7 OTTOBRE: MADONNA DEL S. ROSARIO DELLA B. V. MARIA (2021)

Madonna del S Rosario della B. V. M.

Doppio di 2° classe – Paramenti bianchi

La festa odierna fu istituita da S. Pio V per ricordare la strepitosa vittoria riportata dai Cristiani sui musulmani a Lepanto il 7 ottobre del 1571, giorno in cui le numerose e diffuse confraternite del Rosario onoravano in modo particolare Maria SS. Sotto l’invocazione di Madonna del Rosario. Forma popolare di devozione e risultato d’una lunga evoluzione attraverso gli ultimi secoli del basso Medio evo, il Rosario – ad imitazione dei 150 Salmi del Salterio – consta di 150 Ave Maria, ogni decina delle quali è intercalata con un Pater e accompagnata dalla meditazione di uno dei principali episodi della vita di Gesù e di Maria. Questa forma altrettanto semplice che facile di preghiera, adatta anche ai meno colti, è divenuta una delle più care alla pietà privata, favorita ed arricchita da indulgenze da parte dei Papi. La festa odierna, celebrando una grande vittoria, celebra pure l’umile ma potente arma cui è dovuta: la preghiera e particolarmente quella del Rosario.

Introitus

Gaudeámus omnes in Dómino, diem festum celebrántes sub honóre beátæ Maríæ Vírginis: de cujus sollemnitáte gaudent Angeli et colláudant Fílium Dei.

[Rallegriamoci tutti nel Signore celebrando questo giorno di festa in onore della beata Vergine Maria! Della sua festa gioiscono gli angeli, e insieme lodano il Figlio di Dio]

Oratio

Orémus.

Deus, cujus Unigénitus per vitam, mortem et resurrectiónem suam nobis salútis ætérnæ præmia comparávit: concéde, quǽsumus; ut, hæc mystéria sacratíssimo beátæ Maríæ Vírginis Rosário recoléntes, et imitémur, quod cóntinent, et quod promíttunt, assequámur.

[O Dio, il tuo Unico Figlio ci ha acquistato con la sua vita, morte e risurrezione i beni della salvezza eterna: concedi a noi che, venerando questi misteri nel santo Rosario della Vergine Maria, imitiamo ciò che contengono e otteniamo ciò che promettono.]

Lectio

Léctio libri Sapiéntiæ.
Prov VIII:22-24; VIII:32-35


Dóminus possédit me in inítio viárum suárum, ántequam quidquam fáceret a princípio. Ab ætérno ordináta sum et ex antíquis, ántequam terra fíeret. Nondum erant abýssi, et ego jam concépta eram. Nunc ergo, fílii, audíte me: Beáti, qui custódiunt vias meas. Audíte disciplínam, et estóte sapiéntes, et nolíte abjícere eam. Beátus homo, qui audit me et qui vígilat ad fores meas quotídie. et obsérvat ad postes óstii mei. Qui me invénerit, invéniet vitam et háuriet salútem a Dómino.
[Dall’inizio delle sue vie Iddio mi ha posseduta, dal principio dei tempi, prima di ogni opera sua. Fin dall’eternità io sono stata formata; dai tempi remoti, prima che la terra fosse. Ancora non c’era l’abisso, ma io ero già stata concepita. Or dunque, figlioli, ascoltatemi: beati coloro che custodiscono le mie vie. Ascoltate l’ammonizione e diventate saggi, e non vogliate disprezzarla. Beato l’uomo che mi ascolta, che veglia ogni giorno alle mie porte e custodisce la soglia della mia casa. Chi trova me, trova la vita: e dal Signore attingerà la salvezza.]

Graduale

Ps XLIV: 5; 11; 12
Propter veritátem et mansuetúdinem et justítiam, et dedúcet te mirabíliter déxtera tua.
V. Audi, fília, et vide, et inclína aurem tuam: quia concupívit Rex spéciem tuam. Allelúja, allelúja.
V. Sollémnitas gloriósæ Vírginis Maríæ ex sémine Abrahæ, ortæ de tribu Juda, clara ex stirpe David. Allelúja.

[Per la tua fedeltà e mitezza e giustizia la tua destra compirà prodigi.
V. Ascolta e guarda, tendi l’orecchio, o figlia: il Re si è invaghito della tua bellezza.
Alleluia, alleluia.
V. Celebriamo la gloriosa vergine Maria, della discendenza di Abramo, nata dalla tribù di Giuda, nella nobile famiglia di Davide.
Alleluia.]

Evangelium

Sequéntia +︎ sancti Evangélii secúndum Lucam.
Luc 1:26-38

In illo témpore: Missus est Angelus Gábriel a Deo in civitátem Galilææ, cui nomen Názareth, ad Vírginem desponsátam viro, cui nomen erat Joseph, de domo David, et nomen Vírginis María. Et ingréssus Angelus ad eam, dixit: Ave, grátia plena; Dóminus tecum: benedícta tu in muliéribus. Quæ cum audísset, turbáta est in sermóne ejus: et cogitábat, qualis esset ista salutátio. Et ait Angelus ei: Ne tímeas, María, invenísti enim grátiam apud Deum: ecce, concípies in útero et páries fílium, et vocábis nomen ejus Jesum. Hic erit magnus, et Fílius Altíssimi vocábitur, et dabit illi Dóminus Deus sedem David, patris ejus: et regnábit in domo Jacob in ætérnum, et regni ejus non erit finis. Dixit autem María ad Angelum: Quómodo fiet istud, quóniam virum non cognósco? Et respóndens Angelus, dixit ei: Spíritus Sanctus supervéniet in te, et virtus Altíssimi obumbrábit tibi. Ideóque et quod nascétur ex te Sanctum, vocábitur Fílius Dei. Et ecce, Elisabeth, cognáta tua, et ipsa concépit fílium in senectúte sua: et hic mensis sextus est illi, quæ vocátur stérilis: quia non erit impossíbile apud Deum omne verbum. Dixit autem María: Ecce ancílla Dómini, fiat mihi secúndum verbum tuum.

