24 maggio festa di Maria Ausiliatrice

24 maggio festa di Maria Ausiliatrice

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[Dom Guéranger: “l’anno liturgico” – vol II, p. 663]

La festa di oggi.

Ora, ecco, in questo giorno, una festa di Maria! Affrettiamoci a dire che essa non è iscritta nel calendario universale della santa Chiesa; ma aggiungiamo allo stesso tempo che si è talmente diffusa, con l’approvazione della Sede Apostolica, che questo Anno Liturgico sarebbe stato incompleto se non avessimo dato un posto a questa solennità. Il suo scopo è di onorare la Madre di Dio sotto il titolo di Aiuto dei cristiani, appellativo meritato per gl’innumerevoli favori che questa potentissima Ausiliatrice non cessa di effondere sulla cristianità. Dal giorno in cui lo Spirito Santo discese su Maria nel Cenacolo, affinché Ella cominciasse ad esercitare, sulla Chiesa militante, il suo potere di Regina, fino alle ultime ore che durerà questo mondo, chi potrebbe enumerare tutte le occasioni nelle quali Ella ha segnalato o segnalerà la sua azione protettrice sugli eredi del figlio suo? Le eresie sono sorte di volta in volta, appoggiate dal braccio dei potenti della terra! Sembrava che dovessero divorare la stirpe dei fedeli; ma esse sono cadute, di volta in volta, le une sulle altre, atterrate da un colpo mortale! E la santa Chiesa ci rivela che è stato il braccio di Maria a sferrare il colpo “Gaude, Maria Virgo, cunctas haereses sola interemisti in universo Mundo”. (Officio della Santissima Vergine, al Mattino,- VII.a antifona.).pio_v_El_Greco_050

Se scandali inauditi e tirannie senza nome sono sembrati intralciare per un momento il cammino della Chiesa, il braccio sempre armato dell’invincibile Regina ha poi reso libero il passaggio! e la Sposa del Redentore ha avanzato libera e fiera, lasciando dietro di sè gli ostacoli spezzati ed i suoi nemici abbattuti. È proprio richiamando alla memoria tante meraviglie che il grande Papa san Pio V, l’indomani della vittoria di Lepanto, durante la quale la nostra augusta trionfatrice aveva annientato per sempre la potenza navale dei Turchi, giudicò che era venuto il momento d’iscrivere nelle Litanie della santa Vergine, al seguito dei titoli di cui la Chiesa la saluta, quello di “Aiuto dei cristiani”.

Il ritorno a Roma di Pio VII.

Era riservato al secolo scorso di vedere Pio VII, riprendere questo bel titolo e farne l’oggetto di una festa commemorativa dei soccorsi che Maria si è degnata dare ai cristiani in tutte le epoche. Ed il giorno che ne è stato stabilito non poteva essere scelto meglio.

Il 24 maggio dell’anno 1814, Pio VII rientra a Roma, tra le acclamazioni di tutto il popolo.

Pio VII

Egli esce da una prigionia di cinque anni, durante la quale il governo della cristianità è stato totalmente sospeso. Le potenze, coalizzate contro il suo oppressore, non hanno avuto l’onore di spezzarne i ferri; e stato colui che lo riteneva lontano da Roma, a dichiararlo libero di ritornarvi fin dagli ultimi mesi dell’anno precedente; ma il Pontefice ha voluto prender tempo e il 25 gennaio lascia Fontainebleau. Roma, nella quale Egli rientra, è stata unita all’impero francese, cinque anni prima, con un decreto nel quale si leggeva il nome di Carlo Magno; essa, la città di san Pietro, si è vista ridotta ad un capoluogo di dipartimento, amministrata da un prefetto e, quasi a cancellare per sempre il ricordo di ciò che fu la città dei Papi, il suo nome è stato dato come appannaggio al presunto erede della corona imperiale di Francia.

