TUTTO IL DENZINGER SENTENZA PER SENTENZA (4). “Da San Siricio e San Zosimo”.

TUTTO IL DENZINGER SENTENZA PER SENTENZA

DAGLI APOSTOLI A S.S. PIO XII (4)

HENRICUS DENZINGER

ET QUID FUNDITUS RETRACTAVIT AUXIT ORNAVIT

ADOLFUS SCHÖNMATZER S. J.

ENCHIRIDION SYMBOLORUM DEFINITIONUM ET DECLARATIONUM

De rebus fidei et morum

HERDER – ROMÆ – MCMLXXVI

Imprim.: Barcelona, José M. Guix, obispo auxiliar

(da S. Siricio a S. Zosimo)

S. SIRICIO: dicembre 384 (12 gennaio 385?)-26 novembre 399

Lettera “Directa ad decessorem” al Vescovo Himere di Tarragona, 10 febbraio 385.

Preminenza e autorità dottrinale del Vescovo di Roma.

181 – (Introduzione, par. 1)… Non rifiutiamo alla vostra richiesta una risposta adeguata, poiché, in considerazione del Nostro ufficio, non siamo liberi di nascondere o dissimulare alcunché, dato che lo zelo per la Religione cristiana incombe su di Noi più che su chiunque altro. Portiamo i pesi di tutti coloro che lavorano, e ancora di più, li porta in Noi il beato Apostolo Pietro, che crediamo fiduciosamente ci protegga e ci custodisca in ogni cosa come erede del suo ministero…

182 – (Cap. 15, par. 20) Ora incoraggiamo sempre di nuovo il proposito della vostra fraternità di osservare i canoni e di mantenere i decreti emanati, in modo che ciò che abbiamo scritto in risposta alla vostra richiesta, possiate farlo conoscere a tutti i nostri Vescovi coadiutori, e non solo a quelli della vostra provincia; ma ciò che è stato da Noi stabilito secondo un’ordinanza salutare deve essere inviato anche, insieme alla vostra lettera, a tutti i Vescovi di Cartagine, Betia, Lusitania e Galizia. E sebbene nessun Sacerdote del Signore sia libero di ignorare le decisioni della Sede Apostolica o le venerabili determinazioni dei canoni, può tuttavia essere molto utile e – vista l’anzianità del vostro sacerdozio – molto glorioso per la vostra carità, che quanto vi è stato scritto in termini generali sia portato a conoscenza di tutti i nostri confratelli grazie alla vostra preoccupazione per l’unanimità: Affinché ciò che è stato decretato da Noi, non in modo avventato ma con circospezione, con grande prudenza e lunga riflessione, rimanga inviolato, e che in futuro si chiuda la via delle scuse, che non può più essere aperta a nessuno prima di Noi.

Battesimo degli eretici.

 183 – (Cap. 1, par. 2) (Hai fatto conoscere)… che molti di coloro che sono stati battezzati dagli empi ariani si stanno affrettando verso la Chiesa cattolica, e che alcuni dei nostri fratelli vogliono battezzarli di nuovo: questo non è permesso, perché l’Apostolo lo proibisce (cfr. Ef IV., 5; Eb VI.,4), i canoni vi si oppongono, e lo proibiscono anche i decreti generali inviati alle province dal mio predecessore Liberio, di felice memoria, dopo l’annullamento del concilio di Rimini. Noi li accogliamo nella comunità dei Cattolici con i Novaziani e gli altri eretici, come è stato deciso nel sinodo, con la sola invocazione dello Spirito septiforme e con l’imposizione delle mani del Vescovo – che viene osservata ugualmente da tutto l’Oriente e dall’Occidente; anche voi non dovete più deviare da questa strada, se non volete essere separati dalla comunità con noi con una sentenza sinodale.

La necessità del Battesimo.

184 – (Cap. 2, par. 3) Senza tuttavia voler diminuire la sacra riverenza che si annette alla Pasqua, Noi prescriviamo che il Battesimo sia amministrato senza indugio ai neonati che, a causa della loro età, non sono ancora in grado di parlare, o alle persone che si trovano in qualsiasi necessità di ricevere il santo Battesimo, per non danneggiare le nostre anime se, come risultato della nostra negazione della fonte di salvezza a coloro che la desiderano, alcuni moribondi perdessero il Regno e la loro vita. Chiunque sia minacciato da un naufragio, da un’invasione nemica o da una malattia mortale, sia ammesso, non appena lo chieda, al beneficio della rigenerazione richiesta. L’errore finora commesso in questa materia deve bastare; ora tutti i Sacerdoti si attengano alla regola suddetta, se non vogliono essere strappati dalla solidità della Roccia apostolica su cui Cristo ha costruito tutta la Chiesa.

