TUTTO IL DENZINGER SENTENZA PER SENTENZA DAGLI APOSTOLI A S.S. PIO XII (39a.): “Da LEONE XIII A PIO X, 1907”

TUTTO IL DENZINGER SENTENZA PER SENTENZA DAGLI APOSTOLI A S.S. PIO XII (39)

HENRICUS DENZINGER

ET QUID FUNDITUS RETRACTAVIT AUXIT ORNAVIT

ADOLFUS SCHÖNMATZER S. J.

ENCHIRIDION SYMBOLORUM DEFINITIONUM ET DECLARATIONUM

De rebus fidei et morum

HERDER – ROMÆ – MCMLXXVI

Imprim.: Barcelona, José M. Guix, obispo auxiliar

(LEONE XIII, 1896-PIO X, 1907)

Lett. Enciclica “Identem piumque“, 20 settembre 1896.

Maria mediatrice di grzie.

3320. È certo che il nome e l’ufficio di Conciliatore perfetto non si addicono ad altri che a Cristo, perché solo Lui, uomo e Dio, ha ristabilito l’umanità in grazia con l’Altissimo Padre: “Un solo mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù…”. (1 Timoteo 2,5ss). Ma se “nulla impedisce, come insegna il Dottore Angelico, che alcuni altri siano chiamati, sotto un certo aspetto, mediatori tra Dio e gli uomini, in quanto cooperano in modo dispositivo e subordinato ad unire gli uomini a Dio”, tra cui gli Angeli ed i Santi del cielo, i Profeti e i Sacerdoti dei due Testamenti, allora in verità l’ornamento di questa gloria spetta in modo ancora più eminente all’Altissima Vergine.

3321. Infatti, è impossibile immaginare qualcuno che, per riconciliare gli uomini con Dio, abbia mai potuto o potrà mai compiere un’opera come quella di Maria. È stata Lei, infatti, a dare il Salvatore agli uomini che correvano verso la rovina eterna, quando, con il suo mirabile assenso, ha accolto “a nome di tutta la natura umana” l’annuncio del Mistero di pace portato dall’Angelo sulla terra; Lei “da cui è nato Gesù” (Mt 1,16) sua Madre in verità, e per questo degna e bene accetta mediatrice al Mediatore.

Risposta del Sant’Uffizio, 17 marzo 1897.

Fecondazione artificiale.

1. La pratica di questa fecondazione artificiale, fuori dal matrimonio è da condannare puramente e semplicemente come immorale. Tale è infatti la legge naturale e la legge divina positiva, che la procreazione di una nuova vita possa essere frutto solo del matrimonio. Solo il matrimonio tutela la dignità dei coniugi (soprattutto della moglie in questo caso), il loro bene personale. Di per sé, esso provvede alla salute e all’educazione del bambino. 

2. Pertanto, per quanto riguarda la condanna della fecondazione artificiale al di fuori del matrimonio, non è possibile alcuna differenza di opinione tra i Cattolici. Un bambino concepito in queste condizioni sarebbe, per questo stesso fatto, illegittimo.

3. La fecondazione artificiale all’interno del matrimonio, ma prodotta dall’elemento attiva di una terza persona, è anch’essa immorale e, in quanto tale, da condannare senza appello. – Solo i coniugi hanno il diritto reciproco sul proprio corpo di generare una nuova vita, diritto esclusivo, non trasferibile ed inalienabile. E questo deve essere anche inconsiderazione del bambino. A chiunque dia la vita ad un piccolo essere, natura impone, in virtù di questo stesso legame, l’onere della sua conservazione ed educazione. Ma tra il coniuge legittimo ed il figlio, frutto del lavoro attivo di un terzo (il coniuge consenziente), non c’è alcun legame di origine, nessun vincolo morale e giuridico di procreazione coniugale.

4. Per quanto riguarda la liceità della fecondazione artificiale all’interno del matrimonio, ci basta, per il momento, ricordare questi principi di diritto naturale: il solo fatto che il risultato ricercato sia raggiunto con questo mezzo non giustifica l’uso del mezzo stesso; e nemmeno il desiderio, di per sé legittimo, di avere un figlio non è sufficiente a dimostrare la legittimità del ricorso alla fecondazione artificiale, che soddisferebbe questo desiderio. – Sarebbe falso pensare che la possibilità di ricorrere a questo metodo potrebbe rendere valido il matrimonio tra persone che non siano in grado di contrarlo in presenza di impedimentum impotentiæ. – D’altra parte, è superfluo osservare che l’elemento attivo non possa mai essere lecitamente procurato con atti innaturali. Anche se i nuovi metodi non possano essere esclusi a priori, per la sola ragione della loro novità, tuttavia, per quanto riguarda la fecondazione artificiale, non solo c’è motivo di essere estremamente cauti, ma deve essere assolutamente esclusa. Parlando in questo modo, non stiamo necessariamente proscrivendo l’uso di alcuni mezzi artificiali che abbiano il solo scopo di facilitare l’atto naturale, o a far sì che l’atto naturale normalmente compiuto raggiunga il suo fine. (Pii XII Alloc.ad Convenctum intern. IV medicorum catho. 29 sett. 1949). (cf. 3681 s.)

3323. Domanda: Può una donna essere fecondata artificialmente? – Risposta (confermata dal Sommo Pontefice il 26 marzo): Non è permesso.

Lett. Encycl. “Divinum illud munus”, 9 mag. 1897.

3325. E il pericolo [di errare circa la Trinità] sta in ciò che nella fede e nella pietà non si confondano le divine Persone, e non si moltiplichi l’unica natura mentre “la fede cattolica ci insegna a venerare un solo Dio nella Trinità e la Trinità in un solo Dio” [Simbolo “Quicumque”; Denz 75]… Perciò il Nostro predecessore Innocenzo XII respinse le istanze di coloro, che domandavano una festa propria in onore del Padre, e se vi sono dei giorni consacrati ai vari misteri compiuti dal Verbo incarnato, non c’è però una festa speciale per il Verbo, solo in quanto Persona divina; e la Stessa antichissima solennità di Pentecoste non riguarda lo Spirito Santo, come spirato dal Padre e dal Figlio, ma piuttosto ricorda il suo avvento, o esterna missione.

3326. Di qui l’uso nella Chiesa di attribuire al Padre le opere della potenza, al Figlio quelle della sapienza, allo Spirito Santo quelle dell’amore. Non già perché non siano comuni alle divine Persone tutte le perfezioni e tutte le opere esterne; infatti “sono indivise le opere della Trinità come ne è indivisa l’essenza”, poiché, come le tre divine Persone “sono inseparabili, così anche operano insieme”, ma per una certa relazione e quasi affinità che passa fra le opere esterne e il carattere proprio di ciascuna Persona, più all’una che alle altre si attribuiscono o, come dicono, si appropriano: “Come noi – sono parole dell’Angelico – ci serviamo delle creature quasi di segni e di immagini per manifestare le divine Persone, così facciamo degli attributi divini, e tale manifestazione tolta dai divini attributi si dice appropriazione” (Summa theol. I, q. 39, a. 7). In tal modo il Padre, che è “il principio della Trinità”, (S. Agostino, De Trinitate, I. IV, c. 20; PL 42, 906) è anche causa efficiente di tutte le cose, dell’Incarnazione del Verbo, della santificazione delle anime, “da Dio sono tutte le cose”; da lui, a causa del Padre. Il Figlio poi, Verbo e Immagine di Dio, è causa esemplare per cui tutte le cose hanno forma e bellezza, ordine e armonia, egli, come via, verità e vita, ha riconciliato l’uomo con Dio, “per Lui sono tutte le cose”; per Lui, a causa del Figlio. E lo Spirito Santo è di tutto la causa finale, perché come nel suo fine la volontà e ogni cosa trova quiete, così Egli che è la bontà e l’amore del Padre e del Piglio, da’ impulso forte e soave e quasi l’ultima mano all’altissimo lavoro dell’eterna nostra predestinazione, “in lui sono tutte le cose”; in Lui, a causa dello Spirito Santo.

