DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONERIA (8)

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO MASSONERIA (8)

DI MONSIGNOR AMAND JOSEPH FAVA

VESCOVO DI GRENOBLE
 

LIBRERIA OUDIN, EDITORE – 1882

PARTE SECONDA.

COSA PENSARE DEL PROGETTO DELLA MASSONERIA DI DISTRUGGERE IL CRISTIANESIMO E SOSTITUIRLO CON IL RAZIONALISMO?

V. – Il progetto della Massoneria è antisociale.

Il lettore che ci segue ha già conosciuto i vari personaggi che hanno avuto un ruolo importante nella storia massonica. Si è visto che Socino, il padre della setta, si era dedicato allo studio della teologia e che aveva dato alla sua opera un carattere religioso, o piuttosto antireligioso. Egli era davvero un eresiarca. Cromwell, uomo di guerra e di diplomazia, che si dedicò poco allo studio della teologia, non avrebbe dato alla Massoneria questo carattere, se non fosse stato indottrinato dai sociniani, giunti in Inghilterra dalla Polonia. Cromwell è l’ambizioso cospiratore, come lo dipinge Bossuet, il massone di alta scuola che passa dalla teoria alla pratica. – Bossuet, parlando di quest’uomo, evidentemente non conosceva l’opera da lui iniziata in Inghilterra, e di cui Carlo I° era stato la sfortunata vittima, altrimenti avrebbe alzato la voce, e guardando alle conseguenze del socinianesimo di Cromwell, avrebbe, parlando di lui, avvertito i re del destino che la setta riservava loro in futuro; Bossuet avrebbe intravisto Luigi XVI sul patibolo, con la stessa facilità con cui noi da vent’anni prevediamo l’assassinio di imperatori e presidenti di Repubbliche contrarie alla setta massonica. Non possiamo esimerci dal porre qui, ancora una volta, davanti agli occhi del lettore, il ritratto di Cromwell, soprattutto perché è una prova a sostegno di ciò che vogliamo dimostrare, ossia che il progetto della Massoneria è antisociale: « Un uomo incontrato con un’incredibile profondità di mente, un raffinato ipocrita oltre che un abile politico, capace di intraprendere e nascondere tutto, ugualmente attivo e instancabile in pace ed in guerra, che non lasciava nulla alla fortuna che potesse sottrarle con il consiglio e la lungimiranza; ma per il resto così vigile e pronto a tutto, che non perdeva mai le occasioni che essa gli presentava; infine, uno di quegli spiriti inquieti e audaci, che sembrano nati per cambiare il mondo. Quanto è rischioso il destino di tali spiriti, e quanti sono nella storia quelli a cui la loro audacia è stata funesta! Ma cosa non fanno quando a Dio piace usarli? A quest’ultimo fu dato di ingannare il popolo e di prevalere sui re. Infatti, poiché vedeva che in questo infinito miscuglio di sette, che non avevano più regole certe, il piacere di dogmatizzare senza essere rimproverati o costretti da alcuna autorità ecclesiastica o secolare, era il fascino che possedeva gli spiriti, egli seppe così ben conciliarli da formare un corpo formidabile da questo mostruoso assemblaggio. Quando si trova il modo di prendere la moltitudine con l’esca della libertà, essa la segue ciecamente, purché ne senta solo il nome. Questi, occupati dal primo obiettivo che li aveva attratti, andavano avanti, senza accorgersi che stavano andando verso la schiavitù; e il loro sottile conduttore, che, combattendo, dogmatizzando, mescolando mille personaggi diversi, facendo il dottoro ed il profeta, oltre che il soldato ed il capitano, vide di aver incantato il mondo a tal punto da essere guardato da tutta l’armata come un condottiero inviato da Dio per la protezione dell’indipendenza, cominciò a rendersi conto che poteva spingerli ancora oltre. Non vi racconterò il fortunato proseguimento delle sue imprese, né le sue famose vittorie, la cui virtù ne è indegna, né quella lunga tranquillità che ha stupito l’universo. È stato un consiglio di Dio quello di istruire i re a non lasciare la sua Chiesa. Voleva scoprire con un grande esempio tutto ciò che l’eresia può fare; quanto sia naturalmente indisciplinata ed indipendente, quanto sia fatale alla regalità e ad ogni autorità legittima. Inoltre, quando questo grande Dio ha scelto qualcuno per essere lo strumento dei suoi disegni, nulla ferma il suo corso; egli incatena o acceca o doma tutto ciò che sia in grado di opporre resistenza: « Io sono il Signore – dice per bocca di Geremia – ho fatto la terra con uomini e animali e la metto nelle mani di chi voglio. Ed ora io ho voluto sottomettere queste terre a Nabucodonosor, re di Babilonia, mio servo. »  Lo chiama suo servo, anche se è infedele, perché lo ha incaricato di eseguire i suoi decreti: « Ed io comando – continua – che tutte le cose gli siano sottomesse, anche le bestie »: tanto è vero che tutte le cose si piegano e sono flessibili quando Dio comanda. Ma ascoltate il resto di questa profezia: « Io voglio che questi popoli gli obbediscano e che obbediscano a suo figlio, finché non venga il loro tempo ». Vedete, Cristiani, come i tempi siano segnati, come le generazioni siano contate. È Dio a stabilire quanto durerà il sonno e quando il mondo si sveglierà. – Ecco Cromwell, che fa delle varie sette, come Socino, un assembramento mostruoso; prende la moltitudine con l’esca della libertà di coscienza, della libertà a tutti i costi; eppure conduce coloro che lo seguono alla servitù e per il proprio profitto, perché ci sono solo due fini possibili: Dio e se stessi. Ma il massone non agisce mai per Dio. Ecco Cromwell, uno dei padri della Massoneria, autore di quello che Bossuet chiamerà poi Cromwellismo, quando rimprovera a Jurieu, un ministro protestante, di aver predicato questa dottrina sanguinaria, l’eresia di Socino. – Dopo Cromwell, come organizzatore della setta, viene Weishaupt, perché i filosofi francesi dogmatizzavano, Voltaire bestemmiava, Jean-Jacques Rousseau inventava il suo Contratto sociale; ma nessuno di loro formava un corpo di dottrina o un’associazione. Fu lasciato ad Adam Weishaupt il compito di riassumere tutto il passato massonico, secondo il genio tedesco; di completarlo dandogli come anima la dottrina di Spinosa, il panteismo, così altamente onorato da Averroè in poi; e poi di formare una società incaricata di propagare questo sistema, battezzato con il nome di Illuminismo. Ebbene, questo illuminismo tedesco, che ha assorbito la Massoneria per farne una Massoneria illuminata, come abbiamo detto sopra, è antisociale in modo sovrano. Ecco come si riassume: « Non c’è altro Dio che la Natura, che ha prodotto l’uomo. – Come funziona? Weishaupt non dice che questo era riservato a Darwin. – In ogni caso, l’uomo ha ricevuto uguaglianza e libertà dalla natura. L’istituzione della proprietà ha distrutto l’uguaglianza, producendo ricchi e poveri; e l’istituzione dei governi ha distrutto, a sua volta, la libertà. Ora, la proprietà e i governi si basano su leggi religiose e civili. Perciò, per restituire all’uomo la libertà e l’uguaglianza che gli sono proprie, è necessario distruggere ogni religione, ogni governo, non avere né Dio, né padrone, né magistrato, né clero, né esercito, né polizia, né alcuna autorità, in attesa dell’abolizione della proprietà. Religione, governo, proprietà sono, agli occhi del vero massone, tre peccati originali che devono essere cancellati, e sappiamo come. È visibile che essi stanno già scomparendo tra noi. La Religione sta iniziando a scomparire nel suo personale congregazionale e nell’insegnamento. Dio è stato scacciato, e sarà sempre più scacciato dalle scuole, Egli che è il legame sociale per eccellenza, poiché è il Padre della famiglia umana ed il centro naturale di tutta la società. Cristo era già stato bandito, l’Autore divino della società cristiana. Non si sa come e perché i ministri di Dio e di Cristo siano trattenuti, visto che i loro padroni sono stati congedati. Ovviamente aspettiamo, per non fomentare il popolo. Verrà il turno del clero, ed il resto seguirà, fino all’estinzione del Cristianesimo: questo è il progetto e la speranza dei massoni. – Ci si chiede, oggi, cosa possano avere ancora a che fare i Comandamenti di Dio e della Chiesa con noi, essendo stati, Dio e Gesù Cristo, soppressi? I Comandamenti di Dio impongono il rispetto dell’autorità legittima e della proprietà, ma la Massoneria non vuole né autorità, né proprietà, né dipendenza. Quindi sbarazzatevi di tutto questo! Viva la Comune! Ha fatto la sua comparsa nel 1848, con i “partageux”, allievi pratici di Proudhon e di altri socialisti; si è cementata nel 1871, a Parigi; ora bussa alla porta del capitale e dei padroni: solo i sordi non la sentono. Per i comunardi, i magistrati sono una seccatura, ed anche i gendarmi. Pazienza! Prima di abbattere un albero, si scoprono le sue radici, che si tagliano una ad una, e presto l’albero si inclina e cade. Clero, magistratura, esercito: questo sarà il vostro destino … spera la setta. – I nostri lettori ci chiedono perché lo diciamo. Risponderemo loro che Weishaupt ha ben riassunto il suo piano, così come lo abbiamo riportato, e se si vuole lo sviluppo di questo stesso piano da parte del suo autore, eccolo qui: « Tutto ciò che vi abbiamo detto contro i despoti ed i tiranni era solo per portarvi a ciò che abbiamo da dire sul popolo stesso, sulle sue leggi e sulla sua tirannia. Questi governi democratici non sono di natura diversa dagli altri governi. » – « Se ci chiedete come vivranno gli uomini d’ora in poi senza leggi e senza magistrature, senza autorità costituite, riuniti nelle loro città, la risposta è facile. Lasciate le vostre città e i vostri villaggi e bruciate le vostre case. Nella vita patriarcale, gli uomini costruivano città, case e villaggi? Erano uguali e liberi; la terra era loro, era ugualmente di tutti e vivevano ugualmente dappertutto. La loro patria era il mondo, non l’Inghilterra o la Spagna, la Germania o la Francia. Era tutta la terra, non un regno o una repubblica in un angolo della terra. Siate uguali e liberi, e sarete cosmopoliti o cittadini del mondo. Apprezzate l’uguaglianza e la libertà e non temerete di veder bruciate Roma, Vienna, Parigi, Londra, Costantinopoli e quelle città, paesi e villaggi qualunque che chiamate la vostra patria. – Fratello e amico, questo è il grande segreto che abbiamo riservato a questi misteri. » – Nona parte del Codice Illuminato, classe dei grandi misteri: Il Mago e l’Uomo-Re. – Scritti originali di Weishaupt. – Barruel, nelle sue Memorie del giacobinismo, esclamava a questo proposito: « Non è più il momento di dire semplicemente: queste sono le chimere dei sofisti, bisogna dire oggi: queste sono le cospirazioni che si tramano contro la vostra proprietà; le cospirazioni che già vi spiegano tante spoliazioni rivoluzionarie: quella della Chiesa, quella della nobiltà, quella dei nostri mercanti, quella di tutti i ricchi proprietari. – Voglio farlo, sono chimere; ma sono le chimere di Weishaupt… – Quello che Jean-Jacques diceva ai suoi sofisti, il nuovo Spartaco lo dice alle sue legioni illuminate: I frutti sono di tutti, la terra non è di nessuno. Quando è iniziata la proprietà, è scomparsa l’uguaglianza, la libertà; ed è in nome di questa uguaglianza, di questa libertà che egli cospira, che invita i suoi cospiratori a restituire agli uomini la vita patriarcale! Notiamo di sfuggita il significato di queste parole, poste sulla porta o sul frontespizio dei nostri edifici pubblici: Libertà, Uguaglianza, Fraternità. Libertà significa: distruggere ogni autorità; uguaglianza significa: distruggere la proprietà; fraternità: essere nomadi come i patriarchi. – Proudhon ha riassunto tutto e mostrato l’obiettivo quando ha detto: « L’uomo deve essere sovrano nella sua capanna, indipendente da Dio e dagli uomini ». E cosa ne è della famiglia in questo sistema immorale? « La prima età dell’umanità – dice Weishaupt – è l’età della natura selvaggia e grossolana. La famiglia è l’unica società; la fame, la sete, il facile soddisfacimento, un riparo contro i danni delle stagioni, una moglie e, dopo la fatica, il riposo, sono le uniche necessità di questo periodo. In questo stato, l’uomo godeva dei due beni più preziosi: l’uguaglianza e la libertà. Ne ha goduto in tutta la sua pienezza; ne avrebbe goduto per sempre, se avesse voluto seguire il percorso indicatogli dalla natura. In questo primo stato, gli mancavano le comodità della vita, ma non ne era più infelice; non conoscendole, non ne sentiva la privazione. La salute era il suo stato ordinario; il dolore fisico era l’unica causa di malcontento che provava. Felici mortali, che non erano ancora abbastanza illuminati da perdere il riposo dell’anima, da sentire quei grandi motivi delle nostre miserie, quell’amore per il potere e le distinzioni, l’inclinazione alle sensualità, il desiderio dei segni rappresentativi di ogni bene, quei veri peccati originali con tutte le loro conseguenze, l’invidia, l’avarizia, l’intemperanza, la malattia e tutti i tormenti dell’immaginazione ». Questa è la famiglia primitiva, l’ideale di famiglia di Weishaupt. Il divorzio inizierà a riportarci ad esso, rompendo i legami tra i coniugi e quelli tra figli e genitori. « L’autorità del padre cessa con il bisogno dei figli », diceva Jean-Jacques, e Weishaupt: « Il potere paterno cessa con la debolezza del figlio; il padre offenderebbe i suoi figli, se rivendicasse ancora qualche diritto su di loro, dopo quest’epoca ». In previsione delle obiezioni che queste idee assurde avrebbero potuto sollevare, Weishaupt aveva adottato una tattica. Ai suoi confratelli insinuanti o perplessi diceva: « Principii, sempre principii, mai conseguenze ». Vale a dire, premere e insistere sull’uguaglianza e sulla libertà; non lasciare mai che le conseguenze, per quanto disastrose, vi spaventino o vi fermino. L’ateo Condorcet, discepolo di Weishaupt, gridò di conseguenza: « Perisca l’universo, rimanga il principio! » – I massoni hanno da tempo abbandonato il metodo francese, cioè la violenza, nell’applicazione del loro sistema alla Chiesa Cattolica. Hanno preferito adottare il percorso indicato sopra da Ricciardi, che può essere riassunto come segue: Più martiri, più sangue: concessioni e ridicolo. È per ignoranza di questa tattica che alcune persone, altrimenti ben intenzionate, immaginano che la setta si fermerà nella sua marcia contro Cristo e la Chiesa. No, nulla la fermerà se non il fondo dell’abisso in cui sta correndo, nel quale si getterà con quei popoli che sono abbastanza ciechi da radunarsi sotto la sua bandiera e seguirne le crudeli massime di distruzione. Distruzione! è la parola che meglio descrive la Massoneria. – Come la cosiddetta Riforma protestante, madre della setta sociniana, ha sempre e solo saputo protestare contro i dogmi cattolici, negandoli uno dopo l’altro, così la Massoneria, dal punto di vista sociale, sa solo distruggere le istituzioni cristiane: Né il protestantesimo, né la massoneria hanno prodotto qualcosa che abbia un futuro, perché solo la carità cristiana è feconda, mentre l’odio è sterile; e l’eresia è sempre stata e sarà sempre segnata sulla sua fronte con il segno dell’odio; il suo cuore ne sarà sempre pieno. L’ultima parola della Massoneria sociale è Nichilismo, cioè distruzione in tutta la sua pienezza. « L’umanità – dice il nichilismo – avrà intelligenza solo il giorno in cui tutti i suoi membri riuniti si sgozzeranno fino all’ultimo uomo. Allora l’essere umano, re della creazione, non esisterebbe più e satana potrebbe insultare il vero Dio; satana, dice Nostro Signore, che era omicida fin dall’inizio: Homicida erat ab initia. » – Tertulliano chiamava satana la scimmia di Dio: simius Dei. Per caso vorrebbe usare il nichilismo per anticipare la fine del mondo? Lo si potrebbe pensare, vedendo le mille forme ed i mezzi strani, immorali ed innaturali impiegati dai nichilisti per distruggere l’uomo. Lasciamo ad altri il compito di sviluppare queste considerazioni. Anche in questo caso, le devastazioni compiute nelle società dalla setta massonica sono così profonde e numerose che non è possibile descriverle senza dedicarvi interi volumi. Questo triste lavoro è già stato iniziato; speriamo che venga continuato. Sarà vista come una prova della verità cristiana, per absurdum… dall’assurdo, che nasce e trabocca dal socinianesimo massonico.

VI. – La Massoneria è antifrancese.

Essa è antifrancese, perché è anticristiana e anticattolica. In effetti, ciò che ha reso grande e gloriosa la Francia in passato è il suo attaccamento a Gesù Cristo ed alla sua Chiesa. La Nazione francese, come hanno mirabilmente detto illustri scrittori e oratori, è stata chiamata a difendere la Cristianità. Questa vocazione si rivelò quando Clodoveo, ascoltando il racconto delle sofferenze e della morte del nostro divino Salvatore, gridò: « Ah, se fossi stato lì con i miei Franchi! » Così la Francia è stata battezzata dalla Santa Sede e chiamata: la Nazione cristianissima. Questo titolo, che ai suoi occhi e agli occhi di altri popoli era pieno di gloria e degno di invidia, è diventato una rovina per il nostro Paese? La Francia ha servito nobilmente la causa di Cristo e della sua Chiesa attraverso i secoli. I nomi dei nostri Re cristianissimi lo testimoniano e, nonostante le ombre che oscurano la storia della regalità francese, è stato possibile incidere sui loro stendardi queste parole: il Cristo ama i Franchi… e Cristo, che ha amato i Franchi, … ed il Cristo ne ha fatto un grande popolo. Da parte loro, i Pontefici di Roma, senza escludere Pio IX e Leone XIII, si sono sempre compiaciuti nel riconoscere che la Francia aveva ben meritato dalla Chiesa per la sua devozione alla grande causa cristiana. La nostra Nazione, amica della Santa Sede e della sua indipendenza spirituale e temporale, ha anche dato un contributo singolare alla diffusione della Verità cattolica nel mondo, prima con i suoi missionari e poi con le sue conquiste. In passato, infatti, abbiamo saputo colonizzare perché, essendo schiettamente Cattolici, abbiamo saputo dare Dio e la verità ai popoli conquistati; e questi popoli ci hanno amato. Canada e Mauritius, tra gli altri, sono rimasti francesi di cuore e Cattolici, nonostante gli sforzi fatti per estinguere in loro la fede e l’amore per la madrepatria. È impossibile viaggiare per il mondo senza incontrare ricordi gloriosi per la Nazione cristianissima e senza essere convinti che essa abbia ricevuto la nobile missione di difendere Cristo. Essa ha sempre adempiuto a questa missione quando ha avuto dei capi degni di sé. Fino a poco tempo fa, essa non temeva di portare le sue armi fin nel lontano Oriente per proteggere i suoi Missionari; in Europa, riportò Pio IX sul suo trono imperituro; in Oriente, essa si fa un onore di esercitare sui Cattolici il suo secolare protettorato; infine, in Tunisia, si appella al Cattolicesimo per stabilire la sua influenza. La Francia dovrebbe d’ora in poi ripudiare questo passato invece di gloriarsene? Se essa ha il diritto di esserne orgogliosa, perché la Massoneria sta lavorando per scristianizzarla? Se la setta massonica portasse a termine i suoi piani, presto cesseremmo di essere Cattolici e la fonte della nostra grandezza verrebbe prosciugata. Ecco perché diciamo che la Massoneria è antifrancese. Quale sarebbe, secondo essa, la nostra missione nel futuro? Ovviamente, sarebbe quella di propagare l’ateismo e la morale pagana nel mondo. La Massoneria, nel secolo scorso, ha distrutto la Gerarchia cattolica e ha rovesciato gli altari e le Chiese del vero Dio, per intronizzare il razionalismo, come abbiamo detto: il suo scopo è ancora lo stesso, come abbiamo nuovamente dimostrato. Ebbene, una missione del genere è scellerata. Se il nostro sfortunato Paese se ne facesse carico, presto si potrebbe dire che la Francia, caduta nel fango e nel sangue, sarebbe vinta. –La Franco-Massoneria è ancora antifrancese perché lavora per privare i figli del popolo di un’educazione cattolica. Più di una volta abbiamo offerto ai nostri lettori questa considerazione, che è utile ricordare qui in poche parole. Diciamo quindi che il figlio del popolo, grazie agli insegnanti cattolici che ha incontrato finora, congregazionisti o laici devoti, ha ricevuto un’educazione non inferiore a quella dei figli della classe ricca. Dall’età di sette anni, il negro del popolo imparava il Catechismo, che è un mirabile riassunto della Religione; il Sacerdote lo chiamava per istruirlo e confessarlo, cioè per mostrargli il bene da fare ed il male da evitare; a poco a poco il bambino si riformava, e per meritare la felicità di fare la prima Comunione, lavorava per correggere i suoi difetti. Chi non sa quale profonda influenza abbiano avuto sulla maggior parte dei giovani uomini e donne questi quattro o cinque anni dedicati a questa formazione spirituale? È stato detto che « a dieci anni l’uomo è formato ». Grazie alla Religione, il figlio del popolo aveva ricevuto il beneficio di una buona formazione, che le lezioni del Sacerdote continuavano fino all’età di quattordici e quindici anni. In questo modo, a questo punto della sua vita, il bambino era pronto per tutte le carriere, perché era stato educato molto bene. Infatti, se cerchiamo l’origine di molte persone che oggi occupano posizioni elevate nel clero, nella magistratura, nell’esercito e nella marina, nei vari impieghi dell’amministrazione civile, del commercio e dell’industria, ci convinceremo che queste persone provengano per lo più dalle file del popolo. Quante celebrità della scienza o dell’arte devono la loro posizione ad un Sacerdote che li abbia distinti, aiutati e spinti nella loro carriera! Il seminario fu loro aperto e da lì si misero in cammino. In Francia, un giovane, una giovane, educati come abbiamo appena detto, sono quindi adatti a seguire la loro vocazione, qualunque essa sia, per il fatto che il sentimento religioso è stato sviluppato in loro, ed il sentimento religioso, base di ogni vera educazione, di ogni formazione seria, quando esiste in un’anima, la mette in grado di elevarsi a qualsiasi cosa, purché l’istruzione arrivi a completare questo primo lavoro. Siamo convinti che questa constatazione colpirà qualsiasi persona di buon senso che voglia approfondirla, e che questa educazione impartita tra noi ai figli del popolo, soprattutto dalle congregazioni religiose docenti, sarà vista come una fonte di grandezza per la nostra Nazione e, d’altra parte, come una sicura causa della sua decadenza nelle scuole senza Dio. Finora i settari avevano risparmiato la donna nella loro opera di distruzione, ed in genere la giovanetta, in Francia, veniva educata cristianamente. Così che la madre di famiglia, nell’ambito domestico, la maestra laica, nella sua scuola, le monache nei loro conventi, si preoccupavano di imprimere nel cuore della donna il delicato sentimento della modestia, la sua vera corona ed il bene più grande del suo sesso; aggiungiamo noi: la vera gloria della Francia e la sua ultima speranza. – La Massoneria anticristiana e antisociale attacca oggi la donna francese: ragazza, moglie, madre ed insegnante di Religione. E si definiscono anche patrioti! No, sono solo traditori della patria.

VII – Infine, il progetto della Massoneria è antiumanitario ed insensato.

Antiumanitario: Nessuno può negare che il Nostro Signore Gesù Cristo abbia risollevato i poveri, incoraggiato gli sfortunati, resa la sofferenza sopportabile, nobile e meritoria. Si è identificato con l’umanità sofferente, dicendo: « Io sono il povero, io sono l’orfano, io sono il prigioniero, io sono il lebbroso, tutto quello che fate al più piccolo dei miei, lo fate a me ». Da quel momento in poi, i poveri e la povertà, che non sono amabili per natura, sono stati amati in modo soprannaturale, cioè per amore di Gesù Cristo. Ci fu allora una rivoluzione nell’umanità che andò tutta a vantaggio di ciò che portava sulla fronte il carattere della debolezza. Alla vista di Cristo che lava i piedi ai suoi discepoli, i grandi impararono che chi vuole essere il primo deve essere l’ultimo; alla vista di Cristo povero, i ricchi si spogliarono della loro avarizia; alla vista di Gesù operaio, gli artigiani sentirono che il lavoro delle mani non disonora; alla vista del Salvatore attento alla guarigione dei malati, le anime generose lasciarono tutto per dedicarsi alla cura dei fratelli sofferenti e all’alleviamento del loro dolore. – Qui non si tratta di giudizi, ma di fatti storici. La storia della Chiesa Cattolica è sotto gli occhi degli increduli, così come lo è per noi; basta aprirla per convincersi che la dottrina di Gesù Cristo è stata fonte di ogni tipo di bene per l’umanità, e soprattutto per gli sfortunati. Se non vogliono che la storia della Chiesa sia raccontata da se stessa, si rivolgano ad altri, ai suoi nemici, se preferiscono, e si convinceranno che il Dio-Uomo si è mostrato, perché lo è davvero, il Padre dell’umanità sofferente. – Inoltre, è sufficiente avere occhi per vedere questa verità. Quando il viaggiatore passa per le strade di città non ancora atee nella loro amministrazione, può leggere su alcune case le parole incise dai nostri padri: Hôtel-Dieu. È lì che viene accolto l’infelice, in questa casa che Dio ha fondato con la parola efficace di suo Figlio. Il mondo è pieno di queste strutture, alcune modeste, altre sontuose, veri e propri palazzi costruiti per il povero Cristo nella persona dei suoi figli, che Egli chiama divinamente sue membra. – Migliaia di opere sono state scritte per raccontare questi benefici e per dire come la Chiesa si sia sempre dimostrata attenta a coloro che soffrono; altre migliaia di opere sarebbero necessarie per tracciare la devozione del nostro tempo verso la gente comune, così come verso i ricchi, che spesso sono felici delle cure delle nostre religiose. Sì, per usare l’espressione del Vangelo, il mondo sarebbe pieno di libri che dovrebbero essere composti per raccontare tutti i benefici di Gesù Cristo e della sua Chiesa per diciannove secoli. E attualmente la Massoneria calpesta la storia per cancellarne la memoria; cerca di fare notte sul passato cattolico, si prepara a nuove confische e le prelude cacciando dai nostri ospedali le figlie della carità e i religiosi dalle loro case, asili degli infelici, ma anche della scienza e della virtù. – Il capitolo sarebbe infinito se volessimo svilupparlo: il lettore lo completerà da solo.

Insensato. Sì, il progetto della Massoneria è folle, per l’ovvia ragione che toglie all’umanità tutti i beni del Cristianesimo, senza mettere nulla al suo posto. La Massoneria, considerata come eresia sociniana, si presenta a noi sotto il duplice aspetto di negazione e di distruzione. Figlia del protestantesimo – di cui può dire: sono il figlio più illustre e terribile – nega l’autorità infallibile della Chiesa ed il dogma fondamentale del Cristianesimo: la Divinità di Gesù Cristo; inoltre, avendo abbracciato il panteismo, con Spinosa e gli Averroisti che l’hanno portata nelle loro braccia, essa distrugge radicalmente non solo la Rivelazione cristiana, ma anche la Rivelazione primitiva, di cui gli antichi popoli, pur pagani, avevano conservato qualche barlume, che metteva sulle loro labbra questo grido: Dio Mio! Il grido di un’anima naturalmente cristiana, diceva Tertulliano. Ora, i massoni non vogliono più questo grido: bandiscono Dio da ogni dove, per prestare le orecchie a satana che dice loro: dii estis… Siete voi ad essere degli dei… Non è questo insensato? Se vogliono convincersi della loro follia, che vadano a vivere per qualche anno tra un popolo maomettano, il più lontano possibile dall’influenza della civiltà cristiana. Lì impareranno a conoscere la disgrazia di una nazione che non ha ascoltato le parole di Gesù Cristo: « Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri ». Mandatum novum do vobis ut diligatis invicem. Si convinceranno, nei loro rapporti quotidiani con questa società maomettana, come noi ci siamo convinti a Zanzibar ed altrove, che la devozione gratuita, ispirata da Cristo e da lui solo, è assolutamente sconosciuta lì, così come le delicate virtù che sono alla base della nostra civiltà. Quando vedranno le donne, o meglio le donne confinate nel loro serraglio, saranno costretti a confessare che il fondatore del Cristianesimo ha risollevato l’umanità intera, rifacendo la famiglia, dove la donna è tornata ad essere, grazie a Lui, la compagna onorata degli uomini e la vera madre dei loro figli. Che vadano, se preferiscono, dai popoli selvaggi del continente africano. Lì impareranno presto con la loro esperienza, se stabiliranno qualche insediamento, che la terra appartiene a tutti ed i suoi frutti a nessuno, secondo la massima dei socialisti; perché saranno saccheggiati e derubati quando raccoglieranno i frutti del loro lavoro. Questo è ciò che diventa una società, qualunque essa sia, quando non ha avuto la fortuna di ascoltare gli Apostoli di Gesù Cristo. Ci sarebbe, però, qualcosa di ancora peggiore: sarebbe un popolo composto interamente da panteisti, o da massoni. In un popolo del genere, se dovesse aderire al panteismo, non ci sarebbe più un unico principio che possa raggruppare ed unire i suoi membri. Sarebbe la realizzazione delle parole di Machiavelli: « La natura ha creato gli uomini con la facoltà di desiderare tutto e con l’impotenza di ottenere tutto, cosicché, dirigendo i loro desideri verso gli stessi oggetti, sono condannati ad odiarsi l’un l’altro ». Per sfuggire a questa guerra di tutti contro tutti, tutto è permesso e tutti i diritti e i doveri possono essere violati. Ancora una volta, non è insensato tutto questo? Lasciamo al lettore il compito di giudicare, e ci affrettiamo a terminare questo studio con alcune conclusioni.

CONCLUSIONI.

Per concludere, diremo: i nostri timori, le nostre speranze, i nostri propositi.

I. I nostri timori.  

Non riuscirete nel vostro progetto di schiacciare l’Infame, scriveva Federico II, re di Prussia, a Voltaire, finché non potrete disporre del potere. – Per questo temiamo, non per la Chiesa universale che è immortale, ma per le Chiese particolari che non lo sono, che la Massoneria riesca a impadronirsi del potere governativo nelle varie Nazioni; perché, allora, i suoi adepti, elevati da essa alle prime cariche dello Stato, saranno soggetti ai suoi ordini, allo scopo di distruggere il Cristianesimo, dove esso dominerebbe. – Per quanto riguarda la Francia, in questa ipotesi, saremmo condannati a subire la stessa persecuzione dei nostri padri nel 1793, persecuzione che abbiamo descritto sopra, in tutti i suoi principali dettagli ed orrori sacrileghi. – Un altro timore è che la cosiddetta classe dirigente continui a non vedere che la Massoneria stessa gestisce i mille ingranaggi nascosti di cui soffrono profondamente la Religione, l’autorità governativa, la magistratura, l’esercito, il commercio, l’industria e l’intero Paese, nei suoi vari interessi. Oggi è impossibile credere, ragionevolmente, che la Massoneria sia semplicemente una società innocua, che non si occupi né di Religione né di politica, ma solo dei suoi membri, dal punto di vista filantropico. Se, dunque, c’è motivo di combatterla, o almeno di difendersi da essa, è necessario sapere che è veramente ostile al Cristianesimo e che, in breve, vuole la sua completa distruzione, con tutti i mezzi a sua disposizione, i numerosi mezzi che conosciamo e che non è necessario enumerare qui. Temiamo anche che un certo numero di persone, invitate dai Fratelli massoni designati con il nome di Brethren Enroleurs, accettino di entrare nella Massoneria, senza saperlo, come è stato fatto molte volte. Potremmo fornire numerose prove di ciò. Per questo motivo è necessario adottare misure per evitare questo pericolo, soprattutto per i giovani senza esperienza di uomini e cose. – Infine, temiamo che gli stessi massoni continueranno a camminare per la loro strada, ingannandosi a vicenda: i ricchi usando i lavoratori, e i lavoratori facendosi fuorviare dalle loro guide. Infatti, tra i massoni ci sono due classi: i dotti e gli analfabeti; tra questi ultimi ho nominato, in generale, gli operai.  Ora, i letterati, che sono per la maggior parte proprietari, formano quella che potremmo facilmente definire una corrente che batterà contro le mura della Chiesa, per rovesciarla. A questo scopo, i massoni alfabetizzati usano, e intendono usare in futuro, gli operai, per aiutarli nella loro opera di distruzione religiosa. Gli operai, da parte loro, formano un’altra corrente che colpirà, con non minore violenza, la proprietà e la cassaforte. I letterati si sbagliano se credono che, dopo aver distrutto la Chiesa, la magistratura e l’esercito, i baluardi della proprietà, riusciranno ad arginare poi la marea popolare. Nonostante tutte le loro avances e concessioni, saranno avvolti e trascinati nell’abisso dal torrente. Così i ricchi muratori avranno preparato follemente la loro rovina e gli operai avranno ucciso la gallina dalle uova d’oro, cioè la proprietà ed il capitale, senza i quali il commercio e l’industria possono solo vegetare e morire. Invano i socialisti contano sulla Repubblica, o meglio sulla Comune europea, un progetto irrealizzabile. Se un giorno si realizzasse, il giorno dopo sarebbe dissipato dall’insaziabile appetito di tutti. Chiunque voi siate, massoni letterati o illetterati, non dimenticate che esiste, vostro malgrado, in questo mondo, una legge provvidenziale chiamata legge del taglione, e che sarete trattati così come avete trattato Dio, che è un Padre, e la Chiesa Cattolica, che è una Madre. Se la Massoneria colpirà fino all’estremità della terra il massone che la tradisce, ricordate che anche Dio è potente, e la sua infinita giustizia esige che ogni colpa, per quanto lieve, riceva la sua punizione. Voi non vi sfuggirete.

II. – Le nostre speranze.

Speriamo che le parole dei Sommi Pontefici, fedeli custodi della verità, siano ascoltate in futuro meglio che in passato. L’esperienza, cioè le disgrazie di cui la setta è autrice e noi le vittime, comincia a dimostrarci che i Papi hanno sempre avuto ragione nel condannare e scomunicare i massoni. Ci auguriamo che i padri, così come le madri, i tutori e le altre persone incaricate di guidare i fanciulli, comprendano la necessità dell’istruzione cristiana per l’educazione dei giovani e chiedano a tutti i costi che venga impartita loro. In questo si comporteranno da Cristiani e da veri patrioti, perché i giovani cresciuti senza principi religiosi, per capriccio della Massoneria, sarebbero buoni solo per formare in dieci anni un esercito di atei, adatto a mettere il mondo sottosopra e degno di marciare, un giorno, sotto la bandiera dell’Anticristo. Ci auguriamo che tutti gli uomini che sanno maneggiare la parola o la penna si convincano sempre più che la parola è un seme che produce fatalmente secondo la sua natura, e che diffondano la buona parola ovunque vadano, ispirandosi alle opere di San Tommaso d’Aquino, così ben adattate alle necessità del nostro tempo, e così giudiziosamente raccomandate dal Pontefice Leone XIII. Speriamo anche che le persone zelanti, capaci di rimediare da sole alla mancanza di istruzione religiosa negli adulti e nei bambini, vogliano diventare apostoli di Gesù Cristo con tutti i mezzi che la carità suggerirà loro. – Speriamo che le anime rette ed i cuori valorosi si allontanino dalla Massoneria studiando la sua dottrina. Perché allora sarà facile per loro vedere che Fausto Socino, il suo autore, si è lasciato andare alla voluttà, come Maometto; all’orgoglio della ragione, come Lutero; al disordine sociale, come tutti i peggiori cospiratori, che erano suoi figli.  Speriamo, infine, che Dio ascolti le preghiere dei suoi figli, e che dopo aver permesso alla Massoneria, soprattutto dopo la morte di Gregorio XVI, avvenuta nel 1846, di lavorare per l’unificazione e di abusare della libertà umana per combattere la Chiesa Cattolica, permetta anche una nuova effusione del suo Spirito sulla terra, per rinnovare il volto della Chiesa, e per procurare a Gesù Cristo un trionfo che risponda ai lunghi anni di sofferenza vissuti da Pio IX e Leone XIII. Che il Cielo conceda che gli elementi di unità materiale, intellettuale e morale, accumulati nel mondo per cinquant’anni dalla scienza, dalla fortuna e dall’attività umana, dalla stessa fede e dall’incredulità, servano presto a stabilire tra gli uomini l’unità di credo, attraverso Gesù Cristo Nostro Signore e la Sua infallibile Chiesa.

III. – Le nostre risoluzioni.

Pio IX diceva: « Abbiate un cuore di madre per gli erranti e colpite duramente l’errore ». – Ci ripromettiamo di obbedire a questo consiglio, sia nei confronti dei massoni che della loro dottrina. Invitiamo i nostri fratelli ad ascoltare anche le parole del Santo Pontefice.  Li invitiamo anche, poiché il futuro della Chiesa di Francia e della Francia stessa dipende dall’insegnamento, a rivolgere tutta la loro attenzione, tutta la loro devozione, tutte le loro risorse, a questo lato. Chiediamo loro di riflettere e di guardare attentamente dentro e fuori di sé, per vedere fino a che punto le massime pagane abbiano prevalso su quelle cristiane, il razionalismo massonico sull’autorità della Chiesa, l’indipendenza sociniana sull’obbedienza cristiana, i costumi voluttuosi dell’errore sulla mortificazione praticata e comandata da Gesù Cristo; in una parola, il paganesimo sul Cristianesimo. – Li preghiamo di credere fermamente che la Massoneria voglia distruggere tutto il Cristianesimo, tutta la rivelazione religiosa, a vantaggio del razionalismo e del panteismo, e che se, per calcolo, demolisce l’edificio della fede pezzo per pezzo, nulla la fermerà nella sua opera satanica. Di conseguenza, bisogna capire che le concessioni devono essere rifiutate, se possibile. E cosa potrebbe fare la maggioranza di un popolo, se sapesse cosa vuole, contro un’eresia servita da una minoranza che ha solo appetiti, senza convinzioni né ideali? Guai a noi se le nostre Chiese saranno un giorno sostituite dalle scuole che si stanno costruendo per essere degne di diventare le trottole della scienza!  Una volta fu detto a un principe esiliato: I tuoi amici ti aspettano in patria: cosa devono fare per spianarti la strada? – Che si santifichino, rispose l’esule.  – Il nostro Principe cristiano è Gesù Cristo, esiliato dalle nostre leggi, dalle nostre scuole, dalle nostre famiglie, da molte anime che gli appartengono per il Battesimo. A coloro che lo adorano dicendo: Adveniat regnum tuum, rispondiamo anche: Santificatevi! Sì, santifichiamoci tornando Cristiani e smettendo di essere pagani. Allora il Maestro divino si degnerà di servirsi ancora una volta della Francia per realizzare i suoi piani di carità misericordiosa nel mondo. Santifichiamoci sottomettendoci senza riserve al Magistero infallibile della Chiesa, per guarire dal liberalismo o razionalismo massonico che ha invaso tutto, e Dio ci conserverà il prezioso dono della fede. Affrettiamoci a santificarci perché il Signore ponga fine alla persecuzione religiosa di cui soffriamo, e perché converta anche i nostri fratelli traviati che, in odio a Gesù Cristo, vogliono tenere un congresso massonico a Roma quest’anno, davanti al Suo Vicario, ed un altro, l’anno prossimo, a Gerusalemme davanti al Calvario, dove l’Agnello divino è stato immolato per la nostra salvezza, sotto gli occhi di Sua Madre, che è diventata nostra Madre… Che venga il regno di Gesù Cristo, più brillante che mai!

AGGIORNAMENTI AL 2023

(N. d. R.)

Il libro di monsignor Fava, edito circa un secolo e mezzo orsono, è di un’attualità stupefacente: le idee gnostico-panteiste del Socino, fatte proprie dalla Massoneria, sono le idee oggi in voga in ogni angolo della terra, idee che hanno già trasformato l’umanità in una mandria di schiavi asserviti agli interessi di pochi adoratori di satana, loro padre e loro dirigente. Le logge si sono allargate costituendo istituzioni mondialiste, o, come si dice oggi, globaliste, covo delle razze di vipere che stanno avvelenando tutta la società totalmente paganizzata. Le idee e le finalità sono sempre le stesse, cioè la distruzione della Chiesa Cattolica – si fieri potest -, la negazione della divinità di Cristo e la cancellazione del Cristianesimo non solo dalle attività e dalle istituzioni umane, ma finanche dal cuore e dalla mente degli uomini ingannati e storditi da droghe spacciate per medicine e vaccini, veleni, sistemi filosofici più o meno strampalati o francamente assurdi. Dopo aver infiltrato ed asservite tutte le Nazioni del mondo in ogni Continente, sono state create aree geografiche sempre più ampie gestite da supergoverni continentali, da banche mondiali, da organizzazioni finto-sanitarie che tutelano interessi particolari a discapito delle masse ignare ed inebetite … E la Chiesa, vi chiederete forse, come ha reagito? La Chiesa è stata eclissata, come profetizzato dalla Vergine Maria a La Salette (1846), sostituita da una superloggia che ne ha conservato le strutture visibili svuotandole di ogni contenuto dottrinale e spirituale fino a ridurla ad una larva, ad una conchiglia, ad un carapace vuoto e senza la vita di grazia. Il Nubius aveva purtroppo visto giusto, e così, corrompendo gli uomini della Chiesa, la Massoneria si è insediata prima nelle varie congregazioni ed ordini religiosi, puntando primariamente ai Gesuiti, da sempre nel mirino dei “figli della vedova”, ed infine nei templi sacri, compresi i palazzi vaticani, fino ad espugnare apparentemente, usurpandolo, il soglio di S. Pietro, ove ha posto, dal 28 ottobre del 1958 ed in successione, uomini iniziati, cresciuti alla sua ombra ed indottrinati a rendere scaltramente ed in lenta inarrestabile progressione i servizi richiesti dalle “cupole” per traghettare tutte le religioni – anche se in realtà l’unica che si vuole cancellare è la Cattolica – in un organismo religioso unico mondiale, ecumenico-indifferentista, che sarà presieduto dall’anticristo o da un suo stretto “collaboratore”. E allora, la Chiesa è distrutta, il Papa trasformato in anticristo? Dio ed il suo Cristo sconfitti per sempre? … et irridebit eos Deus … No, no, cari lettori, le porte dell’inferno non prevarranno giammai, come Nostro Signore Gesù Cristo ha promesso ai suoi Apostoli ed ai suoi fedeli, la Chiesa esiste, portata dallo Spirito nel deserto, come meravigliosamente descritto nel capitolo XII dell’Apocalisse; essa è nel “deserto”, o se preferite nel sepolcro, come Cristo, suo Sposo, e Capo del Corpo mistico che, una volto sepolto e dichiarato morto risorgerà meraviglioso, raggiante, inaspettato dai malvagi inorriditi adepti servi di lucifero intruppati sotto lo stendardo dell’anticristo, che saranno bruciati dal soffio del Cristo e scaraventati nello stagno di fuoco preparato per le bestie – generate da Socino, Cromwell, Weitshaup, Voltaire, etc. -, per lo pseudoprofeta e per il dragone infernale. Tutto è già scritto da millenni, non ci sono altre ipotesi o previsioni umane da avanzare. Cristo vive in eterno, Cristo vince, Cristo impera nel suo regno – la Gerusalemme celeste – che Dio, il Dio Padre della SS. Trinità, l’unico, il solo Onnipotente, gli ha consegnato, dopo aver posto i suoi nemici a sgabello dei suoi piedi e raccolti nel suo Tempio santo tutti coloro che lo hanno amato, conosciuto e servito. Gloria a Dio nei secoli dei secoli!

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONERIA (1)

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONERIA (7)

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO MASSONERIA (7)

DI MONSIGNOR AMAND JOSEPH FAVA

VESCOVO DI GRENOBLE
 

LIBRERIA OUDIN, EDITORE – 1882

PARTE SECONDA.

COSA PENSARE DEL PROGETTO DELLA MASSONERIA DI DISTRUGGERE IL CRISTIANESIMO E SOSTITUIRLO CON IL RAZIONALISMO?

