Omelia della Domenica delle Palme

OMELIA DELLA DOMENICA DELLE PALME

[del Canonico G.B. Musso -1851-]

-Gesù conosciuto e sconosciuto-

Dopo lo stupendo miracolo operato da Gesù Cristo in richiamare a vita Lazzaro già da quattro giorni putrido, e fetente nel suo sepolcro, miracolo di tanta evidenza e di tanta fama in Gerosolima, che non potea né mettersi in dubbio, né tenersi occulto, si presenta Gesù alle porte di questa città, sedente sopra un giumento, in aria, come già predisse un dei suoi profeti, ed in contegno di re pacifico e mansueto. Ed ecco tutto il popolo uscirgli incontro, memore di tanti altri veduti prodigi, ed accoglierlo colle più vive rimostranze di applauso, di ossequio e di trionfo. Con palme alla mano, con ispiegar lungo la via le proprie vesti, con giulive acclamazioni Lo festeggiano, Lo riconoscono figliuol di Davide, re d’Israele, e come da Dio mandato Lo colmano di benedizioni: “Hosanna filio David: benedictus qui venit in nomine Domini”. Ma oh dell’umana incostanza condizion deplorabile! Dopo tre giorni si cangia la scena. Gesù non è più conosciuto, che sotto le nere sembianze di malfattore, e reo di morte. Questo tragico avvenimento volesse il cielo che non si rinnovasse anche al presente. Da tutte le creature è stato riconosciuto Gesù per Figlio di Dio, come son per dimostrarvi; si riconosce tuttavia per tale da’ suoi cristiano, e pure in pratica viene sconosciuto ed oltraggiato da molto, massime in quel sacramento, ove dimora realmente presente. Gesù dunque riconosciuto in sua vita da tutte le sue creature per vero Dio, sarà la prima parte della nostra spiegazione, diretta a ravvivare la nostra fede. Gesù nella SS. Eucaristia non conosciuto, ed oltraggiato da molti suoi cristiani, sarà la seconda, diretta a compungere il nostro cuore, e a riformare la nostra condotta in un punto di tanta importanza. Incominciamo.

I. Sta Gesù ancora nascosto nell’utero materno, ed è riconosciuto da Giovanni, racchiuso anch’esso nel seno materno. Lo conosce Elisabetta, e se congratula con Maria, sua Vergine Madre. Lo conosce Zaccaria, e lo benedice per la sua discesa dall’alto a visitare e a redimere il popolo suo, e tutta l’umana generazione, come già fu predetto per bocca dei suoi santi profeti. Nasce Gesù in Betlemme, e discendono gli angeli a cantarne le glorie, ed accorrono i pastori ad adorarLo bambino. Una stalla, che stella chiamasi di Giacobbe secondo il linguaggio delle divine scritture, lo da a conoscere ai re dell’oriente, che sotto la sua scorta vengono a prostrarsi ai suoi piedi, e coi misteriosi loro doni Lo riconoscono vero Dio, vero uomo, re d’Israele, re del cielo e della terra. Erode, Erode anch’egli colla crudelissima strage di tant’innocenti fanciulli, promulga la fama del suo regal nascimento in tutto l’impero romano, ed in tutte le più remote nazioni. Fa così servire l’Altissimo l’empietà dei suoi nemici alla manifestazione di sua gloria. Che dirò di Simeone?questo santo vecchio, assicurato dallo Spirito Santo che non avrebbe la morte, se prima non vedeva con gli occhi propri l’unto del Signore, Lo prende tra le sue braccia, se lo stringe al seno, e lo chiama Salvatore, da Dio mandato per la salute dei popoli, lume a diradare gli errori del gentil esimo, e la gloria di Israele. Si aggiunse a Simeone Anna la profetessa, e anch’essa ne parla a tutti gli astanti, che aspettavano la redenzione di Israele, come già cominciata nel fanciulletto Gesù. Cresce Egli in età, e fin dai dodici anni cominciano a vedere in lampo di sua divina sapienza gli stupefatti dottori. Ammirano in seguito, i sacerdoti e scribi, e i saggi dell’ebraismo l’incomparabile dottrina, in chi non mai apprese lettere, o veduto maestro, e come sapea leggere nella loro mente i pensieri, e scoprire nel loro cuore l’invidio, l’ipocrisia, ed ogni più maliziosa intenzione. Così a questi lumi non avessero chiusi gli occhi con ribelle superba volontà!

Sentono la virtù dell’uomo-Dio le creature insensate, “quae faciunt verbum ejus”. Nelle nozze di Cana in Galilea l’acqua si cangia in vino. Si fa solido sotto i suoi piedi il mare. Ubbidiscono al suo comando il mare, i venti e le procelle. Ad una sua imprecazione inaridisce sull’istante la sterile ficaia. Al tocco delle sue mani vedono i ciechi, parlano i muti. Ad un atto di sua, ed esaltano la sua beneficenza. volontà son raddrizzati gli storpi, son mondati i lebbrosi, sono prosciolti gli ossessi. Gli infermi di ogni genere, di ogni età, di ogni sesso, ravvisano in Lui un potere sovrumano ed esaltano la sua beneficenza. Per la moltitudine dei pani nel deserto, le turbe saziate s’invogliano di farlo re. Che più? Lo conoscono, Lo temono gli stessi demoni, e usciti da’ i corpi invasati ad alta voce Lo confessano Figliuol di Dio. Lo conosce la morte, e vivi Gli abbandona il figlio della vedova di Naim, la figlia del principe della Sinagoga, e Lazzaro quatriduano.

Più chiara ancor risplende la luce, e la cognizione del divin Salvatore nelle tetre e dolorose vicende della sua passione e della sua morte. Sentirono pure le turbe, ad arrestarLo nell’orto, la forza di una sua parola, che le gettò rovesciate a terra; sentì pure l’iniquo discepolo Giuda il pungente rimorso, e confessò traditore se stesso, e Gesù sangue innocente. Provvidenza superna guida la man di Pilato a scrivere l’elogio di Lui crocifisso, Lo chiama re dei Giudei e per conseguenza Lo da a conoscere pel Messia da noi aspettato, e da tutte le genti. L’invoca dalla sua croce Disma il buon ladro col nome di suo Signore, e Lo prega di aver memoria di sé, all’entrar nel suo regno. Sente quella gran voce il Centurione, impossibile a tramandarsi da un Crocifisso nell’atto del suo spirare, e Lo dichiara altamente vero Figliuol di Dio, “vere filius Dei erat iste”. Il sole che nel suo morire si oscura per un non naturale eclisse, le tenebre che si spargono sulla faccia dell’universo, il gran tremuoto che scuote orribilmente la terra, le pietre che si spezzano, il velo del Tempio che si squarcia, i sepolcri che si sprono, i morti che risorgono, e si fan vedere nella santa città, non dan forse manifeste prove di conoscere e di compiangere il loro Creatore? Lo conoscon le turbe che discendono dal Calvario battendosi il petto. E Nicodemo, che Lo conobbe vivente, Lo riconosce defunto. Si aggiunge ad esso Giuseppe d’Arimatea (l’un principe, l’altro senatore) e con santo ardimento chiede a Pilato il corpo di Gesù Nazareno, ed entrambi rendono segnalata la loro fede con deporLo di croce, e darGli onorevolissima sepoltura.

A finirla, tutte le nazioni dell’uno e dell’altro emisfero han piegato la fronte al Figliuol di Dio crocifisso. Tutti i fedeli han detto, e dicono tuttora con Pietro, “Tu es Christus filius Dei vivi”, tutti L’adorano, e Lo riconoscono vivo e vero nell’augustissimo Sacramento, ove Egli volle restar con noi fino alla consumazione dei secoli. Si avverò quel che predisse Malachia Profeta, che dall’oriente all’occaso grande è il suo nome, ed ad onor del suo nome si offre in ogni luogo sacrificio ed oblazione immacolata. “Ab ortu solis, usque ad occasum, magnum est nomen meum in gentibus, et in omni loco sacrificatur et offertur nomini meo oblation munda” (Malac. I, 11).

II. Ora chi il crederebbe? Quest’Uomo-Dio così palese, così manifesto è un Dio ignoto ad una gran parte dei suoi cristiani. Vide S. Paolo ne’ contorni di Atene un altare, in fronte al quale leggevasi questa iscrizione, Ignoto Deo: ed entrato nell’Areopago alla presenza di quei sapienti, quel Dio, cominciò il suo discorso, quel Dio che onorate senza conoscerLo, son qui ad annunziarvi. “Quod ignorantes colitis, hoc ego annuntio vobis” (Att. XVII, 23). Oh per quanti e quanti cristiani si potrebbe scrivere la stessa epigrafe sui tabernacoli, ove Gesù Cristo realmente dimora! Questo dio, questo gran Dio, è un Dio ad essi affatto conosciuto, Ignoto Deo. Dio sconosciuto, perché entrano in Chiesa per tutt’altro fine che per adorarLo. Dio sconosciuto, perché della sua casa fan meno conto, che di una sala profana, perché quel luogo santo alle preghiere, sostituiscono le ciarle, alla devozione lo svagamento, alla pietà il libertinaggio, alla modestia l’inverecondia e lo scandalo: perché lasciano correre gli anni e le Pasque senza accostarsi a riceverLo; perché assistono al Sacrificio tremendo o con i piedi, come i Giudei sul Calvario, insultando Gesù sulla croce, o con piegar un ginocchio, come i soldati nel Pretorio, disprezzatori di Gesù coronato di spine. A rivederci al suo tribunale. Questo Dio ignoto si farà ben conoscere nel finale giudizio a chi noL conobbe, e a chi non volle conoscerLo, “cognoscetur Dominus iudicia facies” (Ps. IX).

Ma per noi, diran taluni, per noi non è un Dio ignoto. Noi Lo crediamo realmente presente nell’adorabile Sacramento, e ci disponiamo a riceverLo alla sacra mensa nella prossima Pasqua.

Vi risponde l’evangelista Giovanni: voi dite di conoscere Dio, ma se non osservate i suoi comandi, siete mentitori, siete bugiardi. “Qui dicit se nosse eum, et mandata eius non custodit, mendax est” (I Giov. II, 4). Dite di conoscere Dio, e volete disporvi a riceverlo nella pasquale comunione; conoscerete ancora la dignità, la grandezza, il merito di un tanto ospite. Or bene, qual luogo Gli preparate? Il vostro cuore? Ma se il vostro cuore non è retto con Dio, se il vostro cuore per l’ingiustizia è una spelonca di ladri, se per la disonestà una cloaca di immondezze, se per l’odio è un covile di serpenti, se vi abita il peccato mortale, se lo possiede il demonio, vorrete in questo albergare l’agnello di Dio senza macchia, il Santo dei santi, l’autore di ogni santità?dirò che conoscete Dio, quando a Lui vi appresserete con un cuore mondo per l’innocenza, o mondato e lavato con lagrime di contrizione sincera. Quando un sincero dolore delle vostre colpe sarà accompagnato da ferma, stabile ed efficace risoluzione di non più peccare, e per più non peccare, porrete in pratica i mezzi necessari che vi allontanino dal peccato, quali sono la custodia dei sensi, la fuga delle occasioni, l’uso della preghiera, la lettura dei libri divoti, la frequenza dei Sacramenti, la memoria de’ novissimi e delle massime eterne. Dirò che conoscete Dio quando, oltre le indicate disposizioni, prima di accostarvi all’altare di Dio, vi sarete riconciliati con i vostri fratelli, quando avrete dato la pace ai vostri nemici, quando avrete restituito la fama, e, potendo, la roba altrui; quando una fede viva, un’umiltà profonda, un amore, un desiderio ardente di unirvi a dio, vi accompagneranno all’eucaristico divino convito. Questo sì che sarà conoscere Dio in spirito e verità! Sarà questo un segno, fedeli miei, un segno di gran consolazione per voi, segno che vi caratterizzerà pecorelle del gregge di Gesù Cristo. Io, dice Egli, conosco le mie pecore, ed esse conoscono me, loro buon Pastore: “Ego cognosco oves meas, et cognoscunt me meae” (S. Giov. X, 14); e siccome io veggo che da esse veramente sono conosciuto, così ora do loro in pegno, e darò poi il premio dell’eterna vita, “et Ego vitam aeternam do eis” (S. Giov. X, 28): ove la sua grazia ci conduca.

