Mons. G. DE SEGUR : LA MESSA (3)

LA MESSA

[Mgr. G. De Ségur – da: “Le opere” vol. VIII, 1869]

(3)

XXXIV

Piccolo colpo d’occhio sull’insieme delle cerimonie della Messa.

Dopo aver spiegato nel dettaglio le cerimonie della Messa, non sarà inutile fermarci un istante, come dei viaggiatori che vengono dal percorrere un bel paesaggio e che, prima di lasciarlo, si girano un istante a contemplarlo ed ammirarne l’insieme. – Nel loro insieme, in effetti, le cerimonie della Messa, quando se ne conosce il significato, espongono e, per così dire, srotolano agli occhi dei cristiani tutto il grande dramma del Cristianesimo, il passato, il presente e l’avvenire della santa Chiesa. La Chiesa, in effetti, è iniziata con la Creazione, con gli Angeli e con il primo uomo; e dalle origini essa ha avuto come unico Capo, per Signore sovrano, per luce e per DIO, Colui che doveva incarnarsi nella pienezza dei tempi, e che è il solo vero DIO vivente ed eterno, con il Padre e lo Spirito-Santo. Sulla terra, la Chiesa si è ingrandita e ha camminato con i secoli, lottando contro il peccato e contro i peccatori, contro il demonio e contro il mondo. In questo combattimento essa è sempre stata assistita dai santi Angeli. Prima dell’Avvento di GESÙ-CRISTO, suo divino Capo e suo Salvatore, la Chiesa è stata dapprima patriarcale, poi mosaica, vale a dire, diretta e governata prima dai santi Patriarchi, padri della grande famiglia umana, che DIO aveva incaricato di conservare le vere tradizioni rivelate ad Adamo, poi, governata e diretta dalla legge di Mosè, dal sacerdote giudeo, ugualmente incaricato dal buon DIO di conservare sulla terra, in mezzo alle tante follie del paganesimo, la vera religione e la fede nel DIO Redentore. Questo Redentore DIO fatto uomo, apparve nella pienezza dei tempi e nacque dalla Vergine Maria. Per trentatre anni nei quali di degnò di dimorare sulla terra, soffrì, implorò e pregò per noi, poveri peccatori; Egli completò ciò che dalle origini aveva rivelato al mondo, Egli, il Verbo eterno, il Maestro legittimo ed il Salvatore del mondo, infine volle morire, sacrificarsi per noi, alfine di lavare i nostri peccati nel suo sangue. DIO Onnipotente resuscitò nel giorno di Pasqua, tre giorni dopo la sua morte, e risalì in cielo alla presenza di più di cinquecento discepoli. Prima di lasciare la terra, Egli aveva ripudiato la Chiesa giudaica, che simile ad una sposa infedele, non aveva voluto riconoscerLo né camminare al suo seguito. Al suo posto Egli costituì la Chiesa Cristiana o Cattolica, la quale deve durare fino alla fine del mondo, fino al ritorno glorioso e trionfale di GESÙ-CRISTO, lottando sempre contro il demonio ed il mondo, nemico implacabile di GESÙ-CRISTO. – Alla sua seconda venuta, GESÙ-CRISTO verrà come trionfatore del demonio e del mondo, sulla terra innanzitutto, poi nei cieli e per sempre. Egli resusciterà tutti gli eletti, tutti i suoi membri viventi, che regneranno e trionferanno eternamente con Lui e con i suoi Angeli. Tale è l’insieme del Cristianesimo, di cui GESÙ-CRISTO è il Capo, il centro, la vita. Tale è pure il senso generale delle cerimonie della santa Messa. Al centro appare, con la Consacrazione e l’Elevazione GESÙ-CRISTO stesso, GESÙ-CRISTO in Persona, rinnovando sull’altare, col ministero del Prete, l’oblazione o offerta del sacrificio che ha riscattato il mondo. All’inizio, come abbiamo visto, sono simbolizzate la fede, la speranza e le adorazioni dei santi Angeli dapprima, poi dei Patriarchi e dei fedeli dell’antica Legge, così come il passaggio dall’antica Alleanza alla nuova Alleanza. Gli antichi sacrifici sono figurati e richiamati dall’oblazione del pane e del vino. Le cerimonie e le preghiere che, dopo il Prefazio fino al Pater, circondano, per così dire la Consacrazione, esprimono l’unione intima della Chiesa militante, sofferente e trionfante, intorno a GESÙ-CRISTO ed in GESÙ-CRISTO. Infine le cerimonie finali, la Comunione, la Benedizione solenne che chiude la Messa, simbolizzano e richiamano alla nostra speranza il secondo Avvento di Nostro Signore, la nostra gloriosa resurrezione, la nostra unione eterna con il buon DIO. I ceri accesi dall’inizio fino alla fine della Messa, rappresentano l’assistenza permanente dei buoni Angeli che adorano ed amano GESÙ-CRISTO nel cielo, mentre noi Lo serviamo, Lo adoriamo e Lo amiamo sulla terra. Un pio fedele che non dimentichi queste cose, trova così nell’assistere alla Messa un mezzo semplicissimo e potentissimo per ritemprarsi incessantemente nei grandi pensieri della fede, e per nutrire solidamente le sue speranze eterne, così come la sua riconoscenza, la sua pietà, il suo amore verso GESÙ-CRISTO, suo Salvatore.

XXXV

Il canto e i cantori.

La grande Messa è fatta per essere cantata, non solo dal Prete e dai cantori, ma inoltre da tutti gli astanti. Si, alla Messa Solenne, tutti dovrebbero cantare, uomini, donne, bambini; tutti coloro che possono cantare, dovrebbero cantare. – Io dico: cantare, non urlare. Nella maggior parte delle chiese, si sentono cantare solo i cantori, valenti senza dubbio a supplire alla quantità con la qualità,; essi gridano tanto quanto possono, guastando tutto l’effetto degli Uffici divini. Quando si canta così forte, non si è più maestri della propria voce; si stona, ognuno tira dalla sua parte; i bambini del coro prevalgono sul tutto, gridano, strillano senza motivo e a sproposito; e quando un oficleide o un “serpentone” viene a sostenere questo canto, si produce una cacofonia impossibile; non si può più pregare, non si può più cantare. I cantori non cantano per se stessi, ma per tutti gli astanti. Essi non stanno là, al leggio, se non per sostenere le voci dei fedeli, per dar loro la tonalità, per dirigere, non per rimpiazzare il canto dell’assemblea. Altre volte questa funzione era ordinata tra le funzioni sacre ed ecclesiastiche; i laici non avevano il diritto di stare al leggio; e le regole del canto liturgico erano molto severe e molto rigorosamente osservate. Tutto era segnato, previsto in anticipo, e non si permetteva a nessuno di cantare secondo la propria fantasia, di cambiare le arie. Da un secolo, queste sante regole, eccellenti sotto tutti gli aspetti, sono misconosciute in molte chiese, con grande pregiudizio degli Uffici divini e della pietà dei fedeli. Il compito del cantore era allora molto considerato, perché era realmente molto religioso e molto rispettabile. I nostri stessi monarchi si sono onorati di cantare al leggio. Era questa ad esempio un’abitudine del grande ed immortale Carlo Magno. – L’uso di far portare ai cantori le sottane e la cotta ecclesiastica viene dalla dignità del chierico di cui essi erano tutti rivestiti un tempo. Essi non dovevano portare né la manica stretta, che è un distintivo del prelato, né la cappa, che è un indumento sacro, riservato al celebrante. L’usurpazione della cappa da parte dei cantori è un abuso moderno, che non si trova che in Francia e nelle sole provincie in cui era stata abbandonata la liturgia romana. Ogni cristiano, fin dall’infanzia dovrebbe apprendere, e di conseguenza cantare, il Kyrie, il Gloria, il Credo, Il Sanctus, l’Agnus Dei, cioè la parte dei canti della Messa che si ripetono spesso ed anche abitualmente; aiutati da buoni cantori, questa non sarebbe una cosa molto difficile; e diventando così parte attiva all’Ufficio divino, non sarebbero più esposti, come molto spesso accade, ad annoiarsi o a trovarli molto lunghi. Bisogna abituarsi a rispondere, non solo esattamente, ma anche piamente gli Amen della Messa, principalmente dopo le orazioni chiamate Collette, che precedono l’Epistola, e dopo le orazioni che seguono la Comunione. Bisogna pure abituarsi a rispondere ai saluti che il Celebrante dà ai suoi fratelli, a nome di Nostro-Signore, dall’alto dell’altare, e cantare di buon cuore “E cum Spiritu tuo”, scambiato i “Dominus vobiscum”, dei quali abbiamo spiegato il senso. – Non occorre borbottare, ancor meno cantare per accompagnare il Prete nelle preghiere che questi deve cantare da solo. Ci sono buoni fedeli, soprattutto pie donne che, per devozione, accompagnano a mezza voce il Celebrante che canta il Prefatio ed il Pater. Una volta, in una chiesa di villaggio, questi accompagnamenti erano così accentuati, che il Prete ritenne di dover interrompere un momento: le buone donne continuarono sacerdotalmente la loro aria, e ci vollero alcuni istanti per rendersi conto di essere ridicole. Ci sono dei canti che variano a seconda delle feste, e che i fedeli non possono conoscere a memoria: … tali sono gli Introiti, i Graduali, gli Offertori e le Comunioni. Li eseguono solo i cantori. – Quando si canta in Chiesa, non bisogna cantare né troppo forte né troppo piano, ma dolcemente e piamente; perché questi canti sono innanzitutto delle preghiere. Bisogna poi pregare insieme, seguire esattamente i cantori, senza andare più veloci o più lenti. Quanto ai cantori ed ai bambini del coro, essi devono regolarsi sul maestro cantore: è lui che dà il tono e la misura. Mio DIO! Come sarebbero belli, edificanti e toccanti i nostro Uffici, e come sarebbe interessante prenderne parte, se si osservassero queste regole così semplici!

