INVITO ALLA COMUNIONE

INVITO ALLA COMUNIONE

[Sac. G. Riva: Manuale di Filotea, 30° Ed. presso S. Majocchi, Milano, 1888]

Ciò che Adamo perdette col mangiare il frutto da Dio proibito, noi lo possiamo riacquistare accostandoci con le dovute disposizioni alla santissima Eucaristia, che è quel sacramento di cui disse sant’Agostino, che Dio, come potentissimo, non può darci di più, come sapientissimo, non sa darci di più, come amorosissimo, non ha che darci di più. — L’albero della vita nel paradiso terrestre, la manna piovuta agli Ebrei nel deserto, il pane mangiato da Elia, in forza del quale camminò per quaranta giorni fino al monte Oreb senza stancarsi, non sono che deboli immagini dei grandi beni che noi abbiamo nell’Eucaristico cibo, per mezzo del quale noi riceviamo, non solo i doni di Dio, ma anche il dispensatore di tutti i doni. – Egli è perciò che la Chiesa non ha mai lasciato di adoperare tutti i mezzi per determinare tutti i fedeli a non mai trascurare, la partecipazione alla SS. Eucaristia. I Canoni Apostolici dicono che i fedeli che vanno in Chiesa, vi stiano in orazione tutto il tempo della Messa, e in essa facciano la Comunione, altrimenti siano privati della Comunione dei Fedeli. Il Papa Fabiano, martirizzato nel 253 stabilisce che ogni Cristiano riceva l’Eucaristia tre volte all’anno. Il Concilio Illiberitano sotto il Papa Silvestro I dice – Non sia considerato come Cattolico chi non fa la Comunione a Pasqua, a Pentecoste, e Natale. E sotto Sisto III nel secolo V, nel Concilio di Agde è stabilito che chi trascura la Comunione, almeno tre volte all’anno, sia privato della Comunione per tre anni. Che se nel diminuito fervore dei fedeli, Innocenzo III nel Concilio IV Lateranense, 1225, ridusse quest’obbligo alla sola Pasqua, per indicare che il desiderio della Chiesa è  una frequenza molto maggiore, la quale diverrebbe molto comune quando in sì gran Sacramento si avesse quella fede che ebbero i Santi di tutti i secoli. Recato il Viatico a san Luigi re di Francia, gli domandò il sacerdote, se credeva che nell’ostia vi fosse realmente nostro Signor Gesù Cristo: ed egli tosto rispose: Io lo credo più fermamente che se il vedessi con i propri miei occhi. S. Filippo, ammalato gravemente, non poteva dormire in quella notte che precedeva la mattina della Comunione, tanto era l’ardore con cui lo desiderava, conoscendo di ricever il maggior di tutti i doni. Santa Elisabetta di Ungheria digiunava il giorno precedente, e passava la notte in orazione ogniqualvolta doveva comunicarsi. Abbiate dunque fede nella grandezza di Colui che siete per ricevere, e ricordando che il Signore prima di piover la manna mandava alla mattina un certo vento per purificare tutto il terreno su cui la manna doveva cadere, siate sollecito di ben purgare l’anima vostra da ogni più piccola macchia, per poter pienamente partecipare all’abbondanza dei vantaggi che porta nelle anime ben disposte la Comunione ben fatta. – Non siate adunque di coloro che si contentano di comunicarsi una sola volta all’anno, e qualche altra appena nelle grandi solennità. Quanto più starete lontano dal medico, tanto meno conoscerete le vostre infermità; e quanto più raramente userete della medicina che il divin medico vi dichiarò necessaria, tanto più stenterete a guarire. Il sacro Concilio di Trento ci fa sapere che la santa Eucaristia è un contravveleno spirituale, per cui, non solo veniamo a guarire dai mali leggeri, ma siamo ancor preservati dal cadere nei falli gravi. E se Innocenzo III aggiunse che, se il sacramento della Penitenza toglie dalla nostr’anima il peccato, quello dell’Eucaristia ci toglie la volontà di peccare. Ma non siate nemmeno di coloro che vi vanno per semplice usanza e senza la debita riflessione. Colui che andate a ricevere è nientemeno che un Dio, al cui confronto voi siete un nulla; ma questo Dio è poi così buono che occultò sotto le specie del pane gli splendori della sua gloria perché voi vi accostiate con gran confidenza. Anzi Egli stesso vi invita a cibarvi delle sue carni frequentemente, promettendovi di farvi vivere della sua vita medesima, cioè, d’una vita tutta pura, tutta santa, tutta felice, qual è