SALMI BIBLICI: “CONFITEMINI, DOMINO … QUIS LOQUETUR” (CV)

SALMO 105: CONFITEMINI DOMINO, quis loquetur”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

[Canonico titolare della Chiesa di Soissons, Professore emerito di Scrittura santa e sacra Eloquenza]

TOME DEUXIÈME.

PARIS – LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR 13, RUE DELAMMIE, 1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

Salmo 105

Alleluja.

[1 ] Confitemini Domino,

quoniam bonus, quoniam in sæculum misericordia ejus.

[2] Quis loquetur

potentias Domini, auditas faciet omnes laudes ejus?

[3] Beati qui custodiunt judicium, et faciunt justitiam in omni tempore.

[4] Memento nostri, Domine, in beneplacito populi tui; visita nos in salutari tuo:

[5] ad videndum in bonitate electorum tuorum, ad lætandum in lætitia gentis tuæ, ut lauderis cum hæreditate tua.

[6] Peccavimus cum patribus nostris; injuste egimus, iniquitatem fecimus.

[7] Patres nostri in Aegypto non intellexerunt mirabilia tua; non fuerunt memores multitudinis misericordiæ tuæ. Et irritaverunt ascendentes in mare, mare Rubrum;

[8] et salvavit eos propter nomen suum, ut notam faceret potentiam suam.

[9] Et increpuit mare Rubrum, et exsiccatum est; et deduxit eos in abyssis sicut in deserto.

[10] Et salvavit eos de manu odientium, et redemit eos de manu inimici.

[11] Et operuit aqua tribulantes eos; unus ex eis non remansit.

[12] Et crediderunt verbis ejus, et laudaverunt laudem ejus.

[13] Cito fecerunt, obliti sunt operum ejus; et non sustinuerunt consilium ejus.

[14] Et concupierunt concupiscentiam in deserto, et tentaverunt Deum in inaquoso.

[15] Et dedit eis petitionem ipsorum, et misit saturitatem in animas eorum.

[16] Et irritaverunt Moysen in castris, Aaron, sanctum Domini.

[17] Aperta est terra, et deglutivit Dathan, et operuit super congregationem Abiron.

[18] Et exarsit ignis in synagoga eorum, flamma combussit peccatores.

[19] Et fecerunt vitulum in Horeb, et adoraverunt sculptile.

[20] Et mutaverunt gloriam suam in similitudinem vituli comedentis foenum.

[21] Obliti sunt Deum qui salvavit eos, qui fecit magnalia in Ægypto,

[22] mirabilia in terra Cham, terribilia in mari Rubro.

[23] Et dixit ut disperderet eos, si non Moyses, electus ejus, stetisset in confractione in conspectu ejus, ut averteret iram ejus, ne disperderet eos.

[24] Et pro nihilo habuerunt terram desiderabilem; non crediderunt verbo ejus.

[25] Et murmuraverunt in tabernaculis suis; non exaudierunt vocem Domini.

[26] Et elevavit manum suam super eos ut prosterneret eos in deserto.

[27] Et ut dejiceret semen eorum in nationibus, et dispergeret eos in regionibus.

[28] Et initiati sunt Beelphegor, et comederunt sacrificia mortuorum.

[29] Et irritaverunt eum in adinventionibus suis, et multiplicata est in eis ruina.

[30] Et stetit Phinees, et placavit, et cessavit quassatio.

[31] Et reputatum est ei in justitiam, in generationem et generationem usque in sempiternum.

[32] Et irritaverunt eum ad Aquas contradictionis; et vexatus est Moyses propter eos;

[33] quia exacerbaverunt spiritum ejus, et distinxit in labiis suis.

[34] Non disperdiderunt gentes quas dixit Dominus illis;

[35] et commisti sunt inter gentes, et didicerunt opera eorum;

[36] et servierunt sculptilibus eorum, et factum est illis in scandalum.

[37] Et immolaverunt filios suos et filias suas daemoniis.

[38] Et effuderunt sanguinem innocentem, sanguinem filiorum suorum et filiarum suarum, quas sacrificaverunt sculptilibus Chanaan. Et infecta est terra in sanguinibus;

[39] et contaminata est in operibus eorum, et fornicati sunt in adinventionibus suis.