La strana sindrome di nonno Basilio -10-

Egregio direttore eccomi come al solito a parlarle delle mie piccole avventure, o meglio disavventure, casalinghe. Le racconto gli ultimi fatti: ero intento come spesso, nell’ora tarda dei vespri, alla preghiera salmodica, e nello specifico mi ero soffermato sul salmo LXXIX , “Qui regis Israel, intende”, il salmo cosiddetto “della vigna”, come ci ricordava sempre lo zio Tommaso, santo prete cattolico. Se non le dispiace ne fo’ un accenno dal versetto 8 in poi: “Deus virtutum … Dio degli eserciti, volgiti, guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato, il germoglio che ti sei coltivato. Quelli che l’arsero col fuoco e la recisero, periranno alla minaccia del tuo volto. Sia la tua mano sull’uomo della tua destra, sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte. Da te più non ci allontaneremo, ci farai vivere e invocheremo il tuo nome”. Ma non è la prima volta che l’autore sacro si ispira alla vigna, in vari profeti viene ripresa l’immagine, a cominciare da quella di Naboth, ai tempi di Davide. In particolare è Isaia che si dilunga con particolari illuminanti sulla vicenda, che avrà uno svolgimento lineare nei vari secoli, coinvolgendo il Vecchio ed il Nuovo testamento, avendo come apice Gesù, il Messia, fino a giungere ai giorni nostri. Nel Libro del profeta Isaia al capitolo V si legge la predizione sull’abbandono d’Israele da parte di Dio, che avverrà circa 700 anni dopo, con l’Incarnazione del Verbo e la sua Crocifissione: «Canterò al mio diletto l’inno del mio padrone alla sua vigna: “Il mio diletto aveva una vigna in un poggio fertile. La cinse con una siepe, tolse tutte le pietre che vi si trovavano e vi piantò viti ottime. Fabbricò in mezzo ad essa una torre ed un torchio. Aspettò con pazienza che facesse uva, ma produsse spine”. Ed ora siate giudici voi stessi, abitanti della Giudea, tra me e la mia vigna. Che cosa avrei dovuto fare per essa che non abbia fatto? Ma ora vi mostrerò ciò che farò alla mia vigna: toglierò la sua siepe e sarà calpestata; distruggerò il suo muro e sarà invasa. La renderò deserta e ordinerò alle nubi di non versare pioggia su di essa. Perché la vigna del Signore è la casa di Israele e i giudei la sua piantagione prediletta. Mi aspettavo che facessero opere buone, ed ecco invece l’iniquità; giustizia, ed ecco invece malvagità» (Is. V, 1-7). San Giovanni Crisostomo nel commento ad Isaia dà un’interpretazione moralmente unanime (e quindi infallibile) con quella dei Padri della Chiesa su Isaia, e commenta: «Isaia sta per accusare Israele di tradire Dio e di misconoscere il Messia venturo. Tuttavia il Profeta scrive che la sua accusa è un “cantico” o un “inno”. Non sarebbe stato più esatto chiamarla un’invettiva? In realtà Isaia dà prova di una grande saggezza spirituale. Infatti egli voleva il bene delle anime degli israeliti: voleva aiutarli a ritornare a Dio e a non rinnegare il Messia venturo, Gesù Cristo. Quindi ha scritto sotto forma di cantico le sue accuse affinché Israele le cantasse continuamente, non le dimenticasse e non si scoraggiasse. Inoltre il Profeta chiama il popolo d’Israele, che si è allontanato da Dio e rinnegherà il Messia, “la vigna amata del Signore”. Infatti Israele era la vigna amata da Dio e beneficata da Lui, ma non aveva corrisposto, già prima dei tempi di Isaia, all’amore di Dio ed avrebbe aggravato la sua infedeltà sino a giungere alla Crocifissione del Verbo Incarnato. Dio ha fatto tutto per Israele per pura bontà sua e non per i meriti di questo popolo, ma invece di essere grato a Dio, Israele Gli ha mostrato molta ingratitudine. Isaia enumera i benefici di cui Dio ha riempito Israele. Innanzitutto lo chiama “vigna” per mostrare quanto Dio lo abbia curato. Poi dice che l’ha posta “in un luogo fertile” come fosse una “fortezza” inespugnabile. Inoltre Dio ha circondato Israele, la sua vigna, con una “siepe” e con una “staccionata”. La siepe è la Legge di Dio,  che protegge chi la osserva e lo mantiene puro; la staccionata è la cura con cui la Provvidenza di Dio si occupa del suo popolo per mantenerlo al riparo da ogni nemico spirituale e temporale. Ma non basta! Il Signore ha costruito una “torre” ed un “torchio” al centro della sua vigna. La torre figura il Tempio di Gerusalemme ed inoltre vuol farci capire che Dio stesso ha costruito torre e torchio per non affaticare eccessivamente Israele. La bontà divina non si è fermata lì. Egli “ha aspettato” con molta pazienza che la sua vigna facesse “frutti”, producesse uva, ma Israele ha prodotto “spine” e non frutti, ossia una vita priva di fede, di grazia soprannaturale, di virtù e di buone opere. La misericordia divina arriva a nominare “giudici” su Israele gli israeliti stessi, mostrando una gran compassione ed una assoluta certezza sulla colpevolezza di Israele, che non potrebbe essere assolto neppure dai Giudei. Il Signore esclama: “cosa avrei dovuto far di più per Israele che Io non abbia fatto?”. Ma Israele “ha prodotto spine e non frutti”. Il significato – scrive il Crisostomo – è il seguente: “ quale motivo ho dato ad Israele di comportarsi così? Può forse pretendere che non abbia fatto abbastanza per lui e che l’abbia spinto, così, alla rivolta? Giudicatemi voi stessi, abitanti della Giudea”! Non avendo ricevuto accuse né scuse, Dio passa ad enumerare i castighi che riserva ad Israele per aver peccato e non aver voluto pentirsi. Tuttavia la sentenza di condanna è accompagnata dalla speranza che il timore dei castighi faccia tornare a Dio Israele, ma invano! “Sradicherò la siepe, distruggerò la staccionata” e Israele sarà depredato dai ladri, ossia lo  priverò del mio aiuto speciale, del mio soccorso e della mia difesa e così sarà depredato dei beni che gli avevo concesso. Di più: “abbandonerò la mia vigna”. Come ho spiegato sopra, “siepe, staccionata, muro” significano la Rivelazione divina e la Legge che Dio aveva dato ad Israele affinché le custodisse e le facesse conoscere a tutti i popoli quando sarebbe venuto il Messia, ma la sua infedeltà, la sua mancanza di fede e di buone opere obbligano Dio ad abbandonare Israele che per primo ha abbandonato il Signore, il Quale non abbandona se prima non sia stato abbandonato. Così la vigna d’Israele sarà senza vignaiuoli, ossia non avrà più sacerdote, profeta, re, neppure il Tempio e sarà disperso in una terra straniera. I “rovi” ricopriranno Israele e la “pioggia” non lo bagnerà più, ossia la grazia non irrorerà Israele infedele, che sarà ricoperto di male e peccato, tranne il piccolo resto che ha creduto al Messia e che assieme ai pagani è diventato la nuova vigna di Dio, ossia la Nuova Alleanza. “Ho atteso che Israele facesse opere giuste, ma ha commesso altre iniquità e la sua malizia grida al Cielo!”, ossia la malvagità di Giuda è talmente grande che Dio non può non punirla». Gesù nei Sacri Vangeli non giudica il comportamento dei vignaiuoli, ma con colpo da vero Maestro, lascia che essi si giudichino da soli. Lei, direttore certamente ricorderà l’episodio: “C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?”. (S. Matteo, XXI, 33-40). Ed i Giudei, con risposta baldanzosa e tracotante, risposero subito: “Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo“(idem XXI, 41), accorgendosi solo dopo che Egli parlava di loro, e subito il Signore cita i versetti del salmo CXVII: “La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri?”(vv.22-23), …Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare. Chi cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato; e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà“. Scrive a proposito S. Giovanni Crisostomo: «chi inciamperà su di essa si ferirà, e stritolerà colui sul quale cade», vale a dire «non è la pietra o Cristo che fa cadere, ma chi, non credendo in Lui si scandalizzerà, cadrà per sua colpa». Mi rivolgo a Mimmo e gli impongo di prendere dal suo “paccotto” le copie del documento iper-modernista, secondo le premesse di San Pio X, che è la Dichiarazione “Nostra Aetate” (del 28 ottobre 1965) su “Le relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane” che al n. 4, § h, insegna (beh … si fa per dire …) pastoralmente (come se il pastore possa prescindere dai dogmi nel suo insegnamento, onde ingannare ben bene le pecorelle!): «Gli ebrei non debbono essere presentati come rigettati da Dio, quasi che ciò scaturisse dalla S. Scrittura». Ora, occorre distinguere: gli ebrei infedeli a Cristo da quelli fedeli a Lui e al Padre. I primi sono stati rigettati da Dio, come insegna (… altroché se lo insegna la Scrittura … ma al Concilio com’è che erano così distratti ed infingardi?, forse erano intenti alle parole crociate? E pensare che non c’era ancora face-book! … chissà cosa sarebbe successo!), mentre gli ebrei fedeli a Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo sono entrati nella Chiesa di Cristo assieme a tutti i popoli che hanno la fede nella SS. Trinità e nella divinità di Gesù. I coloni, «coloro che avrebbero dovuto e potuto conoscere il Figlio di Dio, avendo la Rivelazione, Lo rinnegarono odiandoLo» (Origene, in Comm. a Matt.); infatti dicono: «costui è l’erede»; quindi «non per ignoranza invincibile e non colpevole, ma per invidia e gelosia, odiandolo, Lo crocifissero; e anche coloro che odiano il Vangelo e perseguitano i suoi apostoli tentano per quanto è possibile di dare la morte a Gesù» (Rabano Mauro). Così – dicevano tra sé – «avremo la sua eredità», vale a dire «non volevano perdere il retaggio delle cerimonie estrinseche della Legge antica (perché cedesse il passo a quella nuova), della quale non sarebbero stati più i beneficiari e non avrebbero più potuto trarne lucri ed autorità, come invece continuavano a fare» (in Crisostomo e Rabano Mauro, ut supra). Lo buttarono fuori «di Gerusalemme, ove fu crocifisso, come straniero alla vigna, ossia scomunicato dalla sua Chiesa dell’Antica Alleanza che loro mal coltivavano» (Origene, ut supra). Ne consegue: l’ermeneutica della continuità tra Concilio Vaticano II (magistero pastorale … per confondere gli allocchi, che non ha voluto definire né obbligare a credere e quindi non infallibile, perché organizzato contro le precise direttive di “Execrabilis”, una bolla di Pio II, che scomunica “latae sententiae” coloro che vogliono ribaltare le decisioni Apostoliche già definite irreformabilmente e quindi un “conciliabolo” inutile, anche perché il tutto era gestito in modo illecito da un falso papa, già scomunicato e destituito secondo Paolo IV Carafa e S. Pio V, con “Cum ex apostolatus officio”, [per giunta un ebreo marrano, agente del b’nai b’rith – ci ricorda Caterina … direttore, ma chissà che vuole dire?!-]), e la Rivelazione divina (Tradizione e S. Scrittura) non è provata, anzi è confutata senza ombra di dubbio. Più che di ermeneutica ci vuole veramente una bella faccia tosta ed una fantasia funambolica e luciferina per giustificare l’alto tradimento operato dalla gerarchia della “quinta colonna” (quella del Vat’inganno –n.d.Bas. -) che avrebbe dovuto vigilare sull’ortodossia del Depositus fidei, ma … i pastori sono conniventi con i lupi e allora … povere pecore in mano ai pastori e ai lupi … e poveri pastori in mano a Gesù cristo ….!! “… ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”(S. Matteo XXVI,24). E questa è poi la teologia della Sostituzione della“Sinagoga bendata con la Chiesa vedente”, interviene vispa Caterina! Ora, cari nipoti – assumo l’aria un po’ alla “zio Tommaso”, vi ricordo, giusto per schiarirvi le idee e senza bisogno di ricorre ad ingannevoli ermeneutiche (ma che pagliacciata modernista!) qualcuno dei documenti magisteriali infallibili e perciò irreformabili, stilati da Papi veri e Concili ecumenici legittimi, iniziando proprio da un documento che, guarda caso, cita proprio la vigna, il “Vineam Sorec” di Papa Orsini, S.S. Nicola III, quello citato dall’anticlericale in odore di rosa+croce: Dante, gnosticheggiante cattolico (così diceva sempre lo zio Pierre, … ma guai a dire queste cose a scuola … non le dica in giro, per carità direttore!): ascoltate, ho qui un quaderno di appunti che il grande zio Tommaso ci dettava durante i pomeriggi di settembre, giusto per tirar via la ruggine dai nostri cervelli, onde farci riprendere l’abitudine allo studio in vista del successivo anno scolastico: “La destra di Dio Padre piantò in Sorec una vigna eletta; in questa vigna seminò tutti i semi buoni, la protesse con la custodia degli Angeli e gettò lontano le pietre dannose”. È una bolla molto ben fatta, che riprendendo una precedente bolla di Innocenzo IV, aggiunge che Israele è la vigna “una volta” scelta da Dio, da cui ci si aspettava uva dolce, ma che invece ha dato aceto; essa è simile al fico secco del Vangelo, che Cristo ordinò fosse bruciato, dacché non portava frutti di buone opere. Essa, infatti, non ha voluto ricevere la grazia portata da Cristo, anzi Lo ha ingiustamente ucciso, non il solo Sinedrio, ma la vigna tutta (tranne il “piccolo resto” di coloro che si son convertiti al Vangelo), il popolo tutto. Caterina, ti consiglio poi di leggerla tutta, insieme pure a questi altri documenti, che trattano tutte lo stesso argomento: la riprovazione del popolo giudaico sostituito, nella sua primitiva elezione, dal popolo dei Cristiani. Te ne voglio ricordare solo alcune qui presenti nel quadernone estivo degli appunti: Papa Innocenzo IV “Impia judeorum perfidia” (1244), Papa Giovanni XXII “Dudum felicis” (1320), ove, citando Geremia si afferma che quel popolo è diventato errante, vagabondo e fuggiasco per tutta la terra, come Caino il fratricida. Sempre quel popolo ha ucciso con empietà Gesù, invocando il Suo sangue sopra di sé e i loro discendenti. Come si vede per il Papa la colpa del deicidio è collettiva, anche del popolo, in quanto ha rifiutato la Legge, i Profeti e Cristo e continua a gravare sui suoi discendenti, che condividono la sua incredulità e il suo rifiuto di Mosè e di Cristo, per seguire l’empio Talmud, col quale indottrinano i loro figli sin dalla più tenera età. Il Papa scrive che ha fatto esaminare il Talmud da esperti in materia e che, siccome esso contiene errori, abusi e bestemmie, non può essere tollerato, ma deve essere condannato. Ecco poi il mio conterraneo Paolo IV (quello di “Cum ex apostolatus officio”, tanto per intenderci! …) “Nimis Absurdum” del 1555 in cui si insegna che la Chiesa tollera il popolo e la religione giudaica talmudica al solo scopo che riconoscano i loro errori e pervengano alla verità della Fede cattolica. E poteva mai mancare il Santo Pio V? abbiamo infatti ben due bolle:Romanus pontifex (1556) che stabilisce, riafferma e conferma tutti i precedenti documenti, statuti e disposizioni dei Papi sul giudaismo … tutto inutile! È qui evidente la volontà di insegnare e perpetuare ciò che è stato sempre insegnato e non di innovare alcunché. E qui, caro Mimmo, non si riesce a capire ove si possa trovare “ermeneutica della continuità” tra la Tradizione cattolica e l’insegnamento che tu mi fai leggere da questo documento conciliare (ma sarà poi vero?) riguardo ai rapporti tra cristianesimo ed ebraismo. Pensa che ancora san Pio V nel 1569 nel documento “Haebraeorum Gens” riafferma che il popolo ebraico, “una volta” eletto da Dio, tanto prima superò tutti gli altri in grazia e valore, quanto poi è stato abbandonato e disprezzato a causa della sua incredulità. Esso è senza sacerdozio, senza Legge mosaica e cacciato via dal proprio Paese. Come conciliare ciò con quanto scrive questa … come la chiami, … Nostra aetate? O ancora peggio, interviene Caterina, con l’Antica Alleanza mai revocata? Con i Fratelli maggiori e prediletti nella Fede? Fermi, ragazzi, non è finita ancora, giriamo la paginona e leggiamo: nel 1581 papa Gregorio XIII (quello del calendario!) con la Costituzione “Tempore Suo” approva, conferma e riafferma tutte le costituzioni dei suoi predecessori in perpetuo (ascoltate bene!, ripeto, in perpetuo!), ed ordina che debbano essere osservate integralmente. Ancora Gregorio XIII sempre nel 1581 nella Costituzione Antiqua Judaeorum insegna che l’antica iniquità giudaica durante la Vecchia Alleanza, per la quale sempre resistettero allo Spirito Santo, è ancora maggiore nei figli che ripudiarono Gesù e continua ancora oggi. E poi Papa Clemente VIII in “Caeca et Obturata” (1593) spiega che la perfidia giudaica non si è arrestata a Cristo, ma continua contro la Chiesa da Lui fondata, la quale pazientemente attende la loro conversione. Ancora Clemente VIII nel medesimo anno scrive in Cum Haebraeorum che è pericoloso e funesto per i cristiani chiudere gli occhi davanti alla malvagità del popolo ebraico, che perdura ancora adesso … (e non sapeva ancora del Comunismo e della Massoneria prossimi a venire, sogghigna Caterina … ma che vorrà mai dire, direttore … boh!?). Onde il Papa riprende e conferma le Costituzioni dei suoi predecessori, ricondanna il Talmud e condanna la cabala spuria, in quanto contengono errori contro l’Antico e il Nuovo Testamento, la SS. Trinità e Dio Creatore. E allora Mimmo, come la mettiamo? E senti ancora questa:… nel 1704 papa Clemente XI promulga la Costituzione Propagandae in cui riprende gli insegnamenti pontifici a partire dal 1244, e nel 1751 papa Benedetto XIV (il grande “già” Cardinal Lambertini) in “A Quo Primum” riprende il magistero antecedente e condanna l’usura esercitata dal popolo ebraico a scapito dei cristiani. Nel 1937 (e qui siamo giunti quasi ai miei tempi) Pio XI in Mit brennender Sorge, l’enciclica tedesca, parla di deicidio ad opera del popolo di religione giudaico-rabbinica o talmudica. E poi ci sarebbe da parlare ancora dei concili Laterano III e IV, di Firenze, dei concili di Toledo – il IV il XVI e XVII in particolare – , ma oramai sono stanco, qui finiamo fra una settimana … Direttore, glielo dico a lei, per non farmi sentire ai ragazzi: io sono arciconvinto che questo documento sia solo una “patacca”, una burla di Mimmo, così si spiegano le assurdità ivi riportate, totalmente inconciliabili con la fede cattolica, e che nessun uomo, per quanto pazzo, o demente, o affetto da amnesia di grado elevato, come la mia, poteva stilare spacciandolo addirittura come documento conciliare. C’è solo da ridere per la trovata burlesca di Mimmo, che come già le accennavo in una lettera precedente, ama molto il cabaret, l’operetta e la “macchietta” napoletana, … e questa, direttore, non le sembra proprio una macchietta napoletana? Chissà l’avrà forse scopiazzata da uno dei fratelli De Filippo, o forse da Totò, o dal grande Nino Taranto! Boh?). Riprendo il mio tono serio e dico: “Allora ragazzi, restiamo fedeli alla dottrina cattolica genuina (sperando di poter dire un giorno anche noi: “… ho conservato la fede”, come San Paolo nel fare a Timoteo un breve resoconto della sua vita oramai alla fine della corsa … come la mia oramai!), contenuta nelle fonti della divina Rivelazione: la Tradizione dei Padri, la S. Scrittura, ed il Magistero infallibile della Chiesa Cattolica, la quale insegna che Dio ha rigettato Israele infedele ed ha stretto un Nuovo ed Eterno patto con l’Israele fedele a Cristo e con i Gentili convertitisi a Dio Trino Creatore: i Cristiani cattolici!”. E a proposito di vigna, anche per rinfrancare il povero Mimmo, inumidire la gola secca, e farci così una bella e grassa risata su queste trovate da “macchiettista”, su questo testo ridicolo da “gnostica commedia”, abbiamo qui un bel boccale di vinello fresco che accompagnerà la cena ormai pronta della Genoveffa, la mia cara mogliettina. Grazie per l’attenzione, e buona cena a tutti!

Messa “novus ordo”: liturgia rosa+croce?

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Messa novus ordo: liturgia Rosa+croce?

Che la nuova messa [… si fa per dire] di Montini  sia strana ed ambigua, lontana mille miglia dalla tradizione apostolica e dalle verità teologiche del Concilio Tridentino ce ne eravamo accorti un po’ tutti, compresi quelli che, nella loro vincibile e colpevole ignoranza, si ostinano a partecipare a questo rito di sulfurea “puzza” gnostica, spacciato per “nuova” Messa cattolica! Tutti sappiamo che questa messa del “novus ordo” sia stata disapprovata dalla grande maggioranza dei Vescovi ai quali era stata presentata prima della sua promulgazione; sappiamo che la sua stesura, “sceneggiata in 33 atti”, era stata definita dal grande “liturgista” Annibale Bugnini, immatricolato come Buan 1365/75 nella pia confraternita massonica “Ecclesia”, in collaborazione con protestanti probabili suoi compagni di merenda e di loggia; tutti conosciamo oramai i tanti aspetti, a dir poco innominabili, che don Luigi Villa, con il suo collaboratore dr. F. Adessa, ci ha evidenziato nella biografia di sua santità (o meglio “sua satanità”!) Montini, l’antipapa sedicente Paolo VI, gran propugnatore del “novus ordo”! Ma nessuno di noi altri, sprovveduti e smarriti, avrebbe mai pensato che l’inganno fosse giunto a tanta ignominia e non si limitasse che agli aspetti puramente teologici di una liturgia cattolica trasformata in protestante. Ma, grazie al buon Dio, quello vero dei Cattolici, quello Uno e Trino, Creatore di tutte le cose visibili ed invisibili, in nostro aiuto per farci meglio capire, era già venuto mons. Léon Meurin, fin dal 1893. Riportiamo il paragrafo che riguarda il 18° grado della Massoneria, il Cavaliere rosa+croce, dalla sua benemerita opera: “Frammassoneria, Sinagoga di satana”. Leggiamolo attentamente … il grassetto è nostro … pag. 364 dell’edizione francese, [Victor Reteaux et fils éd. Paris, 1893] .

18.

La 5a Séphirah. La Misericordia.

Il Cavaliere Rosa-Croce.

” Questo grado è preparato dal 17°, che richiama l’arrivo dei Templari in Oriente, e la loro perversione ad opera dei giavanniti. Se il 17° livello è un travestimento odioso dell’Apocalisse, il 18° è una parodia sacrilega del Sacrificio di Gesù Cristo.

Rimarchiamo da subito il nome dato al Presidente di questo grado, Athersatha, che non è ebraico, ma persiano. Esso significa “coppiere”, l’ufficiale che versa da bere al re [figurando il sacerdote che versa il sangue di Cristo al signore dell’universo –n.d.t.-]. Solo Nehemia, uno degli esiliati del tempo del re Artaserse, è conosciuto con questo nome. Questi non è dunque Erode Tetrarca di Galilea, che il Presidente del capitolo di Rosa-Croce rappresenta. Dopo aver ricostruito le mura di Gerusalemme e completato il tempio, Nehemia “Athersatha” ristabilisce il culto degli Israeliti e fece il censimento di tutti coloro che erano tornati dalla cattività. Tra i sacerdoti, i figli di Habia ed altri, “cercarono lo scritto della loro genealogia nel censimento, e non avendolo più trovato, furono rigettati dal sacerdozio. E Athersatha disse loro di non mangiare più le carni sacre finché non diventassero: un “sacerdote dotto ed illuminato”.

Una tale limitazione del numero dei sacerdoti del “grande architetto”, è dettata dallo spirito del 18° grado. Si limita l’espansione ottenuta dall’esercito di Eblis al 17° grado con l’ammissione dei figli di Japhet nell’alleanza con i figli di Sem. M. Frank ci ha già fatto comprendere il significato dei termini Misericordia e Giustizia, nomi del 4° e 5° sephirot Kabbalistico ai quali corrispondono il 17° e 18° grado.

