SALMI BIBLICI: “VOCE … Voce MEA AD DEUM, ET INTENDI” (LXXVI)

SALMO 76 “VOCE … VOCE MEA AD DEUM, et intendi”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

[Canonico titolare della Chiesa di Soissons, Professore emerito di Scrittura santa e sacra Eloquenza]

TOME DEUXIÈME.

PARIS – LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR 13, RUE DELAMMIE, 1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

Salmo 76

In finem, pro Idithun. Psalmus Asaph.

[1] Voce mea ad Dominum clamavi; voce mea ad Deum, et intendit mihi.

[2] In die tribulationis meae Deum exquisivi; manibus meis nocte contra eum, et non sum deceptus. Renuit consolari anima mea;

[3] memor fui Dei, et delectatus sum; et exercitatus sum, et defecit spiritus meus.

[4] Anticipaverunt vigilias oculi mei; turbatus sum, et non sum locutus.

[5] Cogitavi dies antiquos, et annos æternos in mente habui.

[6] Et meditatus sum nocte cum corde meo, et exercitabar, et scopebam spiritum meum.

[7] Numquid in æternum projiciet Deus? aut non apponet ut complacitior sit adhuc?

[8] aut in finem misericordiam suam abscindet, a generatione in generationem?

[9] aut obliviscetur misereri Deus? aut continebit in ira sua misericordias suas?

[10] Et dixi: Nunc cæpi; hæc mutatio dexteræ Excelsi.

[11] Memor fui operum Domini, quia memor ero ab initio mirabilium tuorum;

[12] et meditabor in omnibus operibus tuis, et in adinventionibus tuis exercebor.

[13] Deus, in sancto via tua: quis Deus magnus sicut Deus noster?

[14] Tu es Deus qui facis mirabilia: notam fecisti in populis virtutem tuam.

[15] Redemisti in brachio tuo populum tuum, filios Jacob et Joseph.

[16] Viderunt te aquæ, Deus; viderunt te aquae, et timuerunt; et turbatæ sunt abyssi.

[17] Multitudo sonitus aquarum; vocem dederunt nubes. Etenim sagittæ tuætranseunt;

[18] vox tonitrui tui in rota. Illuxerunt coruscationes tuæ orbi terræ; commota est, et contremuit terra.

[19] In mari via tua, et semitæ tuæ in aquis multis, et vestigia tua non cognoscentur.

[20] Deduxisti sicut oves populum tuum, in manu Moysi et Aaron.

[Vecchio Testamento Secondo la Volgata Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO LXXVI

Quanto al titolo, sembra che sia Salmo pel cantore Asaph sopra l’istrumento Idithun. — L’argomento é la preghiera nella tribolazione della schiavitù babilonica o in quella di Antioco, o in qualche altra.

Può applicarsi al giusto nelle gravezze insopportabili del pellegrinaggio terreno.

Per la fine: per Idithun. – Salmo di Asaph.

1. Alzai la mia voce, e le mie grida al Signore; alzai la mia voce a Dio, ed egli mi ascoltò.

2. Nel giorno di mia tribolazione, stesi la notte verso Dio le mie mani; e non sono stato deluso.

3. Non volle consolazione l’anima mia; mi ricordai di Dio, e n’ebbi conforto, e mi esercitai nella meditazione; e venne meno il mio spirito.

4. Gli occhi miei prevennero le vigilie; io era turbato e non apersi la bocca.

5. Ripensai ai giorni antichi; ed ebbi in niente gli anni eterni.

6. E meditava la notte in cuor mio, e ponderava e si purgava il mio spirito.

7. Ci rigetterà forse Dio in eterno, ovvero non vorrà più essere disposto a placarsi?

8. Ovvero torrà egli per sempre la sua misericordia a tutte le generazioni, che seguiranno?

9. Ovvero si dimenticherà Dio di usar pietà, e tratterrà nell’ira sua le sue misericordie?

10. E io dissi: Adesso io incomincio; questo cangiamento (vien) dalla destra dell’Altissimo.

11. Mi sono ricordato delle opere del Signore; anzi mi ricorderò di tutte le meraviglie fatte da te fin da principio.

12. E mediterò tutte quante le opere tue, e onderò investigando i tuoi consigli.

13. Le tue vie, o Dio, sono sante; qual è il Dio, che grande sia come il Dio nostro? Tu se’ il Dio, che operi meraviglie.