3327. L’incarnazione del Verbo è l’opera più grande che Dio abbia mai compiuto fuori di sé, alla quale concorsero tutti i divini attributi, in modo tale che non è possibile anche solo immaginarne una maggiore, ed è in pari tempo l’opera per noi più salutare. Ora un sì grande prodigio, benché compiuto da tutta la Trinità, tuttavia si ascrive come proprio dello Spirito Santo, onde dice il Vangelo che la concezione di Cristo nel grembo della Vergine fu opera dello Spirito Santo: “Si trovò incinta per opera dello Spirito Santo”, e “Quel che è generato in Lei viene dallo Spirito Santo” (Mt 1,18.20): e a buon diritto, perché lo Spirito Santo è la carità del Padre e del Figlio, e il “grande mistero della divina bontà” (1Tm III,16), che è l’incarnazione, fu causato dal suo immenso amore per l’uomo, come accenna san Giovanni: “Dio ci ha amati a tal segno da darci l’unigenito suo Figlio” (Gv III,16). Si aggiunga che per tal fatto la natura umana fu sollevata alla dignità d’essere unita personalmente al Verbo, non per meriti che avesse, ma per pura grazia, che è dono proprio dello Spirito Santo: “Questa maniera – dice sant’Agostino – con cui Cristo fu concepito per opera dello Spirito Santo ci fa vedere la bontà di Dio, giacché la natura umana senza meriti precedenti nel primissimo istante fu unita alla persona del Verbo così intimamente che il medesimo fosse e figlio di Dio e figlio dell’uomo”. Né solo il concepimento di Cristo, ma anche la santificazione dell’anima sua, o “unzione”, com’è detta nei libri santi (At X,38), fu compiuta dallo Spirito Santo, come pure ogni sua azione “era come sotto l’influsso dello stesso Spirito” che in particolar maniera cooperò al suo sacrificio: “Cristo per mezzo dello Spirito Santo si offrì vittima innocente a Dio” (Eb IX,14). Dopo ciò qual meraviglia che tutti i carismi dello Spirito Santo inondassero l’anima di Cristo? … Dunque l’apparizione sensibile dello Spirito Santo su Cristo e la sua azione invisibile nell’anima di Lui figurano la duplice missione dello Spirito Santo, visibile nella Chiesa e invisibile nell’anima dei giusti.

3328. La Chiesa concepita e uscita già dal cuore del secondo Adamo come addormentato sulla croce, apparve al mondo la prima volta in modo solenne il giorno della pentecoste con quell’ammirabile effusione che era stata vaticinata dal profeta Gioele (cf. II, 28-29), e in quel dì medesimo si iniziava l’azione del divino Paraclito nel mistico corpo di Cristo, “posandosi sugli Apostoli, quasi nuove corone spirituali, formate con lingue di fuoco, sulle loro teste”. E allora gli Apostoli “discesero dal monte – come scrive il Crisostomo – non già portando a somiglianza di Mosè le tavole di pietra nelle mani, ma lo Spirito Santo nell’anima spargendo tesori e rivi di verità e di carismi”. Così si avverava l’ultima promessa fatta da Cristo poco prima di salire al cielo, di mandare cioè di lassù lo Spinto Santo, che negli Apostoli avrebbe compiuto e quasi suggellato il deposito della rivelazione: “Io ho ancora molte cose da dirvi, ma adesso non le intendereste; lo Spirito di verità, che vi manderò Io, vi insegnerà tutto” (Gv XVI,12-13). Lo Spirito Santo infatti, che è spirito di verità, in quanto procede dal Padre, eterno Vero, e dal Figlio, che è verità sostanziale, riceve dall’uno e dall’altro insieme con l’essenza tutta la verità, che poi a vantaggio nostro comunica alla chiesa, assistendola perché non erri mai, e fecondando i germi rivelati, finché, secondo l’opportunità dei tempi, giungano a maturazione. E poiché la chiesa, che è mezzo di salvezza, deve durare sino al tramonto dei secoli, è appunto questo divino Spirito che ne alimenta e accresce la vita; “Io pregherò il Padre ed egli vi manderà lo Spirito di verità, che resterà per sempre con voi” (Gv XIV,16-17). Da Lui infatti sono costituiti i Vescovi, che generano non solo i figli, ma anche i padri, cioè i sacerdoti, a guidarla e nutrirla con quel sangue con cui Cristo la acquistò: “Lo Spirito Santo pose i Vescovi al governo della Chiesa di Dio, redenta col sangue di Lui” (At XX, 28); gli uni e gli altri poi, Vescovi e sacerdoti, per singolare dono dello Spirito Santo hanno la potestà di rimettere i peccati, come disse Cristo agli Apostoli: “Ricevete lo Spirito Santo: saranno perdonati i peccati a quelli, ai quali voi li avrete perdonati e ritenuti a quelli, ai quali voi li avrete ritenuti” (Gv XX, 22-23). E poi l’origine divina della Chiesa appare in tutto il suo splendore nella gloria dei carismi, dei quali si circonda; ma questo serto ella riceve dallo Spirito santo. Per ultimo basti sapere che se Cristo è il capo della Chiesa, lo Spirito Santo ne è come l’anima: “Ciò che è l’anima nel nostro corpo, lo Spirito Santo lo è nella Chiesa, corpo di Cristo”.

3329. È verissimo che anche nei giusti vissuti prima di Cristo vi fu lo Spirito Santo con la grazia, come leggiamo dei profeti, di Zaccaria, del Battista, di Simeone e di Anna, giacché non fu nella pentecoste che lo Spirito Santo “incominciò ad abitare nei Santi la prima volta, in quel dì accrebbe i suoi doni, mostrandosi più ricco, più effuso”. Erano sì figli di Dio anch’essi, ma rimanevano ancora nella condizione di servi, perché anche il figlio “non differisce dal servo, finché è sotto tutela” (Gal IV,1-2); e poi mentre quelli furono giustificati in previsione dei meriti di Cristo, dopo la sua venuta molto più abbondante è stata la diffusione dello Spirito Santo nelle anime, come avviene che la mercé vince in prezzo la caparra e la verità supera immensamente la figura.

