L’AGONIA DI GESU’: SETTIMO VENERDI’ DI QUARESIMA

SETTIMO VENERDÌ DI QUARESIMA

(VENERDÌ SANTO)

[Don U. Banci: L’AGONIA DI GESU’, F. Pustet ed. Roma, 1935 – impr.]

In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

Actiones nostras, quæsumus  Domine, adspirando præveni et adiavando prosequere, ut cuncta nostra oratio et operatio a Te semper incipiat et per Te cœpta finiatur. Per Christum Dominum nostrum. Amen.

[Nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Così sia. Inspira, o Signore, le nostre azioni ed accompagnale col tuo aiuto, affinché ogni nostra preghiera e opera da Te sempre incominci e col tuo aiuto sempre si compia. Per Cristo nostro Signore. Così sia.]

INVITO

Già trafitto in duro legno/Dall’indegno popol rio

La grand’alma un Uomo Dio, / Va sul Golgota a spirar.

Voi, che a Lui fedeli siete, /Non perdete, o Dio, i momenti

Di Gesù gli ultimi accenti /Deh! venite ad ascoltar.

SETTIMA PAROLA DI GESÙ IN CROCE

Pater, in manus tuas commendo spiritum meum. (LUCA, Cap. XXIII, v . 46).

Padre, nelle tue mani raccomando lo spirito mio.

