DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONERIA (1)

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO MASSONERIA (1)

DI MONSIGNOR AMAND JOSEPH FAVA

VESCOVO DI GRENOBLE
 

LIBRERIA OUDIN, EDITORE

PARIS, 51 RUE BONAPARTE, 51- POITIERS 4, RUE DE L’ ÉPERON

-1882-

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA MASSONERIA

In tutto il mondo esiste una società che è chiamata Massoneria. È stato possibile discutere la sua origine e il fine che si propone, ma non è possibile negarne l’esistenza, poiché questa società si mostra a tutti gli occhi, parla, agisce e si afferma essa stessa tra i vari popoli della terra. Si chiama società segreta perché i suoi membri si riuniscono in segreto in locali chiamati logge, il cui ingresso è vietato ai profani, cioè a coloro che non sono massoni. Le loro risoluzioni devono rimanere sconosciute al pubblico, la legge del silenzio è imposta a ciascun membro, sotto il più terribile giuramento e le più gravi sanzioni, compresa la morte, secondo la gravità del caso: guai al massone che dimentica il suo dovere! Nulla può salvarlo dalla punizione della sua colpa. Tuttavia, se la Massoneria è una società segreta, non è sconosciuta. Un uomo può nascondere i suoi pensieri, vivere in solitudine e nascondere il segreto della sua vita intima, senza però rimanere sconosciuto ai suoi simili, se vive in mezzo a loro. – Allo stesso modo, la Massoneria può voler nascondere alla nostra conoscenza le sue riunioni, le sue decisioni, la sua azione e il suo scopo: sappiamo della sua esistenza; occhi attenti la seguono lungo i suoi percorsi, per quanto oscuri possano essere, e le sue azioni rivelano il fine che si propone, come i frutti rivelano l’albero. Ecco perché ci si deve stupire nel vedere certi autori affermare che l’origine della Massoneria si perda nella notte dei tempi. Ovviamente, quando questa società ha cominciato ad esistere, è stata vista e la storia, attenta a registrare fatti di questa natura, si è preoccupata di parlarne. Un singolo uomo, che vive tra i suoi simili, non può passare inosservato: come potrebbe allora un’intera associazione sfuggire agli occhi e alla curiosità del mondo? Desiderosi di vederci chiaro, abbiamo interrogato i secoli passati. Durante il percorso, ci siamo imbattuti in molte società di muratori. Ce n’erano alla Torre di Babele, alle Piramidi, al Tempio di Salomone, al Secondo Tempio e altrove. Ne abbiamo trovati anche al soldo di Giuliano l’Apostata, che voleva ricostruire il tempio di Gerusalemme per dare una smentita alla parola di Gesù Cristo, che aveva annunciato la rovina assoluta di questo edificio. In seguito, si presentarono gli architetti ed i muratori, conosciuti come Lodgers of the Good Lord; essi erano ancora dei lavoratori edili. È stato affermato che i Cavalieri Templari hanno dato origine alla Massoneria; ciò che è certo è che l’Ordine dei Cavalieri Templari fu abolito nel 1312 e che tutti i suoi membri si dispersero ben presto… La storia non ci mostra alcuna associazione formata dalle loro macerie, e passarono diversi secoli, dopo la loro esecuzione o la loro fuga, senza che la Massoneria apparisse. Il primo documento storico che ne parla, senza avere alcun legame con il suddetto Ordine, è noto con il titolo di: Carta di Colonia, 1535. Leggendo questo documento, il cui originale si trova negli archivi della Casa Madre di Amsterdam, con diciannove firme in calce, che non hanno impedito agli storici di metterne ripetutamente in dubbio l’autenticità, si capisce, a prima vista, che è opera di massoni, che hanno dogmatizzato e costruito allo stesso tempo. Diciamo che questa società ha lanciato nel mondo europeo l’idea della Massoneria, con i suoi tre gradi fondamentali, apprendista, compagno e maestro; poi due gradi superiori e un capo supremo a cui tutti obbediscono. Secondo