3330. La quale rigenerazione o rinnovazione, per ciascuno, s’inizia nel Battesimo, nel qual Sacramento, cacciato dall’anima lo spirito immondo, vi discende per la prima volta lo Spirito Santo, rendendola somigliante a sé, perché “è spirito ciò che nasce dallo Spirito” (Gv III, 7). Con più abbondanza nella Cresima ci viene donato lo stesso Spirito, infondendoci costanza e fortezza per vivere da Cristiani, quello Spirito cioè che vinse nei martiri, trionfò nei vergini sulle illecite passioni. E abbiamo detto che lo Spirito Santo dona se stesso, “diffondendo Dio nei nostri cuori la carità per lo Spirito Santo che ci è dato” (Rm V,5); infatti non solo dà a noi doni divini, essendo Egli degli stessi doni l’Autore, ma per giunta Egli stesso è il primo dono, procedendo dal mutuo amore del Padre e del Figlio, “il dono di Dio altissimo”. – E per capire meglio la natura e gli effetti di questo dono, conviene richiamare ciò che insegnano sulla scorta delle divine Scritture i sacri Dottori, e cioè che Dio si trova in tutte le cose “per la sua potenza, con la sua presenza e con la sua essenza, in quanto Egli tiene tutto a sé soggetto, tutto vede, di tutto è la causa prima”. Ma nella creatura ragionevole Dio si trova in un’altra maniera; cioè in quanto è conosciuto e amato, giacché è anche secondo natura amare il bene, desiderarlo, cercarlo. Da ultimo Dio per mezzo della sua grazia sta nell’anima del giusto, in un modo più intimo e ineffabile, come in un suo tempio, donde deriva quell’amore vicendevole, per cui l’anima è intimamente a Dio presente, è in Lui più che non soglia farsi fra dilettissimi amici e gode di Lui con una piena soavità.

3331. Ora questa unione, che propriamente si chiama “inabitazione”, la quale non nell’essenza, ma solo nel grado differisce da quella che fa i beati in cielo, sebbene si compia per opera di tutta la Trinità, “con la venuta e dimora delle tre Persone nell’anima amante di Dio” (Gv XIV, 23), tuttavia allo Spirito Santo si attribuisce. Giacché anche negli empi il Padre e il Figlio dimostrano la loro potenza e sapienza, ma lo Spirito Santo, il cui carattere personale è la carità, non può dimorare che nel giusto.

Risposta del Sant’Uffizio, 30 marzo 1898.

La fede e l’intenzione richieste per il Battesimo.

3333. Domanda: Può un missionario conferire il Battesimo in punto di morte ad un maomettano adulto che si suppone in buona fede nei suoi errori: 1 – Se ha ancora una piena capacità di attenzione e se si limita a esortarlo all’afflizione (per i suoi peccati) e alla fiducia, senza parlare affatto dei nostri misteri per timore che non creda in essi.

3334. (2) Se, per quanto sia ancora attento, non gli dice nulla, supponendo da un lato che non manchi di contrizione e dall’altro che non sia prudente parlare con lui dei nostri misteri.

3335. 3. se ha già perso l’attenzione e non gli dice nulla.

Risposta (confermata dal Sommo Pontefice il 1° aprile). Per 1 e 2. No, cioè non è permesso amministrare il Battesimo a tali maomettani…, né in modo assoluto né in modo condizionato; e saranno dati i decreti del Sant’Uffizio al Vescovo di Québec del 25 gennaio e del 10 maggio 1703 (cf. 2380-2382), e l’istruzione del Sant’Uffizio al Vicario Apostolico di Tche-Kiang del 1° agosto 1860 (cf. 2835-2839). Per 3. Per quanto riguarda i maomettani moribondi e già privi di sensi, la risposta deve essere quella del decreto del Sant’Uffizio del 18 settembre 1850 al Vescovo di Perth, ossia: “Se in precedenza hanno dato segno di voler essere battezzati, o se allo stato attuale hanno manifestato questa stessa disposizione con un segno o in altro modo, possono essere battezzati condizionatamente, a condizione però che il missionario lo abbia giudicato in base a tutte le circostanze”.

Risposta del Sant’Uffizio al Vescovo di Sinaloa (Messico), 4 maggio 1898.

Diversi modi di estrarre un feto.

3336. Domande: 1. Si può accelerare il parto se è impossibile estrarre il feto perché il bacino della donna è troppo stretto?

3337. 2. E quando la ristrettezza della donna è tale che nemmeno il parto prematuro è considerato possibile, sarà lecito indurre un aborto o eseguire un intervento cesareo al momento opportuno?

3338. 3. È lecita la laparotomia in caso di gravidanza ectopica o di embrioni mal posizionati?

Risposta (confermata dal Papa il 6 maggio): – Per 1. L’accelerazione del parto non è di per sé illecita, purché sia effettuata per giusti motivi, nei tempi e nei modi che garantiscano la vita della madre e del bambino secondo il corso ordinario. Per 2. Per quanto riguarda la prima parte: no, in conformità al decreto del 24 luglio 1895 sul carattere illecito dell’aborto. – Tuttavia, per quanto riguarda la seconda parte, nulla impedisce alla donna in questione di sottoporsi ad un parto cesareo al momento opportuno. Per 3. In caso di necessità impellente, è ammessa la laparotomia per rimuovere dal grembo materno embrioni mal situati, a condizione che, per quanto possibile, si presti una seria e adeguata attenzione alla vita del feto e della madre.

Enciclica “Caritatis studium” ai Vescovi di Scozia, 25 luglio 1898.

Identità del sacrificio della Croce e del sacrificio della Messa.

3339. La natura stessa della Religione implica la necessità del sacrificio… E se i sacrifici vengono eliminati, nessuna religione può esistere o essere pensata. La Legge del Vangelo non è inferiore alla Legge antica; al contrario, è ancora più eminente, poiché ha compiuto in modo più eminente ciò che quest’ultima aveva iniziato. Ora, i sacrifici usati nell’Antico Testamento presagivano già il Sacrificio compiuto sulla croce, molto prima della nascita di Cristo; dopo la sua Ascensione al cielo, questo stesso Sacrificio è continuato dal Sacrificio eucaristico. Per questo chi lo rifiuta si sbaglia di grosso, come se sminuisse la verità e la virtù del Sacrificio compiuto da Cristo, fissato sulla croce; “offerto una volta per tutte per togliere i peccati di molti”, (Eb IX, 28) . – Questa espiazione per i mortali è stata perfetta e assoluta, e non è un altro Sacrificio, ma lo stesso, che è incluso nel Sacrificio eucaristico. Poiché il rito sacrificale doveva essere legato alla Religione per sempre, era intenzione divina del Salvatore che il Sacrificio, consumato una volta per tutte sulla croce, diventasse perpetuo e duraturo. La ragione di questo carattere perpetuo, tuttavia, è insita nella santissima Eucaristia, che non offre una vana similitudine o una mera commemorazione della realtà, ma la realtà stessa, anche se in forma dissimile; ed è per questo che tutta l’efficacia di questo Sacrificio, sia per ottenere che per espiare, deriva interamente dalla morte di Cristo.

Lettera “Testem benevolentiae” all’Arcivescovo di Baltimora, 22 gennaio 1899.

L’errore di adattare le dottrine della fede alla concezione moderna.