[40] Et iratus est furore Dominus in populum suum, et abominatus est hæreditatem suam.

[41] Et tradidit eos in manus gentium; et dominati sunt eorum qui oderunt eos.

[42] Et tribulaverunt eos inimici eorum; et humiliati sunt sub manibus eorum;

[43] sæpe liberavit eos. Ipsi autem exacerbaverunt eum in consilio suo; et humiliati sunt in iniquitatibus suis.

[44] Et vidit cum tribularentur, et audivit orationem eorum.

[45] Et memor fuit testamenti sui, et pœnituit eum secundum multitudinem misericordiæ suæ;

[46] et dedit eos in misericordias, in conspectu omnium qui ceperant eos.

[47] Salvos nos fac, Domine Deus noster, et congrega nos de nationibus; ut confiteamur nomini sancto tuo, et gloriemur in laude tua.

[48] Benedictus Dominus Deus Israel, a sæculo et usque in sæculum; et dicet omnis populus: Fiat! fiat!

[Vecchio Testamento Secondo la Volgata Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO CV.

Dio è da lodarsi per la sua misericordia verso i disobbedienti ; che egli ricevè ancora in quando fecero penitenza.

Alleluja: Lodate Dio.

1. Date lode al Signore, perché egli è buono, perché eterna ell’è la sua misericordia

2. Chi potrà ridire le possenti opere del Signore? chi rappresenterà con parole lodi di lui?

3. Beati quelli che osservano la rettitudine, e in ogni tempo praticano la giustizia.

4. Sovvengati di noi, o Signore, secondo la buona tua volontà verso il tuo popolo: vieni visitarci colla tua salute; (1)

5. Affinché noi veggiamo i beni de’ tuoi eletti e ci rallegriamo dell’allegrezza del popol tuo, affinché tu sii glorificato nella tua eredità.

6. Abbiano peccato co’ padri nostri: abbiamo operato ingiustamente, abbiam commesso iniquità. (2)

7. I padri nostri nell’Egitto non considerarono le tue meraviglie, non si ricordarono della molta tua misericordia. (3)

8. E te irritarono quando stavano per entrare nel mare, nel mare Rosso,

9. Ed ei li salvò per amor del suo nome, per far conoscere la sua potenza.

10. E fé’ minaccia al mar Rosso, ed ei si asciugò; e li menò per gli abissi come per un arido terreno.

11. E li salvò dalle mani di quei che gli odiavano, e li riscattò dal poter del nimico.

12. E sommerse nelle acque i loro persecutori: un solo di essi non si salvò. (4)

13. Ed essi ebber fede alle sue parole, e cantarono le sue lodi.

14. Ma fecer presto a scordarsi delle opere di lui e non aspettarono l’esito dei suoi consigli.

15. E desiderarono cose voluttuose nel deserto, e tentarono Dio in quel luogo senza acqua.

16. E diede loro quel che chiedevano, e saziò i loro appetiti.

17. E irritarono negli alloggiamenti Mosè, e Aronne il santo del Signore.

18. Si aperse la terra, e ingoiò Dathan, e assorbì la sequela di Abiron.

19. E il fuoco divampò nelle loro tende; la fiamma abbruciò i peccatori.

20. E fecero un vitello in Horeb; e adorarono una statua di getto.

21. E la gloria loro cambiarono per l’immagine di un vitello che pasce l’erba.

22. Si dimenticaron di Dio, che li salvò e fece cose grandi in Egitto, cose mirabili nella terra di Cham, cose terribili nel mare Rosso.

23. E avea parlato di sterminarli, se Mosè suo eletto non si fosse piantato alla breccia di contro di lui,

24. Affine di distornare l’ira di lui perché non gli sterminasse. Quelli però non si curarono di quella terra desiderabile;

25. Non credettero alla parola di lui e mormorarono ne’ loro alloggiamenti; non ascoltaron la voce del Signore.

26. E alzata la mano contro di essi, giurò di sperdergli nel deserto,

27. E di avvilire la loro stirpe tra le nazioni, e di disperderli in questa e in quella regione.

28. E si consacrarono a Beelphegor, e mangiarono dei sacrifizi dei morti.

29. E lui irritarono coi loro ritrovamenti; si fe’ più grande la loro rovina.

30. E si levò su Phinees, e lo placò; e la piaga cessò.

31. E ciò fugli imputato a giustizia, di generazione in generazione fino in sempiterno.

32. E lui irritarono alle acque di contraddizione; e patì Mosè della loro colpa, (5)

33. perché avevano perturbato il suo spirito. E fu dubbioso nel suo parlare.