Quale giorno è quello del 24 maggio, che illumina il ritorno trionfale del Pontefice in qualità di Pastore e di Sovrano, tra le mura di quella sacra città, da dove una notte era stato strappato da alcuni soldati! Gli eserciti vengono incontrati sulla via, percorsa da Pio VII a piccole tappe, e l’Europa s’inchina di fronte al suo diritto. Tale diritto sorpassa in antichità, come in dignità, quello di tutti i re; e tutti, senza distinzione per gli eretici, gli scismatici, ed i cattolici, si faranno un dovere di riconoscerlo solennemente. Ma ciò non ci rivela ancora completamente la grandiosità del prodigio che si è degnata operare la potentissima Ausiliatrice. Per comprendere la realtà, è importante ricordarsi che testimone di questo fatto meraviglioso è il secolo XIX; che lo vede effettuato durante gli anni e in cui subisce ancora il giogo ignominioso del volterianismo, in cui vivono ancora in ogni luogo gli autori e i complici dei delitti e dell’empietà che furono quasi il coronamento del XVIII secolo. Tutto sembrava contrario ad un risultato così pieno ed inatteso; la coscienza cattolica era lungi dall’essere allora risvegliata, come lo fu più tardi; l’azione celeste doveva manifestarsi direttamente; ed è per rivelare al mondo cristiano questa realtà, che Roma ha consacrato annualmente la giornata del 24 maggio in trofeo a Maria Aiuto dei Cristiani.

Restaurazione del trono Pontificio.

Cerchiamo adesso di capire l’intenzione divina nella doppia restaurazione che oggi Cristo opera per mezzo delle mani della sua augusta Madre.

Pio VII era stato condotto via da Roma e detronizzato; Egli vi viene ristabilito come Papa e come sovrano temporale. Nei giorni della festa della Cattedra di san Pietro a Roma e ad Antiochia, noi abbiamo esposto la dottrina della Chiesa, la quale c’insegna che la successione ai diritti conferiti da Cristo a san Pietro è legata alla qualità, di Vescovo di Roma. Ne segue che la residenza in questa città è, allo stesso tempo, di diritto e di dovere del successore di Pietro salvo il caso in cui, nella sua sapienza, egli giudichi di allontanarsene per qualche tempo. Colui dunque, che coi mezzi della forza materiale costringe il Sommo Pontefice a stare fuori di Roma, o l’impedisce di risiedervi, agisce contro la volontà divina; poiché il Pastore deve abitare in mezzo al suo gregge. Ed essendo stata la Chiesa Romana preposta da Cristo alle altre Chiese del mondo, queste hanno diritto di trovare in Roma, predestinata ad un tale onore da tutto il suo passato, Colui che allo stesso tempo è il Dottore infallibile della fede e la sorgente di ogni potere spirituale.

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Il primo beneficio di cui oggi noi siamo debitori verso Maria, è dunque quello di avere restituito lo Sposo alla Sposa, e ristabilito nelle sue condizioni normali il governo supremo della santa Chiesa. Il secondo favore, è di avere ridato al Pontefice il potere temporale, che è la garanzia più sicura della sua indipendenza nell’esercizio del potere spirituale. Tristi fatti riportati dalla storia, hanno rivelato più di una volta i danni di uno stato di cose che mette il Papa alle dipendenze di un principe; e l’esperienza del passato, dimostra che la città di Roma, se non restasse sotto il dominio del papato, potrebbe incorrere, agli occhi della cristianità, nel rimprovero di non avere sempre saputo vegliare alla libertà ed alla dignità della Chiesa nell’elezione del Sommo Pontefice, La sapienza divina ha provveduto al bisogno dell’immenso gregge di Cristo preparando, fin dall’inizio, le basi del dominio temporale del papato su Roma ed il suo territorio, anche prima che la spada dei Franchi intervenisse per vendicare, per costituire ed ingrandire quel prezioso dominio che è un bene della cristianità. Chiunque osa invaderlo, reca il più palese attentato alla libertà di tutta la Chiesa; e noi, un mese fa, abbiamo udito il grande dottore sant’Anselmo, quando c’insegnava che « Dio null’altro ama tanto in questo mondo, quanto la libertà della sua Chiesa ». Ed è per questo che l’ha sempre rivendicata.

