LO SCUDO DELLA FEDE (152)

P. F. GHERUBINO DA SERRAVEZZA

Cappuccino Missionario Apostolico

IL PROTESTANTISMO GIUDICATO E CONDANNATO DALLA BIBBIA E DAI PROTESTANTI (21)

FIRENZE DALLA TIPOGRAFIA CALASANZIANA

DISCUSSIONE XVIII

La Confessione Sacramentale.

116. Prot. Eccomi dunque vinto abbattuto, e per mia propria sentenza, dalla Cattolica Chiesa anche riguardo al culto dei Santi! Ma ora mi faccio ad accusarla al vostro gran tribunale di tale una enormità, che certamente ne sentirete orrore. Essa pertanto ha inventato pel suo tornaconto, un nuovo Sacramento, che appella – Sacramento della Penitenza, o Sacramental Confessione; – e quello che è peggio, asserisce che è d’istituzione divina, e quindi dichiara eternamente dannati tutti coloro che, potendo, non vogliono confessarsi, da un sacerdote approvato, dei loro peccati, almeno mortali, commessi dopo il battesimo, onde ricevere l’assoluzione, per la potestà che dice esserle conferita dal Redentore! «Ma sebbene antichissimo sia l’uso della Confessione, resto però maravigliato con qual fronte si osi sostenere che essa sia di diritto divino!…. La confessione auricolare (nel senso cattolico) è cosa sommamente pestilenziale e nociva per molti capi alla Chiesa; onde come tale la rigetto e condanno. » (Calvino, lib, 3, Instit. Cap. 4, § 7, 19)-

Bibbia. Sta scritto: « Gesù poi rispondendo disse a lui… E io dico a te che tu sei Pietro:… e a te darò le chiavi del regno de’ ieli, e tuttociò che avrai legato sopra la terra, sarà legato anche ne’ cieli: e tuttociò che avrai sciolto sopra la terra, sarà sciolto anche ne’ cieli. » (Matth. XVI, 17 segg.).

 Dipoi disse a tutti gli Apostoli: « In verità vi dico: Tutte quelle cose che avrete legate sulla terra, saranno legate anche nel cielo: e tutte quelle che avrete sciolte sulla terra, saranno sciolte anche nel cielo. » (ivi, XVIII, 18). Non facendosi qui eccezione di sorta, è fuor di dubbio che la gran potestà di sciogliere e di legare si estende incontrastabilmente anche ai peccati. Che se ancora ne dubiti, ascolta.

« Disse loro di nuovo Gesù: Pace a voi: Come il Padre mandò me, anch’io mando voi. E,detto questo, soffiò sopra di essi, e disse: Ricevete lo Spirito Santo: Saran rimessi i peccati a chi li rimetterete: e saran ritenuti a chi li riterrete. (Giov. XX, 21, 22, 23). Ecco dunque concessa da Gesù Cristo agli Apostoli, ed in essi ai Sacri Ministri della sua Chiesa, la divina potestà di perdonarci i peccati, e quindi, ecco la divina istituzione del Sacramento della Penitenza, e conseguentemente della Confessione; poiché ognun vede che non potendo né dovendo i Sacri Ministri operare a caso, alla cieca, ma dovendo assolutamente procedere con retto e maturo giudizio, e quindi con piena cognizione di causa nel rimettere o ritenere i peccati; ciò sarebbe loro impossibile senza la Confessione dei medesimi. Che poi questa sia auricolare, non è di necessità, e però se a te piace di farla pubblicamente, serviti pure, non cesserà per questo di esser valida: purché una Confessione vi sia. e sia fatta al sacerdote approvato, siccome è scritto: « Se confesseremo i nostri peccati: egli Dio, è fedele e giusto per rimettere i nostri peccati, e mondarci da ogni iniquità. » (I Giov. I, 9).

« Il tutto a Dio, il quale.,., ha dato a noi il ministero della riconciliazione. Dappoiché Iddio era, che seco riconciliava (nell’Antico Testamento) il mondo in Cristo, non imputando ad essi i loro peccati. » (II Cor. V, 18). « Tutti compresi furono da timore,… e molti di quelli che avevano creduto venivano (da Paolo) a confessare e manifestare le opere loro. » cioè i loro peccati. E qui devi avvertire che l’espressione del testo originale, cioè, – « αναγγέλλοντες » – significa manifestare, etc. dettagliatamente; onde potrebbe tradursi: venivano a confessare e manifestare ad una ad una le opere loro, ossia le loro colpe. Ora cosa ne dici, mentre vedi che la Confessione è praticata, dai fedeli presso gli Apostoli, e dagli Apostoli sì chiaramente asserita necessaria, e inculcata? Rispondi!

117. Prot. Non ho che rispondere in contrario, sono con voi: ascoltatemi. – S. Giacomo dice: – Confessate l’uno all’altro i vostri peccati –  perché non si dà remissione di peccati senza la Confessione, quando vi è luogo di potersi confessare; né basta condurre i preti all’infermo, se questi non si confessa. Dunque, – Confessate l’uno all’altro i vostri peccati – cioè, l’uomo all’uomo, non solamente a Dio. dice la Glossa. E così è manifesto che vi è il precetto di confessarsi. Il Signore comandò implicitamente la Confessione, dicendo: – Matt. IV. – Fate penitenza – Dipoi gli Apostoli la comandarono espressamente, e distintamente, come nel luogo sopraccitato. Parlandosi dunque di peccati mortali, quel – Confessate l’uno all’altro i vostri peccati – indica che la Confessione non è di consiglio, e deve farsi confessandosi al maggiore, cioè al Sacerdote. » (G. Hus, Comment in Epist. Jacob, cap. V).

« S. Paolo dice: – I Cor. XI. 28. – Provi perciò l’uomo sé stesso,  etc. cioè provi sé stesso nella contrizione, se cordialmente siduole dei commessi peccati: nella Confessione, se di tutti siasi confessato: nella soddisfazione, se fa o vuole o no compire la penitenza ». (Il medes. lib. De cœna Domini, in illudProbet autem seipsum homo.)

«Imperochè tre sono, come dicono i Dottori, le parti dellapenitenza perfetta (del Sacramento della penitenza), cioè, Contrizione, Confessione e Soddisfazione. Dunque la seconda parte della Confessione, la quale è una ricognizione dei peccatidavanti al sacerdote, e la quale deve esseree piana e intera: piana, affinché il sacerdote intenda: intera, cioè che il confitente non nasconda scientemente alcun peccato; imperocché sta scritto – Prov. XXVIII. 13. – Chi nasconde i suoi peccati non avrà bene. » (G. Hus, Tract, de pœnit. pro Jacobo.).

« Fra quello che di bello e di amabile ha la Religione cristiana, bellissima e amabilissima cosa è nel vero l’istituzione della Confessione in Sacramento, la quale attirava pure a sé gli sguardi de’ popoli della Cina e del Giappone. Conciosiachè quel dover dire di necessità i propri falli al sacerdote, ritiene molti dall’atto di peccare, e massime quei che non hanno ancora un cuor di macigno; oltreché molto consola quei che sono andati errati. Un Confessore savio, prudente e pio, a ragione da essi si reputa quale strumento potente mandato da Dio per la conquista delle anime. Quello che egli avvisa, e ci comunica co’ suoi consigli, oh! Quanto giova a porre ordine e modo nelle nostre inclinazioni, a conoscer per entro la bruttezza loro, le nostre mancanze, a fuggire da tutto ciò che ci potrebbe perdisavventura presentare occasione al peccato. Cifa rimediare altresì in qualche guisa aimali di cui fummo altrui cagione, ne fa restituire le cose messe a ruba, scioglie i dubbi e illumina l’intelletto: leva ad alti desii lo spirito venuto meno, e finalmente (che è tutto) cancella dall’anima tutti i segni del peccato, e ne medica le ferite. » (Leibniz, Teodicea, p. 265 e nel Sist. Teolog., p. 120 e segg.).

« La coscienza di un fallo commesso è già molto. Basta un appello solo di avere errato, perché l’anima se ne affligga, e ne senta il peso. Solo quando il peccato si trasforma, per così dire, in abitudine e natura di ogni ingiustizia, essa non ha più alcun tema né reminiscenza del mal fatto che la tormenti. In queste congiunture tristissime, gli uomini mossi da naturale istinto, (non senza impulso della grazia) sogliono esser presi da forte desio di liberarsi alla fine dal peso che gli affatica e gli opprime con tanto dolore, e di scemar la paura dell’anima propria, comunicandola in certa guisa nel seno di un’altra persona, la quale nel silenzio e nella segretezza ispiri loro fiducia. Bene avverrà che discorrendo in quella confessione le mancanze proprie, un improvviso rossore colorirà santamente le gote, il che pertanto non rimarrà senza un subito premio; imperocché una quiete soave s’ingenera soavemente nell’anima, e ne caccia la smania irrequieta, e sarà frutto, secondo che accade, della fiducia e della simpatia così di prima giunta nata nel cuore. Essi godono di quella consolazione che è una delle più forti dell’animo, di non aver perduto ad ogni guisa il diritto alla stima altrui, ben avvedendosi che se la loro vita fu manchevole e e degna di biasimo infino a quel punto, pure molto si commenda al presente, e si fa festa al sentimento dell’animo loro. » (Smith, Teoria de’ sensi umani, p. 562).

«Infatti a gran fatica ed appena si può narrare quanti uomini malvagi, e quante donne dissolute abbiano per siffatta istituzione riacquistata la speranza di salvezza, e conosciuti se stessi, e lo stato loro; e quel che è più, vennero sollevati, a così dire, con questa mano,  dall’orlo degli abissi, in cui altrimenti sarebbero una volta per sempre caduti. » (Plank, Opere varie di argomento teologico. T. 2, p, 176).

« Non voglio che alcuno mi tolga la Confessione, non la darei per il tesoro di tutto il mondo. Quanto essa possa, non lo conosce se non chi ha combattuto spesso e molto col diavolo. Tempo fa sarei stato ucciso dal diavolo, se la Confessione non mi avesse salvato (Lutero, presso Cocleo: Ad Joan. Abbat. Coloniens.).

«Oggimai è pienamente conosciuto che l’idea del perdono dei peccati, e della giustificazione (alla protestante), sebbene con tanto apparato di parole messe in campo da Lutero, in opposizione di quello che insegna la Chiesa Romana, pure è distrutta dall’antica dottrina di Cristo. E su di questo punto i Cattolici dettero nel segno, quando in mezzo ciò che di favorevole trovarono nella cristiana antichità » (W. Macuscher, Compendio storico della Religione. T, 2, p. 186).

« Una confessione pubblica (alla protestante) fatta così in generale non merita neppur questo nome. Essa è come non fosse. » (Steffens, Il tempo presente, T. 1, p. 176)

« Domandate ad un uomo di campagna, che cosa abbia mai tratto di buono dalla Confessione pubblica generale. A mala pena saprà dirvi cosa; e se pur gli vorrà fatto di rispondere, che ne udrete? Che essa si fa più presto. E bene sta. Perciocché questo è il solo utile che egli conosca, e se ne ripromette. » (Bretschneilder. Manuale di dogmatica, T. 2, p. 870).

« Mi duole al vivo, che ciò nonostante sia così piccolo il novero di quelli che desiderano di presente la Confessione privata (auricolare) troppo precipitosamente voluta togliere da noi Luterani. » (C. T . Nitzsh, Studii teologici, 1832, T. 2, p. 451).

« L’uso della Confessione fatta in segreto al sacerdoti oltre ad essere una cosa di gran vantaggio, esisteva altresì nella Chiesa antica. » (Montague, Appel., c. 32).

« È necessario che nella Confessione si ritenga V l’assoluzione particolare; il rigettarla è un errore condannato e proprio de’ novatori. Questa assoluzione è un vero Sacramento propriamente detto. Il poter delle chiavi rimette i peccati non solo davanti alla Chiesa, ma anche davanti a Dio » (Confess. Ausburg, Art. XI, p. 12, 22).

LO SCUDO DELLA FEDE (151)

P. F. GHERUBINO DA SERRAVEZZA

Cappuccino Missionario Apostolico

IL PROTESTANTISMO GIUDICATO E CONDANNATO DALLA BIBBIA E DAI PROTESTANTI (20)

FIRENZE DALLA TIPOGRAFIA CALASANZIANA

1861

DISCUSSIONE XVII. (3)

Il culto de’ Santi: — Immagini: — Reliquie.

PUNTO I.

Adorazione de’ Santi.

108. « In verun modo riproviamo coloro che approvano questa distinzione (di culto di latria, e di dulia), sì perché l’uomo prudente deve evitare ogni logomachìa, sì perché non sembra neppure inutile impor nomi diversi a culti di genere totalmente differenti, quale è il culto di Dio, e quello della creatura, onde evitar l’omonimia, si perché è ammessa da Agostino. » (Gerardo Vessio, in Append. ad Epist. 1, de Incarn.). « Pertanto, giudicano gli uomini pii e prudenti di affaticarsi, onde in tutti i modi non solo inculcata sia negli animi degli uditori, e dei discenti, ma anche dimostrata con segni esterni (il che è lecito) l’immensa infinita diversità dell’onore dovuto a Dio, detto di latria, e di quello esibito ai Santi, detto di dulia » (Leibnitz, Systemn. Theolog. P. 188). – « Io suppongo che un Israelita prostratosi nell’accostarsi al suo re, nessuno abbia accusato d’idolatria. Se egli avesse fatto altrettanto davanti a un idolo, questo medesimo atto corporale sarebbe passato per un atto d’idolatria. Perchè? Perchè sarebbesi giudicato dalla sua azione che egli riguardava l’idolo come una vera divinità, e che egli avesse per questo sentimenti che suppongono l’adorazione presa nel senso rigoroso. Che dunque deve pensarsi di ciò che fanno i Cattolici per onorare i Santi, le Reliquie, il legno della Croce? Eglino non negheranno punto che questo culto esteriore non rassomigli in tutto a quello che fanno per onorare Dio esteriormente (Rassomiglia ma non in tutto). Ma hanno eglino dei Santi e della Croce le medesime idee che hanno di Dio? Io non credo punto che alcuno possa di ciò giustamente accusarli. Per la qual cosa mi sembra che non dovrebbero qualificarsi idolatri? (Encyclopedie, T, 1, Art. Adorer.)

«Devesi generalmente tenere…. che il culto dei Santi, e delle Reliquie non è   approvato se non in quanto si riferisce a Dio, e che non vi è atto alcuno di religione che non si risolva e termini in onore del solo Onnipotente Dio. Pertanto, quando si onorano i Santi, ciò intender si deve in tal modo, siccome dicesi nella Scrittura: «sono onorati gli amici tuoi o Dio. » e « Lodate il Signore nei Santi suoi. »…. È certo che nel secondo secolo della Chiesa cristiana già erano celebratele feste de’ Martiri, ed erano istituite, presso i loro monumenti, delle sacre adunanze…. Onde è da tenersi che quelli i quali in tal modo la sentono (che il culto de’ Santi sia idolatria), non aprano un adito a stirpare ogni cosa cristiana. Che anzi più oltre procederà il sospetto degli ingegni audaci; imperocchè resteranno meravigliati che Cristo, tanto largo in promesse verso la sua Chiesa, sia stato tanto indulgente al nemico del genere umano, che distrutta un’idolatria ne succedesse un’altra, e di sedici secoli (ora 49) appena vi sieno uno, o duo in cui la vera fede siasi comunque conservata tra i Cristiani; mentre vediamo essersi mantenuta assai pura per tanti secoli, secondo gli istituti de’ fondatori, la giudaica e la maomettana religione. Dove pertanto resterà il consiglio di Gamaliele, il quale diceva che dall’evento giudicare si deve della Cristiana Religione, o della volontà della Provvidenza?» (Leibnitz, System. Theolog. Edit, ab Emery, Paris, 1819, p. 160. 170, 172)

PUNTO II.

Invocazione dei Santi.

109. Non sarà mai che io estimi peccato l’esclamare ad una voce colla Chiesa Cattolica, – SANTA MARIA, PREGA PER ME. – » (Montague, Appel. cap. 82).

« Queste soavi petizioni (che si fanno ai santi) non altrimenti debbono intendersi che in quel senso solo, cui ha designato la Chiesa Cattolica; cioè, che siffatte domande non s’indirizzano mai agli Angeli, ed ai Santi quasi fossero, eglino stessi forniti di una divina autorità e di una potenza soprumana, ma bensì come nostri buoni mediatori tra Dio e Cristo Redentore, tutti intesi a difenderci colassù nel cielo, ed a pigliarsi pensiero di ogni nostro bene. » (Krummacher, San-Ansgario Apostolo della Svezia, ossia, il tempo antico e buono).

« Per ciò che riguarda le preghiere pubbliche della Chiesa, appellate collette, nelle quali si fa menzione delle preghiere e dei meriti de’ Santi; poiché in queste preghiere medesime tutto ciò che si domanda è domandato a Dio, non ai Santi, e di più è domandato per Gesù Cristo: di là tutti quelli che fanno questa preghiera, riconoscono che tutti i meriti de’ Santi sono doni concessi loro gratuitamente da Dio…. Noi confessiamo e predichiamo con gioia , che Dio ricompensa le buone opere de’ suoi servi, non solamente in loro stessi, ma anche in coloro per li quali eglino pregano; poiché Egli ha promesso che farà del bene a quelli che lo amano sino a mille generazioni. » (Bozza, Disp. Ratisbonæ.)

PUNTO III.

I Santi conoscono le nostre preghiere, ec. — Pregano per noi:

— Potenti sono le loro preghiere.

110. « Quanto a colui che rigetta l’invocazione de’ Santi, e nega che essi conoscano le cose che in terra si fanno, lo prego a spiegarmi questo testo del Vangelo: – Vi sarà allegrezza appo gli Angeli di Dio per un peccatore che faccia penitenza. » (Tomm. Brown, Religione del medio-evo, etc. in fine). Essendo le menti beate più adesso presenti alle cose nostre che quando in terra vivevano, e vedendo con molto maggior chiarezza le cose tutte (imperocché gli uomini non conoscono che quelle cose che davanti ad essi si fanno, o che odono da altri), essendo la loro carità, o volontà di giovare di gran lunga più ardente, ed in fine essendo le loro preghiere più grandemente efficaci di quelle che una volta facevano in questa vita, e constando quanto Dio abbia concesso alle intercessioni de’ Santi viventi, e quanto utilmente aspettiamo che congiunte sieno alle nostre preghiere quelle dei nostri fratelli; non vedo come possa ascriversi a delitto l’interpellare un’anima felice, o un Angelo Santo, e domandare la sua intercessione , o soccorso;… e principalmente se quel culto si considera soltanto come una piccola accessione di quel sommo culto, che al solo Dio direttamente dirigesi. » (Leibnitz, op. cit. p. 194.) « Quando s’invocano i Santi, e si domanda il loro aiuto, sempre si sottintende che il loro aiuto consiste nelle loro preghiere, le quali fanno con grande efficacia per noi; siccome notò anche il Bellarmino, che – aiutami, o Pietro, o Paolo, – nient’altro significa che – prega per me. » (Il medes. ivi, p. 160).

PUNTO IV.

Immagini Sacre, e loro culto.

111. « Ove letto avete nella Scrittura (dico a’ miei antagonisti) che bisogna abolire le Immagini? Il Decalogo parla degli idoli, o delle immagini che si adorano (come idoli), e non già dell’immagine di Gesù Cristo che io adoro. Si le parole del Decalogo non si riferiscono che agli idoli clic si adorano. » (Lutero, nella sua disputa di Orlemunda).

« Sebbene siasi fatto l’uso di dire che l’onore si esibisce all’Immagine, realmente però non si onora la cosa inanimata, e in capace d’onore, ma si onora davanti all’Immagine e per mezzo dell’Immagine il prototipo, siccome insegna il Concilio (di Trento, e da ciò si crede essere avvenuto che gli scolastici hanno disputato che l’Immagine di Cristo si adori con quel medesimo sommo culto di latria, col quale si adora lo stesso Cristo Dio. Imperocché l’atto che dicesi – adorazione dell’Immagine – è realmente adorazione di esso Cristo per occasione, e per l’intuito dell’Immagine, voltandosi a questa il corpo quasi ad esso Cristo, onde più perfettamente si esibisca la di lui presenza, ed il cuore maggiormente s’innalzi a contemplare il Signore. Imperocché nessuno di mente sana penserà dire: – Dammi, o Immagine, quello che domando: a te, o marmo, o legno, rendo grazie; ma te, o Signore, adoro, a te canto lodi, etc. …… Posto adunque che ammessa non sia altra venerazione d’Immagini che quella che è venerazione del prototipo, in essa non sarà idolatria più di quello che sia nella venerazione che a Dio, e a Cristo si esibisce, pronunziato il suo Santissimo Nome. Imperocché anche i nomi sono note, e molto inferiori alle Immagini; poiché molto meno rappresentan la cosa. Pertanto quando si dice – onorare l’immagine – ciò non devesi intendere che in quel modo che dicesi – che si piegan le ginocchia nel Nome dì Gesù, che si benedice il Signore, e si dà gloria al suo Nome. L’adorare davanti all’Immagine esterna, non devesi riprendere più di quello si faccia l’adorare davanti all’immagine interna, che nella fantasia nostra è dipinta; dappoiché non per altro si usa l’Immagine esterna che per render più espressa l’immagine interna. Sapientemente poi ci avverte il Concilio (di Trento) di non credere che si trovi, o abiti nell’Immagine qualche virtù, o divinità. » (Leibniz, Op. cit, p, 142).

« Se vi è cosa, non dirò meravigliosa, ma quasi incredibilmente sublime, egli è il culto che con atti interni ed esterni si rende alle Immagini Sacre. Qualora ci goda l’animo di volgere gli occhi intorno, e vederci circondati dalla bellezza e dalla maestà delle arti, oh! assai più profittevol ci sia, dovendo scegliere, l’avere a nostri compagni ed amici Gesù Crocifisso, e i suoi seguaci, i suoi veri discepoli; perocché costoro ci solleveranno di vantaggio, e renderanno dolcissimo le nostre solitudini. Con ciò noi verremo facilmente a ricordarci di quegli uomini santi, i quali comecché dipartiti da questa terra, non si dimenticaron di noi; ma in quella vece, mediante le loro Immagini e la memoria delle gesta gloriose, con cui onorarono mentre vissero l’umanità, vengono, per così dire, a visitarci continuamente, e a professarsi amici e nostri buoni avvocati appresso Dia…. Una bella e viva Immagine di un Santo, sebbene sia muta, può essere una predica commoventissima. Bene è vero che tali Immagini furon tolte via dalle nostre Chiese (protestanti), ma ciò non avvenne che in progresso di tempo, quando, cioè la loro presenza faceva travedere una tal quale propensione di favorire l’idolatria. Dal quale abuso non si deve argomentare la nullità, o malvagità del buono e santo uso che se ne può fare. » (De Meyer, Fogli per la verità più sublime)

PUNTO V.

Reliquie, e loro culto.

112. « Ciò che è rimasto del tabernacolo venuto meno sono le memorie della vita che un dì lo animava e sorreggeva. E in che parte questi documenti si custodiscono e si difendono meglio con più di ammirazione, se non là dove, nel tempo travalicato, la potenza dello spirito con la favella e con le opere a tante cose che diè forma compimento? Quel senso sublime, che nato nel profondo dell’anima nostra, di presente soavemente s’ingigantisce e si fa sentire, bene ha forza di rigettare qualunque obbiezione. Se si pon mente a tutto questo e con ispirito vero di religione, assai di leggieri la Chiesa Cattolica chiarirà come cosa innocentissima il tributo e lo spirituale ossequio da lei reso agli Angeli ed ai Santi. Le verrà fatto in pari tempo di mettere in onore questi buoni atti, e dar loro quel colore convenevole che amorosamente attrae a sè, e che tocca l’anima, e fa veder la bellezza di quell’idea…. La quale dimostrazione del bello religioso, lungi dall’esser vanità, si appoggia saldissima sugli oracoli della Scrittura. » (Clausen. La costituzione, la dottrina ed il culto della Chiesa Cattolica. Lipsia 1828, p. 127).

« E vorrebbesi pur sapere che cosa vi abbia di assurdo e di Contraddittorio, secondo che la storia ci narra, in ciò che le ossa dei Santi posseggano una potenza peculiare e tutta lor propria? Forse che è uscir d’intelletto l’ammettere che (decretandosi lassù da quel Signore, il quale può tutto quello che vuole) queste ossa, a cui fu unita un giorno un’anima santa, si rivestano di una forza efficace e tutta vivificante? La viva fede di quella donna del Vangelo ammalata, la quale tutta umiltà e credenza si peritava, parendole troppo, di toccare persino il lembo del manto di Gesù Cristo; quella fede era ella una superstizione? E quantunque sia pur vero che non già l’orlo della veste del Redentore liberolla dal malore, e la sanò, ma sì la potenza divina; ne segue forse che l’estremità della veste, su cui fece quel suo toccamento, si abbia a reputare un nulla? A che si oppone, o che dabbenaggine mostra mai colui, il quale crede che Dio, per recare ad atto e compiere le intenzioni sue, per mantener vive le speranze di chi gli si mostra fedelissimo, possa anche al presente usar delle ossa de’ Martiri, e dei Confessori, quasi fossero celesti mandati a fornire alcuna missione? Le Sacre Scritture ci pongono dinanzi agli occhi su questo punto, tanto e così convenevoli testimonianze, che ne abbiamo di soverchio. » (Krummacher, Op. cit.)

PUNTO VI.

Preferenza di divozione per alcune Reliquie, etc.

113. « Deve certamente giudicarsi pietà il visitare alle volte, o liberamente, o per voto, certi luoghi a preferenza di altri, ed il fare altre cose di questo genere; poiché queste e le altre singolari circostanze del proposito, sono parte dell’onore: ed è da lodarsi la preparazione dell’animo d’imporsi una qualche pena e legge certa, l’estensione del proposito e del nostro zelo particolare. Il luogo stesso, insigne pei divini benefizi, più fortemente attrae l’animo, e lo colpisce di un sacro orrore; il che neppure i protestanti, a quali è dato andare a visitare il Sepolcro del Signore, ho memoria che neghino » (Leibniz, Op. cit. p. 148).

PUNTO VII.

Reliquie false.

114. « Siccome il culto (delle Reliquie) è cosa di puro affetto soltanto, niente pregiudica, se per caso avvenisse, che Reliquie credute vere, fossero suppositizie. » ( Il medes. ivi, p. 189).

PUNTO VIII.

Le Feste del Signore e de’Santi nella Chiesa Cattolica.

115. « Quell’amore materno che trovasi nel Cattolicismo, che con allettamento purissimo attrae a sé la poesia, cui esso ispira, ci commuove tutti a meraviglia, come già fu un tempo, e si continuerà per sempre. Nella quiete di una cappella tutta lucente di bei ceri, allorché si fa la festa pel nascimento del Signore Nostro, in quell’aere puro e soavissimo, in quell’atmosfera di odoroso incenso, e tra quella musica che trae a pietà, il cuore dell’uomo troverà sempre mai una contentezza ineffabile; come tra le braccia della Madre di Dio, le si prostrerà dinanzi con una semplicità e una santa umiliazione, quale a vero figlio si addice, e caduto ginocchioni a terra, s’innalzerà colla mente all’amore inenarrabile del Salvatore » (Isidoro conte di Lochem, Fogli di Lotos, 1817.).

« Dove mai sono quei tanti milioni, con cui altri avvisava di arricchire la patria, abolendo i giorni festivi? Forse che il pane a buon prezzo vendendosi, il povero può mangiare quanto pur gli farebbe d’uopo, come allora i nostri ciarlieri banditori volevano far credere? – (Wagner, presso Theiner, introduzione del protestantismo in Italia, part. II, § 20).

« E sarebbe pur convenevole che noi (protestanti) ristabilissimo nella nostra Chiesa le Festività del bello e santo amore nelle solennità che si sogliono fare nella Nascita di Maria, e di quella dell’Annunziazione portatale dall’Angelo. Perocché io non comprendo per niun modo come mai i nostri Riformatori, quasi  fossero altrettanti ciechi di mente, non abbiano poi ravvisato nella Verginella di Nazaret il TIPO VERO ED IDEALE DELLA PIÙ BELLA E CELESTE DILEZIONE » (Fessler, Teresia. Tom. 2, p. 101)

 « Quando la Chiesa Cattolica fa festa pei suoi Santi, o va commemorando i trapassati nel Signore, mostra chiaramente essere informata della più sublime ed universale idea religiosa. (Horst, Misteriografia, p. 276).

« Per un cuore, il quale sia preso da vero amor filiale, non vi ha dubbio che quei giorni, cui abbiamo testé accennato, sono i più soavi e lucenti dell’ anno »  Fessler, Storia degli Ungheresi, T. 1. p. 97).

LO SCUDO DELLA FEDE (150)

IL PROTESTANTISMO GIUDICATO E CONDANNATO DALLA BIBBIA E DAI PROTESTANTI (19)

FIRENZE DALLA TIPOGRAFIA CALASANZIANA 1861

DISCUSSIONE XVII. (2)

Il culto de’ Santi: — Immagini: — Reliquie.

PUNTO VIII.

Molte grazie concede Dio agli uomini, da molli pericoli gli libera, anche non pregato, in riguardo ai meriti de’ suoi Santi.

100. « Il Signore benedì la casa dell’Egiziano per amor di Giuseppe, e moltiplicò tutte le facoltà di lui. 1 » (Gen. XXXIX, 5).

« Disse a lui (a Giacobbe) Laban: Possa io trovar grazia dinanzi a te: ho conosciuto alla prova che Dio mi ha benedetto per causa di te. » (Gen. XXX, 27).

« Ecco quello che del re degli Assiri dice il Signore: Egli non entrerà in questa città…. Proteggerò questa città e la salverò per amore di me, e per amore di Davidde mio servo? » (IV Re, XIX, 32, 34).

« Disse pertanto il Signore a Salomone: Perché questo (peccato) è in te, squarcerò e spezzerò il tuo regno, e darollo al tuo servo…. Ma nol farò, vivente te, per amore di Davidde tuo padre » . (III Reg. XI, 11, 12).

Prot. Sta scritto: « Cristo Gesù, il quale è stato fatto da Dio sapienza per noi, e giustizia, e santificazione, e redenzione. » (I Cor. I, 30).

« Uno è il mediatore tra Dio e gli uomini, uomo Cristo, Gesù. » (I Tim. II, 5) — « Abbiamo 1’Avvocato presso il Padre, Gesù Cristo giusto. » (I Giov. II, 1). (Dunque tutto abbiamo pei meriti di Gesù Cristo: Egli è il solo nostro Avvocato e mediatore, e per conseguenza a Lui si fa ingiuria grande a ricorrere alla mediazione, al patrocinio dei Santi.

Bibbia. Essendo impossibile che Dio si contraddica, per conseguente quando Egli ha detto che anche i Santi sono mediatori, che i loro meriti hanno forza presso di Lui, invece di sentenziare all’impazzata, dovresti cercar di conoscere come ciò avvenga, e conciliare insieme i diversi testi, mentre è certo che sono tutti ugualmente veridici, e non accettare e rigettare arbitrariamente ciò che più ti aggrada. Pertanto, Gesù Cristo è il solo mediatore principale, né ve ne possono essere altri di tal qualità; ma ciò non impedisce vi siano mediatori secondari, cioè che intercedano, domandino in nome di Lui, pei meriti suoi, siccome Egli stesso lo ha dichiarato: « In verità, in verità vi dico, che qualunque cosa domanderete al Padre nel nome mio, ve la darà » (Giov. XVI, 23) Che se Dio ha riguardo anche ai meriti dei Santi, ciò avviene perché acquistati sono, ed hanno valore in virtù dei meriti infiniti di Gesù Cristo medesimo. Onde la mediazione, i meriti dei Santi anziché esser di ingiuria al gran Mediatore, ridondano assolutamente a sua gloria.

PUNTO  IX.

Immagini e statue dei Santi — Queste sono lecite, anzi furon da Dio comandate, e però rettamente si collocano nelle Chiese.

101. « Farai anche due Cherubini (disse il Signore a Mosè) lavorati al martello, dall’una e dall’altra parte del propiziatorio, un Cherubino da un lato, e uno dall’altro. » (Esod. XV, 19).

« Collocò (Salomone) i Cherubini nel mezzo del tempio interiore…. E tutte le pareti del tempio le fece ornare all’intorno di scultura e d’intaglio: e vi fece de’ Cherubini,… e delle figure diverse. E all’ingresso dell’oracolo fece piccole porte di legno,… e in esse erano scolpite figure di Cherubini e di bassi rilievi. » E all’ ingresso del tempio fece le porte…. e vi fece scolpire » de’ Cherubini? » (III Reg. VI, 27).

PUNTO X.

Le sacre Immagini possono essere onorate con religioso culto.

102. « Il Signore disse (a Mosè): Fa’ un SERPENTE DI BRONZO, e ponilo come segno: chiunque essendo ferito (da’ serpenti) lo mirerà avrà vita. Fece dunque Mosè un serpente di bronzo, e lo pose come segno: mirandolo quelli che eran piagati (dà serpenti) ricuperavan la sanità. » (Num. XXI, 8-9). Ora è certo che i Giudei non  avendo speranza di riacquistar la salute che rimirando quel SERPENTE, secondo la disposizione divina, ciò facevano con sentimento di un certo culto religioso, quantunque non ne conoscessero il significato: né Dio di questo gli rimproverò, anzi sembra fosse quella la sua volontà; poiché era quel serpente una figura, un simbolo del Redentore sopra la Croce, come il medesimo Redentore lo ha dichiarato, dicendo: « Siccome Mose innalzò nel deserto il serpente, nella stessa guisa fa d’uopo che sia innalzato il Figliuolo dell’uomo.» (Giov. III, 14). Finalmente è innegabile dai testi citati (punti I.), che gli Angeli adorati furono sotto umana forma, la quale non appartenendo alla loro natura, non poteva fare che veci della loro immagine.

PUNTO XI.

Iddio stesso onora le Immagini dei Santi co’ prodigi che opera per mezzo di esse, e ne sanziona il religioso culto colle grazie che concede per esso ai fedeli.

103. « E più e più cresceva la moltitudine dei credenti nel Signore, uomini e donne, talmente che portavan fuori nelle piazze i malati, e li mettevano sopra i letti e strapunti, affinché, passando Pietro, l’ombra almeno di lui adombrasse alcuno di essi e fosser liberati dalle loro infermità. » (Act. V, 14-15)

PUNTO XII.

Reliquie de’ Santi onorate da Dio, dagli Angeli e dagli uomini.

104. « E Mosè servo del Signore morì quivi, secondo il comando del Signore. E (il Signore) lo seppellì nella valle della terra di Moab » (Deut. XXXIV, 5, 6).

« Molte (sono) le tribolazioni de’ giusti, e da tutte queste li trarrà il Signore. Il Signore custodisce tutte le ossa loro » (Ps. XXXIII, 19, 20).

« Quando Michele Arcangelo disputando col diavolo altercava a causa del corpo di Mosè, … disse: ti reprima il Signore » (Giud. I, 9)

« E andò Giacobbe in Egitto, e morì egli e i padri nostri, e furono trasportati a Sichem nel sepolcro comprato da Abramo »

« E Giosia rivoltosi vide i sepolcri che erano nel monte, e mandò a togliere le ossa de’ sepolcri, e le bruciò. E disse: Di chi è quel monumento che io veggo? E la gente di quella città gli disse: È il sepolcro dell’uomo di Dio che venne da Giuda, e queste cose predisse. E disse: Lanciatelo stare, nessuno muova le ossa di lui? »

PUNTO XIII

Culto e prodigi delle Reliquie di Gesù Cristo e dei Santi.

105. « Una donna, la quale era da dodici anni malata di una perdita di sangue;… avendo udito parlare di Gesù, andò per di dietro nella calca, e toccò la sua veste: imperocché diceva. Purché io tocchi solamente la veste di Lui, sarò salva. E subito la sorgente del sangue in lei si stagnò: e nel suo corpo sentì di esser sana da quel male. » (Marc. V, 25 e segg.)

« Gli uomini di quel luogo avendolo conosciuto, mandarono per tutta quella regione, e gli presentarono tutti i malati, e lo pregarono che potessero sol toccare il lembo della sua veste. E tutti quelli che la toccarono furono sanati? » (Matth. XIV, 35-36).

« Miracoli non ordinari faceva Dio per mano di Paolo: di modo che persino portavansi a’ malati i fazzoletti e le fasce state sul corpo di lui, e partivansi da essi le malattie e gli spiriti cattivi. » (Act, XIX, 11-12).

« E col pallio che era caduto ad Elia percosse (Eliseo) le acque,… e si separarono di qua e di là, ed Eliseo passò? » (IVReg. II, 14).

« Certuni che portavano a seppellire un uomo, videro i ladroni, e gettarono il cadavere nel sepolcro di Eliseo; ed avendo toccato le ossa di Eliseo quell’uomo tornò a vita? » (IV Reg. XIII, 21)

PUNTO XIV.

Iddio vuole rispettati ì suoi Santi.

106. « E gli disse: Uomo di Dio, il re comanda che tu venga a basso. Ed Elia rispose, e disse al capitano :… Se sono uomo di Dio, scenda il fuoco dal cielo, e divori te e i tuoi cinquanta uomini. E venne il fuoco dal cielo e divorò esso e i cinquanta uomini che erano con lui. E di nuovo mandò (Ochozia) a lui un altro capitano,… e questi gli disse. Uomo di Dio. Il re dice così: Fa’ presto, discendi. Elia rispose, e disse: Se sono Uomo di Dio, scenda il fuoco dal cielo, e divori te e i tuoi cinquanta. Venne pertanto il fuoco dal cielo, e lo divorò co’ suoi cinquanta. Di nuovo quegli mandò un terzo capitano di cinqunta uomini:… il quale in arrivando s’ inginocchiò dinanzi ad Elia, e pregollo e disse: Uomo di Dio, ti raccomando la mia vita, e la vita de’ tuoi servi che sono con me. Or l’Angelo del Signore parlò ad Elia, e disse: Va’ con lui? » (IV Reg. I, 19 e segg.).

« Ed egli (Eliseo) andò a Bethel,… e uscirono dalla città dei piccoli ragazzi, quali la beffeggiavano, dicendo: Vien, su o calvo, vien su, o calvo: ed egli gli maledì nel nome del Signore: E uscirono due orsi dalla boscaglia, i quali sbranarono, quarantadue di que’ ragazzi? » (IV., ii, 33-34).

107. Prot. Mi trovo molto imbarazzato. Il mio più forte appoggio contro il culto de’ Santi era quella legge divina: « Io sono il Signore Dio tuo,… non avrai altri dii dinanzi a me. Non ti farai scultura, né rappresentazione alcuna di quel che è lassù in cielo, o quaggiù in terra, o nelle, acque sotto terra, e non adorerai tali cose, né ad esse presterai culto? » (Esod. XX, 2 e segg.) Ma ora non vi posso far conto; poiché ho bene ormai conosciuto che:

« Con questa legge altro non volle Iddio che far conoscere agli Israeliti che Egli in verun modo approvava la mistura delle varie religioni, né il culto degli altri dei, eccettuato il suo proprio. Imperocché era allora comunissima superstizione che gli uomini, oltre il Dio della terra che abitavano, adorar potessero e dovessero anche gli dei delle altre regioni. Facilmente perciò si conosce che proibite non erano tutte le immagini, come alcuni interpreti hanno preteso, ma solamente le immagini tanto di esso Dio vero, quanto di altri dii; imperocché erano nel tempio medesimo le immagini dei Cherubini. » (Rosenmüller: Scholia in V. Test, sopra questo passo).

Bibbia. Non vi è bisogno di molto acume, ma basta un principio di buona fede per conoscere il vero senso di quella legge; poiché oltre il farsi manifesto in quelle divine parole – Non avrai altri dii dinanzi a me – Iddio medesimo nel luogo stesso-v. 23 si è apertamente dichiarato qual sorta d’immagini intendeva proibire, dicendo: «Non vi farete dii di argento, né vi farete dii di oro. E nel Levitico ripetendo lo stesso, precetto, dice : « Non vi farete idoli e scultura. » (Lev. XXVI, 1). Prosegui.

Prot. Mi fondavo ancora su questo passo: « Abramo non ci conosce, e Israel non sa chi noi siamo. » ((Isai. XLIII, 16-17) Dal che conclùdevo che i Santi non conoscono le nostre preghiere, nulla sanno dei nostri bisogni. Ma ora ho conosciuto che « Altro non significano queste parole, se non che Dio è detto padre degli Ebrei con molto più di ragione che Abramo e Giacobbe. » Insomma, convengo adesso con voi, e colla Cattolica Chiesa, e per imitarvi, vi soddisfarò anch’io punto per punto.

Ascoltatemi….

LO SCUDO DELLA FEDE (149)

IL PROTESTANTISMO GIUDICATO E CONDANNATO DALLA BIBBIA E DAI PROTESTANTI (18)

FIRENZE

DALLA TIPOGRAFIA CALASANZIANA 1861

DISCUSSIONE XVII. (1)

Il culto de’ Santi: — Immagini: — Reliquie.

92. Prot. Si accordi pure alla Madonna, ed anche agli altri quanto loro appartiene, io non mi oppongo; ma come scusare da esecranda idolatria la Chiesa Cattolica, la quale contro il divino comando di non adorare, ossequiare, etc. con religioso culto che il solo Dio, gli adora, gli invoca, etc. singolarmente la Madonna, non solo in sé stessi, ma anche nelle loro Immagini, da Dio severamente proibite, e nelle loro Reliquie !!!

Bibbia. Ecco le parole del divino Comando: « Io sono il Signore Dio tuo,… non avrai altri dii dinanzi a me » (Es. XX, 2, 3). È dunque proibito, è idolatria adorare, etc. la Madonna, i Santi, quando si adorano quali divinità, essendo questo quel culto divino unicamente a Dio dovuto, a Dio riserbato; ma non è punto proibito, non è idolatria adorarli, invocarli, etc. con religioso culto quali servi di Dio, amici di Dio, favoriti di Dio, poiché in tal modo si onora Dio stesso come autore dei loro meriti e santità, che anzi è interamente conforme alla divina sua volontà, siccome sta scritto: « Dice il Signore,… io glorificherò chiunque mi avrà glorificato. » (I Re, II, 30) — « Chi servirà a me sarà onorato dal Padre mio. » (Giov. XII, 26). – « Sono grandemente da me onorati, o Dio, gli amici tuoi.» (Salm. CXXXVIII, 16) -«Loda il Signore nei Santi suoi. » (Sal. CL, 1). Ma voglio dichiararti meglio questa materia punto per punto. Ascoltami.

PUNTO I.

Adorazione o venerazione dei Santi.

95. « Aperse tosto il Signore gli occhi a Balaam, ed ei vide l’Angelo del Signore e prostratosi a terra lo adorò. (Num. XXII, 34). – E quegli rispose (a Giosuè): io sono il principe dell’esercito del Signore Cadde Giosuè boccone per terra, e adorandolo disse: che è quello che il mio Signore dice al suo servo? Disciogli (dissegli) i tuoi calzari dai tuoi piedi: perocché il luogo dove sei è santo. E Giosuè fece come era ordinato. » (Gios. IV, 13 e segg.), Qui vedi che l’Angelo non solo approva il culto religioso prestatogli da Giosuè, ma esige un ossequio maggiore.

PUNTO II.

Invocazione dei Santi.

94. « Giacobbe benedì i figliuoli di Giuseppe, e disse: L’Angelo, che mi ha liberato da tutti i mali, benedica questi figliuoli. » (Gen. XLVIII, 15, 16).

« Chiama adunque, se vi ha alcuno che ti risponda, e ricorri ad alcuno dei Santi. » ((Giob. V, 1)

« Riposerai (o Giobbe), e moltissimi a te porgeranno preghiere. » (ivi, XI, 19) — « Pace a voi da colui il quale è, il quale era, e il quale è per venire: e dai sette spiriti i quali sono dinanzi al trono di lui. (Apoc. I, 4) »

PUNTO III

I Santi conoscono le preghiere e i bisogni dei mortali:

pregano per quelli che loro si raccomandano, ed anche per altri.

95. « Faranno festa gli Angeli di Dio per un peccatore che faccia penitenza. » (Luc. XV, 10).

« E venne un altro Angelo,… e gli fu data gran quantità d’incenso, affinché offerisse delle orazioni di tutti i santi (cioè di tutti i fedeli, come è chiaro da tutto il contesto) sopra l’altare d’oro, e dinanzi al trono di Dio, e salì il fumo degli incensi delle orazioni dei santi dalla mano dell’ Angelo dinanzi a Dio. » (Apoc. VIII, 3).

« La visione (di Giuda Maccabeo) fu tale: Egli vedeva Onìa, che era stato Sommo Sacerdote, uomo dabbene,… il quale, stendendo le mani, faceva orazione per tutto il popolo de’ Giudei. E di poi era comparso un altro uomo venerabile per lìetà e per la maestà, cinto di magnificenza da tutti i lati, e che Onia rispondendo a lui (a Giuda) gli aveva detto: Questi è l’amico de’ fratelli e del popolo d’Israele: questi è colui che prega fortemente pel popolo e per tutta la città santa, Geremia Profeta di Dio. » (2° Macc. XV, 12, 13).

PUNTO IV.

Iddio esaudisce le preghiere dei Santi a prò de’ fedeli.

96. Il Signore disse a Mosè: sino a quando mi oltraggerà questo popolo?… Io dunque lo ferirò colla pestilenza, e li consumerò. E Mosè disse…. Perdona, ti prego, secondo la misericordia tua grande, il peccato di questo popolo…. e il Signore disse: Ho perdonato secondo la tua parola. » (Num. XIV, 11, e seg.). E l’Angelo del Signore rispose, e disse: Signore degli eserciti, sino a quando non avrai misericordia di Gerusalemme e delle città di Giuda colle quali sei adirato? Ed il Signore rispose buone parole, parole di consolazione all’Angelo che parlava in me, parole di consolazione: E disse a me l’Angelo che parlava in me, alza la voce e di’: il Signore degli eserciti dice così: Ho avuto zelo grande per Gerusalemme e per Sionne: Per questo dice il Signore, mi volgerò a misericordia verso Gerusalemme, etc. » (Zac. I, 12 e seg.)

PUNTO V.

Iddio comanda talvolta di ricorrere alla intercessione, o mediazione de’ Santi, ne vuol concedere agli uomini le sue grazie che a tal condizione.

97. « Ma Dio si fe’ vedere di notte in sogno ad Abimelech, e dissegli: tu morrai per ragion della donna che hai rapita:… Rendi dunque adesso la moglie al suo marito, perché  egli è profeta: ed egli farà orazione per te, e tu viverai? » (Gen. XX, 3, 7).

« Il Signore disse ad Eliphaz di Theman: Io sono altamente sdegnato contro di te, e contro i due tuoi amici,… prendete dunque sette tori e sette arieti, andate a trovare Giobbe mio servo, e offerite olocausti per voi. e Giobbe mio servo farà orazione per voi, e in grazia dì lui non sarà imputata a voi la vostra stoltezza. » (Gio. XLII, 7, 8).

PUNTO VI.

Potenza delle preghiere de’ Santi.

98. « Egli (il peccatore) si avvicina alla corruzione, e la sua vita dà tutti i segni di morte. Se uno delle migliaia di Angeli per lui parlerà, e lo istruirà dei doveri dell’uomo , Egli (Dio) avrà compassione di lui, e dirà: Salvatelo dal cedere nella corruzione: ho trovato motivo onde averne pietà. » (Giob., XXIII, 22, e seg. Vedi anche – Genes. XIX, 18, e seg.)

« Il Signore disse di nuovo a Mosè: Io veggo che questo popolo è di dura cervice. Lasciami fare, affinché io sfoghi il mio furore contro di loro, e gli stermini…. E Mosè supplicava, e il Signore si placò. » (Esod. XXII. 9 e segg.).

« Il Signore farà la volontà di coloro che lo temono, ed esaudirà le loro preghiere » (Sal. CXLIV, 19).

« Allora Giosuè parlò al Signore,… e disse alla loro presenza: Sole, non ti muovere di sopra Gabaon: luna, (non muoverti) di sopra la valle di Ajalon: e si fermarono il sole e la luna, … obbedendo il Signore alla voce dell’uomo. » (Gen. X, 12 e segg.)

PUNTO VII.

Si ricorre a Dio pei meriti de’ Santi.

99. « Mosè supplicava il Signore Dio suo, dicendo:… Ricordati di Abramo, d’Isacco e d’Israele tuoi servi…. E il Signore si placò, e non fece al popol suo quel male che aveva detto. » (Esod. XXII, 11 e segg.)

« Ricordati, o Signore, di Davide e di tutta la sua mansuetudine…. Per amore di Davide tuo servo non allontanare la presenza del tuo Cristo. » (Sal. CXXXI, 1, 10)

« Azaria orò in questo modo, e disse: Benedetto se’ tu Dio de’ padri nostri;… Non ritirare da noi la tua misericordia per amore di Abramo diletto tuo, e d’Isacco tuo servo, e d’Israele tuo santo. » (3° Re, VIII, 36).

LO SCUDO DELLA FEDE (148)

P. F. GHERUBINO DA SERRAVEZZA

Cappuccino Missionario Apostolico

IL PROTESTANTISMO GIUDICATO E CONDANNATO DALLA BIBBIA E DAI PROTESTANTI (17)

FIRENZE DALLA TIPOGRAFIA CALASANZIANA 1861

DISCUSSIONE XVI.

La Madonna, Vergine e Madre di Dio.

90. Prot. Debbo dunque cedere alla Chiesa Cattolica anche sul dogma dell’Eucaristia; ma non cederò certamente ai suoi eccessi di fanatismo per la Madonna. Non sapete a quali eccessi su questo punto è arrivata? Essa crede ed insegna, qual dogma di fede, che la Madonna è Vergine e Madre di Dio!!! La prima asserzione è una falsità: la seconda è una bestemmia ereticale; perché fa di una donna una specie di divinità? Io più rettamente credo ed insegno che la Madonna non è che una donna come tutte le altre, niente di più.

Bibbia. È scritto « Per questo il Signore darà egli stesso a voi un segno: Ecco che una Vergine concepirà e partorirà un figliuolo, e il nome di Lui sarà detto Emmanuel. (Isa.  VII, 14  – « Un Angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: Giuseppe figliuolo di Davide, non temere di prendere Maria tua consorte; imperocché ciò che in essa è stato concepito dallo Spirito Santo…. Tutto questo seguì, affinché si adempisse quanto era stato detto dal Signore per mezzo del Profeta, che dice: Ecco che la Vergine sarà gravida, e partorirà un figliuolo, e lo chiameranno per nome Emmanuel: che interpretato significa Dio con noi. » (Matt. VII, 14)

« L’Angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe, e gli disse: Levati, prendi il bambino e la sua madre. » (ivi, II, 13)

« E avvenne che appena Elisabetta udì il saluto di Maria…. esclamò ad alta voce, e disse:… E donde a me questo, che la Madre del mio Signore venga da me? » (Luc. I, 41 e segg.). Ora osserva ben questi testi. Nel primo, dice Isaia che il Signore farà un prodigio, e questo sarà che una vergine concepirà e partorirà vergine, il cui figlio si chiamerà Emmanuel. Nel secondo, dice il Vangelo che tal vaticinio si è adempito in Maria, e che l’Emmanuel da lei concepito e partorito, è Dio. Nel terzo è detto in modo più chiaro che Maria è la Madre di questo Dio: – prendi il bambino e la madre di Lui. – Nel quarto poi per togliere ogni pretesto a chiunque negar volesse, per via di distinzioni, la divina Maternità, apertamente si dice che Maria è la Madre del Signore. Quando dunque asseriscono con tanta chiarezza le Sante Scritture che Maria è Madre Vergine di Dio, oserai tu negarlo? Che se ciò comprender non puoi, non per questo ti è lecito contraddire alla parola di Dio. Iddio ha parlato; abbassa la superba fronte: è d’uopo credere, non contraddire.

Prot. « Se per quel segno che Dio stesso costituisce, in Isaia, alla casa non peritura di Davide, non s’intende un parto miracoloso, nessuno dirà cosa sia che in questa profezia tenga il luogo, e la vece di segno. È cosa giusta il credere che il Profeta usi questa voce nel senso stesso che usata l’aveva nel versetto undecimo ove manifestamente si prende per un segno prodigioso, non memoriale o verbale, o qualunque altro. Dove sarebbe poi il segno prodigioso, il miracolo, se dicendo gravida una fanciulla, cessa questa di esser vergine? » (Rosenniuller. Op. cit. sopra questo passo). Dunque intendiamoci.

« Che Maria era vergine quando somministrò al mondo colui che doveva esserne il Redentore, questo è chiarissimo nella Scrittura. Se poi sia stata vergine anche dopo sì felice parto, non è un articolo di fede. Mi spiego: Credo contro la di lei perpetua verginità. La credo, ma non come un articolo di fede necessario alla salute. » (Giac. Ricettino pastore di Coira: Apologia della Chiesa Riformata, Coira, 1700, p. 231).

Bibbia. Considerata l’altissima dignità di Maria, per aver ragione di non credere, come articolo di fede, che Ella restò sempre vergine, ti sarebbe d’uopo che la Scrittura, o per lo meno la costante tradizione, ciò ti attestasse con tanta chiarezza, con quanta ti attesta la di Lei prodigiosa verginità. Ora la Scrittura non ne fa parola, e la tradizione apertamente ti condanna, se è vero, come mi hai ietto, che la Chiesa ha dichiarato articolo di fede la perpetua verginità di Maria.

