La strana sindrome di nonno Basilio -10-

Egregio direttore eccomi come al solito a parlarle delle mie piccole avventure, o meglio disavventure, casalinghe. Le racconto gli ultimi fatti: ero intento come spesso, nell’ora tarda dei vespri, alla preghiera salmodica, e nello specifico mi ero soffermato sul salmo LXXIX , “Qui regis Israel, intende”, il salmo cosiddetto “della vigna”, come ci ricordava sempre lo zio Tommaso, santo prete cattolico. Se non le dispiace ne fo’ un accenno dal versetto 8 in poi: “Deus virtutum … Dio degli eserciti, volgiti, guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato, il germoglio che ti sei coltivato. Quelli che l’arsero col fuoco e la recisero, periranno alla minaccia del tuo volto. Sia la tua mano sull’uomo della tua destra, sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte. Da te più non ci allontaneremo, ci farai vivere e invocheremo il tuo nome”. Ma non è la prima volta che l’autore sacro si ispira alla vigna, in vari profeti viene ripresa l’immagine, a cominciare da quella di Naboth, ai tempi di Davide. In particolare è Isaia che si dilunga con particolari illuminanti sulla vicenda, che avrà uno svolgimento lineare nei vari secoli, coinvolgendo il Vecchio ed il Nuovo testamento, avendo come apice Gesù, il Messia, fino a giungere ai giorni nostri. Nel Libro del profeta Isaia al capitolo V si legge la predizione sull’abbandono d’Israele da parte di Dio, che avverrà circa 700 anni dopo, con l’Incarnazione del Verbo e la sua Crocifissione: «Canterò al mio diletto l’inno del mio padrone alla sua vigna: “Il mio diletto aveva una vigna in un poggio fertile. La cinse con una siepe, tolse tutte le pietre che vi si trovavano e vi piantò viti ottime. Fabbricò in mezzo ad essa una torre ed un torchio. Aspettò con pazienza che facesse uva, ma produsse spine”. Ed ora siate giudici voi stessi, abitanti della Giudea, tra me e la mia vigna. Che cosa avrei dovuto fare per essa che non abbia fatto? Ma ora vi mostrerò ciò che farò alla mia vigna: toglierò la sua siepe e sarà calpestata; distruggerò il suo muro e sarà invasa. La renderò deserta e ordinerò alle nubi di non versare pioggia su di essa. Perché la vigna del Signore è la casa di Israele e i giudei la sua piantagione prediletta. Mi aspettavo che facessero opere buone, ed ecco invece l’iniquità; giustizia, ed ecco invece malvagità» (Is. V, 1-7). San Giovanni Crisostomo nel commento ad Isaia dà un’interpretazione moralmente unanime (e quindi infallibile) con quella dei Padri della Chiesa su Isaia, e commenta: «Isaia sta per accusare Israele di tradire Dio e di misconoscere il Messia venturo. Tuttavia il Profeta scrive che la sua accusa è un “cantico” o un “inno”. Non sarebbe stato più esatto chiamarla un’invettiva? In realtà Isaia dà prova di una grande saggezza spirituale. Infatti egli voleva il bene delle anime degli israeliti: voleva aiutarli a ritornare a Dio e a non rinnegare il Messia venturo, Gesù Cristo. Quindi ha scritto sotto forma di cantico le sue accuse affinché Israele le cantasse continuamente, non le dimenticasse e non si scoraggiasse. Inoltre il Profeta chiama il popolo d’Israele, che si è allontanato da Dio e rinnegherà il Messia, “la vigna amata del Signore”. Infatti Israele era la vigna amata da Dio e beneficata da Lui, ma non aveva corrisposto, già prima dei tempi di Isaia, all’amore di Dio ed avrebbe aggravato la sua infedeltà sino a giungere alla Crocifissione del Verbo Incarnato. Dio ha fatto tutto per Israele per pura bontà sua e non per i meriti di questo popolo, ma invece di essere grato a Dio, Israele Gli ha mostrato molta ingratitudine. Isaia enumera i benefici di cui Dio ha riempito Israele. Innanzitutto lo chiama “vigna” per mostrare quanto Dio lo abbia curato. Poi dice che l’ha posta “in un luogo fertile” come fosse una “fortezza” inespugnabile. Inoltre Dio ha circondato Israele, la sua vigna, con una “siepe” e con una “staccionata”. La siepe è la Legge di Dio,  che protegge chi la osserva e lo mantiene puro; la staccionata è la cura con cui la Provvidenza di Dio si occupa del suo popolo per mantenerlo al riparo da ogni nemico spirituale e temporale. Ma non basta! Il Signore ha costruito una “torre” ed un “torchio” al centro della sua vigna. La torre figura il Tempio di Gerusalemme ed inoltre vuol farci capire che Dio stesso ha costruito torre e torchio per non affaticare eccessivamente Israele. La bontà divina non si è fermata lì. Egli “ha aspettato” con molta pazienza che la sua vigna facesse “frutti”, producesse uva, ma Israele ha prodotto “spine” e non frutti, ossia una vita priva di fede, di grazia soprannaturale, di virtù e di buone opere. La misericordia divina arriva a nominare “giudici” su Israele gli israeliti stessi, mostrando una gran compassione ed una assoluta certezza sulla colpevolezza di Israele, che non potrebbe essere assolto neppure dai Giudei. Il Signore esclama: “cosa avrei dovuto far di più per Israele che Io non abbia fatto?”. Ma Israele “ha prodotto spine e non frutti”. Il significato – scrive il Crisostomo – è il seguente: “ quale motivo ho dato ad Israele di comportarsi così? Può forse pretendere che non abbia fatto abbastanza per lui e che l’abbia spinto, così, alla rivolta? Giudicatemi voi stessi, abitanti della Giudea”! Non avendo ricevuto accuse né scuse, Dio passa ad enumerare i castighi che riserva ad Israele per aver peccato e non aver voluto pentirsi. Tuttavia la sentenza di condanna è accompagnata dalla speranza che il timore dei castighi faccia tornare a Dio Israele, ma invano! “Sradicherò la siepe, distruggerò la staccionata” e Israele sarà depredato dai ladri, ossia lo  priverò del mio aiuto speciale, del mio soccorso e della mia difesa e così sarà depredato dei beni che gli avevo concesso. Di più: “abbandonerò la mia vigna”. Come ho spiegato sopra, “siepe, staccionata, muro” significano la Rivelazione divina e la Legge che Dio aveva dato ad Israele affinché le custodisse e le facesse conoscere a tutti i popoli quando sarebbe venuto il Messia, ma la sua infedeltà, la sua mancanza di fede e di buone opere obbligano Dio ad abbandonare Israele che per primo ha abbandonato il Signore, il Quale non abbandona se prima non sia stato abbandonato. Così la vigna d’Israele sarà senza vignaiuoli, ossia non avrà più sacerdote, profeta, re, neppure il Tempio e sarà disperso in una terra straniera. I “rovi” ricopriranno Israele e la “pioggia” non lo bagnerà più, ossia la grazia non irrorerà Israele infedele, che sarà ricoperto di male e peccato, tranne il piccolo resto che ha creduto al Messia e che assieme ai pagani è diventato la nuova vigna di Dio, ossia la Nuova Alleanza. “Ho atteso che Israele facesse opere giuste, ma ha commesso altre iniquità e la sua malizia grida al Cielo!”, ossia la malvagità di Giuda è talmente grande che Dio non può non punirla». Gesù nei Sacri Vangeli non giudica il comportamento dei vignaiuoli, ma con colpo da vero Maestro, lascia che essi si giudichino da soli. Lei, direttore certamente ricorderà l’episodio: “C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?”. (S. Matteo, XXI, 33-40). Ed i Giudei, con risposta baldanzosa e tracotante, risposero subito: “Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo“(idem XXI, 41), accorgendosi solo dopo che Egli parlava di loro, e subito il Signore cita i versetti del salmo CXVII: “La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri?”(vv.22-23), …Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare. Chi cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato; e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà“. Scrive a proposito S. Giovanni Crisostomo: «chi inciamperà su di essa si ferirà, e stritolerà colui sul quale cade», vale a dire «non è la pietra o Cristo che fa cadere, ma chi, non credendo in Lui si scandalizzerà, cadrà per sua colpa». Mi rivolgo a Mimmo e gli impongo di prendere dal suo “paccotto” le copie del documento iper-modernista, secondo le premesse di San Pio X, che è la Dichiarazione “Nostra Aetate” (del 28 ottobre 1965) su “Le relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane” che al n. 4, § h, insegna (beh … si fa per dire …) pastoralmente (come se il pastore possa prescindere dai dogmi nel suo insegnamento, onde ingannare ben bene le pecorelle!): «Gli ebrei non debbono essere presentati come rigettati da Dio, quasi che ciò scaturisse dalla S. Scrittura». Ora, occorre distinguere: gli ebrei infedeli a Cristo da quelli fedeli a Lui e al Padre. I primi sono stati rigettati da Dio, come insegna (… altroché se lo insegna la Scrittura … ma al Concilio com’è che erano così distratti ed infingardi?, forse erano intenti alle parole crociate? E pensare che non c’era ancora face-book! … chissà cosa sarebbe successo!), mentre gli ebrei fedeli a Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo sono entrati nella Chiesa di Cristo assieme a tutti i popoli che hanno la fede nella SS. Trinità e nella divinità di Gesù. I coloni, «coloro che avrebbero dovuto e potuto conoscere il Figlio di Dio, avendo la Rivelazione, Lo rinnegarono odiandoLo» (Origene, in Comm. a Matt.); infatti dicono: «costui è l’erede»; quindi «non per ignoranza invincibile e non colpevole, ma per invidia e gelosia, odiandolo, Lo crocifissero; e anche coloro che odiano il Vangelo e perseguitano i suoi apostoli tentano per quanto è possibile di dare la morte a Gesù» (Rabano Mauro). Così – dicevano tra sé – «avremo la sua eredità», vale a dire «non volevano perdere il retaggio delle cerimonie estrinseche della Legge antica (perché cedesse il passo a quella nuova), della quale non sarebbero stati più i beneficiari e non avrebbero più potuto trarne lucri ed autorità, come invece continuavano a fare» (in Crisostomo e Rabano Mauro, ut supra). Lo buttarono fuori «di Gerusalemme, ove fu crocifisso, come straniero alla vigna, ossia scomunicato dalla sua Chiesa dell’Antica Alleanza che loro mal coltivavano» (Origene, ut supra). Ne consegue: l’ermeneutica della continuità tra Concilio Vaticano II (magistero pastorale … per confondere gli allocchi, che non ha voluto definire né obbligare a credere e quindi non infallibile, perché organizzato contro le precise direttive di “Execrabilis”, una bolla di Pio II, che scomunica “latae sententiae” coloro che vogliono ribaltare le decisioni Apostoliche già definite irreformabilmente e quindi un “conciliabolo” inutile, anche perché il tutto era gestito in modo illecito da un falso papa, già scomunicato e destituito secondo Paolo IV Carafa e S. Pio V, con “Cum ex apostolatus officio”, [per giunta un ebreo marrano, agente del b’nai b’rith – ci ricorda Caterina … direttore, ma chissà che vuole dire?!-]), e la Rivelazione divina (Tradizione e S. Scrittura) non è provata, anzi è confutata senza ombra di dubbio. Più che di ermeneutica ci vuole veramente una bella faccia tosta ed una fantasia funambolica e luciferina per giustificare l’alto tradimento operato dalla gerarchia della “quinta colonna” (quella del Vat’inganno –n.d.Bas. -) che avrebbe dovuto vigilare sull’ortodossia del Depositus fidei, ma … i pastori sono conniventi con i lupi e allora … povere pecore in mano ai pastori e ai lupi … e poveri pastori in mano a Gesù cristo ….!! “… ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”(S. Matteo XXVI,24). E questa è poi la teologia della Sostituzione della“Sinagoga bendata con la Chiesa vedente”, interviene vispa Caterina! Ora, cari nipoti – assumo l’aria un po’ alla “zio Tommaso”, vi ricordo, giusto per schiarirvi le idee e senza bisogno di ricorre ad ingannevoli ermeneutiche (ma che pagliacciata modernista!) qualcuno dei documenti magisteriali infallibili e perciò irreformabili, stilati da Papi veri e Concili ecumenici legittimi, iniziando proprio da un documento che, guarda caso, cita proprio la vigna, il “Vineam Sorec” di Papa Orsini, S.S. Nicola III, quello citato dall’anticlericale in odore di rosa+croce: Dante, gnosticheggiante cattolico (così diceva sempre lo zio Pierre, … ma guai a dire queste cose a scuola … non le dica in giro, per carità direttore!): ascoltate, ho qui un quaderno di appunti che il grande zio Tommaso ci dettava durante i pomeriggi di settembre, giusto per tirar via la ruggine dai nostri cervelli, onde farci riprendere l’abitudine allo studio in vista del successivo anno scolastico: “La destra di Dio Padre piantò in Sorec una vigna eletta; in questa vigna seminò tutti i semi buoni, la protesse con la custodia degli Angeli e gettò lontano le pietre dannose”. È una bolla molto ben fatta, che riprendendo una precedente bolla di Innocenzo IV, aggiunge che Israele è la vigna “una volta” scelta da Dio, da cui ci si aspettava uva dolce, ma che invece ha dato aceto; essa è simile al fico secco del Vangelo, che Cristo ordinò fosse bruciato, dacché non portava frutti di buone opere. Essa, infatti, non ha voluto ricevere la grazia portata da Cristo, anzi Lo ha ingiustamente ucciso, non il solo Sinedrio, ma la vigna tutta (tranne il “piccolo resto” di coloro che si son convertiti al Vangelo), il popolo tutto. Caterina, ti consiglio poi di leggerla tutta, insieme pure a questi altri documenti, che trattano tutte lo stesso argomento: la riprovazione del popolo giudaico sostituito, nella sua primitiva elezione, dal popolo dei Cristiani. Te ne voglio ricordare solo alcune qui presenti nel quadernone estivo degli appunti: Papa Innocenzo IV “Impia judeorum perfidia” (1244), Papa Giovanni XXII “Dudum felicis” (1320), ove, citando Geremia si afferma che quel popolo è diventato errante, vagabondo e fuggiasco per tutta la terra, come Caino il fratricida. Sempre quel popolo ha ucciso con empietà Gesù, invocando il Suo sangue sopra di sé e i loro discendenti. Come si vede per il Papa la colpa del deicidio è collettiva, anche del popolo, in quanto ha rifiutato la Legge, i Profeti e Cristo e continua a gravare sui suoi discendenti, che condividono la sua incredulità e il suo rifiuto di Mosè e di Cristo, per seguire l’empio Talmud, col quale indottrinano i loro figli sin dalla più tenera età. Il Papa scrive che ha fatto esaminare il Talmud da esperti in materia e che, siccome esso contiene errori, abusi e bestemmie, non può essere tollerato, ma deve essere condannato. Ecco poi il mio conterraneo Paolo IV (quello di “Cum ex apostolatus officio”, tanto per intenderci! …) “Nimis Absurdum” del 1555 in cui si insegna che la Chiesa tollera il popolo e la religione giudaica talmudica al solo scopo che riconoscano i loro errori e pervengano alla verità della Fede cattolica. E poteva mai mancare il Santo Pio V? abbiamo infatti ben due bolle:Romanus pontifex (1556) che stabilisce, riafferma e conferma tutti i precedenti documenti, statuti e disposizioni dei Papi sul giudaismo … tutto inutile! È qui evidente la volontà di insegnare e perpetuare ciò che è stato sempre insegnato e non di innovare alcunché. E qui, caro Mimmo, non si riesce a capire ove si possa trovare “ermeneutica della continuità” tra la Tradizione cattolica e l’insegnamento che tu mi fai leggere da questo documento conciliare (ma sarà poi vero?) riguardo ai rapporti tra cristianesimo ed ebraismo. Pensa che ancora san Pio V nel 1569 nel documento “Haebraeorum Gens” riafferma che il popolo ebraico, “una volta” eletto da Dio, tanto prima superò tutti gli altri in grazia e valore, quanto poi è stato abbandonato e disprezzato a causa della sua incredulità. Esso è senza sacerdozio, senza Legge mosaica e cacciato via dal proprio Paese. Come conciliare ciò con quanto scrive questa … come la chiami, … Nostra aetate? O ancora peggio, interviene Caterina, con l’Antica Alleanza mai revocata? Con i Fratelli maggiori e prediletti nella Fede? Fermi, ragazzi, non è finita ancora, giriamo la paginona e leggiamo: nel 1581 papa Gregorio XIII (quello del calendario!) con la Costituzione “Tempore Suo” approva, conferma e riafferma tutte le costituzioni dei suoi predecessori in perpetuo (ascoltate bene!, ripeto, in perpetuo!), ed ordina che debbano essere osservate integralmente. Ancora Gregorio XIII sempre nel 1581 nella Costituzione Antiqua Judaeorum insegna che l’antica iniquità giudaica durante la Vecchia Alleanza, per la quale sempre resistettero allo Spirito Santo, è ancora maggiore nei figli che ripudiarono Gesù e continua ancora oggi. E poi Papa Clemente VIII in “Caeca et Obturata” (1593) spiega che la perfidia giudaica non si è arrestata a Cristo, ma continua contro la Chiesa da Lui fondata, la quale pazientemente attende la loro conversione. Ancora Clemente VIII nel medesimo anno scrive in Cum Haebraeorum che è pericoloso e funesto per i cristiani chiudere gli occhi davanti alla malvagità del popolo ebraico, che perdura ancora adesso … (e non sapeva ancora del Comunismo e della Massoneria prossimi a venire, sogghigna Caterina … ma che vorrà mai dire, direttore … boh!?). Onde il Papa riprende e conferma le Costituzioni dei suoi predecessori, ricondanna il Talmud e condanna la cabala spuria, in quanto contengono errori contro l’Antico e il Nuovo Testamento, la SS. Trinità e Dio Creatore. E allora Mimmo, come la mettiamo? E senti ancora questa:… nel 1704 papa Clemente XI promulga la Costituzione Propagandae in cui riprende gli insegnamenti pontifici a partire dal 1244, e nel 1751 papa Benedetto XIV (il grande “già” Cardinal Lambertini) in “A Quo Primum” riprende il magistero antecedente e condanna l’usura esercitata dal popolo ebraico a scapito dei cristiani. Nel 1937 (e qui siamo giunti quasi ai miei tempi) Pio XI in Mit brennender Sorge, l’enciclica tedesca, parla di deicidio ad opera del popolo di religione giudaico-rabbinica o talmudica. E poi ci sarebbe da parlare ancora dei concili Laterano III e IV, di Firenze, dei concili di Toledo – il IV il XVI e XVII in particolare – , ma oramai sono stanco, qui finiamo fra una settimana … Direttore, glielo dico a lei, per non farmi sentire ai ragazzi: io sono arciconvinto che questo documento sia solo una “patacca”, una burla di Mimmo, così si spiegano le assurdità ivi riportate, totalmente inconciliabili con la fede cattolica, e che nessun uomo, per quanto pazzo, o demente, o affetto da amnesia di grado elevato, come la mia, poteva stilare spacciandolo addirittura come documento conciliare. C’è solo da ridere per la trovata burlesca di Mimmo, che come già le accennavo in una lettera precedente, ama molto il cabaret, l’operetta e la “macchietta” napoletana, … e questa, direttore, non le sembra proprio una macchietta napoletana? Chissà l’avrà forse scopiazzata da uno dei fratelli De Filippo, o forse da Totò, o dal grande Nino Taranto! Boh?). Riprendo il mio tono serio e dico: “Allora ragazzi, restiamo fedeli alla dottrina cattolica genuina (sperando di poter dire un giorno anche noi: “… ho conservato la fede”, come San Paolo nel fare a Timoteo un breve resoconto della sua vita oramai alla fine della corsa … come la mia oramai!), contenuta nelle fonti della divina Rivelazione: la Tradizione dei Padri, la S. Scrittura, ed il Magistero infallibile della Chiesa Cattolica, la quale insegna che Dio ha rigettato Israele infedele ed ha stretto un Nuovo ed Eterno patto con l’Israele fedele a Cristo e con i Gentili convertitisi a Dio Trino Creatore: i Cristiani cattolici!”. E a proposito di vigna, anche per rinfrancare il povero Mimmo, inumidire la gola secca, e farci così una bella e grassa risata su queste trovate da “macchiettista”, su questo testo ridicolo da “gnostica commedia”, abbiamo qui un bel boccale di vinello fresco che accompagnerà la cena ormai pronta della Genoveffa, la mia cara mogliettina. Grazie per l’attenzione, e buona cena a tutti!

Messa “novus ordo”: liturgia rosa+croce?

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Messa novus ordo: liturgia Rosa+croce?

