EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (13 -B-)

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (13b)

IL DOGMA CATTOLICO:

Extra Ecclesiam Nullus Omnino Salvatur

[Michael Müller C. SS. R., 1875]


« Ancora una volta – continua il Rev. A. Young – Dio dà la sua grazia a tutte le persone; cioè, muove la loro volontà, come dice san Tommaso nella sua definizione, per costringere l’intelletto a dare assenso alla verità divina. Perciò Dio ha trasferito la mia volontà a tal fine. » –

Rev. Muller: Per capire quanto sia necessaria la grazia di Dio e credere nella vera Religione, riportiamo la seguente citazione di san Tommaso: « la beatitudine finale dell’uomo – dice san Tommaso – consiste nella visione beatifica di Dio. Poiché questo fine dell’uomo è molto al di sopra della forza della natura umana, era necessario che Dio gli insegnasse come ottenere la beatitudine eterna. Così Dio ha rivelato certe verità soprannaturali, che sono al di sopra della comprensione umana, per condurlo alla beatitudine del cielo. Per acquisire la conoscenza di queste verità, egli deve impararle da Dio, attraverso coloro ai quali Dio le ha comunicate e che ha incaricato di insegnare infallibilmente, nel suo nome. Quindi è necessario che colui che impara queste verità da Dio, attraverso il suo infallibile insegnameno, dovrebbe dare il suo fermo assenso ad esse. La causa che induce l’uomo a dare il suo assenso a queste verità soprannaturali può essere duplice: essa può essere esteriore, come un miracolo che una persona vede, o nel caso in cui qualcuno cerchi con le sue parole di persuadere una persona a credere. Nessuna di queste due cause è però sufficiente per creare la fede; tra quelli che vedono uno stesso e medesimo miracolo, e tra quelli che ascoltano lo stesso sermone sulla fede, ci sono alcuni che credono ed altri che non credono. Quindi è necessario assegnare un’altra causa interiore che induca una persona ad aderire alle verità di Fede. I pelagiani (eretici) hanno insegnato che questa causa interiore sia il libero arbitrio dell’uomo che induce a credere, e che in questo senso l’inizio della fede, è nell’uomo stesso, in quanto egli è pronto a credere alle verità divine, ma che la perfezione della Fede viene da Dio, che propone le verità che devono essere credute. Ma questo è falso, perché dando il suo assenso alle verità di Fede l’uomo è innalzato al di sopra della sua condizione naturale, mentre la causa che solleva l’uomo al di sopra del suo stato naturale deve essere soprannaturale: nel muovere l’uomo interiormente a credere, questa causa interiore soprannaturale è Dio. Quindi l’assenso alle Verità di fede, che è l’atto principale della Fede, deve essere attribuito a Dio che, con la sua grazia, muove interiormente l’uomo a credere alle verità della Fede. Sebbene l’atto del credere consista nella volontà, tuttavia è necessario che la volontà dell’uomo sia preparata dalla grazia di Dio, per essere elevato a quelle cose che sono al di sopra della natura umana. » (2. 2. q. II ., art. e q.VI., art. 1.) È pertanto necessario che Dio illumini l’intelletto e muova la volontà dell’uomo a credere nella vera Religione quando gli venga predicata; ma sarebbe blasfemo dire che Dio muove la volontà dell’uomo nel credere alla dottrina eretica. Eppure il Rev. A. Young afferma « che Dio mosse la sua volontà per dare il suo assenso alla verità divina » nel protestantesimo. È ciò che credeva del vero insegnamento divino di Dio – la Chiesa Cattolica Romana – e lo afferma candidamente quando dice: « Sono stato educato a credere che la Chiesa Cattolica Romana fosse la Chiesa dell’Anticristo; che era la donna scarlatta di Babilonia, e il Papa l’uomo del peccato; che insegnava le false dottrine; che Essa era il grande nemico di tutta la verità cristiana, la moralità e l’amore di Dio. Leggevo “l’ebreo errante”, leggevo anche molti altri libri orribili, bugiardi e immorali scritti per diffamare la Chiesa Cattolica Romana; e poiché non c’era alcuna possibilità per me di imparare meglio, credevo che fossero veri ». Ora, chi sarà abbastanza sciocco da credere che Dio abbia mosso la volontà del Rev. A. Young a credere a tali dottrine diaboliche? Dio ha illuminato il suo intelletto e ha mosso la sua volontà quando egli ha detestato quelle dottrine e ha fatto la sua professione di fede nell’unica vera Chiesa, la Cattolica; Dio muove la volontà verso ciò che è buono, ma non verso ciò che è male; non può essere l’autore del male. « Come protestante – continua il reverendo A. Young – mi è sempre stato insegnato che la Religione cristiana era divinamente vera, perché era la Religione di Cristo, che era Dio incarnato. Mi è stato insegnato e inculcato con fermezza come tutte le dottrine della Religione cristiana fossero formulate nel Credo degli Apostoli e in quello niceno, esattamente con le stesse parole, e, a tutti gli effetti, proprio nello stesso senso in cui ora le recito come Cattolico. Volevo credere e credevo qualunque cosa intendessero gli Apostoli e qualunque cosa il Concilio di Nicea intendesse trasmettere, che io lo comprendessi o meno perfettamente; e perciò, ogni volta che recitavo quei “Credo”, facevo indiscutibilmente degli atti distinti di fede divina. Ed è anche oltre ogni dubbio che includo implicitamente nei miei atti di fede divina tutta la verità divina che Dio abbia mai rivelato all’umanità ».  – Dal tempo degli Apostoli ci sono stati uomini che si chiamavano Cristiani, perché erano battezzati; ma poiché non credevano in Cristo come reso noto nella Sacra Scrittura e nella dottrina della Chiesa, furono chiamati anti-Cristo. (“Qui enim non credit Christum esse sub his conditionibus, quas fides determinat” dice San Tommaso, “non vere Christum credit et ideo Christum non convenit ipsis sub e ratione qua ponitur actus fidei.”)  – « Le persone pazze – mi disse un giorno un tale – sono anche chiamate uomini, ma non sono il tipo giusto di uomini ». Allo stesso modo gli eretici materiali possono chiamarsi Cristiani e le loro sette chiese cristiane; ma non sono il giusto tipo di Cristiani e le loro sette non sono la vera Chiesa di Cristo. Non sono Cristiani Cattolici e quindi non sono la Chiesa di Cristo. – Nel suo catalogo di eresie, Sant’Agostino menziona ottantotto eresie, e poi aggiunge: «Se qualcuno non crede a queste eresie, non deve quindi pensare o dire che sia un Cristiano Cattolico, perché forse ci sono altre eresie, o altre ne possono ancora sorgerne, e colui che dovesse aderire a qualcuna di esse, non può essere un Cristiano Cattolico ». – Quindi il Rev. A. Young credeva in una religione cristiana, ma non nel giusto tipo di Religione Cristiana, perché non era la Religione Cattolica Cristiana. Credeva in una chiesa cristiana, ma non nella Chiesa Cristiana Cattolica, « che – come ha candidamente confessato – egli nella sua ignoranza, odiava, detestava e temeva, credendo che fosse la Chiesa dell’Anticristo, ecc. ». Che abbia recitato il Credo degli Apostoli e il Credo di Nicea non cambia la questione, perché « può accadere – dice Sant’Agostino – che un eretico sostenga tutte le parole del Credo, e tuttavia non creda giustamente, perché non crede alle divine verità del Credo, così come spiegate dalla Chiesa; sotto queste parole gli eretici generalmente nascondono le loro dottrine velenose. » (De Fide et Symb. c. 1). – San Cipriano dice la stessa cosa (Epist. 76 ad Magn.): « Qualcuno potrebbe dire che un novaziano abbia la stessa legge della Chiesa Cattolica, che battezza nel simbolo (Credo) come facciamo noi, ecc.: ma prima sappia che la legge del nostro simbolo non è la stessa cosa di quella degli scismatici, né le nostre questioni sono le stesse loro: perché se qualcuno chiedesse loro: credi alla remissione dei peccati e alla vita eterna attraverso la Santa Chiesa?, la loro risposta a questa domanda sarebbe un falso, poiché essi non hanno la Chiesa ». – San Girolamo (adverso Lucif. C. V) dice: « Quando battezziamo, solennemente chiediamo, dopo la professione di fede nella Santissima Trinità: « Credi nella Santa Chiesa? Credi nel perdono dei peccati? A quale Chiesa dici di credere? In quella degli Ariani? Ma loro non hanno il nostro Credo; e perciò, essendo stato battezzati da essa, non potevano credere in quello che non conoscevano. » – « Chiedi, in modo analogo, ad un episcopale: “Credi alla Chiesa cattolica?” Egli ti risponderà, “Sì; ma non alla Chiesa Cattolica Romana “, che gli viene insegnato ad odiare e detestare e a considerare il Papa come l’uomo del peccato. « Essendo cresciuto sfortunatamente protestante – continua il reverendo A. Young – ero come un Cattolico ignorante in buona fede che non è riuscito ad imparare tutto ciò che insegna la Chiesa Cattolica, l’insegnante visibile e autorizzato di tutta la verità divina. » –

Ora è del tutto falso che il Rev. A. Young come protestante « fosse come un Cattolico ignorante che non è riuscito a imparare tutto ciò che insegna la Chiesa Cattolica, insegnante autorizzato e visibile di tutta la verità divina ».  Un Cattolico ignorante non è un eretico materiale; è un membro del Corpo di Cristo; se è un membro morto di esso, essendo nello stato di peccato mortale, in quanto tale è ancora in grado di compiere atti di Fede Divina, sebbene non meritevole, perché crede tutto ciò che Dio gli insegna attraverso il suo infallibile maestro: la Chiesa Cattolica; se è in stato di grazia santificante, i suoi Atti di fede saranno meritori della vita eterna. Nulla di questo genere però è vero per un eretico materiale, perché egli è fuori dalla Chiesa e quindi non è un membro del corpo di Cristo. – « Come sono vivificati dall’anima solo quei membri – dice Sant’Agostino – che sono uniti al corpo, così, allo stesso modo, sono vivificati dallo Spirito di Cristo, solo quelli che rimangono membri del suo Corpo: la Chiesa … Colui che è separato dal Corpo di Cristo non è un membro di Cristo; e se non è un membro di Cristo, non può essere vivificato dallo Spirito di Cristo. Pertanto chiunque non abbia lo Spirito di Cristo non appartiene a Cristo. Quindi un Cristiano non deve temere nulla più della separazione dal Corpo di Cristo, che è la Chiesa. » (Tratto 27, in Giovanni). « Così dopo tanto tempo – continua il Rev. A. Young – poiché la propria fede è una oblazione volontaria, o un sacrificio spirituale dell’autorità personale, basandosi sulla sua ragione nel credere a ciò che pensa (secondo le sue luci e le sue opportunità) essere la fonte divinamente autorizzata delle istruzioni mediante la quale viene istruito direttamente, e attraverso le quali crede onestamente che Dio gli voglia insegnare la verità divina, l’uomo è Cattolico agli occhi di Dio, ed è Cattolico agli occhi della Chiesa, non importa come egli la chiami e, sebbene tale persona muoia devotamente come episcopaliano, presbiteriano, metodista, battista o cosa altro, San Pietro lo farà entrare in paradiso come Cattolico. E molti di loro gioiranno nel ritrovarsi così riconosciuti dopo la morte, nonostante il suo nome terreno e la sua l’ignoranza. Che un tale protestante battezzato sia Cattolico agli occhi della Chiesa è provato dal fatto che sia trattato come tale, quando si converte e chiede di essere accolto nella Chiesa Cattolica, poiché è assolto come uno che lo sia stato, o, come dice saggiamente il rituale, “se per caso egli è stato un cattolico scomunicato, a causa di un’eresia professata “. –

Rev Muller: Il Reverendo A. Young sarà stato abbastanza onesto da credere veramente a quello che ha appena detto? Come avrebbe potuto scrivere: « Essi (gli eretici materiali) rifiutano apertamente di ascoltare l’autorità divina della Chiesa, e così sono eretici” in foro externo” (della Chiesa). Come il Rev. A. Young è stato ben infelice nello spiegare la dottrina di San Tommaso sulla Fede, così, allo stesso modo, è di nuovo ed ancor più infelice nella spiegazione della formula dell’assoluzione dall’eresia, che la Chiesa ha prescritto al Sacerdote ed usa per assolvere gli eretici dall’eresia quando stanno per essere ricevuti nella Chiesa. – Prima di dare la vera, genuina spiegazione di quella formula di assoluzione, dobbiamo osservare che questa formula di assoluzione non è mai usata dalla Chiesa quando un Cattolico scomunicato deve essere assolto dalla censura della scomunica, né la Chiesa considera l’eretico scomunicato come un Cattolico scomunicato. Con quale diritto, dunque, il Rev. A. Young paragona un eretico scomunicato ad “un cattolico scomunicato”? Ora qual è la vera spiegazione della formula dell’assoluzione prescritta dalla Chiesa per il ricevimento di un eretico scomunicato? « Si può presumere – dice il reverendo J. O ‘Kane – che tra i protestanti ci siano molti la cui eresia sia solo materiale; e si può aggiungere che questo sia molto probabilmente il caso di coloro che si siano convertiti alla fede, per il fatto stesso della loro conversione, essendo questa, in generale, una prova della sincerità con cui in precedenza hanno aderito ai loro errori. » Ora è solo l’eresia formale (vale a dire, l’eresia a cui si aderisce pertinacemente, benché la vera dottrina e le motivazioni della sua credibilità siano chiaramente proposte) che è riservata al Papa, e non l’eresia materiale, anche quando la persona sia colpevole di peccato grave per la sua negligenza nell’indagare quando si sono avuti dubbi, o per la sua colpevole ignoranza, perché questo, sebbene possa essere un peccato grave contro la Fede, non è, dopo tutto, il peccato di eresia formale. Accade che nessuna speciale facoltà è richiesta per l’assoluzione di questi convertiti. (LACROIX, lib. VI., p., II., 1613.).  « Ancora, poiché c’è un dubbio, come supponiamo, se siano stati veramente battezzati, ci deve essere il dubbio che possano incorrere nelle censure della Chiesa. De Lugo discute la questione, e dà come sua opinione che, quando, dopo un’indagine diligente, rimane un dubbio sulla validità del Battesimo di colui che è colpevole di eresia, non deve essere considerato come incorso nelle censure della Chiesa legate all’eresia. (De Fide, Disp. XX., N. 143. « Noi consideriamo, quindi, molto probabile, che i convertiti che ne fanno domanda, non abbiano subìto la scomunica annessa all’eresia; altrimenti il caso sarebbe riservato al Papa, a causa dalla scomunica annessa. (Sant’Alfonso, lib. VI., N. 580), e dal momento che un confessore ordinario può assolvere dai casi riservati in cui vi è un dubbio in merito alla legge o al fatto (Ibid., 600), sembrerebe così che non sia necessaria alcuna facoltà speciale per assolvere nei casi di cui stiamo discutendo, almeno per quanto riguarda la riserva papale. – « La pratica comunque è quella di trattare tutti i convertiti dalle sette eretiche, come se avessero subìto la scomunica riservata. » Osserva Kenrick (De Bapt., 243) che la Chiesa non riconosce, in foro esterno, la distinzione tra ” materiale ” e ” formale “, che escluderebbero dalla censura riservata coloro vivono in una comunione eretica e cita un decreto del Sant’Uffizio, riprendendo chi, facendo affidamento su quella distinzione, aveva assolto un calvinista: “Eo quod ignarus hæresum et errorum Calvini non posset dici hæreticus formalis, sed tantum materialis.” Il dubbio che un convertito abbia subito una censura riservata può essere espresso sotto forma di assoluzione, come indicato nel rituale per l’uso del clero americano, inserendo la parola forsan: ‘… a vinculo excommunicationis quam forsan incurristi,’ etc.  “Sebbene i Vescovi non possano, per il loro potere ordinario, assolvere dall’eresia, possono farlo in virtù di facoltà speciali, che di solito hanno dalla Santa Sede, e possono delegare un Sacerdote ad assolvere dalla scomunica”. (Rev. J O ‘Kane su Rubrics, n ° 467, 468.). La parola “forsan” (forse), quindi, invece di provare che gli eretici materiali appartengono alla Chiesa Cattolica e sono considerati da Essa come appartenenti ad Essa stessa, dimostra chiaramente il contrario. La Chiesa considera tutti i protestanti (sia formali che materiali) come Cristiani separati, ma gli eretici materiali ed i dubbiosi non sono scomunicati con quel tipo di scomunica, l’assoluzione dalla quale, è riservata al Papa. Quindi Sant’Alfonso dice: “Gli eretici, benché battezzati, sono separati dalla Chiesa”. (Primo Comando, n. 4.) Il fatto che la Chiesa riceva la conversione nella sua comunione dimostra chiaramente che Essa li considera come persone che non ne fanno parte. E si ricordi anche che la Chiesa Cattolica non avrebbe mai seppellito un eretico materiale deceduto, né permesso ad un Prete di annunciare alla sua congregazione che il sacro Sacrificio della Messa fosse da offrire per lui, per la semplice ragione che Essa lo considera come separato dalla sua Comunione o dal Corpo di Cristo. – Ahimè! Come potrebbe la Chiesa considerare  un eretico materiale uno dei suoi membri, dal momento che aderisce a dottrine piuttosto opposte alle sue, finché non ha rinunciato agli errori della sua setta, non ha fatto professione della sua fede, e non è accolto nella sua comunione. Per diventare un cittadino degli Stati Uniti, devi rinunciare alla fedeltà a tutti i potentati stranieri, ecc.; allo stesso modo, per diventare un membro della Chiesa, un cittadino del Regno di Dio sulla terra, deve rinunciare all’alleanza con ogni dottrina contraria a quella della Chiesa. –

« Io, inoltre – continua il reverendo A. Young – naturalmente (devo dire, provvidenzialmente, poiché non è stata colpa mia) avevo scambiato la mia Chiesa episcopaliana con quella che è la Chiesa Cattolica Romana. Perciò non si può mettere in dubbio che, quando recitavo il Credo, e dicevo: “Credo nella Santa Chiesa cattolica” e credevo nello stesso tempo che la Chiesa episcopale fosse essa la Chiesa Cattolica, certamente fecevo atti di fede divina ».

In risposta a questo, diciamo con il Dr. A. O. Brownson, che si chiede: “Ma non possono essere considerati come sulla via della salvezza coloro che siano battezzati nelle società eretiche per ignoranza, credendo che esse siano la Chiesa di Cristo? Non sono loro che sono nati e istruiti nelle Chiese protestanti che si sono separati dall’unità della “Chiesa Cattolica”, ma i loro antenati, Calvino, Lutero, Enrico VIII, ecc. Risponde Agostino: « Ma quelli che per ignoranza sono battezzatt là (con gli eretici), giudicando la setta come la Chiesa di Cristo, peccando meno di questi (che sanno che sia eretico); tuttavia sono rei del sacrilegio dello scisma, e quindi peccano più leggermente, mentre gli altri peccano più gravemente. Perché, quando viene detto a certe persone, che la sorte di Sodoma sarà più tollerabile nel giorno del giudizio che per esse, non è detto questo perché i Sodomiti non saranno puniti, ma perché gli altri saranno puniti più severamente”. E ancora, Sant’Agostino dice: « È vero, i donatisti che battezzano i pagani li guariscono dalla ferita dell’idolatria o dell’infedeltà; ma infliggono loro una ferita più seria, la ferita dello scisma. Quelli del popolo di Dio nell’antica legge, che caddero nell’idolatria, furono distrutti dalla spada, ma sotto i piedi degli autori dello scisma si aprì la terra che li inghiottì, (Salmo CV, 17) e il resto dei loro seguaci furono consumati da una fiamma di fuoco dal cielo. (Eccl. XLV, 24). Chi, dunque, può dubitare che anche coloro che erano più severamente puniti peccassero più gravemente? » (De Bapt, contr. Donatist., Lib. I, c. 8). I battezzati dai donatisti e credutisi in Cristo, furono guariti dalla loro ferita di infedeltà; ma essi non hanno mai vissuto nell’unità della Chiesa Cattolica. Non l’hanno mai volontariamente lasciata che nei loro antenati, come ha fatto il Rev. A. Young ed altri eretici; eppure sant’Agostino ci dice che la ferita dello scisma che hanno ricevuto aderendo alla setta dei donatisti fu per loro più fatale di quella che avevano ricevuto prima dal crimine dell’idolatria. Ora la ferita inflitta dall’eresia, benché materiale, è ancora più fatale di quella dello scisma. Quindi quelli che sono separati dalla Chiesa non possono essere innocenti. (S. Agostino, lib. I. Contr. Epist. Parm., C. 3.) « Dove non c’è unità nella fede, non può esserci alcuna carità divina. Perciò la carità divina può essere mantenuta solo nell’unità della Chiesa . » (Sant’Agostino, contr. Petil. Lib. Ii. C. 77.) – Una persona che ha, nella sua ignoranza, assunto cibo molto velenoso, ne diventa molto malato e potrebbe anche morire, se gli effetti di esso non possono essere controllati in tempo debito dalla medicina; così, allo stesso modo, colui che ha preso, sebbene ignorantemente, il cibo molto velenoso delle dottrine eretiche, ne viene ferito più gravemente nell’anima, e a meno che questo veleno non sia espulso dall’anima prima della morte, cioè da una sincera rinuncia all’eresia e dalla professione della vera fede nella Chiesa, l’anima sarà persa per sempre. – Il nostro Santo Salvatore, in una breve frase, mostra chiaramente il destino miserabile di tutti coloro che seguono i falsi maestri, quando dice: « Sono ciechi, maestri dei ciechi; e se il cieco guida i ciechi, entrambi cadranno nella fossa ». (Matteo XIV, 14). Ciò dimostra evidentemente che la sorte di entrambi sarà la stessa, e che tutte le terribili maledizioni pronunciate nelle Sacre Scritture sugli insegnanti delle false religioni cadranno anche su coloro che li seguono ciecamente. – « Se qualcuno senza la vera fede – dice San Tommaso – riceve il battesimo dalla Chiesa, non lo riceve a sua salvezza. » Quindi S. Agostino dice (De Bapt. Contr. Donatist., Lib. Iv., In princip.) : « La Chiesa paragonata al Paradiso ci indica che la gente può, è vero, ricevere il suo Battesimo da Essa, ma nessuno può, da Essa, ricevere o OTTENERE la felicità eterna, “cioè, OTTENERE la grazia santificante nella sua anima. (Sum. Pars. III. Q. 68, art. 8.) – « Non c’è salvezza fuori dalla Chiesa – dice Sant’Agostino. Chi nega questa verità? E quindi tutto ciò che è tenuto fuori dalla sua comunione, non serve alla Chiesa. Quelli che sono fuori dalla sua unità, non si radunano con Cristo, ma si disperdono. » (Matteo XII. 30). (Contra Donatist.) « Fuori dalla Chiesa –  dice san Fulgenzio – il battesimo non è di alcuna utilità per la salvezza, né alcuno da esso può ricevere il perdono dei suoi peccati, né ottenere la vita eterna nonostante tutte le elemosine che si possano dare. » (Lib. 1, de Remiss, Peccat, Cap. 22, e Lib. De Fide ad Petrum.) – Com’è assurdo, quindi, che il Rev. A. Young asserisca che se un tale, un eretico materiale, muoia, egli sarà ammesso come Cattolico in paradiso. « Un altro pretesto – dice Brownson – che è addotto da questi (scismatici) è questo: Essi dicono che sono stati battezzati, che credono in Cristo, si applicano alle buone opere, e quindi possono sperare nella salvezza, anche se aderiscono ad una fazione divisa dalla Chiesa. »  – « Sant’Agostino risponde: Siamo dissuasi da queste parole dell’Apostolo “Se anche parlassi con la lingue degli Angeli, ecc.” (I Cor. XIII, 1-8); esse mostrano agli uomini che l’avere i Sacramenti e la Fede non li avvantaggia per nulla, se non hanno la carità, in modo che, quando si giunge all’unità cattolica, si può capire ciò che sia stato conferito, e quanto fosse enorme ciò in cui prima si era carente.

[Continua …]

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IL DOGMA CATTOLICO:

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[Michael Müller C. SS. R., 1875]

§ 6. AVENDO SPIEGATO CHE COSA SIA LA COSCIENZA E I DIVERSI TIPI DI COSCIENZA, POSSIAMO ORA FACILMENTE MOSTRARE CHI NON SIA COLPEVOLE DEL PECCATO DI ERESIA.

[Eretici formali ed eretici materiali fuori dalla Chiesa]

Non colpevoli del peccato di eresia sono tutti quelli che, senza alcuna colpa loro, sono stati educati in una setta del protestantesimo e che non hanno mai avuto l’opportunità di conoscerla meglio. Questa classe di protestanti è chiamata invincibilmente o incolpevolmente ignorante della vera Religione, o eretici materiali. – Ora, vediamo che cosa dice il Rev. Alfred Young, un padre paolista di New York, circa gli eretici materiali, in un articolo che aveva pubblicato su Buffalo Union e Times il 22 marzo 1888. Egli dice: “Fu battezzato nella sua infanzia, ed era poi un bambino cattolico buono come qualsiasi altro bambino cattolico “. – Questo è del tutto corretto, e se fosse morto prima che arrivasse all’uso della ragione, sarebbe andato dritto in paradiso. Ma, dopo essere giunto agli anni della comprensione, fu allevato nell’eresia; ma, secondo la sua dichiarazione, era solo un eretico “materiale”, non  “formale”.  Difficilmente si può dubitare che, tra i protestanti, molti siano solo eretici materiali. Reiffenstuel dà questa opinione per un grande numero tra la massa degli eretici. Medesima è l’opinione di Lacroix e di molti altri autori da lui citati, riguardo ai protestanti della Germania; e ciò che è vero per loro è altrettanto vero per i protestanti in altri Paesi. « Alcuni di loro – egli dice – sono così convinti, o così pregiudizievoli a causa dell’insegnamento dei loro ministri, che sono persuasi della verità della propria religione, e allo stesso tempo così sinceri e coscienziosi, che, se essi avessero saputo che in realtà era falsa, avrebbero subito abbracciato la nostra: essi non sono eretici formali, ma solo materiali, e ce ne sono molti di cui danno testimonianza numerosi confessori in Germania ed autori della più grande esperienza ». – « Ciò che è più deplorevole nel loro caso – dice Lacroix – è che, se cadono in qualsiasi altro peccato mortale, come può facilmente accadere a tali persone, (perché senza la grazia speciale è impossibile osservare i comandamenti), essi sono privati della grazia dei principali Sacramenti, e sono comunemente perduti, non a causa dell’eresia materiale, ma a causa di altri peccati che hanno commesso, e dai quali non sono liberati né dal Sacramento della Penitenza, che non esiste tra loro, né con un atto di contrizione o di carità perfetta, della quale non si prendono cura, o perché pensano di esserne dispensati (per non parlare della grandissima difficoltà che tali uomini avrebbero nel farlo, pensando di essere giustificati solo per la fede e la fiducia in Cristo; a causa di questa maledetta fidanza essi sono miseramente persi. » (Lacroix, Lib. II, 94.)  – È bene distinguere tra due classi di protestanti. La prima è quella di coloro che vivono tra i Cattolici o che hanno Cattolici che vivono nello stesso Paese con essi, che sanno che ci sono tali persone e spesso ne sentono parlare. La seconda riguarda coloro che non hanno queste possibili relazioni e parlano solo raramente dei Cattolici, ponendoli in una luce falsa ed odiosa. – Leggiamo nella Sacra Scrittura che Dio Onnipotente, in epoche diverse, disperse gli ebrei tra i pagani e compì grandi miracoli in favore del suo popolo eletto. Così ha voluto che i Gentili venissero a conoscenza del vero Dio. Allo stesso modo, Dio Onnipotente ha disperso i Cattolici Romani, i figli della sua Chiesa, tra i pagani del nostro tempo e  tra i protestanti. Egli non ha mai mancato di fare miracoli nella Chiesa Cattolica: chi, ad esempio, non ha sentito parlare dei molti grandi miracoli compiuti in Francia, e altrove, con l’uso dell’acqua miracolosa di Lourdes? Chi non ha assistito alla meravigliosa protezione della Chiesa Cattolica? Chi non ha letto le verità della Chiesa Cattolica, anche sui giornali protestanti? Chi non ha mai sentito parlare della conversione di tanti ricchi e colti protestanti alla Chiesa Cattolica? Il Signore, che desidera che tutti vengano alla conoscenza della vera Religione, si serve di questi e di altri mezzi per far sorgere dubbi nelle anime di coloro che sono separati dalla sua Chiesa. « Quindi – come dice il vescovo Hay – è quasi impossibile per quei protestanti che vivono tra i Cattolici, essere in uno stato di invincibile ignoranza ».  Tali dubbi sulla loro salvezza nel protestantesimo sono, per i nostri fratelli separati, una grande grazia, poiché Dio Onnipotente, attraverso questi dubbi, inizia a condurli sulla via della salvezza, obbligandoli a cercare in tutta sincerità luce ed istruzione. Ma coloro che non ascoltano questi dubbi rimangono colpevolmente nell’errore in una questione della massima importanza; e morire in questo stato significa morire nello stato di riprovazione, significa perdersi per sempre per colpa propria, come abbiamo visto sopra. – Ma ricordiamoci che « … è un errore – come dice bene il vescovo Hay – supporre che sia necessario un dubbio formale per rendere l’ignoranza del proprio dovere involontaria e incolpevole, basta infatti che ci sia una ragione sufficiente per dubitare, anche se gli ingiusti pregiudizi, l’ostinazione, l’orgoglio o altre cattive disposizioni del cuore, impediscono a queste ragioni di eccitare un dubbio formale nella propria mente: Saul non aveva dubbi quando offrì il sacrificio prima che arrivasse il profeta Samuele; al contrario, era persuaso di avere le più forti ragioni per farlo, tuttavia fu condannato per quella stessa azione, e lui e la sua famiglia furono rigettati da Dio Onnipotente. Gli Ebrei credevano di agire bene quando misero a morte il nostro Salvatore, anzi il loro sommo Sacerdote dichiarò in pieno consiglio che fosse opportuno per il bene e la sicurezza della nazione il doverlo fare: erano però grossolanamente in errore anzi, e tristemente ignoranti del loro dovere; ma la loro ignoranza era colpevole e sono stati severamente condannati per quello che hanno fatto, anche se era stato fatto nell’ignoranza. E, in effetti, tutti quelli che agiscono con una coscienza falsa ed erronea sono altamente biasimevoli per avere una tale coscienza, sebbene non abbiano mai avuto dubbi formali. Anzi, il loro non avere un tale dubbio, quando hanno invece solidi motivi per dubitare, li rende piuttosto ancor più colpevoli, perché questo mostra una maggiore corruzione del cuore, una maggiore depravazione nella disposizione. Una persona cresciuta in una falsa fede, che le Scritture chiamano « sette di perdizione, dottrine di diavoli, cose perverse, bugie e ipocrisia » – e che ha sentito parlare della vera Chiesa di Cristo che condanna tutte queste sette, e vede le loro divisioni e dissensi – ha sempre davanti ai suoi occhi le più forti ragioni per dubitare della sicurezza del proprio stato. Se fa ogni valutazione con sincere disposizioni di cuore, deve convincersi di essere nel torto; e più esamina, più chiaramente lo vedrà, per questa semplice ragione, che è semplicemente impossibile che la falsa dottrina, le menzogne e l’ipocrisia possano essere sostenute da argomenti solidi e sufficienti a soddisfare una persona ragionevole, che cerca sinceramente la verità e implora la luce da Dio per essere guidato nella ricerca. Quindi, se una tale persona non dubita, ma continua, come egli suppone, in buona fede, a modo suo, nonostante i forti motivi di dubbio che ha quotidianamente davanti ai suoi occhi, questo evidentemente dimostra: o che è supinamente negligente circa la preoccupazione della sua anima, o che il suo cuore è totalmente accecato dalla passione e dai pregiudizi. C’erano molte persone simili tra gli Ebrei e i pagani nel tempo degli Apostoli se, nonostante la splendida luce della verità che questi santi predicatori mostravano ovunque, e che era la ragione più potente per portarli a dubitare delle loro superstizioni, erano così lungi dall’avere tali dubbi, tanto da pensare che uccidendo gli Apostoli, facessero un servizio a Dio. Da dove nasce tutto questo? San Paolo stesso ci informa. « Rinunciamo – egli dice – alle dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunziando apertamente la verità, ci presentiamo davanti ad ogni coscienza, al cospetto di Dio. » Qui egli descrive poi la strana luce della verità che ha predicato, questa luce tuttavia nascosta al gran numero, e immediatamente ne dà la ragione: « … E se il nostro Vangelo rimane velato, lo è per coloro che si perdono, ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula, perché non vedano lo splendore del glorioso Vangelo di Cristo che è immagine di Dio. » (II Cor. IV, 2). Ecco la vera causa della loro incredulità: sono così ridotti in schiavitù delle cose di questo mondo dalla depravazione del loro cuore, che il diavolo li acceca così tanto da non poter vedere la luce, e l’ignoranza derivante da tali disposizioni depravate è una colpevole ignoranza volontaria, e quindi mai in grado di scusarli. – Se questo genere di eretici materiali, allora, sono persi, non sono persi a causa della loro eresia, che per essi non era peccato, ma a causa dei peccati gravi che hanno commesso contro la loro coscienza. « Chiunque ha peccato senza la legge – dice San Paolo – perirà senza la legge ». (Rom. II, 10). Il grande Apostolo desidera dire: « Quelli tra i pagani che non sanno nulla della Legge Cristiana, ma peccano contro la Legge naturale, contro la loro coscienza, saranno persi, ma non a causa del peccato di infedeltà, che non era peccato per coloro che erano invincibilmente ignoranti della Legge Cristiana, bensì a causa del grande peccato che commettono contro la voce di Dio che parlava loro attraverso la loro coscienza. » Lo stesso deve dirsi di quei protestanti che pur essendo incolpevolmente ignoranti della Religione Cattolica, peccano gravemente contro la loro coscienza. « Dio – dice San Tommaso – illumina ogni uomo che viene nel mondo e produce in tutta l’umanità la luce della natura e della grazia, come il sole fa con la luce che conferisce colore e animazione a tutti gli oggetti. Se l’ostacolo impedisce ai suoi raggi di cadere su un certo oggetto, potresti attribuire quel difetto al sole? Oppure se chiudessi tutte le finestre e rendessi la tua stanza completamente buia, potresti dire che il sole è la causa di quella oscurità? Lo stesso è per l’uomo che, per gravi peccati, chiude gli occhi della sua intelligenza alla luce del cielo, perché è avvolto in una profonda oscurità e cammina nell’oscurità morale. Uno studioso che desidera apprendere una scienza o una dottrina la più sublime, deve avere una concezione più luminosa e più completa, per capire chiaramente il suo maestro: allo stesso modo, l’uomo, per essere capace di ricevere maggiori ispirazioni divine, deve avere una disposizione particolare verso di esse. « Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro ». (Is., L. 5.). Quindi tutti i vizi sono contrari ai Doni dello Spirito Santo, perché sono in opposizione all’ispirazione divina; e sono anche contrari a Dio e alla ragione, poiché la ragione riceve le sue luci e le ispirazioni da Dio. Perciò colui che offende gravemente Dio, ed è, per questo motivo, non illuminato per conoscere e credere le verità della salvezza, deve biasimare se stesso per la sua disgrazia e la punizione spirituale. Di questi dice san Paolo: « … ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula, perché non vedano lo splendore del glorioso Vangelo di Cristo che è immagine di Dio » (Cor. IV, 4.). – « Rendi insensibile il cuore di questo popolo, fallo duro d’orecchio e acceca i suoi occhi » (Is., VI, 10.).  Si ricordi anche che la luce della Fede viene negata da quei protestanti che assomigliano ai Farisei. « Si formano di loro stessi – dice il vescovo Hay – una grande idea delle loro buone opere, non discernendo la grande differenza tra le buone azioni morali naturali e le buone opere cristiane soprannaturali, che soltanto porteranno un uomo in Paradiso. La nostra natura è sì corrotta dal peccato, eppure ci sono comunque pochi o quasi nessuno della semenza di Adamo, che non abbiano certe buone disposizioni naturali, per cui alcuni sono più inclini ad una virtù, certuni ad un’altra. Infatti alcuni sono di umana benevola disposizione, timorosa e compassionevole verso gli altri in difficoltà, alcuni giusti e onesti nei loro rapporti, alcuni temperati e sobri, alcuni miti e pazienti, alcuni hanno anche sentimenti naturali di devozione e di riverenza per l’Essere Supremo. Ora, tutte queste buone disposizioni naturali di per sé sono lungi dall’essere delle virtù cristiane, e sono del tutto incapaci di portare un uomo in Paradiso, anzi li rendono graditi agli uomini, e procurano loro stima e rispetto da parte di coloro con cui vivono, ma questo non ha alcun valore di fronte a Dio riguardo all’eternità. Per convincersene, dobbiamo solo osservare che buone disposizioni naturali di questo tipo si trovano pure in maomettani, ebrei e pagani, così come tra i Cristiani; tuttavia nessun Cristiano può supporre che un maomettano, ebreo o pagano, che muore in quello stato, otterrà il regno dei cieli per mezzo di queste virtù. – I Farisei, tra il popolo di Dio, erano notevoli per molte di queste virtù; avevano una grande venerazione per la legge di Dio; avevano reso aperta professione di pietà e devozione; facevano grandi elemosine ai poveri; digiunavano e pregavano molto; erano assidui in tutte le osservanze pubbliche della religione; erano notevoli per la loro stretta osservanza del Sabbath e avevano in orrore ogni profanazione del santo Nome di Dio; tuttavia Gesù Cristo stesso dichiara espressamente: « Se la tua giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerai nel regno dei cieli ». (Matt. V. 20). Ci viene detto di uno di loro, salito al tempio per pregare, che egli era, agli occhi del mondo, un uomo molto buono, conduceva una vita innocente, libera da quei crimini più grossolani che sono così comuni tra gli uomini, digiunava due volte a settimana, dava la decima di tutto ciò che possedeva; eppure Cristo stesso ci assicura che fu condannato agli occhi di Dio. Tutto ciò prova che nessuna delle suddette buone disposizioni della natura sia in grado di portare in cielo alcun uomo. E la ragione è, perché « … non c’è nessun altro Nome dato agli uomini sotto il cielo per mezzo del quale possiamo essere salvati, ma solo il Nome di Gesù » (Atti IV, 10), quindi, nessuna buona opera, eseguita attraverso le buone disposizioni della sola natura, potrà mai essere incoronata da Dio con l’eterna felicità. Per ottenere questa gloriosa ricompensa, le nostre buone opere devono essere santificate dal Sangue di Gesù e diventare virtù cristiane. Ora, se cerchiamo le Sacre Scritture, troviamo due condizioni assolutamente necessarie per rendere le nostre buone opere gradite a Dio e favorevoli alla nostra salvezza: in primo luogo, essere uniti a Gesù Cristo mediante la vera Fede, che è la radice e il fondamento di tutte le virtù cristiane, poiché san Paolo dice espressamente: « Senza fede è impossibile piacere a Dio ». (Ebr. XI, 6). Si osservi la parola “impossibile”; non dice che sia difficile, ma che è impossibile. Quindi, se pure un uomo ha sempre così tante buone disposizioni naturali ed è caritatevole, devoto e mortificato come lo erano i Farisei, ma non ha vera Fede in Gesù Cristo, non può entrare nel regno dei cieli. Si rifiutarono di credere in Lui, e quindi tutte le loro opere non erano buone a nulla per la loro salvezza; e a meno che la nostra giustizia non superi la loro in questo punto, come ci assicura Cristo stesso, non entreremo mai nel suo regno celeste. Ma anche la vera Fede stessa, per quanto necessaria, non è sufficiente da sola per rendere le nostre buone opere disponibili alla salvezza; perché è necessario, in secondo luogo, che siamo in Carità con Dio, nella sua amicizia e nella sua grazia, senza le quali nemmeno la stessa vera Fede ci salverà mai. Per convincerci di questo, prestiamo orecchio solo a San Paolo, che dice: « Anche se dovessi avere tutta la fede, in modo da smuovere le montagne, … anche se dovessi distribuire tutti i miei beni per nutrire i poveri, anche se dovessi dare il mio corpo per essere bruciato, e non avessi la carità, niente mi giova » (I Corinzi XIII. 2) Quindi, che un uomo sia sempre così pacifico, regolare, inoffensivo e religioso a suo modo, caritatevole con i poveri e quant’altro ti pare, ma se non ha la vera Fede di Gesù Cristo, e non si trova nella Carità con Dio, tutte le sue apparenti virtù non servono a nulla, è impossibile che egli piaccia a Dio per loro mezzo, e se vive e muore in quello stato, queste non gli gioveranno a nulla: quindi è evidente che coloro che muoiono in una falsa religione, per quanto ineccepibile possa essere la loro condotta morale agli occhi degli uomini, tuttavia, poiché non hanno la vera Fede in Cristo, e non sono in Carità con Lui, non sono sulla via della salvezza, perché nulla può servirci in Cristo, se non « la fede che opera per mezzo della carità ». (Gal. V, 6)  – Vediamo ora cosa dice il Rev. A. Young dell’altra classe di protestanti, gli  incolpevolmente ignoranti. Nel suo articolo “I protestanti hanno fede divina”, pubblicato il 22 marzo 1888, nella Buffalo Catholic Union and Times, il Rev. A. Young dice: « I protestanti possono avere Fede Divina. Che per alcuni protestanti sia possibile avere una Fede Divina è un fatto di cui sono certo quanto me stesso ché anch’io avevo una tale fede. Una volta ero un protestante, e la mia fede era altrettanto autentica e teologicamente divina, come lo è oggi. Non ho mai avuto una fede umana, e quando mi spiego onestamente credo che un gran numero di protestanti, leggendo le mie parole, potrebbero dire: « Hai dichiarato esattamente il mio caso ».  – Per non lasciarci fuorviare da idee fantasiose o da nozioni su ciò che sia la fede divina, ne darò subito la definizione per bocca di uno dei più grandi dottori della Chiesa: San Tommaso – Egli dunque dice: «Ipsum credo est actus intellectus assentientis veritati divinæ ex imperio voluntatis a Deo motæ per gratiam. » (2., q, II, art. 9.) – Credere è un atto dell’intelletto che ci assicura la Verità divina per comando della volontà mossa dalla grazia di Dio. Questa è una definizione esatta di ciò che era la mia credenza (fede) protestante, e nel diventare cattolico ESSA NON HA SUBITO NESSUN CAMBIAMENTO, e chiaramente non potevo subirne alcuno. » –

