8 DICEMBRE 2020: FESTA DELLA IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA SS. MADRE DI DIO, LA VERGINE MARIA

8 DICEMBRE, FESTA DELLA IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA SS. MADRE DI DIO, LA VERGINE MARIA

Præclára custos Vírginum,

Intácta mater Núminis,

Cæléstis aulæ jánua,

Spes nostra, cæli gáudium,

Inter rubéta lílium,

Colúmba formosíssima,

Virga e radíce gérminans

Nostro medélam vúlneri.

Turris dracóni impérvia,

Amíca stella náufragis,

Tuére nos a fráudibus,

Tuáque luce dírige.

Erróris umbras díscute,

Syrtes dolósas ámove,

Fluctus tot inter, déviis

Tutam reclúde sémitam.

Jesu, tibi sit glória,

Qui natus es de Vírgine,

Cum Patre, et almo Spíritu,

In sempitérna sǽcula.

Amen.

[Inno {dal Proprio dei Santi}

Illustre custode delle Vergini,

Immacolata Madre di Dio,

porta della reggia celeste,

speranza nostra e gioia del cielo;

Giglio fra le spine,

colomba bellissima,

verga dalla cui radice germoglia

il rimedio alle nostre ferite;

Torre al dragone inaccessibile,

stella propizia ai naufraghi,

difendici dalle insidie

e guidaci colla tua luce.

Dissipa le ombre dell’errore,

rimuovi gli scogli pericolosi,

gli erranti fra tanti flutti

riconduci sulla via sicura.

O Gesù, sia gloria a te,

che sei nato dalla Vergine,

insieme col Padre e collo Spirito Santo,

per i secoli eterni.

Amen.]

Dal libro del Genesi

Gen III:1-5

1 Il serpente era il più astuto di tutti gli animali della terra che il Signore Dio aveva fatto. Ed esso disse alla donna: Perché Dio v’ha comandato di non mangiare di ogni albero del paradiso?

2 La donna gli rispose: Noi mangiamo del frutto degli alberi che sono nel paradiso

3 Ma del frutto dell’albero ch’è in mezzo al paradiso, Iddio ci ha ordinato di non mangiarne e di non toccarlo, affinché per disgrazia non moriamo.

4 Allora il serpente disse alla donna: No, che non morrete.

5 Ma Dio sa che in qualunque giorno ne mangerete, s’apriranno i vostri occhi: e sarete come dèi, conoscitori del bene e del male.

 … et eritis sicut dii, scientes bonum et malum.

6 Vide dunque la donna che il frutto dell’albero era buono a mangiare, e bello a vedere, e gradevole all’aspetto: e colse di quel frutto, e ne mangiò: e ne diede a suo marito, il quale pure ne mangiò.

7 Allora si aprirono gli occhi ad ambedue: ed avendo conosciuto d’essere nudi, intrecciarono delle foglie di fico, e se ne fecero delle cinture.

8 E udita la voce del Signore Dio che passeggiava nel paradiso alla brezza del pomeriggio, Adamo colla sua moglie si nascose dalla faccia del Signore Dio in mezzo agli alberi del paradiso.

9 Il Signore Dio chiamò Adamo, e gli disse: Dove sei?

10 Ed egli rispose: Ho udito la tua voce nel paradiso: ed ho avuto timore, essendo nudo, e mi sono nascosto.

12 Ed egli a lui: Ma chi t’ha fatto conoscere d’esser nudo, se non l’aver mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?

12 E Adamo rispose: La donna che m’hai dato per compagna, m’ha dato del frutto, e io l’ho mangiato.

13 Allora il Signore Dio disse alla donna: Perché hai fatto questo? Ed ella rispose: Il serpente m’ha ingannata, e io ne ho mangiato.

14 Allora il Signore Dio disse al serpente: Perché tu hai fatto questo, sei maledetto più di tutti gli animali e le bestie della terra: striscerai sul tuo ventre, e mangerai la terra tutti i giorni della tua vita.

15 Porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la stirpe tua e la stirpe di lei ella ti schiaccerà la testa, e tu insidierai al suo calcagno.

Sermone di san Girolamo Prete

Sull’Assunz. della D. V. M.