Che la nuova messa [… si fa per dire] di Montini  sia strana ed ambigua, lontana mille miglia dalla tradizione apostolica e dalle verità teologiche del Concilio Tridentino ce ne eravamo accorti un po’ tutti, compresi quelli che, nella loro vincibile e colpevole ignoranza, si ostinano a partecipare a questo rito di sulfurea “puzza” gnostica, spacciato per “nuova” Messa cattolica! Tutti sappiamo che questa messa del “novus ordo” sia stata disapprovata dalla grande maggioranza dei Vescovi ai quali era stata presentata prima della sua promulgazione; sappiamo che la sua stesura, “sceneggiata in 33 atti”, era stata definita dal grande “liturgista” Annibale Bugnini, immatricolato come Buan 1365/75 nella pia confraternita massonica “Ecclesia”, in collaborazione con protestanti probabili suoi compagni di merenda e di loggia; tutti conosciamo oramai i tanti aspetti, a dir poco innominabili, che don Luigi Villa, con il suo collaboratore dr. F. Adessa, ci ha evidenziato nella biografia di sua santità (o meglio “sua satanità”!) Montini, l’antipapa sedicente Paolo VI, gran propugnatore del “novus ordo”! Ma nessuno di noi altri, sprovveduti e smarriti, avrebbe mai pensato che l’inganno fosse giunto a tanta ignominia e non si limitasse che agli aspetti puramente teologici di una liturgia cattolica trasformata in protestante. Ma, grazie al buon Dio, quello vero dei Cattolici, quello Uno e Trino, Creatore di tutte le cose visibili ed invisibili, in nostro aiuto per farci meglio capire, era già venuto mons. Léon Meurin, fin dal 1893. Riportiamo il paragrafo che riguarda il 18° grado della Massoneria, il Cavaliere rosa+croce, dalla sua benemerita opera: “Frammassoneria, Sinagoga di satana”. Leggiamolo attentamente … il grassetto è nostro … pag. 364 dell’edizione francese, [Victor Reteaux et fils éd. Paris, 1893] .

18.

La 5a Séphirah. La Misericordia.

Il Cavaliere Rosa-Croce.

” Questo grado è preparato dal 17°, che richiama l’arrivo dei Templari in Oriente, e la loro perversione ad opera dei giavanniti. Se il 17° livello è un travestimento odioso dell’Apocalisse, il 18° è una parodia sacrilega del Sacrificio di Gesù Cristo.

Rimarchiamo da subito il nome dato al Presidente di questo grado, Athersatha, che non è ebraico, ma persiano. Esso significa “coppiere”, l’ufficiale che versa da bere al re [figurando il sacerdote che versa il sangue di Cristo al signore dell’universo –n.d.t.-]. Solo Nehemia, uno degli esiliati del tempo del re Artaserse, è conosciuto con questo nome. Questi non è dunque Erode Tetrarca di Galilea, che il Presidente del capitolo di Rosa-Croce rappresenta. Dopo aver ricostruito le mura di Gerusalemme e completato il tempio, Nehemia “Athersatha” ristabilisce il culto degli Israeliti e fece il censimento di tutti coloro che erano tornati dalla cattività. Tra i sacerdoti, i figli di Habia ed altri, “cercarono lo scritto della loro genealogia nel censimento, e non avendolo più trovato, furono rigettati dal sacerdozio. E Athersatha disse loro di non mangiare più le carni sacre finché non diventassero: un “sacerdote dotto ed illuminato”.

Una tale limitazione del numero dei sacerdoti del “grande architetto”, è dettata dallo spirito del 18° grado. Si limita l’espansione ottenuta dall’esercito di Eblis al 17° grado con l’ammissione dei figli di Japhet nell’alleanza con i figli di Sem. M. Frank ci ha già fatto comprendere il significato dei termini Misericordia e Giustizia, nomi del 4° e 5° sephirot Kabbalistico ai quali corrispondono il 17° e 18° grado.

La misericordia, l’Amore e la Giustizia si completano mutualmente e generano la Bellezza: questa è le triade morale della Kabbala. Alla giustizia che, nel 18° grado, restringe il numero delle “cavallette” del 17° grado ad un numero ristretto di “eletti”, si aggiunge l’Amore fraterno, se è permesso nominare con questo dolce nome l’unione dei settari per celebrare una “parodia blasfema” dell’Ultima Cena della Passione e della morte di nostro Signore Gesù Cristo. Il presidente del 33° grado insegna che il significato della parola sacra del grado Rosa+Croce, INRI, è: “morte, Amore dei suoi simili”. Le Agapi dei Rosa+Croce sono una conferma dell’idea kabbalistica contenuta nel nome della 5° Séphirah: Misericordia o Amore.

Più avanziamo negli alti gradi, più lo spirito della kabbala si sviluppa in puro satanismo. Dopo aver, al 17° grado, ricevuto dei membri dell’Ordine religioso dei Templari nella sua società dei giavanniti, o dei Giudei cabalistici, ed averli resi “sacerdoti dell’angelo della luce”, questo angelo mentitore, al 18° grado induce i suoi schiavi ad offrirgli un sacrificio cruento. Là il mistero infernale della franco-massoneria diventa tanto profondo quanto orribile. Noi siamo alla presenza di un sacrificio offerto a satana. Il clero massonico è sacrificatore! L’Agnello di Dio, che già la sinagoga, spinta da satana, ha crocifisso, la sinagoga massonica Lo crocifigge di nuovo, in effigie, rappresentato da un agnello che porta una corona di spine sulla sua testa ed con i piedi perforati da chiodi. Questi nuovi Giudei vanno ancora oltre: essi tagliano la testa coronata da spine ed i piedi perforati dai chiodi, come “le parti più impure”, per gettarle nel fuoco in olocausto a lucifero, lo spirito del fuoco!

La profondità di questo mistero non è sicuramente compreso dai “figli di Japhet”. Essi ignorano quanto il cuore dei Giudei sia duro e pieno di odio satanico contro il Signore ed il suo Cristo! Dio, Creatore, offrì alle sue creature intelligenti e libere, agli angeli ed agli uomini, una partecipazione alla sua beatitudine divina sotto la condizione che esse accettassero dalla sua mano la grazia, questa semenza della gloria, come legame tra Lui ed esse. La grazia è essenzialmente soprannaturale. L’ordine primitivo stabilito dalla Provvidenza divina era dunque per le creature intelligenti un ordine soprannaturale. La beatitudine eterna doveva essere guadagnata dall’uso che gli angeli e gli uomini erano chiamati a fare della grazia. Ora, lucifero, vedendo la grandezza della sua intelligenza, concepì l’orgoglioso progetto di acquisire per se stesso la beatitudine promessa; egli voleva diventare simile a Dio con le sole forze della sua natura. Ecco l’origine del “Naturalismo” denunciato nell’Enciclica “Humanum Genus” di Leone XIII, come fondamento della franco-massoneria. La caduta dell’uomo ebbe la sua prima origine, non nell’orgoglio dell’uomo, ma nella seduzione di lucifero, che così diventa per l’uomo un “satan” – parola ebraica che significa: un “avversario”, un “nemico”. Questo fatto che diminuisce la colpevolezza dell’uomo, è la ragione della possibilità di una redenzione per lui.

Pertanto, mediante la sua vittoria sull’uomo, lucifero diventa suo maestro; l’uomo, come per un atto legale, si costituì volontariamente suo schiavo. San Paolo parla di questo atto dicendo, di Gesù-Cristo crocifisso, che “cancellando la cedola del decreto di condanna contro di noi, Egli l’ha in effetti abolita attaccandola alla croce” (Colos. II, 14). San Crisostomo pensa che questa cedola fosse il contratto di Dio con Adamo contenente la legge: “non mangiate del frutto dell’albero del bene e del male: perché nello stesso momento in cui ne mangerete, certamente voi morirete” (Gen. II, 17). Questa cedola è stata inchiodata alla croce, cioè cancellata, strappata ed abolita dalla morte di Gesù Cristo sulla croce. La cedola, il decreto di Dio che condannava l’uomo alla morte, essendo stata resa invalida dalla morte dell’Uomo-Dio, ne consegue che il tacito patto tra l’uomo ed il demonio, che sottometteva l’uomo alla schiavitù satanica, era ugualmente reso invalido, cancellato, abolito. Voi vedete l’origine della rabbia infernale di lucifero contro il Cristo Salvatore. Con il suo orgoglio, questo spirito di luce, ha voluto dapprima farsi simile all’Altissimo; con il suo odio vuole ora riversare l’atto riparatore della morte del Salvatore sulla Croce, alfine di ristabilire il suo patto con l’uomo e recuperare il dominio perduto sull’umanità. La perdita della vita eterna, subita da Adamo per se stesso e per la sua posterità, era di un’importanza infinita. Nessun sacrificio umano, dal valore sempre finito, avrebbe mai potuto controbilanciarla. Solo Dio poteva rimediare al male, soprattutto perché era implicata la sua giustizia. Occorreva una saggezza infinita per trovare il rimedio che soddisfacesse, nello stesso tempo, alla giustizia, che domandava la morte eterna dell’uomo, ed alla misericordia, che richiedeva la sua vita. Prevedendo in spirito questo rimedio divino, Davide cantò: “La misericordia e la verità si sono incontrate; la giustizia e la pace si sono baciate” (Ps. LXXXIV, 11). L’incarnazione del Figlio di Dio, mediante la quale Egli riuniva in un’unica Persona due nature, la divina e l’umana, Gli permetteva di assicurarsi l’ufficio di Mediatore tra l’umanità e la divinità e di offrirsi in olocausto per la Redenzione di coloro dei quali era diventato fratello. Il suo Sacrificio era quello dell’umanità, di cui era, come Uomo, rappresentante e sostituto – sacrificio di un valore infinito a causa della divina Personalità del Sacrificatore. È dunque ben realmente in Lui che si sono incontrate la “misericordia” e la “giustizia”. Le due séphiroth che portano questo nome sublime, si incontrano ben altrimenti al 17° e 18° grado. Il colmo dell’audacia satanica è di voler rovesciare dapprima la Santa Trinità, per mettersi al suo posto, ed in seguito il Sacrificio dell’Agnello di Dio, facendoLo offrire a se stesso da coloro per i quali Egli è stato offerto. Il Figlio di Dio incarnato, Gesù Cristo, rappresentato da un agnello, è nuovamente crocifisso, coronato di spine e, con un eccesso di malizia, la sua testa coronata e i suoi piedi e mani trafitti da chiodi sono tagliati e gettati nel fuoco, come offerta al “genio” del fuoco, lucifero. Ciò che dunque realmente si fece sulla croce, si fa anche, figurativamente sulla tavola dei rosa+croce: Colui che è la vita trova la morte, e colui che è la morte trionfa sulla vita! O ingratitudine degli uomini che, nel pieno della luce del diciannovesimo secolo, ed in presenza dei benefici celesti sparsi su di essi dal Cristo, si lasciano ancora accecare al punto da rinnovare il deicidio di cui i Giudei ingrati e scellerati si sono resi colpevoli. Il grado di rosa+croce è essenzialmente il rinnovo figurativo e cruento del deicidio commesso per la prima volta sul Calvario, come la Santa Messa è il rinnovo reale non cruento. Nehemia ha rinnovato, nel tempio ricostruito di Gerusalemme gli antichi sacrifici degli Israeliti. È per rinnovare il Sacrificio del Calvario che la setta giudeo-massonica nomina il presidente del 18° grado Ailiersatha, soprannome dato nella sacra Scrittura a Nehemia? Da lui è stato ristabilito il sacerdozio giudaico: i rosa+croce sono il clero sacrificatore giudaico-massonico; nelle loro agapi essi offrono il loro sacrificio a satana, al nemico. Questa atrocità costituisce in realtà un clericalismo che è il vero nemico di Dio e dell’umanità! Questi uomini, per la maggior parte battezzati in nome della Trinità, acclamano lucifero: Hoschéa. Hoschéa, Hoschéa: Salvatore, Salvatore, Salvatore! Non è neanche necessario provare tutte le falsità sciorinate nella sostituzione della “libertà di pensiero” alla Fede; dell’uguaglianza socialista alla Speranza, e della “fraternità massonica” alla Carità, né di esporre gli altri numerosi sacrilegi che accompagnano la “cena” e le Agapi dei rosa+croce; finiamo con la “parola ritrovata”: INRI. Nel grado dell’ “Intendente delle costruzioni”, la parola sacra ritrovata era: Ja, Je, Ji, Colui che era, è e sarà; per i rosa+croce, la parola perduta e ritrovata è INRI, ma interpretata kabbalisticamente con “Igne Renovatur Natura Integra”, [la natura intera è rinnovata dal fuoco]. Il fuoco preconizzato dal saggio Athersatha come “il primo agente della natura, come l’emblema della divinità, poi come la divinità stessa”, e rappresentata nella “camera infernale” come il soggiorno delizioso di Eblis, di Hiram e tutti i grandi malfattori conosciuti nell’Antico Testamento, il “fuoco infernale”, è sicuramente la migliore parola sacra che i Giudei kabbalisti potessero proporre ai nuovi “sacerdoti sacrificatori di lucifero”. Essa conviene loro come loro convengono le parole d’ordine: Emmanuel, Dio con noi, cioè il dio-fuoco è con noi; e pax vobis, la pace della coscienza sia con voi! Questa triste pace si acquista con una comunione ed un sacrificio sacrilego al più alto grado! “.

Alla luce di quanto letto, sorgono spontanee alcune domande, che giriamo agli “illuminati” liturgisti ecumenico-progressisti della setta gnostica usurpante:

-1) Perché nel nuovo rito montiniano il Sacrificio di Cristo è offerto al “signore dell’universo”, il panteistico dio massonico, il lucifero-baphomet? È il DEICIDIO offerto a lucifero?

-2) Perché al triagio si inneggia al “santo, santo, santo, signore dell’universo”, non è per caso un inneggiare al “satan”, il lucifero-Prometeo portatore di luce (falsa) per gli uomini, il dio sole adorato da assiri, esseni, templari, umanisti e falsi scienziati “accademici” rinascimentali, dai cabalisti eliocentristi della NASA [Nahash in ebraico significa: serpente! … e pure praticare la divinazione, cioè la magia!], e da tutte le orde massoniche?

-3) Perché dopo l’offerta del Sacrificio, inopportunamente, in un momento di raccoglimento importante, tutti devono scambiarsi il “segno della pace”, forse quella pace del dio-fuoco, dio-sole, del baphomet? E che cosa significa baphomet?: TEMOHPAB … all’ebraica, cioè da destra verso sinistra: BA (padre, in ebraico Ab) P(pacis) H(hominum-uomini) O (omium-tutti), MET (TEMpli), quindi: “il Padre del Tempio della Pace di Tutti gli Uomini”! Quindi è la pace di lucifero (la pace della … coscienza!), acquistata con il rinnovato DEICIDIO, offerto però a lucifero?

-4) Si tratta di un’agape rosa+crociana … della rivincita di lucifero su Gesù Cristo?

-5) Per questo si stanno costruendo, facendole passare per “artistiche” Chiese cattoliche, templi massonici ovunque, con esplicita simbologia luciferina e solare sugli altari, ove celebrare le “Agapi” dei rosa+croce? (vedi S. Giovanni Rotondo, Padergnone e così via … un po’ dappertutto)? Rispondete  dannati apostati!!!

Speriamo che la risposta non sia il solito assordante silenzio!

 

la strana sindrome di nonno Basilio -9-

Egregio caro direttore, la ringrazio di cuore per la sua preziosa collaborazione nel tentare di risolvere le mie perplessità circa le situazioni ambientali che mi trovo ad affrontare a causa delle mie instabili condizioni mentali. Mi preme perciò renderle noti i miei progressi clinici, evidenziabili, secondo gli illustri professori che con sforzo titanico, (e con parcelle altrettanto … titaniche), cercano di curare alla meglio la mia salute, dalla comparsa di “una intensa attività onirica” e dalla “vivacità di ideazione psico-cognitiva” (non modifichi nessuna parola di questa brillantissima diagnosi … visto soprattutto quanto mi sia costata!). In pratica, mi diceva mio nipote, Lorenzo, da poco laureato in medicina, “… hai ripreso a sognare, ed hai una grande fantasia!”. Ma guardi un po’ questi giovani, sempre dissacranti ed irrispettosi del lavoro di illustri luminari! Mah, chi li capisce?! Per darle un esempio della mia “ritrovata attività onirica” le voglio raccontare, se me lo consente, il sogno veramente strano che ho fatto qualche notte orsono. Mi trovo su di una nave grandissima, robusta, elegante, praticamente inaffondabile, con sulla fiancata una scritta enorme: “Vaticanic”. Su questa nave, gestita da personaggi in talare rossa, porpora, nera, e … due bianche, e da uomini seriosi in doppio petto con una targhetta con su scritto “IOR- Goldmann-S…” (ahh … non vedo bene!), c’è una specie di altare con una statua raffigurante un uomo, una specie di “Oscar” gigante, davanti al quale si agitano religiosi pseudo-cristiani di varie fogge, pittoreschi pastori protestanti, “pope” sedicenti ortodossi, rabbini con la classica Kippah e le treccine temporo-retrorbitarie, bonzi orientali, muezzin islamici, uomini con uno strano grembiulino policromatico, operatori voodoo, qualche stregone africano, un induista che ammalia un serpente in compagnia di una vacca sacra. Ad un certo punto scoppia un violento temporale, tutti tremano, arriva il Signore Gesù che, appena sceso dalla croce, alza le braccia con gesto evangelico per sedare la tempesta … ma viene afferrato da uno squadrone di guardie svizzere, preso e … orrore!! … gettato in mare tra i flutti!! Le onde ed i venti si calmano, tutti gli imbarcati si rallegrano, si scambiano complimenti, danzano, cantano e brindano festanti in uno scoppiettare di fuochi di artificio! Io, nascosto dietro il timone tenuto da un uomo vestito di bianco che lo fa girare vorticosamente senza badare alla direzione della nave, resto smarrito, atterrito dal susseguirsi degli eventi ed … invoco l’aiuto della Vergine Santissima e La imploro dicendo: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove Lo hanno posto”. (Joann. XX, 13). La Mamma celeste, con una schiera di angeli, arriva subito e, facendosi largo tra i festanti brilli e rubizzi, i cantori, le guardie svizzere, i grembiulini e la … vacca sacra, mi afferra per le orecchie (… non può fare altro visto che i mie capelli sono ormai ben pochi!) e mi trascina in alto. Da qui vedo che la nave oramai si sta incuneando in un corso d’acqua al cui termine c’è una altissima cascata che finisce a strapiombo in un lago infuocato gorgogliante e zampillante dal quale si alzano vapori sulfurei. La Mamma celeste mi tiene ben saldo e mi rincuora (mi sovvengono le parole del salmo CXXX: “Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua Madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia”), e mi dice: “Tranquillo Basilio, coraggio, qui ci sono tre scialuppe di salvataggio che Io stessa governo con i miei Angeli in attesa che torni il Figlio mio a riprendere possesso della nave per distruggere “l’empio con il soffio della sua bocca e annientare l’iniquo all’apparire della sua venuta” (2 Tess. cap. II), e riportarla nella giusta direzione per evitarle il naufragio nello stagno ardente, dove “sarà pianto e stridor di denti”; planando dolcemente scorgo sulla superficie dell’acqua tre scialuppe, e vedo con chiarezza, senza occhialoni: nella prima scialuppa “Maestra dei popoli” scorgo nitidamente Mosè con gli antichi profeti e San Paolo, oltre agli Evangelisti, che tengono strette le Sacre Scritture, il Vecchio ed il Nuovo Testamento; accanto a loro Pio IX con il Syllabo, gli atti dei primi Concili, del Concilio di Trento e del Vaticano I, San Pio X e San Roberto Bellarmino con i Catechismi Tradizionali, i Padri della Chiesa con in testa il Santo Vescovo di Ippona, San Tommaso aquinate con la “Summa Theologica” ed i Dottori della Chiesa, sia d’Occidente che d’Oriente, tra i quali il mio omonimo S. Basilio. Nella seconda scialuppa “Liturgia sacra” si intravede nitidamente San Pio V vicino ad un altare a muro sul quale fa bella mostra di sé il “Messale Romano” ed il “Breviario romano”, il tutto rigorosamente in latino, la lingua sacra del Cattolicesimo, e vicino San Gregorio Magno con alcuni monaci intonanti una melodia gregoriana “… Adoro te devote, latens Deitas …” al cospetto di un ostensorio preziosissimo davanti al Quale sono in adorazione Santi vari, tra i quali mi pare di scorgere San Giuseppe da Copertino, San Pasquale Bylon, San Giovanni Bosco, S. Francesco di Paola e numerosi altri. Nella terza scialuppa “Sante Devozioni” sono in piena e fervorosa attività San Domenico, Santa Caterina da Siena, il Beato Alano della Rupe, San Vincenzo Ferrer, S. Alberto Magno con i Santi domenicani e carmelitani, tutti “armati” con la “fionda”, il Santo Rosario ben stretto tra le mani; più in la mi pare di scorgere un monaco, ma si … è lui, … è San Simone Stock che distribuisce scapolari del Carmelo con il profeta Elia, ed invita tutti al culto del Cuore immacolato di Maria; S. Leonardo da Porto Maurizio richiama tutti alla pratica della “Via Crucis”; Santa Margherita M. Alacoque, San Claudio de la Colombiere, Leone XIII e Pio XII ricordano la devozione del Cuore di Gesù indicando la “Grande Promessa” della perseveranza finale; in poppa alla scialuppa si erge il re Davide con il libro dei Salmi e le preghiere bibliche, soprattutto quelle che ci permettono di suffragare le anime purganti; subito più in la c’è Santa Brigida con il libricino delle orazioni annuali e dei dodici anni, orazioni che permettono di evitare il purgatorio, secondo la promessa di Gesù, ed ancora l’immancabile ed instancabile Sant’Ignazio con il testo dei suoi “esercizi spirituali”. Le tre scialuppe, guidate e protette dalla Vergine e dagli Angeli, procedono tra acque tranquille e serene, e tutti gli occupanti, anche se disturbati da orribili presenze che di tanto in tanto fuoriescono dalla superficie dell’acqua con ghigni spaventosi, prontamente ricacciati dall’Arcangelo S. Michele e da San Giuseppe che accompagnano sempre anch’essi la Vergine, vivono uno stato di beatitudine nella trepida attesa, che sembra oramai imminente, del Signore Gesù. In un angolo dominato da una bandiera con su le chiavi incrociate di S. Pietro, vedo in modo indistinto, prostrato come il Cristo nel Getsemani, un uomo “in rosso”, umiliato ed esiliato, soffrire ed offrire per la salvezza della Chiesa di Cristo la propria sofferenza vissuta nella solitudine e nel silenzio imposto con tremende minacce … francamente non riesco a capire bene, ma vedo che la colomba dello Spirito Santo lo illumina e lo incoraggia a perseverare …, perché, dice, così la “catena d’oro” della successione Apostolica di Pietro sarà conservata intatta, secondo la promessa del divino Maestro! Da lontano si odono gli schiamazzi e le grida provenienti dalla grande nave, ma come un’eco lontana che accompagna un canto sempre più lugubre … “… intona sulle alture un canto lugubre, perché il Signore ha rigettato e abbandonato la generazione che è oggetto della sua ira (Gerem.VII,29). Intanto io adesso mi sento al sicuro ed in uno stato di meravigliosa beatitudine, superato lo smarrimento iniziale con il conforto materno della Santa Vergine, e mi pare di essere in … Paradiso (di cui … me ne rendo conto ora … sono assolutamente indegno, ma d’altra parte … è solo un sogno, no?!). Chiedo alla Mamma celeste: “Mamma carissima, dove devo salire?”. Lei dolcissima mi risponde: “Scegli tu, puoi passare tranquillamente da una scialuppa all’altra, ma … ricordati che per ottenere la salvezza eterna devi fare un salto in quell’ultima barca, che vedi laggiù … aguzzo la vista e leggo sulla fiancata di questa piccola imbarcazione, che al centro porta un albero maestro a forma di croce: “sofferenza”. La visione si fa sempre più confusa, comincio a sentire le voci ambientali, ed ecco arrivare la cara Genoveffa, la mia dolce mogliettina, un po’avanti negli anni, ma ancora energica e lucida, con le mie medicine … “Basilio, sveglia … è tardi … sono le nove, com’è che stamattina hai preso sonno? Dobbiamo andare dal dottore, alla visita di controllo! Eccoti il caffè!!”. Caro direttore, sii è rotto l’incanto, e che le posso dire, queste mogli … mah, ringraziamo il Signore per la pazienza che portano e con la quale sopportano, guai se si stancassero e ci buttassero anche loro fuori … dalla barca!! Mi scusi, ma sarà l’effetto del sogno …! Per il momento la lascio con lo scritto di un Papa grandissimo, di cui avremo modo di riparlare, Pio II Piccolomini: “Fluctuat saepe numero Apostolica navis, sed non demergitur ; concutitur, sed non frangitur ; oppugnatur, sed non expugnatur. Tentari sinit Deus electos suos, vinci non sinit”. -Traduco per Mimmo, che non ha voluto studiare il latino: “La barca di Pietro spesso sta per colare a picco, ma non affonda; è sbattuta, ma non conquassata; combattuta, ma non soccombe. Dio permette che i suoi eletti siano tentati, ma non vinti”- Enea Silvio Piccolomini, S.S. Pio II. Direttore non si preoccupi, non la mollo! Saluti a lei e a tutti i suoi lettori, in particolare a quei due o tre che avranno avuto la pazienza di leggere queste righe fino in fondo!