CONSIDERAZIONE

In questo giorno in cui la Chiesa, con le sue meste cerimonie, cerca di far rivivere nella tua mente e più nel tuo cuore la tragedia sanguinosa del Calvario, raccogliti, anima cristiana, ancora una volta ai piedi della croce per ascoltare l’ultima parola, con la quale Gesù volle chiudere la sua vita mortale, e per meditare, nello stesso tempo, il suo passaggio da questa all’altra vita. Per compiere la volontà adorabile del Padre suo non gli rimaneva che morire; questo momento è ormai giunto, ma prima di mandare l’ultimo respiro, volge per un’ultima volta gli occhi al cielo ed esclama a gran voce: Padre, nelle tue mani raccomando lo spirito mio.  E forse il dubbio, il timore, che turba in questo momento Gesù, e lo muove a raccomandare al Padre l’anima sua? No, Egli sa di essere amato di amore infinito dal Padre, poiché è sempre l’Unigenito prediletto, sul quale il Padre ha riposto tutte le sue compiacenze; se in quel momento si raccomanda a Lui è perché, come sempre, ha te nel suo pensiero. Poiché anche tu devi un giorno tornare al Padre, che ti ha dato la vita, affinché tu possa trovare nel suo seno quella felicità piena, senza nubi e senza fine, per la quale sei stata creata. Egli, che poco prima ti aveva dato in Maria una Madre, ora nel suo celeste Padre vuol darti un protettore; ed additandoti l’ultima stazione del tuo destino, alle sue mani potenti e paterne affida te, sua dolce eredità, facendo così del cielo e della terra una sola e grande famiglia, di cui Egli è il Primogenito. Intanto la natura che aveva salutato con gioia la sua nascita a Bethelem, e che si vela di tristezza al momento della crocifissione, come pervasa da un senso di orrore, manifesta con fenomeni spaventosi il suo dolore. Il prezioso velo, intessuto di giacinto, di porpora e di scarlatto, che nascondeva il Sancta Sanctorum, si squarcia in due parti da capo a fondo, la terra trema, le pietre si spezzano, le tombe si aprono e molti corpi di santi addormentati risuscitano. – Fra la croce di Gesù e quella del cattivo ladro si apre una larga fenditura, che anche oggi rimane come monumento della giustizia divina. Ed in mezzo a questo sconvolgimento della natura Gesù china il capo e spira; Gesù muore, ma la sua morte non fu l’effetto del supplizio a cui gli uomini lo avevano condannato. Non a caso gli Evangelisti notano come Gesù raccomandasse al Padre lo spirito suo, non già con flebile voce come coloro che entrano nell’ultimo sonno vinti dalla spossatezza, ma con un grande grido, udito  da tutti i presenti. È per farti intendere che non i flagelli, non le spine, non i chiodi, come nessun altro dei mezzi umani sarebbero stati capaci a togliergli la vita. Egli pur esangue si mostrava nel pieno vigore delle sue forze, e con quella stessa facilità con cui tante volte aveva disarmata l’ira dei suoi nemici ed aveva reso vane le loro astuzie sfuggendo alle loro più scaltre insidie, avrebbe potuto ora, se lo avesse voluto, scendere dalla croce e restituirsi salvo nelle braccia della Madre sua addolorata, poiché nessuno, aveva detto, può togliermi la vita; Io l’offro spontaneamente; Io solo ho il potere di darla. Ma Egli era venuto per fare non la sua ma la volontà del Padre suo, e non scenderà dalla croce finché tutto non sarà compiuto. E quell’abbassamento del capo, che accompagna l’ultimo suo respiro, è un segno esterno del pieno consenso a quell’adorabile volontà, che gli chiede quest’ultima e grande umiliazione. Cristo è stato obbediente; così gli Evangelisti compendiano i suoi anni trascorsi nella pace famigliare di Nazareth, e così S. Paolo compendia tutta la sua vita. Rileggile ancora oggi quelle parole dell’Apostolo che la Chiesa in questi santi giorni spesso ripete: Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e morie di croce, e subito soggiunge: per la qual cosa Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome. Dunque dopo l’umiliazione l’esaltazione. E quale trionfale accoglienza non dovette avere quell’anima benedetta alle soglie dell’eternità! Gli antichi e venerandi Patriarchi, che da lontano lo avevano riguardato, i Profeti, che avevano predetto i suoi dolori e le sue glorie, gli Angeli tutti del Paradiso gli vengono incontro cantando l’inno del trionfo: Alzate, o principi, le vostre porte, alzatevi voi, porte eterne, ed entrerà il Re della gloria [Salmo XXIII, v. 7]. Ed il divino trionfatore a capo delle schiere interminabili dei Santi, trofei gloriosi della sua vittoria, entra nella sua gloria. E quello stesso corpo ora pendente dalla croce nudo e insanguinato; quel cadavere freddo e straziato lo vedrai all’alba della Domenica rivestito di gloria e di splendore, risuscitato a nuova vita, primizia gloriosa di coloro che dormono nella polvere di questo mondo. E dunque una festa di morte quella che la Chiesa celebra oggi, ma nel tempo stesso è una festa di vita. E se per la festa di morte ci domanda dolore e lacrime, per la festa di vita ci domanda la gioia, sì, la gioia, o anima cristiana, perché la morte di Cristo è una vittoria. – Egli muore per uccidere la morte : Ero mors tua, o mors (sarò la tua morte, o morte) Osea, cap. XIII, v. 14] E la Chiesa, esaltando questo mistero nella sua liturgia, canta nei prossimi giorni di gioie pasquali: Mortem nostram, moriendo destruxit (morendo ha distrutto la morte) [MONSABRÈ, Ritiri pasquali, 1888]. – Intanto sul Calvario cessa il tumulto, cessano le urla sediziose, gli insulti e le bestemmie, si fa il vuoto intorno a Gesù, perché tutti fuggono in preda allo spavento, percuotendosi il petto; e sulle labbra di chi aveva schernito e bestemmiato il Crocifisso risuona quel grido, che sarà poi ripetuto attraverso i secoli: Quest’uomo davvero era figlio di Dio 3. [S. MARCO, cap. XV, v. 39]. – Anche tu, anima cristiana, un giorno forse non lontano dovrai lasciare il corpo alla terra e tornare nelle mani del tuo Creatore. È una legge questa, che non ammette eccezione; è morto Gesù, morrai certamente anche tu. E in quel momento estremo, quando il mondo sarà per scomparire per sempre dal tuo sguardo, mentre stringerai tra le mani tremanti il Crocifisso, si affaccerà alla tua mente tutta la vita trascorsa; e allora felice te, se come Gesù potrai dire: Signore io ho fatto sempre ciò che a Voi piaceva [GIOVANNI, cap. VIII, v. 29]. Ho camminato sulla via dei vostri precetti [Salmo CXVIII, v. 32], allora guarderai con occhio tranquillo alla morte che si avvicina. E quando Gesù verrà nella tua cameretta per esserti viatico santo e si poserà sulla tua lingua, che fu sempre casta, e scenderà nel tuo cuore, che fu sempre puro, si rinnoverà in te quel santo fervore dei giorni più belli, più santi della tua vita penitente e mortificata. E ti sentirai proprio da Lui ripetere quelle consolanti parole: Oggi sarai con me in Paradiso; poiché Io stesso voglio essere la tua grande mercede. E a te non rimarrà che ripetere con dolce abbandono tra le braccia della infinita misericordia di Dio: Nelle tue mani, o Signore, raccomando lo spirito mio. Ed all’invocazione del Sacerdote assistente, i cori degli Angeli, il senato degli Apostoli, l’esercito dei Martiri, la turba rutilante dei Confessori e delle Vergini, Maria stessa, la Madre tua, verranno ad incontrarti, e tu entrando nella gloria del tuo Signore, nell’amplesso beatifico di Dio, stamperai un bacio nel Cuore glorificato di Gesù. O anima cristiana, come è dolce e quanto è preziosa al cospetto di Dio la morte dei Santi suoi! Pretiosa in conspectu Domini, mors sanctorum eius [Ps. CXV]. Ma ricordati che una santa morte è la corona di una vita santa; vivi dunque da santo se vuoi da santo morire.

