SPIRITO SANTO – La seconda creazione: l’uomo-DIO

SPIRITO SANTO 

La seconda creazione: l’uomo-DIO

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[Mons. J.-J. Gaume: Trattato dello Spirito Santo – Capp. XIII e XIV]

Una Vergine Madre è la prima creazione dello Spirito Santo nel nuovo Testamento: un Uomo-Dio è la seconda. L’ordine della Redenzione chiedeva che cosi fosse. Satana, da una donna e da un uomo colpevole aveva formato la Città del male; per uno di quegli armoniosi contrasti così frequenti nelle opere della sapienza infinita, da una donna e da un uomo perfettamente giusti, lo Spirito Santo formerà la Città del bene. Dopo aver conosciuto la nuova Eva, ci rimane da studiare il nuovo Adamo. -Divinizzare l’uomo è l’eterno pensiero di Dio. Indemoniare l’uomo è l’eterno pensiero dell’inferno. Divinizzare, è unire, indemoniare è dividere: sopra questi due poli opposti si bilancia il mondo morale. Per divinizzare l’uomo, il Verbo creatore ha risoluto di unirsi ipostaticamente la natura umana. Come Uomo-Dio egli diverrà il principio di generazioni divinizzate. Ma chi gli darà questa natura umana che egli non ha e della quale ha bisogno? Chi lo farà Uomo Dio? Allo Spirito Santo è riserbato questo capo d’ opera’. Senza dubbio, Egli non crea la divinità, ma crea l’umanità e l’unisce di una unione personale al Verbo increato. – Egli l’ha creata non della sua sostanza, il che è mostruosamente assurdo, ma con la sua potenza. Egli l’ha creata della più pura carne, della più santa, di una vergine senza macchia di peccato, né attuale, né originale. [S. Ambr. De Spir. sancto, lib. II, c. V.] Egli l’ha creata rinnovando il miracolo della creazione del primo Adamo. Di una terra vergine ed inanimata Iddio formò il primo capo’ del genere umano. Lo Spirito Santo, della carne verginale di una vergine vivente forma il secondo. Di Adamo vergine, Iddio formò la vergine Eva; perché lo Spirito Santo non avrebbe potuto formare di una donna vergine un uomo vergine? « Maria, dice san Cirillo, rende la pariglia all’umanità. Eva nacque di Adamo solo: il Verbo nascerà da Maria sola. » [“Reddidit igitur Maria gratiae mutuum hujus officium; et non ex viro, sed ex ipsa sola impollute ex Spiritu sancto virtuteque” Dei peperit. Catech., XII]. – Così il più bello dei figli degli uomini è formato. Trent’anni Egli ha vissuto, ignorato dal mondo, sotto l’ali di sua madre e sotto la direzione dello Spirito Santo. L’ora della sua pubblica missione è suonata. Disceso dal cielo per riunire l’uomo a Dio, il suo primo dovere è di predicare la penitenza; imperocché la penitenza non è che il ritorno dell’uomo a Dio. Per dare autorità alle sue lezioni Ei incomincia dal proclamare sé medesimo il gran penitente del mondo. Sulle rive del Giordano, Giovanni Battista convoca le moltitudini sotto lo stendardo della penitenza. Gesù vi si reca, e agli occhi di tutti i peccatori radunati, Ei riceve il battesimo da Giovanni. Qui ricomparisce lo Spirito Santo. Sotto la forma misteriosa di una colomba, ei scende sull’Uomo Dio. Essendo principio della sua vita naturale, guida della sua vita nascosta, Ei sarà l’ispiratore della sua vita pubblica. [S. Aug., De Trinit., lib. XV, c. xxvi]. – Perché Colui che sarà nuvola luminosa sul Thabor, e lingue di fuoco nel cenacolo, diventa colomba nel Giordano? Nelle opere della sapienza infinita tutto è Sapienza. Questa questione ha altresì dato da fare alle più alte menti cristiane dell’Oriente e dell’Occidente: « La colomba è scelta, dice san Crisostomo, come il simbolo della riconciliazione dell’uomo con Dio, e della instaurazione universale che lo Spirito Santo andava ad operare per mezzo di Gesù Cristo. Essa pone il nuovo Testamento in confronto all’Antico: alla figura ella fa succedere la realtà. La prima colomba, col suo ramo di olivo, annunzia a Noè la cessazione del diluvio d’acqua; la seconda, riposando sulla gran vittima del mondo, annunzia la fine prossima del diluvio d’iniquità. » [In Gen IX, 12]. – Nella colomba del Giordano, san Bernardo vede la dolcezza infinita del Redentore. Egli è designato dai due esseri più miti della creazione: l’agnello e la colomba. Giovanni Battista l’appella l’agnello di Dio, Agnus Dei. Ora, per indicare l’agnello di Dio nulla conveniva meglio della colomba. Ciò che è l’agnello tra i quadrupedi, la colomba è tra gli uccelli: tanto dell’uno come dell’altra, sovrana è l’innocenza, sovrana la dolcezza, sovrana la semplicità. Che cosa di più estraneo a qualunque malizia dell’agnello e della colomba? [Seria, I de Epiphan.]. In questo doppio simbolo si rivela la missione dell’Uomo-Dio, e tutto lo spirito del Cristianesimo. Secondo Ruperto, la colomba indica la divinità del Verbo fatto carne. « Perché, dice egli, una colomba e non una lingua di fuoco? La fiamma o tal altro simbolo poteva designare una parziale infusione dello Spirito Santo, ma non la pienezza dei suoi doni. Ora in Gesù Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della divinità. 