questa Carta, l’associazione risale al XV secolo, perché in uno dei suoi “considerando” si legge: « Nulla ci indica che la nostra associazione fosse conosciuta prima del 1440 dopo la nascita di Cristo, sotto un’altra denominazione rispetto a quella dei F.F. di Giovanni; è allora, secondo quanto ci è parso, che ha cominciato a prendere il nome di confraternita dei Massoni, soprattutto a Valenciennes, nelle Fiandre, perché a quell’epoca si cominciava con le cure ed i soccorsi dei F. :. Mass. :. di quest’ordine di costruttori, in alcune zone dell’Hainaut, degli ospizi per curare i poveri che allora erano affetti dall’infiammazione artrosica chiamata: malattia di Sant’Antonio ». Inoltre, questa stessa Carta dimostra che l’associazione di cui parla non è quella di oggi. Infatti, quest’ultima ha come carattere speciale l’odio per Gesù Cristo, mentre l’altra ammetteva come membri solo i Cristiani; ne è testimonianza il seguente “considerando”: « Sebbene nel concedere i nostri benefici non dovremmo in alcun modo preoccuparci della Religione o della Patria, tuttavia ci è sembrato necessario e prudente ricevere nel nostro ordine solo coloro che, nel mondo profano o non illuminato, professino la Religione cristiana ». Così, la Carta di Colonia, autentica o meno, scritta per amore della causa o secondo verità, non ci mostra ancora la Massoneria come la conosciamo. A partire dal 1545 la questione si fa più chiara e sono numerosi i documenti storici che stabiliscono definitivamente la culla della Massoneria a Vicenza, vicino a Venezia, in Italia. – In questo discorso, rivolto ai nostri lettori e diviso in due parti, dimostreremo: 1° che il segreto della Massoneria, fondata da Fausto Socino, consiste nel progetto concepito a Vicenza, e successivamente sviluppato, di distruggere il Cristianesimo e sostituirlo con il razionalismo. Dopo aver illustrato il fondatore della setta massonica o sociniana, parleremo di Cromwell, il quale la accolse e la naturalizzò in Inghilterra; Ashmole, che le diede il suo intelligente e potente sostegno in quel Paese; e Voltaire, che la rese così potente in Francia, di concerto con i filosofi suoi ammiratori e suoi schiavi. In Germania, studieremo Adam Weishaupt, fondatore dell’Illuminismo tedesco, un settario senza pari ed il più profondo di tutti i cospiratori, come dice M. Louis Blanc. Seguiremo poi la Massoneria in Italia, dove nacque e morì il famoso Cagliostro, autore del Rito di Misraïm, o Rito Egiziano, personaggio singolare e mago di alta scuola, che affascinò tutta l’Europa. Da lì andremo in Spagna, Portogallo, Napoli, dove i D’Aranda, i Pombal, i Tannucci, uniti a Choiseul, eseguirono sulla Compagnia di Gesù i crudeli decreti delle logge massoniche, e ovunque vedremo che il segreto della Massoneria consiste nel progetto di rovinare assolutamente il Regno di Gesù Cristo sulla terra, di distruggere il Cristianesimo fino alle sue radici, per mettere al suo posto il razionalismo, che trionferà, un giorno, in Francia, sotto il nome di: Dea ragione. – Questo trionfo lo vedremo nella grande Rivoluzione francese, preparata per cinquant’anni da Voltaire e dai suoi amici, che accesero un fuoco in Europa la cui fiamma si diffuse in tutto il mondo. Dopo la caduta di Napoleone I, abbandonato e tradito dalle logge che si erano servite di lui per far progredire più rapidamente e più sicuramente la loro opera, seguiremo la Massoneria in Francia sotto Luigi Filippo, la Repubblica del 1848 e l’Impero. Ovunque la troveremo con il suo carattere anticristiano, in patria e all’estero. Se potessimo dubitarne, c’è la parola dei Romani Pontefici, Pio IX e Leone XIII, con un’autorità sempre rispettata dai Cattolici, ma purtroppo poco compresa e non sufficientemente obbedita. Questa sarà, in sintesi, la prima parte di questo piccolo lavoro. – Nella seconda parte:

1. mostreremo che il progetto di distruggere il Cristianesimo non è nuovo, che è stato concepito molto tempo fa, subito dopo la nascita di Gesù Cristo. Dopo aver descritto brevemente i tentativi fatti per raggiungere questo obiettivo, parleremo dell’epidemia di paganesimo che attraversò l’Europa nel XII secolo, penetrò profondamente nella società cristiana nei secoli successivi, ispirò Socino, fondatore dell’eresia massonica, con le quale essa si è perpetuata fino ai nostri giorni.

2. Mostreremo la sorte riservata a questo errore;

3. Dimostreremo che il progetto della Massoneria è ostile alla libertà religiosa, impropriamente chiamato libertà di coscienza;

4. Dimostreremo che il progetto della Massoneria è ostile ai buoni costumi;

5° è antisociale;

6° è antifrancese;

7° infine, è antiumanitario e insensato.

Aggiungeremo a questo studio alcune conclusioni in cui indicheremo i nostri timori, le nostre speranze ed alcune risoluzioni da prendere. Questo lavoro non è stato fatto in odio ai massoni, fratelli fuorviati che Dio ci comanda di amare e che noi amiamo, ma per amore della verità e per avversione all’errore:

Chi ama Dio, dice la Scrittura, deve odiare il male.

Abbiamo già parlato più volte della Franco-Massoneria. In questo volumetto, abbiamo cercato di riassumere la questione, aggiungendo nuovi approfondimenti, in modo da mettere nelle mani di tutti coloro che sanno leggere, una sintesi dottrinale della Massoneria, così poco conosciuta, anche dai suoi seguaci, scriveva lo stesso illustre massone Ragon. Che Dio benedica queste rapide pagine e che i lettori le accoglieranno benevolmente!

PRIMA PARTE

IL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONNERIA CONSISTE NEL DISTRUGGERE IL CRISTIANESIMO E SOSTITUIRLO CON IL RAZIONALISMO.

Lelio Socino, zio di Fausto ed ispiratore della setta massonica.

Fausto Socino fondatore della Franco-Massoneria.

