L’AGONIA DI GESU’: QUARTO VENERDI’ DI QUARESIMA

QUARTO VENERDÌ DI QUARESIMA

[Don U. Banci: L’AGONIA DI GESU’, F. Pustet ed. Roma, 1935 – impr.]

In nomine Patris et Filli et Spiritus Sancti. Amen.

Actiones nostras, quæsumus  Domine, adspirando præveni et adiavando prosequere, ut cuncta nostra oratio et operatio a Te semper incipiat et per Te cœpta finiatur. Per Christum Dominum nostrum. Amen.

[Nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Così sia. Inspira, o Signore, le nostre azioni ed accompagnale col tuo aiuto, affinché ogni nostra preghiera e opera da Te sempre incominci e col tuo aiuto sempre si compia. Per Cristo nostro Signore. Così sia.]

INVITO

Già trafitto in duro legno/Dall’indegno popol rio

La grand’alma un Uomo Dio, / Va sul Golgota a spirar.

Voi, che a Lui fedeli siete, /Non perdete, o Dio, i momenti

Di Gesù gli ultimi accenti /Deh! venite ad ascoltar.

QUARTA PAROLA DI GESÙ IN CROCE

Deus meus, Deuis meus, ut quid dereliquisti me? (MATTEO, cap. XXVII, v. 46) .

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

CONSIDERAZIONE

Uno strano fenomeno ricordato dagli Evangelisti, accompagna l’agonia del Salvatore. Una densa caligine avvolge il sole ed un’ombra triste e paurosa si stende su tutta la terra. Oh! Tenebre misteriose, che gettando lo sgomento negli uomini, contribuiste a rendere più desolata la pietosa scena del Calvario, voi siete immagine di quella spaventosa solitudine, che lacera l’anima del mio Signore quando volgendo lo sguardo al cielo esclama: Eli, Eli, lamma sabactani? Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?  Questo grido che fu l’espressione di uno strazio che non ha nome, fu occasione per i suoi nemici di nuovi scherni. Mal comprendendo le sue parole, alcuni presenti dissero: Costui chiama Elia, ed altri, quelli forse che poco prima lo avevano sfidato a scendere dalla croce soggiunsero con sarcasmo: Lascia, vediamo se viene Elia a liberarlo! [MATTEO, cap. XXVII, v. 47, 4 8]. Ma quelli che parlano così sono coloro che non sanno quello che fanno. Tu però, anima cristiana, cerca di ben comprendere ciò che Gesù ti ha voluto dire con queste parole, affinché quella desolazione, che Egli volle soffrire per te, arrechi conforto all’anima tua, travagliata dal dolore.

#    #    #

La sera innanzi, entrando nel Getsemani per pregare, come era suo costume, aveva confidato ai suoi amici che l’anima sua era triste di una tristezza mortale: L’anima mia è addolorata a morte [MARCO, cap. XIV, v. 34]. E l’agonia che incomincia. E tu sai, anima cristiana, a quale angoscia mortale fu in preda in quella sera il tuo Salvatore. Nella solitudine di quella grotta, nella quale era entrato per raccogliersi in preghiera, con la sua penetrazione divina vide ed ebbe la sensazione fisica di presentire simultaneamente nelle sue delicate carni tutti i dolori della sua passione; vide l’ingratitudine del suo popolo, che lo aveva fatto piangere sulla strada di Gerusalemme; vide la moltitudine immensa dei peccati di tutti i popoli, che come torrente impetuoso si rovesciava nell’anima sua desolata; vide l’inutilità del suo sacrificio per tante anime, che con la loro incomprensione ed ostinata ingratitudine frustravano l’aspirazione ardente di tutta la sua vita. Questa visione orrenda, che nel Getsemani lo aveva spaventato fino al punto da farlo sudar sangue, si ripete ora sulla croce, aggravata da una circostanza ben dolorosa, l’abbandono del Padre. E un momento questo, in cui il dramma della passione di Gesù si rivela in tutto il suo orrore. Era scritto: È maledetto da Dio chi pende dalla croce Deuteronomio, [cap. XXI, v. 23], e la maledizione di Dio si fa sentire in tutto il suo rigore su di Lui, mallevadore dei nostri peccati; e la misura è ormai colma, la sua desolazione è al completo, il Martire si rivela il vir dolorum, l’uomo del dolore, [ISAIA, cap. LIII, v. 3] e si sarebbe anche qui sulla croce rinnovato il sudore di sangue, se ormai le sue vene non fossero esauste. Anima cristiana, quando senti il peso delle tue tribolazioni, volgi il tuo pensiero a Gesù, che agonizza sulla croce, e pensa che per quanto grandi possano essere i tuoi dolori, senza paragone più grandi furono quelli di Gesù, poiché anche Gesù aveva un corpo in tutto simile al tuo, e come il tuo soggetto al dolore. Anzi, dice il grande S. Tommaso d’Aquino: « Non vi fu nulla più perfettamente ordinato e completo del corpo di Gesù, tanto che nessun altro poteva sentire, come il suo, tutta l’intensità del dolore » [Somma teologica, parte III, q. 46, art. 6].

