In preparazione all’EPIFANIA

“Orietur stella ex Jacob, et consurget virga de Israel”

[UNA STELLA sorgerà da Giacobbe; uno scettro spunterà da Israele]

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EPIFANIA DI NOSTRO SIGNORE

[Dom. Guéranger. L’anno liturgico, vol. I]

Il nome della festa.

La festa dell’Epifania è la continuazione del mistero di Natale; ma si presenta, sul Ciclo cristiano, con una sua propria grandezza. – Il nome, che significa Manifestazione, indica abbastanza chiaramente che essa è destinata ad onorare l’apparizione di Dio in mezzo agli uomini. – Questo giorno, infatti, fu consacrato per parecchi secoli a festeggiare la Nascita del Salvatore; e quando i decreti della Santa Sede obbligarono tutte le Chiese a celebrare, insieme con Roma, il mistero della Natività il 25 dicembre, il 6 gennaio non fu completamente privato della sua antica gloria. Gli rimase il Nome di Epifania con la gloriosa memoria del Battesimo di Gesù Cristo, di cui la tradizione ha fissato a questo giorno l’anniversario. – La Chiesa Greca dà a questa Festa il venerabile e misterioso nome di Teofania, celebre nell’antichità per significare un’Apparizione divina. Ne parlano Eusebio, san Gregorio Nazianzeno, sant’Isidoro di Pelusio, e, nella Chiesa Greca, è il titolo proprio di questa ricorrenza liturgica. – Gli Orientali chiamano ancora questa solennità i santi Lumi, a motivo del Battesimo che si conferiva un tempo in questo giorno in memoria del Battesimo di Gesù Cristo nel Giordano. È noto come il Battesimo sia chiamato dai Padri illuminazione, e quelli che l’hanno ricevuto “illuminati”[oggi “illuminati” si definiscono gli appartenenti ad una setta dell’alta massoneria! –ndr.-] – Infine, noi chiamiamo comunemente, in Francia, tale festa la Festa dei Re, in ricordo dei Magi la cui venuta a Betlemme è celebrata oggi in modo particolare. – L’Epifania condivide con le Feste di Natale, di Pasqua, della Ascensione e di Pentecoste, l’onore di essere qualificata con il titolo di giorno santissimo, nel Canone della Messa; e viene elencata fra le feste cardinali, cioè fra le solennità sulle quali si basa l’economia dell’Anno liturgico. Una serie di sei domeniche prende nome da essa, come altre serie di domeniche si presentano sotto il titolo di Domeniche dopo Pasqua, Domeniche dopo la Pentecoste. – Il giorno dell’Epifania del Signore è dunque veramente un gran giorno; e la letizia nella quale ci ha immersi la Natività del divino Bambino deve effondersi nuovamente in questa solennità. Infatti, questo secondo irradiamento della Festa di Natale ci mostra la gloria del Verbo incarnato in un nuovo splendore; e senza farci perdere di vista le bellezze ineffabili del divino Bambino, manifesta in tutta la luce della sua divinità il Salvatore che ci è apparso nel suo amore. Non sono più soltanto pastori che son chiamati dagli Angeli a riconoscere il verbo fatto carne, ma è il genere umano, è tutta la natura che la voce di Dio stesso chiama ad adorarlo e ad ascoltarlo.

I misteri della festa.