Chi e quanto grande sia la beata e gloriosa sempre Vergine Maria ci è dichiarato dall’Angelo da parte di Dio quando dice: «Salve, piena di grazia; il Signore è con te: la benedetta tu sei fra le donne» Luc. 1,28. E conveniva che tali doni fossero assicurati alla Vergine, sì da essere piena di grazia lei, che ha dato la gloria ai cielo, il Signore alla terra, che ha fatto risplendere la pace, ha portato la fede alle Genti, un fine ai vizi, una regola di vita, una disciplina per i costumi. E veramente piena, perché mentre agli altri si dona con misura, in Maria invece discese tutta insieme la pienezza della grazia. Veramente piena, perché sebbene la grazia si trovò nei santi Padri e Profeti, non ci fu però nella sua pienezza; in Maria invece discese tutta la pienezza della grazia ch’è in Cristo, sebbene in maniera differente. E perciò dice: «La benedetta tu sei fra le donne»; cioè benedetta più di tutte le altre donne. Ond’è che tutta la maledizione attirata da Eva fu tutta tolta dalla benedizione di Maria. Di lei Salomone nella Cantica, quasi in sua lode dice: «Vieni, colomba mia, immacolata mia. Poiché l’inverno è già passato, la pioggia è cessata e sparita» Cant. II,10. E poi soggiunge; «Vieni dal Libano, vieni, sarai incoronata» Eccli. XXIV,5. – Non immeritatamente dunque si invita a venire dal Libano, significandosi per il Libano il candore. Ella infatti era risplendente per i molti meriti e virtù, e più candida della neve, più bianca per i doni dello Spirito Santo, e presentava in tutto la semplicità della colomba; poiché quanto è avvenuto in lei, è tutto purezza e semplicità, tutto verità e grazia; tutto misericordia e giustizia che venne dal cielo; e perciò immacolata, perché al tutto senza macchia. Ella infatti divenne madre, come attesta san Geremia, ma rimanendo vergine. «Il Signore, dice, farà una novità sulla terra una donna chiuderà in sé un uomo» Jerem. XXXI, 22. Novità veramente inaudita, novità delle virtù eccedente ogni altra novità, che un Dio (che il mondo non può contenere, e nessuno vedere senza morire) sia entrato nel seno d’una vergine come in un asilo, senza essere prigioniero di questa corpo; e tuttavia Dio vi sia contenuto tutto intero: e che ne sia uscito lasciando come dice Ezechiele) la porta del tutto chiusa (Ezech. XLIV, 2. Onde si canta di lei nella stessa Cantica «Orto chiuso, fonte sigillata, le tue emanazioni sono un paradiso» Cat. IV,12. Vero giardino di delizie, che aduna tutte le specie di fiori, e i profumi di virtù; e chiuso siffattamente, che né la violenza né l’astuzia possono forzarne l’entrata. Quindi fonte sigillata col sigillo di tutta la Trinità.

Dagli Atti di Papa Pio IX

Ora la vittoria della Vergine Madre di Dio nella sua Concezione sul crudelissimo nemico del genere umano, la quale le divine scritture, la venerabile tradizione, il sentimento perpetuo della Chiesa, l’accordo singolare dei vescovi e dei fedeli, come pure gli atti insigni e le costituzioni dei sommi Pontefici avevano già meravigliosamente illustrato, Pio IX Pontefice massimo annuendo ai voti di tutta la. Chiesa risolva di proclamarla solennemente col suo supremo e infallibile oracolo. Pertanto l’otto Dicembre dell’anno mille ottocento cinquantaquattro, nella basilica Vaticana, davanti a una immensa assemblea di Padri di santa Romana Chiesa, di Cardinali e di Vescovi anche di lontanissime regioni, plaudendo l’orbe intero, solennemente proclamò e definì:

La dottrina che tiene la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua Concezione essere stata, per singolare privilegio di Dio, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, essere stata rivelata da Dio, e perciò doversi credere da tutti i fedeli fermamente e invariabilmente.

Omelia di san Germano Vescovo

Nella Presentazione della Madre di Dio.

