STORIA APOLOGETICA DEL PAPATO: Introduzione (2)

STORIA APOLOGETICA DEL PAPATO DA SAN PIETRO A PIO IX

DI

MONS. FÈVRE

Protonotario apostolico

I Papi non hanno bisogno che della verità

(J. DE MAISTRE, “du Pape”, lib. II, Cap. XIII)

TOMO PRIMO

PARIGI – LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR 13, RUE DELAMBRE, 13 – 1878

INTRODUZIONE – 2 –

IV. Nonostante i suoi benefici, nonostante i suoi trionfi, nonostante le sue virtù, il Papato non ha dovuto solo subire una persecuzione, sempre pronta a cambiare strategia; ha dovuto subire gli insulti dei libelli, e le menzogne della storia. Dall’attacco dei Philosophumena contro Papa San Callisto all’ultimo pamphlet di Sir Gladstone, dagli scritti immondi di Lutero alla Storia dei crimini del Papato di Maurice Lachàtre, c’è contro i Papi una fedele trasmissione di immondezze ed una vile tradizione di calunnia. È vero che la maggior parte di queste composizioni non hanno avuto molto credito, anche nel loro tempo; sono cadute, per la maggior parte, in un oblio dove ricevono poco più che le visite indiscrete di studiosi. Da queste fogne, tuttavia, si è alzata non so quale nuvola che cerca di oscurare il sole della verità e il cui spessore impedisce ancora ai raggi di luce di illuminare diversi paesi. È curioso osservare come è stato ha formato questa nube ed è utile indagare se i nostri apologeti sono stati in grado di dissipare le sue ombre o di allontanare la sua ira. – C’è sempre stata, e sempre ci sarà, una grande e compatta coalizione di tutti gli errori, di tutte le discordie, di tutti gli odi contro la Sede di Pietro, perché lì, e solo lì, c’è il fondamento eterno di ogni verità e di ogni carità, di ogni ordine e giustizia. Per quanto distanti possano essere, « tutti i nemici di Roma sono amici », ha detto il conte de Maistre. Per quindici secoli, tuttavia, il Papa ha governato il mondo ortodosso, senza che si sia sollevato contro la sua autorità sovrana, un partito che abbia avuto la fortuna di durare. Senza dubbio si videro usate tutte le armi della viltà letteraria, i libretti anonimi, la satira pungente, i pettegolezzi storici e le battute taglienti dell’epigramma, ma non causarono danni: la fede e la pietà unanime verso la Santa Sede non permisero di raggiungerla. Fu solo dopo il grande scisma, e soprattutto dal XVI secolo, che i demoni in carne ed ossa apparvero nel mondo per abbaiare, ruggire e gridare contro il capo della Chiesa. Mai prima d’allora l’infernale coorte di apostati aveva potuto presentarsi in un numero così grande; così formarono un partito che crebbe sempre di più e oggi costituisce un esercito. Il primo ad issare lo stendardo della menzogna oltraggiosa fu Lutero. Le sue opere sono un oceano di insulti ed invettive contro i Papi. La sua potente immaginazione, esaltata dall’odio fino al delirio, ha creato mostri prima sconosciuti. Lo scalpello ed il pennello del Callot, del Cranach, dell’Holbein della Riforma hanno dato loro un corpo: la penna degli scribacchini, ha saputo dare a queste immonde caricature una voce analoga. Le immagini impure rimpiazzarono, al capezzale del giovane e della ragazza le immagini di Cristo, della sua divina Madre, dell’Angelo custode e del Papa regnante; i libri pieni di menzogne, bugie, sostituirono, nelle mani intelligenti, i libri della dottrina cattolica e della devozione alla Santa Sede. Così procedeva la riforma: le scale che l’immaginazione e la ragione cristiana offrivano alle anime per salire alle regioni dell’amore, le volgevano ora verso l’abisso nero dove ribollivano tutti gli odi. – L’odio per il Papa fu il primo dogma del protestantesimo; ne è rimasto più o meno l’unico. Il protestantesimo vive ancora su questo odio, laddove non conserva più un’ombra della vita. Gli assurdi dogmi imputati al Vangelo dalle antiche confessioni di fede non esistono più; ma le mal comprese visioni dell’Apocalisse contro l’Anticristo di Roma, contro la grande prostituta vestita di scarlatto, sembrano continuare in eterno. Queste odiose creazioni della penna e del pennello luterano decorano ancora i negozi ed i saloni dei paesi protestanti. Questi sono paesi acquisiti all’odio della Cattedra Apostolica. – Nel XVI secolo, i paesi protestanti erano gli unici nemici di Roma; in compenso, i Paesi Cattolici offrivano il loro amore. Poi apparve un secondo avvelenatore della razza umana, Giansenio. Il vescovo di Ypres aveva composto durante la sua vita un grosso libro, il ci testo aveva lentamente ed insidiosamente composto; l’autore del trattato, come il chimico che maneggia sostanze pericolose, aveva addolcito le sue formule per distillare meglio la sua pozione e temperato le sue miscele per nasconderne il veleno. Sotto le sembianze del grande Agostino, quell’anima sì tenera ed elevata, colma d’amore e di luce, Giansenio doveva offrire alle anime la manna della vera pietà. In realtà, voleva mettere solo odio nei cuori; voleva introdurre l’antropologia malsana di Lutero