DOMENICA TRA L’OTTAVA DI NATALE (2018)

 

Incipit 
In nómine Patris, 
 et Fílii, et Spíritus Sancti. Amen.

Introitus 
Sap XVIII: 14-15.
Dum médium siléntium tenérent ómnia, et nox in suo cursu médium iter háberet, omnípotens Sermo tuus, Dómine, de coelis a regálibus sédibus venit
[Mentre tutto era immerso in profondo silenzio, e la notte era a metà del suo corso, l’onnipotente tuo Verbo, o Signore, discese dal celeste trono regale.]

Ps XCII: 1
Dóminus regnávit, decórem indútus est: indútus est Dóminus fortitúdinem, et præcínxit se.
[Il Signore regna, rivestito di maestà: Egli si ammanta e si cinge di potenza.]
Dum médium siléntium tenérent ómnia, et nox in suo cursu médium iter háberet, omnípotens Sermo tuus, Dómine, de coelis a regálibus sédibus venit
[Mentre tutto era immerso in profondo silenzio, e la notte era a metà del suo corso, l’onnipotente tuo Verbo, o Signore, discese dal celeste trono regale.]

Oratio 
Orémus.
Omnípotens sempitérne Deus, dírige actus nostros in beneplácito tuo: ut in nómine dilécti Fílii tui mereámur bonis opéribus abundáre.
[Onnipotente e sempiterno Iddio, indirizza i nostri atti secondo il tuo beneplacito, affinché possiamo abbondare in opere buone, in nome del tuo diletto Figlio]

Lectio 
Lectio Epístolæ beati Pauli Apostoli ad Gálatas.
Gal IV: 1-7
Patres: Quanto témpore heres párvulus est, nihil differt a servo, cum sit dóminus ómnium: sed sub tutóribus et actóribus est usque ad præfinítum tempus a patre: ita et nos, cum essémus párvuli, sub eleméntis mundi erámus serviéntes. At ubi venit plenitúdo témporis, misit Deus Fílium suum, factum ex mulíere, factum sub lege, ut eos, qui sub lege erant, redímeret, ut adoptiónem filiórum reciperémus. Quóniam autem estis fílii, misit Deus Spíritum Fílii sui in corda vestra, clamántem: Abba, Pater.
Itaque jam non est servus, sed fílius: quod si fílius, et heres per Deum.

OMELIA I

[Mons. Bonomelli: Omelie, Torino 1899, vol. I, Omelia IX]

“Fratelli, fintantoché l’erede è fanciullo, non differisce punto dal servo, benché sia padrone di tutto: ma sta sotto, tutori ed amministratori fino al tempo stabilito prima dal padre. Così noi pure: mentre eravamo fanciulli, eravamo tenuti in servitù sotto gli elementi del mondo. Ma quando venne il compimento dei tempi, Iddio mandò il Figliuol suo, fatto di Donna, soggetto alla legge, affine di riscattare quelli che erano sotto la legge, sicché fossimo adottati in figliuoli. E poiché siete figliuoli, Iddio ha mandato lo Spirito del Figliuol suo nei vostri cuori, che grida: Abba, Padre „ (Ai Galati, IV, 1-6).