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   Preghiamo la Santissima Vergine Maria “Auxilium Christianorum”, perché ancora una volta, con lo schiacciare la testa al serpente maledetto ed agli impostori usurpanti, renda possibile il ritorno a Roma del vero Papa, la restaurazione del Papato con la Gerarchia in esilio secondo Diritto apostolico, la legittima occupazione della Cattedra di Pietro, ed il trionfo della Chiesa Cattolica oggi “eclissata”:

MARIA, Auxilium Christianorum: orate pro nobis!

catene S. Pietro

le catene di S. Pietro

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Alla Madonna Ausiliatrice dei Cristiani: preghiera di S. Giovanni Bosco

 O Maria, Vergine potente, Tu grande ed illustre presidio della Chiesa, Tu aiuto meraviglioso dei cristiani, Tu terribile come esercito ordinato a battaglia; Tu, che sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo, oh! Nelle nostre angustie, nelle nostre lotte, nelle nostre strettezze difendici dal nemico, e, nell’ora della morte, accogli l’anima nostra in Paradiso. Così sia. [ind. 3 anni, plen s.c. p.t.m.].

Preghiera a Maria Ausiliatrice

[S.S. Leone XIII, con breve del 10 marzo 1900, concede 300 giorni di Indulgenza ogni volta che si recita questa preghiera almeno con cuore contrito]

“O Santissima ed Immacolata Vergine Maria Madre nostra tenerissima, e potente aiuto dei Cristiani, noi ci consacriamo interamente al vostro dolce amore e al vostro santo servizio. Vi consacriamo la mente co’ suoi pensieri, il cuore co’ suoi affetti, il corpo co’ suoi sentimenti e con tutte le sue forze, e promettiamo di voler sempre operare alla maggior gloria di Dio ed alla salute delle anime. – Voi intanto, o Vergine incomparabile, che siete sempre stata l’Ausiliatrice del popolo cristiano, deh!, continuate a mostrarvi tale specialmente in questi giorni. Umiliate i nemici di nostra santa Religione, e rendetene vani i malvagi intenti. Illuminate e fortificate i Vescovi e i Sacerdoti, e teneteli sempre uniti ed obbedienti al Papa, Maestro infallibile; preservate dall’irreligione e dal vizio l’incauta gioventù: promuovete le sante vocazioni ed accrescete il numero dei sacri Ministri affinché per mezzo loro il regno di Gesù Cristo si conservi tra noi, e si estenda fino agli ultimi confini della terra. Vi preghiamo ancora, o dolcissima Madre, che teniate sempre rivolti i vostri sguardi pietosi sopra l’incauta gioventù esposta a tanti pericoli, sopra i poveri peccatori moribondi; siate per tutti, o Maria, dolce speranza, Madre di misericordia e porta del Cielo. – Ma anche per noi vi supplichiamo gran Madre di DIO. Insegnateci a ricopiare in noi le vostre virtù, in particolar modo l’angelica modestia, l’umiltà profonda, l’ardente carità, affinché, per quanto è possibile, col nostro contegno, colle nostre parole, col nostro esempio rappresentiamo al vivo in mezzo al mondo Gesù Benedetto vostro Figliuolo, e facciamo conoscere ed amare Voi, e con questo mezzo possiamo riuscire a salvare molte anime. – Fate altresì, o Maria Ausiliatrice, che noi siamo tutti raccolti sotto i l vostro manto di Madre. Fate che nelle tentazioni noi vi invochiamo con fiducia; fate insomma che il pensiero di Voi sì buona, sì amabile, sì cara, il ricordo dell’amore che portate ai vostri divoti, ci sia di conforto, da renderci vittoriosi contro i nemici dell’anima nostra, in vita ed in morte, affinché possiamo andare a farvi corona nel bel Paradiso. Così sia.!

 

DIGIUNO E ASTINENZA

DIGIUNO E ASTINENZA

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I bambini di Fatima praticavano eroici digiuni e penitenze per aiutare a salvare le povere anime dall’inferno.

[da E. Barbier: I tesori di Cornelio Alapide]

  1. Necessità del digiuno e dell’astinenza. — 2. Esempi di digiuno e di astinenza. — 3. Eccellenza del digiuno. — 4. Fallaci pretesti per non digiunare. — 5. Diverse specie di digiuno.
  2. Necessità del digiuno e dell’astinenza. — E nell’antica e nella nuova legge Dio comanda il digiuno… La Chiesa ne fa un precetto… “Togli le legna al fuoco, se vuoi estinguere la fiamma”, canta un antico poeta. Ma qual fuoco più vorace della concupiscenza? Bisogna dunque che si faccia digiunare la carne. « È molto meglio per te, scriveva S. Gerolamo, sentirti dolere il ventre che non la mente; ti giova di più comandare alla carne che non obbedirle; zoppicare del piede che non nella pudicizia. Col rigore dei digiuni e delle vigilie si devono respingere le infocate saette del diavolo: chi se la gode nelle delicatezze, pare vivo, ma è morto ».