III. – Il progetto della Massoneria è nemico della libertà religiosa.

Sappiamo che i massoni parlano molto di libertà religiosa, e abbiamo sotto gli occhi vari diplomi di affiliazione alle varie obbedienze della Francia massonica dove leggiamo, in testa, queste parole: Libertà di coscienza. Ma per essere coraggiosi non basta parlare di coraggio, bisogna dimostrarlo con i fatti. Allo stesso modo, colui che è veramente amico della libertà, lo dimostra nella sua condotta. Libertà di coscienza: vediamo se questa scritta sulla facciata del tempio massonico sia vera o falsa. – Diciamo innanzitutto che mettere sullo stesso piano l’ebraismo e il Cristianesimo, il Cattolicesimo e il protestantesimo, il maomettanesimo e tutte le eresie non significa dire, né dimostrare, che rispettiamo tutte le religioni, ma piuttosto affermare che le disprezziamo tutte, poiché esse si escludono a vicenda. Posso essere amico di uomini che sono nell’errore, ed essere gentile con ebrei, maomettani, protestanti e massoni; tuttavia, non posso, senza essere irragionevole ed empio, amare allo stesso tempo il giudaismo che crocifigge Gesù Cristo e il Cristianesimo che lo adora come Dio; Il Cattolicesimo che venera il Magistero infallibile della Chiesa docente e il protestantesimo che lo ripudia con orrore, sbattendoci in faccia il nome di “papisti” come un insulto. Ebbene, questo è ciò che ha fatto Socino. Ammette nel tempio che ha costruito tutte le dottrine, indistintamente; le getta tutte insieme, ma ad una condizione: che cedano tutte alla religione naturale, in altre parole, il razionalismo: farlo significa non rispettare queste diverse religioni, ma piuttosto disprezzarle tutte; questa non è tolleranza, ma indifferenza nella sua massima espressione. Cromwell si comportò allo stesso modo; ma la spiegazione del suo sistema razionalistico è più chiara, come abbiamo visto sopra, nell’articolo dedicato a questo grande cospiratore. – Per quanto riguarda Weishaupt, nei suoi scritti originali, riportati sopra, egli affermava che il Cristianesimo e tutte le altre religioni « hanno come origine le stesse finzioni; che sono tutte ugualmente fondate sulla falsità, sull’errore, sulla chimera e sull’impostura: questo è il nostro segreto », egli aggiunge. – Questo è il modo in cui i massoni moderni lo intendono e lo spiegano a parole e nei fatti. Qual è allora il significato, in stile massonico, di questa espressione: Libertà di coscienza? Non siamo noi a rispondere a questa domanda, è Weishaupt stesso che ha risposto, lui il cui Illuminismo ha prevalso, si ricorda, nel convento universale di Wilhemsbad. Ecco cosa egli diceva: « Abbiamo dovuto superare molti pregiudizi tra di voi, prima di potervi convincere che questa cosiddetta Religione di Cristo era solo opera di Sacerdoti, di impostura e di tirannia. Tale è l’ospitalità offerta nelle logge alle varie credenze. Vengono chiamati con mille promesse e con la grande parola della Libertà che risuona dal balcone della porta; vengono gentilmente accolti, fatti entrare, e poi la porta viene chiusa su di loro, e allora inizia il lavoro massonico, che consiste nell’abile superamento dei pregiudizi, dice Weishaupt; cioè le credenze religiose, qualunque esse siano, vengono fatte morire di una morte lenta, quando non possono essere massacrate subito. Questo è ciò che questi signori intendono per libertà di coscienza. – Niente è dispotico e tirannico, dal punto di vista religioso, come la Massoneria. Non solo pretende di essere la verità e di avere tutti i diritti della verità, ma non lascia libertà a quello che chiama errore, cioè al Cattolicesimo; lo carica di catene, in attesa che venga soffocato o sgozzato. Questi uomini, che conducono una guerra totale contro il Syllabus, lo superano in modo crudele. La Santa Sede condanna l’errore dottrinalmente, per illuminare le menti; ma il Syllabus rimane come un faro, per illuminare coloro che vogliono la sua luce, e i massoni sono liberi di agire come vogliono, mentre le processioni cattoliche sono soppresse, l’insegnamento cattolico distrutto pezzo per pezzo, Cristo rimosso dalle nostre scuole, il Catechismo ripudiato e Dio soppresso. Perché? Perché nel 1877 la Massoneria francese, sulla scia del Convento di Wilhemsbad, eliminò dai suoi statuti l’esistenza di Dio e l’immortalità dell’anima. La Massoneria è razionalista ed atea; di conseguenza, intende che tutti lo siano. Proibisce la pratica di qualsiasi culto religioso e non vuole alcun atto pubblico di Religione, perché la coscienza dei massoni ne sarebbe ferita. – Comprendiamo, allora, cosa significhi per loro questa espressione: libertà di coscienza. Si tratta della loro libertà, della loro coscienza. Essi si impregnano della setta massonica con tale amore ed orgoglio che l’umanità scompare ai loro occhi. A noi Cattolici non rimane alcun diritto, se non quello di ricevere la legge da questi spietati padroni e di ritenerci felici che essi ci facciano vivere, per il momento. Se un bambino cattolico sussurra la sua preghiera in classe, deve tacere: la coscienza massonica è ferita… Il Padre Nostro lo fa contorcere…. La vista di Cristo lo disturba… Presto la tonaca del prete sarà un crimine… i nostri canti sacri saranno grida di sedizione… Cattolici, e anche voi, bambini, tacete, in nome della libertà della coscienza massonica, tacete, e se Dio è vostro Padre, non nominatelo più, nemmeno sottovoce: la Massoneria vuole così! Quindi i franco-massoni formano il popolo eletto e noi, che non lo siamo, siamo i Gentili. Loro sono la razza santa e noi siamo i profani: questo è il nome che ci danno nella loggia; loro sono i cittadini romani – di una volta – e noi siamo i barbari. Si dice: sono un massone, come San Paolo ha detto: Civis romanus sum: sono un cittadino romano. La libertà a cui abbiamo diritto è quella che loro sono disposti a concederci; felici, ancora una volta, di poterci considerare in grado di poter vivere, senza che ci si inquieti oltre. Non è questa una novità. Tra i manichei c’era libertà solo per i manichei; si dava l’elemosina, dice Sant’Agostino, solo ai manichei; il resto formava il volgo spregevole. Tali sono i musulmani nei loro Paesi per i cani Cristiani; di un orgoglio smisurato e di un’insolenza che sarebbe rivoltante, se non fosse ridicola. Siamo clericali e ci è stato detto che il clericalismo è il nemico! Questo epiteto vale tutti gli altri. Queste valutazioni sono ben fondate nella ragione. Seguiamo il lavoro delle logge da molto tempo, leggiamo le loro opere e i loro bollettini mensili; siamo sicuri di ciò che diciamo. Libertà di coscienza! Queste due parole sono fatte l’una per l’altra? E unirli non è forse un matrimonio forzato? Vorrei che un massone ci spiegasse cosa si intenda in massoneria per libertà di coscienza. Se questi signori non avessero giurato di farlo, sotto le più severe sanzioni, li pregheremmo di insegnarcelo. Per prendere le parole come suonano, la coscienza è il giudizio pratico della ragione che ci dice che una cosa possa essere fatta, o debba essere fatta, perché è buona o ordinata, o che debba essere omessa, non fatta, perché è cattiva. San Basilio chiama la coscienza « un tribunale basato sulle luci naturali ». È uno spirito di insegnamento e di correzione dato all’anima, di cui è come la legge interiore. Ascoltiamo alcune parole di San Tommaso d’Aquino su questo capitolo della coscienza, e traiamo dalle sue parole le conclusioni volute per il nostro argomento. « Si dice che la coscienza testimonia, vincola, stimola, oppure accusa, lacera e riprende. Ora, tutte queste cose sono la conseguenza dell’applicazione ai nostri atti di una conoscenza o scienza della nostra mente. Questa applicazione avviene in tre modi; in primo luogo, quando riconosciamo di aver fatto o omesso qualcosa, secondo le parole dell’Ecclesiaste: « La vostra coscienza sa che spesso avete pronunciato maledizioni contro gli altri »; e così si dice che la coscienza testimonia. – « In secondo luogo, quando giudichiamo in base alla nostra coscienza se una cosa debba o non debba essere fatta; e così la coscienza ci serve da freno o da sprone. « Infine, questa applicazione avviene in un terzo modo, quando giudichiamo che una cosa fatta sia stata fatta bene o male; ed è in questo modo che la coscienza scusa, accusa o lacera. Così, secondo San Tommaso d’Aquino, la coscienza svolge in noi la triplice missione di testimoniare, giudicare ed applicare la sanzione, e in queste diverse funzioni agisce secondo i principi di verità e di giustizia che sono in essa, come partecipazione dei principi che sono in Dio stesso. Chi può non vedere, allora, che la coscienza non può essere libera? Infatti, come testimone, può la nostra coscienza dirci che non abbiamo commesso questa o quella azione malvagia, quando sa perfettamente che ne siamo colpevoli? Provate a convincere un peccatore, chiunque esso sia, che è innocente; nel profondo della sua anima dirà a se stesso: “Gli uomini possono non sapere del mio crimine, io non posso ignorarlo”. – Che quest’uomo poi cerchi di illudersi, la sua coscienza, come un ramo vigoroso piegato per un momento, si rialzerà presto con nuova forza e gli dirà: Ho visto tutto, ho sentito tutto, ho conservato tutto; testimonio e testimonierò sempre contro di te, perché sono schiavo della verità incorruttibile. Pensate che come giudice la vostra coscienza sia più libera? No, certo che no. La coscienza non è altro che la ragione che giudica in un caso particolare e sentenziando un atto come buono o cattivo ai suoi occhi, la coscienza dice necessariamente ciò che vede: la verità! Un uomo, in pieno giorno, è libero di vedere o non vedere che è giorno? Può chiudere gli occhi, ma non è libero di dire che è notte, quando sa che è giorno. Se lo dice, sa che sta mentendo alla verità. La coscienza non è nemmeno libera di dire che vede qualcosa di diverso da ciò che osserva. Infine, la nostra coscienza non può fare a meno di accusarci quando abbiamo fatto del male, né può fare a meno di lacerarci con il rimorso, che ci conficca come una spada e che non ci strapperà dal cuore finché non avremo espiato questo crimine, questa colpa, davanti a Dio, che perdona sempre il peccatore contrito e pentito, nel tribunale della misericordia che ha istituito sulla terra, attraverso il ministero della sua Chiesa, quando vi si può ricorrere. La coscienza non è quindi libera, né come testimone, né come giudice, né come esecutore della sentenza; di conseguenza l’espressione: libertà di coscienza, in sé, è difettosa. Se questa espressione significa: libertà di credere, allora è più comprensibile, perché la libertà è la facoltà di scegliere tra il bene e il male; « facultas eligendi inter bonum et malum », ognuno, in virtù di questa facoltà, crede o non crede all’insegnamento che riceve. – Ma anche in questo caso ci si può chiedere dove sia il rispetto della Massoneria per le credenze religiose altrui. Se esistesse questo rispetto, i massoni non tratterebbero i Cattolici come fanno quando hanno il potere nelle loro mani; e i Pontefici non dovrebbero alzare la voce così spesso per lamentarsi dei loro scritti e delle loro azioni. – La setta massonica, come abbiamo detto e come tutti possono vedere oggi, è incredibilmente intollerante nei confronti di tutte le religioni positive, soprattutto del Cattolicesimo. Lo attacca nelle logge. – dove essa dice, non si discute né di Religione né di politica, – con una violenza ispirata dall’odio settario, e anche dalla malafede, quando non è che vera ignoranza. – È nostro dovere fornire una prova di questa affermazione, ed è ancora una volta dal Bollettino della Gran Loggia Simbolica Scozzese che la trarremo, (pagina 333, n. 23. Febbraio 1882.). – Il F .:. Poncerot riferisce in questi termini di un opuscolo offerto alla L. :.  di F.:. Alfred La Belle, e intitolato: Les Dogmes. – « In quest’opera, miei F. F. :., il F. :. La Belle, prendendo di mira i dogmi fondamentali della Religione cattolica, cerca di dimostrare che i teologi, suoi fondatori, nel formularli non li hanno affatto inventati, ma se ne sono solo appropriati, prendendo in prestito i caratteri principali dalle religioni indiane che hanno preceduto l’era cristiana di diverse migliaia di anni. « Partendo dal peccato originale, l’autore stabilisce che la Bibbia ebraica ha ricamato il suo romanzo di Adamo ed Eva sul mito indù dell’albero della vita e della scienza, che ha semplicemente adattato alle esigenze del tempo e all’obiettivo perseguito da Mosè e poi dai Padri della Chiesa per spiegare, a modo loro, le cause del male e del decadimento originale, una mostruosità di cui mette in luce la perfetta e iniqua assurdità. « Dall’idea della creazione dal nulla e da questo principio di decadenza originaria seguono logicamente tutti gli altri dogmi: Immacolata Concezione, Battesimo, Cresima, Matrimonio, Estrema Unzione, Ordine, Eucaristia, Immortalità e vita futura, Purgatorio e Inferno, ecc. ecc. e infine l’Infallibilità papale, dovendo il Papa, successore e rappresentante del Redentore, Figlio di Dio, essere necessariamente infallibile. – Mi astengo dal seguire l’autore nella sua critica dettagliata di ciascuno di questi dogmi che – è il F. :. Poncerot che parla sempre – formano i titoli dei capitoli del suo volume, dogmi la cui inanità non ha certo bisogno, miei F. F. :. di essere dimostrata, essendo l’edificio costruito in modo tale che, pur essendo molto solido, è troppo solido solo se si ammette il fatto della caduta originaria, e sprofonda e cade nella polvere non appena questa chiave di volta viene distrutta. » – Potremmo fermarci qui; ma se, per caso, F. :. Poncerot ci leggerà un giorno, forse dirà che non abbiamo osato citare la parte più forte del suo articolo; quindi riportiamo il resto: « Vi dirò tuttavia qualche parola sul capitolo sulla Predestinazione, sul quale il F.:. La Belle si è soffermato in modo particolare, e di cui sottolinea la flagrante contraddizione con gli attributi di bontà e di giustizia sovrana di cui i credenti si compiacciono di adornare il loro Dio. – Questo dogma ha la sua origine e la sua spiegazione nel brahmanesimo, la cui civiltà relativa si basa sulla divisione in classi. In India, la casta sacerdotale aveva bisogno di attribuirsi l’autorità, il governo supremo e il possesso della maggior parte possibile dei beni terreni; sosteneva, essendo emanata dal cervello stesso di Brahma, di essere predestinata alla superiorità dell’intelligenza e di essere l’unica autorizzata a creare la legge, il diritto, affermandosi così come padrona assoluta dell’intera società. « Come vedete, si trattava di una chiara negazione delle idee di libertà, uguaglianza e fraternità. « Questa tradizione funesta era troppo buona per non essere impiegata, e soprattutto troppo fruttuosa per non servire da modello ai leader delle varie religioni successive in contatto con il brahmanesimo, che la utilizzarono nella misura in cui l’ambiente in cui operavano glielo permettesse, e lo troverete in varie traduzioni: in Persia, in Egitto, dove fu importata dagli emigranti indù, e poi nei druidi, nei greci e nei latini, che però ne mitigarono l’orribile dispotismo, soprattutto questi ultimi, ammettendo, più tardi, dopo Gesù, la possibile elevazione dei paria, a condizione però che la grazia divina lo permettesse, Si capisce bene, infatti, che il Dio di questo popolo si riserva il diritto di salvare chi vuole, conoscendo fin dall’eternità quelli che gli conviene dannare, probabilmente per sua soddisfazione, poiché, essendo Onnipotente, non può che dipendere da Lui che tutti i suoi figli siano felici e godano della beatitudine eterna. Questa è la sua giustizia. » – Tali sono, diremo a nostra volta, i ragionamenti del F.:. La Belle, portati alla luce dal F. :. Poncerot. Fino a quel momento, nulla era pericoloso per il pubblico, poiché nessuno poteva capire nulla. La conclusione deve averli impressionati di più: eccola: « Ma noi, miei F.F. :., che non entriamo nei nostri a:. t:., cioè nelle nostre officine massoniche, se non solo dopo aver lasciato alla porta tutte queste superstizioni, uniamoci al F.:. La Belle, dicendo: salute e grazie al metodo scientifico, che espelle da tutto il processo della fede ». La cosa più evidente è che la libertà di coscienza sia intesa in modo singolare dai massoni: essi lasciano alla porta tutti i pregiudizi, cioè tutte le credenze religiose, e salutano con entusiasmo il metodo scientifico, che espelle da ogni parte il processo di fede. L’espressione, libertà di coscienza, è quindi solo una parola destinata ad ingannare, appunto è il syllabus dell’errore massonico. Per quanto riguarda l’estratto in sé e il suo valore, ci permettiamo di dire a F.:. La Belle e F.:. Poncerot, che sarebbe stato molto utile per loro consultare il lavoro del signor Estîin Carpenter, pubblicato in The Nine teenth Century-dicembre 1880. Questo scrittore non avrebbe dovuto spaventarli, visto che è un razionalista. Ebbene, in una discussione storica in cui P. de Bonniot pubblica una sintesi di quest’opera, come F.:. Poncerot ha fatto per F.:. La Belle, il P. de Bonniot, seguendo passo dopo passo il suddetto studioso, giunge a questa conclusione: « Così, tutto crolla in questo sistema che fa del Cristianesimo una specie di setta buddista. Oltre al fatto che le dottrine sono radicalmente opposte nelle loro parti essenziali, la storia chiude ostinatamente tutte le vie che potrebbero permettere alle idee del Buddha di penetrare nei luoghi in cui la Religione di Cristo ha avuto origine da lui. Non c’è quindi nulla che permetta di far derivare il Cristianesimo dal buddismo. Anche questa povera argomentazione basata sulla somiglianza è sparita! Le origini buddiste del Cristianesimo sono una barzelletta scientifica. « J, DE BONNIOT ». (Annali di filosofia cristiana. – Giugno 1881). – Facciamo osservare che la tesi di F.:. La Belle non è diversa da quella dei filosofi dell’Accademia di Vicenza, fondatori della Massoneria, i cui scritti sono scomparsi. Gli uni e gli altri dimenticano che Gesù Cristo non abbia mai frequentato le scuole e che i Giudei, ascoltandolo parlare, dicevano pieni di ammirazione: « Come fa costui a conoscere le Scritture, visto che non le ha imparate? Eppure il Vangelo è la parola di Gesù Cristo. Chi, dunque, conosceva Buddha a Gerusalemme o anche tra i Romani, che non gliene parlasse? E gli Apostoli, hanno forse pescato il buddismo nel lago di Tiberiade? Pochi giorni prima di iniziare a predicare, essi erano assolutamente come quelli che noi chiamiamo ignoranti; eppure, la dottrina che hanno proclamato è assolutamente la stessa dei Padri della Chiesa e la nostra. Per questo motivo diciamo e dimostriamo che il F.:. La Belle e F. :. Poncerot si sbagliano. Questo fatto, su cui insistiamo deliberatamente, dimostra come le menti degli oratori delle logge siano traviate, quanto poco sia rispettata la libertà religiosa e cosa si debba intendere con la massima massonica: Libertà di coscienza. Libertà di coscienza o meno, la setta massonica non ne comprende nessuna, e non sappiamo quale pratichi. La libertà, considerata come la facoltà di scegliere tra il bene e il male, viene da loro confusa con il diritto di scegliere tra il bene e il male; eppure c’è una grande differenza tra la facoltà e il diritto. Un padre ha la facoltà di educare il proprio figlio come un pagano, ma non ha il diritto di farlo. Ho la facoltà di prendere la proprietà di un altro e di violare la sua casa, ma non ho il diritto di farlo. Un legislatore ha la facoltà di fare leggi ingiuste ed empie, ma non ne ha il diritto. È così che lo intendono i massoni? Le loro azioni rispondono a questa domanda e non possono negare che, ovunque si trovino, per loro la libertà consiste nel diritto di fare ciò che vogliono, sia che si chiamino nichilisti, illuministi, socialisti, o carbonari, liberali o massoni. Sanno essi rispettare i diritti politici di ogni individuo, il cui rispetto garantisce la libertà comune a tutti? Dagli imperatori e presidenti di repubbliche che vengono assassinati, al più semplice religioso che viene cacciato dalla sua casa, non c’è forse una moltitudine di funzionari e di persone che si lamentano, e a ragione, di essere stati lesi nell’esercizio dei loro legittimi diritti? Sarebbe meglio parlare meno di libertà e praticarla di più. Lasciamo al lettore il compito di completare da se stesso questa considerazione, perché è difficile parlare senza emozione della libertà, quando la si vede tormentata, arrestata e calpestata da uomini che, con il pretesto della libertà, conoscono solo l’indipendenza, la licenza e la rivolta.

IV. – Il progetto della Massoneria è contrario ai buoni costumi.

Se la massoneria è nemica della vera libertà, non è certo amica della buona morale. Possiamo applicare ad essa le parole che Lutero stesso disse della Riforma protestante, poiché Socino ne fu il figlio terribile. Non dimentichiamo che i discepoli di Socino hanno inciso sulla lapide del loro maestro: « Lutero ha scoperchiato il tetto della Chiesa cattolica, Calvino ne ha rovesciato le pareti e Socino ne ha demolito le fondamenta. » – « Non appena abbiamo iniziato a predicare il nostro Vangelo – dice Lutero – si è verificato un terribile sconvolgimento nel Paese; si videro scismi e sette, e ovunque la rovina dell’onestà, della moralità e dell’ordine: la licenziosità e tutti i vizi e la turpitudine superarono ogni limite, molto più di quanto non avessero fatto sotto il regno del Papismo; il popolo, prima frenato dal dovere, non conosceva più alcuna legge, e viveva come un cavallo imbizzarrito, senza pudore e senza freni, lasciandosi trasportare dal capriccio delle sue voglie mondane. Da quando predichiamo, il mondo è diventato più triste, più empio, più volgare; i diavoli si scatenano a legioni sugli uomini, che, alla pura luce del Vangelo, si mostrano avidi, impudenti, detestabili, insomma, peggiori di quanto non fossero sotto il Papismo; dal più grande al più piccolo, si vedono ovunque solo avarizia, disordini vergognosi, passioni abominevoli. Io stesso sono più negligente di quanto non lo fossi sotto il Papismo, e sono meno che mai disposto a seguire la disciplina e le pratiche di zelo che dovrei osservare. Se Dio non mi avesse nascosto il futuro, non avrei mai osato propagare una dottrina da cui sono scaturite tante calamità. – Edizione Walch, v. 1 14. Questa confessione di Lutero, fatta in un momento in cui la verità parlava alla sua anima, è notevole. È l’errore colto sul fatto; è l’errore con le sue immediate e deplorevoli conseguenze, che si abbatte sulla testa e sul cuore del padre della cosiddetta riforma, per punirlo del suo orgoglio, della sua imprudenza e delle sue colpevoli debolezze. L’abate Lefranc, già citato, ci dirà che cosa la massoneria abbia fatto della Francia, e di ciò che era, come risultato della sua dottrina, il francese alla fine del XVIII secolo. – « L’Europa è stupita del cambiamento avvenuto nei nostri costumi. In passato i francesi venivano rimproverati solo per la loro allegria, leggerezza e frivolezza; ora che sono diventati crudeli, barbari e sanguinari, sono aborriti e temuti come lo sarebbe una bestia feroce. Chi lo ha reso feroce, sospettoso, sempre pronto ad attaccare la vita dei suoi simili e ad incarnare l’immagine della morte? Lo dirò io, e … sarò creduto? È la Massoneria… Sì, non ho paura a dirlo, è la Massoneria che ha insegnato ai Francesi a contemplare la morte a sangue freddo, a maneggiare il pugnale senza paura, a mangiare la carne dei morti, a bere dai loro teschi ed a superare i popoli selvaggi in barbarie e crudeltà. Sotto il pretesto della libertà e dell’uguaglianza essa è stata in grado di spegnere il sentimento religioso nei cuori dei Francesi, di far loro odiare i loro principi, i loro magistrati, i loro pastori più fedeli; di alimentare uno spirito di divisione nelle famiglie più unite, di ispirare orrore e carneficina per far riuscire i suoi folli progetti. All’ombra dell’inviolabile segretezza che fa giurare agli iniziati ai suoi misteri, essa ha impartito lezioni di omicidio, assassinio, incendio doloso e crudeltà. Essa ha incoraggiato i crimini più inauditi con la garanzia dell’impunità, con il numero delle braccia armate per la difesa di coloro che seguono le sue massime; ed è riuscita a metterli al riparo dalla severità delle leggi, a prescindere dagli eccessi che si sono permessi. Cosa non sia in grado di fare una società ambiziosa guidata dal fanatismo, che ha corrispondenze in tutta Europa; che ha legato alla sua causa un numero infinito di individui che hanno giurato di marciare in suo aiuto, a qualunque costo; che sembra fatta apposta per riunire gli eretici di tutte le sette, e che li vede pronti ad essere spostati al primo segnale? – Il giuramento richiesto al destinatario è atroce. Eccolo qui: « Dopo che i miei occhi saranno stati privati della luce dal ferro rosso, accetto che, se mai rivelerò il segreto che mi è stato affidato, il mio corpo diventi preda degli avvoltoi; che il mio ricordo sia inviso ai figli della vedova su tutta la terra. E così sia. Questa vedova è la società sociniana. – Si può dire che la Massoneria non abbia adottato tutti questi eccessi? Rispondo che non c’è nulla di cui non sia capace e che non possa giustamente essergli imputato secondo i suoi principi costituzionali. Vuole e pretende di ammettere nel suo seno tutte le sette; perciò quelle moderate si troveranno accanto a quelle feroci, estreme nei loro principi. Così, per sua stessa ammissione, sarà composto da sette contraddittorie, che avranno principi opposti, che potranno approvare e insegnare ciò che altri troveranno reprensibile ed insostenibile; dunque i principii dei massoni tendono a formare un corpo mostruoso, capace di tutti gli eccessi in cui l’errore e il fanatismo possono condurre l’uomo debole e accecato dai pregiudizi e dalle false opinioni; e se nelle Logge massoniche ci fosse solo una mescolanza di luterani e protestanti, di Cristiani e deisti, di giudei e maomettani,  che possono essere tutti accolti nella loggia, non sarebbe sufficiente per impedire ad un buon Cattolico di esserne accolto? – Il velo sollevato per i curiosi, pag. 41. – Eckert, un massone protestante, ha scritto quanto segue: « La storia deve negare che la Massoneria abbia reso il popolo più morale. È vero, aggiunge, che nel 1770, epoca della sua introduzione in Germania da parte dell’Inghilterra, il popolo aveva meno conoscenze scientifiche; ma, in compenso, si distingueva per la probità ed i buoni costumi; amava la propria casa, aveva pietà dei poveri, era leale, si accontentava di ciò che la Provvidenza gli avesse dato come parte; in una parola, viveva secondo i comandamenti di Dio, in cui credeva e che adorava santamente. E oggi è pieno di smisurata presunzione, ha sete di piaceri proibiti; non ha fede in Dio, nei suoi santi Comandamenti, nella ricompensa dei buoni e nella punizione dei cattivi; esso considera lecito tutto ciò che gli sembra vantaggioso, tutto ciò che ecciti la sua bramosia ». La verità non potrebbe essere espressa in modo più preciso, né la fonte del male potrebbe essere indicata più chiaramente. L’uomo cerca sempre la propria felicità nelle sue azioni. Se crede nel paradiso e nell’inferno, agirà in modo da evitare il fuoco eterno riservato ai peccatori e ottenere la felicità eterna promessa al Cristiano che obbedisce alla legge di Dio. – Aiutato dalla grazia divina che la preghiera e la pratica dei Sacramenti gli conferiscono, si sforzerà di vincere le sue cattive inclinazioni e di praticare la virtù, preferendo privarsi dei piaceri proibiti quaggiù piuttosto che esporsi ad un tormento senza fine. Ma se non crede in una ricompensa nell’oltretomba, volendo assolutamente la sua felicità, la cercherà in questo mondo e per lui l’obiettivo della vita sarà il godimento a tutti i costi. Sono quindi le credenze a regolare la morale, e non esiste una morale indipendente dai dogmi. La Massoneria abolisce tutti i dogmi; si spinge fino all’ateismo, almeno tra quei massoni che hanno adottato puramente e semplicemente l’illuminismo di Weishaupt. In Francia, fino al 1877, il Grande Oriente conservava, come abbiamo detto, nei suoi statuti, la credenza nell’esistenza di Dio e nell’immortalità dell’anima; a quel punto, cancellò queste due credenze, per diventare ateo, mentre l’Inghilterra e l’America se ne separarono, volendo mantenere nei loro riti l’esistenza di Dio e l’immortalità dell’anima. – La vostra Massoneria è quindi senza Dio, senza fede, senza leggi religiose. Essa professa una morale civica, la cui sanzione è la multa, la prigione o qualsiasi altra pena, che non ha alcun rapporto con la sanzione eterna. Quando, dunque, non è proibito dalla legge umana compiere un atto, per quanto immorale possa essere, se questo atto può essere vantaggioso per il suo autore o eccitare la sua brama – dice Eckert – egli lo compie senza scrupoli o rimorsi, perché non crede in Dio, né nei suoi Comandamenti, né nelle sue ricompense, né nelle sue punizioni. Ecco perché potremmo applicare al regno della Massoneria tra noi ciò che Lutero disse del regno della sua stessa Riforma; ciò che l’Abate Lefranc scrisse della morale della Francia al tempo della Rivoluzione di cui sarebbe stato vittima; ciò che Eckert dice della Germania. Chi non conosce il diluvio di libri scadenti, giornali sconci, incisioni oscene da cui siamo sommersi in questo periodo? È stato necessario inventare una parola la cui radice, che significa prostituzione, esprime bene la cosa: pornografia, per dipingere le nostre immagini e la nostra morale in un colpo solo. A chi dobbiamo attribuire questo vergognoso disturbo? Nubius, capo dell’Alta Vendita, ha risposto: « Il miglior pugnale per colpire al cuore la Chiesa Cattolica è la corruzione ». Il suo consiglio è stato ascoltato e seguito tra noi. È dunque alla Massoneria che si deve questo movimento di decadenza morale nelle varie pubblicazioni del nostro tempo, da cui passa alla morale privata e pubblica, per questo la parola è un seme che fatalmente produce frutti, secondo la sua buona o cattiva natura. La massoneria è quindi contraria ai buoni costumi. Il danno che ha fatto in questo senso, ed in molti altri, è incalcolabile, insondabile, profondo come l’abisso. Per tre secoli ha sviato l’umanità e l’ha gettata in balia di tutte le dissolutezze della mente e del cuore; è soprattutto attraverso di essa che la Riforma ha prodotto i suoi frutti peggiori. E questo è comprensibile; vogliamo ripetere questa verità, principio di ogni morale, perché Socino ha abbandonato Gesù Cristo, senza il Quale l’uomo è incapace di compiere un solo atto di virtù soprannaturale. Lutero e Calvino non si sono spinti fino a negarlo. Se la storia dovesse un giorno portare la sua fiaccola nelle logge massoniche, e prendersi la responsabilità di esaminare i loro principi e le loro azioni, per pesare la loro influenza sulla vita intellettuale e morale degli individui e delle nazioni, sarà per essa e per il mondo una spaventosa rivelazione. Si dirà che dalla metà del XVI secolo ad oggi il mondo è stato corrotto, anima e corpo, reso pagano dall’eresia sociniana, che non è altro che la setta massonica. Sarà allora evidente che solo i Papi hanno visto chiaro quando hanno condannato la Massoneria, ma che tutti gli altri erano e sono rimasti ciechi. La Chiesa ci avrebbe salvato da questa piaga.

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONERIA (8)

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONERIA (6)

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO MASSONERIA (6)

DI MONSIGNOR AMAND JOSEPH FAVA

VESCOVO DI GRENOBLE
 

LIBRERIA OUDIN, EDITORE – 1882

PARTE SECONDA.

COSA PENSARE DEL PROGETTO DELLA MASSONERIA DI DISTRUGGERE IL CRISTIANESIMO E SOSTITUIRLO CON IL RAZIONALISMO?

.I. – Il progetto della Massoneria non è nuovo.

Questo progetto è letteralmente antico come Erode, non come Erode tetrarca di Galilea che derideva Gesù, ma come Erode l’Ascalonita, il primo dei tre personaggi con questo nome di cui parla San Matteo in questi termini: « Essendo Gesù nato a Betlemme di Giuda, al tempo di Erode re, ecco che i Magi vennero dall’Oriente a Gerusalemme e dicevano: “Dov’è colui che è nato re dei Giudei? Perché abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti ad adorarlo”. Quando il re Erode lo seppe, rimase turbato e con lui tutta Gerusalemme. Poi chiamò a raccolta tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo e chiese loro dove dovesse nascere il Cristo. Gli dissero: « A Betlemme di Giuda, perché sta scritto nel profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei la più piccola delle città di Giuda, perché da te verrà il sovrano che guiderà il mio popolo Israele” ». Allora Erode chiamò i Magi in segreto e li interrogò attentamente sull’ora in cui era apparsa loro la stella. E mandandoli a Betlemme, disse: “Andate a cercare esattamente il bambino e, quando l’avrete trovato, ditemelo, perché io stesso possa venire ad adorarlo”. Sappiamo cosa significassero queste parole; infatti, quando Erode vide che i Magi erano partiti senza tornare a Gerusalemme, si adirò violentemente e mandò ad uccidere tutti i bambini che si trovavano a Betlemme e nel paese circostante dall’età di due anni in giù, secondo il tempo da cui era stato edotto dai Magi. – Questo massacro dei Santi Innocenti rivelò al mondo, per la prima volta, il piano per distruggere sulla terra il Regno di Gesù Cristo, il Re annunciato dai Profeti e mostrato ai Magi per mezzo di una nuova stella. Questo servirà da modello per il resto dei secoli e vedremo spesso l’odio contro Gesù Cristo spingere i suoi nemici a rinnovare il massacro degli innocenti, con la speranza di raggiungere Lui stesso. Pertanto, abbiamo ragione nel dire che il piano formato dalla Massoneria contro il nostro Re Gesù sia già molto antico. – Simeone non aveva aspettato l’esecuzione del crudele ordine di Erode prima di preannunciare al mondo che Cristo sarebbe stato oggetto di tutti gli attacchi; infatti, quando il divino Bambino, dopo i giorni della purificazione, fu portato al tempio di Gerusalemme, il santo vecchio Simeone lo prese tra le braccia e, benedicendo Dio, disse: « Ora, Signore, secondo la tua parola, lascerai andare in pace il tuo servo, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, che hai preparato davanti a tutti i popoli, luce per l’illuminazione delle genti e gloria del tuo popolo Israele. » –  E Simeone disse a Maria sua madre: « Questo è Colui che è designato per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, e come segno da contraddire: Signum est contradicetur“. E la spada trafiggerà la vostra anima, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori »! Questa è la segnalazione sempre vera di Gesù Cristo. Non potrebbe essere altrimenti, dal momento che il Salvatore è venuto per elevare l’umanità dalla vita naturale alla vita soprannaturale, cioè dalla vita pagana alla vita cristiana, attraverso la quale regna in noi, conosciuto, amato e servito a volte fino all’eroismo, ispirando le nostre leggi sociali, regolando le nostre famiglie, guidando la nostra esistenza e ordinandola in vista di un mondo migliore da conquistare attraverso la virtù. Soprattutto, il Salvatore ha divinizzato la sofferenza e ne ha fatto una condizione necessaria all’uomo per riabilitarsi, per espiare le sue colpe e per diventare degno del Padre celeste, che ammette nella patria eterna, dice San Paolo, solo i fedeli imitatori del Figlio, le sue immagini viventi. – Ora, l’umanità si compiace istintivamente del piacere; respinge la sofferenza, si lascia cadere nel paganesimo, con la stessa naturalezza con cui il bambino lasciato libero va a giocare con il capro.  Per questo si commuove quando sente Cristo dirle ancora e ancora attraverso la voce della sua Chiesa: Sursum corda! Cuori in alto! L’aspetto severo del Calvario la infastidisce, la irrita disturbando i suoi piaceri, ed il grido: TOLLE! TOLLE! risponde alla chiamata del divino Crocifisso, ideale perfetto dell’umanità rigenerata. È così che i Giudei hanno messo a morte il Verbo incarnato e che i suoi nemici lo attaccano senza sosta nel corso dei secoli. Ricordiamo questi attacchi e mostriamo a chi vuole vedere la verità, che la guerra contro Cristo è lo spettacolo che questo mondo, avido di piacere, ci offre costantemente. – Non appena nostro Signore iniziò a predicare, gli abitanti di Nazareth, irritati dalla franchezza delle sue parole, lo afferrarono e lo condussero sull’alto della roccia dove era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma Gesù – dice il Vangelo – passando in mezzo a loro, se ne andò. La sua ora non era ancora giunta.  – Per ben venti volte pensarono di ucciderlo gli scribi, i farisei ed i capi dei sacerdoti, la cui superbia li stava divorando, ed il Salvatore disse loro: « Perché volete uccidere me, che vi insegno la verità? » Infine, arrivò il giorno in cui portarono a termine la loro risoluzione criminale, sperando che questa fosse la sua fine. Una speranza vana! Cristo è uscito dalla tomba vivo e glorioso, impassibile ed immortale.  Poiché il mondo non poteva più attaccarlo, volle scatenare il suo odio contro la società che Egli aveva fondato, cioè contro la Chiesa cattolica. Fin dall’inizio dell’era cristiana, apparvero uomini che furono i veri antenati di Socino. Invece di accogliere in ginocchio ed adorare la dottrina che il Verbo incarnato si è degnato di rivelarci su Dio e sui misteri della Verità eterna; invece di ascoltare umilmente gli Apostoli e la Chiesa, che lo Spirito divino ha illuminato con la sua luce, i falsi gnostici si misero a dogmatizzare. Essi volevano sondare la natura di Dio, creare un Dio tutto loro, un Dio che fosse figlio della loro ragione, proprio come fanno tutti i nostri moderni sociniani, e si sono persi nelle insensate invenzioni del loro orgoglio. – Gli attacchi dei primi secoli contro Gesù Cristo e la sua dottrina furono feroci. Lo spirito dell’errore, schiacciato sul Calvario, rialzava la testa. Esso aizzava tutti i partigiani del paganesimo contro la croce, mostrando loro i sacrifici imposti alla natura dal Dio dei Cristiani, e diceva loro: “Come potete voi vivere sotto un tale padrone e con tali leggi?” E subito i sofisti si misero al suo servizio per inventare sistemi religiosi uno più assurdo dell’altro. La follia dell’orgoglio, nel III secolo, aveva raggiunto il punto in cui Manes, l’eresiarca Manes, sosteneva che lo Spirito Santo si fosse incarnato in lui, e il manicheismo, diffondendosi da ogni parte, moltiplicava le sue vittime. Fu allora che apparve Ario. Questi negava sfacciatamente la divinità di Gesù Cristo, al quale tuttavia aveva consacrato la sua vita con giuramenti solenni. L’Arianesimo ebbe un certo splendore e poi si spense. – Esso ebbe lo stesso destino di tutti gli attacchi a Gesù Cristo; gli Imperatori romani erano stati sconfitti: anche lui lo fu. Così che il Cristianesimo aveva smussato la spada dei persecutori e messo a tacere i filosofi e gli eresiarchi, quando apparve Maometto, la cui grande massima: « Non c’è altro Dio all’infuori di Dio », era anch’essa anticristiana, perché negava le Persone divine del Figlio e dello Spirito Santo. Conosciamo la brillante storia del Maomettanesimo, che combinava la forza delle armi con le attrattive di una religione intrisa di orgoglio e di voluttà, con alcune verità prese in prestito dall’Antico e dal Nuovo Testamento. La mezzaluna ebbe giorni di trionfo passeggiero; ma la Croce rimase vittoriosa, proteggendo i popoli che la difendevano. E Cristo Gesù, sempre sotto attacco nella sua Chiesa e nei suoi figli, passava tra le folle, acclamato, adorato e servito con amore sconfinato. Fu allora che i nostri padri costruirono quelle mirabili Chiese e quelle impareggiabili Cattedrali che coprirono, dice un illustre oratore, il Dio dell’Eucaristia con l’ombra e la gloria, Si aprì il secolo XIII e con esso la verità cattolica riversò torrenti di luce sul mondo.  – Questo significa che Gesù Cristo ha cessato di essere un segno di contraddizione? Tutt’altro: non è mai più attaccato da una parte che quando è più adorato dall’altra. Così cominciò in quest’epoca, contro il Cristianesimo una guerra di genere nuovo: fu come un’epidemia o una rinascita del paganesimo, di cui fu autore l’arabo Averroè attraverso il suo commento alla filosofia panteista di Aristotele.  Questo errore fu formulato a metà del XIII secolo, tanto da attirare la seria attenzione di San Tommaso d’Aquino, che lo combatté a fondo nelle sue opere immortali.  Sconfitto dal Dottore angelico, si è tuttavia rialzato e ha continuato la sua marcia, sotto il nome di Rinascimento, sempre grazie all’attrazione dei piaceri sensuali ed alla sete di godimento che divora la povera umanità decaduta. I secoli XIV, XV e XVI ne furono infettati; il XVII non riuscì a preservarsene; il XVIII lo nascose sotto il mantello dei suoi sofisti, e ora nel XIX i franco-massoni, consapevoli o meno della loro opera malsana, cercano di farci ripiombare negli abissi del paganesimo.  –  Lelio e Fausto Socino non ebbero che a coagulare in un sistema gli errori pagani del loro tempo per mettere in luce la loro eresia, la cui essenza non è che la negazione della divinità di Gesù Cristo ed il ritorno al paganesimo attraverso l’adozione del sistema razionalista. Ora, c’è una legge in natura in virtù della quale le acque zampillanti aspirano a salire all’altezza da cui scendono, e si direbbe che questa legge esista anche nel mondo morale; in particolare, per il socinianesimo massonico. Sì, l’eresia sociniana è nata in un ambiente impregnato di paganesimo; è pagana nella sua natura, pagana nelle sue aspirazioni, pagana nelle sue conseguenze e nei suoi risultati. Questo è ovvio, perché se eliminiamo Gesù Cristo e la sua dottrina dal mondo morale, inevitabilmente facciamo ripiombare l’umanità nello stato in cui si trovava prima dell’era cristiana, cioè nel paganesimo. Se gli Imperatori romani fossero riusciti a sterminare tutti i Cristiani, il paganesimo avrebbe trionfato; e se ai nostri giorni la Massoneria, che persegue lo stesso scopo, dovesse raggiungere il fine che si propone, il risultato di questa vittoria sarebbe identico: sarebbe il nuovo regno del paganesimo, con i suoi errori e le sue dissolutezze. – Queste considerazioni meritano di essere portate alla luce, ed è necessario farlo per non lasciare ombre nella mente del lettore. – Nella sua opera intitolata: Gli Eretici d’Italia, Cesare Cantù, che abbiamo già citato e che, giustamente, è ben lontano dall’ignorare le qualità brillanti ed il genio della sua nazione, non teme tuttavia, da storico fedele, di mostrarci gli studiosi italiani del XVI secolo come appassionati ammiratori del paganesimo. « La letteratura – egli dice – che allora non si limitava che ad illustrare la nuova società, pretendeva di modificarne le credenze e la condotta, riportandola in teoria ed in pratica al paganesimo. Le scienze, cresciute nel santuario e disciplinate dagli Scolastici come un esercito, sotto la direzione della Parola di Dio, cominciavano ora a dissertare e, diffondendosi attraverso la stampa, mordevano il seno che le aveva nutrite. Passando dal periodo della credenza a quello della controversia, l’uomo con il ragionamento era arrivato a credersi autore delle verità che prima aveva ricevuto come dono della fede, e mentre fino ad allora la Religione era rimasta, come la definiva Grozio, l’unico principio di giustizia universale, ora era più esclusivamente alla Chiesa che si chiedeva il modo migliore di servire Dio ed il prossimo. Platone aveva detto, secondo Sant’Agostino: « La filosofia è imparare a conoscere Dio – fare filosofia è imitare Dio ». Questo ragionamento lo fece preferire ad altri filosofi dai primi Cristiani, ma sfociò facilmente nell’idealismo. La filosofia scolastica, armata di logica, aveva preso come oracolo Aristotele, un ottimo maestro, in effetti, poiché in lui si trovavano anche le critiche agli altri sistemi, mentre Platone dava solo i propri dogmi. Anche Aristotele proclamava e dimostrava un Dio supremo, una fede monda, un’anima immortale; ma il Cristiano, che si aspetta tutto da Dio, poteva seguire come guida un maestro che esagerava la potenza della natura e l’efficacia della volontà umana? Il maestro che pone la natura come principio assoluto può rimanere l’oracolo di una scienza tutta religiosa? Il maestro che erigeva a principio assoluto la natura, poteva restare l’oracolo di una scienza tutta religiosa? A questo si aggiunga il fatto che egli arrivava in Europa tradotto e commentato dai musulmani, che gli hanno prestato sentimenti assurdi e idee piene di sottigliezza; questi infedeli, traducendolo, hanno fatto dell’autore un teosofo e, osservando il mondo alla loro maniera fantastica, hanno confuso l’astronomia con l’astrologia e quest’ultima con la medicina. Gli italiani, traducendo sulla loro traduzione, vi avevano sovrapposto nuovi errori; ed i critici non erano in grado di accorgersi dell’alterazione, mentre l’idolatria professata per Aristotele impediva loro di considerarlo colpevole; ne nacque un amalgama di filosofia araba, scolastica e cristiana, una concezione bastarda e sterile, un enigma indecifrabile per coloro che volevano conciliarla con la teologia dogmatica. » – « Gli arabi, dopo aver ricevuto la rivelazione di Maometto, avevano iniziato le loro discussioni teologiche con l’eterna questione del libero arbitrio e della predestinazione (kadariti e giabariti), da cui passarono a quella degli attributi di Dio. Ma anche tra loro c’erano scettici, c’erano miscredenti; le menti oscillavano tra l’entusiasmo religioso ed il libero pensiero; e il ruolo che la Scolastica aveva svolto tra noi fu ricoperto da Kalain, un sistema di discussione razionale, per esaminare o difendere con la dialettica i dogmi attaccati. La filosofia araba, plasmata da tali esercizi, allargò il cerchio dei problemi posti dai Peripatetici e ammise il principio dell’eternità della materia e la teoria dell’unità dell’intelligenza. » – « Questo perché la filosofia di Averroè si basa proprio sul panteismo, secondo il quale esiste una sola anima e Dio è il mondo. La generazione (secondo questo filosofo) è solo un movimento. Ogni movimento presuppone un soggetto. Questo soggetto unico, questa possibilità universale, è la materia prima. » – « Questa unità delle intelligenze fu vittoriosamente confutata da San Tommaso e, nel XIV secolo, da Egidio di Roma, le cui opere furono pubblicate agli albori della stampa, e successivamente da Gerardo da Siena e Raimondo Lullo. Questi filosofi non fanno che aborrire questo autore empio, che identifica l’anima di Giuda con quella di San Pietro, che nega la creazione, la rivelazione, la Trinità, l’efficacia della preghiera, dell’elemosina e delle pie invocazioni, la resurrezione e l’immortalità, e che fa consistere il Bene sovrano nel godimento. Egidio Colonna di Roma, nel suo trattato De erroribus philosophorum, accusa Averroè di aver rinnovato tutti gli errori di Aristotele, e di essere molto meno scusabile di quest’ultimo, perché egli attacca direttamente la nostra fede e biasima tutte le religioni, sia quella dei musulmani che quella dei Cristiani, per aver ammesso che la creazione sia succeduta al nulla; chiama le opinioni dei teologi pure immaginazioni e sostiene che nessuna legge sia vera, anche se può essere utile. » – « È proprio una delle principali critiche mosse ad Averroè, quella di aver messo in parallelo le leggi di Mosè, quelle di Cristo e di Maometto. I musulmani li avevano mescolati per sostenere la loro religione; ma Averroè vi ritornava sempre attraverso le sue allusioni dogmatiche al Très loquentes trium legum, che lo facevano ritenere l’autore del libro dei Tre Impostori, divenuto un’arma usata per colpire tutti coloro che si vogliono screditare. » – Da queste citazioni possiamo concludere, innanzitutto, che Averroè aveva i suoi estimatori nel XIII secolo, poiché San Tommaso ed i dotti del suo tempo si preoccuparono di combatterlo e dedicarono buona parte delle loro opere a confutare la sua dottrina; poi, dobbiamo aggiungere che Averroè sopravvisse ai colpi ricevuti e alle condanne subite, come testimonia l’illustre poeta Petrarca, nato nel 1304: « Per me, quanto più sento denigrare la legge di Cristo, tanto più ho in mente Cristo e tanto più mi confermo nella sua dottrina, come un figlio la cui tenerezza filiale si è raffreddata, si riscalda quando apprende che si attenta all’onore di sua madre ». « Questi filosofi erano soliti – dice altrove – portare all’incontro qualche problema aristotelico o qualche altro sulle anime; ed io tacevo, o ridevo di loro, o cominciavo a discutere di qualsiasi altro argomento, o chiedevo con un sorriso come Aristotele potesse mai conoscere cose in cui la ragione non ha alcun ruolo e in cui l’esperienza sia impossibile. Uscirono confusi per lo stupore, risentendosi silenziosamente e guardandomi come un bestemmiatore ». – Uno di loro, « uno di quelli che pensano che non si possa fare nulla di buono – dice il Petrarca – se non si versano calunnie su Gesù Cristo e sulla sua dottrina sovrumana », andò a cercare il poeta a Venezia, e lo disprezzò, perché aveva citato questa parola di San Paolo: “Ho il mio Maestro e so in chi ho riposto la mia fede”. E aggiungeva: « Tenetevi il vostro Cristianesimo per voi, quanto a me, io non ne credo nemmeno uno jota; il tuo Paolo, il tuo Agostino e tutti gli altri dottori hanno blaterato e nulla più! Vi prego di darmi il piacere di leggere Averroè, e vedrete come supera in volo tutti i vostri buffoni. » Petrarca ne fu indignato e, pacifico com’era nel carattere, prese per mano l’incauto filosofo e lo cacciò da casa sua. Altri quattro di questi filosofi gli rimproverano di prendere sul serio il Cristianesimo e concludevano che Petrarca fosse un uomo buono, ma dalla mente ignorante: « Se questa gente – esclama il poeta – non temesse i castighi degli uomini più di quelli di Dio, attaccherebbe in pubblico la Genesi e la dottrina di Cristo. Quando la paura non li trattiene più, combattono direttamente la Verità; nei loro conciliaboli ridono di Cristo e adorano Aristotele senza capirlo. Nelle loro dispute confessano pubblicamente di non tenere conto della fede, che è come dire che cercano la verità rifiutando la Verità, che cercano la luce voltando le spalle al sole. Dopo questo, c’è da meravigliarsi se ci chiamino analfabeti, visto che chiamano Gesù un pazzo? ». – Leggendo il confronto di Petrarca con i filosofi del suo tempo, si potrebbe pensare di leggere i verbali delle sedute massoniche del nostro tempo. Da entrambe le parti, Gesù Cristo è oltraggiato. Quindi diciamo che è in questo pantano che è nata la setta sociniana o massonica, per mostrarsi presto, con il suo odio contro il nostro divino Salvatore e Maestro. Non c’è dunque nulla di nuovo nel sistema massonico: essi pensano e parlano come Averroè, « questo cane – diceva Petrarca – quel pazzo che non cessa di abbaiare contro Cristo e la Religione cattolica. ». – « Ma se Aristotele ha portato al materialismo, dice Cesare Cantù, Platone ha portato al misticismo, ed entrambi all’incredulità. Gemisthe Plêthon di Costantinopoli, venuto a Firenze per ostacolare l’unione della Chiesa greca con quella latina, diffuse le fantasie del neoplatonismo; affermò che la religione di Maometto e quella di Gesù Cristo sarebbero presto tramontate per far posto ad un’altra più vera e con molte analogie con il paganesimo. Nel suo riassunto dei dogmi di Zoroastro e Pitagora, mette in parallelo la teologia pagana con quella cristiana, ecc. ». – « Ancora più numerosi erano i filosofi le cui dottrine oscillavano tra Aristotele e Platone, tra paganesimo e Cristianesimo, e in materia di religione, l’eclettismo si avvicina molto all’eresia, quando non è propriamente tale. Abbiamo già nominato Egidio di Roma, della nobilissima famiglia dei Colonna, discepolo di San Tommaso, generale degli Agostiniani, poi Arcivescovo di Bourges, molto erudito nella scienza delle Sacre Scritture e nella filosofia aristotelica, soprannominato il Doctor fundatissimus. Ora egli dichiarava che ci sono alcune cose che sono vere agli occhi del filosofo, e che non sono vere agli occhi della Fede cattolica: come se potessero esistere due verità contrarie allo stesso tempo. Questa proposizione fu condannata sotto Giovanni XXII, e l’autore la ritrattò; ma questa eresia divenne comune nel XV secolo, e si arrivò a sostenere puri errori – insegnati oggi nelle nostre logge, nel XIX secolo – come la mortalità dell’anima, l’unicità dell’intelligenza, l’ispirazione individuale, salvo dire che si trattava di conseguenze tratte dalle premesse di Platone ed Aristotele, che non pregiudicavano in alcun modo i dogmi di Cristo. Così le due scuole opposte si sono trovate d’accordo nel non ammettere la Rivelazione, non combattendola, ma fingendo di non tenerne più conto, per così dire, come se non fosse mai esistita; hanno eliminato la fede ed ogni forza o aiuto soprannaturale, ed hanno seguito solo il loro modo di vedere i problemi dell’ordine religioso, la cui soluzione è importante tanto per la morale quanto per il benessere della società. » – « Marsilio Ficino adorava Platone; arrivava a bruciare una lampada davanti alla sua immagine; non lo separava da Mosè, e trovava in lui l’intuizione dei misteri più profondi…. Secondo lui, tutte le religioni sono buone, e Dio le preferisce alla irreligione; la Religione cristiana è la più pura, ma ci sono profeti e poeti in ogni nazione, come Orfeo, Virgilio, Trismegisto, i Magi, ecc. ». Ovviamente, a Fausto Socino sarebbe bastato ricordare le idee di Marsilio Ficino per portare tutte le sette immaginabili nel tempio della religione naturale e dichiarare il dogma massonico della Libertà di coscienza, e possiamo così convincerci sempre di più che i Sozzini o Socini dovevano solo raccogliere i vari errori seminati intorno a loro e coordinarli in un sistema per portare alla luce l’errore massonico che porta il loro nome. Potremmo limitarci a questa panoramica sommaria, che già mostra fino a che punto il paganesimo cercasse di soffocare il Cristianesimo in piena Europa all’epoca di cui stiamo parlando. Quanto abbiamo detto basterebbe a spiegare come la folle ammirazione per l’antichità pagana, provocata da Averroè, si sia diffusa dall’Italia alla Francia e ad altre Nazioni, dove ha dato un posto d’onore alla favola pagana ed ai suoi ricordi nelle lettere e nelle arti, per non parlare della morale e delle idee. Tuttavia, riteniamo utile aggiungere qualche sviluppo a questa considerazione, per dimostrare che il piano massonico contro Gesù Cristo non è nuovo. – « La filosofia era sempre più in contrasto con la fede, dice Cesare Cantù. Alla fine del XV secolo, non si era considerati gentiluomini e buoni cortigiani se non si avessero opinioni errate o eretiche sui dogmi. I moderati pensavano di rendere omaggio alla fede astenendosi da qualsiasi riflessione su di essa, accettando i dogmi senza esaminarli, con quella voluttuosa pigrizia che, in tempi vicini ai nostri, una mente forte chiamava indifferenza e disinvoltura che si addormenta con un bicchiere in mano spegnendo le luci ». « C’erano alcuni filosofi che bruciavano una candela davanti all’immagine di Platone; tale Accademia celebrava le feste alla maniera antica, sacrificando una capra; Molti cambiavano il nome di battesimo, come se si vergognassero d i portare il nome di un Santo, e di Antonio, Giovanni, Pietro, Luca, si faceva Aonio, Gianni, Pierio, Lucio; cambiavano Vittore in Vittorio o Nicio, Murino in Glauco, Marco in Callimaco, Martino in Marzione e così via. » – « Paolo II era spaventato da questo paganesimo e fece intentare processi contro alcuni dei suoi propagatori, tra cui Pomponio Lieto e Bartolomeo Sacchi, detto il Platina. L’accusa si basava sul fatto che questi uomini latinizzavano i nomi di battesimo e che, seguendo le dottrine platoniche, sollevavano dubbi sull’anima e su Dio. » Dal profondo della sua prigione, Platina scrisse al cardinale Bessarione, e dalle sue lettere, dice il nostro autore, « possiamo vedere come l’Accademia istituita da questo Pomponio Leto tendesse a trasformare il paganesimo letterario in paganesimo religioso, dato che i suoi membri celebravano con sacrifici pagani l’anniversario della fondazione di Roma;  poiché Pomponio si inginocchiava ogni giorno davanti ad un altare dedicato a Romolo, e non voleva leggere alcun libro con una data posteriore alla decadenza dell’impero, fossero anche la Bibbia o i Padri. Quand’anche questo paganesimo si fosse limitato alla letteratura, non è con spirito retto che si concepisse il torto notevole che si arrecava alla logica, alla morale e all’estetica da una dottrina che voleva che Gesù Cristo e la Redenzione cedessero il passo alla voluttà pagana ed agli scherni contro le virtù domestiche e sociali. » – « Il ritorno al paganesimo si manifestò non solo nella scienza, ma ancor più nelle belle arti e nella letteratura, dove il tipo convenzionale era stato sostituito dalla raffinatezza plastica. La passione per l’antichità ha fatto credere che la rinascita non potesse realizzarsi senza ristabilire il culto delle idee che il Vangelo aveva dissipato e senza innalzare le rovine della Roma pagana sugli edifici della Roma cristiana. » Sugli altari si ammiravano i ritratti di famose cortigiane che rappresentavano la Vergine; per dipingere Santa Caterina da Siena, Tiziano dipinse il ritratto della regina Cornaro, tutta raggiante di finezza e bellezza; Correggio dipinse le Grazie, senza alcun velo, nella sacrestia di Siena; Carlo Pinti, nell’epitaffio della famosa Isotta, dichiarò che ella fosse l’onore e la gloria delle cortigiane.  La stessa eloquenza sacra pagò un grande tributo a questo entusiasmo generale per il paganesimo. Ne ha preso in prestito non solo lo stile, ma anche le citazioni e gli esempi. Un autore racconta che l’Angelo Gabriele trovò la Vergine Maria che leggeva i libri sibillini, e quando ella acconsentì a diventare la Madre di Dio, le ombre dei Patriarchi sussultassero di gioia. Girolamo Vida, il dotto e santo Vescovo di Cremona, che spesso digiunava e non mangiava altro che radici, nella sua Arte poetica parla solo delle Muse, di Febo e di Parnaso. Giacomo Sannazaro, celebrando la nascita del Salvatore, invoca le Muse, adducendo la scusa di chiamarle per festeggiare un bambino nato in una mangiatoia.  Tutti questi splendori pagani mettono in ombra il Cristianesimo. – « Per quindici secoli – dice Cesare Cantù – c’era stato un solo idioma per parlare di Dio, una sola autorità morale, una sola convinzione; tutta l’Europa, alla stessa ora, nello stesso giorno, usava le stesse parole per inviare a Dio le sue suppliche, le sue aspirazioni e le sue gioie. Ora – nei secoli XV e XVI – invece di presentare questo bello spettacolo, abbiamo visto la società decomporsi nel profondo, poiché aveva sostituito la fede con il ragionamento, la credenza assoluta con le religioni composte; il dubbio, inoculandosi nelle anime, aveva portato alla corruzione della morale, e questa morale aveva agito sulle credenze. Questo sintomo si manifesta in tutti gli scrittori, e in particolare in Niccolò Machiavelli ed in Francesco Guicciardini. Quest’ultimo mira al successo, mai alla giustizia di una causa…. « Non mettetevi mai in opposizione alla Religione, né alle cose che sembrano dipendere da Dio, perché questo oggetto ha troppa influenza sugli stolti ». Non ci si pronunziava tra Mosè e Numa, tra Giove e Gesù Cristo. » – « Dopo questo, non si saprebbe più vedere – dice il nostro autore – uno strano fenomeno e un mito in Machiavelli, quest’uomo che aveva preso come modello della nuova civiltà la civiltà pagana dei Greci e dei Romani, mettendo Cristo e il Vangelo sotto il moggio ». – Ascoltate ciò che segue, cari lettori, e smettete di stupirvi di ciò che viene detto, scritto, fatto e preparato nel nostro tempo. Machiavelli, nei primi anni del XVI secolo, insegnò ai suoi contemporanei una lezione che è ben nota ai nostri moderni sociniani. «  La natura – scriveva Machiavelli – ha creato gli uomini con la facoltà di desiderare tutto e l’impotenza di ottenere tutto, cosicché dirigendo i loro desideri verso gli stessi oggetti, si trovano condannati ad odiarsi l’un l’altro. Per sfuggire a questa guerra di tutti contro tutti, tutto è permesso e tutti i diritti ed i doveri possono essere violati. Perciò la società è stata istituita per sopprimere l’anarchia con la forza organizzata. » – « In breve, la dottrina di Machiavelli è la dottrina dello Stato ateo, che non ha paura di andare all’inferno, ed è fine a se stesso ed è propria legge. Non c’è nulla di superiore ai sensi; l’idea di giustizia è nata negli uomini il giorno in cui hanno capito che il bene fosse utile ed il male dannoso; solo la necessità li spinge al bene; il principe deve farsi temere piuttosto che amare; lo scopo dei governi è la loro conservazione, e questo può essere raggiunto solo con la repressione, perché gli uomini sono per natura ingrati, ingannevoli e litigiosi, per cui è consigliabile frenarli con il timore della punizione… È una disgrazia che alla religione degli antichi, piena di orgoglio, che aveva i suoi gladiatori, un culto per i suoi eroi, un’apoteosi per i suoi conquistatori, e che mescolava la preghiera con il rumore delle battaglie, il sangue con le cerimonie religiose, sia succeduta un’altra Religione tutta umiltà e abiezione, incurante dei propri interessi. Se si può sperare in qualche bene per l’umanità, verrà dalla rivoluzione delle sfere, che potrà far rivivere un qualche culto simile a quello degli antichi. » Se Machiavelli tornasse sulla terra ed esaminasse le nostre leggi atee, il modo in cui viene trattata la Religione di Gesù Cristo, l’odio per il vero Dio che cresce di giorno in giorno; se entrasse nelle logge massoniche ed inventasse un nuovo culto molto simile a quello dei pagani, potrebbe congratularsi con se stesso per essere stato letto, capito ed obbedito alla lettera; forse ne sarebbe addirittura geloso, vedendo che su certi punti sia stato superato, e su altri troppo obbedito; perché fu Machiavelli a dire: « Nelle esecuzioni non c’è pericolo, perché chi è morto non può più pensare alla vendetta. Così parlavano i nostri terroristi; così agiscono nei confronti dei deboli coloro che dicono, sempre con Machiavelli, « La legge suprema è la salvezza dello Stato », mentre Gesù Cristo ha detto: « Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia ».  – Per concludere queste considerazioni, citiamo un ultimo fatto, raccontato dagli storici, che mostra come questa rinascita del paganesimo sia avvenuta quasi del tutto dopo la morte di Leone X, avvenuta nel 1521: essendo scoppiata improvvisamente una violenta pestilenza a Roma, il popolo fu trascinato da ogni sorta di disordine. Un certo Demetrio di Sparta voleva far rivivere le cerimonie dell’antica superstizione. Dopo aver incoronato un bue con gli allori, lo condusse per le strade della città, poi lo condusse all’anfiteatro, dove lo sacrificò. Il popolo, tuttavia, si rese presto conto che si trattasse di un culto a satana e cominciò a temere un aumento delle disgrazie pubbliche e a chiedere solenni espiazioni. « Una folla di uomini, donne e bambini seminudi è stata vista andare in processione da una chiesa all’altra, flagellandosi e chiedendo pietà. Erano seguiti da lunghe file di matrone, ognuna con una candela in mano, anch’esse in atteggiamento di supplica e afflizione. » (I precursori della Riforma. – Cantù.). – Da quanto precede, dobbiamo concludere che Socino non abbia inventato nulla e che i moderni sociniani o massoni propaghino errori comuni ai protestanti, agli averroisti, ai maomettani, agli ariani, ai manichei, agli gnostici, ai Giudei deicidi, ai romani, ai greci, agli egizi e al paganesimo in generale, da quando esistono pagani nel mondo. Bossuet, parlando del paganesimo dei popoli antichi, diceva: « Lì tutto era Dio, tranne Dio stesso ». Questo è ciò che rivedremmo senza indugio, se Gesù Cristo, la Luce del mondo morale, scomparisse dalla nostra società moderna, portando con sé la bellezza della fede. Non sarà così, naturalmente, perché la Chiesa deve rimanere fino alla consumazione dei secoli e nella nostra amata Francia, nonostante gli errori di molti dei suoi figli, i giusti sono ancora numerosi. Dove sono coloro che osano bestemmiare dicendo che Gesù Cristo non è Dio? Su quali labbra troviamo queste parole empie? Quale parte dell’umanità non ha paura di pronunciarle, e quale parte, al contrario, grida con San Pietro che parla al suo Maestro: « Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivente? » Tutti lo sanno: la dignità della vita, la nobiltà dei sentimenti, l’amore per la verità, la giustizia, la modestia, la devozione gratuita, le virtù più delicate e più nobili fioriscono e fruttificano all’ombra della croce e dell’altare; e se nel campo opposto si trovano qua e là qualità umane e caratteri elevati, se si risale alla loro culla, si trova spesso una madre cristiana, e più tardi insegnanti cristiani, una moglie e talvolta una famiglia cristiana.  Cristo non è Dio! Questa bestemmia, ripetuta oggi da uomini che non sanno dubitare, perché non hanno mai studiato né provato, la troviamo in bocca ai criminali, agli assassini del 1793; sulle labbra di Weishaupt, nell’ora delle sue devianze, mentre aspettava la fine della sua vita per andare a chiedere l’elemosina per costruire una chiesa cattolica; negli scritti di Voltaire, che si confessava, nei suoi momenti migliori; nei discorsi insidiosi di Cromwell, schiavo della sua ambizione; nella bocca di Socino, cacciato dalla sua patria; di un Averroè, di un Maometto, di un Giuliano l’Apostata, che si segnava di notte; dei falsi gnostici, discepoli senza dubbio dei farisei e degli scribi, che si allearono con Caifa, Erode e Pilato per condannare a morte Nostro Signore Gesù Cristo e per immolarlo per mano dei carnefici. Questi sono gli antenati dei nostri massoni atei e questa è, in breve, la storia del loro empio progetto, concepito da Erode l’Ascalonita. No, non è una novità, ha quasi mille e novecento anni, ma non è ancora riuscita ad avere successo fin ad ora.