Breve pausa, quindi si reciti la seguente

PREGHIERA

O Gesù mio amabilissimo, che vittima della divina giustizia, ma ancor più della immensa vostra carità, pendete morto dalla croce, io vi ringrazio di tutti i patimenti e gli obbrobri che avete voluto soffrire per rendere più copiosa la nostra redenzione. Di quanta confusione non dovrei essere compreso dinanzi al vostro corpo straziato! Quel capo coronato di spine, quelle mani e quei piedi trafitti dai chiodi, quel petto lacerato, tutto quel corpo nudo, sfinito e rigato di sangue, è opera mia; tutti i peccati della carne e dello spirito, del cuore e dei sensi, tutti, o Gesù, ve li siete voluti addossare; e sono questi che vi hanno ucciso: Attritus est propter scelera nostra [Isai. LIII, 5]; a causa dei nostri peccati siete stato fatto passare per il crogiuolo di tutti i tormenti. Eppure se foste sazio di obbrobri, non foste sazio di amore. Gli uomini sono sempre gli stessi verso di Voi; in mezzo ad essi Voi non trovate che la più strana indifferenza, la più inesplicabile freddezza e spesso il più inqualificabile disprezzo. Pur tuttavia vedo rinnovarsi continuamente intorno a me i prodigi della vostra carità. Ogni Chiesa è un Cenacolo, ogni altare è un Calvario, dove Voi, o mio Gesù, moltiplicate in ogni ora i tesori delle vostre grazie, e dove rinnovate il sacrificio di Voi stesso, per la mia salvezza. Vi ringrazio, o mio salvatore, di tanta generosità, e con la stessa fede del Centurione vi voglio riconoscere ed adorare per Creatore e mio Redentore. E fin da ora raccomando nelle vostre mani lo spirito mio; ve lo raccomando ora non solo per il momento della mia morte, ma per tutto il corso della mia vita. Voi vedete, o Signore, la lotta incessante che debbo combattere, costituito come sono in mezzo a tanti pericoli. Il vostro Cuore amabilissimo mi sia dolce e sicuro rifugio; fatemi partecipe dei vostri desideri e dei sentimenti vostri, affinché muoia al mondo e viva solo di amore e di dolore; di amore per un Dio che mi ha tanto amato, di dolore per un Dio che ho tanto offeso. – O Maria santissima, che per disposizione della Divina Provvidenza siete la via che conduce a Gesù, anche a Voi raccomando l’anima mia, anche nelle vostre mani materne ripongo la cura della mia salvezza. Mostratevi anche verso di me Madre di misericordia, e siate anche per me la porta del cielo: Janua Cœli ora pro me.