Platone proibiva di prendere cibo due volte al giorno e di mangiare a sazietà (De Leg.). Necessità del digiuno e dell’astinenza per evitare il peccato… Per espiare i peccati commessi… Per respingere e vincere il demonio. « Donde viene, dicevano gli apostoli a Gesù Cristo, che noi non abbiamo potuto cacciare questo demonio? Ed egli a loro: Questa genìa di demoni non si può scacciare se non con la preghiera e col digiuno » (Mc. IX, 27-28). È cosa impossibile mantenersi casto senz’essere mortificato. Il digiuno è di obbligo sotto pena di peccato mortale, per chi ha compiuto l’età di ventun anno, eccetto che legittime ragioni lo dispensino.

  1. Esempi di digiuno e di astinenza. — Gli esempi che noi abbiamo di digiuno e di astinenza ce ne provano la necessità. Mosè, Elia, Gesù, digiunano quaranta giorni. Dietro l’esempio di quei digiuni la Chiesa ha stabilito il digiuno della Quaresima. I primi cristiani digiunavano tutti i giorni e facevano un solo pasto sul cadere del sole. Gli eremiti, gli anacoreti, digiunavano continuamente. In tutti i secoli i religiosi hanno digiunato; i veri fedeli si fecero sempre scrupolo del digiuno. Digiuna Giuditta, digiuna Ester, sul trono. I loro digiuni avevano i Giudei, ed i Maomettani anche essi hanno i loro digiuni che osservano esattamente. S. Giovanni Battista digiuna e osserva astinenza tutti i giorni, nel deserto, per trent’anni, non cibandosi che di miele selvatico e di locuste. Tutti i Niniviti, dal bambino al vecchio, dal più grande al più piccolo, dal mendicante al re, osservano un digiuno rigoroso; e fanno digiunare perfino gli animali…
  2. Eccellenza del digiuno. — « L’astinenza, predicava S. Leone, è madre di casti pensieri, di retti desideri, di salutari consigli, e per mezzo delle volontarie mortificazioni, la carne muore alla concupiscenza, lo spirito ringiovanisce alla virtù ». « Che cos’è il digiuno? scrive S. Ambrogio; non altro se non l’immagine e la sostanza della vita celeste. È il cibo dell’anima, l’alimento dello spirito, la vita degli angeli, la morte della colpa, la distruzione dei delitti, il farmaco della salute, la radice della grazia, il fondamento della castità, il cammino più breve per cui si arriva a Dio». Ascoltate S. Efrem: «Il digiuno è il carro per montare al cielo. Il digiuno suscita i profeti, insegna la sapienza ai legislatori. Il digiuno coabita col corpo senza nuocergli e fa buona guardia all’anima. Il digiuno è arma invincibile in mano ai soldati, è palestra d’esercizio agli atleti. Il digiuno respinge le tentazioni, dispone alla pietà, smorza l’ardore del fuoco, chiude le fauci ai leoni, indirizza al cielo le preghiere; è la madre della santità, l’educatore della gioventù, l’ornamento dei vecchi ». « Il digiuno, nota S. Gerolamo, è non solamente una virtù perfetta, ma il fondamento delle altre virtù; è la santificazione, la pudicizia, la prudenza, virtù senza le quali nessuno può vedere Iddio ». La fame, dice S. Ambrogio, è l’amica della verginità, la nemica della lussuria, mentre la gola mette a repentaglio la castità, nutrisce le passioni. Perciò S. Basilio dice che chi digiuna è simile agli Angeli. Giovanni Crisostomo, dopo di aver osservato che, come il soldato è nulla senza le armi e le armi a nulla valgono senza il soldato, così l’orazione poco vale senza il digiuno e il digiuno poco giova senza l’orazione, chiama il digiuno, « alimento dell’anima », e tale che « purga la mente, solleva il senso, sottomette la carne allo spirito, rende il cuore contrito e umiliato, dissipa le nebbie della concupiscenza, estingue gli ardori della libidine, accende la fiaccola della castità ». « Ecco, dice S. Atanasio, che cosa fa il digiuno: guarisce le malattie, calma l’impeto del sangue, mette in fuga i demoni, scaccia i cattivi pensieri, rende l’anima più candida e bella, il cuore più puro, il corpo più vegeto e robusto ». « Noi sappiamo, dice S. Pietro di Ravenna, che il digiuno è la cittadella di Dio, il campo di Gesù Cristo, la fortezza dello Spirito Santo, l’insegna della fede, il regno della castità, il