IL SEGNO DELLA CROCE (5)

IL SEGNO DELLA CROCE AL SECOLO XIX (4)

PER Monsig. GAUME prot. apost.

TRADOTTO ED ANNOTATO DA. R. DE MARTINIS P. D. C. D. M.

LETTERA QUARTA.

29 novembre.

Risposta ad un’obiezione. — I tempi sono cambiati. Ragioni in favore de’ primi  Cristiani desunte dalla natura del segno della croce. — Il segno della croce è cinque cose. — Un segno divino, che nobilita l’uomo. — Prove che il segno della croce è divino.

« Per me, tu mi dici, mio caro Federico, la questione è giudicata. Giammai potrei credere che Iddio avesse dato la verità ed il buon senso a’ suoi inimici, condannando allo errore, ed alla superstizione i migliori amici suoi ».  Questa confessione mi consola, e non mi sorprende. Il tuo spirito cerca la verità, ed il tuo. cuore non la rigetta. Se tutti fossero nella istessa disposizione, il compito d’apologista sarebbe facile, ma sventuratamente l’è tutto altrimenti! Nella maggior parte delle controversie, e principalmente nelle controversie religiose l’uomo discute, non con la sua ragione, ma con le proprie passioni. Non per la verità, ma per la vittoria egli combatte. Triste vittoria, che conferma la sua schiavitù all’errore, ed al vizio.  – Quello, che so de’ tuoi compagni e di altri pretesi Cattolici del nostro tempo, mi fa temere ch’eglino agognino a siffatta vittoria. Io li amo, devo loro disputarla: e, per squarciare tutte le bende, in che si ravvolgono, e per illuminare la tua convinzione, voglio esporti le ragioni intrinseche, che giustificano l’inviolabile fedeltà de’ veri Cristiani al frequente uso del segno della croce. Ma facciamo innanzi giustizia alla grande obiezione de’ moderni disprezzatori del segno adorabile. Altri tempi, altri costumi, eglino dicono. Quanto era utile ed ancora necessario ne’ primi secoli della Chiesa, non l’è più di presente. I tempi si cambiano: è da vivere col proprio secolo.  San Pietro risponde loro, che : Gesù era ieri, egli è oggi, egli sarà lo stesso ne’ secoli de secoli. Tertulliano aggiunge: il Verbo incarnato si chiama verità, e non consuetudine. Ora la verità non cambia. Quello, che gli Apostoli e i Cristiani della primitiva Chiesa, i veri Cristiani di tutti i secoli hanno creduto utile, e fino ad un certo punto necessario, non ha finito di esserlo. Io oso affermare, che di presente è più necessario che in altri tempi. Il che è reso manifesto da’ caratteri di somiglianza che esistono fra le posizioni de’ Cristiani de’ primi secoli, e quella de’ Cristiani del secolo decimonono. Qual era la posizione de’ nostri padri delia Chiesa primitiva? Dessi erano al cospetto di un mondo non cristiano, che non voleva divenirlo, che non voleva che altri lo fosse, che perseguitava a morte quanti si ostinavano ad esserlo. E noi, non siamo noi in faccia di un mondo, che cessa di essere cristiano, che non vuole divenirlo di nuovo, che non vuole che altri lo sia, che perseguita, or con scaltrite arti, ed or con la forza quelli che coraggiosi professano il Cristianesimo? Se, in una eguale posizione i primi Cristiani, disciplinati alla scuola apostolica, hanno riconosciuto necessario l’uso frequente del segno della croce, quali ragioni avremmo di abbandonarlo? Siam noi forse più abili, o più forti? I pericoli sono meno grandi, i nemici in minor numero, o meno perfidi? Il proporre simili questioni, è un averle risolute. Passiamo innanzi! – Fino al presente, mio caro Federico, ho fatto valere le circostanze esteriori della causa; ora è mestieri difenderla a fondo, deducendo le ragioni dalla natura del segno istesso della croce. Queste per te, per me. per tutti gli uomini siffattamente si riassumono:  Figli della polvere, il segno della croce è un segno divino che ci nobilita; Ignoranti, il segno della croce è un libro che ci nstruisce;  Poveri, il segno della croce è un tesoro, che ci arrichisce; Soldati, il segno della croce è un’arma, che dissipa l’inimico;  Viaggiatori verso il ciclo, il segno della croce è una guida che ci conduce.  – Prendi la tua toga, siedi da giudice, ed ascolta!

