IL CATECHISMO DEL CARDINAL GASPARRI (6)

CATECHISMO CATTOLICO A CURA DEL CARDINAL PIETRO GASPARRI (6)

PRIMA VERSIONE ITALIANA APPROVATA DALL’AUTORE 1932 COI TIPI DELLA SOC. ED. (LA SCUOLA) BRESCIA

Brixiæ, die 15 octobris 1931.

IMPRIMATUR

+ AEM. BONGIORNI, Vic. Gen.

III.

CATECHISMO PER GLI ADULTI DESIDEROSI DI APPROFONDIRSI NELLA CONOSCENZA DELLA DOTTRINA CATTOLICA.

CAPO III.

Del Simbolo degli Apostoli.

D. 30. Perché questo elenco delle verità della fede vien chiamato Simbolo degli Apostoli?

R. Questo elenco delle verità della fede vien chiamato Simbolo degli Apostoli perché offre un ristretto delle principali verità tramandate dagli Apostoli: ristretto che sin dai primi tempi della Chiesa entrò nell’uso quale tessera dei Cristiani.

D. 31. Che cosa contengono i dodici articoli del Simbolo?

R. I dodici articoli del Simbolo contengono il mistero di Dio uno in tre Persone realmente distinte: Padre, Figliuolo e Spirito Santo, nonché le azioni che per qualche speciale motivo vengono attribuite alle singole Persone.

(S. Pietro Canisio: De fide et symbolo fidei, cap. I , n . 7; Catech. per i parroci, p. I , c. I, n. 4).

D. 32. In qual modo la dottrina di questo mistero vien distribuita nel Simbolo degli Apostoli?

R. La dottrina di questo mistero vien distribuita nel Simbolo degli Apostoli in tre parti principali, di modo che in una venga descritta la prima Persona della divina natura e l’opera della creazione; nell’altra la seconda Persona e l’opera dell’umana Redenzione; nella terza similmente la terza Persona e l’opera della nostra santificazione, la quale, iniziata quaggiù mediante la grazia, dovrà compiersi nel futuro mediante la gloria.

(*) Catech. p. i parr., 1. C. I: « Come ebbero ad osservare i nostri Padri i quali piamente ed accuratamente studiarono l’argomento presente, il mistero della SS. Trinità sembra qui distribuito in tre parti principali, in modo cioè che nella prima venga descritta la prima Persona della divina natura, e l’opera mirabile della creazione; nella seguente, la seconda Persona e ilmistero della umana Redenzione; nella terza, la terza Persona origine è fonte della nostra santità ».

SEZIONE la. — Del primo articolo del Simbolo che contiene la dottrina circa la prima Persona della santissima Trinità e l’opera della Creazione.

Art. 1. — Di DIO UNO E TRINO.

D. 33. Che cosa significa la parola: Credo?

R. La parola Credo significa: fermamente assentisco, per l’Autorità di Dio rivelante, alle verità contenute nel Simbolo.

D. 34. Che cosa significano le parole: Credo in Dio?

R. Le parole: Credo in Dio significano: credo fermamente che vi è Dio, e che io tendo a Lui come al sommo e perfettissimo bene e come all’ultimo fine (Catech. Per i parr., p. I, c. II, n. 1).

D. 35. Che cosa intendete col nome di Dio?

R. Col nome di Dio intendo uno spirito purissimo, cioè una sostanza spirituale assolutamente semplice e immutabile; infinito nell’intelligenza, nella volontà e in ogni perfezione; in sé e da sé beatissimo.

D. 36. Quali sono le principali perfezioni, o attributi di Dio?

R. Le principali perfezioni, o attributi di Dio, sono le seguenti: Dio è:

eterno, perché non ha né può avere principio, fine o successione;

onnisciente, perché tutto chiaramente conosce, perfino ciò che per libera azione delle creature è futuro, gli stessi affetti del cuore e i secreti pensieri della mente;

immenso, perché è in cielo, in terra e in tutti i luoghi che sono o possono essere;

giusto, perché rende a ciascuno secondo i suoi meriti, in questa vita o certamente nell’altra;

buono, perché con la sua infinita bontà, potenza e sapienza, tutto Egli ha creato, conserva, dispone; i beni di cui godiamo da Lui provengono, ed Egli ascolta benigno le preghiere di chi lo supplica;

misericordioso, perché, volendo la salvezza di tutti gli uomini, li riscattò dalla schiavitù del demonio; perché ad ognuno largisce i mezzi necessari alla salvezza non volendo Egli « la morte del peccatore, ma che si converta e viva »