Il celibato dei chierici.

185 – (cap. 7, par. 8). Abbiamo infatti appreso che molti Sacerdoti e leviti di Cristo, molto tempo dopo la loro consacrazione, hanno procreato figli sia dal proprio matrimonio che da un commercio vergognoso, e che difendono il loro misfatto con il pretesto che nell’Antico Testamento si legge che il permesso di generare è concesso ai sacerdoti e ai ministri. (Contro questa argomentazione il Romano Pontefice obietta:) (Paragrafo 9) Perché ai sacerdoti fu imposto di abitare lontano dalle loro case nel tempio anche nell’anno del loro turno di servizio? Per questo motivo non dovevano avere rapporti carnali, nemmeno con le loro mogli, in modo da risplendere per la purezza della loro coscienza e offrire così un sacrificio gradito a Dio. (Par 10) Perciò, dopo averci illuminato con la sua venuta, il Signore Gesù attesta a sua volta nel Vangelo di essere venuto a compiere la Legge e non ad abolirla (Mt V.,17). E per questo ha voluto che la forma della Chiesa, di cui è lo Sposo, risplendesse dello splendore della castità, in modo da poterla trovare… “senza macchia né ruga” (Ef V,27) nel giorno del Giudizio, quando tornerà. – Per la legge indissolubile di queste disposizioni siamo tutti tenuti, Sacerdoti e leviti, a consacrare il nostro cuore ed il nostro corpo alla sobrietà e alla castità fin dal giorno della nostra ordinazione, per poter piacere al Signore nostro Dio nei sacrifici che offriamo quotidianamente.

3° Concilio di Cartagine, 28 agosto 397

Il Canone delle Sacre Scritture.

186 – (Si decise) che nulla al di fuori delle Scritture canoniche dovesse essere letto nella Chiesa sotto il nome di Scritture divine. Ora, le Scritture canoniche sono: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Nave di Gesù, Giudici, Ruth, quattro libri dei Re, due libri delle Cronache, Giobbe, il Salterio di Davide, cinque libri di Salomone, dodici libri dei Profeti, Isaia, Geremia, Daniele, Ezechiele, Tobia, Giuditta, Ester, due libri di Esdra, due libri dei Maccabei. Per quanto riguarda il Nuovo Testamento: quattro libri dei Vangeli, un libro degli Atti degli Apostoli, tredici epistole dell’apostolo Paolo, dello stesso agli Ebrei, due di Pietro, tre di Giovanni (cfr. Can. 179), una di Giacomo, una di Giuda, l’Apocalisse di Giovanni (è aggiunta in un manoscritto:)… per la conferma di questo canone bisogna consultare la Chiesa d’oltremare.

ANASTASO I: 27 novembre 399-402 (19 dicembre 401)?

1° Consiglio di Toledo, Settembre 400 (405?)

a) Capitolo

La consacrazione del crisma e il suo ministro.

187 -207

187 – Can. 20. (1) Sebbene sia quasi universalmente osservato che nessuno oltre al Vescovo consacra il crisma, perché si dice che in alcuni luoghi o province i presbiteri consacrano il crisma, tuttavia si è deciso che da oggi in poi nessuno oltre al Vescovo consacrerà il crisma e lo distribuirà alle diocesi, e questo nel modo seguente: da ogni chiesa diaconi o suddiaconi siano inviati al Vescovo prima del giorno di Pasqua, in modo che il crisma consacrato e distribuito dal Vescovo possa essere smaltito il giorno di Pasqua. (2) Il Vescovo ha indubbiamente il diritto di consacrare il crisma in qualsiasi momento, ma non si deve fare assolutamente nulla all’insaputa del Vescovo; e si è stabilito che il diacono non compia la crismazione, ma che la compia il presbitero in assenza del Vescovo, e in sua presenza se il Vescovo lo abbia incaricato.

b) il “Symbolum Toletanum” (a. 400) “e la sua forma più lunga come “Libellus in modum symboli” del  Vescovo Pastor di Palencia (477).

Professione di fede contro gli errori dei priscillianisti.

