SALMI BIBLICI: “JUBILATE DEO, OMNIS TERRA” (LXV)

SALMO 65: JUBILATE DEO, OMNIS TERRA

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

[Canonico titolare della Chiesa di Soissons, Professore emerito di Scrittura santa e sacra Eloquenza]

TOME DEUXIÈME.

PARIS – LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR – 13, RUE DELAMMIE, 1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

Salmo 65

In finem. Canticum psalmi resurrectionis.

[1]  Jubilate Deo, omnis terra;

[2] psalmum dicite nomini ejus; date gloriam laudi ejus.

[3] Dicite Deo: Quam terribilia sunt opera tua, Domine! in multitudine virtutis tuae mentientur tibi inimici tui.

[4] Omnis terra adoret te, et psallat tibi; psalmum dicat nomini tuo.

[5] Venite, et videte opera Dei; terribilis in consiliis super filios hominum.

[6] Qui convertit mare in aridam, in flumine pertransibunt pede; ibi lætabimur in ipso.

[7] Qui dominatur in virtute sua in æternum, oculi ejus super gentes respiciunt; qui exasperant non exaltentur in semetipsis.

[8] Benedicite, gentes, Deum nostrum, et auditam facite vocem laudis ejus;

[9] qui posuit animam meam ad vitam, et non dedit in commotionem pedes meos.

[10] Quoniam probasti nos, Deus; igne nos examinasti, sicut examinatur argentum.

[11] Induxisti nos in laqueum; posuisti tribulationes in dorso nostro;

[12] imposuisti homines super capita nostra. Transivimus per ignem et aquam, et eduxisti nos in refrigerium.

[13] Introibo in domum tuam in holocaustis; reddam tibi vota mea

[14] quæ distinxerunt labia mea; et locutum est os meum, in tribulatione mea.

[15] Holocausta medullata offeram tibi, cum incenso arietum; offeram tibi boves cum hircis.

[16] Venite, audite, et narrabo, omnes qui timetis Deum, quanta fecit animæ meæ.

[17] Ad ipsum ore meo clamavi; et exaltavi sub lingua mea.

[18] Iniquitatem si aspexi in corde meo, non exaudiet Dominus.

[19] Propterea exaudivit Deus, et attendit voci deprecationis meæ.

[20] Benedictus Deus, qui non amovit orationem meam, et misericordiam suam a me.

[Vecchio Testamento Secondo la Volgata Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO LXV

Rendimento di grazie per la perfetta felicità (risurrezione) dopo la calamità; ciò che non può essere se non nell’altra vita.

Per la fine: salmo e cantico della ressurrezione.

1. Terra tutta quanta, alza a Dio voci di giubilo; canta salmi al nome di lui, rendi a lui gloriosa laude.

2. Dite a Dio: Quanto son terribili, o Signore, le opere tue! a cagione della tua molta possanza, i tuoi nemici fingeranno con te.

3. La terra tutta adori te, e canti tue lodi; canti laude al nome tuo. (1)

4. Venite, e osservate le opere di Dio; terribile ne’ suoi consigli verso i figliuoli degli uomini.

5. Egli converte il mare in arida terra; passeranno il fiume a piede asciutto ; ivi in lui ci rallegreremo.

6. Egli ha un dominio eterno per sua potenza; gli occhi di lui sono aperti sopra le nazioni; coloro che lo irritano non s’inalberino dentro di loro.

8. Benedite, o nazioni, il nostro Dio, e fate udire le voci, con cui lo lodate.

9. Egli ha serbata l’anima mia alla vita, e non ha permesso che i miei piedi vacillassero.

10. Perché tu, o Dio, hai fatto prova di noi; ne hai fatto saggio col fuoco come si fa dell’argento.

11. Ci hai condotti al laccio; hai aggravato di tribolazioni le nostre spalle;

12. duri uomini hai messo sopra le nostre teste. Siam passati pel fuoco e per l’acqua, ma ci hai quindi condotti in luogo di ristoro.

