CONOSCERE LO SPIRITO SANTO (III)

IL TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO 

Mons. J. J. Gaume:  

[vers. Ital. A. Carraresi, vol. I. , Tip. Ed. Ciardi, Firenze, 1887; impr.]

CAPITOLO I.

Lo Spirito del bene e lo Spirito del male.

Due Spiriti opposti, dominatori del mondo — Prove della loro esistenza: la fede universale, il dualismo — L’esistenza di questi due Spiriti suppone quella di un mondo superiore al nostro — Necessità di dimostrarla — La negazione del soprannaturale, grande eresia del nostro tempo — Che cosa è il mondo soprannaturale — Prove della sua esistenza: la religione, la storia, la ragione — Passi del signor Gruizot.

Due Spiriti opposti si contrastano l’impero del mondo. (Questa espressione, il cui equivalente si trova quasi ad ogni pagina dell’Antico e Nuovo Testamento, sarà spiegata nel corso del capitolo). – La storia non è altro che il racconto dell’eterno loro combattimento. Questo gran fatto suppone: l’esistenza di un mondo superiore al nostro, e la divisione di questo in buono e in cattivo, che vuol dire la duplice influenza del mondo superiore sulla creatura inferiore. Innanzi tutto bisogna porre al di sopra di questa contesa quattro verità fondamentali. Che i due Spiriti contrari si disputano l’impero dell’uomo e della creazione, domma scritto in testa della teologia di tutti i popoli e nella biografìa di ciascuno individuo, ce lo insegna la rivelazione. L’antico paganesimo lo mostra nel culto universale dei geni, buoni e malvagi: il buddismo dell’Indiano, del Chinese e del Tibetano, il feticismo del negro dell’Affrica, come la sanguinosa idolatria dell’Oceanico, continuano a fornircene la più incontrovertibile prova. Nel cuore della civiltà, non meno che nel centro della barbarie, l’esperienza lo rende sensibile in un fatto sempre antico e sempre nuovo, il Dualismo. Ancorché si neghi ogni distinzione tra la verità e l’errore, tra il bene ed il male, tra l’uccidere il proprio padre ed il rispettarlo, e ancorché si faccia dell’uman genere un armento, si è costretti però a riconoscere sulla terra la coesistenza e la perpetua lotta del vero e del falso, del giusto e dell’ingiusto, degli atti buoni e dei malvagi. Ora questo fenomeno è un mistero inesplicabile, altrimenti che per l’esistenza dei due Spiriti opposti, superiori all’uomo. – Per non ne citare che una prova, il sacrificio umano ha fatto il giro del mondo; e continua al presente presso tutti quei popoli che non adorano lo Spirito del bene, quello Spirito Santo, quale la rivelazione ce lo dimostra. Ma l’idea del sacrificio umano è tanto straniera ai lumi della ragione, quanto ella è opposta ai sentimenti della natura. Qualunque cosa ella faccia la ragione resterà eternamente impotente a trovare una relazione qualsiasi tra l’uccisione del mio simile, e l’espiazione del mio peccato. Lungi dal seguire l’istinto della natura, il padre, per quanto egli sia degradato, ha inorridito sempre e sempre inorridirà, nel recare egli stesso il suo figlio sotto il coltello del sacrificatore. Con tutto ciò il sacrificio dell’uomo per mano dell’uomo, del figlio per mano del padre, è un fatto [oggi l’omicidio dei fili è perpetrato dalle madri attraverso l’aborto volontario, nuova forma di infanticidio rituale!], ma ha però una cagione. Se è un fatto universale e permanente, esso ha dunque una causa universale permanente; se questo fatto è inesplicabile, ha per conseguenza una causa sovrumana. Fatto che si produce da per tutto, dove non regna lo Spirito del bene; adunque è inspirato e comandato dallo spirito del male. Nello spiegare il dualismo, questi due Spiriti sono i veri dominatori del mondo. Non vuol dir certamente che essi siano, affrettiamoci a dirlo, uguali tra loro; poiché il pretenderlo sarebbe cadere nel manicheismo; errore mostruoso che la ragione respinge e che la fede condanna. Ma la verità è che questi due Spiriti sono ineguali e di una ineguaglianza infinita. Uno è Dio, potenza