14. Tu facesti manifesto ai popoli il tuo potere; col tuo braccio tu riscattasti il tuo popolo, i figliuoli di Giacobbe e di Giuseppe. (1)

15. Te videro le acque, o Dio, le acque ti videro, e s’impaurirono; e gli abissi furono sconvolti.

16. Rumor grande di pioggia; le nuvole hanno date fuori le loro voci.

17. Le tue saette scoppiano; la voce del tuo tuono ruota per l’aria.

18. I tuoi folgori illuminarono il giro della terra; la terra si scosse, e tremò. (2)

19. Tu camminavi pel mare; tu ti facesti strada per mezzo alle acque, e non si vedranno le tue pedate. (3)

20. Guidasti il tuo popolo, come tante pecorelle, col ministero di Mosè e di Aronne.

(1) Giuseppe è considerato qui come il capo della tribù, perché egli fornisce per un certo tempo gli alimenti agli israeliti in Egitto. Questa espressione sarebbe anche indice di un tempo « che ha seguito la  cattività delle dieci tribù, o di coloro tra essi che erano scappati riunendosi a Giuda. »

(2) in rota, in orbe; lo svolgimento dei tuoni.

(3) E le tracce dei vostri piedi, etc. cioè il mare si è diviso in due, ed in seguito le acque si son riunite senza lasciar traccia del cammino aperto dalla potenza di Dio.

Sommario analitico

In questo salmo, che sembra collocarsi ai tempi di Sennacherib, devastando tutta la Giudea, arrivava su Gerusalemme per prenderla e distruggerla;

il Profeta, personificando tutti i giusti in mezzo alle afflizioni ed alle prove inseparabili dalla vita:

I – Si rivolge a Dio

1° Con tutti i sensi del corpo (1, 2);

2° Con tutte le potenze dell’anima (3);

3° Elevandosi alla meditazione, – a) che inizia dall’aurora, con la contrizione del cuore e nel silenzio (4), – b) dalla quale egli prende  la materia dai giorni antichi e dagli anni eterni, e dai ricordi del peccati (5); – c) che continua durante la notte, durante la quale si leva alla ricerca della verità ed all’esame dell’anima (6).

II. È agitato dal timore

1° di essere riprovato da Dio (7);

2° di essere al di fuori delle attenzioni della sua misericordia (8);

3° di avere Dio sempre irritato contro di sé (9).

III. Egli concepisce ben presto le migliori speranze,

1° con il buon proposito che formula, in nome di Dio, di condurre una vita tutta nuova (10);

2° con il pensiero della potenza, della saggezza, della maestà divina (11, 12);

3° con il ricordo delle meraviglie che ha operato in favore degli Israeliti, che Egli ha liberato dalla schiavitù dell’Egitto (13-20).

