DA SAN PIETRO A PIO XII (24)

[G. Sbuttoni: da san Pietro a Pio XII, Ed. A.B.E.S. Bologna, 1953]

CAPO XII.

ANNO SANTO 1950 E PROCLAMAZIONE DEL DOGMA DELL’ASSUNZIONE DI MARIA

PREAMBOLO

Il grande invito a Roma

Il Giubileo dell’Anno Santo è la più grande e solènne liturgìa del Corpo Mistico terreno. Una vastissima liturgìa che ha per teatro il mondo intero e per scena la più gloriosa città della storia: l’unica liturgia che sia celebrata con l’orchestrazione contemporanea di tutte le lingue, e che raduni intorno allo stesso Pontefice Massimo e alle più alte gerarchie spirituali rappresentanti innumeri di tutte le razze: la più ricca e sapida liturgìa che, movendo dai riti della penitenza, assurga alle più solenni celebrazioni della fede (Proclamazione del dogma dell’Assunta). – Del resto, non v’è che un punto sulla terra in cui il divino scenda a toccare l’umano, e l’umano salga a toccare il divino senza interposte mediazioni: ROMA.

Solo a Roma la terra è in permanente contatto con il cielo, perché solo a Roma è il Cristo nella sua ininterrotta incarnazione nel Papa. Per questo come un’arcana forza ha fatto un giorno confluire verso la città dei sette colli Oriente ed Occidente, oggi, ma non più per fato di violenza, bensì per aspirazione d’amore, non solo le nazioni del bacino mediterraneo, ma anche quelle transoceaniche delle più disparate e dìssite civiltà, sono misteriosamente attratte verso l’immortale perno del mondo: la rocca di Pietro. – I popoli che muovono verso di essa vengono a purificarsi nella Espiazione, a confortarsi nella Verità, ad affratellarsi nella Carità. Ciò facendo essi non si esiliano dalla terra e dalle loro patrie individuali nel sogno d’un’invisibile patria universale delle anime (nell’abbraccio dell’infinito c’è parte anche per il finito e per il temporaneo); ma vengono anzi, per incontrarsi e comprendersi, per riconoscersi ed abbracciarsi. E cadranno così da loro tutte le incrostazioni dell’odio e del male. E la pace e la giustizia si daranno il biblico bacio della pace. Non ci s’incrocia invano sulle vie che conducono a Roma. Non ci si incontra invano per le sue vie sante. Non ci s’inginocchia invano nelle sue chiese e nella casa del Padre.

A Roma, perciò, nel bagno purificatore della penitenza, non si laveranno soltanto dei pellegrini isolati, ma dei popoli interi, l’umanità intera. E non solo l’uomo ritroverà se stesso, ma la intera umanità si ritroverà nei suoi più veri e trascendenti destini.

* * *

D. Tra le incessanti lotte, vide mai il S. Padre giorni sereni?

— Sì. Per accennarne solo qualcuno: nel settembre 1947 — per il 25° dell’Unione Uomini di A. C. — si vide attorniato da centinaia di migliaia di uomini plaudenti; nel settembre 1948 il 30° della Gioventù Femminile di A. C. e l’80° della Gioventù Maschile di A. C. fecero accorrere a Roma varie centinaia di migliaia di membri delle

due Associazioni.

D. Ma’ quali i giorni più realmente trionfali?

— Quelli del 25° Anno Santo nel 1950.

D. Con quali intenzioni Pio XII lo indisse?

— Perché servisse « a richiamare tutti i Cristiani non solo alla espiazione delle loro colpe e all’emendazione della loro vita, ma anche a tendere alla virtù e alla santità ».

NOTA. – Dopo l’esperienza dolorosa di questi ultimi anni, durante i quali si sono veduti crollare tanti princìpi fallaci, è entrato nella coscienza comune il desiderio di « riformare tutto secondo la verità e la virtù del Vangelo ». Infatti, continua il S. Padre, « se gli uomini, accogliendo l’invito della Chiesa e distaccandosi dalle passeggere cose terrene, si volgeranno alle imperiture ed eterne, si avrà l’auspicatissimo rinnovamento dei cuori da cui è lecito sperare che i costumi privati e pubblici si abbiano ad ispirare agli insegnamenti e allo spirito del Vangelo. Poiché quando la rettitudine guida la convinzione dei singoli e la dirige sul piano pratico ne consegue che una nuova forza e un nuovo impulso permeano di se l’umana società e preparano un migliore e più felice ordine di cose ».

D. Come accolse il mondo l’annuncio dell’Anno Santo?

— Con universale favore e con il proposito di attuare le intenzioni del s. Padre.

D. Come si è svolto l’Anno Santo?

— Nel modo più soddisfacente. Basti pensare che per concedere ai pellegrini, provenienti da tutte le parti del mondo, le sue udienze, il s. Padre non ha più potuto usare le pur immense sale del Vaticano, ma addirittura la Basilica, e qualche volta persino la Piazza di san Pietro. E dire che la propaganda comunista, con il suo stile di pretta menzogna, ha tentato di far penetrare nel cranio dei suoi adepti l’idea del fallimento dell’Anno Santo.

D. Qual è il punto più saliente e luminoso. dell’Anno Santo?

— La proclamazione del dogma dell’Assunzione corporea di Maria in cielo, del 1 novembre 1950, con cui il s. Padre ha esercitato il suo Magistero straordinario.

D. E’ stata opportuna nel 1950 tale proclamazione?

— A sentire i comunisti e i protestanti, no. Ma per il mondo cattolico, sì.

NOTA. – Tale proclamazione è stata l’esaltazione più solenne ed ufficiale dell’immenso amore di Maria per Gesù Cristo, suo Figliuolo e suo Dio. Ora, in un tempo, quale il presente, in cui si ode da tante parti insegnare la necessità dell’ateismo (per sganciarsi da Dio) e dell’odio (per sovvertire ogni ordinamento sociale cristiano), l’esaltazione dell’ineffabile amore di Maria a Dio (amore tanto potente che la distacca persino dalla vita terrena e la porta, anima e corpo, in cielo) è il più potente contravveleno ai mali del secolo e il più poderoso fendente contro tutto il complesso eretico contemporaneo.

D. L’attività pastorale di Pio XII ha avuto altre manifestazioni?

— Sì, continue manifestazioni di magistero ordinario. Oltre 1′ enciclica « Summi mæroris », con la quale indice nuovamente pubbliche preghiere per implorare la pace e la concordia dei popoli, vi è la « Humani generis », con cui segnala e mette in guardia da errori, spesso soltanto impliciti, latenti e inconsci,, che serpeggiano tra cattolici colti e teologi; errori già condannati dal Supremo Magistero della Chiesa, ma che riappaiono, spesso, sotto veste mutata (neo-modernismo).

NOTA. – Oltre all’accenno all’evoluzionismo, « in quanto fa ricerche sull’origine del corpo umano che proverrebbe da materia organica preesistente » e alla condanna del poligenismo, cioè la negazione dell’unità di origine del genere umano, l’enciclica riguarda in particolare i rapporti tra scienze sacre e profane, tra filosofia e teologia, il metodo stesso dello studio e della esposizione del dogma. Rivendica altresì i diritti e la dignità della ragione in se stessa contro il volontarismo e anche il fideismo di coloro « che quanto più fermamente aderiscono alla parola di Dio, tanto più diminuiscono il valore della ragione ». Così quella Chiesa che è stata spesso tacciata dì oscurantismo e di nemica della ragione, è, oggi, la sua principale assertrice — come è assertrice del resto della libertà della persona e delle libertà civili — tanto che (paradosso che dovrebbe ispirare profonde riflessioni) vi è qualche filosofo oggi che chiama « razionalismo » cattolico il « rationabile obsequium » di S. Paolo e della Chiesa. Ribadisce inoltre la fedeltà della Chiesa alla filosofia tradizionale di S. Tommaso d’Aquino. L’enciclica è insomma un documento, anche umanamente, mirabile di dottrina.

* * *

D. Vi è altro da sottolineare nella diuturna fatica di Pio XII?

— I suoi radiomessaggi e specialmente i suoi discorsi nelle udienze a specialisti e scienziati che, in occasione di loro congressi, amano di essere ricevuti nelle sue udienze e di udirne la parola sempre altamente competente e di attualità.

Da segnalare particolarmente il discorso alle Ostetriche del 29 ottobre 1951, che ebbe una abbondantissima stampa in tutto il mondo (non sempre certo favorevole), specialmente inglese e protestante. Alle critiche rispose subito qualche giorno dopo, ribadendo gli stessi argomenti con inequivocabili precisazioni.

D. Che cosa può fiduciosamente attendere la Chiesa sotto la guida del grande Pio XII?

— Sotto la guida di Pio XII, « capo forte e coraggioso (dice Myron Taylor) di tutti gli uomini che credono in Dio e nella libertà dell’uomo », la Chiesa può attendere la vittoria definitiva al termine della presente lotta, in virtù della promessa indefettibile del divino suo Fondatore e garantita dall’esperienza due volte millenaria di tutte le vittorie contro lutti i nemici. – Quindi anche gli attuali, orientali o occidentali, forniti di divisioni corazzate o dell’arma della calunnia e della viltà… tutti seguiranno un giorno, come trofei di vittoria, il suo carro eternamente trionfale.

Parola di Dio non si cancella.

Ed essa ormai è troppo « ai trionfi avvezza ».

Ma … prima dei trionfi, bisognerà attraversare l’ultima e la più feroce delle persecuzioni che separerà il grano dei buoni Cristiani, dalla zizzania degli ipocriti, degli eretici e degli scismatici ed apostati Cristiani solo di nome.

http://www.exsurgatdeus.org/2017/04/24/pio-xii-ha-detto-che-dovevo-succedergli-papa-gregorio-xvii/

http://GREGORIO http://www.exsurgatdeus.org/2016/08/15/gregorio-xvii-lincredibile-storia/

Successori di San Pietro:

San Pietro m. 67
San Lino 67-76
San Anacleto I 76-88
San Clemente I 88-97
San Evaristo 97-105
San Alessandro I 105-115
San Sisto I 115-125
San Telesforo 125-136
San Igino 136-140
San Pio I 140-155
San Aniceto 155-166
San Sotero 166-175
San Eleuterio 175-189
San Vittore I 189-199
San Zefirino 199-217
San Callisto I 217-222
San Urbano I 222-230
San Ponziano 230-235
San Antero 235-236
San Fabiano 236-250
San Cornelio 251-253
San Lucio I 253-254
San Stefano I 254-257
San Sisto II 257-258
San Dionisio 260-268
San Felice I 269-274
San Eutichiano 275-283
San Caio 283-296
San Marcellino 296-304
San Marcello I 308-309
San Eusebio 309(310)
San Milziade 311-314
San Silvestro I 314-335
San Marco 336
San Giulio I 337-352
Liberio 352-366
San Damaso I 366-383
San Siricio384-399
San Anastasio I 399-401
San Innocenzo I 401-417
San Zosimo 417-418
San Bonifacio I 418-422

San Celestino I 422-432
San Sisto III 432-440
San Leone Magno  440-461
San Ilario 461-468
San Simplicio 468-483
San Felice III 483-492
San Gelasio I 492-496
Anastasio II 496-498
San Simmaco 498-514
San Ormisda 514-523
San Giovanni I 523-526
San Felice IV 526-530
Bonifacio II 530-532
Giovanni II 533-535
San Agapito I 535-536
San Silverio 536-537
Vigilio 537-555
Pelagio I 556-561
Giovanni III 561-574
Benedetto I 575-579
Pelagio II 579-590
San Gregorio Magno 590-604
Sabiniano 604-606
Bonifacio III 607
San Bonifacio IV 608-615
San Deusdedit (Adeodato I) 615-618
Bonifacio V 619-625
Onorio I 625-638
Severino 640
Giovanni IV 640-642
Teodoro I 642-649
San Martino I 649-655
San Eugenio I 655-657
San Vitaliano 657-672
Adeodato (II) 672-676
Dono 676-678
San Agato 678-681
San Leone II 682-683
San Benedetto II 684-685
Giovanni V 685-686
Conone 686-687
San Sergio I 687-701
Giovanni VI 701-705
Giovanni VII 705-707
Sisinnio 708

Constantino 708-715
San Gregorio II 715-731
San Gregorio III 731-741
San Zaccaria 741-752
Stefano II 752
Stefano III 752-757
San Paolo I 757-767
Stefano IV 767-772
Adriano I 772-795
San Leone III 795-816
Stefano V 816-817
San Pasquale I 817-824
Eugenio II 824-827
Valentino 827
Gregorio IV 827-844
Sergio II 844-847
San Leone IV 847-855
Benedetto III 855-858
San Niccolò Magno 858-867
Adriano II 867-872
Giovanni VIII 872-882
Marino I 882-884
San Adriano III 884-885
Stefano VI 885-891
Formoso 891-896
Bonifacio VI 896
Stefano VII 896-897
Romano 897
Teodoro II 897
Giovanni IX 898-900
Benedetto IV 900-903
Leone V 903
Sergio III 904-911
Anastasio III 911-913
Lando 913-914
Giovanni X 914-928
Leone VI 928
Stefano VIII 929-931
Giovanni XI 931-935
Leone VII 936-939
Stefano IX 939-942
Marino II 942-946
Agapito II 946-955
Giovanni XII 955-963
Leone VIII 963-964
Benedetto V 964
Giovanni XIII 965-972
BenedettoVI 973-974
Benedetto VII 974-983
Giovanni XIV 983-984
Giovanni XV 985-996
Gregorio V 996-999
Silvestro II 999-1003
Giovanni XVII 1003
Giovanni XVIII 1003-1009
Sergio IV 1009-1012
Benedetto VIII 1012-1024
Giovanni XIX 1024-1032
Benedetto IX 1032-1045
Silvestro III 1045
Benedetto IX 1045
Gregorio VI 1045-1046
Clemente II 1046-1047
Benedetto IX 1047-1048
Damaso II 1048
San Leone IX 1049-1054
Vittorio II 1055-1057
Stefano X 1057-1058
Niccolò II 1058-1061
Alessandro II 1061-1073
San Gregorio VII 1073-1085
Beato Vittore III 1086-1087
Beato Urbano II 1088-1099
Pasquale II 1099-1118
Gelasio II 1118-1119
Callisto II 1119-1124
Onorio II 1124-1130
Innocenzo II 1130-1143
Celestino II 1143-1144
Lucio II 1144-1145
Beato Eugenio III 1145-1153
Anastasio IV 1153-1154
Adriano IV 1154-1159
Alessandro III 1159-1181
Lucio III 1181-1185
Urbano III 1185-1187
Gregorio VIII 1187

Clemente III 1187-1191
Celestino III 1191-1198
Innocenzo III 1198-1216
Onorio III 1216-1227
Gregorio IX 1227-1241
Celestino IV 1241
Innocenzo IV 1243-1254
Alessandro IV 1254-1261
Urbano IV 1261-1264
Clemente IV 1265-1268
Beato Gregorio X 1271-1276
Beato Innocenzo V 1276
Adriano V 1276
Giovanni XXI 1276-1277
Niccolò III 1277-1280
Martino IV 1281-1285
Onorio IV 1285-1287
Niccolò IV 1288-1292
San Celestino V 1294
Bonifacio VIII 1294-1303
Beato Benedetto XI 1303-1304
Clemente V 1305-1314
Giovanni XXII 1316-1334
Benedetto XII 1334-1342
Clemente VI 1342-1352
Innocenzo VI 1352-1362
Beato Urbano V 1362-1370
Gregorio XI 1370-1378
Urbano VI 1378-1389
Bonifacio IX 1389-1404
Innocenzo VII 1406-1406
Gregorio XII 1406-1415
Martino V 1417-1431
Eugenio IV 1431-1447
Niccolò V 1447-1455
Callisto III 1445-1458
Pio II 1458-1464
Paolo II 1464-1471
Sisto IV 1471-1484
Innocenzo VIII 1484-1492
Alessandro VI 1492-1503
Pio III 1503

Giulio II 1503-1513
Leone X 1513-1521
Adriano VI 1522-1523
Clemente VII 1523-1534
Paolo III 1534-1549
Giulio III 1550-1555
Marcello II 1555
Paolo IV 1555-1559
Pio IV 1559-1565
San Pio V 1566-1572
Gregorio XIII 1572-1585
Sisto V 1585-1590
Urbano VII 1590
Gregorio XIV 1590-1591
Innocenzo IX 1591
Clemente VIII 1592-1605
Leone XI 1605
Paolo V 1605-1621
Gregorio XV 1621-1623
Urbano VIII 1623-1644
Innocenzo X 1644-1655
Alessandro VII 1655-1667
Clemente IX 1667-1669
Clemente X 1670-1676
Beato  Innocenzo XI 1676-1689
Alessandro VIII 1689-1691
Innocenzo XII 1691-1700
Clemente XI 1700-1721
Innocenzo XIII 1721-1724
Benedetto XIII 1724-1730
Clemente XII 1730-1740
Benedetto XIV 1740-1758
Clemente XIII 1758-1769
Clemente XIV 1769-1774
Pio VI 1775-1799
Pio VII 1800-1823
Leone XII 1823-1829
Pio VIII 1829-1830
Gregorio XVI 1831-1846
Venerabile Pio IX 1846-1878
Leone XIII 1878-1903
San Pio X 1903-1914
Benedetto XV 1914-1922
Pio XI 1922-1939
Pio XII 1939-1958
Gregorio XVII 1958-1989
Gregorio XVIII 1991-Vivente

(Nota sul Papato in Esilio):

Il Cardinal Camerlengo di Gregorio XVII annunciò il Conclave il 3 giugno 1990: legalmente convocato questo si svolse a Roma il 2 Maggio del 1991 – Gregorio XVIII fu eletto il 3 Maggio del 1991.