La misericordia, l’Amore e la Giustizia si completano mutualmente e generano la Bellezza: questa è le triade morale della Kabbala. Alla giustizia che, nel 18° grado, restringe il numero delle “cavallette” del 17° grado ad un numero ristretto di “eletti”, si aggiunge l’Amore fraterno, se è permesso nominare con questo dolce nome l’unione dei settari per celebrare una “parodia blasfema” dell’Ultima Cena della Passione e della morte di nostro Signore Gesù Cristo. Il presidente del 33° grado insegna che il significato della parola sacra del grado Rosa+Croce, INRI, è: “morte, Amore dei suoi simili”. Le Agapi dei Rosa+Croce sono una conferma dell’idea kabbalistica contenuta nel nome della 5° Séphirah: Misericordia o Amore.

Più avanziamo negli alti gradi, più lo spirito della kabbala si sviluppa in puro satanismo. Dopo aver, al 17° grado, ricevuto dei membri dell’Ordine religioso dei Templari nella sua società dei giavanniti, o dei Giudei cabalistici, ed averli resi “sacerdoti dell’angelo della luce”, questo angelo mentitore, al 18° grado induce i suoi schiavi ad offrirgli un sacrificio cruento. Là il mistero infernale della franco-massoneria diventa tanto profondo quanto orribile. Noi siamo alla presenza di un sacrificio offerto a satana. Il clero massonico è sacrificatore! L’Agnello di Dio, che già la sinagoga, spinta da satana, ha crocifisso, la sinagoga massonica Lo crocifigge di nuovo, in effigie, rappresentato da un agnello che porta una corona di spine sulla sua testa ed con i piedi perforati da chiodi. Questi nuovi Giudei vanno ancora oltre: essi tagliano la testa coronata da spine ed i piedi perforati dai chiodi, come “le parti più impure”, per gettarle nel fuoco in olocausto a lucifero, lo spirito del fuoco!

La profondità di questo mistero non è sicuramente compreso dai “figli di Japhet”. Essi ignorano quanto il cuore dei Giudei sia duro e pieno di odio satanico contro il Signore ed il suo Cristo! Dio, Creatore, offrì alle sue creature intelligenti e libere, agli angeli ed agli uomini, una partecipazione alla sua beatitudine divina sotto la condizione che esse accettassero dalla sua mano la grazia, questa semenza della gloria, come legame tra Lui ed esse. La grazia è essenzialmente soprannaturale. L’ordine primitivo stabilito dalla Provvidenza divina era dunque per le creature intelligenti un ordine soprannaturale. La beatitudine eterna doveva essere guadagnata dall’uso che gli angeli e gli uomini erano chiamati a fare della grazia. Ora, lucifero, vedendo la grandezza della sua intelligenza, concepì l’orgoglioso progetto di acquisire per se stesso la beatitudine promessa; egli voleva diventare simile a Dio con le sole forze della sua natura. Ecco l’origine del “Naturalismo” denunciato nell’Enciclica “Humanum Genus” di Leone XIII, come fondamento della franco-massoneria. La caduta dell’uomo ebbe la sua prima origine, non nell’orgoglio dell’uomo, ma nella seduzione di lucifero, che così diventa per l’uomo un “satan” – parola ebraica che significa: un “avversario”, un “nemico”. Questo fatto che diminuisce la colpevolezza dell’uomo, è la ragione della possibilità di una redenzione per lui.

Pertanto, mediante la sua vittoria sull’uomo, lucifero diventa suo maestro; l’uomo, come per un atto legale, si costituì volontariamente suo schiavo. San Paolo parla di questo atto dicendo, di Gesù-Cristo crocifisso, che “cancellando la cedola del decreto di condanna contro di noi, Egli l’ha in effetti abolita attaccandola alla croce” (Colos. II, 14). San Crisostomo pensa che questa cedola fosse il contratto di Dio con Adamo contenente la legge: “non mangiate del frutto dell’albero del bene e del male: perché nello stesso momento in cui ne mangerete, certamente voi morirete” (Gen. II, 17). Questa cedola è stata inchiodata alla croce, cioè cancellata, strappata ed abolita dalla morte di Gesù Cristo sulla croce. La cedola, il decreto di Dio che condannava l’uomo alla morte, essendo stata resa invalida dalla morte dell’Uomo-Dio, ne consegue che il tacito patto tra l’uomo ed il demonio, che sottometteva l’uomo alla schiavitù satanica, era ugualmente reso invalido, cancellato, abolito. Voi vedete l’origine della rabbia infernale di lucifero contro il Cristo Salvatore. Con il suo orgoglio, questo spirito di luce, ha voluto dapprima farsi simile all’Altissimo; con il suo odio vuole ora riversare l’atto riparatore della morte del Salvatore sulla Croce, alfine di ristabilire il suo patto con l’uomo e recuperare il dominio perduto sull’umanità. La perdita della vita eterna, subita da Adamo per se stesso e per la sua posterità, era di un’importanza infinita. Nessun sacrificio umano, dal valore sempre finito, avrebbe mai potuto controbilanciarla. Solo Dio poteva rimediare al male, soprattutto perché era implicata la sua giustizia. Occorreva una saggezza infinita per trovare il rimedio che soddisfacesse, nello stesso tempo, alla giustizia, che domandava la morte eterna dell’uomo, ed alla misericordia, che richiedeva la sua vita. Prevedendo in spirito questo rimedio divino, Davide cantò: “La misericordia e la verità si sono incontrate; la giustizia e la pace si sono baciate” (Ps. LXXXIV, 11). L’incarnazione del Figlio di Dio, mediante la quale Egli riuniva in un’unica Persona due nature, la divina e l’umana, Gli permetteva di assicurarsi l’ufficio di Mediatore tra l’umanità e la divinità e di offrirsi in olocausto per la Redenzione di coloro dei quali era diventato fratello. Il suo Sacrificio era quello dell’umanità, di cui era, come Uomo, rappresentante e sostituto – sacrificio di un valore infinito a causa della divina Personalità del Sacrificatore. È dunque ben realmente in Lui che si sono incontrate la “misericordia” e la “giustizia”. Le due séphiroth che portano questo nome sublime, si incontrano ben altrimenti al 17° e 18° grado. Il colmo dell’audacia satanica è di voler rovesciare dapprima la Santa Trinità, per mettersi al suo posto, ed in seguito il Sacrificio dell’Agnello di Dio, facendoLo offrire a se stesso da coloro per i quali Egli è stato offerto. Il Figlio di Dio incarnato, Gesù Cristo, rappresentato da un agnello, è nuovamente crocifisso, coronato di spine e, con un eccesso di malizia, la sua testa coronata e i suoi piedi e mani trafitti da chiodi sono tagliati e gettati nel fuoco, come offerta al “genio” del fuoco, lucifero. Ciò che dunque realmente si fece sulla croce, si fa anche, figurativamente sulla tavola dei rosa+croce: Colui che è la vita trova la morte, e colui che è la morte trionfa sulla vita! O ingratitudine degli uomini che, nel pieno della luce del diciannovesimo secolo, ed in presenza dei benefici celesti sparsi su di essi dal Cristo, si lasciano ancora accecare al punto da rinnovare il deicidio di cui i Giudei ingrati e scellerati si sono resi colpevoli. Il grado di rosa+croce è essenzialmente il rinnovo figurativo e cruento del deicidio commesso per la prima volta sul Calvario, come la Santa Messa è il rinnovo reale non cruento. Nehemia ha rinnovato, nel tempio ricostruito di Gerusalemme gli antichi sacrifici degli Israeliti. È per rinnovare il Sacrificio del Calvario che la setta giudeo-massonica nomina il presidente del 18° grado Ailiersatha, soprannome dato nella sacra Scrittura a Nehemia? Da lui è stato ristabilito il sacerdozio giudaico: i rosa+croce sono il clero sacrificatore giudaico-massonico; nelle loro agapi essi offrono il loro sacrificio a satana, al nemico. Questa atrocità costituisce in realtà un clericalismo che è il vero nemico di Dio e dell’umanità! Questi uomini, per la maggior parte battezzati in nome della Trinità, acclamano lucifero: Hoschéa. Hoschéa, Hoschéa: Salvatore, Salvatore, Salvatore! Non è neanche necessario provare tutte le falsità sciorinate nella sostituzione della “libertà di pensiero” alla Fede; dell’uguaglianza socialista alla Speranza, e della “fraternità massonica” alla Carità, né di esporre gli altri numerosi sacrilegi che accompagnano la “cena” e le Agapi dei rosa+croce; finiamo con la “parola ritrovata”: INRI. Nel grado dell’ “Intendente delle costruzioni”, la parola sacra ritrovata era: Ja, Je, Ji, Colui che era, è e sarà; per i rosa+croce, la parola perduta e ritrovata è INRI, ma interpretata kabbalisticamente con “Igne Renovatur Natura Integra”, [la natura intera è rinnovata dal fuoco]. Il fuoco preconizzato dal saggio Athersatha come “il primo agente della natura, come l’emblema della divinità, poi come la divinità stessa”, e rappresentata nella “camera infernale” come il soggiorno delizioso di Eblis, di Hiram e tutti i grandi malfattori conosciuti nell’Antico Testamento, il “fuoco infernale”, è sicuramente la migliore parola sacra che i Giudei kabbalisti potessero proporre ai nuovi “sacerdoti sacrificatori di lucifero”. Essa conviene loro come loro convengono le parole d’ordine: Emmanuel, Dio con noi, cioè il dio-fuoco è con noi; e pax vobis, la pace della coscienza sia con voi! Questa triste pace si acquista con una comunione ed un sacrificio sacrilego al più alto grado! “.

Alla luce di quanto letto, sorgono spontanee alcune domande, che giriamo agli “illuminati” liturgisti ecumenico-progressisti della setta gnostica usurpante:

-1) Perché nel nuovo rito montiniano il Sacrificio di Cristo è offerto al “signore dell’universo”, il panteistico dio massonico, il lucifero-baphomet? È il DEICIDIO offerto a lucifero?

-2) Perché al triagio si inneggia al “santo, santo, santo, signore dell’universo”, non è per caso un inneggiare al “satan”, il lucifero-Prometeo portatore di luce (falsa) per gli uomini, il dio sole adorato da assiri, esseni, templari, umanisti e falsi scienziati “accademici” rinascimentali, dai cabalisti eliocentristi della NASA [Nahash in ebraico significa: serpente! … e pure praticare la divinazione, cioè la magia!], e da tutte le orde massoniche?

-3) Perché dopo l’offerta del Sacrificio, inopportunamente, in un momento di raccoglimento importante, tutti devono scambiarsi il “segno della pace”, forse quella pace del dio-fuoco, dio-sole, del baphomet? E che cosa significa baphomet?: TEMOHPAB … all’ebraica, cioè da destra verso sinistra: BA (padre, in ebraico Ab) P(pacis) H(hominum-uomini) O (omium-tutti), MET (TEMpli), quindi: “il Padre del Tempio della Pace di Tutti gli Uomini”! Quindi è la pace di lucifero (la pace della … coscienza!), acquistata con il rinnovato DEICIDIO, offerto però a lucifero?

-4) Si tratta di un’agape rosa+crociana … della rivincita di lucifero su Gesù Cristo?

-5) Per questo si stanno costruendo, facendole passare per “artistiche” Chiese cattoliche, templi massonici ovunque, con esplicita simbologia luciferina e solare sugli altari, ove celebrare le “Agapi” dei rosa+croce? (vedi S. Giovanni Rotondo, Padergnone e così via … un po’ dappertutto)? Rispondete  dannati apostati!!!

Speriamo che la risposta non sia il solito assordante silenzio!

 

la strana sindrome di nonno Basilio -9-

Egregio caro direttore, la ringrazio di cuore per la sua preziosa collaborazione nel tentare di risolvere le mie perplessità circa le situazioni ambientali che mi trovo ad affrontare a causa delle mie instabili condizioni mentali. Mi preme perciò renderle noti i miei progressi clinici, evidenziabili, secondo gli illustri professori che con sforzo titanico, (e con parcelle altrettanto … titaniche), cercano di curare alla meglio la mia salute, dalla comparsa di “una intensa attività onirica” e dalla “vivacità di ideazione psico-cognitiva” (non modifichi nessuna parola di questa brillantissima diagnosi … visto soprattutto quanto mi sia costata!). In pratica, mi diceva mio nipote, Lorenzo, da poco laureato in medicina, “… hai ripreso a sognare, ed hai una grande fantasia!”. Ma guardi un po’ questi giovani, sempre dissacranti ed irrispettosi del lavoro di illustri luminari! Mah, chi li capisce?! Per darle un esempio della mia “ritrovata attività onirica” le voglio raccontare, se me lo consente, il sogno veramente strano che ho fatto qualche notte orsono. Mi trovo su di una nave grandissima, robusta, elegante, praticamente inaffondabile, con sulla fiancata una scritta enorme: “Vaticanic”. Su questa nave, gestita da personaggi in talare rossa, porpora, nera, e … due bianche, e da uomini seriosi in doppio petto con una targhetta con su scritto “IOR- Goldmann-S…” (ahh … non vedo bene!), c’è una specie di altare con una statua raffigurante un uomo, una specie di “Oscar” gigante, davanti al quale si agitano religiosi pseudo-cristiani di varie fogge, pittoreschi pastori protestanti, “pope” sedicenti ortodossi, rabbini con la classica Kippah e le treccine temporo-retrorbitarie, bonzi orientali, muezzin islamici, uomini con uno strano grembiulino policromatico, operatori voodoo, qualche stregone africano, un induista che ammalia un serpente in compagnia di una vacca sacra. Ad un certo punto scoppia un violento temporale, tutti tremano, arriva il Signore Gesù che, appena sceso dalla croce, alza le braccia con gesto evangelico per sedare la tempesta … ma viene afferrato da uno squadrone di guardie svizzere, preso e … orrore!! … gettato in mare tra i flutti!! Le onde ed i venti si calmano, tutti gli imbarcati si rallegrano, si scambiano complimenti, danzano, cantano e brindano festanti in uno scoppiettare di fuochi di artificio! Io, nascosto dietro il timone tenuto da un uomo vestito di bianco che lo fa girare vorticosamente senza badare alla direzione della nave, resto smarrito, atterrito dal susseguirsi degli eventi ed … invoco l’aiuto della Vergine Santissima e La imploro dicendo: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove Lo hanno posto”. (Joann. XX, 13). La Mamma celeste, con una schiera di angeli, arriva subito e, facendosi largo tra i festanti brilli e rubizzi, i cantori, le guardie svizzere, i grembiulini e la … vacca sacra, mi afferra per le orecchie (… non può fare altro visto che i mie capelli sono ormai ben pochi!) e mi trascina in alto. Da qui vedo che la nave oramai si sta incuneando in un corso d’acqua al cui termine c’è una altissima cascata che finisce a strapiombo in un lago infuocato gorgogliante e zampillante dal quale si alzano vapori sulfurei. La Mamma celeste mi tiene ben saldo e mi rincuora (mi sovvengono le parole del salmo CXXX: “Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua Madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia”), e mi dice: “Tranquillo Basilio, coraggio, qui ci sono tre scialuppe di salvataggio che Io stessa governo con i miei Angeli in attesa che torni il Figlio mio a riprendere possesso della nave per distruggere “l’empio con il soffio della sua bocca e annientare l’iniquo all’apparire della sua venuta” (2 Tess. cap. II), e riportarla nella giusta direzione per evitarle il naufragio nello stagno ardente, dove “sarà pianto e stridor di denti”; planando dolcemente scorgo sulla superficie dell’acqua tre scialuppe, e vedo con chiarezza, senza occhialoni: nella prima scialuppa “Maestra dei popoli” scorgo nitidamente Mosè con gli antichi profeti e San Paolo, oltre agli Evangelisti, che tengono strette le Sacre Scritture, il Vecchio ed il Nuovo Testamento; accanto a loro Pio IX con il Syllabo, gli atti dei primi Concili, del Concilio di Trento e del Vaticano I, San Pio X e San Roberto Bellarmino con i Catechismi Tradizionali, i Padri della Chiesa con in testa il Santo Vescovo di Ippona, San Tommaso aquinate con la “Summa Theologica” ed i Dottori della Chiesa, sia d’Occidente che d’Oriente, tra i quali il mio omonimo S. Basilio. Nella seconda scialuppa “Liturgia sacra” si intravede nitidamente San Pio V vicino ad un altare a muro sul quale fa bella mostra di sé il “Messale Romano” ed il “Breviario romano”, il tutto rigorosamente in latino, la lingua sacra del Cattolicesimo, e vicino San Gregorio Magno con alcuni monaci intonanti una melodia gregoriana “… Adoro te devote, latens Deitas …” al cospetto di un ostensorio preziosissimo davanti al Quale sono in adorazione Santi vari, tra i quali mi pare di scorgere San Giuseppe da Copertino, San Pasquale Bylon, San Giovanni Bosco, S. Francesco di Paola e numerosi altri. Nella terza scialuppa “Sante Devozioni” sono in piena e fervorosa attività San Domenico, Santa Caterina da Siena, il Beato Alano della Rupe, San Vincenzo Ferrer, S. Alberto Magno con i Santi domenicani e carmelitani, tutti “armati” con la “fionda”, il Santo Rosario ben stretto tra le mani; più in la mi pare di scorgere un monaco, ma si … è lui, … è San Simone Stock che distribuisce scapolari del Carmelo con il profeta Elia, ed invita tutti al culto del Cuore immacolato di Maria; S. Leonardo da Porto Maurizio richiama tutti alla pratica della “Via Crucis”; Santa Margherita M. Alacoque, San Claudio de la Colombiere, Leone XIII e Pio XII ricordano la devozione del Cuore di Gesù indicando la “Grande Promessa” della perseveranza finale; in poppa alla scialuppa si erge il re Davide con il libro dei Salmi e le preghiere bibliche, soprattutto quelle che ci permettono di suffragare le anime purganti; subito più in la c’è Santa Brigida con il libricino delle orazioni annuali e dei dodici anni, orazioni che permettono di evitare il purgatorio, secondo la promessa di Gesù, ed ancora l’immancabile ed instancabile Sant’Ignazio con il testo dei suoi “esercizi spirituali”. Le tre scialuppe, guidate e protette dalla Vergine e dagli Angeli, procedono tra acque tranquille e serene, e tutti gli occupanti, anche se disturbati da orribili presenze che di tanto in tanto fuoriescono dalla superficie dell’acqua con ghigni spaventosi, prontamente ricacciati dall’Arcangelo S. Michele e da San Giuseppe che accompagnano sempre anch’essi la Vergine, vivono uno stato di beatitudine nella trepida attesa, che sembra oramai imminente, del Signore Gesù. In un angolo dominato da una bandiera con su le chiavi incrociate di S. Pietro, vedo in modo indistinto, prostrato come il Cristo nel Getsemani, un uomo “in rosso”, umiliato ed esiliato, soffrire ed offrire per la salvezza della Chiesa di Cristo la propria sofferenza vissuta nella solitudine e nel silenzio imposto con tremende minacce … francamente non riesco a capire bene, ma vedo che la colomba dello Spirito Santo lo illumina e lo incoraggia a perseverare …, perché, dice, così la “catena d’oro” della successione Apostolica di Pietro sarà conservata intatta, secondo la promessa del divino Maestro! Da lontano si odono gli schiamazzi e le grida provenienti dalla grande nave, ma come un’eco lontana che accompagna un canto sempre più lugubre … “… intona sulle alture un canto lugubre, perché il Signore ha rigettato e abbandonato la generazione che è oggetto della sua ira (Gerem.VII,29). Intanto io adesso mi sento al sicuro ed in uno stato di meravigliosa beatitudine, superato lo smarrimento iniziale con il conforto materno della Santa Vergine, e mi pare di essere in … Paradiso (di cui … me ne rendo conto ora … sono assolutamente indegno, ma d’altra parte … è solo un sogno, no?!). Chiedo alla Mamma celeste: “Mamma carissima, dove devo salire?”. Lei dolcissima mi risponde: “Scegli tu, puoi passare tranquillamente da una scialuppa all’altra, ma … ricordati che per ottenere la salvezza eterna devi fare un salto in quell’ultima barca, che vedi laggiù … aguzzo la vista e leggo sulla fiancata di questa piccola imbarcazione, che al centro porta un albero maestro a forma di croce: “sofferenza”. La visione si fa sempre più confusa, comincio a sentire le voci ambientali, ed ecco arrivare la cara Genoveffa, la mia dolce mogliettina, un po’avanti negli anni, ma ancora energica e lucida, con le mie medicine … “Basilio, sveglia … è tardi … sono le nove, com’è che stamattina hai preso sonno? Dobbiamo andare dal dottore, alla visita di controllo! Eccoti il caffè!!”. Caro direttore, sii è rotto l’incanto, e che le posso dire, queste mogli … mah, ringraziamo il Signore per la pazienza che portano e con la quale sopportano, guai se si stancassero e ci buttassero anche loro fuori … dalla barca!! Mi scusi, ma sarà l’effetto del sogno …! Per il momento la lascio con lo scritto di un Papa grandissimo, di cui avremo modo di riparlare, Pio II Piccolomini: “Fluctuat saepe numero Apostolica navis, sed non demergitur ; concutitur, sed non frangitur ; oppugnatur, sed non expugnatur. Tentari sinit Deus electos suos, vinci non sinit”. -Traduco per Mimmo, che non ha voluto studiare il latino: “La barca di Pietro spesso sta per colare a picco, ma non affonda; è sbattuta, ma non conquassata; combattuta, ma non soccombe. Dio permette che i suoi eletti siano tentati, ma non vinti”- Enea Silvio Piccolomini, S.S. Pio II. Direttore non si preoccupi, non la mollo! Saluti a lei e a tutti i suoi lettori, in particolare a quei due o tre che avranno avuto la pazienza di leggere queste righe fino in fondo!

