15 AGOSTO: ASSUNZIONE DELLA B. V. MARIA (2019)

15 AGOSTO.

Assunzione della B. V. M.

[D. G. LEFEBVRE O. S. B.: Messale romano – L.I.C.E. –R. BERRUTI, TORINO 1936]

Doppio di I classe con Ottava Comune – Paramenti bianchi.

In questa festa, la più antica e la più solenne del Ciclo Mariano (VI secolo), la Chiesa invita tutti i suoi figli sparsi nel mondo a unire la loro gioia (Intr.), la loro riconoscenza (Pref.) a quella degli Angeli che lodano il Figlio di Dio, perché sua Madre è entrata in questo giorno, con il corpo e con l’anima, nel cielo (All.). Nella Basilica di Santa Maria Maggiore si celebra a Natale il Mistero, che è il punto di partenza di tutte le glorie della Vergine ed ancora si celebra oggi l’Assunzione, che ne è l’ultimo. Maria, porta in sé l’umanità di Gesù al momento dell’incarnazione del Verbo; oggi è Gesù, che riceve a sua volta il corpo di Maria in cielo. Ammessa a godere le delizie della contemplazione eterna, la Madre ha scelto ai piedi del suo divin Figlio la miglior parte, che non le sarà giammai tolta (Vang., Com.).

In altri tempi si leggeva il Vangelo della Vigilia, dopo quello del giorno, a fine di dimostrare che la Madre di Gesù è la più fortunata tra tutte, perché meglio d’ogni altra, « Ella ascoltò la parola di Dio ». Questa Parola, questo Verbo, questa Sapienza divina che stabilisce, sotto l’Antica Legge, la sua dimora nel popolo d’Israele (Ep.), è discesa sotto la Nuova Legge in Maria. Il Verbo si è incarnato nel seno della Vergine e ora negli splendori della celeste Sion egli l’ha colmata delle delizie della visione beatifica. Come Marta, la Chiesa sulla terra si dedica alle sollecitudini delle quali necessita la vita presente ed ancora come Marta, la Chiesa reclama l’aiuto di Maria (Or., Secr., Postc). Una processione fu sempre fatta nel giorno della festa dell’Assunzione. A Gerusalemme era formata dai numerosi pellegrini che andavano a pregare sulla tomba della Vergine e contribuirono così all’istituzione di questa solennità. Il clero di Costantinopoli faceva anch’esso nel giorno della festa dell’Assunzione di Maria una processione. A Roma, dal VII al XVI secolo, il corteo papale, al quale prendevano parte le rappresentanze del Senato e del popolo, andava in quel giorno dalla chiesa di San Giovanni in Laterano a quella di Santa Maria Maggiore. Questo si chiamava fare la Litania.

Assunzione della Beata Maria Vergine.

[Appendice al Messale ut supra]

Doppio di classe con Ottava Comune. – Paramenti bianchi.

La credenza nell’Assunzione corporea di Maria SS. era già radicata da secoli nel cuore dei fedeli, profondamente persuasi che la Vergine, sin dal momento del suo transito da questa terra al Cielo, era stata glorificata da Dio anche nel corpo, senza che dovesse attendere che questo risorgesse, insieme con quello di tutti gli altri, alla fine del mondo. Cosi La festa dell’Assunzione, celebrata già verso il 500 in Oriente, costituì la più antica e la maggiore solennità dell’anno in onore di Maria SS. Tuttavia la realtà dell’Assunzione corporea di Maria in Cielo non fu oggetto di una solenne definizione da parte del Papa se non il 1° novembre 1950. In tale giorno, il Sommo Pontefice Pio XII proclamò dogma di fede che « Maria, terminata la carriera della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste quanto all’anima e quanto al corpo. – Questa definizione, maturata lentamente, ma incessantemente nei diciannove secoli che seguirono al beato transito di Maria da questa terra, ha ed avrà un’eco incalcolabile nella dottrina come nella vita cristiana. – Una delle sue conseguenze pratiche sarà quella di attirare vieppiù l’attenzione dei fedeli sulla futura glorificazione nostra non solo quanto all’anima, ma anche quanto al corpo. Come Adamo ci rovinò nell’una e nell’altro, così Gesù ci redense non solo quanto all’anima, ma anche quanto al corpo, cosicché l’anima del giusto è destinata ad una beatitudine immensa mediante la visione beatifica di Dio, ed il corpo alla sua volta verrà risuscitato, trasformato e configurato a quello glorioso del Cristo. Per Maria SS. la glorificazione corporea avvenne alla fine della sua carriera mortale; per gli altri giusti non avverrà che alla fine del mondo; ma se devono attenderla, non possono però dubitarne; la loro redenzione è certissima e sarà completa e perfetta (Rom. VIII, 23; Ef. IV, 30). Avendo già realizzato pienamente in se stessa il disegno divino della nostra redenzione, Maria SS. è per noi, colla sua Assunzione corporea, un altro modello, oltre quello di Gesù, della divinizzazione dell’anima mediante la visione beatifica e della glorificazione del corpo cui tutti siamo chiamati e che tutti dobbiamo meritare con le buone opere e con le sofferenze di questa vita cristianamente sopportate. Come del Cristo, così saremo coeredi di Maria SS., se soffriremo con Lei e come Lei (Rom. VIII, 17). – D’altra parte l’Assunta non soltanto ci ricorda quale sia la nostra meta soprannaturale e la via per raggiungerla, ma ci presta anche il suo validissimo aiuto. A quel modo che una buona mamma mira sempre a rendere partecipi della sua felicità tutti i suoi figli, così la Madre nostra celeste regna in Paradiso sempre sollecita della salvezza di tutti gli uomini. S. Paolo ci rappresenta Gesù che vive alla destra del Padre, sempre pregando per noi (Rom. VIII, 34; Ebr. VII, 25); la Chiesa, alla sua volta, ci dice che la Vergine è stata assunta in cielo, affinché fiduciosamente s’interponga presso Dio per noi peccatori (Segreta della Vigilia).

Affine di perpetuare anche nella Liturgia il ricordo della definizione del dogma dell’Assunzione di Maria SS., la Santa Sede ha pubblicato una nuova Messa in onore dell’Assunta, ordinando di inserirla nel Messale il giorno 15 d’agosto, in luogo di quella antica (A. A. S. 1950, pag. 703-5).

Introitus

Ap XII: 1
Signum magnum appáruit in cœlo: múlier amicta sole, et luna sub pédibus ejus, et in cápite ejus coróna stellárum duódecim [Un gran segno apparve nel cielo: una Donna rivestita di sole, con la luna sotto i piedi, ed in capo una corona di dodici stelle].
Ps XCVII:1
Cantáte Dómino cánticum novum: quóniam mirabília fecit. Cantate al Signore un càntico nuovo: perché ha fatto meraviglie.
Signum magnum appáruit in coelo: múlier amicta sole, et luna sub pédibus ejus, et in cápite ejus coróna stellárum duódecim [Un gran segno apparve nel cielo: una donna rivestita di sole, con la luna sotto i piedi, ed in capo una corona di dodici stelle].

Oratio

Orémus.
Omnípotens sempitérne Deus, qui Immaculátam Vírginem Maríam, Fílii tui genitrícem, córpore et ánima ad coeléstem glóriam assumpsísti: concéde, quǽsumus; ut, ad superna semper inténti, ipsíus glóriæ mereámur esse consórtes.
Onnipotente sempiterno Iddio, che hai assunto in corpo ed ànima alla gloria celeste l’Immacolata Vergine Maria, Madre del tuo Figlio: concédici, Te ne preghiamo, che sempre intenti alle cose soprannaturali, possiamo divenire partecipi della sua gloria.

Lectio

Léctio libri Judith.
Judith XIII, 22-25; XV:10
Benedíxit te Dóminus in virtúte sua, quia per te ad níhilum redégit inimícos nostros. Benedícta es tu, fília, a Dómino Deo excelso, præ ómnibus muliéribus super terram. Benedíctus Dóminus, qui creávit coelum et terram, qui te direxit in vúlnera cápitis príncipis inimicórum nostrórum; quia hódie nomen tuum ita magnificávit, ut non recédat laus tua de ore hóminum, qui mémores fúerint virtútis Dómini in ætérnum, pro quibus non pepercísti ánimæ tuæ propter angústias et tribulatiónem géneris tui, sed subvenísti ruínæ ante conspéctum Dei nostri. Tu glória Jerúsalem, tu lætítia Israël, tu honorificéntia pópuli nostri.
[Il Signore ti ha benedetta nella sua potenza, perché per mezzo tuo annientò i nostri nemici. Tu, o figlia, sei benedetta dall’Altissimo piú che tutte le donne della terra. Sia benedetto Iddio, creatore del cielo e della terra, che ha guidato la tua mano per troncare il capo al nostro maggior nemico. Oggi ha reso cosí glorioso il tuo nome, che la tua lode non si partirà mai dalla bocca degli uomini che in ogni tempo ricordino la potenza del Signore; a pro di loro, infatti, tu non ti sei risparmiata, vedendo le angustie e le tribolazioni del tuo popolo, che hai salvato dalla rovina procedendo rettamente alla presenza del nostro Dio. Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu la gloria di Israele, tu l’onore del nostro popolo!]

Graduale

Ps XLIV: 11-12; XLIV: 14
Audi, fília, et vide, et inclína aurem tuam, et concupíscit rex decórem tuum. [Ascolta, o figlia; guarda e inclina il tuo orecchio, e s’appassionerà il re della tua bellezza.]

V. Omnis glória ejus fíliæ Regis ab intus, in fímbriis áureis circumamícta varietátibus. Allelúja, allelúja. V. Tutta bella entra la figlia del Re; tessute d’oro sono le sue vesti. Allelúia, allelúia.
V. Assumpta est María in cælum: gaudet exércitus Angelórum. Allelúja.  [Maria è assunta in cielo: ne giúbila l’esercito degli Angeli. Allelúia.]

Evangelium

Sequéntia sancti Evangélii secúndum Lucam.
Luc 1:41-50
“In illo témpore: Repléta est Spíritu Sancto Elisabeth et exclamávit voce magna, et dixit: Benedícta tu inter mulíeres, et benedíctus fructus ventris tui. Et unde hoc mihi ut véniat mater Dómini mei ad me? Ecce enim ut facta est vox salutatiónis tuæ in áuribus meis, exsultávit in gáudio infans in útero meo. Et beáta, quæ credidísti, quóniam perficiéntur ea, quæ dicta sunt tibi a Dómino. Et ait María: Magníficat ánima mea Dóminum; et exsultávit spíritus meus in Deo salutári meo; quia respéxit humilitátem ancíllæ suæ, ecce enim ex hoc beátam me dicent omnes generatiónes. Quia fecit mihi magna qui potens est, et sanctum nomen ejus, et misericórdia ejus a progénie in progénies timéntibus eum.”

[In quel tempo: Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo, e ad alta voce esclamò: Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno! Donde a me questo onore che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, infatti, che appena il tuo saluto è giunto alle mie orecchie, il bimbo ha trasalito nel mio seno. Beata te, che hai creduto che si compirebbero le cose che ti furono dette dal Signore! E Maria rispose: L’ànima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore, perché ha guardato all’umiltà della sua serva; ed ecco che da ora tutte le generazioni mi diranno beata. Perché grandi cose mi ha fatto colui che è potente, e santo è il suo nome, e la sua misericordia si estende di generazione in generazione su chi lo teme.]

OMELIA

[Segue il Sermone Del Curato d’Ars]

CREDO ...

Offertorium

Orémus
Gen III:15
Inimicítias ponam inter te et mulíerem, et semen tuum et semen illíus.[Porrò inimicizia tra te e la Donna: fra il tuo seme e il Seme suo.]

Secreta

Ascéndat ad te, Dómine, nostræ devotiónis oblátio, et, beatíssima Vírgine María in coelum assumpta intercedénte, corda nostra, caritátis igne succénsa, ad te júgiter ádspirent.
[Salga fino a Te, o Signore, l’omaggio della nostra devozione, e, per intercessione della beatissima Vergine Maria assunta in cielo, i nostri cuori, accesi di carità, aspirino sempre verso di Te.]

Communio

Luc 1: 48-49
Beátam me dicent omnes generatiónes, quia fecit mihi magna qui potens est. [Tutte le generazioni mi diranno beata, perché grandi cose mi ha fatto colui che è potente.]

Postcommunio

Orémus.
Sumptis, Dómine, salutáribus sacraméntis: da, quǽsumus; ut, méritis et intercessióne beátæ Vírginis Maríæ in coelum assúmptæ, ad resurrectiónis glóriam perducámur.
[Ricevuto, o Signore, il salutare sacramento, fa, Te ne preghiamo, che, per i meriti e l’intercessione della beata Vergine Maria Assunta in cielo, siamo elevati alla gloriosa resurrezione.]

I SERMONI DEL CURATO D’ARS: 15 AGOSTO – FESTA DELL’ASSUNZIONE DELLA SS. VERGINE

I SERMONI DEL CURATO D’ARS

15 Agosto

FESTA DEL L’ASSUNZIONE DELLA SS. VERGINE.

SULLE GRANDEZZE DI MARIA.

Quia respexit humilitatem ancillæ suæ.

[Perché il Signore ha riguardato la bassezza della sua ancella].

(S. LUCA I, 48).

[I Sermoni del B. GIOVANNI B. M. VANNEY, trad. It. di Giuseppe D’Isengrad P. d. M. – vol. IV, Torino, Libreria del Sacro Cuore – 1908- imprim. Can. Ezio Gastaldi-Santi, Provic. Gen., Torino, 8  apr. 1908]

Se noi vediamo, fratelli miei, la SS. Vergine abbassarsi nella sua umiltà al di sotto d’ogni creatura, vediamo pure quest’umiltà innalzarla al di sopra di tutto ciò che non è Dio. No, non i grandi della terra l’han sollevata al sommo grado di dignità nella quale abbiamo oggi la lieta ventura di contemplarla. Le tre Persone della SS. Trinità l’han posta su quel trono di gloria; l’han proclamata Regina del cielo e della terra, facendola depositaria di tutti i tesori celesti. No, miei fratelli, non riusciremo mai ad intender sufficientemente le grandezze di Maria, e il potere conferitole dal suo divino Figliuolo; non potremo mai conoscer bene quanto desidera di farci felici. Ci ama come figli: e si rallegra del potere datole da Dio, perché può così giovarci di più. Sì, Maria è nostra mediatrice; essa presenta tutte le nostre preghiere, le nostre lacrime, i nostri gemiti al suo divin Figlio; Ella attira su noi le grazie necessarie alla nostra salute. Lo Spirito santo ci dice che Maria è, tra tutte le creature, un prodigio di grandezza, un prodigio di santità e un prodigio d’amore. Quale felicità per noi, miei fratelli, e quale speranza per la nostra salute! Ravviviamo dunque la nostra fiducia in questa buona e tenera Madre, considerando: 1° la sua grandezza; 2° il suo zelo per la nostra salute; 3° ciò che dobbiam fare per piacerle e meritarne la protezione.

I. — Parlar delle grandezze di Maria, miei fratelli, è voler impicciolire l’idea grande che ve ne fate; poiché dice S. Ambrogio che Maria è innalzata a sì alto grado di gloria, d’onore e di potenza, cui neppur gli Angeli son capaci di comprendere: ciò è riservato a Dio solo. Quindi concludo che quanto potrete udire, sarà nulla o quasi nulla a confronto di ciò che è Maria agli occhi dì Dio. Il più bell’elogio, che possa farcene la Chiesa, è dirci che Maria è Figlia dell’eterno Padre, Madre del Figliuol di Dio salvatore del mondo, e Sposa dello Spirito santo. Se l’eterno Padre ha scelto Maria qual sua Figlia privilegiata, qual torrente di grazie non dovette Egli versar nell’anima sua? Ella sola ne ricevette più che tutti insieme gli Angeli e i Santi. Innanzi tutto la preservò dal peccato originale, grazia concessa soltanto a Lei. L’ha confermata in questa grazia, con piena certezza che mai la perderebbe. Sì, miei fratelli, l’eterno Padre l’arricchì de’ doni celesti a proporzione dell’alta dignità, a cui doveva innalzarla. Ne formò un tempio vivo delle tre Persone della SS. Trinità. – Diciamo meglio ancora: fece per essa quanto poteva farsi per una creatura. Se l’eterno Padre ebbe sì gran cura di Maria, sappiamo che lo Spirito Santo scese pure ad abbellirla in tal grado, che, fin dall’istante del suo concepimento, divenne oggetto delle compiacenze delle tre divine Persone. Maria soltanto ha la bella sorte d’esser Figlia privilegiata dell’eterno Padre, ed ha pur quella d’esser Madre del Figliuolo e Sposa dello Spirito Santo. Per tale dignità incomparabile si vede congiunta alle tre divine Persone per formare il corpo adorabile di Gesù Cristo. Di Lei Dio doveva servirsi per abbattere e rovinare l’impero del demonio. Di Lei si valsero le tre Persone divine per salvare il mondo dandogli un Redentore. Avreste pensato mai che Maria fosse un tale abisso di grandezza, di potenza e d’amore? Dopo il Corpo adorabile di Gesù Cristo Essa è il più bello ornamento della corte celeste. Possiam dire che il trionfo della SS. Vergine in cielo è il compimento di tutti i meriti di quest’augusta Regina del cielo e della terra. In quell’istante ricevette l’ultimo ornamento della sua incomparabile dignità di Madre di Dio. Dopo aver per qualche tempo tollerato le molteplici miserie della vita e incontrato poi le umiliazioni della morte, andò infine a godere della vita più gloriosa e più felice di cui possa godere una creatura. Talora ci meravigliamo che Gesù, il quale amava tanto sua Madre, l’abbia lasciata dopo la sua resurrezione così a lungo sulla terra. La ragione fu che voleva con questo ritardo procurarle maggior gloria; d’altra parte gli Apostoli avevano ancor bisogno di Lei per essere consolati e guidati. Maria infatti rivelò agli Apostoli segreti più grandi della vita nascosta di Gesù Cristo. Maria pure spiegò il vessillo della verginità, ne fece conoscere tutto lo splendore, tutta la bellezza, e ci mostra l’inestimabile premio riserbato a uno stato sì santo. Ma rimettiamoci in via, fratelli miei, e continuiamo a seguire Maria fino al momento, in cui abbandona questo mondo. Gesù Cristo volle, che, prima d’essere assunta al cielo, potesse anche una volta rivedere gli Apostoli. Tutti, eccetto S. Tommaso, furono miracolosamente trasportati intorno al suo povero letto. Per un atto profondissimo di quell’umiltà, che aveva spinto sempre al più alto grado, Maria volle baciare a tutti i piedi, e chiese loro la benedizione. Quest’atto era apparecchio all’altissima gloria, a cui il suo Figliuolo doveva innalzarla. Quindi Maria diede a tutti la sua benedizione. È impossibile far intendere quante lacrime abbiano allora versato gli Apostoli per la perdita che stavano per fare. Dopo il Salvatore la SS. Vergine non era loro unica felicità, loro sola consolazione? Per mitigare un po’ la loro pena, Ella promise che non li dimenticherebbe dinanzi al suo divino Figliuolo. Si crede che l’Angelo medesimo, da cui le era stato annunziato il mistero dell’Incarnazione, venisse a indicarle, a nome del suo Figliuolo, l’ora della sua morte. La SS. Vergine rispose all’Angelo: « Ah! qual felicità! E come desideravo questo momento! » Dopo sì lieta notizia volle fare il suo testamento che fu presto fatto. Aveva due vesti e le diede a due vergini, che da lungo tempo la servivano. Si sentì allora infiammata di tanto amore, che l’anima sua, simile ad accesa fornace, non poté più rimanere nel corpo. Beato momento! È possibile, fratelli miei, considerar le meraviglie, che accompagnarono tal morte, e non sentir ardente desiderio di viver santamente per santamente morire? Certo non dobbiamo aspettarci di morir d’amore, ma almeno abbiamo speranza di morir nell’amor di Dio. Maria non teme punto la morte, poich’essa la metterà a possesso della perpetua felicità. Sa che l’aspetta il paradiso, e ch’Ella ne sarà uno de’ più belli ornamenti. – Il suo Figliuolo e tutta la corte celeste si fanno anzi per celebrare così splendida festa; i santi e le sante del cielo aspettano solo gli ordini di Gesù, per venir in cerca di questa Regina e condurla trionfalmente nel suo regno. In cielo tutto è apparecchiato per riceverla; essa riceverà onori superiori a quanto può immaginarsi. Per uscir da questa vita Maria non ebbe a soffrir malattia, perché esente da peccato. Non ostante la sua età, il suo corpo non fu mai deperito, come quello degli altri mortali, anzi sembrava prendere nuovo splendore a misura che si avvicinava alla fine. S. Giovanni Damasceno ci dice che Gesù Cristo in persona venne in cerca della Madre sua. Così spariva questo bell’astro, che per settantadue anni aveva rischiarato il mondo. Sì, miei fratelli, Maria rivide il suo Figliuolo, ma in aspetto ben diverso da quello in cui l’aveva visto, quando, tutto coperto di sangue, era confitto alla croce. O Amor divino, ecco la più bella delle tue vittorie e delle tue conquiste! Non potevi far di più, ma neppure avresti potuto far di meno! Sì, miei fratelli, se la Madre d’un Dio doveva morire, non poteva morire che in un impeto d’amore. O bella morte! o morte beata! o morte desiderabile! Ah! Ella è pur compensata di quel torrente d’umiliazioni e di dolori, di cui la sua sant’anima fu inondata nel corso della sua vita mortale! Sì, essa rivede il suo Figliuolo, ma ben diverso da ciò che era il giorno in cui l’aveva visto nel tempo della sua dolorosa passione, tra le mani de’ suoi carnefici, sotto il peso della croce senza poterlo sollevare. Oh! no: non lo vede più in sì triste apparato, capace di annichilare una creatura un po’ sensibile; ma lo vede, dico, splendente di tanta gloria, ch’è la gioia e la felicità del cielo: vede gli Angeli e i Santi che lo circondano, lo lodano, lo benedicono e l’adorano fino ad annientarsi dinanzi a Lui. Sì, rivede quel tenero Gesù, esente da tutto ciò che può farlo patire. Ah! chi di noi non vorrà lavorare per andare a raggiungere Madre e Figlio in quel luogo di delizie? Pochi momenti di combattimento e di patimenti sono larghissimamente ricompensati. – Ah! miei fratelli, che morte beata! Maria non teme nulla, perché ha sempre amato il suo Dio: non rimpiange nulla, perché non possedette mai altro che il suo Dio. Vogliamo morire senza timore? Viviamo nell’innocenza come Maria; fuggiamo il peccato, ch’è nostra sola sventura nel tempo e nell’eternità. Se avemmo la grande sventura di commetterlo, piangiamo, conforme all’esempio di S. Pietro, fino alla morte, e il nostro dolore termini solo colla vita. Imitando l’esempio del santo re David, scendiamo nella tomba versando lacrime: e nell’amarezza del nostro pianto laviamo le anime nostre (Ps. VI, 7). Vogliamo, come Maria, morire senza rammarico? Viviamo com’Ella senza attaccarci alle cose create; facciamo com’eElla, amiamo Dio solo, Lui soltanto desideriamo, e cerchiamo unicamente di piacergli in tutto ciò che facciamo. Beato il Cristiano, che non lascia nulla e ritrova tutto!… Accostiamoci ancora un momento a quel povero letticciuolo, che ha la bella sorte di reggere questa perla preziosa, questa rosa sempre fresca e senza spine, questo globo di luce e di gloria, che deve dare nuovo splendore a tutta la corte celeste. Gli Angeli, si dice, intonarono un cantico d’allegrezza nell’umile casetta ov’era il sacro corpo, ed essa era imbalsamata d’odore sì gradito, che pareva vi fossero scese tutte le dolcezze del paradiso. Andiamo, fratelli miei, accompagniamo questo sacro corteo; teniam dietro a questo tabernacolo in cui l’eterno Padre aveva rinchiuso tutti i suoi tesori, e che, per qualche tempo starà nascosto, come fu nascosto il corpo del suo divino Figliuolo. Il dolore e i gemiti resero senza parola gli Apostoli e i fedeli venuti in grandissimo numero a vedere anche una volta la Madre del loro Redentore. Ma, riavutisi, cominciarono a cantare inni e cantici per onorare il Figlio e la Madre. Degli Angeli una parte sali al cielo per condurre in trionfo quest’anima senza pari; l’altra restò sulla terra per celebrar le esequie del suo corpo. Or vi chiedo, fratelli miei, chi potrà esser capace di dipingerci sì bello spettacolo? Da una parte s’udivano gli spiriti celesti usar tutto la loro arte di paradiso per manifestare la gioia ond’erano pieni per la gloria della loro Regina; dall’altra si vedevano gli Apostoli e gran numero di fedeli levare anch’essi le loro voci per accompagnare le armonie di quei divini cantori. S. Giovanni Damasceno ci dice che, prima di mettere nel sepolcro il santo corpo, tutti ebbero la sorte felice di baciare quelle mani sacrosante, che avevan tante volte portato il Salvatore del mondo. In quell’istante non vi fu infermo che non fosse guarito; non vi fu alcuno in Gerusalemme, che non chiedesse a Dio qualche grazia per intercessione di Maria e non l’ottenesse. Dio volle così per farci intendere che tutti coloro, i quali poi avrebbero ricorso a Lei, erano certi di tutto ottenere. Poiché ciascuno, dice il medesimo santo, ebbe soddisfatto alla sua pietà, e ottenuto ciò che chiedeva, si pensò alla sepoltura della Madre di Dio. Gli Apostoli, secondo l’usanza de’ Giudei, ordinarono che si lavasse e s’imbalsamasse il sacro corpo. Incaricarono di quest’ufficio due vergini, ch’erano ai servizi di Maria. Queste, per miracolo, non poterono veder, né toccare il santo corpo. Si credette riconoscere in questo il volere di Dio, e il corpo fu sepolto con tutte le sue vesti. Se Maria fu sulla terra umile in guisa che non ebbe pari, anche la sua morte e la sua sepoltura non ebbero eguale per la grandezza delle meraviglie che vi accaddero. Gli Apostoli in persona portarono quel prezioso deposito, e il sacrosanto corteo traversò la città di Gerusalemme fino al luogo della sepoltura, ch’era nel borgo di Gethsemani nella valle di Giosafat. Tutti i fedeli l’accompagnarono con fiaccole in mano, molti si univano per via a quella pia folla, che portava l’arca della nuova alleanza e la conduceva al luogo del suo riposo. Dice S. Bernardo che gli Angeli facevano anch’essi la loro processione, precedendo e seguendo il corpo della loro Sovrana con cantici d’allegrezza: tutti gli astanti udivano il canto degli Angeli, e, dovunque passava, quel sacro corpo spandeva una fragranza deliziosa, come se tutte le dolcezze e i profumi celesti fossero discesi sulla terra. Vi fu, aggiunge il santo, un disgraziato Giudeo, che, consumato dalla rabbia nel vedere che si rendevano sì grandi onori alla Madre di Dio, si scagliò sul santo corpo per farlo cadere nel fango; ma appena l’ebbe toccato, ambe le mani gli caddero inaridite. Pentito pregò S. Pietro a farlo accostare al corpo della SS. Vergine; e nell’atto in cui lo toccava, le sue due mani si rimisero a posto da sé in modo che pareva non fossero state mai separate dal braccio. Il corpo della Madre di Dio essendo stato rispettosamente deposto nel sepolcro, i fedeli tornarono a Gerusalemme; ma gli Angeli continuarono a cantar per tre giorni le lodi di Maria, gli Apostoli venivano, gli uni dopo gli altri, ad unirsi agli Angeli che se ne stavano sopra la tomba. In capo a tre giorni S. Tommaso, il quale non aveva assistito alla morte della Madre di Dio, chiese a S. Pietro la consolazione di vedere anche una volta quel corpo verginale. Andarono dunque al sepolcro; ma non vi trovarono più che le vesti. Gli Angeli l’avevano trasportata in cielo, poiché non si sentivano più i loro canti. Per farvi una fedele descrizione della sua entrata gloriosa e trionfante in cielo, bisognerebbe, fratelli miei, ch’io fossi Dio medesimo, che in quel momento volle prodigare alla Madre sua tutte le ricchezze del suo amore e della sua riconoscenza. Possiam dire che allora raccolse quant’era capace di abbellirne il celeste trionfo. « Apritevi, porte del cielo, ecco la vostra Regina che abbandona la terra per adornare i cieli colla grandezza della sua gloria, coll’immensità de’ suoi meriti e della sua dignità ». Quale stupendo spettacolo! Il cielo non aveva visto mai entrare nel suo recinto creatura sì bella, sì compita, sì perfetta, sì ricca di virtù. « Chi è costei, dice lo Spirito Santo, che s’innalza dal deserto di questa vita ricolma di delizie e d’amore, appoggiata al braccio del suo Diletto?… » (Cant. C. VIII, 5). Avvicinatevi: le porte del cielo si schiudono, e tutta la corte celeste si prostra dinanzi a Lei come a sua Sovrana. Gesù Cristo in persona la conduce in mezzo alla gloria del suo trionfo, e le fa sedere sul più bel trono del suo regno. Le tre Persone della SS. Trinità le mettono in capo una splendente corona e la rendono depositaria di tutti i tesori del cielo. Oh! miei fratelli, qual gloria per Maria! Ma insieme quale argomento di speranza per noi saperla elevata a sì alta dignità, e conoscer quanto ardentemente desideri di salvare le anime nostre!