eterna; l’altro, una semplice creatura, essere effimero che un alito potrebbe annientare. Solamente per un consiglio della sua infallibile sapienza, ma della quale l’uomo terreno non potrà mai scandagliare la profondità, Dio ha lasciato a satana il terribile potere di combattere contro di Lui; e, nel possesso dell’uman genere di tenere indecisa la vittoria. Noi tenteremo bentosto di sollevare un lembo del velo, che copre questo irrepugnabile mistero. Frattanto l’esistenza di due Spiriti opposti, suppone l’esistenza di un mondo superiore al nostro. Quindi intendiamo un mondo composto di esseri più perfetti e più potenti di noi, sciolti dalla materia, e puramente spirituali: Dio, gli Angeli buoni e malvagi in numero incalcolabile; mondo delle cause e delle leggi, senza il quale il nostro non esisterebbe o camminerebbe a caso, come la nave senza bussola e senza piloto; mondo pel quale l’uomo è fatto e verso cui aspira; mondo che ci circonda da tutte le parti, e con cui siamo incessantemente in rapporti; al quale noi parliamo, che ci vede, ci intende, che opera su di noi e sulle creature materiali, realmente, efficacemente, come l’anima opera sul corpo. – Lungi dall’essere una chimera, l’esistenza di questo mondo superiore è la prima delle realtà. La Religione, la storia e la ragione .si riuniscono per farne l’articolo fondamentale della fede del genere umano. Oggi più che mai è necessario il dimostrarlo; imperocché la negazione del soprannaturale è la grande eresia del nostro tempo. Poco fa lo stesso sig. Guizot ce lo faceva avvertire scrivendo: « Tutti gli assalti di cui il Cristianesimo è oggi l’oggetto, per quanto essi siano diversi nella loro natura o nella misura loro, partono da uno stesso punto, e tendono ad uno stesso fine, cioè la negazione del soprannaturale nei destini dell’ uomo e del mondo, e l’abolizione dell’elemento soprannaturale nella Religione Cristiana, nella sua storia come nei suoi domini. Materialisti, panteisti, razionalisti, scettici; critici, eruditi, parte di questi altamente, altri discretissimamente, tutti pensano e parlano sotto l’impero di questa idea, che il mondo e l’uomo, la natura morale come la natura fisica, sono unicamente governati da leggi generali, permanenti e necessarie, di cui nessuna volontà speciale è mai venuta né mai viene a sospendere o modificare il corso. 1 » (La Chiesa e la Società Cristiana nel 1861; Cap. IV, pag. 19-20) Nulla di più esatto: ma aggiungeremo soltanto che l’indicare il male, non basta a guarirlo. A fine di porre sulla via del rimedio, sarebbe stato necessario dire come, dopo diciotto secoli di soprannaturalismo cristiano, l’Europa attuale si trova popolata di naturalisti di tutte le gradazioni, la cui razza, fiorente nell’antichità pagana, era scomparsa dopo la predicazione del Vangelo. Comunque siasi, le negazioni individuali svaniscono dinanzi ad affermazioni generali. Per conseguenza il genere umano ha, sempre affermato l’esistenza di un mondo soprannaturale. L’esistenza di una religione presso tutti i popoli è un fatto, il quale è inseparabile dalla credenza in un mondo soprannaturale. Il signor Guizot continua: « Ogni religione si fonda sopra una fede naturale nel soprannaturale, e sopra un istinto innato del soprannaturale. In tutti i luoghi, in tutti i climi, in tutte le epoche della storia, in tutti i gradi della civiltà l’uomo porta in sé questo sentimento, o meglio direi, questo presentimento, che il mondo che egli vede, l’ordine in seno al quale vive, e i fatti che regolarmente e costantemente si succedono intorno a lui, non sono ogni cosa. « Invano egli fa ogni giorno in questo vasto insieme scoperte e conquiste; invano egli osserva ed accerta sapientemente le leggi permanenti che vi presiedono; il suo pensiero non si racchiude punto in quell’universo lasciato alla scienza. Questo spettacolo non basta alla sua anima, essa si slancia altrove; essa cerca, intravede altra cosa; essa aspira per l’universo e