Queste poche sentenze, che avete udite e che l’apostolo Paolo scriveva ai fedeli di Galazia, rispondono a meraviglia al mistero sì sublime e sì dolce che abbiamo celebrato in questi giorni. Il Figlio di Dio fatto uomo! ecco il mistero del S. Natale, di cui festeggiamo l’ottava. Ora qual è il fine, il frutto principalissimo di questo mistero? Perché il Figlio di Dio si è fatto uomo? Affinché gli uomini diventassero Dei, vi risponde S. Agostino e con lui ad una voce tutti i Padri: affinché gli uomini diventassero figli di Dio, risponde S. Paolo nel testo sopra riportato. Bene a ragione pertanto la Chiesa in questa Domenica ci invita a meditare le parole dell’Apostolo, che vi ho recitate: in esse si chiude il frutto pratico della Incarnazione e del santo Natale; a me lo spiegarvel0, a voi l’udirlO. – Scopo di tutta la lettera di S. Paolo ai Galati è quello di mostrare che la legge mosaica con tutte le sue cerimonie e tutti i suoi sacrifici doveva cessare, per dar luogo alla legge di Gesù Cristo; la legge di Mosè, dice S. Paolo, era il pedagogo, che doveva condurre a Gesù; venuto questo, l’ufficio del pedagogo non aveva più ragione di essere e naturalmente cessava. Per illustrar meglio questa idea fondamentale, Paolo ricorre ad una idea affine e tolta dalla legge stessa civile, evoluzione della legge naturale. Udite l’Apostolo. “Fintantoché l’erede è fanciullo, non differisce punto dal servo, benché sia padrone di tutto; ma sta sotto tutori ed amministratori fino al tempo stabilito prima dal padre. „ Vedete un fanciullo: egli è l’erede del padre suo e perciò veramente padrone di tutta la sua sostanza; ma finché è fanciullo, finché è nella minorità, non differisce dal servo: deve ubbidire all’aio: deve lasciar amministrare la sua sostanza al tutore, ai procuratori e restare in questo stato di dipendenza, lui padrone, finché sia spirato il tempo fissato dalla legge e dal padre, ed egli acquisti il pieno e libero esercizio dei suoi diritti di figlio. Fino a quel tempo non vi è differenza tra il servo ed il figlio; tutta la differenza è questa: la condizione del servo è stabile, quella del figlio è temporanea. Noi, così ragiona S. Paolo, noi Ebrei, sotto la legge mosaica, noi Gentili, prima del Vangelo, eravamo come fanciulli, impotenti ad ogni cosa; eravamo tenuti in servitù, sotto gli elementi del mondo; eravamo cioè legati alle prescrizioni sì gravi e sì minute della legge di Mosè; eravamo schiavi delle superstizioni gentilesche; eravamo come quei fanciulli che, prima di studiare ed apprendere le scienze, devono imparare le lettere dell’alfabeto. Insomma tutto il tempo che corse da Adamo a Cristo, è un tempo di preparazione: l’umanità tutta è come un pupillo, un minore, che aspetta il tempo in cui sarà emancipata: acquisterà la piena libertà di se stessa per opera di Gesù Cristo, sciogliendosi dalle fascio della sinagoga e dalle superstizioni e dagli errori del paganesimo. – E questa emancipazione dell’umanità quando avvenne? “Quando venne il compimento dei tempi, Iddio mandò il Figliuol suo, fatto di Donna, soggetto alla legge. „ Che cosa è questo compimento o pienezza del tempo, come dice il testo latino? Una cosa è piena quand’è compita e perfetta, e allora viene la pienezza dei tempi, quando i tempi sono maturi e compiute le cose: quando son giunti i tempi e i fatti annunziati dai profeti, quando tutto è disposto, Dio manda il Figliuol suo, cioè il Figliuol di Dio si fa uomo. Si dice che Dio, cioè Dio-Padre, che di sé, ab eterno, genera il Figliuol suo, lo manda sulla terra. Non dovete immaginare che il Padre mandi il Figlio, come un padre terreno manda i suoi figli, no; Dio-Padre non si può mai separare dal Figlio, con cui ha comune la natura, come non possiamo noi separare il pensiero dalla nostra mente; non lo manda con movimento materiale, che in Dio è impossibile: non lo manda a guisa di chi fa un comando: Dio-Padre manda il Figliuol suo, cioè fa sì che il Figliuolo, che ha una sola volontà con Lui, assuma la natura umana, ed essendo Dio eterno ed immutabile, cominci ad essere anche uomo. Il Figliuolo del Padre eterno si fa uomo, pigliando dalla donna la natura umana. E qui badate che S. Paolo dice che Gesù Cristo prese dalla Donna la natura umana, per indicare che non vi ebbe parte l’opera dell’uomo, e che perciò Gesù Cristo nacque da una Vergine. — Il Figlio di Dio nacque da una Vergine e fu posto sotto la legge, s’intende, la mosaica. Certamente Gesù Cristo, anche in quanto uomo non era obbligato alla legge mosaica, essendo Egli sopra ogni legge; ma, benché non tenuto alla legge mosaica, volontariamente ad essa si sottopose e ne osservò scrupolosamente tutte le prescrizioni, dalla circoncisione alla celebrazione della pasqua. E per qual motivo Gesù Cristo volle sottoporsi alla legge mosaica, Egli che non ne aveva obbligo alcuno? Risponde S. Paolo: “Affine di riscattare quelli che erano sotto la legge, sicché fossimo adottati in figliuoli. „ Gesù Cristo pigliò sopra di sé tutto il peso della legge mosaica per due motivi secondo san Paolo: perché fossimo liberati noi da quella legge di servi, ed acquistassimo tutti i diritti di figliuoli adottivi. — La legge mosaica era una legge di timore; a moltissime delle sue trasgressioni era inflitta la pena di morte: essa riguardava più il corpo che lo spirito, aveva ricompense terrene; era tal giogo che, diceva S. Pietro, non abbiam potuto portare noi, né i padri nostri (Atti, xv, 10). Ebbene Gesù Cristo la tolse sopra di sé, come tolse sopra di sé il peccato, e la chiuse per sempre, a quella sostituendo la sua legge. Quale? “La legge di figliuoli di adozione, „ che è il Vangelo. – Noi per natura siamo creature di Dio e perciò suoi servi, e come servi erano trattati i figli d’Israele, percossi terribilmente ogni qualvolta traviavano. Nella nuova legge, portata da Gesù Cristo, noi siamo elevati alla dignità di figli di Dio, e perciò da noi si esige più l’amore che il timore. – Siamo figli di Dio per adozione! Voi sapete che cosa sia l’adozione e i diritti ch’essa porta seco. Un uomo sceglie un giovane qualunque, lo dichiara suo figlio, lo tiene presso di sé, lo tratta, lo ama come se fosse suo figlio naturale e morendo gli lascia in eredità la sua sostanza e porta il nome del padre, che lo ha adottato. Ecco il figliuolo adottivo ed ecco la nostra dignità, di cui siamo debitori a Gesù Cristo. Egli senza merito nostro di sorta, ci scelse di mezzo agli uomini, col santo Battesimo ci fece suoi figliuoli, ci accolse nella Chiesa, che è la sua famiglia ed il suo regno: ci ama come figli, ci fa partecipi di tutti i beni spirituali della sua Chiesa e ci darà l’eredità eterna del cielo. Ecco che cosa vuol dire essere figli adottivi di Dio! Ma non ho detto tutto, o cari. La nostra dignità di figli di Dio per adozione, importa tra noi e Dio rapporti senza confronto maggiori di quelli che corrono tra il padre che adotta, ed il figlio che è adottato, e qui vi prego di porre ben mente alla cosa. Un uomo adotta un figlio, e questo si considera come se fosse veramente figlio dell’adottante e ne ha tutti i diritti. Ma ditemi: il padre adottante che cosa mette di proprio nella persona del figlio adottato? Perfettamente nulla. Il padre adottante ami pure il figlio adottato coll’amore più intenso; lo dica pure suo figlio, lo colmi di favori, di ricchezze finché vuole: quel figlio non sarà mai veramente figlio dell’adottante se non per virtù della legge e nell’apprezzamento comune; nelle vene di quel giovane adottato non scorrerà mai una stilla sola di sangue del padre adottante; sarà sempre vero che quel giovane ha avuto la vita da un altro uomo e che il vero padre dell’adottato non è, ne sarà mai colui che l’ha adottato, e forse la fisionomia, l’indole morale, le tendenze, il carattere e le abitudini lo mostreranno a chiare note. – Ben altra è l’adozione che noi abbiamo ricevuto da Dio. Egli nell’adottarci ha posto in noi ciò che ha di più intimo, la partecipazione del suo Spirito, della sua vita stessa. Ce lo dice in termini S. Paolo: “E poiché siete figliuoli, Iddio ha mandato lo Spirito del Figliuol suo nei nostri cuori. „ Lo spirito di Gesù Cristo è lo stesso Spirito Santo, l’amore sostanziale del Padre e del Figlio, e Gesù Cristo lo spande nelle nostre anime con la grazia che ci santifica nel Battesimo, che si accresce nella Confermazione e particolarmente nella santa Eucaristia e in tutti i Sacramenti. E che è questa grazia, questo dono dello Spirito Santo? È una forza che emana da Dio stesso, che investe e penetra tutta l’anima, l’abbellisce, la trasforma e la rende simile a Dio. Vedete il ferro messo nel fuoco: esso è tutto penetrato dal fuoco, quasi trasformato nel fuoco, rimanendo pur sempre ferro. È una immagine dell’anima adorna della grazia di Dio. Essa è unita intimamente a Dio; è fatta bella della bellezza di Dio, come il fiore è bello della luce del sole; essa riceve in sé l’influsso della vita stessa di Dio, come il tralcio riceve la sua vita dalla radice e dal tronco della vite; per la grazia l’anima, restando pur sempre anima creata, partecipe della divina natura e porta in se stessa i lineamenti, la somiglianza di Dio e sente di avere tutto il diritto di dire a Dio: Padre nostro! Oh! sì: grida S. Giovanni, non solo possiamo dirci figliuoli di Dio, ma lo siamo realmente: “Ut filii Dei nominemur et simus.,, Quale dignità! quale grandezza, o carissimi! Figli di Dio! Dunque, come figli, dobbiamo rispettarlo, ubbidirlo, onorarlo con la nostra condotta, porre in Lui ogni fiducia, amarlo teneramente e sopra ogni cosa.