Rev. Muller: Quando San Tommaso dice: “Ipsum, (cioè Deum) credere, credere in Dio “, ecc., parla dei Cattolici che hanno la vera Fede, come è evidente da tutto ciò che precede, specialmente dal q. I, art. 10., in cui dice che essa appartiene soprattutto al Papa, che Cristo ha reso il Capo visibile della sua Chiesa, per vedere la disposizione e la pubblicazione del simbolo di fede. – È, per così dire, poco saggio per il Rev A. Young applichi a se stesso e ad altri eretici materiali ciò che San Tommaso dice solo della Fede dei Cattolici, perché l’aquinate dice espressamente che coloro che non hanno la vera Fede non possono fare un atto di Fede come dovrebbe essere fatto, cioè, nel modo determinato dalla vera Fede, e ciò che San Tommaso intende con “Ipsum credere, credere in Dio“, ce lo dice in q. V, art 3, in cui continua: « L’oggetto formale della fede è la Verità Prima (cioè Dio stesso) come è noto dalla Sacra Scrittura e dalla dottrina della Chiesa, dottrina che procede dalla Prima Verità. Quindi chiunque non aderisca alla regola infallibile e divina della Fede – cioè alla dottrina della Chiesa, che procede dalla Prima Verità, come è reso noto nella Sacra Scrittura, non può avere l’abito della Fede; e se detiene certe verità di fede, non le ha per Fede, ma per altri motivi. Ora è chiaro che colui che aderisce alla dottrina della Chiesa riguardo alla regola infallibile della Fede, assentisce a tutto ciò che la Chiesa insegna; tuttavia, chi sceglie di credere ad alcune di quelle verità che la Chiesa insegna e ne respinge altre, invece di aderire alla dottrina della Chiesa come regola infallibile della Fede, aderisce solo alla propria volontà o al giudizio personale.  – « In questi articoli di Fede in cui un eretico non sbaglia, non c’è lo stesso modo di credere di quello con cui un Cattolico crede; perché un Cattolico li crede aderendo senza esitazione alla Prima Verità (come è noto nella Sacra Scrittura e nella dottrina della Chiesa), ed è per fare ciò che ha bisogno dell’aiuto dell’abito alla Fede; ma un eretico non possiede certi articoli di fede da questa regola infallibile, ma solo per sua propria scelta e per giudizio privato. Colui la cui fede non è basata sull’infallibile e divina regola della Fede, non ha affatto la vera Fede; poiché colui che non crede a Dio nel modo determinato dalla vera Fede, non crede veramente a Dio.  – « Non possiamo credere assolutamente una verità divina proposta  alla nostra convinzione se non sappiamo che tale verità sia proposta per nostra convinzione da un’Autorità infallibile e divina; è solo allora che sia l’intelletto che la volontà sono infallibilmente diretti a credere e ad aderire all’Oggetto della Fede – Dio e le sue verità rivelate – come il principale fine dell’uomo, a causa del quale egli acconsente alle Verità Divine. Poiché questa Autorità infallibile e divina si trova solo nella Chiesa Cattolica, è evidente che i veri atti di fede possono essere fatti solo da colui che aderisce a questa Autorità. (Somma 22 q. ii. Art. II, Ad 3; 3, 22, q.v., art. 5). Siccome il Rev. A. Young, quando era un protestante, non aveva, e non poteva avere questo infallibile e divina regola della Fede, non ha fatto, e non poteva, secondo la dottrina di San Tommaso fare atti di Fede Divina. Se è vero, quindi, quello che afferma, cioè, « che la sua fede non ha subito alcun cambiamento quando è diventato cattolico », deve essere vero anche che è un tipo particolare di Cattolico. – Che il Rev. A. Young, fino a quando era protestante, non potesse compiere atti di Fede Divina nel modo determinato dalla fede, è pure evidente dalla dottrina di Sant’Alfonso: « Dio inizia l’opera della salvezza dell’uomo – dice S. Alfonso – lavorando sull’anima interiormente ed esteriormente. Dio lavora sull’anima interiormente, ispirandola prima al pensiero della salvezza. Dal pensiero della salvezza nasce poi il desiderio della salvezza. Il desiderio della salvezza prepara l’anima a rispettare le condizioni della salvezza. Ora, la prima condizione della salvezza è la vera Fede, la Fede Divina. L’inizio della vera Fede, quindi, è il desiderio di essa, derivante dal pensiero della salvezza. Il pio desiderio della Fede, tuttavia, non è ancora la Fede formale; è solo il buon pensiero di voler credere che, come dice sant’Agostino, precede la credenza. Il desiderio di salvezza, ispirato da Dio Onnipotente, deve anche essere compiuto da Lui che quindi lavora anche sull’anima esteriormente. Il mezzo più usuale che Egli impiega per lavorare sull’anima all’esterno è il portarla al possesso della vera Fede con il dargli l’opportunità di apprendere le Verità di salvezza dalla Chiesa Cattolica. “La fede proviene dall’ascolto”, dice San Paolo. Essa quindi illumina l’intelletto dell’uomo perché possa vedere le verità della salvezza, inclini la volontà a credere a quelle verità che gli vengono da Dio attraverso l’Autorità divina della sua Chiesa, a confidare nella fedeltà di Dio alle sue promesse: così esso crede soprattutto che Dio perdoni il peccatore pentito e lo accolga nella sua amicizia a causa dei meriti di Gesù Cristo. Ma nell’udire la sacra Legge promulgata, egli percepisce di essere un peccatore, e quindi teme la giustizia di Dio, che è provocata dalle sue iniquità: dopo essere stato colpito da questo shock salutare, si presenta e lo risolleva un sentimento di fiducia nell’infinita misericordia di Dio. Egli spera che, in considerazione dei meriti di Cristo, Dio lo perdonerà, e animato da questa speranza, inizia ad amare; questo amore lo porta a detestare i suoi peccati, a pentirsene, a ripararli, per quanto possibile, a risolversi ad osservare i comandamenti e a riconciliarsi con Dio con i mezzi dati da Lui, cioè il Battesimo per i non battezzati, e il Sacramento della Penitenza per quei Cristiani che hanno perso la grazia di Dio. – La Fede, quindi, per essere veramente divina e salvatrice, deve essere basata sull’Autorità divina di Dio come investita nella Chiesa Cattolica Romana. – « Senza un capo della Chiesa visibile e infallibile – dice Sant’Alfonso – sarebbe impossibile avere una regola infallibile di fede, in base alla quale sapere con certezza cosa credere e cosa fare. Quindi chi è separato dalla Chiesa e non le è obbediente non ha regole infallibili di fede; non ha più alcun criterio per cui possa sapere cosa debba credere e cosa fare. Senza questa Autorità divina della Chiesa, né i princîpi della rivelazione divina, né quelli della ragione umana hanno alcun sostegno, perché le espressioni dell’uno e quelle dell’altro saranno quindi interpretate da ciascuno a suo piacimento; e quindi ognuno può negare tutte le verità di fede: la Santissima Trinità, l’Incarnazione di Cristo, il Paradiso e l’Inferno, e qualsiasi altra cosa egli scelga di negare. Io, quindi, ripeto: se si rinuncia alla divina Autorità della Chiesa e all’obbedienza che le è dovuta, ogni errore possibile sarà sostenuto e deve essere tollerato anche negli altri. Questa argomentazione innegabile ha fatto sì che un predicatore calvinista rinunciasse ai suoi errori. ». (Appendice al suo lavoro, Concilio di Trento). – Ecco che san Tommaso, parlando di Fede, dice: « La virtù della Fede consiste principalmente nel sottomettere il nostro intelletto e la volontà, con l’aiuto della grazia di Dio, all’Autorità divina della vera Chiesa incaricata da Gesù Cristo di insegnarci ciò che dobbiamo credere. Colui che non segue questa regola di fede, non ha affatto la vera Fede. » La ragione di ciò è data sopra da S. Alfonso, perché: come potremmo noi, senza la Chiesa, sapere che Dio abbia rivelato qualcosa? Come sappiamo cosa abbia rivelato? Come potremmo conoscere il significato delle sue rivelazioni? Come potremmo conoscere la Parola di Dio scritta? Come potremmo conoscere il significato della Sacra Scrittura? Perché la Sacra Scrittura non consiste nelle parole, ma nel senso delle parole: come possiamo conoscere la profondità delle rivelazioni divine? Poiché la portata delle rivelazioni divine è più grande di quella della Sacra Scrittura, noi senza la divina autorità della Chiesa Cattolica Romana, non possiamo ritenere le verità rivelate dall’Autorità divina, e se riteniamo delle Verità cattoliche, noi le crediamo solo sull’autorità umana, e quindi tale credenza non è una Fede Divina. Gli atti di Fede divina, quindi, consistono nel credere fermamente a ciò che Dio ci dice attraverso l’Autorità divina della sua Chiesa. Gli eretici, sia formali che materiali, sono separati da questa Autorità divina, e quindi anche gli atti di Fede fatti dagli eretici materiali non sono affatto degli atti di Fede Divina, nonostante la loro incolpevole ignoranza dell’Autorità divina della Chiesa. Supponiamo che un certo protestante abbia in suo possesso del denaro contraffatto, che crede innocentemente essere legale, certo è che i suoi soldi, essendo contraffatti, non sono trasformati in denaro genuino dalla sua incolpevole ignoranza in materia. Allo stesso modo, gli atti di Fede fatti da un eretico materiale sono atti di fede falsi, perché non sono basati sull’Autorità di Dio, che parla attraverso l’Autorità della sua vera Chiesa. Questi atti pertanto sono senza un fondamento divino. – Nell’ignoranza incolpevole di questa verità fondamentale per i veri atti di Fede, non c’è alcun potere di cambiare gli atti di fede contraffatti in atti di Fede Divina. Tutto ciò che si può dire a favore di questo tipo di eretici è che possono avere la disposizione a credere ciò che è giusto, e questa disposizione viene da Dio e prepara tali protestanti a ricevere il dono della vera Fede quando vengono a conoscerla. – Ora supponiamo che sia vero ciò che è impossibile che sia vero, cioè che l’atto di fede compiuto da un eretico materiale sia un atto divino di Fede, come afferma il Rev. A. Young: è molto errato che egli dica che tale atto di fede, così come lo ha descritto, sia, secondo San Tommaso, meritorio; il che significherebbe meritevole di una ricompensa eterna in cielo. San Tommaso non ha mai detto nulla del genere; egli dice che un atto di Fede è meritorio solo quando procede e si unisce alla Carità divina. Tutte le opere buone, che sono compiute da una persona senza essere nello stato di vera Carità divina, sono opere morte. Se il Rev. Young dà la definizione di Fede data da San Tommaso, perché non ci ha dato pure  la spiegazione di San Tommaso sulla sua definizione di Fede? -Alcune righe dopo infatti, San Tommaso dice: “Charitate superveniente actus fidei fit meritorius per caritatem”. « Quando la Carità divina si unisce alla Fede, allora l’atto di Fede diventa meritorio ». Quando san Tommaso dà la succitata definizione di un atto di Fede, parla di una persona che crede in Dio che gli parla attraverso la sua Chiesa, come è evidente da altri passaggi in cui egli parla della fede degli eretici: finché, quindi, come eretico materiale, sebbene attraverso un’incolpevole ignoranza, aderisca ad una setta eretica, egli è separato da Cristo, perché è separato dal suo Corpo, la Chiesa Cattolica, e in quello stato non può egli fare tutti gli atti soprannaturali di Fede Divina, di speranza e carità, che sono necessari per ottenere la vita eterna, e quindi, se muore in quello stato, viene dichiarato infallibilmente perduto da Sant’Agostino, Sant’Alfonso e tutti i grandi Dottori della Chiesa. – Ma, dice il Rev. A. Young: « Sono stato battezzato in tenera età da un ministro della Chiesa evangelica protestante. Ho poi ricevuto, come accade per tutti i battezzati, adulti o bambini, le Virtù infuse della fede, della speranza e della carità divina, insieme alla grazia santificante, ed ero stato reso capace, con la grazia di Dio così donata, di compiere atti meritori distinti di fede divina, di speranza e di carità ».  – Uno degli effetti del Battesimo è che, quando i bambini sono validamente battezzati, ricevono, insieme al carattere indelebile di un Cristiano, l’Abitudine alla fede, o una capacità, un potere o una facoltà che li abilita, quando arrivano all’uso della ragione, e sono istruiti dalla Chiesa Cattolica nelle verità rivelate, a compiere atti di Fede Divina; questa abitudine di fede consente loro di vedere chiaramente e di credere fermamente alle Verità della Religione Cattolica. Un bambino battezzato è un figlio di Dio, e Dio vive nell’anima di quel bambino ed è suo Padre. Quindi, quando Dio parla attraverso la sua Chiesa a quel bambino, riconosce facilmente la voce che gli parla come la voce di Dio, e crede fermamente a qualunque verità gli insegni a credere. Ma questa abituale Fede Divina viene persa dalla professione dell’eresia, non esclusa l’eresia materiale. Ad un bambino cresciuto nell’eresia, Dio non parla quando sente la voce di un insegnante eretico; se crede a quell’insegnante, non crede a Dio ma all’uomo, e la sua fede è umana, fede che non può condurlo a Dio. (Vedi S. Tommaso, De Fide, Q V, art. III.; Cursus Compl. Theologiæ, vol. 21, Q. III., Art. III., De Suscipientibus Baptismum. Istruzione in Crist, Doct. Capitolo II.)  – Ciò può essere più chiaro da quanto segue: Se una persona che è venuta all’uso della ragione e professa l’eresia al momento del suo battesimo, è in effetti indelebilmente segnata come cristiana, ma non è santificata, perché gli altri effetti soprannaturali del battesimo vengono sospesi per mancanza delle giuste disposizioni o dei preparativi che sono richiesti per ricevere non solo il Sacramento, ma anche i suoi effetti soprannaturali. Uno dei requisiti più essenziali per ricevere questi effetti è avere la vera Fede, cioè, credere in Dio, che parla attraverso la Chiesa Cattolica. Ora l’eresia, l’eresia materiale non esclusa, è una mancanza di questa Fede, a causa della quale gli effetti soprannaturali del battesimo sono sospesi. Dio non può unirsi con un’anima che vive nell’eresia, anche se è solo un’eresia materiale. Poiché gli effetti santificanti soprannaturali in questo caso sono sospesi, così sono per la stessa ragione, distrutti in colui che fu battezzato nella sua infanzia e divenne poi un eretico, anche se solo un eretico materiale, quando arrivò all’uso della ragione. Questa persona, per riconciliarsi di nuovo con Dio, deve rinunciare all’eresia, credere nella Chiesa Cattolica e ricevere degnamente il Sacramento della penitenza; o se questo non può essere avuto, deve avere una contrizione o carità perfetta con il desiderio (almeno implicito) di ricevere il Sacramento della Penitenza. L’altra persona, tuttavia, sarà riconciliata con Dio e veramente santificata, non appena rinuncia all’eresia, crede alla Chiesa Cattolica, e ha almeno l’attrizione (dolore soprannaturale imperfetto) per i suoi peccati, perché è allora che gli effetti santificanti soprannaturali del Battesimo hanno luogo. È quindi evidente che, se queste persone ed altri come loro morissero nell’eresia, sarebbero persi per sempre. (Vedi Teolog. Curs. Compl. De Confirmatione, Parte II., Q. II., Art. VI.). – « La Chiesa – dice il dottor O. A. Brownson – insegna che il bambino validamente battezzato, da chiunque sia amministrato il Battesimo, riceve nel Sacramento l’abitudine infusa di fede e santità, e che questa abitudine è sufficiente per la salvezza fino a quando il bambino non giunga all’uso della ragione Quindi tutti i bambini battezzati che muoiono nell’infanzia vengono salvati. » – « Ma quando arriva l’uso della ragione, il bambino ha bisogno di qualcosa che vada al di là di questa abitudine infusa e sia destinato a suscitare l’atto di fede. L’abitudine non è la vera Fede, ed è solo una struttura soprannaturale infusa dalla grazia, per suscitare l’effettiva virtù della Fede. L’abitudine alla santità è perduta per il peccato mortale, ma l’abitudine alla fede, ci viene detto, viene persa anche da un atto positivo di infedeltà o di eresia. Questo non è strettamente vero, perché l’abitudine può essere persa dall’omissione nel suscitare l’atto di fede, che non è, né può essere suscitato fuori dalla Chiesa Cattolica; poiché fuori di Essa non c’è l’oggetto credibile, che è Deus revelans et Ecclesia proponens, (Dio che rivela e la Chiesa che propone alla nostra fede). Di conseguenza, al di fuori della Chiesa non può esserci salvezza per nessuno, anche se battezzato, che sia venuto all’uso della ragione: l’abitudine data nel Battesimo cessa quindi di essere sufficiente, e comincia l’obbligo di suscitare l’atto. » – « Potremmo sentirci dire che potrebbe non essere per colpa propria che si omette di suscitare l’atto, specialmente se si è nati e cresciuti in una comunità ostile o estranea alla Chiesa. Chi lo nega? Ma da ciò non segue né che l’abitudine non venga persa dall’omissione, né che la provocazione dell’atto non sia necessaria, nel caso di ogni adulto, alla salvezza. L’ignoranza invincibile scusa dal peccato – lo ammettiamo – in ciò di cui uno è invincibilmente ignorante, ma non conferisce alcuna virtù ed è puramente negativa. Scusa dal peccato e, se si vuole, dall’omissione del suscitare l’atto, ma non può riparare il difetto causato dall’omissione. Per la salvezza è necessario qualcosa di più che essere scusato dal peccato di infedeltà o di eresia. » – « Ma, continua il reverendo A. Young – poiché ero un battezzato Cristiano, non volevo, né potevo, perdere la capacità di compiere atti meritori di fede divina, non importa se li avessi fatti o meno; non importa quello che credevo o non credevo mentre crescevo; non importa se sono diventato protestante, ebreo, maomettano o infedele. Sarò un Cristiano battezzato per l’eternità, perché il segno indelebile del Battesimo non può essere tolto dalla mia anima. In questa condizione ero capace di compiere atti meritori di Fede divina ».  –

Rev Muller: Che asserzione stupida e assurda! È possibile che un prete possa essere così ignorante da affermare ciò che nessun bambino Cattolico ben istruito affermerebbe!? Solo chi vive nella vera Fede e nella vera carità con Dio ha la capacità di compiere atti meritori di Fede divina. Eppure il Rev. A. Young, nella sua ignoranza imperdonabile, afferma solennemente che un protestante battezzato, o un ebreo battezzato, o un Maomettano battezzato, o un infedele battezzato, sia in grado di compiere atti meritori di Fede divina, perché porta inciso nella sua anima il marchio indelebile del battesimo. Chi ha mai insegnato e creduto a tali assurdità!? Come può un Prete essere così ignorante da confondere il carattere indelebile del Battesimo con le grazie soprannaturali di questo Sacramento, che sono perse dalla professione dell’eresia e dell’infedeltà!

[Continua …]

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (12)

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (12)

IL DOGMA CATTOLICO:

Extra Ecclesiam Nullus Omnino Salvatur

[Michael Müller C. SS. R., 1875]

§ 5. TIPI DI COSCIENZA

1 . La retta o la vera coscienza.

Una coscienza giusta o vera è quella che, secondo i sani principi, determina ciò che è giusto e ciò che sia sbagliato. Per esempio: prima di pubblicare il nostro piccolo lavoro “Familiar Explanation” della Dottrina Cristiana, abbiamo chiesto al Rev. Francis J. Freel, D. D., poi all’amato Pastore della Chiesa di San Carlo Borromeo, a Brooklyn, New York, e al Rev. A Konings, C.SS.R., uno dei migliori teologi di questo Paese, di esaminare il manoscritto e vedere se fosse corretto in ogni punto della dottrina. Conoscendo essi molto bene la teologia, questi due teologi potevano giudicare bene la dottrina che avevo spiegato.  Ecco cosa hanno scritto sulla Spiegazione della Dottrina Cristiana:

CHIESA DI ST. CARLO BORROMEO, SYDNEY PLACE, BROOKLYN, 28 agosto 1874.

Rev. caro padre Muller:

Ho letto ed esaminato attentamente il tuo eccellente manoscritto, intitolato Spiegazione familiare, ecc. Per quanto io possa giudicare, si tratta di un’esposizione chiara, solida, ortodossa, della Dottrina cattolica, sotto forma di domande e risposte, che non può non essere che estremamente utile per la corretta comprensione delle verità, dei Comandamenti e dei Sacramenti della nostra Religione sacra. Particolarmente utili sembrano essere le parti che spiegano la Vera Fede, la Vera Chiesa, l’infallibilità del Papa e, beh, dovrei menzionare ogni capitolo, dall’inizio alla fine. È un’altra grande manna per questi giorni di incredulità e corruzione. Sono il tuo umile servitore nel Sacro Cuore di Gesù e Maria.

FRANCIS J. FREEL, D.D. –

ILCHESTER, HOWARD Co., MD.,

10 settembre 1874.

Rev. caro padre Muller:

Ho letto ed esaminato attentamente il tuo eccellente manoscritto, “Familiar Explanation of Christian Doctrine”. Mi sono preso la libertà di fare alcune modifiche. Non esiterei un attimo a definire questo tuo lavoro come uno dei più utili per il nostro tempo ed il nostro Paese. È scritto nel vero spirito di Sant’Alfonso. La sua teologia è armoniosa e solida, il suo spirito devoto e il suo linguaggio semplice e popolare. Sono stato particolarmente soddisfatto di quei capitoli che trattano della Chiesa, dell’infallibilità papale, dell’indifferenza verso la Religione, la preghiera e la grazia. Il tuo libro non può che rivelarsi molto utile a coloro che stanno imparando e a coloro che insegnano la Dottrina Cristiana. La sua diligente e frequente lettura non può fallire nel confermare i convertiti nella loro fede e fornire ai Cattolici argomenti abbastanza popolari e solidi per confutare le obiezioni fallaci dei non Cattolici. Sono fiducioso che sia il clero che i laici, saluteranno con gioia la pubblicazione di un libro così ben argomentato per rimediare ai due grandi mali del nostro tempo e del nostro Paese: la mancanza di fede e la vera pietà.

Congratulandomi con te per aver realizzato con successo uno dei lavori più difficili, il tuo devoto confratello,

 A. KONINGS, C. SS. R.

Il Rev. Dr. Freel e il Rev. A. Konings, quindi, hanno dato queste testimonianze secondo la loro coscienza retta e vera.

2. La coscienza certa.

Una coscienza certa è quella che è chiara e assoluta nei suoi dettami, così che, obbedendo ad essa, ci sentiamo moralmente certi di avere ragione. – Quando, per le suddette critiche favorevoli alla Explanation, il Rev. J. Roosevelt Bailey, Arcivescovo di Baltimora, ci ha dato l’Imprimatur per il piccolo volume, la sua coscienza era moralmente certa; ed anche la nostra coscienza era moralmente certa quando abbiamo affidato il manoscritto nelle mani dell’editore. – Per “certezza morale”, si intende un uomo che sia tanto prudente e illuminato da ritenere ragionevole l’agire su questioni importanti. È il più alto tipo di certezza che possiamo ottenere ordinariamente nelle questioni di condotta quotidiana.  – La Chiesa non ha bisogno di altre certezze nel concedere il permesso per la pubblicazione di un’opera che riguardi la fede e la morale. (Vedi terzo Concilio plenario di Baltimora, 100, n. 220). Anche il Rev. B. Neithart, C. SS. R., aveva questa certezza morale quando ci ha scritto: « Se mi fosse possibile, mi procurerei sicuramente migliaia di copie di questo lavoro, e le distribuirei su tutto il territorio, non ritenendomi pago finché questo piccolo volume non sia entrato in tutte le case e venga stretto da ogni mano: cattolica, protestante o infedele. »  – La coscienza del Rev. Thomas L. Grace, Vescovo di St. Paul, era moralmente sicura della verità, nel dire, quando ci ha scritto il 10 dicembre 1881: « Carissimo Rev. Padre: – Ho ricevuto il libro che sei stato così gentile da mandarmi: « Il più grande e primo comandamento ». Lo sto leggendo: ciò che ho già detto degli altri libri della serie, ripeto ora con maggiore enfasi anche per questo come di tutti gli tutti, e precisamente: questi libri non sono semplicemente elementari, né sono aridamente dogmatici; essi porgono ragioni ed autorità, spiegano ed illustrano, e, scritti in uno stile semplice e facile, meritano di essere intitolati: “Teologia cristiana divulgata”. La scienza della teologia, o la filosofia della Religione, è tenuta sigillata tranne che per il clero e per l’alta cultura. Tuttavia, pochi tra questi ultimi, sono coloro che si preoccupano di sottoporsi al lavorio dello studio di una lingua per loro straniera, e che, con forme e terminologia che richiedono una lunga pratica, riescono poi a renderla familiare. Il più grande bisogno della Chiesa oggi è quello di avere dei Cattolici pienamente istruiti sui principi della loro Religione e sulle ragioni della loro Fede. Credo che questo sia il motivo per cui scrivi questi libri, cioè fornire i mezzi con cui questa conoscenza fortemente necessaria possa essere messa alla portata di ogni Cattolico serio. È questo che costituisce l’eccellenza suprema di questi libri. Essi non solo istruiscono con la massima accuratezza e precisione, ma sono profondamente edificanti; e ciò che è più importante, sono gradevoli ed attraenti per il loro stile e le loro modalità. Non intendo fare meri encomi, nello scrivere questo. Questi libri, per essere fruibili nel loro valore reale, devono essere conosciuti dal nostro popolo Cattolico, il che – mi dispiace dirlo – purtroppo non succede. » – Molti altri prelati dotti e sacerdoti e la stampa cattolica del nostro Paese, hanno parlato delle mie opere allo stesso modo, come si può vedere dalle raccomandazioni delle stesse, poste all’inizio dell’ultimo volume di “Dio, il Maestro dell’umanità. – Già all’inizio della pubblicazione di questo grande lavoro, abbiamo dato alle stampe, per i caratteri di Benziger Brothers, la terza edizione migliorata dei nostri Catechismi e la seconda edizione migliorata di Familiar Explanation of Catholic Doctrine. Sua Eminenza, il Cardinale J. Gibbons, scrive di questi Catechismi e del “Familiar Explanation”: « Sono fortemente caratterizzati dalla solidità della dottrina, dalla semplicità e dalla scorrevolezza del linguaggio, da uno spirito di fede e di devozione, e dalla precisione nell’espressione e definizione delle verità cattoliche ». Siate sicuri che il Cardinale ha scritto questo con la certezza morale della verità. È anche con la stessa certezza morale che molti altri prelati, dotti Sacerdoti e la stampa cattolica, hanno testimoniato l’ortodossia della nostra Dottrina, come S. O. può leggere al principio del nostro nono volume di “Dio, Maestro dell’umanità.