per se medesima ad altri destini, a un altro padrone. Il Dio dei cieli risiede al di là di tutti i cieli, ha detto Voltaire; e questo Dio non è la natura personificata, ma è il soprannaturale in persona. A lui s’indirizzano le religioni; e si fondano per porre l’uomo in comunicazione con lui. Senza la fede istintiva dell’uomo nel soprannaturale, senza il suo slancio spontaneo e invincibile verso il soprannaturale, la religione non sarebbe. » (La Chiesa e la Società Cristiana, nel 1861. Cap. IV, pag. 21)Il genere umano non crede soltanto all’esistenza isolata di un mondo soprannaturale, crede bensì all’azione libera e permanente, immediata e reale de’ suoi abitanti sul mondo inferiore. Di questa fede costante noi troviamo la prova in un fatto non meno splendido della stessa religione, vuol dir la preghiera. « Solo tra tutti gli esseri terreni, l’uomo prega. Fra gli istinti morali non ve ne ha di più naturale, di più universale, nè di più invincibile fuorché la preghiera. » Il figlio vi si volge con una docilità premurosa; il vecchio vi si ripiega come in un rifugio contro la decadenza e l’isolamento: la preghiera sale da se medesima sulle giovani labbra che appena balbettano il nome di Dio, e sulle labbra morenti che non hanno più la forza di pronunziarlo.« Ad ogni passo incontransi presso tutti i popoli celebri od oscuri, inciviliti o barbari, atti e formule di invocazione. Dappertutto dove vivono uomini, in certe circostanze, in certe, ore, sotto l’impero di certe impressioni dell’anima, gli occhi si innalzano, le mani si congiungono, piegansi i ginocchi, per implorare o per rendere grazie, per adorare o per pacificare. L’uomo si rivolge per ultimo rifugio, alla preghiera con trasporto e con tremore, pubblicamente, o nell’intimo del suo cuore, per riempiere i vuoti della sua anima, o per portare i pesi del suo destino. Quando tutto gli manca, egli cerca nella preghiera appoggio per la sua debolezza, consolazione nei suoi dolori, speranza nella virtù. (Ibid., pag. 22) » Non si creda che questa fiducia nel potere e nella bontà degli esseri soprannaturali sia una chimera. Prima di tutto vorrei che mi si mostrasse una chimera universale: quindi niuno disconosce il valore morale e interno della preghiera. L’anima per il solo motivo che ella prega si solleva, si rialza, si addolcisce, si fortifica: ella prova, nel rivolgersi verso Dio, quel sentimento di ritornare a salute ed a riposo che si diffonde nel corpo, allorché passa da un’aria tempestosa e pesante in una atmosfera pura e serena. Dio viene in aiuto a coloro che lo implorano, innanziché sappiano se saranno da Lui esauditi. Se avvi un solo uomo che consideri come chimerici questi felici effetti della preghiera, perché non gli ha mai provati, egli è degno di compianto, ma non è rifiutato. – La preghiera ha una forma più elevata della parola, ed è il sacrificio. Questa seconda forma più facile a chiarirsi, essendo ella sempre palpabile, non è meno universale della prima. Essendo il sacrificio in uso presso tutti i popoli, in tutti i tempi e sotto tutte le latitudini, esso si è offerto ad esseri buoni o malvagi, ma sempre stranieri al mondo inferiore. Il sangue di un toro non ha mai scorso sugli altari in onore di un toro o di un altro essere materiale, neppure di un uomo. Il diritto al sacrificio non comincia che allorquando l’adulazione vede in lui un genio personificato, ed è a questo genio che si volge il sacrificio; o quando ritraendolo dal mondo inferiore, la morte ha fatto di lui l’abitatore del mondo soprannaturale. Ora, nel pensiero dell’uman genere, il sacrificio ha la stessa significazione della preghiera. Offerto perpetuamente, egli è dunque la prova perpetua della fede, dell’umanità nell’influenza permanente del mondo superiore su quello inferiore. – L’uomo non si è mai contentato d’ammettere un’azione generale e indeterminata degli agenti soprannaturali sul mondo e su lui. Interrogato in qualunque momento che vi