II.In futuro, questo progetto trionferà?

Nel quinto capitolo degli Atti degli Apostoli leggiamo che i Giudei volevano mettere a morte Pietro e Giovanni perché annunciavano al popolo la divinità di Gesù Cristo. Allora un fariseo di nome Gamaliele, dottore della legge, onorato da tutto il popolo, si alzò in consiglio e ordinò che i due Apostoli venissero messi fuori per un po’ di tempo. Poi disse all’assemblea: « Uomini d’Israele, state attenti a ciò che fate a questi uomini. In effetti, prima di questi giorni, apparve Teuda, affermando di essere un personaggio, e circa quattrocento uomini si unirono a lui. Fu ucciso e tutti coloro che credevano in lui furono dispersi e ridotti a nulla. Dopo di lui sorse Giuuda galileo, nei giorni del censimento, e attirò il popolo dietro di sé. Anche questo perì e tutti quelli che si unirono a lui furono dispersi. Ora dunque vi dico: non immischiatevi più con questi uomini e lasciateli in pace; perché se questa impresa o opera è degli uomini, sarà distrutta; ma se al contrario essa è di Dio, non riuscirete a distruggerla. Così potreste trovarvi a combattere contro Dio stesso. Essi seguirono il suo parere. » Il ragionamento di Gamaliele è quello del buon senso e della vera esperienza; non può essere contraddetto, a meno che non si sia persa la ragione. Da Gamaliele a noi, l’opera di Gesù Cristo e dei suoi Apostoli ha perseverato, è cresciuta e ora copre la terra: viene da Dio, perché se venisse dagli uomini sarebbe già scomparsa da tempo. Quindi possiamo dire ai massoni, non più di Gamaliele, che essi si espongono a combattere contro Dio, anzi che sicuramente è Dio che stanno combattendo. Gli Imperatori romani tentarono per trecento anni di distruggere quest’opera, e le vittime superarono i carnefici; vennero poi gli eretici, che cercarono di pervertirne la dottrina, e vani furono i loro tentativi; Maometto apparve e si gettò sull’Europa cristiana con le sue terribili orde di saraceni, nella speranza di sostituire la croce con la mezzaluna, e Carlo Martello completò, a Poitiers, lo sbaragliamento della potenza musulmana; il protestantesimo, di cui Fausto Socino si mostrò il terribile figlio, nacque con Martin Lutero come padre. Nella mente dei suoi fondatori doveva prendere il posto del Cattolicesimo ed ora, grazie al sistema del libero esame, non ha più nemmeno un dogma come dottrina ed è fatalmente condannato a fondersi con il razionalismo. – Ora, nel XVIII secolo, il razionalismo aveva al suo servizio una falange di filosofi che non hanno più i loro eguali tra noi, eppure essi non hanno schiacciato quello che chiamavano l’Infame. Essi pensavano di avergli inferto dei colpi mortali ed ora, dopo un secolo, bisogna ricominciare le loro impotenti fatiche. I nostri massoni dell’ora presente, oggi si credono per caso più potenti degli Imperatori romani, più abili dei primi eresiarchi, più saggi di Giuliano l’Apostata, più terribili di Maometto, più potenti in filosofia degli averroisti, più considerati di Lutero e di Calvino, più sicuri di trionfare dei rivoluzionari del 1793? Quale forza sconosciuta hanno? Se ne avessero, per quanto grandi, non vincerebbero mai, perché combattendo contro Gesù Cristo combattono contro Dio: Christus vincit. Cristo è sempre stato vittorioso sui suoi grandi e piccoli nemici per quasi diciannove secoli: il loro piano fallirà.

2° Esso fallirà perché sta combattendo anche contro lo Spirito Santo. Ricordiamo in poche parole questa dottrina fondamentale, di cui il mondo non ha comprensione, e che è il motivo per cui il mondo ripete costantemente i suoi attacchi alla Chiesa Cattolica. – Prima di lasciare i suoi Apostoli, Nostro Signore predisse che essi e i loro successori sarebbero stati perseguitati, come Lui stesso era stato perseguitato. « Il servo – diceva loro – non è superiore al suo padrone… Hanno odiato me, odieranno anche voi … Ma non temete, Io ho vinto il mondo…. Io pregherò il Padre mio ed Egli vi darà un altro Paraclito che abiterà con voi per sempre, lo Spirito di verità, che vi insegnerà tutta la verità e vi suggerirà tutto ciò che vi ho detto… Riceverete il suo potere quando scenderà su di voi e mi renderete testimonianza a Gerusalemme e fino agli estremi confini della terra. » Così la Chiesa porta nel suo seno lo Spirito di Dio, che è la sua anima; e poiché questo Spirito divino non lascia e non lascerà mai la Chiesa, che è il Corpo di Cristo, essa è immortale, come lo sarebbe un corpo umano sempre unito alla sua anima. Voler uccidere la Chiesa significa voler uccidere lo Spirito Santo: è un sogno folle! « Tuttavia, è necessario che ci siano scandali, a causa della malizia umana; ma guai a colui attraverso il quale viene lo scandalo », dice il Signore. Questi scandali mettono a nudo i pensieri ed i sentimenti nascosti di ogni persona, portando i credenti a testimoniare la loro fede e gli altri ad agire nell’incredulità. L’anziano Simeone parlò in questo modo alla Vergine quando le disse: « Una spada di dolore trafiggerà la tua anima, perché siano svelati i pensieri di molti ». E San Paolo: « È necessario che ci siano eresie, affinché si conoscano quelli di provata virtù. In una parola, Dio usa il male dei malvagi per santificare i giusti e per far brillare le loro virtù nascoste. Dio permetterebbe il male, se il male non avesse la sua ragion d’essere? Questa è la spiegazione delle eresie e, in particolare, della massoneria sociniana, la peggiore di tutte, poiché va ben oltre le altre; non è il tetto della Chiesa Cattolica che essa cerca di rovinare, né le sue mura, ma le sue stesse fondamenta. Il nostro dovere è quello di resistere. Questa lotta tra il bene e il male ha la sua grandezza, poiché lo spettacolo più bello sulla terra è quello dell’uomo giusto che lotta con il dolore, come ha detto un saggio dell’antichità. Gesù Cristo ci ha offerto questo spettacolo in tutta la sua sublimità, soprattutto durante la sua vita e nell’ora della sua morte. – Ora ha dato alla Chiesa, sua Sposa mistica, un destino simile al suo, per continuare la propria vita attraverso i secoli. Appena nata, Essa ci ha offerto lo spettacolo dei suoi figli che si scontravano con gli Imperatori ed i carnefici romani; poi quello dei Dottori, i suoi nobili figli, che che fulminarono l’eresia; poi quello della sua figlia maggiore, la Francia, che schiacciava, a Poitiers, i seguaci di Maometto; i suoi grandi e santi missionari che ricacciavano la barbarie con la conversione dei popoli del Nord, che si precipitavano nel Sud dell’Europa, come per rovinare per sempre l’opera cristiana. Nel XIII secolo, San Francesco d’Assisi, con il suo celeste amore per Dio, distrusse la falsa povertà dei Fraticelli, e San Domenico, con la vera scienza, schiacciò l’Averroismo. Ignazio di Loyola incise sul suo stendardo il Sacro Nome di Gesù, proprio quando Socino stava per insorgere e bestemmiarlo; Gesuiti e massoni, d’ora in poi, cammineranno fianco a fianco, questi maledicendo Cristo, quelli orgogliosi di portare il suo Nome, di vivere, lavorare, soffrire e morire per Lui. Sì, questa lotta tra il bene e il male è uno spettacolo bellissimo, in cui si dispiega e si esprime la volontà libera dell’uomo, il dono più grande che Dio abbia fatto all’umanità, dice Dante, il poeta sublime. – Sarebbe interessante vedere come la Chiesa oppone la carità di San Vincenzo de’ Paoli, dei suoi eroici figli e figlie, alla filantropia massonica, che si rivolge solo ai propri membri; come Sant’Alfonso de’ Liguori combatte con la sua consolante dottrina il disperato rigorismo dei giansenisti, sempre alleati alla setta massonica, come Erode e Pilato, quando si tratta di perseguitare Gesù Cristo. Questo è il ruolo dei massoni sociniani. Come il tentatore, la loro setta dice alle generazioni che stanno nascendo: « Se, cadendo ai miei piedi, mi giurerete fedeltà, vi riempirò di piaceri, ricchezze e onori ». io vi proteggerò dai vostri rivali e dai vostri nemici. In verità, bisognerebbe essere accecati dalla passione per non capire che la Massoneria, soprattutto ai nostri giorni, svolge l’ufficio di tentatore all’interno della nostra società. Quanti sfortunati Cristiani sono stati messi in catene dalla setta sociniana! Quanti sfortunati Cattolici sono diventati suoi schiavi! Ora si accorgono dell’imprudenza che hanno commesso, ma non sanno come riparare al loro errore, ammesso che ne abbiano il desiderio. Questa lotta che dura da diciannove anni dimostra che la Chiesa è invincibile e che l’errore non ha mai una vittoria completa su di Essa: la verità rimane e l’errore passa. – La Chiesa è una nave misteriosa su cui veglia lo Spirito di Dio; è il suo soffio che gonfia le sue vele e la spinge verso tutti i lidi per portare i tesori del cielo. No, la muratoria non la farà affondare. Il popolo ha bisogno di ricevere da essa la verità ed anche la libertà, la vera libertà dei figli di Dio, alla quale la dottrina massonica è ostile.

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONERIA (7)

DISCORSO SOPRA IL SEGRETO DELLA MASSONERIA (5)

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO MASSONERIA (5)

DI MONSIGNOR AMAND JOSEPH FAVA

VESCOVO DI GRENOBLE

LIBRERIA OUDIN, EDITORE – 1882

PRIMA PARTE

IL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONNERIA CONSISTE NEL DISTRUGGERE IL CRISTIANESIMO E SOSTITUIRLO CON IL RAZIONALISMO.

LUIGI FILIPPO. – Non era solo in Italia che si trovavano complotti contro il Papato; in Francia, e soprattutto in Inghilterra, il Papa-Re era il principale oggetto di odio da parte delle società segrete. « Luigi Filippo – dice padre Deschamps – che si era disinteressato della Massoneria attiva solo per paura di vedersi rivoltare contro le potenze legittime e le stesse società segrete più avanzate, volle dare a queste ultime una qualche soddisfazione, senza però rompere apparentemente con l’Europa monarchica. Ben convinto, per esperienza personale, che le denunce avanzate dal carbonarismo italiano per giustificare l’insurrezione fossero meri pretesti, sembrò prenderle sul serio davanti ai tribunali ed al popolo. Sostenuto, o meglio diretto, dall’Inghilterra e da Palmerston, capo supremo delle società segrete e per lungo tempo ministro onnipotente nel suo Paese, egli attirò in questa campagna diplomatica i ministri massoni conservatori di Austria, Prussia e Russia. Tutti osarono chiedere riforme al Sovrano Pontefice. » – « L’Europa, sgomenta, trema davanti alla Rivoluzione – ha scritto l’autore di: l’Eglisc romaine en face de la Révolution, [La Chiesa romana di fronte alla Rivoluzione], non osa né combatterla né affrontarla: al massimo, nel panico, ha la forza di offrirle il Pontificato in pasto. La Rivoluzione annuncia che essa finirebbe con la Chiesa. L’Europa colse questo momento per chiedere alla Santa Sede le riforme che il carbonarismo aveva proclamato indispensabili. L’Austria, che cerca di mantenere la pace nella penisola italiana a tutti i costi, è del parere che il Papa possa benissimo, vista l’imminenza del pericolo, prestarsi a concessioni inoffensive. La Francia ne propone un simulacro, per chiudere, se possibile, la bocca agli oratori ed ai giornali che disputano in nome delle società segrete. » Si sa che si tenne una conferenza e che ne uscì un Memorandum in quattro articoli, fonte delle future disgrazie di Pio IX, e questo atto proveniva dalle logge massoniche d’Europa, più che dalla diplomazia stessa. Quando fu presentata a Gregorio XVI, questi sorrise: « Oh – esclamò – la barca di Pietro ha attraversato prove ben peggiori di queste. Noi sicuramente affronteremo la tempesta. Che il re Filippo d’Orléans tenga per sé la bonaccia che vorrebbe venderci al prezzo dell’onore: il suo trono crollerà, ma questo no! » E Bernetti rispose all’ambasciatore di Luigi Filippo che la garanzia francese sembrava molto preziosa per la Santa Sede, ma che il Papa riteneva impossibile acquistarla con misure che avrebbero rappresentato una vera e propria abdicazione dell’indipendenza pontificia; poi agli altri, che la garanzia delle corti è acquisita di diritto alla Santa Sede, ma che questa Sede romana, apparentemente così debole, non acconsentirà mai a sancire riforme che le verrebbero dettate in modo imperioso ed in un giorno prestabilito; che Essa si riserva la sua libertà d’azione e la sua totale indipendenza; che inoltre ha dimostrato per lungo tempo, con la sua condotta, di cercare di realizzare tutti i miglioramenti desiderabili e compatibili con la pubblica sicurezza.  (Società segrete, vol. II, p. 268). Nubius, quando era capo dell’Alta Vendita, diceva: « Se potessimo avere un Papa con noi, farebbe più lui con il suo dito mignolo che tutti noi insieme ». Nubius aveva ragione, perché in questa ipotesi irrealizzabile, colui al quale era stata affidata la difesa della Chiesa di Cristo sarebbe diventato il suo più mortale nemico; colui al quale era stato detto: « Conferma i tuoi fratelli nella fede », li avrebbe lui stesso sviati; colui al quale era stata affidata la cura del gregge lo avrebbe crudelmente avvelenato. Anche questo è un sogno insensato. Ci sono capi di Stato che sono così ciechi da gettare il loro Paese nello scisma e nell’eresia, da tradirne gli interessi più sacri per seguire l’impulso della loro passione antireligiosa: non sarà mai così per il Vicario di Gesù Cristo. Se guardiamo indietro nei secoli da S. Pietro a Leone XIII, vedremo i Romani Pontefici, divinamente aiutati dallo Spirito di Dio, mantenere la Chiesa nella verità e far trionfare l’unità dottrinale in ogni tempo ed in ogni luogo, nonostante tutti gli ostacoli. Questo è davvero il più grande di tutti i miracoli che uno spirito elevato possa desiderare per incoraggiare la sua fede, e questa prova avrà per lui una forza invincibile, se si ricorderà della debolezza e dell’incostanza comuni a tutti gli uomini, per quanto dignitosi essi siano. Gli stessi cospiratori romani sanno che è così, eppure hanno cercato di attirare a sé il successore di Gregorio XVI. [Per realizzare questo “sogno” insensato, la massoneria degli illuminati, corrotta la maggioranza dei Cardinali, molti dei quali direttamente affiliati alle logge ai vari livelli, nel corso del Conclave del 1958, fece eleggere all’unanimità S. S. Gregorio XVII, Giuseppe Siri, al quale fu impedito l’accesso al Soglio di S. Pietro, e, dopo aver dichiarato che l’elezione dovesse ritenersi nulla per un guasto (sic!) del camino della Cappella Sistina e dovesse ripetersi, lo relegarono – controllandolo con microcamere di sorveglianza e pseudosegretari-carcerieri – al finto ruolo di Arcivescovo di Genova. In tal modo poterono insediare due giorni dopo, un loro adepto, il XXXIII° :. A. Roncalli e poi i suoi successori, così da poter manovrare i fili del burattino falso-papa (o se preferite antipapa) ed indurlo gradualmente – indicendo pure un invalido conciliabolo – ad introdurre tutte le desiderate “riforme”, da quella liturgica, a quella dottrinale, dalla canonica alla morale pubblica, dalla organizzazione dei seminari, all’assetto delle diocesi, e così via, fino all’ecumenismo, all’indifferentismo religioso ed all’attuale aperta apostasia con la negazione della divinità di Cristo ed alla prossima confluenza in una religione unica mondiale, quella del “signore dell’universo”, il baphomet-lucifero! – ndr. -]. « Dal momento della sua elezione – dice padre Deschamps – Pio IX fu acclamato da un capo all’altro del mondo, come il Papa tanto desiderato, il restauratore della libertà ed il liberatore dei popoli. A Roma, in Francia, in Germania, in Inghilterra e perfino nelle Repubbliche americane, le sue virtù furono esaltate, il suo liberalismo fu proclamato, il suo busto ed il suo ritratto furono moltiplicati, stampati e mostrati perfino su sciarpe e scialli. A Roma furono eretti archi di trionfo ad ogni suo passo; ogni sua parola fu applaudita con un entusiasmo senza precedenti; fu ricoperto di applausi e di fiori; non si erano mai viste manifestazioni simili ed ovazioni così universali. ». – « Un uomo di fede, di preghiera, di lavoro, di virtù e di scienza, di una bontà ineffabile, di un candore e di una amenità veramente celeste, che si dipingevano in tutti i suoi lineamenti, Pio IX univa alla rettitudine e alla carità che non sospetta il male, come dice l’Apostolo, una fermezza d’animo e di coscienza che nulla era in grado di far deviare dalla linea del dovere conosciuto. Con tali eminenti qualità, non poteva che pensare, come Pontefice-Re, a fare del bene ai suoi Stati ed a riportare, per mezzo della libertà veramente cristiana, sia i popoli che i re alla verità e alla pratica delle virtù che, preparando alla vita eterna, solo possono portare la felicità quaggiù. » – « Ben presto si vide che le bande che si riunivano al Quirinale non seguivano più il sentimento di gratitudine e devozione verso la Santa Sede, ma che obbedivano ad un impulso segreto, che avevano un’organizzazione occulta e capi riconosciuti ». Il Santo Padre rimandava il popolo al lavoro e Mazzini, nel suo manifesto agli amici d’Italia del novembre 1846, raccomandava loro il contrario. « Approfittate – egli diceva – della minima concessione per riunire le masse, anche solo per mostrare la loro gratitudine”. Feste, canti, raduni, numerosi contatti stabiliti tra uomini di tutte le opinioni, sono sufficienti a far emergere le idee, a dare al popolo il senso della propria forza ed a renderlo esigente. La difficoltà non sta nel convincere il popolo; per questo bastano alcune grandi parole: libertà, diritti umani, progresso, uguaglianza, fraternità, dispotismo, privilegi, tirannia, schiavitù; la difficoltà sta nel riunirlo. Il giorno in cui si riunirà sarà il giorno della nuova era. » E Pio IX, in quello stesso mese di novembre, indirizzò al mondo cattolico la sua Enciclica Qui pluribus jam, in cui diceva: « Nessuno di Voi ignora, Venerabili Fratelli, quanto acerba e terribile guerra muovano, in questa nostra età, contro la Chiesa Cattolica uomini congiunti fra loro in empia unione, avversari della sana dottrina, disdegnosi della verità, intenti a tirare fuori dalle tenebre ogni mostro di opinioni, e con tutte le forze accumulare, divulgare e disseminare gli errori presso il popolo. Con orrore certamente e con dolore acerbissimo Noi ripensiamo tutte le mostruosità erronee e le nocive arti e le insidie con le quali si sforzano questi odiatori della verità e della luce, peritissimi artefici di frodi, di estinguere ogni amore di giustizia e di onestà negli animi degli uomini; di corrompere i costumi; di sconvolgere i diritti umani e divini; di scuotere e, se pur potessero, di rovesciare dalle fondamenta la Religione Cattolica e la società civile. Voi sapete, Venerabili Fratelli, che questi fierissimi nemici del nome Cristiano, miseramente tratti da un cieco impeto di folle empietà, sono giunti a tale temerità di opinioni che “aprendo la bocca a bestemmiare Iddio” (Ap. XIII, 6) con inaudita audacia, non si vergognano d’insegnare apertamente che i sacrosanti misteri della nostra Religione sono invenzioni umane; accusano la dottrina della Chiesa Cattolica di contraddire al bene ed ai vantaggi della società umana; né temono di rinnegare la divinità di Cristo medesimo. E per potere più facilmente sedurre i popoli ed ingannare gl’incauti e gl’inesperti, si vantano che solo a loro siano note le vie della prosperità umana; né dubitano di arrogarsi il nome di filosofi, quasi che la filosofia, che si aggira tutta nella investigazione delle verità naturali, debba rifiutare quelle che lo stesso supremo e clementissimo Autore della natura, Iddio, per singolare beneficio e misericordia si è degnato di manifestare agli uomini, affinché conseguano vera felicità e salvezza. Quindi con fallace e confuso argomento non cessano mai di magnificare la forza e l’eccellenza della ragione umana contro la fede santissima di Cristo, e audacemente blaterano che la medesima ripugna alla ragione umana. Del che niente si può pensare od immaginare né di più stolto, né di più empio, né di più ripugnante alla ragione medesima. Sebbene infatti la fede sia al di sopra della ragione, pur tuttavia fra di esse non si può trovare nessuna vera discordanza e nessun dissidio, quando ambedue prendono origine da una stessa fonte d’immutabile ed eterna verità, da Dio Ottimo Massimo; e per tale motivo vicendevolmente si aiutano, di modo che la retta ragione dimostra e difende la verità della fede, e la fede libera la ragione da ogni errore e mirabilmente la illustra, la rafforza e la perfeziona con la cognizione delle cose divine. – Né con minore fallacia certamente, Venerabili Fratelli, questi nemici della divina rivelazione, con somme lodi esaltando il progresso umano, vorrebbero con temerario e sacrilego ardimento introdurlo perfino nella Religione Cattolica; come se essa non fosse opera di Dio, ma degli uomini, ovvero invenzione dei filosofi, da potersi con modi umani perfezionare. » In poche parole, il Santo Pontefice riassunse l’empia dottrina della setta massonica, che nega Cristo e Dio; fu colto da orrore, versò lacrime: e a stento si spense per le strade di Roma il frastuono dei trionfi e dei festeggiamenti di cui era stato l’eroe. Come abbiamo detto altrove, altre lacrime avevano preceduto le sue. Una Madre augusta, una Madre divina, aveva pianto e piangeva sulle nostre montagne delle Alpi, unendo le sue parole ed il suo dolore a quelli del Vicario di suo Figlio. Disse (La Salette, 19 settembre 1846): Bestemmiano mio Figlio! Lo abbandonano, lo lasciano solo sugli altari! E Pio IX, nello stesso periodo, nel Quirinale, senza conoscere le lamentele del Messaggero celeste, le fa eco, ripetendo: Aprendo la bocca alle bestemmie… non temono di negare Cristo e Dio. Non è il caso di ripercorrere qui la vita di Pio IX. Sappiamo del suo esilio a Gaeta, del suo ritorno a Roma, da dove era dovuto fuggire; non ignoriamo che fu attaccato e crocifisso moralmente, durante tutto il suo Pontificato, dai moderni sociniani, che non seppero nemmeno rispettare le sue ceneri e la sua bara. È vero che durante la sua vita non smise di criticare e condannare le loro massime. Ricordiamo, in particolare, il suo discorso nel concistoro segreto del 25 settembre 1865, in cui diceva: « Venerabili Fratelli, tra le tante macchinazioni e i mezzi con cui i nemici del nome Cristiano hanno osato attaccare la Chiesa di Dio e hanno cercato, anche se invano, di abbatterla e distruggerla, va senza dubbio annoverata quella perversa società di uomini, volgarmente chiamata massonica, che, contenuta dapprima nelle tenebre e nell’oscurità, è infine venuta alla luce in seguito, per la comune rovina della Religione e della società umana. .,. Se i monarchi avessero ascoltato le parole del nostro predecessore, se avessero agito con meno pigrizia in una questione così seria! Sicuramente non avremmo mai dovuto, né i nostri padri avrebbero dovuto, deplorare tanti movimenti sediziosi, tante guerre incendiarie che misero a ferro e fuoco l’Europa, né tanti mali amari che hanno afflitto e affliggono ancora oggi la Chiesa…. E così non abbiamo visto senza dolore le società cattoliche, così ben fatte per eccitare la pietà ed aiutare i poveri, essere attaccate e persino distrutte in alcuni luoghi, mentre al contrario l’oscura società massonica, così ostile alla Chiesa e a Dio, così pericolosa persino per la sicurezza dei regni, è incoraggiata, o almeno tollerata…. » Questo è il linguaggio apostolico di Pio IX, che rinnova le istruzioni e le scomuniche pronunciate dai suoi venerati predecessori, da Clemente XII, di cui abbiamo ricordato l’Enciclica del 1738, allo stesso Pio IX. Seguendo le orme di questi coraggiosi Pontefici, il nostro Santo Padre Leone XIII ha indicato al mondo, con accenti non meno energici ed in piena luce, quegli uomini che, dopo aver bestemmiato Cristo e Dio, sono arrivati a voler distruggere la proprietà e la famiglia, trascinati come sono dal corso logico dell’errore, che va di abisso in abisso. Nella sua ultima Enciclica del 15 febbraio 1882 (Etsi nos), Sua Santità, scrivendo ai suoi Venerabili Fratelli Arcivescovi e Vescovi d’Italia, affermava: « Una dannosissima setta, i cui autori e corifei non celano né dissimulano affatto le loro mire, già da gran tempo ha preso posto in Italia e, intimata la guerra a Gesù Cristo, si propone di spogliare in tutto i popoli di ogni cristiana istituzione. Quanto abbia proceduto nei suoi attentati non occorre qui ricordarlo, tanto più che Vi stanno innanzi agli occhi, Venerabili Fratelli, il guasto e le rovine già recate sia alla Religione, sia ai costumi. – Presso i popoli italiani, che in ogni tempo si tennero fedeli e costanti nella Religione ereditata dagli avi, ristretta ora ovunque la libertà della Chiesa, di giorno in giorno si tenta il più possibile di cancellare da tutte le pubbliche istituzioni quella impronta e quel carattere cristiano in forza dei quali fu sempre grande il popolo italiano. Soppressi gli Ordini religiosi; confiscati i beni della Chiesa; considerati validi come matrimoni le unioni contratte fuori del rito cattolico; esclusa l’autorità ecclesiastica dall’insegnamento della gioventù: non ha fine, né tregua la crudele e luttuosa guerra mossa contro la Sede Apostolica. Pertanto la Chiesa si trova oppressa oltre ogni dire, ed il Romano Pontefice è stretto da gravissime difficoltà. Infatti, spogliato della sovranità temporale, cadde necessariamente nel potere di altri. – E Roma, la più augusta città del mondo cristiano, è divenuta campo aperto a tutti i nemici della Chiesa, e si vede profanata da riprovevoli novità, con scuole e templi al servizio dell’eresia. Anzi, pare che addirittura in questo stesso anno sia destinata ad accogliere i rappresentanti ed i capi della setta più ostile alla Religione Cattolica, i quali vanno appunto pensando di radunarsi qui in congresso. È abbastanza palese il motivo che li ha spinti a scegliere questo luogo: vogliono con un’ingiuria sfrontata sfogare l’odio che portano alla Chiesa, e lanciare da vicino funesti segnali di guerra al Papato, sfidandolo nella sua stessa sede. Non è certamente da dubitare che la Chiesa esca alla fine vittoriosa dagli empi assalti degli uomini: è tuttavia certo e manifesto che essi con siffatte arti intendono colpire, insieme con il Capo, l’intero corpo della Chiesa, e distruggere, se fosse possibile, la Religione. » E questo, possiamo aggiungere, è il segreto della Massoneria. Coloro che non leggono i resoconti delle logge massoniche sono all’oscuro di ciò che accade lì e non vedono il male così com’è. Ascoltino quindi il seguente estratto di una riunione della Gran Loggia Simbolica Scozzese tenutasi a Parigi nel dicembre 1882; « Tenuta il 21 dicembre. Il  F. :. Gaston, membro della loggia, ha tenuto una conferenza molto interessante sul tema: Dio davanti alla scienza.  L’ordine dei lavori, molto fitto, ha purtroppo limitato il tempo di cui il relatore avrebbe avuto bisogno per sviluppare il suo argomento, e ha dovuto racchiudere in mezz’ora il materiale di una conferenza di un’ora e mezza. « Ci auguriamo che questo sia solo un rinvio e che il nostro F. :. Gaston avrà presto l’opportunità di affrontare nuovamente la questione, ma questa volta in condizioni migliori e forse davanti ad un pubblico molto più numeroso. « In ogni caso, gli applausi del pubblico hanno ripetutamente sottolineato il discorso serio e spirituale, ma soprattutto convinto, dell’oratore, nonché le citazioni, felicemente inserite, che ha portato a sostegno della sua tesi. « Non c’è abbastanza spazio per entrare nei dettagli di questo argomento. Inoltre, come abbiamo già annunciato, il nostro F. :. H. Gaston pubblicherà tra pochi giorni un’opera dal titolo: Dieu, voilà l’ennemi! (Dio, ecco il nemico) in cui espone in modo molto chiaro le idee che ha potuto solo sfiorare in questa conferenza. « Il nostro prossimo bollettino conterrà un articolo bibliografico su questo libro, che abbiamo sotto gli occhi in questo momento e che vorremmo vedere in tutte le mani. » (Comunicazione di F. :. Dumonchel. – Bollettino Massonico della Gran Loggia Simbolica Scozzese, 2° anno, n. 22, gennaio 1882, p. 295. Dopo questo grido di empietà: Dio, ecco il nemico! Non restava altro da fare che richiamare la dea Ragione e porla nuovamente sugli altari di Gesù Cristo; errore! Trovarono un modo per superare tutte queste empietà e, nella loro gioia trionfale, ricordarono istintivamente il loro padre. Ascolta, lettore, ascolta, tremante, l’inno che hanno appena cantato quest’anno, in pieno teatro a Torino: « Ecco, che egli passa, o popoli, ecco satana il grande. Egli passa, beneficando, di luogo in luogo, sul suo carro di fuoco… Salve, o satana, salve, rivoltato! Fa’ che il nostro incenso e i nostri voti salgano a te sacri! Tu hai vinto il Jéhovah dei preti! … » E la folla, dice il giornale da cui prendiamo in prestito questo resoconto, ha applaudito l’infame lavoro di Giosuè Carducci. – Bergier aveva ragione: il libero esame del protestantesimo avrebbe dovuto portare a queste negazioni ed empietà. L’uomo ha bisogno di un padrone: o Dio o satana, e non può servire entrambi allo stesso tempo. O apre il cuore al suo Creatore, o glielo chiude. Se glielo chiude, diventa schiavo del peccato, da cui è stato sconfitto; schiavo di colui che Gesù Cristo ha chiamato Princeps hujus mundi, il principe di questo mondo, e San Paolo Deus hujus sœculi, il dio di questo tempo. Possiamo concludere, ci sembra, che l’obiettivo della Massoneria sia proprio quello che abbiamo indicato: la distruzione del regno di Gesù Cristo, da un lato, e, dall’altro, il trionfo del razionalismo. Questo disegno è stato concepito da Fausto Socino: lo abbiamo provato storicamente, basandoci sulla testimonianza di autori seri, e nonostante gli sforzi fatti dalla setta per attribuire alla sua origine una remota antichità, l’occhio della storia ha scorto la verità e si è preoccupato di indicarcela. Gli storici seri, senza risalire a Socino, hanno visto in Cromwell il padre della Massoneria: egli fu solo il suo abile e potente protettore in Inghilterra, il suo organizzatore segreto ed il suo discepolo sanguinario. Per un momento, dopo la terribile vendetta compiuta da Carlo II su Cromwell, la Massoneria cadde nel silenzio e, senza dubbio, fu costretta a nascondersi per motivi di prudenza, ma nella persona di Ashmole, l’illustre antiquario, la Massoneria trovò un protettore che la accolse e la prodigò con le sue cure. Presto fu abbastanza forte da decollare in tutto il mondo. Voltaire la conduce in Francia. Con il potente aiuto dei sofisti, propaganda l’eresia sociniana in tutte le parti e penetra in tutte le menti del suo tempo. Dotato di un raro genio organizzativo, Adam Weishaupt, in Germania, riassunse i diversi lavori massonici precedenti, ai quali unì i sistemi dei sofisti inglesi e francesi. Egli compose un insieme che chiamò Illuminismo ed in quest’opera, unendo la sua anima settaria con quella del panteista Spinosa, preparò il coronamento della Massoneria universale. Ma già la setta era cresciuta e aveva spinto i suoi seguaci all’azione. Le armi erano state alzate per colpire crudelmente la Compagnia di Gesù, l’avanguardia del Cattolicesimo, in Portogallo, Spagna, Napoli ed anche in Francia. Da questa azione combinata e da tutte queste opere che si moltiplicavano tra le varie nazioni, sotto mille forme diverse, agitando tutti gli spiriti, depravando i cuori, mettendo in ridicolo ciò che era di più sacro, accendendo, soprattutto nei ranghi della più alta società francese, la sete di voluttà pagana, da tutte queste folli dissolutezze della mente e dei sensi, doveva scaturire una tempesta sociale: fu la grande Rivoluzione francese, dalla quale l’intero universo fu scosso. Essa fu per la Chiesa Cattolica ciò che l’agonia dell’Orto degli Ulivi era stata per Cristo, suo Sposo, e persino, si potrebbe dire, come un nuovo Calvario. Pio VI fu catturato, incatenato e portato in prigione, dove morì come il suo divino Maestro, in mezzo ai criminali. Cristo stesso fu nuovamente processato e condannato. Fu buttato giù dai suoi altari per essere sostituito dal razionalismo di Socino, sotto il nome di: Dea Ragione, rappresentata da una prostituta. Quel giorno, lo ammettiamo, la Massoneria dottrinale e sanguinaria, atea e ubriaca di crimini, ha veramente trionfato. La Rivoluzione del 1793 fu opera sua, come abbiamo dimostrato. Poi abbiamo dimostrato che la setta non era stata disarmata dalle innumerevoli vittime cadute sotto i suoi colpi e che, fedele al piano dei suoi capi, aveva ripreso la sua cospirazione contro il Cristianesimo, che era uscito vivo e glorioso dalla sua tomba; contro la Chiesa, che era tornata ad essere oggetto del rispetto e dell’amore del popolo. Ma la vita del Cattolicesimo, come quella del suo divino Fondatore, è una vita di continue sofferenze; e così abbiamo visto la Chiesa trovare in colui che l’aveva protetta il suo più terribile nemico; potente in armi, dispotico nella volontà, capace di forgiare catene a chi non si piegava di fronte alla sua ambizione smisurata e ai suoi modi di uomo maleducato: Napoleone divenne per Pio VII lo strumento crudele della massoneria, fino al giorno in cui, stanca del suo domatore, gli si rivoltò contro e gli preparò, sui campi di battaglia, il tradimento e la sconfitta. Egli capì da dove provenivano questi misteriosi rovesci della sua fortuna; si ricordò dell’Inghilterra, madre adottiva della Massoneria, ed andò ad affidarsi ad essa. La sua sorte non fu del tutto uguale a quella dei traditori: fu ripagato da un lontano esilio a Sant’Elena. Abbiamo poi visto la setta risollevarsi per un momento, per poi riprendere presto le sue trame contro la Chiesa ed ogni autorità legittima. Abbiamo scoperto che chiede al sistema educativo di corrompere nuovamente le menti, soprattutto le giovani generazioni, senza risparmiare le classi lavoratrici, alle quali ha deciso di gettare la proprietà in pasto ai cani, pur di preparare una nuova rivoluzione. In effetti, il 1848 vide la caduta del re Luigi Filippo ed il crollo del suo trono. Non aveva egli capito nemmeno che … chi semina vento raccoglie tempeste. Ovviamente, la rivoluzione del 1848 non ebbe come protagonista l’odio religioso che aveva caratterizzato quella del 1793. Durante il movimento rivoluzionario si vide persino apparire un Crocifisso, portato con riverenza tra la folla nelle mani di un giovane, ed il popolo trionfò su questa immagine sacra. La massoneria aveva ritenuto che fosse nel suo interesse non voler rovesciare gli altari subito dopo il 1793. Ha riservato ad un secondo momento questo odioso compito, per il quale si sta ora preparando. L’abbiamo detto: essa non si è ricordata di Giuliano l’Apostata e La Chalotais. Prima di tutto, distrugge i templi spirituali, portando via la fede dalle anime e i Crocifissi dalle scuole. Essa prepara un grande movimento. Abbiamo davanti a noi le risoluzioni prese l’11 giugno 1879, dove si legge quanto segue: « Scristianizzare la Francia con tutti i mezzi, ma soprattutto strangolando il Cattolicesimo a poco a poco, ogni anno, con nuove leggi contro il clero!… per arrivare infine alla chiusura delle chiese… Tra otto anni, grazie all’educazione secolare senza Dio, avremo una generazione atea. Creeremo quindi un esercito e lo lanceremo sull’Europa. Ci aiuteranno tutti i fratelli e gli amici dei Paesi che questo esercito invaderà… ». Questo piano è ben eseguito. Esistono scuole senza Dio e l’esercizio del fucile ha sostituito quello del Catechismo. Ci sono ancora scuole in cui al bambino vengono insegnate le verità cristiane: la pazienza. Gli italiani dicono che con il tempo e la pazienza si può ottenere tutto; ma in Francia per il momento seguiamo il metodo Ricciardi, che ci porterà dove vuole la setta, a meno che i padri di famiglia non aprano finalmente gli occhi e gridino: “quando è troppo è troppo!” Che Dio li ispiri con questo nobile sentimento! – Per incoraggiarli a fare il loro dovere e anche per assolvere al nostro compito pastorale, continueremo questo studio, dicendo ai nostri lettori cosa pensare del progetto della Massoneria: sarà la seconda parte di questo lavoro.