Prot. È scritto: « Taluno gli disse (a Gesù): tua Madre e i tuoi fratelli sono fuori, e cercano di te.» (Matt. XII, 47). Dunque la Madonnaebbe altri figliuoli dopo Gesù Cristo, e forse anche più di unmarito. (Così molti protestanti)

Bibbia. È scritto: « Partì dunque Abramo…. e prese seco Lot figliuolo di suo fratello…. Disse Abramo a Lot: di grazia non sia altercazione tra me e te:… imperocché noi siamo fratelli » (Gen. XII, 5). Da ciò ben vedi che nulla prova il testo da te citato; perché presso gli Ebrei si appellavan fratelli anche gli stretti congiunti. Quanto poi al caso nostro, è scritto: « Molti restavano ammirati dal suo sapere (di Gesù), e dicevano: Non è egli costui quel legnaiolo … fratello di Giacomo, e di Giuseppe, e di Giuda, e di Simone? » (Marc. VI, 2, 3). Ma vicino alla croce di Gesù stavano la sua Madre, e la sorella di sua Madre, Maria di Cleofa. » (Giov. XIX, 25)« Ma Gesù, mandata fuori una gran voce, spirò…. Ed eranvi ancora delle donne, che stavano da lungi a vedere: tra le quali era Maria Maddalena, e Maria Madre di Giacomo il minore e di Giuseppe. » (Marc. XV, 37, 40). – Hai ben capito? Nel primo testo ti dichiara S. Marco chi erano quelli che appellati erano fratelli del Signore, cioè Giacomo, Giuseppe, Giuda (il Taddeo) e Simone. Nel secondo, ti dice S. Giovanni che tra le donne presenti alla passione di Gesù, vi era Maria di Cleofa sorella della Madonna. Nel terzo lo stesso S. Marco, menzionando questa Maria di Cleofa, presente alla passione, ti fa sapere che ella era la Madre di Giacomo e di Giuseppe, e per conseguenza, anche degli altri due Giuda e Simone; poiché erano loro fratelli. Erano dunque appellati fratelli di Gesù nel senso medesimo in cui Lot è appellato fratello di Abramo.

91. Prot. Se conoscer volete i veri miei sentimenti su tutto questo affare; udite come ne parlo co’miei seguaci. « È vero che il Curato (cattolico) mescola qualche cosa dell’invocazione della Vergine?» (Ferri Paolo, Catechismo: p. 102).

« Questa preghiera divota alla Vergine, era piuttosto etc. » (Il medes. Ivi, p. 103)

L’invocazione o l’adorazione della Vergine Maria, etc. » (Il parlamento Inglese, Confessione di fede del 1678).

« Non dica più il Crisostomo che la Vergine Madre di Dio sia più onorata dei Cherubini, etc.» (Lutero, Serm de die Natali Virg Mar.)

« Egli è di te e de’ tuoi pari che canta la Madre di Dio: Il Signore ha deposto i potenti, ed esaltati i piccoli. » (Tom. Munzer. Lettera al Condè di Mansfted).

« Allorché si fa festa pel nascimento del Signor nostro…. il cuore dell’uomo troverà sempremai una contentezza ineffabile, come tra le braccia della Madre di Dio.1 » (Isidoro conte di Locliem, Fogli di Lotos, 1817, T 1. p. 183).

« Là (in Paradiso) voi vedrete un Abel, un Enoch,… un Isaia con la Vergine Madre di Dio. » (Zuinglio, Christi fidei clara expositio, 1530, p. 17). –

Ecco dunque che, quando impegnato non sono co’ miei avversari Papisti nelle dispute, parlando della Madonna l’appello sempre non meno che essi – la Vergine Madre di Dio. – Il che non farei, singolarmente nei miei Catechismi e Confessioni di fede, se non ne fossi persuaso.

LO SCUDO DELLA FEDE (147)

P. F. GHERUBINO DA SERRAVEZZA Cappuccino Missionario Apostolico

IL PROTESTANTISMO GIUDICATO E CONDANNATO DALLA BIBBIA E DAI PROTESTANTI (16)

FIRENZE – DALLA TIPOGRAFIA CALASANZIANA 1861

DISCUSSIONE XV.

L’Eucaristia: — La Messa: — La presenza reale di Gesù Cristo: — La Comunione sotto una sola specie, etc.

84. Prot. Pertanto, più non contrasto alla Chiesa Romana-Cattolica la potestà e il diritto di decidere, né la sua infallibilità intorno il vero senso delle Sante Scritture. Ma cionondimeno è d’uopo credere ancora che ella non di rado miseramente cada in grossolani errori; poiché tra le altre ha solennemente deciso, che insegna ed apertamente e semplicemente professa che nel grande Santo Sacramento dell’Eucaristia, dopo la consacrazione del pane e del vino, si contiene veramente, realmente e sostanzialmente sotto le specie di quelle cose sensibili il Signor Nostro Gesù Cristo, vero Dio ed uomo. » (Conc. Trid.- Sess. XIII, cap. I).

E perché nulla manchi a tanto errore, aggiunge che « per mezzo della consacrazione del pane e del vino si fa la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo Nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del Sangue di Lui, la qual conversione appella: Transustanziazione.- » (ivi, cap. IV)

Né a tanto si arresta, ma aggiungendo errori ad errori, professa ed insegna: 1.° che Gesù Cristo si mantiene tutto ed intiero sotto ciascuna delle due specie ugualmente che sotto ambedue prese insieme, ed anche sotto ciascuna parte o particella, per quanto sia piccola, di ciascuna specie, fatta che ne sia la separazione. (Cap. III e can. 3).E quindi, per non so quali suoi motivi, nega ai fedeli laici, contro l’istituzione divina, l’uso del Calice!

2.° Per conseguenza, obbliga tutti i fedeli ad adorare l’Eucaristia con culto divino, e ciò non solo nell’atto della compiuta consacrazione, ed immediata consumazione, ma anche dipoi;onde conserva il Sacramento nelle Chiese, lo porta agli infermi,nelle pubbliche processioni, etc. etc., e sempre lo fa adorare comese vi fosse Gesù Cristo realmente in persona, e per tal modo simacchia della più colpevole idolatria! Finalmente, in vece di farela Santa Cena alla protestante, cioè, sopra una semplice tavola coperta di una tovaglia, come si usa nelle osterie con due o tre fornate, o più, di pane, ed alquanti barili di vino, e del buono, onde eccitare maggior divozione nel popolo’: ella celebra ognigiorno, ed in ogni luogo, una certa funzione che appella -la Santa Messa – nella quale eseguisce, con religioso e dispendiosoapparato, la consacrazione suddetta, e pretende così rinnovare, in modo incruento, lo stesso gran Sacrifizio della Croce! Chi maipuò tacere a tanti delitti, mentre è cosa certissima che quandoGesù disse: « Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue » intese parlare in senso figurato, spirituale, cioè, che quel pane equel vino da Lui presi in mano erano la figura, il simbolo del suo corpo e del suo sangue; onde il pane e il vino consacrati restanosempre pane e vino com’erano prima della consacrazione. Ma comunquesia, quando mai gli Apostoli han celebrato, o permessosi celebri la Messa? Non è forse questa una sacrilega novità!

85. Bibbia. È scritto: «Erano nella Chiesa di Antiochia de’ Profeti e dei Dottori…. Or mentre essi offerivano al Signore i sacri misteri, etc. » (Act. XIII, 19). Ove qui si dice offerivano al Signore i sacri misteri, nell’originale è detto: – leitourgouton de auton to kurio – il che significa sacrificare al Signore con sacrifizio propriamente detto. Che però nel linguaggio del medesimo originale questo sacrifizio, inteso nel senso cattolico, si appella – leitourghia – Liturghia – che equivale al termine Messa, né porta altro nome che questo. È dunque di fede che al tempo degli Apostoli si offriva un vero e propriamente detto sacrifizio al Signore; ed essendo pur di fede che nella legge di grazia non vi è, né  vi può essere altro Sacrifizio di tal sorta che il Sacrifizio della Croce, rinnovato secondo l’istituzione divina; evidentemente ne segue che ha in tutto ragione la Cattolica Chiesa; poiché si celebrava anche l a Messa nel senso medesimo da essa Chiesa inteso. Ho detto che ha ragione in tutto; poiché la citata divina testimonianza è più che bastante a giustificarla su tutto il resto delle tue accuse, e a condannarti su tutti i punti. – Ma per tua maggiore soddisfazione voglio, quanto al resto, passare alle altre invincibili prove. Ascolta.

86. « E (Gesù) preso il pane, rendé le grazie, e lo spezzò, e lo diede loro, dicendo: Questo è il mio Corpo, il quale è dato per voi: fate questo in memoria dì me! » (Luc. XXII, 19). E preso il calice, rendette le grazie, e lo diede loro, dicendo: Bevete di questo tutti: imperocché Questo è il sangue mio del nuovo testamento, il quale sarà sparso per molti per la remissione dei peccati. » (Matt. XXVI, 27, 28). Queste divine parole sono talmente chiare, precise, categoriche, che è impossibile intenderle in senso figurato. Imperocché dicendo: « è il mio Corpo che è dato per voi: Il Sangue mio che sarà sparso per molti per la remissione dei peccati: apertamente e nel modo più preciso dichiara, che è quel medesimo Corpo, quel medesimo Sangue che va a sacrificare sopra la Croce. – Onde se non vuoi arrivare alla orrenda empietà di asserire che Gesù Cristo sacrificò sulla Croce non già sé stesso, ma del pane, e del vino, e che tal sacrificio, di pane e di vino, ebbe l’infinito valore di soddisfare per l’uomo alla divina giustizia, di redimere il mondo, ti è forza confessare che quelle parole – Questo è il mio Corpo, Questo è il Sangue mio – intender necessariamente, sidebbono non della figura, ma del vero Corpo, del vero sangue diGesù Cristo. Dice ancora Gesù che quel suo Sangue è il sangue del nuovo testamento: e ciò è un’altra prova non meno forte edecisiva dell’antecedente per allontanare ogni idea, ogni pretesto di senso figurato, essendo dogma espresso di fede che il sangue del nuovo testamento, ossia quel sangue col quale fu stabilito econsacrato il Nuovo Testamento, o patto, è il vero e proprio Sangue di Gesù Cristo, come a lungo dichiarò S. Paolo: « Cristo, venendo Pontefice dei beni futuri,… non mediante il sangue deicapri e dei vitelli, ma per mezzo del proprio sangue entrò una volta nel santo…. E per questo egli è mediatore del nuovo testamento, etc. » (Ebr. IX, 11, 18).

87. Che se ne brami ancora prove ulteriori, te le presenta e con molta chiarezza lo stesso Divin Redentore nella promessa da Lui già fatta di questo gran Sacramento. Ascoltalo: « Il pane che Io vi darò è la mia carne per la salute del mondo. » (Giov. VI, 52 e segg.).  Queste parole essendo state intese letteralmente: « Altercavano tra loro i Giudei, dicendo: Come può costui darci a mangiare la sua carne. » Eppure Gesù anziché ritrattarsi, conferma nel modo il più chiaro e assoluto di aver parlato nel senso da loro inteso, dicendo: « In verità vi dico: Se non mangerete la carne del Figliuolo dell’uomo e beverete il suo sangue, non avrete in voi la vita. La mia carne è veramente cibo (nota quel veramente), il mio sangue è veramente bevanda. Chi mangia la mia carne, e beve il mio sangue sta in me, ed io in Lui. Anche questa mutua unione sarebbe impossibile per mezzo dell’Eucaristia, se questa non contenesse che pane e vino.

Prot. A meraviglia. Ma che Gesù parlasse in senso figurato, se ne è dichiarato apertamente in quelle parole: Fate questo in memoria di me. »

Bibbia. A meraviglia: ma S. Paolo apertamente ti condanna. Egli, pertanto, premettendo che di tal mistero era stato immediatamente istruito dal Redentore, dopo la citata formula della consacrazione: Questo è il mio corpo, etc. – venuto a quelle parole – fate questo in memoria di me – le spiega soggiungendo : « Imperocché ogni qualvolta che mangerete questo pane, e beverete questo calice, annunzierete la morte del Signore per fino a tanto che Egli venga. Per la qual cosa (N. B.) chiunque mangerà questo pane, o berrà il calice del Signore indegnamente, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. » (I Cor. XI, 23 e segg.). Da ciò è più chiaro che la luce meridiana, che il Sacrifizio della Messa è bensì una memoria, una semplice rappresentanza quanto alla morte di Gesù Cristo, perché in esso Egli realmente non muore, e però dalla Chiesa Cattolica rettamente è appellato Sacrifizio incruento, ma non già è una memoria o figura quanto al resto; poiché in esso è offerto, etc. il Corpo ed il Sangue del Signore, di cui perciò si fa reo chi ne partecipa indegnamente.

Prot. Se tutto ciò è vero, perché quel pane anche dopo la consacrazione è appellato pane?

Bibbia. Dai testi citati del Redentore e di S. Paolo è ben dichiarato in qual senso si dica pane; ma se ciò non ti basta, ascolta anche una volta lo stesso S. Paolo. « Il calice della benedizione, cui benediciamo, non è forse comunicazione del sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse partecipazione del Corpo di Cristo?  » (I Cor. XI, 23 e segg.). Che te ne pare?

88. Avrai poi notato quella riferita sentenza: « Chiunque mangerà questo pane o berrà il calice del Signore indegnamente, si fa reo del Corpo e del Sangue del Signore, » In essa, con quella disgiuntiva – mangerà o berrà – ti dichiara l’Apostolo: 1.° che Gesù Cristo è tutto interamente sotto ciascuna delle due specie; altrimenti non sarebbe reo del suo Corpo e del suo Sangue chi riceve indegnamente Gesù Cristo sotto l’una o l’altra delle due specie soltanto: 2.° che fin d’allora s’introduceva il costume di comunicare i laici sotto una sola specie. Che questa poi fosse la specie del pane, è dichiarato negli Atti Apostolici. « Erano assidui (i fedeli) alle istruzioni degli Apostoli, e alla comunicazione della frazione del pane. » (Act. II, 42). Passiamo adesso alle altre tue accuse.

89. Prot. Avrei ancora da opporre il più forte argomento dei miei seguaci, cioè che il Divin Redentore dopo aver detto: « La mia carne è veramente cibo: » in seguito disse ancora: « Lo Spirito è quello che dà la vita: la carne non giova a niente » (Giov. VI, 64). Dal che credono dedurne il senso figurato di quant’altro disse Gesù circa l’Eucaristia. Ma io me ne astengo, perché in questo per carne s’intende l’umana pravità e viziosità; e, per ispirito, la forza divina, dalla quale gli uomini aiutati sono resi pronti e facili ad abbracciare ed osservare la Religione Cristiana. » (Schleusner. Lexic. N. Test.). Voglio anche risparmiarvi la discussione sulle altre accuse: protestandovi che ormai mi arrendo, e vi soddisfarò su tutti i punti. Ascoltatemi. Le parole di Gesù Cristo, – Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue: sono talmente chiare che niun Angelo del cielo,niun uomo in terra parlar poteva più chiaro. » (Sclussemberg, presso Herberman , Vindiciæ Bellar. Lib. 3 de Eucharist.).« Vi sono Bibbie ebraiche, greche, latine, tedesche: che eglidunque (Zuinglio) ci mostri una versione, in cui stia scritto: Questo è il segno del mio Corpo. Se nol possono, che tacciano. La Scrittura,… la Scrittura, gridano essi incessantemente; ma ecco la Scrittura che grida a chiare note queste parole: Questo è il mio Corpo: parole che stanno contro di loro. Neppure un fanciullodi sette anni sarebbe per dare a questo testo una diversa interpretazione. » (Lutero: Lettera ai suoi fratelli di Francoforte).

« Gesù Cristo ci dà (nell’Eucaristia) il suo Corpo e il suo Sangue. » (Calvino, nel suo Catechismo: Domen. 33). —

« Nella [sacra] cena è veramente il Corpo di Cristo; affinché sia in cibo salutare alle anime nostre, cioè, le anime nostre sono pasciute colla sostanza del Corpo di Cristo; affinché veramente siamo fatti una stessa cosa con lui …. Non ci vien dunque proposto un vuoto e nudo segno.’ » (ivi, in cap. XXVI di Matt.). –

« Gesù Cristo è veramente offerto e dato a tutti quelli che sono assisi alla sua mensa, sebbene non ne cavino frutto che i soli fedeli: » ((ivi, lib. 4, Instit, cap. 7, §10 e 32) cioè, che sono in grazia.

« In questo consiste l’integrità del Sacramento (cioè della comunione), che il mondo intero non può violare, che la carne eil sangue di Gesù Cristo sono veramente dati tanto agli indegniche ai fedeli, agli eletti. » (Il medes. Ivi, cap. 17, §5 e 32)

« Quando i Cristiani ripetono la Cena che Gesù Cristo fece prima della sua morte, nel modo che Egli la istituì, Egli dà loro veramente a mangiare il suo vero Corpo, e a bere il suo vero Sangue: onde sieno il cibo e la bevanda dell’anima. » (Confess. Augustan. Cap. 17, de cœna).

« L’articolo della Cena così è insegnato nella Confessione di Ausburg; che il vero Corpo e il vero Sangue di Gesù Cristo sono veramente presenti, distribuiti e ricevuti nella Santa Cena, sotto le specie del pane e del vino, e che si riprovano coloro che insegnano il contrario. » (Libr. Concordiæ, p. 728).

« Le parole – Fate questo in memoria di me – significano: ogni qualvolta ciò farete, celebrerete il religioso Convito, abbiate grata memoria di me. » (Gerem. Rosenmuller, op. cit. sopra questo passo).

« Alle specie superstiti (nell’Eucaristia) fu sovente attribuito il nome di pane e di vino, perchè co’ sensi non si distinguono. Così disse Ambrogio: – è talmente efficace la parola, che sieno ciò che erano, ed in altra cosa sieno mutate. Cioè, gli accidenti sono quelli che erano, la sostanza è mutata. Imperocché il medesimo dice: – Dopo la consacrazione si deve credere nient’altro esservi che la carne ed il sangue. » (Leibniz, sist. Theol. P. 226).

« Questo dogma della presenza reale non fu punto inventato dagli uomini, ma è fondato nel Vangelo, e sulle precise inespugnabili parole di Cristo. Dal principio sino a quest’ora esso fu uniformemente creduto e predicato su tutta la terra. I Padri della Chiesa Greca e Latina ne fanno fede. Esso riposa sulla credenza unanime e sulla pratica costante di tutti i secoli. In mancanza di altre prove bastar dovrebbe quella tradizione di tutte le Chiese, per restar fermi nel suaccennato articolo, e respingere i sofismi dei settarii. » (Lutero, Lettera ad Alberto di Prussia).

« Quando si ammette la presenza reale e sostanziale del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo nella Eucaristia, è necessario parimente ammettere che il pane ed il vino subiscono una incomprensibile mutazione in qualche punto determinato di tempo; e la Chiesa Cattolica nient’altro fa che determinar questo punto. Per la stessa ragione essa Chiesa può appoggiarsi alla lettera delle Scritture, perchè in esse si dice: hoc est: e non mai: in hoc. » (Schultess, in Annal. Theolog.).

« Nella Santa Cena evvi realmente e sostanzialmente il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, e ciò per maniere soprumane, e transustanzialmente » (Ammon, Lettere di Rodolfo e Ida, p. 23).

« La pia antichità dichiarò chiaramente abbastanza che il pane si muta nel Corpo di Cristo, e il vino nel Sangue: ad ogni tratto gli antichi riconobbero la – metazakeiosin — che i latini rettamente traducono – Transubstantiatio, transustanziazione – »

. E siccome altrove si fa, così anche qui deve spiegarsi la Scrittura colla tradizione, che la Chiesa fino a noi ha trasmessa. » (Leibnitz, Systm. Theolog., pag. 226).

« È certo che l’antichità ha insegnato che per mezzo della consacrazione si fa mutazione, siccome apparisce dalle parole di Ambrogio, già citate, né mai fu noto agli antichi il nuovo dogma di alcuni – Che vi sia il Corpo di Cristo nel suo momento della percezione; – Imperocché alcuni (degli antichi) non subito consumavano questo sacro cibo, ma lo mandavano ad altri, e seco lo portavano a casa, anzi ne’ viaggi, nei deserti, e questo costume fu per un tempo commendato, sebbene di poi, per causa di maggior riverenza, abrogato. E certamente, o le parole dell’istituzioni, che si pronunziano dal sacerdote, sono false (il che Dio ci guardi di pensare), o è necessario che ciò che è benedetto sia il Corpo di Cristo anche prima che si mangi?» (Il medes.ivi, p. 228 e segg.).

« Non può certamente negarsi che in virtù di concomitanza, si riceva tutto Gesù Cristo sotto l’una, e sotto l’altra delle due specie,come dicono i teologi; imperocché la sua carne non è separata dal sangue. Se poi al presente convenga rendere ai popoli il calice, cioè se preponderino o no le ragioni che tanti Principie nazioni allegarono, non appartiene sicuramente ai privati il definirlo, ma ai Rettori della Chiesa, e massimamente poi al Sommo Pontefice, a cui il Concilio di Trento rimise questo affare. Percerto alla Chiesa è largamente data la potestà di definire anche intorno quelle cose che sono di diritto divino, come è manifestodalla mutazione del Sabato nel giorno di Domenica, dalla permissionedel sangue e del soffogato, dal Canone dei Libri Sacri,dall’abrogazione del Battesimo per immersione, e dagli impedimentidel matrimonio; le quali cose seguono in parte con sicurezza gli stessi protestanti, per la sola autorità della Chiesa, che IN TUTTO IL RESTO DISPREZZANO. » (Il medes. Ivi, p. 254 e segg.).

« Il Corpo del Signore (fatta la divisione) si contiene (tutto) in ciascuna parte, e nelle più piccole particelle del pane celeste. » (Dichiar. Del Parlam. Inglese: 1548).

« L’adorazione del Santissimo Sacramento dell’ Eucaristia, quantunque non sempre sia stata in uso (solennemente), è stata con tutto ciò ricevuta con lodevole pietà. Imperocché i primi Cristiani in tutto ciò che appartiene alla esterna dimostrazione del culto, usavano una cristiana semplicità, che non può sicuramente riprendersi; imperocché nell’ interno dell’anima ardevano di una vera pietà. Essendosi poi a poco a poco raffreddato lo zelo, fu necessario servirsi di segni esteriori, d’istituire riti solenni, i quali ammaestrassero del dovere, e risuscitassero l’ardore, principalmente dove se ne presentasse grande occasione o ragione. Non può facilmente poi esibirsene ai Cristiani veruna maggiore di quella che loro si offre in questo Divin Sacramento, ove Dio stesso a noi mostra la presenza del Corpo a sé unito…. Pertanto, fu al certo dì massima convenienza che istituita ne fosse (in modo solenne) l’adorazione, e rettamente fu stabilito che nel Sacramento dell’Eucaristia collocata fosse la sommità del culto esterno, il che vale anche al culto supremo interno dei Cristiani…. cioè ad infiammare in noi l’amor divino, ad attestare e nutrire la carità. » (Leibnitz, Op. cit., p. 258).

« Appo i Cattolici adunque si adora devotamente Cristo in Sacramento, e l’oggetto di questa adorazione non è altro che il vero eterno Iddio unito in uno sustanzialmente colla sacra sua Umanità, la quale tengono essi per fermo stare ivi presente, tuttoché adombrata dalle specie sacramentali. E dato pure che non estimassero ivi in realtà la presenza di questo Dio, nulladimeno sono eglino tanto lungi da venerare il pane, che in tal caso si riputerebbero idolatri. Il che dà a vedere quanto l’anima in quest’atto sia libera, e lontana da ogni benché minimo senso d’idolatria, e come lo stesso debba dirsi della volontà, che anzi del tutto all’idolatria è opposta e contraria. » (Taylor, Op. La libertà di profetare; Sez. 20, cap. 10). Concludiamo:

« Noi seriamente dichiariamo essere eretici, e alieni dalla Chiesa di Dio gli Zuingliani, e tutti Sacramentarii.3 (Lutero, Thes. 27, cont. Thoelogos Lovaniens, 1545). « — «Satanassoregna talmente in essi che non è in loro potere il dire altro che menzogne. » (Il medes. Epist. Ad Jan Pæ. Bremens.).

LO SCUDO DELLA FEDE (146)

6

P. F. GHERUBINO DA SERRAVEZZA

Cappuccino Missionario Apostolico

IL PROTESTANTISMO GIUDICATO E CONDANNATO DALLA BIBBIA E DAI PROTESTANTI (12)

FIRENZE – DALLA TIPOGRAFIA CALASANZIANA 1861

DISCUSSIONE XIV – 2

PUNTO II.

Alla sola Chiesa appartiene la dogmatica interpretazione della Santa Scrittura.

77. Bibbia. Essendo dunque sì oscura, inintelligibile, anche per tua confessione, la Scrittura Santa; evidentemente ne segue che non può né deve essere interpretata da qualunque individuo; che non è lecito ai fedeli il seguirla quale unica regola di lor fede e costumi, nel senso che da ciascuno è privatamente intesa; ma che alla sola Chiesa ne appartiene la dogmatica interpretazione, la quale dev’esser da tutti seguita. Ciò è precisamente quanto in ogni tempo Iddio ha voluto e rigorosamente ordinato. Ascolta.

« Se in qualche negozio che penda dinanzi a te, vedrai della difficoltà e ambiguità tra sangue e sangue, tra causa e causa, tra lebbra e lebbra, e vedrai che vari sono i sentimenti de’ giudici della tua città: … ti porterai a’ sacerdoti della stirpe di Levi, e dal giudice che risiederà in quel tempo: e li consulterai, ed eglino ti proferiranno la sentenza secondo la verità. E tu farai tutto quello che ti avranno detto, .e non torcerai a destra, né a sinistra. Chi poi si leverà in superba, e non vorrà obbedire al comando del Sacerdote, che è in quel tempo il ministro del Signore Dio tuo, né al decreto del giudice, costui sia messo a morte, e toglierai il male da Israele.(Deuter. XVII, 8 e segg.) e Nota qui che il giudice era lo stesso Sacerdote Sommo Pontefice; poiché egli solo, secondo la legge, (Lev. XIII.) discerner poteva e sentenziare tra lebbra e lebbra. Ciò vedrai confermato ne’ testi seguenti. – « In Gerusalemme Iosaphat nominò dei Leviti, e dei Sacerdoti, e dei capi di famiglia d’Israele, e intimò loro e disse: In qualunque lite tra famiglia e famiglia,… la quale [lite) sia portata a voi, ogniqualvolta che si tratti della legge, dei comandamenti, delle cerimonie e dei precetti, voi l’istruirete, affinché non pecchino contro il Signore…. Amaria Sacerdote e Pontefice vostro avrà giurisdizione in tutto quello che spetta al Signore: e Zabadia figliuolo d’Ismael principe della casa di Giuda, presiederà a tutti gli affari riguardanti l’officio del re? » (II Paralip. XIX, 8 e segg) – « Queste cose dice il Signore degli eserciti: Interroga i sacerdoti intorno la legge » (Agg. II, 12). – « Le labbra del sacerdote hanno il deposito della scienza, e dalla bocca di lui si ha da cercare la legge; perché egli è l’Angelo del Signore degli eserciti.1 » (Malac. II, 7). – « I sacerdoti, e i Leviti figliuoli di Sadoc,… insegneranno al mio popolo a discernere tra il santo e il profano, tra il mondo e l’immondo; E ove accadano liti, sederanno nei miei tribunali, e giudicheranno.- » (Ezech. XLIV, l5, 23, 24). Questa è la legge: vediamone adesso la pratica.

« Fece Mosè come aveva ordinato il Signore:… e spiegò tutti gli ordini del Signore. (Num. XXVIII, 18, e seg.) » – « E parimente disse (Iosia) a’ Leviti :… per le istruzioni de’ quali tutto Israele era santificato al Signore. » (2 de’ Paralip. XXXV, 3) – « Esdra ancora rivolto il suo cuore a far ricerca dellca legge del Signore, e ad eseguire, ed insegnare ad Israele i precetti di essa, e gli insegnamenti? » (1.° di Esd. VIII, 10) – « Portò dunque Esdra sacerdote la legge dinanzi alla moltitudine, e lesse in quel libro a voce chiara…. dalla mattina sino a mezzodì, in presenza degli uomini, delle donne, e dei sapienti…. Andò pertanto tutto il popolo, etc … perché avevano inteso le parole che erano state loro spiegate. E il secondo giorno si congregarono i capi delle famiglie di tutto il popolo, i sacerdoti e i Leviti presso Esdra scriba, affinché esponesse loro le parole della legge » (2.° di Esd. VII. 3. 12, 13.)

Passiamo adesso al Nuovo Testamento.

78. « E allora Gesù parlò alle turbe e a’ suoi discepoli, dicendo: sulla Cattedra di Mosè si assisero gli Scribi e i Farisei: tutto quello pertanto, che vi dicono, osservatelo e fatelo » (Matt. XXIII, 2,3). – Ma Gesù accostandosi parlò loro [agli Apostoli], dicendo: Andate, istruite tutte le genti,… insegnando loro di osservare tutto quello che vi ho comandato » (IVI, XXVIII, 18 e seg.). – « Se non ascolta la Chiesa, abbilo come per un pagano e per pubblicano » (ivi, XVIII, 17). –  « Chi ascolta voi, ascolta me: e chi disprezza voi, disprezza me. » (Luc. X, 16). Or vedi che anche il Divin Redentore, quantunque venuto fosse per dar nuova legge al mondo, per ciò che riguarda il caso nostro, conferma, e rinnova quanto era già stabilito nell’Antico Testamento. Questa gran verità ti si renderà anche più manifesta dalla pratica costante tenuta dai Santi Apostoli su questo proposito. Ascolta.

« Alcuni venuti dalla Giudea insegnavano a’ fratelli : Se voi non vi circoncidete secondo il rito di Mosè, non potete esser salvi. Essendovi dunque stato non piccol contrasto di Paolo e di Barnaba contro di essi, fu stabilito che Paolo e Barnaba e alcuni dell’altra parte andassero per tal questione a Gerusalemme dagli Apostoli e da’ seniori…. E si adunarono gli Apostoli e i seniori per disaminar questa cosa. E mentre ferveva la disputa, alzatosi Pietro disse loro: Uomini fratelli perché tentate voi Dio per imporre sul collo dei discepoli un giogo, che né i Padri nostri, né noi abbiam potuto portare? Ma per la grazia del Signore Gesù Cristo CREDIAMO ESSER SALVATI NELLO STESSO MODO CHE ESSI. E tutta la moltitudine si tacque…. –  Gli Apostoli e i seniori…. ai fratelli gentili che sono in Antiochia…. Poiché abbiamo udito che alcuni partiti da noi, a’ quali non ne abbiamo dato commissione, vi hanno turbati con parole, sovvertendo le anime vostre…. è parso allo Spirito Santo, ed a noi di non imporre a voi altro peso, etc. » (Act. XV, 1 e segg.).   – Qui hai ben potuto vedere: 1.° Che la controversia tra i cristiani di Antiochia riguardava l’intelligenza della Scrittura; poiché trattavasi di sapere, se loro era necessaria la circoncisione al conseguimento della salute. 2° Che nessuno, neppur dei primarii loro pastori, osò attribuirsi la potestà di decidere su tal controversia dogmaticamente. – 3.° Che tutti convennero di unanime consenso esser necessario ricorrere per la definitiva decisione alla suprema autorità della Chiesa. 4.° Che S. Pietro, a cui ciò singolarmente apparteneva, pronunziò l’inappellabile sentenza, per cui tutta la moltitudine si tacque, perché le sentenze di Pietro sono infallibili. – E parso allo Spirito Santo, ed a noi – 5.° Che riprovati furono e condannati come perturbatori coloro, che preteso avevano di sentenziare dogmaticamente in materia di Scrittura, indipendentemente dall’autorità della Chiesa – A’ quali non ne abbiamo dato commissione.

79. Affinché poi nessuno in seguito adducesse il pretesto che tal sentenza non riguardava che un caso particolare; lo stesso S. Pietro promulgò a tutta la Chiesa la seguente dogmatica dichiarazione: « Abbiamo più ferma la parola profetica, a cui fate bene di attendere, ponendo mente prima di tutto a questo (N.B.) che nessuna profezia della Scrittura è di privata interpretazione; imperocché (eccone la ragione) non per umano volere fu portata una volta la profezia, ma ispirati dallo Spirito Santo parlarono i santi uomini dì Dio.1 » (II Piet. I, 19 e segg.). –  Da queste ultime parole è ben chiaro, che qui per profezia non s’intendono soltanto le predizioni profetiche, ma (siccome spesso si usa nella parola di Dio) tutte le Sante Scritture. Quindi il medesimo Apostolo seriamente avverte tutti i fedeli a guardarsi da coloro che pretendono decidere circa il senso della Scrittura, secondo la privata loro interpretazione. « Voi adunque , o fratelli, istruiti per tempo state in guardia, affinché non cadiate, trasportati dall’errore degli stolti, dalla vostra fermezza. » (ivi, III, 16).

80. Con forza non minore detestati sono e condannati tali pretendenti dall’Apostolo S. Paolo, e acremente ripresi sono i fedeli che a quelli danno retta.

« Vi seno ancora molti disobbedienti, vaniloqui e seduttori, massimamente quelli della circoncisione, a’ quali debbesi turar la bocca, i quali mettono a soqquadro tutte le cose, insegnando cose che non convengono » (Tit. I, 10, 11).

« La fine del precetto è la carità di puro cuore, di buona coscienza, di fede non simulata. Dalle quali cose alcuni avendo deviato, hanno dato in vani cicalecci, volendo farla da dottori della legge, senza intender le cose che dicono, né quelle che danno per certe. » (I Tim. I, 5 e segg.). – «Altri ha (Gesù Cristo) costituiti Apostoli, altri profeti, altri pastori e dottori, per il perfezionamento de’ santi, per l’opera del ministero, per la edificazione del corpo di Cristo:… onde non più siamo fanciulli vacillanti, e portati qua e là da ogni vento di dottrina per raggiri degli uomini, per le astuzie onde seduce l’errore » (Ephes. IV, 11 e segg.). – « Forse tutti Apostoli? Forse tutti profeti.? Forse tutti dottori? Forse tutti interpreti? (I Cor. XII, 29, 30).  Mi stupisco come così presto fate passaggio da colui che vi chiamò alla grazia di Cristo ad un altro Vangelo, il quale non è un altro, ma vi sono alcuni che vi conturbano, e vogliono pervertire il Vangelo di Cristo. Ma quand’anche noi, o un Angelo del cielo evangelizzi a voi oltre quello che abbiamo a voi evangelizzato, sia anatema. » (Gal. I, 6 e segg.) Cioè, sia maledetto. Ecco adunque che tanto nel Vecchio che nel Nuovo Testamento è assolutamente comandato di ricorrere all’autorità della Chiesa per l’intelligenza della Santa Scrittura: e coloro che pretendono d’interpretarla dogmaticamente di privata loro autorità, ossia che vogliono averla per regola della lor fede e costumi nel senso da essi intesa, indipendentemente dall’autorità della Chiesa, nel Vecchio Testamento sono condannati a morte, e nel Nuovo non solo condannati sono come disubbidienti, perturbatori, e seduttori; ma è fulminato contro di essi l’ANATEMA, ossia la più terribile, la più spaventosa delle maledizioni; a cui è sempre unita la più gran pena cioè la scomunica.

81. Prot. A tutte le vostre ragioni i miei seguaci lungamente opposero, e molti oppongono ancora i seguenti passi:

1.° « Non avete bisogno che alcuno vi ammaestri, ma siccome l’unzione di lui (dello Spirito Santo) insegna a voi tutte le cose, ed è verace, e non bugiarda. E siccome vi ha insegnato, stativi in Lui. » ( I Giov. II, 27)

2. ° « Porrò tutti i figliuoli tuoi ammaestrati dal Signore. » ( Isa. LIV, 13 )

3. ° « Darò la mia legge nelle lor viscere, e nel cuor loro la scriverò, e niuno insegnerà più al suo prossimo, con dire, conosci il Signore: imperocché tutti dal primo all’ultimo mi conosceranno. » (Gerem. XXXI, 33, 34).

4. ° « Io non ricevo testimonianza dall’ uomo. » (Giov. V, 34)

5. ° « Chi vorrà adempire la volontà di Lui, conoscerà se la dottrina sia di Dio. » (ivi, VII, 17 )

6. ° « Le mie pecore ascoltan la mia voce: e io le conosco, ed elleno mi tengon dietro. » (ivi, X, 27)

7. ° « Perscrutate le Scritture: perché credete di avere in esse la vita eterna. » (ivi, V, 39 )

8. ° « L o spirituale giudica tutte le cose, ed ei non è giudicato d’alcuno. » (I Cor. II, 15)

9. ° « Disaminate tutto, attenetevi al buono. » ( I Tess. V, 21)

Con questi passi credevan vinta la causa; ma in verità non sono punto a proposito. Imperocché il 1.° non contiene, che un ammonimento di precauzione che dà Giovanni ai fedeli, affinché si guardino dai falsi maestri, i quali sotto pretesto di una più estesa istruzione, ingannavano molti. Onde gli avverte di non dar loro ascolto, essendo essi fedeli abbastanza istruiti nelle cose necessarie a sapersi per la eterna salute. » (Rosenmuller, ne’ suoi Scolii sopra questo passo.).

Il secondo ed il terzo altro non significano che « una maggior diffusione del monoteismo presso gli Ebrei reduci dalla captività babilonese. » (Ivi, Op. cit. sopra questi passi).  Oppure, « una maggior facilità di conoscere e praticare la legge di Dio. » (Cosi altri protestanti nell’Opera: Critici Sacri) Nel quarto, « Gesù volle dire: non ho detto queste cose come avido di onore che apporta la lode umana. Non mi appiglio alla testimonianza di alcun uomo, né perciò di Giovanni da voi ripudiato; ma ho detto queste cose, ho fatto menzione di Giovanni, affinché ne siate capacitati : non vado in cerca di umana commendazione. » Riguardo al quinto: « Aveva Gesù affermato – v. 16. – che la sua dottrina era divina. Ora egli porta sopra questa cosa due argomenti: il primo interno, preso dall’indole dell’eccellenza della medesima dottrina: l’altro – v. 17. – esterno, preso dalla stessa ragione di agire, colla quale insegna che Egli non ha in mira la propria gloria, ma quella unicamente di Dio. » (Kuinoel, Gàmlimat. e Rosenmuller, Op. cìt. sopra questo passo)  Nel 6.° – Non tratta Gesù che della sua dignità di Messia, riconosciuta dai suoi seguaci; onde a lui obbediranno e presteranno ossequio. (c. s.) – Quanto al settimo, « Quel perscrutate le Scritture, non è adoperato da Cristo nel modo imperativo, ma nell’indicativo, come è manifesto non solo dall’autorità dei Dottori, che così l’intesero, ma dallo stesso contesto che l’esige. Oltre a ciò, queste parole erano dirette ai Farisei, cioè ai Dottori della legge; onde nulla hanno di comune con la presente questione. » L’ottavo (lo spirituale ec.) altro, non è che un antitesi, che fa l’Apostolo tra l’uomo spirituale e l’uomo carnale, dicendo che il carnale non è atto a portar giudizio nelle cose spirituali, di cui nulla intende; e che lo spirituale e perfetto giudica tutte le cose come sono ; ma non dice già che egli possa arrogarsi autorità intorno i dogmi di fede nel decider le controversie, al quale uffizio, secondo lo stesso Apostolo, Dio ha lasciati nella sua Chiesa i Pastori e i Dottori? » (Questa sentenza è inesatta, ma può passarsi ad un protestante quanto allo scopo dell’attual controversia). Finalmente quel – Disaminate – etc. appartiene alla discrezione degli spiriti. Così i testi (che citano) della prima a’Corinti – XII. 10. 14. 29. – così quello della I . di Giovanni, – IV. 1. – Dunque quel – tutte le cose, – ristringer si deve, secondo l’antecedente, a quelle cose che si dicono da coloro che profetizzano. » (Ugone Grozio: Opp. edit. Amstelod, 1670, T. 2. vol. 2 , pag. 916.). Convengo dunque che su questo punto ha piena ragione la Cattolica Chiesa; ma nel tempo stesso non so perdonarle l’inaudita durezza e ingiustizia che fa ai fedeli, negando loro il libero uso di quella Santa Scrittura data per tutti da Dio; onde profittarne pel loro bene spirituale.

82. Bibbia. L a Chiesa Cattolica concederà certamente ai fedeli l’uso della Santa Scrittura data da Dio, ma però con quelle condizioni che vuole Iddio, cioè:

I. Che facciano uso di quella sola Scrittura, che come vera e genuina è loro assegnata da essa Chiesa, giusta quel divino comando : « Egli (il re) scriva per suo uso un doppio esemplare di questa legge in un volume, copiandola dall’originale datogli da’ sacerdoti. »  (Deut. XVII, 18)

II. Che nessuno pretenda di farsi giudice indipendente del senso di essa, avendo Dio dichiarato che – non è di privata interpretazione; perché è parola divina.

III. Che in ogni dubbio, o questione ricorrer debbano per la sua intelligenza alla medesima Chiesa, né mai allontanarsi dalla sua sentenza, come è chiaro dai vari testi sopraccitati.

IV. Che essendo ai fedeli per ogni evento moralmente impossibile tale ricorso, abbiano una Scrittura munita delle necessarie Note; onde non manchi loro, in un modo o nell’altro, il magistero della Santa Chiesa – Colonna e sostegno della verità! – e così preservati siano dal cadere in errore.

83. Prot. « La Chiesa protestante benché pretenda di stabilire per sua base la Sacra Scrittura , contuttociò ella s’innalza sopra un fondamento assai debole e leggiero. » (F. F. Delbraeck. Filippo Melantone, ossia maestro della fede, ec. 1826,)

« Lutero, Calvino, Zuinglio ben fecero della Bibbia il fondamento della fede; ma gli oracoli della Scrittura debbono entrare nell’intelletto, ed essere dalla mente compresi: e affinché questo si avveri, quelli debbono essere spiegati…. Presupposto che Dio abbia parlato, che dinanzi agli occhi si vegga e si oda la parola di Dio, la quale deve là menare dove si ritrova la vera felicità dell’uomo, chi potrebbe così facilmente salire in audacia di volerla ad ogni guisa spiegare, e per entro conoscere? Non sarebbe questo il luogo in cui sarebbe necessaria una dichiarazione autentica ed autorevole, non potendosene far senza? Sopra questo punto ha perfettissimamente ragione la Chiesa Cattolica? » (5 Wienland, Opere varie, X. 1, p. 186). – « Se Dio ha discoperto, mediante la sua rivelazione, alcune di cui non si può far senza, e le quali sono per la beatitudine eterna onninamente necessarie, già si vede bene che la spiegazione delle medesime è da aggiudicarsi a coloro soltanto chesono da ciò, ossia a quell’Istituto che guidato di continuo dallo Spirito Santo non può dare nel fallo, ma dee essere INFALLIBILE » (Zimmermann, nella Gazzetta Letteraria di Lipsia, 1829, n. 171).

« Bene a ragione la Bibbia deve giudicare il protestante come in suprema istanza; ma non mai esclusivamente. Quest’ultimo carattere è peculiare agli eretici di tutti i secoli, e perciò sopra ogni altro da fuggirsi e da combattersi da una Chiesa, la quale, siccome la nostra, possiede pochissimi mezzi ecclesiastici per porre un freno a riparare l’arbitraria esposizione della Bibbia, e le innumerevoli fazioni, che indi ne nascono. Il vero protestantismo riprova e condanna (sic) tutti quei tentativi, che in antico e recentemente si son fatti per isviluppare i dogmi dalla sola Scrittura Sacra. Conciossiachè un tal metodo è contrario all’antica Chiesa, e non giovò ad altro che ad alimentare ogn’ora novelle e crescenti discordie, e straordinarie sette, che usano molti maltrattamenti e angherie.- » (Glanzow, Il ripristinamento del vero protestantismo, p. 89.). – « Nel vero non può negarsi che sieno quasi pochissimi que’ testi, i quali sì delle cose contenute nell’antico, come di quelle racchiuse nel nuovo Testamento, ingenerino nelle menti dei lettori le medesime idee. Per il che ne nasce di presente un dubbio, se le idee, le quali fanno per avventura al nostro proposito, sieno piuttosto queste che quelle. Chi monterà in cattedra, e parlando scioglierà la questione? Se da noi protestanti che siamo, si accetta e si riceve la Bibbia come regola ed ordine di fede, ne avverrà per conseguenza che tutte le verità anche di fede avranno, a così dire, le radici e le fondamenta loro nel campo delle disputazioni esegetiche? » (Lessing, Storoa della Letteratura, T. 6. p. 38.). « Infino a tanto che i Riformatori difendevano all’aperto la Sacra Scrittura, come quella che conteneva in sé tutto ciò che era necessario al conseguimento della beatitudine eterna, ed insegnavano non doversi giammai da chicchessia prestar credenza, quasi fossero articoli di fede, a verità, le quali non si leggessero, o almeno non venissero dalla Bibbia dimostrate; oh! allora essi non si avvedevano che sarebbe alla perfine venuto un tempo, in cui gli uomini di ogni fatta avrebbero presa tanta baldanza, che con sola la Bibbia alla mano si sarebbero creduti adatti, o a dir meglio, chiamati a cercare una fede tutta loro peculiare, e tener per falso, e rigettare ciò che per avventura non si fosse conformato alle proprie opinioni. Cotesta baldanza è oggidì tanto cresciuta e diffusa, che gli stessi, articoli principalissimi della fede cristiana vengono contraddetti e negati da coloro medesimi i quali, a malgrado di tutto questo, si chiamano discepoli del mite ed umile Gesù! » (Wix, Sull’opportunità … Heidelberg. 1829, p. 62). – « Laddove ciascuno, i divisati principii seguitando,, potesse a suo bell’agio crearsi una religione tutta peculiare, certamente non mai gli sarebbe dato di rinvenire un solo elemento capace di effettuare una qualsiasi unione, e molto meno una Chiesa. » (La Gazzetta ecclesiastica-prot.) di Darmstadt, Supplemento Letterario, 1831. n. 34). « Chi ciò concede è necessario conceda che potranno formarsi tante religioni quante sono le teste. » (Il Mosemio, Hinstit. Hist. Christ. Recent. Sæc. XVI Sect. 3, cap. 4§ . 1). – « Certamente que’ mostri di errori e di eresie che in oggi s’intendono, non sono che ruscelli dedotti da quel fonte della privata interpretazione delie Sacre Scritture. » (Calvino, Epistolæ, et responsi (Calvini), p. 47, col. 1.) – Che però io diceva a certi miei avversarii: « È necessario consultare la Chiesa, e chiuder l’orecchio alle passioni ed ai pregiudizi. L’intelligenza delle Scritture non appartiene né a voi, né a me, ma alla Chiesa: ad essa spettano le Chiavi ed il potere delle Chiavi. (Zwinglio, nella sua disputa con un Anabattista. Vedi Audin, Storia della vita di Lutero: .Milano 1812, vol. 1, p. 153.)

LO SCUDO DELLA FEDE (145)

P. F. GHERUBINO DA SERRAVEZZA

Cappuccino Missionario Apostolico

IL PROTESTANTISMO GIUDICATO E CONDANNATO DALLA BIBBIA E DAI PROTESTANTI (13)

FIRENZE – DALLA TIPOGRAFIA CALASANZIANA 1861

DISCUSSIONE XIV – 1

La Bibbia: — Se sia di privata interpretazione, e l’unica regola del Cristiano.

73. Prot. Si ceda pertanto intera vittoria alla Cattolica Chiesa anche sulla questione dei libri Divini. Essa esige si abbian per tali quanti da lei annoverati sono nel sacro suo Canone: ha ragione, e sta bene. Ma perché impedire ai fedeli di servirsi dei Libri Santi con quella libertà che loro è data da Dio? Essa non vuole che li abbiano per le mani, se non a condizione che non siano intesi, o interpretati che in quell’unico senso, che da lei medesima è inteso, o non è almeno disapprovato! Quindi in ogni caso di discorde parere, di controversia, ne riserba assolutamente ed esclusivamente a se stessa la dogmatica decisione, quasi essa sola ne sia il vero giudice competente! Tutto ciò vuole e pretende sotto il bugiardo pretesto che la Santa Scrittura è in moltissimi luoghi. inintelligibile a segno tale che anche i più dotti possono errare circa il vero suo senso. Ma evidentemente mentisce, si oppone a Dio, e fa ingiustizia ai fedeli; imperocché è fuor di dubbio:

l.° Che la Scrittura è per se stessa certissima, facilissima, apertissima interprete di sé medesima, la quale prova il tutto a tutti, giudica e illumina; » (Lutero, Præf. Assert. art. a Leone Pontifice damnat.) poiché: «E una luce spirituale di lunga più chiara del sole. » (Il medes. De servo arb. Opp. T. 3. fol. 152)  2.° Che Dio ha dato a’ fedeli la Santa Scrittura, onde la seguano qual unica suprema regola e giudice della fede e dei costumi, nel senso in cui da ciascuno è intesa, secondo la propria privata interpretazione; cosicché « Nelle cose riguardanti la fede, ogni cristiano è Papa e Chiesa a se stesso » (Il medes. T. 2. fol. 135)

Bibbia. Le confessioni da te già fatte circa la supremazia del Papa, l’infallibilità nella Chiesa, l’esistenza e necessità della Tradizione, etc. etc., ti convincono anche sù questo punto di manifesta contradizione, e sono più che bastanti a condannarti. Pure non lascerò di trattenermi su questi tuoi reclami e asserzioni, onde farti anche meglio conoscere la verità.

PUNTO 1.

La Bibbia è in molti luoghi oscura, e di difficilissima intelligenza anche pei dotti.

74. « Gesù rispose loro (a’ Sadducei): Voi errate non intendendo la Scrittura» (Matt. XXII, 29) «E Gesù disse: (a due discepoli): o stolti e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i Profeti hanno dette:… e cominciando da Mosè e da tutti i Profeti, spiegava loro in tutte le Scritture quello che lui riguardava. » (Luc. XXIV, 25, 27). – « Molte cose ho ancora da dirvi, ma non ne siete capaci adesso » (Giov. XVI, 12.) — « Filippo lo sentì (l’eunuco) che leggeva il Profeta Isaia, e disse: Intendi tu quello che leggi? E quegli disse: Come lo posso io, se qualcheduno non mi insegna? » (Act. VIII, 27 e seg.). – « La magnanimità del Signor nostro tenete in luogo di salute…. conforme anche il carissimo nostro fratello Paolo per la sapienza a lui data vi scrisse, come anche in tutte le sue Epistole. .. nelle quali sono alcune cose difficili a capirsi, le quali gli ignoranti e i poco stabili stravolgono, come anche tutte le altre Scritture, per loro perdizione. » gli ignoranti e i poco stabili stravolgono, come anche tutte le altre Scritture, per loro perdizione. » (II di Piet. III, 15, 16). Non avevano peranco (gli Apostoli) compreso dalla Scrittura che Egli doveva risuscitare da morte. » (Giov. XX, 9) — « Non tutti capiscono questa parola, ma quelli a’ quali è stato conceduto. » (Matt. XIX, 11). –  « E (Gesù) aprì loro l’intelletto, affinché capissero la Scrittura. » ( gli Apostoli ). Ecco dunque dichiarato che non solo la S. Scrittura è oscura, inintelligibile anche pei dotti, ma che non può capirsi che da quelli a’quali dal Signore per grazia speciale è concesso.

75. Prof. Dice il Salmista: « Il comandamento del Signore è lucente, e illumina gli occhi. » (Psal. XVIII, 9) — «Lucerna a’ miei passi è la tua parola, e luce a’ miei sentieri.» (Psal. CXVIII, 103) Dunque è chiara per tutti la parola di Dio.

Bibbia. Dice ancora lo stesso Salmista: « Togli (o Signore) il velo ai miei occhi e considererò le meraviglie della tua legge…. Dammi intelletto, e attentamente studierò la tua legge…. Insegnami le tue giustificazioni…. fa’ risplendere sopra il tuo servo la luce della tua faccia, e insegnami le tue giustificazioni. » (ivi, 18, 34, 68, 135). Òr dimmi, come può intendersi tanta chiarezza con tanta oscurità ed ignoranza della Scrittura in uno stesso individuo, e sopra lo stesso soggetto? Se non lo sai, te lo spiega lo stesso Salmista nelle seguenti parole. « l’esposizione delle tue parole illumina, e dà intelletto a’ piccoli. » (ivi, 130). Hai capito? La Scrittura è luce che illumina, etc, quando vi è chi la espone, la spiega nel suo vero senso.

Prot. Non pochi dei miei seguaci si fanno forti su questi due passi:

l. ° « Questo comandamento che oggi ti annunzio non è sopra di te, né lungi da te. » (Deut. XXX, 11)

2.° « Abbiamo più fermo il parlare de” Profeti, a cui ben fate in prestarvi attenzione come ad una lucerna che in luogo oscuro risplende. » (II Piet. I, 19)  Ma inutilmente; perché il primo altro non significa se non che l’osservanza della legge divina non è superiore alle nostre forze dalla grazia aiutata. (Knapp, nella sua Diatriba, sopra questo passo). –  Il secondo vuol dire « che i vaticinii, le dottrine de’ Profeti del Vecchio Testamento sono simili ad una lucerna, la quale mostra bensì la via della salute, ma oscuramente soltanto. » (Rosenmuller, Comment. in hunc loc.).

Veggo che mi va male. Veniamo ad un accomodamento.