(Salmo VII, 10; XXXVII, 10; XLIII, 22; CXXXVIII, 1-12; Giov., IV, 24; Atti, XVIII, 25; Paolo, 1a ad Tim., I , 17; Apocalisse, I, 8; IV, 8, 11; Conc. Laterano, IV, c. I ; Conc. Vat.: Cost. Dei Filius, cap.I; S. Cirillo Gerosolimitano, Cathecheses, IV, 5. Della onnipotenza divina è parola nella D. 44.)

D. 37. Dio è distinto dal mondo?

R. Dio è realmente ed essenzialmente distinto dal mondo ed ineffabilmente eccelso, al disopra di quanto è e può essere pensato all’infuori di Lui (Atti, XVII, 24, 25; Paolo, ad Hebr., I , 10-12; Conc. Vat., 1. c.).

D. 38. Dio è uno?

R. Dio è uno di unità di natura, in tre Persone realmente distinte: Padre, Figliuolo e Spirito Santo, le quali sono la Santissima Trinità.

D. 39. In qual modo si distinguono tra loro Padre, Figliuolo e Spirito Santo?

R. Padre, Figliuolo e Spirito Santo sono fra loro distinti per le opposte relazioni delle Persone, in quanto il Padre genera il Figlio e da entrambi procede lo Spirito Santo (*).

(*) Conc. Lat., IV, cap. 2; Conc. di Lione, II, De proc. Spiritus Sancti; Conc. di Firenze: Decr. prò Græcis; S. Ag.: De Trinitate, I, 7; S. Epifanio: Ancoratus, 8; S. Giov. Damasceno: De fide ortodoxa, I , 12. I Padri greci espressero questa eterna processione dello Spirito Santo con la formula: « Dal Padre per il Figliuolo ».

D. 40. Delle tre Persone divine è l’una temporalmente prima dell’altra?

R. Delle tre Persone divine nessuna è temporalmente prima dell’altra, ma tutte sono ugualmente eterne, perché non hanno né possono avere né principio né fine.

D. 41. Perché le tre Persone divine sono un unico Dio?

R. Le tre Persone divine sono un unico Dio perché sono consostanziali, cioè, perch é hanno un’unica e identica natura divina e quindi le medesime perfezioni, o attributi, e le medesime opere ad extra.

(Conc. Lat., sotto S. Martino I , can. I; S. Fulgenzio: De fide, 4; S. Efrem.: Hymnus de defunctis et Trinitate, 11-12; S. Gregorio Nazianzeno: Oratio, XXXIII, 16; Cat. p. parr., p. I,c. IV, n. 3. — Le opere di Dio ad extra sono tutte quelle che Dio produce all’infuori di sé tanto nell’ordine naturale che soprannaturale; vengono chiamate così per distinguerle dalle azioni a Dio immanenti, dalle quali è costituita l’intima vita di Dio.)

D. 42. Ma non sogliono forse le sacre Lettere attribuire al Padre la potenza, al Figliuolo la sapienza, allo Spirito Santo la bontà?

R. Per quanto tutti gli attributi della divinità siano comuni alle singole Persone divine, pur tuttavia le sacre Lettere sogliono attribuire la potenza al Padre, in quanto fonte di ogni origine, la sapienza al Figliuolo in quanto Verbo del Padre, la santità allo Spirito Santo in quanto amore di entrambi (Cat. p. parr., 1. c. e p. I, c.II, n. 14).

D. 43. Qual è la lode delh Santissima Trinità che i fedeli sogliono recitare, soprattuto alla fine delle preghiere?

R. La lode della Santissima Trinità che i fedeli sogliono recitare, soprattutto alla fine delle preghiere, è la seguente: Gloria al Padre e al Figliuolo e allo Spirito Santo, com’era nel principio, e ora, e sempre, e nei secoli de’ secoli, così sia.