Spiegazioni e Considerazioni

I. — 1-6.

ff. 1, 2. – Tutte le qualità della preghiera si trovano riunite: l’umiltà, il fervore, la perseveranza, l’efficacia. È soprattutto nel giorno della tribolazione che noi dobbiamo cercare Dio. Noi possiamo andare a Dio rettamente, è certo, seguendo piacevolmente la grande strada, ma non lo cerchiamo efficacemente, non ritorniamo a Lui se non attraverso il sentiero del dolore.  Ogni ritorno a Dio implica nel contempo l’errore del crimine, lo smarrimento colpevole e la loro misericordiosa punizione. Beati quindi i cuori feriti! Beata la sofferenza che induce a cercare Dio! Beati i prigionieri incatenati dalla benedizione del dolore! (S. Ambrogio in Psal. LXXVI). – Il profeta esprime qui una cosa ben difficile e molto rara. « Nel giorno della mia tribolazione, io ho cercato Dio ». Quando l’afflizione cade su di noi, noi ci lasciamo abbattere, non pensiamo che alla sofferenza; il Profeta, al contrario, dimentica tutto per non pensare che a Dio, per non cercare che Dio, come se dicesse: se io trovo Dio, io trovo tutto con Lui (S. Gerol.). – Sono in molti a gridare verso il Signore per le ricchezze da acquisire e per le perdite da evitare, per la salute della propria famiglia, per la stabilità della propria casa, per il benessere temporale, per le dignità del mondo, infine, per questa salute del corpo che è il patrimonio dei poveri. Per tutte queste cose e per altre simili, tutti gridano incessantemente verso il Signore: appena c’è qualcuno che grida verso il Signore per il Signore stesso. È facile all’uomo desiderare qualcosa dal Signore, senza desiderare il Signore stesso, come se ciò che Egli dà possa essere più dolce di Colui stesso che lo dona! (S. Agost.). – La voce di colui che prega per interesse e senza un vero ritorno verso Dio, ha come termine i beni che desidera, non il buon piacere di Dio: è per questo che la sua preghiera è inutile o addirittura condannabile. Essi hanno gridato – dice il Profeta in un altro passo – e nessuno li ha salvati; essi hanno invocato il Signore, ed Egli non li ha esauditi. Il marinaio alza la voce durante la tempesta; il contendente alla veglia del suo processo; la madre nella malattia di suo figlio; il mercante in una impresa in cui impegna il suo bene; il ministro anche della parola, nel momento in cui va a distribuirla ad i suoi uditori.  Scrutate il cuore di queste persone, e seguite il corso delle loro azioni, e vedrete che spesso il motivo delle loro preghiere non è il desiderio di onorare Dio, ma l’alacrità di riuscire in ciò che progettano: la loro voce è rivolta all’oggetto che affligge la loro anima, e non verso Dio, o se pure è verso Dio, è per farlo entrare a far parte dei loro desideri terreni. Essi meritano di non essere esauditi, e se lo sono, questo sarà nella collera del Signore, che li distoglierà dalle loro inclinazioni sregolate, dalle loro ambizioni, dalla loro avarizia, dalla loro vanità, dalle loro gelosie.  Preghiamo dunque nella prospettiva di salvezza, preghiamo per crescere nella conoscenza e nell’amore di Dio; preghiamo con un cuore distaccato da tutte le affezioni terrene (Berthier). – « Nel giorno della tribolazione, ho cercato il mio Dio ». Chi siete voi che agite così? Vedete cosa cercate nel giorno della vostra tribolazione: se una prigionia causa la vostra tribolazione, cercate di uscire dalla prigione; se la lebbra causa la vostra tribolazione, cercate la salute; se la fame causa la vostra tribolazione, cecate di essere saziato; se delle perdite causano la vostra tribolazione, cercate il guadagno; se l’esilio causa la vostra tribolazione, cercate la città che vi ha visto nascere; e perché tutto riportare, o piuttosto come riportare tutto? Volete liberarvi di tutti questi ostacoli? Nel giorno della tribolazione, cercate Dio, non cercate niente da Dio; cercate di acquisire il possesso di Dio in cambio della vostra pena; vale a dire domandate a Dio che allontani le vostre afflizioni, affinché Gli restiate legati in tutta sicurezza. « Nel giorno della mia tribolazione, io ho cercato il mio Dio », non qualsiasi altra cosa, bensì solo Dio. – Come Lo avete cercato? « … Con le mie mani ». quando Lo avete cercato?  « … Durante la notte ». Dove lo avete cercato? « … In sua presenza ». e qual è stato il frutto della vostra ricerca? « … Io non sono stato deluso ». Vediamo tutte queste circostanze, esaminiamole tutte, interroghiamole tutte (S. Agost.).

