CONOSCERE LO SPIRITO SANTO (35)

Mons. J. J. GAUME

IL TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO

[vers. Ital. A. Carraresi, vol. I, Tip. Ed. Ciardi, Firenze, 1887; impr.]

CAPITOLO XXXIII.

Lo Spiritismo. (2)

Forma una nuova religione — Suo simbolo — Suoi regolamenti — Sue finanze — Suoi mezzi di propagazione — Numero crescente dei suoi adepti.

« Lo Spiritismo è indipendente da ogni culto particolare…. E non ne prescrive alcuno, né bada a dommi particolari… Si può dunque essere Cattolici, greco o romano, protestante, ebreo o turco…. ed essere spiritista; e se n’ha la prova in ciò che lo Spiritismo ha seguaci in tutte le sètte…. Uomini di qualsiasi classe, sètta, colore, voi siete tutti fratelli: perché Dio tutti vi chiama a sé. Stendetevi dunque la mano, qualunque sia la vostra maniera di adorarlo, e non mandatevi a vicenda l’anatema; imperocché l ‘anatema è la violazione della legge di carità proclamata da Cristo. » [Lo spiritismo nella sua più semplice espressione, p. 15, 16, 18, 19, 21, 22, 28, 5a ediz. 1868 — e Istruzioni pratiche sulle manifestazioni spiritiche, passim, Parigi, 1858. — Voi non sapete ciò che vi dite: il Cristo del quale voi invocate l’autorità non ha Egli lanciato l’anatema contro quegli che non crede? « Colui che non crederà sarà condannato; è già giudicato, … colui che non ascolta la Chiesa deve essere tenuto per un pagano e un pubblicano. » La vostra carità senza la fede è una chimera. L’unione dei cuori suppone l’unione degli intelletti. — Gli stessi errori sono insegnati in tutti i libri e giornali spiritisti.]. – Il credereste? per render loro agevole la via, lo Spiritismo ha l’audacia di mettere i suoi errori in bocca a persone le più santamente cattoliche; san Giovanni Evangelista, san Paolo, sant’Agostino, san Luigi, san Vincenzo dei Paoli, i nostri celebri predicatori e perfino il ven. Curato d’Ars tornano dall’altro mondo, a dire ai vivi che i nostri dommi sacrosanti sono favole; ed essi, per conseguenza, ingannati od impostori! Non è questa in verità la più radicale e perfida negazione del Cattolicesimo, che mai siasi veduta tra i popoli cristiani? [Noi sappiamo bene che fin dai primi secoli della Chiesa i discepoli di Simon Mago si lusingavano d’evocare le anime dei santi e dei profeti; ma non si vede che essi ne facessero gli apostoli dei loro errori. Gli spiriti attuali sono più audaci dei loro maestri. v.  Tertull., De Anima, c. LVII].  Ne volete di più per far conoscere la natura degli Spiriti che rispondono alla chiamata degli Spiriti? Nondimeno, il distruggere la religione del Verbo incarnato non è altro che la parte, direm cosi, negativa dell’opera: ha la sua parte positiva nel sostituire alla religione del Verbo la religione degli Spiriti, vale a dire dei demoni. « Gli Spiriti annunziano, ve lo dice Allan Kardec, che i tempi, segnati dalla Provvidenza per una manifestazione universale, sono giunti: e che, essendo essi ministri di Dio e strumenti della sua volontà, la lor missione è d’istruire ed illuminare gli uomini, aprendo un’era nuova per la rigenerazione del genere umano…. [II libro degli spiriti. Prolegomeni]. – « Parecchi scrittori di buona fede, che hanno impugnato a spada tratta lo spiritismo, rinunziano ad una lotta ravvisata inutile. Di vero, la necessità d’una trasformazione morale va facendosi ogni dì meglio sentire. Lo sfacelo del vecchio mondo è imminente; attesoché le idee da lui predicate non corrispondono più all’altezza, cui è giunta l’umanità intelligente. Si sente che ci vuole qualche cosa di meglio di quel che esiste, e nel mondo attuale lo si cerca invano. Gira per aria qualche cosa come una elettrica corrente prenunziatrice, e ognuno sta in aspettazione; ma ciascuno intende altresì che non è all’umanità che tocca indietreggiare. » [Rivista spiritista, gennaio 1864, p. 4 e 5]. Ma dove anderà ella? Gli spiriti dichiarano a voce unanime ch’essa va allo spiritismo. « Lo Spiritismo, dicono, è la Religione dell’avvenire. Lo spiritismo è la religione legata agli uomini da Cristo, purificata da tutti gli errori, che il loro orgoglio o la loro ignoranza vi hanno introdotto…. – Lo Spiritismo è lontano dall’essere una nuova religione, ma la stessa essenza dei principii sublimi che il Cristo ha legati agli uomini, presentiti da Socrate e da Platone; imperocché niente è venuto a distruggere, bensì ad appurare la legge mosaica, come oggi lo spiritismo quella del Cristianesimo. » La Verità giornale spiritista di Lione,; L’Avvenire, Monitore dello spiritismo, 24 novembre 1864. Quest’ultimo giornale aveva per redattore in capo, Alis d’Ambel, luogotenente di Allan Kardec, il quale secondo l’uso troppo comune tra gli spiritisti, sì è suicidato]. – Altrove: « Lo spiritismo chiarisce tutto; egli è la sintesi di tutte le scienze, di tutte le rivelazioni, di tutte le religioni. Come il Cristianesimo di cui è il complemento e la consacrazione, così lo spiritismo avrà i suoi Giuda: e come questa dottrina sacra, così gli bisognerà rovesciare, migliaia di ostacoli che il vecchio mondo e le vecchie credenze coalizzate dirigono e dirigeranno da tutte le parti contro di lei. » [Avvenire id.,8 settembre 1864]. Uno dei loro medium, parlando sotto l’influenza dello Spirito, è ancor più esplicito: « Si, lo spiritismo è una religione, poiché essa procede dalla onnipotenza dell’Altissimo, ma non come nel vostro mondo s’intende questa parola, vale a dire contornata da culto esteriore, di simulacri, di canti,, corteggio obbligato di tutte le istituzioni, le quali sino a questo giorno hanno preso questo titolo. Lo Spiritismo è la religione del cuore, lo spirito dei pensieri emessi da Cristo…. Oggi la Religione cristiana non vive più, atterrita alla sua volta da un Cattolicismo pagano…. cioè da quella religione falsata dalle tradizioni, dalle dispute teologiche, dai concili che l’attuale spiritismo ha per missione di rigenerare. » [Come sopra, 17 novembre 1864]. Medesime dottrine o piuttosto medesime bestemmie sulle labbra di un altro Spirito parlante a Parigi per l’organo del medium P. S. Leymarie: « Le tendenze dell’uomo hanno cambiato; l’epoca attuale, come la crisalide, sembra trasformarsi per prendere ali: la scienza degli Spiriti, impossibile cinquant’anni fa, adesso s’identifica col generale buon senso. Voi ascoltate queste voci amiche che vengono a distruggere le vostre incertezze. Il loro programma è un lavoro di propaganda spirituale. Quel che vogliono è la rinnovazione delle idee religiose come base e condizione della società europea, riorganizzata su nuovi principii…. È un lavoro religioso tale che sarà l’opera capitale di questo secolo; e uno dei più grandi movimenti dell’intelligenza umana dopo Gesù Cristo. » [Avvenire, Monitore dello Spiritismo, 17 novembre 1864]. – E altrove : « Si, lo spiritismo è altresì una leva potente che deve rendere alla morale cristiana il suo movimento normale ed effettivo attraversato da tanti secoli. Si, l’unico suo scopo e il suo effetto immediata è per l’appunto la rigenerazione dell’umanità. » [Ibidem, 11 agosto 1864]. – Più sotto: « Se qualcuno vi domanda ciò che lo spiritismo ha insegnato, dite, che egli ha da principio insegnato ciò che la maggior parte degli uomini avevano bisogno di sapere, cioè che cosa è l’anima; ciò che essa diventa dopo la morte; se vi sono delle purgazioni o stati intermedi; qual progresso vi si compie…. che Dio in questo momento prepara la razza umana ad una universale restaurazione; che nessun Cristianesimo vale una festuca, salvo il Cristianesimo primitivo, e che il vecchio cadavere delle Chiese oggidì esistenti, deve da prima ricevere un nuovo alito di vita se esse vogliono rivivere. » [Spiritual Magazine – aprile 1865]. – Potremmo citare cento altri passi simili, in cui gli Spiriti dichiarano che il Cattolicismo è una istituzione decrepita;

[le stesse cose che dicono oggi i modernisti del novus ordo e i massoni che …
sono la medesima cosa – ndr. -]

, il NostroSignore Gesù Cristo un semplice mortale, la Chiesa una maestra d’errori, tutte le religioni tante sètte non intelligenti, e lo spiritismo la sola vera religione, la religione dell’avvenire. Non contenti di predicare nei loro libri, nei loro giornali, nelle loro assemblee, nelle loro conversazioni particolari, la religione degli Spiriti, gli adetti la predicano anche pubblicamente e la propagano con successo. Essi la praticano, e qual nome dare a quel che noi vediamo? – L’evocazione degli spiriti, la consultazione orale, l’idromanzia, la negromanzia, l’ornitomanzia, la divinazione, il magnetismo, il sonnambulismo artificiale e altre pratiche spiritiste, esercitate senza scrupolo e senza spavento, da una moltitudine di persone, nell’antico e nel nuovo mondo, non sono essi forse nient’altro che un avviamento verso il culto dei demoni, o piuttosto non sono questo culto medesimo? Così lo comprendono gli spiriti. Ci hanno detto: per essi lo spiritismo non è una semplice scuola di filosofìa, ma una religione, e lo provano con la loro condotta. Ogni religione mira a mettere l’uomo in diretta relazione col mondo sovrannaturale, con mezzi sovrannaturali, allo scopo di ottenere effetti sovrannaturali. Lo scopo palese degli spiritisti è di mettersi in immediata comunicazione cogli Spiriti. Il mezzo che usano, è la preghiera. La preghiera è l’atto fondamentale di ogni religione, il cui carattere n’è quindi determinato. Il Cattolicismo è la vera religione, perché la sua preghiera è indirizzata al vero Dio. Il paganesimo è religione falsa, perché la sua preghiera è indirizzata al demonio [oggi pure in versione novus ordo: “signore dell’universo”!!]. Lo spiritismo, che indirizza la sua preghiera ai demoni celati sotto la maschera dei morti, è dunque una religione, ed una religione falsa. [Perfìn nel linguaggio affettano i religiosi loro intendimenti, parlandosi o scrivendosi; si chiamano: cari fratellinello spiritismo]. – II che appare tanto più vero, in quanto hanno costoro per iscopo, d’ottenere il dono di guarire i malati, e la potestà di scacciare i demoni. « I nostri medium risanatori, così eglino stessi, cominciano con innalzare la loro anima a Dio…. Iddio, sollecito, manda loro potenti aiuti…. Sono gli spiriti buoni che vengono a comunicare il benefico loro fluido al medium, il qual lo trasmette al malato. Quindi è che il magnetismo adoperato dai medium risanatori, è cosi efficace, e produce quelle guarigioni che son dette miracolose e che son dovute semplicemente alla natura del fluido effuso sul medium. Attesoché questi benefici fluidi sono proprietà degli spiriti superiori, è quindi necessario ottenere il concorso di questi; e perciò ci vuole la preghiera e l’invocazione. » [Bivista spiritica, gennaio 1864, p. 8-10]. – Aggiungono che la preghiera è necessaria specialmente nel caso di ossessione; perché bisogna avere il diritto d’imporre la sua autorità allo spirito. [Id., p. 12]. – Essi annunziano che fra breve le ossessioni diventeranno frequentissime, e saranno il trionfo dello spiritismo. « Cotesti casi di possessione, secondo che è annunziato, si hanno a moltiplicare con grande energia, di qui a qualche tempo, acciocché sia fatta ben bene palese l’inefficacia dei mezzi adoperati finora. Anzi una circostanza di cui noi non possiamo ancora parlare, ma che ha una cotale analogia con quanto avvenne ai tempi di Cristo, contribuirà a sviluppare questa specie di epidemia diabolica. Non v’ha dubbio pertanto che si vedranno medium speciali, forniti della potestà di cacciare gli spiriticattivi, come gli apostoli avevano quella di cacciarei demoni…. per dare agli increduli una novella prova dell’esistenza degli spiriti.  » [Ibid,, p. 12. — Non ammettendo gli spiritisti, angeli cattivi, quel che da loro vien chiamato demonio, altro non vuol essere che un’anima impurificata. Tutto è nuovo: idee e parole. – Intanto che si aspetta cotesta epidemia diabolica, gli Spiritisti già si trovano aver alle mani alcune speciali ossessioni, e malattie credute incurabili. Ecco in che modo gli addetti risanatori scrivono a’ loro capi: «Stiamo in questo punto curando un secondo epilettico. La malattia questa volta sarà per avventura più malagevole a guarire, perché è ereditaria. Il padre ha lasciato ai suoi quattro figliuoli il germe di cotesta affezione. Ma coll’aiuto di Dio e degli spiriti buoni, noi speriamo di riuscirne a bene in tutti e quattro. Caro maestro, noi chiediamo l’aiuto delle vostre preghiere e quelle dei nostri fratelli di Parigi. Sarà per noi quest’aiuto incoraggiamento e stimolo ai nostri sforzi. E poi, i vostri buoni spiriti possono venire ad aiutarci. « M. G-…. di L…. ci deve condurre suo cognato, cui un spirito malefico soggioga da due anni in qua. La nostra guida spirituale Lamennais c’incarica della cura di questa ostinata ossessione. Iddio ci darà egli altresì la podestà di scacciare i demoni? Se così fosse, altro non avremmo a fare che umiliarci per sì alto favore. » Lettera d’un ufficiale dei Cacciatori, che dice: «Noi passiamo le lunghe ore d’inverno attendendo con ardore allo svolgimento delle nostre facoltà medianimiche. La triade del 4° Cacciatori, sempre unita, sempre vivente, si ispira ai suoi doveri. »  Ibid., p. 6, e 7]. – Per ottenerlo, i maestri, giusta gli oracoli lor venuti dall’altro mondo, rispondono: «Ad agire sullo spirito ossessore, vuolsi l’azione non meno energica d’uno spirito buono disincarnato… Questo vi mostra quel che dovrete fare d’or innanzi, in caso di possession manifesta. Bisogna chiamar in vostro aiuto la persona d’uno spirito elevato, fornito ad un tempo di potenza morale e fluidica; come, per es., l’eccellente curato d’Ars, e voi sapete che sull’assistenza di questo degno e santo Vianney potete contare…. Quando si magnetizzerà Giulio bisognerà innanzi tutto cominciare con la fervente evocazione del curato d’Ars e degli altri spiriti buoni, che ordinariamente si comunicano fra voi, pregandoli di agire contro i cattivi spiriti che molestano cotesta fanciulla, e che fuggiranno dinanzi alle umane loro falangi » [R ivista Spiritistica, p. 16-17]. – Tranne lo scherno vituperoso e inaudito, con cui satana pretende d’avere per complici dei suoi prestigi gli Apostoli e i Santi del cielo, non è egli cotesto precisamente quello che in altri tempi già facevano i pagani, e ancora fanno i moderni idolatri? Non invocano essi forse continuamente i genii buoni contro i cattivi.? Finora gli spiriti buoni degli Spiritisti si sono, per lo manco pubblicamente, contentati di chieder preghiere: ma se chiedessero poi, per prezzo dei loro favori, una

genuflessione, un granello d’incenso, un voto, un’offerta qualunque, è egli ben certo che tale omaggio lor sarà diniegato? È egli ben certo che non esigeranno tale omaggio, che non ne esigeranno anzi dei maggiori? In questa materia non accade asseverare per certo, né questo né quello. Quando si fa ciò che il demonio volle ed ottenne dagli antichi pagani, ciò che vuole e ancora ottiene dai moderni idolatri; quando si pensa che sotto l’influenza dello “spirito del 93che punto non era lo Spirito Santo, la Francia ufficiale ha adorata una cortigiana, e che Parigi edificò un tempio a Cibele, s’intende che nulla v’ha d’impossibile. Quanto a noi, restiamo con la triste convinzione che.se lo Spiritismo giungesse a dominare la società, e venisse vaghezza agli spiriti di chiedere, come già altre volte, combattimenti di gladiatori, ne sarebbero contentati, e la gente trarrebbe in folla allo spettacolo. Essi la praticano pubblicamente. Lo spiritismo ha preso corpo; egli si è autenticamente costituito sotto il nome di Società parigina degli studi spiritisti, alla quale vanno a congiungersi i gruppi spiritisti della Francia e dell’estero. Dietro il parere del Ministro dell’Interno e della Sicurezza generale, il governo francese, che ha dichiarato la franco-massoneria società d’ utilità pubblica, ha riconosciuto ed autorizzato lo spiritismo per decreto del prefetto di polizia, in data del 13 aprile 1858. [Regolamento della Società Parigina degli studi spiritisti, p. 1]. – In perfetta armonia con lo spirito moderno e col principio ateo dell’eguaglianza dei culti, questa società forma, come essa medesima lo dice, il nucleo di una nuova religione, la quale ammette nel suo seno uomini di ogni casta, di ogni setta, di ogni colore, alla sola condizione di credere agli Spiriti e di accettare le loro dottrine. – À fine di provvedere alle spese del culto, la religione spiritista ha le sue finanze. L’articolo 15 del regolamento reca: « Per provvedere alle spese della Società, si paga una tassa annuale di 24 lire pei titolari, e di lire 20 per gli associati liberi. I membri titolari, nella loro accettazione, pagano inoltre un diritto d’entrata di 10 lire una volta tanto. » Coteste tasse, formando considerevoli somme à disposizione de’ capi della società, riescono nelle loro mani, potenti mezzi di propagazione. – Ha le sue radunanze periodiche. Art. 17: « Le sedute della società hanno luogo tutti i venerdì alle 8 della sera. Niuno può prendere la parola senza averla prima ottenuta dal presidente. Tutte le domande indirizzate agli Spiriti devono farsi per mezzo del presidente. » – Art. 21. « Le sedute particolari sono riservate ai membri della società. Si tengono il primo, il terzo e, se v’ è, il quinto venerdì d’ogni mese. » – Art. 22. « Le sedute generali han luogo il secondo e quarto venerdì d’ogni mese. » Secondo ché abbiam visto, in coteste congreghe tutte le domande devonsi dal presidente indirizzare agli Spiriti, e ognuno deve ascoltarle in religioso silenzio. In alcune, l’evocazione degli Spiriti si fa con questa formula: « Io prego Iddio onnipotente di porgere orecchio alla mia supplica, di permettere ad uno Spirito buono (oppure allo spirito di tal persona) di venir qui fino a me, di farmi scrivere sotto la sua influenza. » L’evocatore prende una penna, oppure una matita, la cui punta mette lievemente sulla carta, aspettando che lo Spirito venga egli stesso a guidargli la mano. « Questa mano, dicono gli Spiritisti, è una macchina che lo Spirito disincarnato signoreggia a talento. » Il fatto sta che i medium possono discorrere di cose affatto diverse da quelle che scrivono, con le persone astanti, e pur mentre il loro braccio va con una prestezza bene spesso meravigliosa. La è, sotto altra forma, una continuazione delle antiche pitonesse. Essi la propagano con successo. Lo Spiritismo ha i suoi predicatori ed Apostoli. In America, paese suo natio, ventidue grandi giornali sono diventati suoi organi. In Francia ne conta dieci, a Parigi la Rivista Spiritista (mensile) redatta da Allan Kardec, la Rivista Spiritualista (mensile) redatta da Pierart; [La Rivista spiritista esce ogni mese, e se ne tirano 1800 copie: della Rivista spiritualistica, 600: le quali cifre, paragonate alle migliori Riviste cattoliche, similmente periodiche, sono in verità enormi.], l’Avvenire Monitore dello Spiritismo (settimanale); a Lione, la Verità, giornale dello spiritismo (settimanale); a Bordeaux, Alveare Bordelese (bimestrale); il Salvatore dei popoli (settimanale); La luce per tutti (settimanale); La voce dell’altro mondo (settimanale); a Tolosa, il Medium evangelico, (idem); a Marsiglia, L’eco del mondo di là (idem); Il Belgio ne ha due: Il mondo musicale (idem), a Bruxelles; la Rivista Spiritista a Anversa (mensile). Torino, gli Annali dello Spiritismo (mensile); Bologna la Luce; Napoli ha il suo; Palermo pure; Londra i suoi; Spiritual Magazine; Spiritual Times; la Germania i suoi. Possiamo aggiungere l’Almanacco Spiritista che si stampa a Bordeaux. Appena abbiamo noi in Francia ed in Italia altrettanti organi assolutamente Cattolici. – Oltre a queste pubblicazioni periodiche, libri d’ogni prezzo e formato, altri dotti ed altri popolari, avidamente letti, attivamente spacciati, propalano le risposte degli spiriti, e le loro dottrine, per irrecusabile prova delle quali sono fatti valere i prestigi. E niuno creda che noi diciamo queste cose a caso, alla leggiera. Abbiamo sottecchi più di sessanta opere spiritistiche, di recente pubblicazione, delle quali altre sono alla terza, altre alla quinta, altre alla sesta, altre alla duodecima edizione. Ed una delle più pericolose di coteste opere, per il suo prezzo e formato, è, per l’Europa, tradotta in tedesco, in portoghese, in polacco, in italiano, in spagnolo; e, per l’oriente, in greco moderno. Nel 1863 quest’opera contava già cinque edizioni. Lo stesso avviene in Inghilterra; l’Allemagna è di tali opere inondata. Aggiungasi che da qualche tempo esiste a Parigi una scuola di spiritismo tenuta da due donne; una locanda spiritista, e nel dipartimento dell’Oise uno stabilimento di educazione spiritista. Londra ha un liceo spiritista, diretto da un sig. Powell. – Per conseguenza, La religione degli Spìriti ha i suoi discepoli in tutte le età ed in tutte le classi della società. Le officine, la borghesia, i tribunali, la nobiltà, la, medicina, l’esercito soprattutto gli forniscono il loro contingente. D’anno in anno questo contingente aumenta in un modo spaventoso. « Quest’anno 1863, scrive Allan Kardec, è segnato dall’accrescimento del numero dei gruppi di società che si sono formati in una moltitudine di località dove ancora non ve n’erano, tanto in Francia che all’estero; segno evidente dell’aumento del numero degli addetti e della diffusione della dottrina. Parigi che era rimasta addietro, cede finalmente all’impulso generale e comincerà a muoversi. Ogni giorno vede formarsi delle particolari riunioni per uno scopo eminentemente serio e in eccellenti condizioni; la società che noi presiediamo vede con gioia moltiplicarsi intorno a sé dei vivaci rampolli, atti a spargere la buona sementa. Se per un istante si è potuto concepire qualche timore sull’effetto di certe dissensioni nel modo di considerare lo spiritismo, un fatto è di natura da dissiparli completamente; si è il numero sempre crescente delle società, le quali, da tutti i paesi si pongono spontaneamente sotto il patrocinio di quella di Parigi e inalberano la sua bandiera. » [Stato dello Spiritismo al 1863. Rivista spiritica, gennaio, 1864]. – I ragguagli che abbiamo potuto aver fra le mani, danno, che Parigi ha non meno di cinquanta mila Spiritisti, o persone di ogni condizione, dedite abitualmente, come attori o spettatori alle pratiche dello Spiritismo. Calcolare il numero degli Spiritisti a Parigi, sul numero dei centri di riunioni ufficialmente noti, e su quelli dei membri che gli frequentano, sarebbe un errore. Oltre i crocchi pubblici, vi sono le riunioni private, chiamate dagli Spiritisti riunioni di famiglia. Possiamo affermare che queste riunioni sono più che moltiplicate, quasi che permanenti, frequentatissime e che si trovano in tutti i quartieri di Parigi. In queste riunioni, prolungate sino a notte avanzata, migliaia di Cristiani fanno ciò che facevano i pagani a Delfo, a Claros, in tutti i tempi d’oracoli, evocazioni, e consultazioni, precedute o seguite da preghiere agli spiriti. Possiamo altresì affermare che a Parigi molti medici hanno al loro servizio, per consultar sulle malattie, sonnambule, fanciulle o donne; dì guisa che il magnetismo artificiale diventa una professione come un’altra; e i sonnambuli punto non temono, al pari delle altre professioni, di spargere i loro programmi e procacciarsi clienti. Ne sia, fra gli altri una prova, questo che fu fatto girar per Parigi (marzo 1864); « Belle maraviglie del magnetismo e del sonnambulismo e delle loro applicazioni rigeneratrici. — La signora F., dopo aver fatti con buon esito parecchi corsi e subiti gli esami dei professori medico-magnetizzatori, esercita da dieci anni questa meravigliosa scienza, con soddisfazione delle persone da lei pienamente guarite. Può trovarsi, ad ogni ora, in sua casa, via S.-H. dove si è sicuri di avere una sonnambula di primo grado di lucidità, con la quale s’entra in relazione; e soddisfa ad ogni domanda. – « Si può alla sonnambula fare ogni possibile domanda, senza tuttavia offendere la buona creanza; si può chiedere ogni parere o consulto sulla probabile riuscita d’un matrimonio, d’un processo, d’una speranza di futura o presente eredità; su ogni smarrimento d’oggetti, o denaro, anche sotterrato o nascosto. La sonnambula risponderà ad rem con lucidità e presenza di spirito sui risultati di cose lontane, anche, milleduecento leghe. Se la persona che consulta ha una malattia qualunque, la

consultata sentirà da sé stessa la parte malata, e potrà dare consigli, senza aver mai imparata la maniera di guarire. » [Oggi numerosi annunci di guaritori, occultisti, cartomanti, fattucchiere, veggenti, maghi e maghette si trovano dappertutto, annunci pubblicitari su giornali, elenchi telefonici, manifesti e volantini in strada, siti internet …  sarebbe impossibile enumerarli come ai tempi di mons. Gaume]. – Se queste promesse non avessero altra malleveria che la parola della sonnambula, sarebbe permesso di dubitarne; ma c’è ben altro. Le riferite domande sono né più né meno che le stesse che si proponevano agli antichi oracoli; a tal segno che, leggendole, quasi ti crederesti leggere una pagina di Porfirio. Ispirate dal medesimo spirito, sciolte con analogo procedimento, e quelle e queste hanno dunque lo stesso valore. Or bene, l’autorità degli oracoli era stabilita, stabilitissima; vale a dire, in altri termini, falsissimo crederebbe, chi pensasse tutto essere stato falsità nelle loro risposte. A guisa di Parigi procedono le provincie. Tra tutte, la città della SS. Vergine, Lione, si distingue pel suo fervore al nuovo culto e pel numero degli aderenti che essa gli dà. È a tal punto, ci scrive da questa città una persona bene informata, che il capo dello spiritismo, Allan Kardec, il quale passando da Lione nel 1861, vi contava appena quattro o cinque mila spiritisti, nel 1862 punto non teme di portaire quel numero a venticinquemila. Credo però di non essere lontano dal vero, riducendo tal numero a quindici o ventimila. » – Bordeaux conta circa diecimila spiritisti. Metz, Nancy, Lisieux, Oléron, Marennes, Le Havre, Saumur, Marsilia, Arbois, Strasburgo, Brest, Montreuil-sur-Mer, Carcassonne, Chauny, Lavai, Angers, Moulins, Gallóne vicino a Tullìns, Passy, Saint-Ètienne, Tolosa, Limoges, Pontfouchard, Marmande, Macon, Valence, Niort, Douai, Pau, Villenave-de-Rions, Cadenet, Grenoble, Besancon, posseggono tanti gruppi di spiritisti più o meno numerosi. Fuori di Francia, Bruxelles, Anversa, Pietroburgo, Algeri, Constantina, Smirne, Palermo, Napoli, Torino, Firenze, gareggian di zelo per lo spiritismo e altre pratiche diaboliche. Gli stessi Cattolici che vogliono occuparsi dello spiritismo ne costatano i progressi. « Al tempo nostro non si vive più, poiché non c’è tempo; ma si consuma la vita, di maniera che gli avvenimenti invecchiano rapidamente, e cessano presto d’attrarre l’attenzione, anche quando le loro conseguenze continuano a svolgersi. Ecco perché il pubblico ha cessato da qualche tempo di occuparsi dello spiritismo, quantunque il mostro non cessi di crescere. Sì, non bisogna dissimularselo, lo spiritismo non cessa di guadagnare nuovi sèttari, favorito com’è dalla generale tolleranza…. Abbiamo raccolto numerosi fatti e degni di un serio esame. » [Francia Letteraria di Lione, 0 maggio 1864]. Fondati su fatti a noi molto ben noti, e su altri, non così noti a noi, ma che ci paiono autentici, gli spiritisti proclamano baldanzosamente i loro progressi sempre crescenti. « Dacché egli apparve, lo Spiritismo non ha mai cessato di crescere, non ostante la guerra fattagli; e al presente ha piantata la sua bandiera su tutti i punti del pianeta. I suoi aderenti si contano a milioni; e se si pone mente alla via che ha fatta da dieci anni in qua, tra gl’innumerevoli ostacoli opposti, si può giudicare quel che sarà di qui a dieci anni, tanto più che gli ostacoli scemano di mano in mano che va innanzi. » In Oriente lo stesso progresso. Il Presidente della Società Spiritista di Costantinopoli cosi si esprime:  « Voi conoscete da lungo tempo la mia devozione alla causa spiritista. Secondato dai Signori Valauri e Montani, io non trascuro nessuna occasione per farla penetrare nello spirito della popolazione di Costantinopoli. Perciò, confesso con legittima soddisfazione che i nostri sforzi non sono stati infruttuosi…. Laonde noi che rappresentiamo gli spiritisti di Costantinopoli gridiamo: coraggio!… L’idea spiritista non è più una grande incognita. Come una rugiada penetrante essa ha fatto rinvigorire il vecchio pianeta. Essa ha già fatto il giro del mondo, e dovunque essa penetra, ha fatto sorgere dei ferventi addetti. Non è questa una prova evidente del suo intrinseco valore? Cosi lo spiritismo deve da qui innanzi camminare a testa alta …. Il passato è finito, l’èra dell’inferno è chiusa. L’èra della pace, della libertà e dell’amore sorge all’orizzonte. Gloria a Dio nel più alto dei cieli. » [Costantinopoli, 8 novembre 1864, il vostro fratello in spiritismo. B. Bepos. Avvenire, Monitore dello Spiritismo].  Finalmente, da calcoli fatti altrove, con la maggiore esattezza possibile, si ha che il numero degli spiritisti è di cinque milioni. [Vedi l’ottima rivista napoletana La Scien za e la fede, giugno 1863, p. 374].Misuriamo adesso il cammino che lo spiritismo ha fatto dopo sedici anni. Nella sua origine non era che un divertimento, una moda, un giuoco, tutt’al più un oggetto di curiosità più o meno vana. Propagato da principio come una traccia di polvere nell’antico e nel nuovo mondo, sembrava ora scomparso. Lo si credeva morto e non era che addormentato. Con la guerra d’Italia si è risvegliato più vivace che mai. Gettando la maschera, di semplice passatempo è diventato Società dotta; e, cosa seria, uomini di tutte le condizioni se ne occupano. « Nei saloni come nelle fabbriche, si fanno oggi adunanze per lo studio dei nostri fenomeni. Non è più come al principio delle tavole giranti, quando ci si contentava del fenomeno innocente di alcuni responsi insignificanti col si o col nò. Oggi, è cosa grave e seria. L’evocazione si fa religiosamente. Punto ciarlatanismo, e niente di scenico. Tutto si fa semplicemente; e le comunicazioni hanno un non so che di carattere elevato e profondo che incute rispetto e attenzione. »Però lo spiritismo ha fatto un passo di più. Oggi ei si traduce in culto, e si proclama la religione dell’avvenire, la religione che deve sottentrare a tutte le altre. Il suo simbolo, come dettato dagli Spiriti medesimi, e redatto dal loro gran sacerdote Allan Kardec, è la negazione radicale del Cristianesimo, e l’affermazione dommatica degli errori fondamentali dell’antico paganesimo. Concentrare tutta la nostra attenzione sopra altri punti, per quanto possano sembrare importanti, e lasciare inosservato questo fatto minaccioso, sotto pretesto che il tempo farà pronta giustizia degli spiritisti, come l’ha fatta dei suoi predecessori, sarebbe agli occhi nostri una illusione deplorevole. Al contrario noi diciamo che lo spiritismo è una potenza con cui bisogna seriamente contare. Da una parte è l’incarnazione religiosa della Rivoluzione, vale a dire del paganesimo, come il socialismo ne sarà l’incarnazione sociale. Dall’altra, notabili differenze lo distinguono dal Mesmerismo, dal Sonnambulismo, dal Magnetismo, e altre pratiche diaboliche dei secoli passati. Queste differenze sono tra le altre; l’estensione del fenomeno; la sua rapida propagazione; la sua negazione confessata del Cristianesimo; lo stabilimento della religione degli Spiriti.Fermiamoci per un istante a quest’ultima differenza. Il pericolo grande dello spiritismo è, ch’esso viene a tempo per lui opportuno. Credere che l’indebolimento attuale della fede conduca il mondo al protestantismo, al giudaismo, al maomettismo, all’ateismo sarebbe un errore.L’Europa incredula non pensa punto a farsi protestante, ebrea, o maomettana. Quanto all’ateismo non sarà, come alcuno ha detto, l’ultima religione della umanità. L’ateismo è una negazione: il mondo non può vivere di negazione; non è mai vissuto così. In qualunque modo gli è necessaria una affermazione religiosa. Ora non cessiamo di ripeterlo: tra la religione di Gesù Cristo, e la religione di Belial, tra il Cristianesimo e il satanismo, non vi è via di mezzo. Il inondo moderno che volge il dorso al Cristianesimo, dove va egli? Va al satanismo: e lo spiritismo non è altra cosa che il satanismo, imperii dæmonìs instauratio. Se dunque il clero non oppone allo spiritismo una potente lega, e se Dio non interviene da sovrano in questa lotta decisiva, chi impedirà al nuovo culto di prendere, avanti la fine di questo secolo, proporzioni sconosciute? La prima condizione di questa lega, è di istruire solidamente i fedeli non solo nei catechismi, ma altresi nei sermoni e nei libri, sulla potenza degli angeli buoni e malvagi. In questo punto la nostra educazione è da fare o da rifarsi. Si aggiunga che lo Spiritismo è aiutato da potenti ausiliari. Per preparargli la via, liberandogli il terreno, lavorano notte e giorno due armate innumerevoli: le società segrete, e i Solidari. Come dubitare della gravità della situazione? Come non vedere che oggidì la Chiesa si trova avviluppata nella Città del male, e che all’ordine sociale, in Europa, minato nelle fondamenta, sovrasta qualche inaudita catastrofe? Tale condizione di cose fa venire in mente il detto di sant’Agostino: « In quella guisa che lo Spirito di verità spinge gli uomini a farsi compagni degli Angeli santi, così lo spirito dell’empietà li spinge alla società dei demoni. » [Sicut veritas hortatur homines fieri socios sanctorum angelorum ita seducit impietas ad societatem dæmoniorum. – Epist. c. II, 19]. – E non par egli proprio anche il caso di rammentare la predizione dell’Apostolo: « Ma lo spirito dice apertamente che, negli ultimi tempi, alcuni apostateranno dalla fede, dando retta agli spiriti ingannatori; e alle dottrine dei demoni ? » [Spiritus autem manifeste dicit, quia in novissim is temporibus discedent quidam a fide, attendentes spiritibus erroris et doctrinis dæmoniorum. – I Tim., IV, 1].

CONOSCERE LO SPIRITO SANTO (34)

Mons. J. J. GAUME

IL TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO

[vers. Ital. A. Carraresi, vol. I, Tip. Ed. Ciardi, Firenze, 1887; impr.]

CAPITOLO XXXIII.

