IL SEGNO DELLA CROCE (2)

IL SEGNO DELLA CROCE AL SECOLO XIX (2)

PER Monsig. GAUME prot. apost.

TRADOTTO ED ANNOTATO DA. R. DE MARTINIS P. D. C. D. M.

LETTERA PRIMA.

Parigi, 25 novembre 1863.

Stato della quistione. — Il mondo moderno non fa piò il segno della Croce o lo fa raramente, o male. — I Cristiani primitivi la facevano soventemente e bene. — La ragione è per noi, ed il torto per essi? O questo per noi ed il torto per essi? Quale delle due?

Mio Caro Federico

Quindici giorni soltanto sono scorsi da che i giornali, ci annunziavano il naufragio del capitano Walker. Siffatta nuova, che leggevamo insieme, ci attristò grandemente, che per essa conoscemmo la morte di alquanti viaggiatori nostri amici. La nave avea dato in uno scoglio, ed una larga vena di acqua si era aperta in essa, e tutti gli sforzi dell’equipaggio tornando inutili a chiuderla, la nave s’immergeva oltre la sua linea di flottazione. Si cercò scemarne il peso col getto delle mercanzie al mare; dopo queste, delle provvigioni da guerra, che furono seguite da una parte dei mobili e degli attrezzi, serbando solo due o tre botti di acqua, e qualche sacco di biscotti. Tutto fu inutile. La nave affondava, il naufragio diveniva imminente. Come, estremo mezzo di salute, Walker comandò che le scialuppe si mettessero in mare; ciascuno vi si precipitò. Sventura! La maggior parte dei viaggiatori a vece di trovarvi la vita, vi trovò la morte.