3. C’è anche la coscienza delicata o tenera.

Questa teme non solo il peccato, ma finanche qualsiasi cosa che possa avere la minima ombra e il più piccolo sospetto di peccato. Felice è la coscienza così disposta! Splendidi esempi di “delicatezza della coscienza”, che non sono stati ancora registrati in nessun libro cattolico, sono S. O., e il Rev. Editor della BU &  T. Si guardi con quanta cura non hanno mai menzionato il nome dell’autore della Familiar Explanation of Christian Doctrine, né hanno mai espresso una parola di lode per la sua edizione, sia riguardo all’autore, il Rev. M. Muller, C.SS.R ., sia in relazione a qualsiasi altra delle sue opere, in modo da poter essere questi, fortemente tentato di vanagloria, ed esposto perciò ad una tentazione così pericolosa, cosa che non sarebbe giusto per la loro coscienza tenera, che, con un atto così imprudente, potrebbe perdere considerevolmente la sua delicatezza – Alla luce della loro tenera coscienza, prevedevano anche che, se il nome dell’autore o di una sua opera, fosse stato menzionato al pubblico, sia il clero che i laici sarebbero stati scandalizzati per ciò che avrebbero detto del suo piccolo volume, e che non ci avrebbero creduto, sapendo che l’autore, come loro, sarebbe stato uno scrittore veramente ortodosso. Pertanto, affinché la loro coscienza tenera non potesse essere tormentata giorno e notte da un tale scandalo e, allo stesso modo, per non perdere la propria reputazione presso il pubblico, hanno agito in perfetta conformità ai principi della loro tipologia di coscienza. Che felicità innominabile essere benedetti con una coscienza così delicata!

4. La coscienza dubbiosa.

Una coscienza dubbiosa è quella che è, per così dire, in bilico e sospesa, incerta se una cosa sia lecita o meno, se un’azione sia proibita o consentita. Da entrambe le parti vede ragioni plausibili, che fanno uguale impressione, ma tra queste ragioni non ce n’è nessuna che prevalga pesantemente, e sia sufficiente per tradursi in una determinazione. Così oscillando tra queste diverse e opposte ragioni, essa rimane indeterminata, e non osa prendere una decisione per paura di essere ingannata e di cadere nel peccato. Ora, non è mai permesso di agire con una coscienza dubbiosa. Quando facciamo qualcosa, dobbiamo essere moralmente sicuri che ciò che stiamo facendo sia lecito. Fare qualcosa e avere, nello stesso tempo, un ragionevole dubbio sulla legittimità della nostra azione, è commettere peccato, perché esponiamo noi stessi al pericolo del peccato; se mettiamo in dubbio la legalità della nostra azione, ci mostriamo indifferenti nell’infrangere o meno una legge, e conseguentemente ci rendiamo colpevoli del peccato per il pericolo di esporci ad esso. Pertanto san Paolo dice: « Tutto ciò che non è secondo coscienza, è un peccato ». (Rom. XIV, 13.). – Dobbiamo, quindi, cercare luce e istruzioni, se possiamo; oppure, se è necessario agire senza indugi, e non abbiamo né mezzi né tempo per consultare e procurarci informazioni onde chiarire il dubbio e sistemare la nostra coscienza, dopo aver chiesto a Dio di illuminarci, dobbiamo considerare ed esaminare ciò che ci sembra più opportuno dal punto di vista nelle circostanze attuali: quindi prendere la nostra determinazione e procedere; tuttavia sempre riservando l’intenzione di procurarci informazioni, correggendo l’errore in seguito, se qualcosa non fosse secondo la legge. In questo modo non si agisce più nel dubbio, poiché il proposito di fare ciò che sembra più opportuno toglie il dubbio: possiamo, è vero, essere ingannati, ma non possiamo peccare. – Ora, nella nostra mente possono sorgere dubbi sul fatto che abbiamo rispettato o meno una certa legge che deve essere rispettata. È una legge, per esempio, l’essere validamente battezzato. Ora, se sorge un ragionevole dubbio sulla validità del Battesimo di una persona, quella persona deve essere nuovamente battezzata per assicurarsi il rispetto della legge. È una legge certa che, per essere salvato, un uomo debba professare la vera Fede, vivere perseverando in essa e in essa morire. Ora se un non-cattolico, per buone ragioni, dubita della verità della sua religione, non gli è permesso di continuare a vivere e morire in questo dubbio. Deve, al meglio delle sue capacità, informarsi sulla vera Religione, e dopo averla trovata, è obbligato ad abbracciarla, al fine di rispettare la legge della professione della vera Fede e del culto divino. È una legge, che noi dobbiamo confessare tutti i nostri peccati mortali che ricordiamo dopo un attento esame di coscienza. Ora, se dopo la Confessione abbiamo un ragionevole dubbio sul fatto che non abbiamo confessato un certo peccato mortale, siamo obbligati a confessare di nuovo questo peccato, per essere sicuri di aver rispettato la legge della Confessione nel dover confessare tutti i nostri peccati mortali. Se abbiamo preso in prestito denaro dal nostro vicino, e in seguito abbiamo un ragionevole dubbio sul fatto di averlo restituito, siamo comunque tenuti a ripagarlo. Nel tempo della guerra, un ufficiale o un soldato, che dubita che la guerra sia giusta, è tenuto ad obbedire al suo generale, perché è certa legge che nessuno, né tanto meno un superiore, debba essere accusato di comandi e azioni ingiuste, purché non vi siano ragioni abbastanza evidenti per provare il contrario. C’è una legge che dice: “Non uccidere”. Se un cacciatore, quindi, vedendo qualcosa muoversi in una foresta, dubiti che si tratti di un uomo o di un animale, non gli è permesso sparare prima di essere sicuro che non sia un uomo. O ad un medico, che quando prescrive la medicina, dubiti ragionevolmente che il medicinale possa uccidere il suo paziente, non è consentito prescrivere un tale medicinale. – Ogni qualvolta, quindi, che una legge esista per certo, e dubitiamo di averla rispettata, possiamo rimuovere il dubbio solo facendo ciò che è comandato; e se la legge proibisce qualcosa, e dubitiamo ragionevolmente che ciò che stiamo per fare possa violare la legge, siamo obbligati a non compiere tale azione; perché ogni legge certa richiede un’obbedienza positivamente certa. – Ma possono anche far sorgere nella nostra mente dubbi sulla reale esistenza di una legge, cioè sulla sua promulgazione o sul suo obbligo in un determinato caso. Poniamo che ci sia uno che dubiti se una certa guerra sia giusta. Questo dubbio (chiamato dubbio speculativo) ne procura un altro, se sia lecito cioè prendere parte a tale guerra. Quest’ultimo dubbio è chiamato un dubbio pratico, perché c’è una domanda sul fare qualcosa che potrebbe essere contro una certa legge. Agire in un simile dubbio pratico è, come abbiamo detto sopra, diventare colpevoli di peccato. Per non esporsi al pericolo di commettere peccato, dobbiamo essere moralmente certi che ciò che stiamo facendo sia lecito. Questa certezza, tuttavia, non deve essere tale da potersi escludere anche ogni dubbio speculativo. Ad esempio, si dubita che il piatto che venga proposto di venerdì non sia una pietanza di carne. Finora, questo dubbio non è stato che un dubbio speculativo, che suggerisce la questione se questo caso particolare rientri nella legge dell’astinenza. Ma se prima di consumare questo piatto, non si fosse disposti a ordinare un altro piatto, sorge il dubbio pratico: se sia lecito o meno mangiare un piatto che potrebbe essere proibito dalla legge dell’astinenza. È evidente che questa persona, se è coscienziosa, non può mangiare il piatto prima di essere moralmente sicuro che il suo consumo non sia vietato dalla legge dell’astinenza. Che cosa deve fare allora, se non riesce a scoprire se il piatto sia una pietanza di carne vera o no? Se la legge dell’astinenza in questo caso è vincolante per lui o no? Possono verificarsi molti di questi casi, in cui nutriamo dei dubbi speculativi sulla presenza o meno di una legge per un caso del genere, o per una persona del genere, o per tale circostanza di tempo o di luogo, e potremmo non essere in grado di decidere se la legge esista o meno. Ma per il fatto che un tale dubbio speculativo possa continuare, non ne consegue che possiamo affrontare la questione da soli e agire così come ci pare. Una tale condotta ci esporrebbe, senza dubbio, al pericolo di violare una legge che potrebbe realmente esistere. Per acquisire la certezza morale per la liceità della nostra azione, dobbiamo vedere se ci siano ragioni che dimostrino che una legge esista realmente, o non esista, in questo o quel caso. Ora, nel cercare di scoprire tali motivi, potremmo trovare alcuni che potrebbero sembrare dimostrare la reale esistenza della legge, mentre altri potrebbero sembrare dimostrare che la legge non esista. Può succedere che i motivi pro e quelli contro. siano ugualmente o quasi ugualmente forti, e può anche accadere che le ragioni pro siano considerevolmente più forti delle ragioni contro, o viceversa. Quelle ragioni che sono considerevolmente più forti possono aumentare di forza e di peso (e diventare così più forti e pesanti) così tanto da far affondare peso e forza di quelle che si oppongono a loro. Ora sorge la domanda: quanto gravi debbano essere queste ragioni per indurci a giudicare con certezza morale che la legge è incerta e, di conseguenza, non sia vincolante. Se le ragioni che dimostrano che la legge non esista sono forti o forti quasi quanto quelle che provano l’esistenza della legge, allora abbiamo la certezza morale – dice Sant’Alfonso – di credere che la legge non esista; ma se le ragioni che dimostrano l’esistenza della legge sono considerevolmente più forti di quelle che dimostrano il contrario, allora dovremmo credere che la legge esista. – Questo insegnamento è senza dubbio abbastanza ragionevole. In materia di affari, ogni uomo ragionevole aderisce a quella delle due opinioni che sia meglio fondata. In ambito scientifico, quelle opinioni che sono poco fondate sono anche poco curate. Da quanto è stato detto, è facile capire cosa siano il rigore e il lassismo. È rigorismo pronunciarsi a favore dell’esistenza della legge a dispetto di ragioni molto gravi che dimostrino il contrario. Questa dottrina fu condannata da Alessandro VIII. Coloro che insegnano una tale dottrina sono chiamati Tuzioristi rigorosi. – È ancora rigorismo, anche se non così grave, sostenere che dobbiamo pronunciarci a favore dell’esistenza della legge, anche se l’opinione che la legge non esiste è meglio fondata. Coloro che aderiscono a questa opinione sono chiamati Tuzioristi mitigati. Infine, è ancora rigorismo affermare che le ragioni che dimostrano che la legge non esista debbano essere considerevolmente più forti di quelle che dimostrino il contrario, al fine di pronunciarsi a favore della libertà o della non esistenza della legge. Coloro che aderiscono a questa opinione sono chiamati Probabilioristi. Ma ognuno di questi tre pareri deve essere respinto. Nessun uomo ragionevole adotta e passa da tali opinioni nelle sue transazioni commerciali quotidiane e nei rapporti sociali. Nessun uomo di apprendimento rifiuta, nelle domande scientifiche, le migliori opinioni e gli argomenti fondati. Perché non dovremmo agire allo stesso modo nella discussione e nella decisione dei casi morali? Cosa è più irragionevole del contrario?

Il lassismo è il sostenere che la legge non esista, anche se le ragioni per provare il contrario dovessero essere considerevolmente più forti e molto più evidenti. È evidente che tale opinione è molto “lassa”, in quanto favorisce la libertà al di là di ciò che sia ragionevole. È vero, quelli che aderiscono a questa opinione dicono che in teoria insegnano solo che la legge non esiste, quando esiste una solida ragione per la sua non esistenza. Dimenticano, tuttavia, che una vera e solida ragione non è più tale, quando ragioni decisamente più solide si oppongono ad essa. Si preoccupano solo di avere una solida ragione per la non esistenza della legge, e lasciano in quiescenza le ragioni più solide che dimostrino la sua esistenza. È chiaro che, nel discutere la questione dell’esistenza o meno della legge, i motivi pro e contro, debbano essere attentamente vagliati e confrontati, e se i motivi che dimostrano l’esistenza della legge sono considerevolmente più validi dei motivi che dimostrano la sua inesistenza, questi ultimi non sono più fondati. – Tale è la dottrina di Sant’Alfonso. “Quelli – egli dice – che difendono e aderiscono all’opinione contraria sono chiamati lassisti. La loro opinione lassista deve essere respinta nella pratica: « Auctores elapsi sæculi quasi communiter tenuere opinione:` Ut quis possit licite sequi opinionem etiam minus probabilem pro libertate (stantem), licet opinio pro lege sit certain probabilior. Hanc sententiam nos dicimus esse laxam et licite amplecti non posse . » (In Apologia, 1769, et Homo Apost. De consc. 31.) In una lettera, datata 8 luglio 1768, Sant’Alfonso scrive: « Librorum censore D. Delegatum adiit ipsique retulit, se opus Meum Morale legisse ejusque sententias san invenisse, et quod attinet systema circa probabilem, me non sequis systema Jesuitarum, sed ipsis adversari; Jesuitæ enim admittunt minus probabilem, sed ego eam reprobo ». E in un’altra lettera, datata 25 maggio 1767, Sant’Alfonso scrive: « Formidarem confessiones excipiendi licentiam concedere alicui ex nostris, qui sequi vellet opinionem certo cognitam ut minus probabilem. »  – Più le persone sono ignoranti o stupide, meno dubbi hanno. Che felicità, non essere mai tormentati da una coscienza dubbiosa!

5. La coscienza lassa.

Una coscienza lassa è quella che, per una lieve ragione, giudichi essere lecito ciò che invece è molto illegale, o consideri un peccato che è molto grave, solo come un peccato veniale; in altre parole, una coscienza lassa è quella che senza una ragione sufficiente favorisce la libertà, sia per sfuggire alla legge, sia per diminuire la gravità della colpa. La coscienza lassa è generalmente la conseguenza della trascuratezza della preghiera, della tiepidezza dell’anima, della troppa cura e dell’angoscia per le cose temporali, del rapporto familiare con persone corrotte e malvagi, dell’abitudine al peccato che distrugge l’orrore del peccato, di una morbida e tiepida vita che snerva il cuore e lo rende quietamente mondano. Una tale coscienza è molto pericolosa, perché conduce l’anima sulla strada larga per l’inferno. – I rimedi per una tale coscienza sono: il ricorso frequente alla preghiera, gli esercizi spirituali, le letture e le meditazioni devote, la Confessione frequente, la conversazione con uomini pii e l’evitare la compagnia dei malvagi. Ma perché parlare qui di una coscienza lassa e indicare i mezzi per correggerla? Non è molto imprudente farlo? Non è indirettamente un suggerire l’idea alla quale alludiamo verso S. O. e il Rev. Editor della B. U. & T.? Ma chi potrebbe persino sognare simili assurdità?!

6. La coscienza perplessa.

Si dice perplessa la coscienza di un uomo, quando questi venga posto tra due azioni che sembrano cattive. C’è ad esempio una persona che voglia visitare di domenica un vicino malato: pensa però che sia un peccato lasciare quell’ammalato, per andare a sentire la Messa, e, nello stesso tempo, gli sembra pure che sia un peccato stare lontano dalla Messa, per visitare il suo amico malato. Ora, se la coscienza di una persona è così perplessa, egli deve, per quanto possibile, prendere il consiglio di uomini prudenti. Se non si possono consultare subito al momento e sia necessario agire, egli deve scegliere quello che appare il male minore e, così facendo, non commetterà peccato. Gli insegnanti autoreferenziali della Teologia cattolica non soffrono mai di coscienza perplessa. Essi dicono ad esempio: « Io sono S. O. e quando apro la bocca, non lascio nessun cane abbaiare. »

7. La coscienza scrupolosa.

« Uno scrupolo –  dice Sant’Alfonso – è un vano timore di peccare, che nasce da ragioni false ed infondate ». Poniamo una persona: per ragioni frivole egli immagina che qualcosa di non proibito sia proibito, o che qualcosa di non comandato sia comandato. Quindi è disturbato e incontra dei dubbi senza fondamento nè motivi ragionevoli. Sprofonda nello stato di una coscienza scrupolosa, che è un continuo tormento per l’anima stessa, e spesso anche per il suo direttore spirituale. Chiunque abbia letto la “Strana spiegazione” può convincersi del fatto che né il “Sacerdote più eminente” degli Stati Uniti, né il Rev. Editor della B. U. & T. abbiano mai causato fastidio e tormento al loro direttore spirituale. Fossero magari stati essi i direttori spirituali di tutte le persone scrupolose! Che benedizione sarebbe stata questo per loro; con poche parole, da questi direttori così tanto non scrupolosi, esse sarebbero stati interamente liberate dai loro inenarrabili tormenti! Che benedizione per tutti i lettori Cattolici e protestanti del B. U. & T. sapere che il Rev. Editor non ha mai avuto scrupoli nello stampare articoli come la “Strana Spiegazione”. Questi lettori sentono di poterli leggere senza scrupoli, perché sono scritti e stampati senza scrupoli e sono programmati per confermare nella loro fede sia i Cattolici che i protestanti!

8. La coscienza errata o falsa.

Una coscienza è errata o falsa, se ci rappresenta essere buona un’azione quando essa è invero cattiva. Ad esempio: tutti sanno che una bugia intenzionale è un peccato. Ora c’è qualcuno che vede il suo vicino in pericolo di morte e sa che, mentendo, può salvare la vita del suo vicino. Si sente sicuro che una simile menzogna non possa essere un peccato e che peccherebbe contro la carità se non dovesse dirla. La coscienza è errata anche quando rappresenta ciò che è veramente buono come qualcosa di veramente cattivo. Ad esempio: cosa può essere migliore e più santo della Religione Cattolica? Eppure si può trovare un non Cattolico che, essendo cresciuto nell’eresia, sia pienamente convinto, fin dalla fanciullezza, che noi Cattolici contestiamo e attacchiamo la parola di Dio, che siamo idolatri, degli imbroglioni incalliti e che, quindi, dobbiamo essere evitati come la peste. – Un altro esempio: la coscienza di S. O. gli ha suggerito nella sua valutazione circa la spiegazione di padre Muller, che essa è davvero cattiva per molte ragioni, come se fosse una buona azione, e gli ha fatto rappresentare la spiegazione di Padre Muller, che è veramente buona, come qualcosa che sia veramente cattiva, e così, con la sua coscienza errata, ha dichiarato pubblicamente come Padre Muller avesse travisato la teologia cattolica e disonorato il Santo Nome di Dio!  – Ora, tali errori di coscienza sono colpevoli o incolpevoli. Sono colpevoli, se scaturiscono dall’ignoranza volontaria, e sono incolpevoli, se scaturiscono da un’ignoranza involontaria.  L’ignoranza è volontaria, quando uno nel fare qualcosa, abbia dei dubbi sulla bontà o bontà morale della sua azione, e sull’obbligo di esaminare se la sua azione sia veramente buona o cattiva, e tuttavia non prende i mezzi necessari per scoprire se quello che sta per fare sia giusto o sbagliato. È, ad esempio, una legge che si professi la vera Religione per essere salvati. Ora, supponiamo che ci sia un non Cattolico: che un sermone sulla vera Religione, sentito, o un libro letto, o una conversazione avuta con un amico su questo argomento, o la conversione di un uomo ricco o dotto dal protestantesimo alla Fede Cattolica, o qualsiasi altra buona ragione, gli facciano dubitare della verità della sua religione. Questo tale è obbligato in coscienza a cercare luce ed istruzione, se può. Se non può farlo immediatamente, deve fermamente cercare di ottenere informazioni, non appena possibile, da coloro che possono dargliele in modo soddisfacente, e deve essere determinato a rinunciare al suo errore, se scopre che vive in una falsa religione. Nel frattempo, deve chiedere a Dio di essere illuminato e che gli permetta di fare ciò che gli sembra meglio nelle circostanze attuali. Se, tuttavia, trascura di cercare le istruzioni quando potrebbe e dovrebbe farlo, se continua a non prestare attenzione agli scrupoli religiosi sulla sua salvezza nel protestantesimo; se ha persino paura di apprendere la verità, o, se la conosce, contraddice la sua coscienza e la oscura ogni giorno con crimini innaturali, … ah! allora gli indizi non sono difficili da decifrare: un tale protestante pecca contro la sua coscienza, cioè contro lo Spirito Santo; è un albero secco e morto in piena estate, è buono solo … per il fuoco. Se si perde, è perso solo per colpa sua.  – L’ignoranza è involontaria, o invincibile, se uno, nel fare qualcosa, non abbia il minimo ragionevole dubbio sulla bontà della sua azione. Come esempio: un erede entra in possesso di una proprietà che in precedenza era stata acquisita ingiustamente dai suoi antenati; ma nel momento in cui ne aveva preso possesso, non aveva il minimo dubbio sulla giusta e lecita acquisizione della proprietà. In questo c’è errore, ma l’errore è involontario e, quindi, non colpevole. Dopo alcuni anni, tuttavia, scopre il difetto nel suo titolo, e continua tuttavia nel possesso della proprietà. Da quel momento, la sua coscienza diventa volontariamente e criminalmente errata, contrariamente alla buona fede e ai dettami di una buona coscienza. « Se il tuo errore è volontario – dice San Tommaso d’Aquino – e non fai tutto il possibile per scoprire la verità, sei responsabile della tua condotta nel seguire una falsa coscienza ». Tale era la coscienza dei persecutori della Chiesa, di cui Gesù Cristo dice: « Sì, l’ora viene, che chiunque vi uccide, penserà che faccia un servizio a Dio » (S. Giovanni, XVI, 2.). Quando, nel discutere di qualcosa, una delle premesse è falsa, la conclusione dovrà necessariamente essere falsa. Allo stesso modo, tutti gli atti di una coscienza, il cui errore è volontario o vincibile, sono cattivi e prendono parte al cattivo risultato dell’ignoranza volontaria. Se sei intenzionalmente ignorante di ciò che sei tenuto in coscienza a sapere, sei responsabile di tutte le tue azioni. Tale è la coscienza di molti peccatori, che desiderano essere ignoranti nei loro doveri per vivere senza ritegno. « Dicono a Dio – dice Giobbe – allontanati da noi, non desideriamo la conoscenza delle tue vie ». (Giobbe, XXI, 14) Una coscienza che continua ad agire così commette un errore volontario manifesto, e diventa addirittura un criminale agli occhi di Dio. Questo è lo stato più deplorevole e infelice in cui un’anima possa cadere; poiché questo tipo di coscienza spinge il peccatore verso tutti i tipi di crimini, di disordini e di eccessi, e diventa per lui fonte di cecità della comprensione, durezza del cuore e, infine, di eterna riprovazione, se persevera in questo stato fino alla fine della sua vita. Ne sono testimoni gli scrittori della stampa infedele. Per essi è diventato di moda liberarsi della Religione e della coscienza. Un uomo che desidera gratificare i suoi desideri malvagi, senza vergogna, senza rimorso, dice: « Non c’è Dio, non c’è inferno, non c’è l’aldilà, c’è solo questa vita presente, e tutto ciò che è in essa è buono ». Egli considera la coscienza come una creazione dell’uomo. Definisce i suoi dettami un’immaginazione. Dice che la nozione di colpevolezza, che impone quel dettame, è semplicemente irrazionale. Quando difende i diritti della coscienza, questo ovviamente non significa considerare in alcun modo i diritti del Creatore, né il dovere nei suoi confronti, nel pensiero e nelle azioni, da parte della creatura; egli intende solo il diritto di pensare, parlare, scrivere e mangiare secondo il suo giudizio o il suo umore, senza darsi alcun pensiero di Dio. Non pretende nemmeno di seguire alcuna regola morale, ma esige che ciò che pensa sia una prerogativa “americana”, di essere il padrone di sé in tutte le cose, e di professare ciò che gli piace, senza chiedere a nessuno il permesso, e di considerare come impertinente inopportuno chiunque osi dire una parola contro il suo voler andare verso la perdizione, come a lui piace, a suo modo. Per un tale uomo il diritto di coscienza significa “il diritto e la libertà di coscienza dal dispensarsi con coscienza, di ignorare un legislatore o un giudice, di essere indipendente dagli obblighi non visibili; di essere liberi di accettare qualsiasi religione o nessuna religione, di abbracciarne questa o quella, e poi lasciarla di nuovo, vantarsi di essere al di sopra di tutte le religioni e di essere un critico imparziale di ognuna di loro; in una parola, la coscienza è, per quell’uomo, nient’altro che il « diritto alla propria volontà ». Tale è l’idea che gli uomini della stampa infedele hanno della coscienza. La loro regola e misura del giusto o dello sbagliato è l’utilità, o la convenienza, o l’accondiscendenza della maggioranza, o la convenienza dello Stato, o l’opportunità, l’ordine, un egoismo lungimirante, il desiderio di essere coerenti con se stessi. Ma tutte queste false concezioni della coscienza non varranno come scuse davanti a Dio per non aver voluto conoscere di più. L’idea che non ci sia alcuna legge o regola per i nostri pensieri, desideri, parole e azioni e che, senza peccato o errore, possiamo pensare, desiderare, dire e fare ciò che ci piace, soprattutto in materia di Religione è una vera assurdità. « Quando Dio diede all’uomo il libero arbitrio – dice San Tommaso, – intendeva che l’uomo potesse scegliere liberamente ciò che è buono e rifiutare ciò che è cattivo, in modo da ottenerne il merito, un privilegio che è negato agli animali, poiché essi seguono ciecamente i loro istinti. Chi può essere tanto sciocco da pensare che Dio, nel dare all’uomo il libero arbitrio, lo abbia dispensato dall’osservanza delle sue leggi? Dio è infinita bontà, giustizia, saggezza, misericordia e purezza, e ha impresso nell’uomo la nozione di bontà, giustizia, misericordia, purezza, in modo che, come Egli stesso odia ogni malvagità, ingiustizia, errori e impurità, così anche l’uomo dovesse fare lo stesso; quindi è impossibile che Dio possa concedere all’uomo il permesso di commettere ed agire in modo assolutamente ripugnante per la natura divina, e quindi anche ripugnante per la natura dell’uomo, che è fatto a sua immagine e somiglianza. »  – « Il nostro uso della libertà, quindi, deve essere coerente con la ragione, e deve essere basato sull’odio per tutto ciò che è cattivo, ingiusto, crudele, falso o impuro, e sul forte desiderio di raggiungere tutto ciò che è buono, vero e perfetto. « Chi sono i peggiori nemici della libertà dell’uomo? 1° In primo luogo, quell’ignoranza e quell’errore che gli impediscono di distinguere chiaramente ciò che è buono e giusto da ciò che è malvagio e falso. 2° In secondo luogo, le sue passioni, che gli impediscono di abbracciare il bene che conosce e vede e lo inducono a desiderare ciò che sa essere cattivo. 3° Terzo, qualsiasi potere o autorità esterna all’uomo, che gli impedisce di fare ciò che sa essere buono e che desidera fare o lo costringe a fare ciò che considera illegale e che rifiuta di fare. 4° In quarto luogo, tutti coloro che negano e pervertono le Verità religiose e morali. Che malvagità, quale empietà è lo schernire ciò che è buono, per il presente e per il futuro, per l’intelletto e la volontà dell’uomo! Quanto sono detestabili coloro che catturano gli uomini nelle sottili reti dei sofismi, ed espellono la Religione e la moralità dal loro cuore, che infondono dubbi e dispute sulla verità sociale, che è l’unica fondazione stabile su cui le nazioni e gli imperi possono riposare con tranquillità! Gli uomini più esecrabili, sono quelli che si assumono il diritto di insultare il Signore e di distruggere l’uomo. » – « Dopo che il diavolo ha usato questi uomini per i suoi scopi diabolici, getterà via questi miserabili disgraziati, come scope consumate, nel fuoco dell’inferno. – Il privilegio che i cattivi hanno nel male, è che essi restano impuniti dal diavolo. « L’inferno dei malvagi inizia anche in questo mondo, e continua poi per tutta l’eternità nell’altro. Infatti San Paolo dice: « Tribolazione e angoscia su ogni anima dell’uomo che opera il male ». (Rom. II, 9). «  … con quelle stesse cose per cui uno pecca, – dice la Sacra Scrittura – con esse è poi castigato. » (Sap. XI 17.) « Colui che parla (contro la sua coscienza) qualunque cosa gli piaccia, sentirà nel suo cuore ciò che non gli piace sentire », dice Comicus. « Chi nasconde un’anima oscura e pensieri osceni, ottenebrato cammina sotto il sole di mezzogiorno, ed egli stesso è la sua prigione. » – Per evitare tali mali, dobbiamo rettificare la nostra coscienza quando essa sia vincibilmente errata – cioè, quando siamo confusi con dubbi e sospetti sulla legittimità o l’illegalità di un’azione che stiamo per compiere; dobbiamo provare, attraverso l’esame, la consultazione ed impiegando i mezzi ordinari, a scoprire se abbiamo ragione o torto in quello che stiamo per intraprendere. – Ma finché la coscienza di un uomo è invincibilmente errata, la si deve seguire. « La sua volontà non è quindi in colpa », dice San Tommaso. Senza dubbio, una persona che, da una invincibile coscienza errata, crede che la carità lo obblighi a dire una bugia, se così può salvare la vita del suo prossimo, compie un atto meritorio, e peccherebbe contro la carità se non dicesse la bugia. – La coscienza, quindi, è quel fedele controllore interiore che avverte ogni uomo quando sta per offendere Dio e lasciare la retta via per il Paradiso. Ogni volta che siamo sul punto di desiderare, di dire, o di fare qualcosa che sia contro la legge di Dio, la coscienza ci dice, come se fosse da parte di Dio: « Non ti è lecito. » (Mt. XIV, 4). No, non ti è permesso di eseguire quell’azione, di pronunciare quella parola, di avere quel desiderio, di leggere quel libro, di frequentare quella compagnia, di andare in quel luogo di peccato, di fare un affare illecito. Se, nonostante queste rimostranze della coscienza, ancora andiamo avanti, essa si leva contro di noi e grida: « Che cosa hai fatto? » (Re, III, 24). Hai peccato; hai offeso Dio, trasgredendo la sua legge e andando contro la sua voce che ti ha avvertito di non farlo; sei colpevole davanti a Lui e meritevole di essere punito secondo la legge della sua giustizia. Era la sua coscienza che fece dire a David: « Il mio peccato è sempre davanti a me ». (Salmo L). Era la sua coscienza che fece gridare a Giuda: « Ho peccato nel tradire il sangue innocente. » (Matteo XXVII). Così ogni peccatore è responsabile della sua condotta verso la sua coscienza, che, come dice Menandro, è il suo Dio. È per mezzo della coscienza, che Dio giudica l’uomo. La coscienza, in quanto organo e strumento di Dio, pronuncia nel suo nome la sentenza di condanna; comunica, sotto la sua sovrana autorità, il decreto della Giustizia divina. In questo senso si dice che noi stessi siamo i nostri primi giudici, e che il primo tribunale al quale siamo citati è la nostra coscienza, senza poter sfuggire alla sua sentenza. Sì, questo giudizio è giusto, è terribile, è senza appello. Nel pronunciare la sentenza, la coscienza è allo stesso tempo testimone contro di noi e la sua deposizione è tanto più terribile in quanto è interiore, chiara e diretta per noi. Ah! quanto è spiacevole essere condannati da noi stessi e non avere nulla da opporre alla sentenza! E cosa, in effetti, può essere opposto quando la nostra coscienza è l’accusatore, il testimone e il giudice? Pertanto, alla coscienza rimane solo di poter assumere il carattere di esecutore ed esercitare la sua vendetta su di noi… incarico terribile, che è più terribile di tutto il resto! Essa ci punisce! Dio affida gli interessi della sua giustizia e vendetta nelle mani della coscienza; e in quanti modi essa non esegue questo tremendo ufficio contro il peccatore dopo che ha peccato? – Con quei rimorsi che lo lacerano e lo riducono, per così dire, a pezzi; come un verme roditore che lo mangia; con il costante ricordo della sua colpa che lo segue ovunque; con le paure, i terrori e gli allarmi continui in cui vive. Se viene visitato da una malattia, o se la minima infermità lo attacca, la morte si presenta incessantemente ai suoi occhi. Se i tuoni rimbombano, se la terra trema, se accade qualche incidente imprevisto, egli crede che la mano di Dio sia sollevata contro di lui, temendo ogni istante di essere inghiottito. Ahimè! può esserci un più terribile torturatore, un carnefice più crudele, un ministro più severo della vendetta per il peccatore, della sua stessa coscienza? Quale maggior tortura per Caino lo spettro sanguinante di suo fratello Abele che gli si presentava continuamente? Cosa di più spaventoso per l’empio Balthasar la vista della mano apparsa sul muro e che scriveva la sentenza di condanna? Cosa di più terrificante per Antioco della immagine del tempio di Gerusalemme che egli aveva profanato? Che cosa di più allarmante e terrificante per Enrico VIII, re d’Inghilterra, che ammirare sul suo letto di morte le legioni di monaci che aveva trattato così crudelmente? E perché questi uomini sono stati così torturati? Era perché la loro coscienza, di cui avevano calpestato i diritti, cercava l’espiazione ponendo continuamente dinanzi a loro il ricordo dei loro crimini. « Così la coscienza sostiene la sua causa all’interno del seno; ed anche se a lungo ci si ribella, essa non è giammai definitivamente soppressa. »  Non c’è da stupirsi che gli uomini a volte si suicidino. Non sopportano il rimorso della coscienza, e così cercano di trovare riposo nella morte. Ora, un tale rimorso di coscienza, sebbene sia una punizione, è allo stesso tempo una grazia per il peccatore. Lo avverte di rientrare in se stesso, con un sincero pentimento, di chiedere perdono a Dio, promettere un emendamento di vita, ed essere salvato. Ma se un peccatore non prova un tale rimorso è, senza dubbio, in una condizione molto deprecabile. La mancanza di questa grazia provoca una  riprovazione certa per l’eternità. Ora, questa voce della coscienza, che colpisce con il terrore le anime dei malvagi, riempie invece giusti di pace e di felicità.  C’è un grande peccatore: egli è molto dispiaciuto per tutti i suoi peccati; ha fermamente intenzione di modificare la propria vita; fa una buona Confessione. Guardatelo dopo la Confessione. Il suo volto è raggiante di bellezza. Il suo passo è diventato di nuovo leggero. La sua anima riflette sui suoi tratti la santa gioia da cui è inebriata. Sorride a coloro che incontra, ed ognuno vede che è felice. Non trema più quando alza gli occhi al cielo. Egli spera, ama; una forza soprannaturale lo anima. Si sente bruciare di zelo nel fare del bene; un nuovo sole è spuntato sulla sua vita, ed ogni cosa in lui rinnova la freschezza della giovinezza. E perché? Perché la sua coscienza ha gettato via un carico che lo aveva piegato fino a terra, gli dice che ora è di nuovo il compagno degli Angeli; che è di nuovo entrato in quella dolce alleanza con Dio, che ora può giustamente chiamare suo Padre; che è nuovamente reintegrato nella sua dignità di figlio di Dio. Non ha più paura della giustizia di Dio, della morte e dell’inferno. – Dobbiamo, quindi, seguire sempre la voce o i dettami della coscienza, poiché « questo è l’osservanza dei comandamenti », dice la Sacra Scrittura; ma « qualunque cosa sia contraria alla coscienza, è peccaminosa ». (Rom. XIV. 23.) « Quale regola – dice San Tommaso d’Aquino – può seguire un uomo, se non la ragione, che è la voce imperativa della coscienza? » – « Chi non fa appello alla sua coscienza in tutte le occasioni non può avere una regola di condotta. Dubbi e perplessità, oscillando tra il vizio e la virtù, non sanno a quale lato volgersi: si è come una nave il cui timone è andato perso in seguito ad una violenta tempesta ».

