La strana sindrome di nonno Basilio: 30

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La strana sindrome di nonno Basilio 30

     Carissimo direttore, eccomi col mio aggeggio elettronico per ragguagliarla sulle vicende strane che mi coinvolgono oramai da tempo, nel cercare di comprendere le anomalie che sembrano dominare la “scena di questo mondo” oramai ribaltata nei valori di un tempo, scena che si propone sempre più tragica, senza che alcuno ne comprenda l’epilogo al quale si sta avviando. Ma veniamo al dunque. Qualche giorno fa, mi trovavo nel mio studiolo a consultare un volume di Storia della Chiesa, e mi ero soffermato sulla voce “Pelagianesimo e Neopelagianesimo”. Come lei certamente saprà, si tratta di una eresia del lV secolo, sostenuta da un monaco bretone, certo Pelagio, che minò il Cristianesimo dell’epoca. Essa – lo sintetizzo per quei due o tre lettori che se ne fossero dimenticati – sosteneva la naturale capacità dell’uomo ad ottenere la salvezza col solo uso della ragione e della libertà e senza l’intervento soprannaturale di Dio, e negava, insieme alla sostanza e alle conseguenze del peccato originale, l’assoluta necessità della Grazia per le opere soprannaturali. Il peccato originale, nel senso inteso dalla Chiesa, per Pelagio non esisteva; l’uomo infatti, secondo questa strampalata teoria, all’opposto di quella ancor più strampalata di Lutero e Calvino, nasce senza alcuna macchia, con una perfetta integrità di natura simile a quella con cui Adamo uscì dalle mani del Creatore; il peccato del primo uomo non portò, secondo il bretone, alcun nocumento né alcuna conseguenza nella posterità, fu però un cattivo esempio, e intanto si potrebbe parlare di peccato originale in quanto gli uomini peccano a somiglianza di Adamo. Di conseguenza: né il Battesimo è di assoluta necessità per la vita eterna – anche se però è richiesto per far parte della Chiesa [come una cerimonia di introduzione o iniziazione ad una qualsiasi associazione o conventicola]-, né è necessaria la grazia per le opere soprannaturali, e neppure la Redenzione deve essere considerata come un riscatto. A ben vedere è quello che sostiene la filosofia di base delle conventicole dei “figli della vedova” e del “modernismo” attuale, infiltratosi con gli usurpatori delle poltrone ecclesiastiche e delle giurisdizioni. Fu il santo Vescovo di Ippona Agostino a combattere tenacemente il Pelagianesimo, condannato poi solennemente da Papa Zosimo (Epistola tractoria) e definitivamente dal Concilio di Efeso del 431. Immerso nelle mie considerazioni non mi ero accorto dell’ingresso di Caterina, mia nipote, con in braccio un tenero “fagottino”, una splendida bimba neonata, figlia della sua, ed adesso anche mia, amica Angelica. Nel complimentarmi con la neo-mamma, colgo l’occasione di chiederle (mia moglie direbbe: “ma perché non ti fai i fatti tuoi?”), se la bimba fosse stata già battezzata. Lei, con grande affabilità, mi risponde che no, non lo era stata ancora, anche perché il suo parroco le aveva detto che non c’era alcuna fretta. “…. Ma come, dico io, ma questo è contro la logica ed il buon senso, che vuole che i genitori assicurino il meglio per il benessere fisico e, soprattutto, spirituale del loro bimbo, che non è un animaletto da ingrassare, spupazzare, mostrare in giro, ma un’anima immortale, destinata alla gloria eterna! Quindi, il suo bene spirituale, in assoluto la cosa più importante, esige che lo si liberi subito dal “peccato originale” per dargli, al più presto, la vita divina. Forse che questo non è un “dono”? E che dono! “Mirabiliter creasti, mirabilius reformasti” (si diceva un tempo nell’Offertorio della Messa, ora… così piatto … ma di questo ci occuperemo in altra sede!). Inoltre il “farfariello” (come mia nonna Margherita appellava l’innominato nostro nemico) è libero di fare i suoi comodi in un’anima sprovvista di ogni difesa spirituale!!… ed i cui risultati si osserveranno negli anni, quando sarà poi difficilissimo recuperare il tempo perduto! Ma a questo punto arriva l’immancabile Mimmo, che interrompe il mio discorsetto, con il solito fare beffardo, dicendo: “ Ma nonno, ti faccio leggere qui nel “Rapporto sulla fede”, (ma la fede in chi? … libro scritto nel 1984 da un noto giornalista con un cardinale ritenuto tradizionalista, ma in realtà un ultra-modernista, il classico “lupo vestito da agnello”, direbbe lo zio Tommaso, sacerdote “integrale”, che lo avrebbe segnalato senza indugi al Sodalitium planum!)