LO SCUDO DELLA FEDE (68)

LO SCUDO DELLA FEDE (68)

[S. Franco: ERRORI DEL PROTESTANTISMO, Tip. Delle Murate, FIRENZE, 1858]

PARTE SECONDA.

FRODI PER CUI S’INTRODUCE IL PROTESTANTISMO

CAPITOLO III

TERZA FRODE RIGETTARE TUTTE LE PRATICHE ESTERIORI DELLA FEDE.

I Protestanti, come avete veduto nel Capitolo precedente, non solo non hanno la vera Fede, ma la distruggono anche negli altri. Ora perché l’hanno sempre in bocca e la lodano e la raccomandano? Che fine può avere questa loro finzione ed ipocrisia? Io ve lo scoprirò ed in esso vi darò a conoscere un altro inganno che tendono alla vostra Religione. Lodano ed esaltano la Fede per aver poi buona grazia a mettere a terra tutte le pratiche della pietà cattolica. Avete osservato quel che fanno certi mormoratori? Cominciano sulle prime a dire un po’ di bene delle persone per esser creduti veritieri, poi prendono a tagliar loro i panni addosso, e Dio vi dica come le conciano. Così adoperano costoro: fanno sulle prime un panegirico della Fede, e poi per seconda parte scendono a condannare tutte le pratiche più sante che la Chiesa adopera per nutrire la pietà dei fedeli. Vi raccoglierò qui alcune di queste loro insinuazioni maligne, perché di certe altre ve ne parlerò più di proposito in altro luogo. Dicono adunque lodando la Fede, che non è poi necessario raccogliersi nelle Chiese per pregare, essendo buono ogni luogo allo stesso modo, che non sono necessari tanti riti e tante cerimonie che sono in uso presso i Cattolici, che basta non far male a nessuno, che Dio non domanda nient’altro da noi. Costoro sono come lo scorpione, hanno il veleno proprio nella coda. Facciamo dunque loro un poco i conti addosso.

Non è necessario andare in Chiesa,

… dicono: e perché? Perché Dio si trova dappertutto. Dunque rispondano a me: ed anticamente Iddio non si trovava da per tutto? Certo sì. E perché Iddio ciò non ostante ha voluto che gli si fabbricasse un tempio sontuosissimo in Gerusalemme e che tutti vi si recassero anche da paesi lontani? Se Iddio si trova da per tutto poteva dispensarli da quel viaggio. Perché inoltre lo stesso Gesù vi è intervenuto? Oh che aveva bisogno della Chiesa Egli, per raccogliersi, mentre era l’uomo-Dio? Sapete il perché? Perché sebbene Iddio sia da per tutto, non vuole dare da per tutto la stessa udienza. Ed ha voluto invece che ci recassimo in Chiesa, che ivi stessimo più raccolti, che la nostra pietà fosse anche aiutata da tanti mezzi esteriori d’immagini, di Crocifissi, di cerei, di apparati, di buono esempio dei nostri fratelli. Ha voluto la Chiesa, perché ha voluto, che la nostra preghiera fosse fatta in comune, ed ha dichiarato che dove saranno diversi in comune radunati in nome suo, Egli sarà in mezzo a loro. Ma vi è poi un’altra ragione potentissima, che per non vederla, bisogna essere più ciechi delle talpe. Gesù Cristo Signor nostro avendo istituito come vi ho detto sopra il Sacramento augustissimo del suo Corpo divino e del suo Sangue prezioso, si compiace di abitare con noi, e si trattiene nel santo Ciborio sopra dei nostri altari: epperò qui abbiamo oltre la sua divinità, la quale veramente si trova da per tutto, anche la sua Umanità sacrosanta, la quale non si trova se non in cielo, e nelle Ostie consacrate. Chi non vede adunque quanta debba essere la sollecitudine dei Fedeli per istare nelle Chiese? I Santi certo ne formavano le loro delizie e raccogliendosi in ispirito e venerando profondamente il loro divin Salvatore, entravano con riverenza in compagnia degli Angeli e degli Arcangeli che sempre circondano il loro Dio Sacramentato a lodarlo, a ringraziarlo, a benedirlo ed adorarlo. Ecco perché si sta nella Chiesa. É poi anche necessario l’intervenirvi, perché in essa sola si celebra il nostro gran Sacrifizio, in essa per riverenza (quando non siamo infermi, o non abbiamo qualche altro motivo che ce ne dispensi), si partecipa ai Sacramenti del Battesimo, della Cresima, della Penitenza e della Eucaristia, in essa si dispensa a tutti i Fedeli congregati il tesoro della divina parola, secondo la verità. In essa noi ci uniamo a pregare in comune, per essere esauditi più prontamente. Poi l’unione stessa materiale, che noi facciamo nella casa di Dio terrena, è un’immagine dell’unione che speriamo godere un giorno nella Gerusalemme celeste; come l’altare è il Simbolo dello stesso Gesù il quale è la pietra angolare che riunì i due Testamenti, che congiunse il popolo Ebreo ed il Gentile nella perfetta adorazione di Dio: i quali misteri con molti altri che sarebbe lungo l’enumerare, mostrano con quanta ignoranza e malizia condannino questi sciagurati l’intervento nelle Chiese. – Ma se volete un’ultima prova, voi l’avrete nella ragione sciocca che adducono di queste loro bestemmie. Gesù Cristo, essi osservano, ha detto che pregassimo nella propria casae che chiudessimo la nostra porta per orare in segreto (Matth. VI, 6), e poi che sarebbe venuto tempo in cui non si sarebbe pregato più né sopra un cotal monte, né in Gerusalemme, ma in ogni dove (Joan. IV, 25). E con queste parole di GesùCristo credono di potere negare che si abbia da pregare nelle Chiese. Insensati! Che cosa volle dire Gesù quando disse che pregassimo in segreto? Volle riprendere, (come si vede chiaro leggendo il S. Vangelo) volle riprendere l’ipocrisia dei Farisei, i quali si mettevano dritti in piedi sui crocicchi delle strade e negli angoli delle piazze a pregare per farsi vedere dagli altri, e per farsi stimare santi. A questi Gesù diede l’avviso che pregassero nella propria casa e che non istessero a far quelle ostentazioni piene di superbia e di vanità. Ed anche al presente quando noi vediamo di questi ipocriti che fanno il simile, ricordiamo loro lo stesso avviso di Gesù: ma qui che ci ha che fare il frequentare o no la Chiesa? S’intende da sé che non s’inculca la frequenza alle Chiese, perché si vada a dare uno spettacolo di se stessi. Le altre parole Gesù le diresse alla Samaritana la quale aveva la superstizione di dover pregare sopra una certa montagna, perché la preghiera fosse buona, e riprendeva i Giudei perché pregavano invece nel tempio di Gerusalemme. Ora Gesù le fece una bella profezia e fu il dirle che sarebbe venuto tempo in cui si sarebbe pregato daper tutto, senza aver nessun riguardo né a quella montagna, né a Gerusalemme. E questa profezia noi la vediamo verificata, mentre i fedeli pregano da per tutto e nelle loro case private e nelle chiese che sono erette a gloria di Gesù in tutta la terra. Ecco quello che volle dire Gesù, e costoro guastando il senso profondo delle belle parole di Gesù, lo depravano per loro e vostra perdizione.Riprendono poi anche i riti e le cerimonie della S. Chiesa e vorrebbero levarle, per ridurci ad essere come i barbari ed iselvaggi, ma anche qui si vede al solito la loro ignoranza e malizia. Si vede la loro ignoranza, perché non sanno né chi abbia istituiti quei riti, né che cosa significhino. Dovete dunque sapere che la maggior parte di quei riti e di quelle cerimonie sono state stabilite dagli stessi Santi Apostoli o da loro approvate, oppure messe in opera dall’autorità incontrastabile di S. Chiesa, e sono state stabilite per significare misteri sublimi e profondi e per chiarirgli in qualche modo al popolo fedele. Ve ne darò almeno un esempio. Nel S. Battesimo si fa fermare il bambino fuor delle porte della Chiesa, e perché? Perché si sappia che non è ancora del bel numero dei fedeli, che ne viene introdotto sol quando i Padrini in nome di lui chiedono il dono della S. Fede. Il sacerdote gli soffia poi lievemente in faccia: che cosa vuol significare? che la S. Chiesa, coll’autorità che Gesù Cristole ha data, allontana da lui lo spirito infernale di cui pel peccato di origine è ancora in possesso. Gli pone poi sul labbro un poco di sale, e per quale effetto? Siccome il sale è quello che conserva gli oggetti dalla corruzione e gli rende saporiti, così viene significato che quell’anima avrà la vita immortale dal sacramento che è per ricevere e che sarà come condita da tutti i doni ed a tutte le grazie che lo Spirito Santo diffonderà sopra di lei. E quando poi è introdotto nella S. Chiesa, quanto sono di nuovo belle e profonde tutte le cerimonie che precedono il S. Battesimo! Gesù toccando con la sua saliva gli occhi del cieco nato lo illuminò; il ministro di Gesù toccando le orecchie e le nari al bambino lo risana spiritualmente, cioè gli apre le orecchie della mente perché intenda poi tutta la s. legge del Signore, gli conforta l’odorato, perché corra dietro alla soavità ed ai profumi divini di Gesù. Vengono poi le rinunzie che egli deve fare. Gesù è venuto a debellare il demonio, il mondo e tutte le sue opere inique: ora il bambino, prima di essere fatto figliuolo di Dio, riconosce tutti i suoi nemici e fa una bella professione di volere essere seguace vero di Gesù. Gli si conferisce il Battesimo con una candida stola, in segno dell’allegrezza con cui la S. Chiesa accoglie quel suo nuovo figliuolo e del candore dell’innocenza con cui lo riveste. Non vi dirò poi tutte le belle preghiere, con cui accompagna queste sante azioni, gli affetti infocati con cui raccomanda a Dio questo novello figliuolo, gli esorcismi potenti con cui lo sottrae a tutte le potestà infernali, che sarebbe opera infinita; esclamerò solo: O santi riti o meravigliose cerimonie e piene di ogni santità! E quello che io vi ho detto dei riti del Battesimo, voi intendetelo di tutti gli altri riti della S. Chiesa; dei bei cantici con cui accompagna la S. Messa; dei suoni degli organi che significano le melodie degli Angeli del cielo; del sacro incenso che rappresenta le preghiere dei fedeli che salgono al cielo in odore di soavità; dei lumi che ardono che significano la luce spirituale che si diffonde nelle anima e le virtù e gli affetti che ardono nei nostri cuori; degli apparati splendidi della Chiesa e dei sacri ministri che simboleggiano la purezza di quelli che debbono trattare e ricevere e partecipare a quei santi misteri. Io non finirei mai se volessi percorrere tutte queste particolarità e riscontrarle tutte. – In tutto l’anno la S. Chiesa ha sempre nuove feste ed in esse riti e cerimonie bene adattate che riempiono l’anima di stupore e di pietà. Ricordatevi solo della bella notte di Natale, quando la Chiesa ci mostra Gesù bambino, che venuto dal cielo in terra sta a tremare di freddo tra il bue e l’asinello sopra la paglia: ricordatevi della settimana santa in cui ci mette sott’occhio tutta la Passione, la prigionia, gl’insulti nei tribunali, la flagellazione, la coronazione di spine ed il portare della Croce, l’agonia e la morte del nostro caro Gesù. Non sono bellissime tutte queste cerimonie, non sono piene di affetto, non sono opportunissime a riempirci l’anima di soavità? Che dirò poi delle Processioni tanto belle per cui Gesù Cristo viene portato in mezzo ai nostri paesi ed alle nostre campagne, perché sparga da per tutto le sue celesti benedizioni? Che dirò delle Rogazioni per cui il Sacerdote ed il popolo invocano da Dio la benedizione anche sulle nostre terre, sui nostri frutti, sulle nostre case, ponendovi per intercessori la SS. Vergine e tutti i Santi del cielo? Ah mostri che osano disprezzare riti sì santi e cerimonie così pietose! Gli è perciò miei cari che oltre all’ignoranza per cui bestemmiano quello che non conoscono,io vi diceva che c’è anche una sterminata malizia. Non possono non vedere che tutte queste cerimonie di S. Chiesa hanno una forza ammirabile a risvegliare nella nostra mente pensieri più vivi delle cose divine e ad accendere i nostri cuori di affetti più sentiti verso il Signore. Ma se non possono non vedere ciò, perché ci vogliono privare di tutti questi mezzi che sono sempre stati tanto adoperati dalla S. Chiesa, tanto pregiati dai Santi, tanto cari a tutti i Fedeli, e tanto efficaci al nostro spirituale vantaggio? Essi con queste declamazioni fanno lega con tutti gli increduli, con tutti i filosofastri, con tutti gli empi che vorrebbero vedere sterminato il culto del Signore dalla terra, e ridurci per pochi anni a vivere da bestie, senza Chiesa, senza culto, senza Sacerdoti, senza anima e senza Dio, per farci poi vivere un’eternità fra le strida, i pianti, le disperazioni, nel fuoco eterno. Iddio non lo permetta mai per sua misericordia. E voi invece ponete ben mente a quel che vi dico: non vi lasciate mai intepidire nell’amore a queste belle pratiche di pietà: anzi andatevi a bello studio più sollecitamente e mostratevi in esse più devoti e più riverenti. Il demonio è un serpente. Dove mette una volta la testa, vi fa passare anche tutto il corpo. Se comincerà a levarvi questi oggetti dalla mente e dal cuore, poi vi leverà i Sacramenti, il Sacrifizio e tutti i mezzi della salute. – Finalmente dicono che basta non far male, che basta aver carità, che tutte le cose sopradette non sono necessarie. Avevamo proprio bisogno di queste loro moine! Basta non far male eh? Ma dunque perché hanno tanto interesse a levarci tutti i nostri esercizi di pietà? Io non credo che noi facciamo male ad alcuno con essi e che non manchiamo alla carità con chicchessia nei nostri riti e cerimonie: perché dunque si sveleniscono tanto contro di essi? Perché non cominciano essi a praticare un poco la carità con noi e ci lasciano in pace? Perché vengono a seminare la discordia ed il malcontento nel paese? E questa è la carità che predicano? Ipocriti! Ma poi diciamo loro chiaramente. No, non basta non far male. bisogna anche fare del bene, non basta aver carità come la intendono costoro, bisogna avere anche giustizia, anche aver fede, anche aver pazienza, anche avere umiltà che è appunto quella che manca a cotesti predicatori, bisogna anche avere ubbidienza, che essi non conoscono né punto né poco, bisogna avere tutte le virtù. Il non far male, il non rubare, il non ammazzare è molto poco, perché è molto poco anche diciamolo chiaro, il fare un po’ di bene al prossimo. Questo basta per gettare un poco di polvere negli occhi alla gente, questo basta per farsi un po’ di reputazione, questo basta per piacere al mondo, ma per piacere a Dio ci vuole ben altro. Bisogna sottomettere il capo alla S. Fede, e checché la nostra superbia ci suggerisca, stare sottoposto alla S. Chiesa: praticare tutto quello che essa c’insegna, sentir la S. Messa, confessarsi, comunicarsi quando essa comanda, rispettare le astinenze, i digiuni quando essa li impone; osservare le Domeniche e le Feste come essa prescrive; bisogna domare le proprie passioni, sottomettere l’ira, l’invidia, la superbia, la gola, disprezzare il mondo con tutte le sue pompe, infrenare la propria carne e non concederle quello che essa pretende: conviene far tutto ciò e farlo davvero. Non bastano quattro smorfie in lode della carità, che neppure si finisce di conoscere quel che sia. – Io castigo il mio corpo, dice S. Paolo, io lo tengo in servitù, io non batto l’aria (Cor. IX, 27) come fanno costoro con le loro parole melate di carità con le quali gabbano tanti sciocchi. – Di che poi potete conchiudere che è falsissimo anche quello di che tanto si vantano, cioè che non fanno male; perché in realtà ne fanno moltissimo, tralasciando tutto il vero bene, mancando della vera carità nell’atto in cui più la vantano, ed essendo ripieni d’ogni nequizia. Il vero Cattolico è quello che non fa male perché rispetta tutti i diritti di Dio, adempie tutti i doveri che ha col prossimo, e procura di non mancare neppure a se stesso. Chi la intende cosi, intende tutta la dottrina nel santo Vangelo. Chi non la intende così o è un pazzo che inganna sé medesimo, o è un furfante che inganna gli altri.

LO SCUDO DELLA FEDE (67)

LO SCUDO DELLA FEDE (67)

[S. Franco: ERRORI DEL PROTESTANTISMO, Tip. Delle Murate, FIRENZE, 1858]

PARTE SECONDA.

FRODI PER CUI S’INTRODUCE IL PROTESTANTISMO

CAPITOLO II.

FRODE SECONDA. BASTA LA FEDE PER SALVARSI

Somigliante a questo primo inganno è quello per cui sono tutti ad esaltare la S. Fede, e dire che basta aver Fede in Dio e che poi tutto il resto non è necessario per la salute, e sopra questa Fede fanno uno strepito che mai il maggiore. Ora sentite, miei cari: i Protestanti dicono che basta aver fede in Dio per salvarsi. Ebbene se i Cattolici dicessero tutto il contrario, cioè che non basta la sola fede, a chi si dovrebbe credere? Io penso che tutta la S. Chiesa Cattolica valga almeno quanto può valere uno di questi nuovi maestri. E però anche senza che si dovessero portare tante ragioni, la causa sarebbe bella e finita. – Ma forse che mancano ragioni a dimostrare che non basta la sola fede? Tutte le sante scritture ne sono piene di prove invitte. Non basta la sola fede, perché dice espressamente S. Paolo, che ci vuole oltre la fede anche la speranza e la carità e se noi avessimo tanta fede da trasportare le montagne e da fare anche miracoli strepitosi, tuttavia senza la carità, non saremmo nulla davanti a Dio (1 Cor. XIII). Non basta la sola fede, perché si richiedono anche le buone opere. S. Giovanni Apostolo dice chiaro che chi non eseguisce i comandamenti di Dio, non ha carità(1 Giov. II, 3-4), perché la prova della carità è appunto l’osservanza della divina legge.Non basta la fede, perché S. Paolo protestaanzi che al tribunal di Dio ognunoriporterà la pena ed il premio, secondo cheavrà operalo (2 Cor. V, 10). E Gesù Cristo Signor nostro ci assicura che nel dì finale quelli che non avranno fatte opere buone, possono dire tutto quel che vogliono, saranno condannati all’inferno senza pietà (Matt. XXV). Non basta la fede, perché se questa bastasse, il mondo intero andrebbe in rovina, mentre sul pretesto di aver la fede si disprezzerebbe l’esercizio di ogni virtù e gli uomini si abbandonerebbero, come fecero i Luterani, sfrenatamente ad ogni vizio, contro tutto quello che prescrive la dottrina di Gesù Cristo, la stessa ragione ed il buon senso. Non basta la fede finalmente, perché coloro che dicono che basta la fede, nonhanno neppure questa; non l’hanno e non possono averla, perché non sanno neppure che cosa sia questa fede.A sentirli parlare fanno tanti elogi alla S. Fede, dicono tante meraviglie della S.Fede, e poi se li interrogate che cosa essi veramente intendano per fede, s’imbrogliano e non sanno che rispondere. Io l’ho provato con parecchi ed è proprio così. Vuol dire, ripigliano altri, credere a Dio: ma certo il credere a Dio solamente non basta a salvare nessuno. Il demonio stesso crede a Dio, dice S. Giacomo, anzi crede tanto che trema di spavento (Jac. II, 19); niuno però dirà che il diavolo sia in luogo di salute. Volete voi dunque sapere che cosa sia veramente la S. Fede? Ve lo dirò io, e comprenderete che i Protestanti non hanno affatto la Fede.Fede non è credere così in confuso che vi è Iddio ed un Salvatore, ma è credere tutte le cose che questo Dio e Salvatore ha rivelato, e crederle perché Egli somma verità le ha rivelate e perché la S. Chiesa cele propone a credere. Primo, creder tutte le cose che Dio ha rivelate cioè tutto quello che si contiene nelle S. Scritture, poi tutto quello che la Tradizione contiene, in una parola tutto ciò che Egli ha affidato alla Chiesa Cattolica, e la Chiesa Cattolica propone a noi.I Protestanti non credono tutto quello che Dio ha rivelato, scelgono a capriccio, prendono una cosa, ne lasciano un’altra. Non credono per esempio che sono sette i Sacramenti, che è divino il Sacrifizio della S. Messa, che è buona l’invocazione dei Santi, che è un debito intervenire alla Messa e confessarsi e comunicarsi, e cento altre cose. Dunque non credendo tutto, non hanno la vera fede. Però è che non si può dire che credano a Dio, poiché mentre fanno essi la distinzione di quel che vogliono ammettere e di quello che vogliono rigettare, non credono veramente ad altri che a se stessi, al proprio capriccio, al proprio giudizio e nulla più.Ma soprattutto non credono sull’autorità della Chiesa che proponga. Ora dovete sapere che questo è un punto molto essenziale. Gesù Cristo ci ha dato la Chiesa per maestra e vuole che ascoltiamo Lei. Egli ha detto dei suoi ministri, che: chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me(Luc. X, 16).Ha detto che la Chiesa è la colonna ed il saldo sostegno della verità(1 Tim. III, 15), ha detto che chi non ascolta la S. Chiesa, si ha da tenere in conto di Gentile e di Pubblicano (Matt. XVIII, 17). É dunque sua volontà che noi nel credere alle verità rivelate, stiamo al Magistero cheessa ne darà. Essa custodisce tutte le verità della S. Fede, essa ci spiega le S. Scritture, Essa c’intima le vere tradizioni, e Gesùvuole che tutte le verità della Fede ci siano proposte da Essa. Ma i protestanti pieni disuperbia, rigettano il Magistero della Chiesa, vogliono fare da sé, si costituiscono da prima essi i giudici di quello che hanno da credere e poi per adulazione costituiscono anche voi.Ognuno, secondo essi, ha da leggere la Bibbia e trovare la verità, ognuno ha da fare esame sopra di essa e pretendono scioccamente ed empiamente che chi non ha fatti mai studi, che non ha né tempo, né  capacità di farli, sia il giudice di quelle profonde verità. Con che tentano l’impossibile, fanno fare un capo grosso come un cestone alla povera gente, la mettono in mezzo, sì che non sappia più né quel che credere, né quel che non credere, e tolgono loro interamente dal cuore la S. Fede: perché quando non crediamo sull’autorità della S. Chiesa, ma sul nostro giudizio, la Fedeè bell’e finita. Ecco miei cari che cosa fanno costoro col gridare fede, fede; vi levano il dono preziosissimo della Fede e vi riempiono la mente di errori, ed il cuore di superbia e vanità.

LO SCUDO DELLA FEDE (66)

LO SCUDO DELLA FEDE (66)

[S. Franco: ERRORI DEL PROTESTANTISMO, Tip. delle Murate, FIRENZE, 1858]

PARTE SECONDA.

FRODI PER CUI S’INTRODUCE IL PROTESTANTISMO

CAPITOLO I.

PRIMA FRODE. SIMULARE VIRTÙ E SANTITÀ.

Se il demonio si facesse vedere a tentare gli uomini visibilmente non otterrebbe niente da loro, perché tutti si armerebbero col segno della S. Croce e lo metterebbero in fuga. Così i Protestanti che vogliono sedurre le vostre anime, se vi facessero vedere tutta la bruttezza e deformità delle loro dottrine non guadagnerebbero niente; e perciò si trasformano in tutt’altro e prendono sembiante e apparenza di Santi per ingannare. Imitano in ciò gli antichi Eretici i quali hanno sempre posto in opera, secondo che osservano gli antichi Padri, ogni sorta di frodi per riuscire nel loro intento e verificano così le parole di Gesù Cristo, che ci vengono innanzi con pelli di pecora, mentre nell’interno sono lupi rapaci.

Il perché io stimo opportuno di premunirvi contro coteste arti, svelandovi le insidie che più comunemente essi tendono in questi tempi. La prima di tutte è fingere zelo della virtù ed amore alla santità. Da principio non vi parlano d’altro che di Gesù Cristo, dell’amare il prossimo, di non rubare, di non bestemmiare, di adorare Dio in spirito e verità, cose tutte molto buone e molto giuste: e poi quando vi hanno guadagnato con tutte queste apparenze di santità, v’insinuano il veleno nascostamente. Così facevano per testimonianza d’Origene gli Eretici Marcionisti, Valentiniani, Apostolici ed altri i quali mostrando una certa mansuetudine, carità del prossimo, amor della giustizia ed alcuni (sebbene pochi invero) perfino una certa castità, cercavano di farsi credito per propagare più efficacemente i loro errori. Ora voi state in guardia contro questa prima frode, perché per sapere che abbiamo da amare Gesù Cristo non abbiamo bisogno che i Protestanti ce lo insegnino. I nostri Parrochi, i nostri sacerdoti ci ricordano sempre che Gesù Cristo è il nostro buon Dio, il nostro Padre, l’unico nostro Salvatore. il quale venne sulla terra per nostro amore, visse ed operò sempre per nostro amore, patì e morì sempre per amor nostro; che dobbiamo sperare in Lui, amare Lui con tutto il nostro cuore, ed obbedirgli in tutto quello che ci ha comandato. Non vengono ad insegnarci una cosa nuova quando dicono che dobbiamo amarci scambievolmente. E chi non sa che la S. Religione Cattolica non raccomanda mai altro se non se che i padri amino i figliuoli, i figliuoli i padri, le mogli i mariti ed i mariti le mogli, che i fratelli si trattino da buoni fratelli, che i parenti si riguardino da buoni parenti, che in una parola niuno porti odio al suo prossimo, ma che ciascuno anzi procuri di fare del bene anche a chi gli ha fatto del male? Avevamo proprio bisogno che venissero costoro con tutte le loro smorfie ad insegnarci queste verità! Così pure menano tanto strepito perché ti raccomandano ed inculcano di non bestemmiare. Oh davvero, che se non venivano essi ad ammaestrarci, noi non lo sapevamo! E come dunque tanto si predica contro la bestemmia? E perché si sono anche erette società ed aggregazioni per sterminarla da questo mondo? e perché i Confessori quando veggono che uno non fa nessuno studio per emendarsene, gli negano perfino la santa assoluzione? È poi bella che ci raccomandano di adorare Iddio in spirito e verità, quasi i Cattolici non lo raccomandassero più di loro, e non solo lo raccomandassero, ma anche non lo praticassero più di loro! Che cosa vuol dire adorare Iddio in ispirito e verità? Vuol dire non contentarsi di lodarlo con la bocca, di onorarlo con atti esterni, ma accompagnare tutti gli atti del divin culto anche col cuore e soprattutto eseguire con l’opera tutto quello che Egli ci comanda. Questo è adorare in spirito e verità. Ora che altra cosa raccomanda la S. Chiesa Cattolica se non se che impieghiamo il nostro cuore in tutto quello che riguarda il divin culto? Non è forse vero che c’inculca sempre che nella preghiera non ci contentiamo di profferire le parole come i pappagalli, ma che lo facciamo col cuore? Non è forse vero che quando ci abbiamo a confessare, sempre ci si prescrive che ci pentiamo dei nostri peccati con tutto il cuore e che altrimenti la confessione non serve a nulla? Non è forse vero che nella S. Comunione e poi in tutti i tempi c’insinua d’amare il nostro buon Gesù con tutto il cuore, offerendogli tutti i nostri pensieri, i nostri sentimenti, i nostri affetti? E perché in certe belle solennità della Madonna, ci fa pregare questa S. Madre perché offra Ella stessa a Gesù il nostro cuore? Non sono tutte queste le cose che sempre ci inculca la S. Chiesa Cattolica? Ci era dunque proprio di bisogno che venissero i Protestanti ad insegnarci queste verità? – Quanto all’eseguire la volontà di Gesù espressaci nei suoi Santi Comandamenti, dite, non è vero che quello che sempre vi hanno inculcato i vostri Parrochi, i vostri Sacerdoti è che non basta dire che vogliamo esser buoni, ma che bisogna contentare Gesù facendo quello che Egli ci comanda? Che bisogna che i padri e le madri di famiglia vigilino sopra i figliuoli, che i figliuoli onorino i genitori, che non si ha da rubare, che si ha da santificare la Festa, che sono un gran peccato le imprecazioni, gli spergiuri, le bestemmie, le carnalità, in una parola tutte le violazioni dei divini Comandamenti? Non è forse vero che ripetono sempre che non bastano le buone parole, ma che ci vogliono i fatti, cioè sodisfare agli obblighi del proprio stato? E adesso vengono costoro ad insegnarci tutte queste cose, quasi noi Cattolici non le sapessimo e non le avessimo inculcate prima che essi venissero al mondo? Eh sappiamo anche noi più di loro che bisogna adorare Iddio in ispirito e verità. Sapete però il fine per cui raccomandano tutte queste cose? Non perché loro importino, ma lo fanno per ingannare i semplici. Dopo che hanno raccomandato tutte queste cose buone, passano ad insinuare il loro veleno di nascosto: fanno come certi venditori di grano che ne mettono un poco di buono alla bocca del sacco e poi più sotto è grano cattivo. Così essi, dopo che si sono acquistati un poco di credito con l’avere raccomandate queste cose buone, v’insinuano poi tante cose pessime. Dicono che è buona la carità, ma poi soggiungono che non è necessario andare in Chiesa, sentire la S. Messa, confessarsi dei propri peccati, osservare la S. Quaresima. Dicono che non bisogna bestemmiare, ecco il grano buono: ma poi vi danno il grano cattivo, soggiungendo che non bisogna dare retta ai Sacerdoti di Dio, che non bisogna ascoltare la loro parola, che non bisogna lasciarsi far paura dei castighi che minacciano a nome del Signore. Dicono che bisogna adorare Dio in ispirito e verità, ecco il grano buono; ma poi dopo vi danno il grano cattivo dicendo che non è necessario ricevere la S. Comunione, che non è buono il raccomandarsi alla Madonna ed ai Santi, che non ci vogliono tutte queste cerimonie che adopera la S. Chiesa. Ah lupi traditori! Avreste mai creduto che per ingannarvi fossero capaci di fare tante lustre, tante mostre di pietà? È proprio quello che vi diceva: si ricoprono con la pelle di pecora per assalirvi. Ora voi fate così: quando cominciate a sentire tutte quelle antifone, mettetevi subito in guardia e levateveli dintorno prontamente rispondendo che certo bisogna adorare Iddio in ispirito e verità, ma che non per questo bisogna tralasciare tutti i mezzi esteriori della pietà, come sono le Preci, la Messa, i Sacramenti, le opere buone, com’essi v’insinuano: che anzi bisogna praticarle con ogni fervore perché son quelle per cui si giunge alla vera adorazione fatta in ispirito e verità.

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (18)

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (18)

IL DOGMA CATTOLICO:

Extra Ecclesiam Nullus Omnino Salvatur

[Michael Müller C. SS. R., 1875]

§ 14. IL LIBERALISMO CONDANNATO DALLA CHIESA

[S. O.  è a favore del Liberalismo; false asserzioni dei Cattolici liberali].