2 . E la sua divinità, lungi dall’attenuargli il dolore, contribuì, ed in modo efficace, a renderglielo più forte; poiché, appunto perché Dio, Gesù poté avere la previsione certa, esatta, circonstanziata di tutta la sua passione e della sua morte; appunto perché Dio poté misurare tutta la gravità del peccato e prevedere tutte le ingratitudini umane, che tanto cordoglio procurarono al suo cuore. D’altra parte Egli stesso volle che fosse sospesa quell’impressione di felicità, che gli arrecava la visione beatifica, conseguenza dell’unione ipostatica della natura umana con la natura divina, in modo che nulla potesse impedire alla sua benedetta umanità di sentire il dolore in tutto il suo rigore. Già il Profeta lo aveva predetto, che sarebbe stato solo a sostenere tutto il peso del suo formidabile dolore. E a questa che fu la passione del suo cuore, divenuto il ricettacolo di ogni amarezza, si aggiunse la passione del corpo. Guarda infatti, ancora una volta, come sul corpo di Gesù si siano accumulati i tormenti di ogni martirio. Non c’è senso che non abbia il suo dolore; non c’è parte del corpo che non sia ferita, piagata, insanguinata. Si verifica alla lettera la parola del Profeta Isaia: Dalla pianta dei piedi, fino alla sommità del capo, non v’è in Dio sanità, ma ferite, lividure, piaghe sanguinanti [ISAIA, loc. cit. ]. Dunque ripeti con lo stesso Profeta: Veramente i nostri languori Egli ha preso sopra di sé; ed ha portato i nostri dolori, [Isa. Cap. LIII, 4] e quindi devi concludere con S. Tommaso d’Aquino che « i dolori sopportati da Gesù nel corpo e nell’anima furono i più grandi che mai siano stati in questa vita » [Somma teologica, loc. cit.]. Che se la sua benedetta umanità poté resistere al cumulo di tanti dolori, ciò fu perché sostenuta da una virtù soprannaturale. Te lo dice Gesù con quelle parole: L’anima mia è triste fino a morirne, cioè, commenta S. Ilario, «nell’intimo di me stesso l’abbattimento e lo spavento sono così grandi che ne morrei, se non avessi i soccorsi della mia forza divina » [S . ILARIO, Intorno al cap. XXVI di S. Matteo]. Egli dunque può ben dire a te, tormentato da lunga malattia: Conosco, o povero e caro infermo, le tue ore di abbandono nella tua cameretta solitaria; anch’io le ho provate. Può ben dire a te, povera sposa, caduta ad un tratto nella più dolorosa solitudine; a te, povera madre, che invano vai cercando quel figlio che più non è; può ben dire a voi, cuori incompresi e contraddetti, a voi diseredati del mondo, i cui giorni passano senza consolazioni; a voi tutti perseguitati dalla sventura, a cui la vita sembra non abbia riserbato altro che il pianto: Conosco le vostre sventure; non mi è nuovo l’angoscioso vostro isolamento; esso fu anche il mio! Crudeli isolamenti, solitudini amare, spietate separazioni, abbandoni di ogni specie, Dio Salvatore vi volle soffrire tutti per mettere su ciascuno di voi un raggio del suo amore; un’impronta della sua grazia; il merito della sua accettazione » [LANFANT, Il cuore al Getsemani, serm, IV]. Non dire più nei momenti di sconforto: perché, o Signore, debbo essere così infelice! Perché mi avete abbandonata? No, anima cristiana, non sei abbandonata, come non lo era Gesù sulla croce. Talvolta, è vero, Iddio punisce coi suoi abbandoni l’orgoglio, la sensualità, la presunzione, il peccato; ma è anche vero che il più delle volte la desolazione con cui ti affligge è una prova del suo amore. È per distaccarti dal mondo e da te stessa; è per renderti più pura e più bella agli occhi suoi, che ti fa passare per il crogiuolo della tribolazione. Tre volte, diceva S. Paolo, ho domandato di essere liberato dallo schiaffo di Satana, e Dio mi rispose: ti