XXXVI

Il servente Messa.

Il servente di Messa è così chiamato perché serve il Prete all’altare. Egli ha l’onore di rappresentare gli Angeli ed i fedeli; gli Angeli che assistono GESÙ-CRISTO, il Prete invisibile e celeste; i fedeli che assistono al Santo Sacrificio e, con essi, tutta la Chiesa. Così il servente Messa, chiunque esso sia deve assolvere con molto rispetto e pietà la sua santa funzione. Ci sono persone che sottovalutano questa funzione di servente Messa; la fede invece fornisce altri pensieri, e spesso uomini venerabili per la loro età o per eminenti virtù, o per la loro sapienza, o posizione sociale, si sono fatti ed ancora oggi ritengono un vero onore il servire la santa Messa. Il venerabile Mgr. De Mazenod, anziano Vescovo di Marsiglia, non badando alla sua dignità ed ai suoi canuti capelli, in caso di bisogno, non ricusava affatto il servir Messa al più umile dei suoi Preti; io ricordo la profonda impressione che suscitava in ognuno, il vedere questo vegliardo rispondere alla Messa con la semplicità di un bambino. Benché non sia obbligatorio, è certamente più rispettoso servire Messa in sottana e cotta. Non si avrebbe la giusta venerazione nel girare intorno all’altare al cospetto del Santo-Sacrificio. Sarebbe sconveniente che il servente Messa fosse in disordine, malconcio, con le mani sudice, etc. etc. Egli non deve portare berretto, né nero, né soprattutto rosso: il berretto rosso è un segno della dignità di Cardinale, e non dei bambini del coro. Ecco alcune regole generali che deve osservare il servente Messa. Egli deve essere in ginocchio tutto il tempo della Messa, salvo durante il Vangelo e nei momenti in cui, per adempiere il suo ufficio, deve andare e venire. Egli deve mettersi in ginocchio non sul gradino dell’altare, ma sulla lastra; a meno che non abbia un libro o un rosario, egli deve tener le mani giunte davanti al petto, col pollice destro sul pollice sinistro, a forma di croce, come il Prete. Si mette dritto, modesto, attento, non osserva quel che succede in chiesa, e non gira la testa al minimo brusio come è d’uso nel novanta per cento dei piccoli chierici. Egli è posizionato sempre dal lato opposto al Messale. Questa regola non ha eccezione, benché mai correttamente osservata passando davanti al Crocifisso o a maggior ragione davanti al tabernacolo, bisogna fare la genuflessione religiosamente e posatamente. La genuflessione è un atto di adorazione; essa deve dunque farsi in spirito di fede, e non per routine né alla leggera. Per fare bene la genuflessione, bisogna che il ginocchio destro tocchi terra vicino al piede sinistro, che le mani restino giunte davanti al petto, che il corpo resti dritto, così come pure la testa. Il servente Messa deve rispondere con voce dolce ed uguale, pronunciando bene ogni parola, senza proferire in latino mnemonicamente come un bambino, ma aspettando per rispondere che il Prete abbia terminato. Il latino di certi serventi Messa è favoloso. Ci sono due momenti della Messa in cui il servente manca più ordinariamente alla regola: è all’inizio del Kyrie, che egli recita tutto di getto, nel momento stesso in cui dovrebbe alternare con lui le nove invocazioni. Poi al Confiteor che precede la Comunione dei fedeli: il servente non deve cominciare a recitarlo se non dopo che il Prete, avendo comunicato sotto le due specie, depone il calice vuoto sull’altare. Se il servente comunica, egli deve, per quanto possibile, comunicare per primo, soprattutto se ha sottana e cotta. È il servente Messa che ha il compito di mantenere la campanella e di suonarla. Qui ancora ci sono diverse eccentricità, delle abitudini affatto proibite dalla legge liturgica. Secondo la regola obbligatoria si deve suonare; 1° al Sanctus, tre colpi; 2° all’elevazione dell’Ostia, tre colpi; il primo quando il Prete fa la genuflessione per adorare la santa Ostia; la seconda quando La eleva per farla adorare al popolo; la terza quando fa la genuflessione dopo averLa riposta sull’altare. Lo stesso per l’elevazione del Calice, tre volte, seguito da un piccolo tintinnio, per indicare che la Consacrazione è completamente terminata. È d’uso e permesso, principalmente nelle grandi chiese, di suonare una terza volta alla comunione del Prete, per prevenire i fedeli che volessero comunicare. Questa terza suoneria non è obbligatoria, non è stata autorizzata da Roma se non da qualche anno. Si suona ordinariamente un colpo al primo Domine, non sum dignus; due, al secondo, tre al terzo. Oltre a questi due, o se volete tre scampanellii, è proibito far sentire il campanello durante la celebrazione del Santo Sacrificio. È proibito soprattutto scrosciare, come si fa generalmente; è proibito suonare qualche istante prima della Consacrazione; suonare a quella che si chiama la piccola Consacrazione, immediatamente prima del Pater, infine, suonare al terzo “Domine, non sum dignus” dei fedeli ed alla benedizione che termina la Messa. – Tutto ciò, lo ripeto, è proibito, e non deve essere fatto; gli usi contrari sono degli abusi che bisogna accantonare e rimpiazzare con l’osservanza esatta della legge. Il servente Messa non deve posare nulla sulla tovaglia dell’altare, innanzitutto per rispetto, e poi per misura di proprietà. Presentando le ampolle al Prete, egli deve preliminarmente baciarle religiosamente, e presentarle sempre con la mano destra, tenendola più in basso, affinché la mano del Prete sia costantemente al di sopra della sua. Giungendo dalla credenza all’altare, e partendo dall’altare per tornare alla credenza, egli saluta il Crocifisso ed il Prete inclinandosi leggermente. Riponendo le ampolle ed il piattino sul ripiano della credenza, egli avrà cura di non far rumore, ed in generale di compiere il suo ministero piacevolmente, attivamente e con una esattezza religiosa. Al Sanctus, dopo aver suonato, accende il cero dell’Elevazione, di cui abbiamo parlato sopra e che si potrebbe chiamare il cero della Presenza reale. Egli non lo spegne se non dopo la Comunione del Prete e dei fedeli, quando il Santo-Sacramento non è più sull’altare, e quando la porta del Tabernacolo è chiusa. Se il cero non è posto molto in alto, e se si può fare comodamente, egli lo porta rispettosamente con la mano destra davanti al Prete mentre questi da la santa Comunione ai fedeli. – L’uso del cero dell’Elevazione è sfortunatamente caduto in disuso in molte chiese. Nonostante ciò è indicato nella rubrica del Messale, ed è certamente più opportuno osservare questa rubrica. Se in seguito a qualche incidente, o per tutt’altra ragione, il Prete non ha servente la Messa e non ci sono che donne, egli potrebbe celebrar Messa mettendo alla sua portata vicino all’altare, il vino e l’acqua; una donna potrebbe rispondere dal suo posto e suonare, senza entrare tuttavia nel coro.