nella Chiesa sotto il colore della pia riforma, per irritare i cuori cattolici contro Roma e avvelenare tutto fino all’ostia. Ma l’apparenza di fervore ingannò tutti; i primi discepoli di Jansenius risplendevano per una brillantezza pronta e vivida. Li si vedeva nelle posizioni più avanzate tra i difensori della santa Chiesa. Nei loro scritti citavano con rispetto le opere dei Padri; dichiaravano di aderire ai decreti dei Concili, alle costituzioni dei Papi e alle tradizioni cattoliche; e nel difendere i sacri dogmi mostravano una grande preparazione dottrinale. La Chiesa credette che essi l’avrebbero consolata dalle perdite che il protestantesimo le aveva causato. Ma mentre teneva questi figli prediletti vicino al suo cuore, si accorse che alcuni di loro praticavano nella maniera più dissimulata, con un comportamento ed un linguaggio ambiguo. Inoltre, avevano una pretesa particolare nel definirsi cattolici, per quanto negassero questo nome con le loro parole e le azioni. Infine, il Sommo Pontefice li dichiarò eretici; tutta la comunità cattolica si inchinò alla decisione del Vicario di Gesù Cristo. Mentre da ogni angolo del mondo si levava un anatema contro chiunque non volesse ascoltare il successore di Pietro, essi negavano ostinatamente l’esistenza stessa della loro setta. In questo modo presentavano agli spiriti irriflessivi – e questi erano un gran numero – lo scandalo di un dissenso dogmatico che stava apparendo all’interno della Chiesa stessa. Fino alla fine ostinandosi a negare tutto, a eludendo tutto, tergiversando su tutto, si presentarono come dei cattolici oppressi per la loro virtù, e riuscirono solo a suscitare l’odio della Santa Sede nei Paesi Cattolici. Il battaglione di J Giansenio venne a rinforzare quello di Lutero. Questo scandalo ingannò rapidamente gli spiriti; la cancrena che si stava diffondendo nella società europea si sviluppò con una velocità terribile. Dal fiele smorto di Giansenio e dall’odio furioso di Lutero, nacque il cesarismo di Luigi XIV. Lo spirito parlamentare, una specie di protestantesimo applicato alla politica, si era insinuato nel sistema giudiziario, attraverso i libri di diritto partiti dalla Germania, come il vero protestantesimo, per dirla con Mézerai, e giunti tra qualche parola di greco e di ebraico; esso riaccese ovunque le vecchie guerre del sacerdozio e dell’impero. Insoddisfatta di tenere la mano della giustizia, la magistratura si diede la missione di difendere la regalità contro le invasioni della Cattedra apostolica, che era diventata una pericolosa rivale e usurpatrice dei diritti di Cesare. La Regalità, ingannata, lusingata, lasciò fare, quand’anche non ne ebbe parte. Nel 1682, il clero stesso ebbe la debolezza colpevole di afferrare, nonostante gli avvertimenti dei Papi, la catena che gli si lanciava. In tutte le questioni relative alla disciplina, si può dire che il re si era fatto capo della Chiesa; il parlamento si erse a tribunale ecclesiastico. I due battaglioni del gallicanesimo episcopale e parlamentare vennero ad unirsi ai due battaglioni di Lutero e di Giansenio; come loro, anch’essi avevano sulle loro bandiere: Odio per i Papi. – Dalla magistratura nazionale il cancro si propagò alla magistratura internazionale e fu ammesso nel diritto pubblico. I Papi erano stati i geni costituenti del Medioevo; i re, che dicevano di ricevere le loro corone solo da Dio e dalle loro spade, esclusero i Papi dall’ordine politico alla pace di Westfalia. Da allora in poi, la pace dipenderà dall’equilibrio materiale delle potenze poteri; la statica e la dinamica ci riveleranno gli oracoli del progresso. La penna di Lutero, Giansenio, Pithou e Fleury passò nelle mani della diplomazia. Ricordiamo solo per la cronaca l’iniquità, la rivoltante doppiezza, l’insolenza, l’estrema violenza dei dispacci che i corrieri partiti da Versailles, Vienna, Firenze, Napoli, Madrid, Lisbona, andavano a gettare ogni settimana in faccia al Papa. Il vicario di Gesù Cristo, circondato dai ministri di Pombal, di d’Aranda, di Choiseul, di Tanucci, di Leopoldo, di Giuseppe II, ci rappresenta l’Uomo-Dio alla corte di Caifa o al Pretorio; Pio VI a Vienna è Cristo in casa di Erode, con la differenza che la passione di Cristo è durata solo un giorno ed una notte, mentre quella del suo Vicario è durata quasi tre secoli. L’esercito dei nemici della Santa Sede fu aumentato da squadroni di artiglieria e cavalleria. Le dispute della polemica e gli oltraggi della diplomazia non potevano che far disgustare la Religione a chiunque non si appoggiasse all’ancora dell’autorità. Apparve Bayle, Voltaire lo seguì: è l’epoca del pirronismo universale. Ben presto gli archivi dei filosofi divennero nelle mani rivoluzionarie dei pugnali. Una rivoluzione satanica si precipitò sul mondo: è in corso da quasi un secolo; la sua parola d’ordine è ancora: Guerra al Papato! D’ora in poi chi non è un pio figlio della Santa Sede ne è suo nemico: tale è lo stato attuale del mondo.