 Graduale Ps XLIV: 3; XLIV: 2
Speciósus forma præ filiis hóminum: diffúsa est gratia in lábiis tuis.
[Tu sei bello fra i figli degli uomini: la grazia è diffusa sulle tue labbra.]
V. Eructávit cor meum verbum bonum, dico ego ópera mea Regi: lingua mea cálamus scribæ, velóciter scribéntis.
[V. Mi erompe dal cuore una buona parola, al re canto i miei versi: la mia lingua è come la penna di un veloce scrivano.]

Alleluja

Allelúja, allelúja
Ps XCII: 1.
Dóminus regnávit, decórem índuit: índuit Dóminus fortitúdinem, et præcínxit se virtúte. Allelúja.
[Il Signore regna, si ammanta di maestà: il Signore si ammanta di fortezza e di potenza. Allelúja]

Evangelium 
Sequéntia  sancti Evangélii secundum Lucam.

Luc II: 33-40
In illo témpore: Erat Joseph et Maria Mater Jesu, mirántes super his quæ dicebántur de illo. Et benedíxit illis Símeon, et dixit ad Maríam Matrem ejus: Ecce, pósitus est hic in ruínam et in resurrectiónem multórum in Israël: et in signum, cui contradicétur: et tuam ipsíus ánimam pertransíbit gládius, ut reveléntur ex multis córdibus cogitatiónes. Et erat Anna prophetíssa, fília Phánuel, de tribu Aser: hæc procésserat in diébus multis, et víxerat cum viro suo annis septem a virginitáte sua. Et hæc vídua usque ad annos octogínta quátuor: quæ non discedébat de templo, jejúniis et obsecratiónibus sérviens nocte ac die. Et hæc, ipsa hora supervéniens, confitebátur Dómino, et loquebátur de illo ómnibus, qui exspectábant redemptiónem Israël. Et ut perfecérunt ómnia secúndum legem Dómini, revérsi sunt in Galilaeam in civitátem suam Názareth. Puer autem crescébat, et confortabátur, plenus sapiéntia: et grátia Dei erat in illo.

OMELIA II

[Mons. G. Bonomelli, ut supra, Om. X]

 “Giuseppe e la Madre di Gesù si meravigliavano delle cose che erano dette di lui. E Simeone li benedisse, e disse a Maria, madre di Lui: Ecco, costui è posto a rovina ed a rialzamento di molti in Israele, ed a segno, al quale sarà contraddetto: e una| spada trapasserà a te stessa l’anima, affinché i pensieri di molti cuori siano fatti manifesti. Eravi anche una certa Anna profetessa, figliuola di Fanuel, della tribù di Aser: donna molto innanzi negli anni, che era vissuta sette anni col marito dopo la sua verginità; ed era vedova di circa ottantaquattro anni, e non si partiva mai dal tempio, servendo a Dio, notte e giorno, in digiuni ed orazioni. E questa, sopravvenendo in quell’ora, glorificava il Signore e parlava di quel bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione d’Israele. Come ebbero adempiuta ogni cosa secondo la legge del Signore, se ne tornarono in Galilea, in Nazaret loro città. Ed il fanciullo cresceva e si fortificava in ispirito, ed era ripieno di sapienza e la grazia di Dio era in lui „ (Luca, II, 33-40).