XXXVII

L’obbligo di assistere alla Messa

C’è l’obbligo, sotto pena di peccato grave, di assistere alla Messa la domenica e nei giorni di festa, per questo motivo dette Feste d’obbligo. In Francia il Papa Pio VII ha ridotto a quattro il numero di queste feste di precetto: Natale, l’Ascensione, l’Assunzione e Ognissanti. Le grandi feste che cadono sempre di Domenica, come Pasqua e Pentecoste, si confondono con la Domenica; le altre feste, come l’Epifania, la festa del Sacro Cuore, la SS. Trinità, San Pietro e l’Immacolata Concezione, sono rinviate alla Domenica seguente, invece di essere festa nel giorno stesso. – C’è dunque l’obbligo di assistere alla Messa per cinquantasei volte; le cinquantadue Domeniche dell’anno, e le quattro grandi feste riservate. – Quest’obbligo è imposto ai fedeli sotto pena di peccato grave. Essa è l’anima della santificazione della Domenica e delle feste, così come di tutto il culto pubblico che la Chiesa rende a DIO. Tutti i suoi figli, che non siano legittimamente impediti, sono obbligati a riunirsi almeno una volta alla settimana, la Domenica, a pregare insieme ai piedi degli altari, ringraziare, ed implorare insieme la misericordia divina per i meriti del Sacrificio di GESÙ-CRISTO. E poiché è alla Messa che GESÙ-CRISTO, il divin Capo della Religione e della preghiera, discende in mezzo agli uomini, alfine di unirsi ad essi e di riunirli a Lui, è ai piedi dell’altare, è intorno a GESÙ-CRISTO ed al Prete che celebra il Sacrificio di GESÙ-CRISTO, che la Chiesa convoca tutti i suoi figli la Domenica ed i giorni di festa. – Poiché questo obbligo è molto serio, essendo un obbligo e non un consiglio, occorre, per potersene dispensare, essere impedito da gravi ragioni. Così si è dispensati dall’assistere alla Messa quando si è malati; quando si è convalescenti o il medico vi si oppone, quando si è talmente infermi che non lo si possa fare senza danno, o almeno senza una vera imprudenza; quando si è obbligati a sorvegliare un malato o dei bambini, quando si è a sua volta costretti a sorvegliare la casa; quando si è impediti da un importante ufficio di carità che non è rimandabile (ad esempio spegnere un incendio, estrarre qualcuno dall’acqua, etc.); quando materialmente si è impediti dall’andare in chiesa, come ordinariamente succede ai militari in campagna, ai marinai imbarcati, e troppo spesso ai poveri soldati lasciati in caserma o comandati dalle riviste; così come succede ad un gran numero di apprendisti ed operai che padroni indifferenti od empi privano della sacra libertà della coscienza; ed altri casi simili. L’età è anche un legittimo motivo di dispensa. I bambini che non hanno ancora l’età della ragione non sono obbligati in coscienza ad andare alla Messa; si fa bene a svegliarli alla buonora, e dar loro le buone abitudini cattoliche, ma alla fine questo non è un obbligo. Così pure l’estrema senilità è un caso di dispensa; essa è considerata una grave infermità. Quando anche, nei casi estremi, si è autorizzati a lavorare la Domenica (ad esempio per salvare un raccolto), non si è però dispensati dall’assistere alla Messa: c’è l’obbligo di servire il buon Dio prima di ogni considerazione puramente temporale. È lo stesso per lo studio delle scienze, delle lettere, delle arti. Benché possa essere legittimo di Domenica, questo studio è dominato dalla legge della Chiesa, dalla grande legge della santificazione della Domenica e delle feste. Se ne siamo convinti, è la fede che manca. Se lo si crede seriamente, profondamente, si fa come nei paesi di fede, ove quasi nessuno manca mai alla Messa, non lavora la Domenica e non diserta gli Uffici della Chiesa. I selvaggi battezzati sono più cristiani di tutti i francesi che conosciamo. Ultimamente, un Vescovo missionario, attraversava Parigi accompagnato da un giovane selvaggio battezzato della profonda Oceania. Era una Domenica. Il giovane cristiano, meravigliato dal vedere i negozi aperti, le vetture in movimento, dice al Vescovo: “Padre, ci sono dunque ancora i pagani in Francia?- No, figli mio, risponde il missionario, ma ci sono dei francesi che di cristiano hanno solo il nome. – “Certo! replica l’oceanide, perché nelle nostre isole solo gli infedeli possono lavorare la Domenica, e non sempre, perché rispettano la fede dei Cristiani!” – Nei paesi di missioni, dove i preti sono rari, accade spesso che per ascoltare la Messa, i poveri selvaggi si impongono delle fatiche straordinarie, viaggiano tutta la notte, e fanno fino a sette, otto o anche dieci leghe a piedi. Qual onta per noi Cristiani d’Europa! Essi non lo fanno, non sanno quel che sanno questi poveri selvaggi; e noi siamo ridotti ad apprendere da loro che c’è un obbligo vero, un obbligo grave di santificare il giorno del Signore e di assistere alla Messa, almeno la Domenica e nei giorni di festa.

XXXVIII

Cosa occorre fare per soddisfare a questo obbligo

Per soddisfare all’obbligo di ascoltare la Messa, bisogna sforzarsi di ascoltarla per intera: dall’inizio alla fine; e per essere ben sicuri di giungere in tempo, bisogna abituarsi ad arrivare un po’ prima dell’ora di inizio; così ci si raccoglie, ci si prepara onde ben comprendere la Messa. Se per negligenza, si arriva a Messa iniziata, si commetterebbe peccato; peccato veniale, è vero, ma peccato realmente. Io parlo qui, ovviamente della Messa obbligatoria della Domenica e delle feste. Se si giunge alla Messa dopo il Vangelo, non si soddisferebbe probabilmente al precetto; e quando anche si resterebbe fino al termine, non si sarebbe ascoltata la Messa propriamente parlando. Se questo avviene per negligenza e volontariamente, ci si renderebbe colpevoli di peccato grave. Se il ritardo fosse involontario, bisognerebbe ascoltare della Messa tutto ciò che ancora rimarrebbe da ascoltare, alfine di avvicinarsi il più possibile alla legge. Comunque, se si trattasse di una Messa solenne e si arrivasse a tempo per ascoltare la lettura che il Prete fa col canto del Vangelo del giorno, è probabile che questo sarebbe sufficiente di rigore. È però certo che non si soddisfa al precetto quando non si sia giunti almeno all’Offertorio, che è l’inizio dei preparativi immediati del Santo-Sacrificio. – Non si deve lasciare la chiesa prima che la Messa sia finita, e prima che il Prete sia disceso dall’altare. Bisogna pure abituarsi a fare una piccola azione di grazie di qualche minuto. Se comunque, un giorno di gran festa, la Comunione dei fedeli dovesse durare molto tempo, e ci si ricordi di qualche dovere impellente, si potrebbe probabilmente, senza peccare pur venialmente, chiedere a nostro Signore la sua benedizione, senza attendere la fine della cerimonia. Ma occorre guardarsi bene dall’abusare di questo comportamento! I veri cristiani sanno organizzarsi in modo da conciliare tutti i loro doveri, e mettere sempre in testa i loro doveri religiosi. Non si dovrebbe mai ascoltare la Messa se, per stanchezza o per lasciarsi andare, ci si potesse assopire nei momenti più importanti della Messa e per un tempo congruo. È un’onta per il cristiano dormire mentre il suo DIO si degna di scendere per lui sull’altare; e mentre i suoi fratelli pregano a suo fianco con fervore. – Egualmente non si sarebbe ascoltata la Messa, se ci si fosse messi a chiacchierare per buona parte del tempo; se ci si fosse per lungo tempo volontariamente distratti. Quanto alle piccole inopportune distrazioni, alle quali è tanto difficile sfuggire quando si prega, esse non impediscono, grazie a DIO, di aver compiuto il precetto. Non si soddisfa al precetto facendo durante la Messa delle letture estranee alla preghiera propriamente detta. Così non si sarebbe ascoltata la Messa se ci si fosse accontentati di leggere qualche passaggio della santa Scrittura, della vita di un Santo, di un libro di istruzione religiosa, come l’Introduction di San Francesco di Sales, come qualche bel sermone di Bossuet o di Bourdaloue, o come una conferenza del p. Lacordaire, ancor meno un libro di scienze o di storia. In una parola, bisogna che questo non sia un libro estraneo all’adorazione, alla preghiera. Alla Messa bisogna pregare, adorare, ringraziare il buon DIO, chiedere perdono per i propri peccati. Meglio si fa questo, meglio si ascolta la Messa!

