SALMI BIBLICI: “MISERERE MEI, DEUS, QUONIAM CONCULCAVIT” (LV)

SALMO 55: “Miserere mei, Deus, quoniam conculcavit”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

[Canonico titolare della Chiesa di Soissons, Professore emerito di Scrittura santa e sacra Eloquenza]

TOME PREMIER.

PARIS – LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR 13, RUE DELAMMIE, 1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

Salmo 55

In finem, pro populo qui a sanctis longe factus est. David in tituli inscriptionem, cum tenuerunt eum Allophyli in Geth.

[1] Miserere mei, Deus, quoniam conculcavit

me homo; tota die impugnans, tribulavit me.

[2] Conculcaverunt me inimici mei tota die; quoniam multi bellantes adversum me. [3] Ab altitudine diei timebo: ego vero in te sperabo.

[4] In Deo laudabo sermones meos; in Deo speravi; non timebo quid faciat mihi caro.

[5] Tota die verba mea execrabantur; adversum me omnes cogitationes eorum in malum.

[6] Inhabitabunt, et abscondent; ipsi calcaneum meum observabunt. Sicut sustinuerunt animam meam,

[7] pro nihilo salvos facies illos; in ira populos confringes.

[8] Deus, vitam meam annuntiavi tibi; posuisti lacrimas meas in conspectu tuo, sicut et in promissione tua;

[9] tunc convertentur inimici mei retrorsum: in quacumque die invocavero te, ecce cognovi quoniam Deus meus es.

[10] In Deo laudabo verbum; in Domino laudabo sermonem. In Deo speravi: non timebo quid faciat mihi homo.

[11] In me sunt, Deus, vota tua, quae reddam, laudationes tibi:

[12] quoniam eripuisti animam meam de morte, et pedes meos de lapsu, ut placeam coram Deo in lumine viventium.

 [Vecchio Testamento Secondo la Volgata

Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO LV

Davide, cercato a morte da Saulle (1 dei Re, c. 21, va ad Achis re dei Filistei: conosciuto e trattato ostilmente, si finge pazzo, e cosi può rifugiarsi in una spelonca; dov’è raggiunto da 400 de’ suoi pur esulanti, e perciò impediti di partecipare alle cose sante del popolo di Dio. Anche questo Salmo è di facile e viva applicazione a Cristo.

Per la fine: per la gente allontanata dalle cose sante; iscrizione da mettersi sopra una colonna, per David, quando gli stranieri lo ebbero in Geth.

1. Abbi misericordia di me, o Dio, perocché l’uomo mi ha conculcato; tutto giorno assalendomi, mi ha afflitto.

2. Tutto giorno mi han conculcato i miei nemici; perocché sono molti quei che combattono contro di me.

3. Nel pieno giorno sarò in timore: ma io spererò in te.

4. In Dio loderò la parola detta a me, in Dio ho posta la mia speranza; non temerò quel che possa farmi la carne.

5. Tutto giorno ebbero in abbominazione le mie parole, tutti i loro pensieri son rivolti contro di me ad offendermi.

6. Si uniranno insieme, e si terranno nascosi; noteranno però i miei passi.

7. Siccome essi sono stati attendendo al varco l’anima mia, tu per nissun modo li salverai; nell’ira tua dispergerai questi popoli.

8. A te, o Dio ho esposto qual sia la mia vita; le mie lacrime ti se’ tu poste dinanzi agli occhi tuoi.

9. Come sta nelle tue promesse; e allora saran messi in fuga i miei nemici. In qualunque giorno io t’invochi, ecco che io riconosco che tu se’ il mio Dio.

10. In Dio loderò la parola, nel Signore loderò la promessa; ho sperato in Dio, non temerò quel che possa farmi un uomo.

11. Son presso di me, o Dio, i voti di laude, che ho a te fatti, i quali io scioglierò.

12. Perocché liberasti l’anima mia dalla morte e i miei piedi dalle cadute, ond’io sia accetto dinanzi a Dio nella luce dei vivi.

Sommario analitico

Davide, inseguito dai suoi nemici e arrestato dai Filistei nella città di Geth,

I. – Espone la loro crudeltà nei suoi confronti:

1° Essi lo calpestano; 2° lo attaccano senza tregua giorno e notte, ed in gran numero (1, 2).

II. – Egli esprime tutta la sua fiducia in Dio, e forte di questa fiducia:

1° supera il timore che gli ispira la felicità e la potenza dei suoi nemici (3);

2° trionfa di gioia a causa delle promesse che gli sono state fatte (4).

3° si beffa degli sforzi dei suoi nemici: – a) che hanno in esecrazione le sue parola; – b) i cui pensieri non tendono che alla sua rovina (5); – c) che non si applicano se non a tendergli insidie (6).

