MESSA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE (2019)

MESSA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE (2019)

Incipit

In nómine Patris, ✠ et Fílii, et Spíritus Sancti. Amen.

Introitus

Is LXI: 10
Gaudens gaudébo in Dómino, et exsultábit ánima mea in Deo meo: quia índuit me vestiméntis salútis: et induménto justítiæ circúmdedit me, quasi sponsam ornátam monílibus suis. [Mi rallegrerò nel Signore, e l’ànima mia esulterà nel mio Dio: perché mi ha rivestita di una veste di salvezza e mi ornata del manto della giustizia, come sposa adorna dei suoi gioielli.
Ps XXIX: 2
Exaltábo te, Dómine, quóniam suscepísti me: nec delectásti inimícos meos super me. [Ti esalterò, o Signore, perché mi hai rialzato: e non hai permesso ai miei nemici di rallegrarsi del mio danno.]
Gaudens gaudébo in Dómino, et exsultábit ánima mea in Deo meo: quia índuit me vestiméntis salútis: et induménto justítiæ circúmdedit me, quasi sponsam ornátam monílibus suis. [Mi rallegrerò nel Signore, e l’ànima mia esulterà nel mio Dio: perché mi ha rivestita di una veste di salvezza e mi ornata del manto della giustizia, come sposa adorna dei suoi gioielli.]

Oratio

Orémus.
Deus, qui per immaculátam Vírginis Conceptiónem dignum Fílio tuo habitáculum præparásti: quǽsumus; ut, qui ex morte ejúsdem Filii tui prævísa eam ab omni labe præservásti, nos quoque mundos ejus intercessióne ad te perveníre concédas.

[O Dio, che mediante l’Immacolata Concezione della Vergine preparasti al Figlio tuo una degna dimora: Ti preghiamo: come, in previsione della morte del tuo stesso Figlio, preservasti lei da ogni macchia, cosí concedi anche a noi, per sua intercessione, di giungere a Te purificati.]

Lectio

Léctio libri Sapiéntiæ
Prov. VIII: 22-35
Dóminus possedit me in inítio viárum suárum, ántequam quidquam fáceret a princípio. Ab ætérno ordináta sum, et ex antíquis, ántequam terra fíeret. Nondum erant abýssi, et ego jam concépta eram: necdum fontes aquárum erúperant: necdum montes gravi mole constíterant: ante colles ego parturiébar: adhuc terram non fécerat et flúmina et cárdines orbis terræ. Quando præparábat coelos, áderam: quando certa lege et gyro vallábat abýssos: quando æthera firmábat sursum et librábat fontes aquárum: quando circúmdabat mari términum suum et legem ponébat aquis, ne transírent fines suos: quando appendébat fundaménta terræ. Cum eo eram cuncta compónens: et delectábar per síngulos dies, ludens coram eo omni témpore: ludens in orbe terrárum: et delíciæ meæ esse cum filiis hóminum. Nunc ergo, filii, audíte me: Beáti, qui custódiunt vias meas. Audíte disciplínam, et estóte sapiéntes, et nolíte abjícere eam. Beátus homo, qui audit me et qui vígilat ad fores meas quotídie, et obsérvat ad postes óstii mei. Qui me invénerit, invéniet vitam et háuriet salútem a Dómino.

[Il Signore mi possedette dal principio delle sue azioni, prima delle sue opere, fin d’allora. Fui stabilita dall’eternità e fin dalle origini, prima che fosse fatta la terra. Non erano ancora gli abissi e io ero già concepita: non scaturivano ancora le fonti delle acque: i monti non posavano ancora nella loro grave mole; io ero generata prima che le colline: non era ancora fatta la terra, né i fiumi, né i càrdini del mondo. Quando preparava i cieli, io ero presente: quando cingeva con la volta gli abissi: quando in alto dava consistenza alle nubi e in basso dava forza alle sorgenti delle acque: quando fissava i confini dei mari e stabiliva che le acque non superassero i loro limiti: quando gettava le fondamenta della terra. Ero con Lui e mi dilettava ogni giorno e mi ricreavo in sua presenza e mi ricreavo nell’universo: e le mie delizie sono lo stare con i figli degli uomini. Dunque, o figli, ascoltatemi: Beati quelli che battono le mie vie. Udite l’insegnamento, siate saggi e non rigettatelo: Beato l’uomo che mi ascolta e veglia ogni giorno all’ingresso della mia casa, e sta attento sul limitare della mia porta. Chi troverà me, troverà la vita e riceverà la salvezza dal Signore.]

Graduale

Judith XIII:23
Benedícta es tu. Virgo María, a Dómino, Deo excélso, præ ómnibus muliéribus super terram,
[Benedetta sei tu, o Vergine Maria, dal Signore Iddio Altissimo, piú che tutte le donne della terra].

Judith XV:10
Tu glória Jerúsalem, tu lætítia Israël, tu honorificéntia pópuli nostri. Allelúja, allelúja
[Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu l’allegrezza di Israele, tu l’onore del nostro popolo. Allelúia, allelúia]

Cant IV: 7
Tota pulchra es, María: et mácula originális non est in te. Allelúja.
[Sei tutta bella, o Maria: e in te non v’è macchia originale. Allelúia].

Evangelium

Sequéntia +︎ sancti Evangélii secúndum Lucam
Luc I: 26-28
In illo témpore: Missus est Angelus Gábriël a Deo in civitátem Galilææ, cui nomen Názareth, ad Vírginem desponsátam viro, cui nomen erat Joseph, de domo David, et nomen Vírginis María. Et ingréssus Angelus ad eam, dixit: Ave, grátia plena; Dóminus tecum: benedícta tu in muliéribus.
[In quel tempo: Fu mandato da Dio l’Àngelo Gabriele in una città della Galilea chiamata Nàzaret, ad una Vergine sposata ad un uomo della casa di David, di nome Giuseppe, e la Vergine si chiamava Maria. Ed entrato da lei, l’Àngelo disse: Ave, piena di grazia: il Signore è con te: Benedetta tu fra le donne.]

OMELIA

[G. Perardi, La Vergine Madre di Dio, Libr. del Sacro Cuore, Torino 1908]

L’Immacolata Concezione di Maria

Funestissima fu pel genere umano quell’ora in cui Adamo ed Eva, prestando ascolto alla mendace parola di Satana, stesero, contro il divieto di Dio, la mano al frutto proibito. Dio, prima di ammettere Adamo all’eterna felicità del cielo, volle, — come già prima dagli Angeli, — una prova di fedeltà, prova che sottometteva a Dio la mente e la volontà di Adamo. Il peccato di Adamo, che a tutta prima sembra non altro che una semplice disubbidienza, ci si rivela mostruosa infedeltà quando ne scrutiamo la natura e le circostanze. L’astenersi dal frutto vietato era per Adamo la prova della sua fedeltà a Dio, come l’onore che il militare tributa alla bandiera è prova della sua fedeltà al re ed alla patria.

Adamo fu ribelle a Dio: non mangerai, disse Dio; … mangia, disse il demonio. Adamo non ascoltò Dio, ma ascoltò il demonio; fu infedele: morrai, disse Dio; … non morrai, disse il demonio. Adamo non credette a Dio, credette al demonio; fu superbo della superbia stessa di Lucifero: sarete come dèi, conoscitori del bene e del male, disse il demonio. Per questo il comando di Dio fu trasgredito. Adamo, che era stato da Dio elevato nella creazione all’ordine soprannaturale, col suo misfatto si spogliò di tutti i doni sovrannaturali di cui Dio l’aveva favorito. Perdette la grazia santificante, il diritto al Paradiso; perdette l’immortalità del corpo, soggettandolo alla morte ed a quel cumulo di miserie e di dolori che sono indivisibili dalla morte; rotta l’armonia ch’era si perfetta tra la sua anima e Dio, venne pur meno l’armonia che regnava tra lo spirito e il corpo. Adamo aveva ricevuto quei doni per trasmetterli alla sua posterità, precisamente come un padre che riceva una fortuna da godere e trasmettere ai figli; ma se questi la dissipa, ai figli non trasmette che la povertà. Adamo dissipò quei doni sovrannaturali che avrebbe potuto e dovuto trasmettere ai figli, e questi vengono al mondo privi della grazia santificante, coll’anima macchiata, infetta della colpa del padre. E nessuno sfugge a tanta sventura. Ricchi e poveri, nobili e plebei sono uguali. Venga il bambino, quando apre gli occhi alla luce, raccolto in poveri cenci e in misera culla, o in serici panni e culla dorata, l’anima di lui porta impresso il marchio della sua disgrazia, la colpa originale, e la porterà fino a che ne sia mondato dalle acque rigeneratrici nel Battesimo. – Questa è la comune sventura dei figli d’Adamo dal primo nato, Caino, fino all’ultimo bambino che vagirà sulla terra. La sventura di tutti? Nessuno eccettuato? Oh! la festa che oggi celebriamo mi dice che vi fu nel corso dei secoli una eccezione a favore di Maria, che oggi onoriamo Immacolata nella sua Concezione. Che cosa vuol dire Immacolata Concezione? Chi ci dice che Maria sia Immacolata nella Concezione? Qual frutto dobbiamo ricavare da questa verità? Ecco le tre domande cui mi studierò oggi di brevemente rispondere a comune edificazione e vantaggio.

I. — Che cosa s’intende per Immacolato Concepimento di Maria? Quantunque la divozione e venerazione a Maria Immacolata sia tanto generale nei Cristiani vi sono molti che non solo non saprebbero rispondere ad una tal domanda, ma ne hanno essi stessi un’idea molto confusa. Mentre tanto si coltiva la scienza, si trascura così gravemente la scienza religiosa. Il mondo, che protesta di non volere ignoranti, in materia religiosa lascia poi, anzi procura che regni l’ignoranza più supina. Taluni intendono per Immacolata Concezione la perpetua Verginità di Maria; verità già definita nel V secolo dal Papa S. Siricio. Altri intendono la vita sempre pura e innocente di Maria, per cui non commise mai neppure il più piccolo peccato veniale; verità insegnata dal S. Concilio di Trento. Altri intendono semplicemente che Maria è nata già santificata. Cose tutte vere, ma che nulla hanno a fare con l’odierna festività.Ognun sa che in quell’istante in cui il corpo umano lavorato dalla potenza di Dio è capace delle funzioni vitali, Iddio lo rende animato col creare e nell’atto medesimo infondere in esso l’anima ragionevole, la quale ad esso si unisce così intimamente da formare la persona. La fede insegna che questo istante, felice pel corpo che riceve la vita, è funestissimo per l’anima che riceve la morte per la privazione della grazia. Perocché appena toccato quel corpo corrotto nella natura peccatrice del primo padre, tosto ne contrae l’infezione e la bruttura della colpa; a quella guisa – dice sant’Agostino – che un liquore, benché ottimo, vien guasto dal vaso infetto in cui viene versato. E la medesima fede ci dice che Maria per privilegio unico è per la previsione dei meriti del suo divin Figlio Gesù, Salvatore degli uomini, fu preservata dal contrarre quella colpa, quella macchia, funesta eredità di tutti i figli di Adamo; che quindi Maria in quel primo istante della vita non andò soggetta al naufragio universale, ma, per usare le parole stesse del Pontefice « fu preservata immune da ogni macchia di colpa originale ». Direte: In che cosa consiste questa colpa originale? Dice San Tommaso che la colpa originale in noi « è la privazione della giustizia originale alla quale si congiunge la «concupiscenza ». Per comprendere questo osservate ancora Adamo prima del suo peccato. Iddio l’aveva creato qual Padre di tutto il genere umano. A lui per benefizio gratuito conferì: a) la grazia santificante che elevandolo ad uno stato superiore a tutto l’ordine naturale lo disponeva all’eterna beatitudine; b) vi aggiunse la prerogativa di un intero dominio della ragione sopra i sensi, sicché questi non le si potessero mai ribellare; c) e il corpo stesso, dotò dell’immortalità, perché fosse degno dell’anima, e perciò, mediante la sottomissione a Dio e col frutto dell’albero della vita, non patisse mai danno dal contrasto dei suoi elementi. Questi doni, i quali formavano quella che è detta giustizia originale, dovevano da Adamo trasmettersi ai suoi discendenti, dov’egli si fosse conservato fedele a Dio e sottomesso ai precetti di Lui. Adamo nella sua prevaricazione, perdette i ricevuti tesori e le nobili prerogative, e conseguentemente impoverì e degradò l’umana natura, che allora tutta accoglievasi in lui, perdette i doni della giustizia originale: e noi ereditando da lui la natura umana, la prendiamo tal quale esso l’ha degradata, cioè soggetta alla morte, priva della grazia santificante, priva della sottomissione degli appetiti inferiori alla ragione. Di queste tre cose, la prima, cioè la mortalità e i dolori d’una vita corruttibile (benché siano pena della colpa di Adamo) non hanno in sé alcuna intrinseca reità, e però la vediamo assunta da Gesù Cristo nella sua Persona e non ne andò esente la divina sua Madre. Le altre due, cioè la privazione della grazia e la ribellione dei sensi, ossia la concupiscenza ribelle, costituiscono il peccato originale, con questa differenza però, dice San Tommaso, che l’essenza di questo peccato consiste propriamente nella prima, cioè nella privazione della grazia, per la quale mancanza e per la quale privazione avviene che la nostra volontà non è più sottomessa a Dio, e quindi è priva della debita rettitudine. In questo consiste l’essenza del peccato originale.Direte: si parla tanto di macchia causata nell’anima dal peccato originale. È vero; osservo però che questo si dice non per esprimere che la macchia del peccato originale sia qualche cosa di positivo, ma per adattamento al nostro modo d’intendere, e per esprimere che l’anima è priva di quella bellezza soprannaturale, che dovrebbe avere per l’elevazione allo stato soprannaturale, e di cui invece si trova spoglia per causa del peccato di Adamo. Questa privazione di bellezza è come una macchia nello stesso modo che il silenzio è mancanza di suono, il freddo mancanza di calore: « L’atto del peccato (cioè l’azione peccaminosa in Adamo) produce l’allontanamento da Dio. Al quale allontanamento tien dietro la diminuzione della bellezza, a quel modo che il moto locale importa un locale allontanamento; e come cessato il moto locale non si toglie il locale allontanamento; così cessato l’atto del peccato (di Adamo), non si toglie la macchia e perciò (per il peccato di Adamo) non rimane nell’anima nostra alcunché di positivo, ma solo alcunché di privativo; la privazione cioè dell’unione col lume divino » (S. Tommaso, S. Theol., 1-2, q. LXXXVI, a. 2). Ciò posto ci è possibile farci un’idea del singolare privilegio di Maria Immacolata nella sua Concezione, che si potrebbe esprimere così: la Concezione Immacolata consiste in questo che Maria, per singolare disposizione di Dio e in previsione dei meriti di Gesù Cristo, fu preservata dall’incorrere, come noi incorriamo, nella perdita della grazia santificante e della intera soggezione dei sensi alla volontà ragionevole; il che vuol dire che l’anima benedetta di Maria venne, dal primo istante che fu creata e unita al corpo, adorna della divina grazia, ebbe pieno dominio sul corpo e sulle passioni, di guisa che non vi fu tempo, neppure un istante, in cui non sia stata tutta bella nell’anima, tutta santa, tutta cara a Dio, non vi fu istante in cui le passioni potessero ribellarsi alla ragione. Dicendo questo non si sottrae Maria alla Redenzione, ma si riconosce redenta in modo singolare e, diremmo, più perfetto. La grazia di Gesù, che ha potere di riscattare il genere umano dal peccato originale, ha ben potuto preservare Maria: ha potuto applicare a Lei come antidoto quello che ha amministrato a noi come rimedio. E perciò dobbiamo dire di Maria nella sua Concezione che « raggiante come l’aurora del più bel giorno, bella più che la luna, eletta come il sole, esce dalle mani dell’Eterno, santa, pura, immacolata».

II. — Chi ci assicura che tutto questo sia verità, che Maria sia veramente Immacolata nella Concezione? Ce lo dicono: Dio, l’Arcangelo Gabriele, il Papa e Maria stessa.

Dio. — Dio apparve ai nostri progenitori dopo la caduta per giudicarli e consolarli. Loro strappò dapprima la confessione del loro delitto; poi, volgendosi all’autore di ogni male, che li aveva sedotti, gli disse: « Porrò inimicizia tra te e la donna, e tra il seme tuo e il seme di lei. Ella schiaccerà la tua testa e tu tenderai insidie al calcagno di lei » (Gen. III, 15). Dio è solito fare che le profezie siano tanto men chiare quanto più lontano è il giorno in cui debbono avverarsi, coperte come d’un velo che si va poi rischiarando nel corso dei tempi o con altre profezie o con serie di avvenimenti che ne precorrono il compimento. – Questa regola generale si applica alla profezia di cui trattiamo. Essa è la prima, e non ve n’è altra che abbia ricevuto poi maggior luce e maggiori schiarimenti nel corso dei secoli. Tutte le predizioni dell’antico Testamento che riguardano il Messia e la sua SS. Madre si rappiccano a quella prima promessa, come una lunga catena al suo primo anello. Adamo ed Eva non l’hanno intesa così bene come Abramo, né Abramo così bene come Davide, né Davide così bene come noi. Tuttavia Adamo ed Eva ne hanno compreso il significato generale, ne hanno tratto motivo di speranza per l’avvenire, di conforto e di gratitudine a Dio pel tempo presente. – Siccome il grado d’intelligenza che ne acquistarono serve di base alla esplicazione che ne abbiamo noi oggidì, determiniamo con precisione il senso che le hanno dato, per meglio afferrare il senso che dobbiamo darle noi. Le penose circostanze in cui si trovavano allora dopo la caduta, i pensieri che turbavano la loro mente, l’affanno che opprimeva il loro cuore, ci spiegano l’impressione che la profezia dovette produrre nell’anima loro. – La ribellione di cui si erano resi colpevoli verso Dio, aveva scompigliato la loro esistenza; lo sapevano, lo sentivano. La passata loro felicità era sparita come un sogno e l’avvenire si presenta loro minaccioso. Intorno ad essi le creature che fino a quel giorno li avevano invitati con l’armonia e bellezza loro a lodare il Signore, sembravano rinfacciar ad essi la follia e l’ingratitudine in cui eran caduti. Gli animali, che prima scherzavano vicino ad essi ed ubbidivan loro come a sovrani del mondo, fuggivano quand’essi s’avvicinavano e li minacciavano della loro collera. Il Paradiso, che fino allora era stato per essi luogo di delizie, aveva perduto le sue incantevoli bellezze; non aveva ombra per nascondere la loro onta, nè ritiro da calmare i loro terrori. Il contraccolpo della ribellione di cui si erano resi colpevoli, rimbombava sino al fondo della loro anima, e loro rivelava ad un tratto una guerra intestina di cui non avevano avuto idea. La loro nudità li faceva arrossire, il loro turbamento li copriva di vergogna; la coscienza, torturata dai rimorsi, era diventata per essi un carnefice crudele. I legami d’amore e di riconoscenza che li univano a Dio, si trovavano rotti: da figliuoli amatissimi del Padre celeste erano divenuti schiavi del demonio. Dio appariva ormai loro soltanto qual Giudice irritato. In chi potevano ancora sperare? Ingrati e ribelli, come sollevar lo sguardo a Dio? Erano ridotti alla vergogna, alla disperazione. – E intanto stava a loro dinanzi, per accrescerne il supplizio, il serpente infernale, l’artefice della loro disgrazia. Rallegravasi il demonio della loro rovina, si gloriava del suo trionfo. Aveva gettato nell’opera di Dio, il disordine. Appare il Signore: Adamo ed Eva ne hanno timore e si nascondono. Ma Dio li chiama alla sua presenza, essi ed il serpente, e mentre si aspettavano di udirsi pronunziare la terribile sentenza, che avevano meritato, odono uscire da Dio queste parole indirizzate al serpente: Porrò inimicizia tra te e la donna e tra il seme tuo e il seme di lei. Ella schiaccerà la tua testa. Che cosa intesero Adamo ed Eva di questo linguaggio di Dio? Certamente tre cose: Una Donna prodigiosa col suo Figliuolo suscitato da Dio per vendicare il loro infortunio; un’inimicizia mortale posta tra questa Donna ed il serpente; infine la vittoria totale di questa Donna e del Figlio sul serpente, vittoria che doveva annientare quella che il demonio aveva or ora riportato. Ecco quello che intesero Adamo ed Eva; ecco come nella loro sventura videro subito spiccare benigna la misericordia di Dio. E noi che cosa intendiamo adesso di quelle divine parole? – Studiamole e vi ravviseremo la promessa di Maria, Immacolata nella Concezione. – Iddio annunzia inimicizia tra il demonio e la donna: san Giovanni Grisostomo dice che questa inimicizia deve essere perpetua, perché le parole di Dio sono assolute, che perciò la Donna di cui parla Dio dev’essere perpetua ed irreconciliabile nemica del demonio; cioè dal primo istante della sua esistenza deve odiare il demonio ed esserne odiata. – Iddio dà a tale inimicizia un’importanza capitale. Lascia indeterminato il modo di redenzione, passa sotto silenzio i particolari del suo disegno; ma dice che la riparazione avverrà per l’inimicizia tra la Donna ed il demonio. Questa inimicizia ha carattere di riparazione, in quanto il peccato ha stabilito la schiavitù dell’ uomo sotto il demonio e l’inimicizia dell’uomo contro Dio; mentre l’inimicizia della Donna col demonio deve infrangere i ceppi della schiavitù umana e ristabilire l’amicizia dell’uomo con Dio. È una inimicizia singolare, diversa da quella di qualsiasi Santo, contro il demonio. È inimicizia vendicativa contro il demonio, preannunziata come oggetto di terrore al demonio quattro mila anni prima, per cui il demonio la teme, la detesta. Inimicizia reciproca tra il demonio e la Donna, per cui quella Donna sarà sempre odiata dal demonio, ed il demonio dalla Donna. In una parola è inimicizia riparatrice e vendicativa, che non deve permettere nella persona che ne è strumento ed oggetto nessuna di quelle conseguenze che sono da riparare e vendicare. Ora perché la inimicizia predetta da Dio sia tale, è necessario che Maria sia Immacolata. A questa sola condizione è possibile l’inimicizia quale fu predetta da Dio. – Ma l’inimicizia porta alla lotta, la lotta alla vittoria o alla sconfitta. Ora essendo stabilito che l’inimicizia di essere riparatrice e vendicativa contro il demonio, ne segue che di Maria dev’essere la vittoria, del demonio la sconfitta. È una vittoria predetta da Dio, vendicativa contro il demonio, e quindi il trionfo di Maria dev’essere completo. È una vittoria singolare, ben più straordinaria che non quella dei Santi. È una vittoria che dev’essere per la Donna la riparazione della sua prima sconfitta. Ed anche qui dobbiamo conchiudere che Maria dev’essere, secondo la parola di Dio, Immacolata affinché il suo trionfo sia rivestito di tutti quei caratteri che furono preannunziati da Dio. Perciò appunto Iddio volle figurato il trionfo di Maria nei trionfi di Debora, Giaele, Giuditta, Ester. Quando Ester si presentò ad Assuero per domandare la salute sua e del suo popolo, il re le disse: « Questa legge è fatta per tutti e non per te ». Ed Ester, che non è soggetta alla legge di sterminio, intercede pel suo popolo e lo salva. La legge del peccato originale non è fatta per Maria. Essa, Immacolata, intercede per l’umanità e la salva.

L’Angelo. — Il tratto più spiccante nella vita di Maria è certamente il mistero dell’Annunciazione: la domanda che Iddio per mezzo dell’Angelo fa a Maria di consentire alla divina maternità e di cooperare al più grande prodigio che Iddio si degni di operare: l’Incarnazione del Verbo. Innanzi tutto vediamo l’Angelo inchinarsi a salutare Maria. Appare l’Arcangelo Gabriele in Nazaret a Maria, ed a nome di Dio la saluta: Ave, gratia plena… benedicta tu in mulieribus. Le parole pronunziate dall’Angelo, sono del cielo; e queste parole ancora ci annunziano che Maria è Immacolata nella Concezione. Per natura l’uomo è inferiore all’Angelo, e perciò gli Angeli, apparendo agli uomini, si manifestarono sempre come superiori ad inferiori, venuti non già a recare, ma a ricevere omaggi. Qui avviene il contrario: l’Angelo s’inchina a Maria, la onora. La saluta dicendola piena di grazia. Che significano queste parole? L’Angelo non dice: « Maria, diventerai piena di grazia »; ma la saluta già piena di grazia. Quando e come Maria diventò piena di grazia? Nella sua Concezione Immacolata. L’Angelo parla di una pienezza unicaA nessuno mai è stato recato un sì prezioso annunzio. È una pienezza prodigiosa come ci dirà più tardi Maria sulle montagne di Ebron: Fecit mihi magna qui potens est. È una pienezza illimitata e pel tempo e per l’estensione. Pel tempo, e perciò dobbiamo riconoscerla piena di grazia fin dall’istante della sua Concezione. Per l’estensione: una pienezza che non ha limiti. Come potremmo noi dire a Maria: Sì, sei piena di grazia, ma non avesti la grazia d’essere Immacolata? Con qual diritto potremmo noi porre una limitazione a tale pienezza? Noi dobbiamo almeno riconoscerla piena di tutte quelle grazie che non debbono negarsi a Maria quale Madre di Dio; almeno di quelle che era conveniente fossero in Maria destinata ad essere Madre di Dio. Ora io domando: Può dirsi pienezza di grazia quella che incomincia dal peccato? quella che manca della grazia prima e principale?L’Angelo ha soggiunto: Benedetta tu fra le donne. Potreste voi ancora chiamare Maria benedetta fra le donne, quand’Ella non fosse immacolata nella sua Concezione? No, perché almeno Eva, prima del peccato, avrebbe meritato maggiori benedizioni di Maria, perché allora Eva era tutta pura, tutta santa. E ciò non potrebbe dirsi di Maria. Perché la parola dell’Angelo sia vera (e dev’essere vera perché l’Angelo l’ha pronunziata, e non come parola sua, ma di Dio di cui era messaggero), è necessario che riconosciamo Maria Immacolata.

Papa. — Gesù Cristo ha costituito la sua Chiesa affinché ci sia maestra di verità. La Chiesa è edificata sul Papa, come sua pietra fondamentale, secondo la parola di Gesù Cristo. Ora se mi domandate chi sia il Papa, vi rispondo: Il Papa è l’oracolo di Dio in terra, è il portavoce di Dio, quando c’insegna quello che dobbiamo credere o praticare per salvarci. Ascoltate: Gesù Cristo è presente nella sua Chiesa in due modi: di presenza personale, reale nell’Eucarestia. Quando noi ci prostriamo innanzi al divin Sacramento, ci prostriamo innanzi a Gesù, parliamo a Gesù, adoriamo Gesù. È pur presente di presenza d’autorità, come maestro e capo, nel Papa. Gesù nell’Eucarestia è nostra forza e nostro conforto, nostro cibo, ma non maestro. Se volete la sua parola, dovete udirla dal Papa [… il Papa “vero”, naturalmente! -ndr.-]. Egli parla in nome e con l’autorità di Gesù; o meglio: Gesù parla, insegna, ammaestra per mezzo del Papa. La parola del Papa è parola di Gesù. Il Papa c’insegna che Maria è stata Immacolata nella sua Concezione. Lo insegnò sanzionandone la festa istituita a celebrare questo mistero, incuorando alla pratica di tale divozione, solennizzandone la festività con ottava, intimando silenzio agli oppositori di tale verità, e finalmente, per bocca di Pio IX, proclamando, riconoscendo dogma di fede l’Immacolato Concepimento di Maria. – Il Papa non ha creato una verità nuova. Con la sua suprema Autorità ha riconosciuto verità di fede la dottrina della Concezione Immacolata di Maria rivelata da Dio, affermata dalle generazioni cristiane.

Maria. — E Maria fa eco alla parola del Papa. Ascoltate: Era circa il mezzodì dell’11 febbraio 1858 ed a Lourdes, una fanciulla di 14 anni, Bernardina Soubirous, aggiravasi, con due altre compagne, presso le rocce di Massabielle, in cerca di rami secchi. Le compagne passarono a guado un piccolo torrente ed essa si disponeva ad imitarle quando udì un forte rombo, come di temporale. Guardò meravigliata attorno, ma non vide nulla. Si chinò di bel nuovo per levarsi le scarpe ed entrar nell’acqua, ma fu scossa da nuovo rombo simile al primo. Ancor più sorpresa si alza e volge gli sguardi verso una vicina grotta e li posa sopra una nicchia che v’era aperta nella viva roccia. Il rosaio selvatico che tappezzava il basso di quella coi lunghi rami brulli di foglie era leggermente agitato dal vento. Ma tosto la nicchia s’illumina d’un chiarore celeste e una bellezza incomparabile risplende in mezzo a quella luce in forma di graziosa Signora, vestita d’una veste candidissima, coi fianchi cinti d’una fascia celeste, la quale, annodata sul davanti a mezzo il corpo, pendeva fino ai piedi duplicata. Avvolgevale il capo un bianco velo, il quale, svolto, copriva le spalle e scendeva giù lungo tutta la persona. Sotto la candida veste apparivano i piedi, che posavano leggermente sui rami del rosaio selvatico senza farli piegare, e sopra ciascuno di essi fioriva una rosa d’oro. Una corona da Rosario, i cui grani erano bianchi come gocce di latte e la croce d’oro, pendeva dalle sue mani fervorosamente congiunte. Dopo questa, ben altre diciassette volte ebbe Bernardina la stessa apparizione. Il 25 marzo Bernardina, che più volte aveva domandato alla Signora chi fosse, fu esaudita: Io sono, disse la Signora, l’Immacolata Concezione. La fontana scaturita ad un suo cenno, la splendida basilica ivi innalzata, i milioni di pellegrini accorsi a Lourdes sono splendide prove della verità della parola di Maria. Gli innumerevoli infermi d’ogni specie (ciechi, sordi, zoppi, paralitici, tisici, ecc.) che ogni anno guariscono con l’uso dell’acqua di Lourdes, sono l’eco continua della parola del Papa: Maria è Immacolata nella sua Concezione; sono l’ininterrotta acclamazione alla parola di Maria; Io sono l’Immacolata Concezione. Maria, con le sue grazie, coi suoi favori, coi miracoli che opera a pro dell’umanità sofferente si proclama Immacolata. E noi, con le nostre virtù, con le nostre opere buone dobbiamo proclamarci figli dell’Immacolata.

III. — La conclusione pratica ci è data dalla parola con cui Dio ci annunzia Maria Immacolata: l’inimicizia di Lei col demonio. Dio anzi annunziò l’inimicizia della progenie di Maria col demonio. Questa progenie non è solamente Gesù Redentore, ma sono ancora i Cristiani, i devoti dell’Immacolata. L’odio col demonio, e quindi una lotta continua, incessante, ecco il frutto che dobbiamo ricavare dall’odierna considerazione. L’inimicizia nostra col demonio deve quindi essere perpetua, assoluta. Tra noi ed il demonio non vi deve mai essere né tregua né pace. I sentimenti del cuore di Maria contro il demonio debbono essere i nostri. Ma non è nemico del demonio, non ha in cuore i sentimenti di Maria chi commette il peccato. Il peccato è opera del demonio. E noi lo dobbiamo fuggire. Fuggite, temete il peccato, qualunque peccato: a questa sola condizione sarete devoti dell’Immacolata e continuerete nella vostra vita l’inimicizia di Maria contro il nostro capitale nemico, il demonio. E notate che la parola profetica di Dio ha un’estensione così ampia da abbracciare di necessità tutti i Cristiani, tutti i devoti di Maria. Difatti disse Iddio al demonio: Porrò inimicizia tra te e la donna e tra il seme tuo ed il seme di Lei (Gen. III, 15). “Seme” è generalmente interpretato per progenie, ossia tutti i figli a qualunque distanza abbiano a trovarsi dalla prima Madre. E noi, come Cristiani, come devoti e perciò figli di Maria siamo progenie di Lei. Dio quindi ha posto pure come doverosa questa inimicizia tra noi e il demonio. – Oh! sentiamo tutti che il demonio è nostro nemico. E perciò siamo noi pure sempre nemici del demonio. Non è progenie di Maria chi non è nemico del demonio; cessa di essere progenie di Maria, chi cessa di essere nemico del demonio; e cessa di esser nemico del demonio chi commette il peccato. Ricordatevene!