XXXIX

Diversi modi di ben ascoltare la Messa.

Per ascoltare bene le Messa, occorre innanzitutto avere un cuore cristiano, un’anima raccolta e desiderosa di ben pregare; nulla potrebbe supplire a questa disposizione spirituale, che è come l’anima di tutti i metodi che stiamo per esporre. È soprattutto davanti agli altari di GESÙ-CRISTO che ci si deve ricordare dell’oracolo divino: “Questo popolo mi onora da levita, ma il suo cuore è lontano da me”. Per meglio ascoltare la Messa, occorre che il nostro cuore, che la nostra volontà siano rivolte al buon DIO. Il metodo più semplice, più cattolico ed ordinariamente il più fruttuoso di assistere alla Messa, è seguirne tutte le preghiere in un libro da Messa. Questo metodo ci unisce naturalmente al Prete ed al suo Sacrificio. Per coloro che conoscono il latino, vale cento volte di più seguire le preghiere della Messa nella lingua stessa della Chiesa; talmente il latino è più bello, più grande, più profondo del vernacolare. Se non si sanno ben coordinare insieme le preghiere dell’Ordinario della Messa, che sono sempre le stesse, con le preghiere speciali, che variano a seconda delle feste, bisogna impararle; è molto semplice, e la prima persona pia a cui si chiederà, avrà molto piacere nel dare in cinque minuti questa piccola lezione di pietà liturgica. Una volta che si sa questo, non lo si dimenticherà più. In capo a due o tre mesi, si saprà a memoria l’Ordinario della Messa; queste belle preghiere che risalgono ai secoli dei martiri ed anche degli Apostoli, ci divengono familiari, come il Pater, e ci forniscono un mezzo perfetto per restare ben applicati al buon DIO durante il Santo Sacrificio. Questo metodo ha inoltre il vantaggio inestimabile di farci percorrere ogni anno con la Chiesa tutta la serie dei misteri e delle feste cattoliche, ed aumentare incessantemente in noi la conoscenza delle cose sante con il vero spirito cattolico. E poi non si prega forse meglio quando si sa precisamente ciò che occorre onorare, festeggiare, domandare con la Chiesa? Altrimenti si rischia di rimanere nel vago e pregare senza molto frutto. Comunque non è necessario, per seguire bene la Messa, diventare un parrocchiano completo, e recitare le stesse preghiere del Prete, sia in latino che in volgare. Ci sono diverse specie di libri da Messa, e dal momento che sono cattolici ed autorizzati dal Vescovo, possono tutti essere molto utili, ed ogni fedele può scegliere quello che meglio gli conviene. Ma in generale si può dire che nulla fissa meglio l’attenzione ed aiuti meglio a seguire la Messa, che un buon libro da Messa, religiosamente letto e seguito (come libro da Messa per eccellenza, oso raccomandare al lettore l’Anno liturgico di dom Guéranger. È un’opera unica nel suo genere, ed una delle più utili che si possa mettere tra le mani dei fedeli). – Ci sono delle persone più pie, più abituate alla preghiera, che preferiscono durante la Messa, adorare e pregare a memoria, senza il soccorso esterno di un libro; o almeno che se ne servono per qualche momento per attingervi un pensiero di fede, una buona parola di pietà e di meditazione. Nulla di meglio di questo metodo per ascoltare la Messa; ma non sarebbe consigliabile ad un gran numero di persone. Coloro che lo praticano farebbero bene a ripassare per così dire, uno dopo l’altro, i quattro grandi fini del Sacrificio della Messa, che abbiamo indicato all’inizio, e che sono: 1° l’adorazione, 2° l’azione di grazie, 3° la supplica o domanda, e 4° la propiziazione o espiazione del peccato. Essi faranno ugualmente bene a non perdere di vista lo spirito del mistero o della festa del giorno. Un altro metodo molto pio di seguire la Messa, consiste nel richiamare alla memoria i differenti dettagli della Passione di Nostro-Signore applicandoli alle principali cerimonie che si vedono sull’altare. Eccellenti piccoli libretti sono stati composti per questo scopo; ed essendo, in ogni pagina, illustrati con immagini che rappresentano le scene della Passione, hanno un fascino in particolare per i fanciulli e le persone poco istruite. Infine, l’ultimo metodo che indicheremo qui e che si indirizza soprattutto alle persone che non sanno molto, o non possono leggere, consiste nel recitare il rosario. Nella prima decina ci si unisce alla Santissima Vergine, agli Angeli ai Santi ed al Celebrante, per adorare il buon DIO ed il suo Figlio unico Nostro Signore; alla seconda decina, ci si riunisce ancora, per ringraziare DIO per tutte le sue grazie e la sua bontà; alla terza, sempre in unione con la Santissima Vergine, con la Chiesa celeste e con il Prete, si domandano a Nostro Signore, per se stessi e per gli altri, i beni dell’anima e del corpo; si recita poi la quarta decina in espiazione dei propri peccati e per ottenerne il perdono; si recita la quinta ed ultima decina infine, sia per le povere anime del purgatorio, sia per il nostro Santo Padre, il Papa ed i bisogni generali della Chiesa, sia per questa o quella intenzione particolare che ci è stata raccomandata o che maggiormente si tiene a cuore. Ma bisogna aver cura di fermarsi qualche istante tra ogni decina, per formulare bene la propria intenzione, e ravvivare la propria attenzione. Tutti questi metodi sono molto buoni in se stessi: ciascuno può scegliere secondo le proprie attitudini, gusti ed attrattiva.

XL

Come bisogna comportarsi alla Messa, ed in generale del buon comportamento in chiesa.