« Pertanto, io tengo che quanto vi ha (nella Scrittura) da rettamente credersi, e piamente praticarsi, è di facile intelligenza per ogni uomo dotato di ragione, ed esperto nelle lettere. » (Il Mosemio, Hist. Eccl. sæc. XIV, Sect. Part. 2 § 2). Possiamo cosi accomodarci?

Bibbia. Ciò ti accorderò quando potrai provare che il Salmista, il quale si dichiara ignorante nell’intelligenza della Scrittura, non fosse dotato di ragione, ed esperto nelle lettere. Che se ciò ti riuscisse, non avresti ancor vinto; perché ti resterebbe pur da provare che quei Sadducei mandati a tentare il Redentore (che però esser dovettero de’ più dotti di quella setta), ai quali egli disse: « Voi errate non intendendo la Scrittura » non fossero dotati di ragione, né esperti nelle lettere. E quand’anche in questo tu riuscissi, nulla avresti concluso, poiché oltre a ciò è scritto: « Il Signore non darà posa all’ira sua, all’indignazione sino a tanto che abbia eseguiti e compiuti i disegni del cuor suo. VOI LI  CAPIRETE ALLA FINE DEI GIORNI. » (Isa. XXX, 24). – « Ed io, o fratelli, non potei parlare a voi come a spirituali, ma come a carnali: come a pargoletti in Cristo :… imperocché NON NE ERAVATE PERANCO CAPACI, ANZI NON LO SIETE NEPPURE ADESSO.  » (I, Cor. III, 1, 2) Le parole del primo testo dirette sono a tutta la nazione Ebrea, e riguardano cose già precedentemente e ripetutamente annunziate. Quelle del secondo dirette sono ai Corinti. Or credi tu che tra questi due popoli non vi fossero uomini dotati dì ragione, ed esperti nelle lettere? Vi erano certamente, e non pochi: eppure non si vedono eccettuati nella comune ignoranza del vero senso della parola di Dio.

76. Prot. Troppo avete ragione, ed io pure sono con voi del medesimo sentimento. « Trovo nella Scrittura dei misteri, i quali per quanto siano ben espressi, non sono punto facili a capirsi, ed i quali saranno sempre oscuri e inintelligibili al nostro limitato intendimento. Finalmente i mezzi ordinari per interpretare le Scritture, come sono l’esame degli originali, il ravvicinamento dei passi diversi, la parità dì ragione, l’analogia della fede, sono tutti dubbiosi, incerti, debolissimi. Da tutto ciò ne segue che i più saggi, e per conseguenza coloro che parrebbe scuoprir dovessero più probabilmente il vero senso, meritano ciononostante poca fiducia. Queste cause di errori sono come altrettante ragioni di dubitare che in mezzo di tanti ostacoli e difficoltà abbiamo colpito nel segno? » (Gerem. Taylor, nell’Op. Della libertà di profetare: Sez..4. — 2). – «Chiunque abbia, qualche fior d’ingegno, o sia fornito di buon senso comune, non può in alcun modo negare che la Scrittura Divina non tenga ravvolte come in un manto di oscurità, non dirò solo le verità religiose (di minor conto), ma sì anche quelle che più sostanziali sono a conoscersi.- » (Heilman, Compend., theolog. dogmat. 1701, p. 38.). – « Non di rado accade che anche gli uomini non preoccupati e scevri sì da pregiudizii come da passioni, dubitano molto del senso che a caso gli Apostoli Santi, ed i Profeti avessero avuto in animo di palesare altrui; tanta difficoltà hanno le Sacre Scritture nell’essere spiegate? » (Grabe, Ep. ad regem Borussiæ, unte Opera S. Irenei). Per esempio: Il Contenuto dell’Epistola agli Ebrei è compiutamente inintelligibile senza una estesa cognizione di tutte le parti del Vecchio Testamento. » (S Oster, Le droit de tout l’homme: p. 31). – « Approfondirò i sensi delle Divine Scritture è cosa impossibile. Non possiamo che sfiorare la superficie. Comprenderne il senso sarebbe una meraviglia. Appena ci è dato conoscere l’ALFABETO. Che i Teologi dicano e facciano tutto ciò che vorranno: accertare il mistero della parola divina sarà sempre un’impresa superiore alla nostra intelligenza. Le sue parole sono il soffio dello Spirito di Dio; dunque elleno sfidano l’intelligenza dell’uomo? » (Lutero: Colloqui mensali: Ved. Audin. Sist. de la vie de Luther, p. 339). – « Volli alcune volte meditare il DECALOGO, e quando m’incontrai in quelle parole – Io SONO IL SIGNORE DIO TUO, cominciai ad esitare in quel pronome – Io – e questo – Io – non posso ancora intenderlo rettamente » (Il medes. in Symphoriacis: cap. 1. fol. 3). – « Nessuno può comprendere le Buccoliche di Virgilio, se non ha fatto cinque anni il guardiano di pecore; né le Georgiche, chi non abbia per altrettanti anni faticato all’aratro; né le Epistole di Cicerone, se non è stato almeno venti anni agli affari; nessuno può intender la Scrittura, il quale non abbia governato per cento anni la Chiesa co’ Profeti Elia ed Eliseo, con Giovanni Battista, con Gesù Cristo e con gli Apostoli. » (Lutero, Vedi Audin, Op.cit. T. 1. p. 443).

LO SCUDO DELLA FEDE (146)

CATECHISMO DELLA DOTTRINA CRISTIANA (3)

CATECHISMO DELLA DOTTRINA CRISTIANA

PUBBLICATO PER ORDINE DI SUA SANTITÀ PAPA PIO X

La testimonianza del Signore è fedele,

ai piccoli dà sapienza. Salmo XVIII, 7

ROMA -TIPOGRAFIA POLIGLOTTA VATICANA 1920

Soltanto agli Ordinari per le loro diocesi, si permetterà di riprodurre il presente Catechismo. Qualunque altra riproduzione è proibita, e non potrà adottarsi nell’insegnamento catechistico. – Per la necessaria autorizzazione rivolgersi alla “Commissione per il Catechismo„ presso la Tipografia Poliglotta Vaticana.

Roma, 25 novembre 1912.

AL SIGNOR CARDINALE PIETRO RESPIGHI NOSTRO VICARIO GENERALE

Signor Cardinale,

Fin dai primordi del Nostro Pontificato rivolgemmo la massima cura all’istruzione religiosa del popolo cristiano e in particolare dei fanciulli, persuasi che gran parte dei mali che affliggono la Chiesa provengono dall’ignoranza della sua dottrina e delle sue leggi. I nemici di essa le condannano bestemmiando ciò che ignorano, e molti de’ suoi figli, mal conoscendole, vivono come se tali non fossero. Perciò insistemmo spesso sulla somma necessità dell’ insegnamento catechistico, e lo promovemmo da per tutto, secondo il nostro potere, sia con le Lettere Encicliche Acerbo nimis e con le disposizioni riguardanti i catechismi nelle parrocchie, sia con le approvazioni e con gl’incoraggiamenti ai Congressi catechistici e alle scuole di Religione, sia con l’introdurre qui in Roma il testo del Catechismo usato da tempo in alcune grandi Province ecclesiastiche d’Italia. – Tuttavia col volgere degli anni, tanto a cagione delle nuove difficoltà insidiosamente frapposte a un qualsiasi insegnamento della dottrina cristiana nelle scuole, dove s’impartiva da secoli, quanto anche per la provvida anticipazione, da Noi voluta, della prima comunione dei fanciulli, e per altri motivi, essendoci stato espresso il desiderio di un Catechismo sufficiente, che fosse molto più breve, e più adatto alle esigenze odierne, Noi acconsentimmo che si riducesse l’antico Catechismo in uno nuovo, molto ristretto, che Noi stessi esaminammo e volemmo fosse pure esaminato da molti nostri Confratelli Vescovi d’Italia, affinché Ci esprimessero il loro parere in generale, e indicassero in particolare, secondo la loro scienza ed esperienza, le modificazioni da introdurre. – Avuto da essi un favorevole apprezzamento quasi unanime, con non poche preziose osservazioni che ordinammo fossero tenute nel debito conto, Ci sembra di non dover ritardare più oltre una sostituzione di testo, per vari motivi riconosciuta opportuna, fiduciosi che esso, con la benedizione del Signore, tornerà molto più comodo e altrettanto, se non più vantaggioso dell’antico, sia perché il volume del libro e delle cose da apprendersi, assai diminuito, non disaminerà i giovanetti, già molto aggravati dai programmi scolastici, e permetterà ai maestri e catechisti di farlo imparare per intero; sia perché vi si trovano, nonostante la brevità, più spiegate e accentuate quelle verità che oggidì, con immenso danno delle anime e della società, sono più combattute, o fraintese, o dimenticate. – Anzi confidiamo che anche gli aduti, i quali vogliano, come talora dovrebbero per viver meglio e per educar la famiglia, ravvivare nell’animo le cognizioni fondamentali su cui poggia la vita spirituale e morale cristiana, siano per trovare utile in ciò e gradita questa breve somma, assai accurata anche nella forma, dove incontreranno esposte con molta semplicità le capitali verità divine e le più efficaci riflessioni cristiane.

   Questo Catechismo, pertanto, e i primi elementi che da esso, per comodità dei fanciuletti abbiamo disposto si ricavino senza mutazione di parola, Noi, con l’autorità della prsente, approviamo e prescriviamo alla diocesi e provincia ecclesiastica di Roma, vietando che d’ora innanzi nell’insegnamento catechistico si segua altro testo.  – Quanto alle altre diocesi d’Italia, Ci basta esprimere il voto che il medesimo testo, da Noi e da molti Ordinari giudicato sufficiente, venga pure in esse adottato, anche perché cessi la funesta confusione e il disagio che oggidì moltissimi provano nelle frequenti mutazioni di domicilio, trovando nelle nuove residenze formole e testi notevolmente diversi che essi difficilmente imparano, mentre per desuetudine confondono e infine dimenticano anche quanto già sapevano. E peggio è per i fanciulli, perché nulla è sì fatale alla buona riuscita d’un insegnamento quanto il proseguirlo con un testo diverso da quello a cui il giovanetto è già, più o meno, assuefatto. – E poiché per l’introduzione del testo presente qualche difficoltà potranno incontrare gli adulti, perché si scosta dal precedente anche in talune formole; così, a togliere gl’inconvenienti, ordiniamo che a tutte le messe principali festive, come pure in tutte le classi della dottrina cristiana, siano recitate in principio, ad alta voce, chiaramente, posatamente, le prime preghiere e le principali altre formole. In tal maniera, dopo qualche tempo, senza sforzo, tutti le avranno imparate; e s’introdurrà un’ottima e cara consuetudine di comune preghiera e d’istruzione, che da tempo è in vigore in molte diocesi italiane, con non poca edificazione e profitto. – Esortiamo vivamente nel Signore tutti i catechisti, ora che la brevità stessa del testo ne agevola il lavoro, a volere con tanto maggior cura spiegare e far penetrare nelle anime dei giovai la dottrina cristiana, quanto maggiore è il bisogno oggidì d’una soda istruzione religiosa, per il dilagare dell’empietà e dell’immoralità. Ricordino sempre che il frutto del Catechismo dipende qui totalmente dal loro zelo e dalla loro intelligenza e maestria nel renderne l’insegnamento più lieve e gradito agli alunni. Preghiamo Dio che, come oggi i nemici della Fede, ognora crescenti per numero e per potenza, con ogni mezzo vanno propagando l’errore, così sorgano numerosissime le anime volonterose a coadiuvare con grande zelo i parroci, i maestri e i genitori cristiani nell’insegnamento quanto necessario altrettanto nobile e fecondo del Catechismo. – Con questo augurio impartiamo di cuore a Lei, Signor Cardinale, e a quanti avrà cooperatori in così santo ministero, l’Apostolica Benedizione.

Dal Vaticano, 18 ottobre 1912.

PIUS PP. X.

INDULGENZE PER COLORO CHE INSEGNANO O STUDIANO LA DOTTRINA CRISTIANA.

Ai genitori: cento giorni, ogni volta che nelle loro case insegnano la Dottrina cristiana ai figli e ai domestici (Paolo V, Breve 6 ottobre 1607).

Al maestri: sette anni, ogni volta che nelle feste conducono i discepoli alla Dottrina cristiana e gliela insegnano (Paolo V, Breve id.).

Cento giorni ogni volta che nei dì feriali la insegnano nelle scuole (Paolo V, Breve id.).

A tutti i fedeli: cento giorni, ogni volta che per mezz’ora studiano il Catechismo sia per insegnarlo sia per apprenderlo (Paolo V, Breve id.).

Sette anni ed altrettante quarantene, ogni volta che, confessati e comunicati, intervengano al Catechismo, quando è insegnato ai fanciulli nelle chiese ed oratori (Clemente XII, Breve 16 maggio 1736).

Indulgenza plenaria nei giorni di Natale, di Pasqua e dei santi Pietro e Paolo, se intervengono assiduamente al Catechismo per insegnarlo o per apprenderlo, purché, confessati e comunicati, preghino secondo le intenzioni del Sommo Pontefice (Clemente XII, Breve id.).

Tre anni, in ciascuna festa della Santissima Vergine, se sono soliti adunarsi nelle scuole o nelle chiese per imparare la Dottrina cristiana, purché in dette feste si confessino (Pio IX, Rescritto della S. C delle indulgenze, 18 luglio 1877).

Sette anni, se anche si comunicheranno (Pio IX, Rescritto id.).

AVVERTENZA.

L’asterisco (*) davanti alle «Prime preghiere e formole, alle prime nozioni. e a parecchie domande indica che esse si trovano anche nei Primi clementi della Dottrina cristiana, senza cambiamento: solo alcune risposte vi sono abbreviate, la 113* ha una lieve trasposizione, e la 328a l’aggiunta delle parole nella Messa.

* PRIME PREGHIERE E FORMOLE DA SAPERSI A MEMORIA.

Queste cose medita, in queste sta’ fisso,

affinché sta manifesto a tutti il tuo avanzamento.

1a Timot., IV, 15.

1. – Segno della Croce.

In nòmine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

[In nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo. Così sia.]

2. – Credo, o Simbolo apostolico.

1 Credo in Deum Patrem omnipoténtem, Creatórem cæli et terrae; 2 et in lesum

Christum, Fllium eius unicum, Dóminum nostrum, 3 qui concéptus est de Spiritu

Sancto, natus ex Maria Virgine, 4 passus sub Póntio Pilato, crucifixus, mórtuus et sepùltus: 5 descéndit ad inferos: tértia die resurréxit a mórtuis: 6 ascéndit ad cælos, sedet ad déxteram Dei Patris omnipoténtis: 7 inde venturus est iudicàre vivos et mortuos. 8 Credo in Spiritum Sanctum, 9 sanctam Ecclésiam cathólicam, sanctórum communiónem, 10 remissiónem peccatórum, 11 carnis resurrectiónem, 12 vitam ætérnam. Amen.

[1 Io credo in Dio Padre onnipotente. Creatore del cielo e della terra; 2 e in Gesù Cristo, suo unico Figliuolo, Nostro Signore, 3 il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, 4 patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morto e seppellito, 5 discese all’inferno, il terzo giorno risuscitò da morte, 6 salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente, 7 di là ha da venire a giudicare i vivi e i morti. 8 Credo nello Spirito Santo, 9 la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, 10 la remissione dei peccati, 11 la risurrezione della carne, 12 la vita eterna. Amen.]

3. – Pater noster, o Orazione domenicale.

Pater noster qui es in caelis, 1 sanctificétur nomen tuum: 2 advéniat regnum tuum: 3 fiat volùntas tua, sicut in cælo et in terra. 4 Panem nostrum quotidiànum da nobis hódie, 5 et dimitte nobis débita nostra, sicut et nos dimittimus debitóribus nostris; 6 et ne nos inducas in tentatiónem, 7 sed libera nos a malo. Amen.

[Padre nostro che sei ne’ cieli, 1 sia santificato il tuo nome: 2 venga il tuo regno: 3 sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. 4 Dacci oggi il nostro pane quotidiano; 5 e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori; 6 e non c’indurre in tentazione, 7 ma liberaci dal male. Così sia.]

4. – Gloria Patri.

Glòria Patri et Filio et Spirititi Sancto, sicut erat. in principio, et nunc, et semper, et in sæcula sæculórum. Amen.

[Gloria al Padre e al Figliuolo e allo Spirito Santo, come era nel principio, e ora, e sempre, e nei secoli dei secoli. Così sia]

5. – Ave Maria, o Salutazione angelica.

Ave, Maria, gràtia plena: Dóminus tecum: benedicta tu in muliéribus, et benedictus fructus ventris tui, Iesus. Sancta Maria, Mater Dei, ora prò nobis peccatóribus, nunc et in hora mortis nostræ. Amen.

[Ave, o Maria, piena di grazia: il Signore è teco: tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frutto del ventre tuo, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Così sia.]

6. – Salve Regina.

Salve, Regina, mater misericórdiæ; vita, dulcédo et spes nostra, salve. Ad te clamàmus, éxsules filii Hevæ. Ad te suspiràmus geméntes et flentes in hac lacrimàrum valle. Eia ergo, advocàta nostra, illos tuos misericórdes óculos ad nos converte. Et Iesum, benedictum fructum ventris tui, nobis post hoc exsilium osténde. O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria.

I[Salve, o Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo esuli figli di Eva: gementi e piangenti in questa valle di lacrime a te sospiriamo. Orsù dunque, avvocata nos, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del ventre tuo, o clemente, o pietosa, o dolce Vergine Maria.]

7. – Angele Dei.

Angele Dei, qui custos es mei, me tibi  commissum pietate superna illumina, custudi, rege et gubérna. Amen.

[Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Così sia.]

8. – Requiem æternam, per i fedeli defunti.

Rèquiem æternam dona eis, Domine, et lux perpètua luceat eis. Requiéscant in pace. Amen.

[L’eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Così sia.]

9. – Atto di fede.

Mio Dio, credo fermamente quanto voi, infallibile Verità, avete rivelato e la santa Chiesa ci propone a credere. Ed espressamente credo in voi, unico vero Dio in tre Persone uguali e distinte, Padre, Figliuolo e Spirito Santo; e nel Figliuolo incarnato e morto per noi, Gesù Cristo, il quale darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna. Conforme a questa Fede voglio sempre vivere. – Signore, accrescete la mia fede.

10. – Atto di speranza.

Mio Dio, spero dalla bontà vostra, per le vostre promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. – Signore, che io non resti confuso in eterno.

11. – Atto di carità.

Mio Dio, amo con tutto il cuore sopra ogni cosa voi, Bene infinito e nostra eterna felicità; e per amor vostro amo il prossimo mio come me stesso, e perdóno le offese ricevute. – Signore, fate ch’io vi ami sempre più.

12. – Atto di dolore.

Mio Dio, mi pento con tutto il cuore de’ miei peccati, e li odio e detesto, come offesa della vostra Maestà infinita, cagione della morte del vostro divin Figliuolo Gesù, e mia spituale rovina. Non voglio più commetterne in avvenire, e proponga di fuggirne le occasioni. – Signore, misericordia, perdonatemi.

13. – I due misteri principali della Fede.

1 Unità e Trinità di Dio;

2 Incarnazione, Passione e Morte del Nostro Signor Gesù Cristo.

14. – I due comandamenti della carità.

1° Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.

2° Amerai il prossimo tuo come te stesso.

15. – I dieci comandamenti di Dio, o Decàlogo.

Io sono il Signore Dio tuo:

1° Non avrai altro Dio fuori che me.

2° Non nominare il nome di Dio invano.

3° Ricordati di santificare le feste.

4° Onora il padre e la madre.

5° Non ammazzare.

6° Non commettere atti impuri.

7° Non rubare.

8° Non dire falsa testimonianza.

9° Non desiderare la donna d’altri.

10° Non desiderare la roba d’altri.

16. – I cinque precetti generali della Chiesa.

1° Udir la Messa la domenica e le altre feste comandate.

2° Non mangiar carne nel venerdì e negli altri giorni proibiti, e digiunare nei giorni prescritti.

3° Confessarsi almeno una volta l’anno, e comunicarsi almeno a Pasqua.

4° .Sovvenire alle necessità della Chiesa, contribuendo secondo le leggi o le usanze. da sapersi a memoria

5° Non celebrar solennemente le nozze nei tempi proibiti.

17. – I sette sacramenti.

1 Battesimo, 2 Cresima, 3 Eucaristia, 4 Penitenza, 5. Estrema Unzione, 6 Ordine, 7. Matrimonio.

18. – I sette doni dello Spirito Santo

1 Sapienza, 2 intelletto, 3 consiglio, 4 fortezza, 5 scienza, 6 pietà, 7 timor di Dio.

19. – Le tre virtù teologali.

1 Fede, 2 speranza, 3 carità.

20. – Le quattro virtù cardinali.

1 Prudenza, 2 giustizia, 3 fortezza, 4 temperanza..

21. – Le sette opere di misericordia corporale,

1 Dar da mangiare agli affamati; 2 dar da bere agli assetati; 3 vestire gl’ignudi; 4 alloggiare i pellegrini; 5 visitare gl’infermi; 6 visitare i carcerati; 7 seppellire i morti.

22. – Le sette opere di misericordia spirituale.

1 Consigliare i dubbiosi; 2 insegnare agli ignoranti; 3 ammonire i peccatori; 4 consolare gli afflitti; 5 perdonare le offese ; 6 sopportare pazientemente le persone moleste; 7 pregare Dio per i vivi e per i morti.

23. – I sette vizi capitali.

1 Superbia, 2 avarizia, 3 lussuria, 4 ira, 5 gola, 6 invidia, 7 accidia.

24. – I sei peccati contro lo Spirito Santo.

1 Disperazione della salute ; 2 presunzione di salvarsi senza merito; 3 impugnare la verità conosciuta; 4 invidia della grazia altrui; 6 ostinazione nei peccati; 6 impenitenza finale.

25. – I quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio.

1 Omicidio volontario; 2 peccato impuro contro natura; 3 oppressione dei poveri; 4 defraudare la mercede agli operai.

26. – I quattro Novissimi.

1 Morte, 2 giudizio, 3 inferno, 4 paradiso.

PRIME NOZIONI DELLA FEDE CRISTIANA.

Chi si accosta a Dio deve credere che Egli è e che premia quelli che lo cercano.

Agli Ebrei, XI, 6

Questa è l’eterna vita, che conoscano te, l’unico vero Dio, e Colui che hai mandato, Gesù Cristo.

S. Giov.. XVII, 3

1. Chi ci ha creato?

Ci ha creato Dio.

2. Chi è Dio?

Dio è l’Essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra.

3. Che significa perfettissimo?

Perfettissimo significa che in Dio è ogni perfezione, senza difetto e senza limiti, ossia che È potenza, sapienza e bontà infinita.

4. Che significa Creatore?

Creatore significa che Dio ha fatto dal nulla, tutte le cose.

5. Che significa Signore?

Signore significa che Dio è padrone assoluto di tutte le cose.

6. Dio ha corpo come noi?

Dio non ha corpo, ma è purissimo spirito.

7. Dov’è Dio?

Dio è in cielo, in terra ed in ogni luogo: Egli è l’Immenso.

8. Dio è sempre stato?

Dio è sempre stato e sempre sarà: Egli è l’Eterno.

9. Dio sa tutto?

Dio sa tutto, anche i nostri pensieri: Egli è l’Onnisciente.

10. Dio può far tutto?

Dio può far tutto ciò che vuole: Egli è l’Onnipotente.

11. Dio può fare anche il male?

Dio non può fare il male; perché non può volerlo essendo bontà infinita; ma lo tollera per lasciar libere le creature sapendo poi ricavare il bene anche dal male.

12. Dio ha cura delle cose create?

Dio ha cura e provvidenza delle cose create, e le conserva e dirige tutte al proprio fine, con sapienza, bontà e giustizia infinita.

13. Per qual fine Dio ci ha creati?

Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell’altra, in paradiso.

14. Che cos’è il paradiso?

Il paradiso è il godimento eterno di Dio, nostra felicità, e, in Lui, di ogni altro bene, senza alcun male.

15. Chi merita il paradiso?

Merita il paradiso chi è buono, ossia chi ama e serve fedelmente Dio, e muore nella sua grazia.

16. I cattivi che non servono Dio e muoiono in peccato mortale, che cosa meritano?

I cattivi che non servono Dio e muoiono in peccato mortale, meritano l’inferno.

17. Che cos’è l’inferno?

L’inferno è il patimento eterno della privazione di Dio, nostra felicità, e del fuoco, con ogni altro male senza alcun bene.

18. Perché Dio premia i buoni e castiga i cattivi?

Dio premia i buoni e castiga i cattivi, perché  è la giustizia infinita.

19. Dio è uno solo?

Dio è uno solo, ma in tre Persone uguali e distinte, che sono la santissima Trinità.

20. Come si chiamano le tre Persone della santissima Trinità?

Le tre Persone della santissima Trinità si chiamano Padre, Figliuolo e Spirito Santo.

21. Delle tre Persone della santissima Trinità si è incarnata e fatta uomo alcuna?

Delle tre Persone della santissima Trinità si è incarnata e fatta uomo la seconda, cioè il Figliuolo.

22. Come si chiama il Figliuolo di Dio fatto uomo?

Il Figliuolo di Dio fatto uomo si chiama Gesù Cristo.

23. Chi è Gesù Cristo?

Gesù Cristo è la seconda Persona della santissima Trinità, cioè il Figliuolo di Dio fatto uomo.

24. Gesù Cristo è Dio e uomo?

Sì, Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo.

25. Perché il Figliuolo di Dio si fece uomo?

Il Figliuolo di Dio si fece uomo per salvarci, cioè per redimerci dal peccato e riacquistarci il paradiso.

26. Che fece Gesù Cristo per salvarci?

Gesù Cristo per salvarci soddisfece per i nostri peccati patendo e sacrificando se stesso sulla Croce, e c’insegnò a vivere secondo Dio.

27. Per vivere secondo Dio, che cosa dobbiamo fare?

Per vivere secondo Dio, dobbiamo CREDERE LE VERITÀ RIVELATE da Lui e OSSERVARE I SUOI COMANDAMENTI, con l’aiuto della sua GRAZIA, che si ottiene mediante i SACRAMENTI e L’ORAZIONE.

PREGHIAMO.

O Dio, concedici la grazia di pensare e di fare ciò che è retto, sì che noi, i quali senza di te non possiamo esistere, riusciamo a vivere secondo te. (Orazione Dom. VIII dopo la Pentecoste)Te ne supplichiamo per il tuo Figliuolo Gesù Cristo, Nostro Signore. Così sia.

PARTE I.

« CREDO »

OSSIA PRINCIPALI VERITÀ DELLA FEDE CRISTIANA.

Senza la fede è impossibile piacere a Dio. Agli Ebrei, XI, 6

CAPO I.

Misteri principali. – Segno della santa Croce.

Credo

*28. Quali sono le verità rivelate da Dio?

Le verità rivelate da Dio sono principalmente quelle compendiate nel Credo o Simbolo apostolico, e si chiamano verità di fede, perché dobbiamo crederle con piena fede come insegnate da Dio, il quale né s’inganna né può ingannare.

*29. Che cos’è il Credo o Simbolo apostolico?

Il Credo o Simbolo apostolico è una professione dei misteri principali e di altre verità rivelate da Dio per mezzo di Gesù Cristo e degli Apostoli, e insegnate dalla Chiesa.

30. Che cos’è mistero?

Mistero è una verità del tutto superiore ma non contraria alla ragione, che crediamo perché Dio l’ha rivelata.

*31. Quali sono i misteri principali della Fede professati nel Credo?

I misteri principali della Fede professati nel Credo sono due: l’Unità e Trinità di Dio; l’Incarnazione, Passione e Morte del Nostro Signor Gesù Cristo.

*32. I due misteri principali della Fede li professiamo ed esprimiamo anche in altra maniera?

Professiamo ed esprimiamo i due misteri principali della Fede anche col segno della Croce, che perciò è il segno del Cristiano.

*33. Come si fa il segno della Croce?

Il segno della Croce si fa portando la mano destra alla fronte, e dicendo: In nome del Padre, poi al petto, dicendo: e del Figliuolo; quindi alla spalla sinistra e alla destra, dicendo: e dello Spirito Santo; e si termina con le parole Così sia.

*34. Nel segno della Croce, come esprimiamo noi i due misteri principali della Fede?

Nel segno della Croce, con le parole esprimiamo l’Unità e Trinità di Dio, e con la figura della croce la Passione e la Morte del Nostro Signor Gesù Cristo.

35. È utile fare il segno della Croce?

È utilissimo fare il segno della Croce spesso e devotamente, perché è atto esterno di fede, che ravviva in noi questa virtù, vince il rispetto umano e le tentazioni, e ci ottiene grazie da Dio.

36. Quando è bene fare il segno della Croce?

È sempre bene fare il segno della Croce, ma specialmente prima e dopo ogni atto di religione, prima e dopo il cibo e il riposo, e nei pericoli dell’anima e del corpo.

CAPO II.

Unità e Trinità di Dio.

Credo in Dio Padre onnipotente … in Gesù Cristo, suo unico Figliuolo, Nostro Signore …. nello Spirito Santo.

37. Che significa Unità di Dio?

Unità di Dio significa che c’è un Dio solo.

38. Che significa Trinità di Dio?

Trinità di Dio significa che in Dio sono tre Persone uguali, realmente distinte: Padre, Figliuolo e Spirito Santo.

39. Che significa tre Persone realmente distinte?

Tre Persone realmente distinte significa che in Dio una Persona non è l’altra, pur essendo tutte e tre un Dio solo.

40. Comprendiamo noi come le tre Persone divine, benché realmente distinte, sono un Dio solo?

Noi non comprendiamo né possiamo comprendere come le tre Persone divine, benché realmente distinte, sono un Dio solo: è un mistero.

*41. Qual è la prima Persona della santissima Trinità?

La prima Persona della santissima Trinità è il Padre.

*42. Qual è la seconda Persona della santissima Trinità?

La seconda Persona della santissima Trinità è il Figliuolo.

*43. Qual è la tersa Persona della santissima Trinità?

La terza Persona della santissima Trinità è lo Spirito Santo.

44. Perché il Padre è la prima Persona della santissima Trinità?

Il Padre è la prima Persona della santissima Trinità, perché non procede da altra Persona, e da Lui procedono le altre due, cioè il Figliuolo e lo Spirito Santo.

45. Perché il Figliuolo è la seconda Persona della santissima Trinità?

Il Figliuolo è la seconda Persona della santissima Trinità, perché è generato dal Padre, ed è, insieme col Padre, principio dello Spirito Santo.

46. Perché lo Spirito Santo è la tersa Persona della santissima Trinità?

Lo Spirito Santo è la terza Persona della santissima Trinità, perché procede dal Padre e dal Figliuolo.

*47. Ogni Persona della santissima Trinità è Dio?

Sì, ogni Persona della santissima Trinità è Dio.

48. Se ogni Persona divina è Dio, le tre Persone divine sono dunque tre Dei?

Le tre Persone divine non sono tre Dei, ma un Dio solo, perché hanno la stessa unica natura o sostanza divina,

49. Le tre Persone divine sono uguali, o ce n’è una maggiore, più potente e più sapiente?

Le tre Persone divine essendo un solo Dio sono uguali in tutto, e hanno egualmente comune ogni perfezione e ogni operazione; sebbene certe perfezioni e le opere corrispondenti si attribuiscano più all’una Persona che all’altra, come la potenza e la creazione al Padre.

50. Il Padre almeno, fu prima del Figliuolo e dello Spirito Santo?

Il Padre non fu prima del Figliuolo e dello Spirito Santo, perché le tre Persone divine, avendo comune l’unica natura divina che è eterna, sono egualmente eterne.

CAPO III.

Creazione del mondo. Origine e caduta dell’uomo.

Credo in Dio… Creatore del cielo e della terra.

51. Dio perché è detto Creatore del cielo e della terra?

Dio è detto Creatore del cielo e della terra, ossia del mondo, perché lo fece dal nulla, e fare dal nulla è creare.

52. Il mondo è tutto opera di Dio?

Il mondo è tutto opera di Dio; e nella grandezza, bellezza e ordine suo meraviglioso, ci mostra la potenza, la sapienza e la bontà infinita di Lui.

*53. Dio creò soltanto ciò che è materiale nel mondo?

Dio non creò soltanto ciò che è materiale nel mondo, ma anche i puri spiriti; e crea l’anima di ogni uomo.

*54. Chi sono i puri spiriti?

I puri spiriti sono esseri intelligenti senza corpo.

55. Come sappiamo che esistono puri spiriti creati?

Che esistono puri spiriti creati lo sappiamo dalla Fede.

56. Quali puri spiriti creati ci fa conoscere la Fede?

La Fede ci fa conoscere i puri spiriti buoni, ossia gli Angeli, e i cattivi, ossia i demoni.

* 57. Chi sono gli Angeli?

Gli Angeli sono i ministri invisibili di Dio, ed anche nostri Custodi, avendo Dio affidato ciascun uomo ad uno di essi.

58. Abbiamo dei doveri verso gli Angeli?

Verso gli Angeli abbiamo il dovere della venerazione; e verso l’Angelo Custode abbiamo anche quello di essergli grati, di ascoltarne le ispirazionie di non offenderne mai la presenza col peccato.

* 59. I demòni chi sono?

I demoni sono angeli ribellatisi a Dio per superbia e precipitati nell’inferno, i quali, per odio contro Dio, tentano l’uomo al male.

*60. Chi è l’uomo?

L’uomo è un essere ragionevole, composto d’anima e di corpo.

*61. Che cos’è l’anima?

L’anima è la parte spirituale dell’uomo, per cui egli vive, intende ed è libero, e perciò capace di conoscere, amare e servire Dio.

* 62. L’anima dell’uomo muore col corpo?

L’anima dell’uomo non muore col corpo, ma vive in eterno, essendo spirituale.

*63. Qual cura dobbiamo avere dell’anima?

Dell’anima dobbiamo avere la massima cura, perché essa è in noi la parte migliore e immortale, e solo salvando l’anima saremo eternamente felici.

64. Com’è libero l’uomo?

L’uomo è libero, in quanto che può fare una cosa e non farla, o farne una piuttosto che un’altra come sentiamo bene in noi stessi.

65. Se l’uomo è libero, può fare anche il male

L’uomo può, ossia è capace di fare anche il male; ma non lo deve fare, appunto perché è male, la libertà deve usarsi solo per il bene.

66. Chi furono i primi uomini?

I primi uomini furono Adamo ed Eva, creati immediatamente da Dio: tutti gli altri discendono da essi, che perciò son chiamati i progenitori degli uomini.

67. L’uomo fu creato debole e misero come ora\ siamo noi?

L’uomo non fu creato debole e misero come ora siamo noi, ma in uno stato felice, con destino e con doni superiori alla natura umana.

68. L’uomo, qual destino ebbe da Dio?

L’uomo ebbe da Dio l’altissimo destino di vedere e godere eternamente Lui, Bene infinito; e perché questo è del tutto superiore alla capacità della natura, egli ebbe insieme, per raggiungerlo, una potenza soprannaturale che si chiama grazia.

69. Oltre la grazia, che altro aveva dato Dio all’uomo?

Oltre la grazia, Dio aveva dato all’uomo l’esenzione dalle debolezze e miserie della vita e dalla necessità di morire, purché non avesse peccato, come purtroppo fece Adamo, il capo dell’umanità, gustando del frutto proibito.

70. Che peccato fu quello di Adamo?

Il peccato di Adamo ili un peccato grave di superbia e di disubbidienza.

71. Quali danni cagionò il peccato di Adamo?

Il peccato di Adamo spogliò lui e tutti gli uomini della grazia e d’ogni altro dono soprannaturale, rendendoli soggetti al peccato, al demonio, alla morte, all’ignoranza, alle cattive inclinazioni e ad ogni altra miseria, ed escludendoli dal paradiso.

72. Come si chiama il peccato a cui Adamo assoggettò gli uomini con la sua colpa?

Il peccato a cui Adamo assoggettò gli uomini con la sua colpa, si chiama originale, perché commesso al principio dell’umanità, si trasmette con la natura agli uomini tutti nella loro origine.

73. In che consiste il peccato originale?

Il peccato originale consiste nella privazione della grazia originale, che secondo la disposizione di Dio dovremmo avere ma non abbiamo, perché il capo dell’umanità con la sua disubbidienza ne privò sé e noi tutti, suoi discendenti.

74. Come mai il peccato originale è volontario, e quindi colpa per noi?

Il peccato originale è volontario e quindi colpa per noi, solo perché volontariamente lo commise Adamo quale capo dell’umanità; e perciò Dio non premia col paradiso, ma neppure castiga con tormenti chi abbia solo il peccato originale.

75. L’uomo, a causa del peccato originale, doveva rimaner escluso per sempre dal paradiso?

L’uomo, a causa del peccato originale, doveva rimaner escluso per sempre dal paradiso, se Dio, per salvarlo, non avesse promesso e mandato dal cielo il proprio Figliuolo, cioè Gesù Cristo.

CAPO IV.

 Incarnazione, Passione e Morte del Figliuolo di Dio.

Credo… in Gesù Cristo, suo unico Figliuolo, Nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morto e seppellito, discese all’inferno, il terso giorno risuscitò da morte, salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente.

*76. In che modo il Figliuolo di Dio si è fatto uomo?

Il Figliuolo di Dio si è fatto uomo, prendendo un corpo e un’anima, come abbiamo noi, nel seno purissimo di Maria Vergine, per opera dello Spirito Santo.

*77. Il Figliuolo di Dio, facendosi uomo, cessò di esser Dio?

Il Figliuolo di Dio, facendosi uomo, non cessò di esser Dio, ma, restando vero Dio, cominciò ad essere anche vero uomo.

78. In Gesù Cristo sono due nature?

In Gesù Cristo sono due nature: la natura divina e la natura umana.

79. In Gesù Cristo con le due nature sono anche due persone?

In Gesù Cristo con le due nature non sono due persone, ma una sola, quella divina del Figliuolo di Dio.

80. Gesù Cristo come fu conosciuto per Figliuolo di Dio?

Gesù Cristo fu conosciuto per Figliuolo di Dio, perché tale lo proclamò Dio Padre nel Battesimo e nella Trasfigurazione, dicendo: « Questo è il mio Figliuolo diletto, nel quale mi sono compiaciuto»; * e perché tale si dichiarò Gesù stesso nella sua vita terrena. (s. MATT., III, 17; s. LUCA, IX, 35.)

81. Gesù Cristo è stato sempre?

Gesù Cristo come Dio è stato sempre; come uomo cominciò ad essere dal momento dell’Incarnazione.

*82. Da chi nacque Gesù Cristo?

Gesù Cristo nacque da Maria sempre Vergine, la quale perciò si chiama ed è vera Madre di Dio.

* 83. San Giuseppe non fu padre di Gesù Cristo?

San Giuseppe non fu padre vero di Gesù Cristo, ma padre putativo; cioè, come sposo di Maria e custode di Lui, fu creduto suo padre senza esser tale.

*84. Dove nacque Gesù Cristo?

Gesù Cristo nacque a Betlemme, in una stalla, e fu posto in una mangiatoia.

*85. Perché Gesù Cristo volle esser povero?

Gesù Cristo volle esser povero, per insegnarci ad essere umili e a non riporre la felicità nelle ricchezze, negli onori e nei piaceri del mondo.

86. Che fece Gesù Cristo nella sua vita terrena?

Gesù Cristo, nella sua vita terrena, c’insegnò con l’esempio e con la parola a vivere secondo Dio, e confermò coi miracoli la sua dottrina; finalmente, per cancellare il peccato, riconciliarci con Dio e riaprirci il paradiso, si sacrificò sulla Croce, « unico Mediatore tra Dio e gli uomini ». (1a Timot., II, 5)

87. Che cos’è miracolo?

Miracolo è un fatto sensibile, superiore a tutte le forze e leggi della natura, e perciò tale che può venire solo da Dio, Padrone della natura.

88. Con quali miracoli specialmente, Gesù Cristo confermò la sua dottrina e dimostrò di esser vero Dio?

Gesù Cristo confermò la sua dottrina e dimostrò di esser vero Dio, specialmente col rendere in un attimo la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, la parola ai muti, la salute a ogni sorta d’infermi, la vita ai morti; con l’imperar da padrone ai demoni e alle forze della natura, e soprattutto con la sua risurrezione dalla morte.

*89. Gesù Cristo morì come Dio 0ocome uomo?

Gesù Cristo mori come uomo, perchè come Dio non poteva né patire né morire.

*90. Dopo la morte, che fu di Gesù Cristo?

Dopo la morte, Costi Cristo discese con l’anima al Limbo, dalle anime dei giusti morti fino allora, per condurle seco in paradiso; poi risuscitò, ripigliando il suo corpo che era stato sepolto.

91. Quanto tempo restò sepolto il corpo di Gesù Cristo?

Il corpo di Gesù Cristo restò sepolto tre giorni non interi, dalla sera del venerdì fino all’alba del giorno che ora si dice domenica di Pasqua.

*92. Che fece Gesù Cristo dopo la sua risurresione?

Gesù Cristo, dopo la sua risurrezione, rimase in terra quaranta giorni; poi salì al cielo, dove siede alla destra di Dio Padre onnipotente.

93, Perché Gesù Cristo, dopo la sua risurrezione, rimase in terra quaranta giorni?

Gesù Cristo, dopo la sua risurrezione, rimase in terra quaranta giorni per mostrare che era veramente risuscitato, per confermare i discepoli nella fede in Lui e istruirli più profondamente nella sua dottrina.

*94. Ora Gesù Cristo è solamente in cielo?

Ora Gesù Cristo non è solamente in cielo, ma come Dio è in ogni luogo, e come Dio e uomo è in cielo e nel santissimo Sacramento dell’altare.

CAPO V .

Venuta di Gesù Cristo alla fine del mondo. I due giudizi, particolare e universale.

… Di là ha da venire a giudicare i vivi e i morti.

*95. Gesù Cristo tornerà mai più visibilmente su questa terra?

Gesù Cristo tornerà visibilmente su questa terra alla line del mondo per giudicare i vivi e i morti, ossia tutti gli uomini, buoni e cattivi.

*96. Gesù Cristo per giudicarci aspetterà sino alla fine del mondo?

Gesù Cristo per giudicarci non aspetterà sino alla fine del mondo, ma. giudicherà ciascuno subito dopo la morte.

97. Ci sono due giudizi?

Ci sono due giudizi: l’uno particolare, di ciascun’anima, subito dopo morte; l’altro universale, di tutti gli uomini, alla line del mondo.

*98. Di die cosa ci giudicherà Gesù Cristo?

Gesù Cristo ci giudicherà del bene e del male operato in vita, anche dei pensieri e delle omissioni.

99. Dopo il giudizio particolare, che avviene dell’anima?

Dopo il giudizio particolare, l’anima, se è senza peccato e senza debito di pena, va in paradiso; se ha qualche peccato veniale o qualche debito di pena, va in purgatorio finche abbia soddisfatto; se è in peccato mortale, qual ribelle inconvertibile a Dio va all’inferno.

100. I bambini morti senza Battesimo dove vanno?

I bambini morti senza Battesimo vanno al Limbo, dove non godono Dio, ma nemmeno soffrono, perché, avendo il peccato originale, e quello solo, non meritano il paradiso, ma neppure l’inferno e il purgatorio.

* 101. Che cos’è il purgatorio?

II purgatorio è il patimento temporaneo della privazione di Dio, e di altre pene che tolgono dall’anima ogni resto di peccato per renderla degna di veder Dio.

102. Possiamo noi soccorrere e anche liberare le anime dalle pene del purgatorio?

Possiamo occorrere e anche liberare le anime dalle pene del purgatorio con i suffragi, ossia, con preghiere, indulgenze, elemosine e altre opere buone, sopra tutto con la santa Messa.

103. E certo che esistono il paradiso e l’inferno?

E certo che esistono il paradiso e l’inferno, loha rivelato Dio spesse volte promettendo ai buoni l’eterna vita e il suo stesso gaudio, e minacciando ai cattivi la perdizione e il fuoco eterno.

104. Quanto dureranno il paradiso e l’inferno?

Il paradiso e l’inferno dureranno eternamente.

CAPO VI.

Chiesa cattolica. – Comunione dei santi.

Credo… la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi.

*105. Che cos’è la Chiesa?

La Chiesa e la società dei veri Cristiani, cioè dei battezzati che professano la fede e dottrina di Gesù Cristo, partecipano a’ suoi sacramenti e ubbidiscono ai Pastori stabiliti da Lui.

*106. Da chi fu fondata la Chiesa?

La Chiesa fu fondata da Gesù Cristo, il quale raccolse i suoi fedeli in una società, la sottopose agli Apostoli con san Pietro per capo, e le diede il sacrificio, i sacramenti e lo Spirito Santo che la vivifica.

* 107. Qual è la Chiesa di Gesù Cristo?

.La Chiesa di Gesù Cristo è la Chiesa Cattolica Romana, perché essa sola è una, santa, cattolica e apostolica, quale Egli la volle.

108. La Chiesa perché è una?

La Chiesa è una, perché tutti i suoi membri ebbero, hanno ed avranno sempre unica la fede, il sacrificio, i sacramenti e il capo visibile, il Romano Pontefice, successore di san Pietro, formando così tutti un solo corpo, il Corpo mistico di Gesù Cristo.

109. La Chiesa perché è santa?

La Chiesa è santa, perché sono santi Gesù Cristo suo capo invisibile, e lo Spirito che la vivifica; perché in lei sono santi la dottrina, il sacrificio e i sacramenti, e tutti son chiamati a santificarsi; e perché molti realmente furono santi, e sono e saranno!

110. La Chiesa perché è cattolica?

La Chiesa è cattolica, cioè universale, perché è istituita e adatta per tutti gli uomini e sparsa in tutta la terra.

111. La Chiesa perché è apostolica?

La Chiesa è apostolica, perché è fondata sugli Apostoli e sulla loro predicazione, e governata dai loro successori, i Pastori legittimi, i quali, senza interruzione e senza alterazione, seguitano a trasmetterne e la dottrina e il potere.

* 112. Chi sono i legittimi pastori della Chiesa?

I legittimi Pastori della Chiesa sono il Papa, oSommo Pontefice e i Vescovi uniti con lui.

*113. Chi è il Papa?

II Papa è il successore di san Pietro ni sede di Roma e nel primato, ossia nell’apostolato ed episcopato universale; quindi il capo visibile, Vicario di Gesù Cristo capo invisibile, di tutta la Chiesa, la quale perciò si dice Cattolica-Romana.

* 114. Il Papa e i Vescovi uniti con lui che costituiscono?

Il Papa e i Vescovi uniti con lui costituiscono la Chiesa docente, chiamata cosi perché ha da Gesù Cristo la missione d’insegnare le verità e le leggi divine a tutti gli uomini, i quali solo da lei ne ricevono la piena e sicura cognizione che è necessaria per vivere cristianamente.

*115. La Chiesa docente può errare nell’insegnarci le verità rivelate da Dio?

La Chiesa docente non può errare nell’insegnarci le verità rivelate da Dio: essa è infallibile, perché, come promise Gesù Cristo, « lo Spirito di verità » l’assiste continuamente. *(s. Giov., XV, 26.)

*116. Il Papa, da solo, può errare nell’insegnarci le verità rivelate da Dio?

Il Papa, da solo, non può errare nell’insegnarci le verità rivelate da Dio, ossia è infallibile come la Chiesa, quando, da Pastore e Maestro di tutti i Cristiani, definisce dottrine circa la fede e i costumi.

117. Può altra Chiesa, fuori della Cattolica-Romana, essere la Chiesa di Gesù Cristo, o almeno parte di essa?

Nessuna Chiesa, fuori della Cattolica-Romana, può essere la Chiesa di Gesù Cristo e nemmeno parte di essa, perché non può averne insieme con quella le singolari distintive qualità, una, santa, cattolica e apostolica; come difatti non le ha nessuna delle altre Chiese che si dicono cristiane.

118. Perché Gesù Cristo istituì la Chiesa?

Gesù Cristo istituì la Chiesa, perché gli uomini trovassero in essa la guida sicura e i mezzi di santità e di salute eterna,

119. Quali sono i mezzi di santità e di salute eterna che si trovano nella Chiesa?

I mezzi di santità e di salute eterna che si trovano nella Chiesa, sono la vera fede, il sacrificio e i sacramenti, e gli aiuti spirituali scambievoli. come la preghiera, il consiglio, l’esempio.

*120. I mezzi di santità e di salute eterna sono comuni a tutti gli uomini?

I mezzi di santità e di salute eterna sonocomuni a tutti gli uomini che appartengono alla Chiesa, cioè ai fedeli, i quali negli scritti apostolici son detti santi: perciò l’unione e partecipazione loro a quei mezzi è comunione di santi in cose sante.

121. Perché sono detti santi i fedeli che si trovano nella Chiesa?

I fedeli che si trovano nella Chiesa sono detti santi, perché consacrati a Dio, giustificati o santificati dai sacramenti, e obbligati a vivere da santi!

122. Che significa comunione dei santi?

Comunione dei santi significa che tutti i fedeli formando un solo corpo in Gesù Cristo, profittano di tutto il bene che si fa nel corpo stesso, ossia nella Chiesa universale.

123. I beati del paradiso e le anime del purgatorio sono nella comunione dei santi?

I beati del paradiso e le anime del purgatorio sono anch’essi nella comunione dei santi, che, congiunti tra loro e con noi dalla carità, ricevono gli uni le nostre preghiere e le altre i nostri suffragi, e tutti ci ricambiano con la loro intercessione presso Dio.

124. Chi è fuori della comunione dei santi?

È fuori della comunione dei santi chi è fuori della Chiesa, ossia i dannati, gl’infedeli, gli ebrei, gli eretici, gli apostati, gli scismatici e gli scomunicati.

125. Chi sono gl’infedeli?

Gl’infedeli sono i non battezzati che non credono in alcun modo nel Salvatore promesso, cioè nel Messia o Cristo, come gl’idolatri e i maomettani.

126. Chi sono gli ebrei?

Gli ebrei sono i non battezzati che professano la legge di Mosè e non credono che Gesù è il Messia o Cristo promesso.

127. Chi sono gli eretici?

Gli eretici sono i battezzati che si ostinano a non credere qualche verità rivelata da Dio e insegnata dalla Chiesa, per esempio, i protestanti.

128. Chi sono gli apostati?

Gli apostati sono i battezzati che rinnegano, con atto esterno, la fede cattolica già professata.

129. Chi sono gli scismatici?

Gli scismatici sono i battezzati che ricusano ostinatamente di sottostare ai legittimi Pastori, e perciò sono separati dalla Chiesa, anche se non neghino alcuna verità di fede.

130. Chi sono gli scomunicati?

Gli scomunicati sono i battezzati esclusi per colpe gravissime dalla comunione della Chiesa, affinché non pervertano gli altri e siano puniti e corretti con questo estremo rimedio.

131. È grave danno esser fuori della Chiesa?

Esser fuori della Chiesa è danno gravissimo, perché fuori non si hanno né i mezzi stabiliti né la guida sicura alla salute eterna, la quale per l’uomo è l’unica cosa veramente necessaria.

132. Chi è fuori della Chiesa, si salva?

Chi è fuori della Chiesa per propria colpa e muore senza dolore perfetto, non si salva; ma chi ci si trovi senza propria colpa e viva bene, può salvarsi con l’amor di carità, che unisce a Dio, e, in spirito, anche alla Chiesa, cioè all’anima di lei.

CAPO VII.

Remissione dei peccati. – Peccato.

Credo … la remissione dei peccati.

133. Che significa remissione dei peccati?

Remissione dei peccati significa che Gesù Cristo ha dato agli Apostoli e ai loro successori la potestà di rimettere nella Chiesa ogni peccato.

134. Nella Chiesa come si rimettono i peccati?

Nella Chiesa i peccati si rimettono principalmente coi sacramenti del Battesimo e della Penitenza, istituiti da Gesù Cristo a questo fine.

*135. Che cos’è il peccato?

Il peccato è un’offesa fatta a Dio, disobbedendo alla sua legge.

*136. Di quante specie è il peccato?

Il peccato è di due specie: originale e attuale.

* 137. Qual è il peccato originale?

Il peccato originale è il peccato che l’umanità commise in Adamo suo capo, e che da Adamo ogni uomo contrae per naturai discendenza.

*138. Tra i figli di Adamo fu preservato mai nessuno dal peccato originale?

Tra i figli di Adamo fu preservata dal peccato originale solo Maria santissima; la quale, perché eletta Madre di Dio, fu « piena di grazia », e quindi senza peccato fin dal primo istante; perciò la Chiesa ne celebra l’immacolata Concezione. (s. LUCA, I, 28).

*139. Come si cancella il peccato originale?

Il peccato originale si cancella col santo Battesimo.

*140. Qual è il peccato attuale?

Il peccato attuale è quello che si commette volontariamente da chi ha l’uso di ragione.

* 141. In quanti modi si commette il peccato attuale?

Il peccato attuale si commette in quattro modi,

cioè in pensieri, in parole, in opere e in omissioni.

*142. Di quante specie è il peccato attuale?

Il peccato attuale è di due specie: mortale e veniale.

*143. Che cos’è il peccato mortale?

Il peccato mortale è una disubbidienza alla legge di Dio in cosa grave, fatta con piena avvertenza e deliberato consenso.

144. Perché il peccato grave si chiama mortale?

Il peccato grave si chiama mortale, perché  priva l’anima della grazia divina che è la sua vita, le toglie i meriti e la capacità di farsene de’ nuovi, e la rende degna di pena o morte eterna nell’inferno.