Lo Spiritismo. (1)

Farsi adorare, supremo scopo di satana — Lo spiritismo — Sua apparizione — Sua pratica — Sua dottrina — Sue mire

Farsi adorare, il Verbo incarnato è re, è Dio: per tale duplice titolo a Lui spettano gli omaggi e le adorazioni del genere umano. satana, implacabile nemico del Verbo, vuole ad ogni costo pigliarne il posto, e come re e come Dio. Tale si è lo scopo supremo cui sempre mirò, cui ottenne nel mondo antico, e ancora ottiene in tutti i popoli non Cristiani. La storia entra come testimone di questo fatto, antico quanto l’umana progenie. A tale uopo, nel mondo antico, egli aveva diffuso tre grandi errori, che arretravano tutta quanta la terra: il panteismo, il materialismo ed il razionalismo. Piantati negli animi, questi tre errori soppiantavano radicalmente il Verbo Redentore, la cui incarnazione pareva quindi impossibile, oppure incredibile. Preparato in questa guisa il terreno, satana montava a piè pari sui troni e sugli altari. E la ragione n’è semplice assai : 1’uomo non può stare senza un Signore né un Dio. Creato per ubbidire e adorare, bisogna, checché egli faccia, che ubbidisca e adori: Gesù Cristo Dio e re, orvero satana dio e re, non c’é via di mezzo! Or, esaminando gli errori dominanti nell’Europa moderna, agevolmente si trova che riduconsi ai tre antichi sistemi; il panteismo, il materialismo ed il razionalismo. Adesso come in antico, il supremo lor termine è la distruzione del domma dell’incarnazione. Se tutto è Dio, non accade Incarnazione veruna: se tutto è materia, Incarnazione non si dà: se non v’ha verità che passi i limiti della ragione, non occorre parlar di misteri, e perciò nemmeno d’Incarnazione. Fa egli mestieri di dire che la negazione diretta di questo domma fondamentale torna a saltar fuori fra noi con tale sfoggio di audace ignoranza, qual non s’era mai visto dal Vangelo in poi? E s’ha egli ad aggiungere che la si vede accolta con tale calore da doverne chinare la fronte per la vergogna e tremare? È un segno dei tempi. Senza l’elemento Cattolico, che lotta tuttavia per mantenere sul divino suo seggio la Persona del Verbo incarnato, il mondo presente tornerebbe come l’antico. E quanto più quell’elemento viene scemando, tanto più s’appiana la via al demonio per risalire sovra i suoi antichi altari. La ragione lo dice, e la storia lo conferma: l’uomo presente siccome l’antico ha bisogno d’un Dio: detronizzando il Verbo, si cade in satana. – Al mirare l’Europa volgente le spalle al Cristianesimo, tale caduta si poteva preveder facilmente: e v’ebbe chi la previde, annunziò, dimostrò da più di venti anni. Ma i veggenti furon trattati da sognatori. Nel secolo decimonono, il mondo tornare al paganesimo!?! Insensato chi il dice, sciocco chi il crede. Intanto, il paganesimo, nei suoi elementi costitutivi, seguitava ad invadere la società; già era il paganesimo stesso. Per paganizzare gli animi, non fa altrimenti mestieri trar fuori idoli materiali: il mondo era pagano prima che la mano dell’uomo presentasse alle sue adorazioni dèi di marmo o di bronzo. Il paganesimo è la negazione del Verbo incarnato e del sovrannaturale divino; e, qual conseguenza inevitabile, l’adorazione di ciò che non è il vero Dio, di ciò che non è il vero sovrannaturale. Or, adorare ciò che non è il vero Dio, è adorare un dio falso, è adorare satana, è essere pagano. « Abbia o non abbia l’oggetto dell’idolatria una forma plastica, è nondimeno sempre idolatria, » così Tertulliano. [De idolat. c. III]. Siccome l’anima chiama il corpo, cosi il culto interiore chiama il culto esteriore. In antico, satana godevasi l’uno e l’altro; e ancor se li gode nei popoli idolatri. Or bene, satana punto non muta né invecchia. E vuol essere quel che già fu: avere quello che già ebbe. E lo vuole tanto più, in quanto che gli oracoli, le evocazioni, le apparizioni, le guarigioni, i prestigi erano il precipuo mezzo del suo regno, e parte integrante della sua religione. Era dunque più che certo che tosto o tardi, sarebbe ritornato con tutto quell’accompagnamento di pratiche vittoriose, destramente modificate secondo i tempi e le persone. Cosi parlava la logica, la quale aspettava con fede, anzi, con terrore, la conferma dei suoi ragionamenti. Stavano le cose in questi termini, quand’ecco, nel popolo più razionalista del mondo, apparire mille strani fenomeni, attribuiti ad agenti sovrannaturali, e al cui aggregato, fu dato il nome di Spiritismo, ossia Religione degli spiriti. Uno dei suoi pontefici ve ne fa la storia cosi: « Verso il 1850, la pubblica attenzione venne, negli Stati Uniti d’America, chiamata su diversi fenomeni strani, consistenti in rumori, colpi e movimenti d’oggetti, senza causa conosciuta. Tali fenomeni accadevano spesso spontaneamente, con intensità e persistenza singolari; ma si notò ancora che in più speciale maniera si manifestavano sotto l’influenza di certe persone, alle quali si diede il nome di Mediums, è che in certa qual maniera potevano eccitarli a lor senno: onde s’ebbe modo di replicare gli esperimenti. « S’adoperarono a tale uopo specialmente’ tavole; non perché tale oggetto vada meglio d’un altro 1 Ciò non è certo; il demonio non fa niente senza motivo. Fin dai più antichi tempi, le tavole furono sempre lo strumento privilegiato, di cui si valse il demonio pel suo oracolare. Ed è noto il famoso testo di Tertulliano: per quos (dæmones) mensæ divinare consuevenmt. Generalmente le tavole sono di legno, e si sa che la divinazione mediante il legno è già fulminata di scomunica nell’antico Testamento: Maledetto colui che dice al legno: Svegliati ed alzati. Perché questa preferenza? vorrassi egli dire che satana abbia voluto stabilire il suo regno per mezzo del legno, con cui già aveva vinto, e con cui, alla sua volta, doveva vinto restare; ut qui in ligno vincebat, in ligno quoque vinceretur?]; ma solo perché è mobile, più comodo.», s’ebbero giri della tavola, poi movimenti in tutti i versi, scosse, arrovesciamenti, alzamenti, forti colpi, ecc. È il fenomeno che in principio si chiamava delle Tavole giranti. » Non si tardò a riconoscere, in que’ fenomeni, effetti intelligenti: infatti il muoversi della tavola ubbidiva alla volontà: la tavola volgevasi a destra od a sinistra, verso una persona designata, drizzavasi, al comando: su uno o due piedi picchiava il richiesto numero di colpi, batteva il tempo, ecc. Restò fin d’allora evidente che la cagione di tali fenomeni punto non’ era meramente fisica; e, secondo 1’assioma: Se ogni effetto ha una causa, ogni effetto intelligente deve avere ima causa intelligente, si conchiuse che la causa di tale fenomeno doveva essere un’ intelligenza.  » [Allan Kardec, lo spiritismo nella sua più semplice espressione, p. 3 e 4. — Allan Kardec è un pseudonimo dato daglispiriti al signor Reivail il quale, in una precedente esistenza, fu soldato brettone, di nome Allan Kardec].Non c’è che dire; il ragionamento è giusto, si come il fatto medesimo è incontestabile; ma quale si era la natura di questa intelligenza? Qui stava il punto: « Così sul primo si pensò che potesse essere un riflesso dell’intelligenza del medium, o degli astanti: ma l’esperienza mostrò che questo era impossibile; attesoché, si ottennero cose interamente estranee al pensiero ed alle cognizioni delle persone presenti, ed anzi contrarie alle loro idee, volontà, desideri: non poteva dunque appartenere che ad un essere invisibile. « E semplicissimo era il mezzo di rendersene certi. Non sognava altro che mettersi in conversazione con quell’essere: il che facevasi mediante un numero di colpi fìssati, significanti si, ovvero no, sulle lettere dell’alfabeto: e in questa guisa s’avevano le risposte alle fatte domande. » È il fenomeno detto delle Tavole parlanti. « Tutti gli esseri, che così si comunicarono, interrogati sulla loro natura, dichiararono di essere Spiriti ed appartenere al mondo invisibile. Or, quei medesimi effetti essendosi manifestati in molti luoghi, per mezzo di persone diverse, ed essendo d’altra parte stati osservati da uomini gravissimi ed illuminatissimi, non era possibile che fossero giuoco d’una illusione. Dall’America passò quel fenomeno in Francia, e nell’altre parti d’Europa: dove, per alcuni anni, le tavole giranti, e parlanti furono cosa di moda, e divertimento delle brigate; poi quando se n’ebbe abbastanza, si lasciarono da parte per altre distrazioni ».« Le comunicazioni a colpi battuti erano lente ed imperfette. Si trovò che mettendo per acconcio modo una matita in qualche oggetto mobile, per es. in un paniere, in un tavolino, su cui si ponessero le dita, quell’oggetto prendeva a muoversi, e segnare caratteri. Si venne poi a conoscere che tali oggetti erano meramente accessori, e se ne poteva far senza. L’esperienza mostrò che lo Spirito, operante su corpo inerte per volgerlo a suo senno, poteva altresì operare sul braccio o la mano, per guidar la matita. « S’ebbero allora i Medìums Scriventi, vale a dire persone scriventi in maniera involontaria sotto l’impulso degli Spiriti, dei quali venivano quindi ad essere strumenti e interpreti. Allora le comunicazioni non ebbero più limite…. » [Allan Kardec, ivi, pag. 4 e 7]. – Ai Mediums scriventi, s’aggiungono oggidì i Mediums evocatori, ed i Mediums risanatori. I primi, numerosissimi da due anni in qua, ottengono dagli spiriti i più strani fenomeni; apparizioni di spettri, o di fiamme fosforoscenti, suoni articolati, scritture spontanee, [… si pone sopra una tavola, qualche volta sopra una tomba, un foglio di carta, dove sono scritti diversi, quesiti. Lo Spirito è pregato di rispondervi. Dopo alcuni istanti, ripigliate il foglio e vi troverete risposta chiaramente scritta. Ciòappellansi, scritti diretti. L’antichità pagana gli conosceva sotto il nome di oracoli mediante i sogni, e dei quali abbiamo citato degli esempi], rigidità e insensibilità di tutte le membra del corpo, immobilità istantanea di tutti gli oriuoli d’un appartamento, ecc. (oggi abbiamo pure i medium “madonnari” o “veggenti”, come le presunte miriadi di apparizioni ben dimostrano – ndr.- ) – [Tutti sanno che i fenomeni dello Spiritismo sono andati crescendo col crescer dei suoi addetti. Non più soltanto con tavole giranti, o scriventi, ma con assunzione temporanea di umane sembianze, satana scimmia perpetua dell’Uomo Dio, comunica coi suoi adoratori. Questi fenomeni dei quali i periodici spiritistici parlano con frequenza, sono avvenuti in presenza a persone di troppa serietà da poterli mettere in dubbio. La ossessione poi, quantunque non completa, delle persone, ci è rivelata da quei fenomeni che oggi chiamano ipnotici, mediante i quali a volontà dell‘ipnotizzante, anche con distanza di luogo e di tempo la persona ipnotizzata compie per necessità azioni che mai vorrebbe compiere fuori dell’ipnosi. « Gli altri, tendono a moltiplicarsi, secondochè gli spiriti hanno annunziato, affine di propagare lo Spiritismo, per l’impressione che questo nuovo genere di fenomeni non può mancar di produrre sulle moltitudini; imperocché uon v’ha alcuno, anche dei più increduli a cui non piaccia la sua salute…. Tra il magnetizzatore ed il medium risanatore, passa questa capital differenza, che il primo magnetizza col suo proprio fluido, e l’altro Col fluido epurato degli spiriti. I medium risanatori sono un de’ mille mezzi provvidenziali, per accelerare il trionfo dello Spiritismo. » [Rivista spiritica, del gennaio 1804. p. 10 e 11. — Che i demoni possano operare delle guarigioni più o meno reali, la cosa non sembra dubbia. Tertulliano ne dà il segreto: ed i numerosi ex voto appesi alle mura dei templi pagani antichi, attestano la credenza dei popoli; checché se ne dica gli spiriti non arrivano ora fin qui. Il loro gran medium che guarisce, lo zuavo Jacob, la cui fama occupava tutta Parigi, l’anno passato 1867 ha finito col fare un fiasco completo.]. – Tali sono, finora, i principali fenomeni spiritistici e i modi ordinari di comunicazioni con gli spiriti. Ma, in fin dei conti, che s’ha egli a pensare di cotesti fenomeni, e che spiriti sono quelli? Dire, come certuni fanno: « Io nego tutti questi fenomeni, perché finora non ne ho veduto alcuno; » torna allo stesso che dire: Io nego l’esistenza della città di

Pechino, perché non vi sono mai stato. È un dire a coloro che vi parlano di quei fenomeni: voi siete ingannati, o ingannatori. Or bene, si noti che chi fa tal complimento, lo fa non a poche persone, facili ad essere tratte in inganno, o complici interessati di grossa menzogna: ma a migliaia dì persone, gravi e rispettabili, di ogni paese, le quali fra loro punto non conoscendosi, né pur mai essendosi vedute, si troverebbero allucinate Io stesso dì, nella stessa ora: o s’accorderebbero per affermare come vero un fatto materialmente falso. E insomma un dire: Io nego perché nego: cioè perché voglio dire una sciocchezza; attesoché sciocchezza vera è negare senza provare. Se la tenga chi vuole, e noi andiamo innanzi. – Dire con altri: « Questi fenomeni esistono, ma non hanno niente di sovrannaturale. Giuochi di fisica, ciurmerie, o al più al più effetti di certe influenze dei fluidi; altro non c’ è. » Giuochi di fisica! E la prova? « Ah la prova si è che il nostro famoso prestidigitatore, Robert-Houdinì ne fa de’ somiglianti. » Voi dunque avete veduto da Robert-Houdinì quello che migliaia di testimoni affermano di aver veduto dagli Spiriti, tavole che giravano, si alzavano, battevano il tempo, al contatto del dito mignolo d’un fanciullo? Dunque avete veduto tavole intelligenti, che rispondevano alle vostre interrogazioni, e scrivevano esse medesime le risposte? Dunque avete, veduto Robert-Houdinì dirvi quel che accadeva cento miglia lontano; scoprirvi cose note a voi soli? L’avete sentito, al semplice contatto dei vostri capelli, esattamente descrivervi una qualche interna malattia, di cui finora nessun medico valse a guarirvi, e spiegarvene la natura, e nominarvi, pur non essendo medico né chimico, con precisione e co’ loro nomi scientifici, i rimedi necessari a guarirne? Oh! no, .Robert-Houdin’ non v’ha fatto vedere nulla di simile. – Ciurmerie, e la prova? « Ahi la prova, si è che ai tempi nostri i ciarlatani sono tanti e sì destri, che non c’è più da fidarsene. » Vero, verissimo che i ciarlatani, ai tempi che corrono, sono molti e d’una destrezza da non si dire: e voi farete ottimamente a guardarvene. Ma la questione non è questa. Si tratta di sapere le ragioni che voi avete di credere che gli Spiriti son ciarlatani, e i testimoni dei loro fenomeni, gente prezzolata o illusa. Fuori dunque le ragioni, se volete che discutiamo: imperocché ben sapete che su quel che non si conosce, non si dà discussione,. « Le ragioni, voi rispondete, io le ho già dette: io non posso ammettere l’intervento degli spiriti in questo genere di fenomeni. » Dire che voi non potete, è dire che non potete : non é un recar prove, ma niente altro che affermare la vostra, impotenza, né più né meno. Ma che volete? a questa vostra impotenza, trionfalmente risponde la potenza del testimoniare, mille volte ripetuto, di migliaia di testimoni oculari, sani di mente e di corpo, e come voi, dotati di ragione e forniti di scienza, di esperienza, di sangue freddo e di diffidenza: più che voi per avventura non pensate. Risponde, anzi più, la testimonianza di tutto il mondo, da migliaia d’anni; imperocché migliaia d’anni sono che il mondo vede Spiritisti. Or bene, da queste due testimonianze esce una voce che domina tutte le altre e dice: No, i fenomeni dello Spiritismo non sono ciurmerie. [Vedi le opere di Delrio: Disgumtiones magicæ; — Pignatelli, Novissimæ consultationes; e dei Signori Desmosseaux, de Mirville, e Bizouard, Dei rapporti dell’uomo col demonio, vol. 6 in-8, etc.]. – Influenze dei fluidi! E la prova? « Ah! la prova, si è che i fluidi sono agenti misteriosi, atti a produrre effetti da stordire, e che a noi paiono sovrannaturali, comecché siano naturalissimi. » Ammettiamo i fluidi; ma prima ditemi di grazia quello che in sostanza è un fluido. L’avete voi veduto? toccato? analizzato? Che colore ha? di che elementi è composto? È cosa spirituale o materiale? Se è cosa materiale, spiegatemi come possa un agente materiale produrre effetti non materiali: farmi leggere cogli occhi chiusi, vedere a distanza, sapere quello che si fa in lontani paesi, da me non mai veduti, e dove non conosco persona. Se poi il fluido è qualche cosa di natura spirituale, allora siamo d’accordo; quello a cui voi date nome di fluido, noi lo chiamiamo Spirito. – Ma voi a dare un’esatta definizione del fluido vi trovate impacciato: perché voi stesso lo dite un agente. Se è un agente misterioso, dunque non lo conoscete, o lo conoscete troppo poco da potergli, con certezza, attribuire questi o quelli effetti. Questa maniera di ragionare non è però nuova, né recente: imperocché già tutta la materialistica-setta di Epicuro l’adoperava contro gli oracoli ed i prestigi, vale a dire contro l’antico Spiritismo. A detta loro, tutti quei fenomeni procedevano da sotterranee esalazioni d’ignota natura: i poveretti non s’accorgevano che la paura del sovrannaturale li faceva dare in contraddizioni ed assurdi: badiamo, di non caderci anche noi. E sarebbe in verità un cadervi, se ci contentassimo di mal definite parole per sostituirle a fatti veri e reali. Insomma, salvo dare nel pirronismo universale, è giocoforza ammettere nel loro complesso, la realtà dei fenomeni spiritistici, e la spiritualità degli agenti che li producono. Ma che spiriti son questi? Non possono essere altro che angeli buoni o cattivi, anime sante ovvero anime dannate. Or, Angeli buoni né anime sante non sono: imperocché, prima di tutto, gli Angeli buoni e le anime sante non stanno altrimenti ai cenni dell’uomo, nel senso che ei vengano, in maniera sensibile, alla chiamata del primo venuto, per soddisfare la sua curiosità e servirgli di spasso: non s è mai veduto, né detto, né creduto nulla di simile. E poi, Iddio vieta, sotto severissime pene, l’interrogare i morti. 1 Nec inveniatur in te… qui quærat amortuis veritatem; Deut, XVII, 11. — Exod., XXVV, 8; Era colpevole usanza praticata fra i pagani: Numquid non populus a deo suo requirit, pro vivis a mortuis ? Is., VIII, 19. — Omnia hæc abominatur Dominus. Deut., ibid.]. – I pretesi morti che rispondono, disubbidiscono a Dio; e perciò non sono santi. Che sono eglino dunque? anime dannate, o demoni. Ma anche i dannati non stanno altrimenti, più che i santi, ai cenni di chiunque li evochi. Quali saranno dunque cotesti spiriti, che rispondono? I demoni; che stanno attorno a noi, pronti sempre ad ingannarci; al quale intento hanno mille arti e mezzi. Cosi, in perentoria maniera, la ragiona Monsignor vescovo di Poitiers: [Id ..di Sant Agost Lib. De cura prò mort. gerend. c. XIII. Id. di S. Tom. I p. q. 89. art, 8]. « Se non è lecito, dice il dotto prelato, interrogare i morti, e se, per conseguenza, Iddio loro non dà facoltà di rispondere alle interrogazioni, che i vivi non possono lor fare lecitamente, onde credete voi che vengano coteste risposte, che altri si vanta di ottenere, e talvolta ottiene? Evidentemente, che possa rispondere a queste colpevoli interrogazioni, altri non v’ha se non lo Spirito delle tenebre. È dunque la comunicazione con gli spiriti, né più né meno che il commercio con i demoni. È quindi un ritornare ai mostruosi disordini e dannevoli superstizioni, che misero per tanti secoli, e mettono ancora, i popoli pagani sotto la vituperosa servitù delle potenze infernali. » [Istr. past. tom. III, p. 48, 45].  All’autorità dell’illustre vescovo – aggiungiamo quella di un teologo romano, la cui recente opera é onorata di una lettera del Sovrano Pontefice, Pio IX. « Il Magnetismo animale, dice il P. Perrone, il sonnambulismo e lo spiritismo nel loro complesso, non sono altro che la restaurazione della superstizione pagana, e dell’impero del demonio.» [Magnetismus ammalis,. somnainbulismus et spiritismus, in suo complexu, nil aliud sunt quam pagana supestitionis atque impedii dæmonis instauratio. De. Virt. Relig. in-8., p. 351. n. 825. Romæ 1866]. – Gli Spiritisti, negando la personalità dei demoni fan loro proteste contro tal ragionare; ma poi sostengono, contro i loro principii, e in modo da doverne andare confusi, come fra poco vedremo, che le comunicazioni con gli Spiriti sono un fatto, noto fin dagli antichissimi tempi. « La realtà dei fenomeni spiritistici, così essi, trovò molti contradditori. Gli uni non ci seppero vedere altro che una ciurmeria…. I materialisti misero l’esistenza degli Spiriti nel novero delle favole assurde…. Altri, non potendo negare i fatti, sotto l’impero d’un certo ordine di idee,  [Intendi: il clero e i cattolici, fedeli alle – dottrine rivelate] attribuirono tali fenomeni a mera influenza del Diavolo, e con questo intesero, di spaventar i timidì. Ma oggidì la paura del Diavolo ha molto e poi molto perduto del. suo prestigio. Se n’è parlato tanto, lo si è presentato in tante maniere, che la gente si è addomesticata con tale idea; e molti hanno detto; bene ! e’ si vuol cogliere l’occasione di vedere una volta che cosa infine è il diavolo. Onde venne che, salvo poche donne di timorata coscienza, l’annunzio dell’arrivo del vero diavolo aveva alcun che di solleticante, per coloro che non l’avevano mai veduto, se non in pittura, o al teatro: di guisa che per molte persone fu un efficace stimolo. » [Àllan Kardec. Lo spiritualismo nella sua più semplice espressione]. In altro luogo, questo medesimo oracolista dello Spiritismo, dopo aver fatta, senza pensarvi, una giusta pittura delle generali disposizioni del mondo moderno rispetto al demonio, dice: « Sebbene i fenomeni Spiritistici siansi in questi ultimi tempi manifestati in maniera più generale, nondimeno v’han mille prove ch’ebbero luogo fin dai più remoti tempi. Questa, di cui noi siamo al presente testimoni, non è dunque una moderna scoperta: è il ridestarsi dell’antichità; ma dell’antichità sciolta, e libera da quella mistica farraggine, che ha prodotto le superstizioni dell’antichità illuminata dalla civiltà e dal progresso nelle cose positive…. [Vuol dire, dell’antichità qual era prima del Cristianesimo, e quale ritorna secondo che il Cristianesimo va perdendo terreno. Queste parole del Sig. Allan Kardec valgono, tant’oro. Se noi l’avessimo pagato per sostenere la nostra gran tesi del paganesimo moderno, non avrebbe potuto dir meglio]. – « Il fatto delle comunicazioni col mondo invisibile si trova in termini non equivoci nelle narrazioni bibliche, in s. Agostino, s. Girolamo, s. Giovanni Crisostomo, s. Gregorio Nazianzeno. I più sapienti filosofi dell’antichità l’hanno ammesso; Platone, Zoroastro, Confucio, Pitagora… Lo troviamo nei misteri e negli oracoli…, negli indovini e fattucchieri del Medio Evo…. In tutto lo stuolo delle ninfei de’geni buoni e cattivi, delle silfi, de’ gnomi, delle fate, de’ folletti, ecc. » [Rivista spiritistica, 8 gennaio 1858]. – Tale dunque si è la bella genealogia dello Spiritismo. Da quanto confessa il lor più solenne maestro, gli spiritisti moderni hanno per antenati e colleghi tutte le pitonesse, tutte, le maliarde, tutti gli Spiriti dei tempi antichi. Quest’antichità loro piace, e se ne vantano. Così vediam compiacersi i Protestanti d’aver per loro antenati gli Ussiti, i Valdesi, gli Albigesi, e per mezzo di essi farsi su, fino ai primi tempi della Chiesa. Nel programma d’una magnetizzatrice, dimorante in uno dei  bei quartieri di Phrlgi, leggiamo (marzo 1864) : « La scienza, di cui ci accingiamo a parlare ai nostri lettori, è certamente una delle più antiche ed importanti per l’umana specie. Prima del secolo decimosesto, era questa scienza conosciuta sotto il nome di Spirito, di sortilegio e di magia. Due secoli dopo, il dottore Mesmer ravvisò, in questa scienza non definita, un potente agente che s’insinua per influenza celeste, presso i nervi, dei quali sviluppa l’attività, ecc. » Il summentovato messere, che dello Spiritismo ha tessuto la genealogia che abbiam veduto, dice giusto, giustissimo: i fenomeni spiritistici dei tempi nostri sono i medesimi dell’antichità pagana, e dei popoli che ancora giacciono nelle tenebre dell’idolatria. Qual differenza infatti trovate voi, se non forse nella forma, tra le evocazioni, gli oracoli, le consultazioni, i prestigi che vediamo, dopo diciotto secoli di Cristianesimo, ricomparire in Europa, e quanto avveniva, due mila anni fa, a Claros, a Dodona, a Preneste, in tutte le città dei Greci e dei barbari, come dice Plutarco, e quanto tuttavia avviene in Affrica, nelle Indie, nel Tibet, nella Cina, insomma dovunque non fu predicato il Vangelo? Se l’autore non fosse stato acciecato dal suo premeditato intento, avrebbe conchiuso dicendo: l’identità degli effetti mostra l’identità della causa. Or, l’antichità tutta attribuisce ai demoni, e non alle anime dei morti, i fenomeni dello spiritismo: dunque se non si può far contestazione sul fatto, nemmen sulla causa. [I cattolici si rammenteranno che sarebbe altrettanto pericoloso che assurdo, il negare nel loro complesso l’autenticità delle manifestazioni diaboliche attuali, La negazione del soprannaturale satanico, conduce alla negazione del soprannaturale divino. Quello satanico non è tale che per rapporto a noi; rapporto ai demoni è naturale. Questo è il significato che noi diamo a questa parola nel corso dell’opera nostra]. –  Che tutta l’antichità attribuisca ai demoni cotali fenomeni, è fatto che niuno può negare senza dar nello scetticismo. E avendolo noi già provato, basti qui recar Tertulliano; il quale strappando, già ben diciasette secoli fa, la maschera ai pretesi morti di Allan Kàrdec e degli spiritisti moderni, diceva: « La magìa promette di evocare i morti. Che dunque diremo essere la magìa? quello che la dicono quasi tutti, un inganno. Ma è inganno che è noto soltanto a noi Cristiani, che sappiamo i fatti degli spiriti maligni. I demoni sono autori della magia, per mezzo della quale si danno per morti. Ben s’invocano dunque i morti giovani, e di morte violenta; ma sono i demoni che operano, sotto la maschera dell’anime. 1 » [De anim. C. LVII]. Sant’Agostino aggiunge: « Questi spiriti, ingannatori non per natura ma per malizia, si danno per iddii o per tante anime dei morti, e non per demoni come sono realmente.2 » [De civìt. Dei, lib. X, c. xi, 2]. – Al chiaro parlare della tradizione, i Padri aggiungevano l’autorità dei fatti. Con le prove alla mano, essi disvelavano la natura di quei pretesi morti, facendo notare gli errori e l’immoralità della loro dottrina; e nulla è mutato. Non ostante tutti i suoi artifizi, in nessuna altra cosa il demonio si mostra più evidentemente che nell’insegnamento che dà ai moderni spiritisti, con l’incarico di farsi suoi organi. E il suo insegnamento, strano miscuglio di vero e di falso, adesso come già in altri tempi, finisce con errori radicali. In fatti, il cattolicismo è la verità, tutta la verità, niente altro che tutta la verità; ed ogni affermazione contraria è errore, e viene senz’altro dal padre della menzogna. Or bene, gli Spiriti insegnano sei errori, vale a dire sei negazioni, che menano alla totale distruzione del Cattolicesimo. Essi negano: 1° l’esistenza dei demoni; 2° l’eternità delle pene ; 3° la risurrezione dei corpi; 4° il peccato originale; 5° la rivelazione cristiana; 6° e per conseguenza la divinità stessa di nostro Signore. – Mano alle prove. Per l’organo di tutti i loro medium e specialmente per bocca del loro gran sacerdote, Allan-Kardec, gli Spiritisti dicono: « Lo spiritismo, così essi, impugna l’eternità delle pene, il fuoco materiale dell’inferno, la personalità del diavolo. Secondo la dottrina degli spiriti intorno ai demoni, il diavolo è la personificazione del male; è un essere allegorico, che ha in sé tutte le male passioni degli spiriti imperfetti. Gli spiriti altro non sono che le anime. « Gli Spiriti prendono temporaneamente un corpo materiale. Quelli che seguono la via del bene camminano avanti più presto, sono meno lenti a giungere alla mèta e vi giungono senza penar tanto…. Il perfezionamento dello Spirito è frutto del suo proprio lavoro. Non potendo, in una sola esistenza corporale, acquistare tutte le qualità morali e intellettuali, che lo devono condurre alla mèta, ei vi giunge per mezzo di varie esistenze successive, in ciascuna delle quali fa alcuni passi innanzi nella via del progresso…. Quando un’esistenza fu male spesa, resta senza profitto per lo spirito, il quale deve ricominciarla da capo, in condizioni più o meno penose, secondo la sua negligenza e mal volere…. – « Gli Spiriti, incarnandosi, recano seco quello che hanno acquistato nelle esistenze precedenti. Le cattive inclinazioni naturali formano quei rimasugli d’imperfezioni dello Spirito, di cui non s’è interamente purgato: sono i segni delle colpe che ha commesse ed il vero peccato originale…. Dicendo che l’anima, rinascendo, porta seco il germe della sua imperfezione, delle sue esistenze antecedenti, viene a darsi del peccato originale una spiegazione logica, che ognun può intendere ed ammettere…. « Nelle sue incarnazioni susseguenti: essendosi lo spirito a poco a poco spogliato delle sue impurità e perfezionato col lavoro, giunge al termine delle sue esistenze corporali, appartiene allora all’ordine degli spiriti puri, ossia degli angeli, e gode ad un tempo la piena vista di Dio ed una perfetta felicità in eterno. [Intorno alla pretesa reincarnazione delle anime, gli spiritisti non sono d’accordo. Allan Kardec e la sua scuola lo sostengono; Pierart e la sua scuola lo negano radicalmente. Ma spiritisti e spiritualisti, Kardec e Pierart sono d’accordo per attaccare il Cristianesimo e sostituirvi la religione degli Spiriti].

[… Continua].

CONOSCERE LO SPIRITO SANTO (33)

Mons. J. J. GAUME

IL TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO

[vers. Ital. A. Carraresi, vol. I, Tip. Ed. Ciardi, Firenze, 1887; impr.]

CAPITOLO XXXII.

(fine del precedente.)

Il demonio si fa riabilitare — La filosofia — Le arti — Il romanzo — Il teatro — La Bellezza del diavolo — Analisi di questa commedia — Suo significato — Il demonio si fa chiamar Re.