2 3 2 [Inhabitat in ipso omnis plenitudo divinitatis corporaliter”. Col. II, 9]. – Tutta intera la colomba, la colomba senza mutilazione, riposandosi sopra di Lui, mostrava che nessuna grazia dello Spirito settiforme mancava al Verbo incarnato: poiché era bene il Padre dell’adozione, il Capo di tutti i figliuoli di Dio, e il gran Pontefice del tempo e dell’eternità.3 [De Spirit. sancto, lib. I, c. xx]. – San Tommaso trova nella colomba le sette qualità che formano il simbolo perfetto dello Spirito Santo, disceso sul battezzato del Giordano: « La colomba, dice, abita sulla corrente delle acque. Ivi, come in uno specchio essa vede l’immagine dello sparviero che spazia nell’aria, e si mette al sicuro: dono di Sapienza. Ella mostra un istinto meraviglioso per scegliere, tra tutti, i migliori granelli del grano: dono della Scienza. Essa nutrisce i pulcini degli altri uccelli: dono di Consiglio. Essa non gli rompe col becco: dono d’intelletto. Essa non ha fiele: dono di Pietà. Essa fa il suo nido nelle fessure degli scogli: dono di Forza. Essa geme invece di cantare: dono di Timore. » [III p., q. 89, art. 6, corp.] – Nel Verbo incarnato vediamo risplendere tutte queste qualità della divina colomba. Egli abita sulle sponde dei fiumi delle Scritture, delle quali possiede la piena intelligenza. Ivi, vede tutte le malizie passate, presenti e future del nemico, come pure i mezzi di sottrarsi ad esse: dono di Sapienza. Nell’immenso tesoro degli oracoli divini, sceglie con una meravigliosa opportunità le armi le più perfezionate contro ogni tentazione in particolare, le sentenze le meglio appropriate alle circostanze dei luoghi, dei tempi e delle persone. Lo vediamo dalle sue risposte al demone del deserto, e ai dottori dei tempio. Lo vediamo da quella profonda conoscenza delle Scritture che faceva stupire i suoi uditori: dono di Scienza. Egli nutrisce gli stranieri, vale a dire i gentili, sostituiti agli ingrati Giudei. Egli li illumina, gli ammette alla sua alleanza e gli ricolma delle sue grazie: dono di Consiglio. Esso è lontano dall’imitare l’eretico Ario, l’eretico Pelagio, l’eretico Lutero: che sono come tanti uccelli di rapina dal becco adunco, i quali gettandosi sopra alle Scritture, le fanno a pezzi con le interpretazioni del senso privato; e alcuni brani che essi portano via, se ne servono come di stracci, per nascondere le loro menzogne, ingannare i deboli e perdere le anime. – Esso, l’Allievo della colomba, comprende la Scrittura nel vero suo senso; l’ammette tutta quanta, e da ogni testo fa scintillare un raggio luminoso, che mostra nella sua persona il Verbo redentore del genere umano: dono dell’Intelletto. Ei non ha fiele. L’infinita mansuetudine della sua anima diviene trasparente nelle parabole del Samaritano, della pecora smarrita e del figliuol prodigo. Egli stesso praticando la sua dottrina non rende male per male, né ingiuria per ingiuria. Che dico io ? Quel che non si era mai visto le che l’uomo non avrebbe mai sognato, egli prega pe’ suoi carnefici; dono di Pietà. Egli fa il suo nido nello scoglio incrollabile della fiducia in Dio, e quello dei suoi pulcini nelle piaghe del suo adorabile corpo: duplice asilo inaccessibile al serpente. I suoi nemici vogliono precipitarlo dall’alto di una montagna, ed Egli passa tranquillamente di mezzo ad essi. Disceso negli abissi del sepolcro, n’esce pieno di vita. Da per tutto sul suo passaggio fa fuggire 1 demoni, risana gli infermi riesce ad incatenare satana, il principe di questo mondo: dono dì Forza. La sua vita è un lungo gemito. Va umilmente alla morte, ne prova tutti gli orrori,, chiede in ginocchio di esserne liberato: riceve il soccorso da un Angelo, e finalmente sulla croce prega e piange, rendendo l’anima sua a suo Padre: dono di Timore. Con tutto ciò il nuovo Adamo battezzato e confermato, è iniziato alla sua gran missione di conquistatore, e rivestito della sua impenetrabile armatura. Ei può con sicurezza andare al combattimento. Lo Spirito Santo che Lo anima, Lo spinge nel deserto.2 [E il deserto dell’Arabia Petrea al di là del mare Morto, non lontano dai luoghi dove Giovanni battezzava]. Il demonio ve Lo attende: David e Golia sono presenti. Lucifero impiega tutte le sue astuzie per vincere, o almeno per conoscere questo misterioso Personaggio, la cui austerità lo sorprende, e la santità lo inquieta. Alle inutilità dei suoi assalti, egli comprende che ha trovato il suo dominatore. Questa prima vittoria dell’Uomo-Dio, preludio di tutte le altre, scuote sin nelle loro fondamenta, le mura della Città del male. Ben presto con brecce di più in più larghe, gli schiavi di satana potranno sottrarsene, è venire ad abitare la Città del bene. Sino da quest’istante, il Cristianesimo avanza, ed il paganesimo indietreggia: la storia dei tempi moderni incomincia. – L’opera vittoriosa che il nuovo Adamo inaugura nel deserto, viene a continuarla nei luoghi abitati; sempre sotto la guida dello Spirito Santo, percorre le campagne, i borghi e le città. « Lo spirito del Signore, dice Egli medesimo, è sopra di me : per lo ché mi ha unto e mi ha mandato ad evangelizzare a’ poveri; a curare coloro che hanno il cuore contrito; ad annunziare agli schiavi la liberazione, ed ai ciechi il ricupero della vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a predicare l’anno accettevole del Signore e il giorno della retribuzione. » [Lue., IV, 14, 29]. Più sotto riassumendo in due parole tutta la sua missione dice: « Il Figliuolo dell’uomo è venuto per distruggere le opere del diavolo. » [“In hoc apparuit Filius Dei, ut dissolvat opera diaboli”. Joan., VIII, 8]. – L’opera del diavolo è la città del male con le sue istituzioni, le sue leggi, le sue città, i suoi eserciti, i suoi imperatori, i suoi’ filosofi, i suoi dei, le sue superstizioni, i suoi errori, i suoi odi, la sua schiavitù, le sue ignominie intellettuali e morali: città formidabile, di cui Roma, padrona del mondo, era allora la capitale. – Soltanto l’onnipotente Re della Città del bene può riuscire in una simile impresa. Non è che a forza di miracoli di uno splendore rilucente e di una autenticità vittoriosa, che possono cadere le fortezze di satana, fabbricate sopra prestigi e protette da oracoli in possesso della fede universale. Lo Spirito dei miracoli si comunica dunque tutto quanto al Verbo incarnato. Per bocca d’Isaia, Egli medesimo l’aveva predetto. « E sopra di lui riposerà lo Spirito del Signore, Spirito di sapienza e d’intelligenza; Spirito di consiglio e di forza; spirito di scienza e di pietà. E lo Spirito del timore del Signore Lo riempirà. » [Is XI, 2]. – Il Verbo incarnato riferisce, alla sua volta, allo Spirito Santo tutta la gloria del successo. Se Egli battezza, se caccia i demoni, se insegna la verità, se conferisce il potere di rimettere i peccati: in altri termini, se con una mano rovescia la Città del male, e con l’altra riedifica la Città del bene, è in forza del nome e della autorità, e come luogotenente dello Spirito Santo. [in Matth. III 8; XIII, 18, ecc. ecc.]