 La tenuta esteriore alla Messa non è meno importante delle disposizioni interiori: l’uomo è composto dall’anima e dal corpo; e così come l’anima esercita sul corpo una influenza considerevole sul corpo, pure il corpo esercita un’azione diretta e molto importante sull’anima, sui suoi movimenti e le sue disposizioni. In chiesa, ed in particolare alla Messa, bisogna quindi occuparsi della tenuta esteriore. – Salvo che durante il Vangelo ed il Credo, si dovrebbe restare in ginocchio durante tutta le Messa. Io non dico che lo si debba fare, né che faccia male chi non lo fa; io dico che si dovrebbe fare, che cioè sarebbe meglio, che sarebbe più rispettoso, più perfetto. Nei paesi in cui le tradizioni cattoliche si sono conservate con più energia e più profondità, non si sa cosa significhi sedersi durante la Messa, anche durante la Messa solenne; si è in ginocchio fin dall’inizio e così si resta. I bambini stessi, abituati dai loro primi anni a queste robuste abitudini, restano in ginocchio per tutto il tempo, come i grandi. Bisogna provare almeno a restare in ginocchio dall’inizio della Messa fino al Vangelo, e dal Sanctus fin dopo la Comunione o anche fino all’ultimo Vangelo: nelle Messe basse, si tratta di non più di due o tre minuti. La benedizione finale della Messa deve sempre essere ricevuta in ginocchio, non in piedi, ed ancor meno seduti. I Preti stessi devono riceverla in ginocchio; i prelati la ricevono in piedi e leggermente inclinati. Spesso si vedono delle persone inginocchiate fino ad allora alzarsi in occasione dell’ultimo Vangelo, e ricevere in piedi questa santa benedizione; questo è contro la regola! Si sia seduti o in piedi, bisognerebbe mettersi in ginocchio, ed alzarsi solo dopo la benedizione. Ma, in ginocchio, in piedi o seduti, bisogna assolutamente che la nostra tenuta alla Messa sia irreprensibile, che respiri ed ispiri raccoglimento, e che sia improntata da rispetto religioso del quale la nostra anima deve essere tutta penetrata. Non si saprebbe insistere mai troppo su questo punto, non solo per se stessi, ma anche per il bon esempio e l’edificazione dei fedeli. Nulla edifica quanto una tenuta modesta e raccolta in chiesa; e nulla di meno edificante che la sciatteria e la trascuranza in presenza dei santi altari. Vi sono delle persone che si comportano in tal fatta per tutta la Messa, che li si scambierebbe volentieri per degli empi: essi però non lo sono; ma sono semplicemente dei cristiani molli, lassi o leggeri. Ce ne sono di alcuni che entrando in chiesa, non si danno pena di fare un segno di croce, o lo fanno così male che sarebbe meglio astenersene; essi non fanno la genuflessione davanti al Santo Sacramento; guardano da ogni parte, ed hanno visto tutto, notato tutto prima di pensare che essi sono davanti a DIO. Essi restano seduti durante quasi tutta la Messa, spesso con le gambe incrociate, con atteggiamento che un uomo di elevata condizione, non permetterebbe mai in buona compagnia. Appena il Prete sale sull’altare, essi sono già seduti. Il Vangelo non è ancora terminato, essi sono nuovamente seduti. Al Sanctus la campanella che annunzia l’avvicinarsi del grande e solenne rito della Consacrazione, li lascia ancor seduti, sempre seduti. È appena se la suoneria dei pigri, questa piccolo scampanio apocrifo ed illecito che non si dovrebbe fare davanti all’Elevazione, è sufficiente a scuoterli; e mentre l’ultimo scampanellio dell’Elevazione ancora risuona, essi si sentono in dovere di sedersi di nuovo coraggiosamente, piamente. Al momento della Comunione essi non si alzano mai. Il loro grande compito sembra quello di essere seduti: abitudini di fede. Senza giungere a questo, ci sono cristiani comunque ancora molti apatici, e che dovrebbero tenere in chiesa un contegno più religioso. Io segnalerei soprattutto le gambe incrociate, gli sguardi erranti, l’aria disattenta ed annoiata, le inutili parole, l’inesattezza nell’osservare le regole che osservano tutti i veri fedeli. Nella chiesa e alla Messa, bisogna pure evitare, per quanto è possibile, le attitudini singolari, eccentriche. Ci sono persone solidamente pie che non vegliano molto e che, per questa particolarità si prestano a far ridere. Essi stessi non sarebbero che poco male, ma le persone poco religiose identificano questi ridicoli con la pietà stessa e, nuovi farisei, prendono l’occasione per beffarsi della Religione. – Così si vedono talvolta in chiesa delle persone che pregano con gli occhi al cielo, con aria estatica; a volte, piuttosto che inginocchiarsi, si mettono in preghiera con la testa più bassa della nuca, e la nuca più bassa delle spalle; si direbbe quasi che si sentono male o che cadano in deliquio. Altri emettono sospiri e lanciano parole infiammate, ed altre singolarità di questo tipo. Io lo ripeto, l’intenzione è lodevole; ma l’esibizione è veramente ridicola. Se ci si accorge di una di queste manie, bisogna cercare di riformarla, costi quel che costi. Si tratta dell’onore della pietà. Notiamo infine che nella chiesa, soprattutto nei movimenti più solenni della pubblica preghiera, non bisogna chiacchierare, non bisogna muoversi con fracasso, tossire né soffiare i muchi fragorosamente. Per rispetto alla chiesa non bisogna sputare a terra. In una parola bisogna comportarsi quanto meglio possibile, vegliare su di sé, sapersi preoccupare per il buon DIO; e con modestia veramente cristiana, contribuire da parte propria alla generale edificazione. Dopo la Messa, uscendo, non bisogna vociare così come quando si è in chiesa. Il silenzio è davanti al buon DIO, una delle forme più elementari di rispetto.

XLI

Le tre classi di persone che ascoltano la Messa in modo deplorevole

Ci sono le giraffe, i montoni ed i buoi. Le “giraffe” sono ordinariamente di classe elevata. Sono le persone che, sapendo forse molte cose, o forse anche non sapendo molte cose, disdegnano di portare un libro alla Messa, o non osano; santificano la loro Domenica con una povera, piccola Messa bassa, la più breve possibile; non si mettono in ginocchio, se non forse appena all’Elevazione, e più spesso sono su un solo ginocchio piuttosto che su due; guardano a destra, a sinistra, dietro, poco davanti, e meno ancora che verso l’altare; pregano poco o affetto; chiacchierano volentieri; ridono con il vicino, la vicina; sottolineano le toilettes; e se ne vanno mentre il Prete recita l’ultimo Vangelo, così piamente come per l’innanzi. I “montoni” sono quella moltitudine di brava gente che hanno ancora delle buone abitudini religiose; che vanno quasi sempre a Messa la Domenica, che “fanno grosso modo il loro dovere”, come essi dicono … che non comprendono granché al di fuori dell’arare, se sono contadini; … oltre al lavoro del loro mestiere, se sono operai; … oltre al loro quotidiano, alle loro pentole, al cucire, al lavoro ai ferri, se sono donne, che fanno grossolanamente e approssimativamente quel che dice il loro curato; e che in somma sono delle buone bestie o delle bestie bonarie. Questi non ascoltano la Messa impertinentemente e sdegnosamente, come i primi. Essi dormono volentieri durante la predica al pulpito, assumono la loro presa di tabacco all’Elevazione, si stancano di restare in ginocchio, o se vi restano non sanno il perché, e non pensano a granché. Essi danno al buon DIO ciò che essi possono. Quando dico che essi ascoltano la Messa in maniera deplorevole, io non voglio dire che non soddisfino al precetto, perché essi fanno quel che possono; ciò che io dico e che non ha bisogno di prove, è che queste povere persone non hanno veramente di cristiano se non il nome; essi sono estranei allo spirito del Cristianesimo, e che una parrocchia che non avesse altri parrocchiani, sarebbe una parrocchia morta, lamentevole, impossibile. – Infine i “buoi”, terza categoria di quelli che ascoltano miserevolmente la Messa. Questi sono le persone, purtroppo sempre più numerose nella nostra società scristianizzata, che sono piuttosto pagani che cristiani. A forza di indifferenza e di oblio di DIO, a forza di progressi all’indietro, essi sono giunti ad una sorta di cretinismo nell’ordine delle cose religiose. Hanno essi fede? Non se ne sa veramente niente. Essi vengono alla Messa solo in occasioni particolari, o per routine consolidata non riflessiva. Essi ci vanno a Natale, a causa della vigilia; vi vanno a Pasqua, perché il giorno di Pasqua è il giorno di Pasqua; ci vanno talvolta a qualche altra grande festa, ai matrimoni o ai funerali. Essi stanno in chiesa come dei selvaggi, come dei bruti. Non si interessano di ciò che accade sull’altare né di ciò che è la Messa; essi vedono le cerimonie sacre della Chiesa come delle usanze alle quali bisogna conformarsi per fare come tutti. In chiesa sono assolutamente come in un paese straniero, li si vede dalla loro figura, dalla loro aria, dal loro comportamento, talvolta anche dalle loro parole. È una cosa straziante e, a meno di un miracolo, senza rimedio.

XLII

Con quali intenzioni si può ascoltare la santa Messa e farla celebrare.