Pater, Ave e Gloria.

Gesù Morì ! … Ricopresi

Di nero ammanto il Cielo;

I duri sassi spezzansi;

Si squarcia il sacro velo,

E l’universo attonito

Compiange il suo Signor.

Gesù morì …! Insensibile,

In mezzo a tanto duolo,

Più dei macigni stupido,

Resterà l’uomo solo

Che, con i suoi falli, origine

Fu del comun dolor?

 

GRADI DELLA PASSIONE

1. V. Jesu dulcissime, in horto mœstus, Patrem orans,

et in agonia positus, sanguineum sudorem effundens;

miserere nobis.

R). Miserere nostri Domine, miserere nostri.

2. V. Jesu dulcissime, osculo traditoris in manus

impiorum traditus et tamquam latro captus et ligatus

et a discipulis derelictus; miserere nobis.

R). Miserere etc.

3. V. Jesu dulcissime ab iniquo Iudæorum concilio

reus mortis acclamatus, ad Pilatum tamquam malefactor

ductus, ab iniquo Herode spretus et delusus; miserere nobis.

R). Miserere etc.

4. V . Jesu dulcissime, vestibus denudatus, et in

columna crudelissime flagellatus; miserere nobis.

R). Miserere etc.

5. V. Jesu dulcissime, spinis coronatus, colaphìs

cæsus, arundine percussus, facie velatus, veste purpurea

circumdatus, multipliciter derisus et opprobriis

saturatus; miserere nobis.

R). Miserere etc.

6. V . Jesu dulcissime, latroni Barabbæ postpositus,

a Judæis reprobatus, et ad mortem crucis injuste condemnatus;

miserere nobis.

R). Miserere etc.

7. V . Jesu dulcissime, tigno crucis oneratus,

ad locum supplicii tamquam

ovis ad occisionem ductus; miserere nobis.

R). Miserere etc.

8. V. Jesu dulcissime, inter latrones deputatus,

blasphematus et derisus, felle et aceto potatus, et

horribilibus tormentis ab hora sexta usque ad horam

nonam in ligno cruciatus; miserere nobis.

R). Miserere etc.

9. V. Jesu dulcissime, in patibulo crucis, mortuiis et

coram tua sancta Matre lancea perforatus simul

sanguinem et aquam emittens; miserere nobis.

R). Miserere etc.

10. V . Jesu dulcissime, de cruce depositus et lacrimis

mœstissimæ Virgiuis Matris tuæ perfusus; miserere nobis.

R). Miserere etc.

11. Jesu dulcissime, plagis circumdatus, quinque

vulneribus signatus, aromatibus conditus et in

sepulcro repositus; miserere nobis.

R). Miserere etc.

V . Adoramus Te Christe, et benedicimus Tìbi.

R). Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.

OREMUS

Deus, qui prò redemptione

mundi nasci voluisti,

circumcìdì, a Judæis reprobavi

et Judæ traditore

osculo tradi, vinculis alligavi,

sic ut agnus innocens

ad victimam duci, atque

conspectibus Annæ, Caiphæ,

Pilati et Herodis

indecenter offevri, a falsis

testibus accusari, flagellis

et colaphis cædi, opprobriis

vexari, conspui, spinis

coronari, arundine percuti,

facie velari, vestibus

spoliari, cruci clavis afFigi,

in cruce levari, inter

latrones deputari, felle et

aceto potari et lancea vulnerari;

Tu Domine, per

has sanctissimas pœnas,

quas ego indignus recolo,

et per sanctissimam crucem

et mortem tuam libera

me a pœnis inferni et perducere

digneris quo perduxisti

latronem tecum

crucifixum. Qui cum Patre

et Spiritu Sancto vivis

et regnas in sæcula sæculorum.