Preghiere per il Santo Padre

-652-

Oremus prò Pontifice nostro (Gregorio).

R.. Dominus conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum eius  [Ps. XL] (ex Brev. Rom.).

Pater, Ave.

Indulgentia trium annorum [tre anni]. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, precibus quotidie per integrum mensem devote recitatis  (S. C. Indulg., 26 nov. 1876; S. Pæn. Ap., 12 oct. 1931).

-653-

Oratio

O Signore, noi siamo milioni di credenti, che ci prostriamo ai tuoi piedi e ti preghiamo che Tu salvi, protegga e conservi lungamente il Sommo Pontefice, padre della grande società delle anime e pure padre nostro. In questo giorno, come in tutti gli altri, anche per noi egli prega, offrendo a te con fervore santo l’Ostia d’amore e di pace. Ebbene, volgiti, o Signore, con occhio pietoso anche a noi, che quasi dimentichi di noi stessi preghiamo ora soprattutto per lui. Unisci le nostre orazioni con le sue e ricevile nel seno della tua infinita misericordia, come profumo soavissimo della carità viva ed efficace, onde i figliuoli sono nella Chiesa uniti al padre. Tutto ciò ch’egli ti chiede oggi, anche noi te lo chiediamo con lui. – Se egli piange o si rallegra o spera o si offre vittima di carità per il suo popolo, noi vogliamo essere con lui; desideriamo anzi che la voce delle anime nostre si confonda con la sua. Deh! per pietà fa’ Tu, o Signore, che neppure uno solo di noi sia lontano dalla sua mente e dal suo cuore nell’ora in cui egli prega e offre a te il Sacrificio del tuo benedetto Figliuolo. E nel momento in cui il nostro veneratissimo Pontefice, tenendo tra le sue mani il Corpo stesso di Gesù Cristo, dirà al popolo sul Calice di benedizioni queste parole: « La pace del Signore sia sempre con voi», Tu fa’, o Signore, che la pace tua dolcissima discenda con una efficacia nuova e visibile nel cuore nostro ed in tutte le nazioni. Amen.

Indulgentia quingentorum (500 giorni) dierum semel in die (Leo XIII, Audientia 8 maii 1896; S. Pæn. Ap., 18 ian. 1934).

654

Oratio

Deus omnium fidelium pastor et rector, famulum tuum (Gregorium)., quem pastorem Ecclesiæ tuæ praeesse voluisti, propitius respice; da ei, quæsumus, verbo et exemplo, quibus præest, proficere; ut ad vitam, una cum grege sibi credito, perveniat sempiternam. Per Christum Dominum nostrum. Amen (ex Mìssali Rom.):

Indulgentia trìum annorum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodo devota orationis recitatio, quotidie peracta, in integrum mensem producta fuerit (S. Pæn. Ap., 22 nov. 1934).

655

Oratio

Omnipotens sempiterne Deus, miserere famulo tuo Pontifici nostro (Gregorio)., et dirige eum secundum tuam clementiam in viam salutis æternæ: ut, te donante, tibi placita cupiat et tota virtute perficiat. Per Christum Dominum nostrum. Amen. (ex Rit. Rom.).

Indulgentia trium annorum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, si quotidie per integrum mensem oratio pia mente recitata fuerit (S. Pæn. Ap., 10 mart. 1935).

DA SAN PIETRO A PIO XII (23)

[G. Sbuttoni: Da san Pietro a Pio XII, Ed. A.B.E.S. Bologna,1953]

CAPO XI.

CONDANNA DEL COMUNISMO

PREAMBOLO

Che cosa è il comunismo

Fondamentalmente è il sistema economico-politico basato sulla comunione dei beni; la quale però fu intesa in vario senso, da Platone (deriso da Aristofane e confutato da Aristotele), ai manichei, ai montanisti e agli eretici da essi derivati, nel Medio Evo, a sfondo pseudomistico, e dalla gnosi panteista di ogni risma e tempi).

Nel sec. XVI si passa ad una visione utopistica del problema, ad esempio con l’« UTOPIA » di Tommaso Moro e poi con la « CITTÀ del SOLE » di T. Campanella; ma via via si scende ad una impostazione pratica (sec. XVII e XVIII) orientata verso un collettivismo, come proprietà collettiva degli strumenti di lavoro e organizzazione nelle mani dello Stato, della produzione e distribuzione della ricchezza; oppure verso una vera abolizione della proprietà privata, almeno dei beni produttivi; sistema detto socialismo o comunismo (Babeuf, Proudhon, Lassalle). Con Carlo Marx ed Engels nasce il vero socialismo o comunismo del sec. XIX; nasce particolarmente con il loro « MANIFESTO dei COMUNISTI » (1848) ed ebbe nei loro scritti la trattazione sistematica, fondata:

a) sul materialismo storico e sul determinismo dialettico;

b) sulla teoria del lavoro, come unico elemento di valore (evoluzionismo panteista mascherato –ndr.- );

c) sull’abolizione della proprietà privata.

Ma nell’attuazione del programma marxista si ebbero varie tendenze e vari metodi; moderati gli uni, oltranzisti gli altri e decisi a tutto, anche alla violenza rivoluzionaria. In Russia prevalse, dopo la rivoluzione del 1917, la tendenza massimalista e s’instaurò il bolscevismo, esprimendo così la forma tipica del comunismo odierno. Esso trova lucida e serena definizione ed analisi in documenti di altissimo valore, collaudati nelle più recenti esperienze, quali le encicliche di Pio IX, Leone XIII, Pio XI, Pio XII. Pio XI con la mirabile enciclica « Divini Redemptoris » (29 marzo 1936), dinanzi ai luttuosi fatti della Spagna, del Messico, della Russia, discopre il vero volto del Comunismo ateo, analizzando il morbo e proponendo i rimedi. Alla luce di questi documenti, il comunismo oggi non è che bolscevismo.

Questo in sintesi è:

a) materialismo assoluto,

b) determinismo ineluttabile,

c) amoralismo,

d) ateismo militante,

e) particolarmente anticristianesimo aggressivo,

f) totalitarismo rivoluzionano e universalistico.

C’è qui più che la sufficienza per giustificate la vigorosa azione del Santo Padre Pio XII con la condanna, attraverso il decreto del S. Ufficio del 1 luglio 1949, del comunismo.

D . Che fece Pio XII contro il comunismo?

— Il 1 luglio 1949, a mezzo del S. Ufficio, folgorò la scomunica, in special modo riservata alla S. Sede, contro coloro che professano la dottrina anticristiana del marxismo e del comunismo. Con la scomunica il subdolo mito comunista della «mano tesa», per trarre agevolmente in inganno i Cattolici, è del tutto finito, come pure, tra le contaminazioni del secolo, è eliminata quella di un idillio tra Cristo e Marx (in Italia questo morbo si è trasformato in un cancro devastante ed incurabile che rientra nella medesima scomunica, chiamato Partito Democratico, parto bicefalo, distocico e mostruoso del P. C. e della cugina Democrazia “anti” cristiana – ndr.-)

D. Che significa la scomunica del comunismo?

— La scomunica dei figli di Marx, Lenin e Stalin significa che la Chiesa — contro tutte le soluzioni empiriche della nostra travagliatìssima società — contrappone la «realtà» Cristo all’« utopia » Marx. Perciò la rottura.

D. In che modo Marx è l’utopìa?

— Proprio perché è la storia dei nostri fallimenti, proprio perché è il bilancio passivo di tutti i nostri tradimenti, fatti alle spalle di Cristo.

NOTA. – Marx non è la realtà della persona umana, tanto è vero che i comunisti, illudendo di migliorarla socialmente, la calpestano nel suo diritto alla libertà. E se agli uomini di poca fede, Cristo può sembrare la maggiore utopìa, nel senso che il suo insegnamento e il suo esempio paiono irraggiungibili, è da credersi invece che la Chiesa ha capito meravigliosamente che, in tempi come i nostri disperati, occorrono rimedi estremi e cioè totali: e proprio perché molti disertano e traviano dietro troppe illusioni, ecco che la Chiesa ha definitivamente rotto ogni possibile incantesimo delle mezze verità, dei baratti conciliativi, delle tattiche prudenziali ecc., e dì fronte ai fedeli e agli infedeli ha dichiarato, con la sua sanzione più grave, che Cristo non è spartibile con niente e con nessuno.

D. È intransigenza questa?

— No. una confortante illuminazione. È finalmente, in un regno del doppio gioco, la proclamazione di una verità che non è bifronte.

NOTA. – Si farà appello al dogmatismo. Ma non è forse per la paura e per la incapacità di essere « dogmatico » — e cioè di avere delle idee reali in testa! — che l’uomo moderno diventa ogni giorno di più un poveruomo? Per non essere dogmatici, siamo diventati i bastardi delle mezze idee e dei mezzi fatti. Il trionfo del comunismo, come già quello del fascismo e del nazismo, non è stato preparato che dalle nostre continue dimissioni di uomini senza più verità, vittime scervellate delle mezze idee dell’ultimo venuto.

D. Per chi è propriamente la scomunica?

— È per i fanatici e soprattutto per i fanatizzanti, che formano il culturame comunistoide.

NOTA. – La Chiesa non condanna Marx per condannare le riforme sociali: la realtà è che le riforme sociali, come oramai è chiaro anche per i ciechi, non stanno dalla parte di Marx. Del marxismo la Russia non tiene vivo che i presupposti materialistici e ateistici. Contro il comunismo la Chiesa ha rivendicato non solo « la libertà dei figli di Dio », ma, in un secolo che continua a mortificare l’uomo nella idolatrìa dei miti, ha sanzionato senza equivoci la « insostituibilità di Cristo ».

Cristo non è un idolo di turno; e ancor meno è un Dio da manomettere, da camuffare, da compromettere, con i Gog e i Magog della giornata. La Chiesa non ha separato; ha invitato l’uomo a tornare ad essere « uno ».Separando Cristo da Marx, la Chiesa ha restituito l’uomo a quella integralità dì idea e di azione, perduta in un secolo e più di romanticismi religiosi e sociali, ideologici e politici. Chissà che i marxisti non siano gli ultimi romantici! Ma Cristo non è romantico; perché la verità non è romantica.

D. Il comunismo potrebbe andar d’accordo con la religione?

— No, nel modo più assoluto. Basta considerare la dottrina insegnata dai suoi maestri e fondatori. La Chiesa Cattolica, a chi domanda di voler conoscere la vera dottrina del Cristianesimo, presenta i quattro Vangeli. Ebbene anche il comunismo ha i suoi quattro evangelisti : Marx, Engels, Lenin e Stalin.

D. Che cosa insegnano i maestri del comunismo?

— Insegnano che la « religione è l’oppio del popolo » , « è uno degli aspetti della oppressione spirituale che grava ovunque sulle masse popolari, schiacciate come sono dal continuo lavoro per il profitto altrui, dalla miseria e dall’abbandono». Gli studiosi del problema religioso sono definiti « lacchè diplomati dell’oscurantismo clericale ». Ritengono da Religione come « il massimo nemico ». Ne fanno fede le persecuzioni religiose da essi promosse : è spaventoso ormai il martirologio dell’oltre cortina di ferro, con il massacro, l’imprigionamento, l’internamento, e praticamente, la scomparsa di presso che tutto il clero in Ucraina, nei Paesi Baltici, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Jugoslavia, Albania; e si aggiunga pure tutta la Cina.

D. In Italia come si svolge la lotta antireligiosa del comunismo?

Con un’opera scristianizzatrice assidua e calcolata contro i singoli individui, la famiglia e i vari aggruppamenti sociali. In particolare ora si manifesta funesta l’azione contro la fanciullezza, minacciata attraverso l’Associazione dei Pionieri d’Italia (A. P. I.).

D. La Chiesa ha provveduto alla difesa contro l’A.P.l. ? — Sì, con il monito del S. Ufficio del 28 luglio1950, che scomunica i maestri che ne attuano il programma ateistico e corruttore, e proibisce d’amministrare i Sacramenti ai bambini, che entrano a far parte dell’A. P. I. e ai genitori, che ve li mandano.

NOTA. – I comunisti con l’A.P.l. tentano di fare degli dei ribelli ad ogni autorità, alla vecchia morale, vecchia cultura, vecchio ordine. Qui l’aggettivo « vecchia » significa « cristiana »; perciò si parla di « pionieri » della «nuova» morale, « nuova» cultura ecc. Le armi che usano sono: disprezzo della religione e dei suoi ministri, e odio contro l’ordine attuale. Per convincersene basta leggere la lettera di S. E. Mons. Beniamino Socche, vescovo di Reggio Emilia, dell’8 aprile 1952, in cui denuncia i misfatti dell’A.P.I. presso i bimbi di S. Michele di Sassuolo.

DA SAN PIETRO A PIO XII (22)

DA SAN PIETRO A PIO XII (22)

[G. Sbuttoni: da san Pietro a Pio XII, Ed. A.B.E.S. Bologna, 1953]

CAPO X.

I PAPI DELLA NOSTRA EPOCA

PREAMBOLO

L a vitalità del papato

I Pontificati a noi contemporanei attestano la piena vitalità del Papato (Bernhart).

In realtà, durante questa prima metà del sec. XX, fra guerre apocalittiche che hanno insanguinato il mondo e continuano a insanguinarlo, fra le violente convulsioni sociali, che dilaniano le nazioni, la figura del Papa emerge alta e luminosa a guisa di un faro. Verso di essa si appuntano gli sguardi smarriti degli uomini. Forse non mai come al presente la missione del Pontefice Romano è apparsa più necessaria e provvidenziale, e non mai come al presente il Papa si è dimostrato all’altezza della sua sublime dignità.