[12. Continua…]

LO SCUDO DELLA FEDE (64)

LO SCUDO DELLA FEDE (64)

[S. Franco: ERRORI DEL PROTESTANTISMO, Tip. Delle Murate, FIRENZE, 1858]

CAPITOLO XVI.

II. PROTESTANTISMO  È FALSO PERCHÉ CONDANNA LE ASTINENZE E I DIGIUNI.

Gesù Cristo è venuto sulla terra per riformare il mondo: a questo fine mosse guerra principalmente ai vizi che predominavano, quali sono la superbia, l’avarizia, la sensualità. Come però si possono reprimere e vincere questi vizi? In niun altro modo fuorché combattendoli a tutto andare con la mortificazione. Il perché tutto il s. Vangelo è una raccomandazione continua di rinnegare noi stessi, la nostra volontà, i nostri vizi, le nostre concupiscenze. Chi non ha capito ciò, non ha mai compreso nulla del s. Vangelo, e della dottrina di Gesù. Ognuno vede adunque che è necessario a questo fine il fare penitenza e per soddisfare a Dio per i peccati che queste passioni ci hanno fatto commettere, e per distruggere in noi le viziose abitudini e soprattutto per raffrenare la carne, la quale insolentisce orgogliosa e se non è tenuta in dovere ci trascina ad ogni eccesso. E perciò Gesù Cristo contro i vizi della carne, ordinò specialmente il santo Digiuno. Ci fece sapere che certi demoni (e sono per sentenza dei Padri quelli della sensualità) non si possono cacciare se non con l’orazione e col digiuno (Marc. IX, 28): ci avvertì che quando si fosse partito lo sposo da noi, cioè quando avesse Egli allontanata la sua presenza visibile, allora si sarebbe digiunato (Matt. IX, 19), e presupposto già questo obbligo, ci fece sapere che digiunando non dovevamo fare come i Farisei, che s’imbiancavano la faccia, e mentivano pallidezza per ostentare i loro digiuni, sebbene che dovevamo farlo con allegrezza e quasi direi con disinvoltura per non parere di fare molto per Iddio, mentre gli offriamo sì poco (Matt. VI, 15). Inoltre siccome Egli volle in ogni cosa darci esempio, sebbene non avesse bisogno per sé di digiuno, non potendo Egli correr pericolo di restare tentato o sedotto dalla sua purissima carne: così si ritirò nel deserto e passò quaranta giorni e quaranta notti in un digiuno rigorosissimo. Da questi precetti e da questo esempio ammaestrata la Chiesa prescrisse i santi digiuni, ed il fece in due maniere. Lo prescrisse più rigoroso nella quaresima, nei quattro tempi, ed in certe vigilie in cui volle che ci astenessimo dalle carni e che prendessimo il cibo solo una volta al giorno, quantunque anche questo l’abbia poi temperato: il prescrisse più mite in altri tempi come il Venerdì ed il Sabato d’ogni settimana in cui si contentò che ci astenessimo dalle carni, sebbene ci lasciasse libertà di prender cibo anche più volte al giorno. Ora qual cosa più giusta in se stessa, più conveniente al popolo Cristiano, e più conforme alla volontà di Gesù? – Può esservi dubbio che la vera Chiesa di Cristo non debba esser quella che obbedisce a questi precetti ed imita questi esempi? Che dire adunque dei Protestanti che ricusano di obbedire e di conformarvisi? Ma Gesù Cristo ha detto, ripigliano essi, che non è quello che entra per la bocca, che contamina l’uomo, bensì quello che ne esce – Matth. XV 11),cioè le imprecazioni, le bestemmie, le ingiurie,le offese alla carità.Sì, Gesù Cristo ha dette queste parole: ma queste parole sono ben lontane dal condannare i santi digiuni. Per intenderle avete da sapere che i Giudei sempre carnali e stolidi nel loro modo di vedere, si erano fitti in capo, che il mangiare certi cibi i quali erano loro proibiti, contaminasse materialmente l’anima: quasi l’anima fosse una cosa che si potesse imbrattare col cibo e con la bevanda. Il Signore per levar loro questo inganno di capo, dice loro che quel che si mangia, materialmente non imbratta, ma che quello che imbratta sono gli affetti iniqui e le volontà perverse del cuore. E questo è verissimo. Ma i Cattolici non hanno mai spacciato che il cibo materialmente preso imbratti l’anima: no: essi insegnano invece che quello che macchia le anime nella violazione dei digiuni e delle astinenze è la disobbedienza di chi resiste alla volontà della Chiesa ed a quella di Gesù, è il ricusarsi a far penitenza quando essa è imposta da chi ne ha la legittima Autorità, è il non voler conformarsi agli esempi di Gesù Cristo il quale li ha lasciati perché li imitassimo. Questa volontà rea e perversa è quella che macchia e contamina il cuore e che offende la sua Divina maestà. Il perché quando sentirete a dire che quel che entra per la bocca non contamina, rispondete cosi: che quel che entra contro la volontà di Dio, con disobbedienza a Gesù Cristo, con spirito di ribellione verso la Chiesa, contamina si, e contamina tantoché merita un’eternità d’Inferno. Chi non ascolta la Chiesa, abbilo in conto di Gentile e di Pubblicano, dice Gesù (Matth. XVIII. 17). E tanto è vero che non crediamo scioccamente che il cibo imbratti l’anima; che agli ammalati la Chiesa lo permette, e la Chiesa non lo permetterebbe se fosse un peccato. E che questo sia il vero senso della parola di Gesù, si fa chiaro anche dallo stesso operar di Gesù: imperocché se Egli avesse voluto condannare il digiuno, come dicono i Protestanti, perché avrebbe poi Egli digiunato? Dunque Gesù comanderà una cosa e poi ne farà un’ altra? Perché digiunò S. Giovanni Battista? Perché digiunarono i Santi Apostoli, come abbiamo nelle Sante Scritture? Oh non sapevano gli Apostoli che il digiuno era stato ripreso da Gesù? Condannino dunque, se loro basta l’animo, condannino il Divin Salvatore con i suoi Apostoli, oppure si contentino che la S. Chiesa ammaestrata da loro continui i suoi digiuni.Bramereste per ventura sapere qual sia la vera ragione per cui i Protestanti, i libertini strepitano tanto contro il digiuno? Eccovela. É l’amore sfrenato che hanno alla propria carne, non hanno mai compreso quello che dice l’Apostolo che quelli che appartengono a Gesù Cristo hanno crocifìssa la propria carne coi suoi vizi e con le sue concupiscenze (Gal. V, 24), né quello che praticava lo stesso Apostolo, quando diceva : io castigo il mio corpo e lo riduco in servitù (1 Cor. IX, 27). Essi sono schiavi miseri del piacere e della voluttà, e perciò non possono soffrire che si parli tra i Cristiani di macerazione, di digiuni, di penitenza. Siccome però sarebbe troppo vergognoso il palesare la vera cagione che li muove, fingono poi che Gesù Cristo abbia vietato di digiunare. Voi dunque lasciateli fare e non vi confondete; che Iddio saprà chiedere a suo tempo il conto dei digiuni violati: e state saldi a praticarli, a rispettarli, ed amate sempre più la vostra Fede, che nelle penitenze che professa a somiglianza di Gesù mostra una prova novella della sua veracità.

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (11)

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (11)

IL DOGMA CATTOLICO:

Extra Ecclesiam Nullus Omnino Salvatur

[Michael Müller C. SS. R., 1875]

CAPITOLO V, Parte II.

[Degli eretici non colpevoli del peccato di eresia]

Prima di parlare in dettaglio di questa classe di eretici dobbiamo spiegare cosa si intenda per LEGGE e COSCIENZA.

§ 1. IL DIRITTO NATURALE.

(Secondo San Tommaso d’Aquino)

« Le leggi della natura – dice san Tommaso d’Aquino – e tutti i princîpi di giustizia e di moralità, furono quasi cancellati nel tempo che intercorse tra Adamo e Mosè. Al tempo di Abramo, tutte le nazioni erano cadute nell’idolatria, immerse in ogni tipo di vizi, quasi tutti chiudevano gli occhi alla luce della ragione: erano come quelli che cadono in un abisso, più si cade in profondità, meno luce del giorno si vede. Dio ha permesso ai malvagi di cadere in questo stato di ignoranza universale e di empietà, per umiliare il loro orgoglio e la loro arroganza, essi che, sempre pieni di orgoglio e perversità, presumono che la loro ragione personale sia sufficiente a far loro conoscere i loro doveri e prevaricare i loro poteri naturali. In quella triste esperienza di ignoranza ed empietà, Dio, nella sua misericordia, venne in loro aiuto dando ad essi la legge scritta nella persona di Mosè, come rimedio per la loro cecità e ostinazione. La legge naturale è imperfetta. Quindi una Legge divina è assolutamente necessaria nel guidarci sulla via della beatitudine eterna. Non possiamo raggiungere un fine soprannaturale con mezzi naturali o umani. Abbiamo bisogno di una Legge divina per dirigere i nostri pensieri e le nostre azioni verso quel fine. Il giudizio degli uomini è incoerente e mutevole. Hanno essi perciò bisogno di una “legge infallibile” onde dirigere e rettificare il loro giudizio, al fine di sapere con certezza cosa debbano fare ed evitare per ottenere la felicità eterna. Ecco che allora, Dio Onnipotente aggiunse alla legge naturale, una Legge superiore, relativa ad un fine superiore, nella forma di quella Mosaica e della legge evangelica. « La Legge – dice San Paolo – … fu promulgata per mezzo di Angeli attraverso un mediatore ». (Gal. III, 19). E Santo Stefano disse agli ebrei: « …voi che avete ricevuto la legge per mano degli Angeli ». (Atti, VII 53.) San Dionigi l’Areopagita dice che gli Angeli sono incaricati di portare tutti i messaggi dal cielo alla terra, cioè da Dio all’uomo. L’obiettivo principale della Legge divina è quello di rendere l’uomo santo. « Siate santi, come Io sono santo », dice il Signore. Questa santità consiste nel perfetto amore tra Dio e l’uomo. Questa carità è il compimento della legge. È quindi con la pratica che diventiamo santi e assomigliamo a Dio. Era quindi necessario che l’antica Legge contenesse diversi precetti morali riguardanti le virtù necessarie per la perfetta felicità dell’uomo. Questi precetti morali sono tutti contenuti nei Dieci Comandamenti. Questi Comandamenti sono una spiegazione completa della legge naturale: essi sono di istituzione divina. Furono comunicati dal ministero degli Angeli a Mosè che li proclamò tutti al popolo ebraico; ma egli aggiunse altri precetti, ordinanze e cerimonie per la osservanza puntuale dei Comandamenti. I primi tre di essi, prescrivono i nostri doveri verso Dio; cioè, adorarlo per mezzo della fede, della speranza e della carità; e gli ultimi sette prescrivono i nostri doveri verso tutti i nostri simili.

§ 3. LA NUOVA LEGGE O LA LEGGE DELLA GRAZIA.

« L’intera razza umana – dice San Tommaso d’Aquino – era destinata a vivere in successione durante tre distinti periodi. Il primo periodo fu quello dell’Antica Legge, il secondo quello della Nuova Legge e il terzo ed ultimo, quello del Regno della gloria eterna. » San Paolo afferma che « l’antica legge (i molti precetti cerimoniali) fu abolita a causa della sua debolezza e non redditività, poiché non aggiunse nulla alla perfezione; … ma ha portato in noi una speranza migliore, grazie alla quale ci avviciniamo a Dio ». (Ebr. VII, 8). Dice ancora: « Che la vecchia legge e i comandamenti siano davvero santi, giusti e buoni ». Ora diciamo che una dottrina è buona quando è conforme alla Verità e diciamo pure che una legge è buona quando è coerente con la ragione. Tale era la Legge antica; perché reprimeva la concupiscenza, che agisce contro la ragione, e proibiva tutte le trasgressioni contrarie alla ragione umana e alla Legge divina. Questa ha agito come un medico nel rimettere in salute un malato con delle prescrizioni salutari. Il fine principale dell’uomo è la gloria eterna; ma è solo per grazia divina che possiamo meritarla. La vecchia legge non poteva conferirla. « La legge fu data da Mosè, la grazia e la verità vennero da Gesù Cristo ». (Giovanni, I, 17.) Ma la Legge Antica era buona poiché era una preparazione per la Legge di Grazia, per la venuta del Messia, sia dando testimonianza di Lui, che conservando tra gli Ebrei la conoscenza e il culto del vero Dio. « Prima che quella fede venisse, siamo stati tenuti sotto la Legge per quella fede che doveva essere rivelata ». (Gal. III, 23)  – Tuttavia, nonostante l’imperfezione della vecchia Legge, gli Ebrei avevano sufficienti mezzi di salvezza mediante la fede nel Redentore venturo: Gesù Cristo, ardentemente atteso, era il Salvatore dei Patriarchi, dei Profeti e di tutte le anime sante della vecchia Legge; così come Gesù Cristo, effettivamente giunto, è il Salvatore degli Apostoli, dei Martiri e di tutte le anime sante della nuova Legge.  – La Legge di Gesù Cristo, allora, o la Legge della Grazia, sostituì la Legge Antica. Questa legge è chiamata NUOVA per diverse ragioni: La Legge della Grazia è nuova nel suo Autore. L’antica legge fu data dal ministero degli Angeli, ma la nuova legge, dal Figlio unigenito di Dio. Quindi, per dimostrare la preminenza della nuova Legge sulla vecchia Legge, san Paolo dice: « Dio aveva parlato in passato ai nostri antenati tramite i Profeti, ora ci ha parlato per mezzo del Figlio suo, che ha nominato erede di tutte le cose. » (Ebrei I, 1-2).  – La Legge di Cristo è Nuova nella sua efficacia. L’antica Legge non conferiva la grazia della giustificazione; l’aveva solo prefigurata e promessa in vista della nuova Legge, e ne ha determinato l’insufficienza sostituendo la realtà alle figure e il dono delle grazie alle promesse. Quindi la Legge di Cristo è la perfetta realizzazione e il compimento della Legge mosaica. – La Legge di Cristo è Nuova nelle sue ricompense. Mosè, come leggiamo all’inizio del Libro dell’Esodo, conduceva il popolo ebraico dall’Egitto alla conquista di nazioni straniere e prometteva loro una terra ove scorreva latte e miele.  La Legge del Vangelo propone e promette, prima di tutto, la felicità e la gloria celeste ed eterna. Gesù Cristo cominciò a predicare il Vangelo con queste parole umili e sante; « Fate penitenza, ché è prossimo il regno dei cieli ». La Legge di Cristo è Nuova nella perfezione che richiede. La legge dovrebbe dirigere tutti gli atti umani all’osservanza della giustizia con la punizione di tutti i delitti. Ma la legge mosaica puniva solo gli atti esterni, mentre la legge del Vangelo sancisce anche gli atti interni. L’una reprimeva le azioni manuali, mentre l’altra reprimeva i pensieri e le passioni peccaminose del cuore.  La Legge di Cristo è Nuova nel motivo della sua operazione. L’antica Legge operava solo attraverso il timore e le punizioni, mentre la Legge di grazia opera con giustizia e carità perfette. «… Perché la legge dello spirito di vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte », dice San Paolo. (Rom. VIII, 2). Nell’Antico Testamento – dice Sant’Agostino – la legge è stata data in forma esterna per terrorizzare i malvagi, mentre nel Nuovo Testamento è data dall’effusione della carità divina per la nostra giustificazione. L’antica Legge delle parole era scritta su tavole di pietra, mentre la Legge della Grazia è incisa sulle tavole viventi dei cuori dei fedeli. Quindi la Nuova Legge è una legge di Grazia, infusa nelle anime dei giusti, e procede dalla fede in Cristo, che ha aggiunto consigli a tutti coloro che aspirano alla virtù e alla perfezione. – Con la sua autorità divina, la nuova Legge ha il potere di prescrivere opere esterne e proibirne certe altre. Poiché ci ha resi figli della luce, dobbiamo compiere opere di giustizia e di carità ed evitare quelle del peccato e delle tenebre. « Perché tu eri prima tenebra, ma ora sei luce nel Signore: cammina allora come figlio di luce ». (Eph. V. 8.). La nuova Legge è una legge di grazia e di santità. Ma per sapere se possediamo questo dono divino della grazia e della santità, sono necessari i segni visibili, e i Sacramenti sono appunto questi segni di grazia. Colui che ha ricevuto il dono della Grazia, deve manifestarlo con parole ed azioni; poiché la legge di Cristo ci ordina di professare la nostra fede e di non rinnegarla mai in nessuna occasione. (Matt. X. 32-33.) – La nuova Legge, essendo una legge di grazia, di carità e libertà, aggiunge consigli ai precetti, che non sono assolutamente obbligatori. I precetti della nuova Legge sono di obbligo morale, indispensabile, mentre i consigli sono di carattere discrezionale e lasciati alla nostra libera scelta. « Il profumo e l’incenso allietano  il cuore, e i buoni consigli di un amico sono dolci per l’anima ». (Prov. XXVII, 9). Ora, essendo Cristo l’essenza di ogni saggezza e carità, i suoi consigli evangelici sono i più utili e salutari per tutti i Cristiani. L’uomo è posto in questo mondo tra le beatitudini celestiali e i godimenti temporali; cosicché, più è attaccato agli uni, più rinuncerà agli altri. Tuttavia, non è necessario privarsi di tutti i beni di questo mondo per raggiungere la felicità eterna; ma privandosi dei beni di questo mondo, ci si pone in maggior sicurezza nell’opera della propria salvezza. Le ricchezze e le gioie di questo mondo ci seducono con l’attrazione dei tre tipi di concupiscenza. Quindi, la nuova legge, per portarci alla perfezione evangelica, propone la povertà come rimedio infallibile per superare la concupiscenza degli occhi; la castità, per resistere a quello della carne; e l’obbedienza, per avere la meglio sull’orgoglio e la vanità della vita. I consigli del Vangelo sono pertanto una disciplina morale che conduce alla santità ed alla perfezione. Quindi san Paolo, dopo aver consigliato la verginità, aggiunge: « E questo dico per il tuo profitto, non per gettarti addosso un laccio, ma per ciò che tu possa giungere fino  al Signore senza impedimento ». – Un certo viaggiatore fu costretto a passare attraverso una vasta foresta nel buio della notte. Per non perdere la strada per il suo paese, portava una lampada in mano, alla luce della quale poteva sempre vedere chiaramente il modo in cui doveva viaggiare per raggiungere la sua casa in tutta sicurezza. In questo mondo, tutti noi viaggiamo verso il nostro vero paese, che è il Paradiso. Dobbiamo viaggiare attraverso la vasta foresta di questo mondo, nell’oscurità della notte, cioè dobbiamo viaggiare attraverso l’oscurità delle tentazioni del diavolo, della carne e degli errori delle false religioni e dei principi perversi di uomini malvagi.  Ora, per non perdere la via del cielo, Dio ci ha dato una lampada alla luce della quale possiamo sempre vedere il modo in cui dobbiamo procedere per entrare nel regno dei cieli. Questa lampada è in particolare la Nuova Legge, la vera Religione di Cristo. Poiché il comando – dice la Sacra Scrittura – è una lampada, e l’insegnamento una luce, e un sentiero di vita le correzioni della disciplina ». (Proverbi VI, 23). La legge di Gesù Cristo è chiamata una lampada, una luce, perché mostra a tutti gli uomini la via per il cielo; essa dice loro cosa debbano fare e cosa debbano evitare per piacere a Dio ed essere salvati. « Osserva i miei precetti e vivrai, il mio insegnamento sia come la pupilla dei tuoi occhi. » (Prov. VII, 2). – La Legge di Cristo, quindi, è uno dei più grandi doni per ogni uomo. « Ti darò – dice il Signore un buon regalo – … poiché io vi do una buona dottrina; non abbandonate il mio insegnamento ». (Prov. IV. 2) Poiché la Legge di Grazia è perfetta in ogni modo, non può essere sostituita da alcun’altra legge. Essa durerà quindi fino alla fine del mondo.

§ 4. LA COSCIENZA IN GENERALE .

Dio non si accontentò di mostrare all’uomo la via per il Paradiso, che è l’osservanza dei Comandamenti di Gesù Cristo; inoltre, Egli ha dato a ciascuno un compagno invisibile, che rimane con lui giorno e notte, fino alla fine della sua vita. Alcuni danno a questo compagno il nome di coscienza; altri lo chiamano l’oracolo o la voce di Dio nella natura e nel cuore dell’uomo, distinta dalla voce della rivelazione. Un certo poeta dice: « Qualunque sia il credo insegnato, o la terra calpestata, la coscienza dell’uomo è l’oracolo di Dio ». Sì, la voce della coscienza proviene da Dio, e non dall’uomo; essa è posta in noi, prima di aver avuto qualsiasi addestramento, anche se tale addestramento è poi necessario per il suo rafforzamento, la crescita e la dovuta formazione; essa si trova anche nel selvaggio non addestrato. – Quando Colombo scoprì l’America, un giorno il capo di una tribù indiana gli disse: « Mi è stato detto che di recente sei venuto in queste terre con una forza possente, e hai soggiogato molte nazioni, diffondendo grande paura tra la gente, ma non essere, tuttavia, vanaglorioso. Sappi che, secondo la nostra convinzione, le anime degli uomini hanno due viaggi da compiere dopo che si siano allontanate dal corpo: uno, in un luogo triste e oscuro, coperto di oscurità, preparato per quelle anime che sono state ingiuste e crudeli con i loro simili; l’altra, piacevole e piena di luce, per coloro che hanno promosso la pace sulla terra. Se, dunque, sei mortale e ti aspetti di morire, e credi che ognuno sarà ricompensato secondo le sue azioni, fa’ attenzione a non ferire, né colpire, né danneggiare ingiustamente quelli che non ti hanno fatto del male. » (Irving’s “Columbus”, cap. V., P. 443.). – Da questa breve discorso di un pagano è evidente che ci sia la voce della coscienza anche nel selvaggio, voce che gli dice ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. – Questo fedele compagno sa fino a che punto ognuno conosca la legge di Dio. Esso conosce i nostri desideri, le nostre parole, le nostre azioni e l’omissione dei nostri doveri. Ora il suo ufficio è quello di applicare la legge della nostra conoscenza a tutto ciò che desideriamo, diciamo e facciamo, per vedere se i nostri desideri, le parole o le azioni siano conformi alla legge di Dio, o in opposizione ad essa. – Infatti San Tommaso dice: « La coscienza non è un potere, ma un atto dell’anima con cui applichiamo ad un’azione particolare, i principi primari del giusto e dell’errato. Se applichiamo questi principi alla commissione o all’omissione di un atto, la nostra coscienza ne è testimone. – « Perché la tua coscienza sa che hai anche parlato spesso male degli altri ». (Eccles. VII., 23.) Se applichiamo quei principi a ciò che dovrebbe o non dovrebbe essere fatto per quel momento, la nostra coscienza ci induce a farlo o ce ne dissuade. Se applichiamo questi principi ad una transazione passata per sapere se questa fosse buona o cattiva, la nostra coscienza ci accusa o ci scusa ». – La coscienza, o il senso del bene e del male, che è il primo elemento della Religione, è così delicato, così incostante, così facilmente indeciso, oscurato, pervertito; così sottile nei suoi metodi argomentativi, così impressionabile dall’educazione, così prevenuto dall’orgoglio e dalla passione, così instabile nella sua fuga, che questo senso del giusto e dell’errato è allo stesso tempo il più alto di tutti gli insegnamenti, eppure il meno chiaro e luminoso nella maggior parte degli uomini. Ecco che noi incontriamo diversi tipi di coscienza.

[11. Continua]

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (10)

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (10)

IL DOGMA CATTOLICO:

Extra Ecclesiam Nullus Omnino Salvatur

[Michael Müller C. SS. R., 1875]

§ 10. S. O. FA IN MODO DA EVITARE LA NOSTRA CORRETTA CONCLUSIONE, E RACCONTA TANTE FANDONIE

S. O. continua a citare dalla nostra Spiegazione della Dottrina Cristiana e a commentarla.

« D.: Una simile fede in tale Cristo salverà i protestanti?

R.: Nessun uomo ragionevole mai asserirà una simile assurdità. »

« La risposta è corretta, poiché una tale fede in tale Cristo, porterebbe ad una non salvezza, come ogni uomo ragionevole sarebbe perfettamente disposto ad ammettere, come fa un tale autore ».  –

Abbiamo dimostrato nella nostra Explanation … che la Chiesa Cattolica Romana sia la sola vera Chiesa di Gesù Cristo; che la dottrina di Cristo si trovi solo in questa vera Chiesa; che solo i membri di questa Chiesa hanno la FEDE assoluta, divina in Cristo e in tutto ciò che Essa ha fatto per la salvezza; che solo in questa Divina Fede sia possibile la salvezza, perché essa è il fondamento della giustificazione; abbiamo dimostrato come i protestanti abbiano respinto tutto la Fede Divina in Gesù Cristo e nella sua dottrina; che, respingendo la Chiesa di Cristo, essi hanno rigettato Cristo stesso e la sua dottrina, e che quindi di conseguenza, diciamo sia un’assurdità per chiunque, credere che essi possano essere salvati nella loro fede, la quale è solo un’invenzione umana che ha condotto e conduce ancora a vari tipi di abomini. – Ma poiché S. O. sembra avere tanta fede e fiducia nella fede dei protestanti in Cristo, pensa che tutti i Cattolici siano perfettamente disposti a non disturbarlo nella sua “onesta” convinzione e nella sua “invincibile ignoranza”. Ma nello stesso tempo protestiamo contro le menzogne che dice nella sua continuazione della risposta di cui sopra, vale a dire: « … È strano come alcune persone pie e buone considerino come loro dovere religioso e come un piacere, fare in modo tale da considerare che i loro vicini dissenzienti siano opportunamente e facilmente dannati. Ricordano una di quelle persone immortalate in Hudibras, che: “accusano dei peccati a cui essi sono inclini, condannando coloro che non hanno alcuna intenzione o proposito di farli” . – Qui S. O. afferma molto impudentemente che alcune persone pie e buone (cioè i Cattolici, e in particolare il Rev. M. Muller, CSSR, l’autore di Explanation of Christian Doctrine), considerino loro dovere e piacere religioso, … fare in modo che i loro vicini dissenzienti siano corretti propriamente e considerati irrimediabilmente dannati! Una calunnia più infame non è mai uscita neppure dalle labbra di un eretico contro i Cattolici! Ahimè! il Rev. Editor della BCU & T. assicura solennemente che le suddette parole non provengono né da un ebreo né da un eretico; ci assicura solennemente che sono state scritte dal “Prete più eminente” degli Stati Uniti, e le ha incoraggiate con gioia e le ha stampate a beneficio dei lettori di BCU & T. – Potete vedere come, in parole povere, S. O. proferisca menzogne in modo evidente e vergognoso citando dalla nostra “Explanation”  la seguente risposta:

« D.: Che cosa dobbiamo pensare della salvezza di coloro che sono fuori dalla Chiesa senza colpa loro, e che non hanno mai avuto l’opportunità di conoscerla meglio?

R.: La loro ignoranza incolpevole non li salverà; ma se temono Dio e vivono secondo la loro coscienza, Dio, nella sua infinita misericordia, fornirà loro i mezzi necessari per la salvezza, anche con l’inviare, se necessario, un Angelo per istruirli nella fede Cattolica, piuttosto che lasciali perire attraverso un’ignoranza incolpevole ». Ahimè! che peccato che S. O. cada di qua e di là, in un abisso di bugie e di false asserzioni.

§ 11. S. O. DICHIARA QUINDI CHE LA SENTENZA FINALE DEL GIUDICE ETERNO NELL’ULTIMO GIORNO SI ABBATTERÁ SOLTANTO SUI CATTIVI CATTOLICI – DALLA PROPRIA ARGOMENTAZIONE SI PROVA PERO’ CHE ANCHE I PROTESTANTI SIANO INCLUSI IN QUESTA SENTENZA.

Egli cita di nuovo: –

« D.: Cosa dirà loro Cristo nel giorno del giudizio?

R.: Io non vi conosco, perché voi non mi avete mai conosciuto. »

« Non è – egli dice – un elemento valido per me prendere in parola l’autore, dal momento che il suo argomento è quello che i protestanti non conoscono il vero Cristo, e poi dire che nel giorno del giudizio un uomo sarà condannato da Cristo perché non l’ha mai conosciuto. Nessun uomo sarà condannato a causa della sua ignoranza, né protestante, né pagano, né, posso aggiungere, Cattolico. Può essere condannato però perché, conoscendo Cristo, ha rifiutato di accettarlo, di credere in Lui, di fare la sua volontà e osservare i suoi Comandamenti. – Invece (S. O.) dice che nostro Signore, non si rivolge ai protestanti, che non hanno mai conosciuto la verità delle sue dottrine insegnate dalla Chiesa Cattolica, bensì minaccia di rinnegare solo quei Cattolici che, conoscendolo, lo hanno rinnegato con la loro vita peccaminosa e il non fare la volontà del Signore: « … Ed egli vi dirà: Io non so da dove venite, allontanatevi da me, voi tutti operatori d’iniquità ». (San Luca, XIII, 26-27). « Poiché per lui, S. O. non è un argomento speciale prendere l’autore di “Explanation” in parola, perché l’argomento dell’autore è che i protestanti non conoscono il vero Cristo, e non sarà comunque da prendere in parola un argomento importante dell’autore di “Explanation”, dal momento che il suo argomento è stato, per tutto il tempo, che i protestanti conoscono il vero Cristo e credono esattamente ciò che la Chiesa Cattolica insegna riguardo a Cristo. Se S. O. allora dichiara che la frase sopracitata riguarda solo « … quei Cattolici che, conoscendo Cristo, lo hanno rinnegato con le loro vite peccaminose, – che cioè, conoscendo la volontà del Signore, non l’hanno fatta », egli deve anche, per la stessa ragione, dichiarare che anche i protestanti sono inclusi nella sentenza del Giudice eterno: essi, infatti, ben conoscendo Cristo, lo hanno rinnegato con le loro vite peccaminose, e, conoscendo la volontà del Signore, non l’hanno fatta. Ecco che S. O., così come anche i protestanti, usa la sua personale interpretazione privata della Sacra Scrittura, almeno per la frase sopra riportata del Giudice eterno, contrariamente a quanto dichiarato dal Concilio Vaticano su questo argomento; aggiungiamo qui ciò che Sant’Agostino (Serm. 23) dice riguardo a quelle parole di Cristo: “Io non ti conosco”. « Se colui che conosce ogni cosa – dice questo grande Dottore della Chiesa, dichiara: “Io non ti conosco” , intende dire: “Io ti riprovo” perché non ti ho mai visto appartenere al mio ovile con la Fede assoluta, la Fede Divina in tutte le mie parole e in tutto ciò che ho fatto per la tua salvezza, e così sei sempre rimasto separato da me, e perciò … ti riprovo ». – S. O. farebbe bene a riflettere su questa interpretazione della frase finale di Cristo di cui sopra. Sottoponiamo inoltre al suo esame le seguenti parole di Cristo, che lui e tutti i suoi amici protestanti ascolteranno nel giorno del giudizio: « Colui che si vergognerà di me e delle mie parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’Uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo, con i santi Angeli ». (Marco VIII, 38). In questo testo si afferma nei termini più semplici che non ci si deve vergognare, non solo di Cristo, ma anche delle sue parole, cioè della sua Dottrina, della sua Religione e, di conseguenza, della sua Chiesa – la depositaria di quella Fede, – cosa che costituisce un peccato mortale, e che comporterà pertanto la dannazione eterna dell’anima. Ma se il vergognarsi di Cristo e della sua Dottrina condanna l’anima all’inferno, quanto più negare Cristo e la sua Santa Chiesa Cattolica! Non è così in un certo qual modo vergognarsi di Cristo e della sua Dottrina, quando egli (S. O.) si dichiara così tanto a favore del credo protestante, e così poco in favore della Fede Cattolica, quando dichiara che si sono travisate le dottrine Cattolica e protestante, quando afferma che le prove che abbiamo dato e che vengono date dai migliori teologi circa la verità che “non c’è salvezza fuori dalla Chiesa”, sono false, ecc. ecc.? Non è negare, in una certa misura, Cristo e la sua Dottrina, quando egli dichiara che la fede dei protestanti in Cristo è esattamente la stessa di quella dei Cattolici? Non è così tanto vergognoso il dire: la religione del diavolo è buona come quella di Dio; la menzogna è buona quanto la verità; il cristianesimo contraffatto è buono quanto il vero Cristianesimo; la fede umana è buona quanto la Fede Divina; la strada per l’inferno è buona così come la via per il paradiso? – O felici protestanti! Poco fa, S. O. ha detto di voi, che “… voi credete precisamente ciò che insegna la Chiesa Cattolica, e cioè che Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo, ecc.; che i protestanti credono a tutto ciò che la Chiesa Cattolica crede, cioè ai fatti della sua vita divina, ai miracoli, alla passione, morte e risurrezione. … Questa è una verità innegabile! « E ora dice, nientemeno che non avete mai conosciuto la verità delle dottrine di Cristo così come insegnate dalla Chiesa Cattolica! », e quello che ha definito una innegabile verità, qui invece la nega in parole semplici. Dice anche di voi che « … la dottrina protestante della regola di fede, – l’interpretazione privata di ciascuno della Parola di Dio scritta – è indiscutibilmente errata, e subito dopo dice che non crede in questa regola! Dice che i protestanti sono in errore riguardo alla volontà divina, e questo lo sappiamo; ma a causa di questo errore, essi non sono però colpevoli davanti a Dio; e poi di nuovo nega in parte questa affermazione dicendo che i protestanti ostinati, cocciuti, che respingono la verità sono colpevoli! Che consolazione per i protestanti conoscere questi oracoli infallibili da S. O., per essere rassicurati da lui che le parole di Cristo, « Io non so voi di dove siate e da dove veniate, voi tutti operatori d’iniquità », saranno rivolte non ai protestanti, ma solo ai Cattolici, ed imparare da lui per certo che « … nessun uomo sarà condannato a causa della sua ignoranza, né protestante, né pagano, né cattolico ». – « Sebbene tutti i teologi Cattolici insegnino che l’ignoranza colpevole dei mezzi di salvezza e dei nostri grandi doveri sia un peccato mortale, tuttavia S. O. assicura enfaticamente ogni protestante, ogni pagano, ed ogni Cattolico che « … nessuno sarà condannato a causa della sua ignoranza ». Se la tua ignoranza è stata incolpevole, tanto meglio, perché, a meno che tu non abbia commesso peccati contro la tua coscienza, non sarai condannato, perché nessuno è condannato a causa di tale incolpevole ignoranza! Quale abbagliante luce teologica si irradia per i protestanti moderni dagli oracoli infallibili di S. O.! Come è consolante per essi l’essere tanto sicuri che in questo caso, come in ogni altro, egli abbia dimostrato la sua consueta onniscienza. Teologia cattolica, dogmatica e morale, logica, storia della Chiesa Cattolica e della società, come tutti possono vedere, sono i suoi punti di forza. Potrebbe sbagliare in altre questioni, ma non in questa. Gli antenati meno fortunati dei protestanti moderni non avevano questa guida. Essi potevano contare solo su qualche piccolo sostegno degli scritti di Sant’Agostino e di altri Padri della Chiesa; ma non avevano certo il più sicuro e più luminoso insegnamento di S.O., che, comunicato attraverso il C. U. & T. di Buffalo, era riservato ai protestanti della generazione attuale. Il sole di quel giornale non è sorto da molto sopra l’orizzonte, … è nato per ricevere e riflettere sui suoi lettori i raggi teologici elettrizzanti di uno dei più grandi oracoli che siano mai vissuti, egli che si considera un “apostolo dell’illuminazione” e misura il successo della sua illuminazione dal successo che ottiene nel persuadere non solo i Cattolici, ma soprattutto i protestanti, e persino i pagani, nel far credere che il Rev. M. Muller, C. SS. R., nella sua “Explanation…” abbia travisato la credenza cattolica e la credenza protestante: Dio e il diavolo.