Figli della polvere, il segno della croce è un segno divino che ci nobilita. Chi è, dimmi, questo essere che viene al mondo piangendo, soggetto come il più piccolo degli animali a tutte le infermità, incapace più di lui, e per maggior spazio di tempo, di soddisfare a’ suoi bisogni? Che l’uomo si chiami principe, re, imperatore; che la donna abbia titolo di contessa, duchessa, imperatrice, non ne vadano gonfii; poiché uno sguardo retrospettivo insegnerà loro, ch’eglino sono questo essere. Questo essere è l’uomo, verme nel suo principio, e cibo de vermi nella tomba (Primam vocem similem omnibus emisi plorans. In involumentis sum, et curis magnis. Nemo enira ex regibus aliud habuit nativitatis initium. Sap.VII. 3). – Questo essere tanto infermo, si nullo, e si vergognosamente confuso con i deboli e vili animali lungo i primi anni di sua esistenza, e spinto d’altronde a rassomigliarlo pe’ suoi instinti. Non pertanto, questo essere è l’immagine di Dio, il Re della creazione, egli non deve degradarsi. Dio lo tocca alla fronte, v’imprime un segno divino, che la nobilita, e la nobiltà obbliga. Rispettato dagli altri, egli rispetterà se stesso. Queste lettere di nobiltà, questo segno divino, è il segno della croce. È divino, cheviene dal cielo e non dalla terra: l’è divino, cheil padrone può solo marcare i suoi prodotti. Desso viene dal cielo, perché la terra confessa di non essere suo trovato. Percorri tutti i paesi, e tutti i secoli, in nessun luogo tu troverai l’uomo che abbia immaginato il segno della croce, il santo che l’abbia insegnato, come proprio insegnamento; il Concilio, che l’abbia imposto come suo precetto. La tradizione lo insegna, la consuetudine lo conferma, la fede lo pratica » (Harum et aliaruui hujusmodi disciplinarum si legem ex-postules, scripturarura nullam invenies. Traditio te prætenditur autrix, consuetudo confirmatrix, et fides observatrix. Ter. de Coron. c. III). Così Tertulliano: e per esso tu ascolti la voce della seconda metà del secondo secolo. S. Giustino (Dextera manu in nomine Cbristi quos crucis signo obsignandi sunt, obsignamus. Quæst. 118) parla per la prima, e ti apprende non solo la esistenza, ma il modo con che tale segno era fatto, è con ciò noi siamo a’ tempi primitivi, tempi di memoria eterna, che gli eretici istessi chiamano l’età d’oro del Cristianesimo, sì per la purezza della dottrina, che per la santità de’ costumi. Ora, noi vi troviamo il segno della croce in piena pratica in Oriente, come in Occidente.  Diamo qualche passo, e daremo la mano a s. Giovanni, quello, che sopravvisse a tutti gli Apostoli. Vedi il venerabile vecchio, che fa il segno della croce su di una coppa avvelenata, e beve il micidiale liquore impavidamente (S. Simeon: Metaph. in Joan.). Un po’ più lontano, ed ecco i suoi più illustri colleghi, Pietro e Paolo. Come Giovanni il discepolo amato dal divino Maestro, Pietro e Paolo, principi dell’apostolato, fanno religiosamente il segno della croce, e l’insegnano dall’oriente fino all’occidente, a Gerusalemme, in Antiochia, ad Atene, a Roma, ai Greci ed ai barbari. Ascoltiamo un irrecusabile testimone della tradizione, c Paolo, dice santo Agostino, posto dappertutto il reale stendardo della croce, pesca gli uomini, e Pietro segna le nazioni col segno della croce (Circumfert Paulus Dominicum in cruce vexillum. Et iste piscator hominum, et ille titulat signo crucis gentiles. S. loan Chrys. Ser. XXVIII). » Nè solamente eglino lo eseguono sugli  omini, ma sulle creature inanimate, e vogliono che altri ancora il facesse. Ogni creatura di Dio è buona, scrive il grande Apostolo, non è da rigettare alcuna cosa, che possa riceversi con rendimento di grazie; poiché dessa è santificata dalla parola di Dio, e dalla preghiera. Questa è la regola: quale n’é il senso? Nel diritto se v’ha un testo oscuro, come si chiarisce? Per chiarirlo, si consulta l’interprete il più autorizzato, ed il più vicino al legislatore: la sua parola è legge.  Ascolta la parola la più autorizzata dall’Apostolo s. Paolo, s. Crisostomo « Paolo, egli scrive, ha stabilito qui due cose: la prima che nessuna creatura è immonda: la seconda, che se lo fosse, facile cosa sarebbe purificarla. Segnala del segno della croce, rendi grazia e gloria al Signore, e detto fatto, l’immondizia partirà (Duo capita ponit, unum quidem quod creatura nulla communis sit. Secundo, quod etsi communis sit, medicamentum in promptu est. Signum illi crucis imprime, gratias age, Deo gloriam refer, et protinus immunditia omnis abscessit. In Tim. hom. XII). » Ecco l’insegnamento apostolico. I principi degli Apostoli non solamente facevano questo segno adorabile sulle cose inanimate, e sopra i popoli che accorrevano alla fede, ma sopra se stessi. Questo segno adunque esisteva prima di loro. Paolo il persecutore è rovesciato lungo il cammino di Damasco, perché divenga l’apostolo del Dio, ch’egli perseguita. Quale sarà il primo atto del Dio vincitore sul nobile vinto? Sarà segnarlo del segno della croce. Va, dice Egli ad Anania, e segnalo del mio segno (Vade ad eum, et signa eum charactere meo. S. Aug. Ser. l et Ser. XXV, De Sanctis). Chi è dunque l’autore e institutore del segno della croce? Per trovarlo è da sormontare tutti i secoli, tutte le cose visibili, tutte le gerarchie angeliche, per venire fino al Verbo eterno, alla verità istessa. Ascolta un altro testimone, perfettamente in grado di saperlo, e che ha confermato la testimonianza col suo sangue. Ho nominato l’immortale Vescovo di Cartagine, s. Cipriano. « Signore, egli esclama, sacerdote santo, voi ci avete legato tre cose che non periranno giammai: il calice del vostro sangue, il segno della croce e l’esempio de’ vostri dolori. (Tu Domine, sacerdos sáncte, constituisti nobis inconsumptibiliter potum vivificum, crucis Signum, et mortificationis exemplum. Serm. de Pass. Christi) » Santo Agostino aggiunge: Siete voi, o Signore, che avete voluto questo segno impresso sulla nostra fronte (Signum suum Christus in fronte nobis fligi voluit. In psal. 130). Sarebbe facile citare venti altri testimoni; ma perché scrivo delle lettere, e non un libro, mi arresto. Il segno della croce è un segno divino: ecco un fatto constatato per la discussione. Ve n’ha un altro, di che sarà parola dimani.