SALMI BIBLICI: “AFFERTE DOMINE, FILII DEI” (XXVIII)

SALMO 28: “AFFETE, DIMINE, filii Dei…”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

TOME PREMIER.

PARIS

LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR – RUE DELAMMIE, 13

1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

SALMO XXVIII

[1] Psalmus David, in consummatione tabernaculi.

    Afferte Domino, filii Dei,

afferte Domino, filios arietum.

[2] Afferte Domino gloriam et honorem; afferte Domino gloriam nomini ejus; adorate Dominum in atrio sancto ejus.

[3] Vox Domini super aquas; Deus majestatis intonuit; Dominus super aquas multas.

[4] Vox Domini in virtute; vox Domini in magnificentia.

[5] Vox Domini confringentis cedros, et confringet Dominus cedros Libani;

[6] et comminuet eas tamquam vitulum Libani: et dilectus quemadmodum filius unicornium.

[7] Vox Domini intercidentis flammam ignis.

[8] Vox Domini concutientis desertum et commovebit Dominus desertum Cades.

[9] Vox Domini praeparantis cervos, et revelabit condensa; et in templo ejus omnes dicent gloriam.

[10] Dominus diluvium inhabitare facit, et sedebit Dominus rex in æternum. Dominus virtutem populo suo dabit; Dominus benedicet populo suo in pace.

[Vecchio Testamento secondo la Volgata Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO XXVIII

Salmo di David nel terminarsi il tabernacolo.

1. Presentate al Signore, o figliuoli di Dio, presentate al Signore gli agnelli.

2. Presentate al Signore, la gloria e l’onore, presentate al Signore la gloria dovuta al suo nome; adorate il Signore nell’atrio del suo santuario.

3. La voce del Signore sopra le acque; il Signore della maestà tuonò, il Signore sopra le molte acque.

4. La voce del Signore è possente, la voce del Signore è piena di magnificenza.

5. La voce del Signore che spezza i cedri, e il Signore spezzerà i cedri del Libano.

6. E gli farà in pezzi come un vitello del Libano, e il diletto (è) come il figlio dell’unicorno.

7. La voce del Signore, che divide la fiamma del fuoco;

8. La voce del Signore, che scuote il deserto, e il Signore scuoterà il deserto di Cades.

9 . La voce del Signore, che prepara i cervi e le folte macchie rischiara; e nel tempio di lui tutti gli daran gloria.

10. Il Signore vi manderà un diluvio, e sarà assiso il Signore qual Re in eterno. Il Signore darà fortezza al suo popolo; il Signore darà al popol suo benedizione di pace.

Sommario analitico

L’oggetto di questo salmo, che è uno di quelli che furono composti durante la traslazione dell’arca sulla montagna di Sion, essendo duplice, secondo il parere che tutti gli interpreti ne danno, per maggior chiarezza, merita una doppia analisi; una secondo il senso letterale, l’altro secondo il senso allegorico.

PRIMO SOMMARIO ANALITICO.

Davide pieno di ammirazione alla vista delle opere di Dio: 1° invita gli uomini a riconoscere ed a celebrare la sua grandezza, offrendogli le vittime perfette che Gli sono dovute come al sovrano Signore (1). – 2° Indica loro come debbano essere queste offerte, a) con riti e canti esteriori, b) con le disposizioni interiori di adorazione (2). – 3° Egli dà la ragione di questo invito, cioè la grande potenza di Dio, di cui enumera i meravigliosi effetti:

a) Nelle acque superiori, quando fa tuonare nelle nubi e ne fa discendere sulla terra una pioggia abbondante! (4).

b) Nell’aria, – 1) quando eccita i venti e le tempeste che abbattono i cedri senza resistenza alcuna (5, 6); – 2) quando solca le nubi con fulmini e saette, per imprimere il terrore nel cuore degli uomini (7);

c) Sulla terra, quando – 1) la colpisce nelle parti più recondite; – 2) riempie gli animali di spavento; – 3) spoglia le foreste degli alberi e del fogliame (9); – 4) eccita con questo gli uomini a lodarlo perché: a) li ricolmi di grazia come loro Dio, b) li governi come loro re (10), c) venga in loro soccorso, nella guerra, come loro capo, d) li renda sempre felici, in pace, come loro padre (11).

SECONDO SOMMARIO ANALITICO.

Davide, contemplando interiormente la promulgazione della legge evangelica:

I. – Esorta il Cristiano ad offrire a Dio il culto esteriore ed interiore che Gli è dovuto (1, 2).

II. – Da le ragioni di questa esortazione e celebra il Dio che si degna di dare la sua legge agli uomini:

1°A causa della sua maestà e della sua potenza che si manifesta a) nella voce che fa intendere dall’alto dei cieli, per chiamare a Sé tutti i popoli della terra (3); b) nei miracoli stupefacenti che opera (4); c) nella forza con la quale distrugge gli sforzi degli orgogliosi e tutte le loro resistenze (5, 6).

