SULLA FESTA DEL NATALE

SULLA FESTA DEL NATALE

[Il Manuale di Filotea, del Sac. Giuseppe Riva, XXX ed. Milano 1888]

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Giovanni Grisostomo, nella Omelia 31, non credeva di esagerare chiamando il Natale la festa la più venerabile di tutte, perché in essa si ricorda il gran prodigio aspettato da tutti i secoli, il parto di una Vergine predetto da Isaia, l‘annientamento del divin Verbo sotto le spoglie dell’uomo, figurato da Elia e da Eliseo quando si annichilarono in modo da adattare le proprie membra a quelle di un bambino defunto per restituirgli la vita col proprio alito. Di qui è che dal compimento di questo mistero, vero principio della nostra salute, cominciò un’Era del tutto nuova, ond’è che abbandonato il computo antico, si contò per anno primo della nuova epoca quello della nascita del Redentore, e si continuerà fino alla fine del mondo a partire da tal punto per contar gli anni. L’importanza di questa Festa fu sì ben conosciuta fin dal principio, che il Grisostomo la dice manifesta e celebre in tutto il mondo fin dai primordi del Cristianesimo. E ciò tanto è vero, che s. Gregorio Nazianzeno, s. Basilio, s Ambrogio, e molti altri, ci fan sapere com’era antico e universale tra ì fedeli il costume di accostarsi in questo gran giorno alla SS. Eucaristia. E fu poi così comune la pratica di comunicarsi al Natale, che il Concilio Toledano, al cap. 13, dichiarò non computabile fra i cristiani chi non si comunicasse in tal giorno Qui in natali Domini non comunicaverunt, catholici non credantur, nec inter Catholicos habeantar. Le particolarità poi tutte proprie di questo mistero e di questa Festa ci mostrano abbastanza il gran conto che sempre se ne è fatto. Esse meritano tutta la nostra attenzione. Scorriamole quindi ad una, sebbene con la massima brevità.

LA VIGILIA.

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Preso nello stretto suo senso, la Vigilia è il vegliare in preghiera la notte antecedente alla festa, il che facevasi sempre nei primi tempi da tutti i fedeli insieme col vescovo, come si sa aver fatto S.Ambrogio nella basilica di Fausta, quando il giorno appresso dovevansi ivi collocare solennemente i due martiri s. Protaso e s. Gervaso. Così considerate le vigilie, quella di Natale è la sola che siasi sempre conservata, dacché oltre la Messa che è stabilita per la mezzanotte, in varie chiese, come in Bergamo, in Roveredo, in Venezia, in Roma ve n’ha una che si celebra alla stessa sera della Vigìlia. Se poi per Vigilia intendiamo tutto il giorno antecedente santificato dalla preghiera e dal digiuno, quella di Natale fu sempre praticata come quella di Pasqua, di Pentecoste, e nei primi tempi anche quella dell’Epifania. Quindi si sa che S. Agostino depose dal suo officio un sacerdote perché nella Vigilia del Natale fu trovato a cenare lautamente in una casa privata; e San Gregorio Turonese ci parla d’un speciale castigo mandato da Dio ad un certo Eparchio, per aver profanata questa Vigilia. In questa Vigilia ogni 25 anni, si fa dal Papa l’apertura della Porta Santa per dar cominciamento al gran Giubileo dell’Anno Santo che finisce colla Vigilia dell’anno susseguente.

LE TRE MESSE.