Amen.

[1. V . O dolcissimo Gesù, triste nell’orto, al Padre con la preghiera rivolto, agonizzante e grondante sudore di sangue; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi, o Signore, abbi di noi pietà.

2. V . O dolcissimo Gesù, con un bacio tradito e nelle mani degli empi consegnato, e come un ladro preso e legato e dai discepoli abbandonato; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

3. V . O Gesù dolcissimo, dall’iniquo Sinedrio giudaico reo di morte proclamato, e come malfattore a Pilato presentato, e dall’iniquo Erode disprezzato e schernito; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

4. V . O dolcissimo Gestì, delle vesti spogliato, e c rudelmente alla colonna flagellato; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

5. V. O dolcissimo Gesù, di spine coronato, schiaffeggiato, con la canna percosso, bendato, di rossa veste rivestito, in tanti modi deriso e di obbrobri saziato; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

6. V. O dolcissimo Gesù, al ladro Barabba posposto, dai Giudei riprovato; ed alla morte di croce ingiustamente condannato; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

7. V. O dolcissimo Gesù, del legno della croce gravato, e come agnello al luogo del supplizio condotto, per esservi immolato; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

8. V. O dolcissimo Gesù, tra i ladroni annoverato, bestemmiato e deriso, di fiele e di aceto abbeverato, e con orribili tormenti dall’ora sesta fino all’ora nona nel legno straziato; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

9. V. O dolcissimo Gesù, sul patibolo della croce morto, ed alla presenza della tua santa Madre con la lancia trafitto versando insieme sangue ed acqua; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

10. V. O dolcissimo Gesù, dalla croce deposto, e dalle lacrime dell’afflittissima tua Vergine Madre bagnato; abbi di noi pietà

R). Pietà di noi ecc.

11. V. O dolcissimo Gesù, di piaghe coperto, da cinque ferite trafitto, di aromi cosparso, e nel sepolcro deposto; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

V. Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.

R). Poiché con la tua santa croce hai redento il mondo.

PREGHIAMO

O Dio, che per la redenzione del mondo volesti nascere, essere circonciso, dai Giudei riprovato, da Giuda traditore con un bacio tradito, da funi avvinto, come agnello innocente al sacrifizio condotto, ed in modo indegno ad Anna, Caifa, Pilato ed Erode presentato, da falsi testimoni accusato, con flagelli e schiaffi percosso, con obbrobri oltraggiato, sputacchiato, di spine coronato, con la canna percosso, bendato, delle vesti spogliato, alla croce con chiodi confitto, sulla croce innalzato, tra i ladroni annoverato, di fiele e di aceto abbeverato, e con la lancia ferito; Tu, o Signore, per queste santissime pene, che io indegno vado considerando, e per la tua croce e morte santissima, liberami dalle pene dell’inferno e, desiati condurmi dove conducesti il ladrone penitente con Te crocifisso. Tu che col Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni nei secoli dei secoli. Così sia.]

CANTO DEL TEMPO DI QUARESIMA

Attende, Domine, et miserere, quia peccavìmus Tìbi.

R). Attende, Domine, et miserere, quia peccavimus Tibi.

1. Ad Te, rex summe,

omnium redemptor,

oculos nostros sublevamus

flentes; exaudi Christe,

supplicantium preces.

R). Attende etc.

2. V. Dextera Patris, lapis

angularis, via salutis,

janua cœlestis, ablue nostri

maculas delicti.

R). Attende etc.

3. V . Rogamus, Deus,

tuam majestatem, auribus

sacris gemitus exaudi; crimina

nostra placidus indulge.

R). Attende etc.

4. V. Tibi fatemur crimina

admìssa; contrito corde

pandimus occulta; tua, Redemptor,

pietas ignoscat.

R). Attende etc.

5. V. Innocens captus,

nec repugnans ductus, testibus

falsis prò impiis damnatus,

quos re demisti Tu

conserva, Christe.

R). Attende etc.