13. Entrerò nella tua casa per offerire olocausti; scioglierò i voti pronunziati dalle mie labbra:

14. E i quali la mia bocca proferì nel tempo di mia tribolazione.

15. Ti offerirò pingui olocausti col fumo de’ capri; ti offerirò de’ bovi e de’ montoni.

16. Venite, udite tutti voi che temete Dio, e racconterò quanto grandi cose ha fatto Dio per l’anima mia.

17. A lui alzai le grida della mia bocca, e l’ho glorificato colla mia lingua.

18. Se io vedessi nel cuor mio l’iniquità, il Signore non mi esaudirebbe.

19. Ma Dio mi ha esaudito, e ha dato udienza alla voce delle mie suppliche.

20. Benedetto Dio, il quale non ha allontanato da me né la mia orazione, né la sua misericordia.

(1) La grandezza della vostra potenza convincerà di menzogna coloro che avevano osato negarla; o meglio, voltata in altro senso, egualmente verosimile: i vostri nemici, non potendo resistervi, si sottometteranno a Voi, è vero, ma non con sincerità e buona volontà; essi non si sottometteranno che per timore e solo per dissimulazione.

Sommario analitico

Il Profeta, in questo salmo, composto dopo una grande vittoria su Sennacherib, secondo gli uni, o dopo il ritorno dalla cattività, secondo altri, è la figura di Gesù-Cristo nella sua resurrezione, e di tutti gli eletti che rendono grazie a Dio nel giorno della loro resurrezione. Il Salvatore, trionfando dalla morte, e gli eletti, nella sua persona,

I. – Invitano tutte le nazioni a rendere grazie a Dio:

– 1° levandosi a trasporti di gioia, con accompagnamento di strumenti musicali (1);

– 2° cantando le lodi delle opere di Dio (2), a) a causa del timore che la sua potenza incute ai suoi nemici (2); b) a causa degli omaggi che riceve dai suoi amici di tutta la terra (4); – 3° ammirando le opere ed i consigli di Dio ai figli degli uomini (5).

II. – Espongono le ragioni che motivano queste azioni di grazie:

1° I benefici accordati ai Giudei nel passaggio del mar rosso e del Giordano (6);

2° I benefici molto più grandi accordati ai gentili, la loro elezione alla gloria eterna, cosa che deve reprimere l’orgoglio dei Giudei ed eccitare i gentili a lodare Dio (7, 8);

3° I benefici di cui il Signore è stato personalmente l’oggetto, a) la sua resurrezione, b) la costanza e la perseveranza nella sua passione (9);

4° I benefici dei quali Egli ha ricolmati i suoi eletti, dopo averli provati con diverse tribolazioni (10-12).

III. – Davide rende grazie a Dio!

1° Egli dichiara che offrirà a Dio degli olocausti tutti in una volta volontari, e che fa voto di offrire nel giorno della sua tribolazione (13, 14);

2° espone la qualità delle vittime che intende offrire a Dio (15);

3° invita tutti gli uomini ad unirsi a lui per rendere a Dio queste azioni di grazie (16);

4° fa loro conoscere che deve tutti questi doni alle sue preghiere, delle quali descrive le qualità, il fervore, l’umiltà, la purezza e l’innocenza, e conclude tutto con un atto di lode e di azioni di grazie (17-20).