FAUSTO Socino nacque a Siena nel 1539. Apparteneva alla famiglia dei Sozzini – Socini – che ha dato i natali ai più grandi eresiarchi d’Italia. Come molti dei suoi parenti, Fausto Socino fu ammaestrato in tenera età dalle lettere dello zio, Lelio Socino, autore della setta sociniana o, se si vuole, restauratore della setta ariana. Per evitare la persecuzione dell’lnquisizione, egli si ritirò in Francia: un’ulteriore prova che è a questo tribunale che l’Italia e la Spagna devono la tranquillità di cui hanno goduto, mentre lo stato politico e religioso del resto d’Europa era scosso dalle nuove sette. « Quando era a Lione, a soli vent’anni, venne a sapere della morte dello zio e andò a ritirare le sue carte a Zurigo. » Cosa contenevano questi documenti? Feller ci dice nell’articolo che dedica a Socino Lélio nel suo Dictionnaire historique: « Questi assistette ad una conferenza tenuta a Vicenza nel 1547, nella quale fu decisa la distruzione del Cristianesimo; egli concentrò i suoi sforzi nel rinnovare l’arianesimo e nel minare la Religione alle sue fondamenta, attaccando la Trinità e l’Incarnazione. » – Lo stesso autore, parlando di Ochin, che aveva anch’egli partecipato alla suddetta conferenza, si esprime nei seguenti termini: In questa assemblea di Vicenza, si è concordato il mezzo per distruggere la Religione di Gesù Cristo, formando una società che, con il suo progressivo successo, ha portato, nel secolo XVIII, ad un’apostasia quasi generale. Quando la Repubblica di Venezia, fu informata di questa congiura, fece sequestrare Giulio Trevisan e Francesco di Rugo, che furono eliminati, Ochin salpò con gli altri: la società così dispersa divenne solo più pericolosa, ed è quella che si conosce oggi con il nome di Franco-Massoneria ». Vedi “Le Voile levé“, ecc. (Edizione del 1821-Lione). L’autore di quest’opera è l’abbate Lefranc, caduto sotto la scure degli assassini a Parigi il 2 settembre 1792. Ecco cosa dice nell’opera citata, “Il velo scoperto per i curiosi, o storia della Franco-Massoneria dalle origini fino ai nostri giorni”: “Vicenza fu la culla della Massoneria creata nel 1546. È in questa società di atei e deisti, che si erano riuniti per discutere di questioni della Religione e che dividevano la Germania in un gran numero di sette e di partiti, ove furono gettate le basi della Massoneria; è in questa famosa accademia che le difficoltà che riguardavano i misteri della Religione cristiana furono considerate come punti di dottrina che appartenevano alla filosofia dei Greci e non alla fede.  « Queste decisioni giunsero all’attenzione della Repubblica di Venezia e ben presto gli autori vennero perseguiti con la massima severità. Giulio Trevisan e Francesco di Rugo furono arrestati e le loro azioni furono messe a tacere. Bernardin, Ochin, Lelio Socino, Peruta, Gentilis, Jacques Ghiari, François Lenoir, Dario Socino, Alicas e l’abate Léonard si dispersero ovunque fosse loro possibile; e questa dispersione fu una delle cause che contribuì alla diffusione della loro dottrina in varie parti d’Europa. Lelio Socino, dopo essersi fatto un nome famoso tra i principali capi degli eretici che stavano mettendo a ferro e fuoco la Germania, morì a Zurigo, con la fama di aver attaccato con forza la verità del mistero della Santa Trinità, quella dell’Incarnazione, l’esistenza del peccato originale e la necessità della grazia di Gesù Cristo.  « Lelio Socino – ripetiamo – lasciò in Fausto Socino, suo nipote, un abile difensore delle sue opinioni; ed è ai suoi talenti, alla sua scienza, alla sua instancabile attività ed alla protezione dei principi che seppe portare dalla sua parte, che la Massoneria deve la sua origine, i suoi primi stabilimenti e l’insieme dei principii che sono alla base della sua dottrina. « Fausto Socino trovò molte opposizioni da superare onde far adottare la sua dottrina tra i settari della Germania; ma il suo carattere flessibile, la sua eloquenza, le sue risorse, e soprattutto l’obiettivo che manifestava di dichiarare guerra alla Chiesa Romana e distruggerla, gli attirarono molti