***

1 – PIO X

D.  Chi successe a Leone XIII?

— Il card. Giuseppe Sarto, che prese il nome di Pio X.

D. Quale fu il suo programma?

— Quello espresso nella sua prima enciclica : « Restaurare tutte le cose in Cristo » e chiaramente documentato dalle numerose riforme compiute nel campo liturgico, disciplinare, scientifico, legislativo.

D. In particolare com’è chiamato?

— Il Papa dell’Eucarestia. Per merito suo infatti la devozione verso il SS.mo Sacramento, anima del culto cattolico, raggiunse proporzioni grandiose; raccomandò la Comunione frequente, anzi quotidiana, demolendo così ogni residuo di giansenismo; nel 1910 poi dispose che la prima Comunione dei fanciulli, avvenisse appena raggiunto da loro l’uso di ragione.

D. Che si verificò alla sua elezione?

— L’uso del veto, da parte dell’Austria, contro l’elezione del cardinale Rampolla [Massone dell’O.T.O. –ndr. -]. Per salvaguardare la libertà dell’elezione del Papa ed evitare il ripetersi di altri disgustosi incidenti del genere, abolì qualunque presunto diritto di veto.

D. Che si deve ancora a Lui?

— L a riforma del Breviario e la compilazione del Codice di Diritto Canonico. Volle inoltre al massimo intensificato lo studio del Catechismo, vedendo nell’ignoranza delle cose divine la radice della indifferenza religiosa del popolo.

D. Quale fu l’errore moderno ch’Egli colpì a morte?

— Il Modernismo, che è una reviviscenza di errori antichi in veste nuova, che, insinuandosi tra i Cattolici, li spinge ad allontanarsi dalla dottrina della Chiesa sotto lo specioso pretesto di rimodernare e adattare la scienza religiosa secondo il progresso moderno e la cultura profana. Colpì questo errore con l’enciclica « Pascendi » e salvò la fede.

D. Che cosa gli troncò la vita?

— La guerra mondiale scoppiata nel 1914, in seguito al delitto di Serajevo. Il popolo lo ha sempre venerato come un santo e la Chiesa, riconosciuta l’eroicità delle sue virtù, nell’Anno Santo del 1950 lo ha collocato sugli Altari come Beato, ma date le petizioni plebiscitarie del mondo cattolico, non andrà molto che lo proclamerà « Santo ».

2 – BENEDETTO XV (1914-1922)

D. A chi toccò il seggio pontificio durante la grande guerra?

— Al card. Giacomo Della Chiesa, che prese il nome di Benedetto XV. Con una enciclica paterna invitò i popoli a gettare le armi e ad abbracciarsi come fratelli; non ascoltato, ritentò la prova con una Nota, che resterà un monumento storico della sapienza e della carità del Pontefice verso le nazioni, fece appello ai Grandi per avvicinarli e farli convenire su vari punti, di giustizia internazionale conformi alle aspirazioni dei popoli.

D. Che esito ebbero i suoi sforzi per riportare la pace nel mondo?

— Non furono accolti e la guerra continuò più rovinosa di prima. Egli dedicò tutta l’immensa sua carità ad alleviare in tutti i modi le rovine e i lutti della guerra. E fu così benefica l’opera sua che la stessa audacia massonica, che lo denigrava, dovette tacere mortificata. Gli stessi Turchi si sentirono in dovere di erigergli un monumento.

NOTA. – Gli avversari di Cristo non lo chiamarono mai con il suo

nome; ma gli uni (socialisti e comunisti) sui loro giornali lo denominavano « Maledetto XV » e gli altri (Il Popolo d’Italia) « Pilato XV ». Ma quando Iddio lo invitò al premio, si rinnovò la scena del Calvario dopo la morte di Gesù. Allora il Centurione scese battendosi il petto e mormorando: « Veramente Costui era Figlio di Dio! ». Così alla morte di Benedetto XV tutti, precedenti denigratori compresi, inneggiarono alla sua prima incompresa, grandezza.

3 – PIO XI (1922-1939)

D. Dopo Benedetto XV chi prese il governo della Chiesa?

— Il card. Achille Ratti, che assunse il nome di Pio XI (1922 -1939). Impartì la sua prima Benedizione dal balcone esterno di san Pietro, il che non era più avvenuto dal 1870, ed espose al mondo il suo programma nell’enciclica « Ubi arcano » con il motto : « Pax Christi in regno Christi ».

D. Da che cosa fu travagliato il suo pontificato?

— Da molte e spietate persecuzioni religiose, come:

1) quella del Messico. ‘Denunciò al mondo i sanguinosi soprusi di quel governo massonico;

2) quella della Russia. Condannò nell’enciclica « Divini Redemptoris » (1937) il comunismo ateo;

3) quella di Spagna. Sostenne in tutti i modi i profughi spagnoli;

4) quella di Germania. Condannò il nazismo razzista;

5) quella d’Italia. Ebbe parole severe d’ammonimento e di rimprovero contro il fascismo, persecutore dell’Azione Cattolica, e rovina d’Italia per l’acquiescenza supina alla cieca e pazza politica hitleriana.

NOTA. – Nell’alleanza con Hitler ne era uscita la cessione, da parte del fascismo, di ben due provincie: l’Alto Adige e Trieste. E pensare che non blaterava mai altro che di patriottismo!

D. Quali furono i particolari oggetti delle sue cure?

— Le Missioni Estere, di cui incrementò lo sviluppo e curò particolarmente la formazione del clero indigeno; l’Azione Cattolica, che organizzò in tutti i suoi quadri; l’Università Cattolica del S. Cuore, che con l’istituzione della Giornata Universitaria provvide dei mezzi per vivere.

D. Come esercitò Egli l’opera sua di Maestro?

— Con le sue magistrali Encicliche. Particolarmente notevoli quell a sulla Educazione della gioventù; sul Matrimonio, la « Casti Connubii » ; sulla questione sociale, la «Quadragesimo Anno», che aggiorna la « Rerum Novarum » di Leone XIII.

D. Come esercitò il suo compito di Politico?

— Con i numerosi Concordati: con la Lettonia (1922), la Baviera (1923), la Polonia (1925), la Lituania (1927), la Cecoslovacchia (1928), la Romania e la Prussia (1929), il Baden (1932), l’Austria e la Germania (1933). – Ma l’evento più. importante del suo pontificato fu il sanamente della questione romana con i Patti Lateranensi e il Concordato con lo Stato Italiano, firmati l’11 febbraio 1929, in forza di che, riconosciuta al Papa la sovranità sul territorio della Città del Vaticano e allo Stato Italiano la sovranità su Roma e gli antichi possedimenti della Chiesa, si può ben ripetere che venne dato « Dio all’Italia e l’Italia a Dio ».

D. Quando avvenne la sua morte?

— Alla vigilia della seconda e più rovinosa guerra mondiale.

NOTA. – Alla sua scomparsa il presidente Herriot alla Camera francese poté pronunziarne il nome dinanzi a tutti i deputati in piedi, comunisti compresi. Era un leone. Né Hitler, né Lenin, né Mussolini riuscirono mai a procurargli il tremito d’un istante, abituato com’era a ripetere il poeta latino [Orazio]: « Si fractus illabatur orbis, impavidum ferient ruinæ (= se tutto il mondo cadesse, invano lo colpiranno le rovine ». – La sua grandezza è fuori discussione, come Francois-Charles Roux, nelle pagine che gli dedica nel suo volume « Huit ans au Vatican » ha avido occasione di dire.

4 – PIO XII

D. Chi ne raccolse la gravosa eredità?

— Il card. Eugenio Pacelli, che si chiamò Pio XII e che costituisce una sintesi felice dei pontefici antecedenti.

D. Verso che cosa si orientò subito la sua attività?

— A mantenere la pace; per questo nella sua memorabile allocuzione radiofonica del 24 agosto 1939 gridò ai popoli e ai governanti: « Con la pace tutto si può ancora salvare; con la guerra ogni cosa andrà distrutta ».

D. Che cosa aggiunse ancora?

— « Ci ascoltino i forti, per non diventare deboli nell’ingiustizia. Ci ascoltino i potenti, se vogliono che la loro potenza non sia distruzione, ma sostegno per i popoli a tutela e tranquillità dell’ordine e del lavoro ».

Il 31 agosto 1939 fece un altro tentativo per salvare la pace, inviando una nota ai governi più interessati.

D. Che cosa invece si preferì?

— Si preferì dare, il 1 settembre 1939, le sorti del mondo alla mercé del cannone. Ma come aveva predetto il Papa, tutto andò distrutto e sommerso nella catastrofe orrenda.

D. A chi si dovette se Roma andò salva?..

— In modo specialissimo a Pio XII, giustamente chiamato per questo « Defensor civitatis ».

D. Che fece Egli durante il conflitto?

— Fece del Vaticano un’agenzia di notizie per tutti i prigionieri, i dispersi e tutti i richiedenti notizie, nonché un rifugio per tutti i perseguitati politici, molti dei quali, terminato il conflitto, ricambiarono la provvidenziale ospitalità del Papa con il più ripugnante rigurgito di odio contro di Lui.

NOTA. – Il giorno della liberazione, la Piazza S. Pietro vide una manifestazione superba di riconoscenza. Era una folla sfamata per tanti e tanti mesi; eran mille e mille salvati dalla carità del Padre; eran — ricordiamolo bene — anche le bandiere rosse che in quella giornata sventolavano al sole, dinanzi alla bianca figura benedicente. In quell’occasione si trovarono colà 800 (ottocento) rifugiati polìtici che nel Seminario Lateranense avevano cercato la salvezza e tutti gli altri ricoverati e mantenuti in tante Case religiose dalla carità del Papa. Non mancava Pietro Nenni, che nel Seminario Lateranense si era rifugiato con il nome di Don Emiliani. Non mancava Giovanni Romita, che allora era solito dire: « Ormai sono amico di preti ».

D. Come continuò l’opera sua caritativa dopo la guerra?

— Con la PONTIFICIA COMMISSIONE di ASSISTENZA, che facilitò il rimpatrio dei prigionieri, distribuì soccorsi agl’indigenti per un importo di parecchi miliardi (miliardi ottenuti dal Papa dalla carità dei Cattolici del mondo, specialmente Americani), istituì ricoveri, colonie marine e montane, villaggi per fanciulli abbandonati (Una, niente allatto, onorevole deputatessa comunista, di nome … [ – ne omettiamo il nome infame per non sporcare di sterco maleodorante questa evocazione –ndr.] in un comizio a Ortona a Mare ha osato dire che le mani del Papa grondano sangue…. Disgraziata! Le mani che grondano sangue cercale tra i tuoi duci stranieri. Cercale tra i tuoi « compagni » a proposito, ad esempio, dell’oro di Dongo, della strage di Porzus, delle stragi di sacerdoti in Emilia …. Cercale tra quel gruppo e quelle cellule, che talvolta ci fan sorgere il sospetto di trovarci dinanzi, non ad un partito politico, ma piuttosto ad un branco di assassini. – Eppure la sciagurata deputatessa, senza che lo sappia, ci rievoca la figura di Caifa, che « cum esset pontifex anni illius, prophetavit… », quando esclamò che era necessario che uno morisse per il popolo. Anche le mani di Cristo grondano sangue, come gronda sangue il cuore di Pio XII. Ma non è il sangue dell’odio fratricida; è il Sangue della Vittima, che s’immola).

D. Ha essa mai avuto soste?

— No. Ogni calamità, ogni sciagura… vede accorrere la carità del Papa. Nel novembre 1951 una terrificante alluvione del Po inonda tutto il Polesine e altre alluvioni devastano la Sardegna, la Sicilia, la Calabria e altre parti del mondo, e dovunque e sempre la carità del Papa è accorsa in aiuto e sollievo dei sinistrati.

D. Come svolge l’opera sua di Maestro?

— Mediante i suoi pregevolissimi radiomessaggi, le sue luminose Encicliche, i suoi poderosi discorsi, che, raccolti, formano una serie assai notevole di ricercati volumi, che si raccomandano largamente alla considerazione di. tutti.

D. E l’opera sua di Politico?

— Si svolge nella più vasta rete di relazioni diplomatiche che abbia mai avuto la Chiesa, che attirano nell’orbita della Chiesa anche popoli che fino a ieri nutrivano un odio inveterato contro il Cristianesimo, mentre ora pare si stiano orientando verso il messaggio cristiano.

D. E l’opera sua di Pastore?

— Non solo nel fornire i migliori pascoli ai greggi dell’ovile, ma nella premurosa ricerca di quelli smarriti, come i dissidenti orientali, i protestanti, ecc. e nell’amputare le membra cancrenose, che minacciano di infettare tutto l’organismo cristiano, come il comunismo ateo, condannato perciò con la scomunica.

LETTURA

LA GIOVENTÙ’ CATTOLICA

Dalle origini, 1868, al 1925 (presso a poco) l’attività della Gioventù Cattolica Italiana si svolse nel quadro della difficile e funesta situazione in cui l’Italia e la Chiesa si trovavano a causa della questioneromana. La dittatura della setta massonica che voleva perpetuare la discordia tra la S. Sede e lo Stato Italiano si scontrò spesso con la Gioventù Cattolica, la quale sostenne gli attacchi (come nel 1898 quando molti circoli vennero disciolti dal governo). Quando, felicemente, la Conciliazione (11 febbraio 1929) risolse la formidabile questione e Pio XI poté dire la parola sublime: « Dio all’Italia, l’Italia a Dio », si verificò un fatto storico d’incalcolabile valore per la storia della Chiesa, dell’Italia, del mondo. I Giovani Cattolici possono dire di aver contribuito validamente a questo epilogo grandioso. Ma i tempi non si fermano né i cimenti. Altri attacchi doveva subire la G. C. quando la dittatura fascista, ricalcando le orme di quella massonica, dichiarava guerra alle associazioni giovanili (1931), ma doveva ben presto, come già gli anticlericali di ventitre anni prima, battere in ritirata. Rinnovata nei metodi e nelle forme — come si conviene, oggi, nel secolo dei cosiddetti movimenti di massa — la G. C, sotto le presidenze Corsanego, Jervolino, Gedda, Carretto, Rossi — procede, come in un simbolo di luce e di bellezza, sulla via « Via della Conciliazione», da Castel S. Angelo a S. Pietro. I giovani non si contano più a centinaia, come ottantaquattro anni fa; né a diecine di migliaia, come trent’anni fa; si contano a milioni. E là, sull’orizzonte mirabile, domina la Cupola di S. Pietro e s’innalza l’obelisco di Roma imperiale sul quale è scritto Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera! » E là parla il Papa. Siamo nel 1948 — settembre —. Parla il Papa a duecentomila Giovani Cattoliche, impavide sotto la pioggia. Parla Pio XII. Parla il Papa, che nella sua famiglia domestica ha avuto tanti benemeriti dell’Azione e della Gioventù Cattolica. Parla il Papa e raccoglie la parola senza senso che, in un’ora di corruccio, sfuggì a Mazzini e che in questi giorni (17 agosto 1948), insensatamente, è stata esumata ed esaltata sull’« Avanti » : « Il Papato è morto ».

« Morto il Papato? » — risponde il Papa, come per fatto personale! « Ma dunque, tutta questa gioventù viva, ardente, pura, giubilante, entusiasta, assertrice di sacrosanti diritti, votata ai più alti ideali e alle più generose imprese, nel pieno fervore della sua attività, è venuta qui a rendere omaggio a un morto, morto da cento anni, morto « nel sangue e nel fango »? – « Oppure è anch’essa in realtà una gioventù morta, che si avvicina a un morto? No, figliole, voi siete vive, perché vive in voi Cristo; il Papato è vivo, perché è la pietra su cui è edificata la Chiesa, che vivrà per Cristo e in Cristo fino alla consumazione dei secoli; e Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera, e il suo Regno non avrà fine.

