IL MISTERO D’INIQUITA’

IL MISTERO D’INIQUITA’

[p. E. André: La Sainte Église capp. XXII-XXIII]

Cap. XXII

     Dal tempo di san Paolo, alcuni cristiani di Tessalonica, sulla fede di pretese visioni, si erano persuasi che la fine del mondo fosse prossima; e per questo non lavoravano più per vivere, come se queste preoccupazioni fossero ormai superflue. L’apostolo scrisse loro una lettera molto severa, per disilluderli: dice loro che la fine del mondo non è prossima, che sarà preceduta da segni premonitori, in particolare dall’apparizione di un uomo molto cattivo e crudele persecutore della Chiesa, che chiama l’uomo di peccato. Fa allusione ad alcuni insegnamenti che aveva dato loro a viva voce sugli ultimi tempi del mondo, e aggiunge queste parole enigmatiche: “Sapete ciò che impedisce che quest’empio si riveli, cosa che farà nel tempo stabilito. Poiché il mistero d’iniquità già opera nel mondo: che colui che ora lo trattiene, sia tolto di mezzo. Allora sarà rivelato quest’empio, che il Signore Gesù ucciderà con il soffio della sua bocca” (2 Tes II,6-9). Non pretendiamo cercare ciò che l’apostolo intende per questo ostacolo provvidenziale che impedisce la manifestazione dell’uomo di peccato, dell’Anticristo; vogliamo solamente studiare ciò che può essere il mistero d’iniquità a cui fa allusione. – Vi è nel mondo un mistero d’iniquità: questo mistero fa il suo cammino occulto nell’umanità decaduta; poiché è un mistero, cioè un’opera che si trama segretamente. Qual è questo mistero? Esisteva già dai tempi dell’apostolo; cercava di svilupparsi parallelamente all’estensione del regno di Dio. L’apostolo penetrava queste trame infernali, e le denunciava ai fedeli. Lo ripetiamo: qual è questo mistero?- Abbiamo percorso le molteplici forme di errore che circondano e combattono la verità di Dio: una tra queste sarà questo mistero d’iniquità che cerchiamo di scoprire? – Il giudaismo non è il mistero d’iniquità di cui parla l’apostolo: poiché è buono in se stesso, e non è divenuto cattivo che per la sua opposizione alla fede cristiana. È dunque l’idolatria? L’idolatria è un’empietà manifesta: ma, dai tempi dell’apostolo, scompariva di fronte al cristianesimo come la neve si scioglie ai raggi del sole. Il fondo dell’idolatria, è l’ignoranza; non comporta quel dispiegamento di malizia, né quel carattere misterioso che l’apostolo ci segnala. San Paolo avrebbe voluto parlare di alcuni tentativi sordi di eresia e di scisma, che si sarebbero prodotti in mezzo ai primi fedeli? Non lo pensiamo. L’eresia che è una negazione parziale della fede, lo scisma che è una rottura dell’unità, sono, se si vuole, dei misteri d’iniquità: non sono “il” mistero d’iniquità propriamente detto, nel quale bisogna intendere una negazione totale della verità, un’opposizione radicale ad ogni bene, ad ogni pace. – Non abbiamo difficoltà a dire che il maomettismo è fuori questione, poiché l’apostolo parla di un male che esisteva dai suoi tempi e che si tramava sotto i suoi occhi. Avrebbe voluto designare, con un’espressione forte, i cattivi costumi di certi cristiani, che sono per la Chiesa una così dura prova? Evidentemente no. Un cristiano depravato, che comunque conserva la fede, non è precisamente un mostro d’iniquità; è sovente un uomo debole e ignorante. È forse più colpevole di un uomo nato nell’eresia; e tuttavia, secondo la testimonianza di Sant’Agostino, è più facilmente convertibile. La pula interna, dice questo Padre, è più facilmente cambiata in frumento, che la pula esterna. – Quanto al potere secolare, non è ad alcun titolo un mistero d’iniquità: l’apostolo, per primo, lo dichiara buono, utile, onorabile. Se diviene cattivo e nocivo, ciò non tiene per nulla alla sua essenza.- Riassumendo, l’apostolo ha voluto parlare di un male occulto ben diversamente pericoloso rispetto a tutte le forme di errore che abbiamo percorso. Ha voluto designare non so quale virus inoculato nelle vene dell’umanità decaduta, che la lavora, nel quale sono condensati tutti i veleni dell’inferno. Questo male segreto e violento si lega nel suo spirito all’apparizione dell’uomo di peccato, del nemico personale di Gesù Cristo, dell’Anticristo. La manifestazione di costui sarà l’irruzione completa di questo male che avrà covato durante secoli.