OREMUS

Respice, quæsumus Domine, super hanc familiam tuam, prò qua Dominus noster Jesus Christus non dubitavit manibus tradì nocentium, et Crucis subire tormentum.  Qui tecum vivit et regnat in sæcula sæculorum. Amen.

[R). Ascolta, o Signore, ed abbi misericordia, perché abbiamo peccato contro di Te.

R). Ascolta, o Signore, ed abbi misericordia, perché abbiamo peccato contro di Te.

1. V. A Te, o Sommo Re, redentore universale, eleviamo i nostri occhi piangenti;  esaudisci, o Cristo, la preghiera di chi a Te si raccomanda. R). Ascolta ecc.

2. V. O destra del Padre, o pietra angolare, o via di salvezza, o porta del cielo, tergi le macchie del nostro peccato. R). Ascolta ecc.

3. V. Preghiamo, o Dio, la tua maestà, porgi le sacre orecchie ai gemiti, e perdona benigno i nostri delitti. R). Ascolta ecc.

4. V. A Te confessiamo i peccati commessi; con cuore contrito manifestiamo ciò che è nascosto; la tua pietà, o Redentore, ci perdoni. R). Ascolta ecc.

5. V. Imprigionato innocente, condotto non riluttante, da falsi testimoni per i peccatori condannato, Tu, o Cristo, salva coloro che hai redento. R). Ascolta ecc.

PREGHIAMO

Riguarda benigno, o Signore, a questa tua famiglia, per la quale nostro Signore Gesù Cristo non dubitò di darsi in mano ai nemici e di subire il supplizio di croce. Egli che vive e regna Teco nei secoli dei secoli. Così sia.]

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PENSIERI DINANZI A GESÙ MORTO (1)

La morte è per l’uomo il termine supremo e il momento decisivo della vita. E dinanzi alla morte che egli appare veramente grande; fino a questo giorno solenne, per quanto potente e felice possa essere stato, tuttavia non ha raggiunto ancora l’apogeo della grandezza, poiché finché vive è sempre capace di sentimenti e di atti che possono distruggere in un istante tutto un passato di virtù e di gloria. Quindi come le virtù, così anche gli uomini perché si mostrino nel loro vero splendore e lascino nel cuore e nella memoria delle generazioni una traccia indelebile è necessario abbiano non solo la sanzione del tempo, ma anche la consacrazione della morte. Gesù non ignorava questa potenza della morte; Egli sapeva bene che essa è il coronamento della vita e che l’uomo il quale ha ricevuto una grande missione deve aspettarsi da lei per sé e per le opere proprie la consacrazione che assicura l’immortalità. Per questo come il Cristo era stato predestinato alla dottrina più sublime, alla virtù più eroica, alla gloria dei miracoli, alla maestà che faceva risplendere d’una luce divina il suo nome, la sua persona, la sua vita, così era stato predestinato alla morte. Questo il momento decisivo da cui dovevasi rilevare se Egli fosse un Dio, ovvero un semplice sapiente o un uomo qualunque. Ma Gesù che era stato così grande nella sua vita, più grande ancora si mostrò nella morte, dove rifulse di nuova luce la sua divinità. E dal fascino di tanta grandezza non poterono sottrarsi nemmeno coloro, che per Lui vivente non avevano avuto che insulti e disprezzo. Pochi momenti prima che spirasse intorno alla croce si agitava il tumulto delle urla sediziose, degli insulti e delle bestemmie del popolo; gli Scribi, i Farisei, gli Anziani e i Principi dei Sacerdoti schernivano la loro vittima. Ma ecco che il buon ladrone, il quale qualche momento fa aveva mescolato i suoi agli insulti della folla, ora protesta in favore della divinità di Gesù contro le bestemmie del suo compagno e con la sua preghiera, a Lui rivolto, confessa altamente che Egli è Dio. Gli ultimi insulti sono appena cessati, il Cristo ha appena esalato l’ultimo respiro che molti dei suoi nemici, ostinati e contraddicenti, scendono umiliati e pentiti quella china, che poco fa avevano salito con l’odio in cuore e con la bestemmia sul labbro; ed il Centurione alla vista dell’amore, che ha seguito Gesù fino al Calvario, della pazienza eroica della vittima, della potenza della Croce e sulla morte e sulla natura, il Centurione rappresentante glorioso del genere umano si percuote il petto e dice ad alta voce: Quest’uomo era veramente figlio di Dio [MARCO, cap. XV, v. 39]. E questo grido ha risuonato e risuonerà nel mondo fino alla consumazione dei secoli; mentre il Crocifisso del Golgota dall’un capo all’altro della terra, sui monti e sui mari, dal sorgere al tramontar del sole, è riconosciuto ed adorato per il Redentore del mondo. In questo modo la morte del Cristo rende testimonianza alla sua vita divina. Anche tu, anima cristiana, in questo momento abbracciata alla croce di Gesù, commossa e piangente per la sua dolorosa passione, compresa di meraviglia e di riconoscenza per la sua morte gloriosa, fa la solenne professione della tua fede; di’ a Gesù che lo vuoi riconoscere per il tuo Salvatore, che lo adori per il tuo Dio e che lo vuoi amare e seguire sempre fino al Calvario, per poi un giorno raggiungerlo in cielo. Così sia.