II. — Quale amore non ha Maria per noi? Ci ama come figli; se fosse stato necessario, sarebbe stata pronta a morire per noi. Rivolgiamoci a Lei con grande fiducia, e saremo sicuri che, per quanto siamo meschini, ci otterrà la grazia della conversione. Ha tanta cura della salute delle anime nostre, e desidera tanto la nostra felicità!… Nella vita di S. Stanislao, devotissimo della Regina del cielo (Ribadeneira: 15 Agosto), leggiamo che, mentre un giorno pregava, chiese alla SS. Vergine che volesse una volta lasciarsegli vedere insieme al bambino Gesù. Tale preghiera riuscì così gradita a Dio, che nell’istante medesimo Stanislao vide apparirgli dinanzi la SS. Vergine, la quale teneva tra le braccia il santo Bambino. Un’altra volta, essendo infermo e in casa di luterani che non volevano permettergli di ricevere la Comunione, si rivolse alla SS. Vergine e la pregò di procacciargli tanta felicità. Finita appena la sua preghiera vide venire un Angelo, che gli recava l’Ostia santa, accompagnato dalla SS. Vergine. L’istesso gli accadde in circostanza quasi simile: un Angelo gli recò Gesù Cristo e gli diede la santa Comunione. Vedete, fratelli miei, quanta cura ha Maria della salvezza di chi confida in Lei? Siam pur felici d’aver una Madie che ci ha preceduto nella pratica delle virtù, di cui dobbiamo essere adorni, se vogliamo piacere a Dio e giungere al cielo! Ma badiamo bene di non far poco conto di Lei e del culto che le si rende! S. Francesco Borgia ci narra che un gran peccatore sul letto di morte non voleva udir parlare né di Dio, né d’anima, né di confessione. S. Francesco, ch’era allora nel paese di quel disgraziato, si mise a piegare Iddio per lui; e, mentre pregava piangendo, udì una voce che gli disse: « Va, Francesco, va a portar la mia croce a quest’infelice, esortalo alla penitenza ». S. Francesco corse presso il malato ch’era già in braccio alla morte. Ohimè! aveva già chiuso il cuore alla grazia. S. Francesco lo scongiuro’ d’aver pietà dell’anima sua, di chiedere perdono a Dio; ma no: per lui tutto era perduto; il santo udì ancor due volte la stessa voce che gli disse: « Va, Francesco, a portar la croce a questo sciagurato ». Il santo gli mostrò ancora il suo crocifisso, che si trovò tutto coperto di sangue, il quale grondava da ogni parte; disse al peccatore che quel sangue adorabile gli otterrebbe il perdono, purché volesse chieder misericordia. Ma no: per lui tutto fu vano; e morì bestemmiando il nome di Dio. – La sua sventura veniva di qui che aveva schernita e spregiata la SS. Vergine negli onori che le si rendono. Ah! fratelli miei! badiamo bene di non dispregiar nulla di ciò che si riferisce al culto di Maria, di questa Madre sì buona, così inclinata ad aiutarci alla minima confidenza che si riponga in Lei. Ecco alcuni esempi, dai quali apparirà manifesto che, se saremo fedeli anche alla più piccola pratica di devozione verso la SS. Vergine, Ella non permetterà mai che moriamo in peccato. – È riferito nella storia che un giovane libertino si abbandonava senza rimorso a tutti i vizi del suo cuore. Una malattia venne ad interrompere i suoi disordini. Per quanto libertino non aveva lasciato mai di dire ogni giorno un’Ave Maria: era la sua sola preghiera, ed anche mal fatta: era ormai una mera abitudine. Quando si seppe che la sua malattia era disperata, si andò in cerca del Curato che venne a visitarlo e l’esortò a confessarsi. Ma il malato gli rispose, che, se aveva da morire, voleva morir com’era vissuto; e che, se riusciva a scamparla, voleva continuare a vivere com’era vissuto fino allora. Egual risposta diede a tutti coloro che vollero parlargli di confessione. Tutti erano grandemente costernati: niuno osava più parlargliene per timore d’essergli occasione di vomitar le stesse bestemmie e le stesse empietà. Frattanto uno de’ suoi compagni, ma più assennato di lui, e che l’aveva spesso ripreso de’ suoi disordini, venne a trovarlo. Dopo avergli parlato di varie altre cose, gli disse senza giri di parole: « Compagno mio, dovresti pur pensare a convertirti ». — « Amico, rispose l’infermo, sono troppo gran peccatore: sai bene qual vita ho menato ». — « Ebbene, prega la SS. Vergine, ch’è rifugio de’ peccatori ». — « Ah! ho ben detto ogni giorno un’Ave Maria; ma son qui tutte le preghiere che ho fatto. Credi forse che questo debba giovarmi a qualche cosa? » — « Eccome, replicò l’altro: ti gioverà per tutto. Non le hai chiesto che preghi per te all’ora della morte? Adesso dunque pregherà per te ». — « Poiché credi che la SS. Vergine preghi per me, va a cercare il signor Curato perch’io faccia una buona confessione ». Così dicendo cominciò a versare torrenti di lacrime. « Perché piangi? » gli chiese l’amico. « Ah! potrò pianger mai abbastanza, rispose, dopo aver menato una vita così peccaminosa, dopo aver offeso un Dio così buono, che vuole ancora perdonarmi? Vorrei poter piangere a lacrime di sangue per mostrare a Dio quanto mi duole d’averlo offeso: ma troppo impuro è il mio sangue e non è degno d’essere offerto a Gesù Cristo in espiazione dei miei peccati. Mi consola il pensare che Gesù Cristo ha offerto il suo al Padre per me: in Lui è posta la mia speranza ». L’amico, udendo queste parole e vedendo le sue lacrime grondare copiose, cominciò a pianger di gioia con lui. Tale cangiamento era sì straordinario che l’attribuì alla protezione della SS. Vergine. In quell’istante tornò il Curato, e, meravigliato assai di vederli piangere ambedue, chiese che cosa fosse accaduto. — « Ah! Signore, rispose il malato, piango i miei peccati! Ohimè! Ho cominciato a piangerli troppo tardi! Ma so che sono infiniti i meriti di Gesù Cristo e che senza confini è la sua misericordia; perciò spero che Dio avrà ancora pietà di me ». – Il prete, stupito, gli chiese chi avesse operato in lui sì gran cangiamento. « La SS. Vergine, rispose l’infermo, ha pregato per me; e ciò m’ha fatto aprire gli occhi sul misero mio stato ». — « Volete ben confessarvi? » — « Oh! sì, Signore, voglio confessarmi, e pubblicamente; poiché ho dato scandalo con la mia vita cattiva, voglio che tutti siano testimoni del mio pentimento ». Il Sacerdote gli disse che ciò non era necessario; ma bastava, per riparazione dello scandalo, che si sapesse com’egli aveva ricevuto i Sacramenti. Si confessò con tanto dolore e tante lacrime, che il sacerdote dovette più volte fermarsi per lasciarlo piangere. Ricevette i Sacramenti con segni sì grandi di pentimento, che si sarebbe creduto ne dovesse morire. – Non aveva ragione S. Bernardo di dire che, chi è sotto la protezione della SS. Vergine è sicuro; e che non s’è vista mai la SS. Vergine abbandonare chi ha fatto in suo onore qualche atto di pietà? No, miei fratelli, ciò non s’è visto e non si vedrà mai. Vedete in che modo la SS. Vergine ha ricompensato un’Ave Maria che quel giovine aveva detto ogni giorno? E come la diceva! Tuttavia avete visto che fece un miracolo, anziché lasciarlo morire senza confessione! Qual felice sorte è per noi invocare Maria, poich’Ella ci salva così e ci fa perseverare nella grazia! Qual motivo di speranza è il pensare che, non ostante i nostri peccati, si offre continuamente a Dio per implorarci il perdono! Sì, miei fratelli, Maria ravviva la nostra speranza in Dio. Ella presenta a Lui le nostre lacrime, e ci trattiene dal cadere nella disperazione alla vista delle nostre colpe. – S. Alfonso de’ Liguori racconta che un suo compagno prete vide un giorno entrare in una chiesa un giovane, il cui aspetto rivelava un’anima straziata da’ rimorsi. Il prete s’accostò al giovane e gli disse: « Volete confessarvi, amico mio? » Egli rispose di sì, ma ad un tempo chiese che la sua confessione fosse ascoltata in luogo recondito, perché va esser lunga. Quando furono soli, il nuovo penitente parlò così: « Padre mio, son forestiero e gentiluomo; ma credo di non potere esser mai oggetto delle misericordie d’un Dio, che ho tanto offeso con una vita così colpevole. Per tacere gli omicidi e le infamie, di cui sono reo, vi dirò, che, disperando della mia salvezza, mi sono lasciato andare ad ogni maniera di colpe, meno per contentare le mie passioni, che per oltraggiare Iddio e far pago l’odio mio contro di Lui. Portavo indosso un crocifisso, e l’ho gettato via per disprezzo. Questa mattina istessa mi sono accostato alla sacra Mensa per commettere un sacrilegio, ed era mia intenzione calpestar l’Ostia santa, se non me ne avesse trattenuto la presenza degli astanti »; e così dicendo, consegnò al sacerdote l’Ostia consacrata che aveva conservata in una carta. « Passando dinanzi a questa chiesa, continuò, mi son sentito muovere ad entrarvi a segno che non ho potuto resistere: ho provato rimorsi così violenti, e straziavano talmente la mia coscienza, che, di mano in mano ch’io m’accostava al vostro confessionale, cadeva in grandissima disperazione. Se non foste uscito per accostarvi a me, me ne sarei andato via di chiesa: non so davvero come sia andata ch’io mi trovi adesso a’ vostri piedi per confessarmi ». Ma il prete gli disse: « Avete forse fatto qualche opera buona che vi abbia meritato tal grazia? Avete forse offerto qualche sacrifizio alla santissima Vergine, o implorata l’assistenza di Lei, poiché tali conversioni sono, d’ordinario, effetto della potenza di questa buona Madre? » — « Padre mio, siete in errore: avevo un crocifisso, e l’ho gettato via per disprezzo ». — « Eppure… riflettete bene, questo miracolo non s’è compiuto senza qualche ragione ». — « Padre, disse il giovane accostando la mano al suo scapolare, quest’è quanto ho conservato ». — « Ah! mio buon amico, gli disse il prete abbracciandolo, non vedete che la SS. Vergine appunto v’ha ottenuto la grazia, v’ha tratto in questa chiesa a Lei consacrata? ». A quelle parole il giovane ruppe in amaro pianto; narrò tutti i particolari della sua vita di peccato, e, crescendo sempre il suo dolore, cadde come morto ai piedi del confessore: riavutosi, terminò la sua confessione. Prima d’uscir di chiesa promise che avrebbe narrato dappertutto la misericordia che Maria aveva ottenuto dal suo Figliuolo per lui.

III. — Siam pure avventurati, fratelli miei, d’avere una Madre sì buona, e così intenta a procurare la salute delle anime nostre! Tuttavia non bisogna contentarsi di pregarla, bisogna altresì praticare tutte le altre virtù, che sappiamo essere gradite a Dio. Un gran servo di Maria, S. Francesco di Paola, fu un giorno chiamato da Luigi XI, che sperava di ottener da lui la guarigione. Il santo riconobbe nel re ogni maniera di pregi: attendeva a molte buone opere e preghiere ad onor di Maria. Diceva ogni giorno il Rosario, faceva molte limosine per onorare la santissima Vergine, portava indosso parecchie reliquie. Ma sapendo che non era abbastanza modesto e riserbato nel parlare, e che tollerava presso di se gente di mala vita, S. Francesco di Paola gli disse piangendo: « credete forse, o principe che tutte codeste vostre devozioni siano gradite alla SS. Vergine? No, no, principe: imitate innanzi tutto Maria, e sarete sicuro che vi porgerà la mano ». Invero avendo fatto una buona confessione generale, ricevette tante grazie ed ebbe tanti mezzi di salute, che morì d’una morte edificantissima, dicendo che Maria con la sua protezione gli era valsa il cielo. Il mondo è pieno di monumenti che attestano le grazie ottenuteci dalla SS. Vergine; vedete tanti santuari, tanti quadri, tante cappelle in onor di Maria. Ah! miei fratelli, se avessimo una tenera devozione verso Maria, quante grazie otterremmo tutti per la nostra salute? Oh! padri e madri, se ogni mattina metteste tutti i vostri figli sotto la protezione della SS. Vergine, Maria pregherebbe per loro, li salverebbe e salverebbe voi con essi. Oh! il demonio come teme la devozione alla SS. Vergine!… Un giorno si lamentava altamente con S. Francesco che due classi di persone lo facevano soffrire assai: prima quelli che concorrono a diffondere la divozione alla SS. Vergine, e poi quelli che portano il santo Scapolare. Ah! miei fratelli, non basta questo per ispirarci grande fiducia nella Vergine Maria e desiderio vivo di consacrarci interamente a Lei, mettendo tra le sue mani la nostra vita, la nostra morte e la nostra eternità? Quale consolazione per noi ne’ nostri affanni, nelle nostre pene, sapere che Maria vuole e può soccorrerci! Sì, possiam dire che chi ha la lieta ventura d’aver gran fiducia in Maria ha assicurato la sua salute; e mai non si udì né si udirà dire che sia andato dannato colui che aveva posto la sua salvezza nelle mani di Maria. All’ora della morte riconosceremo guanti peccati ci abbia fatto sfuggire la Vergine SS., e quanto bene ci abbia fatto fare, che senza la sua protezione non avremmo fatto. Prendiamola per nostro modello, e saremo sicuri di camminar veramente per la via del cielo. Ammiriamo in Lei l’umiltà, la purezza, la carità, il disprezzo della vita, lo zelo per la gloria del suo Figliuolo e per la salute delle anime. Sì, miei fratelli, diamoci tutti e consacriamoci a Maria per l’intera nostra vita. Beato chi vive e muore sotto la protezione di Lei! Il paradiso è per lui assicurato: il che vi desidero.

16 LUGLIO: MADONNA DEL CARMELO (2019)

16 LUGLIO MADONNA DEL CARMELO (2019)

LA MADONNA DEL CARMINE

L’ ORAZIONE.

Deus, qui beatíssimæ semper Vírginis et Genetrícis tuæ Maríæ singulári título Carméli órdinem decorásti: concéde propítius; ut, cujus hódie Commemoratiónem sollémni celebrámus offício, ejus muníti præsídiis, ad gáudia sempitérna perveníre mereámur: Qui vivis et regnas cum Deo Patre, in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum.

“0 Dio, che avete concesso all’ Ordine del Carmelo l’insigne onore di portare il nome della beatissima sempre Vergine Maria vostra Madre, concedete a noi, nella vostra misericordia, che circondati dalla protezione di Colei di cui onoriamo oggi solennemente la memoria, meritiamo di pervenire all’eterna felicita; voi che Dio vivete e regnate etc. “

L’EPISTOLA.

Lezione tratta dal Libro dell’Ecclesiastico. Cap XXIV, v. 23,31.

Io come la vite gettai fiori di odor soave, e i miei fiori sono frutti di gloria e di ricchezza. Io madre del bell’amore, e del timore e della scienza e della santa speranza: in me ogni grazia per conoscer la via della verità, in me ogni speranza di vita e di virtù. Venite a me voi tutti,voi che siete presi dall’amore di me; e saziatevi dei miei frutti; perché dolce è il mio spirito più del miele e lamia eredità più’ del favo del miele. Memoria di me si farà per tutta la serie dei secoli. Coloro che mi mangiano hanno sempre fame, e coloro che mi bevono hanno sempre sete. Chi ascolta me non avrà mai da arrossire, e quelli che per me operano non peccheranno. Coloro che mi illustrano, avranno la vita eterna.

IL VANGELO.

Segue il santo Vangelo secondo s. Luca, Cap. XI, v. 17. 28.

lo quel tempo mentre Gesù parlava alle turbe, alzò la voce una donna di mezzo ad esse, e gli disse: Beato il seno che ti ha portato, e le mammelle che hai succhiate. Ma Egli disse: Anzi beati coloro, che ascoltano la parola di Dio, e l’osservano.

In qualità di Madre di Dio, Maria è pietosa alle nostre necessità; in qualità di Madre di Dio, Maria può soccorrerci nelle nostre necessità: questo è quanto ci insegnano i Padri, e c’insegna la Chiesa, è quanto ci detta la ragione, e l’esperienza di tutti i tempi c’impedisce di porre in dubbio. Alla nostra profonda venerazione per l’augustaMadre di Dio uniamo adunque la più gran fiducia; ricorriamo a Lei in tutte le penose congiunture in cui ci troveremo: poiché in qualunque occasione ciò avvenga, Maria può essere per noi un aiuto infallibile, estendendosi la sua misericordia ad ogni cosa, intromettendosi in tutte le nostre necessità, quanto ai beni spirituali, e quanto ai beni temporali. Voi dunque, dice s. Bernardo, voi tutti che vogate in mezzo agli scogli e alle tempeste di questo mondo, se volete salvarvi dal naufragio, mirate la vostra stella, alzate gli occhi verso Maria. Siete assaliti da violente tentazioni, vi sentite mancare le forze, e il vostro cuore è presso a soccombere? Chiamate in vostro soccorso Maria. Siete esposti a gonfiarvi d’orgoglio, all’amarezza dell’odio, agli impeti dell’ira, al veleno dell’invidia? Invoca te Maria. È la tribolazione che vi perseguita, vi affligge, vi abbatte e vi desola? Cercate in Maria il vostro sostegno. In tutti i pericoli, in tutti i mali, in tutte le sventure di questa vita mortale, pensate a Maria,  e tendete a Lei le braccia per implorare la sua assistenza – La Regina dei cieli, che oggi onoriamo, sotto il titolo di Nostra Donna del santo scapolare, apparendo al Beato Simone Stock, generale dell’ordine dei Carmelitani, gli pose nella mano il santo scapolare, come uno scudo contro tutti gli assalti e una difesa in tutti i pericoli, come uno dei più saldi appoggi nell’ultima ora, e quasi assicurazione contro lo spaventoso rischio di una irrevocabile condanna: ma non perdiamo di vista che tante promesse sono unite alla confraternita del santo scapolare, non per dispensarci dalla penitenza, ma per aiutarci a far penitenza; non per sottrarci alle leggi del Vangelo. ma per facilitarcene l’osservanza; non per darci una colposa sicurezza nelle nostre sregolatezze, ma per ottenerci i mezzi di uscirne; non per assicurarci una santa morte dopo una vita peccaminosa, ma per farci pervenire alla morte preziosa dei giusti con la vita pura o penitente dei giusti. – Maria è il rifugio dei peccatori, ma dei peccatori contriti,dei peccatori penitenti, dei peccatori che sentendo l’infelice stato a cui gli ha ridotti il peccato, si sforzano di uscirne e di salvare la loro anima dal fuoco eterno. Mariaè la Madre di misericordia, ma la sua misericordia non e una pietà meschina e cieca, una molle indulgenza che favorisca il peccato, ledendo i diritti della giustizia divina; è una misericordia illuminata e pronta sempre a seguire i sentimenti di Gesù Cristo; una misericordia che, facendo sperare il perdono al peccatore, l’eccita nello stesso tempo alla penitenza. Maria è pronta sempre a domandare a Dio la grazia della nostra conversione; ma bisogna che la domandiamo noi stessi con Lei, bisgna che che cooperiamo alla nostra santificazione; ed è follia il riposarci sopra il soccorso di Lei quando da noi medesimi ci abbandoniamo. Facciam capitale, si, di Maria, possiamo, e anzi dobbiamo farlo; ma non speriamo di star d’accordo con Maria, se non temiamo di essere in discordia con Gesù Cristo; e se siamo sempre degni di condanna al tribunale del Figlio di Lei, non speriamo giammai di essere assoluti al tribunale di Maria. Rammentiamoci che per conciliar a noi la benevolenza materna della potente protettrice che onoriamo specialmente oggi, dobbiamo accompagnare alla nostra azione costumi religiosi e puri, costante applicazione nell’adempire tutti i nostri doveri, e la pratica di tutte quelle virtù cristiane, di cui essa ci ha dato l’esempio.

(L. Goffiné: manuale per la santificazione delle Domeniche e delle Feste. Tip. Calas., Firenze – 1869)

Decor Carmeli, ora prò nobis.

Indulgentia trecentorum dierum (S. Pæn. Ap., 8 nov.1921).

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O Vergine benedetta, o piena di grazie, o Reginadei Santi, quanto m’è dolce di venerartisotto questo titolo di Madonna del Monte Carmelo!

Esso mi richiama ai tempi profetici di

Elia, quando Tu fosti, sul Carmelo, raffigurata

in quella nuvoletta, che poi, dilargandosi, si

aprì in una pioggia benefica, simbolo delle grazie

santificatrici, che ci provengono da te. Sin

dai tempi apostolici Tu fosti onorata con questo

misterioso titolo : ed ora mi rallegra il pensiero

che noi ci uniamo a quei primi tuoi devoti e con

essi ti salutiamo, dicendoti: O decoro del Carmelo,

o gloria del Libano, Tu giglio purissimo,

Tu rosa mistica del fiorente giardino della Chiesa.