« Per la diffusione di questo Regno voi volete vivere. A questo Regno voi volete condurre le vostre compagne, che ne sono lontane. Per il suo incremento voi educherete un giorno i vostri figli e ordinerete la vostra vita di famiglia, spose fedeli, madri felici. Con tutta la forza della vostra convinzione, con tutto l’ardore della vostra preghiera, nell’uso dei vostri diritti, nell’adempimento dei vostri doveri in famiglia, nella professione, nella vita pubblica, voi contribuirete a far sì che lo spirito e la legge di Cristo e del suo Regno pervadano, santifichino, fecondino tutti gli ordinamenti, sociali della vostra cara Patria ». Parola d’ ordine a tutta la G. C.!

DA S. PIETRO A PIO XII (21)

CAPO IX.

IL PONTIFICATO DI LEONE XIII

PREAMBOLO

Orma incancellabile

È passato quasi un cinquantennio dalla morte di Leone XIII [oggi più di un secolo – ndr.-], eppure egli vive nella nostra storia, nella storia della nostra cultura e della nostra attività quotidiana, nella storia della Chiesa e del mondo contemporaneo. Per un prodigioso fenomeno, che ancor oggi ci fa stupire, tutti, avevano dovuto inginocchiarsi davanti a lui. Non solo il poeta si accorgeva che il Papa era l’Uomo, che anche quando fievole mormora, il mondo l’ode; lo stesso incredulo, il nemico più irriducibile del nome cristiano, sentiva dinanzi a Leone XIII che nessuna potenza sulla terra poteva rivaleggiare con la forza morale del Papato. L’aristocratica finezza, lo splendore del genio e del sapere, la nobiltà della vita, il prodigio di lucidità d’una niente larga ed aperta, il nobile tatto avveduto d’una santa diplomazia conquistatrice, la sua squisita ed alta pietà non spiegavano ancora il fatto portentoso. Dalle urla di morte, che eran risuonate pochi decenni prima, si era passati ad un’epoca nuova, in cui, le parole d’oro della cupola michelangiolesca, s’imposero a tutti come una verità innegabile. Era Dio, che ancora una volta si rivelava nel suo Vicario; erano i nuovi, squilli di risurrezione, i nuovi trionfi della fede. – Lui vivente, chi lo guardava rimaneva estatico. La stessa, eccezionale longevità, la sua tremula persona, la figura diafana e quasi spiritualizzata, quell’esile corpo ischeletrito e quella vita tutta e solo concentrata nell’occhio vivo e scintillante, parevano ammonire che nel Papa non si deve considerare solo il vecchio venerando, ma bensì il Cristo vivente nella sua Chiesa. Egli parlava. E le sue parole gravi, austere e solenni, sembrava giungessero dalle regioni dell’al di là. Il suo non piegarsi mai al dominio delle vicende umane; il senso profondo dell’immortalità del Papato e della grandezza della missione che Dio gli aveva affidato; le conquiste è le primavere belle che si susseguivano alle primavere; le sue Encicliche, soprattutto, che eran battaglie e nel corso dì pochi anni si tramutavano in vittorie, tutto contribuiva a rammentare al mondo stupito le divine energie che rendono. forte e sicura la Cattedra di Pietro ed a far rifulgere allo sguardo di ognuno la vitalità soprannaturale del Papato. Quando il Vegliardo, che pareva quasi dovesse esser sottratto alla legge di morte, si addormentò con un sorriso alla visione dell’Infinito, quando parve allontanarsi dal mondo con lenta maestà, Egli sembrò un gigante. La voce dei popoli lo salutava uno degli spiriti più eletti che abbia avuto l’umanità, ed uno dei Papi più grandi, che abbia governato la Chiesa.

E quel giudizio resta immutato.

* * *

D. Chi fu eletto Papa alla morte di Pio IX?

— Il card. Gioacchino Pecci, che assunse il nome di Leone XIII.

D. Come lo si può chiamare Leone XIII?

— Il Papa delle mirabili Encicliche.

D. Che cosa sono le Encicliche?

— Secondo l’etimologia greca, sono lettere circolari, che i principi e i magistrati spedivano ai dipendenti. per comunicare leggi e disposizioni varie. Oggi designano le lettere che il Papa indirizza alla Chiesa universale in merito a questioni di fede e morale, od anche per commemorare uomini od avvenimenti di universale interesse.

D. Quale fu l’oggetto delle Encìcliche di Leone XIII?

— Fu il socialismo, la questione operaia, l’anarchismo, la democrazia cristiana, i limiti della potestà statale, il matrimonio e la famiglia, la libertà e la legge, la Chiesa e la civiltà. Tali encicliche costituiscono le tappe luminose del suo pontificato.

D. Qual è una tra le più importanti encicliche?

— La « Rerum Novarum » del 15 maggio 1891 intorno alla questione sociale, che risolse con criteri positivi, semplici, valevoli per un lungo tratto.

D. Fu sottolineata subito la sua importanza?

— Dapprima si restò più sorpresi che compresi, ma oggi si vede quale servizio abbia reso quest’enciclica alla Chiesa, risospinta più vigorosamente tra il popolo; allo Stato richiamato ai suoi compiti e ai suoi limiti; e alle classi restituite ai loro interessi ragionevolmente equilibrati. La « Rerum Novarum » ben merita il nome di « magna charta » della dottrina sociale cristiana.

D. Oltre che gran Maestro, che cosa si rivelò Leone XIII?

— Si rivelò altissimo in politica. I principi, interpretando ingiustamente il dogma dell’infallibilità pontificia, avevano lasciato nell’isolamento la s. Sede; Leone XIII procurò di rinnovare le buone relazioni con le altre Corti; poco per volta con tattica e prudenza vi riuscì, s’impose alle Nazioni, le ricongiunse diplomaticamente alla s. Sede e indusse persino Bismark, come si è visto, a riconoscere l’autorità spirituale del Papa e a sottomettervisi.

D. Altre nazioni lo chiamarono àrbitro nelle loro questioni politiche?

— Sì, quali la Spagna, il Portogallo, la Russia, l’Argentina, il Cile.

D. Che cosa dimostrò l’esposizione vaticana del 1888?

— Per la partecipazione di tutti gli Stati, meno l’Italia, per festeggiare il giubileo sacerdotale di Leone XIII, fu una prova splendida di amore e di venerazione di tutti i Cattolici, di rispetto e di stima di tutti, ma dimostrò altresì che il Papa, sebbene prigioniero, è pur sempre il faro posto da Dio nel mondo per condurre i popoli alla salute e alla felicità.

D. A che cosa s’estese ancora la cura di Leone XIII?

— Agli studi biblici, facendo sorgere la « Commissione Biblica »; alla Storia della Chiesa, aprendo gli Archivi Vaticani all’insigne storico Ludovico Von Pastor; agli studi filosofici, caldeggiando il ritorno allo studio di s. Tommaso d’Aquino. – Morì a 93 anni il 20 luglio 1903. – Il mondo intero, senza distinzione di parti, attonito di fronte alla sua molteplice attività e alle poderose realizzazioni raggiunte, lo proclamò grande.

DA SAN PIETRO A PIO XII (20)

[G. Sbuttoni: da san Pietro a Pio XII, Ed. A.B.E.S. Bologna, 1953]

IL RISORGIMENTO ITALIANO

PREAMBOLO

Come si giunse alla fine del potere temporale

È chiamato « Risorgimento Italiano » l’ultimo periodo della Storia d’Italia, dal 1815 (anno in cui il Congresso di Vienna assicurò all’Austria la preponderanza in Italia) al 1918, nel quale si compirono i voti degli Italiani con la liberazione di Trento e Trieste. L’Italia al Congresso di Vienna salutò con gioia la fine del dispotismo francese, ma dovette subito ricredersi, quando il Mettermenich, soffocando ogni tendenza nazionale, si propose di ridurre la Penisola ad « espressione geografica ».

Le spietate repressioni produssero un rilevantissimo numero di vittime, ma, invece di soffocare, accesero sempre più vivamente l’idea dell’unità nazionale; idea agitata da Giuseppe Mazzini e dai Neoguelfi. – Mazzini [… Cofondatore mondiale del rito massonico Palladico, oggi: P2 –ndr.-] rappresentava l’azione pronta e subitanea e che aveva peccato di precipitazione. Il Neoguelfismo rinnovava le tendenze riformistiche secondo le tradizioni dell’epoca prerivoluzionaria, e questa politica riformatrice fu detta « neoguelfismo », perché in sostanza ripeteva con altra forma e con altri intendimenti l’idea di appoggiare la salvezza d’Italia alla autorità del Papa. Il vero capo del Neoguelfismo fu l’abate torinese Vincenzo Gioberti. Le speranze dei neoguelfi parvero realizzarsi quando, nel luglio 1846, salì al Papato il card. GIOVANNI MASTAI FERRETTI, con il nome di Pio IX. Egli, Coll’Editto del perdono, cosa nuova in quei tempi, concesse amnistìa ai detenuti politici, poi, inebriato dalle manifestazioni popolari organizzate da Angelo Brunetti, detto Ciceruacchio, accordò libertà di stampa ed istituì una Guardia Civica ed un consiglio chiamato Consulta di Stato. Il 10 marzo del 1848 accordò, come già avevano fatto altri regnanti, la Costituzione. Ma non avendo, come Padre comune, voluto dichiarare guerra all’Austria, divenne impopolare e società segrete [le solite sette di perdizione che non avevano digerito lo smacco napoleonico – ndr.-] ruppero apertamente, a Roma, contro di lui.

Seguì l’assassinio di Pellegrino. Rossi (16 novembre 1848) e quello di Mons. Palma, segretario del Papa; onde Pio IX, pochi giorni dopo, fuggì, travestito, da Roma e riparò a Gaeta (25 novembre 1848). Ritornò, accolto trionfalmente dai Romani, il 12 aprile 1850. Nell’assenza, del Papa era stata proclamata la Repubblica Romana. Il decennio 1849-1859 fu di intensa preparazione al conseguimento dell’unità italiana. Giunti all’annessione di Venezia, mancava Roma. Nella seduta del 27 marzo 1861 il Cavour [altro affiliato alla setta –ndr.-] aveva proclamato alla Camera il diritto su Roma capitale. Il Ricàsoli, successore di Cavour, ma della stessa obbedienza, per aver Roma con le buone, scrisse una lettera a Pio IX, supplicandolo ipocritamente di accontentare gli Italiani. Non avendo ricevuto risposta dal Papa, che « nel potere temporale vedeva l’unica e sicura garanzia della libertà della Chiesa », fece ripetere alla Camera il voto di annessione del 27 marzo.

Nel 1864 il Minghetti stipulò con il governo francese la « Convenzione dì settembre » con cui la Francia s’impegnava a ritirare le sue truppe da Roma entro due anni, e l’Italia si obbligava a rispettare lo Stato Pontificio e a trasportare la capitale da Torino a Firenze. Torino indignata insorse e ci furono 25 morti ed un centinaio di feriti. Il Minghetti dovette lasciare il governo, il suo successore Lamarmora mantenne i patti, e Pio IX, sempre intransigente, pubblicò il famoso « Sìllabo » con cui condannava i principali errori moderni. – Scoppiato il conflitto franco-prussiano le truppe francesi, che presidiavano Roma, furono ritirate, e quando, dopo il disastro di Sédan, si proclamò la repubblica francese, il ministro Lanza credette di agire. Prima di iniziare le ostilità, mandò a Roma il conte Ponza di San Martino con due lettere, una del re per il Papa, l’altra sua per il card. Antonelli. Ottenuto in risposta un « non possumus», il ministro ordinò al Gen. Raffaele Cadorna [dimostratosi in altre circostanze un incapace] di ricorrere alle armi. Fatta la breccia di Porta Pia [una vigliaccata operata in assenza della guarnigione francese, ma d’altra parte i soggetti erano quelli più vili della loggia … -ndr-], il Papa, dopo una breve e, più che altro, simbolica resistenza, ordinò ai suoi soldati di cessare il fuoco: e i soldati di Vittorio Emanuele entrarono in città. Era il 20 settembre 1870. Il 2 ottobre con un plebiscito Roma fu annessa all’Italia. Il Potere Temporale, dopo quindici secoli e mezzo, era finito; il governo nel 1871 si trasferì a Roma e il re pose la sua sede nel Quirinale. [Questo misfatto l’Italia lo ha cominciato a pagare con due guerre mondiali disastrose, una dittatuta fascista ed una criptomasso-comunista ancora in corso, ed il bello deve ancora arrivare …- ndr.- ]. La camera approvò la « legge delle Guarentigie », mai accettata, perché unilaterale, dal Papa. – La Questione Romana, cominciata ora con Pio IX, ebbe fine con un altro Pio, Pio XI, l’11 febbraio 1929. Abrogata la Legge delle Guarentigie, l’Italia riconobbe la piena potestà del Pontefice sullo Stato della Città del Vaticano; dal canto suo la S. Sede accettò quel dominio ridotto che le si volle dare e così al « regime di separazione tra Stato e Chiesa fu sostituito quello di cooperazione », restando ognuno « con i suoi diritti e con i suoi doveri, con le sue potestà e con i suoi confini). I Patti Lateranensi dell’ 11 febbraio 1929 vennero pure riconosciuti ed accettati dalla nuova [massonica] Costituzione Italiana.

* * *

1 – PIO IX

D. Quando cominciarono i primi moti per l’unificazione d’Italia?

— Durante il pontificato di Gregorio XVI, che durò dal 1831 al 1846.

D. Chi fu il successore di Gregorio XVI?

— Fu Pio IX, che iniziò il suo pontificato con l’amnistia ai colpevoli di ribellione contro lo Stato. Il suo gesto fu applaudito.

D. Continuarono tanto gli applausi?

— Non molto. Cessarono al netto rifiuto ch’egli oppose ai tentativi che le società segrete combinavano per indurlo a dichiarare-guerra all’Austria. Anzi si gridò perfino al tradimento. Per evitare mali maggiori, si rifugiò per 16 mesi a Gaeta, dove continuò alacremente a lavorare per il bene della Chiesa Universale.

D. Che avveniva intanto a Roma?

— L a proclamazione della Repubblica Romana con a capo il triumvirato [massonico] — Mazzini, Saffi, Armellini — i quali, dopo aver dichiarato decaduto il Papa, commisero ogni sorta di ribalderie.

D. Durò molto questo stato di cose?

— Finché, dopo la sconfitta di Novara (23 marzo 1849), gli Austriaci occuparono il Nord dello Stato della Chiesa e i Francesi la città di Roma, nella quale Pio IX rientrò trionfalmente il 12 aprile 1850.

D. A chi attribuì il Papa la protezione goduta durante l’esilio e il ritorno alla capitale?

— Alla Vergine Maria, e in segno di gratitudine l’8 dicembre 1854 ne proclamava solennemente 1′ «IMMACOLATA CONCEZIONE», confermata, quattro anni dopo, dalle prodigiose apparizioni di Lourdes.

2 – L’ATTACCO ALLO STATO PONTIFICIO

D. Chi fu l’anima dell’unificazione d’Italia?

— Il conte di Cavour [burattino del gran maestro massone 33° inglese lord Palmerston] il quale, ottenuto di unirsi alla Francia e all’Inghilterra nella spedizione di Crimea, nel 1856 poté parlare della questione italiana al congresso di Parigi; nel luglio 1858, nel convegno di Plombières, poté concludere l’alleanza con la Francia, ottenendone l’aiuto per l’imminente guerra contro l’Austria, nonché libertà d’azione [cioè di razziare] nell’Italia centrale e meridionale, finché il 14 marzo 1861 fu proclamato il Regno d’Italia.

