NASCITA DI GESU’

Nascita di Gesù Cristo.

[G. Bertetti: I TESORI DI S. TOMMASO D’AQUINO; S.E.I. Torino, 1918]

1. Il grande avvenimento (S. Th., 3*, q. 35, art. 6, 7, 8). — 2. Come la nascita di Gesù fu manifestata agli uomini (ibid., q. 36, art. 1-6).

1. Il grande avvenimento. — Gli altri uomini nascono soggetti alla necessità del tempo; Gesù Cristo invece, signore e dominatore di tutti i tempi, si elesse il tempo della nascita, come si elesse la Madre e il luogo: « Venuta la pienezza del tempo, ha mandato Dio il Figliuol suo, fatto di donna, fatto sotto la legge » (Gal., IV, 4). – Gesù Cristo veniva a ricondurci dallo stato di servitù a quello di libertà; e, siccome prese la mortalità nostra per darci la vita, così « si degnò d’incarnarsi quando appena nato sarebbe stato iscritto nel censo di Cesare e annoverato come suddito per la nostra liberazione » (S. BEDA, in Luc., 5). Tutto il mondo viveva allora sotto un solo sovrano: « se leggiamo la storia, troveremo che fino al 28° anno di Cesare Augusto ci fu discordia in tutta la terra, ma alla nascita del Signore cessò ogni guerra » (S. GEROLAMO, super Isa., 2) secondo la profezia (ISA., II, 4); nel tempo in cui un solo principe dominava nel mondo, nasceva Gesù Cristo, che « è la nostra pace » (Eph., II, 14) e che veniva a congregare i suoi in modo da formarne « un solo ovile e un solo pastore » (JOAN., X, 16). Volle nascere sotto un re straniero, perché s’adempisse la profezia di Giacobbe: « Non sarà tolto lo scettro di Giuda e il condottiero dalla sua coscia fin quando venga chi dev’essere mandato » (Gen., XLIX, 10); perché, come dice il Crisostomo, « finché il popolo giudaico era sotto il comando di re giudaici, quantunque peccatori, erano mandati dei profeti per suo rimedio: ora che la legge di Dio era tenuta sotto la potestà d’un re iniquo, nasce Gesù Cristo, perché quella grande e disperata infermità richiedeva un medico più valente. – Volle nascere nella stagione fredda per cominciar fin d’allora a patire per noi; e nel principio dell’inverno, quando il giorno comincia ad allungarsi, per dimostrare ch’Egli era venuto a far progredire gli uomini nella luce divina (Luc., 1, 79). – Volle nascere in Betlemme, dov’era nato Davide, perché dallo stesso luogo della nascita si dimostrasse adempiuta la promessa speciale fatta a Davide intorno a Cristo (2° Reg., 23, 1). Il nome di Betlemme significa « casa del pane », ed è lo stesso Gesù Cristo che disse: « Io sono il pane vivo disceso dal cielo » (JOAN., VI, 35, 51). Davide, nato in Betlemme, scelse Gerusalemme per costituirvi la sede del regno e per edificarvi il tempio di Dio, per farne insomma una città regale e sacerdotale nello stesso tempo. Così Gesù Cristo scelse Betlemme per la nascita e Gerusalemme per la passione, in cui principalmente si compì il suo sacerdozio e il suo regno. E anche a confutar la gloria degli uomini, che si vantano d’aver tratta la loro origine da illustri città e da esse vogliono esser massimamente onorati, Gesù Cristo volle invece nascere in una città oscura e soffrire l’ignominia i n una nobile città. La nascita di Gesù non ebbe alcun dolore, come non ebbe alcuna corruzione per la Madre: le recò anzi somma giocondità, perché nasceva l’uomo Dio nel mondo (ISA., XXXV, 2). Dalla sentenza che colpisce tutte le altre madri (Gen., III) « è eccettuata la Vergine madre di Dio, la quale senza macchia e senza danno concepì Cristo, senza dolore lo generò, senza violazione d’integrità rimase col verginal pudore intatto » (S. AGOST., in serm. de Assumpt.). – L a stessa Vergine, senza aiuto d’altra donna, ravvolse in panni il bambino e lo collocò nel presepio (Luc., II, 7).