FIORETTO. — Innanzi ad un’immagine dell’Immacolata reciteremo tre Ave, con l’invocazione: Gloria Patri, ecc, e con la giaculatoria: O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi, che ricorriamo a voi. Di più prometteremo all’Immacolata di compiere sempre, d’or innanzi, mattina e sera, quest’ossequio e, inoltre, di portare sempre al collo la medaglia della Immacolata.

ESEMPIO. — Alfonso Ratisbone. — Alfonso Ratisbone, giovine ebreo di una delle più ricche famiglie dell’Alemagna, nemico acerrimo del Cristianesimo, recossi l’anno 1812 per diporto in Roma. Quivi crebbe il suo odio contro la Religione cristiana, e l’ardor suo per l’ebraismo. Era ormai sul punto di partire dall’eterna citta, quando andò a prendere congedo dal barone di Russiere, uomo pio e dotto, da qualche tempo di protestante convertitosi al Cattolicismo. Tento egli di condurre Alfonso alla vera Religione; ma, trovatolo ostinatissimo nell’ebraismo, lo pregò, almeno per cortesia, di lasciarsi mettere al collo la medaglia di Maria; al che egli, pur protestandosi alieno dal Cattolicismo, acconsenti. – Era il 20 gennaio 1812: Alfonso, condottovi da un amico, entra nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte: quando ad un tratto ecco scomparirgli dagli occhi l’edificio, ed una piena di luce riversandosi sopra di lui, riempire il luogo, ove si trovava. Di mezzo a quello splendore vede, ritta in pie sull’altare, piena di maestà e di dolcezza la Vergine Maria, come sta appunto sulla medaglia miracolosa di cui parleremo domani, medaglia che è un monumento del dogma dell’Immacolata. Con la mano gli fa segno che si inginocchi, ed una forza irresistibile lo trae verso di Lei. In quel fortunato istante Alfonso apre gli occhi alla verità: e, illuminato dalla Fede, rompe in dirotto pianto. Il cuor suo non trova conforto che nello sfogarsi in caldi ringraziamenti, e domandare con le più vive istanze il Battesimo. Vi si apparecchiò per undici giorni: ed il 31 gennaio veniva rigenerato a Gesù Cristo, e Maria Santissima numerava un figliuolo di più. Tale conversione è stata dalla Santa Sede, dopo diligente esame, dichiarata miracolosa. Ogni anno si fa una festa in Roma in memoria di tanto prodigio nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte, ove accadde il miracolo. Siamo devoti dell’Immacolata, e saremo sempre i nemici dichiarati del demonio, lo terremo sempre lontano dal nostro cuore, la grazia di Gesù abiterà sempre in noi, e Maria Immacolata ci riguarderà sempre con occhio materno, sarà sempre nostra madre e nostra DIFESA.

Preghiera di consacrazione:

http://www.exsurgatdeus.org/2019/10/07/consacrazione-di-se-stesso-a-gesu-cristo-sapienza-incarnata-per-le-mani-di-maria/

CREDO …

http://www.exsurgatdeus.org/2019/10/12/il-credo/

Offertorium

Orémus
Luc 1: 28
Ave, María, grátia plena; Dóminus tecum: benedícta tu in muliéribus, allelúja.

[Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne. Allelúia].

Secreta

Salutárem hóstiam, quam in sollemnitáte immaculátæ Conceptiónis beátæ Vírginis Maríæ tibi, Dómine, offérimus, súscipe et præsta: ut, sicut illam tua grátia præveniénte ab omni labe immúnem profitémur; ita ejus intercessióne a culpis ómnibus liberémur.

[Accetta, o Signore, quest’ostia di salvezza che Ti offriamo nella solennità dell’Immacolata Concezione della beata Vergine Maria: e fa che, come la crediamo immune da ogni colpa perché prevenuta dalla tua grazia, cosí, per sua intercessione, siamo liberati da ogni peccato].

Præfatio de Beata Maria Virgine

Vere dignum et justum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubique grátias ágere: Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus: Et te in Conceptióne immaculáta beátæ Maríæ semper Vírginis collaudáre, benedícere et prædicáre. Quæ et Unigénitum tuum Sancti Spíritus obumbratióne concépit: et, virginitátis glória permanénte, lumen ætérnum mundo effúdit, Jesum Christum, Dóminum nostrum. Per quem majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces ut admitti jubeas, deprecámur, súpplici confessióne dicéntes: Sanctus …

[È veramente degno e giusto, conveniente e salutare, che noi, sempre e in ogni luogo, Ti rendiamo grazie, o Signore Santo, Padre Onnipotente, Eterno Iddio: Te, nella Conceptióne immaculáta della Beata sempre Vergine Maria, lodiamo, benediciamo ed esaltiamo. La quale concepí il tuo Unigenito per opera dello Spirito Santo e, conservando la gloria della verginità, generò al mondo la luce eterna, Gesú Cristo nostro Signore. Per mezzo di Lui, la tua maestà lodano gli Angeli, adorano le Dominazioni e tremebonde le Potestà. I Cieli, le Virtú celesti e i beati Serafini la célebrano con unanime esultanza. Ti preghiamo di ammettere con le loro voci anche le nostre, mentre supplici confessiamo dicendo: Santo …]

COMUNIONE SPIRITUALE

http://www.exsurgatdeus.org/2019/10/20/comunione-spirituale/

Communio

Ps LXXXVI: 3, Luc I: 49
Gloriósa dicta sunt de te, María: quia fecit tibi magna qui potens est. [Cose gloriose sono dette di te, o Maria: perché grandi cose ti ha fatte Colui che è potente].

Postcommunio

Orémus.
Sacraménta quæ súmpsimus, Dómine, Deus noster: illíus in nobis culpæ vúlnera réparent; a qua immaculátam beátæ Maríæ Conceptiónem singuláriter præservásti.

[I sacramenti ricevuti, o Signore Dio nostro, ripàrino in noi le ferite di quella colpa dalla quale preservasti in modo singolare l’Immacolata Concezione della beata Maria].

PREGHIERE LEONINE

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ORDINARIO DELLA MESSA

http://www.exsurgatdeus.org/2019/05/20/ordinario-della-messa/

LA VERA DEVOZIONE A MARIA VERGINE (3)

La vera devozione a MARIA VERGINE (3)

P. VITTORIO M. BERTON monfortano

CATECHISMO DELLA VERA DEVOZIONE A MARIA VERGINE

EDIZIONI MONFORTANE

CENTRO MARIANO MONFORTANO Via Cori, 4 ■ ROMA (401) -1954

Art. III – L’ECCELLENZA DELLA PERFETTA CONSACRAZIONE

OSSIA I MOTIVI PER ABBRACCIARE LA PERFETTA CONSACRAZIONE

93. Può dirsi dunque la pratica più eccellente di Vera Devozione questa Perfetta Consacrazione a Maria?

Questa Perfetta Consacrazione a Maria può dirsi davvero la pratica più eccellente di Vera Devozione, sia considerata in se stessa, sia considerata in rapporto alle altre Devozioni e Consacrazioni.

§ 1° – CONSIDERATA IN SE STESSA

94. Perché la Perfetta Consacrazione è « la più eccellente » pratica di Vera Devozione considerata in se stessa?

La Perfetta Consacrazione è « la più eccellente » pratica di Vera Devozione considerata in se stessa:

1° – perché è la più gloriosa per Dio;

2° – perché è la più santificante per l’anima;

3° – perché è la più utile al prossimo (Tr., 118).

A) La più gloriosa per Dio

95. Perché la Perfetta Consacrazione è « la più gloriosa per Dio »?

La Perfetta Consacrazione a Maria è « la più gloriosa per Dio » perchè:

1° – ci consacra interamente al suo servizio (Tr., 135-138);

2° – ci fa imitare la condotta della SS. Trinità e l’umiltà di Gesù (Tr., 139-143);

3° – ci fa procurare la maggior gloria di Dio (Tr., 151).

96. Con la Perfetta Consacrazione a Maria ci diamo davvero interamente al servizio di Dio?

Con la Perfetta Consacrazione a Maria ci diamo davvero al servizio di Dio interamente, continuamente e generosamente, anzi nella maniera più degna ed efficace perché Lo serviamo per mezzo di Maria; e ciò anche se non ci pensassimo, purché la nostra donazione mai sia stata espressamente ritrattata (Tr., 135-138).

97. In che modo la Perfetta Consacrazione ci fa imitare la condotta della SS. Trinità e l’umiltà di Gesù?

La Perfetta Consacrazione ci fa imitare la condotta della SS. Trinità e l’uTniltà di Gesù perché ci obbliga a servirci di Maria per andare a Dio, come Dio si servì di Lei per venire a noi, e inoltre perché ci sottomette a Maria totalmente come fece Gesù, il quale non trovò mezzo più perfetto e spedito per glorificare Dio suo Padre che quello di sottomettersi alla Madre per ben 30 anni (Tr., 140-143 et 139).

98. In che modo la Perfetta Consacrazione ci fa procurare la maggior gloria di Dio?

La Perfetta Consacrazione ci fa procurare la maggior gloria di Dio perchè fa nostre le intenzioni e i sentimenti di Maria, la sola che abbia dato e dia tuttora a Dio la maggior gloria possibile, e ciò con fedeltà indefettibile (Tr-, 151, 175).

B) La più santificante per l’anima

99. Perché  la Perfetta Consacrazione è « la più santificante per l’anima »?

La Perfetta Consacrazione è « la più santificante per l’anima » perché:

1° – procura all’anima i buoni uffici materni di Maria (Tr., 144-150).

2° – conduce 1’anima all’unione con Gesù (Tr., 152-168);

3° – dona all’anima una grande libertà di spirito (Tr., 169-170);

4° – è per l’anima mezzo mirabile di perseveranza (Tr., 173-182).

Procura all’anima i buoni uffici materni di Maria,

100. Come la Perfetta Consacrazione procura all’anima i buoni uffici materni di Maria?

La Perfetta Consacrazione procura all’anima i buoni uffici materni di Maria inducendo la Vergine a « darsi al suo schiavo d’amore, in una maniera ineffabile e con una generosità senza pari (Tr., 144-145).

101. In che modo Maria « si dà al suo schiavo d’amore »?

Maria « si dà al suo schiavo d’amore »:

1° – amandolo teneramente ed efficacemente (Tr., 201-202);

2° – provvedendolo per l’anima e per il corpo con innumerevoli grazie (Tr., 208);

3° – guidandolo attraverso il mare burrascoso del mondo e per l’erta faticosa della santità (Tr., 209);

4° – difendendolo e proteggendolo contro i nemici spirituali (Tr., 210);

5° – intercedendo in suo favore, mentre avvalora le sue buone opere e le rende accette a Dio (Tr., 211-212 et 146-150).

Conduce l’anima all’unione con Dio.

102. La Perfetta Consacrazione conduce davvero t’anima all’unione con Gesù?

Sì, la Perfetta Consacrazione conduce l’anima all’unione con Gesù, infatti è una via facile, breve, perfetta e sicura per raggiungere la perfezione cristiana, che consiste appunto nell’unione con Cristo (Tr., 152).

103. Che cosa s’intende per « via facile »?

Per « via facile » s’intende via sulla quale non vi sono ostacoli, oppure sono facilmente superabili per i buoni uffici di Maria Madre nostra (Tr., 152-154).

104. Che cosa s’intende per « via breve »?

Per « via breve » s’intende via sulla quale si corre di vittoria in vittoria, arricchendosi di meriti in poco tempo, per i buoni uffici di Maria Madre nostra (Tr., 155-156).

105. Che cosa s’intende per « via perfetta »?

Per « via perfetta » s’intende via corredata di tutti i ineriti e le virtù di Gesù e di Maria (Tr-, 157-158).

106. Che cosa s’intende per « via sicura »?

Per « via sicura » s’intende via al sicuro da ogni errore, da ogni imboscata nemica, conducente all’ideale della santità, che è per l’appunto l’unione nostra con Dio (Tr., 159-168).

107. Perché la Perfetta Consacrazione è « al sicuro da ogni errore» ?

La Perfetta Consacrazione è « al sicuro da ogni errore » perché è una devozione molto antica e perché non è altro che una perfetta rinnovazione dei voti battesimali (Tr., 159- 163 et 126-130): cui aggiungiamo il riconoscimento della Maternità di Maria a nostro personale riguardo.

108. Come la Consacrazione monfortana è una perfetta rinnovazione dei voti del S. Battesimo?

La Consacrazione Monfortana è una perfetta rinnovazione dei voti del S. Battesimo perchè con essa si rinuncia al demonio alle sue pompe e alle, sue opere, per darsi a Gesù in qualità di schiavo d’amore nella maniera più perfetta, servendosi cioè del più perfetto di tutti i mezzi, che è Maria SS. (Tr., 126 et 130).

109. Perché  la Perfetta Consacrazione è « al sicuro da ogni imboscata nemica »?

La Perfetta Consacrazione è « al sicuro da ogni imboscata nemica », perché ci pone tra le braccia di Colei che è terribile al demonio « come un esercito schierato in ordine di battaglia » (Tr., 210).

110. Per qualche anima non potrebbe Maria costituire un inciampo o comunque un ritardo nel raggiungimento dell’unione con Dio?

No, assolutamente no! poiché « è proprio di Maria Vergine condurci sicuramente a Gesù Cristo, come è proprio di Gesù Cristo condurci sicuramente all’Eterno Padre » (Tr., 164).

Dona all’anima unagrande libertà di spirito.

111. Come la Perfetta Consacrazione dona all’anima « una grande libertà di spirito »?

La perfetta Consacrazione dona all’anima una grande libertà di spirito » :

1° togliendo all’anima ogni scrupolo o timore servile ;

2° dilatando il cuore con una santa fiducia nella Paternità di Dio;

3° ispirandole un amore tenero e filiale (Tr., 169).

112. La devozione di « santa schiavitù d’amore » è dunque vera libertà di figli?

Sì, la devozione di « santa schiavitù d’amore » è vera libertà di figli, poiché ci pone per tutta la vita in istato di infanzia spirituale di fronte a Dio, alle dipendenze di Mamma Maria.

113. Sono dunque equivalenti « schiavitù d’amore » e <c infanzia spirituale »?

Sì, « schiavitù d’amore » e a infanzia spirituale » sono equivalenti nella sostanza; anzi, la prima perfeziona la seconda: richiede infatti la totalità e perpetuità dell’abbandono e della dipendenza del figlio dalla madre, e ciò con sviscerato amore.

114. Credete allora insostituibile il termine « schiavitù d’amore »?

Sì, noi crediamo insostituibile il termine « schiavitù d’amore », d’accordo con S. Luigi- Maria Grignion di Montfort, (17., 69-77; 245- 247), pur non ritenendo opportuno, oggi, di insistere troppo con le anime e gli spiriti non preparati.

È per l’anima mezzo mirabile di perseveranza,

115. Come la Perfetta Consacrazione è per l’anima mezzo mirabile di perseveranza?

La Perfetta Consacrazione è per l’anima mezzo mirabile di perseveranza in quanto che per essa ci affidiamo alla fedeltà stessa della fedelissima Maria, sulla sua potenza ci appoggiamo e sopra la sua misericordia e carità ci fondiamo, sicuri di non essere mai confusi in eterno (27., 173-175).

116. Davvero sì miseri siamo noi impotenti ed infedeli?

Sì, « non abbiamo per retaggio che l’orgoglio e l’accecamento nello spirito, l’indurimento nel cuore, la debolezza e l’incostanza nell’anima, la concupiscenza, le passioni in rivolta » (Tr., 78-79).

117. La Perfetta Consacrazione è dunque un vero segreto di grazia ?

Precisamente, la Perfetta Consacrazione è un vero segreto di grazia, « segreto sconosciuto dalla maggior parte dei cristiani, conosciuto da pochi devoti, praticato da più pochi ancora » (Tr, 82-et 177).

118. E non ve della esagerazione in questa stima per la « santa schiavitù d’amore »?

No, chi pensa all’esagerazione in questa stima per la « santa schiavitù d’amore », « non capisce, sia perché è uomo carnale, che non gusta le cose dello spirito, sia perchè è del mondo, che non può ricevere lo Spirito Santo, sia perchè è un critico orgoglioso » (Tr., 180).

C) La più utile al prossimo

119. Come la Perfetta Consacrazione è « la più  utile al prossimo »?

La Perfetta Consacrazione è a la più utile al prossimo » in quanto che ei spoglia di tutto il valore impetratorio e soddisfattolo delle nostre buone opere in prò’ del prossimo, e ciò con la massima efficacia, quale ci può essere garantita da Maria (Tr., 171).

120. In qual modo Maria garantisce efficacia alla nostra carità verso il prossimo?

Maria garantisce efficacia alla nostra carità verso il prossimo donando maggior purezza alle nostre azioni, aumentandone così il valore, e inoltre prendendo a cuore, come se fosse suo, ogni nostro desiderio di giovare a quanti ci sono cari, vivi e defunti (Tr., 172).

121. L’Atto eroico » in favore delle anime del Purgatorio è compatibile con la Perfetta Consacrazione a Maria?

L’« Atto eroico » emesso prima della Consacrazione è certamente compatibile con la Perfetta Consacrazione a Maria, poiché l’impegno assunto con esso viene affidato alla Madonna come tutti gli altri nostri impegni e doveri; dopo la Consacrazione, invece, non si potrebbe emettere se non condizionato al beneplacito della nostra Madre e Padrona.

§ 2° – CONSIDERATA IN RAPPORTO ALLE ALTRE DEVOZIONI E CONSACRAZIONI

122. Perché la Perfetta Consacrazione è « la più eccellente pratica di Vera Devozione,, anche considerata in rapporto alle altre devozioni e consacrazioni »?

La Perfetta Consacrazione è « la più eccellente pratica di Vera Devozione anche considerata in rapporto alle altre Devozioni e Consacrazioni », perchè è tutta interiore, esige da un’anima maggiori sacrifici per Iddio, la vuota maggiormente di sè stessa e la conserva più fedelmente alla grazia, come l’attesta il Santo di Montfort e l’esperienza (Tr., 118).

123. E che cosa dire della Consacrazione del mondo a Maria fatta dalla Santità di Pio XII?

Tale Consacrazione, come ogni altra consacrazione fatta da qualche Superiore nei riguardi dei suoi sudditi, ha valore di vera consacrazione per quanto costituisce la potestà del medesimo; ma riferendosi a persone libere, non sarà per queste efficace se non quando verrà da esse ratificata personalmente.

124. La consacrazione a Maria fatta nel giorno della Prima Comunione, o in altra occasione, può considerarsi vera consacrazione?

In tali occasioni generalmente non si tratta di vera consacrazione, bensì di un semplice atto di devozione con il quale l’anima intende mettersi sotto la protezione di Maria per la vita e per la morte, a meno che coscientemente non intenda altrimenti.

125. La Perfetta Consacrazione potrebbe paragonarsi ad una Professione Religiosa?

Sì, la Perfetta Consacrazione può paragonarsi benissimo ad una Professione Religiosa; di questa però è assai più vasta, anzi è un vero Olocausto, pur non esigendo alcun voto, ed è anche alla portata di ogni Cristiano (Tr., 123).

126. Non si potrebbe emettere la Perfetta Consacrazione come voto?

Sì, la Perfetta Consacrazione può emettersi anche come voto, ma per questo ci vuole tanta discrezione.

127. In qual senso si potrebbe con discrezione fare il voto di santa schiavitù d’amore »?

Si potrebbe con discrezione fare il voto di « santa schiavitù d’amore » dopo prudente consiglio del proprio direttore spirituale, nel senso di non voler mai più ritrattare con atto formale la Consacrazione così fatta.

128. Che cosa s’intende per atto formale?

Per atto formale s’intende un atto che significhi ritrattazione dell’offerta di se stessi fatta a Maria (cfr. Taccuino inedito del Santo di Montfort).

129. Quale formula potrebbe servire al caso?

Potrebbe servire al caso la formula stessa del Santo di Montfort: « Faccio voto a Nostro  Signor Gesù Cristo di non revocare giammai con atto formale l’offerta di schiavitù d’amore che presento in questo momento alla Madre sua. In virtù di questa attuale intenzione voglio che ogni momento di mia vita e ognuna delle mie azioni Le appartenga né più né meno che se Gliele offrissi ciascuna in particolare ». (ibidem).

130. Il voto di « schiavitù d’amore » non potrebbe paragonarsi al voto di vittima?

Sì, il voto di « schiavitù d’amore » può benissimo paragonarsi al voto di vittima; anzi la semplice Consacrazione di « schiavitù d’amore » pone l’anima in istato di vittima tra le mani di Maria e secondo il suo beneplacito.

131. Il voto di vittima può sussistere con la Perfetta Consacrazione ?

Il voto di vittima emesso prima della Consacrazione diviene con essa un impegno consacrato a Maria; dopo la Consacrazione non lo si potrebbe emettere se non generico e condizionato al volere della Madonna.

132. Un religioso di qualsiasi Ordine o Congregazione potrebbe abbracciare la Perfetta Consacrazione a Maria?

Sì, qualsiasi religioso di qualsivoglia Ordine o Congregazione può abbracciare la Perfetta Consacrazione a Maria, sempre perché la Madonna ci prende con tutti i nostri doveri ed impegni, dei quali anzi rendesi garante (77., 124).

133. Ha bisogno il religioso del permesso dei suoi Superiori per abbracciare la Perfetta Consacrazione a Maria?

No, non ha bisogno il religioso del permesso dei suoi Superiori per abbracciare la Perfetta Consacrazione a Maria, perchè si tratta di una devozione tutta interiore; non così, invece, se volesse iscriversi all’Arciconfratemita di Maria Regina dei cuori, perchè atto esterno.

134. Il religioso, come un semplice fedele, ha bisogno almeno del permesso del proprio confessore o direttore spirituale per abbracciare la Perfetta Consacrazione?

Sì, ogni fedele, religioso o no, dovrebbe ottenere l’illuminato consenso del proprio confessore o direttore spirituale per abbracciare la Perfetta Consacrazione, perché Essa dà un indirizzo tutto nuovo alla propria vita spirituale.

135. La Perfetta Consacrazione può costituire per il religioso una perfezione della sua stessa vita religiosa specifica?

Sì, la Perfetta Consacrazione può costituire per qualsiasi religioso di qualsivoglia Ordine o Congregazione una perfezione della sua stessa vita religiosa specifica perchè diviene più accorto e più fervoroso e fedele, alle dipendenze di una tale Madre e Regina qual’è Maria (cfr. Tr., 125).

136. Il consacrato « schiavo d’amore di Maria » potrebbe chiamarsi il «religioso di Maria »?

Sì, il consacrato « schiavo d’amore » può benissimo chiamarsi il « religioso di Maria » benché non sia legato con voto, e ciò per il fatto che ha tutto sacrificato a Maria senza riserva alcuna, allo scopo di essere più perfettamente il « religioso di Dio » (Tr., 125).

Àrt. IV – Effetti meravigliosi della Perfetta Consacrazione fedelmente vissuta

137. Si possono dunque sperare buoni frutti dalla Perfetta Consacrazione a Maria?

Sì davvero, dalla Perfetta Consacrazione a Maria, fedelmente vissuta, si possono sperare ottimi frutti spirituali.

138. Quanti e quali potrebbero essere, di grazia, i frutti spirituali di questa pratica monfortana?

Oltre ai già numerati sopra e che costituiscono l’eccellenza della Perfetta Consacrazione, e dipendono esclusivamente dalla generosità del Cielo, ottimi frutti spirituali sono quelle virtù che l’anima, fedele alla grazia, viene grado grado acquistando, e che preparano alla trasformazione totale in Cristo Gesù per mezzo di Maria.

139. E quali sono le virtù che preparano Vanima alla sua trasformazione in Gesù per mezzo di Maria?

Le principali virtù che preparano l’anima alla sua totale trasformazione in Gesù per mezzo di Maria sono:

1° una profonda umiltà nella conoscenza e nel disprezzo di se (2V., 213):

2°una vivissima fede partecipata da quella stessa di Maria (Tr., 214):

3° una sincera e purissima carità verso Dio (Tr. 215);

4° una illimitata fiducia in Maria e per lei in Dio (Tr., 216).

140. E come giungerà l’anima monfortana alla sua trasformazione in Cristo Gesù?

Così purificata e preparata l’anima monforfana parteciperà ben presto degli stessi sentimenti e dello spirito di Maria (Tr,, 217), e per Lei ed in Lei verrà trasformata in Cristo Gesù (Tr,,218-222),conseguendo così alla più alta perfezione il fine per cui è stata creata, redenta e santificata, cioè la maggior gloria di Dio (Tr, 222-225).

Art. V – La pratica della Perfetta Consacrazione

A) Pratiche esteriori

141. Vi sono delle pratiche esteriori più confacenti allo spirito della Perfetta Consacrazione?

Sì, vi sono delle pratiche esteriori più confacenti allo spirito della Perfetta Consacrazione, suggerite dal Santo di Montfort (Tr., 227-255).

Esercizi preparatori.

142. Qual’è la principale pratica esteriore monfortana?

La principale pratica esteriore monfortana è l’atto di consacrazione, da farsi preferibilmente nel giorno dell’Annunciazione o dell’Immacolata, previa adeguata preparazione (Tr., 227).

143. Come prepararsi all’Atto di Consacrazione?

Il Santo di Montfort suggerisce il suo Mese di Esercizi Spirituali, detti ormai Monfortani (Tr., 228-231).

144. Come si svolgono gli Esercizi Spirituali Monfortani?

Gli Esercizi Spirituali Monfortani si iniziano con dodici giorni dedicati alla conoscenza e al disprezzo del mondo, si proseguono quindi per tre settimane: la prima allo scopo di conoscere il proprio cattivo fondo e purificarsi, la seconda per conoscere Maria SS. ed affidarsi a Lei, la terza infine per conoscere bene Gesù Cristo ed unirsi a Lui per mezzo di Maria (Tr., 228).

145. Che cosa fare allora nei primi dodici giorni?

Nei primi dodici giorni conviene meditare sul fine dell’uomo e delle creature e sulla falsità delle massime e delle pratiche mondane, esercitandosi ad un odio implacabile per esse ed alla loro irrevocabile fuga (cfr. « Amore dell’Eterna Sapienza » n. 74-89).

146. E che cosa fare nella Prima Settimana?

Nella Prima Settimana conviene dirigere tutte le proprie preghiere ed opere buone allo scopo di ottenere la conoscenza di se stessi e la contrizione dei propri peccati, meditando sui sette vizi capitali e sui Novissimi (77., 228).

147. Nella Seconda Settimana che cosa si dovrà fare?

Nella Seconda Settimana ci applicheremo in tutte le nostre preghiere ed azioni quotidiane a conoscere Maria SS., meditando le sue Grandezze, i suoi Privilegi, la sua Missione di Mediatrice e Madre nostra (Tr., 229).

148. E come passare la Terza Settimana?

Passeremo la Terza Settimana nella conoscenza di Gesù Cristo, nostro Salvatore, meditando la sua origine divina, la sua vita, le sue virtù, la sua dottrina, le sue opere, sforzandoci di imitare i suoi luminosi esempi (Tr., 230).

149. Quando e come poi converrà fare VAtto di Consacrazione ?

Conviene fare l’Atto di Consacrazione al termine degli Esercizi preparatori, preferibilmente dopo la Comunione, con la formula dettata dal Santo di Montfort stesso, dopo averla firmata di proprio pugno (Tr., 231).

150. Nessun altra formalità è richiesta per l’Atto di Consacrazione?

Il Santo di Montfort consiglia di pagare nel giorno della Consacrazione qualche tributo a Gesù e a Maria, sia in penitenza della passata infedeltà ai voti del Battesimo, sia quale simbolo della nuova schiavitù d’amore (Tr., 131).

151. In che cosa potrebbe consistere il suddetto tributo?

Il suddetto tributo potrebbe consistere in un digiuno, una mortificazione, un’elemosina, ecc., secondo la devozione e la capacità di ciascuno (cfr. ibidem).

152. E’ bene rinnovare qualche volta l’Atto di Consacrazione così fatto a Maria?

Sì, ottima cosa e raccomandabilissima sarà il rinnovare ad ogni anniversario la propria Consacrazione a Maria, osservando la medesima pratica già esposta; anzi non si tralasci di ripetere ogni mattina e ogni sera, e più volte nella giornata, qualche giaculatoria contenente la consacrazione (Tr., 233).

153. Potete suggerirci qualche breve formula di consacrazione o giaculatoria?

Col Santo di Montfort possiamo suggerire la seguente: « Io sono tutto vostro e tutto quanto posseggo ve l’offro, amabile mio Gesù, per mezzo di Maria vostra SS. Madre » (Tr., 233).

Altre pratiche esteriori.

154. Vi sono altre pratiche esteriori nello spirito della Perfetta Consacrazione a Maria?

Sì, il Santo di Montfort ne enumera parecchie, come la Coroncina delle dodici Stelle(Tr., 234-235), il culto speciale per il Mistero dell’Incarnazione (Tr., 243-248), la recita devota dell’Ave Maria e del S. Rosario (Tr., 249-254), la recita del Magnificat (Tr., 255) ed altre ancora (cfr. Tr., 256), non esclusa la iscrizioneall’Arciconfraternita di Maria Regina dei cuori.

B) Pratiche interiori

155. E vi sono pratiche interiori specifiche di questa Perfetta Consacrazione a Maria?

La Perfetta Consacrazione ha questo di speciale che è tutta interiore, sarà quindi vero segreto di santità l’attuare nella propria vita, giorno per giorno, momento per momento, la formula monfortana: « Tutto per mezzo di Maria, con Maria, in Maria, per Maria », come fu spiegato più sopra (cfr. DD. 75-88).

156. Ma non sarà questo un compito difficile?

Potrà essere questo un compito difficile, ma sarà reso facile dalla grazia assicurataci con la nostra Consacrazione e dallo sforzo volonteroso di unirci a Maria soprattutto nelle principali nostre azioni, come nella S. Comunione e nella preghiera, nel lavoro e nel riposo e nelle relazioni col prossimo (Tr., 266- 273 e passim).

157. Che cosa fare nel caso di totale aridità o di tentazione?

Nel caso di totale aridità o di tentazione si esamini bene la coscienza per sapere se qualcosa di noi e di nostro sia stato da noi sottratto al dominio della nostra Madre e Regina Maria, si rinnovi di cuore la consacrazione e si viva quindi di fede, poiché « il giusto vive di fede » (Tr., 51, 273).