34. Essi non dispersero le nazioni, com’egli avea loro intimato.

35. E si mischiarono colle genti, e impararono i loro costumi, e rendetter culto ai loro idoli; e ciò divenne per essi pietra di inciampo.

36. E immolarono i loro figliuoli e le loro figliuole ai demoni.

37. E sparsero il sangue innocente, il sangue de’ propri figliuoli e delle figliuole sacrificate da loro agl’idoli di Chanaan.

38. E fu infettata la terra per lo spargimento del sangue, e fu contaminata dalle opere loro e si prostituirono a’ loro ritrovamenti.

39. E il Signore si accese d’ira e di furore contro il suo popolo, e prese in abominio la sua eredità. (6)

40. Eli diede in potere delle nazioni ed ebber dominio di essi quei che gii odiavano.

41. Ei loro nemici li trattarono duramente, e sotto il potere di questi e’ furon umiliati: sovente Dio ne li liberò. (7)

42. Ma eglino lo esacerbarono co’ loro consigli, e furon umiliati per le loro iniquità.

43. E li rimirò quando erano nella tribolazione, e udì la loro orazione.

44. E si ricordò di sua alleanza, e per la molta sua misericordia si ripentì.

45. E fe’ che trovasser misericordia presso tutti quei che gli avevano fatti schiavi.

46. Salvaci, o Signore Dio nostro, e raccoglici di tra le nazioni,

47. Affinché confessiamo il tuo santo nome, e ci gloriamo in te, degno di ogni laude.

48. Benedetto il Signore Dio d’Israele ab eterno e in eterno; e dirà tutto il popolo: Cosi sia, così sia. (10)

(1) In beneplacito, a causa della benevolenza che portate al vostro popolo.

(2) Nelle grandi calamità, c’era  l’uso di fare la confessione pubblica dei peccati. (I Esdr. ix, 6, 7; Tob. III, 3, 4; Judith, VII, 19; Baruch. I, 15-20; II, 5-8; Dan. ix. 6).

(3) Allusione al mormorio che precedette il passaggio del mar Rosso.

(4) Allusione al cantico di Mosè.

(5) Se Mosè non fosse stato sulla breccia per arrestarlo, se Mosè non si fosse presentato davanti a Dio per intercedere in loro favore. L’immagine è presa da un muro preso d’assalto, nel quale si è fatto breccia, e dove un soldato valoroso si presenta per respingere coloro che si precipitano sul posto. Qui è Dio il nemico venuto a penetrare, Mosè il difensore che si tiene sulla breccia e chiede grazia.

(6) Et elevavit può significare che Egli giurò di farli cadere morti nel deserto come gli uomini giurano alzando la mano; si attribuisce qui questo atto a Dio. (Ex. VI, 8).

(7) Mosè dubitò se fosse possibile a Dio far uscire acqua dalla roccia; egli fu punito per questo dubbio morendo senza entrare nella terra promessa.

(8) La fornicazione è qui il culto di un falso dio.

(9) V. 41 e segg. Questi versetti sono relativi ai tempi dei Giudici.

(10) questo versetto indica che il popolo doveva qui rispondere: Amen, Alleluja.

Sommario analitico

Questo salmo è come la controparte del precedente. Il salmista vi ripercorre la storia del popolo ebraico dopo l’uscita dall’Egitto fino ai tempi dei Giudici, e considera i benefici di cui Dio li ha ricolmati, malgrado la loro ingratitudine, le sue lamentele ed infedeltà. – Niente impedisce di attribuire a Davide la composizione di questo salmo o, secondo gli esegeti più autorizzati, lo stile non risente di alcuna traccia di epoca più recente (Le Hir.). Alcuni altri hanno pensato che questo salmo potesse essere ricondotto ai tempi della cattività e, in questa ipotesi, l’autore avrebbe copiato a Davide i versetti 1, 46, 47 di questo salmo che si leggevano nel I libro dei Paralipomeni. L’autore del versetto 48 sembrava loro evidentemente posteriore alla cattività.