Nei misteri della divina Epifania, tre raggi del sole di giustizia scendono fino a noi. Questo sesto giorno di gennaio, nel ciclo della Roma pagana, fu assegnato alla celebrazione del triplice trionfo d’Augusto, autore e pacificatore dell’Impero; ma quando il nostro pacifico Re, il cui impero è eterno e senza confini, ebbe deciso, con il sangue dei suoi martiri, la vittoria della propria Chiesa, questa Chiesa giudicò, nella sapienza del cielo che l’assiste, che un triplice trionfo dell’Imperatore immortale dovesse sostituire, nel rinnovato Ciclo, i tre trionfi del figlio adottivo di Cesare. Il 6 gennaio restituì dunque al venticinque dicembre la memoria della Nascita del Figlio di Dio; ma in cambio tre manifestazioni della gloria di Cristo vennero ad adunarsi in una stessa Epifania: il mistero dei Magi venuti dall’Oriente sotto la guida della Stella per onorare la divina Regalità del Bambino di Betlemme; il mistero del Battesimo di Cristo proclamato Figlio di Dio nelle acque del Giordano dalla voce stessa del Padre celeste; e infine il mistero della potenza divina di quello stesso Cristo che trasforma l’acqua in vino al simbolico banchetto delle Nozze di Cana. – Il giorno consacrato alla memoria di questi tre prodigi è insieme l’anniversario del loro compimento? È una questione discussa. Ma basta ai figli della Chiesa che la loro Madre abbia fissato la memoria di queste tre manifestazioni nella Festa di oggi, perché i loro cuori applaudano i trionfi del divin Figlio di Maria. Se consideriamo ora nei particolari il multiforme oggetto della solennità, notiamo innanzi tutto che l’adorazione dei Magi è il mistero che la santa Romana Chiesa onora oggi con maggior compiacenza. – A celebrarlo è impiegata la maggior parte dei canti dell’Ufficio e della Messa, e i due grandi Dottori della Sede Apostolica, san Leone e san Gregorio, sembra che abbiano voluto insistervi quasi unicamente, nelle loro Omelie sulla festa, benché confessino con sant’Agostino, san Paolino di Nola, san Massimo di Torino, san Pier Crisologo, sant’Ilario di Arles e sant’Isidoro di Siviglia, la triplicità del mistero dell’Epifania. La ragione della preferenza della Chiesa Romana per il mistero della Vocazione dei Gentili deriva dal fatto che questo grande mistero è sommamente glorioso a Roma che, da capitale della gentilità quale era stata fino allora, è diventata la capitale della Chiesa cristiana e dell’umanità, per la vocazione celeste che chiama oggi tutti i popoli alla mirabile luce della fede, nella persona dei Magi. – La Chiesa Greca non fa oggi menzione speciale dell’adorazione dei Magi. Essa ha unito questo mistero a quello della Nascita del Salvatore negli Uffici per il giorno di Natale. Tutte le sue lodi, nella solennità odierna, hanno per unico oggetto il Battesimo di Gesù Cristo. – Questo secondo mistero dell’Epifania è celebrato insieme con gli altri due dalla Chiesa Latina, il 6 gennaio. Se ne fa più volte menzione nell’Ufficio di oggi; ma siccome la venuta dei Magi alla culla del neonato Re attira soprattutto l’attenzione della Roma cristiana in questo giorno, è stato necessario, perché il mistero della santificazione delle acque fosse degnamente onorato, legare la sua memoria a un altro giorno. Dalla Chiesa d’Occidente è stata scelta l’Ottava dell’Epifania per onorare in modo particolare il Battesimo del Salvatore. – Essendo inoltre il terzo mistero dell’Epifania un po’ offuscato dallo splendore del primo, benché sia più volte ricordato nei canti della Festa, la sua speciale celebrazione è stata ugualmente rimessa a un altro giorno, e cioè alla seconda Domenica dopo l’Epifania. Alcune Chiese hanno associato al mistero del cambiamento dell’acqua in vino quello della moltiplicazione dei pani, che ha infatti parecchie analogie con il primo, e nel quale il Salvatore manifestò ugualmente la sua potenza divina; ma la Chiesa Romana tollerando tale usanza nel rito Ambrosiano e in quello Mozarabico, non l’ha mai accolta, per non venir meno al numero di tre che deve segnare nel Ciclo i trionfi di Cristo il 6 gennaio, e anche perché san Giovanni ci dice nel suo Vangelo che il miracolo della moltiplicazione dei pani ebbe luogo nella prossimità della Festa di Pasqua, il che non potrebbe attribuirsi in alcun modo al periodo dell’anno nel quale si celebra l’Epifania. – Diamoci dunque completamente alla letizia di questo bel giorno e nella Festa della Teofania, dei santi Lumi, dei Re Magi, consideriamo con amore la luce abbagliante del nostro divino Sole che sale a passi da gigante, come dice il Salmista (Sal. XVIII, 18) e che riversa su di noi i fasci d’una luce tanto dolce quanto splendente. Ormai i pastori accorsi alla voce dell’Angelo hanno visto accrescere la loro schiera fedele; il Protomartire, il Discepolo prediletto, la bianca coorte degli Innocenti, il glorioso san Tommaso, Silvestro, il Patriarca della Pace, non sono più soli a vegliare sulla culla dell’Emmanuele; le loro file si aprono per lasciar passare i Re dell’Oriente, portatori dei voti e delle adorazioni di tutta l’umanità. L’umile stalla è diventata troppo stretta per un simile afflusso di persone; e Betlemme appare vasta come il mondo. Maria, il Trono della divina Sapienza, accoglie tutti i membri di quella corte con il suo grazioso sorriso di Madre e di Regina; presenta il Figlio alle adorazioni della terra e alle compiacenze del cielo. Dio si manifesta agli uomini, perché è grande, ma si manifesta attraverso Maria, perché è misericordioso.