La Comunione spirituale

LA COMUNIONE SPIRITUALE

Considerazioni di S. Leonardo da Porto Maurizio

Coloro che non possono ricevere sacramentalmente il corpo del Signore, Lo possono ricevere spiritualmente con gli atti di viva fede e fervente carità e con un grandissimo desiderio di unirsi a quel sommo Bene; in questa maniera ricevono il frutto di questo divin sacramento. La Comunione spirituale si può fare durante la Messa (la Messa di sempre, quella definita da S. Pio V – n.d.r.-) o in qualsiasi momento della vostra giornata.

Quando il sacerdote sta per comunicarsi nella santa Messa, voi, stando ben raccolti eccitate nel vostro cuore un atto di vera contrizione, e battendovi il petto umilmente, in segno che vi riconoscete indegno di una grazia così grande, fate tutti quegli atti di amore, di offerta, di umiltà, con tutti gli altri che fate abitualmente quando vi comunicate sacramentalmente, e poi desiderate ardentemente di ricevere il buon Gesù sacramentato per vostro bene. E per ravvivare la vostra devozione, immaginatevi che Maria santissima, o qualche altro vostro Santo avvocato vi porga la santa particola. Figuratevi di riceverla, ed abbracciando Gesù nel vostro cuore, replicate più e più volte: venite, caro Gesù mio, venite dentro questo mio povero cuore, venite ed esaudite i miei desideri, venite e santificate l’anima mia; venite Gesù dolcissimo, venite. E ciò detto fate silenzio, rimirate il vostro buon Gesù dentro di voi e, come se realmente vi foste comunicato, adorateLo e ringraziateLo e fate tutti quegli atti che fate abitualmente dopo la Comunione sacramentale.

Ora sappiate che questa benedetta e santa Comunione spirituale, così poco praticata dai cristiani dei nostri tempi, è un tesoro che vi riempie l’anima di mille beni. E come dicono vari autori, è così utile che può produrre quelle stesse grazie che produce la Comunione sacramentale, anzi maggiori. Perché, sebbene la Comunione sacramentale – cioè quando realmente ricevete la sacra particola – di sua natura è di maggiore frutto, perché, essendo Sacramento, ha la virtù “ex opere operato”, tuttavia può un’anima con tanta umiltà, amore e devozione fare la sua Comunione spirituale, da meritare maggior grazia di quella che merita un’altra, la quale si comunichi sacramentalmente, ma non con tanta squisita preparazione. Quindi il nostro Salvatore gradisce tanto questo modo di comunicarsi spiritualmente, che tante volte con evidenti miracoli si è compiaciuto di esaudire benignamente i pii desideri dei suoi servi: come accadde alla beata Chiara da Montefalco, a Santa Caterina da Siena, a santa Liduina, a san Bonaventura ed al beato Silvestro. Sappiate dunque che questa santa Comunione spirituale vi dà questo vantaggio rispetto alla Comunione sacramentale: che la Comunione sacramentale non può farsi che una sola volta al giorno, ma la Comunione spirituale potete farla tante volte, quante sono le Messe (quelle vere! -n.d.r.-) che ascoltate; ed anche fuori dalla Santa Messa, mattino e sera, giorno e notte, in Chiesa ed in casa: insomma, quante volte voi praticherete quanto si è detto, altrettante volte farete la Comunione spirituale e vi arricchirete di grazie e di meriti e di ogni bene.

 

Preghiera per la Comunione spirituale

 

Gesù mio, credo che voi state nel Santissimo Sacramento. V’amo sopra ogni cosa e Vi desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso ricevervi sacramentalmente, venite almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io Vi abbraccio e tutto mi unisco a Voi: non permettete che io abbia mai a separarmi da Voi.

(Indulg. di tre anni ogni volta per qualsiasi formula; indulg. plenaria alle consuete condizioni se fatta ogni giorno per un intero mese).

Al giorno d’oggi, che abbiamo difficoltà a comunicarci sacramentalmente, poiché: -1) la Consacrazione viene attuata con formula modificata, quindi almeno dubbia, nelle attuali pseudo-messe “novo ordo” (in realtà pantomima rosa+crociana, nella quale il Sacrificio di Gesù Cristo viene offerto in modo blasfemo al “signore dell’universo”, (il falso dio baphomet-lucifero dei massoni) invece che a Dio Padre, Deus Sabbaoth, Creatore dell’universo!; – 2) abbiamo poi Messe di sempre, ma celebrate da falsi sacerdoti scismatici (invalidamente consacrati, ordinati da falsi vescovi, senza missione canonica e senza giurisdizione), per cui il Sacramento è invalido, perché la pseudo-consacrazione è fatta sacrilegamente da laici “travestiti”, la Comunione spirituale è più che mai di attualità, ed ad essa occorre ricorrere frequentemente, e con grandissima devozione, come S. Leonardo ci raccomanda.

Omelia Domenica di Passione

Omelia della Domenica di Passione

Dal Vang. Sec. S. Giovanni, VIII

[del Canonico G.B Musso- 1851]

Rispetto alle Chiese

 

Bisogna ben dire che sia un gran peccato il poco rispetto alla casa di Dio, mentre Gesù Cristo in due occasioni diverse lo punisce con severi ed esemplari castighi. L’odierno Vangelo ci presenta il divino Maestro che istruisce nel Tempio una turba di Ebrei. I malvagi invece di trarre profitto L’insultano con ingiurie e Lo minacciano con pietre: Lo chiamano Samaritano ed indemoniato, e si armano per lapidarLo. Ecco il delitto, Gesù nascondendosi agli occhi loro, esce dal Tempio. “Jesus autem ascondit se, et exivit de Templo”. Ecco il castigo, castigo di abbandono, castigo di privazione della perfida Sinagoga, castigo di ogni altro il maggiore, espresso nel ritiro liturgico di questa Domenica, in cui si velano le sacre immagini. In altro tempo vede Gesù il Tempio santo di Dio convertito in piazza di negoziazione e, come Egli si espresse, in una spelonca di ladri. Ecco il delitto. E acceso in volto di santo zelo, con flagello alla mano discaccia i sacrileghi profanatori. Ecco il castigo. Su questo, uditori, come più sensibile, facciamo due riflessioni. Perché il Figliuolo di Dio di propria mano, e perché con un flagello prende vendetta della violazione del sacro luogo? Tutto ciò che nei sacri libri sta scritto, dice l’Apostolo, a nostra istruzione sta scritto. Ecco dunque il perché. Castiga Cristo Gesù di propria mani i profanatori del Tempio, per farci conoscere la gravità di questo peccato. Adopera un flagello per indicarci i molti castighi che trae addosso quest’istesso peccato. In questi due aspetti, trattiamo, fideli miei, l’importante argomento e rimedio se ci troviamo colpevoli, a preservazione se siamo innocenti.

.I. Dalla qualità della pena si può argomentare la gravezza della colpa. Se si eccettui il già indicato avvenimento, non si legge in alcun luogo dell’antico Testamento, e nel nuovo, che Iddio per qualunque misfatto abbia di propria mano puniti i delinquenti. Scacciò dal terreno paradiso i rei nostri progenitori, ma si valse d’un angelo, esecutore del meritato esilio. Per mezzo di un angelo percosse tutte le famiglie di Egitto colla prodigiosa uccisione di tutti i loro primogeniti. Per mezzo di un angelo fece starge del numeroso esercito dell’empio Sennacherib. Per mezzo dei serpenti ferì a morte nel deserto i mormoratori di Dio e di Mosè. Per mezzo dei leoni afflisse i popoli prevaricatori della desolata Samaria. In somma a castigare i trasgressori della sua legge, si serve Iddio sdegnato delle ragionevoli o insensate sue creature. Solo quando trattasi di punire i sacrileghi profanatori della santa sua casa vuol adoperare la vendicatrice sua destra.

Si diportò il divin Signore in quest’azione, come un principe sovrano, che i violatori della sua legge fa punire dai suoi ministri con le pene imposte dalla medesima legge. Ma se avvenga mai che vassallo indegno abbia l’ardire di tentare l’onore della sua Sposa, più non si contiene, e omessa ogni formalità di giudizio, impugna la spada, e di sua mano si vendica dell’iniquo attentato. Infatti finché il regnante Assuero udì le accuse fatte da Ester contro il fellone Aman, non parlò di castigo, solo con ciglio torbido e pensoso si tolse a lui davanti; ma ritornando, al veder lo scellerato star supplichevole a pie’ della regina, preso da geloso precipitato sospetto, “Oh! Il perfido, esclamò, il temerario! Anche il presenza mia , nella mia reggia, un tanto ardimento?” Etiam Reginam vult opprimere me praesente in domo mea (Est. VII, 8). Su, si sospenda ad un’altissima trave: un patibolo è poca pena a tanto eccesso. Tanto è vero, che la colpa di chi pecca in casa, e sotto gli occhi del suo sovrano, è immensamente più mostruosa e più grave.

Dite ora argomentando così: come, Gesù Cristo, pastor buono, agnello mansueto, che tutto dolcezza e misericordia accoglie i peccatori, siede a mensa coi pubblicani, loda le Maddalene, sottrae dalle pietre le donne adultere, ora cangiato in leone di Giuda, armata la destra di flagello, acceso di giusto inusitato furore, rovescia le tavole dei banchieri, scompiglia le gabbie delle colombe, e fuor discaccia i mercatanti e gli avventori? Convien concludere che enorme sia il reato, che a tanto lo spinge. Così è, ma quanto maggiore sarà il delitto di noi cristiani, se oseremo perdere il rispetto per la casa di Dio! Furon colpevoli, evvero, gli Ebrei profanatori, ma quel Tempio solo adombrava la maestà di Dio invisibile. Non era in quello, come nelle chiese nostre un Dio realmente presente sotto l’eucaristico velo. E poi quei trafficanti sembrano degni di qualche scusa, poiché le pecore e le colombe, da loro esposte in vendita, erano secondo il rito mosaico, da Dio prescritte nei diversi sacrifici. Ora quale scusa o pretesto potranno addurre gli irriverenti cristiani per i loro cicalecci, sogghigni, prolungati discorsi, occhiate libere, gesti licenziosi, azioni sconvenevoli, scandalosi amoreggiamenti? E tutto ciò davanti a Dio vivente, innanzi a Dio presente, in faccia ai suoi altari, al cospetto degli Angeli suoi adoratori? E che strana cosa è mai questa? Se ne lagna l’oltraggiato Signore per bocca del suo profeta Geremia, che strana cosa ed empia, che il mio popolo dalla mia dilezione favorito e distinto, venga con tanta scelleratezza ad insultarmi in casa mia? Quid est, quod dilectus meus in domo mea fecit scelera multa? Sono dunque così venuto a vile, che nessun riguardo si abbia, né all’abitazione mia, né alla mia presenza? Saprò ben Io vendicarmi del disprezzo sacrilego. Darò di mano a un più tremendo flagello, che quello adoperato nel Tempio: Mea est ultio, et ego retribuam (Deut. XXXII, 35).

.II Questo minacciato flagello, come riflette S. Tommaso, è composto da tre specie di mali, e sono: i castighi privati, i castighi pubblici, e la permission dei peccati, Flagellum de funicoli. E primieramente castighi privati. Padri e madri, vi lagnate sovente che i vostri figliuoli alzino contro voi la testa, la voce e le mani, e disprezzino i vostri comandi e la vostra persona, esaminate voi stessi. Avreste mai perduto il rispetto a Dio ed alla sua casa? Se è così, Iddio permette che vi si renda la pariglia, disprezzo per disprezzo, oltraggio per oltraggio. Scuotono i figli vostri il giogo della paterna autorità, sono discoli, non vi danno che disgusti, han fatto pessima riuscita. Colpa vostra! Fra le altre non avete fatto alcun conto delle loro insolenze in Chiesa. Essi a certe ore si servono della Chiesa come di una piazza da giuoco; nelle loro risse si perseguitano fino in Chiesa colle sassate. E guaio se un chierico, o un sacerdote si facesse a discretamente correggerli. Chi sa come l’intenderebbero certi padri alteri, certe madri arroganti? Caricherebbero, come più volte è avvenuto, di ingiurie e di contumelie il ministro di Dio per aver fatto il proprio e loro dovere. In certe case tutto è scompiglio, tutto è disordine, vi abita il demonio della discordia, v’è una lite che snerva, la malattia che consuma, la povertà che attrista, l’infamia che accora, la disperazione che infuria, tristi effetti, dice l’Apostolo, delle irriverenze, delle sacrileghe profanazioni della casa di Dio. Si quis domum Dei violaverit, disperdet illum Deus (I Cor. III, 17).

Così fu sempre, così sempre sarà. I disprezzatori del luogo santo, non fuggiranno dall’ira di Dio. Vedetene gli esempi funesti nelle divine Scritture. Eccovi Antioco, roso in tutto il corpo da vermi schifosi, perché spogliò il Tempio di Dio. Eccovi Ozia, coperta da fetida lebbra, perché stese la destra profana al sacro incensiere, ecco Manasse, carico di catene, chiuso in tetra prigione, perché collocò nel Tempio un idolo abominevole. Ecco Eliodoro, flagellato dagli angeli, perché violò i sacri depositi e l’altare del Dio di Israele. Ecco Oza Levita, colpito da subitanea morte, perché irriverente stese le mani all’arca del Testamento. Ecco Baldassarre scannato nel proprio letto, perché profanò i vasi del Santuario. Così fu, così sarà sempre. Si quis domum Dei violaverit, disperdet illum Deus. La sentenza è data, ne sarà la vittima chi non la teme.

Se tanto atterriscono i particolari castighi, quanto dovranno spaventarci i pubblici? Escono dalla porta della Chiesa profanata i fulmini della divina vendetta, a difendere il proprio onore, a riparare i ricevuti oltraggi. Iudicium a domo Dei (I Piet. IV, 17). Escono le guerre che fanno strage dei popoli, che atterrano le intere città. Così avvenne per le iterate violazioni del Tempio santo all’infelice Gerusalemme messa a sacco a ferro, a ferro, a fuoco, a ruina dall’armi romane: Ultio Domini, ultio Templi sui (Ger. LI, 11.). Escono gli elementi a sconcertar le stagioni, onde non dian pioggia le nuvole, inaridiscan le biade. Steriliscano le piante; e le calamità, la miseria, la fame puniscano le irriverenze sacrileghe fatte al Creatore nella propria casa. Così ei se ne protesta pel suo profeta Aggeo: Quia domus mea deserta, propter hoc prohibiti sunt coeli, ne darent rorem suum (ca. I, 9). Così per nostra colpa proviamo di frequente. Ultio Domini est, ultio Templi sui. E da che vennero le contagiose epidemie degli anni scorsi che portarono il lutto in tante case, che desolarono tante famiglie? Ultio Domini est, ultio Templi sui. E quando mai si sentirono fra noi tante e sì fiere scosse di terremoti, e così frequenti, e così durevoli? E quando mai si udirono di tristi novelle di pestilenza di qualità strana, esecutiva, immedicabile, che assale chi per vigor di forza meno la teme, ed in poche ore l’uccide e va serpeggiando di regno in regno? Ultio Domini est, ultio Templi sui.