145. Se il peccato mortale rende l’uomo incapace di meritare, è dunque inutile che il peccatore faccia opere buone?

Non è inutile che il peccatore faccia opere buone, anzi deve farne, sia per non divenir peggiore omettendole e cadendo in nuovi peccati, sia per disporsi con esse, in qualche modo, alla conversione e al riacquisto della grazia di Dio.

146. Come si riacquista la grazia di Dio, perduta per il peccato mortale?

La grazia di Dio, perduta per il peccato mortale, si riacquista con una buona confessione sacramentale, o col dolore perfetto che libera dai peccati, sebbene resti l’obbligo di confessarli.

147. Insieme con la grazia, si riacquistano anche i meriti perduti per il peccato mortale?

Insieme con la grazia, per somma misericordia di Dio, si riacquistano anche i meriti perduti per il peccato mortale.

*148. Che cos’è il peccato veniale?

Il peccato veniale è una disubbidienza alla legge di Dio in cosa leggera, o anche in cosa di per sé grave, ma senza tutta l’avvertenza e il consenso.

149. Perché il peccato non grave si chiama veniale?

Il peccato non grave si chiama veniale, cioè perdonabile, perché non toglie la grazia, e può aversene il perdono col pentimento e con buone opere, anche senza la confessione sacramentale.

150. Il peccato veniale è dannoso all’anima?

Il peccato veniale è dannoso all’anima, perché la raffredda nell’amore di Dio, la dispone al peccato mortale, e la rende degna di pene temporanee in questa vita e nell’altra.

151. I peccati sono tutti uguali?

I peccati non sono tutti uguali; come alcuni peccati veniali sono meno leggeri di altri, così alcuni peccati mortali sono più gravi e funesti.

152. Tra i peccati mortali, quali sono più gravi e funesti?

Tra i peccati mortali sono più gravi e funesti i peccati contro lo Spirito Santo e quelli che gridano vendetta al cospetto di Dio, [Formole 24, 25].

153. Perché i peccati contro lo Spirito Santo sono dei più gravi e funesti?

I peccati contro lo Spirito Santo sono dei più gravi e funesti, perché con essi l’uomo si oppone ai doni spirituali della verità e della grazia, e perciò, anche potendolo, difficilmente si converte.

154. I peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, perché sono dei più gravi e funesti?

I peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, sono dei più gravi e funesti, perché direttamente contrari al bene dell’umanità e odiosissimi, tanto che provocano, più degli altri, i castighi di Dio.

155. Che cosa particolarmente giova a tenerci lontani dal peccato?

A tenerci lontani dal peccato giova particolarmente il pensiero che Dio è da per tutto e vede il segreto dei cuori, e la considerazione dei Novissimi, * ossia di quanto ci attende alla fine di questa vita e alla fine del mondo. *[Formoia26].

CAPO VIII*

Risurrezione della carne. – Vita eterna. – Amen.

Credo… la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

*156. Che cosa ci attende alla fine di questa vita?

Alla fine di questa vita ci attendono i dolori e lo sfacelo della morte e il giudizio particolare.

*157. Che cosa ci attende alla fine del mondo?

Alla fine del mondo ci attende la risurrezione della carne e il giudizio universale.

*158. Che significa risurrezione della carne?

Risurrezione della carne significa che il nostro corpo, per virtù di Dio, si ricomporrà e si riunirà all’anima per partecipare, nella vita eterna, al premio o al castigo da essa meritato.

*159. Che significa vita eterna?

Vita eterna significa che il premio, come la pena, durerà in eterno, e che la vista di Dio sia la vera vita e felicità dell’anima, mentre la privazione di Lui sarà la massima infelicità e come una morte eterna.

160. Che significa la parola Amen?

La parola Amen significa in verità, così è e così sia; e con essa confermiamo esser vero tutto quello che confessiamo nel Credo, e ci auguriamo la remissione dei peccati, la risurrezione alla gloria e la vita eterna in Dio.

PREGHIAMO.

Dà, o Signore, a’ tuoi credenti la costanza e la sincerità della fede in te, sì che fermi nel divino amore, non siano mai divelti per nessuna tentazione dalla integrità in essa. [Postcom. 34 fra le Orazioni diverse del Messale] Te ne supplichiamo per il tuo Figliuolo Gesù Cristo, ecc.

PARTE II.

COMANDAMENTI DI DIO PRECETTI DELLA CHIESA – VIRTÙ

Ossia MORALE CRISTIANA.

Se vuoi entrare alla vita, osserva i comandamenti. S. MATT., XIX, 17.

Se mi amate, osservate i miei comandamenti. S. Giov., XIV, 15.

CAPO I.

Comandamenti di Dio.

§ 1. – Comandamenti di Dio in generale.

161. Che cosa sono i comandamenti di Dio?

I comandamenti di Dio o Decalogo sono le leggi morali che Dio nel Vecchio Testamento diede a Mosè sul monte Sinai, e Gesù Cristo perfezionò nel Nuovo.

162. Che cosa c’impone il Decalogo?

Il Decalogo c’impone i più stretti doveri di natura verso Dio, noi stessi e il prossimo, come pure gli altri doveri che ne derivano, per esempio, quelli del proprio stato.

163. 1 nostri doveri verso Dio e verso il prossimo a che si riducono?

I nostri doveri verso Dio e verso il prossimo si riducono alla carità, cioè al « massimo e primo comandamento » dell’amor di Dio, e a quello « simile » dell’amor del prossimo: «da questi due comandamenti, disse Gesù Cristo, dipende tutta la Legge e i Profeti ». – * * S. MATT., XXII, 38-40; Formola 14.

164. Perché il comandamento dell’amor di Dio è il massimo comandamento?

Il comandamento dell’amor di Dio è il massimo comandamento, perché chi l’osserva amando Dio con tutta l’anima, osserva certamente tutti gli altri comandamenti.

165. I comandamenti di Dio si possono osservare?

I comandamenti di Dio si possono osservare tutti e sempre, anche nelle più forti tentazioni, con la grazia che Dio non nega mai a chi lo invoca di cuore.

**166. Siamo obbligati a osservare i comandamenti di Dio?

Siamo obbligati a osservare i comandamenti di Dio, perché sono imposti da Lui, nostro Padrone supremo, e dettati dalla natura e dalla sana ragione.

167. Chi trasgredisce i comandamenti di Dio, pecca gravemente?

Chi deliberatamente trasgredisce anche un solo comandamento di Dio in materia grave, pecca gravemente contro Dio, e perciò merita l’inferno!

168. Nei comandamenti che cosa si deve notare?

Nei comandamenti si deve notare ciò che ordinato e ciò che è proibito.

§ 2. – Comandamenti di Dio in particolare.

PRIMO COMANDAMENTO

*169. Che ci ordina il primo comandamento Io sono il Signore Dio tuo: non avrai altro Dio fuori che me?

Il primo comandamento lo sono il Signore Dio tuo: non avrai altro Dio fuori che me ci ordina di essere religiosi, cioè di credere in Dio e di amarlo, adorarlo e servirlo come l’unico vero Dio, Creatore e Signore di tutto.

*170. Che ci proibisce il primo comandamento?

Il primo comandamento ci proibisce l’empietà, la superstizione, l’irreligiosità; inoltre l’apostasia, l’eresia, il dubbio volontario e l’ignoranza colpevole delle verità della Fede.

171. Che cos’è empietà?

Empietà è il rifiuto a Dio d’ogni culto.

172. Che cos’è superstizione?

Superstizione è il culto divino o di latria reso a chi non è Dio, o anche a Dio ma in modo non conveniente: perciò l’idolatria o il culto di false divinità e di creature; il ricorso al demonio, agli spiriti e ad ogni mezzo sospetto per ottener cose umanamente impossibili; l’uso di riti sconvenienti, vani o proibiti dalla Chiesa

173. Che cos’è irreligiosità?

Irreligiosità è l’irriverenza a Dio e alle cose divine, come la tentazione di Dio, il sacrilegio o profanazione di persona o di cosa sacra, la simonia o compra e vendita di cose spirituali o connesse con le spirituali.

174. Sé il culto delle creature è superstizione, come non è superstizione il culto cattolico degli Angeli e dei Santi?

Il culto cattolico degli Angeli e dei Santi non è superstizione, perché non è culto divino o di adorazione dovuta a Dio solo: noi non li adoriamo come Dio, ma li veneriamo come amici di Dio e per i doni che hanno da Lui, quindi per onor di Dio stesso che negli Angeli e nei Santi opera meraviglie.

175. Chi sono i Santi?

I Santi sono coloro che, praticando eroicamente le virtù secondo gl’insegnamenti e gli esempi di Gesù Cristo, meritarono special gloria in cielo e anche in terra, dove, per autorità della Chiesa, sono pubblicamente onorati e invocati.

176. Perché veneriamo noi anche il corpo dei Santi?

Noi veneriamo anche il corpo dei Santi, perché servì loro a esercitare virtù eroiche, fu certamente tempio dello Spirito Santo, e risorgerà glorioso alla vita eterna.

177. Perché veneriamo anche le minime reliquie e le immagini dei Santi?

Veneriamo anche le minime reliquie e le immagini dei Santi per loro memoria e onore, riferendo ad essi tutta la venerazione, affatto diversamente dagl’idolatri, che rendono alle immagini o idoli un culto divino.

178. Dio nel Vecchio Testamento non proibì severamente le immagini?

Dio nel Vecchio Testamento proibì severamente le immagini da adorare, anzi quasi tutte le immagini, come occasione prossima d’idolatria per gli Ebrei, i quali vivevano fra gli idolatri ed erano molto inclinati alla superstizione

SECONDO COMANDAMENTO.

*179. Che ci proibisce il secondo comandamento non nominare il nome di Dio invano?

Il secondo comandamento: non nominare il nome di Dio invano ci proibisce di disonorare il Nome di Dio: perciò di nominarlo senza rispetto; di bestemmiare Dio, la santissima Vergine, i Santi e le cose sante; di far giuramenti falsi, non necessari o in qualunque modo illeciti.

180. Che cos’è il giuramento?

Il giuramento è chiamar Dio in testimonio di ciò che si afferma o che si promette; perciò chi giura il male e chi spergiura, offende sommamente Dio che è la Santità e la Verità.

181. È grande peccato la bestemmia?

La bestemmia è grande peccato, perché  ingiuria e scherno di Dio o de’ suoi Santi, e spesso anche orribile eresia.

*188. Che ci ordina il secondo comandamento?

Il secondo comandamento ci ordina di avere sempre riverenza per il nome santo di Dio, e di adempiere i voti e le promesse giurate.

183. Che cos’è il voto?

Il voto è la promessa fatta a Dio di qualche bene a Lui gradito, al quale ci obblighiamo per religione.

TERZO COMANDAMENTO.

*184.- Che ci ordina il terso comandamento ricordati di santificare le feste?

Il terzo comandamento ricordali di santificare le feste ci ordina di onorare Dio nei giorni di festa, con atti di culto esterno, dei quali per i Cristiani l’essenziale è la santa Messa.

185.- Perché dobbiamo fare atti di culto esterno? non basta adorar Dio, che è Spirito, internamente nel cuore?

Non basta adorar Dio internamente nel cuore, ma dobbiamo anche rendergli il culto esterno comandato, perché siamo soggetti a Dio in tutto l’essere, anima e corpo, e dobbiamo dare buon esempio; ed anche perché altrimenti si perde lo spirito religioso.

* 186. Che ci proibisce il terso comandamento?

Il terzo comandamento ci proibisce nei giorni di festa le opere servili.

*187. Quali opere si dicono servili?

Si dicono opere servili i lavori manuali propri degli artigiani e degli operai.

188. Sono tutte proibite nei giorni di festa le opere  servili?

Nei giorni di festa sono proibite tutte le opere servili non necessarie alla vita e al servizio di Dio, e non giustificate dalla pietà o da altro grave motivo.

189. Come conviene occupare i giorni di festa?

Conviene occupare i giorni di festa a bene dell’anima, frequentando la predica e il catechismo, e compiendo qualche opera buona; e anche a riposo del corpo, lontani da ogni vizio e dissipazione.

QUARTO COMANDAMENTO.

*190. Che ci ordina il quarto comandamento onora il padre e la madre?

Il quarto comandamento onora il padre e la madre ci ordina di amare, rispettare e ubbidire, i genitori e chiunque ha potestà sopra di noi, cioè i nostri superiori in autorità.

*191. Che ci proibisce il quarto, comandamento?

Il quarto comandamento ci proibisce di offendere i genitori e i superiori in autorità e di disubbidirli.

192. Perché dobbiamo ubbidire ai superiori in autorità?

Dobbiamo ubbidire ai superiori in autorità perché  « non c’è potestà se non da Dio; … pertanto chi resiste alla potestà resiste all’ordinamento di Dio ». *

* Ai Rom., XIII, 1, 2.

QUINTO COMANDAMENTO

* 193. Che ci proibisce il quinto comandamento non ammazzare?

Il quinto comandamento non ammazzare ci proibisce di recar danno alla vita sì naturale che spirituale del prossimo e nostra; perciò ci proibisce l’omicidio, il suicidio, il duello, i ferimenti, le percosse, le ingiurie, le imprecazioni e lo scandalo.

194. Perché è peccato il suicidio?

Il suicidio è peccato, come l’omicidio, perché Dio solo è padrone della nostra vita, come di quella del prossimo: inoltre è peccato di disperazione che, di più, toglie con la vita la possibilità di pentirsi e di salvarsi.

195. La Chiesa ha stabilito pene contro il suicida?

La Chiesa ha stabilito la privazione della sepoltura ecclesiastica contro il suicida responsabile dell’atto compiuto.

196. Perché è peccato il duello?

Il duello è peccato, perché è sempre un attentato di omicidio, e, anche, quasi di suicidio, fatto per vendetta privata, in disprezzo della legge e della giustizia pubblica; inoltre perché con esso stoltamente si rimette la decisione del diritto e del torto alla forza, alla destrezza e al caso.

197. La Chiesa ha stabilito pene contro i duellanti?

La Chiesa ha stabilito la scomunica contro duellanti e contro chiunque volontariamente assiste al duello.

198. Che cos’è scandalo?

Scandalo è dare al prossimo, con qualunque atto cattivo, occasione di peccare.

199. Lo scandalo è peccato grave?

Lo scandalo è peccato gravissimo, e Dio domanderà conto del male che si fa commettere ad altri con perfidi eccitamenti e con cattivi esempi: « guai all’uomo per colpa del quale viene lo scandalo ». *

*S. MATT., XVIII, 7.

*200. Che ci ordina il quinto comandamento?

Il quinto comandamento ci ordina di voler bene a tutti, anche ai nemici, e di riparare il male corporale e spirituale fatto al prossimo.

SESTO COMANDAMENTO.

*201. Che ci proibisce il sesto comandamento non commettere atti impuri?

Il sesto comandamento non commettere atti impuri ci proibisce ogni impurità: perciò le azioni, le parole, gli sguardi, i libri, le immagini, gli spettacoli immorali.

*202. Che ci ordina il sesto comandamento?

Il sesto comandamento ci ordina di essere « santi nel corpo », portando il massimo rispetto alla propria e all’altrui persona, come opere di Dio e tempi dove Egli abita con la presenza e con la grazia.

SETTIMO COMANDAMENTO.

* 203. Che ci proibisce il settimo comandamento non rubare?

Il settimo comandamento non rubare ci proibisce di danneggiare il prossimo nella roba: perciò proibisce i furti, i guasti, le usure, le frodi nei contrattie nei servizi, e il prestar mano a questi danni.

*204. Che ci ordina il settimo comandamento?

Il settimo comandamento ci ordina di restituire la roba degli altri, di riparare i danni colpevolmente arrecati, di pagare i debiti e la giusta mercede agli operai.

205. Chi, potendo, non restituisce o non ripara, otterrà perdono?

Chi, potendo, non restituisce o non ripara, non otterrà perdono, anche se a parole si dichiari pentito.

OTTAVO COMANDAMENTO.

*206. Che ci proibisce l’ottavo comandamento non dir falsa testimonianza?

L’ottavo comandamento non dir falsa testimonianza ci proibisce ogni falsità e il danno ingiusto dell’altrui fama: perciò, oltre la falsa testimonianza, la calunnia, la bugia, la detrazione o mormorazione, l’adulazione, il giudizio e il sospetto temerario.

*207. Che ci ordina l’ottavo comandamento?

L’ottavo comandamento ci ordina di dire a tempo e luogo la verità, e d’interpretare in bene possibilmente, le azioni del prossimo.

*208. Chi ha danneggiato il prossimo nel buon nome accusandolo falsamente o sparlandone, a che cosa è obbligato?

Chi ha danneggiato il prossimo nel buon nome accusandolo falsamente o sparlandone, deve riparare, per quanto può, il danno arrecato.

NONO COMANDAMENTO.

*209. Che ci proibisce il nono comandamento non desiderare la donna d’altri?

Il nono comandamento non desiderare la donna d’altri ci proibisce i pensieri e i desidèri cattivi.

*210. Che ci ordina il nono comandamento?

Il nono comandamento ci ordina la perfetta purezza dell’anima e il massimo rispetto, anche nell’intimo del cuore, per il santuario della famiglia!

DECIMO COMANDAMENTO.

*211. Che ci proibisce il decimo comandamento nel desiderare la roba d’altri?

Il decimo comandamento non desiderare la roba d’altri ci proibisce l’avidità sfrenata delle ricchezze, senza riguardo ai diritti e al bene del prossimo.

*212. Che ci ordina il decimo comandamento?

Il decimo comandamento ci ordina di essere giusti e moderati nel desiderio di migliorare la propria condizione, e di soffrire con pazienza le strettezze e le altre miserie permesse dal Signore a nostro merito, poiché « al regno di Dio dobbiamo arrivare per via di molte tribolazioni ». *

*Atti XIV, 21

CAPO II.

Precetti generali della Chiesa.

213. Che cosa sono i precetti generali della Chiesa?

I precetti generali della Chiesa sono leggi con le quali essa, applicando i comandamenti di Dio, prescrive ai fedeli alcuni atti di religione e determinate astinenze.

214. Come ha la Chiesa autorità di far leggi e precetti?

La Chiesa ha autorità di far leggi e precetti, perché l’ha ricevuta nella persona degli Apostoli da Gesù Cristo, l’Uomo-Dio; e perciò chi disubbidisce alla Chiesa, disubbidisce a Dio medesimo.

215. Nella Chiesa chi può far leggi e precetti?

Nella Chiesa possono far leggi e precetti il Papa e i Vescovi come successori degli Apostoli, ai quali Gesù Cristo disse: « Chi ascolta voi, ascolta me; e chi disprezza voi, disprezza me ». *

*s. LUCA, X, 16.

PRIMO PRECETTO.

216. Che ci ordina il primo precetto udir la Messa la domenica e le altre feste comandate?

Il primo precetto udir la Messa la domenica e le altre feste comandate ci ordina di assistere devotamente in tali giorni alla santa Messa.

217. Chi non ascolta la Messa nei giorni di precetto, fa peccato grave?

Chi, senza vero impedimento, non ascolta la Messa nei giorni di precetto, e chi non dà modo a’ suoi dipendenti di ascoltarla, fa peccato grave e non adempie il comandamento divino di santificare le feste.

SECONDO PRECETTO.

218. Che ci proibisce il secondo precetto con le parole non mangiar carne nel venerdì e negli altri giorni proibiti?

Il secondo precetto con le parole non mangiar carne nel venerdì e negli altri giorni proibiti, ci proibisce di mangiar carne nel venerdì, giorno della Passione e Morte di Gesù Cristo, e in alcuni giorni di digiuno. *

* Vedi Append. II in fine.

219. Che cosa ordina il secondo precetto con le parole digiunare nei giorni prescritti?

Il secondo precetto con le parole digiunare nei giorni prescritti ordina di osservare il digiuno ecclesiastico nella Quaresima, nelle quattro Tempora e in alcune vigilie.

220. A che obbliga il digiuno ecclesiastico?

Il digiuno ecclesiastico obbliga all’astinenza da determinati cibi, e da altri pasti oltre il pranzo: è consentita però mia seconda refezione leggera.

221. Chi è obbligato al digiuno ecclesiastico?

Al digiuno ecclesiastico è obbligato ogni fedele dai ventun anni compiuti ai sessanta incominciati se non ne sia scusato per infermità, per lavori gravosi o per altra giusta ragione.

222. Perché la Chiesa c’impone astinenze e digiuni?

La Chiesa c’impone in conformità dell’esempio e della dottrina di Gesù Cristo, astinenze e digiuni, per penitenza dei peccati, per mortificazione della gola e delle passioni, e per altre necessità particolari.

TERZO PRECETTO.

223. Che ci ordina il terso precetto confessarsi almeno una volta l’anno e comunicarsi almeno a Pasqua?

Il terzo precetto confessarsi almeno una volta l’anno e comunicarsi almeno a Pasqua ci ordina di accostarci alla Penitenza almeno una volta l’anno, e all’Eucaristia almeno nel tempo di Pasqua.

224. Perché la Chiesa, imponendo di confessarci e comunicarci una volta l’anno, aggiunge la parola almeno?

La Chiesa, imponendo di confessarci e comunicarci una volta l’anno, aggiunge la parola almeno per ricordarci l’utilità, anzi il bisogno di ricevere spesso, come è suo desiderio, questi sacramenti.

QUARTO PRECETTO.

225. Che ci ordina il quarto precetto: sovvenire alle necessità della Chiesa, contribuendo secondo le leggi o le usanze?

Il quarto precetto sovvenire alle necessità della Chiesa, contribuendo secondo le leggi o le usanze ci ordina di fare le offerte stabilite dall’autorità o dall’uso, per il conveniente esercizio del culto e per l’onesto sostentamento dei ministri di Dio.

QUINTO PRECETTO.

226. Che proibisce il quinto precetto: non celebrare solennemente le nozze nei tempi proibiti?

Il quinto precetto non celebrar solennemente le nozze nei tempi proibiti proibisce la Messa e la benedizione speciale degli sposi, dall’Avvento a tutto il giorno di Natale, e dal primo giorno della Quaresima a tutto il giorno di Pasqua.

CAPO III.

Virtù.

§ 1. – Virtù in generale – Virtù teologali.

227. Che cos’ è la virtù?

La virtù è una costante disposizione dell’anima a fare il bene.

228. Quante specie di virtù ci sono?

Ci sono due specie di virtù: le virtù naturali, che acquistiamo ripetendo atti buoni, come quelle che si dicono morali; e le virtù soprannaturali che non possiamo acquistare e nemmeno esercitare con le sole nostre forze, ma ci vengon date da Dio, e sono le virtù proprie del Cristiano.

*229. Quali sono le virtù proprie dei Cristiano?

Le virtù proprie del Cristiano sono le virtù soprannaturali e specialmente la fede, la speranza e la carità, che si chiamano teologali o divine, perché hanno Dio stesso per oggetto e per motivo.

230. Come riceviamo ed esercitiamo noi le virtù soprannaturali?

Noi riceviamo le virtù soprannaturali insieme con la grazia santificante, per mezzo dei sacramenti o per l’amore di carità, e le esercitiamo con le grazie attuali dei buoni pensieri e delle ispirazioni con cui Dio ci muove e ci aiuta in ogni atto buono.

231. Tra le virtù soprannaturali qual è la più eccellente?

Tra le virtù soprannaturali la più eccellente è la carità, perché è inseparabile dalla grazia santificante, ci unisce intimamente a Dio e al prossimo, ci muove alla perfetta osservanza della Legge e a ogni opera buona, e non cesserà mai: in essa sta la perfezione cristiana.

FEDE.

*232. Che cos’è la fede?

La fede è quella virtù soprannaturale per cui crediamo, sull’autorità di Dio, ciò che Egli ha rivelato e ci propone a credere per mezzo della Chiesa.

233. Ciò che Dio ha rivelato e ci propone a credere per messo della Chiesa, dove si conserva?

Ciò che Dio ha rivelato e ci propone a credere per mezzo della Chiesa, si conserva nella Sacra Scrittura e nella Tradizione.

234. Che cos’è la Sacra Scrittura?

La Sacra Scrittura è la raccolta dei libri scritti per ispirazione di Dio nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, e ricevuti dalla Chiesa come opera di Dio stesso.

235. Che cos’è la Tradizione?

La Tradizione è l’insegnamento di Gesù Cristo e degli Apostoli, fatto a viva voce, e dalla Chiesa trasmesso fino a noi senza alterazione.

236. Chi può con autorità farci conoscere internamente e nel vero senso le verità contenute nella Scrittura e nella Tradizione?

La Chiesa sola può con autorità farci conoscere interamente e nel vero senso le verità contenute nella Scrittura e nella Tradizione, perché a lei sola Dio affidò il deposito della Fede e mandò lo Spirito Santo che continuamente l’assiste, affinché non erri.

237. Basta credere in generale le verità rivelate da Dio?

Non basta credere in generale le verità rivelate da Dio, ma alcune, cioè l’esistenza di Dio rimuneratore e i due misteri principali, si debbono credere anche con espresso atto di fede.

SPERANZA.

*238. Che cos’è la speranza?

La speranza è quella virtù soprannaturale per cui confidiamo in Dio e da Lui aspettiamo la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla quaggiù con le buone opere.

239. Per qual motivo speriamo da Dio la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla?

Speriamo da Dio la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla; perché Egli, infinitamente buono e fedele, ce le ha promesse per i meriti di Gesù Cristo; perciò chi diffida o dispera, l’offende sommamente.

CARITÀ.

*240. Che cos’è la carità?

L a carità è quella virtù soprannaturale per cui amiamo Dio per se stesso sopra ogni cosa, e il prossimo come noi medesimi per amor di Dio.

241. Perché dobbiamo amare Dio?

Dobbiamo amare Dio per se stesso, come il sommo Bene, fonte d’ogni nostro bene; e perciò dobbiamo anche amarlo sopra ogni cosa « con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutte le forze ». *

* s. MARCO, XII, 30.

242. Perché dobbiamo amare il prossimo?

Dobbiamo amare il prossimo per amor di Dio che ce lo comanda, e perché ogni uomo è creato ad immagine di Dio, come noi, ed è nostro fratello.

243. Siamo obbligati ad amare anche i nemici?

Siamo obbligati ad amare anche i nemici, perdonando le offese, perché sono anch’essi nostro prossimo, e perché Gesù Cristo ce ne ha fatto espresso comando.

§ 2. – Esercizio degli atti di fede, di speranza e di carità – Consigli evangelici.

244. Quando dobbiamo fare atti di fede, di speranza e di carità?

Dobbiamo fare atti di fede, di speranza e di carità molte volte nella vita, e, in particolare, quando abbiamo tentazioni da vincere o importanti doveri cristiani da compiere, e nei pericoli di morte.

245. È bene fare spesso atti di fede, di speranza e di carità?

È bene fare spesso atti di fede, di speranza e di carità, per conservare, accrescere e rafforzare virtù tanto necessarie, che sono come le parti vitali dell’«uomo spirituale».

248. Come dobbiamo fare atti di fede, di speranza e di carità?

Dobbiamo fare atti di fede, di speranza e carità col cuore, con la bocca e con l’opera, dandone prova nella nostra condotta.

247. Come si dà prova della fede?

Si dà prova della fede confessandola e difendendola, quando occorra, senza timore e senza rispetto umano, e vivendo secondo le sue massime: «la fede senza le opere è morta».*

*s. GIAC., II, 26

248. Come si dà prova della speranza?

Si dà prova della speranza non turbandosi per le miserie e contrarietà della vita, e nemmeno per le persecuzioni; ma vivendo rassegnati, sicuri delle promesse di Dio.

249. Come si dà prova della carità?

Si dà prova della carità osservando i comandamenti ed esercitando lo opere di misericordia*, e se Dio chiama, seguendo i consigli evangelici.

*Form. 21, 22

250. Che cosa sono i consigli evangelici?

I consigli evangelici sono esortazioni che Gesù Cristo fece nel Vangelo ad una vita più perfetta, mediante la pratica di virtù non comandate.

251. Quali sono i principali consigli evangeli

I principali consigli evangelici sono: la povertà volontaria, la castità perpetua e l’obbedienza perfetta.

§ 3. – Virtù morale e vizio – Beatitudini evangeliche

252. Che cos’è la virtù morale?

La, virtù morale è l’abito di fare il bene, acquistato ripetendo atti buoni.

*253. Quali sono le principali virtù morali?

Le principali virtù morali sono: la religione che ci fa rendere a Dio il culto dovuto, e le quattro virtù cardinali, prudenza, giustizia, fortezza e temperanza, che ci fanno onesti nel vivere.

254. Perché le virtù cardinali son così chiamate?

Le virtù cardinali son così chiamate, perché  sono il cardine, cioè il sostegno delle altre virtù morali.

255. Che cos’è la prudenza?

La prudenza è la virtù che dirige gli atti al debito fine, e fa discernere e usare i mezzi buoni.

256. Che cos’è la giustizia?

La giustizia è la virtù che fa dare a ciascuno ciò che gli è dovuto.

257. Che cos’è la fortezza?

La fortezza è la virtù che fa affrontare senza temerità e senza timidezza qualunque difficoltà o pericolo, e anche la morte, per il servizio di Dio e per il bene del prossimo.

258. Che cos’è la temperanza?

La temperanza è la virtù che frena le passioni e i desidèri, specialmente sensuali, e modera l’uso dei beni sensibili.

259. Che cosa sono le Passioni?

Le passioni sono commozioni o moti violenti dell’anima che, se non sono moderati dalla ragione, trascinano al vizio, e, spesso, anche al delitto.

260. Che cos’è il vizio?

Il vizio è l’abitudine di fare il male, acquistata ripetendo atti cattivi.

261. Quali sono i vizi principali?

I vizi principali sono i sette vizi capitali, * chiamati così perché sono capo e origine degli altri* Vizi e peccati.

*Formula 23

262. Quali sono le virtù opposte ai vizi capitali?

Le virtù opposte ai vizi capitali sono: l’umiltà, la liberalità, la castità, la pazienza, la sobrietà, la fraternità e la diligenza nel servizio di Dio.

263. Gesù Cristo ha raccomandato in particolare qualche virtù morale?

Gesù Cristo ha raccomandato in particolare alcune virtù morali, chiamando, nelle otto Beatitudini evangeliche, beato chi le esercita.*

264. Dite le Beatitudini evangeliche.

1 « Beati i poveri in spirito, perché di questi è il regno de’ cieli.

2 Beati i mansueti, perché questi erediteranno la terra.

3 Beati quelli che piangono, perché saranno consolati.

4 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

5 Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

6 Beati i mondi di cuore, perché vedranno Dio “

7 Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio.

8 Reati i perseguitati per amor della giustizia, perché di questi è il regno de’ cieli ». *

* S. MATT., V, 3-10.

265. Perché Gesù Cristo, nelle Beatitudini evangeliche, disse beate, contrariamente all’opinione del inondo, le persone umili e tribolate?

Gesù Cristo, nelle Beatitudini evangeliche, disse beate, contrariamente all’opinione del mondo, le persone umili e tribolate, perché avranno premio speciale da Dio; e c’insegnò così ad imitarle, senza curare le fallaci massime del mondo.

266. Possono essere veramente felici quelli che seguono le massime del mondo?

Quelli che seguono le massime del mondo non possono essere veramente felici, perché non cercano Dio, loro Signore e loro vera felicità; e così non hanno la pace della coscienza, e camminano verso la perdizione.

PREGHIAMO.

Dio onnipotente ed eterno, accresci in noi la fede, la speranza e la carità, e perché possiamo meritare quello che ci promettesti, fa’ che amiamo quanto comandi. * Fa’, o Dio onnipotente, che noi sempre pensiamo cose ragionevoli, e nel parlare e nell’operare eseguiamo quelle che a te piacciono. * Te ne supplichiamo per il tuo Figliuolo Gesù Cristo, ecc.

* Orazione della Domenica XIII dopo la Pentecoste.

* Orazione della Domenica VI dopo l’Epifania.

* PARTE III.

MEZZI DELLA GRAZIA.

SEZIONE I.

SACRAMENTI O MEZZI PRODUTTIVI!

Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo. [S. MARCO XVI, 16]

Se non mangerete la carne del Figliuolo dell’uomo e non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita. [S. Giov. VI, 54

Saran rimessi i peccati a chi lì rimetterete; e saran ritenuti a chi li riterrete. [S. Giov. XX, 23]

CAPO I.

Sacramenti in generale.

*267. che cosa sono i sacramenti?

I sacramenti sono segni efficaci della grazia, istituiti da Gesù Cristo per santificarci.

268. Perché i sacramenti sono segni efficaci della grazia?

I sacramenti sono segni della grazia, perché con le loro parti, che sono sensibili, significano o indicano quella grazia invisibile che conferiscono; e  sono segni efficaci, perché significando la grazia, realmente la conferiscono.

269. Quale grazia conferiscono i sacramenti?

I sacramenti conferiscono la grazia santificante e la grazia sacramentale.

270. Che cos’è la grazia santificante?

La grazia santificante è quel dono soprannaturale, inerente all’anima nostra e perciò abituale che ci rende santi, cioè giusti, amici e figli adottivi di Dio, fratelli di Gesù Cristo ed eredi del paradiso.

271. Che cos’è la grazia sacramentale?

La grazia sacramentale è il diritto alle grazie speciali necessarie per conseguire il fine proprio di ciascun sacramento.

272. Chi ha dato ai sacramenti la virtù di conferire la grazia?

Gesù Cristo, l’Uomo-Dio, ha dato ai sacramenti la virtù di conferire la grazia, che Egli stesso ci ha meritato con la sua Passione e Morte.

*273. Come ci santificano i sacramenti?

I sacramenti ci santificano, o col darci la prima grazia santificante che cancella il peccato, o coll’accrescerci quella grazia che già possediamo.

* 274. Quali sacramenti ci danno la prima grazia?

Ci danno la prima grazia il Battesimo e la Penitenza, che si chiamano sacramenti dei morti, perché donano la vita della grazia alle anime morte per il peccato.

*275. Quali sacramenti ci accrescono la grazia?

Ci accrescono la grazia la Cresima, l’Eucaristia, l’Estrema Unzione, l’Ordine e il Matrimonio, che si chiamano sacramenti dei vivi, perché chi li riceve, deve già vivere spiritualmente per la grazia di Dio.

*276. Chi riceve un sacramento dei vivi sapendo di non essere in grazia di Dio, commette peccato?

Chi riceve un sacramento dei vivi sapendo di non essere in grazia di Dio, commette peccato gravissimo di sacrilegio, perché riceve indegnamente una cosa sacra.

*277. Che dobbiamo fare per conservar la grazia dei sacramenti?

Per conservare la grazia dei sacramenti dobbiamo corrispondere con l’azione propria, operando il bene e fuggendo il male.

278. Quali sono i sacramenti più necessari per salvarsi?

I sacramenti più necessari per salvarsi sono i sacramenti dei morti, cioè il Battesimo e la Penitenza, perché danno la prima grazia o la vita spirituale.

279. Il Battesimo e la Penitenza sono egualmente necessari?

Il Battesimo e la Penitenza non sono egualmente necessari, perché il Battesimo è necessario a tutti, nascendo tutti col peccato originale; la Penitenza, invece, è necessaria a quelli che, dopo il Battesimo, han perduto la grazia peccando mortalmente.

280. Se il Battesimo è necessario a tutti, può salvarsi nessuno senza Battesimo?

Senza Battesimo nessuno può salvarsi; quando però non si possa ricevere il Battesimo di acqua, basta il Battesimo di sangue, cioè il martirio sofferto per Gesù Cristo, oppure il Battesimo di desiderio che è l’amor di carità, desideroso dei mezzi di salute istituiti da Dio.

*281. Quante volte si possono ricevere i sacramenti?

I sacramenti si possono ricevere alcuni più volte, altri una volta sola.

*282. Quali sacramenti si ricevono una volta sola?

Si ricevono una volta sola il Battesimo, la Cresima e l’Ordine.

*283. Perché il Battesimo, la Cresima e l’Ordine si ricevono una volta sola?

Il Battesimo, la Cresima e l’Ordine si ricevono una volta sola, perché imprimono nell’anima un carattere permanente, operando una consacrazione perpetua dell’uomo a Gesù Cristo, la quale lo distingue da chi non l’abbia.

*284. Che cos’è il carattere?

Il carattere è un segno distintivo spirituale che non si cancella mai.

*285. Qual carattere imprimono nell’anima il Battesimo, la Cresima e l’Ordine?

Il Battesimo imprime nell’anima il carattere di Cristiano; la Cresima quello di soldato di Gesù Cristo; l’Ordine quello di suo ministro.

*286. Quante cose si richiedono per fare un sacramento?

Per fare un sacramento si richiedono tre cose: la materia, la forma, e il ministro, il quale abbia l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa.

*287. Che cos’è la materia del sacramento?

Materia del sacramento è l’elemento sensibile che si richiede per farlo, come l’acqua nel Battesimo.

*288. Che cos’è la forma del sacramento?

Forma del sacramento sono le parole che il ministro deve proferire nell’atto stesso di applicare la materia.

*289. Chi è il ministro del sacramento?

Ministro del sacramento è la persona capace che lo fa o conferisce, in nome e per autorità di Gesù Cristo.

CAPO II.

Battesimo.

*290. Che cos’è il Battesimo?

Il Battesimo è il sacramento che ci fa Cristiani. cioè seguaci di Gesù Cristo, figli di Dio e membri della Chiesa.

291. Qual è la materia del Battesimo?

Materia del Battesimo è l’acqua naturale.

*292. Qual è la forma del Battesimo?

Forma del Battesimo sono le parole Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo.

*293. Chi è ministro del Battesimo?

Ministro del Battesimo è, d’ordinario, il sacerdote, ma, in caso di necessità, può essere chiunque, anche un eretico o infedele, purché abbia l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa.

*294. Come si dà il Battesimo?

Il Battesimo si dà versando l’acqua sul capo del battezzando e dicendo nello stesso tempo le parole della forma.

295. Quali effetti produce il Battesimo?

Il Battesimo conferisce la prima grazia santificante e le virtù soprannaturali, togliendo il peccato originale e gli attuali, se v i sono, con ogni debito di pena per essi dovuta; imprime il carattere di Cristiano e rende capace di ricevere gli altri sacramenti.

296. Il Battesimo trasforma l’uomo?

Il Battesimo trasforma l’uomo nello spirito e lo fa come rinascere rendendolo un uomo nuovo; perciò allora gli si dà un nome conveniente, quello di un Santo che gli sia esempio e protettore nella vita di Cristiano.

297. Chi riceve il Battesimo a che cosa si obbliga?

Chi riceve il Battesimo, diventando Cristiano, si obbliga a professar la Fede e ad osservar la Legge di Gesù Cristo; e perciò rinunzia a quanto vi si oppone.

298. A che si rinunzia nel ricevere il Battesimo?

Nel ricevere il Battesimo si rinunzia al demonio, alle sue opere e alle sue pompe.

299. Che s’intende per opere e pompe del demonio?

Per opere e pompe del demonio s’intendono i peccati, le vanità del mondo e le sue massime perverse, contrarie al Vangelo.

300. I bambini nel Battesimo come rinunziano al demonio?

I bambini nel Battesimo rinunziano al demonio per mezzo dei padrini.

301. Chi sono i padrini nel Battesimo?

I padrini nel Battesimo son quelli che presentano alla Chiesa il battezzando, rispondono in suo nome se è bambino, assumendosi, quali padri spirituali, la cura della sua educazione cristiana, se vi mancassero i genitori, e perciò debbono essere buoni Cristiani.

302. Siamo noi obbligati a mantener le promesse e le rinunzie fatte dai padrini a nome nostro nel Battesimo?

Siamo obbligati a mantener le promesse e le rinunzie fatte dai padrini a nome nostro nel Battesimo, perché esse c’impongono solo quello che Dio impone a tutti, e che dovremmo noi stessi promettere per salvarci.

303. I genitori o chi ne tiene il luogo, quando debbono mandare il bambino al Battesimo?

I genitori o chi ne tiene il luogo, debbono mandare il bambino al Battesimo non più tardi di otto dieci giorni; anzi conviene assicurargli subito la grazia e la felicità eterna, potendo egli molto, facilmente morire.

CAPO III.

Cresima o Confermazione.

*304. Che cos’è la Cresima o Confermazione?

L a Cresima o Confermazione è il sacramento che ci fa perfetti Cristiani e soldati di Gesù Cristo, e ce ne imprime il carattere.

305. Qual è la materia della Cresima?

Materia della Cresima è il sacro crisma, cioè l’olio misto con balsamo, consacrato dal Vescovo il giovedì santo.

306. Qual è la forma della Cresima?

Forma della Cresima sono le parole Ti segno col segno della Croce, e ti confermo col crisma della salute, nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo.

*307. Chi è ministro della Cresima?

Ministro della Cresima è il Vescovo, e, straordinariamente, il sacerdote che ne abbia facoltà dal Papa,

308. Il Vescovo come amministra la Cresima?

Il Vescovo, stese le mani sopra i cresimandi, invoca lo Spirito Santo, poi col sacro crisma unge in forma di croce la fronte di ciascuno, pronunziando le parole della forma, quindi gli dà un leggero schiaffo dicendo: La pace sia con te; e alla fine benedice solennemente tutti i cresimati.

*309. In che modo la Cresima ci fa perfetti Cristiani e soldati di Gesù Cristo?

La Cresima ci fa perfetti Cristiani e soldati di Gesù Cristo dandoci l’abbondanza dello Spirito Santo, cioè della sua grazia e de’ suoi doni, i quali ci confermano o rafforzano nella fede e nelle altre virtù contro i nemici spirituali.

310. A qual età è bene ricevere la Cresima?

È bene ricevere la Cresima all’età di sette anni circa, perché allora sogliono cominciare le tentazioni, e si può abbastanza conoscere la santità e la grazia di questo sacramento.

*311. Chi riceve la Cresima, quali disposizioni deve avere?

Chi riceve la Cresima deve essere in grazia di Dio, e, se ha l’uso di ragione, deve conoscere i misteri principali della Fede, e accostarsi al sacramento con divozione, profondamente compreso di ciò che il rito significa.

312. Che significa il sacro crisma?

Il sacro crisma, con l’olio che si espande e dà forza, significa la grazia abbondante della Confermazione; e col balsamo che è odoroso e preserva dalla corruzione, significa il buon odore delle virtù che il cresimato dovrà possedere, fuggendo la corruzione dei vizi.

313. Che significa l’unzione che si fa sulla fronte in forma di croce?

L’unzione che si fa sulla fronte in forme di croce, significa che il cresimato, da forte soldato di Gesù Cristo, dovrà portar alta la fronte senza arrossire della Croce e senza aver paura dei nemici della Fede.

314. Che significa il leggero schiaffo che il Vescovo dà al cresimato?

Il leggero schiaffo che il Vescovo dà al cresimato, significa che questi deve soffrire per la Fedi ogni affronto ed ogni pena.

315. Nella Cresima ci sono i padrini?

Nella Cresima ci sono per gli uomini i padrini, e per le donne le madrine, che debbono essere buoni Cristiani per edificare e assistere spiritualmente i cresimati.

CAPO IV.

Eucaristia.

§ 1. – Sacramento: istituzione, fine.

*316. Che cos’è l’Eucaristia?

L’Eucaristia è il sacramento che, sotto apparenze del pane e del vino, contiene realmente il Corpo, Sangue, Anima e Divinità del Nostro Signore Gesù Cristo per nutrimento delle anime.

317. Qual è la materia dell’Eucaristia?

Materia dell’Eucaristia è il pane di frumenti e il vino di uva.

318. Qual è la forma dell’Eucaristia?

Forma dell’Eucaristia sono le parole di Gesù Cristo: Questo è il Corpo mio; questo è il Calice del Sangue mio … sparso per voi e per molti a remissione dei peccati.*

*Orazioni, II, Canone.

319. Chi è ministro dell’Eucaristia?

Ministro dell’Eucaristia è il sacerdote il quale, pronunziando nella Messa le parole di Gesù Cristo, cambia il pane nel Corpo e il vino nel Sangue di Lui.

320. Gesù Cristo quando istituì l’Eucaristia?

Gesù Cristo istituì l’Eucaristia nell’ultima Cena, prima della sua Passione, quando consacrò il pane e il vino, e li distribuì, mutati in Corpo e Sangue suo, agli Apostoli, comandando che poi facessero altrettanto in sua memoria.

321. Perché Gesù Cristo istituì l’Eucaristia?

Gesù Cristo istituì l’Eucaristia, perché fosse nella Messa il sacrificio permanente del Nuovo Testamento e nella Comunione il cibo delle, anime, a perpetuo ricordo del suo amore e della sua Passione e Morte.

§ 2. – Presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia.

*322. Nell’Eucaristia c’è lo stesso Gesù Cristo che è in cielo, e che nacque in terra da Maria Vergine?

Nell’Eucaristia c’è lo stesso Gesù Cristo che è in cielo, e che nacque in terra da Maria Vergine.

323. Perché credete voi che Gesù Cristo è veramente nell’Eucaristia?

Credo che Gesù Cristo è veramente nell’Eucaristia, perché Egli stesso disse Corpo e Sangue suo il pane e il vino consacrato, e perché così c’insegna la Chiesa; ma è un mistero, e grande mistero.

324. Che cos’è l’ostia prima della consacrazione?

L’ostia prima della consacrazione è pane.

325. Dopo la consacrazione che cos’è l’ostia?

Dopo la consacrazione l’ostia è il vero Corpo di Nostro Signor Gesù Cristo sotto le apparenze del pane.

326. Nel calice prima della consacrazione che cosa si contiene?

Nel calice prima della consacrazione si contiene vino con alcune gocce d’acqua.

327. Dopo la consacrazione che cosa c’è nel calice?

Nel calice dopo la consacrazione c’è il Sangue del Nostro Signor Gesù Cristo sotto 1e apparenze del vino.

*328. Quando diventano Corpo e Sangue di Gesù il pane e il vino?

Il pane e il vino diventano Corpo e Sangue di Gesù al momento della consacrazione.

*329. Dopo la consacrazione non c’è più niente del pane e del vino?

Dopo la consacrazione non c’è più nè pane né vino, ma ne restano solamente le specie o apparenze, senza la sostanza.

330. Che cosa sono le specie o apparenze?

Le specie o apparenze sono tutto ciò che cade sotto i sensi, come la figura, il colore, l’odore, il sapore del pane e del vino.

331. Sotto le apparenze del pane c’è solo il Corpo di Gesù Cristo, e sotto quelle del vino c’è solo il suo Sangue?

No, sotto le apparenze del pane c’è Gesù Cristo, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità così sotto quelle del vino.

*332. Quando si rompe l’ostia in più parti, si rompe il Corpo di Gesù Cristo?

Quando si rompe l’ostia in più parti, non si rompe il Corpo di Gesù Cristo, ma solamente le specie del pane; e il Corpo del Signore rimane intero in ciascuna parte.

333.  Gesù Cristo si trova in tutte le ostie consasacrate?

Gesù Cristo si trova in tutte le ostie consacrate del mondo.

334. Perché si conserva nelle chiese la santissima Eucaristia?

La santissima Eucaristia si conserva nelle chiese, perché i fedeli l’adorino, perché la ricevano nella comunione, e perché sentano in essa la perpetua assistenza e presenza di Gesù Cristo nella Chiesa.

§ 3. – Santa comunione: disposizioni, obbligo, effetti.

*335. Quante cose sono necessarie per fare una buona comunione?

Per fare una buona comunione sono necessarie tre cose: 1° essere in grazia di Dio; 2° sapere e pensare chi si va a ricevere; 3° essere digiuno dalla mezzanotte.

*336. Che significa essere in grazia di Dio?

Essere in grazia di Dio significa avere la coscienza monda da ogni peccato mortale.

337. Chi si comunica sapendo d’essere in peccato mortale, riceve Gesù Cristo?

Chi si comunica sapendo d’essere in peccato mortale, riceve Gesù Cristo, ma non la sua grazia anzi, commettendo un orribile sacrilegio, si rende meritevole di dannazione.

338. Che significa sapere e pensare chi si va a ricevere?

Sapere e pensare chi si va a ricevere significa accostarsi a Nostro Signor Gesù Cristo nell’Eucaristia con fede viva, con ardente desiderio e con profonda umiltà e modestia.

*339. Qual digiuno si richiede prima della comunione?

Prima della comunione si richiede il digiuno naturale ossia totale, che si rompe con qualunque cosa presa a modo di cibo o di bevanda.

340. È  permessa mai la comunione a chi non è digiuno?

La comunione a chi non è digiuno, è permessa in pericolo di morte, e durante le lunghe malattie, nelle condizioni determinate dalla Chiesa.

341. C’è obbligo di ricevere la comunione?

C’è obbligo di ricevere la comunione ogni anno a Pasqua, e in pericolo di morte, come viatico che sostenti l’anima nel viaggio all’eternità.

*342. A qual età comincia l’obbligo della comunione pasquale?

L’obbligo della comunione pasquale comincia all’età in cui si è capaci di farla con sufficienti disposizioni, cioè, d’ordinario, circa i sette anni.

*343. È cosa buona e utile comunicarsi spesso?

È cosa ottima e utilissima comunicarsi spesso, anche tutti i giorni, purché si faccia sempre con le dovute disposizioni.

344. Dopo la comunione, quanto tempo resta in noi Gesù Cristo?

Dopo la comunione Gesù Cristo resta in noi finché durano le specie eucaristiche.

345. Quali effetti produce l’Eucaristia in chi la riceve degnamente?

L’Eucaristia, in chi la riceve degnamente, conserva e accresce la grazia, che è la vita dell’anima, come fa il cibo per la vita del corpo; rimette i peccati veniali e preserva dai mortali; dà spirituale consolazione e conforto, accrescendo la carità e la speranza della vita eterna di cui è pegno.

§ 4. – Santo sacrificio della Messa.

* 346. L’Eucaristia è solo un sacramento?

L’Eucaristia non è solo un sacramento, ma è anche il sacrificio permanente del Nuovo Testamento, e come tale si chiama la santa Messa.

347. Che cos’è il sacrificio?

Il sacrificio è la pubblica offerta a Dio d’una cosa che si distrugge per professare che Egli è il Creatore e Padrone supremo, al quale tutto interamente è dovuto.

*348. Che cos’è la santa Messa?

L a santa Messa è il sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo che, sotto le specie del pane e del vino, si offre dal sacerdote a Dio sull’altare, in memoria e rinnovazione del sacrificio della Croce.

349. Il sacrificio della Messa è il sacrificio stesso della croce?

Il sacrificio della Messa è il sacrificio stesso della Croce; solo c’è differenza nel modo di compierlo.

350. Che differenza c’è tra il sacrificio della Croce e quello della Messa?

Tra il sacrificio della Croce e quello della  Messa c’è questa differenza, che Gesù Cristo sulla Croce si sacrificò dando volontariamente il proprio Sangue, e meritò ogni grazia per noi; invece sull’altare Egli, senza spargere sangue, si sacrifica e si annienta misticamente pel ministero del sacerdote, e ci applica i meriti del sacrificio della Croce.

351. Per quali fini si offre a Dio la Messa?

La Messa si offre a Dio per rendergli il culto supremo di latria o adorazione, per ringraziarlo de’ suoi benefizi, per placarlo e dargli soddisfazione dei nostri peccati, e per ottener grazie, a vantaggio dei fedeli vivi e defunti.

352. La Messa non si offre anche ai Santi?

La Messa non si offre ai Santi, ma a Dio solo, anche quando si celebri in onor dei Santi: il sacrificio spetta solo al Creatore e Padrone supremo.

*353. Siamo obbligati ad ascoltare la Messa?

Siamo obbligati ad ascoltare la Messa la domenica e le altre feste comandate; giova però assistervi spesso, per partecipare al più grande atto della Religione, sommamente grato a Dio e meritorio.

354. Qual è il modo più conveniente di assistere alla Messa?

Il modo più conveniente di assistere alla Messa è di offrirla a Dio in unione col sacerdote, ripensando al sacrificio della Croce, cioè alla Passione e Morte del Signore, e comunicandosi: la comunione è unione reale alla Vittima immolata, ed è perciò la maggior partecipazione al santo Sacrificio.

CAPO V.

Penitenza.

§ 1. – Sacramento e sue parti – Esame di coscienza.

*355. Che cos’è la Penitenza?

L a Penitenza o Confessione è il sacramento istituito da Gesù Cristo per rimettere i peccati commessi dopo il Battesimo.

356. Il sacramento della Penitenza quando fu istituito da Gesù Cristo?

Il sacramento della Penitenza fu istituito da Gesù Cristo quando disse agli Apostoli, e in essi ai loro successori: «Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno loro rimessi; e saranno ritenuti a chi li riterrete » . *

*s. Giov., XX, 22-23.

357. Chi è ministro della Penitenza?

Ministro della Penitenza è il sacerdote approvato dal Vescovo.

*358. Quante e quali cose si richiedono per fare una buona confessione?

Per fare una buona confessione si richiedono cinque cose: 1° l’esame di coscienza; 2° il dolore dei peccati; 3 ° il proponimento di non commetterne più; 4° la confessione; 5° la soddisfazione o penitenza.

*359. Come si fa l’esame di coscienza?

L’esame di coscienza si fa richiamando alla mente i peccati commessi in pensieri, parole, opere ed omissioni, contro i comandamenti di Dio, i precetti della Chiesa e gli obblighi del proprio stato, a cominciare dall’ultima confessione ben fatta.

360. Neil’ esame dobbiamo ricercare il numero dei peccati?

Nell’esame dobbiamo ricercare con diligenza anche il numero dei peccati mortali.

§ 2. – Dolore e proponimento.

*361. Che cos’è il dolore?

Il dolore o pentimento è quel dispiacere dei peccati commessi, che ci fa proporre di non più peccare.