3340. Il principio delle nuove opinioni di cui abbiamo parlato è più o meno il seguente: affinché coloro che la pensano diversamente siano più facilmente condotti alla saggezza cattolica, la Chiesa deve avvicinarsi all’umanità di un secolo ormai maturo e, attenuando la sua precedente severità, considerare con benevolenza le aspirazioni e le concezioni espresse dai popoli. Ora, secondo l’opinione di molti, ciò va inteso non solo in termini di modi di vita, ma anche di dottrine in cui è contenuto il deposito della fede. Infatti, essi sostengono che, per conquistare la volontà di coloro che non sono d’accordo, è opportuno omettere alcuni capitoli di dottrina in quanto di minore importanza, o attenuarli al punto da non conservare più lo stesso significato di quello che la Chiesa ha costantemente sostenuto. Non c’è bisogno di un lungo discorso… per mostrare con quale scopo condannabile ciò sia stato concepito; è sufficiente ricordare la natura e l’origine della dottrina trasmessa dalla Chiesa. Il Concilio Vaticano dice a questo proposito: “La dottrina della fede… ulteriore comprensione” (cf. 3020) …

3341. La storia di tutti i tempi passati testimonia che la Sede Apostolica, alla quale è affidato non solo il Magistero ma anche il governo di tutta la Chiesa, è stata costantemente attaccata “alla stessa dottrina, nello stesso senso e con lo stesso pensiero” (cf. 3020), ma che, d’altra parte, è sempre stata solita regolare la disciplina della vita in modo tale che – rimanendo inalterato ciò che sia di diritto divino – non siano mai trascurati i costumi e la morale dei vari popoli che essa abbraccia. Se la salvezza delle anime lo richiedesse, chi può dubitare che non lo farebbe anche ora? Tuttavia, non spetta a ciascun individuo, quasi sempre ingannato dall’apparenza del bene, decidere; spetta alla Chiesa giudicare. …

3342. Ogni Magistero esterno è respinto come superfluo, addirittura come poco utile, da coloro che vogliono tendere alla perfezione cristiana: lo Spirito Santo, dicono, oggi riversa nell’anima dei fedeli doni più estesi e abbondanti che in passato, e li insegna e li guida senza intermediari, per una sorta di misterioso istinto. …

Disprezzo delle virtù soprannaturali e passive.

3343. È soprattutto per la coltivazione delle virtù che sia assolutamente necessario l’aiuto dello Spirito Santo; ma coloro che amano attaccarsi alle novità lodano eccessivamente le virtù naturali, come se fossero più adatte alla morale ed alle esigenze del tempo presente, e come se fosse preferibile possederle perché renderebbero l’uomo più capace di agire e più zelante. È difficile immaginare che chi sia imbevuto di saggezza cristiana possa preferire le virtù naturali a quelle soprannaturali, attribuendo loro una maggiore efficacia e fecondità. …

3344. Strettamente connessa a questa concezione delle virtù naturali è un’altra, che divide l’intero corpo delle virtù in due tipi: le virtù passive, come dicono, e le virtù attive; e aggiungono che le prime erano più adatte ai tempi passati, ma che le seconde corrispondono più strettamente al tempo presente… Ora, che certe virtù cristiane siano più adatte di altre al nostro tempo, lo può affermare solo chi non ricorda le parole dell’Apostolo: “Quelli che ha preconosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo”, Rm VIII,29. Il maestro e il modello di ogni santità è Cristo; è su di Lui che devono basarsi tutti coloro che vogliono trovare un posto tra i beati. Cristo non cambia nel corso dei secoli, ma è “lo stesso ieri, oggi e sempre” (Eb XIII,8). È quindi per gli uomini di tutti i tempi che valgono queste parole: “Imparate da me, perché io sono mite e umile di cuore” (Mt XI,29), e non c’è un tempo in cui Cristo non si mostri a noi come “divenuto obbediente fino alla morte” (Php II,8); e vale per tutti i tempi anche l’affermazione dell’Apostolo: “Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la loro carne con i vizi e le concupiscenze” (Ga V,24) .

3345. Da questo tipo di disprezzo per le virtù evangeliche, erroneamente chiamate passive, è stato facile arrivare a che le anime siano gradualmente invase dal disprezzo per la vita religiosa. E che questo sia comune ai sostenitori delle nuove opinioni, lo deduciamo da alcune loro affermazioni sui voti degli Ordini religiosi. Dicono, infatti, che questi voti siano molto lontani dal genio della nostra epoca, in quanto limitano l’ambito della libertà umana; e che siano più adatti alle anime deboli che a quelle forti, e anche che non contribuiscono al progresso cristiano e al bene della società umana, ma che al contrario lo ostacolano e lo impediscono. …

3346. Da tutto ciò che abbiamo esposto finora, è dunque chiaro… che non possiamo approvare queste opinioni, il cui insieme è designato da molti con il nome di “americanismo“.

Enciclica “Annum sacrum“, 25 maggio 1899.

Il potere regale di Cristo.

3350. Questa testimonianza più ampia e più grande di sottomissione e di amore (cioè l’atto di Consacrazione dell’umanità al Cuore di Gesù) è del tutto appropriata a Gesù Cristo, perché Egli stesso è il principe e il padrone sovrano. È chiaro che il suo impero non si estende solo alle Nazioni che portano il nome di cattoliche, o solo a coloro che, essendo stati battezzati, appartengono alla Chiesa per quanto riguarda la legge, anche se l’errore delle loro opinioni li porti fuori strada, o se il dissenso li separi dalla carità; ma abbraccia anche tutti coloro che sono considerati al di fuori della fede cristiana, in modo che sia in stretta verità l’intero genere umano ad essere soggetto al potere di Gesù Cristo. Infatti, Colui che è il Figlio unigenito di Dio Padre e che ha la sua stessa sostanza, “lo splendore della sua gloria e la somiglianza della sua sostanza”, (Eb 1,3) possiede necessariamente tutto ciò che è in comune con il Padre, e quindi anche il potere sovrano su tutte le cose. Per questo il Figlio di Dio dice di sé nel profeta: “Quanto a me, sono stato costituito re su Sion, il suo monte santo. – Il Signore mi ha detto: “Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato. Chiedi a me e ti darò in eredità le nazioni e farò di te un possesso fino agli estremi confini della terra” (Sal II,6-8). Con ciò, Egli dichiara di aver ricevuto da Dio il potere sia su tutta la Chiesa, rappresentata dal monte Sion, sia sul resto della terra, fino ai suoi confini più remoti. Per quanto riguarda la base di questo potere sovrano, essa è sufficientemente indicata da queste parole: “Tu sei mio Figlio”. Infatti, per il fatto stesso di essere il Figlio del padrone di tutto ciò che è, Egli è l’erede del potere universale; da qui queste parole: “Ti darò le nazioni come tua eredità”. A cui sono simili le parole dell’apostolo Paolo: “Lo ha costituito erede di tutte le cose” (Eb 1,2).