piaccia, sulla sua lunga esistenza, egli vi dirà: Io credo nel governo del mondo materiale, a motivo del mondo spirituale, come io credo al governo del mio corpo pel bene dell’anima mia; io credo che ciascuna parte del mondo inferiore sia diretta da un agente speciale del mondo soprannaturale, incaricato a conservarla ed a mantenerla nell’ordine. Io credo a queste verità, come credo che nei governi visibili (pallido riflesso di quel governo invisibile), l’autorità sovrana personificata nei suoi funzionari è presente in ogni parte dell’ impero, ad oggetto di proteggerla, e di farla concorrere all’armonia generale. – Niuno ignora che i popoli dell’antichità pagana, senza alcuna eccezione, hanno ammessa l’esistenza di eroi, semidei, ai quali attribuiscono i fatti meravigliosi della loro storia, le loro legislazioni, e lo stabilimento de’ loro imperi. Niuno ignora che essi hanno creduto, scritto, cantato che ogni parte del mondo materiale è animata da uno spirito che presiede alla sua esistenza ed ai suoi movimenti; che questo spirito è un essere soprannaturale, degno degli omaggi dell’uomo, e potente abbastanza per fare della creatura, la cui conservazione gli è affidata, un istrumento di bene o un istrumento di male. La stessa credenza è anche oggidì in pieno vigore presso tutti i popoli idolatri delle cinque parti del mondo. – In questa unanime credenza, base della religione e della poesia, come altresì della vita pubblica e privata del genere umano, non v’è nessuna particella di vero? A meno che non si sia dementi, chi oserebbe sostenerlo? Il mondo dei corpi è governato dal mondo degli spiriti: tale è, benché l’abbiano alterato in alcuni punti secondari, il domma fondamentale che l’uman genere ha sempre posseduto. Vogliamo noi averlo in tutta la sua purità? Rileggiamo i divini oracoli. Sino dalla prima pagina dell’antico Testamento, noi vediamo lo Spirito del male farsi sensibile sotto la forma del serpente, e questo seduttore soprannaturale esercitare sull’uomo e sul mondo un dominio che non ha mai perduto. Vediamo da un altro lato gli Spiriti del bene governare il popolo di Dio, come i ministri di un re governano il suo regno. Da Abramo, padre della eletta nazione, sino ai Maccabei, ultimi campioni della sua indipendenza, tutti gli uomini della Bibbia, sono diretti, soccorsi, protetti da agenti soprannaturali, la cui autorità determina i grandi eventi registrati nella storia di questo popolo, tipo di tutti gli altri. – Il popolo cristiano successore, o meglio, svolgimento del popolo giudaico, ci offre lo stesso spettacolo. Ma, se le società le più perfette sono state sempre, e sono tuttora poste sotto la direzione del mondo angelico, con più potente ragione quelle meno perfette, si trovano, a causa altresì della loro inferiorità, sottoposte allo stesso governo. Quanto alle creature puramente materiali, ascoltiamo la testimonianza dei più grandi geni che hanno illustrato il mondo: « Gli Angeli, dice Origène, soprintendono a tutte le cose, alla terra, all’acqua, all’aria, al fuoco, vale a dire, agli elementi principali; e secondo quest’ordine, pervengono a tutti gli animali, a tutti i germi e perfino agli astri del firmamento. [Omnibus rebus angeli praesident, tam terræ et aquæ, quam aeri et igni, id est præcipuis elementis, et hoc ordine perveniunt ad omnia animalia, ad omne germen, ad ipsa quoque astra cœli. Homil. VIII, in Jerem. » Sant’Agostino non è meno esplicito: « In questo mondo, egli dice, ogni creatura visibile è affidata ad una angelica potenza secondo la testimonianza, più volte ripetuta, delle sante Scritture. » [Lib. De diversis quæst. LXXXIII-LXXIX, n° 1, opp. t. IV, pag. 125]. Lo stesso linguaggio udiamo in bocca di san Girolamo, di san Gregorio Nazianzeno e degli organi più autentici della fede dell’uman genere rigenerato. Di questa fede universale ed invincibile, la vera filosofìa porge due perentorie ragioni: l’armonia dell’universo, e la natura della materia.