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONERIA (6)

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONERIA (4)

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO MASSONERIA (4)

DI MONSIGNOR AMAND JOSEPH FAVA

VESCOVO DI GRENOBLE 

LIBRERIA OUDIN, EDITORE – 1882

PRIMA PARTE

IL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONNERIA CONSISTE NEL DISTRUGGERE IL CRISTIANESIMO E SOSTITUIRLO CON IL RAZIONALISMO.

D’ARANDA. – « Il Conte di Aranda – scriveva il Marchese de l’Angle, un viaggiatore avanzato nella filosofia massonica, come vedremo – è forse l’unico uomo di cui la monarchia spagnola possa essere orgogliosa al momento: è l’unico spagnolo dei nostri giorni di cui la posterità possa scrivere nei suoi annali. È stato lui a voler far incidere sui frontespizi di tutti i templi e riunire nel medesimo stemma i nomi di Lutero, Calvino, Maometto, William Penn e Gesù Cristo. Era lui che voleva vendere il guardaroba dei Santi, i mobili delle vergini, e convertire le croci, i candelabri, le patene, ecc. in ponti, locande e autostrade. » (Viaggi in Spagna, vol. 1, p. 127). « Dal 1764 – dice lo storico prussiano, il protestante Schoell – il duca di Choiseul aveva cacciato i gesuiti dalla Francia; perseguitava quest’Ordine anche in Spagna. Perseguitò l’Ordine fino in Spagna e si adoperò con ogni mezzo per renderlo oggetto di terrore per il re, riuscendo infine a farlo con un’atroce calunnia. Si dice che sia stata messa sotto i suoi occhi una presunta lettera di padre Ricci, generale dei Gesuiti, che il duca di Choiseul è accusato di aver fabbricato, nella quale il generale avrebbe annunciato al suo corrispondente di essere riuscito a raccogliere documenti che provavano in modo inoppugnabile che Carlo III era figlio di adulterio. Questa assurda invenzione fece una tale impressione al re che si lasciò convincere nell’ordinare l’espulsione dei Gesuiti. – Cfr. Les Sociétés secrètes, vol. n, p. 70). E chi fu a strappare questo ordine a Carlo III? Fu D’Aranda, che vide il Re da solo, a congedare Monino e Campomanès, suoi colleghi, dicendo: « che stava giocando con la sua testa ». « Improvvisamente le autorità spagnole in entrambi i mondi ricevettero ordini minuziosi nel gabinetto del Re. Questi ordini, firmati da Carlo III e controfirmati da D’Aranda, avevano tre sigilli. La seconda busta recitava: “Sotto pena di morte, non aprirete questo plico fino al 2 aprile 1767, al tramonto”. La lettera del re ordinava loro, pena la morte, di catturare immediatamente tutti i Gesuiti e di imbarcarli su navi da guerra. Lo storico anglicano Adam dà la stessa versione di Schoell, e aggiunge: « È possibile, senza offendere la correttezza, mettere in dubbio i crimini e le cattive intenzioni attribuite ai Gesuiti, ed è più naturale credere che un partito nemico non solo alla loro restaurazione come corpo, ma anche alla Religione cristiana in generale, abbia portato a questa rovina. » [Storia della Spagna, t. 4, p. 271]. Padre Deschamps aggiunge: « Così parla Leopold Ranke, nella sua Storia del Papato; così Christophe de Murr, nel suo diario: egli aggiunge che il Duca d’Alba ha fatto avere a Paveu, al momento della sua morte, questa presunta lettera; così parla Sismondi, nella sua Storia dei francesi; così infine dice l’inglese Coxe, nella sua Storia della Spagna sotto i Re della Casa dei Borbone, per citare solo gli storici protestanti. » – « Invano Clemente XIII prese la difesa dei Gesuiti spagnoli, come aveva preso quella dei Gesuiti portoghesi e francesi; invano prese a testimone Dio e gli uomini che il corpo, l’istituzione, lo spirito della Compagnia di Gesù erano innocenti; che questa Compagnia era pia, utile e santa nel suo oggetto, nelle sue leggi, nelle sue massime; Invano dichiarò che le azioni del re contro i Gesuiti mettevano ovviamente in pericolo la sua salvezza e che, anche se alcuni religiosi fossero stati colpevoli, non avrebbero dovuto essere colpiti con tanta severità senza averli prima accusati e convinti: tutto fu inutile. – « In seguito ai severi ordini di Carlo III a tutti i governatori dei suoi vasti regni, nel giorno e nell’ora indicati, i fulmini scoppiarono contemporaneamente in Spagna, nel nord e nel sud dell’Africa, in Asia, in America e in tutte le isole sotto il dominio spagnolo. Il segreto di questa espulsione fu così ben custodito che non solo nessun Gesuita, nessun ministro, nessun magistrato ne era a conoscenza nel giorno stesso in cui doveva avvenire. Tutte le navi da trasporto erano pronte nei vari porti indicati. Gli ordini erano uniformi: comando supremo da parte del re di gettare i prigionieri sulle coste dello Stato ecclesiastico, senza permettersi, con nessun pretesto, di depositare qualcuno di loro altrove, pena la morte. Questo fu il passo compiuto dal conte di Aranda: lo considerava il capolavoro di una politica saggia e vigorosa; gli piaceva ancora parlarne molto tempo dopo ». – [Les Sociétés secrètes; t. II, p. 71.].

POMBAL. – In Portogallo, Carvalho, detto Pombal, si era già fatto strumento delle logge massoniche per perseguitare anche i Gesuiti. Per scristianizzare il Portogallo, decise di protestantizzarlo e, collocando da un lato professori protestanti nelle università, fece tradurre e diffondere le opere di Voltaire, J.-J. Rousseau, Diderot ed altri filosofi massoni; dall’altro, consegnò il suo paese all’Inghilterra, dove era inviato come uomo d’affari, e si era affiliato, come Voltaire, ai liberi pensatori. Il panegirista di Pombal, M. de Saint-Priest, è costretto a dire la sua: Nemico del clero e dei monaci, che chiamava i parassiti più pericolosi che possano corrodere uno Stato, dice la Bibliografia Universale, si rivoltò contro i Gesuiti ancor più che contro l’aristocrazia, e le rimostranze, il patibolo eretto nella sua mente contro gli hidalghesi, la loro morte ignominiosa, erano stati per lui solo un mezzo. » Un mezzo! Sì, un mezzo per compiacere i filosofi massoni che lo chiamavano « loro adepto »: un mezzo che si adattava alla sua natura, perché, dicono gli storici, era avido, crudele e raffinato nella vendetta. Tale era il suo atteggiamento nei confronti dei Gesuiti. « Essi erano divisi in tre parti – racconta padre Deschamps. I novizi e gli scolastici dei primi voti furono sottoposti da Pombal, senza alcuna ombra di procedura, ad ogni genere di promesse, minacce e vessazioni adatte per poterli indurre a rinunciare alla loro vocazione. I professi furono gettati nelle terre del Papa in Italia con i primi che nella stragrande maggioranza rifiutarono di apostatare. Ammassati a centinaia su navi mercantili, esposti ad ogni tipo di intemperie, senza provviste, dove mancavano di proposito pane e acqua, furono gettati successivamente, spinti dai venti, nei porti della Spagna, dove furono abbondantemente soccorsi, e infine a Civitavecchia, dove furono accolti con ammirazione. Per tre volte questi trasporti furono rinnovati; l’ultimo consisteva in missionari portati da Cafreria, dal Brasile, dal Malabar, da tutti i luoghi dove si stava diffondendo la civiltà con la fede Cattolica. Solo più di duecento, la cui maggioranza erano francesi, italiani e tedeschi, furono trattenuti, per soddisfare la rabbia di Pombal, nelle prigioni del Tago, dove ottantuno persone morirono di miseria e sofferenza. « Più di cento languirono per diciotto anni in queste tombe fino alla morte del re, schiavo del suo libertinaggio e del suo ministro. Un tribunale, composto dal Consiglio di Stato e da uomini lodevoli per la loro luce ed integrità, fu incaricato dal nuovo re e dalla regina di rivedere la sentenza del presunto attentato al re, che era stato dichiarato ingiusto e infondato, e fu dichiarato quasi all’unanimità che le persone, sia vive che morte, che erano state portate in giudizio, o esiliate, o imprigionate in virtù della sentenza, erano tutte innocenti del crimine di cui erano state accusate. Le prigioni fatali furono aperte e ottocento persone, che si credevano morte da tempo, furono viste emergere dal sottosuolo e riapparire tra i vivi; erano il restante di novemila persone sottratte allo Stato dall’odio, dalla ferocia o dai sospetti del ministro, senza interrogatorio e senza processo. I Gesuiti sopravvissuti si presentarono con gli altri, seminudi, senza altri indumenti che la paglia che serviva loro come letto, con la carnagione livida, il corpo gonfio, la maggior parte di loro così debole da non poter né camminare né quasi sostenersi, molti privati dell’uso della vista per la profonda oscurità in cui erano stati immersi, alcuni con i piedi marci e rosicchiati da topi e insetti ». – Carvalho-Pombal fu condannato a restituire immense somme estorte con vari pretesti, e relegato, in considerazione della sua avanzata e delle firme del defunto re, da cui s’era fatto garantire, nella sua terra di Pombal, dove, nel 1829, i Gesuiti, richiamati da don Miguel, diedero l’ultimo saluto alla sua salma, fino ad allora priva di sepoltura. Nel frattempo arrivarono dall’India diciannove casse, indirizzate al Marchese di Pombal, piene di argento e pietre preziose sottratte alla tomba di San Francesco Saverio a Goa, che la Regina indignata fece immediatamente restituire. Confische, o meglio saccheggi di questo tipo, avevano avuto luogo in tutte le case e le chiese dei Gesuiti in Portogallo e nelle colonie. A Oporto, un parente del ministro, incaricato del sequestro, si distinse per la sua barbarie ed empietà. Egli lasciò tre Padri morire miseramente per mancanza di medicine e di soccorsi. Aggiungendo sacrilegio a disumanità, fece aprire il tabernacolo e svuotare sotto i suoi occhi la sacra pisside, che prese e mise in una bilancia da orefice per pesarla sull’altare stesso. « Chi crederebbe – dice l’orazione funebre di re Giuseppe, pronunciata a Lisbona nel 1777 – che un solo uomo, abusando della fiducia e dell’autorità del re, abbia potuto, nell’arco di vent’anni, incatenare tutte le lingue, chiudere tutte le bocche, stringere tutti i cuori, tenere celata la verità, portare la menzogna in trionfo, cancellare tutti i tratti della giustizia, far rispettare l’iniquità e dominare l’opinione pubblica da un capo all’altro dell’Europa? Solo la Massoneria può spiegarlo. Ricordiamo che nel 1858, passando per il Mozambico, abbiamo avuto l’onore di essere accolti dal governatore dell’isola con estrema benevolenza. Aveva come palazzo la casa e il collegio dei Padri Gesuiti espulsi da Pombal, e ho offerto più volte il santo Sacrificio della Messa nella loro cappella,  ancora piena di splendore e di ricchezza. Sull’isola c’erano diverse altre chiese, ma tutto stava andando in rovina, come sulle rive dello Zambesi, dove la Compagnia di Gesù aveva creato bellissimi stabilimenti. Pombal, con il suo odio, condannò queste belle regioni a rimanere selvagge e barbare. L’opera di civilizzazione cristiana, iniziata su questa costa dell’Africa orientale dai Gesuiti e da altri religiosi, fu interrotta, come abbiamo detto, ed è stata ripresa appena da qualche anno in modo serio. Ecco il misfatto di un uomo, ma quest’uomo poteva essere chiamato: Legione, perché era un seguace della massoneria, acerrimo nemico di Gesù Cristo, Egli che solo è la vita e la resurrezione dei popoli, oltre che degli individui.

CHOISEUL. – Dopo aver parlato dell’odio della massoneria contro il regno di Gesù Cristo, in Spagna e in Portogallo, non possiamo tacere ciò che ha fatto in Francia e a Napoli contro la Compagnia di Gesù, giustamente chiamata l’Avanguardia della Chiesa Cattolica. Nel suo Tableau de Paris, t. vi, 2a parte, p. 342, ecc., de Saint-Victor scrive quanto segue: « Il favore di Choiseul, già grande, si accrebbe, alla morte di M.me de Pompadour, di tutto ciò che possedeva, per non sfuggire nemmeno al sospetto, benché infondato, di aver contribuito ad accelerare la scomparsa di questa padrona il cui potere era così assoluto e che Luigi XV dimenticò così facilmente. Senza averne titolo ottenne tutti i poteri di Primo Ministro, gli onori che desiderava, le ricchezze che voleva accumulare, e divenne solo il più accanito contro i Gesuiti, che aveva ragioni particolari per odiare, ragioni che sono state ritenute molto diverse da quelle da lui pubblicamente addotte. « Legato ai capi del partito filosofico, di cui era discepolo, e spinto da essi e da una perversità pari alla loro, quest’uomo, divenuto padrone della Francia, aveva concepito il folle progetto – e le lettere di sua mano lo testimoniano – di distruggere l’autorità del Papa e della Religione cattolica in tutto il mondo. Ora, la completa distruzione di un ordine religioso così fortemente costituito e che, diffuso nei due emisferi, sosteneva e propagava da ogni parte la purezza della fede e la pienezza dell’Autorità Apostolica, diventava la prima condizione di un simile progetto: egli vi si accinse quindi con tutta l’attività della sua mente nutrita di intrighi e di frodi. » Per quanto riguarda i Parlamenti, troviamo il loro brevetto di affiliazione massonico-filosofica anche nella corrispondenza di Voltaire e d’Alembert, nei pellegrinaggi a Ferney dei consiglieri e dei relatori sui ricorsi, e nelle numerose lettere ai principali membri di queste corti, avremmo potuto dire, se fosse stato necessario aggiungere qualcosa alle prime note. « I  nemici più pericolosi dei Gesuiti – dice M. de Saint-Victor – quelli che potevano servire più efficacemente alla vendetta della favorita (riguardo all’assoluzione che le avevano negato se non avesse lasciato la corte) erano nel Parlamento. Abbiamo visto che questa era la patria del giansenismo e che anche la setta filosofica vi aveva i suoi sostenitori. I Gesuiti, infine, furono espulsi dai loro collegi, condannati dai Parlamenti a piccola maggioranza, senza indagini, senza difesa, senza ascoltare testimoni, senza essere interrogati essi stessi, come era stato fatto in Portogallo: Furono proscritti in massa e individualmente come Gesuiti; i loro beni, le fondazioni cattoliche dei loro collegi o le case fatte da loro stessi o liberamente da Cattolici, furono confiscati; questa è la giurisprudenza massonica che fu stabilita e che presto sarebbe stata applicata in larga misura a tutti i Sacerdoti e ai beni cattolici, a tutti i nobili e alla stessa famiglia reale. Quattromila religiosi, che il tiranno aveva voluto mettere tra la loro coscienza e la fame, sono stati strappati dalle loro famiglie e dalla loro patria e costretti ad andare a mendicare il pane in terra straniera. (Les Sociétés secrètes, t. II, p. 64).

TANNUCCI.- Tannucci, tanto nemico dei Gesuiti quanto della Santa Sede e della Religione, per ordine di Carlo III, che lo aveva lasciato ministro sovrano di suo figlio, re di Napoli, copiò in tutto e per tutto il ministro di Aranda. In Austria, Maria Teresa, vinta dopo una lunga resistenza dal figlio Giuseppe II, anch’egli iniziato alle logge massoniche, ai nostri misteri – scriveva Grimm a Voltaire – si arrese con le lacrime. D’ora in poi i maestri cristiani furono banditi dall’Europa: la filosofia poteva spacciare a suo agio informazioni che avrebbero preparato la Rivoluzione. A proposito della Rivoluzione, citiamo ancora una volta la testimonianza di un massone, che qui può essere preso in parola. « È importante – dice M. Louis Blanc – introdurre il lettore nella  caverna che allora veniva scavata sotto i troni, oltre che sotto gli altari, da rivoluzionari molto più profondi e attivi degli Enciclopedisti; un’associazione composta da uomini di tutti i paesi, di tutte le religioni, di tutti i ranghi, legati tra loro da convenzioni simboliche, impegnati con giuramento a mantenere inviolabile il segreto della loro esistenza interiore, sottoposti a prove lugubri, impegnati in cerimonie fantastiche, ma che praticano la carità e si considerano uguali, pur essendo divisi in tre classi, apprendisti, compagni e maestri: Questo è il senso della Massoneria. Ora, alla vigilia della Rivoluzione francese, si scopre che la Massoneria ha assunto uno sviluppo immenso; diffusa in tutta Europa, assiste il genio meditativo della Germania, agita la Francia e presenta ovunque l’immagine di una società fondata su principi contrari a quelli della società civile. »  Osserviamo bene ciò che dice M. Louis Blanc, se vogliamo capire fino a che punto il regno di Gesù Cristo sulla terra era minacciato nel momento in cui stava per scoppiare la Rivoluzione. Non era solo la Francia ad essere agitata, ma l’intera Europa. Che dire, il mondo era in potere della Massoneria. Tutti i delegati delle logge erano giunti, nel 1781, a Wilhemsbad, da tutte le regioni dell’universo:  l’Europa, l’Africa, l’America, l’Asia, le coste più lontane dove erano approdati i navigatori, zelanti apostoli della Massoneria, tutti questi Paesi avevano voluto essere rappresentati in questo convento senza eguali nella storia della setta, e tutti questi deputati, ormai penetrati dall’illuminismo di Weishaupt, la cui dottrina non è altro che il panteismo di Spinosa, cioè l’ateismo, erano tornati da coloro che li avevano mandati e avevano versato il veleno dell’incredulità religiosa con l’ardore che gli oratori del convento avevano suscitato in loro. L’Europa ed il mondo massonico erano così armati contro il Cattolicesimo. E così, quando fu dato il segnale di battaglia, lo shock fu terribile, soprattutto in Francia, Italia e Spagna, tra quelle Nazioni cattoliche che si voleva fossero separate dal Papa e gettate nello scisma, fino a quando la scristianizzazione non fosse stata completata. Questo è ciò che è provato dalla prigionia di Pio VI e Pio VII, dai Cardinali dispersi, i Vescovi strappati dalle loro sedi, i pastori separati dai loro greggi, le Congregazioni religiose distrutte, i beni della Chiesa confiscati, le Chiese rovesciate, i conventi trasformati in caserme, i vasi sacri rubati e fusi per avido sacrilegio, le campane trasformate in denaro o cannoni, i patiboli allestite da tutte le parti, e le vittime a migliaia, un’ecatombe, suscitata soprattutto tra il clero; in una parola, tutti gli orrori della cosiddetta Rivoluzione, e soprattutto il crimine che era il fine che si proponeva e il grande motivo delle sue azioni: il Cristo buttato giù dai suoi altari per essere sostituito dalla Ragione. Quel giorno, i discepoli di Socino – udite udite – i massoni, credettero che il loro maestro stesse trionfando; e, in effetti, ebbe il trionfo che Dio lascia all’errore, e che consiste nelle rovine morali e materiali accumulate dall’abuso della libertà umana, dalla libertà divenuta follemente indipendente e mutata in furia satanica; uno spettacolo strano e misterioso, in cui vediamo tutti i legami che uniscono gli uomini spezzati, e gli uomini che si sgozzano a vicenda, in attesa che l’Essere Supremo, il loro Creatore e Padre, che torna ai suoi prodighi con il suo perdono ed il suo amore infinito, con la pace delle anime, l’onore delle famiglie, la felicità e la prosperità delle nazioni, venga richiamato in mezzo a loro, stanchi di carneficine, disordine, dissolutezza ed empietà. Chi ha fatto la Rivoluzione, ancora una volta? Non saremo noi a rispondere; la risposta sarà data, questa volta, da un illustre muratore la cui voce si unirà a quella di M. Louis Blanc: Lamartine. Il 10 marzo 1848, il Consiglio Supremo del Rituale Scozzese si recò a congratularsi con il Governo Provvisorio, e Lamartine rispose: « Sono convinto che è dal profondo delle vostre logge che si sono sprigionati prima nell’ombra, poi nella penombra, e infine in piena luce, i sentimenti che hanno infine dato vita alla sublime esplosione di cui siamo stati testimoni nel 1789, e di cui il popolo di Parigi ha appena dato al mondo la seconda e, spero, ultima rappresentazione, pochi giorni fa. Lamartine non era né filosofo né profeta: era un poeta. Se fosse stato un filosofo, nel vero senso della parola, avrebbe saputo che gli stessi principii producono le stesse conseguenze. Avrebbe previsto le rivoluzioni che insanguinarono e bruciarono Parigi; senza nemmeno essere un profeta, avrebbe annunciato che la parola è un seme che fatalmente produce frutti secondo il suo genere, e che i partageux del 1848 sarebbero diventati i comunardi del futuro, soprattutto se ai seminatori, formati dalle logge, fosse stato permesso di continuare la loro opera contro la Religione, i governi e la proprietà. Questo sguardo in avanti ci mostra che la Massoneria non è rimasta sotto le rovine che si è prodotta da sola; che non ha capito nulla di fronte alle disgrazie con cui ha coperto sia la Francia sia l’Europa, dove si è stabilita con le armate trionfanti di Napoleone, sia il mondo intero, che ha sollevato, con la lotta contro Dio e l’autorità. In effetti, i nostri moderni sociniani non hanno disarmato. Dopo aver cacciato Napoleone I che, non volendo sottomettersi fu costretto a dimettersi, ricominciarono la loro guerra anticristiana nelle profondità delle loro logge. Poi hanno agito sull’opinione pubblica, il cui potere tirannico è ben noto, e hanno portato la Religione ad un tale discredito che era raro, intorno al 1830, vedere uomini in Chiesa. Hanno fatto leva, come sempre, sull’educazione, per propagare il liberalismo massonico nelle menti della gente, sotto il nome di: Libertà di coscienza. La parentela tra il liberalismo e la Massoneria, che è figlia del libero esame protestante, non è stata sufficientemente notata. I massoni ed i liberali sono tali solo perché hanno abbandonato il Magistero infallibile della Chiesa Cattolica e hanno preso come guida la propria ragione. Poi la setta non temeva di riversare le false dottrine dell’eclettismo, che dava così grande onore al maomettismo, e del panteismo di Spinosa o di Averroè. Era decisa a propagare i vari sistemi, uno più falso dell’altro, sulla proprietà, riassunti da Proudhon in queste parole: La proprietà è un furto; infine, preparava nuovi attacchi contro il Cattolicesimo.

CONGRESSO DI VERONA. – « Nel 1822 – dice p. G. Deschamps – le società segrete erano appena esplose in Spagna, a Napoli ed in Piemonte, con tanti movimenti rivoluzionari; i sovrani, per garantire sia le loro corone che la vera libertà tra i loro popoli, si erano riuniti a congresso nella città di Verona, Fu allora che il conte di Haugwitz, ministro del re di Prussia, che egli accompagnava, fece una relazione all’augusta assemblea in cui diceva: « Giunto alla fine della mia carriera, credo sia mio dovere dare uno sguardo alle società segrete il cui veleno minaccia l’umanità oggi più che mai. La loro storia è così strettamente legata a quella della mia vita che non posso fare a meno di pubblicarla ancora una volta e di fornirne alcuni dettagli. « Le mie disposizioni naturali e la mia educazione avevano suscitato in me un tale desiderio di scienza che non potevo accontentarmi della conoscenza ordinaria: io volevo penetrare nell’essenza stessa delle cose; ma l’ombra segue la luce; così si sviluppa una curiosità insaziabile a causa dei nobili sforzi che si fanno per penetrare ulteriormente nel santuario della scienza. Questi due sentimenti mi hanno spinto a entrare nella società dei massoni. « Sappiamo quanto poco il primo passo che si fa nell’ordine sia in grado di soddisfare lo spirito. È proprio questo il pericolo da temere per l’immaginazione così infiammabile dei giovani. Non avevo ancora raggiunto la maggiore età che già non solo ero alla testa della Massoneria, ma occupavo anche un posto di rilievo nel capitolo degli alti ranghi. Prima che potessi conoscere me stesso, prima che potessi capire la situazione in cui mi ero incautamente impegnato, mi trovai a dirigere la direzione superiore delle riunioni massoniche di una parte della Prussia, della Polonia e della Russia. La Massoneria era allora divisa in due partiti nei suoi lavori segreti. Il primo poneva tra i suoi emblemi la spiegazione della pietra filosofale; il deismo e persino l’ateismo erano la religione dei suoi settari; la sede centrale del suo lavoro era a Berlino, sotto la direzione del dottor Zinndorf. « Lo stesso non valeva per l’altro partito, di cui il principe F. di Brunswick era il leader apparente. In aperta lotta tra loro, i due partiti si unirono per ottenere il dominio del mondo; conquistare i troni, usare i re come l’ordine, questo era il loro obiettivo. Sarebbe superfluo raccontarvi come, nella mia ardente curiosità, sono riuscito a diventare padrone del segreto di entrambe le parti; la verità è che il segreto di entrambe le sette non è più un mistero per me. Questo segreto mi ha disgustato. « Nel 1777 assunsi la direzione di una parte delle logge prussiane, tre o quattro anni prima del convento di Wilhemsbad e dell’invasione delle logge da parte dell’illuminismo; la mia azione si estese anche ai fratelli dispersi in Polonia e in Russia. Se non l’avessi vissuto in prima persona, non saprei dare una spiegazione plausibile alla noncuranza con cui i governi hanno potuto chiudere un occhio su un tale disordine, un vero e proprio status in statu (stato nello stato); non solo i capi erano in costante corrispondenza e si avvalevano di cifre particolari, ma anche della Massoneria, se si inviavano emissari l’un l’altro. Esercitare un’influenza dominante su troni e sovrani era il nostro obiettivo… « Acquisii allora la ferma convinzione che il dramma iniziato nel 1788 e 1789, LA RIVOLUZIONE FRANCESE, IL REGICIDIO CON TUTTI I SUOI ORRORI, non solo non si era risolto allora, ma era anche il risultato di associazioni e giuramenti…, ecc. « Di tutti i contemporanei di quel tempo, me ne è rimasto solo uno… La mia prima cura fu quella di comunicare tutte le mie scoperte a Guglielmo III. Ci convincemmo che tutte le associazioni massoniche, dalle più modeste alle più alte, non possono che proporsi di sovvertire i sentimenti religiosi, di eseguire i piani più criminali e di usare i primi come copertura per i secondi. « Questa convinzione, che Sua Altezza il Principe Guglielmo condivideva con me, mi fece prendere la ferma risoluzione di rinunciare assolutamente alla Massoneria… ». – Il Congresso di Verona, senza dubbio illuminato da questa nobile confessione di M. de Haugwitz, prese provvedimenti di conseguenza, soprattutto nei confronti della Russia e dell’Austria, « Alessandro, la cui buona fede gli Illuminati erano stati a volte in grado di sorprendere, fu completamente illuminato sulle loro reali attività. Invece di proteggere la Massoneria, come nel 1807, la proibì in modo assoluto nel 1822; invece di espellere i Gesuiti, come nel 1816, si avvicinò ogni giorno di più al Cattolicesimo, e nel 1824 inviò il suo aiutante di campo, il generale Michaud, al Santo Padre per preparare il ritorno della Russia alla grande e vera unità cristiana. La sua misteriosa morte (1825) a Taganrog è da attribuire alle società segrete, che avevano sempre mantenuto affiliati nel suo entourage? C’è un mistero che forse non sarà mai chiarito; ma bisogna osservare che subito dopo la sua morte scoppiò un’insurrezione contro Nicola, il suo successore designato, al grido di “costituzione”, che allora era la parola d’ordine delle società segrete di tutti i Paesi. È stato accertato che essa era stata preparata a lungo, già nel 1819, da una società modellata su quella dei Carbonari e chiamata Slavi Uniti.  Uno scrittore ben informato su questi eventi afferma che questa società aveva avuto, come tutte le sette particolari, la sua base operativa nelle logge massoniche, che si erano dissolte solo in apparenza ». (Les Sociétés secrètes, t. II, p. 242). – I Carbonari, di cui abbiamo appena parlato, formarono, in qualità di Carbonari, l’Alta-vendita, espressione usata, come quella dei massoni, per nascondere la natura e lo scopo della società, che non era altro che la continuazione dell’ordine massonico, così come esisteva prima della grande Rivoluzione. All’inizio era composta da alcuni grandi signori corrotti e da giudei. « Sicuramente – dice padre Deschamps – tutti i massoni erano ben lungi dall’essere carbonari, ma lavoravano tutti per lo stesso obiettivo; infatti. 1° le logge, con una prima iniziazione, preparavano il personale da cui venivano reclutati: così, secondo la costituzione della Carboneria italiana, i massoni, quando chiedevano di essere iniziati, venivano esentati dal primo grado, che è quello di apprendista, per arrivare a quelli di compagni e di maestri, che esistono in tutti i riti; 2° facilitavano i passi dei loro membri; e infine, grazie alla direzione impartita alla grande mandria di sciocchi iscritti alle logge, formarono quel peso irresistibile dell’opinione pubblica da cui sono scaturite le elezioni che hanno costretto la Monarchia ad una sola carta, a un’impasse da cui solo un colpo di Stato offriva una via d’uscita. » – « Le logge erano state – dice “il Secolo” – la culla e il vivaio della famosa società dei Carbonari, che mise in pericolo la Restaurazione e contribuì in così larga misura alla rinascita del partito repubblicano. – Jean Witt, svedese, ha scritto: « I Carbonari hanno la loro vera origine nella Massoneria. Non appena Napoleone salì al trono, distrusse (?), favorendola, un’associazione che era pericolosa per lui. In questo modo perse la sua indipendenza e divenne un’istituzione di polizia che serviva solo a sorprendere i sentimenti dei seguaci che la componevano. Poi si riunirono i massoni che ancora si attenevano alla tarda Repubblica; essi formarono (all’interno della Massoneria) un’altra affiliazione. Era la sede dei Carbonari (o Buoni Cugini) e dei Massoni Filadelfi a Besançon. Il colonnello Oudet era il loro capo; la maggior parte dei membri erano militari; questi propagarono l’ordine in Piemonte e negli Stati settentrionali d’Italia. – Solo molto più tardi si affermò nel sud della penisola, dove, favorita dall’ex governo (Murat), si diffuse rapidamente. Nel 1809 fu istituita la prima Vendita a Capua, che era allo stesso tempo la principale. » Va notato che questo Jean Witt era un ispettore generale e un alto muratore elevato di tutti i riti. L’Alta Vendita era in piena attività sotto la Restaurazione, già nel 1819, due anni prima dell’assassinio del Duca di Berry, e sebbene « il suo obiettivo principale fosse la distruzione del potere spirituale della Chiesa, vediamo dalla corrispondenza dei suoi membri che si ramificava a Parigi, Vienna, Londra, Svizzera, Berlino, dove aveva affidatari di altissimo livello. Questa spingeva attivamente al rovesciamento del re Carlo X e della dinastia (Les Sociétés secrètes, t. II, p. 244.). Perciò non sorprende che, una volta terminata la rivoluzione di luglio, Dupin il vecchio, alto muratore della loggia Trinosophes, discepolo di Ragon, abbia potuto dire: « Non pensate che in tre giorni abbiano fatto tutto. Se la rivoluzione è stata così rapida e improvvisa, è perché non ha colto nessuno di sorpresa… Ma la facemmo in pochi giorni, perché avevamo una chiave da inserire nella toppa e potevamo immediatamente sostituire un nuovo e completo ordine di cose a quello appena distrutto ». (Ibid.) – « Durante i diciotto anni del governo di luglio – scrive padre Deschamps – le società segrete hanno continuato la loro opera di distruzione del Papato e di preparazione della Repubblica universale. – « Due correnti di delinearono presto tra gli uomini che perseguivano l’asservimento della Chiesa e volevano moderare il progresso della Rivoluzione a proprio vantaggio, per fissarla in governi costituzionali: era la politica dell’Alta Vendita, i rivoluzionari aristocratici che avevano guidato il movimento del 1815 e le insurrezioni del 1821. Dall’altra c’erano gli uomini nuovi che, oltre alla distruzione della Chiesa, volevano idealizzare la legalità di fatto e preparare la strada al socialismo attraverso la Repubblica universale. » Il lettore leggerà con piacere, e anche con profitto, una pagina della storia universale della Chiesa cattolica, dell’abate Rohrbacher, così nota e così apprezzata, riguardante la questione dei Carbonari. Inoltre, questa lettura sarà come una conferma di diverse intuizioni già poste da noi davanti agli occhi dei nostri lettori. « Le società segrete – scrive l’illustre storico – che si formano solo per distruggere la società pubblica, principalmente quella universale, ovvero la Chiesa Cattolica, uniscono sempre due o tre caratteri di satana: la menzogna, l’omicidio, la lussuria-impurità. Oggi ne esistono due principali: la setta dei Massoni e la setta dei Carbonari. La prima, nata in Inghilterra sotto il protestante e regicida Cromwell, ne ha importato lo spirito in Francia e nel resto d’Europa. Diversi principi, per antipatia verso la società universale del Cattolicesimo, favorirono un nemico della società pubblica e dei troni. La seconda setta, i Carbonari, che ha lo stesso scopo, si è formata tra gli italiani con il pretesto di procurare la libertà dell’Italia.

L’attuale leader è un carbonaro genovese, l’avvocato Giuseppe Mazzini, che ha dato una nuova forma al movimento sotto il nome di Giovane Italia, che doveva essere solo una branca della Giovane Europa. La Giovane Italia si differenzia dal carbonarismo per i suoi principi religiosi. I Carbonari professano l’indifferenza alla religione, o meglio il materialismo voltairiano. L’avvocato Mazzini, invece, sfoggiava una certa religione politica, un panteismo protestante, che si manifesta nella sua opera: I doveri dell’uomo. « Dio – egli dice – esiste perché noi esistiamo. Egli è nella nostra coscienza, nella coscienza dell’umanità, nell’universo che ci circonda… Lo adorate, anche senza nominarlo, ogni volta che sentite la vostra vita e quella di coloro che vi circondano… L’umanità è il verbo vivente di Dio… Dio si incarna successivamente nell’umanità. » Questa eresia o empietà è già vecchia. È il vecchio gnosticismo, la vecchia idolatria dei pagani, che confonde Dio con la creatura e la creatura con Dio. È il panteismo idolatrico dell’India, il panteismo prussiano o protestante importato oggi in Francia da Victor Cousin. È la centomillesima ripetizione di quella prima menzogna del primo sofista: No, no, non morirete di morte mangiando il frutto che Dio vi ha proibito; al contrario, sarete come dei, conoscendo il bene e il male. – « Quando Mazzini e i suoi simili sopprimono la divinità di Gesù Cristo e lo chiamano solo un grande uomo, un filosofo, non sono che un’eco di Maometto e dell’Anticristo… « In ciò che Mazzini e i nuovi settari concordano non meno con il falso profeta della Mecca, è nel secondo carattere di satana: l’essere omicida… Nel 1835, uno studente di nome Lessing fu assassinato a Monaco. In seguito, quattro rifugiati italiani, che volevano combattere contro i principi italiani, non accettarono la dottrina sanguinaria della setta mazziniana e la spiegarono apertamente. Il tribunale segreto riunitosi a Marsiglia sotto la presidenza di Mazzini, condannò due dei quattro alla forca e alle galere e gli altri due alla morte. Copia di questa sentenza è stata sequestrata ed esiste. Essendo i condannati domiciliati a Rhodez, il documento recava come capitolo aggiuntivo: Il presidente di Rhodez sceglierà quattro esecutori della presente sentenza, che ne resteranno incaricati entro il termine rigoroso di venti giorni: chi la rifiutasse incorrerebbe nella morte ipso facto. Qualche giorno dopo, uno dei condannati, il signor Emiliani, passando per le strade di Rhodez, è stato aggredito da sei suoi connazionali, che lo hanno accoltellato e sono fuggiti. Gli assassini sono stati arrestati e condannati dalla giuria francese a cinque anni di reclusione. M. Emiliani, ancora malato, stava uscendo dalla Corte d’Assise con la moglie, quando lui e la moglie furono pugnalati a morte da un uomo di nome Saviali, che fu arrestato solo con difficoltà. L’assassino, processato e condannato, ha subito la punizione per il suo crimine. Quanto a Mazzini – aggiunge l’autore che citiamo – egli tornò in Svizzera, come una tigre che torna alla sua caverna, dopo una scena di carneficina, e riprese freddamente la sua opera di distruzione sociale. » (Guerra e rivoluzione in Italia nel 1848 e 1849, del conte Edouard Lubienski, pp. 40-44). – Diciamo che l’avvocato Mazzini non nascose di dichiarare che la società da lui istituita avesse come scopo « l’indispensabile distruzione di tutti i governi della penisola, per formare un unico Stato d’Italia ». – Art. 2: « A causa dei mali derivanti dal governo assoluto e dei mali ancora maggiori delle monarchie costituzionali, dobbiamo unire tutti i nostri sforzi per costituire una repubblica unica ed indivisibile. Rohrbâcher aggiunge: « Quale sarà allora la forma della repubblica mazziniana? » Un altro leader socialista, Ricciardi, ce lo indica: « Per guidare il popolo – egli dice – non si abbisogna di un’assemblea popolare, fluttuante, incerta, lenta a deliberare; ma è necessario un pugno di ferro, che solo può governare un popolo finora abituato alle divergenze di opinione, alle discordie, e, per di più, un popolo corrotto, snervato, svilito dalla schiavitù ». Se Papa Gregorio XVI non è stato accoltellato insieme ad altri Sacerdoti, il motivo ce lo fornisce lo stesso Ricciarci. « Credo – ancora dice – credo che la nostra santa causa sarebbe macchiata dall’assassinio di un vecchio; oltre al fatto che non basterebbe sopprimere il Papa, sarebbe necessario assassinare fino l’ultimo Cardinale, l’ultimo Sacerdote, l’ultimo religioso di tutto l’universo cattolico ». Più avanti, lo stesso socialista aggiunge: « La pianta fatale nata in Giudea ha raggiunto questo alto punto di crescita e vigore solo perché è stata innaffiata da rivoli di sangue. Se volete che un errore metta radici tra gli uomini, metteteci ferro e fuoco! Volete che cada?… fatelo diventare oggetto dei vostri scherni. » È chiaro che, siano carbonari o muratori, essi hanno tutti nel cuore l’odio per Gesù Cristo: è questo il segreto di tutti loro. – Nella sua opera: l’Eglise romaine en face de la Révolution, Crétineau-Joly, a proposito dell’Alta Vendita, ci parla di un comitato di circa quaranta membri, presieduto da un giovane mirabilmente adatto al ruolo di cospiratore, e che era riuscito ad impadronirsi della direzione generale dell’Alta Vendita, oltre a Mazzini. Questo giovane aveva assunto, secondo l’usanza degli illuminati, un nome massonico, che era Nubius. Anche il suo obiettivo era la distruzione del Cristianesimo. Egli diceva che il miglior pugnale per colpire al cuore la Chiesa Cattolica è la corruzione. Depravare il Sacerdote, la donna ed il bambino, questa era la tattica di Nubius, e vediamo che alcuni di noi la ricordano. Tuttavia, Mazzini, lontano da Roma, dove si trovava la sede del suddetto comitato, vedeva arrivare gli ordini, senza che potesse conoscerne la fonte. Decise di penetrare il mistero e finalmente scoprì l’esistenza del comitato; ma quando Paolo, un amico di Nubius, informò quest’ultimo del desiderio di Mazzini di essere ammesso a questo consiglio, il presidente rispose che Mazzini non era necessario con i suoi veleni ed i suoi pugnali, e gli inviò un rifiuto formale. « Nel frattempo – dice Crétineau-Joly – Nubius fu colpito da una di quelle febbri lente che consumano con una prostrazione graduale. Di solito l’arte non può né curarli né spiegarli. Questa malattia giunta così a proposito, aveva la sua ragione d’essere. I complici di Nubius non ne cercarono la causa. Sapevano da tempo che, nelle società segrete, la sordità comanda il mutismo, e che esso deriva ancora dalle lettere di Capræa, come al tempo di Tiberio e di Sejano. Nubius colpito dall’impotenza e i suoi amici dal terrore, compresero che le società segrete non dovevano più cercare un’azione indipendente. Per questo motivo l’intero comitato scomparve e Mazzini poté assumere da solo la guida delle logge. »

DISCORSO SOPRA IL SEGRETO DELLA MASSONERIA (5)

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONERIA (3)

DISCORSO
SUL
SEGRETO DELLA FRANCO MASSONERIA (3)

DI MONSIGNOR AMAND JOSEPH FAVA

VESCOVO DI GRENOBLE
 

LIBRERIA OUDIN, EDITORE – 1882

Massoneria in Italia – Cagliostro – fondatore del Misraïm o Rito Egizio.