sostenitori. Il suo successo fu così rapido che, sebbene Lutero e Calvino avessero attaccato la Chiesa Romana con la violenza più oltraggiosa, Socino li superò di gran lunga. L’epitaffio sulla sua tomba a Luclavic recita così: Tota licet Babylon destruxit tecta Lutherus, muros Calvinus, sed fundamenta Socinus. Il che significa che, se Lutero aveva distrutto il tetto della Chiesa Cattolica, chiamata Babilonia, se Calvino ne aveva rovinato le mura, Socino poteva vantarsi di averla abbattuta sino alle fondamenta. – Le prodezze di questi settari contro la Chiesa Romana erano rappresentate in caricature tanto indecenti piuttosto che gloriose per ciascun partito; va infatti notato che la Germania era piena di stampe di ogni tipo, in cui ciascun partito rivendicava la gloria di aver fatto più danni alla Chiesa.  – Ma è certo che nessuno dei settari concepì un piano così vasto, così empio, come quello che Socino formò contro la Chiesa; egli non solo cercò di rovesciarla e distruggerla, ma si impegnò, inoltre, a erigere un nuovo tempio, nel quale si proponeva di portare tutti i settari, unendo tutti i partiti, ammettendo tutti gli errori, facendo un insieme mostruoso di principi contraddittori; Infatti, sacrificò tutto alla gloria di unire tutte le sette, per fondare una nuova chiesa al posto di quella di Gesù Cristo, che ne faceva un punto capitale di abbattere, per tagliare la fede nei misteri, l’uso dei Sacramenti, i terrori di un’altra vita, che sono così opprimenti per i malvagi.  « Questo grande progetto di costruire un nuovo tempio, di fondare una nuova religione, diede motivo ai discepoli di Socino di armarsi di grembiuli, martelli, squadre, assi, cazzuole e tavole da disegno, come se volessero usarli nella costruzione del nuovo tempio che il loro capo aveva progettato; ma, in verità, sono solo chincaglieria, oggetti di rappresentanza che servono da ornamenti, piuttosto che strumenti utili per la costruzione.  « L’idea di un nuovo tempio va intesa come un nuovo sistema di religione concepito da Socino e alla cui realizzazione tutti i suoi seguaci promettono di lavorare. Questo sistema non ha alcuna somiglianza con il piano della Religione Cattolica, stabilito da Gesù Cristo; è addirittura diametralmente opposto ad esso, e tutte le parti tendono solo a mettere in ridicolo i dogmi e le verità professate nella Chiesa che non sono in accordo con l’orgoglio della ragione e la corruzione del cuore. Questo fu l’unico modo che Socino trovò per unire tutte le sette che si erano formate in Germania; ed è il segreto che i massoni utilizzano oggi per popolare le loro logge con uomini di tutte le religioni, partiti e sistemi.  « Essi seguono esattamente il piano che Socino aveva prescritto a se stesso di associare studiosi, filosofi, deisti, ricchi, uomini, in una parola, in grado di sostenere la loro società, con tutte le risorse in loro possesso; e mantengono la massima segretezza all’esterno sui loro misteri: similmente Socino, apprese  per esperienza quanto dovesse essere dispendioso il riuscire nella sua impresa. Il rumore delle sue opinioni lo costrinse a lasciare la Svizzera nel 1579, per recarsi in Transilvania e da lì in Polonia. In questo regno trovò le sette dei Trinitari e degli Antitrinitari divise tra loro. Da abile condottiero, cominciò a insinuarsi abilmente nelle menti di tutti coloro che desiderava conquistare; nutriva un’eguale stima per tutte le sette; approvava vivamente le imprese di Lutero e di Calvino contro la Corte romana; aggiungeva persino che non avevano dato il tocco finale alla distruzione di Babilonia, della quale era necessario strappare le fondamenta per costruire, sulle sue rovine, il vero tempio.  « Il suo comportamento fu in linea con i suoi piani. Affinché il suo lavoro potesse progredire senza ostacoli, prescrisse sulla sua impresa un profondo silenzio, come i massoni prescrivono nelle loro logge in materia di religione, per non incorrere in alcuna contraddizione nella spiegazione dei simboli religiosi di cui le loro logge sono piene; per cui fanno voto di non parlare mai davanti ai profani di ciò che avviene nella loggia, per non divulgare una dottrina che può essere perpetuata solo sotto un velo misterioso. Per legare maggiormente i suoi seguaci, Socino voleva che si chiamassero fratelli e che provassero gli stessi sentimenti. Da ciò derivarono i nomi che i sociniani portarono successivamente di Fratelli Uniti, Fratelli Polacchi, Fratelli Moravi, Frey-Maurur, Fratelli della Congregazione, Liberi Muratori, Freys-Maçons, Liberi Muratori, Free- Maçons, ecc. Tra loro si trattano sempre come fratelli ed hanno gli uni per gli altri l’amicizia più affettata  « In questo modo, Socino riuscì a riunire tutte le sette degli anabattisti, degli unitari e dei trinitari, e sapeva come gestirle. Gli fu permesso di predicare e scrivere la sua dottrina; produsse catechismi e libri, ed avrebbe pervertito tutti i Cattolici in Polonia in breve tempo, se la Dieta di Varsavia non lo avesse impedito. In effetti, non c’è mai stata dottrina che si opponeva al dogma cattolico più di quella di Socino: come gli Unitari, egli rigettava dalla religione tutto ciò che avesse l’aria di essere un mistero; secondo lui, Gesù Cristo era il figlio di Dio solo per adozione e per le prerogative che Dio gli aveva accordato di essere nostro mediatore, nostro sacerdote, nostro pontefice, benché fosse solo un uomo. Secondo Socino e gli unitari, lo Spirito Santo non è Dio; e lungi dall’ammettere tre Persone in Dio, non ne voleva che una sola che fosse Dio. Considerava come fantasticherie il mistero dell’Incarnazione, la reale presenza di Gesù Cristo nell’Eucaristia, l’esistenza del peccato originale, la necessità della grazia santificante. Per lui, i Sacramenti erano pure cerimonie istituite per sostenere la Religione del popolo. La Tradizione apostolica non era, ai suoi occhi, una regola di fede; non riconosceva l’autorità della Chiesa di interpretare le Sacre Scritture. In una parola, la dottrina di Socino è contenuta in duecentoventinove articoli che hanno tutti per oggetto di rovesciare la dottrina di Gesù-Cristo. – L’Abbé Lefranc ha attinto le sue informazioni da una buona fonte, perché è in perfetto accordo con lo storico Cesare Cantù, che conosce così bene la storia dell’Italia, il suo Paese, e così ben informato sulla vita di Socino. « Nipote e discepolo di Lélio – egli dice – nacque a Siena, il 5 dicembre 1539; piacevole scrittore, facile interlocutore, distinto nelle maniere, studiò giurisprudenza e poi le scienze a Lione. Venuto a conoscenza della morte dello zio, corse in Polonia per raccogliere i libri del defunto, e là venne accolto come un profeta destinato a dare il tocco finale alla dottrina ariana. Per il momento, tornò in patria e per dodici anni ricoprì onorevoli incarichi presso la Corte di Firenze; poi, quando i suoi genitori furono perseguitati, trasferì la sua residenza a Bale, nel in 1574, nonostante gli sforzi del Granduca che cercava di dissuaderlo. Egli si mise a studiare la teologia e la ricondusse ad un significato opposto a quello che gli si dava ordinariamente; pubblicò opere anonime, come ad esempio il trattato di Jesu “Servatore”; ma, avendo avuto un litigio con Francesco Pucci, nel 1578, dovette lasciare Bale. Fausto fu così chiamato in Transilvania ed in Polonia, dove l’eresia antitrinitarista aveva messo radici ». « La sua presenza – continua Cesare Cantù – gettò un nuovo elemento di confusione tra le numerose sette di quel paese, portando alla luce un nuovo “simbolo”, estratto ,dalle carte dello zio, un simbolo che si differenziava per aspetti essenziali da quello degli unitari polacchi. Secondo questi numerosi scritti, Lutero e Calvino erano benemeriti, ma tuttavia, i loro meriti non sono stati soddisfacenti, poiché era necessario, a suo avviso, liberare la fede da qualsiasi dogma che superi la ragione… Fausto Socino fu quindi un vero e proprio eresiarca, un eresiarca ben caratterizzato, poiché, nel proclamare i diritti della ragione, non rispettava alcun limite. Lutero e gli altri avevano secolarizzato la Religione, egli secolarizzò Dio; se non osò