362. Di quante specie è il dolore?

Il dolore è di due specie: perfetto o contrizione, e imperfetto o attrizione.

363. Che cos’è il dolore perfetto o contrizione?

Il dolore perfetto o contrizione è il dispiacere dei peccati commessi, perché sono offesa a Dio nostro Padre, infinitamente buono e amabile, e cagione della Passione e Morte del Nostro Redentore Gesù Cristo, Figliuolo di Dio.

364. Perché la contrizione è dolore perfetto?

La contrizione è dolore perfetto, perché nasce da un motivo perfetto, cioè dall’amore filiale di Dio o carità, e perché ci ottiene subito il perdono dei peccati, sebbene resti l’obbligo di confessarli.

365. Che cos’è il dolore imperfetto o attrizione?

Il dolore imperfetto o attrizione è il dispiacere dei peccati commessi, per il timore dei castighi eterni e temporali, o anche per la bruttezza del peccato.

366. Perché l’attrizione è dolore imperfetto?

L’attrizione è dolore imperfetto, perché nasce da motivi meno perfetti e propri di sèrvi anziché di figli, e perché non ci ottiene il perdono dei peccati se non mediante il sacramento.

*367. E necessario aver dolore di tutti i peccati commessi?

È necessario aver dolore di tutti i peccati mortali commessi, senza eccezione; e conviene averlo anche dei veniali.

368. Perché è necessario aver dolore di tutti i peccati mortali?

È necessario aver dolore di tutti i peccati mortali, perché con qualunque di essi si è gravemente offeso Dio, se ne è perduta la grazia, e si merita di restare separati da Lui in eterno.

*369. Che cos’è il proponimento?

Il proponimento è la volontà risoluta di non commettere mai più peccati e di fuggirne le occasioni.

370. Che cos’è l’occasione del peccato?

L’occasione del peccato è ciò che ci mette in pericolo di peccare, sia persona sia cosa.

371. Siamo obbligati a fuggire le occasioni dei peccati?

Siamo obbligati a fuggire le occasioni dei peccati, perché siamo obbligati a fuggire il peccato: chi non le fugge, finisce per cadere, poiché « chi ama il pericolo perirà in esso».*

* ECCLI.,III,27.

§ 3. – Confessione dei peccati;

*372. Che cos’è la confessione?

La confessione è l’accusa dei peccati fatta al sacerdote confessore, per averne l’assoluzione.

*373. Di quali peccati siamo obbligati a confessarci?

Siamo obbligati a. confessarci di tutti i peccati mortali non ancora confessati o confessati male; giova però confessare anche i veniali.

374. Come dobbiamo accusare peccati mortali?.

Dobbiamo accusare i peccati mortali pienamente, senza farci vincere da una falsa vergogna a tacerne alcuno, dichiarandone la specie, il numero e anche le circostanze che aggiungessero una nuova grave malizia.

375. Chi non ricorda il numero preciso dei peccati mortali, che deve fare?

Chi non ricorda il numero preciso dei peccati mortali, deve far capire il numero che gli sembra più vicino alla verità.

376. Perché non dobbiamo farci vincere dalla vergogna a tacere qualche peccato mortale?

Non dobbiamo farci vincere dalla vergogna a tacere qualche peccato mortale, perché  ci confessiamo a Gesù Cristo nella persona del confessore, e questi non può rivelar nessun peccato, a costo anche della vita; e perché, altrimenti, non ottenendo il perdono saremo svergognati dinanzi a tutti, nel giudizio universale.

*377. Chi per vergogna o per altro motivo tacesse un peccato mortale, farebbe una buona confessione?

Chi per vergogna o per altro motivo non giusto tacesse un peccato mortale, non farebbe una buona confessione, ma commetterebbe un sacrilegio.

*378. Che deve fare chi sa di non essersi confessato bene?

Chi sa di non essersi confessato bene, deve rifare le confessioni mal fatte e accusarsi dei sacrilègi commessi.

379. Chi senza colpa tralasciò o dimenticò un peccato mortale, ha fatto una buona confessione?

Chi senza colpa tralasciò o dimenticò un peccato mortale, ha fatto una buona confessione; ma gli resta l’obbligo di accusarsene in seguito.

§ 4. – Assoluzione – Soddisfazione – Indulgenze,

*380. Che cos’è l’assoluzione?

L’assoluzione è la sentenza con cui il sacerdote, in nome di Gesù Cristo, rimette i peccati al penitente dicendo: Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo. Così sia.

381. Rimessi con l’assoluzione i peccati, è anche rimessa ogni pena meritata?

Rimessi con l’assoluzione i peccati, è rimessa la pena eterna meritata col peccato mortale, ma se non si abbia una contrizione perfettissima, rimane ordinariamente da scontare, in questa vita o nell’altra, una pena temporanea.

*382. Che cos’è la soddisfazione o penitenza sacramentale?

L a soddisfazione o penitenza sacramentale è l’opera buona imposta dal confessore a castigo e a correzione del peccatore, e a sconto della pena temporanea meritata peccando.

383. Quando conviene fare la penitenza sacramentale?

Conviene fare la penitenza sacramentale presto, se il confessore non ne ha assegnato il tempo.

384. La penitenza sacramentale basta a liberarci da tutta la pena temporanea meritata col peccato?

La penitenza sacramentale non basta, d’ordinario a liberarci da tutta la pena meritata col peccato, e perciò conviene supplire con altre opere di penitenza e di pietà e con indulgenze.

385. Quali sono le opere di penitenza e di pietà?

Le opere di penitenza e di pietà sono: i digiuni, le mortificazioni, gli atti di misericordia spirituale e corporale, * le preghiere, e l’uso pio di quelle cose benedette e di quelle cerimonie sacre che si chiamano sacramentali, come l’acqua santa e le varie benedizioni. •* Formule 21, 22

386. Che cos’è l’indulgenza? L’indulgenza è una remissione di pena temporanea dovuta per i peccati, che la Chiesa concede sotto certe condizioni a ehi è in grazia, applicandogli i meriti e le soddisfazioni sovrabbondanti di Gesù Cristo, della Madonna e dei Santi, le quali costituiscono il tesoro della Chiesa.

*387. Di quante specie è l’indulgenza?

L’indulgenza è di due specie: plenaria e  parziale.

3S8. Qual è l’indulgenza plenaria?

L’indulgenza plenaria è quella che rimette tutta la pena temporanea dovuta per i peccati.

389. Qual è l’indulgenza parziale?

L’indulgenza parziale è quella che rimette soltanto una parte della pena temporanea dovuta per i peccati.

390. Che s’intende per indulgenza di quaranta o cento giorni, di sette anni e simili?

Per indulgenza di quaranta o cento giorni, di sette anni e simili,* s’intende la remissione di tanta pena temporanea, quanta se ne sarebbe scontata con quaranta, cento giorni o sette anni della penitenza anticamente stabilita dalla Chiesa.

*391. Che si richiede per acquistare le indulgenze?

Per acquistare le indulgenze si richiede di essere in stato di grazia e di eseguire bene le opere prescritte.

CAPO VI.

Estrema Unzione.

*392. Che cos’è l’Estrema Unzione?

L’Estrema Unzione, detta pure Olio santo, è il sacramento istituito a sollievo spirituale e anche corporale dei Cristiani gravemente infermi.

393. Chi è ministro dell’Estrema Unzione?

Ministro dell’Estrema Unzione è il sacerdote parroco, o altro sacerdote che ne abbia il permesso.

394. Il sacerdote come amministra l’Estrema Unzione?

Il sacerdote amministra l’Estrema Unzione ungendo in forma di croce, con l’olio benedetto dal Vescovo, gli organi dei sensi dell’infermo e dicendo: Per questa unzione santa e per la sua pietosissima misericordia, il Signore ti perdoni ogni culpa commessa con la vista, con l’udito, ecc. Così sia.

395. Che effetti produce l’Estrema Unzione?

L’Estrema Unzione accresce la grazia santificante; cancella i peccati veniali, e anche i mortali che l’infermo, attrito, non potesse confessare; dà forza per sopportare pazientemente il male, resistere alle tentazioni e morire santamente, e aiuta anche a ricuperare la sanità, se è bene per l’anima.

396. Quando si può dare l’Olio santo?

L’Olio santo si può dare quando la malattia è pericolosa; ed è bene darlo subito dopo la confessione e il Viatico, mentre il malato conserva la conoscenza.

CAPO VII.

Ordine.

*397. Che cos’è l’Ordine?

L’Ordine è il sacramento che dà la potestà di compiere le azioni sacre riguardanti l’Eucaristia e la salute delle anime, e imprime il carattere di ministri di Dio.

398. Chi è ministro dell’Ordine? »

Ministro dell’Ordine è il Vescovo, che dà lo Spirito Santo e la potestà sacra col l’imporre le mani e consegnare gli oggetti sacri propri dell’Ordine, dicendo le parole della forma prescritta.

399. Perché il sacramento che fa i ministri di Dio si chiama Ordine?

Il sacramento che fa i ministri di Dio si chiama Ordine, perché comprende vari gradi di ministri l’uno subordinato all’altro, dai quali risulta la sacra Gerarchia.

400. Quali sono i gradi della sacra Gerarchia?

I gradi della sacra Gerarchia sono: gli Ordini minori, il Suddiaconato e il Diaconato, che sono preparatori; il Presbiterato o Sacerdozio che dà la potestà di consacrar l’Eucaristia e di rimettere i peccati; e l’Episcopato, pienezza del Sacerdozio, che dà quella di conferir gli Ordini, e di ammaestrare e governare i fedeli.

401. È grande la dignità del Sacerdozio?

La dignità del Sacerdozio è grandissima per la sua potestà sul Corpo reale di Gesù Cristo che rende presente nell’Eucaristia, e sul corpo mistico di Lui, la Chiesa, che governa, con la missione sublime di condurre gli uomini alla santità e alla vita beata.

402. Qual fine deve avere chi entra negli Ordini?

Chi entra negli Ordini deve aver per fine soltanto la gloria di Dio e la salute delle anime.

403. Può entrare ciascuno a suo arbitrio negli Ordini?

Nessuno può entrare a suo arbitrio negli Ordini, ma deve essere chiamato da Dio per mezzo del proprio Vescovo, cioè deve avere la vocazione, con le virtù e con le attitudini al sacro ministero, da essa richieste.

404. Chi entrasse nel Sacerdozio senza vocazione farebbe male?

Chi entrasse nel Sacerdozio senza vocazione farebbe malissimo, perché difficilmente potrebbe osservarne gli altissimi doveri, con evidente pericolo di scandali pubblici e di perdizione eterna.

405. Quali doveri hanno i fedeli verso i chiamati agli Ordini?

I fedeli hanno il dovere di lasciare ai figli e dipendenti piena libertà di seguir la vocazione; inoltre di chiedere a Dio buoni pastori e ministri, e digiunare a tal fine nelle quattro Tempora; finalmente di venerare gli ordinati come persone sacre a Dio.

CAPO VIII.

Matrimonio.

406. Che cos’è il Matrimonio?

II Matrimonio è il sacramento che unisce l’uomo e la donna indissolubilmente, come sono uniti Gesù Cristo e la Chiesa sua sposa, e dà loro la grazia di di santamente convivere e di educare eristianamente i figliuoli.

407. Chi è ministro del Matrimonio?

Ministri del Matrimonio sono gli sposi che lo contraggono.

408. Come si contrae il Matrimonio?

Il Matrimonio si contrae esprimendo il mutuo consenso davanti al parroco, o a un suo delegato, e a due testimoni, nel territorio della parrocchia.

* 409. Gli sposi nel contrarre il Matrimonio debono essere in grazia di Dio?

Gli sposi nel contrarre il Matrimonio debbono essere in grazia di Dio, altrimenti fanno un sacrilegio.

* 410. Che cos’è l’atto che si chiama matrimonio civile?

L’atto che si chiama matrimonio civile è la formalità prescritta dallo Stato perché il contratto matrimoniale abbia effetti civili.

411. Per i Cristiani basta far solamente l’atto civile?

Per i Cristiani non basta far solamente l’atto civile, perché questo non è sacramento: per essi, solo quello che è sacramento è matrimonio avanti a Dio.

412. Gli sposi debbono fare anche l’atto civile?

Gli sposi debbono fare anche l’atto civile, sebbene non sia sacramento, per assicurare a sé e ai figliuoli gli effetti civili della società coniugale; perciò la Chiesa non permette, d’ordinario, il matrimonio religioso se non si compiano anche gli atti prescritti dallo Stato.

413. Che doveri hanno gli sposi?

Gli sposi hanno il dovere di convivere santamente, di aiutarsi con affetto costante nelle necessità spirituali e temporali, e di educar bene i figliuoli, curandone l’anima non meno del corpo, e formandoli anzitutto alla religione e alla virtù con la parola e con l’esempio.

PREGHIAMO.

Questi sacramenti, o Signore, ci mondino con la loro potente virtù e ci facciano giungere puri a te che ne sei l’autore.(1)

Signore, la partecipazione a tuoi sacramenti ci salvi e ci confermi nella luce della tua verità. (2) Te ne supplichiamo per il tuo Figliuolo Gesù Cristo, ecc.

(1) Dalla Segreta della Domenica I dell’Avvento.

(2) Dal Postcomm. della Messa dei Ss. Ippolito e Cassiano (12 agosto).

PARTE III.

MEZZI DELLA GRAZIA

SEZIONE II.

ORAZIONE O MEZZO IMPETRATIVO.

Chiedete, e vi sarà dato; cercate e troverete; picchiate, e vi si aprirà. – (S. Luca XI, 9)

In verità, in verità vi dico: quanto domanderete al Padre in nome mio, ve lo concederà.      – (S. Giov., XVI, 23)

CAPO UNICO.

* 414. Che cos’è l’ orazione?

L’orazione è una pia elevazione dell’anima a Dio per ben conoscerlo, adorarlo, ringraziarlo e domandargli quanto ci bisogna.

*415. Di quante specie è l’orazione?

L’orazione è di due specie: mentale e vocali,

*416. Qual è l’orazione mentale?

L’orazione mentale è quella che si fa con la sola mente e col cuore: tali sono la meditazione delle verità cristiane e la contemplazione.

* 417. Qual è l’orazione vocale?

L’orazione vocale, detta più comunemente preghiera, è quella che si fa con le parole accompagnate dalla mente e dal cuore.

*418. Come si deve pregare?

Si deve pregare riflettendo che stiamo alla presenza dell’infinita maestà di Dio e abbiamo bisogno della sua misericordia; perciò dobbiamo esser umili, attenti e devoti.

*419. È necessario pregare?

È necessario pregare e pregare spesso, perché Dio lo comanda, e, ordinariamente, solo se si prega, Egli concede le grazie spirituali e temporali.

420. Perché Dio concede le grazie che domandiamo?

Dio concede le grazie che domandiamo, perché Egli, che è fedelissimo, ha promesso di esaudirci se lo preghiamo con fiducia e perseveranza nel nome di Gesù Cristo.

421. Perché dobbiamo pregar Dio nel nome di Gesù Cristo?

Dobbiamo pregar Dio nel nome di Gesù Cristo, perché solo da Lui, suo Figliuolo e unico Mediatore tra Dio e gli uomini, hanno valore le nostre preghiere e opere buone; perciò la Chiesa suol terminare le orazioni con queste o equivalenti parole … per il tuo Figliuolo Gesù Cristo, Nostro Signore.

422. Perché non siamo sempre esauditi nelle nostre preghiere?

Non siamo sempre esauditi nelle nostre preghiere, o perché preghiamo male, o perché domandiamo cose non utili al nostro vero bene, cioè al bene spirituale.

*423. Quali cose dobbiamo chiedere a Dio?

Dobbiamo chiedere a Dio la gloria sua, e per noi la vita eterna e le grazie anche temporali, come ci ha insegnato Gesù Cristo nel Pater noster.

*424. Che cos’è il Pater noster?

Il Pater noster è la preghiera insegnata e raccomandata da Gesù Cristo, la quale perciò si dice Orazione domenicale o del Signore, ed è la più eccellente di tutte.

425. Perché il Pater noster è la preghiera più eccellente?

Il Pater noster è la preghiera più eccellente perché è uscita dalla mente e dal Cuore di Gesti, racchiude in sette brevi domande ciò che dobbiamo chiedere a Dio come suoi figliuoli e come fratelli tra noi.

426. Che cosa dobbiamo chiedere come buoni figliuoli di Dio?

Come buoni figliuoli di Dio dobbiamo chiedere che in tutto il mondo si conosca e si onori il suo Nome e si propaghi il suo regno, la Chiesa, e che da tutti si compia la sua santissima volontà: e questo si chiede nelle prime tre domande del Pater noster.

427. Come fratelli tra noi che cosa dobbiamo chiedere?

Come fratelli tra noi dobbiamo chiedere il nutrimento corporale e spirituale, il perdono dei peccati, la difesa dalle tentazioni e la liberazione dal male: e questo si chiede, per noi e per tutti gli uomini, nelle ultime quattro domande del Pater noster.

428. Gesù Cristo perché ci fa invocar Dio come Padre nostro?

Gesù Cristo ci fa invocar Dio come Padre nostro per ricordarci che Dio è veramente padre di tutti, specialmente di noi Cristiani che, nel Battesimo, fummo adottati da Lui come figli suoi; e per ispirarci verso di Lui grande amore e fiduacia

429. Se Dio ascolta chi prega bene, perché invochiamo anche la Madonna, gli Angeli e i Santi?

Invochiamo anche la Madonna, gli Angeli e i Santi perché, essendo cari al Signore e pietosi verso di noi, ci aiutino nelle nostre domande con la loro potente intercessione.

430. Gli Angeli, i Santi e la Madonna, perché sono potenti intercessori presso Dio?

Gli Angeli e i Santi sono potenti intercessori presso Dio, perché suoi servi fedeli, anzi amici prediletti; la Madonna è potentissima, perché Madre di Dio e piena di grazia; perciò la invochiamo così spesso, tanto più che da Gesù Cristo ci fu lasciata per Madre.

*431. Con qual preghiera specialmente, invochiamo noi la Madonna?

Noi invochiamo la Madonna specialmente con l’Ave Maria o Salutazione angelica, detta così, perché comincia col saluto che le fece l’Arcangelo Gabriele annunziandole che era eletta Madre di Dio.

*432. Che cosa domandiamo alla Madonna, con l’Ave Maria?

Con l’Ave Maria domandiamo alla Madonna la sua materna intercessione per noi in vita e in morte.

433. L’invocare la Madonna e i Santi non dimostra forse sfiducia in Gesù Cristo, l’unico Mediatore, quasi non bastino i meriti di Lui ad ottenerci le grazie?

L’invocare la Madonna e i Santi non dimostra nessuna sfiducia in Gesù Cristo, l’unico Mediatore; al contrario una fede maggiore nei meriti di Lui, tanto grandi ed efficaci, che per essi, e solo per essi, la Madonna e i Santi hanno da Dio la grazia, i meriti e la potenza d’intercessione.

PREGHIAMO.

Signore, insegnaci a pregare. (1)

La tua misericordia, o Signore, sia aperta alle nostre preghiere, e, perché tu ci conceda quanto domandiamo, facci sempre chiedere ciò che a te piace. (2)

O Signore Gesù Cristo, che nel Getsemani, con la parola e con l’esempio, c’insegnasti a pregare per vincere i pericoli delle tentazioni, pietosamente concedi che noi, stando sempre intenti alla orazione, meritiamo di conseguirne i frutti abbondanti. Così sia. (3)

(1) S. LUCA, XI, 1.

(2) Dall’Orazione della Domenica IX dopo la Pentecoste

(3) Or. per il martedì della Settuagesima nell’Append. del Messale.

SANTO SANTO SANTO

IL SIGNORE

IL DIO ONNIPOTENTE

IL QUALE ERA

IL QUALE È E IL QUALE VERRÀ

A  LUI GLORIA PER I SECOLI

COSI SIA.

ORAZIONI QUOTIDIANE

A Dio

AL MATTINO.

In nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo. Così sia (1).

Vi adoro, mio Dio, e vi amo con tutto il cuore. Vi ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte. Vi offro le azioni della giornata: fate che siano tutte secondo la vostra santa volontà per la maggior gloria vostra. Preservatemi dal peccato e da ogni male. La grazia vostra sia sempre con me e con tutti i miei cari Così sia.

Pater, Ave, Gloria, Credo, Atti di fede, di speranza e di carità, Salve Regina, Angele Dei.

(1) Indulgenza di 50 giorni, e di 100 segnandosi con l’acqua santa.

ALLA SERA.

Vi adoro, mio Dio, e vi amo con tutto il cuore. Vi ringrazio d’avermi creato, fatto Cristiano e conservato in questo giorno. Perdonatemi il male oggi commesso, e se qualche bene ho compiuto, accettatelo. Custoditemi nel riposo e liberatemi dai pericoli. La grazia vostra sia sempre con me e con tutti i miei cari. Così sia.

Pater, Ave, Gloria, Credo, Atti di fede, di speranza. e di carità; poi un breve esame di coscienza e l’Atto di dolore.

Per le anime del Purgatorio.

SALMO 129

De profundis clamavi ad te, Domine: * Domine, exaudi vocem meam.

Fiant aurea tuae intendentes * in vocem deprecationis meæ.

Si iniquitates observeris, Domine,* Domine, quis sustinebit?

Quia apud te propitiatio est,* et propter legem tuam sostinui te, Domine.

Sustinuit anima mea in verbo eius,* speravit anima mea in Domino.

A custodia matutina usque ad noctem* speret Israel in Domino.

Quia apud Dominum misericordia,* et copiosa apud eum redemptio.

Et ipse redimet Israel* ex omnibus iniquitatibus eius

Requiem aeternam* dona eis, Domine, Et lux perpetua* luceat eis

Requiescant in pace. Amen.

[Dal profondo alzai le mie grida a te, o Signore: * esaudisci, o Signore, la mia voce.

Siano intente le tue orecchie * alla voce di mia preghiera.

Se tu baderai, o Signore, alle iniquità, * chi, o Signore, potrà sostenersi?

Ma in te è clemenza, * e a causa della tua legge io ho confidato in te, o Signore.

L’anima mia si è affidata alla sua parola, * l’anima mia ha sperato nel Signore.

Dalla vigilia del mattino fino alla notte * speri Israele nel Signore.

Perché nel Signore è misericordia, * e redenzione copiosa presso di lui.

Ed Egli redimerà Israele * da tutte le sue iniquità.]

L’eterno riposo dona loro, o Signore E splenda ad essi la luce perpetua Riposino in pace. Amen.

Gesù, Giuseppe e Maria; vi dono il cuore e l’anima mia.

Gesù, Giuseppe e Maria assistetemi nell’ultima agonia.

Gesù, Giuseppe e Maria; spiri in pace con voi l’anima mia

ORAZIONI QUOTIDIANE

In onore di Maria Santissima

AL SUONO DELL’«ANGELUS»

LA MATTINA, AL MEZZODI’ E LA SERA

Angelus Domini nuntiavit Mariæ; et concept de Spiritu Sancto.

Ave, etc.

Ecce ancilla Domini; fiat mihi secundum verbum tuum..

Ave, etc

Et Verbum caro factum est, et habitavit in nobis.

Ave, etc.

S. Ora pro nobis, sancta Dei Genitrix,

C. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.

OREMUS

Gratiam tuam, quaesumus Domine, mentibus

nostris infonde, ut qui, Angelo nuntiante, Christi

Filii tui Incarnationem cognovimus,

per Passionem eius et Crucem ad resurrectionis gloriam perducamur.

Per eundem Christum Dominum. nostrum.

Amen.

[L’Angelo del Signore annunziò a Maria, ed ella concepì di Spirito Santo.

Ave etc. …

Ecco l’ancella del Signore; si faccia a me secondo la tua parola.

Ave, ecc.

E il Verbo si fece carne, e abitò fra noi. Ave, etc.

S Prega per noi, o santa Madre di Dio

C. Affinché ci rendiamo degni delle promesse di Cristo.

PREGHIAMO.

Infondi, o Signore, nelle anime nostre la tua

grazia, affinché noi, che per l’annuncio

dell’Angelo abbiam conosciuto l’Incarnazione di

Cristo tuo Figliuolo, siamo condotti per i meriti

della sua Passione e della sua Croce alla gloria

della risurrezione. Per lo stesso Cristo Nostro

Signore. Così sia.]

MISTERI DEL SANTO ROSARIO

GAUDIOSI (lunedì e giovedì).

1. L’annunciazione dell’Angelo a Maria Vergine.

2. La visita di Maria Vergine a santa Elisabetta.

3. La nascita di Gesù Cristo nella capanna di Betlemme.

4. La presentazione di Gesù Bambino al tempio.

5. Il ritrovamento di Gesù fra i dottori nel tempio.

DOLOROSI (martedì e venerdì).

1. L’orazione di Gesù Cristo nell’orto.

2. La flagellazione di Gesù Cristo alla colonna.

3. La coronazione di spine.

4. Il viaggio al Calvario di Gesù carico della croce.

5. La crocifissione e morte di Gesù Cristo.

GLORIOSI (mercoledì, sabato e domenica).

1 La risurrezione di Gesù Cristo.

2. L’ascensione di Gesù Cristo al cielo.

3. La discesa dello Spirito Santo sopra Maria Vergine e gli Apostoli.

4 L’assunzione di Maria Vergine al cielo.

5. L’incoronazione di Maria Vergine e la gloria degli Angeli e dei Santi.

Sub tuum præsidium confugimus, sancta Dei Genitrix: nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus; sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo gloriosa et benedicta.

[Sotto la tua protezione ci rifugiamo, o santa Madre di Dio: non disdegnare le preci che t’innalziamo nelle necessità, ma salvaci sempre da tutti i pericoli, o Vergine gloriosa e benedetta.]

LITANIE DELLA BEATA VERGINE

Kyrie, eleison,

Christe, eleison.

Kyrie, eleison.

Christe, audi nos.

Christe, exaudi nos.

Pater de cælis Deus, misexere nobis.

Fili Redemptor mundi Deus, miserere nobis.

Spiritus Sancte Deus, miserere nobis.

Sancta Trinitas, unus Deus, miserere nobis.

Sancta Maria ora pro nobis.

Sancta Dei Genitrix, ora …

Sancta Virgo virginum, ora …

Mater Christi, ora …

Mater divinæ gratiæ, ora.

Mater purissima, ora.

Mater castissima, ora.

Mater inviolata, ora.

Mater intemerata, ora.

Mater amabilis, ora.

Mater admirabilis, ora.

Mater boni consilii, ora.

Mater Creatoris, ora.

Mater Salvatoris, ora.

Virgo prudentissima, ora.

Virgo veneranda, ora.

Virgo prædicanda, ora.

Virgo potens, ora.

Virgo clemens, ora.

Virgo fidelis, ora.

Speculum iustitiæ, ora.

Sedes sapientiæ, ora.

Causa nostræ laetitiæ, ora.

Vas spirituale, ora.

Vas honorabile, ora.

Vas insigne devotionis, ora.

Rosa mystica, ora.

Turris davidica, ora.

Turris eburnea, ora.

Domus aurea, ora.

Fœderis arca, ora.

Ianua cæli, ora.

Stella matutina, ora.

Salus infirmorum, ora.

Refugium peccatorum, ora

Consolatrix afflictorum, ora.

Auxilium christianorum, ora.

Regina Angelorum, ora.

Regina Patriarcharum, ora.

Regina Prophetarum, ora.

Regina Apostolorum, ora.

Regina Martyrurn, ora.

Regina Confessorum, ora.

Regina Virginum, ora.

Regina Sanctorum omnium, ora.

Regina sine labe originali concepta, ora.

Regina sacratissimi Rosarii, ora.

Regina pacis, ora.

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, parce nobis, Domine.

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, exaudi nos, Domine.

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis:

Sancta Maria, succurre miseris, iuva pusillanimes, refove flebiles, ora pro populo, interveni pro clero, intercede pro devoto femineo sexu: sentiant omnes tuum iuvamen, quicumque celebrant tuum sanctum patrocinium.

Ora pro nobis, sancta Dei Genitrix, Ut digni efficiamur promissionibus Christi.

OREMUS.

Concede nos famulos tuos, quæsumus Dómine Deus, perpetua mentis et corporis sanitate

gaudere, et gloriosa beatæ Mariæ semper

Virginis intercessione a præsenti liberari

tristitia et aeterna perfrui lætitia. Per Christum

Dominum nostrum. Amen:

[O Santa Maria, soccorri i miseri, rendi forti i

pusillanimi, consola gli afflitti, prega per il

popolo, intervieni per il clero, intercedi per il

devoto sesso femminile: sentano il tuo aiuto tutti

quelli che celebrano e invocano il tuo santo

patrocinio.

Prega per noi, o santa Madre di Dio,

Affinché ci rendiamo degni delle promesse di

Cristo.

PREGHIAMO.

Signore Iddio, deh; concedi a noi, tuoi servi, di avere sempre sani spirito e corpo, e, mediante la intercessione gloriosa della beata sempre Vergine Maria, di essere liberati dalla presente tristezza e godere l’allegrezza eterna. Per Cristo Nostro Signore. Così sia.

II. PER IL SANTO SACRIFICIO DELLA MESSA

Al Principio

Sacerdote: In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti.

Amen. Introibo ad altarem Dei.

Chierico: Ad Deum, qui lætificat iuventutem meam.

[S. In nome del Padre e del Figliuolo e dello

Spirito Santo. Così sia. Mi accosterò all’altare di Dio

C. A Dio il quale dà letizia alla mia giovinezza.]

Salmo 42

[Si omette nelle messe dei morti].

S. ludica me, Deus, et discerne causam meam de gente non sancta,

ab homine iniquo et doloso erue me.

C. Quia tu es, Deus, fortitúdo mea; quare me repulisti?

et quare tristis incedo, dum afflígit me inimícus?

S. Emitte lucem tuam et veritatem tuam: ipsa

me deduxerunt et adduxerunt in montem

sanctum tuum et in tabernacula tua.

C. Et introibo ad altare Dei; ad Deum, qui

lætíficat iuventútem meam.

S. Confitebor tibi in cithara, Deus, Deus meus;

quare tristis es anima mea? et quare conturbas me?

C. Spera in Deo, quóniam adhuc confitébor illi,

salutàre vultus mei et Deus meus.

S. Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto.

C. Sicut erat in principio, et nunc, et semper,

et in sæcula sæculórum. Amen.

S. Introibo ad altare Dei.

C. Ad Deum, qui lætíficat iuventútem meam.

[S. Fammi ragione, o Dio, e prendi in mano la causa mia; liberami da una nazione non santa, dall’uomo iniquo e ingannatore.

C. Perocchè tu sei, o Dio, la mia fortezza; perché m’hai tu respinto? e perché son io triste, mentre mi affigge il nemico?

S. Fa’ spuntare la tua luce e la tua verità: esse m’istradino e mi conducano al tuo monte santo e a’ tuoi tabernacoli.

C. E mi accosterò all’altare di Dio; a Dio il quale dà letizia alla mia giovinezza.

S. Te io loderò sulla cetra, Dio, Dio mio; e perché, o anima mia, sei tu nella tristezza? E perché mi conturbi?

C. Spera in Dio, imperocchè ancora canterò le lodi di Lui, salute della mia faccia e Dio mio.

S. Gloria al Padre e al Figliuolo e allo Spirito Santo.

C. Come era nel principio, e ora, e sempre, e nei secoli dei secoli. Così sia.

S. Mi accosterò all’altare di Dio.

C. A Dio il quale dà letizia alla mia giovinezza.]

Al Confiteor

S. Adiutorium nostrum in nomine Domini.

C. Qui fecit cælum et terram.

S. Confiteor… ad Dominum Deum nostrum.

C. Misereàtur tui omnípótens Deus, et,

dimíssis peccátis tuis, perdúcat te ad vitam ætérnam.

S. Amen.

C. Confiteor Deo omnipotenti, beatae Maríæ

semper Vírgini, beàto Michaéli Archángelo,

beàto Ioánni Baptistæ, sanctis Apóstolis Petro

et Páulo, omnibus Sanctis et tibi, pater, quia

peccàvi nimis cogitatióne, verbo et ópere: mea

culpa, mea culpa, mea máxima culpa.

Ideo precor beatam Maríam semper Virginem,

beàtum Michaélem Archàngelum, beátum

Ioánnem Baptistam, sanctos Apóstolos Petrum

et Pàulum, omnes Sanctos et te, pater, oráre

pro me ad Dóminum Deum nostrum

S. Misereatur vestri omnipotens Deus, et,

dimissis peccatis vestris, perducat vos ad

vitam æternam.

C. Amen.

S. Indulgentiam, absolutionem, et remissionem

peccatorum nostrorum tribuat nobis

omnipotens et misericors Dominus.

C. Amen.

S. Deus, tu conversus vivificabis nos.

C. Et plebs tua laetbitur in te.

S. Ostende nobis, Domine, misericordiam

tuam.

C. Et salutare tuum da nobis.

S Domine, exaudi orationem meam

C. Et clamor meus ad te véniat.

S Dominus vobiscum.

C. Et cum spiritu tuo.

S. Oremus

[S. Il nostro soccorso è nel nome del Signore.

C. Che ha fatto il cielo e la terra.

S. Confesso… al Signore Dio nostro.

C. Dio onnipotente abbia misericordia di te, e, rimessi i tuoi peccati, ti conduca alla vita eterna.

S. Così sia.

C. Confesso a Dio onnipotente, alla beata Vergine Maria, a san Michele Arcangelo, a san Giovanni Battista, ai santi Apostoli Pietro e Paolo, a tutti i Santi e a te, o padre, che ho molto peccato in pensieri, in parole e in opere, per mia colpa, per mia colpa, per mia grandissima colpa: Perciò supplico la beata Vergine Maria, san Michele Arcangelo, san Giovanni Battista, i santi Apostoli Pietro e Paolo, tutti i Santi e te, o padre, di pregare per me il Signore Dio nostro.

S. Dio onnipotente abbia misericordia di voi,

e, rimessi i vostri peccati, vi conduca alla vita eterna.

C. Così sia.

S. L’onnipotente e misericordioso Signore ci conceda il perdono, l’assoluzione e la remissione dei nostri peccati.

C. Così sia.

S. O Dio, rivolgendoti a noi, tu ci renderai la vita.

C. E il tuo popolo in te si rallegrerà.

S. Fa’ vedere a noi, o Signore, la tua misericordia.

C. E dà a noi la tua salute.

S. Signore, esaudisci la mia preghiera.

C. E a te giunga il mio grido.

S. Il Signore sia con voi.

C. E anche col tuo spirito.

S. Preghiamo.

S. Toglici, o Signore, le nostre iniquità , affinchè con anima pura meritiamo d’entrare nel Santo dei Santi (all’Altare). Per Cristo Nostro Signore. Così sia.

Signore, per i meriti dei Santi dei quali son qui le reliquie, e di tutti i tuoi Santi, degnati, te ne preghiamo, di perdonarmi tutti i peccati.

Così sia. ]

KYRIE

S. Kyrie, eleison.

C. Kyrie, eléison.

S. Kyrie, eleison.

C. Christe, eléison.

S. Christe, eleison.

C. Christe, eléison.

S. Kyrie, eleison.

C. Kyrie, eléison.

S. Kyrie, eleison.

[S. Signore, abbi pietà di noi.

C. Signore, abbi pietà di noi.

S. Signore, abbi pietà di noi.

C. Cristo, abbi pietà di noi.

S. Cristo, abbi pietà di noi.

C. Cristo, abbi pietà di noi.

S. Signore, abbi pietà di noi.

C. Signore, abbi pietà di noi.

S. Signore, abbi pietà di noi.]

GLORIA IN EXCELSIS DEO

Glória in excélsis Deo. Et in terra pax hominibus bonae voluntàtis.

Laudamus te. Benedicimus te. Adoramus te.

Glorificàmus te.

Gràtias agimus tibi propter magnam glóriam tuam.

Dómine Deus, Rex cælestis, Deus Pater omnípotens.

Domine Fili unigénite Iesu Christe.

Dómine Deus, Agnus Dei, Filius Patrís.

Qui tollis pecccata mundi, miserére nobis.

Qui tollis peccata mundi,

súscipe deprecatiónem nostram.

Qui sedes ad déxteram Patris, miserére nobis.

Quóniam tu solus sanctus. Tu solus Dóminus.

Tu solus Altissimus, Iesu Christe.

Cum Sancto Spiritu in glória Dei Patris. Amen.

S. Dominus vobiscum.

C. Et cum spirito tuo.

[S. Sia gloria a Dio nel più alto de’ cieli e pace

sulla terra agli uomini di buona volontà.

Noi ti lodiamo; ti benediciamo;

ti adoriamo; ti glorifichiamo;

ti rendiamo grazie a cagione della tua gloria

infinita, o Signore Iddio, Re del cielo, Dio Padre onnipotente;

o Signore Gesù Cristo, Figliuolo unigenito.

Signore Dio, Agnello di Dio, Figliuolo del

Padre, tu che togli i peccati del mondo, abbi

pietà di noi. Tu che togli i peccati del mondo,

accogli la nostra preghiera. Tu che siedi alla

destra del Padre, abbi pietà di noi. Perchè tu

solo, o Gesù Cristo, sei il Santo, tu solo il

Signore, tu solo l’Altissimo,

insieme con lo Spirito Santo, nella gloria di

Dio Padre. Così sia.]

S. 11 Signore sia con voi.

C. E anche col tuo spirito.

ALLA FINE DEGLI «OREMUS»

C. Amen C. Così sia.

FINITA L’EPISTOLA

C. Deo grátias. C. Siano grazie a Dio.

PRIMA DEL VANGELO.

S. Mondami il cuore e le labbra, o Dio onnipotente, che mondasti con acceso carbone le labbra del profeta Isaia: con la tua benigna misericordia degnati di mondarmi in modo che io possa annunziare degnamente il tuo santo Vangelo. Per Cristo Nostro Signore. Così sia.

Il Signore mi sia nel cuore e sulle labbra, affinché io in modo degno e conveniente annunzi il suo Vangelo. Così sia.

S. Dominus vobiscum.

C. Et cum spíritu tuo.

S. Initium o Sequentia sancti Evangelii secundum N.

C. Glória tibi, Dómine.

[S. Il Signore sia con voi.

C. E anche col tuo spirito.

S. Principio o Seguito del santo Vangelo secondo N.

C. Gloria a te, o Signore.

FINITO IL VANGELO

C. Laus tibi, Christe. C. Lode a te, o Cristo.

CREDO O SIMBOLO NICENO-COSTANTINOPOLITANO.

S. Credo in unum Deum, Patrem omnipoténtem,

factórem caeli et terrae, visibílium ómnium, et invisibilium.

Et in unum Dóminum lesum Christum, Fílium Dei unigénitum.

Et ex Patre, natum ante ómnia saécula. Deum de Deo, lumen de lúmine,

Deum verum de Deo vero.

Génitum, non factum, consubstantiálem Patri:

per quem ómniaa facta sunt.

Qui propter nos hómines, et propter nostram

salútem descendit de cælis.

Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria

Virgine: et homo factus est. Crucifixus étiam

pro nobis: sub Póntio Piláto passus, et sepúltus est.

Et resurréxit tértia die, secúndum Scriptúras. Et

ascéndit in caelum: sedet ad déxteram Patris.

Et iterum ventúrus est cum glória iudicáre vivos

et mórtuos: cuius regni non erit finis.

Et in Spíritum Sanctum, Dóminum, et

vivificàntem: qui ex Patre Filióque procédit.

Qui cum Patre, et Filio simul adorátur, et

conglorificátur: qui locútus est per Prophétas.

Et unam, sanctam, cathólicam et apostólicam Ecclésiam.

Confiteor unum baptisma in remissiónem peccatórum.

Et exspécto resurrectiónem mortuórum. Et

vitam ventúri saéculi. Amen.

S. Dominus vobiscum.

C. Et cum spíritu tuo.

[S. Io credo in un solo Dio Padre onnipotente,

creatore del cielo e della terra, di tutte le cose

visibili e delle invisibili;

e in un solo Signore Gesù Cristo, Figliuolo

unigenito di Dio, nato dal Padre prima di tutti i

secoli, Dio da Dio, lume da lume, vero Dio dal vero Dio,

che fu generato e non fatto, ed è consostanziale

al Padre; per mezzo del quale tutte le cose furono fatte.

Il quale per noi uomini e per la nostra salvezza

discese dai cieli (genuflessione), e s’incarnò da

Maria Vergine per opera dello Spirito Santo, e si fece uomo;

per noi fu anche crocifisso, patì sotto Ponzio

Pilato e fu seppellito;

e risuscitò il terzo giorno conforme alle

Scritture, e salì al cielo, siede alla destra del Padre,

e tornerà di nuovo con gloria a giudicare i vivi

e i morti, il regno del quale non avrà fine.

E nello Spirito Santo, Signore e vivificante, che

procede dal Padre e dal Figliuolo;

che è adorato e glorificato insieme col Padre e

col Figliuolo; che parlò per mezzo dei Profeti.

E la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.

Confesso un solo battesimo per la remissione dei peccati.

E aspetto la risurrezione dei morti e la vita del secolo avvenire. Così è.

S. Il Signore sia con voi.

C. E anche col tuo spirito.]

OFFERTORIO

S. Accetta, o Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, questa Ostia immacolata che io indegno tuo servo offro a te, Dio mio vivo e vero, per le innumerevoli colpe, offese e negligenze mie, e per tutti i circostanti, come pure per tutti i fedeli cristiana vivi e defunti, affinché a me e ad essi giovi a salvezza nella vita eterna. Così sia.

Dio, che in modo meraviglioso creasti la nobile natura dell’uomo, e più meravigliosamente ancora l’hai riformata, concedici di diventare, mediante il mistero di quest’acqua e di questo vino, consorti della divinità di Colui che si degnò farsi partecipe della nostra umanità, Gesù Cristo tuo Figliuolo, Nostro Signore, il quale vive e regna Dio con te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Così sia.

Ti offriamo, o Signore, questo Calice di salute, e scongiuriamo la tua clemenza perché esso salga con odore soavissimo al cospetto della tua maestà divina per salvezza nostra e del mondo intero. Così sia.

E noi con lo spirito umile e con l’anima contrita, deh, siamo accolti da te, o Signore, e il nostro sacrificio si compia oggi alla tua presenza in modo tale che esso ti piaccia, o Signore Dio. Vieni, Dio eterno, onnipotente, santificatore, e benedici questo sacrificio preparato al nome tuo santo.

[Qui il sacerdote si lava le mani recitando il salmo « Lavabo»].

Accetta, o santissima Trinità, questa offerta che ti facciamo in memoria della passione, risurrezione e ascensione del Nostro Signor Gesù Cristo, e in onore della beata sempre Vergine Maria; di san Giovanni Battista, dei santi Apostoli Pietro e Paolo e di tutti i Santi; affinchè ad essi sia d’onore e a noi di salvezza, e si degnino d’intercedere per noi in cielo, mentre noi facciamo memoria di loro in terra. Per il medesimo Cristo Nostro Signore.

S. Orate, fratres, [poi segretamente] ut meum ac

vestrum sacrificium acceptabile fiat apud Deum

Patrem omnipotentem.

C. Súscipiat Dóminus sacrificium de mánibus

tuis ad láudem et glóriam nóminis sui, ad

utilitatem quoque nostram, totiúsqueEcclésiae

suae sanctæ.

[S. Pregate, o fratelli, che questo sacrificio mio e

vostro torni accetto a Dio Padre onnipotente.

C. Il Signore accetti dalle tue mani questo

sacrificio a lode e gloria del suo nome, e anche a

vantaggio nostro e di tutta la sua santa Chiesa.]

SEGRETA

S. Signore, questo sacrificio d’espiazione e di lode ci renda degni della tua protezione. Per il Nostro Signor Gesù Cristo tuo Figliuolo, il quale vive e regna Dio con te nell’unita dello Spirito Santo.

PREFAZIO

S. Per omnia sæcula sæculorum.

C. Amen.

S. Dominus vobiscum.

C. Et cum spiritu tuo.

S. Sursum corda.

C. Habémus ad Dóminum.

S. Gratias agamus Domino Deo nostro.

C. Dignum et iustum est.

[S. Per tutti i secoli dei secoli.

C. Così sia.

S. Il Signore sia con voi.

C. E anche col tuo spirito.

S. In alto i cuori.

C. Li abbiamo al Signore.

S. Rendiamo grazie al Signore Dio nostro.

C. E’ cosa degna e giusta.

S. Veramente degna, giusta, equa e salutevole cosa è che noi sempre e da per tutto rendiamo grazie a te, o Signore santo, Padre onnipotente, Dio eterno, per mezzo di Cristo Nostro Signore, per il quale gli Angeli lodano la tua maestà, le Dominazioni l’adorano, ne tremano le Potestà, i Cieli e le Virtù dei Cieli e i beati Serafini la celebrano in comune esultanza. Con le loro voci, te ne preghiamo, fa’ che siano ammesse anche le nostre, mentre con umile professione diciamo:]

SANCTUS

Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus Deus

Sabaoth.

Pleni sunt cæli et terra glória tua. Hosánna in

excélsis.

Benedictus qui venit in nómine Dómini.

Hosanna in excelsis

[Santo, Santo, Santo è il Signore Dio degli eserciti.

Della tua gloria sono pieni cieli e terra.

Osanna nel più alto dè cieli.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

Osanna nel più alto dè cieli.]

CANONE

Te dunque, o Padre clementissimo, noi supplichevoli preghiamo per Gesù Cristo tuo Figliuolo Nostro Signore, e ti domandiamo di avere per accetti e di benedire questi doni, questi presenti, questi santi ed illibati sacrifici, i quali noi ti offriamo primieramente per la tua santa Chiesa cattolica, acciocchè ti degni di pacificarla, custodirla, adunarla e governarla in tutto il mondo, insieme col tuo servo N., nostro Papa, e col nostro Vescovo N., e con tutti i [tuoi] adoratori ortodossi e di fede cattolica e apostolica.

“MEMENTO” DEI VIVI

Ricordati, o Signore, dei tuoi servi e delle tue serve N. N., e di tutti i circostanti di cui conosci la fede e la devozione, pei quali noi ti offriamo, e ti offrono anch’essi questo sacrificio di lode per sé e per tutti i loro, a redenzione delle anime proprie, con la speranza della propria salute e incolumità, e rendono i loro voti a te eterno Dio vivo e vero, in comunione, celebrando la memoria primieramente della gloriosa sempre Vergine Maria , Madre del nostro Dio e Signore Gesù Cristo, e anche de’ tuoi santi Apostoli e Martiri Pietro, Paolo, Andrea, Giacomo, Giovanni, Tommaso, Giacomo, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Simone e Taddeo; Lino, Cleto, Clemente, Sisto, Cornelio, Cipriano, Lorenzo, Crisogono, Giovanni e Paolo, Cosma e Damiano e di tutti i tuoi Sanati; per i meriti e per le preghiere dei quali tu concedine che siamo in tutte le cose muniti dell’aiuto della tua protezione, per il medesimo Cristo Nostro Signore. Così sia.

Laonde ti prrghiamo, o Signore, di accettare placato questa offerta di noi tuoi servi e di tutta la tua famiglia, e di disporre i nostri giorni nella tua pace, e di comandare che noi veniamo liberati dall’eterna dannazione e annoverati nel gregge dei tuoi eletti, per Cristo Nostro signore. Così sia.

ALLA CONSACRAZIONE

E tu, o Dio, degnati, te ne supplichiamo, di rendere questa offerta in tutto e per tutto benedetta, ascritta alle cose celesti, grata, ragionevole ed accettevole, affinché ella diventi per noi il Corpo e il Sangue del Nostro Signor Gesù Cristo, tuo dilettissimo Figliuolo. Il quale, il giorno prima di patire, prese il pane nelle sue sante e venerabili mani, e sollevati gli occhi in cielo a te Dio, suo Padre onnipotente, rendendoti grazie, lo benedisse, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo:

« Prendete e mangiatene tutta: CHE QUESTO E’ IL CORPO MIO». [Si eleva l’Ostia consacrata e si adora].

E in simigliante maniera, dopo aver cenato, prendendo nelle sue sante e venerabili mani anche questo Calice glorioso, di nuovo rendendoti grazie, lo benedisse e lo diede ai suoi discepoli dicendo:

« Prendete e bevetene tutti: chè QUESTO E’ IL CALICE DEL SANGUE MIO del nuovo ed eterno Testamento (mistero di fede!), il quale per voi e per molti sarà sparso a remissione dei peccati. Ogni qual volta farete questo, lo farete in memoria di me ». [Si eleva il Calice e si adora].

DOPO LA CONSACRAZIONE

Laonde, o Signore, anche noi tuoi servi, come altresì il tuo popolo santo, ricordando la beata passione del medesimo Cristo tuo Figliuolo, nostro Signore, la sua risurrezione dagli inferi, e la sua gloriosa ascensione in cielo, offriamo all’eccelsa tua maestà, delle cose che ci hai donate e date, l’Ostia pura, l’Ostia santa, l’Ostia immacolata, il Pane santo della vita eterna e il Calice della perpetua salute.

Sopra di essi, o Signore, degnati di riguardare con volto propizio e sereno, e di averli accetti, come ti sei degnato accettare i doni del tuo servo Abele il giusto, e il sacrificio di Abramo nostro patriarca, e quello che, ti offrì il tuo sommo sacerdoti Melchisedecco, in sacrificio santo ed ostia immacolata (che pur non erano se non figure del sacrificio e dell’Ostia del tuo divin Figliuolo).

Comanda, o Dio onnipotente, supplichevoli te ne preghiamo, che essi vengano, per mano dell’Angelo tuo santo, portati sul tuo sublime altare, al cospetto della tua divina maestà, affinché quanti, partecipando di questo altare, riceveremo il sacrosanto Corpo e Sangue del tuo Figliuolo, veniamo ricolmi di ogni celeste benedizione e grazia, per il medesimo Cristo Nostro Signore. Così sia.

“MEMENTO” DEI MORTI

Ricordati anche, o Signore, dei tuoi servi e delle tue serve che ci hanno preceduto col segno della Fede e dormono il sonno di pace [qui si raccomandano in particolare i defunti]. Ad essi, o Signore, e a tutti quelli che riposano in Cristo, noi ti supplichiamo di voler per tua misericordia concedere il luogo del refrigerio, della luce e della pace, per il medesimo Cristo Nostro Signore. Così sia.

E a noi pure tuoi servi peccatori, che speriamo nella moltitudine delle tue misericordie, degnati di dar qualche parte e società coi tuoi santi Apostoli e Martiri, Giovanni, Stefano, Mattia, Barnaba, Ignazio, Alessandro, Marcellino, Pietro, Felicita, Perpetua, Agata, Lucia, Agnese, Cecilia, Anastasia e con tutti i tuoi Santi; nel consorzio dei quali tu ci colloca non riguardando al merito, ma facendoci grazia, te ne preghiamo, per Cristo Nostro Signore; per il quale, o Signore, sempre tu le crei buone tutte queste cose, le santifichi, le, vivifichi, le benedici e a noi le somministri. – Per Lui e con Lui e in Lui viene a te Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria.

AL “PATER NOSTER”

S. Per omnia saecula saecudorúm.

C Amen

S. Oremus.

Præceptis salutaribus moniti et divina institutione formati audemus dicere: Pater noster… Et ne nos inducas in tentationem.

C. Sed libera nos a malo.

S. Amen.

[S. Per tutti i secoli dei secoli.

C. Amen.

S. Preghiamo.

Esortati da un comando salutare e ammaestrati da un’istruzione divina, osiamo dire: Padre nostro… E non c’indurre in tentazione.

C. Ma liberaci dal male.

S. Così sia.]

Da tutti i mali passati, presenti e futuri liberaci, te ne preghiamo, o Signore, e per l’intercessione della beata e gloriosa sempre Verme Maria, Madre di Dio, insieme con i tuoi beati Apostoli Pietro, Paolo e Andrea e con tutti i Santi, donaci propizio la pace nei nostri giorni, sicché, aiutati dal soccorso della tua misericordia, sempre siamo liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, per il medesimo Nostro Signor Gesù Cristo, tuo Figliuolo, il quale teco vive e regna Dio nell’unità dello Spirito Santo.

S. Per omnia sæcula sæculorum.

C. Amen.

S. Pax Domini sit semper vobiscum.

C Et cum spiritu tuo.

[S. Per tutti i secoli dei secoli.

C. Così sia.

S. La pace del Signore sia sempre con voi

C. E anche col tuo spirito.]

S. Questa mescolanza e consacrazione del Corpo e del Sangue del Nostro Signor Gesù Cristo giovi per la vita eterna a noi che di riceviamo. Così sia.

AGNUS DEI

Agnus Dei, qui tollis peccàta mundi, miserére nobis

[due volte. Per i morti: dona eis réquiem].

Agnus Dei, qui tollîs pecccata mundi, dona

nobis pacem

[per i . morti: dona eis réquiem sempitérnam].

[Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

abbi pietà di noi

(due volte. Per i morti: dona loro il riposo].

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

donaci da pace

(per i morti: dona loro il riposo eterno).]

ALLA COMUNIONE

Signore Gesù Cristo, che hai detto a’ tuoi Apostoli: « Vi lascio la pace, vi dò la mia pace», non riguardare ai miei peccati, ma alla fede della tua Chiesa, e degnati di pacificarla e riunirla secondo la tua volontà, o tu che vivi e regni Dio per tutti i secoli dei secoli. Così sia.

[Quest’orazione si omette nelle messe dei morti].