Poiché l’Italia era la culla della setta massonica, come abbiamo dimostrato parlando dell’Accademia di Vicenza e, in particolare, dei Socino, era naturale che la società dei massoni avesse lì il suo centro e ne ricevesse l’impulso. Ma non fu così. Lelio Socino e Fausto, suo nipote, furono costretti a lasciare il loro Paese, dove i seminatori di false dottrine erano trattati come i fabbricanti di denaro falso lo sono oggi tra noi. Si pensava allora, e a ragione, che l’errore religioso fosse più pernicioso, per una società, della moneta falsa, ed i governi, penetrati e armati di questo principio, chiesero alla Chiesa di indicare loro le dottrine erronee, la cui predicazione poteva dividere gli spiriti e fomentare quei disordini, rivoluzioni e guerre che hanno insanguinato l’Europa, ad eccezione dell’Italia e della Spagna, meglio difese dalle loro istituzioni rispetto ad altre nazioni. Tuttavia, l’Italia non rimase completamente estranea alla Massoneria. Cesare Cantù, nel suo libro: L’Hérésie dans la Révolution – pagina 45 – ci fornisce preziose informazioni su questo argomento. Eccone alcune:  « Non si sa con certezza – egli dice – come questa società tenebrosa sia penetrata in Italia. Tra i cimeli della Massoneria c’è una medaglia coniata a Firenze nel 1733 in onore del Gran Maestro, il Duca di Midlesex. Nel 1739 fu introdotta nella Savoia, nel Piemonte e nella Sardegna; questi tre Paesi avevano un solo Gran Maestro provinciale, nominato dalla loggia principale d’Inghilterra. A Roma, luogo di incontro di tanti stranieri, le logge esistevano già nel 1742, quando assegnarono una medaglia a Martin Folkes, presidente della Royal Society di Londra; ma rimasero segrete fino al 1789. Se non si sa in che modo la massoneria sia penetrata in Italia, è facile per il lettore constatare che la setta è di importazione inglese, in Italia come in Francia, e che le logge non sono rimaste così segrete da poter sfuggire alla vigilanza della Santa Sede, visto che Clemente XII le ha condannate con una lettera apostolica datata nell’ottavo anno del suo Pontificato, cioè nel 1738. Questa condanna ed i termini in cui è espressa dimostrano che la Massoneria non ha cambiato la sua dottrina. « La Loggia dei Sinceri Amici della Trinità del Monte fu fondata lì – dice Cesare Cantu – il 6 novembre 1787, da cinque francesi, un americano e un polacco che, come membri di logge straniere, gemevano nel vivere in mezzo alle tenebre… ». – « La loggia di Roma fu dapprima indipendente, poi le fu conferita un’istituzione regolare dal Grande Oriente di Francia, creata – secondo Ragon – il 24 dicembre 1772, per sostituire la Gran Loggia di Francia, che da tempo era caduta in uno stato di quiescenza, sotto il suo Gran Maestro, il principe di Clermont, morto il 15 giugno 1711. « Napoli aveva diverse logge, tutte confluite, nel 1756, in una loggia nazionale, che corrispondeva con la Germania. Nel 1767, un moribondo, per senso di coscienza, e un seguace, a cui la società aveva ritirato i cospicui sussidi che gli aveva concesso, ne rivelarono l’esistenza e ne fecero partecipe l’alto priore del Regno, il duca di San Severo. Questi fu arrestato, ma allo stesso tempo il suo palazzo fu dato alle fiamme; il popolo lo spense, in modo che la corrispondenza potesse essere sequestrata. Il duca non negò nulla, spiegò il fine ed i mezzi dell’associazione, assicurò che nella sola città di Napoli c’erano sessantaquattromila massoni e che gli adepti si contavano a milioni. » Cantù aggiunge: « Secondo un avviso pubblicato allora con l’incertezza da cui erano avviluppate le società segrete, la Massoneria risaliva a sessantacinque anni prima, al tempo in cui Cromwelt fondò una camera di quattro segretari e sette assessori, uno per ogni nazione; ogni nazione era suddivisa in cinque province, con un assessore per ogni provincia ». – « A Venezia furono aperte delle logge all’inizio della setta, ma ne fu ordinata la chiusura nel 1786 ». – Il libro reca la data 1686, che è senza dubbio un errore di stampa. – La cosa, per quanto improbabile, è comunque possibile, dato che Socino morì nel 1604, e potrebbe forse essere piaciuto a qualcuno dei suoi adepti venire a fondare la setta massonica a Venezia.  « In ogni caso, un certo Sessa, di Napoli, le ristabilì; vi si unirono nobili, abati e mercanti. I vigili inquisitori di Stato ne furono informati da un rotolo di carte che Girolamo Giuliano dimenticò in una gondola. La loggia vicino a San Simone Magno fu immediatamente invasa mentre non c’era nessuno; tutto l’armamentario mistico e scenografico di teschi, compassi, pentagoni, tamburi, cazzuole e grembiulini fu portato via e bruciato in presenza del popolo, che credeva fosse un sabbat. Le logge furono allora proibite, non solo a Venezia, ma anche a Padova e a Vicenza, senza però che fossero repressi gli iscritti, forse perché troppo numerosi e troppo potenti; essi non tardarono a riunirsi ed a cospirare per la distruzione della Repubblica. Notiamo, qui, che la Massoneria non si offre solo con il carattere di odio diretto e personale contro Gesù Cristo, ma anche con una vera e propria opposizione ed un disprezzo formale della Verità cristiana. A sostegno di questa proposizione, citeremo una pagina molto istruttiva di Cesare Cantù, che non manca di avere la sua nota allegra: « Osserviamo, prima di andare avanti – egli dice – che con la scomparsa delle vere dottrine, la superstizione cresce in Germania ed in Francia in modo sorprendente: questo perché l’aspirazione alle realtà ideali appartiene talmente alla natura dell’uomo che, piuttosto che rinunciare alla speranza, questa divinità suprema, si getta a capofitto nelle scienze occulte. Apparvero così nuovi operatori di meraviglie: la metafisica era stata ridicolizzata, le legittime aspirazioni dell’anima erano state tagliate; ma, non accontentandosi di una filosofia senza ideali, aggiunsero la fede ai ciarlatani, o ricorsero al meraviglioso, per eludere le severe lezioni della verità. Alcuni di questi ierofanti erano mistici, come Swedenborg, Lewater, Saint-Martin; altri erano rivoluzionari, come Weishaupt, Knigge, Bode; altri ancora erano ciarlatani ed ingannatori, come Jean-Georges Schropfer, un cameriere d’albergo che riuscì ad affascinare ministri, diplomatici e principi con operazioni taumaturgiche, finché, vedendosi riconosciuto come un vero e proprio truffatore, si uccise. – Pochi secoli sono stati così scioccamente creduloni come il XVIII: la grande città dei filosofi era piena di demoni, vampiri, silfidi, convulsionisti, magnetizzatori, cabalisti, rosa+croce, evocatori, fabbricanti di elisir di lunga vita. Il marchese di Saint-Germain, dotato di una memoria vasta e tenace, trattava i grandi, i dotti e la società con la massima disinvoltura, raccontava le storie più bizzarre e sosteneva di essere testimone oculare degli eventi più remoti; avrebbe conosciuto Davide, sarebbe stato presente alle nozze di Cana, avrebbe cacciato con Carlo Magno, bevuto con Lutero, e … i parigini gli credevano. Era, come pensiamo, figlio del principe Rakasky di Transilvania: viaggiò molto anche in Italia, spacciandosi successivamente per il marchese di Montferrat ed il conte di Bellamare a Venezia, per il cavaliere Schoning a Pisa, per il cavaliere Wedon a Milano, per il conte Sollikof a Genova; ricordò spesso le sue avventure in Italia ed in Spagna; fu potentemente protetto dall’ultimo granduca di Toscana, di cui aveva fatto un iniziato. » – « Ecco un episodio curioso – Deschamps scrive – nell’azione delle società segrete dal 1780 al 1789: l’intervento del famoso Cagliostro, che era stato a lungo uno dei loro agenti più abili… Abbiamo detto che la Massoneria aveva, tra le altre origini, la Cabala. Le pratiche cabalistiche, congiunte alle illusioni dell’alchimia, avevano nel XVIII secolo, in piena luce filosofica, tanti aderenti come nel XV. La storia della Massoneria dell’epoca è piena di testimonianze di riunioni di logge cabalistiche. Inganni di ogni tipo si mescolavano a giochi di prestigio demoniaci, la cui realtà è impossibile da contestare. Questo è il caso dello Spiritismo moderno, il cui legame con la Massoneria abbiamo menzionato (Libro I, Capitolo II, § 9). Poiché la massoneria cabalistica esercita un fascino particolare su alcuni spiriti, a Cagliostro fu affidato il compito di propagarla. Racconteremo questo episodio della storia della Rivoluzione, sottolineando che la Massoneria non può liberarsi dalla solidarietà di questo personaggio, in cui il ciarlatano si è unito all’invasato, perché il Misraïm o Rito Egiziano, di cui egli era fondatore, non ha mai cessato di far parte dell’ortodossia massonica. –

Nato a Palermo nel 1743, Balsamo, che in seguito cambiò il suo nome in Cagliostro, dopo aver viaggiato in gran parte dell’Oriente, divenne l’agente itinerante del doppio Illuminismo francese e tedesco a cui Saint-Germain lo aveva iniziato, e che egli rese ancora più attraente con l’alchimia, la cabala ed i segreti medicinali, magici e fantasmagorici che vi mescolava. Viaggiò, presiedendo segretamente o apertamente logge, fondandone di nuove, attraverso la Germania, l’Italia meridionale, la Spagna e poi l’Inghilterra, sempre accompagnato da Lorenza, una donna notevole per la sua bellezza, che aveva sposato durante il suo primo viaggio a Roma e che aveva plasmato ad ogni tipo di seduzione. Da lì passò a Venezia con il nome di marchese Pelligrini, e attraversò di nuovo la Germania per prendere accordi con i capi delle società segrete e per trovare il conte di Saint-Germain nell’Holstein, da dove partì per la Curlandia e San Pietroburgo, con il ricco carico che aveva accumulato. Egli lasciò ben presto la capitale della Russia con ventimila rubli in più, dono dell’imperatrice Caterina, corrispondente di Diderot, Voltaire e d’Alembert, e grande mecenate delle logge massoniche che aveva fondato in quella città, oltre che a Mittau, per uomini e donne. È allora che si presenta a Strasburgo preceduto da una straordinaria fama e dotato di un brevetto di colonnello rilasciato dal re di Prussia. Vi fondò nuove logge e vi fece nuovi proseliti. Da lì si recò a Lione, dove fu ricevuto con grandi onori dalla loggia della Stretta Osservanza; lì fondò con estremo lusso la loggia della Saggezza Trionfante, che sarebbe diventata la madre di tutte le altre. Da Lione si recò a Bordeaux, dove rimase undici mesi per organizzare le logge massoniche, e infine arrivò a Parigi per la seconda volta. Fu allora che fondò una loggia madre d’adozione o di donne dell’alta massoneria egiziana, e poi nella sua stessa loggia una seconda per i suoi discepoli più dotti ed affidabili; e che, in una sessione solenne alla quale le 72 logge di Parigi avevano inviato dei deputati, affascinò gli attoniti “fratelli” con la sua eloquenza e i suoi prestigi. Ma fu presto compromesso nell’affare della Collana, fu rinchiuso alla Bastiglia e la lasciò solo per tornare in Inghilterra. Fu lì che scrisse – nel 1787 – la famosa lettera al popolo francese, in cui annunciava l’opera e la realizzazione dei piani delle società segrete, e prevedeva la Rivoluzione, la distruzione della Bastiglia e della monarchia, e l’avvento di un principe, Philippe-Égalité, che avrebbe abolito le lettere del sigillo, convocato gli Stati Generali e ristabilito la vera religione o il culto della ragione. » Il segreto della Massoneria egiziana è lo stesso dell’Illuminismo tedesco e francese e della Massoneria inglese: è il socinianesimo a dosi odiose, cioè la negazione della Rivelazione cristiana e le orge intellettuali del paganesimo, senza escludere i suoi saturnali, o i misteri della buona dea. E pensare che Cagliostro ha dominato l’Europa, ha fondato logge ovunque, ha dato il suo nome al Rito di Misraïm o Rito Egiziano, ancora oggi seguito dal mondo massonico! Weishaupt, dice M. Louis Blanc, aveva sempre professato un grande disprezzo per i trucchi dell’alchimia e le allucinazioni fraudolente di alcuni rosa+croce. Ma Cagliostro era dotato di potenti mezzi di seduzione; per questo si decise di servirsi di lui. » – « Nella storia delle avventure della mente umana – dice ancora M. Louis Blanc – è da notare che intorno a Cagliostro si è fatto un rumore che assomigliava alla gloria. Egli poté annoverare tra i suoi seguaci persone di alto rango, come il Duca di Lussemburgo, e uomini di riconosciuto merito, come il naturalista Ramond, massone di altissimo livello. I suoi seguaci non lo chiamavano se non padre amato e maestro augusto, ed erano desiderosi di obbedirgli con grande fervore. Si volle il suo ritratto su medaglioni, su ventagli; e scolpito in marmo, fuso in bronzo, il suo busto fu collocato nei palazzi con questa iscrizione: Il divino Cagliostro. » Queste parole di M. Louis Blanc, che descrivono la gloria, la potenza e la folle ammirazione del mondo per Cagliostro, ricordano naturalmente la scena del Vangelo in cui satana porta il Figlio dell’Uomo su un’alta montagna; poi, mostrandogli i vari regni della terra, gli dice: Se, cadendo ai miei piedi, mi adorerai, ti darò tutti questi imperi. – Ci sono davvero cose nella storia dello spirito umano che possono essere spiegate solo da poteri misteriosi. Gli Spiritisti chiedono queste spiegazioni alle tavole rotanti, e noi le chiediamo all’insegnamento infallibile della Chiesa. Lo spirito di verità è con la Chiesa, lo spirito di errore con gli altri.  – Ma l’argomento è troppo istruttivo per essere abbandonato così presto. Ascoltiamo l’illustre massone Clavel che ci parla a sua volta di Cagliostro: « Il grande Conte – egli dice – promise ai suoi seguaci di condurli alla perfezione, attraverso la rigenerazione fisica e la rigenerazione morale. Con la rigenerazione fisica dovevano trovare la materia prima o pietra filosofale e l’acacia che mantiene l’uomo nella forza della giovinezza e lo rende immortale. Con la rigenerazione morale, egli procurava agli adepti un pentagono, o foglia vergine, sul quale gli angeli hanno inciso i loro codici e sigilli, con l’effetto di riportare l’uomo allo stato di innocenza e di conferirgli il potere che aveva prima della caduta del nostro primo padre, che consiste soprattutto nel comandare agli spiriti puri. Questi spiriti, in numero di sette, circondano il trono della Divinità e sono responsabili dei governi dei sette pianeti. « Ai misteri del rito egiziano erano ammessi uomini e donne; e sebbene esistesse una massoneria separata per ciascun sesso, le formalità erano molto simili in entrambi i rituali. – Nel rituale di accoglienza dei primi due gradi, i neofiti si prostravano ad ogni passo davanti al Venerabile come per adorarlo. – È sempre Clavel a parlare. – Poi ci sono solo insufflazioni, incensi, fumigazioni, esorcismi, preghiere, evocazioni di Mosè, dei sette spiriti, degli angeli primitivi, che si suppone appaiano e rispondano (come nello spiritismo) mediante dei medium, che devono essere qui un ragazzo o una ragazza nello stato di perfetta innocenza. Il Venerabile soffia sui loro volti, estendendo il respiro fino al mento; aggiunge alcune parole sacramentali, dopodiché la colomba o pupilla, questo è il nome dato a questi medium, vede gli spiriti puri, che dichiarano loro se i candidati presentati siano, sì o no, degni di essere accolti, e mostrano loro, in una caraffa piena d’acqua e circondati da diverse candele accese, cosa debbano rispondere alle curiose domande fatte loro su cose nascoste o molto remote. » – Histoire pittoresque de la Franc-Maçonnerie et des sociétés secrètes, di F.:. Clavel, 3a edizione, Pagnerre, 1844, pagine 175 e seguenti. – Anche Cesare Cantù parla a lungo di Cagliostro: « Annunciato da manifesti apocalittici e dai giornali – egli scrive – arrivò a Parigi, prese un appartamento sontuoso, con una tavola magnifica, dove si incontrava con tutto ciò vi era di ricco, di bello, di dotto e di influente. Per qualche tempo è stato sulla bocca di tutti in città, dove è certo che qualsiasi novità o stravaganza suscita momentaneamente l’entusiasmo. Era il tempo in cui la ragione, rivolta contro Dio, si prostrava davanti ai Rosa+croce; in cui si negavano i miracoli, ma si ammettevano le evocazioni spiritiche di Gossner, i giochi di prestigio di Cazotte, i poteri invisibili di Lewater… ». – « Bordes, nelle sue Lettres sur la Suisse, non si stanca di ammirarlo: « Il suo aspetto – dice – rivela il genio; i suoi occhi ardenti leggono le profondità delle anime. Conosce quasi tutte le lingue d’Europa e d’Asia; la sua eloquenza sbalordisce; si fa strada partecipando anche nelle cose che conosce meno ». – « Si sa però – dice Cantù – che Cagliostro avesse gli occhi storti, lo sguardo spiritato, il corpo deforme, il carattere irascibile, orgoglioso, dominatore, nessuna educazione nei modi, nessuna grazia, nessuna correttezza nel linguaggio. » – Costretto a fuggire dall’Inghilterra, poi a lasciare la Svizzera, Torino, Venezia, cacciato da ogni dove, si lusingava di trovare più facilmente dei seguaci a Roma. Anche la moglie lo attirava a Roma, animata dal desiderio di rivedere la sua patria. Cagliostro tentò invano di riprendere il suo ruolo abituale: nel 1789 fu prelevato dal Sant’Uffizio, con tutte le sue carte, tutti i suoi simboli e tutti i suoi libri. Si istruì il suo processo. Confessò tutto. Si mostrò cambiato e pentito; e per questo non fu consegnato al braccio secolare, così da evitare la morte. Il suo manoscritto, a cui aveva dato questo titolo: Massoneria egiziana, fu solennemente condannato e pubblicamente bruciato con le insegne della setta; i massoni furono nuovamente condannati, con particolare riferimento al Rito egiziano e agli Illuminati (7 aprile 1791). « Rinchiuso a Forte San Leone – racconta Cantù – Cagliostro non faceva più miracoli. Chiese di confessarsi e cercò di strangolare il cappuccino che gli era stato mandato, sperando di fuggire col suo saio. Da quel momento in poi fu sorvegliato più da vicino e non se ne seppe più nulla. I giacobini lo hanno inserito tra i martiri dell’Inquisizione e mi aspetto che, da un giorno all’altro, venga inserito tra le vittime sante della tirannia romana. » Il lettore non si stupisca della cura con cui abbiamo dipinto Cagliostro, ma ricordi piuttosto l’importante ruolo svolto da questo strano personaggio nella storia della Massoneria. Visto poi che è il fondatore di un rito ancora oggi seguito nella società massonica, capirà che in virtù di questa paternità, Giuseppe Balsamo, detto Cagliostro, deve essere trattato come abbiamo fatto noi. – Fermiamoci qui per qualche istante e chiediamo ad alcuni scrittori di questo stesso periodo il loro giudizio sull’operato della Massoneria nel XVIII secolo.  Ascoltiamo prima un massone inglese, John Robison, segretario dell’Accademia di Edimburgo, che nel 1797 pubblicò un libro intitolato: Prove delle cospirazioni contro tutte le religioni e i governi d’Europa, ordite nelle assemblee segrete degli illuminati e dei massoni. « Ho avuto modo di seguire tutti i tentativi fatti in cinquant’anni, con lo specioso pretesto di illuminare il mondo con la fiaccola della filosofia e di dissipare le nubi che la superstizione religiosa e civile tenevano nelle tenebre e nella schiavitù tutti i popoli d’Europa. Ho osservato il progresso di queste dottrine che si mescolano e si legano sempre più strettamente ai vari sistemi della Massoneria; infine ho visto la formazione di un’associazione il cui unico scopo è distruggere tutti gli istituti religiosi fino alle loro fondamenta e rovesciare tutti i governi esistenti in Europa. Ho visto questa associazione diffondere i suoi sistemi con uno zelo così sostenuto da diventare quasi irresistibile, e ho notato come i personaggi che hanno avuto il ruolo più importante nella Rivoluzione francese fossero membri di questa associazione; che i loro piani fossero concepiti secondo i suoi principi ed eseguiti con la sua assistenza. Mi sono convinto che essa esiste ancora, che opera ancora in modo surrettizio, che tutte le apparenze ci dimostrano che non solo i suoi emissari cercano di propagare queste abominevoli dottrine tra noi, ma addirittura che ci sono logge in Inghilterra che dal 1784 corrispondono con la loggia madre. È per smascherarla, per dimostrare che i leader erano degli ingannatori che predicavano una morale ed una dottrina di cui conoscevano la falsità ed il pericolo, e che la loro vera intenzione era quella di abolire tutte le religioni, di rovesciare tutti i governi e di rendere il mondo intero una scena di saccheggio e di omicidio, che offro al pubblico un estratto delle informazioni che ho raccolto su questo argomento. » – Le società segrete, volume II, pag. 132.  Il lettore troverà in questa citazione una prova molto positiva di quanto andiamo sostenendo, cioè che il segreto della Massoneria consiste nel progetto di distruggere il regno di Gesù Cristo sulla terra. John Robison si spinge oltre e dice: … di ogni religione.  La setta si è convertita da allora?  No, non si è convertita. Stanca di distruggere, può essersi fermata per un momento, come in passato i carnefici, stanchi di colpire i martiri cristiani, hanno lasciato cadere le armi; ma mantiene la sua dottrina e non disarma mai.  – Leggiamo in P. Deschamps quanto segue: « Napoleone Bonaparte era effettivamente un massone avanzato ed il suo regno fu il periodo di massima fioritura della Massoneria. Abbiamo visto come durante il Terrore, il Grande Oriente avesse cessato la sua attività. Non appena Napoleone prese il potere, le logge riaprirono da tutte le parti. – Questo è stato il periodo più brillante della Massoneria, dice il segretario del G. :. O. :., Bazot; nell’Impero francese esistevano quasi milleduecento logge; a Parigi, nei dipartimenti, nelle colonie, nei paesi riuniti, negli eserciti, i più alti funzionari pubblici, i marescialli, i generali, una folla di ufficiali di tutti i gradi, i magistrati, gli scienziati, gli artisti, il commercio, l’industria, quasi tutta la Francia, nei suoi notabili, fraternizzava massonicamente con i semplici cittadini: era come un’iniziazione generale. » – Tableau historique de la Maçonnerie, p. 38. – « Illuminismo e Massoneria – dice anche Alexandre Dumas – questi due grandi nemici della regalità, il cui motto erano queste tre iniziali: L. :. P. :. D. :.  Lilia pedibus destrue: – calpesta i gigli – ebbe una grande parte nella Rivoluzione francese… Napoleone prese la Massoneria sotto la sua protezione. » Ne è stato il leader e lo strumento. « Il governo imperiale – dice il F. :. Bazot – ha usato la sua onnipotenza, a cui tante istituzioni e tanti uomini si sono piegati così volentieri, per dominare la Massoneria. Non temeva né si ribellava… Cosa desiderava, infatti? Estendere il suo impero. Essa si lasciò sottomettere dal dispotismo per diventare sovrana. » Codice dei Massoni, pag. 83. Cosa volevano tutti insieme? Asservire la Chiesa e distruggerla. « Pochi giorni dopo la firma del Concordato del 1802, Volncy, l’empio autore delle Rovine, di cui Napoleone aveva fatto un senatore, gli chiese: “È questo che avevate promesso?” Si calmatevi – rispose il Primo Console – la religione in Francia è morta nel ventre: lo giudicherà tra dieci anni. » Allo stesso tempo, al tribuno Sanilh che gli diceva che con il Concordato stesse dando il potere in Francia a un principe straniero: « Pensate – rispose – che per questo mi sia reso dipendente dal Papa? » – « Finché la Francia dominò la penisola – dice Cantù – sia al tempo della Repubblica Cisalpina sia al tempo dei regni d’Italia, di Napoli e d’Etruria, l’onnipotenza di Napoleone pesò sulla Chiesa. Il padrone pretendeva di assoggettare le volontà e le coscienze ai suoi decreti. – Il Concordato concluso con la Repubblica Italiana non doveva imporre sacrifici così grandi, perché non si trattava di ristabilire la Religione, che non era mai stata abolita nella penisola; le concessioni erano minori e vi si inseriva la promessa di non introdurre alcuna innovazione, se non in accordo con la Santa Sede. Tuttavia, gli articoli organici che Napoleone aveva arbitrariamente allegato al Concordato, e che in qualche misura lo snaturavano, furono pubblicati anche in Italia. Se si fingeva di ritirarli, per soddisfare le lamentele del Papa, in realtà rimanevano nei decreti del vicepresidente Melzi e del ministro della religione. Quando la Repubblica Italiana divenne Regno d’Italia, Napoleone soppresse alcuni conventi, e in seguito tutti gli altri; ridusse il numero delle parrocchie; fissò il numero dei seminaristi e circondò di spie il Vaticano ed i Cardinali.  Alla base di queste misure tiranniche, dobbiamo vedere la passione per il dominio, che caratterizzava il conquistatore; tuttavia, non dimentichiamo che egli fu sempre lo strumento della setta massonica, e per compiacerla e mantenere i suoi suffragi, fu costretto a darle incessantemente le soddisfazioni che essa richiedeva, cioè le catene imposte alla Chiesa. È stato giustamente detto che i governanti, attraverso la Massoneria, sono come il viaggiatore che attraversa le foreste della Russia, inseguito da un branco di lupi. Sfugge ai loro denti assassini solo lanciando loro qualcosa da divorare durante la sua fuga, finché non diventa lui stesso una preda. Tale era Napoleone. Infatti, dice Cesare Cantù, « arrivò il momento in cui, nei suoi piani, non c’era più spazio per la prudenza e la moderazione. Egli non sapeva più come fermarsi in questo rapido cammino che sembrava portarlo alla vetta e che invece lo conduceva all’abisso. Deciso a racchiudere nel suo dispotismo amministrativo anche le credenze ed il culto, pensò di impadronirsi del resto dello Stato pontificio. A chi gli faceva notare che un Papa senza regno sarebbe stato necessariamente asservito ad un re, e di conseguenza respinto dagli altri, Napoleone rispose: « Finché l’Europa riconosceva diversi padroni, non era decoroso che il Papa fosse soggetto ad uno di essi in particolare. Ma ora che non riconosce più nessun altro che me? …. Tutta l’Italia (scriveva militarmente al Papa) sarà soggetta alla mia legge… Vostra Santità è sovrano di Roma, ma io sono il suo Imperatore. Tutti i miei nemici devono essere i suoi…. » Queste frasi ad effetto, pubblicate in lungo e in largo, risuonarono nel profondo delle logge. Hanno fatto pazientare la setta, senza però soddisfarla. Napoleone trascinò invano Pio VII in prigione, minacciò il Pontefice e osò persino, si dice, maltrattarlo; nulla poté placare la Rivoluzione massonica, e l’insaziabile setta finì per abbandonarlo definitivamente nel 1809. Il Concordato concluso con la Repubblica Italiana non doveva imporre sacrifici così grandi, perché non si trattava di ristabilire la Religione, che non era mai stata abolita nella penisola; le concessioni erano minori e vi si inseriva la promessa di non introdurre alcuna innovazione, se non in accordo con la Santa Sede. Tuttavia, gli articoli organici che Napoleone aveva arbitrariamente allegato al Concordato, e che in qualche misura lo snaturavano, furono pubblicati anche in Italia. Se si fingeva di ritirarli, per soddisfare le lamentele del Papa, in realtà rimanevano nei decreti del vicepresidente Melzi e del ministro della religione. Quando la Repubblica Italiana divenne Regno d’Italia, Napoleone soppresse alcuni conventi, e in seguito tutti gli altri; ridusse il numero delle parrocchie; fissò il numero dei seminaristi e circondò di spie il Vaticano ed i Cardinali.  Alla base di queste misure tiranniche, dobbiamo vedere la passione per il dominio, che caratterizzava il conquistatore; tuttavia, non dimentichiamo che egli fu sempre lo strumento della setta massonica, e per compiacerla e mantenere i suoi suffragi, fu costretto a darle incessantemente le soddisfazioni che essa richiedeva, cioè le catene imposte alla Chiesa. È stato giustamente detto che i governanti, attraverso la Massoneria, sono come il viaggiatore che attraversa le foreste della Russia, inseguito da un branco di lupi. Sfugge ai loro denti assassini solo lanciando loro qualcosa da divorare durante la sua fuga, finché non diventa lui stesso una preda. Tale era Napoleone. Infatti, dice Cesare Cantù, « arrivò il momento in cui, nei suoi piani, non c’era più spazio per la prudenza e la moderazione. Egli non sapeva più come fermarsi in questo rapido cammino che sembrava portarlo alla vetta e che invece lo conduceva all’abisso. Deciso a racchiudere nel suo dispotismo amministrativo anche le credenze ed il culto, pensò di impadronirsi del resto dello Stato pontificio. A chi gli faceva notare che un Papa senza regno sarebbe stato necessariamente asservito ad un re, e di conseguenza respinto dagli altri, Napoleone rispose: « Finché l’Europa riconosceva diversi padroni, non era decoroso che il Papa fosse soggetto ad uno di essi in particolare. Ma ora che non riconosce più nessun altro che me? …. Tutta l’Italia (scriveva militarmente al Papa) sarà soggetta alla mia legge… Vostra Santità è sovrano di Roma, ma io sono il suo Imperatore. Tutti i miei nemici devono essere i suoi…. » Queste frasi ad effetto, pubblicate in lungo e in largo, risuonarono nel profondo delle logge. Hanno fatto pazientare la setta, senza però soddisfarla. Napoleone trascinò invano Pio VII in prigione, minacciò il Pontefice e osò persino, si dice, maltrattarlo; nulla poté placare la Rivoluzione massonica, e l’insaziabile setta finì per abbandonarlo definitivamente nel 1809. « L’ordine massonico – dice Eckert – massone colto – considerava l’imperatore Napoleone I come uno strumento destinato a rovesciare tutte le nazionalità europee; dopo questo gigantesco rimaneggiamento, esso sperava di realizzare più facilmente il suo progetto di una Repubblica universale. » – « A Francoforte e in tutta la Germania – dice un illustre storico, Janssen – i Giudei lo acclamavano come il Messia, tanto erano consapevoli del rovesciamento dell’edificio sociale cristiano che si stava realizzando con le sue armi ». « Dal momento  – scrive il P. Deschamps –  i capi massonici compresero che il dispotismo imperiale era concentrato interamente nell’ambizione personale e negli interessi familiari, e che la Massoneria era stata solo uno strumento per lui, da quel momento l’effervescenza popolare cominciò a far ribollire, attraverso il Tugend-bund, l’opera delle sommità massoniche. – « La corrispondenza dell’alto massone Stein, ministro di Prussia… mostra che la conversione ostile a Napoleone si stava diffondendo in lungo e in largo… La sua dittatura marciava di sconfitta in sconfitta fino all’Elba ed a Sant’Elena, come prima aveva marciato, con il sostegno della Massoneria, di vittoria in vittoria ». La massoneria si era diffusa anche nei Paesi dell’Europa meridionale attraverso gli inglesi. « Fu nel 1726 – dice Clavel – che la Massoneria fu introdotta in Spagna. In quell’anno, la Gran Loggia d’Inghilterra concesse le costituzioni a una loggia che si era formata a Gibilterra; nel 1727, un’altra loggia si formò a Madrid. Fino al 1779, quest’ultima riconosceva la giurisdizione della Gran Loggia d’Inghilterra, da cui traeva i suoi poteri; ma in quel momento si liberò del giogo e formò officine a Cadice come a Barcellona, Valladolid e altre città. » – « Le prime logge – aggiunge subito lo stesso storico – che furono fondate in Portogallo vi furono erette nel 1727 da delegati delle Società di Parigi; anche la Gran Loggia d’Inghilterra fondò, a partire dal 1735, diverse officine a Lisbona e nelle province. Da allora, il lavoro massonico non fu mai del tutto sospeso in questo regno; ma, con le eccezioni che citeremo altrove, fu costantemente circondato dal più profondo silenzio. – Vedi Società segrete, vol. II, p. 8. Questo profondo silenzio, osservato in Portogallo, non era meno custodito in Spagna, se possiamo giudicare da un certo resoconto che troviamo nell’opera da noi già citata: Le Voile levé pour les curieux, che contiene, insieme ai documenti dell’Abbé Lefranc, altri passi interessanti. « La Spagna, vi leggiamo, poteva a malapena contare fino ad allora – (le guerre di Napoleone I) – alcuni dei suoi figli isolati, che, lontani dalla loro patria, erano stati iniziati ai misteri della Massoneria; questa setta era quasi sconosciuta tra noi. – Quando l’Inquisizione fu distrutta, solo un numero molto limitato di processi relativi alla Massoneria fu trovato negli archivi di quel tribunale, ed anche in quel caso i documenti erano così confusi e le circostanze così vaghe e discordanti che l’Inquisizione sembrava essere completamente disinformata sui casi relativi alla Massoneria. Inoltre, quando le prigioni del Sant’Uffizio furono aperte in tutta la Spagna, furono trovati solo tre individui arrestati come massoni. Da tutto ciò si deve concludere che fino al 1818 i massoni non esistevano come Società in Spagna, perché se lo avessero fatto, difficilmente sarebbero sfuggiti alla sorveglianza dell’Inquisizione. – « Gli apostoli o, se si vuole, i primi propagatori di questa setta nella penisola, furono alcuni soldati al servizio di Napoleone, tra i quali i generali L… e M… si distinsero per il loro spirito di proselitismo. Il primo propagò la massoneria in Andalusia, il secondo nella provincia di Soria. Altri soldati lavorarono contemporaneamente e riuscirono a stabilirla a Madrid, accanto all’effimero ed usurpato trono di Giuseppe. E, vuoi per l’attrazione della novità, vuoi per la necessità di riunire e stringere i nodi dell’amicizia per gli uomini che avevano seguito lo stesso partito, i ministri del re intruso, i consiglieri di Stato, gli scrittori politici e infine tutti i personaggi di spicco tra coloro che avevano abbracciato la causa della nuova dinastia, accorsero alle logge; e il Grande Oriente fu fondato a Madrid, con il nome di Santa Barbara o Santa Eulalia.  Non seguiremo le varie fasi della Massoneria in Spagna; diremo solo, con l’autore sopra citato, che le società segrete, «  padrone di tutti i mezzi di comunicazione tra gli sfortunati spagnoli, dopo aver soffocato l’opinione pubblica e le grida del buon popolo, che non poteva lamentarsi senza esporsi al patibolo, queste società governavano, o piuttosto sconvolgevano dispoticamente, la penisola, che era diventata loro patrimonio; e disputando lo scettro di ferro che tenevano in mano, invocando la libertà, facevano versare al popolo torrenti di lacrime ad ogni litigio e gettavano le famiglie nella desolazione. » – Qual era la loro dottrina? Ovviamente quella di Socino e della Massoneria in generale. Anche Don Ferdinando VII, Re di Castiglia, ricordando il decreto del 6 dicembre 1823, con cui chiude le logge (o torres) e proibisce la setta massonica, si esprime in questi termini: « A quelli del mio Consiglio, ecc. … Sappiate che con decreto reale del 6 dicembre dello scorso anno (1823), ho ritenuto opportuno comunicare al mio Consiglio che una delle cause principali della rivoluzione in Spagna e in America, e una delle molle più efficaci impiegate per promuoverne il progresso, erano le società segrete che, con nomi diversi, si erano introdotte tra noi, ingannando la vigilanza del governo e acquisendo un grado di malignità sconosciuto nei Paesi da cui avevano avuto origine. Per questo, convinto che, per porre un rimedio pronto ed efficace a questa piaga morale e politica, non bastassero alcune disposizioni nelle nostre leggi destinate a stroncare il male, e che fosse almeno necessario corroborarle e adattarle alle circostanze in cui ci troviamo, raddoppiando le precauzioni per scoprire le suddette associazioni e i loro sinistri disegni, ho voluto che il Consiglio, senza ulteriori indugi, si occupasse di questo, comunicandomi ciò che riteneva più opportuno in materia. L’art. I recita: « Tutte le congregazioni di massoni e di altre società segrete, qualunque sia il loro nome e il loro scopo, sono nuovamente e assolutamente proibite in tutti i miei regni e domini di Spagna e delle Indie ».  L’Art. 14 è così concepito:  « Gli Arcivescovi, i Vescovi e gli altri prelati ecclesiastici, nei loro sermoni, visite ed istruzioni pastorali, faranno tutto ciò che il loro zelo per la salvezza delle anime affidate alle loro cure impone, per allontanarle dall’orribile crimine della Massoneria e dall’iniziazione a qualsiasi altra società segreta, ripetendo loro che sono proscritte dalla Santa Sede in quanto veementemente sospettate di eresia e sovversive del trono e dell’altare. » Art. 15. Raccomando con urgenza al Consiglio di raddoppiare lo zelo e la vigilanza sui regolamenti delle scuole primarie, ecc.

Dato a Sacedon, il primo giorno di agosto 1824.

Io, il Re.

Ovviamente questo atto reale ed il suo contenuto dimostrano che la Massoneria sapesse come nascondersi in Spagna, indubbiamente trattenuta dalla paura, perché vi era stata introdotta, come ci ha dimostrato Clavel; e, inoltre, vi aveva dimostrato con atti ben noti il suo odio contro Gesù Cristo e la sua Chiesa.

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONERIA (4)

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONERIA (2)

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO MASSONERIA (2)

DI MONSIGNOR AMAND JOSEPH FAVA

VESCOVO DI GRENOBLE

LIBRERIA OUDIN, EDITORE – 1882

Cromwell (Olivier), adepto di Socino, fondò la Massoneria in Inghilterra.

« Una volta stabilitisi in Polonia – dice Bergier – i sociniani inviarono emissari a predicare la loro dottrina in Germania, Olanda ed Inghilterra. Essi non ebbero molto successo in Germania; protestanti e Cattolici si unirono per smascherarli. In Olanda si mescolarono agli anabattisti; in Inghilterra trovarono sostenitori tra le varie sette che dividevano le menti di quel regno. Così dispersi, venivano chiamati con nomi diversi…. Furono chiamati ovunque Unitari o Sociniani, e questo nome di Sociniani divenne comune a tutti i settari che negano la divinità di Gesù Cristo ». – Art.: Sociniani.  – L’Abbé Lefranc, già citato, afferma che la Massoneria attiva passò dalla Polonia all’Inghilterra. « La Massoneria – dice – è la quintessenza di tutte le eresie che hanno diviso la Germania nel XVI secolo. I luterani, i calvinisti, gli zuwingliani, gli anabattisti, i nuovi ariani, tutti coloro, in una parola, che attaccano i misteri della Religione rivelata, tutti coloro che contestano la divinità di Gesù Cristo, la maternità divina della Beata Vergine; tutti coloro che non riconoscono l’autorità della Chiesa Cattolica o che rifiutano i Sacramenti; coloro che non sperano in un’altra vita, che non credono in Dio, o perché si convincono che non si immischi nelle cose di questo mondo, o perché desiderano che non lo faccia: questi sono tutti coloro che hanno dato vita alla Massoneria, o con i quali i massoni si sono associati e di cui il loro ordine è ora formato. »  « È dall’Inghilterra – continua l’Abbé Lefranc – che i massoni di Francia pretendono di trarre la loro origine; è quindi tra i nostri vicini che dobbiamo esaminare il progresso della Massoneria. All’inizio del XVII secolo non se ne parlava. Solo a metà del secolo fecero la loro comparsa segnalandosi sotto il regno di Cromwell, perché furono incorporati con gli indipendenti che allora formavano un grande partito. Dopo la morte del grande protettore, il loro credito diminuì e solo alla fine dello stesso secolo riuscirono a formare delle assemblee separate, con il nome di Freys-Masons, uomini liberi, o libero-massoni; non furono riconosciuti in Francia e riuscirono a fare proseliti solo attraverso gli inglesi e gli irlandesi che passarono in quel regno con re Giacomo ed il pretendente. Fu tra le truppe che si fecero conoscere e attraverso di esse iniziarono a fare proseliti, che divennero formidabili dal 1760, quando ebbero alla loro testa M. de Clermont, abate di Saint-Germain-des-Prés. » – L’autore dell’opera intitolata: Les Francs-Maçons écrasés – l’Abbé Larudan – concorda con l’Abbé Lefranc, l’autore che abbiamo appena citato. In questo volume, stampato ad Amsterdam nel 1747, il segreto della Massoneria è chiaramente svelato: esso consiste nel negare la divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, come abbiamo detto, per sostituire questo dogma, che è la base del Cristianesimo, con la religione naturale o razionalismo.  L’autore dell’opera: Les Francs-Maçons écrasés afferma che Cromwell diede al suo ordine il titolo di Ordine dei Franco-Massoni, perché il suo scopo era quello di costruire un nuovo edificio nella libertà, cioè di riformare l’umanità sterminando i re ed i poteri di cui questo usurpatore era il flagello. Ora, per dare ai suoi seguaci un’idea sensata del suo disegno, propose loro di ristabilire il Tempio di Salomone;  ed è in questo progetto che si deve ammirare ancora di più la grande intelligenza di quest’uomo straordinario che, sotto la cenere più pacifica, ha voluto nascondere questo formidabile fuoco di cui oggi si mostrano le scintille. E, in effetti, quale idea avrebbe potuto essere più pertinente ad un progetto di questa natura? Ed è qui, in particolare, che prego il lettore di esaminarne attentamente le minuzie ».  – « Il Tempio di Salomone fu costruito per ordine di Dio dato a quel principe. Esso era il santuario della Religione, il luogo dedicato in particolare alle sue auguste cerimonie; era per lo splendore di questo Tempio che questo saggio monarca aveva istituito tanti ministri incaricati di curarne la purezza e l’abbellimento. Infine, dopo diversi anni di gloria e di magnificenza, un formidabile esercito arrivò e abbatté questo illustre monumento. Il popolo che lì aveva reso omaggio alla Divinità fu messo in catene e condotto a Babilonia; da dove, dopo la più rigorosa prigionia, fu tratto dalla mano del suo Dio. Un principe idolatra, scelto come strumento della clemenza divina, permette a questo popolo disgraziato non solo di riportare il Tempio al suo antico splendore, ma anche di approfittare dei mezzi che mette a disposizione per riuscirvi. » – « Ora è in questa allegoria che i massoni trovano l’esatta somiglianza della loro società. Questo Tempio, dicono, nel suo primo lustro, è la figura dello stato primitivo dell’uomo, uscito dal niente. Questa religione, queste cerimonie che venivano praticate lì, non sono altro che questa legge comune incisa in tutti i cuori, che trova il suo principio nelle idee di equità e carità a cui gli uomini sono legati tra loro. La distruzione di questo Tempio, la schiavitù dei suoi adoratori, sono l’orgoglio e l’ambizione, che hanno introdotto la dipendenza tra gli uomini. Questi Assiri, questo esercito spietato, sono i re, i principi, i magistrati, il cui potere ha fatto piegare tanti sfortunati che essi hanno oppresso. Infine, le persone scelte e incaricate di restaurare questo magnifico Tempio sono i franco-massoni, che devono restituire all’universo la sua prima dignità. » È facile per il lettore vedere che l’autore di queste pagine attribuisce a Cromwell un’allegoria che appartiene a Fausto Socino, come abbiamo spiegato sopra; ma riconosciamo che Cromwell l’ha ben sviluppata e stampata così fortemente nella mente della Massoneria inglese tanto da passare sul continente europeo per diffondersi, da lì, nella Massoneria universale. Ne consegue che Cromwell, fedele discepolo di Socino, ripudiò la Rivelazione cristiana e rifiutò il dogma della Divinità di Gesù Cristo, per seguire i semplici dati della ragione; in una parola, per abbracciare il razionalismo sociniano. L’opera che noi citiamo, Les Francs-Maçons écrasés (I massoni schiacciati), fu stampata ad Amsterdam nel 1747, quarant’anni prima che Adam Weishaupt, il fondatore dell’Illuminismo tedesco, formulasse la dottrina massonica con la chiarezza che caratterizza il suo spirito. Per questo riteniamo utile ed interessante riportare qui alcune pagine di tale opera, per dimostrare che la dottrina massonica inglese, ripresa da Fausto Socino, è identica nella sostanza a quella dell’Illuminismo tedesco, che fu adottata a Wilhemsbad nel 1781, nel grande convento che vi si riuniva, e da cui si diffuse subito in tutto l’universo, grazie ai deputati che vi erano giunti da ogni parte del mondo. L’autore sopra citato continua: « La gente mi chiederà senza dubbio come abbia fatto a penetrare il significato di questa allegoria, per farne la giusta applicazione? Quale raggio luminoso è venuto a perforare l’orrore sacro di questa notte profonda che ne ha velato la struttura per me? A questo rispondo che, per lungo tempo immerso nelle tenebre, come un’infinità di altri, ho vagato come loro nell’avventura, senza poter prendere alcuna decisione, finché finalmente mille riflessioni sulla morale che mi veniva comunicata mi hanno aperto gli occhi fino a farmi intravedere il suo scopo, e di mostrarmene la prova, dopo un esatto parallelo delle cerimonie e degli usi di cui sono stato testimone nelle varie logge che ho frequentato e dove ho sempre trovato gli stessi geroglifici da indovinare, e di conseguenza lo stesso significato da penetrare. Ma per tornare alla Libertà e all’Uguaglianza, rappresentate dal Tempio di Salomone, questi attributi così essenziali per l’uomo, dicono i massoni, e così inseparabili dalla sua natura, gli sono stati dati dal Creatore solo come una proprietà propria, su cui nessuno aveva alcun diritto. È questo Dio che, traendo la natura dal nulla, ha fatto dell’uomo il suo principale ornamento, senza assoggettarlo a nessun altro potere che non sia il suo. È Lui che gli ha dato la terra da abitare solo come un essere indipendente dai suoi simili, al quale non può rendere omaggio senza diventare sacrilego e contravvenire formalmente ai suoi ordini. Invano – essi continuano – la superiorità del talento in alcuni, e la sublimità del genio in altri, sono sembrate richiedere il tributo del suo rispetto e della sua venerazione. Tutti questi vantaggi, riuniti un tempo in un grado più eminente di questo, non hanno nulla che giustifichi la sua empietà: il Dio geloso che lo ha formato non vuole condividerlo, e il suo incenso è impuro ai suoi occhi, non appena ne ha bruciato qualche granello sull’altare di quegli idoli fragili e deperibili a cui non vale la pena sacrificare vittime così nobili. In una parola, è degradare la propria natura, oscurare il suo splendore, perdere tutto il proprio valore, riconoscere in un qualsiasi uomo qualcosa di più di un suo pari e la cui condizione sia preferibile alla nostra. Questo è il ragionamento dei massoni, che cercano di rendere plausibile, sia con l’immagine della disgrazia degli uomini, sia con i mezzi che propongono per porvi rimedio. Ecco come si presentano i primi. – Se l’uomo – essi dicono – ha visto i suoi privilegi annientati, se è decaduto da questo stato glorioso, proprio della sua natura; in una parola, se si vede oggi subordinato con disgrazia e ignominia, o l’ambizione dei suoi simili, o l’oblio del suo stesso interesse, lo hanno fatto precipitare in questo abisso; se l’ambizione lo ha sprofondato in questo abisso, spetta quindi a lui uscirne, spetta a lui innalzare la bandiera dell’indipendenza e dell’uguaglianza, che è stata rubata dalle mani dell’orgoglio, ed esporla sulle macerie del mostro spietato che ha causato la sua rovina. Al contrario, se è lui stesso l’artefice della sua disgrazia, se il suo abbattimento è opera delle sue stesse mani, che apra gli occhi sulle catene alle quali si è condannato; che accetti l’aiuto di questa mano che si offre di romperle e di gravarne i tiranni. Spetta solo ai massoni compiere questi miracoli, riunire in un unico corpo tutte quelle famiglie diverse che, allontanandosi dalla loro origine comune, pur componendo un unico insieme, sono arrivate a fraintendersi a vicenda fino a voler comporre da sole questo insieme, di cui erano solo le parti. » – Ovviamente, i massoni del XVIII secolo pensavano come quelli di oggi e si esprimevano come i loro fratelli di oggi. Se qualcuno ne dubiti, ascolti la pagina seguente, tratta dallo stesso autore: « Ora questa dottrina, una volta ben assorbita – egli dice – non resta che metterla a frutto; ed è allora che i massoni fanno capire che nulla sia difficile per chi osa intraprendere: – capite, signori conservatori? – che l’opposto debba essere distrutto dal contrario; che la rivolta debba succedere all’obbedienza, il risentimento alla debolezza; che la forza debba essere opposta alla forza, l’impero della superstizione debba essere abbattuto per innalzare quello della vera religione, l’errore e l’ignoranza debbano essere dissipati per seguire solo le luci della natura; che è Dio che ha inciso questa luce nel cuore dell’uomo, che l’ha posta come lampada eterna per illuminare le sue azioni, come oracolo sicuro che deve ispirarlo, come guida immutabile che deve condurlo; che il Padrone del mondo, indifferente alle azioni delle sue creature, è geloso solo del loro omaggio; che il culto principale che Egli richiede loro è il semplice riconoscimento delle sue opere buone, il tenero ricordo dei suoi doni, ma che per questa dipendenza, accreditata per tanto tempo dalla cecità e dal pregiudizio, è necessario alla fine dissipare il prestigio, cancellare uno spettacolo lesivo della divinità, distruggere gli idoli che hanno osato competere con lui per l’incenso e, liberi per natura, tornare al possesso dei propri privilegi. – Questa morale, come si vede, è degna dei suoi autori e ha indubbiamente dato origine a quei termini mistici che i massoni usano quando dicono che la loro società si regge su tre colonne principali, cioè sulla Saggezza, sulla Forza e sulla Bellezza, che sono appunto gli attributi di questa legge di natura di cui si è appena parlato e l’uso di questa violenza che si deve fare. È anche ad essa che l’Ordine deve i suoi magnifici nomi di Tempio della Verità, Ingresso della Luce, Nuovo Mondo, Stella Radiosa, Sole Incomparabile, ecc. Chi non vede in questi termini di superstizione, pregiudizio, cecità, idoli che usurpano gli onori dovuti all’unico Dio della natura, il disprezzo gettato a piene mani sulla Religione cristiana e sul suo divino Autore? Il progetto della massoneria inglese era quindi quello di Socino: la distruzione del Cristianesimo. Cromwell, morto nel 1658, ricevette un magnifico funerale. « Il suo cadavere – dice Feller – fu imbalsamato e sepolto nella tomba dei re, con grande magnificenza; ma riesumato nel 1660, all’inizio del regno di Carlo II, venne  trascinato sulla rastrelliera, impiccato e sepolto ai piedi del patibolo. Così il figlio di Carlo I vendicò il padre su colui che era chiamato Protettore d’Inghilterra. Questi eventi dispersero coloro che si erano riuniti intorno a Cromwell; ma i sociniani continuarono a insinuare ovunque la loro dottrina, che non è altro che la massoneria. Ragon, un massone molto colto e molto seguito dalla setta, completa quanto abbiamo appena detto, riassumendo la storia della Massoneria inglese, nella sua opera intitolata: Ortodossia massonica, alle pagine 28 e seguenti. « Nel 1646 – egli scrive – il celebre antiquario Elijah Ashmole, grande alchimista e fondatore del Museo di Oxford, fu ammesso con il colonnello Main-Warraing alla Corporazione degli operai massoni di Warrington, nella quale cominciavano ad aggregarsi in modo cospicuo individui estranei alla Part de bâtir. « Nello stesso anno, una società di Rosa+croce, formatasi sulla base delle idee della Nuova Atlantide di Bacone, si riunì nella casa di riunione dei liberi massoni a Londra. Ashmole e gli altri confratelli della Rosa+croce, avendo riconosciuto che il numero dei lavoratori di mestiere era sorpassato da quello dei lavoratori intellettuali, perché il primo diminuiva ogni giorno, mentre il secondo aumentava continuamente, pensarono che fosse giunto il momento di abbandonare le formule di accoglienza di questi lavoratori, che consistevano solo in alcune cerimonie più o meno simili a quelle in uso tra tutti i mestieranti, che fino a quel momento erano servite agli iniziati come rifugio per ottenere seguaci. Essi le sostituirono, per mezzo di tradizioni orali di cui si servivano per i loro aspiranti alle scienze occulte, una modalità scritta di iniziazione ricalcata sugli antichi misteri e su quelli dell’Egitto e della Grecia; e il primo grado iniziatico fu scritto più o meno come lo conosciamo. Avendo questo primo grado ricevuto l’approvazione degli iniziati, il grado di compagno fu redatto nel 1648; e quello di maestro, poco dopo. Ma la decapitazione di Carlo I nel 1649, e il partito che Ashmole prese a favore degli Stuart, portarono grandi cambiamenti a questo terzo e ultimo grado che era diventato biblico, pur lasciando come base questo grande geroglifico della natura simboleggiato verso la fine di dicembre. Nello stesso periodo nacquero i gradi di Maestro-Segreto, Maestro-Perfetto, Eletto, Maestro-Irlandese, di cui Carlo I è l’eroe, con il nome di Hiram; ma questi gradi di consorteria politica non erano professati da nessuna parte; tuttavia, in seguito, costituiranno l’ornamento dello scozzismo. » – Ma i membri non lavoratori, accettati nella corporazione, le fecero assumere segretamente una tendenza politica, soprattutto in Scozia; i capi (protettori) dei lavoratori scozzesi, sostenitori degli Stuart, lavorarono nell’ombra per la restaurazione del trono distrutto da Cromwell. L’isolamento delle riunioni dei massoni è stato sfruttato per tenere incontri nei loro locali, dove si facevano piani in sicurezza. La decapitazione di Carlo I doveva essere vendicata; per raggiungere questo obiettivo e per riconoscersi, i suoi sostenitori proposero un rango templare, dove la morte violenta dell’innocente J.-B. Molay chiamava alla vendetta. Ashmole, che condivideva lo stesso sentimento politico, modificò quindi il grado del suo maestro, sostituendo alla dottrina egiziana, che la rendeva un tutt’uno con i primi due gradi, un velo biblico incompleto e disparato, come richiesto dal sistema gesuitico, e le cui iniziali delle parole sacre di questi tre gradi riproducevano quelle del nome del Gran Maestro dei Templari. Ecco perché da allora gli iniziati hanno sempre guardato al grado di Maestro, unico complemento della Massoneria, come a un grado da rifare; è probabilmente in seguito a questa riforma che le due colonne e i motti dei primi due gradi hanno ricevuto anche nomi biblici.

