LO SCUDO DELLA FEDE (XIX)

[A. Carmignola: “Lo Scudo della Fede”. S.E.I. Ed. Torino, 1927]

XIX. LA CREAZIONE.

Iddio nel creare il mondo non si è servito di materia preesistente. Non l’ha tratto dalla sua sostanza. — L’ha cavato dal nulla. — Perché e quando Iddio l’ha creato. — I sei giorni della creazione. — Se Dio crei nuovi mondi e se i corpi celesti siano abitati.

— Questo mondo, che esiste, ha desso avuto un principio, oppure dura da tutta l’eternità?

Se il mondo esistesse fin dall’eternità come dicono certi cervelli balzani, non avrebbe un principio di esistenza, e conseguentemente esisterebbe da se stesso e per propria essenza. – Il mondo dunque sarebbe il Dio da adorarsi nel mondo. E si può dire una bestialità maggiore?

— Si deve dunque ritenere sul serio, che sia Iddio, che abbia creato tutto ciò che esiste?

E ti par questa una domanda da fare? Il mondo creato da Dio è una verità di fede, di cui non si può menomamente dubitare. Recitando il Credo devi dire: Credo in Dio Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra ». Il libro del Genesi, che è il primo della Sacra Scrittura, e fu scritto da Mosè, incomincia con queste parole: « Nel principio Dio creò il cielo e la terra ». S. Paolo nella sua lettera ai Colossesi, al capo I, versetto 16, dice che « per Lui sono state fatte tutte le cose nei cieli e in terra, le visibili e le invisibili ». Come vedi adunque, si tratta qui di una verità divinamente rivelata.

— Ma come ha fatto Iddio a creare? Si è forse servito di una materia preesistente?

* Se si fosse servito di una materia preesistente, da quanto tempo tale materia sarebbe esistita? Non avendola mai creata sarebbe esistita da tutta l’eternità. Sarebbe stata adunque infinita nella durata e per conseguenza nella grandezza, nell’intelligenza, nella vita, in ogni perfezione. Così vi sarebbero due infiniti, ciò che è assurdo. – No, Dio nel creare non si è servito di nessuna materia preesistente, ma il tutto ha cavato dal nulla. Perciocché creare, notalo bene, non è disporre, ordinare, trasformare, perfezionare o simili, ma è fare sì che esista una cosa che prima non era. Un artista per fare una statua si serve del marmo che già esiste, epperò non si può dire creatore della sua statua nel vero senso della parola. Iddio invece è Creatore dell’universo, perché non essendovi nulla all’infuori di sé, ha fatto che tutto l’universo esistesse.

— E perché dunque dinanzi ad una bella statua, mettiamo il Mosè di Michelangelo, siamo soliti di dire che è una sua stupenda creazione?

Noi siamo soliti di dire così, per modo di dire, ed anche perché la cosa in parte e sotto un aspetto è vera. Di fatti l’artista, che vuol fare una statua, crea nella sua intelligenza la figura, la forma, l’atteggiamento, che vuol dare alla statua; figura, forma, atteggiamento, che poi nell’esecuzione imprime realmente al marmo, che scalpella. Sotto questo aspetto l’artista si può dire autore e creatore della sua statua e la sua statua una creazione sua, cioè una creazione nella figura, nella forma, nell’atteggiamento che ha, ma solo in questo senso. – Al contrario Iddio è Creatore non solo delle forme, delle figure, dello stato di tutti gli esseri che esistono fuori di Lui, ma è l’Autore altresì di tutta la sostanza, di tutta la materia, di tutti gli elementi, di cui gli esseri si compongono.

— E questa sostanza, di cui Iddio ha creato il mondo, l’avrebbe forse tratta dalla sostanza sua?

Il credere ciò sarebbe un gravissimo errore. Perché la sostanza di Dio è indivisibile.

Essendo egli, come già ti spiegai parlando della natura di Dio, un essere semplicissimo, la sua sostanza non ha parti, altrimenti sarebbe soggetta a perire. Là dov’essa è, è necessariamente tutta intera, perfetta, infinita. Se dunque Dio avesse tratto il mondo dalla sua sostanza, questa sostanza divina sarebbe tutta intera, perfetta, infinita nel mondo, e per conseguenza il mondo stesso sarebbe infinito. Ora è così? Hai bisogno forse di dimostrazioni per conoscere che il mondo, composto di parti, che può esistere e non esistere, è finito e non già infinito? – Dunque il mondo non è stato tratto dalla sostanza divina, ma è stato cavato dal nulla.

— Ma io non posso capire questo cavare le cose dal nulla. Dal nulla non si fa nulla.

* Che tu non possa capire la creazione delle cose dal nulla non devi meravigliarti punto: non sei il solo. Si tratta qui di un mistero, e il mistero è mistero per tutti. Ma non perciò si tratta di cosa impossibile. Tu dici: « Dal nulla non si fa nulla ». Se con ciò intendi di dire che non si dà effetto senza causa, dici cosa giustissima, epperò vedendo il mondo ad esistere e comprendendo che non ha potuto dare a se stesso l’esistenza, devi precisamente inferire che è Dio la causa prima, che lo ha fatto esistere. Se poi dicendo : « Dal nulla si fa nulla », intendi dire che il nulla non è alcunché, da cui quasi da materia preesistente si possa cavare qualche cosa, dici certamente una verità, la quale però non si oppone affatto a che Iddio, senza che nulla esistesse, abbia creato il mondo. Se da ultimo tu vuoi parlare come i materialisti, e dire « essere impossibile fare qualche cosa senza materia, da cui si possa trarre », tu dirai cosa giustissima riferendola all’uomo, agli Angeli, a qualunque causa creata. Oh! non professiamo noi come verità incontrastabile che nessuno mai, all’infuori di Dio, sarebbe capace di creare, cioè di cavare dal niente, un solo filo d’erba? Ma se tu invece vuoi riferirla a Dio, e vuoi dire che è impossibile anche per Lui fare alcuna cosa senza materia, da cui trarla, allora dici una falsità enorme, e neghi a Dio l’onnipotenza e l’opera della creazione.

— Dunque Iddio ha creato Egli veramente tutto?

Sì, ogni cosa fu fatta da Lui.

— Ed è solamente il Padre che ha creato?

No; il Padre col Figlio e con lo Spirito Santo, con un solo, comune e medesimo atto.

— Perché dunque nel credo si dice soltanto: Credo in Dio Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra?

Si dice così perché dalla Scrittura si suole attribuire in particolare la creazione al Padre, la redenzione al Figlio, e la santificazione allo Spirito Santo, benché tutte e tre le Divine Persone abbiano cooperato insieme e alla creazione, e alla redenzione e alla santificazione. – Quindi è che si può dire benissimo: Dio, oppure la SS. Trinità ci ha creati, ci ha redenti, ci ha santificati, oppure; Il Padre ha creato il mondo, il Figliuolo lo ha redento, lo Spirito Santo lo ha santificato.

— E non poteva Iddio fare a meno di creare il mondo?

Altro che. E quale forza poteva mai spingerlo e determinarlo a creare? Non una forza esterna, perché fuori di Lui non c’era nulla; non una forza interna, perché Egli era perfettissimo da se stesso e di nulla poteva abbisognare.

— E perché dunque ha creato?

Perché nella sua infinita bontà gli è piaciuto che vi fossero altri esseri partecipi delle sue perfezioni, i quali a guisa di capolavori manifestassero ed esaltassero la sua grandezza, la sua potenza, la sua sapienza, la sua bontà, e così Egli rimanesse glorificato. E poi perché le stesse creature godessero dei beni creati, e noi uomini fossimo felici, giovandoci della creazione della nostra vita quaggiù e specialmente come mezzo per acquistarci l’eterna felicità.

— E quando è che Iddio prese a creare?

La nostra cronologia incomincia da circa sei mila anni, il che indica che l’uomo fu creato sei mila anni fa. Ma per il resto non possiamo dir nulla di preciso, perché la Sacra Scrittura non lo dice.

— E dei sei giorni della creazione che devesi pensare.

Puoi pensare a piacimento che siano veramente sei giorni di ventiquattro ore, e puoi credere che siano sei epoche indeterminate, come credono valenti interpreti e teologi, e puoi credere anche che siano sei giorni tipici, metaforici. La Chiesa su ciò lascia ampia libertà, e gli uomini della scienza possono, nella misura del tempo s’intende, riportare indietro l’esistenza del mondo quanto vogliono.

— Ma se io ritengo che i sei giorni della creazione siano sei giorni di ventiquattro ore, come posso conciliare i nuovi ritrovati della geologia, dell’etnografia, della archeologia, della paleontologia, e di altre simili scienze?

Ritieni caro mio, che i ritrovati delle scienze moderne, più che realtà e dimostrazioni evidenti, sono in gran parte semplici ipotesi e congetture. E poi considera che essendo Iddio onnipotente, cioè potendo creare in un attimo tutto ciò che vuole, sarebbe empio e ridicolo mettere in dubbio che Dio abbia potuto creare il mondo in sei giorni ordinari, e crearlo quale apparisce, producendo con la sua infinita virtù quei fenomeni e quegli effetti, che secondo le leggi di natura chiederebbero milioni e milioni di anni.

— Ma Mosè dice che Dio creò prima la luce e poi il sole. Come ci poteva essere la luce senza il sole?

* Ci poteva essere benissimo. Se noi possiamo generare la luce con l’elettricità e con la combustione, forse che Iddio avesse difficoltà a generare la luce senza sole?

— Mosè dice anche che il sole e la luna sono i luminari maggiori; eppure sappiamo benissimo che vi sono degli astri immensamente più grandi.

Mosè ha parlato come parliamo presentemente anche noi nel linguaggio popolare, che stando all’apparenza diciamo il sole e la luna più grandi delle stelle, e non intese parlare come parla un astronomo.

— A proposito di sole mi viene in mente che nella Storia Sacra si dice che « Giosuè fermò il sole ». E ciò non è contrario alla scienza, che ci mostra la terra girare attorno al sole?

E con tutta questa scienza non diciamo anche noi che il sole si leva, che il sole cade, che il sole è già alto, che il sole non c’è? Su queste espressioni popolari, com’è pure quella relativa a Giosuè, non bisogna sofisticare, ma prenderle per quel che valgono.

— È vero. Tornando ai sei giorni della creazione, ed anche ritenendoli per sei lunghe epoche, non si oppongono forse le scienze moderne a quanto racconta Mosè nel libro della Genesi intorno alla creazione stessa?

Mente affatto, anzi vi si accordano perfettamente. Senza dubbio Mosè non ha scritto la creazione del mondo in formule teologiche esattamente didattiche, e nemmeno ne ha fatto la esposizione scientifica, come potrebbe fare un geologo. Egli in certa guisa ha visto passare innanzi a’ suoi occhi successivamente sei quadri, come Iddio glieli mostrava, ed ha riferito la scena di ogni quadro in complesso, senza discendere come avrebbe potuto, ad infiniti particolari. Con tutto ciò i ritrovati della scienza si accordano onninamente con lui.

— Mi ha detto che quei sei giorni potrei riguardarli altresì come sei giorni tipici, metaforici. Questo non lo capisco.

Te lo spiegherò volentieri. Mosè avendo da fare con un popolo di dura cervice, e desiderando egli di indurlo facilmente a santificare il sabato, ossia il giorno festivo a quel popolo prescritto da Dio, dopo di aver detto che « Iddio a principio creò il cielo e la terra », enumera poi matematicamente sei giorni, in cui Iddio a guisa di operaio fece comparire al mondo i suoi diversi esseri, e finisce col dire che nel giorno settimo si riposò da ogni opera compiuta. Ora potrebbe essere benissimo che questi sette giorni così indicati da Mosè non siano che una figura tipica, di cui egli siasi servito per stabilire un’analogia tra l’azione e il riposo eli Dio da una parte, e il lavoro e il riposo degli uomini dall’altra; quasi per dire agli ebrei: Vedete? Iddio dopo aver lavorato da divino artefice per sei giorni, nel settimo si riposò. Dunque fate lo stesso anche voi: seguite il divino modello.

— In questo caso il racconto di Mosè sarebbe un’ingegnosa bugia?

No, e in questo caso Iddio, come dice un passo della Sacra Scrittura nell’Ecclesiastico, al capo XVIII, versetto primo, avrebbe creato tutto insieme, e i sei giorni, indicanti l’una dopo l’altra le diverse opere da Dio create, sarebbero giorni metaforici esprimenti in realtà l’ordine della mutua relazione, dipendenza, successione e distribuzione nel tempo e nello spazio di quelle opere, come vennero preordinate nella mente di Dio. Così Iddio da principio avrebbe con un atto solo della sua volontà creato l’universo, l’insieme di tutte quante le creature, con tutti i loro principii, con tutte le loro categorie, con tutte le relazioni, e con tutti i legami attivi e passivi di causa e di effetto, e poscia queste creature di per sé, senza nuovi atti della divina volontà, ma sempre in forza del primo atto, si sarebbero svolte e individuate, presentate e sussistite le une dopo le altre, nello spazio e nel tempo naturalmente.

— Mi sembra di aver capito: ma questa spiegazione intorno alla creazione non l’ho mai intesa.

Eppure è una spiegazione bellissima e data da molti ingegni moderni, e specialmente dallo Stoppani, il quale in queste materie è superiore ad ogni eccezione; e se tu lo desiderassi, potresti approfondirti meglio in questa idea col leggere il suo magnifico libro Sulla Cosmogonia Mosaica.

— È vero quel che dicono taluni che Dio continua tuttora a creare dei nuovi mondi, o

secondo l’ultima spiegazione datami ne faccia comparire dei nuovi a manifestarsi?

Può esserlo benissimo. Come ogni giorno e quasi ad ogni istante crea nuove anime, perché non potrebbe anche creare dei nuovi mondi?

— E si può ritenere come vero, che i corpi celesti disseminati nello spazio siano abitati da esseri viventi, ragionevoli, ancorché per natura diversissimi da noi?

Altro che. Ciò non è accertato, ma si può ben crederlo. « Armato di nuovo strumento ottico, ossia dello spettroscopio, il genio scientifico, dice Bougaud, ha preso ardimento. Ciascun astro è stato studiato e quasi anatomizzato. Gli si è fatto render ragione di ciò che conteneva nel suo seno ; e lo si è talmente avvicinato allo sguardo che si è potuto delinearne la mappa. Si è veduto perfettamente il levarsi e il declinare del giorno sopra certi globi; cadere le nevi in autunno e sciogliersi alla primavera sopra certi altri; altrove si sono distinti i mari, i laghi, i continenti; si è constatata l’atmosfera che li circonda; si sono vedute delle nubi, delle piogge, e si è quasi potuto dire qual tempo faceva in certi giorni sul tal pianeta. Finalmente si sono riunite delle prove così forti, così positive per dimostrare che la vita esiste in altri luoghi oltreché sul nostro globo, che ben presto sarà tanto impossibile rivocarlo in dubbio, come lo fu in tempo di Galileo, negare la rotazione della terra ». Oh! sì, la fecondità di Dio creatore è infinita, e la sua onnipotenza e sapienza si può manifestare in mille modi diversi, come meravigliosamente si manifesta anche solo in quel mondo che noi conosciamo. Sicché aveva ben ragione un poeta di cantare:

“Il mondo è un libro senza fin, né mezzo;

Per vivere ciascun ne legge un pezzo.

Sì profondo ne è l’accento,

Che scrutarlo invano io tento:

Vede il mondo Inocchio mio,

L’alma mia vi scerne Iddio.”

(Victor Hugo, Canti del crepuscolo, xx)

CATECHISMO DI BALTIMORA 3 (XII) – Lez. 35-37

CATECHISMO DI BALTIMORA 3 (XII) – Lez. 35-37

[Dal terzo Concilio generale di Baltimora

Versione 1891]

LEZIONE 35 –

PRIMO E SECONDO PRECETTO DELLA CHIESA

D. 1325. Sono i Precetti della Chiesa pure Comandamenti di Dio?

R. I Precetti della Chiesa sono anch’essi dei Comandamenti di Dio, perché sono stabiliti con la sua autorità, e siamo quindi tenuti, sotto pena di peccato, ad osservarli.

D. 1326. Qual è la differenza tra i Comandamenti di Dio ed i Precetti della Chiesa?

R. I Comandamenti di Dio sono stati dati da Dio a Mosè sul Monte Sinai; i Precetti della Chiesa sono stati dati in diverse occasioni dalla legittima Autorità della Chiesa. I Comandamenti dati da Dio stesso non possono essere modificati dalla Chiesa; ma i Precetti della Chiesa possono essere cambiati dalla sua autorità come la necessità lo richieda.

D. 1327. Quali sono i Precetti capitali della Chiesa?

R. I Precetti capitali della Chiesa sono sei:

– Ascoltare la Messa la Domenica e nei giorni festivi di precetto.

– Digiunare ed astenersi nei giorni comandati.

– Confessarsi almeno una volta all’anno.

– Ricevere la Santa Eucaristia durante il periodo di Pasqua.

– Contribuire al sostegno dei nostri pastori.

– Non sposare persone non Cattoliche, nè che siano nostri consanguinei fino al terzo grado di parentela, né privatamente senza testimoni, né solennizzando il matrimonio nei tempi proibiti.

D. 1328. Perché la Chiesa ha istituito i Precetti?

R. La Chiesa ha istituito i Precetti per insegnare ai fedeli come adorare Dio e per proteggerli dalla negligenza nei loro doveri religiosi.

D. 1329. È peccato mortale non ascoltare la Messa di Domenica o in una festa di precetto?

R. Sì, è peccato mortale non ascoltare la Messa di Domenica o in una festa di precetto, a meno che non siamo scusati di un serio motivo. Commettono anche peccato mortale coloro che, avendo altri sotto la loro autorità, impediscono loro l’ascolto della Messa, senza una valida ragione.

D. 1330. Che cosa è un “grave motivo” che possa scusare dall’obbligo di sentire la Messa?

R. Una “grave ragione” che scusi dall’obbligo di ascoltar la Messa è qualsiasi motivo che renda impossibile o molto difficile partecipare alla Messa, come la malattia severa, la grande distanza dalla Chiesa, o la necessità di certe opere che non possono essere trascurate o rinviate.

D. 1331. I bambini sono obbligati, sotto pena di peccato mortale, come gli adulti, ad ascoltare la Messa la Domenica e nei giorni festivi di precetto?

R. Sì, i bambini che abbiano raggiunto l’uso della ragione, come gli adulti, sono tenuti sotto pena di peccato mortale, ad ascoltare la Messa la Domenica e nei giorni festivi di precetto; ma se essi ne sono impediti dai genitori o da altri, il peccato ricade su coloro che lo impediscono.

D. 1332. Perché sono stati istituiti dalla Chiesa i giorni festivi?

R. I giorni festivi sono stati istituiti dalla Chiesa per richiamare alla nostra mente i grandi misteri della Religione, nonché la virtù e l’anniversario dei Santi.

D. 1333. Quanti giorni festivi di obbligo ci sono in questo Paese?

R. In questo Paese ci sono sei giorni festivi di precetto, vale a dire:

– Festa dell’Immacolata Concezione (8 dicembre);

– Natale (25 dicembre);

  1. – Festa della circoncisione di nostro Signore (1 ° gennaio);

– Festa dell’Ascensione di nostro Signore (quaranta giorni dopo Pasqua);

– Festa dell’Assunzione della Beata Vergine (15 agosto); e

– Festa di tutti i Santi (1 novembre).

D. 1334. Come dovremmo trascorrere le feste di precetto?

R. Dovremmo trascorrere le feste di precetto come la Domenica.

D. 1335. Perché certi giorni festivi sono chiamati giorni festivi di precetto?

R. Alcuni giorni festivi sono chiamati giorni festivi di precetto, perché in questi giorni siamo obbligati, sotto pena di peccato mortale, ad ascoltare la Messa e non compiere opere servili, come facciamo la Domenica.

D. 1336. Che cosa deve fare chi è obbligato a lavorare in una Festa di precetto?

R. Chi è obbligato a lavorare in una Festa di precetto, dovrebbe, se possibile, ascoltare la Messa prima di andare a lavorare, e dovrebbe anche rendere conto di questa necessità nella confessione, in modo da ottenere un parere sull’argomento dal Confessore.

D. 1337. Cosa si intende per “giorni di digiuno”?

R. I giorni di digiuno sono giorni in cui ci è permesso un solo pasto completo.

D. 1338. È permesso nel giorni di digiuno prendere cibo oltre un pasto completo?

R. Nei giorni di digiuno, oltre a un pasto completo, è consentito prendere due altri pasti, senza carni, per mantenersi in forza, in base alle esigenze di ciascuno. Ma questi due piatti senza carne, sommati, non devono uguagliare un altro pasto completo.

D. 1339. Chi sono tenuti a digiunare?

R. Tutte le persone oltre i 21 anno, e sotto 59 anni di età, la cui salute e occupazione consentiranno loro di digiunare.

D. 1340. La Chiesa scusi alcune classi di persone dall’obbligo del digiuno?

R. La Chiesa scusa alcune categorie di persone dall’obbligo di digiunare, a causa della loro età, delle condizioni di salute, della natura del loro lavoro, o delle circostanze in cui vivono. Queste cose sono spiegate nel regolamento per la Quaresima, che sono lette pubblicamente nelle chiese ogni anno.

D. 1341. Cosa deve fare chi dubita del proprio obbligo al digiuno?

R. Nel caso di dubbio, in materia di digiuno, deve essere consultato il parroco o il confessore.

D. 1342. Quando cadono durante l’anno principalmente i giorni di digiuno?

R. I giorni di digiuno cadono principalmente durante l’anno durante la Quaresima e l’Avvento, le Tempora, le veglie o le vigilie di alcune grandi feste. In una veglia che cade di Domenica, il digiuno non viene però osservato.

D. 1343. Che cosa si intende per Quaresima, Avvento, tempora e le vigilie delle grandi feste?

R. La Quaresima è il periodo di sette settimane di penitenza che precedono la Pasqua. L’avvento si svolge nelle quattro settimane di preparazione precedenti il Natale. Le Tempora sono i tre giorni che contraddistinguono ciascuna delle quattro stagioni dell’anno come giorni speciale di preghiera e di ringraziamento. Le Veglie sono i giorni immediatamente precedenti le grandi Feste istituite come loro preparazione spirituale.

D. 1344. Che cosa si intende per giorni di astinenza?

R. I giorni di astinenza sono giorni nei quali non può essere consumata nessun tipo di carne (astinenza completa), oppure nei quali essa possa essere consumata solo una volta al giorno (astinenza parziale). Questo è spiegato nel regolamento per la Quaresima. Tutti i venerdì dell’anno sono giorni di astinenza, tranne quando una festa di precetto cada il venerdì al di fuori della Quaresima.

D. 1345. I bambini e le persone non in grado di digiunare sono obbligati ad astenersi nei giorni di astinenza?

R. Sì, i bambini, fin dall’età di sette anni e le persone che non riescono a digiunare, sono tenuti ad astenersi nei giorni di astinenza, a meno che non siano dispensati per una ragione seria.

D. 1346. Perché la Chiesa ci ordina di digiunare e di astenerci?

R. La Chiesa ci comanda di digiunare e di astenerci, perché possiamo mortificare le nostre passioni e soddisfare per i nostri peccati.

D. 1347. Cosa si intende per “nostre passioni”, e per “mortificare le nostre passioni?

R. Per “nostre passioni” si intendono i nostri desideri peccaminosi e le nostre inclinazioni. Mortificarle significa vietarle, e nel superarle, esse hanno meno potere di condurci al peccato.

D. 1348. Perché la Chiesa ordinarci di astenerci dalla carne il venerdì?

R. La Chiesa ci comanda di astenerci dalla carne il venerdì in onore del giorno in cui morì il nostro Salvatore.

LEZIONE 36

IL TERZO, QUARTO, QUINTO E SESTO PRECETTO DELLA CHIESA.

D. 1349. Cosa si intende con il Precetto di confessarci almeno una volta all’anno?

R. Con il comando di confessarci, almeno una volta all’anno si intende che siamo obbligati, sotto pena di peccato mortale, a confessarci nel corso dell’anno .

D. 1350. Dovremmo confessarci solo una volta all’anno?

R. Noi dovremmo confessarci frequentemente, se vogliamo condurre una buona vita.

D. 1351. Dovremmo andare a confessarci a tempo debito, anche se pensiamo che non abbiamo commesso alcun peccato dalla nostra ultima confessione?

R. Noi dovremmo andarci a confessarsi a tempo debito anche se pensiamo che non abbiamo commesso peccato dalla nostra ultima Confessione, perché il Sacramento della Penitenza ha per oggetto non solo il perdono dei peccati, ma ci concede anche la grazia di rafforzare l’anima contro la tentazione.

D. 1352. Anche i bambini dovrebbero andare alla confessione?

R. I bambini devono andare alla confessione quando sono abbastanza grandi per commettere peccato, che comunemente è ritenuta l’età di sette anni.

D. 1353. Commette peccato chi trascura di ricevere la Comunione durante il periodo di Pasqua?

R. Colui che trascura di ricevere la Comunione durante il periodo di Pasqua commette un peccato mortale.

D. 1354. Qual è il tempo di Pasqua?

R. Il tempo di Pasqua tempo è, in questo Paese, il tempo tra la prima domenica di Quaresima e la domenica della SS. Trinità.

D. 1355. Quando cade la domenica della SS. Trinità?

R. La Domenica della Santissima Trinità è la domenica successiva alla Pentecoste, cioè otto settimane dopo la Pasqua; in tal modo ci sono ben quattordici settimane in cui si può rispettare il precetto della Chiesa per ricevere la Santa comunione tra la prima domenica di Quaresima e la domenica della SS. Trinità.

D. 1356. Siamo noi obbligati a contribuire al sostegno dei nostri pastori?

R. Sì, siamo obbligati a contribuire al sostegno dei nostri pastori e a versare la nostra quota per le spese della Chiesa e della scuola.

D. 1357. Dove ha avuto origine il dovere di contribuire al sostegno della Chiesa e del clero?

R. Il dovere di contribuire al sostegno della Chiesa e del clero ha avuto origine fin dall’antica legge, quando Dio ordinò a tutti, di contribuire al sostegno del tempio e dei suoi sacerdoti.

D. 1358. Che cosa implica l’obbligo di sostenere la Chiesa e la scuola?

R. L’obbligo di sostenere la Chiesa e la scuola implica il dovere di utilizzare Chiesa e la scuola partecipando al culto religioso in quella e attendendo all’educazione cattolica nell’altra; infatti se la Chiesa e la scuola non fossero necessarie per il nostro benessere spirituale, non ci sarebbe stato comandato di sostenerle.

D. 1359. Il quinto precetto della Chiesa contempla il sostegno solo dei nostri pastori, della Chiesa e della scuola?

R. Il quinto precetto della Chiesa, comprende anche il sostentamento del nostro Santo Padre, il Papa, dei Vescovi, dei sacerdoti, delle missioni, delle istituzioni religiose e della Religione in generale.

D. 1360. Qual è il significato del precetto di non contrarre matrimonio entro il terzo grado di parentela?

R. Il significato del precetto di non contrarre matrimonio entro il terzo grado di parentela è che a nessuno è permesso di sposarsi con persona consanguinea entro il terzo grado di parentela.

D. 1361. Chi sono coloro che rientrano nel terzo grado di parentela?

R. I cugini di secondo grado costituiscono un terzo grado di consanguineità, e persone di cui il rapporto è ancora più prossimo ai cugini di secondo grado, hanno un grado maggiore di affinità. È pertanto vietato a persone così consanguinee contrarre matrimonio senza una dispensa o un permesso speciale della Chiesa.

D. 1362. Ci sono altre relazioni oltre alla consanguineità che rendono il matrimonio illegale senza una dispensa?

R. Sì, ci sono altre relazioni, oltre al rapporto di consanguineità che rendono il matrimonio illegale senza una dispensa, vale a dire, le relazioni contratto in matrimonio, che sono denominati gradi di affinità, e il rapporto contrattato essendo padrini di Battesimo, che si chiama affinità spirituale.

D. 1363. Cosa dovrebbero fare le persone per sposarsi, se sospettano di essere consanguinei?

R. Le persone, nel contrarre matrimonio, se sospettano di avere affinità reciproche, dovrebbero far conoscere i fatti al Sacerdote: egli esamina così il grado di parentela e può procurarsi una dispensa se necessario.

D. 1364. Cosa è il significato del precetto di non sposarsi privatamente?

R. Il comando di non sposarsi privatamente significa che nessuno deve sposarsi senza la benedizione del Sacerdoti di Dio, o senza testimoni.

D. 1365. Costituisce peccato per i Cattolici l’essere sposati davanti al ministro di un’altra religione?

R. Sì, è un peccato mortale per i Cattolici l’essere sposati davanti al ministro di un’altra religione, ed incorrono pure nella scomunica la cui assoluzione è riservata al Vescovo.

D. 1366. Qual è il significato del precetto di non solennizzare il matrimonio nei tempi proibiti?

R. Il significato del precetto di non rendere solenne il matrimonio nei tempi proibiti è che durante la Quaresima e l’Avvento la cerimonia del matrimonio non deve essere eseguita con pompa o con una Messa nuziale.

D. 1367. Cos’è la Messa nuziale?

R. La Messa nuziale è una Messa istituita dalla Chiesa per invocare una benedizione speciale sulla coppia di sposi.

D. 1368. I Cattolici dovrebbero sposarsi in una Messa nuziale?

R. I Cattolici dovrebbero essere sposati in una Messa nuziale, sia per mostrare una maggiore riverenza per il Santissimo Sacramento, sia per invocare ricche benedizioni sulla loro vita coniugale.

D. 1369. Quali limitazioni la Chiesa pone sulle cerimonie di matrimonio quando una delle persone non sia un Cattolica?

R. La Chiesa pone numerose restrizioni sulle cerimonie di matrimonio quando una delle persone non sia Cattolico. Il matrimonio non può aver luogo nella Chiesa; il sacerdote non può indossare i suoi paramenti sacri, né utilizzare l’acqua santa, né benedire l’anello, né lo stesso matrimonio. La Chiesa pone queste restrizioni per mostrare la sua sgradevolezza per tali matrimoni, comunemente chiamato matrimoni misti.

D. 1370. Perché i matrimoni misti non sono graditi alla Chiesa?

R. La Chiesa non ama i matrimoni misti perché tali matrimoni sono spesso infelici, danno luogo a molte controversie, mettono in pericolo la fede del membro cattolico della famiglia ed impediscono la formazione religiosa dei figli.

LEZIONE 37 –

IL GIUDIZIO FINALE E LA RESURREZIONE: INFERNO, PURGATORIO E PARADISO.

D. 1371. Quando ci Cristo giudicherà?

R. Cristo ci giudicherà immediatamente dopo la nostra morte e l’ultimo giorno.

D. 1372. Come è chiamato il giudizio che dobbiamo subire immediatamente dopo la morte?

R. La sentenza che dobbiamo subire immediatamente dopo la morte è chiamata il giudizio particolare.

D. 1373. Dove si terrà il giudizio particolare?

R. Il giudizio particolare si terrà nel luogo dove ogni persona muore, e l’anima andrà subito verso la sua ricompensa o punizione.

D. 1374. Come è chiamato il giudizio che tutti gli uomini devono subire nell’ultimo giorno?

R. La sentenza che tutti gli uomini devono subire nell’ultimo giorno è chiamata il giudizio universale.

D. 1375. La sentenza pronunziata nel giudizio particolare verrà modificata nel giudizio generale?

R. La sentenza emessa nel giudizio particolare, non verrà modificata al giudizio universale, ma sarà confermata e resa pubblica a tutti.

D. 1376. Perché Cristo giudica uomini immediatamente dopo la morte?

R. Cristo giudica gli uomini immediatamente dopo la morte per premiarli o punirli secondo le loro opere.

D. 1377. Come possiamo prepararci ogni giorno per il nostro giudizio?

R. Possiamo prepararci ogni giorno al nostro giudizio mediante un buon esame di coscienza, in cui dobbiamo scoprire i nostri peccati ed imparare a temere la punizione che essi meritano.

D. 1378. Che cosa sono i premi o le punizioni assegnate alle anime degli uomini dopo il giudizio particolare?

R. I premi o punizio ni assegnate alle anime degli uomini, dopo il giudizio particolare sono il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno.

D. 1379. Che cosa è l’Inferno?

R. L’inferno è una condizione in cui i malvagi sono condannati, in cui sono privati della vista di Dio per tutta l’eternità e sono in terribili tormenti.

D. 1380. I dannati soffriranno nel corpo e nella mente?

R. I dannati soffriranno in mente e il corpo, perché la mente e il corpo hanno una parte distinta nei loro peccati. La mente soffre il “dolore della perdita”, con cui si viene torturato dal pensiero di aver perduto Dio per sempre, mentre il corpo soffre il “dolore di senso”, con il quale viene torturato in tutti le suoi membra e nei sensi.

D. 1381. Che cosa è il Purgatorio?

R. Il Purgatorio è lo stato in cui soffrono per un certo tempo coloro che muoiono colpevoli di peccati veniali, o senza aver soddisfatto con la penitenza dovuta per i loro peccati.

D. 1382. Perché questo stato è chiamato Purgatorio?

R. Questo stato è chiamato Purgatorio perché in esso le anime eliminano e vengono purificate da tutte le loro macchie; e non si tratta, pertanto, di uno stato permanente o duraturo dell’anima.

D. 1383. Le anime del Purgatorio sono sicure della loro salvezza?

R. Le anime del Purgatorio sono sicure della loro salvezza, ed entreranno in paradiso, non appena purificati completamente e rese degne di godere di quella presenza di Dio che si chiama: la visione beatifica.

D. 1384. Conosciamo quali siano le anime del Purgatorio, e per quanto tempo debbano rimanere lì?

R. Noi non sappiamo quali siano le anime del Purgatorio, né per quanto tempo debbano rimanere lì; da qui continuiamo a pregare per tutte le persone che sono morte apparentemente nella vera fede e libere da peccato mortale. Essi sono chiamati i fedeli defunti.

D. 1385. I fedeli sulla terra possono aiutare le anime del Purgatorio?

R. Sì, i fedeli sulla terra possono aiutare le anime del Purgatorio con le loro preghiere, digiuni, elemosine, opere; con le indulgenze e facendo celebrare Messe per loro.

D. 1386. Dal momento che Dio ama le anime del Purgatorio, perché le punisce?

R. Proprio perché Dio ama le anime del Purgatorio, Egli le punisce poiché la sua santità richiede che nulla di contaminato possa entrare in Paradiso e la sua giustizia richiede che tutti siano puniti o ricompensati secondo ciò che meritano.

D. 1387. Se ognuno è giudicato immediatamente dopo la morte, che bisogno c’è di un giudizio universale?

R. Vi è necessità di un giudizio universale, anche se ognuno è già giudicato immediatamente dopo la morte, per il fatto che la Provvidenza di Dio, che, sulla terra, spesso consente ai buoni di soffrire ed ai malvagi di prosperare, possa infine apparire davanti a tutti gli uomini.

D. 1388. Cosa si intende per “Provvidenza di Dio”?

R. Per “Provvidenza di Dio” si intende il modo in cui Egli preserva, provvede, regola e governa il mondo e vi diriga tutte le cose con la sua volontà infinita.

D. 1389. Ci sono altre ragioni per il Giudizio Universale?

R. Sì, ci sono altre ragioni per il Giudizio Universale, soprattutto perché Cristo nostro Signore possa essere visto da tutto il mondo che gli ha negato l’onore alla sua prima venuta, così da essere costretto a riconoscerlo come suo Dio e Redentore.