Il Vangelo che vi ho riportato nella nostra lingua, versa tutto intorno a Gesù bambino; vi si accenna alla sua presentazione al tempio: vi si parla della sua manifestazione per opera di Simeone e di Anna e del suo ritorno a Nazaret: è una cotale appendice del mistero del santo Natale. Il testo, che devo spiegarvi, è alquanto lungo e perciò è savio consiglio guadagnar tempo e porvi tostamente mano. “Giuseppe e la Madre di Gesù si meravigliavano delle cose che erano dette di Lui. „ Per capire il senso di queste parole è necessario rifarci indietro alquanto. Simeone, supernamente illustrato, aveva riconosciuto, nel bambino che Maria teneva tra le braccia, l’aspettato Salvatore del mondo e pronunciate quelle parole nobilissime che compongono il cantico che dicesi di Simeone. In quelle parole del santo vegliardo si annunziava la conversione dei Gentili e la gloria che ne sarebbe venuta a quel Bambino celeste. Ciò udendo, Giuseppe e Maria furono ricolmi di meraviglia; non già che Maria al tutto ignorasse questa gloria futura del suo Gesù, ma la riempiva di stupore l’udirla annunziata sì chiaramente da quell’uomo ed in quel luogo. Ma né Giuseppe, né Maria dissero parola: tacevano, ammiravano e ringraziavano Dio in silenzio. È bene, dilettissimi, porre attenzione a questa sentenza del Vangelo: “Giuseppe e la Madre di Gesù. „ Voi vedete che l’Evangelista, in ordine alla origine di Gesù, distingue accuratamente Giuseppe da Maria, e mentre nomina Giuseppe semplicemente, come se fosse un estraneo, di Maria espressamente dice: “Madre di Gesù.,, In queste parole si indica nettamente il dogma cattolico, per il quale crediamo che Gesù non ebbe padre terreno e che la sola Vergine gli diede vita umana e si deve credere vera sua Madre. – Maria Madre di Gesù e Madre di Dio è la stessa cosa, perché in Gesù non essendovi che una sola Persona, il Figlio di Dio, e dicendosi Maria Madre di Gesù, è manifesto ch’Ella è veramente Madre di Dio, ancorché essa non abbia dato l’essere al Figlio di Dio, come Figlio di Dio. La nostra madre non ha dato a noi l’anima, che è creata solo da Dio, ma il corpo; ma poiché ciascuno di noi è una sola persona, avente le due sostanze, anima e corpo insieme unite, la madre nostra si dice ed è, vera madre nostra. Così Maria è vera Madre di Gesù, Dio-Uomo, perché lo ha veramente generato nella natura umana, ch’Ella gli diede. –  Simeone, dopo aver rivolte le sue parole a Dio, ringraziandolo d’avergli fatto conoscere in quel bambino il Messia, “benedisse i due coniugi, „ cioè recitò la benedizione sacra prescritta dalla legge, e poi si rivolse a Maria e disse: “Ecco, Costui è posto a rovina e a rialzamento di molti in Israele. „ Simeone volle dire: Questo bambino è venuto per essere la salvezza di tutti, perché tutti Egli vuole salvare; ma per alcuni, contro sua volontà, sarà pietra di scandalo, sarà occasione di caduta e di rovina eterna. Quelli fra i figli d’Israele che lo videro e udirono la sua dottrina, e con spirito di umile ubbidienza credettero, furono salvi: quelli che, pieni di orgoglio lo videro, lo sprezzarono e rigettarono la sua dottrina, furono a loro volta respinti e si perdettero. Gesù Cristo fu per Israele, e sarà sempre per tutti gli uomini, causa di salute od occasione di rovina. Egli è come la luce che rallegra l’occhio sano e tormenta l’infermo, ancorché per sua natura sia destinata solamente a rallegrare l’occhio e non a tormentarlo, e se lo tormenta non è per cagion sua, ma sì per colpa dell’occhio stesso infermo. La nostra condizione, o cari, ora è tale che se non siamo salvati da Lui, da Lui saremo eternamente condannati. Chi più ha ricevuto più deve dare, e chi meno, meno deve dare. Ora noi l’abbiamo conosciuto Gesù Cristo; da Lui abbiamo ricevuto ogni maniera di beni; guai a noi se non corrispondessimo! Una caduta d’alto luogo è fatale, e tale sarebbe la nostra caduta se, portati a tanta altezza da Gesù Cristo, da Lui ci separassimo. Gesù, continuava Simeone, “… è posto a segno al quale sarà contraddetto. „ È una profezia che si adempì e si adempie tuttora sotto i nostri occhi. Gesù Cristo nella sua Persona e nella sua Chiesa, nella quale opera, non è Egli segno e bersaglio di contraddizione? Chi crede in Lui e chi non crede; chi gli ubbidisce e chi rifiuta di ubbidirgli; chi lo benedice e chi lo bestemmia; chi lo ama e chi non si cura di Lui, e chi perfino lo odia fieramente. Ciò che avvenne a Gesù Cristo nei giorni di sua vita mortale, avvenne in tutti i secoli fino a noi, alla sua Chiesa, dagli uni ubbidita, rispettata ed amata qual Madre, e dagli altri disubbidita, disprezzata ed odiata quale nemica. – “E una spada trapasserà a te stessa l’anima, affinché i pensieri di molti cuori siano fatti manifesti. „ – Maria è inseparabile da Gesù come il ramo dal fiore e la sorgente dal suo ruscello, e perciò le gioie e i dolori del figlio sono gioie e dolori della madre. Gesù sarà il bersaglio delle ire e dei furori della sinagoga, che un giorno lo conficcherà alla croce, e sarà l’uomo dei dolori e il re dei martiri; dunque anche Maria sarà con Lui e per Lui straziata, e meritatamente sarà chiamata la Donna dei dolori e la Regina dei martiri. Gesù sarà straziato nell’anima e nel corpo; Maria solamente nell’anima, è vero, ma sarà tale il suo martirio, che Simeone per esprimerlo usa di questa frase fortissima: “Una spada trapasserà l’anima tua. „ Questa spada le fu piantata in cuore fin da quell’istante che divenne Madre, perché fin da quell’istante ebbe, non dico la viva apprensione, ma il chiaro e certo conoscimento di tutto ciò che il suo Gesù doveva patire, onde il martirio di Maria fu continuo ed abbraccia l’intera sua vita. — È legge, a cui nessun seguace di Gesù Cristo può sottrarsi: l’altezza della virtù, la perfezione della vita si misura dai patimenti, e quegli è più simile a Gesù Cristo nella santità, che gli cammina più presso nella via della croce. – Allorché Gesù chiuse la sua vita sulla croce, segno dell’odio dei suoi nemici, e Maria agonizzava ai suoi piedi, allora furono manifesti i pensieri di molti cuori ed apparve in tutta la sua orridezza l’empietà e crudeltà della sinagoga; Giuseppe e Maria erano ancora nel tempio e andavano forse mestamente ripensando al vaticinio di Simeone, allorché ecco farsi loro innanzi una donna chiamata Anna, che in nostra lingua significa grazia. Essa apparteneva alla tribù di Aser e doveva essere