Ricordi storici.

Nei primi secoli della Chiesa troviamo due avvenimenti notevoli che hanno illustrato il grande giorno che ci raduna ai piedi del Re pacifico. Il 6 gennaio del 361, l’imperatore Giuliano già apostata nel cuore, alla vigilia di salire sul trono imperiale, che presto la morte di Costanzo avrebbe lasciato vacante, si trovava a Vienne nelle Gallie. Aveva ancora bisogno dell’appoggio di quella Chiesa cristiana nella quale si diceva perfino che avesse ricevuto il grado di Lettore, e che tuttavia si preparava ad attaccare con tutta l’astuzia e tutta la ferocia della tigre. Nuovo Erode, artificioso come il primo, volle inoltre, in questo giorno dell’Epifania, andare ad adorare il Neonato Re. Nella relazione del suo panegirista Ammieno Marcellino, si vede il filosofo incoronato uscire dall’empio santuario dove consultava segretamente gli aruspici, avanzare quindi sotto i portici della Chiesa e in mezzo all’assemblea dei fedeli offrire al Dio dei cristiani un omaggio tanto solenne quanto sacrilego. – Undici anni dopo, nel 372, anche un altro Imperatore penetrava nella chiesa, sempre nel giorno dell’Epifania. Era Valente, cristiano per il Battesimo come Giuliano, ma persecutore, in nome dell’Arianesimo, di quella stessa Chiesa che Giuliano perseguitava in nome dei suoi dèi impotenti e della sua sterile filosofia. La libertà evangelica d’un santo Vescovo abbatté Valente ai piedi di Cristo Re nello stesso giorno in cui la politica aveva costretto Giuliano ad inchinarsi davanti alla divinità del Galileo. – San Basilio usciva allora allora dal suo celebre colloquio con il prefetto Modesto, nel quale aveva vinto tutta la forza del secolo con la libertà della sua anima episcopale. Valente giunse a Cesarea con l’empietà ariana nel cuore, e si reca alla basilica dove il Pontefice celebrava con il popolo la gloriosa Teofania. « Ma – come dice eloquentemente san Gregorio Nazianzeno – l’Imperatore ha appena varcato la soglia del sacro tempio, che il canto dei salmi risuona al suo orecchio come un tuono. Egli contempla sbalordito la moltitudine del popolo fedele simile ad un mare. » L’ordine, e la bellezza del santuario risplendono ai suoi occhi con una maestà più angelica che umana. Ma ciò che lo colpisce più di tutto, è l’Arcivescovo ritto davanti al suo popolo, con il corpo, gli occhi e la mente raccolti come se nulla di nuovo fosse accaduto, e tutto intento a Dio e all’altare. Valente osserva anche i ministri sacri, immobili nel raccoglimento, pieni del sacro terrore dei Misteri. – Mai l’Imperatore aveva assistito a uno spettacolo così sublime. La sua vista si oscura, il capo gli gira, e la sua anima è presa dallo sbigottimento e dall’orrore ». – Il Re dei secoli. Figlio di Dio e Figlio di Maria, aveva vinto. Valente sentì svanire i suoi progetti di violenza contro il santo Vescovo, e se in quel momento non adorò il Verbo consustanziale al Padre, confuse almeno i suoi omaggi esteriori a quelli del gregge di Basilio. Al momento dell’offertorio, avanzò verso la balaustra, e presentò i suoi doni a Cristo nella persona del suo Pontefice. Il timore che Basilio non lo volesse ricevere agitava con tanta violenza il principe che la mano dei ministri del santuario dovette sostenerlo perché, non cadesse, nel suo turbamento, ai piedi stessi dell’altare. – Così, in questa grande solennità, la Regalità del neonato Salvatore è stata onorata dai potenti di questo mondo che si son visti, secondo la profezia del Salmo, abbattuti e prostrati bocconi a terra ai suoi piedi (Sal. LXXI). – Ma dovevano sorgere nuove generazioni d’imperatori e di re che avrebbero piegato i ginocchi e presentato a Cristo Signore l’omaggio d’un cuore devoto e ortodosso. Teodosio, Carlo Magno, Alfredo il Grande, Stefano d’Ungheria, Edoardo il Confessore, Enrico II Imperatore, Ferdinando di Castiglia, Luigi IX di Francia tennero questo giorno in grande devozione, e furono orgogliosi di presentarsi insieme con i Re Magi ai piedi del divino Bambino e di offrirGli i loro cuori come quelli Gli avevano offerto i loro tesori. – Alla corte di Francia s’era anche conservata, fino al 1378 e oltre (come testimonia il continuatore di Guillaume de Nangis) l’usanza che il Re cristianissimo, giunto all’offertorio, presentasse dell’oro, dell’incenso e della mirra come un tributo all’Emmanuele.