D. 1390. I nostri corpi condivideranno la ricompensa o la punizione delle nostre anime?

R. I nostri corpi condivideranno la ricompensa o la punizione delle nostre anime, perché mediante la Risurrezione essi saranno ancora Uniti ad esse.

D. 1391. Quando avverrà la Risurrezione generale di tutti i defunti?

R. La Risurrezione generale di tutti i morti si svolgerà prima del Giudizio Universale, quando gli stessi corpi in cui abbiamo vissuto sulla terra, usciranno dalla tomba e saranno ricongiunti alla nostra anima, rimanendo uniti con essa per sempre, in Cielo o all’Inferno.

D. 1392. In che stato saranno i corpi alla Risurrezione?

R. I corpi dei giusti risorgeranno gloriosi ed immortali.

D. 1393. Risorgeranno anche i corpi dei dannati?

R. Anche corpi dei dannati risorgeranno, ma essi saranno condannati alle pene eterne.

D. 1394. Perché portiamo rispetto per i corpi dei morti?

R. Dobbiamo portare rispetto per i corpi dei morti, perché questi erano la dimora dell’anima, il mezzo attraverso il quale ha ricevuto i Sacramenti, e perché sono stati creati per occupare un posto in Paradiso.

D. 1395. Che cosa è il Cielo?

R. Il Cielo è lo stato di vita eterna in cui si vede Dio faccia a faccia, si è come Lui nella gloria e si gode la felicità eterna.

D. 1396. In che cosa consiste la felicità nei cieli?

R. La felicità in Paradiso consiste nel vedere la bellezza di Dio, nel conoscerlo come Egli è nell’avere ogni desiderio pienamente soddisfatti.

D. 1397. Cosa dice s. Paolo del cielo?

R. S. Paolo dice del cielo: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano“. (I. Cor II, 9.)

D. 1398. La ricompensa nel cielo, o le punizioni nell’inferno sono le stesse per tutti coloro che entrano in uno di questi stati?

R. I premi del Cielo e le punizioni nell’Inferno non sono le stesse per tutti coloro che entrano in uno di questi stati, perché ogni ricompensa o punizione è proporzionata alla quantità di bene o di male che si è fatto in questo mondo. Ma siccome il Paradiso e l’Inferno sono eterni, ognuno gode la sua ricompensa o soffre la sua punizione per sempre.

D. 1399. Quali sono le parole che dovremmo tenere sempre in mente?

R. Noi dovremmo tenere sempre in mente queste parole del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo: “Cosa giova ad un uomo guadagnare il mondo intero e soffrire la perdita della propria anima?”, “ … cosa darà l’uomo in cambio della sua anima?” – “Il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi Angeli”; e “…Egli renderà a ciascuno secondo le sue opere”.

R. 1400. Quali sono le verità religiose essenziali che dobbiamo conoscere e alle quali dobbiamo credere.

R. Le essenziali verità religiose che dobbiamo conoscere e alle quali credere sono:

– C’è un solo Dio, che ricompensa i buoni e punisce i malvagi.

– In Dio ci sono tre Persone Divine: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e queste Persone Divine sono chiamate la Santissima Trinità.

– Gesù Cristo, seconda Persona della Santissima Trinità, si è fatto uomo ed è morto per la nostra redenzione.

– Alla nostra salvezza è necessaria la grazia di Dio.

– L’anima umana è immortale.

(Fine)

 

CATECHISMO DI BALTIMORA 3 (XI) – Lez. 32-34

CATECHISMO DI BALTIMORA (XI) – Lez. 32-34

[Dal terzo Concilio generale di Baltimora

Versione 1891]

LEZIONE 32 –

DAL SECONDO AL QUARTO COMANDAMENTO

D. 1217. Qual è il secondo Comandamento?

R. Il secondo Comandamento è: tu non nominerai il Nome del Signore tuo Dio invano.

D. 1218. Che cosa si intende per “Nome di Dio invano”?

R. Per “Nome di Dio invano” si intende il nominarlo senza riverenza, come maledirlo o utilizzandolo in maniera leggera e spensierata, come esclamazione.

D. 1219. Cosa ci viene comandato dal secondo Comandamento?

R. Dal secondo Comandamento ci viene ordinato di parlare con riverenza di Dio e dei Santi e di tutte le cose sante, e di mantenere i nostri legittimi giuramenti e i voti.

D. 1220. È peccaminoso usare le parole della sacra Scrittura in senso cattivo o mondano?

R. Si, è peccaminoso usare le parole della Sacra Scrittura in senso cattivo o mondano, scherzare su di esse, ridicolizzarne il significato sacro, o in generale darne un significato che sappiamo essere quello che Dio non ha voluto trasmettere con esse.

D. 1221. Che cosa è un giuramento?

R. Un giuramento è l’invocare Dio per testimoniare la verità di ciò che noi diciamo.

D. 1222. Come è fatto di solito un giuramento?

R. Un giuramento è fatto solitamente ponendo la mano sulla Bibbia o alzando la mano verso il cielo come segno che noi chiamiamo Dio a testimoniare che quello che stiamo dicendo è sotto giuramento e vero, al meglio della nostra conoscenza.

D. 1223. Cos’è lo spergiuro?

R. Spergiuro è il peccato che si commette quando consapevolmente si fa un falso giuramento: Giura che sia la verità ciò che sa essere falso. Dare falsa testimonianza è un reato contro la legge del nostro Paese e un peccato mortale davanti a Dio.

D. 1224. Chi ha il diritto di farci prestare giuramento?

R. Tutte le persone alle quali la legge del nostro Paese ha dato tale autorità, hanno il diritto di farci prestare giuramento. Essi sono principalmente giudici, magistrati e funzionari pubblici, che hanno il dovere di far rispettare le leggi. In materia religiosa i Vescovi e gli altri ai quali è data autorità, hanno anche il diritto di farci prestare giuramento.

D. 1225. Quando possiamo prestare un giuramento?

R. Noi possiamo prestare giuramento quando è ordinato dall’autorità legittima o necessario per l’onore di Dio o per conto nostro o per il bene del nostro prossimo.

D. 1226. Quando un giuramento è necessario per l’onore di Dio o per il nostro o il bene del nostro prossimo?

R. Un giuramento può essere richiesto per l’onore di Dio o per il bene nostro o del nostro prossimo, quando siamo chiamati a difendere la nostra Religione contro false accuse; o per proteggere la proprietà o il buon nome nostro o del nostro prossimo; o quando siamo chiamati a dare una testimonianza che permetterà alle autorità legali di scoprire la colpevolezza o l’innocenza di una persona accusata.

D. 1227. È mai possibile che si prometta sotto giuramento, nelle società segrete o altrove, di obbedire ad altri in tutto ciò che di bene o di male si comandi?

R. No, non è mai permesso promettere sotto giuramento, nelle società segrete o altrove, l’obbedienza ad altro in qualunque cosa questi comandi di buono o di male, perché con tale giuramento ci dichiariamo noi stessi pronti e disposti a commettere peccato, se venisse ordinato di farlo, mentre Dio ci comanda di evitare anche il solo pericolo di peccare. Quindi la Chiesa vieta di partecipare a qualsiasi società in cui siano fatti tali giuramenti dai loro membri.

D. 1228. A quali associazioni ci viene in generale proibito di unirci?

R. In generale ci è proibito di partecipare:

– A tutte le società condannate dalla Chiesa;

– A tutte le società il cui oggetto è illecito e i mezzi utilizzati peccaminosi;

– Alle società in cui vengono violati i diritti e le libertà della nostra coscienza da giuramenti temerari o pericolosi;

– Alle società in cui venga utilizzato qualsiasi tipo di cerimonia religiosa o forma di culto falso.

D. 1229. Sono proibite le associazioni sindacali o le associazioni benefiche?

R. I sindacati e le associazioni benefiche non sono di per sé vietate perché abbiano finalità legali, che essi possono garantire con mezzi leciti. La Chiesa incoraggia ogni società che aiuti i suoi membri spiritualmente o materialmente in modo legale e censura o rinnega ogni società che utilizzi mezzi illeciti o peccaminosi onde garantire anche un fine supposto buono; la Chiesa non può mai permettere a chiunque di fare del male perché da esso possa derivarne bene.

D. 1230. È lecito per voto o promessa, una rigorosa obbedienza al superiore religioso?

R. È lecito per voto o promessa, una rigorosa obbedienza al superiore religioso, perché tale superiore può esigere obbedienza solo nelle cose che hanno la sanzione di Dio o della sua Chiesa.

D. 1231. Che cosa è necessario onde fare un giuramento legittimo?

R. Per rendere lecito un giuramento è necessario che ciò che giuriamo sia vero e che ci sia una causa sufficiente per prestare tale giuramento.

D. 1232. Che cosa è un voto?

R. Un voto è una deliberata promessa fatta a Dio di fare qualcosa che Gli piaccia.

D. 1233. Quali sono i voti fatti più frequentemente?

R. I voti fatti più frequentemente sono i tre voti di povertà, castità e obbedienza, presi da persone che vivono in comunità religiosa o consacrata a Dio. A persone che vivono nel mondo è talvolta permesso di rendere tali voti privatamente, ma questo non dovrebbe mai essere fatto senza il consiglio e il consenso del loro confessore.

D. 1234. Cosa si richiede a chi fa i voti di povertà, castità ed obbedienza?

R. I voti di povertà, castità e obbedienza richiedono che coloro che li facciano non posseggano né acquisiscano alcuna proprietà o beni per sé solo; che non si sposino né si rendano colpevoli di atti di libidine, e che dovranno rigorosamente obbedire ai loro legittimi superiori.

D. 1235. È sempre stato un costume dei pii cristiani, fare i voti e promesse a Dio?

R. È stato sempre costume dei pii cristiani il fare i voti e promesse a Dio: per implorare il suo aiuto per qualche fine speciale, o per ringraziarlo di qualche beneficio ricevuto. Sono stati promessi pellegrinaggi, buone opere, elemosine o si è giurato di erigere chiese, conventi, ospedali o scuole.

D. 1236. Che cosa è un pellegrinaggio?

R. Un pellegrinaggio è un viaggio in un luogo santo fatto in un modo religioso e per uno scopo religioso.

D. 1237. È un peccato non soddisfare i nostri voti?

R. Si, non per soddisfare i nostri voti è un peccato, mortale o veniale, secondo la natura del voto e l’intenzione che abbiamo avuto nel farlo.

D. 1238. Siamo tenuti a fare un giuramento o un voto illecito?

R. No, noi non stiamo tenuti, ma, al contrario, ci è positivamente vietato fare un giuramento o un voto illecito. In tale giuramento o nel fare tal voto, siamo colpevoli di peccato, e saremmo colpevoli di peccato ancora maggiore nel mantenerli.

D. 1239. Che cosa proibisce il secondo Comandamento?

R. Il secondo Comandamento proibisce tutti i giuramenti falsi, temerari, ingiusti e inutili, la bestemmia, le maledizioni e le parole volgari.

D. 1240. Quando un giuramento, è temerario, ingiusto o inutile?

R. Un giuramento è avventato quando non siamo sicuri della verità di ciò che noi giuriamo; è ingiusto quando ferisce un altro illecitamente; ed è inutile quando non c’è nessuna buona ragione per prenderlo.

D. 1241. Che cosa è una bestemmia, e quali sono le parole volgari?

R. La bestemmia è qualsiasi parola o azione intesa come un insulto a Dio. Anche il dire che Egli sia crudele o il trovare un difetto nelle sue opere è una bestemmia. È un peccato molto maggiore dell’imprecazione o del nominare il nome di Dio invano. La volgarità è dire parole cattive, irriverenti o irreligiose.

D. 1242. Qual è il terzo Comandamento?

R. Il terzo Comandamento è: ricordati di santificare il giorno del riposo.

D. 1243. Cosa ci comanda il terzo Comandamento?

R. Con il terzo Comandamento ci viene ingiunto di santificare il giorno del Signore e le feste dell’obbligo, nelle quali noi siamo tenuti a mettere il nostro tempo al servizio e al culto di Dio.

D. 1244. Cosa sono i giorni festivi di precetto?

R. I giorni festivi di precetto sono delle feste particolari della Chiesa nelle quali siamo obbligati, sotto pena di peccato mortale, ad ascoltare la Messa ed astenerci dai lavori corporali o servili quando questo possa essere fatto senza grandi perdite o inconvenienti. Chi, a causa di varie circostanze, non possa rinunciare al lavoro nelle feste d’obbligo, dovrebbe fare ogni sforzo per ascoltare la Messa e dovrebbe anche giustificare in confessione la necessità di lavorare nei giorni festivi.

D. 1245. Come dobbiamo fare noi per adorare Dio la domenica e nei giorni festivi di precetto?

R. Dobbiamo adorare Dio la domenica e nei giorni festivi di precetto, ascoltando la Messa, pregando e facendo altre opere buone.

D. 1246. Qual è il nome di alcune delle opere buone consigliate per la Domenica.

R. Alcune delle opere buone consigliate per la Domenica sono: la lettura di libri o documenti religiosi, lo studio e l’insegnamento del Catechismo, il portare sollievo ai poveri o ai malati, la visita al Santissimo Sacramento, la frequentazione dei Vespri, la recita de Santo Rosario o altre devozioni nella Chiesa; anche la frequenza di riunioni dei sodalizi o delle associazioni religiose. Non è necessario spendere tutta la domenica in tali opere buone, ma dobbiamo dedicare qualche tempo ad esse, affinché per amor di Dio possiamo fare un po’ più di ciò che rigorosamente ci viene ordinato.

D. 1247. È vietato, quindi, cercare piaceri o godimenti domenicali?

R. Non è proibito cercare piaceri leciti o qualche godimento di Domenica, soprattutto da coloro che sono occupati durante tutta la settimana, perché Dio non ha inteso istituire la Domenica come una punizione, ma come un beneficio per noi. Pertanto, dopo aver ascoltato la Messa, possiamo concederci qualche ricreazione quando sia necessaria o utile per noi; ma dovremmo evitare qualsiasi divertimento volgare, rumoroso o vergognoso che trasforma il giorno di riposo e di preghiera in un giorno di scandalo e di peccato.

D. 1248. Il giorno di sabato e la Domenica sono uguali?

R. Giorno di sabato e la Domenica non sono uguali. Il sabato è il settimo giorno della settimana è il giorno che è stato ritenuto Santo nella legge antica; la domenica è il primo giorno della settimana ed è il giorno che è ritenuto Santo nella nuova legge.

D. 1249. Cosa si intende per “vecchia” e “nuova” legge?

R. La legge antica significa la legge o la religione data agli Ebrei; la nuova legge significa la legge o la Religione data ai Cristiani.

D. 1250. Perché la Chiesa ci ordina di santificare la Domenica anziché il sabato?

R. La Chiesa ci comanda di santificare la Domenica anziché il sabato perché fu di Domenica che Cristo risuscitò dai morti e di Domenica ha mandato lo Spirito Santo sugli Apostoli.

D. 1251. Riteniamo santa la Domenica invece del sabato, anche per qualche altro motivo?

R. Dobbiamo santificare la Domenica invece del sabato anche per insegnare che la legge antica non è più vincolante ora per noi, e che dobbiamo osservare la nuova legge, che ha preso il suo posto.

D. 1252. Che cosa proibisce il terzo Comandamento?

R. Il terzo Comandamento proibisce tutte i lavori servili inutili e quant’altro possa ostacolare il dovuto rispetto del giorno del Signore.

D. 1253. Quali sono le opere servili?

R. Le opere servili sono quelle che richiedono un impegno del corpo più che della mente.

D. 1254. Da che cosa le opere servili derivano il loro nome?

R. Le opere servili derivano il loro nome dal fatto che tali opere venivano fatte in precedenza dai servi. Di conseguenza, la lettura, lo scrittura, lo studiare e, in generale, tutte le opere che gli schiavi di solito non eseguivano non sono considerate opere servili.

D. 1255. Le opere servili di Domenica non sono mai lecite?

R. Le opere servili sono lecite la Domenica quando le imponga l’onore di Dio, il bene del nostro prossimo o una impellente necessità.

D. 1256. Si diano alcuni esempi di quando l’onore di Dio, il bene del nostro prossimo o la necessità possano richiedere le opere servili di Domenica.

R. L’onore di Dio, il bene del nostro prossimo o le necessità possono richiedere opere servili di Domenica come, ad esempio, la ricerca di un posto nella santa Messa, il salvataggio di beni da tempeste o da incidenti, la cottura di cibi o simili opere.

LEZIONE 33 – DAL QUARTO AL SETTIMO COMANDAMENTO

D. 1257. Qual è il quarto Comandamento?

R. Il quarto Comandamento è: Onora tuo padre e tua madre.

D. 1258. Che cosa si intende con la parola “onora” in questo Comandamento?

R. Con la parola “onore” in questo Comandamento, si intende tutto ciò che sia necessario per il benessere spirituale e materiale dei nostri genitori, la dimostrazione di un giusto rispetto e l’adempimento nel fare tutti i nostri doveri.

D. 1259. Cosa ci comandato il quarto Comandamento?

R. Dal quarto Comandamento ci viene imposto di onorare, amare e rispettare i nostri genitori in tutto ciò che non sia peccato.

D. 1260. Perché dovremmo rifiutarci di obbedire ai genitori o ai superiori che ci comandano di peccare?

R. Noi dovremmo rifiutarci di obbedire ai genitori o ai superiori che ci comandano di peccare, perché non agiscono in questo caso con l’autorità di Dio, ma al contrario ed in violazione delle sue leggi.

D. 1261. Noi siamo tenuti a onorare e rispettare altri oltre che i nostri genitori?

R. Siamo anche tenuti ad onorare e rispettare i nostri Vescovi, pastori, magistrati, insegnanti ed altri legittimi superiori.

D. 1262. Cosa sono i magistrati?

R. Per magistrati si intendono tutti i funzionari di qualsiasi rango che abbiano un legittimo diritto per legge, sopra noi e sui nostri affari o possedimenti temporali.

D. 1263. Cosa sono i legittimi superiori?

R. Per legittimi superiori si intendono tutte le persone a cui siamo in qualche modo sottoposti, come i datori di lavoro o altri sotto la cui autorità viviamo o lavoriamo.

D. 1264. Qual è il dovere di servitori o operai ai loro datori di lavoro?

R. Il dovere dei servi o degli operai verso i loro datori di lavoro è quello di servire fedelmente e onestamente, secondo i loro accordi evitando di danneggiare le loro proprietà o la reputazione.

D. 1265. I genitori ed i superiori hanno eventuali doveri verso coloro che sono sottoposti alla loro autorità?

R. Dovere dei genitori e dei superiori è il prendersi cura di tutti coloro che si trovano sotto la loro autorità dando loro l’esempio ed una giusta direzione.

D. 1266. Se i genitori o i superiori trascurano il loro dovere o abusano della loro autorità in un qualunque particolare ambito, dovremmo seguire la loro direzione e l’esempio in quel particolare ambito?

R. Se i genitori o i superiori trascurano il loro dovere o abusano della loro autorità in qualsiasi particolare non dobbiamo seguire la loro direzione o l’esempio dato in particolare, ma seguire sempre i dettami della nostra coscienza nell’adempimento del nostro dovere.

D. 1267. Qual è il dovere dei datori di lavoro nei confronti dei loro dipendenti od operai?

R. Il dovere dei datori di lavoro nei confronti dei loro dipendenti od operai è quello di badare che essi siano provvisti del necessario, trattati gentilmente ed onestamente, secondo i loro accordi, e che siano giustamente corrisposti i loro salari al momento pattuito.

D. 1268. Che cosa proibisce il quarto Comandamento?

R. Il quarto Comandamento proibisce ogni disobbedienza, il disprezzo e l’ostinazione verso i nostri genitori o verso i legittimi superiori.

D. 1269. Cosa si intende per disprezzo e testardaggine?

R. Disprezzo è l’intenzionale mancanza di rispetto per la legittima autorità, mentre per testardaggine ostinata è la determinazione a non cedere alla legittima autorità.

D. 1270. Qual è il quinto Comandamento?

R. Il quinto Comandamento è: non uccidere.

D. 1271. Quale uccisione proibisce questo Comandamento?

R. Questo Comandamento proibisce l’uccisione solo degli esseri umani.

D. 1272. Come facciamo a sapere che questo Comandamento proibisca l’uccisione solo degli esseri umani?

R. Noi sappiamo che questo Comandamento proibisce l’uccisione solo degli esseri umani, perché, dopo aver dato questo Comandamento, Dio ordinò che gli animali venissero uccisi per il sacrificio nel tempio di Gerusalemme, e Dio non contraddice se stesso.

D. 1273. Cosa ci viene comandato dal quinto Comandamento?

R. Dal quinto Comandamento ci viene comandato di vivere in pace ed in unione con il nostro prossimo, di rispettarne i diritti, di cercare il suo benessere spirituale e corporale e di prenderci cura della nostra vita e salute.

D. 1274. Qual peccato è distruggere la propria vita, o commettere suicidio, come è chiamato questo atto?

R. Distruggere la propria vita o suicidarsi, come viene chiamato questo atto, è un peccato mortale, e le persone che volontariamente e consapevolmente commettono tale atto, muoiono in uno stato di peccato mortale e sono privati della sepoltura cristiana. È anche errato esporsi inutilmente al pericolo di morte con atti temerari e rischiosi.

D. 1275. È lecito per qualche motivo togliere deliberatamente ed intenzionalmente la vita ad una persona innocente?

R. Non è lecito mai per qualunque causa, togliere la vita deliberatamente e intenzionalmente ad una persona innocente. Tali atti sono sempre omicidio e non possono essere scusati mai per qualsiasi motivo, anche se ritenuto importante o necessario.

D. 1276. In quali circostanze può la vita umana essere legittimamente tolta?

R. La vita umana può essere legittimamente tolta:

– Per autodifesa, quando si venga ingiustamente attaccati e non si abbia nessun altro mezzo per salvare la propria vita;

– In una guerra giusta, quando la sicurezza o i diritti della nazione lo richiedano;

– Nell’esecuzione legale di un criminale trovato, con prove inoppugnabili, colpevole di un crimine punibile con la morte quando la conservazione dell’ordine pubblico ed il bene della Comunità richiedano tale esecuzione.

D. 1277. Che cosa proibisce il quinto Comandamento?

R. Il quinto Comandamento proibisce tutti gli omicidio dolosi, i combattimenti, la rabbia, l’odio, vendetta e il cattivo esempio.

D. 1278. Il quinto Comandamento può essere violato, pure dando scandalo o cattivo esempio es inducendo altri a peccare?

R. Il quinto Comandamento può essere violato anche dando scandalo o cattivo esempio ed inducendo altri a peccare, perché tali atti possono distruggere la vita dell’anima conducendola in peccato mortale.

D. 1279. Che cosa è lo scandalo?

R. Scandalo è qualsiasi parola peccaminosa, atto od omissione che disponga gli altri al peccato, o che diminuisce il loro rispetto per Dio e la Religione Santa.

D. 1280. Perché i combattimenti o duelli, la rabbia, l’odio e la vendetta sono proibiti dal quinto Comandamento?

R. La lotta e duelli, la rabbia, l’odio e lavendetta sono proibiti dal quinto Comandamento perché essendo peccati in se stessi, possono condurre all’omicidio. I Comandamenti vietano non solo tutto ciò che li viola, ma anche tutto ciò che può essere causa di una loro violazione.

D. 1281. Qual è il sesto Comandamento?

R. Il sesto Comandamento è: non commettere adulterio.

D. 1282. Cosa ci impone il sesto Comandamento?

R. Dal sesto Comandamento ci viene comandato di essere puri nel pensiero e modesti di tutti i nostri sguardi, parole e azioni.

D. 1283. È peccato ascoltare le conversazione, le canzoni o gli scherzi immodesti?

R. Si, è peccato ascoltare conversazioni, canzoni o facezie immodeste quando possiamo evitarlo, per mostrare che in alcun modo prendiamo piacere in queste cose.

D. 1284. Che cosa proibisce il sesto Comandamento?

R. Il sesto Comandamento proibisce tutte le libertà dell’impudicizia con altra persona che non sia il proprio coniuge; inoltre tutte le immodestie con noi stessi o verso altri mediante sguardi, vestiti, parole ed azioni.

D. 1285. Perché i peccati di impurità sono i più pericolosi?

R. I peccati di impurità sono i più pericolosi:

– perché in generale più numerose sono le tentazioni;

– perché, se intenzionali, sono sempre mortali, e

– perché, più di altri peccati, conducono alla perdita della fede.

D. 1286. Il sesto Comandamento proibisce la lettura di giornali e libri cattivi e immodesti?

R. Si, il sesto Comandamento vieta la lettura di giornali e libri cattivi e immodesti.

D. 1287. Che cosa si dovrebbe fare con i giornali ed i libri immodesti?

R. I libri ed i giornali immodesti dovrebbero essere distrutti al più presto, appena possibile, e se non possiamo distruggerli da noi stessi, dovremmo indurre i loro proprietari a farlo.

D. 1288. Quali libri la Chiesa ritiene cattivi?

R. La Chiesa ritiene malvagi tutti i libri contenenti insegnamenti contrario alla fede o alla morale, o che volontariamente travisano la Dottrina e la pratica cattolica.

D. 1289. Quali sono i luoghi pericolosi per la virtù della purezza?

R. Pericolosi per la virtù della purezza sono i teatri indecenti ed i luoghi analoghi di divertimento, poiché le loro rappresentazioni sono spesso destinate a suggerire cose immodeste.

LEZIONE 34 – DAL SETTIMO AL DECIMO COMANDAMENTO D.

D. 1290. Qual è il settimo comandamento?

R. Il settimo Comandamento è: non rubare.

D. 1291. Cos’è il peccato di rubare?

R. Il rubare può essere un peccato mortale o veniale, secondo l’importo rubato, le modalità o i tempi in cui è compiuto. Varie circostanze possono rendere il peccato più o meno grave, e dovrebbero essere sempre precisate nella Confessione.

D. 1292. Può mai essere un sacrilegio il rubare?

R. Sì, rubare è un sacrilegio, quando la cosa rubata appartiene alla Chiesa e quando il furto avviene nella Chiesa.

D. 1293. Quali peccati sono equivalenti al rubare?

R. Lo sono tutti i peccati di imbroglio, frode o nocumento all’altrui proprietà; anche il prendere in prestito o l’acquisto con l’intenzione di non mai ripagare, equivalgono a rubare.

D. 1294. In quali altri modi può una persona peccato contro l’onestà?

R. Le persone possono peccare contro l’onestà anche ricevendo consapevolmente, acquistando o condividendo beni rubati; allo stesso modo lo è il dare o prendere tangenti per scopi disonesti.

D. 1295. Cosa ci viene ordinato con il settimo Comandamento?

R. Con il settimo Comandamento ci viene ordinato di dare a tutti gli uomini ciò che appartiene a loro e di rispettarne la proprietà.

D. 1296. Come possono le persone che lavorano per gli altri, essere colpevole di disonestà?

R. Le persone che lavorano per gli altri possono essere colpevoli di disonestà lavorando meno del tempo per il quale sono pagati, facendo un cattivo lavoro o impiegando materiali scadenti senza che il loro datore di lavoro ne sia a conoscenza.

D. 1297. In quale altro modo una persona può essere colpevole di disonestà?

R. Una persona può essere colpevole di disonestà nell’ottenere denaro o beni con pretesti ingannevoli, e utilizzandoli per scopi diversi da quelli per i quali siano stati dati.

D. 1298. Che cosa proibisce il settimo Comandamento?

R. Il settimo Comandamento proibisce tutto quanto sia ingiusto prendere o l’appropriarsi di ciò che appartiene a un altro.

D. 1299. Cosa dobbiamo fare con le cose trovate?

R. Dobbiamo restituire le cose trovato ai loro legittimi proprietari appena possibile, e dobbiamo anche usare tutti i mezzi ragionevoli per trovare i proprietari se a noi sconosciuti.

D. 1300. Cosa dobbiamo fare se scopriamo che abbiamo comprato della merce rubata?

R. Se scopriamo di aver comprato merci rubate e conosciamo i loro legittimi proprietari, dobbiamo loro restituire la merce al più presto senza un risarcimento da parte del proprietario per quello che abbiamo pagato per la merce.

D. 1301. Siamo costretti a restituire beni illecitamente acquisiti?

R. Sì, siamo tenuti a restituire i beni illeciti, o il valore di essi, per quanto siamo in grado; altrimenti noi non possiamo essere perdonati.

D. 1302. Cosa dobbiamo fare se non possiamo restituire tutto ciò che dobbiamo, o se la persona alla quale dovremmo ripristinare sia morta?

R. Se non possiamo restituire tutto che dobbiamo, dobbiamo restituire quanto possibile, e se la persona a cui noi dovremmo restituire sia morta, dobbiamo restituire ai suoi figli o agli eredi, e se questi non possono essere ritrovati, possiamo farne elemosine ai poveri.

D. 1303. Cosa deve fare chi non può pagare i suoi debiti e vuole ancora ricevere i sacramenti?

R. Uno che non possa pagare i suoi debiti e ancora vuole ricevere i Sacramenti deve sinceramente promettere di ripagare quanto prima e deve immediatamente fare ogni sforzo in merito.

D. 1304. Siamo obbligati a riparare i danni che abbiamo provocato ingiustamente?

R. Sì, siamo tenuti a riparare i danni che abbiamo provocato ingiustamente.

D. 1305. Qual è l’ottavo Comandamento?

R. L’ottavo comandamento è: non darai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

D. 1306. Cosa ci ordina l’ottavo comandamento?

R. Con l’ottavo Comandamento ci viene ordinato di dire la verità in tutte le cose e di stare attenti all’onore e alla reputazione di ognuno.

D. 1307. Che cosa è una bugia?

R. Una bugia è un peccato commesso consapevolmente nel dire ciò che è falso con l’intenzione di ingannare. Giurare circa una cosa menzognera rende il peccato maggiore, e tale giuramento è chiamato spergiuro. La finzione, l’ipocrisia, la falsa lode, il millantato credito, ecc., sono simili alle bugie.

D. 1308. Come possiamo conoscere il grado di colpevolezza di una bugia?

R. Possiamo conoscere il grado di peccaminosità in una bugia dalla quantità del danno che essa fa e dall’intenzione avuta nel raccontarla.

D. 1309. Ci scuserà un buon motivo per dire una bugia?

R. Una ragione, benché buona, non scuserà il profferire una bugia, perché una bugia è sempre un male in sé. Essa non è mai permessa, anche se fatta con l’intenzione di fare una cosa che non sia cattiva in sé.

D. 1310. Che cosa proibisce l’ottavo Comandamento?

R. L’ottavo Comandamento proibisce tutte le sentenze temerarie, la maldicenza, le calunnie e le menzogne.

D. 1311. Che cosa sono qualche escursionista, maldicenza, calunnia e giudizio temerario?

R. Il giudizio temerario è credere che una persona sia colpevole di peccato senza una causa sufficiente. La maldicenza è il dire cose cattive di un altro in sua assenza. La calunnia è dire bugie su di un altro con l’intenzione di ferirlo. La detrazione è rivelare i peccati altrui senza che ce ne sia la necessità.

D. 1312. È  permesso mai riferire le colpe di un altro?

R. È permesso dire le colpe di un altro quando sia necessario farle conoscere ai suoi genitori o ai superiori, di modo tale che i difetti possano essere corretti e così verrebbe impedito un peccato più grave.

D. 1313. Che cosa è racconto riportato, e perché è sbagliato?

R. Il racconto-riportato è l’atto di raccontare a persone ciò altri hanno detto su di loro, soprattutto se le cose che hanno detto sono malvagie. Esso è un errore, perché dà luogo a rabbia, odio, risentimento e malevolenza ed è spesso causa di peccati maggiori.

D. 1314. Cosa devono fare coloro che hanno mentito sul loro prossimo e gravemente ferito la loro reputazione?

R. Coloro che hanno mentito circa il loro prossimo e ne hanno ferito gravemente l’onore, devono riparare il danno fatto, per quanto siano in grado; nel caso contrario essi non saranno perdonati.

D. 1315. Qual è il nono Comandamento?

R. Il nono Comandamento è: non desiderare la donna del tuo prossimo.

D. 1316. Cosa ci ordina il nono Comandamento?

R. Dal nono comandamento ci viene imposto di mantenerci puri nel pensiero e nei desideri.

D. 1317. Che cosa proibisce il nono Comandamento?

R. Il nono Comandamento proibisce di desiderare un’altra donna o un altro uomo, nonché tutti i pensieri impuri illeciti, ed i pensieri immodesti.

D. 1318. I desideri ed i pensieri impuri sono sempre peccati?

R. Si, i desideri ed i pensieri impuri sono sempre peccati, a meno che essi ci dispiacciano e si cerca di eliminarli.

D. 1319. Qual è il decimo Comandamento?

R. Il decimo Comandamento è: non desiderare i beni del tuo prossimo.

D. 1320. Che cosa significa desiderare?

R. Desiderare, bramare, significa aver desiderio di ottenere ingiustamente ciò che un altro possiede o il rimpiangere di non poterlo avere al par di lui.

D. 1321. Cosa ci viene comandato dal decimo Comandamento?

R. Dal decimo Comandamento ci viene comandato di accontentarci di tutto quello che abbiamo e di gioire del benessere del nostro prossimo.

D. 1322. Non dovremmo, quindi, provare a migliorare la nostra posizione nel mondo?

R. Certamente, noi dovremmo cercare di migliorare la nostra posizione nel mondo, purché lo si possa fare onestamente e senza esporci a maggiori tentazioni o peccati.

D. 1323. Che cosa proibisce il decimo Comandamento?

R. Il decimo comandamento proibisce tutti i desideri di possedere o ritenere ingiustamente ciò che appartiene ad altri.

D. 1324. In che cosa consiste la differenza tra il sesto Comandamento ed il nono e tra il settimo ed il decimo?

R. Il sesto Comandamento si differenzia dal nono in questo, che il sesto si riferisce principalmente ad atti esterni di impurità, mentre il nono si riferisce più ai peccati di pensiero contro la purezza. Il settimo comandamento si riferisce principalmente ad atti esterni di disonestà, mentre il decimo si riferisce più ai pensieri contro l’onestà.

CATECHISMO DI BALTIMORA 3 (X)- Lez. 29-31

CATECHISMO DI BALTIMORA 3 (X)- Lez. 29-31

[Dal terzo Concilio generale di Baltimora

Versione 1891]

LEZIONE 29 – SUI COMANDAMENTI DI DIO

D. 1125. È sufficiente appartenere alla Chiesa di Dio per essere salvati?

R. No, non è sufficiente appartenere alla Chiesa per essere salvati, ma dobbiamo anche osservare i Comandamenti di Dio e della Chiesa.

D. 1126. I precetti della Chiesa sono anch’essi Comandamenti di Dio?

R. I precetti della Chiesa sono anche essi Comandamenti di Dio, poiché sono stati emanati con la sua autorità e sotto la guida dello Spirito Santo; tuttavia, la Chiesa può cambiare o abolire i propri comandamenti, mentre non è possibile modificare o abolire i Comandamenti dati direttamente da Dio.