Consacrazione di se stesso a Gesù Cristo

TESTO DI S. LUIGI-MARIA DI MONTFORT

O eterna e incarnata Sapienza! O amabilissimo e adorabilissimo Gesù, vero Dio e vero uomo, Unigenito dell’Eterno Padre e di Maria sempre vergine! io vi adoro profondamente nel seno e fra gli splendori del Padre vostro durante l’eternità, e nel seno virgineo di Maria, vostra degnissima Madre, durante il tempo della vostra Incarnazione.

Vi ringrazio che vi siete voluto annientare, prendendo forma di schiavo, per trarmi dalla crudele schiavitù del demonio; vi lodo e glorifico di aver voluto vivere sottomesso in ogni cosa a Maria, vostra santa Madre, a fine di rendermi per suo mezzo vostro schiavo fedele. Ma, ohimè! ingrato ed infedele ch’io sono, non ho mantenuto le promesse che vi ho sì solennemente fatte nel mio Battesimo, né ho punto adempito ai miei obblighi. Io non merito di essere chiamato figliuolo vostro, né vostro schiavo; e siccome non v’è nulla in me che non meriti le vostre ripulse e il vostro sdegno, non oso più accostarmi da me stesso alla vostra santissima ed augustissima Maestà. Ricorro perciò all’intercessione e alla misericordia della vostra SS. Madre, che mi avete data per Mediatrice presso di Voi, e per suo mezzo spero di ottenere da Voi la contrizione ed il perdono dei miei peccati, l’acquisto e la conservazione della Sapienza.Ti saluto dunque, Maria Immacolata, vivo tabernacolo della Divinità, in cui nascosta l’Eterna Sapienza vuole essere adorata dagli angeli e dagli uomini; ti saluto, Regina del Cielo e della terra, al cui impero è sottomesso tutto ciò che è al di sotto di Dio; ti saluto, sicuro rifugio dei peccatori, la cui misericordia a nessuno vien meno; esaudisci i desideri che ho della divina Sapienza, e ricevi a tal fine i voti e le offerte che la mia pochezza ti presenta.Io, N. N., peccatore infedele, rinnovo oggi e ratifico nelle tue mani i voti del mio Battesimo. Rinunzio per sempre a satana, alle sue pompe e alle sue opere, e mi dò interamente a Gesù Cristo, Sapienza incarnata, per portare dietro a Lui la mia croce tutti i giorni di mia vita e per esserGli più fedele che nel passato.  Ti scelgo oggi, alla presenza di tutta la Corte Celeste, per mia Madre e Padrona. A te come uno schiavo, io abbandono e consacro il mio corpo e l’anima mia, i miei beni interni ed esterni, e il valore stesso delle mie buone opere passate, presenti e future, lasciandoti un intero e pieno diritto di disporre di me e di tutto ciò che mi appartiene, senza veruna eccezione, a tuo piacimento, alla maggior gloria di Dio, nel tempo e nell’eternità.

Accogli, Vergine benigna, questa piccola offerta della mia schiavitù, ad onore e in unione della sommissione che l’eterna Sapienza si compiacque di avere alla tua Maternità; in ossequio al potere che avete Entrambi sopra questo vermiciattolo e miserabile peccatore; in ringraziamento dei privilegi di cui la SS. Trinità ti volle dotare, protesto che d’ora innanzi io voglio, qual tuo vero schiavo, cercare l’onore tuo e ubbidirti in tutto.  – O Madre ammirabile, presentami al tuo caro Figliuolo siccome suo eterno schiavo, affinché avendomi Egli riscattato per mezzo tuo, pure per mezzo tuo mi riceva. O Madre di misericordia, fammi la grazia di ottenere la vera Sapienza di Dio, e mettimi a tal fine nel numero di coloro che Tu ami, istruisci, dirigi, nutrì e proteggi come tuoi figli e schiavi tuoi. – O Vergine fedele, rendimi in ogni cosa un sì perfetto discepolo, imitatore e schiavo dell’incarnata Sapienza, Gesù Cristo, tuo Figliuolo, ch’io giunga, per la tua intercessione e a tuo esempio, alla pienezza dell’età sua qui in terra e della sua gloria lassù nel Cielo. Così sia.

“ Sia in ciascuno l’anima di Maria per glorificare il Signore ”

(S. Ambrogio)

 Sapienza Incarnata per le mani di Maria

http://www.exsurgatdeus.org/2019/10/07/consacrazione-di-se-stesso-a-gesu-cristo-sapienza-incarnata-per-le-mani-di-maria/

LA VERA DEVOZIONE A MARIA VERGINE (2)

La vera devozione a MARIA VERGINE (2)

P. VITTORIO M. BERTON monfortano

CATECHISMO DELLA VERA DEVOZIONE A MARIA VERGINE

EDIZIONI MONFORTANE

CENTRO MARIANO MONFORTANO Via Cori, 4 ■ ROMA (401) -1954

Art. II – Devozione falsa e Devozione Vera a Maria

47. Perché insistere a chiamare la devozione a Maria « vera devozione? »

Insistiamo a chiamare la devozione a Maria « vera devozione » per distinguerla dalle false devozioni verso di Lei (Tr., 90).

48. Quali devozioni dobbiamo considerare come false devozioni?

Dobbiamo considerare come false devozioni a Maria:

1) quella dei superbi, tutta riserve e scrupoli (Tr., 93-95);

2) quella dei mondani, tutta esteriorità, ipocrisia presunzione (Tr., 96-100, 102);

3) quella dei tiepidi, tutta incostanza ed interesse (Tr., 101, 103-104).

49. In che cosa consiste allora la « vera devozione » a Maria?

La « vera devozione » a Maria consiste almeno in un sincero ossequio di lode per le sue Grandezze, in un amoroso ossequio di riconoscenza per i suoi benefici, e in un fiducioso ricorso a Lei nelle nostre necessità.

50. La « vera devozione » può significare anche qualcosa di meglio?

Sicuro, la “vera devozione” può e deve significare anche qualcosa di meglio, cioè una « dedizione di sé stesso al servizio di Lei » : per questo è chiamata dalla Chiesa culto di iperdulia.

51. Che cosa significa « iperdulia? »

Mentre « latria » significa Adorazione da tributarsi esclusivamente a Dio, e « dulia » significa Servizio da tributarsi ai Santi, « iperdulia » significa « superservizio » o sia pure « schiavitù volontaria » cioè d’amore.

52. Quali sono allora le note essenziali della cc vera devozione » a Maria?

Le note essenziali della « vera devozione » a Maria sono le seguenti:

1) interiore, cosciente e voluta, intelligente ed operarne (Tr., 106);

2) tenera, nella semplicità dell’infanzia spirituale (Tr., 107);

3) santa, che impegni a fuggire il peccato e ad esercitarsi nella virtù (Tr., 108);

4) costante, malgrado gli umori o gli avvenimenti (Tr., 109);

5) disinteressata, praticata cioè per amore (Tr., 110).

53. Vi sono delle pratiche speciali di « vera devozione? »

Sì, oltre alle pratiche essenziali di « vera devozione » a Maria, vi sono delle pratiche speciali interiori ed esteriori consigliate dalla Chiesa.

54. Quali sono le pratiche essenziali di pietà mariana?

Le pratiche essenziali di pietà mariana sono:

1) onorare Maria specialmente nelle sue  principali feste liturgiche;

2) invocarLa più volte nella vita, particolarmente nelle grandi necessità e nell’ora della morte.

55. Quali sono le pratiche speciali di pietà mariana consigliate dalla Chiesa?

Le pratiche speciali di pietà mariana consigliate dalla Chiesa sono molteplici e di varia importanza, come:

1) meditare ed imitare le virtù della Madonna;

2) farLe spesso atti di lode, di amore e di riconoscenza;

3) vivere in unione con Lei a fine di vivere più uniti a Gesù:

4) entrare in qualche Ordine o Congregazione o Confraternita istituiti sotto il suo Nome;

5) recitare ogni giorno il S. Rosario o almeno una terza parte di esso;

6) festeggiare e venerare tutte le sue festività, i suoi titoli e le sue immagini;

7) consacrarsi a Lei in una maniera speciale e solenne (Tr., 116-117).

56. Qual è la pratica di pietà mariana più perfetta?

La pratica di pietà mariana più perfetta è senza dubbio quella che le racchiude tutte, è la Perfetta Consacrazione, e secondo il Santo di Montfort detta anche « schiavitù d’amore a Maria » (Tr., 118; Cfr. infra, DD. 95-135).

CAPITOLO II

LA VERA DEVOZIONE IN SPECIE

ossia

LA PERFETTA CONSACRAZIONE A MARIA

Art. I – Natura della Perfetta Consacrazione

57. Che cosa intendete per Consacrazione a Maria?

Per consacrazione a Maria s’intende “ un dono totale di sé per tutta la vita e per l’eternità…, un dono effettivo, realizzato nella intensità della vita cristiana e mariana„ (Pio XII ai Congr. Mar, 21-1-1945).

58. In che cosa consiste allora la perfetta Consacrazione Monfortana?

La Perfetta Consacrazione Monfortana consiste allora in un atto di donazione volontaria, totale e perpetua a Maria, e in una vita di dipendenza da Lei totale, perpetua e d’amore, come di figlio alla Madre; tale donazione e dipendenza sono i due elementi essenziali della “schiavitù d’amore” (Tr, 120).

§ 1° – DONAZIONE VOLONTARIA TOTALE PERPETUA

59. Che cosa si intende per a donazione volontaria »?

Per « donazione volontaria » s’intende lo slancio libero, pronto e gioioso del cuore a Maria, per cui il fedele abbandona a Lei ogni cosa senza alcuna riserva (Tr., 70).

60. Che cosa comprende in pratica la « donazione totale » a Maria?

La « donazione totale » a Maria comprende in pratica tutto quanto siamo, tutto quanto abbiamo e tutto quanto avremo nell’avvenire, nell’ordine della natura, della grazia e della gloria (Tr., 121).

61. Donando a quanto siamo » che cosa consacriamo in pratica a Maria?

Donando « quanto siamo » noi consacriamo in pratica a Maria la nostra anima con le sue potenze, intelletto e volontà; e il nostro corpo con i suoi sensi (Tr., 121, 1°, 2°).

62. E donando « quanto abbiamo e avremo in avvenire » che cosa in pratica consacriamo a Maria?

Donando « quanto abbiamo e avremo in avvenire » noi consacriamo in pratica a Maria tutti i nostri tesori spirituali e temporali presenti e futuri (Tr., 121).

63. Quali sono i nostri « tesori temporali »?

I nostri « tesori temporali » sono tutti quei doni che Dio ci elargisce in questa vita, per questa vita (Tr., 121, 3°).

64. E quali sono i nostri « tesori spirituali »?

I nostri « tesori spirituali » sono tutte quelle grazie e virtù che Dio ci elargisce per il triplice valore delle nostre buone opere (Tr., 122).

65. Quali sono i tre valori delle nostre buone opere?

I tre valori delle nostre buone opere sono i seguenti: il valore meritorio, il valore impe- tratorio, e il valore soddisfattorio.

66. Che cosa s’intende per « valore meritorio »?

Per « valore meritorio » s’intende il merito propriamente detto, ossia di giusta retribuzione delle nostre buone opere, per cui ci è dovuto dalla Bontà di Dio l’aumento di Grazia santificante quaggiù e di Gloria in Paradiso.

67. Che cosa s’intende per « valore impetratorio »?

Per « Valore impetratorio » s’intende quel merito detto di convenienza per cui la Bontà divina è pronta ad elargire grazie speciali di ordine spirituale o temporale.

68. Che cosa s’intende per « valore soddisfattorio »?

Per « valore soddisfattorio » s’intende quel merito di convenienza, per il quale la Bontà di Dio condona a noi, in parte o nella totalità, i debiti che abbiamo contratti con la Sua Giustizia infinita.

69. Perché e in qual misura consacriamo a Maria questo triplice valore delle nostre buone opere?

Noi consacriamo a Maria il valore meritorio perché ce lo custodisca per la Vita Eterna; Le consacriamo invece il valore impetratorio e soddisfattorio perché se ne serva per chi Ella vuole e come crede più opportuno (Tr., 122).

70. E questa donazione totale sarà perpetua?

Sì, questa donazione totale a Maria, nella pratica della Perfetta Consacrazione, dev’essere anche perpetua, poiché altrimenti né sarebbe totale nel tempo, né sarehbe perfetta, come esige l’amore.

71. Lasciando libera Maria di disporre dei nostri beni spirituali, non ci mettiamo al rischio di aver tanto da soffrire noi, sia in vita che dopo morte?

Non sarà mai detto che Gesù e Maria si lascino vincere in generosità: no, saranno generosissimi con noi in questo mondo e nell’altro, nell’ordine della natura, della grazia e della gloria (Tr., 133).

§ 2° – DIPENDENZA TOTALE PERPETUA D’AMORE

72. La Perfetta Consacrazione a Maria ci impegna dunque ad una vita mariana?

Sì, la Perfetta Consacrazione a Maria ci impegna ad una vita mariana, cioè di dipendenza da Lei qual Madre e Regina; dipendenza che sarà totale, perpetua e d’amore.

73. Che cosa s’intende in pratica per dipendenza « totale e perpetua »?

Per dipendenza « totale e perpetua » s’intende una vita spesa a gloria di Dio secondo il beneplacito di Maria, abitualmente e per sempre sotto il materno suo influsso (Tr., 198).

74. Esiste una formula che sintetizzi questa dottrina e semplifichi la pratica di questa vita mariana?

Sì, esiste la formula monfortana che è un vero orogramma di vita spirituale mariana semplificata: «fare ogni nostra azione per mezzo DI MARIA, CON MARIA, IN MARIA E PER MARIA » (Tr., 257 in fine).

§ 3° – LA FORMOLA MONFORTANA

Per messo di Maria

75. Che cosa significa « fare le nostre azioni per MEZZO DI MARIA »?

« Fare le nostre azioni per mezzo di Maria » significa rinunziare alla nostra volontà e al nostro spirito corrotto e corruttore per lasciarci condurre dalla volontà e dallo spirito di Maria (Tr., 259).

76. Sotto quanti e quali aspetti dobbiamo allora riguardare la Vergine nella pratica interiore «per mezzo di Maria »?

Nella pratica interiore « per mezzo di Maria » dobbiamo riguardare la Vergine qual Madre e Regina che tutto vede e tutto sa e tutto ordina al maggior nostro bene.

77. Quali sono le virtù specifiche richieste per questa prima pratica interiore monfortana?

Le virtù specifiche richieste per questa prima pratica interiore monfortana sono l’umiltà nel disprezzo di noi stessi, e la docilità nel seguire i voleri e lo spirito di Maria.

Con Maria

78. Che cosa significa a fare le nostre azioni CON MARIA »?

« Fare le nostre azioni con Maria » significa stare alla scuola di Lei con impegno e gioia (Tr., 260).

79. Sotto quali e quanti aspetti dobbiamo allora riguardare la Vergine nella pratica interiore « con Maria »?

Nella pratica interiore « con Maria » dobbiamo riguardare la Vergine quale nostra Mamma sempre presente, quale nostra Maestra e guida, quale nostro Modello da imitare, quale valido Aiuto, e, al bisogno, anche provvidenziale nostro Supplemento.

80. Quali sono le virtù specifiche richieste per questa seconda pratica interiore monfortana?

Le virtù per questa seconda pratica Interiore monfortana sono la mortificazione dei sensi interni ed esterni ed una singolare pietà e vita interiore.

In Maria

81. Che cosa significa « fare le nostre azioni in MARIA »?

« Fare le nostre azioni in Maria » significa perdersi in Lei nella pace e nell’efficacia della sua azione trasformatrice in Gesù Cristo (Tr., 264).

82. Sotto quanti e quali aspetti dobbiamo riguardare la Vergine nella pratica interiore a in Maria »?

Nella pratica interiore « in Maria » dobbiamo riguardare la Vergine quale nostra Mediatrice e Madre, nostro Santuario e nostra Dimora spirituale, vero Paradiso terrestre nel quale incontrarci ed unirci con Gesù Cristo.

83. Qual è la virtù specifica richiesta per questa terza pratica interiore monfortana?

La virtù specifica richiesta per questa terza pratica interiore monfortana è la carità spinta fino al sacrificio supremo e all’abbandono di se.

84. Queste tre pratiche interiori monfortane non potrebbero paragonarsi alle Tre Vie tradizionali della vita spirituale?

Queste tre pratiche interiori monfortane possono benissimo paragonarsi alle Tre Vie tradizionali della vita spirituale; si può infatti vedere nella prima, « per mezzo di Maria », la Via Purgativa; nella seconda, «CON MARIA», la via Illuminativa e nella terza, « IN MARIA », la Via Unitiva; col beneficio, anzi, dell’incanto di Maria, considerata quale mezzo efficace di santificazione.

Per Maria

85. Che cosa significa infine a fare le nostre azioni PER MARIA »?

« Fare le nostre azioni per Maria » significa avere di mira soltanto la gloria di Colei cui ci siamo totalmente consacrati (Tr., 265).

86. Sotto guanti e quali aspetti dobbiamo allora riguardare la Vergine nella pratica interiore «. per Maria » ?

Nella pratica interiore « per Maria » dobbiamo riguardare la Vergine quale nostra sovrana Padrona, fine prossimo di tutte le nostre azioni.

87. Quali sono le virtù specifiche di questa quarta pratica interiore monfortana?

Le virtù specifiche di questa quarta pratica interiore monfortana sono la retta intenzione nell’agire, la fiducia e la generosità.

88. Esiste un paragone che riassuma e spieghi la quadruplice formula monfortana?

Sì, esiste un bel paragone che riassume e chiaramente spiega la quadruplice formula monfortana: « Gettarsi nella Forma di Dio che è Maria, per lasciarsi modellare in Gesù Cristo » (Tr., 219-220).

Art. II – Il FINE DELLA PERFETTA CONSACRAZIONE A MARIA.

89. Qual è il fine principale della Perfetta Consacrazione a Maria propagata dal Santo di Montfort?

Il fine principale della Perfetta Consacrazione a Maria propagata dal Santo di Montfort non può essere altro che l’Avvento più celere e più facile del Regno di Gesù Cristo nei cuori (Tr., 62).

90. La Consacrazione a Maria ha dunque soltanto ragione di mezzo?

Sì, la Consacrazione a Maria, in vista del fine principale, ha soltanto ragione di mezzo per andare a Gesù, per farLo regnare nei cuori (Tr., 1 et 75).

91. La Perfetta Consacrazione a Maria ha pure dei fini secondari?

Sì, la Perfetta Consacrazione a Maria ha pure dei fini secondari, i quali sono:

1° – onorare ed imitare l’ineffabile dipendenza del Figlio di Dio da Maria (Tr., 243);

2° – ringraziare la SS. Trinità delle grazie incomparabili che fece a Maria (Tr., ib.);

3° – tributare a Maria tutto l’onore e tutta la riconoscenza che Le dobbiamo per le Sue grandezze e privilegi e per la sua grande bontà verso di noi.

92. La Perfetta Consacrazione a Maria, come devozione speciale mariana, ha un motto-programma tutto proprio?

Sì, la Perfetta Consacrazione a Maria ha un motto-programma tutto proprio, che è: « Ad Jesum per Mariam », a Gesù per mezzo di Maria; oppure: Ut adveniat regnum tuum, adveniat regnum Mariæ! Affinché venga il tuo regno, o Gesù, venga il regno di Maria! (Tr., 217).

[2- Continua…]

http://www.exsurgatdeus.org/2019/12/05/la-vera-devozione-a-maria-vergine-3/

LA VERA DEVOZIONE A MARIA VERGINE (1)

La vera devozione a MARIA VERGINE (1)

P. VITTORIO M. BERTON monfortano

CATECHISMO DELLA VERA DEVOZIONE A MARIA VERGINE

EDIZIONI MONFORTANE

CENTRO MARIANO MONFORTANO Via Cori, 4 ■ ROMA (401) -1954

Ex parte nostra nihil obstat quominus imprimatur Romae, die 15 augusti 1953

A. BUONDONNO Sap. Provdis s. m. m.

Nihil obstat quominus imprimatur

Bergomi, 12 – 2 – 1954 Sac. Al, Sonzogtiì, Cens. Ece .

IMPRIMATUR

Bergomi, die 15 Februari 1954

JOSEPHUS EPISCOPUS

A MARIA MADRE MIA GRANDE MISTERO DI AMORE E DI GRAZIA

AI LETTORI

In seguito alle insistenti domande pervenuteci un po’ da ogni parte, ci permettiamo di pubblicare questo nuovo piccolo a Catechismo della Vera Devozione a Maria Vergine ».

L’autore, nostro carissimo Confratello — già abbastanza noto perché da qualche anno tratta l’argomento in forma analoga su « Madre e Regina » — ha cercato di esporre tutto l’essenziale della dottrina monfortana in poco più di centocinquanta domande e risposte. In un « Catechismo » non è facile dire tutto, e dirlo in forma breve, chiara ed esatta! Ci sembra, però, che l’autore vi sia riuscito lodevolmente. Per questo gliene siamo quanto mai grati.

Come saremo grati a quei benevoli lettori che, studiando il presente opuscolo, ci vorranno gentilmente segnalare quelle modifiche che essi riterranno utili a migliorare  l’opera stessa in una eventuale riedizione.

La Madonna, Sedes Sapientiae, supplisca all’insufficienza delle parole umane con quella luce interiore che, illuminando la mente, accende la volontà e trasforma i buoni pensieri in opere di virtù e di santità.

INTRODUZIONE

1. La Madonna deve essere oggetto di speciale devozione?

Sì, la Madonna dev’essere oggetto di speciale devozione per tutti i Cristiani.

2. Perché la Madonna deve essere oggetto di speciale devozione per tutti?

La Madonna deve essere oggetto di speciale devozione per tutti, considerata l’eccellenza della sua dignità e l’eccellenza della sua missione tra gli uomini.

3. In che cosa consisterà questa speciale devozione a Maria?

Questa speciale devozione a Maria consisterà in una Consacrazione di se stessi al suo Cuore Immacolato, che potrà anche essere perfetta Consacrazione, quella chiamata « schiavitù d’amore ».

4. Chi scoprì la speciale devozione a Maria chiamata la schiavitù d’amore »?

Difficile sarebbe indicare chi scoprì nel Cristianesimo questo « mirabile segreto di santità »; è certo però che fu San Luigi Maria Grignion di Montfort a farlo conoscere e ad esporlo con metodo teologico ed ascetico (Tr. 82; 112; 118).

5. Chi è San Luigi Maria Grignion di Montfort?

E’ un Santo Missionario vissuto in Francia due secoli fa, fondatore di due Congregazioni religiose, aventi per iscopo specifico la propagazione della perfetta Consacrazione a Maria, chiamata « schiavitù d’amore », della quale Egli fu l’Araldo.

6. Il Santo scrisse qualcosa su questa speciale devozione a Maria Vergine?

Sì, il Santo di Montfort scrisse appunto il famoso « Trattato della Vera Devozione a Maria Vergine » e il « Segreto di Maria ».

7. Fu il Santo di Montfort a chiamare la « Perfetta Consacrazione « Vera Devozione »?

Non fu il Santo di Montfort a chiamare «Vera Devozione » la « Perfetta Consacrazione », bensì i posteri, e ciò fu fatto per due ragioni:

1) perché il Santo di Montfort nel suo Trattato pone la « Vera Devozione » a base della « Perfetta Consacrazione» a Maria;

2) perché la « Perfetta Consacrazione può dirsi la « Vera Devozione » per eccellenza, cioè la più perfetta, come si vedrà in seguito,

8. Come fu chiamata allora dal Montfort la sua speciale devozione a Maria?

Il Santo di Montfort chiamò la sua speciale devozione a Maria, per l’appunto, una «perfetta ed intera Consacrazione a Maria » (Tr. 9 120) ed anche il « Regno di Gesù per mezzo di Maria » (Tr., 217 e 113; Segr., 59) ed ancora « schiavitù d’amore di Gesù in Maria » (cfr. IX, 244-247; 70 e 77; Segr. 33 e 34).

9. Che cosa ci indicano queste diverse denominazioni?

Mentre la denominazione di « schiavitù d’amore » ci indica la natura della devozione monfortana; quella di « Regno di Gesù per mezzo di Maria » ce ne indica il fine ultimo e il mezzo o fine prossimo (Tr., 125); e il titolo di « vera » e « perfetta » ce ne indica l’eccellenza, come apparirà in seguito.

CAPITOLO I

LA VERA DEVOZIONE IN GENERALE

Art. I – Fondamenti Teologici

10. Qual è, prima di tutto, il fondamento teologico della « Vera Devozione » a Maria?

Il fondamento teologico della Vera Devozione » a Maria in genere e della « Perfetta Consacrazione » in ispecie, è la Suprema Condotta dell’Eterno Iddio nei riguardi di Maria (Tr., 15).

11. E quale fu la condotta dell’Eterno nei riguardi di Maria?

L’Eterno Iddio volle servirsi di Maria nel piano dell’umana Redenzione, e perciò La elevò all’eccelsa dignità di Madre del Salvatore e Le affidò l’eccelsa missione di Compagna e Collaboratrice di Lui nell’opera della nostra salvezza: vera Corredentrice, Madre, Mediatrice e Regina nostra.

12. Ma quale necessità aveva Iddio di una Creatura?

Nessuna necessità aveva Iddio di una creatura per compiere la Redenzione degli uomini, ma volle fare di Maria un « Mistero d’Amore e di Grazia » per noi (Tr., 14).

13. In qual senso Maria è un « Mistero di Amore e di Grazia » per noi?

Maria è un « Mistero di Amore e di Grazia » per noi nel senso che per Lei l’Infinito ed Eterno Iddio si rese accessibile alla nostra miseria, ed in Lei è stata allietata la nostra vita ed assicurata la nostra salvezza (Tr., 157).

§ I – MARIA GRANDE MISTERO D’AMORE E DI GRAZIA

A) Eccelsa dignità

Maria Madre di Gesù

14. Maria è dunque vera Madre di Gesù?

Sì, Maria è vera Madre di Gesù, Uomo-Dio, come ci afferma il S. Vangelo e la S. Chiesa c’insegna.

15. Che cosa significa essere vera Madre di Gesù?

Essere vera Madre di Gesù significa averLo concepito nel suo Seno Immacolato, sia pur con miracolo di Spirito Santo, averLo quindi generato, nutrito e cresciuto con amore (Tr., 18).

16. Ma chi è Gesù?

Gesù Cristo è la seconda Persona della SS. Trinità, cioè il Figliuolo di Dio fatto Uomo (cfr. Catech. di Pio X, D. 23).

17. È mai possibile che una creatura possa diventare Madre di Dio?

È possibile soltanto per un miracolo di Dio stesso, il Quale può far sì che due nature — la divina e l’umana — sussistano nell’unità di una Persona Divina; Maria, somministrando al Figlio di Dio fatto uomo, Gesù, la natura umana, ne divenne la vera Madre.

18. Di quale e quanto amore è dunque oggetto Maria da parte della SS. Trinità?

Maria è oggetto dell’Amore infinito di Dio Padre che La predestinò avanti ogni pura creatura; di Dio Figlio che La scelse per amatissima Madre; di Dio Spirito Santo che La volle per Sua Unica Sposa (Tr., 16).

19. E chi potrà misurare l’amore di Gesù per Maria?

Nessuno mai! Gesù amò Maria sua Madre tanto da sottomettersi a Lei in ogni cosa (Tr., 18, 139).

20. Quale grandezza e santità v’è dunque in Maria?

Smisurata la grandezza di Maria, incommensurabile la sua santità, superiore a quella degli Angeli e dei Santi insieme: miracolo di natura, di grazia e di gloria! (Tr.^ 6-7; 261-262).

21. Era, necessaria al Figlio di Dio una Madre sulla terra?

Assolutamente parlando no; ma Dio nella sua Sapienza e Bontà così volle per noi; ecco perché Maria ci appare un « Mistero d’Amore e di Grazia » e noi La salutiamo Corredentrice e Madre nostra.

B) Eccelsa Missione

Maria Corredentrice nostra

22. Maria può dirsi davvero nostra Corredentrice?

Sì, con sicurezza teologica Maria può dirsi davvero nostra Corredentrice, ossia Collaboratrice di Gesù nell’Opera della nostra salvezza; per questo è chiamata la « Novella Èva » al fianco del « Nuovo Adamo », Gesù.

23. Che cosa fece Gesù per salvarci?

Gesù per salvarci si incarnò, patì e morì sulla Croce.

24. E che cosa fece Maria per noi?

Maria con le sue preghiere e virtù ci accelerò la venuta di Gesù; Maria poi lo allevò, preparò e quindi l’offerse vittima d’espiazione per i nostri peccati nello strazio del suo Cuore materno, compiendo così insieme con Lui un unico Sacrifìcio (17., 16-18).

25. Era necessaria la cooperazione di Maria nell’Opera della nostra salvezza?

Non era necessaria la cooperazione di Maria nell’Opera della nostra salvezza, ma Dio volle fare di Lei un « Mistero di Amore e di Grazia » per noi; per questo La salutiamo « Rifugio dei peccatori », « cara nostra Madre ».

Maria Madre nostra

26. Maria può dirsi davvero anche Madre nostra?

Sì, Maria può dirsi vera nostra Madre, perchè Madre della vera Vita in noi, quella della Grazia (17., 30); è questo l’insegnamento della Chiesa e della Tradizione, e non altrimenti risulta dalla S. Scrittura, e tale L’ha sempre creduta il popolo cristiano.

27. Che cosa è la Grazia?

La Grazia è appunto la Vita soprannaturale o divina in noi, dono gratuito di Dio, che ci fa figli adottivi di Lui, fratelli di Gesù Cristo ed eredi del Paradiso (cfr. Cat., di S. Pio X, D. 270).

28. Quando ed in qual modo Maria divenne Madre nostra?

Maria divenne Madre di tutti gli uomini in generale al Mistero dell’Incarnazione accettando di diventare Madre di Gesù, e sul Calvario compiendo insieme con Lui il supremo Sacrificio dal quale nacque il Corpo Mistico di Cristo.

29. Che cos’è il a Corpo Mistico di Cristo? »

Il « Corpo Mistico di Cristo » è l’insieme di tutti i Cristiani uniti al loro Capo Cristo Gesù, e viventi della medesima vita di Lui: del Capo e delle membra è Madre Maria (27., 32).

30. Come poteva Maria essere Madre nostra prima ancora che noi esistessimo?

Maria, diventando Madre del Corpo Mistico di Cristo, diventava Madre come in potenza di tutte le membra future destinate ad integrare nei secoli il Corpo Mistico di Cristo; Madre però effettiva di ciascuno di noi Ella diventa al momento del nostro Battesimo quando ci comunica insieme con Gesù la Vita della Grazia (Tr., 33).

31. E come Maria esercita poi la sua missione di Madre del Corpo Mistico?

Maria esercita poi la sua missione di Madre del Corpo Mistico attuando l’ufficio di Distributrice della Grazia: della grazia santificante, attraverso i Sacramenti applicati dai Sacerdoti; della grazia attuale, intervenendo direttamente in nostro aiuto.

32. Ma quale necessita aveva Dio di Maria per comunicare le sue Misericordie?

Nessuna necessità aveva Dio di Maria per comunicare le sue Misericordie, ma volle fare

di Maria un a Mistero di Amore e di Grazia » per noi; per questo La chiamiamo « Madre di Misericordia », « Mediatrice di tutte le Grazie ».