Usanze.

Ma questa rappresentazione dei tre mistici doni dei Magi non era in uso solo nella corte dei re. Nel medioevo, anche la pietà dei fedeli presentava al Sacerdote, perché lo benedicesse, nella festa dell’Epifania, dell’oro, dell’incenso e della mirra; e si conservavano in onore dei tre Re quei commoventi segni della loro devozione verso il Figlio di Maria, come un pegno di benedizione per le case e per le famiglie. Tale usanza è rimasta ancora in alcune diocesi della Germania. – Più a lungo è durata un’altra usanza, ispirata anch’essa dall’età di fede. Per onorare la regalità dei Magi venuti dall’Oriente verso il Bambino di Betlemme, si eleggeva a sorte, in ogni famiglia, un Re per la festa dell’Epifania. In un banchetto animato da una santa letizia, e che ricordava quello delle nozze di Galilea, si rompeva una focaccia di cui una parte serviva a designare l’invitato al quale era attribuita quella momentanea regalità. Due porzioni della focaccia erano prese per essere offerte al Bambino Gesù e a Maria, nella persona dei poveri che godevano anch’essi in quel giorno del trionfo del Re umile e povero. Le gioie della famiglia si confondevano con quelle della religione; i legami della natura, dell’amicizia, della vicinanza si rinforzavano attorno alla tavola dei Re; e se la debolezza poteva apparire qualche volta nell’abbandono di un banchetto, l’idea cristiana non era lontana e splendeva in fondo ai cuori. – Beate ancor oggi le famiglie nel cui seno si celebra con cristiana pietà la festa dei Re! Per troppo tempo un falso zelo ha trovato da ridire contro queste semplici usanze nelle quali la gravità dei pensieri della fede si univa alle effusioni della vita domestica. – Si faceva guerra a queste tradizioni della famiglia con il pretesto del pericolo dell’intemperanza, come se un banchetto privo di ogni linea religiosa fosse meno soggetto agli eccessi. Con uno spirito di ricerca alquanto difficile a giustificarsi, si è giunti fino a pretendere che la focaccia dell’Epifania e la innocente regalità che l’accompagnava non fossero altro che un’imitazione dei Saturnali pagani, come se fosse la prima volta che le antiche feste pagane avessero dovuto subire una trasformazione cristiana. Il risultato di sì imprudenti conclusioni doveva essere ed è stato, infatti, su questo punto come su tanti altri, di isolare dalla Chiesa i costumi della famiglia, di espellere dalle nostre tradizioni una manifestazione religiosa, di favorire quella che è chiamata la secolarizzazione della società. – Ma torniamo a contemplare il trionfo del regale Bambino la cui gloria risplende in questo giorno con tanta luce. La santa Chiesa ci inizierà essa stessa ai misteri che dobbiamo celebrare. Rivestiamoci della fede e dell’obbedienza dei Magi; adoriamo, con il Precursore, il divino Agnello al di sopra del quale si aprono i cieli; prendiamo posto al mistico banchetto di Cana, presieduto dal nostro Re tre volte manifestato, e tre volte glorioso. Ma, nei due ultimi prodigi, non perdiamo di vista il Bambino di Betlemme, e nel Bambino di Betlemme non cessiamo inoltre di vedere il gran Dio del Giordano, e il padrone degli elementi.