III. – Egli predice:

1° la rovina dei suoi nemici: a) Dio li perderà e li distruggerà (7); b) li metterà in fuga a causa della sua umile preghiera e delle sue lacrime (8, 9).

2° la sua liberazione, nella quale – a) riconosce la potenza di Dio che lo esaudisce nel giorno in cui Lo invoca e – b) la sua fedeltà nel compiere le sue promesse (10); – c) egli concepisce in Dio una sì grande fiducia che non ha più paura di quello che un uomo possa fare contro di lui; – d) loda il suo liberatore e promette di renderGli solenni azioni di grazie, perché: – 1° Egli ha salvato la sua vita dalla morte, – 2) ha preservato i suoi piedi da ogni caduta; – 3) lo ha reso capace di giungere nella terra dei viventi (11, 12).

Spiegazioni e Considerazioni

I. — 1-2.

ff. 1. –  Opporre Dio all’uomo: « Abbiate pietà di me, Signore, perché un uomo mi affligge ». Io levo gli occhi al cielo, poiché non attendo alcun soccorso dalla terra. Io ho fatto ricorso al sovrano Padrone, perché il servo mi riempie di afflizioni (Dug.). – Un grappolo d’uva attaccato alla vigna, resta intero con tutta la sua beltà, ma non vi cola nulla; finché non lo si metta sotto pressione, lo si ammassi e lo si schiacci, sembrando che gli si faccia oltraggio; ma un tale oltraggio non è senza frutto; al contrario, se non viene oltraggiato in tal modo, esso sarebbe sterile, e non produrrebbe nulla di buono. (S. Agost.).

II. — 3-6.

ff. 3. –  Nel senso spirituale non c’è nulla da temere di più che l’altezza del giorno, sia che la si intenda come l’ardore dell’età, sia che la si prenda come l’elevazione della fortuna, sia che si intenda come assemblea del mondo. Si deve temere in giovinezza il fuoco delle passioni o la mancanza di esperienza; nell’elevazione della fortuna, l’orgoglio e la durezza verso i poveri; nelle società del mondo, la perdita del tempo, il cattivo esempio, la maldicenza e l’oblio di Dio (Berth.).

ff. 4. – «Io loderò Dio con i miei discorsi, io ho messo in Dio le mie speranze; io non temerò nulla di tutto ciò che la carne potrà fare contro di me ». Perché? Perché metterò in Dio la mia speranza. Perché? Perché io loderò Dio con i miei discorsi. Se voi con i vostri discorsi lodate voi stessi, io non vi dico di non temere, io dico che è impossibile che non temiate. In effetti o voi terrete i vostri discorsi come menzogneri, e saranno certamente vostri, perché sono menzogneri; oppure, se essi sono veri, da dove pensate che essi vengano: non da Dio ma dal vostro fondo, allora essi saranno veri, ma voi sarete mendaci. Se al contrario voi riconoscerete che non potete dire nulla di vero sulla saggezza divina e sulla vera fede, non lo avrete ricevuto se non da Colui di cui è detto: « cosa possedete che non abbiate ricevuto? » (I Cor. IV, 7), allora voi lodate Dio con i vostri discorsi e voi stessi sarete lodati in Dio dai discorsi di Dio … ma se io lodo Dio nei miei discorsi, perché essi sono miei? Se lodassi Dio, essi sarebbero miei: in Dio, perché vengono da Lui; miei perché io li ho ricevuti. Colui che me li ha dati, ha voluto che fossero i miei, per l’amore che ho per Colui dal quale essi sono; e venendo da Lui a me, essi sono divenuti miei (S. Agost.).

ff. 5, 6. – Le parole delle persone che fanno professione di pietà e di virtù in esecrazione agli empi ed agli uomini del mondo perché condannano le loro massime:  queste persone devono molto vegliare sulle loro parole e sulle loro azioni, perché il mondo dal canto suo, li sorveglia da vicino, ed osserva tutti i loro passi, per trovare come riprenderli, ed indirizzar loro delle insidie. (Dug.).

ff. 7. – Non è un desiderio questo che il Profeta esprime, egli espone semplicemente ciò che capita in realtà ai persecutori delle persone dabbene: Dio li tratta come essi hanno trattato i suoi servi. Come essi hanno atteso il momento per toglier loro la vita, Dio la toglie loro effettivamente. Sembra a volte differire, ma è solo per rendere la sua vendetta più eclatante e distruggere infine – nella sua collera – questi popoli ingiusti (Dug.).