188 – Noi crediamo nell’unico vero Dio, il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo, Creatore di tutte le cose visibili e invisibili, per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose in cielo e in terra. Questo è l’unico Dio e questa è l’unica Trinità del nome divino (della sostanza divina). (Ma) il Padre non è il Figlio stesso, ma ha un Figlio che non è il Padre. Il Figlio non è il Padre, ma è il Figlio di Dio della natura del Padre. E lo Spirito è il Paraclito, che non è né il Padre stesso né il Figlio, ma procede dal Padre (e dal Figlio). Il Padre è dunque non generato, il Figlio è generato, il Paraclito non è generato ma procede dal Padre (e dal Figlio). È il Padre, la cui voce è stata udita dal cielo: Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo, (Mt XVII,5; 2P I,17 cfr. Mt III,17. È il Figlio che dice: “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo da Dio” (cfr. Gv XVI, 28). È il Paraclito stesso (lo Spirito Paraclito) di cui il Figlio dice: se non vado al Padre, il Paraclito non verrà a voi (Gv XVI, 7). Questa Trinità, distinta in Persone, è una sola sostanza, virtù, potenza, maestà (unita dalla sua virtù e potenza e maestà), indivisibile e senza differenze; al di fuori di essa (crediamo) non c’è natura divina, né di un Angelo, né di uno spirito, né di una potenza che possa essere ritenuta Dio.

189. – Questo Figlio di Dio, dunque, Dio, nato dal Padre prima di ogni inizio, fu santificato nel grembo della beata Vergine Maria (il grembo della Vergine Maria), e da Lei generato senza seme di uomo, assunse una vera umanità (cioè due nature, quella della Divinità e quella dello Spirito Santo), e cioè della Divinità e della carne, erano interamente unite in una sola persona) cioè il Signore Gesù Cristo (e) non aveva un corpo magico o fatto di una mera forma (di un fantasma), ma intero (e vero). E aveva fame e sete, provava dolore e piangeva, e sentiva ogni ferita del corpo (sopportava ogni insulto del corpo). Infine, fu crocifisso (dai Giudei), morì e fu sepolto, (e) il terzo giorno risuscitò; poi conversò con i (suoi) discepoli e nel quarantesimo giorno (dopo la risurrezione) salì al cielo. Questo Figlio dell’uomo è chiamato anche “Figlio di Dio”, ma il Figlio di Dio è chiamato “Dio”, non “Figlio dell’uomo” (ma il Figlio di Dio, Dio, è chiamato Figlio dell’uomo).

190 – Ma noi crediamo nella risurrezione della carne umana (che ci sarà una risurrezione per la carne umana). Ma l’anima dell’uomo non è una sostanza divina o una parte di Dio, bensì una creatura non caduta per volontà divina (noi la chiamiamo creatura creata dalla volontà divina).

191 – (1). Ma se qualcuno dice e/o crede che questo mondo e tutte le sue disposizioni non siano state fatte da Dio onnipotente, sia anatema.

192 – (2). Se qualcuno dice e/o crede che Dio Padre sia lo stesso del Figlio o del Paraclito, sia anatema.

193 – (3). Se un uomo… crede che Dio Figlio (Figlio di Dio) sia lo stesso del Padre o del Paraclito, sia anatema.

194 – (4). Se qualcuno… crede che lo Spirito Paraclito sia il Padre o il Figlio, sia anatema.

195 – (5). se qualcuno… se crede che l’uomo Gesù Cristo non sia stato assunto dal Figlio di Dio (che solo la carne, senza anima, sia stata assunta dal Figlio di Dio), sia anatema.

196 – (6). Se qualcuno… crede che il Figlio di Dio abbia sofferto come Dio (Cristo non può nascere), sia anatema.

197 – (7). Se qualcuno… crede che l’uomo Gesù Cristo fosse un uomo impassibile (la divinità di Cristo era soggetta a cambiamenti e sofferenze), sia anatema.

198 – (8). Se qualcuno… crede che altro sia il Dio dell’antica Legge, altro il Dio dei Vangeli, sia anatema.

199 – (9). Se qualcuno… crede che il mondo sia stato fatto da un altro Dio rispetto a (e non da) quello di cui è scritto: In principio Dio fece il cielo e la terra (cfr. Gen 1,1), sia anatema.

200 – (10). Se qualcuno… crede che i corpi umani non risorgeranno dopo la morte, sia anatema.

201 – (11). Se qualcuno… crede che l’anima umana sia una porzione di Dio o della sostanza di Dio, sia anatema.

202 – (12). Se qualcuno crede che, oltre alle Scritture che la Chiesa cattolica ha ricevuto, altre debbano essere ritenute autorevoli, o se le venera, sia anatema.

203 – (13). Se qualcuno… crede che in Cristo ci sia una sola natura della Divinità e della carne, sia anatema.

204 – (14). Se qualcuno… crede che ci sia qualcosa che possa estendersi al di fuori della Trinità divina, che sia anatema.