SULLA FESTA DELL’EPIFANIA.

[da Manuale di Filotea del sac. G. Riva, XXX ed. Milano 1888]

ISTRUZIONE.

Epifania è una parola greca che significa Manifestazione. Con questo nome fu chiamata la festa che si celebra 13 giorni dopo il Natale, perché dopo la prima manifestazione del Signore ai pastori dei dintorni di Betlem nella notte della sua Natività, ci ricorda tre altre principali circostanze in cui Gesù Cristo si è fatto conoscere agli uomini come il promesso Messia, cioè ai Gentili, nell’adorazione dei Magi chiamati e condotti per mezzo d’una stella prodigiosa alla capanna di Betlemme; ai Giudei nel suo Battesimo per mezzo dello Spirito Santo apparso sopra di Lui in forma di Colomba e del divin Padre che sul Tabor, disse a voce chiarissima: Questo è il mio Figlio nel quale io mi sono compiaciuto, ai Discepoli, nelle nozze di Cana col cangiamento miracoloso dell’acqua in vino. Nel rito Ambrosiano si aggiunge una quarta manifestazione, ed è quella fatta a tutte le turbe quando Gesù Cristo moltiplicando pochi pani, che avevano i suoi discepoli, saziò più di 5 mila persone che da tre giorni Lo seguitavano, e c’era pericolo che svenissero per la fame ritornando digiuni alle loro case. – Comunemente si tien per certo che i Magi giungessero al Presepio nel giorno 6 di Gennaio; e che al sei di Gennaio trenta anni dopo accadesse anche i l Battesimo del Signore. – Ma il cangiamento dell’acqua in vino si crede avvenuto verso la fine di Febbraio nell’anno stesso del Battesimo. – Tuttavia la Chiesa stimò conveniente il ricordare con una sola festa solenne tutti questi meravigliosi avvenimenti! – Vuolsi che questa festa abbia cominciato ad essere celebrata fino dai tempi apostolici, perché ne parlano nelle loro opere i Padri più antichi. Siccome però lo scopo primario di questa festa è di celebrare la manifestazione di Cristo ai Gentili, cioè la lor vocazione alla fede nella persona dei Santi Magi, su di questo fatto particolarmente terremo qualche discorso. – La stella che apparve ai Magi era profetizzata nel capo XXIV del libro dei Numeri in quelle parole dette da Balaam: “ da Giacobbe nascerà una stella, e da Israele spunterà uno scettro”. “Orietur stella ex Jacob, et consurget virga de Israel”. Essa apparve subito dopo la nascita del divin infante, come osserva il cardinal Lambertini, poi Papa Benedetto XIV, nelle sue annotazioni sopra le feste deducendole dalle Parole dette dai Magi in Gerusalemme. Dov’è il nato Re de’ Giudei, imperocchè abbiam veduto la sua stella nell’Oriente, e siamo venuti ad adorarlo “Ubi est qui natus est Rex Judæorum? Vidimus enim stellam ejus in Oriente et venimus adorare eum” (Matteo II, 2). Infatti se avessero creduto che la stella fosse segnale della nascita vicina anziché già avvenuta, avrebbero detto: “Ov’e che deve nascere il Re de’ Giudei”, e non già “Dov’è che Egli si trova il nato Re de’ Giudei?” – In qual natura poi fosse quella stella, varii sono i pareri: secondo il Cardinal Lambertini, la più vera opinione si è che la stella fosse una Meteora formata da un Angelo, tutta piena di luce così viva da non confondersi con alcun’altra, in figura di stella e mossa dall’Angelo stesso da Oriente verso Occidente nella media regione dell’aria, a somiglianza della colonna di fuoco che condusse il popolo Ebreo nel deserto; oppure una stella creata di nuovo, non nel cielo ma nell’aria a poca distanza dalla terra che muovevasi come Dio voleva. – Matteo non dice dei Magi né quanti fossero, né come si chiamassero, ma la tradizione