. – Le stesse virtù che in Lui rifulgono, che rapiscono i popoli di ammirazione, si fa un onore di ripeterle dallo Spirito Santo e di essere Egli medesimo il compimento vivente della parola d’Isaia : « Ecco il mio Servo eletto da me, il mio diletto, nel quale si è molto compiaciuta l’anima mia. Io porrò il mio Spirito sopra di Lui ed Egli annunzierà la giustizia alle nazioni. Non litigherà, né griderà, né sarà udita da alcuno nelle piazze la voce di Lui. Egli non romperà la canna incrinata, né ammorzerà il lucignolo che fuma sino a tanto che faccia trionfare la giustizia, e nel nome di Lui spereranno le genti. » [Is., XLI, 1, 8. — Matth., IV, 1, XII, 18, 28]. – Giunge l’ora solenne nella quale Egli dee riportare l’ultima sua vittoria, e salvare il mondo col suo sangue divino. Novello Isacco, vittima del genere umano, é lo Spirito Santo nuovo Abramo che Lo conduce al Calvario e che Lo immola. Egli muore, e lo Spirito Santo Lo ritrae vivo dal sepolcro. [Ebr., IX, 14; Rom., VIII, 11]. – Se fa d’uopo difendere i diritti dello Spirito Santo, Egli dimentica i suoi. Egli stesso ha pronunziato questa sentenza : « Chiunque avrà pronunziato una parola contro il Fgliuolo dell’uomo sarà perdonata; ma colui che avrà detto contro lo Spirito Santo, il perdono non gli sarà accordato, né in questo mondo, né nell’altro. » [Matth., VII, 32]. – È egli venuto il momento di fargli luogo nelle anime? Ei non esita a separarsi da tutto ciò che ha di più caro al mondo, perché la sua presenza non sia un ostacolo al regno assoluto del divino Spirito. « A voi giova che Io me ne vada, dice ai suoi apostoli, poiché se Io non vo, non potrà venire in voi lo Spirito Santo. 4 » [Joan.? XVI, 7]. – Se trattasi della grande missione che deve essere loro affidata, Egli ne spiega loro la1 natura e l’estensione e ne dà ad essi l’investitura; ma gli avverte che la forza eroica di cui essi hanno bisogno per compierla, sarà loro comunicata per mezzo dello Spirito Santo.5 [Lue., XXIV, 46, 49]. Finalmente, continuando ad eclissarsi davanti il divin Paracleto, il Maestro disceso dal cielo, dichiara loro in termini formali che malgrado i tre anni passati alla sua scuola, la loro istruzione non è finita. Allo Spirito Santo è riserbata la gloria di completarla, addottrinandogli in tutto ciò che essi debbono sapere.[Ion. XVI, 12, 13]. – Tali sono stati gli ammaestramenti e gli atti dell’Uomo-Dio rispetto allo Spirito Santo. Il cielo e la terra non hanno mai inteso, né mai intenderanno niente di più eloquente, intorno alla maestà dello Spirito Santo, e intorno alla necessità della sua influenza, tanto per rigenerare l’uomo, quanto per mantenerlo nel suo stato di rigenerazione. – La seconda creazione dello Spirito Santo è come la prima, un capo d’opera inesplicabile. Il Figlio di Maria s’eleva ad una tale altezza, che supera tutto ciò che il mondo ha visto mai. Complesso ineffabile di grazia e dì maestà, di dolcezza e di forza, di semplicità e di dignità, di fermezza e di condiscendenza, di calma e di attività, parla, e nessun uomo ha mai parlato come Lui. Egli comanda ed ogni cosa obbedisce. Con una parola Ei calma le tempeste; con un’altra caccia i venditori dal tempio, o i demoni dal corpo degli ossessi. Egli ammaestra come avente un’autorità propria che nessuno divide con L ui. Le sue preferenze sono per i piccoli; per i poveri e gli oppressi. Egli semina i suoi miracoli via facendo, e tutti i suoi miracoli sono tanti benefizi. Quale si sia il delitto di cui uno si penta, Ei lo perdona con una bontà materna. – Tale è la santità della sua vita, ch’Egli pone a disfida dei suoi più accaniti nemici di trovare in lui l’ombra di una colpa. Ei si tace, quando Lo si accusa; benedice quando si oltraggia. Ingiustamente condannato da dei nemici avidi della sua morte, Ei sospende i loro colpi, sventa le loro trame, né lascia scoppiare la tempesta se non nel giorno da Lui decretato, e nel modo da Lui medesimo stabilito, provando la sua divinità più invincibilmente con la sua morte che con la sua vita. – Ma il fine dello Spirito Santo non è soltanto di fare del Verbo incarnato una creazione eccezionale, degna dell’ammirazione del cielo e della terra: prima di tutto, Egli vuole realizzare in Lui l’uomo per eccellenza, quale egli esisteva “ab eterno” nel pensiero divino, e quale doveva Egli comparire un giorno per fare di tutti gli uomini tanti dii; meravigliosa operazione che congiungendo la creazione inferiore alla creazione superiore, la natura umana alla divina, doveva ogni cosa ricondurre all’unità. Ora questa deificazione dell’uomo è l’ultima parola delle opere di Dio, lo scopo finale della Città del bene.11 [“Instaurare omnia in Christo”. — “Christus enim est stimma, caput et recapitulatio omnium operum Dei, visibilium et invisibilium. Quocirca omnes res feruntur in Christum, tanquam