bandire il soprasensibile, egli negò tutti i dogmi, condusse all’incredulità, ed è stato il padre del razionalismo, che è l’eresia del nostro tempo. Egli insegnava anche degli errori sociali: esagerando la dottrina della misericordia evangelica e del perdono, negava non solo la legittimità della guerra, ma anche quella di ogni autorità repressiva… Questa dottrina fu sostenuta dai suoi seguaci, che ne estesero le conseguenze fino al punto di negare il diritto penale, ed in particolare la pena di morte… In realtà, la Riforma era riuscita solo a strappare le anime al Papa per darle o ad un re, o ad un concistoro o ad un pastore. Solo il socinianesimo impiantò l’autonomia della ragione; è da esso che emersero i Cartesio, Spinoza, Bayle, Hume, Kant, Lessing, Hegel, Bauer, Feuerbash. Strauss e i suoi seguaci, negando il Cristo positivo e sostituendolo con un ideale di Cristo, hanno solo aggiunto al piano sociniano l’elaborazione scientifica, che è il segno distintivo dell’età moderna: le bestemmie arcadiche di Renan e le proposte dell’incrocio di Bianchi-Giovani e diversi italiani non hanno altre origini. Sono loro che hanno soppresso in un sol colpo la questione suprema, la chiave di volta della storia, quelle della vita, della morte, del futuro, dell’intelligenza del mondo misterioso ». Così parla Cesare Cantù. È quindi evidente a chiunque sappia leggere che il socinianesimo è figlio della Riforma protestante e Socino il fondatore della setta massonica: il Socinianesimo e la Massoneria sono una stessa cosa. – « Il sociniani – dice ancora Cesare Cantù – in quanto discepoli di Lutero, si sono proclamati i restauratori del Cristianesimo primitivo, solo perché prendevano le Sacre Scritture come unica regola della fede e la misura delle loro azioni. Lutero, eliminando dalla Bibbia ciò che non era di suo gradimento, conservò i dogmi della Trinità, del peccato originale, dell’Incarnazione e della divinità di Cristo, il battesimo ed una sorta di Eucaristia. Socino soppresse tutto. Il luteranesimo aveva dato la preponderanza all’elemento divino, il socinianesimo all’elemento umano; i riformati esagerarono il dogma del peccato ereditario, i sociniani non lo riconobbero. Secondo quelli, solo Dio opera la giustificazione, e l’uomo resta del tutto passivo. Secondo quest’altri, l’uomo è il solo ad agire, egli si eleva e si perfeziona, senza che Dio faccia nient’altro che rivelargli la sua dottrina. Per i protestanti, il Salvatore divino è venuto sulla terra per riscattarci con il suo Sacrificio; per i sociniani è un uomo che è stato mandato sulla terra per dare all’umanità una nuova dottrina e per mostrare loro il modello da imitare. I protestanti, confidando interamente nella grazia, disprezzano la ragione; i sociniani proclamano che la ragione e i suoi diritti sono al di sopra di ogni mistero e che solo essa è in grado di dissipare le fitte nubi che avvolgono le Sante Scritture.  « I protestanti (dice Gioberti) hanno preso dalle opere dei pagani gli accessori e l’eloquenza; i sociniani ne hanno sostanzialmente rinnovato le tendenze, lo spirito e le dottrine. Rifiutando l’ideale sovraintelligibile e la rivelazione, essi oscurano l’intelligibile a forza di logica, la privano di quella purezza e di quella perfezione che abbondano nei precetti del Vangelo; riducono la sapienza di Cristo alle anguste proporzioni di quella di Socrate e di Platone; all’idea luminosa ed armoniosa del Cristianesimo Cattolico, sostituiscono l’idea zoppicante e nebulosa della filosofia pagana. Essi conservano solo in apparenza le verità soprarazionale della Rivelazione al fine di stabilire un’apparente armonia tra l’aristocrazia sociniana e la moltitudine, e per formare una dottrina exoterica ad uso esclusivo del volgo ». – Per riassumere la questione, diciamo che dopo aver potuto predicare la sua dottrina liberamente, moltiplicare i suoi adepti, tenere le sue assemblee, organizzare la sua società segreta e simbolica, riversare l’errore nel seno della sfortunata Polonia, Fausto Socino, aiutato da Sigismondo-Augusto, che aveva garantito