TU SEI PIETRO (2)

Monsignor Tihamér Tóth

VESCOVO DI VESZPRÉM

“Tu sei Pietro”

STORIA E ATTUALITÀ DEL PONTEFICE ROMANO (II)

1956

CENSURA ECLESIASTICA

Nihil obstat: Dr. Vicente Serrano Censore

IMPRIMATUR: † JOSE MARIA. Ob. Ausiliario e Vicario Generale

Madrid, 2 marzo 1956

Capitolo II

L’INFALLIBILITÀ DEL PAPA

Abbiamo appena studiato nell’ultimo capitolo il triplice scopo del Papato, come Gesù Cristo abbia conferito a San Pietro e a tutti i suoi successori il supremo potere della Chiesa; il supremo potere magisteriale, di governo e sacerdotale; cioè come abbia posto nelle mani del Pontefice di Roma i destini della Chiesa. Ma, per questa missione, al di là delle forze dell’uomo, il Papa ha bisogno di aiuto soprannaturale e sovrumano. Infatti, se il Papa non avesse l’assistenza dello Spirito Santo, se, nell’indicare alla Chiesa di Cristo, le vie del dogma e della morale, potrebbe sbagliare, allora sarebbe impossibile evitare che nel corpo della Chiesa si aprano piaghe, che un giorno o l’altro ne causerebbero la morte. Ma Cristo dice che la sua Chiesa deve rimanere fino alla fine del mondo. Né “le porte dell’inferno” prevarranno contro di essa. La Chiesa di Gesù Cristo sussisterà finché sulla terra vivrà un uomo a cui Egli potrà comunicare i tesori della redenzione. Pertanto, se la Chiesa di Cristo non è destinata a finire, né a sbagliare, lo stesso si deve dire del suo Capo. Se il timoniere fallisce o viene ingannato, la nave perirà tra gli scogli. Il timoniere della Chiesa, che è il Papa, il successore di Pietro, deve essere infallibile in materia di morale e di fede.

L’infallibilità del Papa! Ecco un dogma che troppo spesso è esposto agli attacchi di uomini frivoli. “Che cosa avete fatto del Papa? – ci dicono: – volete elevarlo al rango di un Dio? È una cosa inaudita, affermare che un uomo sia infallibile!…”. Tuttavia, chi medita su questo con serenità, anziché scandalizzarsi del fatto che Gesù Cristo abbia concesso l’infallibilità al Papa in materia di fede e di morale, proverà gratitudine e persino orgoglio. – Contro questo scandalo farisaico di uomini frivoli, vogliamo spiegare i seguenti tre punti: I. L’infallibilità del Papa è davvero un dono di Gesù Cristo; II. Corrisponde al fine della Chiesa; e III. Che che non rientra nel concetto di infallibilità.

I. L’infallibilità è un dono di Cristo

Il dogma dell’infallibilità significa che quando il Papa, il supremo maestro della cristianità, parla ufficialmente a tutta la Chiesa, imponendo il suo giudizio su questioni di fede e di morale, non può sbagliare. Tale attributo è così intimamente legato alla missione del Papato che, se mancasse, sentiremmo la mancanza di una forza essenziale tra le energie che devono certamente trionfare sulle porte dell’inferno. Ma noi sappiamo, perché Gesù Cristo lo ha detto, che questa forza esiste.