Maria Mediatrice nostra

33. Maria è anche Mediatrice nostra?

Sì, Maria è anche Mediatrice nostra presso il Mediatore Gesù, e come tale è Lei che ci impetra da Dio tutte le grazie e ce le distribuisce a suo volere e piacere (Tr., 85, 44).

34. Come provare un affermazione così importante?

Possiamo provare tale affermazione dal Magistero Ecclesiastico, dall’insegnamento dei SS. Padri, dal S. Vangelo stesso, dalla fede unanime dei Cristiani e da parecchie altre solide ragioni (Tr., 25-26, 86).

35. Era proprio necessaria una Mediatrice presso il Mediatore Gesù?

Non era strettamente necessaria, ma Dio nella sua infinita Sapienza e Bontà volle fare di Maria un « Mistero di Amore e di Grazia » per noi, affinché con minore indegnità e con maggior fiducia potessimo accostarci all’Unico Mediatore Gesù (Tr., 83-85); ecco perché La invochiamo « nostra Avvocata » e « dolce Regina ».

Maria Regina nostra

36. Maria può dirsi anche nostra Regina?

Sì, Maria può dirsi anche nostra Regina, Regina del Cielo e della terra, Regina dell’Universo (Tr., 38): tale è l’insegnamento della Chiesa e della Tradizione, ricavato dalla S. Scrittura.

37. A qual titolo Maria è nostra Regina?

Maria è nostra Regina per il titolo di Madre di Dio, di Corredentrice e Mediatrice nostra, nonché per la sua eccellenza su tutte le creature.

38. Qual è la natura di questa « regalità » di Maria?

La natura di questa a regalità » di Maria non può essere che l’ufficiale e suprema funzione sociale della sua Maternità o Mediazione materna, nel Regno di Dio.

39. In che cosa consiste questa « funzione sociale » della Maternità o Mediazione materna di Maria?

Questa « funzione sociale » della Maternità o Mediazione materna di Maria consiste:

1) nell’intercedere presso il Re Gesù a favore di tutti i singoli sudditi e a favore dell’intero Regno, la Chiesa;

2) nel disporre il cuore dei sudditi a voler compiere le volontà del Supremo Re;

3) nel cooperare in unione con Cristo alla vita della Chiesa; e questo nell’opera missionaria per la conversione degli infedeli e dei peccatori, nell’opera cristianizzatrice della società in tutte le sue manifestazioni sociali, e nell’opera santificatrice della Chiesa tendente a formare pienamente il Regno di Dio.

40. Ma era proprio necessaria Maria nel Regno di Dio per il governo delle anime?

Non era affatto necessaria Maria nel Regno di Dio per il governo delle anime, ma Gesù volle, ripetiamo ancora una volta, fare di Lei un « Mistero di Amore e di Grazia « per noi, onde La potessimo invocare « Regina dei cuori » (Tr,, 37-38).

§ 2° – NECESSARIA NOSTRA RISPOSTA DI FEDE E D’AMORE

Necessità di Maria

41. Maria è dunque necessaria agli uomini per volontà manifesta di Dio?

Sicuro, essendo Maria Vergine necessaria a Dio stesso, di una necessità detta ipotetica, perché effetto della Sua Volontà, è ben più necessaria agli uomini per raggiungere il loro ultimo fine (Tr., 39); così manifestamente ci appare sia dalla suprema Condotta di Dio a suo riguardo, sia dalla molteplice missione ch’Ella ricevette a riguardo nostro.

42. Dinanzi a così manifesta volontà di Dio e a sì grande necessità di Maria per noi, quale dovrà essere la nostra risposta?

Dinanzi a così manifesta volontà di Dio e a sì grande necessità di Maria per noi, la nostra risposta non può essere che una vera devozione verso di Lei, che sia di fede e di amore provato con le opere.

Necessità di devozione a Maria

43. È dunque necessaria per gli uomini la devozione a Maria?

Evidentemente, la Vera Devozione a Maria è moralmente necessaria per gli uomini, se vogliono andar salvi, a differenza di quella agli altri Santi che è soltanto conveniente ed utile; molto più necessaria poi a coloro che sono chiamati ad una speciale perfezione; soprattutto necessaria infine nelle lotte degli ultimi tempi (Tr., 39-49).

44. Nessuno allora potrà andar salvo senza la devozione a Maria?

Nessuno potrà andar salvo senza una vera devozione a Maria, che sia almeno implicita; « le figure e le parole dell’Antico e del Nuovo Testamento lo provano, i sentimenti e gli esempi dei Santi lo confermano, la ragione e l’esperienza l’insegnano e lo dimostrano » (Ir., 41).

45. E perché la devozione a Maria è molto più necessaria a coloro che son chiamati ad una speciale perfezione?

La vera devozione a Maria è molto più necessaria a coloro che son chiamati ad una speciale perfezione:

1) perché « solo Maria trovò grazia innanzi a Dio senza aiuto di alcun’altra pura creatura, e solo per mezzo suo hanno trovato grazia davanti a Dio quanti dopo di Lei la trovarono » (Ir., 44);

2) perché soltanto Maria attira nell’anima lo Spirito Santo il Quale « vi entra con pienezza e le si comunica tanto più abbondantemente quanto maggior posto quest’anima fa alla sua Sposa » (Ir., 36).

46. E perché la devozione a Maria è necessaria soprattutto nelle lotte degli ultimi tempi?

La vera devozione a Maria è necessaria soprattutto nelle lotte degli ultimi tempi:

1) perché  Maria è la sola che saprà tener fronte all’Anticristo e ai suoi alleati (7Y., 51-54);

2) perché è proprio negli ultimi tempi che l’Altissimo Iddio vuol formarsi, insieme con Maria, i grandi Santi che combatteranno le ultime battaglie contro il potere infernale (Tr., 47-48; 55-59).

[1 – Continua …]

http://www.exsurgatdeus.org/2019/12/03/la-vera-devozione-a-maria-vergine-2/

21 NOVEMBRE: PRESENTAZIONE DELLA VERGINE MARIA AL TEMPIO

Presentazione e Vita di Maria al Tempio

[Giuseppe PERARDI: LA VERGINE MADRE DI DIO e la vita cristiana; Libr. Del Sacro Cuore, Torino, 1908]

ESORDIO: Maria al Tempio. Disposizione divina. — I RAGIONI: 1. Adempimento del voto dei parenti — 2. Educazionealla sua missione — 3. Dovere dell’uomo: riconoscere il dominio di Dio — ì . Perché nel Tempio. Quello che è. —

II VITA DI MARIA NEL TEMPIO: 1. A tre anni — 2. Il voto — 3 . L’ubbidienza4. Lavora pel culto di Dio. —

III CONCLUSIONE: 1. Pratiche2. L’istruzione religiosa.

Un commovente spettacolo ci si offre nel tempio di Gerusalemme. Una donna avanzata in età, seguita dal marito dando la mano ad una fanciulla di pochi anni che Dio, cedendo pietoso ai digiuni, alle lagrime, alle preghiere dei due vecchi sposi, concesse a loro conforto, si avanza col capo velato verso il luogo santo. Giunta dinanzi al Sacerdote, depone ai piedi di lui la pargoletta, e questa passando, per così dire, dalla culla all’altare addiviene cosa del Signore, mentre il Sacerdote benedice all’offerente ed all’offerta, e un armonioso cantico di ringraziamento e d’allegrezza accompagna la cerimonia. – Stando alla sola apparenza delle cose, in questa presentazione null’altro vediamo che religiosi genitori offrire nel tempio di Sionne la loro cara bambina. Ma gli Angeli del Signore vi ravvisano tutta una storia di meraviglie. Quella fanciulletta non è una fanciulla qualsiasi, è la gran donna predetta ad Adamo, è la Vergine profetizzata da Isaia, simboleggiata nelle donne e nei fatti del popolo ebreo, è l’Eva novella, venuta a riparare il fallo dell’Eva peccatrice, e Maria che entra nel tempio e si rivela come tenero e vezzoso FL fiore per crescere ai piedi dell’altare. Nelle disposizioni di Dio tutto è grande; e anche questo fatto, che sembra in nulla differire dagli altri somiglianti della presentazione e offerta d’altre bambine, ha nella mente di Dio e nelle conseguenze un’importanza grandissima. Certamente quando Dio elegge una creatura ad una missione speciale l’arricchisce delle grazie e dei doni corrispondenti all’opera a cui l’ha eletta e che essa deve compiere; ma, usando Dio anche dei mezzi umani, le assicura una educazione corrispondente al fine voluto. Ora Maria doveva essere Madre di Gesù, corredentrice del genere umano, doveva essere in terra specchio fedele delle divine virtù e modello universale degli imitatori di Gesù Cristo e di chiunque tende alla perfezione. Da parte di Dio si esigeva quindi una larga e indefinita effusione di grazie e celesti favori; ma conveniva pure che per rispetto a Dio, per soddisfazione del nostro cuore, Maria fosse con lunga preparazione iniziata alla sua missione; e questa preparazione fu appunto la vita che condusse bambina e fanciulla all’ombra del santuario. Consideriamo quest’oggi il grande fatto per trarne utili ammaestramenti.

1. — Perché Maria fu presentata, cioè offerta a Dio nel tempio e vi passò gli anni della sua fanciullezza? Già ve ne accennai un motivo: la disposizione di Dio; giova tuttavia approfondire la cosa e comprenderla bene. Due furono le ragioni principali d’un tal fatto, umana una: divina l’altra.

1° Umana per modo di dire, in quanto conseguenza di un fatto umano, cioè l’adempimento di un voto che Gioachino ed Anna, giusta quanto un’antica tradizione ci riferisce, fecero a Dio. Essi erano già avanti negli anni, e non avevano famiglia. Quanta tristezza inondava il loro cuore; qual dolore essere come oggetto d’obbrobrio agli occhi dei loro connazionali pei quali era grave ignominia non aver famiglia Oh anch’essi hanno certamente pregato e pianto come l’Anna che fu poi madre fortunata del profeta Samuele… e anch’essi la imitarono nel voto. Fecero solenne promessa a Dio di consacrargli nel tempio la prole che loro avesse accordato. Le loro lagrime, le loro preghiere, il loro voto ascesero grati al trono dell’Altissimo. Dio li esaudì; la bambina che venne a rallegrarli, Maria, fu dono di Dio, benedizione del loro voto, grazia concessa alle loro ferventi preghiere. – Fedeli alla loro promessa, dopo averne ringraziato Dio, pensarono di consacrarla nel tempio. Maria, riferisce ancora la tradizione, aveva circa tre anni quando fu condotta al tempio, e là fu offerta a Dio, consacrata al divin culto. Non starò qui a ricordare quanto dovette essere dolorosa per Gioachino ed Anna e per Maria tale separazione. Gioachino ed Anna erano avanzati molto negli anni; in questa terra non avevano altro affetto, altro amore che Maria. Dopo averla tanto sospirata, dopo averne goduto la compagnia appena tre anni se ne separavano, e allora appunto quando la bambina sapeva meglio meritare l’affetto del loro cuore. E d’altra parte quanto dovette riuscir penoso anche al cuor di Maria bambina la separazione! E questa pena non era attenuata, né lenita dalla spensieratezza e dalla dimenticanza, propria di quell’età. Maria godeva perfetto l’uso della ragione. Era quindi una separazione di cui misurava tutta l’amarezza, di cui sentiva tutta la pena perché amava immensamente i suoi genitori. Immune dalla macchia dell’originale colpa, il suo cuore si espandeva liberamente e santamente; l’amor suo non trovava gli ostacoli, le difficoltà le debolezze, le imperfezioni del nostro. E tuttavia i suoi genitori fedeli al voto non ne domandano la soluzione che avrebbero potuto ottenere stante la loro età, e la distanza da Gerusalemme; compiono rassegnati il sacrifizio del proprio tesoro ed amore; essi in persona accompagnano a Gerusalemme Maria bambina; e Maria conscia del loro voto, sacrifica il proprio affetto, il proprio stato, la propria volontà, e con essi parte per Gerusalemme, pel tempio, dando l’addio al mondo, alla terra. Oh parti, santa fanciulla… gli Angeli certo ti accompagnano, il cielo ti sorride e Dio ti guida… va… avrai parte ai più grandi misteri.

2° Ma oltre questa ragione, ve n’ha un’altra tutta celeste: la volontà di Dio. Dio regola gli avvenimenti giusta i suoi altissimi fini; Dio dispone il ritiro di Maria perché così conviene alla missione che le vuole affidare. Il Verbo eterno compirà la sua missione riparatrice prima con l’incarnarsi e poi con l’immolarsi sulla croce. Maria deve cooperare con Gesù alla nostra salute in tre modi: con la sua maternità dando al mondo il Redentore; con la immolazione sua e di Gesù sul Calvario; cogli esempi di virtù che saranno modello a tutti i Cristiani. Sublime e immensamente superiore a tutte le missioni umane è la missione di Maria. Ad una missione così santa e così grande occorre una conveniente preparazione. – Noi vediamo infatti Gesù stesso che prima di dar principio alla sua vita pubblica premette una lunga preparazione di ritiro, di vita umile e nascosta nella casetta di Nazaret; e finalmente una preparazione, che diremmo prossima, col digiuno rigoroso di quaranta giorni che compieva nel deserto. Dio per parte sua prepara Maria col rivestirne l’anima di doni singolarissimi, preservandola immune dalla macchia originale e ornandola di ogni grazia e virtù di cui è capace. Maria alla sua volta deve prepararsi e con la fedele corrispondenza alla grazia divina, e con l’educazione diretta a disporla alla grande missione, educazione che sia come il tirocinio, il noviziato della sua vocazione. E qui un’osservazione pratica si presenta alla nostra devozione. Tutti abbiamo da compiere una missione, tutti quindi dobbiamo premettere la necessaria preparazione, il dovuto tirocinio. Il principe che deve un giorno ascendere il trono reale, viene educato in modo da poter degnamente regnare. Noi siamo destinati al trono del cielo, a regnare con Dio. La missione nostra in questa terra è di compiere, per così dire, l’educazione che ci renda un giorno meritevoli di tanta gloria. Ecco dunque il gran fine della nostra vita: prepararci al cielo. Pertanto possiamo dire di corrispondere al fine della nostra creazione in quanto tendiamo al cielo: di rendere vane le nostre opere quando non hanno in nessun modo per iscopo il cielo.

3° Maria consacrata a Dio ci si presenta come un simbolo di quanto deve compiere l’umanità cui Maria rappresenta. Il male entrò nel mondo per allontanamento dell’uomo da Dio. Maria inizia per l’umanità la via del ritorno a Dio riconoscendolo Creatore e Signore di tutto l’uomo. Maria, quale rappresentante di tutta l’umanità ritorna a Dio, riconosceDio. Splendida cooperazione questa: compie per noi, a nome nostro l’atto che dobbiamo compiere noi. Ci precede con l’esempio. Noi redenti siamo doppiamente di Dio. Ma, sventuratamente forse, nel corso della vita ce ne siamo allontanati, dimenticando Dio, calpestando la sua legge, secondando le perverse nostre inclinazioni, i suggerimenti del mondo, del demonio. Imitiamo Maria: Torniamo a Dio. Lo so: ai dì nostri tanto si grida alla liberta, all’indipendenza. Ma intendiamolo bene: Noi non siamo padroni di noi stessi, indipendenti, perfettamente liberi. La libertà è un dono che Dio ci ha affidato perché ne usiamo a bene e non già perché ne abusiamo. Siamo di Dio perché sue creature, perché redenti per opera di Gesù. A Dio quindi dobbiamo appartenere e dobbiamo riconoscere il suo dominio su noi. Noi apparteniamo a Dio in quella guisa che appartiene a noi un’opera compiuta da noi; siamo di Dio più che non sia del suo signore lo schiavo ch’egli ha liberato a prezzo del suo sangue. Quindi la nostra vita, le nostre opere debbono essere un riconoscimento continuo del dominio di Dio su noi, della nostra dipendenza da Lui. Siamo liberi, ma di quella libertà per cui a Dio Signor nostro dovremo rendere conto delle nostre azioni, di cui, appunto per la libertà nostra, siamo responsabili.

4° Maria compie la sua preparazione nel tempio perché il tempio è casa di Dio, sotto la direzione dei sacerdoti che sono gli angeli di Dio, perché essa dev’essere il vero tempio del nuovo testamento, onorato dagli Angeli. Difatti nella Scrittura il tempio è chiamato:

Casa di orazione. — Quantunque in ogni luogo si possa pregar Dio, e Dio ascolti la preghiera qualunque sia il punto della terra da cui Gli si rivolge, tuttavia il luogo proprio della preghiera e specialmente del sacrifizio pubblico è il tempio. Nel tempio deve pregare chi vuol veramente onorar Dio e implorarne le benedizioni e le grazie. Maria è la vergine della preghiera per eccellenza. Il mondo onorerà Dio e lo pregherà. Ma essa sola perché tutta pura e santa, più di tutti lo onora, lo loda; Essa sola può dire con piena ragione: Magnificat anima mea Dominum. Essa sola è il vero tempio in cui si matura la vittima del vero sacrifizio. Essa il vero tempio d’orazione: pertanto cresca e preghi nel tempio. S. Bonaventura che ha considerato più profondamente la pietà dell’angelica fanciulla dice che Maria indirizzava tutti i giorni sette domande a Dio. La prima di amarlo con tutto il cuore, di non aver fibra che non fosse infiammata del divino amore. — La seconda di amare perfettamente il prossimo per Iddio; di amare tutto ciò ch’Egli amava e nel modo che gli sarebbe tornato più gradevole. — La terza d’aver sempre nel cuore un odio sommo al demonio ed a tutto ciò che viene dal demonio. — La quarta che Dio le desse un’umiltà profonda, un perfetto distacco dal mondo, una pazienza invincibile, una purità perfetta, ed ogni altra virtù che la potesse rendere più cara e gradita ai suoi occhi divini. — La quinta che la facesse felice di poter conoscere e servire la vergine predetta da Isaia. — La sesta di poter essere in tutto e per tutto ubbidiente al Sacerdote rappresentante di Dio, ed a tutte le persone da cui dovesse dipendere. — La settima ch’Egli si movesse a pietà del suo popolo, inviasse presto il promesso Messia a redenzione ed a salute di tutto il mondo.

Il tempio è Casa di santificazione, di santificazione legale perché là si compiono i riti mosaici, come di santificazione vera sono le nostre chiese perché vi riceviamo i Sacramenti. E Maria è la vergine della santità. In essa, nel suo cuore si trovano tutte le virtù degli Angeli e dei Santi e in grado eroico, sono le virtù della Madre di Dio che sarà presentata ai Cristiani d’ogni stato e condizione modello perfetto ad imitare. – Il tempio è Casa delle delizie. È nel tempio che si celebrano le feste belle e devote, è nel tempio che Dio ritrova il suo popolo fedele; è nel tempio che l’anima ritrova il suo Dio. Maria non ha altra delizia che amare e servire Dio. Visse Ella nel tempio; e con questa vita di ritiro preparò la vera gioia del mondo chiamando ed ottenendo dal cielo Gesù che del mondo tutto è tutta la gioia. Il tempio è Casa di Dio. Nel tempio Dio si manifesta e largisce in maggior abbondanza grazie e benedizioni. Maria che è tutta di Dio, nel tempio si trova in casa sua. Inoltre Maria è il vero tempio di Dio. Il tempio di Gerusalemme era figura di Maria. Maria è il tempio vivo di Dio. Ecco perché era conveniente che Maria facesse nel tempio la sua preparazione, il suo tirocinio per la missione cui da Dio era destinata. – Impariamo anche noi ad amare la nostra Chiesa. Oh! sia per noi la vera casa della preghiera, la casa della santificazione per l’anima nostra, il luogo di delizie pel nostro cuore. È la casa di Dio: sia anche nostra, perché siamo di Dio. È la casa di Dio: sia anche casa nostra perché vestibolo del Paradiso che deve essere la nostra casa eterna.

II. — E che cosa farà Maria nel tempio?… Maria, pur sentendo viva la pena della separazione dai genitori sospira al tempio perché colà è portata dal suo cuore. Nel tempio non sarà più del mondo, ma tutta di Dio, lavorerà per Lui, eseguirà in modo più perfetto nell’ubbidienza, la volontà di Dio, lavorerà assiduamente nelle cose che riguardano il culto di Dio.

1° « La tradizione ci dice, che Ella aveva allora tre anni. Tre anni! Ma a quest’età, osserverà una fede dubbiosa, i giuochi infantili sono quasi l’unica occupazione. — È vero per ogni fanciullo nato però nelle ordinarie condizioni. Gli abbisognano i giuochi, i divertimenti per trarlo in qualche modo dalla sonnolenza natia, dall’ebetismo originale, ed abituarlo poco alla volta a questa strana vita di disturbi e pene. Ma Maria, la fanciulla straordinaria, la piccola immacolata del Dio d’amore, non ha punto bisogno di divertimenti; inaccessibile alla povertà di spirito ed alla puerilità ha avuto subito la precocità della luce della ragione e della serietà della vita. Però si rassicuri costui; la giovane fanciulla del tempio non mancherà di giuochi, lo spirito di Dio che si celava di già nelle ridenti varietà della creazione, glieli prepara ». Profonda e nel medesimo tempo leggiadra è la considerazione fatta da un devoto servo della Vergine. « Si chiama giuoco da fanciulli il divertimento che essi prendonsi nel fabbricar piccole case di fango; ma è invero azione di grande prudenza; poiché è una lezione di pubblica saggezza al mondo, per fargli vedere che cosa sono le vere occupazioni della sua mondanità. — Domandate voi che cosa farà Maria? Un giuoco infantile, ma più curioso e saggio delle più alte occupazioni dei più grandi politicanti del mondo; essa è chiamata a trattare con Dio gli affari infinitamente importanti dell’eternità e per sé e per tutta la natura umana » .

2° Maria nel tempio sarà di Dio. Nel tempio appunto Maria si consacra a Dio. Essa lo aveva amato fin dalla nascita: ma nel tempio quest’amore riceve la sua consacrazione ufficiale. I suoi genitori la offrono a Dio in compimento del voto fatto, esecutori inconsapevoli dei disegni di Dio, e Maria va ben oltre la mente dei genitori. Essa, bambina ancora, tutta e perfettamente a Dio si consacra; aveva intraveduto il mondo, i suoi beni, le sue lusinghe; ma il cuor della bambina è troppo grande per potersi appagare di tali miserie; Essa aspira a qualche cosa in cui il cuore possa veramente riposare, e fa sua in tutta la pienezza, la parola del profeta: Dominus pars haereditatis meæ (Ps. XV,5). Addio mondo, sei troppo piccino per me, addio beni del mondo, siete cosa troppo da poco, addio soddisfazioni mondane, siete troppo meschine; voglio qualche cosa di più grande, di più perfetto …. voglio Dio; non siete per me e io non sarò per voi: sono del mio Dio. Dio sarà mio, Lui amo, Lui voglio. Com’è grande Maria in questo atto! Consacra a Dio l’anima con le sue potenze; il corpo co’ suoi sensi: i pregi, i doni, quanto era, quanto aveva. Non si reputò più in nulla padrona di sé, si abbandonò a Dio acciò Egli disponesse di Lei secondo il piacer suo, sollecita solo di vivere tutta a Lui, e morire per Lui. Questa consacrazione la teneva in continua unione col suo Signore, perché a Lui riferiva i pensieri, gli affetti, le azioni, i desideri. Questa consacrazione era un segreto del tempio, noto solamente al Signore: Il mio segreto è per me (Is. XXIV, 16).

3° E quindi nel tempio eseguisce in modo più perfetto la vera volontà di Dio. Ivi sono i veri rappresentanti di Dio, i sacerdoti. Con l’ubbidire ad essi, ubbidisce a Dio. Dio in tanti modi manifesta la sua volontà e certamente colui può meglio dire di fare la volontà di Dio, che più direttamente da Dio attinge la sua regola di condotta. Ma Dio non parla, le sue ispirazioni possono venire fraintese. Dio ha costituito il Sacerdote organo vivente della sua voce, della sua volontà; e con l’obbedire al Sacerdote si ubbidisce a Dio. Ecco perché Maria è tutta lieta nel tempio. Non ha più volontà propria, la sacrifica a quella dei superiori, eco di quella di Dio; e la volontà di Dio eseguisce nel modo più perfetto.

4° Inoltre nel tempio Maria lavora per Iddio, nelle cose di Dio. Presso il tempio vi erano case separate pei fanciulli che venivano educati pel divin culto, e per le fanciulle che si formavano alla pietà lavorando le cose necessarie al culto divino, ai sacrifizi, e curando la nettezza del tempio. Indubbiamente tutti i lavori anche i più semplici sono grandi innanzi a Dio, purché compiti con retto fine, come adempimento del proprio dovere. Ma certamente, poste tutte le condizioni, vi ha un merito ed una gioia speciale nel lavorare le cose del culto. Non si lavora più solo in adempimento del proprio dovere, ma il cuore accompagna il lavoro con un atto di divozione continua; e questo lavoro diviene doppiamente preghiera… Oh par di vederla Maria fanciulla intenta ai suoi doveri… Qual tesoro di amor divino, di divozione accompagna il suo lavoro manuale! Pensino ad imitarla coloro che possono compiere lavori destinati al culto, alla Chiesa e specialmente al divin Sacrifizio, che è quanto dire alla Persona stessa di Gesù.

III. — Quanti ammaestramenti pratici scaturiscono dall’odierna considerazione.

1° Anche noi siamo stati offerti a Dio, consacrati a Dio, da Dio stesso santificati. Eravamo appena nati, e fummo portati al tempio. Ci si amministrò il santo Battesimo. Da quell’istante lo Spirito santo prese possesso di noi come di suo tempio. Quindi dobbiamo considerarci come tali, rispettarci come tempi vivi di Dio. Ma di qui consegue ancora che dobbiamo recarci spesso nella Chiesa non solo per i motivi già ricordati; ma perché la Chiesa è figura di noi. Quando non possiamo recarci personalmente in Chiesa, rechiamovici almeno col pensiero, col cuore, col desiderio. Dobbiamo imitar Maria nel tempio impiegando bene secondo la volontà di Dio il nostro tempo. Il tempo è un tesoro che Dio ci ha affidato affinché lo negoziamo e ne riportiamo frutto. Dio un giorno ce ne domanderà conto più che il padrone non domandi conto al servo della giornata. – A questo proposito giova ricordare la parabola raccontata da Gesù, di quel padrone che, partendo per lontani paesi, divise i suoi beni tra i servi proporzionatamente alla loro capacità affinché li negoziassero. Quando ritornò ne domandò conto: premiò i diligenti e punì quello che non aveva riportato alcun frutto. Il tempo della nostra vita trascorre rapido. Deh! che quando ci presenteremo a Dio, possiamo presentargli un bel tesoro di meriti, frutto del tesoro ch’Egli ci ha affidato affinché lo negoziassimo: il tempo della nostra vita.

2° Un altro pensiero ci suggerisce il ricordo dell’educazione di Maria nel tempio. Essa sotto la direzione dei suoi Superiori, compì la sua educazione, il suo tirocinio con lo studio profondo della Sacra Scrittura. In questo modo pure si preparò all’adempimento della sua missione. Quando, all’invito di Dio, rispose il solenne fìat, lo rispose con piena coscienza dei doveri, dei dolori ai quali si sottometteva, perché Iddio domandava a Maria una cooperazione volontaria, libera. E tale non sarebbe stata se Maria non fosse stata istruita nelle sante Scritture. – L’ammaestramento, che dobbiamo ritrarne, è questo: intendere la necessità, e il dovere di una seria istruzione religiosa. Ascoltate il lamento che il Sommo Pastore c’indirizza a questo riguardo: « Che tra i Cristiani dei nostri giorni siano moltissimi quelli i quali vivono in una estrema ignoranza delle cose necessarie a sapersi per l’eterna salute, è lamento oggimai comune, e purtroppo! lamento giustissimo. E quando diciamo fra i Cristiani, non intendiamo solamente della plebe o di persone di ceto inferiore, scusabili talvolta, perché, soggetti al comando d’inumani padroni, appena è che abbian agio di pensare a sé ed ai propri vantaggi: ma altresì e soprattutto di coloro, che pur non mancando di ingegno e di coltura, mentre delle profane cose sono conoscentissimi, vivono spensierati e come a caso in ordine alla Religione. Può dirsi appena di quali profonde tenebre questi tali sien circondati: e ciò che più accora, tranquillamente vi si mantengono! Niun pensiero quasi sorge loro di Dio autore e moderatore dell’universo e di quanto insegna la fede cristiana. E conseguentemente sono cose affatto ignote per essi e l’incarnazione del Verbo di Dio, e l’opera di redenzione dell’uman genere da Lui compiuta; e la grazia che è pur il mezzo precipuo pel conseguimento dei beni eterni, e il santo Sacrificio e i Sacramenti, pei quali la detta grazia si acquista e conserva. Nulla poi apprezzano la malizia e turpitudine del peccato, e quindi non hanno affatto pensiero di evitarlo o di liberarsene; e così si giunge al giorno supremo, talché il ministro di Dio, acciò non manchi una qualche speranza di salute, è costretto ad usare dei momenti estremi, che dovrebbero tutti impiegarsi nel fomentare la carità verso Dio, nel dare una sommaria istruzione nelle cose indispensabili alla salute; se pure, ciò che sovente interviene, l’infermo non sia talmente schiavo di colpevole ignoranza, da credere superflua l’opera del sacerdote, e senza riconciliarsi con Dio, affronti tranquillo il viaggio tremendo dell’eternità. » E trova che appunto in conseguenza di questa ignoranza molti « non si recano punto a coscienza eccitare e nutrire odi contro del prossimo, fare ingiustissimi contratti, darsi a disoneste speculazioni, impossessarsi dell’altrui bene con ingenti usure, e simili malvagità. Di più ignorano come la legge di Cristo, non solo proscriva le turpi azioni, ma condanni altresì il pensarle avvertitamente e desiderarle; e rattenuti forse da un motivo qualsiasi dall’abbandonarsi ai sensuali diletti, si pascono senza scrupolo di sorta di pessime cogitazioni, moltiplicando i peccati più che i capelli del capo. Né di questo genere, torniamo anche a dirlo, si trovano solamente fra i poveri figli del popolo e delle campagne, ma altresì e forse in numero maggiore fra le persone di ceto più elevato e pur fra coloro cui gonfia la scienza e che poggiati su d’una vana erudizione credono di poter prendere in ridicolo la Religione e bestemmiano quello che ignorano » (Pio X: lett. Enc. Acerbo nimis). – E rispondendo anticipatamente ad un’obiezione tanto comune ci dice pure che la scienza della Religione non conferisce l’impeccabilità e può andar congiunta a volontà perversa ed a sregolatezza di costume. Ma « non potrà mai essere retta la volontà, né buono il costume, qualora l’intelletto sia schiavo di crassa ignoranza. Chi ad occhi aperti procede, può certamente uscire dal retto sentiero; ma chi è colto da cecità, è sicuro di andare incontro al pericolo. Aggiungasi di più che la perversità del costume, ove non sia del tutto estinto il lume della fede, lascia sempre a sperare un ravvedimento: laddove se alla corruzione del costume si congiunge, per effetto dell’ignoranza, la mancanza della fede, il male appena ammette rimedio, ed è aperta la via all’eterna rovina. » Chi è istruito nelle verità religiose può peccare; ma conosce il male che fa, e la coscienza ne lo rimprovera; chi è volontariamente ignorante delle medesime peccherà con la massima indifferenza, commetterà il male quasi di necessità. E che sia veramente così, vedetelo nel fatto che destò profonda impressione a Parigi nel 1896, e che vi riferirò dopo breve respiro.