la strana sindrome di nonno Basilio -8-

Caro direttore, le scrivo ancora una volta per metterla al corrente degli avvenimenti di casa Del Vescovo, di modo che possa darmi qualche buon consiglio o richiederlo a qualche sua illuminata conoscenza. Passo a raccontarle i fatti. Stavo meditando, come al solito il venerdì, la Via Crucis di S. Leonardo di Porto Maurizio, intervallata dal canto dello Stabat Mater di Jacopone da Todi (beh .. diciamo che il canto lasciava alquanto a desiderare, ma sono sicuro che al Signore va bene anche con qualche nota calante, qualche neuma o melisma impreciso). Giunto alla ottava stazione, meditavo sulla pietà di Gesù verso quelle donne, madri dei figli sui quali poco prima era stato invocato, presso Pilato, la ricaduta del sangue dell’Innocente fatto condannare “sine causa”… e nel contempo mi balenavano le parole di Geremia: “Una voce si ode da Rama, lamento e pianto amaro: Rachele piange i suoi figli, rifiuta d’essere consolata perché non sono più … ” (Ger.XXXI-15), parole, pure ricordate da S. Matteo nel capitolo II del suo Vangelo. Lo Stabat mi risuonava nelle orecchie “ … pro peccatis suae gentis vidit Jesum in tormentis et flagellis subditum …” Gesù nei tormenti consola i figli di Rachele, ben sapendo a cosa andassero incontro in tutta la loro storia, fino alla fine dei tempi. Ecco perché la Chiesa Cattolica (quella del Magistero infallibile ed irreformabile, come cerco di spiegare ai miei nipoti -credo oramai le siano familiari- ) invitava i fedeli a pregare per il popolo dal quale Gesù era nato nella carne, con le preci che i loro stessi profeti avevano composto. Ma ecco che il Magistero da un po’ di tempo è stranamente cambiato, come mi fa appunto notare Caterina leggendomi ancora un passo di quel documento stravagante, o sarebbe forse meglio definirlo eufemisticamente delirante, che è “Nostra Aetate” ( … a meno che, come io credo, non sia uno scherzo del solito Mimmo … buontempone e che ignora completamente tutte le sentenze, definitive ed irreformabili della Santa Chiesa Cattolica al riguardo!). Ascolti, direttore e giudichi un po’ lei: “… Tuttavia, secondo l’Apostolo, gli Ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento (Rm. 11, 28-29)”.(N.A. 4/e). “E se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo. E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati né come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla Sacra Scrittura. Pertanto, tutti facciano attenzione nella catechesi e nella predicazione della Parola di Dio a non insegnare alcunché che non sia conforme alla verità del Vangelo e allo spirito di Cristo” (N.A. 4 g-h) (… che ipocrisia spudorata! E i Concili lateranensi III e IV, il Concilio di Basilea …, di Meaux e quelli di Toledo li dobbiamo cancellare? … e le innumerevoli bolle ed encicliche papali chiarissime al riguardo, bolle tutte irreformabili come la Chiesa ha sempre definito questi documenti?,) A questo punto comincio a sbottare, perché ecco che così i “Padri del Vaticano II” inviavano alla sbarra degli imputati, duecentosessanta Papi, da San Pietro Apostolo a San Pio X, venti Concili Ecumenici, tutti i Padri della Chiesa, con in testa S. Giovanni Crisostomo, ed una legione di Santi e Dottori della Chiesa con l’accusa – sia pure indiretta, e nel migliore stile modernista – di avere nel corso di duemila anni insegnato, o comunque lasciato insegnare, una dottrina “non conforme alla verità del Vangelo e allo spirito di Cristo”. Tutti costoro insomma avrebbero – qui come altrove e in altri campi – falsificato la verità. Qui come altrove lo Spirito Santo, contro ogni promessa divina, avrebbe abbandonato la Chiesa per quasi duemila anni, fino alla riscoperta del “vero cristianesimo” fatta dai “Padri del Vaticano II” sulla scia di Blondel, de Lubac & C. (i falsi profeti, veri lupi vestiti da agnello … ma adesso mi devo fermare, perché dice il mio cardiologo, devo stare attento alla pressione … mi perdoni!). Per far trangugiare, però, al “popolo di Dio” anche questa ennesima eresia, mio caro Mimmo e Caterina, i “P/L..adri del Vaticano II” avrebbero dovuto far sparire dalla circolazione anche un bel po’ di fastidiosi passi del Nuovo Testamento. che disturbano il nuovo idillio ecumenico catto-giudaico, modernista-talmudico e kabbalistico appena inaugurato, come ad esempio i seguenti, che vi invito a controllare scrupolosamente: Perciò io vi dico: vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”.(Matteo XXI-43) Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati”. (Giov. VIII-23,24). Essi (gli Ebrei increduli) non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini, impedendo a noi di predicare ai pagani perché possano essere salvati. In tal modo, essi colmano la misura dei loro peccati! Ma ormai l’ira è arrivata al colmo sul loro capo”.(I Tess. II-15). «… i Giudei furono pieni di gelosia e contraddicevano le affermazioni di Paolo, bestemmiando. Allora Paolo e Barnaba dichiararono con franchezza: “Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani”».24 (Atti XIII,45-46); All’Angelo della Chiesa di Smirne scrivi: Così parla il Primo e l’Ultimo, che era morto ed è tornato alla vita: Conosco la tua tribolazione, la tua povertà – tuttavia sei ricco – e la calunnia da parte di quelli che si proclamano Giudei e non lo sono, ma appartengono alla sinagoga di satana”. (Apoc. II,8-9), per non parlare poi del Vangelo di S. Giovanni al cap.VIII-43 e segg. che invito tutti a rileggere, per farsi un’idea di come Gesù si rivolgesse ai suoi connazionali (unico esempio di asprezza verbale di Gesù in tutto il suo mite eloquio terreno), e del cap. XXIII di Matteo con le ripetute citazioni con tanto di “razze di vipere” e di “Guai a voi … ”  e dei “Guai a voi … ” del cap. XI del Vangelo di S. Luca ne vogliamo parlare?! È evidente dunque che gli Ebrei sui quali cade la condanna divina, non sono soltanto quelli che materialmente furono promotori e cooperatori della crocifissione e morte di Nostro Signore Gesù Cristo, come vorrebbe dare ad intendere il “ribaltone” di“Nostra aetate” (il documento sicuramente stilato da Mimmo o da qualche altro suo amico, ignorante buontempone come lui!), bensì anche tutti gli altri nella misura in cui essi persistono nel loro ostinato ripudio del Figlio di Dio. Se poi gli Ebrei – come afferma sempre l’ineffabile Nostra Aetate, stravolgendo il senso della Lettera ai Romani cc. IX, X ed XI – “rimangono ancora (queste due parole “aggiunte” che però non figurano in San Paolo) carissimi a Dio (questa poi … è proprio il colmo, ma se afferro Mimmo di soppiatto, gliene darò di bastonate, così vediamo se finalmente impara qualcosa …!) , i cui doni e la cui chiamata sono senza pentimento”, è evidente che lo sono soltanto in quanto popolo che, alla fine, negli ultimi tempi, in quanto popolo si convertirà, dopo che “saranno entrate tutte le genti” (Rom. XI,25-26). Fino ad allora, però, i singoli ebrei increduli rimangono “rami recisi” dall’olivo buono dell’Israele dei Patriarchi (che non è certamente l’Israele ribelle a Cristo), sul quale invece sono stati innestati i veri credenti, ossia i pagani convertiti al cristianesimo (Rom. XI,17-21). A conferma di quanto detto, San Paolo stesso afferma, nel medesimo luogo, che egli predica il Vangelo “nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue (gli Ebrei, ovviamente) e di salvarne alcuni (Rom. XI,14)”. La conversione rimane dunque, per gli Ebrei, come per i pagani, l’unica via di salvezza: “Considera dunque la bontà e la severità di Dio: severità verso quelli che sono caduti (gli Ebrei increduli); bontà di Dio invece verso di te, a condizione però che tu sia fedele a questa bontà. Altrimenti anche tu verrai reciso. Quanto a loro, se non persevereranno nell’infedeltà, saranno anch’essi innestati”.(Rom. XI, 22-23) Alle osservazioni inconcludenti di Mimmo, che annaspa e farfuglia, dico solo che, senz’altro aggiungere, basta scorrere i suddetti capitoli della Lettera ai Romani, per giudicare dell’onestà intellettuale, per non dire della fede, degli estensori della Nostra aetate e dei “Padri del Vaticano II” (il solito difetto mi porta a scrivere la “L”… mi perdoni!). Caro direttore, le voglio a questo punto ricordare, come ho fatto con i miei esterrefatti nipoti, una frase che il Santo Pio X, (autentico Santo Padre secondo la bolla di Paolo IV “Cum ex Apostolatus Officio”) letteralmente estromesso dal Concilio (concilio che secondo S.S. Pio II in una sua bolla, è un falso d.o.c. – … in altra occasione parleremo della sua bolla “Execrabilis” del 1460 – documento anch’esso infallibile ed irreformabile la cui conoscenza eviterebbe tante inutili polemiche a sostegno di stranezze fatte trangugiare col “mantra” dell’obbedienza – ma … ora è tardi e devo prendere le mie medicine che la buona Genoveffa, la mia povera cara moglie, mi ricorda di prendere). Ecco la frase, (dall’Enciclica “Pascendi dominici gregis”) che il buon zio Tommaso ci ricordava spesso nelle nostre riunioni domenicali, e che sembra … azzeccarci proprio (non mi ricordo quale uomo politico ricorreva sempre a questa espressione …!): «Non pochi dello stesso ceto sacerdotale, fingendo amore per la Chiesa, scevri d’ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere, anzi tutti penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si danno, senza ritegno, per riformatori della Chiesa medesima; e, fatta audacemente schiera, si gettano su quanto ha di più santo nell’opera di Cristo»… per cui, aggiungo io, come scriveva San Marco: “vos autem fecistis eam speluncam latronum” (…ne avete fatto una spelonca di ladri) (S. Marco XI-17). E poi, caro direttore, i nostri fratelli maggiori (eredi infatti di … Caino, di Esaù, di Ruben, Dan, Gad e fratelli reprobi, etc…), lo sa come considerano noi cristiani, Gesù e la Santa Vergine Maria?? .. non lo sa? A parte le invio allora un estratto di “perle” del Talmud e dello Zohar, i libri sacri (secondo i loro rabbini) dei “cari fratelli”, libri messi all’Indice dai Santi Papi (non li cito perché ci vorrebbe un volume intero che comprenda bolle, encicliche, citazioni, documenti conciliari, tutti infallibili ed irreformabili, … altro che le chiacchiere di Mimmo!) perché reprobi, offensivi, e scandalosi. Alle ulteriori arrampicate sugli specchi di Mimmo, con spreco di pietà e compassione per i poveri perseguitati, che cita “Nostra Aetate” ed altri documenti spudoratamente modernisti … “elaborati dalla quinta colonna” – dice Caterina – e successivi fino ai nostri giorni (… ma saranno poi veri o, come penso io, frutto sempre della fervida fantasia di Mimmo?), gli faccio notare che questi testi sono un’esplicita professione di eresia direttamente opposta alla solenne definizione dogmatica di Papa Eugenio IV e del Concilio Ecumenico di Basilea [sessione XIX], e Firenze, [sessione XI – bolla di unione dei copti] e la dottrina detta dal supremo magistero di Papa Benedetto XIV (il famoso Cardinal Lambertini) in «Ex Quo Primum», che ripetutamente ed esplicitamente cita la definizione di Firenze nella bolla dei copti, in cui l’alleanza Mosaica è stata “revocata” e “abrogata”. Per non parlare di Innocenzo III, … ma sì, cosa gli vado a raccontare a Mimmo, che tanto quello, poverino, che ne sa? Oramai a guardare i prelati di ogni risma e grado che vanno a braccetto riverendo i bestemmiatori … no, non ce la faccio proprio più, e nessuno mi accusi di antisemitismo, il solito trucco per mettere a tacere coloro che dicono verità sacrosante, perché la Madre mia – e quindi anch’io – è, secondo la razza, una vera semita, non come quelli che lo dicono ma non lo sono, perché ariani convertiti, discendenti dai Kazari, la cosiddetta XIII tribù (falsa) di Israele!! Caro direttore, quando è troppo, è troppo !!… perdoni il mio sfogo, ma per la Madre mia sono disposto a rinunciare a tutto, a vendere cara la pelle (anche se nelle mie condizioni, non vale molto … lo so … ), se necessario … “Siate, Cristiani, a muovervi più gravi: non siate come penna ad ogne vento, e non crediate ch’ogne acqua vi lavi. Avete il novo e ‘l vecchio Testamento, e ‘l pastor de la Chiesa che vi guida; questo vi basti a vostro salvamento. Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte, sì che ‘l “Giudeo” di voi tra voi non rida! Mi torna alla mente lagrande” Felicina, la cugina secchiona, quando recitava per intero il V canto del Paradiso di un certo anticlericale, feroce antipapista, forse rosa+croce, un “modernista” gnosticheggiante, che si nascondeva “sotto il velo de li versi strani”, uno che scopiazzava i poeti arabi, pretendendosi un grande letterato …(questo ce lo diceva lo zio Pierre … a scuola però ci dicevano tutt’altro!), come si chiamava … ah, si, Dante Alighieri … mi pare! Adesso devo lasciarla perché la mia pressione ha varcato i livelli di guardia … mi avverte Caterina. Saluti affettuosissimi a lei e ai suoi lettori … se avranno avuto la pazienza di leggermi!

(Continua … )

 