D. 44. Che cosa si vuol significare con lo parola Onnipotente?

R. Con la parola Onnipotente si vuol significare che Dio, con un semplice atto della sua volontà può fare quanto vuole, cioè tutto (Salmo CXIII, II, Luca, I, 37).

Art. 2. — DELLA CREAZIONE DEL MONDO E DELLA PROVVIDENZA DIVINA.

D. 45. Che cosa significano le parole: Creatore del cielo e della terra?

R. Le parole: Creatore del cielo e della terrasignificano che Dio, con liberissimo disegno, simultaneamente al principiare stesso del tempo, trasse dal nulla l’una e l’altra creatura, la spirituale e la corporale, vale a dire quella dell’Angelo e quella del mondo e poi quella dell’uomo, quasi partecipe delle prime due, in quanto costituita di spirito e di corpo.

D. 46. Perché Dio si degnò di creare tutte queste cose?

R. Dio, nella sua bontà ed onnipotenza, si degnò di creare tutte queste cose, non al fine di aggiungere alcunché alla propria beatitudine e meno ancora al fine di acquistarla, ma per render manifesta la propria perfezione per mezzo dei beni elargiti alle creature.

(Genesi, I, 1; Salmo CXXXIV, 6; Paolo, ad Hebr., I, 20; Conc. Lat., IV, cap. I; Conc. Vat.: Const. Dei Filius, cap. I; Cat. p. parr., p. I, c. II, n. 20).

D. 47. Dio ha cura di tutte le cose create?

R. Dio ha cura di tutte le cose create in quanto positivamente le conserva, le protegge — altrimenti ricadrebbero immediatamente nel nulla — e le governa, così che nulla sia o possa mai accadere indipendentemente dalla volontà di Dio o senza il suo permesso.

(Sapienza, X I , 26; Matt., VI, 30; Luca, XVI, 6, 7; Atti, XVII, 25; Paolo, ad Rom., VIII, 30; ad Hebr., I, 3; Conc. Vat., 1. c; Cat. p. parr., 1, c. n. 21, 22.)

D. 48. Come si chiama la cura che Dio ha delle cose create?

R. La cura che Dio ha delle cose create si chiama la divina Provvidenza(S. Giovanni Crisostomo: Contra Anamœos, XII, 4).

D. 49. Perché allora Dio non impedisce il peccato?

R. Dio non impedisce il peccato perché ha dato all’uomo la libertà e l’aiuto della grazia, acciocché l’uomo stesso divenisse l’artefice della propria beatitudine o della propria perdizione, a seconda che cooperasse alla grazia o a questa resistesse; però, dallo stesso abuso della libertà, Dio mirabilmente ricava il bene, affinché sempre e dappertutto rifulgano la sua giustizia e la sua misericordia (S. Agostino, De spiritu et littera, 58).

D. 50. Perché Dio vuole o permette quei mali fisici di ogni sorta che ci affliggono in questa nostra vita mortale?

R. Dio vuole o permette i mali fisici di ogni sorta che ci affliggono in questa nostra vita mortale o per punire il peccato, o per far sì che i peccatori si convertano a Lui, o per provare i giusti e renderli degni dell’eterna ricompensa, o in vista di un bene maggiore.

(Genesi, III, 16-19; Tobia, II, 12; Giobbe, II, 6-7; Giov., IX, 3; S. Efrem.: Carmina Nisibena, III, 8, 10; S. Tomaso, p. 1a, q. 19, a. 9 ; q. 49, a. 2).

D. 51. Fra tutte le creature quali sono le più nobili?

R. Fra tutte le creature le più nobili sono gli Angeli e gli uomini.

Art. 3. — DELLA CREAZIONE DEGLI ANGELI.

D. 52. Chi sono gli Angeli?

R. Gli Angeli sono puri spiriti, dotati d’intelligenza e di volontà, costituiti da Dio in stato di giustizia e di santità, affinché, corrispondendo alla grazia di Dio, si meritassero la gloria (Matt: XVIII, 10; Paolo: ad Hebr., I, 7, 14; S. Giov. Damasc.: De fide ortodoxa, II, 3).