I. – Il Re-Profeta esorta tutti gli israeliti a lodare Dio:

1° proclamando la sua bontà e la sua misericordia (1);

2° Rendendo pubblica la sua bontà e la sua misericordia (2);

3° Imitandone la giustizia e la santità (3);

4° Chiedendo è per tutto il popolo la grazia e la salvezza che devono tornare a gloria di Dio (4, 5);

5° Riconoscendo e confessando le loro offese a Dio (6).

II.  Egli espone alternativamente le infedeltà degli israeliti ed i castighi che sono stati la giusta punizione e la bontà di Dio nei loro riguardi:

1° All’uscita dall’Egitto: – a) il loro peccato di ignoranza, di oblio e di mormorio (7); – b) la bontà di Dio nel passaggio miracoloso del mar Rosso (8-10); – c) la vendetta messa a punto contro gli Egiziani in favore degli Ebrei (11-12).

2° Alla loro entrata nel deserto: – a) il loro peccato di ingratitudine e di piacere sensuale (13, 14); – b) la bontà di Dio che accordava loro ciò che desideravano, ed il castigo che seguì al compimento dei loro desideri (15);

3° Nel viaggio attraverso il deserto: – a) il loro peccato di invidia e di ambizione contro Mosè ed Aronne (10); – b) la vendetta che Dio fece del crimine di Dathan ed Abiron, permettendo che la terra inghiottisse loro ed i loro compagni (17, 18); 

4° Nel loro soggiorno nel deserto: – a) l’adorazione del vitello d’oro e l’oblio di Dio, il castigo con il quale Dio voleva colpirli e sospeso da Mosè (19-23); – b) i loro nuovi mormorii e la punizione che ne scaturì (24- 27); – c) i loro disordini ed il culto reso a Belphagor punito dalla morte di un gran numero, e la vendetta di Dio arrestata dall’intervento di Phineèes (28-31); – d) la loro impazienza e le loro contraddizioni che provocarono la giustizia di Dio anche contro Mosè (32-33);

5° Dopo la loro entrata nella terra promessa: – a) la loro tolleranza colpevole verso i Cananei, la partecipazione al loro culto sacrilego ed ai loro abomini (34-39); – b) la giusta punizione dei loro crimini da parte dei nemici che li ridussero in schiavitù e devastarono le loro contrade (40-43); – c) la misericordia di Dio che si ricorda della sua alleanza e modera la durezza dei loro vincitori (43-46). 

III. Egli termina: 1° Chiedendo a Dio la liberazione del suo popolo, per celebrare le sue lodi e la sua gloria (47);

2° Cominciando questo cantico di lode ed esortando il popolo di Dio a riunirsi a lui. (48).