D. Quale fu la politica del nuovo regno?

— Si mantenne sopra un piano ostile alla Chiesa, da prima con il proporre al Papa la rinuncia alla sovranità territoriale, poi, nel 1866, con la legge che proclamava l’abolizione degli Ordini Ecclesiastici e la confisca dei loro beni.

D. Che scriveva, in seguito a questi fatti, il francese Montalembert?

— A proposito dell’aforisma « Libera Chiesa in libero Stato », rinfacciava a Cavour: « In ogni angolo della vostra dominazione vediamo la Chiesa ostacolata, gli scrittori cattolici incarcerati, i Vescovi esiliati, i giornali cattolici rovinati, i conventi chiusi, le monache strappate alle celle ». Così si verificava il « libera Chiesa… ». [ma gli ordini delle logge erano questi … povero Cavour! – ndr.-)

D. Che avvenne ancora alla fine del 1866?

— Dopo che le truppe francesi abbandonarono Roma, nonostante gl’impegni presi nella convenzione del settembre 1864, Garibaldi, in segreta intesa con il governo, si gettò sullo Stato della Chiesa. La Francia però inviò truppe, che a Mentana sconfissero Garibaldi [… che era un rozzo sanguinario incapace di qualsiasi azione militare degna di questo nome – ndr. -] e Roma restò ancora alla Chiesa.

DA SAN PIETRO A PIO XII (19)

[G. Sbuttoni: da san Pietro a Pio XII, Ed. A.B.E.S. Bologna, 1953]

CAPO VII.

LA RIVOLUZIONE FRANCESE

PREAMBOLO

I precedenti

Dall’assolutismo regio (il re disponeva degli averi e della vita dei sudditi; chiunque poteva essere arrestato con semplice biglietto o « lettres de cachet » firmati anche in bianco e spesso trafficati in modo vergognoso) e dalla disuguaglianza dèi cittadini (il popolo era diviso in tre ordini: NOBILTÀ, CLERO, BORGHESIA; i primi due, esenti da ogni tassa e con tutti i diritti, la borghesia e il basso clero senza diritti e pagavan tutto) ebbe origine la RIVOLUZIONE FRANCESE del 1789. Cominciò essa con l’Assemblea degli Stati Generali e con la presa della Bastiglia (1789) e finì con la proclamazione dell’impero (2-12-1804).

Principali fatti furono:

Assemblea costituente (1789-1791); presa della Bastiglia (14 luglio 1789); notte del 4 agosto; stragi di ottobre; riforme politiche, giudiziarie, finanziarie, economiche; costituzione civile del clero; fuga del re (20 settembre 1791).

Assemblea legislativa (1791-92): stragi del 10 agosto e del mese di settembre 1792; supplizio di Luigi XVI e di Maria Antonietta (1793); ribellione delle province francesi; il regno del Terrore (1793-94); Dittatura di Robespierre. Direttorio (1795-99): guerra alla Germania; vittorie di Bonaparte in Italia (1796); Trattato di Campoformio (1797), spedizione di Egitto (1798).

Consolato (1799-1804); guerra in Italia (Marengo) pace di Luneville (1801) e di Amiens (1802).

Concordato: promulgazione del nuovo Codice civile; Bonaparte console a vita e congiura di Cadoudal; supplizio del duca d’Enghien.

Impero (1804).

1 10 anni compresi tra l’Assemblea Nazionale e il Consolato (1789-1799) hanno sempre avuto dalla storia, anche nostra, esaltazioni ditirambiche. Per chi sappia guardare con i propri occhi, essi sono la rapida monopolizzazione di talune umanissime e giustissime esigenze del popolo da parte di un’audace minoranza, la quale, nel promuovere quelle e assai più gl’interessi di cricca — realizza ed impone, magari in nome della libertà, la più tipica mentalità anticristiana [la setta Massonica degli Illuminati ne è stata notoriamente motore e carburante –ndr.-] di quello che era il proprio secolo: il XVIII. – Nessun incenso può nascondere che la giusta guerra al privilegio si rivelò anche come brutale spogliazione della proprietà ecclesiastica e tumultuario incameramento dei beni monastici, naturalmente a tutto beneficio di una borghesia poco scrupolosa; che la famosa democrazia prese — fra le altre — la forma, imposta anche con la violenza, della « Costituzione Civile del Clero » e della feroce persecuzione contro i « refrattari » (si ricordino le deportazioni alla Guiana, i massacri nel convento di Carmes, i « pontons » della Loira); che il vago e comodo deismo enciclopedico ebbe le sue degne celebrazioni nelle sconce buffonate robespierriane della « dea ragione » e in quelle dei « teofilantropi »; che mai forse bandiera (L. E. F.) copri tanta volontà imperialistica di rapina, con asservimento e distruzione dei valori cristiani e cattolici nel mondo (e qui rientra la cattura e detenzione di Pio VI). E se questi sono appena un vago inizio di spunti storici, come stupirsi che taluni gravi autori possano scrivere che la Rivoluzione Francese è nei suoi motivi ispiratori « naturaliter antichristiana »?

* * *

D. Che cosa fu la Rivoluzione Francese?

— Il più atroce rigurgito di odio contro l’ordine religioso e sociale, contro Dio e i re, le persone e le cose, che s’estese sopra la Francia come lava devastatrice d’un vulcano; e che, invece di aprir la via alla civiltà, fu causa immediata d’incalcolabili rovine e causa remota di tutti gli scompigli e delle sciagure che travagliarono e travagliano le nazioni.

D. Perché mai?

— Perché volle essere la reazione violenta contro il Medio Evo cristiano. Questo equivaleva alla formula: « Dio in tutto, da per tutto e sempre », la Rivoluzione equivalse alla formula: « Senza Dio in tutto, da per tutto e sempre ». Or è evidente che una reazione contro Dio, che è per essenza « amore », non può dare che il più atroce rigurgito di odio.

D. Da che cosa era stata preparata?

— Dalle dottrine anti-ecclesiastiche di Giovanni Wycliff (1830 – 1384), continuate dal boemo Giovanni Huss (1369 – 1415). Definito la « stella mattutina » dei riformati, cioè del Protestantesimo, il quale fu il grande movimento di separazione dalla Chiesa di Roma. Finirono poi di preparare il terreno le false dottrine filosofiche dei secoli XVII e XVIII.

D. Le condizioni di vita della maggior parte del popolo non reclamavano delle riforme!

— Senza dubbio, ed esigevano, in nome della giustizia e della fratellanza, un profondo rivolgimento. Peccato che, invece di svolgersi attraverso le vie legali, si compì mediante la violenza e il sangue.

D. Come si componeva la nazione francese?

— Dei tre « stati »: clero, nobiltà e popolo.

Il clero, diviso in alto, composto di nobili e fornito di enormi ricchezze, immunità e privilegi; e basso, disperso in villaggi poveri a stentarvi la vita; la nobiltà, provvista, come l’alto clero, d’enormi ricchezze, immunità e privilegi, faceva capo alla corte, dove, per il sistema feudalistico, il più rigido assolutismo era la regola di condotta del sovrano e contribuiva a sfruttare il popolo, sovraccarico di imposte, di decime e, contribuzioni di ogni genere.

D. Poteva continuare a tollerarsi un simile stato di cose?

— No; e difatti larghi strati della nobiltà e del clero e lo stesso re, Luigi XVI, sentirono la necessità della revisione.

D. Chi si oppose?

— Il Parlamento.

D. Che cosa convocò allora il re?

— Gli « Stati Generali » , cioè un’assemblea di deputati del clero, della nobiltà e del popolo, che, almeno di nome, temperavano l’assolutismo del re (4 maggio 1789). I deputati del popolo però si proclamarono, il 17 giugno, « Assemblea Nazionale » : ad essi, dietro invito del re, si unirono gli altri due ordini e si ebbe l’« Assemblea Costituente ».

D. In che cosa sì concretarono i lavori dell’Assemblea Costituente?

— Nella « Dichiarazione dei diritti dell’uomo», che abolì tutti i titoli e privilegi feudali, proclamando l’uguaglianza di tutti gli uomini e la libertà di culto, di parola e di stampa.

D. Dove si accentuarono le misure ostili alla Chiesa?

— Nel « Decreto di secolarizzazione dei beni ecclesiastici » con il quale furono incamerati e venduti all’asta i possedimenti della Chiesa;

— nel decreto di « scioglimento di tutti gli Ordini e Congregazioni religiose »; ma il colpo più grave fu

— la « costituzione civile del clero », che colpiva in pieno la sovranità della Chiesa, attribuendo ai comuni la nomina dei parroci e agli elettori dipartimentali l’elezione dei vescovi (= un ritorno dell’investitura laicale).

D. Che cosa impose la Costituente agli ecclesiastici?

— Il giuramento di fedeltà alla nuova costituzione, rifiutato però da due terzi.

D. Che decise il papa Pio VI?

— Condannò la Costituzione civile del clero, vietando ai vescovi, eletti irregolarmente, di esercitare atti di giurisdizione e minacciando scomunica a coloro che non disdicessero il giuramento prestato (1791).

D. Chi infierì di più tuttavia contro la Chiesa?

— L’« Assemblea Legislativa» (1791 – 1792), che costrinse, per mezzo dei Giacobini, estremisti della rivoluzione, gli ecclesiastici a prestare giuramento e questa volta sotto pena d’esilio; soppresse i monasteri tuttora esistenti e vietò di indossare in pubblico l’abito ecclesiastico.

Cominciarono numerose le vittime.

D. Chi successe all’Assemblea legislativa?

— La « Convenzione Nazionale » (1792 – 1795), che proclamò immediatamente la «Repubblica», fece decapitare re Luigi XVI, impose il calendario repubblicano, che aboliva le domeniche e le feste dei Santi, soppresse il culto cristiano, dedicando Nòtre-Dame alla « dea Ragione», impersonata da un’artista lirica.

D. Che cosa venne instaurato in questo periodo?

— Il regime del terrore con le tre belve umane: Danton, Marat e Robespierre, che insanguinarono interamente la Francia, rimanendo infine essi stessi vittime della rivoluzione.

D. Chi, d’altri, colpì la rivoluzione?

— Lo stesso papa Pio VI, che, proclamata per ordine del Direttorio la Repubblica Romana, venne condotto in esilio a Valenza nel Delfinato, dove morì, esclamando: « Perdona loro… ». La salma del Papa, da prima insepolta, fu poi chiusa in una bara di piombo, e solo dopo 122 giorni Napoleone firmò il permesso di seppellirla nel cimitero di Valenza, da dove poi nel 1802 fu portata a Roma e sepolta in s. Pietro.

D. Che aveva detto Napoleone alla morte di Pio VI?

— « È morto l’ultimo Papa! »

D. Fu buon profeta?

— Pare di no. Morto Pio VI il 29 agosto 1799, con sorpresa di tutti il 14 marzo 1800 a Venezia venne eletto Pio VII, che entrò in Roma fra il più grande entusiasmo del popolo il 3 luglio.

D. Che era avvenuto frattanto?

— Dopo la grande vittoria di Marengo, Napoleone, divenuto Primo Console, vide sommamente utile conciliare la Francia con la Chiesa e il 16 luglio 1801 venne firmato il Concordato, che chiuse la più brutta pagina della rivoluzione. Solo che Napoleone, all’insaputa del Papa, aggiunse i 77 Articoli Organici, che alteravano il Concordato, ponendo il clero in balìa del potere civile. Fu inutile la protesta del Papa.

NAPOLEONE E IL PAPA IN LOTTA

D. Che cosa portò in definitiva il Concordato?

— La lotta più furibonda tra Napoleone e il Papa. Il dittatore [massone di alto grado – il segno dell’arco reale era una sua caratteristica – ndr. -] si era fissato di voler sbarazzarsi dell’inerme Potenza, che sfidava i secoli e che costituiva un ostacolo ai suoi piani ambiziosi.

D. Che pretese dal Papa?

— Che, lo incoronasse imperatore in Notre-Dame; per questo il Papa andò a Parigi. Il 2 dicembre 1804 con gesto oltraggioso e superbo Napoleone, anziché ricevere la corona dal Papa, se la pose in capo da sé e circondò il Papa solo di scortesie e di sconvenienze. Si lamentava poi che le popolazioni per veder lui avrebbero fatto una lega, per veder il Papa invece ne avrebbero fatto venti.

D. A che mirò il Papa nel suo viaggio?

— Ad ottenere l’annullamento degli Articoli Organici, ma inutilmente.

D. Ci furono poi altri motivi di attrito?

— Si: il rifiuto del Papa di annullare il matrimonio di Girolamo, fratello di Napoleone; di riconoscere Giuseppe, altro fratello, quale re di Napoli in luogo dell’espulso Ferdinando IV di Borbone.

D. Come reagì Napoleone?

— Scese a Milano a cingere la « corona di ferro » e invase lo Stato Pontificio, facendo occupare Roma.

D. Che faceva intanto il Papa?

— Scrive il Chateaubriand: « Nell’ombra del palazzo romano un prete settantenne, senza neppure un soldato, teneva in scacco l’impero ».

D. Che seguì poi?

— Napoleone, furente per la resistenza del Papa, il 17 maggio 1809, dichiarò lo Stato Pontificio annesso all’impero francese e Roma città imperiale e libera. Il Papa, immediatamente fece affiggere alle porte delle Basiliche la .Bolla di scomunica contro Napoleone e i suoi complici.

D. A che giunse allora Napoleone?

— A far arrestare il Papa e a rinchiuderlo in carcere a Savona e a tentare ogni mezzo per farlo abdicare alla sovranità terrena. Il Papa fu irremovibile.

D. Che fece per ottenere l’annullamento del suo matrimonio con Giuseppina Beauharnais e passare a nozze con Maria Luisa d’Austria?

— Pece condurre a Parigi e tenne sotto controllo tutti i cardinali, nella speranza che, in caso di morte del Papa, avrebbe diretto il conclave a suo piacimento; in secondo luogo avrebbe sentenziato sulla nullità del suo primo matrimonio. Ma pur trovando un certo numero di cardinali a lui fedeli, non raggiunse i suoi scopi.

D. Durante la campagna di Russia dove fu trasportato il Papa?

— A Pontaineblau, mentre, sulle steppe russe, i soldati di Napoleone in ritirata gettavano i fucili e cadevano congelati sulla neve; effetto della scomunica, a cui il superbo si era rifiutato di credere.

D. Come si vendicò Pio VII contro Napoleone, caduto nella polvere?

— Rientrato trionfalmente in Roma il 10 marzo 1814, mentre il 18 giugno 1815 Napoleone veniva relegato nell’isola di S. Elena, Pio VII scrisse al Reggente d’Inghilterra allo scopo di ottenere al grande esiliato una mitigazione della pena, e mandò due cappellani ad assisterlo, finché maggio 1821 « l’uom fatale » morì. Ei fu …

DA SAN PIETRO A PIO XII (18)

[G. SBUTTONI: da s. PIETRO A PIO XII. Editrice A.B.E.S. Bologna, 1953)

Dall’anno 1000 ai giorni nostri:

CAPO VI.

DALLA RIFORMA ALLA RIVOLUZIONE (2)

4 – LA MASSONERIA

D. Quali rapporti esistono tra la Massoneria e la Chiesa!

— La Massoneria è uno dei nemici che più ha tentato di prevalere contro la Chiesa e questa l’ha condannata con 8 Encicliche, 3 Bolle ed un Breve. – Pochissimi avversari hanno dovuto subire la continua, aperta lotta di nove Papi e la spietata guerra di tutto il Clero cattolico per oltre duecento anni.

D. Quali sono i documenti di condanna?

— I seguenti:

— Clemente Xll: Enc. « In eminenti» (4 maggio 1738).

— Benedetto XIV: fine. « Providas » (18 maggio 1751).