D. 53. Corrisposero tutti gli Angeli alla grazia di Dio?

R. Non tutti gli Angeli corrisposero alla grazia di Dio: coloro che vi corrisposero godono in cielo la visione beatifica di Dio e vengon chiamati semplicemente Angeli, divisi in nove ordini; coloro che non vi corrisposero, relegati nell’inferno per il peccato di superbia, son chiamati demòni, e il loro capo è Lucifero ovvero satana.

(Isaia, XIV, 12-15; Giobbe, IV, 18; 2.a di Pietro, II, 4; Giuda, 6; S. Atanasio: De Virginitate, 5; S. Gregorio Magno: In Evangelia, II, 34, 7, 8, 9).

D. 54. Dio si serve del ministero degli Angeli?

R. Dio si serve in molti modi del ministero degli Angeli, specialmente nella cura degli uomini, a ciascuno de’ quali, fin dalla nascita egli assegna un Angelo custode.

(Tobia, V, 15; Salmo XC, 11; Matteo, II, 13, 19; XVIII, 10; Luca, I , 26, 28; Paolo: Ad Hebr., I, 14; S. Gerolamo: lib. III Comm. in cap. XVIII S. Matthæi; Catech. p. parr., p. IV, c. IX, a. 4. )

D. 55. Che bene ci fa l’Angelo Custode?

R. L’Angelo Custode ci protegge, soprattutto nelle tentazioni, ci suggerisce i buoni pensieri, offre a Dio le nostre preghiere e prega per noi (Esodo, XXIII, 20-23; Tobia, III, 25; XII, 12, 13).

D. 56. Giova alla nostra vita spirituale il far oggetto di una speciale devozione il nostro Angelo Custode?

R. Giova moltissimo alla nostra vita spirituale il fare oggetto di una speciale devozione il nostro Angelo Custode, venerandolo e invocandolo, massime contro le tentazioni, seguendo le sue ispirazioni, degnamente ringraziandolo e non offendendo mai col peccato la sua presenza.

D. 57. Qual è la preghiera all’Angelo Custode più in uso tra i fedeli?

R. La preghiera all’Angelo Custode più in uso tra i fedeli è la seguente: Angelo di Dio che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che Ti fui affidato dalla Pietà celeste. Così sia.

D. 58. Che cosa possono i demoni contro gli uomini?

R. I demoni possono, col giusto permesso di Dio, affliggere gli uomini di mali diversi, sia all’esterno, sia nelle loro stesse persone, fino a possedere i loro corpi e ad incitarli al peccato col tentarli; non possono però nuocere alla eterna salute degli uomini senza il loro libero consenso (*)

(*) Giobbe, I, 12; II, 6; Luca, XXII, 3, 31; Giovanni, XIII, 27; la di Pietro, V, 8; S. Ireneo: Adversus hæreses, V, 24, 3 e 4.

Art. 4. — DELLA CREAZIONE DELL’UOMO E DEL PECCATO ORIGINALE.

D. 59. Che cosa è l’uomo?

R. L’uomo è una creatura la quale consta di un’anima razionale e di un corpo organico (Gen. II, 7).

D. 60. Che cosa è l’anima razionale?

R. L’anima razionale è una sostanza spirituale, fornita d’intelligenza, di libera volontà, ed immortale; essa poi è in tal modo unita sostanzialmente al corpo da essere, nell’uomo, principio di ogni vita (Concilio Lateranense, V, Sess. VII; Pio IX: Epist. ad Episc. Wratislav., 30 apr. 1860; S. Giov. Dam.: De fide ortodoxa, II, 12).

D. 61. A qual fine l’uomo è stato creato da Dio?

R. L’uomo è stato creato da Dio al fine di conoscerlo, amarlo e servirlo, e, così facendo, possederlo dopo la morte, con la visione beatifica, nel gaudio eterno del Paradiso (Deuteronomio, VI, 13; Giov., XVIII, 3; I di Giov., III, 2)

D. 62. In che cosa consiste la visione beatifica di Dio?

R. La visione beatifica di Dio consiste nel vedere la divina essenza, immediatamente, schiettamente, chiaramente e apertamente svelata; visione alla quale l’anima può giungere solo con il lume della gloria; in grazia di tal visione e godimento l’uomo raggiunge la felicità vera e piena che non verrà mai meno, vale a dire la vita eterna (Benedetto XII: Const. Benedictus Deus, 29 giugno 1336; S. Giov. Dam.: De fide ortod., I V , 27; Catech. pei parr., p. I, c. XIII, n. 7 e segg.).