conosciuta in Gerusalemme come dotata dello spirito profetico, giacché S. Luca la chiama profetessa. Anna era rimasta vedova dopo sette anni di convivenza col marito ed aveva ottantaquattro anni. Dopo la morte del marito “ella non si partiva dal tempio, servendo a Dio, notte e giorno, con digiuni ed orazioni. „ Noi sappiamo, che presso al tempio dimoravano alcune pie donne, che prestavano i loro servigi e vivevano a modo di Religiose. Anna doveva essere una di queste pie donne, intesa al servizio del tempio ed alla preghiera, e ciò che fa più meraviglia in quella età sì inoltrata, alla preghiera aggiungeva i digiuni. — Carissimi! quale rimprovero per noi questa donna ammirabile! A ottantaquattro anni condannava volontariamente il suo corpo ai digiuni, alle mortificazioni, dopo una vita innocente! E noi ancor giovani, pieni di vita, pur troppo sì indulgenti con le nostre passioni a stento osserviamo i digiuni e le astinenze prescritte e fors’anche le calpestiamo! – “Anna, sopravvenendo in quell’ora, glorificava il Signore e parlava di quel Bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione d’Israele. ,,  Anna, divinamente illustrata, come poco prima Simeone, nel Bambino aveva riconosciuto il Messia e il Salvatore del mondo, e come tale lo annunziava a tutti quelli che erano nel tempio. Dio si compiacque far conoscere il mistero della Incarnazione e il Salvatore aspettato a due persone, Simeone ed Anna, un uomo e una donna, perché preparati entrambi a conoscerlo mercé d’una vita religiosa e santa, e perché, essendo entrambi personaggi venerandi per età e più ancora per virtù, potevano farsene apostoli presso il popolo e risvegliarne la fede. Vedete come Iddio nella sua bontà non manchi mai di far conoscere la verità a quelli che sono disposti ad udirla. I pastori, i Magi, Simeone, Anna, Zaccaria, Elisabetta furono nelle mani di Dio strumenti efficacissimi per far conoscere Gesù ancora Bambino. Ma quanti degli Ebrei fecero tesoro di questa grazia specialissima? Pur troppo furono pochi, come apparisce dal Vangelo. “Com’ebbero adempiuta ogni cosa, secondo la legge del Signore, se ne tornarono in Galilea, in Nazaret, loro città. „ Dopo udite le grandi cose che Simeone ed Anna avevano annunziato di Gesù, Giuseppe e Maria si ridussero nella piccola loro borgata nativa, nell’umilissima loro casetta di Nazaret, lasciando alla Provvidenza la cura di maturare gli occulti suoi disegni (Gli interpreti sudano a comporre l’apparente opposizione che qui si presenta tra il Vangelo di S. Luca e quello di S. Matteo. S. Matteo (capo II) parla del nascimento di Gesù in Betlemme, poi narra la venuta dei Magi e subito dopo la fuga in Egitto e il ritorno in Nazaret, che dovette aver luogo circa tre anni appresso, giacché la morte di Erode avvenne due anni dopo la strage dei bambini. S. Luca, dopo il nascimento di Gesù, descrive la presentazione sua e la purificazione della Madre nel tempio, compiutasi quaranta giorni dopo il nascimento e addirittura porta la santa famiglia a Nazaret. S. Luca conosceva certo il Vangelo di S. Matteo e omise la narrazione dei Magi e la fuga in Egitto, e senz’altro – sembra la spiegazione più ovvia – ci trasporta al tempo del ritorno dall’Egitto e ci mostra la santa famiglia raccolta in Nazaret. Perciò questo versetto 39 di S. Luca è perfettamente parallelo al versetto 23 del capo II di S. Matteo). Siamo all’ultimo versetto del nostro Evangelo. “E il fanciullo cresceva e si fortificava in ispirito, ed era ripieno di sapienza e la grazia di Dio era in Lui. „ Questa sentenza del Vangelo può sembrare ad alcuno difficile ad intendersi e contraria a ciò che dobbiamo credere intorno alla perfezione di Gesù Cristo; ma non vi è ombra di difficoltà, se bene la intenderemo. Noi dobbiamo tenere per fede, che Gesù Cristo fin dal primo istante in cui fu concepito nel seno della Madre, fu ricolmo d’ogni scienza, virtù e santità a talché era impossibile che l’anima sua benedetta potesse crescere pure d’un solo apice. Ciò voleva la natura stessa dell’unione immediata e personale dell’umanità col Verbo divino, il quale, assumendola, dovette riempirla di tutta la scienza e santità e perfezione, delle quali era capace. Gesù Cristo adunque, in quanto uomo, nel primo istante di sua concezione era perfetto né più, né meno come nell’ultimo momento di sua vita mortale. Come dunque il Vangelo ci insegna, che cresceva in sapienza e grazia? Non cresceva in sapienza e grazia in sé, realmente, ma solo in quanto, a mano a mano che cresceva negli anni, mostrava eziandio di crescere nella sapienza e nella grazia, ossia temperava la manifestazione delle medesime secondo l’età. A quella guisa ch’Egli volle essere bambino, poi fanciullo, poi giovane e finalmente uomo nel pieno sviluppo delle forze virili, così nell’ordine spirituale e sovraumano, volle che la manifestazione esterna della grazia e santità fosse progressiva e rispondesse all’età. – Carissimi! il sole è sempre lo stesso e sempre egualmente spande i suoi raggi e diffonde il suo calore; eppure noi vediamo quelli e questo crescere gradatamente fino al pieno meriggio. Similmente avvenne in Gesù Cristo: Egli era e fu sempre eguale nella santità e sapienza; era disuguale soltanto la manifestazione (Veramente S. Luca nel versetto ultimo di questo capo dice che Gesù cresceva in sapienza, età e grazia non solo appresso gli uomini, ma innanzi a Dio stesso, il che parrebbe escludere la nostra interpretazione. Si osservi che in Gesù Cristo vi è una doppia scienza, l’una propria, intima, l’altra sperimentale: questa non aggiunge nulla a quella; Gesù Cristo poteva crescere nella sperimentale, non mai nella propria, intima, infusa nell’atto stesso della Incarnazione). La grazia, la sapienza, la virtù di Gesù Cristo non poteva crescere in se stessa, ma apparentemente agli occhi degli uomini; la nostra, o dilettissimi, può e deve crescere realmente, di giorno in giorno finché avremo raggiunta la perfezione, modellandoci sul supremo nostro esemplare, Gesù Cristo. Ora esaminando la nostra condotta, la nostra vita, possiamo noi dire, che la nostra virtù venne crescendo con gli anni? Ohimè! forse dovremo confessare d’essere stati più pii, più virtuosi da giovanetti, che adulti e vecchi. Sarebbe una contraddizione vergognosa. Deh! figliuoli dilettissimi, a somiglianza di Gesù, cresciamo sempre con gli anni in sapienza e nella grazia di Dio!

