LA SITUAZIONE (5)

LA SITUAZIONE (5):

DOLORI, PERICOLI, DOVERI E CONSOLAZIONI DEI CATTOLICI DEI TEMPI PRESENTI

OPERA DI MONSIGNORE G. G. GAUME PROTONOTARIO APOSTOLICO

Custos, quid nocte?

Sentinella: che è della notte?

ROMA tipografia Tiberina – 1861

Lettera Quinta

Caro Amico

L’abolizione della sovranità temporale di Nostro Signore Gesù Cristo mediante la decadenza del Papa come principe sovrano, ecco, mio amico, lo scopo parricida, al quale mirano da più secoli le nazioni sedicentisi cristiane. Oggigiorno più che mai si rende manifesto, impossibile il non crederlo. Or, lo ripeto, questo fatto appunto, il più odioso ed il più minacciante dell’istoria, costituisce la nostra situazione. Intorno a questo supremo attentato si gira come intorno al proprio perno, tutto quello che noi vediamo, e tutto quello che noi non vediamo. Guardiamoci bene noi altri Cattolici, dal prendere abbaglio. L’affrancamento dei popoli è un pretesto; l’unificazione dell’Italia, un mezzo; il Piemonte, una maschera; Vittorio Emmanuele, una manovra. Le doppiezze della diplomazia, i trattati fatti o violati, le marcie e le contro-marcie della politica, le soste medesime della rivoluzione; tutte queste cose in somma, che fissano gli sguardi della folla, non sono a vero dire, che il disopra delle carte; circostanze accessorie, e come già dissi innanzi, le peripezie del dramma. Che è difatto in sua intrinseca natura, e quale n’è il vero, il principale attore? A questa doppia questione voi avete letto la risposta, che è nell’enciclica del Papa e nell’editto del suo Vicario. Ma a fine di far risplendere agli occhi di tutti la terribile, ma profonda verità di questa risposta, io mi permetto di indirizzare a voi ed a tutti gli spiriti gravi le seguenti domande: d’onde è, che la Chiesa Cattolica, regina e madre della vecchia Europa, da più secoli sia obbligata di piegarsi del continuo in se stessa, e di andare avanti di concessioni in concessioni al cospetto dello spirito moderno, che a lei ciò non ostante non ne fa mai alcuna? D’onde è che ella abbia veduto tutte le radici, che mediante la proprietà l’attaccavano al suolo di una terra coltivata dalle sue mani, bagnata dal suo sangue, l’una appresso l’altra, svelle e strappate, da settentrione al mezzogiorno? D’onde è, che dopo mille ed ottocento anni di possesso e di affermazione, il Cristianesimo oggidì si trova non già davanti nello scisma ed all’eresia, ma in faccia di quello stesso negatore universale, che esso ebbe a combattere entrando nel mondo? D’onde è, che le nazioni di Europa, battezzate da dodici secoli, siano a tale da non poter sopportare che la Chiesa loro madre possegga fra esse un pollice di terra indipendente? – D’onde è, che l’autorità regale del loro Redentore ripresentata dal suo Vicario, e quell’autorità non pur circondata dal rispetto di tante generazioni, ma consacrata da tanti benefizi duraturi per secoli, ed operati costantemente in tutti i secoli, sia aldi d’oggi talmente non compresa, anzi miscreduta, che si possa impunitamente deridere sino in su i teatri; talmente lontana da ogni popolare affetto, che non ha più appoggio nella coscienza dei più, e che Pio IX, non ostante la sua angelica mansuetudine, venga minacciato di divenire il Luigi