VIVA CRISTO-RE (9)

CRISTO-RE (9)

TOTH TIHAMER:

Gregor. Ed. in Padova, 1954

Imprim. Jannes Jeremich, Ep. Beris

CAPITOLO X

CRISTO, RE DEI BAMBINI

Mai come in questi giorni si è parlato tanto di diritti dei bambini, di protezione dei bambini, di massima attenzione alla loro salute… Tutto questo è molto prezioso. Tuttavia, spesso sembriamo dimenticare ciò che è più importante.  Ci concentriamo soprattutto sulla salute fisica del bambino, sulla sua cura materiale: alimentazione, stimolazione, igiene, istruzione… Ma questo da solo non basta, perché il bambino, oltre al corpo, ha anche un’anima, uno spirito, ed è chiamato ad essere figlio di Dio. E quanto poco si parla della cura dell’anima dei bambini! Ed è soprattutto ai genitori che Dio ha affidato questo compito, di cui un giorno dovranno rendere conto. Nostro Signore Gesù Cristo ama molto i bambini: « Lasciate che i bambini piccoli vengano a me » (Mt XIX,14; Mc X,14). Egli li ama in modo speciale: « Chi accoglie un solo bambino nel mio nome, accoglie me » (Mt XVIII,5; Mc IX,14). (Mt XVIII, 5; Mc IX, 36; Lc IX, 48). È Lui che promulga la prima legge in difesa del bambino: « Chi scandalizza un bambino, sarebbe meglio per lui se gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in mare »(Mt XVIII,6; Mc IX, 41). Anzi, li prende a modello e chiede ai suoi Apostoli di fare come loro (Mt XVIII, 3; Lc IX, 48). Voleva stare con i bambini (Mt XIX,13) e li ha benedetti. Quando entrò a Gerusalemme, i bambini lo precedettero cantando Osanna. Anche durante la Passione, quando portava la croce, si preoccupava dei bambini: « Piangete per voi stesse e per i vostri figli » (Lc XXII,28). – I genitori devono considerare i loro figli non come un bene, come qualcosa che appartenga a loro, come un mero mezzo per soddisfare il loro istinto di maternità o paternità, ma prima di tutto come creature di Dio, come figli di Dio, chiamati alla vita eterna. Perciò formare la loro anima, coltivare il loro spirito, far conoscere loro Dio è l’obbligo più perentorio, il dovere più onorevole dei genitori.

I.

Se il bambino appartiene più a Dio che ai genitori – e non c’è genitore cristiano che non senta la verità di queste parole – se è vero che Cristo è il Re dei bambini, allora ne deriva una conseguenza importantissima: il santo dovere di educare il bambino non solo per questa vita terrena, ma anche e principalmente per la vita eterna. Eppure, quanti genitori dimenticano questa verità importantissima! Quanti fanno i sacrifici più grandi e non risparmiano sforzi e fatiche per rendere il proprio figlio più sano e in salute, più intelligente e più istruito! Scuola, pianoforte, lingue, corsi di danza, sport…; tutto questo va benissimo, ma il padre dimentica che il suo bambino ha anche un’anima…. Vi siete presi cura anche della sua anima? Non dimenticate che il bambino appartiene a Dio, che un giorno vi chiederà conto del tesoro che vi ha affidato. « A mio figlio viene già insegnata la religione a scuola », si giustifica il padre. Ma non basta: a cosa servono una o due lezioni settimanali di Religione se a casa e per strada, sui social media, il bambino non vede mettere in pratica le belle verità della lezione di Religione, o piuttosto vede esempi completamente opposti a ciò che impara in classe?  « Allora cosa dovrei fare, predicare sempre a lui, farlo pregare sempre? » Certo, dovrete parlargli spesso di Dio, di Nostro Signore Gesù Cristo, della Madonna, dei Santi e cercare di far pregare vostro figlio, ma dovete fare anche qualcos’altro. Cosa? Tre cose: 1° Educare la sua volontà. 2º Non siate ingenui, osservate il loro comportamento e 3º Educateli con l’esempio.

Educare la volontà del bambino. Vale a dire, abituarlo ad obbedire ed a fare il suo dovere. L’Antico Testamento, nella storia di Heli, dà un avvertimento molto serio ai genitori che perdonano tutto, che scusano tutto. « Punirò per sempre la sua casa per la sua iniquità, perché sapeva quanto si comportassero indegnamente i suoi figli e non li correggeva come doveva » (1 Re III: 13). Eppure Heli rimproverò i suoi figli, ma non lo fece con sufficiente severità. Ebbene, cosa direbbe oggi il Signore dell’amore sciocco, dell'”amore pignolo” dei genitori di oggi? Di genitori che adorano un nuovo tipo di idolatria: sul trono siede un piccolo tiranno di quattro o cinque anni, che si arrabbia, che grida, che batte rabbiosamente il terreno con i piedi, e due vassalli maturi, un uomo e una donna, si inchinano impauriti e corrono a soddisfare tutti gli sciocchi capricci dell’amato tiranno, dell’amato idolo.  Educare significa non assecondare troppo il bambino ed abituarlo ad un’obbedienza pronta e indiscussa. Perché all’inizio il bambino non sa che cosa sia l’obbedienza e bisogna insegnargliela.  « Ma se il bambino piange, se ci chiede certe cose? » Beh, lasciatelo piangere, non gli farà male alla salute. I genitori dovrebbero saperlo bene: è meglio che il bambino pianga quando è piccolo, in modo che un giorno, quando sarà più grande, i genitori non dovranno piangere per lui.