  Credo

Offertorium 
Orémus
Ps XCII: 1-2
Deus firmávit orbem terræ, qui non commovébitur: paráta sedes tua, Deus, ex tunc, a sæculo tu es.
[Iddio ha consolidato la terra, che non vacillerà: il tuo trono, o Dio, è stabile fin da principio, tu sei da tutta l’eternità.]

Secreta 
Concéde, quǽsumus, omnípotens Deus: ut óculis tuæ majestátis munus oblátum, et grátiam nobis piæ devotiónis obtineat, et efféctum beátæ perennitátis acquírat. [Concedi, Te ne preghiamo, o Dio onnipotente, che questa offerta, presentata alla tua maestà, ci ottenga la grazia di una fervida pietà e ci assicuri il possesso della eternità beata.]

Communio 
Matt II: 20
Tolle Púerum et Matrem ejus, et vade in terram Israël: defúncti sunt enim, qui quærébant ánimam Púeri. [Prendi il bambino e sua madre, e va nella terra di Israele: quelli che volevano farlo morire sono morti.]

Postcommunio 
Orémus.
Per hujus, Dómine, operatiónem mystérii, et vitia nostra purgéntur, et justa desidéria compleántur. [Per l’efficacia di questo mistero, o Signore, siano distrutti i nostri vizii e compiuti i nostri giusti desiderii.]

LO SCUDO DELLA FEDE (XLIII)

[A. Carmignola: “Lo Scudo della Fede”. S.E.I. Ed. Torino, 1927]

XLIII.

LA FRAMASSONERIA.

Che cosa sia la Massoneria e come sia costituita. — Carattere segreto che ha tuttora. — Non è «essa una società «di beneficenza? — Il vero che sia parassita ed eserciti il favoritismo? — Che abbia fatto e faccia «del male alla Chiesa? — Che sia scomunicato chi vi si ascrive?

— Vedo che fra le tante cose che la Chiesa condanna tiene un primissimo posto la framassoneria. Merita essa davvero di essere condannata?

E come no, se questa setta è il nemico più dichiarato ed accanito che abbia la Chiesa, e quello che reca tanti danni ai figli suoi?

— Ma la framassoneria non è cosa molto antica? Ho letto in vari libri ch’essa risale a Salomone, e che per lo meno i Templari del Medio Evo erano già frammassoni.

Queste son favole. La verità si è che la framassoneria sorse in Inghilterra nei primi anni del secolo decimo ottavo, e di là in breve si sparse per tutto il mondo incivilito.

— E da che cosa deriva il nome di framassoneria?

Deriva da fratello massone o franco massone, che vuol dire fratello muratore o franco muratore.

— E donde mai questo nome? Forseché da principio gli aggregati erano muratori?

No. Essi presero questo nome e i relativi simboli della cazzuola, della squadra, del triangolo, del compasso eccetera, in modo simbolico ad indicare lo scopo che si prefìssero.

— E qual’è questo scopo?