***

   Il diavolo dominava nel mondo prima della venuta di Nostro Signore; dominava apertamente e pubblicamente. Quando il Salvatore è apparso, sentì crollare il suo impero. Come quelle bestie selvagge che, all’avvicinarsi del giorno, rientrano nelle loro tane, dovette lasciare il pieno giorno e ritirarsi nel segreto delle conventicole. Sant’Agostino, a cui non è sfuggito nulla, ne faceva la sottolineatura; ci descriveva certi uomini orgogliosi e immondi, che praticavano in segreto riti sacrileghi, sommersi da una curiosità cieca e senza fine. Erano gli stessi che San Paolo aveva visto, quando parlava del mistero d’iniquità che si tramava di nascosto; ne traccia il ritratto nella seconda lettera a Timoteo (2 Tm III); San Giuda e San Pietro ce li descrivono ugualmente. Il grido reiterato di questi apostoli ci fa a sufficienza comprendere la vastità del pericolo: ci sembra vedere la chioccia evangelica battere le ali, richiamando i suoi piccoli perché, sopra di loro, plana lo sparviero. Vediamo che gli apostoli ebbero sovente a che fare con dei maghi: erano gli uomini del diavolo, gli operai del mistero d’iniquità. Il famoso Simone, antagonista di san Pietro, era il corifeo della loro setta infernale. Le sette gnostiche raccolsero questo lievito d’empietà forzata, di malizia tenebrosa. Si concentrò nel Manicheismo, nel quale vediamo le pratiche più immonde allearsi agli errori più grossolani, nel quale si entrava per gradi, grazie a delle iniziazioni successive: cosa che suppone un affinamento della scelleratezza, un vero mistero d’iniquità. –   San Leone Magno che, dopo Sant’Agostino, seguiva con i suoi occhi queste operazioni tenebrose, faceva un’immensa differenza tra il manicheismo e una eresia; per lui il manicheismo era la cloaca di tutti i vizi e di tutti gli errori, era il male (Sermone 16). Questo male orribile non scomparve, come diverse eresie; sembrò continuare per un tempo in quell’Oriente che gli diede i natali. Poi penetrò in Occidente attraverso infiltrazioni segrete. Pietro il Venerabile lo segnala in Pierre de Bruys; San Bernardo lo combatte con dei miracoli; ma resta indistruttibile. Nel XII e XIII secolo, fa irruzione nel sud della Francia e nel nord d’Italia. Gli Albigesi non erano che un ritorno di manicheismo; quanto ai settari italiani, si chiamavano sfacciatamente manichei. –  Più tardi i Templari fecero, ahimè! delle loro dimore santificate dalle benedizioni della Chiesa, dei ripari d’empietà e di abominazioni. Il resto di questi infelici cavalieri fuggirono in Scozia dove continuarono principalmente le loro macchinazioni infernali. Segnaliamo questa filiazione di errori mostruosi, questa propagazione del mistero d’iniquità, prendendo dal buon libro del Padre Deschamps, ed anche da eccellenti articoli, sfortunatamente interrotti, pubblicati su La Croix mensile da Mons. Dutartre. Da allora, un grande e valente vescovo [mgr. Fava] ha indicato i Sociniani come i padri della massoneria contemporanea; questi settari hanno sicuramente una grande affinità con i nostri massoni, nel carattere delle loro negazioni naturaliste e radicali; tuttavia noi non vediamo in loro che un canale della trasmissione delle vecchie sozzure del vecchio mondo; il punto di partenza è ben più indietro. Ci sembra che la massoneria è, alla lettera, la cloaca di tutte le corruzioni dell’umanità; nei riti che impiega, si trova la traccia di tutte le sue origini; vi è per esempio una cerimonia che è esattamente il bema dei manichei, o festa commemorativa della morte di Mani. Come spiegare quest’identità se non con la trasmissione degli errori che noi abbiamo descritta? Comunque sia, è certo che l’azione delle società segrete si mostra in tutte le insurrezioni moderne contro l’autorità della Chiesa; e sono loro che hanno fatto la Ri-voluzione francese, essenzialmente satanica. A questo proposito, menzioniamo un fatto almeno curioso. Nel XV secolo, Pierre d’Ally, cardinale e vescovo di Cambrai, da certi calcoli astronomici, fissava al 1789 la data dell’apparizione dell’Anticristo. [Citiamo Dom Mabillon, nella sua edizione delle opere di San Bernardo. A riguardo di un predicazione di San Norberto, riportata nella sua lettera 45, il sapiente riporta tutte le opinioni e predizioni riguardanti l’Anticristo. Ecco le sue parole a riguardo di Pierre d’Ailly: Petrus de Alliaco, cardinalis et episcopus Cameracensis, ex astronimicis indiciis et observationibus, predixit Antichristus anno Domini 1789 exoriturum]. –  È certo che in quel giorno l’anticristianesimo prese corpo e spaventò il mondo. Oggi, ciascuno sa l’opera delle società segrete. Cercano dappertutto di impadronirsi dei poteri pubblici, e sferrano contro la Chiesa una guerra ipocrita e perfida, una guerra a morte. Lavorano ad abbracciarla in un insieme di leggi sacrileghe; e contano in un dato momento di soffocarla. – Tutte le misure sono prese, diceva un giorno il principe N… a Mons. M…; se la Chiesa vi sfugge, io mi converto, poiché è divina. – Principe, preparate il vostro atto di fede, rispose tranquillamente il vescovo. Da quando il nostro Santo Padre il Papa Leone XIII ha denunciato la massoneria in una recente enciclica [Humanum genus, 1884], con così tanta gravità, forza, e moderazione in questa stessa forza, nessun credente negherà più che non sia essa il mistero d’iniquità. 