D. 1127. Quali sono i Comandamenti che contengono tutta la legge di Dio?

R. I Comandamenti che contengono tutta la legge di Dio sono questi due:

1. Amerai il Signore tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente;

2. Amerai il prossimo tuo come te stesso.

D. 1128. Perché questi due Comandamenti dell’amore di Dio e del prossimo contengono tutta la legge di Dio?

R. Questi due Comandamenti dell’amore di Dio e del prossimo contengono tutta la legge di Dio, perché tutti gli altri Comandamenti sono dati per aiutarci ad osservare questi due, o direttamente o per evitare ciò che si oppone a loro.

D. 1129. Si spieghino ulteriormente come i due Comandamenti dell’amore di Dio e del prossimo contengano l’insegnamento di tutti i dieci Comandamenti.

R. I due Comandamenti dell’amore di Dio e del prossimo contengono l’insegnamento dei dieci Comandamenti, perché: i primi tre dei dieci Comandamenti si riferiscono a Dio e ci obbligano ad adorare Lui solo, a rispettare il suo Nome e servirlo come Egli vuole e così facendo queste cose, lo ameremo; in secondo luogo poi, gli ultimi sette tra i dieci comandamenti, si riferiscono al nostro prossimo e vietano di danneggiarlo nel corpo, nell’anima, nelle cose sue proprie o nella reputazione, e se lo amiamo non gli faremo alcun danno in ognuna di queste cose, ma, al contrario, cercheremo di aiutarlo per quanto possibile.

D. 1130. Quali sono i Comandamenti di Dio?

R. I Comandamenti di Dio sono questi dieci:

1.-Io sono il Signore tuo Dio, che ti fece uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avrai dèi stranieri oltre a me. Non ti farai alcuna scultura, né immagine di qualsiasi cosa che sia lassù nel cielo o sulla terra, né di quelle cose che sono nelle acque o sotto la terra. Non li adorare, non li servire.

2. – Tu non userai il Nome del Signore tuo Dio invano.

3. – Ricordati di santificare il giorno del riposo.

4. -Onora tuo padre e tua madre.

5. – Non uccidere.

6. – Non commettere adulterio.

7. – Non rubare.

8. – Non attestare il falso contro il tuo prossimo.

9. – Non desiderare la moglie del tuo prossimo.

10. – Non desiderare i beni del tuo prossimo.

D. 1131. Che cosa significa, una “scultura” o “immagine di nulla che sia nei cieli, sulla terra o nelle acque” nel primo Comandamento?

R. Il primo Comandamento, con “scultura” o “nulla che somigli a cosa che è nei cieli, sulla terra o nelle acque”, intende la statua, la rappresentazione o l’immagine di qualsiasi creatura del cielo o di qualsiasi animale sulla terra o nell’acqua destinata ad essere un idolo ed essere adorata come un Dio.

D. 1132. Chi ha dato i dieci Comandamenti?

R. Dio stesso diede i dieci Comandamenti a Mosè sul Monte Sinai, confermati poi da Cristo nostro Signore.

D. 1133. Come e quando sono stati dati i Comandamenti a Mosè?

R. I Comandamenti, scritti su due tavole di pietra, sono stati dati a Mosè in mezzo al fuoco e al fumo, tra tuoni e fulmini, dai quali Dio parlò sulla montagna, circa cinquanta giorni dopo che gli Israeliti furono liberati dalla schiavitù dell’Egitto e durante il viaggio attraverso il deserto verso la terra promessa.

D. 1134. Che cosa intendiamo quando diciamo che Cristo confermò i Comandamenti?

R. Quando diciamo che Cristo confermò i Comandamenti intendiamo dire che Egli fermamente li ha approvati e ci ha dato, con il suo insegnamento, una conoscenza più completa e più chiara del loro significato e della loro importanza.

D. 1135. Chiunque era tenuto a osservare i Comandamenti, anche prima che fossero stati dati a Mosè?

R. Tutte le persone, fin dall’inizio del mondo, furono obbligate a osservare i Comandamenti: da sempre è stato peccaminoso bestemmiare Dio, uccidere, rubare o violare gli altri Comandamenti, anche se non erano stati scritti fino al tempo di Mosè.

D. 1136. Quanti tipi di leggi avevano gli Ebrei prima della venuta di nostro Signore?

R. Prima della venuta di nostro Signore gli Ebrei avevano tre tipi di leggi:
1. Leggi civili, che regolano gli affari della loro nazione;
2. Un cerimoniale di leggi, che regolavano la loro adorazione nel tempio;
3. Leggi morali, che guidavano la loro credenza religiosa e le loro azioni.

D. 1137. A quale di queste leggi appartenevano i dieci Comandamenti?

R. I dieci Comandamenti appartengono alla legge morale, perché sono un compendio o un breve resoconto di ciò che dobbiamo fare per salvare le nostre anime; proprio come il Credo degli Apostoli è un compendio di ciò che noi dobbiamo credere.

D. 1138. Quando le leggi civili e i cerimoniali degli Ebrei cessarono di esistere?

R. Le leggi civili degli Ebrei cessarono di esistere quando il popolo ebraico, poco prima della venuta di Cristo, ha cessato di essere come nazione indipendente. Le leggi cerimoniali cessarono di esistere quando la religione ebraica ha cessato di essere la vera religione; cioè, quando Cristo ha stabilito la Religione cristiana, di cui la religione ebraica era solo una figura o una promessa.

D. 1139. Perché non vennero abolite anche le leggi morali degli Ebrei quando venne fondata la Religione cristiana?

R. Le leggi morali degli ebrei non sono abolite dall’istituzione della Religione Cristiana, perché racchiudono la verità e la virtù, sono state rivelate da Dio, e tutto ciò che Dio ha rivelato come vero, è sempre vero, e tutto ciò che ha condannato come male, continua ad essere sempre male.

LEZIONE 30 – IL PRIMO COMANDAMENTO

D. 1140. Qual è il primo Comandamento?

R. Il primo Comandamento è: Io sono il Signore tuo Dio: non avrai dèi stranieri oltre me.

D. 1141. Che cosa significa nel Comandamento il termine “dèi”?

R. Gli dèi nel Comandamento significa: “idoli” o “falsi dei”, che gli Israeliti adorarono frequentemente quando, con i loro peccati, abbandonavano il vero Dio.

D. 1142. Come possiamo anche noi, in un certo modo, adorare gli dèi?

R. Anche noi, in un certo senso, possiamo adorare gli dèi abbandonando la salvezza delle nostre anime per la ricchezza, gli onori, i vizi sociali, i piaceri mondani, ecc., così da offendere Dio, rinunciando alla nostra fede e abbandonando la pratica della nostra Religione per la loro ricerca.

D. 1143. Come il primo Comandamento ci aiuta ad osservare il grande Comandamento dell’amore di Dio?

R. Il primo Comandamento ci aiuta ad osservare il grande Comandamento dell’amore di Dio, perché esso ci comanda di adorare soltanto Dio.

D. 1144. Come adoriamo Dio?

R. Noi adoriamo Dio con la fede, la speranza e la carità, con preghiera ed il sacrificio.

D. 1145. Con quali preghiere adoriamo Dio?

R. Noi adoriamo Dio con tutte le nostre preghiere, ma in particolare con la preghiera pubblica della Chiesa e, soprattutto, con il santo Sacrificio della Messa.

D. 1146. Come viene violato il primo Comandamento?

R. La violazione del Comandamento avviene:

– quando si dà ad una creatura l’onore che appartiene a Dio solo;

– con una falsa adorazione;

– attribuendo ad una creatura una perfezione che appartiene solo a Dio.

D. 1147. Che cosa è l’onore che appartiene solo a Dio?

R. L’onore che appartiene solo a Dio è un onore divino, al Quale solo offriamo sacrificio, incenso o preghiera, unicamente per se stesso e per la propria gloria. Dare tale onore a qualsiasi altra creatura, quantunque santissima, sarebbe idolatria.

D. 1148. Come possiamo offrire una falsa adorazione a Dio?

R. Offriamo il culto falso a Dio rifiutando la Religione che Egli ha istituito e seguendone una a nostra piacimento, con una forma di culto che Egli non ha mai autorizzato, approvato o sanzionato [tipico esempio ne è il Novus Ordo –ndr.-].

D. 1149. Perché noi dobbiamo servire Dio con il culto della Religione che Egli ha istituito e non con nessun altro?

R. Noi dobbiamo servire Dio nella forma della Religione ha Egli ha istituito e non in altro modo, perché il Cielo non è un diritto, ma una ricompensa promessa, un dono gratuito di Dio, che noi dobbiamo meritare nel modo in cui a Lui piace e con il quale ci dirige.

D. 1150. Quando noi attribuiamo a una creatura una perfezione che appartiene solo a Dio?

R. Noi attribuiamo ad una creatura una perfezione che appartiene solo a Dio, quando crediamo che possieda una conoscenza o un potere indipendentemente da Dio e che possa così, senza il suo aiuto, conoscere il futuro od operare miracoli.

D. 1151. Coloro che fanno uso di incantesimi, amuleti e scongiuri, o che credono nei sogni, nei medium, negli spiritisti, cartomanti e simili, peccano contro il primo Comandamento.

R. Chi ricorre ad incantesimi, talismani, scongiuri, magia, o crede ai sogni, ai medium, agli spiritisti, ai cartomanti e simili, pecca contro il primo Comandamento, perché attribuisce a delle creature delle perfezioni che appartengono solo a Dio.

D. 1152. Cosa sono gli incantesimi e gli scongiuri?

R. Incantesimi e scongiuri, sono determinate parole, dicendo le quali, persone superstiziose credono di scongiurare il male, procacciarsi fortuna o produrre qualche effetto soprannaturale o portentoso. Possono essere anche oggetti o articoli indossati allo stesso scopo.

D. 1153. Non sono formule di scongiuro anche gli Agnus Dei, le medaglie, scapolari, ecc, che indossiamo sui nostri corpi?

R. Gli Agnus Deis, le medaglie, gli scapolari, ecc., che indossiamo sui nostri corpi, non sono cose che producono effetti miracolosi, dalle quali ci aspettiamo aiuto per loro virtù propria, ma, attraverso la benedizione che hanno ricevuto dalla Chiesa, ci aspettiamo aiuto solo da Dio, dalla Madre Sua o dal Santo in onore del quale li indossiamo. Al contrario, coloro che indossano gli amuleti si aspettano aiuto dalla virtù loro propria, o da qualche spirito maligno.

D. 1154. Da che cosa dobbiamo noi stare in guardia in tutte le nostre devozioni e pratiche religiose?

R. In tutte le nostre devozioni e pratiche religiose, noi dobbiamo guardarci attentamente dal richiedere a Dio che compia miracoli quando pure le cause naturali possono portare a ciò che speriamo di ottenere. Dio a volte potrà miracolosamente aiutarci ma, di regola, solo quando tutti i mezzi naturali hanno fallito.

D. 1155. Cosa sono i sogni, e perché è vietato di credere in essi?

R. I sogni sono i pensieri che abbiamo nel sonno, quando la nostra volontà non è in grado di guidarli. È vietato credere in essi, perché sono spesso ridicoli, irragionevoli o malvagi e non sono diretti dalla ragione o dalla fede.

D. 1156. I brutti sogni sono peccaminoso in se stessi?

R. I brutti sogni non sono peccaminosi in se stessi, perché noi non possiamo impedirli, ma li possiamo rendere peccaminosi:

  1. Alimentando il piacere certe cose, quando siamo svegli e
  2. Con le cattive letture o gli sguardi immodesti, pensieri, parole, azioni, visione di spettacoli, prima di andare a dormire; per nessun’altra cosa potremmo ritenerci responsabili di brutti sogni.

D. 1157. Non si è Dio, nella legge antica, frequentemente degnato di avvalersi dei sogni come mezzo per far conoscere la propria volontà?

R. Dio frequentemente nella legge antica si è avvalso dei sogni come mezzo per far conoscere la sua volontà; ma in tali occasioni ha sempre dato prova che ciò che Egli faceva conoscere, non era un semplice sogno, ma piuttosto una rivelazione o una ispirazione. Ma ora Egli non fa più uso di tali mezzi, perché rende nota la sua volontà attraverso l’ispirazione della sua Chiesa.

D. 1158. Cosa sono i medium e gli spiritisti?

D. Medium e spiritisti sono persone che fingono di conversare con i morti o con gli spiriti di un altro supposto mondo. Inoltre fanno finta di dare questo potere agli altri, affinché possano sapere cosa stia succedendo in paradiso, in purgatorio o all’inferno.

D. 1159. Quale altra pratica è molto pericolosa per la fede e la morale?

D. Un’altra pratica molto pericoloso per la fede e la morale è l’uso del mesmerismo o ipnotismo, perché è suscettibile di abusi peccaminosi, priva una persona per un certo tempo del controllo della sua ragione, ponendo il suo corpo e la sua mente interamente nel potere di un altro.

D. 1160. Cosa sono i veggenti?

R. I veggenti sono degli impostori che, per passato apprendimento o indovinando, fanno finta di conoscere anche il futuro e di essere in grado di rivelarlo a chi paga per la sua conoscenza. Inoltre fanno finta di sapere tutto ciò che riguarda cose perse o rubate nonché i pensieri segreti, le azioni o le intenzioni degli altri.

D. 1161. Com’è che credendo agli incantesimi, agli scongiuri, a medium, a spiritisti e cartomanti, attribuiamo alle creature le perfezioni di Dio?

R. Credendo ad incantesimi, a scongiuri, medium, spiritisti e indovini, attribuiamo alle creature le perfezioni di Dio perché ci aspettiamo che queste creature compiano miracoli, rivelino le sentenze nascoste di Dio e facciano conoscere i suoi disegni per il futuro riguardo alle sue creature, cose che evidentemente solo Dio stesso può fare.

D. 1162. È peccaminoso consultare medium, spiritisti, cartomanti e simili, anche quando non crediamo in essi, magari solo per semplice curiosità di sentire cosa dicono?

R. Si, è peccaminoso consultare medium, spiritisti, cartomanti e simili, anche quando noi non crediamo in essi, magari per la semplice curiosità di sentire che cosa dicono:
1. perché è sbagliato esporci al pericolo di peccare anche se non abbiamo intenzione di peccare;

2. perché possiamo dare scandalo ad altri che non possono sapere che vi andiamo solo per mera curiosità;

3. perché con la nostra finta convinzione incoraggiamo questi impostori a continuare le loro pratiche malvagie.

D. 1163. Peccati contro la fede, la speranza e la carità sono anche peccati contro il primo Comandamento?

R. Si, i peccati contro la fede, la speranza e la carità sono peccati contro il primo Comandamento.

D. 1164. Come fa una persona a peccare contro la fede?

R. Una persona pecca contro la fede:
1. Nel non cercare di conoscere ciò che Dio abbia insegnato;
2. Rifiutando di credere a tutto ciò che Dio ha insegnato;
3. Trascurando di professare la fede in ciò che Dio ha insegnato.

D. 1165. Come riusciamo a non conoscere ciò che Dio abbia insegnato?

R. Riusciamo a non conoscere ciò che Dio abbia insegnato, trascurando di imparare la dottrina cristiana.

D. 1166. Che cosa significa che dobbiamo apprendere la dottrina cristiana?

R. Abbiamo molti mezzi di apprendimento della dottrina cristiana: in gioventù abbiamo il Catechismo e le istruzioni speciali adatte alla nostra età; più tardi abbiamo sermoni, missioni, ritiri, sodalizi religiosi e associazioni attraverso i quali possiamo imparare. In tutti i tempi, abbiamo libri di istruzione e, soprattutto, i sacerdoti della Chiesa, sempre pronti ad insegnare. Dio non scuserà la nostra ignoranza se trascuriamo di apprendere la nostra Religione, dal momento che ce ne ha dato tutti i mezzi.

D. 1167. Dovremmo imparare la dottrina cristiana solo per il nostro bene?

R. Noi dovremmo imparare la dottrina cristiana non solo per il nostro bene, ma per il bene anche di altri che sinceramente desiderano imparare da noi le verità della nostra Santa Fede.

D. 1168. Come dovrebbero essere fornite tali istruzioni a coloro che ce le chiedessero?

R. Tali istruzioni dovrebbero essere date a chi ce le chiedesse, in un genere e spirito cristiano, senza controversie od offendendo. Non dovremmo mai tentare di spiegare però, le verità della nostra Religione, se non siamo assolutamente certi di quello che diciamo. Quando non siamo in grado di rispondere a ciò che ci viene chiesto, dovremmo, a chi lo richieda, inviarlo al sacerdote o ad altri meglio istruiti di noi.

D. 1169. Chi sono quelli che non credono a tutto ciò che Dio abbia insegnato?

R. Coloro che non credono a tutto ciò che Dio ha insegnato, sono gli eretici e gli infedeli.

D. 1170. Si denominino le diverse classi di miscredenti ed i loro argomenti.

R. Le diverse classi di miscredenti sono:
1. Gli atei, che negano che vi sia un Dio;
2. I deisti, che ammettono che ci sia un Dio, ma negano che Egli abbia rivelato una religione;
3. Gli agnostici, che non ammettono, né negano l’esistenza di Dio;
4. Gli infedeli, che non sono mai stati battezzati e che, per mancanza di fede, si rifiutano di essere battezzati;
5. Gli eretici, che sono stati battezzati Cristiani, ma non credono a tutti gli articoli di fede;
6. Gli scismatici, che sono stati battezzati e credono tutti gli articoli di fede, ma non vogliono sottomettersi all’autorità del Papa;
7. Gli apostati, che hanno rifiutato la vera Religione, in cui hanno creduto precedentemente, unendosi ad una falsa religione;
8. I razionalisti e materialisti, che credono solo nelle cose materiali.

D. 1171. La negazione di un solo articolo di fede farà di una persona un eretico?

R. La negazione di un solo articolo di fede farà di una persona un eretico, colpevole di peccato mortale, perché la Sacra Scrittura dice: “ognuno deve osservare tutta la legge, e rifiutandone un solo punto si diventa colpevole di tutto.”

D. 1172. Che cosa è un articolo di fede?

R. Un articolo di fede è una verità rivelata così importante e così certa che nessuno possa negarla o dubitarne senza rifiutare la testimonianza di Dio. La Chiesa molto chiaramente sottolinea quali verità siano articoli di fede, così da poterli distinguere dalle Pie credenze e dalle tradizioni, così che nessuno possa essere colpevole del peccato di eresia senza saperlo.

D. 1173. Chi sono coloro che trascurano di professare la loro fede in ciò che Dio ha insegnato?

R. Coloro che trascurano di professare la loro fede in ciò che Dio ha insegnato sono tutti coloro che non riescono a riconoscere la vera Chiesa in cui credere veramente.

D. 1174. Quali sono le persone che, membri della Chiesa, sono negligenti nel professare la loro fede?

R. Sono le persone che pur membri della Chiesa, trascurano di professare le loro convinzioni vivendo contrariamente agli insegnamenti della Chiesa: cioè, con il trascurare la Messa o i Sacramenti, facendo ingiuria al loro prossimo e disonorando la propria religione con una vita peccaminosa e scandalosa.

D. 1175. Che cosa impedisce principalmente alle persone che credono nella Chiesa di diventarne membri?

R. È principalmente la mancanza di coraggio cristiano che impedisce a soggetti che credono nella Chiesa di diventarne membri. Essi temono troppo l’opinione o la disapprovazione degli altri, la perdita di posizioni, cariche sociali o di ricchezza, ed in generale, le prove che potrebbero dover soffrire per amore della vera fede.

D. 1176. Cosa dice nostro Signore di coloro che trascurano la vera Religione per il rispetto di parenti o amici, o per paura della sofferenza?

R. Il Signore dice di coloro che trascurano la vera Religione per il rispetto di parenti o amici, o per paura della sofferenza: “colui che ama il padre o la madre più di Me, non è degno di Me; e colui che ama il figlio o la figlia più di Me, non è degno di Me”; anche: “… chiunque non porta la propria croce e non viene dietro di Me non può essere mio discepolo.”

D. 1177. Quale scusa certuni trovano per aver trascurato di ricercare ed abbracciare la vera Religione?

R. Alcuni recano come scusa per trascurare di cercare ed abbracciare la vera Religione, quella di vivere nella religione in cui sono nati, e che una religione è buona come un altra se crediamo che stiamo servendo Dio.

D. 1178. Come dimostriamo che tale scusa è falsa e assurda?

R. Si dimostra che tale scusa è falsa e assurda perché:

1. È falso ed assurdo dire che dovremmo rimanere nell’errore dopo che lo abbiamo scoperto;

2. Perché se una religione è buona come un’altra, nostro Signore non avrebbe abolito la religione ebraica, né gli Apostoli avrebbero predicato contro l’eresia.

D. 1179. Possibile mai che costoro non riescano a professare la loro fede nella vera Chiesa in cui credono, aspettando di essere salvati in quello stato?

R. A coloro che non riescono a professare la loro fede nella vera Chiesa in cui credono ed aspettano di potersi salvare mentre sono in quello stato, Cristo ha detto: ” … chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, Io pure lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.”

D. 1180. Siamo obbligati a rendere aperta professione della nostra fede?

R. Noi siamo obbligati a rendere aperta professione della nostra fede, spesso sia come onore a Dio, e se il bene spirituale del nostro prossimo o nostro lo richieda. “Chiunque”, dice Cristo, “mi riconoscerà davanti agli uomini, anche Io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli.”

D. 1181. Quando per onore di Dio, e per il bene spirituale del nostro prossimo o per il nostro bene ci viene imposto di fare un’aperta professione della nostra fede?

R. Per onore di Dio, per il bene spirituale del nostro prossimo, o per il nostro ci viene imposto di fare un’aperta professione della nostra fede quando non possiamo nascondere la nostra Religione senza violare qualche legge di Dio o della sua Chiesa, o senza dare scandalo agli altri od esporci al pericolo di peccare. Le pratiche di pietà non comandate possono essere omesse senza che vi sia nessuna negazione della fede.

D. 1182. Quali sono i peccati contro la speranza?

R. I peccati contro la speranza sono la presunzione e la disperazione della salvezza.

D. 1183. Che cosa è la presunzione?

R. La presunzione è l’aspettativa di salvezza senza che si faccia un uso corretto dei mezzi necessari per ottenerla.

D. 1184. Come possiamo essere colpevoli di presunzione?

R. Noi potremmo essere colpevoli di presunzione:
1. Omettendo la confessione quando si è nello stato di peccato mortale;
2. Ritardando l’emendamento della nostra vita ed il pentimento per i peccati del passato;
3. Con l’essere indifferenti al numero di volte in cui cediamo a qualsiasi tentazione, dopo che, ceduto una volta, abbiamo infranto la nostra risoluzione di resistervi;
4. Pensando che possiamo evitare il peccato, senza evitarne però l’occasione prossima;
5. Presumendo troppo in noi stessi e trascurando di seguire i consigli del nostro confessore per quanto riguarda i peccati che confessiamo.

D. 1185. Che cosa è la disperazione?

R. La disperazione è la perdita della speranza nella misericordia di Dio.

D. 1186. Come possiamo essere colpevoli di disperazione?

R. Noi possiamo essere colpevoli di disperazione, credendo di non poter resistere a certe tentazioni, di non poter superare certi peccati, o modificare la nostra vita in modo da piacere a Dio.

D. 1187. Tutti i peccati di presunzione e di disperazione sono gravi allo stesso modo?

R. Non tutti i peccati di presunzione e disperazione sono gravi allo stesso modo. Essi possono essere molto lievi o gravi, in proporzione al grado con cui neghiamo la giustizia o la misericordia di Dio.

D. 1188. Come pecchiamo contro l’amore di Dio?

R. Si pecca contro l’amore di Dio con tutti i peccati, ma soprattutto con il peccato mortale.

LEZIONE 31 – IL PRIMO COMANDAMENTO
(Sull’onore e l’invocazione dei Santi)

D. 1189. Il primo comandamento proibisce l’onore dei Santi?

R. Il primo Comandamento non proibisce l’onore dei Santi, ma piuttosto lo approva; perché onorando i Santi, che sono gli amici selezionati di Dio, noi onoriamo Dio stesso.

D. 1190. Cosa significa “invocazione”?

R. L’invocazione è chiedere ad un altro aiuto o protezione, specialmente quando siamo in uno stato di bisogno o pericolo. Si usa specialmente per quanto riguarda l’invocazione di Dio o dei Santi, e quindi significa “preghiera”.

D. 1191. Come dimostriamo che onorando i Santi, noi onoriamo Dio stesso?

R. Dobbiamo onorare i Santi perché essi onorano Dio. Pertanto, è bene per noi che li onoriamo, perché essi onorano Dio.

D. 1192. Si dia un altro motivo perché onoriamo Dio onorando i Santi.

R. Un’altra ragione perché noi onoriamo Dio onorando i Santi è questa: come noi onoriamo il nostro paese, onorando i suoi eroi, così noi onoriamo la nostra Religione onorando i suoi Santi. Onorando la nostra Religione onoriamo Dio, che ce lo ha insegnato. Di conseguenza, onorando i Santi onoriamo Dio, perché essi per amore della Religione divennero eroi nella loro fede.

D. 1193. Il primo Comandamento non proibisce di pregare i Santi?

R. No, il primo comandamento non ci vieta di pregare per i Santi.

D. 1194. Perché il primo Comandamento non ci vieta di pregare per i Santi?

R. Il primo Comandamento non proibisce di pregare i Santi, perché se siamo autorizzati a chiedere le preghiere di altre creature amiche sulla terra, ci viene consentito anche di richiedere le preghiere dei nostri amici in cielo. Inoltre, i Santi hanno interesse ad accrescere il nostro benessere, perché tutto ciò che tende a renderci più buoni, tende anche alla gloria di Dio.

D. 1195. Che cosa intendiamo per pregare per i Santi?

R. Per pregare per i Santi, intendiamo chiedendo loro aiuto e la loro preghiera di intercessione.

D. 1196. Ma non facciamo un affronto a Dio, rivolgendo le nostre preghiere ai Santi?

R. No, non facciamo affronto a Dio offrendo le nostre preghiere ai Santi, ma, al contrario, mostriamo un maggiore rispetto per la sua maestà e la sua santità, riconoscendo, con le nostre preghiere ai Santi, che siamo indegni di rivolgerci a Lui da noi stessi e che noi, pertanto, chiediamo ai suoi amici Santi che ci ottengano ciò che noi stessi non siamo degni di chiedere.

D. 1197. Come facciamo a sapere che i Santi ci ascoltano?

R. Noi sappiamo che i Santi ci ascoltano, perché essi sono con Dio, che fa loro conoscere le nostre preghiere per essi.

D. 1198. Perché crediamo che i Santi ci aiuteranno?

R. Noi crediamo che i Santi ci aiuteranno perché anche loro sono membri della stessa Chiesa, ci amano come loro fratelli.

D. 1199. Com’è che i Santi e noi siamo membri della stessa Chiesa?

R. I Santi e noi siamo membri della stessa Chiesa, perché la Chiesa del cielo e la Chiesa sulla terra sono la stessa Chiesa, e tutti i suoi membri sono in comunione tra loro.

D. 1200. Come si chiama la comunione dei membri della Chiesa?

R. La comunione dei membri della Chiesa si chiama Comunione dei Santi.

D. 1201. Che cosa significa la comunione dei santi?

R. La Comunione dei santi significa l’Unione che esiste tra i membri della Chiesa sulla terra da una parte, con i Beati del cielo e con le anime sofferenti del Purgatorio.

D. 1202. Quali vantaggi derivano dalla Comunione dei Santi?

R. Dalla comunione dei Santi derivano i seguenti vantaggi: i fedeli sulla terra si assistono reciprocamente con le loro preghiere e con le opere buone, e sono aiutati dall’intercessione dei Santi in cielo, mentre entrambi, i Santi in cielo e i fedeli sulla terra aiutano le anime in Purgatorio.

D. 1203. Come possiamo meglio onorare i Santi, e dove dovremmo imparare loro virtù?

R. Noi possiamo meglio onorare i Santi imitando le loro virtù, apprendendole dai resoconti scritti delle loro vite. Tra i Santi troveremo modelli per ogni età, condizione o stato di vita.

D. 1204. Il primo Comandamento ci vieta di onorare le reliquie?

R. No, il primo Comandamento non ci vieta di onorare le reliquie, perché le reliquie sono i corpi dei Santi oppure oggetti collegati direttamente a loro o a nostro Signore.

D. 1205. Quanti tipi o classi di reliquie ci sono?

R. Esistono tre tipi o classi di reliquie:
1. Il corpo o una parte del corpo di un Santo;
2. Oggetti, indumenti o libri, utilizzati dal Santo;
3. Oggetti che hanno toccato una reliquia del corpo o altre reliquie.

D. 1206. Cosa c’è speciale in una reliquia della vera croce sulla quale nostro Signore è morto e anche degli strumenti della sua passione?

R. Le reliquie della vera croce e le reliquie delle spine, dei chiodi, ecc., impiegati nella passione, hanno diritto a una venerazione molto speciale, e hanno alcuni privilegi per quanto riguarda il loro uso e il modo di conservarle che non hanno altre reliquie. Una reliquia della vera Croce non è mai conservata o trasportata con altre reliquie

D. 1207. Quale venerazione la Chiesa permette di dare alle reliquie?

R. La Chiesa ci permette di dare alle reliquie una venerazione simile a quella che diamo alle immagini. Non veneriamo le reliquie per amor loro, ma per l’amore delle persone che esse rappresentano. Le anime dei Santi canonizzati sono certamente in cielo, e siamo certi che lo saranno anche i loro corpi. Di conseguenza, potremmo onorare i loro corpi perché glorificati in cielo così come furono santificati sulla terra.

D. 1208. Quale cura richiede la Chiesa nell’esame e nella distribuzione delle reliquie?

R. La Chiesa prende la massima cura nell’esame e nella distribuzione delle reliquie.

1. Dovrà essere determinata la canonizzazione o la beatificazione della persona di cui abbiamo la reliquia.

2. Le reliquie vengono inviate in pacchetti sigillati, che devono essere aperti solo dal Vescovo della diocesi a cui vengono inviate le reliquie, e ogni reliquia o pacchetto dovrà essere accompagnato da un documento o da uno scritto cartaceo dimostrante la sua autenticità.

3. Le reliquie non possono essere esposea alla pubblica venerazione, fin quando il Vescovo non le abbia esaminate e pronunciato l’autentica, vale a dire che siano quello che si sostiene esse siano.

D. 1209. Di che cosa dovremmo essere certi prima di utilizzare qualsiasi reliquia o nel darla ad altri?

R. Prima di utilizzare qualsiasi reliquia o darla ad altri, dovremmo essere certi che siano state soddisfatte tutte le disposizioni della Chiesa al riguardo, e che la reliquia sia davvero, per quanto dato possibile sapere, ciò che crediamo essa sia.

D. 1210. Dio stesso ha onorato le reliquie?

R. Dio stesso ha onorato frequentemente le reliquie permettendo miracoli avvenuti attraverso di loro. C’è un esempio dato nella Bibbia, nel IV libro dei Re, dove è riportato che un uomo morto, è tornato in vita quando il suo corpo ha toccato le ossa, vale a dire le reliquie, del Santo profeta Eliseo.

D. 1211. Il primo comandamento proibisce la realizzazione di immagini?

R. Il primo Comandamento vieta la realizzazione di immagini se sono fatte per essere adorate come divinità, ma non vieta la loro realizzazione quando ci eccitano la mente a Gesù Cristo, alla sua Madre Santissima e ai Santi.

D. 1212 Come indichiamo che la realizzazione di immagini sia vietata dal primo Comandamento solo quando questo sia fatto per il culto.

R. Si dimostra che è solo per il culto che il primo comandamento vieti la realizzazione di immagini:
1. Perché nessuno pensa sia peccaminoso scolpire le statue o fare fotografie o quadri di parenti o amici;
2. Perché Dio stesso ha comandato la realizzazione di immagini per il tempio dopo aver dato il primo Comandamento, e Dio non contraddice se stesso.

D. 1213. È giusto mostrare rispetto per le immagini e le immagini di Cristo e i suoi Santi?

R. Si, è giusto mostrare rispetto per le rappresentazioni e le immagini di Cristo e dei Santi, perché esse sono loro riferimenti e memoriali.

D. 1214. Abbiamo in questo paese ogni civile personalizzato simile a quello di onorare le immagini e le immagini dei Santi?

R. Noi abbiamo, nei nostri Paesi, consuetudini civili assai simili a quella di onorare le rappresentazioni e le immagini dei Santi, ad esempio le decorazioni di giorni memorabili, i fiori, le bandiere o gli emblemi di cittadini patrioti, poste innanzi alle statue dei nostri eroi civili deceduti, per onorare le persone che queste statue rappresentano; e come noi possiamo disonorare un uomo abusando della sua immagine, così possiamo onorarlo trattandolo con rispetto e riverenza.

D. 1215. È consentito pregare per il crocifisso o per le immagini e le reliquie dei Santi?

R. No, non è consentito pregare per il crocefisso o per le immagini e reliquie dei Santi, perché essi non hanno vita, né il potere di aiutarci, né i sensi per ascoltarci.

D. 1216. Perché allora preghiamo davanti al crocifisso, alle immagini e alle reliquie dei Santi?

R. Noi preghiamo davanti al Crocifisso, ad immagini e reliquie di Santi perché esse animano la nostra devozione con desideri ed affetti pii, ricordandoci di Cristo e dei Santi, dei quali possiamo imitare le virtù.

LO SCUDO DELLA FEDE (XVIII)

[A. Carmignola: “Lo Scudo della Fede”. S.E.I. Ed. Torino, 1927]

XVIII.

LA SANTISSIMA TRINITÀ.

È il più. profondo dei misteri. — In che consista. — La divina fecondità. — Le divine processioni. — Tre persone e un solo Dio. — Ciò è mistero, ma non assurdo.

— La fede cattolica insegna che Dio è uno e trino ad un tempo. Di questo mistero della Trinità non capisco proprio niente.

Sì, caro mio, la fede cattolica, in conformità a quello che Iddio ha lasciato scorgere ai profeti dell’antica legge e a quello che ha pienamente rivelato Gesù Cristo, ci insegna il mistero della santissima Trinità. Ed io ti avverto subito che questo mistero, il quale si può chiamare il fondamento di nostra santa Religione, è il più profondo dei misteri, che con la sola ragione non si può dimostrare, che anzi la mente umana non avrebbe mai potuto concepire, se Iddio non ce lo avesse rivelato. Basti il dire che S. Agostino col suo ingegno penetrante ed acutissimo lo fece oggetto di lunghissimi studi, senza speranza tuttavia di riuscire neppure a squarciare il gran velo che lo avvolge. – Io credo che tu sappia bene quel che si narra di lui in proposito. Un dì passeggiando sulla riva del mare, vide un fanciullo che, fatto un piccolo incavo nella sabbia, vi trasportava a cucchiaiate l’acqua e gli domandò che cosa voleva fare. Il fanciullo gli rispose che intendeva di mettere in quell’incavo tutta l’acqua del mare. S. Agostino sorrise e disse tosto al fanciullo che ciò era impossibile. Ma il fanciullo che era un Angelo del cielo, si fe’ tosto a soggiungergli: che era più facile far stare tutta l’acqua del mare in quell’incavo, che capire, come egli pretendeva, il mistero della Santissima Trinità.

— Dunque di questo mistero colla nostra ragione non possiamo farci alcuna idea?

Io non ho detto questo, e questo non è. Conla nostra ragione non possiamo né dimostrare, né conoscere questo mistero; tuttavia dopo che ci è stato rivelato e noi l’abbiamo appreso per fede, possiamo con la ragione, e specialmente per modo di analogia, formarcene un’idea come fecero appunto i più grandi geni del Cristianesimo.