A) È già di grande interesse il passo registrato nel Vangelo sul primo incontro di Gesù Cristo con Pietro. Questo evento avvenne all’inizio dell’attività pubblica del Redentore. Il Signore si mosse incontro a Giovanni Battista, e quando quest’ultimo lo vide, esclamò con entusiasmo: “Ecco l’Agnello di Dio” (Gv I, 36). Con il Battista c’erano due dei suoi discepoli, Andrea e Giovanni, che sarebbero poi diventati Apostoli e che poterono vedere il Signore, e ne furono entusiasti. Andrea, fuori di sé, corse a portare a suo fratello, Simon Pietro, questa notizia: “Abbiamo trovato il Messia”. (Gv I,41). Pietro si commosse alle sue parole. “Cosa? Avete trovato il Messia? Dov’è?”… e Pietro andò con suo fratello a trovare Gesù. C’è qualcosa di molto interessante in questo racconto evangelico. Quando i due discepoli del Battista, Andrea e Giovanni, andarono a trovare Gesù, il Vangelo non riporta nulla di speciale. Eppure è certo che Gesù fissasse con profondo amore gli occhi puri e vergini di San Giovanni, il cui sguardo si sarebbe posato un giorno sul suo Corpo divino appeso alla croce. Guardava anche con profondo amore negli occhi di Andrea, pieni di ardore ed entusiasmo, e che un giorno sarebbero stati chiusi per sempre nel supplizio della croce per amore del suo Maestro. Tuttavia, nel Vangelo non si dice nulla di questi sguardi profondi di Gesù. Ma ora, quando è Simone a venire a trovarlo, il il Vangelo afferma esplicitamente: “Intuitus autem eum Jesus“: “Gesù fissò i suoi occhi su di lui”. Le parole del testo latino, come quelle del testo greco, significano uno sguardo penetrante che arriva al profondo dell’anima. Non è “aspexit“, né “vidit“, ma “intuitus“. Il Signore guardò in profondità nell’anima di anima di Simone e gli diede un nuovo nome: “Tu sei Simone, figlio di Giona: Sarai chiamato Cefa, che significa Pietro, o pietra” (Gv I, 42). Cristo dà a Simone un nome nuovo! E quando Dio dà un nome, dà le qualità necessarie per realizzarlo. Noi uomini non siamo in grado di fare una cosa del genere. Possiamo chiamare una persona Bianca una persona che non lo sarà mai; Rosa, e non essere bella; Costanza, senza avere nemmeno lontanamente questa qualità. Questo non accade con Dio. Se ha dato ad Abram il nome di Abramo, ha realizzato in lui il significato di questo nome: che diventasse il padre di tutti i credenti, il padre del popolo di Israele. E se Egli volle dare a Simone il nome di “Pietro”, cioè “Pietra”, allora gli ha dato la forza necessaria per essere una pietra, una roccia. Può forse essere scosso il fondamento della pietra? Se le fondamenta fossero deboli, l’edificio crollerebbe.

Intuitus eum Jesus“, il Signore “fissò i suoi occhi su Pietro”, più di quanto non facesse Michelangelo quando fissò lo sguardo sull’enorme blocco di marmo da cui trasse il suo “Mosè”. Questo sguardo profondo e penetrante di Gesù Cristo è stato il primo colpo di martello che ha dato alla statua di questo Mosè del Nuovo Testamento.. Pietro, infatti, doveva essere come Mosè, colui che, senza deviare dalla retta via, avrebbe condotto il popolo della Nuova Legge attraverso i deserti della vita. Si dice che quando Michelangelo terminò la sua magnifica statua e la vide così sublime, si infuriò e, prendendo il suo martello, colpì il ginocchio della statua, dicendo: “Parché non parli, Mose?”, “Parla, Mosè!”. La magnifica statua, nonostante la sua apparente vita, non riusciva a parlare. Il Signore ha veramente trionfato nel suo “Mosè”. Ha detto a Pietro: “Parla, Pietro!”, e attraverso di lui è andato via via dicendo: “Parla, Lino!”, “Parla, Clemente!”, “Parla, Benedetto!”, “Parla, Pio!”…, e loro parlano ed insegnano e mostrano la via, e sono infallibili, perché sono ancora la “pietra”, la salda roccia della Chiesa.