[In quel tempo, l’angelo Gabriele fu inviato da Dio in una città della Galilea, di nome Nazareth, ad una vergine sposa di un uomo di nome Giuseppe, della stirpe di Davide; e il nome della vergine era Maria. L’angelo, entrando da lei, disse: «Ave, piena di grazia; il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne». Mentre l’udiva, fu turbata alle sue parole, e si domandava cosa significasse quel saluto. E l’angelo le disse: «Non temere, Maria, poiché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai nel tuo seno e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide, suo padre: e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». L’angelo le rispose, dicendo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’ Altissimo ti coprirà della sua ombra. Per questo il Santo, che nascerà da te, sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anch’essa un figlio nella sua vecchiaia ed è già al sesto mese, lei che era detta sterile: poiché niente è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: sia fatto a me secondo la tua parola».]

OMELIA

[J. B. BOSSUET: LA MADONNA NELLE SUE FESTEVittorio Gatti ed. Brescia, 1934]

FESTA DEL ROSARIO

Jesus… deinde dicit discipulo: ecce mater tua.

Luciano, nei suoi dialoghi, narra di un certo filosofo, Eudomide di Corinto, che, Vicino a morire nella più squallida miseria, lasciò in eredità al suo più intimo amico, sua moglie ed i suoi figlioli; persuaso che meglio non poteva dar prova della sua stima per l’amico, che con questo gesto di piena fiducia. Certo, fratelli miei, in quest’atto avremmo qualche cosa di veramente bello se fosse stata compiuto con buona fede e davvero vi fosse stato mutuo amore d’amicizia: ma Purtroppo noi sappiamo che i saggi del mondo ci tengono di più ad apparire che ad essere: e nei loro gesti c’è tutto lo sforzo per ostentare la virtù: e le loro sentenze non sono l’espressione della convinzione e della vita pratica, ma vesti di parata, mostre di una saggezza che non esiste. Lasciamo dunque ai profani le storie profane: abbiamo le Sacre Scritture noi, ricorriamo alle divine pagine del Vangelo di Gesù. – Mi Permetterete, signori, di dirvi che quello che la necessità fece compiere al filosofo di Corinto, l’amore e solo l’amore lo fece fare, ed in un modo tutto divino, al Salvatore nostro Cristo Gesù. – Dall’alto della croce, Egli vede Maria sua Madre ed il discepolo prediletto: gli oggetti più cari del suo amore! Morente vuol loro dare un pegno della sua tenerezza: e dona a sua Madre Giovanni, e al discepolo prediletto sua Madre… con questo gesto, o signori, con questo testamento Gesù tracciava le linee della vera devozione alla Vergine Santa. – Per questo, la Chiesa ci fa leggere nella solennità del Rosario questo brano di Vangelo! Ed io per edificare, accrescere la vostra pietà, spero mostrarvi oggi che con queste parole Maria divenne la Madre di tutti i fedeli: ma prima voglio ripeterle il saluto con cui l’Angelo le annunciava la maternità del Cristo. Ave Maria. Per un tratto d’infinita bontà del Signore, noi troviamo pronunciata nello stesso luogo una sentenza di morte per noi, nella persona dei nostri progenitori caduti; ed una promessa di redenzione e salute che doveva essere base alla nostra speranza, proprio in quel giorno ch’era stato testimonio della ribellione umana. – Il Genesi ci narra che Dio condannando l’uomo alla schiavitù, gli promette insieme un liberatore: e mentre pronuncia la condanna contro di lui, grida minaccioso al serpente che l’aveva sedotto, che avrà schiacciata la testa: cioè il suo dominio sarà spezzato, ed un giorno i vinti saranno strappati alla sua tirannia. Minaccia e promessa si toccano: nello stesso fuoco della collera brilla la luce di un faro di salvezza. Vuole, il Signore, che intendiamo che s’Egli si adira contro di noi, lo fa come un padre buono che sotto l’impeto del più giusto sdegno, non sa dimenticare d’esser padre né contenere gli effetti della sua tenerezza. – Quando considero questo fatto, quello che mi msi presenta più strabiliante in questo operare della divina Provvidenza si è che Adamo stesso che ci precipita nella rovina ed Eva causa della nostra sciagura, dagli Scrittori Sacri ci vengono rappresentati come immagini viventi incarnanti il mistero della nostra santificazione. Gesù non rifiuta d’esser detto: il nuovo Adamo! Maria, la sua Vergine Madre, è detta — la novella Eva — cosicché la nostra redenzione ci è rappresentata dagli autori stessi della nostra rovina. Certamente S. Epifanio considerava sotto questo aspetto la parola Scritturale del Genesi, in cui Eva è detta — Madre dei viventi —. Egli nota, molto profondamente, che venne così chiamata dopo che già aveva compiuta la nostra rovina ed era stata condannata al terribile: morte morieris… ed al: in dolore parieris! e meraviglia il santo dottore, nel vedere che questo