La strana sindrome di nonno Basilio -6-

Caro direttore, mi perdoni se ancora mi faccio vivo, ma oramai la considero una cara persona di famiglia, vista la benevolenza che lei mi accorda usandomi tanta pazienza nell’ascoltare le mie vicende personali e familiari. D’altra parte, le chiedo, con chi parlare, visto che oggi tutto deve aderire al “pensiero unico” e al “politicamente corretto” (mi si era inceppato il tasto sulla “o” e mi veniva “corrotto”… bah prima o poi lo devo far riparare questo catorcio!)? … e lei sa molto bene che la “verità” (quella con la V maiuscola) non si accorda praticamente mai con il “politicamente corretto”, in particolar modo quando occorre dar fiato ai tromboni “tuttologi” che strombazzano falsità demagogiche in ogni ambito. Ma bando alle ciance e torniamo al mio caso. In una notte della scorsa settimana, non le saprei dire il giorno con precisione, ho fatto un sogno orribile, devastante per la mia povera mente malata, che mi ha portato in uno stato di angoscia profonda, di vuoto esistenziale, direi quasi (mi perdoni la stravaganza) di dolorosa notte dell’anima. Mi trovavo in una stanza dove c’era una persona vestita con una talare bianca, circondata da uomini abbigliati con vesti cardinalizie e da curiosi personaggi ricoperti da bizzarre tonache e turbanti pittoreschi. Ho pensato subito che si trattasse di una festa di carnevale, organizzata da quel mattacchione di Mimmo, mio nipote, ma lo sguardo è andato oltre la finestra della stanza ed ho visto nettamente stagliarsi la sagoma del cupolone michelangiolesco ed il colonnato del Bernini di piazza San Pietro. Ad un certo punto, quest’uomo vestito di bianco ha preso un grosso libro e lo ha baciato con grande deferenza e rispetto. Ho aguzzato lo sguardo (unica nota positiva: nel sogno vedevo benissimo, pensi che non ho dovuto nemmeno inforcare i miei soliti occhialoni!) ed ho letto: il “Corano”. Il fatto che quest’uomo in bianco non avesse la tiara, mi ha in parte rincuorato, pensando che comunque non si trattasse del Santo Padre (mai Pio XII, il “mio” Papa, il Vicario di Cristo, avrebbe compiuto quel gesto sacrilego!!!), ma questo è bastato a rovinarmi il sonno provocandomi gli effetti descritti, oltre ad una sudorazione profusa ridottasi solo dopo un’abbondante tazza di buon caffè che mia moglie, la povera, cara Genoveffa, mi ha prontamente preparato, spaventata dalle mie condizioni. Poco dopo sono arrivati solerti i miei nipoti, Mimmo e Caterina, avvertiti dalla nonna, ai quali ho raccontato il terribile sogno. Ma le mie condizioni, faticosamente e solo in parte recuperate, sono precipitate nel baratro (insieme alla mia pressione sanguigna) quando Mimmo, con fare sornione, mi ha detto, pensando di confortarmi: “Ma nonno, questo è un avvenimento realmente accaduto il 14 maggio del 1999 … allora la tua memoria si sta risvegliando!!”. Raccogliendo le mie esauste forze riesco appena a dire: “Come è possibile che in nome di un falso ecumenismo, si vada verso un sincretismo assurdo, viziato da una barriera teologica insormontabile, per superare la quale non basta certamente questo gesto inutilmente sacrilego compiuto nel baciare il Corano, il “libro sacro dei musulmani” che, come è noto, vuole e ordina la morte di tutti gli “infedeli” cristiani (… ne sanno qualcosa per esempio ad Otranto!), declassa Nostro Signore Gesù Cristo a semplice profeta (oltretutto falso ed ingannevole perché proclamatosi Figlio di Dio!) e d’altra parte non ho mai visto né udito (anche se la mia memoria è debole) un imano rivolgere ai Vangeli un segno altrettanto rispettoso (se ne ha notizia o ne hanno i suoi lettori, caro direttore, me lo faccia sapere, la prego!) per cui, anche se si volesse interpretare il gesto come un atto puramente diplomatico, la sua indiscutibile unilateralità è di una folle inutilità, così come è completamente vano far risaltare continuamente il monoteismo delle tre principali religioni, come elemento unificante, perché oltretutto resta la “questione invalicabile” della divinità di Gesù Cristo. Quindi o ci si crede o non ci si crede: una terza via, come effetto del dialogo, non esiste! A meno che questo dialogo non lo diriga una “quinta colonna” di marrani, e … questo lo diceva spesso lo zio Pierre (gliene ho già parlato in una lettera precedente … mi pare, … o no?!) secondo il quale nessun incontro compromissorio, sulla natura divina del Redentore è possibile tra le tre religioni monoteiste (e guarda Mimmo, che, secondo lo zio Pierre, di religioni monoteiste ne esiste pure una quarta, ed è forse oggi quella dominante e che ci veicolerà verso l’anticristo: quella della “sinagoga di satana!”): è un grave errore unire il monoteismo cristiano a quello giudaico e musulmano; è una falsa prospettiva usare perciò l’espressione “religioni monoteiste” (a meno che non vogliamo preparare l’avvento della quarta! … il monoteismo della “contro religione satanica”, il cui dio unico è lucifero … o abituarcene almeno all’idea!), perché il contenuto di queste tre religioni è essenzialmente e radicalmente diverso. Mimmo ovviamente non condivide, adducendo motivazioni essenzialmente umanitarie, ma io incalzo ancora dicendo : “Capire questa povera gente, aiutarli a risollevarsi dalla loro miseria morale e religiosa, è un dovere cristiano (“guai a me se non predicassi il Vangelo”-1Cor IX-16, diceva Paolo di Tarso- ma parlare dei Musulmani come intimi nostri “fratelli”, “adoratori dell’unico Dio e figli di Abramo”, è un assurdo. Forse che dai loro minareti, da secoli, non stanno gridando a squarciagola, che “non vi è altro Dio al di fuori di Allah”, il quale, però, è tutt’altro che il nostro Dio-Trino, compresa, quindi, anche la divinità di Cristo? Un “Allah” anticristiano, quindi, perché negazione assoluta dei due principali “misteri” cristiani, di origine giudaizzante e dalle secolari logomachie delle eresie pseudo-cristiane. Un Allah, per l’Islam, che assicura, nell’al di là, “un giardino di delizie” con molte concubine (la demagogia ha fatto sempre la sua parte per convincere gli immorali e i corrotti!) e dove la visione beatifica di Dio non ha alcun interesse! Un Allah che vuole “la spada e la guerra santa” per sottomettere gli “infedeli” – cristiani compresi, anzi essi soprattutto! – alla venerazione della “Pietra nera”, che libera da ogni peccato! (mi perdoni, ma mi viene da ridere … un po’ di buonumore ogni tanto ci vuole!). Nel pomeriggio, dopo un pranzo leggero, su mia richiesta, Caterina riprende la lettura della “Nostra Aetate”, documento chiave del Concilio “tradimentino” (devo proprio cambiarlo, questo arnese … guarda che scherzi mi fa!), dove ad un certo punto una volta preso l’abbrivio, i “Ladri conciliari”(ancora la “L”, lo devo proprio far sistemare questo aggeggio … è irrecuperabile oramai!) passavano a tessere l’elogio dell’Islam, affermando testualmente e con perfetto aplomb che “la Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio … che ha parlato agli uomini. Essi cercano anche di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti nascosti di Dio,(… se sono nascosti, occulti, secondo quanto si legge alla sura 57:3, e come fanno a conoscerli … mi chiedo? Boh!), come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce. (ma questo Abramo è l’Abramo del Corano, intriso di elementi leggendari ed apocrifi, non quello dell’Antico Testamento, si badi bene!!). Così pure essi hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio (… ma a quale Dio? … non certo quello cristiano … ergo! – N.d.r.- ) soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno”(… stendiamo un velo pietoso sul digiuno diurno seguito da abbondanti libagioni serali e notturne …) (N.Ae. n. 3/a. 113). Per la verità (quella verità che evidentemente i L/Padri conciliari ed i loro falsi teologi della Nouvelle Théologie – la Jezabel di zio Pierre, di cui parleremo un’altra volta – nella loro ottica evoluzionista giudicavano ormai “sorpassata”, dimenticando che Cristo non “cambia mai, che è lo stesso ieri, oggi e sempre” …, ma da dove sono usciti questi, mi chiedo e le chiedo, caro direttore?) se i musulmani adorassero veramente “l”unico Dio… che ha parlato agli uomini” e non la sua immagine contraffatta presentata dal Corano (e finora non si è ancora capito bene da chi … del presunto Maometto non si ha in realtà nessuna notizia certa, solo leggende, illazioni, assenza totale di notizie storiche), non negherebbero la Divinità di nostro Signore Gesù Cristo, che in proposito è stato chiarissimo: “Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che Lo ha mandato (Gv. V, 22-23)”. “E come la mettiamo con lo stato giuridico di dhimma, (agli “infedeli” non è concesso alcun diritto), con la schiavitù ufficialmente riconosciuta, la poligamia e il ripudio (4 mogli e un numero illimitato di schiave e concubine, o meglio … prostitute), amputazione della mano al ladro (mezza Italia politica e finanziaria sarebbe monca … boccaccia mia: statti zitta..!)”. Interviene Caterina: “… e la storia di Gesù profeta dell’Islam, “servo di Dio” muslim, sottomesso, cioè un musulmano (sura 38:65) come Abramo, tanto da preannunziare la venuta di Maometto (sura 51:6); e con il culto offensivo alla Vergine Maria in quanto “madre di un profeta dell’Islam”, e persino confusa (“beata” ignoranza !! o si dice beota?… che dubbio, mi aiuti!) con Maria “sorella di Aronne”, fratello di Mosè, figlia di Imram, confusa quindi con la profetessa Maria di Esodo XV; ed il concetto di “pace islamica”, (ancora oggi invocata dai vertici cattolici – ma questi vertici, teologicamente e gerarchicamente falsi per tanti motivi, ci si chiede, sono vertici o profondità?!) mezzo imposto dalle circostanze con durata che non oltrepassi i 10 anni, per poi riprendere la guerra agli infedeli, obbligo morale religioso giuridico, sino all’immancabile vittoria finale ed all’instaurazione di uno stato islamico mondiale (un altro ordine mondiale …! Bah oramai non se ne può più!). Complimenti … qui due sono i casi: o questi non avevano mai letto il Corano, o erano all’esordio di due contemporanei gravi morbi con sintomi parossistici misti: il Parkinson e l’Alzheimer insieme …”. “… Caterina, ti prego sii più corretta nelle diagnosi e misericordiosa, aumenta la preghiera … il miserere, il miserere!!… può darsi che la Santa Vergine li converta … i l/padri del Vaticano II e del “vat’inganno” III. Perché -continuo- io, credo che questo documento sia stato stilato da persone che ignoravano veramente il contenuto del Corano ed il senso della religione islamica … (anche se è più semplice pensare che si era deciso l’autodemolizione della Chiesa Cattolica Romana per farla convergere nella “superchiesa dell’uomo”, come la definiva zio Pierre, anche se lui in verità preferiva chiamarla “Contro-chiesa dell’anticristo venturo ”. Quanto alla “vita morale” contemplata dal Corano e che ammette e legalizza la poligamia, il concubinato, il divorzio, la schiavitù e promette nell’altra vita – tanto per cambiare – un “paradiso” di piaceri sensuali con tanto di innumerevoli “urì” (concubine “celesti”) a disposizione… beh, nulla da meravigliarsi che i musulmani l’abbiano grandemente “in stima”… Chissà poi se la “stima” dei Padri del Vaticano II verso i musulmani si estendesse anche alle seguenti sure coraniche: “… e dissero: abbiamo ucciso il Messia Gesù figlio di Maria, il Messaggero di Allah!” Invece non l’hanno né ucciso né crocifisso, ma così parve loro. Coloro che sono in discordia a questo proposito, restano nel dubbio: non hanno altra scienza e non seguono altro che la congettura. Per certo non lo hanno ucciso.” (IV-157). … Il Messia Gesù, figlio di Maria non è altro che un messaggero di Allah, una Sua parola che Egli pose in Maria, uno Spirito da Lui [proveniente]. Credete dunque in Allah e nei suoi messaggeri” (IV-157). “ … Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio …” (II-191). “La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso …” (V-33). “… uccidete questi associatori [cioè gli infedeli cristiani –n.d.Bas-] ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati” (IX- 5).  “O voi che credete, combattete i miscredenti che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi. Sappiate che Allah è con i timorati” (IX-123). “… getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi!” (VIII,12) E potremmo continuare fino a domattina … Interviene ancora Caterina, indignata ancor più: “ E pensa, nonno, che qualcuno recentemente (tra quelli che non hanno giustamente “altra scienza” e parlano a vanvera!) ha definito il Corano “libro di pace” … ridicolo!” Riprendo io: “Quanto poi ai figli di Abramo, è figlio di Abramo, infatti, non chi ne vanta una discendenza carnale, ma solo chi ha la “fede” di Abramo: il quale appunto credette nel Cristo venturo e, come dice Gesù stesso, “esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò”(S. Giovanni VIII-56). E S. Giovanni precisa ancora: “Chi rinnega il Figlio non possiede neppure il Padre; chi confessa il Figlio possiede anche il Padre”(1 Giov. II, 22-23)”. E allora, come San Giacomo, mi chiedo: (S. Giac. III-11,12) “Forse la sorgente può far sgorgare dallo stesso getto acqua dolce e amara? Può forse, miei fratelli, un fico produrre olive o una vite produrre fichi? Neppure una sorgente salata può produrre acqua dolce”.  L’Apostolo delle Genti afferma poi senza possibilità di equivoci: “se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa”(Galati III-29). Riprende Mimmo: “Nonno, tu vivi nel tuo eremo dorato, e non sai che qui, con l’assenso di molti vescovi, delle alte gerarchie ecclesiastiche, delle autorità politiche di ogni risma e colore, si stanno costruendo moschee e minareti un po’ dappertutto nell’Europa una volta cristiana!” A questo sobbalzo, un fremito mi scuote tutto, mi risiedo e raggiungo con fatica la calma per dire: “Ragazzi, durante l’estate, finite le scuole, lo zio Tommaso, buon’anima, santo sacerdote, assegnava a tutti noi nipoti, dei compiti che dovevamo svolgere durante le ore meno afose dell’estate in campagna. Un anno a me era toccato lo studio del Concilio di Vienne … attento Mimmo, non pensare alle tue operette e a Vienna … qui parlo di Vienne, in Francia, una bella cittadina lungo il fiume omonimo, ove si tenne il XV Concilio Ecumenico dal 1311 al 1312. Fu un’estate allucinante, leggere e studiare tutte quelle bolle e documenti, … in particolare quelli di condanna dei Templari … e poi Clemente V, … i Begardi e le Beghine, i Zabazala …. altro che spiagge e vacanze al mare! Ecco cosa volevo ricordare : i “zabazala”, come volgarmente erano detti i sacerdoti saraceni! “Aspetta, Mimmo, dovrei avere ancora i quaderni di quei compiti, che poi lo Zio Tommaso correggeva accuratamente, e … guai a sbagliare!” A proposito dei raduni o cosiddette preghiere pubbliche a Maometto in terre cristiane, nel decreto 25 (infallibile ed irreformabile!) si dice … aspetta, ah eccolo qua! … qui è in latino, ma te lo traduco: “… Si risolve in offesa del nome divino e in disonore per la fede cristiana il fatto che in alcune parti del mondo soggette a principi cristiani, dove talora separati, talora frammischiati con i cristiani abitano i saraceni, i loro sacerdoti, detti volgarmente Zabazala, ogni giorno, ad ore determinate, nei loro templi o moschee, dove gli stessi saraceni si riuniscono per adorarvi il perfido Maometto, invochino o esaltino ad alta voce da un luogo elevato, in modo che sentano i cristiani e i saraceni, il nome dello stesso Maometto, recitando pubblicamente alcune parole in suo onore. Inoltre una gran moltitudine di saraceni di quelle ed altre regioni si reca pubblicamente nel luogo dove un tempo fu sepolto un saraceno che gli altri venerano ed onorano come santo. Da questi fatti deriva un grande danno alla nostra fede ed ha origine un grande scandalo nel cuore dei fedeli. Perché non siano ulteriormente tollerati comportamenti simili in offesa alla divina maestà, con il consenso del santo Concilio noi proibiamo ancor più severamente d’ora in poi tali fatti in terre cristiane. Ingiungiamo inoltre, sotto la minaccia del divino castigo, a tutti e singoli i prìncipi cattolici, nei cui possedimenti i saraceni abitano compiendo tali cose, di eliminare dalle loro terre tutto ciò, comportandosi come veri cattolici e gelosi custodi della fede cristiana, per raggiungere il premio dell’eterna beatitudine, e di curare che i loro sudditi facciano altrettanto. Devono infatti riflettere sulla vergogna che deriva a loro stessi e agli altri cristiani da quanto abbiamo sopra descritto. Proibiscano perciò espressamente che in pubblico si faccia tale invocazione o proclamazione del nome del sacrilego Maometto, o che qualcuno nei loro domini osi tentare il pellegrinaggio sopraddetto o favorirlo in qualunque modo. Provvedano essi stessi a punire in modo esemplare, mossi dal rispetto versi Dio, coloro che si comporteranno diversamente, in modo che anche gli altri, atterriti da tale esempio, siano dissuasi da simile temerarietà.” È vero che questi compiti richiedevano pazienza ed impegno, però oggi sono ancora in grado di distinguere un cattolico da un marrano, un vero devoto cristiano da un modernista manicheo … un fervente cattolico da un blasfemo e sacrilego marrano, un sacerdote di Cristo da un sacrificatore deicida che, alla maniera del cavaliere rosa+croce, offre i “frutti del lavoro dell’uomo, come Caino, nientemeno che al dio dell’universo dei massoni, il baphomet-lucifero, un Papa santo da un impostore fasullo, una Messa cattolica da un rito sacrilego paraprotestante o peggio pantomima dell’agape massonica del 18° livello, un Vescovo validamente consacrato da una maschera di carnevale senza mandato apostolico né giurisdizione, e … non è poco! Ma tornando a noi, ricordo a Mimmo, che in questo è carente: “Abramo ebbe due figli (Ismaele ed Isacco) da due donne diverse, la schiava e la moglie Sara e, nella citata lettera ai Galati, al capitolo IV, 30-31, S. Paolo (… sempre Paolo di Tarso, che non risulta evidentemente essere stato invitato a questo Concilio Vaticano II e nemmeno tanto letto successivamente) dice testualmente … leggi Mimmo, che cosa dice la Scrittura? “Manda via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non avrà eredità col figlio della donna libera. Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma di una donna libera” … continua … Mimmo, vai al cap. V: “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù”. Questa è fede cattolica!! Direttore, non ne posso più, sono stanco, e perciò chiudo con ciò che scriveva il Santo (… non certo un santo “subito”, teosofo, comunista, marrano  scomunicato da bolle e da vari concili , e senza miracoli!); S. Pio X: «Siate forti! Non si deve cedere dove non bisogna cedere … Si deve combattere, non con mezzi termini, ma con coraggio; non di nascosto, ma in pubblico; non a porte chiuse, ma a cielo aperto»! … e il Papa Felice III: «È già un approvare l’errore il non resistervi; è già un soffocare la verità il non difenderla!». Ecco ad esempio, come si comportò S. Maiuma, un santo oggi occultato accuratamente,  … il quale (come si legge nel martirologio del 21 febbraio): avendo detto ad alcuni arabi, che erano andati da lui mentre era infermo “Chiunque non abbraccia la fede cristiana cattolica è dannato, come anche il vostro falso profeta Maometto”, fu da essi ammazzato. E Santa Caterina da Siena incalza: “Avete taciuto abbastanza. E’ ora di finirla di stare zitti! Gridate con centomila lingue. Io vedo che a forza di silenzio il mondo è marcito!”. Mi sovviene ancora lo zio Tommaso, quando, dopo una bella e veemente predica, sconcertando tutti, diceva in latino: “Quoniam zelus domus tuae comedit me …” , “lo zelo per la tua casa mi divora” dal Salmo LXVIII -10). Pertanto con Isaia dico a voce forte, anche a lei, oltre che a me: “Clama, ne cesses!” Saluti vivissimi al direttore e a tutti i lettori!! Con affetto e gratitudine, Nonno Basilio e famiglia!

 