ff. 2, 3. – Cercare veramente Dio, è non soltanto invocare, ma pure tendere le mani verso di Lui con la pratica delle buone opere. Cercarlo con la purezza di una vita innocente e con obbedienza fedele a tutti i suoi comandamenti, è la via più sicura per trovarlo piuttosto che con letture e lunghe meditazioni. – La notte dell’afflizione è una occasione favorevole per cercare Dio, che veniva dimenticato durante il giorno della pace e della prosperità. – Impotenza delle consolazioni umane; ricordo di Dio, sorgente della vera gioia, consolazione solida di coloro che rifiutano le consolazioni umane e la gioia inalterabile di coloro che non ne hanno altre fuori di Lui. – necessita un desiderio ardente di possedere Dio, effetto di una lunga e fervente meditazione, e che giunge a far cadere lo spirito nel mancamento (Duguet). – « La mia anima ha rifiutato la consolazione della terra, così io mi sono ricordato di Dio ed ho ritrovato la gioia ». Oh quanto queste parole sono vere, semplici e profonde nella loro verità! Come in una sola parola la Scrittura santa descrive la subitanea trasformazione del cuore! L’anima grida nel giorno dell’angoscia: io ero nel dolore e le acque della tribolazione mi avevano circondato; una densa nube gravava su di me e mi soffocava, lasciandomi nelle tenebre; io ho chiamato, io ho chiesto soccorso, e nessuno mi ha ascoltato; io stavo per sprofondare negli abissi della disperazione; ma tutto ad un tratto il ricordo di Dio si è presentato al mio cuore, è penetrato nell’anima mia come il raggio di sole che visita il prigioniero in un oscuro anfratto; io ignoro cosa sia successo in me, ma tutto è sparito, ed i torrenti di una gioia sconosciuta hanno inondato la mia anima … è sufficiente – dice S. Agostino – versare Dio nella propria anima, come un prezioso liquore, per ottenere la dilatazione del cuore, e la dilatazione del cuore non è null’altro che il passaggio dall’angoscia alle ampie campagne della gioia (mons. Landriou, “Preghiera”, n. 39).

ff. 4-6. – « Prevenire il levarsi del sole per benedire il Signore ed adorarlo al principio del giorno » (Sap. XVI, 28). Una meditazione attenta dei suoi giudizi ci riempie di un turbamento che ci toglie la parola e non ci lascia se non la libertà di adorarli con profondo rispetto. Occupazione utile è il richiamare nel proprio pensiero le azioni dei Santi per imitarli; pensieri ancor più salutari da aver spesso presenti allo spirito sono questi lunghi e vasti anni dell’eternità (Duguet). – Quali sono gli anni eterni? Che gran soggetto di meditazione! Vedete se questa meditazione non esiga il silenzio più profondo? Colui che si pone al riparo da ogni agitazione esterna e si separa in se stesso da ogni tumulto delle cose umane, vuole meditare sugli anni eterni. Sono forse gli anni durante i quali noi viviamo, o quelli durante i quali sono vissuti i nostri ancestri, o quelli durante i quali vivranno i nostri discendenti, gli anni eterni? A Dio non piace! Cosa resta in effetti di questi anni? Ecco che parlando noi diciamo: questo anno, e di questo anno cosa è in nostro potere se non il solo giorno in cui siamo? Perché i giorni precedenti a quest’anno sono già trascorsi e noi non li possediamo più; quanto ai giorni a venire, essi non esistono ancora. Noi dunque non siamo che in un giorno, e noi diciamo quest’anno; dite dunque oggi, se volete parlare al presente, perché di tutto questo anno cosa possedete come tempo presente? Tutto ciò che di quest’anno è passato, non esiste più. E tutto ciò che deve arrivare, non c’è ancora. Come osate dire allora: questo anno? Correggete il vostro linguaggio, dite: oggi! Voi avete ragione, dirò ormai: oggi! Ma riflettiamo ancora a questo. Le prime ore di questa giornata appartengono già al passato e le ore avvenire non esistono ancora. Correggete il vostro linguaggio e dite: in quest’ora. E di quest’ora cosa avete in vostro potere? Tanti istanti sono già nel passato e quelli che devono arrivare non sono ancora. Dite dunque: “in questo momento”. Ma quale momento? Mentre io pronuncio parole di due sillabe, l’una non risuona ancora, e l’altra è già passata; infine in una stessa sillaba, non fosse composta che da due lettere, non risuona ancora la seconda che la prima non sia già passata. Cosa possediamo dunque di questo tipo di anni? Questi anni sono soggetti a cambiamenti; bisogna pensare ad anni eterni, ad anni stabili che non siano composti da giorni che vanno e vengono, a quegli anni dei quali la Scrittura dice, indirizzandosi a Dio. « … ma Voi, Voi siete lo stesso, ed i vostri anni non avranno fine » (Ps. CL, 28). – (S. Agost.).