3351. Ma dobbiamo considerare soprattutto ciò che Gesù ha detto sul suo potere… con la sua stessa bocca. Al proconsole romano che gli chiese: “Sei dunque un re?”, egli rispose senza esitazione: “Tu lo dici, io sono un re” (Gv XVIII,37). E la grandezza di questo potere e l’universalità di questo regno sono confermati ancora più chiaramente dalle parole rivolte agli Apostoli: “A me è stata data ogni autorità in cielo e in terra” (Mt XXVIII,18). Se, dunque, ogni potere è stato dato a Cristo, ne consegue necessariamente che il suo potere è sovrano, assoluto, non soggetto alla volontà di nessuno, così che nulla gli è uguale o gli somiglia; e poiché è dato in cielo e in terra, cielo e terra devono essergli soggetti. Egli ha esercitato questo diritto ineguagliabile, che appartiene solo a Lui, quando ha ordinato agli Apostoli di propagare la sua dottrina, di unire gli uomini in un’unica Chiesa attraverso il lavacro della salvezza e, infine, di imporre leggi che nessuno può disattendere senza mettere a repentaglio la propria salvezza eterna.

3352. Ma questo non è tutto. Cristo non esercita il suo potere solo in virtù di un diritto di nascita, perché è l’unigenito Figlio di Dio, ma anche in virtù di un diritto acquisito. Egli stesso “ci ha strappati dal potere delle tenebre” (Col 1,13), e allo stesso modo “ha dato se stesso per la redenzione di tutti” (1 Tim 2,6). Egli è diventato quindi un “popolo di sua proprietà” (1Pt 2,9), non solo i cattolici e tutti coloro che hanno ricevuto regolarmente il battesimo cristiano, ma tutti gli uomini in particolare e tutti gli uomini insieme. … La causa, però, e la ragione per cui gli stessi increduli sono soggetti al potere di Gesù Cristo, San Tommaso la insegna esplicitamente. Infatti, dopo aver esaminato se il suo potere giudiziario si estenda a tutti gli uomini ed aver affermato che “il potere giudiziario deriva dalla dignità regale”, conclude chiaramente: “Tutte le realtà sono soggette a Cristo in ragione del suo potere, anche se non tutto è ancora soggetto a Lui per quanto riguarda la realizzazione di tale potere”. Questo potere di Cristo e questo potere sono esercitati dalla verità, dalla giustizia e soprattutto dalla carità. (III 59,4).

Il santissimo Cuore di Gesù, oggetto di venerazione.

3353. Poiché il santissimo Cuore di Gesù è il simbolo e l’immagine espressa dell’amore infinito di Gesù Cristo, che ci spinge ad amarci gli uni gli altri, è naturale consacrarsi al suo augustissimo Cuore. Questo, però, non è altro che donarsi a Cristo e legarsi a Lui, perché ogni onore, omaggio e pietà tributati al Cuore divino sono in realtà diretti a Cristo stesso.

Risposta del Sant’Uffizio all’Arcivescovo di Utrecht, 21 agosto 1901.

La materia del Battesimo.

3356. Presentazione: Diversi medici hanno l’abitudine, negli ospedali o altrove, in caso di necessità, di battezzare i bambini piccoli, soprattutto nel grembo materno, con acqua mista a cloruro di mercurio. Quest’acqua è composta da circa una parte di cloruro di mercurio per mille parti di acqua, e l’assorbimento di tale soluzione è tossica. Il motivo per cui si usa questa miscela è per evitare che l’utero della madre si ammali.

Domande: 1. Un Battesimo amministrato con quest’acqua è valido con certezza o con dubbio?

2. È lecito, per evitare ogni pericolo di malattia, amministrare il battesimo con quest’acqua?

3. È lecito usare quest’acqua anche quando si possa usare acqua pura senza pericolo di malattia?

Risposta (confermata dal Sommo Pontefice il 23 agosto): Per 1. Sarà trattata nel 2. Per 2. È permesso quando c’è un reale pericolo di malattia. Per 3. No.

Risposta del Sant’Uffizio alla Facoltà di Teologia dell’Università di Montreal, 5 agosto 1902.

Diversi modi di estrarre un feto.

3358. Domanda: È talvolta lecito estrarre dal grembo materno feti mal situati quando il sesto mese successivo al concepimento non è ancora stato completato?

Risposta: No, in conformità al decreto del 4 maggio 1898. (cf. 3336- 3338), secondo il quale la vita del feto e della madre deve essere assicurata, per quanto possibile, in modo serio ed appropriato; per quanto riguarda il tempo, il richiedente deve ricordare che non è ammissibile alcuna accelerazione della nascita se non viene effettuata nei tempi e nei modi che assicurano la vita della madre e del bambino nel corso ordinario.

Risposta del Sant’Uffizio alla Facoltà di Teologia dell’Università di Marianopol, 5 mar. 1902

Diversi modi di estrarre un feto

3358. Domanda: È talvolta lecito estrarre dal grembo materno feti mal situati quando il sesto mese successivo al concepimento non è ancora stato completato? Risposta: No, in conformità al decreto del 4 maggio 1898. 3336- 3338, secondo il quale la vita del feto e della madre deve essere assicurata, per quanto possibile, in modo serio e appropriato; per quanto riguarda il tempo, il richiedente deve ricordare che non è ammissibile alcuna accelerazione della nascita se non viene effettuata nei tempi e nei modi che assicurano la vita della madre e del bambino nel corso ordinario.

Lett. Encycl. “Miræ caritatis”, 28 mag. 1902.

Cristo eucaristico, vita degli uomini

3360. Fra questi benefici poi provenienti dall’eucaristia, chi attentamente e religiosamente considera, vedrà primeggiare e risplendere quello che tutti gli altri contiene: dall’eucaristia cioè proviene agli uomini quella vita che è la vera vita; “II pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,52). In più maniere, come abbiamo detto altra volta, Cristo è “vita”. Egli diede per motivo della sua venuta fra gli uomini il voler loro portare una sicura abbondanza di vita più che umana: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in sovrabbondanza” (Gv 10,10). E infatti appena sulla terra “apparve la benignità e l’amore del Salvatore Dio nostro” (Tt 3,4), nessuno ignora che subito eruppe una certa forza creatrice di un ordine affatto nuovo di cose, e s’infiltrò in tutte le vene della società domestica e civile. Di là nuovi vincoli tra uomo e uomo; nuovi diritti privati e pubblici; nuovi doveri; nuova direzione alle istituzioni, alle discipline, alle arti; e, ciò che più importa, gli animi e le cure degli uomini furono volti alla verità della religione e alla santità dei costumi, e anzi fu comunicata agli uomini una vita del tutto celeste e divina. A ciò infatti si riferiscono quelle espressioni così frequenti nelle divine Scritture: “legno di vita, verbo di vita, libro di vita, corona di vita”, e soprattutto “pane di vita”. Ma poiché questa medesima vita, di cui parliamo, ha una evidente somiglianza con la vita naturale dell’uomo, come l’una si alimenta e vegeta col cibo, così bisogna che anche l’altra, con cibo suo proprio, si sostenti e si accresca. E qui cade a proposito il rammentare in qual tempo e in qual modo abbia Gesù Cristo mosso e indotto gli animi degli uomini a ricevere convenientemente e degnamente il pane vivo che stava per dare. Perché quando si sparse la fama di quel prodigio che egli aveva operato sulla spiaggia di Tiberiade, moltiplicando i pani per saziare la moltitudine, subito molti accorsero a lui, per vedere se per avventura potesse a loro toccare un ugual beneficio. E Gesù, colta l’occasione, come quando, dall’attingere che fece la Samaritana l’acqua del pozzo, prese lo spunto per mettere in lei la sete dell’acqua “che zampillerà in vita eterna” (Gv 4,14), così allora sollevò le menti avide delle moltitudini a bramare anche più avidamente un altro pane “che dura per la vita eterna” (Gv 6, 27). Né già questo pane, insiste ammonendo Gesù, è quella manna celeste che fu apprestata ai padri vostri pellegrinanti per il deserto; e neppure è quello che voi stessi testé avete ricevuto da me con tanta meraviglia; ma io medesimo sono questo pane: “Io sono il pane di vita” (Gv 6,48). – E la stessa cosa va sempre più insinuando a tutti, ora con gli inviti, ora coi precetti: “Chi mangerà di un tal pane, vivrà eternamente; e il pane che io darò è la mia carne per la salute del mondo” (Gv 6,52). Dimostra poi la gravità del precetto asserendo: “In verità, in verità vi dico: Se non mangerete la carne del Figlio dell’uomo, e non berrete il mio sangue, non avrete in voi la vita” (Gv 6,54).