Signore Gesù Cristo, Figliuolo di Dio vivo, che per volere del Padre, con la cooperazione dello Spirito Santo, hai ravvivato il mondo con la tua morte, liberami, per questo tuo Corpo e Sangue, da tutte le mie iniquità e da tutti i mali; e fà ch’io sia sempre fedele a’ tuoi comandamenti, e non permettere che io mi separi giammai da te che col medesimo Dio Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni Dio nei secoli dei secoli. Così sia.

La comunione del tuo Corpo, che io indegno ardisco ricevere, non mi si volga a delitto e a condanna, ma per la tua misericordia mi giovi a rimedio e a difesa dell’anima e del corpo, o Signore Gesù Cristo, il quale con Dio Padre nell’unità dello Spirito Santo vivi e regni Dio per tutti i secoli dei secoli. Cosa sia.

Riceverò il pane del cielo e invocherò il nome del Signore. Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ solamente una parola e l’anima mia sarà guarita [tre volte. – Comunione con la S. Ostia].

Che renderò io al Signore per tutte le cose che Egli ha date a me ? Prenderò il Calice di salute e invocherò il nome del Signore. Loderò e invocherò il Signore, e sarò liberato da’ miei nemici [Comunione col Calice].

DOPO LA COMUNIONE

Ciò che abbiamo ricevuto con la bocca, o Signore, accogliamo con anima pura, e, di temporaneo dono ci diventi rimedio sempiterno.

O Signore, il tuo Corpo che ho preso e il tuo Sangue che ho bevuto aderiscano all’intimo dell’anima mia, e fa’ che non rimanga macchia alcuna di peccato in me, che questi puri e santi sacramenti hanno rinnovato, o tu che vivi e regni nei secolo dei secoli. Così sia.

S. Dominus vobiscum

C. Et cum spiritu tuo.

[S. Il Signore sia con voi.

C. E anche col tuo spirito.]

ALLA FINE DEGLI “OREMUS”

S. Per omnia sæcula sæculorum.

[S. Per tutti i secoli dei secoli.]

C. Amen.

S. Dominus vobiscum.

C. Et cum spiritu tuo.

S. Ite, messa est.

C. Déo gratias.

Nelle messe dei morti:

S. Requiescant in pace.

C. Amen.

[C. Così sia.

S. Il Signore sia con voi.

C. E anche col tuo spirito.

S. Andate, la Messa è compita.

C. Siano grazie a Dio.

Nelle messe dei morti:

S. Riposino in pace.

C. Così sia. ]

S. O santa Trinità, ti piaccia l’omaggio della mia servitù, e concedi che questo sacrificio, offerto da me indegno agli occhi della tua maestà, a te sia accetto, ed a me e a quelli per i quali l’ho offerto, torni, per tua misericordia, giovevole. Per Cristo Nostro Signore. Così sia.

BENEDIZIONE

S. Benedicat vos amnipotens Deus, Pater et Filius et Spiritus Sanctus.

C. Amen.

[S. Vi benedica l’onnipotente Dio, Padre e Figliuolo e Spirito Santo.

C. Così sia].

ALL’ULTIMO VANGELO

S. Dominus vobiscum.

C. Et cum spiritu tuo.

S. Initium o Sequentia sancti Evangelii secundum N.

C. Gloria tibi, Dómine.

[S. Il Signore sia con voi.

C. E anche col tuo spirito.

S. Principio o Seguito del santo Vangelo secondo N.

C. Gloria a te, o Signore.]

FINITO IL VANGELO

C. Deo gratias.

[C. Siano grazie a Dio].

DOPO LA MESSA

Ave Maria [tre volte], Salve Regina.

S. Ora pro nobis, sancta Dei Genitrix.

C. Ut digni efficiàmur promissiónibus Christi.

S. Oremus… Per Christum Daminum nostrum.

C. Amen. (1)

S: Sancte Michaél Archangele… in infernum detrude.

C. Arnen

S. Cor Iesu sacratissimum. [tre volte].

C. Miserére nobis (2).

(1) Indulgenza di 300 giorni

(2) Indulgenza di 7 anni e 7 quarantene

III Per i sacramenti della Penitenza e della Eucaristia

I. – PRIMA DELLA CONFESSIONE.

Misericordiosissimo mio Salvatore, ho peccato e molto peccato contro di voi per mia

colpa, per mia grandissima colpa, ribellandomi alla vostra santa legge, e preferendo a

voi, mio Dio e mio Padre celeste, misere creature e i miei capricci. Sebbene io non meriti che castighi, deh, non negatemi la grazia di ben conoscere, detestare e confessare sinceramente tutti i miei peccati, sì che possa ottenere il vostro perdono ed emendarmi davvero.

Vergine Santa, intercedete per me. Pater, Ave.

1. Si faccia con diligenza l’esame dei peccati commessi in pensieri, in parole, in opere ed omissioni, contro i comandamenti di Dio, i precetti della Chiesa e i doveri del proprio stato.

2. Si consideri il gran male commesso offendendo gravemente Dio, nostro Signore e Padre, il quale ci ha fatto tanti benefizi, ci ama tanto e merita infinitamente di essere amato sopra ogni cosa e servito con ogni fedeltà. Si ripensi che la Passione del Nostro Signor Gesù Cristo fu cagionata dai nostri peccati. Si rifletta alla perdita della grazia e del paradiso e al castigo meritato dell’inferno. Poi si reciti con molta compunzione l’Atto di dolore.

3. Presentandosi al confessore, il penitente s’inginocchi, faccia il segno della Croce e chieda la benedizione; poi si confessi umilmente.

4. Dopo, ascolti docilmente gli avvisi del confessare, accetti la penitenza, e, al momento dell’assoluzione, rinnovi d’Atto di dolore.

DOPO LA CONFESSIONE

Subito dopo la Confessione, se non fu altrimenti prescritto dal confessore, si reciti, potendo, la preghiera imposta per penitenza; poi si richiamino e si scolpiscano bene in mente i consigli avuti e si rinnovino i buoni propositi: da ultimo si ringrazi il Signore.

Quanto siete stato buono con me, o Signore! Non ho parole per ringraziarvi; perché, invece di punirmi per tanti beccati che ho commesso, me li avete tutti perdonati con infinita misericordia in questa santa Confessione. Di nuovo me ne pento con tutto il cuore, e prometto, con l’aiuto della vostra grazia, di non offendervi mai più e di compensare con molto amore e con buone opere le innumerevoli offese che vi ho fatte nella mia vita.

Vergine santissima, Angeli e Santi del cielo, vi ringrazio della vostra assistenza: voi pure rendete per me grazie al Signore della sua misericordia e ottenetemi costanza e avanzamento nel bene.

Nelle tentazioni non si dimentichi d’invocare l’aiuto divino dicendo, per es.: Gesù mio, aiutatemi e datemi grazia di non mai offendervi.

2. – PRIMA DELLA SANTA COMUNIONE.

Atto di fede e di adorazione. – Signor mio Gesù Cristo, io credo con tutta l’anima che voi siete realmente nel santissimo Sacramento dell’altare in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Quindi vi adoro in esso e vi riconosco per il mio Creatore, Signore, Redentore e per il mio sommo, unico bene.

Atto di speranza. – Signore, io spero che donandovi tutto a me in questo divin Sacramento, mi userete misericordia e mi concederete tutte le grazie che sono necessarie per la mia eterna salute.

Atto di carità. – Signore, io vi amo con tutto il nuore sopra ogni cosa, perché siete il mio Padre, il .mio Redentore, il mio Dio infinitamente amabile; e, per amor vostro, amo i1 mio prossimo coma me stesso, e perdono di cuore a quelli che mi hanno offeso.

Atto di contrizione. Signore, io detesto tutti i miei peccati, perchè sono vostra offesa e mi rendono indegno di ricevervi nel mio cuore; e propongo con la vostra grazia di non commetterne più per l’avvenire, di fuggirne le occasioni, e di far penitenza.

Atto di desiderio – Signore, io desidero ardentemente che veniate nell’anima mia, affinché la santifichiate e la facciate tutta vostra per amore, tanto che non si separi più da voi, ma viva sempre nella vostra grazia.

Atto di umiltà. – Signore, io non son degno che voi veniate dentro di me; ma dite una sola parola, e l’anima mia sarà salva.

DOPO LA SANTA COMUNIONE.

Atto di fede e di adorazione. – Signor mio Gesù Cristo, io credo che voi siete veramente in me col vostro Corpo, Sangue, Anima e Divinità, e, umiliato nel mio nulla, vi adoro profondamente come mio Dio e Signore.

Atto di speranza. Signore, poichè siete venuto nell’anima mia, fate che io non ve ne discacci mai più col peccato, ma rimanetevi sempre voi con la grazia: lo spero per la vostra bontà e misericordia.

Atto di carità. -: Signore, mio Dio, vi amo quanto so e posso, e desidero di amarvi sempre più: fate che vi ami sopra ogni cosa adesso e sempre nei secoli dei secoli.

Atto di offerta. – Signore, poichè vi siete donato tutto a me, io mi dono tutto a voi; vi offro il cuore e l’anima mia, vi consacro tutta la mia vita, e voglio essere vostro per tutta l’eternità.

Alto di domanda. – Signore, datemi tutte le grazie spirituali e temporali che conoscete utili all’anima mia; soccorrete i miei parenti, i benefattori, gli amici, i superiori, e liberate le anime sante del purgatorio.

A Gesù Crocifisso. – Eccomi, o mio amato e buon Gesti, che alla santissima vostra presenza prostrato, vi prego col fervore più vivo a stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non più offendervi, mentre io con tutto l’amore e con tutta la compassione vado considerando le vostre cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di voi, o mio Dio, il santo profeta Davide: «Trapassarono le mie mani e i miei piedi, contarono tutte le mie ossa»

PER LA BENEDIZIONE DEL SANTISSIMO SACRAMENTO:

O salutaris hostia,

Quae caeli pandis ostium,

Bella premunt hostilia,

Da robur, fer auxilium.

Uni trinoque Domino

Sit sempiterna gloria,

Qui vitam sine termino

Nobis donet in patria. Amen.

Tantum ergo Sacramentum

Veneremur, cernui:

Et antíquum documentum

Novo cedat ritui;

Praestet fides supplementum

Sensuum defectui.

Genitori, Genitoque

Laus et iubilatio,

Salus, honor, virtus quoque

Sit et benedictio:

Procedenti ab utroque

Compar sit laudatio. Amen.

C Panem de caelo praestitisti eis,

R Omne delectamentum in se habentem.

OREMUS

Deus, qui nobis sub Sacramento

mirabili Passionis tuae memoriam,

reliquisti : tribue, quaesumus, ita

O Ostia della salvezza,

che ci apri la porta del cielo,

i nemici ci stringono;

danne forza, recaci soccorso.

Al Signore uno e trino

sia gloria sempiterna;

ci dia Egli nella patria

la vita senza termine. Così sia.

Così grande Sacramento

veneriamo adunque prostrati:

e l’antico insegnamento

ceda al nuovo rito;

supplisca, la fede

al difetto dei sensi.

Al Padre e al Figliuolo

sia lode e giubilo,

salute, onore, potenza

e benedizione;

e pari lode sia a Colui

che da entrambi procede. Così sia.

C Dal cielo hai dato loro un pane,

R Che ha in sè ogni dolcezza.

PREGHIAMO.

Dio che sotto mirabile Sacramento

ci lasciasti memoria della tua Passione, concedici, ti

nos Corporis et Sanguinis tui

sacra mysteria venerari, ut

redemptionis tuae fructum in nobis iugiter

sentiamus. Qui vivis et regnas in saecula

saeculorum. Amen.

preghiamo,

di venerare i sacri misteri

del Corpo e Sangue tuo in modo da sentire

continuamente in noi il frutto della tua redenzione.

Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Così sia.

APPENDICI

Appendice I

Brevissimi cenni di storia della Rivelazione divina

I. CREAZIONE DEL MONDO E DELL’UOMO.

1. A1 principio Dio solo era, e niente esisteva fuori di Lui. Infinitamente perfetto e felice in se stesso,, Egli non aveva bisogno d’alcuno, ma per pura bontà volle creare, cioè fare dal nulla. Volle, e furono il cielo e la terra, le cose tutte visibili e le invisibili.

2. Con ordine maraviglioso le creature furon prodotte una dopo l’altra: luce, firmamento ed astri, terra e mare, vegetali e animali; e ultimo, quasi corona della creazione, l’uomo; il quale fu fatto ad immagine e somiglianza di Dio, perché nel corpo formato di terra, il Creatore infuse lo spirito immortale, e l’innalzò con la grazia allo stato soprannaturale e al fine di goder Dio stesso nell’eternità.

3. A1 primo uomo, che chiamò Adamo, Dio diede per compagna, traendola con alta ragione dal fianco di lui, Eva, la prima donna; e da essi è venuta l’intera famiglia umana.

II. CADUTA DELL’UOMO E PROMESSA DEL SALVATORE.

4. L’uomo era stato fatto re della natura e messo in un delizioso giardino, il paradiso terrestre, dove poteva goder di tutto; ma affinché riconoscesse il pieno dominio del Creatore, Dio gli aveva proibito di gustare il frutto dell’albero detto della scienza del bene e del male: il bene era l’ubbidienza e la grazia di Dio, il male la disubbidienza e la perdita dei doni non dovuti all’uomo, dei quali Dio l’aveva arricchito.

5. L’uomo osò ribellarsi. Eva, credula al serpente-demonio, anzichè a Dio, e Adamo, compiacente ad Eva, disobbedirono; e per la loro colpa, secondo le minacce avute, essi e i loro discendenti furono spogliati della grazia e della felicità eterna in Dio, e degli altri doni che toglievano le imperfezioni e le debolezze della natura. Così, stoltamente, si resero servi del demonio, delle passioni, delle miserie, della morte, e ci esposero tutti alla perdizione eterna.

6. Dio però, condannandoli dalle delizie del paradiso terrestre al lavoro, al dolore e alla morte corporale, non tolse loro la speranza della salvezza dell’anima, anzi predisse che avrebbe distrutto la potenza tirannica del demonio per mezzo del Messia o Cristo, che sarebbe venuto nella pienezza dei tempi. In questa speranza e in questa fede l’uomo rivivrebbe, osservando la legge morale scolpitagli nel cuore.

III. CORRUZIONE E DILUVIO. IL POPOLO ELETTO.

7. Ma, invece, a cominciar da Caino che per invidia uccise suo fratello Abele, si moltiplicarono i peccati col moltiplicarsi del genere umano, il quale tutto si pervertì.

Onde Dio mandò il diluvio sulla terra, e tutti perirono nel castigo, eccetto il giusto Noè e la sua famiglia, che Dio salvò in un’Arca o grande nave, fattagli appositamente costruire. Noè, scampato, offrì a Dio un sacrificio in ringraziamento.

8. Anche le varie nazioni, venute da Sem, Cani e Jafet, figli di Noè, si corruppero, e col tempo dimenticarono l’unico vero Dio, e invece di Lui, con peccato gravissimo, adorarono false divinità e creature. Perciò Dio scelse, tra i pochissimi della stirpe di Sem rimasti fedeli, Abramo Caldeo; lo chiamò fuori della sua patria e gli promise che se egli e i suoi posteri si conservassero credenti e religiosi, sarebbe stato il loro DIO, li avrebbe moltiplicati immensamente e fatti padroni della terra di Canaan o Palestina, e nella sua posterità sarebbero benedette tutte le genti. La promessa medesima rinnovò Dio ad Isacco, figlio di Abramo, e a Giacobbe detto pure Israele, secondogenito d’Isacco.

9. Così la progenie di Abramo e d’Israele, cioè gli Ebrei, divennero il popolo eletto da Dio perché custodisse la fede e la religione vera, e tramandasse la promessa del Salvatore.

IV. SCHIAVITÚ D’EGITTO. LIBERAZIONE PER MEZZO DI MOSÉ.

10. Giacobbe mori in Egitto, dove in tempo d’una gran carestia era andato con i suoi dal prediletto figlio Giuseppe, che i fratelli invidiosi avevano venduto schiavo e che il Faraone, o Re, aveva innalzato alla più alta dignità del regno in grazia del suo spirito profetico e della sua fedeltà e previdenza. Colà gli Ebrei crebbero di numero e prosperarono grandemente, tanto che, dopo secoli, un Faraone crudele, ingelosito della loro potenza, tentò sterminarli, sottoponendoli a durissima schiavitù e comandando di gettare i loro nati maschi nelle acque del Nilo.

11. Ma Dio intervenne, per il popolo suo. Mosè, il futuro liberatore, veniva salvato dalle acque e allevato in corte dalla figlia stessa del Faraone; e Dio per mezzo di lui intimava poi al Faraone di lasciar partire il popolo ebreo. Avendo il re ricusato, percossero successivamente il regno dieci flagelli terribili detti piaghe d’Egitto, ultima delle quali lo sterminio di tutti i primogeniti egiziani, compiuto in una notte dall’Angelo, che risparmiò le sole case degli Ebrei, segnate, secondo l’ordine di Dio, col sangue dell’agnello immolato.

12. Allora il re si piegò, e Mosé parti subito col popolo, e attraversò il Mar Rosso che mirabilmente si divise avanti agli Ebrei per lasciarli passare. Vollero entrarvi anche gli Egiziani, i quali, pentiti d’aver concesso agli Ebrei la partenza, si erano messi ad inseguirli; ma le acque si riunirono e tutti furono sommersi.

Il grande passaggio o Pasqua era compiuto, e la memoria della prodigiosa liberazione sarà poi celebrata ogni anno dagli Ebrei con la festa più solenne, finché avvenga la Pasqua di Cristo, e l’umanità intera sia per Lui liberata dalla schiavitù, infinitamente più funesta, del peccato.

V. GLI EBREI NEL DESERTO. LA LEGGE. GIÓSUE’.

LA TERRA PROMESSA.

13. Agli Ebrei condotti nel deserto, Dio, con grande maestà, fra lampi e tuoni, diede, per mezzo di Mosé, sul monte Sinai, la legge morale del Decalogo o dei dieci comandamenti, incisi su due tavole di pietra; e diede poi ancora altre leggi rituali e sociali con cui il popolo doveva governarsi fino alla venuta del Messia, se voleva conseguire le divine promesse ed essere vittorioso e felice.

14. Fu questo il Vecchio Testamento o patto di Dio col popolo eletto, questa la Legge, ossia la legge antica, mosaica, tutta involta, nella sua minuziosa gravezza, a mantener viva la fede e il culto dell’unico vero Dio, misconosciuto da per tutto, e a preparare il Nuovo Testamento, ossia la Nuova Legge di Cristo, infinitamente superiore: questa la base e la costituzione della nazione ebrea, fondata da Mosé.

15. Però gli Ebrei, sebbene degnati di tal patto da Dio e da Lui prodigiosamente sostentati nel deserto per tanti anni con manna cadente quale rugiada e con acque cavate dalla roccia dalla verga di Mosé, si ritardarono per 1e proprie colpe l’entrata nella terra promessa, e Mosé morì sui confini di questa, lasciando per successore Giosuè, il quale finalmente, dopo quarant’anni di peregrinazioni, conquistò la Palestina e la divise tra le dodici tribù, discendenti da dodici figli di Giacobbe.

VI. I GIUDICI. I RE. DAVID. SALOMONE. IL TEMPIO.

REGNO DI GIUDA.

16. Dopo Giosuè, ressero il popolo i Giudici, suscitati da Dio quando sorgeva qualche più grave necessità; quindi i Re, il primo dei quali, Saulle, fu poi rigettato da Dio e sostituito col valoroso e fedele David della tribù di Giuda, nella cui famiglia resterà ereditario il regno e nascerà in ultimo il Messia, che avrà regno senza fine.

17. Salomone, figlio di David, sapientissimo e felicissimo, edifica in Gerusalemme un magnifico tempio al Signore, ma vecchio cade nella lussuria e nell’idolatria. Per questo delitto e per la stolta durezza del figlio e successore, Roboamo, furono tolte alla casa di Davide dieci tribù, che costituirono sotto Geroboamo, capo della ribellione, il regno d’Israele; regno presto caduto nell’idolatria, riprovato da Dio e distrutto per sempre dagli Assiri.

18. Frattanto anche le tribù di Giuda e di Beniamino, rimaste ai discendenti di David, ossia il regno di Giuda, prevaricarono spesso, nonostante i rimproveri dei Profeti, specialmente sotto alcuni re empi, come Acaz e Manasse. Onde sopravvenne Nabucodonosor, re di Babilonia, che assediò e distrusse Gerusalemme col tempio e menò schiavi re e popolo.

VII. CATTIVITA DI BABILONIA. IL RITORNO. IL NUOVO TEMPIO.

I PROFETI. LE PROFEZIE AVVERATE.

19. Nelle angustie della cattività di Babilonia, alle parole ammonitrici e consolanti dei Profeti, il popolo s’emendò e ravvivò la sua fede in Dio e nella risurrezione d’Israele per mezzo del Messia.

20. E quando, dopo settant’anni, Ciro, re dei Persiani; impadronitosi di Babilonia, concesse, secondo la predizione d’Isaia, il ritorno in patria, fu, con grande zelo, sotto Zorobabele e Neemia, riedificata Gerusalemme, cominciando dal tempio, il quale, sebbene non così splendido come l’antico, doveva essere onorato dalla presenza del Dominatore » ricercato e dell’Angelo del Testamento » nuovo. Fu ristabilito il pubblico culto di Dio e, per cura di Esdra, l’osservanza della Legge, il libro della quale venne letto al popolo e interpretato.

21. Nei secoli seguenti, al progressivo decadere della potenza e libertà nazionale, non decadde, ma si accrebbe, nonostante il pervertimento di molti, lo zelo per la Legge e l’aspettazione del Redentore annunziato con tratti sempre più particolari e distinti. Perchè i Profeti successivamente ne avevano predette nelle più minute circostanze la venuta e la vita, la predicazione, i patimenti, la gloria e il regno perpetuo; sì che parecchi, vanamente cercando di applicare a sè le predizioni, osarono presentarsi per Messia, finché apparve Gesù di Nazaret, nel quale tutte insieme si veríficarono e compirono le profezie divine.

VIII. GESÚ CRISTO: SUA VITA E PREDICAZIONE; SUA MORTE, RISURREZIONE E ASCENSIONE AL CIELO.

22. Gesù nacque in Betlemme da Maria Vergine, sposa a Giuseppe della famiglia di David. Come l’Angelo Gabriele le aveva annunziato, lo Spirito Santo era disceso sopra di Lei, ed Ella, rimanendo Vergine, era divenuta madre del Verbo divino incarnatosi da Lei.

23. Circonciso, secondo la Legge, e chiamato Gesù o Salvatore, dopo la fuga in Egitto per sottrarsi alle insidie di Erode, visse a Nazaret in umile ubbidienza a Maria e a Giuseppe, avanzando in sapienza, in età e in grazia innanzi a Dio e agli uomini ». A trent’anni circa, ricevuto il battesimo di penitenza nel fiume Giordano da Giovanni il Battista (Battezzatore), cominciò a predicare nella Giudea e nella Galilea il Vangelo, ossia la buona novella della remissione dei peccati e della vita eterna per quelli che credessero in Lui e ne osservassero gl’insegnamenti: e confermava coi più stupendi prodigi la sua divina missione e la sua dottrina.

24. Molti credettero, e tra i primi quei dodici chiamati Apostoli o messi, che Egli scelse per fondare la sua Chiesa, di cui volle capo e fondamento Pietro. Ma gli si scatenò contro implacabile l’odio dei pontefici, dei farisei e dei dottori della Legge, invidiosi del suo potere e offesi dai suoi rimproveri agli errori e alle ipocrisie loro, e quest’odio finì per farlo condannare, Lui, l’aspettato Redentore, dal Sinedrio o supremo tribunale della nazione, e posporre al ladrone Barabba, quando il pauroso Pilato, preside romano, tentò di graziarlo per la Pasqua e salvarlo da morte.

25. Dopo gli strazi più acerbi, crocifisso sul Calvario, non lungi da Gerusalemme, tra due malfattori, Egli compì in Croce la redenzione dell’umanità peccatrice, soddisfacendo per essa all’Eterno Padre col sacrificio di se stesso; e morì perdonando e pregando per i nemici che non cessavano d’insultarlo. Fu sciolto allora il Vecchio Testamento o patto con la nazione ingrata che aveva ripudiato e ucciso Dio Redentore, il quale, nel suo stesso sangue divino, dedicò il Nuovo ed eterno Testamento.

26. Sepolto il corpo, Egli coll’anima santissima discese al Limbo per liberar le anime dei giusti ivi trattenute in attesa della redenzione. Il terzo giorno risuscitò da morte, come più volte aveva annunziato, e quindi apparve alle pie donne, a Pietro, a due discepoli sulla via di Emmaus e agli altri Apostoli ancora increduli, che alla vista delle sue piaghe gloriose più non dubitarono della risurrezione. Finalmente, dopo averli ammaestrati sul regno di Dio e mandati ad evangelizzare tutte le genti e a battezzare, con potestà di sciogliere e di ritenere i peccati, e con la promessa dello Spirito Santo e dell’assistenza propria fino alla consumazione dei secoli, nel quarantesimo giorno, in loro presenza, salì al cielo, dove siede alla destra di Dio Padre, investito d’ogni potere sul cielo e sulla terra.

IX. DISCESA DELLO SPIRITO SANTO. CHIESA CATTOLICA.

27. Dieci giorni dopo, nella Pentecoste, lo Spirito Santo, promesso da Cristo, scendeva visibilmente sugli Apostoli e sulla Chiesa nascente, dalla quale non doveva dipartirsi, mai più. Il regno di Dio, con gli Apostoli suoi propagatori e reggitori e con le potenze spirituali della parola divina predicata e poi anche scritta, dei sacramenti (tra cui principale l’Eucaristia, per la, quale Gesù rimane sempre co’ suoi) e dei doni dello Spirito Santo, era ormai confermato e perfetto, e cominciava la propria vita indipendente dalla Sinagoga e la propria missione di salute fra i pagani, cui a poco a poco, nonostante te sanguinose persecuzioni del potentissimo impero romano, trasse dal profondo dell’idolatria e della corruzione, convertendone moltissimi in fiori di fede e di virtù.

28. Cadde poco dopo, per sempre, con la sua capitale e col suo tempio, la nazione giudaica, e gli ebrei furono dispersi sulla terra: cadde poi con le sue glorie di letteratura, di arte e di scienza il mondo antico, consumato dai vizi; caddero altre genti ed imperi, e la Chiesa, con la civiltà cristiana, perdura e s’estenderà sempre per il bene dell’umanità, malgrado le cadute di figli degeneri, malgrado le più funeste dissensioni che trassero fuori del regno di Dio, nello scisma e nell’eresia, nazioni potenti, malgrado la più insidiosa guerra dei nemici della rivelazione soprannaturale, della morale cristiana e dell’idea stessa di Dio. « Le porte dell’inferno non prevarranno contro di lei. Il buon cristiano, tranquillo su questa promessa divina, non si turba, ma con la sua madre, la Chiesa, prega, lavora e soffre, aspettando la risurrezione finale e il ritorno glorioso di Gesù Cristo giudice, che ci preannunziò gli odi, le persecuzioni, le apostasie, ma, insieme ci rincuorò dicendo: « Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me… Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi …pur fate cuore: io ho vinto il mondo. (Giov.,XV,18-20; XVI,33).

Appendice II

1 – Brevissimi cenni sulle feste cristiane

2 – Anno ecclesiastico

I. – BREVISSIMI CENNI SULLE FESTE CRISTIANE

1. La santa Chiesa non solo nella Dottrina cristiana e nella Storia sacra, ma anche con le feste, praticamente ci ricorda e ci inculca le verità della Fede e i migliori esempi delle virtù cristiane.

2. Le feste furono propriamente istituite per rendere a Dio in comune, nei sacri templi, il culto supremo di adorazione, di lode, di ringraziamento, di riparazione; ma in esse tutto fu così ben disposto e alle singole circostanze adattato, cerimonie, parole, canto e ogni altra esteriorità, da far penetrare profondamente nell’animo i misteri e le verità, o i fatti celebrati, e da muoverlo ad affetti e ad azioni corrispondenti. Se i fedeli fossero ben istruiti in proposito e celebrassero le feste con lo spirito voluto dalla Chiesa nell’istituirle, si otterrebbe una rinnovazione e un accrescimento notevole di, fede, di pietà e d’istruzione religiosa, e, per conseguenza, l’intera vita dei cristiani ne uscirebbe rinvigorita e migliorata.

3. A Dio è consacrato l’anno intero, nè passa giorno senza che la Chiesa ci legga, nella Messa e nell’Officio, qualche tratto delle Scritture sacre, che sono opera di Lui, e ci suggerisca con mirabile varietà formole appropriatissime di lode e di preghiera al Signore, nostro primo principio ed ultimo fine, nelle quali ci si ricordano le perfezioni infinite, i benefizi immensi e la Legge santissima di Lui.

Parimenti, durante l’anno ci ricorda ogni giorno, nel santo Vangelo della Messa, qualche prodigio o qualche insegnamento del Nostro Signor Gesù CRISTO, il quale è la Via, la Verità e la Vita, e, solo, Ha « parole di vita eterna».

Ma essendo i fedeli obbligati ad assistere al Santo Sacrificio, d’ordinario solo nelle domeniche, la santa Chiesa sapientemente distribuì tra queste il santo Santo Vangelo e gli Scritti apostolici, in modo che la vita intera e la dottrina de Salvatore venissero lette e spiegate ai fedeli durante l’anno, formando così un vero corso d’istruzione religiosa cristiana.

4. Oltre a ciò, con feste proprie maggiori, com’è venerato il mistero fondamentale del Cristianesimo, la santissima TRINITÀ, alla quale perpetuamente si rende dalla Chiesa onore, gloria e sacrificio (I° domenica dopo la Pentecoste), così si ricordano e si celebrano i fatti principali della vita dei Signore, che più luminosamente dimostrano l’infinita sua misericordia per noi, come il S. Natale, la Circoncisione, l’Epifania o manifestazione di Lui, la sua Passione, Morte e Risurrezione gloriosa (Pasqua), la meravigliosa Ascensione, il, dono ineffabile del suo Corpo e Sangue nella santissima Eucaristia (Corpus Domini) e l’effusione dello SPIRITO SANTO sulla Chiesa (Pentecoste).

Quasi tutte queste feste hanno un seguito o continuazione (Ottava; quella di Natale, poi, anche una preparazione di preghiere (Avvento); infine quella di Pasqua, la principale di tutte, ha la lunga preparazione della Quaresima, istituita in memoria dei quaranta giorni di digiuno del Salvatore e dedicata in modo speciale alla penitenza, all’istruzione e alla predicazione, e ha pure un lungo seguito di letizia, il tempo pasquale, in memoria dei quaranta giorni passati in terra da Gesù glorioso dopo la sua risurrezione.

5. Della santissima Vergine Madre di Dio, MARIA, si celebrano con la maggior solennità e festa i privilegi singolarissimi propri di Lei sola come Madre del Signore, i privilegi cioè dell’esenzione dal peccato originale (Immacolata Concezíone) e dell’immediata elevazione del suo corpo verginale, insieme con l’anima, alla gloria celeste (Assunzione). Si celebrano inoltre, con molto trasporto, dal popolo cristiano le date più memorabili della sua vita (Natività, 8 settembre; Annunziazione, 25 marzo; Purificazione, 2 febbraio), benchè tali feste ora non siano di precetto; e così alcune commemorazioni delle sue virtù e de’ suoi Dolori (3a domenica di settembre) o di alcune sue grazie insigni (S. Rosario, lunedì dopo la 1° domenica di ottobre), per non accennare ad altre feste particolari, che alimentano la pietà dei fedeli verso la Madre celeste.

6. La gloria di tutti gli ANGELI e SANTI della Chiesa trionfante ci è presentata insieme nella festa d’Ognissanti, perchè noi, godendo dei loro trionfi, rimaniamo accesi dal loro esempio; poi subito, quasi per naturale successione, ci si ricordano tutti i cari morti della Chiesa purgante (Commemorazione dei fedeli defunti, 2 novembre), affinchè li aiutiamo coi nostri suffragi, e noi stessi al pensiero delle loro pene ci sentiamo stimolati a far penitenza dei nostri peccati e altre opere buone.

In particolare si festeggiano di precetto soltanto S. Giuseppe sposo purissimo di Maria Vergine, padre putativo di Gesù Cristo e patrono della Chiesa universale (19 marzo), e i Ss. Pietro e Paolo, principi degli Apostoli (29 giugno).

Però ogni giorno la Chiesa, oltre ad onorare specialmente qualche Santo, fa rileggere nel Martirologio anche il nome degli altri Santi e Beati che si celebrano nelle varie chiese particolari, mostrando così che li vorrebbe ricordati, venerati e invocati tutti dai fedeli per loro edificazione, sostegno e conforto.

7. Finalmente meritano particolare attenzione ed osservanza anche i giorni feriali consacrati al digiuno e alla penitenza (Quaresima), quelli stabiliti in preparazione alle feste maggiori (Vigilie) o per impetrare la grazia di buoni ministri del Signore e la conservazione del frutti della terra (Quattro Tempora, Litanie maggiori di S. Marco e delle Rogazioni); ma specialmente gli ultime giorni della Settimana Santa, tutta rivolta a rappresentarci nella forma più viva gli atroci patimenti e la morte ignominiosa che l’Uomo-Dio sostenne per redimere noi, peccatori indegnissimi, dalla schiavitù di satana e dalla morte.

8. Ogni buon Cristiano, pertanto, con l’aiuto della predicazione e di qualche libro opportuno, si studi di comprendere e far suo lo spirito di ogni festa, riconoscendone l’oggetto e il fine speciale, meditando la verità, la virtù, il prodigio, il beneficio particolarmente in esse ricordato, e cercando dl trarne il proprio miglioramento. Così egli conoscerà meglio e amerà più ferventemente Dio, Nostro Signor Gesù Cristo, la msantissima Vergine e i Santi, e sarà tratto a praticarne gli .esempi e gl’insegnamenti; si affezionerà pure alla sacra Liturgia, alla predicazione, alla Chiesa e procurerà di affezionarvi anche gli altri. E così la festa sarà per lui veramente giorno di Dio, vera festa o ristoro e gaudio dell’anima, la quale in essa si ritemprerà e rinvigorirà per i travagli e le lotte quotidiane durante la settimana.

PREGHIAMO

O Dio, concedi propizio che, mediante le feste periodiche da noi celebrate quaggiù, meritiamo di giungere ai godimenti eterni (1).

Signore, dà sempre, te ne preghiamo, ai popoli credenti e di fare liete feste in venerazione de’ tuoi Santi, e di essere protetti da loro con una intercessione continua

(2). Te ne supplichiamo per il Nostro Signore Gesù Cristo, ecc.

1) Dall’Orazione del mercoledì di Pasqua

2) Postcom. della Messa di S. Damaso (11 dicembre)

II. – ANNO ECCLESIASTICO

A) PARTI DELL’ANNO LITURGICO.

1. Avvento: quattro settimane avanti il 25 dicembre.

II. Tempo di Natale e dell’Epifania, con alcune settimane dopo, da una a sei; secondo gli anni.

III. Domeniche di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima fino al mercoledì delle ceneri.

IV. Quaresima, dal mercoledì delle ceneri fino al sabato santo sei settimane e quattro giorni.

V. Tempo pasquale, dalla domenica di Pasqua fino al sabato dopo la Pentecoste: otto settimane.

VI. Dopo la Pentecoste, dalla festa della santissima Trinità all’Avvento: da ventitré a ventotto settimane, secondo gli anni.

B) GIORNI FESTIVI DI PRECETTO.

a) Tutte le domestiche. – In esse cadono alcune delle maggiori solennità: Pasqua di Risurrezione, Pentecoste, santissima Trinità.

b) Le seguenti dieci feste:

1. Circoncisione (1° gennaio)

2. Epifania (6 gennaio).

3. S. Giuseppe (19 marzo).

4. Ascensione (giovedì dopo la 5° domenica di Pasqua).

5. Corpus Domini (giovedì dopo la 1° domenica di Pentecoste).

6. Ss. Pietro e Paolo (29 giugno).

7. Assunzione (I5 agosto).

8. Ognissanti (1° novembre).

9. Immacolata (8 dicembre).

10. Natale (25 dicembre).

C) GIORNI DI ASTINENZA E. DI DIGIUNO.

I – Di sola astinenza dalle carni.

Tutti, i venerdì (tranne quelli nei quali cade una festa di precetto).

II – Di astinenza e di digiuno.

I. Il mercoledì delle Ceneri.

II. Ogni venerdì e sabato di Quaresima.

III. Il mercoledì, venerdì e sabato delle Quattro Tempora o stagioni, cioè:

1. della primavera nella 1° settimana di Quaresima;

2. dell’estate nella settimana di Pentecoste;

3. dell’autunno nella 3° settimana di settembre;

4. dell’inverno nella 3° settimana dell’Avvento.

IV. Le vigilie:

1. di Natale (24 dicembre);

2. di Pentecoste;

3. dell’Assunzione di Maria Vergine (14. agosto);

4.. di Ognissanti (31 ottobre).

III. – Di solo digiuno.

Tutti gli altri giorni feriali di Quaresima.

NB. – 1. La domenica é sempre esente dalla legge dell’astinenza e del digiuno. Le altre feste di precetto sono pure esenti, tranne quelle che cadono in Quaresima.

2. L’astinenza e il digiuno delle vigilie, quando queste cadono in giorni festivi di precetto, non si anticipano.

3. Il Sabato Santo l’obbligo dell’astinenza e del digiuno cessa a mezzogiorno.

Appendice III

Avvertenze ai genitori e agli educatori cristiani

1. Fare il catechismo è istruire nella fede e nella morale di Gesù Cristo; è dare ai figli di Dio la coscienza della propria origine, dignità e destino, e dei propri doveri; è deporre e svolgere nei loro intelletti i principi e i motivi della religione, della virtù e della santità in terra, e perciò delta felicità in cielo

2. L’insegnamento del catechismo, è quindi il più necessario e benefico per gl’individui, per la Chiesa e per la società civile; è l’insegnamento fondamentale che sta alla base della vita cristiana, la quale, ov’esso manchi o sia stato male impartito, è debole, vacillante e facilmente vien meno.

3. I genitori cristiani come sono i primi e principali educatori dei loro figli, così debbono esserne i primi e principali catechisti: i primi perchè debbono loro istillare quasi col latte la dottrina ricevuta dalla Chiesa; i principali, perchè spetta ad essi far imparare a memoria in famiglia le cose principali della Fede, cominciando dalle Prime preghiere, e farle ripetere ogni giorno in modo che a poco a poco penetrino profondamente nell’animo dei figliuoli. Che se essi, come più volte avviene, sono costretti a farsi supplire da altri nell’educazione, ricordino l’obbligo sacrosanto di scegliere tali istituti e tali persone che sappiano e vogliano coscienziosamente compiere per loro un così grave dovere. L’indifferenza in questa materia é stata la perdita irreparabile di tanti figli. Qual conto se ne dovrà rendere a Dio!

4. Per insegnar con frutto bisogna ben sapere la dottrina cristiana, bisogna esporla e spiegarla in maniera adatta alla capacità degli alunni e soprattutto, trattandosi di dottrina pratica, bisogna Viverla.

5. Ben sapere la dottrina cristiana; perchè come si può istruire non essendo istruiti? Onde il dovere dei genitori e degli educatori di ripassare il catechismo e di penetrarne a fondo le verità, frequentando le spiegazioni più ampie dei parrochi agli adulti, interrogando persone competenti e leggendo, se possono, libri opportuni.

6. Esporre in maniera adatta la dottrina cristiana, cioè con intelligenza e amore, in modo che i fanciulli non siano disgustati e annoiati del maestro e della dottrina. Perciò conviene mettersi alla loro portata, usar le parole più note e più semplici, svegliare l’intelligenza con opportune similitudini ed esempi e muovere i sentimenti del cuore; aver somma discrezione e misura per non stancare; progredire a poco a poco, non tediandosi di ripetere, e con pazienza ed affetto compatendo l’irrequietezza, le distrazioni, le impertinenze e gli altri difetti dell’età. Si schivi soprattutto quella maniera meccanica d’insegnare, che opprime e lascia ottusi, mettendo in giuoco la sola memoria, senza impegnare l’intelligenza e il cuore.

7. Finalmente vivere la fede e la morale che s’insegna; altrimenti, come si avrà il coraggio d’insegnare ai figli la religione che non si pratica, i comandamenti e i precetti che si trascurano sotto i loro occhi medesimi? E qual frutto, nel caso, se ne può sperare? Al contrario, i genitori facilmente esautoreranno se stessi e avvezzeranno i figli all’indifferenza e al disprezzo dei principi più necessari e dei doveri più sacrosanti della vita.

8. E poichè oggi si è creata un’atmosfera d’incredulità funestissima alla vita spirituale, colla guerra ad ogni idea di autorità superiore, di Dio, di rivelazione, di vita futura, di mortificazione, inculchino i genitori e gli educatori, con la maggior cura, le verità fondamentali delle prime nozioni del catechismo; ispirino il concetto cristiano della vita, il senso della responsabilità di ogni atto presso il Giudice supremo, che è da per tutto, tutto sa e tutto vede, e infondano, col santo timore di Dio, l’amor di Cristo e della Chiesa, il gusto della carità e della soda pietà, e la stima delle virtù e pratiche. cristiane. Solo così l’educazione dei figli sarà fondata non sull’arena di mutevoli idee e di rispetti umani, ma sulla roccia di convinzioni soprannaturali, che non saranno scosse nella vita intera, malgrado ogni tempesta.

9. A tutto ciò occorre viva fede, profonda stima del valore delle anime e dei beni spirituali, e quell’amore saggio, che si studia di assicurare anzitutto la felicità eterna alle anime dei propri cari. Occorre anche una grazia speciale per capire l’indole dei figliuoli e trovare le vie della mente e del cuore. I genitori cristiani, in virtù del sacramento del Matrimonio ben ricevuto, hanno diritto alle grazie del proprio stato, e quindi a quelle necessarie per educare cristianamente la prole. Inoltre essi possono con l’umile preghiera ottener più abbondante grazia a questo medesimo scopo, essendo opera particolarmente grata a Dio che gli si educhino adoratori e figli ubbidienti e devoti. Lo facciano dunque, a costo di ogni sacrifizio: si tratta della salute eterna delle anime dei figli e della propria. Dio benedirà la loro fede e il loro amore in quest’opera di capitale importanza, e li ricompenserà col premio più desiderabile, di una figliuolanza santa, eternamente beata con loro in cielo.

PREGHIAMO

Signore, lo [Spirito] Consolatore che da te procede, illumini le nostre menti e le conduca in tutta la verità, come promise il tuo Figliuolo (1) Gesù Cristo Nostro

Signore, che vive e regna con te nell’unità del medesimo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Così sia.

(1) Orazione per il mercoledì di Pentecoste.

Appendice IV

Modo di servire la santa Messa

Il ministro, ossia colui che si presenta per servire al S. Sacrificio della Messa, dev’essere decentemente vestito ed essersi lavate le mani.

In Sacrestia: aiuta il Celebrante a vestirsi, prende il Messale, fa inchino al Croceifisso, va all’Altare e fa tutte le cose con gravità, attenzione e divozione.

Giunto all’Altare: se vi è il SS. Sacramento nel Tabernacolo fa genuflessione semplice col Celebrante; se non vi è il SS., fa pure genuflessione semplice mentre il Celebrante fa inchino. – Ricevendo la berretta bacia prima la mano dei Celebrante e poi la berretta. Riceve questa colla mano destra e non sul Messale. – Va a deporre il Messale sul leggio e la berretta sulla credenza. Quindi va ad inginocchiarsi in piano dal lato del Vangelo (se è solo) facendo la genuflessione sul gradino inferiore, mentre passa in mezzo. (Tutte le volte che passerà in mezzo farà genuflessione). – Fattosi il segno della Croce col Sacerdote, giunge le mani e risponde adagio e distintamente come segue:

Sacerdote. In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen. Introibo ad altare Dei.

R. Ad Deum, qui laetificat iuventutem meam.

Sac. Iudica me, Deus, et discerne causam meam de gente non sancta: ab homine iniquo et doloso erue me.

R. Quia tu es, Deus, fortitudo mea: quare me repulisti? et quare tristis incedo dum affligit me inimicus?

Sac. Emitte lucem tuam et veritatem tuam: ipsa me deduxerunt et adduxerunt in montem sanctum tuum, et in tabernacula tua.

R. Et íntroibo ad altare Dei; ad Deum, qui laetificat iuventutem mea.

Sac. Confitebor tibi in cithara, Deus, Deus meus: quare tristis es, anima mea, et quare conturbas me?

R. Spera in Deo, quoniam, adhuc confitebor illi, salutare vultus nei et Deus meus.

Sac. Gloria Patri, et Filio et Spiritui Sancto.

R. Sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen.

Sac. Introibo ad altare Dei.

R. Ad Deum, qui laetificat inventutem meam.

Sac. Adiutorium nostrum in nomine Domini.

R. Qui fecit caelum et terram.

Sac. Dice il Confiteor.

R. Alquanto inclinato e rivolto verso il Sacerdote: Misereatur tui onnipotens Deus, et, dimissis peccatis tuis, perducat te ad vitam aeternam.

Sac. Amen.

Profondamente inchinato fino all’Indulgentiam; a tibi, Pater e a te, Pater, si volge un poco verso il Sacerdote e si batte tre volte il petto a mea culpa, ecc.

R. Confiteor Deo onnipotenti, beatae Mariae semper Virgini, beato Michaeli

Archangelo, beato Ioanni Baptistae, sanctis apostolis Petro et Paulo, omnibus Sanctis, et tibi, pater, quia peccavi nimis cogitatione, verbo et opere: mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa.

Ideo precor beatam Mariam semper Virginem, beatum Michaélem Archangelum, beatum Ioannem Baptistam, sanctos apostolos Petrum et Paulum, omnes Sanctos et te, pater, orare pro me ad Dominum Deum nostrtun.

Sac. Misereatur vestri omnipotens Deus, et dimissis peccatis vestris, perducat vos ad vitam aeternam.

R. Amen.

Sac. Indulgentiam, absolutionem et remissionem peccatorum nostrorum tribuat nobis omnipotens et misericors Dominus.

R. Amen.

S’inchina di nuovo un poco sino al Dominus vobiscum.

Sac. Deus, tu conversus vivificabis nos.

R. Et plebs tua laetabitur in te.

Sac. Ostende nobis, Domine, misericordiam tuam

R. Et salutare tuum da nobis.

Sac. Domine, exaudi orationem meam.

R. Et clamor meus ad te veniat.

Sac. Dominus vobiscum.

R. Et cum spiritu tuo.

Si alza, solleva un pochetto il camice del Sacerdote mentre ascende i gradini, poi s’inginocchia sul gradino inferiore e fa il segno di cince al principio dell’introito. .

Sac. Kyrie, eleison. R. Kyrie, eleison

Sac. Kyrie, eleison. R. Christe, eleison

Sac. Christe, eleison. R. Christe, eleison

Sac. Kyrie, eleison. R. Kyrie, eleison

Sac. Kyrie, eleison.

Alla fine delle Orazioni

Sac. Per omnia secula saeculorum.

R. Amen.

Terminata l’Epistola.

R. Deo gratias.

Risposto Deo gratias, si alza, ascende, trasporta il Messale senza chiuderlo, senza voltar le spalle all’Altare e facendo genuflessione nel passare in mezzo.

– Depone il Messale sull’Altare dalla parte del Vangelo. Scende lateralmente sul secondo gradino e si ferma ivi. Risponde e si fa le tre piccole croci col pollice destro sulla fronte, sulla bocca e sul petto. Scende in mezzo, genuflette, va dalla parte dell’Epistola e sta in piedi fino alla fine del Vangelo. Risposto Laus tibi, Christe, si inginocchia.

Al Vangelo.

Sac. Dominus vobiscum.

R. Et cum spirito tuo.

Sac. Sequentia Sancti Evangeli, etc.

R. Gloria tibi, Domine.

Dopo il Vangelo.

R. Laus tibi, Christe.

Se si dice il Credo, s’inchina profondamente alle parole Et incarnatus, est etc … factus est. Al fine si fa il segno di croce come anche alla fine del Gloria in excelsis.

Sac. Dominus vobiscum.

R. Et cum spiritu tuo.

Sac. Oremus.

Quando il Celebrante scopre il calice, il serviente si alza e senza alcuna genuflessione, va alla credenza, prende il piattello colle ampolline, tenendo ferme,queste col pollice ed indice delle due mani. Ascende e presenta prima l’ampollina del vino, poi quella dell’acqua, baciandole mentre le dà e mentre le riceve.

Porta poi quella del vino alla credenza e ritorna col tovagliolo fra le dita della mano, destra pel Lavabo. Se sono due, quello che trasportò il Messale sta alla destra col tovagliolo e l’altro alla sinistra coll’acqua.

Dopo il Lavabo.

Sac. Orate, fratres.

Dopo che il Sacerdote è rivolto all’altare, il ministro stando in ginocchio, senza inchinarsi dice:

Suscipiat Dominus sacrificium de manibus tuis ad laudem et gloriam nominis sui, ad utilitatem quoque nostram, totiusque Ecclesiae sule sanctae.

Sac. Amen.

Al Prefazio.

Sac. Per omnia saecula saeculorum.

R. Amen.

Sac. Dominus vobiscum.

R. Et cum spiritu tuo.

Sac. Sursum corda.

R. Habemus ad Dominum.

Sac. Gratias agamus Domino Deo nostro

R. Dignum et iustum est.

Sac. Vere dignum et iustum est, etc. (Recita il Prefazio.)

Al Sanctus si dànno tre colpi doppi di campanello e si fa il segno di croce.

Alle due Elevazioni anche tre tocchi, sollevando alquanto il lembo della pianeta, nel tempo che il Sacerdote alza le braccia; ed alle 4 genuflessioni del medesimo si fan dal ministro 4 inchini; dopo, senza far genuflessioni, si ritorna a posto senza segnarsi.

Si batte tre volte il petto all’Agnus Dei; al Domine non sum dignus sta alquanto inclinato.

Alla fine del a Pater

R. Sed libera nos a malo.

Sac. Pax Domini sit semper vobiscum.

R. Et cum spiritu tuo.

Dopo che il Sacerdote ha fatto la Santa Comunione colla Santa Ostia e scopre il calice, il ministro si alza, fa genuflessione sul gradino al posto ove si trova (mentre la fa pure il Celebrante. Va a prendere le ampolline col piattello e le porta all’Altare facendo genuflessione lateralmente sul gradino inferiore prima di salire (perchè c’è ancora il Preziosissimo Sangue sull’altare). – Mesce nel calice un po’ di vino, poi vino ed acqua. -Discende e senza più genuflettere porta piattello e ampolline alla credenza.

– Va subito a prendere il Messale e lo trasporta di nuovo dalla parte dell’Epistola, senza chiuderlo e facendole debite genuflessioni nel passare in mezzo.

Alla fine della messa.

Sac. Ite, missa est, ovvero Benedicamus Dominus.

R. Deo gratias.

Nella Messa da morto: Sac. Requiescant in pace. R. Amen).

Nell’ottava di Pasqua si dice: Deo gratias, alleluia, alleluia.

Se il Sacerdote lascia il Messale aperto, si trasporta dall’altra parte dell’Altare.

Alla benedizione s’inchina profondamente, e segnatosi, va a prendere la berretta: e fatta la genuflessione in piano al Verbum caro, ascende, prende il Messale, discende, genuflette col Sacerdote (o mentre questi fa l’inchino). Consegna la berretta baciando prima questa e poi la mano del Celebrante, e,ritorna in Sacrestia, ove ripete la riverenza al Crocifisso.

Sac. Benedicat vos omnipotens Deus, Pater et Filius et Spiritus Sanctus.

R. Amen.

All’ultimo Vangelo.

Sac. Initium o Sequentia Sancti Evangelii, etc.

R. Gloria tibi, Domine.

Finito il Vangelo.

R. Deo gratias.

Se vi sono persone da comunicare, dopo che il Sacerdote avrà recitate ai piedi dell’Altare le preghiere prescritte (tre Ave Maria, Salve Regina, ecc.) il ministro recita il Confiteor profondamente inchinato e colla torcia accesa in mano risponde Amen al Misereatur ed all’Indulgentiam; accompagna il SS. Sacramento stando alla sinistra del Sacerdote e tenendo la torcia colla sinistra.

Sac. Panem de caélo pràestitisti eis (in tempo pasquale: Alleluia);

R. Omne delectamentum in se habentem (in tempo pasquale: Alleluia).

Sac. Domine, exaudi orationem meam.

R. Et clamor meus ad te veniat.

Sac. Dominus vobiscum.

R. Et cum spiritu tuo.

Sac. Oremus… Per omnia saecula saeculorum.

R. Amen.

Sac. Benedictio Dei omnipotentis, Patris, etc., descendat super vos et maneat semper.

R. Amen.

Chiuso di nuovo il tabernacolo si smorza la torcia; si prende la berretta del Sacerdote, si fa il segno della Croce, inchinandosi alla benedizione; quindi si prende il Messale come si dice sopra.

Se la Comunione si desse durante la Messa. si direbbe il Confiteor quando il Sacerdote assume il preziosissimo Sangue e dopo la Comunione si porterebbero subito le ampolline sulla Mensa per l’abluzione.

OSSERVAZIONI

1. Alle Messe da morto si tralascia il Salmo Iudica me, Deus, il segno di croce all’Introito; non ai bacia la mano nè la berretta al Sacerdote, non si batte il petto all’Agnus Dei, non si dà la benedizione in fine.