Le numerose intenzioni, con le quali si può legittimamente ascoltare o far dire Messa, si possono dividere in due grandi categorie;: le intenzioni spirituali e le intenzioni temporali. Le intenzioni spirituali sono quelle che riguardano la gloria di DIO, gli interessi della Religione, la salvezza e la santificazione delle anime. Esse sono indubbiamente le più elevate, le più cristiane; e non si finirà mai di invitare i fedeli a far celebrare la Messa, o semplicemente ad ascoltarla, dal momento che hanno nel cuore un pensiero del genere. Il sangue di GESÙ-CRISTO ha una voce più eloquente di tutti i nostri sforzi personali; e alla Messa, questo sangue divino ci viene dato perché lo applichiamo secondo le nostre particolari intenzioni. Così non vi è nulla di più eccellente che far dire o ascoltare Messa per adorare nostro Signore, a nome di tutti coloro che dovrebbero adorarLo e non Lo adorano; per ringraziare il buon DIO per una grazia ottenuta; per espiare e riparare tanto alle blasfemie che ai peccati della nostra natura che gridano vendetta al cielo; per riparare in particolare i sacrilegi; per ottenere la perseveranza e la salvezza di un parente, di un amico, di una persona a noi cara, per ottenere la conversione di questo o quel povero peccatore; per ottenere la grazia di fare una buona prima Comunione, la grazia di una vocazione, la grazia di una buona morte, o qualche grazia spirituale. Niente di più eccellente, niente di più gradito a Dio che far dire o ascoltare la Messa in onore del Sacro-Cuore di GESÙ e per ottenere il suo amore; in onore della Santissima ed Immacolata Vergine, e delle sue celesti intenzioni infinitamente sante; in onore di un Santo, di un Martire, per ottenere più speciale protezione e ricevere un poco del suo spirito; per il Papa, la salvezza ed il trionfo della Santa-Sede; per alleviare e liberare le povere anime del Purgatorio, in particolare questa o quella. Tutte le intenzioni spirituali, dal momento che sono conformi alla fede ed allo spirito della Chiesa, sono graditissime al buon DIO, e le affidiamo fortemente alla Vittima divina dei nostri altari, al buon GESÙ, nostro Maestro e nostro Mediatore presso il Padre celeste. – Quanto alle intenzioni temporali, non sono certamente meno importanti; ma se esse sono giuste e ragionevoli, ci viene perfettamente permesso e facciamo molto bene nel raccomandarle alla misericordia divine per mezzo del potentissimo Sacrificio della Messa. – Così, si può benissimo, senza mancare il minimo rispetto dovuto al sangue di GESÙ-CRISTO, far dire o ascoltare una Messa, per ottenere la guarigione da una infermità, da una malattia, per un interesse legittimo di fortuna; per ottenere la vincita di un processo che si ritiene giusto, il successo di un’operazione commerciale o industriale, la felice riuscita di un matrimonio, la benedizione di un viaggio, la riuscita di un esame, un’impresa militare; per ottenere la pioggia o il bel tempo, un tempo favorevole per una traversata o una festa; perché un flagello risparmi le mandrie, ed altri interessi temporali evidentemente legittimi. – Del resto non c’è da preoccuparsi troppo di questa legittimità relativamente all’applicazione della Messa; non è forse il Prete là per risolvere al bisogno, tutte le nostre difficoltà? Ma non lo dimentichiamo: benché pure, legittime possano essere le intenzioni esclusivamente temporali, bisogna sempre subordinarle al compimento della santa volontà di DIO ed a ciò che Nostro-Signore sa essere il meglio per noi. Egli sa ciò che noi ignoriamo; e molto spesso noi esprimiamo questa o tal altra domanda corporale che crediamo volerGli indirizzare come se, come Lui, conoscessimo l’avvenire. Non si ricorre mai abbastanza alla santa Messa. Mentre nei Paesi di fede, i Preti non riescono a soddisfare le Messe che si domandano loro, sia per i vivi che per i morti, negli altri Paesi, là dove la fede è morente ed i cuori rinsecchiti, non si ricorre più per così dire al sangue redentivo del Figlio di DIO, e questa indifferenza è una delle principali cause della degradazione più profonda di queste disgraziate contrade. Ma dappertutto qui ci sono dei cristiani negligenti che fanno passare mesi, anni interi, senza pensare a far dire una Messa per i loro poveri morti. Egoisti e insensibili, li lasciano languire senza fine nelle terribili pene espiative del Purgatorio. Un po’ di tempo fa un contadino pregava il suo curato di dirgli una Messa. “È per la vostra povera moglie deceduta l’altro giorno, vero?” gli domandava il Prete. “No, signor curato, rispose l’altro con un sangue freddo incredibile, non è per la mia povera moglie, ma per la nostra vacca che è malata”.

XLIII

Perché si deve dare al Prete un’offerta nel richiedergli una Messa.

Nostro Signore GESÙ-CRISTO, incaricando i suoi Apostoli di predicare il Vangelo a tutti i popoli, di salvare e santificare le anime, di amministrare i Sacramenti e di presiedere al culto divino, ha comandato loro di lasciar tutto per adempiere a questo grande ministero. A causa di questo, il Preti cattolici, che continuano sulla terra la missione dei santi Apostoli, non hanno il diritto, quando anche ne avessero il tempo, di dedicarsi al commercio o all’agricoltura, e la Chiesa vuole che “essi vivano dell’altare”, secondo la stessa parola del Vangelo. “Vivere dell’altare”, significa trovare nel ministero ecclesiastico le risorse sufficienti per vivere, e per vivere convenientemente. Di conseguenza, la Chiesa ha ordinato fin dalle origini, anche dai tempi degli Apostoli, che i fedeli, in cambio dei beni spirituali ed eterni che dispensano loro i Preti, provvedessero ai loro bisogni donando loro, sotto una forma o un’altra, una certa parte dei loro beni temporali. È nello stesso tempo giustizia, riconoscenza e carità. Ora da questi principi cristiani, abbiamo quel che si chiamano “diritti dei Preti”. Il diritto è l’insieme delle elemosine, dei doni che i cristiani depongono tra le mani dei loro Preti, in occasione di questo o tale servizio religioso che essi reclamano dal loro ministero. Tutto questo è regolato nei dettagli in ogni diocesi dall’autorità del Vescovo; ma dappertutto, la celebrazione della Messa richiede, da parte dei fedeli che la richiedono, una modesta retribuzione, che si chiama l’onorario della Messa. L’onorario di una Messa è generalmente fissato a un franco, o ad un franco e cinquanta centesimi, o due franchi. – Non è la Messa che si paga uno o due franchi. Il sangue divino di GESÙ-CRISTO non è una mercanzia; se si volesse pagarlo, il cielo e la terra non sarebbero sufficienti. Ciò che si paga non è l’impegno del Prete, perché egli non vende le sue preghiere, né la sua carità. Il suo divino ministero non si vende e non si compra. Ciò che si da al Prete, quando gli si corrisponde l’onorario della Messa, è il tributo alla pietà cristiana; è il tributo filiale dei fedeli, compiendo così verso i loro padri spirituali il precetto evangelico, apostolico e cattolico. Questo non significa che se si è tanto poveri non si potrebbe far celebrare una Messa per un parente defunto, ad esempio, o per qualche altra intenzione importante. Non c’è Prete che rifiuterebbe questa opera di carità ad un povero che glielo domandasse. Ma anche celebrando questa Messa senza onorario, il Prete conserverebbe il diritto di esigerlo; egli non può abbandonare questo diritto, di cui la Chiesa stessa ha posto la legge. Le Messe cantate ed i servizi funebri richiedono un onorario più o meno elevato, a sempre regolato dall’autorità del Vescovo, che concilia nel contempo i bisogni dei Preti e gli interessi dei fedeli nella sua diocesi. Queste Messe solenni e questi servizi richiedono diverse spese accessorie, e non si creda quindi che tutto quel che si da al curato sia solo per lui. Malgrado la casuale, la maggioranza dei ostri Preti, sono poveri. Essi non se ne lamentano, ma sarebbe doppiamente ingiusto imputar loro una ricchezza e soprattutto un’avidità che essi non hanno affatto, per grazia di DIO!