D. 63. La visione beatifica di Dio è dovuta alla natura?

R. La visione beatifica di Dio non è dovuta alla natura, ma è soprannaturale; supera del tutto ogni e qualsiasi natura creata e solo per divina bontà è liberamente concessa alla creatura ragionevole.

(*) La perfetta felicità alla quale gli uomini tutti tendono per natura, può aversi soltanto nell’altra vita col possesso di Dio mediante la perfetta conoscenza dell’intelletto e quell’amore della volontà che ne consegue, secondo quanto dice S. Agostino, Conf. 1.1, c. I , n. I : « Ci hai fatti, o Signore, per Te e il nostro cuore e inquieto fin tanto che in Te non riposi ». Dio poi, per l’infinita sua bontà, si degna di elevare gli uomini alla perfetta felicità soprannaturale, felicità che si ottiene nel possesso di Dio, col vederlo qual è in sé; in ciò consiste la nostra vita eterna. — Paolo, Ia ad Cor., II, 9, 10; S. Pio V: Const. Ex omnibus afflictionibus, 1 ott. 1567, contro errores Baii; Clemente XI: Const. Unigenitus contra errores Quesnel, 8 sett. 1713, prop. 35; Pio VI: Const. Auctorem fidei, 28 agosto 1794, prop. 16.

D. 64. Chi furono i progenitori del genere umano?

R. I progenitori del genere umano furono Adamo ed Eva, che Dio plasmò e collocò nel Paradiso terrestre, elevandoli all’ordine soprannaturale e colmandoli di doni singolari di grazia e di natura.

(Gen. II, 7 e segg. — All’uomo creato a propria immagine e somiglianza, Dio assoggettò gli animali della terra affinché di essi, come dell’erbe e de’ frutti, si servisse per proprio beneficio. Sicché non abusare, o Cristiano, degli animali, bensì usane rettamente; se arbitrariamente e senz’alcuna ragione tu li maltrattassi e incrudelissi contro essi, mancheresti a quella mitezza d’animo che a tutti, ma, più che ad ogni altro, si addice al Cristiano).

D. 65. In qual modo Dio formò i progenitori del genere umano?

R. Dio formò il corpo di Adamo col fango della terra, e il corpo di Eva da una costa di Adamo; quanto all’anima dell’uno e dell’altra Egli la creò dal nulla e la congiunse al corpo con mirabile unione sostanziale (Gen., 1. C. ; S. Giov. Cris.: In Gen., XIII, 1).

D. 66. In qual senso è detto nelle sacre Lettere che Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza?

R. È detto nelle sacre Lettere che Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza nel senso che lo fornì di quell’intelletto e di quella libera volontà, in grazia dei quali esso viene ad imitare in special modo la natura di Dio; e lo elevò nello stesso tempo all’ordine soprannaturale.

(*) Gen., 26, 27; Sap., II, 23; Salmo VIII, 5-9; S. Efrem.:

In Genesim, cap. 2; S. Basilio: Sermo asceticus, I; S. Agost.: Enarratio in Psalm., 49, 2; S. Tom., p. I A, q. 93. — Questa immagine e somiglianza di Dio è tanto più perfezionata per l’aggiunta della grazia santificante, per la quale l’uomo diventa partecipe della divina Natura, tempio dello Spirito Santo, amico di Dio e suo figlio adottivo, erede della gloria celeste. (Dom., 280).

D. 67. Qual è, nell’ordine naturale, la differenza tra la creazione dei progenitori e l’origine di tutti gli altri uomini che per naturale generazione da essi discendono?

R. Nell’ordine naturale l’unica differenza consiste nella formazione del corpo, mentre, infatti, il corpo dei discendenti d’Adamo vien formato per generazione, l’anima di ciascuno di essi è come quella di Adamo, immediatamente creata da Dio e unita sostanzialmente al corpo.