Intanto, o Vergine delle vergini, ricordati

di me miserabile, e mostra di essermi madre.

Diffondi in me sempre più viva la luce di quella

fede che ti fece beata; infiammami di quell’amore

celestiale, onde Tu amasti il Figliuol

tuo Gesù Cristo. Son pieno di miserie spirituali

e temporali. Molti dolori dell’anima e del corpo

mi stringono da ogni parte ed io mi rifugio,

come figliuolo, all’ombra della tua protezione materna.

Tu, Madre di Dio, che tanto puoi e tanto vali,

impetrami da Gesù benedetto i doni

celesti dell’umiltà, della castità, della mansuetudine,

che furono le più belle gemme dell’anima

tua immacolata. Tu concedimi di esser forte

nelle tentazioni e nelle amarezze, che spesso mi

travagliano. Allorché poi si compirà, secondo

il volere di Dio, la giornata del mio terreno pellegrinaggio,

fa’ che all’anima mia sia donata,

per i meriti di Cristo e per la tua intercessione,

la gloria del paradiso. Amen.

Indulgentia quingentorum dierum

(Breve Ap., 12 apr. 1927; S. Pæn. Ap., 29 apr. 1935).

2 LUGLIO: FESTA DELLA VISITAZIONE (2019)

2 LUGLIO: FESTA DELLA VISITAZIONE (2019)

VISITAZIONE DELLA SANTISSIMA VERGINE

Storia della festa.

Nei giorni che precedettero la nascita del Salvatore, la visita di Maria alla cugina Elisabetta ha già costituito l’oggetto delle nostre meditazioni. Ma era giusto tornare su una circostanza così importante della vita della Vergine, per mettere maggiormente in luce quale profondo insegnamento e quale santa letizia contenga questo mistero. Completandosi nel corso dei secoli, la sacra Liturgia doveva sfruttare questa preziosa miniera in onore della Vergine-Madre. L’Ordine di san Francesco e alcune chiese particolari come quelle di Reims e di Parigi, avevano già – a quanto sembra – preso l’iniziativa quando Urbano VI, nel 1389, istituì la solennità odierna. Il Papa consigliava il digiuno alla vigilia della festa, e ordinava che fosse seguita da un’Ottava; concedeva alla sua celebrazione le stesse indulgenze che Urbano IV aveva, nel secolo precedente, attribuite alla festa del Corpus Domini. La bolla di promulgazione, sospesa per la morte del Pontefice, fu ripresa e pubblicata da Bonifacio IX che gli successe sulla Sede di san Pietro. – Sappiamo dalle Lezioni del primitivo Ufficio composto per questa festa, che lo scopo della sua istituzione era stato, nel pensiero di Urbano, di ottenere la cessazione dello scisma che desolava allora la Chiesa. Mai situazione più dolorosa si era prodotta per la Sposa del Figlio di Dio. Ma la Vergine, a cui si era rivolto il vero Pontefice allo scatenarsi della bufera, non deluse la fiducia della Chiesa. Nel corso degli anni che l’imperscrutabile giustizia dell’Altissimo aveva stabilito di lasciare alle potenze dell’abisso, essa stette in difesa, mantenendo così bene il capo dell’antico serpente sotto il suo piede vittorioso, che nonostante la terribile confusione da esso sollevata, la sua bava immonda non poté contaminare la fede dei popoli; immutabile restava il loro attaccamento all’unità della Cattedra di Roma, chiunque ne fosse il vero detentore in quella incertezza; cosicché l’Occidente, separato di fatto, ma sempre uno quanto al principio, si ricongiunse quasi automaticamente al tempo stabilito da Dio per riportare la luce.

Maria, arca di Alleanza.

Se ci si domanda perché Dio abbia voluto che appunto il mistero della Visitazione, e non un altro, diventasse, mediante la solennità ad esso consacrata, il monumento della pace riacquistata, è facile trovarne la ragione nella natura stessa del mistero e nelle circostanze in cui si compì. È qui soprattutto che Maria appare, infatti, come la vera Arca di alleanza, che porta in sé l’Emmanuele, viva testimonianza d’una riconciliazione definitiva e completa fra la terra e il cielo. Mediante Ella, meglio che in Adamo, tutti gli uomini saranno fratelli; poiché Colui che essa cela nel suo seno sarà il primogenito della grande famiglia dei figli di Dio. Appena concepito, ecco che comincia per Lui l’opera di universale propiziazione. Beata fu la dimora del sacerdote Zaccaria che per tre mesi celò l’eterna Sapienza nuovamente discesa nel seno purissimo in cui si è compiuta l’unione bramata dal suo amore! Per il peccato d’origine, il nemico di Dio e degli uomini teneva prigioniero, in quella casa benedetta, Colui che doveva costituirne l’ornamento nei secoli eterni; l’ambasciata dell’Angelo che annunciava la nascita di Giovanni, e il suo miracoloso concepimento, non avevano esentato il figlio della sterile dal vergognoso tributo che tutti i figli di Adamo debbono pagare al principe della morte all’atto del loro ingresso nella vita. Ma ecco apparire Maria, e satana rovesciato subisce nell’anima di Giovanni la sua maggiore sconfitta, che tuttavia non sarà l’ultima, poiché l’Arca dell’alleanza non cesserà i suoi trionfi se non dopo la riconciliazione dell’ultimo degli eletti.

La letizia della Chiesa.

Celebriamo questo giorno con canti di letizia, poiché qualsiasi vittoria, per la Chiesa e per i suoi figli, si trova in germe in questo mistero; d’ora in poi l’arca santa presiede alle battaglie del nuovo Israele. Non più divisione tra l’uomo e Dio, tra il Cristiano e i suoi fratelli; se l’antica arca fu impotente ad impedire la scissione delle tribù, lo scisma e l’eresia non potranno più tener testa a Maria per un numero più o meno grande di anni o di secoli, se non per far meglio risplendere infine la sua gloria. Da essa si effonderanno senza posa, come in questo giorno benedetto, sotto gli occhi del nemico confuso, la gioia degli umili, la benedizione di tutti e la perfezione dei pontefici (Sal. CXXXI, 8-9, 14-18). All’esultanza di Giovanni, all’improvvisa esclamazione di Elisabetta, al cantico di Zaccaria uniamo il tributo delle nostre voci, e che tutta la terra ne risuoni. Così un giorno veniva salutata la venuta dell’arca nel campo degli Ebrei; Filistei, a quella voce, si accorgevano che era disceso l’aiuto del Signore e, invasi dallo spavento, gemevano esclamando: « Guai a noi; non vi era tanta gioia ieri; guai a noi! » (1 Re, IV, 5-8). Oh, sì: oggi insieme con Giovanni il genere umano esulta e canta; oh, sì: oggi giustamente il nemico si lamenta: il primo colpo del calcagno della donna (Gen. III, 15) schiaccia oggi il suo capo orgoglioso, e Giovanni liberato è in questo il precursore di tutti noi. Più fortunato dell’antico, il nuovo Israele è reso sicuro che non gli sarà mai tolta la sua gloria, non sarà mai presa l’arca santa che gli fa attraversare le onde (Gios. III, 4) e abbatte dinanzi a Lui le fortezze (ibid. 6).

Il cantico di Maria.

Come è dunque giusto che questo giorno, in cui ha termine la serie delle sconfitte iniziatasi nell’Eden, sia anche il giorno dei cantici nuovi del nuovo popolo! Ma a chi spetta intonare l’inno del trionfo, se non a chi riporta la vittoria? Cosicché, Maria canta in questo giorno di trionfo, richiamando tutti i canti di vittoria che furono di preludio, nei secoli dell’attesa, al suo divin Cantico. Ma le vittorie trascorse del popolo eletto erano soltanto la figura di quelle che essa riporta, in questa festa della sua manifestazione, gloriosa Regina che, meglio di Debora, di Giuditta o di Ester, ha cominciato a liberare il suo popolo; sulle sue labbra, gli accenti dei suoi illustri predecessori sono passati dall’aspirazione ardente dei tempi della profezia all’estasi serena che denota il possesso del Dio lungamente atteso. Un’era nuova incomincia per i canti sacri: la lode divina riceve da Maria il carattere che non perderà più quaggiù, e che conserverà fin nell’eternità; ed è ancora in questo giorno che Maria stessa, avendo inaugurato il suo ministero di Corredentrice e di Mediatrice, ha ricevuto per la prima volta sulla terra, dalla bocca di sant’Elisabetta, la lode dovuta in eterno alla Madre di Dio e degli uomini. – Le considerazioni che precedono ci sono state ispirate dal motivo speciale che portò la Chiesa nel XVI secolo ad istituire l’odierna festa. Restituendo Roma a Pio IX esiliato il 2 luglio del 1849, Maria ha mostrato nuovamente che tale data era giustamente per essa un giorno di vittoria.

MESSA

Introitus

(Sedulius).
Salve, sancta Parens, eníxa puérpera Regem: qui cælum terrámque regit in sǽcula sæculórum.

[Salve, o Madre santa, tu hai partorito il Re gloriosamente; egli governa il cielo e la terra per i secoli in eterno.]
Ps XLIV: 2
Eructávit cor meum verbum bonum: dico ego ópera mea Regi.

[Vibra nel mio cuore un ispirato pensiero, mentre al Sovrano canto il mio poema].

Oratio

Orémus.
Fámulis tuis, quǽsumus, Dómine, coeléstis grátiæ munus impertíre: ut, quibus beátæ Vírginis partus éxstitit salútis exórdium; Visitatiónis ejus votiva sollémnitas, pacis tríbuat increméntum. [Concedi, Signore, ai tuoi servi il dono della grazia celeste: e poiché il parto della beata Vergine fu per noi l’inizio della salvezza, la devota festa della sua visitazione accresca la nostra pace]

Lectio

Léctio libri Sapiéntiæ.
Cant II: 8-14
Ecce, iste venit sáliens in móntibus, transíliens colles; símilis est diléctus meus cápreæ hinnulóque cervórum. En, ipse stat post paríetem nostrum, respíciens per fenéstras, prospíciens per cancéllos. En, diléctus meus lóquitur mihi: Surge, própera, amíca mea, colúmba mea, formósa mea, et veni. Jam enim hiems tránsiit, imber ábiit et recéssit. Flores apparuérunt in terra nostra, tempus putatiónis advénit: vox túrturis audíta est in terra nostra: ficus prótulit grossos suos: víneæ floréntes dedérunt odórem suum. Surge, amíca mea, speciósa mea, et veni: colúmba mea in foramínibus petra, in cavérna macériæ, osténde mihi fáciem tuam, sonet vox tua in áuribus meis: vox enim tua dulcis et fácies tua decóra. [Eccolo venire, saltellando pei monti, balzando pei colli, simile il mio diletto ad un capriolo, ad un cerbiatto. Eccolo, sta dietro alla nostra parete, fa capolino dalla finestra, adocchia dalle grate. Ecco il mio diletto mi parla: «Alzati, affrettati, diletta mia, colomba mia, bella mia, e vieni. Poiché, vedi, l’inverno è già passato, la pioggia è cessata, è andata; i fiori si mostrano per la campagna, il tempo della potatura è venuto; si ode per la nostra contrada il tubar della tortorella; il fico ha messo fuori i suoi frutti primaticci; le vigne in fiore mandano il loro profumo. Sorgi, diletta mia, bella mia, e vieni. Colomba mia, che stai nelle fessure delle rocce, nei nascondigli della balza, mostrami il tuo viso, fammi sentir la tua voce, poiché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro!]

La visita del Diletto.

La Chiesa ci introduce nelle profondità del mistero. La lettura che precede non è altro se non la spiegazione di quelle parole di Elisabetta in cui si riassume tutta la festa: Al suono della tua voce, il bambino ha trasalito nel mio seno. Voce di Maria, voce della tortora che mette in fuga l’inverno e annuncia la primavera, i profumi e i fiori! A quel segnale così dolce, prigioniera nella notte del peccato, l’anima di Giovanni si è spogliata delle vesti dello schiavo e, sviluppando d’un tratto i germi delle più sublimi virtù, è apparsa bella come la sposa in tutto lo splendore del giorno delle nozze. Quale premura mostra Gesù verso quell’anima prediletta! Fra Giovanni e lo Sposo, quali ineffabili effusioni! Che sublime dialogo dal seno di Elisabetta a quello di Maria! O meravigliose madri, e più meravigliosi figli! Nel felice incontro, l’udito, gli occhi, la voce delle madri appartengono meno ad esse che ai benedetti frutti dei loro seni; e i loro sensi sono come le grate attraverso le quali lo Sposo e l’Amico dello Sposo si vedono, si comprendono e si parlano. Prevenuta dall’amico divino che l’ha cercata, l’anima di Giovanni si desta in piena estasi. Per Gesù, d’altra parte, è la prima conquista; è nei riguardi di Giovanni che, per la prima volta, dopo che per Maria, gli accenti del sacro epitalamio si formulavano nell’anima del Verbo fatto carne e fanno palpitare il suo cuore. Oggi – ed è l’insegnamento dell’Epistola – accanto al Magnificat si inaugura anche il divin cantico nella piena accezione che lo Spirito Santo volle dargli. I rapimenti dello Sposo non saranno mai più giustificati come in questo giorno benedetto né troveranno mai eco più fedele. Uniamo il nostro entusiasmo a quello dell’eterna Sapienza, di cui questo giorno segna il primo passo verso l’umanità intera.

Graduale

Benedícta et venerábilis es, Virgo María: quæ sine tactu pudóris invénta es Mater Salvatóris.
V. Virgo, Dei Génetrix, quem totus non capit orbis, in tua se clausit víscera factus homo. Allelúja, allelúja.
V. Felix es, sacra Virgo María, et omni laude digníssima: quia ex te ortus est sol justítiæ, Christus, Deus noster. Allelúja

[Tu sei benedetta e venerabile, o Vergine Maria, che senza offesa del pudore sei diventata la Madre del Salvatore.
V. O Vergine Madre di Dio, nel tuo seno, fattosi uomo, si rinchiuse Colui che l’universo non può contenere. Alleluia. alleluia.
V. Te beata, o santa vergine Maria, e degnissima di ogni lode, perché da te nacque il sole di giustizia, il Cristo Dio nostro..]

Evangelium

Sequéntia +︎ sancti Evangélii secúndum Lucam.
Luc 1:39-47
In illo témpore: Exsúrgens María ábiit in montána cum festinatióne in civitátem Juda: et intrávit in domum Zacharíæ et salutávit Elísabeth. Et factum est, ut audivit salutatiónem Maríæ Elísabeth, exsultávit infans in útero ejus: et repléta est Spíritu Sancto Elísabeth, et exclamávit voce magna et dixit: Benedícta tu inter mulíeres, et benedíctus fructus ventris tui. Et unde hoc mihi, ut véniat Mater Dómini mei ad me? Ecce enim, ut facta est vox salutatiónis tuæ in áuribus meis, exsultávit in gáudio infans in útero meo. Et beáta, quæ credidísti, quóniam perficiéntur ea, quæ dicta sunt tibi a Dómino. Et ait María: Magníficat ánima mea Dóminum: et exsultávit spíritus meus in Deo, salutári meo.

[Or in quei giorni Maria si mise in viaggio per recarsi frettolosamente alla montagna, in una città di Giudea, ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta. Ed avvenne che, appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel seno; ed Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo; ed esclamò ad alta voce: «Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno. E donde a me la grazia che venga a visitarmi la madre del mio Signore? Ecco, infatti, appena il suono del tuo saluto mi è giunto all’orecchio, il bambino mi è balzato pel giubilo nel seno. E te beata che hai creduto, perché s’adempiranno le cose a te predette dal Signore». E Maria disse: «L’anima mia glorifica il Signore; ed il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore]

Carità fraterna.

Maria aveva saputo dall’arcangelo che Elisabetta sarebbe presto diventata madre. Il pensiero dei servigi richiesti dalla sua venerabile cugina e dal bambino che stava per nascere, le fa prendere subito la strada dei monti sui quali è situata l’abitazione di Zaccaria. Così agisce, così sospinge, quando è vera, la carità di Cristo (II Cor. V, 14). Non vi è posizione in cui, con il pretesto di una perfezione più elevata, il Cristiano possa dimenticare i propri fratelli. Maria aveva appena contratto con Dio l’unione più sublime; e facilmente la nostra immaginazione se la raffigurerebbe incapace di qualunque cosa, perduta nell’estasi in quei giorni in cui il Verbo, prendendo carne dalla sua carne, la inonda in cambio di tutti i flutti della sua divinità. Il Vangelo è tuttavia molto esplicito: è proprio in quegli stessi giorni (Lc. 1, 39) che l’umile vergine, assisa fino allora nel segreto del volto del Signore (Sal. XXX, 21), si leva per dedicarsi a tutte le necessità del prossimo nel corpo e nell’anima … e contemplazione. Vuol forse dire che le opere superano la preghiera, e che la contemplazione non è più la parte migliore? No, senza dubbio; e la Vergine non aveva mai così direttamente né così pienamente come in quegli stessi giorni aderito a Dio con tutto il suo essere. Ma la creatura pervenuta alle vette della vita unitiva è tanto più atta alle opere esterne in quanto nessun dispendio di se medesima la può distrarre dal centro immutabile in cui è fissata.

La perfezione.

Sublime privilegio, risultato di quella separazione della mente e dell’anima (Ebr. iv, 12) alla quale non tutti pervengono, e che segna uno dei passi più decisivi nelle vie spirituali, poiché suppone la purificazione talmente perfetta dell’essere umano da formare soltanto più uno stesso spirito con il Signore (I Cor. VI, 17) e porta con sé una sottomissione così assoluta delle potenze che, senza urtarsi, esse obbediscono simultaneamente, nelle loro diverse sfere, all’ispirazione divina. – Finché il cristiano non ha acquistato questa santa libertà dei figli di Dio (Rom. VIII, 21; II Cor. III, 17) non può infatti rivolgersi all’uomo senza lasciare in qualche modo Dio. Non già che debba trascurare per questo i suoi doveri verso il prossimo, nel quale Dio ha voluto che vediamo Lui stesso; beato tuttavia chi, come Maria, non perde nulla della parte migliore attendendo agli obblighi di questo mondo! Ma come è limitato il numero di questi privilegiati, e quale illusione sarebbe credere il contrario!

Maria, nostro modello.

La Madonna é vergine e madre. In essa si realizza l’ideale della vita contemplativa e della vita attiva: la Liturgia ce lo ricorda spesso. In questa festa della Visitazione, la Chiesa la invoca in modo particolare come il modello di tutti coloro che si dedicano alle opere di misericordia; se non a tutti è concesso di tenere nello stesso tempo, al pari di Lei la propria mente assorta più che mai in Dio, nondimeno tutti debbono cercare di accostarsi continuamente, mediante la pratica del raccoglimento e della lode divina, alle vette luminose in cui la loro Regina si mostra oggi nella pienezza delle sue ineffabili perfezioni. Lode. – Chi è costei che s’avanza come aurora che sorge, terribile come un esercito schierato a battaglia? (Cant. VI, 9). O Maria, è oggi che per la prima volta il tuo soave chiarore allieta la terra. Tu porti in te il Sole di giustizia; e la sua luce nascente che colpisce le cime dei monti mentre la pianura è  ancora immersa nella notte, raggiunge innanzitutto il Precursore di cui è detto che tra i figli di donna non v’è uno maggiore. Presto l’astro divino, continuando la sua ascesa, inonderà con raggi di fuoco le più umili valli. Ma quanta grazia in quei primi raggi che si effondono dalla nube sotto la quale egli ancora si nasconde! Poiché tu sei, o Maria, la nube leggera, speranza del mondo e terrore dell’inferno (3 Re, XVIII, 44; Is. XIX, 1).

…per la Visitazione.

Benedici, o Maria, quelli che scelgono la parte migliore. Proteggi il santo Ordine che si gloria di onorare in modo speciale il mistero della tua Visitazione; fedele allo spirito dei suoi illustri fondatori, esso continua a dar ragione del suo nome, effondendo nella Chiesa della terra quegli stessi profumi di umiltà, di dolcezza e di preghiera nascosta che costituirono per gli Angeli la principale attrattiva di questo grande giorno diciannove secoli or sono.

…per coloro che aiutano gli infelici.

Infine, o Vergine, non dimenticare le folte schiere di coloro che la grazia suscita, più numerosi che mai ai tempi nostri, perché camminino sulle tue orme alla ricerca misericordiosa di tutte le miserie; insegna ad essi come si può, senza lasciare Dio, consacrarsi al prossimo: per la maggior gloria di quel Dio altissimo e per la felicità dell’uomo, moltiplica quaggiù i tuoi fedeli imitatori. E fa’ infine che tutti noi, avendoti seguita nella misura e nel modo richiesto da Colui che elargisce a ciascuno i suoi doni come vuole (I Cor. XII, 11), ci ritroviamo nella patria.

[Dom P. Guéranger: L’Anno Liturgico; Ed. Paoline; Alba, 1956]

Credo

Offertorium

Orémus
Beáta es, Virgo María, quæ ómnium portásti Creatórem: genuísti, qui te fecit, et in ætérnum pérmanes Virgo. [Beata te, o Vergine Maria, che hai portato il Creatore di tutti; generasti chi ti ha fatto e rimani vergine in eterno.]

Secreta

Unigéniti tui, Dómine, nobis succúrrat humánitas: ut, qui, natus de Vírgine, Matris integritátem non mínuit, sed sacrávit; in Visitatiónis ejus sollémniis, nostris nos piáculis éxuens, oblatiónem nostram tibi fáciat accéptam Jesus Christus, Dóminus noster:

[Ci soccorra, Signore, l’umanità del tuo unico Figlio, che nascendo dalla Vergine, non diminuì, ma consacrò l’integrità della Madre: nella festa della visitazione renda a te gradita la nostra offerta, liberandoci dalle nostre colpe, lo stesso Gesù Cristo, nostro Signore:]

Communio

Beáta víscera Maríæ Vírginis, quæ portavérunt ætérni Patris Fílium. [Beato il seno della Vergine Maria, che portò il Figlio dell’eterno Padre.]

Postcommunio

Orémus.
Súmpsimus, Dómine, celebritátis ánnuæ votíva sacraménta: præsta, quǽsumus; ut et temporális vitæ nobis remédia prǽbeant et ætérnæ [Abbiamo ricevuto, Signore, in questa festa annuale il tuo sacramento: concedi che sia a noi rimedio per la vita presente e per la futura.]

LA DEVOZIONE A MARIA, PEGNO DI PREDESTINAZIONE

La devozione a Maria pegno di predestinazione.

[A. Carmagnola: La porta del cielo; S. E. I. Torino, 1895]

Eccoci al termine del caro mese di Maggio, consacrato a Maria! Come è volato questo mese! Sembra ieri che gli dessimo principio ed oggi è già finito. E che cosa ce lo ha fatto trascorrere sì veloce? Che cosa ci ha reso così brevi i suoi giorni? L’amore e la gioia. Sì, è l’amore e la gioia, che fanno passare rapidamente le ore che si trascorrono in compagnia della persona amata. E noi amando Maria, trattenendoci con Lei, pensando a Lei, venendo dinnanzi al suo altare, considerando le sue grandezze, le sue virtù, i suoi titoli, cantando pieni di santo giubilo le sue lodi, non ci siamo avveduti che i giorni si sono rapidamente inseguiti l’ira l’altro fino a che è pur giunto questo che dei giorni di Maggio è l’ultimo. Ed ora che provavamo tanta delizia nelle pratiche devote di questo mese dobbiamo farne la chiusa. Farne la chiusa? Del mese, sì certo: ma della divozione praticata in esso, no. Anzi se in questo mese siamo riusciti a ben comprendere chi sia Maria, che cosa abbia fatto e faccia per noi. che cosa sia ancora disposta a fare, non solo dobbiamo menomamente desistere dall’amore e dalla devozione, che le abbiamo professato finora, ma dobbiamo per di più oggi rinnovare la nostra totale consacrazione a Lei e fare ai suoi piedi il santo proposito di crescere sempre più nella sua divozione e nel suo amore. E quale sarà la considerazione che varrà a farci fare oggi questa consacrazione e questo proposito? Sebbene dovrebbe prevalere in noi il sentimento dell’amore, tuttavia, miserabili come siamo, diamo sempre maggior ascolto al sentimento dell’interesse. E poiché nessun interesse maggiore possiamo noi avere che di celebrare poi l’eterno maggio in cielo, considereremo perciò come la consacrazione e divozione a Maria è pegno sicuro di eterna salute.

1° Come tale la dimostra Iddio.

Come tale la predica la Chiesa.

3° Come tale la conferma la ragione.