nome non le era stato dato nei giorni d’innocenza del paradiso terrestre! E veramente è giusta la sua meraviglia: quando consideriamo che Eva non viene chiamata — Madre dei viventi — che quando era stata condannata a non generare che dei cadaveri. Certamente voi comprendete che in questa contraddizione si nasconde un mistero: mistero che fa dire al Santo Vescovo, che Eva fu così chiamata in enigma, cioè in quanto era figura della Vergine Maria che, associata al Cristo nella casta generazione della nuova economia di grazia, sarebbe diventata, in questa unione col Salvatore, la vera Madre di tutti i viventi, cioè di tutti i fedeli. Ecco una bella figura della indescrivibile maternità di Maria: maternità della quale vi voglio parlar oggi, e che trova il suo coronamento in questa pagina di Vangelo scritta ai piedi della croce del nostro Salvatore. – Cosa vediamo, infatti, sul Calvario: cosa vi ci presenta l’Evangelo? Gesù morente, la Vergine impietrita dal dolore, il discepolo prediletto dal Salvatore delle anime, Giovanni, che, rimessosi dal primo spavento che lo aveva fatto fuggire, ritorna sui suoi passi, segue Gesù e viene al Calvario per raccogliervi l’estremo sospiro del Maestro che vi muore per amore degli uomini! Oh divina e stupenda scena!… ma non è su di essa, che oggi voglio fermare il vostro pensiero. Voglio che consideriate che è proprio in questa sua agonia che Gesù genera il popolo nuovo: miriamo e meravigliamo che proprio nello spasimo di questa generazione, proprio quando noi nasciamo dalle sue piaghe, e nella sua morte troviamo la vita, Egli ha voluto a compagna la sua Madre: anch’Ella generò nello spasimo un figlio: glielo diede il suo Gesù, Giovanni il discepolo che Gesù amava: « Donna ecco tuo figlio ». Ma guardando al discepolo, Gesù non vede solo lui: è vero gli altri sono fuggiti l’hanno abbandonato: ma il Padre guida ai piedi della croce il prediletto del Maestro! Questo povero avanzo della sua Chiesa quasi dispersa, Giovanni, che solo gli resta, gli rappresenta tutti i fedeli, la grande famiglia dei figli di Dio. È tutto un popolo nuovo: popolo di conquista, è tutta la Chiesa che Gesù consegna quale figlio, alla Vergine nella persona dell’amato discepolo! Ed Ella, alla parola del suo Gesù morente diventa non solo la madre di Giovanni, ma la Madre di tutti i credenti in Lui. Ecco che ritorna il pensiero di S. Epifanio: Maria è l’Eva della nuova alleanza, è la vera Madre dei viventi: intimamente unita al Nuovo Adamo diventa la Madre di tutti gli eletti. È questa dottrina cavata dal Vangelo, ch’io oggi porrò come base perché sia vera la devozione alla Vergine, per onorare la quale noi ci siamo qui riuniti. –  Per procedere però con metodo ed ordine e spiegare chiaramente questa verità, tanto importante, vorrei fissaste bene nella vostra mente i due punti in cui riassumo e svolgo tutto il mio dire. Due cose e grandi erano necessarie per dar vita ad un popolo nuovo e render noi figli di Dio per mezzo della grazia. Occorreva l’atto di adozione, ed insieme che noi fossimo riscattati! – Stranieri, anzi nemici di Dio, come saremmo diventati suoi figli se la sua infinita bontà non ci avesse adottati? se il delitto del primo uomo, ci aveva venduti a satana, come avremmo potuto esser restituiti al vero nostro Padre se il Sangue del suo Figliolo prima non ci riscattava dal tiranno? A farci figlioli di Dio era dunque necessaria e l’adozione d’un Dio, e il riscatto nostro operato da Lui stesso. Come saremo adottati? Ecco, la nostra adozione la compie l’amore del Padre celeste. Il riscatto la passione e la morte del Figlio del Padre. Che l’amore di Dio Padre sia il principio della nostra adozione è molto evidente: la natura nostra non può dare figli a Dio, ed allora glieli procurerà il suo stesso amore che ci viene a cercare. Bisognosi dell’amore del Padre per essere adottati, non avevamo meno bisogno della passione e morte del Figlio per essere riscattati, diventando i figli della redenzione: quindi noi nasciamo insieme e dall’amore dell’uno e dalla passione dell’altro. – Adesso domanderò a Voi, o Vergine, a voi Eva della nuova alleanza: Quale parte aveste in questa grand’opera: come partecipaste alla casta generazione dei figli di Dio? Ecco il grande mistero, o Cristiani, e perché l’intendiate bisogna che io vi provi colla Scrittura alla mano che Dio Padre e Dio Figlio associarono la Vergine, il Padre alla fecondità del suo amore, il Figlio alla fecondità della sofferenza: cosicché Maria è nostra Madre prima per l’amor materno, poi per le pene crudeli che le lacerarono l’anima là sul Calvario. È la divisione del mio discorso: ed io senza lasciar l’Evangelo spero mostrarvi che queste due grandi verità ebbero il loro compimento ai piedi della croce: basando su questo fondamento la devozione alla Vergine santa, perché sia vera e feconda.

I° punto.