la vita divina. – Oltre di che, consultando le storie dei Santi, si vede che questo Sacramento servì più volte anche al sostentamento della vita corporale. Santa Caterina da Siena viveva le intere quaresime, nutrendosi della s. Comunione. Così fece per cinque quaresime continue una vergine per nome Felicita in Roma. Nell’Elvezia il monaco (S.) Nicolò da Flue per lo spazio di venti anni non sì nutrì d’altro che dell’Eucaristico cibo, il qual prodigio fu dagli stessi contemporanei constatato con prove le più luminose e ineccepibili. Così con poca differenza avvenne anche a s. Liberale vescovo d’Atene. – E non importa che noi abbiamo qualche imperfezione. Coloro che Gesù Cristo invita alla sua mensa sono i ciechi, gli zoppi e gli infermi, per indicarci che la mensa da lui imbandita con le sue carni non è solamente pei giusti e perfetti, ma ancora per i peccatori e per gli imperfetti, quando però abbiano volontà sincera di meglio condursi nell’avvenire, né tralascino alcuna diligenza per emendare la loro vita passata. Figuratevi adunque che il sacerdote, prima di comunicarvi, dica a voi ciò che per relazione del pontefice s. Gregorio, diceva una volta il diacono dall’Altare: Accedite cum fide, tremore et dilectione. Accostatevi con fede, con timore e con amore.  Con Fede considerando Chi viene a voi, e quanto voi siate immeritevole di un tanto favore: con Timore ricordando il pessimo fine fatto da Giuda, e i castighi orrendi preparati a tutti coloro che, come Giuda, si comunicheranno indegnamente: con Amore, considerando la bontà di Gesù nel darsi a voi sotto sì povere specie, e le santissime intenzioni che Egli ha nel venire a voi, cioè per liberarvi dai vostri mali e ricolmarvi dei suoi beni. Continuate a comunicarvi con queste disposizioni, e vi convincerete col fatto, che non v’ha strada più breve e più sicura per arrivare alla santità, quanto l’uso frequente e devoto della santissima Eucaristia. È impossibile, dice Salomone, nascondere il fuoco in seno, e non bruciare almeno le vesti. Che se vedonsi pur troppo tante anime che, malgrado la frequente Comunione, son sempre fredde ed imperfette, com’eran prima, egli è perché non sono sollecite di portarvi le debite disposizioni, le quali, oltre il detto di sopra, si possono per brevità ridurre a due, cioè al distacco totale da ogni affetto mondano, e al vivo desiderio di unirsi a Gesù Cristo : Chi è mondo non ha bisogno che di lavarsi i piedi, si dice in san Giovanni; e vuol dire, soggiunge s. Bernardo, che per ricevere con gran frutto il santissimo Sacramento non basta esser mondo di peccati gravi, ma bisogna ancor essere spoglio di tutti gli affetti terreni che, imbrattando l’anima, sono di nausea al Signore, e di impedimento alla diffusione della sua grazia dentro di noi. Il fuoco si apprende subito al legno secco e vi suscita una gran fìamma, ma tutto al contrario succede nel legno verde, perché inzuppato ancora degli umori della terra onde fu tolto, resiste talvolta alla fiamma più viva. Perciò a santa Geltrude, che domandava quale apparecchio doveva ella portare alla ss. Comunione, rispose lo stesso Signore: Non altro cerco da te, se non che tu venga a ricevermi vuota di te stessa. La seconda disposizione è un vivo desiderio di ricevere Gesù Cristo ed il suo amore. In questo sacro Convito, dice Gersone, non si saziano se non i famelici, e prima lo disse Maria Ss.: Iddio riempì di beni i poveri che sentivano fame. Siccome il Figliuolo di Dio non venne al mondo se non dopo essere stato con gran trasporto e per tanto tempo desiderato, così d’ordinario non dona la sua grazia se non a chi ne ha un gran desiderio, non essendo conveniente che una cosa sì preziosa si dia quasi per forza a chi ne sente fastidio. Non si getta l’ape con tanto impeto sopra dei fiori per succhiavi il miele, con quanto trasporto entra Gesù Cristo nelle anime per santificarle: così Egli a santa Matilde. Se dunque Egli, che non ha di noi bisogno alcuno, ha tanto desiderio di venire in noi, quanto vivo non deve essere in noi il desiderio di unirci a Lui, dacché finalmente è da Lui solo che possiamo sperare tutto quello che ci abbisogna nel presente secolo e nel futuro.