trofeo della santità ». « Il digiuno, osserva S. Ambrogio, servì come di carro trionfale ad Elia per ascendere al cielo ». « Giacché per la gola, scrive S. Gregorio, abbiamo perduto la gioia del paradiso, affatichiamoci a riconquistarla con l’astinenza; mentre l’anima versa lagrime di pentimento, maceriamo coi digiuno la carne che si lasciò vincere dai piaceri del senso ». « Chi diede a Sansone la forza meravigliosa? Non è forse il digiuno, pel quale fu concepito nel seno materno? dice S. Basilio: “Sì, il digiuno l’ha concepito, il digiuno l’ha nutrito, il digiuno l’ha reso un miracolo di forza”. Il digiuno, continua il citato dottore, genera i profeti, aumenta le forze ai forti, è fonte di sapienza ai legislatori, è armatura a chi combatte. Dal digiuno trasse vita e forza il gran Sansone il quale, finché vi si mantenne fedele vinse da solo migliaia di nemici, tolse e portò via le porte della città, sbranò i leoni. Ma quando cedette alla gola e alla sensualità eccolo preso dai nemici, accecato e fatto zimbello alle burle dei monelli ». « I digiuni, predicava S. Leone, ci rendono più forti contro i peccati, vincono le concupiscenze, respingono le tentazioni, abbassano l’orgoglio, mitigano l’ira, e portano a perfetta maturità di perfezione i buoni desideri e gli affetti del cuore ». Samuele, radunato il popolo in Maspliat, lo fortificò, come osserva S. Gerolamo, con un digiuno da lui intimato e lo rese per ciò vittorioso de’ suoi nemici (In Lib. Reg.). Per poter combattere il nemico, dice S. Leone, ristorarono le forze dell’anima e del corpo con severo digiuno; si astennero dal mangiare e dal bere; e per vincere i loro nemici cominciarono vincere in se stessi gli stimoli della gola (Serm. de Quadrag.). A proposito di Giuditta che, come dice la Scrittura, digiunava tutti i giorni, eccetto il sabato (Iudith VIII, 6), così scrive S. Ambrogio: « Bevevano e si ubriacavano quelli del seguito di Oloferne, ma non beveva Giuditta la quale digiunava tutti i giorni eccetto il sabato; e munita di quest’arma si avanza e mette sossopra tutto l’esercito degli Assiri. Per l’energia, di una risoluzione presa tra i rigori dell’astinenza, essa mozza il capo ad Oloferne, salva il suo pudore, porta vittoria. Giuditta fortificata col digiuno, penetra nelle tende straniere; Oloferne sepolto nel vino non sente nemmeno il colpo che lo ferisce a morte. Così il digiuno di una sola donna sgomina un intero esercito di Assiri e salva il popolo di Dio ». Spinto dall’odio e dalla crudeltà di Amari, il re Assuero ordina lo sterminio dei Giudei che gemevano nella schiavitù. Ester, appena lo sa, spaventata dell’imminente pericolo, ricorre a Dio. Depone gli ornamenti reali, e veste il lutto; in vece dei profumi si copre il capo di cenere e di polvere, affligge il suo corpo col digiuno. E intanto ordina a Mardocheo che raduni quanti Giudei troverà in Susa, e tutti insieme preghino per lei, non mangino né bevano per tre giorni e tre notti; digiunerà, anch’essa con le sue figlie. Dopo di ciò è risoluta, non ostante il divieto della legge, ad entrare non chiamata nella stanza del re, e ad esporsi al pericolo di morte per salvare il popolo (Esther IV, 16). A questo punto dice S. Ambrogio: « Ester divenne col digiuno più bella, perché il Signore accresceva la sua grazia in quell’anima sobria ». E infatti nel punto stesso in cui comparve innanzi al re, Dio, dice la Scrittura, cangiò il cuore di Assuero il quale le si gettò tra le braccia gridando: Che hai tu, Ester? io sono tuo fratello, non temere, tu non morrai (Est. XV, 11, 13). Di questo modo Ester col suo digiuno e con la sua preghiera si prepara un nome immortale, ottiene la libertà del suo popolo, il patibolo per Aman, la giustizia per Assuero, la gloria per Iddio. « Colei che digiuna tre giorni, commenta S. Ambrogio, piace agli occhi del re e ottiene quel che domanda, la salute del popolo, li mentre Aman siede alla mensa del re, paga in mezzo alla sua intemperanza la pena che merita la sua ubbriachezza. E dunque il digiuno, il sacrificio della