Spiegazioni e Considerazioni

I. — 1-6.

ff. 1-6. – Questo salmo ed il precedente sono strettamente legati tra loro, poiché il primo ci segnala il popolo di Dio nei suoi eletti, dalla cui parte non si è levato alcun pianto, e che sono del numero di coloro nei quali Dio si è compiuto (I Cor. X, 5), ed il secondo ci segnala gli uomini del popolo le cui rimostranze hanno provocato in Dio amarezza senza che però la sua misericordia li abbia abbandonati. Il salmista parla a nome di coloro tra i quali che, essendo convertiti, hanno implorato il loro perdono, e riporta degli esempi di peccatori verso i quali ha manifestato la divina misericordia, ricca pure verso coloro che l’offendono (S. Agost.). – Ci sono taluni che lodano il Signore che è potente; ci sono altri che lo lodano perché è buono al loro sguardo, ci sono altri che lo lodano assolutamente, perché è buono. – I primi sono degli schiavi che lo temono; i secondi sono mercenari che non pensano che ai loro interessi; i terzi sono dei figli che rendono onore al loro Padre. (S. Bern., Ep. XI). – Dopo aver invitato tutto il suo popolo ad esaltare il Signore, e rendere pubblici i prodigi della sua misericordia, il Profeta, ripiegandosi in qualche modo su se stesso, considera che nessuno sia capace di esaltare, come si conviene, la  potenza della misericordia divina. (Berthier). – « Chi è in grado di raccontare le sue opere? Chi sonderà le sue meraviglie? Chi potrà ritrarre la grandezza della sua potenza, o chi intraprenderà a raccontare la sua misericordia. Non si può né diminuire, né accrescere, né conoscere la grandezza di Dio. » (Eccl. XVIII, 2-5). Dio è invisibile, ineffabile, infinito; ogni discorso è ridotto al silenzio per esprimere le sue grandezze, ogni intelligenza condannata all’impotenza per sondare le sue divine perfezioni e concepirle. (S. Hil.). – Ma se qualcuno è degno di celebrare le meraviglie della potenza del Signore in modo che a Lui piaccia, sono coloro che osservano le regole della giustizia, e che fanno, in ogni tempo ed in tutte le occasioni, ciò che è giusto, perché è buono lodarlo con i nostri discorsi, ma è meglio lodarlo con le nostre opere e con la pratica della giustizia. –  Ora, non è sufficiente essere giusti ad intervalli: l’osservanza della giustizia è un dovere di ogni età, di tutti i tempi, di tutte le condizioni, di tutte le situazioni. « Amate il Signore vostro Dio, osservate i suoi precetti, le sue leggi, i suoi ordini in tutti i tempi. (Deut.). – In ragione del significato vicino delle due parole, giudizio e giustizia, sembra che si possa impiegarle indifferentemente; tuttavia se si vogliono prendere nel loro senso proprio, io non dubito che non ci sia tra esse una differenza, e non si debba dire di colui che giudica bene che egli osserva il giudizio, e di colui che agisce bene, che pratichi la giustizia. – « Visitateci con la salvezza che voi ci date. » Si tratta qui del Salvatore stesso, in Nome del quale i peccati sono rimessi e le loro anime guarite, affinché i giusti possano osservare il giudizio, e praticare la giustizia. (S. Agost.). – « Affinché vediamo la bontà di cui colmate i vostri eletti. » I beni della terra, i piaceri, gli onori, le ricchezze, sono per l’ordinario, l’eredità del malvagi e dei riprovati; i soli veri beni sono i beni degli eletti, quelli che Dio riserva ai loro amici. Sono questi che bisogna desiderare di vedere. « Affinché vediamo i beni promessi ai vostri eletti. » La beatitudine piena e perfetta consiste nella visione di Dio: « io sarò saziato, quando apparirà la vostra gloria. » (Ps. XVI, 15). Dio stesso sarà per noi l’unione di tutti i beni. Avaro, cosa desideri ricevere? Cosa può domandare a Dio colui al quale non è sufficiente Dio? (S. Agost., Serm. 7° sur div.). – Noi gioiremo nel cielo con Dio e tutti i santi, « per gioire della gioia che è propria al vostro popolo. » La ragione per la quale noi dobbiamo gioire in Dio scaturisce dalla sua infinita perfezione, alla quale partecipa, divenendogli simile, colui che lo vede faccia a faccia e lo gusta nella pienezza della sua anima. Molti vogliono rallegrarsi, ma pochi cercano la gioia propria del popolo di Dio. – Questa è la falsa gioia del mondo alla quale non bisogna prendere alcuna parte. – Basta solo bearsi della sola gioia propria del popolo di Dio. 