in centrum, cui conjungi desiderane”. Corn. a Lap., in Agg II, 8]. – « Sin da principio, dice il sapiente dottore Sepp, l’uomo e per esso la natura, della quale Egli era insieme e il capo e il rappresentante, erano intimamente uniti a Dio. Questa unione durò sino a che il peccato, staccando l’uomo dal suo Creatore, gli ebbe fatto perdere nel tempo stesso la potenza che aveva ricevuta sulla natura. Ma Dio, per riparare la sua opera alterata dal peccato, si riaccosta di nuovo alla creatura con l’incarnazione. « Essa consiste in ciò che la divinità essendosi unita all’umanità, nella persona di Gesù Cristo, Questi è divenuto, il centro della storia. Questa unione intima, una volta compita nel centro, si comunica mediante una effusione continua a tutti i punti della circonferenza e ciò che si è prodotto una volta nella vita di Gesù Cristo si riproduce e si svolge di continuo nella vita dell’ umanità. » – [Vita di Gesù Cristo, t. I, introduzione, 17, 18]. – Secondo il bel pensiero di Clemente di Alessandria tutto il dramma della storia si è compiuto, a modo di preludio nella vita di Gesù Cristo. Il Verbo che si è incarnato una volta nel seno di Maria, deve incarnarsi tutti i giorni, e nell’umanità e in ciascun uomo in particolare. – Ogni giorno pure la nascita del Verbo si riproduce nella storia, e in questo rinascimento spirituale, che operano incessantemente i sacramenti nei quali ha Egli depositato la sua grazia. Quindi è che il Nostro Signor Gesù Cristo non è solamente la più gran figura ma ancora la sola personalità della storia. Invece di non essere nulla o poco, Egli è tutto: “Omnia in omnibus”. Invece d’essere un mito o un falsario, come hanno osato dire alcuni stupidi bestemmiatori, Egli è la realtà alla quale fa capo tutto il mondo antico: il centro d’onde parte tutto il mondo nuovo. Cosicché se nostro Signor Gesù Cristo, nato in una stalla di Betleem e morto sulla croce del Calvario, non è l’uomo per eccellenza, l’Uomo-Dio, realmente Dio, realmente uomo e principio della deificazione universale, false da cima a fondo sono tutte le tradizioni e tutte le aspirazioni antiche, false tutte le credenze moderne; e la vita del genere umano é una demenza senza lucidi intervalli, incominciata or sono sei mila anni, per durare, con gran disperazione della incredulità, finché petto umano respirerà sul globo. Difatti, se avvi nella storia un punto non controverso, é che le nazioni, anche le più grossolanamente idolatre, non hanno perduta mai la memoria della prima caduta, né la speranza di una redenzione. Questo duplice domma ha la sua formula nel sacrificio, offerto costantemente sopra tutti i punti della terra. Un personaggio divino, Salvatore e rigeneratore deill’universo, è l’oggetto evidente di tutte le aspirazioni. – L’Ebreo lo vede in Noè, in Abramo, in Mosè, in Sansone, in venti altri che ne son le figure. Invano lo spirito del male si sforza, di alterare presso i gentili il tipo tradizionale del Desiderato delle genti. Ei ne può oscurare qualche tratto, ma il fondo rimane. Noi vediamo anche che alla venuta del Messia, l’intero mondo era più che mai nell’aspettativa di un liberatore. Diciamo il mondo intero, per esprimere tute le parti del quale si compone; il cielo, la terra, l’inferno. Doveva ciascuno a suo modo proclamare il Redentore universale, e secondo l’espressione di san Paolo, piegare il ginocchio davanti alla sua adorabile Persona. – Appena nato, tutta la Milizia celeste va a prostrarsi intorno alla sua culla, ed annunzia il compimento del più desiderato tra i misteri, la riconciliazione dell’uomo con Dio, la gloria in cielo e la pace sulla terra..Alla voce degli Angeli si unisce la voce degli astri. Non parliamo della stella che guida i magi a Betleem, ma di tutto il sistema planetario. I calcoli astronomici più dotti stabiliscono che gli astri predicevano la venuta del Verbo incarnato; che l’anno sabbatico, anno di perdono e di rinnovamento, era calcolato sulle loro rivoluzioni, e che gli astri rinnovavano il loro corso, ogni volta che la terra si rinnovava a penitenza. – I sapienti dottori tedeschi, Sepp e Schuberr, hanno mostrato che tutti i popoli dell’antichità conoscevano questo linguaggio degli astri e il grande avvenimento ch’essi annunziavano: « Ma tutte queste armonie particolari tendevano ad una più generale e più alta armonia nel movimento d’Urano, il più elevato e più lontano dei pianeti. Nell’anno della nascita di Nostro Signore Gesù Cristo, Urano, il tempo di rotazione del quale intorno al sole abbraccia quello di tutti gli altri pianeti, compiva la sua cinquantesima rivoluzione. Ora, può con ragione considerarsi l’anno di Urano come il solo anno reale e completo del sistema planetario, poiché allora tutti gli astri anche i più lontani ricominciano il loro corso. – « Ebbene! fu precisamente in quest’epoca, in cui tutto il sistema planetario riunito, celebrò il suo primo anno di riparazione e di riconciliazione, che tutte le profezie si compivano, che gli Angeli del cielo e gli abitatori della terra cantavano, mescolando le loro voci ai concerti armoniosi delle sfere: “Gloria nei cieli a Dio, pace agli nomini di buona volontà sulla terra. Quest’epoca coincideva con la fine della settimana dell’anno sabbatico, nel quale, secondo un’antica predizione, Dio doveva affermare la sua alleanza con i suoi. – « Insomma, in questo grande orologio dell’universo, il cui primitivo destino è di segnare il tempo, le ruote e le molle erano state sin dal principio, talmente disposte dallo stesso Creatore, che tutti si riferivano alla grande ora in cui Dio doveva fare splendere