Dal modo in cui è scritto l’articolo Queer Explanation …, è evidente che S. O. è a favore del liberalismo, e il Rev. Padre Cronin, direttore della Buffalo Union & Times sostiene fortemente il liberalismo e predica contro la piccola meschinità dell’intolleranza nel suo articolo Narrow-Mindedness. (BU & T, 1 marzo 1888). Ora che cos’è il liberalismo?  – Dal tempo degli Apostoli i veri seguaci di Cristo sono stati chiamati Cattolici. Il significato di questa denominazione è sempre stato che essi appartenevano alla Chiesa una, santa, cattolica, apostolica e romana. Il termine Cattolicoli ha sempre distinti da ogni setta eretica. Erano conosciuti con questo termine in ogni parte del mondo. Nei ultimi recenti anni, tuttavia, sono sorte alcune persone che non sono soddisfatte del nome di Cattolico. Ed infatti esse si definiscono cattolici liberali. I Cattolici liberali affermano falsamente che « è un errore proteggere e promuovere la Religione », perché « la religione – dicono – prospererà molto meglio se lasciata sola; … che il mondo è entrato in una nuova fase ed ha iniziato ad organizzare un nuovo corso (il c. d. nuovo ordine mondiale, di ispirazione massonica – ndt. -) e di conseguenza la Chiesa dovrebbe adattarsi allo spirito dell’epoca, che la Religione non ha nulla a che fare con la politica, che Essa debba avere a che fare solo con la vita privata degli uomini, … che la Religione debba praticarsi dentro la Chiesa, ben inteso solo le Domeniche, che dobbiamo essere generosi nei nostri sentimenti religiosi verso i non Cattolici, cioè, … non dobbiamo dire loro che non c’è salvezza fuori dalla Chiesa Cattolica, non dobbiamo spiegare loro perché la salvezza sia impossibile fuori dall’ovile di Cristo; non dobbiamo mostrare loro la differenza tra la Fede Divina e quella umana, perché, se facciamo tutto questo, siamo di mentalità ristretta ed un popolo intollerante, siamo bigotti, che scaricano riprovazioni sul cattolico liberale. « Un uomo liberale non è mai intollerante, dice il Rev. Editor della BU & T. In una parola, un Cattolico liberale è un composto di principi veri e falsi. Ha due coscienze: una per la pubblico e un’altra per la sua vita privata. È Cattolico con il Papa, se possibile, ma liberale nelle opinioni religiose con tutti coloro che differiscono da lui nella fede. « È un credente – dice il Rev. Padre Cronin – con una visione ampia, e ha un’ampia carità per i sentimenti di altri che differiscono da lui nella fede ». – « I cattolici liberali – dice O. A. Brownson – manderebbero le persone in Paradiso più con l’eccezione che con la regola ». – « Abbiamo Cattolici, o uomini – dice Brownson – che si definiscono Cattolici, i quali, senza saperlo, difendono una politica di puro laicismo, che sotto un altro nome si intende ateismo politico, e – non sempre gli stessi individui – che difendono in teologia, a loro modo di vedere, il latitudinarismo più distruttivo: raramente incontriamo un Cattolico, uomo o donna, Sacerdote o laico, che ci permetterà di dire che fuori dalla Chiesa nessuno possa essere salvato, senza che sia qualificata l’asserzione e spiegata in modo tale da renderla privo di significato per le persone semplici che ignorano le sottigliezze, le eleganti distinzioni e le raffinatezze dei teologi. Quanti dei nostri Cattolici, pur ritenendo il protestantesimo come un errore contro la fede e un antagonista della Chiesa, sostengono che la massa dei protestanti sia fuori dalla via della salvezza e non potrà mai vedere Dio nella visione beatifica, a meno che prima di morire non diventino Cattolici, uniti a Cristo nella Chiesa che è il suo corpo? Al contrario, non ci troviamo di fronte a distinzioni teologiche, raffinatezze logiche, spiegazioni e qualifiche sottili, che ci mettono tutti nel torto? » – « È solo negli ultimi tempi – dice Mons. Hay – che questo modo liberale di pensare e di parlare della necessità per la vera Fede di essere in comunione con Cristo nella sua Chiesa è apparso tra i membri della Chiesa, mentre questo era ritenuto normale dai Cattolici in tutte le epoche precedenti, ed è uno dei più grandi motivi della sua condanna: è una novità, è una nuova dottrina, mai inaudita fin dall’inizio, anzi, è direttamente opposta alla dottrina uniforme di tutte i grandi lumi della Chiesa in tutte le epoche precedenti: questi grandi e santi uomini, i testimoni più ineccepibili della fede cristiana dei loro tempi, non conoscevano altro linguaggio su questo argomento, che quello che avevano udito pronunciato davanti a loro da Cristo e dai suoi Apostoli; essi sapevano che il loro divino Maestro aveva dichiarato: « Chi non crede sarà condannato »; udirono il suo Apostolo proclamare un terribile anatema contro chiunque, foss’anche un Angelo del cielo, avesse osato alterare il Vangelo che aveva egli predicato (Gal 1, 8). Lo avevano sentito affermare in termini espressi che « senza la fede è impossibile piacere a Dio; » e tenevano costantemente lo stesso linguaggio e non vedendo il più piccolo spazio nella Scrittura per poter pensare che quelli che erano fuori della Chiesa potessero essere salvati per la loro ignoranza invincibile, illusione ingannevole che neppure una sola volta è dato incontrare in tutti i loro scritti o negli scritti di ogni solido teologo Cattolico, come abbiamo dimostrato. Come mai, poi, accade al giorno d’oggi che alcuni che si professano membri della Chiesa di Cristo, sembrano riconsiderare questa verità in questione continuando a implorare il favore per coloro che non sono della loro comunione, proponendo delle scusanti per loro e usando tutti i loro sforzi per provare una possibilità di salvezza per coloro che vivono e muoiono in una falsa religione? « Questo è uno di quei dispositivi che il “nemico delle anime” utilizza in questi tempi infelici per promuovere la propria causa, e che ci siano motivi per temere che, per varie ragioni, abbia trovato la sua strada anche tra coloro che appartengono all’ovile di Cristo, perché, – (1) vivendo in mezzo a coloro che professano false religioni e con i quali spesso hanno le connessioni più intime, e per i quali naturalmente e lodevolmente nutrono un amore e un affetto, si rendono inizialmente non disposti a pensare che i loro amici possano essere fuori dalla via della salvezza, poi procedono a desiderare e sperare che non lo siano, quindi vengono a rimettere in discussione il loro essere tali, e da questo il passo è facile per afferrare con ogni pretesto di persuadersi – (2) I principi latitudinari si trovano ovunque in questi nostri giorni, essi sono una misericordia non convenuta, per così dire, che si trova in Dio per i maomettani, gli ebrei e gli infedeli, che non erano mai stati ascoltati dai Cristiani. Questo è indorato con un carattere specioso di un modo di pensare liberale e con sentimenti generosi; ed è diventata una moda il pensare e il parlare in questo modo. Ora la moda è la più potente arma persuasiva, contro la quale anche le brave persone non sempre resistono; e quando uno sente questi sentimenti ogni giorno rimbombare nelle proprie orecchie, e tutto ciò che sembra loro contrario ridicolizzato e condannato, cede naturalmente all’illusione e distoglie la sua mente dal desiderio di esaminare la forza di questi sentimenti, per paura di scoprire la loro falsità. Quando, per paura di essere disprezzati, desideriamo che tutto sia vero, la traslazione è molto facile da credere che sia vera, e senza ulteriori approfondimenti viene adottata come definitiva ogni dimostrazione sofisticata della ragione a suo favore. – (3) Molto spesso anche l’interesse del mondo concorda con la sua influenza prepotente a produrre lo stesso fine. Un membro della Chiesa di Cristo vede il suo amico separato, al servizio ed in credito presso il mondo, e si vede capace di rendergli grandi servizi, e sa che, se dovesse abbracciare la vera Fede, perderebbe tutta la sua influenza e diventerebbe inadatto nel servirlo. Questo lo rende freddo nel desiderare la sua conversione; anche se il pensiero che il suo amico non sia sulla via della salvezza lo addolora; perciò comincia a desiderare che possa essere salvato così come è, nella sua religione. Quindi egli giunge alla speranza che possa salvarsi anche così, e adotta volentieri qualsiasi dimostrazione o prova che glielo faccia pensare. È vero, infatti, tutte queste ragioni avrebbero poca influenza su di un membro sincero della Chiesa di Cristo, che comprende la sua Religione e ha il giusto senso di ciò che Essa gli insegna su questo capo. Ma la grande disgrazia di molti che adottano questi modi sciolti di pensare e parlare è: – (4) che ignorano i fondamenti della loro Religione; non esaminano a fondo la questione ed una volta infettati dallo spirito del giorno, non sono più disposti a riesaminarla; ed anche se essi non riescono a scusarsi con un amico zelante e ad aggrapparsi a quei miserabili sofismi che sono asseriti a favore del loro modo di pensare sciolto, rifiutano di aprire gli occhi alla verità, o persino di guardare alle ragioni che la supportano. » – « Non sufficientemente – dice Brownson – si capisce la relazione della Chiesa con l’Incarnazione, l’ordine della Grazia, la funzione della Chiesa nell’economia della salvezza, il fine della Religione, la disposizione del mondo nel confondere la liberalità con la carità. Non vedono che la Chiesa cresce, per così dire, dall’Incarnazione, di cui è, in qualche modo, la continuazione visibile sulla terra, e dalla quale Essa è inseparabile ».  La rigenerazione del mondo è stata prefigurata nella sua prima creazione. Dopo cinque giorni di attesa, di preparazione, di creazioni preliminari, Dio ha fatto il primo uomo « dal fango della terra, terreno ». In lui ha unito, in una persona umana, due sostanze diverse, quella propriamente appartenente anche agli Angeli, e l’altra agli animali: la mente e il corpo, e poi lo ha nominato padrone e signore di tutte le creature che popolano l’aria, la terra e le acque. Dopo aver terminato questa creazione della natura umana, l’ha completata con la formazione di Eva, tratta dal fianco di Adamo, e con questa aggiunta la razza umana è stata costituita in modo da vivere e perpetuarsi, allo stesso modo, dopo una serie di cinquemila anni (secondo i “Settanta”), dopo questi cinque lunghi giorni dedicati all’annuncio, alle figure, ai preparativi e ai preliminari del suo arrivo, apparve il nuovo Adamo, « disceso dal cielo e celeste ». In Lui pure le due nature, la divina e l’umana, sono unite insieme, nell’unica Persona di Dio Figlio. È nominato Re degli Angeli e degli uomini. Successivamente la sua incarnazione, in un certo senso, è finita, compiuta nella sua pienezza, dalla formazione della Chiesa, la sua sposa, che è scaturita dal suo fianco aperto sulla croce; e con l’incorporazione dei fedeli in Gesù Cristo nel seno della Chiesa, il Cristianesimo è completo: vive, cresce, dà vita alla terra e ai popoli il Paradiso. « Dio – dice San Paolo – tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di Colui che si realizza interamente in tutte le cose. » (Ephes. I, 22, 23.) Di tutte le parti del corpo, il capo è l’organo principale, quindi l’inizio di una cosa è chiamato  « capo », poiché la natura umana di Gesù Cristo è ipostaticamente unita alla Divinità, Egli possiede la pienezza della Grazia e la comunica a tutti i membri del suo Corpo mistico. Quindi l’Apostolo dice: « colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. » (Rom. VIII, 9) La Chiesa è il Corpo mistico di Cristo, e il suo complemento o perfezione, essendo il capo incompleto senza il corpo; ma quando il capo ha tutti i membri del corpo, così che nessuno manca, allora il corpo è interamente completo, dice San G. Crisostomo. Sebbene Cristo sia già perfetto di per se stesso, tuttavia si considera incompleto e, per così dire, una testa mutilata nei membri, se non ha la Chiesa come corpo unito a Lui. – Quindi san Paolo dice: « Poiché il corpo è uno e ha molti membri e tutte le membra del corpo, sebbene siano molte, eppure sono un solo corpo: così anche Cristo ». (I. Cor. XII. 10) Su queste parole Sant’Agostino commenta così: « San Paolo non dice: così anche il corpo o le membra di Cristo; ma così anche Cristo. Dice che la testa e il corpo sono un solo Cristo. E questo non dovrebbe apparire incredibile per noi; perché, se la natura divina di Cristo, che differisce infinitamente ed è incomparabilmente più sublime della sua natura umana, era così unita ad essa da essere una sola Persona, quanto è più credibile che i fedeli e i santi Cristiani siano un solo Cristo con Cristo uomo! L’intero Cristo è testa e corpo. Il capo e i membri sono un solo Cristo. La testa era in cielo e disse: « Paolo, perché mi perseguiti? ». – « Siamo con lui in cielo con la speranza, ed Egli è con noi sulla terra con la carità ». (Lib. I. de Peccat. Merit., 31).  – Quindi Cristo a volte è chiamato l’intera Chiesa. (I. Cor. XII, 10). Pertanto spesso anche si dice che siamo in Cristo, che cresciamo, lavoriamo e soffriamo in Lui; quindi anche l’Apostolo dice che Cristo vive in lui e lui in Cristo. Quindi è tutta la nostra speranza, tutta la nostra consolazione. – La comunità sulla terra di quei Cristiani che sono uniti sotto un unico Capo comune, il Papa, come successore di San Pietro, e che professano la stessa Fede e prendono gli stessi Sacramenti, sono chiamati Corpo di Cristo. « Questo corpo – dice Cornelius a Lapide – deriva la sua vita spirituale da Cristo, il suo capo. Questa vita è chiamata l’anima della Chiesa. Questa vita « l’anima della Chiesa » è generale e imperfetta, oppure è speciale e perfetta. La vita generale e imperfetta è la vera fede, e la vita speciale e perfetta del Corpo della Chiesa è la Carità divina. Coloro dei fedeli che sono animati dalla vera fede divina e dalla carità, che è riversata nei loro cuori dallo Spirito Santo, sono, quindi, uniti a Cristo, il loro Capo, e formano il suo Corpo perfetto. Quelli dei fedeli che sono animati solo dalla vita generale e imperfetta, per la sola fede, sono, è vero, membri del corpo della Chiesa, ma sono membri imperfetti; e se morissero in quello stato, sarebbero persi per sempre. Ma poiché essi sono membri del Corpo di Cristo, sebbene siano membri defunti, possono diventare membri perfetti mediante la Carità divina, se traggono profitto dalle grazie che fluiscono da Cristo su tutte le membra del suo corpo. Quindi, poiché il membro di un corpo che non è unito agli altri membri e al corpo intero, non può ricevere alcun nutrimento e la vita attraverso il suo corpo, così, anche, un Cristiano non può vivere della vita perfetta della Chiesa, se è non unito dalla Carità divina con tutto il resto dei fedeli e all’intero Corpo della Chiesa. »(Commento In Epist. ad Efes., c. IV., v. 16, e in Epist. ad Tim., c. II., v. 20.). « Se qualcuno – dice Cristo – non rimane in me, sarà tagliato come un ramo e appassirà, lo raccoglieranno e lo getteranno nel fuoco; e brucierà » (San Giovanni, XV, 6).  – Dopo essere stati uniti nel battesimo al Corpo di Cristo, la sua Chiesa, possiamo rimanere uniti a Cristo, il suo Capo, solo con la vera Fede divina e con la carità. Ma per la vera Carità non si può essere esclusi dall’unità della Chiesa, dice Sant’Agostino. Siccome tutti gli eretici, senza eccezione, sono separati dal Corpo di Cristo, che è la Chiesa, e sono dei rami staccati dalla vite, che è  Cristo, la linfa della Fede e della Carità divina non può scorrere in essi, finché non siano uniti al Corpo di Cristo, la Chiesa. Chi pensa dunque di poter fare del bene a se stesso, e non è unito alla vite; e colui che non è unito alla vite, non è unito a Cristo; e colui che non è unito a Cristo non è Cristiano. (St. August Tract. 21.). « La Chiesa, quindi – dice O. A. Brownson – vive in Cristo, ed Egli vive in Essa; la propria vita è la sua vita, e gli individui si uniscono a Lui e vivono la sua vita essendo uniti ad Essa e vivendo la loro vita in Essa. Essere separato da Essa, è quindi essere separato da Lui, essere separato dal Verbo Incarnato stesso, l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini, e dal nostro fine, essendo Egli il mezzo per la sua realizzazione. – « Tutto ciò che la Divina Provvidenza ha prodotto nel corso dei secoli esisteva – come dice Sant’Agostino – dall’inizio della creazione, nelle cosiddette cause semenziali, radicali, fondamentali, come per la germinazione di ogni specie, di animali e di corpi materiali, in modo che tutte le cose nella creazione raggiungono la loro perfezione in virtù di questo seme imperituro, che esiste nella loro natura fin dall’inizio del mondo. Ora, poiché l’uomo è destinato alla felicità soprannaturale, è necessario che sia in lui il seme imperituro della Grazia divina. San Giovanni allude a questo seme divino quando dice: « Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché un germe divino dimora in lui, e non può peccare perché è nato da Dio. » (1 Giov. Cap. III., 9.) Un essere razionale può ottenere un oggetto con il fare un solo atto, ma quell’atto non può avere il potere di metterlo in possesso di un oggetto che è di ordine soprannaturale. Ora la beatitudine eterna è un bene di un ordine soprannaturale, e solo Dio ha sempre goduto di quella gloria e felicità perfetta; non importa quanto grande possa essere la perfezione naturale di un uomo, ma egli non può, per un atto della sua perfezione naturale, entrare in possesso di un oggetto di perfezione soprannaturale: è solo per Grazia divina che egli può meritarla ed ottenerla, e questa grazia è concessa solo nella Chiesa. » – « Non c’è – dice Brownson – nessun nome sotto il cielo tra gli uomini, se non il Nome di Gesù Cristo mediante il quale noi possiamo essere salvati, non c’è salvezza in nessun altro nome: è ciò che deve essere detto al Cattolico: che Cristo, come Salvatore, è nella Chiesa, che è il suo Corpo, e che è nella Chiesa, e non in nessun’altra parte, che può operare la sua salvezza. È pur vero che se Egli è nella Chiesa, è anche fuori di Essa, operando nei cuori di coloro che non vi sono ancora dentro; ma opera ad Ecclesiam, per portarli cioè dentro, affinché li salvi la dentro, e non per salvarli senza Lui. Egli ama la sua Chiesa, che è la sua Eletta, la sua Amata, la sua Sposa, e ha dato la vita per Essa. In Essa, per così dire, concentra tutti i suoi affetti, le sue grazie e le sue provvidenze, e tutte le creature e gli eventi sono ordinati in riferimento ad Essa. Senza di Essa tutta la storia è inspiegabile, una favola, e l’universo stesso è privo di significato e senza scopo. La salvezza delle anime stesse avviene attraverso di Essa, e Dio non avrà figli che non siano anche i suoi (della Chiesa): Egli è un solo Padre, e così non può esserci che una sola Madre, e nessuno è del Padre che non sia anche della Madre. Tutti i Padri e Santi, sono chiari ed espliciti su questo, e chiaramente insegnano che la disonorerebbe e renderebbe Dio un adultero, colui che supporrebbe la salvezza di una sola anima di cui Essa non è la Madre spirituale. – « Dio, nello stabilire la sua Chiesa dalla fondazione del mondo, nel dare la sua vita sulla croce per Essa, e dimorare sempre con Essa nei suoi tabernacoli fino alla consumazione del mondo, l’ha adornata come una Sposa con tutte le grazie dello Spirito Santo, chiamandola sua amata, sua sposa, e ci ha insegnato come Egli la guardi, quanto profondo e tenero, quanto infinito e inesauribile sia il suo amore per Essa, e con quale amore e onore noi quindi dobbiamo considerarla. Egli ci ama, è vero, con un amore infinito ed è morto per redimerci; ma Egli ci ama e vuole la nostra salvezza solo nella, e attraverso la sua Chiesa. Ci vuole portare a Se stesso e non cesserà mai di essere un amante che corteggi il nostro amore; ma vuole che lo amiamo, lo riveriamo e lo adorariamo solo come figli della sua Amata. La nostra venerazione e il nostro amore devono ridondare a sua gloria come della sua Sposa, e rallegrare il suo cuore materno, ed ingrandire la sua gioia materna, altrimenti non li vuole, non li riconosce. « Oh, è spaventoso dimenticare il posto che la Chiesa detiene nell’amore e nella Provvidenza di Dio, e considerare la relazione con la quale le stiamo accanto, come una questione di nessuna importanza! Essa è l’unico grande oggetto su cui sono fissati tutto il cielo, tutta la terra, e tutto l’inferno. Ecco la sua personificazione nella Beata Vergine, la Santa Madre di Dio, la gloriosa Regina del cielo. Umile ed oscura, visse povera e silenziosa, eppure tutto il cielo volse gli occhi verso di Lei; tutto l’inferno tremava davanti a Lei, tutta la terra aveva bisogno di Lei, era cara a tutte le schiere del cielo, perché in Ella vedevano la loro Regina, la Madre della grazia, la Madre delle misericordie, il canale attraverso il quale tutto l’amore e le misericordie, e le grazie e le bontà dovevano scorrere agli uomini, e ritornare a gloria ed onore del loro Padre. La più umile delle fanciulle mortali, la più bassa sulla terra, davanti a Dio era la più alta in cielo. Così è la Chiesa, la nostra dolce Madre. Oh, non è creazione dell’immaginazione! Oh, non è un semplice incidente nella storia umana, nella divina Provvidenza, nella grazia divina, nella conversione delle anime! È una gloriosa realtà vivente, che vive il divino: la vita eterna di Dio. Il suo Creatore è il suo sposo, ed Egli la pone, dopo di Lui, al di sopra di tutto: sul cielo, sulla terra e sotto terra. Tutto quello che poteva fare per adornarla ed esaltarla, Egli lo ha fatto. Tutto quello che poteva dare ha dato; poiché si dona e le unisce in un’unione indissolubile con se stesso. – « Abbiamo sempre riflettuto seriamente su cosa sia la Chiesa, abbiamo considerato il suo rango nell’universo, la sua relazione con Dio, il posto che Essa tiene, per così dire, nei suoi affetti: il nudo pensiero della salvezza di una singola anima non generata spiritualmente da Essa ci farebbe orribilmente inorridire. » – « Ecco la grande massa di persone fuori dalla Chiesa, incredula ed eretica, incurante ed indifferente, ed è inutile aspettarsi di fare qualsiasi impressione generale su di loro, a meno che non si presenti la questione della Chiesa come una questione di vita o di morte, e non possiamo riuscire a convincerli che, se vivono e muoiono la dove sono, non potranno mai vedere Dio. Questa è la dottrina, la dottrina precisa. È vera? Sì o no? È negata? Da chi? Da quelli che sono fuori dalla Chiesa: certamente, e questa è la principale ragione per cui si accontentano di vivere e morire fuori dalla Chiesa? È negato da quelli nella Chiesa? Il Cattolico osa negarlo? Da quale individuo o da classe di persone siamo noi autorizzati nella nostra santa Fede a promettere anche la nuda possibilità di salvezza, senza che si sia uniti alla comunione visibile della Chiesa di Dio? Senza dubbio, la verità va sempre rispettata, poi ne scaturiranno le conseguenze. « Quelle povere anime, per le quali il nostro Signore ha versato il suo prezioso sangue, e per le quali sanguinano di nuovo le care ferite nelle sue mani, nei suoi piedi, nei suoi fianchi, sono strette nelle catene dell’errore e del peccato, sospese sul precipizio, pronte a cadere negli abissi sottostanti, di sotto, inducono tutti coloro che hanno un cuore di carne, o qualsiasi viscere di compassione, a parlare, a gridare ad alta voce con toni terribili e penetranti per avvertirle del loro imminente pericolo, piuttosto che adularli o con l’intenzione di lusimgarli con la speranza che, dopo tutto, la loro condizione non sia pericolosa. » – Ahimè! un uomo deve essere veramente indifferente a Dio e alla Religione, deve essere senza cuore e senza motivazioni per tollerare silenziosamente tali errori religiosi. È nella natura stessa di ogni uomo onesto, quando conosce la verità, il custodirla con gelosa vigilanza, e di respingere con indignazione ogni mescolanza di menzogna. Guardate l’insegnante di matematica, quando scopre un errore nel calcolo dei suoi allievi, non lo condanna forse? È questo essere intollerante? Guardate il musicista, il direttore di un coro, non si indigna forse quando qualcuno canta in modo stonato o fuori tempo? Guardate l’avvocato che ha studiato attentamente le leggi e sta con eloquenza perorando il suo caso. Cita una certa legge, egli l’ha letta anche quella stessa mattina. Supponiamo che gli si dica che nessuna legge del genere sia mai esistita. Non è egli forse indignato per questa smentita? Non è geloso di ciò che sa essere la verità? Guardate quel medico esperto. Prova, se riesci, a fargli credere che i peccati contro natura non danneggino il sistema nervoso; se è così, puoi anche provare a convincerlo che il veleno non ucciderà mai. – Ogni uomo onesto custodisce la verità con la cura più gelosa, e incolpereste forse il ​​buon Cattolico per aver gelosamente custodito la verità più elevata – quella verità che Dio stesso ha rivelato – quella verità da cui dipende tutta la nostra felicità, qui e in futuro? « Il nostro intelletto – dice San Tommaso – è programmato per la verità e per non pensare che secondo verità: l’intelletto non è una facoltà o un potere che è, di per sé, libero, come la volontà: non può provare ad abbracciare che la verità, non è libero di accettarla o rifiutarla, tranne quando l’ignoranza mette la mente in uno stato tale da renderla incapace di vedere la verità. Ogni volta che la mente vede la verità, è costretta ad accettarla. Se la mente non vede la verità, è inattiva – non fa nulla. Se in questo caso asserisce una proposizione piuttosto che un’altra, tale affermazione è semplicemente un atto della sua volontà e non un atto dell’intelletto. Se mi viene chiesto se la luna è abitata, posso affermare che lo sia, semplicemente perché scelgo di farlo, ma non sono obbligato a fare questa affermazione presentando alcuna prova, perché in realtà non lo so. Ma se mi viene chiesto, quanto fa due più due, non posso scegliere la mia risposta; sono costretto a dire “quattro”. L’intelletto, quindi, è tenuto a riconoscere la verità quando vede la verità. Ma la volontà potrebbe negarla. L’intelletto di ogni uomo non può fare a meno di riconoscere l’esistenza di Dio secondo i basilari princîpi del giusto o sbagliato. Ma una volontà perversa potrebbe negare queste verità. Di tutte le cose che costituiscono un bene per gli uomini, la verità è, senza dubbio, il bene più grande. La verità è cosa ottima per l’intelletto. Così come l’occhio è fatto per ricevere la luce, l’orecchio per ricevere i suoni, e la mano per fare ogni tipo di lavoro, così l’intelletto è fatto per vedere e abbracciare la verità, per unirsi alla verità e trovare il suo riposo solo nella verità. La verità è cosa ottima per il cuore. Il cuore è destinato ad amare qualcosa. Ora, quando l’intelletto non mostra un oggetto essere un amore onesto, il cuore è sicuro di insozzarsi con un amore sordido. La verità è cosa ottima per la società. Se la verità non guida i suoi passi, la società cadrà nella miseria, e nel mettersi contro le leggi divine dell’universo, sarà rapidamente portata alla rovina. La verità è cosa ottima per gli uomini. Essi non possono raggiungere il loro fine ultimo – non possono cioè raggiungere la bontà eterna – se non per mezzo della verità. La verità per gli uomini è così necessaria, che il Figlio di Dio scese dal cielo per insegnare loro la verità. La verità, quindi, è soprattutto buona cosa; è un bene molto più grande della ricchezza e degli onori; è al di sopra della vita e della morte, al di sopra degli uomini e degli Angeli. Dio è l’unica fonte della verità; la verità sola conduce a Lui, poiché essa viene da Colui che è la Verità stessa. Se è così, che diritto può esserci per chiunque di oscurare la Verità? Che diritto può avere un sacerdote liberale di professare il liberalismo, un misto di principi veri e falsi? « Una cosa – dice San Tommaso d’Aquino – diventa impura mescolandola con una sostanza di pregio inferiore, come, ad esempio, l’oro mescolato con l’ottone, o l’argento con il piombo; allo stesso modo, la verità peggiora e perde lo splendore della sua purezza mescolandola con l’errore. « Il protestantesimo non è sorto in questo modo? Che diritto ha quindi un sacerdote liberale di affermare o approvare allegramente tante menzogne ​​nell’articolo « Una strana spiegazione? ». Che diritto ha il pio liberale Padre Cronin di dire « ciò che è necessario in questo Paesese il Paese deve essere sempre convertito alla fede cattolica – è più di una di queste queste lettere come quella in questione (… scritta da un sacerdote liberale e pubblicata dal paternalista liberista Cronin) e meno di questi libri che, attraverso il loro fraseggio inesatto, forniscono argomenti ai nemici della Chiesa per presentarla come insegnante di ciò che non insegna ». In altre parole, dobbiamo avere sacerdoti più liberali che predicano il liberalismo in tutto il Paese, e Sacerdoti meno ortodossi, che difendono le dottrine della Chiesa, e poi, naturalmente, tutti i Cattolici saranno presto Cattolici liberali, e i protestanti diventeranno facilmente cattolici liberali, perché non vedono più molta differenza tra liberalismo e protestantesimo! Ah!, che diritto hanno questi di proclamare il loro insegnamento erroneo, che addolora l’anima, fa rabbrividire, rattrappisce la coscienza e infligge indicibili miserie al Paese e alle persone infelici che sono portate ad avallare le sue fallaci affermazioni? No, non esiste un tale diritto. La ragione, la coscienza e la Chiesa Cattolica condannano tale licenza, che è una discussione tanto libera, come la chiama, in un’allocazione tenuta da Pio IX, il 9 dicembre 1854. Sua Santità dice: « Non è senza dolore che ho appreso di un altro, non meno pernicioso errore, che è stato diffuso in diverse parti dei paesi cattolici, ed è stato assorbito da molti Cattolici, che sono dell’opinione che coloro che non sono affatto membri della vera Chiesa di Cristo, possano essere salvati. Quindi discutono spesso la questione riguardante il futuro destino e la condizione di coloro che muoiono senza aver professato la Fede Cattolica, e danno le ragioni più futili a sostegno della loro falsa opinione. ….  « È davvero di fede che nessuno possa essere salvato al di fuori della Chiesa Apostolica Romana, che questa sia l’unica arca della salvezza, e che colui che non è entrato in Essa, perirà nel diluvio ». – Nella sua Lettera enciclica, datata 10 agosto 1863 (Quanto conficiamur), Papa Pio IX. Dice: « Devo menzionare e condannare di nuovo quell’errore molto pernicioso in cui vivono alcuni Cattolici, che sono dell’opinione che quelle persone che vivono nell’errore e non hanno la vera Fede, e che siano separate dall’unità cattolica, possano ottenere la vita eterna. Ora questa opinione è molto contraria alla Fede Cattolica, come è evidente dalle semplici parole di Cristo: « Se non ascolterà la Chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano ». Matt. XIII, 17; « … colui che non crede, sarà condannato. » Marco, XVI, 16: – « … Colui che disprezza te, disprezza me; e colui che ha disprezzato, ha disprezzato Colui che mi ha mandato ». (Luca, X, 16) – : « Colui che non crede, è già giudicato ». (Giovanni, III. 18); « È di fede che, come c’è un solo Dio, così anche c’è una sola fede e un solo Battesimo. Andare al di là di questo nelle nostre inchieste significa essere empi. » (Allocution, 9 dicembre 1854.) Il 18 giugno 1871 papa Pio IX, rispondendo a una delegazione francese guidata dal Vescovo di Nevers, disse: « Figli miei, le mie parole devono esprimervi ciò che ho nel cuore. Ciò che affligge il vostro paese e impedisce di meritare le benedizioni di Dio, è la mescolanza di principi. Io lo dirò, o non troverò la mia pace. Ciò che temo non è la Comune di Parigi, quegli uomini miserabili, quei veri demoni dell’inferno, che vagano sulla faccia della terra: no, non la Comune di Parigi; ciò che io temo è il Cattolicesimo liberale. … L’ho detto più di quaranta volte, e ve lo ripeto ora, per l’amore che vi porto. Il vero flagello della Francia è il Cattolicesimo liberale, che si sforza di unire due principi, che ripugnano l’uno all’altro come il fuoco e l’acqua. Figli miei, vi scongiuro di astenervi da quelle dottrine che vi stanno distruggendo. … Se questo errore non viene fermato, porterà alla rovina della Religione e della Francia » . In un breve, in data 9 luglio 1871, a Mons. Segur, il Santo Padre dice: « Non sono solo le sette infedeli che stanno cospirando contro la Chiesa e le Società che la Santa Sede ha spesso rimproverato, ma anche quegli uomini che, professando di agire in buona fede e con retta intenzione, sbagliano nel carezzare le dottrine liberali ». Il 28 luglio 1873, Sua Santità si espresse così: « I membri della Società Cattolica di Quimper non corrono certo il rischio di essere allontanati dalla loro obbedienza alla Sede Apostolica dagli scritti e dagli sforzi dei nemici dichiarati della Chiesa; ma possono scivolare sulla china di quelle cosiddette opinioni liberali che sono state adottate da molti Cattolici, per altro onesti e pii, che, per l’influenza del loro carattere religioso, possono facilmente esercitare un potente ascendente sugli uomini, e portarli ad opinioni molto perniciose. Dite dunque ai membri della Società Cattolica, che nelle numerose occasioni in cui abbiamo censurato coloro che hanno opinioni liberali, non intendevamo riferirci a quelli che odiano la Chiesa, che sarebbe stato cosa inutile da riprovare, ma coloro che abbiamo appena descritto. Questi uomini conservano e promuovono il veleno nascosto dei principi liberali, che hanno succhiato come latte della loro educazione, facendo finta che quei principi non siano infetti da malizia e non possano interferire con la Religione; così instillano questo veleno nella mente degli uomini e propagano i germi di quelle perturbazioni attraverso le quali il mondo è stato a lungo oppresso ». – La nostra fede, per essere gradita a Dio, deve essere solida; e secondo la dichiarazione del Concilio Vaticano, la nostra fede è solida quando evitiamo non solo di aprirci all’eresia, ma anche diligentemente la sfuggiamo, e nei nostri cuori dissentiamo da quegli errori che si avvicinano più o meno strettamente nell’osservare religiosamente quelle costituzioni e decreti con cui tali opinioni malvagie, direttamente o indirettamente, sono state vietate e proibite dalla Santa Sede. (Concilio Vaticano, Can. IV), Come, ad esempio, « Le Opinioni che si appoggiano al naturalismo o al razionalismo, la cui somma e scopo è sradicare le istituzioni cristiane e stabilire nella società la regola dell’uomo, ponendo Dio fuori considerazione. Un’intera professione di Cattolicità non è affatto coerente con queste opinioni. Allo stesso modo, non è lecito seguire una regola nella vita privata, ed un’altra nella vita pubblica, cioè, in modo che l’autorità della Chiesa possa essere osservata nella vita privata e trascurata nella vita pubblica. Ciò equivarrebbe a unire virtù e vizio e rendere l’uomo in conflitto con se stesso, quando, al contrario, dovrebbe essere coerente con se stesso, e al contrario condurre, nessun tipo di vita, che si allontani dal Cristianesimo. » (Leone XIII, Enc. Immortale Dei). In altre parole, non è lecito essere Cattolici liberali, ed è molto peggio essere un Sacerdote liberale; è un dovere di tutti i filosofi (e molto più di tutti i sacerdoti) che desiderano rimanere figli della Chiesa e di tutta la filosofia, non affermare nulla di contrario agli insegnamenti della Chiesa e ritrattare tutte queste cose quando la Chiesa li dovesse ammonire. L’opinione che insegna il contrario, Noi pronunciamo e dichiariamo del tutto erronea e al massimo grado dannosa per la fede della Chiesa e la sua autorità. « (Litteræ Pii IX.”Gravissimas inter“, ad Archiep. Monac. E Freising. 1862.). – Un Sacerdote, quindi, che difende il liberalismo, è in opposizione agli insegnamenti della Chiesa e non può rimanere figlio della Chiesa. Un cattolico liberale, pertanto, non è un vero Cattolico. La parola “Cattolica” non è una parola vana e vuota. Essere un vero Cattolico significa professare saldamente tutte quelle verità che Cristo e i suoi Apostoli hanno insegnato, che la Chiesa Cattolica ha sempre proclamato, che i Santi hanno professato, che i Papi e i Concili hanno definito, e che i Padri e i Dottori della Chiesa hanno difeso. Chi nega anche una di quelle verità, o esita a ritenerne qualcuna, non è Cattolico. Ritiene di esercitare il diritto di giudizio privato riguardo alla dottrina di Cristo, e quindi è un eretico. Il vero Cattolico sa e crede che non ci può essere compromesso tra Dio e il diavolo, tra verità ed errore, tra fede ortodossa ed eresia, tra fede divina e umana, tra vero e falso Cristianesimo,tra Cattolici e protestanti. San Paolo, l’Apostolo, parlava liberamente e diceva chiaramente la verità dalle mura della sua prigione; questo perché non accettava compromesso. San Pietro parlava liberamente, chiaramente e con forza davanti agli anziani, dicendo che è meglio obbedire a Dio che agli uomini; e questo perché non era un compromesso. L’apostolo Sant’Andrea proclamava la pura verità dal legno della croce; questo non era un compromesso. Santo Stefano, il primo martire, non scese a compromessi. Quando fu accusato di essere un seguace di Gesù di Nazareth, egli, a sua volta, accusò i suoi nemici di essere gli assassini di Cristo. Tutti i Santi martiri della Chiesa non sono venuti a compromessi. Essendo accusati dai pagani per la follia di adorare e seguire un Dio crocifisso, essi, a loro volta, hanno accusato i pagani per l’empietà di adorare le creature e seguire il diavolo. Perché il nostro Santo Padre, Papa Pio IX, e poi ancora il nostro Santo Padre, Leone XIII., sono stati prigionieri? È perché né l’uno né l’altro potrebbero scendere mai a compromessi. Perché in Germania c’erano così tanti Vescovi e Preti esiliati o in prigione? È perché non erano compromessi. Perché la Chiesa Cattolica è stata perseguitata in Germania e in altre parti del mondo? È perché Dio, attraverso la persecuzione, purifica la sua Chiesa dai cattolici liberali o dai compromessi. E poiché ci sono così tanti Cattolici liberali in questo Paese, la persecuzione deve venire a separarli dalla Chiesa. Quei Cattolici compromessi, ha detto un noto convertito a Detroit, in Michigan, mi hanno tenuto fuori dalla Chiesa per vent’anni, finché alla fine ho incontrato un Sacerdote buono, coscienzioso e colto, che mi ha insegnato chiaramente che, se volevo salvare la mia anima, dovevo diventare un membro del Corpo di Cristo – la Chiesa cattolica – per essere unito al suo capo – Gesù Cristo – da cui la grazia santificante fluirà poi sulla tua anima e prepararti per la vita eterna.- « Indubbiamente – dice il vescovo Hay – è lodevole mostrare ogni indulgenza e condiscendenza verso coloro che ne sono privi, e comportarsi verso di loro con tutta clemenza e mitezza. » – « Ma tradire la verità con una tale opinione, costituisce un crimine doloroso, e altamente pregiudizievole per entrambe le parti. L’esperienza, infatti, dimostra che il modo di pensare e parlare “liberale”, che alcuni membri della vera Chiesa hanno adottato  ultimamente, produce le peggiori conseguenze, sia per se stessi che per coloro che desiderano favorire ».