la libertà di coscienza a tutti i nemici del Papato, poteva applaudire se stesso per aver portato a termine il suo piano, accordando l’eresia all’azione, cioè fino alla perdita di anime e alla rovina di uno o più Paesi, ma mai fino al punto di distruggere il Cristianesimo, divino ed immortale nella sua natura. « Tuttavia, Fausto Socino ha dovuto affrontare gravi contraddizioni, a proposito delle sue dottrine – dice Cesare Cantù. Protetto da alcuni grandi personaggi, sposò Agnese, una giovane ragazza di buona famiglia, che perse nel 1587. I suoi oppositori eccitarono contro di lui il popolo di Varsavia, che lo trascinò per le strade della città. Egli riuscì a fuggire con grande difficoltà a questi maltrattamenti, e si ritirò in un oscuro villaggio, dove morì il 3 marzo 1604 ». « La setta sociniana – aggiunge Feller – ben lungi dal morire o dall’indebolirsi alla morte del suo leader, divenne considerevole grazie al gran numero di personaggi di qualità e di sapienti che ne adottarono i principii. I sociniani erano abbastanza potenti da ottenere nelle diete della Polonia la libertà di coscienza; ma diversi eccessi che commisero contro la religione di Stato, li fecero scacciare definitivamente nel 1658. Le ceneri di Socino vennero dissotterrate, portate ai confini della Piccola Tartaria, e poi messe in un cannone che le inviò nella terra degli infedeli. » – « A Siena, dove la famiglia dei Socino si era distinta, fin dai tempi più remoti, per le cariche che i suoi membri avevano ricoperto, così come per la loro sapienza –  scrive Cesare Cantù – abbiamo ricercato attentamente alcuni dei loro ricordi, ma di loro, ma non ne è rimasto quasi nessuno. Si dice soltanto che la villa di Scopeto appartenesse a questa famiglia. Fino a qualche anno fa, c’era un grande albero sotto il cui riparo, secondo la tradizione, i religiosi tenevano le loro assemblee; così fu abbattuto per ordine della pia signora a cui apparteneva. » – Gli storici concordano sulla vita e sulla dottrina di Fausto Socino. Alle testimonianze già citate vogliamo solo aggiungere le parole di un noto teologo: Bergier.  « Fu intorno all’anno 1579 – dice l’autore del Dizionario di Teologia – che Fausto Socino, nipote ed erede dei sentimenti di Lélio Socino, arrivò in Polonia. Trovò gli spiriti divisi in tante sette quanti erano i dottori: tutte queste cosiddette chiese erano unite in un solo punto, cioè l’avversione al dogma della divinità di Gesù Cristo. A forza di dispute, scritti, gentilezze e flessibilità, Socino riuscì a riunirli e a portarli più o meno alla stessa opinione, almeno esteriormente; divenne così il principale leader di questo gregge che ha conservato il suo nome. Morì nel 1604. » Dopo aver esposto a lungo la dottrina sociniana, lo stesso autore aggiunge: « Inoltre vediamo dagli scritti dei deisti moderni che essi hanno preso dai sociniani la maggior parte delle loro obiezioni contro i dogmi che noi sosteniamo essere rivelati, così come i sociniani hanno preso in prestito i loro principi e la maggior parte dei loro dogmi dai protestanti. Così, mentre i primi non rifiutano di riconoscerli come loro maestri, i protestanti hanno una cattiva disposizione nel voler riconoscere i sociniani come loro discepoli. Ma abbiamo dimostrato altrove che il deismo stesso è un sistema incoerente in cui un raziocinante non può rimanere saldo; ché di conseguenza in conseguenza è presto portato all’ateismo, al materialismo ed infine al pirronismo assoluto, l’ultimo termine dell’incredulità. Ne siamo convinti non solo dagli argomenti che i materialisti hanno opposto ai deisti, ma anche dal fatto che i nostri più famosi miscredenti, dopo aver predicato il deismo per qualche tempo, sono arrivati ad insegnare essenzialmente il materialismo. Nulla dimostra meglio la connessione delle verità che compongono la Religione cristiana dei Cattolici, della catena di errori in cui cadono necessariamente tutti coloro che si allontanano dal principio su cui si fonda questa Religione divina ».

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONERIA (2)