il giorno eternamente previsto del perdono e del rinnovamento dell’universo. Nelle grandi proporzioni del suo ordinamento generale, come pure nella disposizione delle sue armonie interiori, il firmamento annunziava dunque Colui col Quale e per il Quale è stato fatto il cielo stellato. » [Schuberr, Simbolica dei sogni; Sepp, Vita di Gesv Cristo, t. II, 887 e seg.].Cosi all’ora della sua Incarnazione gli Angeli e gli astri piegarono il ginocchio dinanzi a Lui e Lo riconobbero per il loro autore: “Omne genu flectatur coelestium”. Gli stessi omaggi sono a Lui resi dagli abitatori della terra. Istruiti sino dall’origine della loro nazione mediante la profezia di Giacobbe, che segnava la venuta del grande Liberatore, nel momento in cui lo scettro uscito dalla casa di Giuda, sarébbe portato da uno straniero, gli Ebrei sono nell’aspettativa della sua prossima venuta. Le loro orecchie sono aperte a tutti gli impostori i quali, chiamandosi il Messia, promettono di liberarli dal giogo delle nazioni: essi si affidano a costoro con una facilità sino allora senza esempio. 2 2 Act., V, 36, 37, ecc.]. – La storia attesta che il motivo principale della guerra insensata che sostennero allora contro i Romani fu un oracolo delle Scritture, annunziante che sorgerebbe a quel tempo, nella patria loro, un uomo che estenderebbe la sua dominazione su tutta la terra. [Joseph, De bell, judaico, lib. VI, c. V, n. 4]. – Quest’aspettativa della prossima venuta del Messia non era particolare agli Ebrei; tutte le nazioni del mondo la nutrivano. Bisognava bene che cosi fosse; senza di ciò, come mai i profeti, cominciando da Giacobbe e terminando con Aggeo, avrebbero potuto chiamare il Messia, l’Aspettativa delle genti, il Desiderato delle genti?11 [“Et ipse erit Expectatio gentium”. Gen. XLIX, 10. — “Movebo omnes gentes et veniet Desideratus cunctis gentibus.” Agg., II]. – I gentili dovevano questa conoscenza del futuro Redentore, tanto alla primitiva tradizione che al commercio dei Giudei, sparsi da parecchi secoli, nei differenti paesi della terra, e a Roma stessa. Lungi dall’essere un piccolo numero, ignorati e senza influenza, in questa capitale del mondo, essi vi erano numerosissimi. Occupavano uffici di molta rilevanza, e tale era la loro unione, che esercitavano una notevole influenza sulle pubbliche assemblee. « Voi sapete, diceva ai magistrati romani Cicerone nel difender Fiacco, come è considerevole la moltitudine dei Giudei, e quanta influenza hanno essi nelle nostre concioni. Io parlo sotto voce, tanto che basti a farmi sentire dai giudici, imperocché non manca mai gente che gli eccitano contro di me e contro i migliori cittadini. » [Fiacco, n. 28]. – Certo la religione di un tal popolo, almeno nei suoi dommi fondamentali, non poteva essere ignorata dai Romani: la ragione l’insinua, e molte testimonianze della storia lo confermano. [Vedi gli articoli stupendi degli Annali di Filosofia cristiana, anni 1862-63-64]. Per esempio, Erode era l’ospite e l’amico particolare di Àsinio Pollione, al cui figlio si applica nel senso letterale, la quarta egloga di Virgilio. Il Giudeo Niccolò di Damasco, uomo abile, a cui Erode affidava la cura delle sue faccende, era nelle buone grazie di Augusto. Macrobio, riferisce che Augusto conosceva altresì la legge per la quale era proibito ai Giudei di mangiare della carne di porco. Ora sappiamo che l’aspettazione del Messia era la base della religione mosaica.Via via che si avvicina la venuta del Bramato delle nazioni, una luce più viva si spande nel mondo ; si potrebbe dire che fossero i primi raggi della stella di Giacobbe. Essa sta per apparire; e Virgilio, interprete della Sibilla di Cuma, canta alla corte d’Augusto il prossimo arrivo del Figliuolo di Dio, il quale scendendo dal cielo, cancellerà i delitti del mondo, ucciderà il Serpente e ricondurrà l’età d’oro sulla terra.Agli oratori ed ai sacerdoti di Roma si uniscono gli storici più serii. « Tutto T Oriente, scrive Svetonio, rimbombava di una antica e costante tradizione, che i destini avevano decretato che a quell’epoca la Giudea darebbe dei padroni all’universo. » [In Vespas., n. 4].Tacito non è meno esplicito: « Si era, dice egli, generalmente convinti che gli antichi libri dei sacerdoti annunziavano che a quell’epoca l’Oriente prevarrebbe, e che dalla Giudea uscirebbero i padroni del mondo ». [Hist, lib. V, n. 3].Questa viva espettazione del Messia trovavasi presso tutti i popoli, ad onta che fosse svisata tra di essi la religione primitiva. Una tradizione cinese, antica quanto Confucio, annunzia che in Occidente apparirà il giusto. Giusta il secondo Zoroastro, contemporaneo di Dario figlio d’Istaspe, e riformatore della religione dei Persi; un giorno sorgerà un uomo vincitore del demonio, dottore della verità, restauratore della giustizia sulla terra e principe della pace. Una Vergine senza macchia Lo partorirà. L’apparizione del Santo sarà segnalata da una stella, il cui cammino miracoloso guiderà i suoi adoratori sino al luogo della sua nascita. [Schmidt, Redenzione del genere umano, p. 66-174]. – Sino all’epoca nostra, l’eresia ed anche l’incredulità, hanno riconosciuto e rispettato quest’accordo unanime dell’Oriente e dell’Occidente. « Immemorabili tradizioni, dice il dotto inglese Maurizio, derivate dai patriarchi e diffuse in tutto 1’Oriente, concernenti la caduta dell’uomo e la promessa di un futuro mediatore, avevano insegnato a tutto il mondo pagano ad aspettare verso il tempo della venuta di Gesù Cristo, la comparsa di un personaggio illustre e sacro. » [Id. ubi supra]. L’ empio Volney tiene lo stesso linguaggio: « Le tradizioni sacre e mitologiche dei tempi anteriori alla rovina di Gerusalemme, avevano sparso in tutta 1’Asia un domma perfettamente analogo a quello dei Giudei intorno al Messia. Non si parlava d’altro che di un grande Mediatore, di un Giudice finale, di un Salvatore futuro, il quale, re, Dio, conquistatore e legislatore, doveva ricondurre l’età dell’oro sulla terra, liberarla dall’ impero del male, e rendere agli uomini il regno del bene, la pace e la felicità. » [Rovine, c. XX, n. 13]. – Tale era l’universalità e la vivacità di questa credenza che, secondo una tradizione degli Ebrei, consegnata nel Talmud e in parecchie altre opere antiche, un gran numero di gentili si recarono a Gerusalemme verso l’epoca della nascita di Gesù Cristo, a fine di vedere il Salvatore del mondo, quando verrebbe a riacquistare la casa di Giacobbe. [Talmud, c. XI]. – Riepilogando: due fatti sono certi come l’esistenza del sole. Primo fatto: sino alla venuta del Verbo incarnato, tutti i popoli della terra hanno atteso un liberatore. Secondo fatto: dopo la venuta di Nostro Signore, questa aspettazione generale ha cessato. Che cosa si conclude da ciò ? O che il genere umano, instruito dalle tradizioni della sua culla, e dagli oracoli dei profeti, si è ingannato aspettando un liberatore e riconoscendo per tale Nostro Signore Gesù Cristo, o che Nostro Signore Gesù Cristo è veramente il Desiderato delle nazioni; non vi è via di mezzo. A questo modo la terra piega le ginocchia dinanzi a Lui e Lo riconosce per suo redentore: “Omne genu flectatar terrestrium”. – Lo stesso inferno non poteva rimanere estraneo alla venuta del Messia. Per esso era una questione di vita o di morte. Quante volte nel Vangelo noi vediamo gli spiriti immondi, cedere non solamente agli ordini di Gesù, ma proclamare altresì il Figliuolo di Dio! Questo omaggio individuale ancorché fosse così spesso ripetuto, non bastava. Dinanzi al Verbo eterno, il Verbo vivente, disceso sulla terra per istruire il mondo, il Verbo demoniaco, satana e i suoi oracoli dovevano restar muti. Bisognava pure, per un giusto ricambio, che gli ultimi accenti fossero una proclamazione solenne della divinità e della venuta sulla terra di Colui che gli riduceva al silenzio. – A questo proposito, Plutarco nel suo libro del Mancamento degli oracoli, riferisce una storia meravigliosa. È un dialogo tra parecchi filosofi romani, uno dei quali si esprime nel modo seguente: « Un uomo grave ed incapace di mentire, Epiterse, padre di quel retore Emiliano che taluni di voi hanno udito e che era mio concittadino e mio maestro di grammatica, raccontava che una volta s’imbarcò per l’Italia sopra una nave carica di ricche merci e piena di una turba di passeggeri. « Sulla sera trovandosi verso le isole Echinadi, il vento abbassò, e la nave andando qua e là con direzione incerta, venne ad avvicinarsi all’isola di Paro. [Oggi Curzolari, Paros e Antìparos]. Delle genti di sulla nave molte erano deste, e molte avendo cenato continuavano a bere. All’improvviso fu sentita una voce uscita dall’isola che a gran tuono chiamava: Tamo: di che la meraviglia fu. grande. Questo Tamo, egiziano di patria, era il piloto; ma non conosciuto per nome dalla maggior parte di quelli ch’erano sulla nave, chiamato due volte, non rispose; finalmente alla terza diede orecchio. Allora colui che chiamava, rinforzata la voce, disse: Quando sarai giunto alla palude, dai la nuova che il grande Pane è morto. « Raccontava Epiterse, che tutti, udito questo, si spaventarono; e che consigliandosi, se fosse meglio eseguire l’ordine, o non se ne dare per inteso; Tamo decise che se il vento sarebbe favorevole, passerebbe avanti a Palode senza nulla dire; ma se invece facesse bonaccia, direbbe ciò che aveva udito. Ora, giunti a Palode, senza vento e senza movimento d’acqua, Tamo di sulla poppa con la faccia rivolta verso terra, annunziò come aveva udito, che Pane grande era morto. [Pane, universale; gran pane, grande, universale, Dio degli dei]. « Non ebbe peranco finito di dire, che fu inteso gran gemito misto a voci di sorpresa non d’un solo, ma di moltissimi: e poiché vi si erano trovate presenti molte persone, velocemente se ne sparse la notizia fino a Roma; e Tamo fu chiamato colà dall’imperator Tiberio. Aggiungono che questi gli prestò fede a segno, di avere fatto premurose ricerche e domande intorno a quel Pane grande. » [Plutarco, Opuscoli Morali, t. VI, c. in, p. 31]. – La storia non dice qual fosse il risultato delle ricerche imperiali: ma dietro l’analogia dei fatti, la tradizione lo congettura con fondamento. Esse riuscirono ad accertare la morte di colui che il centurione del Calvario aveva proclamato Figliuolo di Dio. « Le voci delle quali si discorre, scrive il dottor Sepp, erano voci misteriose della natura, di cui infernali potenze si servivano per comunicare agli uomini questa notizia, oggetto di terrore per esse. La morte del Figliuolo di Dio fu annunziata per tutta la terra con fenomeni strani. [Catechismo di persev., t. HI, p. 155 e seg. 8a ediz.]