  1. Come la nascita di Gesù fu manifestata agli uomini. — Non a tutti gli uomini in genere conveniva che fosse manifestata la nascita di Gesù: — 1 ° perché ne sarebbe stata impedita l’umana redenzione, che se gli uomini l’avessero conosciuto, « giammai avrebbero crocifisso il Signore della gloria» (la Cor., II, 8 ); — 2 ° sarebbe stato diminuito il merito della fede per mezzo della quale era venuto a giustificare gli uomini (Rom., III, 22), che se per manifesti indizi fosse stata conosciuta da tutti la nascita di Gesù, non ci sarebbe più stata ragion di fede, che è « dimostrazione delle cose che non si vedono » (Hebr., XI, 1); — 3 ° ne sarebbe venuta in dubbio la sua reale umanità: « se avesse fatto tutto in modo meraviglioso, avrebbe tolto ciò che fece in modo misericordioso » (S. AGOSTINO, ad Volusianum). Ma a nessuno sarebbe stata proficua la nascita di Gesù, se a tutti fosse rimasta occulta: a qualcuno dunque doveva esser manifestata. Appartiene poi all’ordine della divina sapienza il far pervenire i suoi doni e i suoi segreti non egualmente a tutti, ma ad alcuni in modo immediato, e per mezzo di questi agli altri (Act., X, 40). Maria e Giuseppe dovevano essere istruiti intorno alla nascita di Gesù, prima ch’Egli nascesse: perché spettava loro dimostrar riverenza e ossequio al Bambino: ma la loro testimonianza domestica intorno alla grandezza di Gesù sarebbe stata accolta con sospetto; ad altre persone estranee, la cui testimonianza non avrebbe potuto essere sospetta, doveva esser manifestato il grande avvenimento. – Da Gesù doveva venir la salvezza a tutti gli uomini senza distinzione (Coloss., III, 11): e a tutte le condizioni degli uomini fu manifestata la nascita di Gesù, affinché prefigurasse l’universalità della salvezza. « Israeliti furono i pastori, gentili i Magi, gli uni vicini, gli altri lontani, gli uni e gli altri ÙÙconcorrono tuttavia verso la medesima pietra angolare » (S. AGOSTINO, serm. de Epiph., 32); i magi furono sapienti e potenti, i pastori semplici e di vile condizione. Fu manifestato ai giusti, Simeone e Anna; fu manifestato ai magi peccatori. Fu manifestato a uomini e a donne, per farci intendere che nessuna condizione d’uomini è esclusa dalla salvezza cristiana. Essendo la nascita di Gesù ordinata all’umana salvezza mediante la fede, doveva esser manifestata in modo che la dimostrazione della sua divinità non pregiudicasse la fede nella sua umanità. Perciò Gesù Cristo manifestò la sua nascita non per se stesso ma per mezzo d’alcune altre creature: « i magi trovarono e adorarono il bambino Gesù per nulla dissimile da tutti gli altri bambini » (S. LEONE, serm. 4 de Epiph.,); ma questo bambino mostrava in sé la virtù della Divinità per mezzo delle creature di Dio. La manifestazione si fa per mezzo di cose famigliari a quelli cui si vuol fare la manifestazione. Or è evidente che per gli uomini giusti è cosa famigliare e consueta l’essere ammaestrati da interiore istinto dello Spirito Santo, senz’alcuna dimostrazione di segni sensibili, cioè con lo spirito di profezia. – Altri poi, dediti alle cose corporali, sono spinti alle cose intelligibili per mezzo di cose sensibili. I Giudei erano avvezzi a ricevere i divini responsi per mezzo d’Angeli, e per mezzo d’Angeli avevano ricevuto la legge (Act., VII, 53): invece i Gentili, e massime gli astrologhi, erano avvezzi a considerar il corso delle stelle. Perciò ai giusti, Simeone e Anna, la nascita di Gesù fu manifestata da interno istinto di Spirito Santo (Luc., II, 26); ai pastori e ai magi, come dediti a cose corporali, fu manifestata con visibili apparizioni. E poiché la nascita di Gesù non era puramente terrena ma in certo qual modo celeste, per mezzo di segni celesti agli uni e agli altri si rivela. Ai pastori, ch’erano giudei, si rivela per mezzo d’Angeli; ai magi, avvezzi alla considerazione dei corpi celesti, si rivela per mezzo d’una stella. I pastori ebbero la manifestazione nello stesso giorno della nascita (Luc.,II, 8); i magi giunsero presso Gesù il 13° giorno della nascita; i giusti Simeone e Anna ebbero la manifestazione i l 40° giorno della nascita (Luc., II, 22). Quest’ordine ha una ragione: i pastori significano gli apostoli e gli altri credenti fra i Giudei che ebbero la prima manifestazione della legge di Cristo e che non annoverarono fra loro « né molti potenti né molti nobili » (la Cor., 1, 26); poi la fede giunse alla moltitudine dei gentili, prefigurata nei magi, per giungere poi alla pienezza de’ Giudei prefigurata in Simeone e Anna.