Il sommo Pontefice S. Telesforo fino dall’anno 142 comandò la celebrazione di una Messa alla Mezzanotte, d’un’altra all’Aurora, e di una terza all’ora solita in vicinanza del Mezzo giorno. La prima ricorda la nascita temporale di Presepio di Betlemme. La seconda la sua manifestazione ai Pastori e la sua nascita spirituale nell’anima dei fedeli. La terza la sua eterna generazione nel sen del Padre fra gli splendori della gloria. Queste tre Messe sono anche originate ad onorare distintamente le Tre Persone della ss. Trinità che concorsero in questo mistero. Il Padre perché amò talmente il mondo da mandar in terra per la nostra salute il proprio divino Unigenito. Il Figliuolo perché spontaneamente si assoggettò al decreto del Padre, e si compiacque di pagare con i propri patimenti ì debiti di tutta la Umanità. Lo Spirito Santo perché concorse col proprio adombramento ad operare in Maria la incarnazione del divin Verbo, senza il più piccolo nocumento della sua immacolata verginità.Se le tre Messe sono obbligatorie per tutte le catterali e a tutti i sacerdoti è permesso di celebrare seguentemente l’una dopo l’altra conservando il digiuno lino alla terza, in cui solo devono fare la purificazione; l’obbligo che incombe ai fedeli non è che di ascoltarne una sola, la quale può essere tanto la prima, quanto la seconda, o la terza, essendo tutte e tre vere messe. Se la pietà insinua come doveroso in tal giorno l’ascoltamento di 3 Messe, bisogna ricordarsi che sono in inganno coloro che non solamente credono necessario l’udir tre Messe, ma credono anche che sia dovere l’ascoltarle tutte e tre da un solo sacerdote. – Le tre Messe del Natale devono inspirarvi un impegno straordinario di glorificare il Signore, colla pietà più distinta, dacché il Signore più frequentemente che in ogni altro giorno dell’anno rinnova per noi il suo Sacrificio sopra gli altari. Conobbe assai bene la grandezza di questa distinzione quel famoso Umberto di Romano, che fu il quinto Generale dei Frati Predicatori. Rinunziato il Principato di Filippo Valesio Re di Francia, e vestito l’abito di S. Domenico, volle ricevere gli Ordini Maggiori nelle tre messe del Santo Natale. Quindi nella prima fu fatto soddiacono, nella seconda diacono, e nella terza celebrata da Papa Clemente V, il quale allora si trovava in Lione, fu fatto sacerdote. Corrispose poi cosi bene a una sì grande estinzione che fu uno dei primi luminari dell’Ordine, così per scienza come per pietà. Basta il dire che compose uno sterminato numero di opere, e dopo nove anni, cioè nel 1263, per solo umiltà rinunziò il Generalato, ricusando invincibilmente il patriarcato di Gerusalemme, e visse così santamente che molti lo qualificarono per Beato

LA DISPENSA DAL MAGRO.

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Perchè al tripudio dello spirito si aggiungesse anche quello del corpo, Onorio III, essendo al papato nel 1216, accordò ai fedeli il permesso di mangiare di grasso, qualunque fosse il giorno in cui capitasse il Natale, eccettuando però da questa dispensa chi per voto speciale è obbligato a mangiar sempre di magro, come i Certosini, i Paolotti, ecc.

IL LUOGO DELLA NASCITA.

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A differenza di tutti gli altri bambini che non possono mai scegliere il luogo della lor nascita, Gesù Cristo nostro Signore se lo scelse da sé stesso: Michea aveva predetto che il Messia sarebbe nato a Betlemme Ora a mandare a compimento codesto oracolo, Iddio dispose che, per ordine dato da Augusto, che tutti i suoi sudditi avessero a farsi inscrivere nel luogo di loro provenienza, Maria con Giuseppe, come discendenti di Davide, il quale era nato a Betlemme, dovessero partire da Nazaret per recarsi a questa piccola città della Giudea, distante da Nazaret circa 100 miglia. Però, non trovando ivi alloggio né nelle case private, né nei pubblici alberghi, uscirono dalla città, e si ricoverarono in una capanna che serviva da ricovero agli animali nel caso di trovarsi sorpresi da qualche intemperie. Ivi, venuta l’ora segnata negli eterni decreti, venne alla luce il Messia che, involto fra poveri panni fu reclinato nel presepio, cioè nella mangiatoia. Queste circostanze furono ordinate a far conoscere: 1° Che il Cristo discendeva da Davide dalla cui stirpe, secondo le promesse, doveva nascere il Messia, 2. Che Michea aveva detto la verità quando si fece ad esclamare. “Tu, o Betlemme, non sei più la minima tra le città della Giudea, giacché dal tuo territorio uscirà Colui che sarà il supremo condottiero del popolo di Dio, 3°. Che il Messia veniva per combattere tutti i pregiudizi del mondo, preferendo la povertà, alle ricchezze, l’umiliazione alla gloria, i patimenti ai piaceri.

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RIGUARDO ALLA NASCITA.