3361. Si corregga perciò quel dannosissimo errore comune, che fa credere che l’uso dell’eucaristia si debba lasciare a quelle persone che, libere da impegni e di animo gretto, amano dedicarsi alla vita devota. Quella cosa, che fra tutte è la più eccellente e salutare, appartiene a tutti, qualunque sia il loro grado e il loro ufficio; appartiene a tutti quelli cioè che vogliono (e ognuno deve volerlo) alimentare in loro la vita della grazia divina, che conduce al conseguimento della vita beata in Dio.

Il nesso dell’Eucarestia con la Chiesa e la Comunione dei Santi

3362. E si noti come anche i segni esteriori di questo sacramento sono opportunissimi incitamenti all’unione. A questo proposito san Cipriano dice: “Infine anche il sacrificio del Signore dichiara l’universale unione dei cristiani fra di loro, e, con ferma e inseparabile carità, uniti a lui. Perché quando il Signore chiama suo corpo il pane, fatto con l’unione di molti grani, significa che il popolo nostro da lui condotto è un popolo riunito insieme, e quando suo sangue chiama il vino, che è spremuto da grappoli e acini moltissimi e fuso in uno, significa similmente che il nostro gregge è composto di una mista moltitudine raccolta insieme”. Così l’angelico dottore, ripetendo un pensiero di Agostino,dice: “II Signore nostro ci lasciò rappresentato il corpo e il sangue suo in quelle cose che da più si raccolgono in uno; perché l’una di esse, cioè il pane, è un tutto formato da più grani, l’altra, cioè il vino, è un tutto composto di più acini: perciò Agostino dice altrove; O sacramento di pietà, o segno di unità, o vincolo di carità!”. Tutte queste cose si confermano con la sentenza del Concilio Tridentino, che insegna “avere Cristo lasciato alla chiesa l’eucaristia come simbolo di quella unità e carità, con la quale volle che i cristiani fossero congiunti e uniti fra loro, … simbolo di quel corpo uno, di cui egli è il capo, e al quale volle che noi, come membra, fossimo uniti con strettissimo vincolo di fede, di speranza e di carità” (1635-1638). E questo aveva detto Paolo: “Siccome vi è un unico pane, noi, pur essendo molti, formiamo un sol corpo, comunicandoci col medesimo pane” (1Cor X, 17).

3363. Inoltre la grazia della mutua carità fra i viventi, che tanta forza e incremento riceve dal sacramento eucaristico, in virtù specialmente del sacrificio, si partecipa a tutti quelli che sono nella comunione dei Santi. Poiché, come tutti sanno, la comunione dei santi non è altro che una scambievole partecipazione di aiuto, di espiazione, di preghiere, di benefici, tra i fedeli, o trionfanti nella celeste patria, o penanti nel fuoco del purgatorio. o ancora pellegrinanti in terra, dai quali risulta una sola città, che ha Cristo per capo, e la carità per forma, Sappiamo poi dalla fede che, sebbene l’augusto sacrificio solo a Dio possa offrirsi, si può pure celebrare in onore dei santi che regnano in cielo con Dio, “che li ha coronati”, al fine di ottenere il loro patrocinio, e anche, come sappiamo dalla tradizione apostolica, per cancellare le macchie dei fratelli, che già morti nel Signore, non siano ancora interamente purificati.

3364. Infine esso è ancora come l’anima della Chiesa, e ad esso la stessa ampiezza della grazia sacerdotale si dirige per i vari gradi degli Ordini. La Chiesa di là attinge ed ha tutta la virtù e gloria sua, tutti gli ornamenti dei divini carismi, infine ogni bene: ed essa perciò pone ogni cura nel preparare e condurre gli animi dei fedeli ad una intima unione con Cristo mediante il sacramento del corpo e sangue suo.

Pio X: 4 agosto 1903-20 agosto 1914.

Enciclica “Ad diem illum“, 2 febbraio 1904.

Maria, mediatrice di grazie.

3370. Per questa comunione di dolore e di volontà tra Maria e Cristo, ella “meritò di diventare nel modo più degno la riparatrice del mondo perduto”, e per questo la dispensatrice di tutti i beni che Gesù ha preparato per noi con la sua morte e il suo sangue. Naturalmente, non neghiamo che la dispensazione di questi beni sia un diritto proprio e particolare di Cristo; anzi, essi sono il frutto esclusivo della sua morte ed egli stesso, in virtù del suo potere, è il mediatore tra Dio e gli uomini. Tuttavia, a causa di questa comunione di dolore e di angoscia tra Maria e il Figlio di cui abbiamo parlato, è stato dato a questa augusta Vergine “di essere davanti al suo unico Figlio la più potente mediatrice e avvocata del mondo intero”. La fonte, dunque, è Cristo, “dalla cui pienezza tutti abbiamo ricevuto” (Gv 1,16); “per mezzo del quale tutto il corpo è unito e reso compatto attraverso tutte le giunture che lo servono… egli opera l’incremento del corpo per la sua edificazione nell’amore” (Ef 4,16). Ma Maria… è l'”acquedotto”, ovvero il collo che collega il corpo alla testa… È quindi chiaro che siamo lontani dall’attribuire alla Madre di Dio il potere di operare la grazia soprannaturale (un potere) che appartiene solo a Dio. Tuttavia, poiché prevale su tutti nella santità e nella sua unione con Cristo, e poiché è stata associata all’opera di salvezza degli uomini, merita per noi de congruo, come si dice, ciò che Cristo ha meritato de condigno, ed è la prima ministra della distribuzione delle grazie.

Risposta della Commissione Biblica, 13 febbraio 1905.

Citazioni implicitenella Scrittura.

3372. Domanda: Per risolvere le difficoltà che sorgono in alcuni testi della Sacra Scrittura che sembrano riferire fatti storici, è lecito per l’esegeta cattolico affermare che in questi passi ci sia una citazione tacita o implicita di un documento scritto da un autore non ispirato, il cui autore ispirato non intenda in alcun modo approvare o far proprie tutte le affermazioni, che, di conseguenza, non possano essere considerate una garanzia contro l’errore?