II. — 7-33.

ff. 7-12. – Cosa significano queste parole. « I nostri padri non hanno compreso le vostre meraviglie, » se non che essi non hanno compreso ciò che volete dare loro compendo queste meraviglie? Che cosa è se non la vita eterna e non un bene temporale, bensì un bene immutabile che bisogna attendere con pazienza? Ora, nella loro impazienza, essi hanno mormorato, si sono dati all’amarezza del loro cuore, hanno cercato la felicità nei beni della vita presente, beni fuggitivi ed ingannatori. « Essi non si sono ricordati dell’abbondanza della vostra misericordia. » Il profeta indirizza i suoi rimproveri alla loro intelligenza per rendersi conto dei beni eterni ai quali Dio li chiamava in mezzo a questi beni temporali e memori per non obliare almeno i miracoli che Dio aveva operato nel tempo, e credere con piena confidenza che Dio li liberasse dalla persecuzione dei loro nemici, con la potenza di cui avevano già avuto prova (S. Agost.). – Notiamo soprattutto che la Scrittura ha voluto accusare i Giudei di non aver compreso ciò che essi dovevano comprendere, e di non essersi ricordati di ciò che dovevano conservare nella loro memoria: due cose che gli uomini non vogliono che si imputino loro come colpe. E questo per essere meno supplichevoli, meno umili davanti a Dio, perché avrebbero dovuto confessare ciò che essi sono, anziché ciò che, per il suo soccorso, essi potevano diventare e che non lo sono. (S. Agost.). – « Egli ha minacciato il mar Rosso ed esso si è disseccato. » Il Profeta chiama con il nome di “minaccia” la potenza divina che ha fatto questo miracolo. C’è una forza molto segreta, nascosta, con la quale i Signore agisce in tal modo che anche gli esseri privi di sentimento obbediscano immediatamente alla sua volontà. (Idem). –  Ci si meraviglia dell’insensibilità, o piuttosto della stupidità degli antichi Israeliti, che non avevano intelligenza delle meraviglie operate sotto i loro occhi, e di cui non si ricordavano, che irritavano Dio nel tempo in cui li ricolmava di benefici. – Ma quale ragione ben più forte di meravigliarsi e nello stesso tempo condannare un gran numero di Cristiani ai quali Gesù-Cristo, i suoi misteri, i suoi insegnamenti, sono quasi sconosciuti, dopo tanti secoli di predicazione, di istruzioni e di miracoli! – Dio non salva i peccatori che per manifestare la gloria del suo Nome e per far meglio conoscere la grandezza della sua potenza, che sembra effettivamente più grande proprio per questa opposizione della miseria, della malizia e della corruzione di coloro che Egli salva. (Duguet).

ff. 13-15. – Ingratitudine e incostanza del cuore umano, è quella per cui talvolta serve e loda Dio per umore e capriccio, e che lascia ben presto di ricorre a Lui se Dio non gli accorda subito ciò che chiede. – Niente di più odioso di questa precipitazione, che sembra imporre delle leggi a Dio nel stesso momento che si implora il suo soccorso, e che cambia in una specie di servitù questa bontà tutta gratuita con la quale promette di soccorrerci. – Esempio terribile di ciò è il dolore di coloro che si disgustano delle cose spirituali e sospirano dopo i piaceri del secolo che uccidono e non saziano le anime. – Sovrano dolore ed ultimo effetto della collera di Dio, quando sembra esaudire queste domande sregolate che non servono che a soddisfare le passioni. (Duguet). Essi erano in un luogo arido, secco e senza acqua, perché non riconoscevano la rugiada divina che era stata preparata dallo Spirito-Santo nella colonna di nubi che li precedeva. (S. Gerol.). – L’intemperanza è la causa di tutti i vizi. 1° essa è la causa dell’incostanza della virtù: « Essi si stancarono ben presto. » 2° essa porta ad un oblio completo di Dio: « essi dimenticarono le opere di Dio. » Essa sostituisce al culto di Dio, il culto di un’altra divinità, di cui San Paolo ha detto nel suo linguaggio energico: « Il loro Dio è il loro ventre » (Filip. III, 19). Essa è impaziente e senza freno, e si lascia andare a lamentele contro Dio: « Essi non attesero il tempo dei suoi consigli. » 4° L’intemperanza è insaziabile: « Essi desiderarono ardentemente di mangiare carne nel deserto. »

ff. 16-18. – Fu un castigo terribile dell’indipendenza ambiziosa che questi maledetti ribelli affettarono nei riguardi di Dio, il rifiuto di sottomettersi a coloro che avevano messo al di sopra di essi. – Immagine viva, benché imperfetta del fuoco dell’inferno, che non si spegnerà mai e brucerà una infinità di maledetti riprovati senza mai consumarli (Dug.). – « La loro sorte infelice – dice l’Apostolo San Pietro – non dorme mai. » Quanto terribile è questa parola! La pazienza di Dio è formidabile. Noi non vediamo più uomini puniti come gli Israeliti mormoratori nel deserto; ma il nostro Dio ha segnato un giorno in cui i peccatori berranno il calice del suo furore; è questo giorno che bisogna meditare incessantemente! (Berthier).