basti la mia grazia. La sublimità delle celesti rivelazioni avrebbe potuto inorgoglirmi”  [Epistola ai Corinti, cap. XII, v. 7]. Anzi non sei forse mai tanto vicina al tuo Dio, come allora quando la tua vita è un Calvario. Nelle tue solitudini, dunque, in tutte le tue pene solleva, come Gesù, il tuo sguardo al cielo, e come le pie sorelle di Betania, desolate per la morte del fratello, chiamalo Gesù; Egli verrà e non sarai più sola. « E se tu piangerai, Egli piangerà con te; se pregherai, pregherà con te; se sarai oppressa dai patimenti, dall’agonia, dalla morte, Egli sarà là vicino a te per consolarti e per aprirti il Paradiso » Poiché Gesù non ti chiede, o anima cristiana, di soffocare le improvvise esplosioni della natura trambasciata, spesso più forti di qualunque coraggio. Se il tuo cuore è ferito nei suoi affetti dall’onta, dall’ingratitudine, da separazioni crudeli, tu puoi piangere, perché anche Gesù ha pianto sulla sventurata Gerusalemme e sulla tomba del suo amico Lazzaro. – Se temi i mali che sono per incoglierti, puoi domandare a Dio che li rimuova, perché anche Lui ha temuto per se stesso ed ha detto al Padre: Padre, fate che questo calice passi lontano da me. – Se il tuo povero corpo è straziato dal dolore, tu puoi implorare sollievo, poiché anche Lui ha gridato dall’alto della croce: Ho sete. Se la tua anima è sopraffatta dall’angoscia, se ti senti abbandonata, puoi gemere, lagnarti, perché anche Lui ha lasciato cadere dalle sue labbra queste dolorose parole: La mia anima è triste fino alla morte. Mio Dio, mio Dio perché mi avete abbandonato? [MONSABRÈ, Ritiri pasquali, 1S83]. E non è Gesù stesso che ti rivolge quel caro invito: Venite a me voi tutti che siete affaticati e stanchi ed io vi ristorerò? [MATTEO, cap. XI, v. 28]. – Ascoltala, anima cristiana, questa voce; è la voce di quel cuore che arde di amore per gli uomini. Ma un’altra cosa ti vuol dire Gesù. Se il Divin Padre non risparmia lo stesso suo Unigenito, se gli impone di bere fino alla feccia il calice di ogni amarezza, se Gesù ha l’impressione di provare in sé un abbandono simile a quello che forma la disperazione del dannato, è perché Iddio vede in Lui l’immagine del peccato. Ora, se questo si fa nel legno verde, che sarà nel secco? [LUCA, cap. X XIII, v. 31]. – Se la giustizia divina punisce con tanto rigore in Colui che è la stessa santità, solo l’apparenza del peccato, che cosa non farà in chi del peccato si rende realmente reo! Non è dunque il dolore che ti deve affliggere e che devi temere; ma più di ogni altra cosa devi temere il peccato, perché è questo l’unico vero male, la causa unica di ogni dolore. Pensa, anima cristiana, a quando nel dì finale dovrai presentarti dinanzi a Cristo per sostenere il suo gran giudizio. Tu allora vorrai associarti alla moltitudine potente degli Angeli e degli eletti, la quale canterà la fine dell’esilio e le delizie della patria conquistata [MONSABRÉ, Ritiri pasquali, 1875]; ma se ostinata nel peccato, nel peccato morrai, sentirai gridarti in faccia da Gesù stesso quella terribile invettiva: Via da me, maledetto, al fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli”. [MATTEO, cap. XXV, v. 41]. E mentre mille voci ti grideranno « vattene maledetto », tu confuso e tremante esclamerai come il Salvatore: « Dio, Dio mio perché mi abbandonate?», ma il tuo grido non avrà conforto; « e sarà questa l’elegia del tuo cuore, che affranto da una maledizione irrimediabile, riempirà l’eco della tua eternità. Ascolta dunque, anima cristiana, il grido di angoscia di Gesù, abbi pietà di te stessa, e trattieni con un pronto pentimento Iddio, che forse già si allontana da te » [MONSABRÉ, Ritiri pasquali, 1880].