2. Se la Messa si celebra all’Altare ove è esposto il SS. Sacramento: si fanno doppie la prima e l’ultima genuflessione; tutte le altre semplici ma in piano. – Si fa la genuflessione non solo in mezzo, ma anche lateralmente (in piano) ogni qualvolta si deve salire all’Altare o discenderne, allontanarsene per andare alla credenza o ritornare dalla medesima all’infimo gradino. – Non si bacia la mano al Celebrante. –

Non si suona il campanello nè al Sanctus nè all’Elevazione.

3. Se nell’andare dalla Sacrestia all’Altare o viceversa si passa dinanzi ad un altro Altare dove:

a) si conserva il SS. Sacramento nel Tabernacolo, si fa genuflessione semplice;

b) sta esposto il SS., oppure in quel tempo ti distribuisce la S. Comunione, si fa genuflessione doppia;

c) si fa l’Elevazione, si genuflette, si adora e si aspetta ad alzarsi che l’Elevazione sia compiuta.

INDULGENZE PER COLORO CHE INSEGNANO O IMPARANO LA DOTTRINA CRISTIANA

(Pio XI, 12 marzo 1930).

Indulgenza Plenaria, due volte al mese, in giorni a propria scelta, alle solite condizioni

(Confessione, Comunione, visita a qualche chiesa o pubblico oratorio, ivi pregando secondo le intenzioni del R. Pontefice), se si dedicano almeno due volte al mese ad insegnare o ad imparare la Dottrina Cristiana per circa mezz’ora o per non meno di venti minuti.

Indulgenza dì cento giorni, ogni qualvolta per il suaccennato spazio di tempo si applicano ad insegnare o ad imparare la Dottrina Cristiana.

CATECHISMO DELLA DOTTRINA CRISTIANA (2)

CATECHISMO DELLA DOTTRINA CRISTIANA (2)

PUBBLICATO PER ORDINE DI SUA SANTITÀ PAPA PIO X

La testimonianza del Signore è fedele,

ai piccoli dà sapienza. Salmo XVIII, 7

ROMA – TIPOGRAFIA POLIGLOTTA VATICANA 1920

PRIME NOZIONI DELLA FEDE CRISTIANA.

Chi si accosta a Dio deve credere che Egli è e che premia quelli che lo cercano.

Agli Ebrei, XI, 6

Questa è l’eterna vita, che conoscano te, l’unico vero Dio, e Colui che hai mandato, Gesù Cristo.

S. Giov.. XVII, 3

1. Chi ci ha creato?

Ci ha creato Dio.

2. Chi è Dio?

Dio è l’Essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra.

3. Che significa perfettissimo?

Perfettissimo significa che in Dio è ogni perfezione, senza difetto e senza limiti, ossia che È potenza, sapienza e bontà infinita.

4. Che significa Creatore?

Creatore significa che Dio ha fatto dal ì, tutte le cose.

5. Che significa Signore?

Signore significa che Dio è padrone assoluto di tutte le cose.

6. Dio ha corpo come noi? ‘

Dio non ha corpo, ma è purissimo spirito.

7. Dov’è Dio?

Dio è in cielo, in terra ed in ogni luogo: Egli è l’Immenso.

8. Dio è sempre stato?

Dio è sempre stato e sempre sarà: Egli è l’Eterno.

9. Dio sa tutto?

Dio sa tutto, anche i nostri pensieri: Egli è l’Onnisciente.

10. Dio può far tutto?

Dio può far tutto ciò che vuole: Egli è l’Onnipotente.

11. Dio può fare anche il male?

Dio non può fare il male; perché non può volerlo essendo bontà infinita; ma lo tollera per lasciar libere le creature sapendo poi ricavare il bene anche dal male.

12. Dio ha cura delle cose create?

Dio ha cura e provvidenza delle cose create, e le conserva e dirige tutte al proprio fine, con sapienza, bontà e giustizia infinita.

13. Per qual fine Dio ci ha creati?

Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell’altra, in paradiso.

14. Che cos’è il paradiso?

Il paradiso è il godimento eterno di Dio, nostra felicità, e, in Lui, di ogni altro bene, senza alcun male.

15. Chi merita il paradiso?

Merita il paradiso chi è buono, ossia chi ama e serve fedelmente Dio, e muore nella sua grazia.

16. I cattivi che non servono Dio e muoiono in peccato mortale, che cosa meritano?

I cattivi che non servono Dio e muoiono in peccato mortale, meritano l’inferno.

17. Che cos’è l’inferno?

L’inferno è il patimento eterno della privazione di Dio, nostra felicità, e del fuoco, con ogni altro male senza alcun bene.

18. Perché Dio premia i buoni e castiga i cattivi?

Dio premia i buoni e castiga i cattivi, perché  è la giustizia infinita.

19. Dio è uno solo?

Dio è uno solo, ma in tre Persone uguali e distinte, che sono la santissima Trinità.

20. Come si chiamano le tre Persone della santissima Trinità?

Le tre Persone della santissima Trinità si chiamano Padre, Figliuolo e Spirito Santo.

21. Delle tre Persone della santissima Trinità si è incarnata e fatta uomo alcuna?

Delle tre Persone della santissima Trinità si è incarnata e fatta uomo la seconda, cioè il Figliuolo.

22. Come si chiama il Figliuolo di Dio fatto uomo?

Il Figliuolo di Dio fatto uomo si chiama Gesù Cristo.

23. Chi è Gesù Cristo?

Gesù Cristo è la seconda Persona della santissima Trinità, cioè il Figliuolo di Dio fatto uomo.

24. Gesù Cristo è Dio e uomo?

Sì, Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo.

25. Perché il Figliuolo di Dio si fece uomo?

Il Figliuolo di Dio si fece uomo per salvarci, cioè per redimerci dal peccato e riacquistarci il paradiso.

26. Che fece Gesù Cristo per salvarci?

Gesù Cristo per salvarci soddisfece per i nostri peccati patendo e sacrificando se stesso sulla Croce, e c’insegnò a vivere secondo Dio.

27. Per vivere secondo Dio, che cosa dobbiamo fare?

Per vivere secondo Dio, dobbiamo CREDERE LE VERITÀ RIVELATE da Lui e OSSERVARE I SUOI COMANDAMENTI, con l’aiuto della sua GRAZIA, che si ottiene mediante i SACRAMENTI e L’ORAZIONE.

PREGHIAMO.

O Dio, concedici la grazia di pensare e di fare ciò che è retto, sì che noi, i quali senza di te non possiamo esistere, riusciamo a vivere secondo te. (Orazione Dom. VIII dopo la Pentecoste)Te ne supplichiamo per il tuo Figliuolo Gesù Cristo, Nostro Signore. Così sia.

CATECHISMO DELLA DOTTRINA CRISTIANA PUBBLICATO PER ORDINE DI SUA SANTITÀ PAPA PIO X

PARTE I.

« CREDO »

OSSIA PRINCIPALI VERITÀ DELLA FEDE CRISTIANA.

Senza la fede è impossibile piacere a Dio. Agli Ebrei, XI, 6

CAPO I.

Misteri principali. – Segno della santa Croce. – Credo

*28. Quali sono le verità rivelate da Dio?

Le verità rivelate da Dio sono principalmente quelle compendiate nel Credo o Simbolo apostolico, e si chiamano verità di fede, perché dobbiamo crederle con piena fede come insegnate da Dio, il quale né s’inganna né può ingannare.

*29. Che cos’è il Credo o Simbolo apostolico?

Il Credo o Simbolo apostolico è una professione dei misteri principali e di altre verità rivelate da Dio per mezzo di Gesù Cristo e degli Apostoli, e insegnate dalla Chiesa.

30. Che cos’è mistero?

Mistero è una verità del tutto superiore ma non contraria alla ragione, che crediamo perché Dio l’ha rivelata.

*31. Quali sono i misteri principali della Fede professati nel Credo?

I misteri principali della Fede professati nel Credo sono due: l’Unità e Trinità di Dio; l’Incarnazione, Passione e Morte del Nostro Signor Gesù Cristo.

*32. I due misteri principali della Fede li professiamo ed esprimiamo anche in altra maniera?

Professiamo ed esprimiamo i due misteri principali della Fede anche col segno della Croce, che perciò è il segno del Cristiano.

*33. Come si fa il segno della Croce?

Il segno della Croce si fa portando la mano destra alla fronte, e dicendo: In nome del Padre, poi al petto, dicendo: e del Figliuolo; quindi alla spalla sinistra e alla destra, dicendo: e dello Spirito Santo; e si termina con le parole Così sia.

*34. Nel segno della Croce, come esprimiamo noi i due misteri principali della Fede?

Nel segno della Croce, con le parole esprimiamo l’Unità e Trinità di Dio, e con la figura della croce la Passione e la Morte del Nostro Signor Gesù Cristo.

35. È utile fare il segno della Croce?

È utilissimo fare il segno della Croce spesso e devotamente, perché è atto esterno di fede, che ravviva in noi questa virtù, vince il rispetto umano e le tentazioni, e ci ottiene grazie da Dio.

36. Quando è bene fare il segno della Croce?

È sempre bene fare il segno della Croce, ma specialmente prima e dopo ogni atto di religione, prima e dopo il cibo e il riposo, e nei pericoli dell’anima e del corpo.

CAPO II.

Unità e Trinità di Dio.

Credo in Dio Padre onnipotente … in Gesù Cristo, suo unico Figliuolo, Nostro Signore …. nello Spirito Santo.

37. Che significa Unità di Dio?

Unità di Dio significa che c’è un Dio solo.

38. Che significa Trinità di Dio?

Trinità di Dio significa che in Dio sono tre Persone uguali, realmente distinte: Padre, Figliuolo e Spirito Santo.

39. Che significa tre Persone realmente distinte?

Tre Persone realmente distinte significa che in Dio una Persona non è l’altra, pur essendo tutte e tre un Dio solo.

40. Comprendiamo noi come le tre Persone divine, benché realmente distinte, sono un Dio solo?

Noi non comprendiamo né possiamo comprendere come le tre Persone divine, benché realmente distinte, sono un Dio solo: è un mistero.

*41. Qual è la prima Persona della santissima Trinità?

La prima Persona della santissima Trinità è il Padre.

*42. Qual è la seconda Persona della santissima Trinità?

La seconda Persona della santissima Trinità è il Figliuolo.

*43. Qual è la tersa Persona della santissima Trinità?

La terza Persona della santissima Trinità è lo Spirito Santo.

44. Perché il Padre è la prima Persona della santissima Trinità?

Il Padre è la prima Persona della santissima Trinità, perché non procede da altra Persona, e da Lui procedono le altre due, cioè il Figliuolo e lo Spirito Santo.

45. Perché il Figliuolo è la seconda Persona della santissima Trinità?

Il Figliuolo è la seconda Persona della santissima Trinità, perché è generato dal Padre, ed è, insieme col Padre, principio dello Spirito Santo.

46. Perché lo Spirito Santo è la tersa Persona della santissima Trinità?

Lo Spirito Santo è la terza Persona della santissima Trinità, perché procede dal Padre e dal Figliuolo.

*47. Ogni Persona della santissima Trinità è Dio?

Sì, ogni Persona della santissima Trinità è Dio.

48. Se ogni Persona divina è Dio, le tre Persone divine sono dunque tre Dei?

Le tre Persone divine non sono tre Dei, ma un Dio solo, perché hanno la stessa unica natura o sostanza divina,

49. Le tre Persone divine sono uguali, o ce n’è una maggiore, più potente e più sapiente?

Le tre Persone divine essendo un solo Dio sono uguali in tutto, e hanno egualmente comune ogni perfezione e ogni operazione; sebbene certe perfezioni e le opere corrispondenti si attribuiscano più all’una Persona che all’altra, come la potenza e la creazione al Padre.

50. Il Padre almeno, fu prima del Figliuolo e dello Spirito Santo?

Il Padre non fu prima del Figliuolo e dello Spirito Santo, perché le tre Persone divine, avendo comune l’unica natura divina che è eterna, sono egualmente eterne.

CAPO III.

Creazione del mondo. Origine e caduta dell’uomo.

Credo in Dio… Creatore del cielo e della terra.

51. Dio perché è detto Creatore del cielo e della terra?

Dio è detto Creatore del cielo e della terra, ossia del mondo, perché lo fece dal nulla, e fare dal nulla è creare.

52. Il mondo è tutto opera di Dio?

Il mondo è tutto opera di Dio; e nella grandezza, bellezza e ordine suo meraviglioso, ci mostra la potenza, la sapienza e la bontà infinita di Lui.

*53. Dio creò soltanto ciò che è materiale nel mondo?

Dio non creò soltanto ciò che è materiale nel mondo, ma anche i puri spiriti; e crea l’anima di ogni uomo.

*54. Chi sono i puri spiriti?

I puri spiriti sono esseri intelligenti senza corpo.

55. Come sappiamo che esistono puri spiriti creati?

Che esistono puri spiriti creati lo sappiamo dalla Fede.

56. Quali puri spiriti creati ci fa conoscere la Fede?

La Fede ci fa conoscere i puri spiriti buoni, ossia gli Angeli, e i cattivi, ossia i demoni.

* 57. Chi sono gli Angeli?

Gli Angeli sono i ministri invisibili di Dio, ed anche nostri Custodi, avendo Dio affidato ciascun uomo ad uno di essi.

58. Abbiamo dei doveri verso gli Angeli?

Verso gli Angeli abbiamo il dovere della venerazione; e verso l’Angelo Custode abbiamo anche quello di essergli grati, di ascoltarne le ispirazionie di non offenderne mai la presenza col peccato.

* 59. I demòni chi sono?

I demoni sono angeli ribellatisi a Dio per superbia e precipitati nell’inferno, i quali, per odio contro Dio, tentano l’uomo al male.

*60. Chi è l’uomo?

L’uomo è un essere ragionevole, composto d’anima e di corpo.

*61. Che cos’è l’anima?

L’anima è la parte spirituale dell’uomo, per cui egli vive, intende ed è libero, e perciò capace di conoscere, amare e servire Dio.

* 62. L’anima dell’uomo muore col corpo?

L’anima dell’uomo non muore col corpo, ma vive in eterno, essendo spirituale.

*63. Qual cura dobbiamo avere dell’anima?

Dell’ anima dobbiamo avere la massima cura, perché essa è in noi la parte migliore e immortale, e solo salvando l’anima saremo eternamente felici.

64. Com’è libero l’uomo?

L’uomo è libero, in quanto che può fare una cosa e non farla, o farne una piuttosto che un’altra come sentiamo bene in noi stessi.

65. Se l’uomo è libero, può fare anche il male

L’uomo può, ossia è capace di fare anche il male; ma non lo deve fare, appunto perché è male, la libertà deve usarsi solo per il bene.

66. Chi furono i primi uomini?

I primi uomini furono Adamo ed Eva, creati immediatamente da Dio: tutti gli altri discendono da essi, che perciò son chiamati i progenitori degli uomini.

67. L’uomo fu creato debole e misero come ora\ siamo noi?

L’uomo non fu creato debole e misero come ora siamo noi, ma in uno stato felice, con destino e con doni superiori alla natura umana.

68. L’uomo, qual destino ebbe da Dio?

L’uomo ebbe da Dio l’altissimo destino di vedere e godere eternamente Lui, Bene infinito; e perché questo è del tutto superiore alla capacità della natura, egli ebbe insieme, per raggiungerlo, una potenza soprannaturale che si chiama grazia.

69. Oltre la grazia, che altro aveva dato Dio all’uomo?

Oltre la grazia, Dio aveva dato all’uomo l’esenzione dalle debolezze e miserie della vita e dalla necessità di morire, purché non avesse peccato, come purtroppo fece Adamo, il capo dell’umanità, gustando del frutto proibito.

70. Che peccato fu quello di Adamo?

Il peccato di Adamo ili un peccato grave di superbia e di disubbidienza.

71. Quali danni cagionò il peccato di Adamo?

Il peccato di Adamo spogliò lui e tutti gli uomini della grazia e d’ogni altro dono soprannaturale, rendendoli soggetti al peccato, al demonio, alla morte, all’ignoranza, alle cattive inclinazioni e ad ogni altra miseria, ed escludendoli dal paradiso.

72. Come si chiama il peccato a cui Adamo assoggettò gli uomini con la sua colpa?

Il peccato a cui Adamo assoggettò gli uomini con la sua colpa, si chiama originale, perché commesso al principio dell’umanità, si trasmette con la natura agli uomini tutti nella loro origine.

73. In che consiste il peccato originale?

Il peccato originale consiste nella privazione della grazia originale, che secondo la disposizione di Dio dovremmo avere ma non abbiamo, perché il capo dell’umanità con la sua disubbidienza ne privò sé e noi tutti, suoi discendenti.

74. Come mai il peccato originale è volontario, e quindi colpa per noi?

Il peccato originale è volontario e quindi colpa per noi, solo perché volontariamente lo commise Adamo quale capo dell’umanità; e perciò Dio non premia col paradiso, ma neppure castiga con tormenti chi abbia solo il peccato originale.

75. L’uomo, a causa del peccato originale, doveva rimaner escluso per sempre dal paradiso?

L’uomo, a causa del peccato originale, doveva rimaner escluso per sempre dal paradiso, se Dio, per salvarlo, non avesse promesso e mandato dal cielo il proprio Figliuolo, cioè Gesù Cristo.

CAPO IV.

 Incarnazione, Passione e Morte del Figliuolo di Dio.

Credo… in Gesù Cristo, suo unico Figliuolo, Nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morto e seppellito, discese all’inferno, il terso giorno risuscitò da morte, salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente.

*76. In che modo il Figliuolo di Dio si è fatto uomo?

Il Figliuolo di Dio si è fatto uomo, prendendo un corpo e un’anima, come abbiamo noi, nel seno purissimo di Maria Vergine, per opera dello Spirito Santo.

*77. Il Figliuolo di Dio, facendosi uomo, cessò di esser Dio?

Il Figliuolo di Dio, facendosi uomo, non cessò di esser Dio, ma, restando vero Dio, cominciò ad essere anche vero uomo.

78. In Gesù Cristo sono due nature?

In Gesù Cristo sono due nature: la natura divina e la natura umana.

79. In Gesù Cristo con le due nature sono anche due persone?

In Gesù Cristo con le due nature non sono due persone, ma una sola, quella divina del Figliuolo di Dio.

80. Gesù Cristo come fu conosciuto per Figliuolo di Dio?

Gesù Cristo fu conosciuto per Figliuolo di Dio, perché tale lo proclamò Dio Padre nel Battesimo e nella Trasfigurazione, dicendo: « Questo è il mio Figliuolo diletto, nel quale mi sono compiaciuto»; * e perché tale si dichiarò Gesù stesso nella sua vita

terrena. ( s. MATT., III, 17; s. LUCA, IX, 35.)

81. Gesù Cristo è stato sempre?

Gesù Cristo come Dio è stato sempre; come uomo cominciò ad essere dal momento dell’Incarnazione.

*82. Da chi nacque Gesù Cristo?

Gesù Cristo nacque da Maria sempre Vergine, la quale perciò si chiama ed è vera Madre di Dio.

* 83. San Giuseppe non fu padre di Gesù Cristo?

San Giuseppe non fu padre vero di Gesù Cristo, ma padre putativo; cioè, come sposo di Maria e custode di Lui, fu creduto suo padre senza esser tale.

*84. Dove nacque Gesù Cristo?

Gesù Cristo nacque a Betlemme, in una stalla, e fu posto in una mangiatoia.

*85. Perché Gesù Cristo volle esser povero?

Gesù Cristo volle esser povero, per insegnarci ad essere umili e a non riporre la felicità nelle ricchezze, negli onori e nei piaceri del mondo.

86. Che fece Gesù Cristo nella sua vita terrena?

Gesù Cristo, nella sua vita terrena, c’insegnò con l’esempio e con la parola a vivere secondo Dio, e confermò coi miracoli la sua dottrina; finalmente, per cancellare il peccato, riconciliarci con Dio e riaprirci il paradiso, si sacrificò sulla Croce, « unico Mediatore tra Dio e gli uomini ». (1a Timot., II, 5)

87. Che cos’è miracolo?

Miracolo è un fatto sensibile, superiore a tutte le forze e leggi della natura, e perciò tale che può venire solo da Dio, Padrone della natura.

88. Con quali miracoli specialmente, Gesù Cristo confermò la sua dottrina e dimostrò di esser vero Dio?

Gesù Cristo confermò la sua dottrina e dimostrò di esser vero Dio, specialmente col rendere in un attimo la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, la parola ai muti, la salute a ogni sorta d’infermi, la vita ai morti; con l’imperar da padrone ai demoni e alle forze della natura, e soprattutto con la sua risurrezione dalla morte.

*89. Gesù Cristo morì come Dio 0ocome uomo?

Gesù Cristo mori come uomo, perchè come Dio non poteva né patire né morire.

*90. Dopo la morte, che fu di Gesù Cristo?

Dopo la morte, Costi Cristo discese con l’anima al Limbo, dalle anime dei giusti morti fino allora, per condurle seco in paradiso; poi risuscitò, ripigliando il suo corpo che era stato sepolto.

91. Quanto tempo restò sepolto il corpo di Gesù Cristo?

Il corpo di Gesù Cristo restò sepolto tre giorni non interi, dalla sera del venerdì fino all’alba del giorno che ora si dice domenica di Pasqua.

*92. Che fece Gesù Cristo dopo la sua risurresione?

Gesù Cristo, dopo la sua risurrezione, rimase in terra quaranta giorni; poi salì al cielo, dove siede alla destra di Dio Padre onnipotente.

93, Perché Gesù Cristo, dopo la sua risurrezione, rimase in terra quaranta giorni?

Gesù Cristo, dopo la sua risurrezione, rimase in terra quaranta giorni per mostrare che era veramente risuscitato, per confermare i discepoli nella fede in Lui e istruirli più profondamente nella sua dottrina.

*94. Ora Gesù Cristo è solamente in cielo?

Ora Gesù Cristo non è solamente in cielo, ma come Dio è in ogni luogo, e come Dio e uomo è in cielo e nel santissimo Sacramento dell’altare.

CAPO V .

Venuta di Gesù Cristo alla fine del mondo. – I due giudizi, particolare e universale.

… Di là ha da venire a giudicare i vivi e i morti.

*95. Gesù Cristo tornerà mai più visibilmente su questa terra?

Gesù Cristo tornerà visibilmente su questa terra alla line del mondo per giudicare i vivi e i morti, ossia tutti gli uomini, buoni e cattivi.

*96. Gesù Cristo per giudicarci aspetterà sino alla fine del mondo?

Gesù Cristo per giudicarci non aspetterà sino alla fine del mondo, ma. giudicherà ciascuno subito dopo la morte.

97. Ci sono due giudizi?

Ci sono due giudizi: l’uno particolare, di ciascun’anima, subito dopo morte; l’altro universale, di tutti gli uomini, alla line del mondo.

*98. Di die cosa ci giudicherà Gesù Cristo?

Gesù Cristo ci giudicherà del bene e del male operato in vita, anche dei pensieri e delle omissioni.

99. Dopo il giudizio particolare, che avviene dell’anima?

Dopo il giudizio particolare, l’anima, se è senza peccato e senza debito di pena, va in paradiso; se ha qualche peccato veniale o qualche debito di pena, va in purgatorio finche abbia soddisfatto; se è in peccato mortale, qual ribelle inconvertibile a Dio va all’inferno.

100. I bambini morti senza Battesimo dove vanno?

I bambini morti senza Battesimo vanno al Limbo, dove non godono Dio, ma nemmeno soffrono, perché, avendo il peccato originale, e quello solo, non meritano il paradiso, ma neppure l’inferno e il purgatorio.

* 101. Che cos’è il purgatorio?

II purgatorio è il patimento temporaneo della privazione di Dio, e di altre pene che tolgono dall’anima ogni resto di peccato per renderla degna di veder Dio.

102. Possiamo noi soccorrere e anche liberare le anime dalle pene del purgatorio?

Possiamo occorrere e anche liberare le anime dalle pene del purgatorio con i suffragi, ossia, con preghiere, indulgenze, elemosine e altre opere buone, sopra tutto con la santa Messa.

103. E certo che esistono il paradiso e l’inferno?

E certo che esistono il paradiso e l’inferno, loha rivelato Dio spesse volte promettendo ai buoni l’eterna vita e il suo stesso gaudio, e minacciando ai cattivi la perdizione e il fuoco eterno.

104. Quanto dureranno il paradiso e l’inferno?

Il paradiso e l’inferno dureranno eternamente.

CAPO VI.

Chiesa cattolica. – Comunione dei santi.

Credo… la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi.

*105. Che cos’è la Chiesa?

La Chiesa e la società dei veri Cristiani, cioè dei battezzati che professano la fede e dottrina di Gesù Cristo, partecipano a’ suoi sacramenti e ubbidiscono ai Pastori stabiliti da Lui.

*106. Da chi fu fondata la Chiesa?

La Chiesa fu fondata da Gesù Cristo, il quale raccolse i suoi fedeli in una società, la sottopose agli Apostoli con san Pietro per capo, e le diede il sacrificio, i sacramenti e lo Spirito Santo che la vivifica.

* 107. Qual è la Chiesa di Gesù Cristo?

.La Chiesa di Gesù Cristo è la Chiesa Cattolica Romana, perché essa sola è una, santa, cattolica e apostolica, quale Egli la volle.

108. La Chiesa perché è una?

La Chiesa è una, perché tutti i suoi membri ebbero, hanno ed avranno sempre unica la fede, il sacrificio, i sacramenti e il capo visibile, il Romano Pontefice, successore di san Pietro, formando così tutti un solo corpo, il Corpo mistico di Gesù Cristo.

109. La Chiesa perché è santa?

La Chiesa è santa, perché sono santi Gesù Cristo suo capo invisibile, e lo Spirito che la vivifica; perché in lei sono santi la dottrina, il sacrificio e i sacramenti, e tutti son chiamati a santificarsi; e perché molti realmente furono santi, e sono e saranno!

110. La Chiesa perché è cattolica?

La Chiesa è cattolica, cioè universale, perché è istituita e adatta per tutti gli uomini e sparsa in tutta la terra.

111. La Chiesa perché è apostolica?

La Chiesa è apostolica, perché è fondata sugli Apostoli e sulla loro predicazione, e governata dai loro successori, i Pastori legittimi, i quali, senza interruzione e senza alterazione, seguitano a trasmetterne e la dottrina e il potere.

* 112. Chi sono i legittimi pastori della Chiesa?

I legittimi Pastori della Chiesa sono il Papa, oSommo Pontefice e i Vescovi uniti con lui.

*113. Chi è il Papa?

II Papa è il successore di san Pietro ni sede di Roma e nel primato, ossia nell’apostolato ed episcopato universale; quindi il capo visibile, Vicario di Gesù Cristo capo invisibile, di tutta la Chiesa, la quale perciò si dice Cattolica-Romana.

* 114. Il Papa e i Vescovi uniti con lui che costituiscono?

Il Papa e i Vescovi uniti con lui costituiscono la Chiesa docente, chiamata cosi perché ha da Gesù Cristo la missione d’insegnare le verità e le leggi divine a tutti gli uomini, i quali solo da lei ne ricevono la piena e sicura cognizione che è necessaria per vivere cristianamente.

*115. La Chiesa docente può errare nell’insegnarci le verità rivelate da Dio?

La Chiesa docente non può errare nell’insegnarci le verità rivelate da Dio: essa è infallibile, perché, come promise Gesù Cristo, « lo Spirito di verità » l’assiste continuamente. *(s. Giov., XV, 26.)

*116. Il Papa, da solo, può errare nell’insegnarci le verità rivelate da Dio?

Il Papa, da solo, non può errare nell’insegnarci le verità rivelate da Dio, ossia è infallibile come la Chiesa, quando, da Pastore e Maestro di tutti i Cristiani, definisce dottrine circa la fede e i costumi.

117. Può altra Chiesa, fuori della Cattolica-Romana, essere la Chiesa di Gesù Cristo, o almeno parte di essa?

Nessuna Chiesa, fuori della Cattolica-Romana, può essere la Chiesa di Gesù Cristo e nemmeno parte di essa, perché non può averne insieme con quella le singolari distintive qualità, una, santa, cattolica e apostolica; come difatti non le ha nessuna delle altre Chiese che si dicono cristiane.

118. Perché Gesù Cristo istituì la Chiesa?

Gesù Cristo istituì la Chiesa, perché gli uomini trovassero in essa la guida sicura e i mezzi di santità e di salute eterna,

119. Quali sono i mezzi di santità e di salute eterna che si trovano nella Chiesa?

I mezzi di santità e di salute eterna che si trovano nella Chiesa, sono la vera fede, il sacrificio e i sacramenti, e gli aiuti spirituali scambievoli. come la preghiera, il consiglio, l’esempio.

*120. I mezzi di santità e di salute eterna sono comuni a tutti gli uomini?

I mezzi di santità e di salute eterna sonocomuni a tutti gli uomini che appartengono alla Chiesa, cioè ai fedeli, i quali negli scritti apostolici son detti santi: perciò l’unione e partecipazione loro a quei mezzi è comunione di santi in cose sante.

121. Perché sono detti santi i fedeli che si trovano nella Chiesa?

I fedeli che si trovano nella Chiesa sono detti santi, perché consacrati a Dio, giustificati o santificati dai sacramenti, e obbligati a vivere da santi!

122. Che significa comunione dei santi?

Comunione dei santi significa che tutti i fedeli formando un solo corpo in Gesù Cristo, profittano di tutto il bene che si fa nel corpo stesso, ossia nella Chiesa universale.

123. I beati del .paradiso e le anime del purgatorio sono nella comunione dei santi?

I beati del paradiso e le anime del purgatorio sono anch’essi nella comunione dei santi, che, congiunti tra loro e con noi dalla carità, ricevono gli uni le nostre preghiere e le altre i nostri suffragi, e tutti ci ricambiano con la loro intercessione presso Dio.

124. Chi è fuori della comunione dei santi?

È fuori della comunione dei santi chi è fuori della Chiesa, ossia i dannati, gl’infedeli, gli ebrei, gli eretici, gli apostati, gli scismatici e gli scomunicati.

125. Chi sono gl’infedeli?

Gl’infedeli sono i non battezzati che non credono in alcun modo nel Salvatore promesso, cioè nel Messia o Cristo, come gl’idolatri e i maomettani.

126. Chi sono gli ebrei?

Gli ebrei sono i non battezzati che professano la legge di Mosè e non credono che Gesù è il Messia o Cristo promesso.

127. Chi sono gli eretici?

Gli eretici sono i battezzati che si ostinano a non credere qualche verità rivelata da Dio e insegnata dalla Chiesa, per esempio, i protestanti.

128. Chi sono gli apostati?

Gli apostati sono i battezzati che rinnegano, con atto esterno, la fede cattolica già professata.

129. Chi sono gli scismatici?

Gli scismatici sono i battezzati che ricusano ostinatamente di sottostare ai legittimi Pastori, e perciò sono separati dalla Chiesa, anche se non neghino alcuna verità di fede.

130. Chi sono gli scomunicati?

Gli scomunicati sono i battezzati esclusi per colpe gravissime dalla comunione della Chiesa, affinché non pervertano gli altri e siano puniti e corretti con questo estremo rimedio.

131. È grave danno esser fuori della Chiesa?

Esser fuori della Chiesa è danno gravissimo, perché fuori non si hanno né i mezzi stabiliti né la guida sicura alla salute eterna, la quale per l’uomo è l’unica cosa veramente necessaria.

132. Chi è fuori della Chiesa, si salva?

Chi è fuori della Chiesa per propria colpa e muore senza dolore perfetto, non si salva; ma chi ci si trovi senza propria colpa e viva bene, può salvarsi con l’amor di carità, che unisce a Dio, e, in spirito, anche alla Chiesa, cioè all’anima di lei.

CAPO VII.

Remissione dei peccati. – Peccato.

Credo … la remissione dei peccati.

133. Che significa remissione dei peccati?

Remissione dei peccati significa che Gesù Cristo ha dato agli Apostoli e ai loro successori la potestà di rimettere nella Chiesa ogni peccato.

134. Nella Chiesa come si rimettono i peccati?

Nella Chiesa i peccati si rimettono principalmente coi sacramenti del Battesimo e della Penitenza, istituiti da Gesù Cristo a questo fine.

*135. Che cos’è il peccato?

Il peccato è un’ offesa fatta a Dio, disobbedendo alla sua legge.

*136. Di quante specie è il peccato?

Il peccato è di due specie: originale e attuale.

* 137. Qual è il peccato originale?

Il peccato originale è il peccato che l’umanità commise in Adamo suo capo, e che da Adamo ogni uomo contrae per naturai discendenza.

*138. Tra i figli di Adamo fu preservato mai nessuno dal peccato originale?

Tra i figli di Adamo fu preservata dal peccato originale solo Maria santissima; la quale, perché eletta Madre di Dio, fu « piena di grazia », e quindi senza peccato fin dal primo istante; perciò la Chiesa ne celebra l’immacolata Concezione. (s. LUCA, I, 28).

*139. Come si cancella il peccato originale?

Il peccato originale si cancella col santo Battesimo.

*140. Qual è il peccato attuale?

Il peccato attuale è quello che si commette volontariamente da chi ha l’uso di ragione.

* 141. In quanti modi si commette il peccato attuale?

Il peccato attuale si commette in quattro modi,

cioè in pensieri, in parole, in opere e in omissioni.

*142. Di quante specie è il peccato attuale?

Il peccato attuale è di due specie: mortale e veniale.

*143. Che cos’è il peccato mortale?

Il peccato mortale è una disubbidienza alla legge di Dio in cosa grave, fatta con piena avvertenza e deliberato consenso.

144. Perché il peccato grave si chiama mortale?

Il peccato grave si chiama mortale, perché  priva l’anima della grazia divina che è la sua vita, le toglie i meriti e la capacità di farsene de’ nuovi, e la rende degna di pena o morte eterna nell’inferno.

145. Se il peccato mortale rende l’uomo incapace di meritare, è dunque inutile che il peccatore faccia opere buone?

Non è inutile che il peccatore faccia opere buone, anzi deve farne, sia per non divenir peggiore omettendole e cadendo in nuovi peccati, sia per disporsi con esse, in qualche modo, alla conversione e al riacquisto della grazia di Dio.

146. Come si riacquista la grazia di Dio, perduta per il peccato mortale?

La grazia di Dio, perduta per il peccato mortale, si riacquista con una buona confessione sacramentale, o col dolore perfetto che libera dai peccati, sebbene resti l’obbligo di confessarli.

147. Insieme con la grazia, si riacquistano anche i meriti perduti per il peccato mortale?

Insieme con la grazia, per somma misericordia di Dio, si riacquistano anche i meriti perduti per il peccato mortale.

*148. Che cos’è il peccato veniale?

Il peccato veniale è una disubbidienza alla legge di Dio in cosa leggera, o anche in cosa di per sé grave, ma senza tutta l’avvertenza e il consenso.

149. Perché il peccato non grave si chiama veniale?

Il peccato non grave si chiama veniale, cioè perdonabile, perché non toglie la grazia, e può aversene il perdono col pentimento e con buone opere, anche senza la confessione sacramentale.

150. Il peccato veniale è dannoso all’anima?

Il peccato veniale è dannoso all’anima, perché la raffredda nell’amore di Dio, la dispone al peccato mortale, e la rende degna di pene temporanee in questa vita e nell’altra.

151. I peccati sono tutti uguali?

I peccati non sono tutti uguali; come alcuni peccati veniali sono meno leggeri di altri, così alcuni peccati mortali sono più gravi e funesti.

152. Tra i peccati mortali, quali sono più gravi e funesti?

Tra i peccati mortali sono più gravi e funesti i peccati contro lo Spirito Santo e quelli che gridano vendetta al cospetto di Dio, [Formole 24,25].

153. Perché i peccati contro lo Spirito Santo sono dei più gravi e funesti?

I peccati contro lo Spirito Santo sono dei più gravi e funesti, perché con essi l’uomo si oppone ai doni spirituali della verità e della grazia, e perciò, anche potendolo, difficilmente si converte.

154. I peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, perché sono dei più gravi e funesti?

I peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, sono dei più gravi e funesti, perché direttamente contrari al bene dell’umanità e odiosissimi, tanto che provocano, più degli altri, i castighi di Dio.

155. Che cosa particolarmente giova a tenerci lontani dal peccato?

A tenerci lontani dal peccato giova particolarmente il pensiero che Dio è da per tutto e vede il segreto dei cuori, e la considerazione dei Novissimi, * ossia di quanto ci attende alla fine di questa vita e alla fine del mondo. *[Formoia26].

CAPO VIII*

Risurrezione della carne. – Vita eterna. – Amen.

Credo… la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

*156. Che cosa ci attende alla fine di questa vita?

Alla fine di questa vita ci attendono i dolori e lo sfacelo della morte e il giudizio particolare.

*157. Che cosa ci attende alla fine del mondo?

Alla fine del mondo ci attende la risurrezione della carne e il giudizio universale.

*158. Che significa risurrezione della carne?

Risurrezione della carne significa che il nostro corpo, per virtù di Dio, si ricomporrà e si riunirà all’anima per partecipare, nella vita eterna, al premio o al castigo da essa meritato.

*159. Che significa vita eterna?

Vita eterna significa che il premio, come la pena, durerà in eterno, e che la vista di Dio sia la vera vita e felicità dell’anima, mentre la privazione di Lui sarà la massima infelicità e come una morte eterna.

160. Che significa la parola Amen?

La parola Amen significa in verità, così è e così sia; e con essa confermiamo esser vero tutto quello che confessiamo nel Credo, e ci auguriamo la remissione dei peccati, la risurrezione alla gloria e la vita eterna in Dio.

PREGHIAMO.

Dà, o Signore, a’ tuoi credenti la costanza e la sincerità della fede in te, sì che fermi nel divino amore, non siano mai divelti per nessuna tentazione dalla integrità in essa. [Postcom. 34 fra le Orazioni diverse del Messale] Te ne supplichiamo per il tuo Figliuolo Gesù Cristo, ecc.

PARTE II.

COMANDAMENTI DI DIO PRECETTI DELLA CHIESA – VIRTÙ

OSSIA MORALE CRISTIANA.

Se vuoi entrare alla vita, osserva i comandamenti. S. MATT., XIX, 17.

Se mi amate, osservate i miei comandamenti. S. Giov., XIV, 15.

CAPO I.

Comandamenti di Dio.

§ 1. – Comandamenti di Dio in generale.

161. Che cosa sono i comandamenti di Dio?

I comandamenti di Dio o Decalogo sono le leggi morali che Dio nel Vecchio Testamento diede a Mosè sul monte Sinai, e Gesù Cristo perfezionò nel Nuovo.

162. Che cosa c’impone il Decalogo?

Il Decalogo c’impone i più stretti doveri di natura verso Dio, noi stessi e il prossimo, come pure gli altri doveri che ne derivano, per esempio, quelli del proprio stato.

163. 1 nostri doveri verso Dio e verso il prossimo a che si riducono?

I nostri doveri verso Dio e verso il prossimo si riducono alla carità, cioè al « massimo e primo comandamento » dell’amor di Dio, e a quello « simile » dell’amor del prossimo: «da questi due comandamenti, disse Gesù Cristo, dipende tutta la Legge e i Profeti ». – * * S. MATT., XXII, 38-40; Formola 14.

164. Perché il comandamento dell’amor di io è il massimo comandamento?

Il comandamento dell’amor di Dio è il massimo comandamento, perché chi l’osserva amando Dio con tutta l’anima, osserva certamente tutti gli altri comandamenti.

165. I comandamenti di Dio si possono osservare?

I comandamenti di Dio si possono osservare tutti e sempre, anche nelle più forti tentazioni, con la grazia che Dio non nega mai a chi lo invoca di cuore.

**166. Siamo obbligati a osservare i comandamenti? di Dio?

Siamo obbligati a osservare i comandamenti di Dio, perché sono imposti da Lui, nostro Padrone supremo, e dettati dalla natura e dalla sana ragione.

167. Chi trasgredisce i comandamenti di Dio, pecca gravemente?

Chi deliberatamente trasgredisce anche un solo comandamento di Dio in materia grave, pecca gravemente contro Dio, e perciò merita l’inferno!

168. Nei comandamenti che cosa si deve notare?\

Nei comandamenti si deve notare ciò che ordinato e ciò che è proibito.

§ 2. – Comandamenti di Dio in particolare.

PRIMO COMANDAMENTO.

*169. Che ci ordina il primo comandamento Io sono il Signore Dio tuo: non avrai altro Dio fuori che me?

Il primo comandamento lo sono il Signore Dio tuo: non avrai altro Dio fuori che me ci ordina di essere religiosi, cioè di credere in Dio e di amarlo, adorarlo e servirlo come l’unico vero Dio, Creatore e Signore di tutto.

*I70). Che ci proibisce il primo comandamento?

Il primo comandamento ci proibisce l’empietà, la superstizione, l’irreligiosità; inoltre l’apostasia, l’eresia, il dubbio volontario e l’ignoranza colpevole delle verità della Fede.

171. Che cos’è empietà?

Empietà è il rifiuto a Dio d’ogni culto.

172. Che cos’è superstizione?

Superstizione è il culto divino o di latria reso a chi non è Dio, o anche a Dio ma in modo non conveniente: perciò l’idolatria o il culto di false divinità e di creature; il ricorso al demonio, agli spiriti e ad ogni mezzo sospetto per ottener cose umanamente impossibili; l’uso di riti sconvenienti, vani o proibiti dalla Chiesa

173. Che cos’è irreligiosità?

Irreligiosità è l’irriverenza a Dio e alle cose divine, come la tentazione di Dio, il sacrilegio o profanazione di persona o di cosa sacra, la simonia o compra e vendita di cose spirituali o connesse con le spirituali.

174. Sé il culto delle creature è superstizione, come non è superstizione il culto cattolico degli Angeli e dei Santi?

Il culto cattolico degli Angeli e dei Santi non è superstizione, perché non è culto divino o di adorazione dovuta a Dio solo: noi non li adoriamo come Dio, ma li veneriamo come amici di Dio e per i doni che hanno da Lui, quindi per onor di Dio stesso che negli Angeli e nei Santi opera meraviglie.

175. Chi sono i Santi?

I Santi sono coloro che, praticando eroicamente le virtù secondo gl’insegnamenti e gli esempi di Gesù Cristo, meritarono special gloria in cielo e anche in terra, dove, per autorità della Chiesa, sono pubblicamente onorati e invocati.

176. Perché veneriamo noi anche il corpo dei Santi?

Noi veneriamo anche il corpo dei Santi, perché servì loro a esercitare virtù eroiche, fu certamente tempio dello Spirito Santo, e risorgerà glorioso alla vita eterna.

177. Perché veneriamo anche le minime reliquie e le immagini dei Santi?

Veneriamo anche le minime reliquie e le immagini dei Santi per loro memoria e onore, riferendo ad essi tutta la venerazione, affatto diversamente dagl’idolatri, che rendono alle immagini o idoli un culto divino.

178. Dio nel Vecchio Testamento non proibì severamente le immagini?

Dio nel Vecchio Testamento proibì severamente le immagini da adorare, anzi quasi tutte le immagini, come occasione prossima d’idolatria per gli Ebrei, i quali vivevano fra gli idolatri ed erano molto inclinati alla superstizione

SECONDO COMANDAMENTO.

*l79. Che ci proibisce il secondo comandamento non nominare il nome di Dio invano?

Il secondo comandamento: non nominare il nome di Dio invano ci proibisce di disonorare il Nome di Dio: perciò di nominarlo senza rispetto; di bestemmiare Dio, la santissima Vergine, i Santi e le cose sante; di far giuramenti falsi, non necessari o in qualunque modo illeciti.

180. Che cos’è il giuramento?

Il giuramento è chiamar Dio in testimonio di ciò che si afferma o che si promette; perciò chi giura il male e chi spergiura, offende sommamente Dio che è la Santità e la Verità.

181. È grande peccato la bestemmia?

La bestemmia è grande peccato, perché  ingiuria e scherno di Dio o de’ suoi Santi, e spesso anche orribile eresia.

*188. Che ci ordina il secondo comandamento?

Il secondo comandamento ci ordina di avere sempre riverenza per il nome santo di Dio, e di adempiere i voti e le promesse giurate.

183. Che cos’è il voto?

Il voto è la promessa fatta a Dio di qualche bene a Lui gradito, al quale ci obblighiamo per religione.

TERZO COMANDAMENTO.

*184.- Che ci ordina il terso comandamento ricordati di santificare le feste?

Il terzo comandamento ricordali di santificare le feste ci ordina di onorare Dio nei giorni di festa, con atti di culto esterno, dei quali per i Cristiani l’essenziale è la santa Messa.

185.- Perché dobbiamo fare atti di culto esterno? non basta adorar Dio, che è Spirito, internamente nel cuore?

Non basta adorar Dio internamente nel cuore, ma dobbiamo anche rendergli il culto esterno comandato, perché siamo soggetti a Dio in tutto l’essere, anima e corpo, e dobbiamo dare buon esempio; ed anche perché altrimenti si perde lo spirito religioso.

* 186. Che ci proibisce il terso comandamento?

Il terzo comandamento ci proibisce nei giorni di festa le opere servili.

*187. Quali opere si dicono servili?

Si dicono opere servili i lavori manuali propri degli artigiani e degli operai.

188. Sono tutte proibite nei giorni di festa le opere  servili?

Nei giorni di festa sono proibite tutte le opere servili non necessarie alla vita e al servizio di Dio, e non giustificate dalla pietà o da altro grave motivo.

189. Come conviene occupare i giorni di festa?

Conviene occupare i giorni di festa a bene dell’anima, frequentando la predica e il catechismo, e compiendo qualche opera buona; e anche a riposo del corpo, lontani da ogni vizio e dissipazione.

QUARTO COMANDAMENTO.

*190. Che ci ordina il quarto comandamento onora il padre e la madre?

Il quarto comandamento onora il padre e la madre ci ordina di amare, rispettare e ubbidire, i genitori e chiunque ha potestà sopra di noi, cioè i nostri superiori in autorità.

*191. Che ci proibisce il quarto, comandamento?

Il quarto comandamento ci proibisce di offendere i genitori e i superiori in autorità e di disubbidirli.

192. Perché dobbiamo ubbidire ai superiori in autorità?

Dobbiamo ubbidire ai superiori in autorità perché  « non c’è potestà se non da Dio; … pertanto chi resiste alla potestà resiste all’ordinamento di Dio ».*

* Ai Rom., XIII, 1, 2.

QUINTO COMANDAMENTO

* l93. Che ci proibisce il quinto comandamento non ammazzare?

Il quinto comandamento non ammazzare ci proibisce di recar danno alla vita sì naturale che spirituale del prossimo e nostra; perciò ci proibisce l’omicidio, il suicidio, il duello, i ferimenti, le percosse, le ingiurie, le imprecazioni e lo scandalo.

194. Perché è peccato il suicidio?

Il suicidio è peccato, come l’omicidio, perché Dio solo è padrone della nostra vita, come di quella del prossimo: inoltre è peccato di disperazione che, di più, toglie con la vita la possibilità di pentirsi e di salvarsi.

195. La Chiesa ha stabilito pene contro il suicida?

La Chiesa ha stabilito la privazione della sepoltura ecclesiastica contro il suicida responsabile dell’atto compiuto.

196. Perché è peccato il duello?

Il duello è peccato, perché è sempre un attentato di omicidio, e, anche, quasi di suicidio, fatto per vendetta privata, in disprezzo della legge e della giustizia pubblica; inoltre perché con esso stoltamente si rimette la decisione del diritto e del torto alla forza, alla destrezza e al caso.

197. La Chiesa ha stabilito pene contro i duellanti?

La Chiesa ha stabilito la scomunica contro duellanti e contro chiunque volontariamente assiste al duello.

198. Che cos’è scandalo?

Scandalo è dare al prossimo, con qualunque atto cattivo, occasione di peccare.

199. Lo scandalo è peccato grave?

Lo scandalo è peccato gravissimo, e Dio domanderà conto del male che si fa commettere ad altri con perfidi eccitamenti e con cattivi esempi: « guai all’uomo per colpa del quale viene lo scandalo ». *

*S. MATT., XVIII, 7.

*200. Che ci ordina il quinto comandamento? •„.*.’

Il quinto comandamento ci ordina di voler bene a tutti, anche ai nemici, e di riparare il male corporale e spirituale fatto al prossimo.

SESTO COMANDAMENTO.

*201. Che ci proibisce il sesto comandamento non commettere atti impuri?

Il sesto comandamento non commettere atti impuri ci proibisce ogni impurità: perciò le azioni, le parole, gli sguardi, i libri, le immagini, gli spettacoli immorali.

*202. Che ci ordina il sesto comandamento?

Il sesto comandamento ci ordina di essere « santi nel corpo », portando il massimo rispetto alla propria e all’altrui persona, come opere di Dio e tempi dove Egli abita con la presenza e con la grazia.

SETTIMO COMANDAMENTO.

* 203. Che ci proibisce il settimo comandamento non rubare?

Il settimo comandamento non rubare ci proibisce di danneggiare il prossimo nella roba: perciò proibisce i furti, i guasti, le usure, le frodi nei contratti e nei servizi, e il prestar mano a questi danni.

*204. Che ci ordina il settimo comandamento?

Il settimo comandamento ci ordina di restituire la roba degli altri, di riparare i danni colpevolmente arrecati, di pagare i debiti e la giusta mercede agli operai.

205. Chi, potendo, non restituisce o non ripara, otterrà perdono?

Chi, potendo, non restituisce o non ripara, non otterrà perdono, anche se a parole si dichiari pentito.

OTTAVO COMANDAMENTO.

*206. Che ci proibisce l’ottavo comandamento non dir falsa testimonianza?

L’ottavo comandamento non dir falsa testimonianza ci proibisce ogni falsità e il danno ingiusto dell’altrui fama: perciò, oltre la falsa testimonianza, la calunnia, la bugia, la detrazione o mormorazione, l’adulazione, il giudizio e il sospetto temerario.

*207. Che ci ordina l’ottavo comandamento?

L’ottavo comandamento ci ordina di dire a tempo e luogo la verità, e d’interpretare in bene possibilmente, le azioni del prossimo.

*208. Chi ha danneggiato il prossimo nel buon nome accusandolo falsamente o sparlandone, a che cosa è obbligato?

Chi ha danneggiato il prossimo nel buon nome accusandolo falsamente o sparlandone, deve riparare, per quanto può, il danno arrecato.

NONO COMANDAMENTO.

*209. Che ci proibisce il nono comandamento non desiderare la donna d’altri?

Il nono comandamento non desiderare la donna d’altri ci proibisce i pensieri e i desidèri cattivi.

*210. Che ci ordina il nono comandamento?

Il nono comandamento ci ordina la perfetta purezza dell’anima e il massimo rispetto, anche nell’intimo del cuore, per il santuario della famiglia!

DECIMO COMANDAMENTO.

*211. Che ci proibisce il decimo comandamento nel desiderare la roba d’altri?

Il decimo comandamento non desiderare la roba d’altri ci proibisce l’avidità sfrenata delle ricchezze, senza riguardo ai diritti e al bene del prossimo.

*212. Che ci ordina il decimo comandamento?

Il decimo comandamento ci ordina di essere giusti e moderati nel desiderio di migliorare la propria condizione, e di soffrire con pazienza le strettezze e le altre miserie permesse dal Signore a nostro merito, poiché « al regno di Dio dobbiamo arrivare per via di molte tribolazioni ». *

*Atti XIV, 21

CAPO II.

Precetti generali della Chiesa.

213. Che cosa sono i precetti generali della Chiesa?

I precetti generali della Chiesa sono leggi con le quali essa, applicando i comandamenti di Dio, prescrive ai fedeli alcuni atti di religione e determinate astinenze.

214. Come ha la Chiesa autorità di far leggi e precetti?

La Chiesa ha autorità di far leggi e precetti, perché l’ha ricevuta nella persona degli Apostoli da Gesù Cristo, l’Uomo-Dio; e perciò chi disubbidisce alla Chiesa, disubbidisce a Dio medesimo.

215. Nella Chiesa chi può far leggi e precetti?

Nella Chiesa possono far leggi e precetti il Papa e i Vescovi come successori degli Apostoli, ai quali Gesù Cristo disse: « Chi ascolta voi, ascolta me; e chi disprezza voi, disprezza me ». *

*s. LUCA, X, 16.

PRIMO PRECETTO.

216. Che ci ordina il primo precetto udir la Messa la domenica e le altre feste comandate?

Il primo precetto udir la Messa la domenica e le altre feste comandate ci ordina di assistere devotamente in tali giorni alla santa Messa.

217. Chi non ascolta la Messa nei giorni di precetto, fa peccato grave?

Chi, senza vero impedimento, non ascolta la Messa nei giorni di precetto, e chi non dà modo a’ suoi dipendenti di ascoltarla, fa peccato grave e non adempie il comandamento divino di santificare le feste.

SECONDO PRECETTO.

218. Che ci proibisce il secondo precetto con le parole non mangiar carne nel venerdì e negli altri giorni proibiti?

Il secondo precetto con le parole non mangiar carne nel venerdì e negli altri giorni proibiti, ci proibisce di mangiar carne nel venerdì, giorno della Passione e Morte di Gesù Cristo, e in alcuni giorni di digiuno. *

* Vedi Append. II in fine.

219. Che cosa ordina il secondo precetto con le parole digiunare nei giorni prescritti?

Il secondo precetto con le parole digiunare nei giorni prescritti ordina di osservare il digiuno ecclesiastico nella Quaresima, nelle quattro Tempora e in alcune vigilie.

220. A che obbliga il digiuno ecclesiastico?

Il digiuno ecclesiastico obbliga all’astinenza da determinati cibi, e da altri pasti oltre il pranzo: è consentita però mia seconda refezione leggera.