ff. 19-33. – Piacque a Dio che questo crimine dell’adorazione del vitello d’oro ebbe fine con i loro autori, e che non fu rinnovato tutti i giorni dai Cristiani che si adorano da se stessi, che non si levano ogni giorno se non per giocare e divertirsi, e dei quali l’ozio, il buon cibo, il piacere, i divertimenti riempiono tutta la vita. – « Dio dichiara che li avrebbe fatti perire se Mosè, suo eletto, non si fosse levato davanti a Lui offrendosi ai suoi colpi. » Questa è una prova di quanto vale presso Dio l’intercessione dei Santi. Mosè, certo che la giustizia di Dio non potesse colpirlo, ha ottenuto misericordia per dei colpevoli che Dio poteva colpire secondo giustizia. (S. Agost.). –  Fin dove giunge l’accecamento del cuore dell’uomo, quando ha rinunciato volontariamente alla luce di Dio per abbandonarsi alle sue tenebre! (Dug.). – « Essi ritennero un nulla la terra che dovevano desiderare. » Ma l’avevano essi vista? Come dunque hanno potuto ritenere un nulla una terra che essi non avevano visto, se non come spiega il seguito? « Essi non credettero alle sua parole. » Sicuramente, se questa terra, dove si diceva colasse il latte ed il miele, non fosse stata la figura di una grande cosa, e se da questo segno visibile essa non avesse condotto alla grazia invisibile ed al regno dei cieli, coloro che comprendevano le meraviglie di Dio, gli Israeliti non sarebbero accusati di aver ritenuto un nulla questa terra … Ma ciò che rende soprattutto la oro incredulità colpevole, è che essi abbiano ritenuto un nulla questa terra così desiderabile, perché non hanno creduto alle parole di Dio, che dalle piccole cose li conduceva alle grandi; e perché, affrettandosi nel gioire dei beni temporali che gustavano secondo la carne, non hanno atteso pazientemente come detto più in alto, l’esecuzione dei disegni di Dio. (S. Agost.). – Che un uomo abbia l’insolenza di disdegnare ciò che Dio stima, di disprezzare ciò che Dio promette, è già uno stravolgimento strano di tutte le idee sane e veritiere, e non dobbiamo meravigliarci se il disprezzo che fecero gli Israeliti di una contrada che Dio aveva loro dipinto come deliziosa sia stato punito severamente; a maggior ragione Dio punirà il disprezzo che gli uomini avranno fatto, fino alla fine della loro vita, dell’eterno e glorioso soggiorno promesso ai suoi fedeli servitori. (Bellarm.). – Quanti, tra i Cristiani, professano infedeltà simili a quelle degli Israeliti? Quanti rifiuti di ascoltare la voce interiore e la parola esteriore di Dio? Quanti mormorii segreti nelle nostre tende, cioè nel nostro cuore, e forse anche all’esterno, sulle difficoltà pretese di conquistare questa terra che ci viene promessa, e sul rigore delle condizioni alle quali queste promesse sono legate? (Duguet). – Ventiquattromila uomini del popolo uccisi per ordine di Dio per l’espiazione del crimine di idolatria. Ma chi potrebbe dire il numero di coloro che Dio immola ogni giorno alla sua giustizia per questo stesso peccato? « L’inferno si è allargato, ha aperto le sue immense voragini, e tutto ciò che c’è di potente, di illustre e di glorioso in Israele vi scenderà in folla, confuso con il popolo. » (Isai. V, 14). – Peccato leggero di diffidenza di Mosè, e che appena si sarebbe percepito, se Dio non l’avesse severamente punito. –  Dio chiede molto a coloro ai quali ha dato molto. – (Idem) « Essi immolarono i loro figli e le loro figlie ai demoni. » In senso morale, essi immolarono i loro sensi e le facoltà della loro anima (S. Gerol.). 