la strana sindrome di nonno Basilio -5-

Caro direttore, la saluto con affetto e deferenza per la pazienza dimostratami nell’ascoltarmi e nel volere aiutarmi a dipanare una matassa ingarbugliata nella quale, per via della mia non perfetta salute mentale, non riesco a districarmi. Non le dico poi dei tentativi che i miei volenterosi nipoti, ognuno a suo modo, tentano di fare per aiutarmi, finendo però per confondermi ancora di più, specialmente il giocherellone Mimmo, tanto affettuoso ma bisbetico ed un po’ “ignorantello” in cose di fede, tanto da irritarmi spesso con affermazioni tratte direttamente dal bagaglio dell’idiozia modernista, duramente anatemizzata come la somma di tutte le eresie, dal Santo Pio X, o da quella neo-modernista, progressista summa anti-teologica ancora peggiore, “decuplicata” se possibile nella sua balordaggine eretica, anzi francamente apostatica, condannata dall’altrettanto santo, Eugenio Pacelli, Pio XII, anche se non canonizzato, anzi disprezzato, con false argomentazioni da comunisti, atei, massoni, istigati dai soliti “nemici di tutti gli uomini”, pur essendo stato l’unico a prodigarsi disinteressatamente con i mezzi a sua disposizione nel corso dell’ultimo evento bellico. Pensi che appunto l’altro giorno il mio caro nipote Mimmo mi chiedeva, con la sua solita aria sorniona e beffarda: “Nonno Basilio, ma tu credi veramente ai dogmi infallibili della Chiesa, alla loro immutabilità, alla impossibilità di aggiornarli adattandoli ai nostri tempi?” In quel momento avevo giusto per la mente il salmo CXVI, recitando il quale si lucra anche un’indulgenza parziale, che poi diventa plenaria in un giorno del mese, se recitato per l’intero mese, (io l’applico sempre per lo zio Tommaso, santo e vero sacerdote, buon’anima!) :“Laudate Dominum, omnes gentes, laudate eum omnes populi, quia confermata est super nos misericordia ejus, et veritas Domini manet in Aeternum”! Ne approfitto per recitarlo a voce alta a Mimmo. “Certamente, Mimmo, lo saprai tradurre sicuramente anche tu questo versetto!”, (un po’ di incoraggiamento per il povero Mimmo, che è stato sempre rimandato a settembre in latino, o come si dice oggi ha avuto diversi “debiti” … il linguaggio della finanza, forse per abituare i giovani a fare debiti con le banche?!), la verità di Dio non cambia mai, resta in eterno, per sempre, senza limiti di spazio e tempo. E per restare nella salmodia davidica il pensiero va ancora al caro, mitico (come oggi dicono i giovani di cose però assolutamente ordinarie) zio Tommaso che, come già ricordavo in una precedente missiva, organizzava tra noi nipoti gare della recita a memoria dei salmi (in latino naturalmente), gare nelle quali si distingueva in particolare la nostra invidiata “secchiona” Felicina con il suo cavallo di battaglia, il ciclopico “Beati immaculati in via”, il salmo CXVIII, quello tutto focalizzato sulla legge del Signore. Io non sono mai riuscito ad impararloper intero, benché ne ammirassi la bellezza e la dottrina profonda, però alcuni versetti li ho scolpiti nella mente, ed alcuni li voglio ricordare al mio caro nipote, che naturalmente (inutile dirlo, purtroppo!) non ne conosce nessuno. Eccone qui alcuni: “Et custodiam legem tuam semper, in saeculum et in saeculum saeculi” [Custodirò la tua legge per sempre, nei secoli, in eterno.] -44- “In aeternum, Domine, verbum tuum permanet in caelo” [La tua parola, Signore, è stabile come il cielo -89-] “Aequitas testimonia tua in aeternum; intellectum da mihi, et vivam.” [Giusti sono i tuoi insegnamenti per sempre, fammi comprendere e avrò la vita. -144 -]. Mi fermo qui, perché già da soli questi tre versetti sono capaci di chiudere definitivamente ogni discorso che qualunque novatore (e ce ne sono stati tanti nel corso dei secoli che hanno cercato di scardinare la retta dottrina e sostituirla con le strampalate idee mutuate dalla solita “gnosi”, la dottrina di Lucifero … del serpente primordiale dottrina tanto amata dalla “razza di vipere”, come li chiamava Gesù!) potrebbe proporre, così come hanno fatto i modernisti, condannati da S. Pio X ed i neo-modernisti, condannati anticipatamente da Pio XII. Ma oggi per fortuna questi pestiferi e truci individui non sono presenti più in giro ad infestare la Chiesa …. o no!? “I dogmi erano già contemplati nella legge di Mosè, dico a Mimmo, che mi guarda perplesso, poi vennero completati con le disposizioni evangeliche dettate direttamente dal Dio-Uomo, il Messia Gesù Cristo, ed annunciati dai suoi discepoli ed apostoli. Ma perché le disposizioni divine venissero chiarificate alle menti dei tempi successivi, il Signore Gesù lasciò l’incarico a S. Pietro, che a sua volta lo conferì ai successori in perpetuo, che divennero così i rappresentanti di Cristo in terra, forti della promessa loro fatta dell’assistenza dello Spirito Santo in materia di fede e di morale nel loro Magistero ordinario ed universale, quando cioè parlano da Papi, cioè quando si presentano come tali, e non solo in circostanze straordinarie, come alcuni pretendevano e pretendono, cosiddette “ex cathedra”, che sono abbastanza rare nella vita di un Papa. San Paolo dice, ad esempio, nel famoso “inno alla carità” (I Cor. XIII, 1-13), che a nulla valgono le più sublimi opere di misericordia corporale e spirituale ed i carismi più straordinari senza la Carità, laddove per Carità devesi intendere, nella sua più autentica accezione, l’ansia trepidante, al primissimo posto, della salvezza eterna, quella propria e quella dei nostri fratelli, alla quale tutto il resto deve essere subordinato. Gesù ha versato il suo sangue sulla croce (fino all’ultima goccia) unicamente per salvare le anime. «Il mio regno non è di questo mondo». Tutto ciò che ha fatto sulla terra, era in funzione di questo. E per indirizzarci verso questo traguardo ci ha dato dei … ehm, segnali stradali, delle indicazioni precise da seguire per non finire fuori strada, la “legge” di Mosè del Pentateuco, le profezie degli antichi profeti completate dall’annunzio evangelico con i comandamenti nuovi e le otto beatitudini. Infatti al proposito è il Maestro divino stesso che ammonisce con autorità: “Nolite putare quoniam veni solvere legem, aut prophetas: non veni solvere, sed adimplere. Amen quippe dico vobis, donec transeat caelum et terra, jota unum aut unus apex non praeteribit a lege, donec omnia fiant (S. Matteo V, 17-18) [lo traduco per Mimmo: 7”Non credia­te che io sia venuto ad abolire la legge o i pro­feti; non son venuto ad abolire, ma a comple­tare. 18In verità vi dico che fino a quando il cielo e la terra non pas­seranno, non scompari­rà dalla legge neppure un iota o un apice, fin­ché non sia tutto adem­piuto.”] E poiché poi lo Spirito Santo avrebbe dovuto far comprendere nella pratica, adattando il tutto ai tempi, ai luoghi e alle situazioni contingenti, questo compito è stato affidato materialmente alla santa Chiesa Cattolica, nella figura particolare del Santo Padre, assistito ed ispirato dallo Spirito Santo stesso, voce di Cristo promessa per sempre, ininterrottamente (anche nel periodo che intercorre tra la morte di un Papa e l’elezione del successore, c’è supplente il “camerlengo”) che unicamente garantisce così la veridicità dei postulati e la volontà divina, attraverso le definizioni dogmatiche infallibili ed irreformabili, ed in tutta la sua attività magisteriale in materia di fede e morale. Anche il dogma della Santa Chiesa è da annoverare quindi tra le cose che non passeranno mai, finanche nei dettagli più reconditi: “jota unum aut unus apex”! “Ma andiamo, nonno, mi dice Mimmo, a questi dogmi, o a buona parte di essi oramai non crede più nessuno veramente, specie tra i sacerdoti più giovani, ma anche tra i “principi della Chiesa” infarciti da salse progressiste, da teologie di chiara matrice gnostica e massonica, talmudica e cabbalistica! Praticamente quasi tutti ormai, non sanno nemmeno più cosa essi siano!…. Qui devo fare uno sforzo sovrumano per non sbottare e mantenermi calmo, trovando il fiato per rispondere: “Ciò non toglie però loro nessuna validità e l’assoluta necessità di conoscerli, crederli, difenderli (anche questo è un dogma) per salvarsi, e che essi dimorino intatti sino alla consumazione dei secoli. Vedi Mimmo, questo è assolutamente di fede cattolica, … non credere o sottovalutare o ignorare un solo Dogma significa cadere in eresia e quindi nella scomunica automatica (una volta si diceva “ipso facto”) davanti a Dio, ancor prima o anche senza una condanna ufficiale, perché significa porsi fuori della Fede cattolica, vale a dire, fuori della Chiesa cattolica, in parole povere: autocandidarsi alla dannazione. Se nella legge umana non è ammessa l’ignoranza per cui uno che ruba, pur essendo convinto – al limite – di fare opera meritoria, va dritto in galera, nella legge divina questo principio è all’ennesima potenza, con la differenza che si va in un carcere ben più crudele, e soprattutto eterno … a nulla vale conquistare il mondo intero se poi si perde l’anima propria …. “Ma dai nonno, adesso stai esagerando … la tua è una posizione estremistica senza dialogo …”. “Caro Mimmo, ti ricordo che questa non è la mia posizione, ma la posizione di Dio e della Chiesa cattolica che parla a nome suo! E che dialogo vuoi instaurare se la verità è unica e abbondantemente conosciuta da secoli? Vedi, continuo, la Carità (là dove si presume ci sia), senza o addirittura contro la Verità è – nel migliore dei casi – una pia illusione, ma nel peggiore, l’anticamera se non dell’Inferno, (Dio non voglia!) sicuramente di un lungo e doloroso Purgatorio. Su queste cose c’è poco da scherzare! Una volta entrati nell’eternità non si può più tornare indietro!”. “Ma dai, oramai i tempi sono cambiati, tutta la società è cambiata, e pure la Chiesa si è già adattata a tante realtà, e ad altre si sta preparando!” Ecco che interviene Caterina, reduce da un esame universitario brillantemente superato, che entra subito nell’argomento che ben conosce, entrando a “gamba tesa” sull’attacco di Rocco: “ Quando si dice questa frase “sono cambiati i tempi”, frase che ormai fa parte del gergo del “pensiero unico dominante” [direttore ma che cos’è questo pensiero dominante, boh?], si cade dalla padella dell’insensatezza spirituale alla brace infernale dell’eresia modernista, condannata a chiare lettere da San Pio X.”. “Giusto Caterina, ricordiamo allora a Mimmo le preposizioni condannate irrevocabilmente in eterno dal Papa Sarto nel decreto “Lamentabili sane exitu” del 3 luglio del 1907. E certo Mimmo, beccati questa: al n. 22. I dogmi, che la Chiesa presenta come rivelati, non sono verità cadute dal cielo, ma l’interpretazione di fatti religiosi, che la mente umana si è data con travaglio. E al n. 23. Può esistere, ed esiste in realtà, un’opposizione tra i fatti raccontati dalla Sacra Scrittura ed i dogmi della Chiesa fondati sopra di essi; sicché il critico può rigettare come falsi i fatti che la Chiesa crede certissimi. 24. Non dev’essere condannato l’esegeta che pone le premesse, cui segue che i dogmi sono falsi o dubbi, purché non neghi direttamente i dogmi stessi. 25. L’assenso della Fede si appoggia da ultimo su una congerie di probabilità. 26. I dogmi della Fede debbono essere accettati soltanto secondo il loro senso pratico, cioè come norma precettiva riguardante il comportamento, ma non come norma di Fede. Nel condannare la successiva 53, sembra che il Santo Padre voglia risponderci direttamente. Si condanna: “La costituzione organica della Chiesa non è immutabile; ma la società cristiana, non meno della società umana, va soggetta a continua evoluzione”. Ed ancora al n. 54. “I dogmi, i sacramenti, la gerarchia, sia nel loro concetto come nella loro realtà, non sono che interpretazioni ed evoluzioni dell’intelligenza cristiana, le quali svilupparono e perfezionarono il piccolo germe latente nel Vangelo con esterne aggiunte”. Altra condanna al n. 59: “Cristo non insegnò un determinato insieme di dottrine applicabile a tutti i tempi e a tutti gli uomini, ma piuttosto iniziò un certo qual moto religioso adattato e da adattare a diversi tempi e circostanze”. Infine la stangata: n. 65. “Il Cattolicesimo odierno non può essere conciliato con la vera scienza, a meno che non si trasformi in un cristianesimo non dogmatico, cioè in protestantesimo lato e liberale.” Vistosi in affanno, Mimmo comincia a replicare: “Ma nell’ultimo Concilio, si sono ripetutamente contraddetti con il concorso di tutti i Padri ed i Papi presenti [!?!… ma questo poiché lo dice Mimmo che non conosce la costituzione dogmatica “Pastor Aeternus” sfornata al XX Concilio Ecumenico Vaticano – quello vero e valido -, penso sia una barzelletta, le pare direttore?], dogmi essenziali della dottrina della Chiesa, che secondo te, nonno, sarebbero assolutamente irreformabili!”. “E allora, caro mio, ti dico che questo Concilio o presunto tale, a meno che non sia la tua solita “macchietta napoletana alla Totò”, non è stato cattolico, bensì un conciliabolo, che ha tentato di minare la Chiesa cattolica perché è impossibile (ennesimo dogma pure questo) che la “vera” Chiesa cattolica contraddica se stessa pronunciando, testimoniando ed insegnando un’eresia dopo l’altra ….”, “ e fino ai giorni nostri, aggiunge Caterina, dandomi man forte, giorni nei quali tutto è ridotto ad un mostruoso panteismo, ad un naturalismo spietatamente anticattolico, basato sugli assiomi, dogmi e miti mai dimostrati da una falsa scienza che sta distruggendo tutto e tutti con la pretesa di conoscere, giudicare insindacabilmente, pontificare, decidere in modo autoreferenziale, … ed anche tu, nonno, te ne sei reso conto nel corso delle tue peregrinazioni tra un illustre asino e l’altro, che da bravi “azzeccagarbugli” professoroni, hanno fatto finta di curarti senza sapere da che parte iniziare”. [Direttore, ma questi giovani sono proprio irriguardosi verso le autorità, o … presunte tali! Che mondo, ma dove stiamo finendo, mi chiedo e le chiedo?]. “Caro Mimmo – mi sforzo di essere pacato – il buon sacerdote, lo zio Tommaso, soleva ripeterci fino alla noia che: “Il DOGMA è Dio stesso che, a causa della durissima e volubilissima cervice umana, è costretto a definire, per la bocca o la penna del Suo Vicario (legittimamente eletto e strettamente fedele a quanto stabilito dai suoi Predecessori, e con l’intenzione di procurare il bene della Chiesa), questo o quell’aspetto particolare del Suo Messaggio di salvezza. Pertanto Ignorarli o – peggio – volerli ignorare, significa disprezzare Dio che li ha ispirati e voluti ed è pertanto sufficiente una sola eresia per dover rigettare tutto, perché l’Onnipotente non si contraddice, non si sbaglia e non inganna MAI, neanche in diluizioni omeopatiche. Chiunque disprezza Dio non obbedendo alla Sua volontà, alle sue leggi, quindi non amandoLo, può anche dare il corpo alle fiamme in nome e per amore Suo o avere una fede da spostare le montagne o una carità da sfamare il mondo intero, ma tutto ciò non serve a nulla, anzi, per la sostanziale superbia che queste opere celano, costituiranno paradossalmente il motivo principale della sua condanna. E ci ricordava che San Matteo nel capitolo VII del suo Vangelo scriveva quello che Gesù ripeteva: «Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuto; allontanatevi da me, voi operatori d’iniquità» (Mt. VII, 22-23).”. E l’agguerrita Caterina continua rivolta a Mimmo: “Se poi si riflette con un minimo di onestà intellettuale su quanto è accaduto con e dopo il Concilio o conciliabolo, si deve amaramente concludere che i conti non tornano, ma anzi registrano una sovversione tanto spettacolare da dover concludere che l’unico e occulto suo scopo sia stato quello di distruggere i capisaldi della Fede cattolica, in antitesi assoluta con le famigerate e quanto mai opportune: 1) Bolla “Execrabilis” di Papa Pio II Piccolomini, 2) Costituzione apostolica “Pastor Aeternus” Vaticano I . Il tutto, concepito e portato avanti dai marrani del giudaismo massonico, cioè da quella stessa élite che, da duemila anni, con una capacità sovrumana d’infiltrazione, mimetismo e simulazione, non ha mai cessato di tramare contro Cristo e la Sua Chiesa, nella quale ha sempre individuato il maggior (se non l’unico) ostacolo all’assoggettamento (soprattutto spirituale) del mondo e all’instaurazione dell’allucinante Nuovo Ordine Mondiale ormai alle porte. [Direttore, ma questa sta diventando come lo zio Pierre, anzi peggio! … e non è finita …]. Purtroppo (sempre per permissione di Dio, che si serve dei Suoi nemici: i giudei riprovati, per castigare i suoi amici: i cattolici fedifraghi che Lo hanno tradito come e forse peggio dell’Iscariota) ci sono riusciti, fino ad eclissare la Sposa di Cristo e sostituirla con una grottesca e mostruosa controfigura. La Madonna a La Salette (1846) ha pronunciato parole che schiacciano come macigni: «La Chiesa sarà eclissata… Roma perderà la fede e diverrà la sede dell’Anticristo». Ciò significa – tra l’altro – che siamo alla “Fine dei tempi”. “Bene cara nipote mia, ricordiamo allora a Mimmo, ancora le parole dello zio Tommaso che, quando ci vedeva svogliati nello studio della Religione, ci ricordava che: “ogni cattolico, cui preme la salvezza dell’anima propria e altrui, ha il sacrosanto dovere di verificare la propria Fede e approfondire il Magistero espresso in modo infallibile e irrevocabile dai DOGMI, perché da ciò dipende la sua eternità. Se non lo fa per pigrizia, per interesse, per comodità, perché “così fan tutti” [qui c’è un sobbalzo di Mimmo, che ricorda il titolo di un’opera di Mozart, … ma quello è “così fan tutte”!] o addirittura, per ambizione e superbia, quando si troverà davanti a Dio, avrà una sorpresa terribile, perché scoprirà la falsità e la vacuità della sua Fede e si precipiterà laddove capirà chiaramente di dover andare, colpevole per non aver voluto fare i doverosi accertamenti, verifiche e approfondimenti, immensamente più importanti della stessa aria che respira. Lo Spirito Santo non può assolutamente contraddire Se stesso, a meno che … non sia un altro “spirito”, ma quello non è santo, tutt’altro. L’eternità è una categoria che dovrebbe – da sola – far tremare chiunque. Se poi si associa al rischio (che per gli eretici ostinati diventa certezza), di andare incontro a un orrore senza limiti di tempo e di atrocità, c’è da inorridire. Quindi, miei cari, l’unica luce e guida sicura che il Cattolico ha ricevuto dal suo Divino Redentore per smascherare i sottilissimi insidiosissimi inganni del Demonio, compresi quelli ancor più subdoli dei cosiddetti “tradizionalisti”, “neo-gallicani”, “fallibilisti”, “sedevantisti” [aggiunge Caterina! … ma che strani vocaboli, direttore, ma lei li ha mai sentiti?] e giungere al porto della salvezza, è il Magistero infallibile ed irrevocabile sancito dai Dogmi (– repetitia iuvant e Mimmo dice da tifoso: “repetita Juventus” … ma che asino!) della Sposa di Cristo.

San Vincenzo da Lerino, nel suo “Commonitorium” ci chiarisce ancor meglio le idee: “Le formule dogmatiche sono immutabili quanto all’essenza, ma approfondibili quanto alla maggior penetrazione da parte dei fedeli e di tutta la Chiesa, ma solo nel suo genere, cioè nello stesso senso e nello stesso contenuto”. Dunque il dogma non può cambiare intrinsecamente, in sé, nè sostanzialmente, non può cioè passare da una verità ad un’altra essenzialmente diversa dalla prima. Esso può essere approfondito solo estrinsecamente da parte del soggetto conoscente (il Magistero della Chiesa ed i fedeli subordinati, in questo caso l’asino Mimmo!), ed accidentalmente, quanto al modo più profondo e al modo più preciso di esposizione. Questo significa quindi che la formula dogmatica, pur essendo vera in sé ed immutabile quanto alla sostanza, è perfettibile quanto al soggetto conoscente (la Chiesa docente e discente) e al modo di conoscenza sempre più profondo, e di espressione (sempre meglio), rimanendo immutata la sostanza della medesima verità. Diversamente si cadrebbe nel soggettivismo evolutivo, ove ognuno pensa quel che vuole e se ne fa un idolo falso senza fondamenti … e chi più chiacchiera più affabula!

L’Apostolo dei gentili poi ci mette in guardia: «Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un Vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!» (Gal. 1,8-9). Pio IX in “Dei Filius” ha scritto opportunamente: «La dottrina della fede che Dio rivelò non è proposta alle menti umane come una invenzione filosofica da perfezionare, ma è stata consegnata alla Sposa di Cristo come divino deposito perché la custodisca fedelmente e la insegni con magistero infallibile. Quindi deve essere approvato in perpetuo quel significato dei sacri dogmi che la Santa Madre Chiesa ha dichiarato, né mai si deve recedere da quel significato con il pretesto o con le apparenze di una più completa intelligenza. Crescano dunque e gagliardamente progrediscano, lungo il corso delle età e dei secoli, l’intelligenza e la sapienza, sia dei secoli, sia degli uomini, come di tutta la Chiesa, ma nel proprio settore soltanto, cioè nel medesimo dogma, nel medesimo significato, nella medesima affermazione». Pio XII ci ha ugualmente ammonito (in Humani generis): «Le verità che riguardano Dio e le relazioni tra gli uomini e Dio trascendono del tutto l’ordine delle cose sensibili; quando poi si fanno entrare nella pratica della vita e la informano, allora richiedono sacrificio e abnegazione. Nel raggiungere tali verità, l’intelletto umano incontra ostacoli della fantasia, sia per le cattive passioni provenienti dal peccato originale. Avviene che gli uomini in queste cose volentieri si persuadono che sia falso, o almeno dubbio, ciò che essi “non vogliono che sia vero”. Per questi motivi si deve dire che la Rivelazione divina è moralmente necessaria affinché quelle verità che in materia religiosa e morale non sono per sé irraggiungibili, si possano da tutti conoscere con facilità, con ferma certezza e senza alcun errore». Direttore, è tutto chiarissimo, a questo punto siamo tutti stravolti, chi più chi meno, e speriamo che non lo sia anche lei! La saluto con affetto quindi, … alla prossima!