205 – (15). Se qualcuno crede che si debba credere all’astrologia o alla matematica (sic!), sia anatema (cfr. Can. 460).

206 – (16). Se qualcuno… crede che i matrimoni ritenuti leciti secondo la Legge divina siano abominevoli, sia anatema.

207 – (17). Se qualcuno… ritiene che non sia solo per la mortificazione del corpo che uno si astenga dalla carne degli uccelli o delle bestie che vengono date in pasto, sia anatema.

208 – (18). Se qualcuno aderisce agli errori della setta di Priscilliano, o li professa, in modo che nel Battesimo di salvezza faccia qualcos’altro, contro la sede di San Pietro, sia anatema.

Lettera “Dat mihi” al vescovo Venerius di Milano, 401 ca.

La questione dell’ortodossia di Papa Liberio.

209. Una grande gioia mi è data dal fatto, che è opera di Cristo, che l’Italia vittoriosa nell’intero universo, infiammato dallo zelo e dalla foga divina, mantenne intatta la fede tramandata dagli Apostoli e stabilita dagli antichi, e questo al tempo, è vero, in cui Costanzo di divina memoria regnava vittorioso sull’universo, e che la fazione ariana non potesse insinuare alcuna eresia e introdurre così le sue contaminazioni, perché il nostro Dio, crediamo, si è preoccupato che questa fede santa e immacolata non venisse alterata dalla bestemmia di uomini infami: quella fede che era stata esaminata e definita nella riunione del sinodo di Nicea da uomini santi e da Vescovi già riuniti nel resto dei santi. Per questo accettarono di buon grado l’esilio coloro che allora si mostrarono santi Vescovi, cioè Dionigi, per questo servo di Dio, uomo istruito dall’insegnamento divino, e quelli di santa memoria che seguirono il suo esempio, Liberio, il Vescovo della Chiesa romana, Eusebio di Vercelli, Ilario di Gallia, per non parlare dei molti che possono aver preferito essere fissati sulla croce piuttosto che bestemmiare Dio Cristo come esortava l’eresia ariana, o chiamare il Figlio di Dio, Dio Cristo, una creatura del Signore.

(Segue la condanna dei libri di Origene di Alessandria tradotti in latino da Ruffin, v. 353 )

S. INNOCENZO I: 21 (22?)

Dicembre 402 – 12 marzo 417

Lettera “Etsi tibi” al vescovo Victricium di Rouen, 15 febbraio 404.

Battesimo degli eretici

211 – (Cap. 8, Par. 11) (È bene vedere)… che coloro che provengano dai Novaziani o dai Montanisti siano ricevuti solo con l’imposizione delle mani; infatti, sebbene siano stati battezzati da eretici, sono stati comunque battezzati nel Nome di Cristo.

Lettera “Consulenti tibi” al Vescovo Esuperio di Tolosa, 20 Febbraio 405

Riconciliazione in articulo mortis (al momento della morte).

212 – (Cap. 2)… Ci si è chiesti come ci si debba comportare nei confronti di coloro che, dopo il Battesimo, si siano abbandonati senza sosta alla voluttà carnale e che, alla fine della loro vita, chiedono sia la Penitenza che la riconciliazione nella Comunione. Per loro la prescrizione antica è più severa; quella più recente è più mite, come misura di misericordia. Infatti, secondo l’antica consuetudine, si richiedeva che venisse concessa loro la Penitenza, ma che venisse rifiutata la Comunione. Infatti, in quei tempi lontani in cui le persecuzioni erano frequenti, la Comunione veniva giustamente rifiutata, per evitare che, a causa di una pace ottenuta troppo facilmente, i fedeli, sicuri della loro riconciliazione, si lasciassero trascinare ancora di più nell’apostasia; ma si concedeva loro la Penitenza per non rifiutare tutto, e la durezza dei tempi rendeva più difficile il perdono. Ma dopo che Nostro Signore aveva riportato la pace nelle sue Chiese ed il terrore era passato, si decise di concedere la Comunione ai moribondi – che sarebbe stata come un viatico, grazie alla misericordia divina, per coloro che stavano per morire, per non dare l’impressione di seguire la durezza e il rigore dell’eretico Novaziano, che negava la possibilità del perdono. La Comunione sarà quindi concessa con la Penitenza in extremis: in questo modo gli uomini di cui abbiamo parlato, almeno nei loro ultimi momenti, e con il consenso di nostro Signore, saranno salvati dalla dannazione eterna.