I . Allorché Iddio in sul principio dei secoli, creata la terra vi ebbe introdotto l’uomo a dominarla, non credette d’aver Egli perfettamente operato se non avesse dato allo stesso uomo una compagna, che a lui rassomigliando, con lui dividesse l’onore e la gloria di eseguire i divini disegni nell’accrescimento e nella moltiplicazione del genere umano. Non est bonum esse hominem solum. Epperò un’altra volta il labbro di Dio si apre al solenne faciamus, e, facciamo, disse Egli, un aiuto che all’uomo rassomigli: Faciamus ei adiutorium simile sibi. Or bene, non dissimili parole si dovettero pronunziare nell’angusto consesso della SS.Trinità, allorché propostosi il piano della redenzione del mondo fu stabilito di introdurvi ad operarla l’Unigenito Figliuolo di Dio, Gesù Cristo. Si, anche allora con infinito amore furono pronunziate queste parole: Facciamo un aiuto, che rassomigli al Redentore e Salvatore del mondo: diamo a Gesù Cristo una compagna, che con Lui divida l’onore e la gloria di redimere e salvare il genere umano: Faciamus ex adiutorium simile sibi. Ed in vero sin dai primordi del mondo Iddio, coll’annunzio di Maria, risollevò l’animo dei nostri progenitori, avviliti sotto il peso della colpa e punì l’infernale serpente, loro seduttore: Io porrò inimicizia tra te e la donna, disse, tra il seme tuo ed il seme di Lei, ed Ella ti schiaccerà il capo. Venuta poscia la pienezza dei tempi, di Maria si servì Iddio per adempiere le sue promesse, per dare al mondo il sospirato di tutti i secoli, il desiderato di tutte le genti, per spandere in sulla terra una pioggia non interrotta di benedizioni temporali ed eterne secondo la sua antica parola ad Abramo: Et benedicentur in te cunctæ tribus terræ. Di Maria, già sua Madre, si valse Gesù medesimo per comunicare la grazia di santificazione al suo eccelso Precursore Giovanni Battista, movendola a recarsi nella casadi Zaccaria e di Elisabetta ed a rimanervi per ben tre mesi. Da Maria aspettò Gesù di essere pregato per operare il suo primo miracolo a confortodegli sposi di Cana in Galilea, per il quale un gran numero di persone credettero in lui e si misero per la via della salute, onde fosse a tutti manifesta la benefica influenza, che Ella doveva esercitare presso di Lui a vantaggio dei suoi devoti. A Maria nella persona del discepolo prediletto Egli affidò la cura, la protezione, la difesa de’ suoi seguaci; ed affinché agli Apostoli ed ai primitivi Cristiani fosse guida, maestra, consigliera e salvezza, lasciolla per più anni ancora sulla terra, sebbene già matura pel cielo. E tutto questo non dimostra chiaramente che Gesù Cristo volle associarsi la sua cara Madre nell’opera di nostra salute e che la fiducia, la consacrazione e divozione a Lei è da Lui medesimo riguardata come un pegno sicuro della nostra predestinazione? Sì, come Iddio si vale del ministero degli Apostoli e dei loro successori per illuminare le nostre anime con la luce della verità, come si vale del ministero degli Angeli per assisterci e custodirci in mezzo a tanti pericoli, come si vale del mezzo dei Sacramenti per comunicarci la grazia ed accrescerla in noi, così si compiace valersi dell’opera della Madre sua, della sua potenza, del suo amore, della sua intercessione per compiere nelle anime l’opera dell’eterna salute, sicché ben a ragione dice s. Giovanni Damasceno che l’essere devoti di Maria è un’arma di salute che Iddio dona a coloro, che vuol salvare: Tibi, o Maria, devotum esse est arma quædam salutis, quæ Deus dat illis quos vult salvos fieri. Or che vorremmo di più per essere certi dell’efficacia della consacrazione e divozione nostra a Maria?

II. — Ma poiché si tratta qui di una verità così importante, affinché non ci accada di prendere abbaglio vediamo un poco che cosa ne pensa la Chiesa. I suoi santi Padri, per cominciare da essi, si può dire che ad una voce hanno riconosciuto ed insegnato, che come il non avere punto stima ed amore per la Santissima Vergine è un segno infallibile di riprovazione, così per contrario è un segno infallibile di predestinazione essere a Lei interamente consacrati e devoti. Così pensano fra gli altri S. Agostino, S. Efrem, S. Cirillo, S. Germano, S. Giovanni Damasceno, S. Anselmo, S. Bernardo, S. Bernardino, S. Tommaso, S. Bonaventura, il pio Suarez, S. Francesco di Sales e S. Alfonso de Liguori: e sono del tutto ammirabili i sentimenti, i discorsi, gli esempi coi quali essi provano invincibilmente una tale loro asserzione. I Pastori delle anime poi, i Vescovi, i Pontefici soprattutto furono mai sempre così persuasi dell’efficacia della devozione e consacrazione a Maria per ottenere l’eterna salute, che messi dallo Spirito Santo a reggere quella Chiesa nella quale soltanto si può trovar la salute, ogni qual volta si avvidero che satana e i suoi seguaci cercavano con nuovi mezzi di rapire ai fedeli o il tesoro della fede, o quello della morale cristiana, facevano pronto ricorso a Maria e di nulla si mostravano maggiormente solleciti che di richiamare e riaccendere i fedeli all’amore ed alla divozione per Lei. E ciò fecero e fanno tuttora riconoscendo come la divozione a Maria è il gran mezzo per vincere i nemici di nostra eterna salute ed ottenerla con sicurezza non ostante le loro insidie. Ma di ciò non contenta la Chiesa, quasi che il suo sentimento non fosse abbastanza palese, che cosa fa Essa ancora? Nelle Messe composte ad onor della Vergine, nelle varie officiature ordinate per le sue feste è in un continuo esaltare la Vergine, siccome Colei da cui ci è venuto ogni bene e ce ne verrà ancora ogni altro che possiamo aspettarci, nel cantare che Maria è la cagione di nostra allegrezza, è la fonte delle grazie tutte, la porta per cui entriamo nel cielo, nel riguardarla come l’arca benedetta che scampa dal diluvio d’inferno quelli che in Lei si ricoverano, come la scala di Giacobbe per la quale dalla terra si sale con sicurezza al cielo, come la celeste Giuditta che scampa dalla morte eterna quanti ripongono in Lei la loro speranza, e finalmente nel mettere in bocca a Maria quelle parole così chiare e precise del libro della Sapienza: Qui me invenerit inveniet vitam et hauriet salutem a Domino. Qui elucidant me vitam æternam habebunt. Chi ha trovato me, ha trovato la vita ed attingerà dal Signore la salute: Quelli che mi amano, mi onorano e mi sono devoti avranno lavita eterna. Oh! potrebbe più efficacemente la Chiesa farci comprendere come Essa pensi e ritenga che la divozione e consacrazione a Maria Santissima è un pegno dei più sicuri della nostra predestinazione? Potrebbe Essa con più ardore animare i suoi figli a gettarsi fidenti nelle braccia di Maria, e consacrarsi del tutto a Lei, a professarle la più tenera divozione?

III. Del resto, per poco che si rifletta, si vedrà dalla ragione istessa non dover essere altrimenti. Lo stesso divin Redentore nel santo Vangelo ci dice che questo è che vale ad ottenerci la vita eterna, la conoscenza efficace di Dio e di Gesù Cristo, quella conoscenza che di Lui ci innamora e facendoci vivere in Lui e per Lui ci fa produrre frutti di eterna vita: Hæc est vita æterna, ut cognoscant te solum Deum verum, et quem misisti Jesum Christum (Io., XVII, 3). Ciò posto, che cosa vi ha di meglio ad ottenere questa unione con Dio, della divozione a Maria Santissima? Questa divozione anzitutto facendoci studiare le grandezze di Maria ci fa studiare necessariamente le grandezze di Gesù, che di quelle di Maria sono la radice e la fonte. Facendoci conoscere Gesù Cristo ci eccita ad amarlo, poiché è come impossibile conoscere quanto Gesù sia amabile e quanto ci abbia amato e non ricambiarlo del nostro amore. Facendoci amare Gesù ci sprona ad osservare esattamente la sua santa legge, perché, come dice un Santo, próbatio amoris exibitio est operis, la prova dell’amore è l’esibizione dell’opera, né si può amare veramente una persona senza conformarsi alla sua volontà. La divozione a Maria in secondo luogo eccitandoci ad imitare le sue perfezioni e le sue virtù, non solo ci fa praticare la legge di Dio, ma suscita in noi il santo desiderio di renderci perfetti e santi e ci induce a prendere per ciò tutti i mezzi necessari. E poiché uno di questi mezzi più efficaci si è la frequenza dei Sacramenti, è di questa per l’appunto che ci invoglia. Oh! questa divozione non permette che passi solennità sacra a Maria senza che ci accostiamo a ricevere nella santa Comunione il suo caro Gesù, quel caro Gesù che ha promesso la vita eterna a chi mangia la sua carne e beve il suo sangue, anzi ci incoraggia a riceverlo più spesso, ogni quindici, ogni otto giorni, più volte alla settimana ed i più ferventi anche tutti quanti i giorni. Or che vi ha di più utile della Comunione frequente per accrescere in noi la vita della grazia, per ascendere nella via della perfezione, per operare la nostra santità? E finalmente la divozione a Maria ci fa pregare; poiché non potrebbe chiamarsi devoto di Maria, chi non le dimostrasse almeno il suo affetto, nell’invocarla sovente con l’indirizzarle le sue preghiere. Ora una tal pratica conduce appunto a conseguire, per mezzo di Lei, l’eterna salute. Donde viene che la conversione della maggior parte dei peccatori non è duratura? Donde viene che uno ricade sì facilmente nel peccato? E donde viene ancora che la maggior parte dei giusti, invece di avanzare di virtù invirtù e di acquistare nuove grazie, perdono spesso quel po’ di virtù e di grazie che avevano? Questa disgrazia viene ordinariamente da ciò, che l’uomo, essendo sì corrotto, sì debole e sì incostante, si fida di sé stesso, si appoggia sopra le proprie forze e si crede capace senza l’aiuto divino di custodire da sé il tesoro delle sue grazie, delle sue virtù e de’ suoi meriti. Ma non è così che opera colui che prega Maria. Con la sola preghiera che costantemente le indirizza riconosce il suo nulla, la sua debolezza e la sua miseria, il bisogno continuo che ha dell’aiuto celeste, e per questo appunto si diporta umilmente al cospetto di Dio, riceve con abbondanza le sue grazie e fra le altre quella della perseveranza finale. Poiché, come dice S. Agostino, la perseveranza si ottiene davvero col domandarla quotidianamente e non in altro modo, e quotidianamente la domanda colui, che, devoto di Maria, le ripete ogni giorno ed anche più volte al giorno: Ora prò nobis nunc et in hora mortis nostræ. Con somma gioia pertanto possiamo conchiudere con la sentenza consolantissima di Guerrico abate, riferita da S. Alfonso de Liguori nelle Glorie di Maria, con la quale si dà precisamente ai suoi devoti la sicurezza della loro eterna salute: QUI VIRGINI FAMULATUR ITA SECURUS EST DE PARADISO AC SI ESSET INPARADISO. Chi si dedica a servir Maria, chi si consacra a Lei, si tenga così certo di ottenere per mezzo suo la gloria eterna del cielo, come se già entrato in quella città, si trovasse al possesso di quei gaudi sempiterni. Oh sentenza! Oh parole! Perché non mi è dato di scriverle sulle mura di tutte le case, sugli angoli di tutte le vie, sui frontoni di tutte le chiese, e più ancora nel cuore di tutti gli uomini? Le stamperemo per lo meno in tutte le anime nostre, e con queste parole in cuore cominceremo oggi a consacrarci a Maria in un modo più perfetto che non abbiamo fatto per il passato, a Lei daremo il nostro corpo con i suoi sensi, la nostra anima con le sue potenze, il nostro cuore co’ suoi desideri ed affetti, a Lei tutto quel po’ di bene che abbiamo fatto per il passato e tutto quello che speriamo di fare per l’avvenire; e nel darci tutti interamente a Lei, prometteremo sinceramente di voler essere sempre per tutta la nostra vita suoi veri devoti, di amarla con tutta l’espansione del nostro cuore, di lodarla e di benedirla, di farla amare, lodare e benedire da quanti cuori e lingue ci sarà possibile, per poter poi al fine amarla, lodarla e benedirla per tutta la eternità.

FIORETTO.

Consacrare interamente e per sempre il nostro cuore a Maria.

GIACULATORIA.

O Maria, porta del cielo, pregate per noi.

Maria, Janua caeli, ora prò nobis.

Esempio e preghiera.

Oh quanto è bella e lodevole la pratica di quei genitori, che, non appena ebbero da Dio qualche figliuolo, lo consacrano a Lui ed alla SS. Vergine sua Madre! La madre di S. Andrea Corsini l’offerse a Maria prima ancora che nascesse. E ciò può riguardarsi come il motivo della sua santità. La notte innanzi alla sua nascita, a Pellegrina, madre di lui, parve in sogno che nascesse un lupo, il quale poi entrando in una chiesa tosto si tramutasse in agnello. Or bene il sogno non fu contrario alla realtà. Infatti Andrea, sebbene piamente educato, negli anni della gioventù urtò nello scoglio fatale delle vanità mondane, e messosi con cattivi compagni si abbandonò interamente ad una vita viziosa. La sua buona madre, in sull’esempio di Santa Monica, madre di S. Agostino, piangeva e pregava, non tralasciando di fare al figlio i più aspri rimproveri, ma sempre tralasciando di fare al figlio i più aspri rimproveri, ma sempre indarno. Un giorno lasciandosi trasportare dalla sua grande afflizione: figlio mio, gli disse con le lagrime agli occhi, tu sei veramente quel lupo, del quale io mi sognai. A che giova, che io ti abbia consacrato a Maria, se tu tanto la disonori e l’affliggi con la tua vita di scandalo? Queste parole pronunciate con una energia ed una pena insolita furono la spada, che trafisse a compunzione il cuor di Andrea. La notte seguente non poteva pigliar sonno, e tornandogli sempre in mente le parole di sua madre, andava seco ripetendo: Dunque io fui consacrato a Maria…? Maria è la mia Regina e la mia Madre…. ? Ed io non vorrò essere suo servo e suo figlio? Ah!…. sì, sì…. lo voglio, lo voglio. Appena spuntato il giorno si alzò e si portò subito alla chiesa dei Carmelitani e prostratosi dinnanzi all’altar di Maria, la supplicò ardentemente ad aiutarlo per potere da lupo rapace convertirsi sinceramente in mansueto agnello. Maria lo esaudì e d’allora in poi con una vita piena di fervore e di penitenza si fece santo. Ed ecco ciò, che con sicurezza possiamo fare anche noi, consacrandoci oggi a Maria e risolvendo di volere d’ora innanzi praticare costantemente e sinceramente la sua devozione. Vi può essere adunque chi si rifiuti per questo atto e per questa promessa? Ah! pensiamo e seriamente pensiamo, che alla fin fine una cosa sola importa: salvare eternamente l’anima nostra. Tutto il resto, piaceri, onori, ricchezze, a nulla giova e non è altro che vanità delle vanità ed afflizione di spirito. Se salviamo l’anima tutto è salvo, quando anche avessimo perduto ogni cosa in questo mondo; ma se perdiamo l’anima, tutto è perduto, quando anche avessimo guadagnato in questa vita il mondo intero. Ma questo affare così decisivo ed irreparabile dipende ora interamente da noi. È in nostro potere il procacciarci la eterna salute e lo scampare dalla eterna dannazione. Basta che noi ci consacriamo a Maria e sinceramente le siamo devoti. Questa sincera divozione per lei è veramente la nostra Porta del Cielo, quella porta, per la quale entreremo un giorno con tutta certezza nel bel paradiso ad essere felici in eterno. Oh! se è adunque così, non tardiamo più un istante. Tutti col più vivo slancio di amor filiale assecondiamo l’amoroso invito, che Maria istessa ci fa, di offrire e consacrare a Lei il nostro cuore per tutta la vita: Præbe, fili mi, cor tuum mihi. Con un atto vigoroso della nostra volontà mondiamolo da ogni affetto terreno, purifichiamolo e rendiamolo meno indegno che sia possibile della nostra cara Madre Maria; e prendendolo tutti nelle nostre mani, prostrati ai piedi di Lei, mettiamolo con grande fiducia nelle mani sue, recitando tutti insieme questo:

ATTO DI OFFERTA E DI CONSACRAZIONE

O Maria, Vergine Santissima, Madre di Dio e Madre nostra, nostra corredentrice, nostra avvocata e nostra salute, aiuto, consolazione e rifugio nostro, nostra vera porta del cielo, eccoci dinnanzi a Voi per offrirci al vostro servizio, per consacrarci interamente a Voi e per promettervi sinceramente di essere sempre tutti vostri. Nell’esaminare le vostre grandezze, nel considerare le vostre virtù, nel riconoscere la vostra bontà e la vostra potenza, noi ci siamo fermamente convinti, che è proprio per Voi, che passano tutte quante le grazie del vostro Figliuolo e che per conseguenza è per Voi, che noi abbiamo a conseguire la nostra eterna salvezza. A Voi adunque interamente ci affidiamo e ci appigliamo al vostro più vivo amore ed alla vostra più sincera devozione. E qual pegno di nostra solenne promessa, eccovi, o Maria, il nostro povero cuore. Sì, pur troppo, esso non è degno di Voi; ma Voi siete Madre e come Madre non lo respingerete, benché sì meschino e sì spoglio di meriti. Prendetelo adunque, e ponetelo, vi preghiamo, vicino al cuor vostro e non permettete che più mai si allontani da Voi. A Voi dappresso si infiammerà ognora più d’amore per Voi e pel vostro Figliuolo Gesù, e vi diventerà sempre più accetto. Ed ora, o Maria, con la vostra materna benedizione confermate questi nostri propositi e tutto quel bene, che vi siete degnata di operare in noi durante questo passato mese di Maggio. Benedite le nostre considerazioni, i nostri affetti e i nostri pensieri per Voi; benedite le nostre preghiere, i nostri ossequi, le nostre pratiche di pietà; benedite i consigli, le industrie, gli eccitamenti, di cui abbiamo fatto uso per animare altri ad amarvi; benedite tutto quel poco che abbiamo fatto per voi, affinché adorno della benedizione vostra tutto ascenda al trono di Dio come incenso gradito in odore di soavità. Benedite ancora, o Maria, il nostro corpo e l’anima nostra, i nostri interessi materiali e spirituali, benediteci nel tempo e nella eternità.

Nos cum prole pia benedicat Virgo Maria.

MAGGIO, IL MESE DELLA MADONNA

MAGGIO, IL MESE DELLA MADONNA

[A. Carmignola: La porta del cielo; S. E, I. Torino, 1896 – rist. 1944 imprim. L. Piscetti, revis. Arciv. Torino, 26 marzo 1896]

DISCORSO D’INTRODUZIONE

Della vera divozione a Maria.

Eccoci al mese di Maggio, che è il più bel mese dell’anno. In questo mese le campagne sono del tutto verdeggianti; i fiori sbocciando spargono le più soavi fragranze, e gli uccelli volando su pei rami degli alberi fauno sentire i loro dolcissimi gorgheggi. Oh quanto è bello il mese di Maggio! E questo bellissimo tra i mesi dell’anno la Chiesa consacra a Colei, che è la più pura, la più santa, la più bella fra tutte le creature, a Maria. Oh! potevasi scegliere meglio un altro mese a questo fine? No, certo. Ma che cosa vuol dire consacrare a Maria il mese di Maggio ogni buon Cristiano, di voto di Maria, lo sa: vuol dire praticare in questo mese in un modo tutto particolare la sua divozione. Tuttavia molti non sanno bene in che cosa consista la vera devozione a Maria, e però sebben consacrino a Lei questo mese, non fanno ciò in modo, che torni a Lei del tutto gradito. Poiché molti si pensano, che la divozione a Maria consista del tutto in certe pratiche esteriori, nel recitare in suo onore qualche Rosario, nel portare al collo la sua medaglia od il suo abitino, nel recarsi durante questo mese alle prediche o nel fare qualche devota lettura, e specialmente nel ricorrere a Lei per guadagnare qualche favore, per evitare qualche pericolo, per guarire da una malattia o per altro somigliante bisogno. Costoro sono in un gravissimo errore: perché sebbene tutto ciò faccia parte della divozione alla SS. Vergine, non è tuttavia ciò, che solamente la costituisca. È perciò di una somma convenienza che, stando per cominciare il mese di Maggio, in cui intendiamo più che mai di manifestare la divozione nostra a Maria, ci facciamo di questa divozione una chiara e giusta idea e riconosciamo che essa consiste massimamente in queste tre cose:

1° Nell’ammirare le grandezze di Maria.

2° dell’imitare le sue virtù.

3° dell’implorare i suoi benefizi.

I. — Quando un oggetto si presenta al nostro sguardo adorno di tutte o quasi tutte le perfezioni, di cui è capace, allora noi diciamo che è ammirabile. Così pure diciamo ammirabile quell’uomo, quella donna, quel giovane, che o nella sua vita o ne’ suoi atti, elevandosi al di sopra della vita e degli atti comuni alla maggior parte degli altri, ha dello straordinario. Or bene, qual mai fra le creature più di Maria ha da essere meritevole della nostra ammirazione? Ed invero, chi è Maria? Maria è la Madre di Dio, Colei che Iddio ha amata da tutta l’eternità sopra ogni altra sua creatura, epperò Colei che forma il più eccellente capolavoro, che sia uscito dalle mani dell’Altissimo. Maria, dobbiamo dire coi Santi, è quel grande e divino mondo, dove Iddio ha versato bellezze e tesori ineffabili: è quel paradiso terrestre, nel quale Gesù Cristo, novello Adamo, incarnandosi, ha operato meraviglie incomprensibili, ha recato quanto vi ha di più eccellente e bello. Che cosa sono mai gli ori e le perle più preziose dei mari e dei monti in confronto delle grandezze e dei privilegi, di cui venne arricchita Maria? Per certo è proprio qui il caso di esclamare coll’Apostolo : Nec oculus vidit, nec auris audivit, nec in cor hominis ascendit« e occhio vide, né orecchio intese, né il cuor dell’uomo ha compreso quanto sia grande Maria ». Epperciò i Santi medesimi, dopo di aver parlato e scritto di lei nel modo più eloquente, confessarono con rammarico di aver detto troppo poco in suo onore, essendo essa un’altezza inarrivabile, una larghezza incomprensibile,una profondità impenetrabile, una grandezza smisurata. E la Chiesa ancor essa si duole di non trovare lodi abbastanza atte ad è saltarla come meriterebbe: Quibus te laudibus efferata nescio(Uff. della B. V.). In somma così straordinarie sono le grandezze di Maria, che Ella medesima, non ostante la sua profonda umiltà, è stata costretta a dirlo in quel Cantico, che innalzavaa Dio incontrandosi colla sua cugina Elisabetta: Fecit mihi magna, qui potens est; « Colui che è potente ha fatto a me cose grandi ». Or dunque se tale è la Vergine non dovremo noi anzi tutto manifestarle la nostra divozione con l’avere per Lei l’animo nostro ripieno di santa ammirazione. Tuttavia poco gioverebbe questa ammirazione nostra, se non fosse feconda di quelle più belle e più vive lodi, che da noi le si possono tributare. Così per l’appunto si esplica ad ogni istante l’ammirazione, che hanno per Lei gli Angeli del paradiso. Essi tutti, dal primo all’ultimo coro, dice S. Bonaventura, le gridano incessantemente: Sancta, sancta, sancta Maria, Dei Genitrix et Virgo; e milioni e milioni di volte il dì le ripetono la salutazione dell’Arcangelo Gabriele: Ave Maria, e le si prostrano innanzi e le chiedono in grazia, che li onori con qualche comando. S. Michele, dice S. Agostino, sebbene principe della corte celeste, è il più zelante nel renderle e farle rendere ogni sorta di onori. Così pure hanno fatto i Santi; epperò pieni di ammirazione per Lei sono andati a gara per trovare le più ingegnose espressioni, che meglio valessero ad esaltarla, chiamandola chi il miracolo dei miracoli della grazia, della natura e della gloria, chi l’opera più bella che uscisse dalle mani del Creatore, chi lo specchio del potere divino, chi il teatro della divina gloria, chi il più splendido dei prodigi, chi altrimenti ancora. Così pure fa la Chiesa, la quale mai non lascia di lodare Maria e di eccitare i suoi figli a lodarla. E così facciamo anche noi: lodiamola nelle nostre preghiere, lodiamola nei nostri discorsi, lodiamola nei nostri cantici; e perché la nostra lode riesca a Lei più accetta, a Lei medesima raccomandiamoci, che ci renda ognora più degni di lodarla, dicendole sempre con tutto l’affetto del cuore: Fatemi degno di lodarvi, o Vergine santa. Dignare me, laudare te, Virgo sacrata.