Spiegazioni e Considerazioni

I. — 1-5.

ff. 1, 2. – Cosa vuol dire « innalzare grida di giubilo »? Che la vostra gioia, se non può manifestarsi in parole, erompa in grida di allegria. In effetti il giubilo non si esprime con discorsi, ma si produce all’esterno con suoni inarticolati che sembrano erompere da un cuore che ha concepito in se stesso e che partorisce in qualche modo la gioia che ha concepito, gioia che le parole non riescono a tradurre (S. Agost.). – Se voi erompete in grida di giubilazione in modo da essere intesi da Dio, cantate anche sul salterio in modo da essere visti ed ascoltati dagli uomini, ma non lo fate per onore del vostro nome. « Guardatevi infatti dal compiere davanti agli uomini le vostre opere di giustizia, perché essi vi vedano » (Matth. VI, 1). Fate attenzione a queste altre parole: « Che le vostre azioni brillino davanti agli uomini affinché essi vedano il bene che voi fate ed essi glorifichino il Padre vostro che è nei cieli ». (Matth. V, 16). Che  vedano le vostre buone azioni per glorificarne Dio e non per glorificarvene voi; perché se voi fate le vostre buone opera per glorificarvene, vi sarà risposto ciò che il Signore ha detto Egli stesso di certi uomini. « In verità, vi dico, essi hanno già ricevuto la loro ricompensa … » (Matth. XI, 2). Fate attenzione al vostro fine, cantate per il vostro fine, vedete per quale fine agite. Agire per glorificarvi, è questo che vi proibisco; agire per glorificare Dio, è questo che io comando. Cantate dunque sul salterio, non a gloria del vostro nome, ma a gloria del nome del vostro Dio … « che nessuna carne, dice l’Apostolo, si glorifichi in presenza di Dio » (1 Cor. II, 29).  Vedete come Egli ci abbia tolto la gloria per darci la gloria; Egli ci ha tolto la nostra gloria per darci la sua; Egli ci ha tolto una gloria vuota, per darci una gloria piena, Egli ci ha tolto una gloria instabile, per darci una gloria solida. Quanto dunque la nostra gloria è più forte e più ferma, perché essa è in Dio! Voi dunque non dovete glorificarvi in voi stessi, la Verità ve lo proibisce; ma ciò che dice l’Apostolo, la Verità ve l’ha prescritta: « Chi si gloria, si glorifichi in Dio » (1 Cor. I, 31). Le vostri lodi Lo glorifichino dunque (S. Agost.). – Quale gioia e quale consolazione per un’anima che ha ricevuto tutto da Dio, rinviargli tutto, e rendergli con le lodi tutta la gloria che Gli è dovuta, senza che se ne riservi niente per se stessa! 

ff. 3, 4. – Le opere di Dio, mirabili e terribili, sono sia nell’ordine della natura, sia nell’ordine della grazia. Perché le opere di Dio sono formidabili e non amabili? In un altro salmo è detto: « Servite il Signore con timore, e gioite con tremore » (Ps. II, 21). Che significano queste parole? L’Apostolo dice egualmente: « Attendete alla vostra salvezza con timore e tremore » (Filp. II, 12). Perché “con timore e tremore”? Egli ne da la ragione: « Perché è Dio che opera in voi sia il volere che il fare, secondo la sua buona volontà » (Ibid. 13). Se dunque Dio opera in voi, è per grazia di Dio e non per le vostre forze che voi operate il bene. Di conseguenza se gioite, temete ugualmente, per paura che ciò che è stato dato all’umile non sia tolto al superbo (S. Agost.). – « Che tutta le terra vi adori, etc. » .Questo è il desiderio di un’anima che è tutta interamente di Dio; che tutta la terra Lo adori con amore pieno di rispetto, e canti incessantemente dei cantici a gloria del suo Nome. –  Dio è terribile nei suoi consigli, nei suoi decreti sui figli degli uomini. Questa parola ben meditata popolerebbe ancora i deserti, e farebbe di tutti gli uomini dei penitenti, degli uomini di preghiera. Dio è terribile nella scelta degli eletti, terribile nel castigo dei riprovati, terribile nella sua condotta nei riguardi del primo uomo prevaricatore e di tutta la sua razza, terribile nell’attesa del Messia lungo quattromila anni, terribile nella moltitudine dei popoli che non giungono alla luce del Vangelo, terribile negli scandali di cui permette che il mondo sia pieno, terribile nei colpi con cui batte i suoi amici per provarli, terribile nella prosperità che Egli accorda ai malvagi, terribile nelle vie di oscurità attraverso le quali conduce a coloro che Lo cercano. O Dio infinitamente terribile! Tutte le facoltà della mia anima sono nel timore, quando io penso ai vostri decreti sui figli degli uomini. Io adoro questi consigli divini, non ho alcuna intenzione di volerli sondare; io voglio camminare nella fede come i Patriarchi e come tutti i vostri Santi; che il terrore del quale sono pieno non mi impedisca la fiducia. Io rimetto tutta la mia sorte nelle vostre mani. Io mi avvicino a Voi, non per esaminare ma per benedire tutte le vostre opere (Berthier). 