§ 12. S. O. DICHIARA ALLORA CHE LA VITA ONESTA DEI PROTESTANTI SI ERGA A  RIMPROVERO DEI CATTIVI CATTOLICI.

« Molti protestanti – dice S. O. – a motivo delle loro vite oneste, rette e caritatevoli, sono un rimprovero per i cattivi Cattolici ». Insegniamo, anzi crediamo fermamente, che non ci sia salvezza fuori dalla Chiesa Cattolica; tuttavia non insegniamo che tutti coloro che sono membri della Chiesa Cattolica saranno salvati. « Certamente, nelle nostre città e nelle grandi città – dice il dottor O. A. Brownson – sì, anche nei piccoli villaggi del nostro grande Paese, si possono trovare molti cosiddetti Cattolici liberali o nominali, che non fanno onore alla nostra Religione, alla loro Madre spirituale, la Chiesa. Sottoposti come erano, nella terra della loro nascita, alle restrizioni imposte dai governi protestanti o semi-protestanti, sentono ora, venendo qui, di essere sciolti da ogni ritegno, e dimenticano l’obbedienza che devono ai loro Pastori, ai prelati che lo Spirito Santo ha posto sopra di loro, diventano insubordinati e vivono più come non-Cattolici che come Cattolici, trascurando in larga misura vergognosamente i loro doveri e stentando nel progredire senza sufficienti istruzioni morali e religiose, diventando così elementi della nostra popolazione corrotta. Questo è certamente da deplorare, ma può essere facilmente spiegato senza pregiudicare la verità e la santità della Religione Cattolica, rendendo anzi pubblica la condizione alla quale tali individui sono stati ridotti prima di venire in questo Paese, le loro delusioni in una terra straniera, la loro esposizione a tentazioni nuove e inattese, che essi non erano affatto il meglio dei Cattolici, anche nei loro Paesi nativi, la loro povertà, la miseria, l’ignoranza, la cultura insufficiente ed una certa naturale incapacità ed incuria, nonché la grande mancanza di scuole cattoliche, di Chiese e ferventi Sacerdoti. Ma pur abbassata e degradata come può essere questa classe di popolazione cattolica, essa non corrisponde alla classe di non Cattolici in ogni nazione; nel peggiore dei casi, c’è sempre un germe che, con la dovuta cura, può essere rivitalizzato, che può rifiorire e dare i suoi frutti. La loro Madre, la Chiesa, non smette mai di avvertirli di pentirsi e di purificarsi dai loro peccati con il Sacramento della Penitenza. Se non ascoltano la voce della loro Madre, ma continuano a vivere nel peccato fino alla fine della loro vita, la loro condanna sarà maggiore di quella di coloro che sono nati in seno  all’errore, e le cui menti non sono mai state penetrate dalla luce della verità. « Quel servo –  dice Gesù Cristo – che conosceva la volontà del suo Signore, e non ha fatto secondo la sua volontà, sarà battuto con molte percosse. » (Luca, XII 47.); – Senza dubbio, è, in generale, molto più facile riconciliare con Dio un Cattolico poco edificante, che non ha rinunciato alla Fede, piuttosto che ottenere un protestante che rinunci ai suoi errori, ai suoi pregiudizi e ai suoi peccati segreti, e sia disposto a fare tutto ciò che è necessario per ottenere il perdono. Quanti Cattolici ci sono stati, che per diversi anni hanno condotto vite per nulla edificanti ed in seguito sono diventati modelli di virtù, e persino grandi santi. Un Cattolico scandaloso, senza dubbio, dispiace a Dio a causa dei suoi peccati, ma non a causa della sua Fede. Un protestante, tuttavia, non può piacere a Dio, finché rimane senza Fede Divina, senza la quale è impossibile piacere a Dio, dice lo Spirito Santo nella Sacra Scrittura. E se la Fede, senza opere buone, è morta fino a un certo punto, va ricordato che anche le buone opere eseguite senza la Fede Divina sono morte. – Che diritto, quindi, ha S. O. da dire che, a motivo delle loro vite oneste, rette e caritatevoli, molti protestanti sono un rimprovero continuo ai cattivi Cattolici. Sarebbe stato più onorevole per lui, e avrebbe fatto più bene ai protestanti, se avesse detto loro che i milioni di Cattolici in Irlanda e in altri Paesi, che sono morti per la loro Fede nelle persecuzioni subite dai protestanti, sono un rimprovero permanente per tutti i tipi di protestanti; che le vite vissute nella verginità e nel sacrificio di sé di così molti santi Cattolici, sono una testimonianza data specialmente da migliaia di sorelle, fratelli e Sacerdoti, e costituiscono un monito permanente ai protestanti finché continueranno a vivere nell’eresia.

§ 13. LA LINGUA FARISAICA DI S. O.

[Predicare “Extra Ecclesiam nulla salus” è pienamente caritatevole]

« Questa “Explanation” – dice ancora S. O. – è un libro che ferisce il protestante sincero che cerca onestamente la verità e che lo fa allontanare senza speranza e demoralizzato dalla vera sposa di Cristo suo Redentore ». – Non c’è nulla in cui il grande Apostolo delle genti sembra meritare maggior gloria, che nel suo ardente zelo per la salvezza delle anime, e nella sincerità del suo cuore, consegnare al mondo le sacre eterne verità, pure e incorrotte. Non si vergognava l’Apostolo di queste divine verità; si rallegrava quando fu chiamato a soffrire per esse; egli non aveva alcuna mira ed interesse mondano nel predicarle; non cercava la stima e il favore degli uomini nell’esporle; il suo unico intento era quello di promuovere l’onore del suo santo Maestro e di guadagnargli anime, per cui non aveva bisogno di usare parole lusinghiere o di adattare la dottrina del Vangelo agli umori degli uomini. Sapeva che le verità rivelate da Gesù Cristo sono inalterabili; che « … il cielo e la terra passeranno, ma le sue parole non passeranno mai »; e che, quindi, corrompere queste parole sacre, seppure in un singolo articolo, sarebbe « … un pervertimento del Vangelo di Cristo » (Gal. I, 7), un peccato così doloroso, che lo Spirito Santo, con la sua bocca, pronuncia una maledizione su chiunque, anche un Angelo dal cielo, che avesse il coraggio di rendersene colpevole. Quindi descrive la sua condotta nella predicazione del Vangelo come segue: « … Voi sapete come mi sono comportato con voi fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia e per tutto questo tempo: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e tra le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei. Sapete come non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle vostre case,» (Atti XX 18, 20). – « … Abbiamo avuto il coraggio nel nostro Dio di annunziarvi il Vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. E il nostro appello non è stato mosso da volontà di inganno, né da torbidi motivi, né abbiamo usato frode alcuna; ma come Dio ci ha trovati degni di affidarci il Vangelo così lo predichiamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio …». (I Tess. II, 2, 4). – « … noi non siamo infatti come quei molti che mercanteggiano la parola di Dio, ma con sincerità e come mossi da Dio, sotto il suo sguardo, noi parliamo in Cristo. » (II Corinzi II, 17.). – « … rifiutando le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunziando apertamente la verità, ci presentiamo davanti ad ogni coscienza, al cospetto di Dio. E se il nostro Vangelo rimane velato, lo è per coloro che si perdono, ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula, perché non vedano lo splendore del glorioso Vangelo di Cristo che è immagine di Dio. Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù ». (II Cor. IV, 2, 5). – « … Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo! » (Gal. I, 10.) Ora, « … Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il Vangelo; non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la Croce di Cristo. La parola della Croce infatti è stoltezza per quelli cha vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio; è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. …Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini … Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, …perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio … » (I Corinzi I, 17- 29). – « … Io infatti non mi vergogno del Vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, … » (Rom. I. 16.). E quindi: « … o fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza … e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. » (I. Cor. II 1-5). –  La Chiesa di Cristo, animata dallo stesso Spirito divino di Verità che ha ispirato questo santo Apostolo, ha sempre regolato la sua condotta sul modello che le era stato presentato con le sue parole e il suo esempio. « … combattere per la fede, che fu trasmessa ai credenti una volta per tutte » (Giuda, v. 3), la sua continua cura è « … custodisci il deposito; evita le chiacchiere profane e le obiezioni della cosiddetta scienza, professando la quale taluni hanno deviato dalla fede » (I. Tim. VI, 20.). – « … Il mio Spirito che è sopra di te e le parole che ti ho messo in bocca non si allontaneranno dalla tua bocca, né dalla bocca della tua discendenza, né dalla bocca dei discendenti dei discendenti, dice il Signore, da ora e per sempre. » (Isa. LIX, 21.). Quindi egli non sa cosa significhi temporeggiare nella Religione, per compiacere gli uomini, né adulterare il Vangelo di Cristo per animarli; dichiara le sacre verità rivelate da Gesù Cristo nella loro semplicità originale, senza cercare di adornarle con parole persuasive di saggezza umana, molto meno col mascherarle in un abito non proprio. La Verità, semplice e disadorna, è l’unica arma che impiega contro i suoi avversari, indipendentemente dalla loro censura o dalla loro approvazione. « Questa è la verità – dice – rivelata da Dio, questa devi abbracciare, o non puoi avere alcuna parte con Lui ». Se il mondo considera ciò che dice come follia, questo non costituisce una sorpresa, perché sa che  « … L’uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle. » – « l’uomo sensuale non percepisce le cose che sono dello Spirito di Dio, perché è follia per lui, e lui non può capire » (I Cor. II. 14.), ma che « la follia di Dio è più saggia degli uomini »; e compatendo questa cecità, prega sinceramente Dio di illuminarli, di essere « … dolce nel riprendere gli oppositori, nella speranza che Dio voglia loro concedere di convertirsi, perché riconoscano la verità e ritornino in sé sfuggendo al laccio del diavolo, che li ha presi nella rete perché facessero la sua volontà » (II Tim. II, 25.).  Se mai ci fosse stato un momento in cui questa condotta della Chiesa era necessaria, l’età presente sembra particolarmente esigerla. Al momento le porte dell’inferno sembrano aperte, e l’infedeltà di ogni sorta si propaga senza legge sulla terra; le sacre Verità della Religione sono contraddette e negate; il Vangelo adulterato da innumerevoli interpretazioni contraddittorie; la sua originale semplicità sfigurata dalla maestosità della parola e dalle espressioni persuasive della saggezza umana. Mille accondiscendenze e compiacenze sono ammesse ed accettate, grazie alle quali la purezza della Fede e della Morale soffre molto, e la « via stretta che conduce alla vita » è mutata nella « … strada larga che conduce alla distruzione ». Questa osservazione si applica in particolare a quell’opinione latitudinaria, così comune oggigiorno secondo la quale: « … un uomo può essere salvato in qualsiasi religione, purché viva una buona vita morale secondo la luce che ha»; pertanto la fede di Cristo è resa nulla, e il Vangelo non è servito a nulla. Un ebreo, un maomettano, un pagano, un deista, un ateo, sono tutti compresi in questo schema e, se vivono una buona vita morale, hanno uguale diritto alla salvezza così con un Cristiano! Essere membro della Chiesa di Cristo non è più necessario; è inutile il fatto che apparteniamo ad Essa o meno, poiché se viviamo una buona vita morale, siamo comunque sulla via della salvezza! Che ampio campo si apre alle passioni umane! Che licenza offre questo al capriccio della mente umana! È quindi della massima importanza affermare e mostrare chiaramente la Verità cattolica rivelata per cui: « … non c’è salvezza fuori dalla Chiesa cattolica «. – Una presentazione forte, vigorosa e intransigente di questa Verità cattolica deve essere fatta contro quei Cattolici mollicci, infingardi, deboli, timidi e liberalizzanti, che lavorano per spiegare tutti i punti della fede Cattolica offensivi per i non Cattolici, e per far sembrare che non si disputi di vita e di morte, di Paradiso e di inferno nelle differenze tra noi e i protestanti. Questa Verità è odiata da molti, lo sappiamo, eppure è una Verità rivelata da Dio alla sua Chiesa a nostra salvezza. San Tommaso si pone la domanda: « Può l’uomo odiare la verità? » e risponde: « La verità in generale non provoca mai odio, ma lo può in un modo particolare: per quanto riguarda il bene, che è sempre desiderabile, nessuno può resistere alle sue attrazioni o odiarlo, ma non è lo stesso per quanto riguarda la Verità. La Verità, in generale, è sempre in armonia con la nostra natura, ma può accadere in certi casi che non sia gradita ai nostri sentimenti e pregiudizi. Quindi Sant’Agostino dice: « L’uomo ama lo splendore e la bellezza della Verità, ma non può sopportare i suoi precetti e le sue rimostranze ». Il grande Apostolo dice allo stesso modo: « Sono dunque diventato vostro nemico dicendovi la verità? » (Galati IV, 16). Anche san Tommaso pone la domanda: « Cristo avrebbe potuto predicare agli ebrei senza offenderli? » La salvezza del popolo è preferibile al capriccio e al bigottismo degli individui. Se la loro perversione e il loro fanatismo sono soffocati da ciò che il vero ministro di Dio predica, egli, non deve essere scoraggiato e turbato per questo, perché la Parola di Dio è libera, nonostante la lingua e la spada. Se la Verità scandalizza i malvagi, dice san Gregorio, è meglio subire il loro scandalo piuttosto che celare la Dottrina della grazia e della verità. Chi erano coloro che si sono offesi per la dottrina del nostro Salvatore? Un piccolo numero di scribi e di farisei fanatici, pieni di ipocrisia e di malvagità, che, a causa della loro malizia e della gelosia, si opponevano alla Dottrina divina, che sola poteva salvare e santificare il popolo. « Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso! » (Matt. XV, 14) « Ai tempi del Concilio Vaticano – dice il cardinale Manning – alcuni pensavano che la Dottrina cattolica dell’infallibilità del Papa non dovesse essere definita, per timore che gli scismatici e gli eretici non dovessero essere respinti ulteriormente fuori dalla Chiesa. La ragione non era buona, la ragione per cui prevaleva la definizione del dogma in questione era che i Cattolici hanno il diritto di essere istruiti dal Concilio su ciò in cui devono credere in un modo così incisivo, onde evitare che l’errore pernicioso del tempo infetti le menti semplici e le masse del popolo inconsapevoli, così come pure i Padri di Lione e di Trento si ritenevano obbligati a stabilire la dottrina della Verità, resistendo all’offesa che potesse essere fatta agli eretici scismatici. Se la Verità viene cercata con sincerità, non sarà respinta, ma al contrario, attrarrà a noi, quando si vedrà su quali basi poggiano principalmente le verità insegnate dalla Chiesa Cattolica. Ma se qualcuno di loro si sente respinto dall’affermazione della Verità, lo è perché essi cercano un pretesto per non aderire alla Chiesa Cattolica. (Vedi Postulatum del Conc.Vat.). – Se desideriamo che tutti coloro che non sono membri della Chiesa Cattolica cessino di ingannare se stessi sul vero carattere della loro fede e proponiamo loro considerazioni che possano contribuire a tale risultato, non è certo per l’inimicizia alle loro persone, né per l’indifferenza al loro benessere. Finché essi resteranno vittime di una delusione tanto grave, quanto ad esempio quella che rende l’ebreo ancora aggrappato alla sua sinagoga decaduta, e che solo un miracolo di grazia può dissipare, alcuni di loro probabilmente si risentiranno del consiglio dei loro amici più  veri, non dovendoli considerare come dei nemici. « Il Cristiano – dice Tertulliano – non è il nemico di nessuno, nemmeno dei suoi persecutori. Odia l’eresia perché Dio la odia; ma ha solo compassione per quelli che sono intrappolati nelle sue insidie. Se li esorta o li riprende, non mostra malvagità, ma carità. Sa che sono, tra tutti gli uomini, i più indifesi; e quando la sua voce che avverte è più veemente, sta solo facendo ciò che la Chiesa ha sempre fatto fin dall’inizio [Clama, ne cesses!]. La sua voce è solo l’eco di Essa. Ci è detto che, prima del Concilio di Nicea, la Chiesa aveva già condannato trentotto diverse eresie; e in ogni caso pronunciava l’anatema su quelli che le praticavano. Ed Essa era veramente la portavoce di Dio nel suo ufficio giuridico, così come nel suo ufficio docente, ed in ogni caso pronunciava l’anatema su quelli che le affermavano. La Chiesa è, invero, intransigente in materia di Verità. La Verità è l’onore della Chiesa. La Chiesa è la più onorevole di tutte le società. È al più alto livello d’onore, perché giudica tutte le cose alla luce di Dio, che è la fonte di ogni onore. Un uomo che non ha amore per la Verità, un uomo che racconta una bugia intenzionale o fa un falso giuramento, è considerato disonorevole. A nessuno importa di lui, e sarebbe irragionevole accusare di intolleranza o di bigottismo colui che si rifiuta di associarsi con un uomo che non ha amore per la Verità. Sarebbe altrettanto irragionevole accusare la Chiesa Cattolica di intolleranza, o di bigottismo, o di mancanza di carità, perché esclude dalla sua società e pronuncia anatemi su chi non ha riguardo per la Verità e rimane volontariamente fuori dalla sua comunione . Se la Chiesa avesse creduto che gli uomini potessero essere salvati in qualunque religione, o senza alcuna di esse, non avrebbe avuto nessuna carità nel non annunciare al mondo che “fuori da Essa non c’è salvezza”. Ma siccome Essa sa e sostiene che c’è una sola Fede, poiché c’è un solo Dio e Signore di tutti, e che Essa è in possesso di quella sola Fede salvifica, e che senza quella Fede è impossibile piacere a Dio ed essere salvati, sarebbe molto poco caritatevole da parte sua e di tutti i suoi figli, nascondere la dottrina di Cristo al mondo. – Come mettere in guardia il prossimo, qualora sia in un imminente pericolo di cadere in un profondo abisso, è considerato un atto di grande carità, è un atto di carità ancora più grande avvertire i non Cattolici del pericolo certo di cadere nell’abisso dell’inferno, poiché Gesù Cristo, gli stessi Apostoli e tutti i loro successori, hanno sempre affermato in modo molto enfatico che « fuori dalla Chiesa non c’è salvezza ». Questa risposta, pensiamo, sia abbastanza chiara per S. O. L’animus eretico, che caratterizza la sua Queer in Explanation, è proiettato solo a mantenere i protestanti onesti il ​​più lontano possibile dalla Chiesa Cattolica.

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (9)

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (9)

IL DOGMA CATTOLICO:

Extra Ecclesiam Nullus Omnino Salvatur

[Michael Müller C. SS. R., 1875]

§. 8. S. O. CONTINUA A DICHIARARE FALSO QUEL CHE E’ VERO.

Egli (S. O.) continua a citare parte della nostra risposta: ” … le cui dottrine (di Cristo) essi possono interpretare a loro piacimento “.

“Questo è ancora falso”, egli dice; “I protestanti non credono di poter interpretare le dottrine di Cristo a loro piacimento, e chiunque lo affermi travisa l’insegnamento protestante”.  Prima che il nostro aspirante teologo dicesse che la nostra risposta era falsa, avrebbe dovuto dimostrare che i protestanti hanno una regola e un’autorità infallibile per mezzo della quale devono interpretare le dottrine di Cristo, e che non hanno mai interpretato le dottrine di Cristo a loro piacimento. Ma egli sa ovviamente, che non può fornire alcuna prova valida delle sue affermazioni. – Da dove, quindi, noi ci chiediamo, il protestantesimo e tutti gli altri “ismi” sono sorti? Non è forse dall’interpretazione privata della Sacra Scrittura e delle dottrine di Cristo? Il protestantesimo non ha introdotto il principio che “… non c’è autorità divinamente istituita per insegnare infallibilmente, e che: ogni uomo legga la Bibbia e giudichi da sé”? Non è un fatto storico? Monsignor de Cheverus, nei suoi sermoni, si soffermò spesso sulla necessità di una autorità divina nell’insegnare, per rendere incrollabile la fede dei non istruiti e degli ignoranti. Per convincere i protestanti di questa necessità, ripeteva spesso, nei suoi discorsi a loro rivolti, queste semplici parole: “Ogni giorno, miei cari fratelli, leggo le Sacre Scritture come voi, leggo con riflessione e preghiera, avendo precedentemente invocato lo Spirito Santo, eppure, in quasi tutte le pagine, trovo molte cose che non riesco a capire, e trovo grande necessità di qualche autorità che parli, e che possa indicarmi il significato del testo e rendere ferma la mia fede.” E i suoi ascoltatori ne fecero immediatamente l’applicazione a loro stessi. “Se Monsignor de Cheverus – si dissero tra loro – che è più istruito di quanto noi non possiamo comprendere la Sacra Scrittura, com’è che i nostri ministri ci dicono che la Bibbia è per ciascuno di noi una piena e chiara regola di fede, facilmente intesa da se stessi, e non richiede alcun aiuto perché se ne comprenda il significato?” Dal tempo degli Apostoli fino ai giorni nostri, ci sono stati sia uomini non istruiti, così come uomini dotti in ogni tipo di apprendimento, che si sono impegnati a interpretare la Bibbia secondo le proprie opinioni private: la conseguenza fu che gli ignoranti furono condotti in errori per mancanza di conoscenza, mentre i dotti, vi giunsero a causa dell’orgoglio e dell’autosufficienza. Invece di interpretare la Scrittura secondo l’insegnamento della Chiesa ed imparare da Essa ciò in cui dovrebbero credere, hanno cercato essi di insegnare alla Chiesa dottrine false e perverse. Si avvalgono delle Scritture per dimostrare … i loro errori. Dicono di avere le Scritture dalla loro parte, esse che sono la fonte della Verità. Ma quegli uomini illusi non intendono che la verità sia acquisita non solo leggendo, bensì comprendendo le Sacre Scritture. Questa arroganza nell’interpretare la Bibbia secondo la loro fantasia proviene dall’orgoglio. Ma Dio resiste agli orgogliosi e trattiene da loro la luce della fede. Nella punizione per il loro orgoglio e la mancanza di sottomissione all’insegnamento della sua Chiesa, permette a tali uomini di cadere in tutti i tipi di errori, di assurdità e di vizi; Egli permette alle Sacre Scritture, che sono una grande fonte di verità, di diventare per loro una grande fonte di errori, così che a loro possano essere applicate le parole del nostro divin Salvatore: ” … Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture né la potenza di Dio.”; (Mt XXII, 29.) e di San Pietro, “In esse ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina.”. (II Pet. III. 16.) – Gli Adamiti pretendevano di trovare nel Libro della Genesi la purezza dei nostri primi genitori, per cui non dovessero vergognarsi di essere nudi come Adamo ed Eva prima della caduta. Ario pretese di provare, in quarantadue passaggi della Bibbia, che il Figlio di Dio non fosse uguale al Padre. Macedonio sosteneva che dalla Sacra Scrittura poteva provare che lo Spirito Santo non era Dio; e Pelagio affermò, sull’autorità della santa Scrittura, che l’uomo poteva elaborare la sua salvezza senza la grazia di Dio. Lutero asseriva di aver trovato in Isaia che l’uomo non era libero; e Calvino cercò di dimostrare dalla Scrittura che è impossibile per l’uomo osservare i comandamenti. Non c’è errore così mostruoso, nessun crimine così atroce, nessuna pratica così detestabile, che gli uomini perversi non abbiano cercato di giustificare con qualche passaggio della Scrittura. Sant’Agostino chiede: “Da dove sono emerse le eresie e quegli errori perniciosi che conducono gli uomini alla perdizione eterna?” e risponde: “Sono risorti da questo: che gli uomini comprendono male le Scritture, e quindi ritengono presuntuosamente e con forza ciò che comprendono così ingiustamente”. (In Giovanni tr. XVIII.) Quindi, “il Vangelo – come S. Girolamo osserva – per loro non è più il Vangelo di Cristo, ma il Vangelo dell’uomo, o del diavolo: poiché il Vangelo consiste, non nelle parole, ma nel senso, della Scrittura: pertanto, con una falsa interpretazione il Vangelo di Cristo diventa il vangelo dell’uomo o del diavolo.” – “I miei pensieri – dice il Signore, non sono come i tuoi pensieri, né le tue vie sono le mie vie; poiché, come i cieli sovrastano la terra, anche così le mie vie  sovrastano le tue vie e i miei pensieri sovrastano i tuoi pensieri. “(Isaia LV, 9). Chi, quindi, per sua ragione privata , presumerà di sapere, giudicare, dimostrare, interpretare, le vie imperscrutabili di Dio e gli incomprensibili divini misteri, nascosti nella Sacra Scrittura? ” … Come posso comprenderlo, se nessuno me lo spiega?” (Atti, VIII. ). – Riassumendo quanto è stato detto: Nell’ordine del tempo, la Chiesa Cattolica precede la Scrittura. Non era ancora il tempo in cui esisteva un’autorità divina visibile e parlante, a cui non era dovuta la sottomissione. Prima della venuta di Gesù Cristo, quell’autorità tra gli ebrei era nella Sinagoga. Quando la Sinagoga fu sul punto di fallire, apparve Gesù Cristo stesso; quando questo personaggio divino si ritirò, lasciò la sua autorità alla sua Chiesa e con Essa il suo Santo Spirito. Tutte le verità che crediamo essere divine e che sono oggetto della nostra fede, sono state insegnate dalla Chiesa e credute da milioni di Cristiani, molto prima che essi si impegnassero a scriverle, e che così hanno formato ciò che è chiamato il Nuovo Testamento. E quelle verità sarebbero rimaste fino alla fine del mondo, pure e inalterate, se lo stato primitivo fosse continuato; cioè, se non fosse mai sembrato buono a nessuno degli uomini apostolici, come ad esempio a San Luca, il dedicarsi a scrivere ciò che avevano imparato da Cristo; … lo ha fatto, egli dice, perché Teofilo, a cui scrive, potesse conoscere la verità di queste parole in cui era stato istruito. – Perciò un Cattolico non forma mai la sua fede leggendo le Scritture; la sua fede è già formata prima che cominci a leggerle; la sua lettura serve solo a confermare ciò che ha sempre creduto; cioè, conferma la dottrina che la Chiesa gli aveva già insegnato. Di conseguenza, se questi libri non fossero esistiti, la credenza nei fatti e nelle verità del Cristianesimo sarebbe stata sempre la stessa; e non si sarebbe indebolita se quei libri non fossero più  esistiti.  Siccome la Chiesa Cattolica ha fatto conoscere ai Cristiani quei fatti e queste verità molto prima che fossero messe per iscritto, solo Essa avrebbe potuto giustamente decidere, e affermare infallibilmente, quali sono i libri, e quali no, che contengono la pura dottrina di Cristo e dei suoi Apostoli; solo Essa conosceva e sapeva quali fossero i libri, e quali no, ispirati divinamente; Essa sola poteva e faceva di quell’ispirazione un oggetto di fede; solo Essa può, con un’autorità infallibile, dare il suo vero significato e determinare l’uso legittimo delle Sacre Scritture. Sebbene la Scrittura, la vera parola di Dio, non sia per noi una regola di fede, presa indipendentemente dall’autorità di insegnamento dei pastori della Chiesa, i successori degli Apostoli, tuttavia non è inferiore alla Chiesa per eccellenza e dignità. È essa ispirata, santa e divina. Quindi, è consuetudine della Chiesa erigere un trono nel bel mezzo dei Concili, su cui pone i Libri Sacri come presidenti dell’assemblea, occupando, per così dire, il primo posto e decidendo con autorità suprema. Quando si celebra la Messa, la Chiesa desidera che i fedeli, durante la lettura del Vangelo, si alzino e rimangano in piedi per mostrare la loro riverenza per le sacre Verità. Noi veneriamo le Scritture come un sacro deposito che ci è stato tramandato dai buoni antenati, contenente la verità nel suo momento più alto, le lezioni pratiche di salvezza morale e i fatti della storia relativi alla vita del nostro divino Salvatore e alla condotta dei suoi discepoli, eminentemente interessante e istruttiva. Per tutto questo siamo loro molto grati. – Inoltre, le Scritture costituiscono un potente aiuto per sostenere, con l’evidenza dei contenuti, sia l’autorità divina della Chiesa, sia le divine verità della fede che abbiamo ricevuto da Essa, applicandole in suo aiuto a ciascun articolo, e dando lucentezza al tutto. Così Teofilo, quando lesse quella ammirabile narrazione che San Luca compilò per lui, fu sempre più confermato nella verità delle cose in cui era stato istruito. (San Luca, 1-4). – Per quelli, tuttavia, che rifiutano l’autorità divina della Chiesa, le Sacre Scritture non possono più essere degli scritti autentici e ispirati; non sono per loro la parola di Dio; perché non hanno nessuno che possa dire loro, con la divina certezza, quali libri siano, e quali  non siano, divinamente ispirati; non hanno nessuno che, nel nome di Dio, possa comandare loro di credere nell’ispirazione divina degli scrittori di quei libri. Spiegandoli come loro, secondo la loro fantasia e traducendoli in modo favorevole ai loro errori, essi hanno, nelle Scritture, non il Vangelo di Cristo, ma quello dell’uomo o del diavolo, allestito solo per confermare l’ignoranza nei loro errori, e i dotti nel loro orgoglio e presunzione. Leggiamo, nel Vangelo di San Matteo e di San Luca, che satana si nascose all’ombra della Scrittura quando tentò il nostro divino Salvatore. Ha citato brani della Sacra Scrittura, per tentarlo con l’ambizione e la presunzione. Ma Egli gli rispose: “Vattene, satana, è scritto: Non tenterai il Signore Dio tuo”. satana, così sopraffatto, partì per un tempo. Ma non molto tempo dopo, sotto la maschera di Ario, Nestorio, Pelagio, Lutero, Calvino, Giovanni Knox, Enrico VIII e una miriade di altri eresiarchi, rinnovò i suoi attacchi a Gesù Cristo, nella persona della Chiesa Cattolica. Questo demone è l’eresia, che si nasconde sotto l’ombra della Scrittura. Se satana avesse pronunciato bestemmie, sarebbe stato subito riconosciuto, e gli uomini sarebbero fuggiti da lui con orrore. Quindi egli li inganna sotto l’aspetto del bene; ripete i passaggi della Sacra Scrittura, e gli uomini lo ascoltano con naturalezza e sono propensi a credergli e seguirlo. Ma il buon Cattolico gli risponde: “Vattene, Satana! È scritto, colui che non ascolterà la Chiesa, sia per te come un pagano e un pubblicano.” (Matteo XVIII, 16). Questo è il grande, l’infallibile e l’unica regola di fede che conduce a colui che l’ha data, Gesù Cristo. – “Gli eretici e i cattolici ai quali San Domenico predicò il Vangelo misero insieme per iscritto gli argomenti più forti in difesa delle loro rispettive dottrine. Gli argomenti cattolici furono l’opera di San Domenico, che confermò la Dottrina Cattolica con molti passaggi della Sacra Scrittura. Anche gli eretici citavano la Sacra Scrittura a conferma della loro dottrina. Fu proposto che entrambi gli scritti dovessero essere affidati alle fiamme, in modo che Dio potesse dichiarare, con la sua stessa intervento, quale causa avrebbe favorito. Di conseguenza, fu fatto un grande fuoco; e le due scritture furono gettate in esso: quella degli eretici fu subito ridotto in cenere, mentre quella del Cattolico rimase incolume, dopo essere stata gettato nel fuoco per tre volte, venne estratta incolume. Questo miracolo pubblico avvenne a Fanjaux; il frutto di ciò fu la conversione di un gran numero di eretici di entrambi i sessi. Lo stesso tipo di miracolo è accaduto a Montreal. San Domenico redasse una breve esposizione della Fede Cattolica, con la prova di ogni articolo del Nuovo Testamento. Diede poi questo scritto agli eretici per essere esaminato. I loro ministri e capi, dopo molti alterchi a riguardo, acconsentirono a gettarlo nel fuoco, dicendo che, se fosse bruciato, avrebbero considerato la dottrina che esso conteneva, come falsa. Essendo stato per tre volte buttato nelle fiamme, non rimase danneggiato. -Ringraziamo incessantemente Dio Onnipotente per la grazia di essere figli della Chiesa cattolica. San Francesco di Sales esclama: “O Signore caro, molte e grandi sono le benedizioni che hai riversato su di me, e ti ringrazio per esse, ma come potrò mai essere in grado di ringraziarti per avermi illuminato con la tua santa fede? Dio! La bellezza della vostra santa fede mi appare così incantevole, che muoio di amore, e immagino di dover custodire questo dono prezioso in un cuore tutto profumato di devozione. “Santa Teresa non cessò mai di ringraziare Dio per averla resa figlia della santa Chiesa Cattolica, la sua consolazione nell’ora della morte era di gridare: “Muoio figlia della santa Chiesa, muoio figlia della santa Chiesa”. – Tutto ciò è innegabilmente vero; con quale diritto, quindi, S. O. chiama falso ciò che è un fatto ben noto ed una verità innegabile? E non dice egli stesso: “La dottrina protestante della regola di fede – l’interpretazione privata di ciascuno, della parola scritta di Dio – è senza dubbio errata”? Non si dà spazio alla menzogna con queste parole? Si può capire qualcos’altro nel parlare dell’interpretazione privata diversa da quanto la Chiesa Cattolica interpreti? Cerca di far credere che nessun protestante sensato creda di poter interpretare la Sacra Scrittura a suo piacimento, proprio come ritiene che un privato cittadino abbia il diritto di interpretare le leggi dello Stato come gli pare, prendere le decisioni spettanti alla Suprema Corte. Naturalmente, ogni protestante comprende che deve accettare le decisioni della Corte Suprema. Ma ne segue forse che i protestanti non interpretano la Bibbia a loro piacimento? Che logica stupida è questa? – Proprio dal fatto che nessun Protestante come cittadino privato ha il diritto di interpretare le leggi dello Stato, ma deve seguire la decisione della Corte Suprema, i protestanti stessi dovrebbero, ovviamente, capire che Dio Onnipotente non ha lasciato le sue leggi e la sua parola scritta per essere interpretata da individui privati, ma dalla Chiesa Cattolica Romana, l’autorità suprema nominata da Gesù Cristo per insegnare infallibilmente a tutti gli uomini la sua dottrina, e interpretare infallibilmente la parola scritta o non scritta di Dio. Ma i protestanti hanno respinto questa autorità nell’insegnamento divino e interpretano la Bibbia con un giudizio privata. Ciò significa che questo è sbagliato, ma egli scusa i protestanti per fare ciò che è sbagliato, perché “ciò che sembra così chiaro per noi non è così chiaro agli altri che si trovano in una condizione così diversa dalla nostra, tanto da non poter vedere le cose come le vediamo noi”. … perché non possono? È proprio perché non hanno la fede divina e hanno rigettato Cristo e il suo insegnamento quando hanno rigettato il Maestro divino: la Chiesa Cattolica Romana; e quindi concludiamo di nuovo che nessuno può essere salvato in tale fede.