più antica vuole che fossero tre: e secondo l’asserzione del Venerabile Beda, scrittore del secolo ottavo, essi erano anche prima de’ suoi tempi conosciuti sotto i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Si ritiene pure comunemente che essi fossero Re cioè Signori di qualche territorio, sebbene non molto esteso, ove alla cura del governo dei loro sudditi, univano l ‘amore allo studio, perciò chiamati con voce persiana Magi, che significa uomini eruditi nella Filosofia e nella Astrologia. – Essi vennero dall’Arabia Felice che, rispetto alla Giudea, è regione Orientale. E che di là venissero, Io prova la qualità dei doni che seco recarono per presentarli al nuovo Re dei Giudei. Per venirvi si servirono di Dromedari così veloci al corso da fare non meno di 120 miglia al giorno. Onde i Magi agevolmente poterono compiere il lungo viaggio fino a Betlemme in soli 13 giorni, cioè dal 25 Dicembre al 6 Gennaio. Qui trovarono il Bambino Gesù con Maria nel Presepio, come lo attesta S. Girolamo praticissimo dei Luoghi Santi, nella sua lettera 44 a Marcella, e lo conferma la Chiesa nell’antifona di questo giorno. Vedere il Divino Infante, e adorarLo, prostrati colla fronte per terra, fu per loro la medesima cosa, indi Gli offrirono in dono, Oro, Incenso e Mirra per denotare in Gesù Cristo la Divinità, la Dignità Reale, e la Umanità, convenendo l’Incenso a Dio, l’Oro ad un Re, e la Mirra ad un uomo mortale il cui corpo dopo morte dovevasi imbalsamare. – Qual vita menassero essi dopo il ritorno alla loro patria non si sa con certezza; ma il culto che loro presta la Chiesa ci prova fuor d’ogni dubbio che essi professarono costantemente la Religione Cristiana e morirono così santamente da meritarsi la pubblica venerazione. Quindi niente è più probabile di ciò che si asserisce da più autori, che essi siano stati pienamente istruiti nella Fede dall’Apostolo S. Tommaso, e da battezzati ed ordinati Vescovi delle loro patrie ove cooperarono con gran fervore alla dilatazione del Cristianesimo. – I santi corpi dalla città di Serva nell’Arabia, ov’erano stati sepolti, vennero, per ordine di Costantino Magno, trasportati in Costantinopoli e poi donati ad Eustorgio governatore di Milano, che fu poi fatto vescovo di questa città, e da lui collocati nella Chiesa che dal nome di questo santo vescovo fu detta Eustorgiana, mentre pel sacro deposito dei santi Magi si chiamava prima la Basilica dei Re. Ivi stettero i sacri corpi fino all’anno 1162 in cui l’imperatore Federico Barbarossa, impadronitosi di Milano, li levò dal loro marmoreo sepolcro, che è vasto come una piccola camera, e li diede in dono a Rainoldo Arcivescovo di Colonia, nella qual città furono trasferiti il 23 Luglio 1164; il che vien confermato”‘ dalla festa che ogni anno si celebra nella città di Colonia in detto giorno per solennizzare la detta Traslazione, come all’11 di Gennaio si solennizza la memoria della preziosa loro morte. – Nella Diocesi di Milano esistono ancora i tre diti anulari dei Santi Magi, riposti in un bel Reliquiario d’argento di lavoro antico. Essi erano nell’Altare di S. Ambrogio, oratorio sotto la parrocchia di Brugherio presso Monza. Quando l’Arcivescovo cardinale Federico Borromeo nel 1611 vi fece la visita, li riconobbe per reliquie autentiche, e li trasferì nella parrocchia dove sono tuttora in molta venerazione. La tradizione dice, che santa Marcellina abbia fondato ed abitato quel monastero, e che da suo fratello S. Ambrogio, abbia avuto in dono questi tre dita.