ff. 5, 6. – « Egli ha mutato il mare in una terra secca ». Questo mare era il mondo, dai flutti salati ed amari, squassato dalle tempeste e scatenante il suo furore con il sollevarsi delle persecuzioni. Il mondo era veramente un mare, ma questa mare è stato convertito in terra secca (S. Agost.). – « Venite e vedete le opere di Dio ». Il Signore ha moltiplicato le sue opere mirabili. Vi si vede spesso ammirare un istrione; quest’uomo, a forza di lavoro, ha imparato a camminare su una corda, e sospeso al di sopra di voi vi tiene “in suspens”. Osservate d’altra parte Colui che vi dà tutt’altro spettacolo: il vostro istrione ha imparato a camminare sulla corda; e chi ha imparato a camminare sul mare? – Dimenticate il vostro teatro e guardate Pietro, vostro Apostolo (Matth. XIV, 29); non si tratta di un funambolo ma, se si può creare questa parola, un “mariambolo”. Camminate dunque così, non su queste acque sulle quali Pietro, camminando, figurava altra cosa, ma su altre acque, perché questo mondo è un mare. Esso ne possiede la funesta amarezza, ha flutti di tribolazione, tempeste delle tentazioni, ecco dove bisogna camminare, ecco le acque che bisogna calpestare (S. Agost., Ps XXXIX). – « Essi attraverseranno il fiume a piedi » Qual è questo fiume? Questo fiume è tutto ciò che muore in questo mondo. Vedete questo fiume: le cose vengono e passano, altre succedono loro per passare egualmente. Non è così per le acque di un fiume che esce dalla terra e che corre? Bisogna che ogni essere che è nato ceda il posto ad un altro essere che nascerà, e tutto questo ordine di cose fuggitive è come un fiume. Che l’anima non si getti per lussuria in questo fiume, che non vi si getti, e ne resti sulla riva. E come passerà attraverso le ingannevoli delizie delle cose deperibili? Che creda in Cristo e passerà a piedi, che passi sotto la guida del Cristo, e passerà a piedi. Cosa vuol dire passare a piedi? Passare facilmente. Essa non cerca un cavallo per passare, non sale sull’orgoglio per oltrepassare il fiume; essa passa umilmente e passa più sicuramente (S. Agost.). – « Allora noi gioiremo in Lui ». Quando ci rallegreremo in Lui? Quando avremo oltrepassato il fiume a piedi. Noi abbiamo la promessa della vita eterna, abbiamo la promessa della resurrezione; allora la nostra cerne non sarà più un fiume. Finché duri la nostra mortalità, vedete se per noi sia un’età durevole. I bambini desiderano crescere senza dubitare che il tempo della loro vita è diminuito negli anni che si succedono. In effetti man mano che si fanno grandi, non sono aggiunti anni alla loro vita, ma sottratti alla loro vita, come l’acqua di un fiume si avvicina indubbiamente man mano che scorre ma allontanandosi dalla sua sorgente. I bambini vogliono crescere per sfuggire al dominio di coloro che sono più grandi di loro; ecco dunque che essi crescono ben presto, ed arrivano alla giovinezza. Ma dopo essere usciti dall’infanzia, essi trattengono, se possono, la loro giovinezza; ma questa passa a sua volta. Poi giunge la vecchiaia: ma nemmeno questa dura sempre! Non la morte la elimina. Ogni carne che nasce in questo mondo è dunque un fiume. Questo fiume di mortalità, passando il quale dobbiamo temere di essere travolti e trasportati dalla cupidigia delle cose mortali, lo attraversa facilmente colui che lo attraversa umilmente, cioè a piedi, sotto la guida di Colui che lo ha traversato per primo e che a sua volta, ha bevuto, fino a morirne l’acqua del torrente, ciò che fa che abbia alzato la sua testa gloriosa. (Ps. CIX, 7). E noi, conseguentemente, avendo traversato questo fiume a piedi, avendo cioè traversato facilmente questa mortalità che corre come l’acqua, « allora noi ci rallegreremo in Lui ». Ma oggi, in chi noi gioiremo, se non in Lui, se non nella speranza di possederlo?. Se in effetti, noi ci rallegriamo al presente, noi gioiamo nella speranza, « … noi gioieremo in Lui”. (S. Agost.).