Questo racconto, trattane qualche circostanza, è la storia di tutti i grandi naufragi. Gl’infelici comandanti e la ciurma in questi estremi sono da scusare se gettano al mare tutto quello che si può. — La vita è da salvare innanzi tutto. Il mondo attuale, questo mondo che dicesi ancora cristiano, cui per fermo appartengono i tuoi compagni, presenta più di un tratto di somiglianza con una nave che ha sofferto avarie, ed è sul punto di naufragare. Le furiose tempeste, che da poi lungo tempo battono il legno della Chiesa, vi hanno aperte delle grandi vene di acqua, e per lo mezzo di esse vi si sono introdotti de’ grandi fiotti di dottrine, di costumi, di usi, di tendenze anticristiane. Guai, non per la nave, che non può perire, ma pei viaggiatori! Qual cosa mai è stata fatta? Io non parlo del mondo disvelatamente pagano; il suo naufragio è compiuto: ma di quello che pretende ancora di essere cristiano. Che ha egli fatto, e fa continuamente delle provvigioni da guerra e da bocca, delle mercanzie, dei mobili e degli attrezzi, di che la Chiesa avea provveduta la nave, per assicurare il successo della navigazione fino al porto della eternità a schermo degli scogli e delle bufere? Desso ha tutto, o quasi tutto, gettato al mare!  – Dov’ è la domestica preghiera nelle famiglie ? al mare. Le pie letture? al mare. La benedizione della mensa? al mare. L’assistenza frequente al santo Sacrifizio, lo scapolare, la corona? al mare. La santificazione della domenica, assistendo alle sacre istruzioni ed agli uffìzi divini, con le visite de’ poveri, degli afflitti e de’ malati? al mare. L’uso regolare de’ sacramenti, la osservanza delle leggi del digiuno e dell’astinenza? al mare. Lo spirito di semplicità e di mortificazione ne’ panni, nella mobilia, nel cibo e nell’abitazione? Il crocifisso, le sante immagini, l’acqua benedetta negli appartamenti? al mare, al mare!  La nave frattanto continua ad affondarsi. Lo spirito cristiano si scema, e lo spirito opposto cresce a vista. Si cerca riparare in qualche battello, voglio dire, in certe forme di religione che ciascuno stabilisce a seconda della propria età, condizione, temperamento e gusto, ed in esse si vive.  L’assistenza alla Messa bassa la domenica: e come? Alla messa solenne un tre, quattro fiate nell’anno; a vespro, giammai. Usare frequentemente a spettacoli e balli; la lettura di quanto si presenta; nulla negarsi, eccetto quello che non può aversi: ecco i battelli ne’ quali si cerca la salvezza. — È mestieri meravigliarsi di tanti naufragi? Poveri viaggiatori, separati dalla nave, voi movete a compianto! Ma più ancora è da compiangere la generazione che cresce! Fra le usanze del Cattolicismo, imprudentemente abbandonate dal mondo moderno, ve n’ha una più che altra mai rispettabile, che ad ogni costo vorrei salvare dal naufragare, ed è quella che i compagni tuoi disprezzano, senza sapere quello, che facciano; vo’ dire il segno della croce. — È tempo ormai di provvedere alla conservazione di esso; che altrimenti fra poco esso avrà la sorte di tante altre pratiche tradizionali, che noi dobbiamo alle materne cure della Chiesa, ed alla pietà de’ secoli cristiani trascorsi. Vuoi tu sapere, mio caro Federico, quel che sia divenuto il segno della croce nel mezzo del mondo che si pretende cristiano? Un dì di domenica ti ferma alla porta di una delle grandi chiese, ed osserva la folla che entra nella casa di Dio. Un gran numero si avanza scioperatamente, o con fasto, il che è tutt’uno, nel luogo santo, senza neppure guardare il vaso dell’acqua benedetta, e senza fare il segno della croce. Altri, in numero ad un dipresso uguale, prendono o ricevono, o fanno mostra di prendere o di ricevere l’acqua benedetta e di segnarsi. Tu vedrai cacciar nell’acqua benedetta la punta di un dito ricoperto di guanto, il che non è liturgico, come non l’è confessarsi e comunicarsi con i guanti (Nota A). Della maniera poi con che siffatto segno è eseguito, meglio sarebbe non far parola; poiché è tale, che il più abile geroglifichiere incontrerebbe della pena a spiegarla. Un movimento di mano senza riflessione, in fretta, a metà, macchinale, di che torna impossibile assegnare una forma, o darne un significato; oltre che gli autori di esso credono di nessuna importanza quello, che fanno: ecco il loro segno di croce della domenica.  Nel mezzo di questa folla di battezzati ti sarà difficile trovare qualcuno che faccia seriamente, regolarmente e religiosamente il segno venerabile di nostra salute. Or se in pubblico ed in circostanze solenni, la maggior parte non fa, o fa male il segno della croce, stento a persuadermi che lo facciano bene nelle altre, in cui, secondo l’apparenza, v’hanno minori ragioni da farlo, e ben farlo.  È dunque un fatto: i Cristiani di oggidì non fanno il segno della croce, o lo fanno raramente, o male. Su questo punto, come su molti altri, noi siamo agli antipodi de’ nostri antenati, i Cristiani della Chiesa primitiva. Quelli si segnavano, e si segnavano bene, e soventemente.  Nell’Oriente come nell’Occidente, a Gerusalemme, ad Atene, a Roma, gli uomini e le donne, i vecchi ed i giovani, i ricchi ed i poveri, i preti ed i semplici fedeli, tutte le classi della società osservavano religiosamente siffatto uso tradizionale. — La storia nulla ha di più certo; i padri testimoni oculari ne fanno fede; tutti gli storici Io accertano. Nulla mi sarebbe più facile del ripeterti le loro parole, ma tu le troverai presso il dotto tuo compatriota nella sua opera: De Cruce, Gretzer. Ma in vece di tutti ascolta il solo Tertulliano: A ciascun movimento e ad ogni passo, entrando e sortendo, prendendo gli abiti ed i calzari, al bagno, alla mensa, nel mettersi a Ietto, nei consigli, checché da noi si faccia, noi segniamo la nostra fronte del segno della croce (Ad omnem progressum atque promotum, ad omnem aditum et exitum, ad vestitum et calceatum, ad lavacra, ad mensas, ad lumina, ad cubilia, ad sedilia, quaecumque nos conversatio exercet. frontera crucis signáculo ferimus. (Tertull. De coron. milit. c. III – In frontibus, et in oculis, et in ore, et in pectore, et in ómnibus membris nostris. (S. Ephrem, Serm. In pret. Et vivif. Crucem).  – È chiaro: a ciascun momento i nostri antenati, odi un modo, o di un altro si segnavano, e non solamente sulla fronte, ma sugli occhi, sulla bocca e sul petto. Di che seguita, che se i Cristiani primitivi comparissero sulle nostre piazze, o nelle nostre abitazioni, facendovi quanto eglino eseguivano, or sono diciannove secoli, noi saremmo sul punto da reputarli maniaci; tanto è vero che noi siamo a loro antipodi sul conto del segno della croce. Eglino aveano torto, e noi abbiamo ragione; o eglino ragione, e noi torto? È una delle due; non v’ha mezzo. Quale delle due? Ecco la questione; l’essa è grave, gravissima, più che per fermo il pensino i tuoi compagni, e quelli, che ad essi si assomigliano. Spero rendertene convinto colle mie seguenti lettere.