… guarda qui …. parlando del “Limbo” si dice: «Il Limbo non è mai stato una verità definita di Fede. Personalmente, lascerei cadere questa che è sempre stata soltanto unʼipotesi teologica». Ah, rispondo io sbigottito, così, il “Limbo dei bambini”, durato 800 anni, oggi, non è considerato più dogma da questo finto cardinale illuminato, è stato abbandonato per sempre”. “Certo, ribatte Mimmo, tanto più che il 19 gennaio 2001, questo stesso cardinale approvava il Documento della “Commissione Teologica Internazionale” dando le basi teologiche e liturgiche alla “speranza” che i bambini morti senza Battesimo, siano salvi e godano della visione beatifica”. “Ah, quindi -sono ancora io – lʼabolizione del Limbo non sarebbe più un problema dogmatico, ma solo pastorale!”. “E sì, lo dice anche il mio parroco – Mimmo all’arrembaggio! – non ci dovrebbe più essere il Limbo, perché la Chiesa ha sempre ritenuta questa come una questione aperta, non dogmatica, tanto che, nel “Catechismo della Chiesa cattolica” del 1992, il Limbo non è neppure citato”. Direttore, non le dico la mia pressione alla notizia blasfema della cancellazione del “Limbo” dalla teologia (che per 800 anni quindi è stata sbagliata, corretta oggi dai supermodernisti che non sanno più che “veritas Domini manet in aeternum”), prova ulteriore che si sta eliminando tutto ciò che è Tradizione della Chiesa, per tranquillizzare e rassicurare intanto gli abortisti dellʼandata in Paradiso anche dei bambini trucidati dal folle omicidio dell’aborto, abbracciando così la “dottrina a-cattolica” della “salvezza universale”, per cui si salverebbero anche coloro che sono rei nel “Peccato Originale”, nonché blasfemi, sacrileghi, peccatori di ogni tipo, adulteri e pederasti orgogliosi! Ma questa, esimio direttore, lei ben lo comprende, è unʼopinione che offende la Sacra Scrittura, la Sacra Tradizione e lʼunanime opinione dei “Padri della Chiesa”, da cui trae origine il “dogma cattolico”. Questo mi fa venire alla mente lo zio Pierre, il “complottista”, di cui li ho già parlato, che sempre diceva che nel “Nuovo Ordine Mondiale”, l’ordine a cui vuole assoggettarci il potere dei reprobi figli di Beliaal, non esiste alcun peccato, non esiste lʼInferno, non esiste neppure il Purgatorio. Quindi il cardinale “lupo travestito” ha accettato il “nonsenso” che la “Misericordia Divina” salva tutti indistintamente, anche quelli che non vogliono la salvezza, cancellando il Sacrificio redentore del Cristo (mi chiedo e le chiedo: ma questo cardinale sarà battezzato, o è, come direbbe lo zio Pierre, un marrano d.o.c., discendente dai kazari, coloro che si dicono ebrei, ma non lo sono? …). Ma questa è pura eresia!! È l’eresia vecchia e tenebrosa dell’apocatastasi o del panteismo o del “Cristo cosmico” (che sono poi – essenzialmente – la stessa cosa), mi scaldo con Mimmo, non si può rigettare un dogma “de fide” della Chiesa Cattolica, definito, e te lo dimostro subito, da diversi veri Concili dogmatici secondo il quale il “peccato” di Adamo ed Eva ha fatto perdere la Grazia santificante attraverso il “Peccato Originale”, per cui questo alberga in ogni anima non battezzata. “E poi, caro Mimmo, guarda che questo cardinale è un ignorante e dei peggiori, poiché finto ignorante, perché questo insegnamento fu codificato nel XVI Concilio di Cartagine nel 418, dal Secondo Concilio di Lione nel 1274, nel Concilio di Firenze nel 1436-1445,….; nel 1546, nel Concilio di Trento. Per chi volesse contestare, come i parroci di Mimmo o della povera sprovveduta Angelica, consiglio di riaprire il Denzinger (lo facciano però ben spolverare, mi raccomando!) al num. 410 – lettera di Innocenzo III all’Arcivescovo di Arles -, al num. 796 (definizione del Concilio di Trento) “dopo l’annunzio del Vangelo questo passaggio [allo stato di grazia] non può avvenire senza il lavacro della rigenerazione o senza il desiderio di esso”, ed infine al n. 1526, ove è riportata la bolla di Pio VI “Auctorem Fidei” del 28 agosto 1794. Ma questa, mi consenta direttore, la voglio proprio ricordare a lei e ai suoi cari lettori, per fugare ogni dubbio, eccola: “Della pena di quelli che muoiono col solo peccato originale. Del Battesimo, § 3. XXVI. [È condannata come falsa, temeraria, ingiuriosa per le scuole cattoliche] la dottrina che rigetta come una favola Pelagiana quel luogo dell’Inferno (che i fedeli comunemente chiamano Limbo dei fanciulli) nel quale le anime di coloro che muoiono con la sola colpa originale sono puniti con la pena del danno [privazione della visione di Dio], senza la pena del fuoco, come se, ammettendone l’esistenza ed escludendone la pena del fuoco, per questo stesso si ammettesse un luogo ed uno stato di mezzo, privo di colpa e di pena, fra il Regno di Dio e la dannazione eterna, come favoleggiavano i Pelagiani. [Cfr. Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n. 1526]. Mimmo ed Angelica, aprite il Vangelo, e con questo rispondete a chi vuole ingannarvi coscientemente o meno, ma sempre colpevolmente!! Dite loro che sono falsi, temerari, ingiuriosi. “Nessuno, se non rinasce per acqua e Spirito Santo, può entrare nel Regno di Dio” (Jo. III, 5), che – ha precisato la Chiesa contro i sofismi dei pelagiani e dei modernisti apostati – è la vita eterna e quindi la visione beatifica. Si vadano a leggere, questi soloni modernisti, quelli della società dei M.A.M. [lo zio Pierre, pittorescamente indicava quelli del conciliabolo da lui definito il vat’inganno, come Marrani, Apostati, Modernisti, quindi M.A.M. Che soggetto!]. San Gregorio Nazianzeno (In sanctum Baptisma n. 23, PG, t.36, col. 390) e San Gregorio di Nissa (De infantibus qui premature moriuntur, PG, t. 46, col. 177, 180), gli scolastici Sant’Anselmo di Canterbury, Ugo di San Vittore, Pietro Abelardo, e se non hanno i testi (visto che le loro biblioteche sono piene solo di luridume, ciarpame e sterco modernista), che almeno ricordino S. Agostino: “Chiunque dica che saranno vivificati in Cristo anche i bambini che muoiono senza aver partecipato al suo Sacramento certamente contraddice la predicazione apostolica e condanna tutta la Chiesa, dove ci si affretta a battezzare i bambini perché indubbiamente si crede che essi non possano con nessun altro mezzo essere vivificati in Cristo”. (Epist. CLXVI, cap. VII, n. 21, ed. Migne), ed ancora: “Se vuoi essere cattolico, non credere, non dire, né insegnare che i bambini morti senza Battesimo possano ottenere la remissione del peccato originale” (De anima et eius origine, lib. III, cap.9). Caro direttore ce ne sarebbe per giornate intere di citazioni, ma voglio limitarmi a citare il “mio” Papa, l’è-un-genio Pacelli, Pio XII, che ha parlato dell’argomento ancora il 29 ottobre del 1951: “non vi è altro mezzo [che il Battesimo di acqua] per comunicare questa vita [soprannaturale] al bambino, che non ha ancora l’uso della ragione”, con buona pace di tutti i novatori, usurpatori, agnelli travestiti, volponi illuminati e gattoni della pampa. Per concludere, dico all’allibita Angelica ed al divenuto furente Mimmo: “La negazione del Limbo è di una  gravità smisurata, poiché i princìpi da cui deriva sono smisuratamente falsi” (naturalismo, panteismo, “Cristo cosmico”, diritto alla grazia da parte della natura: gnosticismo puro, e la gnosi si sa, è la dottrina di satana!), errori tutti già confutati e condannati, ma oggi riproposti a noi dalla banda dei … “soliti noti”, quelli appunto del M.A.M. . Vedrà, direttore, questo cardinale “marrano” per i suoi “meriti e servigi resi al modernismo” sarà anche fatto “papa” (attento, non “Papa”!), o meglio ancora “pap’occhio” … ed io chiedo a Mimmo: “… ma secondo te, uno che pecca contro lo Spirito Santo (impugnare la verità conosciuta e definita dal Magistero irreformabile della Chiesa, oltre che dalla Tradizione e dalla Sacra Scrittura – “non contraddire alla verità, ma vergognati della tua ignoranza”: Sir. IV-25), peccato che Gesù, nel Vangelo, ci assicura non essere perdonato né in cielo né in terra (ad es. in S. Matt. XIV,31-32), potrà mai essere un Papa, la voce di Cristo in terra, assistito dallo Spirito Santo, o non piuttosto il vicariuccio dell’anticristo? Con questo interrogativo amletico, (ai teologi l’ardua “banale” sentenza!), saluto Angelica e le sua piccola, deliziosa bimba, che intanto comincia a frignare per la fame. Caro direttore, adesso la saluto e se ha un poco di tempo passi, lei con i suoi lettori, a mangiare i confetti del Battesimo della piccola Pia (chiamata così in omaggio al “mio” Papa, Eugenio Pacelli, S.S. Pio XII), fatta rapidamente battezzare da un parroco imbarazzato ed esterrefatto dalla determinazione di Angelica. Intanto ne sgranocchio uno io … oh sono proprio buoni!! (… ah se mi vedesse Genoveffa, mia moglie!… ma non glielo dica se la vede, la prego! Grazie). L’aspetto per i confetti, venga ne vale la pena, non è peccato di gola ma un augurio affettuoso di santità alla bimba.! Alla prossima, suo nonno Basilio.