V. Non si deve credere che la cospirazione anti-pontificia abbia seguito il suo corso incontrastata e reclutato senza alcuna contraddizione le legioni dell’apostasia. Le prime schermaglie iniziarono sul terreno della controversia teologica; i settari, battuti nei dettagli su questo terreno compromettente, si gettarono sul terreno della storia. Prima hanno contestato l’autenticità dei documenti e l’integrità dei testi. I nostri studiosi sono stati costretti a spulciare gli archivi, a collazionare i manoscritti, a controllare i passaggi dubbi frase per frase, e infine a trarre una versione definitiva dalle varianti trovate. Da questa indagine dolorosa, sono nate opere vittoriose. Henri de Valois rivide gli storici greci, Papebrock redasse il Catalogo dei Pontefici Romani, Bianchini diede la sua splendida edizione del Liber fontificalis, Bolland raccolse gli Atti dei Santi, Baronio compose gli Annales ecclésiastiques, e Mabillon creò la Diplomatica. La negazione ostile dava vita a dei capolavori. Quando i testi autentici furono riconosciuti, iniziò la grande battaglia dell’erudizione. Gli atti ed i diritti della Santa Sede furono vendicati e, agli occhi del pubblico colto, furono ottennero una riparazione. Anche in quei tempi funesti, in cui lo spirito di compiacenza e di accecamento portò il nostro clero alle più infelici concessioni, Dio non avrebbe permesso gli errori dei novatori se non per la loro eterno obbrobrio e per la gloria della sua Chiesa. I più grandi dottori facevano giustizia dei fanatici che volevano attribuire alla Francia i sentimenti di alcuni particolari individui; essi hanno vendicato le nostre dottrine, che la malignità voleva oscurare o rendere sospette; ci hanno restituito la purezza della fede e della pietà che sembravamo aver perso. Il cielo doveva benedire le loro opere; doveva suonare l’ora in cui l’opera della frode e della perfidia sarebbe stata confusa. Onore e gloria a questi uomini dotti che hanno preparato con opere ammirevoli l’effetto definitivo di questa epoca fatale. Onore ai Polus, agli Stapleton, ai Sfondrate, Roccaberti, Gonzalez, Bellarmino, Duval, Gharlas, Serri, Soardi, Orsi, Bianchi, Muzzarelli, Marchetti, Gavaloanti, Zaccaria, Litta, Lamennais. La maggior parte di loro ha veramente compreso lo spirito dei francesi, che è quello di essere sovranamente rispettosi verso i romani Pontefici e di difendere le prerogative della Santa Sede con tutti i mezzi che la Provvidenza può offrire. Infine, è stato possibile riconoscere che la Francia aveva in ogni occasione vendicato l’autorità pontificia, o con la penna o con la spada; che aveva difeso i suoi decreti contro gli attacchi dei falsi fratelli; che aveva voluto attaccarsi alla tradizione più pura e universale; che aveva sempre condiviso i sentimenti dei Papi, degli antichi concili e dei più santi Dottori. Gloria a Dio e pace alla Francia! In presenza dei gloriosi monumenti dell’erudizione, non sarebbe più possibile offuscare la reputazione religiosa della Francia con commenti ridicoli o vani sofismi. Tuttavia, questo non si deve nascondere, il trionfo è stato tolto solo nel campo della metafisica, e se, in pratica, abbiamo ottenuto preziose riforme, rimangono ancora non so quali fermenti, quale vecchio lievito che potrebbe facilmente corrompere tutta la massa. Una rivolta lascia sempre tracce formidabili nel cuore di un popolo. Anche le confutazioni più decisive non sono riuscite a raggiungere la Francia in quella zona sensibile che la Scrittura chiama la divisione dell’anima e dello spirito. Roccaberti, arcivescovo di Valencia, che scrisse tre volumi in-folio contro i quattro articoli, fu arrestato alla frontiera; sebbene fosse un Grande Inquisitore di Spagna, un viceré della sua provincia, un teologo di prim’ordine, la polizia trattò il suo libro come il quaderno di uno scolaretto. Il libro di Soardi fu messo al macero, dopo la condanna del parlamento. L’ordine fu così rigorosamente eseguito che l’opera fu conosciuta in Francia solo con la sentenza di condanna; fu ristampata ad Halle nel 1793, ma allora caddero troppe teste per mantenere gli occhi del pubblico su questo lettura. Anche se avessero potuto attraversare le linee doganali, gli scritti dei teologi erano, inoltre, scritti in uno stile ed in una forma inaccessibili alla folla. Per quanto riguarda le confutazioni storiche degli spagnoli, degli italiani e dei tedeschi, che erano eccellenti per i loro Paesi, dovevano potersi conoscere attraverso la traduzione solo quando non potevano più essere rese note con qualche correzione notevole. In breve, l’immenso lavoro diretto contro l’errore anti-pontificio rimase a lungo, per la Francia, una lettera morta. I disconoscimenti dei reali e le condanne dei Papi non erano quasi nemmeno sospettati dal pubblico. Una muraglia cinese difendeva le teste gallicane dall’irradiazione della verità e anche dalla sua ira. Tuttavia, il nostro parlamento, a sua volta protestante, giansenista, ribelle, gallicano e repubblicano, mandò il santo Viatico tra quattro baionette ai ribelli, si impadronì delle nomine dei vescovi e, con il pretesto di difendere i re contro i Papi, consegnò la Francia a Robespierre, Luigi XVI alla ghigliottina. La vittoria era così acquisita, ma e il pregiudizio persisteva. All’inizio di questo secolo, Lamennais fu il