Quello di fabbricare il tempio.

— Non capisco.

Anche questa parola fu da essi presa in senso metaforico per indicare il tempio dell’umanità; e con la frase fabbricare il tempio intesero indicare il dar una nuova forma a tutta quanta l’umana famiglia.

— E che pretesero con ciò?

Pretesero e pretendono di sottrarre l’umanità all’autorità di Dio, a tutte le altre autorità, le quali tutte emanano da lui, e specialmente a quella che più lo rappresenta, l’autorità della Chiesa.

— Ma i frammassoni non onorano forse Iddio col nome di Grande Architetto dell’Universo?

Così danno a credere ai goccioloni. Ma la realtà si è che anziché onorare Iddio, con tal nome designano l’avversario di Dio, cioè satana, al quale, orribile a dirsi! prestano atti di suprema adorazione in eccessi di empietà, ai quali arrivano in segrete adunanze, e che ignorati dai membri inferiori, sono attestati dalle rivelazioni di alcuni dei membri superiori convertiti alla fede e si debbono avere per i n dubitati, non ostante che in questi ultimi tempi taluno, giuocando sull’altrui buona fede, vi abbia, nel narrarli, frammischiate molte falsità.

— È vero che la Massoneria ha anch’essa un capo supremo?

Sì, in ogni nazione e si chiama Grande Oriente. Naturalmente esso è coadiuvato nell’esercizio della sua autorità da parecchi membri, che formano il suo consiglio e che hanno nomi e gradi diversi, dei quali l’ultimo è il cosiddetto 33.

— Mi pare che i framassoni si chiamino anche tre-puntini?

Sì, sono chiamati così per celia dai tre punti, con cui dividono le lettere iniziali del loro sacrilego motto. A:. G:. D:. G:. A:. D:. U ; che vuol dire: Alla Gloria Del Grande Architetto dell’Universo.

— E le Logge massoniche che cosa sono?

Con questo nome si indicano tanto i luoghi, ove i massoni tengono le loro adunanze, come l’insieme di quei membri, che si adunano in ciascuno di detti luoghi.

— E i profani secondo la massoneria chi sono?

Tutti coloro che non le appartengono, tutti quelli che non sono da lei iniziati alla religione di satana, suo padre e padrone.

— Ma la massoneria presentemente non è mica più una società segreta.

Sì, è vero che oggidì la massoneria fa le viste di non stare più nascosta e tiene delle adunanze pubbliche, e stampa in faccia al mondo i suoi giornali, e dice apertamente taluni de’ suoi propositi; ma non di meno conserva sempre il carattere segreto, giacché tantissimi dei suoi riti, dei suoi contrassegni, dei suoi intendimenti non li manifesta mai, neppure a molti de’ suoi affigliati.

— Ed è vero che la massoneria abbia dei riti speciali e i suoi adepti nelle segrete adunanze usino fregi, divise e decorazioni proprie?

Verissimo. E per una parte vi sarebbe da ridere nel pensare che costoro pur usando riti e cerimonie, che hanno del goffo in grado supremo, e che compiono in segreto, si facciano poi a canzonare la Chiesa per i suoi riti augusti e per le sue cerimonie solenni, da lei compiute alla piena luce del giorno. Ma pur troppo vi è altresì da inorridire sapendo che in conformità alla morale da loro professata, del libero sfogo di tutte le prave concupiscenze umane e di tutti i cinque sensi, significati dalle cinque punte della stella massonica,  in certi loro misteriosi ritrovi notturni coll’intervento delle sorelle Mopse si abbandonino a misteri nefandi.

— È anche certo che coloro dei framassoni, che violano il segreto o mancano altramente contro i loro statuti, siano condannati a pene?

Anche questo è certissimo e risulta persino dalle loro pubblicazioni. Si sa che gli affigliati alla setta debbono promettere ai loro capi e maestri cieca ed assoluta obbedienza, epperò qualora manchino a questa o violino il segreto che si è giurato espressamente di non rivelare giammai, o altramente offendano le costituzioni della setta, sono, a seconda della maggiore o minore pretesa reità, talvolta ammoniti o condannati a multe pecunarie, qualche altra a pene anche più gravi, dalla società, e non è poi caso tanto raro che il taluno anche oggidì, come in passato, venga designato al ferro di un sicario.

— Ma con tutto ciò a che cosa mira propriamente la framassoneria? Io ho inteso tante volte a dire, persino da qualcuno ascritto alla medesima, che non si tratta che di una società innocua e di beneficenza.

Così realmente danno ad intendere i massoni maggiori a quelli inferiori e a tanti semplicioni affine di arreticarli più facilmente. Ma se si trattasse di una società innocua e di beneficenza, si userebbe forse tanto impegno a tener segrete le proprie opere? E queste opere se fossero davvero di beneficenza non si conoscerebbero? Ma invece ? tu vedrai benissimo tanti ospizi, tanti asili, tanti ospedali, tanti orfanotrofi, tanti collegi, tante istituzioni insomma di beneficenza innalzate da poveri preti, da poveri religiosi, dai Vincenzo De Paoli, dai D. Bosco, dai Cottolengo, dai Lodovico da Casoria; ma quanti ne vedrai innalzate dai framassoni? E se pur ve n’ha presentemente qualcuna, si può dire che si tratti di vera beneficenza, se pur addestrando i giovani a guadagnarsi il pane materiale, loro si nega quella coltura morale, che è più necessaria del pane istesso? Credilo, amico mio, la framassoneria può palliare fin che vuole sotto questo o quell’altro aspetto i suoi iniqui intendimenti, ma questi o poco o tanto si appalesano anche da pubbliche dichiarazioni che essa va talora facendo, e sono in sostanza la guerra a Dio, alla Chiesa e ai troni.