« 1703. Importante decisione delle formazioni che ammettono apertamente, nell’associazione di Londra, le persone estranee all’arte della costruzione. I muratori filosofi, detti accettati, mescolati, per lungo tempo, con gli operai costruttori, si troveranno più potenti per operare pubblicamente la trasformazione tanto desiderata.

« 1714. Giorgio I inizia il suo regno. Gli autori massonici considerano questo periodo come la fine dei tempi bui dell’Ordine massonico. Si sbagliano, non esiste ancora un Ordine massonico; questo periodo rappresenta solo la fine delle associazioni dei costruttori, la cui esistenza era diventata molto precaria, poiché i loro segreti in architettura erano diventati di dominio pubblico.

« 1717. L’Ordine massonico risale solo a questo periodo: l’associazione dei costruttori era solo uno o più corpi di mestieri e non è mai stata un ordine. Per quanto riguarda la parola massone, questo qualificativo non è stato creato per loro, solo la sconsideratezza o l’ignoranza potevano dotarlo; perché, ripetiamo, un’opera di massoneria, non è un’opera massonica. In questo anno, la corporazione contava, a Londra, solo quattro società, chiamate Logge, che possedevano i registri e i titoli antichi della confraternita e operavano sotto il titolo dell’ordine di York. Si riunirono a febbraio; adottarono i tre rituali redatti da Ashmole; si liberarono del giogo di York e si dichiararono indipendenti e al governo della confraternita, con il titolo di GRAND LODGE OF LONDON.

« È da questo fulcro centrale e unico che la FRANCO-MASSONNERIA, cioè l’apparente rinnovamento della filosofia segreta degli antichi misteri, è partita in tutte le direzioni per affermarsi tra tutti i popoli del mondo.

« 1725. Da questo momento la FRANCO-MASSONNERIA si diffonde nei vari Stati d’Europa; inizia in Francia, già nel 1721, con l’istituzione, il 13 ottobre, della loggia l‘Amitié et Fraternité a Dunkerque; a Parigi, nel 1725; a Bordeaux, nel 1732 (loggia l’Anglaise), e a Valenciennes, il 1° gennaio 1733, la Parfaite Union. Penetrò in Irlanda nel 1729; in Olanda nel 1730; nello stesso anno fu fondata una loggia a Savannah, nello Stato della Georgia (America), poi a Boston nel 1733. In Germania apparve nel 1736; la Gran Loggia di Amburgo fu istituita il 9 dicembre 1737; e così via negli altri Stati d’Europa e nei Paesi extraeuropei, sempre sotto la direzione attiva e intelligente della Gran Loggia d’Inghilterra. – Qual era dunque la dottrina di tutte queste logge? La Santa Sede ce lo dirà.

« Nel 1738, il quarto giorno delle calende di maggio, Clemente XII scrisse una lettera apostolica a tutto il mondo cattolico, in cui si leggono i seguenti passaggi: « Abbiamo appreso dalla stessa voce pubblica dell’estensione, del contagio e del progresso, che sta diventando sempre più rapido, di alcune società, assemblee o conventicole, chiamate Liberi muratori, o Massoni, o con qualche altro nome, secondo la varietà delle lingue. In queste associazioni, uomini di ogni religione e setta, attenti a dare un’apparenza di naturale onestà, legati da un patto tanto stretto quanto impenetrabile, secondo le leggi e gli statuti che si sono dati, si impegnano con un rigoroso giuramento fatto sulla Bibbia, e sotto le più terribili sanzioni, a tenere nascoste le pratiche segrete della loro società con un giuramento inviolabile.

« Ma la natura del crimine è tale da tradirsi e da lanciare un grido che lo rivela: così le società o conventicole di cui parliamo hanno suscitato nelle menti dei fedeli sospetti così gravi che l’appartenenza a queste società è per gli uomini saggi e onesti un segno di depravazione e perversione. Infatti, se non facessero il male, non avrebbero questo odio per la luce. La diffidenza che ispirano è cresciuta a tal punto che in tutti i Paesi il potere secolare ha prudentemente proscritto e bandito queste società come nemiche della sicurezza degli Stati.  « Per questo motivo vietiamo assolutamente, in virtù della santa obbedienza, a tutti i fedeli di Gesù Cristo, di qualsiasi stato, grado, condizione, rango, dignità e preminenza essi siano, laici o chierici, secolari o regolari… di avere l’audacia o la presunzione di entrare, sotto qualunque pretesto o sotto qualunque colore che sia, in queste note società di massoni… sotto pena della scomunica in cui incorrono tutti i contravventori del divieto che è stata appena emesso, ipso facto e senza altra dichiarazione… ».

« Nel 1751, il 15 delle calende di aprile, Benedetto XIV, analizzando la Costituzione di Clemente XII, parla nella stessa maniera e rinnova le stesse condanne. Così faranno i Romani Pontefici, loro successori.

Magari questo grido d’allarme lanciato dalla Santa Sede fosse stato ascoltato. La Chiesa e i vari Stati in cui la Massoneria è penetrata avrebbero evitato i mali di ogni genere di cui sono stati vittime e di cui noi stessi stiamo soffrendo in modo così crudele in questo momento.

Voltaire, libero pensatore e massone, alimentò le fiamme dell’odio contro Gesù Cristo in Francia.

Nella sua Histoire de Voltaire, Paillet de Warcy scrive quanto segue: « Voltaire fu messo alla Bastiglia e dopo sei mesi gli fu concessa la libertà, con l’ordine di lasciare la Francia. Egli passò in Inghilterra. Così, all’età di 31 anni, Voltaire era stato cacciato dalla casa paterna e da quella del procuratore, rimandato dall’Olanda, bistrattato da un comico, castigato ancora più gravemente da un ufficiale, messo alla Bastiglia ed esiliato dalla Francia. Non era certo – osserva M. Lepan – di avere una grande disposizione per la filosofia; ma quello che si proponeva di fare, si può rispondere, non richiedeva altro. » – « Voltaire arrivò a Londra, dove trascorse gli anni 1726, 27 e 28. Fu lì, dice il nostro storico, in compagnia di un Toland, la cui empietà fu perseguita e condannata persino in Inghilterra, e le cui ultime parole mentre moriva furono: “Vado a dormire”; di un Chubb, sociniano, che diceva: Gesù Cristo era della religione di Thomas Chubb, ma Thomas Chubb non è della Religione di Gesù Cristo; di Switz, il Rabelais d’Inghilterra, e che, nonostante le sue dignità nella Chiesa, aveva provato sulla Religione le armi più affilate del ridicolo; di un Antony Collins, il più terribile nemico del Cristianesimo; di un Wolston, di un Tindal, che vendeva di volta in volta la sua penna ad amici e nemici della fede; del Vescovo Tailor, Autore di Guide des douleurs; di lord Hébert de Cherbury;di lord Shafsterbury, d’un Bolingbrockeinfine; fu nella società di tutti questi uomini, diventati i suoi oracoli, che Voltaire acquisì i sentimenti più irreligiosi. Da questo momento in poi, le sue opinioni apparvero fissate. A volte le sosteneva con cautela; ma, come ha osservato M. Mazure, ciò avveniva quando era impegnato in esse con la paura, la speranza o l’ambizione.  Toland era l’anima della società dei Liberi Pensatori, formata dalle varie persone sopra citate. Voltaire vi fu ammesso prima di tornare in Francia. Tornato a Parigi, iniziò una guerra senza quartiere contro il Cristianesimo; si unì a tutti i nemici della Religione, fino ad unirsi alla massoneria di Francia e, come un generale in capo, lanciò l’esercito dei filosofi miscredenti, che si sottomettevano ai suoi ordini, contro l’Infame: questo è come egli chiamava la Religione cristiana e il suo divino Fondatore. Il barone d’Holbac aveva scritto: « Un cieco fatalismo circonda di catene della necessità l’uomo, la natura e Dio stesso, se esiste. L’uomo, come la pietra grezza, è senza rapporto con Dio, o piuttosto la natura è Dio, essa è la causa di tutto e la sua stessa causa. Il tutto scaduto nell’ora della morte. Il dolore e il piacere sono gli unici motivi di ogni morale. La felicità è in tutto ciò che piace ai sensi. I doveri? Sono le catene imposte dal dispotismo. I boia e i patiboli sono più da temere della coscienza e degli dei. Infine, poiché la società è corrotta, bisogna corrompere se stessi per trovare la felicità. » Tali erano le turpi massime a cui Voltaire si abbandonava: « Dopo aver attinto alle oscure fonti che gli offrivano i riformatori del XVI secolo – soprattutto Socino – si impadronì delle blasfemie dei Toland, dei Collins, dei Wolston, dei Tindal e dei Bolingbrock; credette che fosse giunto il momento di rovesciare gli altari dell’Europa cristiana; si ripromise di schiacciare l’infame, e si lusingò di stabilire una nuova era negli annali del mondo ». (Mazure.) Condorcet, scrivendo la vita di Voltaire, ha potuto dire di lui: « Non ha visto tutto quello che ha fatto, ma ha fatto tutto quello che noi vediamo. Gli osservatori illuminati dimostreranno a chi sa pensare che il primo autore di questa grande Rivoluzione sia senza dubbio Voltaire. » – « Sono stanco di sentir ripetere – diceva Voltaire – che dodici uomini sono bastati a fondare il Cristianesimo, e voglio dimostrare loro che ne basta uno solo per distruggerlo ». Un luogotenente di polizia disse a Voltaire: « Qualunque cosa voi scriviate, non riuscirete a distruggere la Religione cristiana. – Questo è ciò che vedremo, rispose. – Il progresso dell’empietà provocò in Voltaire una gioia che non riuscì più a contenere. Durante una cena di questi filosofi, a casa di d’Alembert, Voltaire, guardando la compagnia, disse: « Signori, credo che Cristo si troverà in una brutta situazione dopo questa seduta ». E d’Alembert ammette, in una delle sue lettere, che sentendo i loro commenti infamanti, « gli si rizzarono i capelli in testa; li prese, scrive, per i consiglieri del Pretorio di Pilato ». « Voltaire rimproverò una volta il suo amico d’Alembert con grande veemenza per ciò che quest’ultimo aveva scritto nell’Enciclopedia, parlando di Bayle: “Felice se egli avesse rispettato di più la religione e la morale! Ho visto con orrore – gli scrisse Voltaire – quello che voi dite di Bayle; dovete fare penitenza per tutta la vita per queste due righe… che queste righe siano bagnate dalle vostre lacrime! – Alla soppressione della Compagnia dei Gesuiti, Voltaire aveva esclamato con trasporto: « Ecco una testa dell’idra tagliata; alzo gli occhi al cielo e grido: schiacciate l’infame! ». Tutte le sue lettere agli amici più stretti terminavano con le parole: “Schiaccia l’infame! Schiacciate l’infame! “Termino tutte le mie lettere dicendo: ‘Schiacciate l’infame’, come Catone diceva sempre: « Questa è la mia opinione, che Cartagine sia distrutta ». Mentre alla Corte di Roma faceva tutte le sue proteste di rispetto per la Chiesa, scriveva a Damilaville:  « Si abbraccino i filosofi, e chiediamo loro di ispirare per l’infame, tutto l’orrore che gli si deve; correte tutti sull’infame, abilmente. Ciò che mi interessa è la propagazione della fede e della verità, e la denigrazione dell’infame: Delenda est Carthago. » – M. d’Argental, dopo avergli rimproverato lo scandalo delle sue contraddizioni, rispose: « Se avessi centomila uomini, so bene cosa farei; ma siccome non li ho, farò la Comunione a Pasqua, e potrete chiamarmi ipocrita quanto volete. Il re aveva appena ripristinato la sua pensione e Voltaire fece effettivamente la comunione nella Pasqua dell’anno successivo. Chi saprà mai leggere l’anima di quest’uomo, padrone di chi lo circonda, dominato lui stesso da un’immensa vanità? Oggi bestemmia contro Cristo, il giorno dopo lo riceve nella Comunione. Un giorno cadde a terra dopo essersi rotto un vaso sanguigno toracico, mentre vomitava sangue e Tronchin, il suo medico, dichiarava che la sua vita era in pericolo: « Presto – gridò – mandate a chiamare il prete… ». Si confessò e firmò con la mano una professione di fede, in cui chiedeva a Dio ed alla Chiesa il perdono delle sue colpe. Ordinò che questa ritrattazione fosse stampata su tutti i giornali pubblici. Guarito, riprese la sua guerra contro Gesù Cristo, che continuò fino al giorno in cui fu colpito da una crudele malattia. L’abate Gaultier e il curato di Saint-Sulpice ricompaiono in questo momento supremo; ma Voltaire è circondato da Diderot, d’Alembert, Marmontel, la Harpe, Grimm, ecc. « Il parroco di San Sulpizio giunse fino al suo capezzale e gli disse con dolcezza queste parole: ‘signor Voltaire, siete all’ultimo stadio della vostra vita, riconoscete la divinità di Gesù Cristo’? Il moribondo esitò un attimo, poi, tendendo la mano e allontanando il sacerdote, rispose: « Signor curato, lasciatemi morire in pace ». Gli ecclesiastici uscirono. Quando se ne furono andati (dice lo storico), M. Tronchin, il medico di Voltaire, lo trovò in preda ad una terribile agitazione, che gridava con furore: “Sono abbandonato da Dio e dagli uomini…”. Il dottor Tronchin, raccontando questo fatto a persone rispettabili, non poté fare a meno di dire loro: « Vorrei che tutti coloro che sono stati sedotti dai libri di Voltaire avessero assistito alla sua morte; non è possibile resistere ad un simile spettacolo ». – (Raccolta di particolari curiosi della vita e della morte di M. de Voltaire, Porentruy 1782). Ecco l’epitaffio di Voltaire da parte di uno dei suoi: Più bella mente che grande genio, Senza legge, senza morale e senza virtù. Morì come visse, coperto di gloria e infamia.  (J. – J. ROUSSEAU) – Aggiungiamo con l’autore della Storia di Voltaire: « Si è visto che i filosofi si opposero, per quanto possibile, a che Voltaire ricevesse le visite e le esortazioni del curato di San Sulpizio e dell’abate Gaultier. Nel numero abbiamo citato d’Alembert, Diderot e Marmontel. Riteniamo opportuno, come M. Lepan, ricordare che Condorcet svolse lo stesso ruolo nel 1783, alla morte di d’Alembert, impedendo l’ingresso nella sua stanza al curato di Saint-Germain, venuto a trovarlo. « Se non ci fossi stato io (ha detto Condorcet), si sarebbe immerso. L’anno successivo, Diderot rimase a lungo a casa, trattenuto da piaghe alle gambe, e ricevette più volte M. de Tersac, parroco di San Sulpizio; i seguaci della filosofia, spaventati da queste visite, trovarono il modo di impedirle fino alla sua morte, avvenuta il 2 luglio 1784. Marmontel, più felice, si mostrò religioso alla fine dei suoi giorni; li terminò, il 31 dicembre 1799, in un modesto ritiro che aveva acquistato nella frazione di Ableville, nei pressi di Guillon. Quanto a Condorcet, si era avvelenato il 28 marzo 1794 a Bourg-la-Reine, vicino a Parigi, in una prigione dove era stato gettato. – Questa è stata la fine dei quattro personaggi che hanno segnato maggiormente la filosofia moderna, insieme a Voltaire. Tutti i dettagli che abbiamo appena fornito dimostrano purtroppo, fino all’evidenza, ciò che abbiamo detto, ossia che il segreto della setta non è altro che l’odio per Gesù Cristo e il progetto di distruggere il Cristianesimo. Potremmo citare mille altre testimonianze a sostegno di questa tesi, ma ci asterremo dal farlo. Voltaire riassume da solo la società francese dal 1728 al 1778, anno della sua morte; ha reso a sua immagine e somiglianza coloro che lo circondavano, liberi pensatori e massoni, e attraverso loro ed i loro scritti, tanto numerosi quanto diffusi, ha corrotto il suo secolo ed il mondo.

Adam Weishaupt fonda l’Illuminismo tedesco.

Nello stesso periodo, in Germania, nasceva Adam Weishaupt. Aveva trent’anni quando Voltaire morì. Dotato di un profondo genio organizzativo, utilizzò i materiali accumulati dalla setta massonica da Socino fino a lui; li plasmò, e per completare il compito di fare un essere morale completo, diede a questo corpo la dottrina di Spinosa, cioè il panteismo, come sua anima. – Il segreto dell’Illuminismo tedesco è il segreto della Massoneria, con la quale si è identificato ed è diventato un tutt’uno: l’odio per Gesù Cristo e il progetto di distruggere il Cristianesimo. Per dimostrarlo, basterà citare alcuni passaggi degli scritti dello stesso Weishaupt, che abbiamo già citato altrove. « Ricordate – diceva ai suoi seguaci – che fin dai primi inviti che vi abbiamo fatto per attirarvi in mezzo a noi, abbiamo cominciato col dirvi che nei piani del nostro ordine non c’era alcuna intenzione contro la Religione; ricordate che questa assicurazione vi è stata data di nuovo quando siete stati ammessi nelle file dei nostri novizi; che vi è stata ripetuta di nuovo quando siete entrati nella nostra Accademia di Minervale. Ricordate anche quanto vi abbiamo parlato di moralità e di virtù in quei primi gradi, ma come gli studi che vi abbiamo prescritto e le lezioni che vi abbiamo impartito, rendevano la virtù e la morale indipendenti da qualsiasi religione; come, lodando la nostra religione, siamo stati in grado di avvertirvi che essa non era altro che quei misteri e quel culto degenerato nelle mani dei sacerdoti. Ricordate con quale arte, con quale simulato rispetto vi abbiamo parlato di Cristo e del suo Vangelo, nei vostri gradi di Illuminato maggiore, di Cavaliere scozzese e di epopte o sacerdote; come abbiamo saputo fare di questo Vangelo quello della nostra ragione, e della morale, quello della natura, e della religione della ragione, della morale, della natura, per fare della religione, la morale dei diritti dell’uomo, dell’uguaglianza, della libertà. – Ricordate che insinuandovi tutte le varie parti di questo sistema, le abbiamo fatte sbocciare da voi stessi come vostre opinioni. Vi abbiamo messo sulla strada; voi avete risposto alle nostre domande molto più di quanto noi abbiamo risposto alle vostre. Quando vi abbiamo chiesto, ad esempio, se le religioni dei popoli rispondessero allo scopo per cui gli uomini le avessero adottate; se la religione pura e semplice di Cristo fosse quella professata oggi dalle varie sette, noi ne sapevamo abbastanza; ma era necessario sapere fino a che punto eravamo riusciti a far germogliare in voi i nostri sentimenti. Abbiamo dovuto superare molti pregiudizi in voi, prima di potervi convincere che questa cosiddetta Religione di Cristo era solo opera di Sacerdoti, di impostura e di tirannia. Se questo è il caso di questo Vangelo tanto proclamato e tanto ammirato, cosa dobbiamo pensare delle altre religioni? Imparate, dunque, che hanno tutti la stessa origine fittizia; che sono tutte ugualmente fondati sulla menzogna, sull’errore, sulla chimera e sull’impostura: QUESTO È IL NOSTRO SEGRETO. » – « I colpi di scena che abbiamo dovuto fare, le promesse che abbiamo dovuto farvi, le lodi che abbiamo dovuto fare a Cristo e alle sue cosiddette scuole segrete, la favola dei massoni da tempo in possesso della vera dottrina ed il nostro Illuminismo, oggi unico erede dei suoi misteri, non vi sorprendono più in questo momento. Se per distruggere tutto il Cristianesimo, tutta la Religione, abbiamo preteso e fatto credere di avere noi soli la vera religione, ricordate che il fine legittima i mezzi, che il saggio deve prendere per buoni tutti i mezzi del malvagio per il male. I mezzi che abbiamo usato per liberarvi, i mezzi che stiamo usando per liberare un giorno l’umanità da ogni religione, sono solo una pia frode che ci riserviamo di rivelare nel grado di Mago o Filosofo Illuminato. – Va notato che nel 1781 si tenne un’assemblea, o convento universale, a Wilhemsbad ad Hanau, per deliberare sulla dottrina che la Massoneria avrebbe adottato per unificarsi, sotto questo rapporto, e che fu quella dell‘Illuminismo tedesco. Così che la decisione presa nel 1781, nel suddetto convento, decisione seguita e mantenuta fino ad oggi dalle varie logge massoniche di tutto l’universo, è legge nella setta, in generale. Di conseguenza, per i massoni, la divinità di Gesù Cristo è una chimera ed il Cristianesimo è un edificio che deve essere distrutto al più presto.  – Parlando di questo convento, il padre Deschamps, nella sua opera magistrale: Les Sociétés secrètes, rivista da M. Claudio Janet, ci dice che le società massoniche, prima del 1781, erano divise come le sette protestanti, e che questa divisione era molto dannosa per la loro azione. « Si decise quindi – egli dice – di arrivare ad una riunione o convento generale dei deputati di tutti i riti massonici dell’universo, per mettere maggiore attività nel lavoro, più unità nella marcia, e arrivare più sicuramente e più rapidamente alla meta comune: una rivoluzione universale; Wilhemsbad ad Hanau, vicino alla città di quel nome, e a due o tre leghe da Francoforte sul Meno, fu scelta come luogo dell’incontro. Di tutte le assemblee generali tenute per vent’anni dai massoni, nessuna si era ancora avvicinata a quella di Wilhemsbad, né per il numero degli eletti né per la varietà delle sette da cui era composta. Così nel 1781, sotto l’ispirazione segreta di Weishaupt e su convocazione ufficiale del Duca di Brunswick, da ogni parte d’Europa, dalle profondità delle Americhe e dai confini stessi dell’Asia, si erano riuniti agenti e deputati delle società segrete. Erano, per così dire, tutti gli elementi del caos massonico, dice Barruel, riuniti nello stesso antro. » Weishaupt si fece rappresentare al convento da Knigge, il più abile dei suoi adepti, e da Dittfurt. I loro emulatori furono soprattutto i deputati dell’illuminismo francese o Martinismo di Lione. « Tuttavia – scrive padre Deschamps – l’Illuminismo francese o Martinismo non era rimasto inattivo davanti a quest’opera dell’Illuminismo bavarese. Aveva appena tenuto una grande assemblea a Lione sotto il nome di Convento delle Gallie, nella quale aveva pianificato di scegliere come capo il duca Ferdinando di Brunswick, che, con il suo appoggio e senza dubbio su sua istigazione, l’assemblea di Wilhemsbad nominò presto capo supremo di tutta la Massoneria, la cui loggia centrale, detta dei Cavalieri Benefacenti, a Lione, aveva acquisito, non si sa su quali basi, dice Clavel, un’alta preponderanza sulle logge della Germania. Essa era in qualche modo considerata, anche dalle varie frazioni della stretta osservanza e dalle officine che ammettevano, esclusivamente o in parte, il sistema templare, come la loggia madre dell’associazione.  « Le logge martiniste avevano inviato a Wilhemsbad, insieme allo stesso Saint-Martin, il presidente del convento delle Gallie, F. :. de Villermoz, un mercante di Lione, e La Chape de la Heuziere. Il Martinismo, che aveva ostinatamente provocato questo convento e di cui quello delle Gallie era stato solo precursore – aggiunge Clavel – vi esercitò la massima influenza; le loro dottrine dominavano i nuovi riti ed il nome della loro loggia madre, i Cavalieri Benefattori, compariva nel titolo stesso della riforma, con l’aggiunta: della città santa. Anche le sue logge adottarono senza eccezioni il regime rettificato che fu sostituito alla Massoneria di Saint-Martin. » « Tutte queste invasioni della massoneria da parte del Martinismo e dell’Illuminismo di WeisHaupt sono attestate anche da Barruel, aggiunge il p. Deschamps. « Forti della protazione del vincitore di Creveld e Mindem, dice Barruel, Ferdinando di Brunswick, e i deputati martinisti al Congresso di Wilhemsbad, di cui questo principe era presidente, Saint-Martin e La Chape de la Heuzière, non risparmiarono nulla, essi ed i loro agenti, per trionfarvi; essi furono appoggiati, e la loro vittoria sarebbe stata infallibilmente completa, se non fosse stato per il gran numero di deputati già conquistati da Knigge (con il quale, tuttavia, erano d’accordo e alleati), dice M. Lecoulteux de Canteleu. »  Se il lettore si chiede come si sia arrivati a conoscere tutte queste informazioni sulle società segrete, la risposta ce la forniscono gli storici dell’epoca, e Barruel, in particolare, ci fornisce i dettagli, riassunti da padre Deschamps, nei seguenti termini: « In Germania, un evento, disposto dalla Provvidenza come ultimo avvertimento alle monarchie, interruppe quasi il progresso della setta. La gelosia portò a una violenta rottura tra Weishaupt e Knigge. Inoltre, l’Elettore di Baviera, preoccupato per le attività clandestine di quella che riteneva essere la Massoneria vera e propria, ordinò la chiusura di tutte le logge. Gli illuminati, ritenendosi abbastanza forti da resistere all’ordine dell’Elettore, si rifiutarono di obbedire. La setta, di cui non si sospettava nemmeno l’esistenza, venne scoperta per caso. Un ministro protestante, di nome Lanze, fu colpito da un fulmine nel luglio del 1785. Si trovarono su di lui delle istruzioni in cui si affermava che egli era stato incaricato, in quanto persona illuminata, di recarsi in Slesia, di visitare le logge e di informarsi, tra l’altro, sulla loro opinione in merito alla persecuzione dei massoni in Baviera. « Messo sull’avviso, il governo condusse un’indagine severa. Gli abati Cosandey e Rennes, il consigliere Utschneider e l’accademico Grùnberger, che si erano ritirati dall’ordine non appena erano venuti a conoscenza del suo orrore, fecero una dichiarazione legale. L’11 ottobre 1786, il tribunale effettuò una perquisizione domiciliare nella casa di Zwach a Landshut, nonché nel castello di Chanderdor, appartenente all’adepto Barone di Bassus. Lì furono scoperti tutti i documenti e gli archivi dei cospiratori, che la corte bavarese fece stampare con il titolo Scritti originali dell’ordine e della setta degli Illuminati. Strana cecità dei principi! L’appello dell’Elettore di Baviera non fu ascoltato. La proibizione dell’Ordine degli Illuminati nell’Elettorato e nell’Impero d’Austria non servì a nulla, perché tutti i leader della setta trovarono aperta protezione nel resto della Germania. Il re di Prussia si rifiutò di prendere provvedimenti contro di loro. Weishaupt si ritirò a casa di uno dei suoi seguaci, il principe di Saxe-Coburg-Gotha, che gli conferì un incarico onorifico e lucroso. Da lì egli poté continuare a guidare l’ordine. » In una nota si legge: « Abbiamo saputo dal signor pastore Munier, presidente del Concistoro di Ginevra, che Weishaupt, avendo trovato asilo presso il Principe di Coburgo, ha promesso di ricompensarlo, e la Massoneria ha popolato i troni d’Europa di Coburgo ». M. Léon Pagès, Valmy, p. 13. Cfr: Les Sociétés secrètes, tomo II, pagina 112.

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONERIA (3)

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONERIA (1)

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO MASSONERIA (1)

DI MONSIGNOR AMAND JOSEPH FAVA

VESCOVO DI GRENOBLE
 

LIBRERIA OUDIN, EDITORE

PARIS, 51 RUE BONAPARTE, 51- POITIERS 4, RUE DE L’ ÉPERON

-1882-

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA MASSONERIA

In tutto il mondo esiste una società che è chiamata Massoneria. È stato possibile discutere la sua origine e il fine che si propone, ma non è possibile negarne l’esistenza, poiché questa società si mostra a tutti gli occhi, parla, agisce e si afferma essa stessa tra i vari popoli della terra. Si chiama società segreta perché i suoi membri si riuniscono in segreto in locali chiamati logge, il cui ingresso è vietato ai profani, cioè a coloro che non sono massoni. Le loro risoluzioni devono rimanere sconosciute al pubblico, la legge del silenzio è imposta a ciascun membro, sotto il più terribile giuramento e le più gravi sanzioni, compresa la morte, secondo la gravità del caso: guai al massone che dimentica il suo dovere! Nulla può salvarlo dalla punizione della sua colpa. Tuttavia, se la Massoneria è una società segreta, non è sconosciuta. Un uomo può nascondere i suoi pensieri, vivere in solitudine e nascondere il segreto della sua vita intima, senza però rimanere sconosciuto ai suoi simili, se vive in mezzo a loro. – Allo stesso modo, la Massoneria può voler nascondere alla nostra conoscenza le sue riunioni, le sue decisioni, la sua azione e il suo scopo: sappiamo della sua esistenza; occhi attenti la seguono lungo i suoi percorsi, per quanto oscuri possano essere, e le sue azioni rivelano il fine che si propone, come i frutti rivelano l’albero. Ecco perché ci si deve stupire nel vedere certi autori affermare che l’origine della Massoneria si perda nella notte dei tempi. Ovviamente, quando questa società ha cominciato ad esistere, è stata vista e la storia, attenta a registrare fatti di questa natura, si è preoccupata di parlarne. Un singolo uomo, che vive tra i suoi simili, non può passare inosservato: come potrebbe allora un’intera associazione sfuggire agli occhi e alla curiosità del mondo? Desiderosi di vederci chiaro, abbiamo interrogato i secoli passati. Durante il percorso, ci siamo imbattuti in molte società di muratori. Ce n’erano alla Torre di Babele, alle Piramidi, al Tempio di Salomone, al Secondo Tempio e altrove. Ne abbiamo trovati anche al soldo di Giuliano l’Apostata, che voleva ricostruire il tempio di Gerusalemme per dare una smentita alla parola di Gesù Cristo, che aveva annunciato la rovina assoluta di questo edificio. In seguito, si presentarono gli architetti ed i muratori, conosciuti come Lodgers of the Good Lord; essi erano ancora dei lavoratori edili. È stato affermato che i Cavalieri Templari hanno dato origine alla Massoneria; ciò che è certo è che l’Ordine dei Cavalieri Templari fu abolito nel 1312 e che tutti i suoi membri si dispersero ben presto… La storia non ci mostra alcuna associazione formata dalle loro macerie, e passarono diversi secoli, dopo la loro esecuzione o la loro fuga, senza che la Massoneria apparisse. Il primo documento storico che ne parla, senza avere alcun legame con il suddetto Ordine, è noto con il titolo di: Carta di Colonia, 1535. Leggendo questo documento, il cui originale si trova negli archivi della Casa Madre di Amsterdam, con diciannove firme in calce, che non hanno impedito agli storici di metterne ripetutamente in dubbio l’autenticità, si capisce, a prima vista, che è opera di massoni, che hanno dogmatizzato e costruito allo stesso tempo. Diciamo che questa società ha lanciato nel mondo europeo l’idea della Massoneria, con i suoi tre gradi fondamentali, apprendista, compagno e maestro; poi due gradi superiori e un capo supremo a cui tutti obbediscono. Secondo questa Carta, l’associazione risale al XV secolo, perché in uno dei suoi “considerando” si legge: « Nulla ci indica che la nostra associazione fosse conosciuta prima del 1440 dopo la nascita di Cristo, sotto un’altra denominazione rispetto a quella dei F.F. di Giovanni; è allora, secondo quanto ci è parso, che ha cominciato a prendere il nome di confraternita dei Massoni, soprattutto a Valenciennes, nelle Fiandre, perché a quell’epoca si cominciava con le cure ed i soccorsi dei F. :. Mass. :. di quest’ordine di costruttori, in alcune zone dell’Hainaut, degli ospizi per curare i poveri che allora erano affetti dall’infiammazione artrosica chiamata: malattia di Sant’Antonio ». Inoltre, questa stessa Carta dimostra che l’associazione di cui parla non è quella di oggi. Infatti, quest’ultima ha come carattere speciale l’odio per Gesù Cristo, mentre l’altra ammetteva come membri solo i Cristiani; ne è testimonianza il seguente “considerando”: « Sebbene nel concedere i nostri benefici non dovremmo in alcun modo preoccuparci della Religione o della Patria, tuttavia ci è sembrato necessario e prudente ricevere nel nostro ordine solo coloro che, nel mondo profano o non illuminato, professino la Religione cristiana ». Così, la Carta di Colonia, autentica o meno, scritta per amore della causa o secondo verità, non ci mostra ancora la Massoneria come la conosciamo. A partire dal 1545 la questione si fa più chiara e sono numerosi i documenti storici che stabiliscono definitivamente la culla della Massoneria a Vicenza, vicino a Venezia, in Italia. – In questo discorso, rivolto ai nostri lettori e diviso in due parti, dimostreremo: 1° che il segreto della Massoneria, fondata da Fausto Socino, consiste nel progetto concepito a Vicenza, e successivamente sviluppato, di distruggere il Cristianesimo e sostituirlo con il razionalismo. Dopo aver illustrato il fondatore della setta massonica o sociniana, parleremo di Cromwell, il quale la accolse e la naturalizzò in Inghilterra; Ashmole, che le diede il suo intelligente e potente sostegno in quel Paese; e Voltaire, che la rese così potente in Francia, di concerto con i filosofi suoi ammiratori e suoi schiavi. In Germania, studieremo Adam Weishaupt, fondatore dell’Illuminismo tedesco, un settario senza pari ed il più profondo di tutti i cospiratori, come dice M. Louis Blanc. Seguiremo poi la Massoneria in Italia, dove nacque e morì il famoso Cagliostro, autore del Rito di Misraïm, o Rito Egiziano, personaggio singolare e mago di alta scuola, che affascinò tutta l’Europa. Da lì andremo in Spagna, Portogallo, Napoli, dove i D’Aranda, i Pombal, i Tannucci, uniti a Choiseul, eseguirono sulla Compagnia di Gesù i crudeli decreti delle logge massoniche, e ovunque vedremo che il segreto della Massoneria consiste nel progetto di rovinare assolutamente il Regno di Gesù Cristo sulla terra, di distruggere il Cristianesimo fino alle sue radici, per mettere al suo posto il razionalismo, che trionferà, un giorno, in Francia, sotto il nome di: Dea ragione. – Questo trionfo lo vedremo nella grande Rivoluzione francese, preparata per cinquant’anni da Voltaire e dai suoi amici, che accesero un fuoco in Europa la cui fiamma si diffuse in tutto il mondo. Dopo la caduta di Napoleone I, abbandonato e tradito dalle logge che si erano servite di lui per far progredire più rapidamente e più sicuramente la loro opera, seguiremo la Massoneria in Francia sotto Luigi Filippo, la Repubblica del 1848 e l’Impero. Ovunque la troveremo con il suo carattere anticristiano, in patria e all’estero. Se potessimo dubitarne, c’è la parola dei Romani Pontefici, Pio IX e Leone XIII, con un’autorità sempre rispettata dai Cattolici, ma purtroppo poco compresa e non sufficientemente obbedita. Questa sarà, in sintesi, la prima parte di questo piccolo lavoro. – Nella seconda parte:

1. mostreremo che il progetto di distruggere il Cristianesimo non è nuovo, che è stato concepito molto tempo fa, subito dopo la nascita di Gesù Cristo. Dopo aver descritto brevemente i tentativi fatti per raggiungere questo obiettivo, parleremo dell’epidemia di paganesimo che attraversò l’Europa nel XII secolo, penetrò profondamente nella società cristiana nei secoli successivi, ispirò Socino, fondatore dell’eresia massonica, con le quale essa si è perpetuata fino ai nostri giorni.

2. Mostreremo la sorte riservata a questo errore;

3. Dimostreremo che il progetto della Massoneria è ostile alla libertà religiosa, impropriamente chiamato libertà di coscienza;

4. Dimostreremo che il progetto della Massoneria è ostile ai buoni costumi;

5° è antisociale;

6° è antifrancese;

7° infine, è antiumanitario e insensato.

Aggiungeremo a questo studio alcune conclusioni in cui indicheremo i nostri timori, le nostre speranze ed alcune risoluzioni da prendere. Questo lavoro non è stato fatto in odio ai massoni, fratelli fuorviati che Dio ci comanda di amare e che noi amiamo, ma per amore della verità e per avversione all’errore:

Chi ama Dio, dice la Scrittura, deve odiare il male.

Abbiamo già parlato più volte della Franco-Massoneria. In questo volumetto, abbiamo cercato di riassumere la questione, aggiungendo nuovi approfondimenti, in modo da mettere nelle mani di tutti coloro che sanno leggere, una sintesi dottrinale della Massoneria, così poco conosciuta, anche dai suoi seguaci, scriveva lo stesso illustre massone Ragon. Che Dio benedica queste rapide pagine e che i lettori le accoglieranno benevolmente!

PRIMA PARTE

IL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONNERIA CONSISTE NEL DISTRUGGERE IL CRISTIANESIMO E SOSTITUIRLO CON IL RAZIONALISMO.

Lelio Socino, zio di Fausto ed ispiratore della setta massonica.

Fausto Socino fondatore della Franco-Massoneria.