Salve, o Maria, piena di grazia, più santa dei Santi, e più eccelsa dei celi, e più gloriosa dei Cherubini, e più onorevole dei Serafini, e venerabile più d’ogni altra creatura. Salve, o colomba, la quale e ci porti il frutto dell’olivo, e ci annunzi colui per cui siamo preservati dal diluvio spirituale ed è il porto della salvezza; le ali della quale risplendono come l’argento e il cui dorso come il fulgore dell’oro e dei raggi dello Spirito santissimo e illuminatore. Salve, amenissima e razionale paradiso di Dio, dalla sua benignissima ed onnipotente destra piantato quest’ oggi ad Oriente, esalante per lui il soave odore del giglio, e germogliante la rosa immarcescibile per la guarigione di quelli che avevano bevuto ad Occidente l’amarezza d’una morte disastrosa e funesta all’anima; paradiso, in cui fiorisce l’albero della vita per la conoscenza della verità, che dona l’immortalità a chi ne avrà gustato. Salve, edificio sacrosanto, immacolato, palazzo purissimo di Dio sommo Re, ornato d’ogni parte dalla magnificenza del medesimo Re Divino, palazzo che offre a tutti ospitalità e ristora con misteriose delizie; in cui si trova il talamo non manufatto dello Sposo spirituale e risplendente di svariato ornato; in cui il Verbo, volendo chiamare la umanità errante, si disposò alla carne, per riconciliare col Padre quelli che se ne erano allontanati di propria volontà. – Salve, monte di Dio fertilissimo e ombreggiato, nel quale fu nutrito l’Agnello ragionevole che portò i nostri peccati e infermità; monte, dai quale si rotolò, senza che nessuna mano la staccasse, quella pietra che frantumò gli altari degli idoli, ed è diventata testata dell’angolo «meravigliosa agli occhi nostri » Ps. CXVII, 22. Salve, trono santo di Dio, altare divino, casa di gloria, ornamento incomparabile, tesoro eletto, propiziatorio di tutto l’universo, e cielo che narra la gloria di Dio. Salve, urna formata d’oro puro, contenente la dolcezza più soave delle anime nostre, cioè Cristo, la vera manna. O Vergine purissima e degnissima di ogni lode ed ossequio, tempio consacrato a Dio eccedente in eccellenza ogni creatura, terra intatta, campo fecondo senza coltura, vigna tutta fiorita, fontana che spande acque abbondanti, vergine feconda, e madre senza conoscere uomo, tesoro asceso d’innocenza e bellezza tutta santa: colle tue accettissime e valide preghiere, grazie alla tua autorità materna, presso il Signore Dio e Creatore di tutto, il tuo Figlio generato da te senza padre terreno, degnati di prendere in mano il governo dell’ordine ecclesiastico e di condurci al porto tranquillo. – Rivesti splendidissimamente i sacerdoti di giustizia e dei sentimenti d’una fede provata, pura e sincera. I principi ortodossi, che ti hanno scelta, a preferenza d’ogni splendore di porpora o di oro e di margarite e pietre preziose, per diadema e manto e ornamento solidissimo del loro regno, dirigili nel loro governo tranquillamente e prosperamente. Abbatti e soggioga le nazioni infedeli che bestemmiano contro di te e contro il Dio nato da te; e conferma nella fede il popolo loro soggetto, affinché perseveri, secondo il precetto di Dio, nell’obbedienza e in una dolce dipendenza. Corona dell’onore della vittoria questa tua stessa città, la quale ti considera come l Signore m’ebbe con sé dall’inizio delle sue imprese, da principio, prima ancora che facesse cosa alcuna. Fin dall’eternità io sono stata costituita, ab antico, prima ancora che fosse fatta la terra. Non c’erano ancor gli abissi, ed io ero già concepita.sua torre e fondamento; custodisci, circondandola di fortezza, l’abitazione di Dio; conserva sempre il decoro del tempio; libera i tuoi lodatori da ogni pericolo e angoscia di spirito; dona la libertà agli schiavi, sii il sollievo dei viandanti privi di tetto e di ogni altro aiuto. Porgi la tua mano soccorritrice al mondo universo, affinché passiamo le tue feste nella gioia e nell’esultanza, e si terminino tutte, come questa che ora celebriamo, lasciandoci splendidi frutti in Gesù Cristo Re dell’universo e nostro vero Dio, a cui sia gloria e potenza insieme col Padre, il santo principio della vita, e collo Spirito coeterno, consustanziale e conregnante, ora e sempre e per i secoli dei secoli. Così sia.