221. Chi è obbligato al digiuno ecclesiastico?

Al digiuno ecclesiastico è obbligato ogni fedele dai ventun anni compiuti ai sessanta incominciati se non ne sia scusato per infermità, per lavori gravosi o per altra giusta ragione.

222. Perché la Chiesa c’impone astinenze e digiuni?

La Chiesa c’impone in conformità dell’esempio e della dottrina di Gesù Cristo, astinenze e digiuni, per penitenza dei peccati, per mortificazione della gola e delle passioni, e per altre necessità particolari.

TERZO PRECETTO.

223. Che ci ordina il terso precetto confessarsi almeno una volta l’anno e comunicarsi almeno a Pasqua?

Il terzo precetto confessarsi almeno una volta l’anno e comunicarsi almeno a Pasqua ci ordina di accostarci alla Penitenza almeno una volta l’anno, e all’Eucaristia almeno nel tempo di Pasqua.

224. Perché la Chiesa, imponendo di confessarci e comunicarci una volta l’anno, aggiunge la parola almeno?

La Chiesa, imponendo di confessarci e comunicarci una volta l’anno, aggiunge la parola almeno per ricordarci l’utilità, anzi il bisogno di ricevere spesso, come è suo desiderio, questi sacramenti.

QUARTO PRECETTO.

225. Che ci ordina il quarto precetto: sovvenire alle necessità della Chiesa, contribuendo secondo le leggi o le usanze?

Il quarto precetto sovvenire alle necessità della Chiesa, contribuendo secondo le leggi o le usanze ci ordina di fare le offerte stabilite dall’autorità o dall’uso, per il conveniente esercizio del culto e per l’onesto sostentamento dei ministri di Dio.

QUINTO PRECETTO.

226. Che proibisce il quinto precetto: non celebrare solennemente le nozze nei tempi proibiti?

Il quinto precetto non celebrar solennemente le nozze nei tempi proibiti proibisce la Messa e la benedizione speciale degli sposi, dall’Avvento a tutto il giorno di Natale, e dal primo giorno della Quaresima a tutto il giorno di Pasqua.

CAPO III.

Virtù.

§ 1. – Virtù in generale – Virtù teologali.

227. Che cos’ è la virtù?

La virtù è una costante disposizione dell’anima a fare il bene.

228. Quante specie di virtù ci sono?

Ci sono due specie di virtù: le virtù naturali, che acquistiamo ripetendo atti buoni, come quelle che si dicono morali; e le virtù soprannaturali che non possiamo acquistare e nemmeno esercitare con le sole nostre forze, ma ci vengon date da Dio, e sono le virtù proprie del Cristiano.

*229. Quali sono le virtù proprie dei Cristiano?

Le virtù proprie del cristiano sono le virtù soprannaturali e specialmente la fede, la speranza e la carità, che si chiamano teologali o divine, perché hanno Dio stesso per oggetto e per motivo.

230. Come riceviamo ed esercitiamo noi le virtù soprannaturali?

Noi riceviamo le virtù soprannaturali insieme con la grazia santificante, per mezzo dei sacramenti o per l’amore di carità, e le esercitiamo con le grazie attuali dei buoni pensieri e delle ispirazioni con cui Dio ci muove e ci aiuta in ogni atto buono.

231. Tra le virtù soprannaturali qual è la più eccellente?

Tra le virtù soprannaturali la più eccellente è la carità, perché è inseparabile dalla grazia santificante, ci unisce intimamente a Dio e al prossimo, ci muove alla perfetta osservanza della Legge e a ogni opera buona, e non cesserà mai: in essa sta la perfezione cristiana.

FEDE.

*232. Che cos’è la fede?

La fede è quella virtù soprannaturale per cui crediamo, sull’autorità di Dio, ciò che Egli ha rivelato e ci propone a credere per mezzo della Chiesa.

233. Ciò che Dio ha rivelato e ci propone a credere per messo della Chiesa, dove si conserva?

Ciò che Dio ha rivelato e ci propone a credere per mezzo della Chiesa, si conserva nella Sacra Scrittura e nella Tradizione.

234. Che cos’è la Sacra Scrittura?

La Sacra Scrittura è la raccolta dei libri scritti per ispirazione di Dio nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, e ricevuti dalla Chiesa come opera di Dio stesso.

235. Che cos’è la Tradizione?

La Tradizione è l’insegnamento di Gesù Cristo e degli Apostoli, fatto a viva voce, e dalla Chiesa trasmesso fino a noi senza alterazione.

236. Chi può con autorità farci conoscere internamente e nel vero senso le verità contenute nella Scrittura e nella Tradizione?

La Chiesa sola può con autorità farci conoscere interamente e nel vero senso le verità contenute nella Scrittura e nella Tradizione, perché a lei sola Dio affidò il deposito della Fede e mandò lo Spirito Santo che continuamente l’assiste, affinché non erri.

237. Basta credere in generale le verità rivelate da Dio?

Non basta credere in generale le verità rivelate da Dio, ma alcune, cioè l’esistenza di Dio rimuneratore e i due misteri principali, si debbono credere anche con espresso atto di fede.

SPERANZA.

*238. Che cos’è la speranza?

La speranza è quella virtù soprannaturale per cui confidiamo in Dio e da Lui aspettiamo la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla quaggiù con le buone opere.

239. Per qual motivo speriamo da Dio la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla?

Speriamo da Dio la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla; perché Egli, infinitamente buono e fedele, ce le ha promesse per i meriti di Gesù Cristo; perciò chi diffida o dispera, l’offende sommamente.

CARITÀ.

*240. Che cos’è la carità?

L a carità è quella virtù soprannaturale per cui amiamo Dio per se stesso sopra ogni cosa, e il prossimo come noi medesimi per amor di Dio.

241. Perché dobbiamo amare Dio?

Dobbiamo amare Dio per se stesso, come il sommo Bene, fonte d’ogni nostro bene; e perciò dobbiamo anche amarlo sopra ogni cosa « con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutte le forze ». *

* s. MARCO, XII, 30.

242. Perché dobbiamo amare il prossimo?

Dobbiamo amare il prossimo per amor di Dio che ce lo comanda, e perché ogni uomo è creato ad immagine di Dio, come noi, ed è nostro fratello.

243. Siamo obbligati ad amare anche i nemici?

Siamo obbligati ad amare anche i nemici, perdonando le offese, perché sono anch’essi nostro prossimo, e perché Gesù Cristo ce ne ha fatto espresso comando.

§ 2. – Esercizio degli atti di fede, di speranza e di carità – Consigli evangelici.

244. Quando dobbiamo fare atti di fede, di speranza e di carità?

Dobbiamo fare atti di fede, di speranza e di carità molte volte nella vita, e, in particolare, quando abbiamo tentazioni da vincere o importanti doveri cristiani da compiere, e nei pericoli di morte.

245. È bene fare spesso atti di fede, di speranza e di carità?

È bene fare spesso atti di fede, di speranza e di carità, per conservare, accrescere e rafforzare virtù tanto necessarie, che sono come le parti vitali dell’«uomo spirituale».

248. Come dobbiamo fare atti di fede, di speranza e di carità?

Dobbiamo fare atti di fede, di speranza e carità col cuore, con la bocca e con l’opera, dandone prova nella nostra condotta.

247. Come si dà prova della fede?

Si dà prova della fede confessandola e difendendola, quando occorra, senza timore e senza rispetto umano, e vivendo secondo le sue massime: «la fede senza le opere è morta».*

*s. GIAC., II, 26

248. Come si dà prova della speranza?

Si dà prova della speranza non turbandosi per le miserie e contrarietà della vita, e nemmeno per le persecuzioni; ma vivendo rassegnati, sicuri delle promesse di Dio.

249. Come si dà prova della carità?

Si dà prova della carità osservando i comandamenti ed esercitando lo opere di misericordia*, e se Dio chiama, seguendo i consigli evangelici.

*Form. 21, 22

250. Che cosa sono i consigli evangelici?

I consigli evangelici sono esortazioni che Gesù Cristo fece nel Vangelo ad una vita più perfetta, mediante la pratica di virtù non comandate.

251. Quali sono i principali consigli evangeli

I principali consigli evangelici sono: la povertà volontaria, la castità perpetua e l’obbedienza perfetta.

§ 3. – Virtù morale e vizio – Beatitudini evangeliche

252. Che cos’è la virtù morale?

La, virtù morale è l’abito di fare il bene, acquistato ripetendo atti buoni.

*253. Quali sono le principali virtù morali?

Le principali virtù morali sono: la religione che ci fa rendere a Dio il culto dovuto, e le quattro virtù cardinali, prudenza, giustizia, fortezza e temperanza, che ci fanno onesti nel vivere.

254. Perché le virtù cardinali son così chiamate?

Le virtù cardinali son così chiamate, perché  sono il cardine, cioè il sostegno delle altre virtù morali.

255. Che cos’è la prudenza?

La prudenza è la virtù che dirige gli atti al debito fine, e fa discernere e usare i mezzi buoni.

256. Che cos’è la giustizia?

La giustizia è la virtù che fa dare a ciascuno ciò che gli è dovuto.

257. Che cos’è la fortezza?

La fortezza è la virtù che fa affrontare senza temerità e senza timidezza qualunque difficoltà o pericolo, e anche la morte, per il servizio di Dio e per il bene del prossimo.

258. Che cos’è la temperanza?

La temperanza è la virtù che frena le passioni e i desidèri, specialmente sensuali, e modera l’uso dei beni sensibili.

259. Che cosa sono le Passioni?

Le passioni sono commozioni o moti violenti dell’anima che, se non sono moderati dalla ragione, trascinano al vizio, e, spesso, anche al delitto.

260. Che cos’è il vizio?

Il vizio è l’abitudine di fare il male, acquistata ripetendo atti cattivi.

261. Quali sono i vizi principali?

I vizi principali sono i sette vizi capitali, * chiamati così perché sono capo e origine degli altri* Vizi e peccati.

*Formula 23

262. Quali sono le virtù opposte ai visi capitali?

Le virtù opposte ai vizi capitali sono: l’umiltà, la liberalità, la castità, la pazienza, la sobrietà, la fraternità e la diligenza nel servizio di Dio.

263. Gesù Cristo ha raccomandato in particolare qualche virtù morale?

Gesù Cristo ha raccomandato in particolare alcune virtù morali, chiamando, nelle otto Beatitudini evangeliche, beato chi le esercita.*

264. Dite le Beatitudini evangeliche.

1 « Beati i poveri in spirito, perché di questi è il regno de’ cieli.

2 Beati i mansueti, perché questi erediteranno la terra.

3 Beati quelli che piangono, perché saranno consolati.

4 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

5 Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

6 Beati i mondi di cuore, perché vedranno Dio “

7 Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio.

8 Reati i perseguitati per amor della giustizia, perché di questi è il regno de’ cieli ». * * S. MATT., V, 3-10.

265. Perché Gesù Cristo, nelle Beatitudini evangeliche, disse beate, contrariamente all’opinione del inondo, le persone umili e tribolate?

Gesù Cristo, nelle Beatitudini evangeliche, disse beate, contrariamente all’opinione del mondo, le persone umili e tribolate, perché avranno premio speciale da Dio; e c’insegnò così ad imitarle, senza curare le fallaci massime del mondo.

266. Possono essere veramente felici quelli che seguono le massime del mondo?

Quelli che seguono le massime del mondo non possono essere veramente felici, perché non cercano Dio, loro Signore e loro vera felicità; e così non hanno la pace della coscienza, e camminano verso la perdizione.

PREGHIAMO.

Dio onnipotente ed eterno, accresci in noi la fede, la speranza e la carità, e perché possiamo meritare quello che ci promettesti, fa’ che amiamo quanto comandi. * Fa’, o Dio onnipotente, che noi sempre pensiamo cose ragionevoli, e nel parlare e nell’operare eseguiamo quelle che a te piacciono. * Te ne supplichiamo per il tuo Figliuolo Gesù Cristo, ecc.

* Orazione della Domenica XIII dopo la Pentecoste.

* Orazione della Domenica VI dopo l’Epifania.

* PARTE III.

MEZZI DELLA GRAZIA.

SEZIONE I.

SACRAMENTI O MEZZI PRODUTTIVI!

Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo. [S. MARCO XVI, 16]

Se non mangerete la carne del Figliuolo dell’uomo e non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita. [S. Giov. VI, 54

Saran rimessi i peccati a chi lì rimetterete; e saran ritenuti a chi li riterrete. [S. Giov. XX, 23]

CAPO I.

Sacramenti in generale.

*267. che cosa sono i sacramenti?

I sacramenti sono segni efficaci della grazia, istituiti da Gesù Cristo per santificarci.

268. Perché i sacramenti sono segni efficaci della grazia?,

I sacramenti sono segni della grazia, perché con le loro parti, che sono sensibili, significano o indicano quella grazia invisibile che conferiscono; e  sono segni efficaci, perché significando la grazia, realmente la conferiscono.

269. Quale grazia conferiscono i sacramenti?

I sacramenti conferiscono la grazia santificante e la grazia sacramentale.

270. Che cos’è la grazia santificante?

La grazia santificante è quel dono soprannaturale, inerente all’anima nostra e perciò abituale che ci rende santi, cioè giusti, amici e figli adottivi di Dio, fratelli di Gesù Cristo ed eredi del paradiso.

271. Che cos’è la grazia sacramentale?

La grazia sacramentale è il diritto alle grazie speciali necessarie per conseguire il fine proprio di ciascun sacramento.

272. Chi ha dato ai sacramenti la virtù di conferire la grazia?

Gesù Cristo, l’Uomo-Dio, ha dato ai sacramenti la virtù di conferire la grazia, che Egli stesso ci ha meritato con la sua Passione e Morte.

*273. Come ci santificano i sacramenti?

I sacramenti ci santificano, o col darci la prima grazia santificante che cancella il peccato, o coll’accrescerci quella grazia che già possediamo.

* 274. Quali sacramenti ci danno la prima grazia?

Ci danno la prima grazia il Battesimo e la Penitenza, che si chiamano sacramenti dei morti, perché donano la vita della grazia alle anime morte per il peccato.

*275. Quali sacramenti ci accrescono la grazia?

Ci accrescono la grazia la Cresima, l’Eucaristia, l’Estrema Unzione, l’Ordine e il Matrimonio, che si chiamano sacramenti dei vivi, perché chi li riceve, deve già vivere spiritualmente per la grazia di Dio.

*276. Chi riceve un sacramento dei vivi sapendo di non essere in grazia di Dio, commette peccato?

Chi riceve un sacramento dei vivi sapendo di non essere in grazia di Dio, commette peccato gravissimo di sacrilegio, perché riceve indegnamente una cosa sacra

*277. Che dobbiamo fare per conservar la grazia dei sacramenti? ,

Per conservare la grazia dei sacramenti dobbiamo corrispondere con l’azione propria, operando il bene e fuggendo il male.

278. Quali sono i sacramenti più necessari per salvarsi?

I sacramenti più necessari per salvarsi sono i sacramenti dei morti, cioè il Battesimo e la Penitenza, perché danno la prima grazia o la vita spirituale.

279. Il Battesimo e la Penitenza sono egualmente necessari?

Il Battesimo e la Penitenza non sono egualmente necessari, perché il Battesimo è necessario a tutti, nascendo tutti col peccato originale; la Penitenza, invece, è necessaria a quelli che, dopo il Battesimo, han, perduto la grazia peccando mortalmente.

280. Se il Battesimo è necessario a tutti, può salvarsi nessuno senza Battesimo?

Senza Battesimo nessuno può salvarsi; quando però non si possa ricevere il Battesimo di acqua, basta il Battesimo di sangue, cioè il martirio sofferto per Gesù Cristo, oppure il Battesimo di desiderio che è l’amor di carità, desideroso dei mezzi di salute istituiti da Dio.

*281. Quante volte si possono ricevere i sacramenti?

I sacramenti si possono ricevere alcuni più volte, altri una volta sola.

*282. Quali sacramenti si ricevono una volta sola?

Si ricevono una volta sola il Battesimo, la Cresima e l’Ordine.

*283. Perché il Battesimo, la Cresima e l’Ordine si ricevono una volta sola?

Il Battesimo, la Cresima e l’Ordine si ricevono una volta sola, perché imprimono nell’anima un carattere permanente, operando una consacrazione perpetua dell’uomo a Gesù Cristo, la quale lo distingue da chi non l’abbia.

*284. Che cos’è il carattere?

Il carattere è un segno distintivo spirituale che non si cancella mai.

*285. Qual carattere imprimono nell’anima il Battesimo, la Cresima e l’Ordine?

Il Battesimo imprime nell’anima il carattere di Cristiano; la Cresima quello di soldato di Gesù Cristo; l’Ordine quello di suo ministro.

*286. Quante cose si richiedono per fare un sacramento?

Per fare un sacramento si richiedono tre cose: la materia, la forma, e il ministro, il quale abbia l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa.

*287. Che cos’è la materia del sacramento?

Materia del sacramento è l’elemento sensibile che si richiede per farlo, come l’acqua nel Battesimo.

*288. Che cos’è la forma del sacramento?

Forma del sacramento sono le parole che il ministro deve proferire nell’atto stesso di applicare la materia.

*289. Chi è il ministro del sacramento?

Ministro del sacramento è la persona capace che lo fa o conferisce, in nome e per autorità di Gesù Cristo.

CAPO II.

Battesimo.

*290. Che cos’è il Battesimo?

Il Battesimo è il sacramento che ci fa Cristiani. cioè seguaci di Gesù Cristo, figli di Dio e membri della Chiesa.

291. Qual è la materia del Battesimo?

Materia del Battesimo è l’acqua naturale.

*292. Qual è la forma del Battesimo?

Forma del Battesimo sono le parole Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo.

*293. Chi è ministro del Battesimo?

Ministro del Battesimo è, d’ordinario, il sacerdote, ma, in caso di necessità, può essere chiunque, anche un eretico o infedele, purché abbia l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa.

*294. Come si dà il Battesimo?

Il Battesimo si dà versando l’acqua sul capo del battezzando e dicendo nello stesso tempo le parole della forma.

295. Quali effetti produce il Battesimo?

Il Battesimo conferisce la prima grazia santificante e le virtù soprannaturali, togliendo il peccato originale e gli attuali, se v i sono, con ogni debito di pena per essi dovuta; imprime il carattere di Cristiano e rende capace di ricevere gli altri sacramenti.

296. Il Battesimo trasforma l’uomo?

Il Battesimo trasforma l’uomo nello spirito e lo fa come rinascere rendendolo un uomo nuovo; perciò allora gli si dà un nome conveniente, quello di un Santo che gli sia esempio e protettore nella vita di Cristiano.

297. Chi riceve il Battesimo a che cosa si obbliga?

Chi riceve il Battesimo, diventando Cristiano, si obbliga a professar la Fede e ad osservar la Legge di Gesù Cristo; e perciò rinunzia a quanto vi si oppone.

298. A che si rinunzia nel ricevere il Battesimo?

Nel ricevere il Battesimo si rinunzia al demonio, alle sue opere e alle sue pompe.

299. Che s’intende per opere e pompe del demonio?

Per opere e pompe del demonio s’intendono i peccati, le vanità del mondo e le sue massime perverse, contrarie al Vangelo.

300. I bambini nel Battesimo come rinunziano al demonio?

I bambini nel Battesimo rinunziano al demonio per mezzo dei padrini.

301. Chi sono i padrini nel Battesimo?

I padrini nel Battesimo son quelli che presentano alla Chiesa il battezzando, rispondono in suo nome se è bambino, assumendosi, quali padri spirituali, la cura della sua educazione cristiana, se vi mancassero i genitori, e perciò debbono essere buoni Cristiani.

302. Siamo noi obbligati a mantener le promesse e le rinunzie fatte dai padrini a nome nostro nel Battesimo?

Siamo obbligati a mantener le promesse e le rinunzie fatte dai padrini a nome nostro nel Battesimo, perché esse c’impongono solo quello che Dio impone a tutti, e che dovremmo noi stessi promettere per salvarci.

303. I genitori o chi ne tiene il luogo, quando debbono mandare il bambino al Battesimo?

I genitori o chi ne tiene il luogo, debbono mandare il bambino al Battesimo non più tardi di otto dieci giorni; anzi conviene assicurargli subito la grazia e la felicità eterna, potendo egli molto, facilmente morire.

CAPO III.

Cresima o Confermazione.

*304. Che cos’è la Cresima o Confermazione?

L a Cresima o Confermazione è il sacramento che ci fa perfetti Cristiani e soldati di Gesù Cristo, e ce ne imprime il carattere.

305. Qual è la materia della Cresima?

Materia della Cresima è il sacro crisma, cioè l’olio misto con balsamo, consacrato dal Vescovo il giovedì santo.

306. Qual è la forma della Cresima?

Forma della Cresima sono le parole Ti segno col segno della Croce, e ti confermo col crisma della salute, nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo.

*307. Chi è ministro della Cresima?

Ministro della Cresima è il Vescovo, e, straordinariamente, il sacerdote che ne abbia facoltà dal Papa,

308. Il Vescovo come amministra la Cresima?

Il Vescovo, stese le mani sopra i cresimandi, invoca lo Spirito Santo, poi col sacro crisma unge in forma di croce la fronte di ciascuno, pronunziando le parole della forma, quindi gli dà un leggero schiaffo dicendo: La pace sia con te; e alla fine benedice solennemente tutti i cresimati.

*309. In che modo la Cresima ci fa perfetti Cristiani e soldati di Gesù Cristo?

La Cresima ci fa perfetti Cristiani e soldati di Gesù Cristo dandoci l’abbondanza dello Spirito Santo, cioè della sua grazia e de’ suoi doni, i quali ci confermano o rafforzano nella fede e nelle altre virtù contro i nemici spirituali.

310. A qual età è bene ricevere la Cresima?

È bene ricevere la Cresima all’età di sette anni circa, perché allora sogliono cominciare le tentazioni, e si può abbastanza conoscere la santità e la grazia di questo sacramento.

*311. Chi riceve la Cresima, quali disposizioni deve avere?

Chi riceve la Cresima deve essere in grazia di Dio, e, se ha l’uso di ragione, deve conoscere i misteri principali della Fede, e accostarsi al sacramento con divozione, profondamente compreso di ciò che il rito significa.

312. Che significa il sacro crisma?

Il sacro crisma, con l’olio che si espande e dà forza, significa la grazia abbondante della Confermazione; e col balsamo che è odoroso e preserva dalla corruzione, significa il buon odore delle virtù che il cresimato dovrà possedere, fuggendo la corruzione dei vizi.

313. Che significa l’unzione che si fa sulla fronte in forma di croce?

L’unzione che si fa sulla fronte in forme di croce, significa che il cresimato, da forte soldato di Gesù Cristo, dovrà portar alta la fronte senza arrossire della Croce e senza aver paura dei nemici della Fede.

314. Che significa il leggero schiaffo che il Vescovo dà al cresimato?

Il leggero schiaffo che il Vescovo dà al cresimato, significa che questi deve soffrire per la Fedi ogni affronto ed ogni pena.

315. Nella Cresima ci sono i padrini?

Nella Cresima ci sono per gli uomini i padrini, e per le donne le madrine, che debbono essere buoni Cristiani per edificare e assistere spiritualmente i cresimati.

CAPO IV.

Eucaristia.

§ 1. – Sacramento: istituzione, fine.

*316. Che cos’è l’Eucaristia?

L’Eucaristia è il sacramento che, sotto apparenze del pane e del vino, contiene realmente il Corpo, Sangue, Anima e Divinità del Nostro Signore Gesù Cristo per nutrimento delle anime.

317. Qual è la materia dell’Eucaristia?

Materia dell’Eucaristia è il pane di frumenti e il vino di uva.

318. Qual è la forma dell’Eucaristia?

Forma dell’Eucaristia sono le parole di Gesù Cristo: Questo è il Corpo mio; questo è il Calice del Sangue mio … sparso per voi e per molti a remissione dei peccati.*

*Orazioni, II, Canone.

319. Chi e ministro dell’ Eucaristia?

Ministro dell’Eucaristia è il sacerdote il quale, pronunziando nella Messa le parole di Gesù Cristo, cambia il pane nel Corpo e il vino nel Sangue di Lui.

320. Gesù Cristo quando istituì l’Eucaristia?

Gesù Cristo istituì l’Eucaristia nell’ultima Cena, prima della sua Passione, quando consacrò il pane e il vino, e li distribuì, mutati in Corpo e Sangue suo, agli Apostoli, comandando che poi facessero altrettanto in sua memoria.

321. Perché Gesù Cristo istituì l’Eucaristia?

Gesù Cristo istituì l’Eucaristia, perché fosse nella Messa il sacrificio permanente del Nuovo Testamento e nella Comunione il cibo delle, anime, a perpetuo ricordo del suo amore e della sua Passione e Morte.

§ 2. – Presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia.

*322. Nell’Eucaristia c’è lo stesso Gesù Cristo che è in cielo, e che nacque in terra da Maria Vergine?

Nell’Eucaristia c’è lo stesso Gesù Cristo che è in cielo, e che nacque in terra da Maria Vergine.

323. Perché credete voi che Gesù Cristo è veramente nell’Eucaristia?

Credo che Gesù Cristo è veramente nell’Eucaristia, perché Egli stesso disse Corpo e Sangue suo il pane e il vino consacrato, e perché così c’insegna la Chiesa; ma è un mistero, e grande mistero.

324. Che cos’è l’ostia prima della consacrazione?

L’ostia prima della consacrazione è pane.

325. Dopo la consacrazione che cos’è l’ostia?

Dopo la consacrazione l’ostia è il vero Corpo di Nostro Signor Gesù Cristo sotto le apparenze del pane.

326. Nel calice prima della consacrazione che cosa si contiene?

Nel calice prima della consacrazione si contiene vino con alcune gocce d’acqua. |

327. Dopo la consacrazione che cosa c’è nel calice?

Nel calice dopo la consacrazione c’è il Sangue del Nostro Signor Gesù Cristo sotto 1e apparenze del vino.

*328. Quando diventano Corpo e Sangue di Gesù il pane e il vino?

Il pane e il vino diventano Corpo e Sangue di Gesù al momento della consacrazione.

*329. Dopo la consacrazione non c’è più niente del pane e del vino?

Dopo la consacrazione non c’è più nè pane né vino, ma ne restano solamente le specie o apparenze, senza la sostanza.

330. Che cosa sono le specie o apparenze?

Le specie o apparenze sono tutto ciò che cade sotto i sensi, come la figura, il colore, l’odore, il sapore del pane e del vino.

331. Sotto le apparenze del pane c’è solo il Corpo di Gesù Cristo, e sotto quelle del vino c’è solo il suo Sangue?

No, sotto le apparenze del pane c’è Gesù Cristo, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità così sotto quelle del vino.

*332. Quando si rompe l’ostia in più parti, si rompe il Corpo di Gesù Cristo?

Quando si rompe l’ostia in più parti, non si rompe il Corpo di Gesù Cristo, ma solamente le specie del pane; e il Corpo del Signore rimane intero in ciascuna parte.

333.  Gesù Cristo si trova in tutte le ostie consasacrate?

Gesù Cristo si trova in tutte le ostie consacrate del mondo.

334. Perché si conserva nelle chiese la santissima Eucaristia?

La santissima Eucaristia si conserva nelle chiese, perché i fedeli l’adorino, perché la ricevano nella comunione, e perché sentano in essa la perpetua assistenza e presenza di Gesù Cristo nella Chiesa.

§ 3. – Santa comunione: disposizioni, obbligo, effetti.

*335. Quante cose sono necessarie per fare una buona comunione?

Per fare una buona comunione sono necessarie tre cose: 1° essere in grazia di Dio; 2° sapere e pensare chi si va a ricevere; 3° essere digiuno dalla mezzanotte.

*336. Che significa essere in grazia di Dio?

Essere in grazia di Dio significa avere la coscienza monda da ogni peccato mortale.

337. Chi si comunica sapendo d’essere in peccato mortale, riceve Gesù Cristo?

Chi si comunica sapendo d’essere in peccato mortale, riceve Gesù Cristo, ma non la sua grazia anzi, commettendo un orribile sacrilegio, si rende meritevole di dannazione.

338. Che significa sapere e pensare chi si va a ricevere?

Sapere e pensare chi si va a ricevere significa accostarsi a Nostro Signor Gesù Cristo nell’Eucaristia con fede viva, con ardente desiderio e con profonda umiltà e modestia.

*339. Qual digiuno si richiede prima della comunione?

Prima della comunione si richiede il digiuno naturale ossia totale, che si rompe con qualunque cosa presa a modo di cibo o di bevanda.

340. È  permessa mai la comunione a chi non è digiuno?

La comunione a chi non è digiuno, è permessa in pericolo di morte, e durante le lunghe malattie, nelle condizioni determinate dalla Chiesa.

341. C’è obbligo di ricevere la comunione?

C’è obbligo di ricevere la comunione ogni anno a Pasqua, e in pericolo di morte, come viatico che sostenti l’anima nel viaggio all’eternità.

*342. A qual età comincia l’obbligo della comunione pasquale?

L’obbligo della comunione pasquale comincia all’età in cui si è capaci di farla con sufficienti disposizioni, cioè, d’ordinario, circa i sette anni.

*343. È cosa buona e utile comunicarsi spesso?

È cosa ottima e utilissima comunicarsi spesso, anche tutti i giorni, purché si faccia sempre con le dovute disposizioni.

344. Dopo la comunione, quanto tempo resta in noi Gesù Cristo?

Dopo la comunione Gesù Cristo resta in noi finché durano le specie eucaristiche.

345. Quali effetti produce l’Eucaristia in chi la riceve degnamente?

L’Eucaristia, in chi la riceve degnamente, conserva e accresce la grazia, che è la vita dell’anima, come fa il cibo per la vita del corpo; rimette i peccati veniali e preserva dai mortali; dà spirituale consolazione e conforto, accrescendo la carità e la speranza della vita eterna di cui è pegno.

§ 4. – Santo sacrificio della Messa.

* 346. L’Eucaristia è solo un sacramento?

L’Eucaristia non è solo un sacramento, ma è anche il sacrificio permanente del Nuovo Testamento, e come tale si chiama la santa Messa.

347. Che cos’è il sacrificio?

Il sacrificio è la pubblica offerta a Dio d’una cosa che si distrugge per professare che Egli è il Creatore e Padrone supremo, al quale tutto interamente è dovuto.

*348. Che cos’è la santa Messa?

L a santa Messa è il sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo che, sotto le specie del pane e del vino, si offre dal sacerdote a Dio sull’altare, in memoria e rinnovazione del sacrificio della Croce.

349. Il sacrificio della Messa è il sacrificio stesso della croce?

Il sacrificio della Messa è il sacrificio stesso della Croce; solo c’è differenza nel modo di compierlo.

350. Che differenza c’è tra il sacrificio della Croce e quello della Messa?

Tra il sacrificio della Croce e quello della  Messa c’è questa differenza, che Gesù Cristo sulla Croce si sacrificò dando volontariamente il proprio Sangue, e meritò ogni grazia per noi; invece sull’altare Egli, senza spargere sangue, si sacrifica e si annienta misticamente pel ministero del sacerdote, e ci applica i meriti del sacrificio della Croce.

351. Per quali fini si offre a Dio la Messa?

La Messa si offre a Dio per rendergli il culto supremo di latria o adorazione, per ringraziarlo de’ suoi benefizi, per placarlo e dargli soddisfazione dei nostri peccati, e per ottener grazie, a vantaggio dei fedeli vivi e defunti.

352. La Messa non si offre anche ai Santi?

La Messa non si offre ai Santi, ma a Dio solo, anche quando si celebri in onor dei Santi: il sacrificio spetta solo al Creatore e Padrone supremo.

*353. Siamo obbligati ad ascoltare la Messa?

Siamo obbligati ad ascoltare la Messa la domenica e le altre feste comandate; giova però assistervi spesso, per partecipare al più grande atto della Religione, sommamente grato a Dio e meritorio.

354. Qual è il modo più conveniente di assistere alla Messa?

Il modo più conveniente di assistere alla Messa è di offrirla a Dio in unione col sacerdote, ripensando al sacrificio della Croce, cioè alla Passione e Morte del Signore, e comunicandosi: la comunione è unione reale alla Vittima immolata, ed è perciò la maggior partecipazione al santo Sacrificio.

CAPO V.

Penitenza.

§ 1. – Sacramento e sue parti – Esame di coscienza.

*355. Che cos’è la Penitenza?

La Penitenza o Confessione è il sacramento istituito da Gesù Cristo per rimettere i peccati commessi dopo il Battesimo.

356. Il sacramento della Penitenza quando fu istituito da Gesù Cristo?

Il sacramento della Penitenza fu istituito da Gesù Cristo quando disse agli Apostoli, e in essi ai loro successori: «Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno loro rimessi; e saranno ritenuti a chi li riterrete » . *

*s. Giov., XX, 22-23.

357. Chi è ministro della Penitenza?

Ministro della Penitenza è il sacerdote approvato dal Vescovo.

*358. Quante e quali cose si richiedono per fare una buona confessione?

Per fare una buona confessione si richiedono cinque cose: 1° l’esame di coscienza; 2° il dolore dei peccati; 3 ° il proponimento di non commetterne più;

4° la confessione; 5° la soddisfazione o penitenza.

*359. Come si fa l’esame di coscienza?

L’esame di coscienza si fa richiamando alla mente i peccati commessi in pensieri, parole, opere ed omissioni, contro i comandamenti di Dio, i precetti della Chiesa e gli obblighi del proprio stato, a cominciare dall’ultima confessione ben fatta.

360. Nell’ esame dobbiamo ricercare il numero dei peccati?

Nell’esame dobbiamo ricercare con diligenza anche il numero dei peccati mortali.

§ 2. – Dolore e proponimento.

*361. Che cos’è il dolore?

Il dolore o pentimento è quel dispiacere dei peccati commessi, che ci fa proporre di non più peccare.

362. Di quante specie è il dolore?

Il dolore è di due specie: perfetto o contrizione, e imperfetto o attrizione.

363. Che cos’è il dolore perfetto o contrizione?

Il dolore perfetto o contrizione è il dispiacere dei peccati commessi, perché sono offesa a Dio nostro Padre, infinitamente buono e amabile, e cagione della Passione e Morte del Nostro Redentore Gesù Cristo, Figliuolo di Dio.

364. Perché la contrizione è dolore perfetto?

La contrizione è dolore perfetto, perché nasce da un motivo perfetto, cioè dall’amore filiale di Dio o carità, e perché ci ottiene subito il perdono dei peccati, sebbene resti l’obbligo di confessarli.

365. Che cos’è il dolore imperfetto o attrizione?

Il dolore imperfetto o attrizione è il dispiacere dei peccati commessi, per il timore dei castighi eterni e temporali, o anche per la bruttezza del peccato.

366. Perché l’attrizione è dolore imperfetto?

L’attrizione è dolore imperfetto, perché nasce da motivi meno perfetti e propri di sèrvi anziché di figli, e perché non ci ottiene il perdono dei peccati se non mediante il sacramento.

*367. E necessario aver dolore di tutti i peccati commessi?

È necessario aver dolore di tutti i peccati mortali commessi, senza eccezione; e conviene averlo anche dei veniali.

368. Perché è necessario aver dolore di tutti i peccati mortali?

È necessario aver dolore di tutti i peccati mortali, perché con qualunque di essi si è gravemente offeso Dio, se ne è perduta la grazia, e si merita di restare separati da Lui in eterno.

*369. Che cos’è il proponimento?

Il proponimento è la volontà risoluta di non commettere mai più peccati e di fuggirne le occasioni.

370. Che cos’è l’occasione del peccato?

L’occasione del peccato è ciò che ci mette in pericolo di peccare, sia persona sia cosa.

371. Siamo obbligati a fuggire le occasioni dei peccati?

Siamo obbligati a fuggire le occasioni dei peccati, perché siamo obbligati a fuggire il peccato: chi non le fugge, finisce per cadere, poiché « chi ama il pericolo perirà in esso».*

– * ECCLI.,III,27.

§ 3. – Confessione dei peccati;

*372. Che cos’è la confessione?

La confessione è l’accusa dei peccati fatta al sacerdote confessore, per averne l’assoluzione.

*373. Di quali peccati siamo obbligati a confessarci?

Siamo obbligati a. confessarci di tutti i peccati mortali non ancora confessati o confessati male; giova però confessare anche i veniali.

374. Come dobbiamo accusare peccati mortali?.

Dobbiamo accusare i peccati mortali pienamente, senza farci vincere da una falsa vergogna a tacerne alcuno, dichiarandone la specie, il numero e anche le circostanze che aggiungessero una nuova grave malizia.

375. Chi non ricorda il numero preciso dei peccati mortali, che deve fare?

Chi non ricorda il numero preciso dei peccati mortali, deve far capire il numero che gli sembra più vicino alla verità.

376. Perché non dobbiamo farci vincere dalla vergogna a tacere qualche peccato mortale?

Non dobbiamo farci vincere dalla vergogna a tacere qualche peccato mortale, perché  ci confessiamo a Gesù Cristo nella persona del confessore, e questi non può rivelar nessun peccato, a costo anche della vita; e perché, altrimenti, non ottenendo il perdono saremo svergognati dinanzi a tutti, nel giudizio universale.

*377. Chi per vergogna o per altro motivo tacesse un peccato mortale, farebbe una buona confessione?

Chi per vergogna o per altro motivo non giusto tacesse un peccato mortale, non farebbe una buona confessione, ma commetterebbe un sacrilegio.

*378. Che deve fare chi sa di non essersi confessato bene?

Chi sa di non essersi confessato bene, deve rifare le confessioni mal fatte e accusarsi dei sacrilègi commessi.

379. Chi senza colpa tralasciò o dimenticò un peccato mortale, ha fatto una buona confessione?

Chi senza colpa tralasciò o dimenticò un peccato mortale, ha fatto una buona confessione; ma gli resta l’obbligo di accusarsene in seguito.

§ 4. – Assoluzione – Soddisfazione – Indulgenze,

*380. Che cos’è l’assoluzione?

L’assoluzione è la sentenza con cui il sacerdote, in nome di Gesù Cristo, rimette i peccati al penitente dicendo: Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo. Così sia.

381. Rimessi con l’assoluzione i peccati, è anche rimessa ogni pena meritata?

Rimessi con l’assoluzione i peccati, è rimessa la pena eterna meritata col peccato mortale, ma se non si abbia una contrizione perfettissima, rimane ordinariamente da scontare, in questa vita o nell’altra, una pena temporanea.

*382. Che cos’è la soddisfazione o penitenza sacramentale?

L a soddisfazione o penitenza sacramentale è l’opera buona imposta dal confessore a castigo e a correzione del peccatore, e a sconto della pena temporanea meritata peccando.

383. Quando conviene fare la penitenza sacramentale?

Conviene fare la penitenza sacramentale presto, se il confessore non ne ha assegnato il tempo.

384. La penitenza sacramentale basta a liberarci da tutta la pena temporanea meritata col peccato?

La penitenza sacramentale non basta, d’ordinario a liberarci da tutta la pena meritata col peccato, e perciò conviene supplire con altre opere di penitenza e di pietà e con indulgenze.

385. Quali sono le opere di penitenza e di pietà?

Le opere di penitenza e di pietà sono: i digiuni, le mortificazioni, gli atti di misericordia spirituale e corporale, * le preghiere, e l’uso pio di quelle cose benedette e di quelle cerimonie sacre che si chiamano sacramentali, come l’acqua santa e le varie benedizioni. •* Formule 21, 22

386. Che cos’è l’indulgenza?

L’indulgenza è una remissione di pena temporanea dovuta per i peccati, che la Chiesa concede sotto certe condizioni a ehi è in grazia, applicandogli i meriti e le soddisfazioni sovrabbondanti di Gesù Cristo, della Madonna e dei Santi, le quali costituiscono il tesoro della Chiesa.

*387. Di quante specie è l’indulgenza?

L’indulgenza è di due specie: plenaria e  parziale.

3S8. Qual è l’indulgenza plenaria?

L’indulgenza plenaria è quella che rimette tutta la pena temporanea dovuta per i peccati.

389. Qual è l’indulgenza parziale?

L’indulgenza parziale è quella che rimette soltanto una parte della pena temporanea dovuta per i peccati.

390. Che s’intende per indulgenza di quaranta o cento giorni, di sette anni e simili?

Per indulgenza di quaranta o cento giorni, di sette anni e simili,* s’intende la remissione di tanta pena temporanea, quanta se ne sarebbe scontata con quaranta, cento giorni o sette anni della penitenza anticamente stabilita dalla Chiesa.

*391. Che si richiede per acquistare le indulgenze?

Per acquistare le indulgenze si richiede di essere in stato di grazia e di eseguire bene le opere prescritte.

CAPO VI.

Estrema Unzione.

*392. Che cos’è l’Estrema Unzione?

L’Estrema Unzione, detta pure Olio santo, è il sacramento istituito a sollievo spirituale e anche corporale dei Cristiani gravemente infermi.

393. Chi è ministro dell’Estrema Unzione?

Ministro dell’Estrema Unzione è il sacerdote parroco, o altro sacerdote che ne abbia il permesso.

394. Il sacerdote come amministra l’Estrema Unzione?

Il sacerdote amministra l’Estrema Unzione ungendo in forma di croce, con l’olio benedetto dal Vescovo, gli organi dei sensi dell’infermo e dicendo: Per questa unzione santa e per la sua pietosissima misericordia, il Signore ti perdoni ogni culpa commessa con la vista, con l’udito, ecc. Così sia.

395. Che effetti produce l’Estrema Unzione?

L’Estrema Unzione accresce la grazia santificante; cancella i peccati veniali, e anche i mortali che l’infermo, attrito, non potesse confessare; dà forza per sopportare pazientemente il male, resistere alle tentazioni e morire santamente, e aiuta anche a ricuperare la sanità, se è bene per l’anima.

396. Quando si può dare l’Olio santo?

L’Olio santo si può dare quando la malattia è pericolosa; ed è bene darlo subito dopo la confessione e il Viatico, mentre il malato conserva la conoscenza.

CAPO VII.

Ordine.

*397. Che cos’è l’Ordine?

L’Ordine è il sacramento che dà la potestà di compiere le azioni sacre riguardanti l’Eucaristia e la salute delle anime, e imprime il carattere di ministri di Dio.

398. Chi è ministro dell’Ordine? »

Ministro dell’Ordine è il Vescovo, che dà lo Spirito Santo e la potestà sacra col l’imporre le mani e consegnare gli oggetti sacri propri dell’Ordine, dicendo le parole della forma prescritta.

399. Perché il sacramento che fa i ministri di Dio si chiama Ordine?

Il sacramento che fa i ministri di Dio si chiama Ordine, perché comprende vari gradi di ministri l’uno subordinato all’altro, dai quali risulta la sacra Gerarchia.

400. Quali sono i gradi della sacra Gerarchia?

I gradi della sacra Gerarchia sono: gli Ordini minori, il Suddiaconato e il Diaconato, che sono preparatori; il Presbiterato o Sacerdozio che dà la potestà di consacrar l’Eucaristia e di rimettere i peccati; e l’Episcopato, pienezza del Sacerdozio, che dà quella di conferir gli Ordini, e di ammaestrare e governare i fedeli.

401. È grande la dignità del Sacerdozio?

La dignità del Sacerdozio è grandissima per la sua potestà sul Corpo reale di Gesù Cristo che rende presente nell’Eucaristia, e sul corpo mistico di Lui, la Chiesa, che governa, con la missione sublime di condurre gli uomini alla santità e alla vita beata.

402. Qual fine deve avere chi entra negli Ordini?

Chi entra negli Ordini deve aver per fine soltanto la gloria di Dio e la salute delle anime.

403. Può entrare ciascuno a suo arbitrio negli Ordini?

Nessuno può entrare a suo arbitrio negli Ordini, ma deve essere chiamato da Dio per mezzo del proprio Vescovo, cioè deve avere la vocazione, con le virtù e con le attitudini al sacro ministero, da essa richieste.

404. Chi entrasse nel Sacerdozio senza vocazione farebbe male?

Chi entrasse nel Sacerdozio senza vocazione farebbe malissimo, perché difficilmente potrebbe osservarne gli altissimi doveri, con evidente pericolo di scandali pubblici e di perdizione eterna.

405. Quali doveri hanno i fedeli verso i chiamati agli Ordini?

I fedeli hanno il dovere di lasciare ai figli e dipendenti piena libertà di seguir la vocazione; inoltre di chiedere a Dio buoni pastori e ministri, e digiunare a tal fine nelle quattro Tempora; finalmente di venerare gli ordinati come persone sacre a Dio.

CAPO VIII.

Matrimonio.

406. Che cos’è il Matrimonio?

II Matrimonio è il sacramento che unisce l’uomo e la donna indissolubilmente, come sono uniti Gesù Cristo e la Chiesa sua sposa, e dà loro la grazia di di santamente convivere e di educare eristianamente i figliuoli.

407. Chi è ministro del Matrimonio?

Ministri del Matrimonio sono gli sposi che lo contraggono.

408. Come si contrae il Matrimonio?

Il Matrimonio si contrae esprimendo il mutuo consenso davanti al parroco, o a un suo delegato, e a due testimoni, nel territorio della parrocchia.

* 409. Gli sposi nel contrarre il Matrimonio debono essere in grazia di Dio?

Gli sposi nel contrarre il Matrimonio debbono essere in grazia di Dio, altrimenti fanno un sacrilegio.

* 410. Che cos’è l’atto che si chiama matrimonio civile?

L’atto che si chiama matrimonio civile è la formalità prescritta dallo Stato perché il contratto matrimoniale abbia effetti civili.

411. Per i Cristiani basta far solamente l’atto civile?

Per i Cristiani non basta far solamente l’atto civile, perché questo non è sacramento: per essi, solo quello che è sacramento è matrimonio avanti a Dio.

412. Gli sposi debbono fare anche l’atto civile?

Gli sposi debbono fare anche l’atto civile, sebbene non sia sacramento, per assicurare a sé e ai figliuoli gli effetti civili della società coniugale; perciò la Chiesa non permette, d’ordinario, il matrimonio religioso se non si compiano anche gli atti prescritti dallo Stato.

413. Che doveri hanno gli sposi?

Gli sposi hanno il dovere di convivere santamente, di aiutarsi con affetto costante nelle necessità spirituali e temporali, e di educar bene i figliuoli, curandone l’anima non meno del corpo, e formandoli anzitutto alla religione e alla virtù con la parola e con l’esempio.

PREGHIAMO.

Questi sacramenti, o Signore, ci mondino con la loro potente virtù e ci facciano giungere puri a te che ne sei l’autore.(1)

Signore, la partecipazione a tuoi sacramenti ci salvi e ci confermi nella luce della tua verità. (2) Te ne supplichiamo per il tuo Figliuolo Gesù Cristo, ecc.

(1) Dalla Segreta della Domenica I dell’Avvento.

(2) Dal Postcomm. della Messa dei Ss. Ippolito e Cassiano (12 agosto).

PARTE III.

MEZZI DELLA GRAZIA

SEZIONE II.

ORAZIONE O MEZZO IMPETRATIVO.

Chiedete, e vi sarà dato; cercate e troverete; picchiate, e vi si aprirà. – (S. Luca XI, 9)

In verità, in verità vi dico: quanto domanderete al Padre in nome mio, ve lo concederà.      – (S. Giov., XVI, 23)

CAPO UNICO.

* 414. Che cos’è l’ orazione?

L’orazione è una pia elevazione dell’anima a Dio per ben conoscerlo, adorarlo, ringraziarlo e domandargli quanto ci bisogna.

*415. Di quante specie è l’orazione?

L’orazione è di due specie: mentale e vocali,

*416. Qual è l’orazione mentale?

L’orazione mentale è quella che si fa con la sola mente e col cuore: tali sono la meditazione delle verità cristiane e la contemplazione.

* 417. Qual è l’orazione vocale?

L’orazione vocale, detta più comunemente preghiera, è quella che si fa con le parole accompagnate dalla mente e dal cuore.

*418. Come si deve pregare?

Si deve pregare riflettendo che stiamo alla presenza dell’infinita maestà di Dio e abbiamo bisogno della sua misericordia; perciò dobbiamo esser umili, attenti e devoti.

*419. È necessario pregare?

È necessario pregare e pregare spesso, perché Dio lo comanda, e, ordinariamente, solo se si prega, Egli concede le grazie spirituali e temporali.

420. Perché Dio concede le grazie che domandiamo?

Dio concede le grazie che domandiamo, perché Egli, che è fedelissimo, ha promesso di esaudirci se lo preghiamo con fiducia e perseveranza nel nome di Gesù Cristo.

421. Perché dobbiamo pregar Dio nel nome di Gesù Cristo?

Dobbiamo pregar Dio nel nome di Gesù Cristo, perché solo da Lui, suo Figliuolo e unico Mediatore tra Dio e gli uomini, hanno valore le nostre preghiere e opere buone; perciò la Chiesa suol terminare le orazioni con queste o equivalenti parole … per il tuo Figliuolo Gesù Cristo, Nostro Signore.

422. Perché non siamo sempre esauditi nelle nostre preghiere?

Non siamo sempre esauditi nelle nostre preghiere, o perché preghiamo male, o perché domandiamo cose non utili al nostro vero bene, cioè al bene spirituale.

*423. Quali cose dobbiamo chiedere a Dio?

Dobbiamo chiedere a Dio la gloria sua, e per noi la vita eterna e le grazie anche temporali, come ci ha insegnato Gesù Cristo nel Pater noster.

*424. Che cos’è il Pater noster?

Il Pater noster è la preghiera insegnata e raccomandata da Gesù Cristo, la quale perciò si dice Orazione domenicale o del Signore, ed è la più eccellente di tutte.

425. Perché il Pater noster è la preghiera più eccellente?

Il Pater noster è la preghiera più eccellente perché è uscita dalla mente e dal Cuore di Gesti, racchiude in sette brevi domande ciò che dobbiamo chiedere a Dio come suoi figliuoli e come fratelli tra noi.

426. Che cosa dobbiamo chiedere come buoni figliuoli di Dio?

Come buoni figliuoli di Dio dobbiamo chiedere che in tutto il mondo si conosca e si onori il suo Nome e si propaghi il suo regno, la Chiesa, e che da tutti si compia la sua santissima volontà: e questo si chiede nelle prime tre domande del Pater noster.

427. Come fratelli tra noi che cosa dobbiamo chiedere?

Come fratelli tra noi dobbiamo chiedere il nutrimento corporale e spirituale, il perdono dei peccati, la difesa dalle tentazioni e la liberazione dal male: e questo si chiede, per noi e per tutti gli uomini, nelle ultime quattro domande del Pater noster.

428. Gesù Cristo perché ci fa invocar Dio come Padre nostro?

Gesù Cristo ci fa invocar Dio come Padre nostro per ricordarci che Dio è veramente padre di tutti, specialmente di noi Cristiani che, nel Battesimo, fummo adottati da Lui come figli suoi; e per ispirarci verso di Lui grande amore e fiduacia

429. Se Dio ascolta chi prega bene, perché invochiamo anche la Madonna, gli Angeli e i Santi?

Invochiamo anche la Madonna, gli Angeli e i Santi perché, essendo cari al Signore e pietosi verso di noi, ci aiutino nelle nostre domande con la loro potente intercessione.

430. Gli Angeli, i Santi e la Madonna, perché sono potenti intercessori presso Dio?

Gli Angeli e i Santi sono potenti intercessori presso Dio, perché suoi servi fedeli, anzi amici prediletti; la Madonna è potentissima, perché Madre di Dio e piena di grazia; perciò la invochiamo così spesso, tanto più che da Gesù Cristo ci fu lasciata per Madre.

*431. Con qual preghiera specialmente, invochiamo noi la Madonna?

Noi invochiamo la Madonna specialmente con l’Ave Maria o Salutazione angelica, detta così, perché comincia col saluto che le fece l’Arcangelo Gabriele annunziandole che era eletta Madre di Dio.

*432. Che cosa domandiamo alla Madonna, con l’Ave Maria?

Con l’Ave Maria domandiamo alla Madonna la sua materna intercessione per noi in vita e in morte.

433. L’invocare la Madonna e i Santi non dimostra forse sfiducia in Gesù Cristo, l’unico Mediatore, quasi non bastino i meriti di Lui ad ottenerci le grazie?

L’invocare la Madonna e i Santi non dimostra nessuna sfiducia in Gesù Cristo, l’unico Mediatore; al contrario una fede maggiore nei meriti di Lui, tanto grandi ed efficaci, che per essi, e solo per essi, la Madonna e i Santi hanno da Dio la grazia, i meriti e la potenza d’intercessione.

PREGHIAMO.

Signore, insegnaci a pregare. (1)

La tua misericordia, o Signore, sia aperta alle nostre preghiere, e, perché tu ci conceda quanto domandiamo, facci sempre chiedere ciò che a te piace. (2)

O Signore Gesù Cristo, che nel Getsemani, con la parola e con l’esempio, c’insegnasti a pregare per vincere i pericoli delle tentazioni, pietosamente concedi che noi, stando sempre intenti alla orazione, meritiamo di conseguirne i frutti abbondanti. Così sia. (3)

(1) S. LUCA, XI, 1.

(2) Dall’Orazione della Domenica IX dopo la Pentecoste

(3) Or. per il martedì della Settuagesima nell’Append. del Messale.

SANTO SANTO SANTO

IL SIGNORE

IL DIO ONNIPOTENTE

IL QUALE ERA

IL QUALE È E IL QUALE VERRÀ

A  LUI GLORIA PER I SECOLI

COSI SIA.

CATECHISMO DELLA DOTTRINA CRISTIANA (3)