(1) Questi pensieri sono stati tolti dal LACORDAIRE, La Passione di N. S. G. C..

 

 

NELLA SETTIMANA SANTA: MEDITAZIONE PER IL VENERDI’

MEDITAZIONE PER IL VENERDÌ.

Sopra la morte di N. S. G. C.

Mediteremo sopra la morte di N. S. Gesù Cristo e riconosceremo come per essa ha compiuto quella somma obbedienza al suo Divin Padre che la Chiesa ricorda tante volte nella liturgia di questi giorni, ripetendo nella sua ufficiatura le parole di S. Paolo: Christus factus est prò nobis obediens usque ad mortem, mortem autem crucis (Philipp., II, 8): Cristo si è fatto per noi obbediente sino alla morte e morte di croce. C’immagineremo di vedere Gesù benedetto nel momento stesso che spira e prostrati a Lui davanti lo adoreremo piangendo.

PUNTO 1°.

Gesù con la sua morte ha obbedito totalmente.

Il peccato di Adamo fu peccato di superba disobbedienza e tali sono tutti i peccati degli uomini, che con essi negano superbamente di obbedire alla legge di Dio; è stato perciò stabilito da Dio che l’espiazione dei peccati si compiesse per mezzo dell’umile e totale obbedienza del Divin Verbo incarnato. Per obbedire al suo Padre Celeste Gesù discese dal cielo in terra e s’incarnò da Maria Vergine e nacque nella povera capanna di Betlemme; per obbedire al suo Divin Padre menò una vita di stenti e di travagli nella bottega di Nazaret; per obbedire al suo eterno Padre per tre anni andò intorno predicando per paesi e per città, assoggettandosi a fatiche, a privazioni, a umiliazioni d’ogni maniera. Infine, volendo il Padre suo che Egli per rendere più copiosa la redenzione morisse e non già di morte ordinaria, ma della morte più penosa e ignominiosa che mai vi fosse, della morte di croce, anche ad essa Gesù spinse la sua obbedienza. Quindi dopo essere passato per un’acerbissima Passione, dopo essersi lasciato crocifiggere, dopo aver agonizzato per tre ore sulla croce, giunto il momento di compiere la sua totale obbedienza e di mostrare la sua intera sottommissione al Divin Padre, chinò dolcemente il capo sopra il petto: et inclinato capite! (Jo., XIX, 30). Ecco l’estremo atto che lo dimostrava padrone della vita e della morte, e col quale impose alla vita di cessare in Lui e alla morte di appressarsi. Allora il cielo si fa più scuro, la terra trema, le rocce si spezzano, le tombe si aprono, le pallide ombre ne escono gemendo, il velo del tempio si squarcia in due parti, le sante donne svengono, la moltitudine tremante e pentita si picchia il petto, Giovanni scoppia in pianto, Maria rimane impietrita… E Gesù? Essendo divampata l’ultima fiamma d’amore per noi, impallidisce, chiude gli occhi versa ancor una lagrima, dà ancor un sospiro e muore: et inclinato capite tradidit spiritum! (Jo., XIX, 30).