— Allora amerei che mi dicesse anzitutto in che cosa propriamente consiste questo mistero.

Te lo dirò, ma tu acuisci la tua intelligenza. Ecco: il mistero della Santissima Trinità consiste in ciò che in un solo Dio vi sono tre Persone: Padre, Figliuolo e Spirito Santo, che ogni Persona è vero Dio, e non sono tuttavia tre dèi, che ogni Persona è realmente distinta dalle altre due, che queste tre Persone hanno relazioni tra di loro, un nome particolare, ed anche un ordine, per cui una è la prima, l’altra la seconda, l’altra la terza, che intanto sono tutte e tre uguali in perfezione e tutte e tre eterne.

— Ma per quale ragione tutte queste tre Persone divine si chiamano coi nomi di Padre Figlio e Spirito Santo?

Noi diamo il nome di padre a chi genera dei figli comunicando loro la sua stessa natura; diamo il nome di figlio a chi ha ricevuto con la esistenza la stessa natura o sostanza del padre, da cui si distingue; e diamo il nome di spirito o di alito, a ciò che emana da una persona o più persone, ed è da essa distinto. Or bene la prima Persona della Santissima Trinità si chiama Padre, perché esistendo da se stesso da tutta l’eternità, non essendo stato né creato, né generato da alcuno, genera da tutta l’eternità la seconda Persona, alla quale perciò diamo il nome di Figliuolo. E la terza Persona poi si chiama Spirito Santo perché da tutta l’eternità è prodotto dal Padre e dal Figliuolo, ossia emana, procede da essi, e da essi si distingue. Come vedi adunque le Persone della Santissima Trinità sono chiamate con i nomi di Padre, Figlio e Spirito Santo per l’analogia o somiglianza, che la nostra mente scorge tra i vicendevoli rapporti esistenti fra di esse, e il significato che questi tre vocaboli hanno nell’uso nostro comune di parlare.

— E come mai Iddio Padre genera un Figliuolo?

Vedi; ogni essere vivente su questa terra sia pure dotato di un sol fil di vita, possiede la fecondità, quella forza per cui riproduce degli altri esseri della sua stessa natura e della sua stessa specie. E così l’uccello riproduce l’uccello, il pesce il pesce, l’insetto l’insetto, la pianta la pianta, e l’uccello aquila riproduce uccelli aquile, il pesce spada pesci spada, l’insetto zanzara insetti zanzare, la pianta pesco piante peschi; insomma ogni generante riproduce esseri a sé uguali, non superiori, non inferiori, ma della stessa natura e specie, per guisa che il generato è come la continuazione del generatore e forma con esso una sola cosa. Ora questa fecondità, questa forza meravigliosa di riprodursi, che vi ha in tutti gli esseri viventi, da chi viene? Se tu dici dalla natura, ed io ti domanderò da chi l’ha ricevuta la natura e tu dovrai finire per rispondermi che l’ha ricevuta da Dio. Se Dio adunque è in fondo in fondo la causa della fecondità, che esiste in tutti gli essere viventi, e se l’effetto è necessariamente precontenuto, e con la massima perfezione, nella sua causa, bisogna conchiudere che anche Iddio è fecondo, che anch’Egli deve essere Padre, dal quale secondo la frase di S. Paolo, proviene ogni paternità in cielo e in terra (V. Lettera agli Efesini, capo III, versetto 15).

— Ma se Dio è fecondo, se Egli deve essere padre, perché non genera molti figliuoli, ma un solo?

La tua domanda è giustissima. Ed io ti rispondo che Dio Padre non può generare che un unico Figlio, perché essendo Egli essere infinito, nell’atto di generare spiega tutta quanta la sua attività infinita, e spiegando tutta la sua attività infinita deve naturalmente produrre la sua immagine perfetta, che non può essere che una sola, ed è l’unico Figliuolo di Dio.

— Dunque che il Padre generi il Figliuolo è una necessità?

Senza dubbio. Il Padre, sebbene con infinito gaudio della sua volontà generi il Figlio, tuttavia non può far a meno di generarlo, come pure è una necessità che Padre e Figlio producano lo Spirito Santo.

— E come avviene ciò?

Non so se arriverai bene a capirlo. Te lo dirò nondimeno nei termini più chiari e precisi. Il Padre conoscendo perfettamente sé medesimo deve formare nello stesso tempo una immagine perfettissima di sé, e questa immagine siccome origina dalla intelligenza ossia dalla conoscenza, che il Padre ha di se stesso, perciò si chiama il Verbo, ossia la sua parola, il suo pensiero. Questo Verbo, che è generato per tal guisa dalla intelligenza del Padre è il Figliuolo. Siccome poi il Padre, vedendo il suo Figliuolo, in tutto perfettissimo al pari di lui, con la sua volontà sentesi indotto ad amarlo, e il Figliuolo vedendo il suo Padre sentesi indotto ad amare Lui, amandosi vicendevolmente spirano l’uno verso l’altro un soffio di amore, che è infinito al pari delle due Persone, da cui procede. E questo amore distinto dalle due Persone,  che lo producono, forma la terza Persona, ossia lo Spirito Santo. Per tal modo si compiono nell’Essere divino due processioni interne: l’una, quella con cui il Figlio è generato dal Padre, per modo d’intelletto, l’altra, quella per cui lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio per modo di amore. Perciò il Padre si chiama anche Genitore, il Figliuolo Unigenito, lo Spirito Santo Procedente, come si canta nella seconda strofa del Tantum ergo.

— E questi nomi di Padre, Figliuolo e Spirito Santo li ha inventati la Chiesa?

No, essi ci furono appresi dallo stesso Gesù Cristo, quando prima di ascendere al cielo comandò agli Apostoli di battezzare tutti gli uomini « nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo (Vedi Vangelo di S. Matteo, capo XXVIII, versetto 19).

— Ma se queste tre Persone sono distinte fra di loro, non si può forse dividere la loro natura in tre parti e riguardarle come tre divinità?

No, ciò non è possibile. Tutte e tre le Persone divine, benché distinte fra di loro, vale a dire non confuse l’ima con l’altra, ma aventi ciascuna una personalità ben determinata, hanno tutte e tre una stessa indivisibile essenza e natura, cioè un’essenza e natura che non si può dividere in parte, perché semplicissima, cioè non composta di parti. Perciò essendo noi ammaestrati dalla fede che vi sono tre Persone divine, cioè tre soggetti, a cui questa essenza e natura appartiene come propria, ne viene di conseguenza, che essa è tutta nel Padre, tutta nel Figlio, tutta nello Spirito Santo. E quindi il Padre è vero Dio, il Figliuolo è vero Dio, cioè lo stesso Dio che il Padre, lo Spirito Santo è vero Dio e precisamente lo stesso Dio che il Padre ed il Figliuolo, ragione per cui la essenza e natura divina non si può dividere, né le tre Persone divine possono formare tre divinità. Se vuoi farti una qualche idea di ciò guarda il sole. Da esso viene la luce e il calore. E sebbene il sole, la luce e il calore siano tre cose distinte, tuttavia non formano che una cosa sola.

— Dunque le tre Persone divine sono tutte e tre uguali nelle loro perfezioni?

Certissimamente: hanno la stessa sapienza, la stessa bontà, vivono con la stessa vita, conoscono con l’istesso intelletto, vogliono con la stessa volontà, operano con la stessa onnipotenza, e non vi ha in nessuna di esse il menomo grado di superiorità od inferiorità alle altre. E la ragione di ciò è sempre la stessa, che cioè hanno la medesima natura e sostanza divina, e benché tre Persone distinte non sono che un solo Dio.

— Mi sembra però un assurdo questo mistero della Santissima Trinità.

Se parli così è segno che hai capito ancor poco di quanto ti ho detto. L’assurdo implica contraddizione nei termini, come se tu dicessi che un oggetto è nero e bianco ad un tempo. Ma quale contraddizione vi ha nei termini esprimenti il mistero della Santissima Trinità? Se si dicesse che Dio è uno e nel medesimo tempo è tre divinità, allora sì, in ciò vi sarebbe l’assurdo. L’uno non è tre, come tre non è uno. Ma è così che si dice? No affatto. Si dice che vi è una sola essenza e natura divina e che vi sono tre Persone aventi la stessa essenza e natura: così che l’uno si riferisce alla natura, il tre alle Persone, e natura e persona non sono due concetti identici. Certo è misterioso che la natura divina sia una sola e senza dividersi o moltiplicarsi si trovi tutta in tre Persone. Ma appunto perché la mente umana non vede nulla di questo mistero non è autorizzata a gridare all’assurdo. Del resto si sarebbe per dire che il Signore ha disseminato in tutta quanta la creazione le vestigia di questo mistero. « Gli angeli, dice il Monsabrè, il tempo, lo spazio, l’universo, i corpi, il movimento, i regni della natura, gli astri, la vita, la nostra carne, la nostra anima, le nostre operazioni intellettuali, le nostre famiglie ne portano l’impronta ». Difatti il mondo angelico ha tre gerarchie, ed ogni gerarchia ha tre cori; il tempo si compone di oggi, ieri e domani, di presente, passato e futuro; lo spazio ha tre dimensioni, lunghezza, larghezza e profondità; la materia ha tre stati, solido, liquido e gazoso; il mondo terrestre ha tre regni, minerale, vegetale, animale; l’uomo possiede tre vite, la vegetativa, la sensitiva, la razionale; nell’anima sono tre facoltà, la memoria, l’intelligenza e la volontà; la famiglia si compie in tre persone, padre, madre e figlio ecc ».

— Queste cose sono bellissime e adombrano assai bene il gran mistero della Trinità.

IL CATECHISMO DI BALTIMORA (IX) – Lez. 26-28

CATECHISMO DI BALTIMORA (IX) – Lez. 26-28

[Dal terzo Concilio generale di Baltimora

Versione 1891]

LEZIONE 26 –

SUL MATRIMONIO

D. 1005. Cos’è il Sacramento del Matrimonio?

R. Il Sacramento del Matrimonio è il Sacramento che unisce un uomo e una donna Cristiani in legittimo matrimonio.

D. 1006. Quand’è che le persone sono lecitamente sposate?

R. Le persone sono legalmente sposate quando osservano tutte le leggi di Dio e della Chiesa relative al matrimonio. Sposarsi illecitamente è un peccato mortale e priva le anime della grazia del Sacramento.

D. 1007. Quando è stato istituito il Matrimonio per la prima volta?

R. Il Matrimonio fu istituito per la prima volta nel Giardino dell’Eden, quando Dio creò Adamo ed Eva e ne fece marito e moglie; ma allora non era un Sacramento, poiché la loro unione non conferiva alcuna grazia speciale.

D. 1008. Quando fu stabilito il contratto di Matrimonio con la dignità di Sacramento?

R. Il tempo esatto in cui il contratto dei Matrimoni è stato elevato alla dignità di Sacramento non è noto, ma il fatto che sia stato così elevato è certo dai passi nel Nuovo Testamento e dal costante insegnamento della Chiesa sin dal tempo degli Apostoli. Nostro Signore non ha semplicemente aggiunto la grazia al contratto, ma ha reso il contratto un vero Sacramento, in modo che i Cristiani non possano stipulare questo contratto senza ricevere il Sacramento.

D. 1009. Qual è il segno esteriore nel Sacramento del Matrimonio, e in che cosa consiste l’intera essenza del contratto matrimoniale?

R. Il segno esteriore nel Sacramento del matrimonio è il mutuo consenso degli sposi, espresso da parole o segni in conformità con le leggi della Chiesa. L’intera essenza del contratto di Matrimonio, consiste nella consegna reciproca tra le persone dei loro corpi e nel dichiarare con le parole o il segno che fanno questa resa, prendendosi reciprocamente per marito e moglie per tutta la vita.

D. 1010. Quali sono i principali fini del Sacramento del Matrimonio?

R. I principali fini del Sacramento del matrimonio sono:

– Consentire al marito e alla moglie di aiutarsi a vicenda nel garantire la salvezza delle loro anime;

– Propagare o mantenere l’esistenza della razza umana, mettendo al mondo i bambini per servire Dio;

– Prevenire i peccati contro la santa virtù della purezza, obbedendo fedelmente alle leggi dello stato di matrimonio.

D. 1011. Possono un uomo e una donna Cristiani essere uniti in legittimo Matrimonio in qualsiasi altro modo che non sia il Sacramento del Matrimonio?

R. Un uomo e una donna Cristiani non possono essere uniti in un Matrimonio legittimo in nessun altro modo che non sia il Sacramento del Matrimonio, perché Cristo ha innalzato il Matrimonio alla dignità di un Sacramento.

D. 1012. Allora, tutti i matrimoni prima della venuta di Cristo erano illegittimi ed invalidi?

R. Tutti i matrimoni prima della venuta di Cristo non erano illegittimi e invalidi. Erano entrambi leciti e validi quando le persone che li contraevano seguivano i dettami della loro coscienza e le leggi di Dio secondo la loro conoscenza; ma tali matrimoni erano solo dei contratti. A causa delle loro inclinazioni malvagie molti dimenticarono o trascurarono il vero carattere del matrimonio, finché Nostro Signore non lo ripristinò nella sua unità e purezza originaria.

D. 1013. Che cosa intendiamo per impedimenti al Matrimonio?

R. Per impedimenti al Matrimonio intendiamo certe restrizioni, imposte dalla legge di Dio o della Chiesa, che rendono il matrimonio invalido o illecito qualora vengano violate nel contrarlo. Queste restrizioni riguardano l’età, la salute, le relazioni, l’intenzione, la religione e altre questioni che riguardano la bontà del Sacramento.

D. 1014. Può la Chiesa dispensare o rimuovere questi impedimenti al Matrimonio?

R. La Chiesa può dispensare o rimuovere gli impedimenti al Matrimonio derivanti dalle sue stesse leggi; ma non può dispensare dagli impedimenti che derivano dalle leggi di Dio e dalla natura. Ogni legislatore può cambiare o dispensare dalle leggi fatte da lui stesso o da un suo pari, ma non può, di sua propria autorità, cambiare o dispensare dalle leggi emanate da un Potere superiore.

D. 1015. Che cosa è richiesto perché la Chiesa possa concedere, quando è in grado, deroghe dagli impedimenti al Matrimonio o da altre leggi?

R. Perché la Chiesa possa concedere deroghe dagli impedimenti al Matrimonio o da altre leggi, ci deve essere una ragione valida ed urgente nel concedere tali dispense. La Chiesa non concede dispense senza causa seria, o semplicemente per soddisfare i desideri di coloro le chiedano.

D. 1016. Perché la Chiesa a volte richiede alle persone a cui sono concesse le dispense di pagare un balzello o una tassa per il privilegio?

R. La Chiesa a volte richiede alle persone a cui sono concesse le dispense di pagare un balzello o una tassa per il privilegio:

– Perché le persone a causa di questa tassa siano trattenute dal chiedere dispense e possano rispettare le leggi generali;

– Perché la Chiesa non debba sostenere spese per mantenere un ufficio che conceda privilegi solo a pochi.

D. 1017. Che cosa dovrebbero fare le persone che stanno per sposarsi?

R. Le persone che stanno per sposarsi dovrebbero avvisare tempestivamente il loro pastore delle loro intenzioni, fargli conoscere a priori qualunque cosa sospetta possa essere un impedimento al Matrimonio, e assicurarsi di tutti gli accordi, prima di invitare i loro amici.

1018. Come dovrebbe essere data al Sacerdote la notifica tempestiva del Matrimonio, e perché?

R. Al Sacerdote dovrebbero essere date almeno tre settimane di preavviso del Matrimonio, perché, secondo le leggi della Chiesa, i nomi delle persone che stanno per sposarsi devono essere annunciati ed il loro Matrimonio previsto, pubblicato nella Messa principale nella loro parrocchia per tre domeniche successive.

D. 1019. Perché le pubblicazioni del Matrimonio sono pubblicate nella Chiesa?

R. Le pubblicazioni del Matrimonio sono pubblicate nella Chiesa affinché chiunque possa aver conoscenza di qualsiasi impedimento al Matrimonio, possa avere l’opportunità di dichiararlo privatamente al Sacerdote, prima che il Matrimonio stesso abbia luogo e quindi impedire un Matrimonio non valido o illegale. Le persone che sono a conoscenza di tali impedimenti e non riescono a dichiararli a tempo debito, sono colpevoli di peccato.

D. 1020. Quali cose in particolare dovrebbero far conoscere al Sacerdote le persone che organizzano il loro matrimonio?

R. Le persone che organizzano il loro Matrimonio dovrebbero far sapere al Sacerdote se sono cristiani e cattolici; se uno sia stato solennemente fidanzato con un’altra persona; se hanno mai fatto alcun voto a Dio riguardo alla castità o simili; se sono consanguinei e in che misura; se uno sia mai stato sposato con un membro della famiglia dell’altro e se sia mai stato padrino nel Battesimo per l’altro.

D. 1021. Cos’altro devono far conoscere?

R. Devono anche far sapere se uno dei due sia stato sposato prima e quale prova può essere data della morte dell’ex coniuge; se abbiano davvero intenzione di sposarsi, e lo facciano di propria spontanea volontà; se siano di età legale; se siano sani nel corpo o soffrano di qualsiasi deformità che potrebbe impedire il loro matrimonio e, infine, se vivano nella parrocchia in cui chiedono di essere sposati, e se è così, per quanto tempo abbiano vissuto in essa.

D. 1022. Che cosa è particolarmente necessario che le persone facciano, come loro dovere nello stato matrimoniale?

R. Perché le persone possano fare il loro dovere nello stato matrimoniale, è particolarmente necessario che, prima di entrarvi, siano istruite bene nelle verità e nei doveri della loro Religione perché possano poi insegnarli ai loro figli.

D. 1023. Il vincolo del Matrimonio cristiano può essere sciolto da un qualunque potere umano?

R. Il legame del Matrimonio cristiano non può essere sciolto da alcun potere umano.

D. 1024. Un divorzio concesso dalle corti di giustizia, non spezza il vincolo del matrimonio?

R. Il divorzio concesso dalle corti di giustizia o da qualsiasi altro potere umano non infrange il vincolo del Matrimonio, e chi si avvale di tale divorzio per risposarsi, mentre il coniuge ancora vive, commette un sacrilegio e vive nel peccato di adulterio. Un divorzio civile può dare una ragione sufficiente alle persone di vivere da sole e può determinare i loro diritti per quanto riguarda il sostegno, il mantenimento dei figli e altre cose temporali, ma non ha alcun effetto sul legame e sulla natura spirituale del Sacramento.

D. 1025. La Chiesa non permette talvolta a marito e moglie di separarsi e vivere separati?

R. La Chiesa a volte, per valide ragioni, permette a marito e moglie di separarsi e vivere separati; ma ciò non è dissolvimento del vincolo del Matrimonio, o divorzio come è chiamato, perché sebbene separati sono ancora marito e moglie, e nessuno dei due può risposarsi fino a quando l’altro non muoia.

D. 1026. La Chiesa non ha forse permesso ai Cattolici, una volta sposati, di separarsi e risposarsi?

R. La Chiesa non ha mai permesso ai Cattolici, una volta sposati, di separarsi e risposarsi, ma a volte ha dichiarato le persone, apparentemente sposate, libere di risposarsi, perché il loro primo Matrimonio era nullo; cioè, non c’è stato Matrimonio a causa di qualche impedimento non scoperto se non dopo la cerimonia.

D. 1027. Quali mali seguono il divorzio così comunemente rivendicato da coloro che sono al di fuori della vera Chiesa e concessi dall’autorità civile?

R. I mali che seguono il divorzio così comunemente rivendicato da coloro che sono al di fuori della vera Chiesa e concessi dall’autorità civile, sono moltissimi; ma principalmente:
1. Il disprezzo per il carattere sacro del Sacramento e per il benessere spirituale dei bambini;
2. La perdita della vera idea di casa e di famiglia seguita da una cattiva morale e una vita peccaminosa.

D. 1028. Quali sono gli effetti del Sacramento del Matrimonio?

  1. R. Gli effetti del Sacramento del Matrimonio sono:

– Santificare l’amore tra marito e moglie;

– Dare loro la grazia di sopportare le reciproche debolezze;

– Consentire di allevare i loro figli nel timore e nell’amor di Dio.

D. 1029. Che cosa intendiamo per sopportare le reciproche debolezze?

R. Per sopportare le debolezze reciproche, intendiamo che il marito e la moglie debbano essere pazienti con i difetti degli altri, con le cattive abitudini o con le disposizioni, scusarli facilmente e aiutarsi a vicenda nel superarli.

D. 1030. In che modo i genitori sono particolarmente adatti a crescere i loro figli nel timore e nell’amor di Dio?

R. I genitori sono appositamente preparati per allevare i loro figli nella paura e nell’amore di Dio:

– Con la grazia speciale che ricevono per consigliare e dirigere i loro figli e per metterli in guardia dal male;

– Dall’esperienza che hanno acquisito passando attraverso la vita dall’infanzia alla condizione di genitori. I bambini dovrebbero quindi cercare e accettare coscienziosamente la direzione dei buoni genitori.

D. 1031. Per ricevere degnamente il Sacramento del Matrimonio è necessario essere nello stato di grazia?

R. Per ricevere degnamente il Sacramento del Matrimonio è necessario essere nello stato di grazia, ed è anche necessario rispettare le leggi della Chiesa.

D. 1032. Quali leggi della Chiesa siamo tenuti ad adempiere nel ricevere il Sacramento del Matrimonio?

R. Nel ricevere il Sacramento del Matrimonio siamo tenuti a rispettare qualunque legge della Chiesa riguardi il Matrimonio; come le leggi che vietano il Matrimonio solenne in Quaresima e nell’Avvento; la presenza, al Matrimonio, di parenti o persone di un’altra religione (soprattutto i modernisti del novus ordo – ndr. -), e in generale tutte le leggi che fanno riferimento a qualsiasi impedimento al matrimonio.

D. 1033. In quanti modi possono esservi legami tra le persone?

R. Le persone possono essere legate tra loro in quattro modi. Quando sono legati dal sangue, la loro relazione è chiamata consanguineità; quando sono collegati per matrimonio, si chiama affinità; quando sono legati dall’essere padrini di Battesimo o di Cresima, questo è chiamato affinità spirituale; quando sono correlati per adozione, si parla di affinità legale.

D. 1034. Chi ha il diritto di emanare leggi sul Sacramento del Matrimonio?

R. Solo la Chiesa ha il diritto di emanare leggi sul Sacramento del Matrimonio, sebbene lo Stato abbia anche il diritto di emanare leggi concernenti gli effetti civili del contratto di Matrimonio.

D. 1035. Che cosa intendiamo per leggi riguardanti gli effetti civili del contratto di Matrimonio?

R. Per le leggi riguardanti gli effetti civili del contratto di Matrimonio intendiamo le leggi relative alla proprietà o ai debiti del marito e della moglie, l’eredità dei loro figli o qualunque cosa riguardi i loro affari temporali. Tutte le persone sono obbligate ad obbedire alle leggi del loro Paese quando queste leggi non siano contrarie alle leggi di Dio.

D. 1036. La Chiesa proibisce il Matrimonio dei Cattolici con persone che hanno una religione diversa o nessuna religione?

R. Si, la Chiesa proibisce il Mratrimonio dei Cattolici con persone che hanno una religione diversa o nessuna religione.

D. 1037. Perché la Chiesa proibisce il Matrimonio dei Cattolici con persone che professino una religione diversa o nessuna religione?

R. La Chiesa proibisce il matrimonio dei cattolici con persone che professano una religione diversa, o nessuna religione, perché tali matrimoni generalmente portano all’indifferenza, alla perdita della fede e alla negligenza dell’educazione religiosa dei bambini.

D. 1038. Come si chiamano i matrimoni dei Cattolici con persone di un’altra religione e quando la Chiesa li concede per dispensa?

R. I matrimoni dei Cattolici con persone di un’altra religione sono chiamati matrimoni misti. La Chiesa li concede per dispensa solo a certe condizioni e per motivi urgenti; principalmente per prevenire un male maggiore.

D. 1039. Quali sono le condizioni in base alle quali la Chiesa permette ad un Cattolico di sposare uno che non è cattolico?

R. Le condizioni in base alle quali la Chiesa permette a un Cattolico di sposare una persona che non è cattolica sono:

– Che al Cattolico sia permesso il libero esercizio della sua Religione;

– Che il Cattolico proverà con l’insegnamento ed il buon esempio a guidare colui che non è cattolico ad abbracciare la vera fede;

– Che tutti i bambini nati dal matrimonio saranno educati nella Religione cattolica. La cerimonia di Matrimonio non deve essere ripetuta da un ministro eretico. Senza queste promesse, la Chiesa non acconsentirà ad un matrimonio misto, e se la Chiesa non acconsente al matrimonio, esso è illegale.

D. 1040. Quale pena la Chiesa impone ai Cattolici che si sposano davanti a un pastore protestante?

R. I Cattolici che si sposano prima da un pastore protestante, incorrono nella scomunica; cioè, una censura della Chiesa o pena spirituale, che impedisce loro di ricevere il Sacramento della Penitenza, finché il Sacerdote che ascolta la loro confessione ottenga facoltà speciali o il permesso del Vescovo (Vescovo Cattolico vero – ndr. -); perché con un tale matrimonio essi fanno professione di appartenenza ad una falsa religione, riconoscendo come sacerdote uno che non ha né potere sacro né autorità (questo vale oggi pure per i falsi sacerdoti del novus ordo e degli scismatici lefebvriani e sedevacantisti – ndr. -).

D. 1041. In che modo la Chiesa mostra il suo dispiacere per i matrimoni misti?

R. La Chiesa mostra il suo dispiacere per i matrimoni misti con la freddezza con cui li sanziona, proibendo ogni cerimonia religiosa, e vietando al Sacerdote di usare qualsiasi paramento sacro, l’acqua santa o la benedizione dell’anello in tali matrimoni, proibendo pure che siano svolti nella Chiesa o anche in sacrestia. D’altra parte, la Chiesa mostra la sua gioia e l’approvazione per un vero Matrimonio cattolico con la Messa nuziale e le cerimonie solenni.

D. 1042. Perché i Cattolici dovrebbero evitare i matrimoni misti?

R. I cattolici dovrebbero evitare i matrimoni misti:

– Perché sono sgraditi alla Chiesa e non possono apportare la misura piena della grazia e della benedizione di Dio;

– Perché i figli dovrebbero avere il buon esempio da entrambi i genitori nella pratica della loro Religione;

– Perché tali matrimoni danno luogo a frequenti dispute su questioni religiose tra marito e moglie e tra i loro parenti;

– Perché chi non è Cattolico, ignorando il carattere sacro del Sacramento, può chiedere il divorzio e sposarsi di nuovo, lasciando il Cattolico sposato, abbandonato.

D. 1043. La Chiesa cerca di fare proseliti convertiti con le sue leggi riguardanti i matrimoni misti?

R. La Chiesa non cerca di fare conversioni con le sue leggi sui matrimoni misti, ma cerca solo di impedire che i suoi figli perdano la fede e diventino pervertiti dalla compagnia costante di persone non cattoliche. La Chiesa non desidera che le persone diventino cattoliche solo per il gusto di sposare i Cattolici. Tali conversioni sono, di regola, non sincere, non fanno bene, ma piuttosto rendono tali convertiti ipocriti e colpevoli di peccati più grandi, in particolare di peccati di sacrilegio.

D. 1044. Perché molti matrimoni si dimostrano infelici?

R. Molti matrimoni si dimostrano infelici perché sono maturati in fretta e senza degni motivi.

D. 1045. Quando i matrimoni sono maturati in fretta?

R. I matrimoni vengono fatti frettolosamente quando le persone non considerano e investigano a sufficienza il carattere, le abitudini e le disposizioni di colui che intendono sposare. È saggio cercare qualità durature e solide virtù in un compagno per tutta la vita e non essere trascinato da caratteristiche che soddisfino solo temporaneamente.

D. 1046. Quando sono validi ​​i motivi del Matrimonio?

R. I motivi del Matrimonio sono degni quando le persone si uniscono per fare la volontà di Dio e realizzare il fine per il quale Egli ha istituito il Sacramento. Qualsiasi cosa si opponga al vero oggetto del Sacramento, la santificazione del marito e della moglie, deve essere motivo indegno.

D. 1047. Come dovrebbero prepararsi i Cristiani ad un matrimonio santo e felice?

R. I Cristiani devono prepararsi per un matrimonio santo e felice ricevendo i Sacramenti della Penitenza e della Santa Eucaristia; pregando Dio di concedere loro una retta intenzione e di dirigerli nella loro scelta; cercando il consiglio dei loro genitori e la benedizione dei loro pastori.

D. 1048. In che modo i genitori possono essere colpevoli di grave ingiustizia nei confronti dei loro figli in caso di Matrimonio?

R. I genitori possono essere colpevoli di granve ingiustizia verso i loro figli in caso di matrimonio, cercando la gratificazione dei loro scopi e desideri, piuttosto che il bene dei loro figli, e costringendo quindi, per motivi egoistici e irragionevoli, i loro figli a sposare persone che non amino o impedire loro di sposare le persone scelte dai dettami della loro coscienza, o costringerli a sposarsi quando non hanno alcuna vocazione per una tale vita o nessuna vera conoscenza dei propri obblighi.

D. 1049. Possono le persone ricevere il Sacramento del Matrimonio più di una volta?

R. Le persone possono ricevere il sacramento del Matrimonio più di una volta, a condizione che siano certi della morte dell’ex marito o moglie e che siano conformi alle leggi della Chiesa.

D. 1050. Dove e in quale momento del giorno i Cattolici dovrebbero sposarsi?

R. I Cattolici dovrebbero sposarsi davanti all’altare nella Chiesa. Dovrebbero essere sposati al mattino e, se possibile, con una Messa nuziale.

D. 1051. Che cosa non deve mai essere dimenticato da coloro che partecipano ad una cerimonia di Matrimonio nella Chiesa?

R. Coloro che partecipano a una cerimonia di Matrimonio nella Chiesa, non devono mai dimenticare la presenza del Santissimo Sacramento, e che tutte le risate, i discorsi e le irriverenze sono vietate allora come in altri momenti. Le donne non devono mai entrare alla presenza del Santissimo Sacramento a testa scoperta, e il loro vestito deve essere in armonia con la rigida modestia richiesta dalla presenza di Nostro Signore, a prescindere da cosa possano richiedere la vanità o le maniere mondane.

LEZIONE 27 –

SUI SACRAMENTALI

D. 1052. Che cos’è un sacramentale?

R. Un sacramentale è qualcosa che viene scelto o benedetto dalla Chiesa per eccitare i buoni pensieri e aumentare la devozione e, attraverso questi movimenti del cuore, per rimettere il peccato veniale.

D. 1053. In che modo i Sacramentali eccitano i buoni pensieri e aumentano la devozione?

R. I Sacramentali eccitano i buoni pensieri ricordando alle nostre menti una ragione speciale per fare il bene ed evitare il male; in particolare ricordandoci di qualche persona santa, evento o cosa attraverso cui le benedizioni ci sono giunte. Aumentano la devozione fissando le nostre menti su particolari virtù e aiutandoci a capirle e desiderarle.

D. 1054. I Sacramentali da se stessi rimettono i peccati veniali?

R. I Sacramentali da se stessi non rimettono i peccati veniali, ma ci muovono verso una devozione più vera, verso un amore più grande per Dio e un dolore più grande per i nostri peccati, e questa devozione, l’amore e la tristezza ci portano grazia, e la grazia rimette i peccati veniali.

D. 1055. Perché la Chiesa usa i Sacramentali?

R. La Chiesa usa i Sacramentali per insegnare ai fedeli di ogni classe le verità della religione che si possono apprendere anche dalla loro vista e dal loro ascolto; poiché Dio vuole che impariamo le Sue leggi con ogni mezzo possibile, con ogni potenza dell’anima e del corpo.

D. 1056. Si dimostra con un esempio come i Sacramentali aiutino l’ignorante nell’apprendere le verità di fede.

R. I sacramentali aiutano l’ignorante ad imparare le verità di fede così come i bambini imparano dalle immagini, già prima di essere in grado di leggere. Così uno che non può leggere il racconto della passione di Nostro Signore, può impararlo dalle Stazioni della Via Crucis; uno che si inginocchia davanti ad un crocifisso e guarda la testa sanguinante, le mani trafitte e il costato ferito, è maggiormente capace di comprendere le sofferenze di Cristo rispetto a chi non abbia visto mai un crocifisso.

D. 1057. Cosa sono le stazioni o la via crucis?

R. La Via dolorosa o la Via Crucis, è una devozione istituita dalla Chiesa per aiutarci a meditare sulla passione e morte di Cristo. Quattordici croci o stazioni, ciascuna con l’immagine di qualche scena della passione, sono disposte a distanza diversa. Passando da una stazione all’altra e pregando qualche momento, prima di meditare sulla scena che si rappresenta, facciamo la Via Crucis in memoria del doloroso viaggio di Cristo durante la sua passione, e otteniamo l’indulgenza concessa per questo pio esercizio.

D. 1058. Le preghiere e le cerimonie della Chiesa sono anche sacramentali?

R. Le preghiere e le cerimonie della Chiesa sono anche sacramentali, perché eccitano i buoni pensieri e aumentano la devozione. Qualunque cosa la Chiesa dedichi a un uso pio o ecciti all’adorazione di Dio, può essere definita sacramentale.

D. 1059. Su quale base la Chiesa fa uso di cerimonie?

R. La Chiesa fa uso di cerimonie:

– Secondo l’esempio della vecchia legge, nella quale Dio ha descritto e comandato cerimonie;

– Secondo l’esempio di Nostro Signore, che ha strofinato, ad esempio, l’argilla sugli occhi del cieco, quando ha voluto ridare la vista, sebbene Egli avesse potuto compiere il miracolo senza alcun atto esterno;

– Sull’autorità della Chiesa stessa, a cui Cristo ha conferito il potere di fare tutto il necessario per l’istruzione di tutti gli uomini;

– Aggiungere solennità agli atti religiosi.

D. 1060. In che modo le persone possono peccare usando i Sacramentali?

R. Le persone possono peccare usando i Sacramentali usandoli in un modo o per uno scopo proibito dalla Chiesa; anche credendo che l’uso dei Sacramentali ci salverà, nonostante le nostre vite peccaminose. Dobbiamo ricordare che i Sacramentali possono aiutarci solo attraverso la benedizione che la Chiesa dà loro e attraverso le buone disposizioni che eccitano in noi. Non hanno quindi alcun potere per se stessi e mettere troppa fiducia nel loro uso, conduce alla superstizione.

D. 1061. Qual è la differenza tra i Sacramenti e i Sacramentali?

R. La differenza tra i Sacramenti e i Sacramentali è:

1. I Sacramenti furono istituiti da Gesù Cristo e i Sacramentali furono istituiti dalla Chiesa;
2. I Sacramenti danno la grazia di per se stessi quando non vi poniamo ostacoli all’azione;
3. I Sacramentali eccitano in noi le pie disposizioni, mediante le quali possiamo ottenere la grazia.

D. 1062. Può la Chiesa aumentare o diminuire il numero dei Sacramenti e dei Sacramentali?

R. La Chiesa non può mai aumentare né diminuire il numero dei Sacramenti, perché siccome li ha istituiti Cristo stesso, solo Egli ha il potere di cambiarne il numero; ma la Chiesa può aumentare o diminuire il numero dei Sacramentali come richiede la devozione del suo popolo o le circostanze del tempo e del luogo, poiché avendoli la Chiesa istituiti, essi dipendono interamente dalle sue leggi.