(1) Coloro che sono separati dalla Chiesa di Cristo sanno bene che Essa costantemente professa, come un articolo del suo Credo, che, senza la vera fede, e fuori dalla sua comunione, non c’è salvezza. E nel vedere i membri di quella Chiesa parlare dubbiosamente su questo punto, e che sembrano mettere in discussione la verità della dottrina, e persino accampare pretesti e scuse per spiegarlo, cosa possono pensare? Che effetto deve avere questo sulla loro mente? Essi tendono ad estinguere qualsiasi desiderio di indagare sulla verità che Dio possa aver dato loro, e chiudono il loro cuore ad ogni buon pensiero. L’amor proprio non manca mai di impadronirsi di tutto ciò che favorisce i suoi desideri, e se una volta troveranno la verità messa in discussione anche da parte di coloro che professano di crederci, la considereranno una mera disputa scolastica, e non penseranno più alla questione.

(2.) Questo modo di pensare e di parlare tende naturalmente a estinguere tutto lo zelo per la salvezza delle anime nei cuori di coloro che lo adottano, perché mentre si persuadono che c’è una possibilità di salvezza per coloro che muoiono in un falso fede, e fuori dalla Chiesa di Cristo, l’amor proprio li inclinerà facilmente a non darsi alcun problema per la loro conversione, anzi, talvolta è persino arrivato a pensare che sia più opportuno non tentare di disingannarli, perché non cambi la loro attuale ignoranza scusabile, come la chiamano, in un’ostinazione colpevole, non riflettendo che, con i loro sforzi pie e zelanti, possono essere portati alla conoscenza della verità e salvare le loro anime, mentre, attraverso il loro non caritatevole trascurando, possono essere privati ​​di una così grande felicità. Guai al mondo, davvero, se i primi predicatori del cristianesimo avessero avuto tali sentimenti non Cristiani!

(3.) Non è meno pregiudizievole per i membri della stessa Chiesa abbracciare tali modi di pensare: perché questo non può mancare di raffreddare il loro zelo e la stima per la Religione, renderli più incuranti nel preservare la loro fede, renderli sensibili ai motivi del mondo esponendoli al pericolo e, in tempo di tentazione, abbandonarla del tutto. Infatti, se un uomo è completamente persuaso della verità della sua santa Religione, e della necessità di essere un membro della Chiesa di Cristo, come è possibile che egli debba mai esporsi a qualsiasi occasione di perdere un così grande tesoro o, per un qualsiasi timore o favore mondano, di abbandonarlo? Poiché l’esperienza mostra, infatti, che molti, per qualche piccolo vantaggio mondano, si espongono a tale pericolo, andando in luoghi dove non possono praticare la loro Religione, ma trovano tanti incentivi nell’abbandonarla o, impegnandosi in impieghi non consoni al loro dovere, espongono i loro figli alle stesse pericolose occasioni: questo può sorgere solo dall’avere una non esatta idea dell’importanza della loro Religione; e, con un esame rigoroso, si prova sempre che la causa radicale, in diverso grado, sia l’adesione  ai suddetti sentimenti latitudinali.

(4.) Inoltre, se una persona inizia a esitare sull’importanza della sua Religione, quale stima può avere per le leggi, le regole o le pratiche di essa! Prevale così l’amor proprio, sempre attento alla propria soddisfazione, e si dirà quanto prima che, se non è assolutamente necessario essere di quella Religione, è per lo meno necessario essere sottomesso a tutti i suoi regolamenti: ma a questo punto si praticano le libertà, i comandi della Chiesa sono disprezzati, gli esercizi di devozione sono trascurati e si introduce solo un’apparenza di religione sotto la pratica dei sentimenti liberali, fino alla distruzione di ogni solida virtù e devozione. Se viaggi di notte attraverso una brughiera selvaggia e desolata, noterai in qualche punto solitario una fiamma di fuoco che guizza e gira e si allontana sempre più se la insegui. Si chiama « fuoco fatuo », o la luce errante. Questa luce non proviene dal cielo, ma da una palude profonda e fangosa. Guai al viaggiatore stolto che la segue ciecamente! Essa lo condurrà in una profonda palude, in una pozza nera, dove perisce da solo nell’oscurità! Il suo ultimo urlo agonizzante, il suo gemito tremante, è echeggiato dal rumoroso uccello notturno.  – Ci sono anche luci vaganti nella mente umana che portano molti fuori strada. Gli uomini possono pensare che queste luci vengano dall’alto, dallo Spirito Santo, ma procedono solo dal prorio egoismo, dalla passione, dall’orgoglio e spesso dal demonio infernale. Senza dubbio, non era un diavolo di piccolo calibro quello che si era accpmodato sulla spalla di S. O. a dettargli la sua “Queer Explanation Spiegazione …”; solo un angelo caduto dei ranghi più alti poteva concepire e suggerire quell’articolo malizioso. – Coxe, Fulton e altri bigotti dalla mentalità ristretta, hanno ora qualcosa di meglio della Spiegazione Familiare da considerare. D’ora in poi si impadroniranno della “Queer Explanation“, scritta da S. O.: non la dovranno distorcere in un altro senso se non quello che realmente ha, e così possono provare da essa che la loro fede in Cristo e in tutti i fatti della sua vita divina sia precisamente la stessa di quella dei Cattolici e, così come tutti i protestanti credono che tutti i Cattolici che vivono la loro fede siano salvati, così, allo stesso modo, anche tutti i protestanti che mantengono costante la loro fede in Cristo, ora crederanno di essere salvati, proprio perché la loro fede in Cristo è la stessa di quella dei Cattolici. Coxe e Fulton ora rassicureranno tutti i loro fratelli protestanti di non avere paura della sentenza finale dell’Eterno Giudice; poiché le sue parole: « … vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità! » (Luca, XIII, 26-27), saranno rivolte non ai protestanti, ma solo ai cattivi Cattolici. Che speranza consolante per i protestanti al giudizio particolare e generale! Coxe e Fulton e i loro fratelli protestanti non conoscono Cristo e la sua dottrina così come insegnata dalla Chiesa Cattolica; e quindi « … poiché nessun uomo sarà condannato a causa della sua ignoranza, né protestante né pagano, … » saranno tutti salvati quelli che muoiono nella loro ignoranza. Questo è abbastanza sicuro secondo la logica di S. O. E quindi non nutrono neanche il minimo dubbio circa la loro salvezza: « Ogni protestante sincero, timorato di Dio, e persino ogni pagano timorato di Dio, non ha che da sollevare, nell’ora della morte, il suo cuore a Dio, suo Creatore, e riconoscere i suoi peccati e le sue offese a Dio con una vera contrizione, e chiedere perdono ed aggiungere sempre: … confidando nei meriti di Gesù Cristo mio Salvatore, oppure,  … per amore del mio Redentore, che è morto sulla croce per me … , e questo ottiene loro sicuramente il perdono di Dio. » – Che potere meraviglioso viene attribuito a queste parole da S. O.! E perché Coxe e Fulton non dovrebbero farle conoscere al loro popolo? Vedete, secondo l’oracolo infallibile di S. O., quelle parole sono parole sacramentali, che producono i loro effetti ex opere operato, cioè esse, non appena vengono pronunciate, producono insieme la Fede Divina, la vera Speranza cristiana, la perfetta contrizione che procede dalla perfetta Carità, e costringono Dio Padre e Dio Figlio e Dio Spirito Santo ad entrare nell’anima e ad unirsi con essa nel modo più intimo, rimanendo così uniti con essa per l’eternità in cielo! E se nello stesso tempo molte amare grida salgono a Dio per impetrare perdono, le parole di cui sopra produrranno pure questo altro effetto meraviglioso perfino nell’anima del Protestante, « … che, pur riconoscendo così tanto la verità della Religione Cattolica, non ha avuto sfortunatamente il coraggio delle sue convinzioni e quindi di accettarla! È un peccato grave impugnare la verità conosciuta (peccato contro lo Spirito Santo, che … non verrà perdonato né in cielo né in terra … ci dice Gesù-Cristo! – ndt. -) ma per quanto sia grave, anche quello così come ogni altro peccato gli sarà perdonato;  non importa quale sia la sua religione, per chi fa un atto di perfetta contrizione e ha la volontà di rispettare ogni altra condizione che un Dio misericordioso impone come condizione di perdono, sebbene possa non sapere esplicitamente quali siano queste condizioni, e … nonostante la Spiegazione della Dottrina Cristiana , non c’è condanna! ». Che strada facile e larga per il paradiso! S. O., dice ad ogni uomo, non importa quale sia la sua religione, di innalzarsi al cielo come l’uomo che ha cercato di sollevarsi in aria afferrando le stringhe dei suoi stivali! Ahimè! Quale dei due, Coxe o S. O., è più obnubilato, e soffre di più di strabismo mentale? Quale dei due, Fulton o il « prete più eminente famoso degli Stati Uniti », è l’uomo più infatuato e demente?. Quale dei tre, SO, o Coxe, o Fulton, soffre di più di rammollimento cerebrale? Quale dei tre si permetterà di attivare maggiormente il ciclone di tanti errori ed eresie? Quale dei tre è stato sollevato di più dai suoi piedi, ed è « il cappello di tutti gli sciocchi ». (Shak.). – Ahimè! l’articolo “Queer Explanation“, scritto da S. O. a favore dei protestanti, purtroppo farà gran danno, non solo ai Cattolici liberali, ma anche ai protestanti sinceri che cercano onestamente la verità; così in tutte le dichiarazioni di uomini come Coxe e Fulton, programmate per confermarli nei loro errori e per far credere loro che possano essere salvati fuori dalla Chiesa Cattolica; eppure il Rev. Padre Cronin dichiara solennemente che era assolutamente necessario! e il Rev. A. Young è della stessa opinione! – Leggiamo nelle Sacre Scritture che il Vescovo di Pergamo, sebbene abbastanza ortodosso, non usava abbastanza energicamente la spada della Parola di Dio, con la quale era armato per opporsi a certi falsi e perniciosi princîpi del suo tempo e della sua nazione, e diffidava i Cristiani dal seguirli. Infatti succedeva che quei princîpi errati si diffondevano più rapidamente e infettavano anche molti Cristiani. Per questa negligenza e le sue cattive conseguenze, il Vescovo viene severamente rimproverato da nostro Signore, che minacci lui e il suo gregge della punizione eterna, se non si pentono. (Apocal. II, 10, 16). – Nubi oscure di errore e di debolezza nella fede si sono addensate fittamente intorno a noi dal tempo della cosiddetta Riforma. È dovere speciale dei Sacerdoti disperdere queste nuvole parlando liberamente e chiaramente delle grandi verità della nostra Religione, specialmente sulla grande verità fondamentale, vale a dire: che la nostra Religione è rivelata da Dio e che la sua rivelazione è contenuta in un insegnamento divino di infallibile Autorità, e che nessuno sarà salvato senza essere disposto ad accettare questa autorità di insegnamento – la Chiesa cattolica – come sua guida sulla strada per il Paradiso. Su queste grandi verità, i Sacerdoti devono parlare con una fede viva, con un linguaggio ardente di amore per quelle verità, con parole, opere,  miracoli, cioè con parole che creino nella mente degli ascoltatori una convinzione così profonda delle verità della nostra Religione, e che al tempo stesso accendano nei loro cuori un così grande amore per esse, come sono propensi a fare coloro che credono e vivono fino in fondo queste verità con una santa gioia ed un diletto spirituale. Questo è, in effetti, ciò che Gesù Cristo si aspetta che ogni Sacerdote faccia, specialmente ai nostri tempi, quando la fede nelle grandi Verità della nostra santa Religione si indebolisce ogni giorno, non solo tra le classi più elevate della società, ma anche tra le classi inferiori, soprattutto tra giovani uomini e giovani donne. Ma ahimè! il divino Maestro è tristemente deluso da tutti quei Sacerdoti che parlano così freddamente di Lui e della sua dottrina tanto da far credere che la loro fede sia piuttosto debole. Tale freddezza si trova generalmente in coloro che, considerandosi dotti e sapienti, si affidano troppo alla propria opinione ed al proprio giudizio in materia religiosa. Questi sono guidati solo dai propri lumi, e per mancanza di umiltà non esitano ad elevarsi più in alto della ragione umana. Così trascorrono tutta la loro vita nella pochezza delle loro idee e dei loro sentimenti – una piccolezza pure incredibilmente in tutto ciò che riguarda le grandi Verità della nostra Religione. – Tali uomini hanno l’abitudine di pensare sempre innanzitutto come possa un principio, o una pratica, o un fatto, essere al pubblico più accettabile. Questa abitudine, all’inizio quasi impercettibile, li conduce alla profanazione, e facilmente produce lo spirito di liberalisimo e di razionalismo in questioni di Fede. Il loro gusto troppo delicato e schizzinoso ha troppa considerazione per i sentimenti di una certa classe di persone. Siamo consapevoli che la carità cristiana ci richieda di avere il dovuto rispetto per i sentimenti del nostro prossimo, e siamo profondamente convinti che nessuno sia mai stato ancora affrontato con mezzi ben decisi. La carità, tuttavia, non solo non è incompatibile con la Verità, ma richiede sempre che l’intera Verità sia esposta bene, specialmente quando il suo nascondimento è causa di errore, o di perseveranza nell’errore e nel peccato, anche nelle questioni di più grande importanza. Quindi, a giudicare dalle opere dei nostri più grandi teologi cattolici, sembra che il teologo più profondo sia un uomo che non ceda al desidero studiato di rendere le difficoltà facili ad ogni costo, e ancor meno di negare ciò che è positivamente de fide. Si gestisce la verità religiosamente e coscienziosamente solo nel modo in cui Dio è lieto di comunicarla a noi, piuttosto che vedere quello che si possa fare da soli plasmandola con polemica, e così, a forza di abili manipolazioni, considerarla come una difficoltà. Senza dubbio, tutti questi preti non sono in armonia con lo spirito della Chiesa e dei Santi. Essi fanno molto male, non solo a se stessi, ma anche a coloro che entrano in contatto con loro. Con il loro esempio e con i loro princîpi precipitano nell’errore quelle persone che facilmente si lasciano guidare da essi, dimenticando il consiglio di San Giovanni Apostolo: « … Non credere in ogni spirito, ma prova gli spiriti, se sono di Dio ». (I. Giovanni, IV, 1). Devo solo aggiungere che sottopongo tutto questo e qualunque altra cosa abbia scritto, al giudizio superiore dei nostri Vescovi, ma soprattutto alla Santa Sede, desideroso con ansia di non pensare, di non dire nulla, di non insegnare null’altro se non ciò che sia approvato da coloro ai quali è stato affidato il sacro deposito della Fede, da coloro che vegliano su di noi e devono rendere conto a Dio delle nostre anime, a coloro che sono i Pastori di quella gloriosa CHIESA, fuori dalla quale … non c’è mai stata, già dal momento della sua istituzione, né c’è, né mai ci sarà, nessuna salvezza! Ave a te, cara e sempre benedetta Madre, tu che solo sei stata scelta: una, amata, Sposa adornata, Sposa casta, Sposa Immacolata, Regina Universale! Tutti ti salutiamo! Ti onoriamo, perché Dio ti onora; noi ti amiamo, perché Dio ti ama; ti obbediamo, perché tu ci comandi la volontà del tuo Signore. I passanti possono deriderti; i servi del principe di questo mondo potrebbero chiamarti tenebra; i figli degli incirconcisi possono scuoterti; la terra e l’inferno possono insorgere contro di te e cercare di spogliarti dei tuoi ricchi ornamenti e di confondere il tuo bel nome; ma tanto più cara tu resti ai nostri cuori; tanto più profondo e sincero è l’omaggio che ti porgiamo; e tanto più intensamente ti preghiamo di ricevere le nostre umili offerte, e di possederci come tuoi figli e vegliare su di noi, affinché non perdiamo mai il diritto di chiamarti nostra Madre.

[FINE]

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (17)

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (17)

IL DOGMA CATTOLICO:

Extra Ecclesiam Nullus Omnino Salvatur

[Michael Müller C. SS. R., 1875]

§ 11. S. O. PORTA FUORI DALLA STRADA PER IL CIELO I PAGANI ED I PROTESTANTI DI OGNI DENOMINAZIONE.

“Quello che lui (il Cattolico) fa, e ciò per cui sicuramente ottiene il perdono di Dio – dice ancora S. O. – è proprio ciò che in realtà fa ogni protestante sincero e timorato di Dio e, io vado oltre e dico, pure tutti i pagani timorati di Dio che non hanno mai sentito parlare di Chiesa, di Bibbia o di Cristo – e, che nella carità di Cristo, che è morto per tutti i peccatori, spero e prego che facciano: alzare il proprio cuore a Dio loro Creatore, riconoscere i propri peccati e le offese contro Dio con vera contrizione di cuore chiedendo perdono, e il protestante, come il Cattolico, aggiungendo sempre « confidando nei meriti di Gesù Cristo, mio ​​Salvatore », o « per amore del mio Redentore, che morì sulla croce per me. » –

Padre Muller: Qui avete un oracolo della più grande saggezza che sia mai stata pronunciato da S. O.. Vedete, come egli dichiari che un pagano peccatore peccaminoso, o un peccatore protestante morente, sia nella stessa condizione di un peccatore Cattolico morente, e se questi, come il Cattolico peccatore, fa un atto di contrizione, chiede perdono e si fida dei meriti di Cristo, egli (il peccatore protestante morente) ottiene sicuramente il perdono. Siccome S. O. non trova alcuna differenza tra Fede Divina ed umana, così, allo stesso modo, non vede alcuna differenza tra la condizione di un peccatore Cattolico morente e quella di un peccatore protestante morente, sebbene la differenza sia maggiore della distanza che corre tra il Paradiso e la terra. Il peccatore Cattolico ha una Fede Divina, e alla luce di questa Fede egli sa bene fino a che punto abbia sbagliato agli occhi di Dio. La sua speranza nei meriti di Cristo si basa sulla sua Fede Divina, e quindi è questa una “Speranza Divina”: questi due requisiti sono assolutamente necessari per ottenere la Grazia Santificante. Infatti la Chiesa, nella sua preghiera per un Cattolico morente, dice: « O Signore, sebbene egli abbia peccato, tuttavia non ha negato il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; ha conservato la Fede ed ha fedelmente adorato Dio. » Tutto ciò che Dio deve concedere al peccatore Cattolico morente, se questi non può ricevere l’assoluzione del Sacerdote, è la grazia del dolore perfetto, che è spesso concesso a causa delle preghiere e dei sacrifici della Chiesa, dalla quale non è escluso nemmeno da peccati gravi. Inoltre, per ottenere questa grazia del vero dolore, il peccatore Cattolico prega, almeno nel suo cuore, rivolgendosi a Dio e alla Beata Madre di Dio di cui conosce il grande potere di intercessione presso Gesù Cristo, conosce quanto Ella sia misericordiosa nei confronti dei peccatori più abbandonati se la invocano nelle loro preghiere per una felice morte. Se è abbastanza felice di avere con lui un Prete per assisterlo, sebbene la Confessione possa essergli impossibile per determinate ragioni, tuttavia, avendo il vero desiderio di confessarsi, e almeno il dolore imperfetto (attrizione) per i suoi peccati, il Sacerdote può dargli l’assoluzione, con la quale viene compensato il difetto del suo dolore, e condonata la punizione eterna. Il Prete gli impartisce l’Estrema Unzione, che lo aiuta meravigliosamente a morire in modo sereno. – Quanto diverso è il caso di un protestante morente! Supponiamo che alcuni protestanti e alcuni Cattolici abbiano avuto un incidente. Essi sono in una condizione di morte imminente. Viene chiamato un Prete: egli può dare l’assoluzione ai Cattolici morenti, ma non gli è permesso di dare l’assoluzione ai protestanti, nemmeno condizionatamente, perché, come dice Sant’Alfonso, generalmente hanno una grande avversione per il Sacramento della Penitenza. – Inoltre, la fede del protestante non è divina: essa è tutta umana. Ma dove non c’è Fede Divina, non può esserci una pari Speranza, come Dio richiede prima di poter conferire all’anima il dono della Grazia Santificante. Per salvarsi, quindi, un tale protestante, Dio dovrebbe concedergli anche il dono più straordinario che è quello della Fede Divina e tutte le altre disposizioni necessarie per ottenere il perdono e la Grazia della giustificazione. La condizione di un protestante morente è, quindi, molto diversa da quella di un Cattolico morente. – Si ricordi bene, quindi – caro Signor Oracolo – che il perdono dei peccati può essere ottenuto solo nella Chiesa Cattolica. « Colui che non ha la vera fede – dice San Fulgenzio – non può ricevere il perdono dei suoi peccati, quindi dobbiamo credere che da nessun’altra parte che nel seno della Chiesa, nostra Madre, i convertiti possano ottenere il perdono dei peccati. Fuori da questa Chiesa ci può essere sì il Battesimo, ma esso in tal caso non è utile per la salvezza, e quindi tutti coloro che sono fuori della Chiesa ricevono il perdono solo dopo essere entrati in questa stessa Chiesa con vera fede ed umiltà,} se vogliono essere salvati. » (Lib. I. de Remissione Peccat., cap. 5 e 6).  « Dobbiamo sapere – dice san Gregorio Magno – che il perdono dei peccati può essere concesso solo nella Chiesa Cattolica, finché viviamo in questo mondo, e siamo davvero pentiti di essi ». (Lib. XVIII, Moral., Cap. 14). Per consolare i protestanti che muoiono, il Signor Oracolo (S. O.) continua dicendo: « … E molte grida amare di perdono salgono a Dio da molti protestanti, aleggiando l’angelo della morte su di loro perché essi, conoscendo così tanto della verità della Religione Cattolica, non sono riusciti ad avere il coraggio delle loro convinzioni, ed è un grave peccato “impugnare la verità conosciuta” [peccato contro lo Spirito Santo –ndt.-], ma per quanto sia grave, anche questo come ogni altro peccato gli sarà perdonato, a prescindere dalla sua religione, se compie un atto di perfetta contrizione con la volontà di rispettare ogni altra condizione che Dio misericordioso impone come condizione del perdono, sebbene possa egli non sapere esplicitamente quali siano queste condizioni e, a dispetto di questa “Explanation …” della Dottrina Cristiana, non c’è nessuna condanna ». – Sfortunatamente S. O. ha dimenticato di dire ai protestanti morenti, nel fornire loro il calmante che cancellerebbe il peccato dalle loro anime, che « … per rialzarsi dallo stato di peccato mortale – dice San Tommaso – si devono riparare le tre perdite spirituali che si sono prodotte sull’anima: 1° la prima, è la perdita dello splendore della grazia divina per l’enormità del peccato. Lo splendore e l’ornamento dell’anima erano i raggi brillanti della luce divina che splendevano su di essa e che non possono mai essere ripristinati, se non dalla luce e dalla grazia di Dio. 2° In secondo luogo, per rialzarsi dallo stato di peccato mortale è necessario riparare anche la contaminazione della natura umana da parte di una volontà corrotta e depravata. La volontà, per la sua depravazione alienata da Dio, non potrà mai più riunirsi a Lui se non con il potere e l’efficacia della Grazia. 3° Terzo, risorgere dallo stato di peccato mortale è ancora riparare il debito della punizione che è la dannazione eterna. Il perdono e la remissione non possono essere ottenuti se non da Colui che è stato oltraggiosamente offeso dal peccato mortale. È quindi impossibile per l’uomo rialzarsi con i propri mezzi naturali dallo stato del peccato, così come lo è per un corpo morto risollevarsi da se stesso dalla tomba. Quindi Sant’Agostino dice che, « … quando Dio converte, per la sua grazia, un peccatore, compie un lavoro più grande di quello che ha compiuto creando il cielo e la terra. » Ma Dio compie questo miracolo straordinario per ogni peccatore nella sua ultima ora, a prescindere dalla sua religione, se si recita l’atto di contrizione di S. O.? Egli dice che questo atto di contrizione sia davvero nel potere dell’uomo; ma avere la vera contrizione perfetta è solo un miracolo della potenza e della misericordia di Dio; è uno dei più grandi doni di Dio e Dio non può dare questo dono senza conferire la conoscenza delle necessarie verità di salvezza e della Fede Divina, la fiduciosa speranza basata sulla Fede Divina e tutte le altre disposizioni soprannaturali dell’anima per ricevere la Grazia della Giustificazione. Se un pagano o un protestante riceve una tale straordinaria grazia di conversione e muore in essa, egli viene salvato non come un pagano o un protestante, ma “propriamente” come un Cattolico. Questo lo diciamo distintamente nella nostra “Explanation… ”; ma il nostro aspirante teologo afferma disonestamente che noi diciamo il contrario; poiché dice: «e nonostante questa Spiegazione della Dottrina Cristiana, non c’è condanna ». Strano, perché un po’ dopo è costretto a confessare la sua disonestà. – Il diritto di vedere Dio, l’Essere infinito in se stesso, appartiene solo a Dio; e nessuna creatura o essere finito, come tale, può avere alcuna pretesa per quella beatitudine infinita, né, di conseguenza, per nessuno dei mezzi che conducono ad essa. Siccome la felicità eterna, il possesso di Dio, o qualsiasi altra cosa che porti ad esso, non appartiene alla natura dell’uomo, Dio non ha alcun obbligo di elevarlo ad uno stato in cui sia reso capace di vedere e godere del suo Creatore, più di quello per cui Egli debba innalzare una pietra alla natura di un animale. Con la sua forza naturale l’uomo, come abbiamo visto, può acquisire molta conoscenza di Dio; può riconoscere Dio come Autore e conservatore del suo essere e amarlo come tale. Ma non può mai conoscerlo e amarlo meritando per questo di vederlo faccia a faccia. Per questo, invece c’è bisogno di una vita superiore a quella dell’uomo, – una vita che fluisca da Dio all’uomo, e attraverso la quale si stabilisca una relazione tra Dio e l’uomo, – una relazione attraverso la quale Dio adotti l’uomo come suo figlio. « Vedere l’Essenza divina – dice San Tommaso d’Aquino – è qualcosa di molto al di sopra delle facoltà dell’animo umano; anzi, è qualcosa di molto al di sopra delle facoltà naturali di un Angelo. L’anima, quindi, deve essere preparata per la contemplazione della Divinità. »  – « Se desideriamo che una cosa produca un effetto che è al di sopra della sua natura, dobbiamo prepararla con cura perché si produca un tale effetto. Se, ad esempio, desideriamo rendere rovente l’aria, dobbiamo aumentarne gradualmente la temperatura. Allo stesso modo, Dio deve preparare l’anima per rendere la sua Essenza accessibile alla sua intelligenza, e lo fa donandole il dono inestimabile della vera Fede, della Speranza e della Carità Divina. La Fede ci unisce a Dio, perché Egli è l’Autore di tutta la nostra felicità, e la carità ci unisce a Dio, perché ci mette in comunicazione diretta con l’Autore di tutti i doni e di tutte le grazie. « La carità di Dio è infusa nei nostri cuori dallo Spirito Santo, che ci è stato donato. » (Rom. V. 5.) La Grazia di Dio è la vita eterna: la carità è una comunicazione reciproca, è l’amore tra Dio e l’uomo; queste esistono: in questa vita per grazia, e nell’altra per gloria. « Dio è carità; chi dimora nella carità, dimora in Dio e Dio in lui! » (I. Giovanni, IV, 16). – « I doni naturali, per quanto preziosi, non possono metterci in questo stato soprannaturale di grazia, perché un effetto non può mai superare la sua causa: essa è prodotta in noi dallo Spirito Santo, che è l’amore del Padre e del Figlio, e fa che noi partecipiamo anche della Divina Sostanza.  Quelli, quindi, che lasciano il mondo e sono dotati di queste virtù divine, sono pronti a vedere Dio in una luce creata, chiamata la luce della gloria, ma morire senza queste virtù soprannaturali è come rimanere bandito per sempre dal volto del Signore ». (De Virtutibus.) – La vera carità ci proibisce di disprezzare coloro che sono nell’errore; al contrario, ci insegna a compatire e ad amarli. Ma c’è una grande differenza tra amare quelli in errore e amare l’errore stesso; c’è una grande differenza tra amare il peccatore e amare i suoi peccati. Non è nostro compito dire se questi o quello che non sia stato accolto nella Chiesa prima della sua morte sia dannato. Ciò che condanniamo è il protestante e il sistema pagano della religione, perché sono completamente falsi; ma non condanniamo nessuna persona! Dio solo è il Giudice di tutti. È abbastanza certo, tuttavia, che, se qualcuno di coloro che non sono ricevuti nella Chiesa prima della loro morte, entri in Paradiso, un fatto che desideriamo ardentemente e imploriamo Dio di concedere loro, essi possono farlo solo dopo essere stati sottoposti ad un cambiamento radicale e fondamentale, prima che la morte li conduca all’eternità. Questo è abbastanza certo, per la ragione, tra le altre cose, che non lo sono (cambiati); e nulla è più indiscutibilmente certo di questo, che non ci può essere divisione in cielo: « Dio non è il Dio del dissenso – dice San Paolo – ma della pace ». Egli non ha mai sopportato la minima interruzione dell’unione, nemmeno nella Chiesa militante sulla terra; e sicuramente non la tollererà nella Chiesa trionfante. Dio certamente rimarrà quello che è. I non cattolici, quindi, per entrare in Paradiso, dovrebbero cessare di essere ciò che sono e diventare qualcosa che ora non sono. Per quanto riguarda i Cattolici, il caso è molto diverso. Nessun cambiamento è loro necessario, eccetto ciò che sia implicito nel passare dallo stato di grazia allo stato di gloria. Saranno uno lì, come sono stati uno qui. Per essi il miracolo dell’unità soprannaturale è già operato. Quel marchio della mano di Dio è già su di loro; quel segno dell’elezione di Dio è già su di loro; quel segno dell’elezione di Dio è già scolpito sulla loro fronte. La Fede, infatti, sarà sostituita dalla visione, ma questo non sarà un vero cambiamento, perché ciò che vedranno nel prossimo mondo sarà ciò in cui hanno creduto in questo. Lo stesso Re sacramentale (per prendere in prestito un’espressione di Padre Faber), che qui hanno adorato sull’altare, sarà la loro porzione eterna. La stessa benevola Madonna, che li ha così spesso consolati nelle prove di questa vita, introdurrà i suoi figli alle glorie della prossima. Non dovranno, in quell’ora, « comprare olio » per le loro lampade, perché esse sono già accese alla lampada del santuario. Esse non si dovranno provvedere di un abito nunziale, perché lo hanno già ricevuto molto tempo prima nel fonte battesimale ed hanno lavato via le loro macchie nel tribunale della Penitenza. I volti dei Santi e degli Angeli non saranno per essi strani, perché ne hanno avuto familiarità fin dall’infanzia come loro amici, compagni e benefattori. Ed essendo così, anche in questo mondo, familiari nella fede e della famiglia di Dio, non solo alcun ombra del cambiamento deve intervenire in essi, ma neppure variare in una virgola da ciò che ora credono e praticano, semplicemente, cosa che li taglierebbe fuori dalla comunione dei santi, ed essere così l’evento più disastroso che potesse mai capitar loro.  – Senza dubbio, Dio, nella sua infinita potenza e misericordia, può illuminare anche nell’ora della morte chi non è ancora Cattolico, in modo che possa conoscere e credere alle verità necessarie alla salvezza, essere veramente pentito per i suoi peccati e morire in tale disposizione di anima, come è necessario per essere salvato. Costui, per una straordinaria grazia di Dio, cessa di essere quello che era; muore unito alla Chiesa e viene salvato non come protestante, ma come Cattolico. Ma è forse saggio per un protestante aspettarsi di essere salvato da un miracolo straordinario della potenza infinita e della misericordia di Dio? Il fatto che sia nel potere dell’infinita misericordia di Dio convertire un pagano o un protestante alla vera Fede, anche nella sua ultima ora, non deve mai servire da incoraggiamento, per pagani o protestanti avventati, nel continuare a vivere nell’infedeltà o nell’eresia, nella speranza che Dio non li mandi all’inferno, anche se continuano fino alla fine della loro vita a vivere nel paganesimo o nel protestantesimo; infatti, sarebbe una grande follia gettarsi in un pozzo profondo, nella speranza che Dio li salvi dalla morte solo perché è troppo buono per lasciarli morire; allo stesso modo, quindi sarebbe una follia ancor maggiore per un protestante, correre il rischio di morire nel protestantesimo, nella presunzione che l’infinita misericordia di Dio lo possa salvare dall’inferno rendendolo Cattolico anche nella sua ultima ora.  Teniamo, quindi, sempre presente ciò che dice il Dottore Angelico San Tommaso d’Aquino: « C’è un certo principio e una dottrina che non dobbiamo mai perdere di vista quando c’è in ballo una questione di salvezza: questo principio è che nessuna salvezza sia possibile per chiunque non sia unito a Gesù Cristo crocifisso per mezzo della Fede e della Carità divina », – « … che – come dice Sant’Agostino – non può trovarsi fuori dall’unità della Chiesa ». Dalla morte di Gesù Cristo, la Grazia Santificante è donata alle anime dei non battezzati mediante il Battesimo e alle anime dei Cristiani che hanno gravemente peccato, se non mediante il Sacramento della Penitenza: se una persona non può ricevere il Battesimo o la Penitenza in realtà, ed è consapevole dell’obbligo di riceverlo, deve avere il desiderio esplicito di riceverlo, ma, se non è consapevole di questo obbligo, deve avere almeno il desiderio implicito di riceverlo, e questo desiderio deve essere unito alla Fede Divina nel Redentore con un atto di perfetta carità o contrizione, che include il sincero desiderio dell’anima di rispettare tutto ciò che Dio richiede da essa per essere salvata. Questo atto di perfetta carità è un dono gratuito e una grazia straordinaria di Dio che non possiamo avere da noi stessi, è un grande miracolo di grazia, per cui Dio solo può compiere il miracolo che trasformi una persona, dall’essere un pagano o un eretico, in un Cattolico. Chiunque, quindi, muoia senza questo cambiamento miracoloso della sua anima, sarà perso per sempre.  – Il vescovo Hay pone la domanda: « C’è qualche motivo per credere che Dio Onnipotente spesso conferisca la luce della fede, o la grazia del pentimento, nell’ora della morte, a coloro che hanno vissuto tutta la loro vita nell’eresia o nel peccato? » – « Quel Dio – egli risponde – può in un istante convertire il cuore più inflessibile, sia alla vera fede, sia al pentimento, come si evince dagli esempi di San Paolo, del pubblicano Zaccheo, di San Matteo Apostolo, e molti altri, e, in particolare, di San Pietro, al quale in un istante si rivelò la divinità di Gesù Cristo, tanto che Egli disse quelle parole: « Beato sei tu, Simone Barjona, perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli ». (Matteo XVI, 17.) Che Egli possa farlo nell’ora della morte con la stessa facilità con cui possa farlo in qualsiasi momento della vita, non può essere messo in dubbio, come vediamo nel caso del buon Ladrone sulla croce: è lo stesso Dio onnipotente tutte le volte, ma dobbiamo renderci conto che ci sia ben poca ragione di pensare che questo sia il caso ordinario: non c’è infatti certamente il benché minimo motivo nella rivelazione per pensarla così … no, anzi la Scrittura avverte del contrario. Tutto ciò che si può dire è che, siccome Dio ne è in grado, Egli certo può farlo, e proprio poiché è misericordioso, può farlo, e questa possibilità è sufficiente ad impedirci di esprimere un giudizio sullo stato di ogni anima che ha lasciato questo mondo; ma sarebbe certamente il culmine della pazzia ed una palese tentazione di Dio, che una persona continui ad essere malvagia nella speranza di trovare tanta misericordia alla sua fine.