ff. 5. – Si domandava ad un venerabile anziano della Trappa ciò che avesse fatto durante i lunghi giorni della sua vita solitaria. Egli rispose semplicemente: « … Ho pensato ai lunghi giorni dell’eternità ». Grande e solenne parola, semplice e profonda come la verità, grido sublime dell’anima che ha compreso il suo valore e la sua destinazione, il suo punto di partenza e gli orizzonti che l’attendono. – Quando Dio apparirà un giorno per giudicare la terra, e chiederà a certi uomini che avranno calunniato la vita di clausura: … e voi, detrattori ingiusti, cosa avete fatto durante la vostra vita? Forse, e per un certo numero, dormire, mangiare, praticare la vita animale in tutta la perfezione del suo sviluppo … tale sarà il risultato più esatto della loro vita, ed ancora devo tacere ciò che farebbe arrossire pure l’animale senza ragione! – Quando poi il Signore si rivolgerà versi il religioso contemplativo, e gli chiederà, con gli accenti di paterna soddisfazione: « E tu, servitore fedele, cosa hai fatto? » – Mio Dio, durante questi lunghi e dolci anni della mia solitudine, io ho pensato agli anni dell’eternità, ho coltivato la mia anima per renderla degna di Voi, facevo ciò che Voi fate dall’eternità … io vi amavo. – Allora sapremo quale delle due vie sarà stata la più piena e meritoria, quando entrambi saranno pesati sulla bilancia della divina giustizia (Mons. Landriot, Preghiera, II, 136, 137). – Notti santamente impiegate, non nei piaceri e nemmeno nel sonno, ma in una meditazione viva ed attenta, non degli anni di questa vita che passano così in fretta, ma di quegli anni eterni che sono il desiderio e la speranza dei veri fedeli. – Io sondavo, lavoravo il mio spirito come un campo, per spandervi il buon seme delle dottrine del Signore (S. Girol.). – Se qualcuno si mettesse a sondare la terra per trovarvi un filone d’oro, nessuno lo accuserebbe di follia; molti uomini, al contrario, lo stimerebbero saggio per voler arrivare a scoprire l’oro! Quanti tesori l’uomo racchiude in se stesso senza mai cercarli! (S. Agost.).