II. — 6 – 12.

ff. 7. – I principi della terra, il cui regno è limitato dalla durata così breve dei loro anni, hanno poco da temere, poiché la loro potenza non va al di la della loro vita, ma « Colui che ha per se stesso un impero sovrano ed eterno », Colui che regna più in alto dei cieli e dal Quale provengono tutti gli imperi, a Cui solo appartengono la gloria, la maestà, l’indipendenza e che può estendere i suoi castighi fino all’eternità è sovranamente formidabile. – « I suoi occhi sono attenti ad osservare le nazioni », nuovo soggetto di timore e di utilissimo timore; se noi rimiriamo spesso Dio come Egli ci rimira, se noi siamo attenti alla sua divina presenza come Egli è attento a guardare i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre opere, ed Egli ne giudica, non secondo le tenebre della nostra ignoranza, ma secondo la luce della sua saggezza (Duguet).

ff. 8, 9. – Umile ed eterna riconoscenza del vero popolo di Dio, che è il corpo degli eletti, per questa grazia che è al di sopra di tutte le grazie, che Gli è piaciuto di sceglierli, e di predestinarli alla vita, di non aver permesso che i loro piedi fossero scossi, e di averli rafforzati in mezzo a tante insidie e pericoli, per farli perseverare fino alla fine.  (Dug.).

ff. 10-12. – Tutti noi, chiunque siamo, che desideriamo rientrare nel paradiso delle delizie, bisogna che siamo provati dal fuoco, perché non è senza ragione che è scritto che, dopo che Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso, Dio pose all’entrata un cherubino con la spada di fuoco sempre in azione (Gen. III, 24). Si, checché noi siamo, bisogna che noi possiamo dire: « Noi siamo passati per il fuoco e attraverso le acque, e Voi ci avete condotto in un luogo di frescura ». Ora colui la cui anima è circondata dal fuoco della carità non ha paura affatto di questa spada di fuoco. A Pietro stesso che per tante volte si è offerto alla morte per Gesù-Cristo, Egli dirà: « venite qui e mettetevi a tavola ». Ma questo Apostolo potrà dire: « Egli ci ha depurato con il fuoco, come si purifica l’argento ». Perché come il fuoco potrebbe escludere colui in cui le acque abbondanti non hanno potuto spegnere la carità? Ma Pietro sarà purificato come l’argento; ma per me, io sarò purificato come il piombo; finché il piombo sia consumato, io sarò preda delle fiamme. Se Dio non trova in me nessuna particella di argento, me maledetto! Io sarò precipitato nell’inferno, dove brucerò interamente come la paglia leggera. Se Egli trova in me qualche particella d’oro o d’argento, non grazie alla mie opere, ma alla misericordia ed alla grazia di Gesù-Cristo che mi è stata data con il ministero dei sacerdoti, io potrei forse dire: “Nessuno di coloro che sperano in Voi sarà confuso” (Ps. XXIV), (S. Ambrog., Serm. XX in Ps, CXVIII). – Se il nostro cuore non ci condanna, noi possiamo avvicinarci a Dio con fiducia. Tutto ciò che noi comandiamo, lo riceviamo da Lui, perché noi osserviamo i suoi comandamenti, e facciamo ciò che è a Lui gradito (1 Giov. III, 21). – « Voi ci avete fatto passare al fuoco come si fa passare l’argento ». Vedete come Dio è severo contro coloro che hanno riposto l’anima nella vita. « Voi ci avete fatto cadere in una trappola », non per esservi presi e morire, ma per essere liberati dopo esservi stato provati. « Voi avete caricato le nostre spalle con pesanti afflizioni ». In effetti noi ci siamo elevati in una cattiva direzione con il nostro orgoglio, e dopo esserci così elevati, siamo stati curvati affinché dopo questa depressione possiamo elevarci in una buona direzione.  « Voi avete caricato le nostre spalle sotto i pesi degli uomini ». La Chiesa ha sofferto tutti questi mali nelle persecuzioni di ogni genere che l’ha indurita: essa ha sofferto in ciascuno dei suoi membri, li soffre ancora adesso; perché non c’è nessuno che possa, in queste vita, dirsi esente da queste prove.  Ci sono dunque degli uomini che sono come opposti e pesano sulle nostre teste; noi dobbiamo sopportare coloro che non vorremmo vedere presso di noi; noi dobbiamo  soffrire  come superiori degli uomini che sappiamo essere peggiori di noi. Ora se un uomo è esente da colpe, per questo è superiore agli altri; ma al contrario, più è carico di colpe, più è inferiore agli altri. È bene considerare quanto noi siamo peccatori e sopportare, per questo motivo, coloro che fanno curvare la nostra testa, affinché noi possiamo confessare davanti a Dio di aver meritato tutte le nostre pene; infatti, perché soffrire con ribellione ciò che è l’opera di Dio, la giustizia stessa? (S. Agost.). – Tutte queste cose entrano nell’ordine della predestinazione: bisogna essere simile a Gesù-Cristo per partecipare alla sua Gloria. Ciò che è certo è che gli amanti del mondo non sono essi stessi esenti da traversie; essi stessi lo confessano, e ciò nondimeno  il mondo li incanta (Berthier). – Cosa stupefacente, il mondo è nella confusione e non si lascia di amarlo; cosa sarebbe stato se esso fosse stato tranquillo? Voi vi attaccate al mondo, così com’è deforme; cosa sarebbe se non avesse che attrazioni? Voi avvicinate le vostre mani alle spine del mondo, cosa sarebbe se non avreste che a raccoglier dei fiori? (S. Agost.). – Voi avete posto degli uomini alla nostra testa, degli uomini con tutte le debolezze, tutta l’incapacità, tutti i vizi degli uomini; « degli uomini alla nostra testa », degli uomini che, in nome della libertà, vogliono umiliarci sotto il giogo della più ignominiosa servitù. Degli uomini alla nostra testa, per punirci di aver rifiutato di curvarci sotto l’autorità sì legittima e sì dolce di Dio. – Il fuoco e l’acqua sono egualmente pericolosi in questa vita. Il fuoco designa tutte le angosce, tutte le avversità di questo mondo; l’acqua significa l’abbondanza e la prosperità del secolo, che defluisce come l’acqua. Ma il fuoco brucia, l’acqua si dissolve e si corrompe facilmente. Noi ugualmente dobbiamo temere quaggiù il fuoco della tribolazione e l’acqua che tende a corromperci. Restiamo fermi alla presenza del fuoco. Quando l’argilla della nostra vita avrà subìto la cottura della fiamma, essa non temerà più di essere disciolta dall’acqua. Se abbiamo potuto resistere al fuoco, e se non ci siamo lasciati sommergere dall’acqua, allora avremo traversato in pace il fuoco e l’acqua. Il Signore ci farà giungere nel luogo di refrigerio, al soggiorno degli eletti (S. Agost.).  