Risposta (confermata dal Sommo Pontefice il 13 febbraio): No, se non nel caso in cui, rispettando il sentimento ed il giudizio della Chiesa, si dimostri con solidi argomenti 1. che lo scrittore sacro citi realmente parole o documenti di un altro; e 2. che non li approvi o li faccia propri, cosicché si supponga giustamente che non parli a nome proprio.

Risposta della Commissione Biblica, 23 giugno 1905.

Le parti apparentemente solamentee storiche della Scrittura.

3373. Domanda: Possiamo accettare come principio di buona esegesi l’opinione che i libri della Sacra Scrittura considerati storici, in tutto o in parte, a volte non raccontino la storia propriamente detta od oggettivamente vera, ma presentino solo l’apparenza della storia per significare qualcosa che sia estraneo al significato propriamente letterale o storico delle parole?

Risposta (confermata dal Sommo Pontefice): No, salvo il caso, da non ammettere facilmente o con leggerezza, in cui, non essendo il sentimento della Chiesa contrario ed il suo giudizio riservato, si dimostri con solidi argomenti che l’agiografo abbia voluto, non dare una storia vera e propriamente detta, ma sotto l’apparenza e la forma della storia, proporre una parabola, un’allegoria od un significato di qualche tipo diverso dal significato propriamente letterale o storico delle parole.

Decreto “Sacra Tridentina Synodus“, 16 (20) dicembre 1905.

Comunione eucaristica quotidiana.

3375. Ora, il desiderio di Gesù Cristo e della Chiesa che tutti i fedeli si accostino ogni giorno al sacro banchetto è principalmente quello di ricevere da esso, uniti a Dio per mezzo del Sacramento, la forza di reprimere le proprie passioni, di purificarsi dalle colpe leggere che possano verificarsi ogni giorno, e di poter evitare le colpe gravi a cui la fragilità umana è esposta: non è quindi principalmente per dare gloria a Dio, né come una sorta di favore o di premio per le virtù di coloro che vi si accostino. Per questo il Santo Concilio di Trento chiama l’Eucaristia “l’antidoto che ci libera dalle colpe quotidiane e ci preserva dai peccati mortali” ,(cf. 1638)….

3376. Tuttavia, con l’affievolirsi della pietà ed, in seguito, soprattutto con il diffondersi del veleno del giansenismo, si cominciò a discutere sui passi da compiere per avvicinarsi alla Comunione frequente e quotidiana; si trattava di stabilire chi avrebbe sostenuto che erano necessari passi più grandi e più difficili. Il risultato fu che ben poche persone furono ritenute degne di ricevere la Santa Eucaristia ogni giorno e di trarre da questo Sacramento, così benefico, effetti più abbondanti. – Gli altri dovevano accontentarsi di fare la Comunione o una volta all’anno, o ogni mese, o al massimo ogni settimana. Questo era così severo che intere categorie di persone, come i commercianti e gli sposati, erano esclusi dalla sacra mensa.

3377. Altri, invece, erano di parere opposto. Ritenendo che la comunione quotidiana sia un precetto divino e che nessun giorno debba passare senza ricevere la santa Comunione, erano dell’opinione, tra l’altro contraria alla consuetudine della Chiesa, che la santa Eucaristia dovesse essere ricevuta anche il Venerdì Santo, e la distribuivano in quel giorno.

3378. La Santa Sede non è venuta meno al suo dovere su questo punto (cf. 2090- 2095 , 2323)… Tuttavia, il veleno del giansenismo, che si era insinuato anche tra i buoni, con il pretesto dell’onore e della venerazione dovuti all’Eucaristia, non scomparve completamente. Anche dopo le dichiarazioni della Santa Sede, le discussioni sulle disposizioni necessarie per ricevere la Santa Comunione continuarono spesso; accadde che alcuni teologi, anche di buona reputazione, pensassero che la Comunione frequente dovesse essere permessa solo raramente ed a numerose condizioni.

3379. La Congregazione del Concilio… stabilì e decretò quanto segue: 1 – la comunione frequente e quotidiana deve essere resa accessibile a tutti i fedeli di qualsiasi ceto o condizione essi siano, in modo che nessuno, se è in stato di grazia e se si accosta alla sacra mensa con retta intenzione, possa esserne trattenuto.

3380. 2. La retta intenzione consiste nell’accostarsi alla santa mensa non per abitudine o vanità, o per motivi umani, ma per soddisfare la volontà di Dio, per unirsi a Lui più intimamente attraverso la carità e, grazie a questo rimedio divino, combattere i propri difetti e le proprie infermità.

3381. 3. Sebbene sia molto desiderabile che coloro che fanno la Comunione frequente e quotidiana siano esenti da peccati veniali, almeno pienamente intenzionali, e che non siano inclini ad essi, è tuttavia sufficiente che non abbiano alcuna colpa mortale, con la ferma intenzione di non peccare più in futuro. …

3382. 4 … Si abbia cura che la Santa Comunione sia preceduta da una diligente preparazione e seguita da un adeguato ringraziamento, secondo le forze, la condizione ed i doveri di ciascuno.

3383. 5 …. È importante chiedere il consiglio del proprio confessore. I confessori, tuttavia, facciano attenzione a non privare della Comunione frequente e quotidiana una persona che sia in stato di grazia e che vi si accosti con retta intenzione. …

DecretoProvida sapientique cura“, 18 gennaio 1906.

Legislazione tridentina relativa alla conclusione non pubblica del matrimonio.

3385. … I. Sebbene il capitolo Tametsi del Concilio di Trento del (cf.1813-1816) non sia stato ancora pubblicato ed introdotto in molti luoghi, né per espressa pubblicazione né per legittima osservanza, tuttavia esso si applicherà a tutti i Cattolici in tutto l’Impero tedesco a partire dal giorno di Pasqua (cioè il 15 aprile). compresi coloro che fino ad allora non erano vincolati alla forma tridentina, cosicché non potranno celebrare un Matrimonio valido se non davanti al parroco e a due o tre testimoni (cf. 3468-3474).

3386. II. IMatrimoni misti contratti da Caattolici con eretici o scismatici sono e restano gravemente proibiti, a meno che non vi sia un giusto e grave motivo canonico, che le fideiussioni prescritte siano state prestate da entrambe le parti incondizionatamente e secondo la forma, e che la parte cattolica abbia poi regolarmente ottenuto la dispensa dall’impedimento della religione mista. Tuttavia, anche se si è ottenuta la dispensa, questi matrimoni devono in ogni caso essere celebrati davanti alla Chiesa, alla presenza del parroco e di due o tre testimoni, per cui chi contrae davanti ad un ministro acattolico o al solo magistrato civile, o in qualsiasi altro modo clandestino, commette un grave reato. Inoltre, se i Cattolici ricorrono all’intervento di un ministro acattolico per la celebrazione di tali matrimoni, o se lo accettano, commettono un altro reato e incorrono nelle censure canoniche.