Breve pausa, poi si reciti la seguente …

PREGHIERA

O addolorato Salvatore, il grido di angoscia uscito dalle vostre labbra, mi dice tutta la desolazione del vostro cuore. Non meritavate certamente Voi di essere abbandonato dal Padre; sono io che per la moltitudine dei miei peccati, essendomi da Voi allontanato, ho tante volte meritato di essere da Voi abbandonato. Ma Voi, generosissimo mio Salvatore, avete voluto soffrirlo questo abbandono appunto perché non fossi io abbandonato ai rigori della divina giustizia. E che cosa, vi dirò col Salmista, che cosa vi renderò per tanto benefizio? Vi prometterò di non volere più, ad ogni costo allontanarmi da Voi? Sì, o mio addolorato Salvatore, ve lo prometto, ma conosco troppo bene la mia debolezza; stanno dinanzi al mio sguardo le mie numerose ingratitudini, che depongono contro di me e mettono in dubbio la mia perseveranza. Lo so per esperienza, o mio Gesù, che lontano da Voi non c’è pace, non c’è felicità. Io so che Voi solo avete parole di vita eterna, perché Voi solo siete la via, la verità, la vita; e che quindi coloro che si allontanano da Voi periranno; so tutto, lo so come lo sapeva il vostro Apostolo Pietro, ma purtroppo anch’io come lui, nonostante le mie più calde e ripetute promesse, ho più volte ceduto di fronte alla tentazione. Continuando così, nonostante il vostro grande amore per me, nonostante quello che per me avete sofferto, vi costringerò ad abbandonarmi in vita, in morte, per tutta l’eternità. No, o mio Salvatore, per quel dolore che provaste sulla croce quando in Voi stesso sentiste l’abbandono del Padre, vi scongiuro a non abbandonarmi. Voi ben lo sapete perché ce lo avete detto, che senza di Voi a nulla noi siamo capaci; dunque aiutate la mia debolezza; sostenetemi con la vostra grazia, affinché mai più mi allontani da Voi. No, o Signore, non sia per me quella terribile sentenza, che segnerà un’eterna separazione tra Voi e il peccatore. Io voglio, sia pure per la via del Calvario, giungere alla vostra gloria per cantarvi il cantico perenne della mia gratitudine. O Maria, madre dei viventi, come Eva fu madre dei peccatori, aiuto potente dei cristiani, vegliate su di me con la vostra materna sollecitudine, e per quel dolore che provò il vostro cuore nell’udire il pietoso lamento di Gesù, ottenetemi la grazia della finale perseveranza. Auxilium christianorum, ora prò nobis ( Aiuto dei cristiani prega per noi).

Pater, Ave e Gloria.

Dunque dal Padre ancora

Abbandonato sei?

Ridotto ti ha l’amore

A questo, o buon Gesù?

Ed io, coi falli miei,

Per misero gioir,

Potrotti abbandonar?

Piuttosto, o Dio, morir!

Non più, non più peccar,

Non più peccar, non più.

GRADI DELLA PASSIONE

1. V. Jesu dulcissime, in horto mœstus, Patrem orans,

et in agonia positus, sanguineum sudorem effundens;

miserere nobis.

R). Miserere nostri Domine, miserere nostri.

2. V. Jesu dulcissime, osculo traditoris in manus

impiorum traditus et tamquam latro captus et ligatus

et a discipulis derelictus; miserere nobis.

R). Miserere etc.