— Pio VII: Bolla « Ecclesiam a Jesu Christo » (13 nov. 1821).

— Leone Xll: Bolla « Quo graviora » (13 marzo 1825).

— Pio VIII : Enc. « Traditi humilitati nostra » (24 maggio 1829).

— Gregorio XVI: Enc. « Mirari vos » (15 agosto 1843).

— Pio IX: Enc. « Qui pluribus » (9 nov. 1846) : Alloc. « Singulari quidam » (9 die. 1854); Alloc. « Maxima quidem laetitia » (9 luglio 1862); Breve « Ex epistola» (26 ott. 1865) diretta a Mons. Darbój; Enc. « Etsi multa luctuosa » (21 nov. 1873).

— Leone XIII: Enc. « Quo apostolici » (28 dicembre 1878);

Enc. « Humanum genus» (20 aprile 1884).

D. Perchè queste condanne piene e inequivocabili?

— Per la natura della Massoneria stessa.

D. Che cos’è la Massoneria?

— È un’associazione segreta internazionale basata su una dottrina di libero esame, che rigetta ogni soprannaturale e pretende di trovare nella sola « ragione » umana la regola della vita personale sociale.

D. Qual è tu sua tattica?

Perconseguire il suo fine essa opera nella società subdolamente, infiltra i suoi elementi nelle associazioni e nei partiti più diversi, si accaparra elementi che vi fanno parte; praticamente cerca di essere una forza occulta ed incontrollabile per manovrare a suo beneplacito le leve della società.

D. Quale la sua caratteristica?

— L’ambiguità, per cui si presta ed aderisce a tutte le situazioni spirituali (salvo quella del Cattolico, perchè essa è « a priori » ribelle al soprannaturale e al dogma).

D. Da dove la sua forma di attrazione?

— Dal suo « mistero » e dalla sua «religiosità» universalistica, oltre che dalla sua attività e potenza politica ed umanitaria.

D. Dov’è più settaria ed anticristiana?

— Nei paesi latini. Comunque essa è, dovunque e sempre, la negazione della Religione rivelata e la sostituzione dell’uomo a Dio: è la catalizzazione in termini eriti di religiosità irreligiosa della ribellione moderna al Cristianesimo, della incredulità e della miscredenza razionalista che ha voluto mettere il mondo moderno in rivolta contro Dio.

PER QUESTO PAPI E I.A CHIESA NON HANNO POTUTO NON CONDANNARLA.

D. Ha essa qualche cosa di fìsso?

— Pur nella disintegrazione individualistica d’ogni principio dottrinale ha questo di fisso, che attrae soprattutto i giovani: il suo simbolismo e la sua gerarchia.

D. Quali sono i sìmboli massonici?

— Sono riti, cerimonie, emblemi, segni ecc. tolti dalla Bibbia, dal Cristianesimo, dai « misteri » pagani e dalle antiche Corporazionimurarie. Ma è una derivazione puramente materiale e artificiale, chevuole indubbiamente essere un mezzo pedagogico ed istruttivo, unsistema di allegorie inteso ad illustrare ed inculcare leaspirazioni della Massoneria.

[Ma soprattutto è il culto del baphomet-lucifero che si manifesta apertamente nei riti dal 30° livello in poi – ndr.-]

D. Qual è la gerarchia!

— Tutti i riti massonici constano di tre gradi:

1) apprendista,

2) compagno.

3) maestro,

che potrebbero corrispondere sia alle tre fasi a iniziazione dei misteri antichi, sia alle tre « vie» dell’ascetismo cristiano (« via» purgativa, illuminativa, unitiva), e sono accompagnati da simboli diversi: il libro della Bibbia, la stella fiammeggiante (a 5 punte invertita, di lucifero), la scala teologica, il teschio da morto, il tetragramma giudaico, ecc..

D. Qual è la cerimonia per introdurre un nuovo aspirante!

— Il « neofita » rimane chiuso nel « gabinetto di riflessione » a compilare il «testamento». (gli fanno compagnia un teschio, simbolo della morte, ed un tozzo di pane, simbolo della vita. Nel testamento deve rispondere a tre domande: « Che cosa dovete all’umanità, alla patria, a voi stesso ». Poi l’aspirante subisce la cerimonia del « battesimo massonico »: il Venerabile, mascherato, incrocia le spade sul capo dell’iniziando, mentre uno dei due assistenti incappucciati gli fa sentire la fredda lama del pugnale sulla pelle in corrispondenza del cuore. Il neofita in ginocchio gli presta giuramento. I padrini lo assistono.

D. Che ha davanti il massone, superato il periodo di « apprendistato » (Massonerìa Azzurra)?

— Ha davanti la lunga scala di 33 gradi:

1) una selezione di gradi fino al 18° « Rosa Croce » (Massonerìa Rossa)

2) un numero variabile di gradi di perfezione che portano al 30° o « Cavaliere Kadosh » (Massoneria Nera)

3 ) infine gli ultimi tre:

31° o « Grande Ispettore Inquisitore »;

32° o « Principe del real segreto »:

33° o «Grande Ispettore Generale».

Questi ultimi gradi costituiscono la Massoneria Bianca.

D. Qual è l’organo supremo della Massoneria in ogni singolo Stato?

— Il «Grande Oriente» (nome di origine incerta; forse perché la luce viene da oriente?), al quale fanno parte tutte le Logge dello Stato.

D. Che cos’è la « Loggia »?

—  È la sezione locale e sede della riunione della relativa comunità massonica.

D. Che cos’è il «tempio »?

—- E ‘ il luogo di riunione.

D. Da chi dipende, ogni loggia?

— Da un «maestro del seggio».

D. Che cosa, costituisce l’insieme di più logge?

— La « grande loggia », retta da un Venerabile.

D. Come si chiama il capo delle Grandi Logge, riunite in Grande Oriente!

— Gran Maestro o Sovrano.

D. Da che cosa è circondata dunque l’attività massonica?

— Da tenebre e mistero, per cui la Costituzione Italiana ha pronunciato la sua condanna con l’art. 31: « Sono proibite le associazioni segrete ».

D. In Italia è unita e compatta la Massonerìa?

— No. Vi è quella di Piazza del Gesù o di rito scozzese e quella di Palazzo Giustiniani, tra loro in lotta. Quando infatti il 15 maggio 1949 si doveva addivenire ad una « Costituente Massonica», che doveva fondere in un unico organismo i vari gruppi, non se ne poté constatare che il clamoroso fallimento. Non per questo tuttavia essa si presenta meno insidiosa e meno pericolosa.

D. Con quale sigla si è sempre presentata la Massonerìa?

— Con questa: « A. G. D. G. A. D. U. » che vuol dire: «Alla gloria del Grande Architetto dell’Universo». Fino dal sec. XVIII questa misteriosa sigla apriva di rigore ogni documento massonico o compariva nelle camiture delle logge.

D . Quando sorse la Massonerìa!

— Le sue vere origini sono avvolte nel mistero.

D . Che afferma il massone Rebold?

— In « Histoire des Trois Grandes Loges », pag. 670, 697, afferma che essa « è sorta da un’antica e celebre corporazione di arti e mestieri fondata in Roma da Numa Pompilio nel 715 a. C. – La lista dei Grandi Maestri risalirebbe al 292 a. C. ad un certo Albano grande « Venerabile » e primo « Grande Ispettore » massonico.

D. È ciò attendibile?

— È evidentemente umoristico o per lo meno leggendario. Come è ugualmente leggendario assegnare alla massoneria origini giudaiche, anche se l’influenza degli ebrei nella moderna massoneria è effettivamente preponderante.

D. Qual è il parere dei migliori studiosi in materia?

— È che le origini massoniche vanno ricercate nelle « Corporazioni murarie » medioevali. Fin dal sec. XII una forte corrente migratoria, seguendo le linee di diffusione dello stile gotico dall’ « Ile de France » in tutta Europa, portò in Inghilterra numerosi artigiani ed operai « muratori » (macons) che si costituirono all’uso medioevale in numerose « logge » riunite in una « gilda » o corporazione.

D. Quando fiorirono le « massonerie corporative » o « gilde murarie »?

— Durante tutto il Medio Evo fino alla rivoluzione protestante ed erano quindi sopra tutto organizzazioni a carattere « sindacale » per i muratori massoni. A poco a poco però la Massoneria corporativa si trasformò — alla fine del ‘600 ed ai primi decenni del ‘700 in « Massoneria Speculativa ».

D . Come avvenne tale trasformazione?

— Avvenne sotto l’influsso di cause politiche ed ideologiche.

D. Che cosa vi influì « politicamente »?

— Vi influirono le lotte fra gli Stuart, il Parlamento inglese e la casa d’Orange. Gli Stuart cercarono l’appoggio dei membri delle Corporazioni massoniche, facendone uno strumento politico e trasferendo segretamente l’organico massonico nell’esercito per dominare l’apparato militare.

D. Che cosa trasformò « ideologicamente » la Massoneria professionale nell’organizzazione moderna a contenuto filosofico?

— Fu l’introduzione di teorie umanitarie internazionalistiche a sfondo religioso naturalistico, sorte in alcuni circoli inglesi sotto la denominazione di « logge Rosa-Croce ».

D. Cosi dunque qual è la data di nascita della massoneria moderna?

— È il 1717, allorché le quattro logge di Londra si fondono in un’unica Grande Loggia sotto un Grande Maestro.

D. A quando risale la prima condanna pontificia?

— A 21 anno dopo (1788) da parte di Clemente XII.

D. Che cosa intendevano queste logge?

— Conservando le antiche cerimonie e proponendo come scopo la costruzione simbolica del Tempio della nuova Umanità, queste logge intendevano tenere uniti i loro membri inun deismo generico [in realtà satanico-luciferino – ndr. -], superiore ad ogni confessione religiosa e spregiatore di ogni Rivelazione. Rendevano onore al « Grande Architetto dell’ Universo » prescindendo assolutamente da ogni concetto soprannaturale, in aperta opposizione al Cristianesimo e sopra tutto al Cattolicesimo.

D. Che le giovò?

L ‘ ambiente del sec. XVIII, saturo di stanchezza, snervato dall’indifferenza religiosa, dilaniato nell’unità, disintegrato dal libero esame, inaridito dalla critica.

D. Che cosa s’affermò in simile ambiente?

— L a nuova filosofia razionalista e, in sostanza, miscredente.

I n questo ambiente la Rivelazione appare ormai come inammissibile; la « ragione » è unica fonte di conoscenza, e. in definitiva, unica sorgente di verità anche sul terreno religioso.

Il Cristianesimo rivelato non ha nessun valore ; la Chiesa ancormeno. I dogmi sono catene di errori imposti all’ignoranza.

D. Che cosa produce questo ambiente filosofico e sociale?

— Questo ambiente filosofico e sociale, questo secolo razionalista e scientifico, miscredente e deista, dà pieno sviluppo alla massoneria.

D. In quali paesi era ed è tuttora fiorente e potente?

— In Inghilterra, Francia e Stati Uniti.

In Inghilterra essa favorì il rapido propagarsi delle idee razionaliste dell’Illuminismo e servì come difesa delle posizioni dell’imperialismo inglese. Nel 1772 le logge erano 160; oggi sono oltre 4.400. – In Francia, fattasi autonoma, si sviluppò intorno alla Rivoluzione francese ed intorno alla potenza napoleonica (massone fu il Bonaparte). Nel 1847 la Francia ebbe oltre 1200 logge; oggi ne ha 450. Alla massoneria francese si ricollegano quelle del Belgio, Romania, Svizzera, America del Sud, e, in parte, dell’Italia.

(Gli Stati Uniti sono la più grande potenza massonica. La Federazione degli Stati nacque nelle « logge », propugnata da Coxe e Franklin. Dalla gran loggia di Boston il 6 dicembre 1773 parte il segnale della rivolta. Attualmente la massoneria negli S. U. conta 18.000 logge con 3.500.000 fratelli.

D.  E in Italia?

— Lasciata in balìa di se stessa, fino quasi a consumarsi nelle lotte interne, ora sembra risvegliarsi e iniziare approcci internazionali per giungere al riconoscimento ufficiale del « Grande Oriente Americano ». Almeno così fa la nostra massoneria scozzese in contrasto con quella di Palazzo Giustiniani. Questa di Casa Giustiniani, raccogliendo gran parte, se non tutto, il culturame comunistoide, sembra diventare un’appendice di Mosca.

[Ovviamente non è qui il caso di aggiornare i numeri spaventosamente cresciuti in Italia e nel mondo, e le infiltrazioni ben conosciute perfino in Vaticano, ove la sinagoga adorante il “signore dell’universo”, cioè il baphomet-lucifero, si è sostituita alla Chiesa Cattolica conservandone l’aspetto esterno usurpato, ma rivoltandone tutta la dottrina e la liturgia, oggi vera e propria ritualità satanica – n.d.r. -].

APPENDICE II.

LA QUESTIONE DI GALILEO

GALILEO GALILEI, una delle più grandi figure d’ogni tempo, fu sommo scienziato e scrittore, nato u Pisa nel 1564, compì gli studi umanistici a Firenze e quelli scientifici nella città natale, dote insegnò dal 1589 al 1602; ìndi passò a Padova. – Nel 1610 si stabilì a Firenze in qualità dì matematico e filosofo del granduca. E’ autore dell’invenzione dell’ orologio a pendolo, del termometro, del cannocchiale, del microscopio. Si deve principalmente a lui il grande sviluppo preso dalla fisica. Accrebbe la vasta fama di cui godeva quando scoprì le macchie solari e dimostrò che la luna è ricoperta di monti e che la via lattea non è che un ammasso gigantesco di stelle. Nel 1611 si recò a Roma, dove ricevette onori anche dal Papa Paolo V, che manifestò per lui una benevolenza particolare. Ma quando, in base alle sue indagini astronomiche, egli propugnò il sistema copernicano, sembrò a qualche teologo che simile concezione fosse contraria alla sacra Scrittura. Si citava al riguardo il versetto del salma 103, dove è detto: « Tu hai fissato la terra sulle sue basi » e le parole di Giosuè: « Non muoverti, o sole, da Gabaon ». L’errore di Galileo fu di appoggiare le sue affermazioni sulla S. Scrittura. Egli sosteneva che essa non può errare, ma che potevano errare bensì i suoi interpreti, ai quali spetta di conciliare le loro spiegazioni conì risultati certi della scienza. Di qui divampò una lotta vivace. La finale fu che Galileo venne accusato di eresìa davanti al tribunale dell’Inquisizione a Roma. Il tribunale nel 1618 riprovò il sistema Copernicano, che, come è noto, insegna che la terra simuove attorno al sole, e proibì di diffonderlo. Nel marzo dello stesso anno, la Congregazione dell‘Indice, proibì i libri che contenevano tale dottrina. Gli scritti di Galileo non vennero espressamente condannati, né all’insigne scienziato furono vietati gli studi nel campo astronomico, a cui poté attendere tranquillamente a Firenze. – Eletto papa Urbano VIII, grande ammiratore di Galileo, questi, nell’aprile del 1624, fu ricevuto più volte, e sembra con molta cortesìa, dal Pontefice. Usando prudenza, lo scienziato avrebbe potuto continuare a lavorare a favore del sistema copernicano. Ma purtroppo gli fece difetto la diplomazia. Nel febbraio del 1632 pubblicò il « Dialogo sopra i due massimi sistemi », opera scritta con splendore di stile e con fine umorismo (ma priva di rigore e dimostrazioni scientifiche di un qualche valore), ma che urtò la suscettibilità della Congregazione del S. Ufficio e che procurò all’autore un nuovo processo e una nuova condanna. Nonostante la grave età, egli dovette lasciare Firenze, e recarsi a Roma, per subirvi il processo. Conviene dire però che gli furono usati i massimi riguardi. Durante i giorni del processa, abitò nel palazzo del Procuratóre del S. Ufficio, dove, com’egli attesta, trovò agevolezze insolite e squisite attenzioni, e, quando fu colpito da una leggera indisposizione, fu condotto nel palazzo del Niccolini, ambasciatore, di Toscana. Dopo la condanna, il Papa gli diede facoltà di abitare nel palazzo della Trinità dei Monti, in Roma, con libero accesso ai vasti giardini adiacenti. – In seguito, dietro richiesta dello stesso Galilei, fu condotta a, Siena, presso l’arcivescovo Piccolomini, e finalmente nella propria villa di Arcetri, vicino a Firenze, dove, morì a 77 anni nel 1642. – Egli rimase sempre fedele, alla Chiesa: prima di morire fece chiedere al Papa la benedizione apostolica. I documenti del processo escludono nel modo più assoluto ciò che qualcuno ha in passato asserito, cioè che il Galilei, durante l’interrogatorio di Roma, sia stato sottoposto alla tortura (anzi il processo fu una truffa alla verità, organizzato a mo’ di farsa da giudici compiacenti che non avevano alcun titolo, senza che comparissero i Gesuiti dell’Indice che avevano ben compreso l’eresia atomistica del libello galileano. La teoria eliocentrica d’altra parte non ha mai avuto nessuna prova concreta né dimostrazione di alcun tipo, tranne  la sigla del TG1 ed i trucchi scenografici e fotografici della NASA – ndr. -]