Capitolo XXIII

I Due Campi

g-squadra-compasso-2

      Le società segrete preparano alla Chiesa una suprema prova, un supremo combattimento, un supremo trionfo. Esse sono l’opera per eccellenza dello spirito delle tenebre e del male. Sono l’antagonista irreconciliabile della Chiesa, regno di pace e di luce. Nemiche di ogni bene, cercano di realizzare il male allo stato puro; così la loro ultima parola è il nichilismo. – La Chiesa e la massoneria sono dunque i due poli opposti: se ci si permette di improntare queste parole alla scienza, diremo che la Chiesa è il polo positivo, e la massoneria il polo negativo. Tra essi fluttuano le società, nelle quali a fianco del male vi sono dei resti del bene: li abbiamo enumerati, sono il giudaismo, l’idolatria, il maomettismo, le eresie e gli scismi. Ora ecco il fenomeno che si produce. Queste società intermediarie si disgregano sotto l’azione opposta dei due poli contrari: una parte dei loro elementi ritorna al bene completo e alla Chiesa; il resto, terminando di corrompersi, passa alla massoneria, che è la negazione assoluta.-  Quando la disgregazione sarà consumata, non resteranno più al mondo che le due potenze: ci sarà allora la lotta, lotta ad oltranza, lotta che terminerà, grazie ad un intervento personale di Nostro Signore, con una vittoria della sua Chiesa. E sarà la fine dei tempi.