3. V. Jesu dulcissime ab iniquo Iudæorum concilio

reus mortis acclamatus, ad Pilatum tamquam malefactor

ductus, ab iniquo Herode spretus et delusus; miserere nobis.

R). Miserere etc.

4. V . Jesu dulcissime, vestibus denudatus, et in

columna crudelissime flagellatus; miserere nobis.

R). Miserere etc.

5. V. Jesu dulcissime, spinis coronatus, colaphìs

cæsus, arundine percussus, facie velatus, veste purpurea

circumdatus, multipliciter derisus et opprobriis

saturatus; miserere nobis.

R). Miserere etc.

6. V . Jesu dulcissime, latroni Barabbæ postpositus,

a Judæis reprobatus, et ad mortem crucis injuste condemnatus;

miserere nobis.

R). Miserere etc.

7. V . Jesu dulcissime, tigno crucis oneratus,

ad locum supplicii tamquam

ovis ad occisionem ductus; miserere nobis.

R). Miserere etc.

8. V. Jesu dulcissime, inter latrones deputatus,

blasphematus et derisus, felle et aceto potatus, et

horribilibus tormentis ab hora sexta usque ad horam

nonam in ligno cruciatus; miserere nobis.

R). Miserere etc.

9. V. Jesu dulcissime, in patibulo crucis, mortuiis et

coram tua sancta Matre lancea perforatus simul

sanguinem et aquam emittens; miserere nobis.

R). Miserere etc.

10. V . Jesu dulcissime, de cruce depositus et lacrimis

mœstissimæ Virgiuis Matris tuæ perfusus; miserere nobis.

R). Miserere etc.

11. Jesu dulcissime, plagis circumdatus, quinque

vulneribus signatus, aromatibus conditus et in

sepulcro repositus; miserere nobis.

R). Miserere etc.

V . Adoramus Te Christe, et benedicimus Tìbi.

R). Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.

OREMUS

Deus, qui prò redemptione

mundi nasci voluisti,

circumcìdì, a Judæis reprobavi

et Judæ traditore

osculo tradi, vinculis alligavi,

sic ut agnus innocens

ad victimam duci, atque

conspectibus Annæ, Caiphæ,

Pilati et Herodis

indecenter offevri, a falsis

testibus accusari, flagellis

et colaphis cædi, opprobriis

vexari, conspui, spinis

coronari, arundine percuti,

facie velari, vestibus

spoliari, cruci clavis afFigi,

in cruce levari, inter

latrones deputari, felle et

aceto potari et lancea vulnerari;

Tu Domine, per

has sanctissimas pœnas,

quas ego indignus recolo,

et per sanctissimam crucem

et mortem tuam libera

me a pœnis inferni et perducere

digneris quo perduxisti

latronem tecum

crucifixum. Qui cum Patre

et Spiritu Sancto vivis

et regnas in sæcula sæculorum.

Amen.

[1. V . O dolcissimo Gesù, triste nell’orto, al Padre con la preghiera rivolto, agonizzante e grondante sudore di sangue; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi, o Signore, abbi di noi pietà.

.2. V . O dolcissimo Gesù, con un bacio tradito e nelle mani degli empi consegnato, e come un ladro preso e legato e dai discepoli abbandonato; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

3. V . O Gesù dolcissimo, dall’iniquo Sinedrio giudaico reo di morte proclamato, e come malfattore a Pilato presentato, e dall’iniquo Erode disprezzato e schernito; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

4. V . O dolcissimo Gestì, delle vesti spogliato, e c rudelmente alla colonna flagellato; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

5. V. O dolcissimo Gesù, di spine coronato, schiaffeggiato, con la canna percosso, bendato, di rossa veste rivestito, in tanti modi deriso e di obbrobri saziato; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

6. V. O dolcissimo Gesù, al ladro Barabba posposto, dai Giudei riprovato; ed alla morte di croce ingiustamente condannato; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

7. V. O dolcissimo Gesù, del legno della croce gravato, e come agnello al luogo del supplizio condotto, per esservi immolato; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

8. V. O dolcissimo Gesù, tra i ladroni annoverato, bestemmiato e deriso, di fiele e di aceto abbeverato, e con orribili tormenti dall’ora sesta fino all’ora nona nel legno straziato; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

9. V. O dolcissimo Gesù, sul patibolo della croce morto, ed alla presenza della tua santa Madre con la lancia trafitto versando insieme sangue ed acqua; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

10. V. O dolcissimo Gesù, dalla croce deposto, e dalle lacrime dell’afflittissima tua Vergine Madre bagnato;abbi di noi pietà

R). Pietà di noi ecc.