§ 12. S. O. DA CREDITO ALLA NOSTRA DOTTRINA CORRETTA, RIPRENDENDO LE SEGUENTI DOMANDE E RISPOSTE:

« D. È giusto, quindi, per noi dire che chi non è stato ricevuto nella Chiesa Cattolica prima della sua morte, è dannato?

R. Non, non lo è.

D. Perché no?

R. Perché non possiamo sapere con certezza cosa avvenga tra Dio e l’anima nel terribile momento della morte.

D. Cosa intendi con questo?

R. Voglio dire che Dio, nella sua infinita misericordia, può illuminare, nell’ora della morte, chi non è ancora Cattolico, così da poter vedere la verità della Fede Cattolica, è sinceramente pentito per i suoi peccati e sinceramente desidera morire di una buona morte.

D. Cosa diciamo di coloro che ricevono una grazia così straordinaria e muoiono in questo modo?

R. Diciamo di loro che sono uniti all’anima della Chiesa Cattolica e sono salvati ».

S. O. ci ha dato credito molto a malincuore, come è evidente da ciò che aggiunge subito dopo, vale a dire: « Tutto questo – egli dice – ha il vero suono della dottrina cattolica, ma contraddice, sia nello spirito che nella lettera, le citazioni fatte all’inizio di questo articolo, ma è meglio contraddirsi che non persistere nell’errore. » – S. O. sembra compiacersi nel pronunciare falsi oracoli. In primo luogo, ha falsificato la nostra risposta, tanto da non leggerne la fine: « … sinceramente desidera morire di una buona morte », ove invece è scritto: «  sinceramente desidera morire da buon cattolico ». Il più grande malfattore potrebbe naturalmente desiderare di morire di una buona morte; ma nessun protestante vorrà, nei suoi ultimi istanti, desiderare di morire da buon Cattolico, a meno che non abbia ricevuto, nell’ora della morte, quella grazia straordinaria di cui parliamo nella nostra risposta. Un giorno un gentiluomo protestante viene a trovarci. Per noi è un perfetto estraneo. Inizia subito a parlare di religione. Così gli abbiamo fatto circa sei domande, alle quali ha risposto bene. Dopo la sua ultima risposta, ha detto: « Capisco che devo diventare Cattolico, per essere salvato, ma mi piace fare il protestante all’inferno, piuttosto che essere Cattolico in Paradiso ». Non è, quindi, molto disonesto per S. O. falsificare la nostra risposta? – In secondo luogo, nella prima parte del nostro trattato abbiamo chiaramente dimostrato che la Chiesa insegna senza dubbi, che non c’è salvezza per coloro che muoiono senza essere uniti ad Essa. Ora S. O. afferma in modo enfatico che, nelle nostre precedenti parole, siamo in contraddizione con ciò che abbiamo chiaramente dimostrato essere una verità rivelata insegnata dalla Chiesa, e dice che è meglio per noi farlo, piuttosto che persistere nell’errore. Evidentemente, quindi, afferma che c’è salvezza fuori dalla Chiesa, e quindi si dimostra essere un eretico. – Terzo, per far sembrare che, con le risposte di cui sopra, noi avremmo contraddetto ciò che abbiamo esposto nella prima parte del nostro trattato, S. O. con la massima disonestà sopprime il proseguimento o la conclusione delle risposte di cui sopra. – La conclusione infatti, recita come segue:

D. Che cosa, dunque, attende tutti coloro che sono fuori dalla Chiesa Cattolica e muoiono senza aver ricevuto una grazia così straordinaria nell’ora della morte?

R. « L’eterna dannazione, come è certo che ci sia un Dio ». – « È abbastanza  chiaro da questa risposta che non abbiamo, né nella lettera né nello spirito, contraddetto ciò che avevamo già affermato, ma abbiamo, al contrario, nella lettera e nello spirito, confermato tutte le ragioni date per affermare la grande verità che nessuna salvezza sia possibile fuori dalla Chiesa Cattolica Romana. Ahimè! è possibile che S. O. si fosse reso colpevole di una simile disonesta viltà durante la festa del Santo Nome?!

§ 13. S. O. CATECHISTA.

« La nostra santa e vera Religione – dice – non soffrirà mai nel dire la verità con semplicità, carità, e soprattutto con accuratezza teologica, né ci sarà il minimo pericolo per i nostri figli di dire loro onestamente la verità sulle dottrine protestanti quando è necessario non menzionarle affatto, né è in linea con lo spirito della carità cattolica ispirare ai nostri giovan l’odio e il disprezzo nei confronti dei loro vicini protestanti ». – Poco tempo fa un Arcivescovo degli Stati Uniti ha detto, alla presenza di diversi sacerdoti: « Non è strano che così tanti nostri giovani Cattolici, che sono stati educati in certi college Cattolici, siano o diventino perfetti infedeli poco dopo averli lasciati? » Una certa signora un giorno mi disse che poteva menzionare almeno ventiquattro giovani delle migliori famiglie della sua città, che erano diventati davvero infedeli quando avevano lasciato il collegio cattolico dove avevano ricevuto la loro istruzione. Questo è un fatto molto triste. Come si spiega? Si potrebbe  spiegare questo andazzo nel caso in cui proprio S. O. fosse l’insegnante di Catechismo in quelle università. Egli così insegnerebbe il catechismo protestante in modo ammirevole, almeno molto meglio del Catechismo Cattolico. Almeno si può essere certi che non insegnerebbe che « … non c’è salvezza fuori dalla Chiesa cattolica ». Potrebbe utilizzare un piccolo catechismo tutto suo, nel quale si cercherebbe invano una vera spiegazione del nono articolo del Credo, del Sacramento della Penitenza, della dottrina sulla necessità della Grazia per essere salvati, ecc. ecc. Tuttavia, direbbe la verità 1. con semplicità, cioè, per esempio, che i protestanti credono in Cristo proprio come ciò che crede il Cattolico; 2. con carità, sopprimendo quelle verità che potrebbero ferire i sentimenti di onesti studenti protestanti; 3. con accuratezza teologica facendo credere a tutti i suoi allievi che i protestanti credono a tutti i fatti della vita di Cristo allo stesso modo dei Cattolici. Non menzionerebbe la differenza che esiste tra Fede Divina e la fede umana, né tra verità ed errore, tra vero e falso Cristianesimo, ecc., Per la ragione che la spiegazione di questa differenza non sarebbe in armonia con lo spirito di carità cattolica, che gli proibisce di ispirare ai giovani l’odio e il disprezzo nei confronti dei loro vicini protestanti, con i quali, naturalmente, intende dire che è sbagliato ispirare ai giovani l’odio e il disprezzo dei princîpi del protestantesimo. Ciò su cui egli insisterebbe particolarmente è che ogni suo allievo dovrebbe conoscere bene a memoria il suo “meraviglioso” atto di contrizione, per mezzo del quale ognuno, indipendentemente dalla sua religione, e indipendentemente da quali siano i suoi peccati, otterrà il perdono e sarà salvato. – Ma ascoltiamo ora una autorità migliore sul tema della dottrina cristiana. Il Dr. O. A. Brownson, il famoso convertito e famoso revisore americano, un giorno ci ha detto: « Sono sorpreso dal fatto che molti dei giovani educati in alcuni college cattolici siano diventati degli infedeli. Non posso spiegarlo altrimenti se non presumendo che l’indottrinamento religioso non sia abbastanza solido; che il mondo pagano sia invece troppo letto e studiato; sono in voga quei principi un po’ troppo rilassati; che le verità della nostra Religione siano insegnate troppo superficialmente; che i princîpi che sono alla base dei dogmi non siano sufficientemente spiegati, inculcati e impressi sulle menti dei giovani, e che i loro educatori falliscano nel dare loro l’idea corretta dello spirito e dell’essenza della nostra Religione, che è basata sulla rivelazione divina e riversata in un corpo docente divinamente incaricato di insegnare a tutti gli uomini, in modo autorevole e infallibile, tutte le sue verità sacre ed immutabili, verità alle quali siamo quindi vincolati in coscienza nel riceverle senza esitazione. – « Ora quello che ho detto di alcuni collegi si applica anche, purtroppo, a molte delle nostre accademie femminili: queste non sono affatto ciò che dovrebbero essere, secondo lo spirito della Chiesa: si conformano troppo allo spirito del mondo; hanno troppe considerazioni umane: fanno troppe concessioni agli alunni protestanti, a spese dello spirito cattolico e della formazione delle nostre giovani donne cattoliche; concedono troppo allo spirito dell’epoca, in una parola, si occupano più dell’intellettuale che non della cultura spirituale delle loro allieve. « Ma ciò che è ancora più sorprendente di tutto questo, è che alcuni del nostro Clero Cattolico, e tra di loro anche alcuni di quelli che dovrebbero essere in prima linea nella lotta per i sani principi religiosi, vedono che i nostri giovani che sono allevati con cura da loro, sono troppo propensi a cedere allo spirito senza Dio dell’epoca, alle cosiddette concezioni liberali sull’educazione cattolica, che sono state chiaramente e solennemente condannate dalla Santa Sede. Ci dicono poveri nel mondo, se siamo trascurati nel far crescere i nostri figli come buoni Cattolici, ma siamo peggiori dei pagani se abbiamo rinnegato la nostra Fede, e se i nostri figli sono persi per la nostra negligenza, anche noi saremo perduti! Vorrei sapere se Dio vorrà mostrarsi più misericordioso con quelli del nostro Clero che si interessano così poco dell’istruzione religiosa della nostra gioventù; che fanno poca o nessuna fatica nell’istruzine nelle scuole cattoliche dove dovremmo avere i nostri figli adeguatamente istruiti; c’è chi, quando si mette ad istruirli, lo fa con un linguaggio ampolloso, in termini scolastici, che i bambini poveri non riescono a capire, senza prendersi la briga di dare loro istruzioni con parole semplici e in un modo attraente per i bambini. « Come è il pastore, così è pure il gregge; noi godiamo della piena libertà religiosa nel nostro Paese, tutto ciò di cui abbiamo bisogno sono dei buoni pastori coraggiosi, alfieri della causa di Dio e del popolo. Saremo lieti di seguirli, sostenerli e incoraggiarli con ogni mezzo in nostro potere, per quella enorme quantità di bene che potrebbe essere raggiunto in breve tempo! La nostra Religione non perde mai nulla della sua efficacia sulle menti e sui cuori degli uomini, può perderla solo per quanto non sia stata inculcata in loro. Ciò che si deve ricercare maggiormente non è l’argomento, ma l’istruzione e la spiegazione. « Riesco a malapena a giustificare questa mancanza di zelo per una vera educazione cattolica in tanti nostri Sacerdoti, che sono altrimenti modelli di ogni virtù, supponendo che il loro addestramento ecclesiastico debba essere stato carente sotto molti aspetti, o che debbano aver trascorso la loro giovinezza nelle nostre scuole pubbliche senza Dio, dove non sono mai stati completamente imbevuti del vero spirito della Chiesa Cattolica: lo Spirito di Dio ». – Ah! Questo grande filosofo cattolico ha dato, con parole molto semplici, la ragione per cui tanti giovani Cattolici siano diventati infedeli nei collegi molto cattolici in cui hanno ricevuto la loro educazione. La loro educazione non era abbastanza cattolica. Per rendere l’educazione più cattolica, è necessario avere Catechismi, Catechisti più Cattolici e più pratici, che spieghino in modo limpido la costituzione e l’autorità della Chiesa e i Grandi misteri della nostra santa Religione, e mostrino chiaramente che la salvezza è impossibile fuori dalla Chiesa Cattolica Romana. (Si veda cosa abbiamo detto su questo argomento nella nostra seconda edizione di “Familiar Explanation of Christian Doctrine“, pubblicata da Benziger Brothers.). In questo Paese, dove leggere, parlare, scrivere non ha regole o limiti, i Cattolici saranno nella tentazione quotidiana. Essi non possono chiudere gli occhi; e anche se potessero, non possono chiudere le orecchie. Quello che si rifiutano di leggere non possono non ascoltarlo. È la prova permessa per la purezza e la conferma della loro fede. Il processo è grave per molti. Affinché possano sopportare una prova così severa, essi devono essere preparati ad essa mediante un’approfondita istruzione nella Dottrina Cristiana, specialmente nelle verità fondamentali della nostra santa Religione.

[17. Continua … ]

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (16)

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (16)

IL DOGMA CATTOLICO:

Extra Ecclesiam Nullus Omnino Salvatur

[Michael Müller C. SS. R., 1875]

§ 9. QUELLI CHE CHIEDONO SINCERAMENTE LA VERA RELIGIONE.