§ 9. S. O. DICHIARA NON VERO TUTTO QUELLO CHE NON PUÒ CAPIRE.

[Il protestantesimo non è affatto cristiano]

Egli (S. O.) continua dicendo: « La risposta del libro continua: – … Cristo non si cura di ciò che crede un uomo, purché sia ​​un uomo onesto davanti al pubblico. – Io non riesco a concepire come l’autore abbia potuto trarre dalla sua penna questa sentenza! Ciò è completamente falso, all’inizio, a metà e alla fine. La personalità che l’autore definisce come il Cristo dei protestanti è una caricatura che l’autore non avrebbe dovuto associare al Santo Nome ».

Piano, S. O., … piano, dolcemente; voi avete probabilmente letto due trattati, 1° My Clerical Friends e 2° Church Defence scritti da un famoso convertito inglese. L’abile e simpatico scrittore ha, con la forza e la solidità del suo ragionamento, trasformato tutte le pretese della chiesa degli anglicani in un pasticcio perfettamente ridicolo. Sua Eminenza, il Cardinale Wiseman, non ha lasciato loro neppure un centimetro di terreno su cui poggiare il piede, disperdendo così le loro pretese di “… chiesa al vento” ». – « Non è difficile – dice Brownson – volgere in ridicolo gli anglicani e le loro pretese ecclesiastiche, e confessiamo di non aver quasi mai potuto trattare la cosa in modo serio. » Quanto al partito della “chiesa alta”, sua Eminenza il Cardinale Wiseman non ha lasciato nulla a cui ribattere, non ha lasciato loro un centimetro di terreno su cui stare in piedi, e ha disperso al vento le loro pretese di essere una chiesa. Per quanto riguarda i Low-Churchmen, o gli Evangelici – la gente di Exeter Hall – questi si attengono a Calvino e non hanno pretese ecclesiastiche, per cui devono essere collocati nella stessa categoria dei Presbiteriani, dei Riformati olandesi, dei Congregazionalisti e dei Metodisti, i quali collocano l’essenza della religione nelle emozioni e si appoggiano su dogmi di non grande importanza, forse anzi. di nessuna. Sono inconfondibilmente protestanti e altalenano tra fanatismo e l’indifferenza. « Si vede dunque che nient’altro è contemplato da questa gente, se non una caricatura di Cristo. In effetti, non è una caricatura ciò che rimane di un uomo, dopo che le sue braccia, i suoi piedi e la sua testa sono stati troncati? Non si avrebbe una caricatura di Cristo, se si negasse la sua divinità, o la sua umanità, o la sua anima e la volontà umana? Non avresti una caricatura del Battesimo, se si battezzasse con il vino, o solo nel nome del Padre, o solo nel nome del Figlio, o solo nel nome dello Spirito Santo? Bene, e allora il Protestantesimo non ha forse mozzato la testa al corpo di Cristo, che è la Chiesa Cattolica? Non ha forse mozzato il Corpo e il Sangue di Cristo nella santa Eucaristia, … il divin Sacrificio di Cristo offerto nella Messa, la Confessione dei peccati, la maggior parte dei Sacramenti, l’invocazione dei Santi? Non ha forse cercato di annientare, se fosse possibile, il Capo e il Corpo di Cristo, la Chiesa Cattolica, ecc.? Che cosa è rimasto nel protestantesimo di Cristo e della sua dottrina, se non una caricatura di Cristo e una caricatura della sua Religione? Perciò San Tommaso dice: « La vera Fede è l’assoluta fede in Cristo e in tutta la sua dottrina. Pagani ed ebrei, negando pubblicamente la sua divinità, sono dei veri infedeli; ma peggio ancora, l’eretico adotta o rifiuta i precetti del Vangelo secondo il proprio giudizio privato, con piena libertà di coscienza. Quindi questo tipo di dottrina, fondata sul giudizio privato, sulla fantasia e sull’interesse degli individui, non è altro che una spaventosa carcassa, uno spaventoso scheletro di Religione, e non è più la dottrina di Gesù Cristo e della sua Chiesa non lo è più di quella di ebrei, pagani o Turchi. » (Rev. E. O’ Donnell’s Comp. Theo. S. Thomas, vol. 2. cap. III.). – O grande San Tommaso e Dottore Angelico della Chiesa! Se S. O. fosse vissuto nel momento in cui TU hai pubblicato quelle parole, le avrebbe definite completamente false, all’inizio, a metà e alla fine !?!. Non ti avrebbe mai perdonato di aver definito la spaventosa carcassa della dottrina protestante, uno scheletro spaventoso di Religione, per dire che essa non è più la dottrina di Cristo e della sua Chiesa più di quella di ebrei, pagani o turchi. Ai tempi di San Tommaso d’Aquino, fortunatamente, sarebbe stato anche molto difficile trovare l’editore di un giornale che, come il Reverendo Padre Cronin, avrebbe allegramente appoggiato la dottrina di S. O. Ahimè! Egli che non riesce a cogliere la differenza tra la Fede Divina e la fede umana – tra la fede dei Cattolici e quella dei protestanti, come potrebbe vedere e comprendere le implicazioni della fede protestante? Egli evidentemente non ha mai imparato la logica, al punto da trarre conclusioni giuste da premesse giuste. Non essendo in grado di vedere che la nostra risposta, il credo in Cristo dei protestanti, è una conclusione molto naturale tratta dalle sue premesse, egli sfacciatamente dichiara che tutto questo è falso, all’inizio, a metà e alla fine. Quanto sia lontano l’inizio della risposta, dove inizi la metà di essa, e quanto lontano essa vada, e dove inizi la sua fine, egli però non lo dice, né fornisce la benché minima motivazione per cui l’inizio della risposta sia interamente non vera, né prova che il mezzo e la fine di essa siano falsi. Tutti gli uomini orgogliosi ed ignoranti danno tali risposte, quando non sono in grado di darne una migliore. È una risposta questa che può dare un predicatore protestante, ma non ce l’aspettiamo certo da S. O.. Se questo non è per lui il modo di dire la verità, una vergogna del diavolo, è però sicuramente il modo migliore per disonorarsi. – Come gli abbiamo spiegato le premesse della nostra risposta, ora dobbiamo anche chiarirgli la conclusione, cioè la risposta tratta dalle sue premesse. Egli dice abbastanza correttamente che « la personalità dell’autore (il Rev. M. Muller, C. SS. R.) stabilisce come il Cristo dei protestanti sia una caricatura che l’autore non avrebbe dovuto associare al Santo Nome. » – « Beh, c’è forse una caricatura peggiore di Cristo che nella personalità dell’Anticristo, come descritto nella Sacra Scrittura? Eppure, quanto spesso la Sacra Scrittura non associa questa caricatura di Cristo al Santo Nome quando parla del vero Cristo? Si ricorda che, come l’apostasia delle genti alla fede patriarcale portò alla luce le peggiori caricature del vero Dio, idoli e idolatria, così, allo stesso modo, l’apostasia dei protestanti dalla vera Fede Cattolica in Cristo, porterà finalmente alla luce la peggiore caricatura del vero Cristo, cioè  la personalità dell’Anticristo. – Un corpo che ha perso il principio della sua animazione, diventa solo polvere. Quindi è un assioma che il cambiamento o la perversione dei princîpi con cui viene prodotto qualcosa, sia la distruzione di quella stessa cosa. Se si può cambiare o pervertire i princîpi da cui scaturisce qualcosa, lo si distrugge. Per esempio, un singolo elemento estraneo introdotto nel sangue, produce la morte; un falso assunto ammesso nella scienza distrugge la sua certezza; un falso principio ammesso nella fede e nella morale è fatale. I cosiddetti “riformatori” hanno iniziato male. Hanno cominciato a riformare la Chiesa ponendola sotto il controllo umano. I loro successori hanno, in ogni generazione, scoperto che essi non sono andati abbastanza lontano ed hanno, ciascuno a sua volta, lavorato per spingerla sempre più lontano, fino a che si sono trovati con una chiesa priva di vita, senza fede, senza religione, e che comincia a dubitare che ci sia un Dio. È un fatto ben noto che, prima della cosiddetta “riforma”, gli infedeli erano poco conosciuti nel mondo Cristiano. Da quell’evento ne sono venuti fuori a sciami. È quindi storicamente corretto che lo stesso principio che ha creato il Protestantesimo tre secoli fa, non abbia mai cessato, da quel momento, di trasformarlo in mille diverse sette, ed abbia concluso coprendo l’Europa e l’America con quella moltitudine di liberi pensatori ed infedeli che pone i Paesi sull’orlo della rovina. – La ragione individuale che prende, come esso vuole, il posto della Fede, rende il vero protestante, che ci creda o no, in un infedele nel germe, e un infedele è un protestante in piena fioritura. In altre parole, l’infedeltà non è altro che il protestantesimo nel più alto grado. Quindi Edgar Quinet, un grande araldo del protestantesimo, ha ragione nel definire le sette protestanti, le mille porte aperte per uscire dal cristianesimo. Non c’è da stupirsi, allora, che migliaia di protestanti siano finiti e continuino a finire nel dichiarare la loro formula così: “io non credo in nulla”. « E qui chiedo: cosa ci sia di più facile, in questo stato di irreligione e infedeltà, che il passaggio all’idolatria? » – Questa affermazione può sembrare incredibile ad alcuni in questi giorni e può essere considerata un’assurdità; ma l’idolatria è espressamente menzionata nell’Apocalisse che giungerà al tempo dell’Anticristo. E, in effetti, la nostra sorpresa si attenuerà molto se prendiamo in considerazione il carattere e la disposizione dei tempi attuali. Quando gli uomini si spogliano, come sembrano fare attualmente, di ogni timore dell’Essere Supremo, di ogni rispetto per il loro Creatore e Signore; quando si arrendono alla gratificazione che loro offre la sensualità; quando danno piena libertà alle passioni umane e dirigono il loro intero studio al perseguimento di un mondo corrotto, con una totale dimenticanza delle condizioni di uno stato futuro; quando danno ai bambini un’educazione senza Dio e non hanno più alcuna religione da insegnar loro, non possiamo dunque dire che la transizione verso l’idolatria sia facile? (è quello che si è oggi visibilmente compiuto con il protestantesimo modernista-ecumenista della “chiesa-sinagoga dell’uomo”, la forma più deleteria di protestantesimo mai esistita – ndr. -). Quando tutti i passaggi a un certo punto vengono compiuti, quale meraviglia se arriviamo a questo punto? Tale fu esattamente la progressiva degenerazione dell’umanità nelle prime ere del mondo, degenerazione che provocò le pratiche abominevoli dell’adorazione degli idoli. Naturalmente, si dirà che abbiamo la felicità di vivere nella più illuminata di tutte le epoche; la nostra conoscenza è più perfetta, le nostre idee più sviluppate e raffinate, le facoltà umane migliorate e meglio coltivate di quanto non fossero mai state prima; in fin dei conti, è certo che l’attuale razza umana possa essere considerata una società di filosofi, se paragonata alle generazioni precedenti. Com’è possibile, quindi, che una tale stupidità possa impadronirsi della mente umana per affondarla nell’idolatria? – Questo tipo di ragionamento è più specioso che solido. Perché, pur concedendo ai tempi presenti che superino il passato per la raffinatezza e la conoscenza, bisogna dire che essi sono proporzionalmente più cattivi. Il perfezionamento della ragione ha contribuito, come tutti sanno, a perfezionare i mezzi per gratificare le passioni umane. Inoltre, per quanto la mente possa essere illuminata, se il cuore è corrotto, gli eccessi a cui un uomo può giungere sono evidenziati dall’esperienza quotidiana. Testimone il nostro moderno spiritismo (spiritualismo). Cos’altro è il nostro spiritualismo moderno se non una rinascita del vecchio culto pagano degli idoli? satana è costantemente impegnato a fare tutto ciò che è in suo potere per attirare gli uomini lontano da Dio e per farsi adorare al posto del Creatore (oggi come baphomet-signore dell’universo addirittura nelle finte chiese cattoliche! – ndt. -). L’introduzione, l’instaurazione, la persistenza e il potere delle varie crudeli e disgustose superstizioni dell’antico mondo pagano o delle nazioni pagane nei tempi moderni, non sono altro che l’opera del demonio. Rivelano un potere più che umano. Dio permise a satana di operare sulla natura morbosa dell’uomo, come punizione meritata per i Gentili per il loro odio per la verità e la loro apostasia dalla religione primitiva. Uomini lasciati a se stessi, solo alla natura umana, per quanto bassi possano essere ed inclini a scendere, mai potrebbero scendere così in basso da adorare il legno o la pietra, animali a quattro zampe ed esseri striscianti. Per fare questo serve un’illusione satanica. – Il paganesimo nella sua vecchia forma era condannato. Il Cristianesimo aveva messo a tacere gli oracoli e riportato i diavoli all’inferno. In che modo il diavolo ha ristabilito la sua adorazione sulla terra e proseguito la sua guerra contro il Figlio di Dio e contro la Religione che ci ha insegnato? Evidentemente solo cambiando le sue tattiche e trasformando la verità in una bugia. Ha trovato uomini in tutti gli eresiarchi che, come Eva, hanno prestato orecchio ai suoi suggerimenti e hanno creduto a lui più che all’infallibile Verbo di Gesù Cristo. Così è riuscito a bandire la vera Religione da interi Paesi o a mescolarla con false dottrine, ha prevalso in coloro che hanno creduto a migliaia di dottrine di uomini vanitosi e presuntuosi, piuttosto che alla Religione insegnata da Gesù Cristo e dai suoi Apostoli. È attraverso le eresie, le rivoluzioni, le abominevoli società segrete ed un’educazione scolastica statale senza Dio, che è riuscito a riportare migliaia di uomini nello stato di ateismo e di infedeltà. È giunto il momento per lui di presentare l’idolatria, che è la sua adorazione: per farlo usa lo spiritismo. Attraverso i medium spirituali esegue meraviglie: dà finte rivelazioni dal mondo degli spiriti, al fine di distruggere o indebolire ogni fede nella rivelazione divina. Si sforza così di ristabilire nelle terre cristiane quello stesso culto del demonio che esiste da tanto tempo tra le nazioni pagane e che nostro Signore Gesù Cristo è venuto ad estirpare. – Le Sacre Scritture ci assicurano che « … tutti gli dei adorati dai pagani sono diavoli (“Omnes dii gentium dœmonia. “–Ps. XCV). Questi demoni si impossessarono degli idoli fatti di legno o di pietra, di oro o argento; avevano templi eretti in loro onore; essi avevano i loro sacrifici, i loro sacerdoti e le loro sacerdotesse. Essi pronunciavano oracoli; venivano consultati, attraverso i loro medium, in tutti gli affari importanti, e specialmente per scoprire il futuro, proprio come sono oggi consultati dai nostri moderni spiritualisti. – Nello spiritismo moderno il diavolo comunica con gli uomini per mezzo di tavole, sedie, tavolette o planchette; oppure lo fa tramite medium, battenti, scriventi, veggenti, parlanti. Per il diavolo è lo stesso, sia che comunichi con gli uomini, sia che li porti fuori strada per mezzo di idoli, o per mezzo di tavoli, sedie, tavolette e simili. Sicuramente, se il filosofo non è governato dal potere della religione, la sua condotta sarà assurda e perfino spregevole per l’individuo più ignorante del rango più basso. Si dice che Socrate, Cicerone, Seneca, avessero la conoscenza di un unico Dio Supremo; ma non avevano il coraggio di professare la sua adorazione, e nella loro condotta pubblica sacrificavano in modo indegno, ad animali e a pietre con il volgo. Quando gli uomini hanno bandito dal loro cuore il senso della Religione e disprezzato i diritti della giustizia, (e non è questo il caso con i numeri?) molti di loro non avranno scrupoli nell’offrire incenso ad una statua, se così facendo assecondano la loro ambizione, il loro interesse o qualunque altra cosa che possa essere la loro passione preferita? Dov’è quindi la sorpresa, se l’infedeltà e l’irreligione si sono sostituite dall’idolatria? Solo questo orgoglio ardente, quando infiammato da un flusso costante di prosperità, può elevare un uomo alla presunzione stravagante di rivendicare per sé gli onori divini; ne vediamo un esempio in Alessandro, il celebre conquistatore macedone, e in vari imperatori di Babilonia e dell’antica Roma. Dalle suggestioni di quello stesso principio di orgoglio, avverrà che l’Anticristo, sostenuto da un continuo corso di vittorie e conquiste, si farà considerare un “dio”. E come a quel tempo, la propagazione dell’infedeltà, l’irreligione e l’immoralità, sarà diventata universale; questa defezione dalla fede, il disprezzo per i suoi insegnamenti, la licenziosità nelle opinioni, la depravazione nella morale, finirà per sradicare ogni influenza della Religione e causare una grande degenerazione nell’umanità, e molti saranno abbastanza abili perfino a sposare l’idolatria, e cedere all’empietà assurda di adorare la peggiore caricatura di Cristo, cioè l’Anticristo, come loro “signore”, alcuni per paura di quanto potrebbero perdere, altri per ottenere ciò che desiderano. Questo sarà evidente per tutte le infedeltà, ed anche nell’idolatria che esiste nel principio protestante del giudizio privato, così come la quercia esiste nella ghianda, come la conseguenza è nella premessa; o, in altre parole, questo principio era solo una potente arma di satana per portare avanti la sua guerra contro Cristo; … dei figli di Belial per combattere i guardiani della legge; della falsa libertà anti-sociale per distruggere la vera e razionale libertà – per rendere adoratori del diavolo gli adoratori di Dio.

[9 – Continua …]

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (8)

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (8)

IL DOGMA CATTOLICO:

Extra Ecclesiam Nullus Omnino Salvatur

[Michael Müller C. SS. R., 1875]

CAPITOLO V (2)

§ 5. COSA CREDE DI CRISTO IL PROTESTANTE.

Noi possiamo fare solo ciò che non sia al di sopra della nostra forza naturale. Ogni volta che dobbiamo fare qualcosa che si trovi al di sopra della nostra forza naturale, abbiamo bisogno dell’aiuto di un altro. L’uomo è dotato di grandi doni naturali, come i doni dell’intelletto, della volontà e della memoria. Per mezzo di questi doni, l’uomo può fare grandi cose: può imparare le lingue, costruire chiese, palazzi, grandi città, battelli a vapore, ferrovie; può contare i giorni, le date, le distanze e il denaro. Con il potere naturale della sua ragione, l’uomo può comprendere vari tipi di verità su questo mondo, sulla società umana, sui regni della natura, sulla materia, sull’anima. Con la sua ragione naturale, l’uomo può indagare, discutere e trarre conclusioni sulle verità religiose. Sulle verità religiose, tuttavia, i suoi pensieri e le sue parole, non si estenderanno oltre il semplice ragionamento. Il cardinale Newman ci dice che alcuni anni fa ci furono molte discussioni nel mondo nei confronti di un uomo di scienza, che si diceva avesse scoperto un nuovo pianeta. Come l’aveva scoperto? Guardava notte dopo notte, instancabilmente e con perseveranza, nell’aria gelida, attraverso il tedioso corso dei cieli stellati, cosa si potesse trovare in quel punto, finché, alla fine, per mezzo di qualche lente potente, scoprì, a lontana distanza, questa inaspettata aggiunta al nostro sistema planetario. Egli era lontano da esso. Si dice che si sedette comodamente nella sua biblioteca e che facesse calcoli sulla carta durante il giorno: e così, senza guardare una sola volta verso il cielo, determinò, da quello che era già noto del sole e dei pianeti, dal loro numero, dalle loro posizioni, dai loro moti e delle loro influenze, che, oltre a tutti questi, dovesse esserci un altro corpo nel luogo in cui aveva calcolato che sarebbe stato trovato, se gli astronomi avessero puntato i loro strumenti su di esso. Ecco, là c’era un uomo che leggeva i cieli non con gli occhi, ma con la ragione. Allo stesso modo, la ragione e la coscienza possono condurre l’uomo naturale a scoprire, e in una certa misura, a perseguire degli oggetti che sono, propriamente parlando, soprannaturali e divini. La ragione naturale è capace, dalle cose che si vedono, dalla voce della tradizione, dall’esistenza dell’anima e dalla necessità del caso, di giungere all’esistenza di Dio.  Un uomo senza occhi può parlare di forme e di colori. Un cieco può raccogliere una buona quantità di informazioni di vario genere e diventare molto pratico con gli oggetti contemplabili dalla vista, sebbene non li veda affatto. Potrebbe essere in grado di parlarne con fluidità, e potrebbe anche abituarsi a farlo; potrebbe anche asserire di vedere come se vedesse davvero, fino a che quasi sembri che possegga la facoltà della vista: parla di altezze, di distanze, di direzioni e disposizioni dei luoghi, delle forme e delle apparenze, naturalmente come gli altri uomini; eppure non è debitamente consapevole della sua deprecabile disabilità. Come è possibile ciò? In parte perché egli sente ciò che gli altri dicono di queste cose, ed è in grado di imitarli, e d’altra parte perché non può aiutarsi nel ragionare sulle cose che ascolta e trarre conclusioni da esse; quindi arriva a pensare di sapere cose che non conosce affatto. « Ora, questo può spiegare il modo in cui l’uomo naturale sia in grado di comprendere in parte o ancora di più, argomenti soprannaturali. C’è un grande corpo fluttuante di verità cattolica nel mondo. Esso è portato avanti dalla tradizione, di epoca in epoca, dalla predicazione e dalla professione da una generazione all’altra, e si riversa in ogni parte del mondo, ma si trova nella sua pienezza e nella sua purezza nella sola Chiesa: porzioni di essa, più o meno grandi, si diffondono lontano e con grande estensione, penetrando in luoghi che non sono mai stati sottoposti all’insegnamento della grazia divina. Ora, gli uomini possono prendere e professare queste verità sparse, semplicemente perché esse fanno parte della rivelazione, come ad esempio la dottrina della Santissima Trinità o dell’Espiazione, sono parte della Religione che è stata insegnata durante la loro infanzia; e perciò le conservano e le professano, e le ripetono, senza vederle realmente come invece le vede il Cattolico: le ricevono cioè semplicemente con il passaparola, ad imitazione di altri. In questo modo accade spesso che un uomo estraneo alla Chiesa Cattolica, scriva sermoni ed istruzioni, elabori e organizzi le devozioni, componga inni che sono impeccabili o quasi, frutto non della sua mente illuminata, ma del suo attento studio, a volte della sua accurata traduzione di originali cattolici. Il cuore naturale dell’uomo può prorompere, per incertezze, in emozioni d’amore verso Dio; l’immaginazione naturale può rappresentare la bellezza e la gloria degli attributi divini. « Le verità e i riti cattolici sono così belli, così grandiosi, così consolatori, che attirano nell’essere amati ed ammirati con un amore naturale, così come potrebbe essere la prospettiva, o un abile meccanismo artificioso. Si può professare questa o altra dottrina, adottare questa o quest’altra cerimonia o rito, soltanto e semplicemente per la loro bellezza, senza chiedersi se questa sia vera e senza averne alcuna percezione reale o mentale, in modo da decorare le chiese, allungare e rendere sfarzoso il rituale con candele, paramenti, fiori, incenso e processioni, ma tutto questo non verrebbe dalla fede, bensì da un sentimento poetico. – « Inoltre, il credo cattolico, provenendo come tale da Dio, è così armonioso, così coerente con se stesso, tiene insieme così perfettamente, così corrispondenti parte a parte, che una mente acuta, conoscendone una parte, spesso ne deduce un’altra semplicemente per mezzo di un giusto ragionamento. Un pensatore accurato sarebbe certo che, se Dio è infinito e l’uomo finito, ci devono essere dei Misteri nella Religione. Non è che egli percepisca la misteriosità della Religione, ma lo deduce e giunge ad essa come una questione di necessità, per una mera chiarezza della mente e, per amore di coerenza, la sostiene.  Gli uomini istruiti, al di fuori della Chiesa, possono comporre le opere più utili sulle prove della Religione, o in difesa di particolari dottrine, o nella spiegazione dell’intero schema del Cattolicesimo. In questi casi la ragione diventa l’ancella della fede. Tuttavia questa non è la Fede; non si eleva al di sopra di una visione o di una nozione intellettuale; essa afferma delle cose, non penetrandone la verità, non come vedendola, ma come un “essere dell’opinione”, come un “giudicare”, come un  “arrivare ad una conclusione”. – “L’uomo naturale, quindi, può sentire, può immaginare, può ammirare, può ragionare, può dedurre, in tutti questi modi può procedere a recepire l’intera o una parte della verità cattolica, ma non può vederla, non può amarla. I suoi sentimenti religiosi possono essere giusti e buoni in se stessi, ma non in lui. I suoi sentimenti eretici su altri punti, sono una prova che non vede ciò di cui parla.  « La coscienza naturale può accertare e mettere in ordine le verità della grande legge morale, però anche la condanna della concupiscenza è troppo debole per essere ad essa sottomessa, per cui si viene persuasi nel tollerarla. – « La volontà naturale può fare molte cose davvero buone e lodevoli; anzi, in casi particolari, o in particolari momenti, quando la tentazione è lontana, può sembrare che essa abbia la forza che in realtà non ha, fino ad imitare l’austerità e la purezza di un santo. Un uomo non ha alcuna tentazione nell’accumulare; un altro non ha alcuna tentazione circa l’ingordigia e l’ubriachezza; un altro non ha alcuna tentazione di malumore; un altro non ha alcuna tentazione nell’essere ambizioso ed autoritario. Pertanto la natura umana può spesso rivelarsi vantaggiosa: si può essere mite, amabile, gentile, benevolo, generoso, onesto, retto e temperato; e così un uomo può parlare di Cristo e anche del cielo, leggere la Scrittura e fare molte cose volentieri, in conseguenza della lettura, ed esercitare un certo tipo di credenza, per quanto diversa da quella fede che ci viene impartita per grazia.  – « L’uomo naturale, quindi, prima di essere posto sotto la grazia dalla nascita divina, può solo indagare, ragionare, argomentare e concludere sulle verità religiose, ma non le fa sue, non può vederle ». (Cardinale Newman, su “La grazia”). Non la fa sua e non può avere una fede in Cristo tal quanto sia necessario per la salvezza. Con questo diciamo, quindi, che loro (i protestanti) non hanno mai avuto alcuna Fede Divina in Cristo. « Colui che non crede a tutto ciò che Cristo ha insegnato – dice Sant’Ambrogio – rinnega Cristo stesso ». (In Luca IX, 9). – « È assurdo per un eretico – dice San Tommaso d’Aquino – affermare di credere in Gesù Cristo. Credere in un uomo, significa dare il pieno assenso alla sua parola e a tutto ciò che insegna. La VERA FEDE, quindi, è la fede assoluta in Gesù Cristo e in tutto ciò che Egli ha insegnato. Pertanto colui che non aderisce a tutto ciò che Gesù Cristo ha prescritto per la nostra salvezza, non ha la dottrina di Gesù Cristo e della sua Chiesa, più di quanto l’abbiano i pagani, gli ebrei e i turchi. « Egli è – dice Gesù Cristo – un pagano e pubblicano ». – « Siccome S. O. ha impudentemente affermato che si sia travisata la dottrina protestante, senza dubbio, non si vergognerebbe minimamente nemmeno di dire in faccia a san Tommaso d’Aquino che egli travisa la fede protestante, quando afferma che è assurdo per un eretico dire di credere in Gesù Cristo, ecc.  – Così egli dice di nuovo ai lettori di C. U. & T. che «… loro (i protestanti) dicono con noi, nel linguaggio e nel significato dell’Apostolo: ‘Non c’è nessun altro nome sotto il cielo dato agli uomini, per cui dobbiamo essere salvati. » – Questo vale solo per i Cattolici che hanno la vera Religione di Cristo e fanno la volontà del suo Padre celeste; poiché Cristo ha dichiarato solennemente: « Non tutti coloro che mi dicono “Signore, Signore”, entreranno nel regno dei cieli, ma solo colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, entrerà nel regno dei cieli ». (Matteo VII, 21). – Poiché i protestanti non hanno una Fede assoluta in Gesù Cristo, non possono nemmeno avere una Fede assoluta in queste parole di Cristo. Noi diciamo queste parole in verità, perché abbiamo una Fede Divina, mentre un protestante ha solo fede umana in se stesso. Ecco la differenza tra la credenza protestante e quella cattolica, come spiegheremo tra poco più chiaramente. – « Questo – S. O. ancora dice – essendo verità innegabile (cioè che la fede dei Cattolici e dei protestanti in Cristo sia la stessa), cosa dobbiamo noi pensare delle ragioni addotte per affermare che (i protestanti) non hanno mai avuto alcuna fede in Cristo? » Sentiamolo di nuovo:

« – D.: Perché no?

R.: Perché non è mai vissuto un Cristo come essi immaginano e credono.