FAUSTO Socino nacque a Siena nel 1539. Apparteneva alla famiglia dei Sozzini – Socini – che ha dato i natali ai più grandi eresiarchi d’Italia. Come molti dei suoi parenti, Fausto Socino fu ammaestrato in tenera età dalle lettere dello zio, Lelio Socino, autore della setta sociniana o, se si vuole, restauratore della setta ariana. Per evitare la persecuzione dell’lnquisizione, egli si ritirò in Francia: un’ulteriore prova che è a questo tribunale che l’Italia e la Spagna devono la tranquillità di cui hanno goduto, mentre lo stato politico e religioso del resto d’Europa era scosso dalle nuove sette. « Quando era a Lione, a soli vent’anni, venne a sapere della morte dello zio e andò a ritirare le sue carte a Zurigo. » Cosa contenevano questi documenti? Feller ci dice nell’articolo che dedica a Socino Lélio nel suo Dictionnaire historique: « Questi assistette ad una conferenza tenuta a Vicenza nel 1547, nella quale fu decisa la distruzione del Cristianesimo; egli concentrò i suoi sforzi nel rinnovare l’arianesimo e nel minare la Religione alle sue fondamenta, attaccando la Trinità e l’Incarnazione. » – Lo stesso autore, parlando di Ochin, che aveva anch’egli partecipato alla suddetta conferenza, si esprime nei seguenti termini: In questa assemblea di Vicenza, si è concordato il mezzo per distruggere la Religione di Gesù Cristo, formando una società che, con il suo progressivo successo, ha portato, nel secolo XVIII, ad un’apostasia quasi generale. Quando la Repubblica di Venezia, fu informata di questa congiura, fece sequestrare Giulio Trevisan e Francesco di Rugo, che furono eliminati, Ochin salpò con gli altri: la società così dispersa divenne solo più pericolosa, ed è quella che si conosce oggi con il nome di Franco-Massoneria ». Vedi “Le Voile levé“, ecc. (Edizione del 1821-Lione). L’autore di quest’opera è l’abbate Lefranc, caduto sotto la scure degli assassini a Parigi il 2 settembre 1792. Ecco cosa dice nell’opera citata, “Il velo scoperto per i curiosi, o storia della Franco-Massoneria dalle origini fino ai nostri giorni”: “Vicenza fu la culla della Massoneria creata nel 1546. È in questa società di atei e deisti, che si erano riuniti per discutere di questioni della Religione e che dividevano la Germania in un gran numero di sette e di partiti, ove furono gettate le basi della Massoneria; è in questa famosa accademia che le difficoltà che riguardavano i misteri della Religione cristiana furono considerate come punti di dottrina che appartenevano alla filosofia dei Greci e non alla fede.  « Queste decisioni giunsero all’attenzione della Repubblica di Venezia e ben presto gli autori vennero perseguiti con la massima severità. Giulio Trevisan e Francesco di Rugo furono arrestati e le loro azioni furono messe a tacere. Bernardin, Ochin, Lelio Socino, Peruta, Gentilis, Jacques Ghiari, François Lenoir, Dario Socino, Alicas e l’abate Léonard si dispersero ovunque fosse loro possibile; e questa dispersione fu una delle cause che contribuì alla diffusione della loro dottrina in varie parti d’Europa. Lelio Socino, dopo essersi fatto un nome famoso tra i principali capi degli eretici che stavano mettendo a ferro e fuoco la Germania, morì a Zurigo, con la fama di aver attaccato con forza la verità del mistero della Santa Trinità, quella dell’Incarnazione, l’esistenza del peccato originale e la necessità della grazia di Gesù Cristo.  « Lelio Socino – ripetiamo – lasciò in Fausto Socino, suo nipote, un abile difensore delle sue opinioni; ed è ai suoi talenti, alla sua scienza, alla sua instancabile attività ed alla protezione dei principi che seppe portare dalla sua parte, che la Massoneria deve la sua origine, i suoi primi stabilimenti e l’insieme dei principii che sono alla base della sua dottrina. « Fausto Socino trovò molte opposizioni da superare onde far adottare la sua dottrina tra i settari della Germania; ma il suo carattere flessibile, la sua eloquenza, le sue risorse, e soprattutto l’obiettivo che manifestava di dichiarare guerra alla Chiesa Romana e distruggerla, gli attirarono molti sostenitori. Il suo successo fu così rapido che, sebbene Lutero e Calvino avessero attaccato la Chiesa Romana con la violenza più oltraggiosa, Socino li superò di gran lunga. L’epitaffio sulla sua tomba a Luclavic recita così: Tota licet Babylon destruxit tecta Lutherus, muros Calvinus, sed fundamenta Socinus. Il che significa che, se Lutero aveva distrutto il tetto della Chiesa Cattolica, chiamata Babilonia, se Calvino ne aveva rovinato le mura, Socino poteva vantarsi di averla abbattuta sino alle fondamenta. – Le prodezze di questi settari contro la Chiesa Romana erano rappresentate in caricature tanto indecenti piuttosto che gloriose per ciascun partito; va infatti notato che la Germania era piena di stampe di ogni tipo, in cui ciascun partito rivendicava la gloria di aver fatto più danni alla Chiesa.  – Ma è certo che nessuno dei settari concepì un piano così vasto, così empio, come quello che Socino formò contro la Chiesa; egli non solo cercò di rovesciarla e distruggerla, ma si impegnò, inoltre, a erigere un nuovo tempio, nel quale si proponeva di portare tutti i settari, unendo tutti i partiti, ammettendo tutti gli errori, facendo un insieme mostruoso di principi contraddittori; Infatti, sacrificò tutto alla gloria di unire tutte le sette, per fondare una nuova chiesa al posto di quella di Gesù Cristo, che ne faceva un punto capitale di abbattere, per tagliare la fede nei misteri, l’uso dei Sacramenti, i terrori di un’altra vita, che sono così opprimenti per i malvagi.  « Questo grande progetto di costruire un nuovo tempio, di fondare una nuova religione, diede motivo ai discepoli di Socino di armarsi di grembiuli, martelli, squadre, assi, cazzuole e tavole da disegno, come se volessero usarli nella costruzione del nuovo tempio che il loro capo aveva progettato; ma, in verità, sono solo chincaglieria, oggetti di rappresentanza che servono da ornamenti, piuttosto che strumenti utili per la costruzione.  « L’idea di un nuovo tempio va intesa come un nuovo sistema di religione concepito da Socino e alla cui realizzazione tutti i suoi seguaci promettono di lavorare. Questo sistema non ha alcuna somiglianza con il piano della Religione Cattolica, stabilito da Gesù Cristo; è addirittura diametralmente opposto ad esso, e tutte le parti tendono solo a mettere in ridicolo i dogmi e le verità professate nella Chiesa che non sono in accordo con l’orgoglio della ragione e la corruzione del cuore. Questo fu l’unico modo che Socino trovò per unire tutte le sette che si erano formate in Germania; ed è il segreto che i massoni utilizzano oggi per popolare le loro logge con uomini di tutte le religioni, partiti e sistemi.  « Essi seguono esattamente il piano che Socino aveva prescritto a se stesso di associare studiosi, filosofi, deisti, ricchi, uomini, in una parola, in grado di sostenere la loro società, con tutte le risorse in loro possesso; e mantengono la massima segretezza all’esterno sui loro misteri: similmente Socino, apprese  per esperienza quanto dovesse essere dispendioso il riuscire nella sua impresa. Il rumore delle sue opinioni lo costrinse a lasciare la Svizzera nel 1579, per recarsi in Transilvania e da lì in Polonia. In questo regno trovò le sette dei Trinitari e degli Antitrinitari divise tra loro. Da abile condottiero, cominciò a insinuarsi abilmente nelle menti di tutti coloro che desiderava conquistare; nutriva un’eguale stima per tutte le sette; approvava vivamente le imprese di Lutero e di Calvino contro la Corte romana; aggiungeva persino che non avevano dato il tocco finale alla distruzione di Babilonia, della quale era necessario strappare le fondamenta per costruire, sulle sue rovine, il vero tempio.  « Il suo comportamento fu in linea con i suoi piani. Affinché il suo lavoro potesse progredire senza ostacoli, prescrisse sulla sua impresa un profondo silenzio, come i massoni prescrivono nelle loro logge in materia di religione, per non incorrere in alcuna contraddizione nella spiegazione dei simboli religiosi di cui le loro logge sono piene; per cui fanno voto di non parlare mai davanti ai profani di ciò che avviene nella loggia, per non divulgare una dottrina che può essere perpetuata solo sotto un velo misterioso. Per legare maggiormente i suoi seguaci, Socino voleva che si chiamassero fratelli e che provassero gli stessi sentimenti. Da ciò derivarono i nomi che i sociniani portarono successivamente di Fratelli Uniti, Fratelli Polacchi, Fratelli Moravi, Frey-Maurur, Fratelli della Congregazione, Liberi Muratori, Freys-Maçons, Liberi Muratori, Free- Maçons, ecc. Tra loro si trattano sempre come fratelli ed hanno gli uni per gli altri l’amicizia più affettata  « In questo modo, Socino riuscì a riunire tutte le sette degli anabattisti, degli unitari e dei trinitari, e sapeva come gestirle. Gli fu permesso di predicare e scrivere la sua dottrina; produsse catechismi e libri, ed avrebbe pervertito tutti i Cattolici in Polonia in breve tempo, se la Dieta di Varsavia non lo avesse impedito. In effetti, non c’è mai stata dottrina che si opponeva al dogma cattolico più di quella di Socino: come gli Unitari, egli rigettava dalla religione tutto ciò che avesse l’aria di essere un mistero; secondo lui, Gesù Cristo era il figlio di Dio solo per adozione e per le prerogative che Dio gli aveva accordato di essere nostro mediatore, nostro sacerdote, nostro pontefice, benché fosse solo un uomo. Secondo Socino e gli unitari, lo Spirito Santo non è Dio; e lungi dall’ammettere tre Persone in Dio, non ne voleva che una sola che fosse Dio. Considerava come fantasticherie il mistero dell’Incarnazione, la reale presenza di Gesù Cristo nell’Eucaristia, l’esistenza del peccato originale, la necessità della grazia santificante. Per lui, i Sacramenti erano pure cerimonie istituite per sostenere la Religione del popolo. La Tradizione apostolica non era, ai suoi occhi, una regola di fede; non riconosceva l’autorità della Chiesa di interpretare le Sacre Scritture. In una parola, la dottrina di Socino è contenuta in duecentoventinove articoli che hanno tutti per oggetto di rovesciare la dottrina di Gesù-Cristo. – L’Abbé Lefranc ha attinto le sue informazioni da una buona fonte, perché è in perfetto accordo con lo storico Cesare Cantù, che conosce così bene la storia dell’Italia, il suo Paese, e così ben informato sulla vita di Socino. « Nipote e discepolo di Lélio – egli dice – nacque a Siena, il 5 dicembre 1539; piacevole scrittore, facile interlocutore, distinto nelle maniere, studiò giurisprudenza e poi le scienze a Lione. Venuto a conoscenza della morte dello zio, corse in Polonia per raccogliere i libri del defunto, e là venne accolto come un profeta destinato a dare il tocco finale alla dottrina ariana. Per il momento, tornò in patria e per dodici anni ricoprì onorevoli incarichi presso la Corte di Firenze; poi, quando i suoi genitori furono perseguitati, trasferì la sua residenza a Bale, nel in 1574, nonostante gli sforzi del Granduca che cercava di dissuaderlo. Egli si mise a studiare la teologia e la ricondusse ad un significato opposto a quello che gli si dava ordinariamente; pubblicò opere anonime, come ad esempio il trattato di Jesu “Servatore”; ma, avendo avuto un litigio con Francesco Pucci, nel 1578, dovette lasciare Bale. Fausto fu così chiamato in Transilvania ed in Polonia, dove l’eresia antitrinitarista aveva messo radici ». « La sua presenza – continua Cesare Cantù – gettò un nuovo elemento di confusione tra le numerose sette di quel paese, portando alla luce un nuovo “simbolo”, estratto ,dalle carte dello zio, un simbolo che si differenziava per aspetti essenziali da quello degli unitari polacchi. Secondo questi numerosi scritti, Lutero e Calvino erano benemeriti, ma tuttavia, i loro meriti non sono stati soddisfacenti, poiché era necessario, a suo avviso, liberare la fede da qualsiasi dogma che superi la ragione… Fausto Socino fu quindi un vero e proprio eresiarca, un eresiarca ben caratterizzato, poiché, nel proclamare i diritti della ragione, non rispettava alcun limite. Lutero e gli altri avevano secolarizzato la Religione, egli secolarizzò Dio; se non osò bandire il soprasensibile, egli negò tutti i dogmi, condusse all’incredulità, ed è stato il padre del razionalismo, che è l’eresia del nostro tempo. Egli insegnava anche degli errori sociali: esagerando la dottrina della misericordia evangelica e del perdono, negava non solo la legittimità della guerra, ma anche quella di ogni autorità repressiva… Questa dottrina fu sostenuta dai suoi seguaci, che ne estesero le conseguenze fino al punto di negare il diritto penale, ed in particolare la pena di morte… In realtà, la Riforma era riuscita solo a strappare le anime al Papa per darle o ad un re, o ad un concistoro o ad un pastore. Solo il socinianesimo impiantò l’autonomia della ragione; è da esso che emersero i Cartesio, Spinoza, Bayle, Hume, Kant, Lessing, Hegel, Bauer, Feuerbash. Strauss e i suoi seguaci, negando il Cristo positivo e sostituendolo con un ideale di Cristo, hanno solo aggiunto al piano sociniano l’elaborazione scientifica, che è il segno distintivo dell’età moderna: le bestemmie arcadiche di Renan e le proposte dell’incrocio di Bianchi-Giovani e diversi italiani non hanno altre origini. Sono loro che hanno soppresso in un sol colpo la questione suprema, la chiave di volta della storia, quelle della vita, della morte, del futuro, dell’intelligenza del mondo misterioso ». Così parla Cesare Cantù. È quindi evidente a chiunque sappia leggere che il socinianesimo è figlio della Riforma protestante e Socino il fondatore della setta massonica: il Socinianesimo e la Massoneria sono una stessa cosa. – « Il sociniani – dice ancora Cesare Cantù – in quanto discepoli di Lutero, si sono proclamati i restauratori del Cristianesimo primitivo, solo perché prendevano le Sacre Scritture come unica regola della fede e la misura delle loro azioni. Lutero, eliminando dalla Bibbia ciò che non era di suo gradimento, conservò i dogmi della Trinità, del peccato originale, dell’Incarnazione e della divinità di Cristo, il battesimo ed una sorta di Eucaristia. Socino soppresse tutto. Il luteranesimo aveva dato la preponderanza all’elemento divino, il socinianesimo all’elemento umano; i riformati esagerarono il dogma del peccato ereditario, i sociniani non lo riconobbero. Secondo quelli, solo Dio opera la giustificazione, e l’uomo resta del tutto passivo. Secondo quest’altri, l’uomo è il solo ad agire, egli si eleva e si perfeziona, senza che Dio faccia nient’altro che rivelargli la sua dottrina. Per i protestanti, il Salvatore divino è venuto sulla terra per riscattarci con il suo Sacrificio; per i sociniani è un uomo che è stato mandato sulla terra per dare all’umanità una nuova dottrina e per mostrare loro il modello da imitare. I protestanti, confidando interamente nella grazia, disprezzano la ragione; i sociniani proclamano che la ragione e i suoi diritti sono al di sopra di ogni mistero e che solo essa è in grado di dissipare le fitte nubi che avvolgono le Sante Scritture.  « I protestanti (dice Gioberti) hanno preso dalle opere dei pagani gli accessori e l’eloquenza; i sociniani ne hanno sostanzialmente rinnovato le tendenze, lo spirito e le dottrine. Rifiutando l’ideale sovraintelligibile e la rivelazione, essi oscurano l’intelligibile a forza di logica, la privano di quella purezza e di quella perfezione che abbondano nei precetti del Vangelo; riducono la sapienza di Cristo alle anguste proporzioni di quella di Socrate e di Platone; all’idea luminosa ed armoniosa del Cristianesimo Cattolico, sostituiscono l’idea zoppicante e nebulosa della filosofia pagana. Essi conservano solo in apparenza le verità soprarazionale della Rivelazione al fine di stabilire un’apparente armonia tra l’aristocrazia sociniana e la moltitudine, e per formare una dottrina exoterica ad uso esclusivo del volgo ». – Per riassumere la questione, diciamo che dopo aver potuto predicare la sua dottrina liberamente, moltiplicare i suoi adepti, tenere le sue assemblee, organizzare la sua società segreta e simbolica, riversare l’errore nel seno della sfortunata Polonia, Fausto Socino, aiutato da Sigismondo-Augusto, che aveva garantito la libertà di coscienza a tutti i nemici del Papato, poteva applaudire se stesso per aver portato a termine il suo piano, accordando l’eresia all’azione, cioè fino alla perdita di anime e alla rovina di uno o più Paesi, ma mai fino al punto di distruggere il Cristianesimo, divino ed immortale nella sua natura. « Tuttavia, Fausto Socino ha dovuto affrontare gravi contraddizioni, a proposito delle sue dottrine – dice Cesare Cantù. Protetto da alcuni grandi personaggi, sposò Agnese, una giovane ragazza di buona famiglia, che perse nel 1587. I suoi oppositori eccitarono contro di lui il popolo di Varsavia, che lo trascinò per le strade della città. Egli riuscì a fuggire con grande difficoltà a questi maltrattamenti, e si ritirò in un oscuro villaggio, dove morì il 3 marzo 1604 ». « La setta sociniana – aggiunge Feller – ben lungi dal morire o dall’indebolirsi alla morte del suo leader, divenne considerevole grazie al gran numero di personaggi di qualità e di sapienti che ne adottarono i principii. I sociniani erano abbastanza potenti da ottenere nelle diete della Polonia la libertà di coscienza; ma diversi eccessi che commisero contro la religione di Stato, li fecero scacciare definitivamente nel 1658. Le ceneri di Socino vennero dissotterrate, portate ai confini della Piccola Tartaria, e poi messe in un cannone che le inviò nella terra degli infedeli. » – « A Siena, dove la famiglia dei Socino si era distinta, fin dai tempi più remoti, per le cariche che i suoi membri avevano ricoperto, così come per la loro sapienza –  scrive Cesare Cantù – abbiamo ricercato attentamente alcuni dei loro ricordi, ma di loro, ma non ne è rimasto quasi nessuno. Si dice soltanto che la villa di Scopeto appartenesse a questa famiglia. Fino a qualche anno fa, c’era un grande albero sotto il cui riparo, secondo la tradizione, i religiosi tenevano le loro assemblee; così fu abbattuto per ordine della pia signora a cui apparteneva. » – Gli storici concordano sulla vita e sulla dottrina di Fausto Socino. Alle testimonianze già citate vogliamo solo aggiungere le parole di un noto teologo: Bergier.  « Fu intorno all’anno 1579 – dice l’autore del Dizionario di Teologia – che Fausto Socino, nipote ed erede dei sentimenti di Lélio Socino, arrivò in Polonia. Trovò gli spiriti divisi in tante sette quanti erano i dottori: tutte queste cosiddette chiese erano unite in un solo punto, cioè l’avversione al dogma della divinità di Gesù Cristo. A forza di dispute, scritti, gentilezze e flessibilità, Socino riuscì a riunirli e a portarli più o meno alla stessa opinione, almeno esteriormente; divenne così il principale leader di questo gregge che ha conservato il suo nome. Morì nel 1604. » Dopo aver esposto a lungo la dottrina sociniana, lo stesso autore aggiunge: « Inoltre vediamo dagli scritti dei deisti moderni che essi hanno preso dai sociniani la maggior parte delle loro obiezioni contro i dogmi che noi sosteniamo essere rivelati, così come i sociniani hanno preso in prestito i loro principi e la maggior parte dei loro dogmi dai protestanti. Così, mentre i primi non rifiutano di riconoscerli come loro maestri, i protestanti hanno una cattiva disposizione nel voler riconoscere i sociniani come loro discepoli. Ma abbiamo dimostrato altrove che il deismo stesso è un sistema incoerente in cui un raziocinante non può rimanere saldo; ché di conseguenza in conseguenza è presto portato all’ateismo, al materialismo ed infine al pirronismo assoluto, l’ultimo termine dell’incredulità. Ne siamo convinti non solo dagli argomenti che i materialisti hanno opposto ai deisti, ma anche dal fatto che i nostri più famosi miscredenti, dopo aver predicato il deismo per qualche tempo, sono arrivati ad insegnare essenzialmente il materialismo. Nulla dimostra meglio la connessione delle verità che compongono la Religione cristiana dei Cattolici, della catena di errori in cui cadono necessariamente tutti coloro che si allontanano dal principio su cui si fonda questa Religione divina ».

DISCORSO SUL SEGRETO DELLA FRANCO-MASSONERIA (2)

CORONA … DI CHI?

Si parla tanto di Corona, oggi, più o meno a proposito. Ma vediamo nel gergo cabbalistico cosa voglia significare Corona, in modo da renderci conto del perchè sia stato scelto questo tipo di fantomatico virus tra le migliaia che la virologia conosce (o meglio suppone esistere.). Capiremo così pure come sia stata scelta non una immaginaria variante nazionale, pure di moda nei mesi scorsi, bensì la cosiddetta delta … Δ lettera greca che rappresenta … guarda caso, un triangolo a punta in sù … un simbolo strano … o no? Manca l’occhio di Horus, ma è sottinteso … Grembiulini, smettetela, il vostro gioco è chiaro ormai: Dio vi sta usando come bastoni a nostro meritato castigo di apostati, ma dopo il castigo, il bastone viene buttato nel fuoco e distrutto … ciechi guidati da ciechi … la storia non vi insegna proprio nulla? ET IPSA CONTERET CAPUT TUUM!!

CORONA

[L. MEURIN:  LA FRAMMASSONERIA; trad. A. Acquarone, Siena Uff. Bibliot. del Clero, 1895]

LIBRO I

CAPITOLOIII

IL KETHER-MALKHUTH, LA CORONA DEL REGNO.

1. Origine dei Séfìroth Corona e Regno.

Ma donde viene la Corona che noi vediamo interpolata tra l’Ensoph e la Sapienza, tra la sostanza eterna e le tre persone divine?

Per approfondire tale questione importante, abbiamo consultato la Bibbia ebraica. Ora, nel libro d’Ester abbiamo trovato il Kéther-Malkhuth. Il re Assuero domandò che fosse condotta dinanzi a lui e ai principi del regno, la regina Vasthi col suo diadema reale. La regina vi si rifiutò. Allora la bella Ebrea Ester fu eletta invece di Vasthi disobbediente e detronizzata. Essa fu coronata da Assuero stesso del diadema reale tolto a Vasthi, e Mardocheo, suo zio, fu onorato e decorato del diadema reale che perdeva Amanno per aver voluto distruggere tutta la razza ebrea. – In questi passi il diadema reale è chiamato Kéther-Malkhuth. Dopo la caduta della regina Vasthi, dopo quella del primo ministro Amanno, e dopo l’innalzamento dell’Ebrea Ester al trono, e di Mardocheo al primo posto nel regno del re Assuero, gli Ebrei sterminarono i loro nemici, il tredicesimo e il quattordicesimo del mese d’Adar; essi istituirono una festa perpetua che dovea essere celebrata il quattordicesimo e il quindicesimo del mese di Adar. Eccoci sulle tracce dell’origine del primo e decimo Séfìroth Kéiher e Malkhuth: l’Uomo archetipo è l’Ebreo, con la Corona in testa e il regno ai suoi piedi. Non è questo uno dei più grandi misteri della Cabala? Non troverem noi il penultimo secreto della frammassoneria?

2. Applicazione politica del Kéther-Malkhuth.

Dopo aver scritto queste linee, abbiamo trovato nel libro di Drumont, Testamento di un Antisemita, p. 142, la conferma seguente del nostro esposto. Negli Archivi Israeliti del 16 ottobre 1890, l’Ebreo Singer interpella direttamente il signor di Bismarck e gli dice senza altro preambolo: « Io vi prego a rileggere il magnifico libro di Ester, dove troverete la storia tipica di Amanno e di Mardocheo. Amanno, l’onnipotente ministro, siete voi, mio signore; Assuero, è Guglielmo, e Mardocheo, è il socialismo alemanno, inaugurato dagli Ebrei Lassalle e Marx, e continuato dal mio omonimo e correligionario Singer. Voi avete voluto abbassare e annientare Mardocheo, e siete voi, il grande cancelliere, che siete divenuto sua vittima! »

Quale imprudenza da parte di questo Ebreo Singer! Egli chiama l’attenzione del mondo su questo libro di Ester dove appare il suo correligionario Mardocheo coronato dal Kéther-Malkhuth, di cui i Rosa-Croce del 18° grado, quegli obbedienti cavalieri degli Ebrei, portano l’immagine attaccata al gioiello sui loro petti leali! « Il timore della potenza degli Ebrei, dice la santa Scrittura (Esth. C. IX), avea invaso generalmente tutti i popoli. Gli Ebrei fecero adunque una grande carneficina dei loro nemici; e massacrandoli, resero loro il male che questi usi erano preparati a fare ad essi. » In Susa stessa, uccisero cinquecento uomini, senza contare i dieci figliuoli di Amanno. Si riferì tosto al re Assuero il numero di quelli che erano stati uccisi in Susa. « Il re disse alla regina Ester: Quanto grande, pensate voi, debba essere la carneficina che fanno i Giudei in tutte le province? Che domandate voi di più? e che cosa volete ch’io ordini ancora? — La regina gli rispose: Io supplico il re di ordinare che i Giudei abbiano il potere di fare ancora domani in Susa ciò che fecero oggi, e che siano appesi i dieci figliuoli di Amanno. Il re comandò che ciò si facesse, e tosto l’editto fu affisso in Susa, e i figliuoli di Amanno furono appesi; e al domani, i Giudei uccisero ancora in Susa trecento uomini. E intutte le province uccisero i loro nemici in sì gran numero che settantacinque mila uomini furono compresi in quella strage. » Quella supplica della bella Ebrea ci svela tutto il carattere crudele della sua razza quando essa ha la vittoria in mano,

Guai ai popoli padroneggiati dagli Ebrei!

Ecco come gli Ebrei intendono le parole di Davide: « Le lodi di Dio saranno sempre nella loro bocca, essi avranno nelle loro mani delle spade a due tagli per vendicarsi delle nazioni e punire i popoli, per legare i loro re e incatenarne i piedi, e i grandi di essi, mettendo loro i ferri alle mani (Ps. CXLIX). » – La festa che essi chiamano Purim, il 14 febbraio, gli Ebrei la celebrano in memoria della loro liberazione dalla tirannia di Amanno, per coraggio di Esther e di Mardocheo. « Gli Ebrei s’impegnano allora di rubare tutti i Cristiani che possono, principalmente i fanciulli. In quella notte, non ne immolano cheuno solo fìngendo di uccidere Amanno. E mentre il corpo delfanciullo sacrificato è sospeso, essi scherzano intorno, fingendodi farlo ad Amanno. Col sangue raccolto, il rabbino fa certi paniimpastati col miele, di forma triangolare, destinati non agli Ebrei,ma ai Cristiani loro amici (E. Desportes, le Mystere du sang, p. 311). » Gli Ebrei danno ai loro propri figliuoli giunti all’età di tredici anni una corona in segno di forza (ibid. p. 258). » La Corona in testa e il Regno ai suoi piedi, ecco l’ideale dell’Ebreo praticamente e perseverantemente perseguitato dacché Iehovah ha eletto la posterità di Abramo come suo popolo di predilezione. – Adam Kadmon, l’Uomo primordiale, è l’archetipo dell’Ebreo. L’Ebreo è l’Uomo per eccellenza. Tutta la fraseologia si bene conosciuta sull’Uomo e l’Umanità, la loro liberazione, la loro libertà, i loro diritti, ecc…, devono intendersi in primo luogo degli Ebrei; poi, per comunicazione, degli affiliati degli Ebrei, cioè dei frammassoni; perché soltanto nella frammassoneria si forma l’Uomo, e solo all’undicesimo grado l’uomo diviene perfetto, in guisa da poter rispondere alla domanda:

« Siete voi Sublime Cavaliere Eletto?

Risposta: — Il mio nome è Emmarek, uomo vero in ogni occasione (P. Rosen, p. 251). » Emmarek, in ebraico, vuol dire: Io sono purificato. « Fuor del popolo ebreo e degli individui giudaizzati per mezzo dei misteri massonici, non havvi Uomini veri, le altre nazioni non sono che una varietà d’animali (Talmud, v. Pontigny, le Juif selon le Talmud). » Questa è la dottrina del Talmud che per l’Ebreo è la teologia morale, come sua sorella, la Cabala, è la teologia dommatica. Ma come noi già lo dicemmo, se i frammassoni sono ingannati dagli Ebrei, gli Ebrei lo sono dal nemico dell’uman genere. Non vediam noi il tentatore nascosto sotto questo « diadema reale » Kéther-Malkhuth, come un tempo sotto la forma del serpente?

Il pomo del paradiso è cambiato in corona.

Non sentiam noi le parole del tentatore, ripetute più tardi a Gesù, mostrandogli tutti i regni del mondo e la loro gloria: « Tutte queste cose, io ti darò, se tu prostrato mi adorerai » (S. Matteo, cap. IV, 8-9)?

L’Ebreo non ha risposto, come Gesù: « Ritirati, satana, perché è scritto: « Tu adorerai il Signore Dio tuo, e servirai a lui solo  » (ibid. v. 10).

Noi lo vedremo: si adora veramente Lucifero nelle logge massoniche. Libero agli Ebrei di adorare il diadema reale come il loro vitello d’oro:

satana, sotto il nome di Kéther, ha preso posto al di sopra della santissima Trinità.

Vediamo a questo punto, quali i siano i gradi della massoneria “dominati” dalla Corona, cioè – per ogni undicina – il decimo, il ventunesimo e l’apice: il trendaduesimo grado.

X Grado

La 1a Sephirah. La Corona. —

L’Illustre Eletto dei Quindici.

Il senso cabalistico del numero Quindici ci è già noto. La « Corona », Lucifero, vuol vedere la sua generazione (cinque) stabilita nei tre mondi, nell’universo. Al 10° grado, la frammassoneria deve rappresentare il primo dei dieci Séphirot, la Corona, nell’uno o nell’altro dei sensi che abbiamo indicati. La Corona è il simbolo della dominazione suprema, della vittoria completa su tutti i loro nemici. – A ben comprendere questo 10° grado, bisogna ricordare l’istruzione del Presidente del 33° grado: « Questi tre assassini infami sono: la Legge, la Proprietà, la Religione… Di questi tre nemici infami, è la Religione che deve essere il pensiero costante dei nostri assalti nichilisti, perché un popolo non ha mai sopravvissuto alla sua Religione, e perché con l’uccidere la Religione avremo nelle nostre mani e la Legge e la Proprietà; perché solo col stabilire sui cadaveri di questi assassini, la religione massonica la legge massonica, la Proprietà massonica, noi potremo rigenerare la Società (Paolo Rosen, p. 297.). » – Il rappresentante perfetto del potere supremo di Lucifero sì farà iniziare all’11° grado. Prima di divenire un tale rappresentante, egli deve meritare la sua corona, uccidendo, dopo Abibala che simboleggia la Religione, Sterkin e Oterfut, gli altri due assassini d’Hiram, che simboleggiano la Legge (i Re) e la Proprietà. – Il 9° grado è destinato a simboleggiare la distruzione della Religione; il 10°, quella della Legge e della Proprietà. Il recipiendario vi riceverà la civica corona degli Eletti della razza d’Eblis, quando avrà apportato le due altre teste: egli sarà acclamato e glorificato: « Gloria a lui! Riconoscenza eterna al vendicatore d’Hiram! » (P. 223). –  La tappezzeria della sala del 9° grado era screziata di fiamme rosse: la rabbia vendicatrice che immerge la mano nel sangue. Nel 10° grado queste fiamme saranno sostituite da lacrime rosse e bianche, lacrime di rabbia sanguinaria e lacrime di gioia e di vittoria. Nell’11° grado queste lacrime faranno posto a cuori infiammati, simboli dell’unione cordiale dei Sublimi Cavalieri Eletti, rappresentanti della Potenza Suprema. Si accende da prima una fiaccola di cinque bracci verso 1’Oriente, da dove parte la luce: la generazione « nel cielo »; poi un’altra al sud: la generazione « nell’aria di mezzo »; e infine una terza all’occidente: la generazione « sulla terra ». Il Tempio, l’Universo, è illuminato da quindici lumi. – Il recipiendario, dopo aver prestato il suo giuramento, porta le teste degli altri due assassini; con la mano destra, quella di Sterkin, con la sinistra, quella di Oterful. La testa di Sterkin, traversata da un pugnale sotto la mascella, simboleggia la decapitazione dei monarchi, quella di Oterfut, la rovina della Proprietà. Il re Maaca di Geth, nel cui territorio i due assassini si erano nascosti, è un personaggio biblico, e del fatto che gli schiavi di Semel eransi rifugiati nel suo territorio se ne fa parola nella Bibbia (III Re., 11, 39.); ma non v’è alcuna relazione tra questi fatti e la leggenda massonica. Quell’uso di nomi e di passi dell’Antico Testamento è una prova che il sistema massonico è un’ invenzione ebrea, e naturalmente a profitto degli Ebrei. Questa osservazione si trova confermata dal significato dei nomi seguenti: Ben-Dicar, figlio del pugnalamento, nome della caverna di rifugio dei due scellerati, Zerbaei, fuoco divorante di Dio, ed Eligam fremito di Dio, nomi dei due primi dei quindici Maestri che li scoprirono, e Herar, detenzione, nome della prigione dove essi furono chiusi. Finalmente le tre teste degli assassini d’Hiram sono un segno della vittoria finale dell’iniziato; egli ha meritato la sua corona, si è mostrato degno di essere posto tra i valenti avversari della Religione, della Legge e della Proprietà; tra i degni emuli di satana, che egli stesso si è imposto una Corona, per compensarsi della corona perduta il giorno nefasto in cui tre auguste persone « infami assassini », lo hanno condannato alla perdita della gloria celeste.

XXI Grado

21. La 1. Séphirah. La Corona. —

Il Cavaliere Prussiano Noachita

Questo grado rappresenta la Corona, il Kéther ebreo, e deve farci scorgere la speranza del « Popolo eletto » di essere un giorno coronato del diadema reale sul quadrato intero dell’universo, come un tempo Ester e Mardocheo su tutto il regno persiano, o come il Re frammassone Federico sulla Prussia. Questa è ancora una volta la riunione del potere spirituale e del potere temporale nella stessa mano, con l’estensione dell’augusto regno d’Israele sul mondo abitato da tutti i discendenti di Noè. – Il Noachita è un termine del Talmud e significa il Non-Ebreo (A. Pontigny, Le Juif selon le Talmud, p. 167). Il Motto de Passe, Phaleg, è pronunciato tre volte con tono lugubre, sia perché quell’uomo non è riuscito a compiere la Torre di Babele, sia perché gli Ebrei sono tristi di essere ancora tanto lontani dall’effettuazione della lor grand’Opera, la dominazionesull’universo.Sem, il fratello primogenito di Jafet, generò Arphazad, il nonno di Heber. « Heber ebbe due figli: uno si chiama Phaleg perché la terra fu divisa ai suoi tempi in nazioni e in lingue diverse; e il suo fratello chiamasi Jectan (Genesi. X. 25.). » Questo è tutto ciò che la cronaca santa riferisce su Phaleg. Essa non dice in nessun luogo ch’egli sia stato 1’architetto della Torre di Babele, e contraddice l’affermazione ch’ei fosse della stirpe di Cham. – Il « Grande Capitolo » dei Cavalieri Prussiani si tiene in una vasta sala illuminata solamente da una grande finestra per cui penetra la luna piena. Ogni altra luce è proibita. La sala deve essere decorata nello stile medioevale, e tutti gli assistenti hanno una maschera. – L’opinione volgare sulla Santa Vehme è che questo tribunale misterioso tenesse le sue sedute nelle tenebre della notte, sotto volte tetre, sedendo i membri coperti di maschere (Wetzer, Dictionnaire, Vehme. Conf. Clavet. Hist. de la Framm. p. 356.1).Il Fratello Cavaliere Prussiano porta all’occhiello una piccola luna d’argento. La Batteria è di tre colpi lenti; essa significa il Motto sacro: Sem, Cham, e Jafet. La marcia è: tre passi di Maestro. La leggenda racconta bene l’inganno di un membro della aristocrazia e di un vescovo, ma è difficile conchiuderne che lo scopo di questo grado sia di attaccare il clero e l’aristocrazia. Questo scopo è troppo subordinato per indicare il vero senso di questo grado eminente, che è, per così dire, la corona dei nove gradi precedenti. La Santa Vehme, rappresentando la giudicatura secreta massonica, non forma che una parte della leggenda di questo grado, e certamente la parte accessoria.La parte principale e la più secreta pare essere contenuta nel Gioiello: un triangolo d’oro, traversato da una freccia di argento avente la punta voltata in basso (p. 402). Che cosa può significare questo gioiello? Il triangolo dei tre Séphiroth superiori, di cui la Corona è la punta in alto, è facile a spiegarsi; ma la freccia (« La freccia è, come la spada, la lancia, l’arco, il giavellotto ecc., un simbolo del Fuoco filosofico). Le frecce di Apollo (Sterminatore) uccidono Tifo. » Ragon, Orthodoxie maçonnique p. 550, 556.) non si trova, per quanto sappiamo, tra i simboli numerosi di cui la Cabala fa uso. Nella Santa Scrittura, essa significa sempre la distruzione. Qui noi crediamo dover riferire questo simbolo alla soggezione dei re e dei popoli, perché è là il mezzo di conquistare la corona delle corone. Parlando di Ciro, Isaia, dice in nome del Signore le parole seguenti, che in questo grado Lucifero e gli Ebrei cabalisti applicano ai loro Ciri moderni, i Federico di Prussia, i Cavalieri Prussiani, i loro Fratelli, gli Ebrei Re: « Chi ha fatto uscire il giusto dall’Oriente e chi l’ha chiamato ordinandogli di seguirlo? Egli ha atterrato i popoli dinanzi a lui e lo ha reso il maestro dei re; egli ha fatto cadere sotto la sua spada i suoi nemici come la polvere, e li ha fatti fuggire davanti al suo arco come paglia portata dal vento… Ma tu, Israele, mio servo; tu, Giacobbe, che io ho eletto; tu, stirpe di Abramo che fosti mio amico, nella quale io ti ho preso per trarti dall’estremità del mondo… non temere perché io sono con te… Io lo chiamerò dal settentrione, ed egli verrà dall’ Oriente; egli riconoscerà la grandezza del mio nome; egli tratterà i grandi del mondo come il fango, e li calpesterà come lo stovigliaio calpesta l’argilla (Isaia, XLI, 2, 9, 55.)». La freccia che scende dalla punta del triangolo, dalla Corona, significa la stessa cosa che il segno del grado; prender le tre prime dita (Sem, Cham e Jafet) che il Fratello vi mostra. – Il Cesaro-papismo esercitato dagli Ebrei su tutte le nazioni è l’idea del 21° grado, idea degna di un Cavaliere Prussiano! Questo Principe regnerà in nome di Lucifero, e con lui, su tutti i popoli della terra nati da Sem, Cam e Jafet.

32. La 1a Sèphiraph. La Corona. —

Il Principe del Reale Secreto, Cavaliere di S. Andrea e Fedelissimo Custode del Sacro Tesoro.

La Sèphiraph Corona che deve presiedere al 32° grado, vi si è « impenetrabilmente nascosta ». Tuttavia noi l’abbiamo trovata sopra le due teste dell’Aquila onnipotente. Leo Taxil non dà la spiegazione del Campo dei Principi, di cui ha parlato alla pagina 443. Essa trovasi nel Rituale di questo grado pubblicato dal Fratello Ragon. Là, alla pagina 32, ei dice: « Il vessillo G, che è quello dei Grandi Maestri della Chiave, è verde chiaro. Esso porta un’Aquila a due teste, coronata, avente una collana d’oro, una spada nell’artiglio destro e un cuore sanguinante nella sinistra. » Così si vede giustificata sino alla fine la nostra ipotesi che la Cabala ebrea è la midolla della frammassoneria. Il 32° è il grado ebreo per eccellenza. Invece di Principe del Real Secreto, si dovrebbe dire: Principe dell’Esiglio; perché questo grado è l’apparato del salmo 136: « Sulle rive dei fiumi di Babilonia, ivi sedemmo, e piangemmo ricordandoci di Sionne. Ai salici appendemmo i nostri strumenti di musica. Come canteremo noi il Cantico del Signore in una terra straniera? Se io mi dimenticherò di te, o Gerusalemme, sia messa in oblio la mia destra. Si attacchi la mia lingua alle mie fauci, se non avrò più memoria di te!…. Figliuola infelice di Babilonia! beato colui che farà a te quello che tu hai fatto a noi! Beato colui che prenderà e infrangerà sulle pietre i tuoi figliuoli! » Dolore, odio e rabbia! – I frammassoni non ebrei sono ben obbligati di mettersi in duolo per Israele esiliato, e di versar lagrime per le disgrazie degli Ebrei loro maestri! – La prima grande disgrazia nazionale fu l’esilio di Babilonia. La tappezzeria della Loggia è nera, colore di duolo, seminata di lagrime, di scheletri, di teste di morte e di tibie incrociate. Il Motto sacro è la parola latina Salix, salice: « Ai salici noi appendemmo le nostre lire! » La seconda grave sventura fu l’incendio pel Tempio, sotto Tito, il nove del mese Ab; ancora oggidì, questo giorno è per gli Ebrei un giorno di digiuno; da ciò il secondo Motto sacro la parola latina Noni, il nove. I due fratelli pronunciano allora insieme il terzo Motto sacro, la parola greca Tengu, affliggiamoci! — L’idea generale del campamento è la marcia verso la Terra Santa per riconquistarla e per ricostruire il Tempio di Gerusalemme. L’abate Chabauty (Les Juifs nos maitres. Parigi, Palme 1882.) ha dimostrato la perennità di un governo unico presso gli Ebrei dispersi: « È storicamente incontestabile, ei dice, che dalla loro dispersione sino all’undecimo secolo, gli Ebrei hanno avuto un centro visibile e conosciuto di unità e di direzione. » Teodoro Reinach lo afferma nella sua Storia degli Israeliti. Dopo la rovina di Gerusalemme, questo centro si trovò lungo tempo ora a Japhné, ora a Tiberiade; esso era rappresentato dai Patriarchi della Giudea (20° grado) che godevano di una grande autorità. « Essi decidevano i casi di coscienza e gli affari importanti della nazione; dirigevano la Sinagoga come capi superiori; stabilivano le imposte, avevano degli ufficiali detti apostoli che portavano i loro ordini agli Ebrei delle provincie più remote e ne riscotevano il tributo. Le loro ricchezze divennero immense. Questi Patriarchi agivano in una maniera palese o nascosta, secondo le disposizioni degli imperatori romani a riguardo degli Ebrei. Essi scomparvero sotto Teodoro. Superiori a questi Patriarchi erano i Principi della Schiavitù, che risiedettero lungo tempo a Babilonia. Gli scrittori ebrei mettono una grande differenza tra i Patriarchi della Giudea e i Principi dell’Esilio. I primi, dicono essi, non erano che luogotenenti dei secondi. I Principi della Schiavitù avevano la qualità e l’autorità assoluta dei capi supremi di tutta la dispersione d’Israele. Secondo la tradizione dei dottori, essi sarebbero stati istituiti per tenere il posto degli antichi re, ed essi hanno il diritto di esercitare il loro impero sugli Ebrei di tutti i paesi del mondo. – « I Califfi d’Oriente, spaventati della loro potenza, suscitarono loro delle terribili persecuzioni, e a partire dall’undecimo secolo, la storia cessa dal fare memoria di questi capi d’Israele. » – Scomparvero essi completamente, o trasportarono altrove la sede della loro potenza? Questa seconda ipotesi è molto più verosimile, vista la lettera degli Ebrei d’Arles a quelli di Costantinopoli, e la risposta degli Ebrei di Costantinopoli a quelli di Arles e della Provenza, con la data del 1489, di cui facemmo più sopra memoria. L’abate Chabauty ne deduce l’evidenza che a Costantinopoli risiedeva il loro Capo Supremo, non solamente religioso, ma eziandio politico: « Là era la testa della nazione. » – Questo Principe di Costantinopoli era il successore dei Principi Dell’Esilio di Babilonia. Egli trovavasi là nel centro della dispersione, e godeva di una piena autorità; « egli comandava da padrone ed era puntualmente obbedito (C. Desportes, Le Mistere du sang. p. 335). » Non ci meravigliamo adunque che alla testa di quella Istituzione affatto ebrea che chiamasi la frammassoneria, noi troviamo il Principe dell’Esilio vero, nascosto sotto il nome di Principe del Reale Secreto, coll’epiteto: Fedelissimo Custode del Tesoro Sacro (Ragon. Rituel du 31° e 32° degrè, p.. 9). – Tutti si persuadano bene che la Società secreta della frammassoneria è il piano di guerra il più nascosto e il più destro della Sinagoga decaduta, avente per iscopo la soggiogazione di tutte le nazioni della terra a profitto della stirpe eletta degli Ebrei. Chiunque dà il nome a quella società coopera alla Grande Opera degli Israeliti di porre il Kether-Malkhuth del mondo sulla fronte dell’Ebreo. Perché il maestro del 32° grado prende egli il titolo di Sovrano dei Sovrani, se con questo titolo i Capi supremi non vogliono designare il Diadema Reale sulla testa di Ester e di Mardocheo di tutti i regni della terra? – Perché questo « Sovrano dei Sovrani » chiamasi Grande Principe, se non perché il vero Principe dell’Esilio deve celarsi sotto il costume regale e lo scettro dei Fratelli del 32° grado? Perché porta egli ancora il titolo di Illustre Commendatore in capo, se non perché il Principe dell’Esilio deve essere alla testa della Supremazia esecutiva dell’Ordine? Il toccamento non è altro che l’Unione dei « Templari « di tutti i paesi per conquistare il mondo intero sotto la direzione suprema degli Ebrei. Ecco i Motti de Passe: A dice: Phagal-Khol, egli ha annientato tutto, B risponde: Pharas-Khol, egli ha spezzato tutto! A ripiglia: Nekam-Makkah, Vendetta! Carneficina! A e B: Schaddaì, l’Onnipotente. Queste parole esprimono bene quell’idea «Beato colui che prenderà e infrangerà i tuoi figli sulla pietra! ». – Noi ci siamo domandati perché le due teste dell’aquila non sono più apertamente coronate in questo grado che corrisponde alla Sephirah Corona. Sul cordone si vede bene l’Aquila a due teste, ma non si dice e non si vede ch’esse portino la corona. La ragione sembra essere che la corona non è chiamata a unire insieme i due poteri, il temporale e lo spirituale, che al 33° grado; il 32° rappresenta solo il potere temporale. Il vessillo G tuttavia reclama già, al 32° grado, ciò che il 33° è chiamato ad effettuare. – La Croce teutonica dei Templari, che ha già trovato la sua interpretazione cabalistica, fa qui una gran parte come decorazione sul bavero, sul cordone, sulla cintola, e come gioiello. Se si vuole penetrare più profondamente negli emblemi della frammassoneria, si troverà che la Croce teutonica è la Pietra cubica a punta (14° grado) spiegata. Tirate dalla punta della piramide quadrata quattro linee perpendicolari sulle quattro linee della sua base, e delineate queste otto linee, le basi e le perpendicolari, in un piano attorno a un punto, e troverete la forma della Croce teutonica. Il punto rappresenta la Corona cabalistica, o l’Intelligenza ermetica; le quattro perpendicolari, la generazione quadrupla, e le quattro basi, i quattro mondi. Sopra uno dei quattro lati della piramide trovasi lo Schemhamphorasch, il Nome spiegato. La piramide e la Croce teutonica hanno la stessa significazione. Ora, il 32° grado è il grado della Corona rappresentata dal punto centrale della Croce teutonica e dalla punta in alto della Pietra cubica a punta. I cinque ultimi gradi sono i gradi templari; perché gli Ebrei furono abbastanza sagaci per vedere in questi religiosi decaduti i migliori strumenti dei quali potessero servirsi per la loro Grand’Opera, in pari tempo che la loro Croce è un simbolo ammirabile della loro dottrina cabalistica nascosta negli emblemi del 32° grado. Ma perché, a fianco delle lagrime in argento sulla tappezzeria della loggia, vi sono lagrime ardenti sul fondo del trono ove siede Lucifero? L’esilio d’Israele è esso una figura dell’esilio di Lucifero nel fuoco eterno? e le lagrime di Lucifero sono esse lagrime di fuoco? Dante, parlando delle tre facce di satana incatenato nell’abisso dell’inferno, dice: « Egli piangeva con sei occhi, e le lagrime miste a sanguinosa bava gocciavano su tre meati ». La fiamma di luce sulla testa d’Eblis, crediam noi, è abbastanza viva per impedire che le sue lagrime si gelino prima di cadere sul ghiaccio, sul ghiaccio da dove « l’Imperatore del Regno dei dolori usciva sino a metà del petto ». – Per far risaltare l’idea cabalistica di questo grado importante, distinguiamo la dottrina dello Zohar dalla sua applicazione alla magia diabolica, fondata, si sa, sulla Cabala. Parliamo dapprima dell’ultima, a cui non vogliamo consacrare che poche linee, per timore di essere trascinati in una esposizione della magia cabalistica che esigerebbe un libro. Dopo la spiegazione del Campo fatto al Kadosch recipiendario, il Sovrano dei Sovrani gli fa le domande seguenti:

-1. « Che cosa vi resta a sapere? (Noi citiamo dal Rituale di Ragon, avendo Leo Taxil omesso le prime quattro di queste domande) — Risp. Un punto essenziale che subito mi sarà rivelato.

2. « Perché vi è nascosto? — Risp. Perché tredici di voi possono solo conoscerlo e che, troppo recentemente iniziato, io non posso essere di questo numero.

3. « Voi non conoscete dunque tutto ciò che vi importa sapere? — Risp. Vi sono certamente delle cose che io ignoro; pur tuttavia ne conosco tante altre per camminare verso la perfezione: verrà un giorno che mi sarà permesso di saper di più.

4. « Su che fondate voi quella speranza? — R. Sopra un’apparizione.

5. « Quali oggetti vi ha essa presentati? — R. Tre uccelli: un corvo, una colomba e una fenice.

6. « Che cosa annuncia il corvo? — R. La nerezza delle sue piume simboleggia la pena, il disordine e la morte.

7. « Che cosa vi ritraccia la colomba? — R. La sua bianchezza mi annuncia la generazione degli esseri.

8. « Che cosa vi ricorda la fenice? — Quell’uccello che esce dalle fiamme per ricominciare una novella vita, è l’emblema della natura perfezionata d’una teoria universale e di un potere senza limiti.

9. « Spiegatemi questo. — R. Io non lo posso, sono ancora troppo giovane.

10. « Che età avete voi. — R: 5, 7, 9, 27 e 33 anni — 81 anno. »

Ragon comunica ancora le Note del manoscritto su questo grado (32°). Alla prima domanda trovasi annotata quella rivelazione importante: « (27) pagina 40. Quella domanda come le otto seguenti non devono esser fatte che a coloro che sono destinati a cognizioni di un’altra specie, alle quali non si può anticipatamente iniziare un Principe del Real Secreto. » A quella nota del manoscritto Ragon aggiunge la sua : « All’Arte sacerdotale, l’arte di trasmutare i metalli imperfetti in argento e in oro puro. » (Vedi la Maçonnerie occulte, in cui trovasi l’Arte sacerdotale, p. 128 e seg.) J. M. R.). –  Queste due note bastano per far vedere a coloro che non sono bendati, né abbagliati dal licopodo, che tali questioni alzano poco il velo che copre ancora la massoneria occulta. La sfera ancora nascosta in cui essa si muove non è altro che il declivio soprannaturale per il quale essa fa discendere l’uomo verso l’abisso e lo conduce direttamente ai piedi dell’Imperatore infernale. – Noi abbiamo dinanzi l’Ortodossia massonica del Fr. Ragon, e vi troviamo, a pagina 542, la descrizione dell’Arte sacerdotale. È l’Alchimia; là si parla del mercurio (33° grado), del nero, del bianco e del rosso, del corvo, del serpente, della corona reale, ecc. Il Punto essenziale, non ancora rivelato al Principe del Reale Secreto, è la Corona della Cabala; è, in una parola, Lucifero in persona. – La risposta alla seconda domanda ci rammenta « il Tredicesimo » che l’ abate Girod vide nella Loggia misteriosa dove il principe russo Pomerantzeff l’aveva introdotto. Sull’invocazione dei dodici membri: « O Padre del male, vieni a noi! » egli venne; e l’abate vide « il nuovo venuto, il Tredicesimo, che sembrava venuto per il cammino dell’aria da cui pareva nascere ». – Il corvo nero e la colomba bianca, è l’aquila mezzo bianca e mezzo nera, l’Ermafrodita significando le antitesi del Buono e del Cattivo Principio, della materia e dello spirito, del potere temporale e del potere spirituale, del genere mascolino e del genere femminile, le colonne J e B, le due corna a fianco della fiamma sulla testa del Baphomet, le sue dita alzate, ecc. La fenice che esce dalle fiamme è la grande menzogna panteistica della trasformazione eterna di tutto ciò che è, è la risurrezione d’Hiram, lo Zizon del 4° grado. I tre uccelli significano adunque: la Fenice, l’universo che si rinnovella eternamente, formato dalla colomba e dal corvo, i due Principii del Bene e del Male. – In un altro senso, la Fenice è ancora, e principalmente, l’Angelo del fuoco che esce dalle sue fiamme infernali per rinnovellarsi, incarnarsi e vivere di nuovo nei suoi adepti. Essa si rivela come Tredicesima ai suoi fedeli adoratori, dopo che furono trovati degni di essere ammessi nel piccolo numero dei dodici scelti e privilegiati. E in ultimo l’emblema della natura, quando alla fine del mondo essa sarà perfezionata, « conformemente alla teoria cabalistica, e sottomessa al potere senza limiti del Principe di questo mondo, avente in fronte la Corona che gli avranno offerta i suoi adepti, i suoi schiavi disgraziati. Solamente, i Cristiani lo sanno, allora il Signore medesimo distrarrà col fuoco il mondo divenuto indegno di esistere: Dio stesso verrà per la seconda volta a giudicare i vivi e i morti; e gli dirà: Ecce nova facio omnia; « Ecco che io rinnovello tutte le cose! (Apocal. XXI, 5) » – Non entriamo adunque nel labirinto della magia nera di cui il 32° grado ci ha aperto la porta. Ma, per confermare ciò che abbiam detto, citiamo un altro passo del Rituale: Dopo aver presentato al neofito una spada, « l’arma di cui servivasi un tempo Goffredo di Buglione contro i nemici della fede, » il Grande Commendatore gli dà un anello, dicendo: « Ricevete questo pegno della nostra unione…. » Qui il manoscritto aggiunge la nota (8): « Se conferendo questo grado, non si consideri che come un gradino per arrivare alla massoneria ermetica, non si dà anello al recipiendario che nol riceve che ottenendo un nuovo grado (Ragon, Rituels du 31° et 32° degrè, p. 46). » – Con quella nota si apprende l’esistenza di un’altra massoneria divisa in gradi e rilegata ai 33 gradi per l’intermediario del 32°. – Noi impegniamo Leo Taxil a procurarsi e a pubblicare ciò che è ancora un segreto al mondo. Restiamo in compagnia col volgare dei Principi del Reale Secreto e tentiamo ora di comprendere questo Campamento di cui gli Ebrei danno la « spiegazione, » che non è una spiegazione. Ecco in primo luogo il « Quadro del Campo dei Principi: » « il mezzo è una croce di cinque bracci; essa è avvolta da un circolo, il quale è in un triangolo equilaterale; questo triangolo è, alla sua volta, in un pentagono che rinchiude un ottagono, rinchiuso esso pure in un ennagono; tutto questo è in rilievo come un abbozzo di architettura, con figure emblematiche, stendardi, orifiamme, tende, ciò significa il campamento della frammassoneria intera, ripartita e aggruppata in gradi. » (P. 443). Se ciò fosse, « i secreti massonici non sarebbero impenetrabilmente nascosti sotto dei simboli.» Penetriamo adunque sino al fondo di questo Campo, per ben conoscere i veri secreti che vi si nascondono. Sentiamo in primo luogo la Spiegazione ufficiale riprodotta dal Fr. Ragon (p. 32). – « Il Triangolo che voi vedete in mezzo del Quadro rappresenta il centro dell’armata e designa il posto che devono occupare i Cavalieri di Malta ammessi ai nostri misteri e uniti ai Cavalieri Kadosch, per dividere con essi la sorveglianza del tesoro sotto gli ordini dei Prodi Principi del Reale Secreto. Il corpo formato da quella riunione è comandato da cinque Prodi Principi che ricevono direttamente dal Sovrano dei Sovrani l’ordine che essi fanno eseguire, ed essi hanno i loro vessilli fissati agli angoli del pentagono e designati dalle lettere  T E N G U.