2° A causa della sua bontà e della sua misericordia per la quale

a) si mostra amabile a tutti, benché forte (6);

b) effonde su tutti gli uomini la fiamme e i doni dello Spirito Santo (7);

c) allontana dal culto degli idoli i gentili condannati alla sterilità ed i Giudei dalla legge infeconda di Mosè (7);

d) nella via purgativa, Egli prepara, con il timore, gli inizianti, a diventare fecondi di buone opere (8);

e) nella via illuminativa, illumina coloro che sono più avanzati;

f) nella via unitiva: – 1) li eccita a rendere gloria a Dio (9); – 2) ne arricchisce l’anima di abbondanza di grazie; – 3) Egli stabilisce il suo regno nell’anima (10); – 4) comunica loro una forza tutta divina contro i suoi nemici; – 5) colma tutte le facoltà dell’anima, tutti i sensi del corpo, dei doni e delle grazie che accompagnano la pace (11).

Spiegazioni e Considerazioni

I. — 1, 2.

ff. 1. –  Dio non gradisce ogni sorta di doni, ma solo quelli che Gli vengono offerti con cuore puro: ecco perché il Salmista vuole che noi siamo innanzitutto figli di Dio prima di avvinarci a Lui per offrirgli i nostri doni, non i doni come tali, ma quelli stessi che Egli ci prescrive. Dite dunque innanzitutto a Dio: Padre mio, ed indirizzate poi le vostre domande. Esaminatevi coscienziosamente, vedete qual sia la vostra vita, siate degni di chiamare vostro Padre, il tre volte Dio. Gli si facciano ricche offerte, e si scelgano dunque uomini d’élite perché a Lui si offrano. È gran cosa l’essere figlio di Dio, ed è opportuno che l’offerente sia all’altezza della grandezza di questo titolo. « Offrite i piccoli degli arieti ». L’ariete è come il capo del gregge, e precede la pecore per condurle nei grassi pascoli, ai ruscelli ove si disseteranno, e poi ricondurle al riparo. Tali sono i capi del gregge di Gesù Cristo che lo conducono nei pascoli fioriti ed odorosi della dottrina spirituale, lo dissetano con le acque vive delle quali lo Spirito Santo è la fonte, lo nutrono perché produca frutti, lo difendono da ogni pericolo e lo riportano al luogo di riposo. Sono i figli di questi capi coloro ai quali il Salmista comanda ai figli di Dio di offrire al Signore. Se gli arieti sono i capi del gregge, Egli vuole che abbiano dei figli che con la loro applicazione alle buone opere, diventino essi stessi modelli di virtù (S. Basilio). – « Portate al Signore i piccoli degli arieti ». Portategli coloro che devono essere battezzati, coloro che devono essere concepiti, non dalla carne, ma dalla fede; portate coloro che devono diventare agnelli con l’innocenza; portate coloro che non possono venire da se stessi, o perché è necessità difenderli, o perché l’età glielo impedisce, o l’ignoranza li ritarda, o i vizi li incatenano, o i peccati li trattengono, lo spettacolo delle cose esteriori li seduce, o la povertà li copre di vergogna; portate coloro che lo consentono, fate entrare coloro che resistono, fatevi necessità ove essi sono soggetto di ricompensa (S. Piet. Chris. Serm. X). – Ad esempio del santo Re Davide, non bisogna contentarsi di lodare il Signore in particolare, ma si devono invitare gli altri fedeli, eccitarli con i nostri discorsi ed i nostri esempi, a rendere omaggio all’Altissimo. – I sacrifici dei Giudei sono figura del Sacrificio dei Cristiani. Dio faceva loro conoscere, per mezzo del suo Profeta, che il sacrificio che Gli era veramente gradito non consisteva nell’immolare dei capri o degli agnelli, ma in cuore contrito ed umiliato. « Cosa offrirò a Dio che sia degno di Lui, dice il Profeta? » Piegherò il ginocchio davanti a Dio l’Altissimo? Gli presenterò degli olocausti e dei nati di un anno? Il Signore si placherà con l’offerta di mille capri, con libazioni di barili di olio? O uomo, Io vi mostrerò ciò che è buono e che il Signore vi comanda: praticate la giustizia, amate la misericordia, camminate con timore alla presenza del Signore (Mich. VI, 7,8).

ff. 2. –  « Adorate il Signore nel suo tabernacolo ». L’adorazione che è qui comandata deve farsi non fuori dalla Chiesa, ma nella “vera” Chiesa, nella Chiesa santa, che è una … Vediamo molti che sono in attitudine di preghiera, e ciò nonostante non sono nella Chiesa di Dio, a causa delle divagazioni del loro spirito e delle distrazioni in cui cadono a causa delle vane preoccupazioni (S. Basilio). – Si possono distinguere tre gradi nella gloria che è dovuta a Dio: – 1) riconoscere le sue grandezze; – 2)intendere la gloria del suo nome; – 3) adorarlo nel suo tempio santo con il culto pubblico ed esterno.