Nessun desiderio assillava di più il cuore del Verbo, che la brama pietosa di unirsi alla nostra misera natura, e far alleanza con noi: e nacque da stirpe umana perché noi potessimo diventare di stirpe spirituale e divina per opera della grazia. Noi per l’opera sua veniamo congiunti a Lui da un duplice nodo: facendosi Egli figlio di Adamo rende nello stesso tempo noi figli di Dio, ed in questa alleanza vuole che il suo Padre divino diventi anche nostro mentre fa che il nostro diventi suo: allontanandosi, infatti dai suoi Apostoli nell’Ascensione diceva loro: « Ascendo ad Patrem meum et Patrem vestrum » per dirci che voleva che noi con Lui avessimo tutto in comune… e non si rammarica affatto che noi diventiamo figli di Dio. Questa sua identica liberalità, o signori, che fa che ci dia per Padre il suo Padre fa che ci doni insieme per madre la sua stessa Madre: imponendo a Lei che ci generi nello spirito come Lui ci aveva generato secondo la carne. Maria diventa quindi sua e nostra Madre insieme, mentr’Egli diventa sotto ogni aspetto nostro fratello. È questa pia convinzione che oggi ci fa ricorrere alla protezione ed all’aiuto della Vergine: figli di Dio noi sentiamo di essere insieme figli di Maria: è mio dovere, fratelli, per eccitare sempre più i vostri cuori alla devozione della Vergine, cercare nelle Sacre Scritture come Ella sia stata unita a Dio per esser la Madre di tutti i fedeli. Da solo però non mi sento di affrontare la dimostrazione, c’è però S. Agostino il quale viene in mio aiuto mettendoci su di una via luminosa per comprendere questa verità. Sentite cosa scrive questo grande Vescovo nel suo libro sulla Verginità (capo VI). Parlando della Vergine Maria in un modo ammirabile dice che Ella, secondo la carne, Madre del Cristo, e secondo lo spirito, Madre di tutte le membra del suo Corpo: Carne Mater Capitis nostri, spiritu Mater membrorum eius: perché: cooperata est charitate ut filiù Dei nascerentur in Ecclesia — cooperò col suo amore perché alla Chiesa nascessero figli di Dio. — Non è già risolta la questione? non ci dice chiaramente Agostino che la maternità di Maria per tutti i fedeli viene dalla sua carità? Alla luce della parola di questo grande Dottore, leggiamo ora le pagine della Scrittura per vedervi quella beata fecondità per la quale nascemmo dalla carità di Maria. Ricordiamo che v’è una duplice fecondità: l’una viene dalla natura, l’altra dall’amore. Non vi spiego la fecondità naturale, poiché l’abbiamo ogni giorno sotto gli occhi in quella eterna moltiplicazione che perpetua tutte le specie sotto l’azione della benedizione di Dio Creatore. Vediamo invece l’altra fecondità, vediamola nelle sacre carte questa fecondità che nasce dalla carità. – Leggete la lettera di S. Paolo ai Galati e poi dite se non è eloquentemente provata la fecondità della carità: « Figlioli miei, egli scrive, che nuovamente genero, per i quali risento i dolori del parto, fino a che sia in voi Gesù Cristo — Filioli mei quos iterum parturio donec formetur Christus in vobis ». Non brilla qui la fecondità prodigiosa dell’amore di Paolo per i credenti? chi sono mai questi figlioletti che l’Apostolo dice suoi, se non quelli datigli dal suo amore? Quali sono questi dolori di partoriente di cui parla l’Apostolo se non le spinte del suo amore, l’inquietudine che non gli dava mai tregua nel suo lavoro per generare anime a Gesù? Allora (vi pare?) la carità è veramente feconda! È la Sacra Scrittura stessa che ci dice che la carità ha figliuoli, e le attribuisce tutte le caratteristiche di una madre (De catechiz. Rudibus, Cap. XV). – Oh, l’amore materno in un impeto di tenerezza si procura figlioli, ha viscere in cui li porta, un seno che loro offre, un latte che a loro dà!… S. Agostino dice che la carità è madre e nutrice. « Charitas mater, charitas nutrix est ». La carità è una madre che porta nel suo cuore tutti i suoi figlioli, che ha per essi viscere di tenerezza, viscere di compassione quali noi troviamo tanto spesso descritte nelle Sante Scritture. « Charitas mater est ». Ma la stessa carità, o fratelli, è nutrice e loro presenta il casto seno da cui stilla senza inganno il latte della santa mansuetudine e della sincerità cristiana: Sine dolo lac — dice l’Apostolo S. Pietro. Vedete come davvero si ha una duplice fecondità: l’una di natura l’altra della carità. Supposta questa evidente verità, mi sarà facilissimo provarvi come Maria fu unita al Divin Padre nella casta generazione dei figli della nuova alleanza. – Osservate prima di tutto: le due fecondità che nelle creature noi vediamo distinte, in Dio le troviamo come in unica sorgente. Dio fecondo per natura lo è altrettanto per amore. La natura di Dio è feconda: essa gli dà un Figlio come Lui eterno, immenso, perfettissimo, Dio come Lui. Ma se la fecondità di natura gli diede un unico Figlio in seno alla eternità «ab aeterno » il suo amore gliene fa cercare altri ch’Egli fa suoi adottandoli ogni giorno attraverso i tempi. Noi nascemmo da questo ed è questo amore, che ci fa chiamar Dio: Padre nostro. Ecco dunque il divin Padre doppiamente fecondo: per natura genera il suo Verbo; per amore genera figlioli d’adozione. Ma queste fecondità che in Lui sono come in un’unica sorgente, Dio le comunicò alla Vergine: ne volete la prova? Favorite raccogliere ancora di più la vostra attenzione. Ci appare subito ch’ella partecipa alla fecondità naturale per cui Dio genera a sé un Figlio: difatti perché la chiamiamo, ed è verità di fede, Madre di Dio? Madre cioè dello stesso figlio di Dio? Certamente non fu la fecondità che poteva, come donna, aver comune con tutte le altre donne: la sua natura non poteva farla madre che di un uomo. Ma è un Dio che colla sua potenza la fa madre: — fecit mihi magna qui potens est — Ella canta! Dal canto suo, lo leggiamo nel Vangelo, si condannava alla sterilità, avendo promesso di custodire la sua verginità: Quomodo fiet istud… virum non cognosco — dice all’Angelo, confessando la sua incapacità voluta a diventar madre. Come poteva diventare, con tale volontà, madre, non del Figlio di Dio, ma anche solo d’un figlio d’uomo? L’Angelo spiega il mistero: Lo Spirito Santo ti circonderà, sarà la virtù dell’Altissimo che opererà in te. Penetriamo bene il significato di queste parole: esse dicono chiaramente che la fecondità dell’Altissimo è comunicata a Maria… ed è la sua virtù— virtus altissimi — che la fa feconda, per essa diventerà Madre del Figlio dell’Altissimo…: — quod nascetur ex te vocabitur Filius Dei! — Quasi volesse dirle, l’Angelo: Divina Maria, non sarà la fecondità del vostro seno che vi farà Madre, ma la potenza di Dio Padre che vi comunica la sua fecondità — virtus altissimi obumbrabit —. Non vi par di sognare, o fratelli, davanti alla dignità di Maria?