11. V. O dolcissimo Gesù, di piaghe coperto, da cinque ferite trafitto, di aromi cosparso, e nel sepolcro deposto; abbi di noi pietà.

R). Pietà di noi ecc.

V. Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo.

R). Poiché con la tua santa croce hai redento il mondo.

PREGHIAMO

O Dio, che per la redenzione del mondo volesti nascere, essere circonciso, dai Giudei riprovato, da Giuda traditore con un bacio tradito, da funi avvinto, come agnello innocente al sacrifizio condotto, ed in modo indegno ad Anna, Caifa, Pilato ed Erode presentato, da falsi testimoni accusato, con flagelli e schiaffi percosso, con obbrobri oltraggiato, sputacchiato, di spine coronato, con la canna percosso, bendato, delle vesti spogliato, alla croce con chiodi confitto, sulla croce innalzato, tra i ladroni annoverato, di fiele e di aceto abbeverato, e con la lancia ferito; Tu, o Signore, per queste santissime pene, che io indegno vado considerando, e per la tua croce e morte santissima, liberami dalle pene dell’inferno e, desiati condurmi dove conducesti il ladrone penitente con Te crocifisso. Tu che col Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni nei secoli dei secoli. Così sia.]

CANTO DEL TEMPO DI QUARESIMA

Attende, Domine, et miserere, quia peccavìmus Tìbi.

R). Attende, Domine, et miserere, quia peccavimus Tibi.

1. Ad Te, rex summe,

omnium redemptor,

oculos nostros sublevamus

flentes; exaudi Christe,

supplicantium preces.

R). Attende etc.

2. V. Dextera Patris, lapis

angularis, via salutis,

janua cœlestis, ablue nostri

maculas delicti.

R). Attende etc.

3. V . Rogamus, Deus,

tuam majestatem, auribus

sacris gemitus exaudi; crimina

nostra placidus indulge.

R). Attende etc.

4. V. Tibi fatemur crimina

admìssa; contrito corde

pandimus occulta; tua, Redemptor,

pietas ignoscat.

R). Attende etc.

5. V. Innocens captus,

nec repugnans ductus, testibus

falsis prò impiis damnatus,

quos re demisti Tu

conserva, Christe.

R). Attende etc.

OREMUS

Respice, quæsumus Domine, super hanc familiam

tuam, prò qua Dominus noster Jesus Christus non dubitavit

manibus tradì nocentium, et Crucis subire tormentum.

Qui tecum vivit et regnat in sæcula sæculorum. Amen.

[R). Ascolta, o Signore, ed abbi misericordia, perché abbiamo peccato contro di Te.

R). Ascolta, o Signore, ed abbi misericordia, perché abbiamo peccato contro di Te.

1. V. A Te, o Sommo Re, redentore universale, eleviamo i nostri occhi piangenti;  esaudisci, o Cristo, la preghiera di chi a Te si raccomanda. R). Ascolta ecc.

2. V. O destra del Padre, o pietra angolare, o via di salvezza, o porta del cielo, tergi le macchie del nostro peccato. R). Ascolta ecc.

3. V. Preghiamo, o Dio, la tua maestà, porgi le sacre orecchie ai gemiti, e perdona benigno i nostri delitti. R). Ascolta ecc.

4. V. A Te confessiamo i peccati commessi; con cuore contrito manifestiamo ciò che è nascosto; la tua pietà, o Redentore, ci perdoni. R). Ascolta ecc.

5. V. Imprigionato innocente, condotto non riluttante, da falsi testimoni per i peccatori condannato, Tu, o Cristo, salva coloro che hai redento. R). Ascolta ecc.

PREGHIAMO

Riguarda benigno, o Signore, a questa tua famiglia, per la quale nostro Signore Gesù Cristo non dubitò di darsi in mano ai nemici e di subire il supplizio di croce. Egli che vive e regna Teco nei secoli dei secoli. Così sia.]