Farsi riabilitare. La dimestichezza del tempo presente col demonio, e, per conseguenza, la generale diminuzione della paura che deve incutere, è un fatto; ma questo fatto non è altro che il primo grado della satanica invasione: havvene un altro più incomprensibile, non meno vero, la redintegrazione dell’angelo decaduto. Il vero, dice un poeta, può talora non essere verosimile; è proprio il caso d’applicar questo detto al fatto che vogliamo segnalare. Infatti, non è ella cosa incredibilissima che, dopo diciotto secoli di Cristianesimo, nel bel mezzo del regno cristianissimo, si trovino uomini battezzati che si mettano da senno, e con ostinato proposito a rimettere in onore satana, il gran dragone, il grande omicida, l’impenitente autore di ogni male, giustamente fulminato dalla divina giustizia? Eppure bisogna crederla, perché vera. Dopo il Vangelo, il demonio aveva sempre ispirato alle genti cristiane un orrore ed aborrimeuto universale; e di questo duplice sentimento, erano chiaro segno le forme, gli atteggiamenti, il posto medesimo che artisti e letterati davano, nell’opere loro, all’implacabile nemico di Dio e dell’uomo. Adesso invece di metterlo alla gogna dello scherno e dell’obbrobrio come si merita, lo si lascia da parte, oppur lo si presenta sotto le forme men brutte, e si applaude agli sforzi di chi si prova a rappresentarlo quasi bello, in modo che tali sforzi hanno vanto di progresso sociale. Quella che si chiama la grande critica dà, in questo senso, certe sue sentenze regolatrici dell’opinione. Essa scrive: « Bello come tutte le creature nobili, più infelice che malvagio, il satana del sig. Scheffer [Pittore protestante, morto testé, e del quale tutta Parigi è andata ad ammirare la protestante pittura.], segna l’estremo sforzo dell’arte, per romperla una volta col dualismo, e attribuire il male alla medesima fonte che il bene, al cuore dell’uomo…. Egli ha perduto le sue corna e gli artigli; non ha conservato che le sue ali, sola giunta che ancora lo unisca al mondo sovrannaturale…. Si lasci al Medio Evo, che viveva continuamente in presenza del male, forte, armato, presidiato, di portargli quell’implacabile odio, che l’arte rappresentava con cupa energia. « Noi oggidì siamo tenuti a meno rigore.. Siam biasimati di non esser più severi col male. Ma in realtà l’è questa una delicatezza di coscienza; si è per amore del bene e del bello che noi siamo talvolta sì timidi, sì deboli nei nostri giudizi morali… Noi esitiamo a pronunziare sentenze esclusive, per tema ch’abbiamo d’avvolgere nella nostra condanna qualche atomo di beltà, » [Queste sono cose scritte da un membro dell’Istituto di Francia. Quando ci si chiama Renan, e sì è diventati l’apologista di satana, è naturale diventare ancora schernitore delle sacre scritture, e sicofante del Verbo incarnato]. – Quale si è questo nuovo obbligo imposto a chi, parla del demonio, di. doverlo trattar con riguardo? Onde viene quest’obbligo strano; e che significa egli, imperocché qualche cosa significa? queste sacrileghe moine sono il termometro del progresso. “Schiacciamo l’infame”, fu la parola d’ordine dello spirito infernale nel secolo passato: ed era nel suo periodo di distruzione. “Adoriamo satana”, è la parola d’ordine del medesimo spirito nel tempo presente: ed è nel suo periodo di ricostruzione. La medesima lega che combatteva per distruggere, combatte per edificare. Sulle rovine del Cristianesimo, che, a detta di lei, ha fatto il suo tempo, ella vuole ristabilire il regno, a suo avviso, troppo a lungo calunniato, dell’angelo decaduto. A tal uopo, mettono mano a riesaminare il processo di satana, a farlo sorgere dal suo decadimento, ed a rimetterlo in onore dinanzi al mondo. Meschinissimo ripetitore dei razionalisti tedeschi, il sig. Renan ha .dunque petto di scrivere: « Fra tutti gli esseri già maledetti, per la tolleranza del nostro secolo risorti dal loro anatema, satana è senza alcun dubbio quello che ci ha più guadagnato nel progresso dei lumi e dell’universale incivilimento. Egli s’è raddolcito a poco a poco nel suo lungo viaggio, dalla Persia a noi; egli s’è spogliato di tutta la malvagità d’Arimane. Il Medio Evo, intollerantissimo, lo fece a suo senno brutto, malvagio, torturato e, per colmo di disgrazia, ridicolo. « Milton finalmente intese il povero calunniato, e cominciò la metamorfosi che l’alta imparzialità del nostro tempo doveva compiere. Un secolo cosi fecondo come il nostro in ogni guisa di redintegrameuti, non poteva mancar di ragioni per scusare un rivoluzionario sventurato, spinto dal bisogno di metter mano ad arrischiate imprese. E si potrebbero far valere, per attenuar la sua colpa, molte altre ragioni, contro le quali noi non avremmo diritto di esser severi. » Un dei maestri del Renan, lo Schelling, va più in là; egli di satana fa addirittura un dio, attesoché  il Cristo-Dio doveva avere un antagonista degno di lui. [Moéller, De VHat de la philosophie en Allemagne, p. 211]. – Il Michelet, nel suo Corso di filosofia della storia, predice il ritorno del regno Satanico; e nella  Strega e’ si fa suo storico, narrando con amore i trionfi di satana sovra Cristo. [Introd. alla Storia univ., p. 10 e 40.] – Il Quinet, che vuole soffocare il Cristianesimo nel fango, trova in satana nientemeno che il Principe, che ha dà riunir tutti i cuori. [Deschamps, Le Christ et les Antechrists, t. II, p. 47]. – Il Proudhon desidera di sostituire satana; il diletto dell’anima sua, all’inconseguente riformatore che si fece crocifiggere. [La involuzione nel secolo XIX, p. 290, 291]. I Giornali rinomati pigliano la sua difesa e chiedono la sua completa riabilitazione.. « Noi crediamo, dice l’Opinion Nationale, [6 dicembre 1864] che questo satana, cosi violentemente assalito dagli ultramontani, questo satana, del quale portiamo in fronte il segno, valga più della reputazione che si vorrebbe fargli. Molto a torto lo si dà per fondatore e per protettore del cesarismo, questo satana cosi calunniato. satana s’incaricherà nel compiere l’opera sua, di provare ai signori Vescovi che non vi è bisogno del potere religioso per correggere il cesarismo. » E il Temps esprime il dispiacere che gli cagiona la parte monotona di satana nel teatro : « È sempre, egli dice, lo stesso mistificatore mistificato. Gli si danno sempre i primi posti per togliergli crudelmente anche gli ultimi:, e l’inevitabile voragine col suo zolfo, da lungo tempo scavata dall’industria, riceve sempre allo scioglimento, questo cornuto monarca, col mantello rosso, la cui missione, a quanto pare, è di arrabbiarsi senza riuscita, per la dannazione di alcune povere animucce di contadini e di contadine. Che un uomo di spirito voglia ben darci una rappresentanza, una incantagione nella quale il diavolo, completamente riabilitato, assisterà nella serenità della sua gloria, alle vane imprese tentate per farlo discendere; sarà lui che nello scioglimento congederà gli angeli e ritirerà loro la direzione delle anime, per affidare ad essi quella dei palloni. Liberato dalle maledizioni secolari, non maledirà nessuno; riconcilierà pure il Dio nero col Dio bianco, e proclamerà come coronamento della piramide luminosa, la libertà. » [L. Ubach, 1864.]. – Se questi ed altri non meno empi scrittori avessero, con queste loro enormità, destata una generale riprovazione, potrebbe dirsi che e’ son pazzi ed empi, senz’altro. Ma l’accoglienza fatta a tali inaudite bestemmie; ma il numero dei lettori e degli encomiatori de’ libri che le contengono, non sono forse tal fatto che dà molto da pensare? Si può egli non vederci un contrassegno de’ tempi nostri?  La pubblicazione di quelle mostruose empietà non ha punto scemata, agli occhi dell’opinion .dominante, la gloria dei Renan, dei Proudhon e lor simili. Punto non s’è chiusa in faccia loro la porta delle sale né delle accademie. Essi hanno larghe relazioni sociali; si siede a mensa, si conversa con essi, e si trovano w amabili. I distributori della nomèa letteraria proclamano ad alta voce il loro ingegno; e le opere loro, tradotte nelle principali lingue, contano, rispetto ai libri cristiani, cento lettori per uno. [Si sa che in Austria hawi una società segreta, la quale ha stabilito di propagare ad ogni costo l’empio e menzognero libro del Renan. Venne tradotto in quasi tutti gl’idiomi di quell’impero, e lo si fa girare e vendere a vil prezzo nelle campagne]. – Tali sono le bestemmie, ignote nella storia, che si stampano ai tempi che corrono, non solo in Francia, ma anche in Allemagna, e che sono lette nell’antico e nel nuovo mondo. Ciononostante fino a questi ultimi anni, la redintegrazione, l’apologia di satana non era’ passata fuori di certi libri ignorati dalla moltitudine. Per spingere avanti l’opera infernale, restava da infettare il mondo de’ saputelli, gli sfaccendati e le donne. Ed ecco, dopo i filosofi ed i letterati delle accademie, venir fuori i romanzieri ed i comici, che si sono incaricati di renderlo popolare. La è la stessa tattica che satana adoperava, or fanno sedici secoli, per conservare il suo’ regno e impedire quello dello Spirito Santo ; dopo Celso sofista, comparve Genesio istrione. Nel 1861 venne fuori un romanzo, nel quale satana, trasformato in bellimbusto, è cosa tutta vaga e leggiadra. Contegno irreprensibile, maniere signorili; parla con eleganza, sorride con garbo, è spiritoso. Fuma, gioca, danza a meraviglia; non si può dare maggiore amabilità. C’è egli a stupire se l’uomo, sotto tale metamorfosi empia e sacrilega, s’avvezza a guardare in faccia, a stringer la mano al suo eterno nemico? Il terrore che pur testé ispirava passa per vana paura; la malvagità, ond’è accusato, per calunnia nata dall’ignoranza e dalla superstizione. Qual mezzo di propaganda, il romanzo tiene un posto di mezzo tra il libro dotto ed il teatro. Da’ gabinetti di lettura, o dalla casa del rivenditore a minuto, il romanzo entra nei saloni del ricco, nella casa del borghese, nella capanna del povero. Coglie più o meno lettori; ma non parla agli occhi e non corrompe se non alla spicciolata. Altra cosa è il teatro. Il quale col barbaglio delle decorazioni, con la realtà dei personaggi, con l’arte degli attori s’impadronisce dei sensi tutti, e profondamente v’imprime quel che vuole insegnare. Inoltre ei piglia addirittura la moltitudine. La commedia ottiene ella favore da venirne in voga? State sicuri che dopo venti rappresentazioni, gli scherzi, i lazzi, le massime, i biasimi, gli elogi ch’essa contiene, diventeranno purtroppo sentenze in bocca a molte e poi molte persone di ogni educazione e grado. Ond’è che il vero mezzo di mettere in derisione l’uomo più venerando, o la cosa più sacra, si è di farli comparir su’ teatri; Il demonio l’ha intesa meglio di chiunque. All’uopo di rendere popolare la sua reintegrazione, facendo mettere in derisione i dommi cristiani che concernono lui, s’è reso padrone d’un importante teatro della capitale de’ lumi; e vi fa rappresentare questo, che ora diremo. In una dell’ultime giornate d’agosto del 1861, sulle mura di Parigi vedevasi un cartellone azzurro, con entravi stampato a grandi caratteri: La beltà del diavolo, commedia fantastica in tre atti. Della quale ecco qui un cenno. Ci si presenta dinanzi uno spazzo riccamente decorato; gli è un appartamento dell’inferno; la camera da letto di Monsieur satan. Vedesi, attraverso le bianche cortine d’un letto voluttuoso, la testa d’un giovane elegante, il quale chiede che lo si venga a vestire. Ed ecco tavole e tavolini coprirsi di cosmetici, di ampolle, di ferri da parrucchiere, portati da certi diavoletti, famigli di satana. Il quale, uscito di letto, si fa vestire e azziniare; in modo ch’egli stesso s’ammira, e si fa ammirare dagli altri. Ebbro di sua bellezza, s’impromette di far molto bene i suoi fatti, e annunzia un ballo per la sera. Sei ballerine dell’Opera cascano, proprio allora, nell’inferno: e al suono de’ musicali strumenti si danza allegramente. satana dà di mano alle ballerine giunte testé e, ballando, si permette con esse certi detti e certi gesti, che però non hanno l’esito ch’ei ne vorrebbe. Infuriatone, domanda a tutti i demoni s’e ei non è sempre il re della bellezza: e gli si risponde con qualche esitanza. Allora satana dà affatto nei lumi e vuol sapere che sia avvenuto della sua bellezza. Un dannato, di professione magnetizzatore, si offre di svelargli l’arcano. E viene in scena Madama satan; la quale, magnetizzata, è interrogata, che sia avvenuto della bellezza di suo marito. Madama satan non risponde, ma s’agita grandemente sulla sua seggiola. Si torna a magnetizzarla, cosicché, carica di fluido, s’addormenta profondamente. Interrogata di nuovo, dice; son io che ho tolta la bellezza a mio marito. — Perché? — Perché ne abusava. [E qui certe particolarità, che è bello tacere]. — Che ne hai tu fatto? — L’ho data ad una giovinetta di Normandia, — Di qual villaggio ? (lo nomina.) — Quando gliela hai data? — Quel dì medesimo che l’ho tolta a mio marito; quella giovinetta è nata quel dì. satana non chiede altro. Manda pel suo cocchiere, fa allestire la sua vettura alla Daumont e, trasformato in ispettore delle scuole primarie, parte, col dannato magnetizzatore, in cerca della sua bellezza. Giunto nel villaggio, entra nella scuola, esamina le giovinette e ne chiede l’età. Ve n’ha otto nate lo stesso dì: quale è quella che possiede la bellezza di satana? impossibile saperlo. Quel ch’è certo si è che satana ricupererà la sua bellezza, quando quella giovinetta l’avrà perduta. Per consiglio del magnetizzatore, si decide che si piglieranno tutte otto le giovinette, e le si meneranno a Parigi. Affascinate, innamorate pazze, partono per la capitale in compagnia di satana e del suo pedissequo. La loro virtù non tarda a fare naufragio, nella via di Boemia, della quale si dà una particolareggiata descrizione, discretamente sozza e prolissa. Vituperata l’ultima, torna la sua beltà a satana che, pavoneggiandosi, ritorna a farsi ammirar nell’inferno, dopo aver promessa fedeltà a sua moglie. Tale si è quest’ignobile farsa, in cui non v’ha né arte, né gusto, né lingua francese, ma, in loro vece, lussuria ed empietà fetente. satana trasformato in ganimede, fashionable; l’inferno cambiato in sontuoso albergo, a cui s’arriva con la valigia da viaggio; una casa di tolleranza, dove si beve, si giuoca, si balla, si diserte e se n’esce in calesse in cerca di avventure. Oh! che cosa è mai tale commedia se non un lungo scherno dei dommi cristiani, una cinica profanazione dei più tremendi misteri dell’eternità? Chi è che, dopo aver veduto, applaudito, assorbito questa sacrilega beffa, ancora serbi il minimo orror del demonio, il minimo timor dell’inferno? diciamolo pure a nostra vergogna: nel mondo cristiano non s’era veduto mai e poi mai tale scandalo. Eppure v’ha uno scandalo peggiore ancor della sozza commedia, ed è la voga ch’e l’ebbe. Chi crederebbe mai che somigliante mostruosità fosse rappresentata sessantatre volte di seguito? e in uno dei teatri più frequentati di Parigi, il teatro del Palais-Royal! C’è egli più a stupire se, quel medesimo anno, alla presenza d’immensa turba, si è potuto fare e freneticamente applaudire: un brindisi alla morte del Papa, ed alla salute del diavolo? Ecco a che punto ci troviamo nel XIX secolo dell’era cristiana. Per sintomo, noi non conosciamo altra cosa più grave di tale commedia. Cosi la pensa anche un valente scrittore, del quale ci piace allegare questa pagina: « Il demonio, ei dice, aveva sempre avuta finora una sua forma incontrovertibile, una specie di forma classica, che i maestroni in letteratura, fino allo Scribe medesimo, adoperavano a lor senno senza alterarla se non il men che potessero. Il demonio faceva sempre una brutta parte e senza ambagi. Adesso l’ideale del demonio s’è fatto color di rosa. La sua personalità tutta leggiadra sembra l’eroe della canzone di Béranger: « Ella appare, spirito, fata o dea, ma giovane e bella, col sorriso sulle labbra. » « Per esempio, nella Bellezza del diavolo, non può essere a meno che sua signoria il demonio, non renda tutta cara ed amabile la infernale personalità. Le sue malizie sono benefiche, le sue gherminelle son tratti d’un buon genio della Boemia parigina. Ecco dunque all’ideale cattolico del demonio, ideale stupendamente vero, che esprime o rappresenta il sensualismo al suo più alto grado, l’uomo bestia, opposto un ideale tutto contrario. – « La è pure una grande stranezza! che neghino le verità del Cristianesimo coloro, che dalla forza delle cose furono tenuti fuori della loro luce, s’intende: ma osare ammettere, mentre tutto il resto si nega, la personalità infernale, e riconoscerla per glorificarla, redintegrarla, farla amare! gli è un fatto incomprensibile; incomprensibile e gravissimo, attesoché fa contro una verità tutt’insieme religiosa e razionale, per distruggerla à sangue freddo e senza alcun prò. Qui non è più solo il caso di manifestazione d’amore del sovrannaturale; ma d’occulta influenza dello Spirito del male. » –  Farsi chiamar re. Quando il razionalista del secolo XIX non riduce il Satana biblico ad un essere meramente immaginario, egli ne fa un essere degno di compassione. Non è altro che un rivoluzionario sventurato; e chi, più o meno, non l’è, ai tempi nostri? In esso, personificazione vivente del male e della sozzura morale, l’artista sa trovare un tipo non privo di nobiltà né di bellezza. Il romanziere ve lo trasforma in damerino del Jockey-Club, dalle eleganti maniere. Il comico ve lo rappresenta per l’allegro padrone di casa dell’inferno, e l’inferno per un luogo di diletto, dove si trovano riuniti piaceri d’ogni sorta. E contuttociò il proteggere, scolpare, far bello satana e chiedere, in nome del progresso, che gli si dia diritto di cittadinanza nelle cristiane società, non basta altrimenti; si vuole che diventi, come già in altri tempi, principe e dio del mondo. Ed egli stesso aspira, come a sua ultima mèta, nientemeno che a questa duplice supremazia, cui pretende di riacquistare. Ed invero, la rivoluzione è, ai tempi che corrono, la più formidabile potenza, e, tranne il caso d’inauditi miracoli, sarà la regina del mondo. E che altro è la rivoluzione se non l’abbassamento di Dio, e l’esaltamento di satana? Or bene, la rivoluzione diceva testé, per bocca d’un de’ suoi figli, ai fratelli sparsi per tutta la terra: « Lucifero è il capo della piramide sociale. E lui il primo operaio, il primo martire, il primo ribelle, il primo rivoluzionario. Noi rivoluzionari; democratici, socialisti, dobbiamo per rispetto e gratitudine portare sulla nostra bandiera, la cara immagine dell’eroico insorto, che primo osò rivoltarsi contro la tirannide di Dio. » Discorso di un rifugiato di Londra, pronunziato alla taverna dei Frammassoni, 1862]. – Dopo aver approvato l’odio di Dio, con iscrivere: Dio è il male; un altro bestemmiatore, ben noto, dà il suo cuore a satana, e l’invoca con tutte le sue forze. Chi dedica la sua penna, gli consacra la sua vita e invita tutta quanta. l’Europa a seguire il suo esempio. « Vieni, dice, vieni, o satana, il calunniato dai sacerdoti e dai re; vieni ch’io t’abbracci e ti stringa al mio seno! È «già gran tempo che ti conosco, e tu conosci me. Le tue opere, o benedetto dell’anima mia, non sempre sono belle né buone; ma esse sole danno un senso all’universo e gl’impediscono d’essere assurdo. Che cosa sarebbe, senza te, la giustizia? un istinto. La ragione? una consuetudine. L’uomo? una bestia. Tu solo animi e fecondi il lavoro; tu fai nobile la ricchezza; tu servi di scusa all’autorità: tu metti il suggello alla virtù. Spera, si spera ancora, o proscritto…. » Il resto la nostra mano non osa più trascriverlo. Il Proudhon non è se non un consequenziario. Da quel di che suonò alle orecchie dei giovani europei il detto, diventato assioma dell’insegnamento pubblico: « Il Cristianesimo è vero, ma non è bello: non è bello né in letteratura, né in poesia, né in eloquenza, né in pittura, né in scultura; per avere il bello, bisogna cercarlo nel paganesimo. È là ancora, è là soltanto, che si trovano le grandi civiltà, i grandi uomini, le forti istituzioni, la vera sapienza e la vera libertà: » da quel dì, dico, satana si mise in cammino per rientrare nel mondo cristiano, e formarvi di nuovo la sua città. E l’imprudente Europa gli faceva un ponte d’oro: vediamo se egli ha saputo valersene. Qual è il re della moderna Europa, considerata nei generali suoi contrassegni? Re dell’Europa moderna è colui che la governa nell’ordine dell’idee e nell’ordine de’ fatti. Ora, sette grandi fatti intellettuali e materiali, religiosi e sociali costituiscono l’Europa moderna. Il Risorgimento, il Razionalismo, il Protestantismo, il Cesarismo, il Volterianismo, la Rivoluzione francese, e la Rivoluzione, propriamente detta, le danno una sua impronta, le imprimono certe sue tendenze: e colui che le ha prodotte, che le fa durare, che si sforza di applicarle, fin nelle ultime lor conseguenze, questi è il vero re dell’Europa moderna: è egli lo Spirito Santo? E venendo ai particolari, chi è che forma 1’opinione pubblica? Le inudite bestemmie summentovate sarebbero state impossibili nel Medio Evo; non ne sarebbe pur venuto il pensiero in veruna testa. E se alcuno avesse osato proferirle, l’Europa di Carlo Magno e di san Luigi si sarebbe turate le orecchie per non udirle, e il bestemmiatore avrebbe espiata la sua sacrilega audacia col supplizio. Or come vuole essere chiamato lo spirito che regge una società, nella quale si può impunemente, pronunziarle, che se ne mostra indifferente, ne ride, le accetta? Forse do Spirito Santo? Quale spirito regna sulla stampa in generale, sulle arti, sui teatri, nelle accademie, sui romanzi, ne’ giornali, sugli scrittori più in voga, di ogni nome e colore, innumerevole turba sparsa per tutta Europa e che semina a piene mani la menzogna e la corruzione, come l’agricoltore sparge il seme nel suo campo? Forse lo Spirito Santo? Qual si è il legislatore che ha fatto mettere nei codici dell’Europa moderna il divorzio, distruggitore della famiglia cristiana; il matrimonio civile, concubinato legale; la libertà dei culti, ufficiale diploma dato a tutti i falsificatori della verità, negazione autentica di ogni religion positiva; sacrilega ironia, in virtù di cui i sudori dei popoli servono a mantenere in piedi il Cattolicismo che afferma, il protestantesimo che nega, il giudaismo che si ride dell’uno e dell’altro ? Forse lo Spirito Santo? E non vediamo noi autorizzato, sotto i nostri occhi nella Capitale del regno Cristianissimo, il pubblico culto di Maometto? Fra tutte le città cristiane, Parigi, anima delle crociate, la città di san Luigi, doveva, pare, essere l’ultima ad avere una moschea: ed è la prima. È egli lo stesso spirito che regna sulla Parigi del Medio Ero e quella del secolo XIX? Questo fatto, del quale han certo dovuto fremere nelle lor tombe le ossa dei nostri padri, non segna per altro ancora l’ultimo grado della supremazia che noi andiam qui segnalando : quell’ultimo grado sta nel trionfale cantico che la parigina moschea ispira agli organi dell’opinion pubblica. « Musulmani, e’ dicono, faranno lor vita in Parigi, nella città di Clodoveo e di San Luigi, frammisti ai nostri soldati e con lo stesso ordine e disciplina. Basta questa parola per segnare l’importanza d’un fatto che non sarebbe modesto se non in forza del prodigioso cambiamento che si fece nelle nostre idee e nei sentimenti da un secolo in poi. Si, è questo uno degli avvenimenti caratteristici della storia dell’incivilimento Europeo…. Il filosofo medita e ammira. E si pensi un poco alle tante lotte che questo semplice incidente rammenta sostenute contro i pregiudizi di razza, ed alle vittorie ottenute sul fanatismo. » [II Giornale des D’èòats, 8 maggio 1863. — Ne1 loro di festivi i soldati maomettani sono dispensati dal servizio ; e non se ne dispensano, la domenica, i soldati cristiani. Vedi la narrazione della festa di Laid-es-Ghir, celebrata in Parigi 9 marzo 1864]. – Cosi, ad essere la più religiosa delle cinque parti del mondo, altro più non manca all’Europa moderna se non i templi de’ Mormoni, i templi di Budda, le pagode di Confucio, i santuari di tutti gli dèi dell’Africa e dell’Oceania. Se non è questo un chiamare al trono il padre della menzogna, e vagheggiare i bei dì dell’antico suo regno, qual più lo sarà? [Haec autem civitas (Roma)…. omnium gentium serviebat erroribus, et magna sibi videbatur assumpsisse religionem, quia nullam respuebat falsitatem. S. Leo, Serm. in natal. App. Petr. et Paul]. – Da ultimo, da chi vuoisi dire ispirata la politica d’un mondo che si dice cristiano, e che spinge con babilonico furore a tutti i materiali piaceri, come se l’uomo si rigenerasse ingrassandolo; che sotto il nome di diritto nuovo, inaugura il diritto della forza: diritto antico, abolito col regno di satana; che sotto le parolone di progresso e di libertà cela la secolarizzazione delle società e la loro emancipazione sempre maggiore dall’autorità del Cristianesimo; che fa, incoraggia, o lascia fare la guerra al Papa; che lo insulta, lo calunnia, chiede ad alte grida che questo padre universale dei credenti venga spogliato dell’ultimo lembo di terra indipendente, in cui possa posare là sua testa? [Ed ora che questo voto di Satana è compiuto, qual è lo spirito che regna nel mondo?] E forse lo Spirito Santo?

{N. d. Ed.) Forse dallo Spirito Santo fondator della Chiesa? – Addormentatori e addormentati, voi negate resistenza del demonio e la sua azione sull’uomo; diteci dunque quale Spirito governi il mondo presente, considerato in generale. [Preghiamo i nostri lettori à considerare le seguenti citazioni di discorsi o di opere pubblicate dopoché l’Autore aveva già scritte queste pagine, e vedranno se la riabilitazione di satana potrebbe procedere più velocemente: « Purgando Satana dalla lunga calunnia dei secoli, e spogliandolo dello schifoso e ridicolo indumento, che la superstizione e l’odio gli avevano affibbiato, l’oratore ha restituito all’arcangelo la bellezza sua e la sua grandezza. Dietro la caricatura, ha fatto apparire il principio. satana è ridivenuto il fratello di Promoteo, l’eroe de’ Titani, il difensore ed il consigliere degli uomini, l’unico loro appoggio, l’unico loro rifugio contro l’ assorbente e soffocante stretta del principio divino…. Dio sempre si è messo dalla parte degli oppressori e dei forti: satana… ne è diventato l’apostolo e il sostenitore. Simbolo e genio della libertà, egli fu l’ispiratore di tutte le umane rivendicazioni dalla rivolta di Adamo nel paradiso terrestre, fino alla grande e terribile insurrezione della Comune. Dio è morto! Viva il diavolo. » Così Eugenio Robert il 30 giugno 1876 in una Conferenza a Bruxelles. Tutto il discorso è riferito dal Ballettino del libero pensiero. Ancora: “Sia benedetto satana/ Che porse il pomo del peccato ad Èva”. Così il Guerrini, ed altrove: …. trionfate con gli angeli del paradiso ne le sante chiostre ma le pompe di satana sono più belle delle pompe vostre./ Dai santi suoi l’Altissimo chiede la prece, l’umiltà, la fede: ai figli suoi lucifero ogni più cara libertà concede. E il Carducci, non contento di aver cantato satana, e aver detto che a lui si debbono gl’incensi e i voti, perché ha vinto il Jehova dei sacerdoti, chiama lui satana ispiratore dei suoi carmi: “Tu spiri, o Satana, nel verso mio, se dal sen rompenti sfidando il Dio”. (per questo obbrobrio gli è stato conferito il Nobel delle letteratura  il premio di satana ai suoi adepti!] … E, volendo, si potrebbe seguitare con le citazioni un bel pezzo, se non lo impedisse la nausea che ispirano questi argomenti dell’umana empietà. (N. d. Ed.). [E non c’era ancora il “novus ordo”, con la chiesa falsa dell’uomo e gli antipapi – l’ultimo obiettivo ad essere raggiunto con la complicità di massoni, marrani, apostati e “masculorum concubitores”!!!- ndr. -] 

ONOSCERE LO SPIRITO SANTO (32)

Mons. J. J. GAUME

IL TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO

[vers. Ital. A. Carraresi, vol. I, Tip. Ed. Ciardi, Firenze, 1887; impr.]

CAPITOLO XXXI

(seguito del precedente.)

Palpatile azione del demonio sul mondo antico e sul moderno — Pratiche diaboliche del paganesimo rinnovate — Bolla di Sisto V — Il male continua — Manifestazioni clamorose — Generale indebolimento della credenza nel demonio — Cinque gradi nell’invasione satanica; il demonio si rende famigliare — Si fa negare — dimettere in onore — chiamar re — Invocar come Dio — Dimestichezza del tempo nostro col demonio —- Il quale non incute più paura né orrore — Lo si nomina ad ogni tratto col vero suo nome — Significante nomenclatura — Si crede poco al demonio e meno ancora alla sua influenza sull’uomo a le creature — Conseguenze.

Farsi adorare in luogo del Verbo incarnato; tale fu sempre, e sarà, lo scopo dell’angelo ribelle: egli non ne conosce altri; la storia è pronta a narrare a chiunque voglia sentire, l’esito che n’ebbe negli antichi popoli pagani e fra i moderni idolatri. Dopo aver procurato, mediante il razionalismo, il sensualismo, il cesarismo e l’anti-Cristianesimo, il divorzio dell’uomo da Dio, il più che sia possibile completo, egli si presenta a riannodare il vincolo da lui spezzato: e certo, attesoché è fondato sulla natura delle cose, tranne un miracolò, l’esito sarà infallibile. Il mondo inferiore, checché si faccia, non può sottrarsi all’influenza del mondo superiore; se rompe fede al Re della Città del bene, cade per forza sotto la signoria del Re della Città del male. O Dio, o il Diavolo: non si dà via di mezzo. – Il demonio stabilisce, tra l’uomo, suo schiavo e zimbello, e sé stesso, suo seduttore e tiranno, molte comunicazioni dirette e palpabili, che sono una contraffazione permanente delle comunicazioni del Verbo coll’uomo. E’ si fa, in mille modi da lui stesso indicati,, adorare per Dio, rispettare da padrone, amare come benefattore, consultare come oracolo, invocare come protettore, chiamare per medico, ricevere come amico, trattar come un essere innocuo. Su questo complesso di fatti permanenti, universali, sta l’idolatria antica e moderna; o piuttosto è l’idolatria stessa. Ora, noi ripetiamo, satana non cambia né invecchia; sarà oggi, domani, sempre quello ch’era ieri. Perpetua scimmia di Dio, implacabile nemico del Verbo incarnato, egli sempre mirerà a gettarlo giù dal trono, per mettersi al suo posto. Se dunque è lui che il Risorgimento ricondusse trionfante in mezzo all’Europa cristiana; se i grandi contrassegni dei tempi nostri sono il razionalismo, il sensualismo, il cesarismo e l’anticristianesimo, non vi sarà poi molto da stupire se vedremo anche una volta il demonio sforzarsi di materialmente sostituirsi al vero Dio, ed opporre il sovrannaturale satanico al sovrannaturale divino, finché questi ne resti soppiantato [è quello che è successo infatti con la “chiesa dell’uomo”, il satanico novus ordo, – … con il corteo di sedevacantisti, fallibilisti e tesisti gallicani, pseudo tradizionalisti di ogni risma – usurpante la Chiesa di Cristo, che nel suo rito ha sostituito il “signore dell’universo, baphomet-lucifero, al Dominus Sabbaoth – ndr. -]. Per mettere nell’uomo moderno gli stessi sentimenti che già mise nell’ antico, e’ ci dee comparire intorniato di tutto il cortèo di consultazioni, d’oracoli, di prestigi, di pratiche misteriose, ond’era composto il suo culto, e assicuratoci suo dominio sull’antichità pagana; vediamo se la storia confermi tale induzione. Fino al Risorgimento ed alla Riforma, che del Risorgimento fu figliuola primogenita, la duplice autorità delle leggi canoniche e delle leggi civili, seguitava a tenere stretto in catene il padre della menzogna, il vinto del Calvario. Se si vide esercitare la tenebrosa sua arte fra i popoli cristiani del Medio Evo, si fu per mera eccezione, e .in piccola misura. Richiamato dal Risorgimento sotto la forma di Dio del bello, e dalla Riforma sotto il nome di Dio della libertà, e’ripiglia assai presto antica indipendenza del suo procedere. In Italia, in Allemagna, in Francia, risorgenti in gran numero, imitatori dei letterati di Roma e della Grecia, si danno con passione allo studio ed alla pratica delle scienze occulte. [Dei rapporti dell’uomo col demonio, per M. Bizouard, t. III, lib. XI, XIV]. – I principali capi del Protestantismo si vantano dei loro colloqui con Satana. [Vedi la nostra Opera, La Rivoluzione, ecc., t. VI, IX, X].  – Tornano a comparire, sotto forme leggermente modificate, tutte le superstizioni dell’antico paganesimo; consultamenti, evocazioni, manifestazioni, oracoli, prestigi, adorazioni, vanno moltiplicandosi in uno con le negazioni del Vangelo. Questo culto di satana invadeva l’Europa con tale celerità, che la Chiesa se n’ebbe a commuovere; e per organo di Sisto V, gran niente al certo, segnalò al mondo sgomentato cotesta epidemia della risorgente idolatria, e la colpì di solenne condanna. Nella famosa bolla “Cœli et terræ Creator” sono enumerate, come ricomparse al gran sole del Cristianesimo, la maggior parte delle pratiche diaboliche usitate nella pagana antichità, e di cui Porfirio ci ha lasciata la lunga filatessa dei nomi. [Eusebio, Praep. Evang., lib. n, in, rv, v, vi]. – L’immortale pontefice nomina: l’astrologia, la geomanzia, la chiromanzia, la negromanzia, i sortilegi, gli auguri, gli auspizi, la divinazione coi dadi, coi grani di frumento, e le fave; i patti col diavolo, coll’intento di saper l’avvenire, o sfogar le passioni; i carmi; gli oracoli o evocazioni degli spiriti, interrogati, e rispondenti; l’oblazione d’incenso, di sacrifizi, di preghiere; le genuflessioni, le prostrazioni, le cerimonie del culto; l’anello e lo specchio magico; i vasi ordinati a fissare gli spiriti e ad ottenerne risposte; le donne simpatiche (noi diciamo sonnambule e magnetizzate), che, messe in relazione col diavolo, ne ottengono il conoscimento di cose occulte, passate o future, l’idromanzia coi vasi pieni d’acqua, in cui uomini, e più spesso donne, fanno apparire figure che danno oracoli. Bisogna aggiungere la piromanzia, la pedomanzia, l’ornitomanzia, l’oniròmanzia, ossia l’oracolismo per mezzo dei sogni, ed altrettali pratiche, « fetidi avanzi, dice il Pontefice, dell’antica idolatria vinta dalla croce. » [Constit. Coeli et terrae, etc. an. 1586]. Notisi di passaggio, che il Vicario di Gesù Cristo segnala la donna come prediletto strumento del demonio. Superfluo rammentare che tal preferenza fatta alla donna, si trova dappertutto nell’antico paganesimo, sì come nella moderna idolatria, nell’Africa, nell’Oceania e altrove. Alle ragioni da noi arrecatene, san Tommaso aggiunge questa: « I demoni rispondono anche più facilmente, chiamati da vergini zittelle, a fine di meglio ingannare, col dar ad intendere con tale lustra, ch’essi amino la purità. » [Veniunt etiam facilius (daemones), eum a virginibus advocantur, ut ex hoc in suae divinitatis opinionem homines inducant, quasi munditiam ament, ut dicit S. Thomas. Viguier, XII, 92].Checché ne sia, le donne lo piglino per salutare avviso, che per esse maggiore è il pericolo. Intenderanno perciò la necessità grande che hanno di star vigilanti, e sovratutto di guardarsi ben bene dal prender parte a veruna pratica sospetta, che potrebbe dare appiglio all’implacabile loro, nemico di tirarle al suo servigio. [Ai nostri giorni si può facilmente vedere come tutte le presunte “veggenti”, siano donne, per la maggior parte nubili, “autrici” di testi-fumettoni pseudoevangelici, o di profezie strampalate e non aderenti all’escatologia cattolica della Patristica o della sacra Scrittura, mai approvate ufficialmente da alcuna autorità ecclesiastica – ndr. -]. Dalla bolla di Sisto V risultano due fatti: da un lato, la molteplicità delle pratiche diaboliche; la si direbbe un generale sobbollimento dell’Europa, figlia del Risorgimento, al soffio dello spirito satanico; dall’altro, la durata di questi vituperosi fenomeni. « E malgrado di tutti gli sforzi della Chiesa, soggiunge il Pontefice, non s’è potuto ottenere l’estirpamento di queste superstizioni, di questi delitti, di questi abusi. Dì per dì, si viene a conoscere che n’è piena ogni cosa; omnia plena esse. » È dunque un fatto interamente storico, che: un secolo dopo il Risorgimento, le comunicazioni di satana coll’uomo s’erano di bel nuovo fatte, come nell’antico paganesimo, generali, permanenti, indistruttibili, e che la possanza del demonio stendevasi, nella Città del bene, a limiti non conosciuti: omnia piena esse in dies delegantnr. Nei pontificali divieti punto valsero a fermare il male. Il Bearnese, Loudun, Louviers, il paese del Nord, le Cevennes, il cimitero di san Medardo a Parigi ed altri luoghi, col diventare un dopo l’altro teatro di clamorose manifestazioni, mostravano che satana restava padrone di larga parte del campo. Per gl’ingegni volgari, questi fenomeni erano ciurmerie e non altro, cose da contare a veglia: e la diabolica loro indole, affermata da qualcheduno, fu ostinatamente negata da tutta la setta degl’increduli. Nel secolo di Voltaire, negaronsi non che quelli, ma tutti gli altri fatti di tale natura. Divinazioni, evocazioni, patti, magia, possessioni, stregonerie, malefizi; si stabilì per principio ch’erano tutti sogni. Questa temeraria negazione della storia universale produsse generale indebolimento della credenza nel demonio, nelle sue pratiche ed influenza. Per non mettersi in contraddizione col Vangelo e la dottrina della Chiesa, i più Cattolici dicevano che, per verità, quelle eran cose avvenute nei tempi antichi, ma nei tempi moderni non ce n’era più esempio; « Difatti, soggiungeva la filosofia volteriana, il demonio, mercé il progresso dei lumi, altro non è più che un essere inoperoso e disarmato. Anzi si dà per certo che i più dei fatti a lui imputati dalla santa Scrittura, son mero effetto delle leggi naturali: calunniato a talento dal Medio Evo, ignorante e credulo, è ridotto oggimai ad essere semplice spauracchio delle vecchiarelle e dei fanciulli. » Cosi faceva molto bene il demonio le sue faccende, e s’andava avvicinando allo scopo precipuo de’ suoi sforzi. Qual è? togliere, dal cuore dell’uomo la paura di lui; rendersi familiare, a fine di far disprezzare le dottrine della Chiesa, e gettar via le armi anti-diaboliche, di cui ella aveva provveduto i suoi figli. Ci è riuscito? interroghiamone la storia contemporanea. Rendersi famigliare. Avviene sotto i nostri occhi un fatto inaudito da’ popoli cristiani: fatto poco notato, ma tale che a noi par degno di essere anzi notato ben bene; attesoché forma uno dei più rilevati contrassegni dei tempi presenti. I secoli passati avevano paura del demonio. Il vero suo nome, il nome di Diavolo, non si pronunzia se non di rado, con certa quale esitazione, ed anche scrupolo. E anche adesso vi sono popolazioni, a grande loro ventura preservate dallo spirito moderno, che non lo pronunziano mai. Volendo parlare di satana, dicono: la ‘brutta bestia. Tranne quest’eccezione, che va facendosi ogni di più rara, il nome di diavolo corre sulle labbra di tutti. Lo si pronunzia come quello della cosa più indifferente. Se ne condisce le arguzie; se ne rinforza il giurare; serve di titolo ai libri alla moda, e d’invito alle rappresentazioni teatrali. I mercanti medesimi lo trovano buono per l’insegna delle loro botteghe. Si direbbe che il mezzo di tirare i lettori, o adescar gli avventori, sta nell’uso d’una parola, che faceva orrore ai nostri padri. Ci si permetta, a mo’ di termometro di cotesto strano progresso, citare alcuni esempi, i più antichi de’ quali non passano di molto un quarto di secolo. Roberto il diavolo – Programma di Roberto il diavolo – Canzone di Roberto il diavolo – Leggenda di Roberto il diavolo-Al più maligno di tutti i diavoli -Al buon diavolo -Al diavolo galante -Al diavolo a quattro -Ai diavoletti – Al diavolo verde – Dio e Diavolo – Angeli e diavoli-Un angelo ed un diavolo – Andate al diavolo – Il diavolo del mondo – Tormenta diavolo – Signor Belzebub – Signor Satanasso – Il diavolo e le elezioni – Il diavolo a scuola – Il diavolo nella pila dell’acqua benedetta -Il diavolo d’argento -Il diavolo dell’epoca -Al diavolo la franchigia -Diavolo o donna. Il tic-tac del mulino del diavolo – L’uomo del diavolo – Il diavolo in viaggio – Il diavolo a Parigi -Il diavolo a Lione – Il diavolo in provincia – Il diavolo pei campi – Il diavolo al molino – Il diavolo negli spogliatoi delle signore – Il diavolo ficcato dappertutto – Satana-Satanasso – Il diavolo – 1 cinquecento diavoli – Il diavolo verde – Il diavolo rosso -1 poveri diavoli -I diavoli rosei – Il diavolo giallo -I diavoli neri -Il buon diavoletto – Il diavolo zoppo – Il diavolo a cavallo – Il diavolo medico – Il diavolo amoroso -Il diavolo ingannato -I diavoli di Parigi -I diavoli dei Pirenei – I diavoli dolci. Frà diavolo -Giovanni diavolo-Confessione di Fra diavolo – Almanacco del diavolo – Gli amori del diavolo – Memorie del diavolo – Memorie di una diavolessa – La scienza del diavolo – 1 secreti del diavolo – Le avventure di un diavoletto – Il secreto del diavolo – Le astuzie del diavolo-La malizia del diavolo -La palude del diavolo – Il cerchio del diavolo -La parte del diavolo – Le pillole del diavolo-La casa del diavolo – Il castello del diavolo-I sette castelli del diavolo – La taverna del diavolo – Il pozzo del diavolo – I nomi del diavolo – Il gatto del diavolo – Il cavallo del diavolo – Il cane del diavolo – La cornamusa del diavolo – Il valletto del diavolo – La cantatrice del diavolo – Il danaro del diavolo – I- soldi del diavolo – n cassettino del diavolo – Lo schiaffo del diavolo – I trastulli del diavolo – Il figlio del diavolo – La figlia del diavolo – L’erede del diavolo – La stella del diavolo – Il viaggio del diavolo – La caccia del diavolo – La ronda del diavolo – 1 tre peccati del diavolo – 1 tre baci del diavolo – La cena del diavolo – Una lacrima del diavolo – L’orecchio del diavolo – La mano del diavolo – La coda del diavolo – Ritratto del diavolo – Fisiologia del diavolo. Ecco, con altri assai, i titoli di opere, di cui il secolo XIX va, da ventanni in poi, fregiando le colonne del Journal de la libratine française. Ecco le insegne, con ritratto, che grandi e piccoli commercianti mettono sui muri delle nostre città; un nuovo patronato alla moda, sotto cui si pongono gli splendidi magazzini di lusso come le bottegucce dei mercanti di zolfanelli. Non accade illudersi; questo nuovo fatto ha il suo significato. « La rivoluzione delle cose, dice un vecchio autore, non è punto più grande di quella delle parole. » La popolarità d’una parola è segno della popolarità dell’idea. La facilità, la leggerezza, l’indifferenza con cui vedesi ai nostri dì adoperato un nome fino allora sempre abborrito, è dunque indizio dell’imprudente dimestichezza del mondo presente, col suo più pericoloso nemico: sì come è indizio che le nostre idee sono, ma di molto, lontane da quelle dei nostri padri. Con tutto ciò rendersi famigliare non è che il primo grado del favore ambito da satana: farsi negare, in sé stesso e nelle molteplici sue opere, é il secondo. Farsi rimettere in onore, è il terzo. Farsi rammentar come principe, è il quarto. Farsi adorar come Dio, è il quinto [oggi accade nelle false chiese del novus prdo, ove si adora il “signore dell’universo” il baphomet-lucifero, spacciatosi ed insediatosi negli altari a ricevere il Sacrificio eucaristico!!]. E seguitiamolo in queste varie fermate del suo cammino, il cui termine finale si é il ristabilimento, sotto una od. altra forma, dell’antico paganesimo. Farsi negare. In altri tempi si credeva nel demonio, qual ci é fatto conoscere dalla rivelazione, e se n’aveva paura. Pei nostri avi, Satana non era altrimenti un essere immaginario, un’allegoria, un mito; ma sì un essere reale e personale come l’anima nostra. Non era altrimenti *un essere innocuo, impotente; ma un essere essenzialmente malefico, causa della nostra rovina, sempre in azione di e notte a tenderci insidie, e fornito di tremenda possanza sull’uomo e sulle creature. Difatti, la prima paura del fanciullo sì come l’ultimo terror del vegliardo, era il demonio. Quindi l’uso universale e religiosamente osservato, dei preservativi insegnati dalla Chiesa contro le sue insidie e i suoi colpi. Quindi ancora la pena di morte, prescritta in tutti ì codici d’Europa, contro chiunque fosse convinto d’aver avuto commercio con questo nemico del genere umano. Adesso saltano fuori disposizioni affatto contrarie, cosicché è uno sgomento vedere, in mezzo alle genti cristiane, molte persone, la cui credenza nel demonio non è più cattolica. Gli uni l’hanno per un mito, e la sua apparizione nel paradiso terrestre sotto la forma di serpente, per una allegoria; altri, benché ne ammettano l’esistenza personale, ricusano di credere alla sua azione sull’uomo é sul mondo. Havvi di quelli che ristringono cotale azione in certi limiti segnati dalla loro ragione; e non vogliono saper altro. Molti ancora non l’accettano che con benefizio d’inventario e, a malgrado, di migliaia di testimoni, negano intrepidamente quello che non hanno veduto con i loro occhi. Eccetto alcuni cattolici d’antica data, niuno v’ha che usi fedelmente le armi fornite dalla Chiesa, per tener lontano il principe delle tenebre. Ai fanciulli non se ne parla più, o se ne parla loro leggermente, e se ne dice quel po’ che ne dà la memoria, e come d’un essere antiquato. L’uomo adulto ed il vecchio, non avendo alcuna paura di lui, sogghignano, se voi manifestate d’averne. Agli occhi della legge, il commercio col demonio, o non ha mai esistito, o non esiste più, o non è un delitto. Quindi, ciò che vediamo oggidì, L’interpretazione razionalista di tutti i fatti diabolici dell’Antico e del Nuovo Testamento, la negazione della storia universale, e il disprezzo della dottrina della Chiesa intorno all’angelo, decaduto. Per respingere quest’opera ch’è appunto la sua, il demonio si travisa sotto tutte le forme, fa tutti i mestieri, s’affibbia tutti i nomi. Sa darla ad intendere fin nelle manifestazioni medesime, che rivelano con la maggior evidenza, la orrenda sua personalità. Or sotto il nome di fluido nervoso, di fluido magnetico,, di fluido spettrico, si spaccia per un agente meramente naturale. Or si chiama seconda vista; e non è che una semplice facoltà dell’anima. Qui, si fa passare per un angelo buono e dà pii consigli. Là è uno spirito arguto, che celia, che sghignazza, che vuol essere trattato come un trastullo o come un vano spauracchio. Altre volte si spaccia per l’anima d’un morto ammirato od amato, e ruba la confidenza. La qual ultima trasformazione, assai più pericolosa delle altre, è altresì la più comune; e si sa che è la base dello Spiritismo. – Qual è, per il padre della menzogna il benefizio di tutte coteste trasformazioni? Quello di eseguire il suo disegno senza parerne l’autore; in altri termini, farsi negare. Ed è una grande scaltrezza la sua! Infatti, chiunque nega satana, nega il Cristianesimo. Chiunque snatura satana, snatura il Cristianesimo. Chiunque si burla di satana, si burla della Chiesa, le cui antidiaboliche prescrizioni, altro non riescono più che superstizioni da donnicciole. Chiunque nega la malefica azione di satana sull’uomo e sulle creature, accusa il genere umano di pazzia, sessanta volte secolare; e, stracciando una dopo l’altra tutte le pagine della storia, finisce nel dubbio universale. Con tutti i fatti summentovati, satana dice al mondo presente: Non aver paura di me. Vedremo adesso che il mondo presente risponde: No, non ho paura di te.