Questa risposta posta sulla bocca del Cattolico è falsa, poiché i protestanti credono in un Cristo come quello che visse e morì per tutti noi, il Cristo come quello a cui noi crediamo e sappiamo aver vissuto, sofferto e morto ».  – Consentiamo a S. O. di rileggere la risposta riportata sopra di San Tommaso e di Sant’Ambrogio. Ripetiamo ancora: se i protestanti non hanno una fede assoluta o divina in Cristo, la risposta sopra riportata sulla bocca di un Cattolico è perfettamente vera. Ma, dato che è una buona opera istruire l’ignorante, soffermiamoci per qualche istante sulle parole del Signor Oracolo. Egli non si vergogna di dire dei Cattolici « che i protestanti credono in un Cristo come lo crediamo noi Cattolici che sappiamo come visse, soffrì e morì “. Ora noi Cattolici crediamo in un Cristo nel quale abbiamo una Fede assoluta e divina; e questa Fede assoluta e divina non l’abbiamo solo in Cristo stesso come persona, ma anche in tutto ciò che Egli ha operato per la nostra salvezza ed ha insegnato attraverso la sua Chiesa: Una, Santa, Cattolica e Apostolica. Ora un protestante non può avere Fede divina in Cristo né nel suo insegnamento, perché « … rifiutare un solo articolo di fede insegnato dalla Chiesa – dice San Tommaso d’Aquino – è sufficiente per distruggere la fede, … poiché un solo peccato mortale è sufficiente per distruggere la carità, … perché la virtù della Fede non consiste nel mero aderire alle sacre Scritture, e nel riverirle come Parola di Dio, ma consiste principalmente nel sottomettere il nostro intelletto e la nostra volontà all’autorità divina della vera Chiesa, incaricata da Gesù Cristo di esporle: « Non crederei alle Sacre Scritture – dice sant’Agostino – se non fosse per l’autorità divina della Chiesa ». – « Perciò, chi disprezza e rifiuta questa autorità, non può avere la vera Fede: e se ammette alcune verità soprannaturali, esse sono solo delle semplici opinioni, poiché le sue (le verità) dipendono dal suo giudizio privato ». (De Fide, q. V, art 3.). « In effetti, una religione – dice il cardinale Manning – che gli uomini compongono per se stessi, un Cristianesimo che gli uomini fanno opinando e scegliendo una dottrina qui e una dottrina lì, una forma di credenza che è fatta dalla selezione di testi da “Le Sacre Scritture” è tutta umana: i frammenti di cui sono fatte tali religioni possono essere presi dalla parola di Dio; tuttavia, essi hanno cessato di essere la parola di Dio non appena l’intelletto umano e la mano umana li ha ridotti in brandelli, e rimessi insieme, e per questo motivo: Supponiamo che ogni uomo prenda i quattro Vangeli, da essi ne selezioni alcuni testi, e li rimetta insieme: formerebbe forse un quinto Vangelo? No certamente, il Vangelo di San Matteo fu scritta da San Matteo, quella di San Marco da San Marco, quella di San Luca da San Luca, quella di San Giovanni da San Giovanni, e ogni uomo che si sforzasse di fare un quinto Vangelo avrebbe fatto un vangelo per conto proprio, non di alcuno degli Evangelisti, perché non conoscerebbe né il senso, né il significato e la coerenza dei testi in modo da rendere questo presunto vangelo un libro ispirato. Questi testi furono dettati agli scrittori ispirati dallo Spirito di Dio, per cui il nuovo “mosaico” sarebbe solo un Cristianesimo spezzettato fatto con frammenti di verità; sarebbe semplicemente una religione di istituzione umana, mentre nessuna verità che viene dall’uomo può essere materia della nostra fede ». – Ma alcuni protestanti, per esempio gli anglicani, pensano di avvicinarsi molto alla Chiesa Cattolica: essi ti diranno che le loro preghiere e le loro cerimonie sono uguali a molte preghiere e a molte delle cerimonie della Chiesa Cattolica, che il loro credo è il Credo degli Apostoli. Ma, realmente, in linea di principio, essi ne sono molto lontani. « Così – dice Marshall – professano di credere in una Chiesa, che purtroppo è diventata dimezzata; 1° nell’unità, ché ha cessato di esistere molto tempo fa per mancanza di un centro, 2° nell’autorità, perché nessuno ha obbligo di obbedirle, avendo perso il potere di insegnare, 3° nella presenza di Dio nella Chiesa, che non viene mantenuta se non da stupidi errori, 4° in una costituzione divina, ché ha bisogno di essere periodicamente riformata, 5° nella missione di insegnare a tutte le nazioni, mentre non è in grado di insegnare neanche a se stessa, 6° nei santi, che per gli anglicani sono solo oggetto di orrore e avversione, e 7° nella santità delle verità che la loro setta ha sempre contaminato. Questa è una credenza stupida. Anche un capo indiano non istruito, con l’aiuto del suo rude buonsenso, e la semplice intuizione della verità naturale, non manca di vedere la follia della fede protestante e la confonde davanti a quei missionari protestanti che vengono a convertire la sua tribù al protestantesimo. L’anziano Alexander Campbell, in una conferenza davanti all’American Christian Missionary Association, riferisce il fatto seguente: dei missionari settari erano andati tra gli indiani per diffondere sentimenti religiosi. Fu convocato un consiglio e i missionari spiegarono l’oggetto della loro visita. « Non è la religione degli uomini bianchi tutta in un libro? » Chiese il capo indiano. « Sì, risposero i missionari. » – « Non tutti gli uomini bianchi leggono il libro? », ha continuato il capo. Un’altra risposta affermativa. « Sono tutti d’accordo su ciò che dice? » domandò il capo, categoricamente. Ci fu un silenzio di tomba per alcuni momenti. Alla fine uno dei missionari rispose; « Non esattamente; i pareri differiscono su alcuni punti dottrinali. » – « Va’, allora uomo bianco – disse il capo – raduna un’assemblea, e quando i bianchi saranno tutti d’accordo, allora vieni ad insegnare ai pellerossa ». In che modo l’assurdità del protestantesimo viene percepita e confusa così facilmente persino dal bambino maleducato della foresta! Ecco perché un famoso convertito e revisore americano dice: « Ciò che i protestanti chiamano la loro religione è solo un secolarismo mascherato, che è ampiamente sostenuto dalla stampa secolare, dagli istinti della natura e dal sentimento anti-cattolico del Paese. » (Brownson’s Review, gennaio 1873).  – È quindi abbastanza assurdo parlare di protestantesimo come di una religione o di una chiesa; ed è scandalosamente assurdo che S. O. possa affermare che la fede protestante in Cristo sia la stessa di quella dei Cattolici! La verità è una, mentre gli errori sono molto numerosi; la Chiesa, la colonna e il fondamento della verità, è una sola, le sette sono molte, esse negano la verità e l’infallibile Autorità della Chiesa di insegnare la Verità. Ogni uomo sensibile, quindi, vedendo una marea di uomini trascinati in un vortice di infinite varianti e dissensi religiosi, è costretto a dire: « Questa è solo una setta effimera, senza sostanza e senza alcuna autorità divina, è una pianta non piantata dalla mano di Dio Onnipotente, e quindi sarà sradicata, è un regno diviso contro se stesso, e quindi sarà reso desolato, è una casa costruita sulla sabbia, e quindi non può sostenersi, è come una nuvola senza acqua che viene trasportata dai venti, un albero autunnale, infruttuoso, due volte morto per mancanza di Fede divina, e che quindi sarà sradicato dalle radici; è un’onda furiosa del mare, che spande la sua stessa confusione; una stella errabonda, a cui sono riservate per sempre tempesta e tenebre; un ramo inaridito tagliato dal Corpo di Cristo, l’unica, santa, Chiesa Cattolica Romana, che sola è stabilita da Cristo sulla terra essere il suo « pilastro e fondamento della verità » un solo gregge, sorvegliata dal suo Capo Pastore, sempre immutabile tra le tempeste dell’inferno; con fede incrollabile, tra le variazioni dei sistemi filosofici, le persecuzioni infernali dei malvagi, le rivoluzioni degli imperi, gli attacchi degli interessi, i pregiudizi, le passioni, le fatiche dissolute della critica, il progresso delle scienze fisiche, storiche e di altro genere, l’amore sfrenato della novità, gli abusi che prima o poi minano le istituzioni umane più saldamente radicate. – Solo la Fede di questa Chiesa è Divina, perché Essa sola insegna la Verità divinamente rivelata con l’autorità divina. Questo è chiaro per ogni mente imparziale, senza pregiudizi e ben riflettente. Il signor T. W. M. ​​Marshall riferisce quanto segue, in una delle sue lezioni: « Una giovane signora inglese, con la quale mi incontrai successivamente, e dalle cui labbra udii il racconto, informò i suoi genitori che si sentiva costretta ad abbracciare la Fede Cattolica. Qui nacque molta agitazione nei consigli dei genitori, e fu estorta alla figlia la riluttante promessa che non avrebbe comunicato con nessun Prete cattolico finché non avesse ascoltato dapprima gli argomenti convincenti con cui certi amici clericali della famiglia avrebbero dissipato facilmente i suoi dubbi irragionevoli: questi erano in numero di tre e li chiameremo pertanto signori “A”., “B”. e “C”. Arrivato il giorno stabilito per la discussione solenne, uno dei ministri stava per iniziare, quando la giovane donna gli si rivolse bruscamente con la seguente osservazione: « Sono troppo giovane e non istruita per disputare con signori della vostra età ed esperienza, ma forse mi permettete di farvi qualche domanda? » Anticipando un facile trionfo sulla povera ragazza, i tre ministri accolsero con sorrisi ammiccanti la sua richiesta: « Allora vi chiederò – disse al signor A. – se la rigenerazione accompagna sempre il Sacramento del Battesimo ». – « Indubbiamente – fu la pronta risposta – questa è la pura dottrina della nostra Chiesa ». – « E tu, signor B. – continuò – tu insegni quella dottrina? » –  « Dio non voglia, mia ​​giovane amica – fu la sua risposta indignata – che io debba insegnare un simile errore della distruzione dell’anima! Il Battesimo è un rito formale, che …, bla, bla, bla … ». – « E tu, signor C. – chiese ancora al terzo, qual è la tua opinione? » – « Mi dispiace – rispose egli con una voce blanda, poiché cominciò a sospettare che stavano facendo tanta confusione – che i miei amici reverendi si siano espressi un po’ incautamente. » La vera dottrina si trova tra questi due estremi » – e cominciò a svilupparla, allorquando la signorina, alzandosi dalla sedia, disse: « Vi ringrazio, signori, mi avete insegnato tutto quello che mi aspettavo di imparare da voi. Siete tutti ministri della stessa chiesa, eppure voi vi distinguete l’uno dall’altro, anche su una dottrina che San Paolo definisce uno dei fondamenti del Cristianesimo: mi avete confermato solo nella mia risoluzione di entrare in una Chiesa i cui ministri insegnano tutti la stessa cosa ». Essi quindi uscirono dalla stanza, uno dopo l’altro, probabilmente continuando la loro diatriba lungo la strada, ma i genitori della giovane donna il giorno dopo la fecero uscir di casa per seguire la sua intenzione. Spesso succedono di queste cose in Inghilterra! – « Un’altra mia amica, anche lei una donna, e una delle più intelligenti del suo sesso, è stata per diversi anni discepola del famoso ministro che ha dato un nome ad una certa scuola religiosa in Inghilterra, diventando poco soddisfatta dalla chiesa episcopaliana, che le apparve più impastata di terra, in proporzione alla sua aspirazione ardente verso il cielo, e così si persuase di assistere ad un certo “festival ritualistico” , che si sperava, avesse un effetto chiarificante sulla sua mente. L’evento si aprì, e le cerimonie dovevano prolungarsi per un’intera settimana. Tutte le celebrità ritualistiche del giorno dovevano essere presenti. Il suo alloggio venne appositamente fissato in una casa in cui vi erano cinque dei membri più autorevoli del partito della Chiesa Suprema. Si sperava così che la convincessero rapidamente della loro unità apostolica, ma, sfortunatamente, riuscirono a dimostrarle che nessuno di loro aveva la stessa idea. Pregare la Beata Vergine, era da uno condannato come, nel migliore dei casi, una superstizione poetica. Uno le disse che il Papa era, per nomina divina, il capo della Chiesa universale; un altro, che egli era un usurpatore e uno scismatico. Uno sosteneva che i ‘Riformatori’ erano canaglie profane e apostati; un altro, che essi avevano, in ogni caso, delle buone intenzioni … ma non ho bisogno di stancarvi con un resoconto delle loro varie credenze. Dolorosamente colpita da queste diversità, laddove ella invece si aspettava una completa uniformità, i suoi dubbi vennero naturalmente a confermarsi. – Durante la settimana fu invitata a fare una passeggiata con l’eminente personalità che fino ad allora ella aveva considerato un insegnante affidabile. A lui rivelò la sua crescente inquietudine, e presumibilmente lamentò il conflitto di opinioni a cui aveva recentemente assistito, ma solo per essere ricompensata da un severo rimprovero; perché è un fatto singolare che gli uomini che sono preparati in qualsiasi momento a giudicare tutti i santi ed i dottori, non tollereranno che si faccia su essi stessi alcun giudizio. Era in pieno inverno, e la compagna della signora, indicando gli alberi senza foglie sul ciglio della strada, disse, con un’adeguata solennità di voce e di modi: « Ora sono spogliati del loro fogliame, ma aspettate la primavera, e li vedrete ancora una volta svegliati alla vita. Così sarà per la chiesa d’Inghilterra che ora ti sembra morta ». – « Potrebbe essere – rispose lei – ma che tipo di primavera possiamo aspettarci dopo un inverno che dura da trecento anni? Non sarete sorpresi di sapere che questa signora presto divenne membro di una Chiesa che non sa nulla dell’inverno, ma nella quale, all’interno dei suoi confini pacifici regna la primavera eterna ». – Ahimè! S. O. non si è vergognato di affermare che si era travisato il credo protestante, anche se noi abbiamo parlato solo di ciò che hanno detto san Tommaso d’Aquino e tutti i grandi dottori della Chiesa!

§ 6. ULTERIORE FALSI ORACOLI DI S. O.

« Non è – egli dice – né vero né onesto affermare che il protestante crede a suo piacimento, il fatto è che crede a ciò che il suo Creatore e Dio voglia che egli  creda.  Egli è in errore riguardo alla volontà divina! Questo lo sappiamo. » Questa è una menzogna sul serio ed un grande insulto a Dio. Dio desidera che ogni protestante creda a tutto ciò che Cristo gli insegna attraverso la sua Chiesa e desidera che creda con fede divina; e S. O. confessa questa verità dicendo: « Lui (il protestante) è in errore riguardo alla volontà divina. Questo lo sappiamo ». Non è strano come questo prete si contraddica quasi nello stesso momento! « Ma – continua a dire S. O. – lui (il protestante) è colpevole perché “ha torto” nel dire più di quanto Dio abbia mai autorizzato qualsiasi essere umano a dire ». Bene, non era un essere umano San Paolo? Non era autorizzato dallo Spirito Santo a dire: «Tutti quelli che hanno peccato senza la legge, periranno anche senza la legge ». (Rom. II, 12). Se quei protestanti che vivono nell’ignoranza incolpevole della vera Religione non sono colpevoli del peccato di eresia, ne consegue forse che non sono colpevoli di peccati contro la loro coscienza? Ma questo ha bisogno di una buona spiegazione, che daremo in seguito; ne ha bisogno di una migliore rispetto al “prete più eminente degli Stati Uniti” che dice: « Pensare che noi Cattolici siamo le uniche persone oneste, significa essere colpevoli del più spregevole tipo di fariseismo. Il vero Cattolico non pensa mai in quel modo sciocco, ma ringrazia Dio di aver ragione, sa che ha ragione e prega affinché tutti possano essere portati alla conoscenza della verità. Non trova nulla nella sua teologia o nel suo cuore per maledire alcuno o desiderare che qualcuno sia dannato ». Per persone oneste: S. O. qui intende significare le persone che hanno la vera fede; perché dice: « Lui (il Cattolico) ringrazia Dio perché ha ragione, e sa che ha ragione, e prega che tutti possano essere portati alla conoscenza della verità ». È quindi falso dire che « … pensare che noi Cattolici siamo gli unici veri credenti è come essere colpevoli del più spregevole tipo di fariseismo ». Il vero Cattolico è costretto in coscienza a pensare in questo modo, perché sa che la Religione Cattolica è l’unica vera Religione. Quanto è sciocco dire il contrario. Quando S. O. dice: «Egli (un Cattolico) non trova nella sua teologia o nel suo cuore nulla per maledire alcuno o desiderare che qualcuno sia dannato », … in questo ha ragione, ma per essere onesto, avrebbe dovuto aggiungere, immediatamente dopo, queste parole, « né il Rev. M. Muller, C. SS. R., insegna qualcosa del genere nella sua Spiegazione della Dottrina Cristiana ». Ma un vero Cattolico educato non trova nella sua teologia né nel suo cuore le grandi menzogne ​​che S. O. racconta quando afferma solennemente che « … i protestanti credono a tutto ciò che il Cattolico crede, cioè ai fatti della sua vita (miracolosa), ai miracoli, alla passione, morte e resurrezione ». Che affermazione scandalosa questa! Se venisse dalle labbra di un protestante, la dichiareremmo una bugia ingiusta, ma venendo, come è, dalle labbra di S. O., è un terribile scandalo. C’è qualche fatto della vita divina di Cristo più evidente della fondazione della Chiesa Cattolica Romana? I protestanti credono a questo fatto divino? « La ragione, veramente – dice il Catechismo romano – e i sensi, sono obbligati ad accertare l’esistenza della Chiesa, cioè di una società di uomini devoti e consacrati a Gesù Cristo, e nessuna Fede è necessaria per comprendere una verità anche riconosciuta da ebrei e da turchi, ma … i protestanti credono nei privilegi e nella dignità della Chiesa come lo credono i Cattolici? In nessun modo, perché non hanno la luce della Fede, che sola ci permette di dire che: … io credo nella Chiesa Cattolica. »  – Di nuovo, Dio non ha ordinato sin dall’inizio del mondo che gli uomini gli dessero l’onore dell’adorazione offrendo sacrifici a Lui. Questa legge è stata mai abolita da Dio, nell’Antico Testamento, o da Gesù Cristo nella nuova legge? Anzi, al contrario, non lo ha confermato questa legge con l’istituzione del Sacrificio incruento del suo Corpo e Sangue nella Santa Messa che deve essere offerta fino alla fine del mondo? E non ha Gesù Cristo, a questo scopo, stabilito un nuovo ordine di sacerdozio nell’Ultima Cena? I sette Sacramenti, i mezzi visibili della grazia, non sono stati istituiti durante la vita divina di Cristo? I protestanti credono a tutti questi e molti altri fatti della vita divina di Cristo?!? Ah! Certo è che il più eminente Sacerdote degli Stati Uniti sa fin troppo bene che i protestanti non credono a questi fatti. Come può quindi dire con tanta sfrontatezza una tale bugia ai lettori della B. U. & T., a tutti i Cattolici, la cui fede in questi fatti, dice, è simile a quella dei protestanti? I Cattolici negano questi fatti? Nell’istante stesso in cui un Cattolico negherebbe uno qualsiasi di questi fatti, sarebbe un protestante, un eretico e tagliato via, come membro marcio, dalla Chiesa di Gesù Cristo. – La suddetta affermazione di S. O. è un vero insulto alla Fede cattolica, che è una Fede assoluta, divina, un dono gratuito dello Spirito Santo, mentre la credenza protestante è tutta umana, è solo un’opinione alterabile a piacere, senza fondamento; ricorda una teoria del Brahmin sulle fondamenta della terra. L’Hindu’ dice: « Il mondo poggia sulla schiena di un elefante, l’elefante poggia sul dorso di una tartaruga ». Ma su cosa si appoggia la tartaruga? Quindi S. O. è con i Brahmins protestanti. Essi ti diranno, con tutta la freddezza dell’ipocrisia e della pretesa indù, che la religione dipende dalla parola scritta di Dio, e fanno dipendere la parola di Dio dall’interpretazione privata; ma non dicono cosa sia la “tartaruga”. Questo è il dilemma da cui tutti vengono catturati quando poggiano la religione su una base umana o ateistica. Hanno tagliato la Religione dal divino Maestro designato – la Chiesa Cattolica Romana – e l’hanno riposta sulla autorità umana. Ma il guaio è che non hanno supporto per questa “tartaruga”.  – A beneficio di S. O. ripetiamo qui le parole del Dr. O. A. Brownson.  « Che i protestanti, almeno i cosiddetti protestanti ortodossi, professano di conservare e le rivendicano al loro protestantesimo, molte cose che sono professate anche dai Cattolici, nessuno lo nega, ma queste cose non fanno parte del protestantesimo, perché la Chiesa le ha insegnate loro secoli prima che nascesse il protestantesimo: tali cose sono parte integrante dell’unica Fede Cattolica e appartengono solo ai Cattolici, i protestanti possono legittimamente rivendicare come protestanti solo quelle cose in cui si differenziano dalla Chiesa, quelle che la Chiesa nega, e che essi asseriscono, ciò che è peculiare o distintamente protestante: non possono essi permettersi di rivendicare come loro, ciò che è, e che è sempre stato nostro; noi gli accordiamo volontariamente il loro, ma nulla di più, e tutto ciò che essi professano insieme a noi, è nostro, non loro! Adottando questa regola, che è giusta ed inappuntabile, nulla di fatto è loro, ma solo le loro smentite, e siccome tutte le loro negazioni sono, come abbiamo visto, fatte sopra nessun principio o secondo verità cattolica, sono delle pure eguaglianze, e poiché il protestantesimo è essenzialmente negativo, di conseguenza non c’è religione, perché ogni religione è affermativa “.

§ 7. DICHIARA INOLTRE LA VERITÁ ESSERE DEI DISCORSI VUOTI ED ABUSATI. CONTINUA A CITARE DA “EXPLANATION… “

D. In che tipo di Cristo credono?

Risp. In una di quelle persone che possono rendere impunemente un bugiardo. ”

“Quale significato possibile”, egli dice, “può un tale linguaggio e tale asserzione trasmettere alla mente di qualcuno, Cattolico o Protestante? È un parlare a vuoto e un abuso, niente di meno. L’idea di qualcuno che crede o vuole credere in uno che, come il suo Salvatore, possa diventare un bugiardo impunemente, è troppo assurdo per meritare un momento di riflessione. ”  – Piano, piano, S. O. Quando abbiamo dato la risposta di cui sopra, abbiamo anche dato le prove di questo. Ma tu e Coxe avete disonorato in modo disonesto queste prove, per poter chiamare la nostra risposta un parlare a vuoto e abuso, e dire che … è troppo assurdo per meritare un momento di riflessione. Un uomo così, che non vede alcuna differenza tra la fede divina e umana, risponderà come te. Intendi dire quindi che san Giovanni, Apostolo ed Evangelista, scrisse: “Chi non crede al Figlio (Gesù Cristo), fa di Lui un bugiardo” (I. Giovanni, v., 10). Lo Spirito Santo ha raccontato attraverso di lui vacuità ed abusi, e che queste parole dello Spirito Santo sono troppo assurde per meritare un momento di considerazione?  “Non credere a tutto ciò che Cristo ha detto – dice Cornelius a Lapide – è come dire che Cristo è un bugiardo, e questa è una terribile bestemmia.” Eroe aggiungiamo le prove che hai passato in silenzio. Gesù Cristo dice: “Ascolta la Chiesa”. “No”, dicono Lutero e tutti i protestanti, “non ascoltare la Chiesa, protesta contro di Ella con tutte le tue forze!” – Gesù Cristo dice: “Se qualcuno non ascolterà la Chiesa, consideralo un pagano e un pubblicano”. “No”, dice il protestantesimo, “se qualcuno non sente la Chiesa, guardalo come un apostolo, come un ambasciatore di Dio”.  – Gesù Cristo dice: “Le porte dell’inferno non prevarranno contro la mia Chiesa”. “No”, dice il protestantesimo, “È falso; le porte dell’inferno hanno prevalso contro la Chiesa per mille anni e più “.  – Gesù Cristo ha dichiarato San Pietro e ogni successore di San Pietro – il Papa – essere il suo Vicario sulla terra. “No”, dice il protestantesimo, “il papa è un anti-Cristo”.  – Gesù Cristo dice: “Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero”. (Matteo XI, 30). “No”, dicono Lutero e Calvino “è impossibile osservare i comandamenti”. – Gesù Cristo dice: “Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti”. (Matt. Xix. 17.) “No”, dissero Lutero e Calvino, “la sola fede, senza opere buone, è sufficiente per entrare nella vita eterna”.  – Gesù Cristo dice: ” Se non fai penitenza, morirai allo stesso modo”. (Luca, III, 3.) “No”, dissero Lutero e Calvino, “il digiuno e altre opere di penitenza non sono necessarie per soddisfare il peccato”. – Gesù Cristo dice: “Questo è il mio corpo”. “No,” disse Calvin, “questa è solo la figura del Corpo di Cristo, diventerà il suo corpo non appena lo riceverai.” Gesù Cristo dice: “Io vi dico che chiunque lascerà sua moglie e ne sposerà un’altra, commetterà adulterio, e colui che la sposerà e la lascerà commette adulterio”. (Matt. XIX. 9.) “No”, dicono Lutero e tutti i protestanti, a un uomo sposato, “puoi lasciare tua moglie, divorziare e sposarne un’altra”. – Gesù Cristo dice ad ogni uomo: “Non rubare”. “No”, disse Lutero ai principi secolari, “Io ti do il diritto di appropriarti delle proprietà della Chiesa Cattolica Romana”. Ci sono circa trecento milioni di Cattolici che vivono attualmente in tutto il mondo. Ah! come si sentono scioccati da questi insulti con i quali i protestanti  offendono Gesù Cristo. Finanche i bambini piccoli sono scioccati da loro. – Un nobile calvinista contestava una volta la presenza reale con il padre di St. Giovanna Francesca de Chantal. Francesca aveva allora solo cinque anni. Mentre la disputa proseguiva, avanzò e disse al nobile: “Che cosa, signore, non credi che Gesù Cristo sia realmente presente nel Santissimo Sacramento, eppure ci ha detto che è presente? Bugiardo: se avessi osato attaccare l’onore del re, mio ​​padre l’avrebbe difeso a rischio della sua vita, e anche contro di te; che cosa hai allora da aspettarti da Dio per aver chiamato il suo Figlio un bugiardo? ” Il calvinista fu molto sorpreso dallo zelo della bambina e cercò di placare la sua giovane avversaria con regali; ma piena d’amore per la sua santa fede, prese i suoi doni e li gettò nel fuoco, dicendo “Così bruceranno nell’inferno tutti quelli che non credono alle parole di Gesù Cristo”. – “Dio dà una lingua fragile e debole
Una rovina è il parlare peccando e a torto. ”  – S. O. dice che i protestanti credono che Cristo sia “vero Dio” e vero uomo. Se credono che sia vero Dio, perché non credono tutte le sue parole e tutto ciò che ha fatto per la nostra salvezza? Perché non lo onorano come Dio, e si rifiutano di credere a tutta la sua dottrina? Come hanno trattato Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento? È troppo orribile da raccontare. Ci si può aspettare che coloro che hanno così terribilmente disonorato Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento, lo onoreranno e lo tratteranno come dovrebbero, e crederanno Gesù Cristo in cielo? Come lo hanno onorato in coloro che prendono il suo posto sulla terra, di cui Cristo dice: “Chi ascolta te, ascolta me, e colui che disprezza te, disprezzato me, e colui che ha disprezzato me, ha disprezzato Colui (Dio il Padre) che mi ha mandato “. (Luca, X, 16). Rivedete nuovamente il capitolo III, e scoprirete come Gesù Cristo sia stato trattato dai protestanti nel Papa, nei Vescovi e nei sacerdoti della Chiesa cattolica romana. – Stabilendo la sacrilega dottrina del suo primato sulla Chiesa inglese, Enrico VIII aveva messo a morte due cardinali, tre Arcivescovi, diciotto Vescovi e arcidiaconi, cinquecento sacerdoti, sessanta superiori di case religiose, cinquanta canonici, ventinove pari, trecentosessanta cavalieri e un numero immenso di nobili e di gente. Confiscò alla corona e distribuì tra i suoi favoriti la proprietà di seicento quarantacinque monasteri e novanta collegi, centodieci ospedali e duemilatrecento settantaquattro cappelle e cantorie. – E come hanno trattato Gesù Cristo nei poveri membri del suo corpo? “Amen, ti dico, quello che tu hai fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’hai fatto a me.” (Matt. XXV. 40).  Per oltre trecento anni gli irlandesi hanno sofferto, lottato e sono morti per la fede. Hanno sofferto la povertà con tutta la sua amarezza, hanno sofferto l’esilio con tutti i suoi dolori, hanno sofferto oltraggi e persino la morte stessa, piuttosto che perdere il loro Dio. I servi dell’inferno promulgarono le diaboliche leggi penali, e presto quel paese così ricco e fecondo in collegi e conventi, divenne una vasta e desolata regione selvaggia. In zone di campagna, per trenta, quaranta, cinquanta miglia di estensione, non si vedeva da nessuna parte il fumo di una casa abitata, come dichiarano i cronisti inglesi. La gente era scomparsa e aveva lasciato solo scheletri nella terra. I vivi si incontravano solo nelle valli, nelle caverne e nelle montagne oscure. Lì hanno trascinato in una miserabile esistenza, a nutrirsi di erbacce e di rifiuti spazzatura della terra. Si muovevano come ombre, sparuti e afflitti, affamati e feriti, e sopportarono i crudeli morsi della fame, finché Dio, nella sua misericordia, li portò in un mondo migliore. Ripetutamente si presentavano queste scene strazianti. L’Irlanda tornò prospera nonostante l’oppressione più irritante; e il popolo irlandese fu di nuovo affamato e massacrato per la loro fede, e quelli che sopravvissero furono spediti nelle Indie occidentali britanniche e venduti lì come schiavi. La flotta britannica fu ordinata lungo la costa. Oltre ottantamila dei Cattolici irlandesi più influenti e più illustri furono imbarcati a bordo e le loro ossa sono marcite da tempo nel terreno delle piantagioni di zucchero inglesi della Giamaica.  – L’ultimo sforzo della tirannia è ancora vivo nella mente di molti, intendo gli ultimi anni della carestia. Ci sono, senza dubbio, alcuni dei nostri lettori che hanno assistito alle scene terrificanti di quel periodo cupo, che una volta vissute, non possono mai, mai essere dimenticate. Ah! No. Come il fuoco vivente, queste orribili scene bruciano nella memoria e lasciano la loro orrida cicatrice, un segno che non può mai essere cancellato. C’erano migliaia e migliaia di cadaveri e uccisi dalla fame. Cadevano e morivano mentre le foglie cadono in autunno. Il cibo che è stato inviato ai poveri dall’America, è stato trattenuto nei porti finché non è marcito. E lì, agli occhi del popolo affamato, il ricco protestante, le mogli e le figlie dei protestanti, grassi e obese, avevano gran quantità di cibo per il loro bestiame; avevano cibo in abbondanza per i loro uccelli domestici o per i loro cagnolini, mentre i poveri Cattolici affamati desideravano persino mangiare le bucce dei maiali, che non gli venivano date loro.  – Alcuni anni prima del cupo regno del terrore, viveva vicino a una certa città in Irlanda, un contadino povero e onesto con moglie e figli. Erano poveri, ma erano contenti e felici. Mai il povero o lo straniero hanno  varcato la loro porta senza partecipare alla loro ospitalità; e quello che avevano, lo davano con cuore volenteroso. Ma arrivato l’anno della carestia, il buon contadino non era in grado di pagare la decima. La sua piccola proprietà fu pignorata. La polizia, entrata nella sua fattoria, si impadronì del suo mais inspiegabilmente; portarono via i suoi raccolti; condussero il suo bestiame in una riserva. Il povero uomo infelice fu espulso da quel piccolo angolo di terra in cui era nato, dove aveva vissuto così a lungo e dove sperava di morire. Finì in mezzo alla strada con sua moglie e i suoi figli: niente tetto, niente cibo, niente vestiti: fu ridotto, a mendicare nudo, un un mondo freddo e senza cuore. Cercava un rifugio per i suoi piccoli, un impiego, ma non ne trovò nessuno. Era Cattolico, i suoi vicini erano rudi protestanti della specie più fosca. Gli offrirono riparo, cibo e indumenti, ma a condizione che apostatasse. O Dio! chi potrà dire l’agonia di quel povero, infelice padre? Nessuna speranza per lui, salvo la speranza della morte; nessun occhio pietoso per lui, salvo l’occhio misericordioso di Dio! Vide la sua povera moglie morire davanti ai suoi occhi. La vedeva spegnersi giorno dopo giorno – piangendo lentamente, mentre pregava e piangeva sui suoi bambini affamati; udì i suoi bambini affamati che piangevano per il cibo, e le loro grida pietose affittarono la sua stessa anima. Oh! Si potevano aiutarli, si poteva fornire loro cibo, vestiti e una casa piacevole, ma poi dovevano apostatare, rinunciare alla loro santa fede! Oh! che prova dolorosa, che martirio crudele! La sua moglie amorevole morì davanti ai suoi occhi – morì di fame. È morta con parole di pazienza, parole di speranza sulle sue labbra. Il povero marito si torceva le mani per l’angoscia. Si chinò sulla salma senza vita di sua moglie. La notte buia si stava addensando intorno a lui – si addensava persino dentro di lui; sentiva i crudeli morsi della fame che gli rosicchiavano la sua forte vitalità. E se non fosse stato sostenuto dalla sua santa fede, si sarebbe arreso alla disperazione. Ma le grida dei suoi figli lo eccitano. Dimenticò per un momento le sue stesse sofferenze. Prese le sue due ragazze affamate e i bambini affamati tra le sue braccia tremanti, e si affrettò via a passi vacillanti. Implorava di casa in casa, porta per porta; implorava una briciola di pane per i suoi figli poveri e affamati, ma nessuno gli diede un boccone di cibo. Gli offrirono cibo e vestiario ma solo se solo avesse apostatato, solo se volesse dare ai suoi figli il loro falso credo: “Ma – gridò il padre dal cuore spezzato – oh, come potrei permettere che i miei bambini vengano educati al falso credo e negare la loro santa fede? Oh, come potrei vendere le loro anime al demonio per un piatto di minestra? Dopo un po’ di tempo, l’infelice avvertì un carico che pesava come piombo sul suo braccio tremante. Guardò: una delle sue povere ragazze aveva smesso di lamentarsi. Era morta, fredda e rigida nella morte. Il padre con il cuore spezzato si sedette sotto un albero sul ciglio della strada e pregò, ma non riuscì a piangere. Ah! no; i suoi occhi erano asciutti, il suo cuore era appassito. Con toni disperati e passionali chiamava il cielo per testimoniare la sua agonia. chiamava Dio per testimoniare che non desiderava la morte dei suoi figli, che avrebbe volentieri sacrificare la sua vita per salvare la sua famiglia, ma non poteva – oh! no! no! – non poteva negare la sua santa fede; non poteva vendere le loro anime al diavolo. Tentò ancora una volta di procurarsi del cibo per il figlio rimasto, ma invano, e alla fine il povero sofferente innocente, ansimò e morì tra le sue braccia. Ah! il cui cuore può rimanere indifferente alle sofferenze del Cattolico irlandese? Cuore che, allo stesso tempo, si rallegra per la loro costanza nella fede.  – Nostro Signore Gesù Cristo, quando era appeso sulla croce, scusò quelli che lo avevano crocifisso. “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. (Luca, XXIII, 34.) Non sapevano che Cristo era il loro Dio. “Perché – dice San Paolo – se lo avessero saputo, non avrebbero mai crocifisso il Signore della Gloria”. (I. Corinzi II, 8). Ma il sacerdote più importante degli Stati Uniti, ci assicura solennemente che i protestanti credono nella divinità di Cristo. Come, quindi, tale fede è compatibile con tale trattamento di Cristo? Ahimè! ripetiamo, che vergogna per S. O. dire a Cattolici e protestanti che la loro fede in Cristo è la stessa cosa!

LO SCUDO DELLA FEDE (63)

LO SCUDO DELLA FEDE (63)

[S. Franco: ERRORI DEL PROTESTANTISMO, Tip. Delle Murate, FIRENZE, 1858]S

CAPITOLO XV.