L’armonia dell’universo. Nella natura non v’è salto; Natura non facit saltum. Tutte le creature visibili agli occhi nostri si sovrappongono, si incastrano, si incatenano le une con le altre con misteriosi legami, la cui successiva scoperta è il trionfo della scienza. Di scalino in scalino, tutte vanno a far capo all’uomo: come spirito e materia, l’uomo è la saldatura dei due mondi. Se per il suo corpo egli è al gradino più alto della scala degli esseri materiali; per la sua anima è ai piè della scala degli esseri spirituali. La ragione si è che la perfezione degli esseri, per conseguenza la loro superiorità gerarchica, si calcola sulla loro rassomiglianza più o meno completa con Dio, l’Essere degli esseri, lo spirito increato, la perfezione per eccellenza. – Ora, la creatura puramente materiale è meno perfetta della creatura materiale e spirituale nello stesso tempo. All’inverso, questa è meno perfetta della creatura puramente spirituale. Poiché non vi ha nessun salto nelle opere del Creatore, al disopra degli esseri puramente materiali, perciò vi sono degli esseri misti; sopra a questi, esseri puramente spirituali, al di sopra dell’uomo, gli Angeli. Come puri spiriti, quelle brillanti creature, gerarchicamente disposte, continuano la lunga catena degli esseri e sono, rispetto all’uomo, ciò ch’è egli stesso rispetto alle creature puramente materiali; esse lo rannodano a Dio, come l’uomo stesso congiunge la materia allo spirito. [La perfezione dell’universo esigeva questa gradazione degli esseri: quest’è l’osservazione di san Tommaso: « Necesse est ponere aliquas creaturas incorporeas. Id enim quod praecipue in rebus creatis Deus intendit, est bonum quod consistit in assimilatione ad Deum. Perfecta autem assimilation effectus ad causam attenditur, quando effectus imitato causam secundum illud per quod causa producit effectum; sicut calidum facit calidum. Deùs autem creaturam producit per intellectum et voluntatem. Unde ad perfectionem universi requiritur quod sint aliquæ creaturæ intellectuales. I p. q. 50. art. 1. Cor.]. Tutto ciò è fondato sopra due grandi leggi che la ragione non saprebbe contrariare, senza cadere nell’assurdo. La prima, che tutta la creazione discesa da Dio tende di continuo a risalire a Dio; imperocché ogni essere gravita verso il suo centro. La seconda, che gli esseri inferiori non possono ritornare a Dio, se non per l’intermezzo degli esseri superiori. Ora abbiamo visto, che l’essere puramente materiale essendo per la sua stessa natura, inferiore all’essere misto, soltanto per mezzo di questo può ritornare a Dio. La teologia cattolica formula dunque un’assioma di alta filosofìa, allorché essa dice: « Tutti gli esseri corporei sono governati e mantenuti nell’ordine da esseri spirituali; tutte le creature visibili da creature invisibili. » La natura della materia. Questa è inerte di sua natura, nessuno lo può negare: « Purtuttavia, dice san Tommaso, vediamo da tutte le parti la materia in moto: questo non le può essere comunicato che da esseri naturalmente operosi; e questi esseri sono, né possono essere che potenze spirituali, le quali sovrapponendosi le une sulle altre, vanno a terminare negli Angeli, e a Dio stesso, principio di ogni moto. Di qui derivano quelle parole di sant’Agostino: Tutti i corpi sono retti da uno spirito di vita dotato d’intelligenza; e quest’altre di san Gregorio: In questo mondo visibile nulla può esser messo in ordine ed in movimento fuor che mediante una creatura invisibile. Così il mondo dei corpi tutto quanto, è fatto per esser retto dal mondo degli spiriti.1 » — [Vi sono dunque tante anime quante sono vite: vita e anima vegetativa, vita e anima sensitiva, vita e anima intellettiva. Inutile dire che le due prime anime non sono della stessa natura della nostra, niente più della vita di cui esse sono il principio.]