XVI del Papato? D’onde è, che si possa citarlo come un reo alla sbarra dell’Europa, e che gli si faccia processura in regola, per decretare che deve spogliarsi da se medesimo della sua sovranità temporale; pena, se noi faccia, di essere dichiarato mallevadore di tutti i disordini commessi, e di tutto il sangue versato in uno spogliamente furioso? D’onde è, che invece di far sentire tra gli spogliatori un grido unanime di maledizione, l’immenso pretorio si divide in due parti, delle quali la più brigante applaudisce all’impazzata, allo scandalo del processo, ed alla condanna dell’innocenza? D’onde viene quest’odio accanito dei figli contro il loro padre? Che è mai questo fenomeno mostruoso, sconosciuto negli annali del delitto? Poiché è evidente che non si attenta al potere temporale della Chiesa se non per indebolire, intralciare ed annientare, se fosse possibile, il suo potere spirituale; come l’Europa di Carlomagno e di S. Luigi, l’Europa delle Crociate, la figlia sì devota delia Chiesa è ella venuta a ripetere il grido di morte del popolo deicida: Noi non vogliamo più che essa regni sopra di noi! Un Prete-Re è un insulto alle nazioni civili: vecchio avanzo di un tempo che non è più, esso deve sparire; la sua presenza fa ombra al secolo dei lumi? Cosiffatte sono, caro amico, le gravi questioni, che si ci presentano davanti. Qual è la risposta? Coloro che non dubitano di cose del mondo, perché non sanno dubitare di niente, certo che ve ne improvviseranno mille. Ma a voi, a voi certo la parola del Santo Padre sarà l’espressione adeguata della verità. Ed in effetto, l’osservatore grave ed intelligente, collocato alla sponda del mare, non dà ragione dell’onda che si frange ai suoi piedi coll’onda che la segue immediatamente. Ma per trovare la causa della tempesta, egli guarda al centro medesimo del movimento. Or a capo della storia del mondo e della teologia di tutti i popoli è scritta una verità che rende ragione di tutto; senza la quale non si saprebbe intendere niente. Qualunque sia l’angolo del pianeta che abiti, o il culto che professi, l’umanità ripete di generazione in generazione: « Dopo il peccato originale due spiriti opposti dominano nel mondo; da una parte lo spirito del bene, lo Spirito Santo; dall’altra, lo spirito del male, l’angelo ribelle. Qualunque cosa si faccia, l’uomo vive sotto l’impero dell’uno, o dell’altro. Se egli si toglie all’azione dello Spirito del bene, cade con certa proporzione conveniente alle abitudini del suo animo, sotto l’azione dello spirito del male, e sì viceversa. Or ciò che è vero dell’uomo, è vero dei popoli, è vero di tutta l’umanità ». – Invano il linguaggio del mondo ignorante e leggiero, cerca travisare con parole vane, o mendaci questo fondamento immutabile delle cose. Questa è nel suo principio la sola possibile e ragionevole filosofia della storia, e la causa vera, ed intrinseca del male. Ciò posto, qual è da più secoli l’andamento generale dell’Europa nelle sue relazioni col Cristianesimo? La ribellione d’oggidì contro il Papato precisamente, che n’è l’ultimo termine, come lo giudicate voi forse il regno dello Spirito Santo, che si estende ognora più sul mondo? O non piuttosto, è il regno di satana, che va ingrandendosi a vista d’occhi?