SAN PIER CRISOLOGO

Sermone CXLII su missus est (Lc. 1. 26-30)

Avete udito oggi, fratelli carissimi, l’Angelo che trattava con Maria della redenzione dell’uomo; avete udito che si trattava di far ritornare l’uomo alla vita per quella medesima via per la quale era caduto. Si, si, tratta l’Angelo con Maria della salute, perché un altro angelo con Eva aveva trattato della rovina. Avete udito l’Angelo che con arte ineffabile costruiva il tempio della Maestà divina col limo della nostra carne. Avete udito che con mistero incomprensibile Dio è collocato in terra e l’uomo in cielo. Avete udito come in modo inaudito in un sol corpo si unisce Dio e l’uomo. Avete udito che con angelica esortazione la fragile natura della nostra carne è confortata a portare tutta la gloria della Divinità. Finalmente perché sotto tanto peso non soccombesse la sottile arena del nostro corpo in Maria e nella Vergine che avrebbe portato il frutto di tutto il genere umano non si spezzasse la tenue vèrga, una voce angelica per allontanare il timore, ecco precede dicendo: Non temere, Maria. Prima si annunzia la causa della dignità della Vergine nel nome stesso, perché Maria in ebraico significa Signora. L’Angelo dunque la chiama Signora, perché come genitrice del Dominatore lasci il timore e perché l’autorità stessa del suo Figlio obbliga a chiamarla Signora. Non temere Maria, perché hai trovato grazia. È vero, chi ha trovato grazia, non sa temere. Hai trovato grazia. Presso chi? Presso Dio. Beata colei che fra gli uomini sola avanti tutti meritò di udire queste parole: Hai trovato grazia. Quanta? Quanta aveva detto prima, cioè la pienezza della grazia. E veramente ebbe la piena grazia che con larga pioggia doveva inondare tutta la creatura. Hai trovato grazia davanti a Dio. Mentre dice questo ed egli stesso si meraviglia che solo una femmina o che tutti gli uomini per mezzo di una femmina abbiano meritato la vita, stupisce l’Angelo che Dio venga nelle angustie del seno verginale, mentre tutto il creato per Lui è troppo piccolo. Quindi è che l’Angelo indugia, segnala alla Vergine il merito, segnala la grazia, appena manifesta la causa, per prepararla lentamente, appena sopita la lunga trepidazione. Pensate, fratelli, con quanta riverenza, con quale tremore noi dobbiamo intervenire, assistere al mistero quando lo stesso Angelo non ne parla senza timore a chi ascolta con timore. – Ecco concepirai. Bene concepirai ciò che la carne ignora, ciò che la natura non ammette, di cui la nostra condizione non ha esempio. Concepirai. Chi pervenne al frutto prima di aver provato la fatica e il sudore della terra? Chi raccoglie i frutti prima di aver coltivata la pianta? Chi arrivò ad alcun punto senza percorrere strada? Chi fuori delle leggi di natura riceve incremento di natura? Beata dunque e veramente beata Maria, la quale fuori delle leggi della generazione, senza i fastidi dei dolori materni, pervenne a tanta gloria di maternità. – Beata chi accolse e conservò nel seno il pegno divino in modo che tutto l’esterno del corpo non se ne avvedesse. Beata Lei che ciò che ricevette dal cielo sul referto dell’Angelo, lo accolse nel segreto del suo pensiero. Entro la casa della Vergine il mistero celeste si svolge in modo che tutto rimanendo chiuso nulla trapela fuori. – Concepirai e partorirai un figlio. Chi entra ed esce senza lasciar segno dell’entrata e dell’uscita? Certo solo un Abitatore divino, non umano. E chi nel concepimento conserva vergine e nella nascita lascia vergine la madre, non è uomo terreno, ma celeste. Ceda dunque la legge della nostra carne, nulla rivendichi la natura, dove si introduce una legge celeste e per dar vita a progenie divina, per ossequio a Natura Divina. – Il discorso sul concepimento e sul parto non affatichi la vostra mente, né per leggerezza si commuoverà il Cristiano, poiché sono in campo insegne divine della potenza di Dio per dar vita a progenie celeste. – Concepirai e partorirai un figlio. Non disse «per te», ma disse « tuo » . Perché? Perché l’Essere santo sarà chiamato Figlio di Dio. O Vergine, la grazia ti rende madre, non la natura; la pietà volle che tu fossi chiamata madre, ciò che non consentiva l’integrità; ma nel tuo concepimento e nel tuo parto è cresciuto il pudore, è aumentata la castità, è stata confermata l’integrità e la verginità e tutte le virtù hanno perseverato. O Vergine, se per te tutto è salvo, che cosa hai dato? Se sei vergine, come sei madre? Se sei sposa, come genitrice? Colui che ha fatto sì che tutto ti fosse accresciuto, nulla ha permesso che fosse diminuito. Hai concepito il tuo Autore. Ha principio da te il Principio, è tuo figlio il tuo Padre, nella tua carne vi è il tuo Dio; per te Egli ha ricevuto la luce del mondo, dopo aver dato la luce al mondo. Avvisata dunque dall’Angelo, o Vergine, non presumere di chiamare chi nascerà tuo figlio, ma chiamalo Salvatore; perché la verginità non per sé