FIORETTO. — Questa sera riprendete in mano un Catechismo (quello cattolico, ad es. di S. Pio X, di S. Pietro Canisio, di S. Roberto Bellarmino e simili; attenzione!!: evitare accuratamente COME LA PESTE i catechismi eretico-ecumenisti della controchiesa del c. d. Vaticano II – ndr. -) ed osservate in quale parte siate più deficienti e provvedete. – Tutti oggigiorno leggono, tutti avete almeno una piccola biblioteca. Procurate che sia fornita anche di qualche libro per l’istruzione religiosa.

GIACULATORIA. — Invocheremo Maria, Sede della sapienza, perché ci aiuti ad intendere bene le verità della religione: Sedes sapientiæ, ora prò nobis.

ESEMPIO. — Dio giudicherà i giudici. In uno degli ultimi anni del secolo XIX sedeva sul banco degli accusati alle Assise di Parigi un giovane di 17anni, imputato d’assassinio. Sopra i giudici era appeso ancora il Crocefisso che fu ora bandito dalla sala della giustizia. L’imputato durante la discussione mantenne un cinismo ributtante. Prende la parola il difensore: « Signori, diss’egli con gravità solenne che subito impressionò tutti, Signori, il mio compito è ben semplice, poiché l’imputato ha confessato tutto. Io non posso difenderlo, perché non veggo per lui nessuna speranza di misericordia; sarò pertanto breve. Ma se la giustizia gli domanda conto del suo delitto, mi permetterete di domandarvi a mia volta conto della sua sentenza. Perché qui vi ha uno più colpevole dello stesso assassino. Onesto colpevole io ve lo denunzio, o piuttosto questi colpevoli io li accuso: Siete voi, o Signori, che mi ascoltate, voi i rappresentanti della società la quale punisce i delitti, di cui essa è causa e che non volle impedire. Io vedo a me dinanzi e saluto il Cristo morente in croce; è qui nel vostro tribunale, dove voi trascinate alla sbarra il colpevole. Ma perché mai il Cristo non è nella scuola, dove chiamate il fanciullo per istruirlo? Perché punite sotto lo sguardo di Dio, quando formate le anime lontane da Lui? E perché questo disgraziato dovrà incontrare il Dio del Calvario per la prima volta nel tribunale? Perché non lo ha incontrato sui banchi della Scuola? Allora avrebbe evitato il banco dell’infamia ove ora si trova. Chi gli ha detto che vi ha un Dio ed una giustizia eterna? Chi gli ha parlalo della sua anima, del rispetto che deve al prossimo, dell’amore fraterno? Chi gli ha insegnato la legge di Dio: tu non ucciderai? Si è abbandonata quest’anima alle sue cattive inclinazioni: questo figlio ha vissuto come un giovane selvaggio nel deserto: solo in mezzo a questa società che uccide la tigre, mentre prima avrebbe dovuto nell’ora propizia, tagliarle gli artigli e domarne la ferocia. » Il giovane ascoltò con meraviglia, come un trionfo, questa difesa così straniera per lui, e un sorriso di soddisfazione balenò sulle sue labbra e nei suoi occhi, quando l’avvocato, conchiudendo disse: « … si, siete voi che io accuso, o Signori: voi civilizzati mentre non siete che barbari, moralisti mentre menate in trionfo l’ateismo e la pornografia, voi che poi vi mostrate stupiti quando vi si risponde col delitto. Condannate il mio cliente, è vostro diritto; ma io accuso voi come colpevoli del suo delitto: è mio dovere. » Uno scroscio d’applausi coprì la voce dell’avvocato, mentre egli sedette. I giurati si ritirarono nella sala dello loro deliberazioni e ne riportarono un verdetto affermativo a tutto le questioni: l’assassino, non ostante la sua giovane età, è condannato alla pena di morte. L’avvocato si alzò, e con la mano tesa lentamente additando il Crocefisso, lasciò cadere ad una ad una queste parole, che penetrarono in tutti i cuori come una sentenza divina: DIO GIUDICHERÀ I GIUDICI. Genitori, e voi tutti a cui incombe il dovere dell’educazione della gioventù, ricordate che innanzi a Dio incontrerete gravissima responsabilità del male che i vostri dipendenti commetteranno per l’ignoranza religiosa in cui per colpa vostra fossero cresciuti.

FESTA DELLA MATERNITA’ DI MARIA, MADRE DI DIO (2019)

Maria Madre di Dio

[G. Perardi: LA VERGINE MADRE DI DIO; libr. Del Sacro Cuore, Torino, 1908]

Disc. XXVI.

ESORDIO:

Il mistero della SS. Trinità manifestato e unito colla divina Maternità. —

I . MARIA VERAMENTE MADRE di Dio:

1. De qua natus est Jesus. Et Verbum caro factum est. — 2. Le parole dell’Angelo. — 3. Leparole di santa Elisabetta. — 4. Maria è madre di Gesù, più che non sia di noi la madre nostra. — 5. Obiezione. – 6. Nestorio. Le definizioni.

— II. GRANDEZZE DELLA MATERNITÀ DIVINA:

1. Pensieri : elevazione: il frutto. I Padri. — 2. . Con Dio produce Gesù. — 3. Comanda a Gesù — 4. È glorificata da Gesù, ; 5. e da tutta la Trinità. –

III. MISSIONE DI MARIA MADRE DI DIO Corredentrice con Gesù:

1. Unita a Gesù nelle profezie e figure; 2, nell’Incarnazione, nell’offerte e nell’immacolazione: 3, nella rigenerazione.

— IV. POTENZA DI MARIA MADRE DI DIO:

1. La potenza misurata dalla grandezza; 2., dalla missione.

— V. CONCLUSIONE: La vera devozione: onorare, imitare, amare, invocare Maria.

Il mistero più profondo che la Chiesa presenta alla nostra fede, è senz’alcun dubbio il mistero augusto e santo della divina Trinità nel cui nome siamo entrati a partecipar della fede cristiana rinascendo alla vita della grazia dopo di essere nati alla vita temporale, quando cioè si eseguì in nostro favore il precetto dato da Gesù agli apostoli : Battezzate nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo (S. MATTEO XXVIII, 19), nel nome cioè delle tre divine Persone realmente distinte, che sono un solo Dio. – Dio non rivela mai i misteri del suo Essere al solo scopo di soddisfare alla curiosità o speculazione dello spirito umano, ma per farne oggetto di sante operazioni nel mondo. Giacché per questo motivo nell’antico Testamento la Trinità non era stata rivelata, ma come ricoperta sotto il velo della Sinagoga, anzi tale oscurità era resa ancor più profonda dallo splendore con cui (per salvaguardare anche il popolo ebreo dal pericolo della idolatria) era stato rivelato il dogma dell’unità di Dio. – Il mistero della Trinità era stato così come sigillato sotto il dogma dell’unità di Dio sino al momento nel quale incominciando da Maria doveva manifestarsi colla più sublime di tutte le operazioni, di cui tutta la serie del Cristianesimo non è stato che l’effetto e lo sviluppo, nel mondo. La prima vera manifestazione della Trinità delle Persone in un Dio solo, l’abbiamo nell’Incarnazione, come nell’Incarnazione abbiamo un’operazione d’amore che è la fonte di tutti gli atti di amore con cui Dio costituì e mantiene il Cristianesimo e che nel Cristianesimo continuamente si rinnovano. Maria era sola nella casetta di Nazaret allorché l’Angelo del Signore entrato da Lei la salutò piena di grazia, benedetta fra le donne, e le annunziò che lo Spirito santo scenderebbe su Lei, che la Virtù dell’Altissimo l’avrebbe adombrata, e che il figlio che nascerebbe di Lei sarebbe chiamato il Figliuol di Dio. Ecco la prima rivelazione della Trinità delle Persone nell’unità di Dio. Maria allora disse: Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola; l’Angelo si dipartì, e la Trinità stessa sopraggiunse e la penetrò della sua maestà tre volte santa… Il mistero cui sospirarono i patriarchi, i profeti, i giusti dell’antico Testamento era compiuto. Il Messia, cioè il Figlio di Dio, aveva preso carne nel purissimo seno di Maria vergine, e Maria era la Madre di Dio; la creatura era divenuta Madre del Creatore, del Redentore. Il Verbo, Figlio dell’Eterno Padre, divenne, per opera dello Spirito santo, figlio di Maria. Gesù nascerà a Betlemme: allora la maternità divina di Maria sarà perfetta; il Figlio suo, che adorerà, sarà egualmente Figliuolo di Dio. – Non a caso certamente Iddio ha voluto che la prima manifestazione del mistero della Trinità sia andato congiunto con l’elevazione di Maria alla maternità divina. Il mistero della Trinità è il mistero più grande e più profondo che crediamo e che adoriamo. La dignità, la grandezza di Maria Madre di Dio, è la più grande dignità a cui abbia potuto venire elevata una creatura, dignità che ha come dell’infinito, che noi umilmente veneriamo, ma che non possiamo pienamente intendere. Con venerazione e con trepidazione, non disgiunte però dalla confidenza, entriamo nella considerazione di tale argomento. – Ci assista Maria Madre di Dio. Questa assistenza abbiamo motivo particolare di sperarla, come abbiamo motivo particolare di godere della divina maternità perché la festa ad onore di Maria Madre di Dio è gloria torinese, perché la domanda di questa solennità è partita da Torino: il Pontefice Pio VII la stabilì condiscendendo alle preghiere dei Torinesi (ROSA, Spiegazione popolare delle feste dell’anno, vol.II). — Maria Madre di Dio! Tale il mistero, e mistero d’amore, che richiama l’attenzione della nostra mente e la divozione del nostro cuore. Ma chi può intendere il mistero di queste parole: Maria è Madre di Dio? Non l’uomo, non l’Angelo, ma Dio solo; quel Dio che l’ha sublimata fino a renderla madre sua e la riconosce tale innanzi alle creature. La Chiesa volendo parlare di Maria Madre di Dio usa le medesime parole con cui Dio parla della Sapienza increata. E notate che la Chiesa, animata dallo Spirito Santo che è essenzialmente spirito di verità, non si lascia come noi trasportare dall’entusiasmo: essa non parla che il linguaggio della verità. Eppure la Chiesa dopo aver detto della Vergine ciò che Iddio dice dell’eterna Sapienza: Tu sei la grazia, la verginità, la bellezza, la santità, tu l’onore del tuo sesso, la gloria del popolo, l’ornamento della mia corona, fissandola, se posso dire così, con occhio scrutatore esclama: Sancta et immaculata virginitas quibus te laudibus efferam nescio! Oh santa ed immacolata Vergine io non ho lodi degne di te! Perché? Lo dice ancora la Chiesa: Quia quem cœli capere non poterant, tuo gremio contulisti: Perché sei la Madre di Dio; perché hai portato nel tuo grembo Colui che i cieli immensi non possono racchiudere nella loro immensità. Ascolta, o Cristiano, grida sant’Anselmo, contempla ed ammira! Il Padre celeste aveva un Figlio unico, consostanziale, ma non ha voluto che questo Figlio appartenesse a Lui solo, ha voluto come farne parte a Maria. Ella ne è Madre in terra, com’Egli ne è Padre in cielo. E perciò la Chiesa con ragione canta di Maria: Sancta Dei Genitrix! Maria Madre di Dio. Intendiamo che questo titolo non è esagerazione, è verità. Apriamo il Vangelo, questo libro sacro che Dio ci mette in mano per mezzo della Chiesa, e vi troveremo luminosamente dimostrata questa verità: che Maria cioè è vera Madre di Dio.

1° Il Vangelo parlando la prima volta di Maria, di Lei dice: De qua natus est Jesus, qui vocatur Christus: Dalla quale nacque Gesù, che è detto il Cristo (S. Matth. I, 16). Domandiamo: Chi è Gesù Cristo? Gesù è il Figliuolo di Dio fatto uomo, è la seconda Persona della santissima Trinità, che ha vestito le spoglie umane: il Figlio dell’eterno Padre che è ad un tempo Figliuolo di Maria. Nel Figliuolo di Dio fatto uomo vi è una sola Persona, la Persona divina, la quale unisce in sé le due nature divina ed umana; e a questa Persona divina, che unisce in sé le due nature, competono gli attributi dell’una e dell’altra; quindi parlando di Gesù non lo possiamo intendere solamente Dio o solamente Uomo, ma sempre Dio e Uomo, precisamente come parlando dell’uomo o dicendo uomo non possiamo in noi intendere solamente il corpo (sostanza materiale), né solamente l’anima (sostanza spirituale), ma intendiamo la persona intera composta del corpo e dell’anima insieme uniti: che quantunque di natura così diversa, terrena e corporea una, spirituale e angelica l’altra, costituiscono una sola persona. Bisogna aver presente la Persona di Gesù: Egli non è un Uomo divenuto Dio; non vi è stato un istante solo in cui la natura umana nella Persona di Gesù sia stata separata dalla divinità. È Dio fatto Uomo; Dio che facendosi uomo non cessò di essere Dio; ma dall’istante in cui ebbe vita nella sua umanità, a questa umanità fu unita la divinità. Per negare a Maria Vergine il titolo di vera Madre di Dio bisogna sostenere o che il Figliuolo di Dio non ha preso carne vera e reale da Maria Vergine, e che è nato non realmente ma solo apparentemente, o che Gesù Cristo non è Dio, o che in Gesù non sono solamente due nature, ma due persone: la persona divina e la persona umana, e che per ciò la divinità e l’umanità non sono in Gesù unite ipostaticamente cioè sostanzialmente, ma solo moralmente cioè di volontà, di azione, di abitazione. Cose queste che tutte sono condannate dalla Chiesa, e contrarie all’insegnamento della Scrittura sacra e della Tradizione. Il Vangelo dice che il Verbo si è fatto carne (S. GIOVANNI, I, 14). Ma se si è fatto carne vuol dire che ha preso carne vera e reale come abbiamo noi, e che ha fatto questa carne così propria della sua divinità come la nostra è propria dell’anima. Questo significa il Verbum caro factum est. E ci dice pure che questo ha fatto per mezzo di Maria, nascendo da Lei fatta sua Madre. Dunque Maria è Madre di Dio.

2° Anche le parole rivolte dall’Arcangelo Gabriele a Maria nell’Annunciazione non possono significare che quanto andiamo dimostrando. Disse Gabriele a nome di Dio: « Non temere, o Maria, perché hai trovato grazia avanti Dio. Ecco concepirai nel seno e partorirai un figlio, cui porrai nome Gesù. Questo sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo… Quel che n’è generato, santo, sarà chiamato Figlio di Dio » ( S. Luc., I, 29, 32, 35). Per negare a Maria la dignità di Madre di Dio, bisogna negare il mistero dell’Incarnazione, bisogna strappare dal Vangelo questa pagina che ci racconta come l’Incarnazione è avvenuta; bisogna rinnegare il Cristianesimo.

3° Quando Maria, pochi giorni dopo il compimento di questo mistero, si recò dalla cugina Elisabetta, ci narra il Vangelo che Elisabetta non appena udì il saluto di Lei, fu ripiena di Spirito Santo « e ad alta voce esclamò: Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno. E d’onde a me questo che la madre del Signore mio venga da me?… E beata te che hai creduto; perché s’adempiranno le cosedette a te dal Signore » (Ibid., 41. 43, 45). Chi aveva manifestato ad Elisabettaquanto era avvenuto in Maria? Chi le aveva dettodella visita dell’Angelo, del consenso di Maria al mistero dell’Incarnazione? Lo Spirito Santo di cui fu ripiena per la parola di Maria, lo Spirito Santo che la rende stupita della visita che le fa la Madre del Signore, lo Spirito Santo che subito fa erompere il cuor di Maria nel sublime cantico del Magnificat, in cui dice: « Da questo punto mi chiameranno beata tutte le generazioni. Perché grandi cose mi ha fatto Colui ch’è potente » (S. Luc., I, 48-49). Per negare a Maria la infinita dignità di vera Madre di Dio, perché vera Madre di Gesù, bisogna distruggere non una pagina del Vangelo, ma tutto il libro divino, bisogna rinnegare il buon senso e la nostra ragione.

4° Anzi occorrerebbe, se la parola lo permettesse, poter dire qualche cosa di più ancora. Maria è Madre di Gesù, e quindi di Dio, più che non sia di noi la Madre nostra, perché Maria è divenuta Madre in modo portentoso, miracoloso, per opera dello Spirito Santo solo e non per opera umana. E appunto perché la maternità di Maria è opera di solo Spirito e non di carne, del solo Spirito Santo è in nessun modo condivisa quaggiù dall’uomo, sicché Gesù non riconosce altra origine terrena che Maria sola, così ne avviene che Maria è Madre di Gesù più che le altre madri non siano dei propri figli, più Madre di Dio, che non sia di noi madre la madre nostra.

5° Non fa difficoltà l’obbiezione dei Protestanti, che cioè Maria non avendo dato a Gesù la divinità, ma solo l’umanità, si dovrebbe solo chiamare Madre di Gesù-Uomo e non Madre di Gesù, né Madre di Dio. Quanto sia vano quest’appunto lo potete intendere da quanto già abbiamo detto. Maria è vera Madre di Gesù: in Gesù non vi sono due persone, ma una sola: Gesù è Dio fatto Uomo, in Gesù sono unite personalmente, sostanzialmente la divinità e l’umanità; perciò Maria, Madre di Gesù, Madre della persona di Gesù, di quella Persona che non è solo Uomo ma anche Dio, merita a piena ragione il titolo e la dignità che le attribuiamo di vera Madre di Dio. Il simbolo degli Apostoli professa: « Io credo in Gesù Cristo, suo (cioè di Dio) Figliuolo unico, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine ». Quindi, domanda sant’Agostino: «Come potremo noi conformemente alla nostra regola di fede affermare che noi crediamo nel Figlio di Dio che è nato da Maria Vergine, se da Maria Vergine non fosse nato Figliuolo di Dio, ma (semplicemente) Figlio dell’uomo? E qual Cristiano vorrà mai affermare che quella Vergine partorisse un figlio puramente umano? » (Serm. 186). Se l’osservazione avesse ragione di sussistere, nessuno di noi potrebbe chiamare col nome di padre e madre i suoi genitori, perché da essi abbiamo avuto il solo corpo, mentre l’anima che è parte più nobile e principale in noi l’ha creata immediatamente Dio.

6° Il primo a negare a Maria il titolo di Madre di Dio è stato Nestorio nel principio del V secolo. Egli antivenendo gli eretici moderni, appoggiandosi al sofisma già accennato, voleva sostenere che Maria perché Madre di Gesù in quanto uomo non può venir chiamata Madre di Dio. Quando la orrenda bestemmia venne, ad istigazione di Nestorio, pronunziata nella Basilica di Costantinopoli, tutto il popolo gettò un alto grido di orrore e fuggì dal tempio e non vi ritornò più. La Chiesa si raccolse allora a concilio nella città di Efeso (anno 431) e in un’assemblea di centonovantotto Vescovi venne formulata la definizione dogmatica che rispondeva al sentimento unanime dei Cristiani ammaestrati dalla Tradizione e dal Vangelo: « Se qualcuno non confesserà che l’Emanuel è veramente Iddio, e perciò Maria Madre di Dio, imperocché partorì secondo la carne il Verbo di Dio fatto carne, sia scomunicato » (Can. 1, Conc. Ephes. V. DENZIGER, Enchiridion,13. – Come i Padri ed i Concilii sostennero contro gli Ariani la parola « consostanziale»; così fecero contro i Nestoriani relativamente alle parole« Madre di Dio ». Poiché tutto il veleno dell’eresia nestoriana, come, secondoCirillo d’Alessandria, osserva il Petavio (De Incarnat. 1. I , c. 9), consistevanel rigettare solamente questa espressione. — Si narra che quando i Vescovierano adunati in Efeso i Cristiani ne attendevano con tale ansietà la definizione che, essendosi la seduta conciliare protratta fino a tarda notte, non si allontanarono dalla piazza innanzi alla Chiesa in cui si teneva il concilio, ma aspettarono la definizione che accolsero al grado di: Viva Maria Madre di Dio! e poi con torchi accesi, e sempre acclamando a Maria Madre di Dio, accompagnarono i Padri alla loro residenza. In memoria di questa definizione venne composta la pia invocazione: Santa Maria Madre di Dio, prega, ecc. Recitando questa invocazione pensate e proclamate di cuore Maria vera Madre di Dio, affinché preghi per voi adesso e nell’ora della vostra morte. Non vi sembra bello e prezioso morire quando Maria vi assista con la sua potente preghiera? Se volete potete godere tale immenso favore. Meritatelo). Il secondo Concilio Costantinopolitano (V Ecumenico) facendo eco ai Padri Efesini grida l’anatema a chi « non riconosce che il titolo di Madre di Dio spetta di diritto, in senso vero e proprio, a Maria, ma dice che solo abusivamente le viene attribuito ». — La parola che l’eterno Padre pronunzia intorno a Gesù: Filius mens es tu, è la parola che a pieno diritto pronunzia Maria: Gesù-Dio, sei mio Figlio, io sono tua Madre. Pertanto noi pure con sant’Atanasio confesseremo: « È fede verace il ritenere e professare che il nostro Signore Gesù Cristo, Figliuolo di Dio, è Dio ed uomo: Dio, come generato dalla sostanza del Padre nell’eternità, ed uomo come nato dalla sostanza della madre nel tempo»; e col Concilio generale di Calcedonia: « Noi insegniamo tutti concordi, che il nostro Signore Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo, composto di un’anima ragionevole e di un corpo (umano), della stessa natura col Padre per la divinità, della stessa natura con noi per l’umanità, in tutto e per tutto simile a noi, ma senza peccato; secondo la divinità generato dal Padre prima di tutti i secoli, e secondo l’umanità nella pienezza dei tempi generato da Maria Vergine, Madre di Dio, per noi e per la nostra salute ».

II — Maria è Madre di Dio! Quale grandezza, quali meraviglie in questo titolo augusto!

Maria Madre di Dio! vale a dire una creatura Madre del Creatore, un’umile verginella genitrice di Dio. La relazione più intima che esista tra due esseri è quella di madre e figlio. Maria Madre di Dio contrae con Lui la più intima relazione. Sia lecito alla nostra debolezza un paragone materiale tratto dal Vangelo. Volete conoscere la bontà di una pianta? Osservatene i frutti. Volete intendere la grandezza di Maria? Intendete prima la grandezza di Colui che è suo frutto, suo Figlio, Gesù Cristo. Ben a ragione san Tommaso ci dice che partecipa dell’infinito. Difatti: Perché Dio si è fatto Uomo? Risponde sant’Agostino: Per elevare l’uomo sino a Dio. Se facendosi uomo, Iddio eleva l’uomo fino a sé, quale sarà l’elevazione di Colei che cooperò qual madre, all’Incarnazione? Di qui intendiamo che al disopra del titolo e della dignità di Maria non vi ha che un titolo e una dignità: Dio solo. Tra Maria e Dio non vi è posto per altra creatura: al disopra di Maria non vi è, né vi può essere che Dio; al disotto di Maria sta tutto il creato. Dio, soggiunge san Bonaventura, potrebbe creare mondi quanti volesse, immensamente più belli e grandi di questo, ma non potrebbe creare una creatura più grande di Maria, perché la massima grandezza è: Madre di Dio. La qualità di Madre di Dio è l’ultimo sforzo della divina onnipotenza. E ben a ragione sant’Eucherio dice che per comprendere la grandezza di Maria bisogna prima intendere la grandezza di Dio: « Se vuoi conoscere quale sia la grandezza della Madre, cerca prima quale e che cosa sia il Figlio». Un celebre oratore dovendo tessere l’elogio di Filippo re di Macedonia, decantò la nobiltà della sua origine, la grandezza della sua potenza, il numero delle sue vittorie, e poscia, interrompendosi all’improvviso, esclamò: A che tutte queste lodi? Filippo è stato il padre di Alessandro: questa è la gloria delle sue glorie, questa è la grandezza sua più eccelsa. – Ora guardate al bambino che la Vergine porta tra le sue braccia. Sapete chi è? È Iddio! è il Creatore del mondo, il Salvatore del genere umano. Egli è la gloria di Maria perché è figliuolo di Lei. Epperciò il sentimento comune dei Santi è che voler intendere quanta sia la grandezza di Maria Madre di Dio è un voler rimaner oppressi dalla gloria di Dio che si riverbera in Maria quanto è possibile in una creatura. Tentiamo tuttavia, per quanto la debolezza e meschinità nostra ce lo consentono, di formarci un’idea di questa grandezza suprema tra le grandezze create.

Maria produce con Dio, Gesù Cristo. Ella è associata al Creatore nella più grande creazione. Il capolavoro di Dio creatore non è questo mondo visibile col suo ordine ammirabile, non è del pari il mondo spirituale talmente elevato al disopra del corporale che l’ultimo degli spiriti è ancora immensamente superiore all’ultimo dei corpi; il capolavoro di Dio non è neppure l’uomo, compendio meraviglioso del mondo corporeo e spirituale, il capolavoro di Dio è quello il cui nome solo fa chinare le nostre fronti nel rispetto e nell’amore: è Nostro Signor Gesù Cristo. – « Maria è ammessa all’onore di produrre con Dio questo grande capolavoro. Di fatti, togliete l’azione di Dio generatore eterno del Verbo, Gesù Cristo è un uomo e non più Dio. Togliete l’azione di Maria nell’Incarnazione del Verbo, Gesù Cristo è Dio, ma non più uomo. Sì da un lato come dall’altro non è più Lui, non è più l’Uomo-Dio. La divinità versata in Gesù Cristo dal seno di Dio, e l’umanità versata in Gesù Cristo dal seno di Maria, è lo stesso Gesù Cristo nella sua unità personale, confluente misterioso di queste due sorgenti che vengono ad unirsi senza confondersi. Ecce misterium vobis dico(I Cor. XV, 51): Ecco il gran mistero. – In tal modo Maria è veramente associata all’onore di produrre con Dio il gran capolavoro di Dio: è questo il primo grado della sua grandezza e della sua dignità. Questo primo grado della sua dignità conduce al secondo: con Dio Maria comanda a Gesù Cristo.

« Quello che più innalza l’uomo agli occhi suoi nonché agli occhi degli altri, è il diritto di comandare. Infatti il comando è l’atto d’autorità; l’ubbidienza è il riconoscimento spontaneo dell’autorità. Ecco perché in noi l’amore della nostra propria grandezza si confonde coll’amore del comando: crediamo di renderci tanto più grandi quanto più ci si presta ubbidienza. Chi ci ubbidisce, ci eleva con la sua propria grandezza, giacché sottomettendosi a noi ci riconosce, in certo modo, superiori. Si può pertanto considerare come principio incontrastabile che la dignità di chi comanda è in proporzione della grandezza di colui che ubbidisce. Di qui voi potete, o fratelli, intendere qualche cosa intorno alla dignità che ridonda a Maria dall’autorità che le compete di comandare a Gesù Cristo, a Gesù Cristo che per la sua grandezza personale s’innalza al di sopra della creazione, a Gesù Cristo costituito, per la sua grandezza pubblica, per estendere sopra tutte le creature un sovrano dominio. « Ma, direte voi, come può la creatura comandare al Creatore? Maria comandare a Gesù Cristo? Non bisogna mai, o fratelli miei, indietreggiare innanzi alle conseguenze necessarie dei principii certi. Maria, presso Gesù Cristo, apparisce come una madre presso il suo figliuolo; con Dio, a rigor di parole, Ella è autore di Gesù Cristo. Ora ponderate la filosofia delle parole: chiunque è autore di qualche cosa, ha autorità su quello che ha prodotto. Quindi Maria apparisce agli occhi del suo Figlio non solo come grandezza ch’Ei venera, ma ancora come autorità alla quale presta ubbidienza. Sì, a Gesù Cristo, a questa grandezza dinanzi alla quale si umilia ogni creatura, a questa grandezza dinanzi alla quale perde di splendore ogni maestà, a questo Principe, a questo Re, a questo Dio, una donna, Maria, comanda, ed Egli ubbidisce. « Ah lo intendete! Qui la mente si stupisce, si spaventa. Da ambo i lati, diceva san Bernardo, sta il miracolo, e voi non sapete quale dei due più ammirare: se il miracolo di umiltà nel Figlio, o il miracolo di grandezza nella Madre. Che un Dio ubbidisca ad una donna, è questa un’umiltà senza esempio; ma che una donna comandi a Dio, è questa una sublimità che non ammette assolutamente condivisione. Se è reputata gloria dei Vergini in cielo seguire l’Agnello ovunque si reca, qual gloria meritò la Vergine per eccellenza ammessa all’onore non di seguirlo, ma di camminare innanzi a Lui? Egli reca a Maria una glorificazione degna di Lui. Questa glorificazione è il terzo grado della sua dignità, di essere come Dio, glorificata da Gesù Cristo.

« Maria è glorificata da Gesù Cristo. Tutti gli esseri della creazione sono chiamati a glorificare Dio in ragione della loro perfezione, perché ogni essere deve far risplendere le perfezioni del Creatore nell’ordine stesso in cui esse gli sono comunicate. Ora noi già abbiamo inteso come Gesù è il capolavoro di Dio; Egli è più che tutto il mondo reale, anzi più che tutti i mondi possibili. Per conseguenza un solo affetto del suo cuore, una sola sua parola glorifica il Creatore più che non lo glorifichino tutti i mondi possibili. Ebbene Iddio reclama questa glorificazione come Autore di quell’umanità che deve glorificare il Creatore: questa glorificazione, Maria del pari la reclama come Autrice di quell’umanità d’onde ascende a Dio la gloria, perché Maria contribuì a formare a Gesù Cristo la potenza di glorificare il Padre. Difatti quando Maria si pone di fronte a Gesù Cristo, senza veruna esagerazione può dirgli: Tu, o figlio mio, sei l’immagine della sostanza divina, sei lo splendore dell’eterno Padre, e sei del pari la mia gloria: lo splendore da te discende sul volto di me che sono tua Madre. Così Maria è glorificata da Gesù Cristo.

« Ma che dico io? Le Persone dell’augusta Trinità fanno rifulgere su di Lei la gloria che a Dio procura il mistero dell’Incarnazione. Le dice l’eterno Padre: Per te, o figlia mia, io veggo il Verbo prostrato innanzi a me. Chi era a me uguale è divenuto mio suddito e mi onora. Le dice il Figliuolo: Gloria a te, o Madre! Figlio eterno del Padre, tutto riceveva da Lui, niente gli donava, non poteva donargli nulla. Per te gli do la gloria quale non possono donargli né gli esseri esistenti, né tutti i mondi possibili. Esclama lo Spirito Santo: Gloria a te, o mia sposa! Per te ho procurato chi glorifica il Padre di quella glorificazione infinita, cui Egli ha diritto » (Felix, Maternità divina). In tal modo le Persone tutte dell’augusta Trinità irradiano su Maria una gloria eterna che ha dell’infinito. Pertanto se non possiamo intendere tutta la grandezza a cui venne elevata Maria, per la divina maternità, intendiamo però che questa ha dell’infinito.

III. — Dalla dignità di Madre di Dio scaturisce la missione di Maria, la quale a sua volta ci rivela la grandezza di Lei. Quando Iddio eleva una creatura ad una dignità, ve la eleva per affidarle una missione. Qual è la missione di Maria Madre di Dio? Riassumerò brevemente questa missione, già tratteggiata nelle sue varie manifestazioni, allo scopo di presentarla riassunta sì, ma insieme completa.