***

   Ora, è incontestabile che la separazione del mondo in due campi ben definiti si opera rapidamente. Percorriamo, per convincercene, le diverse società religiose o piuttosto le false religioni. – Il giudaismo è oggi in uno stato caratteristico. La scomparsa della politica cristiana gli ha lasciato prendere nel mondo una preponderanza ben degna di attirare l’attenzione degli animi seri. La politica cristiana, ispirandosi al dato della fede, si comportava in rapporto al giudaismo, come Dio si comportava in rapporto a Caino. Da un lato lo escludeva dai diritti civili e politici, sapendo bene che il suo odio deicida non ha abdicato; e dall’altra, sapendo che dovrà un giorno convertirsi e compiere grandi cose per Dio e il suo Cristo, lo proteggeva e non permetteva che si cercasse di annientarlo. I Giudei restavano dunque confinati nei loro ghetti, rendendo testimonianza a loro modo al Salvatore che hanno crocifisso; ma né politicamente, né socialmente, potevano mischiarsi al popolo cristiano. –  Oggi tutto è cambiato. La rivoluzione ha dato loro spazio nel grande giorno. Ha loro conferito i diritti civili e politici. Da quel momento i Giudei, che l’attaccamento di Dio ha dotato di un genio superiore a quello degli altri popoli, hanno preso facilmente la superiorità sui cristiani degenerati e apostati. Si sono sparsi dappertutto; e in questo momento tengono il mondo legato ai loro fili, con l’alta finanza e con la direzione del giornalismo che si sono accaparrata. Ora, non è meno certo che tengano in mano i fili delle società segrete. Vi è, pare, una loggia misteriosa, esclusivamente composta da Giudei, che è il centro di tutte le ramificazioni tenebrose della massoneria; ed è là, come in un sinedrio d’inferno, che matura il piano di guerra contro la Chiesa, che si preparano i colpi che le sono inferti. E, mentre il giudaismo forma il nocciolo dell’anticristianesimo, si produce tra i Giudei una contro-corrente che porta delle conversioni in una proporzione incredibile fino ai nostri giorni. Questi Giudei convertiti diventano ardenti proseliti; si ricordano tra loro il venerabile Libermann di cui si spera la beatificazione prossima, il padre Hermann, i fratelli Ratisbonne e i fratelli Lémann.- Gli scismi e le eresie subiscono ugualmente una crisi, e volgono visibilmente al loro declino come forme di società religiose. Il razionalismo ha toccato questi separati, e li ha messi in condizione di rientrare nella Chiesa o di perdere completamente la fede. Il protestantesimo non è più che una catapecchia aperta a tutti i venti; scricchiola da tutte le parti; quelli che si credevano al sicuro si salvano alla bell’e meglio, e molti si rifugiano nella Chiesa come nella casa costruita sulla roccia. Ogni giorno si segnalano delle conversioni numerose; ed è così che l’America e l’Inghilterra passano al cattolicesimo a vista d’occhio. C’è da sottolineare, d’altronde, che la fine delle eresie è meno impregnata di malizia che l’inizio. I figli degli eretici non ereditano necessariamente le negazioni dei loro padri, a almeno la loro repulsione ostinata per la verità. Sono cristiani, essendo battezzati; possono vivere lungo tempo nella fede e nella buona fede; per l’inclinazione del loro battesimo, sono portati ad abbracciare la verità che viene loro presentata. Infine Dio tiene questi popoli separati con dei legami segreti, che in un dato momento li attirano alla Chiesa. Diamo qualche esempio: La Chiesa anglicana ha sempre conservato, nella sua separazione da Roma, un culto estremo per l’antichità e per la scienza ecclesiastica. Bossuet sottolineava questo segno, e scriveva nel libro VII delle sue Variations: “Una nazione così sapiente non resterà tanto tempo in questo abbaglio. Il rispetto che essa conserva per i Padri, e le sue continue curiose ricerche sull’antichità la riporteranno alla dottrina dei primi secoli. Non posso credere ch’essa persista nell’astio che ha concepito contro la cattedra di Pietro dalla quale ha ricevuto il cristianesimo.” Ciò che prediceva Bossuet duecento anni fa si realizza oggi. Si leggano le lettere del padre Faber, la Storia della mia conversione del Card. Newman, il Trattato dello Spirito Santo del Card. Manning, e ci si convincerà che è stato il loro rispettoso amore per l’antichità a ricondurre questi grandi uomini all’abbraccio della Chiesa vera, dove innumerevoli anime le hanno seguite. Per quanto riguarda la Chiesa greca, vi è un altro motivo di speranza. Questi poveri scismatici hanno per la Santa Vergine un amore che potrebbe far arrossire molti cattolici; ed è questo culto ardente che sarà per essi la via della vita, il cammino del ritorno. In questo momento, dei grandi scuotimenti si