CONOSCERE LO SPIRITO SANTO (31)

C

Mons. J. J. GAUME

IL TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO

[vers. Ital. A. Carraresi, vol. I, Tip. Ed. Ciardi, Firenze, 1887; impr.]

CAPITOLO XXX.

Storia contemporanea delle due Città.

satana, cacciato da Roma, sempre ha voluto rientrarvi — Suoi incessanti sforzi per formarsi un’altra città — Corrompe i cittadini della Città del bene: eresie, scandali, assalti della barbarie mussulmana. — L’Europa non se ne lascia scuotere — satana la seduce come sedusse già la prima donna; si trasforma in Dio del bello.— Il Risorgimento — Cinque fenomeni che gli tennero dietro: riprovazione del Medio Evo — Acclamazione dell’antichità pagana — Radical cambiamento nella vita dell’Europa — Lo Spirito Santo lasciato in oblio — Cambiamento delle quattro basi della Città del bene — Ristabilimento del regno di satana. — Suoi grandi contrassegni antichi e nuovi: il Razionalismo, il Sensualismo, il Cesarismo, l’odio del Cristianesimo — Attual movimento di unificazione e dissoluzione.

Cacciato di Roma, il re della Città del male non perdé mai la speranza di rientrarvi; ond’è che, dopo la toccata disfatta, sempre fu visto girare intorno ai ripari dell’eterna Città, affin di sorprenderla e ritornarla sua capitale, Egli sa che il suo nemico è là; il Verbo-Dio, il Verbo-Re, il Verbo incarnato nella persona del suo Vicario. Finché non ne l’avrà spodestato, il suo trionfo è imperfetto; ma come riuscirvi? Roma è per ampio tratto circondata dall’amore, dalla venerazione, dalla possanza della grande Città del bene; triplice baluardo che rende impossibile il semplice appressarmi. Non potendo fare suoi sperimenti nel centro, satana li fa alle frontiere. Fu solamente dopo lunghi secoli di lontane pugne ch’egli giunse una prima volta, a far di Roma la capitale della sua immensa città: sovvenutosene in buon punto, ei torna, spinto dal suo instancabile odio, alle lotte che già aveva provate così felici. Infatti ei si sforza d’intaccare la Città del bene, corrompere una parte dei cittadini e tirarli alla sua bandiera mediante le eresie, e scismi, e scandali, e i formidabili assalti della mussulmana barbarie. Il suo maneggiarsi indefesso non riesce altrimenti vano; e già parziali vittorie ottenute qui e colà gli preparano la via alla vittoria compiuta; cionondimeno, la Città del bene, fedele alle sue gloriose tradizioni, sorgeva tuttavia, salda sulle sue fondamenta. Come Adamo ed Èva, nei dì della beata innocenza, avevano vissuto, ignorando il male, cosi l’Europa, contenta della scienza del bene, di cui andava debitrice allo Spirito Santo, viveva estranea alla scienza del paganesimo, alla scienza cioè del male organizzato. Se pigliava qualche cognizione dell’antichità, punto noi faceva per ammirarla ilè per lodarla, e meno ancora per imitarla e faida rivivere. E se n’ha la prova in ciò che’ v’ha minor differenza tra il di e la notte, che tra la lingua, le arti e le istituzioni del Medio Evo, e la lingua, le arti e le istituzioni del paganesimo. È questo un fatto che perentoriamente risponde a tutte le ragioni di coloro che pretendono il Risorgimento, niente o quasi niente avere cambiato il sistema d’insegnamento della vecchia Europa. Intanto, il seduttore Serpente, non scordatosi punto che Èva restò sedotta dalla lusinghiera bellezza del frutto vietato, et aspectu delectàbile, ad un tratto trasformasi in angelo di luce, e si spaccia per il Dio del bello. Fa luccicare agli occhi dell’Europa le ingannevoli bellezze del suo regno; si dice calunniato dai re e dai sacerdoti, e invita l’Europa, qualora voglia uscire dalla schiavitù e dalla barbarie, a dar retta a lui. A queste parole, l’originale veleno, non mai spento, bolle e fermenta con istrana forza nelle vene dell’imprudente Europa. Nel medesimo tempo, Greci, cacciati d’Oriente, in pena dell’ostinata lor ribellione alla Chiesa, sbarcano in Italia: e, fuggiaschi dalla loro patria, s’arrogano la missione di risuscitare le pretese glorie dell’antichità pagana. La gioventù di Europa tutta s’accalca nelle loro scuole: e per dileggio del Cristianesimo, il dì della grande seduzione vien segnato nella storia col nome di Risorgimento. Quel di infatti, divise la vita d’ Europa in due; i secoli antecedenti ebbero nome di Medio Eco; i seguenti, si chiamarono i tempi moderni. D’allora in poi si videro fenomeni non mai più veduti. Primo fenomeno. Parte dall’Italia un generale grido di riprovazione contro il Medio Evo, e risuona in tutta Europa. Ingiurie, sarcasmi, calunnie, tutti i vituperi che l’odio e il disprezzo, sanno inventare, piovono sul tempo che, come abbiam veduto, lo Spirito Santo regnò con maggior signoria. Teologia, filosofia, arti, poesia, letteratura, istituzioni sociali, la lingua stessa, diventano zotichezza, ignoranza, superstizione, schiavitù, barbarie. I figliuoli si sono vergognati dei loro padri e ne rigettarono l’eredità. « Eppure che cos’erano infine le antiche credenze, le antiche creazioni, le antiche aristocrazie, le antiche istituzioni, con tutti i difetti che possono aver avuto, siccome avviene d’ogni cosa umana? Erano l’opera dei nostri antenati: era l’intelligenza, era il genio, era la gloria, l’anima, era la vita, era il cuore dei nostri padri.? Bisogna aggiungere: era il Cristianesimo nella vita dei nostri padri; e il regno dello Spirito Santo sul mondo.

Secondo fenomeno. Al grido frenetico di riprovazione contro il Medio Evo, succede l’acclamazione non meno frenetica e generale della pagana antichità; e il tempo che Satana fu ad un tempo Dio e re del mondo, diventò là più splendida età del genere umano. Nelle repubbliche di Grecia e d’Italia, vituperevolmente prostrate ai piedi di Giove e di Cesare, splendé in tutta la sua luce il sole della civiltà. Filosofia, arti, poesia, eloquenza, virtù pubbliche e private, caratteri d’uomini, istituzioni sociali, lumi, libertà: in esse tutto era grande, eroico, inimitabile. Ritornare alla loro Scuola e ricevere le loro .lezioni come oracoli, era per i popoli battezzati, l’unico mezzo d’uscire dalla barbarie, e mettersi nella via del progresso.

Terzo fenomeno. Non tarda a farsi vedere un radical mutamento nella vita dell’Europa. Ricollocato in onore, lo spirito dell’antichità, torna ad essere l’anima del mondo, ch’ei forma a sua immagine; è allora comincia un sozzo diluvio di filosofie pagane, di pitture e sculture pagane, di libri pagani, di teatri pagani, di teorie politiche pagane, di denominazioni pagane, di continui panegirici del paganesimo, dei suoi uomini e delle opere sue. Questo vasto insegnamento s’incarna nei fatti. Vedonsi le nazioni cristiane a un tratto rompere le grandi linee della nazionale lor civiltà, per ordinare la loro vita su altro disegno; e, gettando via, quasi cencio ignominioso, il reale manto, di cui la Chiesa lor madre le aveva vestite, azziniarsi dei fallaci e sozzi ornamenti del paganesimo greco romano. Quindi venne quella che si chiama civiltà moderna; civiltà fittizia, che non è altrimenti il frutto spontaneo né della nostra religione, né della nostra storia, né della nostra indole nazionale; civiltà a rovescio, la quale, invece di sempre meglio applicare il Cristianesimo, alle arti, alla letteratura, alle leggi, alle istituzioni, alla società, le informa dello spirito pagano e ci fa indietreggiare di ben venti secoli; civiltà corrotta e corrompitrice, che, tutto ordinando al materiale benessere, vale a dire in servigio della carne e di tutte le sue cupidigie, riconduce l’Europa, tra le rovine dell’ordine morale, al culto dell’oro ed agli indescrivibili costumi di quei tempi nefasti, in cui la vita del mondo, schiavo dello spirito infernale, era tutta in due parole; mangiare e divertirsi; panem et circenses.

Quarto fenomeno. La prima conseguenza dei fatti surriferiti doveva essere, e fu, il sempre maggiore oblio dello Spirito Santo. La notte e i di non possono stare insieme; quando vien l’ima, l’altro sen va. Quanto più Satana avanza, tanto più lo Spirito Santo ritirasi. Dal Cenacolo al Concilio di Firenze l’insegnamento dello Spirito Santo scorreva, qual pieno fiume, sull’Europa da lui vivificata; spuntato il Risorgimento, veggonsi le onde del fiume ritirarsi, e il grande insegnamento dello Spirito Santo farsi sempre meno esteso. Chiediamolo alla storia ed a nostri occhi medesimi. Viene il Risorgimento ; e la guerra contro il Cristianesimo, che da parecchi. secoli, Vera ridotta a parziali combattimenti, ricomincia, con forza, su tutta la linea. Vent’anni prima di Lutero, le stesse basi della Religione erano battute in breccia .dalle macchine greco-romane. Mille volte la lotta dà occasione a speciali trattati, ordinati a difendere, gli uni dopo gli altri, tutti i domini cristiani: dimostrazioni, conferenze, prediche, dissertazioni, apologie di’ ogni forma, compaiono d’anno in anno, quasi direi di mese in mese. L’esistenza di Dio; la divinità di N. S. Gesù Cristo; l’autenticità, l’integrità, l’ispirazione, la verità storica delle Scritture, l’infallibilità della Chiesa; l’immortalità, la libertà, la spiritualità dell’anima; ogni Sacramento, ogni istituzione, ogni pratica religiosa; in una parola, ogni verità cristiana venne dimostrata ben venti volte code lucenti sue prove e splendide attinenze colla natura dell’uomo ed i bisogni della società. E per lo Spirito Santo, niente. Eppure era lui che si negava, negando le varie manifestazioni del ministero della grazia, di cui Egli è principio; era lui che s’impugnava, oppugnando ogni parte della Città del bene, della quale .Egli è difensore e re. Infatti, chi mi può nominare una qualche opera grande, composta dopo il Risorgimento, da grande autore, per far conoscere e ricordare alle adorazioni del mondo la terza persona della SS. Trinità? Noi non abbiamo potuto trovarne pur una né in Italia, né in Allemagna, né in Inghilterra, né nel Belgio, né in Francia. Bisogna confessarlo con nostro dolore: rispetto allo Spirito Santo, l’insegnamento pubblico s’è  visibilmente immiserito. E n’è prova il mondo attuale: talora almeno si parla di quello che si conosce, di ciò che, in qualunque grado, occupa la nostra mente: la lingua batte dove il dente duole, e spesso s’invoca colui del quale altri si. crede aver bisogno. Ma il nome dello Spirito Santo, che posto tiene nel moderno linguaggio ? Nel naufragio delle credenze, restarono salvi parecchi nomi;’ Dio, Cristo, la Provvidenza, odonsi di quando in quando suonar sulle labbra dell’oratore, o veggonsi cadere dalla penna dello scrittore. Avviene egli lo stesso dello Spirito Santo? Quando avete voi sentito pronunziare il suo nome? Chi l’invoca da senno? Avete voi memoria di averlo letto nei libri di storia, di scienza, di letteratura, di legislazione, o nei discorsi ufficiali, da cento e più anni in qua? Or quando il nome sen va, l’idea sparisce ancor essa. Pur troppo, nel mondo presente lo Spirito Santo non conta più. I palazzi, i saloni, le accademie, la politica, l’industria, la filosofia, l’istruzione pubblica, sono vuoti di lui; e’ par ridotto alla condizione di elemento sociale ignoto o vièto. Fra gli stessi cattolici, è egli bene spesso altro che mero oggetto di credenza metafisica? Dov’è il culto speciale, fervente, costante in suo onore? Si davvero; la terza persona della SS. Trinità nell’ordine nominale, è l’ultima nella nostra memoria e nei nostri omaggi. Due volte sole, l’umano genere giacque in questa profonda ignoranza, in questa generale indifferenza. La prima, nel mondo pagano, innanzi la predicazione del Vangelo; la seconda, ai tempi nostri, diciotto secoli dopo lo stabilimento del Cristianesimo. Per gli antichi pagani lo Spirito Santo era come se non fosse: il suo nome non si trova in alcuna delle loro lingue. La ragione ne è chiara; nel mondo antico lo Spirito Santo non contava nulla, perché lo Spirito maligno era tutto. Or di che cosa é segno quest’ ignoranza e indifferenza del mondo presente rispetto allo Spirito Santo, se non che Satana ricupera il campo perduto e torna a formare la sua Città? Ecco così è: e chi noi vede né intende, è uomo che non vede né intende il mondo -in cui vive. Quinto fenomeno. satana rientrato nella Città del bene, comincia dallo scuoterne la base. L’unità di fede, la sociale potenza della Chiesa, il diritto cristiano, la cristiana costituzione della famiglia, erano, siccome abbiamo veduto, le quattro pietre angolari dell’edifizio religioso e sociale dei padri nostri: che diventarono esse? Dov’è, ai tempi nostri, l’unità di fede? Il simbolo cattolico è fatto in pezzi qual vetro. Metà d’Europa non è più cattolica; l’altra metà l’è a mala pena a mezzo. Dove la sociale potenza della Chiesa? dove la sua proprietà? Il suo scettro è una canna, e la madre dei popoli non ha più dove posare il capo, Dov’è il diritto cristiano? Vituperato, calpestato; è detronizzato dal diritto nuovo, o, a dir meglio, dal diritto antico, dal diritto di Cesare, dal diritto della forza, del capriccio e del tornaconto. Dov’é la cristiana costituzione della famiglia? Il divorzio è tornato ad infettare i codici di Europa; ed altrove regna il concubinato legale sotto il nome di matrimonio civile. La patria potestà scade dovunque; e la famiglia, destituita della sua perpetuità, s’ è fatta istituzione passeggiera. Or chi è l’autore di queste grandi rovine, che ne suppongono e cagionarono tante altre? È chiaro che, essendo lo spirito del bene, lo è lo spirito del male. Eppure, affascinare e distruggere non è che la prima parte della satanica opera; l’usurpatore s’affretta a piantare il suo trono sulle fatte rovine. Chi non resterebbe sgomento al vedere, nel decimonono secolo dell’Era cristiana, il regno del demonio manifestarsi nel centro medesimo della Città del bene, con tutti i contrassegni che aveva nella pagana antichità ? Quei contrassegni furono, non s’è punto dimenticato, il razionalismo, il sensualismo, il cesarismo, l’odio del cristianesimo. Or quale di questi contrassegni ci manca? Il Razionalismo, ossia l’emancipazione della ragione da ogni autorità divina in materia di credenze, può ella essere più completa? L’autorità divina insegna per organo della Chiesa; qual si è adesso il governò che l’ascolti? Sotto il nome di libertà di coscienza, le religioni tutte non sono esse forse, politicamente e a parere di molti, egualmente vere, egualmente buone e degne d’egual protezione? Che cos’è questo, se non lo spirito di menzogna che dà, come nell’antica Roma, il diritto di cittadinanza a tutti i culti, e ammette tutti gli dei nel medesimo Pantheon? E fra i privati stessi, son essi molti che regolino la loro fede secondo la parola della Chiesa? Gli uomini, i libri, i libercoli, i giornali ‘anticristiani, non son essi gli oracoli della moltitudine? E poi la fede si conosce dalle opere come l’albero dai frutti. Or, interrogate i sacerdoti: chiedetelo ai ragguagli del mulinale ; guardate intorno a voi. E se tanto ancora non basta per dirvi in quale stato si trovi la potenza della fede sul mondo presente e mostrarvi fin dove domina, pigliate in mano un mappamondo, e giudicatene coi vostri occhi! Il Sensualismo, ossia l’emancipazione della carne da ogni autorità divina in materia di costumi, non cammina egli forse di pari passo col Razionalismo? Eli! che in questa parte il mondo presente corre difilato agli antipodi del Cristianesimo! La vita cristiana venne già definita dal Concilio di Trento, una continua penitenza, perpetua poenitentia; e i nostri tempi che sono? un continuo godere il più largo e con tutti i mezzi che si possa, L’uomo diventa carne. E su questo contrassegno del regno satanico non occorre dir altro; attesoché è cosa che impaurisce tutti gli animi assennati. Il Cesarismo, ossia l’emancipazione della società dall’autorità divina in materia governativa, per mezzo del concentramento di tutti i poteri spirituali e temporali nella mano d’un uomo, imperatore e pontefice, dipendente da niun’altro che da sé stesso. Che cosa si ved’egli di questo nuovo contrassegno? mirate; meta dei re d’Europa si sono fatti papi; l’altra metà aspira a farsi. Calpestare le immunità della Chiesa, usurpare i diritti della Chiesa, insultare, spogliare, incatenare la Chiesa, non è forse stata la bell’ impresa, direttamente o indirettamente, di tutti governi europei, dal Risorgimento in poi? Nonio è forse tuttavia? Se questo non è il Cesarismo, più non intendiamo il senso delle parole. L’odio del Cristianesimo. L’antico paganesimo odiava il cristianesimo d’odio implacabile, universale; di guisa ché di ogni e qualunque mezzo si valeva per insultare, distruggere il suo avversario. L’odiava in Dio, nei suoi ministri, nei suoi discepoli, nei suoi dommi, nella sua morale, nelle sue pubbliche manifestazioni. Il suo nome era diventato sinonimo di tutti i delitti. A lui si dava la colpa delle pubbliche calamità: il carcere, l’esilio, la morte fra le torture, erano meritato castigo d’una sètta; dica Tacito, rea dell’odio del genere umano. Satana è sempre Satana: il suo odio del cristianesimo è cosi fresco, universale, implacabile adesso come in antico. Egli odia Dio nei Cristiani; da un secolo in qua specialmente, quali bestemmie restano ancora a proferirsi contro il Verbo incarnato? citatemi un solo dei suoi misteri che non sia stato mille volte impugnato, un solo de’ suoi diritti mille volte negato e calpestato. L’odia nei suoi ministri. Nel furore della sua rabbia non ha egli detto, che vorrebbe strangolare l’ultimo prete con le budella dell’ultimo rei E in quanto il poté, non l’ha egli fatto? Havvi egli pur un paese in Europa, dove, dopò il Risorgimento, i vescovi, i preti, i religiosi non siano stati spogliati, cacciati via, inseguiti come belve, oltraggiati, massacrati? Lo stesso Vicario del Figliuolo di Dio, il padre del mondo cristiano, Pietro, almeno Pietro, sarà stato rispettato. Sii guardate come l’hanno trattato nella persona di Pio VI e di Pio VII; guardate come ancora lo trattano nella persona di Pio IX. E che è la moderna Europa se non una famiglia ribellata contro al suo Padre? Non sentesi egli, ogni dì, da nove anni, il grido deicida di milioni di- voci: Non vogliamo più ch’egli regni su noi? Assediato da cento scomunicati, il pontificato non è egli diventato un Calvario? Giuda che vende; Caifasso che compra; Erode che schernisce; Pilato codardo, il soldato spogliatore e carnefice, non ricompariscono essi li sulla scena? L’odia nei suoi discepoli. I veri Cattolici sono trattati come i loro Sacerdoti. Tutte le ingiurie fatte dai pagani antichi ai loro padri, son fatte ad essi dai pagani moderni.1[Si può vederne la nomenclatura nel Mamacìti, Antiquitates et Origines christianae, ecc. Questo fatto mostra meglio d’ogni ragionamento, la medesimezza dello Spirito dominatore delle due epoche. Ma questa non è semplice storia, né pura filosofia della storia : è piuttosto, ci si passi la frase, una esatta fotografia del nostro secolo. E si noti ché quando  l’autore scriveva queste pagine, molti di questi fatti non erano che cominciati: non ancora satana, rappresentato dalla massoneria trionfante, aveva posto le sue tende presso al Vaticano, non ancora nella Città stessa del bene si eran potuti innalzare templi eretici, non ancora era stato pronunziato il grido famoso « Il clericalismo (ossia il Cristianesimo): ecco il nemico! » Però come satana ispirando Lutero, promosse contro sua volontà, la riforma effettuata dal Concilio di Trento, così ora, in tal modo disponendo Iddio, con l’abuso della vittoria ha attirato gli sguardi di tutto il mondo al Vaticano; i buoni crescono in fervore, la zizzania si separa dal buon grano, e i soldati della Città del bene crescono di animo e di valore. Le vittorie dello Spirito malo non riescono finalmente che a render più gloriosi i trionfi dello Spirito Santo! (V. d. Ed.)].

– Sono tenuti per inetti o per sospetti: vengono esclusi, il più che si può, dalle pubbliche cariche; son detti retrogradi, nemici del progresso, della libertà, delle istituzioni moderne, gente d’un’altra età, che vorrebbe ricondurre il mondo alla schiavitù ed alla barbarie. Sono oppressi nella loro libertà, coll’annullare le donazioni da loro fatte alla Chiesa lor madre, od ai poveri loro fratelli; col sopprimere le associazioni di carità, cui non si ha onta di mettere al disotto delle società scomunicate. Sono oppressi nel loro diritto di proprietà; si pigliano i loro conventi per farne caserme; le loro chiese, per farne stalle; le loro campane, per farne cannoni; i loro vasi sacri, per farne denaro od oggetti di lusso, in servigio dei loro nemici. Sono oppressi nella coscienza, con imporre ad essi lavori vietati: insultando, tuttodì, sotto i loro ocelli tutto quanto e ad essi più caro, più venerando, più adorabile. E acciocché nulla manchi, né al loro martirio, né all’odio, a cui sono fatti segno, in tutta Europa, dopo il Risorgimento, vennero appesi per la gola, arsi vivi, decollati. Ed anche adesso, in Italia, son fucilati; in Polonia, impiccati; in Irlanda, fatti morire di fame. Se Dio non sorge, se ne faranno macelli ; e migliaia di voci grideranno: Loro ben sta! Reus est mortisi L’odia nei suoi domini. Da quattro secoli in qua, nella battezzata Europa, si è sciupato, per demolire l’edificio della verità’» cristiana, più inchiostro, più carta, più denaro, che forse non ci vorrebbe per convertire il mondo: l’empia guerra non cessò mai*. Per non dire dei libri, dei teatri, dei discorsi anticristiani; che fanno quelli avvelenati fogli che, ogni sera, partono da tutte le capitali d’Europa, per piovere poi, il dì appresso, a guisa di velenose locuste, sulle città e le campagne, e sparger dovunque il disprezzo e l’odio della religione, lo scetticismo e l’incredulità? L’odia nella sua morale. Ridiventato quel ch’era al dì della satanica signoria, il mondo presente sembra organizzato per la corruzion dei costumi: Totus in maligno positus. Se non ve ne son chiaro indizio il dolore e lo sgomento di quanti serbano ancora in petto cuore cristiano, considerate voi stessi. La febbre degli affari; la sete dell’oro e del piacere; l’industria che mette milioni d’anime nella morale impossibilità di adempiere gli essenziali doveri del Cristianesimo; il babilonico lussò, che dà in stranezze sempre peggiori; le mode disoneste; le danze oscene; cinque- centomila caffè o ridotti,1 spalancate voragini in cui vanno a perdersi l’amor del lavoro, il pudore, la sanità, Lo spirito di famiglia, il rispetto a sé stesso e ad ogni autorità; in tutte le classi della società, effeminate abitudini, snervatrici degli animi: scandali clamorosi che addomesticano col male e spengono la coscienza; il disprezzo delle leggi ordinate a domare la carne; la profanazione della domenica; la santificazione del lunedì; l’abbandono della preghiera e de’ Sacramenti; che cos’è, dico, che cos’è tutto questo, se non odio della morale cristiana, odio infernale, tendente a soffocare il Cristianesimo nel fango? L’odia nelle sue manifestazioni pubbliche e private. Là, proibisce il suono delle campane e condanna il sacerdote che porti, in pubblico, il suo abito ecclesiastico; costà, abbatte tutte le croci. Qui vieta al Figliuolo di Dio d’uscir da’ suoi templi per ricevere gli omaggi dei suoi figli; e, sotto pena di venir oltraggiato, gli tocca celarsi ben bene quando va a visitarli sul letto del dolore. Tutte cose che avvengono in società che si chiamano cristiane! E avviene ben altro. In segno di vittoria, satana ha ricollocato le sue statue ne’ giardini, su passeggi, sulle piazze delle grandi città, per tutta Europa: e, ficcatosi fin ne’ domestici penetrali delle famiglie, ne ha bandite le immagini del Verbo incarnato e sostituite le sue.

– « Non V’è Cristo in casa, esclamava testé un eloquente predicatore; non v’è più Cristo pendente dalla parete; non v’è più Cristo manifestantesi nei costumi. E che! voi avete sott’occhio i ritratti de’ vostri grandi uomini; le vostre case s’adornano di statue e quadri profani! Che dico? voi tenete esposti alla vista dei vostri figliuoli ed all’ammirazione della gente di casa gli Amori del paganesimo, le Veneri, gli Apollini dei paganesimo; si, tutti i vituperi del paganesimo trovano posto nella casa dei Cristiani; e, sotto quel tetto che accoglie tanti umani eroi e pagane divinità, non v’ha più un cantuccio per l’immagine di Gesù Cristo, che lo stesso Tiberio non ricusava d’ammettere coi suoi dei nel Pantheon di Roma. » – Si, è vero, è vero non solo in Francia, dove insegna l’Università, ma vero in Europa dove insegnano gli ordini religiosi, vero molto prima dell’Università e della Rivoluzione francese; nelle case dei moderni cristiani letterati, Cristo non ha più luogo. Ma ve l’aveva ai tempi degli ignoranti nostri padri del Medio Evo. Or come ne venne cacciato ? Come ha dovuto cedere il posto agli dei del paganesimo, vale a dire a satana stesso sotto le molteplici sue forme; omnes dii gentium daemonia? In che tempo s’è ella fatta questa sacrilega sostituzione? Chi ha formate le generazioni che se ne fanno colpevoli? in quali luoghi, e in quali libri hanno esse imparato ad appassionarsi per le cose, per gli uomini, per le idee e le arti del paganesimo? qual fu lo Spirito che ha dettata la dottrina che produce tal frutti? Lo Spirito del Cenacolo, o quel dell’Olimpo? O l’uno, o l’altro. Havvi infine un ultimo fenomeno che va ogni di più manifestandosi; ed. è il doppio movimento, che mena il mondo presente; movimento d’unificazione materiale, e movimento di dissoluzione morale. Lo Spirito del secolo diciannovesimo spinge con tutte le sue forze alla materiale unificazione de’ popoli; battelli a vapore, strade ferrate, telegrafi elettrici, leghe doganali, trattati di commercio, libero scambio, moltiplicazione delle poste, ribasso di tassa sugli stampati e sulle lettere; non vi è mezzo di comunicazione che non venga accelerato o inventato. Assorbisce intanto le piccole nazionalità, sopprime la famiglia, il comune, la provincia, la corporazione, ogni specie di franchigia ed autonomia; risuscita gli eserciti permanenti del mondo antico, riedifica le sue grandi capitali, e sul collo dei popoli, fatti liberi dal cristianesimo, ribadisce le catene della cesarea, cosi detta, centralizzazione. A questo movimento di unificazione materiale corrisponde, fuori del Cattolicismo, un movimento non meno rapido di dissoluzione morale. In materia di dottrine religiose, sociali, politiche, che resta egli più in piedi? Il gran dissolvente d’ogni specie di fede, il Razionalismo, non è egli forse il dio della moltitudine? Love son esse le convinzioni profonde, le professioni chiare ed aperte, tanto da resistere alle seduzioni dell’interesse, per sfidare le minacce, o, peggio, la dimenticanza in che vi lascia il governo, per mantenersi immobilmente saldo fra i sofismi dell’empietà e la forza dei cattivi esempi? Qual può essere Punita morale d’un mondo che ha fatto in pezzi il simbolo cattolico, che sta lì a sentire, e sopporta, e lascia passare tutte le negazioni, compresa quella di Dio stesso? Somigliante spettacolo, solo una volta già ebbe a vedersi; e fu al tempo che il romano impero declinava alla sua rovina. Formata dal continuo assorbimento del debole dal forte, del popolo per via del popolo, l’unità materiale giunse fino al dispotismo d’un solo uomo. satana aveva raggiunto il suo scopo. Roma era il mondo, e Cesare era Roma; e Cesare era imperatore e sommo sacerdote di Satana. Allora fu che l’uman genere, privo di forza di resistenza perché senza fede, e senz’ altro desiderio che di materiali piaceri, panem et circenses, altro più non era che un gregge, bastonato, venduto, sgozzato, a volontà del padrone. Eserciti permanenti, grandi capitali, celerità di comunicazioni, centralizzazione universale, unificazione materiale dei popoli, spinta con febbrile ardore; dissoluzione morale, giunta fino allo spezzamento indefinito d’ogni simbolo e d’ogni fede : chi oserebbe sostenere che tale doppio fenomeno non sia precursore della più immane tirannia? Sia forse l’addentellato, dirò cosi, del regno anticristiano, predetto, degli ultimi tempi ? A parer nostro, è Cesare a cavallo, con lucifero in groppa.

CONOSCERE LO SPIRITO SANTO (30)

Mons. J. J. GAUME

IL TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO

[vers. Ital. A. Carraresi, vol. I, Tip. Ed. Ciardi, Firenze, 1887; impr.]

CAPITOLO XXIX.

(Seguito del precedente)

satana s’incarna nella sua politica — Egli è lo spirito di tenebre, di impurità, d’orgoglio, di menzogna, il grande Omicida — Tutto questo fa il trionfo della sua politica — Lotta dello Spirito Santo contro il regno di satana — San Pietro assedia Roma — Ei la prende — Roma diventa la capitale della Città del bene — Riconoscenza universale per lo Spirito Santo — Benefici della sua politica — Quattro grandi fatti: costituzione della vera Religione — Costituzione della Chiesa — Costituzione della società — Costituzione della famiglia — Quadro.