III.— 13-20.

ff. 13-15. – Sacrifici di azioni di grazie sono dovuti a Dio, e noi dobbiamo offrirglieli incessantemente con una continua riconoscenza di cuore. – È da considerare come un oltraggio fatto a Dio l’offrirgli ciò che nel gregge ha poco valore, per riservarsi il meglio. – Non occorre fare necessariamente dei voti, ma si deve rendere esattamente quel che si è promesso. Non bisogna farlo temerariamente nell’afflizione o in una violenta tentazione, perché allora si promette tutto e poi non si fa nulla (Duguet). – « Sorella cara, dice San Bernardo ad un’anima che aveva promesso di consacrarsi a Dio », dite a Dio con il Profeta: « entrerò nella vostra casa », cioè in questo ritiro benedetto; io vi entrerò con gli olocausti, cioè con questo ritiro benedetto; vi entrerò con degli olocausti, cioè con spirito di contrizione e di compunzione; io « realizzerò i voti che ho fatto, cioè mi offrirò tutto intero, secondo il voto fatto. È di tutta necessità che colui che voglia essere salvato e giungere alle gioie eterne, esaudisca con pia esattezza i voti che ha fatto a Dio » (S. Bern. De modo bene viv.). – « I voti che la mia bocca ha pronunziato nei giorni della tribolazione ». Quante tribolazioni hanno in sé spesso la dolcezza quando è necessaria! Cosa ha detto la sua bocca nella sua tribolazione: « Io vi offrirò il midollo in olocausto ». Che significa questo midollo? Che il mio amore per Voi sia tutto interiore; allora il sentimento che mi fa amare Voi, non sarà superficiale, penetrerà fino al midollo delle mie ossa. In effetti non c’è nulla in noi di più interiore del midollo delle nostre ossa; le ossa sono più interne della carne ed il midollo più interno ancora alle ossa. Chiunque adori Dio superficialmente cerca dunque piuttosto di piacere agli uomini, e siccome i suoi sentimenti interiori sono differenti, non offre il midollo in olocausto. Dio riceve, al contrario, interamente colui di cui riceve il midollo. (S. Agost.).