B) Dopo il suo primo incontro con Gesù, Pietro deve avere probabilmente riflettuto molto sulle intenzioni del Signore nel dargli un nome così inaspettato. Cristo non ha voluto dargli la spiegazione. Lasciò che l’anima dell’Apostolo maturasse. Aspettò due anni. E un giorno, quando i due anni erano passati, in una conversazione nei pressi di Cesarea, Gesù chiese ai suoi discepoli cosa pensassero di Lui gli uomini. Essi risposero: “Alcuni pensano che tu sia Elia; altri dicono che tu sia Giovanni Battista, o forse qualche altro profeta”. “E voi chi dite che io sia? Pietro rispose a nome di tutti e la risposta di Pietro fu premiata da queste parole del Signore: “E io ti dico che tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa ed a te darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato in cielo, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto   anche in cielo” (Mt XVI,18-19). Allora Pietro comprese il nome che aveva ricevuto due anni prima dalle labbra del Signore. Ed anche noi ne comprendiamo ora il nesso: Tu sei Simone; sarai chiamato Cefa”; “Tu sei Gioacchino Pecci; sarai chiamato Leone XIII”;  “Tu sei Giuseppe Sarto; sarai chiamato Pio X”;  Tu sei Della Chiesa; sarai chiamato Benedetto XV”; “Tu sei Achille Ratti; sarai chiamato Pio XI”; “Tu sei Eugenio Pacelli; sarai chiamato Pio XII”. “Tu sei Giuseppe Siri, sarai chiamato Gregorio XVII” – ndr. – E “… le porte degli inferi non prevarranno contro la Chiesa, di cui tu sarai la pietra angolare“. “Se tu potessi sbagliare, certamente prevarrebbero; ma non prevarranno perché voi non sbaglierete!”. E “tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato anche in cielo“. Se potessi errare, se tu insegnassi una falsa dottrina, se vincoli gli uomini con comandi sbagliati, allora non sbaglierai. Se tu vincolassi gli uomini con comandi sbagliati, allora Dio stesso ratificherebbe un errore; ma tu non sbaglierai!”. E “tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto anche nei cieli“. Se si potesse errare e sciogliere erroneamente in materia di fede e di morale, allora Dio stesso dovrebbe ratificare il tuo errore; ma tu non devi sbagliare!”.

C) A questo si aggiungono le parole che il Signore rivolse a San Pietro dopo la Risurrezione. la Risurrezione: “Pasci i miei agnelli” (Gv. XXI,15). Pasci le mie pecore” (Gv. XXI, 17). È la solenne investitura del supremo potere pastorale. Nutrire significa guidare. Pascere“, cioè “condurle sulla retta via; le affido a te, perché non vadano fuori strada”. – Se tu potesssi condurli sulla cattiva strada, essi andrebbero si smarrirebbero; ma tu non devi smarrirti!”. Se il pastore si smarrisce, che ne sarà delle pecore? Se il Se il Papa dovesse sbagliare nel suo insegnamento su questioni di fede e di morale, come potrebbero realizzarsi le parole di San Paolo, che ci assicura che la Chiesa è “colonna e sostegno della verità”? (I Tim III, 5).

D) Se c’è ancora qualche dubbio sul fatto che Cristo abbia voluto o meno conferire l’infallibilità al Papa, esso sarebbe completamente dissipato da altre parole chiare e categoriche del Signore: “Simone, Simone…” – disse Cristo, guardando Pietro – Quale sarà la nuova promessa che inizia così? Gli farà una nuova promessa, quella di non essere mai esposto alla tentazione? O di una vita sempre trionfante e gioiosa in questo mondo? No, niente del genere, perché gli dice: “Simone, Simone, ecco che satana viene a cercarti per per vagliarti come il grano” (Lc. XXII, 31). – No, il Signore non ha voluto esonerare nemmeno gli Apostoli dalle fatiche e dalle tentazioni. Ma almeno gli prometterà, visto che lo ha reso una roccia solida, che, anche se verranno le tentazioni, non peccherà mai? No, perché gli dice: “Quando ti sarai convertito, conferma i tuoi fratelli”. Cosa significa questo se non che anche voi cadrete? Qual è, allora, la promessa fatta a Pietro? “Simone, Simone, ecco che satana ti insegue per vagliarti come il grano. Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non perisca; e tu, quando ti sarai convertito, rafforza i tuoi fratelli” (Lc XXII, 31-32). Che la vostra fede rimanga così retta e vera che, anche se tu stesso dovessi cadere, tu sia in grado di confermare questa fede retta e vera. E che cos’è, in fin dei conti questa, se non la promessa chiara e definitiva dell’infallibilità papale, fatta da Gesù Cristo a San Pietro, il primo dei Papi?

L’infallibilità deriva anche dal fine stesso della Chiesa.

Esaminando la missione affidata dal Signore alla sua Chiesa, dobbiamo affermare che questa stessa missione e il fine della Chiesa, come sono stati definiti da Gesù Cristo, richiedano l’infallibilità del Papa, ed esigano: A) la purezza della fede; B) l’unità della stessa.