Tenere d’occhio il suo comportamento.

Non è necessario stare sempre dietro di lui. È sufficiente che sappiate in ogni momento dove si trova vostro figlio, cosa stia facendo e con chi sia. Non giustificatevi dicendo: « Mio figlio è ancora così ingenuo, così bambino, così innocente ». Vostro figlio ha, come tutti, il peccato originale ed è esposto come tutti ad essere tentato ed a subire cadute. Cosa direbbe San Paolo, l’Apostolo delle genti, a questi genitori? « Se qualcuno non si prende cura dei suoi, soprattutto dei suoi parenti, ha rinunciato alla fede ed è peggiore di un infedele » (1 Tim V, 8). È un peccato vedere che molti genitori hanno tempo per molte cose, tranne che per l’educazione dei figli. Non li interessa e, per questo motivo, non li sorvegliano e non li prevengono da molte occasioni di pericolo per le loro anime.

3° E infine, educare il bambino con l’esempio.

Perché l’esempio trascina. Purtroppo le belle usanze cristiane in casa, che hanno fatto tanto bene, stanno scomparendo. Preghiera mattutina e serale in comune, letture religiose, immagini di santi appese alle pareti, conversazioni su argomenti religiosi… « Se la radice è santa, lo sono anche i rami – dice l’Apostolo » (Rm XI, 15). E se non è santa? Se le anime del padre e della madre sono fredde, congelate, che ne sarà del bambino?