primo a rompere con la tradizione dei gallicani, ma non fece che agitare ancor più gli animi e si comportò così male che presto tradì la causa di Roma che voleva far trionfare. Discepoli più illuminati e più pii stavano per scendere nella trincea. C’era quel momento di incertezza negli spiriti quando non si capisce se si voglia andare indietro o avanti. Cosa singolare, in quest’ora di indecisione, un impulso vittorioso venne dal protestantesimo. I protestanti erano stati i primi a diffamare i Papi; i primi, a loro lode, a riabilitarli. Senza altra luce che quella dell’onestà, senza altro motivo che la loro conoscenza, Jean de Muller, Ilerder, Schoell avevano già reso intelligenti testimonianze ai Sovrani Pontefici; ma queste testimonianze portavano ancora il marchio della loro origine ed il carattere della loro data. Altri vennero dopo di loro, più espliciti nelle loro confessioni, perché avevano potuto liberarsi più completamente dai pregiudizi dei settari e brillavano per una più alta intelligenza storica: cito Raumer, Léo, Hock, Voigt, Hurter, Ranke. L’opera di Hurter fu addirittura così compiuta da riportare il suo autore in seno alla Chiesa. Strano spettacolo! Papi vilipesi dai Cattolici e ammirati dai protestanti eruditi in Germania! Il contrasto colpì gli spiriti e cambiò la direzione dei pensieri. Fleury cessò di essere un oracolo, Tillemont non mantenne la sua aureola di studioso, Bossuet e La Luzerne potevano essere contraddetti senza che il contradditore fosse costretto a chiedere pietà. Allora i valorosi paladini, con il più risoluto ardore, sconfissero il gallicanesimo ed il suo fratello gemello, il giansenismo. Il cardinale Gousset li perseguì nel campo della scienza teologica; Dom Guéranger nel campo della liturgia. Tuttavia Montalembert, Veuillot, Parisis, Monnyer de Prilly, Clausel de Montais, portarono la guerra sul terreno mutevole della politica; Affre e Sibour difesero l’indipendenza temporale delle chiese; Donnet e Giraud allargarono il cerchio delle influenze episcopali; Lacordaire, Ravignan, Combalot illustravano, dal pulpito, le tradizioni dell’eloquenza apostolica; Pitra, Migne, Bonnetty, Glaire, Lehir hanno riportato gli spiriti alle fonti pure dell’erudizione; Rohrbacher, Villecourt, Doney, Gerbet, Salinis, Gaume, Ozanam, Blanc, Chavin, Jager, Darras, Christophe e altri venti, hanno ripreso le questioni oscure o controverse della storia. D’ora in poi, non c’è più, in Francia, in nome del gallicanesimo, del giansenismo, del liberalismo e del razionalismo (quattro parole per dire la stessa cosa), una cospirazione contro la verità del diritto pontificio. La rete dell’errore e dell’iniquità è dogmaticamente lacerata; la catena delle tradizioni del Cattolicesimo più puro è riformata con anelli forti. Questa è una di quelle restaurazioni in cui si ammira ciò che le nostre Scritture chiamano così giustamente i colpi di stato del Signore: Mirabilia Dei. – Tuttavia, se abbiamo trionfato con la scienza, dobbiamo completare le nostre riforme pratiche con la restaurazione diocesana del Diritto Pontificio e con la restaurazione degli studi canonici necessari per l’applicazione di questo diritto. Inoltre, bisogna sempre combattere le trame dell’ambizione politica ed i pregiudizi ignoranti della moltitudine: pregiudizi e ambizione, serviti quotidianamente da una stampa prezzolata, le cui batterie devono essere smascherate. Infine, nonostante le riparazioni della scienza, nonostante i tributi resi alla verità, abbiamo davanti agli occhi tutti gli attacchi della persecuzione, vediamo lo spettro di Hohenstauffen risorgere dalla tomba. È quindi necessario riprendere la causa della Santa Sede e dedicare i nostri sforzi esclusivamente alla difesa storica delle prerogative, dei diritti e degli atti della Cattedra di Pietro.

VI. Una ventina di anni fa, si è incontrato un uomo, un umile parroco, che ha scritto, contro i corifei del razionalismo, una difesa storica della Chiesa. Alla caduta dell’impero, si è formata tra noi una scuola che, negando l’intervento divino nella fondazione del Cristianesimo, rifiutando di credere nei miracoli, e quindi nel soprannaturale, aveva rifiutato di vedere nella storia della Chiesa, soprattutto ciò che vi si doveva notare. Uno aveva toccato questioni filosofiche, l’altro questioni letterarie, diversi sulle questioni proprie della storia, spiegando, a volte mediante l’eclettismo, a volte con la teoria delle razze o dell’antagonismo di classe, i grandi eventi, ma, non appena si trattava di religione, si cedeva solo ai moti dell’odio o alla cecità del pregiudizio. Quello che ne è venuto fuori lo sanno tutti. In apparenza, alla Chiesa era stata resa una giustizia scrupolosa; in realtà, i suoi eroi erano stati ignorati e i suoi annali sfigurati. L’apparenza della giustizia aveva sedotto l’opinione pubblica; le iniquità troppo reali minacciavano di passare in giudicato. Eppure la Chiesa ha protestato, purtroppo senza trovare il Davide che doveva colpire alla fronte i nuovi Golia con la sua piccola fionda. Ora un povero sacerdote della diocesi di Bellay, crivellato dallo scherno di diversi suoi confratelli, perseguitato anche dalla disgrazia del suo Vescovo, si pronunciava contro le sentenze dei maestri, e mentre aspettava che l’opinione pubblica più informata ratificasse i suoi