Se nessuno, quindi, può essere salvato tranne che nella Chiesa Cattolica Romana, tutti coloro che ne sono fuori, sono destinati a diventare membri della Chiesa. Questo è ciò che il buon senso dice a tutti i non Cattolici. Negli affari mondani, i protestanti non presumono mai di agire senza un buon consiglio. Non compromettono mai i loro interessi economici o le loro vite, diventando essi stessi interpreti privati ​​e professionisti del diritto o della medicina. Benché i libri di diritto e quelli di medicina siano di fronte a loro, scritti da autori moderni, in un linguaggio chiaro ed esplicito, hanno troppo buonsenso pratico per tentare la loro personale interpretazione. Essi, infatti, preferiscono sempre rivolgersi ad avvocati e a medici esperti, accettando le loro interpretazioni e agendo secondo i loro consigli. Ora, ogni non Cattolico crede che ogni membro pratico della Chiesa Cattolica sarà salvato. Quindi, quando c’è in questione la salvezza eterna o la dannazione eterna, un uomo ragionevole dovrebbe prendere la via più sicura per il Paradiso. Fu per questo che Enrico IV di Francia si decise ad abiurare i suoi errori. Uno storico riferisce che questo Re, avendo convocato presso di lui una conferenza di dottori di entrambe le chiese, e vedendo che i ministri protestanti concordavano unanimamente nell’asserire che la salvezza fosse raggiungibile nella Religione Cattolica, si rivolse immediatamente ad un pastore protestante nel modo seguente: « Ora, signore, è vero che le persone possono essere salvate nella Religione Cattolica? » – « Certo che lo è, sire, a patto che la rispettino » – « Se è così, – disse il monarca – la prudenza esige che io debba essere nella Religione Cattolica, non nella tua, visto che nella Chiesa Cattolica io posso essere salvato, come anche tu ammetti, mentre se rimango nella tua, i Cattolici sostengono che non posso essere salvato. Sia la prudenza che il buon senso raccomandano che io debba seguire il modo più sicuro, e quindi mi propongo di farlo  ». Alcuni giorni dopo, il Re fece la sua abiura a St. Denis. (Guillois, II, 67.). – Cristo ci assicura che la via per la vita eterna è stretta ed è battuta da pochi. La Religione Cattolica è quella via stretta per il Paradiso. Il protestantesimo, al contrario, è quell’ampia via per la perdizione battuta da così tanti. Chi si accontenta di seguire la folla, si condanna prendendo la strada larga. Un uomo dice: « Mi piacerebbe credere, ma non posso. » Dici che « non puoi credere »! Ma cosa hai fatto, quali mezzi hai impiegato per acquisire il dono della fede? Se hai trascurato i mezzi, mostri chiaramente che non desideri il fine. – Dio ha elogiato il suo servo Giobbe. Diceva di lui: « Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male » (Giobbe, I. 8.) Non c’è nulla che renda un’anima più accettabile a Dio della semplicità e sincerità del cuore nel cercarlo. D’altra parte, per Lui non c’è nulla di più detestabile di un uomo dalla doppia mentalità, che non cammina sinceramente con il suo Dio: « Guai a quelli che hanno un cuore doppio, … e al peccatore che sulla terra segue due strade. » (Eccles, II, 12). Un tale uomo non dovrebbe aspettarsi che il Signore lo illumini e lo diriga. Il nostro Salvatore ci assicura che il suo Padre celeste si fa conoscere dai piccoli, cioè da coloro che ricorrono a Lui con un cuore semplice e sincero. Questa sincerità e rettitudine di cuore con Dio sono particolarmente necessarie per colui che è alla ricerca della vera Religione. Vediamo intorno a noi sette innumerevoli, che si contraddicono l’una con l’altra; vediamo l’uno che condanna ciò che l’altro approva, e approva ciò che gli altri condannano; vediamo alcuni che abbracciano certe verità divine e altri che respingono quelle verità con orrore, come dottrina dei demoni. Ora il buon senso dice a tutti che entrambe le parti non possono avere ragione; che la vera Religione non può essere da entrambe le parti. Tra tale confusione di opinioni, la mente è naturalmente incapace di scoprire la vera Chiesa nel cui seno si trovi la verità. Nella ricerca del vero, si trovano immense difficoltà. C’è il pregiudizio, gli effetti della formazione iniziale, del lungo insegnamento, delle letture e della vita nel mondo. È il risultato di impressioni quasi impercettibili, eppure per la loro forza, costituiscono un ostacolo che in molti casi sfida ogni sforzo umano nell’essere rimosso. È come la neve che inizia a cadere nell’oscurità, al tramonto, sui tetti e sulla strada, a piccoli fiocchi che scendono silenziosamente per tutta la notte, e al mattino i rami si piegano, le porte sono bloccate, il traffico sulla strada e sulla ferrovia è impedito. Lì, ancora c’è il favore degli amici, la paura di ciò che dirà il mondo, l’interesse mondano e simili. Tutti questi fattori saranno messi in atto dal nemico delle anime per accecarne la comprensione, affinché non possano vedere la verità e per deviare dalla volontà di abbracciarla. – Nient’altro che una particolare grazia dal cielo può illuminare la mente per percepire la luce della verità attraverso tali nubi di oscurità e rafforzare la volontà con coraggio per abbracciarla, nonostante tutte queste difficoltà. È, senza dubbio, la volontà di Dio, « … il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità » (I Tim., II, 4); ma è anche la volontà di Dio, che, per venire a questa conoscenza, gli uomini devono cercarlo con un cuore sincero e retto, e questa sincerità di cuore deve mostrarsi nel loro desiderio sincero di conoscere la verità: « Beati sono coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati. » Quindi devono lavorare diligentemente per scoprire la verità, usando ogni mezzo in loro potere per quello scopo. La negligenza nelle indagini delle prove della nostra Fede, che sono grandiose, fa sì che l’ignoranza di molti sia altamente peccaminosa. La facoltà di comprendere è stata data all’uomo perché gli permettesse di abbracciare le verità sante e salutari. La negligenza in questo è degna di dannazione, e siccome tutto tende facilmente al suo fine naturale, così la nostra naturale virtù intellettuale è più vicina a trovare Dio di quanto essa non trovi il suo contrario; Dio infatti è sempre pronto ad aiutare coloro che lo cercano con un cuore buono e onesto, come vediamo in Cornelio, un Pagano al quale, vivendo egli religiosamente e temendo Dio, San Pietro fu inviato a convertire lui e tutta la sua famiglia. « Dio – dice San Tommaso d’Aquino – invierà un Angelo a un uomo ignorante della legge cristiana, ma che vive con retta coscienza, per istruirlo nella Religione cristiana, piuttosto che lasciarlo perire a causa della sua incolpevole ignoranza ».  – In riferimento a questa questione, il signor Pelisson, un famoso convertito alla nostra santa Religione, dice: « Ti giustificherai con Dio Onnipotente, come Giobbe? Egli ti confonderà; immaginerai che molte cose siano a tuo favore con Dio, e tu dici di aver fatto ciò che era in tuo potere. Il Signore ti farà vedere che tu non hai fatto che una parte di ciò che avresti dovuto e potuto fare. Più di tutto forse hai desiderato di piacere a Dio? Più di tutto hai amato ardentemente Dio? Più di tutto ti è piaciuto conoscere le verità che Egli ha rivelato? La tua mancanza dello spirito di penitenza, o il tuo spirito di vanità, o la tua durezza di cuore, non hanno forse messo un ostacolo alle luci celesti che Dio desiderava infondere nella tua mente? Dì ciò che ti piace, come me, che sono stato condotto dalla sua infinita misericordia alla sua Chiesa, perché io so che non ho fatto una millesima parte di ciò che avrei potuto fare per ottenere questa grande grazia dalla sua infinita misericordia.» (Vedi Cursus Completus Theologiæ, vol. IV., P 293.). –  Ci sono leggi per regolare la volontà e gli affetti dell’uomo, e quindi ci sono anche delle leggi per fissare dei limiti alla sua comprensione, onde determinare cosa si dovrebbe credere e cosa si dovrebbe non credere; e quindi l’ignoranza è dannosa, perché l’uomo dovrebbe attentamente indagare su ciò a cui debba credere; e quali leggi debba osservare; mentre la moltitudine corre, con tutte le sue forze, a peccare e a morire come suo ultimo fine, e non è strano che infine debba trovare la dannazione! – La prima e grande causa di tutti questi errori è la negligenza dell’indagine; e il secondo è l’avversione a credere a ciò che dovrebbe essere creduto di Dio e all’odio per le cose che illuminerebbero e convertirebbero l’anima. Se gli uomini non prestano attenzione né alle parole sante né ai miracoli, non è strano che rimangano nell’errore. Devono studiare la Religione con un sincero desiderio di scoprire la verità. Se desiderano scoprire la verità, non devono fare appello però ai nemici della verità. Devono consultare coloro che sono ben istruiti nella loro Religione e che la praticano. Il dovere è quello di consultare il prete. Egli spiegherà loro la vera dottrina della Chiesa Cattolica.  – Nella memorie del Vescovo Hay si afferma che egli si convertì alla nostra Chiesa nel 1749. Come protestante non mostrò mai alcuna tendenza cattolica, come è sufficientemente evidente dal fatto che nel fervore della sua gioventù, si era legato ad doppio voto: di leggere una parte della Bibbia ogni giorno e di fare del suo meglio per estirpare il Papato dal suo Paese natio. Un giorno andò da Edimburgo, dove aveva fatto i suoi studi per la professione medica, a Londra, dove sentì le dottrine della Chiesa Cattolica spiegate da un gentiluomo inglese, in un modo che eccitò la sua meraviglia. Da Londra si recò nell’Ayrshire, dove trovò una piccola opera ben nota, « Un papista rappresentato e travisato, o il duplice carattere del Popato. » I dubbi si erano eccitati nella sua mente, ma Mr. Hay non era un personaggio da mettere da parte i dubbi su un argomento tanto importante senza una dovuta accurata investigazione. Essendo questo il mezzo più sicuro per ottenere informazioni corrette sulla fede cattolica, decise di rivolgersi ad un Prete cattolico e si recò accolto da Sir Alexander Seaton, il missionario gesuita, allora residente ad Edimburgo. Da lui ricevette le informazioni desiderate e, dopo un lungo corso di istruzione, fu accolto nella Chiesa, il 21 dicembre 1749.  – La sincerità di cuore inoltre, deve mostrarsi in una risoluta decisione di abbracciare la verità ogni qualvolta che questa debba essere ricercata, qualunque cosa possa costare al ricercatore. Questo deve anteporre ad ogni considerazione mondana, ed essere pronto a rinunciare a tutto in questa vita: gli affetti dei suoi amici, una casa confortevole, i beni temporali e le prospettive negli affari, piuttosto che privare la sua anima di un così grande tesoro. – Il giornale di New York Freeman Journal, il 2 settembre 1854, pubblicava il seguente annuncio sul defunto generale Thomas F. Carpenter. Le parole di questo annuncio sono state scritte dall’ex governatore Laurence. Il generale, quando stava per diventare Cattolico, rese nota la sua intenzione ad un amico. L’amico, ovviamente, fu sorpreso e prospettava le spaventose conseguenze di una decisione così impopolare, dalla perdita della pratica professionale, all’alienazione degli amici, alle derisioni della folla, ecc. « Tutte queste benedizioni – rispose il generale Carpenter –possono ben superare tutti questi insulti. Mi possono disprezzare, ma io non posso permettermi che perda la mia anima immortale. » Il generale parlava così, perché sapeva e credeva fermamente in ciò che Gesù Cristo ha solennemente dichiarato, dicendo: « Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me; e colui che ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me » (Mt X, 37), e quanto alla perdita del guadagno temporale, rispose: « Che profitto trarrà un uomo se guadagnerà tutto il mondo, e poi debba soffrire la perdita della propria anima? » (Marc., VIII, 36.). Ma non sarebbe sufficiente per un tale Cattolico, averla solo nel cuore, senza professare pubblicamente la sua Religione? No; poiché Gesù Cristo ha solennemente dichiarato che «  … chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui il Figlio dell’uomo si vergognerà quando verrà nella sua maestà, e quella del Padre suo e dei santi Angeli ». (Luca, IX, 26.)  Ma potrebbe un tale rimandare la sua conversione in modo sicuro, ed essere accolto nella Chiesa giusto nell’ora della morte? – Ciò significherebbe abusare della misericordia di Dio e, per castigo di questo peccato, perdere la luce e la grazia della fede e morire da reprobi. Per ottenere il Paradiso, dobbiamo essere pronti a sacrificare tutto, anche le nostre vite. « Non temere coloro – dice Cristo – che uccidono il corpo e non sono in grado di uccidere l’anima, ma piuttosto temi colui che può distruggere sia l’anima che il corpo nell’inferno ». (Matt. X. 28.)  – Quante volte incontriamo uomini che ci dicono che sarebbero volentieri Cattolici, ma che è troppo difficile per essi vivere secondo le leggi e le massime della Chiesa! Sanno molto bene che se diventano Cattolici, devono condurre una vita onesta e sobria, devono essere puri, devono rispettare il santo Sacramento del matrimonio, devono controllare le loro passioni peccaminose; e questo non sono disposti a farlo. « Gli uomini amano le tenebre piuttosto che la luce – dice Gesù Cristo, – perché le loro opere sono malvagie ». Ricorda il noto proverbio: « Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire ». – Sono trattenuti dall’accogliere la fede, perché sanno che le verità della nostra Religione sono in guerra con le loro inclinazioni peccaminose. Non sorprende che queste inclinazioni debbano ribellarsi contro l’immolazione. Con la rinuncia della carne, si comprende e si sente che … si perde tutto, se venissero ascoltate e prese come regole di condotta le verità della fede; … che si debba rinunciare ai godimenti illeciti della vita, si debba morire al mondo e a se stessi e portare la mortificazione di Gesù Cristo nel corpo. – Al solo pensiero di questa crocifissione della carne e della concupiscenza, imposta a chiunque appartenga al Salvatore, l’uomo interamente animale è turbato, l’amor proprio suggerisce mille motivi per ritardare almeno i sacrifici che lo spaventano. La concupiscenza della carne, avendo il sopravvento, oscura le verità più semplici, attrae e appiattisce i poteri dell’anima; e quando, in seguito, la fede tenta di imporre la sua autorità, trova l’intendimento pregiudicato, la volontà sopraffatta o indebolita, il cuore tutto impregnato dal terreno; è duro, così, con la fede, ridurre l’anima al suo dominio. Coloro che ascoltano la concupiscenza della carne non diventeranno mai Cattolici.  – Infine, coloro che cercano la verità, devono mostrare la loro sincerità di cuore con fervore e una frequente preghiera a Dio, affinché possano trovare la verità e la via giusta che conduce ad essa. La Fede non è un semplice dono naturale; non è una virtù acquisita o un’abitudine: è qualcosa di completamente soprannaturale. L’uso corretto delle facoltà naturali può, in verità, preparare a ricevere la fede; ma la vera Fede, cioè quella per cui si crede con una convinzione incrollabile, all’esistenza di tutte quelle cose che Dio ha fatto conoscere, è un dono soprannaturale, un dono che nessuno può avere da se stesso; è il dono gratuito di Dio: « Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio ». (Ephes. II, 8). Dio è un così grande bene, che noi non possiamo meritare e possedere questo bene qualsiasi cosa facciamo. Ora, è dal dono della Fede che abbiamo in qualche misura un barlume di tutto ciò che Dio è, e conseguentemente ci attacchiamo a questo Bene supremo, ed ecco: noi siamo salvati; possiamo dire con David, nel vero senso della verità, che, illuminandoci, il Signore ci salva: « Il Signore è mia luce e mia salvezza ». (Salmo XXVI, 1). Quindi è evidente che questo dono sia un dono gratuito di Dio, senza il minimo merito da parte nostra. Quando questa luce o grazia, risplende sull’intelletto, essa illumina la comprensione, in modo da renderla più certa delle verità che le vengono proposte. Ma questa semplice conoscenza della verità non è ancora il pieno dono della fede. San Paolo dice (Rom. I, 2) che i pagani conoscevano Dio, ma non gli hanno obbedito, e di conseguenza la loro conoscenza non li ha salvati. Si potrebbe pur convincere un uomo che la Chiesa Cattolica sia la vera Chiesa, ma a quel punto egli non diventerà Cattolico. Lo stesso nostro Salvatore era conosciuto da molti, eppure era seguito solo da pochi. La Fede, quindi, è qualcosa di più della conoscenza. La conoscenza è la sottomissione dell’intelletto alla verità; ma la Fede implica anche la sottomissione della volontà alla verità. È per questa ragione che la luce o la grazia della Fede devono muovere anche la volontà, perché una buona volontà è sempre necessaria alla Fede, poiché nessuno può credere se non sia disposto a credere. È anche per questa ragione che la Fede è ricompensata da Dio e l’infedeltà punita: « Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvato, ma chi non crede sarà condannato ». (Marc., XVI, 16). Nessun uomo ha la capacità naturale di entrare nella Chiesa, così come non ha la naturale capacità di salvarsi dopo esservi entrato. Tutto, prima e dopo, è opera di Dio. Non possiamo fare nulla da noi stessi, da soli, non possiamo fare nemmeno la prima mozione senza la sua grazia che ci incita e ci assiste. Inutile sarebbe stata la sua Chiesa – sarebbe stata una semplice presa in giro, o uno splendido fallimento – se non avesse provveduto al nostro ingresso e alla nostra salvezza di conseguenza. Ma Egli ha provveduto al nostro ingresso, e dona la grazia sufficiente a tutti gli uomini. La grazia della preghiera è data liberamente, gratuitamente, ad ognuno. Tutti ricevono la capacità di chiedere; tutti, quindi, possono chiedere, e se chiedono, poiché Dio non può mentire, riceveranno la grazia di ricercare; e se ricercano, la stessa Veracità divina è impegnata a che trovino, e se trovano, possano bussare; e se bussano, sarà loro aperto. Dio l’ha detto: Cristo è nella Chiesa; ma Egli è pure fuori di Essa. In Essa e fuori di Essa Egli è uno e lo stesso, ed opera sempre ad unitatem (cioè verso l’unità). È fuori dalla Chiesa per attirare tutti gli uomini nella Chiesa; tutti hanno, quindi, se lo fanno, l’assistenza del Dio Infinito per entrare, e se non entrano, è colpa loro. Dio non trattiene nulla del necessario, dona a tutti, per grazia, tutto il necessario e in sovrabbondanza. Infatti, Dio non si rifiuterà mai di conferire questo dono della Fede a coloro che cercano la Verità con un cuore sincero, fanno del loro meglio per trovarlo e pregano sinceramente con fiducia e perseveranza. Testimone Clodoveo, il re pagano dei Franchi. Quando egli, insieme con tutto il suo esercito, si trovava in grande pericolo di essere sconfitto dagli Alemanni, pregava come segue: « Gesù Cristo, tu di cui Clotilde (la moglie cristiana del Re) mi ha spesso detto che sei il Figlio del Dio vivente, e che dai aiuto a chi è in difficoltà e la vittoria a coloro che hanno fiducia in te! Io bramo la tua potente assistenza: se mi concedi la vittoria sui miei nemici, io crederò in te e sarò battezzato nel tuo Nome, perché ho invocato invano i miei dei, che devono essere impotenti, poiché non possono aiutare coloro che li servono Ora ti invoco, desiderando credere in te, quindi liberami dalle mani dei miei avversari! » – Non appena ebbe pronunciato questa preghiera, gli Alemanni furono presi dal panico, e subito dopo, vedendo il loro Re ucciso, chiesero la pace. Allora Clodoveo mescolò entrambe le nazioni, i Franchi e gli Alemanni che insieme tornarono a casa e diventarono Cristiani. – Testimonianza di F. Thayer, un ministro anglicano: Quando ancora era in forte dubbio e grande incertezza sulla verità della sua religione, iniziò a pregare come segue: « Dio di ogni bene, onnipotente ed eterno Padre delle misericordie e Salvatore dell’umanità, io ti imploro, per la tua sovrana bontà, di illuminare la mia mente e di toccare il mio cuore, ché, mediante la vera fede, speranza e carità, Io possa vivere e morire nella vera Religione di Gesù Cristo. Credo fiduciosamente che, poiché c’è un solo Dio, non può esserci che una sola Fede, una sola Religione, una sola via per la salvezza, e che ogni altro sentiero opposto, può condurre alla perdizione; questa via – o mio Dio! – io cerco ansiosamente di seguire e di essere salvato, perciò protesto, davanti alla tua divina Maestà, e giuro su tutti i tuoi attributi divini, che seguirò la Religione che tu mi rivelerai come la vera, e abbandonerò, a qualunque costo, quella in cui avrò scoperto errori e menzogne. Confesso che non merito questo favore per la gravezza dei miei peccati, per i quali sono veramente pentito, avendo offeso un Dio così buono, così santo e così degno di amore, ma, anche se non lo merito, spero di ottenerlo dalla tua infinita misericordia; e ti prego di concederlo a me per i meriti di quel prezioso Sangue che è stato versato per noi peccatori dal tuo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore, Egli che vive e che regna, ecc. Amen ». Dio non fu lento nell’esaudire una preghiera così sincera e fervida e Thayer divenne Cattolico. Chiunque vaghi ancora a tentoni nell’oscurità dell’infedeltà e dell’errore, preghi pertanto allo stesso modo, e il Dio di ogni luce e verità gli conferirà il dono della Fede in alto grado. È umano cadere nell’errore, ma è diabolico restarvi, ed angelico risorgere da esso, abbracciando la verità che conduce a Dio, la verità che è stata rivelata e conservata nella sua Chiesa. – Tutti possono avere la Chiesa per loro madre, se lo desiderano. Cristo è nella Chiesa, ma Egli è anche fuori dalla Chiesa. Nella Chiesa opera con la sua grazia per salvare coloro che vi entrano; fuori da Essa opera anche con la sua grazia, pronto ad operare nei cuori di tutti gli uomini, onde fornire loro la volontà e la capacità di entrare. Se non rispondiamo alla sua chiamata, la colpa ricade sulla nostra testa. Non abbiamo scuse, nemmeno la minima ombra di scusa. Il motivo per cui non veniamo, può essere solo perché non scegliamo di venire, resistiamo alla sua grazia, disprezziamo i suoi inviti, e non cediamo alle sue ispirazioni. Nessuna buona distinzione teologica, nessuna sottigliezza scolastica, nessuna ingenuità latitudinaria, può sollevarci dalla colpa o scusarci del fatto che potevamo venire, se fossimo stati così ben disposti. Se poi ci tiriamo indietro e andiamo persi, a quel punto siamo noi che ci siamo distrutti. – I sistemi settari sono dei vapori oscuri e mutevoli che oscurano la superficie dei cieli; e le loro masse eterogenee sono trasportate in innumerevoli forme fantastiche da ogni burrasca, « … da ogni vento di dottrina », come si esprime San Paolo. Nubi di eresia dopo nubi di eresia, si sono dissolte dopo la pioggia, o sono scomparse nei campi sconfinati dell’etere, – erano e non più sono, – mentre altri vapori occupano il loro posto, fugaci e non sostanziali. Ma, come un vasto e universale arcobaleno, la Chiesa sovrasta tutti i climi e le epoche cristiane; e, come quell’arco, Essa è una, ininterrotta, dovunque appaia. L’arcobaleno è immutabile, poiché la sacra Parola di Cristo, il suo Fondatore, si è impegnata nella sua perpetua stabilità.  – Sì, la Chiesa è ancora presente. Si espande, nella sua missione voluta dal cielo, ampliandosi e conquistando. – Solo nella Chiesa Cattolica ci sono certezza e sicurezza contro gli errori nella religione. Intorno a questa Roccia non vediamo altro che tempeste infuriate, nient’altro che disastrosi naufragi, l’indifferenza verso la Religione, la negazione di ogni vera adorazione, gli abomini dell’ateismo e dell’immoralità, la derisione delle cose sacre, il pietismo fanatico, la religiosità delirante, il razionalismo o la negazione di tutte le rivelazioni e di tutto ciò che è soprannaturale. Ogni non-Cattolico che cerca sinceramente di conoscere ciò in cui credere, chiunque desideri ottenere certezza in questioni religiose, deve prima o poi rivolgersi alla Chiesa come l’unica sorgente di certezza, l’unico guardiano della vera Religione, l’unica fonte di vera pace e felicità in questa vita e nella prossima.  – Ecco la grande massa dei nostri connazionali alieni dalla Chiesa di Dio. Perché non vengono e chiedono di essere ricevuti come figli ed eredi? Manca loro l’opportunità? È falso! Non mancano le opportunità. Dio non le nega a nessuno di loro, né nega la grazia necessaria. La Chiesa è qui; attraverso i suoi nobili e fedeli pastori, la sua voce risuona dal Maine alla Florida, dall’Atlantico al Pacifico. Come possono ascoltare senza che ci sia un predicatore? Ma hanno sentito; in verità la voce del predicatore è uscita in tutta la terra. Non hanno bisogno di dire, chi salirà in cielo per abbattere Cristo? La Parola è vicina a loro. Risuona in ogni orecchio; parla in ogni cuore. Sappiamo tutti che potrebbero venire, se lo volessimo. Da tutte le parti e da ogni grado e da ogni condizione, alcuni sono venuti e questi venendo hanno dimostrato che sia possibile che tutti vengano. Testimoni il defunto Mons. James Roosevelt Bailey, D. D., Arcivescovo di Baltimora; Mons. James Frederick Wood, D. D., Arcivescovo di Philadelphia; il Rev. William Tyler, compianto vescovo di Hartford, Conn.; il Rev. John Young, D. D., defunto Vescovo di Erie, Pa.; il Rev. Sylvester Horton Rosecrans, D. D., il defunto Vescovo di Colombus, O.; Rev. Mons. George H. Doane, V. G., di Newark, N.J., figlio del Vescovo protestante omonimo e fratello del vescovo Doane (Protestant Episcopal,) di Albany, N. Y.; il Rev. Thomas S. Preston, V. G., dell’Arcidiocesi di New York; Il Rev. J. Clark, S. J., ex professore di matematica a West Point, già generale di brigata all’Esercito degli Stati Uniti e presidente del Gonzaga College, a Washington; il Rev. Francis M. Craft, S. J., del Loyola College, Baltimore, Maryland; il Rev. James Kent Stone, C. P., Padre Fidelis della Croce, ex presidente dello Hobert e Kenyon College, Ohio; il Rev. E. D. Hudson C. S. C. editore di “Ave Maria”; il Rev. Isaac T. Hecker, C. S. P.; il Rev. Xavier Donald Macleod, D. D., autore della “Devozione alla BVM in Nord America”, ecc., ecc.; il defunto reverendo George Foxcroft Haskins, fondatore della casa dell’« Angelo Guardiano »; il Rev. Levi Silliman Ives, LL. D., ex vescovo protestante della Carolina del Nord; il Rev. George Goodwin, il secondo parroco di St. Mary’s Church, Charleston, Massachusetts; l’On. Thomas Ewing, senatore dell’Ohio e per qualche tempo segretario del Tesoro degli Stati Uniti; il Dr. Joshua Huntinton, il noto autore di “Rosemary”, “Gropings after Truth”, ecc.; James McMaster, Esq., Direttore del New York “Freeman’s Journal”; il Rev. Orestes A. Brownson, L.L. D., l’illustre recensore, che Lord Brougham avrebbe definito « la mente dell’America »; il Dr. Albert Myers, direttore del Boston Pilot, Howard Haine Caldwell, di Newbery, S. C., e il figlio del Cancelliere Caldwell, il Gen. Jones di Columbia, S. C., il Rev. Clarence A. Walworth, autore di « The Gentle Sceptic », ecc .; Miss Mary Agnes Tincker, autrice di « Grapes and Thorns », « House of Yorke » e « Signor Monaldini’s Niece »; Seton, fondatrice delle Suore della Carità in America, la signora Judge Tenny, nata Sarah M. Brownson, la signorina Francis C. Fisher; Christian Reid, autrice di « Una questione d’onore », « Cuori e mani », ecc. ecc.; Miss Mary Longfellow, cugina del defunto poeta Longfellow; la vedova dell’ex presidente Tyler e tanti altri che hanno sacrificato tutto, pur di non morire fuori dalla Chiesa Cattolica e perdersi per sempre. La signora Moore, una donna molto intelligente di Edinton, nella Carolina del Nord, una convertita alla nostra santa Fede, disse ai suoi figli protestanti, quando era sul suo letto di morte: « O figli miei, c’è una tale speranza, un tale conforto nella nostra santa Religione! Quando ero così vicina alla morte e credevo che non vi avrei mai più rivisto, la mia anima era piena di angoscia. Quando pensavo di essere così vicina ad incontrare il mio Dio, temevo, ma dopo aver fatto la mia confessione all’incaricato ministro, e ricevuto l’assoluzione, nel nome della Santissima Trinità, la morte è stata privata di ogni pungiglione. Ogni giorno ringrazio sempre più Dio che mi ha dato la grazia di rompere i legami che mi avevano impedito di aderire dalla Chiesa. Ho guardato indietro e, in effetti, mi chiedo perché mai non sono stata, come avrei potuto, nient’altro che Cattolica ». Entrando nella Chiesa Cattolica, questi e molti altri convertiti hanno reso non giusto l’appellarsi all’ignoranza o all’incapacità. Coloro che non sono venuti ancora, possono anch’essi venire così come quelli che sono già venuti; e la loro colpa nel non venire è aggravata dalla conoscenza che essi hanno del fatto che alcuni del loro numero sono arrivati: ecco che allora essi non sono più nell’ignoranza. (San Aug., lib. 1. de Bapt. Contr. Donat. Cap. V; S. Giov. Chrys. In Epist. Ad Rom. XXVI.). La colpa pertanto è solo loro. Stanno fuori perché non vogliono venire. « Non verrai a me affinché tu possa avere la vita, perché le tue opere sono malvagie ». Ignorano la grazia divina, disdegnano la Chiesa, disprezzano i suoi pastori, disprezzano i suoi Sacramenti. Perché, cosa che il Cattolico non può dubitare, se dovessero cercare, con ansiosa cura – come dice Sant’Agostino – anche per scusarsi dall’eresia formale o dall’infedeltà, e cercando avessero bussato, non sarebbero stati ammessi? – No, noi amiamo troppo i nostri concittadini per essere tanto ingegnosi nell’inventare scuse per loro, per forzare la fede in loro favore finché non sia quasi pronta a scattare. Facciamolo sì, con una profonda e tenera carità, che, al bisogno, abbia il coraggio di essere terribilmente severa, e facciamo risuonare, o, se non vogliamo essere « figli del tuono » troppo energici, sussurriamo con accenti soffici ma allarmanti, alle loro orecchie, nelle loro anime, nelle loro coscienze, quelle terribili verità che conosceranno altrimenti troppo tardi nel giorno del giudizio. Dobbiamo lavorare per convincerli di peccato, per mostrare loro la loro follia ed insania, convincerli che sono in errore, nel peccato e già condannati, ma che possono essere restituiti alla vita e liberati dalla condanna solo mediante la grazia di nostro Signore Gesù Cristo, che è dispensata attraverso la Chiesa e solo attraverso la Chiesa Cattolica.

§ 10. S. O. sulla Confessione

S. O. continua a citare dalla nostra Explanation della Dottrina Cristiana, sopprimendo in modo disonesto cinque domande e risposte che sono in connessione immediata con quelle che cita, vale a dire:

« D. I protestanti sono disposti a confessare i loro peccati a un Vescovo o Sacerdote, che soltanto ha ricevuto il potere da Cristo di perdonare i peccati? « … a chi perdonerete i peccati, saranno loro perdonati ».

R.. No, perché generalmente hanno una totale avversione alla confessione, e quindi i loro peccati non saranno perdonati per tutta l’eternità.

D. Da questo cosa ne segue?

R.. Che essi muoiono nei loro peccati e andranno dannati ».

« Su questo io, S. O., dico a coloro che si reputano onestamente protestanti (e non abbiamo il diritto di mettere in dubbio la loro onestà in materia), che Dio non ha designato l’assoluzione sacerdotale come segno sacramentale esteriore e visibile e suo strumento di perdono al peccatore veramente pentito, e non è affatto strano che essi non siano disposti a confessare i propri peccati ad un prete o a cercare la sua assoluzione. Quando viene istruito con il sapere, e per grazia di Dio è portato a credere che la Religione Cattolica sia la vera Religione di Cristo, essi saranno disposti ad andare alla Confessione come noi Cattolici, e non avranno avversione più di quanto ne abbiamo noi. » –

Vedete, come S. O. non afferma mai chiaramente e precisamente alcun punto in questione. Parla qui di quei protestanti che … onestamente credono di non dover andare alla Confessione per ottenere il perdono. Supponiamo che intenda quelli che vivono nell’ignoranza incolpevole della legge divina della Confessione. Ma tale ignoranza incolpevole, come abbiamo chiaramente dimostrato, non è un mezzo per ottenere il perdono dei loro peccati. « … E non abbiamo alcun diritto – dice – di mettere in discussione la loro onestà ». Ahimè, come si può dire ai protestanti che essi possono essere buoni Cattolici senza confessare i loro peccati, e ci saranno migliaia e migliaia di loro di cui non dobbiamo dubitare sull’onestà? Ma noi non abbiamo alcun diritto, nessun dovere, di istruire quegli “onesti” protestanti o i pagani, e mostrare loro la vera strada per il Paradiso? Perché, allora, san Francesco di Sales e tanti altri Santi Sacerdoti hanno esposto le loro vite così spesso, fino al martirio, per richiamare i protestanti onesti dalla loro eresia e riportarli alla vera Chiesa? Per quanto riguarda quei protestanti che sono stati istruiti nella nostra Religione e sono disposti a confessare i loro peccati, essi non appartengono più al numero di coloro che sono in questione. – Ma egli continua la sua risposta. « Ma chi ha detto a costui che spiega la dottrina cristiana (cioè il Rev. M. Muller) che nessun peccatore sarà perdonato per tutta l’eternità, o che morirà nei suoi peccati e sarà dannato, se non abbia confessato quei peccati ad un prete e abbia ricevuto la sua assoluzione? Questa non è una dottrina cristiana cattolica, ed egli non aveva il diritto di dire che lo è, o di scrivere in modo tale da essere capito così. »  –

Qui, guardate un po’, S. O. vuole sapere dove abbiamo imparato la legge divina della Confessione. Bene, l’abbiamo imparata dall’insegnamento infallibile della Chiesa Cattolica, dalla Sacra Scrittura, dai Padri e dai Dottori della Chiesa. Strano, quel S. O. non sa neppure quello che conosce ogni ragazzino di una scuola cattolica! Deve aver egli imparato un cattivo Catechismo. Ma, in nome del buon senso, dov’è che S. O. ha appreso che ogni peccatore, in particolare ogni peccatore protestante, sarà perdonato per tutta l’eternità, o che non morirà nei suoi peccati, anche se non è disposto a confessare i suoi peccati ad un Prete cattolico? Dice che « … asserire che nessun peccatore battezzato sarà perdonato a meno che non sia disposto a confessare non sia una dottrina cristiana cattolica, che non abbiamo il diritto di dire che lo sia, o di scrivere in modo tale da essere capiti così… » . Ora questa asserzione di S. O. è abbastanza eretica, perché questo è articolo di fede, dichiarato dal Concilio di Trento, che: « il Sacramento della Penitenza è necessario per la salvezza di coloro che sono caduti in peccato mortale dopo il Battesimo, come il Battesimo è necessario per coloro che non hanno ricevuto la rigenerazione spirituale ». L’asserzione di S. O., quindi, è direttamente opposta alla legge divina della Confessione, che deve essere rispettata nella realtà, se possibile, o almeno col vero desiderio implicito, se la Confessione è impossibile. S. O. è piuttosto scorretto nel dichiarare tutte le condizioni di perdono che Dio ha determinato per coloro che dopo il Battesimo hanno commesso peccati gravi. « Queste condizioni – egli dice – sono le seguenti tre: un sincero dispiacere per i peccati, un fermo proposito di non peccare più, e, in circostanze ordinarie, una confessione onesta e umile ai ministri nominati da Dio ».  Questa non è una dichiarazione completa delle condizioni di perdono. Noi le enunceremo come ogni ragazzino di scuola le conosce per averle apprese da un buon Catechismo:

I. Contrizione, o dolore, che è buono solo:

1. Quando è interiore, cioè dolore dal cuore o dalla volontà;

2. Quando è sovrano, o dolore che sorpassa tutti gli altri dolori;

3. Quando è universale, o dolore almeno per tutti i nostri peccati mortali;

4. Quando è soprannaturale, o dolore per aver offeso Dio, unito alla speranza di perdono.

Ci sono tre tipi di contrizione: –

1. Contrizione perfetta, o dolore per il peccato a causa della ferita inferta alla bontà di Dio;

 2. Contrizione imperfetta, o dolore per il peccato a causa della ferita inflitta alle nostre anime, che, offendendo Dio, perdono il Paradiso e meritano l’inferno;
3. Contrizione naturale, o dolore per il peccato a causa della ferita fatta al nostro benessere temporale.

Gli effetti del dolore sono: –

1. La contrizione perfetta, come atto di perfetto amore di Dio, unita al desiderio di confessare i nostri peccati, li annulla già prima della Confessione;

2. La contrizione imperfetta, ci dispone per ricevere la grazia di Dio nel Sacramento della Penitenza;

3. La contrizione naturale non può disporci a ricevere la grazia di Dio con l’assoluzione, perché è un dolore non per l’offesa fatta a Dio, ma solo per un danno temporale.

II. Il proposito dell’emendamento

è una ferma risoluzione, per grazia di Dio, di: –

1. Evitare tutti i peccati mortali e le occasioni prossime di peccato;

2. Utilizzare i necessari mezzi di emendamento; 

3. Fare la dovuta soddisfazione per i nostri peccati;

4. Riparare a qualunque danno fatto al prossimo.

III. Confessione, che è valida  solo: –

1. Quando è intera, o sia la confessione di almeno tutti i nostri peccati mortali, con le circostanze necessarie;

 2. Quando è sincera, cioè la confessione dei peccati senza nasconderli o scusarli.

Chi è in pericolo di morte e non può fare la sua confessione, deve sinceramente desiderare di confessare i suoi peccati al sacerdote, e provare ad essere molto dispiaciuto (contrito) per aver offeso un Dio così buono.

Questo ultimo punto S. O. lo ha omesso, eppure il sincero (almeno implicito) desiderio di confessare i propri peccati è necessario per colui che non sia in grado di confessarli, poiché la vera Confessione è per chi sia in grado di poterla fare, al fine di ottenere il perdono.

« Ma dire o sottintendere – continua S. O. – che ogni Cattolico che muore senza essere stato in grado di confessare i suoi peccati ad un Prete è quindi dannato per l’eternità, è un’assurdità. » Egli ha forse sognato che noi o qualche Cattolico abbiamo mai detto tali sciocchezze? Perché allora menziona tali stupidaggini?

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (15)

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (15)

IL DOGMA CATTOLICO:

Extra Ecclesiam Nullus Omnino Salvatur

[Michael Müller C. SS. R., 1875]

§ 8. COME DIO ONNIPOTENTE CONDUCA ALLA SALVEZZA QUELLI CHE SONO INCOLPEVOLMENTE IGNORANTI DELLE VERITÀ DELLA SALVEZZA.