Maria Madre di Dio coopera con Gesù alla salute delle anime, alla Redenzione umana. Dall’Eden vediamo Maria associata, da Dio stesso, con Gesù. Dio disse al demonio: Porrò inimicizia tra te e la donna, e tra il seme tuo e il seme di lei (Gen. III, 15). La prima promessa della riparazione ci mostra il novello Adamo con l’Eva novella: Gesù con Maria; e perciò se l’uomo attenderà quattro mila anni il Liberatore, quattro mila anni pure attenderà la Madre di Dio, la liberatrice. Aprite la sacra Scrittura: ovunque trovate una figura od una profezia del Salvatore, ivi trovate altresì una figura o una profezia della Madre di Lui. « Così ad esempio se Gesù Cristo è il fiore di Jesse, il quale deve produrre la salute del mondo, Maria è lo stelo che deve produrre questo fiore di Jesse, il quale deve procurare la salute del mondo. Gesù Cristo è il sole divino che, sorgendo ad Oriente illuminerà la terra, Maria è l’aurora che lo annunzia. Quando ci facciamo a percorrere questo Libro divino di cui ogni pagina è una profezia, guardiamo a destra ed a sinistra, su due linee parallele che partono da Adamo a Gesù Cristo e da Eva a Maria, attraverso quaranta secoli: a destra gli uomini che furono figura di Gesù Cristo, tutti portanti nella fronte un raggio di Gesù Cristo che figurano; a sinistra le donne che figurano Maria, tutte pure portanti sulla fronte un raggio della Vergine riparatrice. Di guisa che dalle chiuse porte dell’Eden fin sulla cima del Calvario, voi dappertutto vedete la riparatrice associata al riparatore ». Di questa verità il Pontefice Leone XIII d’imperitura memoria, ci presenta la dimostrazione che abbiamo nella considerazione dei misteri del Rosario.

Maria compie la missione di Corredentrice che le proviene dalla dignità sua, particolarmente nelle tre grandi epoche del mistero riparatore. Dapprima nell’Incarnazione. Quando è giunta quella che, nella mente di Dio, è la pienezza dei tempi, Egli compie l’ineffabile mistero. Ma che dico compie? È necessaria la cooperazione di Maria; e Dio fa dipendere l’esecuzione del mistero riparatore da una parola della santissima Vergine. Quando l’Arcangelo Gabriele ha compiuto la missione di cui era stato celeste ambasciatore, e ha svelato a Maria il grande mistero, Ella resta un istante stupita e indecisa; e tutto con Lei resta in sospeso: il cielo, la terra, Iddio, l’uomo, il mistero dell’Incarnazione. Finalmente Maria pronunzia la grande parola, il Fiatcreatore dello stupendo prodigio, come creatore fu il Fiatpronunziato da Dio sul nulla per chiamare ad esistere quello che prima non era: Ecce ancilla Domini, fiat mihi secondun verbum tuum. Così, dice san Bernardo, Maria col suo consenso ha operato la salute del mondo. Quaranta giorni dopo la nascita, Gesù nel tempio compie, per così esprimerci, la sua ufficiale offerta al Padre per la salute del mondo. Questa offerta è anch’essa compiuta per opera di Maria che lo reca al tempio e lo offre all’eterno divin Padre. Sul Calvario finalmente viene compito l’umano riscatto. Gesù è crocifisso: ai suoi piedi, presso la croce, sta la madre sua. Il medesimo dolore, le medesime sofferenze straziano Gesù e Maria. La medesima rassegnazione, la stessa volontà li unisce ed opera la nostra salute.

« Ma come non ebbe fine la parte di Gesù sul Calvario, così del pari non ebbe fine la parte di Maria. Quella carne e quel sangue che hanno riscattato il mondo dovevano riscattarlo e rigenerarlo sempre. Ebbene, dappertutto, anche dopo il Calvario, Maria è associata al suo divin Figliuolo. La veggo difatti e nei nostri sacramenti, e nel nostro apostolato e nelle nostre feste: triplice mezzo di perpetua rigenerazione. Maria sta nei nostri sacramenti. Quando amministriamo il battesimo diciamo: Nel nome del Padre (Maria è la sua figliuola), del Figliuolo (Maria è la sua Madre) e dello Spirito santo (Maria è la sua sposa). Nel tribunale di Penitenza versiamo con la stessa formula, sul peccatore pentito il Sangue del nostro divin Salvatore. E quando voi vi accostate alla sacra Mensa, noi dimenticate, vi cibate parimenti della carne di Maria, imperocché sta scritto: Caro Christi, caro Mariæ; la carne del Cristo è la carne di Maria. Noi ministri dell’altare, quando abbiamo nelle nostre mani la vittima, ah! noi perpetuiamo nelle nostre mani questo gran mistero, quel gran sacrificio del Calvario in cui Maria, come il suo Figlio, fu ad un tempo vittima e sacrificatrice. Maria sta nel nostro apostolato come gli Apostoli, trionfa delle eresie come gli Apostoli, come gli apostoli pone in fuga l’errore; Maria uccide il peccato nelle anime e salva i peccatori. Quante legioni apostoliche vi sono, onorate del nome di Gesù Cristo, altrettanto sono onorate del nome di Maria » (Felix, I c.). Maria è unita a Gesù nelle feste che la Chiesa ha istituito in onore di Lei, parallele a tutte le feste istituite in onore del suo divin Figlio. Basti farne il nome, poiché già altra volta ne parlammo: Concezione, Nascita, Nome, Presentazione al tempio, Passione, Morte, Risurrezione, Assunzione di Maria.

IV. — L’elevazione di Maria alla dignità di Madre di Dio porta a sé unita una grande potenza.

La grandezza e la potenza si confondono in una. Maria è grande, è Madre di Dio. Per tutta l’eternità dirà a Gesù: Sei mio figlio. Per tutta l’eternità Gesù dirà a Maria: Sei mia Madre. Perciò Maria avendo il potere di fare inclinare a sé l’Onnipotente, è potente. Come ciò? Pel diritto materno, e per l’amore materno. Per mezzo di queste due profonde radici, ella avvince, per così dire, lapotenza del suo Figliuolo; da per tutto ove si vale di queste due cose, del suo diritto, del suo cuore, del suo amore di madre, fa piegare la volontà e il cuore di Gesù. L’amore sottometteva Gesù a Maria in terra, l’amore sottomette a Maria in cielo l’onnipotenza di Gesù. Maria in terra ci ha dato Gesù, dal cielo ci dona le grazie di Gesù.

La potenza di Maria! Chi la può misurare ? Vedete mirabile Provvidenza di Dio: Ogni essere sulla terra ha una potenza proporzionata all’ufficio che Iddio creatore gli ha assegnato. La potenza di Maria è pertanto anch’essa proporzionata alla sua missione: Madre di Dio, Corredentrice delle anime. Chi ha un ufficio nel mondo fisico, ha la potenza sul corpo; chi ha un ufficio morale, ha il potere di agire sull’anima. Maria ha una grandezza ed una missione soprannaturale, e perciò anche la sua potenza è soprannaturale. Perciò la potenza di Maria non ha limite. È potente in cielo ed in terra; è potente sul demonio e su noi. Maria può quanto vuole. Tutto ciò che Iddio può per natura, Maria lo può per grazia, lo può perché Madre di Dio; tutto ciò che è bene per noi Maria lo vuole perché corredentrice. Ovunque si estende la potenza di Dio, là si estende la potenza della madre sua.

V. — Grande è la dignità di Maria Madre di Dio: la divina maternità e la ragione, la fonte di tutte le grandezze di Maria. Tale grandezza, che noi non potremo mai ammirare sufficientemente si riverbera pure su noi. In Maria è stata esaltata, nobilitata non solo la persona di Lei, ma tutta la natura, e quindi la stirpe umana. Come pel peccato di Adamo il demonio avvilì e vinse non la persona sola di Adamo e di Eva ma la natura, la stirpe umana, così nell’esaltazione di Maria, è stata esaltata, nobilitata questa natura, questa stirpe di cui noi siamo membra. La gloria di un membro della famiglia, è gloria della famiglia tutta. La gloria di Maria, figlia primogenita della famiglia cattolica, è gloria di tutta la cristianità. – Ma oh, devoti fratelli! Ci contenteremo noi oggi di aver destato una sterile ammirazione nel cuor nostro verso questa nostra primogenita sorella e Madre? Queste grandezze richiedono in noi l’adempimento dei doveri che vi corrispondono e che costituiscono quella che, a piena ragione, diciamo vera divozione a Maria. Maria è Madre Dio. Come tale è elevata alla suprema dignità, cui potesse venire elevata una creatura. Onoriamola dunque, rispettiamola. Onoriamola colle parole: Ave Maria; nelle sue immagini, nelle sue feste, onoriamola specialmente con l’imitarla nelle sue virtù. Maria è Madre di Dio, è Corredentrice. Amiamola dunque. A Maria andiamo debitori di infinite grazie: da Lei abbiamo avuto Gesù, da Lei la fonte prima della Redenzione, da Lei il Fiatriparatore che costò tanto strazio al cuore, all’anima sua. Amiamola con tutto il nostro cuore. Oh non ispunti nella nostra vita un giorno solo in cui il nostro cuore non arda di amore per Maria. Amiamola Maria e perciò non offendiamo mai il suo caro Gesù. Maria Madre di Dio può quanto vuole, e vuole tutto quello che per noi è bene. Confidiamo dunque e umilmente invochiamo la sua potenza, la sua bontà in nostro favore. Preghiamola di tutto quello di cui abbisogna la nostra vita temporale, ma preghiamola specialmente di quanto ci abbisogna per la povera anima nostra. Domandiamole di poterla sempre degnamente onorare, di poter conservare puro, per amore di Lei, il nostro cuore, di poter rendere l’anima nostra bella della sua bellezza soprannaturale ricopiando in noi le sue virtù, domandiamole di proteggerci onde poter riuscire sempre vittoriosi nella lotta col demonio, di godere della sua preghiera e della sua protezione in punto di morte, e di poter finalmente acclamarla e benedirla per sempre in cielo quale Madre di Dio.

FIORETTO. —Reciteremo devotamente sette volte l’Ave Maria e la Sancta Maria per onorare la Madre di Dio e pregarla della sua protezione.

GIACULATORIA. — Ripeteremo spesso la liella invocazione che proclama Maria Madre di Dio: Sancta Dei Genetrix, ora prò nobis.

ESEMPIO. — Visione di fra Leone. — Nelle cronache dei frati francescani si legge come vivendo tuttavia il beato Padre Francesco su questa terra aveva molta domestichezza e famigliarità con un frate laico del suo ordine, che si chiamava frate Leone. Era questi di una semplicità mirabile e tutto pieno dello spirito del Signore e perciò molto caro a Francesco, che sovente sel toglieva seco a passeggio e insieme discorrevano delle cose di Dio. Ora avvenne che il beato padre Francesco se ne morì, ed i frati suoi ne seppellirono il corpo nella chiesa della Madonna degli Angioli, che è in Assisi. E frate Leone sentendosi solo in sulla terra privo del suo amato padre, sovente recavasi in quella chiesa e la andava ad inginocchiarsi presso la tomba del beato Francesco, ove passava le ore intere in sante meditazioni, parendogli così ancora di conversare con lui, non altrimenti che faceva quando era ancora in terra. Una sera adunque mentre frate Leone stavasi in preghiera vicino alla tomba del padre suo, stanco pel molto lavorare che aveva fatto durante il giorno, sentì un grave sonno venirgli addosso; per il che appoggiato il capo in sulla sponda del sepolcro si addormentò subitamente. Ed ecco mentre profondamente dormiva ebbe una visione. Parevagli trovarsi in vasto campo e la convenire tutti i frati del suo ordine; ed erano in numero sì grande da parere quello il giorno del giudizio universale. E mentre i frati si stavano radunati in quel campo, ecco in alto da un lato del cielo aprirsi come una porta e di la scendere in fino a terra una grande scala, che pareva quella che altra volta era comparsa al Patriarca Giacobbe mentre dormiva nell’aperta campagna. E sulla sommità della scala si vedeva il beato Francesco, e dietro di lui il divino Giudice Gesù Cristo. E Francesco voltosi ai frati che si stavano nella valle dire loro: Fratelli miei, suvvia venite al cielo passando per questa scala. E quelli tutti a provarsi per montare; ma non potevano, che la scala aveva pochi e radi scalini e pareva che fossero di fuoco, tanto bruciavano le mani che vi si attaccavano. E tutti provavano a salire e nessuno il poteva. Onde i frati piangevano dirottamente. Allora sparve la scala, il cielo si chiuse e più non si vedeva persona; per il che i frati incominciarono a mandare altissime grida. Ma ecco che poco stante da un altro lato si aperse un’altra volta il cielo e discese giù un’altra scala, che aveva molti e spessi scalini e pareva fossero infiorati ed alla sommità apparve nuovamente Francesco, tutto raggiante di gioia, e dietro di lui era vi la Vergine Madre di Dio con tanti Angeli che le facevano corona. E Francesco rivolto nuovamente ai frati, che avevano cessato dal piangere e stavano meravigliati a guardare, disse loro con parole piene di santa allegrezza: Suvvia, frati miei cari, provatevi ora a salire su questa scala, e venite con me in paradiso. E i frati a quelle parole ed a quell’invito tutti si attaccarono alla scala per salire; e quando alcuno per la pesantezza della persona pareva stanco e si arrestava dal salire, la Madonna il confortava chiamandolo per nome e inviandogli degli Angioli che il sostenessero; e così tutti i frati poterono giungere in fino al beato Francesco, che prendendoli per mano li presentava alla Vergine, ed Ella li introduceva nel cielo. E quando tutti si furono scomparsi, ecco che si svegliò frate Leone, e trovò che ei solo era rimasto in terra presso la tomba del beato Padre. Ed allora incominciò a piangere forte; e avendolo un frate che si trovava in chiesa interrogato del perché piangesse a quel modo, frate Leone gli raccontò il sogno che aveva avuto. E messisi tutti e due a pregare insieme conobbe frate Leone quella essere una visione con cui voleva Iddio significargli che l’amore e la devozione inverso la beata Vergine Maria era la scala facile e sicura per giungere al cielo; onde in seguito fu poi sempre devotissimo di Maria, e a tutti raccomandava questa devozione, raccontando loro quanto aveva veduto nel suo sogno.

(MORINO).

Siamo devoti di Maria. Ella, perché Madre di Dio, è vera scala del paradiso; la scala che unisce questa povera terra, valle di lagrime, al cielo. Ascendiamo questa scala per mezzo della pratica fervorosa, della divozione a Maria. In questo modo anche noi conseguiremo certamente la eterna salute.

I SERMONI DEL CURATO D’ARS: FESTA DEL SANTO ROSARIO

FESTA DEL SANTO ROSARIO.

[Da: I Sermoni del Curato d’Ars, trad. it. di Giuseppe D’Isengard, vol. IV, Torino, libreria del Sacro Cuore – 1907]

Dicit discipulo: Ecce mater tua.

Gesù dice al discepolo: Figlio, ecco tua Madre.

(S. GIOVANNI XIX, 27).

Son pur dolci e consolanti queste parole, fratelli miei, per un Cristiano, che può intender tutta l’estensione d’amore che vi è racchiusa? Sì, Gesù Cristo, dopo averci dato tutto ciò che poteva darci, cioè i meriti di tutte le sue fatiche, de’ suoi patimenti, della sua morte dolorosa, ah! (debbo ricordarlo?) il suo Corpo adorabile e il suo Sangue prezioso a nutrimento delle anime nostre, vuole ancora farci eredi di ciò che gli resta di più prezioso, cioè della sua SS. Madre. Non par che le dica: « Madre mia, io debbo tornarmene al Padre e lasciare i miei figli; il demonio farà quanto gli sarà possibile per perderli; ma mi consola il pensiero chi; voi ne avrete cura, li difenderete, li conforterete nelle loro pene ? » E la SS. Vergine dal canto suo non gli dice: « No, Figliuol mio, non cesserò mai d’averne cura, finché sian giunti nel vostro regno, in quel regno che avete loro acquistato coi vostri patimenti » Ah! qual bella sorte per noi, miei fratelli! Quale aiuto e quale speranza abbiamo in Maria per vincere il demonio, le nostre passioni ed il mondo! « Con tal guida, «lice S. Bernardo, non è possibile fuorviare; con tal protezione è impossibile perire ». Oh! miei fratelli, come vive sicuro chi ha vera confidenza nella SS. Vergine! Tutte le feste della Santissima Vergine ci annunziano qualche nuovo benefizio del cielo. La sua Concezione, la sua Natività, la sua Presentazione al Tempio, la sua Visitazione a S. Elisabetta, la festa de’ suoi Dolori e finalmente la sua Assunzione; ma possiam dire che la festa del S. Rosario è come un compendio di tutte le grazie che Dio le ha accordate nel corso della vita, e ci ricorda che il suo divino Figliuolo ha messo tra le sue mani tutti i suoi tesori. Vogliam noi dunque, fratelli miei, divenir ricchi dei beni celesti? Andiamo a Maria, e in Lei troveremo tutte le grazie che possiamo desiderare: grazia d’umiltà, di purezza, di castità, d’amor di Dio e del prossimo, di dispregio della terra e di desiderio del cielo. Ma per meglio convincervene, vi dimostrerò: 1° Che tutte le grazie ci vengono per mezzo di Lei; 2° che tutte le Confraternite istituite in suo onore, e quella del santo Rosario in particolare, ci attirano le grazie più copiose.

I. — In tre diversi stati abbiano bisogno d’un aiuto potente. Il primo è lo stato in cui siamo nel tempo della nostra vita sulla terra, ove il demonio citende senza posa mille insidie per ingannarci e perderci. Il secondo è quello in cuisaremo quando compariremo dinanzi al giudice, e renderemo conto d’una vita, che sarà forse una catena di peccati. Finalmente il terzo stato sarà quello in cui ci troveremo, quando, dopo essere stati giudicati, dovremo forse passare, una lunghissima serie d’anni tra le fiamme del purgatorio. Ab! guai a noi se in questi vari stati non avessimo la SS. Vergine che venisse in nostro aiuto per sollecitare a favor nostro la misericordia del suo Figliuolo? Ma saremo certi d’averla con noi, se, nel corso della nostra vita, avemmo in Lei grande confidenza, e abbiam cercato d’imitarne le virtù colla maggior possibile fedeltà.

1° Dico che la nostra vita è una catena di miserie, di malattie, di affanni e di mille altre pene, il che ci dipinge sì bene lo Spirito santo per bocca del santo Giobbe: « L’uomo… soffre assai » (Giob. XIV, 1). Ma senza rifarci sì addietro, entriamo nel nostro cuore, e vedremo famiglie di peccati, che senza posa vi nascono. Infatti nel corso della nostra vita quanti cattivi pensieri ci molestano, e quanti cattivi desideri che spesso non vorremmo avere; quanti pensieri d’odio, di vendetta, di superbia, di vanità; quante mormorazioni nelle piccole afflizioni che Dio ci manda; quanta svogliatezza nel servizio di Dio, anche nel tempo della Messa, tempo così prezioso nel quale Gesù Cristo si immola per noi alla giustizia del Padre suo! E quante volte ci sentiamo quasi trascinati dai cattivi esempi di coloro che ci stanno intorno, e soprattutto dalla loro condotta assolutamente empia e mondana? Ma, senza uscir di noi stessi, i nostri sensi non sono come tante corde, che, quasi contro il nostro volere, ci trascinano al male? Quindi concludo che, se siam soli a combattere, ci riesce difficilissimo sfuggire al pericolo. Ecco un esempio che ce lo dimostrerà chiaramente. – S. Filippo Neri meditava un giorno sul pericolo continuo in cui siamo di perderci; e si meravigliava, che, inclinati come siamo da noi medesimi al male, fossimo di più circondati da tanti e sì cattivi esempi. Uscì una volta in un luogo appartato per meglio piangere liberamente. Credendosi solo cominciò a gridare: « Ohimè! mio Dio, son perduto! Son dannato! ». Qualcuno, avendolo udito, corse a lui, e gli disse: « Padre mio, vi lasciate andare alla disperazione? Sapete pure che la misericordia di Dio è infinita! » — « Oh! no, non dispero, amico mio, anzi spero assai; ma il pensiero che son solo a combattere, mi spaventa, poiché vedo tanti pericoli che mi circondano ». Ditemi, fratelli miei, come potremo sfuggire a tanti agguati che il demonio, il mondo e le passioni ci tendono? Ohimè! Se siam soli a combattere, se non abbiamo qualche potente, che venga a darci aiuto, abbiamo ragione di temere che non ne verremo mai a capo! E a tal fine che cosa potrem trovare più efficace a vincere i nostri nemici che la santissima Vergine? Disgraziati come siamo, abbiam pure molteplici aiuti. Udite S. Bernardo (Homil. 2 super Missus est, 17): « Figliuoli miei, siete tentati? Invocate Maria in vostro aiuto, e il tentatore scomparirà. Essa è la Vergine impareggiabile che ha dato al mondo Colui da cui il demonio fu posto in catene. Siete tra le afflizioni? Riguardate Maria: è la consolatrice degli afflitti, ed è pur la Madre dei dolori, poiché la sua vita fu tutta un mare d’amarezze. Siete assaliti dal demonio dell’impurità? Gettatevi ai piedi di Maria. Troppo a cuore le sta conservarvi questa bella virtù sì gradita al suo Figliuolo ». Diciamo più ancora che, con l’aiuto di Maria, basta che vogliam vincere per essere sicuri di riuscir di fatto vittoriosi. Oh! miei fratelli, siam pure avventurati d’aver tanti mezzi per procurar la nostra salute, purché sappiamo profittarne! Ohimè! quante anime, senza la protezione di Maria, sarebbero adesso a bruciare nell’inferno!

2° Abbiam veduto, fratelli miei, che nel corso della nostra vita siam circondati da mille pericoli, che minacciano di trarci a perdizione; ma in ricambio abbiamo grandi aiuti per vincere. Quando usciremo da questo mondo, andremo a rendere conto a Dio di tutte le opere nostre. E terribile quel momento, che deve decider della nostra sorte, del paradiso o dell’inferno, senza appello, senza speranza di mutar mai la nostra sentenza. Il demonio, che ne conosce i rischi meglio che noi, raddoppia i suoi sforzi per trarci in inganno; perché, se riesce a guadagnarci, ci strascina tosto all’inferno. Il pensiero di questo terribile momento ha mosso tanti grandi del mondo ad abbandonar tutto e andare a passare il resto della loro vita nelle lacrime e nei rigori della penitenza, per aver così qualche speranza in quel momento così formidabile al peccatore. Vedete S. Ilarione, S. Arsenio. Ah! miei fratelli, che sarà di noi che sarem tutti carichi di peccati, e non avremo fatto nulla di bene ?… Potrà tuttavia rassicurarci il pensiero, che, mentre saremo dinanzi al tribunale di Gesù Cristo, gran numero d’anime pregherà chiedendo grazia per noi: aggiungo anzi che la SS. Vergine presenterà le nostre anime al suo Figliuolo, nostro giudice. Oh! miei fratelli, quale speranza per noi in quel momento terribile!

3° Quando quel momento formidabile sarà passato, sebbene giudicati degni del cielo, quanti anni dovremo soffrire nel purgatorio, ove la giustizia di Dio si fa sentire con tanto rigore! Ma, ditemi, qual maggior consolazione per un Cristiano tra quelle fiamme, che sapere e sentire offerirsi per lui sì potenti preghiere, e vedere scorrer rapidamente il tempo della sua pena?