 

XLIV

Risposte ad alcune difficoltà pratiche riguardo alla Messa

“Se non si potesse entrare in Chiesa, sia a causa della folla, sia per altre ragioni, si sarebbe ascoltata la Messa?”- Si, senza alcun dubbio, dal momento che si prega però come se ci si trovasse nella chiesa. All’impossibile non è tenuto nessuno. “È necessario vedere il Prete e l’altare?” – No, dal momento che ci si unisce all’intenzione del Santo-Sacrificio: questo solo è sufficiente: la presenza morale. “E se si abitasse vicino alla chiesa? Se dalla propria finestra si potesse ascoltare la campanella, o intravedere l’altare, si soddisferebbe al precetto della Chiesa?” – Qualcuno risponde affermativamente. Il sentimento opposto sembra però più certo; ed è in questo senso che a Roma, il Cardinale-Vicario ha risolto la questione. E la ragione è che, per assistere realmente alla Messa, è necessario che vi sia almeno la presenza morale; ora nel caso presente, sembra che non vi sia presenza morale. Si verrebbe alla Messa ma non vi si assisterebbe. La Messa si dice in chiesa, e bisogna andare in chiesa per ascoltarla. Bisogna andare in chiesa per contribuire al culto pubblico dovuto al Signore, e dare l’un l’altro l’edificazione che noi tutti dobbiamo. – “Se, in un giorno obbligatorio, ci si confessi durante la Messa, si soddisferebbe al precetto?” – No, è il caso di dire che non si possono fare due cose in una volta; “e si potrebbe almeno far penitenza durante la Messa?” – Si, senza alcun dubbio, a meno che questa penitenza non consista nel fare qualcosa di incompatibile con l’assistenza propriamente detta al Santo-Sacrificio, come sarebbe ad esempio l’esercizio della Via Crucis davanti ad ogni Stazione. “Se, durante la celebrazione della Messa, si fosse obbligati a lasciare momentaneamente la chiesa, per motivo di salute, ad esempio, si sarebbe soddisfatto al precetto?” – Dipende; si, se l’assenza è solo di pochi minuti e non comprende il momento sacro della Consacrazione, che è il cuore del Santo-Sacrificio; no, se l’assenza si prolunga fino a coinvolgere la parte più importante della Messa. In questo ultimo caso, si dovrebbe, se possibile, ascoltare un’altra Messa, almeno in parte, e se non ve ne fossero, non si sarebbe commesso un peccato: ove non c’è volontà colpevole, non ci sarebbe evidentemente peccato. “La Domenica ed i giorni di festa si è obbligati ad assistere alla Messa nella propria parrocchia?” – No, il Papa Benedetto XIV lo ha formalmente dichiarato. Non si è giammai obbligati ad assistere alla Messa nella propria parrocchia. Comunque, quando si può scegliere, è certamente preferibile e più cattolico recarsi alla propria parrocchia. La Chiesa invita i fedeli ad assistere alla Messa parrocchiale, ma non lo comanda; essa consiglia, non ordina; esorta, senza ricorrere a minacce. La chiesa parrocchiale è la nostra chiesa; essa è il luogo ufficiale dove tutti i parrocchiani sono chiamati, dalla Chiesa stessa, ad adorare il buon DIO, a cantare le sue lodi, a ricevere i Sacramenti. Là si trova il proprio pastore, è là che siamo diventati cristiani, là facciamo la nostra Pasqua, là ci si sposa, vi si compiono tutti i grandi atti della nostra vita cristiana, là infine saranno un giorno portati i nostri resti mortali per ricevere l’ultima benedizione della Chiesa. Ogni parrocchia forma come una famiglia religiosa, la chiesa parrocchiale ne è naturalmente il centro, il luogo di riunione, la casa familiare. Per tutti questi motivi, sarebbe meglio ascoltare la Messa nella propria parrocchia; ma questo non è obbligatorio, e soddisfa al precetto ascoltarla anche altrove. “Dove vi sono più Messe, bisogna, la Domenica, ascoltare la Messa solenne parrocchiale?” – Quando si può, questo è infinitamente meglio; ma non è necessario. Sarebbe meglio perché la Messa solenne parrocchiale è celebrata in particolare da tutti i parrocchiani, ed ottiene loro delle grazie tutte particolari. In più vi si ascoltano le preghiere e le raccomandazioni dal pulpito, l’annuncio delle feste, dei digiuni, di tutto ciò che riguarda la coscienza e la pietà dei fedeli. Andare la domenica alla Messa solenne parrocchiale, ben pregare in essa, cantare le lodi di DIO, è certamente il miglior consiglio che possa essere dato alle famiglie cristiane. – Ci sono persone che credono che sia d’obbligo, anche sotto pena di peccato mortale, l’assistere alla Messa solenne parrocchiale almeno una volta al mese. È un errore; e noi lo ripetiamo, malgrado i vantaggi incontestabili che presenta questa Messa, noi non vi siamo in coscienza obbligati. “Si compirebbe il precetto se in una Domenica o giorno di festa, si assiste alla metà di una Messa, a partire dal Sanctus, per esempio, fino alla fine, e si ascoltasse poi la prima parte di un’altra Messa fino al Sanctus?” – Sì, premettendo che queste due Messe non siano separaste da un gran lasso di tempo e atteso che si assista, come qui si suppone, alla Consacrazione ed alla Comunione dello stesso celebrante. Ma questo si può fare in caso di necessità, perché più rispettoso, regolare, sarebbe ascoltare la seconda Messa per intero. – Si sarebbe assistito in questo caso, alla Messa per intero, perché in fondo, nella Chiesa c’è un unico Sacrificio ogni Prete dice la Messa e, nel caso presente, uno dietro l’altro, offrono in fondo lo stesso Sacrificio. E così il fedele ha assistito “alla” Messa, benché non abbia assistito ad “una” Messa. – È necessario che le Messe che si fanno celebrare per i morti, siano dette in nero?” – Per nulla al mondo! Non è il colore degli ornamenti che fa il valore e l’applicazione della Messa; è l’intenzione del prete che applica i meriti infiniti di Nostro-Signore. Non si possono dire ogni giorno delle Messe “in nero”: così le Domeniche ed i giorni di gran festa, ed in generale le feste che la Chiesa celebra con quello che chiama il “rito doppio”, il prete non ha il diritto di usare i paramenti neri, a meno che non si tratti di un funerale. Ma, lo ripeto, il colore del paramento non conta niente. “Che succederebbe se, per involontaria dimenticanza, un Prete non celebrasse una Messa di cui si è impegnato?” – Nella sua misericordia, il buon DIO vi supplirebbe senza dubbio, perché Egli è buono e giusto, ma non bisogna dissimulare, rimpiazzando la Messa omessa, e se vi fosse negligenza, il Prete avrebbe a risponderne davanti a DIO. Quando se ne accorge egli sarebbe tenuto in coscienza a riparare alla sua dimenticanza il più prontamente possibile. Quanto alle intenzioni che non sono state supplite, è uno dei numerosi accidenti che genera sovente l’infermità umana e di cui nessuno è veramente responsabile in coscienza. È come quando si perde del denaro senza colpa, o quando si lascia cadere qualche oggetto prezioso che si perde; o come quando una madre o una nutrice si lascia scappare dalle braccia e cadere a terra un bambino che si fa male, o altri accidenti del genere. Questi sono incidenti, non colpe. Si cerca di ripararli come si può, e finché si può; “Quando si è fatta celebrare una Messa per questa o quella anima del Purgatorio, si è sicuri che essa sia stata liberata?” – No, la potenza spirituale della Chiesa non si estende sulle anime del Purgatorio se non in maniera indiretta e generale, come mezzo di suffragio, di preghiera. La Chiesa non può quaggiù pregare e supplire per le anime del Purgatorio; al Signore soltanto appartiene il potere di liberarli direttamente ed individualmente. Quando facciamo dire una Messa per questo o quel defunto, noi offriamo al buon DIO i meriti infiniti ed il sangue di suo Figlio, e Gli chiediamo di degnarsi di applicarli per questa anima; certamente ce n’è di più per liberare non solo quest’anima, ma anche tutte le altre, così una Messa, o anche molte Messe non liberano questa o quell’altra anima dal Purgatorio, e si potrebbe concludere che ciò sia una impotenza del Santo-Sacrificio. Il sangue di Nostro-Signore è onnipotente; ma non è sempre applicato come noi comandiamo. Noi siamo sicuri che la Messa offerta dalle nostre cure sia applicata a sollievo delle anime del Purgatorio, ma non siamo mai sicuri che questa venga applicata in particolare per l’anima per cui preghiamo e facciamo pregare. La giustizia di DIO ha delle esigenze che noi sulla terra non conosciamo. Ecco perché non bisogna mai cessare di pregare per i nostri cari defunti, di guadagnare per essi quante più indulgenze possibili, e far celebrare Messe per loro sollievo e la loro liberazione. “Una Messa cantata è più efficace di una Messa bassa?” – Essa è più solenne, ma non è più efficace. Una Messa cantata attira ordinariamente più gente, fa pregare per un tempo più lungo i fedeli; e come annunciato in precedenza, tutti sanno con quale intenzione particolare sia applicata, e quindi si prega più specialmente con questa intenzione. “Perché si fa celebrare la Messa in onore della Santa-Vergine e dei Santi? Essi non hanno bisogno di niente, perché sono in Paradiso”. – Così non si dice la Messa per essi. La Chiesa della terra è in comunione molto intima con la Chiesa del cielo; e siccome è molto semplice che la Santa Vergine e i Santi ci proteggono, ci assistono e ci fanno sentire il potere di cui godono in cielo; e pertanto è del tutto naturale che noi che li amiamo, offriamo i meriti infiniti del Sangue del Salvatore per ringraziare il buon DIO della loro gloria e della loro beatitudine eterna. Il Sangue di GESÙ-CRISTO è a nostra disposizione quaggiù per mezzo della Messa, e noi siamo felici di aumentare, offrendolo, la potenza delle azioni di grazie che la Santa Vergine ed i Santi offrono a Dio nel cielo. La Santa Messa è un presente divino e veramente infinito che possiamo fare e che dobbiamo fare con amore alla buona Vergine, agli Angeli ed ai Santi. – Ci sarebbero ancora tante piccole difficoltà pratiche da chiarire riguardanti la Messa; per la risoluzione rimando al curato o al Confessore, che sarà ben lieto di dare le necessarie spiegazioni.