… Ma andiamo avanti c’è ancor di più! Associata al Padre nella generazione del suo Figlio unigenito, credete voi che la vorrà lasciar da parte quando genera figlioli, non per natura, ma nell’infinita sua carità, adottandoli? Della sua fecondità naturale la fece partecipe perché fosse Madre di Gesù Cristo: non lascerà certo incompleta la sua opera… le comunicherà anche la fecondità del suo amore, facendola Madre delle membra di questo Corpo mistico di cui Cristo è capo. Andiamo, il Vangelo d’oggi ci chiama al Calvario: là vedremo Maria unirsi sull’esempio del Figlio all’amore fecondo del Padre. Oh, chi non si commuove a questa scena dolcissima d’amore! È vero: noi non potremo mai abbastanza ammirare questa immensa carità per cui Dio ci sceglie a figlioli; perché, osserva S. Agostino, tra gli uomini l’adozione avviene quando sono cessate o si stimano cessate, le speranze di aver veri figlioli. Quando non possono aver figlioli dalla natura, gli uomini ne cercano al loro amore: amore che viene a riparare le deficienze della natura. Ma ciò non avviene in Dio: dall’eternità generò un Figlio uguale a sé, e che forma la delizia del suo cuore, sazie le brame del suo amore, completamente, come completamente esaurisce la sua fecondità! Ma allora avendo un Figliolo così perfetto perché se ne vuol cercar altri coll’adozione? Oh non è certo il bisogno che lo costringe, ma l’infinita ricchezza della sua carità! la fecondità immensa di un amore sovrabbondante inesauribile che lo induce a dar fratelli al suo Primogenito ed Unigenito: dei coeredi a questo Diletto del suo cuore. Amore, misericordia senza confini!… Ma badate Cristiani… si va ancora più avanti, più lontano più in alto, excelsior… più su! Non solo unisce al suo Unigenito fratelli adottati in un gesto di infinita misericordia… ma perché questi figli dell’adozione possano nascere, condanna a morte il suo Figliolo Diletto: è così che il suo amore diventa fecondo: è una forma nuova di fecondità. Per produrre deve distruggere: per generare figli adottivi bisogna che condanni e sacrifichi il suo vero Figlio. Badate che la frase, per quanto sembri un paradosso, è verissima e non è mia: è parola dello stesso Gesù, e ce la riporta il suo discepolo prediletto (III, 16): « Dio amò tanto il mondo che diede per lui il suo Unigenito, perché non avessero ad andar perduti quelli che credono, ma avessero la vita eterna ». Non è evidente. o fratelli, che nell’infinito suo amore Dio Padre condanna a morte il Figlio suo perché abbiano la vita i figli d’adozione? Quali parole potrebbero dimostrare con più chiarezza, che il sacrificio del Figlio è sorgente della nostra generazione e della nostra vita? – Dal cuore di Dio portiamo il nostro sguardo sulla Vergine Maria: vediamo come s’unisca all’amore fecondo del Divin Padre. Perché Gesù, suo figlio, la volle spettatrice della scena inumana della sua crocifissione e morte? Perché volle le fosse spaccato il cuore… contorte dallo spasimo le viscere? Era proprio necessario che i suoi occhi materni fossero straziati da questo orrendo spettacolo: vedessero colare il sangue dal corpo del Figlio fatto tutto una piaga? Oh non è crudeltà il non voler risparmiare tanto strazio ad un cuore di madre? Crudeltà no, fratelli, siamo davanti al mistero! Dovendo unirsi al Padre celeste nell’amore…: per salvare i peccatori e Lui e Lei dovevano in unico atto d’amore condannare al patibolo Gesù Figlio di Dio Padre e di Maria Vergine! Mi par sentire la Vergine parlare così al Divin Padre, con un cuore stretto dal dolore ed insieme generosamente dilatato dall’amore pietoso che le fa cercare la salute degli uomini: « Come volete Voi, o Dio, si faccia: acconsento anch’Io all’ignominiosa morte a cui condannaste il nostro Gesù! Voi sentenziate la sua morte io sottoscrivo la condanna! Volete che dalla morte del nostro innocentissimo Figlio nascan a vita i peccatori?… muoia, lo grido anch’io, muoia: Gesù e vivan gli uomini nella sua morte! – Vedete come amando Dio Padre se ne fa propria la volontà, unendosi al suo amore fecondo: ma ammiriamo insieme come venga fatta partecipe di questa fecondità. È Gesù Dio-Uomo che parla morente dalla croce: « Donna ecco tuo figlio ». L’amore le strappa il Figlio amato, l’amore gliene dà un altro: nella persona di questo solo discepolo, Maria diventa l’Eva della nuova economia: la Madre feconda dei veri viventi: i vivi della grazia. Scusate non è amore materno questo? Sacrificherebbe il suo Figliolo per noi se non ci amasse come figlioli suoi? Ed allora che ci resta a fare, Cristiani miei? Amore domanda amore: ognuno di noi faccia che Maria trovi un figlio che la compensi del Figlio perduto. Mi pare sorridiate mestamente, ma qual cosa ci consigliate? qual cambio… ma cosa daremo noi alla Vergine? Uomini condannati a morte al posto di un Dio che non muore: uomini colpevoli al posto d’un Agnello senza macchia! Scusate, credete proprio che un tal dono possa compensare la perdita? – No, signori, voi non avete capito il mio pensiero. È Maria che dà a noi un Gesù, diamole anche noi un Gesù! un Gesù in noi stessi, facendo rivivere nelle nostre anime questo Figliuolo che Ella perde per nostro amore. È vero Iddio glielo restituì risuscitato, glorioso, impassibile, immortale: il suo Gesù: ma la Vergine pur avendo il suo Gesù nello splendore della gloria, non cessa di ricercarlo nei fedeli. Siamo dunque casti e puri: Maria riconoscerà in noi Gesù! Sia tenero il nostro cuore… e la nostra mano segua gli impulsi del cuore allargandosi nel soccorso degli infelici, dei poveri: sussurri il nostro labbro, le grandi parole del conforto cristiano ai cuori esasperati e stanchi. – Gesù dimenticò tanto le ingiurie fino a lavarle col suo sangue: perfino le ingiurie dei suoi crocifissori, anche noi se siamo stati offesi, dimentichiamo… lavi il perdono nostro la colpa di chi ci offese. Oh qual gioia inonderà il cuore di Maria, nostra Madre quando vedrà riprodursi nella nostra vita quotidiana il suo Gesù: nell’anima nostra per l’esercizio della carità: nei nostri corpi per la pratica della castità: quando vedrà scintillare la sua immagine nei nostri occhi, sul nostro viso nella riservatezza, nella modestia nella semplicità dell’anima cristiana! Riconoscendo in noi Gesù, nella traduzione pratica e quotidiana del suo Vangelo nella nostra giornata, le sue viscere si rinnoveranno ed una tenerezza materna davanti all’immagine vivente del suo Diletto! ed il cuor suo, tocco da tanta somiglianza, crederà amar Gesù in noi, ed il suo amore le farà spargere su di noi tutte le tenerezze di cui solo è capace un cuore di madre. – Vi pare che abbia detto abbastanza per convincervi che Maria ci ama da mamma e noi le dobbiamo un amore di teneri figlioli! Se ancor non siamo persuasi, se il cuore ancor non si intenerisce al pensiero d’una Madre che ci ama dal cielo, e le tenerezze del suo cuore non giungono a commuovere il nostro cuore troppo duro, se proprio occorre la visione truce dello strazio d’un’anima, del sangue d’una vittima… su seguitemi in questa seconda parte del mio dire ed io vi ripeterò la scena dello strazio e del pianto in cui Maria generò noi alla vita.