La strana sindrome di nonno Basilio -4-

Caro direttore, eccomi ancora a lei ed alla sua cortese attenzione per renderla partecipe, se di suo gradimento, di una discussione intervenuta, come al solito in questi ultimi tempi, tra me ed i miei cari nipoti a proposito delle nuove dottrine del Vaticano II e Vat’inganno III … come io lo chiamo: il Concilio mai convocato ma che procede incessantemente, alimentato da teologi cosiddetti di sinistra e di destra, prelati e gerarchie neo-moderniste, come sento dire Caterina, mia nipote, che al riguardo si sta facendo una gran cultura. Ma veniamo ai fatti: in una bella giornata di sole, ero seduto sul mio divanetto preferito immerso nella lettura di un passo biblico, per l’esattezza il Capitolo XVIII del I libro dei Re che, come lei ben sa, riporta l’episodio di Elia che sul monte Carmelo sfida i 450 sacerdoti di Baal. Immerso nella lettura, cercando di ricordare le infuocate omelie che lo zio Tommaso, buon’anima, faceva su questo passo, non mi ero accorto che nella camera, inondata di luce, erano entrati Caterina e Mimmo, che tutto giocondo aveva con sé un “paccotto” di fogli e giornali. Su uno di questi fogli era stampigliata la scritta: le “NUOVE DOTTRINE” DEL VATICANO II”. Le confesso che di questo concilio non ne so quasi nulla, a differenza del Vaticano I, perché la mia memoria, come le ho già accennato in altra lettera, si complicò proprio quando fu convocato da un Papa strano, cicciottello, paffuto, apparentemente simpatico e bonaccione (che, mi perdoni l’ardire, non aveva nulla dell’aspetto maestoso e ieratico ad esempio di un santo come Pio X, o anche del suo predecessore, il grande Pio XII!, … forse era la mia malattia, ma a me sembrava un beone appena uscito da una locanda malfamata, con la faccia rubiconda e l’addome a mongolfiera …) lasciandomi nel buio che sto ora faticosamente tentando di allontanare. Devo perciò ricorrere alle notizie “colorite” e a tratti anche spassose di Mimmo (… mi fa fare grandi risate, che però stranamente non mi mettono di buon umore), e alle ricerche più serie e “scolastiche” di Guendalina. Ecco Mimmo partire alla carica, ascolti che cosa mi ha detto, con fare ironico e beffardo (lo so che mi vuole un gran bene, ma lui è fatto così!): “Ascolta, nonno Basilio, impara finalmente quello che sta scritto in “Nostra Aetate”, uno dei grandi documenti del Vaticano II. E dal foglio stampato legge: “Nella dichiarazione Nostra Aetate sulle religioni non cristiane, i Padri conciliari annunciavano al mondo di aver scoperto finalmente (e, a parer loro, dopo un sonno letargico del Magistero protrattosi per… duemila anni, pensi un po’!) addirittura la sostanziale … bontà delle altre religioni. Proprio quelle che l’oscurantista Chiesa “preconciliare” aveva invece costantemente considerato e condannato come false religioni”. Subito interviene Caterina dicendo: “ma Mimmo, anche il noto missionario “conciliare” p. Piero Gheddo, tra gli altri, ammetteva che “nella tradizione missionaria le grandi religioni non cristiane erano viste come “paganesimo”, come ostacoli alla diffusione del messaggio cristiano. Anche grandi santi e missionari, come S. Francesco Saverio e Matteo Ricci, hanno avuto parole di fuoco contro induismo e buddhismo, confucianesimo e taoismo”! Come è possibile che oggi si dicano queste cose, direttore? (mi conforti, mi confermi che si tratta di uno scherzo di Mimmo, la prego …) e non è mica finita qui, perché i “Padri del Vaticano II” invece, sempre teleguidati dai “nuovi teologi” (questi ultimi veramente credo che siano usciti da un’operetta, facenti parte di quel mondo che piace tanto a Mimmo) non si peritarono di gabellare al povero “popolo di Dio” che, ad esempio, nell’Induismo, continua sempre il caro Mimmo citando il documento, “ … gli uomini scrutano il mistero divino e lo esprimono con l’inesauribile fecondità dei miti e con i penetranti tentativi della filosofia ( … ma come mitologia e filosofia partorita da menti bislacche dedite a droghe ed allucinazioni …!1) cercando la liberazione fisica attraverso forme di vita ascetica, sia nella meditazione profonda (… ed io di letargia comincio ad intendermene, sa, direttore!!), sia nel rifugio in Dio con amore e confidenza”(chissà cosa volessero intendere, … che linguaggio mellifluo!). E questo è ancora poco rispetto al Buddhismo nel quale, secondo i “Padri del Vaticano II”, addirittura “… si insegna una via per la quale gli uomini, con cuore devoto e confidente, siano capaci di raggiungere lo stato di liberazione perfetta (liberazione dalla ragione, evidentemente o da cos’altro? –n.d.r.-) o di pervenire allo stato di illuminazione suprema (anche qui gli Illuminati … ma da cosa, e soprattutto da chi? – n.d.r.) sia per mezzo dei propri sforzi, sia con l’aiuto venuto dall’alto (sembrebbe più dal basso! – n.d.r. -)”. “Sarei ben curioso allora di sapere, dico a Mimmo rovistando nei miei ricordi giovanili, cosa ne pensavano, i suddetti “Padri conciliari” (chissà perché mi viene sempre da schiacciare la L) ed i loro “periti”, del Tantra-yoga e del Saktismo induista, o del Tantrismo buddista, come il Vajrayana – tanto per limitarci a tre soli esempi – nei quali gli adepti vengono istruiti a giungere alla suddetta “liberazione perfetta” ed “illuminazione suprema” per mezzo di pratiche magiche ed erotico-orgiastiche, logica conseguenza, peraltro, delle premesse filosofiche di quelle due gnosi anticristiane, vero e proprio pot-pourri pseudo-religioso in cui finisce per annegare ogni ragionevolezza (non vi si ammette, tra l’altro, alcun Dio personale perché il “Brahman” induista è per essenza “impersonalità”, mentre il Buddismo è sostanzialmente agnostico. Altro che “rifugio in Dio con amore e confidenza…, qui ci rifugiamo in ben altra profondità”!!!). Nel timore, comunque, che lo sventurato “popolo di Dio”, ancora anacronisticamente ancorato alle “vecchie verità” preconciliari, non avesse ben afferrato la nuova dottrina del Vaticano II sulla globalizzante e modernistica sostanziale bontà di tutte le religioni, contraddicendo l’intero millenario Magistero e tutta la Scrittura Sacra, mai citata ovviamente, i suddetti “Padri” (mi viene sempre la L … mannaggia …!) precisavano, senza possibilità di equivoci … – è ancora Mimmo che parla leggendo il documento – che: “la Chiesa Cattolica (…) considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini”. Incredibile?!?! Ma caro Mimmo, guarda che tutto all’opposto, la Chiesa Cattolica – quella autentica, e nonostante tutto io me la ricordo ancora bene! – ha invece sempre insegnato che eventuali verità, più o meno numerose, presenti in un sistema religioso falso, non lo rendono per questo buono, ma servono a meglio ingannare gli incauti e gli sprovveduti, mascherandone gli errori e gli orrori, come in questo caso. Caro direttore, mi sono riguardato anch’io quel documento, in cui ecco ora, i “Padri del Vaticano II” proclamare sfrontatamente il rispetto della Chiesa, non – si badi – per le persone, bensì proprio per quei vani e spesso immorali ed immondi “precetti” e per quelle false “dottrine” dal sapore decisamente gnostico, che tengono tuttora sotto il loro giogo miliardi di esseri umani, mettendo a grave rischio – ci creda o no la Gerarchia “conciliare” – la loro salvezza eterna. Questa volta oltre che stanco, sono anche avvilito, ma le vorrei solo far notare la nuova nozione, neomodernista, di “missione” in Nostra Aetate (… tanto per parlare, perché penso che si tratti sicuramente della solita burla di Mimmo. La Chiesa, infatti, per gli ineffabili “Padri del Vaticano II” (mi si sarà rotto il tasto del computer … viene sempre prima la L, chissà come mai, bohh … ) è tenuta ad annunziare incessantemente il Cristo che è “via, verità e vita” (Gv. XIV, 6) in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa”. I non cristiani, insomma, per chi non l’avesse ancora capito, sarebbero già graditi a Dio così come sono; mentre la loro eventuale conversione costituirebbe un semplice “optional” in vista di una maggiore perfezione (la “pienezza della vita religiosa” di cui sopra). A questo punto sbotto, direttore, ma questo è un “ribaltone” dottrinale in piena regola, è il trionfo della gnosi che alcuni dicono “spuria”, ma io dico semplicemente “gnosi” e che è in verità, la contro-teologia del serpentone!! Tradimento, tradimento!!! Dopo il Concilio Tridentino, abbiamo il concilio … “tradimentino”! Qui si attualizza la lettura biblica in cui ero immerso: ci vuole di nuovo un “Elia”, Profeta dell’Altissimo, che affronti i nuovi sacerdoti di Baal (i Ladri della vera fede … ah ecco la “L” …) e li sbeffeggi, li smascheri, togliendo loro la corazza di finta e sinistra luce di cui, come gli angeli primordiali sprofondati, si sono rivestiti, ridicolizzandoli davanti al popolo confuso, e facendo loro piombare addosso il fuoco divoratore! Ma sono sicuro, glielo dico ancora, che … Mimmo si sia ancora preso gioco di me, e il tutto finirà in risate davanti ad un buon piatto di tagliatelle, perché tanto nessuna autorità, neanche la più elevata nella gerarchia (o più probabilmente, a questo punto, “falsa” e ignobile gerarchia), può costringerci ad abbandonare o a diminuire la nostra Fede cattolica, chiaramente espressa e professata dal magistero della Chiesa da venti secoli. E poi, far conoscere la verità, convertire, è un atto di carità autentico che i cristiani devono, se veramente tali, rendere ai loro fratelli che vivono nelle tenebre, perché è in gioco la cosa più importante per un essere umano: la salvezza eterna dell’anima! “Caro Mimmo – dico a mio nipote – la religione Cattolica, non è un’associazione culturale, una ideologia astratta che si contrappone a filosofie o a scuole di pensiero, una onlus, una ONG o peggio … come sembra oggi, una “conventicola” filantropica guidata da marrani, oppure un istituto di carità o di beneficenza, un volontariato dedito ai bisogni o alle miserie corporali che affliggono il genere umano, è in parte anche questo, se vogliamo, in una certa misura, rientrando nelle opere di misericordia corporali del Catechismo di sempre, ma la sua funzione principale, il suo vero scopo, per cui Dio stesso si è incarnato nella Persona del Figlio, ed è morto in Croce per soddisfare il Padre per i nostri peccati, ed al quale tutti siamo chiamati indistintamente a collaborare, con i mezzi che il Signore stesso mette a disposizione di ognuno, (… i talenti!) sostenuti dalla preghiera incessante e dai Sacramenti, è la salvezza eterna dell’anima, il raggiungimento della vera Felicità, l’eterna felicità! Non ha forse detto Gesù: Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato”?(S. Matteo XXVIII,19-20), e ancora più crudamente in S. Marco XVI,15-16 “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato”? Se veramente amiamo Dio ed il nostro prossimo, non possiamo esimerci da questo compito fondamentale che il Signore ci ha affidato (forse per il Concilio, occorre modificare e cancellare questi scomodi passi entiecumenici del Vangelo … beh … certo che il Signore è proprio ostinato, non vuole modernizzarsi, adeguarsi ai tempi, ai capricci del mondo, non conosce Freud e la sua falsa “scienza”(!?!) psicoanalitica che vuole la liberazioni delle passioni perché il peccato appartiene al corpo materiale, non all’anima “pura fiammella” divina di gnostica memoria … : è un reazionario tradizionalista … bisogna fargli un po’ di catechismo … magari quello olandese, insegnargli la teologia di Rhaner, Tehillard de Chardin o di qualche “Illuminato volpone bavarese”, di qualche “gatto della Pampa”, il gatto e la volpe che vogliono trascinare il povero Pinocchio nel paese di Bengodi … (eh, che ne dice direttore?), di apportare cioè il sovrannaturale nel mondo (… siamo nel mondo ma non del mondo!..), sostenendoci con la sua grazia: se non convertiamo non ci salviamo né noi (… guai se non predicassi il Vangelo, diceva l’Apostolo dei gentili) né i nostri fratelli. Chi ritiene che bisogna rispettare le culture, i costumi sociali, ideologici e (falsamente) religiosi impastati da sentimentalismo o da elementi naturali dei popoli, rituali di magia nera ed altre nefandezze, e che vivono in una dimensione spirituale negativa, lontani dal Cristo Salvatore che riscatta dalla colpa originale in una prospettiva di salvezza eterna e definitiva, è semplicemente un illuso o un idiota in mala fede, che fa il gioco del serpentone ingannatore, quello che si mangia la coda … che, sotto l’apparenza di un falso pacifismo e di una solidarietà, accoglienza o quant’altro oggi diffuso dalla strombazzante ideologia ecumenico-mondialista della globalizzazione fraternizzante, egalitaria e (pseudo)liberalizzante, perché rende facilmente asservibili ai rapaci sfruttatori e ai nemici di tutti gli uomini, vuole allontanarci dalla grazia divina, dalla salvezza eterna e portarci, con illusorio e falso buonismo nella sinagoga del … “farfariello” (… come lo chiamava mia nonna Margherita), a fargli compagnia! … intelligenti pauca! … Non per nulla scriveva S. Paolo a Timoteo, suo degno discepolo: “O Timòteo, custodisci il deposito; evita le chiacchiere profane e le obiezioni della cosiddetta scienza, professando la quale taluni hanno deviato dalla fede.” (1 Tim. VI, 20-21) e : “… Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero” (2 Tim. IV,1-5). Rifuggiamo allora dal fuorviante dialogo che non arricchisce in nessun modo un Cattolico vero, (al contrario lo contaminano della melma in cui si sbrodolano i suini …!) conserviamo il deposito della fede trasmesso dagli Apostoli e dal Magistero autentico, infallibile ed irreformabile della Chiesa Romana, conserviamo la fede, sbandieriamola quando è opportuno e quando non lo è (cioè sempre!), in ogni circostanza, e che il Signore salvi la Chiesa dalle conseguenze delle colpe degli “uomini della Chiesa”, o ivi infiltrati! Preghiamo senza stancarci, chiediamo perdono a Dio per le nostre colpe, come faceva Santa Caterina da Siena quando voleva persuadere i prelati … miserere mei … !! Sento la pressione che comincia a salire, la devo lasciare, mi dispiace, ma vedrà, tornerò presto ad importunarla, direttore! Saluti cordiali da nonno Basilio e famiglia.

La preghiera infuocata

   La “Preghiera infuocata” è la preghiera da recitare ai nostri tempi per sostenere spiritualmente la “Gerarchia in esilio”, i Sacerdoti della “chiesa eclissata”, descritti evidentemente in modo profetico dal Santo di Montfort, Sacerdoti che devono perpetuare l’Apostolicità della Chiesa ed impegnarsi poi, quando il Signore lo permetterà, nella ricostruzione della Santa Chiesa Cattolica Romana, unica “vera” Chiesa di Cristo, alla quale è stato promesso nuovo splendore, dopo la passata “eclissi” annunziata dalla SS. Vergine Maria a La Salette. Nell’attesa che il Signore ci liberi dalla falsa chiesa conciliare ecumenista, sinagoga di satana, gestita da marrani, da apostati e traditori di Gesù Cristo, tutti i veri Cattolici sono chiamati a pregare per abbreviare i tristi tempi attuali, offrendo a Dio, Uno e Trino, Creatore di tutte le cose visibili ed invisibili, per intercessione della Beata Vergine Maria, di San Giuseppe, dei Santi Martiri, i confessori e i Vergini di ogni tempo, di San Michele ed Arcangeli tutti, la preghiera profeticamente ispirata di San Luigi Maria Grignion de Montfort:

«Preghiera infuocata»

di S. Luigi Maria Grignion di Montfort

Al   Padre

[1] “Memento Domine Congregationis tuæ quam possedisti ab initio”. (1) Ricordatevi, Signore, della vostra Congregazione che possedeste fin dall’eternità pensando ad essa nel vostro spirito “ab initio”; che possedeste nelle vostre mani, quando creaste l’universo dal nulla “ab initio”; che possedeste nel vostro cuore, quando il vostro amato Figlio morendo sulla croce la irrorava con il suo sangue e la consacrava con la sua morte, affidandola alla sua Santa Madre.

[2] Signore, realizzate i vostri progetti di misericordia. Suscitate gli uomini della vostra destra (2), così come li avete mostrati in visioni profetiche ad alcuni dei vostri più grandi servi: un S. Francesco di Paola, un S. Vincenzo Ferreri, una S. Caterina da Siena e tante altre grandi anime del secolo scorso e perfino di quello che viviamo (3).

A Dio Padre

[3] Memento: Dio onnipotente, ricordatevi di questa Compagnia applicando ad essa tutto il potere del vostro braccio, che non si è accorciato (4) per portarla alla luce e condurla a perfezione! Innova signa, immuta mirabilia sentiamus audiutorium brachii tui: [rinnova i segni e compi altri prodigi; fa’ che sentiamo l’aiuto del tuo braccio](5). Voi che potete trarre dalle pietre grezze altrettanti figli di Abramo (6), pronunciate una sola parola divina per mandare buoni operai alla vostra messe (7) e buoni missionari alla vostra Chiesa.

[4] Memento: Dio misericordioso, ricordatevi dell’amore dimostrato anticamente al vostro popolo e per lo stesso amore ricordatevi di questa Congregazione. Ricordatevi delle reiterate promesse da Voi fatte per bocca dei profeti e del vostro stesso Figlio, di esaudire le nostre giuste richieste. Ricordatevi delle preghiere a Voi rivolte dai vostri servi e serve nel corso di tanti secoli a questo proposito. Le loro aspirazioni, le loro lacrime accorate ed il loro sangue versato si presentino a Voi per sollecitare efficacemente la vostra misericordia. – Ma ricordatevi soprattutto del vostro amato Figlio: respice in faciem Christi tui [guarda il volto del tuo consacrato] (8). La sua agonia, il suo turbamento, il suo gemito d’amore nel giardino degli ulivi quando disse: «Quæ utilitas in sanguine meo» [quale vantaggio dalla mia morte?] (9), il suo supplizio crudele e il suo sangue versato Vi chiedono a gran voce: misericordia! Per mezzo di questa Congregazione possa il regno di Cristo stabilirsi sulle rovine di quello dei vostri nemici.

[5] Memento: ricordatevi, Signore, di questa comunità per compiere la vostra giustizia. Tempus faciendi Domine, dissipaverunt legem tuam [tempo facendo, hanno violato la tua legge] (10), è tempo che Voi agiate, secondo la vostra promessa. La divina legge è trasgredita, il vostro Vangelo abbandonato, i torrenti di iniquità inondano sulla terra e travolgono perfino i vostri servi. Tutta la terra si trova in uno stato deplorevole (11), l’empietà regna sovrana; il vostro santuario è profanato e l’abominio è fin nel luogo santo (12). Giusto Signore, Dio delle vendette, lascerete nel vostro zelo, che tutto vada in rovina? Ogni luogo diverrà alla fine come Sodoma e Gomorra? Continuerete a tacere in eterno, a pazientare in eterno? La vostra volontà non deve compiersi in terra come in cielo, e non deve stabilirsi il vostro regno? Non avete rivelato, ormai da tempo, a qualcuno dei vostri amici, un futuro rinnovamento della Chiesa? Non devono i Giudei riconoscere la verità? (13) Non è questo che attende la Chiesa? Tutti i santi del cielo non implorano giustizia? (14). Tutti i giusti della terra non Vi dicono: Amen, veni, Domine! ( 15). Tutte le creature, anche le meno sensibili, gemono sotto il peso degli innumerevoli delitti di Babilonia e invocano la vostra venuta per restaurare tutte le cose: Omnis creatura ingemiscit … [sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme..]. (16).

Al Figlio

[6] Signore Gesù, memento Congregationis tuæ; Ricordatevi di dare alla Madre vostra una nuova Compagnia per rinnovare ogni cosa. Così per mezzo di Maria abbiano compimento gli anni della grazia, che avete inaugurato per mezzo di Lei. Da Matri tuæ liberos, alioquin moriar [date figli e servi a vostra Madre, altrimenti che io muoia ! (17).

Da Matri tuæ: è per vostra Madre io vi prego. Ricordatevi del suo ventre e del suo seno, e non respingetemi. Ricordatevi di Chi siete figlio, ed esauditemi. Ricordatevi di cosa è Ella per Voi e di ciò che Voi siete per Lei, ed appagate i miei desideri.

[7] Che cos’è che Vi chiedo? Vi chiedo ciò che Voi potete, anzi, oso affermare: dovete concedermi, quale Dio di verità quale siete, cui è stato dato ogni potere in cielo ed in terra (18), e come il migliore fra tutti i figli. che ama immensamente la Madre sua. – Che cosa Vi chiedo? Liberos! Sacerdoti liberi secondo la vostra libertà, svincolati da tutto, distaccati da padre, madre (19), fratelli, sorelle, parenti secondo la carne, amici secondo il mondo; senza beni, impedimenti e preoccupazioni, perfino senza attaccamento alla propria volontà (20).

[8] Liberos! Uomini totalmente dedicati a Voi per amore e disponibili al vostro volere, uomini secondo il vostro cuore. Non deviati né trattenuti da progetti propri, realizzino tutti i vostri disegni e abbattano tutti i vostri nemici, come novelli Davide con in mano il bastone della Croce e la fionda del rosario “in baculo Cruce et in virga Virgine (21).

[9] Liberos! Uomini simili a nubi elevate dalla terra e sature di celeste rugiada, pronte a volare dovunque le spinga il soffio dello Spirito Santo. I Profeti hanno visto anche loro quando si chiedevano: Qui sunt isti qui sicut nubes volant? Ubi erat impetus spiritus illuc gradiebantur [Chi sono quelli che volano come nubi? (22). Andavano là dove lo Spirito li dirigeva (23).

[10] Liberos! Persone sempre a vostra disposizione, sempre pronte ad obbedire a Voi, alla voce dei superiori, come Samuele: Presto sum, [eccomi!] (24), sempre pronte a correre e tutto sopportare con Voi e per Voi, come gli Apostoli: Eamus et moriamur cum illo.[andiamo a morire con Lui!] (25).

[11] Liberos! Veri figli di Maria, vostra santa Madre, concepiti e generati dal suo amore (26), da Lei portati in grembo, nutriti, allevati dalle sue premure, sostenuti e arricchiti dalle sue grazie.

[12] Liberos! Veri servi della santa Vergine. Come San Domenico, andranno dappertutto con la torcia luminosa e ardente del Vangelo nella bocca ed il Rosario in mano. Abbaieranno come cani, incendieranno come fiaccole, rischiareranno le tenebre del mondo come il sole (27). – Avranno una vera devozione a Maria, cioè interiore e senza ipocrisia, esteriore senza critica, prudente senza ignoranza, tenera senza indifferenza, costante e senza leggerezza, santa e senza presunzione, schiaccino dovunque vadano la testa dell’antico serpente, perché si realizzi pienamente la maledizione che Voi gli avete lanciato: inimicitias ponam inter te et mulierem inter semen tuum et semen ipsius et Ipsa conteret caput tuum”[ Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: ed Ella ti schiaccerà la testa (28).

[13] È vero, gran Dio! Che come avete predetto, il demonio tenderà grandi insidie al calcagno di questa misteriosa Donna, cioè alla piccola compagnia dei suoi figli, che verranno sul finire del mondo. Ci saranno grandi inimicizie fra questa stirpe benedetta di Maria e la razza maledetta di satana; ma si tratterà di inimicizia totalmente divina, l’unica di cui Voi siate l’autore. Le lotte e persecuzioni che la progenie di Belial (29) muoverà ai discendenti di vostra Madre, serviranno solo a far meglio risaltare quanto efficace sia la vostra grazia, coraggiosa la loro virtù, e potente vostra Madre. A Lei infatti avete affidato fin dall’inizio del mondo l’incarico di schiacciare con il calcagno e l’umiltà del cuore, la testa di quell’orgoglioso.

[14] Alioquin moriar [altrimenti che io muoia!]: Mio Dio, non è meglio per me morire piuttosto che vedervi ogni giorno così crudelmente ed impunemente offeso e trovarmi sempre più nel pericolo di venir travolto dai torrenti di iniquità che ingrossano? Preferirei mille volte la morte! O mandatemi un aiuto dal cielo, o prendetevi l’anima mia! Se non avessi la speranza che presto o tardi finirete con l’esaudire questo povero peccatore secondo l’interesse della vostra gloria, come già ne avete esaudito tanti altri: “Iste pauper clamavit et Dominus esaudivit eum (30), vi pregherei senza esitazione con un profeta: “Tolle animam meam” [Prendi la mia vita!] (31) Ma la fiducia nella vostra misericordia mi spinge a dichiarare con un altro profeta: “Non moriar sed vivam et narrabo opera Domini” [non morirò, resterò in vita e annuncerò le opere del Signore] (32), fino a quando non potrò esclamare con Simeone: Nunc dimittis servum tuum in pacem quia viderunt oculi mei …” [ora lascia, o Signore che il tuo servo vada in pace perché miei occhi hanno visto la tua salvezza] (33).

Allo Spirito Santo

[15] Memento: Spirito Santo, ricordatevi di generare e formare figli di Dio con Maria, vostra santa e fedele Sposa. Avete formato in Lei e con Lei il Capo dei predestinati, perciò con Lei e in Lei dovete formare tutte le sue membra. Voi non generate nessuna Persona divina in seno alla divinità, ma soltanto Voi formate tutte le persone divine fuori della divinità. Tutti i Santi del passato e del futuro sino alla fine del mondo sono opere del vostro amore unito a Maria.

[16] Il regno speciale di Dio Padre è durato fino al diluvio e si è concluso con un diluvio d’acqua. Il regno di Gesù Cristo è terminato con un diluvio di sangue. Ma il vostro regno, o Spirito del Padre e del Figlio, continua tuttora e finirà con un diluvio di fuoco, d’amore e di giustizia (34).

[17] Quando verrà questo diluvio di fuoco del puro amore, che dovete accendere su tutta la terra in modo così dolce e veemente da infiammare e convertire tutte le nazioni, perfino i Turchi, i pagani e i Giudei? Non est qui se abscondat a calore ejus”. [nulla si sottrae al suo calore] (35). Si accenda dunque questo divino fuoco, che Gesù Cristo è venuto a portare sulla terra (36), prima che divampi quello della vostra ira che ridurrà in cenere tutta la terra. Emitte Spiritum tuum et creabuntur et renovabis faciem terræ”: [Mandi il tuo Spirito e tutti sono creati, e rinnovi la faccia della terra] (37). Inviate sulla terra questo Spirito tutto fuoco e create Sacerdoti tutto fuoco! Per il cui ministero sia rinnovato il volto della terra e riformata la vostra Chiesa.