giudizi, forniva la prova materiale dell’errore di valutazione. Padre Gorini – e parlo solo di lui – ha dato, ricorrendo alle fonti, una testimonianza irrefutabile contro i mille errori storici dei Gizot, dei Cousin, dei Villemain, dei Thierry, dei Barante, dei Michelet, degli Ampère, dei Martin e di una schiera di altri, che fino ad allora si erano chiamati modestamente i maestri della scienza. – Ciò che Padre Gorini ha fatto contro i razionalisti, per la difesa generale della Chiesa; ciò che Bossuet, con il suo grande genio, aveva innalzato, contro i protestanti, nell’immortalità di un capolavoro, noi abbiamo cercato di fare, per la difesa esclusiva del Papato, contro tutti i nemici e gli avversari che lo hanno attaccato per quattro secoli. Vorremmo prendere, uno dopo l’altro, tutti i fatti della storia, dove protestanti, giansenisti, parlamentari, episcopaliani e pseudo-filosofi si lusingano di convincere il Papato di errore nei suoi giudizi o degli eccessi nelle sue imprese, e mostrare che sono loro ad abusare. Passeremmo allora, secondo le buone pratiche dell’apologetica cristiana, dalla difensiva all’offensiva, prendendo uno per uno gli atti dottrinali, o cosiddetti tali, e gli sconfinamenti speculativi o legislativi degli avversari, per convincerli che c’è eccesso nelle loro imprese perché c’è un difetto nei loro giudizi. Vorremmo presentare una difesa storica della Santa Sede contro i protestanti, come Flaccius Illyricus, Mosheim, Duplessy-Mornay, Malan, Bosf e Puaux; contro i giansenisti, come Duvergier de Hauranne, Quesnel, Ellies Dupin, Fébronius e Scipione Ricci; contro i parlamentari, come Richer, Pilhou, Dupuy, Camus, Portalis, il procuratore Dupin, Isambert, Baroche e Cavour; contro gli episcopali, come Pierre de Marca, Maimbourg, Bossuet, Fleury, Tillemont, La Luzerne, Maret, Dupanloup, Gratry; contro i razionalisti, liberali o cesariani, come Guizol, i Thierry, Michelet, John Russel, Gladstone, Minghetti e Bismarck. – Nell’iscrivere sul noto blasone la croce pontificia, non dimentichiamo che non basta iscrivere la croce sul suo scudo per portare colpi di lancia incantate. Se c’è una somiglianza tra il lavoro di Gorini e il nostro, c’è però una differenza nella scelta del metodo. – Gorini cita i testi in dettaglio e affianca ai testi contemporanei i testi antichi che li distruggono. Così facendo, affonda piacevolmente l’autore che confuta, ma costruisce molto meno di quanto demolisce e, per la solita mancanza di scienza organica, la sua opera cade con le opere che abbatte. Non intendiamo certo togliere nulla al merito personale di Gorini: per la sua modestia, la sua scienza, il suo coraggio e la sua perseveranza nella disgrazia, Gorini è il tipo dell’onore sacerdotale. Ma il suo libro è stato molto più lodato che letto; ha ispirato più stima che convinzione; ha dettato meno risoluzioni di quante ne abbia suscitate. Per noi, senza attribuirci alcun merito di chiaroveggenza, su ogni punto controverso, dopo aver fatto conoscere le rimostranze ed i titoli dell’avversario, non con citazioni, ma con l’esposizione filosofica dell’errore e la sua classificazione metodica, discutiamo poi o confutiamo, con la produzione dei testi, l’autorità dei fatti, o la testimonianza dei maestri. – Non possiamo pretendere di scrivere la storia positiva del Papato; né ci limitiamo ad invertire; vorremmo, respingendo con una mano i falsi titoli o le vane rimostranze elevare la storia critica della monarchia papale. In solitudine, si parla solo con le proprie idee, e se si è esposti ad abbondare troppo nel proprio senso, non si corre il rischio di essere fraintesi per mancanza di spiegazioni. Azzardiamo qualche altra parola, chiedendo pietà. Questo lavoro è stato composto secondo un doppio metodo: metodo di confutazione e metodo di esposizione. – La confutazione diretta e personale rende una domanda accademica un piccolo dramma che suscita facilmente interesse. Si mette l’avversario davanti agli occhi del lettore, si presentano i suoi mezzi di attacco e poi, entrando in lotta con lui, si mostra che le sue armi sono mal temperate o che i suoi colpi sono sbagliati. Il cuore umano gode di queste lotte pacifiche, ed è sempre con gioia che vede il trionfo della verità. Tuttavia, un libro i cui capitoli formassero una successione invariabile di pugilati letterari potrebbe portare, per l’uniformità delle sue battaglie, una certa monotonia. L’uso alternativo del metodo di esposizione risveglia nella mente altri gusti e fornisce altri piaceri. Quando la questione è meno controversa, ci limitiamo quindi a farne conoscere i termini, a determinarne i limiti, gli sviluppi e la soluzione tradizionale. Poi il lettore, uscito dal campo di battaglia, si riposa sulle pacifiche vette della storia. Quando l’attenzione si sposta da una controversia belligerante ad un’esposizione pacifica, se il lavoratore non è troppo al di sotto del suo compito, può risultarne un piacevole interesse. – La maggior parte del materiale di questo libro doveva essere preso dai fatti e dalle autorità. Nel campo chiuso della storia, c’è poco spazio per un autore che polemizzi contro un autore, per un intelletto che si scontri con un altro intelletto; sono gli eventi che entrano in scena e dicono alle parti contendenti: « Voi sostenete che i fatti giustifichino tale e tale accusa o autorizzino tale e tale titolo, questi sono i fatti di cui reclamate gli oracoli, giudicate voi stessi se implicano tali scopi o comportino tali pretese. » Ci è sembrato, tuttavia, che, senza derogare dall’ordine storico, potessimo collocare i fatti in certe categorie, la cui connessione getta un po’ di luce, e abbiamo pensato di poter, per adempiere meglio al nostro programma, invocare, di tanto in tanto, l’autorità dei princìpi, gli insegnamenti delle teorie ortodosse, e la deduzione delle conseguenze legittime. Queste domande, che sono molto difficili da spiegare, si risolvono meglio per implicazione. – Inoltre, ecco lo schema del nostro lavoro:

Nel primo volume, spieghiamo le origini del Papato da San Pietro a Costantino; nel secondo volume, presentiamo le prerogative della sovranità papale, per il comando ed il governo, per il potere legislativo e giudiziario, per il proselitismo dell’apostolato e per l’indipendenza di esercizio per la costituzione del potere temporale;  nel terzo, si studia la relazione dei Papi con le Chiese d’Oriente, da Papa Liberio a Fozio e al Concilio di Firenze; nel quarto, si difende la costituzione pontificia del Medioevo nel suo insieme; nel quinto, riprendiamo in particolare i fatti attribuiti ai Papi del Medioevo, da Papa Zosimo fino al Grande Scisma; nel sesto, studiamo con particolare cura, da Filippo il Bello a Napoleone, le relazioni dei Papi con la Francia; infine, nel settimo ed ultimo volume, parliamo dei Papi dell’epoca moderna, dall’invasione del protestantesimo a Pio IX. – Nella misura in cui il nostro lavoro lo richiede e le circostanze lo permettono, diamo in appendice alcune discussioni incidentali che avrebbero potuto ostacolare il nostro procedere, alcuni documenti di supporto che permetteranno al lettore di giudicare da solo, e alcuni studi in cui determineremo meglio certe questioni di speculazione teologica o di pia pratica. – A volte, molto raramente, per rendere più evidente l’irriverenza dell’accusa, abbiamo citato fianco a fianco le testimonianze concordanti di falsi fratelli e dei nemici dichiarati. Voltaire accanto a Bossuet, Petrucelli della Gattina accanto a Gratry, Janus e Mons. ***: tutte queste persone che, tranne il tono, e parlano la stessa lingua, non costituiscono un confronto istruttivo? Gli empi ci offrono questo vantaggio, di rovinare con la loro presenza tutto ciò che onorano con le loro simpatie. Nel rispondere agli ecclesiastici che si avventurano in queste lotte, specialmente agli avversari onorati della Prelatura, non abbiamo dimenticato ciò che è dovuto alla loro santità e al genio. Il genio non dà un Miglio di indennità; ma, in caso di dissenso, comanda un profondo rispetto per uno scrittore di merito eccezionale. L’olio santo deve attutire i colpi alle teste che sono state unte con esso. Anche nella legittima difesa, bisogna essere generosi con la dovuta moderazione e circondare la necessaria severità con una sorta di seduzione formale in cui la franchezza del rammarico e la sincerità della venerazione servono da passaporto per tutto ciò che si è obbligati a fare intendere.  Ci siamo dunque fatti una legge di moderazione: se, contro la nostra volontà, abbiamo trasgredito i suoi salutari rigori, ritrattiamo in anticipo ogni eccesso verbale. Nel rispondere ai nemici dichiarati, non eravamo obbligati alle stesse moderazioni. Con loro, possiamo avere solo la guerra e applichiamo loro le leggi delle Dodici Tavole. Adversùs hostem, æterna auctoritas esto. Non dimentichiamo certo la saggia massima di San Francesco di Sales: « Si prendono più mosche con un cucchiaio di miele che con un barile di aceto »; ricordiamo anche che, quando il lupo è nell’ovile, è atto di carità gridare: Al lupo! I nostri cattolici liberali hanno discreditato la moderazione poiché riservano tutto il loro miele ai nemici della Chiesa e abbeverano con l’aceto i difensori della Cattedra apostolica. « La più grande piaga del XIX secolo – dice Le Catholique di Magonza – è la cortesia. » Queste lunghe spiegazioni non nascondono alcun secondo fine. Non stiamo scrivendo per l’Accademia. Non abbiamo la fortuna di appartenere a questa scuola dotta, che può sostenere ogni affermazione con un testo e giustificare i suoi giudizi con cento testimonianze.  Stiamo scrivendo questo libro in una landa di frontiera, in un paese perso in mezzo alle paludi, lontano dagli studiosi, lontano dalle biblioteche, senza consigli, senza incoraggiamento, senza nulla che possa diminuire le difficoltà del nostro compito. Gli ostacoli crudeli che si sono dovuti superare per raccogliere qualche libro, per scrivere qualche articolo, per pubblicare qualche libro, ci hanno fatto conoscere tutte le disgrazie dell’isolamento e tutti i disagi della miseria. Possiamo con questa esperienza conoscere meglio i problemi dei pii laici e dei coraggiosi sacerdoti sparsi, come noi, per tutta la Francia, con il desiderio e la relativa impossibilità di entrare nelle questioni del tempo. È per loro che abbiamo composto quest’opera: che Dio conceda loro una giusta nozione delle cose e il coraggio che una scienza esatta ispira! Se questo scritto cade per avventura nelle mani dei dotti, non dubitiamo di incorrere nelle loro critiche: non siamo un padrone, ma un mendicante; viviamo di briciole cadute dalle tavole