. – II paganesimo risentì sin nelle sue più intime fondamenta, i suoi oracoli, il contraccolpo di questo grande avvenimento. – « In quella guisa che un segno che apparve in cielo aveva annunziato al sabeismo orientale là nascita del Salvatore: cosi la morte di Colui che era disceso nell’inferno, è annunziata nell’Occidente, per mezzo degli oracoli dell’inferno, agli adoratori dei demoni sino in Roma lor capitale. E nella stessa guisa che nell’arrivo dei magi, Erode convocò i sapienti tra i Giudei per interrogarli sulla nascita del Messia: cosi Tiberio consulta qui i savi del suo popolo, intorno alla notizia della sua morte. Quest’avvenimento è tanto più notevole, in quanto che poco tempo .dopo, il rapporto di Pilato circa la morte di Gesù, giunse a Roma nel palazzo dell’imperatore. » [Sepp., t. I, 145, 146]. Secondo Tertulliano, questo rapporto conteneva in compendio la vita, i miracoli, la passione, la morte di Nostro Signore. « Pilato, dice il grande apologista cristiano, nella sua coscienza, scrisse tutto ciò che concerneva il Cristo a Tiberio, allora imperatore. Sin da quel momento gli imperatori avrebbero creduto in Gesù Cristo, se i Cesari non fossero stati gli schiavi del secolo, o se dei cristiani avessero potuto essere Cesari. Comunque sia, allorché Tiberio ebbe appreso dalla Palestina i fatti che provavano la divinità di Cristo, egli propose al senato di metterlo tra gli dei, ed egli medesimo gli accordò il suo suffragio. Il senato, non approvando, rigettò la sua domanda. L’imperatore persistette nel suo parere, e minaccio del suo corruccio coloro che accusassero i cristiani. [Apol., v, et Pamelii notae, 67 et 58. »]. Cosi, abbandonare la loro preda, proclamare la sua divinità, divenir muti, annunziare là sua morte, disertare, per non più ritornarvi, i loro templi e i loro sacri boschi: tali sono gli atti con i quali i demoni, piegano il ginocchio dinanzi al Verbo incarnato, e lo riconoscono per il loro vincitore. “Omne gemi flectatur infernorum. – Dopo il passaggio sulla terra del Figliuolo di Maria, tutti i secoli hanno continuato a piegare il ginocchio dinanzi a Lui. La sua divina personalità è la base della loro storia come la stessa ragione, della loro esistènza e della loro dènominazione. A che data risale la caduta del paganesimi greco-romano, la comparsa nell’umano linguaggio del gran nome di cristiano, la nascita della più potente nazione del globo, la nazione cattolica, il rovesciamento della tirannia cesarea, l’abolizione della schiavitù? Quando sono scomparsi dal suolo dell’ Occidente il divorzio, la poligamia, l’oppressione della donna, l’assassinio legale dell’infante, i sacrifici umani? Indirizzate tutte queste questioni ai popoli che compongono il fiore dell’umanità; essi, ad una voce unanime,vi nomineranno Gesù Cristo, la sua dottrina, e la sua epoca. Se voi percorrete, uno dopo l’altro, tutti gli elementi della civiltà moderna, non ne troverete un solo che non supponga la fede nell’Incarnazione, vale a dire nella vita, nei miracoli, nella divinità, nella morte, nella risurrezione, nella storia completa di Nostro Signore. Ed i Renan moderni osano dire che non si son visti mai miracoli; e segnatamente che la resurrezione di un morto, è un fatto impossibile o almeno senza esempio! Come pimmei del dubbio, non vedono che sono essi medesimi una conferma vivente di questo miracolo! Non vedono che non possono nominare l’anno della loro nascita, della nascita o della morte del loro padre, l’anno degli avvenimenti che raccontano, che ammettono o che combattono, senza affermare il miracolo, del quale essi affettano stupidamente di negare l’esistenza! O negatori impotenti, voi mentitea voi medesimi; ma a voi soltanto. Malgrado le vostre negazioni, rimane evidente come il giorno, che tutta la storia religiosa politica, sociale e domestica del mondo moderno, parte dalla resurrezione di un morto; e che la civiltà europea, come la vostra vita intellettuale, ha per piedistallo un sepolcro. Se dunque Gesù Cristo non è risuscitato, tutto è falso, e il genere umano è pazzo. Ma se il genere umano è pazzo, provate che voi non lo siete. Cosi, atteso e desiderato, creduto e adorato il Dio uomo, il Verbo incarnato, la seconda creazione dello Spirito Santo nel nuovo Testamento, è il centro al quale tutto fa capo, il focolare da cui tutto parte, il fatto fondamentale su cui riposa l’edificio della ragione e della storia, la quale non è essa stessa nel suo corso, altro che lo svolgimento di questo fatto divino: « Il Cristianesimo possiede dunque tutti i caratteri di una rivelazione centrale, l’unità, l’universalità, la semplicità ed una fecondità tale, che diciotto secoli di meditazioni e di ricerche non hanno potuto estinguerlo, e nel quale la scienza, via via che va innanzi scavando in questo abisso, scopre nuove profondità. Quest’è ciò che dà al cristianesimo l’impronta della divinità, ed alle sue dimostrazioni quella della perfezione. » – L’Incarnazione essendo ciò che essa é nel piano della Provvidenza, il re della Città del male non poteva mancare, come abbiamo detto, di fare gli ultimi sforzi per impedire la credenza di questo domma distruttore del suo impero. Perciò le contraffazioni ch’egli aveva moltiplicate per sconcertare la fede del genere umano alla maternità divina della Vergine delle vergini, ei le adopera con una desolante astuzia, per rendere impossibile la fede delle nazioni alla divinità del suo Figliuolo. – Istruito sin dall’origine del mondo intorno all’incarnazione del Verbo, egli tiene consiglio, e dice: Per timore che questo Dio uomo non sia riconosciuto pel solo vero Dio, Figlio di una Vergine sempre vergine, oracolo insigne della verità, liberatore, e salvatore degli uomini, inventiamo una moltitudine di dii,’ tra i quali noi divideremo i suoi tratti diversi: dii visibili, nati da dee e da semi dii: dii sapienti, potenti e buoni che renderanno oracoli, che proteggeranno gli uomini, che gli libereranno dai loro nemici, che si faranno ascoltare dai sapienti, temere dai popoli, e servire dagli imperatori; dii antichi, dii nuovi e in si gran numero, che a malgrado del cielo, noi saremo padroni della terra. – Da questo consiglio