XLV

Assistere spesso alla Messa è sovranamente utile.

San Francesco di Sales diceva che “la Messa è il sole degli esercizi di pietà”. È in effetti l’esercizio di pietà per eccellenza. Se un cristiano non può consacrare che una mezz’ora al giorno alla preghiera ed al servizio di Dio, non farebbe nulla di più utile per la gloria di Nostro-Signore, per la salvezza della propria anima e per il bene generale della Chiesa che consacrarla ad ascoltare piamente la Messa. Alla Messa, in effetti, egli viene ad adorare il Re del cielo sul suo trono della terra, che è l’altare. Egli viene ad unirsi alla Chiesa stessa, rappresentata dal Prete, alla Chiesa santissima e carissima a Dio; ed è con essa, e mediante la sua voce che adora, che egli ringrazia, domanda, prega, supplica, ottiene misericordia. Se egli comprende un po’ le auguste cerimonie della Messa, egli mette in memoria con naturalezza i grandi misteri della fede, e soprattutto il sovrano mistero dell’amore incomprensibile di DIO per lui; egli ama facilmente quel che non dimentica; e pratica facilmente ciò che ama. L’esperienza mostra, in effetti, che è raro assistere tutti i giorni, o molto spesso, alla Messa, e non sentirsi attirato a comunicarsi, a comunicarsi spesso; ciò che costituisce la Grazia delle grazie. La Messa, e GESÙ-CRISTO, l’Ostia vivente della Messa, dovrebbe essere l’appuntamento quotidiano di tutti i fedeli. Abbiamo delle pene (e tutti ne hanno)? Andiamo a GESÙ! Abbiamo da chiedere una grazia al buon DIO? Andiamo alla Messa e domandiamo! Vogliamo espiare una colpa ed ottenere misericordia per noi o per un altro? Andiamo alla Messa, ricorriamo a GESÙ-CRISTO! Abbiamo l’intenzione di ringraziare degnamente la bontà divina per qualche grande beneficio? Andiamo alla Messa. La Messa è un mezzo divino, supremo, messo a nostra disposizione dal buon DIO, per supplire alle nostre miserie. Più ne usiamo, più il buon DIO ci benedice e ci ama, perché Lo serviamo soprattutto secondo il suo cuore. Un giorno, Santa Teresa, sentendosi oppressa dal peso delle grazie che riceveva, esclamò in una sorta di angoscia: “mio DIO, mio DIO! Cosa posso io fare, misera creatura, per riconoscere degnamente la vostra misericordia?” E subito una voce celeste le diceva distintamente: “Ascolta una Messa!”. È ben raro che quando lo si voglia veramente, non si possa assistere tutte le mattine alla Messa, o pressappoco. Ci si sveglia all’ora migliore; si organizzano i piccoli affari di conseguenza, e senza rumore, senza strepiti, senza imporsi grandi sacrifici, ci si procura ogni mattino questa grazia inestimabile. – Nei paesi di fede, si trovano mezzi per andare spesso a Messa; ed il lavoro, lungi dal risentirne, diventa ben più fecondo, benedetto com’è dal buon DIO. Due operai della stessa professione vivevano l’uno vicino all’altro, l’uno cristiano, l’altro indifferente. Il primo si organizzava in modo da cominciare tutte le sue giornate con la Messa; l’altro per lavorare e guadagnare di più, non ci andava mai, neppure la Domenica. Entrambi erano dei buoni operai, entrambi sposati; l’operaio cristiano aveva quattro figli, l’altro uno solo. Ciononostante gli affari del primo andavano molto meglio di quelli del suo compagno. “Com’è possibile questo? … gli domandò un giorno costui. Tu hai più spese di me, io lavoro tutto il giorno e più a lungo di te, e malgrado ciò tu vivi contento ed io sono sempre in affanno! – Il mio segreto è molto semplice, gli rispose l’altro gaiamente. – Se tu vuoi, te lo mostrerò. – In tutta fede non te lo negherò!” – “Dov’è il tuo segreto?” Vieni domattina da me presto, ed io ti porterò là dove ottengo i miei benefici”. La mattina successiva, egli conduce tranquillamente il suo amico in chiesa ad ascoltare la Messa; al termine, egli gli raccomanda di tornarsene al lavoro, così come faceva lui stesso. “Soltanto, aggiunse, vieni domattina, qui, alla stessa ora.” Il giorno seguente avvenne come nel giorno precedente. E tra i due non ci furono commenti. Il terzo giorno l’amico si spazientì. “tu ti stai prendendo gioco di me? Se io volessi andare a Messa, non avrei bisogno di te per andarci, potrei andarci anche da solo. Io volevo sapere come fai tu per guadagnare più denaro di me; tu mi avevi promesso di mostrarmi il tuo segreto, e non mi hai detto ancora una parola. – Il mio segreto? Riprese l’operaio cristiano; ma non è null’altro di quanto ti ho appena mostrato. Io comincio tutte le mie giornate ai piedi del buon DIO; mi comunico ogni settimana; porto gioia e pace a casa, ed il buon DIO fa il resto. Non ha forse Egli detto: “Cercate innanzitutto il regno di DIO e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta?” oh! Che una giornata cominci piamente ai piedi degli altari, accompagnata dalla benedizione di GESÙ-Ostia, è indubbiamente cristiano, puro, casto, fecondo di meriti, fruttuoso per il tempo e per l’eternità! Quante belle e buone provviste di pazienza, di forza, di rassegnazione vengono a generarsi là, all’inizio del giorno, per le anime affaticate, spesso schiacciate dai pesi delle prove! Il santo altare è sulla terra la fonte celeste dalla quale scorrono le acque viventi della grazia, della pace, della gioia, della devozione, del puro benessere. Beato colui che conosce e che ama il cammino della Chiesa! È il cammino dell’onore, la sola vera felicità, il cammino della Chiesa è nello stesso tempo il cammino della felicità sulla terra ed il cammino della felicità eterna nei cieli.

8 settembre 1869, festa della Natività della Santa-Vergine. [Fine]