UN’ENCICLICA AL GIORNO TOGLIE GLI USURPANTI APOSTATI DI TORNO: SS. PIO XII – “LUCTUOSISSIMI EVENTUS”

«… Noi attingiamo grande speranza specialmente dalle preghiere di questi piccoli, che di questo mondo macchiato di tanti crimini e peccati possono in certa guisa essere chiamati Angeli ». Questo commovente auspicio è rivolto dal Santo Padre SS. Pio XII, ai bambini Cristiani del mondo perché aggiungano le loro alle preghiere cattoliche supplicanti la pace e la prosperità per il popolo ungherese colpito dalla violenza degli eventi oppressivi della peste comunista giunta fin là per spegnere il fuoco della carità e della fede in Gesù Cristo Nostro Signore e trascinare anime nel fuoco eterno secondo i desideri del loro padrone e padre: il demone luciferino. Lo stesso demone oggi, trasformatosi da mentore del comunismo ateo, al timoniere del mondialismo non solo ateo, ma infernale, sta portando gli ultimi colpi alle “immagini viventi e somiglianti” di Dio, da lui tanto odiate, cioè agli uomini, ed in particolari ai Cristiani tutti, compresi i modernisti postconciliari, inconsapevoli complici di tanto sfascio e del paganesimo pratico amorale imperante in ogni angolo del pianeta e da essi – in unione con gli usurpanti antipapi – sbandierato come Cattolicesimo civile “progressista”. La sorte degli ungheresi dell’epoca si è allargata a macchia d’olio in Europa e negli altri continenti, soprattutto per la sonnolenza colpevole e l’infingardia dei religiosi e dei prelati ipocriti e falsi Cristiani … se ancora si possono definire Cristiani… La ricetta che allora consigliava Papa Pacelli vale ancora e sempre: pazienza, invocazioni di aiuto alla SS. Vergine e alla SS. Trinità ed una preghiera incessante che coinvolga soprattutto i piccini tanto cari al Signore Iddio.

PIO XII

LETTERA ENCICLICA

LUCTUOSISSIMI EVENTUS

PUBBLICHE PREGHIERE 
PER IL POPOLO UNGHERESE

Gli eventi luttuosissimi, da cui sono colpiti i popoli dell’Europa orientale, e soprattutto l’Ungheria a Noi carissima, insanguinata al presente da una terribile strage, profondamente commuovono il Nostro animo paterno; e non solamente il Nostro, ma certamente anche quello di tutti coloro a cui stanno a cuore i diritti della civiltà, la dignità umana, e la libertà dovuta ai singoli e alle nazioni. – Perciò la coscienza del Nostro apostolico mandato Ci spinge a rivolgere un fervido appello a voi tutti, venerabili fratelli, e ai greggi affidati a ciascuno di voi, affinché, animati da carità fraterna, innalziate insieme con Noi suppliche a Dio, per ottenere da Lui – nelle cui mani è posta la sorte dei popoli e non solo il potere, ma anche la vita dei loro governanti – che si ponga fine a tanto spargimento di sangue e affinché finalmente risplenda quella vera pace, che è fondata sulla giustizia, sulla carità e sulla giusta libertà. Sia chiaro a tutti, che l’ordine dei popoli sconvolto non può essere ristabilito né con la potenza delle armi, apportatrici di morte, né con la violenza inflitta ai cittadini, di cui non può soffocare l’intimo sentimento, né con le fallaci teorie, che corrompono gli animi e che violano i diritti della chiesa e della coscienza civile e cristiana; e neppure può essere mai soffocato con la forza esterna l’anelito verso una giusta libertà. – In queste gravissime circostanze, che tanto angustiano una parte diletta dell’ovile cristiano, un grato ricordo si affaccia al Nostro animo. Quando appunto molti anni fa Ci recammo a Budapest in qualità di legato a latere del Nostro predecessore di f. m. Pio XI, per prendere parte al Congresso Eucaristico Internazionale ivi celebrato, avemmo la gioia e la consolazione di vedere i diletti Cattolici dell’Ungheria seguire con ardente pietà e somma venerazione l’augusto Sacramento dell’altare portato trionfalmente per le vie della città. Siamo certi che la medesima fede e il medesimo amore verso il divin Redentore infiammerà ancora gli animi di quel popolo, quantunque i fautori del comunismo ateo si siano sforzati con ogni mezzo per strappare dalle menti la Religione dei padri. Perciò nutriamo piena fiducia che questo nobilissimo popolo, anche nel grave frangente in cui ora si trova, innalzerà suppliche a Dio per impetrare la desiderata pace, poggiata sul retto ordine. E abbiamo pure piena speranza che tutti i veri Cristiani, in qualsiasi parte del mondo si trovino, intrecceranno le loro preghiere a quelle dei loro fratelli oppressi da tante calamità e ingiustizie, quale testimonianza dei comuni vincoli di carità. In modo speciale Noi esortiamo a questa crociata di preghiere tutti coloro ai quali, come il divin Redentore, così Noi pure, che siamo il suo rappresentante in terra, guardiamo con particolare tenerezza, coloro cioè che nel primo fiore degli anni rifulgono per l’innocenza, la soavità e la grazia. Noi attingiamo grande speranza specialmente dalle preghiere di questi piccoli, che di questo mondo macchiato di tanti crimini e peccati possono in certa guisa essere chiamati angeli. Insieme con essi tutti i Cristiani invochino il potentissimo patrocinio della Beata Vergine Maria, patrocinio che tanto valore ha presso Dio per noi, essendo essa la Genitrice del divin Redentore e la nostra Madre amorosissima. – Non abbiamo alcun dubbio che presso tutte le genti, nelle città, nei paesi e anche nei più remoti villaggi, ovunque rifulge la luce dell’Evangelo, tutti i Cristiani, e in primo luogo i fanciulli e le fanciulle, corrisponderanno con trasporto a queste Nostre paterne esortazioni, a cui si aggiungeranno le vostre; di maniera che, con l’influsso e con l’aiuto della grazia di Dio, invocato da tante voci supplichevoli, e con l’intercessione di Maria Vergine, il carissimo popolo ungherese, afflitto da tanti dolori e bagnato da tanto sangue, come pure gli altri popoli dell’Europa orientale, privati della loro libertà religiosa e civile, possano felicemente e pacificamente dare un retto ordine alla loro cosa pubblica, salvaguardando i diritti di Dio e di Gesù Cristo Re divino, il cui regno «è regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace». – Animati da questa dolcissima speranza, sia a voi tutti, venerabili fratelli, e ai greggi alle vostre cure affidati, sia specialmente a coloro che in Ungheria e nelle altre Nazioni dell’Europa orientale si trovano in condizioni tanto difficili e sono oppressi da tante calamità, impartiamo di tutto cuore l’apostolica benedizione, auspicio delle celesti grazie e pegno della Nostra benevolenza; benedizione che estendiamo in modo tutto particolare ai sacri pastori delle suddette nazioni che languiscono in carcere o si trovano in relegazione o in esilio.

Roma, presso San Pietro, 28 ottobre, festa di Cristo re, l’anno 1956, XVIII del Nostro pontificato.