dell’opulenza, o di qualche resto, portato via da splendide festini. – È il momento di concludere. – I frivoli dottori del cattolicesimo liberale si sono accaniti nel far progredire una teoria che promette di far vivere fianco a fianco in dolce fratellanza il nibbio e la tortora, il lupo e l’agnello, la capra e il leone. Invano abbiamo risposto a questi dottori, accecati dalle illusioni del liberalismo, che tutte le concessioni avrebbero avuto come unico risultato quello di mettere la museruola ai cani ed incatenare i pastori; che ogni liberale era largo con il rivoluzionario ed il despota; e che i liberali, una volta divenuto i più forti, avrebbero messo da lato il liberalismo, per schiavizzare i loro liberatori e divorare il gregge di Cristo. Oggi il grido di guerra risuona in tutta Europa. Tutto si agita, tutto ruota intorno alla Cattedra apostolica. Si tratta di sapere se sarà così o no. Pro o contro: non c’è un terzo termine; dobbiamo decidere. Il nemico ha tutte le possibilità di successo: questa è l’ora del coraggio o del tradimento. – In questa guerra contro il Papa, il filosofo si dà alla politica; il repubblicano svizzero e il costituzionalista italiano cospirano con i capi delle vecchie monarchie. Guerra alle dottrine definite e alle pratiche cristiane! – grida Renan, l’accolito apostata come Giuliano -; guerra al vaticanismo!, gridano Lord John Russell e Sir Gladstone, fanatici ingordi dei beni della Chiesa; guerra ai legati della Santa Sede!, strillano i codardi radicali della triste Elvezia; guerra alla mitra ed alla tiara!, esclama Otto de Bismarck. E con queste violenze ingrate, che ipocrisia! Impedire ai Cattolici di praticare liberamente la loro Religione, dicono che è rispettare la coscienza, compiere il dovere morale dell’autorità e difendere le prerogative del potere! Mettere i Vescovi in prigione, vendere i loro mobili all’asta, dicono che è garantire il benessere e la libertà dei popoli! Scassinare chiese e presbiteri, rubare il patrimonio ecclesiastico, aprire le porte all’esilio, riaprire le carceri per i forzati della fede cattolica: tutto ciò, sarebbe beneficio della riforma, grazia della monarchia parlamentare, trionfo delle idee liberali, circospezione evangelica degli Hohenzollem! L’usignolo ( … quello della fiaba di Andersen) è lo scettro del futuro; confische, prigione, esilio, patibolo, sono ormai le forme del progresso! Sotto la copertura di queste ipocrisie, sotto il favore di antichi pregiudizi, tutte le passioni si coalizzano, tutti gli errori si uniscono, e nell’ora presente, sebbene Pio IX, prigioniero, come Papa, in Vaticano, non abbia altra libertà che la denuncia, altra arma che la preghiera, tutti gli erranti sentono di avere tutto da temere da lui, finché non lo abbiano ridotto alla completa inazione (ancora oggi lo temono, temono il Papa – impedito e materialmente prigioniero – Gregorio XVIII, e lo combattono apertamente con eresie e falsità le più vergognose, non solo i soliti nemici, cioè i kazari cabalisti e tutte le sette massoniche e dei protestanti apostati beoti, ma ancor più i settari del novus ordo, a cui si aggiungono i fallibilisti del cavaliere kadosh Lienart e del suo degno “compariello”, i tesisti del falso vescovo domenicano francese, tutti gli adepti delle sette sedevacantiste – eretiche e scismatiche, i mille cani sciolti, liberi lupi rapaci a vario titolo – ndr. -). Mentre gli ex apologeti tacciono, mentre i politici se ne stanno con le mani in mano, mentre i Cattolici liberali intrigano, una bocca impazzita a Ginevra diventa occasione di esilio del dolce Mermillod; dei miserabili preti si intrufolano nelle parrocchie del Giura cattolico; Bismarck assalta tutti gli stabili ecclesiastici della Germania, e cospira con Minghetti per sopprimere praticamente il Papato, aspettando la morte di Pio IX, l’occasione, sperano, per mettere le mani sulla Chiesa di Gesù Cristo (cosa avvenuta nel 1958 con il massonico Conclave-farsa delle marionette di bianco-vestite ed il Conciliabolo rivoluzionario roncallo-montiniano – ndr. -), per consumare, come risultato, la degradazione e la schiavitù della razza umana. Tutti questi politici professano una dottrina per guidare la loro condotta e, in apparenza, motivare i loro attacchi. In altri tempi i persecutori si chiamavano gellicani; il gallicanesimo non era solo un attacco alla supremazia dei Papi; con i suoi pro e contro, con le sue idee particolari su dogma, morale, disciplina e liturgia, presentava, da un lato, una concezione religiosa molto diversa da quella rappresentata dalla Chiesa e dalla tradizione cristiana; d’altra parte, ammettendo la legittimità dei prestiti usurari e l’assoluta indipendenza dei re, tendeva a creare un ordine ben diverso da quello cattolico. Da entrambe le parti, attraverso la corruzione iniziata nella società civile e nell’ordine ecclesiastico, si ritornava alle tradizioni pagane, precipitando verso la rivoluzione. Oggi, le nostre politiche si chiamano radicali, liberali, repubblicane, parlamentari, costituzionali o monarchiche – « questo è, se ci viene passata l’espressione, il titolo per decorare la facciata del negozio ». Sotto denominazioni apparentemente innocue ed anche sedicenti generose, hanno tutti, contro la Chiesa e la Santa Sede, una dottrina comune. Gambetta e Thiers pensano come