D. 68. Quali furono i doni di cui Dio colmò i progenitori nel paradiso terrestre?

R. I doni di cui Dio colmò i progenitori nel paradiso terrestre furono i seguenti:

1°. li formò perfetti nel corpo e nell’anima, con la scienza conveniente al loro stato (Eccli., XVII , 1-12);

2°. si degnò di ordinarli al fine soprannaturale, conferendo loro la giustizia e la santità, con il dono dell’integrità di natura, per il quale le potenze inferiori erano perfettamente sottoposte alla ragione; nonché il privilegio di essere immuni dalla morte e dagli altri dolori e miserie della vita.

(Gen., I , 28; II, 17, 25; III, 3, 7, 19; Sapienza, I, 13; II, 23; Eccli., XXV, 33; Paolo: ad Rom., V, 12-19; 1a ad Cor., XV, 45-49).

D. 69. Con quale intendimento Dio conferì ai progenitori la giustizia, la santità e gli altri doni?

R. Dio conferì ai progenitori la giustizia, la santità e gli altri doni, con l’intendimento preciso di conferire tutto ciò alla stessa natura umana, quale dono a tutta la natura divinamente elargito, che Adamo, quale capostipite del genere umano, avrebbe trasmesso ai posteri, unitamente alla stessa natura, mediante la generazione (S. Tom.: la, 2æ, q. 81, a. 2.).

D. 70. Che cosa Dio vietò ai progenitori costituiti nell’ordine soprannaturale?

R. Ai progenitori costituiti nell’ordine soprannaturale vietò di mangiare il frutto dell’albero della scienza del bene e del male (Gen. II, 17; III, 3).

D. 71. Osservarono i progenitori il divieto di Dio?

R. I progenitori non osservarono il divieto di Dio, sicché, per il grave peccato di superbia e di disubbidienza, perdettero la giustizia e la santità; espulsi quindi dal Paradiso terrestre, furono assoggettati alla concupiscenza,nalla morte e agli altri dolori e miserie della vita (Gen., II, 17; III, 1-24; Paolo: Ad Rom., V, 19).

D. 72. Con la sua prevaricazione Adamo nocque pure a’ suoi discendenti?

R. Con la sua prevaricazione Adamo nocque pure a’ suoi discendenti, perché trasmise loro non solo la concupiscenza, la morte e le altre pene del peccato, ma il peccato stesso, vale a dire la privazione della giustizia e della santità.

D. 73. In qual modo Adamo trasmise il peccato a’ suoi discendenti?

R. Adamo trasmise il peccato a’ suoi discendenti in quanto trasmise loro la umana natura privata della giustizia e santità che Dio aveva voluto conferirgli; e questa privazione è precisamente il peccato abituale della natura: uno in Adamo per origine, diffuso poi mediante la propagazione.