Frattanto dalla vetta del Campidoglio, dove egli aveva il suo tempio privilegiato, satana, sotto il nome terribile di Giove Capitolino, regnava sul mondo e come Dio e come Re. Per testimoniare questo potere sovrano, i padroni della terra, i comandanti degli eserciti romani, venivano a domandargli il successo delle loro armi, a render grazie della vittoria, ad immolare i re vinti e consacrare le spoglie dei nemici. Ora il regno di satana era la sua incarnazione vivente. Tutte le qualità che la rendevano distinta si riproducevano nelle leggi della sua vasta Città, nella vita pubblica e privata dei suoi innumerevoli sudditi. Egli è lo spirito delle tenebre, potestas tenebrarum ed il suo regno fu quello delle tenebre le più folte che abbiano oscurato l’intelligenza dell’umanità. Come fare a immaginarsi quei milioni d’uomini, immensi greggi di ciechi, camminanti tastone, non sapendo né donde vengono, né donde sono, né donde vanno? Sotto il nome di Razionalismo o di emancipazione della ragione, tutte le verità erano combattute, scosse, negate, gettate al vento della derisione. Per i savi, tutta la filosofia consisteva in eterni tentennamenti, in contraddizioni senza fine; per il volgare, in una stupida indifferenza. Egli è lo Spirito immondo, spiritus immundus; ed il suo regno, fu quello di tutte le infamie. Sotto il nome di sensualismo o di emancipazione della carne, tutte le cupidigie divorano l’umanità. Le ricchezze, gli schiavi, la potenza, .il lusso, sotto tutti i nomi e sotto tutte le forme, i banchetti, le terme, i teatri, gli stessi templi servono alle dissolutezze del giorno, alle orge della notte, e formano della vita una eterna lussuria. Egli è lo Spirito d’orgoglio, spiritus superbia, ed il suo regno fu quello del dispotismo più mostruoso che il mondo abbia mai tollerato. Sotto il nome di Cesarismo, tutti i poteri sono concentrati nelle mani di un mostro con faccia umana, chiamato ora Nerone, ora Caligola, ora Tiberio, ora Eliogabalo, Imperatore e pontefice. Cesare è “dio”, la sua volontà è la regola del. giusto: Quidqutd placuit regni, vim habet legis. [La confusione delle idee, per cui tutto ciò che è legale si ritiene per legittimo; la statolatria, per cui lo Stato si reputa la fonte unica della giustizia e del diritto; per cui l’ordine spirituale si sottomette al temporale, la Chiesa si fa suddita allo Stato; la famiglia stessa spogliata dei suoi naturali diritti in servigio del “dio Stato”, non è che il naturale svolgimento, diverso secondo la diversità dei tempi, di questo impero di satana, del quale qui parla l’autore. – N. d. Ed.) Maestro assoluto dei corpi è delle anime, tutto appartiene a lui, tutto vive pel mezzo suo e a favor suo. Il suo regno è la negazione della coscienza e della libertà umana. Egli chiede all’uomo la sua fortuna, ed egli la dà; la sua donna, ed egli la dà; il suo capo, ed egli lo dà. Gli dice di adorare una pietra, un cane, un caprone, un toro, un coccodrillo, un serpente, ed egli gli adora. I popoli anche i più lontani, sentono il peso della sua potenza. Mai resistenza possibile: una capitale gigantesca, eserciti permanenti, la rapidità delle comunicazioni, una centralizzazione universale, hanno organizzato il mondo per il dispotismo. – Egli è lo spirito della menzogna, spiritus mendacii, ed il suo regno fu un lungo inganno. La letteratura, la poesia, le arti, la civiltà di quell’epoca, civiltà vuota di verità e di virtù, non sono che un lenzuolo di porpora gettato sopra un cadavere. La politica è l’ipocrisia a profitto dell’egoismo. Il preteso ben essere, un’odiosa menzogna che nasconde il barbaro esaurimento di tre quarti del genere umano, a profitto di pochi sibariti. L’incessante rumore delle battaglie, i canti della vittoria, le pompe trionfali, i giochi del circo, i combattimenti dell’anfiteatro, il perpetuo tormento dell’oro, dell’argento, del bronzo, del marmo, di tutti i metalli e di tutte le produzioni della terra, resi soggetti a tutti i capricci del lussò e delle passioni; quell’agitazione febbrile, quella vita fittizia, non è che un’esca per ingannare l’uomo, corromperlo, e distoglierlo dal suo fine e trascinarlo negli abissi. Egli è omicida, homicida, ed il suo regno fu l’assassinio organizzato. Assassinio del bambino, ucciso legalmente avanti di nascere e dopo la sua nascita; immolato agli dei o allevato per l’anfiteatro; assassinio dello schiavo, che si uccide impunemente per tedio, per capriccio, per piacere; assassinio dei prigionieri di guerra, che si scannano o si forzano a scannarsi sulla tomba dei vincitori; assassinio dei poveri, dei giovani e delle giovinette che si offrono in ecatombe a divinità sitibonde di sangue; assassinio dell’uomo per mezzo del suicidio, il quale per la prima volta apparisce sopra una larga scala negli annali della trista umanità; assassinio o piuttosto eterni macelli di milioni d’uomini, di donne, di fanciulli per guerre sterminatrici, per i combattimenti dei gladiatori, per le lotte di guardiani di belve. E come se tanti fiumi di sangue non fossero bastati per spegnere la sete del grande omicida, fu udito un giorno esclamare per bocca di un suo luogotenente: Vorrei che il genere umano non avesse che un sol capo a fine di abbatterlo con un sol colpo! Tale fu e più orribile ancora, il regno di satana, nei giorni della sua potenza. – Oramai il genere umano sapeva quel che costa il disertare la Città del bene, per vivere nella Città del male: Iddio n’ebbe compassione. Il giorno eternamente memorabile della Pentecoste, risplendette sul mondo. Come un potente monarca che entra in campagna, così lo Spirito Santo personificato negli Apostoli, esce dal Cenacolo e cammina all’espulsione dell’usurpatore. Roma diventa la posta del combattimento; prenderla o custodirla, è l’ultima parola della lotta. É necessario che Roma diventi la capitale della Città del bene; necessario; perché infedele alla sua missione. Gerusalemme ha cessato d’esserlo: e bisogna perché una città universale non può aver per capitale che la Regina del mondo; bisogna, perché Roma, tanto tempo Babilonia, deve espiare le sue mostruose prostituzioni, divenendo la città santa. Bisogna infine perché il Verbo incarnato deve manifestare la sua onnipotenza, cacciando il tiranno dalla sua inespugnabile fortezza, e di capitale della Città del male, farne la Capitale della Città del bene. Pietro, condotto dallo stesso Spirito Santo, giunge alle porte di Roma per farne la sede. satana lo ha inteso; ed è allora che egli dispiega in tutto il suo lusso l’odio implacabile che lo divora contro il Verbo incarnato. Dopo trecento anni di una lotta senza esempio nella storia, sia per l’accanimento e l’estensione della mischia, ossia per la natura delle armi, ovvero per il carattere e il numero dei combattimenti, lo spirito del male è vinto, vinto in casa sua, vinto nel cuore stesso della sua cittadella. I suoi oracoli tacciono, i suoi templi crollano, i suoi adoratori lo abbandonano, la sua civiltà corrotta e corrompitrice sparisce sotto le rovine del suo impero. Roma ha cambiato padrone. Divenuta capitale della Città del bene, essa fa sentire al mondo intero la sua potente e salutare influenza. Il regno dello Spirito Santo comincia nell’ordine religioso e nell’ordine sociale. Dall’Oriente all’Occidente il suo nome benedetto diviene popolare. Nell’antichità pagana tutto parlava dello spirito delle tenebre, tutto parla adesso dello Spirito della luce. Da San Paolo sino a Sant’Antonino, i Padri della Chiesa greca e della Chiesa latina, i grandi teologi del medio evo, gli ascetici, i predicatori non hanno che una voce per farlo conoscere in se medesimo e nelle sue opere. All’ardente amore dei particolari per lo Spirito rigeneratore, si unisce per lunghi secoli la docilità filiale nelle nazioni alle sue inspirazioni salutari. Checché ne possa. dire un cieco odio, questi secoli furono l’epoca del vero progresso, della vera libertà. Il fatto seguente preso tra mille negli annali dell’Europa, sarà un eterno lucchetto che chiuda la bocca ai contradittori. – Da quei blocchi di granito che chiamansi i Barbari e che furono i nostri avi, il mondo ha veduto uscire dei figli d’Abraham. Il nome dell’epoca, testimone di un simile miracolo, è oggi una ingiuria: noi non l’ignoriamo. Quanto chiunque altro, noi sappiamo ciò che si è in diritto di rimproverare al medio evo. Resta però sempre che lo spirito da cui fu animato realizzò i quattro progressi, soli degni di questo nome che l’umanità abbia mai compiuti.

Costituì la Religione: e fu un giorno in cui l’Europa già prostrata ai piedi di mille idoli mostruosi, e divisa in mille credenze contradittorie, adorò lo stesso Dio, cantò lo stesso simbolo. Dall’oriente all’occaso, dal sud al settentrione, non una voce discordante turbò questo vasto concerto. Unità di fede: magnifico trionfo della verità sull’errore.

Costituì la Chiesa: e vi fu un dì in cui sulle rovine del dispotismo intellettuale dell’antico mondo, sorse la società, custode infallibile della fede. Divenuta la potenza più amata, quella, società abbarbicò profondamente le sue radici nel suolo dell’Europa: il clero divenne il primo corpo dello Stato. Autorità della Chiesa; magnifico trionfo dell’intelligenza sulla forza. Costituì la società, e venne un giorno in cui i codici dell’Europa per sì lungo tempo macchiati d’iniquità legali non contennero più una sola legge anti-cristiana, per conseguenza antisociale. Per assicurare i diritti di tutti e di ciascuno, mantenendo l’armonia sulla terra, come il sole la mantiene nel firmamento, il Re dei re, rappresentato dal suo Vicario, dominava su tutti i re. La decisione di un padre, oracolo incorruttibile della legge eterna di giustizia, era l’ultima ragione del diritto e il termine dei conflitti. La parola in luogo della sciabola; i canoni del Vaticano in luogo del cannone, delle barricate o del pugnale degli assassini: magnifico trionfo della libertà sul dispotismo e l’anarchia.

Costituì la famiglia. Fu un giorno in cui nell’Europa rigenerata, la famiglia riposò sulle quattro basi che formano la sua forza, la sua felicità e la sua gloria: l’unità, l’indissolubilità, la santità, la perpetuità per il rispetto dell’autorità paterna, durante la vita e dopo la morte. Lo spirito invece della carne: magnifico trionfo dell’uomo nuovo sull’uomo vecchio; guarigione radicale della poligamia, del divorzio e dell’egoismo, piaghe inveterate della famiglia pagana. La Città del bene posta ‘su queste ampie basi, svolgeva tranquillamente le sue maestose proporzioni, e di giorno in giorno sorgeva risplendente di nuove bellezze, a quella perfezione che le è data di raggiungere quaggiù. La grande politica, cristiana, inaugurata da Carlo Magno costituiva la potenza unita, contro la quale venne a cadere la barbarie mussulmana. Intanto che al di fuori gli ordini militari vegliavano intorno all’ovile; quali nobili lavori non si compievano nell’interno! La regina delle scienze, la teologia, rivelava con una incomparabile lucentezza, le magnifiche realtà del mondo soprannaturale. Innalzato a queste alte speculazioni lo spirito generale, disprezzava la materia e i suoi grossolani godimenti. La società s’incamminava senza dubbio verso il termine supremo della vita dell’uomo e dei popoli. La filosofia, umile serva della teologia, lavorava per conto della madre sua. Delle verità che essa aveva ricevute, mostrava la connessione, la ragione, l’universale armonia, e illuminava di una dolce e viva luce tutto il sistema della creazione. Seria come la verità, casta come la virtù, la letteratura scrutinava le Scritture. Invece di nutrirsi di favole e di puerilità, cercava nel Libro dei libri, le norme del pensiero, il tipo del bello e la forma del linguaggio. Con uno splendore di forma e un ordine di concetto, che non aveva mai raggiunti, l’arte realizzava sotto gli occhi d’ognuno l’ispirazioni della fede. Come di un mantello di gloria copriva l’Europa di monumenti inimitabili ancor meno per l’immensità delle proporzioni e la finitura dei dettagli, che per il simbolismo eloquente che faceva pregare la pietra, il legno, i metalli e tutte le creature inanimate. Sotto le volte stellate di quegli splendidi templi, una poesia sola degna di questo nome, cantava con la voce delle moltitudini, le credenze, le speranze, gli amori, le gioie, i dolori, i combattimenti, le vittorie della Città del bene. Mercé dello spirito di carità che animava tutto il corpo, le opere di devozione eguagliavano le umane miserie. Dalla cuna sino alla tomba e al di là, mai un bisogno intellettuale, morale o fisico sul quale non si trovi che vigili, come una sentinella al suo posto, un ordine religioso od una confraternita. Mentre che nell’antichità i poveri ed d piccoli, isolati gli uni dagli altri, non formavano che una moltitudine di atomi senza forma, né resistenza, contro un potere brutale; nella Città del bene la libertà, figlia della carità, si propagava sotto tutte le forme. Carte, associazioni, privilegi di tutti gli stati anche i più umili, mille confraternite formavano altrettanti corpi rispettabili, l’oppressione dei quali costituiva un delitto condannato dall’opinione, prima d’essere colpito dalla duplice potenza della Chiesa e dello Stato. Le libertà pubbliche non etano per questo meno assicurate. Sopprimendo le grandi capitali, gli eserciti permanenti, la centralizzazione, il Cristianesimo aveva spezzato i tre istrumenti necessari al dispotismo. Così aveva cessato il lungo divorzio dell’uomo e di Dio, della terra e del cielo. Ristabilita dallo Spirito Santo la primitiva alleanza, diventava di giorno in giorno più feconda. Alla grande unità materiale della Città del male si sostituiva nel mondo .rigenerato, una grande unità morale, sorgente di gloria e di felicità. Di tutti questi elementi benedetti, germi potenti di una civiltà che doveva fare della terra il vestibolo del cielo e del genere umano, il vero fratello del Verbo incarnato, l’Europa andava debitrice alla grande vittoria dello Spirito del bene, sullo spirito del male. Fosse piaciuto a Dio che essa non l’avesse dimenticato mai!

CONOSCERE LO SPIRITO SANTO (29)

Mons. J. J. GAUME

IL TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO

[vers. Ital. A. Carraresi, vol. I, Tip. Ed. Ciardi, Firenze, 1887; impr.]

CAPITOLO XXVIII

Storia politica delle due Città.

Due religioni, due società e per conseguenza due politiche. — Scopo dell’una e dell’altra — Necessità di conoscerlo per intender l’istoria — In virtù di un Consiglio divino, Gerusalemme è la capitale della Città del bene — In virtù d’un Concilio satanico, Babilonia e Roma sono a vicenda la capitale della Città del male — Luminosa dottrina del celebre Cardinal Polo al concilio di Trento — Perché i regni del mondo sono mostrati a Daniele sotto figure di Bestie — Roma in particolare, fondata dalla Bestia, porta i caratteri della Bestia, e fa le opere della Bestia: testimonianze della storia e di Minuzio Felice — Durante tutta l’antichità, satana ebbe per unico scopo della sua politica d’innalzare Roma, di farne la sua capitale e una fortezza impenetrabile al Cristianesimo — Quadro della sua politica e della politica divina: passo di sant’Agostino — In che senso satana ha potuto dire che tutti i regni del mondo gli appartenevano — Dottrina di Sant’Agostino — Osservazioni.

Il parallelismo religioso e sociale del quale abbiamo ora accennato i tratti principali, si manifesta nell’ordine politico, e non poteva essere altrimenti. La politica è la scienza del governo. Governare, vuol dire condurre i popoli a un fine determinato. Questo fine non può essere conosciuto che mediante la religione, atteso che la religione sola può dire all’uomo per qual motivo egli è sulla terra. Due religioni opposte si dividono il mondo: la Religione del Verbo incarnato, e la religione di satana, suo implacabile nemico. Vi sono dunque necessariamente due politiche opposte nel loro punto di partenza, e nel loro punto d’arrivo; e non ve ne sono che Due: o Gesù Cristo, re: o satana, re. Gesù Cristo, re dei re e dei popoli; o satana, re dei re e dei popoli. Gesù Cristo re nell’ordine temporale, come pure nell’ordine spirituale; o satana, re parimente nell0ordine temporale come nello spirituale. La Cristocrazia o la Demonocrazia: ecco lo scopo supremo delle due politiche che governano il mondo, e che lo conducono a una duplice eternità. [La Cristocrazia o la Demonocrazia sono i soli governi del mondo. Nostro Signor Gesù Cristo regnando sugli imperi mediante il Papa, suo vicario; un imperatore, quasi diacono del Papa, e i re come suddiaconi dell’imperatore: tale è la vera idea del potere. Alla fine dei tempi, il mondo colpevole di lesa Cristocrazia sarà soggetto alla Demonocrazia. satana avrà il suo imperatore che sarà l’Anticristo; e l’Anticristo avrà i suoi diaconi che saranno i re. II male giunto alla sua ultima formula, chiamerà il castigo finale]. Resulta quindi, che la vita del genere umano non è che una oscillazione perpetua tra questi due poli opposti. Questo fatto non domina soltanto la storia, è la storia stessa, tutta la storia nel passato, nel presente e nel futuro. Tale è il punto di vista, nel quale bisogna porsi, per giudicare gli avvenimenti compiuti o preparati, bilanciare i timori e le speranze, dar il loro carattere alle rivoluzioni, e rendersi conto della caduta, o dell’innalzamento degli imperi. Senza di questo, nessuno può, oggi meno che mai, in mezzo all’urto delle idee ed allo scompiglio degli avvenimenti, situar bene il suo concetto, ed evitare lo scoglio dello scetticismo, o l’abisso della disperazione. Se vogliamo che, il gran fatto di cui noi parliamo, divenga un faro abbastanza luminoso, per illuminarci in mezzo alle tenebre ognora più fitte in cui si addentra l’Europa attuale, è necessario dimostrarlo nel suo complesso, cosa che imprenderemo ora a fare. Avanti che l’uomo e il tempo fosse, un Consiglio divino decreta la fondazione della Città del bene. Lo spirito d’Amore ne sarà il Re, l’anima e la vita. Dapprima come famiglia, essa vivrà per lungo tempo della vita ristretta dei Patriarchi sotto la mobile tenda del deserto. Mediante il ministero degli Angeli e di Mosè, lo Spirito Santo la costituisce allo stato di nazione. Ad ogni impero ci vuole una capitale; quella della Città del bene si chiamerà Gerusalemme, o Visione di pace. Ivi infatti, e ivi solamente regnerà la pace, perché ivi soltanto sarà il tempio del vero Dio. Ma Gerusalemme appartiene alla Città del male; bisogna conquistarla. Sion, sua cittadella, cade finalmente in potere di David, e l’impero è fondato. Sino da questo momento, Gerusalemme diventa la città santa, oggetto delle predilezioni dello Spirito Santo. Da essa parte la vita che irraggia la luce. [De Sion exibit lex, et Verbum Domini de Jerusalem. – Isay XI, 3]. – È verso di lei che tutti i figli di Dio, sparsi ai quattro angoli del mondo, innalzano le loro mani ed i loro cuori. Gerusalemme è alla Città del bene ciò che il cuore è al corpo, i centri ai raggi, la sorgente al fiume. satana guarda ciò che fa Dio, e tiene, consiglio. Radunando tutti i suoi sudditi in Concilio ecumenico ei decreta la fondazione materiale del suo impero e della sua capitale. Ecco in qual magnifico linguaggio un Padre di un altro concilio ecumenico descrive quello di satana: « Una parola è udita nelle pianure di Sennaar, che convoca tutti i figli degli uomini in assemblea generale. Il fratello la ripete al suo fratello, il vicino al suo vicino. Questa parola diceva: Venite, facciamoci una città ed una torre la cui cima tocchi il cielo, prima di disperdersi sulla terra. Tale fu il decreto del concilio satanico. È vero che Iddio ne arrestò l’esecuzione, confondendo il linguaggio e spingendo i figli degli uomini ai quattro venti; ma l’opera fu arrestata prima che il concilio fosse disciolto. [Iddio medesimo sapeva che il suo intervento non impedirebbe né a satana, né ai suoi sudditi di edificare la Città del male. Nel confondere il linguaggio degli uomini egli pronunzia quella profonda parola: Cœperuntque hoc facere, nec desistent a cogitationiòns suis, donec eas opere compleant Gen., XI, 6]. Infatti, sino alla diffusione dello Spirito Santo, il decreto di questo concilio non fu mai abrogato nella mente degli uomini. Ciò che il giorno della convocazione ognuno diceva al suo prossimo: Venite, edifichiamoci una città e rendiamoci illustri, chiunque non è diventato figlio dello Spirito Santo continua a dirselo a sé medesimo ed agli altri. Ecco il soggetto di tutte le loro assemblee pubbliche ed occulte: e se l’occasione si presenta di eseguire il gran decreto, subito l’afferrano. « È dunque in virtù di questo decreto del concilio ecumenico di satana che, tutti i regni del mondo sono stati formati: ex quo nata sunt omnia mundi regna. E per combattere vittoriosamente questa immensa Città del male, fu fondata dal Verbo eterno, la Città del bene; ed i Concilii generali della Chiesa furono stabiliti appunto, in opposizione al concilio generale di satana. E allo stesso modo che lo spirito del male, ispirava il primo, cosi i secondi trassero tutta la loro forza dalla convocazione, dalla presidenza, dalla ispirazione e dai lumi dello Spirito del bene. Parimente se il primo ebbe per iscopo di organizzare l’odio, cosi i secondi ebbero quello di organizzare l’amore. [Card. Polo, De Concilio, quæst. x.Oral. ad Padres Trid., apud Labbet t. XIV, p. 1676].Tutti i regni della gentilità sono nati dal concilio satanico, tenuto ai piè della torre di Babele, ex quo nata sunt omnia mundi regna. Tutti sono fondati in opposizione al regno di Cristo, quibus regnum Christi se opposuit eaque delevit Questa parola dà luce a tutta la storia; e come eco fedele di una rivelazione profetica, essa è indiscutibile. »Il convocatore e il presidente del concilio di Babele fu quegli che la Scrittura appella la Bestia, per eccellenza. Mille anni più. tardi,. Daniele è rapito in ispirito. Nelle quattro grandi monarchie degli Assiri, dei Persi, dei Greci e dei Romani, Iddio gli mostra tutti i regni del mondo. Sotto quali figure? di uomini? no: di Angeli? no. Sotto figure di bestie. E quali bestie? di bestie immonde e malefiche. Perché queste figure e non altre? Perché tutti questi imperi sono opera della Bestia; essi ne hanno i caratteri e ne producono le opere. Nell’ultima, vedete in chi si personificano tutte le altre: « La quarta bestia, dice il Profeta, è il quarto regno che sarà sulla terra; sarà più grande di tutti, i regni; divorerà tutta la terra, la stritolerà e la ridurrà in polvere » [Dan., VII, 23]. Abbiamo visto che Roma fu fondata da satana medesimo; Roma pagana non ha cessato di eseguire l’opera di satana. Proprio alla lettera, essa ha divorato, calpestato, stritolato tutta la terra: essa ha rapito agli uomini tutti i beni di città, di famiglia, di proprietà, di religione; non come tanti conquistatori per caso, e in un momento di furore; ma per disegno premeditato, per un seguito non interrotto di saccheggi e di conquiste, durante mille duecento anni. Le sue istituzioni portavano il segnale della sua origine; e il suo diritto non era che la legislazione dei suoi delitti. Dopo il risorgimento, Roma pagana non è stata scorta, che attraverso le finzioni dei poeti, degli storici e dei legisti del paganesimo. Quando la gran bestia era ancora vivente, e che la civiltà di cui essa fu l’anima, era in atto e non in rimembranza; l’una e l’altra sono state giudicate da giudici, testimoni incorruttibili della verità. Udiamo questo giudizio che data dal terzo secolo: « I Romani, dite voi, si sono acquistati minor gloria pel loro valore, che per la loro religione e la loro pietà. Ah! certamente, essi ci hanno lasciato grandi segni della loro religione e pietà, dopo il principio del loro impero. Non fu il delitto che gli fece radunare, che gli rese terribili ai popoli circonvicini, che servi loro di difesa per stabilire la loro dominazione. Imperocché da principio era un asilo di ladri, di traditori, di assassini e di sacrileghi; e affinché colui che era il maggiore, fosse altresì il più delinquente, per questo uccise suo fratello, e questi sono i primi auspicii di questa città santa. « Subito, contro il diritto delle genti, essi rapiscono delle ragazze di già promesse, delle fidanzate, talune anche già maritate; essi le disonorano, e di poi fanno la guerra ai loro padri, a quelli dei quali avevano sposate le figlie, spargendo così il sangue dei loro parenti. Quale empietà e audacia! Infine, cacciare i suoi vicini, saccheggiare i loro templi ed altari, distruggere le loro città, condurli schiavi, ingrandirsi con le rapine e con la rovina degli uomini, era la dottrina di Romolo e dei suoi successori; cosicché tutto ciò che tengono, e tutto ciò che posseggono, non è altro che brigantaggio. « I loro templi non sono edificati altro che con le spoglie dei popoli, col sacco delle città, con gli avanzi degli altari, col saccheggio degli dèi, e con l’uccisione dei sacerdoti. Quale empietà e quale profanazione l’inginocchiarsi dinanzi a dèi che essi trascinano schiavi in trionfo! Adorare ciò che si è preso, non è lo stesso che consacrare il suo latrocinio? Quante vittorie, tanti delitti; quanti trofei, altrettanti sacrilegii! E non è con la religione, ma con la loro empietà che essi sono saliti a quest’eminente fasto di grandezza; non per essere stati pii, ma per essere stati impunemente malvagi. »  [Minuzio Felice, Octav., c. XXIV].  Ecco dunque l’ultima parola della storia politica del mondo, e la strepitosa rivoluzione di quel terribile antagonismo che Bossuet non intravvide abbastanza. Gli nomini salvati miracolosamente dalle acque del diluvio, ritornano alle loro sregolate inclinazioni. Iddio si scelse un popolo per custodire la sua verità, e lascia il demonio scegliersi un altro popolo che sarà il nemico della verità, lo sterminatore dei santi, il propagatore del panteismo e dell’idolatria. È il popolo romano raccolto nell’asilo di Romolo, e che fu per lo meno sì fedele alla sua missione, quanto il popolo ebreo alla sua. Educare Roma, fu per tutta l’antichità il pensiero di satana e il fine invariabile della sua politica. Pur tuttavia Roma e Gerusalemme non divennero che lentamente e dopo molte battaglie le capitali delle due Città opposte. Queste battaglie riassumono la storia. Essa ci mostra i regni dell’Oriente che cadono gli uni dopo gli altri sotto l’impero del demonio. Per riunirli in un sol corpo è fondata la grande, la voluttuosa, la terribile Babilonia. Con le sue leggi, col suo lusso, con le sue ricchezze, con la sua crudeltà, con la sua mostruosa idolatria, la Gerusalemme di satana diventa la rivale implacabile e la sanguinosa parodia della Gerusalemme del vero Dio. Così il mondo cammina su due linee parallele. – « Ai fondatori della Città di Dio, dice sant’ Agostino, Abraham, Isaac, Jacob, Joseph, Mosè, Sansone, David, Salomone, corrispondono Nino, Semiramide, Faraone, Cecrope, Romolo, Nabuccodonosor e gli altri principi degli Assiri, dei Persi, dei Greci e dei Romani. I Fondatori della Città del bene, notificano le leggi di Jehovah, le cerimonie che prescrivono i sacrifici che esige, la difesa dell’idolatria. Conservare ed estendere la Città del bene, tale è l’uso ch’essi fanno della loro potenza. Parallelamente i fondatori della Città del male, pubblicano gli oracoli di satana, ordinano i suoi sacrifici, rendono popolari le sue favole, parodiano le verità divine, e tanno cosi servire la loro potenza allo sviluppo della Città del male. » [De civ. Dei, lib. XVIII, c, II e seg., quoad sensum]. – Con i secoli essa estendo i suoi limiti fino ai confini più remoti dell’Occidente. Quest’immenso impero chiede una nuova capitale: Roma succede a Babilonia, Roma padrona del mondo, diventa la metropoli dell’idolatria, e la cittadella di satana. « Cosi, continua sant’Agostino, due regni hanno assorbito tutti i regni: quello degli Assiri e quello dei Romani. Tutti gli altri non sono stati che provincie, o annessi di questi imperi giganteschi. Quando l’uno finisce, l’altro incomincia. Babilonia fu la Roma dell’Oriente, e Roma divenne la Babilonia dell’Occidente e del mondo. » [Ibid., n. 1 e 2].Gerusalemme, Babilonia e Roma, questi tre nomi riassumono tutta la storia delle due Città nel mondo antico: preambolo obbligato della loro storia nel mondo moderno. Roma vincitrice di tutte le nazioni, giunge all’apogèo della potenza. satana alza il suo orgoglio fino alle nuvole; ed è allora che incontra senza conoscerlo, il Verbo incarnato sceso dal cielo, per rovesciare il suo impero. Per uno di quei prestigi il cui segreto gli è familiare, lo trasporta in cima d’un monte; di là gli mostra tutti i regni della terra e gli fa la strana proposta riferita dal Vangelo: « Io ti do, gli dice, questa sovranità universale e la gloria di tutti questi imperi; imperocché tutto ciò è stato dato in mia balia e lo dono a chi voglio. Se dunque tu ti prostri a me dinanzi, ogni cosa è tuo. » [Luc., IV, 5, 6, 7]. – Per credere ad una simile potenza, se noi non avessimo che l’affermazione del Principe della menzogna, certo il dubbio sarebbe permesso e più che permesso. Cessa d’esserlo, almeno completamente, quando si vede il Vangelo stesso, chiamare satana, il Dio e il Principe di questo mondo. [Deus hujus sæculi. II Cor., IV, 4. — Princeps hujus mundi. Joan., XVI, 11]. Dal canto suo la storia studiata altrimenti che superficialmente, ci ha mostrato nell’orgogliosa parola del tentatore, un fondo di verità bene altrimenti considerevole di quello che non si creda. Sotto i suoi due grandi aspetti, quello religioso e quello .sociale, l’umanità si è presentata al nostro studio. Abbiamo visto che satana nell’antichità pagana era veramente il Dio del mondo: Omnes Dii gentium dæmonia. Tutti i culti, eccetto un solo, venivano da lui e a lui ritornavano. La sua sovranità non era meno reale della sua pretesa divinità. Ispiratore permanente degli oracoli, per mezzo di essi egli dominava gli atti della vita, sociale. Di tutti i regni dell’antico mondo con la loro potenza colossale e con le loro favolose ricchezze di quelle Repubbliche della Grecia e dell’Italia, che per una educazione. mentitrice destano meraviglia ai giovani Cristiani, è, come un Padre del Concilio di Trento ci afferma, lo stesso satana che ne aveva decretata la fondazione: Decretum ex quo nata sunt omnia mundi regna; e la loro esistenza fu una opposizione armata contro la Città del bene, quibus regnum Christi se opposuit eaque Delevit. – Ma che! aveva dunque Iddio abdicato? Non è Lui e Lui solo il fondatore degli imperi, come è il Creatore dell’uomo e del mondo? Sant’Agostino risponde.  [De civ. Dei: lib. V] «Sicuramente che appartiene al solo vero Dio il potere di dare i regni e gli imperi. È dunque il solo vero Dio che ha dato quando ha voluto, e finché ha voluto, l’impero ai Romani, come lo aveva dato agli Assiri ed ai Persi. » Per provarlo aggiunge: « Affinché si sappia che tutti i beni temporali dei quali gli uomini si mostrano cosi avidi, sono un benefizio del vero Dio e non l’opera dei demoni, basti il considerare il popolo ebreo. Senza invocare la dea Lucina, le donne ebree mettevano felicemente al mondo fanciulli in gran numero. Questi si attaccavano al petto senza la dea Rumina; dormivano nella loro culla senza la dea Cunina: bevevano e mangiavano senza le dee Educa e Patina; crescevano senza adorare nessuno degli dii dei bambini. I connubii erano fecondi senza il culto di Priapo. Senza invocare Nettuno il mare si apriva dinanzi ad essi, e inghiottiva i loro nemici. Quando la manna cadde loro dal cielo, essi non consacrarono punto statue alla dea Mannia; e quando il masso li dissetò essi non adorarono né le ninfe né  le linfe. – « Senza i crudeli sacrifici di Marte e di Bellona essi fecero la guerra. Certo essi non vinsero senza la vittoria; ma non riguardarono la vittoria come una dea, bensì come un benefìcio di Dio. Essi ebbero le messi s’enza Segeta, e senza Bubona, buovi; senza Mellona ebbero miele; e frutta senza Pomona. Cosi tutte le cose che i pagani attribuivano alle loro divinità, gli Ebrei le ricevettero più felicemente dal vero Dio. Se trascinati da una curiosità colpevole non lo avessero offeso, dandosi al culto degli idoli, e facendo morire il Cristo, essi sarebbero certo rimasti nel regno dei loro padri, meno esteso senza dubbio, ma più felice degli altri. » [De civ. Dei, lib. IV, c. XXXIV]. Tuttavia l’illustre dottore appella Caino il primo fondatore della Città del male; e Romolo il primo fondatore di Roma sua futura capitale. [Id., lib. XV, c. V]. Che è questo mistero? e come conciliare coi fatti della storia le parole in apparenza contrarie, dei dottori della Chiesa, del demonio, e del Vangelo? Eccolo. Iddio ha creato tutti i fondatori della Città satanica, ma non gli ha creati per questo fine; egli ha dato a Nabuccodonosor l’Assiria; a Romolo l’impero romano; ed all’impero romano il dominio della terra; ma non ha dato loro a facoltà di rendere questi imperi cattivi. Che cosa dunque è avvenuto ? Del pari che il Padre del genere umano, cosi questi uomini si sono lasciati dominare da satana, che gli ha fatti i fondatori del suo impero e delle sue capitali. Sapendolo o no, tutti hanno lavorato, per lui: ed è in questo senso che il tentatore ha potuto dire: Tutti i regni della terra mi sono stati dati, ed io ho il diritto di disporne, come l’operaio della sua opera, il padrone dei suoi schiavi. Ecco quel che c’è di vero nelle parole di satana e nel nome di “dio” e di Principe di questo mondo, che il Vangelo non esita a dargli. – Pur tuttavia Iddio non aveva abdicato. La Città del male, con le sue grandi monarchie degli Assiri, dei Persi, dei Greci e dei Romani, divenne suo malgrado l’istrumento della Provvidenza, per l’adempimento dei suoi salutari disegni. A questo modo il Re della Città del bene si servì degli Assiri, a fine di tenere il suo popolo a dovere: dei Persi per ricondurlo nella Giudea e conservare la necessaria distinzione delle tribù; dei Greci per preparare le vie del Vangelo; dei Romani per compiere luminosamente le profezie relative alla nascita del Redentore. Ma tutto ciò si faceva contro l’intenzione del fondatore, præter intenzionem fundatorìs, e per effetto dell’onnipotente sapienza che cangia l’ostacolo in mezzo, senza mutare la natura dellecose. – Rimane però sempre che satana, grazie alla complicità dell’uomo, suo balordo e suo schiavo, aveva raggiunto il fine della sua politica. Dopo il concilio dove la sua fondazione fu decretata, noi vediamo la Città del male andare sviluppandosi. Alla venuta del Messia essa era al suo apogèo: tutti gli imperi sono suoi tributari. Noi vediamo ancora che l’ultima parola di satana era di fare di Roma la sua capitale. L’assorbimento successivo dei regni dell’Oriente e dell’Occidente, gli uni per mezzo degli altri, l’assorbimento finale di tutti questi regni, fatto da Roma medesima, testificano questo disegno e affermano questo supremo trionfo. Non è dunque, come si é detto, per mescolare i popoli e prepararli alla propagazione del Vangelo, che satana gli agglomerò sotto la mano di Roma. Formando il suo gigantesco impero egli voleva dominare solo sul mondo, annientare la Città del bene, o almeno opporre al suo sviluppo un ostacolo invincibile. Iddio gli ha lasciato fare l’impero romano, per rendere umanamente impossibile lo stabilimento della Chiesa. Per conquistare la fede del genere umano, gli faceva d’uopo che la giovane Città, in lotta sin dalla sua cuna con tutte le forze dell’inferno, elevate alla loro più alta potenza, grandeggiasse contro ogni verosimiglianza, e divenisse agli occhi dell’intero universo, il miracolo vivente di una sapienza, che si burlava del Forte armato, e che trionfava per ciò che doveva condurre la sua rovina, la morte ed i supplizi. [Un momento di riflessione basta per comprendere questa verità. Se all’epoca della predicazione del Vangelo il mondo fosse stato diviso in parecchi regni indipendenti, le persecuzioni generali, vale a dire, quei massacri in massa che erano di tal fatta da uccidere la Chiesa nella sua culla, sarebbero stati impossibili. Gli Apostoli perseguitati in un luogo avrebbero potuto, seguendo il consiglio del divino Maestro, passare in un altro, e con essi salvare una parte del gregge. Al contrario riunite il mondo sotto un sol capo e basta il maligno volere di un Nerone o di un Diocleziano per organizzare la carneficina su tutta la faccia della terra, e mettere la Chiesa nell’impossibilità di sottrarvisi.

CONOSCERE LO SPIRITO SANTO (28)

Mons. J. J. GAUME

IL TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO

[vers. Ital. A. Carraresi, vol. I, Tip. Ed. Ciardi, Firenze, 1887; impr.]

CAPITOLO XXVII.

 (FINE DEL PRECEDENTE)

Nuove prove che gli oracoli non erano una ciurmeria — Esempio dei Romani per tutta la durata del loro impero — Fatti curiosi, contemporanei a Cicerone — Pena di morte contro i disprezzatori degli oracoli — Esempi dei Greci — Processioni continue ai templi degli oracoli: testimonianze di Cicerone, di Strabono e di Marc’Aurelio — Oracoli mediante i sogni: nuovo passo di parallelismo: testimonianza d’Àrriano, di Cicerone e Tertulliano — Altro tratto di parallelismo: il tempio di Gerusalemme e il tempio di Delfo — Celebrità e ricchezze di quest’ultimo — Esistenza attuale degli oracoli presso tutti i popoli tuttora pagani: Madagascar, Cina, Cocincina — Riassunto del parallelismo tra le due Città — Belle parole di un Padre del Concilio di Trento.