Per un’idea più chiara e veritiera dell’affare Galilei rimandiamo al seguente articolo:

http://www.exsurgatdeus.org/2017/06/26/la-verita-su-galilei/

Per valutare giustamente questa spinosa questione, occorre tener presenti alcune circostanze storiche. In quel tempo si temevano, e non a torto, le audacie dottrinali dei protestanti circa la libera interpretazione della S. Scrittura. I teologi si erano impennati a sostegno delle frasi della Bibbia, che apparivano in contrasto con il sistema copernicano, il quale del resto ancora non era stato scientificamente provato [né lo sarà mai!]. D’ altra parte Galileo errò nel volere entrare nel campo della interpretazione scritturale. Il tribunale, che certo agì con molto rigore, volle salvare il principio de « la Bibbia è senza errori » [l’inerranza biblica è dogma di fede tridentino! – ndr.-], temendo che si rinnovasse in Italia ciò che era avvenuto in Germania per opera di Lutero.

DA SAN PIETRO A PIO XII (17)

[G. SBUTTONI: da s. PIETRO A PIO XII. Editrice A.B.E.S. Bologna, 1953)

DALL’ANNO 1000 AI GIORNI NOSTRI

CAPO VI.

DALLA RIFORMA ALLA RIVOLUZIONE (1)

PREAMBOLO

Il Seicento e il Settecento

Secolo di guerra il primo; secolo di decadenza l’altro. Grande, il Seicento nostro, cattolico, italiano, romano. Nella pietà, nella scienza, nelle arti: l’arte più ricca, più fastosa e più libera, che dà un volto magnifico alla Roma nostra trionfante la Roma delle cupole e delle fontane, la Roma di Piazza S. Pietro — è l’arte del Seicento.

La Chiesa ha trionfato nella guerra a morte che le ha dichiarato il protestantesimo; ha salvato i paesi latini e germanici del sud: ha compensato con le conquiste missionarie l’apostasia europea — Ma il trionfo segna solo una, pausa.. L’assedio continua. Si stringe sempre più serrato contro la Chiesa e Roma, su tutti i settori. Politicamente, il Papato è sequestrato dalla vita internazionale ed è ridotto ad un monarcato italiano. Nei paesi protestanti si sviluppano i potenti movimenti intellettuali e sociali di intonazione anticattolica che si infiltrano, con la stampa e con le applicazioni settarie, anche nei paesi cattolici e segnatamente in Francia; dottrine eretiche, anticattoliche e, addirittura, anticristiane, si diffondono con il giansenismo, con la massonerìa, con l’enciclopedismo. La soppressione dei Gesuiti — richiesta dalle stesse corti cattoliche — segna nel 1773 un momento decisivo nella lotta immane. – L’offensiva anticattolica mira sopra tutto a togliere alla Chiesa i giovani e i laici — gli uomini, s’intende — lasciandole, con degnazione, il « sesso debole ». il ritornello dice che la Chiesa è morta e che le restano, a piangere, le donne anzi, le donnette, le donnicciole e… gli spiriti deboli. Gli « esprits forts » sono fuori e contro la Chiesa, gettata sempre più da parte con il tuo soprannaturale dinnanzi all’affermarsi sempre più accentuato del valore «sapremo » della ragione astratta; motivo per cui il sec XVII e detto « secolo dei lumi », onde il termine « ILLUMINISMO ». – Il  vocabolo c illuminismo » manifesta l’intento generoso, ma, nel modo, ingiusto, di rischiarare le menti e tutti i settori della cultura, che si credevamo sommersi, nelle nebbie dell’ ignoranza o della superstizione indotte nel mondo dalla « fourberie monacale »: ha dunque senso polemico contro la precedente concezione ilei mondo. Il vocabolo «ideologia» manifesta invece il metodo seguito: sottoporre a contrailo critico, mediante accurata analisi scientifica delle idee, tutto il sapere, scartando ciò che non risulti razionalmente fondato: e « fondato » si giudica soltanto ciò che sia dimostrato con il metodo delle scienze naturali. – Il cànone fondamentale del movimento è la fede assoluta nella ragione umana che da sola vale a costituire la verità, a risolvere ogni problema. Da questo punto di vista, Illuminismo ha per padre Cartesio, il quale ha la fama di aver trovato per primo il filo metodico per aggirarsi nel labirinto del pensiero umano. – Le costruzioni metafisiche sono giudicate chimere da questo movimento, chiùso a ogni luce dell’al di là, scettico e irriverente, aperto solo all’idolo della scienza, nella quale la ragione aveva il sita pieno dominio.

L’Illuminismo come filosofia e religione, si scosta gravemente dalla concezione metafisica classica, che è l’unica vera metafisica, e dal Cristianesimo, che è l’unica vera religione.

« La scienza del sec. XVII » aveva posto le sue basi con Galileo e raggiunto un alto grado di sviluppo con Keplero e Newton. La natura che durante i secoli precedentiera sempre apparsa all’uomo come un qualche cosa di misterioso e disordinato, quasi animata da forze libere e capricciose, svelava ora il segreto del suo ordine e delle sue armonie; l’uomo nel possesso della legge si sentiva dominatore e padrone di ciò die solo pochi secoli prima lo atterriva e gli si imponeva nella ignoranza e nella superstizione. E il segreto di questo rovesciamento era, fondamentalmente, l’abbandono del procedimento filosofico e l’introduzione del punto di vista meccanicistico nell’indagine scientifica. La tradizioue, la voce del passato, ogni autorità esteriore dei filosofi, dei teologi, della Rivelazione, della Chiesa, viene estromessa o, che è lo stesso, accettata se è nella misura in cui coincide con la ragióne scentifica (antistoricismo o meglio antitradizionalismo). Si svilisce lostudio della storia come inutile, anzi come insidioso veicolo di pregiudizi e di errori, proclamando l’autonomìa e la sufficienza della ragione personale. Si sogna di disincrostare l’uomo dalle perniciose superstrutture indotte dalla civiltà dei secoli passati, per ricondurlo al primitivo stato vergine selvaggio. Questo atteggiamento è gravido di rivoluzione filosofica, religiosa, politica: la Rivoluzione francese scoppiò forse contro gl’intendimenti degli illuministi, ma certo è figlia legittima dell’illuminismo.

Il Culto della Natura è un altro corollario dell’illuminismo e coincide con il culto della ragione. La natura è intesa come realtà autosufficiente, retta da leggi immutabili che lutto spiegano senza postulare l’intervento di Dio… il quale, soppressa la « metafisica », non hapiù modo di imporsi come causa prima cosmogonica e pertanto come nozione essenziale di una scienza integrale. Il meglio che l’illuminismo produsse in fatto di religione è il Deismo. Quanto alla fede cristiana e schernita come « abitudine domenicale », superstizione e l’impostura* (Reimarus). L’essere privilegialo, fra gli esseri di natura, è l’OMO. La natura stessa si prospetta (dia fine come un dintorno dell’uomo e come « tregnum hominis ». Va da se che l’illuminismo razionalistico prescinde, quando non esclude, dall’elevazione dell’uomo allo stato soprannaturale, dai contributi che la teologia rivelata reca all’antropologia e da tutti i sussidi che la rivelazione fornisce all’attività teoretica e pratica dell’uomo. In particolare esso proclama la naturale e totale bontà dell’uomo, negando il dogma del peccato originale, combattendo la coscienza del peccato e della decadenza, come il desiderio ili grazia purificante ed elevante, la Redenzione e le istituzioni liturgiche sacramentarie delle religioni positive e della Chiesa. Volendofare un bilancio dei pregie dei difetti dell’illuminismo, si può. tra i pregi, annoverare in particolare il magnifico incremento della scienza, il senso dell’universale solidarietà umana (postulato — conservato forse senza volerlo — del Cristianesimo), la reazione contro le ingiustizie sociali (relitto delle corporazioni medioevali) e lo sviluppo delle scienze economico-sociali. Ma la massa delle conquiste resta paurosamente inferiore al bilancio dei guasti, operati dall’illuminismo, i cui princìpi, profondamente anticristiani, trovarono larghissima accoglienza in Europa, e scatenarono la lotta contro la Chiesa (Giansenismo, Gallicanesimo, Enciclopedismo, massoneria ecc.), spronarono il vasto movimento di riforme sociali, determinando infine la Rivoluzione Francese. L’illuminismo era alieno dalle violenze, ma la storia, da esso istruita, gli scappò di mano. Il romanticismo, la restaurazione, le guerre mondiali, l’irrazionalismo contemporaneo non valsero a debellarlo; tanto è vero che costituisce tuttora per tanta parte  l’impianto della società occidentale. Lo stesso Marxismo sovietico non è una reazione all’illuminismo, pur lottando contro questa società; che anzi dell’illuminismo è una forma, invero assai scadente.

D. Da che cosa sono contrassegnati i due secoli che vanno dalla Riforma tridentina alla Rivoluzione francese?

— Sono contrassegnati da una scissione che si va operando lentamente ma fatalmente tra la Chiesa e lo Stato e dal trionfo di dottrine filosofiche, che non impugnano soltanto questa o quella verità, ma la sostanza stessa del Cristianesimo, anzi l’intero edificio religioso.

D. Quali sono i principali errori teologici e filosofici di questo periodo?

— Il Giansenismo, il Gallicanesimo, l’Enciclopedismo, la Massoneria

1 – IL GIANSENISMO

D. Che cos’è il Giansenismo?

— È l’eresia di Cornelio Giansenio, il quale, partendo dalle posizioni di Baio, secondo cui il peccato originale avrebbe corrotta radicalmente ed intrinsecamente la natura umana, con il pretesto di seguire le orme di S. Agostino, afferma che Adamo, e con lui ogni uomo, con il peccato originale ha perduta la libertà, quindi l’uomo per ogni atto buono ha bisogno della grazia efficace che determini intrinsecamente la volontà. Questa determinazione però non toglierebbe la libertà. Il duplice amore di Baio qui diventa duplice dilettazione vittrice, l’una terrena che scaturisce dalla natura umana corrotta, e quindi determinante al peccato, l’altra celeste, che scaturisce dalla grazia efficace e quindi determinante al bene e alla vita eterna. L’una e l’altra rendono l’uomo non padrone dei propri atti meritori.

D. Che segue da questo errore base del Giansenio?

— Ne segue che l’uomo è schiavo della dilettazione terrestre o della celeste e perciò viene capovolta tutta l’economia cristiana della redenzione.

D. In che modo è capovolta tutta l’economia cristiana della redenzione?

— In quanto, secondo Giansenio, nello stato attuale, non c’è altra grazia che la efficace, alla quale l’uomo non può resistere, e questa Dio la dà non a tutti, ma solo a chi vuole, a coloro che predestina al paradiso, mentre tutti gli altri sarebbero predestinati all’inferno.

D. Che nasce da simile dottrina?

— Nasce un tetro pessimismo ed un asfittico rigorismo, che invano si cerca di mitigare con una sentimentale rassegnazione. Questo atteggiamento sentimentale ha favorito l’influsso esercitato da Giansenio sul pensiero, sull’arte e sulla vita del sec. XVIIe XVIII specialmente oltr’Alpe.

D. Giunse il Giansenismo in Italia?

— Sì. benché assai attenuato; quasi come reazione al lassismo morale, ed incontrò il favore in qualche ecclesiastico di tendenza rigoristica, come il domenicano Concina. il card. Enrico Noris, il vescovo di Pistoia Scipione Ricci.

D. Quale fu il maggior focolaio di Giansenismo ?

— Il convento femminile di Port-Royal, presso Parigi.

D. Oltre la lotta dei Papi, che cosa si oppose al Giansenismo?

— Da devozione al S. Cuore di Gesù, dopo le celebri apparizioni del Redentore a s. Margherita Alacoque (1673), si contrappone alla glaciale spiritualità giansenistica.

2 – IL GALLICANESIMO

D. Che cos’è il Gallicanesimo?

— È il movimento d’indipendenza dal potere spirituale del Papa che nella chiesa di Francia si delineò con la Prammatica Sanzione di Bourges (1438), fiori con la Dichiarazione sotto il regno di Luigi XIV e si spense con il Concilio Vaticano.

D. A chi cosa mirava la Prammatica Sanzione !

— Nella mente di Carlo VII re di Francia (1 luglio 1438) mirava a regolare le relazioni fra lo Stato e la Chiesa. Vi si affermava la superiorità dei Concili ecumenici sul Papa, venivano aboliti il diritto di appello alla s. Sede, i giudizi ecclesiastici fuori del regno, e si ristabilivano le nomine alle maggiori cariche ecclesiastiche per mezzo del suffragio del clero e del popolo. La Prammatica Sanzione fu abolita da Luigi XI nel 1461.

D. Dove si erano già palesati indizi di spirito gallicano?

— Nella polemica tra Filippo il Bello e Bonifacio VIII, ma fondamentalmente il Gallicanesimo trae origine dalla nota « teoria conciliare », sostenuta durante lo Scisma d’Occidente (tanto favorito dai Cardinali francesi) e sancita nel Concilio di Costanza, secondo la quale il Concilio Ecumenico sarebbe superiore al Papa.

D. Chi diede occasione alla controversia gallicana?

— Fu Luigi XIV, il quale, non solo estese ad alcuni territori, da lui conquistati, la «regalia temporale» (cioè il diritto concesso dai Papi ai re di Francia di amministrare i beni ecclesiastici delle sedi vacanti, con relativo godimento dei frutti, ma si arrogò altresì il diritto alla « regalia spirituale », già condannata da Papi e Concili.

D. Alla ferma opposizione del Papa che cosa contrappose!

— La cosiddetta « DICHIARAZIONE DEL CLERO GALLICANO », compilata purtroppo dal famoso oratore Bossuet, vescovo di Meaux, votata nell’assemblea del clero francese del 1682.

D. Come si può riassumere ?

— In queste quattro proposizioni:

1) S. Pietro e i successori non ricevettero da Gesù Cristo alcun potere sui re; i re nelle cose temporali sono indipendenti anche dal Papa, perciò la Chiesa non può possedere nulla senza il consenso del re.

2) 1 Concili ecumenici sono superiori al Papa.

3) L’autorità del Papa è limitata dalle leggi della Chiesa Universale, e in Francia anche dalle abitudini e istituzioni della chiesa gallicana.