Il Canone delle Sacre Scritture e i Libri Apocrifi

213 – (Cap. 7) I libri accolti nel canone sono indicati in una breve appendice. Questo è ciò che volevate fosse indicato: cinque libri di Mosè, cioè Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, e uno di Giosuè, uno di Giudici, quattro libri dei Re, allo stesso tempo Ruth, sedici libri dei Profeti, cinque libri di Salomone, il Salterio. Allo stesso modo i libri di storia: un libro di Giobbe, uno di Tobia, uno di Ester, uno di Giuditta, due di Maccabei, due di Esdra, due di Cronache. Così come quelli del Nuovo Testamento: quattro Vangeli, 14 epistole dell’Apostolo Paolo, tre epistole di Giovanni, due epistole di Pietro, (un’epistola di Giuda), un’epistola di Giacomo, gli Atti degli Apostoli, l’Apocalisse di Giovanni. Quanto al resto, che appare o sotto il nome di Matteo o sotto quello di Giacomo il Minore, o sotto quello di Pietro e Giovanni, scritto da un certo Leucio, (o sotto il nome di Andrea, scritto dai filosofi Xenocharide e Leonida) o sotto il nome di Tommaso, e se ci sono altri scritti, non solo devono essere respinti, ma, come sapete, condannati.

Lettera “Magna me gratulatio”. a Rufo e ad altri Vescovi della Macedonia, 13 dic. 414.

La forma del Battesimo

214 – (Si spiega perché, secondo i canoni 8 e 19 di Nicea Can.127-128, i paulisti che tornano alla Chiesa, debbano essere ribattezzati ma non i Novaziani:)

(Cap. 5, § 10) Che ci sia una distinzione tra queste due eresie, la ragione lo chiarisce, perché i paulisti non battezzano affatto nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, mentre i Novaziani battezzano in questi stessi Nomi temibili e venerabili, e con loro l’unità della potenza divina, cioè del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, non è mai stata messa in discussione.

Lettera “Si instituta ecclesiastica” al Vescovo Decenzio di Gubbio, 19 marzo 41

Il Ministro della Cresima.

215. (Cap. 3, §. 6) Per quanto riguarda la cresima dei bambini, si sa che non debba essere fatta da altri che dal Vescovo. Infatti, i presbiteri, pur essendo Sacerdoti di secondo grado, non hanno il grado supremo del pontificato. Che questo pontificato spetti solo ai Vescovi, affinché possano consegnare o trasmettere lo Spirito Paraclito, è attestato non solo dalla consuetudine della Chiesa, ma anche da quel passo degli Atti degli Apostoli che riferisce che Pietro e Giovanni furono inviati a trasmettere lo Spirito Santo a coloro che erano già stati battezzati (cfr. At. VIII, 14-17). Infatti, ai presbiteri è permesso, quando battezzano senza il Vescovo o in presenza del Vescovo, di ungere i battezzati con il crisma, che però è stato consacrato dal Vescovo; ma non di segnare la fronte con lo stesso olio, cosa che spetta solo ai Vescovi quando impartiscono lo Spirito Paraclito. Le parole, tuttavia, non posso dirle, per non sembrare che io stia rivelando (il mistero) piuttosto che rispondere ad una richiesta.

Unzione degli infermi

216. – (Cap. 8, §. II) Poiché la vostra carità desiderava consultarsi su questo come sul resto, mio figlio, il diacono Celestino, ha aggiunto nella sua lettera che la vostra carità ha menzionato ciò che è scritto nell’epistola di San Giacomo: “C’è qualcuno tra voi che è malato? Si chiamino i presbiteri della Chiesa e si faccia che preghino su di lui, dopo averlo unto con olio nel nome del Signore. La preghiera di fede salverà il paziente e il Signore lo farà risorgere. Se ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati”, Giacomo V: 14-15. Non c’è dubbio che sia necessario sentirlo e capirlo dai fedeli ammalati che possano essere unti con l’olio santo del crisma, che viene fatto dal Vescovo, e che è permesso non solo ai Sacerdoti, ma anche a tutti i Cristiani di usare per l’unzione, nelle loro necessità personali, o in quelle dei loro parenti.  D’altra parte, questa aggiunta ci sembra superflua: ci si chiede se il Vescovo possa fare ciò che è certamente permesso ai presbiteri. Infatti, il motivo per cui vengono menzionati i presbiteri è che i Vescovi, impediti da altre occupazioni, non possano recarsi da tutti i malati. Ma se un Vescovo ha la possibilità di farlo, e se giudica che qualcuno meriti di essere visitato da lui, può benedirlo e ungerlo con il crisma senza difficoltà, poiché è lui a fare il crisma. Non può essere unta sui penitenti, perché è dell’ordine del sacramento. Per coloro ai quali sono stati negati gli altri sacramenti, come possiamo pensare di concedere loro uno di questi?