II. — Ma se noi dobbiamo essere veri devoti di Maria anzitutto con l’ammirare le sue grandezze dobbiamo esserlo in secondo luogo con l’imitare le sue virtù. È più che naturale, che dal sentimento dell’ammirazione nasca in noi il desiderio della imitazione. Nel vedere il nostro prossimo compiere atti di virtù, di valore, di eroismo, se siamo di animo retto, diciamo tosto nel nostro cuore: oh se anch’io potessi fare il somigliante! Ora gettando il nostro sguardo sopra di Maria troviamo, è vero, delle grandezze che formano il suo esclusivo privilegio e delle quali il pretendere l’imitazione sarebbe senza dubbio una stoltezza, ma troviamo eziandio delle virtù, le quali non solo si debbono ammirare e venerare, ma ancora ai possono imitare; della vita di Maria, dice il grande S. Ambrogio, vi ha una regola di vivere, che serve di modello alle anime tutte di ogni età, di ogni sesso, di ogni condizione: Talis fuit Maria ut eius unius vita omnium sit disciplina(De Virginibus). Essa è modello ai sacerdoti, modello ai coniugati, modello ai padri ed alle madri di famiglia, modello ai figliuoli, modello ai giovani, modello ai vecchi, modello ai ricchi, ai poveri, ai dotti, agli idioti, ai giusti, ai tribolati, a tutti; sì, perché a motivo della sua condizione di Madre di Gesù Cristo si trovò nel caso di dare a tutti luminosisimi esempi, e di ogni genere di virtù. Sì, riandate pure col vostro pensiero tutte le virtù e infuse e morali: la fede, la speranza, la carità, la prudenza, la giustizia, la temperanza, la fortezza, l’umiltà, la pazienza, la rassegnazione, la modestia, la purità. Essa tutte le ebbe, niuna eccettuata: e tutte nel modo più perfetto, senza difetto di sorta, senza ombra benché minima di colpa. Or se Maria, nostra Madre, è questo nostro stupendo esemplare, noi che vogliamo essere i suoi veri figliuoli, non sentiremo vivamente il dovere di ricopiarlo nella nostra vita? Noi che diciamo e ripetiamo tante volte di amare Maria, non riconosceremo l’obbligo di renderci più che sia possibile a Lei somiglianti, imitandola nelle sue virtù? Ah! se così fosse, noi non professeremmo a Maria che una devozione falsissima. E come può dirsi vero devoto di Maria chi non fa violenza alcuna per evitare il peccato che tanto si oppone alla sua santità e tanto la disgusta! Chi asseconda del continuo le sue cattive passioni! Chi dorme in pace nelle sue perverse abitudini? Chi è sempre orgoglioso, avaro, impudico, collerico, maldicente, ingiusto, peccatore, vizioso? Egli ha un bel dire qualche Rosario, ha un bel digiunare qualche sabato, ha un bel accendere qualche candela alla Madonna, un bel portare indosso la sua medaglia o il suo abitino, con tutto ciò egli non è altro che un devoto esteriore di Maria, e se con queste esteriorità esso pretende ottenere delle grazie da Lei e massimamente quella della sua eterna salvezza, è per di più un disgraziato presuntuoso, il quale perciò della vera divozione a Maria non coglierà mai i frutti. Ah! la vera devozione, dice S. Agostino, consiste nell’imitare chi si onora: vera devotio imitari quod colimus. E se noi vogliamo essere veri devoti di Maria, dobbiamo assolutamente imitarla nelle sue virtù; imitarla nell’amor di Dio e staccare il cuor nostro dalle creature e dai beni miserabili di questa terra; imitarla nell’amor del prossimo e prestarci quanto più ci è possibile a soccorrerlo; imitarla nella fede ed allontanare da noi qualsiasi dubbio intorno alle verità di nostra santa Religione; imitarla nella purità e fuggire prontamente tutti i pericoli contro a questa così bella virtù, imitarla nella umiltà e combattere il nostro orgoglio, imitarla nella pazienza e portare volentieri la croce, che Iddio per nostro bene ci ha posto sulle spalle, imitarla in somma in tutte le sue virtù ricopiando nel modo più perfetto che ci sia possibile i pregi del suo bellissimo e santissimo animo. Allora sì noi potremo dire di amare davvero Maria, di amarla a fatti e non solo a parole; allora sì noi potremo rallegrarci di essere suoi veri figliuoli; allora noi potremo con grande fiducia appressarci al suo trono di grazia e compiere sicuramente la terza parte della sua divozione, che consiste nell’implorare i suoi benefizi.

III. — Sì, implorare i suoi benefizi, perché come Maria è il tesoro di ogni grandezza, il modello di ogni virtù, così Ella è la dispensiera di ogni grazia. Madre di Dio, quale Ella è, esercita sopra il suo cuore a nostro vantaggio tale potenza, che, come dice Riccardo da S. Lorenzo, essendo Gesù Cristo onnipotente per natura, essa lo è per grazia; e, come attesta S. Bernardino da Siena, la preghiera sua è un vero comando a cui Iddio benignamente si inchina, e, come soggiunge S. Bernardo, basta che essa voglia e tutto vien fatto. Quale Madre nostra poi ha tale per noi un cuore, che è mille volte più pronta essa a soccorrerci nei nostri bisogni, di quello che siamo pronti noi a ricorrere a Lei per aiuto, e così universale è la sua carità, che come Gesù Cristo ha escluso nessuno dal benefizio della sua redenzione, così Ella non esclude alcuno dai benefizi del suo amore. I giusti hanno da Lei le grazie per conservarsi e crescere nella virtù, i peccatori le ispirazioni, gli eccitamenti e gli aiuti a convertirsi, gli afflitti trovano in Lei consolazione, gli infermi la santità, i poveri soccorso, i tribolati d’ogni maniera sollievo e conforto, tutti ogni sorta di grazie e di favori celesti. E quello che è ancor più consolante, si è che questa nostra amorosissima Madre imitando la generosità di Dio, il quale è dives in omnes qui invocant Illum, è ricco verso tutti coloro che lo invocano, dispensa ancor Ella i suoi benefizi con tale sovrabbondanza da dare sempre di più di quello che a Lei si chiede. Largitas Mariæ, dice Riccardo, assimilat largitatem Filii sui, dal amplius quam petatur. E se talvolta pare, che Ella chiuda le orecchie alle nostre preghiere e non le esaudisca, egli è perché o non è bene per l’anima nostra che siamo subito ascoltati o domandiamo cose che all’anima nostra tornerebbero certamente di danno, sicché in queste medesime apparenti ripulse essa ci dà una prova bellissima del suo amore per noi e sommamente ci benefica. Se pertanto Maria ha per noi animo così generoso, ricorriamo a Lei con fiducia, invochiamo il suo santo aiuto, imploriamo i suoi benefizi. E ciò facciamo massimamente in questo mese che a Lei consacriamo. Certo in questo mese a ricambio delle nostre preghiere Ella tiene apparecchiate per noi particolarissime grazie, grazie che Ella verserà abbondanti sul nostro capo, se noi ammirando le sue grandezze, imitando le sue virtù, implorando il suo aiuto potremo addimostrarle col fatto, che noi siamo i suoi veri devoti.

FIORETTO

Consacrare a Maria tutte quante le azioni, che faremo nel mese di Maggio e recitare tre Ave Maria, perché ci aiuti a farle tutte sante.

GIACULATORIA.

Santa Maria, pregate per noi. Sancta Maria, ora prò nobis.

Esempio e preghiera.

La divozione a Maria Santissima è una cara eredità, che abbiamo ricevuto dai padri nostri. Sì, la divozione a Maria è una delle più splendide glorie della nostra Italia. E non poteva essere altrimenti. Da questo nostro fortunato Paese, che è il centro della Cattolica Chiesa, doveva partire altresì per le altre nazioni l’esempio di un culto, che nella Chiesa forma una parte tanto importante. Epperò non vi è monte, non vi è valle, per quanto remota e solitaria, dove non si scontri una sua immagine, che inviti il viandante a porgerle un riverente saluto. Non vi è paese e non vi è città che non abbia, oltre alle feste della Chiesa, consacrato a Lei una festa particolare, che sia come la festa che si celebra in famiglia ad onore della propria madre, e nella quale si vada a gara per solennizzarla e con sfarzo di ceri, e con sceltezza di musica e con splendore di rito. I geni poi della nostra poesia alla Vergine innalzarono i loro cantici più ispirati e sublimi, dall’Alighieri e dal Petrarca sino al Manzoni ed al Pellico. I geni della pittura, e Raffaello, e Tiziano, e Caravaggio, e frate Angelico, ritrassero la venerata effigie di Maria nelle loro tele più celebrate. I geni della musica trovarono per lei le note più tenere e soavi, e quelli della pietà e della scienza quali un S. Ambrogio, un S. Tommaso, un S. Bernardo, un S. Bernardino, un S. Filippo, un S. Alfonso ebbero per Maria il linguaggio più entusiastico ed espressivo. Tutti poi e dotti e idioti e grandi e piccoli, giovani e vecchi ebbero mai sempre come naturale in cuore la divozione a Maria, che può ben dirsi trasfusa dai padri ai figli, di generazione in generazione, col trasfondersi della vita. E Maria in ogni tempo rispose allo slancio dei padri nostri e ben possiamo asserire con gloria, che come non vi ha spazio considerevole di tempo, così non vi ha paese o città italiana, che non abbia ricevuto da Maria un qualche peculiar segno del suo amore. Tutta Italia ebbe in dono da Lei quella casa benedetta, nella quale nacque, trascorse tanto tempo della vita e divenne Madre del Verbo incarnato. Ed ogni provincia, ogni città e direi quasi ogni paese conta autenticamente le miracolose apparizioni di Lei, le sue speciali benedizioni, i suoi celesti insegnamenti, i suoi stupendi prodigi. Cosi Maria dando prova evidentissima del suo particolare affetto per la nostra Italia, corrispose all’affetto dei nostri padri. E noi non cammineremo sulle loro orme gloriose!? Non ci mostreremo veri eredi della loro antica pietà? Non cercheremo anzi di santamente emularli? Sì, senza dubbio, e ciò particolarmente in questo bel mese, che stiamo per consacrare a Maria. E fin di quest’oggi, prostrati dinnanzi al suo altare, esaltiamola e preghiamola col dirle: Ave, o Regina dei Cieli, Ave, o Signora degli Angeli; salve, radice e porta, dalla quale è nata al mondo la luce. Ti allieta, o Vergine gloriosa, bella sopra tutte; vale, o adorna d’ogni grazia, e prega per noi il tuo caro Gesù. Fanne degni di lodarti, o Vergine benedetta e dacci forza contro ad ogni tuo nemico. Così sia.

FESTA DELL’ANNUNCIAZIONE (2019)

ANNUNZIAZIONE DI MARIA

[A. Carmignola: La porta del cielo – S. E. I. ed. – Torino, 1895]

DISCORSO X

L’Annunziazione di Maria.

Il grande S. Agostino considerando la sublimità della prima pagina del Vangelo di S. Giovanni, ove è dichiarata l’eterna e inenarrabile generazione del Verbo, desiderava che una tal pagina fosse stata scolpita a lettere d’oro in tutte le chiese del mondo. Ma quella pagina così sublime ha un degnissimo riscontro in un’altra pagina del Vangelo di S. Luca, ove si narra del Divin Verbo la generazione umana, o dirò meglio in qual tempo, in qual luogo ed in qual modo il Figliuolo di Dio, che è generato dal Padre da tutta l’eternità, siasi incarnato nel seno purissimo di una Vergine per abitare in mezzo a noi. Questa pagina, che si potrebbe riguardare come la più bella tra le pagine infinite, scritte per narrare la storia umana, devesi senza dubbio riguardare come la più importante. Difatti la scena umile e sublime ad un tempo dell’Annunziazione di Maria, che ivi è narrata, è l’autentica rivelazione del più profondo consiglio della SS. Trinità, e l’avveramento di quell’unione tanto necessaria della misericordia con la verità, della giustizia con la pace, è il termine della prima alleanza ed il principio del nuovo Testamento. Le figure scompaiono per dar luogo alla realtà, le grandi profezie si adempiono, la religione assume in terra la sua forma più perfetta e Dio prendendo da Maria l’umana carne comincia a far apparire la luce, a diffondere la grazia, a portare la libertà, a vincere la morte e a donarci la vita. Ecco il complesso delle grandezze del mistero dell’Annunziazione, il primo e l’unico un po’ diffuso che il Vangelo ci presenti della vita di Maria. Noi tuttavia lasciando da parte ogni altra considerazione, ci contenteremo oggi di studiare questo mistero solo in relazione a Maria e ci adopreremo a conoscere l’infinita grandezza, che racchiude per lei:

1° Per l’onore che le vien reso.

2° Per l’ossequio che ella presta a Dio.

3° Per il ricambio che ne riceve.

I. — Pur troppo l’onore, che noi giustamente tributiamo a Maria, non solo è contestato dai poveri protestanti, ma eziandio da certi Cristiani, che, smarrita la fede, arrivano al punto di chiamare la nostra divozione per Lei follia e superstizione. Ciechi che sono! E chi dunque fu tra noi primo a darne l’esempio? Chi primo incominciò ad onorare questa Vergine Immacolata? Forse qualche femminetta, tratta dalla semplicità del suo cuore? Forse qualche tenera madre, che vedendo il suo pargoletto in pericolo si pensò d’implorare per la prima la Madre di Gesù, nella dolce illusione, che madre Ella stessa si sarebbe dato pensiero della sua materna afflizione? Forse fu un moribondo alle prese con la morte, che il primo pregò la madre del dolore ad assisterlo nell’ultima sua agonia? No; Egli è un ben più grande, un ben più alto personaggio. E quale? Un Padre della Chiesa? Un apostolo di Gesù Cristo? Un profeta inspirato dallo Spirito Santo? Più, più ancora. Egli non è già un debole mortale, un abitatore di questa terra di esilio, ma un abitatore del cielo, più che un santo Padre, più che un apostolo, più che un profeta, egli è uno di quegli spiriti beati, che veggono del continuo Iddio a faccia a faccia, una di quelle celesti intelligenze che notte e giorno ritte dinnanzi al trono del tre volte santo, cantano senza fine le sue eterne lodi. Egli è un Angelo dell’Altissimo, e non solo uno degli ordini inferiori, ma uno dei possenti capitani della milizia celeste, uno dei principi della corte del Re dei re, quegli che Iddio ha destinato ai più grandi annunzi, che cinquecento anni prima aveva ammaestrato Daniele intorno all’epoca precisa in cui nascerebbe il Messia, che da poco tempo aveva accertata a Zaccaria la nascita miracolosa del precursore di Cristo, in una parola egli è l’Arcangelo Gabriele. E in qual congiuntura questo principe degli eserciti del Signore presenta egli pel primo i suoi omaggi alla Vergine benedetta? Forse allora che ella entra trionfante nel cielo il giorno della sua gloriosa assunzione, quando le porte eternali si aprirono dinanzi a Lei come dinanzi alla Regina degli uomini e degli Angeli? No, ma allora, che Ella ancor viveva nella solitudine, ignota agli altri ed a se stessa, in una povera casa, in una città antica, sì, ma oscura e screditata. Ma forseché questo beato Arcangelo sia venuto ad onorare Maria di proprio volere o così alla ventura? No, egli viene in nome di tutti gli Angeli e gli Arcangeli; in nome di tutti i Troni e di tutte le Dominazioni, in nome di tutte le Virtù, di tutti i Principati e di tutte le Podestà, in nome di tutti i Cherubini e di tutti i Serafini. Che dico io? Egli viene in nome della santissima ed adorabile Trinità. Sì, egli è a nome di Dio e di tutta la corte celeste, che Gabriele si presenta a Maria. Fu mandato l’Angelo Gabriele da Dio, così narra S. Luca (I. 26), ad una città della Galilea chiamata Nazaret, ad una Vergine il cui nome era Maria: Missus est Angelus Gabriel a Deo, m civitatem Galilææ cui nomen Nazareth ad Virginem et nomen Virginis Maria. E finalmente come la saluta? Ecco. Ed entrato da Lei, prosegue l’evangelista, le disse: Ave, piena di grazia, il Signore è teco, tu sei benedetta fra tutte le donne: Ave, grafia piena, Dominus tecum, benedicta in mulieribus. « Ave » vale a dire ti riverisco, ti onoro, ti fo mille ossequi. « Piena di grazia » perché con unico privilegio fosti da Dio preservata da ogni peccato, persino dall’originale e sollevata a tale altezza di grazia da superare noi medesimi tutti. « Il Signore è teco »cioè come in nessun’altra persona per effetto di inaudita manifestazione di potenza, di sapienza, di bontà e di amore. « Benedetta fra le donne » vale a dire più benedetta di Eva innocente, di Sara, di Rebecca, di Anna, di Giuditta, di Ester, di quante grandi donne ti hanno preceduta e ti seguiranno, benedetta infine, perché tu stessa sei una benedizione, essendo che per te saranno benedette tutte quante le tribù della terra. Questo fu il saluto dell’Angelo. E dopo tutto questo vi sarà ancora chi ardisca di chiamare follia e superstizione l’onore, che noi rendiamo a Maria? Ma chi l’onora di più fra noi e Dio? Chi più la riverisce e la esalta? Riconoscendo pertanto l’onore altissimo, che Dio stesso per mezzo dell’Angelo ha reso a Maria in questo mistero della sua Annunziazione, gloriamoci di essere nel numero di coloro, che seguono un sì sublime esempio e non sia mai che lo scherno dei nostri infelici fratelli ci trattenga o ci impedisca dal rendere a Maria quegli onori, che ella si merita.

II — Il Mistero dell’Annunziazione di Maria grande anzi tutto per 1′ onore che le vien reso è grande in secondo luogo per 1’ossequio, che Ella presta a Dio. Ed invero se l’Arcangelo Gabriele è mandato a Lei da Dio medesimo non è solamente perché le faccia un onorifico saluto, ma per qualche cosa di ben più importante, per trattare cioè con Lei dell’esecuzione di quell’eterno disegno, che doveva riparare al passato, al presente, ed al futuro, fare stupire gli Angeli, gli uomini ed i demoni, consolare la terra, riaprire il cielo, e confondere l’inferno. È mandato a Lei per trattare dell’adempimento di quella promessa di misericordia, che formò l’unica speranza di Adamo e di Eva nella loro caduta, l’unico intento di tutti i desideri dei patriarchi, di tutte le predizioni dei profeti, l’aspettazione generale di tutte le genti, la gioia del cielo, il terrore dell’abisso, per trattare dell’Incarnazione del Figliuolo di Dio e della Redenzione degli uomini. Difatti a Maria, che per umiltà si turba per il suo saluto l’Angelo dice prontamente di non temere, poiché avendo trovato grazia presso Dio, ella concepirà e darà alla luce un Figlio che sarà il Salvatore del mondo. Ed a Maria, che oppone il voto di verginale purezza, col quale si è consacrata a Dio, scioglie ogni difficoltà rispondendole: « Lo Spirito Santo sopravverrà in te, e la virtù dell’Altissimo ti adombrerà: epperò quegli, che nascerà da te il Santo, sarà chiamato Figliuolo di Dio ». Ecco adunque Iddio e Maria, per così dire, faccia a faccia, cuore a cuore; da una parte Iddio, che guarda Maria e a lei si offre e cogli inviti e cogli stimoli, lasciandole tuttavia una piena libertà di accettare o no l’altissima dignità di essere Madre di Dio e per conseguenza il sublime sacrificio di cooperatore a redimere il genere umano, dall’altra parte Maria, che umiliata, attonita, raccolta sta per mandare dal cuore alle labbra la risposta, che sia più degna di Dio. Finché tace, tutto è sospeso. Alla proposta di Dio, fatta dall’Angelo, Ella può dire di sì, e può dire di no. E da questo sì e da questo no dipende tutto il compimento degli eterni consigli di Dio tutto il bene per il genere umano. Qual momento solenne e decisivo! Ah se l’umano genere sapesse che cosa succede e quali destini si trattino tra l’augusta Trinità e questa Vergine fanciulla, quale commozione lo sorprenderebbe e quali grida di supplichevole angoscia, di appassionato e ardente desiderio sfuggirebbero dalle sue viscere! O Vergine, o Donna, o sorella, tu hai nelle tue mani la nostra vita e la nostra morte, la nostra eterna felicità e la nostra disperata rovina. Tu sei adunque l’unica nostra speranza. Deh! Non ci illudere, non ci abbandonare. È vero la maternità, che t i viene offerta, ti impone carichi schiaccianti, fatiche senza pari e dolori insoffribili, ma

pure abbi pietà di noi. Di’, di’ adunque quel sì per noi indispensabile; apriti o porta del cielo; o stella del mattino brilla sul nostro orizzonte, ed annunziaci l’aurora del sole di giustizia! Così immagina S. Bernardo, che avrebbe gridato il mondo a Maria se avesse conosciuto quel che si trattava tra Dio e Lei in quell’istante. E Maria che risponderà Ella? Umile, serena, forte, soave e candida ella risponde col dire: Ecco l’ancella del Signore si faccia di me secondo la tua parola: ecce anelila Domini, fiat mihi seenndum verbum tuum. Oh risposta sopra ogni immaginazione ammirabile! Da quattro mila anni il cuore di Dio è oppresso; da quattro mila anni trattenuto dalla sua sapienzae legato dalla sua giustizia, il Signore aspettal’ora e il mezzo di avere pietà di noi e farci provare l’infinito suo amore e Maria col dire: « Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondola tua parola », pone in mano a Dio questo mezzo, e gli fa suonare quest’ora. No! giammai, né prima né dopo, né dall’uomo, né dall’Angelo, venne reso a Dio un ossequio, una gloria, una gioia più grande, perché giammai dalle sue creature venne fatto a Dio un’oblazione più grande, più libera, più totale di quella, che fece allora Maria nel pronunciare quel fiat, neldare quella risposta.

III. — Ma quale ricambio riceve Maria al suo ossequio! Non appena ella finisce di parlare che la Divinità le è sopra e la invade. In meno che il lampo squarcia la nube, lo Spirito Santo forma dal sangue di Maria un corpo umano perfetto sì animato da un’anima perfetta, creata in questo corpo dal Padre onnipotente; e il Figlio si unisce personalmente a quest’anima, che rende beata nella sua cima e a questo corpo, al quale conserva tutta la sua passibilità. Il mistero è dunque compiuto; la Vergine è madre, il Verbo è fatto carne ed abita in mezzo a noi; Dio è un uomo; un uomo è Dio. E così Iddio ha in Gesù Cristo il Figlio delle sue compiacenze ed in Maria ne ha la Figlia, la creazione ha in Gesù Cristo il suo Re ed in Maria la sua Regina, gli Angeli hanno in Gesù Cristo il loro sovrano, ed in Maria la loro sovrana, gli uomini hanno in Gesù Cristo il loro Redentore ed in Maria la loro Corredentrice, la Chiesa ha in Gesù Cristo il suo capo ed in Maria la sua protettrice, i miseri peccatori hanno in Gesù Cristo il loro avvocato ed in Maria la loro avvocata, insomma Gesù Cristo è il Figliuol di Dio ed il Figliol di Maria, Maria è la Madre di Gesù Cristo e la Madre di Dio. E qual ricambio maggiore poteva ricevere Maria dell’ossequio da lei prestato a Dio? Qual premio più grande poteva Ella toccare per l’umiltà, per la fede, per l’amore, per la conformità al divino volere, per la totale donazione di se stessa a Dio, addimostrata nella sua risposta all’Angelo? Non è egli vero insomma, che questo mistero dell’Annunziazione anche per l’ossequio che Maria presta a Dio e per il ricambio che Iddio ne fa a Maria, è per Lei un mistero sommamente grande? Ma tutto ciò, sebbene sia sempre per noi uno fra i più meravigliosi ed incomprensibili misteri, non deve tuttavia passare senza che ne abbiamo a ricavare un importante profitto. – Noi tutti, dal Papa e dal Monarca all’operaio della città e al pastore dei campi, benché esternamente di condizioni diverse ed eziandio ineguali, rimaniamo sempre uguali e simili in ciò che siam servi di Dio. Come tutti siamo fattura delle sue mani e di tutti Egli è il Fattore, perciò tutti senza distinzione di sorta gli apparteniamo e dobbiamo essere ai suoi cenni. Or bene riconoscendo questa verità, che ha da essere la legge maestra della nostra vita, noi dobbiamo eziandio essere sempre pronti a rispondere a Dio come fece la Vergine: Eccomi, si faccia di me secondo la tua parola. Signore, Voi con la vostra legge, col vostro Vangelo, con la vostra Chiesa, coi vostri ministri, con la vostra ispirazione, vi degnate di farmi sentire la vostra parola; ebbene si faccia di me, come Voi avete detto. Voi mi dite che io preghi, ed io pregherò; Voi mi dite che io lavori ed io lavorerò, Voi mi dite che io combatta ed io prenderò le armi somministratemi dalla vostra grazia e combatterò; Voi mi dite che io soffra e sebbene ciò mi costi sacrificio, dirò tuttavia: Eccomi, o Signore, son qua per bere il calice del dolore, per portare la croce della tribolazione. E quando infine voi mi direte, che io mi disponga a lasciare il mondo per entrare nel seno dell’eternità ed io vincendo tutte le ripugnanze della inferma natura mi disporrò. Sarà l’ultimo « eccomi » che io pronuncerò, sarà l’ultima oblazione, che io vi farò, dietro alla quale verrà il vostro ricambio, la vostra mercede ed oh quale mercede! quella stessa che è toccata alla Vergine, poiché voi l’avete solennemente giurato e il vostro giuramento non verrà meno in eterno: Ego… merces tua magna nimis(Gen. XV, 10). – Io, io stesso sarò la tua eterna ricompensa. Oh noi felici se ai voleri di Dio daremo sempre questa risposta. E sull’esempio di Maria e per amor di Maria noi la daremo senza dubbio, sicché l’anima nostra d’ora innanzi non ripeterà più altro a Dio che questo cantico: Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola: Ecce ancilla Domini, fiat mini secundum verbum tuum!