Riguardo allo stato politico era il tempo della pace universale dacché Augusto, finite tutte le guerre, aveva tutto il mondo allor conosciuto obbediente ed ossequioso al proprio scettro. Quest’epoca era la più conveniente per dare una giusta idea di Colui che i Profeti avean detto Principe della Pace, e che non per altro veniva al mondo che per portare a tutti gli uomini la vera Pace, insegnando loro a domare tutte le proprie passioni che tengono l’uomo sempre in guerra con sé medesimo, non men che con Dio e con i propri simili. Riguardo al Mese, fu il Dicembre, e precisamente al cominciare del giorno 25. E ciò con divina sapienza. Siccome in quest’epoca il giorno ha finito di accorciarsi, e comincia a crescere, così dessa era opportunissima a rappresentare Colui che veniva per far spuntare sul mondo la luce della verità e della Grazia che doveva andare crescendo fino alla fine dei secoli. L’ora poi della mezzanotte in cui le tenebre sono più fitte, e il mondo è tutto in silenzio, era ordinato ad indicare: 1°. Che le tenebre dell’ignoranza e della iniquità cui il Messia veniva a dissipare, erano arrivate al loro colmo, e che fino da quel momento cominciavano a dissiparsi. 2.° Che Iddio vuol la quiete per comunicarsi agli uomini colla sua grazia, 3°. Che nel fare le opere nostre, per quanto sante e vantaggiose, dobbiamo cercare il più che è possibile di non esser veduti da alcuno.

I PRODIGI AVVENUTI NELLA NASCITA,

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Appena venne al mondo il Messia, che un coro di Angeli disceso sulla capanna fe’ risuonare tutta l’aria di quel bellissimo cantico “Gloria a Dio nel più alto de’ cieli, e Pace in terra agli uomini di buona volontà”. Un Angelo apparve ai pastori veglianti sul loro gregge, nei dintorni di Bethlemme, annunciando loro la nascita del Salvatore, ed invitandoli a recarsi alla sua capanna per presentargli i proprii ossequi. Una stella di nuova luce apparve nel cielo nelle parti dell’Oriente e servì di Guida ai Re Magi per condurli all’adorazione del Messia, che, giusta l’oracolo di Balaam, sarebbe nato allora appunto che un astro di splendore non più veduto sarebbe comparso nel cielo.

ONORI AL PRESEPIO DI CRISTO,

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Per cancellare ogni idea di Cristianesimo in Oriente, l’imperatore Adriano fece innalzare la statua dell’idolo Adone nel luogo in cui era stato adagiato bambino il Re dei Vergini. Ma dopo 100 anni, finite le persecuzioni, data da Costantino la pace alla Chiesa, S. Elena di lui madre fece atterrare quest’idolo, cambiò la capanna in un tempio, e al luogo del Presepio fece erigere un suntuoso altare. D’allora in poi fu sempre in grandissima venerazione, e ai suoi piedi si videro ì personaggi più eccelsi, fra cui meritano speciale memoria l’ìmperatrice Agnese tanto lodata da san Pier Damiani, e santa Brigida principessa di Svezia. In questo luogo santissimo fissò la propria dimora, e vi divenne modello d’ogni virtù il gran dottore S. Girolamo, il cui esempio venne imitato, dietro i suoi inviti dalle famose dame di Roma, santa Eustochia e santa Marcella. – Eretto poi in Roma, sotto del papa Liberio, un magnifico tempio a Maria sopra del monte Esquilino, su cui era caduta la neve il 5 Agosto, dall’ Oriente fu quivi trasportata la santa mangiatoia che si adorava in Betlemme, e quindi si chiama quella Chiesa Santa Maria del Presepio, la quale è poi quella stessa che si denomina Santa Maria Maggiore, ove insieme col Presepio di Cristo, fu trasportato anche il corpo di San Girolamo che ne fu il più distinto veneratore.

IL COSTUME DI FARE IL PRESEPIO.