ff. 16-20. – « È bene tener nascosto il segreto del re, ma è cosa onorevole scoprire e rendere pubbliche le opere di Dio » (Tobia, XII, 7), affinché sia glorificato da tutti gli uomini, Colui a cui appartiene ogni gloria e tutto l’impero. – Ecco ciò che deve dire e fare un’anima che prova gli effetti meravigliosi della grazia di Gesù-Cristo: « Voi che temete Dio, o piuttosto la sua legge, e siete stati istruiti nel temerlo, venite, ascoltate, ed io vi racconterò ciò che può fare la misericordia del Signore e ciò che essa ha fatto. Non ci vorrà altra prova che il mio esempio, ed io vi dirò cosa questa infinita misericordia abbia fatto per me. Io mi trovavo nelle stesse promesse vostre, negli stessi errori vostri, negli stessi vostri eccessi; ma la grazia del mio Dio ha infranto i legami che mi tenevano, ha dissipato le nubi che mi avvolgevano, ha spento le passioni che mi trasportavano. Io ritenevo come voi una follia tutto ciò che mi si diceva delle verità eterne; ma la grazia del mio Dio mi ha disingannato, e mi ha convinto circa la mia follia. Io credevo come voi che questo cambiamento fosse impossibile, che mai avrei potuto risolvermi ad uscire dalle mie abitudini criminali, che mai avrei potuto sostenere una vita più ritirata e più regolata; ma, per grazia del mio Dio, tutte le difficoltà si sono appianate, io ho trionfato sulla natura e le abitudini, mi sono staccato dal mondo e dai suoi incanti; in luogo della confusione e della noia che temevo, ho trovato la calma e la gioia ». (BOURDAL., Sur la grâce.). –  Che significa: « La mia bocca ha gridato verso di Lui e l’ho glorificato sotto le parole della mia lingua? » Io l’ho pregato pubblicamente; io l’ho glorificato nel segreto della mia anima. È poco glorificare Dio con le parole della propria lingua, occorre ancora glorificarlo sotto le parole della sua lingua, cioè pensare nel segreto dell’anima ciò che si afferma in pubblico (S. Agost.). – « Se io guardo l’iniquità nel fondo del mio cuore ». Considerate ora con quale facilità tutti i giorni, degli uomini che devono arrossire per se stessi, accusano di iniquità altri uomini. Egli ha fatto il male – dicono – ha tenuto una condotta perversa; è uno scellerato. Forse non parlano così che a causa degli uomini. Vedete se nel vostro cuore non gettate uno sguardo di compiacenza sull’iniquità, per paura che ciò che voi rimproverate ad un altro, voi non meditiate di farlo, e voi non gridiate contro di lui, non perché ha fatto il male, ma perché il male che egli ha fatto è scoperto. Rientrate in voi stessi; siate voi stesso il vostro giudice interiore. Che l’iniquità vi ricacci nella vostra dimora nascosta, nella cella più intima del vostro cuore, là dove siete da solo con Colui che vede nel segreto, affinché possiate piacere a Dio. Trattenetevi dal gettare sull’iniquità uno sguardo di compiacenza, cioè badate di non amarla; ma piuttosto gettate su di essa uno sguardo di disdegno, cioè disprezzatela ed allontanatevi da essa. Tutto ciò che essa promette di piacevole per attirarvi al peccato, tutto ciò che è oggetto di tristezza, di minaccia, per spingervi a fare del male, tutto questo non è niente, tutto ciò passa, tutto ciò merita di essere disdegnato alfine di essere calpestato e non attirare gli sguardi, alfine di essere desiderato. Ma non è abbastanza preservare i propri occhi dall’iniquità, è poco preservare la propria lingua, badate soprattutto a non gettare su di essa uno sguardo nel vostro cuore; cioè astenetevi dall’amarla, dal consentirvi. Tale è in effetti il significato che noi diamo ogni giorno alla parola sguardo, che noi prendiamo nel senso di amore  (S. Agost.).