[18] “Memento congregationis tuæ”: [Ricordatevi della vostra congregazione]. È una congregazione, un raduno, una scelta, una cernita di prescelti nel mondo e dal mondo: “Ego elego vos de mundo [Io vi ho scelti dal mondo] (38). È un gregge di agnelli mansueti da radunare tra tanti lupi (39), una compagnia di caste colombe e di aquile reali fra tanti corvi, uno sciame d’api fra tanti calabroni, un branco di agili cervi fra tante tartarughe, una torma di intrepidi leoni fra tante pavide lepri. Signore, “Congrega nos de nationibus” [raccoglici di mezzo ai popoli] (40), radunateci, rendeteci uniti, perché sia pienamente glorificato il vostro nome santo e potente.

[19] Voi avete predetto questa insigne compagnia al vostro profeta, che ne parla in termini molto oscuri e misteriosi, ma totalmente divini: [1] Pluviam voluntariam segregabis, Deus, hæreditati tuæ; et infirmata est, tu vero perfecisti eam. [2] Animalia tua habitabunt in ea; parasti in dulcedine tua pauperi, Deus. [3] Dominus dabit verbum evangelizantibus, virtute multa. [4] Rex virtutum dilecti, dilecti; et speciei domus dividere spolia. [5] Si dormiatis inter medios cleros, pennæ columbæ deargentatæ, et posteriora dorsi ejus in pallore auri. [6] Dum discernit cælestis reges super eam, nive dealbabuntur in Selmon. [7] Mons Dei, mons pinguis. Mons coagulatus, mons pinguis: [8] ut quid suspicamini montes coagulatos? Mons in quo beneplacitum est Deo habitare in eo; etenim Dominus habitabit in finem. [10. Una pioggia abbondante, o Dio, mettesti a parte per la tua eredità. Questa era esausta, ma tu l’hai rinvigorita. 11. I tuoi animali abitarono in essa. Nella tua bontà, o Dio, hai provveduto al povero. 12. Il Signore darà la parola a quelli che annunziano la lieta notizia con grande forza. 13. Il re delle schiere è a favore del popolo prediletto e le donne, ornamento della casa, già spartiscono il bottino. 14. Quando vi riposate fra le greggi siete come colombe dalle ali argentate e dalle piume dal colore dell’oro. 15. Quando il re del cielo sbaragliò i re di Canaan, nevicava sul monte Selmon. 16. Montagna fertile è il Monte di Dio, Montagna compatta e lussureggiante. 17. Perché invidiate, monti dalle alte cime, la montagna che Dio ha scelto per sua dimora? Il Signore vi abiterà per sempre!] (41).

[20] Che cos’è mai, o Signore, questa pioggia abbondante che avete messo in serbo e scelta per rinvigorire la vostra eredità esausta? Non sono forse questi santi missionari, figli di Maria vostra Sposa, che Voi dovete scegliere e radunare per il bene della vostra Chiesa così indebolita e macchiata dai peccati dei suoi figli?

[21] Chi sono questi animali e questi poveri, che abiteranno nella vostra terra e saranno nutriti dai cibi dolci che avete loro preparato? Non sono forse questi missionari poveri, abbandonati alla Provvidenza e saziati dall’abbondanza delle vostre delizie? Non sono essi i misteriosi animali di cui parla Ezechiele? (42). – Avranno la bontà dell’uomo, perché ameranno il prossimo con disinteresse e impegno; il coraggio del leone perché arderanno di santo sdegno e prudente zelo di fronte ai demoni figli di Babilonia; la forza del bue, perché si sobbarcheranno alle fatiche apostoliche e alla mortificazione del corpo, e infine l’agilità dell’aquila, perché contempleranno Dio. Tali saranno i missionari che Voi volete mandare nella vostra Chiesa. Essi avranno un occhio d’uomo per il prossimo, un occhio di leone per i vostri nemici, un occhio di bue per se stessi e un occhio d’aquila per Voi.

[22] Questi imitatori degli Apostoli predicheranno virtute multa, virtute magna, con grande forza e virtù, ma così grande e splendente da scuotere tutti gli animi e i cuori dovunque si recheranno. Ad essi infatti darete la vostra parola, “Dabit verbum”, anzi la vostra lingua e sapienza, a cui nessun avversario potrà resistere (44).

[23] Come re della virtù del vostro Figlio Gesù Cristo, troverete le vostre compiacenze tra questi prediletti, poiché in ogni loro missione essi avranno l’unico scopo di attribuire a Voi la gloria dei trofei riportati sui vostri nemici: “Rex virtutum dilecti dilecti, et speciei domus dividire spolia”.

[24] Per l’abbandono alla Provvidenza e la devozione a Maria, avranno le ali argentate della colomba “inter medios cleros pennæ columbæ deargentatæ”, cioè la purezza di dottrina e di vita. Avranno anche il dorso dorato : “et posteriora dorsi ejus in pallore auri”, cioè una perfetta carità verso il prossimo per tollerarne i difetti ed un grande amore a Gesù Cristo per portarne la croce.

[25] Soltanto Voi, come Re dei cieli e Re dei re, separerete dalla massa questi missionari come altrettanti re. Li renderete più bianchi della neve del Selmon, la montagna di Dio, fertile e lussureggiante, solida e compatta, dove Dio mirabilmente si compiace, risiede e dimorerà per sempre. Signore, Dio di verità, chi è questa misteriosa montagna di cui rivelate tante cose mirabili, se non Maria, la vostra cara Sposa? Lei è la montagna che voi avete eretto sulla cima dei monti più alti (45), “Fundamenta ejus montibus sanctis. Mons in vertice montium[le sue fondamenta sono sui monti santi] (46). Beati, mille volti beati, i sacerdoti che avete così ben scelto e destinati a dimorare con Voi su questa montagna fertile e santa. Qui essi diventeranno re per l’eternità con il distacco dalla terra e l’elevazione in Dio. Diverranno più bianchi della neve perché uniti a Maria, vostra Sposa totalmente bella, pura e Immacolata. Saranno arricchiti della rugiada del cielo e dell’abbondanza della terra (47), di ogni benedizione temporale ed eterna di cui Maria è ricolma. Dall’alto di questa montagna, come Mosè, con le loro ardenti preghiere scaglieranno frecce contro i nemici per abbatterli o convertirli (48). Su questa montagna impareranno dalla bocca stessa di Gesù Cristo, che sempre vi dimora, il significato delle otto beatitudini. Su questa montagna di Dio, saranno trasfigurati con Cristo come sul Tabor, moriranno con Lui come sul Calvario, ascenderanno al cielo con Lui come sul monte degli ulivi.

Appello finale

[26] Memento Congregationis tuæ. “Tuæ”: a Voi soltanto spetta costituire questa comunità con la vostra grazia. Se l’uomo per primo vi porrà mano, non se ne farà nulla; se vi metterà qualcosa di suo, rovinerà e sconvolgerà tutto. Dio grande, è compito esclusivamente vostro! Realizzate quest’opera del tutto divina. Raccogliete, chiamate, radunate da ogni parte del vostro regno i vostri eletti per farne un corpo d’armata contro i vostri nemici.

[27] Non vedete, Signore Dio degli eserciti? I capitani mobilitano intere compagnie, i sovrani arruolano armate numerose, i navigatori formano flotte complete, i mercanti si affollano nei mercati e nelle fiere. Quanti ladri, empi, ubriaconi e dissoluti si raggruppano in gran numero ogni giorno con tanta facilità e prontezza contro di Voi! Basta dare un fischio, battere un tamburo, mostrare la punta smussata di una spada, promettere un ramo secco di alloro, offrire un pezzo di terra gialla o bianca! Basta insomma prospettare una voluta di fumo d’onore, un interesse da nulla e un misero piacere da bestia …  e in un istante si riuniscono i ladri, si ammassano i soldati, si congiungono i battaglioni, si assembrano i mercanti, si riempiono, le case e le fiere, e si coprono la terra e il mare di una innumerevole moltitudine di perversi! Benché divisi fra loro a causa della distanza di luogo o della differenza di carattere o della diversità d’interesse, si uniscono tutti insieme fino alla morte per muovervi guerra sotto la bandiera e la guida del demonio.

[28] E quanto a Voi, grande Iddio? Non ci sarà quasi nessuno che prenda a cuore la vostra causa anche se nel servirvi c’è tanta gloria, utilità e dolcezza? Perché così pochi soldati sotto la vostra bandiera? Quasi nessuno griderà in mezzo ai suoi fratelli per lo zelo della vostra gloria come san Michele: “Quis ut Deus?” [Chi è come Dio?] (49). Lasciatemi allora gridare dappertutto: Al fuoco! al fuoco! al fuoco!… Aiuto! aiuto! aiuto!… C’è fuoco nella casa di Dio! C’è fuoco nelle anime! C’è fuoco perfino nel santuario… Aiuto! stanno assassinando il nostro fratello!… Aiuto! stanno uccidendo i nostri figli!… Aiuto! stanno pugnalando il nostro buon Padre!… (50)

[29] “Si quis est Domini, jugantur mihi: [Chi sta con il Signore, venga da me!] (51). Tutti i buoni sacerdoti sparsi nel mondo cristiano, sia che si trovino tuttora in pieno combattimento o si siano ritirati dalla mischia nei deserti e nelle solitudini, vengano e si uniscano a noi (52). Formiamo insieme, sotto la bandiera della croce, un esercito schierato e pronto alla battaglia, per attaccare compatti i nemici di Dio che hanno già dato l’allarme: “sonuerunt” [suonano l’allarme], “frenduerunt” [fremono] (53), “fremuerunt” [digrignano i denti] (54), multiplicati sunt[sono sempre più numerosi] (55). “Dirumpamus vincula eorum et projiciamus a nobis jugum ipsorum. Qui habitat in cœlis irridebit eos” [Spezziamo le loro catene, gettiamo via i loro legami». Se ne ride Chi abita i cieli, li schernisce dall’alto il Signore] (56).

[30] “Exurgat Deus et dissipentur inimici ejus!” [Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano!] (57). “Exsurge, Domine, quare abdormis”? [Svegliati, perché dormi, Signore?] Déstatevi! (58). Signore, alzatevi! Perché fingete di dormire? Alzatevi con tutta la vostra onnipotenza, misericordia e giustizia. Formatevi una compagnia scelta di guardie del corpo, per proteggere la vostra casa, difendere la vostra gloria e salvare le anime, affinché ci sia un solo ovile e un solo pastore (59) e tutti possano glorificarvi nel vostro tempio (60). “Et in templo ejus omnes dicent gloriam.” Amen.

DIO SOLO!

Note

1 Sal LXXIII,2.

2 Nella Bibbia, la mano destra è simbolo sia della potenza di Dio, di cui l’uomo può essere strumento, sia del favore e della benedizione che Dio concede ai suoi amici..

3 Nel Trattato della vera devozione a Maria, nn. 47-48, il Montfort riporta le testimonianze mistiche di San Vincenzo Ferreri (+1419) e di Maria des Vallées (+1656). Anche San Francesco di Paola (+1507) parla nelle sue lettere di una congregazione di crociferi che porterà molti frutti alla Chiesa (Cf. CORNELIO ALAPIDE, in Apoc. XVII, in fine). Santa Caterina da Siena (+1380) riferisce le comunicazioni divine circa la «rinnovazione ed esaltazione della Chiesa, la quale deve avere nel tempo a venire» (Lettere, Firenze, 1940, t. III, p. 267), attraverso «la reformazione di santi e buoni pastori » (Il Dialogo, Roma, 1968, p. 33) . Tra i contemporanei del Montfort è da ricordare Olier (+1657), che chiede al Signore di suscitare «persone che rinnovino l’ordine divino dei pastori» (Mémoires autobiographiques).

4 Is LIX,1.

5 Sir XXXVI,5 (Vulg. XXXVI,6): “Rinnova i segni e compi altri prodigi, glorifica la tua mano e il tuo braccio destro”.

6 Cf Mt III,9; Lc III,8.

7 Mc X,2.

8 Sal LXXXIII, 10.

9 Sal XXIX, 10.

10 Sal CXVIII, 26.

11 Cf Ger XII,11.

12 Cf Dan IX,27; Mt XXIV,15; Mc XIII,14.

13 Cf Rom XI,25-26.

14 Nel testo originale c’e’ “Vindica”; cf Ap VI,10 Vulg: “et clamabant voce magna dicentes usquequo Domine sanctus et verus non iudicas et vindicas sanguinem nostrum de his qui habitant in terra ; Breviarium Romanum, Fest. SS. Innocentium, ant. V.

15 Cf Ap XXII,20.

16 Cf Rom VIII,22.

17 Cf Gen XXX,1. Il Montfort cita a questo punto la frase latina Da Matri tuae liberos alioquin moriar (Gen. XXX,1) e la commenta, insistendo sulla parola liberos che ripete sei volte all’inizio di ogni numero (dal 7 al 12). Il termine latino liber (al plurale liberos) ha un duplice significato: come aggettivo vuol dire «libero», non servo; come sostantivo vuol dire «figlio». I Romani chiamavano liberos i figli precisamente per distinguerli dai servi. Con il termine liberos la preghiera del Montfort esprime anch’essa una duplice intenzione: domanda a Dio missionari che siano «liberi» (nn. 7-10), ma che siano allo stesso tempo «figli» di Maria (nn. 11-12).

18 Mt XXVIII,18.

19 Cf Eb VII,3. Di Melchisedec, re e sacerdote, la lettera agli Ebrei dice che « egli e’ senza padre, senza madre, senza genealogia» (Eb VII,3).

20 Cf Mc X,29; Lc XIV,26.

21 In baculo cruce et in virga virgine. Cf. Num XVII,23; 1 Sam XVII,43; S. PIER DAMIANI, Sermone per l’Assunzione, PL 144, 721 C.

22 Is LX,8; cf VD 57.

23 Ez I,12.

24 1 Re III, 16.

25 Gv XI,16.

26 Cf S. AGOSTINO, La santa Verginità 6,6 PL 40,399: «Maria è senza alcun dubbio Madre delle sue membra, che siamo noi, nel senso che ha cooperato mediante l’amore a generare alla Chiesa dei fedeli, che formano le membra di quel capo».

27 Cf GIORDANO DI SASSONIA, Libellus de principiis ordinis praedicatorum, ed H.C. Schebeen, Moph Roma, 1935. Si accenna qui ai presagi celesti che avrebbero preceduto la nascita di San Domenico di Gusman: «la madre sogno’ di portare in seno un gagnolino con una fiaccola accesa in bocca che infiammava tutto il mondo» (cf. Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, c. l825).

28 Gen III,15.

29 Cf 2 Cor VI,15.

30 Sal XXXIII,7: «Questo povero grida e il Signore lo ascolta».

31 1 Re XIX,4.

32 Sal CXVIII,17.

33 Lc II, 29-30.

34 L’immagine dei tre diluvi si trova in una rivelazione di Maria des Vallées, riportata dal Renty (ms. 3177, Bibl. Mazarine), che Montfort cita in VD 47. Il Montfort aggiunge ai tre diluvi l’idea di tre regni, rendendo più positiva la visione in negativo di Maria des Vallées. Cf S. DE FIORES, “Lo Spirito Santo e Maria negli ultimi tempi secondo S. Luigi Maria da Monftort”, in Quaderni Monfortani, 4 (1986), pp. 3-48.

35 Sal XVIII,7.

36 Cf Lc XII,49.

37 Sal CIII,30. Nella seconda edizione italiana delle Opere (S. LUIGI MARIA DA MONTFORT, Opere, vol I, Scritti Spirituali, Roma: Ed. Montfortane, 1990), la preghiera che qui il Montfort esprime con le parole del salmo CIV, e’ stata spostata all’inizio del n. 18 della PI. Si è preferito ristabilire la numerazione dell’edizione critica (Paris: Seuil, 1966, ristampa 1988) per unificare il modo di citazione.

38 Gv XV, 19.

39 Cf Lc X,3.

40 Sal CV,47.

41 Sal LXVII, 10-17. Il Salmo LXVII «e’ tra i più difficili del Salterio» (M. Sales). Il Montfort lo commenta nei numeri seguenti (20-25) attenendosi alla versione della Volgata, che offre spesso una plausibile interpretazione del testo ebraico. Più profondamente il Montfort percepisce la dinamica e i contenuti del Salmo 67. Egli «condivide con il salmista una lettura della storia della salvezza intesa eguale ricerca di una dimora per parte di Dio e poi per il popolo. La storia del Dio che interviene per procurarsi una dimora si dirige ora verso Maria, Salmon della nuova economia» (M. ZAPPELLA, “Il Salmo LXVII e la preghiera infuocata. Annotazioni esegetiche”, in Quaderni Montfortani, 4 (1986), p. 116.

42 Cf Ez I, 5-14.

43 All’espressione virtute multa del salmo 68 il Montfort aggiunge virtute magna di At IV,33.

44 Cf Lc XXI,15.

45 Is II,2.

46 Sal LXXXVI, 1.

47 Cf Gen XXVII,28.

48 Cf Es XVII, 8;13.

49 Cf S. GREGORIO MAGNO, Omelia 34 sul Vangelo, PL 125 l A. Il Montfort attinge direttamente da OLIER, Lettres, Paris: Lecoffre, 1885, t. II, p 576.

50 Il Montfort prende lo spunto per gridare Al fuoco! da un testo di S. GIOVANNI EUDES (Lettre XXXIX, 23.7.1659, in Oeuvres complétes X, p. 432), ma con sviluppi o accentuazioni proprie.

51 Es XXXII,26.

52 Vis unita fit fortior.

53 Cf Sal XLV,4; 2,1.

54 Cf SalXXXIV,14.

55 Cf Sal LXVIII,5.

56 Sal II, 3-4.

57 Sal LXVII,1.

58 Sal XLIII,24.

59 Gv X,1.

60 Cf Sal XXVIII,9.

Sacro Manto in onore di San Giuseppe

Sacro Manto in onore di San Giuseppe

san-giuseppe-beato

Pratica: per un mese intero, senza interruzioni, preferibilmente in Marzo. Si raccomanda di accostarsi, se possibile, a “veri” Sacramenti (Confessione e Comunione), di sacerdoti validamente consacrati, (con missione canonica e giurisdizione!) almeno una volta nel corso del mese.

Il Sacro Manto viene considerata devozione gradita da S. Giuseppe ed efficacissima per ottenere grazie particolarmente difficili. 

     In nomine Patris ..…

   Gesù, Giuseppe e Maria,  vi dono il cuore e l’anima mia.

   Gesù, Giuseppe e Maria,  assistetemi ora e nell’ultima agonia.

   Gesù, Giuseppe e Maria,  spiri in pace tra voi l’anima mia.

[Indulgentia septem annorum prò qualibet invocatione. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, prò cuiuslibet ex eisdem invocationibus recitatione, quotidie per integrum mensem peracta (S. C . Indulg., 28 apr. 1807; S. Pæn. Ap., 12 oct. 1936)].

Ringraziamo la SS. Trinità per aver esaltato S. Giuseppe ad una dignità del tutto eccezionale.

   Gloria Patri … tre volte.

I

   O eterno divin Padre, a nome di Gesù e di Maria, mi prostro riverente alla vostra divina presenza e Vi prego devotamente perché vogliate accettare la mia ferma decisione di perseverare nella schiera di coloro che vivono sotto il patrocinio di S. Giuseppe. Benedite quindi il prezioso manto che io oggi dedico a Lui quale segno della mia devozione.

Gloria Patri …

II

 Eccomi, o gran Patriarca S. Giuseppe, prostrato devotamente innanzi a Voi. Vi offro il proposito della mia devozione fedele e sincera. Tutto quello che potrò fare in vostro onore durante la mia vita, io intendo eseguirlo per mostrarVi l’amore che Vi porto.

   Gloria Patri …

III

   O glorioso Patriarca S. Giuseppe, prostrato innanzi a Voi, Vi presento e Vi offro con filiale devozione questo Manto, prezioso per gli innumerevoli privilegi, grazie e virtù che lo adornano e che onorano la vostra santa Persona.

 Gloria Patri …

IV

   Glorioso Patriarca, in Voi ebbe compimento il sogno misterioso dell’antico Giuseppe, il quale fu una vostra anticipata figura: non solamente, infatti, Vi circondò con i suoi fulgidissimi raggi il Sole divino, ma Vi rischiarò pure della sua dolce luce la mistica Luna, Maria. Come l’esempio di Giacobbe, che andò di persona a rallegrarsi con il figlio suo prediletto, esaltato sopra il trono dell’Egitto, servì a trascinarvi anche i figli suoi, così l’esempio di Gesù e di Maria, che Vi onorarono di tutta la loro stima e di tutta la loro fiducia, spinga anche me ad intessere in vostro onore questo prezioso Manto.

 Gloria Patri …

V

    Salve, o glorioso S. Giuseppe, depositario dei grandi tesori del Cielo e Padre putativo di Colui che sostiene tutte le creature. Dopo Maria Santissima, Voi siete il Santo più degno del nostro amore e meritevole della nostra venerazione. Fra tutti i Santi, Voi solo aveste l’onore di allevare, nutrire e abbracciare il Messia, che tanti Profeti e Re avevano desiderato di vedere.

Gloria Patri …

VI

     O grande Santo, fate che il Signore rivolga sopra di me uno sguardo di benevolenza. E come l’antico Giuseppe non scacciò i colpevoli fratelli, anzi li accolse pieno di amore, li protesse e li salvò dalla fame e dalla morte, così Voi, o glorioso Patriarca, fate con la vostra intercessione, che il Signore non voglia mai abbandonarmi in questa valle di esilio.