L’obiezione epicureiana aggiunge che gli oracoli erano senza influenza sugli uomini illuminati, ì quali non vi credevano. Che gli uomini illuminati dall’antichitàpagana non vi credessero, abbiamo già letta laprova in contrario, né ora staremo a ripeterla. Ricordiamo solamente che in nome di tutte le generazioni, omnis ætas, Cicerone ha dato ai moderni pagani una smentita solenne. Che si accomodino col più gran numero delle lettere antiche, come essi lo chiamano, ciò tocca a loro. (Come in Platone, cosi in Cicerone, vi sono due uomini, quello della tradizione e quello del razionalismo. Il primo parla nel primo libro della Divinazione, e constata la fede universale agli oracoli. Nel secondo libro, il razionalista raccoglie le povere negazioni che la ragione individuale appone  alle affermazioni della ragione generale. É il sofista contro il filosofo, il pigmeo contro il gigante). – A noi sta l’esaminare se, conforme alla obiezione, gli oracoli non avevano nessuna influenza sulla condotta degli uomini e dei popoli illuminati dell’antico mondo. Ora, la verità è che gli oracoli esercitavano tale influenza sulla condotta pubblica e privata dei pagani più illuminati, senza distinzione di paese e di civiltà, che ottenevano da essi i sacrifici più onerosi alla natura; vale a dire l’immolazione dei loro figli e la spoliazione dei loro beni. È vero inoltre che gli uomini ed i popoli i più celebri non intraprendevano nulla d’importante, senza consultarli. Limitiamoci ad alcuni fatti. Si tratta per es. dell’ordine puramente religioso? Come infedeli a Jehovah, quante volte non si son visti gli Ebrei senza distinzione di posizione sociale, cadere in Moloch, e dietro la sua richiesta, immolare i loro figli e figlie a questa crudele divinità? In Fenicia, in Siria, in Persia, in Arabia, in Africa, in Creta, a Cartagine, i più illustri cittadini si rassegnano allo stesso sacrificio per ordine degli oracoli. Sulla stessa loro ingiunzione il re Erecteo in Grecia sacrifica la sua diletta figlia; Agamennone, la sua; Idomenèo, il suo figliuolo; gli Ateniesi, i loro figli e figlie scelti; i Messemi, una pura vergine; i Tebani, il figlio del loro re; gli Achei, la più bella giovine ed il più bel giovine della loro capitale. Sacrifici dello stesso genere, cioè solenni e richiesti dall’autorità pubblica si compiono presso tutti i popoli celebri dell’antichità! (V. fra altri, gli Annali di filosofia cristiana, aprile, giugno, luglio, dicembre 1861). – Quanto alla spoliazione dei loro beni, si conoscono le immense ricchezze nei templi di oracoli: ne parleremo ben tosto. Se poi si tratta dell’influenza degli oracoli sulla società e sulla famiglia, sulle faccende pubbliche e private, essa non era né meno potente, né meno universale, che nell’ordine religioso. Ancora qui ci limiteremo a qualche esempio preso dagli uomini e dai popoli modelli. Romolo vuol fabbricare Roma; ma innanzi di porre mano all’opera, consulta l’oracolo. « È una tradizione costante, dice Cicerone, che Romolo, padre e fondatore di Roma, non solamente non gettò le fondamenta di questa città, se non dopo aver preso gli auspici, ma era egli pure un augure eccellente, optimus Augur. Gli altri re suoi successori, adoprarono gli auguri, e quando i re furono cacciati, non si fece niente di poi, in Roma, per autorità pubblica, né in pace, né in guerra, senza l’intervento degli auspicii. » (De Divinat. lib. I, c. II.). E altrove: « La dignità augurale di Romolo non era una cosa inventata da lui dopo la fondazione di Roma per ingannare il volgo ignorante; ma era al contrario una cerimonia religiosa fondata sopra una certa scienza, e che lasciò alla posterità. Egli e suo fratello erano auguri avanti la fondazione della città; come lo vediamo in Ennio. » (Ivi, lib. I, cap. XLVIII). – Numa vuol dare delle leggi a Roma, ma consulta l’oracolo: è proclamato re dal popolo, ma prima di accettare la sovranità, consulta l’oracolo. Quest’ultima consultazione divenne una legge costantemente osservata dal successori di Numa per tutta la durata dell’impero. (Antiquit Rom., art. Romulus et Lituus). – Ecco dunque tutti questi re della Città del male consacrati da satana! Qual nuova parodia del vero Dio e della Città del bene! I primi Romani consultarono l’oracolo di Delfo intorno alla sovranità. Giunio Bruto comprese il responso Egli partì di là per cacciare i re e stabilire la repubblica, della quale fu il primo console. (Delphos ad maxime indytum in terris oraculum mittere Statuit, etc. Tit. Liv., lib. I, decad. I).Più tardi il senato manda ambasciatori a consultare lo stesso oracolo, circa l’esito della guerra contro i Vej; si fa ciò che ordina, ed i Romani, sono vincitori. 3 (Id., lib. Y, decad. I). I Romani nell’incivilirsi non perdono l’abitudine di ricorrere agli oracoli. I loro generali, innanzi di partire per la guerra e di dar battaglia, così i loro magistrati prima di entrare in ufficio, e i loro più celebri personaggi prima d’intraprendere un affare d’importanza, non mancano di consultarli. (Cicer,, De Divinat. lib. I, c. XLIII). Senza parlare degli altri, il gran Cicerone consulta l’oracolo di Delfo intorno al genere di vita che egli doveva abbracciare per diventare illustre, e la risposta del Nume determina la sua vocazione. (Plutarch. in Cicer.). Ottavio Rufo, padre di Augusto, consulta Bacco di Tracia circa i destini di suo figlio e ne riceve gli auguri i più favorevoli. (Sveton., in Oct. aug. c. XCIV). – Innanzi la battaglia di Farsalia, Cassio consulta l’oracolo di Delfo; Tiberio, più tardi, consulta quello di Gerione; Nerone quello di Delfo; Germanico, quello di Glaros; Caligola, quello di Anzio; Vespasiano, quello del dio Carmel; Tito, quello di Venere a Pafo; Traiano, quello di Eliopoli; Adriano, quello di Giove Niceforo; Severo, quello di Giove Belo; Caracalla consulta con avidità’ incredibile tutti quelli che può trovare. Cosi di quegli altri padroni del mondo, sino a Giuliano l’Apostata inclusive. (Baltus etc., p. 865 e seg., e seguito, p. 80, e in Bullet, Stor, dello stabilimento del Cristian p. 318 e seg., ove si leggono tutti i testi degli autori pagani). – Che dire di questa lunga processione di magistrati, di generali, d’imperatori romani che consultano il demonio? Che più? non è la splendida parodia di ciò che avveniva in Israele, ed un nuovo tratto di parallelismo tra la Città del male e la Città del bene? Ma non è tutto; l’oracolo divino diresse costantemente i capi della santa nazione. Parimente intorno ai responsi da essi ottenuti, quei principi del paganesimo, dei quali si ammirano i talenti, fecero una lunga sequela di splendide azioni, qualche volta lodevoli e il più di sovente delittuose; fabbricarono città, emanarono leggi, modificarono le istituzioni, intrapresero guerre, diedero battaglie, segnarono trattati, regolarono le faccende dello stato, e governarono l’impero romano, vale a dire la più gran parte del mondo conosciuto. E poi si ardisce sentenziare che gli oracoli erano senza influenza sulla condotta degli uomini illuminati, e che questi non vi credevano! Ma intorno alla sottomissione religiosa con cui onoravano gli oracoli, bisogna sentire lo stesso Cicerone, quel Cicerone che parla in mezzo ai lumi del gran secolo di Augusto, Cicerone, augure, o come noi diremmo oggi, medium, e medium officiale. Nel riportare le leggi religiose, di Roma, quelle leggi ricevute per cosi dire dalla mano stessa degli dei, a dìis quasi traditam relìgionem, egli cita le seguenti prescrizioni: « Che vi siano due classi di sacerdoti; gli uni che presiedono alle cerimonie ed ai sacrifici; gli altri la cui fondazione sia d’interpretare sulla domanda del senato e del popolo, le parole oscure degli indovini e degli oracoli: che gli interpreti dell’ottimo e massimo Giove, auguri pubblici, consultino, secondo i riti, i presagi e gli auspici: che i sacerdoti prendano gli auguri per vegliare alla conservazione delle vigne, dei giardini e della salute del popolo: che quelli che saranno incaricati della guerra e dei pubblici interessi, prendano gli auspici e si regolino intorno alle loro indicazioni: che si assicurino se gli dei non siano irritati, e che indichino con cura le parti del cielo, di dove scoppierà la folgore.1 » (De Legib., lib, II, c. VIII. Essi credevano dunque, come la stessa Chiesa, che i demoni non erano estranei alle tempeste). – La leggerezza moderna non mancherà di ridere di queste funzioni augurali, di queste consulte e di questi responsi: malgrado la parola del vecchio Catone, la gravità romana non ne rideva però meno. Seguitiamo ad ascoltare Cicerone: « Tutto ciò che l’augure avrà dichiarato ingiusto, nefasto, vizioso, malvagio, sarà reputato nullo e non avvenuto. Chiunque ricuserà di, sottomettersi a questa dichiarazione sarà punito di morte. » (Ibid.). – Così la morte, né più né meno, tale era, qualunque si fosse, la pena riserbata al dispregiatore degli oracoli: e si son visti dei generali messi a morte per aver riportata una vittoria contro la volontà degli dei. Qui ancora segnaliamo un nuovo tratto di parallelismo. Le pene più severe, e pubbliche calamità, sono nella legge di Mosè il castigo di coloro i quali non consultano l’oracolo del Signore, o che disprezzano i suoi responsi. Nella terribile sanzione data da satana a questi oracoli, come fare a non vedere una nuova parodia? Ma che questo rispetto religioso degli oracoli, buono per Romolo ed i suoi ignoranti banditi, scomparve forse dinanzi ai lumi della romana civiltà? Il gran secolo d’Augusto, per esempio, dovette burlarsene senza riguardi, e ridere di un riso inestinguibile della fede semplice ed ingenua degli antichi? Lasciamo ancora la parola a Cicerone, ed ascoltiamo questo testimonio certo, celebrare la potenza degli auguri, quale esisteva al suo tempo, « Uno dei più grandi e più importanti impieghi della repubblica, sia per il diritto, ossia per l’autorità che proclama è senza dubbio quello di augure. (Il collegio degli auguri si componeva di quindici membri, che si rinnovava da se stesso). Non dico questo perché io pure sono rivestito di questa dignità; ma infatti la cosa sta a questo modo. « Quanto al diritto che cosa di più importante del potere di cui gode, di disciogliere cioè i comizi e le assemblee, sino dal principio della loro durata, qualunque magistrato gli avesse convocati, o di annullarne gli atti da qualunque autorità fossero emanati? Che cosa di più interessante che il sospendere le imprese della più alta importanza con questa sola parola: a un altro giorno, alio die? Che cosa di più magnifico che il potere ordinare ai consoli di abdicare la loro magistratura: Quid magnificentius quam posse decernere, ut magistratu se abdicant consules? Ghe cosa di più rispettabile della facoltà di accordare o di rifiutare il permesso di trattare col popolo; che il cassare le leggi che non sono state giuridicamente proposte; talmente che non vi abbia niente di valevolmente fatto per parte dei magistrati, tanto internamente che esternamente, se non è approvato dal collegio degli auguri: Nihil domi, nihil foris per magistratus gestum, sine eorum auctoritate posse cuiquam probari? » (De Legib., lib. II, c. XII. — Il fatto è, c’insegna la medesima Sacra Scrittura, che i pagani nulla facevano, assolutamente nulla, senza consultare l’oracolo. Sap., XIII, 17-19. La prova è altresì negli Annali di filosofia cristiana, an. 1862). – Vediamo ora questa magnifica potenza all’opera. Sotto Pompeo, Cesare e i loro degni colleghi, l’anarchia la più completa regna in Roma. Una sola autorità è riconosciuta, quella degli auguri. Catone vuole essere pretore: Pompeo non lo vuole, e discioglie l’assemblea con questa sola parola: Io prendo gli auspici, cioè dire ho osservato il cielo, ed ho visto pericolosi presagi. (Plutarco in Pomp.). – Alla stess’epoca (53 anni avanti G. C.) Cicerone scriveva ad Attico: « Il tribuno Scevola ha impedito i comizi, per la nomina dei consoli, annunziando tutti i giorni ch’egli osservava il cielo fino a oggi trenta settembre, giorno nel quale io scrivo questo. » (Ad Attic., IV, 16; t. XVII, p. 440). In un altra lettera diretta a suo fratello il ventuno ottobre, mostra ancor meglio la terribile potenza degli auguri: «Tutti i giorni, dice, i comizi sono soppressi per l’annunzio delle osservazioni del cielo con gran soddisfazione della gente dabbene, tanto i consoli sono detestati. » (Ad Quintum, III, t. XX, p. 524). Così, l’osservazione del cielo teneva agitato tutto l’impero romano. In quell’anno stesso impedì la nomina dei consoli, dimodoché l’anno seguente (52 avanti G. C.) fu senza consoli per otto mesi. Questo appellavasi appunto l’interregno di Pompeo. La città cade nella confusione; le uccisioni e le violenze si succedono: « Ogni cosa è cambiato, tutto è rovinato e quasi distrutto, scrive ancora Cicerone ì Sunt omnia debilitate jam prope et extincta.  » (Ad Curion. famil., lib. II, epist. V). Ecco pertanto ciò che erano in pieno secolo d’Augusto questi superbi Romani, questi maggiorenti della libertà: tanti schiavi muti e tremanti sotto il giogo di ferro del demonio. Nel celebrare la potenza assoluta degli auguri, che cosa fa Cicerone, se non la proclamazione solenne della servitù la più vergognosa e la più dura che fosse mai, di quel popolo preteso libero, di quel popolo sovrano, come dicono nei collegi? Non era questa la demonocrazia pura, la demonocrazia alla sua più alta potenza? E ripetiamolo, ci danno i Romani, come il popolo più libero che sia mai esistito. O educazione mentitrice! Avevano essi torto di tremare così dinanzi alle difese di satana e degli auguri, suoi interpreti? Nient’affatto;

alla più piccola resistenza, spaventosi presagi, terribili calamità, annunziavano il corruccio del padrone. Cicerone freme ancora quando narra i presagi che si avverarono il giorno in cui nella sua qualità di console, ei celebrò le Feste latine sul monte Albino. « Nel momento in cui io faceva le libazioni di latte a Giove Lazio, una fulgida cometa annunziò una grande carneficina. Lo splendore della luna scomparve tutto ad un tratto in mèzzo ad un cielo stellato; quello del sole si ecclissò. Un uomo fu colpito dal fulmine con un tempo sereno; tremò la terra: terribili spettri apparvero durante la notte. Gl’indovini furibondi non annunziavano che calamità dappertutto. Da tutte le parti si leggevano gli scritti ed i monumenti che atterrivano gli Etruschi.1 » (Poema intorno al suo consolato. — De Divinitat., lib. I, c. XI). Quanto ai temerari che osavano disprezzare i funesti presagi, eccetto due o tre che confermano la légge, satana aveva la costumanza di colpirli con uno spietato rigore. Sulla certezza stessa del castigo era fondato il timore universale che egli inspirava. L’anno 52 avanti G. C., ne porge un memorabile esempio. In onta agli dei,  Grasso si ostina a far la guerra ai Parti. L’augure Ateio lo attende alla porta di Roma. Appena giunto Grasso, egli mette in terra un caldano pieno di fuoco, vi versa delle libazioni e dei profumi. Nello stesso

tempo egli pronunzia contro l’audace generale delle imprecazioni terribili, mediante le quali lo consacra a certi dèi strani e formidabili, invocandoli coi loro nomi. « I Romani, dice Plutarco, assicurano che queste imprecazioni misteriose, e la cui origine si perde nella notte dei tempi, hanno una tal forza che mai nessuno di quelli contro cui esse erano state fatte, ha potuto evitarne l’effetto. » (In Crass., c. XVI). Appiano aggiunge: « Crasso avendole disprezzate, perì nella Partia col figlio suo e con tutto il suo esercito, composto di undici legioni. Sopra centomila soldati, appena ne ritornarono diecimila in Stria.  » (De Bello Civili, lib. II, c. XVIII). Se non di più, almeno quanto i Romani, troviamo noi i Greci avidi di oracoli, rispettosi per i loro santuari e docili alla loro voce. Il suolo dell’Ellenia ne è letteralmente coperto: la maggior parte godono di una celebrità universale. Tebe, Pelo, Claros, Dodona e cento

altri luoghi fatidici vedono arrivare, non solamente da diverse parti della Grecia, ma dall’Oriente e dall’Occidente, continue processioni di pellegrini di ogni condizione che vanno ad interrogare gli dei, invocare il loro aiuto, od a ringraziarli dei loro benefizi. Una stessa fede confonde tutte le classi, unisce tutti i cuori, e la stessa preghiera esprime tutti i bisogni. I principi ed i capi delle repubbliche vi vanno per le lóro imprese, i cittadini per le loro faccende. Nella collezione degli oracoli, se ne trova un gran numero, resi a dei particolari intorno ai loro matrimoni, ai loro figli e intorno a mille minuzie della vita domestica. (Euséb Praep . evang. lib. V, c. XX-XXIII). « Qual popolo, esclama Cicerone, qual città che non si conduca, o per ispezionare le interiora delle vittime, o per l’interpretazione dei prodigi, o delle folgori, per gli auspici, per le sorti, per le predizioni degli osservatori degli astri, per i sogni e per gli oracoli? »  (De Divinat., lib. I, c. VI). Alla vista di questo immenso e incessante concorso; alla vista delle ricche offerte recate e dei favori ottenuti; un grande pagano esclamava: « Vedete i nostri innumerevoli templi? essi sono più augusti per gli dei che gli abitano, che per il culto che vi si esercita, o per le ricchezze delle quali rigurgitano. Là infatti dei sacerdoti, pieni di Dio, identificati a Dio, interpretano l’avvenire, pigliano precauzioni contro i pericoli, danno agli infermi il rimedio, agli afflitti la speranza, agli infelici il soccorso; consolano nelle calamità e sostengono nella fatica. Ivi altresì, durante il sonno noi vediamo gli dei, gli sentiamo e contempliamo i loro sembianti. » (Vedi intorno alle apparizioni degli dei sotto forme sensibili, le testimonianze degli autori pagani in Bullet, Storia dello stabilimento del CrIstian. p. 311 e seg-, ediz. in-8, 1825). A questo modo Cecilio presenta gli oracoli come una prova palpabile della sua religione. A questa obiezione ripetuta sovente, come rispondevano i Padri della Chiesa? Negandone i fatti? non mai. Essi provavano, e lo facevano senza fatica, che le cose meravigliose, compiute nei templi degli oracoli dovevano essere attribuite non al vero Dio ma ai demoni. (Vedi Àtenagora Legat.). – Se gli stranieri accorrevano in folla nella terra classica degli oracoli, si può giudicare da quel che facevano gli stessi Greci. Consultare gli dei su tutte le loro faccende pubbliche e private, era una tradizione inviolabile. Il fatto è così noto, che Cicerone domanda: « Qual colonia la Grecia ha ella mai inviata nell’Etolia, nell’Ionia, nell’Asia, nella Sicilia, nell’Italia senza aver consultato l’oracolo di Delfo, di Dodona o di Ammone? Qual guerra ha ella mai intrapreso senza il consiglio degli dei? » (De divinat., lib. I, c. I). Allo scopo di essere più vicini all’oracolo e più pronti a ricevere i di lui consigli, gli Anfizioni venivano a tenere le loro sedute a Delfo, allorché si trattava di deliberare sulle faccende generali della Grecia. (Strab., lib. IX). – Ora tutte queste questioni di pace e di guerra, d’intraprese importanti e di pubblica amministrazione, la cui soluzione era richiesta agli oracoli, è forse la moltitudine ignorante che le trattava? È forse essa che sulla stessa autorità, mandò per un lungo seguito di secoli, le colonie per cui tanti paesi, in Asia e in Europa, ricevettero i loro primi abitanti? Nella Grecia, come nel resto del mondo, la fede agli oracoli era dunque, per i grandi come per il popolo, il primo articolo di religione. Quanto agli oracoli mediante i sogni, dei quali parla il pagano Cecilio, erano comunissimi e molto stimati anche da personaggi di prima qualità. Abbiamo inteso Cicerone e Tertulliano nominarne un gran numero, ed aggiungere che si incontravano ad ogni passo. Strabono riferisce, come un fatto a tutti noto, che una quantità infinita di persone se ne andava a dormire nel tempio di Serapide, a Canopo, per conoscere i rimedi alle loro infermità o a quelle dei loro amici. 3 (Strab., 1. XVII). Si legge in Arriano, che i principali ufficiali dell’esercito di Alessandro andarono pure a passare la notte nel tempio dello stesso Dio, ad Alessandria, a fine di sapere se essi vi dovevano trasportar il loro padrone per essere guarito dalla malattia della quale morì. (De expedit. Alexand., lib. VII). – A testimonianza di Cicerone, gli efori e i loro magistrati di Lacedemone avevano usanza d’andare a cercare nel tempio di Pasifae vicino alla loro città, dei sogni profetici, che essi consideravano come certi, concernenti gli affari della repubblica. (De divinat., lib. I, c. XLIII). Per gli stessi fini la madre d’Augusto andava con le matrone romane, a dormire nel tempio di Apollo. (Svet. in Aug., c. XCIV). Infine, l’imperatore filosofo, Marco Aurelio, la più alta personificazione della sapienza, agli occhi dei pagani moderni, scrive egli medesimo: « Un grande segnale della cura degli dei per me, si è che nei sogni essi mi hanno insegnato dei rimedi per le mie malattie, particolarmente pel mio flusso sanguigno e per le mie vertigini, come mi avvenne a Gaeta. » (Marc’Aurel. Anton., De rebus suis, lib. I, n. 17, ad fìnem). La consultazione per via di sogni si faceva, ora dormendo sopra letti destinati a quest’uso, nei templi degli oracoli notturni, e durante il sonno i demoni davano i loro consigli; ora tenendo in mano un biglietto sigillato in cui stavano scritte le domande e sul quale, la mattina appena svegliati, si leggeva la risposta. Altre volte, si mandava all’oracolo una consultazione sigillata, ed egli vi rispondeva senza aprir la lettera. Questo fece un giorno l’imperatore Traiano, il quale essendosi proposto di fare la guerra ai Parti, i suoi ufficiali gli parlarono con elogio dell’oracolo di Eliopoli e lo spronarono vivamente a consultarlo. Traiano che non vi aveva molta fede, e che temeva qualche inganno, spedì all’oracolo una lettera sigillata alla quale chiedeva una risposta. Ora questa lettera non era che in bianco. Senza aprirla, i sacerdoti la presentano al Nume. Questi per rendere a Traiano il contraccambio, ordina che all’imperatore gli sia rimandato un pezzo di carta in bianco ben piegata e sigillata. Una tale ingiunzione spaventò i sacerdoti, poiché essi ignoravano lo stratagemma di Traiano. Egli rimase talmente colpito di meraviglia, che subito confidò nell’oracolo. Gli inviò dunque una seconda volta un biglietto sigillato col quale chiedeva al Nume se ritornerebbe a Roma dopo aver terminata la guerra che stava per intraprendere. Il Nume ordinò che si pigliasse una vite, che era una delle offerte del suo tempio; che la si facesse in pezzi e la si portasse a Traiano. L’avvenimento, aggiunge Macrobio, fu perfettamente conforme a quest’oracolo; imperocché Traiano morì in quella guerra, e si riportarono a Roma le sue ossa, che erano state rappresentate dalla vite spezzata. (Amm. Marcellin., lib. IX, c. XI.) Accadde la stessa cosa al governatore di Qilicia, del quale parla Plutarco. Questi era un epicureo il quale, in tale qualità, faceva professione di non credere agli oracoli. Per burlarsene, invia all’oracolo di Mopso uno dei suoi domestici con una lettera sigillata, chiedendo a questa una risposta che deve darsi in un sogno. Parte il domestico, ignorando il contenuto del biglietto; egli dorme nel tempio e. di poi ritorna dal suo padrone, al quale riferisce quel che ha veduto in sogno, e quel che gli fu detto. Sorpreso di ricevere la sua lettera sigillata tale quale l’aveva mandata e di vedere che le parole del suo domestico erano la risposta esatta di quel che aveva richiesto, ne parlò agli epicurei suoi amici, i quali non seppero che replicare. (Plutarch., De defectu oraculor. ; vedi pure Tacito, Annali, lib. II; Strab., lib. XVII, ecc., ecc.). Indipendentemente da queste incontrastabili testimonianze che abbiamo lette, due fatti bastano per dimostrare l’esistenza, l’antichità e l’universalità degli oracoli per via dei sogni. Il primo, è la proibizione fatta agli Ebrei di ricorrervi, e la condanna dei temerari che osano abbandonarsi a questa pratica demoniaca: « Che nessuno tra di voi, dice il Signore, osservi i sogni…. Ogni giorno ho teso le braccia ad una razza incredula e provocatrice, la quale si reca a dormire nei templi degli idoli per avere dei sogni. » (Deuter., XVIII, 10). Nello spiegare questo passo, san Girolamo aggiunge: « Ivi essi dormivano sulle pelli delle vittime, a fine di avere dei sogni rivelatori dell’avvenire. Cosa che ancora si fa tra i gentili, schiavi dello spirito d’errore, nel tempio d’Esculapio e in molti altri.3 » (Corn. a Lap., In hunc loc.; — e Tertull., De anima, c. LIV). La seconda testimonianza, non meno autentica, é l’usanza in cui era il Signore medesimo di adoperare i sogni per rivelare le sue volontà ai suoi servi: nuovo tratto di parallelismo che il re della Città del male non poteva mancare di aggiungere a tanti altri, e di contraffare a suo prò. Havvene uno non meno sorprendente e preso nello stesso ordine di fatti. Gerusalemme era il soggiorno di Jehovah, e da Sion partivano le voci direttrici della Città del bene. Da tutte le parti della Giudea e del mondo vi accorrevano i servi del vero Dio. (De Sion exibit lex, et Verbum Domini de Jerusalem. Is., XI, 3). – Delfo è l’insolente parodia di Gerusalemme. Il suo oracolo è il più famoso dell’universo; di là, da quell’antro del serpente Python, escono le voci direttrici della Città del male. Per ascoltarle si vedono accorrere a turbe innumerabili, da tutte le parti della terra, gli adoratori di satana. Sarebbe lunga la lista dei legislatori, dei re, degli imperatori, dei magistrati, dei capi di repubbliche, dei generali d’armata, dei filosofi, degli uomini celebri per diversi titoli dell’Europa e dell’Asia, dell’Oriente e dell’Occidente, i quali per migliaia d’anni hanno consultato in persona e per mezzo dei loro inviati il dio Pitone, intorno alle loro imprese, o invocata la sua assistenza. (Vedi Baltus, t. II, c. xiv, xvi xvi). Tale era la venerazione di cui godeva, che le città della Grecia ed anche i principi stranieri mandavano a Delfo ricchi doni, o vi mettevano i loro tesori in deposito sotto la protezione di quel nume. Nuova parodia satanica del tempio di Gerusalemme, nel quale i particolari depositavano le loro ricchezze, come ce lo insegna la storia di  Eliodoro. – Il tempio di Delfo, dicono gli autori pagani, era di una infinita ricchezza. Vi si vedeva una quantità prodigiosa di vasi, di tripodi, dì statue d’oro e d’argento, di bronzo e di marmo, che i re, i principi e le intere nazioni vi mandavano da tutte le parti. (Pausania in Phocoeis, impiega una gran parte del libro decimo nell’enumerare le ricchezze del tempio). Si può giudicare dei tesori che racchiudeva, da un fatto rimasto

celebre. I Focesi avendo saccheggiato quel tempio, Filippo di Macedonia, fece stimare da dei commissari il bottino che avevano rubato. L’affare fu giudicato dal consiglio degli Anfizioni, i quali condannarono i rei a restituire sei mila talenti, ovvero diciotto milioni della moneta nostra, rappresentante il valore di ciò che avevano sottratto, e non avevano preso tutto. (Dizionario delle antichità, etc., art. Tempio). Credere che queste splendide testimonianze di rispetto e di fiducia non fossero che passeggiere, sarebbe un errore. La fede dell’ universo al Serpente delfico si conservò viva e generale, anche dopo la predicazione del Vangelo: « Ai dì nostri, dice Plutarco, il tempio di Delfo è più magnifico che mai. Si è scoperto dagli antichi fondamenti che il tempio cominciava a rovinare, e ne sono stati aggiunti dei nuovi. La piccola città che ricava il suo nutrimento dall’oracolo, come un piccolo albero vicino ad uno grande, è oggi più considerevole che non fosse stata da mille anni in qua. » (De Pythiæ oraculo I, sub fine). – Noi domandiamo di nuovo, le immense ricchezze delle quali è pieno il tempio di Delfo, come pure tutti i templi di oracoli, non vengono esse altro che da ignoranti e da poveri, facili vittime della ciurmeria sacerdotale? Se è manifesto che la maggior parte fu l’omaggio dei ricchi, dei principi, dei governi; a chi farete voi ammettere una complicità universale, o una allucinazione di venti secoli, per parte di tutto quel che voi medesimi ci davate per il fiore dell’umanità, per il genio, l’indipendenza, e la virtù? Se Pascal ha detto con ragione: Io credo volentieri a dei testimoni che si lasciano scannare, con qual diritto ricuserete voi alla storia quello di ripetere: io credo volentieri a milioni di testimoni i quali per attestare la verità degli oracoli, hanno sacrificato per due mil’anni ciò che hanno avuto di più caro, i loro figli e le loro ricchezze? Aggiungasi pure: e che gli sacrificano ancora. La credenza agli oracoli satanici non ha cessato. Su tutta la faccia della terra non diretta dall’oracolo divino, essa regna nella pienezza della sua antica forza. Essa comanda come in antico, gli umani sacrifici, o altri atti contrari, sino ai più vivi sentimenti della natura; e come anticamente ancora essa resta comune, tanto presso i privati e presso i re, quanto presso ai dotti ed agli ignoranti. Il mondo è coperto di oracoli, oraculis stipatus orbis. Difatti, sono da diciotto secoli che in Egitto, in Grecia, in Italia, a Cartagine, nelle Gallie e nella Germania, la parola di Tertulliano continua ad essere la stessa: come l’è ancora in Cina, nel Thibet, nelle Indie, in Africa, nell’America e nell’Oceania. Fra migliaia di testimonianze che trovansi registrate nelle relazioni dei viaggiatori, o nelle lettere dei missionari, (Vedi gli Annali della propag. della fede: n. 55, p. 176; n. 95, p. 809; n. 197, p. 275-279, ecc., ecc.), e che stabiliscono la permanenza di questo fatto che voi siete liberi di chiamare strano, assurdo, incredibile, ma che pur tuttavia è un fatto, noi ne citeremo due solamente, presi da popoli di differenti costumi e separati da grandi distanze. Nel 1801, alcuni viaggiatori inglesi scrivevano da Madagascar: « Qui, specialmente alla Corte, vi è l’usanza di consultare l’oracolo Sikidy in, ogni occasione grande, o piccola. Ciò si fa nel modo seguente: Un certo numero di fave, o piccole pietre vengono mescolate insieme; e secondo le figure che esse formano, la gente istruita nell’arte della divinazione predicono un resultato favorevole o sfavorevole. Vi sono più di dodici oracoli interpreti addetti alla Corte e, nelle più futili circostanze la regina ha la premura di consultarli. Essa ha una tal fede in Sikidy, che la sua volontà piega sempre dinanzi all’oracolo, e che la sovrana dispotica è la prima schiava del suo impero. Se vuol fare un viaggio, la regina consulta Sikidy allo scopo di sapere qual giorno e in qual ora deve essa partire. Essa lo consulta a proposito della sua toelette e della sua tavola, e anche decide a qual fonte deve essa attingere l’acqua per rinfrescarsi. Alcuni anni fa, era in uso generalmente di consultare Sikidy nel nascimento dei figli, e di sapere se l’ora in cui eran venuti alla luce era un’ora fasta; se nefasta, il povero bambino era depositato lungo una di quelle strade, per le quali passano grandi mandre di buoi. Se gli animali passavano sopra al bambino senza fargli del male, la sorte infelice sembrava scongiurata, e l’infante era trionfalmente ricondotto alla casa di suo padre. Pochissimi uscivano sani e salvi da questa prova pericolosa, ma la maggior parte di questi soccombevano. La regina ha proibito questo modo d’interrogare la sorte, ed è forse la sola legge d’umanità che sia stata promulgata durante tutto il suo regno. (Viaggi nel Madagascar, 1861). – Questa regina, la celebre Ranavaio, possiede una superba reggia, poche leghe distante dalla sua capitale; di quando in quando ella va a passarvi alcune settimane secondo che gli oracoli glielo vogliono pur permettere … Allorquando gli stranieri giungono alla capitale, è costume che si fermino alcuni giorni a piè della città fino a che non si è consultato gli oracoli, e che non sia loro mandato l’autorizzazione di salire. (Annali della propag. della fede, n. 197, pag. 275-279. — Uno dei nostri missionari era alle Indie, allorché il fenomeno delle tavole giranti faceva gran fracasso in Europa. Tornato a Parigi ei diceva: « La notizia giunta appena nell’Indie, gettò gli Europei nella più gran meraviglia. Quanto agli indigeni una sola cosa li meravigliava, cioè la meraviglia degli Europei. » – Come presso tutti i popoli pagani d’una volta, Babilonesi, Egiziani, Greci, Romani, Galli, Scandinavi, gli atti della vita pubblica e privata delle nazioni idolatre d’oggidì, sono regolati sugli oracoli. Ad ogni pagina del suo recente viaggio alle sorgenti del Nilo, il capitano inglese Speache, testifica questo fatto, In tutte le tribù della costa orientale dell’Africa voi trovate dei medium o indovini, consultati di continuo e religiosamente obbediti, tanto dai principi che dal popolo. La stessa abitudine è nell’interno dell’Africa, e altrove dappertutto. Più di frequente si ricorre agli oracoli nelle malattie; sappiamo per bocca di due venerabili vescovi missionari i fatti seguenti, che datano da ieri: « Quando un Galla è malato, egli chiama subito lo stregone o la stregona (ed io sono stato testimone cento volte di quel che sto per raccontare): giunta presso l’infermo, la stregona comincia ad agitarsi; l’agitazione diventa ben presto convulsiva; dalla convulsione si passa a contorsioni spaventevoli. Ho veduta una di queste donne, battere il tamburo sulle sue reni con la sua anca. A questo segnale si riconosce la presenza dello Spirito; e allora la pitonessa descrive la malattia, e indica i rimedi. » (Racconto di Monsignore Massaia). – « Anche nella Cocincina si mostra la stessa sollecitudine di far venire gli interpreti dello Spirito, che d’ordinario sono due. Uno è munito di un tamburello col quale si serve per chiamare lo Spirito; quest’è l’incantesimo, o l’antico carme. L’altro ascolta: a poco a poco entra in crisi. Il parossismo non tarda a manifestarsi con contorsioni e movimenti disordinati che trasformano quell’essere umano, a guisa di un mezzo demonio, tanto egli diventa spaventoso a vedere. Per assicurarsi che egli è in pieno possesso dello Spirito, gli vien portato una gallina; la prende e la divora tutta intera con le zampe ed il capo, cosicché non resta niente. Dopo questa operazione egli dà le risposte richieste. » (Racconto di Monsignore Soyher). Questi popoli non sono già tanto creduli, poiché per credere vogliono dei segni: questi segni sono cose umanamente impossibili. Non è che dopo esserne stati testimoni che essi credono agli, oracoli, e fanno ciò che prescrivono. Aggiungasi che nel 1864 tutti gli indovini del regno, furono invitati all’incoronazione del re di Cambodge, e che in Cocincina ancor’oggi non prende mai il mare una nave, senza che prima non si sia consultato l’oracolo. Mentre a Madagascar la stessa regina, seguendo l’esempio degli imperatori romani e dei grandi personaggi dell’antichità, regola la sua condotta dietro il responso degli oracoli; nel celeste impero il semplice Cinese gli consulta intorno ai suoi affari domestici, come anticamente il popolo di Roma e di Atene. Imperocché il Cinese, la cui filosofia volterriana formava il tipo della civiltà, è fervente discepolo degli oracoli. Un Missionario scrive: « Noi reclutiamo una gran parte dei nostri neofiti in una certa classe di donne, delle quali pare che Dio abbia più compassione, perché sono esse incorse nell’anatema che i Cinesi appellano, la sorte dell’infelicità. Ed eccone la storia. All’epoca degli sponsali, è uso tra gli infedeli d’invitare un indovino per trarre l’oroscopo della giovine, e predire i suoi futuri destini. Il medium si reca all’invito dei parenti, appena giunto nella casa, egli fa delle evocazioni e adempie ad altre pratiche demoniache. Di poi egli presenta al fanciullo un’urna, nella quale sono rinchiuse le sorti, parte felici e parte funeste, con questa differenza, che le buone, sono incomparabilmente più numerose. « La povera giovine pone tremando la mano nell’urna fatale, ignorando se è un avvenire ridente, o una eredità di disgrazie che essa è per trar fuori. Se viene favorita, tutti se ne rallegrano, e gli sponsali si concludono senza indugio. Ma se la sorte la tradisce, la sua sentenza è pronunziata, la sua. gioventù appassita, la sua vita intera, maledetta. Essa deve curvare per sempre il capo sotto il peso dell’universale disprezzo. Per lei non vi è più pace, neppure la compassione di sua madre. Ella crescerà solitaria ed abominata sotto il tetto paterno, del quale è l’obbrobrio; imperocché i pagani hanno tanta fede in questi auguri che il più povero tra di loro non vorrebbe sposare la più ricca erede che avesse avuto questa trista sorte, convinti che quell’alleanza trae seco inevitabili calamità. » (Annali della propagaz. della fede, n. 95, p. 809). Questo fatto, del quale si avrebbe torto se si ponesse in ridicolo, avendo delle conseguenze così gravi, è la contraffazione satanica della profezia, per via delle sorti che noi vediamo impiegate nella Scrittura. (Sortes mittuntur in sinum, sed a Domino temperantur. Prov. XVI, 33). – II re della Città del male, vuol mostrare ai suoi sudditi che egli dispone, per rivelar loro l’avvenire, delle voci, dei sogni, delle sorti e di tutti i mezzi adoperati dal Re della Città del bene. Qui, come altrove, i suor responsi sono un miscuglio di falso e di vero, mediante il quale, con tutto ché resti sempre il padre della menzogna, pure egli riesce a sedurre gli uomini. Questa tattica è invariabile. Tale la vediamo noi oggi nello Spiritismo, come i nostri padri la conobbero. Dice Minuzio Felice : « I demoni rendono degli oracoli mescolati a molte menzogne; imperocché essi sono ingannati e ingannatori; non conoscono la pura verità, e quella che conoscono per loro perdizione, non la manifestano nella sua purità. » (In Octav.). – Sant’Agostino usa lo stesso linguaggio: « I demoni sono il più delle volte ingannati e ingannatori. Sono ingannati, perché nel momento in cui annunziano le loro previsioni, accade inopinatamente dall’alto qualche cosa che arrovescia tutti i loro consigli. Sono ingannatori, per lo stesso desiderio d’ingannare, e pel piacere di trascinare l’uomo nell’errore. – Però, a fine di non perdere il loro credito presso i loro adoratori, agiscono in modo che la colpa sia imputata ai loro interpreti, intanto che essi medesimi sono ingannati o ingannatori. » (De divinat. daem., c. V). – A meno che non si neghi l’istoria sacra e profana, i fatti che precedono, annullano l’obiezione degli epicurei antichi e moderni, contro l’esistenza universale degli oracoli, contro la fede del pari universale agli oracoli, e contro l’influenza suprema degli oracoli nel governo religioso e sociale del mondo pagano. A questo modo è data la prova perentoria delle verità fondamentali che volevamo stabilire. La prima, cioè la presenza permanente e perpetuamente attiva di satana in mezzo alla sua Città; la seconda, il costante parallelismo delle due Città, nell’ordine religioso e nell’ordine sociale. A fine di renderle più spiccate, riassumiamo in poche parole questi punti essenziali (Diciamo essenziali perché sono la luce della storia; perché l’epoca nostra più. di qualunque altra, si agita contro il soprannaturale; perché da parecchi secoli, rispetto al demonio e alla sua azione sul mondo, l’educazione stessa dei cattolici è volterriana. La più parte ignorano i fatti demoniaci, o gli trattano come racconti di buone donne. Per essi satana è un sovrano detronizzato, che sarebbe puerile il temere, e del quale è meglio non occuparsi) nella storia dello spirito del male e dello Spirito del bene. Come l’uomo medesimo, così il genere umano è un essere istruito. Tutto ciò che egli sa, gli viene dal di fuori. Ora egli sa il bene ed il male, lo sa fino dal momento della sua caduta. Da sei mil’anni in qua, due voci opposte e due solamente, hanno dunque risuonato nel suo orecchio; voci soprannaturali da lui sempre seguite, che segue tuttora e che sempre seguirà, anche quando nell’orgoglio della sua debolezza egli si proclama con più burbanza, indipendente. Dunque il mondo è stato sempre diretto da degli oracoli. Voce della verità e voce della menzogna: oracoli divini, o oracoli satanici; colui che vi nega non capisce sé medesimo. Sulle pagine cancellate della storia, lo. scrivere un certificato di follia universale, o riconoscere che a tutte le ore della sua esistenza, sotto tutti i climi, in tutti gli stati della civiltà, l’umanità è stata diretta da oracoli, e che i principii ispiratori degli oracoli sono inevitabilmente lo Spirito del bene o lo spirito del male, lo Spirito Santo o satana: questa alternativa crudele è uno degli assiomi della geometria morale: Quanto al parallelismo delle due Città, i raffronti seguenti che ne disegnano le grandi linee, sono oramai fuori di contrasto. – La Città del bene ha la sua religione, nella quale nulla è lasciato all’arbitrio dell’uomo. Essa ha le sue leggi sociali venute dal cielo, e delle quali lo stesso Dio, reso sensibile in mezzo al suo popolo, rimane l’interprete e il custode. Ora Egli parla per mezzo dei suoi Angeli, ora per mezzo dei suoi Profeti; un’altra volta mediante le sorti e per mezzo dei sogni. Sempre Egli autorizza la sua parola per mezzo di miracoli, con cui colpisce gli spregiatori di esemplari castighi. Ne risulta che nell’ordine sociale, non meno che nell’ordine religioso, lo Spirito Santo è veramente il principe e il Dio della Città del bene. Così la religione del male ha la sua religione, dove ogni cosa è regolato da una autorità superiore all’uomo. Essa ha le sue leggi sociali, delle quali lo stesso demonio, reso sensibile sotto la forma preferita del serpente, è l’ispiratore, l’interprete e il guardiano. I suoi angeli, i suoi indovini, i sogni e le sorti sono a vicenda gli organi della sua volontà. Sempre egli autorizza la sua parola con prestigi, e la fa rispettare per mezzo di punizioni. Ne resulta che nell’ordine sociale, non meno