3387. Tuttavia, desideriamo anche che in tutte le province e località dell’Impero tedesco, comprese quelle che secondo le decisioni delle Congregazioni romane siano state finora definitivamente soggette all’effetto invalidante del capitolo Tamerssi, i matrimoni misti che siano stati contratti senza l’osservanza della forma tridentina, o (Dio non voglia) che saranno d’ora in poi contratti in tal modo, siano considerati pienamente validi, purché non vi siano altri impedimenti canonici, e purché non vi sia stata prima della festa di Pasqua di quest’anno una sentenza di nullità per impedimento clandestino, e purché l’accordo reciproco degli sposi sia durato fino a questo giorno – e questo lo dichiariamo, definiamo e decretiamo espressamente.

3388. III. Ma affinché i giudici ecclesiastici abbiano una norma sicura, dichiariamo, definiamo e decretiamo la stessa cosa, alle stesse condizioni e con le stesse restrizioni, per quanto riguarda i matrimoni di acattolici, eretici o scismatici, che siano stati contratti finora o che d’ora in poi saranno contratti tra loro nelle stesse regioni al di fuori dell’osservanza della forma tridentina; in modo che se uno o entrambi i coniugi nonCattolici si convertono alla fede cattolica, o se viene presentata una controversia davanti al tribunale ecclesiastico riguardo al matrimonio di due non Cattolici legato alla questione della validità di un matrimonio contratto o da contrarre con un Cattolico, questi matrimoni, a parità di condizioni, devono essere ritenuti ugualmente validi senza restrizioni.

Decreto del Sant’Uffizio, 25 aprile 1906.

Forma necessaria dell’unzione degli infermi.

3391. Poiché è stato richiesto di determinare un’unica breve formula per l’amministrazione dell’estrema unzione in caso di morte imminente, … (gli Inquisitori) hanno decretato: in caso di reale necessità è sufficiente usare la forma: “Per questa santa unzione, il Signore ti perdoni tutto ciò che hai commesso. Amen”.

Risposta della Commissione Biblica, 27 giugno 190.

L’autenticità mosaica del Pentateuco.

3394. Domanda 1: Gli argomenti accumulati dai critici per attaccare l’autenticità mosaica dei libri sacri noti come Pentateuco sono di tale peso che – nonostante le numerosissime testimonianze, considerate nel loro insieme, dei due Testamenti, la costante persuasione del popolo ebraico e l’ininterrotta tradizione della Chiesa, e nonostante le prove interne tratte dal testo stesso – si ha il diritto di affermare che questi libri non abbiao Mosè come autore, ma siano stati composti da elementi per la maggior parte posteriori al tempo di Mosè? Risposta: No.

3395. Domanda n. 2: L’autenticità mosaica del Pentateuco richiede necessariamente che l’intera opera sia stata scritta in modo tale che si debba ritenere certo che Mosè abbia scritto l’intera opera e ciascuna delle sue parti di suo pugno o dettandola a dei segretari? Oppure possiamo accettare l’ipotesi di coloro che ritengono che Mosè, dopo aver concepito personalmente la sua opera sotto l’ispirazione divina, ne abbia affidato la stesura a uno o più segretari che, tuttavia, abbiano reso fedelmente il suo pensiero e non abbiano scritto nulla contro la sua volontà, né abbiano omesso nulla; e che infine quest’opera, così composta e approvata dallo stesso Mosè, autore principale e ispirato, sia stata pubblicata sotto il suo nome? Risposta: No, per la prima parte; sì, per la seconda.

3396. Domanda n. 3: Si può ammettere, senza intaccare l’autenticità mosaica del Pentateuco, che Mosè, per comporre la sua opera, si sia servito di fonti, documenti scritti o tradizioni orali, da cui, secondo il fine particolare che si proponeva e sotto l’ispirazione divina, ha fatto dei prestiti, a volte prendendo le parole stesse e a volte il significato, riassumendo o amplificando, e inserendole nella sua opera? Risposta: Sì.

3397. Domanda n. 4: Possiamo ammettere – salvaguardando l’autenticità mosaica e l’integrità del Pentateuco per quanto riguarda la sostanza – che quest’opera, nel corso di tanti lunghi secoli, abbia subito alcune modifiche, per esempio : aggiunte fatte dopo la morte di Mosè da un autore ispirato; glosse e spiegazioni inserite nel testo; parole ed espressioni obsolete tradotte in un linguaggio più moderno; e infine lezioni difettose attribuibili ad errori di copista, che spetta alla critica esaminare e valutare secondo i suoi principi? Risposta: Sì, fermo restando il giudizio della Chiesa.

Risposta della Commissione Biblica, 29 maggio 1907.

L’autore e la verità storica del quarto Vangelo.

3398. Domanda 1: La tradizione costante, universale e solenne della Chiesa, a partire dal II secolo, come emerge principalmente da: a) le testimonianze e le allusioni dei santi Padri, degli scrittori ecclesiastici e persino degli eretici: testimonianze e allusioni che, potendo derivare solo dai discepoli o dai primi successori degli Apostoli, sono in necessaria connessione con l’origine stessa del libro; b) dall’ammissione in tutti i tempi ed in tutti i luoghi del nome dell’autore del quarto Vangelo nel canone e nei cataloghi dei libri sacri; c) dai più antichi manoscritti di questi stessi libri e dalle loro più antiche versioni in varie lingue; d) l’uso liturgico pubblico universalmente diffuso fin dalle origini della Chiesa; questa tradizione costituisce, al di là della prova teologica, una dimostrazione storica che l’Apostolo Giovanni, e non un altro, debba essere ritenuto l’autore del quarto Vangelo, una dimostrazione sufficientemente solida perché non possa essere in alcun modo invalidata dalle ragioni che i critici adducono contro di essa? Risposta: Sì.

3399. Domanda 2: Le ragioni interne che derivano dal testo del quarto Vangelo considerato separatamente, dalla testimonianza dell’autore e dalla manifesta parentela di questo Vangelo con la prima lettera dell’Apostolo Giovanni, devono essere considerate come una conferma della tradizione che attribuisce indiscutibilmente il quarto Vangelo a questo stesso Apostolo?

Inoltre, le difficoltà che sorgono dal confronto di questo Vangelo con gli altri tre, data la diversità di tempo, di scopo e di pubblico per il quale o contro il quale l’autore ha scritto, possono essere risolte ragionevolmente, come hanno fatto in vari punti i santi Padri e gli esegeti cattolici? Risposta: Sì, su entrambi i punti.

3400. Domanda n. 3: Nonostante la pratica costantemente in vigore, fin dai primi tempi, in tutta la Chiesa, di argomentare dal quarto Vangelo come documento propriamente storico, tuttavia, a causa del carattere particolare di questo Vangelo e della manifesta intenzione dell’autore di mettere in evidenza e difendere la divinità di Cristo per mezzo degli stessi atti e discorsi del Signore, non si può forse affermare che i fatti narrati nel quarto Vangelo siano stati inventati, in tutto o in parte, come allegorie o simboli dottrinali, e che i discorsi del Signore non siano propriamente e realmente quelli del Signore stesso, ma composizioni teologiche dello scrittore, anche se messe in bocca al Signore? Risposta: No.

TUTTO IL DENZINGER SENTENZA PER SENTENZA DAGLI APOSTOLI A S.S. PIO XII (39b): “Da BENEDETTO XV a PIO XII, 1949-1944”