II. — 7 – 9.

ff. 7-9. – Non c’è in voi o da parte vostra, alcun tipo di misericordia verso il prossimo che Dio non vi abbia dato, e Dio stesso forse dimenticherebbe la sua misericordia? Il ruscello cola, la sorgente stessa sarà a secco? « O Dio dimenticherà di aver pietà di noi? O nella sua collera reprimerà la sua misericordia? » Cioè Dio si lascerà irritare tanto da non avere nessuna pietà? Egli reprimerà più facilmente la sua collera che la sua misericordia. È quello che aveva detto per bocca di Isaia (Isai. LVII, 16): « Io non mi vendicherò di voi in eterno, e non sarò sempre irritato contro di voi » (S. Agost.).

ff. 10. – « Ed io ho detto: è ora che io cominci, e questo cambiamento viene dalla destra dell’Altissimo ». Ecco che l’Altissimo ha cominciato a cambiarmi; ecco che io ho preso possesso di un luogo ove sarò in sicurezza; ecco che io sono entrato in un palazzo ove si trova la felicità, e dove nessun nemico è da temere; ecco che io ho cominciato ad abitare questa regione ove la vigilanza dei miei nemici non prevarrà su di me; « ora, io ho cominciato; è la destra di Dio che ha operato questo cambiamento » (S. Agost.). – Una disposizione necessaria agli stessi che sono i più avanzati nella virtù, è di essere ben persuasi che non si fa ogni giorno che entrare al servizio di Dio e dire con gli stessi sentimenti di San Paolo: « Io penso di non avere raggiunto ancora lo scopo a cui tendo o che io sia perfetto; ma io proseguo la mia corsa per cercare di raggiungere il luogo al quale Gesù-Cristo ha voluto condurmi » (Fil. III, 13). – Quando si ha ben riflettuto sulla Religione, ci si determina a crederla; si dice, con una convinzione piena di zelo e di attività, … io comincio a far tacere tutti i miei dubbi, e ad abbracciare delle verità così preziose. Quando si è affaticati dai processi e dalle illusioni del mondo, si dice volentieri: io comincio a non vedere intorno a me che inganni di frivole vanità, di beni che non possono accontentarmi. Quando si è colpiti vivamente dai propri peccati e si prende la risoluzione di condurre una vita totalmente cristiana, si dice nella sincerità del cuore: io comincio a camminare nelle vie della giustizia; io rinuncio per sempre alla schiavitù delle mie passioni. Quando dopo una vita tiepida e languida, si intraprende il servire il Signore con fervore, si dice, senza differire e senza ascoltare le ripugnanze dell’amor proprio: io comincio a camminare sui passi di Gesù-Cristo, qualsiasi cosa mi costi il seguirlo. Quando ci si sente attratti dai santi esercizi dell’orazione, si deve avere un sentimento che è già il frutto di una unione intima con Dio: … io comincio, Signore, a non voler vivere se non del vostro amore. Così la parola del Profeta è come il segnale di tutte le risoluzioni più sagge e più salutari. Non ci viene appunto dato questo segnale, senza una grazia particolare, e senza l’obbligo di riconoscere che questo cambiamento sia l’opera della mano dell’Altissimo (Berthier). – Il rigore non è nella natura di Dio. Quando Dio cede alla collera, quando esercita la sua giustizia, fa un’operazione che gli è estranea (Isai. XXVIII, 21). È la sinistra che tiene la verga, ed Egli lascia prontamente di operare con questa  mano. La mano destra del Signore, al contrario, è lo strumento favorito del suo cuore, essa frutta le opere del suo amore; in particolare essa ha la felice proprietà e la felice potenza di muovere le anime e di convertirle. Di un peccatore cieco ed incorreggibile, essa sa farne in un batter d’occhio, un penitente risoluto e che si mette immediatamente all’opera. « … Ed io ho detto: ora io comincio, questo cambiamento è l’opera dell’Altissimo ». (Mgr. Pie, Discorsi, etc., tomo VII, p. 303).