II. — 3-6.

ff. 3, 4. – Chi di noi ascoltando il rumore del tuono, non ha immaginato questa voce del Signore di cui parla il Re-Profeta? Sembra effettivamente che l’ascolto del tuono non sia per le nostre orecchie che un’eco lontano di questa parola divina della quale un soffio scuote la natura ed è sufficiente a ridurla in polvere. È dal rombo del tuono che Dio parla al suo popolo, con la bocca di Mosè, e come in un concerto, l’armonia degli strumenti si mescola alla voce umana, così sul monte Sinai si direbbe che il tuono e la voce di Mosè si confondono per formare una sola parola, quella di Dio, per dettare i Comandamenti al suo popolo. Il tuono esce dalla nube nello stesso momento in cui il fulmine lo annuncia. Nel linguaggio della santa Scrittura, le nubi significano i predicatori della parola evangelica. Queste nubi, dice S. Agostino, ci mostrano di sfuggita il fulmine e il tuono: il fulmine è il miracolo che si aggiunge alla predicazione della parola; il tuono è il precetto ritenuto nell’orecchio del peccatore intimorito (Mgr. De La Bouillerie, Symbol. de la nat., I, 177). – Le sette voci di cui parla qui il profeta possono ben applicarsi alla predicazione del Vangelo. La prima voce si è fatta ascoltare sulle acque, quando dal cielo semiaperto discese questa voce magnifica che fu intesa al momento del Battesimo di Gesù Cristo: « è nel mio Figlio diletto che ho posto tutte la mia affezione ». – « Il Dio di maestà tuonò e si fece intendere su una grande abbondanza di acque », perché il Battesimo fu da allora istituito e tutte le acque del mondo ricevettero la virtù di rigenerare i Figli di Dio. Le altre voci hanno per oggetto le tante meraviglie della predicazione evangelica. – La voce del Signore è potente: nella Creazione, da una sola parola essa fa uscire dal nulla il cielo e la terra e tutto ciò che esse racchiudono; con la predicazione del Vangelo, essa non è stata un brusio vano e senza effetto, un bronzo tinnante ed un cembalo altisonante, come i discorsi della maggior parte degli oratori e dei filosofi, ma una voce potente che ha operato la conversione del mondo, una voce piena di magnificenza per il bagliore dei miracoli che l’hanno accompagnata (Dug.).

ff. 5, 6. –  Il Re-Profeta continua a dipingere in stile orientale le grandi conquiste del Cristianesimo mediante la predicazione evangelica. I cedri del Libano sono alberi molto duri, molto elevati e dall’odore molto gradevole. La loro durezza, è figura dei peccatori incalliti e di coloro che si ostinano nei loro errori. – La loro elevazione, è figura degli uomini superbi che si inorgogliscono, sia dell’ampiezza della loro potenza, sia dell’eminenza della loro saggezza, sia dello splendore della loro eloquenza; il loro gradevole odore, è la figura degli uomini amici dei piaceri e delle voluttà. La predicazione del Vangelo ha distrutto tutti i cedri, ha persuaso all’umiltà tutti coloro che si erano elevati al di sopra degli altri, alla mansuetudine e alla docilità gli incalliti ed i protervi, allo spirito di penitenza e di mortificazione i sensuali ed i voluttuosi (Duguet). Non soltanto essa ha abbattuto gli alti cedri del Libano, abbattendo cioè l’orgoglio e la durata di questi uomini superbi, ma ha sradicato gli stessi cedri, li ha trasportati in un altro luogo, facendoli rinunziare alle loro affezioni carnali e legate alla terra per passare ad una vita simile a quella degli Apostoli (Dug.). – Dio ha le tempeste nella sua mano, e non compete che a lui il far scoppiare il rombo del tuono nelle coscienze e fondere i cuori induriti con i bagliori dei fulmini; e se pur Egli avesse un predicatore temerario per produrre questi grandi effetti con la sua eloquenza, mi sembra che Dio gli dica, come a Giobbe: se tu credi di avere un braccio come Dio, e tuonare con una voce simile, agisci e fa’ Dio al mio posto: « Elevati nelle nubi, mostrati nella tua gloria, abbatti i superbi nel tuo furore, e disponi a tuo piacimento delle cose umane » (Bossuet, Serm. Parol. de Dieu).