Ma quello è il meno, rispetto al terzo castigo della permission dei peccati. Sarebbe meglio che in una città entrasse la peste, e passeggiasse la morte, più tosto che nelle sue contrade il peccato andasse in trionfo. Il colmo dell’ira di Dio non è quando temporalmente castiga, ma quando abbandona. Exacerbavit Dominum peccator (Sal. IX, 1), dice il Re Profeta. Il peccatore è arrivato a tal segno da esacerbare il cuor di Dio? Che ne avverrà? Sarà forse da Lui punito con malattie, amareggiato con perdite, percosso con disgrazie? Non già, non già! Sarebbero questi castighi, colpi per svegliarlo, ferite per guarirlo, avvisi per salvarlo. Ma no: nella moltitudine dei motivi dei motivi che accendono la giusta sua collera, Iddio più nol cerca, In moltitudine irae suae non quaere. Comprendetene uditori la terribilità e la conseguenza. Quando il medico dice agli assistenti ad un infermo, gli dian tutto quel che desidera, che segno è questo? Dobbiam dunque noi dare al nostro malato le cose da voi poc’anzi proibite e da voi chiamate nocive? Date, date, non v’è più rimedio, il caso è disperato, egli è perduto!

Ah Signore, castigateci pure colla sferza da padre, colla verga da pastore, col ferro e col fuoco da medico severo insieme e pietoso; ma non ci abbandonate al reprobo senso, non ci abbandonate a noi stessi. Se contro di noi si armeranno i ministri del vostro sdegno, la fame, la guerra, la peste, la morte, questi stessi flagelli ci daran la spinta a portarci ai vostri pie’ ed implorare pietà. Disingannati delle terrene cose ci volgeremo alle eterne, disperati della vita presente, penseremo alla vita futura. Ma se voi ci voltate le spalle, se voi ci abbandonate, si alzerà un muro tra Voi e noi, che ci dividerà in eterno.

Ad evitare somigliante castigo, massimo ed ultimo di tutti i castighi, rispettiamo, fedeli miei, la casa di Dio, accostiamoci al luogo santo con un timore reverenziale che ci contenga nella più modesta compostezza, che ci avvisi a non dir parola, a non azione che possa offendere gli occhi di sua divina maestà. Ce l’impone Dio stesso nel Levitico: Pevete ad sanctuarium meum (XXVI, 2). Che se noi, non curando la santità del luogo, imiteremo quegli empi veduti nel Tempio dal Profeta Ezechiele, vòlto il tergo all’altare, porgere incenso agli idoli, e con mille altre abominazioni contaminare il santuario; se le adorazioni a Dio dovute saran rivolte a qualche idolo di carne, se le mode scandalose saran d’inciampo agli incauti, se la Chiesa per diabolica libertà diverrà un teatro, Iddio ci abbandonerà al suo giusto furore, si ritirerà dal luogo santo e da noi, com’Egli stesso se ne protesta col citato Profeta: Recedam a santuario meo (Ezech. VIII, 9). Così fece con la perfida Sinagoga. Gesù si nascose, ecco estinto nei figli suoi il lume della fede, Gesù uscì dal Tempio, eccoli segregati dalla sua alleanza, dispersi sulla faccia della terra, portar in fronte il marchio del deicidio, e della loro riprovazione, in odio a Dio e a tutte le nazioni. Guai a voi se in pena della violata religione, e del disprezzo della sua casa Gesù si nasconde! Resteremo in tenebre ed ombre di morte, cadremo nei precipizi degli eccessi più enormi. Guai a noi se Gesù si parte dalle nostre Chiese, come si partì da quelle dell’Asia, dell’Africa e dell’Egitto, divenute moschee maomettane; privi allora d’altare, di sacramenti, di sacrifizi e di ogni altro spirituale aiuto: per pochi giorni passeggeremo la via del libertinaggio, e gustati alcuni frutti di avvelenato piacere, coronati di rose piomberemo nell’inferno prima provato, che da noi temuto. Che Dio ci liberi!

la strana sindrome di nonno Basilio -8-

Caro direttore, le scrivo ancora una volta per metterla al corrente degli avvenimenti di casa Del Vescovo, di modo che possa darmi qualche buon consiglio o richiederlo a qualche sua illuminata conoscenza. Passo a raccontarle i fatti. Stavo meditando, come al solito il venerdì, la Via Crucis di S. Leonardo di Porto Maurizio, intervallata dal canto dello Stabat Mater di Jacopone da Todi (beh .. diciamo che il canto lasciava alquanto a desiderare, ma sono sicuro che al Signore va bene anche con qualche nota calante, qualche neuma o melisma impreciso). Giunto alla ottava stazione, meditavo sulla pietà di Gesù verso quelle donne, madri dei figli sui quali poco prima era stato invocato, presso Pilato, la ricaduta del sangue dell’Innocente fatto condannare “sine causa”… e nel contempo mi balenavano le parole di Geremia: “Una voce si ode da Rama, lamento e pianto amaro: Rachele piange i suoi figli, rifiuta d’essere consolata perché non sono più … ” (Ger.XXXI-15), parole, pure ricordate da S. Matteo nel capitolo II del suo Vangelo. Lo Stabat mi risuonava nelle orecchie “ … pro peccatis suae gentis vidit Jesum in tormentis et flagellis subditum …” Gesù nei tormenti consola i figli di Rachele, ben sapendo a cosa andassero incontro in tutta la loro storia, fino alla fine dei tempi. Ecco perché la Chiesa Cattolica (quella del Magistero infallibile ed irreformabile, come cerco di spiegare ai miei nipoti -credo oramai le siano familiari- ) invitava i fedeli a pregare per il popolo dal quale Gesù era nato nella carne, con le preci che i loro stessi profeti avevano composto. Ma ecco che il Magistero da un po’ di tempo è stranamente cambiato, come mi fa appunto notare Caterina leggendomi ancora un passo di quel documento stravagante, o sarebbe forse meglio definirlo eufemisticamente delirante, che è “Nostra Aetate” ( … a meno che, come io credo, non sia uno scherzo del solito Mimmo … buontempone e che ignora completamente tutte le sentenze, definitive ed irreformabili della Santa Chiesa Cattolica al riguardo!). Ascolti, direttore e giudichi un po’ lei: “… Tuttavia, secondo l’Apostolo, gli Ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento (Rm. 11, 28-29)”.(N.A. 4/e). “E se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo. E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati né come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla Sacra Scrittura. Pertanto, tutti facciano attenzione nella catechesi e nella predicazione della Parola di Dio a non insegnare alcunché che non sia conforme alla verità del Vangelo e allo spirito di Cristo” (N.A. 4 g-h) (… che ipocrisia spudorata! E i Concili lateranensi III e IV, il Concilio di Basilea …, di Meaux e quelli di Toledo li dobbiamo cancellare? … e le innumerevoli bolle ed encicliche papali chiarissime al riguardo, bolle tutte irreformabili come la Chiesa ha sempre definito questi documenti?,) A questo punto comincio a sbottare, perché ecco che così i “Padri del Vaticano II” inviavano alla sbarra degli imputati, duecentosessanta Papi, da San Pietro Apostolo a San Pio X, venti Concili Ecumenici, tutti i Padri della Chiesa, con in testa S. Giovanni Crisostomo, ed una legione di Santi e Dottori della Chiesa con l’accusa – sia pure indiretta, e nel migliore stile modernista – di avere nel corso di duemila anni insegnato, o comunque lasciato insegnare, una dottrina “non conforme alla verità del Vangelo e allo spirito di Cristo”. Tutti costoro insomma avrebbero – qui come altrove e in altri campi – falsificato la verità. Qui come altrove lo Spirito Santo, contro ogni promessa divina, avrebbe abbandonato la Chiesa per quasi duemila anni, fino alla riscoperta del “vero cristianesimo” fatta dai “Padri del Vaticano II” sulla scia di Blondel, de Lubac & C. (i falsi profeti, veri lupi vestiti da agnello … ma adesso mi devo fermare, perché dice il mio cardiologo, devo stare attento alla pressione … mi perdoni!). Per far trangugiare, però, al “popolo di Dio” anche questa ennesima eresia, mio caro Mimmo e Caterina, i “P/L..adri del Vaticano II” avrebbero dovuto far sparire dalla circolazione anche un bel po’ di fastidiosi passi del Nuovo Testamento. che disturbano il nuovo idillio ecumenico catto-giudaico, modernista-talmudico e kabbalistico appena inaugurato, come ad esempio i seguenti, che vi invito a controllare scrupolosamente: Perciò io vi dico: vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”.(Matteo XXI-43) Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati”. (Giov. VIII-23,24). Essi (gli Ebrei increduli) non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini, impedendo a noi di predicare ai pagani perché possano essere salvati. In tal modo, essi colmano la misura dei loro peccati! Ma ormai l’ira è arrivata al colmo sul loro capo”.(I Tess. II-15). «… i Giudei furono pieni di gelosia e contraddicevano le affermazioni di Paolo, bestemmiando. Allora Paolo e Barnaba dichiararono con franchezza: “Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani”».24 (Atti XIII,45-46); All’Angelo della Chiesa di Smirne scrivi: Così parla il Primo e l’Ultimo, che era morto ed è tornato alla vita: Conosco la tua tribolazione, la tua povertà – tuttavia sei ricco – e la calunnia da parte di quelli che si proclamano Giudei e non lo sono, ma appartengono alla sinagoga di satana”. (Apoc. II,8-9), per non parlare poi del Vangelo di S. Giovanni al cap.VIII-43 e segg. che invito tutti a rileggere, per farsi un’idea di come Gesù si rivolgesse ai suoi connazionali (unico esempio di asprezza verbale di Gesù in tutto il suo mite eloquio terreno), e del cap. XXIII di Matteo con le ripetute citazioni con tanto di “razze di vipere” e di “Guai a voi … ”  e dei “Guai a voi … ” del cap. XI del Vangelo di S. Luca ne vogliamo parlare?! È evidente dunque che gli Ebrei sui quali cade la condanna divina, non sono soltanto quelli che materialmente furono promotori e cooperatori della crocifissione e morte di Nostro Signore Gesù Cristo, come vorrebbe dare ad intendere il “ribaltone” di“Nostra aetate” (il documento sicuramente stilato da Mimmo o da qualche altro suo amico, ignorante buontempone come lui!), bensì anche tutti gli altri nella misura in cui essi persistono nel loro ostinato ripudio del Figlio di Dio. Se poi gli Ebrei – come afferma sempre l’ineffabile Nostra Aetate, stravolgendo il senso della Lettera ai Romani cc. IX, X ed XI – “rimangono ancora (queste due parole “aggiunte” che però non figurano in San Paolo) carissimi a Dio (questa poi … è proprio il colmo, ma se afferro Mimmo di soppiatto, gliene darò di bastonate, così vediamo se finalmente impara qualcosa …!) , i cui doni e la cui chiamata sono senza pentimento”, è evidente che lo sono soltanto in quanto popolo che, alla fine, negli ultimi tempi, in quanto popolo si convertirà, dopo che “saranno entrate tutte le genti” (Rom. XI,25-26). Fino ad allora, però, i singoli ebrei increduli rimangono “rami recisi” dall’olivo buono dell’Israele dei Patriarchi (che non è certamente l’Israele ribelle a Cristo), sul quale invece sono stati innestati i veri credenti, ossia i pagani convertiti al cristianesimo (Rom. XI,17-21). A conferma di quanto detto, San Paolo stesso afferma, nel medesimo luogo, che egli predica il Vangelo “nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue (gli Ebrei, ovviamente) e di salvarne alcuni (Rom. XI,14)”. La conversione rimane dunque, per gli Ebrei, come per i pagani, l’unica via di salvezza: “Considera dunque la bontà e la severità di Dio: severità verso quelli che sono caduti (gli Ebrei increduli); bontà di Dio invece verso di te, a condizione però che tu sia fedele a questa bontà. Altrimenti anche tu verrai reciso. Quanto a loro, se non persevereranno nell’infedeltà, saranno anch’essi innestati”.(Rom. XI, 22-23) Alle osservazioni inconcludenti di Mimmo, che annaspa e farfuglia, dico solo che, senz’altro aggiungere, basta scorrere i suddetti capitoli della Lettera ai Romani, per giudicare dell’onestà intellettuale, per non dire della fede, degli estensori della Nostra aetate e dei “Padri del Vaticano II” (il solito difetto mi porta a scrivere la “L”… mi perdoni!). Caro direttore, le voglio a questo punto ricordare, come ho fatto con i miei esterrefatti nipoti, una frase che il Santo Pio X, (autentico Santo Padre secondo la bolla di Paolo IV “Cum ex Apostolatus Officio”) letteralmente estromesso dal Concilio (concilio che secondo S.S. Pio II in una sua bolla, è un falso d.o.c. – … in altra occasione parleremo della sua bolla “Execrabilis” del 1460 – documento anch’esso infallibile ed irreformabile la cui conoscenza eviterebbe tante inutili polemiche a sostegno di stranezze fatte trangugiare col “mantra” dell’obbedienza – ma … ora è tardi e devo prendere le mie medicine che la buona Genoveffa, la mia povera cara moglie, mi ricorda di prendere). Ecco la frase, (dall’Enciclica “Pascendi dominici gregis”) che il buon zio Tommaso ci ricordava spesso nelle nostre riunioni domenicali, e che sembra … azzeccarci proprio (non mi ricordo quale uomo politico ricorreva sempre a questa espressione …!): «Non pochi dello stesso ceto sacerdotale, fingendo amore per la Chiesa, scevri d’ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere, anzi tutti penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si danno, senza ritegno, per riformatori della Chiesa medesima; e, fatta audacemente schiera, si gettano su quanto ha di più santo nell’opera di Cristo»… per cui, aggiungo io, come scriveva San Marco: “vos autem fecistis eam speluncam latronum” (…ne avete fatto una spelonca di ladri) (S. Marco XI-17). E poi, caro direttore, i nostri fratelli maggiori (eredi infatti di … Caino, di Esaù, di Ruben, Dan, Gad e fratelli reprobi, etc…), lo sa come considerano noi cristiani, Gesù e la Santa Vergine Maria?? .. non lo sa? A parte le invio allora un estratto di “perle” del Talmud e dello Zohar, i libri sacri (secondo i loro rabbini) dei “cari fratelli”, libri messi all’Indice dai Santi Papi (non li cito perché ci vorrebbe un volume intero che comprenda bolle, encicliche, citazioni, documenti conciliari, tutti infallibili ed irreformabili, … altro che le chiacchiere di Mimmo!) perché reprobi, offensivi, e scandalosi. Alle ulteriori arrampicate sugli specchi di Mimmo, con spreco di pietà e compassione per i poveri perseguitati, che cita “Nostra Aetate” ed altri documenti spudoratamente modernisti … “elaborati dalla quinta colonna” – dice Caterina – e successivi fino ai nostri giorni (… ma saranno poi veri o, come penso io, frutto sempre della fervida fantasia di Mimmo?), gli faccio notare che questi testi sono un’esplicita professione di eresia direttamente opposta alla solenne definizione dogmatica di Papa Eugenio IV e del Concilio Ecumenico di Basilea [sessione XIX], e Firenze, [sessione XI – bolla di unione dei copti] e la dottrina detta dal supremo magistero di Papa Benedetto XIV (il famoso Cardinal Lambertini) in «Ex Quo Primum», che ripetutamente ed esplicitamente cita la definizione di Firenze nella bolla dei copti, in cui l’alleanza Mosaica è stata “revocata” e “abrogata”. Per non parlare di Innocenzo III, … ma sì, cosa gli vado a raccontare a Mimmo, che tanto quello, poverino, che ne sa? Oramai a guardare i prelati di ogni risma e grado che vanno a braccetto riverendo i bestemmiatori … no, non ce la faccio proprio più, e nessuno mi accusi di antisemitismo, il solito trucco per mettere a tacere coloro che dicono verità sacrosante, perché la Madre mia – e quindi anch’io – è, secondo la razza, una vera semita, non come quelli che lo dicono ma non lo sono, perché ariani convertiti, discendenti dai Kazari, la cosiddetta XIII tribù (falsa) di Israele!! Caro direttore, quando è troppo, è troppo !!… perdoni il mio sfogo, ma per la Madre mia sono disposto a rinunciare a tutto, a vendere cara la pelle (anche se nelle mie condizioni, non vale molto … lo so … ), se necessario … “Siate, Cristiani, a muovervi più gravi: non siate come penna ad ogne vento, e non crediate ch’ogne acqua vi lavi. Avete il novo e ‘l vecchio Testamento, e ‘l pastor de la Chiesa che vi guida; questo vi basti a vostro salvamento. Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte, sì che ‘l “Giudeo” di voi tra voi non rida! Mi torna alla mente lagrande” Felicina, la cugina secchiona, quando recitava per intero il V canto del Paradiso di un certo anticlericale, feroce antipapista, forse rosa+croce, un “modernista” gnosticheggiante, che si nascondeva “sotto il velo de li versi strani”, uno che scopiazzava i poeti arabi, pretendendosi un grande letterato …(questo ce lo diceva lo zio Pierre … a scuola però ci dicevano tutt’altro!), come si chiamava … ah, si, Dante Alighieri … mi pare! Adesso devo lasciarla perché la mia pressione ha varcato i livelli di guardia … mi avverte Caterina. Saluti affettuosissimi a lei e ai suoi lettori … se avranno avuto la pazienza di leggermi!