D. 1063. Qual è il principale sacramentale usato nella Chiesa?

R. Il principale sacramentale usato nella Chiesa è il segno della croce.

D. 1064. Come facciamo il segno della croce?

R. Facciamo il segno della croce mettendo la mano destra sulla fronte, poi sul petto e poi sulla spalla sinistra e poi la destra, dicendo: “Nel nome del Padre e del Figlio, e del Spirito Santo, Amen. ”

D. 1065. Qual è l’errore più comune di molti che si segnano?

R. Un errore comune di molti che si segnano, è quello di fare un movimento affrettato con la mano che non è in alcun modo un segno della croce. Essi eseguono questo atto di devozione senza pensiero o intenzioni, dimenticando che la Chiesa concede un’indulgenza a tutti coloro che si segnano con vivo dolore per i loro peccati.

D. 1066. Perché facciamo il segno della croce?

R. Facciamo il segno della croce per dimostrare che siamo Cristiani e per professare la nostra fede nei principali misteri della nostra Religione.

D. 1067. In che modo il segno della croce è una professione di fede nei principali misteri della nostra Religione?

R. Il segno della croce è una professione di fede nei principali misteri della nostra Religione perché esprime i misteri dell’Unità e Trinità di Dio e dell’Incarnazione e morte del nostro Signore.

D. 1068. In che modo il segno della croce esprime il mistero dell’Unità e della Trinità di Dio?

R. Le parole “Nel nome” esprimono l’Unità di Dio; le parole che seguono “del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” esprimono il mistero della Trinità.

D. 1069. In che modo il segno della croce esprime il mistero dell’Incarnazione e morte del nostro Signore?

D. Il segno della croce esprime il mistero dell’Incarnazione ricordandoci che il Figlio di Dio, divenuto uomo, ha sofferto la morte sulla croce.

D. 1070. Quale altro sacramentale è di uso molto frequente?

R. Un altro sacramentale, in uso molto frequente, è l’acqua santa.

D. 1071. Che cos’è l’acqua santa?

R. L’acqua santa è acqua benedetta dal Sacerdote con una preghiera solenne per chiedere la benedizione di Dio a coloro che la usano e la protezione dai poteri delle tenebre.

D. 1072. Come differisce l’acqua del Sabato Santo, o l’Acqua di Pasqua, come viene chiamata, dall’acqua santa benedetta in altri tempi?

R. L’acqua benedetta il Sabato Santo, o Acqua di Pasqua, come è chiamata, differisce dall’acqua santa benedetta in altri tempi in questo: che l’acqua di Pasqua è benedetta con maggiore solennità, ed il cero pasquale, che rappresenta Nostro Signore risorto dalla morte, viene immerso in essa con speciale preghiera.

D. 1073. L’acqua è mai stata benedetta in onore di certi santi?

R. L’acqua è a volte benedetta in onore di certi santi e per scopi speciali. La forma di preghiera da usare in tali benedizioni si trova nel Rituale Romano – il libro che contiene preghiere e cerimonie per l’amministrazione dei Sacramenti e delle benedizioni autorizzate dalla Chiesa.

D. 1074. Ci sono altri Sacramenti oltre al segno della croce e dell’acqua santa?

R. Accanto al segno della croce e dell’acqua santa ci sono molti altri Sacramentali, come le candele benedette, le ceneri, le palme, i crocifissi, le immagini della Beata Vergine e dei santi, i rosari e gli scapolari.

D. 1075. Quando sono benedette le candele nella Chiesa e perché vengono usate?

R. Le candele sono benedette nella Chiesa nella festa della Purificazione della Beata Vergine, il 2 febbraio. Sono usati principalmente per illuminare e ornare i nostri altari, come segno di rispetto per la presenza di Nostro Signore e di gioia per la Sua venuta.

D. 1076. Quale consuetudine è ora in uso in molti luoghi?

R. Una consuetudine ormai in uso in molti luoghi è l’offerta da parte dei fedeli, nella festa della Purificazione, delle candele per l’uso dell’altare durante l’anno. È bello pensare che abbiamo candele che bruciano nel nostro nome sull’altare di Dio, e se il popolo ebraico annualmente faceva offerte al loro tempio, i Cristiani fedeli non dovrebbero trascurare i loro altari e le chiese in cui dimora Dio stesso.

D. 1077. Quando sono benedette le ceneri nella Chiesa e perché vengono usate?

R. Le ceneri sono benedetti nella Chiesa il mercoledì delle ceneri. Sono usate per ricordarci la nostra umile origine e di come il corpo di Adamo, nostro antenato, fu formato dal fango o argilla della terra; ed anche per ricordarci della morte, quando i nostri corpi ritorneranno alla polvere e della necessità di fare penitenza per i nostri peccati. Queste ceneri si ottengono bruciando le palme benedette nell’anno precedente.

D. 1078. Quando sono benedette le palme e cosa ci ricordano?

R. Le palme sono benedette la domenica delle Palme. Ci ricordano l’entrata trionfale di Nostro Signore a Gerusalemme, quando il popolo, desiderando onorarlo e renderlo re, distese rami di palma e persino le proprie vesti sul suo cammino, cantando: Osanna al Figlio di Davide.

  1. 1079. Qual è la differenza tra una croce e un crocifisso?
  2. Una croce non ha figura mentre un crocifisso ha la figura di Nostro Signore. La parola “crocifisso” significa fissato o inchiodato alla croce.

D. 1080. Che cos’è il Rosario?

R. Il Rosario è una forma di preghiera nella quale diciamo un certo numero di Pater noster e Ave Maria, meditando o pensando per un breve periodo prima di ogni decina; cioè, prima di ogni Padre Nostro e dieci Ave Maria, meditiamo su qualche evento particolare nella vita di Nostro Signore. Questi eventi sono chiamati “misteri del Rosario”. Il filo di grani sul quale sono dette queste preghiere è anche chiamato “rosario”. I Rosari ordinari sono composti da cinque decadi, o un terzo di tutto il Rosario intero.

D. 1081. Chi ha insegnato l’uso del Rosario nella sua forma attuale?

R. È San Domenico che ha insegnato l’uso del Rosario nella sua forma attuale. Con esso, istruì i suoi ascoltatori nelle principali verità della nostra santa Religione e convertì molti alla vera fede.

D. 1082. Come si dice il Rosario?

R. Per recitare il Rosario, si segniamo con la croce, quindi si recita il Credo degli Apostoli e il Pater noster sul primo grano grande, poi l’Ave Maria su ognuna dei tre piccoli grani, e poi il Gloria al Padre ecc. Quindi menzioniamo o pensiamo al primo mistero che desideriamo onorare, e recitiamo un Padre Nostro sul granulo grande e un’Ave Maria su ciascun granulo dei dieci che seguono. Alla fine di ogni decina, o dieci Ave Maria, diciamo “Gloria al Padre”; ecc. Quindi menzioniamo il mistero successivo e facciamo come prima, e così via fino alla fine.

  1. D. 1083. Quanti misteri del Rosario ci sono?

R. Ci sono quindici misteri del Rosario disposti nell’ordine in cui questi eventi si sono verificati nella vita di Nostro Signore e divisi in cinque “gioiosi”, cinque “dolorosi” e cinque misteri “gloriosi”.

D. 1084. Quali sono i cinque misteri gioiosi del Rosario.

R. I cinque misteri gioiosi del Rosario sono:

– L’Annunciazione – l’Angelo Gabriele che dice alla Vergine di essere la Madre di Dio;

– La Visitazione: la Beata Vergine va a far visita a sua cugina, Santa Elisabetta, madre di San Giovanni Battista;

– La natività, o nascita, di Nostro Signore;

– La presentazione di Gesù Bambino nel tempio: i suoi genitori lo offrirono a Dio;

– Il ritrovamento del Bambino Gesù nel tempio – I suoi genitori lo hanno perso a Gerusalemme per tre giorni.

D. 1085. Quali sono i cinque misteri dolorosi del Rosario.

R. I cinque misteri dolorosi del Rosario sono:

– L’agonia nel giardino del Getsemani – Nostro Signore era in un’angoscia terribile e si bagnava di sudore sanguinante;

– La flagellazione alla colonna: Cristo fu spogliato delle sue vesti e frustato in modo crudele;

– L’incoronazione di spine – Fu deriso come un re da uomini senza cuore;

– Il trasporto della croce – dal luogo in cui fu condannato, fino al Calvario, il luogo della crocifissione;

– La crocifissione – È stato inchiodato alla croce tra gli scherni e le bestemmie dei suoi nemici.

D. 1086. Dì i cinque gloriosi misteri del Rosario.

R. I cinque gloriosi misteri del Rosario sono:

  1. – La risurrezione di nostro Signore;

– L’Ascensione di Nostro Signore;

– La discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli;

– L’Assunzione della Beata Vergine: dopo la morte fu portata in cielo e in corpo;

– L’incoronazione della Beata Vergine – entrando nel cielo fu fatta Regina di tutti gli Angeli e dei Santi e posta in dignità accanto al suo Divin Figlio, il nostro Beato Signore.

D. 1087. In quali giorni, secondo la pia consuetudine dei fedeli, si dicono di solito i diversi misteri del Rosario?

R. Secondo la pia consuetudine dei fedeli, i diversi misteri del Rosario si dicono di solito nei giorni seguenti, vale a dire: i gaudiosi il lunedì e il giovedì, i dolorosi il martedì e il venerdì e il glorioso la domenica, il mercoledì e il sabato.

D. 1088. Che cosa significano le lettere INRI sul crocifisso?

R. Le lettere INRI sul crocifisso sono le prime lettere di quattro parole latine che significano Gesù di Nazareth, re degli ebrei. Nostro Signore ha detto che era il re dei Giudei, ma ha anche detto che non era il loro re temporale o terrestre, ma il loro Re spirituale e celeste.

D. 1089. A che cosa possiamo attribuire il desiderio degli ebrei di mettere Cristo a morte?

R. Possiamo attribuire il desiderio degli ebrei di mettere Cristo a morte alla gelosia, all’odio e alla malvagità dei loro sacerdoti e farisei, le cui colpe Egli ha rimproverato e dimostrando la loro ipocrisia. Essi, con le loro calunnie e menzogne ​​hanno indotto il popolo a seguirli nel chiedere la crocifissione di Nostro Signore.

D. 1090. Con chi ha vissuto la Beata Vergine dopo la morte di Nostro Signore?

R. Dopo la morte di Nostro Signore, la Beata Vergine visse per circa undici anni con l’apostolo San Giovanni Evangelista, chiamato anche il Discepolo Amato, che scrisse uno dei quattro Vangeli, tre Epistole e l’Apocalisse, o Libro delle rivelazioni – l’ultimo libro della Bibbia. Ha vissuto fino all’età di cento anni o più ed è morto ultimo fra tutti gli Apostoli.

D. 1091. Che cosa intendiamo per Assunzione della Beata Vergine e perché ci crediamo?

R. Per Assunzione della Beata Vergine intendiamo che il suo corpo è stato portato in cielo dopo la sua morte. Noi ci crediamo:

– Perché la Chiesa non può insegnare l’errore, eppure sin dalla tenera età la Chiesa ha celebrato la festa dell’Assunzione;

– Poiché nessuno ha mai affermato di avere una reliquia del corpo di nostra Madre Benedetta, e sicuramente gli Apostoli, che l’hanno conosciuta e amata, si sarebbero assicurati una reliquia, se il suo corpo fosse rimasto sulla terra.

D. 1092. Che cosa significano le lettere IHS su un altare o su cose sacre?

R. Le lettere IHS su un altare o su cose sacre indicano il nome Gesù; perché è in questo modo che il Santo Nome è scritto in lingua greca, anche se alcune delle lettere sono tralasciate.

D. 1093. Che cos’è lo scapolare e perché è indossato?

R. Lo scapolare è un lungo pezzo di stoffa di lana che fa parte dell’abito religioso di monaci, Sacerdoti e suore di alcuni ordini religiosi. È indossato sulle spalle e si estende dalle spalle fino ai piedi. Il piccolo scapolare fatto ad imitazione di esso e formato da due piccoli pezzi di stoffa uniti da fili, viene indossato dai fedeli come promessa o prova della loro volontà di praticare una particolare devozione, indicata dal tipo di scapolare che indossano.

D. 1094. Quanti tipi di scapolari ci sono in uso tra i fedeli?

R. Tra i fedeli ci sono molti tipi di scapolari in uso, come lo scapolare marrone o scapolare del Monte Carmelo, indossato in onore della passione di Nostro Signore; il bianco, in onore della Santa Trinità; il blu, in onore dell’Immacolata Concezione; e il nero, in onore dei sette dolori della Beata Vergine. Quando questi sono uniti e indossati tutti in uno, sono chiamati i cinque scapolari. Lo scapolare marrone è il meglio conosciuto e dà diritto a chi lo indossa ai più grandi privilegi ed indulgenze.

D. 1095. Cosa sono i sette dolori della Beata Vergine?

R. I sette dolori della Beata Vergine sono i principali eventi dolorosi nella vita di Nostra Signora. Essi sono:

– La Circoncisione del nostro Signore – quando vide il suo sangue versato per la prima volta;

– La sua Fuga in Egitto – per salvare la vita di Gesù Bambino quando Erode cercò di ucciderlo;

– I tre giorni in cui smarrì suo Figlio a Gerusalemme;

– Quando lo vide portare la croce;

– Quando lo vide morire;

– Quando il suo cadavere fu tolto dalla croce;

– Quando fu deposto nel sepolcro o tomba.

D. 1096. Cosa sono le sette perle dolorose, e come le diciamo?

R. Le sette perle dolorose, sono perle costruite con sette medaglie, ognuna recante la rappresentazione di uno dei sette dolori, e sette perle tra una medaglia e l’altra. Per ogni medaglia meditiamo sul dolore relativo e diciamo un’Ave Maria su ciascuna delle perle che la seguono.

D. 1097. Che cos’è l’Agnus Dei?

R. L’Agnus Dei è un piccolo pezzo di cera d’api con l’immagine di un agnello e una croce. È solennemente benedetto dal Papa con speciali preghiere per coloro che lo portano sulla loro persona in onore del Nostro Redentore, che noi chiamiamo l’”Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”. La cera è solitamente ricoperta di seta o di materiale pregiato.

LEZIONE 28 –

SULLA PREGHIERA

D. 1098. C’è qualche altro modo per ottenere la grazia di Dio oltre ai Sacramenti?

R. Sì, c’è un altro mezzo per ottenere la grazia di Dio, ed è la preghiera.

D. 1099. Che cos’è la preghiera?

R. La preghiera è l’innalzamento delle nostre menti e dei nostri cuori a Dio, adorarlo, ringraziarlo per i suoi benefici, chiedere il Suo perdono e implorare a Lui tutte le grazie di cui abbiamo bisogno, sia per l’anima che per il corpo.

D. 1100. Quanti tipi di preghiera ci sono?

R. Ci sono due tipi di preghiera:

– La preghiera mentale, chiamata meditazione, nella quale trascorriamo il tempo pensando a Dio o ad una o più delle verità che Egli ha rivelato, e con questi pensieri possiamo essere persuasi dal condurre una vita più santa;

– Preghiera vocale, in cui esprimiamo questi pensieri pii con le parole.

D. 1101. Perché la preghiera mentale è più utile per noi?

R. La preghiera mentale è molto utile per noi perché ci obbliga, mentre siamo impegnati, a mantenere la nostra attenzione fissa su Dio e le Sue leggi sacre e per mantenere i nostri cuori e le nostre menti innalzati a Lui.

D. 1102. Come possiamo fare una meditazione?

R. Possiamo fare una meditazione:

– Ricordando che siamo alla presenza di Dio;

– Chiedendo allo Spirito Santo di darci la grazia di beneficiare della meditazione;

– Riflettendo seriamente su alcune sacre verità riguardanti la nostra salvezza;

– Traendo una buona risoluzione dai pensieri che abbiamo avuto;

– Ringraziando Dio per la conoscenza e la grazia conferite a noi attraverso la meditazione.

D. 1103. Dove possiamo trovare soggetti o punti per la meditazione?

R. Possiamo trovare materie o punti per la meditazione nelle parole del Padre Nostro, dell’Ave Maria o del Credo degli Apostoli; anche nelle domande e risposte del nostro Catechismo, nella Sacra Bibbia e nei libri di meditazione.

D. 1104. È necessaria la preghiera per la salvezza?

R. La preghiera è necessaria per la salvezza, e senza di essa non si può salvare nessuno che abbia l’uso della ragione.

D. 1105. In quali momenti particolari dovremmo pregare?

R. Dovremmo pregare in particolare la domenica e nei giorni festivi, ogni mattina e ogni sera, in tutti i pericoli, nelle tentazioni e nelle afflizioni.

D. 1106. Come dovremmo pregare?

R. Dovremmo pregare:

– Con attenzione;

– Con il senso della nostra impotenza e di dipendenza da Dio;

– Con un grande desiderio di ottenere le grazie;

– Con la fiducia nella bontà di Dio;

– Con perseveranza.

D. 1107. Come dovrebbe essere la nostra attenzione alla preghiera?

R. La nostra attenzione alla preghiera dovrebbe essere triplice, cioè l’attenzione alle parole, affinché possiamo dirle correttamente e distintamente; l’attenzione al loro significato, affinché le comprendiamo, e l’attenzione a Dio, a cui sono rivolte le parole.

D. 1108. Quale dovrebbe essere la posizione del corpo quando preghiamo?

R. Nella preghiera la posizione più conveniente del corpo è in ginocchio, ma se preghiamo in ginocchio, in piedi o seduti, la posizione del corpo dovrebbe sempre essere quella che indica riverenza, rispetto e devozione. Possiamo pregare anche sdraiandoci o camminando, perché Nostro Signore stesso dice che dovremmo pregare in ogni momento.

D. 1109. Cosa dovremmo fare per poter pregare bene?

R. Per poter pregare bene dovremmo prepararci prima della preghiera:

– Richiamando alla mente la dignità di Dio, a cui stiamo per parlare, e la nostra indegnità di comparire alla Sua presenza;

– Determinando la richiesta della grazia o la benedizione precisa che intendiamo richiedere;

– Ricordando la potenza e la volontà di Dio nel concedere, se veramente ne abbiamo bisogno e di chiedere ardentemente in umiltà e con fiducia.

D. 1110. Perché Dio non sempre esaudisce le nostre preghiere?

– Dio non sempre esaudisce le nostre preghiere per questi e altri motivi:

– Perché non preghiamo nella maniera corretta;

– Affinché possiamo imparare la nostra dipendenza da Lui, provare la nostra fiducia in Lui e meritare premi con la nostra pazienza e la perseveranza nella preghiera. Le persone prudenti non accettano ogni richiesta; perché, allora, dovrebbe farlo Dio?

D. 1111. Che assicurazione abbiamo che Dio ascolti sempre e ricompensi le nostre preghiere, sebbene Egli non possa concedere tutto ciò che chiediamo?

R. Abbiamo la certezza di Nostro Signore Stesso che Dio ascolta sempre e ricompensa le nostre preghiere, sebbene Egli non possa concedere ciò che chiediamo; poiché Cristo disse: “Chiedete e vi sarà dato”, e “se chiedete al Padre qualcosa nel Mio nome, Egli lo darà a voi”.

D. 1112. Quali sono le preghiere più raccomandate per noi?

R. Le preghiere più raccomandate per noi sono la Preghiera del Signore, l’Ave Maria, il Credo degli Apostoli, il Confiteor e gli Atti di Fede, Speranza, Carità e di Contrizione.

D. 1113. Le preghiere dette con distrazioni ci sono comunque di utilità?

R. Le preghiere dette con distrazione volontaria non servono a nulla.

D. 1114. Perché le preghiere dette con distrazione volontaria non ci sono utili?

R. Le preghiere dette con distrazione volontaria non servono a nulla perché sono semplici parole, come potrebbe dirle un automa, e perché non c’è elevazione della mente o del cuore esse non possono essere una preghiera.

D. 1115. Allora, le distrazioni che spesso abbiamo durante la preghiera privano le nostre preghiere di ogni merito?

R. Le distrazioni che spesso abbiamo durante la preghiera non privano le nostre preghiere di ogni merito, purché non siano ostinate quando cerchiamo di tenerle lontane, perché Dio ricompensa le nostre buone intenzioni e gli sforzi che facciamo per pregare bene.

D. 1116. Che cos’è, allora, una distrazione?

R. Una distrazione è qualsiasi pensiero che, durante la preghiera, entri nella nostra mente per allontanare i nostri pensieri e i nostri cuori da Dio e dal sacro dovere che stiamo eseguendo.

D. 1117. Quali sono i frutti della preghiera?

R. I frutti della preghiera sono: ESSA

– Rafforza la nostra fede,

– nutre la nostra speranza,

– aumenta il nostro amore per Dio,

– ci mantiene umili,

– ci merita la grazia ed espia il peccato.

D. 1118. Perché dovremmo pregare quando Dio già conosce i nostri bisogni?

R. Preghiamo Dio non per ricordargli o dirgli ciò di cui abbiamo bisogno, ma per riconoscere che Egli è il Datore Supremo, per adorarlo e rendergli culto, mostrando tutta la nostra dipendenza da Lui per ogni dono all’anima o al corpo.

D. 1119. Possiamo dire piccole preghiere anche sul lavoro?

R. Anche al lavoro possiamo dire piccole giaculatorie, come “Mio Dio, perdona i miei peccati, Benedetto sia il Santo Nome di Gesù, Spirito Santo, illuminami, Santa Maria, prega per me,” ecc.

D. 1120. Lo stesso Nostro Signore ha pregato, perché?

R. Lo stesso Nostro Signore ha pregato molto spesso, passando spesso l’intera notte in preghiera. Pregava prima di ogni azione importante, non che avesse bisogno di pregare, ma per darci un esempio di come e quando dovremmo pregare.

D. 1121. Perché la Chiesa conclude la maggior parte delle sue preghiere con le parole “per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore”?

R. La Chiesa conclude la maggior parte delle sue preghiere con le parole “per mezzo del Signore Nostro Gesù Cristo”, perché è solo attraverso i suoi meriti che possiamo ottenere la grazia, e perché “non c’è nessun altro Nome dato agli uomini per mezzo del quale possiamo essere salvati”.

D. 1122. C’è qualche promessa speciale fatta a favore delle preghiere fatte di due o più persone unite?

R. Una speciale promessa fu fatta a favore delle preghiere di due o più persone unite, quando Nostro Signore disse: “Dove ci sono due o tre riuniti nel Mio nome, Io sono in mezzo a loro”. Pertanto, le preghiere unite di una congregazione, di una comunità, della famiglia e, soprattutto, le preghiere pubbliche di tutta la Chiesa, hanno grande influenza su Dio. Dovremmo unirci alle preghiere pubbliche con vera devozione, e non per abitudine o, peggio ancora, per mostrare la nostra pietà.

D. 1123. Qual è il posto più adatto per pregare?

R. Il luogo più adatto per la preghiera è la Chiesa – casa di preghiera – resa santa dalle benedizioni speciali e, soprattutto, dalla presenza reale di Gesù che dimora nel Tabernacolo. Nondimeno, Nostro Signore ci esorta a pregare anche in segreto, poiché il Padre suo, che vede in segreto, ci ripagherà.

D. 1124. Per cosa dovremmo pregare?

R. Dovremmo pregare:

1. Per noi stessi, per ottenere benedizioni dell’anima e del corpo e perché possiamo essere devoti servitori di Dio;

2. Per la Chiesa, per tutti i desideri spirituali e temporali, ed affinché la vera fede possa essere conosciuta e professata ovunque;

3. Per i nostri parenti, amici e benefattori, in particolare per quelli che potremmo in qualche modo aver ferito;

4. Per tutti gli uomini, per la protezione dei buoni e la conversione dei malvagi, perché prosperi la virtù e possa sparire il vizio;

5. Per i nostri governanti spirituali, il Papa, i nostri Vescovi, Sacerdoti e comunità religiose, affinché possano compiere fedelmente i loro sacri doveri;

6. Per il nostro Paese, i governatori temporali, affinché possano usare il loro potere per il bene dei loro sudditi e per l’onore e la gloria di Dio.

CATECHISMO DI BALTIMORA 3 (VIII) – Lez. 23-25

CATECHISMO DI BALTIMORA (VIII) – Lez. 23-25

[Dal terzo Concilio generale di Baltimora

Versione 1891]

LEZIONE 23 –

SUL FINE PER IL QUALE È STATA ISTITUITA LA SANTA EUCARISTIA

D. 895. Perché Cristo istituì la Santa Eucaristia?

R. Cristo ha istituito la Santa Eucaristia:

1. Per unirci a sé e nutrire la nostra anima con la sua vita divina.
2. Per aumentare la grazia santificante e tutte le virtù nella nostra anima.
3. Per ridurre le nostre inclinazioni malvagie.
4. Come pegno di vita eterna.
5. Per adattarsi ai nostri corpi per una gloriosa risurrezione.
6. Per continuare il sacrificio della Croce nella sua Chiesa.

D. 896. La Santa Eucaristia ha qualche altro effetto?

R. La santa Eucaristia rimette i peccati veniali disponendoci a compiere atti di amore e contrizione. Ci preserva dal peccato mortale, eccitandoci ad un maggiore fervore e rafforzandoci dalla tentazione.

D. 897. In che modo siamo uniti a Gesù Cristo nella Santa Eucaristia?

R. Siamo uniti a Gesù Cristo nella Santa Eucaristia mediante la Santa Comunione.

D. 898. Che cos’è la Santa Comunione?

R. La santa Comunione è: ricevere il corpo e il sangue di Cristo.

D. 899. Non è sminuire la dignità di Nostro Signore, entrare nei nostri corpi sotto l’apparenza del cibo ordinario?

R. Non è sminuire la dignità di Nostro Signore entrare nei nostri corpi sotto l’apparenza del cibo ordinario, non meno di quanto fosse diminuita in dignità l’entrare nel corpo della Sua Benedetta Madre e rimanere lì come un bambino normale per nove mesi. La dignità di Cristo, essendo infinita, non può mai essere sminuita da alcun atto né da parte sua, nè da parte nostra.

D. 900. Perché la Chiesa non dà la Santa Comunione al popolo anche sotto l’aspetto del vino come fa con il sacerdote?

R. La Chiesa non dà la Santa Comunione al popolo come fa al sacerdote, anche sotto l’aspetto del vino, per evitare il pericolo di spargere il Preziosissimo Sangue; per impedire l’irriverenza che qualcuno potrebbe mostrare se obbligato a bere da un calice usato da tutti e, infine, per confutare coloro che negavano che il sangue di Nostro Signore fosse presente anche sotto l’apparenza del pane.

D. 901. Che cosa è necessario per fare una buona Comunione?

R. Per fare una buona Comunione è necessario essere nello stato di grazia santificante e digiunare secondo le leggi della Chiesa.

D. 902. Cosa dovrebbe fare una persona che, attraverso l’oblio o qualsiasi altra causa, abbia interrotto il digiuno necessario per la Santa Comunione?

R. Una persona che per dimenticanza o per qualsiasi altra causa abbia rotto il digiuno necessario per la Santa Comunione, dovrebbe di nuovo digiunare e ricevere la Santa Comunione il mattino seguente, se possibile, senza tornare alla confessione. Non è un peccato spezzare il digiuno, ma sarebbe un peccato mortale ricevere la Santa Comunione dopo aver consapevolmente interrotto il digiuno necessario.

D. 903. Colui che riceve la Comunione in peccato mortale riceve il corpo e il sangue di Cristo?

R. Chi riceve la comunione in peccato mortale riceve il corpo e il sangue di Cristo, ma non riceve la sua grazia e commette un grande sacrilegio.

D. 904. Basta essere liberi dal peccato mortale per ricevere in abbondanza le grazie della santa Comunione?

R. Per ricevere in abbondanza le grazie della Santa Comunione, non è sufficiente essere liberi dai peccati mortali, ma dovremmo essere liberi da ogni affetto pur anche al peccato veniale, e dovremmo compiere atti di viva fede, di ferma speranza edardente amore.

D. 905. Qual è il digiuno necessario per la Santa Comunione?

R. Il digiuno necessario per la Santa Comunione è l’astensione dal cibo, dalle bevande alcoliche e dalle bevande analcoliche un’ora prima della Santa Comunione. L’acqua non rompe il digiuno.

D. 906. La medicina presa per necessità o il cibo preso per caso spezza il digiuno della Santa Comunione?

R. La medicina non rompe il digiuno; né il cibo preso per inavvertenza entro un’ora prima che della Comunione.

D. 907. È permesso a qualcuno ricevere la Santa Comunione se non è digiuno?

R. Per proteggere il Santissimo Sacramento dall’insulto o dall’ingiuria, o quando si è in pericolo di morte, la Santa Comunione può essere ricevuta senza digiuno.

D. 908. La Santa Comunione è chiamata con qualche altro nome quando viene data a qualcuno in pericolo di morte?

R. Quando la Santa Comunione è data a qualcuno in pericolo di morte, si chiama Viatico e viene data con la sua forma di preghiera. Nel dare la Santa Comunione il sacerdote dice: “Possa il corpo di nostro Signore Gesù Cristo custodire la tua anima alla vita eterna”. Nel dare il Viatico santo dice: “Ricevi, fratello (o sorella), il Viatico del corpo di Nostro Signore Gesù Cristo, che ti proteggerà dal nemico malvagio e ti guiderà nella vita eterna”.

D. 909. Quando siamo obbligati a ricevere la santa Comunione?

R. Siamo tenuti a ricevere la Santa Comunione, sotto pena di peccato mortale, durante il tempo pasquale e in pericolo di morte.

D. 910. È bene ricevere spesso la Santa Comunione?

R. È bene ricevere spesso la Santa Comunione, poiché nulla è più di aiuto per una vita santa che ricevere spesso l’Autore di ogni grazia e la Sorgente di ogni bene.

D. 911. Come sapremo quanto spesso dovremmo ricevere la Santa Comunione?

R. Sapremo quanto spesso ricevere la Santa Comunione solo dal consiglio del nostro confessore, dal quale dobbiamo essere guidati e a cui dobbiamo obbedire rigorosamente in questo, come in tutte le questioni riguardanti lo stato della nostra anima.

D. 912. Che cos’è una comunione spirituale?

R. Una comunione spirituale è un desiderio sincero di ricevere la Comunione nella realtà, con il quale desideriamo fare tutti i preparativi ed i ringraziamenti che faremmo nel caso in cui davvero ricevessimo la Santa Eucaristia. La Comunione spirituale è un atto di devozione che deve essere gradito a Dio e portarci benedizioni da Lui.

D. 913. Cosa dovremmo fare dopo la santa Comunione?

R. Dopo la santa Comunione, dovremmo passare un po’ di tempo ad adorare Nostro Signore, ringraziandolo per la grazia che abbiamo ricevuto e chiedendogli le benedizioni di cui abbiamo bisogno.

D. 914. Che tempo dovremmo dedicare al ringraziamento dopo la santa Comunione?

R. Dovremmo dedicare un tempo sufficiente al Ringraziamento dopo la Santa Comunione per mostrare la dovuta riverenza al Santissimo Sacramento, poiché Nostro Signore è personalmente con noi finché rimane l’aspetto del pane e del vino.

D. 915. Che cosa dovremmo essere in particolare riguardo alla ricezione della Santa Comunione?

R. Quando riceviamo la santa Comunione, dovremmo essere particolarmente:

1.  Rispettosi nel modo con cui ci avviciniamo e allontaniamo dall’altare;
2. Curati nel nostro aspetto personale, in particolare nella decenza e pulizia;
3. Pronti nell’alzare la testa, aprire la bocca e sporgere in avanti la lingua nella maniera corretta;
4. Cauti nell’ingoiare l’Ostia Sacra;
5. Attenti a muovere con cura con la lingua, nel caso in cui dovesse aderire alla bocca, senza mai usare le dita per nessuna circostanza.

LEZIONE 24 – SUL SACRIFICIO DELLA MESSA

D. 916. Quando e dove il pane e il vino sono cambiati nel corpo e nel sangue di Cristo?

R. Il pane e il vino sono cambiati nel corpo e nel sangue di Cristo alla Consacrazione nella Messa.

D. 917. Che cos’è la Messa?

R. La Messa è il Sacrificio incruento del corpo e del sangue di Cristo.

D. 918. Perché questo Sacrificio è chiamato la Messa?

  1. Questo Sacrificio è chiamato la “Messa” molto probabilmente dalle parole “Ite Missa est”, usato dal Sacerdote mentre dice alla gente di partire quando il Santo Sacrificio è finito.

D. 919. Che cos’è un Sacrificio?

R. Un sacrificio è l’offerta di un oggetto da parte di un sacerdote a Dio solo e il consumo di esso per riconoscere che Egli è il Creatore e il Signore di tutte le cose.

D. 920. La Messa è lo stesso Sacrificio di quello della Croce?

R. La Messa è lo stesso Sacrificio di quello della Croce.

D. 921. In che modo la Messa è lo stesso Sacrificio di quella della Croce?

R. La Messa è lo stesso Sacrificio di quello della Croce perché l’Offerta e il Sacerdote sono uguali: Cristo nostro Signore benedetto; e i fini per i quali viene offerto il Sacrificio della Messa sono gli stessi di quelli del Sacrificio della Croce.

D. 922. Quali furono i fini per i quali fu offerto il Sacrificio della Croce?

R. I fini per cui fu offerto il Sacrificio della Croce erano:

– Onorare e glorificare Dio;

– Ringraziarlo di tutte le grazie conferite al mondo intero;

– Soddisfare la giustizia di Dio per i peccati degli uomini;

– Ottenere tutte le grazie e le benedizioni.

D. 923. Come vengono distribuiti i frutti della Messa?

R. I frutti della Messa sono così distribuiti:

– Il primo beneficio è conferito al Sacerdote che dice la Messa;

– Il secondo alla persona per la quale viene detta la Messa, o per l’intenzione per la quale è detta;

– Il terzo a coloro che sono presenti alla Messa, in particolare a coloro che la servono e

– Il quarto a tutti i fedeli che sono in comunione con la Chiesa.

D. 924. Tutte le Messe hanno lo stesso valore in se stesse o differiscono in valore?

R. Tutte le Messe sono di valore uguale in sé e non differiscono nel valore, ma solo nella solennità con cui sono celebrate o al fine per il quale sono offerte.

D. 925. Come sono distinte le Messe?

R. Le Messe si distinguono così:
R. 1. Quando la Messa viene cantata da un Vescovo, coadiuvato da un diacono e da un Sub-diacono, viene chiamata Messa pontificale;

2. Quando viene cantata da un Sacerdote, coadiuvato da un diacono e da un sub-diacono, si chiama Messa solenne;

3. Quando viene cantata da un Sacerdote senza diacono e sub-diacono, si chiama Missa Cantata o Messa alta;

4. Quando la Messa viene letta solo a toni bassi, viene chiamata Messa bassa o privata.

D 926. Per quale fine o intenzione si può offrire la Messa?

R. La Messa può essere offerta per ogni fine o intenzione che tende all’onore e alla gloria di Dio, al bene della Chiesa o al benessere dell’uomo; ma mai per qualsiasi oggetto che sia cattivo in sé o nei suoi scopi; né può essere offerta pubblicamente a persone che non sono membri della vera Chiesa.