D. 74. Come si chiama questo peccato trasmesso ai discendenti?

R. Questo peccato trasmesso ai discendenti si chiama peccato originale(*).

(*) Giobbe, XIV, 4; Salmo, L, 6; Giov., III, 5; Paolo: I.a ad Tim., II, 6; ad Rom., V, 12-14, 18-19; Conc. di Cartag., (a. 418), can. 2; Conc. II d’Orange, can. 1, 2; Conc. Di Fir.: Decr. prò Jacobitis; Conc. di Trento, Sess. V: De peccato originali; Pio IX, Alloc.: Singulari quadam, 9 dic. 1854; S. Cirillo Aless.: In Epistola ad Romanos, V, 18.Se si crede opportuno, così può chiarirsi quanto precede. Il primo uomo fu costituito in uno stato perfetto, non solo riguardo al corpo così da poter subito generare i suoi simili, ma anche riguardo all’anima, così da poter subito istruirli e governarli con la scienza d’ordine naturale a ciò necessaria. Tale scienza fu data ad entrambi i progenitori, e massimamente ad Adamo, cui spettava in primo luogo d’istruire e governare gli altri; essa non sarebbe passata ai figli nati nello stato d’innocenza, i quali con l’andare del tempo, mediante unprocesso di ricerca e di apprendimento, avrebbero acquistato senza difficoltà la scienza loro conveniente (S. Tomaso, I, q. 94, a. 3 e q. 101, a. I , 2). Dio, elevando i progenitori allo stato soprannaturale, rivelò loro le verità riferentisi a quel medesimo stato e le verità che Adamo doveva trasmettere ai discendenti; simultaneamente Egli conferì loro la giustizia e la santità insieme con gli altri doni. Con la sua prevaricazione Adamo perdette tutto ciò, e per sé e per i suoi discendenti, senza però perdere la scienza d’ordine naturale, né la conoscenza delle verità rivelate. La perdita della giustizia e della santità, e quella soprattutto dell’integrità di natura, fu l’inizio di quella lotta fra le potenze inferiori e la ragione, di cui Paolo (ad Gal., V, 17) scrive: « La carne concupisce contro lo spirito e lo spirito contro la carne, perché l’uno è avverso all’altra ». E così per la colpa del primo padre venne inflitta all’umana natura una grave e acerba ferita: le tenebre offuscarono la mente e la volontà diventò proclive al male. (Pio IX, 1. e; S. Tom., I 2ae, q. 85, a. 3, c. 5). Avendo Dio per la sua infinita misericordia promesso al genere umano un Redentore, i progenitori e molti loro posteri, per l a fede nel Redentore e ne’ suoi meriti, per divina grazia, furono, ancor viventi, liberati da ogni peccato tanto originale quanto attuale, come dal reato della pena de’ peccati attuali, non però dal reato di pena del peccato originale per cui venivano esclusi dalla gloria, non essendo ancora stato pagato il prezzo della redenzione. (S. Tom., p. III, q. 52, a. 5, ad 2um). Senonché la maggior parte dei discendenti o perdettero affatto conoscenza delle verità della fede e della morale, o l’ebbero sostanzialmente corrotta. Da ciò si vede quanto sia lungi dalla verità ciò che taluni pretendono: cioè che il primo uomo sia stato creato in uno stato di selvaggia barbarie, oppure provenga dalla scimmia, perfezionatosi via via per successivi sviluppi: affermazioni tutte, che chiunque sia illuminato dalla luce della fede cattolica deve respingere. Quella ferocia e quella barbarie nella quale a lungo dimorò e anche oggi dimora gran parte degli uomini, altro non è se non la corruzione, dovuta al peccato, della condizione primigenia. –

D. 75. Nessuno fu preservato immune dalla macchia della colpa originale?

R. Sola fra tutti la Beata Vergine Maria, sin dal primo istante del suo concepimento, in previsione dei meriti di Gesù Cristo e per singolare privilegio di Dio, fu preservata dalla macchia della colpa originale, e perciò dicesi immacolatamente concepita.(Gen., III, 15; Luc., I, 28; Conc. di Trento: Sess. V in fine; Sisto IV, Const.: Cum præexcelsa, 28 Feb. 1476; Pio IX,Const.: Ineffabilis Deus, 8 Dic. 1854; S. Efrem: Carmina Nisibena, XXVII, 8; S. Agost. : De natura et gratta, 42.).

D. 76. Cosa dunque significa l’immacolata concezione della beata Vergine Maria?

R. L’immacolata concezione della beata Vergine Maria significa che sin dal primo istante del suo concepimento la beata Vergine possedette la giustizia e la santità, ossia la grazia santificante, o meglio ancora la pienezza della grazia insieme con le virtù infuse, i doni dello Spirito Santo e l’integrità di natura; rimase però soggetta e alla morte e a quegli altri dolori e miserie della vita cui volle soggiacere il suo Figliuolo medesimo.

D. 77. Che cosa ritiene la Chiesa circa il transito della beata Vergine Maria?

R. Circa il transito della beata Vergine Maria, la Chiesa ritiene che il suo corpo fu separato dall’anima, in che consiste la morte; ma essendosi poi l’anima ricongiunta col corpo incorrotto, la beata Vergine Maria, per angelico ministerio, venne assunta in cielo ed esaltata al disopra di tutti i cori degli Angeli.

D. 78. Dio lasciò il genere umano nello stato di peccato originale?

R. Dio non lasciò il genere umano nello stato di peccato originale; mosso infatti dalla sua infinita misericordia, subito promise e a suo tempo concedette il Redentore, cioè Gesù Cristo, Figliuolo di Dio, fattosi uomo, affinché, mediante la fede in Lui e ne’ suoi meriti, gli uomini a Lui uniti per la fede e la carità potessero salvarsi, anche prima del suo avvento (Gen. III, 15; Matt., IX, 13; Paolo: I ad Tim., I , 15.).

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.