LA SITUAZIONE (2)

LA SITUAZIONE (2):

DOLORI, PERICOLI, DOVERI E CONSOLAZIONI DEI CATTOLICI DEI TEMPI PRESENTI.

OPERA DI MONSIGNORE G. G. GAUME PROTONOTARIO APOSTOLICO

Custos, quid nocte?

Sentinella: che è della notte?

ROMA tipografia Tiberina – 1861

Lettera Seconda

Caro Amico.

Vi ho promesso dirvi la ragione per la quale la rivoluzione deve voler Roma ad ogni costo. Già l’ultima frase della mia lettera deve avervelo fatto presentire. Ora mi spiegherò più chiaramente. Sarebbe puerile il voler ciò negare. Non si fa guerra al potere temporale della Chiesa, se non per colpire il suo potere spirituale. Si crede con ragione che di quanto progressivamente si indebolirà quest’ultimo, altrettanto si ritrarrà di vantaggio; checiò vuol dire l’emancipazione dell’umanità, o a darne la vera espressione, l’autocrazia dei re e dei popoli. – Qui i fatti parlano più eloquentedmente delle parole. Forse che la rivoluzione mette in moto tutte le sue forze pubbliche e segrete, a fine di ottenere le poche leghe di territorio, di cui si compone lo Stato Pontificio? Forse che l’equilibrio europeo sarà minacciato perché il Successore del pescatore di Galilea avrà un angolo di terra indipendente per ristorare la sua barca e riposarvi la sua testa incanutita dagli anni? Come gl’Italiani medesimi non si avveggono che sono tratti in inganno, e che il loro progetto di unificazione è un’utopia? Voler unificare l’Italia senza la Chiesa, è lo stesso che intraprendere la soluzione di un problema insolubile. Non vi sono se non due cose, le quali uniscono; Dio nel Cielo, e la Chiesa sulla terra. Pretendere di unire senza questi due elementi di unità, e contro questi due elementi di unità, è perfettamente un voler realizzare l’assurdo. Invece dell’unificazione, gl’Italiani, popolazioni di origine differente e di razze antipatiche, realizzeranno la divisione e l’anarchia, seguite dalla rovina del loro paese, o dal dispotismo brutale. Questo sarà, come nei bei giorni di altra volta, l’unità nella schiavitù e nella miseria. – Motivare la guerra contro Roma sulla libertà e sulla felicità da procurare ai sudditi pontifici, è una dolorosa burla. La condotta di coloro che se la permettono è la smentita solenne delle loro parole. Perché dunque questa persistenza a volere spogliare il Papa del suo temporale? Quale forza sconosciuta spinge il mondo a non indietreggiare, per conseguir questo scopo, innanzi ad alcuna manovra per quanto vergognosa e colpevole essa possa essere? Chi vuol dare una seria spiegazione di questo fenomeno altrimenti inesplicabile, deve ricorrere al gran mistero della Storia. – Il mondo si divide in due città nemiche; la città del bene, e la Città del male. Formata dall’origine dei secoli, la città di satana si va sviluppando per tutta la durata dell’antico paganesimo. Il suo centro è successivamente or Ninive, ora Babilonia. Finalmente Roma, regina del mondo, diviene la sua capitale. (S. Agostino De Civitate Dei, Lib. XV. cap. 5.). Di là, come dall’alto della sua cittadella, il Principe del secolo, princeps hujus sæculi, regna da Sovrano. Di là partono gli ordini, che fanno tremare i popoli fino all’estremità della terra; le armate che li saccheggiano; I proconsoli che li spogliano e li opprimono; gli scandali che li degradano; gli editti di proscrizione che per tre secoli abbeverano di sangue cristiano le città e le campagne dell’Oriente e dell’Occidente. Muta di terrore davanti a questa gigantesca potenza, l’umanità non rifina dal darle le sue adorazioni, il suo oro, ed il suo sangue. Intanto i destini della città eterna non sono compiuti. Profondità