D. 927. Cosa si intende per Messa da Requiem, Messa Nunziale e Messa Votiva.

R. Una Messa da Requiem è detta con paramenti neri e con preghiere speciali per i defunti. Si celebra una Messa nuziale nel matrimonio di due Cattolici e ha preghiere speciali a il loro beneficio. Una Messa votiva è detta in onore di qualche particolare mistero o Santo, in un giorno non separato dalla Chiesa per l’onore di quel mistero o santo.

D. 928. Da che cosa possiamo conoscere che dobbiamo offrire il Sacrificio con il Sacerdote?

R. Potremmo conoscere che dobbiamo offrire il Sacrificio Sacro con il Sacerdote dalle parole usate nella Messa stessa; poiché il Sacerdote, dopo aver offerto il pane e il vino per il Sacrificio, si rivolge alla gente e dice: “Orate Fratres”, ecc., che significa: “Pregate, fratelli, che il mio sacrificio e il vostro possano sia gradito a Dio Padre Onnipotente “, e il servente risponde, a nome nostro: “Possa il Signore ricevere il Sacrificio dalle tue mani a lode e gloria del suo Nome, a nostro beneficio e a quello di tutta la sua santa Chiesa “.

D. 929. Da che cosa è nata l’usanza di fare un’offerta al Sacerdote per aver detto la Messa?

R. La consuetudine di fare un’offerta al Sacerdote per aver detto la Messa è nata dalla vecchia usanza di portare al Sacerdote il pane e il vino necessari per la celebrazione della Messa.

D. 930. Non è forse simonia, o acquisto di una cosa sacra, dare denaro al Sacerdote perché dica Messa per la propria intenzione?

R. No, Non è simonia, o acquisto di una cosa sacra, l’offrire denaro al Sacerdote per dire Messa per la nostra intenzione, perché il Sacerdote non prende i soldi per la Messa stessa, ma solo allo scopo di fornire le cose necessarie alla Messa e per il suo sostentamento.

D. 931. C’è qualche differenza tra il Sacrificio della Croce e il Sacrificio della Messa?

R. Sì; il modo in cui viene offerto il Sacrificio è diverso. Sulla croce Cristo ha veramente versato il suo sangue ed è stato veramente ucciso; nella Messa non c’è vero spargimento di sangue né vera morte, perché Cristo non può più morire; ma il Sacrificio della Messa, mediante la consacrazione separata del pane e del vino, rappresenta la sua morte in croce.

D. 932. Quali sono le parti principali della Messa?

R. Le parti principali della Messa sono:

1. L’Offertorio, in cui i Sacerdoti offrono a Dio il pane e il vino da cambiare alla Consacrazione;

2. La Consacrazione, in cui la sostanza del pane e del vino sono cambiati nella sostanza del corpo e del sangue di Cristo;

3. La Comunione, in cui il Sacerdote riceve nel proprio corpo la santa Eucaristia sotto Le specie del pane e del vino.

D. 933. In quale parte della Messa si svolge l’Offertorio, e quali parti della Messa lo precedono?

D. L’Offertorio si svolge immediatamente dopo la scoperta del calice. Le parti della Messa che lo precedono: L’introito, Kyrie, Gloria, Preghiere, Epistola, Vangelo e Credo. L’introito, le preghiere, l’epistola e il Vangelo variano per ogni Messa in coincidenza della festa celebrata.

D. 934. Qual è la parte della Messa, in cui si dicono le Parole della Consacrazione?

R. La parte della Messa in cui si dicono le parole della Consacrazione è chiamata Canone. Questa è la parte più solenne della Messa, ed è solo raramente e leggermente modificata in ogni Messa.

D 935. Cosa segue la Comunione alla Messa?

R. Dopo la Comunione della Messa, ci sono le preghiere di ringraziamento, la benedizione del popolo e la lettura dell’ultimo Vangelo.

D. 936. Quali cose sono necessarie per la Messa?

R. Le cose necessarie per la Messa sono:

1. Un altare ricoperto con teli di lino, le candele, il crocifisso, la pietra d’altare e il Messale;

2. Un calice con tutto il necessario per il suo uso e pane di farina di grano e vino d’uva;

3. Paramenti per il sacerdote, e

4. Un accolito o un servente.

D. 937. Cos’è la pietra d’altare e cosa ci ricorda?

R. La pietra dell’altare è quella parte dell’altare su cui il Sacerdote posa il Calice durante la Messa. Questa pietra contiene alcune sacre reliquie sigillate in esso dal Vescovo, e se l’altare è di legno, questa pietra viene inserita proprio davanti al Tabernacolo. La pietra d’altare ci ricorda la storia antica della Chiesa, quando le tombe dei Martiri venivano usate come altari dai cristiani perseguitati.

D. 938. Quale lezione traiamo dalla pratica dell’uso antico di usare le tombe dei martiri per gli altari?

R. Dalla pratica di usare le tombe dei martiri per gli altari, impariamo le difficoltà, le sofferenze ed i pericoli che i primi Cristiani subirono volontariamente per il piacere di ascoltare la Messa. Poiché la Messa è la stessa ora come allora, dovremmo sopportare ogni inconveniente piuttosto che essere assenti dalla Messa la Domenica o nei giorni festivi.

D. 939. Quali cose vengono usate con il calice durante la Messa?

R. Le cose usate con il calice durante la Messa sono:

– Il purificatoio o panno per pulirne l’interno;

– La patena o piccola lastra d’argento, utilizzata nella manipolazione dell’ostia;

– La palla, o carta bianca, usata per coprire il calice alla Messa;

– Il panno corporale o di lino su cui poggiano il calice e l’ostia.

D. 940. Che cos’è l’ostia?

R. L’ostia è il nome dato alla sottile fetta di pane usata alla Messa. Questo nome viene generalmente applicato, prima e dopo la Consacrazione, alla grande particola di pane usata dal Sacerdote, sebbene le piccole particole date al popolo siano anch’esse chiamate con lo stesso nome

D. 941. Grandi e piccole ostie sono consacrate durante ogni Messa?

R. Una grande ostia è consacrata ad ogni Messa, ma le piccole ostie sono consacrate solo in alcune Messe per poter essere date al popolo, o collocarle nel Tabernacolo, per la Santa Comunione dei fedeli.

D. 942. Quali paramenti utilizza il sacerdote durante la Messa e che cosa significano?

R. I paramenti usati dal sacerdote durante la Messa sono:

1. L’Amitto, un panno bianco attorno alle spalle per indicare la resistenza alla tentazione;

2. L’alba, una lunga veste bianca a significare l’innocenza;

3. La Cintura, una corda attorno alla vita, per indicare la castità;

4. Il Manipolo, o paramento appeso al braccio sinistro, a significare la penitenza;

5. La Stola o lungo paramento sul collo, per indicare l’immortalità;

6. La Casula, o paramento lungo su tutto il corpo, per significare l’amore e ricordare al Sacerdote, con la sua croce davanti e dietro, la Passione di Nostro Signore.

D. 943. Quanti colori di paramenti sono usati e cosa significano i colori?

R. Sono usati cinque colori di paramenti, cioè il bianco, il rosso, il verde, il viola o violaceo e il nero. Il bianco significa innocenza, e viene usato per le feste di Nostro Signore Benedetto, della Beata Vergine e di alcuni Santi. Il rosso significa amore, ed è usato nelle feste dello Spirito Santo e dei Martiri. Il Verde significa speranza ed è generalmente usato dalla domenica dall’Epifania a Pentecoste. Viola significa penitenza ed è usato in Quaresima e in Avvento. Il nero significa dolore, ed è usato il Venerdì Santo e nelle Messe per i defunti. L’oro è spesso usato in sostituzione del bianco in occasione di grandi feste.

D. 944. Che cos’è il Tabernacolo e cos’è il Ciborio?

R. Il Tabernacolo è la parte a forma di casa dell’altare, dove sono custoditi i vasi sacri contenenti il ​​Santissimo Sacramento. Il Ciborio è il grande vaso d’argento o d’oro che contiene il Santissimo Sacramento mentre si trova nel Tabernacolo e dal quale il Sacerdote dà la Santa Comunione al popolo.

D. 945. Che cos’è l’Ostensorio?

R. L’Ostensorio è un bellissimo recipiente a forma di ruota in cui il Santissimo Sacramento è esposto e custodito durante la Benedizione.

D. 946. Come dovremmo assistere alla Messa?

R. Dobbiamo assistere alla Messa con un grande raccoglimento interiore e pietà e con ogni segno esteriore di rispetto e devozione.

D. 947. Qual è il modo migliore di ascoltare la Messa?

R. Il modo migliore di ascoltare la Messa è quello di offrirla a Dio con il Sacerdote per lo stesso scopo per cui è detta, per meditare sulle sofferenze e la morte di Cristo e per andare alla Santa Comunione.

D. 948. Che cosa è importante per l’ascolto corretto e rispettoso della Messa?

R. Per l’ascolto corretto e rispettoso della Messa è importante essere al nostro posto prima che il Sacerdote arrivi all’altare e non lasciarlo prima che il Sacerdote lasci l’altare. In questo modo evitiamo la confusione e la distrazione causate dall’arrivo tardivo e dall’abbandono prematuro. Si dovrebbe evitare con molta attenzione lo stare sulle porte bloccando i passaggi, il discutendo negli spazi, per rispetto del Santo Sacrificio.

D. 949. Che cos’è la Benedizione del Santissimo Sacramento e quali paramenti vi si usano?

R. La benedizione del Santissimo Sacramento è un atto di adorazione divina in cui il Santissimo Sacramento, posto nell’ostensorio, è esposto per l’adorazione del popolo e viene innalzato per benedirlo. I paramenti usati per la benedizione sono: un grande mantello di seta e un velo omerale o da spalla.

D. 950. Perché il Sacerdote indossa paramenti speciali ed usa certe cerimonie mentre svolge le sacre funzioni?

R. Il sacerdote indossa paramenti speciali e usa certe cerimonie mentre svolge i suoi sacri doveri:

1. Per dare maggiore solennità e richiedere maggiore attenzione e rispetto al culto divino;

2. Per istruire le persone nelle cose che significano questi paramenti e tali cerimonie;

3. Per ricordare al Sacerdote stesso l’importanza e il carattere sacro della funzione nella quale è il rappresentante di Nostro Signore. Quindi dovremmo imparare il significato delle cerimonie della Chiesa.

D. 951. Come dimostriamo che le cerimonie della Chiesa siano ragionevoli e corrette?

R. Dimostriamo che le cerimonie della Chiesa siano ragionevoli e appropriate, dal fatto che tutte le persone con autorità, governanti, giudici o maestri, richiedono determinati atti di rispetto dai loro sudditi, e siccome sappiamo che Nostro Signore è presente sull’altare, la Chiesa richiede determinati atti di riverenza e di rispetto per i servizi che si tengono in Suo onore e alla Sua presenza.

D. 952. Ci sono altri motivi per l’uso delle cerimonie?

R. Ci sono altri motivi per l’uso delle cerimonie:

– – Dio ordinò che le cerimonie venissero usate nella vecchia legge, e

– Il Signore stesso ha fatto uso di cerimonie nell’eseguire alcuni dei suoi miracoli.

D. 953. Come sono denominate le persone che prendono parte ad una Messa solenne o ai Vespri?

R. Le persone che prendono parte ad una Messa solenne o ai Vespri sono così denominate: Il Sacerdote che dice o celebra la Messa, è chiamato il celebrante; quelli che lo assistono, come diacono e il sub-diacono, sono chiamati ministri; quelli che servono sono chiamati accoliti, e colui che dirige le cerimonie è chiamato: maestro delle cerimonie. Se il celebrante è un Vescovo, la Messa o i Vespri sono chiamati: Messa pontificale o vespri pontificali.

D. 954. Che cosa sono i Vespri?

R. I Vespri sono una parte dell’Ufficio Divino o preghiera quotidiana della Chiesa. È cantato in genere nelle Chiese, la domenica pomeriggio o la sera, e di solito è seguito dalla Benedizione del Santissimo Sacramento.

D. 955. Si può soddisfare il precetto, avendo trascurato la Messa la domenica, con l’ascoltare i vespri lo stesso giorno?

R. No, avendo trascurato la Messa la Domenica, non si soddisfa il precetto ascoltando i vespri lo stesso giorno, perché non c’è nessuna legge della Chiesa che ci obblighi, sotto pena di peccato, a partecipare ai Vespri, mentre c’è una legge che ci obbliga, sotto pena di peccato mortale, a sentire la Messa.

LEZIONE 25 –

SULLA ESTREMA UNZIONE E GLI SACRI ORDINI

D. 956. Cos’è il Sacramento dell’Estrema Unzione?

R. L’Estrema unzione è il Sacramento che, attraverso l’unzione e la preghiera del sacerdote, dà salute e forza all’anima, e a volte al corpo, quando siamo in pericolo di morte per malattia.

D. 957. Perché questo Sacramento è chiamato Estrema Unzione?

R. “Estrema” significa ultima, e “Unzione” significa unzione o strofinamento con olio, e poiché i Cattolici sono unti con olio al Battesimo, alla Confermazione e agli Ordini Sacri, l’ultimo Sacramento in cui viene usato l’olio è chiamato appunto Estrema Unzione, o l’ultima Unzione o unzione dell’infermo.

D. 958. Questo Sacramento è chiamato sempre Estrema Unzione, anche se la persona si riprende dopo averla ricevuta?

R. Questo Sacramento è sempre chiamato Estrema Unzione, anche se deve essere dato più volte alla stessa persona, poiché Estrema Unzion è il nome proprio del Sacramento, e può essere dato ogni volta che una persona si riprenda da un attacco morboso, ed è nuovamente in pericolo di morte per altro evento. In una malattia persistente può essere ripetuta dopo un mese o sei settimane, se la persona recupera leggermente e ricade nuovamente in una condizione di pericolo.

D. 959. A chi può essere data Estrema Unzione?

R. L’estrema unzione può essere data a tutti i Cristiani gravemente malati, che siano state in grado di commettere peccato dopo il Battesimo e che abbiano le giuste disposizioni per il Sacramento. Quindi non viene mai dato ai bambini che non hanno raggiunto l’uso della ragione, né alle persone che sono sempre state dementi.

D. 960. Quali sono le giuste disposizioni per L’Estrema Unzione?

R. Le giuste disposizioni per l’Estrema Unzione sono:

– La rassegnazione alla Volontà di Dio nei riguardo della nostra guarigione;

– Uno stato di grazia o almeno una contrizione per i peccati commessi,

– L’intenzione o un desiderio generale di ricevere il Sacramento. Questo Sacramento non viene mai dato agli eretici in pericolo di morte, perché non si può supporre che abbiano l’intenzione necessaria per riceverlo, né il desiderio di utilizzare il Sacramento della Penitenza mettendosi in uno stato di grazia.

D. 961. Quando e da chi è stata istituita l’Estrema Unzione?

R. L’Estrema Unzione fu istituita al tempo degli Apostoli, perché Giacomo l’Apostolo esorta i malati a riceverlo. Fu istituito da Nostro Signore stesso – sebbene non sappiamo in quale momento particolare – poiché solo Lui può rendere un atto visibile, mezzo di grazia, e gli Apostoli e i loro successori non avrebbero mai potuto ritenere che l’Unzione estrema fosse un Sacramento, usandolo in quanto tale, se non avessero avuto l’autorità nel farlo, da Nostro Signore.

D. 962. Quando dovremmo ricevere l’Estrema Unzione?

R. Dovremmo ricevere l’Estrema Unzione in pericolo di morte per malattia, per ferite o incidenti.

D. 963. Quali parti del corpo sono unte Nell’Estrema Unzione?

R. Le parti del corpo unte nell’Estrema Unzione sono: gli occhi, le orecchie, il naso o le narici, le labbra, le mani e i piedi, perché rappresentano i nostri sensi della vista, dell’udito, dell’olfatto, del gusto e del tatto, che sono i mezzi attraverso i quali abbiamo commesso la maggior parte dei nostri peccati.

D. 964. Quali cose dovrebbero essere preparate nella stanza del malato quando il Sacerdote viene a dare gli ultimi Sacramenti?

R. Quando il Sacerdote viene a portare gli ultimi Sacramenti, devono essere preparate le seguenti cose: una tavola coperta con un panno bianco; un crocifisso; due candele accese in candelabri; l’acqua santa in una bacinella, con un rametto di palma per aspergere; un bicchiere di acqua pulita; un cucchiaio, un tovagliolo o un panno, da porre sotto il mento di colui che riceve il viatico. Oltre a questi, se si deve dare anche l’Estrema Unzione, ci dovrebbe essere del cotone e un pezzetto di pane o limone per purificare le dita del Sacerdote.

D. 965. Che cosa sembra essere più appropriato circa le cose necessarie per gli ultimi Sacramenti?

R. Sembra molto appropriato che le cose necessarie per gli ultimi Sacramenti, vadano accuratamente custodite in ogni famiglia Cattolica e non dovrebbero mai, se possibile, essere utilizzate per nessun altro scopo.

D. 966. Che altro si deve osservare sulla preparazione per la amministrazione degli ultimi Sacramenti?

R. L’ulteriore preparazione per l’amministrazione degli ultimi Sacramenti richiede che, per rispetto dei Sacramenti stessi, ed in particolare per la presenza di Nostro Signore, tutto ciò che riguarda la stanza del malato, l’ammalato e anche gli astanti, dovrebbero essere resi decenti e il più pulito possibile. Soprattutto il volto, le mani e i piedi di chi deve essere unto, che siano perfettamente puliti.

D 967. Dovremmo aspettare fino a quando siamo in grave pericolo, per ricevere l’estrema unzione?

R. Non dovremmo aspettare di essere in estremo pericolo per ricevere l’Estrema Unzione, ma se possibile dovremmo riceverla quando ancora abbiamo l’uso dei nostri sensi.

D. 968. Che cosa dovremmo fare in caso di malattia grave se l’ammalato non acconsente o ha paura di ricevere i Sacramenti o, almeno, desidera rimandare la loro ricezione?

R. In caso di malattia grave, se il malato non acconsente, o ha paura di ricevere i Sacramenti, o almeno, desidera rinviare la loro ricezione, dovremmo interpellare subito il Sacerdote e lasciargli fare ciò che pensa sia meglio fare nel caso, e così ci libereremo dalla responsabilità di lasciare morire un Cattolico senza gli ultimi Sacramenti.

D. 969. Quali sono gli effetti del Sacramento dell’estrema unzione?

R. Gli effetti di Estrema Unzione sono:

– Confortarci nelle pene della malattia e rafforzarci dalle tentazioni;

– Rimettere i peccati veniali e purificare la nostra anima dai resti del peccato;

– Rimetterci in salute, qualora Dio lo ritenga opportuno.

D. 970. L’Estrema Unzione toglierà il peccato mortale se la persona morente non è più in grado di confessarsi?

R. L’Estrema Unzione toglierà il peccato mortale se il morente non è più in grado di confessarsi, purché abbia per i suoi peccati lo stesso dispiacere che sarebbe necessario per la degna recezione del Sacramento della Penitenza.

D. 971. Come sappiamo che questo Sacramento, più di ogni altro, sia stato istituito a beneficio del corpo?

R. 1. Sappiamo che questo Sacramento sia stato istituito più di ogni altro a beneficio del corpo:
1. Dalle parole di San Giacomo che ci esorta a riceverlo;

– Esso viene dato quando l’anima è già purificata dalle grazie della Penitenza e del santo Viatico;

– Uno dei suoi principali scopi è quello di riportarci alla salute se questa è necessaria al nostro bene spirituale, come indicano la maggior parte delle preghiere dette nel dare questo Sacramento.

D. 972. Dato che l’estrema unzione può riportarci in salute, non dovremmo essere noi contenti di riceverlo?

R. Dal momento che l’estrema unzione può riportarci in salute. dovremmo essere contenti di riceverlo, e non dovremmo ritardare la sua ricezione fino ad essere così vicini alla morte tanto che Dio possa risollevarci solo per miracolo. Ancora, questo Sacramento, come gli altri, conferisce la Grazia santificante e sacramentale, che dovremmo essere desiderosi di ottenere non appena la nostra malattia sia migliorata tanto da darci il privilegio di ricevere gli ultimi Sacramenti.

D. 973. Che cosa intendi per “resti” del peccato?

R. Per “resti” del peccato intendiamo l’inclinazione al male e la debolezza della volontà, che sono il risultato dei nostri peccati e che rimangono anche dopo che i nostri peccati siano stati perdonati.

D. 974. Come dovremmo ricevere il Sacramento dell’Estrema Unzione?

R. Dovremmo ricevere il Sacramento dell’Estrema Unzione nello stato di grazia, con viva fede e rassegnazione alla volontà di Dio.

D. 975. Chi è il ministro del Sacramento dell’Estrema Unzione?

R. Il ministro del Sacramento dell’Estrema Unzione. è il Sacerdote

D. 976. Qual preparazione finale dovremmo fare per ricevere gli ultimi Sacramenti?

R. La preparazione finale che dovremmo fare per ricevere gli ultimi Sacramenti consiste in uno sforzo sincero di rassegnazione alla Santa Volontà di Dio, nell’eccitarci al vero dolore per i nostri peccati, approfittare delle grazie che ci vengono date, cacciare dalla mente i pensieri del mondo e disporci, come meglio possiamo, alla degna ricezione dei Sacramenti e delle benedizioni per una buona morte.

D. 977. In qual momento le persone gravemente ammalate dovrebbero procedere alla sistemazione finale dei loro affari temporali o mondani?

R. Le persone gravemente ammalate dovrebbero procedere alla sistemazione finale dei loro affari temporali o mondani, proprio all’inizio della loro malattia, affinché queste cose non possano distrarli nell’ora della morte, per cui possano dedicare interamente le ultime ore della loro vita alla cura della loro anima.

D. 978. Cos’è il Sacramento degli Ordini Sacri?

R. Gli Ordini Sacri sono un Sacramento con il quale Vescovi, Sacerdoti e altri Ministri della Chiesa, sono ordinati. ricevondo il potere e la grazia per compiere i loro sacri doveri.

D. 979. Oltre ai Vescovi e ai Sacerdoti, chi sono gli altri Ministri della Chiesa?

R. Oltre ai Vescovi e ai Sacerdoti, gli altri Ministri della Chiesa sono i diaconi ed i suddiaconi, che, nel prepararsi al sacerdozio, hanno ricevuto alcuni degli Ordini Sacri, ma a cui non è stata ancora conferita la pienezza dei poteri del Sacerdote.

D. 980. Perché questo Sacramento si chiama Ordine Sacro?

R. Questo Sacramento è chiamato Ordine Sacro, perché è conferito attraverso sette diversi gradi o passi che si susseguono in un ordine fisso, in base al quale i sacri poteri del Sacerdozio vengono gradualmente conferiti a chi viene ammesso in quello stato di santità.

D. 981. Quali sono i gradi in base ai quali si giunge al Sacerdozio?

– I gradi con cui si ascende al Sacerdozio sono:

– La tonsura, o taglio dei capelli da parte del Vescovo, con cui il candidato al Sacerdozio si dedica al servizio dell’altare;

– I quattro ordini minori sono: Ostariato, Lettorato, Esorcistato e Accolitato, con cui si è autorizzato a svolgere determinati compiti che i laici non dovrebbero svolgere;

– Con il sub-diaconato, ci si assume l’obbligo di condurre una vita di perpetua castità e di dire ogni giorno l’Ufficio Divino;

– Il diaconato, mediante il quale si ricevere potere di predicare, battezzare e dare la santa Comunione. Il successivo passo, il Sacerdozio, conferisce il potere di offrire il Santo Sacrificio della Messa e perdonare i peccati. Questi Ordini non sono tutti dati subito, ma sono fissati di volta in volta dalle leggi della Chiesa.

D. 982. I diversi ordini non sono separati come Sacramenti?

R. Questi diversi ordini non sono Sacramenti separati. Nell’insieme, alcuni costituiscono una preparazione per il Sacramento, gli altri sono solo l’unico Sacramento dell’Ordine; così come le radici, il tronco e i rami formano solo un unico albero.

D. 983. Quale nome viene dato al sub-diaconato, diaconato e Sacerdozio?

R. Sub-diaconato, diaconato e sacerdozio sono chiamati ordini maggiori o superiori, perché coloro che li ricevono sono destinati a vivere definitivamente al servizio dell’altare e non possono tornare al servizio del mondo, per vivere come laici ordinari.

D. 984. Quale doppio potere la Chiesa possiede e conferisce ai suoi Pastori?

R. La Chiesa possiede e conferisce ai suoi pastori, il potere dell’Ordini e il potere di Giurisdizione; cioè, il potere di amministrare i Sacramenti e santificare i fedeli, e il potere di insegnare e legiferare in modo da dirigere i fedeli al loro bene spirituale. Un Vescovo ha il pieno potere dell’Ordine e solo il Papa ha il pieno potere di Giurisdizione.

D. 985. Come si classificano i pastori della Chiesa secondo l’autorità?

– I pastori della Chiesa si classificano, secondo l’autorità, come segue:

– Sacerdoti, che governano le parrocchie o le congregazioni in nome del loro Vescovo;

– Vescovi, che governano un certo numero di parrocchie o diocesi;

– Arcivescovi, che hanno autorità su un certo numero di diocesi o su una provincia;

– Primati, che hanno autorità sulle province ecclesiastiche, su vasti territori o su una nazione;

– Patriarchi, che hanno autorità su un intero Paese;

– ultimo e più alto, il Papa, che governa la Chiesa in tutto il mondo.

D. 986. In che modo i prelati o gli ufficiali superiori della Chiesa hanno dignità?

  1. R. I prelati o le più alte cariche della Chiesa sono dignitari con rango di autorità che, oltre a coloro che hanno dignità di Cardinali, sono accanto al Papa; i Vicari apostolici, i Monsignori ed altri con diversi titoli, sono inferiori ai Vescovi. I delegati pontifici e quelli appositamente nominati dal Papa si classificano secondo i poteri che sono stati dati loro.

 D. 987. Chi sono i Cardinali, quali sono i loro doveri e come sono divisi?

R. I Cardinali sono i membri del Consiglio supremo o del Senato della Chiesa. Il loro dovere è quello di consigliare ed aiutare il Papa nel governo della Chiesa, di eleggere un nuovo Papa quando il Papa regnante muore. Essi sono divisi in comitati chiamati Sacre Congregazioni, ciascuna delle quali ha il suo particolare lavoro da eseguire. Tutte queste Congregazioni prese nell’insieme sono chiamate “Sacro Collegio dei Cardinali”, il cui numero totale è settanta.

D. 988. Cos’è un Monsignore?

R. Un Monsignore è un degno sacerdote al quale il Papa conferisce tale titolo come segno di stima. Questo titolo conferisce certi privilegi e il diritto di indossare la porpora come un Vescovo.

D. 989. Che cos’è un Vicario generale?

R. Un Vicario generale è una prelato nominato dal Vescovo per essere aiutato nel governo della sua diocesi. Egli condivide il potere del Vescovo e in sua assenza agisce come Vescovo, con la sua autorità.

D. 990. Che cos’è un abate?

R. L’abate è colui che esercita su di una comunità religiosa maschile, l’autorità simile in molte cose a quella esercitata da un Vescovo sulla sua diocesi. Ha anche alcuni privilegi generalmente concessi ai Vescovi.

  1. 991. Che cos’è il pallio?
  2. Il pallio è una veste di lana bianca indossata dal Papa e inviata da lui a Patriarchi, Primati e Arcivescovi. È il simbolo della pienezza del potere pastorale e ricorda a chi lo indossa il Buon Pastore, di cui deve seguire l’esempio.

D. 992. Che cosa è necessario per ricevere degnamente gli ordini sacri?

R. Per ricevere degnamente gli Ordini sacri è necessario essere nello stato di grazia, avere la conoscenza necessaria e una “chiamata” divina a questo sacro ufficio.

D. 993. Quale nome viene dato a questa “chiamata” divina e come possiamo conoscere questa chiamata?

R. Questa chiamata divina è chiamata vocazione alla vita sacerdotale o religiosa. Possiamo riconoscerla dalla nostra costante inclinazione ad una vita votata al puro e santo motivo di servire Dio come meglio, insieme alla nostra idoneità ad essa, o, almeno, nella nostra capacità di prepararci, ad una vera pietà e al dominio sulle nostre passioni peccaminose e desideri illeciti.

D. 994. Come dovremmo determinare finalmente la nostra vocazione?

R. Dovremmo finalmente determinare la nostra vocazione:

(1) Conducendo la vita più santa che possiamo, per essere degni di essa;

(2) Pregando lo Spirito Santo che ci dia luce sull’argomento;

(3) Cercando il consiglio di persone sante e prudenti e soprattutto del nostro confessore.

D. 995. Che cosa dovrebbero pensare i genitori ed i tutori per quanto riguarda le vocazioni dei loro figli?

R. I genitori e i tutori dovrebbero tenere a mente per le vocazioni dei loro figli:

– Che è loro dovere aiutare i figli a scoprire la loro vocazione;

– È peccaminoso resistere alla Volontà di Dio, cercando di allontanare i figli dalla vera vocazione o impedire di seguirla ponendo ostacoli sulla loro strada e, peggio ancora, di spingerli ad entrare in un stato di vita al quale non siano stati chiamati divinamente;

– Che nel dare il loro consiglio debbano essere guidati solo dal futuro bene e dalla felicità dei loro figli e non da alcun movente egoistico né mondano che possa condurre alla perdita dell’anima.

D. – 996. Come i Cristiani dovrebbero considerare i Sacerdoti della Chiesa?

– I Cristiani dovrebbero considerare i Sacerdoti della Chiesa come messaggeri di Dio e dispensatori dei Suoi misteri.

D. 997. Come sappiamo che i Sacerdoti della Chiesa sono i messaggeri di Dio?

– Sappiamo che i Sacerdoti della Chiesa sono i messaggeri di Dio, perché Cristo ha detto ai suoi Apostoli, e attraverso di loro ai loro successori: “Come il Padre ha mandato me, anch’Io mando voi”; vale a dire, predicare la vera religione, amministrare i Sacramenti, offrire Sacrifici e fare ogni sorta di bene per la salvezza delle anime.

D. 998. Quando i Sacerdoti della Chiesa hanno ricevuto questo triplice potere di predicare, perdonare i peccati e consacrare il pane e il vino?

R. I Sacerdoti della Chiesa hanno ricevuto questo triplice potere di predicare, perdonare i peccati e consacrare il pane e il vino, quando Cristo disse loro, attraverso gli Apostoli: “… insegnate a tutte le nazioni”; “… a chi perdonerete i peccati, saranno perdonati” e “… fate questo in commemorazione di Me”.

D. 999. Perché dovremmo mostrare grande rispetto per i Sacerdoti e i Vescovi della Chiesa?

R. Dovremmo mostrare grande rispetto per i Sacerdoti e i Vescovi della Chiesa:

– Perché sono i rappresentanti di Cristo sulla terra, e

– Perché amministrano i Sacramenti senza i quali non possiamo essere salvati. Pertanto, dovremmo essere più attenti in ciò che facciamo, diciamo o pensiamo riguardo ai ministri di Dio. Per mostrare il nostro rispetto in proporzione alla loro dignità, rivolgiamoci al sacerdote con “Reverendo”, al Vescovo con “Reverendissimo”, all’Arcivescovo con “Reverendissimo”, e al Papa con “Santo Padre”.

D. 1000. Dovremmo fare anche qualcosa di più che rispettare semplicemente i ministri di Dio?

R. Dovremmo fare di più che rispettare semplicemente i ministri di Dio. Dovremmo pregare seriamente e frequentemente per loro, affinché possano essere messi in grado di svolgere i compiti difficili e importanti del loro santo stato in modo gradito a Dio.

D. 1001. Chi può conferire il Sacramento degli ordini sacri?

R. I Vescovi possono conferire il Sacramento dell’Ordine.

D. 1002. Come sappiamo che esiste un vero sacerdozio nella Chiesa?

– Sappiamo che esiste un vero sacerdozio nella Chiesa:

– Perché nella religione ebraica, che era solo una figura della Religione cristiana, esisteva un vero sacerdozio stabilito da Dio;

– Perché Cristo ha conferito ai suoi Apostoli e non a tutti i fedeli, il potere di offrire Sacrifici, distribuire la santa Eucaristia e perdonare i peccati.

D. 1003. Ma – c’è bisogno di uno speciale Sacramento dell’Ordine per conferire questi poteri?

R. C’è bisogno di uno speciale Sacramento dell’Ordine per conferire questi poteri:

– Perché il Sacerdozio che deve continuare il lavoro degli Apostoli deve essere visibile nella Chiesa, e deve quindi essere conferito da qualche cerimonia visibile o segno esteriore;

– Poiché questo segno esteriore chiamato Ordine Santo non dà solo il potere ma pure la grazia, e fu istituito da Gesù Cristo, gli Ordini Sacri devono essere un Sacramento.

D. 1004. I Vescovi, i Sacerdoti e gli altri Ministri della Chiesa possono sempre esercitare il potere che hanno ricevuto negli Ordini Sacri?

R. I Vescovi, i Sacerdoti e gli altri Ministri della Chiesa non possono esercitare il potere che hanno ricevuto negli Ordini sacri se non autorizzati ed inviati dai loro legittimi superiori. Il potere non può mai essere autonomamente assunto da essi, perché il diritto di usarlo potrebbe essere ritirato per cause stabilite nelle leggi della Chiesa, o per le ragioni che meglio sembrano a chi ha autorità su di loro. Qualsiasi uso del Potere Sacro senza autorità è peccato, e tutti coloro che prendono parte a tali cerimonie, sono colpevoli di peccato.

 

 

 

CATECHISMO DI BALTIMORA (VII) – Lez. 20-22

CATECHISMO DI BALTIMORA (VII) – Lez. 20-22

[Dal terzo Concilio generale di Baltimora

Versione 1891]

LEZIONE 20 –

SUL MODO DI FARE UNA BUONA CONFESSIONE

D. 825. Cosa dovremmo fare nell’entrare nel confessionale?

R. Entrando nel confessionale dovremmo inginocchiarci, fare il segno della croce e dire al sacerdote: “Benedicimi, padre”; quindi aggiungere: “Confesso a Dio Onnipotente è a te, padre, che ho peccato”.

D. 826. Quali sono le prime cose che dovremmo dire al sacerdote in Confessione?

R. Le prime cose che dovremmo dire al sacerdote in Confessione sono il tempo della nostra ultima Confessione, se abbiamo fatto la penitenza assegnata e se ci siamo accostati andati alla Santa Comunione.

D. 827. Dovremmo dire qualcos’altro riguardo alla nostra ultima confessione?

R. Riguardo alla nostra ultima confessione, dovremmo riferire anche quali restrizioni – se ce ne fossero – sono state da noi adottate in relazione alle nostre occasioni di peccato, e a quali obblighi abbiamo ottemperato in materia di pagamento di debiti, restituzione di roba, lesioni fatte a terzi e simili, obblighi che ci erano stati raccomandati.

D. 828. Dopo aver riferito circa il tempo della nostra ultima Confessione e Comunione cosa dovremmo fare?

R. Dopo aver riferito i tempi della nostra ultima Confessione e Comunione, dovremmo confessare tutti i peccati mortali commessi e tutti i peccati veniali che potremmo desiderare di menzionare.

D. 829. Che cos’è una Confessione generale?

R. Una Confessione generale è la narrazione dei peccati di tutta la nostra vita o di una gran parte di essa. È fatta allo stesso modo di una Confessione ordinaria, tranne che richiede più tempo e una più lunga preparazione.