— Eppure vi sono molti, i quali protestano che non è tale affatto il suo scopo.

Io non dico che questo sia propriamente lo scopo, a cui mirano i singoli individui che vi appartengono, giacché, come già ti ho notato, moltissimi di loro non ne sanno nulla di questo intendimento finale. Molti danno il nome a questa società unicamente per essere aiutati, per far carriera più facilmente, per non essere molestati nei loro interessi; e a tal fine pagano e n’hanno basta. Ma ciò non toglie che la setta massonica miri propriamente a quel che ti dissi.

— È dunque vero che la setta spilla del denaro a molti e ottiene con tutta facilità posti e cariche ai suoi affigliati?

Altro che. Gli stessi Socialisti, che pure devono riconoscere la framassoneria per loro madre, da poco tempo per un Congresso tenutosi a Bologna in certe conclusioni che essi intendevano proporre a suo riguardo, avevano preparati questi precisi “considerando”, e cioè: « Il partito Socialista considerando che la massoneria ha finito per degenerare in congrega parassitaria a danno dell’universalità dei cittadini; considerando l’influenza deleteria, che la massoneria esercita sull’educazione della vita pubblica, sostituendo alla considerazione del vero merito il favoritismo settario e la reciproca confidenza, alla lealtà e sincerità nelle lotte civili le vie oblique, le arti subdole e tenebrose, il sospetto, la doppiezza e l’ipocrisia, maturante divisioni e partiti, eccetera, eccetera, ritiene di dover inculcare a’ suoi seguaci di tenersi lontani da essa ed esortare coloro, che per disavventura vi siano già iscritti, a ritirarsene, eccetera, eccetera ». – È bensì vero poi che in ossequio al noto proverbio: « lupo non mangia lupo » si astennero dal trattare questo argomento e presentare questi relativi considerando, ma ad ogni modo espressero quello che è. Che vuoi di più chiaro? E rifletti, che coloro i quali parlano così, non sono i cattolici, ma i socialisti!

— Ma ella mi disse che la massoneria ha pur di mira la guerra ai troni. Eppure si dice che vi siano ascritti anche dei principi, dei re, degli imperatori.

Ciò può essere benissimo, sia perché la massoneria nasconderà a cotesti principi, re ed imperatori il suo vero ed ultimo scopo, sia perché essi medesimi, pur conoscendo ciò, avranno tuttavia voluto ascriversi per valersene ai loro scopi politici, oppure sperando di potere più facilmente spiarne le mosse e gli intendimenti.

— Ho inteso. Ed è poi certo davvero che la massoneria abbia fatto e vada tuttora facendo del male alla Chiesa Cattolica?

Se sia certo, puoi giudicarla da certi suoi propositi. In una istruzione segreta indirizzata ai fratelli massoni nel 1819 si diceva: « Il nostro scopo finale è quello di Voltaire e della rivoluzione francese, l’annientamento per sempre del Cattolicismo e anche dell’idea cristiana ». Un decreto massonico sancito in Parigi nel 1876 era così formulato: « L’opera nostra è quella di scristianizzare il popolo con tutti i mezzi, ma soprattutto strangolando il Cattolicismo a poco a poco e ad ogni anno con nuove leggi contro il clero; così fra pochi anni, mediante l’istruzione laica, avremo una generazione atea ». – Il gran Maestro della massoneria poi, non è gran tempo, ha dichiarato apertamente: « La tradizione dell’Ordine è: Guerra al Vaticano ». Così che non si va lontani dal vero attribuendo alla medesima tutti i danni, che ha patito la Chiesa in questi ultimi tempi. Le rivoluzioni, che nel mentre produssero tanti rivolgimenti politici, tribolarono cotanto la Religione, le leggi più inique che in Italia e altrove si fecero e si van facendo contro i principii cristiani, la soppressione degli Ordini religiosi, il disconoscimento della santità del matrimonio, la leva militare pei chierici, la libertà di culto e di stampa, l’esclusione del Catechismo e spesso anche del Crocifisso dalle scuole, tanti atti ostili e persino violenti contro i Vescovi, e specialmente contro il Sommo Pontefice, per tacere di altro, sono del tutto opera della massoneria. Credilo; in essa continuamente si trama contro l’opera di Gesù Cristo; e come già si è riusciti sotto bugiardi pretesti a spogliare il suo Vicario del principato civile, propugnacolo della sua libertà e de’ suoi diritti, si mira ancora, se fosse possibile, a far scomparire dal mondo la divina istituzione del pontificato. D’altronde, se in essa si adora Satana, e si informano al suo spirito le adunanze e le deliberazioni che si prendono, come potrebb’essere altrimenti? Capisci adunque perché la Chiesa ripetutamente per mezzo dei Romani Pontefici abbia condannato e riprovata questa setta, e più volte abbia confermato il divieto di ascriversi alla medesima.

— È vero adunque che coloro che si ascrivono alla massoneria sono scomunicati?

Verissimo, e di scomunica riservata al Sommo Pontefice. Chiunque pertanto è arruolato alla setta, ancorché solo nei primi gradi, non può venire assolto da chi ne abbia particolar facoltà, se prima non fa formale rinunzia alla medesima. E di qui impara l’importanza suprema di guardarti bene da’ suoi lacci. L’imparino tanti impiegati, tanti professori, tanti ufficiali dell’esercito, e specialmente tanti giovani delle scuole liceali ed universitarie, che empiamente allettati dalla depravazione dei costumi, più di tutti corrono il rischio di esserne accalappiati. Ma lasciamo ora di parlare di framassoneria per passare a dirci qualche parola sopra il suo degno figlio, il Socialismo.