. –  A questa prova tratta dal moto della materia si aggiunge un fatto « che merita, dice ancora il Guizot, tutta l’attenzione degli avversari del soprannaturale. È riconosciuto ed accertato dalla scienza, che il nostro globo è anteriore all’uomo: ma in che maniera e con qual potenza il genere umano ha incominciato sulla terra? Non vi possono essere che due spiegazioni intorno alla sua origine: v’è stato il lavoro proprio e intimo delle forze naturali della materia, o pure è stata l’opera di un potere soprannaturale, esteriore e superiore alla materia. Per la comparsa dell’uomo sulla terra è necessario: la creazione spontanea o la creazione libera, o l’una o l’altra di queste cause.« Ma ammesse, il che per mio conto io non ammetto, le generazioni spontanee, questo mondo di produzione non potrebbe, non avrebbe mai potuto produrre che esseri infantili, e di pochi istanti, e nel primo stato della vita nascente. Niuno, io credo, ha mai detto né mai dirà, che per virtù di una spontanea generazione, l’uomo, vale a dire l’uomo e la donna, la coppia umana, sien potuti uscire, e che un giorno siano usciti, dal seno della materia, già formati, già grandi, in pieno possesso della loro statura, della loro forza, di tutte le facoltà loro, come il paganesimo greco ha fatto uscire Minerva dal cervello di Giove. « Però soltanto a questa condizione l’uomo, comparendo per la prima volta sulla terra, avrebbe potuto vivervi, perpetuarvi e fondarvi il genere umano.Immaginiamoci il primo uomo che nasca nella prima età infantile, vivente ma inerte, privo d’intelligenza, impotente, incapace di bastare per un istante a sé stesso, tremolante e gemebondo, senza madre che lo intenda e che lo nutra. Quest’è frattanto il solo primo uomo che la generazione spontanea possa dare. Evidentemente, l’altra origine dell’uomo è la sola ammissibile, la sola possibile. Il fatto soprannaturale della creazione spiega solo l’apparizione dell’uomo quaggiù …. E i razionalisti sono costretti a fermarsi dinanzi alla cuna soprannaturale dell’umanità, impotenti a farne uscire l’uomo senza la mano di Dio. » Riassumendo; il genere umano, interrogato sul mondo soprannaturale, risponde con tre atti di fede: Io credo e ho sempre creduto all’esistenza di un mondo superiore: credo e ho sempre creduto al governo del mondo inferiore, non per le leggi immutabili, ma per l’azione libera di agenti superiori; io credo e ho sempre creduto che in certi casi, Dio interviene da se medesimo, o per via dei suoi agenti, in un modo eccezionale, nel governo del mondo inferiore, cioè dire ch’egli sospende, o modifica le leggi delle quali egli è autore, e che fa miracoli; Io credo in particolare, aggiunge il mondo moderno, nell’eletta dell’umanità, cioè che io son nato per virtù di un miracolo. La mia esistenza tutta quanta riposa sulla fede nella risurrezione di un morto, e la mia civiltà ha per piedistallo un sepolcro. Per tacciare d’errore questa fede costante, universale, invincibile, occorre provare che il genere umano, dalla sua origine sino ai dì nostri, è colpito da una triplice follia. Follia l’aver creduto all’esistenza d’un mondo soprannaturale; follia 1’aver creduto all’influenza degli esseri superiori sugli inferiori; follia l’aver creduto che il Legislatore supremo è libero di modificare le sue leggi, o di sospenderne il corso. Queste tre operazioni di pietà filiale, compite religiosamente, e l’uman genere debitamente convinto di essere stato sempre colpito di demenza; ne rimane una quarta: chi nega il soprannaturale dovrà provare, che egli medesimo non è pazzo.