III. — 34-48.

ff. 34-46. – Gran danno per un Cristiano è lasciar vivere le sue passioni, le sue cattive inclinazioni, e non sterminare ciò che Dio comanda di distruggere. – Pericolo ancora più grande è il mischiarsi con un certo mondo che è pieno di idoli. – Si impara ben presto ad agire come esso: si adorano i suoi idoli, le ricchezze, gli onori, i piaceri: si entra facilmente nelle sue massime: con tante occasioni di scandalo e di caduta. – Immolare i propri figli e le proprie figlie al demonio, è la idolatria più comune. – Tutte le creature gemono del fatto che i malvagi abusano di loro, e li inducono agli usi contrari al fine per il quale Dio li ha creati. « La terra si trova infetta e sporca delle opere criminali delle quali ogni giorno è teatro. » Nulla di più giusto che coloro che scuotono il giogo di Dio che li ama, cadano sotto il giogo degli uomini che li odiano. – Essi lo hanno amareggiato nuovamente con i loro disegni. » Il Profeta dice giustamente: « essi lo irritarono, lo amareggiarono con i loro disegni, » perché in effetti il male che noi facciamo viene dalla debolezza naturale del libero arbitrio e non da Dio. (S. Girol.). – Essi lo hanno amareggiato con i loro disegni. L’uomo compie i propri disegni a suo detrimento, quando cerca i propri interessi e non gli interessi di Dio … Chiunque, in questo esilio sulla terra, desidera fedelmente ed ardentemente la società dei Santi, si abitua a preferire il bene comune al proprio bene ed a cercare non i propri interessi, ma quelli di Gesù-Cristo; perché egli temerebbe, amandosi e cercando se stesso, di irritare Dio con questa condotta. Mettendo al contrario, la sua speranza nei beni invisibili, disdegna di cercare la felicità nei beni visibili; egli attende con pazienza l’eterna ed invisibile beatitudine, e non forma disegni che secondo le promesse di Colui del quale implora il soccorso nelle prove. (S. Agost.). – « Egli è pentito, secondo la grandezza della sua misericordia. » In verità tutto è ordinato, tutto è immutabile in Dio: Egli non farebbe mai, con immediata risoluzione, una cosa che non avrebbe già previsto fin dall’eternità … Egli ha dunque fatto ciò  che aveva previsto in precedenza, ma ciò che sapeva anche nell’accordare al pentimento ed alla preghiera, perché questa preghiera, quando ancora non esisteva, quando era ancora da pervenire, non sfuggiva in alcun modo alla presenza di Dio (S. Agost.). – « Egli ha fatto trovar loro misericordia davanti a coloro che li tenevano prigionieri. » Coraggio, chiunque voi siate che leggete questo salmo, che conoscete la grazia di Dio, con l’aiuto del quale siamo riscattati per la vita eterna dal Signore Nostro Gesù-Cristo, e che la conosce dalla lettura delle lettere apostoliche e dallo studio approfondito delle profezie; voi che vedete l’Antico Testamento svelato nel Nuovo, ed il Nuovo velato nell’Antico, ricordate ciò che dice l’Apostolo San Paolo del principe dell’aria, « che opera nei figli dell’incredulità. » (Efes. II, 2)… Ricordate ancora quelle stesse parole dello stesso Apostolo: « Rendiamo grazie al Padre che ci ha strappato alla potenza delle tenebre e trasferiti nel regno del Figlio del suo amore. » (Coloss. I, 13). Perché Dio ha fatto trovare misericordia ai suoi predestinati di fronte a coloro che li tenevano prigionieri. Questi nemici, il diavolo ed i suoi angeli, tenevano dunque prigionieri coloro che erano predestinati al regno ed alla gloria di Dio; ma il nostro Redentore ha scacciato questi vincitori che, altrimenti, dominavano interiormente degli infedeli e che, oggi attaccano esteriormente dei fedeli. Ma essi attaccano e non vincono coloro che si rifugiano in Dio, come in una torre inespugnabile eretta di fronte al nemico. (S. Agost.).

ff. 47, 48. – « Salvateci Signore, e radunateci, etc. » Dopo aver scacciato i demoni che ci tenevano prigionieri, il Cristo finisce con il guarirci; anche il Profeta termina questo salmo pregando Dio perché completi la guarigione di coloro che ha liberato. « … Salvateci, Signore, etc. » – In tutto il corso dei secoli, Dio raduna così i suoi eletti. L’Angelo della morte batte incessantemente il richiamo, ed essi si slanciano verso la patria celeste, per lodarvi per sempre il suo Nome santo, e per glorificarsi nella sua gloria. Ma queste parole del santo Profeta avranno soprattutto il loro intero compimento quando la tromba dell’ultimo giorno avrà risuonato, e tutte le nazioni saranno comparse davanti all’augusto tribunale. (Rendu).

FINE DEL LIBRO IV