.A) La purezza della fede esige l’infallibilità del Papa. A cosa sarebbe servito che Cristo fosse vissuto sulla terra, ci avesse insegnato la conoscenza di Dio ed il suo culto, che fosse morto per noi ed ottenesse per noi la grazia redentrice, se i suoi insegnamenti divini potessero essere adulterati nel corso dei secoli, togliendo ciò che meglio piacesse, cioè se non avesse concesso a Pietro ed ai suoi successori il dono di preservarli da ogni errore in materia di fede e di morale? La purezza della fede esige che il Magistero vivente della Chiesa ed il suo Capo siano esenti dalla possibilità dall’errore in materia di fede e di morale e che, nel definire qualcosa come insegnamento di Cristo, non ci debba essere la minima ombra di incertezza. Il mondo cattolico sa bene che Pietro ed i suoi (veri – ndr.) successori sono maestri infallibili della fede. Pertanto, ogni volta che sia stato messo in dubbio se qualche punto fosse o meno in accordo con la dottrina del Vangelo, i più eccelsi studiosi e dottori della Chiesa si sono rivolti a Roma. Questo accadde a Corinto, anche durante la vita di San Giovanni Apostolo. I fedeli non andavano da San Giovanni Apostolo, che viveva nei pressi di Efeso, per decidere sulla questione, ma al successore di San Pietro, che aveva sede a Roma, molto più lontano. Si rivolsero al Vescovo romano San Clemente. Sapevano infatti che il Maestro divino aveva pregato affinché Pietro e i suoi successori fossero liberi da ogni errore nello spiegare e propagare la loro dottrina.

B) L’unità della fede richiede anche l’infallibilità del Papa. Se Cristo ha voluto che la sua dottrina durasse fino alla fine del mondo, era necessario stabilire questo Magistero infallibile. Infatti, a cosa sarebbe servita tutta la ,Scritture senza un’autorità ufficiale che le spiegasse? Lo si vede bene, anzi dolorosamente, nella lotta delle trecento confessioni che esistono oggi, (Oggi pare che siano arrivate a più di sedicimila – ndr. -) tutte basate sulle Sacre Scritture per la loro dottrina, e tutte espongono lo stesso passo della Bibbia in modi diversi. Per preservare l’unità della fede, è assolutamente necessario che ci sia un giudice infallibile! Ma chi sarà questo giudice infallibile? Un Vescovo? No. Ci sono stati Vescovi esaltati che hanno sbagliato e sono stati ammoniti dal Papa. L’intero corpo di tutti i Vescovi? No, perché se i singoli non sono infallibili, l’insieme non può certo essere infallibile. D’altra parte, va da sé che non era consigliabile che la Chiesa fosse fondata in questo modo, anche per ragioni puramente pratiche. Come sarebbe stato possibile convocare i Vescovi di tutto il mondo tutte le volte fosse necessario il loro giudizio inappellabile di fronte all’errore o alla contumacia di un singolo? Rimane, allora, come unica e suprema istanza, quella del Papa, infallibile ed inappellabile. Quale gioia e quale serenità pensare che sia il Papa infallibile che abbia nelle sue mani il governo della Chiesa! Di solito non pensiamo ad una cosa del genere; ci siamo abituati a navigare tranquillamente nella nave della Chiesa nel suo cammino verso la vita eterna, senza ricordare, solo di tanto in tanto, la riconoscenza e l’immensa gratitudine che dobbiamo al vigoroso timoniere che con tanta attenzione e tanto amore la guida. Possiamo ben affermare questo, quando anche il padre della filosofia positivista,  Auguste Comte, ha detto: “L’infallibilità del Papa, che con tanta bile si è rinfacciata al Cattolicesimo, significa un altissimo grado di progresso in campo intellettuale e sociale” (A. COMTE: Corso di Filosofia positiva, V. LV Lezione).