In requirendis, ai Vescovi del Concilio di Cartagine, 27 gennaio 417.

La preminenza della Sede di Roma.

217 – (Cap. 1) Nel consultarci sulle cose divine … fedeli agli esempi dell’antica tradizione, … avete affermato il vigore del vostro spirito religioso in modo veritiero, non meno ora quando chiedete consiglio che prima quando vi pronunciavate, che approvavate di rimettervi al nostro giudizio, sapendo ciò che è dovuto alla Sede Apostolica, poiché tutti Noi che siamo stabiliti in questo luogo desideriamo seguire l’Apostolo da cui deriva l’episcopato e tutta l’autorità di questo nome. È seguendo lui che abbiamo imparato a condannare ciò che è malvagio e ad approvare ciò che è lodevole, come avete stimato nella vigilanza del vostro ufficio sacerdotale, affinché le ordinanze dei Padri non siano calpestate”; i Padri, infatti, con un pensiero più divino che umano, avevano stabilito che qualsiasi affare da trattare, anche nelle province più remote e appartate, non dovesse essere considerato concluso finché non fosse stato portato a conoscenza di questa Sede, affinché confermi con tutta la sua autorità le giuste sentenze e affinché le altre Chiese – come le acque che sgorgano dalla loro fonte originaria e scorrono in tutte le regioni del mondo in torrenti puri dalla sorgente incorrotta – ricevano da lui ciò che dovranno prescrivere e sappiano chi devono purificare e chi, macchiato di ineffabile sporcizia, non riceverà l’acqua degna di corpi puri.

Lettera “Inter ceteras Ecclesiæ Romanæ” a Silvanus e gli altri padri del Concilio di Mileto, 27 gennaio 417.

La preminenza della Sede romana.

218 – (Cap. 2) Con diligenza, dunque, e come è giusto, avete consultato l’arcano dell’ufficio apostolico – l’ufficio, dico, di colui al quale appartiene “oltre alle cose esteriori, la cura di tutte le Chiese” 2 Co XI: 28 – riguardo alla posizione da assumere nelle questioni dubbie, e in questo vi siete conformati a quella che è l’antica regola, che, come sapete, è sempre stata osservata con Me dall’intero universo… Perché lo avete confermato anche voi con la vostra azione, se non perché sapete che le risposte arrivano sempre dalla fonte apostolica in tutte le province, per coloro che le richiedono? Soprattutto ogni volta che si discute di una questione di fede, penso che tutti i nostri fratelli e Vescovi debbano riferirsi a Pietro, cioè al garante del suo nome e del suo ufficio, come ha fatto ora la vostra Carità, per chiedere cosa possa essere di beneficio per tutte le Chiese insieme nel mondo intero. Devono anzi diventare più prudenti, quando vedono che, secondo la relazione del doppio sinodo, gli inventori del male sono separati dalla comunione dalle determinazioni del nostro giudizio.

La necessità del battesimo.

219 – (cap. 5) … che i bambini piccoli possano, anche senza la grazia del Battesimo, godere dei premi della vita eterna, è insensato al massimo grado. Se infatti non mangiano la carne del Figlio dell’uomo e non bevono il suo sangue, non avranno la vita in loro (cfr. Gv VI, 53). Coloro che sostengono che questi bambini la avranno senza essere nati, mi sembra che vogliano rendere vano il Battesimo stesso, predicando che essi hanno ciò che la fede professa possa essere loro conferito solo dal Battesimo. Se poi, come vogliono, non c’è alcuna conseguenza negativa nel non nascere di nuovo, devono anche professare che le acque sante della nuova nascita sono inutili. Ma la verità può superare rapidamente la dottrina errata di questi uomini vani con le parole del Signore nel Vangelo: “Lasciate che i bambini piccoli vengano a me e non impediteli, perché a loro appartiene il regno dei cieli” (cfr. Mt XIX,14 Mc X,14 Lc XVIII,16).

S. ZOSIMO: 18 marzo 417-26 Dicembre 418

Lettera “Quamvis Patrum” al Concilio di Cartagine, 21 marzo 418.

L’autorità dottrinale del Vescovo di Roma.