II° punto.

Nella Apocalisse, S. Giovanni, al capo XII, descrive una magnifica figura: « Apparve un grande segno nel cielo: una donna vestita di sole aveva la luna sotto i piedi e la testa circondata da stelle e stava per dare alla luce un figlio ». S. Agostino, nel suo Simbolo per i Catecumeni, ci garantisce che questa donna dell’Apocalisse è la Vergine, e non sarebbe difficile provarlo. Pare però, che una parola della stessa Scrittura s’opponga a questa interpretazione. Come mai questa donna circondata da tanto splendore e gloria ci è rappresentata qui nel momento triste dei dolori del parto? S. Giovanni stesso ce lo dice: « Clamabat parturiens et cruciabatur ut pareret ». Che rispondiamo? può esser la Vergine questa donna dolorante tanto da farla gridare? Dovremmo allora concedere agli eretici, che Maria fu, come ogni altra madre, sottoposta alla condanna: in dolore parieris — partorirai nel pianto, mentre noi sappiamo che come senz’ombra di corruzione concepì, senz’ombra di dolore partoriva il suo Unigenito? Cosa intende allora S. Giovanni per questo parto doloroso attribuito alla Vergine: come rispondiamo, come sciogliamo la difficoltà? Non è che una contraddizione apparente: io sto predicandovi un mistero, ma insieme vi annunzio una verità. Fratelli. Maria due volte divenne madre: una volta diede alla luce Gesù, pell’altra tutti i fedeli: nell’una l’innocente, nell’altra i peccatori! Ma come senza dolore dava alla luce l’innocente, doveva nel pianto generare i peccatori! Ecco perché la vediamo nel Vangelo d’oggi ai piedi della croce: è là ch’ella genera gli uomini in un mare di dolori e di strazi col viso inondato di lacrime! Ecco spiegato il mistero: Ma io vi pregherei di cercar di penetrarlo molto profondamente: quanto bene ne ritrarranno le vostre anime! – Come abbiamo detto, i fedeli dovevano nascere dall’amore del Padre e dalla passione e morte del Figlio: ma perché Maria diventasse la madre di questo popolo nuovo, non solo doveva essere unita all’amore fecondo con cui il divin Padre ci adottava: ma anche alla passione del Figlio che ci rigenerava alla vita coi suoi strazi e colla sua morte. E non doveva l’Eva della nuova alleanza essere unita all’Adamo del nuovo patto? È proprio per questo che noi la vediamo guidata dalla mano di Dio ai piedi della croce, dove la contempliamo coll’anima passata dalla spada dello spasimo. Ai piedi d’un albero, la prima Eva ed il primo Adamo disobbedienti avevan mangiato il frutto vietato: l’Eva del Vangelo s’avvicinava quindi alla croce di Gesù per gustarvi con Lui tutta la amara amarezza di quest’albero misterioso. – Il ragionamento è forse un po’ serrato: mettiamolo in maggior luce, mettendo per principio base che era volontà del Salvatore delle anime, che la sua fecondità fosse frutto delle sue pene. Nel Vangelo Egli ci dà una meravigliosa immagine di sé paragonandosi al chicco di frumento del quale dice che il moltiplicarsi è legato alla sua sepoltura nel terreno dove marcisce e muore: « Nisi granum frumenti cadens in terram mortuum fuerit, ipsum solum manet; si autem mortuum fuerit, multum fructum affert ». Osservate: i misteri del Cristo li potremmo dire altrettante cadute. Dal cielo cade sulla terra: dal trono della gloria in una mangiatoia! Già umiliato nella carne di schiavo nella sua nascita continua a scendere giù giù per tutti i gradini della debolezza e della miseria della natura umana: e da questa scende ancora più basso nella morte sua legata all’ignominia d’un patibolo infamante… dalla croce nella tomba… una tomba datagli per compassione! è l’ultima tappa, più giù non poteva andare. Giunto però a questo completo annientamento, ecco che gli ritorna la forza: il germe d’immortalità, che la miseria della natura umana non aveva potuto distruggere, comincia il suo lavoro proprio là nella tomba dove pareva morto: questo grano di frumento si moltiplica: la sua morte genera figli senza numero a Dio! Proprio da questo fatto io traggo come conseguenza infallibile che la fecondità della generazione dei figlioli di Dio operata dal Cristo è frutto della sua passione e morte. Ed ora è la vostra volta, o Maria: venite, venite Madre del Condannato, venite ai piedi della croce del vostro Figlio, perché l’amor vostro materno vi unisca alle sue pene feconde di rigenerazione per noi. Chi potrebbe descrivere la cruda ripercussione che tutti gli strazi della passione e morte di Gesù, morte di croce del suo Gesù, che proprio allora le comunica la fecondità delle sue pene. « Donna ecco tuo figlio ». Donna, che con me e come me soffri, sii, come lo sono io, feconda: sii tu la Madre di coloro che Io genero nel sangue che cola dalle mie ferite! – Vi sentite, fratelli, di descrivere l’effetto di queste parole? – Gemeva ai piedi della croce la Vergine: la violenza del dolore l’aveva impietrita pareva insensibile. Ma quando al suo orecchio risuona la voce dell’adorato morente… il suo ultimo addio… le ferite del cuore si riaprono più crude: quella voce scava più profonda una ferita nuova… non v’è più una goccia di sangue nel suo cuore che non sia sconvolta dallo strazio nuovo… le sue viscere materne sono terribilmente contorte. « Ecce filius tuus ». Che? un altro al tuo posto, o Gesù mio Figlio e mio Dio? un altro per te!! Quale straziante addio supremo è il tuo, o Figlio! Così dunque conforti la Madre tua straziata dalla tua agonia, inconsolabile della tua perdita?