ff.11, 12. – « Io mi sono ricordato delle opere del Signore ». Vedete ora il Profeta camminare in mezzo alle opere del Signore. In effetti, egli parlava senza misure all’esterno, ed il suo spirito contristato era indebolito; egli ha parlato interiormente con il suo cuore e con il suo spirito, ed avendo sondato questo medesimo spirito, si è ricordato degli anni eterni, si è ricordato della misericordia del Signore, ha cominciato a gioire in tutta sicurezza nelle opere di Dio, ed a darsi senza alcun timore all’allegria. Ascoltiamo dunque quali siano queste opere, e gioiamone pure, ma per le affezioni del nostro cuore, e non rallegriamoci per i ben temporali. Noi abbiamo anche la nostra cella interiore: perché non vi entriamo? Perché non agirvi nel silenzio? Perché non sondiamo il nostro spirito? Perché non meditiamo sugli anni eterni? Perché non rallegrarci delle opere di Dio? Ora, rallegratevi nelle opere di Dio, dimenticate voi stessi, e cercate in Lui solo, se potete, tutte le vostre delizie. Cosa c’è di meglio in effetti di Lui? Non vedete che tornando a voi stessi, tornate non meno che a Lui? « Io mi sono ricordato delle opere del Signore, ecco perché io mi ricorderò delle meraviglie che avete compiuto fin dall’inizio » (S. Agost.). – Pensate che coloro che temono Dio siano privi di affezioni? Lo credete realmente? Osereste credere che un quadro, un teatro, la caccia di animali selvatici o agli uccelli, eccitino le affezioni, e che le opere di Dio non ne eccitino? Credete che la contemplazione di Dio non ecciti affezioni interiori, quando si consideri il mondo, quando si ha davanti agli occhi lo spettacolo della natura, quando se ne cerca il Fautore, quando si trova Colui che mai si spiace e si compiace di tutte le cose? (S. Agost.).

ff. 13. – « Tutte le mie vie sono in Colui che è santo, o nella santità ». In Colui che è il Santo, vale a dire in Colui che ha detto: « Io sono la via, la verità e la vita » (Giov. V. 6). Uscite dunque, uomini dalle vostre cattive affezioni! Dove andate, dove correte? Dove fuggite? Non solamente lontano da Dio, ma pure lontano da voi stessi? Rientrate violatori della legge, rientrate nei vostri cuori (Isai. XLVI, 8); sondate il vostro spirito, ricordate gli anni eterni, ottenete misericordia da parte di Dio e contemplate le opere di questa misericordia. « La sua via è in Colui che è Santo. Figli degli uomini, fino a quando il vostro cuore sarà appesantito? Che cercate nelle vostre affezioni? Perché amate la vanità e vi attaccate alla menzogna? Sappiate che il Signore ha glorificato Colui che è Santo. » (Ps. IV, 3, 4). « La sua via è in Colui che è Santo. Portiamo dunque su di Lui la nostra attenzione. Portiamo la nostra attenzione sul Cristo: è in Lui che è la via di Dio ». (S. Agost.) –  «  La vostra via è nella santità ». Quante cose contenute in queste poche parole! Se le vie del Signore sono tutte sante, anch’io devo camminare nella santità. « Siate santi, perché Io sono Santo ». Io devo conformarmi in tutto alla sua volontà. Ora la sua volontà chiaramente espressa è che io lavori alla mia santificazione (I Tess. IV, 3). Io devo temere tutti i suoi sguardi. « I vostri occhi sono puri e non possono guardare l’iniquità » (Habac. I, 13). Io devo temere il suo giudizio, perché niente di impuro entrerà nel suo reame (Apoc. XXI, 17). Io devo considerare il mondo come il grande nemico di Dio, perché esso è piombato interamente nel male, cioè nella corruzione e nel peccato (I Giov. V, 19). Io devo gemere incessantemente del mio passato, perché le vie che ho seguito sono state tutte contrarie alla mia santità.