221 – (N. 1) Sebbene la tradizione dei Padri abbia riconosciuto alla Sede Apostolica un’autorità tale che nessuno ha osato mettere in discussione il suo giudizio, e l’abbia sempre osservata con canoni e regole, e con le sue leggi la disciplina ecclesiastica finora in vigore si manifesta nel nome di Pietro, da cui essa stessa discende, la riverenza che le è propria: … (3) Sebbene, dunque, Pietro sia l’origine di tale autorità, e i successivi decreti di tutti gli anziani confermino che la Chiesa romana sia stabilita da tutte le leggi e le consuetudini umane e divine – e voi non lo ignorate, ma lo avete appreso, cari fratelli, e come Sacerdoti dovete sapere che Noi dirigiamo la Sede di essa e deteniamo anche il potere in suo nome: (4) e mentre avremmo un’autorità tale che nessuno potrebbe più contestare la nostra decisione, non abbiamo comunque fatto nulla che non avremmo portato d’ufficio a vostra conoscenza con la nostra lettera; concedendo questo alla fratellanza e consultandoci insieme, non perché non avremmo saputo cosa si dovesse fare, o che avremmo fatto qualcosa che sarebbe dispiaciuto perché sarebbe andato contro l’utilità della Chiesa, ma abbiamo voluto trattare con voi insieme con lui (Celestino che è accusato).

XV° (o XVI°) Concilio di Cartagine, iniziato il 1° maggio 418.

Il peccato originale.

222Can. 1. Fu deciso da tutti i Vescovi riuniti nel santo concilio di Cartagine: Chiunque dica che Adamo, il primo uomo, fosse creato mortale in modo tale che, sia che peccasse o meno, dovesse morire corporalmente, cioè che lasciare il corpo non sarebbe stata una conseguenza del peccato, ma una necessità della natura, sia anatema.

223Can. 2. È stato deciso allo stesso modo: chi nega che i bambini debbano essere battezzati, o dice che siano battezzati per la remissione dei peccati, ma che non abbiano nulla del peccato originale di Adamo che il bagno di rigenerazione dovrebbe espiare, con il risultato che per loro la formula del Battesimo “per la remissione dei peccati” non abbia un significato vero ma falso, sia anatema! Non si possono infatti intendere in altro modo le parole dell’Apostolo: “Per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e la morte per mezzo del peccato, e così la morte è entrata in tutti gli uomini, avendo tutti peccato in lui” (Rm. V, 12), se non nel modo in cui la Chiesa cattolica, diffusa in tutto il mondo, l’ha sempre intesa. Infatti, è a causa di questa regola di fede che anche i neonati, che non sono ancora in grado di commettere alcun peccato proprio, sono tuttavia veramente battezzati per la remissione dei peccati, affinché la rigenerazione purifichi in loro ciò che la generazione ha portato.

224Can. 3. È stato deciso allo stesso modo: chi dice che il Signore ha detto: “Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore” (Gv XIV, 2) per far intendere che c’è un certo luogo nel regno dei cieli, in mezzo o altrove, dove vivono beati i bambini che hanno lasciato questa vita senza il Battesimo, senza il quale non possono entrare nel Regno dei cieli, che è la vita eterna, sia anatema! Poiché il Signore dice: “Se uno non nasce da acqua e da Spirito Santo, non entrerà nel regno dei cieli” (Gv. III, 5), quale Cattolico dubiterà di essere un compagno del diavolo chi non ha meritato di essere un coerede di Cristo? Perché colui che non è a destra sarà senza dubbio collocato a sinistra.

La Grazia.

225Can. 3. È stato deciso allo stesso modo: chi dice che la grazia di Dio, che giustifica l’uomo per mezzo del Signore Gesù Cristo, sia solo per la remissione dei peccati già commessi, ma non per aiutarlo a non commetterne più, sia anatema!

226Can. 4. Allo stesso modo: chi dice che questa stessa grazia di Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo ci aiuti a non peccare più nel senso che ci rivela e ci apre la comprensione dei comandamenti, in modo che sappiamo ciò che dobbiamo desiderare e ciò che dobbiamo evitare, ma non ci dà in alcun modo l’amore e la forza di fare anche ciò che abbiamo riconosciuto come nostro dovere, sia anatema! Poiché l’Apostolo dice: “La conoscenza gonfia, ma la carità edifica” (1 Cor. VIII, 1), è molto empio pensare che abbiamo la grazia di Cristo per la conoscenza che gonfia e non per la carità che edifica, poiché è anche un dono di Dio sapere ciò che dobbiamo fare e avere l’amore per farlo. Quindi la carità che edifica impedisce alla conoscenza di renderci troppo grandi. Come è scritto di Dio: “Egli insegna all’uomo la conoscenza”, Sal XCIII, 10, così è scritto: “L’amore è da Dio”, 1Gv. IV, 7.