che nell’ordine religioso, satana è veramente, secondo la parola del Vangelo, il principe ed il re della Città del male. – La Città del bene ha il suo gran sacerdote incaricato di dirigere i sacri ministri, di regolare le cerimonie del culto, di pronunziare in ultima analisi sopra una infinità di questioni religiose e civili. Questo gran sacerdote si chiama alternativamente Aaron, Samuele, Osia. La Città del male ha essa pure il suo gran sacerdote, investito del potere di iniziare i sacerdoti inferiori, di presiedere le loro assemblee, di ricevere le vestali e di giudicarle, di convalidare le adozioni, e di conoscere intorno a certe cause relative ai matrimoni. In Roma, capitale del vasto impero di satana, questo sovrano pontificato della Città del male, fu esercitato, ora dal gran sacerdote Giulio Cesare, ora dal gran Tiberio, ora dal gran sacerdote Caligola, dal gran sacerdote Nerone e da Eliogabalo: questa dignità era a vita. La Città del bene ha la sua incarnazione divina, i suoi sacrifici, i suoi digiuni, le sue penitenze, le sue preghiere del giorno e della notte. La Città del male ha tutto ciò sopra tutti i punti del pianeta. Si conoscono specialmente le incarnazioni antiche, e le incarnazioni indiane, le austerità dei bonzi e dei fakiri, le preghiere dei lama. « Alla scoperta del Messico restammo meravigliati dei dolorosi supplizi che si infliggevano i sacerdoti del sole. Quattro di essi erano designati ogni quattro anni per fare penitenza durante quel periodo, con austerità, il cui rigore fa fremere. Si abbigliavano come i più poveri. Il loro cibo di ogni giorno si riduceva ad una galletta di grano d’India che pesava due once, e la loro bevanda una piccola tazza di brodo fatto dello stesso grano. Due di loro vegliavano ogni notte cantando lodi agli dei, incensando idoli quattro volte, secondo le ore delle tenebre, e, bagnando col loro sangue

i bracieri del tempio. » (Acosta, Storia naturale, ecc., t. II, c. XXX). Oltre questa espiazione perpetua, vi era una penitenza particolare, chiamata la grande veglia alla quale tutti si assoggettavano, e durava un mese. – Siamo lieti di dirlo: questa dottrina, con la quale si rende conto di tutto, e senza la quale non si può render conto di nulla, non è nostra. Esponendola, non facciamo che riassumere la storia del genere umano, e tradurre uno dei più dotti Padri del Concilio di Trento. In seno a quella augusta assemblea il reverendo Padre maestro Cristoforo Santozio cosi si esprimeva: « satana

vide che Iddio voleva essere pacificato con dei sacrifici, egli pure ne ottenne per sé medesimo, accompagnati da orribili cerimonie. Vide che Iddio parlava agli uomini per mezzo dei suoi Angeli e suoi Profeti; egli stesso parlò per bocca degli idoli. Iddio ebbe il suo tempio, ove accorreva il popolo fedele. satana se ne fece erigere dei magnifici nelle varie parti della terra, ove migliaia d’uomini vennero a rendergli i loro omaggi. Dio ebbe i suoi Profeti ai quali il popolo portò gran rispetto; satana ebbe i suoi oracoli, i suoi indovini, oggetti della venerazione universale. A questi mediatori tra lui e gli uomini, affidò la cura di propagare la sua religione.1 » (Orat. R. P. M. Christoph. Sanctotii Burg. Ad Patr., Conc. Trid. apud Labbe Cotteci., t. XIV, 1601). Quando da tutti questi tratti sparsi, lo spirito forma un solo quadro, si domanda ciò che manca d’essenziale alla parodia satanica di Jehovah, dio, legislatore, oracolo e custode della religione e della società in Israele? Ci resta adesso da provare che la stessa parodia si trova nell’ordine politico.

[Continua …]

CONOSCERE LO SPIRITO SANTO (27)

Mons. J. J. GAUME

TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO

[vers. Ital. A. Carraresi, vol. I, Tip. Ed. Ciardi, Firenze, 1887; impr.]

CAPITOLO XXVI.

(altra continuazione del precedente.)

Lo Spirito Santo, oracolo e direttore dell’ordine sociale nella Città, delbene — satana, oracolo e direttore sociale della Città del male —Esistenza universale degli oracoli satanici: testimonianza di Plutarcoe di Tertulliano — Credenza universale negli oracoli: passidi Cicerone, di Balto — Erano gli stessi demoni che rendevano glioracoli; parole di Tertulliano, di san Cipriano, di Minuzio Felice — Gli oracoli non erano una ciurmeria; prove.

Si disse che Jehovah, presente nel tabernacolo e nel tempio, non era solamente il Dio del suo popolo edil custode della religione; ma altresì l’oracolo e il direttore della società civile e politica, cioè dire, che dal fondo del suo santuario Egli dirigeva tutte le imprese della sua Città, i cui membri avevano cura di non far nulla senza consultarlo. Le sue volontà si manifestavano ora con sogni, ora con voci, o con oracoli. Tutti i tratti di questo parallelismo si rinvengono nella Città del male. Credere che la presenza del dio serpente in mezzo al mondo, non avesse che un motivo, uno scopo puramente religioso, sarebbe un errore. Essa ne aveva uno, che era principalmente quello sociale. In altri termini vuol dire che, dal fondo dei suoi santuari, satana dirigeva, non solamente la religione, ma la società pagana, con i suoi oracoli e co’suoi prestigi ( … oggi ugualmente lo fa nelle retrologge massoniche! –ndr. – ). Di questo nuovo fenomeno le prove sono numerose quasi quanto le pagine della storia. Il mondo pagano era pieno d’oracoli; ed abbracciava tutta quanta la terra eccetto la Giudea. Intorno a questo punto la storia cristiana e la1 storia profana sono unanimi. Tanto in nome dell’una che dell’altra ascoltiamo Plutarco e Tertulliano: il primo, sacerdote degl’idoli; il secondo, sacerdote del vero Dio. Plutarco così si esprime: « Il primo articolo dell’istituzione delle leggi e della polizia è la credenza e persuasione degli dei, mediante la quale Licurgo santificò anticamente i Lacedemoni, Numa i Romani, Io gli Ateniesi, e Deucalione tutti i Greci universalmente rendendoli devoti e affezionati verso gli dei, in preghiere, giuramenti, oracoli e profezie; di modo che andando per il mondo, voi troverete delle città senza mura, senza accademie, senza re, senza argento, senza moneta, senza teatri, e senza ginnasi; ma non troverete mai che siano senza Dio, senza preghiera, senza sacrifici per ottenere beni e scansar mali. Nessun uomo vive né vivrà mai senza di esso; sarebbe più facile fabbricare una città per aria, che fabbricarne o conservarne una senza religione. » (Contre Colotes, c. XVIII). – Formulando in una sola parola il pensiero di Plutarco, dice Tertulliano, che « il mondo è ingombro di oracoli, oraculìs stipatus est orbis. » (De Anima, c. XLVI).  Per citare solamente alcuni dei più noti: voi avete Beelzebub, presso i Filistei; Moloch, presso i Moabiti; Belo, a Babilonia; Giove Ammone, in Egitto. Nella Grecia, Delos, Claros, Pafo, Delfo, Dodona. In Italia voi trovate i celebri oracoli di Gerione a Padova; di Diana a Preneste; di Ercole a Tivoli; d’Apollo ad Aquileia, e a Baia; della Sibilla a Cuma: a Roma e nei contorni, quelli di Marte, di Esculapio, del Vaticano, di Clitumno, di Giano, di Giove Pistore; quelli d’Anzio, quello di Podalirio in Calabria e più di cento altri. (Vedi Baltus, Storia degli oracoli, ecc. – La stessa Giudea ne era circondata. Il consultarli era una delle più forti tentazioni del popolo di Dio; sino al punto che la pena di morte minacciata nella legge, non lo difendeva sempre. Dopo lo scisma delle dieci tribù, gli oracoli furono in permanenza nel mezzo d’Israele. (Vedi, tra gli altri, IV Reg. 1-2; e i luoghi in cui è parlato dei sacerdoti di Baal. Lo stesso Saul consulta la pitonessa di Endor, cioè una donna invasa da uno spirito chiamato Python, del quale si parla spesso nella Scrittura.33 (Dixitqué Saul servis suis: Quærite mihi mulierem habentem Pythonem, et vadam ed eam, et sciscitabor per illam. I Reg,, XXVIII, 7. — Notisi con Baltus che Python pare vengada una parola ebraica che significa serpente, « nome convenientea quello che ispirava tutti quei falsi profeti. Ivi, seguito della risposta, I parte, 142).E poi che cosa erano le risposte degli auguri e degliauruspici se non oracoli o l’intèrpretàzione degli oracoli?Ora gli auguri e gli auruspici s’incontravano su tutti ipunti del pianeta, nelle città e nelle campagne: e la loroscienza era l’oggetto di uno studio universale. « È unfatto costante, dice Cicerone, che presso gli antichi, icapi dei popoli erano re ed auguri nello stesso tempo.Governare e conoscere i segreti divini erano agli occhi loro due funzioni egualmente regie. Su di che Roma, i cui re furono altresì auguri, in qua et reges, augures, ci fornisce grandi esempi. Dopo di essi, le persone particolariche sono state rivestite dello stesso sacerdozio hanno governato la repubblica per mezzo dell’autorità della religione.« Questa specie di divinazione non è stata trascurata neppur presso i barbari. Vi sono nelle Gallie dei Druidi, tra i quali ho conosciuto Dividiaco d’Autun, che dicono conoscere l’avvenire, parte per scienza augurale, parte per congettura. Fra i Persi i maghi sono auguri e indovini…. e nessuno può essere re di Persia senza essere stato istruito prima nella scienza dei maghi. Vi sono pure famiglie e nazioni intere che’ si sono particolarmente date alla divinazione. Tutta la città di Telmesse nella Caria si distingue nella scienza degli auruspici. Nell’Elide, città del Peloponneso vi sono due famiglie,una dei Giamidi, l’altra dei Clytidi, molto celebri in questa scienza.« Soprattutto l’Etruria ha la reputazione di possedere una grande cognizione delle folgori, (Sapevano che mediante certe formule magiche si poteva chiamare o allontanare il fulmine. (Exstat annalium memoria sacris quibusdam ac precationibus vel cogi fulmina vel impetrare Ansaldi, Hist. lib. II, c. 54), e di sapere spiegare quel che ogni fenomeno può presagire. Per questo motivo i nostri antenati, allorquando fioriva l’impero, ordinarono molto saviamente che sei figli dei principali senatori fossero inviati presso ciascun popolo dell’Etruria, a fine di esservi istruiti nella scienza degli Etruschi; per tema che, a motivo della corruzione degli uomini, non accadesse in seguito, che una sì grande autorità nella religione non venisse ad essere esercitata sotto titolo di guadagno da persone mercenarie. Quanto ai Frigii, ai Pisidi, ai Cilicii e agli Arabi, essi si regolano d’ordinario con i segni ch’essi traggono dagli uccelli: il che si fa ugualmente nell’Umbria. » (De Divinat. lib. I, c. XII, ediz. in-8. Parigi, 1818). – II vero Dio, abbiamo detto che manifestava le sue volontà per via d’oracoli propriamente detti: e si vede di continuo i conduttori d’Israele consultare il Signore nel tabernacolo,, o nel tempio per mezzo di voci misteriose che si udivano senza vedere, o vedendo l’essere da cui uscivano: testimoni Agar, Gedeone, Samuele a Silo, Saulle sulla strada di Damasco, Per mezzo di sogni, testimone Giacobbe, Giuda Maccabeo e molti altri. satana ha contraffatto tutti questi generi di rivelazione. Quanto agli oracoli propriamente detti, abbiamo già visto che erano innumerevoli nella Città del male. Se poi si tratta di voci misteriose, più sotto ne citeremo un esempio dei più notevoli. Frattanto ecco ciò che dice Cicerone: « I Fauni hanno fatto udire le loro voci: sovente gli dei sono comparsi sotto forme talmente sensibili, da forzare chiunque non è stupido o empio a riconoscere la loro presenza. » (Sæpe faunorum voces exauditæ; sæpe visæ formæ deorum, quemvis non hebetem aut impium, deos præsentes esse confìteri coegerunt. De Natur. Deor., lib. II, c. III). E altrove: « Sovente ancora, secondo la tradizione, si sono uditi dei fauni in mezzo alle battaglie, come pure vere voci si son fatte udire nei tempi di agitazione, senza che si potesse sapere donde venissero. Fra molti esempi di questo genere due soprattutto sono degni d’esser notati. Poco innanzi la presa di Roma si udì una voce che veniva dal bosco consacrato a Vesta…. e questa voce avvertiva che si avessero a ricostruire le mura, perché diversamente la città sarebbe presa in breve…. L’oracolo non fu riconosciuto che troppo vero. » (Sæpe etiam et in præliis fauni auditi: et in rebus turbidis veridicae voces ex occulto missæ esse dicuntur; cuius generis duo sunt ex multis exempla, sed maxima, etc. De Divinai., lib. I, c. XLV). – Si conoscono le quercie dodoniche, la cui specie non è estinta. « A Joal, scrive uno dei nostri missionari d’Africa, vi sono degli alberi fatidici e dei riti misteriosi per 1’evocazione dei genii. » (Annali della Prop. della Fede, n. 209, p. 270, an. 1868. — Trovansi ancora degli usi antichi trasformati, è vero, ma riconoscibili nelle abitudini della Grecia moderna. « La divinazione mediante l’esame delle ossa, diceva la signora Dora d’Istria, e particolarmente mediante la spalla arrostita, è una trasformazione evidente della ispezione delle interiora delle vittime, della quale si parla spesso in Omero. » A Dodona e a Delfo, il lauro venerato rivelava l’avvenire per mezzo della combustione delle sue foglie-sacre. Ai dì nostri, le giovani greche interrogano lo stormir delle foglie di rosa. Le querce fatidiche della Dodona di Epiro in cui i Pelasgi avevano un oracolo tanto famoso quanto il Mantéion di Delfo, ricevevano ancora sotto la loro ombra dei dormienti che domandavano l’avvenire ai loro sogni. Vedi Escursione nella Rumelia ed in Morea della sig. Dora d’Istria. Parigi, 1868). – Quanto ai sogni, Cicerone consacra nove capitoli del primo libro della Divinazione, riferendone alcuni dei più famosi tra i Greci ed i Romani. (Dal cap. XX al c. XXIX). I templi nei quali si andava a domandare, si trovavano dappertutto. « Il mondo, dice Tertulliano, ne era ricoperto. Per citarne qualcuno: chi non conosce quelli di Amfiarao a Oropo; di Anfiloco a Mallo; di Sarpedone nella Troade; di Trofonio nella Beozia; di Mopso in Cilicia; di Ermione in Macedonia; di Pasifae in Laconia? È cosa certa che spessissimo i demoni mandano dei sogni qualche volta veri, graziosi e seducenti e sappiamo perché; ma il più del solito confusi, ingannatori, vergognosi, immondi. » (De Anim, c. XLVI E XLVII). – Come Cicerone, anche il grande apologista ne dà una lunga nomenclatura. La credenza negli oracoli, cioè negli dei parlanti, non era meno universale della esistenza stessa degli oracoli. Udiamo ancora la duplice voce dell’antichità: « L’Oriente e l’Occidente, continua Tertulliano, i Romani. ed i Greci, tutta la letteratura del mondo, crede agli oracoli, gli commenta e gli afferma. » (Ibid.). La nostra Repubblica, dice Cicerone, ed anche tutti i regni, tutti i popoli, tutte le nazioni sono piene di esempi della incredibile veracità degli oracoli. Giammai quelli di Polydes, di Melampodis, di Mopso, di Amfiarao, di Calcante, d’Eleno non sarebbero stati tanto celebri: mai tante nazioni, come 1’Arabia, la Frigia, la Lycaonia, la Cilicia e soprattutto la Pisidia non avrebbero conservato i loro, fino ai nostri di, se tutta l’antichità non ne avesse attestato la veracità. Il nostro Romolo non avrebbe consultato mai gli oracoli per fondare Roma: e la memoria di Azzio Navio non sarebbe stata per sì lungo tempo fiorente, se tutti non avessero detto cose ammirabili di verità.2 (De legib. Lib II, c. XIII). Questa fede del genere umano, Cicerone la fa riposare sul seguente ragionamento: « È certo che vi sono degli dei; dunque essi ci fanno conoscere l’avvenire. Che se ce lo fanno conoscere con dei segni, bisogna checi diano nel tempo stesso il mezzo d’intendere questi segni; questo mezzo non può essere altro che la divinazione, dunque è una divinazione…. Se dunque la ragione ed i fatti stanno a prò mio; se le nazioni, se i barbari, se gli stessi nostri maggiori convengono in tutto ciò che ho esposto: qual argomento vi è per porlo in dubbio? Che se inoltre havvi una cosa che sia stata sempre riconosciuta dai più grandi filosofi, dai poeti più celebri e dagli uomini di un eminente saggezza, i quali hanno fondato le repubbliche, e edificate delle città; aspetteremo noi che le bestie parlino, e che l’accordo unanime del genere umano non basti? La verità degli oracoli è una cosa della quale non si è mai dubitato nel mondo, avanti la filosofia che si è sviluppata in seguito (Era il razionalismo che divorava ciò che rimaneva di antiche tradizioni presso i pagani); ed altresì dopo i progressi di questa filosofia, nessun filosofo ha mai avuto altro sentimento. Epicuro solo è di contraria opinione. Ma devesi contare per qualche cosa il sentimento d’un uomo che sostiene non esservi nessuna virtù gratuita nel mondo ? » (De Divinat. lib. I, c, XXXIX). Parlando dell’oracolo di Delfo in particolare: « Io sostengo, aggiunge lo stesso testimone, che questo oracolo non sarebbe stato mai così celebre né così famoso, mai sarebbe stato arricchito di donativi da tutti i popoli e da tutti i re, se tutte le generazioni non avessero riconosciuto la verità dei suoi responsi. » (Ibid. De divinit. Lib. I, c. XXIX). Più sotto assicura di nuovo, che non è solamente il popolo che crede agli oracoli, ma tutto ciò che vi è di più illuminato nel mondo. « Eccetto, dice, Epicuro, il quale non sa altro che balbettare, parlando della natura degli dei, tutti i filosofi hanno creduto agli oracoli. » (Ibid.). Infatti le scuole di filosofia le più celebri dell’antichità, quali le pitagoriche, le platoniche, le stoiche, difendevano gli oracoli con tutte le loro forze; e trattavano di empi e di atei il piccolo numero di epicurei e di cinici, che non vi prestavano fede. Questa credenza non ha cessato col paganesimo. « Dalla nascita del Salvatore del mondo in qua, dice Baltus, tutti i filosofi ne sono stati incaponiti più che mai. Essi hanno sostenuto gli oracoli con ardore, a fine di sostenere la causa della loro religione che andava in decadimento. Gli stessi epicurei ed i cinici dimenticando in questa occasione i principi e gli interessi della loro setta, li facevano valere quanto era possibile, come lo vediamo dall’opera di Celso nella quale quest’epicureo (Apud. Origen., lib. VII) oppone ai profeti dell’antico testamento gli oracoli della Grecia, ch’egli esalta molto al disopra di quelli dei profeti; e dei quali parla come uomo persuaso della loro eccellenza, e dei grandi vantaggi che ne aveva ritratti. Cosi è lo stesso di Massimo di Tiro, cinico di professione e maestro di Giuliano l’apostata. » Apud. Origen., Risposta, III part. p. 344 e seg. e p. 276). Con la stessa certezza con cui si credeva agli oracoli, si credeva pure alla presenza degli dei che gli rendevano. (Oracula, dice Cicerone, ex eo ipso appellata sunt, quod inest his deorum oratio. Topic; e altrove: Deus, inclusus corpore humano, jam non Cassandra, loquitur. De Divinai., lib. I, c. XXXI). Quindi il nome di un dio dato ad ogni oracolo: Apollo a Delfo; Esculapio a Epidauro; Giove al santuario di Memnone; e così degli altri. Ora quelli che i pagani chiamavano dii, non erano che demoni. Cento volte i Padri della Chiesa, testimoni degli oracoli e dei prestigi, l’hanno provato e con le parole e con i fatti. « Fin qui, dice Tertulliano, ho arrecato delle ragioni; ma ecco dei fatti evidenti, che provano che i vostri dei non sono altro che demoni. Si conduca dinanzi ai vostri tribunali un vero indemoniato, se qualche Cristiano gli comanda di parlare, quello spirito confesserà allora pure veramente che non è che un demonio; e altrove dice falsamente ch’egli è Dio. Chiamate pure quelli che sono ispirati da una delle vostre divinità: o la vergine che promette la pioggia, o Esculapio che guarisce i malati. Se questi dei, non osando mentire al Cristiano che gli interroga, non confessano che sono tanti demoni, voi fate morire sull’atto quel Cristiano temerario. Che cosa vi è di più evidente di questo fatto, di più sicuro di questa prova? » (Apol. C. XXIII). – San Cipriano parla come Tertulliano: « Sono, dice egli, gli spiriti maligni nascosti dentro le statue e dentro le immagini consacrate che ispirano i loro profeti; che agitano le fibre delle viscere delle vittime; che governano il volo degli uccelli, che dispongono delle sorti e che rendono gli oracoli, mescolandovi sempre il falso col vero.  » (De idolor. vanitat.). Poi in prova di ciò che egli dimostra, l’illustre dotto aggiungeva: « Però questi spiriti scongiurati nel nome del vero Dio ci obbediscono nell’atto; essi si sottomettono a noi, tutto ci confessano, e sono costretti ad uscire dai corpi che essi invasano. Si vede che le nostre preghiera raddoppiano le loro pene, che gli agitano, che gli tormentano orribilmente. Si sentono urlare, gemere, supplicare e dichiarare alla stessa presenza di quelli che gli adorano, donde vengono e quando si ritrarranno. » (Ibid.). –  Minuzio Felice, Lattanzio, sant’Atanasio e tutti i Padri latini e greci, affermano lo stesso fatto, e lo affermano, in faccia agli stessi pagani (la forma più recente di oracoli, è quella delle false apparizioni di presunte “Madonne”; in pratica tutte le apparizioni (spuntate come funghi negli ultimi tempi), che la vera Chiesa Cattolica non ha riconosciuto, erano, e sono … tutte provocate da demoni! – Vedi ad es. le false apparizioni sataniche di Medjugorie, puntello fradicio della falsa chiesa del novus ordo!! – ndr. -). –  O tutti questi grandi uomini erano allucinati, oppure bisogna riconoscere che erano ben sicuri di quel che dicevano, allo scopo di fondare sopra una simile prova 1’apologia del Cristianesimo e sulle verità della Religione da essi difesa. (Baltus I parte, p. 90 a 109). Bisognava pure che fosse allucinato, o che la verità degli oracoli gli fosse ben dimostrata perché uno dei più grandi uomini dei tempi moderni, il grave, l’illustre Keplero, non tema di scrivere in faccia alla scienza e alla mezza scienza: «Non si può negare che anticamente i demoni non abbiano parlato agli uomini per mezzo degli idoli, per mezzo delle querce, dei boschi, delle caverne, degli animali, per mezzo delle più mute parti del corpo, talmente che l’arte della divinazione non è nient’affatto una ciurmeria per ingannare i semplici.» (De Stella nova. — Comentarum physiologica, p. 107, in-4, Pragæ, 1606). Del resto tra i Cristiani ed i pagani, il punto in litigio non era la presenza degli spiriti negli oracoli, ma la natura di questi spiriti. I pagani asserivano che quegli spiriti erano tanti dei, e gli adoravano. Al contrario i Cristiani provavano che erano demoni ed avevano orrore del loro culto. Ma ripetiamolo, tutti erano d’accordo sulla presenza di agenti soprannaturali negli oracoli. Abbiamo detto che i Cristiani provavano che tutti questi dei, ispiratori d’oracoli, non erano altro che spiriti maligni, ed i loro argomenti erano senza replica. Da un lato essi forzavano quei pretesi dei a confessare essi medesimi che non erano che demoni. « Voi sapete bene, diceva Minuzio Felice ai suoi antichi correligionari, che i vostri dei, lo stesso Saturno, Serapide, Giove e tutti gli altri che adorate, confessano che non sono che demoni; ora non è credibile che mentiscano essi medesimi per disonorarsi soprattutto alla vostra presenza. Credeteli dunque e riconoscete che sono demoni poiché essi stessi ne fanno testimonianza. » (in Octav.)  Dall’altra parte, riassumendo secondo gli stessi autori pagani, gli oracoli degli dei, e gli atti che ne erano stata la conseguenza, mostravano con l’evidenza della luce che avevano costantemente comandato sacrifici umani e impudicizie che fanno arrossire: insegnata la magia, provocato guerre ed eccidi; lodato empi e scellerati, e annientato la libertà umana, sostenendo dappertutto il domma della fatalità e del destino. (Vedi le prove in Baltus, I parte, p. 118 a 180). – E voi considerate come tanti dei, diceva loro Lattanzio, quelli che oltraggiano a questo modo l’umanità e la verità! Sì, dii, ma dii maligni e perversi, vale a dire spiriti ribelli che vogliono usurpare il nome di Dio ed il culto che gli è dovuto. Non che essi desiderino onori, poiché non ve n’è per essi che si son perduti senza speranza di riabilitazione; né che abbiano la pretensione di nuocere a Dio, giacché nessuno lo può; ma agli uomini. Essi vogliono ad ogni costo stornarli dalla conoscenza e dal culto della maestà suprema, a fine di privarli della beata immortalità che essi medesimi hanno perduta a cagione della loro malizia. Essi offuscano la verità con tenebre e nubi, affinché l’uman genere non conosca né il suo Creatore, né il Padre suo. Per meglio riuscirvi essi si nascondono nei templi, si mescolano ai sacrifici, fanno dei prestigi che fanno stupire, e fanno rendere gli onori divini a dei simulacri di dei. » (Lact., lib. C. XVII). Di qui dunque resultano due fatti: il primo che il mondo pagano era pieno di oracoli; essi lo circondavano, come una linea di circonvallazione circonda una città assediata: oraculis stipatus. Tale è tra mille, la dichiarazione di Plutarco e di Tertulliano, due testimoni oculari, situati agli antipodi l’uno dall’altro è per ciò stranieri ad ogni connivenza.. Il secondo, che questi

oracoli erano resi da tanti spiriti. Su questo punto nuova unanimità dalla parte dei testimoni oculari. La moderna incredulità non osa negare il fatto: ma si ride della spiegazione. Secondo lei gli oracoli erano una pura ciurmeria, buona per divertire la moltitudine ignorante, ma senza influenza sugli uomini illuminati che non vi credevano. Una ciurmeria! ciò è presto detto: ma le vostre ragioni? Affermare, non è provare. Cosa è una ciurmeria che ha regnato su tutta l’estensione del globo per venti secoli, la quale ha costantemente gettato il genere umano nell’allucinazione, sino al punto di persuaderlo che egli vedeva ciò che non vedeva, che udiva ciò che non udiva? Una ciurmeria che regna ancora nella più gran parte della terra, dove essa continua a produrre lo stesso sconvolgimento dei sensi e della ragione? Una ciurmeria che non ha cessato presso le nazioni incivilite, se non che all’arrivo del Cristianesimo; che continua con lo stesso successo presso tutti i popoli che il Cristianesimo non ha illuminati, e che ritorna dove la sua luce sparisce? Singolare ciurmeria il cui segreto si perde quando il mondo diventa Cristiano, e che si rinviene quando cessa d’esserlo. (Ad. es. nelle conventicole massoniche!! – ndr. -) Dite il nome, il paese, la nascita dell’abile ciurmatore che l’ha inventata, e che rinunzia al suo mestiere secondo il grado di latitudine, dove si trova egli rapporto al Cristianesimo? Ammettere una ciurmeria universale e universalmente creduta, è ammettere la follia universale ; ma se il genere umano è folle, provate che voi siete savio? E poi di qual natura era questa ciurmeria? Essa era buona, dite voi, per divertire la moltitudine ignorante. Singolare divertimento per la moltitudine anche ignorante, come il sacrificio di ciò che aveva di più caro. Si son veduti mille volte, su mille punti del pianeta, migliaia di genitori portare agli altari di divinità mostruose i loro propri figli: e voi credete che essi obbedissero ad una semplice ciurmeria! Si sono vedute intere popolazioni, come i Pelasgi della Magna Grecia, abbandonare i loro beni e la loro patria, per sottrarsi agli ordini di questi oracoli sanguinari; e mai è venuto loro il pensiero di diffidare delle ciurmerie sacerdotali! Voi ammettete, senza inarcare le ciglia, che uomini abbiano potuto burlarsi così dei loro simili per tanti secoli, senza che nessuno abbia potuto mai scoprire la loro furberia! Se voi siete increduli in materia di religione, convenite però che non è la credulità che vi manca. Siate almeno d’accordo con voi stessi. Per voi l’antichità pagana è l’epoca della vera luce: e voi ne fate l’epoca la più facile ad ingannare! Sarebb’egli vero che le vostre convinzioni cambiano con i bisogni della polemica? Voi rispondete: non si tratta che della moltitudine ignorante; e la troviamo nell’istesse epoche più incivilite. Invero, moltitudine singolarmente ignorante, che secondo Tertulliano comprende tutti i letterati del mondo, omnis sæculi litteratura; e che, dietro la testimonianza dello stesso Cicerone, si compone di tutto ciò che i popoli pagani dell’Oriente e dell’Occidente hanno conosciuto per due mila anni, di più celebre per il genio e per la scienza. Re, legislatori, capitani, oratori, filosofi di tutti i nomi, pitagorici, platonici, stoici, tutti gli uomini infine, meno tre o quattro bruti epicurei, Epicuri de grege porci: ecco di che si compone la moltitudine ignorante che ha creduto agli oracoli. E voi non vi credete! Badate, che la negazione è pericolosa; ella potrebbe farvi applicare il proverbio: Chi si assomiglia, si piglia. – Innanzi di continuare l’esame dell’obiezione, fermiamoci un istante. Per separarsi in tal modo dalla fede comune, vi vogliono più pretesti, e più motivi. Fin qui non abbiamo visto che i primi, vediamo quali possono essere i secondi. Ve ne sono due: l’ignoranza e l’interesse. Un grave filosofo ce lo spiegherà. « L’ignoranza di noi medesimi, dice, ci fa dimenticare che gli uomini sono naturalmente increduli: Noi non vediamo cosi facilmente ciò che è al di là di quel che noi vediamo. Tutto ciò che è meraviglioso e straordinario, sembra loro sospetto. Essi vi sospettano sempre della frode e dell’impostura, e per poco che ve ne sia, non è possibile che sfugga loro. Avviene altresì troppo spesso, che con questa avversione naturale al credere tutto ciò che sembra straordinario, essi suppongano della furberia, dove non hanno la minima ragione di sospettarne. Che se la verità, e spesso una verità tutta divina, dura tanta fatica a farsi riconoscere, come mai una furberia puramente umana potrebb’ella sostenersi lungo tempo? Come potrebb’ella sussistere tanti secoli e ingannare non pochi ignoranti, ma gli uomini più dotti e le intere nazioni più illuminate e più abili? « Tali sono stati alla lettera quei famosi oracoli del paganesimo. Essi hanno sussistito più di due mila anni; durante questo tempo, sono stati consultati, ammirati e rispettati da tutto il paganesimo, dai popoli e dalle nazioni più illuminate. I Greci ed i Romani gli hanno considerati come ciò che vi fosse di più augusto e di più divino nella loro religione. Tutti i filosofi sono stati convinti come gli altri. Appena se ne trova un solo tra coloro, che simili alle bestie, non riconoscessero né divinità, né provvidenza, né immortalità dell’anima, osando balbettare che tutti questi oracoli, non sono stati che furberie dei sacerdoti degli idoli. » (Baltus, p. 231 e seg.). Da ciò si vede donde venga l’opposizione. Non è né  l’autorità, né la scienza che la motivano, ma l’interesse del cuore. Il soprannaturale importuna l’uomo animale ed ei lo nega. Ma la sua negazione lo conduce all’assurdo. « Gli antichi e moderni epicurei, continua Baltus, sono costretti ad ammettere il fatto degli oracoli; ma nel modo con cui essi lo spiegano, gli oracoli erano tante furberie così grossolane, che dovevano essere incapaci d’ingannare, anche per sei settimane, la gente della campagna la più stupida e la più ignorante. Secondo essi si parlava agli adoratori in tante statue vuote; gli si urlava nelle orecchie con delle trombette; e si addormentavano con un non so quale sorta di droghe; e si presentava dinanzi ai loro occhi delle marionette. E per più di due mila anni, tutti i popoli hanno creduto che tutto ciò fosse divino, soprannaturale, miracoloso, in una parola, opera degli dei, ed effetto della loro potenza! Tra i filosofi più abili, in seno a nazioni le più illuminate, non si è trovato alcuno che ne scoprisse la frode! Che forse gli uomini d’allora fossero incapaci di sospettare che si potesse o che si volesse ingannarli? Se i sacerdoti degli idoli avevano interesse a divertirli ed a sedurli, non ne avevano molto più nell’evitare d’esserlo? » (Baltus, part. 231 e seg.). Allo scopo di dare alla loro spiegazione naturale degli oracoli una vernice di scienza, altri epicurei gli hanno attribuiti a delle virtù nascoste, a delle proprietà ignote alla natura, a dei fluidi, od a certe esalazioni della terra. (Così parla Plinio, l’epicureo, lib. 2, natur. hist., c. XCIII). Ma se queste virtù sono nascoste, se queste proprietà sconosciute, come sanno eglino che possano pronunziare degli oracoli? Quali relazioni si sono verificate tra certe esalazioni della terra, e la facoltà di predire l’avvenire o di vedere a certa distanza? Essi non si accorgono che si rendono ridicoli agli occhi del senso comune, mettendo delle parole in luogo delle cose; ed agli occhi dei loro confratelli, cercando seriamente la causa di un effetto, che non è altro che una chimera, od una furberia grossolana di qualche impostore, e poi si dichiarano fermamente increduli! « La verità è, che per credere che tanti grandi uomini e tante nazioni differenti, sono stati in un accecamento così prodigioso durante un così lungo seguito di secoli, ci vuole una fede molto robusta. Egli è più facile credere, quel che vi è di più incredibile, e di più prodigioso nelle favole. Cionondimeno voi credete questo prodigio, quantunque siate nemici del meraviglioso. Da che cosa dipende ciò? Dipende che, molta gente non ama sentir parlare dei demoni né di tutto ciò che vi possa aver relazione. Questo risveglia certe idee dell’altra vita che non piacciono: credono essi abbastanza le verità della religione sopra ragionamenti speculativi; ma prove troppo sensibili di queste medesime verità, gli danno noia. » (Baltus, ubi supra).