Esempio e preghiera.

Quella illustre Compagnia di Gesù, che rese mai sempre alla Chiesa tanto segnalati servizi, può ben a ragione ricordare la sua prima origine in quel giorno, che la Chiesa consacra ogni anno a ricordare il mistero dell’Annunziazione di Maria. S. Ignazio di Loyola fin dai più teneri anni aveva sentito desiderio di acquistar fama e gloria, poi si era dato alla milizia, aveva mostrato valore; ma pur troppo aveva ceduto al giogo della schiavitù dei vizi. Pur non tralasciava di praticare certe sue divozioni a Maria Santissima ed al principe degli Apostoli S. Pietro. Intanto nella carriera militare saliva di grado in grado, sino a che gli fu assegnato un posto assai onorevole per sostenere l’assedio di Pamplona contro le soldatesche Francesi di Francesco I. Ma né il valor delle milizie Spagnole, né il coraggio di Ignazio valse a sorreggere quella città e fortezza; e Ignazio, che si esponeva ai più ardui rischi, ebbe ferita la gamba sinistra da alcune scaglie di pietra e fracassata la destra da una palla. In tale stato fu dapprima recato al quartiere generale dei Francesi, fu medicato e poi trasportato a Loyola; ma le ferite parevano minacciar cancrena e si temé fortemente pe’ suoi giorni. Senonché la notte della festa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo provò un mirabile miglioramento, il che si ebbe per una grazia del Principe degli Apostoli. Quindi volle sottomettersi al taglio di un nodo osseo, che nella cura si era formato sopra il ginocchio destro e lo rendeva deforme; la quale operazione lo trattenne sebbene quasi sano nel resto della persona, lungamente a letto. Per passare il tempo, chiese che gli si portasse un romanzo o qualche narrazione cavalleresca; ma buon per luì, che in casa sua non si trovavano cotali libri! Sì che gli si recarono la vita di Gesù Cristo e le vite dei Santi. Ma Ignazio preso affetto a questa lettura si trovò mutato in un altro da quello che era; non più stimava la gloria mondana, ma anzi reputava indegni di un giovane Cristiano i mondani affetti: insomma aveva risoluto di farsi santo. Appena guarito sparì di Loyola, andò al famoso santuario della Vergine di Monserrato per ringraziarla di quel benefizio, che da Lei massimamente riconosceva. Ed ivi fatta la confessione generale delle sue colpe e ricevuto Gesù nella Santa Comunione, per pegno di addio al mondo appese la sua spada dinanzi all’immagine di Maria. Or bene quello era il giorno 25 Marzo del 1522, sacro all’Annunziazione di Lei. Dopo quel giorno il giovane Ignazio, che aveva corrisposto prontamente ed esattamente alla volontà di Dio, visse veramente da santo e fondata poscia la Compagnia di Gesù, operò mirabili cose per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime. Oh grazie veramente magnifiche, che suol fare la Vergine nei giorni a Lei consacrati! Ma e questo mese non è tutto sacro a Maria? Or dunque, per quanto gravi siano le nostre necessità, in questo mese rivolgiamoci con fiducia a Maria e dessa farà sentire anche sopra di noi la sua ammirabile bontà e potenza. A Voi dunque, o Santissima Vergine, noi ricorriamo pieni di speranza in questi bei giorni per implorare il vostro santo aiuto, e per essere ognor più certi di ottenerlo vi facciano oggi con maggior riverenza il saluto, che l’Angelo vi fece in quel giorno che vi annunziò l’Incarnazione del Verbo, e vi diremo perciò: Iddio ti s alvi, o Maria piena di grazia, il Signore è teco e Tu sei benedetta fra tutte le donne:

Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum, benedieta tu in mulieribus.

11 FEBBRAIO (2019), APPARIZIONE DELL’IMMACOLATA VERGINE MARIA

APPARIZIONE DELL’IMMACOLATA VERGINE MARIA

[DomP. Guéranger, L’Anno liturgico. Vol. I, Ed Paoline, Alba, imprim. 1957]

Il messaggio di Lourdes.

Nelle nubi comparirà il mio arco, ed io mi ricorderò del mio patto con voi (Gen. IX, 14-15). Nell’Ufficio del 1 febbraio 1858 (giovedì di Sessagesima) le lezioni liturgiche ricordavano queste parole alla terra, quando il mondo apprese che in quello stesso giorno Maria era apparsa più bella del segno della speranza, che al tempo del diluvio fu la sua meravigliosa figura. Era il tempo in cui si moltiplicavano per la Chiesa i sintomi forieri di un avvenire che oggi s’è fatto presente e che ben conosciamo. La vecchia umanità sembrava fosse sul punto di sommergere in un diluvio peggiore dell’antico.- IO SONO L’IMMACOLATA CONCEZIONE, dichiarò la Madre della divina grazia all’umile fanciulla scelta in quel momento a recare il suo messaggio ai custodi dell’arca della salvezza. Alle tenebre che salivano dall’abisso Ella opponeva, come un faro, l’augusto privilegio che, tre anni prima, il supremo Nocchiero aveva proclamato come dogma in sua gloria. Infatti se, come afferma Giovanni il prediletto, è la nostra fede che possiede quaggiù le promesse della vittoria (1 Gv. V, 4); e, se la fede si alimenta di luce: qual dogma meglio di questo che racchiude e proclama tutti gli altri, li rischiara allo stesso tempo disi soave splendore? Sul capo della Trionfatrice temuta dall’inferno, esso è veramente la regale corona su cui, come nell’arca vincitrice delle tempeste, convergono i diversi splendori del cielo. – Tuttavia occorreva aprire gli occhi dei ciechi a queste bellezze, incoraggiare i cuori angosciati dalle audaci negazioni dell’inferno, rialzare dall’impotenza a formulare l’atto di fede tante intelligenze debilitate dall’educazione delle scuole moderne. Convocando le folle sul luogo benedetto della sua apparizione, l’Immacolata veniva incontro, con fortezza e soavità, alle anime deboli guarendo i corpi; sorridendo alla pubblicità e accettando ogni controllo, confermava, con l’autorità del miracolo permanente, la propria parola e la definizione fatta dal Vicario del Suo Figliolo. – Come il Salmista celebrava le opere di Dio che narrano in ogni lingua la gloria del creatore (Sal. XVIII, 2-5); come S. Paolo tacciava d’insania, nonché d’empietà, chiunque non credeva alla loro testimonianza (Rom. I, 18-22): altrettanto si può dire degli uomini del nostro tempo, che sono inescusabili, se non riconoscono dalle opere sue la SS. Vergine. Ella potrebbe moltiplicare i suoi benefici, aver compassione dei più gravi infermi: ma queste anime malate che, nel timore inconfessato di importune conclusioni, ricusano di vedere oltre; o lottando apertamente contro la verità, spingono al paradosso il proprio pensiero, avvolgono nelle tenebre i loro cuori, come dice l’Apostolo (Rom. 1, 21), e fanno temere che il senso depravato, il cui castigo portavano nella carne i pagani (Ibid. 28), abbia leso la loro ragione.

Appello alla penitenza.

« O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi !» È la preghiera che, dall’anno 1830, voi stessa c’insegnaste contro le minacce dell’avvenire. In seguito, nel 1846, i due pastorelli della Salette ci rammentavano le vostre esortazioni e le vostre lacrime. « Pregate per i poveri peccatori e per il mondo cosi sconvolto », ci ripete oggi da parte vostra la veggente della grotta di Massabielle: « Penitenza! penitenza! penitenza! »

Noi vogliamo obbedirvi, o Vergine benedetta, vogliamo combattere in noi e dovunque l’universale e unico nemico, il peccato, male supremo donde derivano tutti i mali. Lode all’Onnipotente, che si degnò preservarvi da ogni contaminazione e specialmente riabilitare in voi la nostra natura umiliata! Lode a voi che, non avendo alcun debito, rimetteste i nostri con le materne lacrime e col sangue del Figliol vostro, riconciliando la terra col cielo e schiacciando la testa al serpente (Gen. III, 15)! Preghiera ed espiazione! Non era questa, sin dai primi tempi, dai tempi degli Apostoli, in questi giorni di avvicinamento più o meno immediato alla Quaresima, l’insistente raccomandazione della Chiesa? O Madre nostra del Cielo, siate benedetta per essere venuta sì opportunamente ad armonizzare la vostra voce con quella della grande Madre della terra. Il mondo ormai rifiutava, non comprendeva più l’infallibile e indispensabile rimedio, offerto dalla misericordia e dalla giustizia di Dio alla sua miseria; sembrava aver dimenticato per sempre il monito: Se non fate penitenza perirete tutti (Lc. XIII, 3-5). La vostra pietà, o Maria, ci desta dal nostro torpore! Conoscendo la nostra debolezza, voi accompagnate con mille dolcezze il calice amaro, e per indurre l’uomo ad implorarvi i beni eterni, gli prodigate quelli del tempo. Noi non vorremo essere come quei fanciulli che ricevono volentieri le carezze materne e trascurano gl’insegnamenti e le correzioni che quelle carezze avevano lo scopo di fare accettare. D’ora innanzi sapremo, con voi e con Gesù, pregare e soffrire; durante la santa Quarantena, col vostro aiuto, ci convertiremo e faremo penitenza.

ISTRUZIONI INTORNO ALL’ARCICONFRATERNITA DEL SS. ED IMMACOLATO CUORE DI MARIA

 ISTRUZIONI INTORNO ALL’ARCICONFRATERNITA DEL SS. ED IMMACOLATO CUORE DI MARIA.

[C.E. Dufriche Desgenettes: Notizie storiche e istruzioni intorno all’Arciconfraternita del SS. ed Immacolato Cuore di Maria per la conversione dei peccatori ridotte in compendio scritte dal sig. Dufriche Desgenettes – Tip. G. M. Campolmi, 1850]

PARTE SECONDA.

CAPO PRIMO.

BREVE APOSTOLICO

GREGORIO PAPA XVI

A perpetua memoria.

Posti nella Cattedra eccelsa del Principe degli Apostoli non certamente per alcun nostro merito, ma per arcano Consiglio della provvidenza divina e perciò stando in grande pensiero su tutta la greggia del Signore, siamo usati di accogliere con singolare benignità le pie suppliche di Coloro i quali hanno principalmente in mira che i fedeli di Cristo ognora più saldi e fondati nella Fede, e accesi d’amore per la pietà e la religione, camminino nelle vie del Signore, e ne osservino diligcntemente e con venerazione i precetti, Grande certamente fu il gaudio del paterno nostro cuore in sentire che il diletto figlio Carlo Eleonoro Dufriche-Desgenettes Sacerdote Parroco della Chìesà della B. Vergine Maria, delta delle Vittorie, volgarmente Les Petits-Pères della città di Parigi io Francia con Autorità del Venerabile fratello l’Arcivescovo’ di Parigi istituì nella Chiesa parrocchiale una Congregazione ad onore del Santissimo ed Immacolato Cuore della B. V. Maria per la conversione dei peccatori, insieme con gli statuti e le leggi approvate, come dicesi dallo stesso venenerabil fratello, e che da siffatta istituzione non leggieri beni ridondarono a spirituale utilità dei fedeli. Il perché lo stesso diletto figliuolo Carlo-Eleonoro Dufriche-Desgenettes, Sacerdote pastore dell’anime della mentovata Chiesa, con calde suppliche ne fece istanza, di volere onorare, questa Congregazione col titolo e con i diritti di Arciconfraternita, e di volerla arricchire d’alcune indulgenze, perché vada ogni di più accrescendosi, la pietà dei Fedeli. Noi pertanto, ai quali .nulla può stare più a cuore, che il procurare con ogni aiuto ed industria l’eterna salvezza dei Fedeli di Cristo e dilatare il culto della Vergine Madre: di Dio, la quale come Regina che siede a destra di Dio in dorato vestimento e circondata di varietà, nulla è che non possa da Lui impetrare, e la quale è sì pronto e saldo sostegno dalla cattolica Chiesa, e fedelissima speranza nostra, abbiamo giudicato di dover più che volentieri secondare siffatte brame. Che però a crescere, splendore a quella Congregazione quanto possiamo nel Signore, a tutti e a ciascuno di coloro che da queste lettere sono favoriti, usar volendo particolare beneficenza, e da qualsivoglia censura o pena di scomunica e d’interdetto, e da altre censure e pene ecclesiastiche; inflitte in qualunque modo e per qualunque cagione, se mai alcune ne avessero incorse, a contemplazione di ciò solo, assolvendoli, e tenendoli per assoluti, con nostra autorità Apostolica decoriamo con queste lettere in perpetuo del titolo di Arciconfraternita (Arciconfraternita vuol dire Confraternita Madre. L’Aggregazione che porti questo titolo ha il diritto d’iscrivere, di aggregare delle particolari Unioni, purché elle s’abbiano lo stesso fine di farle partecipi di tutte le grazie e favori che le sono stati personalmente, direm cosi accordati. Questa pie unioni, aggregate che siano, divengono e si rimangono membra dell’ Arciconfraternita),  la Congregazione in onore del Santissimo ed Immacolato Cuore; della B. Vergine per la conversione dei peccatori cogli statuti e colle leggi del venerabile fratello l’Arcivescovo di Parigi, come ne viene asserito, approvate o da approvarsi’, nella chiesa Parrocchiale della B. Vergine Maria delle Vittorie, volgarmente les Petits-Pères della città di Parigi in Francia, nei debiti modi già istituita. Le concediamo perciò e le accordiamo di buon grado tutti e singoli i diritti, i privilegi, gli onori e gl’indulti da chiamarci con qualunque nome, dei quali per costumanza e consuetudine usano e godono le altre Congregazioni Primarie, e possono e potranno usare e godere. – Inoltre colla medesima nostra Autorità Apostolica concediamo e accordiamo misericordiosamente nel Signore a ciascun confratello e a ciascuna consorella della mentovata Arciconfraternita veramente pentiti; confessati e comunicati la plenaria indulgenza e remissione di tutti i loro peccati, il giorno che saranno stati in essa aggregati. Concediamo parimente ai medesimi in articolo di morte indulgenza plenaria, qualunque volta veramente pentiti o confessati riceveranno il SS. Sacramento dell’Eucaristia, e ciò non potendo fare, invocheranno colla bocca o almeno col cuore il Nome; SS. di Gesù. – Accordiamo ancora indulgenza plenaria agli stessi confratelli e alle stesse consorelle; che la domenica di ciascun anno la quale precede immediatamente la domenica diSettuagesima, del pari che nelle feste della Circoncisione del Signore, e della Purificazione, e dell’Annunciazione, della Natività, dell’Assunzione, della Concezione della B. V. Maria, e dei Dolori di Lei; e della Conversione del B. Paolo Ap. e di S. Maria Maddalena, fatta la confessione sacramentale, si accosteranno alla santa Comunione. Concediamo altresì plenaria indulgenza a ciascuno dei confratelli e a ciascuna delle consorelle di quell’Arciconfraternita, i quali reciteranno devotamente ogni giorno la Salutazione Angelica per la conversione dei peccatori, da guadagnarsi il giorno anniversario del loro battesimo, purché si siano confessati e comunicati. Inoltre tanto ai predetti confratelli e consorelle, come agli altri che assistono devotamente alle Messe che si celebrano ogni sabato in onore del SS. Cuore di Maria nell’oratorio o nella Chiesa della medesima Congregazione Primaria, e quivi pregano per la conversione de peccatori, rimettiamo cinquecento giorni delle penitenze loro imposte o in qualsivoglia altro modo loro dovute, nella forma consueta della Chiesa. Finalmente ai direttori della stessa Arciconfraternita, con la medesima nostra autorità diamo por sempre facoltà, in forza della quale possono liberamente e lecitamente ascrivere e aggregare alla mentovata Arciconfraternita tutte le altre Congregazioni del medesimo nome ed istituto erette dovunque fuori della città osservando per altro la forma della costituzione emanata dalla felice, memoria di Clemente. VIII nostro predecessore, e comunicare con quelle tutte e singole le indulgenze, le remissioni de’ peccati, e le condonazioni delle penitenze di cui si è fatta menzione Queste cose concediamo e accordiamo facendo decreto che queste lettere siano e sempre debbano esser ferme, valide ed efficaci, e sortire e ottenere i loro pieni ed interi effetti, e favorirli pienissimamente in tutto e per tutto, che cosi si debba nelle anzidette cose giudicare, definire da tutti i giudici ordinari o delegati anche dagli uditori del palazzo apostolico, dai nunzi della Sede Apostolica, e dai Cardinali, di S. R. C., anche Legati a latere, tolta loro e a qualunque di loro qualsivoglia facoltà o autorità, di giudicare e d’interpretare altrimenti, e decretando che sia nulla e vana se alcuna, cosa sopra di ciò da qualcheduno con qualunque autorità con saputa o per ignoranza avverrà che si attenti in contrario. Non ostante le costituzioni e le sanzioni apostoliche, e ancora quando fosse bisogno gli statuti e le consuetudini della stessa Congregazione anche afforzate da giuramento da confermazione apostolica o da qualunque altra convalidazione, e quant’altro potesse esservi contrario.

Dato in Roma presso S. Pietro sotto l’anello del pescatore, li 24 Aprile 1833 l’anno ottavo del nostro pontificato.

E . CARD., DE GREGORIO.

Luogo del Sigillo dell’anello del pescatore.

INDULGENZE CONCESSE ALLA CONGREGAZIONE DEL SANTISSIMO ED IMMACOLATO CUOR DI MARIA.

Il regnante Sommo, Pontefice Gregorio XVI, nell’ approvare la Congregazione del SS. ed Immacolato Cuor di Maria, che ha per scopo la conversione de1 peccatori, con suo Breve 24 aprile 1838, ha concesse le seguenti Indulgenze, le quali si possono lucrare dai fedeli, che saranno ascritti alla detta Congregazione canonicamente eretta in qualsivoglia Chiesa, od Oratorio, ed aggregata alla Congregazione Primaria stabilita in Parigi nella Chiesa Parrocchiale di nostra Signora delle Vittorie.

I. Indulgenza Plenaria nel giorno, in cui i fedeli confessati e comunicati si ascrivono alla Congregazione.

2. Indulgenza Plenaria in articolo di morte per quelli che, veramente pentiti riceveranno i santi Sacramenti; o invocheranno almeno col cuore se non possono colla bocca il Nome SS. di Gesù.

3. Indulgenza Plenaria nella Domenica che immediatamente precede la Settuagesima come pure nelle feste della Circoncisione del Signore, della Purificazione, dell’Annunciazione, dell’Assunzione, della Concezione e dei Dolori della Vergine, della Conversione di S. Paolo Apostolo, e di S. Maria Maddalena.

4. Indulgenza Plenaria recitando la Salutazione Angelica ogni giorno per la Conversione dei peccatori da lucrarsi nel giorno anniversario del proprio Battesimo.

5. indulgenza di giorni 500., assistendo alla Messa solita celebrarsi, alle ore 9, ogni Sabato ad onore del Cuore Immacolato di Maria nella Chiesa od Oratorio della Congregazione, pregando ivi per la Conversione dei peccatori.

Per l’acquisto delle suddette Indulgenze Plenarie bisogna confessarsi e comunicarsi, e pregare secondo l’intenzione della S. Chiesa. Non é pero necessario che ciò si faccia nella Chiesa, od Oratorio della Congregazione.

ALTRE INDULGENZE ULTIMAMENTE ACCORDATE DAL S. PADRE NELL’UDIENZA DEL 4 FEBBRAIO 1841.

Sua Santità il Sommo Pontefice Gregorio XVI. accordò benignamente ad istanza. degli aggregati dell’Arciconfraternita un’Indulgenza Plenaria applicabile in suffragio de fedeli defunti da lucrarsi da ciaschedun confratello due volte il mese nel giorno, che gli piacerà scegliere, purché veramente contrito, confessato, è comunicato visiti devotamente una Chiesa, od Oratorio pubblico, e vi preghi secondol’intenzione di Sua Santità; e questa Indulgenza estesa pare agli Aggregati, a cui per malattia o per qualunque altro caso fosse impossibile il recarsi alla chiesa, purché ricevano i SS. Sacramenti, e adempiano invece quegli atti di pietà, che il confessore avrà loro imposti. Questa Indulgenza fu concessa alla Congregazione in perpetuo benché non espressa in forma di Breve.

Dato in Roma dalla Segreteria della S. Congregazione delle Indulgenze il 4febbraio 1841.

Segnato C. Cardinale CASTRACANE Prefetto,

A- PRIMAVALLE, Sostituto del Cancelliere.

Stato per l’esecuzìone: Dionisio Arcivescovo di Parigi 31 maggio 1841.

Per mandato: Goujou Canonico Onorario, Pro-Segretario.

C A P O II.

STATUTI DELL’ ARCICONFRATERNITA

I. Ad onore dell’ immacolato Cuore della Vergine SS., per ottenere con i suoi meriti la conversione dei peccatori, varie preghiere soglionsi recitare nella Chiesa Parrocchiale di Nostra Signora delle Vittorie a Parigi.

II. Tutti i Cattolici, di qualunque età, sesso o condizione essi siano, sono invitati ad associarvisi. Non altro da loro si richiede, che lo zelo della gloria di Dio, della salute dei loro fratelli, e un santo desiderio d’imitare, secondo il proprio stato, le virtù, di cui Maria SS. ci ha lasciati esempi sì ammirabili.

III. Tutti i congregati, per partecipare delle sante indulgenze, dovranno dare, il loro nome e cognome da scriversi nel registro dell’Associazione, e così verranno ammessi mediante la segnatura del Direttore. Nel tempo stesso sarà loro dato la Medaglia dell’Immacolata Concezione, detta, volgarmente la Medaglia Miracolosa., arricchita delle indulgenze. Si ricordino però di recitare a quando a quando la breve preghiera impressavi sopra; O Maria concepita senza peccato pregate per noi che a Voi ricorriamo.

IV. Il Parroco di Nostra Signora delle Vittorie sarà in perpetuo il Direttore dell’Associazione. E però egli ammette e inscrive nel registro le persone che entrano nella medesima, ne sottoscrive la patente di ammissione, ed è il custode del registro. Elegge, se così stima, un Vice-direttore tra i Sacerdoti del clero della Parrocchia per fare quando che sia le sue veci, e supplire in tutto ciò che appartiene all’Associazione. È in suo potere il sostituirne un altro quando gli piaccia.

V. Ogni, associato il dì della sua Associazione è invitato a contribuire con una volontaria offerta per le spese della medesima: cioè a dire, per gli Uffizi, che verranno celebrali in tutte le domeniche e le feste, per le prediche nei giorni delle feste proprie della Congregazione, per le Messe, che si celebreranno in nome degli Associati ad onore del Cuore di Maria per la conversione dei peccatori, e per suffragio dei Confratelli defunti; infine per l’ornamento della Cappella e dell’Altare, dell’Associazione.

VI. II prodotto di questo offerte, e delle limosine, che si raccoglieranno in tempo degli uffizi dell’associazione sarà depositato presso il Direttore che ne terrà esatto conto, come delle spese, che occorreranno! Tutto verrà pure notato in un particolare registro da esaminarsi da Mons. Arcivescovo di Parigi ogni qual volta, giudicherà. Due volte l’anno sarà reso conto del prodotto e dell’uso delle offerte e limosino ad una Commissione composta del Parroco, del Vice-Direttore, del presidente della fabbrica, del tesoriere e d’un altro membro del Consiglio della fabbrica da eleggersi dal Parroco direttore. Questa Adunanza o Commissione, si terrà ogni anno nei primi quindici giorni di febbraio e agosto; esaminerà i libri dell’entrata, e dell’uscita, e dopo un esame verbale vi apporrà la sua firma, rilevando il residuo del quale sarà depositario il Parroco.

VII. Procurino gli associati d’offrire ogni mattina al sacro Cuore di Maria tutte le loro buone azioni, le preghiere, le limosine, gli atti di pietà, le mortificazioni, e le penitenze che faranno nella giornata. La loro intenzione sarà di unirle ai meriti del sacro Cuore di Maria e agli ossequi, che esso fa di continuo all’Altissimo? di adorare con esso lui la SS. Trinità, il divino Cuore di Gesù, e d’Implorare dalla infinita sua misericordia la conversione dei peccatori.

VIII. Inoltre una volta al giorno da ciascun associato si reciterà devotamente la Salutazione Angelica, anzi il più sovente possibile insieme con quella supplica a Maria: Memorare etc. o in volgare Ricordatevi etc., e con quella invocazione: Refugium peccatorum ora pro nobis; Maria rifugio dei peccatori pregate per noi.