ff. 14. – « Voi solo, o Dio, operate dei miracoli » Voi siete veramente il Dio grande, che solo fa miracoli nel corpo e nell’anima: i sordi ascoltano, i ciechi riacquistano la vista, i malati recuperano la salute, i morti sono resuscitati, i paralitici hanno ripreso vigore. Ma questi miracoli non riguardano che il corpo, vediamo invece quelli che concernono l’anima. Ecco degli uomini sobri che poc’anzi erano dediti all’ubriachezza; ecco dei fedeli che poco prima adoravano gli idoli; ecco degli uomini che danno i loro beni ai poveri e che poco prima rubavano i beni degli altri. « Qual dio è grande come il nostro Dio? Solo Voi siete il Dio che opera miracoli ». Mosè  ha fatto miracoli ma non lui solo; Elia ne ha fatti, Eliseo ne ha fatti, anche gli Apostoli ne hanno fatti, ma nessuno di essi li ha operati da solo. Essi ne hanno fatto, ma Voi eravate con essi, o mio Dio, e quando Voi ne avete fatti, essi non erano con Voi. Essi non erano con Voi quando avete creato tutte le cose, poiché Voi avete creato loro stessi. « Voi avete fatto conoscere Colui che è la vostra virtù, la vostra potenza ». Quale virtù, quale potenza ha fatto conoscere tra i popoli? « Noi predichiamo, dice l’Apostolo, il Cristo crocifisso, che è vero, è uno scandalo per i Giudei ed una follia per i Gentili, ma che è, per gli eletti tra i Giudei ed i Gentili, la Virtù di Dio e la Saggezza di Dio (I Cor. I, 23, 24). Se dunque il Cristo è la virtù di Dio, Dio ha fatto conoscere il Cristo tra i popoli. E non ancora lo sappiamo? Siamo così insensati, discesi così in basso, abbiamo fatto così pochi gradini, perché noi ignoriamo questo fatto? (S. Agost.).

ff. 15-20. – La potenza di Dio, che si è manifestata con tanto splendore nella liberazione degli Israeliti dalla servitù d’Egitto, figura della liberazione delle nazioni dalla tirannia del demonio, con la forza del suo braccio, che è Gesù-Cristo. – I predicatori sono simili a delle nubi che fanno sentire le propria voce per annunziare la grazia del Vangelo, e le loro parole sono state come delle frecce. Una freccia, presa in senso proprio, non è una pioggia, non più che la pioggia non è una freccia; ma la parola di Dio è una freccia, perché essa colpisce, ed una pioggia perché bagna. La voce dei suoi tuoni è risuonata in forma di ruota, i suoi fulmini hanno brillato per tutta la terra. Le nubi hanno formato come una ruota intorno al globo terrestre; da questa ruota partivano i tuoni ed i fulmini che hanno scosso l’abisso: i tuoni hanno l’autorità della parola, i fulmini hanno il bagliore dei miracoli (S. Agost.). – Dio si apre un cammino nel mare di questo mondo, quando entra in un’anima che lo fa camminare in mezzo alle acque tempestose del secolo, come tra due montagne di acqua, senza fare naufragio. « le acque vi hanno visto, o mio Dio, le acque vi hanno visto ed hanno temuto, e gli abissi sono stati agitati ». Che si intende per “abisso” ? si intende la profondità delle acque. Chi ne sarà turbato, tra i popoli, quando la sua coscienza sarà colpita? Voi cercate la profondità del mare, cosa c’è di più profondo della coscienza umana? Questo abisso è stato scosso quando Dio ha riscattato il suo popolo in mezzo alle sue braccia. Qual è stato questo scuotersi degli abissi? Ciò che tutti gli uomini, confessando le proprie colpe, hanno fatto diffondendo le loro coscienze davanti a Dio (S. Agost.). – Dio, conducendo il suo popolo come un gregge di pecore, per mano di Mosè ed Aronne, ci insegna quanto sia importante e necessario avere un uomo illuminato per condurci nelle vie di Dio.