Stimolo alla Comunione.

Se è pan l’Eucaristia,

pane d’ogni giorno,

perché sì tardi io torno,

ai piè del santo altar?

Perché con fame santa

Più spesso non m’affretto.

A ristorarmi il petto

con pan sì salutar?

Quest’è quel divin Cibo

che all’Empiro scende,

ogni tesor comprende

di merti e di virtù.

Chi amico al suo Signor,

Con rispettoso affetto

Accoglierallo in petto

Non morirà mai più.

Ma, come l’uman corpo,

Se mai non si nutrisce,

Di fame illanguidisce,

Poi vedesi morir;

Così, senza quel pane

Che dalla sacra mensa

Il Redentor dispensa,

L’alma dovrà perir.

Altro stimolo.

Chi dice d’amar Dìo,

non proferisce il vero,

se di sì gran mistero

non sa partecipar.

Non si può dir che s’ami

Quello che non si brama:

Chi non desia non ama,

o finge sol d’amar

PER IL GIORNO AVANTI LA COMUNIONE.

O Gesù, mio Signore e mio Dio, io penso di accostarmi alla vostra sacra mensa, e di ricevervi sacramentato nella santissima Comunione. L’opera che io intraprendo è grande, poiché non debbo già preparare l’abitazione ad un uomo, ma bensì Voi che siete il Dio onnipotente che ha fatto il cielo e la terra; e questa abitazione è in me stesso,. Deh concedetemi, o Signore, la santità di cui volete sia ornata la vostra casa, dove avete da albergare. Rompete le catene de’ miei peccati; togliete da me l’amor del secolo e tutto quello che può dispiacervi; purificate insomma l’anima mia, e rendetemi non indegno di tanta vostra beneficenza; non permettete che io comparisca con le mani vuote davanti a Voi che, dopo di aver versato tutto il vostro sangue per la mia salute, mi date ancora voi stesso nel santissimo Sacramento. Aiutatemi pertanto a praticare delle opere virtuose che possa a voi offrire, quando, avrò la sorte di albergare nel mio petto la vostra adorabile maestà. Fate intanto ch’io viva nella temperanza, nella giustizia e nella carità, aspettando, con fervente desiderio, quel momento felice in cui io diverrò tutto vostro, e Voi diverrete tutto mio.

OFFERTA DELLA COMUNIONE

PER VARI FINI A CUI PUÒ ESSERE INDIRIZZATA.