IX. Sovvengansi i congregati, che specialmente per mezzo della purità del cuore si meriteranno la protezione del Cuore immacolato di Maria: mettano però ogni lor diligenza per serbarlo, puro e, mondo, accostandosi spesso e con fervore ai santi Sacramenti della Confessione, e Comunione, massimamente nelle feste proprie della Congregazione

X. Per determinazione di Monsignore Arcivescovo di Parigi la festa principale (1)  della Congregazione si celebra la Domenica, che immediatamente procede, la Settuagesima. (1- La festa principale si deve celebrare nello stesso giorno da tutte le Congregazioni aggregate alla Primarie; in quel dì i Confratelli, si fanno un premuroso dovere di accostarsi alla S. Comunione per lucrare l’indulgenza plenaria che vi é annessa. Nel giorno dei Dolori – Venerdì della Settimana di Passione – la Congregazione onora io particolar miniera il Cuore afflitto di Maria SS. V’è pur la Comunione generale alla Messa bassa che si celebra all’altare di Maria, Dopo la Messa si canta lo Stabat Mater). – Il clero della Parrocchia è obbligato recitarne l’Uffizio, proprio; le altre feste sono la Circoncisione, la Purificazione, l’Annunciazione, la Desolata, la Natività, l’Assunzione, e l’Immacolata Concezione della Vergine SS., la Conversione di S. Paolo e la festa di S. Maria Maddalena. Tutti i sabati poi dell’anno, e in modo singolare il primo d’ogni mese sono consociati al Culto di Maria, e al fervore degli associati appartiene l’onorare tutti questi giorni distintamente.

XI.  Ogni Domenica dell’anno, e festa di precetto, come pure tutti gli altri giorni nell’articolo X, mentovati, si celebrerà una sacra funzione in nome di tutti gli Associati. In questa si canteranno prima i Vespri (1) della Vergine SS. poi vi sarà una predica, od istruzione sopra le verità d nostra santa Religione, seguirà quindi la benedizione col divin Sacramento preceduta dal canto delle Litanie della Madonna, dell’inno proprio, del Sub tuum praesidium, e del Parce Domine con le orazioni analoghe. La della funzione sarà celebrata dai Sacerdoti della Parrocchia destinati dal Parroco. Comincerà sempre alle ore 7 della sera nella Cappella di Nostra Signora delle Vittorie, all’Altare dell’ Associazione.

(1) Prima di cominciare l’Uffizio si recita à voce alta ed in comune l’Ave Maria. Là predica che si fa dopo l’Uffizio non è che una semplice istruzione sopra le Verità dogmatiche, storiche , o morali della nostra S. Religione. Al termine dell’istruzione il predicatore esorta gli Aggregati a pregare i generate per tutti i peccatori, e in particolare per quelli che hanno richiesto nella settimana precedente di esser particolarmente raccomandali. Questi per maggior chiarezza si sogliono distribuire in varie classi, v. g. uomini, donne, ammalati, vecchi etc. aggiungendo a ciascuna classe qualche, breve riflessione,. Giova ancora in quest’occasione, ad eccitamento comune, raccontare le conversioni già ottenute, purché lo permetta il penitente, e si usi somma-cautela per non dar giammai verun indizio di chi si parli. Dopo laBenedizione si recita ad alta voce nella Congregazione ‘Primaria, quanto in tutte le altre Aggregazioni, un Pater ed Ave, e la Giaculatoria Sancta Maria refugium peccatorum, ora-pria nobis. Questa pratica non si tralascia giammai per essere uno dei fini principali di questo devoto esercizio. Quando il bisogno della conversione di gualche peccatore fosse molto urgente, si sogliono esortare i Confratelli dì offrire a questo fine al Cuor di Maria: Comunioni, preghiere, ed altre simili opere di cristiana pietà).

XII. Ogni sabato dell’ anno, tranne il Sabato Santo, alle ore 9 della mattina si offrirà all’Altare dell’Associazione il S. Sacrificio in onore del Cuore di Maria per la conversione de’ peccatori (Chiunque o per la troppa lontananza, o per altro impedimento non vi potesse intervenire, entrerà a parte di questo pio esercizio, purché si unisca in spirito ai Congregati, assistendo, se gli sarà possibile, ad altra Messa in qualsivoglia Chiesa più vicina, od almeno congiungendo te sue preghiere, a quelle dei Confratelli). – Il Sacerdote prima della Messa reciterà ai piedi dell’Altare l’Orazione Memorare ec. e dopo il Sub tuum præsidium, e l’Ave Maria, Ogni primo sabato del mese alle ore 10 del mattino si offrirà il S. Sacrificio in suffragio degli Associali defunti; dopo il quale il Sacerdote reciterà il De profundis.

C A P O III.

SCOPO DELL’ ARCICONFRATERNITA.

Molte e varie sono le Congregazioni, che nella Chiesa Cattolica si stabilirono, onde rendere special culto di venerazione alla augustissima Regina del cielo, e Madre nostra Maria. Ed avvegnaché altre s’istituissero per compatirla nei suoi dolori, altre per ossequiarla nei misteri della sua vita, ed altre per imitarla nelle sue virtù; tutte però concordemente mirarono a quest’ultimo fine di onorare, glorificare, e farsi propizia sì possente Avvocata nei nostri bisogni, e soprattutto di rendere onore, e gloria al sommo Iddio dei favori, e privilegi, che in tanta copia degnossi di compartirle. Ecco in poche parole lo scopo principale, e comune di tutte le Congregazioni Mariane, ed ecco pure uno dei fini della Congregazione del SS. ed immacolato Cuore di Maria per la conversione dei peccatori, la quale non differisce punto da tutte le altre, siccome quella che intende principalmente di venerare con tenero, e filiale affetto il Cuore amabilissimo della Madre di Dio e rendere cosi all’augustissima Trinità quegli omaggi di ossequio, e divozione di cui le siam debitori. Senonchè per un secondo scopo, tutto Suo proprio,’ e singolare, da ogni altra pur si distingue, eziandio da quella che fregiata del titolo istesso del S. Cuore di Maria, si è oggimai fra fanti popoli e in tante città stabilita. Conciossiaché questa non mira più in là di ogni altra Associazione Mariana; venera l’amabil Cuore della Vergine, come sorgente di mille benedizioni; lo compassiona addolorato; si rallegra dei suoi gaudii; e si sforza d’imitarne le virtù, onde renderselo favorevole nei pericoli della vita e della morte. Laddove la nostra pia Unione, dopo la gloria di Dio, e l’onore di Maria, intende con grande impegno alla conversione dei peccatori. E  perciò è che i suoi congregati non si debbono giammai dimenticare di questo lor fine peculiare e distintivo, ed animati di quel santo zelo di cui arde il Cuore amoroso della Vergine, la sollecitano, e dolcemente la sforzano con le preghiere, e buone opere ad intercedere presso Dio per i poveri peccatori, e ritornare a Cristo tante pecorelle che vanno sviate e vagabonde dal suo ovile. E per mantenere sempre vivo in petto questo fuoco di carità, e porgere con maggior premura un sì pietoso soccorso ai suoi fratelli che pericolano nel più importante degli affari, oh! quanto possente motivo non trovano nel considerare il numero innumerevole di quelli che vivono in odio a Dio o abusano delle sue grazie, perdendo cosi il fine nobilissimo di lor creazione: ora l’alta impresa che è la salute delle anime per cui il Verbo eterno non dubitò di partirsi dal seno del Padre, e vestir le nostre carni; ora la sollecitudine con che la Congregazione affida loro per cosi dire lutti i peccatori che sono in questa terra, e li costituisce quasi apostoli della loro conversione. Epoiché Gesù Cristo è morto per la salvezza di tutti gli uomini, ragion vuole che essi non escludano nelle loro preghiere verun peccatore sia Cattolico, sia eretico, o di qualunque setta infedele (Alla congregazione sta molto a cuore la conversione dell’Inghilterra: a desidera che in tutte le Aggregazioni s’introduca il pio costume di raccomandarli ogni Domenica al Cuore SS. ed Immacolato di Maria, siccome ai suole dalla Primaria di Parigi). Questo è lo spirito della Congregazione del Santissimo ed Immacolato Cuor di Maria, istituita per la conversione dei peccatori; e questi sono i sentimenti comuni che stabiliscono una stretta unione fra tutti i suoi aggregati, per cui, ancorché sparsi in qualsiasi parte del mondo, vengono a partecipare scambievolmente dei meriti, e delle preghiere di tutta la pia Unione, non meno che delle copiose indulgenze perciò benignamente accordate dal sommo Vicario di Cristo. – La Congregazione non si limita ad alcuna determinata pratica di divozione, tranne un’Ave Maria da recitarsi ogni giorno; ma, proposto il suo fine, lascia al fervore di ciascheduno l’usare quei mezzi che più gliene possono facilitare il conseguimento. Suole bensì, il che è proprio di ogni pia Associazione, per motivo di culto esteriore, e per dimostrare anche.al di fuori, a comune edificazione dei fedeli gl’interni sentimenti dell’animo avere suoi esercizi di pietà, prediche, Messe, orazioni etc. come di leggieri si può rilevare dai suoi Statuti, i quali però servono piuttosto ad accennare, che a determinare quanto sia da praticarsi a tal riguardo. Notisi tuttavia che secondo il detto di S. Francesco di Sales nelle pie Unioni in cui non si contrae veruna obbligazione, come è la nostra, non si può altro che guadagnare senza correre giammai pericolo di perdere. Quindi chi trascurasse, od eziandio omettesse le pratiche della Congregazione, non solo menerebbe per questo alcun peccato neanche, leggiero. Che se taluno, o per infermità, o per qualunque altra legittima cagione non potesse adempierle non resterà privo, dei meriti, ove si unisca almeno con lo spirito, agli esercizi degli aggregati; anzi pe potrà lucrare tutte le Indulgenze, quando all’opere prescritte a Congregati supplisca con altre, da determinarsi sempre dal suo confessore. Ed è da avvertire ancora che l’adempimento di tali pratiche poiché, sono volontarie, e di sopra più non deve in nessuna guisa essere di discapito delle obbligazioni del proprio stato. – Finalmente la Congregazione raccomanda caldamente ai suoi aggregati, la purità di cuore, e una sincera compassione delle altrui miserie spirituali; ed a tal uopo possono essere di qualche giovamento alcune devote preghiere; e giaculatorie, che si trovano in fine di questo libro, notando però che l’Ave Maria deve essere come l’orazione comune di tutti i Confratelli. La Congregazione ammette tra i suoi aggregati, ogni ceto di fedeli di qualsivoglia età, non eccettuato neppure i bambini; conciossiacosaché il loro aggregarli sia più tosto un consacrarli a Colei a cui, tornano oltremodo grate le voci, e gli affetti dell’innocenza. Né esclude dal suo seno i peccatori per quantunque scandalosi, e incorreggibili; che anzi li accoglie a braccia aperte, e con solo riceverli tiene per certo d’averne già espugnata in parte la durezza, e spera che Maria non tarderà a compire l’opera incominciata; e però per questi in generale, e per taluno eziandio in particolare di cui venga richiesta, oltre ciascun giorno alla divina misericordia l’immenso tesoro delle preghiere di tutti gli aggregati insieme con i meriti del SS. ed Immacolato Cuor di Maria ed appena è mai che per mezzo di sì Valida Protettrice non ne ottenga il desiderato intento. Nei giorni di sabato siccome sacri a Maria, la Congregazione rende un particolar culto di venerazione ed ossequio a tanto buona Madre, e in onore del suo amabilissimo Cuore, offre a nome di tutti gli Aggregali sparsi per ogni parte del mondo l’augustissimo sacrificio dell’Altare. Tale è in compendio l’idea chiara, e giusta della Congregazione del SS. ed Immacolato Cuore di Maria, istituita in questi ultimi, tempi a vantaggio principalmente dei peccatori. Le meravigliose conversioni, che, si sono narrate nella prima parte di quest’operetta, e le troppe che resterebbero a raccontarsi, ove la prudenza noi vietasse, provano abbastanza che la premurosa e possente intercessione di Maria non ha limiti, e si estende ad ogni luogo, e ad ogni classe di persone; e che gode grandemente, di trionfare dei cuori più indurati nel male, e restii alle divine ispirazioni.

CAPO IV.

VANTAGGI CHE ARRECA L’ARCICONFRATERNITA.

I vantaggi che arreca l’Arciconfraternita sono numerosi ed immensi. I fedeli .che ne fan parte si assicurano cogli omaggi speciali ch’essi fanno al santo ed Immacolato Cuor di Maria; tutte le grazie della potente sua protezione, lo zelo che li anima per la gloria di Dio, la carità che l’infiamma per la salute dei loro fratelli, esercitano ed aumentano la loro fede e pietà. Noi lo attestiamo perché lo abbiamo costantemente osservato. Essi concorrono con i loro voti, e preghiere al buon effetto delle apostoliche fatiche dei missionari che vanno a recar la luce del Vangelo ai. popoli infedeli. E vi dan mano con le tenere loro suppliche, e partecipano al valore del zelo e dei meriti di tanti pii sacerdoti che in grembo alla stessa Chiesa si adoperano perla conversione dei peccatori. E domandano e ottengono le grazie del ritorno e della salute a tanti peccatori che probabilmente si sarebbero perduti per una eternità senza il loro soccorso. – Egli è questo una specie di apostolato che da loro si esercita col mezzo di voti e di preghiere. Ah sì, perseverino nei preziosi sentimenti, nelle sante disposizioni che la grazia ha loro ispirato, e si animino di una viva e santa confidenza nella divina misericordia. Maria cui han supplicato per i loro fratelli, Maria alla quale han le tante volte ripetuto: pregate per noi, poveri peccatori, ora e nel puntò di nostra morte, Maria non li abbandonerà in quel terribile momento. – Pei peccatori poi, oh quali vantaggi!Perduti il maggior numero, sommersi entro un mare d’iniquità, ingolfati nei disordini, negli eccessi di una vita al tutto brutale; agghiacciati dal gelo della indifferenza del secolo, somiglianti alle bestie, dice lo Spirito Santo; vivendo all’atto spensierati e prossimi a morire colla stupidità dei bruti, quale speranza loro resta’ a salute?Le grazie stesse di Dio, i soccorsi per se sì potenti della Religione, tornano a nulla, perché i miseri li disdegnano e li dispregiano; perciocché il cuor loro divenuto fango non è più capace di sentimenti celesti; ed ecco che la carità, divina trae dai suoi tesori e ci presenta un nuovo pegno di salute por i più disperati: perciocché ella ci offre il Santo ed immacolato Cuor di Maria. O potente o salutare, o dovizioso trovato! Da che-foste a noi ispirato, quante vittorie già contansi sull’inferno riportate? quante vittime a lui strappate? quanti peccatori sono rientrati nelle vie della grazia? quanti morienti che si parevano destinati all’eterno danno, non partironsi di questa vita se non dopo essersi riconciliati con la divina giustizia! Diciamo a gloria vostra, ó Maria rifugio dei peccatori, che il numero è troppo grande da non poterne noi far ragione: o quali vantaggi non procaccia questa santa devozione alle Parrocchie che hanno la fortuna, di possederla! Qui sì che potremmo parlare ancora per esperienza. Ma troppo da dir vi sarebbe se contar volessimo tutte le sante gioie, tutte le consolazioni onde la bontà divina si compiacque ricolmare la indegnità nostra, Ci contenteremo di darne un’idea dicendo come oggi 1 dicembre 1838, il novero delle Comunioni dal 1 gennaio, sorpassa la somma di undici mila in una Parrocchia, ove, fa due anni non potevasene contare, che settecento venti nel corso di un anno intero. – Un vantaggio poi, al quale per avventura non farebbesi attenzione, se nel prendessimo a notare e che frattanto è reale ed immenso, si è quello appunto che proviene dal concorso e dalla partecipazione a tutte preci, a tutti voti che offerti sono nell’Arciconfraternita. Tutti i membri che la compongono non formano che un sol voto, la conversione dei peccatori per la gloria di Dio. Essi uniscono i loro omaggi a Maria con questa intenzione; e questa unione è si stretta che le preci offerte dalla moltitudine dei fratelli al Sacro Cuor, di Maria, appartengono ad ogni fratello in particolare come quelle di ogni fratello in particolare appartengono a tutto il corpo dell’Arciconfraternita; per forma che un membro di essa isolato, abitante in America, o a Pietroburgo, in pregando per la conversione di un parente, di un amico, può applicare a questo pio fine tutte le preghiere, il merito di tutte le buone opere, comunioni etc. che vengono offerte per la conversione dei peccatori nel corpo della Arciconfraternita, Parimente il direttore di essa e così li direttori delle particolari Unioni che compongono il corpo dell’Arciconfraternita possono e debbono per la massima gloria di Dio e per procurare con maggior sicurezza e facilità la salute delle anime che sono loro raccomandate, applicar tutti i meriti riuniti di preci e di buone opere che sono tutte nel corpo dell’Arciconfraternita ai bisogni spirituali dei peccatori po’ quali sono stati impegnati. Dichiarano qui di fatto che tale si è lo spirito col quale l’Arciconfraternita è stata eretta e che non manchino mai di farne l’applicazione. Qual sentimenti di confidenza, di consolazione spargerà nelle anime di quella sposa, di quella desolata madre, di quel padre afflitto, che tremano e pregano per una persona che è loro cara e preziosa: il pensiero la certezza che migliaia di fratelli sparsi sopra tutta la terra, dividono i loro sentimenti ed unisconsi ai loro voti, alle loro preghiere, fermamente appoggiandosi su quella promessa di Gesù Cristo; se due di voi insieme si uniscono sulla terra, qualunque cosa domandino sarà loro accordata dal Padre mio che è nei cieli (S. Math, XVIII). – Se non entra nei disegni della divina Provvidenza di accordar loro di presente la grazia che essi sollecitano, non cadranno di animo per questo, pregheranno ancora, dappoiché dice Gesù Cristo: si convien pregar sempre, e mai stancarsene, tanto più che l’esperienza ci mostra come Iddio ritardi il momento della sua misericordia soltanto per renderla più strepitosa e consolante. D’altra parte e noi avvisiamo di averlo detto, un peccatore raccomandato all’Arciconfraternita rimane oggetto alle sue preci e v’e sempre compreso finché la bontà divina abbia accordato la grazia della sua conversione. – Per ultimo non sono voti soltanto e preci, valevoli per se stesse sul cuor di Dio, che l’Arciconfraternita offre alla divina giustizia a favore dei suoi clienti per disarmarla: v’ha pure l’adorabile Sacrificio della croce nel consumare il quale la divina Vittima profferì queste potenti, parole: Padre mio, perdonate loro, che non sanno quel che si fanno. V’ha pur dunque il divin Sacrifizio col favor del quale i peccati del mondo sono stati tolti e il genere umano con Dio riconciliato. Sono ben 62 volte all’anno che il Sangue adorabile di Gesù Cristo si offre in sull’Altare per soddisfare alla collera di Dio ed ottenere la conversione dei peccatori. E quante volte non vi si offrirà in seguito, quando questa santa e caritatevole istituzione sarà propagata in Francia e, lo speriamo, pel mondo intero? Avete voi inoltre notato quelle preci, quel divin Sacrificio offerto dodici volte l’anno, una volta al mese, per la eterna beatitudine dei fratelli defunti, degna ricompensa del loro zelo della pietà loro? Pensate che sino alla consumazione dei secoli si farà menzione di loro ai sacri Altari, si porgeranno suppliche e Gesù Cristo, sovrano nostro Mediatore, s’immolerà per la salute eterna dei fratelli, dei quali un gran numero sarebbe stato per avventura ben presto, senza questo aiuto, perpetuamente obbliato in terra. Arrogi a tanti vantaggi ì voti, le preghiere, gli omaggi di riconoscenza che le anime santificate dalla propria conversione, ammesse nel seno di Dio, e veggenti nella sua luce i caritatevoli sforzi per i quali uscirono dell’abisso, offriranno alla Maestà divina, con le quali elleno chiameranno incessantemente sui loro benefattori le grazie e le celesti benedizioni; e poi ditemi se questa santa istituzione non riunisce lutti i mezzi capaci di procurar la gloria di Dio, la felicità della Chiesa, la salute delle anime, la pace del mondo e un buon successo agli spirituali interessi di coloro che ne fan parte.

FESTA DELLA PURIFICAZIONE DELLA VERGINE (2019)

PURIFICAZIONE DELLA VERGINE MARIA

 [P. Vincenzo STOCCHI: Discordi Sacri – DISCORSO XVIII. Tipogr. Befani; Roma, 1884 – imprim.]

PURIFICAZIONE DI MARIA

“Et postquam impleti sunt dies purgationiseius, tulerunt illum in Ierusalemut sisterent eum Domino”.

Luc. XI, 22.

La vista di questa pompa solenne, la frequenza vostra in questo tempio, quella cara immagine di Maria svelata al popolo bolognese che le si prostra dinanzi, mentre mi commuovono il cuore, e mi inteneriscono fino alle lacrime, mi sollevano il pensiero alla considerazione della onnipotenza di Dio, la quale non dà mai più splendida vista di sé, che quando con arte di sapienza infinita trae il bene dal male. Gran cosa è infatti cavare dall’abisso del nulla il cielo e la terra, chiamare dalle tenebre la luce perché risplenda, seminare di stelle le volte azzurre del firmamento, accendere nel cielo il fuoco vivificatore del sole; ma dall’abisso smisurato del male e del male di colpa cavare il bene, e tal bene che Dio ne sia glorificato più assai che non fu vilipeso dal male; o questo è tal opera, nella quale l’onnipotenza supera per cosi dire se stessa: e certo la più grande fra le opere di Dio, la redenzione del mondo, si è compiuta ordinando al bene il massimo di tutti i delitti, il deicidio. Ora una di queste dimostrazioni di onnipotenza pare a me che ci si porga nella presente pompa di annuale solennità, e certo o signori a chi ci domanda perché questi otto giorni di celebrità dedicati a Maria, noi ne alleghiamo per cagione un orribile sacrilegio. Fu involata sacrilegamente questa immagine che veneriamo, fu ricuperata mirabilmente, questa solennità espia il sacrilegio e commemora il ritorno di Maria alla sua sede. Ecco dunque un furto sacrilego rivolto da Dio a gloria della sua Madre, ecco l’onore della Regina del Cielo germogliato dall’oltraggio e dall’onta che le inflisse una mano nefanda, e se il sacrilegio non precedeva, né io direi oggi da questo luogo, né voi udireste le lodi della Vergine Madre e del Figlio che porta fra le sue braccia. Alle quali lodi darà il tema la solennità che oggi corre della Purificazione di Maria, e io dentro la cerchia del mistero di questo giorno circoscriverò il panegirico. – La rivoluzione per rabbia di fare onta a Maria ha raso questa solennità dall’albo dei giorni sacri, io spiegandovi i misteri che in questo dì si commemorano, mi sforzerò di rivendicarlo a Gesù Cristo e a Maria.