Gloria Patri …

VII

   O S. Giuseppe, ottenetemi inoltre la grazia di conservarmi sempre nel numero dei vostri servi devoti, che vivono sereni sotto il manto del vostro patrocinio che io desidero avere per ogni giorno della mia vita e nel momento dell’ultimo mio respiro. Aiutatemi! Assistetemi ora e in tutta la mia vita, ma soprattutto assistetemi nell’ora della mia morte, come Voi foste assistito da Gesù e da Maria, perché Vi possa un giorno onorare nella patria celeste per tutta l’eternità. Amen.

Gloria Patri …

VIII

     O potente S. Giuseppe, patrono universale della Chiesa, io V’invoco fra tutti i Santi, quale fortissimo protettore dei miseri e benedico mille volte il vostro cuore, pronto sempre a soccorrere ogni sorta di bisognosi. A Voi, o caro S. Giuseppe, fanno ricorso la vedova, l’orfano, l’abbandonato, l’afflitto, ogni sorta di sventurati; non c’è dolore, angustia o disgrazia che Voi non abbiate pietosamente lenito o allontanato. Innumerevoli sono le grazie e i favori che Voi ottenete per i poveri afflitti. Ammalati di ogni genere, oppressi, calunniati, traditi, abbandonati, privati di ogni umano conforto, miseri bisognosi di pane o di appoggio implorano la vostra regale protezione e vengono esauditi nelle loro domande.

Gloria Patri …

IX

   O caro S. Giuseppe, a tante migliaia di persone che Vi hanno pregato prima di me avete donato conforto e pace, grazie e favori. L’animo mio, mesto e addolorato, non trova riposo in mezzo alle angustie dalle quali è oppresso.  Voi, o caro Santo, conoscete tutti i miei bisogni, prima ancora che Ve li esponga con la preghiera. Voi sapete quanto mi sia necessaria la grazia che Vi domando. Mi prostro al vostro cospetto e sospiro, o caro S. Giuseppe, sotto il grave peso che mi opprime.

Gloria Patri …

X

     Nessun cuore umano mi è aperto, al quale possa confidare le mie pene; e, se pur dovessi trovare compassione presso qualche anima caritatevole, essa tuttavia non mi potrebbe aiutare. O S. Giuseppe, consolatore degli afflitti, abbiate pietà del mio dolore.  A Voi ricorro e spero che non mi vogliate respingere, poiché S. Teresa ha detto e ha lasciato scritto nelle sue memorie che: “Qualunque grazia si domanda a S. Giuseppe verrà certamente concessa“.

Gloria Patri …

XI

     Non permettete, o S. Giuseppe carissimo, che io abbia ad essere la sola, fra tante persone beneficate, che resti priva della grazia che Vi domanda. MostrateVi anche verso di me potente e generoso, e io Vi ringrazierò benedicendoVi in eterno, o glorioso Patriarca S. Giuseppe, mio grande protettore.

Gloria Patri …

XII

   O S. Giuseppe, per la vostra misericordia e potenza, ottenetemi dalla Misericordia Divina innanzitutto quello che è necessario all’anima mia, salvatela e poi degnatevi di usare in mio favore i mezzi che Dio ha messo nelle vostre mani affinché possa conseguire la grazia di cui ho particolare bisogno e per la quale umilmente ed insistentemente Vi imploro [in silenzio si implora la grazia che si desidera ottenere].

Gloria Patri …

XIII

O S. Giuseppe, balsamo di chi soffre, ottenete alle Anime Benedette del Purgatorio, che tanto sperano nelle nostre preghiere, un grande sollievo nelle loro pene, liberatele al più presto dalle sofferenze del Purgatorio e portatele verso la luce e la felicità del Paradiso. – E voi Anime Sante del Purgatorio, supplicate S. Giuseppe per me.

Requiem æternam …, tre volte.

Gloria Patri …

XIV

     Glorioso S. Giuseppe, sposo di Maria e padre verginale di Gesù, pensate a me, vegliate su di me, insegnatemi a lavorare per la mia santificazione e prendete sotto la vostra pietosa cura i bisogni urgenti che oggi io affido alle vostre sollecitudini paterne. Amen.

Gloria Patri …

XV

   RicordateVi, o purissimo sposo di Maria Vergine e mio caro protettore S. Giuseppe: mai si è udito che qualcuno abbia invocato la vostra protezione e chiesto il vostro aiuto senza essere stato consolato: con questa certezza, con questa fiducia io mi rivolgo a Voi, e a Voi fervorosamente mi raccomando. O S. Giuseppe, ascoltate la mia preghiera, accoglietela pietosamente ed esauditela. Amen.

Gloria Patri …

XVI

   O potentissimo Santo, allontanate gli ostacoli e le difficoltà e fate che il felice esito di quanto Vi chiedo sia per la maggior gloria del Signore e per il bene dell’anima mia. Ed io in segno della mia più viva riconoscenza, Vi prometto di far conoscere le vostre glorie, mentre con tutto l’affetto benedico il Signore che Vi volle tanto potente in cielo e sulla terra. Amen.

Gloria Patri …

XVII

   O eccelso Santo, sposo di Maria, e padre putativo di Gesù, per il tesoro della vostra perfettissima obbedienza a Dio, ……… abbiate pietà di me;

per la vostra santa vita piena di meriti, …… esauditemi;

per il vostro potentissimo nome, ……… aiutatemi;

per il vostro clementissimo cuore, …… soccorretemi;

per la vostra misericordia, ……… proteggetemi;

per le vostre sante lacrime, …… confortatemi;

per i vostri dolori, ……… consolatemi;

per le vostre gioie, …… rincuoratemi;

da ogni male dell’anima e del corpo, … liberatemi;

da ogni pericolo e disgrazia, …… scampatemi;

con la vostra santa protezione, ……… assistetemi;

quello che mi è necessario, ……… procuratemi;

la grazia di cui ho particolare bisogno, …… ottenetemi;

O San Giuseppe, ……………… ascoltatemi,

O San Giuseppe, ……………… esauditemi,

O San Giuseppe, …………… abbiate pietà di me.

XVIII

O S. Giuseppe.

pregate Gesù che venga nell’anima mia e la santifichi.

Nel mio cuore e lo infiammi di carità;

Nella mia intelligenza e la illumini.

Nella mia volontà e la fortifichi;

Nei miei pensieri e li purifichi.

Nei miei affetti e li regoli;

Nei miei desideri e li diriga.

Nelle mie operazioni e le benedica;

Ottienetemi da Gesù il suo santo amore.

L’imitazione delle vostre virtù;

La vera umiltà di spirito.

La mitezza di cuore;

La pace dell’anima.

Il santo timore di Dio;

– Il desiderio della perfezione.

La dolcezza di carattere;

– Un cuore puro e caritatevole.

La grazia di sopportare con pazienza le sofferenze della vita;

– La perseveranza nell’operare il bene.

La fortezza nel sopportare le croci;

– Il distacco dai beni di questa terra.

Di camminare per la via stretta del cielo;

– Di essere libero da ogni occasione di peccato.

 Un santo desiderio del Paradiso;

– La perseveranza finale.

Fate che il mio cuore non cessi mai di amarVi e la mia lingua di lodarVi.

– Per l’amore che portaste a Gesù, aiutatemi ad amarLo.

DegnateVi di accogliermi come vostro devoto;

Non mi allontanate da Voi.

 Io mi dono a Voi; accettatemi e soccorretemi;

Non mi abbandonate nell’ora della morte.

Gesù, Giuseppe e Maria,

Vi dono il cuore e l’anima mia.

 Gesù, Giuseppe e Maria,

assistetemi ora e nell’ultima agonia.

 Gesù, Giuseppe e Maria,

spiri in pace tra voi l’anima mia. 

XIX

    O eterno divin Padre, per i meriti di Gesù, di Maria e di Giuseppe, degnatevi di concedermi la grazia che imploro.

     Gloria Patri .…

Litaniæ sancti Ioseph

Kyrie, eléison …… Kyrie, eléison

Christe, eléison ……… Christe, eléison

Kyrie, eléison, ………. Kyrie,eléison

Christe, audi nos, …… Christe, audi nos.

Christe, exáudi nos, …… Christe, exáudi nos.

Pater de cælis Deus, ……. miserére nobis.

Fili, Redémptor mundi, Deus, ….. miserére nobis.

Spíritus Sancte, Deus, ……… miserére nobis.

Sancta Trínitas, unus Deus, ……… miserére nobis.

Sancta María, (R.) ………. ora pro nobis    [ogni volta].

Sancte Ioseph, ………

Proles David ínclita, …………

Lumen Patriarcharum, ………

Dei Genetrícis Sponse, ………..

Custos pudice Vírginis, ………

Filii Dei nutrície, …….

Christi defénsor sédule, …….

Almæ Familiæ præses, ………

Ioseph iustíssime, ……

Ioseph castíssime, ………

Ioseph prudentíssime, ……

Ioseph fortíssime, ……

Ioseph obedientíssime, ……

Ioseph fidelíssime, ……

Spéculum patiéntiæ, ……

Amátor paupertátis, …….

Exémplar opíficum, ………

Domésticæ vitæ decus, ……

Custos vírginum, ………

Familiárum cólumen, ……..

Solácium miserórum, ….…

Spes ægrotántium, ………

Patróne moriéntium, ……

Terror dæmonum, …….

Protéctor sanctæ Ecclésiæ, …..

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, ……… parce nobis, Dómine.

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, ……… exáudi nos, Dómine.

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, …… miserére nobis.

V. – Constítuit eum Dóminum domus suæ.

R. – Et príncipem omnis possesiónis suæ.

Orémus.  Deus, qui ineffábili providéntia beátum Ioseph sanctíssimæ Genetrícis tuæ sponsum elígere dignátus es: præsta, quæsumus; ut, quem protectórem venerámur in terris, intercessórem habére mereámur in cælis: Qui vivis et regnas in sæcula sæculorum. Amen.

Chiusura del Sacro Manto.

   O Glorioso San Giuseppe, che da Dio siete stato posto a capo e custode della più santa tra le famiglie, degnatevi di essermi dal cielo custode dell’anima mia, che domanda di essere ricevuta sotto il manto del vostro patrocinio. Io, fin da questo momento, Vi eleggo a padre, a protettore, a guida, e pongo sotto la vostra speciale custodia l’anima mia, il mio corpo, quanto ho e quanto sono, la mia vita e la mia morte. – Guardatemi come vostro figlio; difendetemi da tutti i miei nemici visibili ed invisibili; assistetemi in tutte le necessità; consolatemi in tutte le amarezze della vita, ma specialmente nelle agonie della morte. Rivolgete una parola per me a quell’amabile Redentore, che Bambino portaste e stringeste sulle vostre braccia, a quella Vergine gloriosa, di cui foste dilettissimo sposo. Impetratemi quelle grazie che Voi vedete essere utili al mio vero bene, alla mia eterna salvezza, e io farò di tutto per non rendermi indegno del vostro speciale patrocinio. Amen.

A completamento del Manto, anche se non richiesto, è bene aggiungere:

A Te, o Beato Giuseppe

      A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, noi ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, dopo quello della tua Santissima Sposa. Deh! per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue, e soccorrici nei nostri bisogni col tuo potere ed aiuto. Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo: allontana da noi, o Padre amantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo; assistici propizio dal cielo nella lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore. Difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità così come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù. Stendi sopra ciascuno di noi il tuo perenne patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. AMEN.

In nomine Patris ….

La strana sindrome di Nonno Basilio -3-

Caro direttore, mi perdoni se importuno ancora lei e i suoi lettori, ma la faccenda comincia a farsi seria da quando abbiamo intavolato la discussione sul “blasfemo” (mi perdoni l’aggettivo, ma non me ne viene in mente nessun altro!) ecumenismo, la principale eresia modernista secondo i Santi Padri che si sono avvicendati durante il secolo XVIII e XIX (in particolare i quattro “Pio” ed il “Leone” ruggente). Io credo che attraverso il suo sito, come oggi si chiama questa rivista moderna, e come prontamente mi ricorda Caterina, mia nipote, sia anche suo dovere collaborare alla salvezza delle anime della nostra bella Italia, benché poche rispetto al resto dell’umanità, visto poi soprattutto che chi dovrebbe farlo “d’ufficio”, se ne infischia altamente. E allora, cominciamo da quando ho cercato di spiegare a Mimmo, l’altro mio nipote, accanito difensore del “mondialismo” ad ogni costo, che dalla rivoluzione francese in poi, i nemici della Santa Chiesa di Cristo si sono impegnati in una lotta senza quartiere, e a questa lotta la Chiesa ha sempre risposto con energia, come io ben ricordo, mentre oggi, mi dice Caterina, che sta diventando un’esperta in materia, risponde con la politica della “mano tesa”, contrapponendo alla ingannevole tattica del nemico (visibile od occulto che sia) un inconsistente ed unilaterale “irenismo” (lo ricordo ai due o tre lettori che, deboli di memoria come me, magari in questo momento non ricordano di cosa si tratti: è una corrente di pensiero – una bufala di Erasmo da Rotterdam, anche se bisogna considerare i tempi – che auspicava già ai tempi della Riforma protestante e poi al’inizio del secolo scorso, per via di una pubblicazione sulla rivista francese “Irenikon”, una sorta di ecumenismo con gli eretici e gli scismatici) ed un dialogo ad ogni costo, che portano solo alla corruzione della dottrina ed al rilassamento della disciplina. A proposito di mondialismo (o come si dice oggi “Globalizzazione”), le voglio far partecipe di un ricordo a me molto caro (ancor più per via della mia memoria malandata, come le ho già accennato … o no?!): quello di “oncle Pierre” o, come noi giovinastri di allora lo chiamavamo, o zi’ Pietr’. Chi era costui? lei si chiederà, e che centra con il nostro epistolario? Zio Pierre era un dottissimo istitutore privato di origine francese, che ogni tanto dava lezioni di storia… indovini a chi? …. ma certo, a quella secchiona di mia cugina Felicina, che attraversò un periodo di lunga malattia con relativa convalescenza, per cui si decise, per non farle perdere l’anno scolastico (allora ci si teneva, e si era molto severi!), di chiamare questo strano professore francese, girovago per l’Italia presso famiglie altolocate (la mia non lo era, ma penso che lui fosse segretamente innamorato di qualche pulzella locale, perché veniva ad insegnare quasi gratuitamente, accontentandosi di qualche pennuto ben cucinato, e di qualche generoso e robusto bicchiere di vino rosso). Questo strano istitutore dalla doppia “rr” moscia francese, che ci faceva segretamente sghignazzare quando qualcuno ne faceva l’imitazione, aveva delle strane teorie ed interpretazioni bislacche, secondo le quali tutti gli avvenimenti storici degli ultimi secoli, erano delle vicende tra loro ben concatenate, miranti all’instaurazione di una sorta di governo mondiale da parte di non meglio specificati “nemici dell’umanità”, che perseguivano un fine articolato sostanzialmente in 3 fasi: 1) Dominio politico e sociale, mediante l’abolizione di frontiere e sovranità nazionali, istaurando così la successiva costituzione di “Unioni” sempre più ampie, fino a confluire tutte in un Governo mondiale unico; 2) Controllo finanziario e produttivo mediante Banche centrali federative, ed organismi multinazionali in ogni settore; 3) Controllo di ogni forma di spiritualità mediante la costituzione di una “Superchiesa” o “contro-chiesa”come lui diceva, nella quale far convergere alla pari tutte le religioni, sette, filosofie, scientismi, e chi più ne ha più ne metta! Pensi che dopo aver fantasticato su queste visioni sconsiderate ed esilaranti che Mimmo definisce con un termine a me totalmente sconosciuto, da “complottista” (cosa vorrà dire, proprio non glielo saprei spiegare), tra un bicchiere e l’altro (ma era sempre lucido, almeno apparentemente!), sosteneva pure che dopo la 2^ guerra mondiale ce ne sarebbe stata un’altra apparente, che lui sosteneva essere … “fredda” (chissà cosa volesse dire? booh!..), che l’Europa si sarebbe divisa in due blocchi che all’improvviso, senza una causa apparente, si sarebbero fusi. Nel ricordare questo, Mimmo esclamò all’improvviso “ah, la caduta del muro di Berlino!!. (Credo che quel mattacchione si riferisca all’abbattimento di qualche locale tedesco nei quali spesso in estate si reca per assistere a spettacoli di cabaret, di cui è appassionato, come già le ho accennato l’altra volta). Mi perdoni la digressione, ma sa, la memoria a volte si riaffaccia e mi piace soffermarmi su qualche ricordo riemerso. Ritornando all’Ecumenismo, quando all’epoca se ne parlava, perché i modernisti erano già attivi da tempo, caro direttore, zio Pierre diceva : scer Basil, (così mi chiamava, gliel’ho scritto come si pronunzia!) che si possa proporre un avvicendamento tra diverse dottrine filosofiche, o anche una loro fusione sulla base di uno o più principi comuni, in modo da rappresentare una visione dei problemi dell’esistenza umana, in tutti i suoi aspetti, più completa, più esauriente, più coerente, è una operazione intellettuale, culturale, spirituale che è certamente possibile. (che belle espressioni, le pare?). Sarebbe possibile un’analoga operazione intellettuale, anche se tendesse a riunire più dottrine religiose, ciascuna delle quali rivolgesse lo sguardo e le proprie aspettative verso un Ente superiore, intuito ma sconosciuto, adorato ma non visto, eterno ma muto (… mi pare la definisse “Deismo”, possibile?). Ma un’operazione di questo genere non potrebbe mai coinvolgere una Religione, come la cristiana, che rivolge la propria Fede verso un Dio che si è fatto conoscere dagli uomini attraverso l’Incarnazione del suo Figlio, fatto della sua stessa essenza e quindi Dio Egli stesso; un Dio che si è fatto vedere dagli uomini, toccare, baciare, flagellare, crocifiggere (di cui resta un’immagine indelebile nella Sacra Sindone, aggiungerei io); un Dio che ha parlato agli uomini, donando a quelli che credono in Lui la redenzione e la salvezza, per mezzo della sua Passione e della Sua Resurrezione. Ora, se il dialogo ha come necessaria ed ineliminabile premessa una situazione di sostanziale parità tra gli interlocutori, o almeno la possibilità che tra essi esistano dei punti in comune o dei principi, sia pure parzialmente unificanti, è certo che esso si dimostra del tutto inutile con le religioni diverse da quella cristiana. Se il dialogo viene considerato uno strumento necessario al sincretismo religioso, è evidente che il suo successo, vale a dire il riconoscimento della parità di tutte le religioni, può riposare solo sul cedimento di una delle due parti quanto meno sulla questione preliminare (come dicono i giuristi): o le religioni non cristiane riconoscono la natura divina di Gesù Cristo e quindi, in Lui, Dio stesso, oppure la religione cristiana rinnega quella Divinità, unendosi alle altre che Lo riconoscono solo come profeta. Non c’è scampo a questa alternativa!! Lo zio era categorico in questo, e così liquidava la questione (che uomo, che tempra!). A questo punto ricordo pure a Mimmo, che in questo ha memoria corta, che un tentativo del genere era stato tentato già anche dal re Salomone che, per accontentare mogli e concubine (“cherchez la femme”, direbbe zio Pierre!), aveva messo in piedi un sincretismo religioso, coinvolgendo idoli e obbrobri vari, che Dio (un “Dio geloso”, come amava definirsi) non sembrò apprezzare molto. Tutti sappiamo come andò poi a finire (se qualcuno non dovesse ricordarlo basta rileggere, nella Bibbia, il capitolo XI del I libro dei Re o, se se ne ha dimestichezza, il Salmo CV, che proprio al versetto 36 recita: “servirono i loro idoli e questi furono per loro un tranello” (!) – in ebraico “lemokesh”, me lo ricordo ancora bene!!! [ma tu guarda un po’ gli scherzi della memoria] – quindi, come vede, nulla di nuovo sotto il sole …). Prossimamente voglio farle conoscere, egregio direttore come, religione per religione (o sarebbe meglio dire false religioni!) questa idea si estrinseca evincendola dai documenti, fornitimi da Caterina, del Concilio Vaticano II e Vaticano III (dico terzo … non mi si è inceppato il tasto!) un concilio (o meglio conciliabolo, come suggerisce opportunamente la stessa Caterina …) ancora in atto, gestito dai soliti noti, anche se mai convocato ufficialmente (documenti non vincolanti quindi, dico a Mimmo che scalpita, quindi non infallibili! … cioè, in altre parole, chiacchiere vaganti che servono solo a confondere!!) e che contrastano ferocemente (a dir poco) con il Magistero (vero e autentico!!) che la Chiesa Cattolica ha prodotto in circa 2000 anni di storia attraverso Dottori, Papi e 20 Concili ecumenici e dogmatici … ma di questo parleremo in altra sede). Adesso la prego di perdonarmi, sono già molto stanco, ma non si preoccupi: se la cosa le interessa, continuerò a farla partecipe delle discussioni in casa di nonno Basilio. Saluti cordiali da tutti noi. Se può, faccia una preghiera per Pierre (chissà, forse lui aveva capito tutto in anticipo!) e per la Santa Chiesa, preghi con i Salmi che consigliava la buonanima di zio Tommaso (mi pare di avergliene già parlato … o no !??): il XLI, LXXIII, LXXVIII, LXXIX, e LXXXIII (in latino ovviamente … pensi che lui li recitava a memoria insieme a … indovini chi?! Ma a Felicina, naturalmente!!!). Mi perdoni ancora, direttore, non dimentichi di chiedere la questione della fumata bianca che poi … diventa nera! Chissà che non sia la soluzione del mio caso! Grazie.