partorisce un figlio, ma partorisce un pegno al Creatore e l’integrità porta in seno il suo Signore, non una creatura, dicendo l’Angelo: E lo chiamerai Gesù; che nella nostra lingua vuol dire Salvatore. – Disse Maria all’Angelo: Come avverrà questo? Ecco Maria interroga. E chi interroga, dubita. Perché solo Zaccaria è ritenuto colpevole? Perché il conoscitore dei segreti non esamina le parole, ma osserva il cuore, e giudicò non che cosa avessero detto, ma che cosa sentivano nel loro cuore Maria e Zaccaria. Era infatti diverso il motivo delle due interrogazioni, era distinta la fattispecie. Zaccaria dubitò stando alle leggi della natura; dalla domanda si capisce che egli dichiara che non può avvenire ciò che Dio comanda; Zaccaria malgrado gli esempi antichi non accetta la fede; Maria senza esempio corre alla fede; questa si meraviglia del parto di una vergine, quello disputa di un concepimento coniugale. Giustamente costei parla, perché riconosce e confessa Dio disceso nel suo corpo; quello tacque finché, convinto, dal proprio corpo diede vita à quel Giovanni, che negava. – Come avverrà ciò? Perché? Perché non conosco uomo. O Donna, qual uomo cerchi? Quello che perdesti in paradiso? Restituisci l’uomo o donna, restituisci tu quello che hai perduto. Lascia la legge naturale, riconosci la legge del Creatore. Egli da te prenderà del tuo e farà un uomo; Egli che in principio ti fece e ti assunse dall’uomo. Non cercare l’uomo, cessi l’opera dell’uomo, perché a riparare l’uomo basta l’opera divina. Quindi è che Dio stesso viene a te, perché sei pentita di essere arrivata all’uomo; né carne a carne si avvicinerà, ma lo Spirito Santo discenderà in te. Perché ciò che nasce dalla carne è carne e ciò che nasce dallo Spirito è santo. Quindi chi nasce dallo Spirito, senza controversia è Dio, perché lo Spirito è Dio. – Lo Spirito Santo discenderà in te e la virtù dell’altissimo ti farà ombra. Fa ombra la potenza di Dio, perché la fragilità umana dovendo portare Dio non soccomba. La potenza dell’altissimo ti farà ombra. Il calore del nostro corpo non sa quanto protegga l’ombra della virtù divina; né cerca il segreto della mondana abitazione, colei che si vede circondata dal velo di superno splendore. Perciò l’essere santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio. Nessuno qui prenda il termine « santo » in senso comune, ma in quel significato singolare, col quale si esclama in cielo: Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti (Isaia VI, 5). – Si manda poi Maria da Elisabetta, la Vergine alla sterile, la giovane alla vecchia, affinché con pia gara prendano ambedue e ricevano ugualmente una la fede dalla novità, l’altra la virtù dalla necessità. – Ciò udito rispose Maria: Ecco l’ancella del Signore, si faccia a me secondo la tua volontà. Quella che è chiamata Signora dall’Angelo, si conosce e si confessa ancella. Perché l’anima devota in mezzo ai benefizi cresce in ossequio e in grazia, non in arroganza e superbia. Si faccia a me secondo la tua parola. Credendo alla parola giustamente concepisce il « Verbo ». In principio era il « Verbo » e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. (Giov. 1; 1). A tutto questo mistero giunse accettando il segreto della fede che ha udito. Quanto pecca l’eretico, che dopo le prove ancora non crede, mentre vede che Costei ha creduto tanto prima delle prove!