1. Ciò che si avvera nei misteri tutti della vita mortale del Salvatore e Signor nostro Cristo Gesù, che in essi si diano la mano e cospirino con armonia mirabile, l’umiltà e la grandezza, la abbiezione e la sublimità, l’umiliazione e la gloria; apparisce in modo anche più stupendo nel mistero che oggi la santa Chiesa commemora della presentazione di Gesù al tempio e della purificazione di Maria. E vaglia la verità. Nel codice di Mosè esiste una doppia legge promulgata a nome di Dio: comanda la prima che tutti i primogeniti maschi del popolo ebreo siano portati al tempio, presentati al Signore e riscattati con un’offerta di argento. Comanda la seconda che la donna che ha concepito e partorito un figliuolo maschio sia immonda per quaranta giorni e poi vada al tempio, offra in sacrificio un agnello di un anno se può: se è poverella e non può, invece dell’agnello offra due tortore o due colombe. Questa è la legge. Ora chi in questo giorno si fosse trovato nel tempio di Gerusalemme quando Maria e Giuseppe entrarono portando Gesù pargoletto di quaranta giorni, nulla avrebbe veduto di singolare, nulla che degno gli paresse di richiamare la sua attenzione. È una sposa di primo parto che fornito il puerperio viene al tempio a purificarsi, l’accompagna il suo sposo e portano al tempio stesso il primo frutto del loro connubio per offrirlo secondo la legge al Signore. Quel pargoletto leggiadro che Maria introduce nel tempio portandolo tra le sue braccia è una Persona che sostenta due nature e secondo le due nature vanta una doppia generazione e una doppia natività. Secondo la generazione eterna è il Verbo figliuolo del Padre, secondo la generazione temporale il medesimo Verbo è figliuolo di Maria. Dal Padre che eternalmente lo genera, eternalmente riceve la natura divina, dalla Madre che lo ha generato nel tempo ha temporalmente ricevuto la natura umana, ma queste due nature non moltiplicano il soggetto, e la medesima persona del Verbo fatto carne che sostenta le due nature è Gesù. In principio erat Verbum, dice l’evangelista S. Giovanni, rimovendo il velame del gran mistero. In principio il Verbo era. Non basta. Et Verbum erat apud Deum et Deus erat Verbum. (Io. I , 1) Questo Verbo che era a principio e non ha per conseguenza principio ed è eterno, era presso Dio ed era Dio. Era Dio perché Dio è uno solo, e il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo sono un sol Dio. Era presso Dio perché il Verbo che secondo la natura è un solo Dio col Padre, secondo la persona è dal Padre distinto ed è col Padre, e il Padre è con Lui. Hoc erat in principio apud Deum. E col Padre che lo genera questo Verbo era a principio perché la generazione non importa anteriorità e posteriorità di tempo fra il generato e il generante, ma ordine solo di origine, principio e generante il Padre, generato e Figliuolo il Verbo, ma entrambi eterni, anzi un solo eterno perché un solo Dio. Creatore per conseguenza di tutte le cose il Padre e creatore il Verbo. Omnia per ipsum facta sunt. Nessuna cosa si trova tra le cose create che non sia stata creata dal Padre e nessuna cosa che non sia stata creata dal Verbo, et sine ipso factum est niliil quod factum est. (Io. I, 3). Il Verbo era vita per essenza, il Verbo luce, il Verbo creatore del mondo. In ipso vita erat. Erat lux vera. Mundus per ipsum factus est. (Io. I,10) E questo medesimo Verbo, questo generato dal Padre, questo Creatore, questa luce, questa vita, questo Verbo si è fatto carne, ed ha abitato fra noi, e non ha cessato però di esser Figliuolo del Padre. Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis, et vidimus gloriam eius, gloriam quasi unigeniti a Patre. (Io. I, 14.) Eccovi dunque un miracolo che ogni estimazione sorpassa, eccovi un bambinello di quaranta giorni che è eterno, eccovi una creatura che è il Creatore, eccovi un Dio che è uomo, eccovi un uomo che è Dio, eccovi un debole che è onnipotente, eccovi un Onnipotente che è debole, eccovi, che è dire tutto in uno, eccovi il Verbo di Dio fatto carne e venuto ad abitare fra noi, et Verbum caro factum est et habitavit in nobis. – Tale e tanto è il pargoletto che in questo giorno si presenta nel Tempio. Un Dio esinanito fino a sostentare personalmente una individua natura umana, un uomo esaltato fino a sussistere in una Persona divina. Ma non meno del Figliuolo portato al tempio è mirabile la Madre che il porta. Essa è Maria, vergine della regia stirpe di Dio. Θεοτόκος (= Teotokos)Genitrice di Dio, ecco il vocabolo unico che esprime adequatamente la eccellenza e la dignità di Maria. E perché? Perché quest’uomo Gesù che è il Verbo di Dio sussistente nella natura umana, non secondo la sua natura divina, ma secondo la natura umana egualmente sua, è stato da Lei generato con vitale somministrazione materna e da Lei prodotto in similitudine di natura e consustanziale alla Madre: mediatamente e remotamente seme di Adamo, di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di David: immediatamente e prossimamente per verace e propriamente detta generazione materna, seme della donna per eccellenza, della Vergine benedetta, semen mulieris. Non ha quindi Maria generato un uomo in cui il Verbo pigliasse l’abitazione come bestemmiava Nestorio, non è stata un mero canale per cui il Verbo con la carne assunta sia trapassato, come altri eretici farneticarono, no no: se così fosse Maria non sarebbe Madre di Dio, avrebbe generato al più l’umanità del Verbo non il Verbo secondo la umanità: Maria in modo materno della sua sostanza, operando soprannaturalmente lo Spirito Santo, comunicò la natura umana alla divina Ipostasi del Verbo di Dio; onde il Verbo di Dio è vero figliuolo naturale di Dio e della Vergine. E dico della Vergine, perché senza offesa del verginale suo giglio concepì Maria il Verbo, che come concepito adornò, profumò, sublimò la virginità della Madre; così partorito lasciò intatto il claustro per cui passò quasi raggio di sole per un cristallo tersissimo. Ecco dunque l’obbietto della solennità di questo gran giorno. Il tempio di Gerusalemme che riceve secondo la profezia di Malachia l’Angelo destinato del testamento, e lo riceve partorito sulle braccia della più sublime creatura che fosse mai, la figlia di David, la Vergine benedetta, che ha concepito e partorito un figliuolo che porta il principato sugli omeri, perché Uomo Dio.

2. Ma se è così, succede naturalissima la domanda: perché, perché mai questa Vergine e questo pargolo vengono al tempio in questo quarantesimo giorno dal parto e dal nascimento? Esiste, come accennai, una doppia legge mosaica che impone al dì quarantesimo l’oblazione del primogenito al tempio, e la purificazione della Madre, ma questa legge non lega né Gesù che è Dio, né Maria che unica e sola è, per inaudito portento, Vergine e Madre. Qui i santi Padri entrano per cosi dire in arringo e ragioni arrecano validissime, perentorie, irrefragabili, affine di provare convenientissima questa presentazione del Figlio al tempio e questa purificazione della Madre. Il Figlio volle dare in sé un esempio di obbedienza perfetta alla legge, la Madre non volle respingere la umiliazione di essere tenuta madre comune, ambedue vollero porgere questo ossequio alla maestà del Signore ripagando, con obbedienza in cosa non debita, la fellonia delle umane prevaricazioni. E queste sono ragioni che non ammettono replica perché verissime. Ma a me è sempre piaciuta di preferenza un’altra ragione, la quale prova che fu convenientissimo. e starei per dire necessario che Gesù e la Vergine ciascuno dal canto suo alla legge doppia si soggettassero, e la ragione è questa: Gesù è il Verbo di Dio fatto carne, che nato della Vergine Maria portò dal seno della Madre l’ufficio di Redentore e però di sacerdote e di vittima del genere umano. Ponete mente. Il Verbo di Dio avanti la incarnazione, quando aveva solo come propria la natura divina non fu, né poteva essere, sacerdote né vittima, questo è evidente: perché al Verbo secondo la natura divina conviene ricevere non offrire il sacrificio e la vittima. Ma non appena il Verbo fu fatto carne fu incontanente vittima e sacerdote, perché dalla volontà divina fu destinato, ed Egli offerse da se medesimo ad immolarsi sull’altare della croce vittima umano-divina in sostituzione del genere umano. Mirabil cosa! Dio era stato offeso da tutto il genere umano e per placarlo era mestieri un mediatore adeguato che sostituito all’uomo soddisfacesse alla giustizia di Dio, ma questo mediatore non poteva essere solamente creatura e non poteva essere solamente Dio; non poteva essere solamente creatura perché nessuna creatura si adegua alla divina altezza per modo da potersi interporre, se cosi è lecito dire, per ufficio tra l’uomo e Dio; non poteva essere solamente Dio, perché, dice S. Paolo, mediator unius non est. (Gal. III, 20) Nessuno può essere mediatore presso se stesso. Ed ecco mirabile invenzione della divina Sapienza. La seconda Persona della Trinità sacrosanta assume la natura umana, ed avete un mediatore che non è solamente creatura né solamente Dio. Non è solamente creatura perché anche secondo la umanità Gesù è il Verbo di Dio; non è solamente uomo perché la natura assunta non ha personalità propria e sussiste nella Persona del Verbo; così Gesù mediante la persona comunica con la divinità, mediante la natura assunta comunica con gli uomini e tramezzando fra l’offensore e l’Offeso è verissimo mediatore naturale, per l’incarnazione costituito Gesù cioè vittima sostituita per tutto il genere affinché porti le iniquità di tutti sopra di sé, e placando l’ira divina riconcili con Dio l’uman genere. – A questo signori miei a questo era nato, a questo cresceva Gesù, ad esser vittima che pagasse per noi. Ma della vittima è proprio che venga presentata al tempio e collocata sull’altare che deve innaffiare col proprio sangue, e così Gesù fino dal primo albore della sua vita al tempio viene presentato e fa la solenne oblazione di sé per la salute del mondo al Padre, e il Padre accetta il cambio del nuovo Adamo capo della rigenerata umanità, e da allora in poi ogni respiro di Gesù, ogni palpito del suo cuore, ogni vagito, ogni pensiero, ogni affetto, tutto insomma anima corpo, vita, morte, sangue, pene, fatiche, tutto è sangue, vita, morte, pene, fatiche di vittima, perché tutte le opere di Gesù Cristo sono prezzo della redenzione, la quale se si attribuisce alla morte è solo per questo che la morte pose il colmo e il suggello e consumò coll’opera principale il riscatto del mondo che le opere teandriche antecedenti avevano iniziato. Ecco un degno perché della presentazione al tempio del pargoletto Gesù. Era vittima già designata alla redenzione del mondo, doveva dunque essere offerta fin dagli esordì della vita acciocché tutto, tutto fosse in Lui operazione di vittima dalla culla alla croce.

3. Ma se è così: se Gesù doveva, come vittima designata a pagare i non suoi peccati, essere offerto al tempio, vedete subito quanto era conveniente che al tempio, come fosse una madre comune, lo presentasse Maria. Si ripete tutti i giorni nella santa Chiesa la dottrina sublimissima invero che insegna, come Gesù è il nuovo Adamo capo del genere umano rigenerato. Ma con questa dottrina va intimamente connessa 1’altra che compagna del nuovo Adamo nella nostra ristorazione sia un’Eva novella migliore della antica, e questa Eva novella è Maria. Questa dottrina è rivelata da Dio; e nel famoso proto Evangelio si parla di una donna per eccellenza nella quale sempre si è riconosciuta Maria, e S. Ireneo, S. Epifanio, S. Agostino e tutto in una parola il coro dei SS. Padri tessono un parallelo tra la prima madre del genere umano che partorì i figliuoli alla morte e la seconda che li partorisce alla vita, e quando Maria rispose all’Angelo, che le chiedeva il consenso, quell’ineffabile, ecce ancilla Domini: fìat mihi secundum verbum tuam. (Luc. I , 38) nel profferirsi alla divina maternità, si profferse ad essere sacerdotessa e vittima del genere umano. Gesù dunque fino dai primi albori della sua vita mortale viene offerto vittima al tempio perché cresca in istato di vittima fino alla croce, e al tempio col pargoletto in braccio si presenta Maria, e offre se medesima col Figliuolo al grande olocausto col quale deve essere ristorato il mondo e pacificato nel sangue della croce di Gesù Cristo il cielo con la terra. Quindi Maria che oggi col Pargoletto in braccio ci si mostra nel tempio intraprende una carriera che finirà sul calvario appiè della croce. E la sacerdotessa dell’uman genere che oggi presenta al tempio la vittima, la dovrà poi con alto strazio del cuore offrire in opera quando Madre dolorosissima starà spettatrice e parte delle pene che all’età di trenta anni uccideranno di viva forza questo unico e innocentissimo frutto delle sue viscere, vittima sostituita per tutto il genere umano, Cristo Gesù. Eccovi dunque perché non astretta dal vincolo della legge pure viene al tempio Maria. Viene per motivo più alto senza misura che non è l’osservanza di una cerimonia mosaica. Ma perché dunque si purifica al pari delle altre donne dalla immondizia di un concepimento immacolato e di un parto verginale? Perché vuole imitare il frutto delle sue viscere, che essendo santo e impolluto si fece peccato per noi, e la infinita purità apparve un lebbroso, un percosso, un umiliato da Dio. Vedete guest bambino! Omnes nos quasi oves erravimus, vi posso dire con Isaia, unusquisque in viam suam declinami, et posuit Dominus in eo iniquitates omnium nostrum. (Is. LIII, 6) Tutti noi siamo andati errando come pecore stolte, indisciplinate, ciascuno ha declinato per la sua via, e Dio ha posto sopra di esso tutte le nostre iniquità, e oggi le riceve sopra le spalle e le porterà sulla croce. E dal bambino posso rivolgere la parola e il guardo alla madre, e vedete, posso dirvi, vedete voi questa donna? Questa donna immacolata, innocentissima, piena di grazia è una vittima destinata al dolore, e partoriti naturalmente al peccato ci partorirà fra le pene alla grazia. – Questi affetti, o cuori magnanimi della Madre e del Figlio, in questo memorando giorno vi tempestarono, e il Padre nella duplice oblazione ricevette per dir così una primizia dell’olocausto e una caparra del prezzo, odorò in odore di soavità la duplice vittima e diede ad entrambi dell’accettazione il pegno, e quasi dissi col suo suggello lo suggellò.

4 Sì o signori, eterno Padre in questo giorno suggellò la duplice vittima, e fu Simeone vecchio, dice Agostino, annoso, provato, famoso, che pronunziando i destini del Figlio appressò il rovente suggello al cuore della Madre. Era in Simeone lo Spirito Santo, e lo Spirito Santo lo aveva fatto certo che non avrebbe veduto la morte se prima con gli occhi suoi veduto non avesse il Messia, e si trovava in questo giorno nel tempio e lo Spirito Santo gli aveva ispirato di andarvi. Ed ecco entrano Maria e Giuseppe nel tempio e la madre porta tra le braccia il suo bambinello. Li vede Simeone, sente una voce che gli dice al cuore quel Bambinello egli è desso, con le braccia prostese, con gli occhi ardenti, con la fiamma del desiderio nel volto corre con tremulo piede al Bambino, e senza più lo si reca tra le sue braccia. O Signore, Signore, ora, ora è il tempo, raccogliete pure in pace l’anima mia poiché questi occhi hanno veduto il mio Salvatore. Così giubilando gridò Simeone, ma poi annuvolossi ad un tratto e scurato il sembiante, corrugata la fronte, con occhio addolorato si rivolse alla Madre. E questo pargolo, disse, è posto in ruina e in risurrezione di molti in Israele e in bersaglio di contraddizione. – E tu, donna, preparati perché una spada ti trapasserà l’anima da parte a parte. Positus est hic in ruinam et resurrectionem multorum in Israel et in signum cui contradìcetur, et tuam ipsius animam pertransibit gladìus. (Luc. II, 34.) Eccovi con questopresagio, quasi con un suggello medesimo suggellato il Figlioe la Madre e costituiti entrambi in grado di vittime. Povera Madre!Non appena suonò sul labbro di Simeone quella profezia formidabile,intese subito che spada fosse quella che la aspettava,tutto, tutto vide e comprese. Vide come allora accadesse la carneficinadel frutto delle sue viscere, e allora fu per mio credereche il Cuore di Gesù impresse se medesimo come suggello sulcuore di Maria per tal modo che il cuore del Figlio non battessed’un palpito, non fosse commosso di un affetto al quale non consentissee corrispondesse il cuore della Madre. Ora il cuore diGesù fu sempre un cuore di vittima, e dal presepio di Betlemfino al Calvario mai non cessò di prepararsi e quasi corroborarsialla croce. Cresceva Gesù e di bambino si faceva pargoletto, e questemembra che crescono, diceva giorno e notte, crescono al martirioe alla croce. Procedeva l’un di più che l’altro, e di pargolettosi faceva adolescente, di adolescente garzone, ma semprela croce col duro peso gli gravitava sul cuore e garzonetto pienodi grazia e di sapienza, una cara mestizia gli annuvolava la frontesu cui si diffondeva l’amore, e quella mestizia era il pensierodella croce. Alla croce si preparò nella officina di Nazaret, quandotrattò con la divina mano arnesi fabrili, e quando giovane uscidalla tenda alla pugna, e predicò alle turbe il regno di Dio, ognipasso che stampò sul terreno l’offerse al Padre come un passoalla croce. O cuore di Gesù cuore di vittima, un palpito un palpitosolo non ti commosse, senza che urtassi nella durezza terribiledella croce. E che cuore fu il tuo in questo tempo medesimoo immacolata Figlia di David se non un cuore di vittima? Se Gesùcresceva e di bambino si faceva pargoletto, di pargoletto adolescente,di adolescente garzone, di garzone giovane adulto, cresceva sempresotto i tuoi occhi e tu lo vedevi, lo vedevi e vederlo e sentirtisuonare all’orecchio le parole di Simeone era un punto solo.Stringeva Maria al cuore il suo pargoletto e si deliziava in quellamembra cui illeggiadriva la grazia, e sentiva dirsi, questo pargoletto è posto in ruina e risurrezione di molti. Nutricava allaviva fontana del petto verginale quel caro pegno cui vaporava ilprofumo della inabitante divinità, e il cuore le ripeteva. Questoamore è posto a bersaglio di contraddizione. Vedeva crescere ilsuo diletto, dolcissimo garzoncello dagli occhi di colomba, dallaguancia di rosa sulle cui labbra si diffondevano le soavità celestiali,e prepàrati, udiva replicarsi, o Madre, perché una spadati deve trapassare l’anima da parte a parte. Vedeva farsi giovaneil suo Gesù e con Gesù che veniva in età, vedeva avvicinarsi ilmartirio, vittima insomma e madre di vittima, nel cui cuore lacarità di Dio mesceva la fiamma col naturale amore di madre,ebbe sempre sul cuore e davanti agli occhi la croce nella qualecon l’olocausto del Figlio sarebbe salito al Cielo in odore di soavitàl’olocausto altresì della Madre. O Anna profetessa figliuolaottuagenaria di Fanuele che coi digiuni e colle orazioni servendoDio ti sei meritata la gran ventura di vedere l’incarnato Verbodi Dio, parla pure di Lui a quanti aspettano la redenzione d’Israele,ma parla al tempo medesimo di Maria e non disgiungere la Madredal Figlio, e dì a tutti che due vittime si suggellano in questogiorno per essere una sola oblazione per la nostra salute.

5. Ma perciò stesso che era Gesù il nuovo Adamo vittima universale del genere umano, ottimamente profetizzò di Lui Simeone che Egli era posto in ruina e in risurrezione di molti in Israele e in bersagliò di contraddizione. La seconda parte di questa terribile profezia esplica e dà ragione della prima, e vale come se dicesse così: Siccome questo fanciullo sarà bersaglio di contraddizione; così è anche posto in ruina e in risurrezione di molti. Mirabil cosa signori miei! Correva il quarantesimo secolo da che il genere umano era strazio e ludibrio di satanasso, da che gli uomini a maniera di turbolenta fiumana precipitavano, una generazione dopo l’altra, all’inferno, da che la terra gemeva sotto il peso della vetusta maledizione: per tutto il mondo era una viva espettazione di cose nuove e di un nuovo ordine di secoli, in Israele si aspettava il Redentore promesso, si consultavano i Profeti, si stancava il Cielo con suppliche moltiplicate. Pareva che comparso appena fra gli uomini questo desiderato, i popoli, le genti, le tribù, le lingue dovessero correre a calca per adorarlo e collocarlo colle proprie mani sui loro altari. Ma invece, o Dio! Non appena questo desiderato comparve, cominciò subito la contraddizione per conto di Lui: e un gran numero di uomini, o perfidia forsennata ed immane! si rivolsero il Figlio di Dio venuto a salvarli in causa e strumento di perdizione e di rovina. La cosa era predetta, e Isaia a nome di Dio aveva profetizzato così. Io porrò in Sionne una pietra viva, provata, angolare, preziosa fondata nel fondamento. Questa pietra è Gesù Cristo, e sopra di essa è scolpita questa iscrizione. Qui ceciderit super lapidem ìstum confringetur, super quem vero ceciderit conterei eum. (Matth. XXI, 44.) Chi urterà contro questa pietra si sfracellerà, e coloro sopra i quali essa cadrà ne saranno schiacciati. Però, grida S. Pietro principe degli Apostoli, questa pietra viva, eletta, provata, angolare, preziosa, collocata nel fondamento dalla mano stessa di Dio, è inevitabile: tutti gli uomini che vivono sulla terra la trovano intraversata sulla loro via e conviene che scelgano o lasciarsi edificare sopra di lei o essere da lei stritolati. Ciò vuol dire che per conto di Gesù Cristo non si può essere indifferenti: qualunque ne ascolta la menzione ed il Nome è strette subito da una ineluttabile necessità di pigliare un partito : o con Lui o contro di Lui: via di mezzo non ci è. Egli è posto in bersaglio di contraddizione. Positus est in signum cui contradicetur. (Luc. II, 34.) Tutta la storia dei diciannove secoli che sono corsi dalla nascita di Gesù in Betlemme fino ai di nostri confermano questo vero e ci mostra il Figlio di Dio e di Maria posto in bersaglio di contraddizione e in rovina e in resurrezione di molti. Vi piace vederlo signori miei? Attendete e lo vedrete dopo che mi avrete concesso un breve respiro.

6. Gesù è posto bersaglio di contraddizione in ruina e in resurrezione di molti. Bene sta: ecco che nato appena Gesù, Erode lo trova sulla strada: posto al bivio conviene che scelga: sceglie di cozzare contro la pietra: cozza e ne è sfracellato. I Giudei vedono questa pietra nel mezzo a loro: osservano questa pietra, non piace loro, la disconoscono, la ripudiano la riprovano: la pietra cade sopra i riprovatori, li schiaccia tutti, e per propria virtù colloca se medesima nella testa dell’angolo Onesta pietra viene di poi consegnata agli Apostoli che la portano in faccia ai regi e alle genti: ed ecco non appena se ne ascolta la menzione ed il nome, il tumulto della contraddizione incomincia. Popoli e monarchi, nobili e popolani, dotti e ignoranti, nazioni civili e barbare si dividono in due schiere, altri aderiscono a questa pietra e ad essa si stringono, altri la osteggiano con contraddizione mortale. Si combatte accanitamente, il furore ministra le armi, cadono sfracellati i nemici e la pietra sta. E chi ha lingua e penna per descrivere le lotte e i trionfi di questa pietra? O pietra benedetta: tu lottasti in Roma contro la spada degli imperatori e vincesti: lottasti in Grecia contro la superbia dei filosofi e vincesti: lottasti contro tutte le passioni e le corruttele umane congiurate ai tuoi danni nel rimanente del mondo e vincesti. Vincesti e sottomettesti e l’indiano corrotto e l’ebreo feroce e l’arabo molle e l’africano indomito e l’adusto egiziano e il barbaro scita. Anche di trionfo in trionfo contraddetta sempre e sempre posta in rovina e in resurrezione di molti, verificasti la profezia di Daniele e diventata un gran monte empiesti di te medesima tutta la terra. Ma dopo tante vittorie non cessasti di essere bersaglio di contraddizioni, e alle mannaie, ai roghi, agli eculei, alle fiere dei Cesari, dei proconsoli, dei prefetti successero le perfidie e i cavilli degli eretici: ai cavilli e alle perfidie degli eretici, le nequizie teologiche dei Cesari bizantini; alle nequizie teologiche dei Cesari bizantini, le scimitarre e la ferocia dei barbari; alla ferocia e alle scimitarre dei barbari, la truculenta bestialità degli imperatori tedeschi, e poi di nuovo gli eretici, e dopo gli eretici i regalisti, e dopo i regalisti i politici, e dopo i politici quei mentecatti che il secolo passato chiamò filosofi. Al secolo dei filosofi successe il secolo della rivoluzione: contraddizione successe a contraddizione, assalto ad assalto, impeto ad impeto, furore a furore; Gesù Cristo fu a molti in resurrezione a molti in rovina, caddero urtando nella pietra uno dopo l’altro i nemici e la pietra sta. Ma che fremito è questo che mi percote le orecchie? Che si medita nei consigli dei monarchi e nelle assemblee dei popoli? Ecco che genti sorgono contro genti, regni contro regni, ecco che la terra rende più che mai somiglianza di un mare dove ed Euro e Noto, ed Affrico ed Aquilone ed Austro si avventano con tutto l’impeto della loro rabbia e mescolano le onde dall’imo fondo e levano i flutti alle stelle. Che pretendono, che vogliono gli uomini arrovellati e stravolti da sì furibonda vertigine? È la tempesta, il fremito, il tumulto, il furore dell’antica contraddizione intorno l’antico bersaglio Gesù Cristo, Figliuolo di Dio e pietra angolare del mondo. Stupenda cosa, signori miei, meraviglioso spettacolo! Noi assistiamo ad una lotta tra Gesù Cristo e la rivoluzione quale non fu vista forse mai per lo addietro. La rivoluzione fa sforzi eroici per togliersi davanti Gesù Cristo che le fa paura, ma più dà opera di evitare questa pietra e più se la trova dinanzi intraversata ai suoi passi. Vede la oscena questa pietra e freme e ringhia e spuma e latra e si arrovella ma invano. Affronta direttamente il terribile bersaglio. Ci urta con la insana testa e sente crosciarne al colpo le ossa. Fa opera di scansarla dissimulando il dispetto sotto la maschera di cinica indifferenza? E questa pietra le fa da se medesima inciampo ai piedi. Proclama la separazione dello stato da Gesù Cristo e dalla sua Chiesa? E Gesù Cristo si presenta ad ogni passo in mezzo alla via e la costringe ad occuparsi di esso dicendo, son qua. Protestate di non credere, protestate di non curarvi, deridete, bestemmiate, rubate, calpestate, insultate, ma vi trovate sempre alle mani con Gesù Cristo e il sarcasmo medesimo, la bestemmia, e le opere da ladroni che vi nobilitano, dicono in loro favella che una catena fatale a Gesù Cristo vi tira per sfracellarvi contro di Lui e verificare il vaticinio di Simeone che come esso è posto in  bersaglio di contraddizione cosi è anche posto in ruina e in risurrezione di molti. Ma noi o Gesù Cristo crediamo: crediamo e la nostra fede è la nostra gloria: noi nella contraddizione che vi bersaglia ci schieriamo dalla parte vostra. Quanto abbiamo di bene di forza, di spiriti, di coraggio, di vita, vogliamo tutto spendere per Voi. Voi accoglieteci sotto il vostro stendardo. Passa il mondo e gli uomini passano con esso. Tra pochi giorni il corpo di questi vermini che vi fanno guerra sarà un pugno di fango e l’anima verrà ai vostri piedi. Dio santo, Dio eterno, Dio immortale, Gesù Cristo figliuolo di Dio, viva a Voi l’anima nostra e ci sostenti intanto quella fede la quale è la vittoria che vince il mondo.