Gladstone, come Minghetti, come Bismarck: sotto l’apparenza di forme ingannevoli, è nascosta sempre l’ipocrisia violenta e l’oppressione brutale. L’individuo reclama le franchigie che aiutano la corruzione, l’individuo rifiuta le franchigie della virtù; la società vuole certi diritti che si rivolgono tutti alla consacrazione della tirannia e alle latitudini della persecuzione, ma niente che si rivolga a vantaggio della verità e della giustizia cristiana. Ciò che tutti propugnano sotto vari nomi, adornandosi dei colori del benessere e della libertà, difendendo, come dicono, le immunità del potere e le prerogative dello Stato, è l’esclusione sociale della grazia di Gesù Cristo, l’oppressione della coscienza cattolica, la schiavitù della Chiesa, la confusione di tutti i poteri nella mano del principe e, per dirla in breve, il cesaro-papismo. Il cesaro-papismo è il culmine forzato, la cloaca di raccolta di tutti gli errori contemporanei, la loro formulazione dottrinale e la loro applicazione sociale; il principio storico del cesarismo è il libero esame di Lutero e il libero pensiero di Cartesio; il suo primo tentativo di organizzazione è il gallicanesimo di Luigi XIV e Napoleone; il suo attuale promotore, la massoneria; il suo esecutore di opere alte, la rivoluzione demagogica o coronata; il suo ultimo termine, è Cesare sovrano-pontefice, è il potere dio e bestia, è la legge divenuta lo strumento di sterminio del Cattolicesimo, è il grido di guerra: « I Cristiani ai leoni! ». – Dopo aver attraversato il cerchio dell’evoluzione cattolica, la civiltà è tornata al suo punto di partenza: alla guerra contro la Chiesa ed i Pontefici Romani, alla persecuzione dei Cesari. Quello che può venir fuori da questo, per il bene dell’ordine pubblico, lo possiamo imparare dal recente passato. Cento anni fa Luigi XIV poteva vedere i suoi figli sui troni d’Europa dalle profondità della tomba; il gallicanesimo fioriva ovunque all’ombra dei troni borbonici. Dove sono oggi i Borboni del patto di famiglia? L’ultima discendente di Luigi XIV è appena caduta dal trono: era una donna, una regina costituzionale, riconciliata con i nemici della sua famiglia, e, in ogni caso, secondo la teoria parlamentare, non le si poteva rimproverare nulla. Tuttavia, il trono cadde; nonostante questo gallicanesimo, supposto protettore del potere, la Francia, la Spagna, il Portogallo, Napoli e la Toscana cacciarono i Borboni; l’errore che doveva coprire questi principi contro gli sconfinamenti della Santa Sede servì solo a creare loro dei nemici; la civiltà andò addirittura in una direzione contraria agli interessi di questi Stati, e la rivoluzione, che minaccia tutti gli insediamenti umani, minaccia le razze latine con estromissioni ancora maggiori. Il mondo sta attraversando una di quelle terribili crisi da cui può nascere un cambio di stato per la proprietà e la sovranità. Ma questa nascita è laboriosa; le fazioni possono distruggere tutto, le false dottrine possono rovinare completamente questo lavoro meticoloso. A seconda della direzione, questo movimento può rialzare o abbassare tutto. Ciò che manca è la luce degli insegnamenti cattolici, i benefici della Santa Chiesa, la guida sicura della Santa Sede. La Chiesa libera sarebbe venuta in questo povero mondo con un cuore pieno di misericordia e mani piene di grazia, per guarire le sue ferite, per dirigere i suoi sforzi, per regolare le sue aspirazioni. – La rivoluzione dall’alto dà una mano alla rivoluzione dal basso per compromettere tutto; è al deviato che domanda la scienza delle soluzioni giuste e il segreto delle opere progressive. Dei Cattolici stessi, lo dico con dolore, dei cattolici vestiti con la livrea del liberalismo, accettano, in linea di principio, le dottrine della rivoluzione, quello che chiamano il suo buono spirito e le sue felici conquiste, la giustapposizione della Chiesa e dello Stato, il potere costituente e sovrano della società civile. Contro questo Cattolicesimo liberale, è giunto il momento che la Cattedra Apostolica si armi di fulmini. Nel frattempo, dobbiamo affrontare la persecuzione. La persecuzione non può sorprendere né affliggere i Cristiani. Il discepolo non è al di sopra del maestro; anche il martirio è una grazia, e quando Dio permette che le ipocrisie e la violenza della persecuzione si scatenino contro di noi, ci tratta come figli viziati dalla sua Provvidenza. Ma per ottenere la grazia legata alla persecuzione, bisogna lottare. In mezzo alle nuove lotte, dobbiamo ricordare la lunga serie di vecchie vittorie; dobbiamo ricordare le memorie che ci sostengono e i diritti che ci proteggono; dobbiamo essere santi nella nostra fame di rigori ostili, di prigioni e di catene; dobbiamo stare ai piedi della croce, aspettando di salirvi. Anche noi, quando saremo sacrificati, attireremo tutto a noi con il richiamo del sacrificio e il potere invincibile delle immolazioni. – Opponiamo dunque la nostra memoria e i nostri diritti ai nemici ciechi che si coalizzano per schiacciarci. Che questa proclamazione fermi, se ancora c’è tempo, il tradimento di oggi e prepari, in ogni caso, il beneficio delle lotte di domani. Non saremo mai noi a sottrarci alla gara di coraggio. Abbiamo un’istruzione dal cielo che ci anima al coraggio e abbellisce tutto, anche la morte: Confidite, ego vici mundum.