infernale sono uscite le innumerevoli contraffazioni del grande Liberatore, la speranza del genere umano. Percorrete la storia del mondo pagano, antico e moderno: da per tutto troverete il tipo deformato del Messia, uomo Dio e rigeneratore di tutte le cose. L’indiano ve l’offre nel Chrishna, incarnazione di Vischnou, che dirige nel firmamento il cammino delle stelle, e che nasce tra i pastori. Eccolo in Buddha, il quale sotto nomi diversi, è ad un tempo il Dio della Cina, del Thibet e di Siam. Egli nasce da una vergine di regia stirpe, che non perde punto la sua verginità nel metterlo al mondo. Inquieto della sua nascita, il re del paese fa uccidere tutti quei bambini nati nello stesso tempo di lui. Ma Buddha, salvato dai pastori, vive come essi nel deserto, sino all’età di trent’anni. Allora incomincia la sua missione, insegna agli uomini, gli libera dai cattivi spiriti, fa miracoli, riunisce discepoli, lascia ad essi la sua dottrina, e sale al cielo. Vediamolo nel Feridun dei Persiani, vincitore di Zohac, sulle cui spalle sono nati due serpenti, i quali devono essere cibati ogni di con le cervella di due uomini. – « Eredi delle tradizioni primitive, tutti i popoli sapevano che il male era entrato nel mondo per mezzo di un serpente; sapevano che l’antico dragone doveva esser vinto un giorno, e che un Dio nato da una donna doveva schiacciargli la testa. Però troviamo presso tutti i popoli dell’antichità il riflesso di questa divina tradizione in un mito particolare, le .cui sfumature variano secondo i tempi ed i luoghi, ma il fondo del quale rimane lo stesso. – « Apollo combatte contro Python; Oro, contro Typhon, il cui nome significa serpente; Ormuzd contro Arimane, il gran serpente che presenta alla donna il frutto, il godimento del quale la rende delittuosa verso Dio; Chrishna contro il drago Caliya-Naza che gli spezzò il capo. Thor presso i Germani, Odino presso i popoli del Nord, sono vincitori del gran serpente che accerchia la terra come una cintura. Presso i Tibetani è Durga che combatte contro il serpente. Tutti questi tratti sparsi nelle mitologie dei differenti popoli, il paganesimo greco-romano gli aveva riuniti in Heracles o Ercole.1 » [Vedi D’Argentan, Grandezze della santa Vergine, 25-27]. – Questo seim-dio, salvatore degli uomini, sterminatore dei mostri, è figlio di Giove e di una mortale. Appena nato, egli uccide due serpenti mandati per divorarlo. Divenuto grande, ei si ritira in un luogo solitario, si vede in balia della tentazione e si decide per la virtù. Dotato di forze fisiche straordinarie, ei si consacra al bene degli uomini, percorre la terra, punisce l’ingiustizia, distrugge gli animali malefici, procura la libertà agli oppressi, soffoca il leone di Nemeo, uccide l’idra di Lerna, libera Hesione, discende negli abissi e ne strappa il guardiano Cerbero. Queste gesta ed altre non meno brillanti, compongono le dodici fatiche di Ercole, numero sacro, che rappresenta l’universalità dei benefizi di cui l’umano genere va debitore all’eroico semi-dio. – Ercole soccombe finalmente nella sua lotta per l’umanità; ma di mezzo alle fiamme del suo rogo, innalzato sulla vetta del monte Oeta, ascende nella celeste dimora. Aggiungasi che Ercole era l’oggetto principale dei misteri della Grecia, nei quali la sua nascita, le sue azioni e la sua morte erano di continuo celebrati. Aggiungasi ancora, che sotto un nome o sotto un altro, Ercole si trova presso tutti i popoli dell’Oriente e dell’Occidente: Candaule in Lidia, Belo in Siria, Som in Egitto, Melkart a Tiro, Rama nell’ India, Ogomios nelle Gallie. Come mai non vedere in quest’Ercole universale il tipo sfigurato del Desiderato di tutte le nazioni, che percorre la sua carriera da liberatore, e che offre la – sua vita per espiare i peccati del mondo ? [Satana avea resa popolare in Egitto un’altra contraffazione del Dio riconciliatore. Ogni anno si offriva al popolo uno spettacolo solenne di cui la vita di Osiride formava la base. Il Dio sole nasce sotto la forma di un bambino; una stella annunzia la sua nascita: il Dio cresce e si trova costretto a fuggire, essendo perseguitato da animali feroci; soccombendo finalmente alla persecuzione, muore. Allora incomincia un lutto solenne; il Dio sole, privato poco fa della vita, risuscita, e se ne celebra la sua resurrezione. Vedi anche Plutarco : De Iside et Osiride]. – Così, la lotta, i caratteri e l’eroe della stessa si trovano, per tutta la terra. In fondo alle tradizioni dei differenti popoli si scopre il tipo più o meno alterato del Messia, della sua opera e della sua vita: l’annunciazione, la nascita di una vergine, la persecuzione d’Erode, la lotta vittoriosa contro il serpente, la morte, la risurrezione, la redenzione dell’uman genere e l’ascensione al cielo. – Se tutti questi miti non fossero calcati sopra una verità comune; se essi fossero unicamente frutto della immaginazione dei popoli, come fare a spiegare un simile accordo fra tutte le nazioni dell’ universo, e quale ne sarebbe stato lo scopo? Se Lucifero e 1′ umanità non fossero stati istruiti, uno chiarissimamente, l’altro confusamente, che il Redentore apparirebbe un giorno sotto questi tratti, di dove gli avrebbero presi? Ma la realtà storica che ha servito di base a tutti questi miti, dove la troviamo noi, se non nella persona del Verbo incarnato, il quale ha mutato l’aspetto del mondo a costo delle sue fatiche e del suo sangue? Se l’universo tutto, diciamo ancora, dopo essersi ingannato quattromila anni nelle sue speranze, s’inganna dopo due mila anni nella sua fede, che cosa vi sarebbe di vero per lo spirito umano?