(Continua … )

 

la strana sindrome di nonno Basilio -7-

 

Caro direttore, le scrivo per comunicarle, felice, che la mia memoria comincia a risvegliarsi, anche se la cosa procede a sbalzi con fenomeni curiosi, e a volte dolorosi. L’altro giorno ad esempio ero tutto preso dalla lettura del capitolo VIII del profeta Ezechiele, che lei certamente conoscerà, e leggevo, ai versetti 5 e seguenti: “Mi disse: “Figlio dell’uomo, alza gli occhi verso settentrione!”. Ed ecco a settentrione della porta dell’altare l’idolo della gelosia, proprio all’ingresso. Mi disse: “Figlio dell’uomo, vedi che fanno costoro? Guarda i grandi abomini che la casa d’Israele commette qui per allontanarmi dal mio santuario! Ne vedrai altri ancora peggiori”. Mi condusse allora all’ingresso del cortile e vidi un foro nella parete. Mi disse: “Figlio dell’uomo, sfonda la parete”. Sfondai la parete, ed ecco apparve una porta. Mi disse: “Entra e osserva gli abomini malvagi che commettono costoro”. Io entrai e vidi ogni sorta di rettili e di animali abominevoli e tutti gli idoli del popolo d’Israele raffigurati intorno alle pareti e settanta anziani della casa d’Israele, fra i quali Iazanià figlio di Safàn, in piedi, davanti ad essi, ciascuno con il turibolo in mano, mentre il profumo saliva in nubi d’incenso. Mi disse: “Hai visto, figlio dell’uomo, quello che fanno gli anziani del popolo d’Israele nelle tenebre, ciascuno nella stanza recondita del proprio idolo? Vanno dicendo: Il Signore non ci vede… il Signore ha abbandonato il paese…”. Poi mi disse: “Hai visto, figlio dell’uomo? Vedrai che si commettono nefandezze peggiori di queste”. Mi condusse all’ingresso del portico della casa del Signore che guarda a settentrione e vidi donne sedute che piangevano Tammuz. Mi disse: “Hai visto, figlio dell’uomo? Vedrai abomini peggiori di questi”. Mi condusse nell’atrio interno del tempio; ed ecco all’ingresso del tempio, fra il vestibolo e l’altare, circa venticinque uomini, con le spalle voltate al tempio e la faccia a oriente che, prostrati, adoravano il sole. Mi disse: “Hai visto, figlio dell’uomo? Come se fosse piccola cosa per la casa di Giuda, commettere simili nefandezze in questo luogo, hanno riempito il paese di violenze, per provocare la mia collera. Eccoli, vedi, che si portano il ramoscello sacro alle narici.” Nel leggere mi ero assopito, ma … la voce continuava a risuonare nella mia testa. Ascolti cosa ho udito e visto (stato confusionale, allucinazione, psicosi, stato schizoide, ipnotico … non saprei! … mi aiuti se può!); mi disse: “… hai visto figlio del fornaio (mio padre, buon’anima, era infatti fornaio!) cosa è successo nella Basilica di Assisi nell’ottobre 1986”. Qui si trovavano tanti curiosi personaggi intorno ad un uomo vestito di bianco, il quale collocava sull’altare del Signore un abominio chiamato Buddha, togliendo la statua della Madonna di Fatima, e mi disse: “vedi nipote del carbonaio (mio nonno era infatti carbonaio) ti farò assistere a situazioni di grande vergogna per chi, nella Chiesa di Cristo, avrebbe dovuto vegliare sull’ortodossia della fede”. Mi portò in una grande assemblea di uomini con zuccotti, copricapi e vesti clericali nel Tempio dedicato a San Pietro, e vidi un uomo vestito di bianco che inneggiava ai diritti dell’uomo eliminando ed abolendo i diritti di Dio. Lo stesso personaggio lo vidi nell’Assemblea generale dell’O.N.U., organizzazione ateo-muratoria, mondialista, spudoratamente anticristiana, una prova di governo mondiale del “nuovo ordine”, mettersi al servizio dell’“umanità ribelle” per conciliare tutte le credenze e tutti i culti in un’unica religione universale e sognando di diventare il grande unificatore dei popoli, egli sacrificava la Chiesa cattolica, la Tradizione, le Istituzioni, i fedeli stessi, (mi ricordai le parole dello zio Tommaso che diceva sempre: «Di tutti i doveri inerenti al Cristianesimo, il primo e più sacro è quello di mantenere la purezza del suo messaggio, che non è quello dell’uomo per l’uomo, ma quello della salvezza che viene da Dio». E ancora: “Guarda i grandi abomini che la casa di Roma commette qui per allontanarmi dal mio santuario! Ne vedrai altri ancora peggiori. Vieni e vedrai cose ben più gravi!”: mi portò a san Pietro e vidi quest’uomo vestito di bianco, togliersi la tiara e gettarla via, come volendo distruggere l’istituzione pietrina; poi toglie il pettorale e indossa l’efod (per chi non lo sapesse l’efod è un paramento indossato dal sommo sacerdote del “Kahal rav”, il “gran Sinedrio”, che ancora oggi esiste occultato, e lo indossava appunto Caifa quando condannò a morte Gesù)» .. “vieni e vedrai cose abominevoli e ben peggiori”: siamo al 2 febbraio 1986, a Madras – India, e il rappresentante di Cristo in terra (non era quello di prima però), con in testa la mitra e nella mano il “pastorale-croce” riceve il “crisma” – sterco di vacca sacra! – impressogli in fronte da una discinta “sacerdotessa” di tutti quei satanassi che si fanno chiamare collettivamente “Shiva”, cioè: “benevola”! (gesto che rappresenta una cerimonia iniziatica della religione fallica di Shiva, ossia un “sacramento luciferino” della trinità del Brahmanismo!!). Mi prese e mi portò nella grande moschea-madre Omayyades di Damasco, in Siria, dove c’è una reliquia (dicono, ma nulla lo prova) di S. Giovanni il Battista, e qui vidi ancora l’uomo vestito di bianco (quello profumato dallo sterco di vacca !? …), era 6 maggio 2001, circondato da personaggi bislacchi, proferire parole blasfeme contro il Cristo, senza che ne affermasse cioè mai la divinità, prostrandosi senza vergognarsi all’Islam, feroce persecutore dei cristiani, (come tutti i giorni vediamo oggi, anche perché i poveri Cristiani di Asia ed Africa vengono disarmati e venduti da coloro che dovrebbero difenderli in nome di un pazzesco, idiota e falso ecumenismo) … “Vieni e vedrai cose ancor più ignominiose” … vedrai l’abominio della desolazione stare lì dove non dovrebbe stare … sull’altare di Cristo, in tutte le Chiese, ove si rinnova, in una pantomima rosa+croce, spacciata per Messa cattolica, il deicidio offerto a lucifero per cancellare il Sacrificio di Gesù Cristo, … e mi poi trascinò nella cappella Palatina del Vaticano, era il 29 giugno del 1963, e vidi uomini vestiti di nero e porpora, mi sembravano alti prelati e forse anche la “presunta” massima autorità che … collegati via radio con l’America, … mi pare di intendere: pronto, pronto … Charleston (città sul 33° parallelo) … qui stavano dando vita ad una bestiale intronizzazione, in contemporanea col cuore stesso del Tempio principale del Cristianesimo … pronto, qui Charleston, siamo pronti per la cerimonia, you redy? … ok, qui Roma, siamo pronti anche noi, intronizziamo e offriamo la nostra anima … mi sentite? … positivo! Iniziamo … il Pontefice è pronto … ma a questo punto ho una convulsione, come un conato tremendo, un tremore epilettoide, … mi alzo di colpo gridando “clama, ne cesses!!!” (era il motto di zio Tommaso, da Isaia LVIII) e vedo mio nipote Mimmo vicino a me che, preoccupatissimo, mi chiede “come stai, nonno, ti vedo sconvolto”… “ah, Mimmo, ma eri tu che parlavi ??”, “ .. no, no, io ho cercato solo di confortarti, ma tu non rispondevi, ed io non sapevo cosa fare, ho pensato ad un attacco apoplettico … come va adesso ?”. “Bene … adesso va molto meglio, grazie, ma è stato terribile!!, hai proprio ragione tu, la mia memoria si sta risvegliando, e comincio a capire anche perché si sia ammalata!! Con una certa fatica recupero la mia Bibbia capovolta e avendo perso il segno la riapro sbadatamente qualche capitolo più in avanti e leggo: “… Riferirai a quei ribelli, alla gente d’Israele: Così dice il Signore Dio: troppi sono stati per voi gli abomini, o Israeliti! Avete introdotto figli stranieri, non circoncisi di cuore e non circoncisi di carne, perché stessero nel mio santuario e profanassero il mio tempio, mentre mi offrivate il mio cibo, il grasso e il sangue, rompendo così la mia alleanza con tutti i vostri abomini. Non vi siete presi voi la cura delle mie cose sante ma avete affidato loro, al vostro posto, la custodia del mio santuario. Così dice il Signore Dio: nessuno straniero, non circonciso di cuore, non circonciso nella carne, entrerà nel mio santuario, nessuno di tutti gli stranieri che sono in mezzo agli Israeliti (gli attuali figli spirituali di Isacco, cioè i Cattolici, – n.d.Bas..-). Anche i leviti (nel nostro caso i sacerdoti –n.d.Bas. -), che si sono allontanati da me nel traviamento d’Israele (l’Israele spirituale, cioè la Santa Chiesa Cattolica –n.d.B.-) e hanno seguito i loro idoli (il socialismo, la democrazia, la libera coscienza, l’evoluzionismo, lo scientismo, il modernismo –n.d.B.-) sconteranno la propria iniquità; serviranno nel mio santuario come guardie delle porte del tempio e come servi del tempio; sgozzeranno gli olocausti e le vittime del popolo e staranno davanti ad esso pronti al suo servizio. Poiché l’hanno servito davanti ai suoi idoli e sono stati per la gente d’Israele (noi poveri cristiani – n.d.Bas.. -) occasione di peccato, perciò Io ho alzato la mano su di loro – parola del Signore Dio – ed essi sconteranno la loro iniquità. Non si avvicineranno più a me per servirmi come sacerdoti e toccare tutte le mie cose sante e santissime, ma sconteranno la vergogna degli abomini che hanno compiuti” (Ezech. XLIV-6,8 e 10,13). “Hai capito Mimmo, siamo arrivati al capolinea …! Sta per essere eliminato il Katechon!! … o forse lo è stato già!” “E che cos’è il Katechon”?, mi chiede Mimmo. “Questo succede a chi perde tempo con i videogiochi e non medita la Parola di Dio notte e giorno, altrimenti ti saresti immediatamente ricordato del passo di San Paolo nel quale avverte i Tessalonicesi, allora, e noi oggi: “… di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente. Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l‘apostasia (mi sembra che oramai ci siamo, caro direttore … è fin troppo evidente!!, solo chi non vuol vedere non vede!) e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio” (2 Tessal.II-2,4). “Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene (ecco il Katechon!). Solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta, l’iniquo, la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi. E per questo Dio invia loro una potenza d’inganno (oggi direttore, la vedono ogni giorno in diretta Tv.!) perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all’iniquità” (2 Tessal. II-7,12)”. La “piccola apocalisse” è in fase avanzata, siamo nello stato di metastasi generalizzata del cancro introdotto nel “Corpo Mistico” di Cristo che è la Santa Chiesa Cattolica, Sposa immacolata di Cristo”! Ma caro Mimmo, e cara Caterina (che nel frattempo è giunta trafelata), non disperiamo perché l’ “abominio della desolazione”(Daniele XII-11, ricordato in Matteo XXIV-15) sarà annientato dal calcagno della Santa Vergine con l’ausilio degli “Apostoli dell’ultima ora”, come li definiva San Luigi Maria Grignion de Montfort, e … “et portæ inferi non prævalebunt adversum eam”!!! (Matteo XVI,18). Cordiali saluti da nonno Agostino e famiglia a lei e ai suoi lettori! Alla prossima!

                                                                                                                                       (Continua) .