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San Francesco d’Assisi, per disposizione del cielo, nacque in una stalla, dacché la sua madre Pica, travagliata dai dolori del parto, senza mai riuscire a sgravarsi, si sgravò subito felicemente appena fu portata dentro una stalla, secondo l’avviso che venne a dargliene uno sconosciuto mendico accostatosi all’uscio della sua casa a chieder limosina mentre ella trovavasi in quel travaglio. Fatto adulto questo gran Santo, ebbe sempre una devozione particolare a Gesù Bambino, che come lui era nato in un presepio; e per meglio soddisfare la sua devozione, mentre trovavasi in un romitaggio della selva detto il Greco, gli venne in mente di rappresentare al vivo il mistero della nascita del Redentore, per eccitare al fervore tutti i devoti abitanti di quella remota campagna. E perché la sua invenzione non fosse disprezzata come leggerezza, ne chiese prima licenza al Papa e, ottenutala, costrusse una capanna, v’introdusse un bue ed un asino, dispose bene la mangiatoia, e pieno di fede, chiese al Signore che pensasse Egli a dargli il Bambino. La sua preghiera fu esaudita, poiché nel medesimo istante Gesù Cristo, in figura di grazioso bambino, comparve a riposare su quelle paglie, che divennero subito portentose al risanamento d’ogni male appena venivano applicate. Sparsa la notizia del gran prodigio, si universalizzò ancora il costume di rappresentar col Presepio il gran mistero della nascita del Redentore, e sono infiniti ì prodigi che si operarono a pro di coloro che si mostrarono per tal modo devoti di Gesù Bambino. Il costume dunque di far il Presepio con distinti gruppi di ligure tutte atteggiate a devozione, quali avviantisi, quali ritornanti, e quali arrestantisi alla capanna ed afferentevi diversi doni, e festeggianti il gran prodigio coi propri musicali strumenti, è assai più stimabile di quel che si pensa, perché vanta fin dal principio l’approvazione del Sommo Pontefice ed il Papa Innocenzo IX, colla Bolla 27 Marzo 1687 approvò formalmente un Ordine Religioso che si chiamava dei Frati Bethlemitici, perché sopra del proprio abito, simile a quello dei Cappuccini, portano sempre una gran medaglia in cui è rappresentato il mistero della Nascita di Gesù nel Presepio. Quest’ordine, istituito nel 1653 da un piissimo uomo delle Canarie, per nome Pietro Betancour di S. Giuseppe, si consacra al servizio degli ospedali del nuovo mondo, specialmente nel Messico ed in Angelopoli, professando ì suoi religiosi la regola del gran padre S. Agostino.

GRANDI FATTI ACCADUTI NEL DÌ DI NATALE.

Questo giorno solennissimo per la Religione divenne in progresso anche celebre per la storia perocché nel dì di Natale Ottaviano Augusto emanò un editto con cui proibiva di dargli come in passato, il titolo di Signore. S. Ambrogio, circa l’anno 395 riconciliò con la Chiesa l’imperator Teodosio. Clodoveo, primo re cristiano di Francia, nel 496 ricevette il Battesimo in Reims dalle mani di S. Remigio, Bonifacio V, nel 617 fu consacrato Papa. Carlo Magno, nell’ 800 fu coronato imperatore dal Papa Leone III, e cosi venne a ristabilirsi l’impero d’Occidente. Ricevettero pure la imperiale corona di Natale dal papa Giovanni VIII, nell’876, Carlo il Grosso, da Giovanni XII, nel 936, Ottone il Grande; da Clemente II nel 1047, Enrico III. Il Duca Costanzo XII, nel 1060, fu eletto imperatore dell’Oriente. Guglielmo duca di Normandia, vinto Eraldo, fu nel 1066 coronato re d’Inghilterra, e stabili la nuova dinastia che dura tuttora. Balduino III figliuolo di Fulcone nel 1441, fu coronato re di Gerusalemme Michele Paleogolo nel 1258, fu coronato imperatore d’Oriente. Innocenzo IV, due anni dopo il Concilio generale di Lione, cioè nel 1247, mentre col re di Francia passava per Cluny, diede ai cardinali la distinzione che, decretata loro dal Concilio medesimo, hanno invariabilmente ritenuto la distinzione cioè del Cappello rosso all’intento di ricordar loro il grand’obbligo di esser disposti di versare anche il sangue per la difesa della Fede e del Romano Pontificato.

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A CONCLUSIONE

Abbiate adunque grande premura di festeggiare con molto fervore il Santo Natale di Cristo, che S. Gregorio Nisseno chiamava la festa delle feste. Tenetevi sempre cara la rappresentazione di Gesù nel presepio. Meditate le virtù praticate da Gesù Cristo. nella sua nascita, e sforzatevi di ricopiarle in voi stesso tenendo sempre davanti agli occhi la gran sentenza dell’Evangelio: “se non diventerete piccoli come ì bambini, non entrerete mai nel regno de’ cieli”.