IL PROTESTASTlSMO È FALSO PERCHÉ NON HA TRADIZIONE

Il Protestantismo è una religione falsa perché ha disconosciute e rigettate molte delle istituzioni che Gesù Cristo stabilì e volle che si conservassero poi sempre nella Chiesa. Tuttavia per darsi un po’ di colore e per ingannare più sicuramente, i Protestanti fingono di avere un gran rispetto alla parola di Dio, la lodano, l’esaltano, la magnificano, gridano sempre: parola di Dio, parola di Dio! Volesse il cielo che lo dicessero con sincerità, perché sarebbe almeno un poco di bene in mezzo al tanto lor male! Il vero è però che quel rispetto non è altro che apparente, poiché della parola di Dio ne hanno fatto e ne fanno con le loro interpretazioni un tale strazio che mette orrore. Alla parola di Dio fanno esprimere le più assurde contradizioni, le più empie bestemmie; la parola di Dio mutilata nella Bibbia la gettano a tutti i popoli anche selvaggi, anche gentili, sul pretesto di far conoscere la verità; e quelli ne adoprano poi le carte che la contengono a tutti gli usi anche più schifosi. Questo è quello che hanno ottenuto più frequentemente con le loro bibliche società. Ma il torto più grande che fanno alla parola di Dio, è con l’asconderne una gran parte ai fedeli. Come! 1 Protestanti ascondono la parola di Dio? Ci avevano detto tutto il contrario, che erano i Cattolici che la nascondevano, e adesso voi ci dite che sono invece i Protestanti? Eppure è proprio così. I Protestanti fanno come certi debitori falliti, che si fingono creditori, per non essere obbligati a pagare quello che debbono. Eccovi il come. Avete da sapere che la parola di Dio noi l’abbiamo per bocca dei Santi Apostoli e degli Evangelisti, i quali ce l’hanno tramandata, avendola essi avuta dalla bocca stessa di Gesù, od avendola ricevuta da quelli che avevano udito Lui; e siccome tanto gli Apostoli che gli Evangelisti erano assistiti specialmente dallo Spirito Santo per non errare, conforme alla promessa fatta loro da Gesù, così ebbero grazia di trasmetterla pura ed intatta senza mescolanza di errore. In due maniere però ce la tramandarono. Una col mettere per iscritto una parte delle cose intese da Gesù, e così è che noi abbiamo i Libri del nuovo Testamento, e perciò giustamente diciamo che quei libri contengono la Divina parola e noi portiamo ad essi una infinita riverenza. L’altra maniera con cui ci tramandarono questa divina parola, si è la predicazione che essi fecero di viva voce. Imperocché, com’erano assistiti dallo Spirito Santo quando scrivevano, così erano assistiti dal medesimo Spirito quando predicavano la S. Fede e fondavano le Chiese. Ed in questo secondo modo principalmente ci fecero conoscere la parola di Gesù, perché questo è stato il modo primamente inteso e voluto da Gesù, il quale mandò suoi Apostoli ad insegnare di viva voce la sua Fede e piantarla, prima che nei libri, nei cuori degli uomini. La parola di Dio insegnata così di viva voce fu accolta dai popoli, dai sacri pastori che gli Apostoli preponevano alle Chiese da loro fondate, e custodita con ogni diligenza nelle abitudini della S. Chiesa, negli scritti dei Padri, nei decreti dei Concili, nelle orazioni pubbliche, e fu tramandata infino a noi, ed è quella parola di Dio che noi chiamiamo tradizione, perché ci fu tradita ossia consegnata dai nostri maggiori nella Fede. Che però questa tradizione sia necessaria alla S. Chiesa Cattolica è a\ indubitabile, per l’autorità della stessa S. Scrittura. Non è la S. Scrittura che ne dice con S. Paolo: Pertanto, o fratelli, guardate le tradizioni che avete ricevute sia per discorso, sia per lettera? (2 Tess. II, 144) Sulle quali parole scrive S. Girolamo che dunque è manifesto che gli Apostoli non insegnarono ogni cosa per iscritto, ma molte ancora senza scritto. Non è S. Giovanni che afferma che: Avendo molte cose da scrivervi, noi volli fare per carta ed inchiostro (2 Joan.III, 12), sebbene di viva voce e così lasciarne la tradizione? Non è S. Paolo che dice al suo Timoteo: Tu hai la forma delle parole sane che hai udite da me, conservane il deposito buono? (1 Tim. I, 14) e più sotto: Le cose che hai udite da me, per molti testimoni, raccomandale ad uomini fedeli che saranno idonei ad ammaestrarne anche gli altri (ibid.) ? Puossi dir nulla di più chiaro per autenticar le tradizioni? Eccone tutto il processo. L’Apostolo parla, i testimoni ne autenticano le parole, S. Timoteo le commette ad altri e questi ad altri via via con una specie di fidecommesso sacrosanto e così la Tradizione si mantiene in tutta la Chiesa. Non è tutto ciò semplice e chiaro? Inoltre se nella tradizione non si contenesse la vera parola di Dio, bisognerebbe condannare come senza fede quasi tutte le Chiese più antiche, anche quelle fondate dai Santi Apostoli; imperocché tutte furono edificate dalla parola annunziata di viva voce e non iscritta, mentre certe parti del nuovo Testamento non furono scritte che sessanta anni dopo la morte di Gesù, e tutte non furono raccolte insieme e fatte comuni alla Chiesa se non dopo oltre quattrocento anni. Se dunque non vogliamo dire che molte Chiese piene di fervore, le quali avevano già trasmesse al cielo delle belle legioni di Martiri, non avessero avuto la Fede, perché non avevano la parola scritta, ma solo quella che si contiene nella tradizione; bisogna dire che anche questa sia viva e vera parola di Dio. – Finalmente volete più? Che la tradizione contenga la vera parola di Dio, noi l’abbiamo per testimonianza degli stessi Protestanti, i quali contradicendo a sé medesimi, come è proprio di tutti gli eretici, mentre si ostinano da una parte a negarla, dall’altra la ricevono. Essi mettono tutto il fondamento della loro fede nelle S. Scritture, ed affermano che quella sola è la parola vera di Dio. Ebbene, bisognerà adunque che sappiano con gran sicurezza quali siano i libri che compongono la vera Santa Scrittura, che siano certi che non sono stati guastati, poiché essendo stati composti in tempi tanto lontani da noi e confusi in mezzo a tanti altri libri, che pure si spacciano per S. Scrittura, se non si accerti quali siano i veritieri, i Protestanti mancheranno di quelle Scritture sopra cui si fondano interamente. Ora come si assicurano essi di tutto ciò? Unicamente col ricorrere alla tradizione che si conserva nella Chiesa Cattolica. Epperò se vogliono avere il tesoro delle Scritture debbono anche ammettere là verità della Tradizione. Qui dunque dove fa loro comodo l’ammettono, e poi perché ammettendola universalmente si troverebbero confusi e convinti di errore in tante loro pretensioni, allora la rigettano. Operano cioè del tutto a capriccio, mentre non si regolano con la norma della verità, ma con quello che torna meglio ai loro preconcetti disegni. –  Intanto però rinunziando come fanno a tante belle tradizioni che ci rivelano la verità anzi non rinunziandovi solo, ma condannandole, ci vengono a togliere gran parte della divina parola. Tutto quello cioè che non fu scritto nei Vangeli, ma che pure gli Apostoli tramandarono come udito di viva voce da Gesù Cristo: tutto quello che Dio inspirò a loro che c’insegnassero, e che essi misero subito in atto nel fondare la Chiesa, e nell’ammaestrare i Vescovi ed i Sacerdoti che costituivano dappertutto a reggere la greggia dei semplici fedeli, tutto ciò ce lo rapiscono, e così privano il popolo Cristiano di molte verità sublimi, di molte pratiche necessarie; in una parola ci tolgono gran parte della divina parola, mentre sempre gridano parola di Dio, parola di Dio. Non sono dunque essi che hanno tutta la parola di Dio, perché ne trascurano sì gran parte, e però non sono essi che costituiscono la vera Chiesa di Gesù Cristo, la quale se ha un rispetto infinito per quella parte della divina parola che si contiene nei libri Santi, non ha minor riverenza per quella che confidata di viva voce dai Santi Apostoli alle Chiese da loro fondate, vien custodita nel vivo insegnamento dei Sacri Pastori, cui Dio ha posti a reggere la sua Chiesa. Di qua avete da trarre un’altra conseguenza molto importante, ed è la risposta che dovete dare a certi maestri d’iniquità, quando vi fanno delle domande insidiose intorno ad alcuni punti della dottrina cattolica. Dove sta scritto, vi chiedono, nel S. Vangelo che si debba per esempio digiunare? dove sta scritto che dobbiamo sentire la S. Messa? dove sta scritto che andiamo in Chiesa, che riceviamo i Sacramenti, che ci esercitiamo in tante opere di pietà? E voi dovete rispondere: che tutto ciò sta scritto abbastanza chiaro nel nuovo Testamento per chi ha occhi da leggerlo; ma dove anche non fosse scritto non importerebbe nulla, perché è parola di Dio consegnata dai SS. Apostoli alla Chiesa, e dalla Chiesa insegnata a noi. E la parola di Dio che ci viene per questa via è tanto infallibile quanto è infallibile quella che è registrata nel nuovo Testamento. Epperò se è sacrilego chi rifiuta o disprezza le S. Scritture, è parimente sacrilego chi rifiuta o disprezza la Tradizione. Ma dicono i Protestanti che la S. Scrittura condanna le Tradizioni. E voi rispondete loro che mentono per la gola. Tutto all’opposto le S. Scritture le raccomandano e le inculcano grandemente. S. Paolo vuole che si custodiscano diligentemente le tradizioni e che niuno ammetta altra dottrina fuori di quella che egli ha insegnato di viva voce, e che certi insegnamenti non li vuol dare per iscritto, ma solo con la parola viva. Che se una volta Gesù Cristo riprese i Farisei, perché trasgredivano la legge per osservare le loro tradizioni (Matt. XV, 3 e segg.): Gesù non parlava né punto né poco delle tradizioni Apostoliche, di cui stiamo ora trattando; parlava di certe consuetudini introdotte dal popolo superstiziosamente, contro l’autorità divina. Oh bella perché si riprende un abuso introdotto dal popolo, si dovranno abolire tutte le leggi che sono state fatte pel popolo? Gesù Cristo vieta certe usanze dei Giudei, per osservare le quali essi violavano la legge divina: dunque conchiudono i dottori Protestanti, dunque non si hanno più ad accettare gl’insegnamenti santissimi degli Apostoli che sono adatto conformi ai precetti divini? Ma non è questo un discorso da pazzi? Eppure è così. Noi non riconosciamo per tradizione Apostolica, se non quelle tradizioni che sono provate tali con tutto rigore dai Padri, dai Dottori e dai monumenti di S. Chiesa. Noi non le accettiamo dal popolo ma bensì dai sacri Pastori. Noi non le accettiamo dove esse siano in opposizione alla parola divina che sta registrata nelle Sante Scritture, perché la parola divina non può esser contraria alla divina parola. Noi finalmente, non le ammettiamo se non sull’autorità della S. Chiesa che non può fallire intorno al deposito della verità che ha ricevuto da Gesù Cristo. E perciò riescono autenticate anche dalla divina Scrittura che ci obbliga a sottoporci alla Chiesa in tutte le nostre dubbietà. Lo schermirsi adunque dal ricevere la tradizione divina sul pretesto che Gesù Cristo ha vietato certe costumanze ed usi del popolo Giudaico male introdotti e peggio mantenuti, è un ignorare quel che sia la Tradizione, è un fraintendere quel che ha detto Gesù, è un cercar pretesti per ricoprire la propria disobbedienza e ribellione. Resti dunque, che i Protestanti non avendo la Tradizione, non hanno tutta la parola divina, e non avendo tutta la parola divina né sono, né possono essere la vera Chiesa di Gesù Cristo.

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (7)

EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR (7)

IL DOGMA CATTOLICO:

Extra Ecclesiam Nullus Omnino Salvatur

[Michael Müller C. SS. R., 1875]

§ 2. IL SIGNOR ORACOLO (S. O.) ORA CONTINUA A PARLARE EX CATHEDRA.

« E nella speranza – egli Dice – di contrastare le false impressioni trasmesse da tale insegnamento, che desidero sottoporre le domande precedenti e le risposte ad un equo esame, lasciateci dire la verità – dice ancora – e svergognare il diavolo ». Per comprendere bene l’esame a cui quel grande Sacerdote della Chiesa sta per sottoporre alcune nostre domande e risposte, bisogna ricordare che abbiamo dato molte prove chiare a favore della verità che non esiste salvezza fuori dalla Chiesa Cattolica Romana, vale a dire che: Cristo ha dichiarato solennemente che saranno salvati solo coloro che hanno fatto la volontà di Dio sulla terra, come spiegato, non con una interpretazione privata, ma mediante l’insegnamento infallibile della Chiesa Cattolica Romana. « Non tutti coloro che mi dicono: “Signore, Signore” – dice Cristo –  entreranno nel regno dei cieli, ma solo colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, entrerà nel regno dei cieli ». (Matteo VII, 21). La volontà del Padre celeste è che tutti gli uomini ascoltino e credano a suo Figlio, Gesù Cristo.  « Questo è il mio diletto Figlio. Ascoltatelo ». Ora, Gesù Cristo disse ai suoi Apostoli e a tutti i loro legittimi successori: « Colui che ascolta te, ascolta me, e colui che disprezza te, disprezza me, e colui che disprezza me, disprezza il Padre celeste, che mi ha mandato ». – Ora tutti quelli che non ascoltano Gesù Cristo che parla loro attraverso San Pietro e gli Apostoli, nei loro legittimi successori, disprezzano Dio Padre; non fanno la sua volontà, e quindi il Paradiso non sarà mai loro possesso. Il non-Cattolico è come un servo che nell’essere assunto dice al suo padrone: « Ti servirò a condizione che tu mi dia trecento dollari al mese, ma ti servirò secondo la mia volontà, non secondo la tua ». Come può, quindi, Dio Padre, ammettere nel suo Regno un tale che ha sempre rifiutato di fare la sua volontà? … che, invece di imparare a fare la volontà di Dio, ad osservare la piena dottrina di Cristo, attraverso la Chiesa Cattolica, presume di essere egli stesso maestro, legislatore e giudice, in tutte le questioni religiose? – « Andate e insegnate a tutte le nazioni: insegnate loro ad osservare tutto ciò che ho Io vi ho comandato: Chi non crede a tutte queste cose sarà condannato ».  – Il nostro divin Salvatore dice:  « Nessuno può venire al Padre se non attraverso me ».  Se poi desideriamo entrare in cielo, dobbiamo essere uniti a Cristo, al suo Corpo, che è la Chiesa, come dice San Paolo. Pertanto, fuori dalla Chiesa non c’è salvezza. – Ancora Gesù Cristo dice: « Chiunque non ascolterà la Chiesa, consideratelo un pagano e un pubblicano », cioè un grande peccatore. Pertanto, fuori dalla Chiesa non c’è salvezza.  – La Sacra Scrittura dice: « Il Signore ha aggiunto ogni giorno alla Chiesa coloro che dovevano essere salvati ». (Atti, II, 47.). Perciò gli Apostoli credevano e le Sacre Scritture insegnavano che “… non c’è salvezza fuori dalla Chiesa”. – Quindi i Padri della Chiesa non hanno mai esitato a definire perduti per sempre tutti quelli che muoiono fuori dalla Chiesa Cattolica Romana: « Chi non ha la Chiesa per madre – dice San Cipriano – non può avere Dio per il Padre »; e con lui i Padri in generale dicono che « come tutti coloro che non erano nell’arca di Noè perirono nelle acque del Diluvio, così periranno tutti coloro che sono fuori dalla vera Chiesa ». Sant’Agostino e gli altri vescovi dell’Africa, al Concilio di Zirta, 410 d. C., dicono: « Chiunque sia separato dalla Chiesa Cattolica, per quanto lodevole possa essere considerata la sua vita, per la ragione stessa che è separato dall’unione di Cristo, non vede la vita, ma l’ira di Dio dimora su di lui ». Perciò, dice Sant’Agostino, « un Cristiano non dovrebbe temere nulla tanto quanto l’essere separato dal corpo di Cristo (la Chiesa), perché, se è separato dal corpo di Cristo, non è un membro di Cristo; se non è un membro di Cristo, non è vivificato dal suo Spirito ». (Tract. XXVII. In Joan., N 6, col. 1992, tom. III). « Ai nostri tempi – dice Pio IX – molti dei nemici della fede cattolica dirigono i loro sforzi nell’equiparare ogni opinione mostruosa al medesimo livello della Dottrina di Cristo, o confondendola con essa, e così provano sempre di più a propagare quel sistema empio dell’indifferenza delle religioni. Ma inoltre, rabbrividiamo nel dirlo, certi uomini non hanno esitato a calunniarci dicendo nella loro follia che noi condividiamo, favoriamo il sistema il più malvagio, trattando con benevolenza ogni classe dell’umanità, come se supponessimo che non solo i figli della Chiesa, ma anche i restanti, per quanto alienati dall’unità cattolica, possano essere ugualmente nella via della salvezza ed arrivare alla vita eterna. Abbiamo come uno smarrimento, per l’orrore, nel trovare parole onde esprimere la nostra riprovazione per questa nuova ed atroce ingiustizia che ci viene fatta ». (Allocuzione ai Cardinali, tenutasi il 17 dicembre 1847). Possiamo anche aggiungere che Papa Leone XIII., nella sua Lettera Enciclica agli Arcivescovi e Vescovi di Baviera, insegna, come Pastore della Chiesa Universale, che « la sottomissione al Papa è necessario per la salvezza ». – « Quanto grati allora – dice Sant’Alfonso – dovremmo essere a Dio per il dono della vera fede: quanto è grande il numero degli infedeli, eretici e scismatici. Il mondo è pieno di essi e, se muoiono fuori dalla Chiesa, saranno tutti condannati, tranne i bambini che muoiono dopo il Battesimo. » (Catech, primo comand., n. 10 e 19). « Perché – come dice sant’Agostino – dove non c’è fede divina, non può esserci carità divina e dove non c’è carità divina, non può esserci grazia giustificante o santificante, e morire senza essere in grazia santificante, significa essere perso per sempre ». (Lib. I. Serm. Dom. In monte, cap. V.). – La Chiesa, come abbiamo già visto, insegna molto chiaramente che questa fede è richiesta nella professione di fede che i convertiti devono fare prima di essere ricevuti nella Chiesa; il primo articolo infatti recita come segue:  « Io, N. N., avendo davanti ai miei occhi il santo Vangelo che tocco con la mia mano, e sapendo che nessuno può essere salvato senza quella fede che la Santa, Cattolica, Apostolica, Romana Chiesa detiene, crede e insegna, verso la quale mi pento ché ho grandemente peccato, ecc. ».  Quindi è evidente che non c’è salvezza fuori dalla Chiesa Cattolica. Abbiamo fornito molte di queste prove per questa grande verità nella “spiegazione familiare…”. Coxe, il vescovo protestante, e il Signor Oracolo hanno riportato questo in modo disonesto, e quest’ultimo in particolare ha impudentemente affermato che abbiamo travisato la Dottrina Cattolica; egli afferma, inoltre, che questa Dottrina, che noi abbiamo provato con le parole di Nostro Signore, dei suoi Apostoli e dei Padri della Chiesa, sia stata travisata dal nostro Signore stesso, dai suoi Apostoli, e dai Padri e dai Dottori della Chiesa. Che grande pietà, fa tutto questo! Ma, per costoro, un piccolo libro come la Familiar Explanation, che dà così tante semplici ragioni per dimostrare che la salvezza fuori dalla Chiesa sia impossibile, è una “mano cattiva”, e non dovrebbe cadere nelle mani dei non-cattolici, perché la sua lettura potrebbe indurli ad unirsi alla Chiesa Cattolica Romana. – In risposta alla D. 19., abbiamo riportato dieci motivi popolari sull’argomento per dimostrare che nessuna salvezza sia possibile per coloro che aderiscono colpevolmente ai principi protestanti e muoiono in essi. Queste ragioni sono:

1. Perché i veri protestanti o i veri eretici non hanno fede divina;

2. Perché ritengono bugiardi Gesù Cristo, lo Spirito Santo e gli Apostoli;

3. Perché essi non hanno fede in Gesù Cristo;

4. Perché si sono allontanati dalla vera Chiesa di Cristo;

5. Perché sono troppo orgogliosi per sottomettersi al Papa, il Vicario di Cristo;

6. Perché non possono compiere buone opere per cui possano ottenerne il Paradiso;

7. Perché non ricevono il Corpo e il Sangue di Cristo;

8. Perché muoiono nei loro peccati;

9. Perché mettono in ridicolo e bestemmiano la Madre di Dio e i Santi del cielo;

10. Perché calunniano la Sposa di Gesù Cristo, la Chiesa Cattolica. –

Abbiamo dimostrato ciascuna di queste affermazioni; ma il vescovo Coxe e S. O. hanno omesso disonestamente di nuovo otto di queste prove, perché esse sarebbero state così tante “mani cattive” per i non Cattolici, e che, dopo la lettura di queste ragioni, avrebbero potuto decidere di unirsi alla Chiesa Cattolica, nonostante tutte le difficoltà. Che modo eccellente di dire la verità sopprimendola e nascondendola al pubblico! Che modo ridicolo di far vergognare il diavolo! Che modo onorevole di svergognarsi!  Per impedire ai non Cattolici di ottenere il piccolo volume contenente prove così chiare della verità della nostra Religione, hanno attaccato alcune ragioni date per dimostrare che i veri protestanti non hanno fede in Cristo. S. O. ha ripreso alcuni di questi motivi per dimostrare che abbiamo travisato sia le credenze cattoliche che quelle protestanti. Ma vediamo di nuovo come abbia detto la verità e umiliato il diavolo, e soprattutto se stesso. Bisogna ricordare che egli ha dovuto dimostrare innanzitutto che la salvezza fuori dalla Chiesa sia possibile, avendo noi dimostrato con molte ragioni come ciò sia impossibile. Egli ha poi solennemente dichiarato che questa Dottrina Cattolica sia stata travisata, cosa che avrebbe dovuto provare, qualora la sua affermazione fosse stata vera, con la Sacra Scrittura, con i Concili generali della Chiesa e con gli scritti dei Padri,; purtroppo però la sua anonima autorità non vale niente… non ha provato nessuna delle sue affermazioni, né è stato in grado di confutare la nostra dottrina, perché dicendo il contrario si sarebbe dimostrato un eretico. Non è questo un bel modo di dire la verità, di svergognare il diavolo e soprattutto se stesso!

§ 3. S. O. ESAMINA E SPIEGA DOMANDA E RISPOSTA.

D. I protestanti hanno qualche fede in Cristo?

R. Non l’hanno mai avuta. ”

A questa risposta S. O.: –

« Mi chiedo, allora, che cosa fanno tutti i protestanti, tranne quelli chiamati Unitari, credono essi in Gesù Cristo? Essi credono precisamente a ciò che insegna la Chiesa Cattolica, cioè che Egli sia vero Dio e vero uomo, la Persona del Verbo incarnato, concepito dallo Spirito Santo e nato dalla Vergine Maria, che Egli sia il Messia, il Redentore, che per i Suoi infiniti meriti sia possibile ed ottenibile la salvezza dell’umanità ». S. O. afferma che i protestanti credono precisamente ciò che la Chiesa Cattolica insegna di Cristo; ma si ricordi che non credono a quelle verità perché la Chiesa cattolica le insegna; se le credono, è perché scelgono di crederle. La nostra FEDE in Cristo è assoluta e DIVINA; quella dei protestanti è tutta umana. – Ma il nostro aspirante teologo probabilmente non ha mai compreso la differenza tra Fede divina e umana, altrimenti avrebbe fatto la distinzione che noi facciamo, e quindi non avrebbe potuto dire quello che dice della Fede Cattolica e protestante in Cristo. Ed allora insegniamogli la differenza.

§ 4. CHE COSA È LA FEDE CATTOLICA.

Nessuno può andare in Paradiso se non conosce la via per il Paradiso. Se vogliamo andare in una determinata città, la prima cosa che facciamo, è chiederci il modo in cui ci si possa arrivare. Se non ne conosciamo la strada, certo non possiamo aspettarci di arrivare in quella città. Allo stesso modo, se desideriamo andare in Paradiso, dobbiamo conoscere la via che conduce ad esso. Ora, la via che conduce ad esso è la conoscenza ed il fare la volontà di Dio. Ma è Dio solo che può insegnarci la sua volontà, cioè quello che ci richiede di credere e di fare, per essere felici con Lui in Paradiso. Il fine per il quale l’uomo è stato creato – la sua unione eterna con Dio – dice il Concilio Vaticano, è di gran lunga al di sopra della comprensione umana. Era quindi necessario che Dio si facesse conoscere all’uomo e gli insegnasse il fine per il quale è stato creato, e ciò che deve credere e fare per diventare degno della felicità eterna. « Se vuoi giudicare bene di un grande edificio, devi studiare in dettaglio la sua forma e le sue dimensioni, devi esaminare minuziosamente il suo stile architettonico e sforzarti di comprendere il progetto dell’architetto. Tutto ciò ti causerà molti problemi ed impazienza, e ciononostante la tua conoscenza dell’edificio non sarà completa. Ma se l’architetto stesso ti spiega il suo piano e, oltre alla conoscenza che hai già dell’edificio, ti dà sufficienti informazioni sulla sua prima causa, allora sarai in grado di dare una descrizione completa e precisa dell’intero edificio ». – « Allo stesso modo, un uomo istruito può impegnarsi in tutte le occasioni, con tutti i mezzi naturali in suo potere, a conoscere la causa prima del grande edificio della creazione, il suo piano e il suo oggetto. Tutto questo gli darà molti problemi, eppure la conoscenza dell’opera della creazione sarà molto incompleta fintanto che non avrà appreso la sua causa prima, il piano e l’oggetto dello stesso divino Architetto. » (San Tommaso d’Aquino). Ora, Dio stesso, nella sua infinita misericordia, venne a dirci perché ci aveva creati; è venuto e ci ha insegnato le Verità che dobbiamo credere, i Comandamenti che dobbiamo osservare ed i mezzi di Grazia che dobbiamo usare per realizzare la nostra salvezza. Conoscere la volontà di Dio è conoscere la vera Religione che è la vera VIA verso il Paradiso. Come Dio non è che Uno, così la sua santa volontà non è che una, e quindi la sua Religione è solo una stessa e medesima cosa. Per poter apprendere, con infallibile certezza, questa unica vera Religione, Dio Onnipotente stabilì una sola autorità per l’insegnamento infallibile – la Chiesa Cattolica Romana – e comandò a tutti di ascoltarla e credere alla sua Dottrina infallibile, sotto pena di esclusione dalla vita eterna. Ora, Dio è la stessa verità infinita. Egli solo conosce le cose così come sono e può parlare di esse perché le conosce. Come Autore, Sovrano e Signore di tutte le cose, ha un’autorità assoluta su tutti gli uomini, – Autorità che può esercitare direttamente da solo, o attraverso un Angelo, o un Profeta, o una o più delle sue creature ragionevoli. Dio, quindi, ha il diritto di comandare, sotto pena di dannazione eterna, ha il diritto di imporre alla comprensione umana di credere a certe verità; ha il diritto di comandare alla volontà umana di adempiere a certi doveri, ed ai sensi di fare certi sacrifici. Niente può essere più ragionevole che il sottomettersi a un tale comando di Dio. Questa sottomissione della comprensione e della volontà alla rivelazione di Dio si chiama FEDE, che, come dice san Paolo, « rende ogni intelligenza soggetta all’obbedienza al Cristo » . (II Cor. X, 5.) Non appena, quindi, l’uomo percepisce la voce del suo Creatore, è destinato a dire: Amen, è così, ci credo, non importa se lo capisco o no. Il Signore del cielo e della terra è la stessa Verità infallibile, Egli non può né ingannare né essere ingannato. Egli è il come e il perché della mia convinzione. Quindi, San Basilio dice: « La fede, sempre potente e vittoriosa, esercita sulle menti un maggior ascendente di tutte le prove che la ragione e la scienza umana possano fornire, perché la fede ovvia a tutte le difficoltà, non dalla luce di prove manifeste, ma con il peso dell’Autorità infallibile di Dio, che li rende incapaci di ammettere qualsiasi dubbio » . « C’è – dice Tommaso d’Aquino – più certezza nella fede, che nella scienza umana e in tutte le altre virtù intellettuali. Dobbiamo considerare la certezza di una cosa nella sua causa, e non dall’oggetto che la riceve. Essendo Dio, la fonte e l’origine di ogni verità, secondo questo principio quindi, nessuna certezza è paragonabile a quella della fede » . « Si potrebbe dire che colui che sa, percepisce meglio di colui che crede; ne conseguirebbe che la conoscenza naturale abbia più certezza della fede? No, perché una cosa deve essere considerata piuttosto dalla sua causa che dalla disposizione di colui che la riceve. – La scienza umana e l’arte sono solo contingenze, ma l’oggetto della fede è la conoscenza delle Verità eterne: la prudenza e la conoscenza procedono dalla ragione e dall’esperienza, ma la fede viene dall’operazione dello Spirito Santo ». Tutti i nostri organi sensibili e le facoltà intellettuali sono passibili di errore, ma la fede è infallibile, poiché è fondata sulla parola di Dio: « … l’avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete » (I Tess. II, 13. )  – Ora, Gesù Cristo, il Figlio di Dio, ha rivelato la nostra Religione e ha investito tutte le verità della sua rivelazione in un Corpo insegnante infallibile: la Santa Chiesa Cattolica Romana, attraverso la quale le ha fatto conoscere e continua a farle conoscere a tutte le nazioni, fino alla fine dei tempi, nel modo più semplice e infallibile. Essa è l’erede dei diritti di Gesù Cristo; Essa è la fedele depositaria dei tesori spirituali di Gesù Cristo; Essa è l’infallibile Maestra delle dottrine di Gesù Cristo; Essa esercita l’autorità di Gesù Cristo, Essa vive della vita e dello spirito di Gesù Cristo, ama la guida e l’aiuto di Gesù Cristo; Essa parla, ordina, comanda, concede, proibisce, definisce, scioglie e lega nel nome di Gesù Cristo. Alla luce della fede divina, ricevuta nel Battesimo, il Cattolico crede all’Autorità divina della Chiesa, e perciò crede ed obbedisce a tutte le cose; credendo e obbedendo ad Essa, crede ed obbedisce a Dio Onnipotente stesso, che disse agli Apostoli e ai loro legittimi successori nella Chiesa Cattolica: «Chi ascolta te, ascolta me, e colui che disprezza te, disprezza me”. (Luca: X, 16.) La fede del Cattolico, quindi, è divina, perché è basata sull’Autorità divina: egli sa e crede che Gesù Cristo gli parla attraverso la sua Chiesa, e quindi crede tutte le verità che Egli insegna, con la massima fermezza e semplicità, con una convinzione incrollabile della loro realtà. Il fatto che Gesù Cristo l’abbia detto, l’abbia fatto, l’abbia insegnato alla sua infallibile Chiesa alla quale ha comandato di insegnarlo a tutte le nazioni, è per lui il più importante di tutti i motivi per crederci. La famosa parola dei Pitagorici, « … lo ha detto il maestro », era solo un’idolatria sciocca, credendo essi, che nessuno potesse essere così ingannato. Applicato, tuttavia, a Gesù Cristo, questo è un principio capitale, un assioma sacro per ogni Cattolico. I cieli e la terra passeranno, ma « la verità del Signore rimane per sempre ». (Salmo CXVI, 2.) Il buon Cattolico zittisce ogni obiezione alla sua fede dicendo: « Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, ce lo ha rivelato mediante la sua Chiesa, e non abbiamo più domande da porre ». Infatti san Tommaso d’Aquino dice: « I princîpi e la regola della fede dipendono dall’autorità e dalla dottrina della Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica, quindi fuori dalla vera Chiesa non c’è fede o salvezza. Quando la luce della fede e della grazia brilla nell’anima, allora l’uomo crede fermamente a tutto ciò che Dio ha rivelato e propone alla nostra fede mediante la sua Chiesa; pertanto un atto di fede differisce da tutti gli altri atti dell’intelletto umano per quanto è vero o falso ». – Questo è il motivo per cui la Chiesa non consente a nessuno dei suoi figli di rimettere in discussione la sua missione divina. La luce della fede che risplende nella mente di un Cattolico, scioglie così completamente ogni dubbio, che da quel momento in poi, non può essere intrattenuto se non per sua grande colpa.  « La fede – dice Sant’Alfonso – è una virtù, o un dono, che Dio infonde nelle nostre anime nel Battesimo, dono mediante il quale noi crediamo alle verità che Dio stesso ha rivelato alla Santa Chiesa e che Essa propone alla nostra credulità.  – « Per Chiesa si intende la Congregazione di tutti coloro che sono battezzati e professano la vera fede sotto un Capo visibile, cioè il Sovrano Pontefice. »  – « Io dico, la vera fede, per escludere gli eretici che, sebbene battezzati, sono separati dalla Chiesa.  « Io dico, sotto un capo visibile, per escludere gli scismatici, che non obbediscono al Papa, e per questo motivo passano facilmente dallo scisma all’eresia. » San Cipriano dice bene: « Eresie e scismi non hanno altra origine che questo: il rifiuto di obbedire al Sacerdote di Dio, e alla nozione che ci possano essere più di un Sacerdote per volta a presiedere la Chiesa, e che più di un Giudice alla volta assuma  l’ufficio di Vicario di Cristo ». – « Abbiamo tutte le verità rivelate nelle Sacre Scritture e nelle Tradizioni gradualmente comunicate da Dio ai suoi servi, ma come potremmo essere capaci di accertare quali siano le vere Scritture e le vere Tradizioni, e quale sia il loro vero significato, se noi non avessimo la Chiesa che ci  insegni? » Questa Chiesa Gesù Cristo ha stabilito come pilastro e fondamento della verità. A questa Chiesa il nostro stesso Salvatore ha promesso che non sarà mai conquistata dai suoi nemici. « … Le porte dell’inferno non prevarranno contro di Essa » (Matteo, XVIII) Le porte dell’inferno sono le eresie e gli eresiarchi che hanno fatto sì che tante anime illuse deviassero dalla retta via: questa Chiesa è colei che ci insegna, attraverso i suoi Pastori, le Verità che dobbiamo credere. Perciò Sant’Agostino dice: « Non crederei al Vangelo se non fossi mosso dall’Autorità della Chiesa, quindi la causa che mi impone di credere alle verità della fede è che Dio, la Verità infallibile, le ha rivelate, e perché la Chiesa le propone alla mia fede. La nostra regola di fede, quindi, è questa: Mio Dio, perché tu che sei la verità infallibile, e hai rivelato alla Chiesa le verità di fede, io credo tutto ciò che la Chiesa propone alla mia fede. » (Primo comand., 5, 6). Tale è la Fede che Dio prescrive nel primo Comandamento. È solo con tale Fede che Egli è veramente onorato e adorato; poiché, con tale fede, lo riconosciamo come l’Essere Sovrano delle infinite Perfezioni, reso a noi noto per rivelazione; come Sovrana Verità, che non può né ingannare né essere ingannato. – Quando al famoso e valoroso conte di Montfort fu detto che nostro Signore nell’ostia era apparso visibilmente nelle mani del Sacerdote, disse a quelli che lo spingevano ad andare a vedere il miracolo: « Lasciate che vadano a vederlo coloro che dubitano. Per quanto mi riguarda, io credo fermamente nella Verità del Mistero della Santa Eucaristia, come insegna la nostra Madre Santa Chiesa. Pertanto spero di ricevere in cielo una corona più brillante delle corone degli Angeli; perché essendo faccia a faccia con Dio, non posso dubitare. » – Guarda i martiri che, da pagani, sono diventati Cristiani. Non morirono per il gusto di un’opinione religiosa; morirono per amore della Religione, perché erano certi e convinti della sua Verità. I martiri videro la Verità, e come potevano essi parlar di quello che avevano visto? Essi potevano rabbrividire per il dolore, ma non potevano fare a meno di vedere la Verità della loro Religione. Le minacce non potevano annullare le Verità celesti, e quindi non potevano far tacere la loro confessione. « La Verità – dice San Tommaso d’Aquino – è il bene dell’intelletto, la vita dell’intelletto, mentre la menzogna è il male, la morte dell’intelletto. Finché l’uomo è rimasto innocente, era impossibile per l’intelletto umano credere che fosse vero ciò che era veramente falso: come nel corpo del primo uomo non poteva esserci presenza di alcun male, così, allo stesso modo, nella sua anima non poteva esserci la credenza in nulla di falso ». Quindi comprendiamo facilmente perché anche i bambini Cattolici innocenti abbiano un’intuizione della Verità senza alcuna paura e confusione, e parlano di Dio e dei suoi Misteri come se avessero conversato con gli Angeli, mentre mostrano una chiara conoscenza dell’intero circolo delle verità rivelate, a confronto delle quali, le conoscenze, le supposizioni selvagge e le contraddizioni perpetue dei più famosi ed istruiti pagani, filosofi o settari non credenti, sono solo grida inarticolate. – Un giorno una ragazzina irlandese piangeva nel trovarsi in una scuola protestante, nella quale era stata portata con la forza, e dove era considerato un utile impiego di tempo, bestemmiare la Madre di Dio. « Come sai che è in paradiso? », disse un’acida zitella protestante alla ragazzina. La bambina sapeva molto bene che la Madonna era la Regina del cielo, e sedeva sul trono del suo divin Figlio, ma non si era mai chiesta come lo sapesse, né aveva mai incontrato nessuno che fosse così tanto sfacciato da negarlo. Trasalì per un momento, come se avesse ricevuto un colpo, poi tirandosi indietro i lunghi capelli che le ricadevano sul viso, questa figlia di un contadino di Galway rispose con fierezza: « Come faccio a sapere che Ella è in paradiso? Perché tu protestante non credi nel Purgatorio: quindi se non è in Paradiso, deve essere all’inferno, e un bravo Figlio non manderebbe mai sua madre all’inferno! Una simile risposta non sorprenderà nessun Cattolico; potrebbe stupire solo un protestante. Altri bambini dicono tali parole centinaia di volte. Il dono della Fede è una luce dello Spirito Santo che illumina le menti dei fedeli, anche dei bambini, nel sapere e nel credere che ciò che insegna la Chiesa è una Dottrina santa e divina. Senza questo inestimabile dono di grazia – la luce della FEDE DIVINA – è impossibile essere salvati, come abbiamo dimostrato nella nostra Familiar Explanation. Ma Coxe e S. O. hanno soppresso in modo disonesto questa verità e l’hanno nascosta ai loro simili.