Nota A.

È costume de’ fedeli in Francia di accostarsi ai sacramenti con le mani nude, come le donne usano del cappello con velo, e non del solo velo nell’accostarsi alla sacra mensa. Questo costume delle mani nude, pare che rimonti a’ primi secoli della Chiesa.  Nell’amministrazione dell’Eucaristia ne’ primi secoli, i fedeli ricevevano dal Vescovo non nella bocca, ma nella mano destra il corpo del Signore. S. Cirillo di Gerusalemme nella catechesi quinta ci descrive come doveasi presentare la mano. Accedens autem ad comunionem, non expansis manibus velis accedere, neque cum disjunctis digitis, sed sinistravi, veluti sedem quamdam subjicias dexteræ, quæ tantum Regem susceptura est: et concava marni suscipe Corpus Christi, dicens: Amen: Parimente S. Giovanni Damasceno, Orlhod. fidei, lib. 4, cap. 14, espone questa postura delle mani. Le donne la ricevevano ancora nelle mani, ma sopra di un pannolino, chiamato Domenicale, ed il concilio Antisidiorense comanda che le donne che avessero dimenticato il domenicale dovrebbero attendere la seguente domenica per ricevere il Signore. Cap. 42. S. Agostino dalla bianchezza del domenicale, espone il candore della coscienza da portare alla santa mensa. Ser. 252. de tempore. Consentaneamente ne’ peristilii delle basiliche si trovavano de’ vasi da acqua benedetta per purificare e santificare le mani e la bocca che doveano ricevere il corpo del Signore, e chiamavansi Canthara (Degli stessi vasi parlaS. Gregorio: De cura pastorali, p. 2, cap. III, chiamandoli Intere.) S. Giovanni Crisostomo ci parla di questi vasi, e di tale purificazione delle mani, e da essa trae argomento per esortare i fedeli ad essere larghi con i poveri alla porta della Chiesa, dove questi si trovano per darci un mezzo da accrescere con la elemosina la nostra purificazione. Semi. 25, inter Hom. de dic. IV. Test. Locis – S. Paolino in diversi luoghi delle sue opere ci parla di queste fonti. Ep. 32, alias 12, ad Severum. Pœmate 25, de S. Fel. Natal. 9, car. 463. Ma nella lettera 13, alias 37 ad Pammach., descrivendoci la basilica de’ santi Apostoli ce ne assegna ancora l’uso. Questi vasi furono in seguito introdotti nelle chiese, e sono i presenti vasi da acqua benedetta. La purificazione che con quest’acqua era fatta da’ primitivi cristiani, è venuta tanto in disuso, che ora vediamo lo spettacolo di che parla l’autore. Un tale disprezzo è prodotto dai protestanti i quali si burlano de’ cattolici, dicendo che hanno preso il costume di prendere 1′ acqua benedetta da’ gentili, che aveano l’acqua lustrale (Virgil. Æneid. lib. II). I nostri fratelli dissidenti riflettano che la Chiesa ha preso dalla Sinagoga una tale instituzione, la quale avea l’acqua di espiazione ordinata da Dio stesso. Num. cap. XIX. IN’on è meraviglia poi trovare presso i pagani una tal cosa, avendone molte altre copiate dagli Ebrei, come Tertulliano afferma: De præscrip. cap. 40. De Corona, cap. 14; e santo Agostino dice esservi vari usi comuni fra il paganesimo ed il Cristianesimo; ma il fine essere diverso. Contra Faustum, lib. XX, c. 23.

IL SEGNO DELLA CROCE (3)