D. 830. Quando dovrebbe essere fatta una confessione generale?

R. Una confessione generale:

1. È necessaria quando siamo certi che le nostre passate confessioni fossero cattive;
2. È utile in occasioni speciali nella nostra vita quando sta per verificarsi un cambiamento nel nostro modo di vivere;

3. Essa è dolorosa, e non deve essere fatta quando le persone sono eccessivamente scrupolose.

D. 831. Quali sono i segni di scrupoli e il rimedio contro di loro?

R. I segni dello scrupolo sono principalmente:

– Essere sempre insoddisfatti delle prorie Confessioni;

– Essere ostinati nel decidere ciò che sia peccaminoso e ciò che non lo sia. Il principale rimedio contro gli scrupoli, è seguire esattamente il consiglio del confessore senza mettere in dubbio le ragioni o l’utilità del suo consiglio.

D. 832. Che cosa dobbiamo fare quando il confessore ci fa delle domande?

R. Quando il confessore ci fa delle domande, dobbiamo rispondergli in modo veritiero e chiaro.

D. 833. Cosa dovremmo fare dopo aver detto i nostri peccati?

R. Dopo aver riferito i nostri peccati dovremmo ascoltare con attenzione il consiglio che il confessore ritenere più opportuno dare.

R. 834. Quali funzione svolge il Sacerdote nel confessionale?

R. Nel confessionale il Sacerdote svolge le funzioni:

– Di giudice, ascoltando le nostre auto-accuse ed emettendo sentenza sulla nostra colpevolezza o innocenza;

– Di padre, con il buon consiglio e l’incoraggiamento che ci dà;

– Di insegnante, con le sue istruzioni, e

– Di medico, scoprendo le afflizioni della nostra anima e dandoci i rimedi per ripristinare la salute spirituale.

D. 835. Perché è utile andare sempre, se possibile, dallo stesso confessore?

R. È utile andare sempre, se possibile, dallo stesso confessore, perché le nostre continue confessioni gli permettono di vedere più chiaramente il vero stato della nostra anima e di comprendere meglio le nostre occasioni di peccato.

D. 836. Dovremmo rimanere lontani dalla Confessione perché non possiamo andare dal nostro solito confessore?

R. Non dovremmo rimanere lontani dalla Confessione perché non possiamo andare al nostro solito confessore perché, anche se è bene confessarsi sempre dallo stesso Sacerdote, non è necessario farlo. Non si dovrebbe mai diventare così attaccati a un confessore al punto che la sua assenza o il grande inconveniente di andare da lui ogni volta, diventino una scusa per trascurare i Sacramenti.

D. 837. Come dovremmo concludere la nostra Confessione?

R. Dovremmo porre fine alla nostra Confessione dicendo: “Anch’io mi accuso di tutti i peccati della mia vita passata”, scegliendo uno o alcuni dei nostri peccati passati.

D. 838. Che cosa dovremmo fare mentre il Sacerdote ci sta dando l’assoluzione?

R. Mentre il Sacerdote ci sta dando l’assoluzione, dovremmo rinnovare nel nostro cuore l’atto di contrizione.

LEZIONE 21 –

SULLE INDULGENZE 

D. 839. Che cos’è un’indulgenza?

R. L’indulgenza è la remissione in toto o in parte della punizione temporale dovuta al peccato.

D. 840. Che cosa significa “indulgenza”?

R. La parola “indulgenza” significa un elargire un favore o una concessione. Un’indulgenza ottiene, con una leggera penitenza, la remissione delle pene che altrimenti sarebbero ben più gravi.

D. 841. L’indulgenza è un perdono del peccato o una licenza di commettere peccato?

R. Un’indulgenza non è un perdono del peccato, né una licenza di commettere peccato, e chi è in uno stato di peccato mortale, non può ottenere un’indulgenza.

D. 842. In che modo ci sono di vantaggio le buone opere fatte in uno stato di peccato mortale?

R. Le buone opere fatte in peccato mortale, ci sono di vantaggio nell’ottenerci la grazia di pentirci e talvolta delle benedizioni temporali. Il peccato mortale ci priva di tutti i nostri meriti, tuttavia Dio ci ricompenserà per ogni buona azione mentre ci punirà per ogni azione malvagia.

D. 843. Quanti tipi di indulgenze ci sono?

R. Esistono due tipi di Indulgenze: Plenaria e Parziale.

D. 844. Che cos’è l’indulgenza plenaria?

R. L’indulgenza plenaria è la piena remissione della pena temporale dovuta al peccato.

D. 845. È facile ottenere un’indulgenza plenaria?

R. Non è facile ottenere un’indulgenza plenaria, come possiamo capire dal suo grande privilegio. Per ottenere un’indulgenza plenaria, dobbiamo odiare il peccato, essere profondamente dispiaciuti anche per i nostri peccati veniali e non desiderare neppure il minimo peccato. Sebbene non possiamo guadagnare interamente ogni Indulgenza Plenaria che cerchiamo, ne otteniamo però sempre una parte; cioè, una indulgenza parziale, maggiore o minore in proporzione alle nostre buone disposizioni.

D. 846. Quali sono le più importanti indulgenze plenarie concesse dalla Chiesa?

R. Le più importanti indulgenze plenarie concesse dalla Chiesa sono:

– Le indulgenze di un giubileo che il Papa concede ogni venticinque anni o in grandi occasioni, con le quali conferisce speciali facoltà ai confessori per l’assoluzione pure dei peccati riservati;

– L’indulgenza concessa ai moribondi nella loro ultima agonia.

D. 847. Che cos’è un’indulgenza parziale?

R. Una indulgenza parziale è la remissione di parte della punizione temporale dovuta al peccato.

D. R. 848. Per quanto tempo è stata utilizzata la pratica della concessione delle Indulgenze nella Chiesa, e quale ne fu l’origine?

  1. La pratica della concessione delle Indulgenze è stata utilizzata nella Chiesa sin dai tempi degli Apostoli. Ha avuto la sua origine dalle preghiere sincere delle persone sante, e specialmente dei martiri che chiedono alla Chiesa, per il loro bene, di abbreviare le severe penitenze dei peccatori o di trasformarle in penitenze più leggere. La richiesta veniva spesso concessa e la penitenza rimessa, abbreviata o cambiata, e rimessa la penitenza, la pena temporale corrispondente veniva cancellata.

D. 849. Come dimostriamo che la Chiesa ha il potere di concedere le Indulgenze?

R. Dimostriamo che la Chiesa ha il potere di concedere le indulgenze, perché Cristo le ha dato il potere di rimettere tutta le colpe senza restrizioni, e se la Chiesa ha potere, nel Sacramento della Penitenza, di rimettere la pena eterna – che è il male più grande – deve avere il potere di evitare la pena temporale o diminuirla, anche al di fuori del Sacramento della Penitenza.

D. 850. Come sappiamo che queste Indulgenze hanno il loro effetto?

R. Sappiamo che queste Indulgenze hanno il loro effetto, perché la Chiesa, attraverso i suoi Concili, dichiara le Indulgenze utili; ma se non avessero alcun effetto, sarebbero inutili, e la Chiesa insegnerebbe l’errore nonostante la promessa di Cristo di guidarla.

D. 851. Sono mai esistiti degli abusi tra i fedeli nel modo di usare le indulgenze?

R. Sono esistiti, in epoche passate, alcuni abusi tra i fedeli nel modo di usare le Indulgenze, e la Chiesa ha sempre operato per correggere tali abusi il più presto possibile. Nell’uso delle pratiche pie dobbiamo infatti essere sempre guidati dai nostri superiori legittimi.

D. 852. In che modo i nemici della Chiesa si sono serviti dell’abuso delle Indulgenze?

R. I nemici della Chiesa si sono serviti dell’abuso delle Indulgenze per negare la dottrina delle Indulgenze, per abbatterne l’insegnamento e così limitare il potere della Chiesa. Per non essere ingannati in materia di fede, dobbiamo sempre distinguere molto attentamente tra gli abusi ai quali una devozione può condurre, e le verità su cui poggia la devozione.

D. 853. In che modo la Chiesa rimette, mediante le indulgenze, la pena temporale dovuta al peccato?

D. La Chiesa, mediante le indulgenze, rimette la pena temporale dovuta al peccato applicandoci i meriti di Gesù Cristo e le soddisfazioni sovrabbondanti della Beata Vergine Maria e dei Santi; e questi meriti e soddisfazioni sono il suo tesoro spirituale della Chiesa.

D. 854. Che cosa intendiamo per “soddisfazione sovrabbondante della Beata Vergine e dei Santi”?

R. Per “soddisfazione sovrabbondante della Beata Vergine e dei Santi”, intendiamo tutta la soddisfazione al di là di quella che era necessaria per soddisfare i propri peccati. Poiché le loro buone opere erano molte e i loro peccati pochi – la Vergine Benedetta anzi era senza peccato alcuno – la soddisfazione non necessaria per se stessi è ritenuta dalla Chiesa un tesoro spirituale da utilizzare per il nostro bene.

D. 855. La Chiesa, concedendo le indulgenze, ci esonera dal fare penitenza?

R. La Chiesa, concedendo le indulgenze, non ci esonera dal fare penitenza, ma semplicemente rende più lieve la penitenza per cui possiamo facilmente soddisfare ai nostri peccati e sfuggire così alle punizioni che essi meritano.

D. 856. Chi ha il potere di concedere le Indulgenze?

R. Solo il Papa ha il potere di concedere le Indulgenze alla Chiesa Universale; ma i Vescovi hanno il potere di concedere le Indulgenze parziali nella loro diocesi. Anche i Cardinali ed altri chierici, con il permesso speciale del Papa, possono avere il diritto di concedere alcune indulgenze.

D. 857. Dove troveremo le indulgenze concesse dalla Chiesa?

R. Troveremo le indulgenze concesse dalla Chiesa nelle dichiarazioni del Papa e della Sacra Congregazione cardinalizia. Queste dichiarazioni sono di solito riportate nei libri di preghiere e nei libri di devozione o di istruzione.

D. 858. Che cosa dobbiamo fare per ottenere un’indulgenza?

R. Per ottenere un’indulgenza dobbiamo essere nello stato di grazia e compiere le azioni ingiunte.

D. 859. Oltre ad essere in uno stato di grazia e ad eseguire le opere ingiunte, cos’altro è necessario per ottenere l’Indulgenza?

R. Oltre ad essere in uno stato di grazia e ad eseguire le opere ingiunte, è necessario per ottenere un’Indulgenza, avere almeno l’intenzione generale di ottenerle.

D. 860. Come e perché dovremmo avere un’intenzione generale di ottenere tutte le possibili indulgenze, ogni giorno?

R. Dovremmo avere un’intenzione generale nelle nostre preghiere mattutine per ottenere ogni giorno tutte le possibili indulgenze, perché molte delle preghiere che diciamo e le buone opere che eseguiamo possono avere Indulgenze ad esse associate, sebbene non ne siamo consapevoli.

D. 861. Quali opere sono generalmente richieste per ottenere le Indulgenze?

R. Le opere generalmente ingiunte per ottenere le Indulgenze sono: la recita di certe preghiere, il digiuno e l’uso di certi articoli di devozione; visite a chiese o altari e le donazioni di elemosine. Per ottenere le Indulgenze Plenarie è generalmente richiesto di accostarsi alla Confessione e alla Santa Comunione e pregare per le intenzione del Papa.

D. 862. Che cosa significa pregare per le intenzione di una persona?

R. Pregare per l’intenzione di una persona, significa pregare perché ottenga tutto quello per cui prega o desidera ottenere attraverso la preghiera: alcuni favori spirituali o temporali.

D. 863. Che cosa significa un’Indulgenza di quaranta giorni?

R. Un’indulgenza di quaranta giorni significa che per la preghiera o l’opera a cui è assegnata un’Indulgenza di quaranta giorni, Dio rimette la maggior parte delle nostre pene temporali come se rimesse dalla penitenza canonica, di quaranta giorni. Non sappiamo quanta punizione temporale Dio rimettesse per quaranta giorni di penitenza pubblica, ma di qualunque cosa si tratti, Egli la rimette lo stesso ora quando otteniamo un’Indulgenza di quaranta giorni. La stessa regola si applica alle indulgenze di un anno o a qualsiasi periodo di tempo.

D. 864. Perché la Chiesa ha moderato le sue severe penitenze di un tempo?

R. La Chiesa ha moderato le sue severe penitenze, perché quando i Cristiani – terrorizzati dalle persecuzioni – si sono indeboliti nella loro fede, c’era il pericolo che alcuni abbandonassero la loro religione piuttosto che sottomettersi alle dure penitenze imposte. La Chiesa, pertanto, desiderando salvare il maggior numero possibile di anime, ha reso la penitenza del peccatore la più leggera possibile.

D. 865. A quali cose possono essere annesse le indulgenze?

R. Le indulgenze plenarie o parziali possono essere annesse a preghiere e a solidi articoli di devozione; a luoghi come chiese, altari, santuari, ecc., da visitare; e con un privilegio speciale a volte sono annesse alle buone opere di certe persone.

D. 866. Quando le cose perdono le Indulgenze loro assegnate?

R. Le cose perdono le Indulgenze loro associate:

– Quando sono così cambiate da non essere più quello che erano una volta;
– Quando sono venduti, i rosari ed altri articoli indulgenziati non perdono le loro indulgenze, o quando vengono prestati o dati in prestito, perché l’indulgenza non è personale bensì è annessa all’articolo stesso.

D. 867. Una confessione settimanale sarà sufficiente per ottenere durante la settimana tutte le Indulgenze per le quali si ingiunge la Confessione come una delle opere da praticare?

R. Una confessione settimanale sarà sufficiente per ottenere durante la settimana tutte le Indulgenze a cui la confessione è ingiunta come una delle opere, purché continuiamo ad essere in uno stato di grazia, eseguiamo le altre opere ingiunte e abbiamo l’intenzione di ottenere queste Indulgenze.

D. 868. Come e quando possiamo applicare le Indulgenze a beneficio delle anime del Purgatorio?

R. Possiamo applicare le Indulgenze a beneficio delle anime del Purgatorio per intercessione; ogni qualvolta sia specificamente menzionata e permessa dalla Chiesa nel concedere l’Indulgenza, cioè, quando la Chiesa dichiara che l’Indulgenza concessa è applicabile alle anime dei vivi o alle anime del Purgatorio, di modo tale che possiamo ottenerla a beneficio di entrambi.

 

LEZIONE 22 –

SULLA SANTA EUCARISTIA

D. 869. Che cosa significa esattamente la parola Eucaristia?

R. D. La parola Eucaristia significa “rendimento di grazia”, e questo Sacramento è così chiamato perché ci rende più graditi a Dio per la grazia che impartisce, e ci offre il modo migliore di ringraziarLo per tutte le Sue benedizioni.

D. 870. Che cos’è la Santa Eucaristia?

R. La Santa Eucaristia è il Sacramento che contiene il corpo e il sangue, l’anima e la divinità, di nostro Signore Gesù Cristo sotto le apparenze del pane e del vino.

D. 871. Che cosa intendiamo quando diciamo che il Sacramento contiene il Corpo e il Sangue?

R. Quando diciamo che il Sacramento contiene il Corpo e il Sangue, intendiamo il Sacramento che “è” il Corpo e il Sangue, poiché dopo la Consacrazione non c’è altra sostanza presente nell’Eucaristia.

D. 872. Quando la Santa Eucaristia è un Sacramento, e quando è un sacrificio?

R. La Santa Eucaristia è un Sacramento quando la riceviamo nella Santa Comunione e quando rimane nel Tabernacolo dell’Altare. È un Sacrificio quando viene offerto nella Messa dalla consacrazione separata del pane e del vino, che significa la separazione del sangue di Nostro Signore dal Suo corpo quando morì sulla Croce.

D. 873. Quando Cristo ha istituito la Santa Eucaristia?

R. Cristo istituì la Santa Eucaristia durante l’Ultima Cena, la notte prima di morire.

D. 874. Chi erano i presenti quando nostro Signore istituì la Santa Eucaristia?

R. Quando Nostro Signore istituì la Santa Eucaristia, erano presenti i dodici Apostoli.

D. 875. In che modo nostro Signore istituì la Santa Eucaristia?

R. Nostro Signore ha istituito la Santa Eucaristia prendendo il pane, benedicendolo, spezzandolo e dandolo ai suoi Apostoli, dicendo: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo”; e poi, prendendo il calice di vino, benedicendolo e dandolo loro, dicendo: “Bevetene tutti, questo è il mio sangue che sarà versato per la remissione dei peccati, fatelo per in mia commemorazione”.

D. 876. Cosa accadde quando nostro Signore disse: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”?

R. Quando Nostro Signore disse: “Questo è il mio corpo”, la sostanza del pane fu cambiata nella sostanza del Suo corpo; quando disse: “Questo è il mio sangue”, la sostanza del vino fu trasformata nella sostanza del Suo sangue.

D. 877. Come proviamo la presenza reale, cioè che nostro Signore è veramente e realmente presente nella Santa Eucaristia?

R. – Dimostriamo la presenza reale, cioè che Nostro Signore è veramente e realmente presente nella Santa Eucaristia:

– Mostrando che sia possibile cambiare una sostanza in un’altra;

– Mostrando che Cristo ha cambiato la sostanza del pane e del vino nella sostanza del suo corpo e del suo sangue;

– Mostrando che ha dato questo potere anche ai suoi Apostoli e ai Sacerdoti della sua Chiesa.

D. 878. Come sappiamo che sia possibile cambiare una sostanza in un’altra?

R. Sappiamo che è possibile cambiare una sostanza in un’altra perché:

– Dio ha cambiato l’acqua in sangue durante le “piaghe d’Egitto”.

– Cristo ha cambiato l’acqua in vino alle nozze di Cana.

– Il nostro cibo è cambiato ogni giorno nella sostanza della nostra carne e del sangue; e ciò che Dio fa gradualmente, può anche farlo istantaneamente con un atto della sua volontà.

D. 879. Questi cambiamenti sono esattamente uguali ai cambiamenti che avvengono nella Santa Eucaristia?

R. Questi cambiamenti non sono esattamente uguali ai cambiamenti che avvengono nella Santa Eucaristia, poiché mentre in queste trasformazioni anche l’aspetto è cambiato, nella Santa Eucaristia viene cambiata solo la sostanza, mentre l’apparenza rimane la stessa.

R. 880. Come dimostriamo che Cristo ha cambiato il pane e il vino nella sostanza del suo corpo e del suo sangue?

R. – Dimostriamo che Cristo ha cambiato il pane e il vino nella sostanza del suo corpo e del suo sangue:

– Dalle parole con le quali ha promesso la Santa Eucaristia;

– Dalle parole con le quali ha istituito la Santa Eucaristia;

– Dall’uso costante della Santa Eucaristia nella Chiesa fin dai tempi degli Apostoli;

– D. Dall’impossibilità di negare la presenza reale nella Santa Eucaristia senza negare allo stesso tempo tutto ciò che Cristo ha insegnato e fatto; poiché abbiamo prove più evidenti per la Santa Eucaristia che per qualsiasi altra verità cristiana.

D. 881. Gesù Cristo è intero ed integro sotto la forma del pane e sotto la forma del vino?

R. Gesù Cristo è intero e integro sotto la forma del pane e sotto la forma del vino.

D. 882. Come sappiamo che sotto l’aspetto del pane riceviamo anche il sangue di Cristo; e sotto l’aspetto del vino riceviamo anche il corpo di Cristo?

R. Sappiamo che sotto l’aspetto del pane riceviamo anche il sangue di Cristo, e sotto l’aspetto del vino riceviamo anche il corpo di Cristo, perché nella Santa Eucaristia riceviamo il corpo vivente di Nostro Signore, e un corpo vivente non può esistere senza il sangue, né può esistere sangue vivo senza un corpo.

D. 883. Gesù Cristo è presente interamente anche nella più piccola porzione della Santa Eucaristia, sotto forma di pane o vino?

R. Gesù Cristo è presente intero ed integro nella più piccola porzione della Santa Eucaristia sotto la forma del pane o del vino, poiché il suo corpo nell’Eucaristia è in uno stato glorificato e, poiché è partecipe del carattere di una sostanza spirituale, non richiede una dimensione o una forma definita.

D. 884. Rimane qualche cosa del pane e del vino dopo che la loro sostanza sia stata cambiata nella sostanza del corpo e del sangue di nostro Signore?

R. Dopo che la sostanza del pane e del vino sia stata cambiata nella sostanza del corpo e del sangue di Nostro Signore, rimangono solo le apparenze del pane e del vino.

D. 885 Cosa intendi per le apparenze del pane e del vino?

– Per le apparenze del pane e del vino intendo la figura, il colore, il sapore e qualsiasi cosa appaia ai sensi.

D. 886. Come viene chiamato questo cambiamento del pane e del vino nel corpo e nel sangue di nostro Signore?

R. Questo cambiamento del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Nostro Signore è chiamato Transustanziazione.

D. 887. Qual è il secondo grande miracolo nella Santa Eucaristia?

R. Il secondo grande miracolo nella Santa Eucaristia è la moltiplicazione della presenza del corpo di Nostro Signore in così tanti luoghi allo stesso tempo, mentre il corpo stesso non si moltiplica, perché c’è un solo corpo di Cristo.

D. 888. Non ci sono, quindi, tanti corpi di Cristo quanti sono i tabernacoli nel mondo, o per quante Messe vengono dette nello stesso tempo?

R. Non ci sono tanti corpi di Cristo quanti sono i tabernacoli nel mondo, o come ci sono Messe allo stesso tempo; ma solo un corpo di Cristo, che è dappertutto presente intero ed intero nella Santa Eucaristia, come Dio è ovunque presente, mentre Lui è un solo Dio.

D. 889. In che modo la sostanza del pane e del vino è cambiata nella sostanza del corpo e del sangue di Cristo?

R. La sostanza del pane e del vino è stata trasformata nella sostanza del corpo e del sangue di Cristo mediante il Suo potere onnipotente.

D. 890. Questo cambiamento di pane e vino nel corpo e nel sangue di Cristo continua aD essere fatto nella Chiesa?

R. Questo cambiamento di pane e vino nel corpo e nel sangue di Cristo continua ad essere fatto nella Chiesa da Gesù Cristo attraverso il ministero dei suoi Sacerdoti.

D. 891. Quando Cristo ha dato ai suoi Sacerdoti il ​​potere di cambiare il pane ed il vino nel Suo corpo e del Suo sangue?

R. Cristo ha dato ai suoi Sacerdoti il ​​potere di cambiare il pane e il vino nel Suo corpo e sangue quando disse agli Apostoli: “Fate questo in memoria di Me”.

D. 892. Che cosa significano le parole “fate questo in memoria di me”?

R. Le parole “fate questo in memoria di me” significano: fai ciò che Io, Cristo, sto facendo nella mia ultima cena, cioè, cambiare la sostanza del pane e del vino nella sostanza del mio corpo e del mio sangue; e fallo in memoria di Me.

D. 893. In che modo i Sacerdoti esercitano questo potere di cambiare il pane e il vino nel corpo e nel sangue di Cristo?

R. I Sacerdoti esercitano questo potere di cambiare il pane e il vino nel corpo e nel sangue di Cristo attraverso le parole della consacrazione nella Messa, che sono le parole di Cristo: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”.

D. 894. In quale parte della Messa si svolge la Consacrazione?

R. La Consacrazione nella Messa si svolge immediatamente prima dell’elevazione dell’Ostia e del Calice, che si elevano sopra la testa del Sacerdote affinché il popolo possa adorare Nostro Signore che è appena giunto sull’altare con le parole della Consacrazione.

 

 

LO SCUDO DELLA FEDE (XVII)

[A. Carmignola: “Lo Scudo della Fede”. S.E.I. Ed. Torino, 1927]

LO SCUDO DELLA FEDE XVII.

L’ORDINAMENTO SOCIALE.

Perché Dio vuole tanti poveri e tanti ricchi? — Non sarebbe meglio l’effettuazione del socialismo? — Come mai chi fa bene trova male, e chi fa male trova bene? — E perché Dio non punisce tosto certi malfattori?

— E come mai Iddio a taluni dà tanti beni, tante ricchezze, e tanti altri lascia nella più squallida povertà? Questo suo ordinamento riguardo alla società non è forse inesplicabile? E questa sua disposizione come si può conciliare con la sua bontà, con la sua saggezza, con la sua provvidenza?

Dunque, secondo te, perché l’ordinamento divino riguardo alla società fosse buono, saggio, provvido, sarebbe necessario che tutti gli uomini fossero di egual condizione, e tutti s’intende di condizione ricca. Ma dimmi: È, sì o no Iddio, Padrone assoluto di tutti gli uomini?

— Chi ne dubita?

Ed essendo il padrone di tutti gli uomini può Egli, sì o no, metterli in quella condizione che più gli piace? E se Egli, potendo senza alcun dubbio fare ciò, mette taluno in condizione ricca e tale altro in condizione povera, fa Egli forse torto ad alcuno? Alla fin fine non siamo noi sicuri, che per quanto è da Lui non lascerà mai mancare il necessario ad alcuno? – E poi, se vi hanno taluni che si trovano nello stato di povertà, spesso, anziché all’ordinamento di Dio, non dovrà attribuirsi alla loro colpa? cioè ai loro vizi, ai loro bagordi, alle loro spese inutili e sconvenienti?

— Ad ogni modo non sarebbe meglio che tutti gli uomini fossero ricchi e stessero bene?

A prima vista può sembrare così, ma la ragione stessa dimostra facilmente essere meglio il contrario. Nella società ci vogliono assolutamente per il suo bene coloro che comandino, quelli che dirigano, quelli che amministrino, quelli che giudichino, quelli che studino, quelli che esercitino le discipline più difficili e più importanti al bene pubblico. E tutti costoro per trovarsi a compiere tali offici oltre all’aver maggior ingegno, maggior scienza, maggior energia, maggior volontà, maggior attività, è pure necessario che abbiano la possibilità e il comodo di compiere i loro uffici dal maggior possedimento dei beni di fortuna. Ma nella stessa società ci vogliono pure di coloro che esercitino le arti servili, che coltivino la terra, che fabbrichino le case, che facciano gli abiti e le calzature, che costruiscano le macchine, che si applichino insomma a tutte quelle cose, che sono indispensabili per il sostentamento, per il commercio, per l’industria dell’uomo. Ora chi si darebbe ad esercitare queste arti, se non fosse costretto da necessità? Nessuno certamente.

— Ma ho inteso dire che se si effettuassero le idee del Socialismo, e cioè se si mettessero tutte le ricchezze in mano dello Stato o del comune, e queste poi si distribuissero in parti eguali fra tutti, allora gli uomini si accorderebbero fra di loro pienamente intorno all’arte, che devono esercitare.

E ciò praticamente ti par possibile? Chi mai allora si adatterà ad esempio a fare il facchino o il lustrascarpe? E quando pure avvenisse per impossibile che tutti si adattassero di comune accordo ad accettare ciascuno l’arte assegnatagli dai capi dello Stato, qual regola si terrebbe nel retribuire il lavoro di ciascuno? Si darebbe forse a tutti un’egual mercede? Ma allora che stimolo ci sarebbe ancora a lavorare e a compiere bene il proprio ufficio o il proprio mestiere? Si darebbe invece la mercede in proporzione dell’arte che si esercita e del lavoro che si compie? Ma allora chi esercita un’arte più nobile e lavora di più, sarà pagato di più, e mettendo egli da parte i suoi risparmi, non tarderà ad accumulare del denaro, ed eccoci da capo con i ricchi e con i poveri come prima. – Adunque tutt’altro che essere contrario alla Divina Provvidenza che vi siano le diverse condizioni dei ricchi e dei poveri, è una sua ammirabile disposizione, per mezzo della quale i poveri, che abbisognano dei ricchi, e i ricchi, che abbisognano dei poveri, si rendono un mutuo e vicendevole servigio e mantengono così l’armonico andamento della società. – E lo è tanto più nell’ordine cristiano in cui Iddio vuole che questa differente condizione serva ai poveri, e ai ricchi per acquistare il loro ultimo fine; ai primi col sopportar con pazienza i disagi della loro condizione, ai secondi con l’impiegar le ricchezze a far quelle buone e sante opere, cui le ricchezze sono necessarie.

— Le sue considerazioni mi hanno ben persuaso. Ho tuttavia ancora delle difficoltà riguardo all’ordinamento sociale. Ella non mi potrà negare che in questo mondo chi fa bene trova male e chi fa male trova bene; il buono, il giusto è sfortunato; l’empio, il malvagio, prospera e trionfa. E questo le par ordinamento saggio?

Amico mio, ritieni anzitutto che la vita dell’uomo non è tutta qui in questo mondo, e che se la giustizia, la bontà di taluni è ora oppressa, trionferà certamente nella vita ventura, mentre invece nella vita ventura sarà punita, ed eternamente, l’empietà dei tristi. Hai posto mente alle volte quando si accordano gli strumenti per una musica? Che confusione! Che frastuono! che strazio alle nostre orecchie! Ma ad un cenno del direttore d’orchestra si fa silenzio e comincia la musica soavissima. Così in questo mondo, che è luogo di preparazione, può parere, ed anche essere, che vi sia questa stonatura dei buoni oppressi e degli empi prosperati. Ma cessata la presente vita questa stonatura sparirà e non vi sarà più che ordine e giustizia trionfante. – E poi, se ben consideri, la prosperità degli empi, più che essere per noi oggetto di invidia, deve farci tremare, perché questa prosperità, lasciando loro facilmente credere che Dio non ci sia o non si occupi di loro, li acceca talmente, che continuando ad operare il male sino al termine della vita si procacciano così sventuratamente la perdizione eterna.

— Tutto ciò va bene, ma non toglie che le cose quaggiù stiano come ho detto.

Mio caro, tu sbagli perché sentenzi senza ponderazione. Fatti invece a considerar meglio le cose, e se vi hanno delle eccezioni, dovrai tuttavia riconoscere che in generale anche quaggiù non manca il bene a chi fa bene, e il male a chi fa male. Fa’ passare innanzi a te tutta la storia sacra e profana, e considera la quotidiana esperienza, e vedrai, che anzitutto la prosperità dei cattivi e l’oppressione dei buoni è per lo più temporanea, e che inoltre mentre l’infelicità dei buoni è temperata dal testimonio della buona coscienza e dalla benedizione del Signore, fonte di rassegnazione, di pace e persino di gaudio, la prosperità degli empi, quando non è colpita da tremende sventure, dalla fame, dalla miseria, dalla vergogna, dalle malattie, dalle condanne, dalle prigionie, è amareggiata internamente da angosce, da rimorsi, da strazi, da rabbie, da tristezze, da affanni, da tormenti inenarrabili. Eh! caro mio, ha detto bene il Metastasio:

Se a ciascun l’interno affanno

Si leggesse in fronte scritto,

Quanti mai che invidia fanno

Ci farebbero pietà!

Si vedria che i lor nemici

Hanno in seno e che consiste

Nel parere a noi felici

Ogni lor felicità.

No, non dire che i malvagi sono prosperati. Iddio è giusto; e se pur non punisce tutte le umane malvagità nella vita presente, perché non vuol togliere a noi la fede dovuta alla vita avvenire, non di rado tuttavia anche qui fa palese la sua tremenda giustizia.

— Ma non sarebbe meglio che Iddio punisse subito certi malfattori, certi profanatori sacrileghi, certi acerrimi nemici e persecutori della Chiesa?

E se Iddio punisse subito, anche a noi accade di offenderlo, dimmi, saremmo noi ancora in vita! Del resto Iddio, essendo eterno non ha premura, ed essendo sapientissimo sa cogliere il momento giusto anche per punire. Aggiungi che talora, per punire gli empi subito, come vorresti tu, dovrebbe mandare dei castighi che colpirebbero anche i buoni. Se ad esempio Dio dovesse fulminare un figlio scellerato, non cagionerebbe così un immenso dolore anche alla sua povera Madre? Se Iddio dovesse mandare un terremoto a punire un paese, dove i più sono malvagi, a meno di qualche miracolo, non dovrebbero sopportarne le conseguenze anche i buoni! E poi… anche gli uomini più scellerati che vi sono al mondo, qualche po’ di bene lo fanno sempre. – E Iddio non vuole lasciare questo po’ di bene senza ricompensa, epperò per intanto risparmia a quei scellerati la vita. Soprattutto poi, Iddio tardando a punire vuol far risplendere la sua misericordia nel dare spazio di penitenza anche all’uomo più empio, e la sua bontà verso i buoni dando loro in tal guisa occasione di esercitare meglio la fede e le altre cristiane virtù e di ripararlo degli oltraggi, che riceve dai malvagi, con atti di pietà e di religione.

— Ho compreso. E grazie.

IL CATECHISMO DI BALTIMORA 3 (VI) – Lez. 17-19

IL CATECHISMO DI BALTIMORA 3 (VI) – Lez. 17-19

[Dal terzo Concilio generale di Baltimora

Versione 1891]

LEZIONE 17 –

SUL SACRAMENTO DELLA PENITENZA

721. Che cos’è il Sacramento della Penitenza?

R. La Penitenza è un Sacramento in cui vengono perdonati i peccati commessi dopo il Battesimo.

D  722. La parola Penitenza ha qualche altro significato?

R. La parola Penitenza ha altri significati. Significa anche quelle punizioni che infliggiamo a noi stessi come mezzo per espiare i nostri peccati passati; significa anche quella disposizione del cuore per cui detestiamo e piangiamo i nostri peccati perché erano offesa a Dio.

D. 723. In che modo l’istituzione del Sacramento della Penitenza mostra la bontà di Nostro Signore?

R. L’istituzione del Sacramento della Penitenza mostra la bontà di nostro Signore, perché avendoci già una volta salvati attraverso il Battesimo, avrebbe potuto lasciarci perire nel commettere di nuovamente il peccato.

D. 724. Quali sono i benefici naturali del Sacramento della Penitenza?

R. I benefici naturali del Sacramento della Penitenza sono: ci fa trovare nel nostro confessore un vero amico, dal quale possiamo recarci in tutte le nostre prove, al quale possiamo confidare i nostri segreti con la speranza di ottenerne consigli e sollievo.

D. 725. In che modo il Sacramento della penitenza rimette il peccato e restituisce all’anima l’amicizia di Dio?

R. Il Sacramento della penitenza rimette il peccato e ripristina l’amicizia di Dio con l’anima mediante l’assoluzione del Sacerdote.

D. 726. Che cos’è l’assoluzione?

R. L’assoluzione è la forma di preghiera o di parole che il Sacerdote pronuncia su di noi con la mano alzata quando perdona i peccati confessati. Viene data mentre stiamo dicendo l’atto di contrizione dopo aver ricevuto la nostra penitenza.

D. 727. Il sacerdote rifiuta mai l’assoluzione a un penitente?

R. Il sacerdote deve rifiutaRE l’assoluzione a un penitente quando pensa che il penitente stesso non sia disposto per il Sacramento. A volte posticipa l’assoluzione fino alla successiva confessione, sia per il bene del penitente sia per una migliore preparazione, specialmente quando la persona è da molto tempo lontana dalla confessione.

D. 728. Che cosa dovrebbe fare una persona quando il sacerdote ha rifiutato o rinviato l’assoluzione?

R. Quando il sacerdote ha rifiutato o rinviato l’assoluzione, il penitente deve umilmente sottomettersi alla sua decisione, seguire le sue istruzioni e sforzarsi di rimuovere qualunque cosa impedisca il conferimento dell’assoluzione e ritornare allo stesso confessore con le disposizioni e la risoluzione necessarie dell’emendamento.