II. Possiam dire, fratelli miei che tutte le Confraternite, istituite dalla Chiesa, sono mezzi che Dio ci dà per aiutarci a procurar la nostra salute, e mezzi tanto più efficaci, in quanto i membri, che le compongono, siano sulla terra, siano in cielo, uniscono insieme le loro preghiere. Ciascuna Confraternita ha un fine particolare. Quelli che sono ascritti alla Confraternita del SS. Sacramento si propongono di risarcire Gesù degli oltraggi che gli si fauno nel ricevere i Sacramenti, e soprattutto nel Sacramento adorabile dell’Eucaristia. Si uniscono per far ammenda onorevole a Gesù Cristo per tante comunioni e confessioni sacrileghe; devono pure far penitenze, elemosine… Gli ascritti alla Confraternita del Sacro Cuor di Gesù, vogliono compensare il divino Maestro del disprezzo che si fa del suo amore per gli uomini. Devono far di spesso atti d’amor di Dio. e condolersi con Lui, perché gli uomini amano sì poco Colui che ci ha tanto amato. Gli aggregati alla Confraternita della S. Schiavitù mettono tra le mani della SS. Vergine tutte le loro azioni, perché le offra al suo divino figliuolo: si considerano come non più appartenenti a se stessi, ma assolutamente alla SS. Vergine. Nella Confraternita del S. Scapolare, ci rechiamo ad onore di portar su noi un segno, per cui riconosciamo che Maria è nostra Sovrana, e noi le apparteniamo in modo particolarissimo. Dal canto suo Maria s’impegna a non negarci mai la sua protezione, nel corso della vita e all’ora della morte. La Confraternita poi del S. Rosario èuna delle più estese. È stabilita, per dir così, in tutto il mondo cattolico, e la compongono i Cristiani più ferventi. Possiam dire che chi ha la sorte d’essere ascritto a questa santa Confraternita, ha in tutti i punti del mondo anime che pregano per la sua conversione, se sgraziatamente è in peccato, per la sua perseveranza se ha la bella sorte d’essere in grazia di Dio, e per la sua liberazione se è tra le fiamme del purgatorio. Dovrebbe bastar questo solo a farci sentire quanto aiuto ne abbiamo per operare la nostra salute. Il Rosario ècomposto di tre parti, consacrate ad onorare i tre diversi stati della vita di Nostro Signor Gesù Cristo. La prima parte e indirizzata a d onorare la sua Incarnazione, la sua Natività, la sua Circoncisione, la sua fuga in Egitto, la sua Presentazione, il suo smarrimento nel tempio. In questa parte del Rosario, bisogna domandare a Dio la conversione dei peccatori e la perseveranza dei giusti. La seconda parte si propone di onorare la sua vita sofferente e la sua morte dolorosa sulla croce, chiedendo le grazie necessarie per gli afflitti, per gli agonizzanti e per quelli che sono sul punto di comparire al tribunale di Dio e rendervi conto della propria vita. La terza è consacrata ad onorare la sua vita gloriosa, pregando per la liberazione delle anime del purgatorio. Sì, miei fratelli, tutti questi misteri ben meditati sarebbero capaci di muovere anche i cuori più induriti, e strapparne le più inveterate abitudini. Dico primieramente che nella prima parte chiediamo a Dio la conversione dei peccatori e la perseveranza de’ giusti. Infatti dacché siamo in peccato, non possiamo aspettarci che l’inferno: la fede in noi a poco a poco si spegne, diminuisce l’orrore alla colpa e si affievolisce il pensiero del cielo; talché cadiamo in peccato quasi senza accorgercene; e (ciò ch’è sciagura anche maggiore) moltissimi provano piacere nel perdurarvi. Vedetene un esempio in David, che durò nel suo peccato finché venne il profeta a farlo rientrare in sé stesso (II Re, XII). Ebbene, fratelli miei, chi ci aiuterà ad uscire da quest’abisso? Noi stessi, no certamente, perché non conosciamo neppure il nostro stato; ora che accade? Mentre siamo in istato così miserando in tutti i luoghi della terra gran numero d’anime pregano per chiedere a Dio che abbia pietà di noi; ed è impossibile ch’Egli non si lasci piegare da quest’unione di preghiere. Quanti rimorsi di coscienza, quanti buoni pensieri, quanti buoni desideri, quanti mezzi ci si offrono per farci uscir dal peccato! Non ci fa stupore il vedere d’aver potuto rimanere in istato così infelice, e che ci metteva a rischio di perderci ad ogni momento? Se ci danniamo essendo ascritti a questa Confraternita, bisognerà che per questo ci facciamo tanta violenza quanta dovremmo farcene per salvarci: così grandi e copiose vi son le grazie e gli aiuti! E ciò che deve anche consolarci è il sapere che, di giorno e di notte, non v’è momento in cui non si preghi per noi: come sarà dunque possibile rimanere in peccato e dannarci? Diciamo altresì che questa parte si offre a Dio per chiedergli la perseveranza di quelli che hanno la bella sorte di essere in grazia sua. Ma, miei fratelli, quando noi avessimo questa buona ventura, non per questo dobbiamo crederci assolutamente salvi: il demonio non lascia di tornare per indurci al male, se può. Quante volte non ci siam trovati in mezzo a così grandi pericoli che siamo altamente stupiti di non aver dovuto soccombere! Ah! la causa vera della nostra resistenza è che, mentre eravamo tentati, v’era un numero d’anime, per così dire, infinito, che con le loro preghiere, con le loro penitenze, con le loro sante Comunioni agli sforzi del demonio opposero un’impenetrabile baluardo! – Un’altra ragione che ci prova quanto gradita a Dio e alla sua SS. Madre, e terribile al demonio sia questa Confraternita, è il disprezzo in cui la tengono i cattivi. Vedete quegli scherzi, quelle beffe sopra una pratica pia, che ci mette dinanzi agli occhi i misteri della nostra santa religione più commoventi e più capaci di allontanarci dal male e muoverci verso Dio. Ne volete la prova? Udite il demonio in persona. Un giorno, per bocca d’un ossesso disse che la SS. Vergine è la sua più crudele nemica, che senz’Ella già da lunga pezza avrebbe rovesciato la Chiesa, e che gran numero d’anime che sperava aver in suo potere, gli erano strappate, appena ricorrevano a Lei. Riconoscete con me, fratelli miei, che è grande felicità l’essere ascritti a sì santa Confraternita, poiché Dio ha promesso alla SS. Vergine di non negarle mai nulla. Se Mosè ottenne il perdono a trecento mila persone (Es. XXXII), che non potrà la SS. Vergine, ch’è ben più gradita a Dio di Mosè? E non soltanto prega per noi la SS. Vergine, ma innumerevoli anime gradite quanto Mosè. Se vediamo tanti peccatori, che vissero soltanto per offendere Iddio, pure andar salvi, non ne cerchiamo altra cagione che la devozione alla SS. Vergine. Ah! miei fratelli, trova pur agevole la sua salute chi ricorre a Maria!… Ma per farvi intender meglio quanto siano consolanti pel Cristiano questi misteri, attentamente meditati, ve li spiegherò, e dovrete necessariamente ringraziare Iddio, che vi ha messo in cuore il pensiero d’entrare in codesta santa Confraternita. Il santo Rosario è composto di quanto v’ha di più commovente. È una pratica pia che ha relazione non meno con Gesù Cristo che con la sua SS. Madre. Inoltre è impossibile che, chi medita sinceramente questi misteri, rimanga nel peccato; da qualunque lato si consideri questa pratica, tutto ne dimostra l’eccellenza e l’utilità. Quando si prega la santa Vergine, non si fa altro che incaricarla di offrire al suo divin Figliuolo le nostre preghiere, perché siano meglio accolte, eci ottengano maggiori grazie. Maria è il canale per cui facciamo salire al cielo il merito delle nostre opere buone, e che poi ci trasmette le grazie celesti. Il sapere ch’Ella è sempre attenta ad ascoltare le nostre suppliche, deve impegnarci a rivolgerci a Lei con grande fiducia. Eccone una prova. Un giorno S. Domenico gemeva sul progredire dell’empietà nel mondo, e sulla fede che si perdeva ogni giorno più. Prostrato dinanzi a un’immagine della SS. Vergine, le chiese, nella sua semplicità, qual rimedio dovesse usare per impedir la perdita di tante anime. L a SS. Vergine gli apparve, dicendogli che se voleva ricondur anime al suo Figliuolo, unico mezzo era ispirare gran divozione al santo Rosario: vedrebbe tosto i frutti di tal devozione. S. Domenico si mise dunque a predicar la devozione del santo Rosario, e innanzi tutto la praticò egli stesso, in breve tal pia pratica si diffuse, e così bene, che si ebbe gran numero di conversioni; la qual cosa fece dire al santo che aveva convertito maggior numero d’anime con una sola Ave Maria che con tutte le sue prediche (RIBADENEIRA al 4 d’Agosto). Certo la recita del Rosario è semplice, ma pure commovente più che altra mai. Si comincia col mettersi alla presenza di Dio per mezzo d’un atto di fede; si recita il Credo, che ci mette dinanzi agli occhi ciò che Gesù Cristo ha patito per noi…. È possibile recitar queste parole e non sentirsi tutti pieni di rispetto e di riconoscenza verso Dio, che ci dà tanti mezzi di tornare a Lui, se avemmo la mala sorte d’allontanarcene col peccato? – Nel Rosario i primi misteri, a cui si dà il nome di gaudiosi, e che meditiamo per la conversione de’ peccatori, ci rappresentano le umiliazioni e l’annientamento di Gesù Cristo, il suo Natale, la sua Circoncisione, la sua Presentazione al tempio, la sua fuga in Egitto, lo smarrimento di Lui nel tempio. Può forse, fratelli miei, trovarsi cosa piùcapace di commuoverci, di distaccarci da noi medesimi e dal mondo, di farci sopportare i nostri dolori con spirito di penitenza, che contemplare il divino modello nella meditazione di questi misteri? 1 santi non avevano altra occupazione. Due giovani studenti, riferisce la storia, erano sempre insieme intenti a meditare sulla vita nascosta di Gesù Cristo. Un d’essi, dopo la sua morte apparve all’altro, conforme alla promessa che gli aveva fatto, e gli disse ch’era in Paradiso per essersi comunicato con molto fervore e grande purità di coscienza: per avere avuto gran divozione alla SS. Vergine, cosa graditissima a Dio; e per avere meditato spesso la vita nascosta di Gesù Cristo e averla imitata quanto gli era stato possibile. Nella vita di S. Bernardo si narra che la SS. Vergine lo protesse sempre in modo così singolare che il demonio perdette su lui tutto il suo impero. Perduta la madre, mentr’era in giovanissima età, pregò Maria ad adottarlo qual figlio: appresso, crescendo sempre la sua divozione. Bernardo pregò la SS. Vergine a fargli conoscere che cosa doveva fare peresserle più gradito, e udì una voce che gli disse: « Bernardo, fìgliuol mio, fuggi il mondo, e cerca rifugio in qualche solitudine: là ti santificherai ». Ed ei vi passò tutta la vita nella penitenza e nelle lacrime; e dalla solitudine salì al cielo. Vedete che gli valse la fiducia nella SS. Vergine? Si legge nella vita di S. Margherita da Cortona, che tutta la sua divozione riponeva nell’imitare la vita povera e sconosciuta della santa Famiglia: non volle posseder mai cosa alcuna, neppure pel domani; fu abbandonata da tutti i suoi parenti ed amici, ma Dio n’ebbe cura. Faceva tutti i suoi esercizi devoti per onorare la santa Famiglia nella stalla di Betlemme, e bagnava il pavimento delle sue lacrime, quando pensava a quei misteri di povertà e d’abbandono. Morta che fu si aperse il suo cuore e vi si trovarono tre pietruzze, su cui erano scritti i nomi di Gesù, di Maria e di Giuseppe. Vedete quant’è gradita a Dio la meditazione di questi misteri? … Si narra pure cheun gran peccatore aveva passato la vita in ogni maniera di dissolutezze. All’ora della morte, poiché allora le cose si vedono ben diversamente che quando si è sani, riconoscendo d’aver fatto tanto male, si lasciò andare alla disperazione. S’ebbe bel fare per ispirargli fiducia nella misericordia di Dio; nulla poté vincerlo. Gli si parlò di S. Agostino. « Ma, rispondeva, S. Agostino non era ancora stato… (battezzato?) ». Gli si disse di ricorrere alla SS. Vergine, ma rispose che l’aveva disprezzata per tutta la vita; gli si ricordò che Gesù Cristo ha patito tanto per salvarci. — « È vero, rispose, ma io l’ho perseguitato e fatto morire ogni giorno ». Gli si disse ancora: « Amico mio, credete voi che un fanciullo in tenera età ricordi, divenuto adulto, i piccoli disgusti che gli si diedero nella sua infanzia? » — « No », rispose. « Ebbene, amico mio, andiamo al presepio, vi troveremo quel Bambino, che avete offeso, sì; ma vi dirà che ora non ricorda più nulla ». Il poveretto entrò in si grande fiducia e concepì dolore sì vivo de’ suoi peccati, che morì con segni manifesti del perdono di Dio. Vedete, miei fratelli, quanto sono gradite a Dio queste meditazioni, e come sono capaci d’attirar su noi le sue misericordie! – Non v’ha preghiera che ci avvicini alla vita di Gesù Cristo meglio che questa pia pratica. È tuttavia necessario che la nostra divozione sia illuminata e sincera, non divozione di mera abitudine o d’usanza. S. Cesario riferisce un esempio che deve farci intendere come la SS. Vergine non gradisca gran fatto queste divozioni non punto sincere. « Nell’ordine de’ Cistercensi v’era un religioso, che, facendo il medico, usciva contro il volere del suo superiore e del suo confessore. Ma, per una certa devozione che aveva a Maria, rientrava nel monastero in tutte le feste della SS. Vergine. Il giorno della Presentazione, mentr’era in coro cogli altri religiosi per cantare l’ufficio, vide la SS. Vergine passeggiar pel coro, e dare a tutti i religiosi un certo liquore, il quale li accendeva di tanto amore che non credevano d’esser più sulla terra: tali dolcezze gustavano! Giunta la santa Vergine vicino a lui, passò oltre senza dargliene, dicendo « che chi voleva andar in cerca delle dolcezze terrene, non meritava di gustare quelle del cielo; e che, sebbene tornasse al monastero i giorni delle sue feste, questo non le riusciva gradito ». Sentì così vivamente quel rimprovero, che si mise a piangere e promise di non uscir più. E perché aveva mantenuto la sua promessa, la SS. Vergine, quando riapparve un’altra volta, gli concesse l’istessa grazia che agli altri (Nella Patrologia latina, T. CLXXXV, 1077, può leggersi un fatto simile, forse quel medesimo avvenuto fra i Cistercensi – Nota degli editori francesi). Passò la vita in grande divozione alla SS. Vergine, e ne ricevette grazie segnalate; e non si saziava di ripetere che chi ama la Madre di Dio, riceve grandissimi aiuti per operare la sua salute e vincere il demonio. S. Stanislao aveva sì grande devozione verso la SS. Vergine, che la consultava in ogni sua cosa. Questo santo giovane immaginava spesso la felicità del santo vecchio Simeone nel ricevere tra le sue braccia il bambino Gesù. Un giorno, mentre stava pregando, gli apparve la SS. Vergine, che teneva in braccio il Bambino Gesù, e glielo diede per procurargli la stessa sorte beata. S. Stanislao lo prese, come il vecchio Simeone, e n’ebbe sì grande consolazione, che non poteva parlarne senza spargere abbondanti lacrime: tanto era pieno di gioia il suo cuore! Vedete, fratelli miei, com’è sollecita la SS. Vergine di ottenerci le grazie, che le domandiamo? Ah! miei fratelli, come assicureremmo bene la nostra salute, se avessimo grande fiducia nella SS. Vergine! Quanti peccati si eviterebbero, se si ricorresse ad essa in tutte le nostre azioni, se ogni mattina ci unissimo a Lei pregandola a presentarci al suo divino Figliuolo! – Se pensiamo al secondo gruppo di misteri, che chiamiamo dolorosi, quanti motivi efficaci e atti a commuoverci e a farci intendere l’amore infinito d’un Dio per noi! Infatti, fratelli miei, chi non si commuoverà vedendo un Dio che agonizza e bagna la terra del suo sangue adorabile? Un Dio legato, incatenato, gettato a terra da’ suoi nemici per liberarci dalla schiavitù del demonio? Chi non s’intenerirà nel vedere un Dio coronato di spine, che gli trafiggon la fronte, con una canna in mano, in mezzo ad un popolo che l’insulta e lo disprezza? Oh! chi potrà intendere tutti gli orribili trattamenti, che tollerò nel corso di quella notte spaventosa, che passò in mezzo agli scellerati? Fu legato ad una colonna, ove fu flagellato così crudelmente che il suo corpo era come un pezzo di carne tagliato a brandelli! O mio Dio, quante crudeltà avete sofferto per meritarci il perdono dei nostri peccati! O miei fratelli, chi di noi non temerà il peccato più della morte?… Oh! abbiam pur motivo di consolarci nei nostri patimenti, e ben giusta ragione di piangere i nostri peccati!… Un missionario, che predicava in una grande città, venne a sapere che in una segreta vi era un poveretto che si disperava; le sue lacrime e i suoi gemiti facevano fremere quei che l’udivano. Gli venne in pensiero d’andare a fargli una visita per consolarlo e offrirgli gli aiuti del suo ministero. Entrato nel carcere, anch’egli rimase sbigottito udendo i lamenti di quel povero sventurato, e riconobbe che, a confronto di ciò che vedeva, era nulla la pittura che gliene era stata fatta. Gli disse con bontà: « Caro amico, qual è la cagione del vostro dolore? » E poiché il prigioniero non rispondeva, il missionario gli disse: « Vi affligge forse la vostra condizione ? » — « No: merito ben di più ». — « Avete lasciato nel mondo qualcuno che soffre per cagion vostra? » — « No: nulla di tutto questo mi turba ». — « Vi affligge dunque il pensiero della morte? » — « No certamente: so bene che non dovrò viver sempre: o prima o poi la morte verrà purtroppo; purché io possa espiar le mie colpe, sarò felice. Ma giacché volete sapere la cagione delle mie lacrime, eccola ». E singhiozzando trasse di sotto le vesti un gran crocifisso e lo mostrò al missionario: « Ecco il perché delle mie lacrime. Oh! un Dio che ha patito tanto ed è morto per me, non ostante i miei peccati, può ancora perdonarmi? La grandezza dei suoi patimenti e del suo amore per me son cagione ch’io non posso frenar le lacrime. Dacché son qui tutti m’abbandonano: Dio solo pensa a me, e vuole ancora farmi sperare il paradiso. Ah! quant’è buono! E come mai ho potuto esser così sciagurato da offenderlo?… » Fratelli miei, riconoscete con me che se la meditazione di questi misteri ci commuove sì poco, è perché non vi facciamo attenzione. Mio Dio! Quale sciagura per noi!… Andando innanzi vediamo un Dio carico d’una pesantissima croce; vien condotto in mezzo a due ladri da una schiera di scellerati, che lo caricano degli oltraggi più atroci. Il peso della croce lo fa cadere a terra: lo rialzano a fiere pedate e a pugni, e anziché darsi pensiero dei suoi dolori, par che non pensi se non a consolare chi partecipa a’ suoi patimenti. Oh! potremo non sentirci commossi e trovar troppo pesanti le nostre croci, nel vedere che cosa soffre un Dio per noi? Occorre di più, per eccitarci a dolore de’ nostri peccati? Udite: l’inchiodano alla croce, senza che esca dalle sue labbra una parola con cui si lamenti di soffrir troppo. Udite le sue ultime parole: « Padre, perdona loro, perché non sanno quel che si fanno ». Non avevo ragione di dirvi che il S. Rosario ci mette dinanzi quanto v’ha di più efficace per muoverci a pentimento, ad amore, e a riconoscenza? Ohimè! Fratelli miei, chi potrà intender mai l’accecamento di codesti poveri empi, che spregiano una pratica pia così atta a convertirli, e così capace a darci forza di perseverare, se abbiamo la lieta sorte d’essere in grazia di Dio? – Parliamo adesso del terzo gruppo di misteri, a cui si dà il nome di gloriosi. Che cosa possiamo trovare di più stringente per distaccarci dalla vita e farci sospirare pel cielo? In questi misteri Gesù Cristo ci appare non più soggetto a patimenti, ma in atto d’entrare a possesso d’una infinita felicità, che ha meritato per tutti noi. Per farci concepire gran desiderio del cielo, vi ascende in piena luce, alla presenza d’oltre cinquecento persone (II Cor. XV, 6). Se continuate a meditar questi misteri, vedete la SS. Vergine, che il suo Figliuolo viene in persona a cercare seguito da tutta la corte celeste: gli Angeli appaiono visibilmente e intonano cantici di giubilo uditi da tutti gli astanti; la Vergine abbandona la terra, ove ha tanto patito, e va a raggiungere il suo Figliuolo per esser felice della felicità di Colui che tutti ci chiama e ci aspetta. Nella nostra santa Religione possiam forse trovar cosa, che meglio giovi a muoverci verso Dio e staccarci dalla vita? Ebbene, fratelli miei, ecco che cos’è il santo Rosario; ecco quella devozione che tanto si biasima e di cui si fa sì poco conto. Ah! bella Religione, se ti si disprezza, è davvero perché non sei conosciuta! Tuttavia non ci fermiamo qui; è pur necessario, imitar, quanto possiamo, le virtù della SS. Vergine per meritarne la protezione; specialmente la sua umiltà, la sua purità, la sua grande carità. Ah! padri e madri, se, per loro buona ventura, raccomandaste spesso ai vostri figliuoli questa divozione alla SS. Vergine, quante grazie otterrebbe loro questa Madre! Quante virtù praticherebbero! Vedreste nascere in essi quanto è più capace di renderli cari a Dio! No, miei fratelli, non potremo intender mai quanto desideri la Vergine santa d’aiutarci a conseguir la salute, e quanto grandi cure si prenda di noi! Un po’ di confidenza che s’abbia in Lei non resta mai senza ricompensa. Beato chi vive e muore sotto la sua protezione! Può ben dirsi che la sua salute è sicura, e che il Paradiso un giorno sarà suo! Questa felicità vi desidero!

7 OTTOBRE, vedi:

http://www.exsurgatdeus.org/2018/10/04/battaglia-di-lepanto/

http://www.exsurgatdeus.org/2017/10/07/la-battaglia-di-lepanto/

CONSACRAZIONE DI SE STESSO A GESÙ-CRISTO SAPIENZA INCARNATA, PER LE MANI DI MARIA.

CONSACRAZIONE DI SE STESSO A GESÙ-CRISTO SAPIENZA INCARNATA, PER LE MANI DI MARIA

ACTUS CONSECRATIONIS

96

Consécration de soi-méme à Jésus-Christ,

la Sagesse incarnée, par les mains de Marie

O Sagesse éternelle et incarnée! O très amiable et adorable Jesus, vrai Dieu et vrai Homme, Fils unique du Pére éternel et de Marie, toujours Vierge, je vous adore profondément dans le sein et les splendeurs de votre Pére, pendant l’éternité, et dans le sein virginal de Marie, votre très digne Mère, dans le temps de votre incarnation. Je vous rends gràces de ce que Vous vous étes anéanti vous mème, en prenant la forme d’un esclave, pour me tirer du cruel esclavage dù démon. Je vous loue et glorine de ce que Vous avez bien voulu vous soumettre à Marie, votre sainte Mère, en toutes choses, afin de me rendre par elle votre fldèle esclave. Mais, hélas! ingrat et infidèle que je suis, je ne vous ai pas gardé les promesses que je vous ai si solennellement faites à mon baotème. Je n’ai point rempli mes obligations; je ne mérite pas d’ètre appelé votre enfant ni votre esclave, et comme il n’y a rien en moi qui ne mérite vos rebuts et votre colere, je n’ose plus par moi-mème approcher de votre très sainte et auguste Majesté. C’est pourquoi j’ai recours à l’intercession de votre très sainte Mère, que Vous m’avez donnée pour médiatrice auprès de vous; et c’est par ce moyen que j’espère obtenir de vous la contrition et le pardon de mes péchés, l’acquisition et la conservation de la sagesse. Je vous salue donc, ò Marie immaculée, tabernacle vivant de la Divinité, où la Sagesse éternelle cachée veut étre adorée des Anges et des hommes. Je vous salue, ó Reine du ciel et de la terre, à l’empire de qui est soumis tout ce qui est au-dessous de Dieu. Je vous salue, ò refuge assuré des pécheurs, dont la miséricorde ne manque à personne; exaucez les désirs que j’ai de la divine sagesse et recevez pour cela les vceux et les offres que ma bassesse vous présente. Moi N…, pécheur infidèle, je renouvelle et ratine aujourd’hui entre vos mains les vceux de mon baptème. Je renonce pour jamais à Satan, à ses pompes et à ses ceuvres, et je me donne tout entier à Jésus-Christ. la Sagesse incarnée, pour porter ma croix à sa suite, tous les jours de ma vie. Et, afin que je lui sois plus fidèle que je n’ai été jusqu’ici, je vous choisis aujourd’hui, ò Marie, en présence de toute la Cour celeste, pour ma Mère et Maitresse. Je vous livre et consacre, en qualité d’esclave, mon corps et mon àme, mes biens intérieurs et extérieurs et la valeur mème de mes bonnes actions passées, présentes et futures, vous laissant un entier et plein droit de disposer de moi et de tout ce qui m’appartient, sans exception, selon votre bon plaisir, à la plus grande gioire de Dieu, dans le temps et l’éternité. Recevez, ó Vierge benigne, cette petite offrande de mon esclavage, en l’honneur et union de la soumission que la Sagesse éternelle a bien voulu avoir à votre maternité, en hommage de la puissance que Vous avez tous deux sur ce petit vermisseau et ce misérable pécheur, en action de gràces des privilèges dont la sainte Trinité vous a favorisée. Je proteste que je veux désormais, comme votre véritable esclave, chercher votre honneur et vous obéir en toutes choses. O Mère admirable, présentez-moi à votre cher Fils, en qualité d’esclave éternel, afin que, m’ayant racheté par vous, il me regoive par vous. O Mère de miséricorde, faites-moi la gràce d’obtenir la vraie sagesse de Dieu et de me mettre pour cela au nombre de ceux que Vous aimez, que Vous enseignez, que Vous conduisez, que Vous nourrissez et protégez comme vos enfants et vos esclaves. O Vierge fidèle, rendez-moi en toutes choses un si parfait disciple, imitateur et esclave de la Sagesse incarnée, Jésus-Christ votre Fils, que j’arrive, par votre intercession et votre exemple, à la plénitude de son àge sur la terre et de sa gioire dans les cieux. Ainsi soit-il (S. L. M. Grignion de Montfort).

ATTO DI CONSACRAZIONE

Consacrazione di se stesso a Gesù-Cristo,

Sapienza incarnata, per le mani di Maria.

O Sapienza eterna ed incarnata! O amabilissimo ed adorabilissimo Gesù, vero Dio e vero Uomo, Figlio unico del Padre eterno e di Maria sempre Vergine, io vi adoro profondamente nel seno e negli splendori del Padre vostro, durante l’eternità, e nel seno verginale di Maria, vostra degna Madre, nel tempo della vostra Incarnazione. Io vi rendo grazie perché vi siete annientata prendendo la forma di uno schiavo, per trarmi dalla crudele schiavitù del demonio. Io vi lodo vi glorifico perché avete voluto volentieri sottomettervi a Maria, vostra santa Madre in ogni cosa, alfine di rendermi per Ella vostro schiavo fedele. Ma ahimè! ingrato ed infedele qual sono, non ho mantenuto le promesse che vi ho così solennemente fatto al mio Battesimo. Io non ho adempiuto ai miei obblighi; io non merito di esser chiamato vostro figlio, né vostro schiavo, e siccome in me non c’è nulla che non meriti il vostro rigetto e la vostra collera, io non oso più da me stesso avvicinarmi alla vostra santissima ed augusta Maestà. È per questo io ho ricorso all’intercessione della vostra Santissima Madre che mi avete dato per Mediatrice dopo di Voi; ed è per questo mezzo che io spero di ottenere da Voi la contrizione ed il perdono dei miei peccati, l’acquisto e la conservazione della Sapienza. Io dunque vi saluto, o Maria immacolata, tabernacolo vivente della Divinità, in cui l’eterna Sapienza nascosta vuol essere adorata dagli Angeli e dagli uomini. Io vi saluto, o Regina del cielo e della terra, al cui impero è sottomesso tutto ciò che è al di sotto di Dio. Io vi saluto, o rifugio sicuro dei peccatori, la cui misericordia non fa difetto per nessuno; esaudite i desideri che ho della divina Sapienza e ricevete per questo i voti e le offerte che la mia nullità vi presenta. Io, N…, peccatore infedele, rinnovo e ratifico oggi tra le mani vostre le promesse del mio Battesimo. Io rinunzio per sempre a satana, alle sue pompe e alle sue opere, e mi offro interamente a Gesù-Cristo, la Sapienza eterna, per portare la mia croce al suo seguito per tutti i giorni della mia vita. Ed perché alfine gli sia più fedele di quanto finora non lo sia stato, io vi scelgo oggi, o Maria, per Madre e Padrona mia. Io vi offro e consacro, in qualità di schiavo, il mio corpo e la mia anima, i miei beni interiori ed esteriori ed il valore stesso delle mie buone azioni passate, presenti e future, lasciandovi interamente il pieno diritto di disporre di me e di tutto ciò che mi appartiene, senza eccezione, secondo il vostro beneplacito, a maggior gloria di Dio, nel tempo e nell’eternità. Ricevete, o Vergine benigna, questa piccola offerta della mia schiavitù, in onore ed unione con la sottomissione che la Sapienza eterna ha voluto avere alla vostra maternità, in omaggio della potenza che avete entranbi su questo vermiciattolo e miserabile peccatore, come azione di grazie per i privilegi di cui la Santissima Trinità vi ha favorito. Io protesto che voglio oramai, come vostro vero schiavo, cercare il vostro onore ed obbedirvi in tutte le cose. o madre ammirabile, presentatemi al vostro caro Figlio, in qualità di schiavo eterno, affinché, essendomi riscattato per mezzo vostro, Egli mi riceva per Voi. O Madre di misericordia, fatemi la grazia di ottenere la era sapienza di Dio e di mettermi per questo, nel numero di coloro che Voi amate. Ammaestrate, conducete, nutrite e proteggete come vostri figli e vostri schiavi. O Vergine fedele, rendetemi in ogni cosa un sì perfetto discepolo, imitatore e schiavo della Sapienza incarnata, Gesù-Cristo vostro Figlio, che io arrivi, per vostra intercessione, alla pienezza della sua età sulla terra e della sua gloria nei cieli. Così sia.

(S. Luigi M. Grignion de Montfort)

Indulgentia plenaria suetis conditionibus die festo Immaculatæ Conceptionis B. M. V. ac die 28 apr. (Pius X, Rescr. Manu Propr., 24 dec. 1907, exhib. 22 ian. 1908; S. C. S. Officii, 7 dec. 1927).

[Ind. Plen. Nel giorno dell’Immacolata Concezione e il 28 Aprile (festa di S. Luigi M. Grignion De Montfort]

FESTA DI MARIA ADDOLORATA (2019)

FESTA DI MARIA ADDOLORATA (2019)

15 SETTEMBRE

I sette Dolori della B. V. Maria.

Doppio di II classe. – Paramenti bianchi.

Maria stava ai piedi della Croce, dalla quale pendeva Gesù [Intr., Grad., Seq., All., Vangelo) e, come era stato predetto da Simeone (Or.), una spada di dolore trapassò la sua anima (Secr.). Impotente « ella vede il suo dolce figlio desolato nelle angosce della morte, e ne raccoglie l’ultimo sospiro » (Seq.). L’affanno che il suo cuore materno provò ai piedi della croce, le ha meritato, pur senza morire, la palma del martirio (Com.). – Questa festa era celebrata con grande solennità dai Serviti nel XVII secolo. Fu estesa da Pio VII, nel 1817, a tutta la Chiesa, per ricordare le sofferenze che la Chiesa stessa aveva appena finito di sopportare nella persona del suo Capo esiliato, e prigioniero, e liberato, grazie alla protezione della Vergine. Come la prima festa dei Dolori di Maria, al Tempo della Passione, ci mostra la parte che Ella prese al sacrificio di Gesù, così la seconda, dopo la Pentecoste, ci dice tutta la compassione che prova la Madre del Salvatore verso la Chiesa, sposa di Gesù, che è crocifissa a sua volta nei tempi calamitosi che essa attraversa. Sua Santità Pio X ha elevato nel 1908 questa festa alla dignità di seconda classe.

[Messale Romano; D. G. Lefebvre O. S. B. – L.I.C.E. – R. Berruti 6 C. – Torino, Imprim. 1936]

Septem Dolorum Beatæ Mariæ Virginis ~ Duplex II. classis

Incipit

In nómine Patris, ✠ et Fílii, et Spíritus Sancti. Amen.

Introitus

Joann XIX: 25
Stabant juxta Crucem Jesu Mater ejus, et soror Matris ejus, María Cléophæ, et Salóme et María Magdaléne.
Joann XIX: 26-27
Múlier, ecce fílius tuus: dixit Jesus; ad discípulum autem: Ecce Mater tua.
Stabant juxta Crucem Jesu Mater ejus, et soror Matris ejus, María Cléophæ, et Salóme et María Magdaléne.

Oratio

Orémus.
Deus, in cujus passióne, secúndum Simeónis prophetíam, dulcíssimam ánimam gloriósæ Vírginis et Matris Maríæ dolóris gladius pertransívit: concéde propítius; ut, qui transfixiónem ejus et passiónem venerándo recólimus, gloriósis méritis et précibus ómnium Sanctórum Cruci fidéliter astántium intercedéntibus, passiónis tuæ efféctum felícem consequámur:
[O Dio, nella tua passione, una spada di dolore ha trafitto, secondo la profezia di Simeone, l’anima dolcissima della gloriosa vergine e madre Maria: concedi a noi, che celebriamo con venerazione i suoi dolori, di ottenere il frutto felice della tua passione:

Lectio

Léctio libri Judith.
Judith XIII: 22; 23-25
Benedíxit te Dóminus in virtúte sua, quia per te ad níhilum redégit inimícos nostros. Benedícta es tu, fília, a Dómino, Deo excélso, præ ómnibus muliéribus super terram. Benedíctus Dóminus, qui creávit coelum et terram: quia hódie nomen tuum ita magnificávit, ut non recédat laus tua de ore hóminum, qui mémores fúerint virtútis Dómini in ætérnum, pro quibus non pepercísti ánimæ tuæ propter angústias et tribulatiónem géneris tui, sed subvenísti ruínæ ante conspéctum Dei nostri.

[Il Signore nella sua potenza ti ha benedetta: per mezzo tuo ha annientato i nostri nemici. Benedetta sei tu, o figlia, dal Signore Dio altissimo più di ogni altra donna sulla terra. Benedetto il Signore, che ha creato il cielo e la terra, perché oggi egli ha tanto esaltato il tuo nome, che la tua lode non cesserà nella bocca degli uomini: essi ricorderanno in eterno la potenza del Signore. Perché tu non hai risparmiato per loro la tua vita davanti alle angustie e alla afflizione della tua gente: ci hai salvato dalla rovina, al cospetto del nostro Dio.]

Graduale

Dolorósa et lacrimábilis es, Virgo María, stans juxta Crucem Dómini Jesu, Fílii tui, Redemptóris.
V. Virgo Dei Génetrix, quem totus non capit orbis, hoc crucis fert supplícium, auctor vitæ factus homo. Allelúja, allelúja.
V. Stabat sancta María, coeli Regína et mundi Dómina, juxta Crucem Dómini nostri Jesu Christi dolorósa.

[Addolorata e piangente, Vergine Maria, ritta stai presso la croce del Signore Gesù Redentore, Figlio tuo.
V. O Vergine Madre di Dio, Colui che il mondo intero non può contenere, l’Autore della vita, fatto uomo, subisce questo supplizio della croce! Alleluia, alleluia.
V. Stava Maria, Regina del cielo e Signora del mondo, addolorata presso la croce del Signore.]

Sequentia


Stabat Mater dolorosa


Juxta Crucem lacrimósa,
Dum pendébat Fílius.

Cujus ánimam geméntem,
Contristátam et doléntem
Pertransívit gládius.

O quam tristis et afflícta
Fuit illa benedícta
Mater Unigéniti!

Quæ mærébat et dolébat,
Pia Mater, dum vidébat
Nati poenas íncliti.

Quis est homo, qui non fleret,
Matrem Christi si vidéret
In tanto supplício?

Quis non posset contristári,
Christi Matrem contemplári
Doléntem cum Fílio?

Pro peccátis suæ gentis
Vidit Jesum in torméntis
Et flagéllis súbditum.

Vidit suum dulcem
Natum Moriéndo desolátum,
Dum emísit spíritum.

Eja, Mater, fons amóris,
Me sentíre vim dolóris
Fac, ut tecum lúgeam.

Fac, ut árdeat cor meum
In amándo Christum Deum,
Ut sibi compláceam.

Sancta Mater, istud agas,
Crucifixi fige plagas
Cordi meo válida.

Tui Nati vulneráti,
Tam dignáti pro me pati,
Poenas mecum dívide.

Fac me tecum pie flere,
Crucifíxo condolére,
Donec ego víxero.

Juxta Crucem tecum stare
Et me tibi sociáre
In planctu desídero.

Virgo vírginum præclára.
Mihi jam non sis amára:
Fac me tecum plángere.

Fac, ut portem Christi mortem,
Passiónis fac consórtem
Et plagas recólere.

Fac me plagis vulnerári,
Fac me Cruce inebriári
Et cruóre Fílii.

Flammis ne urar succénsus,
Per te, Virgo, sim defénsus
In die judícii.

Christe, cum sit hinc exíre.
Da per Matrem me veníre
Ad palmam victóriæ.

Quando corpus moriétur,
Fac, ut ánimæ donétur
Paradísi glória.
Amen
.

Evangelium

Sequéntia +︎ sancti Evangélii secúndum Joánnem.
Joann XIX: 25-27.
In illo témpore: Stabant juxta Crucem Jesu Mater ejus, et soror Matris ejus, María Cléophæ, et María Magdaléne. Cum vidísset ergo Jesus Matrem, et discípulum stantem, quem diligébat, dicit Matri suæ: Múlier, ecce fílius tuus. Deinde dicit discípulo: Ecce Mater tua. Et ex illa hora accépit eam discípulus in sua.

[In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa, e Maria Maddalena. Gesù, dunque, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che amava, disse a sua madre: «Donna, ecco tuo figlio». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre». E da quell’ora il discepolo la prese con sé.]