dei consigli di Dio su questa Città Misteriosa! È necessario che Roma diventi la capitale di un altro impero non meno potente e più esteso del primo. Un altro Dio dovrà regnare sul Campidoglio; altri Re dovranno abitare i suoi palagi; altre armate sottometterle i popoli; altri proconsoli governare le sue Provincie; altre leggi dirigere il genere umano, sotto  qualunque clima egli abiti. Per lungo tempo il mondo illuminato dal sole della verità mediante questa novella Roma, liberato per opera di lei dai ferri della schiavitù, le pagherà con entusiasmo un giusto tributo di riconoscenza e di fedeltà. – Malgrado questa benefica rivoluzione, la rimembranza della Roma pagana, della sua grande unità materiale, delle sue libertà menzognere, e dei suoi ingannevoli splendori, allo stesso modo che il veleno originale, non perirà più nel cuore dell’uomo. Satana manterrà vivo di generazione in generazione il pensiero di risuscitare il suo impero. Agli occhi dei figli di Eva egli metterà sempre in prospetto le antiche glorie del suo regno. Mediante insolenti comparazioni, egli oserà mettere le sue creazioni a confronto delle creazioni del Cristianesimo, e troppo spesso saprà far dare la preferenza alle prime sulle seconde. Le sue istituzioni, le sue arti, le sue ricchezze, i suoi pretesi grandi uomini, i suoi splendidi trionfi, e soprattutto la fascinante apoteosi della volontà umana, diverranno a un gran numero un doppio oggetto di ammirazione e di rincrescimento. Sotto un nome, o sotto un altro, risuscitare quest’ordine di cose, e se si può, far di Roma la capitale di un nuovo impero anticristiano, di cui l’Italia rimenata all’unità politica, sarà come altra volta l’orgoglioso municipio: tale è, o che si vegga, o che non si vegga, l’idea formidabile nascosta in fondo a ciò che si agita sotto gli occhi nostri. Di questa tendenza diabolica, segnalata già da molto tempo da qualcuno, e divenuta oggigiorno palpabile, abbondano le prove: due qui basteranno. Il 28 Giugno di quest’anno, il Cardinal Vicario diceva nel suo Editto all’occasione della festa del Principe degli Apostoli: « Il trionfo di S. Pietro sulla città di Roma ha eccitato una tale rabbia presso il demonio, che egli non ha cessato mai né di attaccare la S. Sede colla guerra la più accanita, né di voler ricondurre Roma agli errori ed alle barbarie antiche. Senza rammentare i suoi sforzi nei secoli passati, non siamo stati noi stessi, e non siamo tuttavia testimoni di quelli chde esso dirige contro la barca di Pietro?» Nella sua Enciclica degli 8 Dicembre 1849 Pio IX, vittima la prima volta della rivoluzione, lo ha detto ancora più esplicitamente. « La rivoluzione, Egli dice, è inspirata dallo stesso satana. Il suo scopo è di distruggere da capo a fondo l’edifizio del Cristianesimo, e di ricostituire sulle sue rovine l’ordine sociale del paganesimo. Il suo gran mezzo è di far brillare agli occhi degl’Italiani le glorie di Roma pagana, affine di rendere odiosa Roma cristiana, come quella che è l’ostacolo che impedisce l’Italia di riconquistare il primiero splendore dei tempi antichi, cioè dei tempi pagani: quo Italia pristinum veterum temporum, idest Ethnicorum, splendorem iterum acquirere possit ». Così parla la più grande Autorità che sia mai sulla terra. Questo linguaggio dell’augusto Pontefice è di troppo rimarchevole; onde non mi tengo contento a solamente citarlo; anzi vi ritornerò sopra nella prossima lettera: ed oggi mi limito a solo cavarne alcune conclusioni. Ricondurre il mondo al paganesimo; è questo l’ultimo motto della rivoluzione. L’oracolo della verità alzandone il velo, aureamente