Dio Onnipotente, che è giusto e non condanna nessuno senza propria colpa, pone dunque le anime che sono nell’ignoranza invincibile delle verità di salvezza, sulla via della salvezza, sia con mezzi naturali che soprannaturali. C’è un protestante, che ha vissuto in una parte della Germania, dove è sempre rimasto invincibilmente ignorante della vera Religione, ma ha vissuto secondo i dettami della sua coscienza. Alla fine decide di emigrare in questo Paese (Stati Uniti –ndt.-), con l’idea di migliorare la sua vita temporale. Ma Dio Onnipotente aveva altri disegni nei suoi confronti, desiderava metterlo sulla via della salvezza. Questo protestante entra in una chiesa protestante in questo Paese. Vede subito una grande differenza tra i protestanti in America e quelli in Europa. È perplesso per questa differenza e comincia a dubitare della verità del protestantesimo. Per assicurarsi che abbia ragione o torto nella sua religione, comunica i suoi dubbi ad un amico Cattolico ben istruito, che gli spiega che cosa sia la vera Religione e dove si trovi. Di conseguenza, poiché egli è retto dinanzi a Dio e desidera salvare la sua anima, decide di diventare Cattolico. Così l’emigrazione di questo protestante in questo Paese è stata, nelle mani di Dio, il mezzo naturale per metterlo sulla via della salvezza. – Non molto tempo fa, un mio amico mi ha detto che una signora che era a bordo di un piroscafo fece cadere un libro cattolico nell’acqua. Il capitano della barca, che ha salvato il libro e lo ha letto prima di restituirlo, alla fine è diventato Cattolico. Umanamente parlando, la caduta del libro nell’acqua era piuttosto casuale; ma Dio Onnipotente ha fatto uso di questa circostanza per mettere sulla via della salvezza un uomo che era stato invincibilmente ignorante e che non aveva agito contro la sua coscienza. – C’è una ragazza: i suoi genitori non professano religione. Non vanno mai in chiesa. Non parlano mai di religione a casa, ma si assicurano che la loro figlia non possa conoscere malvagi compagni. Quindi ella rimane naturalmente buona ed innocente. Per darle una buona educazione, la indirizzano in un’istituzione cattolica. Lì conosce i compagni cattolici, con le devozioni cattoliche, le cerimonie, con il servizio della Chiesa, ecc. È curiosa e desidera conoscere il significato di tutto ciò che vede e sente sulla Cattolicità. È soddisfatta della Chiesa Cattolica ed esclama: “Non ho mai sentito nulla del genere prima”. Alla fine diventa Cattolica. Qui, l’educazione è il mezzo che Dio ha usato per porre sulla via del cielo una persona che era stata invincibilmente ignorante dei mezzi di salvezza, ed era rimasta naturalmente buona ed innocente. – Molti esempi simili potrebbero essere citati per mostrare che Dio Onnipotente, nella sua bontà, usa modi e mezzi naturali per mettere delle anime invincibilmente ignoranti, che vivono nella loro buona coscienza, sulla via della salvezza. Questo è il modo ordinario della sua divina Provvidenza, cioè il guidare gli uomini, mediante le vie ed i mezzi naturali, verso ciò che è soprannaturale. – Ma possono esserci casi eccezionali, in cui Dio Onnipotente usa dei mezzi soprannaturali per salvare un uomo incolpevolmente ignorante e che viva nella sua retta coscienza. Supponiamo che una persona viva in un paese in cui, naturalmente, durante la sua vita non possa sentire nulla della Religione Cattolica. In questo caso, come è stato detto sopra, “se necessario …”, Dio Onnipotente, nella sua infinita misericordia, farà uso di un mezzo soprannaturale per condurre quella persona alla salvezza, piuttosto che lasciarla perire attraverso un’ignoranza incolpevole. Può illuminarlo in modo soprannaturale, così da poter sapere cosa deve credere per essere salvato. « Molti dei Gentili – dice San Tommaso – ricevettero una rivelazione divina riguardo a Cristo, come è evidente da ciò che hanno predetto. » Dice Giobbe: « So che il mio Redentore vive, e nell’ultimo giorno risorgerà dalla terra. » (Giobbe, XIX, 25). Anche le Sibille predissero certe cose di Cristo, come dice S. Agostino (Cont. Faust. Lib. XIII., C. 15). Ai tempi di Costantino Augusto e sua madre Irene, fu trovata una tomba in cui giaceva un corpo che aveva un piatto sul petto, sul quale erano state trovate le parole: « Cristo nascerà da una Vergine, e io credo in Lui. O Sole, ai tempi di Irene e Costantino, mi vedrai di nuovo. » (Baron. ad Ann. Christi, 780). Ciò è in armonia con ciò che dice Giobbe: « Dio …. che ci rende più istruiti delle bestie selvatiche, che ci fa più saggi degli uccelli del cielo » (Giobbe, XXXV. 11.) – (De Fide, q. II., Art. VII.). In verità, Dio Onnipotente, nella sua infinita misericordia, può disporre un’anima, a un dato momento, a ricevere la grazia santificante ed infondere, al tempo stesso, questa grazia nell’anima: la luce della vera fede, l’inclinazione volontaria del libero arbitrio nel conformarsi alla volontà e alla grazia di Dio, la determinazione del libero arbitrio dall’astenersi dal peccato, la remissione dei peccati; l’infusione della grazia, avviene con un movimento simultaneo, perché la giustificazione è istantanea e non ha gradazioni successive: è acquisita per grazia e per opera dello Spirito Santo, che prende subito possesso dell’anima: « E improvvisamente arrivò un suono dal cielo, come di un potente vento, e riempiva tutta la casa. » (Atti, II, 2.). La resistenza e la deliberazione mentale possono essere lunghe e lente da parte del peccatore, ma la vittoria e il trionfo sono rapidi ed improvvisi da parte di Dio, con l’infusione della sua grazia in un’anima pentita.  – Ci sono, in effetti, esempi notevoli di improvvise conversioni di anime nel passato e nel presente, che provano che tali effetti potenti possano essere e siano gestiti dalla grazia di Dio. Un prodigio così meraviglioso, un’improvviso rinnovamento spirituale dell’anima di un uomo, è una grazia straordinaria, che Dio Onnipotente può concedere anche ad un grande peccatore nella sua ultima ora. « Siccome Dio è buono – dice Sant’Agostino – può salvare una persona senza alcun merito da parte sua ». Dio onnipotente può anche, per miracolo, portare un prete a una persona invincibilmente ignorante e che viva con i dettami della sua coscienza; oppure può portare una persona simile ad un prete o fare uso di un Angelo o di un Santo per condurlo sulla via della salvezza. Tra le anime sante dei secoli passati che sono state sostenute con segnali di predilizione e con privilegi da Dio Onnipotente, dobbiamo collocare, in prima fila, Maria di Gesù, spesso chiamata Agreda, dal nome del luogo in Spagna dove ella trascorse la sua vita. Il celebre J. Goerres, nella sua grande opera “Misticismo”, non esita a citare come esempio la vita di Maria di Agreda, in un capitolo intitolato « Il punto culminante della mistica cristiana ». – In effetti, non è stato possibile trovare un modello più perfetto delle più alte modalità mistiche. Questa santa vergine bruciava di un ardente amore per Dio e per la salvezza delle anime. Un giorno contemplò in una visione tutte le nazioni del mondo. Vide che la maggior parte degli uomini era priva della grazia di Dio e correva a capofitto verso la perdizione eterna. Vide come gli indiani del Messico mettevano meno ostacoli alla grazia della conversione di qualsiasi altra nazione che fosse fuori dalla Chiesa Cattolica, e come Dio, su questo punto, fosse pronto a mostrare pietà per loro. Quindi raddoppiò le sue preghiere e le sue penitenze per ottenere per loro la grazia della conversione. Dio nell’ascoltare le sue preghiere le ordinò di insegnare la Religione Cattolica a quegli indios messicani. Da quel momento ella apparve, per fenomeno di bilocazione, ai selvaggi, non meno di cinquecento volte, istruendoli in tutte le verità della nostra santa Religione e compiendo miracoli a conferma di queste verità. Quando tutti furono convertiti alla fede, lei disse loro che i Sacerdoti religiosi sarebbero stati inviati da Dio per riceverli nella Chiesa tramite il Battesimo. Come lei aveva detto, così successe. Dio, nella sua misericordia, mandò a questi bravi indiani diversi padri francescani, che rimasero molto stupiti quando trovarono quei selvaggi pienamente istruiti nella dottrina cattolica. Quando essi chiesero agli indiani chi li avesse istruiti, fu detto loro che una vergine santa era apparsa tra loro molte volte, e aveva insegnato loro la Religione Cattolica e la confermava loro con miracoli. (Vita della venerabile Maria di Gesù di Agreda, § XII.). Così quei bravi indios furono portati miracolosamente alla conoscenza della vera Religione nella Chiesa Cattolica, perché seguivano la loro coscienza nell’osservare la legge naturale. – Qualcosa di simile è collegato nella vita di Padre J. Anchieta, S. J., (cap. VI.). Un giorno, questo grande uomo di Dio entrò nei boschi di Itannia, in Brasile, senza alcun motivo plausibile e, in effetti, come se fosse guidato da un altro. A poca distanza scorse un vecchio seduto a terra e appoggiato a un albero. « Affretta i tuoi passi – esclamò il vecchio quando vide il padre – perché ti aspetto da tempo ». Il santo missionario gli chiese chi fosse, e da quale paese fosse venuto. « Il mio paese – disse il vecchio – è al di là del mare ». Aggiunse altre cose, il che indusse il padre a dedurre che fosse venuto da una provincia lontana, vicino a Rio de la Plata, e che era stato trasportato da mezzi soprannaturali dal suo stesso paese al luogo in cui si trovava allora, e che, con la direzione e la guida del cielo, era stato condotto lì con grande fatica e con fatica si era posto dove il padre lo aveva trovato, in piena attesa della realizzazione della divina promessa. Padre Anchieta gli chiese allora perché fosse venuto in quel posto: « Sono venuto qui – egli rispose – perché potessi essere istruito sulla retta via ». Questa è l’espressione che usano i brasiliani quando parlano delle leggi di Dio e della via del cielo. Padre Anchieta si sentiva convinto, dalle risposte date a lui dal vecchio, che non aveva mai avuto più di una moglie, non aveva mai preso le armi se non per la sua giusta difesa, e che non aveva mai trasgredito gravemente  alla legge della natura. Percepiva, inoltre, dalle argomentazioni del vecchio uomo, che conosceva molte verità relative all’Autore della natura, all’anima, alla virtù e al vizio. Dopo che padre Anchieta gli aveva spiegato alcuni dei misteri della nostra santa Religione, disse: « È così che finora li avevo capiti, ma non sapevo come definirli ». Dopo aver sufficientemente istruito il vecchio, Padre Anchieta raccolse dell’acqua piovana dalle foglie dei cardi selvatici, lo battezzò e lo chiamò Adamo. Il nuovo discepolo di Cristo sperimentò immediatamente nella sua anima gli effetti sacri del Battesimo. Alzò gli occhi e le mani in cielo e ringraziò l’Onnipotente per la misericordia che gli aveva concesso. Poco dopo, spirò tra le braccia di padre Anchieta, che lo seppellì secondo le cerimonie della Chiesa. Riguardo a queste conversioni miracolose, il Dr. O. A. Brownson osserva bene: « Che ci possano esserci persone in società eretiche e scismatiche, invincibilmente ignoranti della Chiesa, che corrispondono così perfettamente alle grazie che ricevono, e che Dio Onnipotente, con mezzi straordinari, li porterà alla Chiesa, è credibile e perfettamente compatibile con il noto ordine della sua grazia, come si evince da due bellissimi esempi registrati nella Sacra Scrittura: l’uno è l’eunuco ministro di Candace, regina d’Etiopia: egli, seguendo le luci che Dio gli aveva dato, pur vivendo a grande distanza da Gerusalemme, conosceva l’adorazione del vero Dio ed era abituato a recarsi di tanto in tanto a Gerusalemme per adorarlo. Quando, tuttavia, il Vangelo cominciò ad essere annunziato, la religione ebraica non poteva più salvarlo, ma essendo ben disposto per la fedeltà alle grazie che aveva ricevuto fino ad ora, non fu abbandonato da Dio Onnipotente, perché quando ritornò nel suo paese da Gerusalemme, il Signore mandò come messaggero un santo, San Filippo diacono, per incontrarlo e istruirlo nella fede di Cristo e battezzalo (Atti, VIII. 26). L’altro esempio è quello di Cornelio, che era un ufficiale dell’esercito romano della truppa italica, allevato nell’idolatria. Nel corso degli eventi, il suo reggimento arrivò in Giudea, vide lì una religione diversa dalla sua, il culto di un solo Dio. La grazia muoveva il suo cuore, credeva in questo Dio e, seguendo l’ulteriore mozione della grazia divina, diede molte elemosine ai poveri e pregò sinceramente questo Dio che gli dicesse cosa fare. Dio l’ha abbandonato? No, senza dubbio; gli mandò un Angelo dal cielo per dirgli a chi rivolgersi per essere pienamente istruito nella conoscenza e nella fede di Gesù Cristo e per essere ricevuto nella sua Chiesa con il Battesimo. Ora, ciò che Dio ha fatto in questi due casi, non è certamente meno in grado di farlo in tutti gli altri, e ha mille modi nella sua saggezza per condurre anime che siano veramente sincere, alla conoscenza della verità e della salvezza. E sebbene un’anima possa essere nelle più remote regioni selvagge del mondo, Dio potrebbe inviare un Filippo o un Angelo dal cielo, per istruirlo, oppure, con la sovrabbondanza della sua grazia interiore, o con innumerevoli altri modi a noi sconosciuti, potrebbe infondere nella sua anima la conoscenza della verità. La cosa importate è che noi facciamo con attenzione la nostra parte nel rispettare ciò che ci dà; per questo siamo certi che, se non lo desideriamo, non ci verrà mai, ma, quando inizierà il buon lavoro in noi, Egli pure lo perfezionerà, se prestiamo attenzione a corrispondere e a non mettere alcun ostacolo ai suoi disegni. « Tuttavia, in tutti i casi di intervento straordinario o miracoloso di Dio Onnipotente, sia nell’ordine della natura, o nell’ordine di grazia a noi noto, è intervenuto ad Ecclesiam, e non c’è ombra di autorità per supporre che sia mai intervenuto miracolosamente o che mai interverrà diversamente: presumere che, in qualsiasi circostanza, intervenga per salvare gli uomini senza il mezzo ordinario, (la Chiesa) è perfettamente gratuito, per usare un eufemismo. Entrare nella Chiesa nei modi straordinari è cosa facilmente ammissibile, perché non si discosta dall’economia della salvezza rivelata, né implica la sua inadeguatezza, nell’intervenire Dio perché siano salvati facendo a meno di Essa, né implica che non sia adeguata alla salvezza di tutti coloro che la bontà di Dio vuol portare alla salvezza. Quelli che nelle società aliene alla Chiesa, sono invincibilmente ignoranti della Chiesa, se corrispondono alle grazie che ricevono, e vi perseverano, saranno salvati, non ne dubitiamo affatto, ma non dove sono o senza essere portati alla Chiesa. Sono pecore che nella prescienza di Dio, sono Cattoliche, ma pecore non ancora riunite nell’ovile. « … Altre pecore Io ho – dice il nostro benedetto Signore – che non sono di questo ovile, ma anche quelle devo portare, esse sentiranno la mia voce, e ci sarà un solo ovile ed un solo pastore. » Quel che è decisivo, è che questi devono essere portati ad entrare nell’ovile, che è la Chiesa, ma in questa vita, come insegna santamente Sant’Agostino. – Ma è portato qualcuno alla Fede e alla Chiesa di Cristo, di coloro che corrispondono come dovrebbero alle grazie ricevute prima?  – « Dio non voglia – dice il vescovo Hay – perché, sebbene sia certo che Dio non mancherà mai di portare tutti quelli che fedelmente corrispondono alla Fede e alla Chiesa di Cristo, alle grazie che concede loro, tuttavia non è legato in nessun modo a conferire quella singolare misericordia a nessun altro: se fosse così, quanto pochi, anzi, l’avrebbero ricevuta! Ma Dio, per mostrare le infinite ricchezze della sua bontà e misericordia, lo conferisce anche a molti dei più immeritevoli, come lo ha elargito anche a molti degli ebrei induriti che crocifissero Gesù Cristo e ai sacerdoti che lo perseguitarono a morte, anche se si erano ostinatamente opposti a tutti i mezzi che Egli aveva usato in precedenza con la sua dottrina ed i miracoli per convertirli. In questo Egli agisce come Signore e Maestro e come libero dispensatore dei suoi doni, dando a tutti gli aiuti necessari e sufficienti per il loro stato attuale; a coloro che collaborano con questi aiuti non manca mai di dare più abbondantemente, e per mostrare le ricchezze della sua misericordia, a numerosi dei più immeritevoli, dà i suoi più singolari favori per la loro conversione. Quindi nessuno ha motivo di lamentarsi; tutti dovrebbero essere solleciti a cooperare con ciò che hanno; nessuno dovrebbe disperare per motivo della propria passata ingratitudine, ma essere certo che Dio, che è ricco di misericordia, avrà ancora pietà di loro, se ritorneranno da Lui. Devono solo temere e tremare, coloro che rimangono ostinati nelle loro vie malvagie, che continuano a resistere alle chiamate della sua misericordia e rimandano la loro conversione da un giorno all’altro. Perché sebbene la sua infinita misericordia non abbia limiti nel perdonare i peccati, per quanto numerosi e dolorosi, se ci pentiamo, le offerte della sua misericordia sono limitate, e se superiamo questi limiti con la nostra ostinazione, non ci sarà più misericordia per noi. Il tempo della misericordia è fissato per tutti, e se non riusciamo ad abbracciare e profittare delle sue offerte entro quel tempo, le porte della misericordia saranno chiuse davanti a noi. Quando lo sposo è entrato una volta nella camera matrimoniale, si chiudono le porte, e le vergini stolte che erano impreparate sono per sempre escluse, con questo terribile rimprovero da Gesù Cristo, – Io non so chi siate voi, allontanatevi da me, voi operatori d’iniquità. Vedendo, quindi, che nessuno sa per quanto durerà il tempo della misericordia per sé, non si dovrebbe ritardare un momento; se si trascura l’offerta attuale, potrebbe essere l’ultima. Quell’ora verrà come un ladro nella notte, quando meno ce lo aspettiamo, come Cristo stesso ci assicura, e per questo ci comanda di essere sempre pronti. – “Diciamolo bene: Affermare che gli atti della fede divina, della speranza e della carità siano possibili fuori dalla Chiesa Cattolica è una diretta negazione dell’articolo di fede: « non c’è positivamente salvezza fuori dalla Chiesa Cattolica; » poiché, a causa di questi atti, Dio si unisce con l’anima nel tempo e nell’eternità. Se questi atti, allora, fossero possibili fuori dalla Chiesa Cattolica, ci sarebbe salvezza fuori dalla Chiesa Cattolica, affermando così una diretta negazione del suddetto articolo di fede, e quindi l’affermazione è essenzialmente eretica. « Un teologo – dice Sant’Agostino – che è umile, non insegnerà mai nulla come vera Dottrina Cattolica, a meno che non sia perfettamente sicuro della verità che afferma. Se viene corretto in qualcosa in cui ha commesso un errore, ringrazia per la correzione, perché il suo unico desiderio è di conoscere la verità. » (Epist. d S. Hier. 73 n. 1). Egli Odia le novità: Animus ab omni novitate alienus et antiquitatis amans. Ciò che cerca di affermare e difendere è la pura dottrina della fede contenuta nella Sacra Scrittura e nella Tradizione. La vera dottrina cattolica – dice Tertulliano – si distingue facilmente dalla falsa dottrina con la seguente regola: « Manifestetur id esse dominicum et verum, quod sit prius traditum; id autem extraneum et falsum, quod sit posterius immissum .» (Lib. De Praescrip, Cap. 31. Ed. Rig. 1675, 213.) Una dottrina che è stata insegnata e creduta fin dall’inizio è una vera Dottrina Cattolica; ma ogni altra dottrina è falsa. Per questo quindi San Paolo ammonisce San Timoteo: « O Timòteo, custodisci il deposito; evita le chiacchiere profane e le obiezioni della cosiddetta scienza ». (I Tim. VI, 20.) « Vocum, id est, dogmatum, rerum, sententiarum novitates, quæ sunt vetustati et antiquitati contrariæ, quæ si recipiantur, necesse est ut fides beatorum Patrum, aut tota, aut certe magna ex parte violetur. » (Vincentius Lirinensis, Commonit., Cap. 24.). – Ciò che è stato creduto da tutti i fedeli in ogni momento e in ogni luogo, questa è la vera Dottrina Cattolica. Tutte le dottrine che sono totalmente o almeno molto opposte alla Fede dei santi Padri della Chiesa, sono nuovi insegnamenti, che devono essere evitati. L’articolo di fede non dice: « Fuori dall’anima della Chiesa non c’è salvezza »; si legge, « Fuori dalla Chiesa (composta da Corpo e Anima) non c’è nessuna salvezza per nessuno ». Quindi assicuratevi che, poiché nessuno vi permetterà di avere un articolo prezioso con denaro contraffatto, né Dio Onnipotente vi lascerà il Paradiso con il servirlo in una religione contraffatta, dalla quale anzi è gravemente insultato e che Egli ha severamente vietato, e che San Paolo e la Chiesa hanno solennemente maledetto. Tale è, e tale è sempre stata la Fede della Chiesa. Sarebbe senza fine raccogliere tutte le testimonianze dei Padri della Chiesa su questo argomento. Facciamo un po’ di pochi, come un campione del tutto. Sant’Ignazio, vescovo di Antiochia e discepolo degli Apostoli, nella sua Lettera ai Filadelfiani, dice: « Coloro che fanno una separazione non erediteranno il regno di Dio ». Sant’Ireneo, vescovo di Lione e martire nella seconda età, dice: « La Chiesa è la porta della vita, ma tutti gli altri sono ladri e briganti, e quindi da evitare”. (De Hær ., Lib. Ic 3.). San Cipriano, vescovo di Cartagine e martire verso la metà della terza età, dice: « La casa di Dio è una sola, e nessuno può avere la salvezza, se non nella Chiesa ». (Epist. 62, alias 4). E nel suo libro sull’unità della Chiesa, dice: « Non può avere Dio per suo padre chi non ha la Chiesa per sua madre. Se qualcuno potesse scappare chi era uscito dall’arca di Noè, allora anche chi è fuori dalla Chiesa può scappare ». Così tanto per questi padri primitivi. Nel quarto secolo, San Crisostomo parla così: « Sappiamo che la salvezza appartiene alla Chiesa da SOLO, e che nessuno può prendere Cristo, né essere salvato, dalla Chiesa cattolica e dalla fede cattolica ». (Hom. I. in Pasch). Sant’Agostino, nella stessa epoca, dice: « La sola Chiesa Cattolica è il corpo di Cristo, lo Spirito Santo non dà la vita a nessuno che sia fuori di questo corpo ». (Epist. 185, § 50, Edit. Bened.) E in un altro luogo, « Nessuno può avere la salvezza se non nella Chiesa Cattolica. Fuori dalla Chiesa Cattolica si può avere tutt’altro che salvezza … si può avere onore, si può avere battesimo, si può avere il Vangelo, si può credere di predicare nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo, ma non si può trovare la salvezza in nessun luogo se non nella Chiesa Cattolica ». (Serm. Ad. Cæsariens de Emerit Ancora una volta, « nella Chiesa Cattolica – egli dice – ci sono sia il bene che il male, ma quelli che sono separati da Essa, perché le loro opinioni sono opposte alle sue, non possono essere buoni, anche se appaiono encomiabili, in quanto la loro separazione dalla Chiesa li rende cattivi, secondo quello che dice il nostro Salvatore (Luca, XI, 23), « Colui che non è con me è contro è contro di me, e colui che non raccoglie con me disperde. » – (Epist. 209, ad Feliciam.). « Che un eretico – dice sant’Agostino – confessi Cristo davanti agli uomini e versi il suo sangue per la sua confessione, non gli vale nulla per la sua salvezza, poiché, credendo di aver confessato Cristo, è stato messo a morte fuori dalla Chiesa ». Questo è molto vero; chiunque sia messo a morte fuori dalla Chiesa non possederebbe la Carità divina, e san Paolo afferma: « Se dovessi dare il mio corpo per essere bruciato, e non avessi carità, non mi gioverebbe nulla ». (I Corinzi XIII). « Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza »; Chi può negarlo? Ed infatti, benché si professino le verità della Chiesa, queste medesime fuori dalla Chiesa, non avvantaggiano per nulla nella salvezza. Quelli che sono separati dall’unità della Chiesa non sono con Cristo, ma sono contro di Lui, e chi non raccoglie con Lui, disperde. (Matteo XII 30.) (Contra Donatistas) – Lattanzio, un’altra grande luce della quarta età, dice: « Solo la Chiesa Cattolica mantiene la vera adorazione, Essaa è la fonte della verità, è la casa della fede, è il tempio di Dio. Se qualcuno o non viene in questa Chiesa, o se ne allontana, la sua salvezza eterna è senza speranza; nessuno deve ingannare se stesso con l’ostinarsi, poiché sono in gioco la sua anima e la sua salvezza ». (Divin. Instit ., lib. IV, c 1). – San Fulgenzio, nel sesto secolo, parla così: « Con fermezza e senza il minimo dubbio, nessun eretico o scismatico, o chiunque sia battezzato fuori dalla Chiesa Cattolica, può prendere parte alla vita eterna se prima della fine di questa vita, non sarà ricondotto alla Chiesa Cattolica e incorporato in Essa ». (Libid de Fid., C.37). Secondo il primo Canone del IV Concilio di Cartagine, l’ultimo degli articoli che un Vescovo eletto debba nominare prima della sua ordinazione è: « Credat ne quod extra Ecclesiam nullus salvetur. » Crede che nessuno possa essere salvato fuori dalla Chiesa. – Ripetiamo le parole di S. Alfonso: « Quanto grati, quindi –  egli dice – dovremmo essere a Dio per il dono della vera Fede. Quanto è grande il numero degli infedeli, degli eretici e degli scismatici. Il mondo è pieno di essi, e, se muoiono fuori dalla Chiesa, saranno tutti condannati, tranne i bambini che muoiono dopo il Battesimo ». (Catech. Primo comando ., N. 10 e 19.). – « Perché – come dice Sant’Agostino – dove non c’è la Fede Divina, non può esserci la Carità divina, e dove non c’è la Carità divina, non può esserci alcuna giustificazione né la grazia santificante, e morire senza essere nella grazia santificante significa perdersi per sempre. (Lib. I. Serm. Dom. In monte, cap. V.). – Tutti i Padri della Chiesa non hanno mai esitato a dichiarare perduti per sempre tutti coloro che muoiono fuori dalla Chiesa Cattolica Romana. « Chi non ha la Chiesa come sua Madre – dice San Cipriano – non può avere Dio come Padre »; e con lui i Padri in generale dicono che: « … come tutti coloro che non erano nell’arca di Noè perirono nelle acque del Diluvio, così periranno tutti coloro che sono fuori dalla vera Chiesa ». Sant’Agostino con gli altri Vescovi d’Africa, al Concilio di Zirta, A. D. 412 dice: « Chiunque sia separato dalla Chiesa Cattolica, per quanto possa essere, a suo avviso, lodevole la propria vita, per la ragione stessa che è separato dall’unione di Cristo, non vedrà la vita, ma l’ira di Dio dimora su di lui ». Perciò, dice Sant’Agostino, « Un Cristiano non dovrebbe temere nulla se non di essere separato dal Corpo di Cristo (cioè la Chiesa). Perché, se è separato dal corpo di Cristo, non è un membro di Cristo; se non è un membro di Cristo, non è vivificato dal suo Spirito. » (Tract. XXVII in Joan., n. 6, Col. 1992, tom III). – « Per un Cattolico non illuminato – dice Brownson – c’è qualcosa di molto scioccante nel supporre che l’articolo di fede: “fuori dalla Chiesa positivamente nessuno può essere salvato”, che considera essere vero solo in generale, e quindi non come un articolo di fede. Tutti i dogmi cattolici, se Cattolici, non solo sono generali, ma universalmente veri e non ammettono alcuna eccezione e nessuna restrizione. Se gli uomini potessero venire a Cristo e essere salvati senza la Chiesa, o senza l’unione con Cristo nella Chiesa, Essa non sarebbe Cattolica, e sarebbe falso chiamarla « Chiesa una, santa, cattolica », come nel Credo. » – « La Chiesa si chiama cattolica – dice il Catechismo del Concilio di Trento – perché tutti coloro che desiderano la salvezza eterna devono abbracciarla e aggrapparsi ad Essa, così come coloro che sono entrati nell’arca, per sfuggire al perire nel diluvio ». – Quindi, chi spiega il dogma della salvezza esclusiva, nega, in linea di principio, la Cattolicità della Chiesa e la Fede che professa ed insegna. – Di ogni dogma della Chiesa è vero ciò che papa Pio IX ha dichiarato nella definizione del dogma dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, vale a dire: « Se qualcuno dunque avrà la presunzione di pensare diversamente da quanto è stato da Noi definito (Dio non voglia!), sappia con certezza di aver pronunciato la propria condanna, di aver subito il naufragio nella fede, di essersi separato dall’unità della Chiesa … ». E nella definizione del dogma dell’Infallibilità del Romano Pontefice si dice: « Se qualcuno quindi avrà la presunzione di opporsi a questa Nostra definizione, Dio non voglia! Sia anatema. » Dobbiamo credere alle verità di fede, non a causa di ragioni umane, che sono date solo come supporto e corroborazione a qualsiasi articolo di fede, ma a causa dell’Autorità divina, che ha rivelato gli articoli di fede e che la Chiesa propone alla nostra fede. « Chiunque creda a questi articoli solo per ragioni umane – dice san Gregorio – non ha alcun merito della sua fede » (Omelia 26 in Evang.)  Le verità del Vangelo sono state rivelate da Dio, non per essere capite, ma per essere credute. Quindi, quando sappiamo che il nostro Signore Gesù Cristo ha insegnato qualcosa e la propone alla nostra fede mediante la sua Chiesa, dobbiamo crederla con fermezza e senza il minimo dubbio. – « Ci sono – dice San Tommaso – tre tipi di infedeltà: c’è l’infedeltà dei pagani o dei gentili, l’infedeltà degli ebrei e l’infedeltà degli eretici. Gli errori delle genti riguardo a Dio sono, è vero, più numerosi di quelli degli ebrei, e gli errori degli ebrei riguardo alla vera fede, sono più numerosi di quelli degli eretici, tuttavia il peccato di infedeltà degli Ebrei è maggiore di quello dell’infedeltà dei pagani, e il peccato di infedeltà degli eretici è maggiore del peccato di infedeltà degli Ebrei e dei pagani. La ragione è che: i gentili non hanno mai ricevuto la fede del Vangelo, ma gli Ebrei l’hanno ricevuta nella sua figura nell’Antico Testamento che interpretano e corrompono in modo perverso, e quindi il loro peccato di infedeltà è maggiore di quello dei Gentili. Il peccato di infedeltà degli eretici è maggiore ancor più di quello degli Ebrei perché professano la fede del Vangelo, ma si oppongono a questa fede corrompendola, e quindi peccano più gravemente degli Ebrei. Quindi San Pietro dice: « Meglio sarebbe stato per loro non aver conosciuto la via della giustizia, piuttosto che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo precetto che era stato loro dato ». (II Piet. II. 2) ». I Gentili non hanno mai conosciuto la via della giustizia, ma gli eretici e i Giudei l’hanno conosciuta fino ad un certo grado e tuttavia l’hanno lasciata, e quindi il loro peccato è maggiore. Qui qualcuno potrebbe dire: « Se gli errori delle genti riguardo alla fede sono più numerosi di quelli dei Giudei, non ne consegue che i pagani sono più colpevoli dei Giudei? E se i Giudei sono in più punti più lontani dalla vera fede che gli eretici, non segue che i Giudei sono più colpevoli di fronte a Dio degli eretici? – Ma no, senza dobbio; poiché la grandezza della colpa del peccato di infedeltà non deriva dal numero degli errori riguardo alle cose che appartengono alla fede, ma dalla conoscenza della fede che si è ricevuta. Quindi colui che pecca contro la fede che ha ricevuto, interpretandola perversamente e corrompendola, pecca più gravemente di colui che non ha mai ricevuto la fede, proprio come pecca più gravemente chi non mantiene ciò che ha promesso, rispetto ad un altro che fa non fa ciò che non ha mai promesso. Poiché i Gentili non hanno mai ricevuto la fede, peccano contro di essa in modo meno grave degi Giudei, che l’hanno ricevuta almeno in figura, credendo, come essi, nell’Antico Testamento, in cui era prefigurato la Legge della Grazia del Nuovo Testamento; e i Giudei peccano meno severamente contro la vera Fede del Vangelo, che essi non hanno mai ricevuto, di quanto facciano gli eretici, che fanno professione di fede nel Vangelo che ricevono sì, ma che interpretano perversamente e corrompendolo. » (Pars 2a 2æ quæst. X., art. V. et VI.). – « Pertanto – dice Cornelius a Lapide – non è mai lecito essere lieti di vedere l’eresia predicata e propagata, anche tra i pagani; poiché, sebbene annunci Cristo, allo stesso tempo annuncia anche molte eresie riguardo a Cristo o alla sua Chiesa e ai suoi Sacramenti, e queste eresie sono più perniciose del paganesimo stesso; cosicché è molto meglio per i pagani che non ricevano alcuna verità o dottrina dagli eretici, piuttosto che riceverla commista a così tanti errori ed eresie perverse. » (Commento in Epist. ad Philip., c. I, v. 18.). Sant’Agostino, come abbiamo visto, dice lo stesso. – Ahimè! Quanto balordi, quindi, per i Cattolici sono stati quegli articoli nel “Buffalo Catholic Union & Times”, in cui così tante cose erano falsamente affermate a favore della fede protestante, e del tutto contrarie alla Fede Cattolica. – « Se è vero allora – dice O. A. Brownson – e come è certo che Dio esiste e non può né ingannarsi né ingannare, così è pur vero, che non c’è salvezza fuori dalla Chiesa, in che responsabilità spaventosa non dovremmo incorrere, nell’astenerci dal proclamarlo, o per le nostre enunciazioni errate o alterate, nell’incoraggiare l’incredulo, l’eretico o l’indifferente a sperare il contrario! E quanto è ancora più spaventoso, se dovessimo andare più lontano, e tentare nelle nostre pubblicazioni di dimostrare che chi insiste fermamente su di questo è duro, ingiusto, poco caritatevole, procedendo nel suo zelo avventato verso un estremo non autorizzato! » – « Coloro che hanno imparato bene la teologia – dice San Basilio – non permetteranno che si tradisca neppure una virgola dei dogmi cattolici. Piuttosto si sottoporranno, se necessario, volontariamente a qualsiasi tipo di morte a loro difesa. » (Apud. Theod., Lib. 4, Hist. Eccl., C. XVII). « Non opporsi a una dottrina errata – dice Papa Innocenzo III (Dist. 85) – è approvarla; e non difendere la vera dottrina è come sopprimerla ». – Ricordiamo sempre le parole di Leone XIII, citate alla fine del capitolo I., cioè: « Quel metodo di insegnamento che si basa sull’autorità e sul giudizio dei singoli professori ha una base mutevole, e quindi da ciò nascono opinioni diverse e conflittuali, che alimentano i dissidi e le polemiche che hanno agitato le scuole cattoliche per lungo tempo e non senza grave detrimento per la scienza cristiana: riunire e disperdere opinioni secondo la nostra volontà e il nostro piacere è reputata la licenza più vile, menzogna e falsa scienza, una disgrazia e una schiavitù della mente. » (Breve, 19 giugno 1886) – « Un vero cattolico – dice Vincenzo di Lerino – è colui che ama le verità di Dio, la Chiesa, il Corpo di Cristo; che non apprezza nulla di più della nostra divina Religione, della nostra santa Fede cattolica; che non si lascia trascinare in nessun tipo di errore religioso dall’autorità, dall’insegnamento, dall’eloquenza, dalla filosofia di qualsiasi persona. Egli disprezza questa grandezza umana; rimane saldo e incrollabile nella sua Fede ed è determinato a credere solo a ciò che la Chiesa Cattolica ha ovunque e sempre ha insegnato e creduto sin dall’inizio; rifiuta, come nuova dottrina, qualunque cosa venga insegnata contro la dottrina dei Padri della Chiesa, e considera le opinioni moderne nella Religione come lacci del diavolo in cui vengono catturati gli ignoranti e gli sconsiderati, « perché devono esserci anche eresie » dice San Paolo (I. Cor. XI, 19), grazie alle quali la fede dei Cattolici buoni e fermi diventa meglio conosciuta e più rimarchevole. Perciò, tutti quelli che non hanno appreso la sana Teologia cattolica, disimparino presto ciò che non hanno imparato bene; che provino a capire ogni dogma della Chiesa il più ampiamente possibile, ma che credano fermamente a qualsiasi cosa seppur non riescano a capire. » (Commonit.). – Nella storia della fondazione della Compagnia di Gesù, nel Regno di Napoli, si racconta la seguente storia di un giovane nobile della Scozia, di nome William Ephinstone. Egli era un parente del re scozzese. Nato come eretico, seguiva la falsa setta a cui apparteneva; ma illuminato dalla grazia divina, che gli mostrò i suoi errori, andò in Francia, dove, con l’assistenza di un buon padre gesuita, che era anche scozzese, finalmente vide la verità e, abiurata l’eresia, divenne Cattolico. Andò in seguito a Roma e si unì alla Compagnia di Gesù, nella quale morì felicemente. Stando a Roma, un suo amico lo trovò un giorno molto afflitto e in lacrime. Gliene chiese la causa, e il giovane rispose che la notte, sua madre gli era apparsa e gli aveva detto: « Figlio mio, è bene per te che sia entrato nella vera Chiesa; io sono già persa, perché sono morta nell’eresia. » (San Alfonso de’ Liguori: Le glorie di Maria).  – Leggiamo, nella Vita di S. Rosa di Viterbo, che ella era infiammata di grande zelo per la salvezza delle anime. Provava una tenera compassione per coloro che vivevano nell’eresia. Per convincere una certa signora, che era un’eretica, che non poteva essere salvata nella sua setta, e che era necessario per la salvezza morire come un vero membro della Chiesa Cattolica, fece un grande fuoco, vi si gettò dentro e vi rimase per tre ore senza esserne ustionata. Questa signora, insieme a molti altri, nel testimoniare il miracolo, abiurarono la loro eresia e si facero Cattolici. – Quando l’imperatore Valente ordinò che san Basilio il Grande dovesse andare in esilio, Dio, nell’alta corte del Cielo, emise, allo stesso tempo, sentenza contro l’unico figlio dell’imperatore, di nome Valentiniano Galato, un bambino di circa sei anni. Quella stessa notte il bambino reale fu colto da una violenta febbre, alla quale i medici non furono in grado di dare il benché minimo sollievo; e l’imperatrice Dominica disse all’imperatore che questa calamità era una giusta punizione del cielo per aver bandito il Vescovo, per cui ella era stata inquietata da terribili sogni. Allora Valente mandò a chiamare il Santo, che stava per andare in esilio. Non appena il santo Vescovo entrò nel palazzo, la febbre del bambino cominciò a scemare. San Basilio assicurò ai genitori il recupero completo del loro figlio, a condizione che ordinassero che fosse istruito nella Fede Cattolica. L’imperatore accettò la condizione: San Basilio pregò e il giovane principe fu guarito. Ma Valente, infedele alla sua promessa, in seguito permise a un vescovo ariano di battezzare il bambino. Il giovane principe ricadde immediatamente malato e morì. (La vita dei santi di Butler, 14 giugno) Con questa guarigione miracolosa del bambino, Dio aveva manifestato le verità della nostra Religione; e così pure con l’improvvisa morte del bambino, che aveva ricevuto il battesimo eretico, Dio mostrò come Egli considerasse l’eresia essere un tale abominio.

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (14)

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (14)

IL DOGMA CATTOLICO:

Extra Ecclesiam Nullus Omnino Salvatur

[Michael Müller C. SS. R., 1875]

§ 7. L’IGNORANZA INVINCIBILE O INCOLPEVOLE NON SALVA NE’ DANNA DI PER SE STESSA UNA PERSONA.