II

Dove può essere la radice del problema dell’educazione dei bambini?  Non è forse che gli standard mondani hanno infettato il santuario stesso delle famiglie cristiane? Non è forse che i figli non sono più visti come una “benedizione”, ma piuttosto come una “maledizione” della famiglia? Se guardiamo indietro nella storia, vediamo che ovunque siano vissuti uomini giusti, il bambino è stato considerato il più grande tesoro della famiglia. Un esempio è il popolo ebraico dell’Antico Testamento. Le donne si consideravano infelici se Dio non dava loro dei figli. La Sacra Scrittura riporta in modo commovente la preghiera di Hannah, madre di Samuele: « O Signore degli eserciti, se vuoi volgere i tuoi occhi a vedere l’afflizione della tua serva… e vuoi dare alla tua serva un figlio maschio, lo consacrerò al Signore per tutti i giorni della sua vita » (I Samuele 1:2). Ricordate Santa Elisabetta, che era profondamente addolorata per la sua mancanza di figli. Ma quale fu la sua gioia alla nascita di San Giovanni Battista: « i suoi vicini e parenti sentirono parlare della grande misericordia che Dio le aveva mostrato e si rallegrarono per lei » (Lc 1, 58). Ripercorrete la storia di Roma e notate i pagani dai sentimenti retti e nobili. Un amico proveniente da Capua fa visita a Cornelia, una delle più nobili dame romane, e lei non smette di disprezzare i propri gioielli. « Ma, cara amica, mostrami anche i tuoi gioielli più belli », le dice infine. Poi Cornelia fa entrare i suoi figli: « Guardate, questi sono i miei gioielli più belli ».  – Il bambino era una parte essenziale della famiglia, tanto che la famiglia non era considerata perfetta senza la benedizione dei figli. Se oggi chiediamo ad un contadino cristiano, non ancora contaminato dalle tendenze moderne: « Hai una famiglia? », risponderà: « Sì, ne ho cinque », riferendosi ai suoi cinque figli, perché, secondo il suo modo di pensare, dove non ci sono figli non c’è famiglia. – E poi, che cos’è il matrimonio senza figli? Uno splendido albero che non dà frutti. Qual è la casa più ricca senza figli? Un sole invernale che non irradia calore. Ma oggi è stato inculcato un pensiero terribile: la paura delle famiglie di avere figli. È davvero pietoso vedere coppie sposate in buona salute, alle quali Dio concederebbe la benedizione di avere figli, eppure non vogliono accettare questo dono, perché per loro il bambino non è altro che un peso. È davvero orribile non accettare la volontà di Dio, non voler accogliere il bambino che il Signore manda loro. Fa rabbrividire pensare che ci siano coppie di fidanzati che si sposano con l’idea di non avere figli, che vogliono essere solo marito e moglie, ma non padre e madre. Ci stupiamo nel vedere che il santuario della famiglia si sia trasformato in un covo di peccato; che la casa rimbombi di puro vuoto; che siano gli stessi genitori ad uccidere i propri figli od a porre ostacoli al loro concepimento; che ci siano madri che non vogliono cullare il loro bambino, ma scavargli la fossa; che il giardino di famiglia non abbia fiori né profumi… Non voglio più parlare di questo peccato, di questo terribile male. Non voglio dilungarmi oltre su questo peccato, su questo male terribile; se solo gli sposi considerassero attentamente che dovranno rendere conto a Dio di questo peccato, di aver abbassato il sacramento del matrimonio a limiti davvero incredibili! Non c’è bisogno di essere molto intelligenti per capire a cosa andrà incontro una nazione quando le famiglie avranno deliberatamente e sistematicamente un solo figlio. Anche se sono due, questo non aumenta la popolazione, perché in questo caso muoiono due anziani e rimangono due giovani. E il numero di coloro che muoiono non sposati per vari motivi non viene compensato. C’è bisogno di nuclei familiari con almeno tre figli, e quante famiglie oggi hanno non più di due figli, o uno solo. O solo uno, e forse nemmeno uno! Questo terrificante modo di pensare è presente ovunque, non solo nelle città, ma anche nelle campagne. Perché se nessuno osa parlare, almeno la Chiesa Cattolica lo fa, per difendere quelle vite innocenti che sono escluse da questo mondo. Se la Chiesa non avesse sempre promosso la vita, non avremmo San Francesco Saverio, il settimo figlio dei suoi genitori. Non avremmo avuto Santa Teresa di Lisieux, la nona figlia della famiglia. Non avremmo avuto Sant’Ignazio di Loyola, che era il tredicesimo figlio. E non avremmo Santa Caterina, la venticinquesima. E si potrebbero citare molti altri casi. I genitori egoisti ci sono sempre stati, ma mai in proporzioni così sconcertanti come oggi. Mai questo peccato è stato diffuso con una propaganda così cinica. Mai con una tale noncuranza e una così raffinata malvagità. Alcuni mi obietteranno: « Tu non conosci la vita reale. Non ci sono posti di lavoro. Le case sono così care, tutto è così caro! Noi due riusciamo a malapena a vivere; cosa faremmo se fossimo in cinque o sei a casa? ». Devo confessare che su alcune cose avete ragione. So quanto costa vivere al giorno d’oggi. E conosco i piccoli appartamenti in cui la gente vive ammassata. So anche quanto costa il cibo e i vestiti. E se fossi un legislatore, ordinerei che il padre di una famiglia numerosa paghi meno tasse e riceva più sussidi, e che nelle offerte di lavoro sia in qualche modo favorito in primo luogo, e vieterei ufficialmente gli annunci in cui « si cerca una coppia senza figli ». Sì, tutto questo lo farei… Ma devo anche aggiungere: nonostante tutto, il mandato è chiaro e categorico. La Chiesa insiste e deve insistere. Il Signore, infatti, non ha promulgato il quinto comandamento in questa forma: « Non ucciderai, se non hai una casa ». Né ha dato il sesto in questo modo: « Non fornicare, se non sei povero ». Nel Decalogo non ci sono condizioni. La forma della legge è assoluta: « Non uccidere! », « Non fornicare! ». « Ma se siamo molto poveri? «E se la donna è malata? ».  E non pensate che il Signore Dio, che manda il bambino, gli darà anche il pane quotidiano? « Che la donna è malata? » E non è meglio che soffrire la morte dell’anima che deriva dal peccato di ribellarsi alla volontà di Dio? E se proprio non è più possibile generare figli, allora c’è questa soluzione: la continenza matrimoniale, almeno nei giorni fertili del ciclo mestruale della donna. È molto difficile? Sì, è così. Ma la Chiesa non può arrendersi. E anche se fosse lasciata sola con la sua opinione nel mondo di oggi, che cammina a testa in giù, continuerebbe a difendere a gran voce la purezza del matrimonio: continuerebbe a proteggere i bambini innocenti non nati, perché Cristo è Re anche dei piccoli. Anche se dovesse perdere molte anime tiepide e inquinate in questo modo, continuerebbe a perorare la buona causa, sapendo di difendere non solo le leggi di Dio, ma anche gli interessi dell’umanità. E siamo onesti: nella maggior parte dei casi, non è nelle famiglie più povere che i bambini fuggono di più. Quali famiglie tendono ad avere più bambini? Proprio le famiglie più modeste, le più povere. Ma dove c’è un solo bambino, o non ce n’è nemmeno uno? Tra i ricchi e i benestanti. Se avessero molti figli, non sarebbero in grado di nutrirli? Oh, e con grande abbondanza! Pane e latte non mancherebbero. Ma molti bambini sarebbero un ostacolo alle loro vacanze, ai loro divertimenti, al loro benessere. Madri, madri, avete pensato al “giorno dell’ira” quando i bambini che non potevano nascere alzeranno le mani per accusarvi? Accusarvi davanti al trono di Dio! Che cosa accadrà se Dio vi porterà via il vostro unico figlio? Che cosa accadrà quando, con gli occhi pieni di lacrime, con l’anima spezzata, tornerete dal cimitero e vi lamenterete contro Dio, perché ha permesso una disgrazia così crudele?