… Cristiani, la parola dell’estremo addio l’ammazza quasi la Vergine, ma insieme la rende feconda… il mistero è compiuto. Mi passa alla mente, Cristiani, la pena di quelle madri a cui si squarcia il seno per strappar loro le creature… e che muoiono nel dar alla luce i loro figlioli. È proprio in questo modo, o fratelli, che la Vergine genera alla vita i credenti. – Col cuore, o Maria, voi li concepiste in un impeto di ardente amore: la parola di Gesù, penetrando fino in fondo alla vostra anima come una lama tagliente, potremmo dire che vi squarciò il seno per trarne noi peccatori… Ah, voi ci deste alla luce in uno strazio violento che non ha misura! Quando suona al vostro orecchio la voce nostra che vi dice — Madre — certo; sentite ancora ripetersi la voce del morente Gesù che vi comandava: «Donna ecco tuo figlio » — quella voce commuove le vostre viscere, il vostro cuore si riempie di tenerezza per noi, figli del vostro spasimo! Ma ricordiamolo anche noi, o fratelli, che siamo figli di Maria e che lo divenimmo al piedi della croce: « Gemitus matris tuæ ne obliviscaris » ci avvisa l’Ecclesiaste! Quando il mondo folleggia e ci invita coi suoi piaceri e l’occhio nostro è attratto dall’incantevole miraggio e non ci basta la forza per distoglierlo dalle visioni seducenti, ricordiamo il pianto di Maria, la nostra Madre pietosa. Quando sotto l’infuriar della tentazione ci parrà che le forze vengan meno e ci sentiremo vicini alla sconfitta, ed i piedi scivoleranno sulla via diritta, per la violenza di una tentazione o d’una occasione o per gli esempi cattivi che da ogni parte attaccano la gioventù… non dimentichiamo: tua Madre piange! — ricordiamo le sue lacrime ed i suoi dolori, gli strazi che al Calvario le lacerarono l’anima! Vorresti… oh miserabile… vorresti rizzar una nuova croce per inchiodarvi ancora una volta Gesù Cristo? Vuoi dunque che Maria riveda la scena terribile del Calvario? il suo Gesù di nuovo crocifisso?… sotto gli occhi della Vergine vorresti calpestare il sangue del nuovo Testamento riaprendo la terribile ferita della spada acuta che le trapassava l’anima? – Oh no, no fratelli, non sia mai! ci risuonino nell’anima i gemiti della Vergine che ci generava… non rinnoviamole dolori, basta quanto già soffrì! ripariamo, espiamo le nostre colpe nella penitenza! Ricordiamolo sempre: noi siamo: i nati dal dolore il piacere non dovrebbe esistere per noi, che Gesù generò morendo e la Vergine nei suoi dolori. consacrandoci al dovere della penitenza! – Chi ama la penitenza è vero figlio di Maria! difatti dove ci trovò figlioli suoi? forse nell’allegria, nel piacere, in mezzo al mondo folleggiante dietro agli onori e la gloria?… Oh no, no, ella ci incontrò, ci ebbe là vicino al suo Gesù che moriva: là ai piedi della croce, dove crocifiggeva se stessa bevendo la pena da quelle piaghe sanguinanti che facevan cadere su di Lei il sangue del Cristo. Là Maria divenne Madre degli uomini… là gli uomini furono dati figlioli alla Vergine! – Siamo noi, fratelli cari, lo siamo tutti di questo numero fortunato? Oh purtroppo noi non respiriamo che l’aria del mondo: l’amor suo, la sua libertà, lo splendore delle sue grandezze ci attraggono!… le sue gioie? Gioie, grandezza, libertà false… gioia grandezza, libertà sognate che ci avviano alla condanna eterna! Ah quale sventura la nostra! Ma Vergine cara, Madre nostra Maria, la nostra speranza è in Voi!… Voi pregate per noi! per la preghiera vostra soltanto noi speriamo essere liberati dai mali che minacciano la nostra impenitenza! otteneteci Voi, costringeteci Voi, insegnandocelo, all’amore del Padre celeste che in un eccesso d’amore ci adotta figlioli; del Redentore suo Unigenito e vostro Figlio che ci dà la vita colla sua passione. Fateci amare la croce di Gesù Cristo perché possiate Voi riconoscerci come vostri figlioli, ed un giorno nel cielo possiate mostrarci il frutto benedetto del vostro seno, Gesù, perché con Lui possiamo godere della gloria ch’Egli ci preparò nella sua bontà senza confini. Amen.