producono nella Chiesa orientale; il riavvicinamento a Roma s’accentua di più in più. Quanto alla Chiesa russa, l’aurora ahimè! Non è ancora per lei. E tuttavia il vasto impero dei tartari è sottomesso, per il lavoro segreto del nichilismo, all’eventualità di una rivoluzione terribile, i cui termini potrebbero ben essere un ritorno collettivo al cattolicesimo. Si hanno dei dati certissimi, dai quali Alessandro I è morto cattolico; e sarebbe sufficiente la conversione dello zar per trascinare quella del popolo. [Queste previsioni purtroppo non hanno avuto luogo – ndr. -] Riassumendo, tutte le comunioni separate da Roma, minate dalla massoneria, attaccate frontalmente dal razionalismo, non possono tenere a lungo sul terreno della separazione; occorre e occorrerà che i loro adepti che vogliono conservare la fede rientrino nell’imprendibile fortezza che è la Chiesa Cattolica. – I maomettani non possono essere confusi con i cristiani dissidenti; racchiudono un fondo di anticristianesimo che li rende irriducibili e inconvertibili. Tuttavia, quale sorprendente sintomo si produce a Costantinopoli? Dei Turchi vengono a pregare Nostra Signora di Lourdes dai benedettini di Féri-Kéui e sono guariti; le nostre suore di carità sono trattate con venerazione da questi infedeli; la processione del Corpus Domini attraversa le strade solennemente. Evidentemente, il fanatismo turco è ben crollato. E se i mussulmani in massa resistono alla fede, non possiamo sperare che almeno alcuni l’accetteranno? D’altronde il mondo mussulmano attraversa un periodo critico. L’egemonia turca è contestata. Vi sono dei sordi tentativi di rivolta che giungeranno a rendere l’autonomia ai paesi curvati sotto la dominazione del sultano. Allora che accadrà? Non si realizzerà la predizione di Joseph de Maistre che annuncia un “Te Deum” a Santa Sofia prima della fine del secolo? – Resta l’idolatria. È un fatto generalmente rimarcato, che gli infedeli ricevono i nostri missionari con una benevolenza semplice e sincera; ma si trova tra di loro una setta che diventa il covo della resistenza al Vangelo. E questa setta è una vera massoneria. I missionari l’hanno segnalata nei punti più opposti del globo. Ascoltiamoli. “In Cina, dice M. Pourias (Annales di novembre 1882), questi massoni si chiamano Kiang-Fou; terrorizzano il paese con delle bande armate, commettono ogni sorta di eccessi possibili, e sono i nemici dei missionari.” Nel cuore dell’Africa, scrive il Padre Lutz (Annales di luglio 1883), si chiamano Simos. Di aspetto sornione e feroce, i denti limati a punta, sono tra loro legati da terribili giuramenti; fanno subire ai loro iniziati delle prove che sono rivoltanti torture; hanno delle riunioni notturne, dove non temono di mangiare carne umana, e entrano in comunione col diavolo; il loro odio per i missionari è istintivo e irreconciliabile. Il missionario aggiunge: “Questa associazione è la massoneria africana. Un lavoro da fare, per i missionari, sarà quello di comparare le diverse società segrete del mondo civilizzato e non civilizzato, di far emergere l’analogia impressionante che esiste tra esse, e di là provare ch’esse hanno lo stesso fondatore e lo stesso capo. Se vi è una differenza, non è che nella forma. Il diavolo, ad imitazione di Dio, si fa tutto a tutti, Dio per salvare le anime, lui per dannarle. In Europa, prende l’aria di un gentiluomo; in Africa, dove può agire liberamente, si mostra qual è, selvaggio e brutale.” – Così, è avverato il fatto che l’idolatria posa la sua principale resistenza alla fede nell’arsenale delle società segrete. Esse sono dunque il nemico, il nemico capitale, e presto l’unico nemico.

   ***

   Questa è in effetti la conclusione che emerge da questo sguardo sul mondo. Il giudaismo tiene le fila e organizza le ramificazioni della massoneria. Gli scismi e le eresie, con le loro parziali negazioni, sono superati dalla negazione totale che è la parola d’ordine delle sette, e non possono più mantenere la loro attitudine ambigua tra la fede e la incredulità consumata. Il maomettismo è minacciato di soccombere in un cataclisma. L’idolatria, impotente a resistere in pieno giorno contro le luci del Vangelo, si ritira nelle caverne delle società segrete. Tutti questi occupano il mondo intero, e costituiscono una sorta di cattolicità del male opposta alla cattolicità del bene. All’inverso delle eresie, degli scismi, del maomettismo stesso, il cui veleno perde ogni giorno la sua forza, queste società segrete non cessano di crescere in malizia come in audacia infernale: si avverte che si appropriano di tutta l’iniquità del mondo, e preparano così l’apparizione mostruosa di colui che San Paolo chiama: l’uomo di peccato.