III. — 7-11.

ff. 7, 8. –  La voce di Dio, voce di verità, comparata alla folgore; ora cosa che cose c’è di più potente e terribile del tuono? Al suo scoppio fa seguito lo sgomento, lo spavento, la paura mortale; esso fa impallidire il più altero, scuote i palazzi superbi e l’umile capanna, cade sulle alture delle montagne e sulle onde dell’oceano. È l’immagine naturale della potenza della verità, che è sempre inflessibile, sempre tuonante in fondo a tutti i cuori, non è sopraffatta né dalla forza dei pregiudizi, né dai torrenti degli abusi, né dal vizio possente e dominante, né dal numero dei reprobi. Essa fa da sfondo ai tiranni che non vogliono vedere nulla sopra le loro teste, o ai potenti che si adagiano nella loro gloria. Essa turba la solitudine dell’empio, che fugge sempre fuori di sé, ha paura di sé, si evita, non osa ritrovarsi da solo con la ragione e la fede. Essa spande sul peccato un’amarezza dolorosa, porta l’angoscia e la tribolazione nell’anima del colpevole, perché l’iniquità non è che un lungo e difficile travaglio. Il crimine vuole ben sprofondare nella notte, ma essa andrà a cercarlo fino al fondo dell’abisso (De Buologne, sur la verité). – Questi bagliori di fiamma, che si sprigionano quando cade il fulmine, sono la figura dei doni dello Spirito Santo, i cui effetti sono così variati, sono così appropriati ai disegni della Provvidenza ed ai bisogni degli uomini. – La predicazione evangelica diviene soprattutto simile al tuono quando risuona nei deserti, ispirando alle anime una santo terrore dei giudizi di Dio. In mezzo ad una vita dissipata e mondana, nella quale facilmente dimentichiamo i nostri doveri, ove unicamente preoccupati dei nostri interessi e dei nostri piaceri, ci lasciamo andare ad una colpevole indifferenza, è bene per noi che il tuono della santa parola si faccia intendere dalle nostre orecchie, scuota il nostro torpore, e ci richiami incessantemente il ricordo dei nostri fini ultimi. Il terrore che il fulmine ispira alle cerve, terrore che le dispone a partorire più facilmente i loro piccoli, è figura della bontà di Dio che, per la paura salutare dei suoi giudizi, facilita il parto spirituale dal peccato alla grazia, che è così penoso in natura. – Questa voce scopre in questo parto quel che c’è di più denso, di più nascosto in queste anime, partorite nuovamente, e che si congiungono con i veri figli di Dio per rendere tutti insieme gloria a Dio nel suo tempio (Duguet). – La voce del Signore fa penetrare ancora il giorno nelle dense foreste, quando illumina con i suoi bagliori i luoghi oscuri, dei libri divini ed i tratti ombreggiati dei misteri in cui fa ritrovare libere pasture.

ff. 9, 10. – Si chiama diluvio una inondazione straordinaria che copra tutta la superficie della terra, e ne asporti tutte le immondizie. Il Re-Profeta compara dunque ad un diluvio la grazia del Battesimo, perché esso purifica l’anima dai propri peccati, e distrugge in essa l’uomo vecchio rendendolo atto a divenire abitazione di Dio (S. Basilio, Ps. XXVIII). – Il timore dei giudizi di Dio è un tuono che scuote il deserto, distrugge i cedri, abbatte l’orgoglio, e, con scosse violente, comincia a sradicare le cattive abitudini. Ma per rendere la terra feconda, occorre che questo tuono rompa le nubi, e faccia colare la pioggia che rende feconda la terra (Bossuet, Serm. Sur la Trist. des enf. de Dieu). – È il Diluvio delle acque della grazia su di un’anima che ha partorito la salvezza. – È il Diluvio delle acque della penitenza nel cuore di quest’anima penetrata dal dolore per i suoi peccati passati. – È il Diluvio di grazie e di favori sui buoni, che Dio colmerà di ogni sorta di beni. – È il Diluvio di mali sui peccatori che distruggerà ogni tipo di male. – Essendo tutto sottomesso a Dio, o per amore o per forza, il Signore sarà seduto come un Re sovrano per tutta l’eternità (Duguet). – È solo il Signore che dà la forza al suo popolo, per avvertirci che noi non possiamo nulla senza di Lui, sia nell’ordine della natura, sia nell’ordine della grazia: forza per resistere ai nostri nemici, e benedizione per crescere in virtù ed arrivare tranquillamente al porto della salvezza e della eterna pace.