PUNTO 2°.

Gesù con la sua morte ha obbedito generosamente.

Gesù, morendo in croce, non solo ha compiuta totalmente la volontà del suo Padre Celeste, ma l’ha compiuta altresì nel modo più generoso, col sacrificio più perfetto e sublime. Sonata l’ora di dar principio a questo sacrificio, egli vi si consacra senza più arrestarsi fino a che esso non sia pienamente consumato. E quando nel Getsemani la noia, la tristezza, la paura lo invadono per guisa da farlo sudare vivo sangue, egli grida: Ancora! ancora! E quando nel pretorio di Pilato le verghe ne straziano la carne innocente e le spine gli trapassano la testa, Egli grida: Più, più ancora! E quando condannato a morte e carico del suo patibolo, cade a terra più volte, sicché pare dover soccombere, Egli grida: Ancora, ancora di più. E solo si arresta in questo grido, quando non è possibile ottenere di più, quando la sua obbedienza ha dimostrato la suprema generosità, quando cioè con la crocifissione e morte ha compiuto del tutto l’eroico sacrificio. Per tal guisa il suo divin Padre, obbedito da Lui sino alla morte e morte di croce, accetta in odore di soavità il generoso sacrificio e gli dà in ricompensa ed eredità il dominio di tutte le genti. Intanto Gesù ci ha insegnato che, se anche noi desideriamo renderci ostie gradite al Padre suo, come dobbiamo obbedire sempre totalmente, così dobbiamo studiarci di obbedire con generosità, anche a costo di gravi sacrifici. Quante volte nella nostra vita si presentano occasioni, in cui a compiere l’obbedienza si prova immensa difficoltà, perché vi si tratta soprattutto di sacrificare l’amor proprio! Allora è il tempo di fissare lo sguardo su Gesù morto in croce per noi e per insegnarci a obbedire sino al massimo dei sacrifici.

PUNTO 3°.

Gesù con la sua morte ha obbedito -fruttuosamente.

Ammirabile è il frutto derivato dalla morte di Gesù. Questa morte, quanto fu crudele e obbrobriosa per Lui, altrettanto è stata utile per noi. Gesù, obbediente sul legno della croce, rappresentava tutti noi, che per suo mezzo, riconoscendo le nostre gravi disobbedienze, le abbiamo espiate. Anche noi peccatori siamo morti in Lui e con Lui. Perciò il decreto di morte, che per la disobbedienza di Adamo e nostra era stato emanato contro di noi, fu cancellato. Basta che noi, rigenerati nel Battesimo di Gesù, viviamo uniti a Lui con una vita di fede, di speranza e di carità, perché noi siamo realmente uomini nuovi, novelle creature (II Cor., IIII), in cui Iddio non trova più alcun motivo di dannazione: Nihil nunc damnationis est in his qui sunt in Christo Jesu (Rom., VIII). E così la perfetta obbedienza di Gesù è la perfetta nostra liberazione e il sigillo della nostra riconciliazione con Dio! Reconciliati sumus Deo per mortem Filii eius! (Rom., V, 10). Oh benefizio immenso recatoci dalla morte di Gesù! Oh carità infinita di Lui! Su adunque, anima mia, alza gli occhi e guarda il tuo Dio morto sopra una croce per scontare i tuoi peccati e salvarti! Come potrai pensare che le tue colpe lo hanno crocifisso e fatto morire e non piangerle amaramente per tutta la vita? Ah mio Gesù, pietà, perdono! Se vi ho offeso tanto, non vi offenderò più. Eccovi intanto il mio cuore: non rigettatelo da voi!