OMELIA

[G. Colombo: Pensieri sui Vangeli e sulle Feste del Signore e dei Santi; VI Ed. Sov. Vita e Pens. – Milano, 1956]

LA MADRE ADDOLORATA

Uno dei grandi conquistatori dell’America del Sud è Pizzarro. Con una piccola flotta era giunto la prima volta alla spiaggia del continente nuovo: le foreste opache e immense, le fiumane rombanti, il suolo pieno d’agguati spaventarono i suoi compagni che, mossi alcuni passi sulla terra ignota volevano risalire le navi e tornarsene in Europa, nella tranquillità della loro famiglia. Pizzarro allora getta la sua spada sul terreno, e, volgendosi ai suoi grida: « Se alcuno di voi ha paura, resti al di qua della mia spada, i coraggiosi vengano con me! ». Anche il nostro capitano, Gesù Cristo, ha gettato tra il paradiso e noi la sua croce e grida: « Se alcuno di voi ha paura del patimento, resti al di qua della mia croce, ma non ascenderà mai in Cielo. Chi invece mi ama, venga con me! » Molte anime, intrepidamente, disprezzando i tormenti, oltrepassarono la croce pur di tenere dietro a Gesù: un S. Vincenzo si lasciò distendere sul cavalletto, scarnificare dagli uncini di ferro, tagliuzzare da lame ardenti; un San Bonifacio si lasciò colare, nella bocca, del piombo fuso; San Marco e S. Marcelliano coi piedi trapassati dai chiodi furono legati a un palo; e San Lorenzo, giovane diacono, abbrustolito sulla graticola si volgerà scherzando al carnefice: «Sono cotto arrosto; assaggiami». – Ma prima di tutti costoro, ma avanti ad ogni martire, dietro al grido di Gesù, accorse la Madonna. Il suo dolore supera i dolori di tutti gli uomini messi insieme; la sua croce è più grave di tutte le croci del mondo messe assieme: essa anche nel patimento è sopra ogni creatura. Ego primogenita ante omnem creaturam. (Eccli., XXIV, 5). « A chi, nella tua angoscia, ti paragonerò o Vergine? c’è forse fra tutte le figlie di Sion una sola che abbia un dolore simile al tuo? Grande come il mare è la tua ambascia, e nessuno ti può consolare (Thr., II, 13). « O uomini immersi sempre negli affari, distratti sempre da pensieri mondani, raccoglietevi in questa festa! Fermatevi un momento, e considerate se vi è un dolore che somigli a quello di Maria! » (Thr., I , 12). A voler compendiare lo strazio della Madonna, io penso che non ci sia frase migliore di quelle due semplici parole che spesso abbiamo ripetute: « Mater dolorosa». Sì! Soprattutto come madre la madre la Vergine ha sofferto: come Madre di Dio, come Madre degli uomini.

Ecco due facili e fecondi pensieri.

1. LA DOLOROSA MADRE DI DIO

La circoncisione, la fuga in Egitto, la perdita di Gesù nel tempio, non furono che il preludio; tutta la tragedia si consumò al Calvario. Sotto il cielo imbrunito, nonostante che il mezzogiorno fosse passato da poco, si ergevano tre croci: due per due ladroni e in mezzo stava quella del Figlio di Dio. Aveva la testa coronata di spine, gli occhi senza lacrime, ma gonfi, le palme delle mani e le piante dei piedi trafitte, e la persona era tutta in una piaga sola. Ai piedi del patibolo, ritta, immota, senza parola, senza lamento stava la dolorosa Madre dell’Unigenito divino.

Ella tutto vedeva: quando Agar, profuga della casa d’Abramo, si trovò nel deserto senza latte, senz’acqua, senza stilla di rugiada per dissetare i l suo figliuolo, lo depositò sulla sabbia e fuggì via disperatamente non volendo assistere alle crudeli agonie della morte di sete. « Non lo vedrò morire! » — Maria invece non fuggì dal Golgotha: con gli occhi intenti, vedeva ogni stilla di sangue rigare la persona del suo Figliuolo, vedeva ogni spasimo del volto divino, vedeva l’orribile morte avvicinarsi lentissimamente.

Ella tutto udiva: le madri non sanno soffrire che qualcuno sparli delle loro creature; o fuggono per non udire o accorrono per difenderle dalla mala lingua. Maria invece era costretta a sentire tutte le bestemmie, le ironie, gl’insulti banali, le sghignazzate che dalle bocche infernali latravano contro suo Figlio morente. « Ecco: hai fatto tanti miracoli per gli altri, fanne uno anche per te e discendi dalla croce. Hai detto che in tre giorni puoi fabbricare un tempio come quello di Salomone e non sai salvarti? Ci hai fatto credere di essere re, ma i tuoi soldati dormono, che non vengono a liberarti? ». L a Madre udiva. E taceva.

Ella tutto provava: lo spasimo nel suo cuore. Il respiro di Gesù si faceva sempre più rantolante, ed il petto gli si dilatava con affannoso convulso per bere un po’ d’aria: ed anch’ella sentiva il suo fiato farsi sempre più corto e quasi mancarle. Sentiva nelle palme delle mani una puntura acutissima come se un chiodo gliele attraversasse, il medesimo dolore sentiva nelle piante dei piedi. – Il cuor di Gesù pulsava con battiti celeri e veementi che lo squassavano come per strapparlo: ed anch’ella sentiva il suo cuore materno rompersi dentro. La lebbre sitibonda cominciò a bruciare tutta la persona del Crocifisso divino: « Ho sete! » gridò. E sua Madre non poté dargli un bacio per placargli l’arsura delle labbra. Quanto è terribile!

Ella tutto comprendeva: quando l’Agonizzante esclamò: «Dio mio, Dio mio! Perché mi hai abbandonato anche tu? » nessuno comprese il significato vero di quelle parole. « Sentite — dicevano — chiama Elia a liberarlo ». Ma la Vergine sapeva che in quel momento Gesù s’era caricato di tutti i peccati del mondo, e provava la vendetta di Dio; sapeva come questo fosse il dolore massimo, ma per alleviarlo non poteva far niente.

Ella tutto sopportò fin anche lo sfregio al cadavere. Anche a Respha (II Re, XXI) avevano crocifisso due figliuoli: ma poi che furono morti, essa poté rimanere per più giorni accanto ai loro cadaveri perché non li mangiassero i corvi rapaci. Maria invece dovette vedere un soldato squarciare con una lancia il costato del suo Gesù: il Figlio già morto non lo avvertì quel colpo, ma la Madre sentì il freddo della lama penetrarle in seno, e dividerle il cuore.

Eppure stava presso la croce. Quando a Davide uccisero il figlio Assalonne, per alcuni giorni fece rimbombare la reggia di urli e di pianti. Maria non fece querela. Il monte tremava, il sole si copriva di caligine, il velo del tempio si fendeva, i sepolcri s’aprivano, solo la Madre stava. Stabat Mater (Giov., XIX, 25).

2. LA DOLOROSA MADRE DEGLI UOMINI

L’Addolorata noi amiamo rappresentarla con il cuore trafitto da sette spade: i sette dolori più gravi della sua vita. Eppure la Vergine rivolgendosi a noi potrebbe

far questo lamento: «Tu super dolorem vulnerum meorum addidisti» (Salm., LXVIII, 27). Un dolore più grave di questi sette, me l’hai dato tu. Non vi sembrapossibile? ascoltate.Una ricchissima signora di Parigi aveva un figliuolo ch’ella amava sopra ognicosa. Volle dargli un’educazione quale non possono averla se non i figli del re: chiamò i professori più rinomati, non lesinò in ricompense, e poi, a completare la formazionelo mandò in Inghilterra. Di là riceveva di quando in quando lettere del figliuolochiedente denaro sempre: la madre già tutto aveva speso per lui, tuttavia vendette anche l’oro e le gemme di quando era giovane sposa. Le lettere chiedenti danaro continuavano ancora; e la madre vendette i suoi vestiti di seta e poi anche il palazzo in cui abitava. Si ritirò in una stanzetta, povera ma contenta di rivedere tra poco il figlio ricco di titoli e d’istruzione, onorato e invidiato da tutti. Ed ecco un’ultima lettera annunciarle prossimo il ritorno solo che occorreva ancora danaro. E la madre agucchiò, notte e giorno, pur di guadagnare quell’ultimo sforzo. Finalmente sente bussare alla porta; ma non era suo figlio. Venivano a dirle che la giustizia l’aveva agguantato e rinchiuso nel carcere dei delinquenti. « Ma come!— urlava la povera mamma — tutta la mia sostanza fu spesa inutilmente? Il mio danaro fu usato a delinquere? È troppo! È troppo!… ».Questa non è che una parabola. La realtà è che un’altra madre ha fatto per noi molto di più. Non l’oro, non la seta, ma il suo Figlio divino ha sacrificato per noi, ha versato per noi il sangue del suo sangue! Ed inutilmente. Noi siamo ritornati a peccare nelle nostre cattive abitudini. « Come mai? — pare che oggi ci dica la nostra Madre dolorosa — come!? Per niente ho lasciato crocifiggere il mio Gesù? Il suo sangue fu inutile per la tua anima? Il suo sangue, il mio sangue sparso perla tua redenzione, tu lo tramuti per la tua perdizione? È troppo, è troppo!» Tu super dolorem vulnerum meorum addidisti.

CONCLUSIONE

Cristiani, figli di Maria, che la considerazione dei dolori della Vergine non passi senza frutto davanti all’anima vostra! Ed il frutto sia quello che è consigliato nel libro dell’Ecclesiastico: «Gemitus matris tuæ ne obliviscaris » (VII, 29). Non essere sordo al gemito di tua Madre. Quando il mondo ti affascina con i suoi piaceri e non sai come strapparti dalla fantasia l’immaginazione di delizie velenose, ricordati del pianto di Maria e non dimenticare il gemito di questa tua Madre dolorosa. Gemitus matris tuæ ne obliviscaris. O uomini miserabili! quale pensiero vi agita? Volete voi un’altra volta elevare la croce a Gesù Cristo? Volete rinnovellare a Maria il suo strazio? Lasciamoci commuovere dal grido d’una Madre dolorosa. «Figliuoli! — ci dice Ella — Io ho visto morire il mio Figlio diletto, io sotto la croce ho patito tutto quello che a creatura umana è possibile patire. Eppure tutto quel dolore io non lo conto più, io lo dimentico. Credete al mio amore: il colpo che mi date col vostro peccato, questo è la piaga più spasimante che mi passa il seno, che mi colpisce il cuore! ». Ecco un gemito della Madre nostra; fratelli, non dimentichiamolo.

Credo

Offertorium

Orémus
Jer XVIII: 20
Recordáre, Virgo, Mater Dei, dum stéteris in conspéctu Dómini, ut loquáris pro nobis bona, et ut avértat indignatiónem suam a nobis.

[Ricordati, o Vergine Madre di Dio, quando sarai al cospetto del Signore, di intercedere per noi presso Dio, perché distolga da noi la giusta sua collera].

Secreta

Offérimus tibi preces et hóstias, Dómine Jesu Christe, humiliter supplicántes: ut, qui Transfixiónem dulcíssimi spíritus beátæ Maríæ, Matris tuæ, précibus recensémus; suo suorúmque sub Cruce Sanctórum consórtium multiplicáto piíssimo intervéntu, méritis mortis tuæ, méritum cum beátis habeámus:

[Ti offriamo le preghiere e il sacrificio, o Signore Gesù Cristo. supplicandoti umilmente: a noi che celebriamo. in preghiera i dolori che hanno trafitto lo spirito dolcissimo della santissima tua Madre Maria, per i meriti della tua morte e per l’amorosa e continua intercessione di lei e dei santi che le erano accanto ai piedi della croce, concedi a noi di partecipare al premio dei beati:]

Præfatio de Beata Maria Virgine

Vere dignum et justum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubique grátias ágere: Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus: Et te in Transfixióne beátæ Maríæ semper Vírginis collaudáre, benedícere et prædicáre. Quæ et Unigénitum tuum Sancti Spíritus obumbratióne concépit: et, virginitátis glória permanénte, lumen ætérnum mundo effúdit, Jesum Christum, Dóminum nostrum. Per quem majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces ut admitti jubeas, deprecámur, súpplici confessióne dicéntes: ….

[È veramente degno e giusto, conveniente e salutare, che noi, sempre e in ogni luogo, Ti rendiamo grazie, o Signore Santo, Padre Onnipotente, Eterno Iddio: Te, nella Transfissione della Beata sempre Vergine Maria, lodiamo, benediciamo ed esaltiamo. La quale concepí il tuo Unigenito per opera dello Spirito Santo e, conservando la gloria della verginità, generò al mondo la luce eterna, Gesú Cristo nostro Signore. Per mezzo di Lui, la tua maestà lodano gli Angeli, adorano le Dominazioni e tremebonde le Potestà. I Cieli, le Virtú celesti e i beati Serafini la célebrano con unanime esultanza. Ti preghiamo di ammettere con le loro voci anche le nostre, mentre supplici confessiamo dicendo:]

Communio

Felices sensus beátæ Maríæ Vírginis, qui sine morte meruérunt martýrii palmam sub Cruce Dómini.

[Beata la Vergine Maria, che senza morire, ha meritato la palma del martirio presso la croce del Signore.]T

Postcommunio

Orémus.
Sacrifícia, quæ súmpsimus, Dómine Jesu Christe, Transfixiónem Matris tuæ et Vírginis devóte celebrántes: nobis ímpetrent apud cleméntiam tuam omnis boni salutáris efféctum:

[O Signore Gesù Cristo, il sacrificio al quale abbiamo partecipato celebrando devotamente i dolori che hanno trafitto la vergine tua Madre, ci ottenga dalla tua clemenza il frutto di ogni bene per la salvezza:]

Per l’Ordinario, vedi:

http://www.exsurgatdeus.org/2019/05/20/ordinario-della-messa/

LE GRANDEZZE DEL NOME DI MARIA

Le Grandezze del Nome di Maria.

[A. Carmagnola: LA PORTA DEL CIELO – S. E. I. Torino, 1895]

Non rare volte Iddio volle Egli medesimo imporre a taluno il nome, e ciò perché il nome imposto avesse ad esprimere con particolare esattezza la destinazione di colui al quale usava tanto riguardo. Così leggiamo nella Sacra Scrittura, che Iddio apparendo al suo servo Abramo gli disse: « D’ora innanzi il tuo nome non sarà più quello di Abramo, ma quello di Abrahamo, perocché io ti ho destinato padre di molte genti, e la tua moglie non chiamerai più col nome di Sarai, mia signora, ma con quello di Sara, assolutamente la Signora, perciocché io la benedirò e le darò un figlio, che sarà capo di nazioni e di popoli ». Così pure fece Iddio con Giacobbe. Essendo questi, nel cammino verso di suo fratello Esaù, rimasto vincitore contro dell’Angelo, che rappresentando Iddio aveva lottato con lui, il Signore gli disse: « Il tuo nome d’ora in poi sarà Israele, perocché se fosti forte a petto di Dio, tanto più prevarrai contro tutti gli uomini ». Così ancora operò con Giovanni precursore di Gesù Cristo. Inviando un Angelo a suo padre Zaccaria per annunziargliene la nascita, dallo stesso Angelo gli fece dire: « A quel figliuolo, che ti nascerà dalla moglie Elisabetta, porrai nome Giovanni, che significa grazia, perocché egli sarà grande nel cospetto del Signore e andrà innanzi a Lui con lo spirito e con la virtù di Elia». E finalmente, per tacere di molti altri, così accadde per il Verbo incarnato, Gesù Cristo, poiché l’Angelo del Signore nel presentarsi e a Maria Santissima ed a S. Giuseppe, disse e all’una e all’altro: « Al Divin Figliuolo porrete nome Gesù, Salvatore, perché libererà il suo popolo da’ suoi peccati ». Or bene poteva essere che Iddio non seguisse anche per Maria un tal costume? Poteva essere che il suo nome le fosse imposto così a caso ? Il Vangelo, è vero, nulla dice a questo riguardo, ma ben possiamo credere che fosse veramente Dio stesso, il quale a Gioachino ed Anna suggerisse il nome della loro figlia, poiché il nome di Maria, e lo vedremo oggi, è:

1° Un nome di gloria.

2° Un nome di luce.

3° Un nome di salute.

I. — Anche a Maria adunque il nome venne imposto da Dio, poiché non poteva essere che avesse un nome casuale Colei, che era preordinata da Dio alla più sublime destinazione, ad essere cioè la Madre del Divin Salvatore e la Corredentrice del genere umano. Epperò anche in Maria il nome è come una cifra, la quale indica le sue grandezze, i nobilissimi unici a cui venne trascelta. Difatti, che cosa significa il nome di Maria? Questo nome, secondo l’interpretazione di S. Epifanio, di S. Gerolamo e di S. Giovanni Damasceno, dedotta dalla fonte ebraica, significa anzitutto Signora. Or bene qual nome meglio di questo poteva esprimere la gloria altissima, a cui fu elevata Maria? Qual nome, più di questo, le conveniva? Ed in vero Maria dovea essere Madre, e lo fu, di Colui che è chiamato nelle sacre Scritture Dominus omnipotens, Signore onnipotente, Rex regum et Dominus Dominantium, Re dei re e Signore dei signori. E tale essendo Maria, ben a ragione, dice S. Pier Crisologo, fu chiamata col nome di Signora. Lo stesso vanno dicendo S. Giovanni Damasceno, S. Pier Damiani, Alberto Magno ed altri: dal momento che ella è Madre del Creatore e Signore di tutte le cose, ancoressa è di tutte le cose Signora. E Signora infatti Ella fu proclamata lassù in cielo da tutti i cori degli Angeli e da tutti gli altri beati spiriti il giorno della sua trionfale Assunzione, quando incoronata da Dio Regina del cielo e della terra, ed ascesa in trono col manto dorato e circondata di varietà, come la descrive il profeta, si assise accanto del suo Divin Piglio, vedendo nient’altro al di sopra di sé che Iddio, e al disotto tutto l’universo prostrato ai suoi piedi. E come Signora fu riconosciuta per tutta la terra, dove col titolo di Madonna, che vuol dire appunto Mia signora, si saluta, si chiama e si invoca in tutte le lingue, dove come a Signora le si erigono per ogni luogo altari e santuari e come di Signora si scrive da per tutto il suo nome, e sui frontoni delle chiese e delle case, e sulle vele e sui fianchi delle navi, e persino sulle bandiere degli eserciti. E Signora ella è veramente, poiché tutto quello che non è Dio a Lei deve inchinarsi e Lei deve obbedire, dovendosi dappertutto sentire la sua universale padronanza, avendo Gesù Cristo tutte le cose a Lei assoggettate. Oh ben a ragione adunque S. Pier Damiani esclama: « Nell’udir il nome di Maria ogni creatura si taccia riverente e tremi, né presuma giammai di levare il guardo alla immensa sua grandezza: Taceat et contremiscat omnis creatura; et vix audeat adspicere tantæ dignitatis immensitatem. E come quando si pronuncia il nome adorabile di Gesù suo Figlio, così nel pronunciarsi il nome di Lei che è sua Madre, si pieghi riverente ogni ginocchio e nel cielo e nella terra e negli inferni: Omne genu flectatur cœlestium, terrestrium et infernorum. Ma poiché il nome santissimo di Maria esprime con tanta esattezza la gloria di Lei e l’altissima sua padronanza, procuriamo per parte nostra che ciò esprima pure esattamente per ciascuno di noi. Tanti uomini nel mondo ambiscono di essere servi di qualche re o di qualche grande signora, e se arrivano a ciò ottenere, si reputano grandemente fortunati. E noi che possiamo tutti, se il vogliamo, avere la fortuna di essere servi e sudditi di Maria non ce ne daremo alcun pensiero? Oh non sia mai. Il nome di Maria si verifichi in tutta la sua estensione: Maria da vera signora regni sovrana in ciascuno dei nostri cuori, si abbia del continuo gli omaggi della nostra servitù e a somiglianza di S. Stefano d’Ungheria chiamandola spesso la nostra gran Signora, e ad esempio di S. Ildefonso preghiamola, che voglia veramente dominarci Esto Domina mea atqìie dominatrix mea dominans mihi.

II— In secondo luogo il nome di Maria è un nome di luce. Dicono i sacri interpreti che questo nome significa pure illuminatrice. Or bene anche per questa ragione chi non vede quanto questo nome si addica a Maria? E non è dessa che diede al mondo la luce, lucem dedit sæculo, conforme a quel che canta la Chiesa, quella luce vera che illumina ogni uomo, la Sapienza incarnata, Gesù Cristo ? Non è dessa che portando nel suo seno questa luce beatissima n’ebbe ripiene le parti più intime della sua mente e del suo cuore e ne fu così illustrata da poter poi Ella medesima gettar luce vivissima sulle verità da Dio rivelate e confidate alla Chiesa? Sì senza alcun dubbio. Ella, che per singolare privilegio penetrò tanto addentro nelle divine perfezioni, nei disegni della divina Provvidenza, nella cognizione del suo Figliuolo Gesù, nelle intenzioni e nei voleri del suo sacratissimo Cuore, nei destini ammirabili della Chiesa, Ella fu altresì Colei, che tra gli Apostoli ed i primi fedeli sparse tanta luce sui dogmi e sulla morale di nostra santa Religione. Ed è a Lei, che nelle inquietudini, nelle dubbiezze, nelle incertezze ricorrevano e i fedeli e gli Apostoli, ben sapendo quanto illuminatrice fosse la parola di Maria e quanto vera la luce, che dalla sua parola usciva. Anzi è dessa, che anche senza essere interrogata, mettendo fuori quei divini oracoli che serbava in fondo al cuore, veniva sempre più illustrando la mente di quei suoi primi diletti figliuoli, come è dessa ancora, che colla santità dell’esempio, colla soavità del conforto e coll’autorità del consiglio li animava a correre volenterosi per tutta la faccia della terra a portare la santissima luce del Vangelo. Sicché ben a ragione dice il Santo Padre Leone XIII che « non parrà eccedere il vero chi affermi che fu segnatamente per la guida e il presidio di Lei, che la sapienza e le istituzioni dell’Evangelo, benché tra difficoltà e contraddizioni fierissime, penetrarono per ogni nazione con tanto celere corso, portando da per tutto un nuovo ordine di giustizia e di pace ». Dopo di che non è meraviglia che i Padri della Chiesa di secolo in secolo prendendo a mantener chiara la dottrina di Cristo in mezzo alle nebbie degli errori che cercavano di offuscarla, ricorressero per luce a Maria. Per certo e quando Ario e Nestorio e Pelagio e Lutero e Calvino si travagliavano a corrompere la verità immacolata della Chiesa Cattolica, i santi Vescovi e Dottori non esitavano un istante a ricorrere a Maria, e Maria, pulchra ut luna, electa ut sol, brillante come la luna, sfolgoreggiante siccome il sole in pien meriggio, interveniva con la sua assistenza, con le sue illustrazioni, con le stesse apparizioni a fugare le tenebre degli errori e a far risplendere di nuova luce la Cattolica Dottrina. Per modo che sopra il labbro dei Cristiani risuonava entusiastico quel canto, che tuttora si ripete e si ripeterà per tutti i secoli: Allegrati, o Maria, che per te sola furono distrutte tutte le eresie per tutto il mondo: Gaude Maria Virgo, cunctas hæreses sola interemisti in universo mundo. Ed anche ai dì nostri non è per opera massimamente di Maria, per la sua bontà, per i santi eccitamenti, che Ella desta nel cuore di generosi missionari, che la santa luce del Vangelo è portata e fatta risplendere a quelli, che giacciono ancor nelle tenebre e nell’ombra di morte? Sì, Maria è veramente illuminatrice e il suo santissimo nome, dopo quello del suo divin Figlio, è nome ripieno di luce, nome che lucet prædicatum, che predicato sprazza vivissima luce, nome nella luce del quale altresì siamo chiamati alla conoscenza più chiara della verità. Oh quanto utile pertanto ci sarà in mezzo ai dubbi di nostra vocazione, nelle incertezze di nostra vita, fra le oscurità della nostra mente invocare questo amabilissimo Nome! Maria senza dubbio accorrerà in nostro aiuto e rischiarerà le nostre vie.

III. — Infine il nome di Maria è un nome di salute. Poiché questo dolcissimo nome significa ancora stella del mare. Or bene, siccome chi in una oscurissima notte, in cui imperversi la bufera, trovandosi in alto mare non ha maggior conforto e sicurezza, che tener fisso lo sguardo alla stella polare, così chi si trova nel mar tempestoso di questa misera vita non ha una guida ed un sostegno più caro di Maria. È vero, le tentazioni del demonio, le lusinghe del mondo, la veemenza delle nostre passioni come altrettanti scogli e venti furiosi ci rendono difficilissimo il cammino per il mar della vita: ma in alto brilla di vivissima luce la stella: Maria risplende di meriti, luccica di esempi : micans meritis, illustrans exemplis; rivolgiamo a Lei lo sguardo e sicurezza arriveremo al porto della beata eternità. È questo tutto il pensiero di S. Bonaventura: Maria est stella utilissima nos ad patriam cœlestem dirigendo, immo ducendo nos per mare huius sæculi ad portum Paradisi. Ma anche nei temporali affanni nonè forse un nome di salute il nome di Maria?L’orfano che ha perduto la sua madre quaggiùnon è forse invocando Maria, che non si sentepiù abbandonato e sente di aver ancora una madre? La vedova che ha perduto nel marito il suosostegno e quello dei suoi figli, non è ricorrendo a Maria che sente dilatarsi il cuore alla fiducia nella divina Provvidenza? L’infermo che languisce da più mesi sul letto dei suoi dolori non è nel pronunciare questo nome, che sente rinascere la pazienza e trova un balsamo salutare alle sue pene? E non è nel ripetere Maria, che si conforta il pellegrino smarrito nella foresta, il navigante che combatte coi flutti del mare, il soldato che cimenta la vita sui campi di battaglia? E non è dicendo Maria, che la donzella si difende nel pericolo, che ognuno cerca scampo nel disastro, che persino il fanciullo si libera dalle paure della notte? Oh sì: Maria! Maria! ecco il grido più spontaneo, più frequente, più solito in mezzo ad ogni calamità, ad ogni sventura, ad ogni rischio. E che è mai questo spontaneo ricorrere al nome di Maria da parte di tutti i fedeli, se non un riconoscere, che per Lei massimamente ci viene la salute? Che se tale è il nome di Maria nei pericoli del corpo, oh quanto più lo sarà in quelli dell’anima! Epperò è ben con ragione che l’eloquentissimo encomiator del nome di Maria, S. Bernardo, tanto ci anima all’invocazione di questo nome, dicendo:« Se sorgono contro di te i venti delle tentazioni,se incorri negli scogli delle tribolazioni, riguardala stella, chiama Maria: respice stellam, voca Mariam. Se ti sbattono le onde della superbia, dell’ambizione,della detrazione, dell’ingiusta emulazione, riguarda la stella, chiama Maria, respice stellam, voca Mariam. Se l’ira, l’avarizia, le lusinghe della carne cercano di mettere a fondo la navicella dell’anima tua, riguarda Maria. Se turbato per la gravità delle tue colpe, confuso perle sozzure della tua coscienza, atterrito dall’orrore del divino giudizio cominci ad essere assorbito dal baratro della tristezza, dall’abisso della disperazione, pensa a Maria. Nei pericoli, nelle angustie, nelle cose dubbie pensa a Maria, chiama Maria: Mariam cogita, Mariam invoca. Deh! Non avvenga mai che questo nome si parta dalla tua bocca, si scosti dal tuo cuore; coll’aiuto di questo nome giungerai alla gloriosa tua meta ».

FIORETTO.

Non profferir mai i nomi di Dio, di Gesù Cristo e di Maria invano; chinare la testa con riverenza qualora sentissimo qualche bestemmia contro di essi, ed invocarli noi sovente.

GIACULATORIA.

Viva Gesù! Viva Maria!

Esempio e preghiera

Il nome santissimo di Maria ha nel corso dell’anno una festa particolare ed è la domenica fra l’ottava della Natività di Maria. Anche una tal festa ricorda al popolo cristiano una grazia straordinaria di Maria. Nel 1683 i Turchi, invasa già l’Ungheria, si avanzarono anche sull’Austria e strinsero di assedio la città di Vienna con una armata di duecentomila soldati. Vienna gagliardamente resisteva, ma non di meno trovavasi nel più spaventoso pericolo di cadere nelle mani dei Turchi e sottostare agli orrori di una ferocissima strage. Lo spavento fu accresciuto da un incendio sviluppatosi in una chiesa e dilatatosi così rapidamente da giungere ormai vicino all’arsenale, ove conservavansi le polveri. La tremenda esplosione era imminente ed avrebbe in pari tempo aperto il passo ai nemici e seppellito la città intera coi suoi cittadini sotto le rovine. Ma essendo quello il giorno dell’Assunzione di Maria fece nascere il pensiero di ricorrere a Lei. Ed ecco tutto il popolo e tutta l’armata mettersi ad invocare il soccorso della Vergine ed a ripetere con fiducia il suo santissimo nome. Quelle preghiere non furono vane, poiché come per miracolo l’incendio si arrestò e poi si estinse, sicché le polveri non presero fuoco. Questa così sensibile protezione di Maria riaccese in tutti la speranza di essere liberati dalla potenza ottomana e fece accrescere i voti e le preghiere. Ma intanto erano già tre settimane dacché i Turchi avevano aperta la trincea e, ridotto agli estremi il presidio che la difendeva, sembrava giunto il momento della resa, quando quasi miracolosamente giungeva in aiuto un’armata di Polacchi capitanata dall’eroe Sobieski. A quella vista gli abitanti di Vienna giubilando esclamavano: È Maria, che ci è venuta in soccorso. Come ci ha salvati dalla rovina nel dì dell’Assunta, così ora ci salva dai nostri nemici. E non s’ingannarono. Il principe Carlo di Lorena, che comandava l’esercito alemanno, andò ad unirsi con Sobieski presso una cappella, ove fecero celebrare la santa Messa in onore di Maria. Sobieski istesso la volle servire, tenendo sempre le braccia incrocicchiate al petto e facendo la santa Comunione. Infine avuta la benedizione dal sacerdote nel nome di Maria per sé e per l’esercito, pieno di animo a gran voce esclamò: Andiamo, che la Vergine sarà con noi. Nell’atto stesso tutta l’armata si mosse e slanciossi con tanto impeto contro al nemico, che in breve scompigliatolo, messolo in rotta, e fattolo con precipitazione ripassare il Danubio colla perdita delle munizioni, di duecento cannoni e con pressoché la metà de’ suoi morti e feriti, ne riportò una fra le più splendide vittorie. Da tutti i Cristiani fu riconosciuto l’aiuto manifesto di Maria; il principe di Lorena e l’eroe Polacco si recarono davanti al suo altare a rendergliene grazie solenni ed il Pontefice Innocenzo XI, avuto lo stendardo verde di Maometto, tolto ai Turchi, e depostolo ai piedi della Vergine, decretò, che nella domenica fra l’ottava della Natività di Lei si celebrasse, a memoria di tanto trionfo, la festa del suo santissimo Nome. Oh! se tanto è potente il nome di Maria contro i nostri nemici temporali, quanto più lo sarà contro i nemici spirituali. Dell’invocazione di questo nome pertanto armiamoci prontamente ogni qualvolta saremo assaliti dalle tentazioni del demonio, del mondo e della carne, e il nome di Maria ci renderà forti ed invincibili. – Sì, o Maria santissima, è al nome vostro che noi faremo fiducioso ricorso in mezzo agli assalti dei nemici dell’anima nostra, e voi che sotto la protezione del vostro santissimo nome già ci deste di allietarci, fate ancora che per la intercessione dello stesso nome siamo liberati da ogni male qui in terra e possiamo un giorno arrivare ai gaudi eterni nel cielo. Così sia.