O L’UNO, O L’ALTRO: QUI NON V’HA MEZZO.

Se voi dubitate, paragonate i tempi coi tempi, i frutti coi frutti. Per formare il vostro convincimento, arrestiamoci, caro amico, ad un solo esempio. Da quei massi di granito che si chiamano i Barbari, e che furono i nostri avi, il mondo ha veduto uscire figliuoli di Abramo. Il nome dell’età che fu testimone di tanto miracolo, è oggidì nome d’ingiuria, io mel so. So ancora tutto quello, di che si è in dritto di far rimprovero al Medio evo. Ma non è meno vero che esso mise in effetto quattro capi lavori, voglio dire, i quattro progressi solo degni di questo nome, che l’umanità abbia mai compiuti. Esso costituì la Religione. Fuvvi un giorno, in cui tutta Europa cantò il medesimo simbolo. Dall’Oriente all’Occidente, dal settentrione al mezzogiorno neppure una voce discordante turbava questo vasto concerto. Unità di fede; magnifico trionfo della verità sopra l’errore. – Esso costituì la Chiesa. Fuvvi un giorno, in cui la Società guardiana della fede divenne la potenza più amata e più rispettata dell’Europa; la più grande proprietaria dell’Europa, ed il clero il primo ordine dello Stato, Autorità della Chiesa; magnifico trionfo dell’intelligenza sopra la forza. Esso costituì la società. Fuvvi un giorno, ove né pur una legge anticristiana, e però antisociale, macchiava i codici dell’Europa. Per mantenere l’armonia sulla terra, come il sole la mantiene nel firmamento, il Re dei Re, rappresentato dal suo Vicario, dominava al di sopra di tutti i Re. La decisione di un padre, organo infallibile di giustizia; era l’ultima ragione del diritto, ed il termine dei conflitti. La parola invece della spada; magnifico trionfo della libertà sopra il dispotismo. – Esso costituì la famiglia. Fu tempo che nell’Europa intera la famiglia si posò sulle quattro basi ond’è la sua forza, la sua felicità, la sua gloria; ciò sono l’unità, l’indissolubilità, la santità, la perpetuità pel rispetto verso l’autorità paterna durante la vita e dopo morte. Lo spirito messo in luogo della carne: magnifico trionfo dell’uomo nuovo sull’uomo vecchio; guarigione in radice della poligamia, del divorzio, e dell’egoismo, piaghe schifose della famiglia pagana! Di tal fatta è la gradazione ascendente percorsa dall’epoca di cui io parlo. Or vedete, caro amico, quella che percorre l’Europa moderna. A che sono divenute le suddette quattro potenti colonne dell’edifizio religioso, e sociale dei nostri antenati?

Ove è oggidì l’unità di fede?

Ove la proprietà e la potenza regale della Chiesa?

Ove il dritto pubblico cristiano?

Ove la costituzione cristiana della famiglia? (Con un decreto del 16 Gennaio 1860 la Corte di Cassazione (di Parigi) ha dichiarato che il divorzio è nel diritto delle genti. (Di quali genti?). – E per quali influenze questi capi lavori della sapienza vennero sfigurati o distrutti? Codeste colonne furono elle scosse o spezzate? Qual cagione, che questi progressi vennero sostituiti da passi retrogradi, i quali ci fanno tornare indietro di venti secoli? Innanzi passerà il Tevere di sopra dalla cupola di S. Pietro, che si tolga al senso comune il rispondere: No, tali opere non sono dello Spirito di Dio. Ma se tutte queste rovine non sono state operate sotto gl’influssi dello Spirito del bene, dunque sono state fatte all’influenza dello spirito del male. Di tal dilemma non si esce. Onde si fa chiaro, a chi non vuole appagarsi di parole, ed appagarne gli altri, le distruzioni lamentevoli che io testé ho notate, e quelle non meno lamentevoli che si vengono preparando, e in somma ciò che noi vediamo, esser l’opera dell’antico principe di questo mondo, già cacciato dal Redentore, ma ritornato in seno malle nazioni cristiane con un’autorità poco diversa da quella che esercitava prima della disfatta che ebbe sul Calvario. DI vittoria in vittoria, egli procede al dì d’oggi scortato dall’Europa sua ausiliaria o complice, alla conquista di Roma già antica sua sede. Rifare della Roma dei Papi la Roma dei Cesari, affine di riportare il mondo all’ordine sociale pagano, riguardato come età di splendore e di prosperità d’Italia; ecco, come noi avvisiamo, quel che Pio IX ed il suo Vicario dicono altamente, senza veruna dubbiezza e senza rigiro di frasi, della rivoluzione e dei suoi disegni. – Tali sono, mio caro amico (ch’io ho ben ragione d’insistervi), la schietta definizione dello stato delle cose, e l’ultimo motto del dramma che ci tiene in angosciosa aspettazione. Né le interpretazioni puerili della saggezza mondana, né il disdire insensato che si fa del partito che si è preso, non faranno sì che si cangi il motto, siccome precisamente intravviene a’ miserabili espedienti della diplomazia, i quali non possono distruggere il fatto.

Tutto vostro etc.