« Ma, supponiamo – qualcuno dirà – che una persona, nella sua incolpevole ignoranza, creda di essere sulla strada giusta per il Paradiso, anche se non è Cattolico, e fa del suo meglio per essere all’altezza dei suoi dettami. Ora, se dovesse morire in quello stato di credenza, sembrerebbe condannato senza averne colpa alcuna: possiamo capire che Dio non sia obbligato a dare il Paradiso a nessuno, ma, come è giusto, non può certamente condannare qualcuno non per sua colpa. »  Qualunque domanda possa essere fatta ancora riguardo alla grande verità in questione, essa ha sufficientemente ricevuto la spiegazione già data di questa grande verità. Per maggiore chiarezza, tuttavia, risponderemo ad alcune altre domande. Nelle risposte a queste domande, è chiaro che saremo obbligati a ripetere ciò che è già stato detto. Ora, per quanto riguarda la domanda appena proposta, rispondiamo con San Tommaso e Sant’Agostino: « Ci sono molte cose che un uomo è obbligato a fare, ma che non può fare senza l’aiuto della Grazia divina: come, per esempio, amare Dio e il prossimo e credere agli articoli di Fede: egli può fare tutto ciò con l’aiuto della grazia e « … a chi dà la sua grazia, Dio la dona per misericordia divina e a chi non la dà, la rifiuta per la giustizia divina, » per la punizione del peccato commesso, o almeno per la punizione del peccato originale, come dice Sant’Agostino (Lib. de correptione et gratia, 5 e 6, Sum. 22. q ii) art. v.) « E l’ignoranza di quelle cose che riguardano la salvezza, la conoscenza che gli uomini non si sono preoccupati di avere, è senza dubbio un peccato per loro; ma per coloro che non erano in grado di acquisire tale conoscenza, la mancanza di essa è una punizione per i loro peccati , dice S. Agostino, quindi entrambi sono giustamente condannati, e né l’uno né l’altro ha una scusa valida nella sua perdizione. » (Epist. Ad Sixtum, Edit. Maur. 194, cap. VI., N. 27.) – Una persona che vuole andare ad Est, ma, per un banale errore involontario, sale su un treno diretto ad Ovest, non appena avrà scoperto il suo errore, scenderà alla stazione successiva e prenderà un treno diretto a Est. Allo stesso modo, una persona che camminava su una strada che lui, nella sua incolpevole ignoranza, credeva fosse la vera strada per il Paradiso, deve lasciare quella strada non appena scopre il suo errore, e chiedersi quale sia la vera strada per il Paradiso. Dio, nella sua infinita misericordia, non mancherà di fargli scoprire, a tempo debito, la vera strada per il Paradiso, se corrisponde alla sua grazia. Ecco come abbiamo posto la seguente domanda nella nostra “Familiar Explanation”: « Che cosa dobbiamo pensare della salvezza di coloro che sono fuori dalla Chiesa senza loro colpa, e che non hanno mai avuto l’opportunità di conoscerla meglio? » – A questa domanda diamo la seguente risposta:  « La loro ignoranza incolpevole (o invincibile) non li salverà, ma se temono Dio e vivono fino alla loro coscienza, Dio, nella sua infinita misericordia, fornirà loro i mezzi necessari per la salvezza, anche con il mandare, se necessario, un Angelo per istruirli nella Fede cattolica, piuttosto che lasciarli perire a causa dell’ignoranza incolpevole ». (San Tommaso d’Aquino). S. O. invece, così commenta questa risposta, « … che l’autore non è teologicamente corretto, perché nessuno sarà mai punito da, o a causa di un’ignoranza incolpevole ». In queste parole, così impudentemente ci viene imputato ciò che non abbiamo mai affermato, vale a dire che un uomo sarà dannato a causa della sua incolpevole ignoranza. – « Dal fatto che una persona cerchi di vivere secondo i dettami della sua coscienza, e non possa peccare contro la vera Religione a causa dell’essere invincibilmente ignorante di essa, molti hanno tratto la falsa conclusione che una tale persona sia salvata, o, in altre parole, sia nello stato di Grazia santificante, rendendo così l’invincibile ignoranza addirittura un mezzo di salvezza. Questa conclusione è contraria a « latius hos quam praemissæ ». Per fare un esempio, il Rev. Nicholas Russo, S. J., professore di filosofia al Boston College, dice nel suo libro La vera religione e i suoi dogmi: « Supposta questa buona fede, possiamo dire che un tale Cristiano (egli intende cioè un protestante battezzato) sia in qualche modo un membro della Chiesa cattolica. » L’ignoranza di per sé sola è la causa del suo non riconoscere l’autorità della sua vera Madre. La Chiesa Cattolica non lo considera come un estraneo, lo chiama suo figlio, lo preme al suo cuore materno, attraverso altre mani lo prepara a risplendere nel regno dei cieli: sì, la professione di un credo diverso dal vero, di per sé non impedirà che le porte del Paradiso si aprano davanti a questo Cristiano: l’ignoranza invincibile, davanti al tribunale del Dio giusto, garantirà il perdono dei suoi errori contro la fede e, se non mancherà in altro, il cielo sarà la sua casa per l’eternità. »

Fr. Muller: Abbiamo già sufficientemente confutato queste false asserzioni, e le abbiamo citate, non allo scopo di confutarle, ma allo scopo di negare enfaticamente ciò che segue a queste false asserzioni, vale a dire: « Questa è la dottrina tenuta da quasi tutti teologi, e ha ricevuto la sanzione del nostro defunto Papa Pio IX .. Nella sua Allocuzione del 9 dicembre 1854, leggiamo le seguenti parole: « È davvero di fede che nessuno possa essere salvato al di fuori della Chiesa Apostolica Romana; che questa Chiesa sia l’unica Arca della salvezza; che colui che non vi sia entrato perirà nel diluvio. Ma, d’altra parte, è ugualmente certo che, se un uomo fosse invincibilmente ignorante della vera Religione, non sarebbe ritenuto colpevole agli occhi di Dio per non averla professata. » Ora, in quale di queste parole di Papa Pio IX. è sanzionata qualcuna delle false affermazioni sopra riportate del Rev. N. Russo, S. J.? In quali parole Pio IX. dice che un protestante in buona fede sia in qualche modo un membro della Chiesa Cattolica? Non insegna Pio IX il contrario nelle parole riportate, che il Rev. N. Russo, SJ, cita alle pagine 163-166? « Ora, chiunque esaminerà attentamente e rifletterà sulla condizione delle varie società religiose, divise tra loro e separate dalla Chiesa Cattolica – che, dai giorni di Nostro Signore Gesù Cristo e dei suoi Apostoli, ha sempre esercitato, con i suoi legittima pastori, e ancora esercita, il Potere Divino ad esso affidato da questo stesso Signore – si accorgerà facilmente che nessuna di queste società, singolarmente né tutte insieme, sono in alcun modo o nella forma, la Chiesa Cattolica che nostro Signore ha fondato e costruito, e che Egli scelse dovesse essere tale, e non può in alcun modo dire che queste società siano membri o parti di quella Chiesa, poiché sono visibilmente separate dall’unità cattolica …  « … Tutti coloro che non professano l’unità e la verità della Chiesa Cattolica, si avvalgono dell’opportunità di questo Concilio (Vaticano), in cui la Chiesa Cattolica, a cui appartenevano i loro antenati, offre una nuova prova della sua vicina unità e della sua invincibile vitalità, perché lascino che soddisfino i desideri del loro cuore e si liberino da quello stato in cui non possono avere alcuna garanzia della propria salvezza. Lasciano loro incessantemente offrire ferventi preghiere al Dio della Misericordia, affinché Egli abbatta il muro della separazione, che disperderà le tenebre dell’errore e che li ricondurrà alla Santa Madre Chiesa, nel cui seno i loro padri hanno trovato i salutari pascoli della vita, ed in cui sola l’intera dottrina di Gesù Cristo è preservato e tramandata, e dispensati i misteri della grazia celeste ». – Adesso non dice Pio IX con queste parole, in modo molto chiaro ed inequivocabili, che i membri di tutte le altre società religiose sono visibilmente separati dall’unità cattolica; e che in questo stato di separazione non possono essi avere la salvezza; e che con fervente preghiera dovrebbero implorare Dio affinché abbatta il muro della separazione, disperda le tenebre dell’errore e li conduca alla Chiesa Madre, nella quale solo si trova la salvezza? ». E nella sua Allocuzione ai Cardinali tenutasi il dic. 17, 1847, Pio IX ancora dice: « Che quelli, quindi, che desiderano essere salvati, vengano alla colonna e alla base della Fede, che è la Chiesa; che vengano essi alla vera Chiesa di Cristo, che, nei suoi Vescovi e nel Romano Pontefice, il Capo di tutti, ha la successione dell’Autorità Apostolica, che non è mai stata interrotta, che non ha mai ritenuto che nulla sia più importante che  il predicare e con tutti i mezzi  mantenere e difendere la Dottrina proclamata dagli Apostoli al comando di Cristo…… Non ci asterremo mai, in nessun momento, da preoccupazioni o fatiche affinché, per grazia di Cristo stesso, possiamo riportare coloro che sono ignoranti e che si stanno perdendo, a questo UNICO CAMMINO DI VERITÀ E SALVEZZA. « Ora non Insegna forse Pio IX più chiaramente in queste parole che gli ignoranti non possano essere salvati dalla loro ignoranza, e che, per essere salvati, essi debbano pervenire all’unica strada della verità e della salvezza, che è la Chiesa Cattolica Romana? »  – Di nuovo, non dichiara Pio IX con la massima enfasi, contro le parole sopra citate dal Rev. N. Russo, S. J., che « … È davvero di fede, che nessuno possa essere salvato fuori dalla Chiesa Apostolica Romana? » Come, allora, ci chiediamo, può il Rev. N. Russo, S. J. dire in verità, che un protestante in buona fede, come egli lo ha descritto, sia in qualche modo un membro della Chiesa Cattolica? che la Chiesa Cattolica non lo consideri completamente estraneo? che Essa lo chiama suo figlio, lo stringa al suo cuore materno, lo prepari, attraverso altre mani, a risplendere nel regno di Dio? … Che la professione di un credo diverso dal vero non impedirà di per sé che si aprano le porte del paradiso davanti a questo cristiano, ecc.? Come può questo professore di filosofia al Boston College affermare tutto questo, mentre Pio IX insegna esattamente il contrario? E segnalo soprattutto la scandalosa affermazione del Rev. N. Russo, S. J., e cioè: « Questa nostra opinione è la dottrina che ha ricevuto la sanzione del nostro defunto Papa Pio IX  ». Per dimostrare la sua scandalosa affermazione, cita le seguenti parole di Pio IX: « È ugualmente certo che, se un uomo fosse invincibilmente ignorante della vera Religione, non sarebbe ritenuto colpevole agli occhi di Dio per non averla professata. » – « Se, in queste parole, egli dice, Pio IX, non ha chiamato in causa, che l’ignoranza invincibile della vera Religione scusi un protestante dal peccato di eresia, forse che Pio IX intenda insegnare di conseguenza che tale ignoranza invincibile salvi un tale protestante? Insegna forse che l’invincibile ignoranza fornisca tutto ciò che sia necessario per la salvezza, tutto ciò che si può avere solo nella vera Fede? Come potrebbe il professore di filosofia del Jesuit College di Boston trarre una conclusione così falsa e scandalosa da premesse in cui essa non è contenuta? Pio IX ha invece, in molte occasioni, condannato tali opinioni liberali. Leggasi la sua allocuzione ai Cardinali, tenutasi il 17 dicembre 1847, in cui esprime la sua indignazione contro tutti coloro che hanno affermato di aver sanzionato tali opinioni perverse. « … Ai nostri tempi – egli dice – molti dei nemici della Fede cattolica dirigono i loro sforzi nell’equiparare ogni opinione mostruosa alla dottrina di Cristo, o nel confonderla con essa, e così cercano sempre di più propagare quel sistema empio dell’indifferentismo religioso; anzi piuttosto di recente – e ci sentiamo rabbrividire nel dirlo – certi uomini non hanno esitato a calunniarci dicendo che NOI condividiamo la loro follia, favoriamo quel sistema tanto malvagio e che pensiamo così benevolmente ad ogni classe di umanità supponendo che non solo i figli della Chiesa, ma anche i restanti, per quanto possano rimanere alieni dall’unità cattolica, siano ugualmente nella via della salvezza e possano arrivare alla vita eterna. Non troviamo parole per esprimere la nostra detestazione di questa nuova e atroce ingiustizia che ci viene fatta! ».

Si noti bene, Pio IX pronunciò queste solenni parole contro « certi uomini », che chiama i nemici della Fede cattolica, ciò che significa essere cattolici e sacerdoti liberali, come è evidente da altre allocuzioni, in cui afferma di aver condannato non meno di quaranta volte le loro perverse opinioni sulla Religione. Non è, ad esempio, un’opinione perversa e mostruosa, quella del Rev. N. Russo, S. J., quando dice: “L’elemento spirituale (della Chiesa) comprende tutte le grazie e le virtù che sono il fondamento della vita spirituale; include i doni dello Spirito Santo, in altre parole, è ciò che i teologi chiamano l’anima della Chiesa (segue ora l’opinione mostruosa:) e … questa anima misteriosa non è limitata dai confini dell’organizzazione esteriore (della Chiesa); può andare ben oltre, esistere anche in mezzo allo scisma e all’eresia, professati inconsciamente, e legare al nostro Signore i cuori che non sono collegati da nessun legame esteriore con il Corpo visibile della Chiesa. Questa unione con l’anima della Chiesa è essenziale per la salvezza, così essenziale che senza di essa nessuno può essere salvato, ma la necessità di appartenere allo stesso modo al Corpo della Chiesa, anche se reale, in alcuni casi non può ostacolare la salvezza, quando ogni invincibile ignoranza avvolge così la visione intellettuale di un uomo, che gli causi essere responsabile dinanzi a Dio della luce che non vede »? – La confutazione di questa mostruosa opinione è sufficientemente espressa in tutto ciò che abbiamo detto prima. La stessa Allocuzione di Pio IX, citata dal reverendo N. Russo, è una condanna diretta di tali mostruose opinioni. (Vedi Prefazione). Ora questi moderni “aspiranti teologi” non si vergognano di assicurarci più solennemente che le loro opinioni sono la dottrina tenuta da quasi tutti i teologi, e tuttavia non riescono a citare una sola prova della Sacra Scrittura, o dagli scritti dei Padri e dei Dottori della Chiesa, che dia il minimo supporto alle loro opinioni. – Il Rev. N. Russo e S. O. sembrano non vedere la differenza che c’è tra il dire: l’ignoranza incolpevole non salverà un uomo, e l’ignoranza incolpevole non danneggerà un uomo. Ogni asserzione è corretta, eppure c’è una grande differenza tra le due. Sarà dunque un atto di carità illuminarli sul punto in questione. –

L’ignoranza incolpabile o invincibile non è mai stata e non sarà mai

un mezzo di salvezza.

Per essere salvati, è necessario essere giustificati ed essere nello stato di Grazia Santificante. Per ottenere la grazia santificante, è necessario avere le giuste disposizioni per la giustificazione: cioè, la vera Fede Divina in almeno le verità necessarie per la salvezza, la fiduciosa speranza nel divino Salvatore, il sincero dolore per il peccato, insieme al fermo proposito di fare tutto ciò che Dio ha comandato, ecc. Ora, questi atti di Fede soprannaturali, la speranza, la carità, la contrizione, ecc., che preparano l’anima a ricevere la Grazia santificante, non possono mai essere fornite da un’ignoranza invincibile; e se l’ignoranza invincibile non può fornire la preparazione a ricevere la Grazia santificante, tanto meno può concedere la grazia santificante stessa. « L’ignoranza invincibile – dice San Tommaso d’Aquino – è una punizione per il peccato ». (De Infid. Q X, art. 1.) Essa è quindi: una maledizione, NON una benedizione o un mezzo di salvezza! – Ma se diciamo che l’ignoranza incolpevole non possa salvare un uomo, non diciamo però che l’ignoranza invincibile danneggi un uomo … lungi da noi questo. E allora, dire che l’ignoranza invincibile non sia un mezzo di salvezza, è una cosa; dire che l’ignoranza invincibile sia la causa della dannazione è tutt’altra! Considerare isolatamente la seconda affermazione, sarebbe sbagliato, perché l’ignoranza incolpevole dei principi fondamentali della Fede, scusa un pagano dal peccato di infedeltà, e un protestante dal peccato di eresia, perché tale invincibile ignoranza, essendo solo una semplice privazione involontaria, non è peccato!  – Quindi per questo principio Pio IX disse « … che, se un uomo fosse invincibilmente ignorante della vera Religione, tale invincibile ignoranza non sarebbe peccaminosa davanti a Dio, se tale persona osservasse i precetti della Legge Naturale e facesse la volontà di Dio al meglio della sua conoscenza. Dio, nella sua infinita misericordia, può illuminarlo in modo da ottenere la vita eterna, poiché il Signore, che conosce il cuore e i pensieri dell’uomo, nella sua infinita bontà non soffrirà che nessuno si perda per sempre senza che sia per l’errore proprio. »

LO SCUDO DELLA FEDE (65)

LO SCUDO DELLA FEDE (65)

[S. Franco: ERRORI DEL PROTESTANTISMO, Tip. Delle Murate, FIRENZE, 1858]

CAPITOLO XVII.

IL PROTESTANTISMO È FALSO PERCHÉ SI DEPONE NELL’ULTIMA ORA.

L’ uomo fintantoché è sano, è vegeto, è in istato fiorente suol avere un modo di pensare, che spesse volte poi cambia quando le calamità, l’infortunio gli piombano addosso. Le mutazioni più meravigliose però succedono nell’ora della morte. Quale sarà la ragione di ciò? É che l’uomo nell’esaltamento che gli cagionano le passioni e le pazze allegrezze del mondo, dimentica se stesso, i suoi doveri, la giustizia, la verità: e quando la mano di Dio lo percuote, allora fa come Antioco, rientra in se stesso e dice: Ah ora mi rammento dei mali che ho fatto e dei peccati che ho commesso (I. Mac. VI. 12)! Si, la candela che si accende al letto di morte, dissipa molte tenebre e spande una luce sì viva, che vedonsi le cose al tutto diversamente da quello che si erano vedute in vita. Ed il giudizio che dà la morte sopra di esse, lo Spirito Santo afferma che è molto buono (Eccli. XLI, 3). Sentite dunque vari giudizi, che la morte pronunzia al nostro proposito. Si è mai trovato alcuno che all’ora della morte si sia pentito di essere stato Cattolico, o di non avere abbracciato il Protestantismo? Su dite, vi è stato mai qualche Cattolico che si sia pentito di avere obbedito in tutto e per tutto alla Chiesa Cattolica, di essere stato sottomesso al Papa, di avere ricevuti spesso i Santi Sacramenti, di avere pregato nelle Chiese, riverita la S. Vergine, onorati i Santi, di aver digiunato, fatta penitenza e di essersi esercitato in tutte le pratiche della Religione Cattolica? Su, ne avete mai trovato alcuno, che abbia fatto tutto ciò? che in quell’ora proprio si sia ritrattato, che vi abbia rinunziato, che per

assicurare la sua salute abbia chiesto in grazia di morire Protestante? Cercate tutti i libri, leggete tutte le storie, questo caso non vi si presenta mai. Tutto al contrario, chi ha praticato bene la S. Fede Cattolica in quel punto vi si attiene strettamente e continua a raccomandarsi a Gesù, alla Vergine, ai Santi, chiede tutti i Sacramenti, tutte le benedizioni della Chiesa, e trova in esse quegli aiuti che la sua buona Madre gli somministra, un salutare conforto, una dolce rassegnazione, una vena perfino di santa allegrezza, e muore benedicendo Iddio d’essere vissuto Cattolico e desidera di morire come è vissuto. Se qualcuno vi è che soffra rimorsi, è appunto per non avere osservate abbastanza tutte quelle prescrizioni che la S. Chiesa gli aveva inculcate. Questo è un fatto sicuro, continuo, costante, di cui voi stessi ne siete stati mille volte testimoni. Ora che vuol dir ciò? In quel momento più non si burla e non si ride: vuol dire adunque che al letto di morte si giudica che la Religione Cattolica è la sola che apre la strada della salute. Il savio Ulrico Duca di Rrunswich mosso principalmente da questa ragione lasciò il Protestantismo, e si fece Cattolico. Tenetevi dunque stretti a quella Religione che a quel punto vi darà tanta fiducia. Che se al letto di morte mai nessun Cattolico si è pentito di avere osservata scrupolosamente la sua Religione, e mai si è voluto far Protestante per assicurare viepiù la sua salute, è forse accaduto lo stesso anche ai Protestanti? Oh quanti di loro hanno desiderato invece di rendersi Cattolici in quel gran punto non tenendosi sicuri di lor religione! Perfin quella peste che fu Arrigo VIII seminatore di tante discordie nella Chiesa di Dio, in quelle ore per acquetare i rimorsi della coscienza volle rifarsi Cattolico sebbene non si sa troppo con qual esito. Negli ospedali Cristiani è frequentissimo il caso di poveri Protestanti, che in quelli estremi tocchi dalla grazia di Dio ed in faccia all’eternità vogliono essere dei nostri. Perfino neh’ ultima guerra di Sebastopoli si diedero molti casi di poveri soldati che chiesero in grazia ed ottennero di poter morire Cattolici: e tutto ciò mentre neppur uno dei nostri Cattolici sognò mai di farsi Protestante in quell’ora. Che vuol dire tutto ciò? Ah la candela mortuaria getta pure la gran luce! Ma di quelli poi che essendo Cattolici, si fecero Protestanti, che cosa avvenne in punto di morte? Non pochi di loro morirono lasciando segni aperti di lor dannazione, altri si pentirono e si ritrattarono dei loro errori, confessando pubblicamente che avevano prevaricato e chiedendo perdono dei loro scandali. Lutero stesso morì dopo certi disordini ed eccessi nel bere; quasi subitamente al pari di una bestia e poco dopo mandò tal fetore, che anche chiuso in una cassa di piombo, non poteva sopportarsi. Calvino morì menando tanti vermini e tanta puzza ed in mezzo a grida e bestemmie così disperate, che per testimonio dei suoi medesimi Protestanti metteva orrore. Di Zuinglio, diceva Lutero, che il demonio l’aveva strozzato per le sue bestemmie. La perfida Regina Elisabetta chiamava se stessa una miserabile ed esclamava: han messo un giogo intorno al mio collo; e morì in una malinconia e disperazione desolante. Lo Spalatino amico intimo di Lutero finì la vita in preda ai rimorsi ed alla disperazione che gli tolse il senno. Giusto Giona morì disperando della misericordia di Dio. Mattezio passò l’ultimo anno di sua vita in mezzo a rimorsi e terrori continui e in preda alla disperazione. Il celebre Ridembah non cessava di ripetere che aveva incorsa la dannazione sostenendo una falsa dottrina, ed in un momento di furore si gettò da una finestra. Sei anni dopo morì disperato il suo fratello imbrattato degli stessi errori. I1 famoso Kenniz passò l’ultimo anno di sua vita piangendo e singhiozzando sempre. Altri molti morirono impazzati. Se io dovessi raccontarvi tutte le morti orribili di questi fabbricatori di eresie, vi metterei raccapriccio ed orrore (V. Perrone, Regola di Fedo P. III. c. 6). E certo quando si troverà uno di questi infelici apostati a quel tremendo passo, gli torneranno in mente tutti gli insegnamenti della S. Chiesa Cattolica, la prima Comunione fatta nello stato d’innocenza, le Confessioni, le Messe, e tutti gli aiuti che aveva sempre trovati pressò di noi, ed oh allora che rimorsi, che strazi, che terrori non proverà! Ci vorrà altro a consolarlo, che la lettura del Diodati, del De Sanctis, del Borella e di altri simili infami libercoli. Allora vedrà chiaro che tutto fu un inganno volontario delle sue passioni, e che se poté ingannare gli uomini, non ingannò né Dio, né la propria coscienza. Quelli poi che nell’ultima ora ebbero dal Signore tanta grazia di ravvedersi, patirono tuttavia tanti rimorsi e spaventi che mai non finivano di acquetarsi, e di chiedere perdono a Dio ed agli uomini dell’orrendo peccato, che avevan commesso abbandonando la S. Fede. Ora che cosa vuol dire tutto ciò? Vuol dire quel che il Protestante Melantone significò alla sua madre. Questa buona donna richiese al suo figliuolo che spacciandosi Dottore della nuova Religione, menava tanto strepito con le sue fallaci predicazioni, che le volesse significare sinceramente se era meglio esser Cattolico o Protestante. Egli allora rispose, che si rimanesse Cattolica, perché (notate bene la ragione) il Protestantismo era buono per vivere, ma per morire era meglio il Cattolicismo. Avete capito? Per contentare il senso, per sfogare tutte le passioni, per vivere secondo il capriccio è buono il Protestantismo, che non ha l’impaccio della Confessione, della Comunione, della Chiesa, della Messa, dei digiuni etc. etc: ma per quel momento terribile in cui uno si ha da presentare al divin Giudice, in cui ha da entrare neh’ eternità, in cui si ha da render conto di tutte le proprie azioni, in cui si ha da subire la sentenza di eterno premio o di eterno supplizio, per quel momento è meglio il Cattolicismo. Ora non siamo noi forse sulla terra per altro che per fare acquisto della beata eternità? Quale sarà dunque la Religione che abbracceremo? Quella sola che dà consolazione in morte, che rassicura nelle agonie, che provvede all’eternità.

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (13 -C-)

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (13-C)

IL DOGMA CATTOLICO:

Extra Ecclesiam Nullus Omnino Salvatur

[Michael Müller C. SS. R., 1875]

La carità non può essere conservata fuori dall’unità della Chiesa,

e così puoi vedere che senza di essa non sei nulla, anche se hai il Battesimo e la Fede, e con la tua Fede puoi anche smuovere le montagne Se questa è anche la tua opinione, non detestiamo e non disprezziamo né i Sacramenti che riconosciamo in te, né la Fede stessa, ma professiamo la carità, senza la quale non siamo nulla, nemmeno con i Sacramenti e la Fede. Professiamo la carità quando abbracciamo l’unità; e abbracciamo l’unità quando la nostra conoscenza è nell’unità con le parole di Cristo, non quando mediante le nostre parole ci formiamo un quadro parziale. – « Un altro pretesto – dice Brownson – per queste persone è: alcuni dicono che Dio deve essere creduto secondo la misura della grazia da Lui ricevuta; i Cattolici, in effetti, credono a molte cose che i protestanti non professano, ma i primi hanno ricevuto i cinque talenti, i ​​secondi solo due o tre. Essi non condannano i Cattolici, ma sperano di essere salvati nella misura ridotta che essi hanno ricevuto. » – « Ma qui ci si può avvalere di ciò che abbiamo appena riportato da Sant’Agostino; poiché se anche il Battesimo e la Fede non servono a nulla senza l’indispensabile Carità, molto meno trarranno profitto da una semplice porzione che si è ottenuta dalla divisione e nello scisma. (De controversiis Tract. General, IX de unità. Eccl. Et Schism, cap. 15; Vide etiam Lib. 1. de Bapt. Contr. Donat. Cap. V.; lib, 1 contr. Litt. Petil. Cap. 23, et lib. 2. cap. 8; et de Unit. Eccl. Cap. 2. S. Optat. Melevit. 1 e 2.). » Questa è la più alta autorità espressa in merito. Elimina tutti i possibili pretesti che i nostri compatrioti possano sostenere, o che possano essere addotti da loro. Coloro che vengono educati nella Chiesa, istruiti nella sua Fede e ammessi ai suoi Sacramenti, se si staccano da Essa, possono essere salvati solo ritornandovi e facendo penitenza; e tutti coloro che, consapevolmente resistono alla sua Autorità o aderiscono a società eretiche e scismatiche, sapendo che sono tali, sono nella stessa categoria e non hanno mezzi possibili di salvezza senza essersi riconciliati con la Chiesa e sciolti dai lacci con i quali erano legati. Fin qui tutto è chiaro e innegabile! Ma anche coloro che si trovano in società separate dalla Chiesa per ignoranza, credendo che queste siano la Chiesa di Cristo, secondo le autorità citate, sono rei di “sacrilegio”, un peccato molto grave, sono carenti di carità, che non può essere praticata fuori dall’unità della Chiesa, e senza la quale essi non sono nulla; quindi, qualunque sia il grado comparativo o l’entità della loro peccaminosità, essi sono comunque sulla via della perdizione, così come quegli altri, e non più degli altri possono essere salvati senza essersi riconciliati con la Chiesa. Ma queste diverse classi includono tutti i nostri concittadini che non siano nella Chiesa, e quindi, poiché ognuno di questi è esposto all’ira e alla condanna di Dio, abbiamo il diritto, anzi siamo in dovere, di predicare a tutti, senza eccezione, che, a meno che non entrino nella Chiesa, e si sottomettano umilmente alle sue leggi, perseverando nel loro amore e nell’obbedienza, saranno inevitabilmente persi. « Fuori dalla Chiesa non c’è nessuna salvezza per nessuno! ». (Quarto Consiglio del Lat.) – « Indiscutibilmente, tutti devono entrare nella Chiesa – diranno alcuni – ma non necessariamente nella Chiesa visibile; dobbiamo distinguere tra il Corpo o la comunione esteriore della Chiesa, e l’anima, o la comunione interiore: ma il dogma della fede dice semplicemente: “fuori dalla Chiesa non c’è salvezza”, e nessuno ha il diritto di aggiungere la parola visibile o esterno. »  – « Aggiungiamo la parola “esteriore” o visibile – dice il dottor O. A. Brownson – per distinguere la Chiesa da cui non c’è salvezza, dalla Chiesa invisibile pretesa dai protestanti, e che nessun Cattolico professa o può ammettere. Senza di Essa, il dogma della Fede non ha significato. Indiscutibilmente, poiché nostro Signore nella sua umanità aveva due parti, il suo corpo e la sua anima, così possiamo considerare la Chiesa, sua Sposa, come avente due parti, quella esteriore e visibile, l’altra interiore e invisibile, o visibile solo dall’esterno, come l’anima dell’uomo è visibile dalla sua faccia; ma sostenere che le due parti siano separabili, o che l’interno esista scollegato dall’esterno e sia sufficiente indipendentemente da esso, significa affermare, in molte parole, la dottrina predominante dei protestanti, e per quanto riguarda le condizioni indispensabili di salvezza, cederle, almeno nella loro comprensione, sull’intera questione. Allo stato attuale delle controversie con i protestanti, non possiamo salvare l’integrità della fede, a meno che non aggiungiamo l’epiteto, visibile o esterno. Ma non è vero che così facendo aggiungiamo qualcosa al dogma della fede. Il senso dell’epiteto è necessariamente contenuto nella semplice parola Chiesa stessa, e l’unica necessità di aggiungerlo è nel fatto che gli eretici hanno mutilato il significato della parola Chiesa, così che per loro non ha più il suo significato pieno e corretto. Ogni volta che la parola Chiesa sia usata genericamente, senza alcuna qualifica specifica, espressa o necessariamente implicita, significa, con la sua stessa forza: Chiesa visibile e invisibile, il Corpo non meno dell’anima; perché il Corpo, la comunione visibile o esterna, non è un semplice accidente, ma elemento essenziale per la Chiesa. « La Chiesa – per sua stessa definizione – è la congregazione di uomini chiamati da Dio attraverso la dottrina evangelica, che professano il vero Cristianesimo, la medesima Fede sotto il loro infallibile Pastore e Capo, il Papa. » Questa definizione non contiene nulla di essenziale per l’idea stessa della Chiesa. La Chiesa, quindi, è sempre essenzialmente visibile ed invisibile, esteriore ed interiore; e escluderne dalla nostra concezione la sua visibilità, sarebbe altrettanto discutibile come l’escludere la visibilità del corpo dalla costituzione dell’uomo. L’uomo è essenzialmente corpo ed anima; e chiunque parli di lui – come uomo vivente – deve considerarlo, con tutte le leggi del linguaggio, della logica e della morale, nel senso in cui includa entrambe le componenti. Quindi, parlando della Chiesa, l’analogia è assolutamente simile. Di conseguenza, quando la fede ci insegna che: “fuori dalla Chiesa non c’è salvezza” e non si aggiunge alcun’altra qualifica, siamo tenuti a intendere la Chiesa nella sua integrità, come Corpo non meno che come Anima, visibile non meno che invisibile, non meno esterno che interno. In effetti, se proprio non dovessero essere inclusi entrambi, piuttosto che l’altra, sarebbe indicato il Corpo; ed infatti il Corpo, la congregazione o la società, è ciò che la parola primariamente e correttamente designa; e designa l’anima solo per il motivo che il Corpo vivente presupponga necessariamente l’anima con la quale il Corpo è vivente e non un cadavere. Abbiamo quindi il diritto, anzi, siamo vincolati dalla forza della parola stessa, a comprendere che nella Chiesa, fuori dalla quale non esiste salvezza, debba esservi sia la comunione visibile o esteriore, sia quella invisibile o interiore. – « Quello che Bellarmino, Billuart, Perrone e altri dicono di persone che appartengono all’anima e tuttavia non al Corpo della Chiesa non toglie nulla a questa conclusione: in realtà essi insegnano che c’è una classe di persone che possono essere salvate, e che non si può dire che siano realmente e propriamente nella Chiesa. Bellarmino e Billuart si riferiscono ai catecumeni e alle persone scomunicate, nel caso abbiano ancora fede, speranza e carità; Perrone, per quanto abbiamo visto, considera solo i catecumeni, ed è evidente da tutta la portata del loro ragionamento che tutto ciò che dicono su questo punto debba essere limitato ai catecumeni e a coloro che sono sostanzialmente nella stessa categoria, poiché non ne includono altri, e siamo costretti ad interpretare rigorosamente ogni eccezione alla regola, in modo da renderla il meno possibile un’eccezione. Se, quindi, la nostra conclusione è vera, nonostante l’apparente eccezione nel caso dei catecumeni e di quelli che sostanzialmente sono nella stessa categoria, nulla da quanto dicono questi autori può impedire da mantenere vero  l’universalmente accettato. – « I catecumeni sono persone che non hanno ancora ricevuto il Sacramento visibile del Battesimo (in realtà), e quindi non sono realmente e propriamente nella Chiesa, poiché è solo con il Battesimo che si diventa membri di Cristo e incorporati nel suo corpo ». – « Riguardo a questi non ci sono difficoltà – dice Bellarmino – perché essi sono dei Fedeli, e se muoiono in quello stato possono essere salvati; eppure nessuno può essere salvato fuori dalla Chiesa, poiché nessuno è stato salvato fuori dall’arca, secondo il decreto del quarto Concilio Lateranense, C. 1: “Una est fidelium Universalis Ecclesia, extra quam nullus omnino salvatur. « Tuttavia, non è meno certo che i catecumeni siano nella Chiesa, non in realtà e correttamente, ma solo potenzialmente, come un uomo concepito, ma non ancora formato e nato, si chiama solo uomo potenzialmente, perché leggiamo (Atti, II. 41.) “ … perciò quelli che ricevettero la sua parola furono battezzati; e in quel giorno vi furono aggiunti circa tremila anime”. Così il Concilio di Firenze, nelle sue istruzioni per gli Armeni, insegna che gli uomini sono fatti membri di Cristo e del Corpo della Chiesa quando sono battezzati, e così tutti i Padri insegnano che « … I catecumeni non sono realmente e propriamente nella Chiesa, come puoi dire che sono salvati, se sono fuori dalla Chiesa? » – « È chiaro che questa difficoltà, come afferma Bellarmino, nasce dalla consapevolezza che essere nella Chiesa significa essere nella Chiesa visibile e che, quando la fede dichiara che fuori dalla Chiesa nessuno possa essere salvato, significa fuori dalla comunione visibile, altrimenti si potrebbe rispondere, poiché si presume che abbiano fede, speranza e carità, che appartengano all’anima della Chiesa, e questo è tutto ciò che la fede richiede. Ma, Bellarmino non risponde così, e da allora non lo fa, ma procede a dimostrare che in un certo senso appartengono al corpo, ed è certo che intende l’articolo di fede come facciamo noi, e sostiene che gli uomini non sono nella Chiesa a meno che, in un certo senso, non appartengano al corpo ». –  « Ma – continua Bellarmino – l’autore del libro “De Ecclesiasticis Dogmatibus”, risponde, che non vengono salvati. » Ma questo sembra troppo severo; certo è che Sant’Ambrogio, nella sua orazione sulla morte di Valentiniano, afferma espressamente che i catecumeni possono essere salvati, del qual numero era Valentiniano quando lasciò questa vita. È quindi da cercare un’altra soluzione. Melchior Cano dice che i catecumeni possono essere salvati, perché, se non nella Chiesa propriamente detta cristiana, sono ancora nella Chiesa che comprende tutti i fedeli, da Abele fino alla consumazione del mondo. Ma questo non è soddisfacente; poiché, prima della venuta di Cristo, non esisteva una vera Chiesa, quella che è propriamente chiamata cristiana, e quindi, se i catecumeni non ne fanno parte, non ne sono membri. Rispondo quindi che l’affermazione « non si può salvare nessuno fuori dalla Chiesa » deve essere intesa « … da coloro che non sono né della Chiesa, né del desiderio, come dicono generalmente i teologi nel trattare il Battesimo. » (De. Eccl. Milit. Lib. 3, cap 3). – « Ho detto – dice Billuart – che i catecumeni non sono realmente e propriamente nella Chiesa, perché, quando chiedono l’ammissione nella Chiesa, e quando hanno già la fede e la carità, si può dire che siano prossimi alla Chiesa e nel desiderio di farvi parte, come si può dire di essere nella casa perché si è già nel suo vestibolo allo scopo di entrarvi immediatamente. E in questo senso deve essere preso ciò che ho detto altrove della loro appartenenza alla Chiesa, cioè che essi appartengono ad Essa, come “aspiranti” che volontariamente si sottomettono alle sue leggi, e possono essere salvati, nonostante non ci sia salvezza fuori dalla Chiesa, poiché questo va distinto da chi non è nella Chiesa né in realtà, né virtualmente – nec re nec in voto ». Nello stesso senso deve essere compreso Sant’Agostino (Tratc. 4 in Giovanni 13) quando dice “Futuri erant aliqui in Ecclesia excelsioris gratiæ catechumeni“, cioè, nella volontà e disposizione prossima, ‘in voto et proxima dispositione.’ (Teolog. De Reg. Fid. Dissert. 3, art. 3.). « È evidente, sia da Bellarmino che da Billuart, che nessuno può essere salvato se non appartiene alla comunione visibile della Chiesa, realmente o virtualmente, e anche che la salvezza dei catecumeni può essere affermata solo perché essi lo sono; cioè, poiché sono nel vestibolo, con lo scopo di entrare, sono già entrati nella loro volontà e nella disposizione prossima. – San Tommaso insegna riguardo a questi, nel caso in cui abbiano fede operando con la carità, che tutto ciò che manca loro è la ricezione del Sacramento visibile nella realtà; ma, se sono impediti dalla morte dal riceverlo in realtà prima che la Chiesa sia pronta ad amministrarlo, Dio supplisce al difetto, accetta la volontà dell’azione e reputa che siano come battezzati. Se il difetto è supplito, e Dio li reputa battezzati, come se così in effetti avessero ricevuto il Sacramento visibile, essi sono veramente membri della comunione esterna della Chiesa, e quindi sono salvati in Essa, non da esso ». (Summa, 3, q.68, a.2, corp. Ad 2. e ad 3. – « Il caso dei catecumeni si applica a tutti coloro che sono sostanzialmente nella stessa categoria: le uniche persone, oltre ai catecumeni, che possono essere nella stessa categoria, sono le persone che sono state validamente battezzate e che stanno nella stessa relazione con il Sacramento di Riconciliazione, come i catecumeni stanno al Sacramento della fede. Gli infanti, validamente battezzati, da chiunque siano stati battezzati, sono fatti membri del Corpo di nostro Signore e, se muoiono prima di giungere all’età della ragione, vanno immediatamente in Paradiso. Ma le persone giunte all’età della ragione, battezzate in una società eretica, o le persone battezzate in tale società durante l’infanzia e che aderiscono ad essa dopo aver raggiunto gli anni della comprensione – poiché non ci può essere differenza tra le due classi – quella dell’ignoranza colpevole o meno, sono, come abbiamo visto, escluse dall’unità, e quindi dalla carità, senza la quale non sono nulla: la loro fede, se ne hanno, non li avvantaggia, i loro sacramenti sono sacrileghi, la ferita del sacrilegio è mortale ed il solo  possibile modo di essere guariti è mediante il Sacramento della riconciliazione o della Penitenza. Ma affinché questi abbiano la stessa relazione con questo Sacramento, come i catecumeni fanno col Sacramento della Fede …