Incoraggiato dai vostri inviti, stimolato dai miei bisogni, allettato dalle vostre promesse io vengo in oggi a ricevervi, o Gesù mio, nella santissima Eucaristia, in cui dimorate tutto intero, vivo e glorioso, come siete alla destra del vostro divin Padre lassù nel cielo. Affinché però non sia a me solo vantaggioso, ma anche a tutta la Chiesa trionfante, militante e purgante, un così amabile Sacramento, io vi offro questa Comunione insieme a tutte quelle che si sono fatte e si faranno dalle anime più sante e fervorose, in unione a tutti i meriti di voi, di Maria Vergine, degli Angioli e dei Santi, in memoria della vostra vita, della vostra passione e della vostra morte. – Ve la offro a lode e gloria della ss. Trinità e di tutta la Corte celeste, specialmente di Maria ss., dell’Angelo mio Custode, dei Santi miei protettori, a ringraziamento di tutti i benefìzj fatti e da farsi a me e a tutto il mondo, a remissione di tutti i peccati commessi da me e da tutti gli uomini, dei quali ho desidero di aver sempre un sommo abbominio ed un sincero dolore, a impetrazione di tutte le grazie così spirituali come temporali che abbisogneranno a me e a tutto il mondo, specialmente alla santa Chiesa, al Sommo Pontefice Gregorio XVIII, al mio Vescovo, al mio Pastore, al mio direttore e a tutti i vostri ministri, ai miei parenti, benefattori, amici e nemici, al Sovrano, ai Magistrati, allo Stato; ma particolarmente per ottenere la conversione dei peccatori, la perseveranza ai giusti, la rassegnazione agli afflitti, la fortezza ai tentati, la vittoria ai moribondi, il sollevamento dalle lor pene, l’anticipazione della gloria alle povere anime del Purgatorio, e la santificazione dell’anima mia più miserabile di tutte. Voi benedite, o Signore, queste intenzioni ed esauditele; e concedetemi d’apparecchiarmi a questa Comunione con quello spirito di amore che voi desiderate, affinchè, ricevendo il vostro Corpo, il vostro Sangue, la vostra’Anima, la vostra Divinità, che credo fermissimamente contenersi nell’Ostia consacrata, io acquisti anche le indulgenze che ad un’azione sì santa applicarono i vostri Vicari, secondo la intenzione dei quali io intendo di pregare.

PER APPLICARLA IN SUFFRAGIO DEI DEFUNTI

ORAZIONI DA DIRSI PRIMA 0 DOPO LA COMUNIONE.

Perché vi sia, o Signore, sempre più gradita la presente Comunione, ve la offro particolarmente in suffragio delle povere Anime del Purgatorio. Per quell’amarissima passione di cui questo Sacramento è una continua memoria, per quella ineffabile carità di cui è l’opera più stupenda, per quella gloria sempiterna di cui è il principio più nobile e la caparra più sicura, esaudite, o Signore, le mie indegne preghiere, e sollevate pietoso le vostre spose penanti. La fedeltà con cui vi hanno servito in tutto il corso della lor vita, la rassegnazione perfetta con cui soffrono attualmente i tormenti i più atroci, l’amore singolarissimo che loro portate, il desiderio vivissimo che esse hanno di possedervi, e le suppliche fervorose che vi indirizzo a loro vantaggio, vi facciano dimenticare quei falli che per naturale fragilità han sulla terra commessi. Quel Sangue divino che, versato da voi nella Circoncisione e nell’Orto, sotto i flagelli, e sopra la Croce, continua ad operar nella Chiesa la perseveranza dei giusti e la conversione dei peccatori, quel Sangue preziosissimo di cui una sola goccia basta a purgare le iniquità di mille mondi, e dal quale spero anch’io di venire in quest’oggi purificato, discenda adesso, o Signore, ma con tutta la pienezza della sua virtù in quel gran mare di pene in cui tormentano e spasimano quelle infelici, che sono pur vostre amanti. Estinguete nella vostra misericordia quelle fiamme che le divorano: rompete con la vostra grazia quelle catene che le tengono prigioniere, affinché libere da ogni impedimento, mondate da ogni neo. e rivestite di quella santità che è necessaria per comparire al vostro cospetto, vengano ammesse senza indugio alla beatifica contemplazione di quell’amabile divinità, che io qui adoro velata sotto le specie sacramentali, e di cui spero d’esser dopo la morte felicissimo comprensore nel gaudio eterno del Paradiso.