COCOSCERE LO SPIRITO SANTO (26)

Mons. J. J. GAUME

IL TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO, Vol. I

[vers. Ital. A. Carraresi, vol. I, Tip. Ed. Ciardi, Firenze, 1887; impr.]

CAPITOLO XXV.

(continuazione del precedente.)

Culto del serpente presso le nazioni moderne tuttora idolatre — La setta degli Ofiti — La Cina adora il Gran Drago — È il sigillo dell’impero — Solenne processione in onore del Drago — L’imperatrice attuale — La Cocincina — L’India: pubblica adorazione del serpente — Tempio di Soubra-Manniah — “Festa della Penitenza — Culto privato del serpente — L’Africa — Culto del serpente di Etiopia, a tempo di san Frumenzio — Culto attuale, di tutti più celebre — Passo di De Brosses e di Bosman — Culto del serpente nel Regno di Juidah (Widah) da un secolo a questa parte — Culto attuale, simile all’antichità pagane — Curiosi ma tristi dettagli — Relazione dei missionari e di un chirurgo di marina — L’America — Culto del serpente all’epoca della scoperta — Culto attuale — Relazione del Padre Bonduel — Culto del serpente nella Polinesia, l’Australia, l’Oceania — Il Vaudoux — Culto agli S tati Uniti — Parole di un missionario — Altre testimonianze — In Haiti — Sacrifizio umano — Esecuzione dei colpevoli nel 1864.

Se l’assioma da noi ricordato avesse bisogno di una nuova conferma, si troverebbe nella storia delle nazioni pagane ancora esistenti su diversi punti del globo. Molto tempo dopo la pubblicazione del Vangelo, vediamo il culto del serpente vivo perpetuarsi presso gli Ofiti, eretici  ostinati, dei quali parla Origène e sant’Epifanio (Contr. Cels. et hær., 37). Fra gli Gnostici apparve una sètta numerosa, la quale, per ragione del suo culto peculiare del serpente, ricevette il nome d’Ofìti. Gli adepti insegnavano che la sapienza erasi manifestata agli uomini sotto la figura di un serpente. Adoravano pure con devozione un serpente chiuso in una lunga gabbia. Quando era giunto il giorno di celebrare la ricordanza dei servizio reso al genere umano, mediante l’albero della scienza, aprivano la gabbia, e chiamavano il serpente, il quale saliva sulla tavola e si avvoltolava intorno ai pani; quest’era ai loro occhi, un perfetto sacrificio. Dopo avere adorato il serpente, offrivano per mezzo suo un inno di lode al Padre celeste. – Nessuno ignora che il Gran Drago è la suprema divinità della Cina e della Cocincina. Uno dei divertimenti, che spesso si ripete nel palazzo dell’imperatore al Pekino, è il Drago intorno alla gabbia dell’avoltoio, con la gola spalancata, con gli occhi inferociti che escono dall’orbita. Quest’è l’emblema inseparabile del figlio del cielo, che trovasi sopra il suo sigillo, sulle sue tazze, il suo vasellame, i suoi mobili, sugli angoli delle case, sulle porte, dappertutto. (Annali della Propag. della Fede, n. 223, p. 298, 1887). Il Drago scolpito sul sigillo imperiale! Non direbbesi l’infernale parodia della croce, che sormonta la corona dei principi cristiani; o dell’antica iscrizione delle monete d’oro del regno di Francia: Christus vincit, regnat, imperat! Non è un segno vano, il Dio che rappresenta, è l’oggetto di un culto reale. Cosi il giovine imperatore della China, essendo stato colpito da una grave malattia nel 1865, la imperatrice madre si è portata per nove giorni a piedi, mattina e sera, al gran tempio del Drago a pregare pel suo figlio. Poco fa gli abitanti della città cinese di Tlng-haè si lamentavano della siccità. Fu deciso che il Drago comparisse nelle strade, e si pregasse solennemente di mandare la pioggia nelle campagne. Al giorno stabilito noi vedemmo volgersi per le vie principali di Ting-haè in tortuosi giri il mostro, portato da cinquanta o sessanta persone, intorno alle quali si accalcava tutta la popolazione della città. (Annali della Filosof. Crist,, t. XVI, p. 355). Ancor oggi, le congregazioni cinesi di Saigon celebrano ogni anno, con un lusso ed una pompa inusitata, la festa del Drago. L’interminabile processione percorre le vie principali della città, e qualche volta anche attraversa il giardino del palazzo dei governatore. – (Corriere di SaXgon, 1865).La schifosa figura del Drago si incontra dovunque. Ad ogni momento la s’invoca, e in tutte le circostanze più importanti della vita ed anche dopo morte. L’Annamita che ha perduto un membro della sua famiglia non si permetterebbe di sotterrarlo, prima d’avere domandato allo stregone, od al sacerdote del Drago, di fargli conoscere il luogo della sepoltura. Si suppone che vi siano dei draghi sotterranei che passano e ripassano in certi luoghi privilegiati. I morti si pongono sulla loro via, nella credenza che i draghi ricolmino essi ed i parenti loro di ricchezze e di felicità. Se una disgrazia colpisce la famiglia, si va a dissotterrare il morto, e dietro l’indicazione di un nuovo oracolo, lo si sotterra in un luogo più prossimo al passaggio del Drago. – Il serpente ha rappresentato un ufficio considerevole presso gli antichi popoli dell’India (Massimo di Tiro, Dissert., VII, p. 139, ediz. Reiske), ed il suo culto si è mantenuto fino a questo giorno in quella vasta parte dell’Asia. I loro libri sacri sono pieni di racconti in cui è fatta menzione del serpente. Ivi, come in Egitto, tutti i simboli del culto, portano la sua immagine. Un gran serpente figura al principio del mondo, ed è l’oggetto di una profonda venerazione. « Vedesi un tempio rinomatissimo, consacrato al serpente, all’est del Maissour, in un luogo detto Soubra Manniàh. Questo nome è quello del gran serpente, tanto famoso nelle favole indiane. « Tutti gli anni nel mese di dicembre, ha luogo una festa solenne nel tempio. Innumerevoli devoti accorrono di molto lontano per offrire ai serpenti adorazioni e sacrifici in quel luogo privilegiato. Una moltitudine di questi serpenti hanno fissato il loro domicilio nell’interno del tempio, dove sono mantenuti e ben nutriti dai Brama che gli servono. La protezione speciale di cui godono, ha permesso loro di moltiplicarsi sino al punto che ne vediamo uscire da tutti i lati all’intorno. Molti devoti portano loro da mangiare. Guai a chi avesse la disgrazia di uccidere una di quelle divinità striscianti! Si tirerebbe addosso terribili castighi. » (Costumi e istituzioni dei popoli dell7India, del sig. Dubois, superiore delle Missioni straniere, il quale ha dimorato ventotto anni nelle Indie, t. II, c. XII, p. 435). Sopra un altro punto dell’immensa penisola, il serpente riceve pure gli onori divini. « Recentemente, scrive uno dei nostri missionari, sono stato a Galcutta, testimone oculare di una festa religiosa, celebrata in onore della dea Kalli. È una delle più solenni dell’anno: essa si nomina la festa della Penitenza. Il primo giorno della festa, la moltitudine dei curiosi era immensa, essa superava quasi il numero dei penitenti. Ma il secondo e il terzo giorno vidi in molti punti, principalmente sui canti delle strade e nei crocicchi, alcuni uomini che avevano la lingua traforata verticalmente da una lunga sbarra di ferro. Essi la dondolavano al suono degli strumenti, e ballavano essi medesimi in quello stato. Altri si erano fatta una larga apertura nelle reni e nelle spalle, e da ciascun foro passava un enorme serpente, che coi suoi giri tortuosi avvolgeva il loro corpo. » (Annali della Propag. della Fede, n. 18, p. 535, aprile, 1886). Oltre all’adorazione nazionale del serpente, gli Indiani, come gli antichi abitanti dell’Egitto, rendono anch’oggi un culto domestico ad un serpente comunissimo, la cui morsicatura dà quasi istantaneamente la morte; lo si chiama serpente capei. La loro condotta, che ognuno può verificare con i propri occhi, rende credibile tutto quello che abbiamo letto dell’antichità pagana. I devoti vanno in cerca dei buchi, ove stanno riposti questa sorta di serpenti. Allorquando hanno avuto la fortuna di scoprirne qualcuno, essi vanno religiosamente a deporre alla bocca di detti fori, del latte, dei banani (fichi di Adamo), ed altri cibi che sanno esser graditi da questi dèi rettili. – Se per caso uno di essi s’introduce in una casa, gli abitanti si riguardano dal cacciarlo via, ed è al contrario gelosamente custodito e onorato con sacrifici. Vediamo infatti degli Indiani conservare presso di sé per parecchi anni di questi grossi serpenti capels; ed ancorché dovesse costare la vita a tutta la famiglia, nessuno ardirebbe porre la mano su di essi (Costumi e istituzioni dei popoli dell’Indie, del Sig. Dubois. Per altri popoli moderni, vedi gli Ann. della Filos. Cristiana, citati più sopra). – Passiamo adesso in Africa. Antichissimamente il serpente è stato il gran dio della terra di Cam. Nel quarto secolo, allorché san Frumenzio andò a portare la fede agli Etiopi, trovò il culto del serpente in tutto il suo splendore. Per riuscire nella sua missione, dovette come Daniele, incominciare col distruggere il serpente che era stato sino allora la divinità degli Axumiti. (Gonzales, apud Ludolf. Etiopie, p. 479). Cosi accade ancora in tutta l’Africa non cristiana. Fra tutte le nazioni negre a lui note, dice un viaggiatore tedesco, non ve n’è una che non adori il serpente…. « I Fidas, oltre al gran serpente, che è là divinità di tutta la nazione, hanno ciascuno i loro piccoli serpenti, adorati come tanti dèi penati, ma che non sono stimati, potenti del pari quanto l’altro, di cui non sono che i subordinati. Quando un uomo ha riconosciuto che il suo dio lare, il suo serpente domestico, è senza forza per fargli ottenere ciò ch’egli domanda, egli fa ricorso al gran serpente. « I sacrifici che presso i popoli, formano la parte più interessante dei culti, consistono in bovi, vacche, montoni ecc. Alcune nazioni offrono altresì dei sacrifizi umani. Tra il numero delle feste annuali, bisogna contare il pellegrinaggio della nazione dei Fidas al tempio del gran serpente. Il popolo riunito dinanzi l’abitazione del serpente, con la faccia prostrata contro terra, adora quella divinità senza osare di levare gli occhi su di lei. Fuori dei sacerdoti non havvi che il re che abbia diritto a questo favore, e per una volta soltanto. » (Oldendrop, citato dal dott, Boudin nel culto del serpente, p. 57 e segg. in-8, 1864). Un altro viaggiatore si esprime in questi termini: « Il culto più celebre dell’Africa, dice Bosman. è quello del serpente. Tra il gran numero di serpenti che vi sono onorati con cerimonie più o meno bizzarre, ve ne ha uno che è riguardato come il Padre, ed a cui si rendono omaggi particolari. Gli si è fabbricato un tempio, dove sacerdoti sono incaricati di servirlo. I re gli inviano doni magnifici, e intraprendono lunghi pellegrinaggi per andare a presentargli le loro offerte e le loro adorazioni. » (Viaggio di Bosman, nel gran dizionario della Favola, art. Serpenti d’Africa). Trattando lo stesso soggetto nella sua storia degli Dei Fetisci, (Fetiscio viene dal portoghese fetisso che vuol dire incantato)il presidente de Brosses pronunzia parole d’oro allorché dice: « Il miglior mezzo d’illuminare certi punti oscuri dell’antichità, e di sapere ciò che avveniva presso le nazioni pagane antiche, si è di esaminare ciò che accade presso le nazioni pagane d’oggigiorno, e di vedere se non succede in qualche luogo, tuttora sotto gli occhi nostri, qualcosa di simile. La ragione si è, come dice un filosofo greco, che le cose si fanno e si faranno come le si son fatte. L‘Ecclesiastico dice pure; Quid est quod fuit? ipsum quod futurum est. Ora niente rassomiglia più al culto del serpente e degli animali sacri dell’Egitto, quanto quello del fetiscio o serpente vergato dell’Juidah (Dicesi oggi Whydah), piccolo regno sulla costa della Guinea, il quale potrà servire d’esempio per tutto quel che avviene di simile nell’interno dell’Africa. Vediamo già che nulla più rassomiglia al serpente di Babilonia, che il profeta Daniele ricusò di adorare. » (Del culto degli Dei Fetìsci, p, 16 e 26 ef. ediz, in-12, 1760)- La storia ci ha detto che gli Epiroti credevano che tutti i loro serpenti sacri discendessero dal gran serpente Python: medesima credenza in Africa. « Il serpente, continua l’autore, è un animale grosso quanto la coscia d’un uomo, e lungo circa sette piedi, rigato di bianco, di bleu, di giallo e di bruno, con la testa tonda, gli occhi aperti, senza veleno, di una dolcezza e di una familiarità sorprendente con gli uomini. Questi rettili entrano volentieri nelle case e si lasciano prendere e maneggiare. » (Del culto degli dei fetisci, p. 29 e segg.). « Tutta la specie di questi serpenti sacri, se deesi credere ai negri dell’Juidali, discende da un solo che abita il gran tempio presso la citta di Shabi, e che vivendo da parecchi secoli, è diventato di una grandezza e di una grossezza smisurata. Era stato prima la divinità dei popoli di Ardra; ma questi essendosi resi indegni della sua protezione, il serpente venne di suo proprio moto a dare la preferenza ai popoli dell’Juidah. Nel momento stesso di una battaglia, che le due nazioni dovevano darsi, lo videro passare pubblicamente da uno dei due campi all’altro. Ecco l’antica evocazione. II gran sacerdote allora lo prese nelle sue braccia e lo mostrò a tutto l’esercito. A questa vista tutti i negri caddero in ginocchio, e riportarono facilmente una vittoria completa sul nemico. » (Idem). A Babilonia, in Egitto, in Grecia e presso gli altri popoli pagani dell’antichità, il serpente aveva dei templi dove era servito da sacerdoti e da sacerdotesse, onorato, consultato, nutrito a spese del pubblico. I soli suoi ministri avevano il diritto, di penetrare nel suo santuario; fuori di lì, ei si rendeva familiare, e degnava lasciarsi prendere e maneggiare. Ecco parola per parola ciò che avviene in Africa: « Si edificò un tempio al nuovo fetiscio. Fu portato sopra un tappeto di seta per cerimonia con tutte le possibili testimonianze di gioia e di rispetto; e gli furono assegnati fondi per la sua sussistenza. Gli si scelsero dei sacerdoti per servirlo e, vergini per essere a lui consacrate. Subito questa nuova divinità prese autorità sulle antiche. Essa presiede al commercio, all’agricoltura, alle greggi, alla guerra, agli affari pubblici del governo ecc. Gli si fanno considerevoli doni, cioè pezze intere di stoffe dì cotone o di mercanzie d’Europa; tonnellate di liquori, e greggi interi: dei sacerdoti s’incaricano di portare al serpente le adorazioni del popolo, e riferire i responsi della divinità, non essendo permesso ad alcun altro che ai sacerdoti, nemmeno al re, d’entrare nel tempio e di vedere il serpente. La posterità di questo rettile divino è diventata innumerevole. Quantunque essa sia meno onorata del capo, non avvi negro che non si creda felicissimo d’incontrare serpenti di questa specie, e che non li alloggi e li nutrisca con allegrezza. » – Ricolmo d’onori e servito da sacerdoti, il gran serpente volle, come in antico, avere delle sacerdotesse. « Ecco in qual modo si prendono per procurargliele. Durante un certo tempo dell’anno, le vecchie sacerdotesse o beias, armate di clave, corrono il paese, dallo spuntar del sole fino a mezzanotte, furibonde come tante baccanti. Tutte le fanciulle dell’età di dodici anni che possono trovare, gli appartengono di diritto; né è permesso di resister loro. (Nell’antico Messico, trovasi la medesima tratta’di giovinette a profitto del serpente). Esse rinchiudono queste giovinette in delle capanne, le trattano assai dolcemente e le istruiscano nel canto, nel ballo e nei sacri riti. Dopo averle istruite, imprimono loro il segno della consacrazione, disegnando loro sulla pelle, con acute punture, delle figure di serpenti…. « Si dice loro che il serpente le ha contrassegnate, e in generale, il segreto su tutto ciò che avviene alle donne nell’interno dei chiostri, è talmente raccomandato sotto pena d’essere portate via e bruciate vive dal serpente; che nessuna di esse è tentata di violarlo. Allora le vecchie le riconducono, durante un’oscura notte, ognuna alla porta dei loro genitori, che le ricevono con gioia, e pagano carissima alle sacerdotesse la pensione della dimora, tenendo ad onore la grazia che il serpente ha fatta alla loro famiglia. Le giovanette incominciano allora ad essere rispettate ed a godere una infinità di privilegi. « Finalmente, quando sono esse nubili, ritornano al tempio in cerimonia e benissimo abbigliate per essere sposate al serpente. Il giorno dopo si riconduce la maritata nella sua famiglia, e d’allora in poi ha parte alle retribuzioni del sacerdozio. Una parte di quelle fanciulle si marita in seguito a qualche negro, ma il marito deve rispettarle quanto egli rispetta il serpente, di cui portano il marchio, né possono loro parlare fuorché in ginocchio, e restare soggetti in ogni cosa alla loro autorità. » (Del culto degli dei fetisci, p. 49 e seg.). Ecco oggi dunque, come anticamente, in Africa, come dappertutto, l’innocenza profanata dal serpente e consacrata al suo servizio. « Indipendentemente da questa specie di religiose affiliate, avvi una consacrazione passeggera per le giovinette… S’immaginano che queste siano state toccate dal serpente, il quale avendo concepito dell’inclinazione per esse, ispira loro una specie di furore. Talune si mettono tutt’ad un tratto a fare degli urli spaventosi, assicurando che il fetiscio le ha toccate. Esse divengono furibonde come tante pitonesse; e rompono tutto quel che cade loro tra mano, facendo mille danni. » (Ivi, p. 42). Stando alla relazione di Bosman, in altre contrade di questa trista parte di mondo, vedesi come nell’antichità, le più belle figlie del paese consacrate al servizio dei serpenti. Havvi questo di particolare, che i negri credono che il gran serpente ed i suoi confratelli abbiano l’usanza di adocchiare in primavera le giovinette in sulla sera, e che l’accostarsi, o il semplice contatto di questi rettili faccia perdere ad esse la ragione. (Bosman, come sopra). – Viaggi più recenti confermano questi dettagli e ne aggiungono dei nuovi: « In tutti i villaggi, si diceva poco tempo fa quello dei nostri missionari che penetrò assai addentro nell’Africa, voi trovate il fetiscio della località, senza contare quelli di ciascuna casa. Il fetiscio del villaggio è pel solito un grosso serpente che passeggia liberamente per tutte le strade. Il primo che io scòrsi, mi ispirò un vero spavento. Presi il mio bastone per batterlo, ma la mia guida mi trattenne il braccio, e fece bene. Se avessi avuta la disgrazia di offendere quel dio, sarei stato sull’istante fatto a pezzi. » Alla data del 28 aprile 1861 un altro missionario scrive da Dahomey: « Il popolo di questo paese pare consacrato al più abominevole feticismo. Il culto dei serpenti vivi è in voga su molti punti della costa: ma in nessuna parte hanno templi e sacrifici regolari come a Whydah. (Città di circa 20,000 anime, sul mare). In un recinto ben disposto, si nutrisce un centinaio di grossi serpenti, i quali vanno quando gli pare e piace a passeggiare per la città. Allora tutti quelli che gli incontrano, abbassano il capo fino in terra, mentre che l’animale abominevole avanza pesantemente per la via, fino a che qualche fervente adoratore non lo prende con rispetto e lo riporta nel suo covile. » (Annali ecc. Marzo 1861, p. 390. — I Gallas che abitano la costa opposta dell’Africa adorano pur essi il serpente. A questo dio rettile attribuiscono una terribile potenza sulla natura. Se si sente una scossa di terremoto, si vedono gli abitanti correre con le mani piene di doni verso la caverna, riguardata come l’abitazione del dio che scuote la terra). – Questo tempio, o piuttosto questa spaventosa tana, fu visitata nel 1860 da un chirurgo della marina imperiale, che ne fa la seguente descrizione. « La prima mia visita fu al tempio dei serpenti fetisci, situato non lungi dal forte, in un luogo un po’ isolato, sotto un gruppo di alberi magnifici. Questo curioso edificio consiste semplicemente in una specie di rotonda, di dieci o dodici metri di diametro e sette o otto di altezza. Le sue mura, in terra asciutta hanno due aperture, l’una opposta all’altra, per le quali entrano od escono liberamente le divinità di quel luogo. La vòlta dell’edificio, formata di rami d’alberi intrecciati che sostengono una tettoia d’erbe secche, è costantemente tappezzata di una miriade di serpenti che potei esaminare a tutto mio agio…. « La loro statura varia da uno a tre metri. La testa è larga, schiacciata e triangolare ad angoli rotondi, sostenuta da un collo un po’ meno grosso del corpo. Il loro colore varia dal giallo chiaro, al giallo verdastro. Il maggior numero porta sul dorso due linee brune. Gli altri sono regolarmente macchiati. Durante la mia visita, quegli animali potevano ammontare a più di un centinaio. Alcuni scendevano e salivano avvinghiati a dei tronchi d’alberi, disposti a tale effetto lungo le muraglia; altri sospesi per la coda, dondolavano in qua e in là sopra il mio capo, scintillando la loro triplice lingua e, guardandomi col continuo batter degli occhi; altri infine a spira, o addormentati sull’erbe del tetto, digerivano senza dubbio le ultime offerte dei fedeli. Malgrado l’affascinante stranezza di quello spettacolo, io sentiva dentro di me un certo malessere in mezzo a quelle viscose divinità…. « I sacerdoti che ne hanno cura, abitano vicino al tempio…. Queste spaventose divinità hanno pure delle sacerdotesse; sono come le fetiscie o spose del serpente fetiscio. In certe epoche dell’anno le vecchie sacerdotesse corrono per le strade del villaggio, rapiscono le bambine dagli otto ai dieci anni che incontrano, e le conducono nella loro abitazione. Queste bambinette subiscono là un noviziato più o meno lungo, e quando divengono nubili sono fidanzate al serpente fetiscio. Più tardi alcune finiscono per maritarsi a de’ semplici mortali, ma assai difficilmente, perché conservando sempre qualche cosa del loro sacro carattere, esigono dal loro marito una completa sottomissione. » (Rapporto del Sig. Repin nel Giro del mondo, n. 161, p. 71-74 —: 4° anno 1868). – Tutti questi dèi rettili non sono inoffensivi come quelli di Whydah. « Un altro punto della nostra missione, scrive il padre Borghero, offre uno spettacolo assai più ributtante. Al gran Popo, non lungi da Whydàh, i serpenti non hanno tempio, è vero; ma ricevono un culto che fa orrore. Vi è una specie di rettili ferocissimi, della razza dell’aspide, o del boa. Quando uno di questi serpenti incontra per via dei piccoli animali, li divora senza pietà. Quanto più e vorace, tanto più eccita la devozione dei suoi adoratori. Ma i maggiori onori, le maggiori benedizioni gli sono prodigate, quando ei trova qualche fanciullo, e ne fa suo pasto. Allora i genitori di questa povera vittima si prostrano a terra e rendono grazie ad una tale divinità, per avere scelto il frutto delle loro viscere per farne suo cibo; « E noi ministri di Colui che ha vinto l’antico serpente e che l’ha maledetto, siamo obbligati ad avere tutti i giorni questo spettacolo sotto gli occhi nostri, senza che ci sia dato modo di vendicare l’onore del nostro maestro cosi indegnamente oltraggiato. » (Annali ecc., marzo 1861, p. 890 e seg. Come sotto l’ardente sole dell’Africa, così il culto del serpente esiste ancor oggi in mezzo alle nevi della Mantchourie. Id., 1867, n. 175, p. 428). – Il culto del serpente si è rinvenuto nelle vaste contrade del nuovo mondo, e questa non è la minor prova dell’unità della razza umana. Al momento della scoperta dell’America, gli Spagnuoli riscontrarono su diversi punti tracce non dubbie del culto del serpente. Ricordiamoci che nel Messico, Huitzilopochtli, principale divinità dell’impero, era assiso sopra una gran pietra cubica, da ciascun angolo della quale, usciva un serpente mostruoso. La faccia del nume era coperta da una maschera, alla quale era appeso un altro serpente. Il tempio dedicato a Quetzalcohuatl, altra divinità messicana, era di forma rotonda, e l’entratura rappresentava una gola di serpente che pareva volesse divorare, riempiendo di terrore quelli che vi si accostavano la prima volta. – Negli annali più antichi dei Messicani la prima donna chiamata da essi la madre della nostra carne, è sempre rappresentata come vivente in relazione con un gran serpente. Questa donna figurata nei loro monumenti da una sorta di geroglifici, porta il nome di Cikuacohuatl, che significa donna del serpente. Fra gli altri doni gli si offrivano delle spine tinte di sangue dei sacerdoti e dei nobili, poi anche delle vittime umane. (Storia delle nazioni civilizzate del Messico dell’abate le Brasseur di Berigbourg, t. III, p. 504). – È qui il luogo di fare una osservazione che si riproduce parecchie volte nel nostro studio. Ogni credenza religiosa si traduce con atti speciali che le danno carattere. E niente è più vero della parola citata più sopra: Dimmi quel che tu credi, ed io ti dirò ciò che tu fai. Per ciò che concerne il culto dei serpenti l’esperienza dimostra, che presso quasi tutti i popoli il suo infallibile corollario è stato il sacrificio umano. Non è forse questa la prova evidente che il culto del serpente non è altro che il culto del grande omicida? Proseguiamo il nostro cammino. Durante i primi anni della conquista, un certo numero d’indigeni abbracciarono il Cristianesimo, piuttosto per timore che per convinzione. Gli adoratori del serpente non trascuravano nulla per far loro abiurare la fede, e ricondurli alle pratiche dell’antico culto. Sotto il titolo specioso di medici, s’introducevano nei villaggi, e spessissimo riuscivano nella loro colpevole impresa. Prima di ammettere il rinnegato alla iniziazione, esigevano la rinunzia al Cristianesimo. Gli lavavano quelle parti del corpo, sulle quali aveva quello ricevuto le unzioni del Battesimo, per cancellarne qualunque traccia. Di poi, conducevano il loro discepolo in una oscura foresta, o nel fondo di un precipizio, e là invocavano su di esso il gran serpente variegato, il quale si presentava accompagnato da altri piccoli serpenti. Il gran serpente si lanciava d’un tratto in bocca, e usciva per la parte posteriore del corpo. Gli altri uno dopo l’altro facevano altrettanto, poi rientravano tutti nel formicolaio; questi riti si ripetevano per tredici giorni di seguito. In questo tempo gli iniziatori comunicavano ai loro adepti, conferendo loro la maestranza, la misteriosa autorità che essi medesimi esercitavano sugli individui, direttamente o indirettamente ascrittisi all’idolatria. Con una sola parola, con un solo sguardo, potevano essi, entrando in una casa, soggiogare la volontà degli abitanti e specialmente delle donne. Le genti in tal modo affascinate, si sentivano impossessate da un tremito convulso in tutto il corpo sino al punto, che parevano come indiavolate. Si gettavano per terra con la bocca spesso spumante, e rimanevano cosi per tutto quel tempo che piaceva al mostro di ritenergli in quello stato. Il Vescovo di Chiapa dichiara di avere tutti questi particolari e altri ancora da parecchi iniziati, ravveduti dei loro errori. (Vedi Burgoa, descrizione geografica della provincia di san Domingo de Ozaca, cap. 17, Messico 1674. Torquemada, Monarchia indiana, t. II, 1, 6).Diminuito, ma non abolito, il culto del serpente si pratica ancora ai dì nostri, presso le tribù selvaggio dell’America del nord. Uno dei nostri missionari il P. Bonduel che ha dimorato per circa venti anni nel Wisconsin, ci raccontava nel 1858 che, gli stregoni non si dedicavano mai alle loro pratiche magiche che nei luoghi aridi, sulle spiagge di quelle fangose paludi e con la testa contornata della pelle del gran serpente Ketch-Kéfébeck. La formula della loro evocazione cominciava con queste terribili parole: « O tu che sei armato di dieci granfie, scendi nella mia capanna. » La preghiera continua, aggiunge il padre, finché la capanna non si sconvolge in cosiffatto modo che la vetta tocca il suolo.Lasciamo per un momento l’America, per fare una escursione negli Arcipelaghi di recente scoperti. Alle isole Viti, nell’Oceano Polinesiaco, gli abitanti adorano in un enorme serpente la loro principale divinità che porta il nome di Ndengeì. (Pritchard, Besearches into The physical history ou Menkind, Londra, 1846, in-8, t. V, p. 247). « Presso la donna australiana, scrive un missionario, è meno il gusto di un adornamento che l’idea di un sacrificio religioso che la porta a mutilarsi. Allorché è tuttora giovine le si lega la punta del dito mignolo della mano sinistra, con dei fili di ragnatelo. In capo a qualche giorno si strappa la prima falange, offesa dalla cancrena, e viene consacrata al dio serpente. » (Annali della Propag. della fede, n. 98, p. 275). – Nell’Oceania il pascersi di serpenti pare cammini insieme col culto del rettile. Non sarebbe forse in questo caso, per queste infelici vittime del demonio, la parodia sacrilega della Comunione eucaristica? Ecco quel che riferisce un viaggiatore moderno: « Quei dell’Australia mangiano ogni specie di serpenti, anco i più velenosi. Essi procurano però di sbuzzarli, e di tagliarli la testa.- Sebbene i serpenti siano in grandissima quantità nella Nuova Olanda, io non ne ho incontrato che un solo, durante la mia dimora a Sydney, ancorché facessi nei boschi delle lunghe e frequenti girate. « Quando mi apparve questo serpente, io l’uccisi con un colpo di fucile, e mi affrettai a mutilarlo più che potevo: ma l’indigeno che mi accompagnava lo prese, e dopo avergli tagliato il capo per maggior sicurezza, se ne servi come di una cravatta aspettando a mangiarlo poi a cena. » (E. Deiessert, Viaggi nei due Oceani, p. 185 e 186). – Ritorniamo in America e terminiamo il nostro viaggio per gli Stati del Sud e per Haiti. Nel trasportare dalla parte dell’Africa milioni di negri in America, il trattato vi portò seco anche il culto del serpente. La sètta di cui l’odioso rettile è la principale, forse l’unica divinità, si chiama la sètta dei Vaudoux. Molto diffusa tra i negri degli Stati Uniti, delle Antille e di S. Domingo, essa conta tra i suoi adepti molti creoli, gente di colore, ed anco bianchi, dei due sessi. Taluni anche occupano nella società, altissime posizioni. (L’imperatore Soulouque in particolare era un fervente adoratore del serpente). – I Vaudoux la cui immoralità agguaglia, se non sorpassa quella dei Mormoni, ispirano un grande spavento. Si credono possessori di segreti importanti per fabbricare terribili veleni, i cui effetti sono diversissimi. Taluni uccidono come la folgore, altri alterano la ragione o la distruggono completamente. Quantunque sia tanto difficile quanto pericoloso il mescolarsi nelle loro faccende, però alcuni fatti recenti sono venuti a porre in chiaro i vergognosi e crudeli misteri di questa abominevole sètta. I Vaudoux si adunano sempre di notte in abitazioni isolate o nelle montagne, in mezzo a folte foreste. Il serpente che riceve le loro adorazioni, comunica le sue volontà per l’organo di un gran sacerdote tra i settari, e più specialmente ancora per quello della compagna che si unisce al gran sacerdote, elevandola alla dignità di gran sacerdotessa. Questi due ministri, che diconsi ispirati dal serpente; ispirazione alla quale gli adepti hanno la più robusta fede, portano i pomposi nomi di re e di regina. Resistere loro, è resistere allo stesso nume esponendosi ai più terribili castighi: una volta riuniti, gli iniziati si spogliano affatto. Il re e la regina si pongono ad una delle estremità del recinto, vicino all’altare su cui è una gabbia che racchiude il serpente. Allorché si sono assicurati che nessun profano si è introdotto nell’assemblea, la cerimonia incomincia con l’adorazione del serpente. Questa consiste in proteste di fedeltà al suo culto e di sottomissione alle sue volontà. Si rinnova nelle mani del re e della regina il giuramento del segreto, accompagnato da tutto ciò che il delirio ha potuto immaginare di più orribile, per renderlo più imponente. In seguito, il re e la regina con tuono affettuoso come di padre e di madre, indirizzano ai loro diletti figli alcune commoventi osservazioni. Quindi la regina sale sulla gabbia che contiene il serpente (È precisamente ciò che faceva la Pitonessa di Delfo), non tarda, a sentirsi invasa dallo spirito del nume che ha sotto i piedi: ella si agita, prova in tutto il suo corpo un tremito convulso, e l’oracolo parla per bocca sua. Allorché l’oracolo ha risposto a tutte le questioni, il serpente è adorato di nuovo e ciascuno gli offre un tributo. Terminata l’adorazione, anche il re pone il piede sulla gabbia, e tosto riceve una impressione che egli comunica alla regina e questa comunica a tutti quelli che la circondano. Questi non tardano ad essere in preda alla più violenta agitazione; si contorcono ad un tratto e agitano così vivamente la parte superiore del corpo, che la testa e le spalle pare che si sloghino. (Ciò ricorda il Djedàb degli Aissaoua dell’Africa, che abbiamo visto a Parigi nel 1867, e i Coribanti dell’antichità, il cui nome greco significa agitare violentemente il capo. satana non invecchia). – Chi finisce per cadere di stanchezza, e chi di deliquio: altri finalmente provano un furibondo delirio. In tutti poi vi sono tali tremiti nervosi, che non sono più in grado di padroneggiare. Non possiamo descrivere quel che allora succede; è facile però il comprendere che in seguito all’eccessivo sovreccitamento dei sensi, che hanno dovuto produrre quelle scapigliate baccanali, lo sfogo dei grossolani piaceri, e delle brutali passioni, in quell’orrida promiscuità dei due sessi, non può mancar di presentare il più disgustoso spettacolo. – satana, nemico implacabile dell’anima dell’uomo che spinge a tutti i generi di degradamento, non lo è meno del suo corpo. Presso differenti popoli, antichi e moderni, il sacrificio umano è il corollario infallibile del culto del serpente. I Vaudoux continuano fedelmente la crudele tradizione; non si saprà mai il numero delle vittime che hanno scannato. (qui segue, in nota, un racconto di cronaca giudiziaria dell’epoca, di un fatto accaduto in Haiti, dai risvolti crudi, per non dire orripilanti, che preferiamo non riportare – ndr. -) – Tutti questi fatti e mille altri dello stesso genere, provano una volta di più all’Europa incredula, all’Europa che volge le spalle al Redentore, che il re della Città del male è sempre lo stesso; sempre pronto a riprendere il suo impero, sempre geloso di farsi adorare sotto la forma vincitrice del serpente, sempre sitibondo del sangue dell’uomo, divenuto suo schiavo. Essi stabiliscono ancora che il culto del serpente, come il sacrificio umano, ha fatto il giro del mondo. Entrambi esistono anch’oggi: il primo soprattutto sopra una larga scala, presso un gran numero di popoli dell’Africa, dell’Asia e dell’America. Cosi nella Città del male vi sono due perpetuità: perpetuità del sacrificio umano; perpetuità dell’adorazione del serpente, sotto la sua naturale forma. Queste due perpetuità ne amplificano una terza: la perpetuità cioè degli oracoli nel mondo pagano. Senza di ciò, come spiegare che sotto tutti i climi, in tutte le epoche, in tutti i gradi della civiltà, l’uomo non Cristiano abbia preso per suo dio, per suo gran dio, il più aborrito di tutti gli esseri; ed a lui abbia sacrificato quel che ha di più caro? (V. sul serpente un bel passo di Chateaubriand, Genio del Cristianesimo, t. I, lib. in, c. 2). Purnonostante, è cosi. Il fatto è universale e permanente; havvi dunque una causa universale e permanente. Questa causa non esiste, né nei lumi della ragione, né nelle inclinazioni della natura, né nella volontà di Dio. A meno che non si voglia rimanere dinanzi a questo fatto spietato, con gli occhi sgranati e la bocca spalancata, bisogna dunque spiegarlo, mediante l’ufficio sovrano del serpente nella caduta dell’umanità. Con la ragione illuminata dalla fede, bisogna riconoscere che un fatto simile, non venendo né da Dio né dall’uomo, è a fortiori rivelato da una potenza intermedia. Non dimentichiamo, che qui la parola rivelazione, non implica la divinità del rivelante; ma l’universalità e l’identità della rivelazione implicano 1’universalità ela identità del rivelante; di questo parleremo altrove. Trattare tutto ciò di superstizione, di figurismo e di allegoria, è mentire alla sua propria coscienza, e burlarsi del senso comune. Parlare di superstizione, d’ignoranza, di demenza, in una credenza fondamentale, è lo stesso che non dir nulla, o pronunziar la condanna dell’umano genere. Ma se dopo sei mila anni, il genere umano, straniero al Cristianesimo, è stato ed è ancora un fanatico, un pazzo, un ignorante; è confessare, che il Cristianesimo è la verità, la luce, la ragione. Lasciamo all’incredulo, per non confessar ciò, balbettare sofismi; e continuiamo.