« … devono cessare di aderire alle loro società eretiche, devono uscire da esse, cercare e trovare la Chiesa, riconoscerla come Chiesa, credere a ciò che insegna, assoggettarsi volontariamente alle sue leggi, bussare alla porta, se si vuole entrare, restare in attesa di entrare, e non appena si apre e si dice: Entra! … entrare ».

Se fanno tutto questo, sono sostanzialmente nella stessa categoria dei catecumeni; e se, impediti dalla morte di ricevere il Sacramento visibile nella realtà, essi possono essere salvati, non così semplicemente uniti all’anima della Chiesa, bensì come in effetti uniti o restaurati alla sua Comunione esterna. Con la loro volontaria rinuncia alle loro società eretiche o scismatiche, con il loro esplicito riconoscimento della Chiesa, con il loro effettivo ritorno alla sua porta, con le loro disposizioni e la volontà di entrare, sono efficacemente, e non solo nella forma, anche membri del Corpo così come dell’anima. Le persone scomunicate stanno sullo stesso piano di queste. Esse sono escluse dalla Chiesa, a meno che non si pentano. Se si pentono e ricevono il Sacramento visibile della Riconciliazione, o nella realtà o nel desiderio, possono salvarsi perché la Chiesa, scomunicandole, ha voluto il loro emendamento, non la loro esclusione dal popolo di Dio; ma non abbiamo nessuna autorità per affermare che ci sia salvezza in qualsiasi altra condizione.  – « L’apparente eccezione presunta risulta, quindi, non essere affatto una vera eccezione; poiché le persone escluse sono in effetti ancora membri del Corpo della Chiesa, come le autorità (citate) hanno con il loro lavoro dimostrato. Sono esse quelle persone che hanno rinunciato alle loro società infedeli ed eretiche e hanno trovato ed esplicitamente riconosciuto la Chiesa. Il loro approccio alla Chiesa è esplicito, non in via di costruzione, da dedurre cioè solo da un certo desiderio vago ed indefinito della verità e dell’unità in generale, prevedibile in effetti, potremmo supporre, per quasi tutti gli uomini; … perché nessun uomo si aggrappa mai alla menzogna e alla divisione, credendo che esse siano tali. Il loro desiderio di verità e unità qui, è invece esplicito. Questa fede è la fede Cattolica; l’unità che si vuole è l’unità cattolica; la Chiesa alla cui porta bussano è la Chiesa Cattolica; il Sacramento che sollecitano, lo sollecitano dalle mani del suo legittimo Sacerdote. Sono in effetti Cattolici e, sebbene non realmente e propriamente nella Chiesa, nessuno si sognerebbe mai di travisare l’articolo di fede per il quale: « fuori dalla Chiesa nessuno può essere salvato », così da essere esclusi dalla salvezza. (*).

(*) (Altrove noi abbiamo parlato, in alcuno dei nostri lavori, dell’anima e del corpo della Chiesa, e desideriamo essere compresi in nessun altro modo che non sia quello che sia stato appena spiegato).  –

« La Chiesa è sempre e dappertutto, allo stesso tempo e indissolubilmente, Chiesa vivente, interiore ed esteriore, che consiste, come l’uomo stesso, di anima e corpo; Essa non è né uno spirito disincarnato, né un cadavere. La separazione del corpo e dell’anima della Chiesa è come, alla sua morte, avviene per la separazione dell’anima dal corpo dell’uomo. Essa è la Chiesa, la Chiesa vivente, solo per il reciproco rapporto dell’anima e del corpo. Nel suo corpo possono esserci gravi peccatori che non hanno comunione con la sua anima, questi sono ancora davvero membri, ma non membri viventi e sono nel Corpo piuttosto che in Essa, poiché gli umori viziosi possono sì essere nel sangue, ma questo non vuol dire che siano in comunione con l’anima come membri viventi.  – « La vita della Chiesa, come insegnano tutti i teologi, è nel mutuo sussistere dell’esterno e dell’interno, del corpo e dell’anima; e quindi nessun individuo non unito al suo corpo può vivere la sua vita. In effetti, supporre che la comunione con il solo corpo possa essere sufficiente, è cadere nel mero formalismo, scambiare il cadavere con l’uomo vivente; e, d’altra parte, supporre che la comunione con l’anima fuori dal corpo ed indipendentemente da esso, sia possibile, significa cadere nel puro spiritualismo, semplice quaccherismo, che si assorbe nel trascendentalismo o nel sentimentalismo. Si considera allora o che la Chiesa sia un organismo morto, o che Essa sia, come abbiamo detto, da considerare sempre, immediatamente e indissolubilmente, unita in anima e corpo ». (Vedi Perrone, de Loc. Theolog., P.1, cap 2, art.3, et cap. 4, art. 1. ad 1) – « Presumere che la comunione reale o virtuale con il corpo non sia necessaria, o che possiamo essere uniti allo spirito senza essere uniti al corpo, è rendere il corpo solo occasionalmente o accidentalmente necessario per la salvezza, e, in effetti, alcuni moderne speculazioni lo implicano e forse insegnano espressamente, che esso è necessario solo nel caso di coloro che lo riconoscono necessario, come se la sua necessità dipendesse dallo stato dell’intelletto umano, e non dalla rivelazione di Dio, o come se fosse possibile ad un uomo per potere scusare o compensare la sua mancanza di fede, elaborare una dottrina non contenuta dalla Sacra Scrittura, non insegnata da nessun padre o dottore medievale, e alla quale, dovremmo supporre, che ogni Cattolico si rivolterebbe istintivamente con odio e disgusto.  – «La Chiesa è il tempio vivente di Dio, in cui i credenti devono essere incorporati come tante pietre viventi. E il suo corpo, non è meno indispensabile della sua anima; altrimenti non potremmo chiamarla sempre visibile, perché ad alcuni sarebbe visibile, agli altri invisibili, e quindi non ci sarebbe nessuna Chiesa cattolica visibile ». Quindi siamo stati sorpresi di trovare la seguente opinione errata in un piccolo lavoro, “Catholic Belief”, pagina 230, § 7: – “I Cattolici non credono che i protestanti che siano battezzati, che conducano una buona vita, che amano Dio e il loro prossimo, e sono incolpevolmente ignoranti delle giuste ragioni della Religione Cattolica di essere l’unica vera Religione (come è chiamato l’essere in buona fede), siano esclusi dal Cielo, purché credano che vi sia un Dio in tre Divine Persone, che Dio ricompenserà debitamente i buoni e punirà i malvagi, che Gesù Cristo è il Figlio di Dio fatto uomo, che ci ha redenti e in cui dobbiamo confidare per la nostra salvezza e purché si pentano completamente di aver mai, per i loro peccati, offeso Dio.  – I Cattolici sostengono che i protestanti che hanno queste disposizioni e che non sospettano che la loro religione sia falsa, e non hanno alcun mezzo per scoprirlo, o falliscono nei loro onesti tentativi di scoprire la vera Religione, e che sono così disposti nel loro cuore che ad ogni costo abbracciarebbero la Religione Cattolica se sapessero che è quella vera, sono Cattolici nello spirito e sono in un certo senso all’interno della Chiesa Cattolica, senza che loro lo sappiano. Questa tesi sostiene che questi Cristiani appartengano e siano uniti all’”anima”, come viene chiamata, della Chiesa Cattolica, sebbene non siano uniti al corpo visibile della Chiesa per mezzo della comunione esteriore con Essa e per la professione esteriore della sua fede ». –

In che modo ingannevolmente viene esposta questa opinione! È risaputo che molti protestanti vengono battezzati solo quando sono adulti. Se validamente battezzati, essi sono stati, è vero, segnati indelebilmente con il carattere del Sacramento del Battesimo, ma non hanno ricevuto gli effetti soprannaturali del Battesimo – quindi non sono giustificati – per mancanza delle giuste disposizioni. Il Concilio di Trento insegna che la primissima condizione per ricevere la grazia della giustificazione nel Battesimo è la vera Fede Cattolica. Quando questa Fede in una persona è mancante, gli effetti soprannaturali del Battesimo rimangono sospesi fino a quando un tale battezzato non divenga un vero membro della Chiesa Cattolica. Se tali protestanti battezzati muoiono in quello stato, saranno persi per sempre. Quei protestanti che sono stati battezzati nella loro infanzia e sono cresciuti nell’eresia dopo essere venuti all’uso della ragione, per questo si separarono dalla Chiesa e non poterono conservare, come dice Sant’Agostino, la carità divina derivante dall’unità della Chiesa, e senza tale carità è impossibile essere salvati. – Inoltre, queste quattro grandi verità di salvezza (citate sopra) devono essere credute, come osserva Cornelius a Lapide, con la Fede Divina, l’unica utile per la salvezza. Ma come potrebbero quelle persone avere questa Divina Fede ed un vero pentimento per i peccati senza la speciale misericordia di Dio, che conferisce questi doni solo ai veri convertiti alla Chiesa? « La remissione dei peccati – dice San Fulgenzio, – non può essere ottenuta da nessuna parte se non nella Chiesa ».  E come potrebbero tali persone pensare di unirsi alla Chiesa, se non sia stato fatto loro capire che possono trovare la loro salvezza solo nella stessa Chiesa? E poi avrebbero bisogno di una grazia speciale per venire al loro dovere. E come potrebbero essere Cattolici nello spirito senza avere la vera Fede e la Carità Divina? E come potrebbero appartenere all’Anima della Chiesa, dal momento che quell’anima non è in loro – cioè, la vera Fede e la Carità divina, che, ripetiamo, si può avere solo nell’unità della Chiesa? – « Il Cattolico – afferma il dottor O. A. Brownson – che detiene implicitamente la Fede Cattolica, ma erra attraverso un’invincibile ignoranza nei confronti di alcuni dei suoi corollari e persino dei dogmi, può essere salvato; ma come si può dire che un uomo abbia implicitamente la Fede Cattolica, se non la professa in nulla o rifiuta ogni principio che lo sottintenda? Non è sicuro applicare ai protestanti, che in realtà negano tutto ciò che sia cattolico, una regola che è molto giusta, solo però quando viene applicata ai Cattolici sinceri ma ignoranti, o ai Cattolici che errano attraverso l’ignoranza incolpevole. Il protestantesimo si regge su di una eterodossia ordinaria; non è più cristiano di quanto lo fosse il paganesimo greco e romano. – « È degno di speciale attenzione – dice Brownson – che quei teologi recenti che sembrano non voler aderire a questa dottrina non citino autorità di anche un solo Padre o dottore della Chiesa medievale, strettamente compatibili con essa. » – « Indubbiamente, le autorità a qualunque numero assommino, possono essere citate per dimostrare ciò che nessuno contesta, che la pertinacia nel respingere l’autorità della Chiesa sia essenziale per l’eresia formale o colpevole, che le persone possano trovarsi in società eretiche senza essere eretici colpevoli, e quindi, non possiamo dire di tutti quelli che vivono e muoiono in tali società, siano dannati proprio per il peccato di eresia. Padre Perrone cita in abbondanza passaggi in tal senso, che, come dice Suares, è la dottrina uniforme di tutti i teologi della Chiesa; ma lui e gli altri non citano una sola autorità che sia precedente al diciassettesimo secolo, che accenni mai a qualcosa di più di questo; e questo non significa affatto essere militanti contro Sant’Agostino, San Fulgenzio e altri, perché non ne consegue per nulla il fatto che uno che è un eretico formale sia, finché è in una società estranea alla Chiesa, sulla via della salvezza. « Un uomo può, non essere dannato per la sua errata fede, e tuttavia essere dannato per i peccati non remissibili senza la vera fede, e per la mancanza di virtù impraticabili fuori dalla comunione della Chiesa. » Padre Perrone distingue molto correttamente gli eretici materiali dai formali, ma trattando la domanda ex-professo, egli non pronuncia in alcun modo che il primo sia sulla via della salvezza, ma li rimette semplicemente al giudizio di Dio, il quale, ci assicura, – senza acun dubbio – che non consegnerà alcun uomo alla tortura eterna, a meno che non si tratti di un peccato di cui è vittima volontariamente (Tract. do Vera Relig. adv. Heterodox., prop. ix.).  – « Inoltre, Padre Perrone, quando confuta coloro che sostengono che la salvezza sarebbe raggiungibile se la Chiesa visibile dovesse fallire, cioè con mezzi interni, essendo unita in spirito alla vera Chiesa, sostiene che in tal caso non ci sarebbe alcun mezzo ordinario di salvezza; che, quando Cristo fondò la sua Chiesa, intendeva offrire agli uomini un mezzo ordinario, o piuttosto una raccolta di mezzi, che tutti indiscriminatamente, e in ogni momento, avrebbero potuto usare per procurare la salvezza; che, se Dio avesse voluto operare la nostra salvezza con l’aiuto di mezzi interni, non ci sarebbe stata alcuna ragione per istituire la Chiesa; dire di essere uniti alla Chiesa attraverso lo spirito, parlare di invincibile ignoranza, di eretici materiali, potrebbe essere ammesso solo sull’ipotesi che Dio non dovesse fornire altri mezzi; poiché, siccome è certo che Dio ha voluto salvare gli uomini con altri mezzi, vale a dire, con l’istituzione della Chiesa visibile ed esterna, e che Essa è sempre facilmente distinguibile da ogni setta, è evidente che i sotterfugi immaginati dai non Cattolici, siano completamente improponibili. » (De Loc. Theologic., P.1, cap.4, art.1). – Il Rev. A. Young sembra non stancarsi di ripetere, anche se con altre parole, la stessa errata opinione circa la fede dei protestanti. Così dice ancora: « Se noi cattolici potessimo essere, devo dire, abbastanza impavidi da riconoscere che la comune fede reale dei protestanti, che sono in buona fede, è identica alla nostra nella sua qualità essenziale e salvando la loro grande pia ignoranza, sono convinto che aprirebbe la strada alla conversione di molti di essi. » Ripetiamo quindi una qualità essenziale della nostra Fede come definita di San Tommaso. Egli dice:  L’oggetto formale della fede è la Prima Verità (cioè Dio stesso), come è reso noto nella Sacra Scrittura ed è nella dottrina della Chiesa, che (la dottrina) viene dalla Prima Verità. » – Ma in effetti, chiunque non aderisca alla regola infallibile e divina (di fede), alla dottrina della Chiesa, che procede dalla Prima Verità (Dio) come resa nota nella Sacra Scrittura, tale persona non ha l’abitudine della fede; pertanto quelle verità di fede che egli professa, non le ritiene per fede, ma in qualche altro modo. Ma è evidente che colui che aderisce alla dottrina della Chiesa come regola infallibile (di fede), dà il suo assenso a tutto ciò che la Chiesa insegna; ma colui che ritiene le Verità di Fede che la Chiesa insegna secondo una propria scelta, e rifiuta ciò che non sceglie, non aderisce alla dottrina della Chiesa come infallibile regola di fede; aderisce piuttosto al proprio giudizio privato come regola della sua fede. La “fede” aderisce a tutti gli articoli di fede sulla base di un solo mezzo, vale a dire, a motivo della prima Verità (Dio) proposta per la nostra fede nella Sacra Scrittura secondo la dottrina della Chiesa; (cioè, come spiega Sylvius, la Chiesa, proponendo o dichiarando ciò che è di fede, è il mezzo ordinario stabilito da Dio, in modo che noi possiamo sapere con certezza ciò che Egli abbia rivelato e ciò che obbliga i fedeli tutti a credere). « E quindi – continua San Tommaso – chi non ha questo mezzo (cioè chi non ha la Chiesa come sua maestra in tutte le questioni di fede) non ha alcuna fede. »  – « Formale objectum fidei – dice San Tommaso – est veritas prima” (Deus ipse) secundum quod manifestatur in Scripturis sacris et in doctrina Ecclesiæ, quæ procedit ex veritate prima. Unde quicunque non inhærit sicut infallibili et divinae regulae, doctrinae Ecclesiæ, quæ procedit ex veritate prima in Scripturis sacris manifestata, ille non habet habitum fidei: sed ea quæ sunt dei, alio modo tenet quam per fidem. Manifestum est autem, quod ille, qui inspireret doctrinæ Ecclesiæ tanquam infallibili regulæ, omnibus assentit quæ Ecclesia docet: alioquin, si de his quæ Ecclesia docet, quæ non vult non tenet, jam non inhæret Ecclesiæ doctrinæ, sicut infallibili regulæ, sed propriæ voluntati. Omnibus articulis fidei inhæret fides propter unum. Medium, scilicet propter veritatem primam propositam nobis in Scripturis secundum doctrinam Ecclesiæ intelligentis sane; (i. e., Sylvius explicat: Ecclesiæ propositio vel declaratio, medio est ordinarium a Deo institutum, ut certo sciamus, quænam ipse revelaverit et fidelibus credenda voluerit). “Et ideo, qui ab hoc medio decidit, TOTALITER fide caret .” – Tale è la dottrina di San Tommaso, di Sant’Alfonso e di tutti i Padri e Dottori della Chiesa riguardo a coloro che hanno la Fede Divina e a coloro che non ne hanno alcuna. La nostra Fede è Divina ed infallibile, perché ci viene da Dio attraverso il mezzo divino e infallibile della Chiesa. Ma i “protestanti materiali”, come dice candidamente il Rev. A. Young, « … rifiutano apertamente di ascoltare l’autorità divina della Chiesa, e così sono eretici in foro externo » della Chiesa. Pertanto, essi non hanno una regola di fede infallibile e divina e, di conseguenza, non possono avere la Fede Divina. La loro fede è umana, la nostra è divina. – Un’altra qualità essenziale della nostra Fede è che essa è sempre una e immutabile; la fede protestante è mutevole come il vento; quindi possiamo vedere così tante diverse sette di protestanti. Ancora una volta, una qualità essenziale della nostra fede è che essa è santa, perché proviene da Gesù Cristo. Noi crediamo assolutamente in Gesù Cristo e in tutto ciò che ci insegna attraverso la sua Chiesa. I protestanti, i protestanti materiali non esclusi, non hanno fede assoluta in Cristo, in primo luogo, perché non credono che Egli sia tale come è reso noto nella Sacra Scrittura e nella Dottrina infallibile della sua Chiesa; secondo, perché non credono a tutto ciò che Cristo ha comandato alla sua Chiesa di insegnare a tutte le nazioni, obbligando tutti a credere alla sua Dottrina sotto pena della dannazione eterna. Inoltre, la Chiesa è santa, perché ha i sacramentiistituiti da Gesù Cristo come mezzo mediante il quale la sua grazia è conferita a coloro che sono membri del suo corpo: la Chiesa Cattolica. I protestanti hanno respinto la maggior parte di questi mezzi di santità, e quindi anche gli eretici materiali ne sono privati. Se ricevono il battesimo, non è per la loro salvezza, come dicono San Tommaso, Sant’Agostino e altri Padri della Chiesa (solo i bambini protestanti sono salvati che, se battezzati, muoiono prima che arrivino agli anni della comprensione); ma quelli che crescono nell’eresia perdono le grazie soprannaturali del Battesimo e sono fatalmente feriti dall’eresia. Ma nella nostra Fede si ottiene il perdono dei peccati e noi diventiamo santi vivendoci. Tutto ciò è impossibile nella fede protestante. La loro fede deriva dai nemici di Cristo. La nostra Fede ci insegna un santo culto, stabilito da Gesù Cristo – il santo Sacrificio della Messa – in cui Gesù Cristo si offre, per mano del suo Sacerdote, al Padre suo celeste in modo incruento, come ha fatto in modo sanguinoso sulla croce; è grazie a questo sacro Sacrificio incruento che applica alle anime nostre i meriti del suo sacrificio cruento, e che noi, offrendolo al Padre celeste, lo onoriamo con quell’onore infinito con cui Gesù Cristo lo ha onorato sulla terra, specialmente con la sua morte sulla Croce, e continua a onorarlo per noi, a ringraziarlo per noi, a pacificarlo per noi e ad ottenere immense benedizioni per i membri della sua Chiesa militante e sofferente; cosicché Egli si unisce con il suo Padre celeste per ogni fedele cattolico che è unito al suo corpo: la Chiesa, e che ogni fedele Cattolico si presenta al Padre celeste, in Cristo e con Cristo, con il quale è unito per mezzo del suo Corpo: la Chiesa, dalla quale Cristo non sarà mai separato. Ahimè! La fede protestante ha rifiutato Cristo quando ha rigettato il santo Sacrificio della Messa. Con il rifiuto di questo Sacrificio incruento ha rifiutato la santissima adorazione di Dio. Se il peccato dei figli di Eli era molto grande agli occhi del Signore, perché impedivano al popolo di offrire i sacrifici imperfetti della Legge ebraica, che erano soltanto figure del Sacrificio totale ed infallibile della Nuova Legge, e che erano abolite da Cristo e sostituite dal suo Sacrificio incruento, quale non debba essere il peccato di coloro che impediscono ai protestanti di diventare Cattolici, di servire ed onorare Dio nel modo che Gesù Cristo ha prescritto sotto pena della dannazione eterna! La credenza protestante allontana tutti i suoi seguaci da questa fonte inesauribile di benedizioni temporali e spirituali; li fa adorare Dio mediante una falsa adorazione, che è così severamente condannata da Dio nel primo comandamento. Dall’inizio del mondo Dio stesso prescrisse i sacrifici e il modo in cui il suo popolo avesse dovuto adorarlo; nella nuova Legge anche Cristo istituì una nuova e perfetta adorazione di Dio, poiché il culto divino che Dio desidera ricevere dal proprio popolo è una parte essenziale della vera Religione. Quindi ecco che i buoni Cattolici sono così ansiosi nelle Domeniche e nei santi giorni di precetto, di essere presenti a tempo debito al santo Sacrificio della Messa, di dare a Dio, con questo Sacrificio di infinito valore, quell’onore divino che Egli ha prescritto, e di ottenere da essa tutte le benedizioni possibili per l’anima e il corpo. – Con la fede cattolica il mondo è stato cristianizzato e civilizzato; ma secondo i principi della credenza protestante il mondo è stato riempito da milioni di infedeli, perché la qualità essenziale della credenza protestante è che essa si basa sulla negazione; se i protestanti, anche quelli materiali, detengono alcune verità cattoliche, le hanno prese dai Cattolici, e queste verità sono in realtà tante prove tali da convincerli a dover credere anche alle altre verità della Chiesa Cattolica e diventare Cattolici; ma essi sono separati dalla Chiesa, che è il Corpo di Cristo, e conseguentemente separati da Cristo stesso; e quali che siano le verità cattoliche che sembrano professare, non possono possederle per fede, ma in qualche altro modo, come dice San Tommaso; e queste verità non sono le loro, ma le nostre, dice Brownson; tutto ciò che è loro, è solo la negazione delle altre verità della Chiesa Cattolica. – Un’altra qualità essenziale della nostra fede è che essa è apostolica, cioè è giunta a noi dagli Apostoli attraverso i loro legittimi successori che hanno, attraverso gli Ordini sacri, tutti i poteri che Cristo ha conferito ai suoi Apostoli; ma la fede protestante viene dai Cattolici apostati, che hanno abbandonato la Chiesa per la passione della lussuria, dall’orgoglio o dall’avarizia, e quindi i loro predicatori e vescovi non hanno alcun potere da Cristo, più di quanto possa un uomo nella luna aver potere dal governo degli Stati Uniti di dichiarare guerra al governo inglese. – Un’altra qualità essenziale della nostra fede è che essa è cattolica, vincolante in coscienza tutti gli uomini che vengono a conoscerla per abbracciarla, sotto pena di dannazione eterna; ma la fede protestante, poiché non viene da Cristo, non ha il potere di legare le persone in coscienza. La nostra fede durerà fino alla fine del mondo e rimarrà invariata; quella dei protestanti, come tante altre eresie, scomparirà gradualmente nel vapore dell’infedeltà. La nostra fede è stata confermata da migliaia di miracoli; ma tutti gli autori di eresie sono morti di una morte molto malinconica, e terribili punizioni sono state inflitte da Dio a tutti i persecutori della Fede Cattolica, come è ben noto dalla storia. Ora tutto ciò dimostra che la differenza tra le qualità essenziali della nostra fede e quelle della fede protestante è ben maggiore della distanza che corre tra il cielo e la terra.  – Che peccato, quindi. per il Rev. A. Young proclamare, attraverso il “Catholic Union & Times of Buffalo”, « … Se noi Cattolici potessimo essere abbastanza impavidi da riconoscere che la comune fede reale dei protestanti materiali sia identica alla nostra nella sua qualità essenziale … ». Che oltraggio ed insulto alla Fede Cattolica! Un tale temerario riconoscimento eretico non è mai stato fatto e non sarà mai fatto da nessun vero Cattolico che sia ben istruito. – Dicendoci: « Se noi Cattolici potessimo essere abbastanza impavidi da riconoscere che la fede comune e attuale dei protestanti materiali sia identica alla nostra nella sua qualità essenziale… », il Rev. A. Young dà ai Cattolici ragioni sufficienti per credere che ciò che dice di se stesso è vero, cioè che, diventando Cattolico, la sua fede non ha subito cambiamenti! [perché in realtà è rimasto protestante! – ndt.] Che grande differenza tra il suo modo di parlare del credo Cattolico e protestante e quello dei cardinali Manning e Newman, del vescovo Hay, del dottor O. A. Brownson, di Marshall e di molti altri convertiti celebri: essi parlano come uomini di grande fede; ma il Rev. A. Young parla come uno la cui fede non è molto illuminata. – Che padre Young non dimentichi mai ciò che dice sant’Agostino degli scismatici: « Siamo abituati alle parole dell’apostolo (… se parlassi con le lingue degli Angeli, ecc., I. Cor. XIII 1-8) che mostrano agli uomini che non li avvantaggia l’avere né i Sacramenti né la Fede, se non hanno la Carità, di modo che, quando si perviene all’unità cattolica, tu possa capire ciò che ti è conferito, e quanto era enorme quello in cui eri prima del tua defezione. Perché la CARITA’ cristiana non può essere ottenuta fuori dall’unità della Chiesa, e così puoi vedere che senza di essa non sei nulla, anche se hai il battesimo e la fede, e con la tua fede puoi persino spostare le montagne ».