riconciliazione, l’aumento della virtù, il maestro della continenza, l’istitutore della pudicizia, l’umiltà dello spirito, la flagellazione della carne corrotta, la forma della sobrietà, la norma della virtù, la purificazione dell’anima, la mano della misericordia, la scuola della mansuetudine, lo stimolo della carità, la grazia della vecchiezza, la custodia della gioventù, li sollievo degli infermi, l’alimento dei sani, il viatico, il tesoro di tutta la vita ». « Ester, dice S. Efrem, macerata dal digiuno tiene fronte a innumerevoli agguerrii e squadre, lacera l’inumano decreto e placa il tiranno; depresse l’audacia di Aman e conservò illeso Israele ». Giuda Maccabeo e la sua falange ottengono coi loro digiuni il soccorso del cielo e numerose vittorie sui loro potenti nemici (Machab.). I Niniviti sono condannati dalla giustizia divina ad essere distrutti; digiunano tutti rigorosamente e tosto Iddio loro perdona. Gli apostoli digiunano e pregano, lo Spirito Santo discende sopra di loro, li riempie de’ suoi doni, e ne fa degli eroi… Ambrogio attribuisce tutti i miracoli di Elia a’ suoi digiuni. « La voce di Elia, dice questo padre, uscita dà una bocca santificata dal digiuno, chiuse il cielo al sacrilego popolo giudaico. In virtù del suo digiuno risuscitò il figlio della vedova, fece cadere la pioggia, discendere il fulmine dal cielo; il suo digiuno di quaranta giorni gli meritò di essere portato al cielo su di un carro di fuoco, di essere alla presenza di Dio e di conversare con lui. Infine, più digiuna e più è potente e per mezzo del digiuno arresta le onde del Giordano ». II digiuno è la santità del corpo, dell’anima, della memoria, dell’intelletto. Il digiuno prolunga la vita, preserva da mille infermità precoci e crudeli… Qual è la prima e principale prescrizione di un medico? qual è il rimedio più generale? la dieta, la quale altro non è se non un digiuno e un’astinenza assoluta.
  3. Fallaci pretesti per non digiunare. — Si portano mille vani pretesti per esimersi dalla legge dei digiuno: l’età, la debolezza di stomaco, le occupazioni, la rigidezza della legge, ecc… O cielo! i peccatori non possono digiunare, cioè non hanno la forza di salvarsi e l’hanno per dannarsi! Infatti costa più sforzo andare all’inferno che al paradiso… Ah! il mondo pretende sacrifizi, torture, privazioni; impone ordini e doveri mille volte più penosi di quelli del Vangelo… Così poca energia per il bene e tanta attività per il male!… Quei medesimi i quali si credono troppo deboli per sostenere un digiuno o un’astinenza, sanno poi incontrare privazioni, affrontare pericoli di salute ove si tratti di guadagnare una piccola somma di denaro; per un po’ di onore, o di fango, o d’oro, arrischiano tutto, e intanto per la grazia, per il cielo, per l’acquisto della gloria eterna, alcuni giorni di digiuno paiono loro — poverini che sono tanto deboli! — il peso più insopportabile! Ah! non è già la debolezza della complessione la vera causa della violazione di una legge utile e santa, ma l’indebolimento della fede, l’indifferenza, la gola, l’empietà… Ammettiamo pure che la vostra sanità sia debole, ma non siete forse voi medesimi la causa della perdita della vostra sanità? Non la rovinate voi con l’avarizia, con la dissolutezza, con la crapula, con la collera, coi giuochi, con le veglie, coi bagordi? Ah! bene spesso il disordine della sanità proviene dai disordini delle passioni!… Oh quanti abusano di questa sanità, dono prezioso del Signore!…
  4. Diverse specie di digiuno. — Vi è il digiuno della volontà. Noi abbiamo digiunato, dicono taluni; ora perché non ha Iddio accettato i nostri digiuni? Perchè, risponde Isaia, nei vostri digiuni vi servono di norma i vostri capricci e non la volontà di Dio (Isai. LVIII, 3). E sapete qual è il digiuno gradito a Dio? Uditelo dal medesimo profeta: «Sciogliete le trame degli empi, consolate gli afflitti, liberate i prigionieri; spezzate il vostro pane all’affamato, accogliete in vostra casa il povero; vedendo un nudo vestitelo e non disprezzate i vostri fratelli (Ib. 6-7).