La strana sindrome di nonno Basilio -6-

Caro direttore, mi perdoni se ancora mi faccio vivo, ma oramai la considero una cara persona di famiglia, vista la benevolenza che lei mi accorda usandomi tanta pazienza nell’ascoltare le mie vicende personali e familiari. D’altra parte, le chiedo, con chi parlare, visto che oggi tutto deve aderire al “pensiero unico” e al “politicamente corretto” (mi si era inceppato il tasto sulla “o” e mi veniva “corrotto”… bah prima o poi lo devo far riparare questo catorcio!)? … e lei sa molto bene che la “verità” (quella con la V maiuscola) non si accorda praticamente mai con il “politicamente corretto”, in particolar modo quando occorre dar fiato ai tromboni “tuttologi” che strombazzano falsità demagogiche in ogni ambito. Ma bando alle ciance e torniamo al mio caso. In una notte della scorsa settimana, non le saprei dire il giorno con precisione, ho fatto un sogno orribile, devastante per la mia povera mente malata, che mi ha portato in uno stato di angoscia profonda, di vuoto esistenziale, direi quasi (mi perdoni la stravaganza) di dolorosa notte dell’anima. Mi trovavo in una stanza dove c’era una persona vestita con una talare bianca, circondata da uomini abbigliati con vesti cardinalizie e da curiosi personaggi ricoperti da bizzarre tonache e turbanti pittoreschi. Ho pensato subito che si trattasse di una festa di carnevale, organizzata da quel mattacchione di Mimmo, mio nipote, ma lo sguardo è andato oltre la finestra della stanza ed ho visto nettamente stagliarsi la sagoma del cupolone michelangiolesco ed il colonnato del Bernini di piazza San Pietro. Ad un certo punto, quest’uomo vestito di bianco ha preso un grosso libro e lo ha baciato con grande deferenza e rispetto. Ho aguzzato lo sguardo (unica nota positiva: nel sogno vedevo benissimo, pensi che non ho dovuto nemmeno inforcare i miei soliti occhialoni!) ed ho letto: il “Corano”. Il fatto che quest’uomo in bianco non avesse la tiara, mi ha in parte rincuorato, pensando che comunque non si trattasse del Santo Padre (mai Pio XII, il “mio” Papa, il Vicario di Cristo, avrebbe compiuto quel gesto sacrilego!!!), ma questo è bastato a rovinarmi il sonno provocandomi gli effetti descritti, oltre ad una sudorazione profusa ridottasi solo dopo un’abbondante tazza di buon caffè che mia moglie, la povera, cara Genoveffa, mi ha prontamente preparato, spaventata dalle mie condizioni. Poco dopo sono arrivati solerti i miei nipoti, Mimmo e Caterina, avvertiti dalla nonna, ai quali ho raccontato il terribile sogno. Ma le mie condizioni, faticosamente e solo in parte recuperate, sono precipitate nel baratro (insieme alla mia pressione sanguigna) quando Mimmo, con fare sornione, mi ha detto, pensando di confortarmi: “Ma nonno, questo è un avvenimento realmente accaduto il 14 maggio del 1999 … allora la tua memoria si sta risvegliando!!”. Raccogliendo le mie esauste forze riesco appena a dire: “Come è possibile che in nome di un falso ecumenismo, si vada verso un sincretismo assurdo, viziato da una barriera teologica insormontabile, per superare la quale non basta certamente questo gesto inutilmente sacrilego compiuto nel baciare il Corano, il “libro sacro dei musulmani” che, come è noto, vuole e ordina la morte di tutti gli “infedeli” cristiani (… ne sanno qualcosa per esempio ad Otranto!), declassa Nostro Signore Gesù Cristo a semplice profeta (oltretutto falso ed ingannevole perché proclamatosi Figlio di Dio!) e d’altra parte non ho mai visto né udito (anche se la mia memoria è debole) un imano rivolgere ai Vangeli un segno altrettanto rispettoso (se ne ha notizia o ne hanno i suoi lettori, caro direttore, me lo faccia sapere, la prego!) per cui, anche se si volesse interpretare il gesto come un atto puramente diplomatico, la sua indiscutibile unilateralità è di una folle inutilità, così come è completamente vano far risaltare continuamente il monoteismo delle tre principali religioni, come elemento unificante, perché oltretutto resta la “questione invalicabile” della divinità di Gesù Cristo. Quindi o ci si crede o non ci si crede: una terza via, come effetto del dialogo, non esiste! A meno che questo dialogo non lo diriga una “quinta colonna” di marrani, e … questo lo diceva spesso lo zio Pierre (gliene ho già parlato in una lettera precedente … mi pare, … o no?!) secondo il quale nessun incontro compromissorio, sulla natura divina del Redentore è possibile tra le tre religioni monoteiste (e guarda Mimmo, che, secondo lo zio Pierre, di religioni monoteiste ne esiste pure una quarta, ed è forse oggi quella dominante e che ci veicolerà verso l’anticristo: quella della “sinagoga di satana!”): è un grave errore unire il monoteismo cristiano a quello giudaico e musulmano; è una falsa prospettiva usare perciò l’espressione “religioni monoteiste” (a meno che non vogliamo preparare l’avvento della quarta! … il monoteismo della “contro religione satanica”, il cui dio unico è lucifero … o abituarcene almeno all’idea!), perché il contenuto di queste tre religioni è essenzialmente e radicalmente diverso. Mimmo ovviamente non condivide, adducendo motivazioni essenzialmente umanitarie, ma io incalzo ancora dicendo : “Capire questa povera gente, aiutarli a risollevarsi dalla loro miseria morale e religiosa, è un dovere cristiano (“guai a me se non predicassi il Vangelo”-1Cor IX-16, diceva Paolo di Tarso- ma parlare dei Musulmani come intimi nostri “fratelli”, “adoratori dell’unico Dio e figli di Abramo”, è un assurdo. Forse che dai loro minareti, da secoli, non stanno gridando a squarciagola, che “non vi è altro Dio al di fuori di Allah”, il quale, però, è tutt’altro che il nostro Dio-Trino, compresa, quindi, anche la divinità di Cristo? Un “Allah” anticristiano, quindi, perché negazione assoluta dei due principali “misteri” cristiani, di origine giudaizzante e dalle secolari logomachie delle eresie pseudo-cristiane. Un Allah, per l’Islam, che assicura, nell’al di là, “un giardino di delizie” con molte concubine (la demagogia ha fatto sempre la sua parte per convincere gli immorali e i corrotti!) e dove la visione beatifica di Dio non ha alcun interesse! Un Allah che vuole “la spada e la guerra santa” per sottomettere gli “infedeli” – cristiani compresi, anzi essi soprattutto! – alla venerazione della “Pietra nera”, che libera da ogni peccato! (mi perdoni, ma mi viene da ridere … un po’ di buonumore ogni tanto ci vuole!). Nel pomeriggio, dopo un pranzo leggero, su mia richiesta, Caterina riprende la lettura della “Nostra Aetate”, documento chiave del Concilio “tradimentino” (devo proprio cambiarlo, questo arnese … guarda che scherzi mi fa!), dove ad un certo punto una volta preso l’abbrivio, i “Ladri conciliari”(ancora la “L”, lo devo proprio far sistemare questo aggeggio … è irrecuperabile oramai!) passavano a tessere l’elogio dell’Islam, affermando testualmente e con perfetto aplomb che “la Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio … che ha parlato agli uomini. Essi cercano anche di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti nascosti di Dio,(… se sono nascosti, occulti, secondo quanto si legge alla sura 57:3, e come fanno a conoscerli … mi chiedo? Boh!), come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce. (ma questo Abramo è l’Abramo del Corano, intriso di elementi leggendari ed apocrifi, non quello dell’Antico Testamento, si badi bene!!). Così pure essi hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio (… ma a quale Dio? … non certo quello cristiano … ergo! – N.d.r.- ) soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno”(… stendiamo un velo pietoso sul digiuno diurno seguito da abbondanti libagioni serali e notturne …) (N.Ae. n. 3/a. 113). Per la verità (quella verità che evidentemente i L/Padri conciliari ed i loro falsi teologi della Nouvelle Théologie – la Jezabel di zio Pierre, di cui parleremo un’altra volta – nella loro ottica evoluzionista giudicavano ormai “sorpassata”, dimenticando che Cristo non “cambia mai, che è lo stesso ieri, oggi e sempre” …, ma da dove sono usciti questi, mi chiedo e le chiedo, caro direttore?) se i musulmani adorassero veramente “l”unico Dio… che ha parlato agli uomini” e non la sua immagine contraffatta presentata dal Corano (e finora non si è ancora capito bene da chi … del presunto Maometto non si ha in realtà nessuna notizia certa, solo leggende, illazioni, assenza totale di notizie storiche), non negherebbero la Divinità di nostro Signore Gesù Cristo, che in proposito è stato chiarissimo: “Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che Lo ha mandato (Gv. V, 22-23)”. “E come la mettiamo con lo stato giuridico di dhimma, (agli “infedeli” non è concesso alcun diritto), con la schiavitù ufficialmente riconosciuta, la poligamia e il ripudio (4 mogli e un numero illimitato di schiave e concubine, o meglio … prostitute), amputazione della mano al ladro (mezza Italia politica e finanziaria sarebbe monca … boccaccia mia: statti zitta..!)”. Interviene Caterina: “… e la storia di Gesù profeta dell’Islam, “servo di Dio” muslim, sottomesso, cioè un musulmano (sura 38:65) come Abramo, tanto da preannunziare la venuta di Maometto (sura 51:6); e con il culto offensivo alla Vergine Maria in quanto “madre di un profeta dell’Islam”, e persino confusa (“beata” ignoranza !! o si dice beota?… che dubbio, mi aiuti!) con Maria “sorella di Aronne”, fratello di Mosè, figlia di Imram, confusa quindi con la profetessa Maria di Esodo XV; ed il concetto di “pace islamica”, (ancora oggi invocata dai vertici cattolici – ma questi vertici, teologicamente e gerarchicamente falsi per tanti motivi, ci si chiede, sono vertici o profondità?!) mezzo imposto dalle circostanze con durata che non oltrepassi i 10 anni, per poi riprendere la guerra agli infedeli, obbligo morale religioso giuridico, sino all’immancabile vittoria finale ed all’instaurazione di uno stato islamico mondiale (un altro ordine mondiale …! Bah oramai non se ne può più!). Complimenti … qui due sono i casi: o questi non avevano mai letto il Corano, o erano all’esordio di due contemporanei gravi morbi con sintomi parossistici misti: il Parkinson e l’Alzheimer insieme …”. “… Caterina, ti prego sii più corretta nelle diagnosi e misericordiosa, aumenta la preghiera … il miserere, il miserere!!… può darsi che la Santa Vergine li converta … i l/padri del Vaticano II e del “vat’inganno” III. Perché -continuo- io, credo che questo documento sia stato stilato da persone che ignoravano veramente il contenuto del Corano ed il senso della religione islamica … (anche se è più semplice pensare che si era deciso l’autodemolizione della Chiesa Cattolica Romana per farla convergere nella “superchiesa dell’uomo”, come la definiva zio Pierre, anche se lui in verità preferiva chiamarla “Contro-chiesa dell’anticristo venturo ”. Quanto alla “vita morale” contemplata dal Corano e che ammette e legalizza la poligamia, il concubinato, il divorzio, la schiavitù e promette nell’altra vita – tanto per cambiare – un “paradiso” di piaceri sensuali con tanto di innumerevoli “urì” (concubine “celesti”) a disposizione… beh, nulla da meravigliarsi che i musulmani l’abbiano grandemente “in stima”… Chissà poi se la “stima” dei Padri del Vaticano II verso i musulmani si estendesse anche alle seguenti sure coraniche: “… e dissero: abbiamo ucciso il Messia Gesù figlio di Maria, il Messaggero di Allah!” Invece non l’hanno né ucciso né crocifisso, ma così parve loro. Coloro che sono in discordia a questo proposito, restano nel dubbio: non hanno altra scienza e non seguono altro che la congettura. Per certo non lo hanno ucciso.” (IV-157). … Il Messia Gesù, figlio di Maria non è altro che un messaggero di Allah, una Sua parola che Egli pose in Maria, uno Spirito da Lui [proveniente]. Credete dunque in Allah e nei suoi messaggeri” (IV-157). “ … Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio …” (II-191). “La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso …” (V-33). “… uccidete questi associatori [cioè gli infedeli cristiani –n.d.Bas-] ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati” (IX- 5).  “O voi che credete, combattete i miscredenti che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi. Sappiate che Allah è con i timorati” (IX-123). “… getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi!” (VIII,12) E potremmo continuare fino a domattina … Interviene ancora Caterina, indignata ancor più: “ E pensa, nonno, che qualcuno recentemente (tra quelli che non hanno giustamente “altra scienza” e parlano a vanvera!) ha definito il Corano “libro di pace” … ridicolo!” Riprendo io: “Quanto poi ai figli di Abramo, è figlio di Abramo, infatti, non chi ne vanta una discendenza carnale, ma solo chi ha la “fede” di Abramo: il quale appunto credette nel Cristo venturo e, come dice Gesù stesso, “esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò”(S. Giovanni VIII-56). E S. Giovanni precisa ancora: “Chi rinnega il Figlio non possiede neppure il Padre; chi confessa il Figlio possiede anche il Padre”(1 Giov. II, 22-23)”. E allora, come San Giacomo, mi chiedo: (S. Giac. III-11,12) “Forse la sorgente può far sgorgare dallo stesso getto acqua dolce e amara? Può forse, miei fratelli, un fico produrre olive o una vite produrre fichi? Neppure una sorgente salata può produrre acqua dolce”.  L’Apostolo delle Genti afferma poi senza possibilità di equivoci: “se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa”(Galati III-29). Riprende Mimmo: “Nonno, tu vivi nel tuo eremo dorato, e non sai che qui, con l’assenso di molti vescovi, delle alte gerarchie ecclesiastiche, delle autorità politiche di ogni risma e colore, si stanno costruendo moschee e minareti un po’ dappertutto nell’Europa una volta cristiana!” A questo sobbalzo, un fremito mi scuote tutto, mi risiedo e raggiungo con fatica la calma per dire: “Ragazzi, durante l’estate, finite le scuole, lo zio Tommaso, buon’anima, santo sacerdote, assegnava a tutti noi nipoti, dei compiti che dovevamo svolgere durante le ore meno afose dell’estate in campagna. Un anno a me era toccato lo studio del Concilio di Vienne … attento Mimmo, non pensare alle tue operette e a Vienna … qui parlo di Vienne, in Francia, una bella cittadina lungo il fiume omonimo, ove si tenne il XV Concilio Ecumenico dal 1311 al 1312. Fu un’estate allucinante, leggere e studiare tutte quelle bolle e documenti, … in particolare quelli di condanna dei Templari … e poi Clemente V, … i Begardi e le Beghine, i Zabazala …. altro che spiagge e vacanze al mare! Ecco cosa volevo ricordare : i “zabazala”, come volgarmente erano detti i sacerdoti saraceni! “Aspetta, Mimmo, dovrei avere ancora i quaderni di quei compiti, che poi lo Zio Tommaso correggeva accuratamente, e … guai a sbagliare!” A proposito dei raduni o cosiddette preghiere pubbliche a Maometto in terre cristiane, nel decreto 25 (infallibile ed irreformabile!) si dice … aspetta, ah eccolo qua! … qui è in latino, ma te lo traduco: “… Si risolve in offesa del nome divino e in disonore per la fede cristiana il fatto che in alcune parti del mondo soggette a principi cristiani, dove talora separati, talora frammischiati con i cristiani abitano i saraceni, i loro sacerdoti, detti volgarmente Zabazala, ogni giorno, ad ore determinate, nei loro templi o moschee, dove gli stessi saraceni si riuniscono per adorarvi il perfido Maometto, invochino o esaltino ad alta voce da un luogo elevato, in modo che sentano i cristiani e i saraceni, il nome dello stesso Maometto, recitando pubblicamente alcune parole in suo onore. Inoltre una gran moltitudine di saraceni di quelle ed altre regioni si reca pubblicamente nel luogo dove un tempo fu sepolto un saraceno che gli altri venerano ed onorano come santo. Da questi fatti deriva un grande danno alla nostra fede ed ha origine un grande scandalo nel cuore dei fedeli. Perché non siano ulteriormente tollerati comportamenti simili in offesa alla divina maestà, con il consenso del santo Concilio noi proibiamo ancor più severamente d’ora in poi tali fatti in terre cristiane. Ingiungiamo inoltre, sotto la minaccia del divino castigo, a tutti e singoli i prìncipi cattolici, nei cui possedimenti i saraceni abitano compiendo tali cose, di eliminare dalle loro terre tutto ciò, comportandosi come veri cattolici e gelosi custodi della fede cristiana, per raggiungere il premio dell’eterna beatitudine, e di curare che i loro sudditi facciano altrettanto. Devono infatti riflettere sulla vergogna che deriva a loro stessi e agli altri cristiani da quanto abbiamo sopra descritto. Proibiscano perciò espressamente che in pubblico si faccia tale invocazione o proclamazione del nome del sacrilego Maometto, o che qualcuno nei loro domini osi tentare il pellegrinaggio sopraddetto o favorirlo in qualunque modo. Provvedano essi stessi a punire in modo esemplare, mossi dal rispetto versi Dio, coloro che si comporteranno diversamente, in modo che anche gli altri, atterriti da tale esempio, siano dissuasi da simile temerarietà.” È vero che questi compiti richiedevano pazienza ed impegno, però oggi sono ancora in grado di distinguere un cattolico da un marrano, un vero devoto cristiano da un modernista manicheo … un fervente cattolico da un blasfemo e sacrilego marrano, un sacerdote di Cristo da un sacrificatore deicida che, alla maniera del cavaliere rosa+croce, offre i “frutti del lavoro dell’uomo, come Caino, nientemeno che al dio dell’universo dei massoni, il baphomet-lucifero, un Papa santo da un impostore fasullo, una Messa cattolica da un rito sacrilego paraprotestante o peggio pantomima dell’agape massonica del 18° livello, un Vescovo validamente consacrato da una maschera di carnevale senza mandato apostolico né giurisdizione, e … non è poco! Ma tornando a noi, ricordo a Mimmo, che in questo è carente: “Abramo ebbe due figli (Ismaele ed Isacco) da due donne diverse, la schiava e la moglie Sara e, nella citata lettera ai Galati, al capitolo IV, 30-31, S. Paolo (… sempre Paolo di Tarso, che non risulta evidentemente essere stato invitato a questo Concilio Vaticano II e nemmeno tanto letto successivamente) dice testualmente … leggi Mimmo, che cosa dice la Scrittura? “Manda via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non avrà eredità col figlio della donna libera. Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma di una donna libera” … continua … Mimmo, vai al cap. V: “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù”. Questa è fede cattolica!! Direttore, non ne posso più, sono stanco, e perciò chiudo con ciò che scriveva il Santo (… non certo un santo “subito”, teosofo, comunista, marrano  scomunicato da bolle e da vari concili , e senza miracoli!); S. Pio X: «Siate forti! Non si deve cedere dove non bisogna cedere … Si deve combattere, non con mezzi termini, ma con coraggio; non di nascosto, ma in pubblico; non a porte chiuse, ma a cielo aperto»! … e il Papa Felice III: «È già un approvare l’errore il non resistervi; è già un soffocare la verità il non difenderla!». Ecco ad esempio, come si comportò S. Maiuma, un santo oggi occultato accuratamente,  … il quale (come si legge nel martirologio del 21 febbraio): avendo detto ad alcuni arabi, che erano andati da lui mentre era infermo “Chiunque non abbraccia la fede cristiana cattolica è dannato, come anche il vostro falso profeta Maometto”, fu da essi ammazzato. E Santa Caterina da Siena incalza: “Avete taciuto abbastanza. E’ ora di finirla di stare zitti! Gridate con centomila lingue. Io vedo che a forza di silenzio il mondo è marcito!”. Mi sovviene ancora lo zio Tommaso, quando, dopo una bella e veemente predica, sconcertando tutti, diceva in latino: “Quoniam zelus domus tuae comedit me …” , “lo zelo per la tua casa mi divora” dal Salmo LXVIII -10). Pertanto con Isaia dico a voce forte, anche a lei, oltre che a me: “Clama, ne cesses!” Saluti vivissimi al direttore e a tutti i lettori!! Con affetto e gratitudine, Nonno Basilio e famiglia!

 