IL CREDO

Offertorium

Orémus.
Eccli XXIV:25; Eccli XXXIX:17
In me grátia omnis viæ et veritátis, in me omnis spes vitæ et virtútis: ego quasi rosa plantáta super rivos aquárum fructificávi

[In me ogni grazia di verità e dottrina in me ogni speranza di vita e di forza. Sono fiorita come una rosa, piantata lungo i corsi delle acque]

Secreta

Fac nos, quǽsumus, Dómine, his munéribus offeréndis conveniénter aptári: et per sacratíssimi Rosárii mystéria sic vitam, passiónem et glóriam Unigéniti tui recólere; ut ejus digni promissiónibus efficiámur:

[Rendici degni, Signore, di offrirti questo sacrificio: e concedi che, venerando nel santo rosario i misteri della vita, passione e gloria del tuo unico Figlio, diventiamo partecipi dei beni da lui promessi]

COMUNIONE SPIRITUALE

Communio

Eccli XXXIX:19
Floréte, flores, quasi lílium, et date odórem, et frondéte in grátiam, collaudáte cánticum, et benedícite Dóminum in opéribus suis.

[Fiorite, come gigli, o fiori, date profumo, spandetevi in bellezza: cantate in coro la lode divina e benedite Dio nelle sue opere.]

Postcommunio


Sacratíssimæ Genetrícis tuæ, cujus Rosárium celebrámus, quǽsumus, Dómine, précibus adjuvémur: ut et mysteriórum, quæ cólimus, virtus percipiátur; et sacramentórum, quæ súmpsimus, obtineátur efféctus:

[Ci aiutino, Signore, le preghiere della tua santissima Madre, nella festa del suo rosario: concedi a noi di sentire l’efficacia dei misteri che veneriamo, e di ottenere il frutto dei sacramenti che abbiamo ricevuto:]

PREGHIERE LEONINE (dopo la Messa)

RINGRAZIAMENTO DOPO LA COMUNIONE (2)

ORDINARIO DELLA MESSA