Cosa non significa l’infallibilità del Papa

Mi dispiace che alcuni vogliano interrompermi a questo punto per le obiezioni che hanno sentito o letto sull’infallibilità del Papa. Difficilmente potremmo enumerare il gran numero di errori che sono stati propagati riguardo a questo dogma, e il numero di persone che hanno grandi difficoltà ad accettarlo, perché immaginano, racchiuse in questo dogma, molte cose assurde che la Chiesa non ha mai insegnato. Sentiamo cosa dicono molti su questa questione:

A) “Tutto quello che viene detto è vero. Deve essere così. Non ne dubito. Ma non posso credere che il Papa sia infallibile in tutto…“. Dove la Chiesa insegna che il Papa sia infallibile in tutto? È infallibile solo in materia di fede e di morale; e anche in queste materie non è infallibile quando esprime la sua opinione come uomo privato, ma solo quando impone un dogma a tutta la Chiesa, in modo ufficiale, come Capo della cristianità. Allora, e solo allora, è infallibile. Supponiamo, ad esempio, che venga eletto Papa un grande matematico, e un giorno un grande professore di matematica venga da lui e gli dica: “Santo Padre! Santo Padre! Per anni sono stato tormentato da questo problema, che finalmente credo di aver risolto. Vostra Santità vorrebbe esaminarlo e dirmi se la soluzione è corretta? la soluzione?”. Il Papa lo esamina e dice, dopo qualche istante: “È tutto corretto”. La soluzione è davvero giusta perché il “Papa infallibile” l’ha dichiarata tale? Tutt’altro, perché? Perché Gesù Cristo non ha conferito questo tipo di infallibilità. E perché non gliel’ha conferita? Perché essa non riguarda la salute degli uomini, né è necessaria per la salvezza. – Un altro esempio. Pio XI, prima di essere eletto Papa, era un dotto bibliotecario della grande Biblioteca Ambrosiana di Milano. Supponiamo che uno storico si sia rivolto a lui con un antico manoscritto: “Santo Padre, ho avuto la fortuna di trovare questo manoscritto, di straordinaria importanza. Ma non so con certezza se sia autentico o falsificato”. Il Papa lo esamina e dopo qualche minuto dice: “Il documento è autentico”. Lo è davvero perché il Papa lo ha dichiarato tale? Lo è davvero perché il Papa lo ha dichiarato tale? Assolutamente no. Perché? Perché Cristo non gli ha concesso questa infallibilità. Se il Papa non sa contare bene, questo non ha alcuna influenza sulla salvezza dei fedeli. Se si sbaglia in qualche punto della storia, non ha importanza. Ma ha un’influenza sulle questioni di fede e di morale; in queste non può sbagliare. E tuttavia, anche in queste, bisogna aggiungere: non può sbagliare quando, come capo della Chiesa, pronuncia una sentenza di carattere vincolante e generale.

B) Un’altra obiezione. Alcuni non ritengono giusto che, in base alla sua infallibilità, il Papa possa essere elevato a una gloria più che umana. Egli cessa quasi di essere un uomo; e per di più, dicono, “è sicuro della propria salvezza eterna, perché se è infallibile, non può più peccare!”. Queste accusenon possono essere sostenute.

a) La dignità sovrumana del Papa? Alla cerimonia di incoronazione il Papa entra effettivamente nella Basilica di San Pietro con un corteo sfolgorante. Ma il maestro di cerimonie ferma la processione e, dando fuoco a un fascio di stracci, si rivolge al Papa con queste parole: “Padre santissimo, da questa parte Padre santissimo, così passa la gloria del mondo”. Passerà anche la vostra … Eppure tu sei infallibile, ma le due cose non sono in contraddizione.

b) Il Papa cessa di essere un uomo? Il martedì di carnevale, si celebrano le famose feste italiane. Il giorno dopo le chiese sono piene di fedeli che si fanno imporre le ceneri. Nella cappella del Vaticano un Sacerdote vestito di bianco è inginocchiato davanti all’altare; un altro Sacerdote scende da esso; il Papa riceve le ceneri sulla fronte, china il capo; le ceneri scivolano sulla sua tonaca bianca…. e poi la Chiesa pronuncia su di lui le stesse parole che pronuncia su milioni di fedeli: “Ricordati, o uomo, che sei polvere e in polvere tornerai. Anche tu, Santissimo Padre, dovrai tornare alla polvere…. Eppure sei infallibile!