« 1° Il vessillo del padiglione T, che è quello dei Grandi Pontefici, è porpora; esso porta l’Arca d’Alleanza avvicinata da due fiaccole ardenti e sormontato da due palme in circolo. Al di sopra dell’Arca è scritto: Laus Deo.

« 2° Il vessillo E, che è quello dei Cavalieri del Sole, è azzurro. Esso porta un Leon d’oro che tiene in bocca una chiave d’oro, ed ha un collare d’oro su cui è scolpito il numero 515. In alto è scritto: Ad majorem Dei gloriam!

« 3° Il vessillo N, che è quello dell’Arco Reale, è d’argento. Esso porta un Cuore infiammato sostenuto da due ali di sabbia di color nero e coronato di lauro semplice (fresco).

« 4.° Il vessillo G, che è quello dei Grandi Maestri della Chiave, è verde chiaro. Esso porta un’Aquila a due teste, coronata, avente una collana d’oro, e una spada nell’artiglio destro, e un cuore sanguinante nel sinistro.

« 5.° Il vessillo U, che è quello dei grandi Patriarchi, è oro e porta, un Bue di sabbia (color nero). Vedi questi cinque vessilli in un quadro:

QUADRO DEI CINQUE VESSILLI ….

.(1) Ragon dice Reale Arco, il 13° grado, che non è rappresentato nelle Tende dell’enneagono. Noi crediamo dover mettere Ascia Reale, per completare gli alti gradi degli antichi 25 gradi. Quell’armata è sotto la direzione dell’antico 24° grado. Cavaliere Commendatore dell’Aquila bianca e nera; il 25° ed ultimo grado era intitolato: « Illustrissimo Sovrano, Principe della Massoneria, Grande Cavaliere Sublime Commendatore del Reale Secreto.

L’ennagono che forma la pianta esteriore del Quadro, designa il luogo che occupavano nell’armata i Principi di Gerusalemme, i Cavalieri d’ Oriente e d’Occidente, i Cavalieri Rosa-Croce e tutti gli altri massoni di grado inferiore a questo, da cui i capi ricevevano gli ordini dei cinque Principi del pentagono. Le fiamme sono notate con cifre; e le tende sono designate con lettere disposte da destra a sinistra, nell’ ordine seguente: I. N. O. N. X. I. L. A. S., e che, lette nell’ordine inverso, formano le due prime parole sacre (Salix Noni). Queste nove tende sono quelle della milizia della massoneria, ripartita come qui sopra: « Noi mettiamo la descrizione in un quadro, per essere compresi più facilmente. »

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QUADRO DELLE NOVE TENDE E PADIGLIONI (….)

È inutile cercare una spiegazione delle tre parole sacre, altra che quella già data. Ragon ne dà sei o sette, più o meno cercate e forzate (p. 45). Non è luogo di occuparsi di queste invenzioni destinate a distrarre i curiosi Salix(latino) ricorda i salici di Babilonia e la prima schiavitù degli Israeliti, Noni(latino), la data della distruzione del Tempio, la seconda schiavitù e la dispersione degli Ebrei, Tenga(imperativo passivo dal greco tengo) esorta il Fratello a intenerirsi e a piangere. – Vediamo piuttosto la vera interpretazione cabalistica del Campo dei Prìncipi. L’abbiamo cercata lungamente; il cuore alato ci disviava sempre. Ma i tre animali l’Aquila, il Leone e il Bue, ci misero sulla traccia della grande visione del profeta Ezechiele, di cui la Cabala ebrea fa tanto caso. Mettiamo per il Cuore un Uomo, e tronchiamo all’Aquila una delle sue teste; allora la dottrina massonico-giudea, impenetrabilmente nascosta sotto i suoi simboli », ci sarà svelata. – Sentiamo, alla loro volta, Ezechiele e la Cabala. Ezechiele dice nel primo capitolo della sua profezia: « Ecco la visione che mi fu rappresentata: Un turbine di vento veniva da settentrione e una nube grande, e un fuoco che in lei s’immergeva e una luce intorno ad essa; e nel centro, cioè in mezzo al fuoco, eravi una specie di metallo brillantissimo. E nel mezzo di questo medesimo fuoco si vedeva l’apparenza di quattro animali che era tale: vi si vedeva la rassomiglianza di un Uomo. Ciascuno aveva quattro facce e quattro ali; i loro piedi erano diritti, la pianta dei loro piedi era come la pianta del piede d’un vitello (Osservate i piedi del Baphomet!), e uscivano da essi delle scintille come fa al vedersi un fulgido acciaio. Vi erano delle mani d’uomini sotto le loro ali ai quattro lati e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali.  Le ali dell’uno erano unite alle ali dell’altro. Non andavano indietro quando camminavano, ma ciascuno andava innanzi. Quanto alla figura dei loro volti, avevano tutti e quattro una faccia d’uomo, tutti e quattro a destra una faccia di leone, tutti e quattro a sinistra una faccia di bue, e tutti e quattro al di sopra una faccia d’ aquila…. Sopra le teste degli animali, si vedeva un firmamento che appariva come un cristallo scintillante e terribile a vedersi, che era steso sopra le loro teste…. E in questo firmamento che era sopra le loro teste, si vedeva come un trono di zaffiro, e appariva come un Uomo seduto su quel trono. Io vidi come un metallo brillantissimo e simile al fuoco, tanto dentro che all’intorno. Dai suoi lombi all’insù, e dai lombi di lui sino all’infime parti, io vidi come un fuoco che risplendeva all’intorno. E come 1’arco che apparisce in cielo in una nube in un giorno di pioggia tal’era 1’aspetto del fuoco che risplendeva all’intorno (Ezechiele, cap. I ). »

« I dieci Séphiroth, per cui, secondo la Cabala, l’Essere infinito Ensoph, si fa conoscere dapprima, non sono altro che attributi i quali, per sé, non hanno alcuna realtà sostanziale; in ciascuno di questi attributi, la sostanza divina è presente tutta intera, e nel loro insieme consiste la prima, la più completa e la più elevata di tutte le manifestazioni divine. Essa chiamasi l’Uomo primitivo o celeste; è questa la figura che domina il carro misterioso di Ezechiele e di cui l’uomo terreno non è che una pallida immagine (Franck, p. 133.). » – « La forma dell’uomo, dice Simone ben Jochai ai suoi discepoli, rinchiude tutto ciò che è nel cielo e sulla terra, gli esseri superiori come gli esseri inferiori; per questo l’Antico degli Antichi l’ha scelta per sua…. È di essa che si vuol parlare quando si dice che vedevasi al di sopra del carro come la figura di un Uomo (Franck. p. 133). » – Il ravvicinamento di queste tre Tende del Rituale del 32.° grado, della profezia di Ezechiele e della dottrina della Cabala, bastano per dare al Campo dei Principi, l’interpretazione cabalistica seguente.- L’Ensoph è rappresentato dal circolo; i tre Séphiroh superiori, dal Triangolo; gli altri Séphirot, cioè il Santo Re e la Matrona dalla Croce in cinque bracci; tutto l’Uomo celeste, dal Triangolo e il suo contenuto; la rivelazione dell’Uomo Celeste sul Carro misterioso, dai quattro emblemi; la sua scelta del popolo d’Israele, dal quinto emblema, l’Arca d’alleanza; la fertilità del Santo Re e della Matrona fuori del cielo, dal pentagono dei cinque emblemi, i sette re d’Edom, dall’ ottagono che non porta emblemi, perché questi re scomparvero; e finalmente il mondo attuale, dal triplice triangolo o le nove tende; queste servono in pari tempo a rappresentare il popolo d’Israele e la sua storia. I bisogni della frammassoneria manichea le hanno fatto aggiungere all’aquila d’Ezechiele una seconda testa; il profeta era tuttavia ben lungi dal credere al dualismo di un Buono e di un Cattivo Principio. Finalmente il progresso delle rivelazioni cabalistiche esigeva che al penultimo grado della terza serie di undici, corrispondente alla Sephirah Corona, un simbolo qualsiasi indicasse quella prima figura celeste: si è adunque incoronato il mostro filosofico, l’aquila a due teste! Ecco ora l’interpretazione del numero mistico 515 sul collare del Leon d’oro: « I dieci Séphiroth, dice lo Sepher Jetzirah, sono come le dita della mano, in numero di dieci e cinque contro cinque ma in mezzo ad esse è l’alleanza dell’unità (Franck. p. 109) ». – Il piano generale della frammassoneria comprende: l° la distruzione dell’ordine attuale del mondo, 2° lo stabilimento di un’Impero universale giudaico e massonico, e 3° la conquista dell’Universo per Lucifero trionfante su Dio. Bisogna saper legger tra le linee e interpretare le interpretazioni dei veri iniziati per rendersi conto del vero carattere della frammassoneria, Sentiamo il Maestro Ragon sui tre uccelli.

1° « Il Corvo (dice egli, p. 41 del suo Rituale), emblema alchimico, indica col suo colore nero la prima parte della grande Opera: la decomposizione dei misti, il caos ». Da ciò il motto dei 33: Ordo ab chao.

2° La bianchezza della Colomba è il secondo colore dell’Opera, indicando che si è arrivati dall’elisir al bianco, dall’argento vivo, simboleggiato dalla luna, emblema d’Isis, la cui iniziale I adorna la nostra prima colonna simbolica, posta di fronte a queir astro delle Notti, » al nord della Loggia. Da ciò la purificazione dei 33° nell’argento vivo sul fuoco.

3° « Il colore della Fenice che esce dalle fiamme è il terzo colore dell’ Opera compiuta, il rosso, simboleggiato dalle fiamme, emblema del sole, o d’Osiris, la cui iniziale del suo soprannome, Bacchus, figura sulla nostra seconda colonna, posta di fronte a questo re degli astri, » al sud della Loggia. Chi non vede in queste fiamme e nell’ultimo fine della frammassoneria la coda del vecchio Serpente? Oh! si, egli vuole avere dei compagni nel suo paradiso di fuoco! Sentite i Principi del Campo pregare Lucifero: « Solo e vero principio di tutti i lumi, Fuoco Sacro, che fecondi e conservi 1’universo, Essere potente che non si concepisce e non si può definire, infiamma i nostri cuori dell’amore delle virtù,…. benedici l’intrapresa che non abbiamo formata che per la tua gloria e pel bene dell’ umanità. Amen (5 volte) ». I cinque viaggi dell’armata massonica mettono capo alle porte di Napoli, di Malta, di Rodi, di Cipro e di Giaffa. Giunti là, i Principi contemplano un quadro rappresentante la città di Gerusalemme, la « terra per sempre consacrata da tante preziose memorie ». « Possiam noi, dice il Grande Commendatore, renderti il tuo antico splendore e riedificare il tempio che il più sapiente dei re aveva innalzato alla gloria del monarca dei cieli! Amen (5 volte). » – Per terminare la cerimonia della recezione di un nuovo Principe, si bruciano ancora alcuni grani d’incenso sull’altare dei profumi, e si conchiude con una preghiera commovente al Dio massonico, Lucifero.

INTELLIGENTI, PAUCA.

Chi può capire capisca, chi non può preghi lo Spirito Santo, terza Persona della Santissima Trinità, il vero unico Dio!

L’ABOMINIO DELLA DESOLAZIONE (3)

[Mgr. J. Fèvre, 

REVUE DU MONDE CATHOLIQUE. 15 DECEMBRE I901]

L’ABOMINIO DELLA DESOLAZIONE (3)

Lettera ai vescovi di Francia

(… CONTINUA)

V. – Questi sono dei pericoli certi, ma non sono molto gravi o molto dannosi; dobbiamo arrivare al grande pericolo della Chiesa in Francia, al pericolo che la minaccia a sua volta, in tutti i paesi che la luce del sole della civiltà “moderna” illumina. Le infiltrazioni protestanti, le nozioni poco riflessive sul ruolo delle lettere e sui compiti della filosofia nella Chiesa, qualche illusioni sulla necessità di costituire alla romana i seminari maggiori di Francia: queste cose meritano certamente attenzione. Ma il male, il grande male che deve attirare tutta la riflessione, provocare tutti gli sforzi, provocare una resistenza indispensabile ed unanime da parte dell’Episcopato, è la trasformazione che sta avvenendo, sotto i nostri occhi, da parte del triplice complotto secolare e delle manovre scellerate dell’anti-cristianesimo. Per lasciare da parte considerazioni troppo generiche di scienza speculativa, dobbiamo metterci alla presenza della storia. Il Vangelo è stato inteso, da Gesù Cristo a Lutero, come inteso ed applicato al mondo dalla Santa Chiesa Romana; il Vangelo è stato spiegato diversamente, da Fozio in Oriente, da Lutero in Occidente; e questa diversa spiegazione mette da parte la vecchia costituzione della Santa Chiesa, ne scarta il suo capo, il Romano Pontefice, e intende far camminare il mondo sotto le leggi del libero pensiero. Per tre secoli, attraverso una gestazione che è superfluo commentare qui, Lutero ha partorito Cartesio, Cartesio ha aperto la strada all’autocrazia o al parlamentarismo a Luigi XIV, a Mirabeau, a Napoleone. Poi, con la dissoluzione del principio religioso, l’Europa è passata da Bayle a Voltaire, da Voltaire a Proudhon. Oggi, tutti questi elementi di dissoluzione religiosa e di razionalismo filosofico stanno producendo un caos immorale e antisociale, dal quale si suppone che emerga un mondo nuovo. Questo radicalismo eretico, scismatico e rivoluzionario è stato a lungo chiamato anticristianesimo. Anticristianesimo significa, in breve, rifiutare non solo la Chiesa, ma il Vangelo, Gesù Cristo e Dio, per riportare il mondo alle infermità della natura decaduta e costituire un l’ordine sociale sull’ateismo. Non sarebbe possibile, dopo venti secoli di cristianesimo, tornare alle abiezioni del paganesimo e ristabilire il culto degli idoli nei templi. Giove è morto; si può tentare di restaurare i misteri della buona deità, ma non nella loro forma antica. È davvero un mondo nuovo; è davvero un rinnovamento dell’ordine dei secoli che si vuol tentare; ma si tratta di sapere in cosa consiste, e non tutti sanno percepirlo, spiegarlo o capirlo. Per procedere per analisi, e prendere le cose in ordine sperimentale, vediamo, in Francia, l’avvento di nuovi ceti, personificati da un partito di governo. Questo partito è entrato in scena con la parola d’ordine di “guerra contro il clericalismo”, un sinonimo mascherato di cristianesimo, ma è un travestimento che non può mascherare la realtà delle cose. Da venticinque anni, questo grido di guerra è stato affermato da un insieme di leggi assolutamente ipocrite, non meno assolutamente anticristiane. Lentamente ma inesorabilmente, seguendo le parole di un sostenitore del sistema, con un senso pratico e molto chiaro, siamo arrivati a tagliare, uno dopo l’altro, tutti i membri delle nostre chiese. Da vent’anni, ciò che è in corso in Francia è la demolizione, pietra dopo pietra, del grande edificio della civiltà cristiana. Non vogliono chiudere le chiese, come nel 1793, né, tanto meno, metterle a terra; ma lo Stato se ne appropria e vuole cambiarne l’uso. Questo fatto è ovvio; è superfluo insistere. Senza entrare in polemica, si tratta di sapere in virtù di quali principi di teorie filosofiche e politiche si persegue per legge l’estromissione del Cristianesimo. È in virtù di due teorie che sono state chiamate, una: l’americanesimo; l’altra, internazionalismo: una sconfigge la Chiesa nell’ordine sociale; l’altra porta una nuova regola, diversa dal Cristianesimo, per ordinare le relazioni delle nazioni tra loro. L’americanismo è una dottrina che pretende di regolare ovunque, nell’universo, la condizione della Chiesa, in accordo con ciò che esiste in America. L’America, originariamente abitata da razze autoctone, la cui barbarie portò alla loro rovina, fu ripopolata da rifugiati inglesi in fuga dalla tirannia del protestantesimo ufficiale. Questi puritani, vittime della persecuzione, una volta stabiliti, divennero a loro volta persecutori. In verità, avevano una certa libertà di libero esame, persino una certa tolleranza, ma erano ben lontani dall’aver costituito un regime veramente accettabile per la Chiesa Cattolica. Il nostro amico chiaroveggente, Jules Tardivel, editore-proprietario de La Vérité de Québec, in un libro di assoluta sincerità e di irrefutabile documentazione, ha descritto la situazione religiosa degli Stati Uniti, ha messo la realtà contro i sogni, e ha dimostrato che questa cosiddetta democrazia liberale è effettivamente la meno tollerante e la meno giusta di tutte le democrazie. Il fanatismo protestante vi spinge per l’assenza di religione; ma non ammette l’uguaglianza dei diritti e la libera espansione dei Cattolici. Si può ammirare la prodigiosa crescita degli Stati Uniti in un periodo di tempo molto breve. È possibile credere che questo bambino, che ieri era in costume, diventato un gigante, sarà in grado di soddisfare le esigenze della civiltà cristiana? Ma, ha detto Leone XIII, « questo errore deve essere distrutto; nessuno deve pensare che sia possibile prendere in prestito dall’America l’esempio di una condizione eccellente della Chiesa: Error tollendus ne quis hinc sequio existimet petendum ab America exemplum optimi Ecclesiæ status. Ora non c’è un solo americanismo, ce ne sono quattro. Il più recente è l’americanismo italiano. Ma cos’è questo americanismo? Nient’altro che liberalismo italiano coperto dalla bandiera a stelle e strisce. Ha un solo dogma essenziale: che che il potere temporale del Papa è il peggior nemico del Cattolicesimo. Gli italo-americanisti sostengono di basarsi sulle dottrine di alcuni Vescovi americani. Poco d’accordo sui dettagli, sono generalmente d’accordo nel proclamare l’inutilità degli ordini contemplativi e gli svantaggi dell’unione di Chiesa e Stato. L’americanismo tedesco è il più impetuoso. È il prodotto più recente dello spirito che ha causato la cosiddetta riforma del XVI secolo. Vuole riformare ulteriormente la Chiesa Cattolica e attacca soprattutto l’ispirazione divina delle Sacre Scritture. Su questo punto si confonde con il radicalismo dell’empietà.  L’americanismo francese è il prodotto di diversi elementi, il principale dei quali è l’ignoranza della condizione della Chiesa in America. Negli Stati Uniti, la grande maggioranza della popolazione è protestante o indifferente; in Francia, essa è quasi esclusivamente cattolica. Gli Stati Uniti sono un paese nuovo, con poche o nessuna tradizione e spirito cattolico; in Francia, la Religione Cattolica fa parte della vita quotidiana del popolo ed è confermata dai costumi più antichi. Gli Stati Uniti, dove il protestantesimo delle sette prevale nella maggioranza della popolazione, non possono offrire ai popoli cattolici né esempi, né principi che possano aumentare lo spirito di religione in mezzo a loro. Un altro errore della scuola francese è quello di parlare del movimento americano come un insieme di studi acquisiti e di determinazioni formali, accettate dalla gerarchia, messe in pratica dai preti e dai fedeli. Questo è un errore assurdo. – In America, l’americanismo è solo un insieme di opinioni fluttuanti, per le quali nessuno vorrebbe essere incolpato pubblicamente. In fondo, l’americanismo in America non è che un compromesso con i protestanti, un desiderio di non offenderli, una tendenza a mostrare generosità accomodando i loro costumi. Ma non c’è nessuna prova che queste usanze, queste tendenze, questi voti siano approvati o anche tollerati dalle autorità ecclesiastiche. Sono per lo più frasi senza fine che accarezzano l’onda dei pensieri, ma non prendono vita. Per quanto riguarda le relazioni tra Chiesa e Stato, i giornalisti dicono che il sistema americano è il più desiderabile per tutti i popoli. I giornalisti non sono né canonisti né teologi. Il giorno in cui i preti o i Vescovi ammettessero queste opinioni, dovremmo esaminare la loro ortodossia. Per il momento, Leone XIII ha parlato chiaro e forte. I Paesi cattolici devono conformarsi al principio dell’unione di Chiesa e Stato. Nei paesi protestanti, la Chiesa ha lo stesso diritto, inerente alla sua istituzione divina. Non accetterà mai di essere messa sullo stesso piano delle sette. Se non può far valere il suo diritto, accetta la posizione che gli viene data. Negli Stati Uniti essa è liberamente tollerata. Questa tolleranza è meglio della persecuzione e dell’oppressione, e nella misura in cui migliora una situazione precedente più penosa, la Chiesa non esita, in attesa di qualcosa di meglio, ad accontentarsi. L’americanismo francese non conta, senza dubbio, che degli apostati; ma ne ha almeno uno. Gli altri sono spiriti sinceri e onesti che vogliono, con la loro strategia, promuovere gli interessi della Chiesa; ma mancano di equilibrio, buon senso e penetrazione; i risultati della loro propaganda sono, finora, poco degni di lode. Il lato in cui sembrano più biasimevoli è che le loro incoerenze, senza approvare positivamente gli attacchi della persecuzione, purtroppo forniscono loro pretesti e scuse. Le opere della Chiesa vengono distrutte, presumibilmente per migliorare una situazione che queste belle menti hanno criticato. Ma, con Leone XIII, non dobbiamo stancarci di ripeterlo: 1° Nessun dogma può essere cambiato, né si può cambiare, per ottenere i favori dell’opinione pubblica: bisogna essere Cattolici intransigenti; 2° la disciplina si adatta senza dubbio ai tempi e ai luoghi; ma il legame che lega i fedeli all’autorità ecclesiastica, non può, meno che mai, essere indebolito. Da lì segue: 1° che bisogna accettare la direzione esterna e non dire che lo Spirito Santo è sufficiente a dirigere le anime; 2° che bisogna, senza dubbio, praticare le virtù naturali, ma non minare la preminenza delle virtù soprannaturali; 3° che non bisogna rimproverare i voti religiosi come contrari al genio dei nostri tempi; 4° che non dobbiamo gettare sfavori sulla vita religiosa; e che non dobbiamo propugnare un nuovo metodo per portare i dissidenti alla Chiesa, né screditare le cosiddette virtù passive, che sono attive quanto le altre. L’americanismo è l’espressione più o meno cieca, più o meno esplicita della follia e del tradimento. – L’internazionalismo, un’altra forma di aberrazione attuale, un’altra terribile fonte di perversione e rallentamento, non è, sotto altro nome, che solo il giudaismo talmudico. I massoni, i contestatori, i liberi pensatori, i cosiddetti intellettuali Cattolici, non sono che i duplicati o i complici del giudaismo. Dopo ventitré anni, un complotto ordito da tempo contro la Francia cattolica è arrivato al governo francese. Tutte le leggi anticristiane emanate da allora sono state promulgate sotto l’ispirazione dottrinale dell’internazionalismo giudaico e dell’alta banca, un tesoro largamente aperto al tradimento. L’alleanza universale israelita è il centro ed il fulcro della cospirazione anticristiana; il suo duplice scopo è quello di fondere tutte le patrie in un’unica repubblica, di fondere tutte le religioni in una vaga religiosità e di prendere il comando del mondo. Sotto la sua ispirazione e guida, le società segrete e la stampa stanno lavorando per distruggere l’idea di patria e per distruggere ogni principio della religione. Già in passato, i Giudei erano stati i promotori o gli esecutori di tutte le eresie, gli agenti della cospirazione permanente che rappresenta, nella storia, le debolezze dell’umanità ed il genio del male. Oggi, questo potere nemico, divenuto liberale ed umanitario, è all’assalto delle patrie e della Santa Chiesa. L’idea che il clero francese possa entrare, a qualsiasi titolo, in questa cospirazione giudaica non è ammissibile; ma c’è un elemento di seduzione. Hecker, il fondatore dei paulisti, voleva eliminare le barriere religiose, proibire la polemica, estendere i limiti della tolleranza e considerare solo i risultati nella morale. I Congressi delle Religioni propongono l’unione suprema delle religioni e cercano così di realizzare una nuova relazione con Dio ed il progresso interiore della Chiesa. In questa scossa, non tutto è falso; ma non tutto è certo. Il sistema, almeno, non può essere un principio di forza. Cercare rimedi a mali molto gravi è nostro dovere; lavorare per una grande unità attraverso la fede e la Chiesa è la nostra speranza. Ma niente, niente, ce n’è per l’indebolimento delle credenze e la diminuzione delle virtù; niente, niente, per l’anticristianesimo, la contraffazione satanica del Vangelo e il programma del futuro Anticristo. L’ora è solenne, l’uomo diventa inquieto e va dove Dio lo conduce. Il mondo è molto agitato; materialmente sta progredendo; intellettualmente, è molto debole; moralmente, molto basso; socialmente, pronto alla guerra civile e straniera. Possiamo essere schiacciati; è per essere confusi. In linea di principio, però, solo la Chiesa possiede le luci e le grazie della salvezza. Non c’è altro nome che il nome di Gesù Cristo; non c’è altro potere che quello infallibile del Romano Pontefice, per assisterci nella battaglia. – Il clero, secolare e regolare, è sufficiente per l’opera; ma non c’è nulla da cambiare nei nostri principi di spiritualità, nelle nostre leggi di educazione clericale, nelle nostre tradizioni di propaganda religiosa. La dolce Francia, la razza che ha versato lo spirito di Gesù Cristo nel cuore delle nazioni, deve essere sostenuta contro il complotto giudeo-massonico, deve essere sollevata dal clero, con l’infusione di sangue nuovo, il sangue della pura teologia e degli insegnamenti della Cattedra apostolica. – [Desidero citare qui e raccomandare caldamente due opere molto appropriate per dissipare la confusione e riaccendere il coraggio: uno è intitolato: “Le P. Heckcr è un santo?” di Charles Maignen; l’altro “L’américanismo e la cospirazione universale”, di Henri Delassus. Queste due opere sono due capolavori di buon senso, scienza e risoluzione, qualcosa, ahimè, troppo raro oggi. L’abate o padre Maignen ha pubblicato altre due opere sullo stesso argomento: una intitolata: Nazionalismo, Cattolicesimo, rivoluzione; l’altra: Nuovo Cattolicesimo e nuovo clero. Il primo si riferisce all’americanismo francese e lo demolisce con grande forza di ragione; il secondo è dedicato all’imbecille conciliatorismo che apre la porta allo scisma e riecheggia le due opere dell’antisemita dell’antisemita francese: “L’Abomination dans le lieu saint” et “La désolation dans le sanctuaire”. Questi libri non sono solo di circostanza; sono classici fondamentali, un manuale per l’uomo che vuole conoscere il suo dovere e compierlo.]. – Da questo, Monsignori, si deve concludere che ogni inerzia, ogni effusione, ogni complicità in presenza di leggi anticristiane è più che una colpa; è un crimine ed una follia! Il dovere dell’ora presente è, più che mai, l’intransigenza dottrinale, il fervore morale, la lotta per Dio e per la patria. I Vescovi hanno fatto la Francia; tocca a loro, Eccellenze, conservarla, risvegliare gli spiriti abbattuti, vincere il male con il bene.

VI. – Tutto si sta oscurando in Francia. Il coraggio, già così debole, minaccia di indebolirsi ancora di più sotto i colpi, tanto abili quanto sicuri, del nemico. Per scrollarsi di dosso la tristezza presente, per riaccendere il coraggio, per sostenere e sviluppare le nostre forze, dobbiamo andare a combattere. Ahimè, dopo i dodici anni in cui abbiamo lanciato il grido di guerra, non possiamo che constatare l’inutilità dei nostri sforzi e, salvo il sacrificio personale che ci è stato imposto, non sappiamo come potremmo contribuire più efficacemente alla salvezza della Francia. Dall’umile parte nostra, crediamo nella necessità della resistenza e nell’urgenza delle grandi battaglie. Abbiamo persino pronunciato il nome di una crociata interna, guidata dal clero. Ma ora, quando parliamo di sguainare la spada apostolica, ci viene detto che il Papa la difende e che i Vescovi, astenendosi, hanno semplicemente seguito il motto di ordine pontificio. Inoltre, si aggiunge, scuotendo la testa, per mostrare la propria saggezza e caricarci di ironia, che gli approcci segreti sono da preferire alla rumorosa pubblicità; che sembra più dignitoso, più conforme ai costumi nazionali, portare le proprie lamentele a chi ha l’autorità pubblica: è dare a chi ha il potere un pegno di fiducia nella sua probità e giustizia. – A nessun costo, non si vuole interferire nella politica e scendere nell’arena dei partiti. Per quanto riguarda l’istruzione del Papa, non intendiamo, in nessun modo, introdurci nel governo effettivo della Chiesa. È a Pietro, è al Papa, che Gesù Cristo ha detto: Pace, agnelli miei, pace, pecore mie, conferma i tuoi fratelli. Le parole rivolte a Pietro, ai suoi successori, ai cooperatori che il Papa chiama a condividere la propria sollecitudine, non sono rivolte a nessun altro; e nessuno, sia esso re o imperatore, sia esso il più grande dei maestri o il primo degli uomini di genio, può legittimamente contraddire o ostacolare ‘gli ordini del governo ecclesiastico. Attenersi tuttavia ai documenti ufficiali, ci sembra cento volte provato che la consegna del Papa sia di difendere la Chiesa; che questo dovere è imposto ai soldati ordinari e agli ufficiali di stato maggiore; che il Papa lo ha particolarmente stabilito nell’Enciclica Sapientiæ christianæ e più recentemente, in una lettera al Cardinale Richard, in difesa degli ordini religiosi. In Francia, tutti sono più o meno convinti della necessità di combattimenti valorosi; tutti lo dichiarano, ma quando si tratta di agitare solo la punta delle dita, tutti lo evitano. Qui, però, c’è un enigma posto dalla sfinge della storia. Da un lato, in Francia, ci viene detto ufficialmente che i Vescovi, astenendosi dall’agire, obbediscano alle raccomandazioni del Papa; dall’altro, ci viene assicurato che a Roma c’è, contro i nostri Vescovi, una denuncia unanime del loro rifiuto di obbedire agli appelli del Papa. C’è, qui, un’evidente contraddizione in termini. Non è possibile che lo stesso Papa ordini contemporaneamente di agire e di astenersi; quanto ai Vescovi, essi possono essere reprensibili solo nella misura in cui si sono sottratti agli ordini del Papa; non possono esserlo se il Papa ordina veramente l’azione. Ma il Papa decreta davvero l’azione? Ufficialmente, non ci sono prove; ufficiosamente, è possibile. Quindi c’è il dubbio e, nel dubbio, bisogna astenersi. Ci viene dato, per giustificare la cosiddetta inerzia del Papa, mentre le nostre chiese vengono demolite, il progetto di salvare con le concessioni, il bilancio dei culti. Ma noi, che non siamo niente e che possiamo parlare tanto più liberamente, noi che non crediamo nella probità dei nostri settari politici, abbiamo scritto, molti anni fa, al Cardinale Segretario di Stato per dirgli la nostra incredulità riguardo alla diplomazia che lascia distruggere le nostre chiese per salvare il bilancio. Non che mettessimo in dubbio la sua saggezza, ma ci sembrava che rinunciare a difenderci significasse incitare il nemico, e affrettare piuttosto che ritardare la soppressione del risarcimento dovuto dallo Stato alla Chiesa per i beni confiscati dalla Costituente. – Infatti, per vent’anni, la nostra gloriosa saggezza ha portato solo alla rovina; e se tutto è perduto, non abbiamo nemmeno la consolazione di scrivere: … fuorché l’onore! Quanto al paralogismo che consiste nel non fare politica, nel non scendere nell’arena dei partiti, esso è letteralmente pietoso; e non si capisce come una mente appena fiera, possa ancora coprirsene. La difesa della Chiesa non è né un lavoro di partito né un’azione politica. È un dovere di fede, di coscienza, di probità, di onore, e chi, costituito in dignità ecclesiastica, sostenesse che il suo dovere non è quello di difendere la Chiesa, dimostrerebbe solo la sua indegnità. A nostro modesto parere, il più grande bisogno della Francia nelle attuali circostanze è, al contrario, la formazione di un partito cattolico, dedicato unicamente alla difesa della Chiesa. La difesa della Chiesa invocando il diritto divino ha, senza dubbio, un grande prezzo e deve venire prima di ogni altro; ma ha poche possibilità di essere ascoltato dai politici. La difesa della Chiesa mettendo in moto le forze politiche, con una lega per il bene pubblico, con il suffragio universale e la composizione delle camere, con incessanti appelli all’opinione, è, a nostro avviso, la migliore procedura di apologetica. È, inoltre, quella che ci sembra più in linea con le indicazioni del Papa sull’unione dei Cattolici e la loro azione comune per far galleggiare la nave che porta la fortuna della Francia. Cosa dobbiamo pensare dell’antiquato sistema di indirizzare i reclami all’autorità costituzionale? Questo sistema aveva la sua ragion d’essere, quando il capo dello Stato era il vero detentore del potere. I rimproveri o le lamentele erano formulati da persone con autorità e venivano indirizzati ad un potere che poteva ascoltarli, che a volte doveva accoglierli. Oggi non è più così. – La costituzione che ci governa non ha investito nessuno di responsabilità; ha soprattutto legato le mani del capo dello Stato; ha costituito dei piccoli re che possono commettere impunemente tutti i crimini, ed è una specie di beffa rivolgersi a loro per fare ammenda. I nostri padroni sono criminali politici, dei persecutori della Chiesa, e nel rivolgersi a loro con una tale denuncia, oltre alla colpa di ingenuità, ci sembra che non ci sia niente di peggio che aver l’onore di rivolgere loro la parola. Sarebbe inoltre molto, forse troppo nel dire, chiamare i persecutori delle canaglie; ma questa gente vuole il male che fa; esortarli ad astenersi da esso è un modo come un altro per entrare nel loro piano. Politicamente, non c’è nulla da chiedere al nemico; legalmente, pure se il nemico volesse concederci una qualche grazia, non può. La macchina legislativa funziona come la ghigliottina; e Loubet, il lupetto, che firma l’esecuzione dei suoi decreti, se sa che sono ingiusti, non può che essere, legalmente, un boia, il boia di Francia, l’uomo più infelice, se sa quello che fa; il meno stimabile se, sapendolo, ha il triste coraggio di eseguirlo. Questo è il caso di ricordare una parola famosa: la legalità uccide. Mer Parisis, che aveva deciso, dopo matura riflessione, di agire pubblicamente, era disposto ad opinare nelle sue interviste su questo argomento; secondo lui, le condoglianze, i placet, i mercuriali, le rimostranze, tutte queste erano tutte pratiche dell’Ancien régime. Sotto il regime attuale, era ancora la sua opinione che non c’era niente da chiedere a nessuno; deputati, senatori, ministri, presidente, re o imperatori, possono ascoltarci favorevolmente, ma possono solo offrirci l’acqua benedetta di corte. – Oggi l’opinione pubblica è la regina del mondo; se vogliamo ottenere qualcosa, dobbiamo rivolgerci all’opinione pubblica. La procedura, sono d’accordo, è lunga, ma è unica, rigorosamente obbligatoria. Trascurare l’opinione pubblica è un tradimento di se stessi. Inoltre, non dobbiamo credere che sia impossibile, o addirittura difficile. In generale, si coglie solo l’opinione di questioni serie, di alti interessi. Questi interessi sono i nostri; queste questioni ci riguardano molto da vicino e nessuno personalmente può disdegnarle con ragione. Le masse sono sempre difficili da scuotere; ma la stampa è una leva di forza superiore, per sollevare le masse popolari. C’è qualcosa di vero nell’opinione che suppone che i giornali si annientino a vicenda; in fondo è insostenibile. Le contraddizioni stesse non sono inutili, per chiarire le idee e assicurare loro, attraverso la precisione, virtù più trascinante. Nonostante le contraddizioni, un’opinione giusta, un sentimento vero, un dovere patriottico e pio, se sono serviti da una stampa intelligente, hanno tutte le possibilità di essere accreditati. L’opinione è la regina del mondo; e la stampa è il suo veicolo ordinario, spesso il suo carro di trionfo. Allo stato attuale, di cosa si tratta? Nella società attuale, il partito rivoluzionario, nel suo insieme, vuole abolire la proprietà privata e amministrare la proprietà collettiva solo mediante lo Stato, con l’instaurazione di una nuova schiavitù, che non lascerà all’uomo nessuna libertà. Lo Stato persecutore vuole, inoltre, sopprimere ogni pratica religiosa, ogni forma di Chiesa, dove solo il necessario viene offerto all’imbecillità umana, così come ai ciarlatani ed ai comici è concesso il libero esercizio senza garanzie governative. Rabbini protestanti, rabbini giudei, rabbini musulmani o buddisti, non vuole più Vescovi e preti. Con un “trucco di volgare abilità” che può ingannare solo gli sciocchi, non può che abusare che dei nani, intende servirsi dei rabbini per demolire i Vescovi, e…, ma questa è l’ultima goccia, spera di potersi servire dei Vescovi per demolire la Chiesa. Per prendere le cose nel modo diatonico più indulgente, l’idea essenziale del regime repubblicano è di elevare lo Stato al di sopra della Chiesa; è di ridurre la Chiesa alla servitù e all’impotenza. Questi settari dicono tutti più o meno la stessa cosa, nella loro testa: questa cosa capitale per la Repubblica è sostituire la società laica alla società religiosa. Tutto si riduce ed è sottomesso a questo pensiero. La Repubblica si crederà definitivamente padrona solo quando avrà distrutto o reso schiava la Chiesa in Francia. Tra essa e la Chiesa è una lotta di principio, è un’incompatibilità assoluta. Tutti i repubblicani di tradizione vogliono la supremazia dello Stato sulla Chiesa, la secolarizzazione della società. Finché dura questo regime, con il suo personale suo spirito di empietà radicale, sarà lo stesso pensiero di ostilità contro la Chiesa, la stessa pretesa ipocrita e violenta di supremazia, di onnipotenza, la stessa politica di dominio secolare. Cullarsi con altre idee è un’illusione; lusingarsi della rassegnazione dei ministri è prossimo alla follia. La cosa peggiore è che questa esecrabile progenie, che si crede repubblicana e che è solo giacobina, cioè una canaglia negatrice, può permettersi tutti questi attacchi solo violando la Costituzione, minacciando le sue stesse leggi. Da tre anni, la costituzione francese si dice liberale, cioè favorevole, in linea di principio, a tutte le libertà. Che, secondo i tempi e le circostanze, i poteri pubblici siano più o meno rigorosi, il rigore e l’allentamento dei vincoli sociali hanno un solo scopo, la garanzia di tutte le libertà civili. Ora, i malandrini che ci opprimono, per raggiungere la Chiesa, per legarla, con la speranza di assassinarla, hanno, sotto la copertura della loro Repubblica, stabilito solo una dittatura, un mostro con quattrocento teste senza cervello; e questa dittatura, intendono usarla solo togliendo alla Chiesa, voglio dire ai suoi membri, tutte le libertà civili favorevoli alla libera pratica del loro culto. Gli atti di culto devono essere liberi come tutti gli altri atti civici, anzi, per la loro nobiltà, anche di più. Questi tiranni cancroidi non l’intendono così e per abbattere il culto, proclamano il principio della servitù universale. La guerra contro questo regime di follia criminale è un dovere sacro, necessario e tanto più efficace perché si tratta di difendere allo stesso tempo focolari ed altari. Noi, senza dubbio, come popolo Cristiani, come Vescovo, abbiamo, anche se a titolo minore, il dovere di difendere la Chiesa per se stessa, di difenderla così come istituita da Gesù Cristo, un francese immortale, il più grande dei cittadini francesi. Lo dobbiamo tanto più che difendendola, manteniamo il nostro diritto civile, ci rinchiudiamo nella Costituzione come nella cittadella della verità sociale e del diritto pubblico. – Non ho mai capito, non capirò mai e ancor meno ammetterò che, fin dall’inizio della persecuzione, non ci siamo accampati su questo campo di battaglia; che non abbiamo predicato la crociata di liberazione. Non riuscendo a farlo, si arriva alla guerra civile, preludio della guerra estera. La Francia, come nazione, assomiglia ad un alveare di api che si uccidono a vicenda. O meglio, assomiglia a Gerusalemme, dove i Giudei combattevano tra loro mentre l’ariete di Tito abbatteva i bastioni della città santa.

VII – All’epoca in cui si finisce questa lettera, i giornali pubblicano, Monsignori, una lettera militante del Vescovo di Nancy, Mons Turinaz è ancora giovane; ma è già un anziano: il suo episcopato risale all’essere indeterminabile che il maresciallo Soult ha chiamato Foutriquet. Il vescovo di Nancy è un ex professore di teologia; ha finito i suoi studi a Roma: è uno scrittore ed un oratore; sa quello che dice e misura la portata delle sue parole. Quindi cosa dice? In un appello alla Francia, aveva detto: Giustizia e Libertà: ecco cosa chiedono i Cattolici. – « Parole superbe, gli hanno gridato; ma parole. » Al che il Vescovo risponde: « La prima regola dei Cattolici e dei liberali sinceri è quella di chiedere giustizia e libertà; e di comprendere, sotto questa richiesta, la Religione cristiana e la Chiesa Cattolica. « La seconda regola è mettere gli interessi della Francia e della Religione al di sopra degli interessi degli individui e dei partiti. » E come conclusione, aggiunge: « Bisogna scegliere, tra coloro che hanno aderito alla prima regola, i candidati che offrono le migliori possibilità di successo. Allora tutti loro devono, a qualunque partito appartengano, mettere la loro influenza e la loro azione al servizio di questi candidati senza restrizioni e senza riserve. » Questa è una parola d’ordine di battaglia elettorale. Il Prelato non dimentica, inoltre, che c’è un altro campo d’azione, un’altra arena di lotta pro Deo e pro Ecclesia. In altre parole, distingue la lotta religiosa da quella politica. Nella lotta politica, vuole i laici come leader; nella lotta cattolica, vuole i Vescovi come leader. « Sì – dice – tutto questo era pratico, tutto questo era possibile, e di tutto questo non si è fatto nulla. – C’è altro da fare oggi? Lui risponde con tutta l’energia della sua anima: « No, mille volte no. » Mille volte no è molto; l’energia è una buona cosa; la letteratura oratoria è una bella cosa. Ma non si è forse, in presenza di un’inerzia perseverante, è qualcos’altro? Non mi piace, Eccellenze, in generale, la nota di disperazione. – Un leader non deve mai disperare della sua causa; nei suoi discorsi deve almeno esprimere fiducia. Non averla è sentirsi già sconfitto e demoralizzare i suoi soldati; farne una dimostrazione valorosa è elettrizzare i soldati e affilare le spade. La parola d’ordine di un generale coraggioso è: « avanti sempre! » Il modello dei suoi proclami è il mirabile appello di La Roche-Jaquelin: « Se avanzo, seguitemi; se mi ritiro, uccidetemi; se muoio, vendicatemi ». Un tale proclama è di bronzo. Nello stato in cui si trova l’episcopato, dopo vent’anni di corruzione del governo, se non ha fornito una resistenza, o anche un’azione comune, è perché ci sono uomini tra di esso che hanno abdicato alla loro libertà d’azione, e se non tradiscono positivamente, rifiutano almeno di combattere: non faranno mai nulla di decisivo contro il governo che ha distribuito loro dei mezzucci, secondo la formula di Bismark e le riserve di un mediatore disonesto. In presenza di queste decisioni, i discorsi sono poca cosa; le mozioni, apparentemente le più decisive, sono quasi niente. Scendere nell’arena delle rivendicazioni religiose; sventolare la bandiera della guerra santa; colpire di punta e di taglio, tutto questo linguaggio cavalleresco, per le creature di Dumay, è pura verbosità, e, per il persecutore, un atto di rivolta, una violazione della parola d’onore. Ho già espresso, e ripeto l’espressione di questo pensiero: non sfuggiremo alla persecuzione con le parole; alle parole, senza dubbio utili, ma si devono aggiungere i fatti e, soprattutto, i sacrifici. Per determinare la questione: abbiamo bisogno di confessori che siano risoluti nel loro proposito di martirio. – Cito, a questo proposito, due aneddoti. Durante l’invasione persiana, la flotta nemica, imbarcata in un porto greco, si preparava a partire. Un semplice soldato, Cynégire, teneva una barca con la mano. La sua mano fu tagliata; prese la barca con l’altra mano, che cadde con un’ascia; poi morse la barca con i denti; la sua testa cadde, ma la flotta persiana fu fatta prigioniera. A La Roquette, alla vigilia degli assassinii, il prete della Madeleine, preso da un santo entusiasmo, gridò: « Sine sanguinis effusione, non fit remissio. ». Se non versiamo il sangue, non otterremo la nostra liberazione. La Provvidenza lo accettò come vittima; fu la salvezza della Francia, o almeno la fine della Commune. Credo che sia necessario richiamare questi ricordi e raccomandarne la loro imitazione. Il Vescovo di Nancy è un Crisostomo; che sia un Basilio o un Atanasio: per salvare un paese, basta un eroe. Che il signor Turinaz sputi in faccia ai persecutori l’obbrobrio dei loro crimini; che denunci, facendo i loro nomi, le canaglie che preparano il ritorno del 93. Il suo coraggio ha già subito l’appropriazione indebita dell’imbecillità popolare; dovrà poi sopportare i rigori dei saltimbanchi diventati satrapi. Dubito che si accontenteranno di tagliargli la borsa. La verità è che temono la perpetrazione della violenza; non vogliono nemmeno apparire capaci di commetterla. Ma alla fine, se il Vescovo dice tutto quello che c’è da dire, se mette tutta la sua testa nel suo cuore, e tutta la sua anima al servizio del suo braccio, vedremo la salvezza che viene da Dio. I procuratori emetteranno dei mandati di cattura; i commissari e i gendarmi andranno al vescovado di Nancy. Il Vescovo sarà allontanato dal suo palazzo, ammanettato; se va, andrà tra due gendarmi, in una prigione. Lì comincerà a trovarsi pienamente Vescovo; sarà rivestito di ogni potere. Allora il giudizio di Dio sarà reso e satana sarà espulso dall’episcopato. Quello che seguirà è facile da indovinare. Per quanto mi riguarda, Eccellenze, nell’umile ambito in cui non posso pretendere l’immolazione, mi limito a denunciare i pericoli dell’umanesimo, l’inadeguatezza di una filosofia ingannevole, l’infiltrazione protestante nell’esegesi, e soprattutto i gravi pericoli delle due grandi eresie americanista ed internazionale. È su questi cinque punti che oso attirare la vostra attenzione e provocare rispettosamente la decisione della vostra autorità. La salvezza deve iniziare con l’espurgo delle idee; deve continuare con la risoluzioni al combattimento e trionfare attraverso il martirio.

Ad ogni giorno è sufficiente la sua pena.: Sufficii diei malitia sua. Sono, Eccellenze, con il più profondo rispetto, vostro servitore, rammaricandomi di non avere che solo una penna per la lotta, ma senza paura del martirio.

Riaucourt, 30 novembre 1901.

JUSTIN FEVRE,

Protonario Apostolico.