D. 729. Il Sacerdote può perdonare tutti i peccati nel Sacramento della Penitenza?

R. Il sacerdote ha il potere di perdonare tutti i peccati nel Sacramento della Penitenza, ma potrebbe non avere l’autorità di perdonare a tutti. Per perdonare i peccati validamente nel Sacramento della Penitenza, sono necessarie due cose:
1. Il potere di perdonare i peccati che ogni sacerdote riceve alla sua ordinazione, e
2. Il diritto di usare quel potere che deve essere dato dal Vescovo, che autorizza il sacerdote ad ascoltare le confessioni e ad esprimere un giudizio sui peccati.

D. 730. Quali sono i peccati che il Sacerdote non ha autorità per assolvere?

R. I peccati che il Sacerdote non ha autorità di assolvere, sono chiamati peccati riservati. L’assoluzione da questi peccati può essere ottenuta solo dal Vescovo, e talvolta solo dal Papa, o dal suo speciale delegato. Le persone che hanno un peccato riservato da confessare, non possono essere assolte da nessuno dei loro peccati fino a quando il sacerdote non riceva facoltà o autorità per assolvere anche il peccato riservato.

D. 731. Perché l’assoluzione da alcuni peccati è riservata al Papa o al Vescovo?

D. L’assoluzione da alcuni peccati è riservata al Papa o al Vescovo per scoraggiare o impedire, con questa speciale restrizione, alle persone di commetterli, sia per la enormità del peccato stesso, sia per le sue cattive conseguenze.

D. 732. Può un prete assolvere una persona in pericolo di morte da peccati riservati senza il permesso del Vescovo?

R. Ogni Sacerdote può assolvere una persona in pericolo di morte da peccati riservati senza il permesso del Vescovo, perché nell’ora della morte la Chiesa rimuove queste restrizioni per salvare, se possibile, l’anima dei morenti.

D. 733. Come sappiamo che il Sacerdote ha il potere di assolvere dai peccati commessi dopo il Battesimo?

R. Sappiamo che il Sacerdote ha il potere di assolvere dai peccati commessi dopo il Battesimo, perché Gesù Cristo concesse quel potere ai Sacerdoti della Sua Chiesa quando disse: “Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati che perdonerete, saranni rimessi, a chi non li perdonerete, saranno ritenuti “.

D. 734. Come sappiamo che Nostro Signore, mentre era sulla terra, aveva il potere di perdonare i peccati?

R. Sappiamo che Nostro Signore, mentre era sulla terra, aveva il potere di perdonare i peccati:
1. Perché era sempre Dio, e;

2. Perché ha spesso perdonato i peccati e ha dimostrato il loro perdono con miracoli. Poiché ha avuto il potere Egli stesso, ha potuto darlo ai suoi Apostoli.

D. 735. Il potere di perdonare i peccati è stato dato solo agli Apostoli?

R. Il potere di perdonare i peccati non è stato dato solo agli Apostoli, perché non è stato dato per il beneficio meramente di quelli che vivevano al tempo degli Apostoli, ma a tutti coloro che, dopo aver gravemente peccato, dopo il battesimo, avrebbero avuto bisogno del perdono. Poiché, quindi, il Battesimo sarà dato fino alla fine dei tempi, e poiché il pericolo di peccare dopo di esso rimane sempre, deve rimanere nella Chiesa fino alla fine dei tempi anche il potere di assolvere tali peccati.

D. 736. Quando fu istituito il Sacramento della Penitenza?

R. Il Sacramento della Penitenza fu istituito dopo la Risurrezione di Nostro Signore, quando diede ai suoi Apostoli il potere di perdonare i peccati, che Egli aveva promesso loro prima della Sua morte.

D. 737. I nemici della nostra religione sono nel giusto quando dicono che l’uomo non possa perdonare i peccati?

R. I nemici della nostra Religione hanno ragione quando dicono che l’uomo non può perdonare i peccati se intendono dire che non può perdonarli con la sua propria potenza, ma sono certamente in errore se vogliono dire che non può perdonarli nemmeno con il potere datogli da Dio, poiché l’uomo può fare qualsiasi cosa se Dio gli dà il potere. Il sacerdote non perdona i peccati con il suo potere di uomo, ma con l’autorità che riceve come ministro di Dio.

D. 738. In che modo i Sacerdoti della Chiesa esercitano il potere di perdonare i peccati?

R. I Sacerdoti della Chiesa esercitano il potere di perdonare i peccati ascoltando la confessione dei peccati e concedendo loro il perdono come ministri di Dio e nel suo nome.

D. 739. In che modo il potere di perdonare i peccati implica l’obbligo di andare alla confessione?

R. Il potere di perdonare i peccati implica l’obbligo di confessarsi, perché di solito i peccati vengono commessi segretamente, ed il Sacerdote non potrebbe mai sapere quali peccati perdonare e cosa non perdonare, a meno che i peccati commessi non siano stati resi noti a lui dalle persone colpevoli.

D. 740. Potrebbe Dio non perdonare i nostri peccati se li abbiamo confessati a Lui in segreto?

R. Certamente, Dio potrebbe perdonare i nostri peccati se li abbiamo confessati a Lui in segreto, ma non ha promesso di farlo; mentre Egli ha promesso di perdonarli se li confessiamo ai suoi Sacerdoti. Poiché è libero di perdonare o di non perdonare, ha il diritto di stabilire pure un Sacramento attraverso il quale solo Lui perdonerà.

D. 741. Che cosa dobbiamo fare per ricevere degnamente il Sacramento della Penitenza?

R. Per ricevere degnamente il Sacramento della Penitenza dobbiamo fare cinque cose:
1. Dobbiamo esaminare la nostra coscienza.

2. Dobbiamo avere dolore per i nostri peccati.

3. Dobbiamo prendere la ferma decisione di non offendere mai più Dio.

4. Dobbiamo confessare i nostri peccati al Sacerdote.

5. Dobbiamo accettare la penitenza che il Sacerdote ci assegna.

D. 742. Per cosa dovremmo pregare, nel prepararci alla confessione?

R. Nel prepararci per la confessione dovremmo pregare lo Spirito Santo di: darci luce per conoscere i nostri peccati e comprenderne la gravità; darci la grazia di detestarli, il coraggio di confessarli e la forza di mantenere ferme le nostre risoluzioni.

D. 743. Quali errori molti commettono nel prepararsi alla Confessione?

R. Nella preparazione alla confessione molti commettono i seguenti errori:

– Di dare troppo tempo all’esame di coscienza e poco o nulla per eccitarsi al vero dolore per i peccati scoperti;

– Di cercare di ricordare ogni circostanza poco significativa, invece di pensare ai mezzi con cui evitere i loro peccati per il futuro.

D. 744. Qual è, allora, la parte più importante della preparazione alla Confessione?

R. La parte più importante della preparazione alla Confessione è il sincero dolore per i peccati commessi, e la ferma determinazione di evitarli per il futuro.

D. 745. Qual è la ragione principale per cui le nostre Confessioni non modificano sempre il nostro modo di vivere?

R. La ragione principale per cui le nostre Confessioni non sempre modificano il nostro modo di vivere è la nostra mancanza di preparazione sincera, ed il fatto che non ci siamo davvero convinti del bisogno di un emendamento. Spesso confessiamo i nostri peccati più per abitudine, necessità o paura, piuttosto che per il vero desiderio di ricevere la grazia e di essere restituiti all’amicizia di Dio.

D. 746. Quali errori devono essere evitati nel fare la nostra confessione?

R. Nel fare la nostra confessione dobbiamo evitare:

– Raccontare dettagli inutili, i peccati degli altri o il nome di qualsiasi persona;

– Confessare i peccati che non siamo sicuri di aver commesso; esagerare i nostri peccati o il loro numero; moltiplicare il numero di volte al giorno per il numero di giorni per ottenere il numero esatto di peccati abituali;

– Dare una risposta vaga, come “a volte”, quando viene chiesto quanto spesso; aspettando che ogni peccato venga chiesto per la volta successiva;

– Dissimulando i peccati attraverso la finta modestia e ritardando così i sacerdoti e gli altri in attesa; dire le parole esatte di ciascuna volta, quando abbiamo commesso più peccati dello stesso tipo, imprecando, per esempio; e, infine, lasciando il confessionale prima che il prete ci dia un cenno per andare via.

D. 747. È sbagliato andare alla Confessione senza attendere il proprio turno e contro la volontà degli altri che aspettano?

R. È sbagliato confessarsi a nostra volta contro la volontà degli altri che aspettano con noi, perché

– Si causa disordine, litigi e comportamenti scandalosi nella Chiesa;

– È ingiusto, fa arrabbiare gli altri e riduce le loro buone disposizioni per la confessione;

– Infastidisce e distrae il Sacerdote dalla confusione e dal disordine che crea. È meglio aspettare piuttosto che andare alla confessione in modo eccitato e disordinato.

D. 748. Che cosa dovrebbe fare un penitente che sa di non poter eseguire la penitenza data?

R. Un penitente che sa di non poter eseguire la penitenza data dovrebbe chiederne al sacerdote un’altra che può invece eseguire. Quando dimentichiamo la penitenza data, dobbiamo chiederne una nuova, perché non possiamo adempiere al nostro dovere di far penitenza. La penitenza deve essere eseguita al momento e nel modo in cui il confessore indica.

D. 749. Casa è l’esame di coscienza?

R. L’esame di coscienza è uno sforzo sincero per richiamare alla mente tutti i peccati che abbiamo commesso dalla nostra ultima degna confessione.

D. 750. Quando è degna la nostra confessione?

R. La nostra confessione è degna quando abbiamo fatto tutto ciò che è necessario per una buona confessione, e quando, attraverso l’assoluzione, i nostri peccati vengono veramente perdonati.

D. 751. Come possiamo fare per un buon esame di coscienza?

R. Possiamo fare un buon esame di coscienza richiamando alla memoria i comandamenti di Dio, i precetti della Chiesa, i sette peccati capitali e i doveri particolari del nostro stato nella vita, onde scoprire i peccati che abbiamo commesso.

D. 752. Cosa dovremmo fare prima di iniziare l’esame di coscienza?

R Prima di iniziare l’esame di coscienza dovremmo pregare Dio di darci luce per conoscere i nostri peccati e la grazia di detestarli.

LEZIONE 18 –

LA CONTRIZIONE

D. 753. Che cos’è la contrizione, o dolore per il peccato?

R. La contrizione, o dolore per il peccato, è un odio per il peccato ed un vero dolore dell’anima per aver offeso Dio, con il fermo proposito di non peccare più.

D. 754. Si faccia un esempio di come dovremmo odiare ed evitare il peccato.

R. Dovremmo odiare ed evitare il peccato come si odia e si evita un veleno che ha causato quasi la morte. Anche se non possiamo addolorarci per la morte della nostra anima come facciamo per la morte di un amico, eppure il nostro dolore può essere vero;perché la tristezza per il peccato deriva più dalla nostra ragione che dai nostri sentimenti.

D. 755. Che tipo di dolore dovremmo avere per i nostri peccati?

R. Il dolore che dovremmo avere per i nostri peccati dovrebbe essere interiore, soprannaturale, universale e sovrano.

D. 756. Cosa si intende dicendo che il nostro dolore dovrebbe essere interiore?

R. Quando si dice che il nostro dolore dovrebbe essere interiore, si vuole dire che esso dovrebbe provenire dal cuore, e non solo dalle labbra.

D. 757. Cosa si intende dicendo che il nostro dolore dovrebbe essere soprannaturale?

R. Quando si dice che il nostro dolore dovrebbe essere soprannaturale, si vuole dire che esso dovrebbe essere spinto dalla grazia di Dio ed eccitato da motivi che scaturiscono dalla fede, e non da motivazioni meramente naturali.

D. 758. Che cosa si intende per “motivi che scaturiscono dalla fede” e per “motivi puramente naturali” riguardo al dolore per il peccato?

R. Per “dolore per il peccato”, da “motivi che scaturiscono dalla fede”, intendiamo il dolore per le ragioni che Dio ci ha fatto conoscere, come la perdita del paradiso, la paura dell’inferno o del purgatorio, o il terrore delle afflizioni che provengono da Dio nella punizione per il peccato.Per “motivi puramente naturali” intendiamo il dispiacere per motivi resi noti dalla nostra esperienza personale o dall’esperienza di altri, come la perdita di carattere, di beni o della salute.Un movente è ciò che muove la nostra volontà di fare o di evitare qualsiasi cosa.

D. 759. Che cosa si vuole dire dicendo che il nostro dolore dovrebbe essere universale?

R. Quando si dice che il nostro dolore dovrebbe essere universale, si vuole dire che dovremmo essere dispiaciuti per tutti i nostri peccati mortali, senza eccezione alcuna.

D. 760. Perché alcuni dei nostri peccati mortali non possono essere perdonati se invece altri rimangono nelle nostre anime?

R. È impossibile che alcuni dei nostri peccati mortali siano perdonati senza che anche tutti gli altri lo siano, perché come la luce e l’oscurità non possono stare insieme nello stesso luogo, così la grazia santificante ed il peccato mortale non possono dimorare insieme.Se c’è la grazia nell’anima, non può esserci il peccato mortale, e se vi è un peccato mortale, non può esserci la grazia, poiché un peccato mortale espelle ogni grazia.

D. 761. Che cosa si intende quando si dice che il nostro dolore dovrebbe essere sovrano?

R. Quando si dice che il nostro dolore dovrebbe essere sovrano, si vuole dire che dovremmo addolorarci di più per aver offeso Dio, che non per qualsiasi altro male che possa capitarci.

D. 762. Perché dovremmo essere dispiaciuti per i nostri peccati?

R. Dovremmo essere dispiaciuti per i nostri peccati, perché il peccato è il più grande dei mali ed è un’offesa contro Dio, nostro Creatore, Conservatore e Redentore, perché ci chiude il cielo e ci condanna alle eterne pene dell’inferno.

D. 763. Come si dimostra che il peccato è il più grande di tutti i mali?

R. Si dimostra che il peccato è il più grande dei mali, considerando che i suoi effetti durano più a lungo e hanno le conseguenze più terribili.Tutte le disgrazie di questo mondo possono durare solo per un certo tempo, e noi li sfuggiamo tutte alla morte, mentre i mali causati dal peccato rimangono con noi per tutta l’eternità, e sono solo aumentati con la morte.

D. 764. Quanti tipi di contrizione ci sono?

R. Ci sono due tipi di contrizione: la contrizione perfetta e la contrizione imperfetta.

D. 765. Che cos’è la contrizione perfetta?

R. La contrizione perfetta è quella che ci riempie di dolore e suscita odio per il peccato, perché offende Dio, che è infinitamente buono in se stesso e degno di ogni amore.

D. 766. Quando la contrizione perfetta può ottenere il perdono del peccato mortale senza il Sacramento della Penitenza?

R. La contrizione perfetta può ottenere il perdono del peccato mortale senza il Sacramento della Penitenza, quando non è possibile andare alla Confessione; ma con la contrizione perfetta dobbiamo comunque avere l’intenzione di confessarci il prima possibile, appena ne avremo l’opportunità.

D. 767. Che cos’è la contrizione imperfetta?

R. La contrizione imperfetta è quella con cui si odia ciò che offende Dio, solo perché con esso perdiamo il paradiso e meritiamo l’inferno;oppure perché il peccato è così odioso in se stesso.

D. 768. Quale altro nome è dato alla contrizione imperfetta e perché si chiama imperfetta?

R. La contrizione imperfetta è chiamata attrizione.Si chiama imperfetta solo perché è meno perfetta del grado più alto che è la contrizione, con la quale ci si dispiace per il peccato per puro amore verso la bontà di Dio, e senza alcuna considerazione per quanto ci può colpire.

D. 769. La contrizione imperfetta è sufficiente per una degna confessione?

R. La contrizione imperfetta è sufficiente per una degna confessione, ma dovremmo sforzarci sempre di avere una contrizione perfetta.

D. 770. Cosa intendi per: fermo proposito di non peccare più?

R. Con un fermo proposito di non peccare si intende una risoluta determinazione non solo ad evitare ogni peccato mortale, ma anche le sue occasioni prossime.

D. 771 Cosa si intende per occasioni prossime di peccato?

R. Per occasioni prossime di peccato, si intende tutte le persone, i luoghi e le cose che possono facilmente indurci nel peccato.

D. 772. Perché siamo tenuti ad evitare le occasioni di peccato?

R. Siamo obbligati ad evitare occasioni di peccato perché Nostro Signore ha detto: “Chi ama il pericolo perirà in esso”;e poiché siamo tenuti ad evitare la perdita delle nostre anime, siamo quindi tenuti ad evitare il pericolo della loro perdita.L’occasione è la causa del peccato, e non si può togliere il male senza rimuovere la sua causa.

D. 773. Una persona che sia determinata ad evitare il peccato, ma non sia disposta a rinunciare alla sua occasione prossima quando è possibile farlo, è giustamente disposta per la confessione?

R. Una persona che sia determinata ad evitare il peccato, ma che non sia disposta a rinunciare alla sua occasione prossima, quando è possibile farlo, non è giustamente disposta a confessarsi, e non sarà assolta se farà conoscere al Sacerdote il vero stato della sua coscienza.

D. 774. Quanti tipi di occasioni di peccato ci sono?

R. Esistono quattro tipi di occasioni di peccato:

– Occasioni prossime, attraverso le quali cadiamo sempre;

– Occasioni remote, attraverso le quali  cadiamo solo a volte;

– Le occasioni volontarie o quelle che possiamo evitare; e …

– Le occasioni involontarie o quelle che non possiamo evitare.

Una persona che vive in un’occasione prossima e volontaria di peccato, non può aspettarsi il perdono restando in questo stato.

D. 775. Quali persone, luoghi e cose sono di solito occasioni di peccato?

R. 1. Le persone che sono occasioni di peccato sono tutti coloro con cui pecchiamo, siano essi sempre malvagi, o cattivi solo in nostra compagnia, nel qual caso diventiamo pure occasione di peccato per loro;

– I luoghi sono di solito locande, bar, pub, rappresentazioni teatrali scadenti, danze indecenti, ricevimenti, luoghi di divertimenti, mostre e tutti i circoli immorali di qualsiasi tipo, indipendentemente dall’essere peccaminosi o meno;

– Altre cose, come libri cattivi, immagini indecenti, canzoni, barzellette e simili, anche se tollerati dall’opinione pubblica e in ritrovi pubblici.

LEZIONE 19 –

SULLA CONFESSIONE

D. 776. Che cos’è la Confessione?

R. La Confessione è il racconto dei nostri peccati ad un Sacerdote debitamente autorizzato, allo scopo di ottenere il perdono.

D.777. Chi è un Sacerdote debitamente autorizzato?

  1. Un Sacerdote debitamente autorizzato è uno inviato per ascoltare le confessioni dal legittimo Vescovo della Diocesi in cui siamo al momento della nostra confessione.

778. È permesso scrivere i nostri peccati e leggerli al prete nel confessionale o darglieli da leggere?

È permesso, quando necessario, scrivere i nostri peccati e leggerli al prete, come fanno le persone che hanno quasi perso la memoria. È anche permesso di consegnare la carta al sacerdote, come fanno le persone che hanno perso l’uso del loro modo di parlare. In tali casi il documento deve, dopo la confessione, essere accuratamente distrutto dal Sacerdote o dal penitente.

D.779. Che cosa si deve fare quando le persone devono fare la loro Confessione e non possono trovare un prete che capisca la loro lingua?

  1. Le persone che devono fare la loro confessione e che non riescono a trovare un prete che capisca la loro lingua, devono confessare come meglio possono con alcuni segni, mostrando quali peccati desiderano confessare e come sono dispiaciuti per loro.
  2. 780. Quali peccati siamo tenuti a confessare?
  3. Siamo obbligati a confessare tutti i nostri peccati mortali, ma è bene anche confessare i nostri peccati veniali.

D. 781. Perché è bene confessare anche i peccati veniali che ricordiamo?

R. È bene confessare anche i peccati veniali che ricordiamo:

(1) Perché questo dimostra il nostro odio per tutti i peccati, e

(2) Perché a volte è difficile determinare quando un peccato sia veniale e quando sia mortale.

D. 782. Che cosa si dovrebbe fare chi ha solo peccati veniali da confessare?

R. Chi ha solo peccati veniali da confessare dovrebbe dire anche qualche peccato già confessato nella sua vita in passato, per cui sa di essere veramente dispiaciuto; perché non è facile essere veramente dispiaciuti per i piccoli peccati e le imperfezioni, eppure dobbiamo essere dispiaciuti per i peccati confessati, affinché la nostra confessione possa essere valida – quindi aggiungiamo un peccato passato del quale siamo veramente dispiaciuti per quelli dei quali potremmo non essere abbastanza dispiaciuti.

D. 783. Una persona dovrebbe astenersi dalla confessione se crede di non avere alcun peccato da confessare?

R. Una persona non dovrebbe astenersi dalla confessione solo perché crede di non avere alcun peccato da confessare; infatti il Sacramento della Penitenza, oltre a perdonare il peccato, dà un aumento di grazia santificante, e di questo abbiamo sempre bisogno, specialmente per resistere alle tentazioni. I santi, che erano quasi senza imperfezione, andavano spesso a confessarsi.

D. 784. Una persona dovrebbe comunicarsi dopo la Confessione anche quando il confessore non gli propone di andare?

R. Una persona dovrebbe andare alla Comunione dopo la Confessione anche quando il confessore non gli propone di andare, perché il confessore intende così, salvo che non vieti positivamente al penitente di ricevere la Comunione. Tuttavia, chi non ha ancora ricevuto la sua prima Comunione non dovrebbe andare alla Comunione dopo la Confessione, anche se il confessore per errore dovesse dargli la possibilità di andare.

D. 785. Quali sono le qualità principali di una buona Confessione?

R. Le qualità principali di una buona Confessione sono tre; essa deve essere: umile, sincera e completa.

D. 786. Quando la nostra Confessione è umile?

R. La nostra Confessione è umile quando ci accusiamo dei nostri peccati, con un profondo senso di vergogna e di dolore per aver offeso Dio.

D. 787. Quando la nostra Confessione è sincera?

R. La nostra Confessione è sincera quando diciamo i nostri peccati con onestà e verità, né esagerandoli né scusandoli.

D. 788. Perché è sbagliato accusarci di peccati che non abbiamo commesso?

R. È sbagliato accusarci di peccati che non abbiamo commesso, perché, facendo così, il Sacerdote non può conoscere il vero stato delle nostre anime, come deve fare prima di darci l’assoluzione.

D. 789. Quando la nostra Confessione è completa?

R. La nostra Confessione è completa quando diciamo il numero e il tipo dei nostri peccati e le circostanze che cambiano la loro natura.

D. 790. Che cosa si intende per “tipi di peccato?”

R. Per “tipi di peccato” intendiamo la particolare divisione o classe alla quale appartengono i peccati; cioè, se sono peccati di blasfemia, disobbedienza, rabbia, impurità, disonestà, ecc. Possiamo determinare il tipo di peccato scoprendo il comandamento o il precetto della Chiesa che abbiamo infranto o la virtù contro cui abbiamo agito.

D. 791. Che cosa intendiamo per “circostanze che cambiano la natura dei peccati?”

R. Per “circostanze che cambiano la natura dei peccati” intendiamo qualsiasi cosa che renda il peccato di un altro tipo. Quindi rubare è un peccato, ma rubare dalla Chiesa rende sacrilego il nostro furto. Ed ancora, le azioni impure sono peccati, ma una persona deve dire se è stato commesso da solo o con altri, con parenti o estranei, con persone sposate o libere, ecc., Perché queste circostanze cambiano un tipo di impurità in un altro.

D. 792. Cosa dovremmo fare se non riusciamo a ricordare il numero dei nostri peccati?

R. Se non riusciamo a ricordare il numero dei nostri peccati, dovremmo dire il numero più approssimativo possibile, e dire quante volte potremmo aver peccato in un giorno, una settimana o un mese, e per quanto tempo è durata l’abitudine o la pratica.

D. 793. La nostra Confessione è degna se, senza colpa nostra, dimentichiamo di confessare un peccato mortale?

R. Se senza colpa nostra dimentichiamo di confessare un peccato mortale, la nostra Confessione è degna, e il peccato è perdonato; ma deve essere detto in Confessione se ci torna in mente.

D. 794. Può una persona che ha dimenticato di dire un peccato mortale in Confessione andare alla Santa Comunione prima di andare nuovamente a confessarsi?

Una persona che ha dimenticato di dire un peccato mortale in confessione può andare alla Comunione prima di andare nuovamente alla Confessione, perché il peccato dimenticato è stato perdonato con quelli confessati, e la confessione era buona e degna.

D. 795. È un’offesa grave nascondere intenzionalmente un peccato mortale in Confessione?

R. È un’offesa grave nascondere intenzionalmente un peccato mortale in Confessione, perché in tal modo diciamo una menzogna allo Spirito Santo, e rendiamo la nostra Confessione senza valore.

D. 796. Perché nascondere un peccato è dire una bugia allo Spirito Santo?

R. Nascondere un peccato significa mentire allo Spirito Santo, perché colui che nasconde il peccato dichiara in confessione a Dio e al Sacerdote che non ha commesso peccati, mentre lo Spirito Santo, lo Spirito di verità, lo ha visto commettere il peccato che ora nasconde e lo vede ancora nella sua anima mentre lo nega.

D. 797. Perché è sciocco nascondere i peccati in confessione?

R. È sciocco nascondere i peccati in confessione:

– Perché in tal modo peggioriamo la nostra condizione spirituale;

– Dobbiamo riferire ogni peccato se speriamo di essere salvati;

– Essi saranno resi noti nel giorno del giudizio, davanti al mondo, se li nascondiamo ora e non li confessiamo.

D. 798. Che cosa deve fare chi ha volontariamente nascosto un peccato mortale in Confessione?

R. Colui che ha volontariamente nascosto un peccato mortale in Confessione, non deve solo confessarlo, ma deve anche ripetere tutti i peccati che ha commesso dalla sua ultima Confessione degna.

D. 799. Chi ha ostinatamente nascosto un peccato mortale in confessione, cosa deve fare oltre che ripetere i peccati commessi dopo la sua ultima degna confessione?

R. Chi volontariamente ha nascosto un peccato mortale in confessione deve, oltre a ripetere tutti i peccati che ha commesso dalla sua ultima degna confessione, dire anche quante volte ha ricevuto indegnamente l’assoluzione ed eventualmente la Santa Comunione.

D. 800. Perché il prete ci dà una penitenza dopo la Confessione?

R. Il Sacerdote ci dà una penitenza dopo la Confessione, affinché possiamo soddisfare Dio per la punizione temporale dovuta ai nostri peccati.

D. 801. Perché dovremmo soddisfare i nostri peccati se Cristo ha pienamente soddisfatto per essi?

R. Cristo ha pienamente soddisfatto per i nostri peccati e dopo il nostro Battesimo siamo stati liberi da ogni colpa e non abbiamo dovuto fare alcuna soddisfazione. Ma quando abbiamo intenzionalmente peccato dopo il Battesimo, è allora che siamo obbligati a dare qualche soddisfazione.

D. 802. La leggera penitenza che il Sacerdote ci dà ci basta per soddisfare tutti i peccati confessati?

R. La leggera penitenza che il Sacerdote ci dà non è sufficiente a soddisfare per tutti i peccati confessati:

– Perché non c’è vera uguaglianza tra la leggera penitenza data e la punizione meritata per il peccato;

– Perché siamo tutti obbligati a fare penitenza per i peccati commessi, e questo non sarebbe necessario se la penitenza data in confessione fosse soddisfacente per tutti. La penitenza è data e accettata nella Confessione principalmente per dimostrare la nostra volontà di far penitenza e di fare ammenda per i nostri peccati.

D. 803. Il Sacramento della Penitenza non rimette tutte le pene dovute al peccato?

R. Il Sacramento della Penitenza rimette la punizione eterna dovuta al peccato, ma non sempre rimette la punizione temporale che Dio richiede come soddisfazione per i nostri peccati.

D. 804. Perché Dio richiede una punizione temporale come soddisfazione per il peccato?

R. Dio richiede una punizione temporale come soddisfazione per il peccato per insegnarci il grande male del peccato e per impedirci di ricadere.

D. 805. Quali sono i principali mezzi con cui soddisfiamo Dio per la punizione temporale dovuta al peccato?

R. I principali mezzi con cui soddisfiamo Dio per la punizione temporale dovuta al peccato sono: la preghiera, il digiuno, l’elemosina; tutte le opere di misericordia spirituale e corporale e la paziente sofferenza dei mali della vita.

D. 806. Quale digiuno ha il merito più grande?

R. Il digiuno imposto dalla Chiesa in certi giorni dell’anno, e in particolare durante la Quaresima, ha il merito più grande.

D. 807. Che cos’è la quaresima?

R. Quaresima sono i quaranta giorni prima della domenica di Pasqua, durante la quale facciamo penitenza, digiuniamo e preghiamo per prepararci alla Risurrezione di Nostro Signore; e anche per ricordarci del Suo digiuno di quaranta giorni prima della Sua Passione.

D. 808. Che cosa intendiamo per “elemosina”?

R. Per elemosina intendiamo denaro, beni o assistenza dati ai poveri o per scopi caritatevoli. La legge di Dio richiede a tutte le persone di fare l’elemosina in proporzione ai loro mezzi.

D. 809. Quali “mali della vita” aiutano a soddisfare Dio per il peccato?

R. I mali della vita che aiutano a soddisfare Dio per il peccato sono la malattia, la povertà, la sventura, la prova, l’afflizione, ecc., specialmente quando non li abbiamo portati su di noi con il peccato.

D. 810. Come facevano i Penitenti i Cristiani nelle prime ere della Chiesa?

R. I Cristiani nelle prime ere della Chiesa facevano penitenza pubblica, specialmente per i peccati dei quali cui erano colpevoli e pubblicamente noti. I penitenti venivano esclusi per un certo tempo dalla Messa o dal Sacramento, e alcuni furono obbligati a rimanere alla porta della Chiesa mendicando le preghiere di coloro che entravano.

D. 811. Come si chiamavano queste severe Penitenze della prima età della Chiesa?

R. Queste severe penitenze delle prime età della Chiesa furono chiamate penitenze canoniche, perché la loro specie e durata erano regolate dai canoni o dalle leggi della Chiesa.

D. 812. Come possiamo discernere le opere di misericordia spirituali, da quelle corporali?

R. Possiamo distinguere le opere di misericordia spirituali da quelle corporali, perché tutto ciò che facciamo per l’anima è un’opera spirituale, e qualsiasi cosa facciamo per il corpo è un’opera corporale.

D. 813. Quali sono le principali opere di misericordia spirituali?

R. Le principali opere di misericordia spirituali sono sette: ammonire i peccatori, istruire gli ignoranti, consigliare i dubbiosi, confortare gli afflitti, sopportare i torti con pazienza, perdonare tutte le offese e pregare per i vivi e i morti .

D. 814. Quando siamo obbligati ad ammonire il peccatore?

R. Siamo tenuti ad ammonire il peccatore quando sono soddisfatte le seguenti condizioni:
1. Quando la sua colpa è un peccato mortale;

2. quando abbiamo autorità o influenza su di lui, e

3. quando c’è motivo di credere che il nostro avvertimento non lo farà peggiorare invece che migliorarlo.

D. 815. Chi sono gli “ignoranti” che intendiamo istruire, e i “dubbiosi” che dobbiamo consigliare?

R. Per gli ignoranti che dobbiamo istruire e per i dubbiosi che dobbiamo consigliare, si intendono quelle persone che ignorano in particolare le verità della religione e coloro che dubitano delle questioni di fede. Dobbiamo aiutare tali persone quanto più possibile per poter conoscere e credere alle verità necessarie per la salvezza.

D. 816. Perché ci viene consigliato di sopportare con tanta pazienza e di perdonare tutte le offese?

R. Ci è consigliato di sopportare pazientemente i torti e di perdonare tutte le offese, perché, essendo Cristiani, dovremmo imitare l’esempio del nostro divino Signore, che ha sopportato ogni torto con pazienza e che non solo ha perdonato, ma ha pregato per coloro che lo hanno offeso.

D. 817. Se, quindi, è una virtù Cristiana perdonare tutti le offese, perché i Cristiani stabiliscono tribunali e carceri per punire i malfattori?

R. I Cristiani stabiliscono tribunali e carceri per punire i trasgressori, perché la conservazione dell’autorità legale, il buon ordine nella società, la protezione degli altri, e talvolta anche il bene del colpevole stesso, richiedono che i crimini siano giustamente puniti. Siccome Dio stesso punisce il crimine e poiché l’autorità legale viene da Lui, tale autorità ha il diritto di punire, sebbene le persone dovrebbero perdonare le offese fatte loro personalmente.

D. 818. Perché è un’opera di misericordia pregare per i vivi e i morti?

R. È un’opera di misericordia aiutare coloro che non sono in grado di aiutarsi da soli. I vivi sono esposti alle tentazioni e, mentre sono in peccato mortale, sono privati ​​del merito delle loro buone opere e hanno bisogno delle nostre preghiere. I morti non possono in alcun modo aiutare se stessi e dipendono da noi per essere aiutati.

D. 819. Quali sono le principali opere di misericordia corporale?

R. Le opere di misericordia del caporale sono sette: Dare da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, riscattare i prigionieri, ospitare i forestieri, visitare gli ammalati e seppellire i morti.

D. 820. Come possiamo definire brevemente le opere di misericordia corporale?

R. Possiamo brevemente definire le opere di misericordia corporale dicendo che noi siamo obbligati ad aiutare i poveri in tutte le loro forme di bisogno.

D. 821. In che modo i Cristiani sono aiutati nella pratica delle opere di misericordia?

R. I Cristiani sono aiutati nella pratica delle opere di misericordia attraverso l’istituzione di organismi caritatevoli nei quali comunità religiose di uomini o donne santi svolgono questi doveri per noi, a condizione che forniamo i mezzi necessari con la nostra elemosina e le buone opere.

D. 822. Chi sono i religiosi?

R. I religiosi sono uomini e donne che si sacrificano e che, desiderando seguire più da vicino gli insegnamenti di Nostro Signore, dedicano la loro vita al servizio di Dio e della religione. Vivono insieme in società approvate dalla Chiesa, sotto una regola e sotto guida di un superiore. Mantengono i voti di castità, povertà e obbedienza e dividono il loro tempo tra preghiera e buone opere. Le case in cui dimorano sono chiamate conventi o monasteri, e le società in cui vivono sono chiamate ordini religiosi, comunità o congregazioni.

D. 823. Ci sono comunità religiose di sacerdoti?

R. Ci sono molte comunità religiose di Sacerdoti che, oltre a vivere secondo le leggi generali della Chiesa, come fanno tutti i Sacerdoti, seguono alcune regole stabilite per la loro comunità. Tali Sacerdoti sono chiamati il ​​clero regolare, perché essi vivono secondo delle regole, per distinguerli dai Sacerdoti del clero secolare che vivono nelle loro parrocchie senza una regola speciale. Il lavoro principale del clero regolare è quello di insegnare nei collegi, andare alle missioni e praticare ritiri.

D. 824. Perché ci sono così tante diverse comunità religiose?

R. Ci sono molte diverse comunità religiose:

– Perché tutti i religiosi non sono preparati tutti per uno stesso lavoro, e

– Perché desiderano imitare la vita di Nostro Signore sulla terra nel modo più perfetto possibile; e quando ciascuna comunità prende una delle opere di Cristo e cerca di diventare perfetta in essa, l’unione di tutte le loro opere continua perfettamente, come meglio si può, le opere che Egli ha iniziato sulla terra.