ff. 8. – Dio conosce perfettamente la vita di ciascun uomo, senza che sia necessario esporgliela, e la conosce molto meglio di quanto noi stessi possiamo conoscerla. È bene tuttavia esporgliela, per poterla esporre a noi stessi, e trarne occasione di piangerne. (Dug.). – « Mio Dio, io ho raccontato la mia vita davanti a voi. Voi avete posto le mie lacrime davanti ai vostri occhi ». Voi avete ascoltato le mie suppliche, « come avete promesso ». Voi avete detto che avreste esaudito colui che piangesse: io ho creduto, io ho pianto, io sono stato esaudito; io vi ho trovato misericordioso nelle vostre promesse, e fedele nel loro compiersi « come avete promesso » (S. Agost.). – Colui che fa penitenza, che si affligge, non deve enumerare le sue buone opere, ma piuttosto i suoi peccati. È quanto ci insegna il Re-Profeta con queste parole. « Signore, io vi ho esposto la mia vita, Voi avete posto le mie lacrime alla vostra presenza ». E non è come un uomo innocente che egli espone la sua vita perché lo fa versando lacrime che sono come le mediatrici dell’uomo che vuole ottenere da Dio il perdono dei suoi peccati. (S. Ambr.). – Quando versiamo delle lacrime, Dio le raccoglie nel suo seno, vale a dire che la sua misericordia condiscende alla nostra afflizione; ma bisogna che queste lacrime abbiano come oggetto la nostra miseria ed i nostri peccati. Se noi piangiamo la perdita dei nostri beni, dei nostri amici, della nostra reputazione, della nostra salute, noi piangiamo da uomini; e questo termine è consacrato nella scrittura per esprimere la natura corrotta, le inclinazioni terrene. Dio non ascolta affatto questi gemiti, ma piangiamo, come i Santi, per essere ancora così deboli per l’amore di Dio, sì rampanti nei nostri desideri, così poco toccati dalle sofferenze di Gesù-Cristo (Bethier).

ff. 9. – In qualunque giorno io Vi invocherò, io so che siete il mio Dio. È la grande scienza. Egli non dice: io so che Voi siete Dio; ma « che Voi siete il mio Dio ». Ed in effetti è il vostro Dio, quando viene in vostro soccorso: Egli è il vostro Dio quando non vi rendete estraneo e Lui. Ecco perché è detto: « felice il popolo del quale il Signore è Dio! (Ps. CXLIII, 15) ». Perché: di chi Egli è Dio? Egli è in effetti il Dio di coloro che Lo amano, di coloro che Lo temono, di coloro che Lo posseggono, di coloro che Lo onorano, di coloro che sono come nella sua casa, che formano la sua grande famiglia, e che sono stati riscattati dal sangue divino del suo Figlio unico. Quanto Dio ci ha dato, perché noi facessimo a Lui quel che Egli ha fatto per noi! (S. Agost.).

ff. 10. – Per quanto un uomo sia furioso contro di me, possa dare libero corso al suo furore, o abbia pieno potere di compiere tutto il male che si sforza di farmi, cosa potrà togliermi? … Dell’oro, dell’argento, delle truppe, dei servi, degli schiavi, delle terre, delle case? Che mi tolga tutte queste cose, ma potrà forse togliere i voti che sono in me ed i sacrifici di lode che io offro a Dio? Tutti gli altri beni, il nemico non può togliermeli, malgrado lui; questi, il nemico non può prenderli se voi non acconsentite. Questi beni terreni, l’uomo li perderà suo malgrado, egli vorrà conservare la sua casa, ma … perderà la sua casa; però nessuno perderà la fede se non la disprezza volontariamente (S. Agost.).

ff. 11. – Quali voti farete? Quali promesse compirete? Gli offrirete per caso, qualcuno degli animali che venivano altre volte presentati davanti ai suoi altari? No, non Gli offrite niente di questo: è in voi ciò che dovete versargli e rendergli. Dal segreto del vostro cuore, estraete un incenso di lode; dalla cella della vostra buona coscienza, traetene un sacrificio di fede. Quanto Gli offrite consumatelo con la carità (S. Agost.).- Che abbiate in apparenza i più bei sentimenti; che esprimiate la lode, la più sublime, la più elevata, o la più viva e la più toccante, anche se non vedrete nessun effetto, non contate né su quel che direte, né su ciò che voi penserete, o che voi crederete di pensare. Voi avete in voi stessi tutto ciò che può contribuire alla vostra santificazione, e potrete dire a Davide: « i miei auspici sono nel mio cuore ». Si Signore, io riconosco che tutto ciò che Voi desiderate da me è in me, ed è per questo che sono assolutamente inescusabile se io non ve lo do (BOURD. Pour la fête de Ste Mad.).

ff. 12. – Il compendio, e come il resoconto dei benefici di Dio, è che Egli ci libera dalla morte dell’anima, ed i nostri piedi dalla caduta, in mezzo alle tentazioni causate da una lunga e violenta persecuzione, per rendersi gradito a Dio nella luce dei viventi, nella luce della fede e della grazia, di cui sono privi gli infedeli ed i peccatori, o meglio ancora, nella luce della gloria, che possiedono coloro che, a propriamente parlare, sono i soli viventi (Dug.).

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.

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