227 – Can. 5. 11. È stato deciso allo stesso modo: chi dice che la grazia della giustificazione ci viene data proprio per poter compiere più facilmente con essa ciò che dobbiamo fare con il nostro libero arbitrio, in modo che, se non ci venisse data la grazia, potremmo comunque, anche se con meno facilità, osservare senza di essa i comandamenti di Dio, sia anatema! Quando parla del frutto dei comandamenti, il Signore non dice: “Senza di me potete farlo con maggiore difficoltà”, ma: “Senza di me non potete fare nulla” Gv XV, 5.

228 Can. 6. È stato deciso allo stesso modo: l’Apostolo Giovanni dice: “Se diciamo di non avere peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi”. 1Gv I, 8. Chiunque pensi che questo sia il modo in cui deve essere inteso: è umiltà dire che abbiamo peccato, ma non perché è la verità, sia anatema! Infatti l’Apostolo aggiunge subito: “Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da perdonare i nostri peccati e da purificarci da ogni iniquità” 1Gv I,9. Questo passaggio rende sufficientemente chiaro che ciò non è detto solo in umiltà, ma anche in verità. Infatti, l’Apostolo poteva dire: “Se diciamo: “Non abbiamo peccato”, ci vantiamo e l’umiltà non è in noi”, ma dicendo: “Inganniamo noi stessi e la verità non è in noi”, dimostra a sufficienza che chi si dichiari senza peccato non dice la verità, ma la falsità.

229 – Can. 7. È stato deciso allo stesso modo: chi dice che nel Padre Nostro i santi dicono: “Rimetti a noi i nostri debiti”, Mt. VI, 12 non per se stessi, poiché non hanno più bisogno di fare questa richiesta, ma per altri del loro popolo che sono peccatori, potendosi ritenere giusto, sia anatema! Santo e giusto, infatti, era l’Apostolo San Giacomo, quando diceva: “Tutti pecchiamo in molte cose” Giacomo III, 2. Sal CXLII, 2; e nella preghiera del sapientissimo Salomone: “Non c’è uomo che non abbia peccato” 1Re VIII, 46 e nel libro del santo Giobbe: “Egli sospende l’attività degli uomini, affinché ciascuno riconosca la propria debolezza” Giobbe XXXVII, 7; anche il santo e giusto Daniele, quando disse al plurale: “Abbiamo peccato e commesso iniquità”, e altre parole che confessa con verità e umiltà; affinché non si pensi, come alcuni credono, che non stia parlando dei propri peccati, ma piuttosto di quelli del suo popolo, aggiunge: “Quando…”. … ho pregato e confessato i miei peccati e i peccati del mio popolo” al Signore mio Dio, non intendeva “i nostri peccati”, ma “i peccati del suo popolo” e “i suoi”, perché, come profeta, vedeva in anticipo che ci sarebbero stati uomini che lo avrebbero capito molto male.

230Can. 8. È stato deciso allo stesso modo: Queste parole del Padre Nostro, in cui diciamo: “Rimetti a noi i nostri debiti” Mt VI, 12, tutti coloro che vogliono che i santi le dicano per umiltà e non in verità, siano anatema! Chi allora ammetterebbe che chi prega, non solo agli uomini, ma al Signore stesso mente, dichiarando con le labbra di voler essere perdonato e dicendo in cuor suo di non avere debiti da rimettere?

Epistula tractoria alle Chiese orientali, tra il giugno e l’agosto del 418.

Il peccato originale.

231 – Il Signore è fedele nelle sue parole Sal CXLIV, 13, e il suo Battesimo, nella sua realtà e nelle sue parole, cioè in ciò che si fa, nella confessione di fede e nella vera remissione dei peccati, contiene la stessa pienezza per ogni sesso, ogni età ed ogni condizione dell’uomo. Nessuno, infatti, diventa libero se non è schiavo del peccato, e nessuno può dirsi salvato se non chi un tempo fosse stato veramente prigioniero del peccato, come sta scritto: “Se il Figlio vi ha liberati, sarete liberi davvero”. Gv. VIII: 36. Perché per mezzo di Lui siamo rinati spiritualmente, per mezzo di Lui siamo crocifissi al mondo. Con la sua morte è stato strappato quel decreto di morte (cfr. Col. II, 14) che era stato contratto con la propagazione e che era stato introdotto da Adamo per tutti noi e trasmesso a ogni anima – un decreto a cui tutti coloro che nascono, senza eccezione, sono soggetti prima di essere liberati dal Battesimo.

TUTTO IL DENZINGER SENTENZA PER SENTENZA (5) “Da San Bonifacio I a Sisto II”