la strana sindrome di nonno Basilio -5-

Caro direttore, la saluto con affetto e deferenza per la pazienza dimostratami nell’ascoltarmi e nel volere aiutarmi a dipanare una matassa ingarbugliata nella quale, per via della mia non perfetta salute mentale, non riesco a districarmi. Non le dico poi dei tentativi che i miei volenterosi nipoti, ognuno a suo modo, tentano di fare per aiutarmi, finendo però per confondermi ancora di più, specialmente il giocherellone Mimmo, tanto affettuoso ma bisbetico ed un po’ “ignorantello” in cose di fede, tanto da irritarmi spesso con affermazioni tratte direttamente dal bagaglio dell’idiozia modernista, duramente anatemizzata come la somma di tutte le eresie, dal Santo Pio X, o da quella neo-modernista, progressista summa anti-teologica ancora peggiore, “decuplicata” se possibile nella sua balordaggine eretica, anzi francamente apostatica, condannata dall’altrettanto santo, Eugenio Pacelli, Pio XII, anche se non canonizzato, anzi disprezzato, con false argomentazioni da comunisti, atei, massoni, istigati dai soliti “nemici di tutti gli uomini”, pur essendo stato l’unico a prodigarsi disinteressatamente con i mezzi a sua disposizione nel corso dell’ultimo evento bellico. Pensi che appunto l’altro giorno il mio caro nipote Mimmo mi chiedeva, con la sua solita aria sorniona e beffarda: “Nonno Basilio, ma tu credi veramente ai dogmi infallibili della Chiesa, alla loro immutabilità, alla impossibilità di aggiornarli adattandoli ai nostri tempi?” In quel momento avevo giusto per la mente il salmo CXVI, recitando il quale si lucra anche un’indulgenza parziale, che poi diventa plenaria in un giorno del mese, se recitato per l’intero mese, (io l’applico sempre per lo zio Tommaso, santo e vero sacerdote, buon’anima!) :“Laudate Dominum, omnes gentes, laudate eum omnes populi, quia confermata est super nos misericordia ejus, et veritas Domini manet in Aeternum”! Ne approfitto per recitarlo a voce alta a Mimmo. “Certamente, Mimmo, lo saprai tradurre sicuramente anche tu questo versetto!”, (un po’ di incoraggiamento per il povero Mimmo, che è stato sempre rimandato a settembre in latino, o come si dice oggi ha avuto diversi “debiti” … il linguaggio della finanza, forse per abituare i giovani a fare debiti con le banche?!), la verità di Dio non cambia mai, resta in eterno, per sempre, senza limiti di spazio e tempo. E per restare nella salmodia davidica il pensiero va ancora al caro, mitico (come oggi dicono i giovani di cose però assolutamente ordinarie) zio Tommaso che, come già ricordavo in una precedente missiva, organizzava tra noi nipoti gare della recita a memoria dei salmi (in latino naturalmente), gare nelle quali si distingueva in particolare la nostra invidiata “secchiona” Felicina con il suo cavallo di battaglia, il ciclopico “Beati immaculati in via”, il salmo CXVIII, quello tutto focalizzato sulla legge del Signore. Io non sono mai riuscito ad impararloper intero, benché ne ammirassi la bellezza e la dottrina profonda, però alcuni versetti li ho scolpiti nella mente, ed alcuni li voglio ricordare al mio caro nipote, che naturalmente (inutile dirlo, purtroppo!) non ne conosce nessuno. Eccone qui alcuni: “Et custodiam legem tuam semper, in saeculum et in saeculum saeculi” [Custodirò la tua legge per sempre, nei secoli, in eterno.] -44- “In aeternum, Domine, verbum tuum permanet in caelo” [La tua parola, Signore, è stabile come il cielo -89-] “Aequitas testimonia tua in aeternum; intellectum da mihi, et vivam.” [Giusti sono i tuoi insegnamenti per sempre, fammi comprendere e avrò la vita. -144 -]. Mi fermo qui, perché già da soli questi tre versetti sono capaci di chiudere definitivamente ogni discorso che qualunque novatore (e ce ne sono stati tanti nel corso dei secoli che hanno cercato di scardinare la retta dottrina e sostituirla con le strampalate idee mutuate dalla solita “gnosi”, la dottrina di Lucifero … del serpente primordiale dottrina tanto amata dalla “razza di vipere”, come li chiamava Gesù!) potrebbe proporre, così come hanno fatto i modernisti, condannati da S. Pio X ed i neo-modernisti, condannati anticipatamente da Pio XII. Ma oggi per fortuna questi pestiferi e truci individui non sono presenti più in giro ad infestare la Chiesa …. o no!? “I dogmi erano già contemplati nella legge di Mosè, dico a Mimmo, che mi guarda perplesso, poi vennero completati con le disposizioni evangeliche dettate direttamente dal Dio-Uomo, il Messia Gesù Cristo, ed annunciati dai suoi discepoli ed apostoli. Ma perché le disposizioni divine venissero chiarificate alle menti dei tempi successivi, il Signore Gesù lasciò l’incarico a S. Pietro, che a sua volta lo conferì ai successori in perpetuo, che divennero così i rappresentanti di Cristo in terra, forti della promessa loro fatta dell’assistenza dello Spirito Santo in materia di fede e di morale nel loro Magistero ordinario ed universale, quando cioè parlano da Papi, cioè quando si presentano come tali, e non solo in circostanze straordinarie, come alcuni pretendevano e pretendono, cosiddette “ex cathedra”, che sono abbastanza rare nella vita di un Papa. San Paolo dice, ad esempio, nel famoso “inno alla carità” (I Cor. XIII, 1-13), che a nulla valgono le più sublimi opere di misericordia corporale e spirituale ed i carismi più straordinari senza la Carità, laddove per Carità devesi intendere, nella sua più autentica accezione, l’ansia trepidante, al primissimo posto, della salvezza eterna, quella propria e quella dei nostri fratelli, alla quale tutto il resto deve essere subordinato. Gesù ha versato il suo sangue sulla croce (fino all’ultima goccia) unicamente per salvare le anime. «Il mio regno non è di questo mondo». Tutto ciò che ha fatto sulla terra, era in funzione di questo. E per indirizzarci verso questo traguardo ci ha dato dei … ehm, segnali stradali, delle indicazioni precise da seguire per non finire fuori strada, la “legge” di Mosè del Pentateuco, le profezie degli antichi profeti completate dall’annunzio evangelico con i comandamenti nuovi e le otto beatitudini. Infatti al proposito è il Maestro divino stesso che ammonisce con autorità: “Nolite putare quoniam veni solvere legem, aut prophetas: non veni solvere, sed adimplere. Amen quippe dico vobis, donec transeat caelum et terra, jota unum aut unus apex non praeteribit a lege, donec omnia fiant (S. Matteo V, 17-18) [lo traduco per Mimmo: 7”Non credia­te che io sia venuto ad abolire la legge o i pro­feti; non son venuto ad abolire, ma a comple­tare. 18In verità vi dico che fino a quando il cielo e la terra non pas­seranno, non scompari­rà dalla legge neppure un iota o un apice, fin­ché non sia tutto adem­piuto.”] E poiché poi lo Spirito Santo avrebbe dovuto far comprendere nella pratica, adattando il tutto ai tempi, ai luoghi e alle situazioni contingenti, questo compito è stato affidato materialmente alla santa Chiesa Cattolica, nella figura particolare del Santo Padre, assistito ed ispirato dallo Spirito Santo stesso, voce di Cristo promessa per sempre, ininterrottamente (anche nel periodo che intercorre tra la morte di un Papa e l’elezione del successore, c’è supplente il “camerlengo”) che unicamente garantisce così la veridicità dei postulati e la volontà divina, attraverso le definizioni dogmatiche infallibili ed irreformabili, ed in tutta la sua attività magisteriale in materia di fede e morale. Anche il dogma della Santa Chiesa è da annoverare quindi tra le cose che non passeranno mai, finanche nei dettagli più reconditi: “jota unum aut unus apex”! “Ma andiamo, nonno, mi dice Mimmo, a questi dogmi, o a buona parte di essi oramai non crede più nessuno veramente, specie tra i sacerdoti più giovani, ma anche tra i “principi della Chiesa” infarciti da salse progressiste, da teologie di chiara matrice gnostica e massonica, talmudica e cabbalistica! Praticamente quasi tutti ormai, non sanno nemmeno più cosa essi siano!…. Qui devo fare uno sforzo sovrumano per non sbottare e mantenermi calmo, trovando il fiato per rispondere: “Ciò non toglie però loro nessuna validità e l’assoluta necessità di conoscerli, crederli, difenderli (anche questo è un dogma) per salvarsi, e che essi dimorino intatti sino alla consumazione dei secoli. Vedi Mimmo, questo è assolutamente di fede cattolica, … non credere o sottovalutare o ignorare un solo Dogma significa cadere in eresia e quindi nella scomunica automatica (una volta si diceva “ipso facto”) davanti a Dio, ancor prima o anche senza una condanna ufficiale, perché significa porsi fuori della Fede cattolica, vale a dire, fuori della Chiesa cattolica, in parole povere: autocandidarsi alla dannazione. Se nella legge umana non è ammessa l’ignoranza per cui uno che ruba, pur essendo convinto – al limite – di fare opera meritoria, va dritto in galera, nella legge divina questo principio è all’ennesima potenza, con la differenza che si va in un carcere ben più crudele, e soprattutto eterno … a nulla vale conquistare il mondo intero se poi si perde l’anima propria …. “Ma dai nonno, adesso stai esagerando … la tua è una posizione estremistica senza dialogo …”. “Caro Mimmo, ti ricordo che questa non è la mia posizione, ma la posizione di Dio e della Chiesa cattolica che parla a nome suo! E che dialogo vuoi instaurare se la verità è unica e abbondantemente conosciuta da secoli? Vedi, continuo, la Carità (là dove si presume ci sia), senza o addirittura contro la Verità è – nel migliore dei casi – una pia illusione, ma nel peggiore, l’anticamera se non dell’Inferno, (Dio non voglia!) sicuramente di un lungo e doloroso Purgatorio. Su queste cose c’è poco da scherzare! Una volta entrati nell’eternità non si può più tornare indietro!”. “Ma dai, oramai i tempi sono cambiati, tutta la società è cambiata, e pure la Chiesa si è già adattata a tante realtà, e ad altre si sta preparando!” Ecco che interviene Caterina, reduce da un esame universitario brillantemente superato, che entra subito nell’argomento che ben conosce, entrando a “gamba tesa” sull’attacco di Rocco: “ Quando si dice questa frase “sono cambiati i tempi”, frase che ormai fa parte del gergo del “pensiero unico dominante” [direttore ma che cos’è questo pensiero dominante, boh?], si cade dalla padella dell’insensatezza spirituale alla brace infernale dell’eresia modernista, condannata a chiare lettere da San Pio X.”. “Giusto Caterina, ricordiamo allora a Mimmo le preposizioni condannate irrevocabilmente in eterno dal Papa Sarto nel decreto “Lamentabili sane exitu” del 3 luglio del 1907. E certo Mimmo, beccati questa: al n. 22. I dogmi, che la Chiesa presenta come rivelati, non sono verità cadute dal cielo, ma l’interpretazione di fatti religiosi, che la mente umana si è data con travaglio. E al n. 23. Può esistere, ed esiste in realtà, un’opposizione tra i fatti raccontati dalla Sacra Scrittura ed i dogmi della Chiesa fondati sopra di essi; sicché il critico può rigettare come falsi i fatti che la Chiesa crede certissimi. 24. Non dev’essere condannato l’esegeta che pone le premesse, cui segue che i dogmi sono falsi o dubbi, purché non neghi direttamente i dogmi stessi. 25. L’assenso della Fede si appoggia da ultimo su una congerie di probabilità. 26. I dogmi della Fede debbono essere accettati soltanto secondo il loro senso pratico, cioè come norma precettiva riguardante il comportamento, ma non come norma di Fede. Nel condannare la successiva 53, sembra che il Santo Padre voglia risponderci direttamente. Si condanna: “La costituzione organica della Chiesa non è immutabile; ma la società cristiana, non meno della società umana, va soggetta a continua evoluzione”. Ed ancora al n. 54. “I dogmi, i sacramenti, la gerarchia, sia nel loro concetto come nella loro realtà, non sono che interpretazioni ed evoluzioni dell’intelligenza cristiana, le quali svilupparono e perfezionarono il piccolo germe latente nel Vangelo con esterne aggiunte”. Altra condanna al n. 59: “Cristo non insegnò un determinato insieme di dottrine applicabile a tutti i tempi e a tutti gli uomini, ma piuttosto iniziò un certo qual moto religioso adattato e da adattare a diversi tempi e circostanze”. Infine la stangata: n. 65. “Il Cattolicesimo odierno non può essere conciliato con la vera scienza, a meno che non si trasformi in un cristianesimo non dogmatico, cioè in protestantesimo lato e liberale.” Vistosi in affanno, Mimmo comincia a replicare: “Ma nell’ultimo Concilio, si sono ripetutamente contraddetti con il concorso di tutti i Padri ed i Papi presenti [!?!… ma questo poiché lo dice Mimmo che non conosce la costituzione dogmatica “Pastor Aeternus” sfornata al XX Concilio Ecumenico Vaticano – quello vero e valido -, penso sia una barzelletta, le pare direttore?], dogmi essenziali della dottrina della Chiesa, che secondo te, nonno, sarebbero assolutamente irreformabili!”. “E allora, caro mio, ti dico che questo Concilio o presunto tale, a meno che non sia la tua solita “macchietta napoletana alla Totò”, non è stato cattolico, bensì un conciliabolo, che ha tentato di minare la Chiesa cattolica perché è impossibile (ennesimo dogma pure questo) che la “vera” Chiesa cattolica contraddica se stessa pronunciando, testimoniando ed insegnando un’eresia dopo l’altra ….”, “ e fino ai giorni nostri, aggiunge Caterina, dandomi man forte, giorni nei quali tutto è ridotto ad un mostruoso panteismo, ad un naturalismo spietatamente anticattolico, basato sugli assiomi, dogmi e miti mai dimostrati da una falsa scienza che sta distruggendo tutto e tutti con la pretesa di conoscere, giudicare insindacabilmente, pontificare, decidere in modo autoreferenziale, … ed anche tu, nonno, te ne sei reso conto nel corso delle tue peregrinazioni tra un illustre asino e l’altro, che da bravi “azzeccagarbugli” professoroni, hanno fatto finta di curarti senza sapere da che parte iniziare”. [Direttore, ma questi giovani sono proprio irriguardosi verso le autorità, o … presunte tali! Che mondo, ma dove stiamo finendo, mi chiedo e le chiedo?]. “Caro Mimmo – mi sforzo di essere pacato – il buon sacerdote, lo zio Tommaso, soleva ripeterci fino alla noia che: “Il DOGMA è Dio stesso che, a causa della durissima e volubilissima cervice umana, è costretto a definire, per la bocca o la penna del Suo Vicario (legittimamente eletto e strettamente fedele a quanto stabilito dai suoi Predecessori, e con l’intenzione di procurare il bene della Chiesa), questo o quell’aspetto particolare del Suo Messaggio di salvezza. Pertanto Ignorarli o – peggio – volerli ignorare, significa disprezzare Dio che li ha ispirati e voluti ed è pertanto sufficiente una sola eresia per dover rigettare tutto, perché l’Onnipotente non si contraddice, non si sbaglia e non inganna MAI, neanche in diluizioni omeopatiche. Chiunque disprezza Dio non obbedendo alla Sua volontà, alle sue leggi, quindi non amandoLo, può anche dare il corpo alle fiamme in nome e per amore Suo o avere una fede da spostare le montagne o una carità da sfamare il mondo intero, ma tutto ciò non serve a nulla, anzi, per la sostanziale superbia che queste opere celano, costituiranno paradossalmente il motivo principale della sua condanna. E ci ricordava che San Matteo nel capitolo VII del suo Vangelo scriveva quello che Gesù ripeteva: «Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuto; allontanatevi da me, voi operatori d’iniquità» (Mt. VII, 22-23).”. E l’agguerrita Caterina continua rivolta a Mimmo: “Se poi si riflette con un minimo di onestà intellettuale su quanto è accaduto con e dopo il Concilio o conciliabolo, si deve amaramente concludere che i conti non tornano, ma anzi registrano una sovversione tanto spettacolare da dover concludere che l’unico e occulto suo scopo sia stato quello di distruggere i capisaldi della Fede cattolica, in antitesi assoluta con le famigerate e quanto mai opportune: 1) Bolla “Execrabilis” di Papa Pio II Piccolomini, 2) Costituzione apostolica “Pastor Aeternus” Vaticano I . Il tutto, concepito e portato avanti dai marrani del giudaismo massonico, cioè da quella stessa élite che, da duemila anni, con una capacità sovrumana d’infiltrazione, mimetismo e simulazione, non ha mai cessato di tramare contro Cristo e la Sua Chiesa, nella quale ha sempre individuato il maggior (se non l’unico) ostacolo all’assoggettamento (soprattutto spirituale) del mondo e all’instaurazione dell’allucinante Nuovo Ordine Mondiale ormai alle porte. [Direttore, ma questa sta diventando come lo zio Pierre, anzi peggio! … e non è finita …]. Purtroppo (sempre per permissione di Dio, che si serve dei Suoi nemici: i giudei riprovati, per castigare i suoi amici: i cattolici fedifraghi che Lo hanno tradito come e forse peggio dell’Iscariota) ci sono riusciti, fino ad eclissare la Sposa di Cristo e sostituirla con una grottesca e mostruosa controfigura. La Madonna a La Salette (1846) ha pronunciato parole che schiacciano come macigni: «La Chiesa sarà eclissata… Roma perderà la fede e diverrà la sede dell’Anticristo». Ciò significa – tra l’altro – che siamo alla “Fine dei tempi”. “Bene cara nipote mia, ricordiamo allora a Mimmo, ancora le parole dello zio Tommaso che, quando ci vedeva svogliati nello studio della Religione, ci ricordava che: “ogni cattolico, cui preme la salvezza dell’anima propria e altrui, ha il sacrosanto dovere di verificare la propria Fede e approfondire il Magistero espresso in modo infallibile e irrevocabile dai DOGMI, perché da ciò dipende la sua eternità. Se non lo fa per pigrizia, per interesse, per comodità, perché “così fan tutti” [qui c’è un sobbalzo di Mimmo, che ricorda il titolo di un’opera di Mozart, … ma quello è “così fan tutte”!] o addirittura, per ambizione e superbia, quando si troverà davanti a Dio, avrà una sorpresa terribile, perché scoprirà la falsità e la vacuità della sua Fede e si precipiterà laddove capirà chiaramente di dover andare, colpevole per non aver voluto fare i doverosi accertamenti, verifiche e approfondimenti, immensamente più importanti della stessa aria che respira. Lo Spirito Santo non può assolutamente contraddire Se stesso, a meno che … non sia un altro “spirito”, ma quello non è santo, tutt’altro. L’eternità è una categoria che dovrebbe – da sola – far tremare chiunque. Se poi si associa al rischio (che per gli eretici ostinati diventa certezza), di andare incontro a un orrore senza limiti di tempo e di atrocità, c’è da inorridire. Quindi, miei cari, l’unica luce e guida sicura che il Cattolico ha ricevuto dal suo Divino Redentore per smascherare i sottilissimi insidiosissimi inganni del Demonio, compresi quelli ancor più subdoli dei cosiddetti “tradizionalisti”, “neo-gallicani”, “fallibilisti”, “sedevantisti” [aggiunge Caterina! … ma che strani vocaboli, direttore, ma lei li ha mai sentiti?] e giungere al porto della salvezza, è il Magistero infallibile ed irrevocabile sancito dai Dogmi (– repetitia iuvant e Mimmo dice da tifoso: “repetita Juventus” … ma che asino!) della Sposa di Cristo.

San Vincenzo da Lerino, nel suo “Commonitorium” ci chiarisce ancor meglio le idee: “Le formule dogmatiche sono immutabili quanto all’essenza, ma approfondibili quanto alla maggior penetrazione da parte dei fedeli e di tutta la Chiesa, ma solo nel suo genere, cioè nello stesso senso e nello stesso contenuto”. Dunque il dogma non può cambiare intrinsecamente, in sé, nè sostanzialmente, non può cioè passare da una verità ad un’altra essenzialmente diversa dalla prima. Esso può essere approfondito solo estrinsecamente da parte del soggetto conoscente (il Magistero della Chiesa ed i fedeli subordinati, in questo caso l’asino Mimmo!), ed accidentalmente, quanto al modo più profondo e al modo più preciso di esposizione. Questo significa quindi che la formula dogmatica, pur essendo vera in sé ed immutabile quanto alla sostanza, è perfettibile quanto al soggetto conoscente (la Chiesa docente e discente) e al modo di conoscenza sempre più profondo, e di espressione (sempre meglio), rimanendo immutata la sostanza della medesima verità. Diversamente si cadrebbe nel soggettivismo evolutivo, ove ognuno pensa quel che vuole e se ne fa un idolo falso senza fondamenti … e chi più chiacchiera più affabula!

L’Apostolo dei gentili poi ci mette in guardia: «Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un Vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!» (Gal. 1,8-9). Pio IX in “Dei Filius” ha scritto opportunamente: «La dottrina della fede che Dio rivelò non è proposta alle menti umane come una invenzione filosofica da perfezionare, ma è stata consegnata alla Sposa di Cristo come divino deposito perché la custodisca fedelmente e la insegni con magistero infallibile. Quindi deve essere approvato in perpetuo quel significato dei sacri dogmi che la Santa Madre Chiesa ha dichiarato, né mai si deve recedere da quel significato con il pretesto o con le apparenze di una più completa intelligenza. Crescano dunque e gagliardamente progrediscano, lungo il corso delle età e dei secoli, l’intelligenza e la sapienza, sia dei secoli, sia degli uomini, come di tutta la Chiesa, ma nel proprio settore soltanto, cioè nel medesimo dogma, nel medesimo significato, nella medesima affermazione». Pio XII ci ha ugualmente ammonito (in Humani generis): «Le verità che riguardano Dio e le relazioni tra gli uomini e Dio trascendono del tutto l’ordine delle cose sensibili; quando poi si fanno entrare nella pratica della vita e la informano, allora richiedono sacrificio e abnegazione. Nel raggiungere tali verità, l’intelletto umano incontra ostacoli della fantasia, sia per le cattive passioni provenienti dal peccato originale. Avviene che gli uomini in queste cose volentieri si persuadono che sia falso, o almeno dubbio, ciò che essi “non vogliono che sia vero”. Per questi motivi si deve dire che la Rivelazione divina è moralmente necessaria affinché quelle verità che in materia religiosa e morale non sono per sé irraggiungibili, si possano da tutti conoscere con facilità, con ferma certezza e senza alcun errore». Direttore, è tutto chiarissimo, a questo punto siamo tutti stravolti, chi più chi meno, e speriamo che non lo sia anche lei! La saluto con affetto quindi, … alla prossima!