c) Che il Papa non possa peccare? Nemmeno questo significa infallibilità. Non può sbagliare nell’insegnamento della fede e della morale; ma può deviare e inciampare nella propria vita morale. Le debolezze della natura umana sussistono anche nei Papi; anch’essi possono peccare, e purtroppo la storia ha registrato alcune tristi cadute. Cristo, che ha avuto un Giuda tra i suoi Apostoli, non ha deciso che tutti i Papi fossero santi. Sì, ce n’erano di ferventi e santi, più che in ogni famiglia reale; ma – purtroppo – c’erano anche dei peccatori. E non c’è Papa che osi avvicinarsi all’altare senza prima pronunciare, come gli altri celebranti: “Per mia colpa, per mia colpa, per mia colpa, grandissima colpa”. – Un giorno alla settimana, quando il sole manda i suoi ultimi raggi attraverso le finestre del Vaticano, un prete vestito di bianco si alza e si siede alla scrivania. Attraversa i corridoi silenziosi e bussa ad una porta. Lì si trova un altro prete semplice e modesto che lo serve. “Desidero confessarmi”, dice il primo e si inginocchia nel confessionale.. Dopo qualche minuto, sul Papa, che si inginocchia, sul Papa che si è confessato, si sentono le parole dell’assoluzione: ego te absolvo. Quindi anche il Papa si confessa? Sì, il Papa infallibile può essere un peccatore? Sì: può esserlo, perché infallibilità non significa impeccabilità. Quindi non facciamo del Papa un “essere sovrumano”; il Papa non cessa di essere “uomo mortale, debole e fragile”, anche se crediamo e confessiamo che ciò che insegna, Cristo lo insegna; che ciò che proibisce, Cristo lo proibisce; e ciò che comanda, Cristo comanda. Crediamo che ciò che egli lega sulla terra sarà legato anche in cielo, e ciò che egli scioglie sulla terra sarà sciolto anche in cielo.

* * *

Mirabili sono le vie della Provvidenza. Quanti errori, quante eresie ci sono già state, quante eresie ci sono state nella Chiesa per mille e novecento anni! Perché per così dire, ogni secolo ha avuto la sua eresia; ed è da notare che anche alcuni Vescovi di Gerusalemme, Efeso, Alessandria, Antiochia – chiese di origine apostolica – caddero nell’eresia. – L’unico che non ha mai vacillato è stato il Vescovo di Roma! Anche se la storia solleva la sua voce di accusa contro la vita privata di qualche Papa, perché ci sono stati davvero alcuni tra i 263 che non hanno adempiuto al loro alto ufficio con la dovuta dignità, non è ancora stato provato che qualcuno di loro abbia errato nell’insegnamento della fede. Possono aver sbagliato nella loro vita, ma nella fede mai. – Ecco perché tutti i Cattolici ascoltano con spirito di obbedienza la voce di Roma; sappiamo che quando il Santo Padre parla, ci parla il maestro infallibile, che insegna a tutti, fedeli, Sacerdoti, Vescovi. Sappiamo che, nell’insegnare a tutti noi una dottrina di fede, è protetto dalla preghiera di Cristo, il divino Fondatore della Chiesa, ed è assistito dallo Spirito Santo, cosicché nei suoi insegnamenti può dire solo ciò che sia fondato sulla rivelazione divina e non possa mai sbagliare. Navigando da Napoli verso l’isola di Capri, in mezzo ad un mare agitato, c’è uno scoglio che si erge come se volesse lanciarsi verso l’alto. Questo scoglio è lì da migliaia di anni, in mezzo alla schiuma del mare, una mareggiata continua. Un nugolo di piccole imbarcazioni lo circonda, senza nemmeno curarsene. Navi cariche e fieri piroscafi gli passano vicino senza farci caso. Quando l’ho visto per la prima volta, mi è venuto in mente: è l’immagine della Chiesa. Il mare della vita agita e sballotta le piccole navi; sono le persone modeste, che vivono intorno alla Chiesa, indifferenti a tutto. Inoltre, passano anche i grandi trasporti e le navi cariche di ricche mercanzie: sono i capitalisti ed i ricchi di questo mondo, gli orgogliosi ed i magnifici senza notare l’antica roccia. Ma gli anni passano, i secoli passano… E quando le onde hanno finito di giocare con i poveri resti frantumati dei fieri piroscafi, invano assaltano l’antico scoglio, che è ancora in piedi e ha sulla sua cima il faro eretto da Cristo. Il Papa romano, il Papa infallibile, continua a mostrare ai popoli del mondo il faro della fede e della morale ai popoli del mondo.

TU SEI PIETRO (3)