ha parlato. Il grande ostacolo a questo progetto infernale, diabolici eorum consilii, agli occhi della rivoluzione, è il potere temporale della S. Sede. Essa non s’inganna. Il Papa-Re è la sovranità visibile di G. Cristo sul mondo, è la indipendenza della Chiesa e della verità. – La Chiesa essendo oggidì spogliata dappertutto del diritto sovrano di proprietà, questa sovranità visibile scomparisce colla perdita dello Stato Romano. Non potendo andare più lungi, ecco quello che vuole la rivoluzione. Ecco perché il dominio di S. Pietro è così avidamente desiderato, perché Roma torna a diventare l’arena del combattimento; perché finalmente noi vediamo quello che il mondo non ha mai visto, cioè il Vicario di Gesù Cristo minacciato nella sua capitale medesima da centomila scomunicati con grande applauso di tutti i cittadini della Città del male sparsi nel mondo intero. – Presa Roma, satana torna a diventare il principe di questo mondo. Perchè? Perché l’ultimo ostacolo sociale alla di lui potenza, ed all’autorità dei suoi luogotenenti viene a scomparire. Creare un mondo, in cui, come in altri tempi, Gesù Cristo, il Re dei Re, sarà come se non fosse; un mondo, in cui il potere umano senza alcun sindacato, avrà sotto la sua mano la Chiesa e tutti gl’interessi spirituali; tale è il suo scopo. Col Papa-Re questo scopo non può realizzarsi. Voi ciò comprenderete facilmente. – Il Papa, rappresentante di Dio medesimo fra gli uomini, è il depositario e l’interprete incorruttibile della legge eterna di giustizia e di libertà; il muro di bronzo insormontabile ad ogni sorta di dispotismo; il pontefice immutabile che solo può dire con un’autorità sovrana ai re oppressori ed ai popoli ribelli: NON LICET, ciò non è permesso; e fin con pericolo della sua vita è obbligato a ciò dire, e questo appunto ha detto fedelmente di generazione in generazione da diciotto secoli a questa parte. Or il Papa-Re è il Papa materialmente indipendente; è il Papa inviolabile. Il Papa inviolabile è il Papa libero di dire tutta la verità, e di scagliare l’anatema contro gli spogliatori ed i despoti, qualunque sia l’altezza della loro statura. La rivoluzione, che sotto la maschera della libertà e dell’eguaglianza non è che lo spogliamento ed il dispotismo vivente, non può sopportare la sovranità pontificale. La sua esistenza è per lei una questione di vita o di morte. Essa sente a meraviglia che vi ha in quella una forza, la sola che si oppone ad un’altra forza, di cui essa oggi vuole il trionfo e domani l’apoteosi. Essa dunque dirige tutti i suoi attacchi contro questa forza del Pontefice-Re, perché essa sola impedisce, come impedirà sempre i moderni Cesari di scolpire sul loro diadema la divisa dei loro predecessori di altri tempi capace d’abbrutire gli uomini: IMPERATORE E SOMMO PONTEFICE, Imperator et Summus Ponlifex. – Che i pretesi adoratori della libertà se l’abbiano per detto. I loro attentati contro la Sovranità pontificale li conducono (e noi tutti con essi) al dispotismo il più minaccevole che sia mai stato nel mondo. Quando il Papa non sarà più Re, i Re saranno Papi. Tutta la libertà riservata ai popoli che avranno crocifisso Gesù Cristo nella persona del suo rappresentante, sarà di ripetere, sotto le strette mortali della schiavitù, il motto funebre dei gladiatori: Cesare, coloro che vanno a morte ti salutano: Cæsar, morituri te salutant! Se vogliamo renderci veramente ragione della situazione, ecco, mio caro amico, quello che bisogna vedere; il resto, come voi dite, è pei miopi.

Tutto vostro etc.

LA SITUAZIONE (3)

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.