Se ciò farete, la vostra luce risplenderà come l’aurora; Iddio vi renderà la sanità, la vostra giustizia vi farà un nome e la gloria del Signore vi circonderà, tutt’intorno. Allora invocherete Dio ed egli vi esaudirà; al primo vostro grido risponderà: Eccomi» (Ib. 9). Da queste parole del profeta noi rileviamo che, affinché il digiuno dei cristiani sia accetto al Signore, bisogna: 1° che l’anima si astenga dai vizi mentre il corpo si astiene dal cibo, come si esprime S. Gerolamo. Difatti lo scopo del digiuno è di umiliare il corpo ed assoggettarlo all’anima, di sottomettere l’anima alla ragione, la ragione alla virtù e allo spirito, lo spirito a Dio; e se non mirate a questo fine, invano adoperate il rimedio dei digiuni; come appunto, osserva il Crisostomo, inutilmente ingoia la medicina quell’infermo che non sa astenersi dai cibi nocivi. « Il merito dei nostri digiuni, dice S. Leone, non sta tutto nella sola astinenza dal cibo; e poco giova, se si toglie l’alimento al corpo e intanto si lascia che lo spirito s’impingui d’iniquità, la lingua corra sfrenata ai mal nocivi. « Se la bocca sola ha peccato, dice S. Bernardo, basta che essa sola digiuni, ma se peccarono anche tutte le altre membra, perché non saranno anch’esse macerate dal digiuno? Digiuni dunque l’occhio e si trattenga dagli sguardi inutili e da ogni vana curiosità; digiuni I’orecchio tenendosi chiuso alle vane ciarle; digiuni la lingua e si freni dalla mormorazione e dalla maldicenza; digiuni la mano astenendosi dai gesti inutili. Ma digiuni soprattutto l’anima, tenendosi lontana dal peccato, e rinunziando alla propria volontà : poiché ogni altro digiuno, senza questo, non è accetto a Dio ». Bisogna pertanto rendere meritorio il digiuno del corpo accompagnandolo col digiuno dell’anima e con l’astinenza dai peccati. Questo vogliono dire quelle parole di Gioele: Santificate il digiuno (I, 14) e: “Nunc ergo, dicit Dominus, convertimini ad me in toto corde vestro, in jejunio, et in fletu, et in planctu” [Or dunque – parola del Signore – ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti”.] (Joel II. 12). Poiché, santificare il digiuno vuol dire, spiega S. Gregorio, « aggiungere all’offerta che si fa a Dio della mortificazione della carne, ogni sorta di opere buone. Cessi l’ira e la discordia; invano si macera il corpo, so non si mette freno ai cattivi appetiti dell’anima ». « Che vale, dice S. Gerolamo, deprimere il corpo col digiuno, se lo spirito s’innalza con l’orgoglio? Che lode meriterà il pallore del digiuno sul volto di colui che mostra, il livore dell’invidia? Che virtù è non bere vino e ubriacarsi d’ira e di odio? ». 2° Fate parte del vostro pane al povero (Isai. LVX, 7). Ecco la seconda condizione, che Dio esige nel digiuno perché gli sia gradito. « Il digiuno, dice S. Gregorio, dev’essere condito di pietà e di limosina; bisogna dare al povero quello che si sottrae allo stomaco; si offra del cibo all’affamato, si dia alloggio al pellegrino, si vesta il nudo. Quello che togli a te, donalo ad altri, e quel mezzo con cui affliggi la tua carne serva a ristorare le forze, degli altri ». Santificate il digiuno. « Il nostro digiuno, scrive S. Basilio, se vogliamo che penetri i cieli, abbia due ali, la preghiera cioè e la giustizia. Quello che santifica il digiuno è l’intenzione pura e la preghiera fervente, che devono offrire il digiuno alla Maestà divina ».