La tua luce è venuta, o Gerusalemme, e la gloria del Signore brilla sopra di te, e le genti cammineranno dalla tua luce.

Ai SANTI MAGI

Per la Novena, la Festa e l’Ottava dell’Epifania

I. O santi Magi, che viveste in continua aspettazione della stella di Giacobbe, la quale doveva annunziare la nascita del vero sole di Giustizia, otteneteci la grazia di vivere sempre nella speranza di vedere spuntato sopra di noi il giorno della verità, la beatitudine del Paradiso. Gloria.

II. O Santi Magi, che al primo brillar della stella miracolosa abbandonaste i patrii paesi, per andar tosto in cerca del neonato re dei Giudei, otteneteci la grazia di corrispondere, come voi, prontamente a tutte le divine ispirazioni. Gloria.

III. O Santi Magi, che non temeste i rigori delle stagioni e gli incomodi dei viaggi per giungere e ritrovare il nato Messia, otteneteci la grazia di non sgomentarci giammai per le difficoltà che si incontrano nella via della salute. Gloria.

IV. O Santi Magi, che abbandonati dalla stella nella città di Gerusalemme, ricorreste umilmente e senza umano rispetto a chi poteva darvi certa notizia sul luogo ove si trovava l’oggetto delle vostre ricerche, otteneteci la grazia che in tutti i dubbi, in tutte le perplessità noi ricorriamo umilmente e fedelmente ci atteniamo al consiglio dei nostri superiori, che rappresentano sulla terra la stessa Persona di Dio. Gloria.

V. O Santi Magi, che, contro ogni vostra aspettazione, foste di nuovo consolati dalla stella ricomparsa a servirvi di guida; otteneteci dal Signore la grazia che, rimanendo a Lui fedeli in tutte le afflizioni, meritiamo di essere consolati dalla sua grazia, nel tempo, e dalla sua gloria nell’eternità. Gloria,

VI. O santi Magi, che, entrati pieni di fede nella stalla di Betlemme, prostesi a terra, adoraste il nato Re dei Giudei, quantunque non fosso circondato che da indizi di povertà e di debolezza, otteneteci dal Signore la grazia di ravvivar sempre la nostra fede quando entriamo nella sua casa, alfine di dimorarvi con quel rispetto, che è dovuto alla grandezza della sua maestà. Gloria.

VII. O santi Magi, che offrendo a Gesù Cristo, Oro, Incenso e Mirra, Lo riconosceste concordemente come Re, come Dio e come Uomo, otteneteci dal Signore la grazia che non ci presentiamo mai colle mani vuote davanti a Lui e Gli offriamo anzi continuamente l’Oro della carità, l’Incenso dell’adorazione, la Mirra della penitenza, giacché senza questa virtù è impossibile incontrare il suo gradimento. Gloria.

VIII. O santi Magi, che, avvisati da un angelo di non ritornare da Erode, vi avviaste subito per altra strada alla vostra patria, otteneteci dal Signore la grazia che, dopo esserci con Lui riconciliati nei santi Sacramenti, viviamo lontani da tutto quello che potrebbe esserci occasione di nuovi peccati. Gloria.

IX. O santi Magi, che, chiamati per i primi fra i Gentili alla cognizione di Gesù Cristo, perseveraste fino alla morte nella professione di sua fede, otteneteci dal Signore la grazia di viver sempre in conformità alle promesse da Lui fatte nel santo Battesimo, di rinunciare cioè costantemente al Mondo ed alle sue pompe, alla Carne ed alle sue lusinghe, al demonio e alla sue suggestioni, affine di meritarci come voi la visione beatifica di quel Dio che forma qui in terra l’oggetto di nostra fede. Gloria.

ORAZIONE.

“Deus, qui hodierna die Unigenitum tuum Gentìbus, stella duce revelasti, concede propitius; ut qui jam te ex fide cognovimus, usque ad contemplandam speciem tuae celsitudinis perducamur. Per eundem Dominum etc.”

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– A GESÙ ADORATO DAI MAGI-

I Magi prostrati ai vostri piedi, o mio Salvatore, sono le primizie della Gentilità. Vi ringrazio mille volte della loro vocazione; essa fu pegno della mia; ma sono io poi altrettanto fedele a corrispondervi quanto lo furono questi primi apostoli della Religione, miei veri modelli, miei colleghi nella fede? Ah! Signore, risuscitate in me lo spirito di quella preziosissima grazia la cui memoria mi vien richiamata nell’adorazione dei Magi, di quella grazia inestimabile di cui già mi favoriste con una predilezione speciale, e che troppo sovente ho meritato di perdere dopo di averla ricevuta. La memoria della mia vocazione al Cristianesimo sia per l’avvenire, o mio Dio, il motivo della mia più viva riconoscenza, le sue massime e le obbligazioni che ella mi impone facciano tutta la regola di mia condotta per meritarmi così il diritto all’eredità dei veri credenti.        3 Gloria.