4) Le definizioni del Papa, anche in materia di Fede, sono intangibili soltanto quando sia sopravvenuto il consenso della Chiesa Universale.

D. Che avvenne di queste proposizioni?

— Furono-condannate da Innocenzo XI e, in seguito, ritirate dallo stesso Luigi XIV (1693),

D. Resistette ancora il gallicanesimo?

— Nel ‘700 sì, ma nell’800, con il Concilio Vaticano del 1870, è completamente vinto.

D. Lo spirito gallicano si manifestò anche fuori della Francia?

— Sì, in Germania con il FEBRONlANESIMO (sistema di Febronio), che lascia al Papa il solo Primato d’onore, subordina il Papa al Concilio ecumenico e appoggia l’autonomia delle chiese nazionali, riconoscendo vasti poteri agli Stati in materia ecclesiastica. – Fu condannato da Clemente XIII (1764).

I ) . Dove pure si manifestò !

— In Austria con il GIUSEPPIN1SMO, cioè con l’intromissione di Giuseppe II, inteso a sottrarre i vescovi all’influenza della s. Sede, per assoggettarli allo Stato: pretese persino di dettare leggi di culto, per cui fu detto «imperatore sagrestano».

3 – L’ENCICLOPEDISMO

P. Che cos’è l’Enciclopedismo!

— È il movimento promosso da una schiera di filosofi miscredenti, quali Diderot, D’Alembert, Voltaire, Holbach, Rousseau, che tanto contribuì a distruggere la fede in Dio e nella spiritualità dell’anima e i principi fondamentali della morale cristiana.

D. Quale fu lo spirito informatore dell’opera degli Enciclopedisti’!

— Fu un razionalismo illuministico e un naturalismo volto ad abbattere la cosiddetta superstizione (cioè religione positiva e rivelata! e a criticare le vecchie istituzioni politiche.

D. Chi preparò il terreno agli Enciclopedisti?

— Le nuove dottrine filosofiche esaltanti la ragione come fonte « unica » della conoscenza e la natura come « principio universale » delle cose, in sostituzione del Dio trascendentale della teologia cattolica.

D. Chi sono i principali maestri delle nuove dottrine filosofiche ?

— CARTESIO in Francia è il padre dell’idealismo (— spiegazione della realtà nell’idea), perfezionato in Germania da KANT;

— SOCINO in Italia, per scalzare dalle fondamenta l’antica fede, fa rivivere tutti gli errori di Ario, Pelagio, Nestorio e Calvino:

— CHERBUBY in Inghilterra fa un passo più avanti e con il Deismo viene a escludere tutte le dottrine rivelate che non hanno originenella natura e prepara il naturalismo di ANDERSON, il quale negandoanche l’esistenza di Dio, veniva a distruggere tutta la religione.

— A ciò s’aggiunse il materialismo (= spiegazione della realtà nella materia) che insegna che la materia esiste da tutta l’eternità e perciò è Dio. (Panteismo gnostico).

D. Chi tra gli enciclopedisti fece più scuola?

— VOLTAIRE, che adoperò tutto il suo ingegno a demolire, con il sarcasmo, il Cristianesimo;

— e ROUSSEAU, di Ginevra, il quale, per la ricostruzione della società, pone tre cose:

1) la bontà « originaria » dell’uomo,

2) l’uguaglianza degli uomini,

3) la sovranità del popolo, al quale viene attribuito il diritto perpetuo alla rivolta.

D . Che produssero questi principi?

— Scatenarono l’odio feroce delle masse contro l’ordine religioso e sociale, contro Dio e i monarchi, contro le persone e gl’istituti preesistenti.

D. Che nacque da quest’odio?

— Quel periodo di travaglio sociale, di guerre, di rivoluzioni, di cui sentiamo tutt’ora le tragiche conseguenze, e che cesserà soltanto quando la società avrà ritrovato il punto fermo e sicuro della concordia, della giustizia, della carità, della libertà ben intesa, del mutuo rispetto, conforme agl’insegnamenti della dottrina di Cristo.

DA SAN PIETRO A PIO XII (16)

Da SAN PIETRO A PIO XII (16)

[G. Sbuttoni: da san Pietro a Pio XII, Ed. A.B.E.S. Bologna, 1953]

PARTE SECONDA:

DAL 1000 AI NOSTRI GIORNI

CAPO V.

I. LA RIFORMA PROTESTANTE

PREAMBOLO

Prodromi del protestantesimo

Verso la prima metà del sec. XVI, tutto era pronto in Europa per lo scoppio d’un vasto incendio, le cui conseguenze nessuno poteva prevedere. Bastava che qualcuno lasciasse cadere una scintilla nell’immane polveriera. Malauguratamente, questa scintilla fu gettato da Lutero. Le cause principali, che avevano creato un ambiente così infiammabile  si possono ridurre alle seguenti:

« Le condizioni particolari in cui erano venuti a trovarsi la Chiesa romana e il Papato ».

1) La chiesa di Roma aveva ricevuto una grave scossa durante la cattività avignonese e il grande scisma d’Occidente.

2) I Papi, dopo lo scisma, avrebbero dovuto porre mano ad una riforma profonda della Chiesa, per togliere i gravi disordini e il malcontento che ovunque regnava, ma, o per esser troppo assorbiti da attività politiche e terrene, o per difetto di quella autorità che sarebbe stata assolutamente necessaria in quel tempo, le loro intenzioni non approdarono a nulla.

A ciò si aggiunga:

3) Il Rinascimento, il quale, in genere, ebbe un carattere spiccatamente antiecclesiastico e anticlericale. Ben sovente gli Umanisti gettarono il discredito non solo sulla Scolastica, ma altresì sulle dottrine e sulle istituzioni della Chiesa.

ERASMO di ROTTERDAM,

ad esempio, benché insignito degli ordini religiosi, insegnava che vi era più d’un santo fuori del calendario della Chiesa e che sono molti i pagani che hanno raggiunto una virtù non mai sorpassata dalla santità cristiana. Si può dire che prìncipi e letterati, laici e chierici, s’accordassero nell’odio contro la Chiesa di Roma ed erano pronti a salutare con gioia il segnale di qualunque rivolta. Ormai esisteva un desiderio sfrenato di mutamenti, un anelito di libertà e d’indipendenza nel pensiero e nell’azione. Le stesse vecchie eresie, ripullulando ovunque, colpivano di preferenza, come quelle di Wycliff e di Giovuuni Huss, gli scandali veri o presunti dei Papato e del clero e contestavano alla gerarchia ecclesiastica il diritto d’interpretare la S. Scrittura.

4) Si aggiunga inoltre il senso d’ irritazione contro quelle che si definivano ingiuste ingerenze della Curia Romana in molti paesi dell’Europa settentrionale. La Chiesa infatti possedeva in Germania, in Francia, in Inghilterra ricchi benefici, ricevuti per legittima donazione e quasi lutti sfruttati dalla corte pontificia o assegnati in godimento a prelati italiani; ora i prìncipi bramavano impossessarsi di questi beni, conseguendo l’indipendenza assoluta dalla Chiesa e, possibilmente, assorbendo essi medesimi la giurisdizione spirituale. Infine non mancavano coloro che. desiderosi di tornare alla dottrina pura del Vangelo, si dimostravano pronti ad aiutare chiunque lanciasse un’idea di riforma e prestasse fiducia di ridonare al mondo un miglioramento spirituale. A queste cause generali si accompagnarono, in Germania, in Isvizzera, in Inghilterra, altre cause particolari, che si concretarono nella diversa fisionomìa assunta dal movimento di riforma in ciascuno di questi paesi.

1). Che cosa rappresenta la Riforma Protestante.

— Uno dei periodi più tragici della storia della Chiesa.

D. Perché mai?

— Perché:

1) l’unità del Cattolicesimo, salvata dall’energica opera di Gregorio VII al tempo della lotta delle investiture, cade infranta;

2) il prestigio elevato, conseguito allora dall’autorità pontificia, colpito a più ripreseda un seguito di sciagure (quali: a) la Schiavitù avignonese, b) lo scisma d’occidente, c) la dottrina conciliare della superiorità del concilio al Papa, d) lo spirito inondano del Rinascimento) s’indebolisce talmente che, al sopravvenire della bufera luterana, Roma non può arginare l’eresia, e l’unità religiosa europea si spezza, dando origine a mali incalcolabili.

D. Quale poteva essere il miglior rimedio?

— Una vigorosa riforma, « in capite et in romana curia », ma proprio questa mancò.

D. In quale regione il male, poteva dirsi peggiore!

— In Germania, dove

I) le mense vescovili e le prebende canonicali erano retaggio incontrastato dell’aristocrazia:

2 ) la cura d’anime era abbandonata al clero inferióre, ignorante e povero, vera specie di proletariato ecclesiastico:

3) gli Ordini erano conferiti senza tirocinio e senza preparazione di scienza e pietà:

4) i monasteri erano troppo numerosi e troppo ricchi, ed erano diventati il rifugio dei rifiuti dell’aristocrazia, dei cadetti; ed era impossibile riformarli, perché esenti dalla giurisdizione vescovile.

D. Non si era quindi ad ini ritorno dei disordini combattuti da Gregorio VII!

— Sì; solo che mentre quelli eran derivati dalle investiture laiche, questi eran invalsi in gran parte dall’uso di quei tempi di assegnare i vescovadi e i canonicati ai cadetti dell’aristocrazia, e quindi ad elementi senza vocazione, impreparati, premurosi solo di godere le rendite e dediti ad una vita che spesso avrebbe l’atto arrossire anche uno spregiudicato.

D. Era possibile il rispetto: 1) ad una gerarchia cos’i degenere,

2) ad un clero così sfaccendato,

3) a monaci così indegni!

— In nessun modo. Ogni giorno più anzi cresceva contro di essi 1’avversione dei laici, rinfocolata dalle apostrofi degli Umanisti, intenti a gettar lo scredito sulla Scolastica, sul Medio Évo, su tutto. Così fecero Erasmo di Rotterdam, Ulrico di Hutten ed altri, schizzanti veleno contro dottrine e istituzioni della Chiesa cattolica.

D. Che avveniva in tale situazione!

— Avveniva che i buoni invocassero un rigeneratore; gli altri attendessero un segnale di rivolta per sconvolger tutto.

D. Chi sorse purtroppo in tali condizioni !

— Lutero, la malefica scintilla, che incendiò tutta l’Europa settentrionale e la staccò da Roma.

LUTERO

D). Chi è Lutero!

— Un tedesco, nato ad Eisleben nel 1483 ed ivi morto nel 1546, di modesti natali, che, tuttavia, iniziò gli studi ad Eisenach e li continuò ad Erfurt (1500), dove consegui il grado di baccelliere (1505). Divenne frate Agostiniano.

D. Che cosa lo determinò a farsi religioso agostiniano!

— Lo spavento per un fulmine scoppiatogli vicino e quindi probabilmente senza vocazione. Ricevette presto gli ordini fino al sacerdozio (1507), sempre angosciato da lotte interiori.

D. Quale ministero esercitò?

— Chiamato all’Università di Wittenberg, vi insegnò prima dialettica e fìsica aristotelica, poi (1500) sacra Scrittura, senza un’adeguata preparazione filosofica scolastica e di Teologia. Addottoratosi per consiglio del P. Staupitz in Teologia, in teologia, tornò all’insegnamento della s. Scrittura, allontanandosi sempre più dal « sensus Ecclesiæ », specialmente sul punto del peccato originale e della giustificazione.

D. Quando incominciò la sua aperta ribellione?

— Nel 1517, quando apertamente insorse contro la predicazione della indulgenza straordinaria che Leone X aveva concessa a chi facesse offerta di denaro per terminare la costruzione del tempio di San Pietro in Roma ed attaccò alla porta della Chiesa del castello di Wittenberg 95 tesi, in cui impugnava la dottrina cattolica delle indulgenze e sulla potestà e la gerarchia ecclesiastica.

D. Che fece papa Leone X?

— Richiamò Lutero, che attraverso discussioni varie portò in lungo la cosa e si andò sempre più affermando ribelle alla Chiesa. Nel 1520 Leone X con ia Bolla « Exurge, Domine » condannava i gravi errori di Lutero, che invece di sottomettersi, bruciò la bolla pontificia sulla piazza di Wittenberg e, gettata la maschera, passava alla lotta aperta.

D. Chi intervenne a questo punto?

— L’imperatore Carlo V, che, per sedare il fermento popolare, convocò a Worms una dieta di Stati e di principi (1521): vi intervenne Lutero, ma ricusò di ritrattarsi, e, messo al bando dell’impero, fu ospitato dall’elettore di Sassonia.

D. Che avviene intanto in Roma?

— Muore Leone X, responsabile di non aver dato il giusto peso alla insorgente eresia; gli succede Adriano VI, che non prende nuove decisioni.

D. Quale tentativo fece Adriano VI nella dieta di Norimberga?

— Tentò di addivenire a una conciliazione con i riformatori.

D.  Chi fu il successore di Adriano VI?

— Dopo un governo della Chiesa di poco più d’un anno, gli succedette Clemente VII (1523 – 1534). Egli inviò un Legato alla dieta di Spira (1529), allo scopo di raggiungere un compromesso in attesa della convocazione del Concilio ecumenico, richiesto tanto dai cattolici che dai novatori, ma costoro protestarono contro le deliberazioni e si appellarono all’imperatore.

D. Che derivò dal loro atteggiamento ?

— Il nome di PROTESTANTI, rimasto ad indicare i seguaci di Lutero.

D. Che fece l’imperatore Carlo V?

— Carlo accolse l’appello e indisse la dieta d’Augusta (Giugno 1530) alla quale i Protestanti intervennero, fidando che l’imperatore approvasse la loro Confessione Augustana, composta dal discepolo prediletto di Lutero, Filippo Melantone, nella quale, sorvolando i punti fondamentali della controversia, si elencavano gli « abusi felicemente soppressi », e cioè: la confessione auricolare, la comunione sotto una sola specie, la messa privata, il celibato ecclesiastico, i voti religiosi, la giurisdizione episcopale ecc.

D. Approvò Carlo V la Confessione Augustana?

— No, perché lesiva delle verità della Fede e della disciplina ecclesiastica, e ordinava la restituzione ai cattolici di quanto era stato loro ingiustamente tolto.

D. Che aveva fatto frattanto Lutero?

— Nel 1525, gettato l’abito monastico, sposa una smonacata, Caterina Bore; così, come dice Erasmo, « l’affare che si presentava come una tragedia, finì come tutte le commedie in un matrimonio». Stabilitosi a Wittenberg, attese con Melantone a precisare, sviluppare, diffondere la sua dottrina e ad organizzare la sua chiesa in antitesi alla Chiesa Romana, con il favore di principi eretici e di aristocratici avidi di beni ecclesiastici.

— Essa era spezzata dolorosamente; se non esplose subito la guerra civile fu perché l’invasione dei Turchi in Ungheria indusse Carlo V a venire a un compromesso, riconoscendo piena libertà di culto ai protestanti e sospendendo i processi contro i rapinatori di benefici ecclesiastici in attesa della convocazione del Concilio.

IL CONCILIO DI TRENTO

D. Chi convocò il Concilio?

— Paolo III, succeduto a Clemente VII il 12 ottobre 1534, e lo convocò, dopo inaudite difficoltà, a Mantova nel 1537.

D. Vi intervennero i novatori d’Oltralpe?

— No. Lo stesso Lutero, che si era continuamente appellato al Concilio, risponde che di concili non ne ha bisogno; ne ha bisogno la Cristianità per conoscere gli errori nei quali è vissuta sì a lungo.

D. Che avviene allora del Concilio?

— Viene rimandato « sine die », non solo per colpa dei protestanti, ma anche dei sovrani cattolici, che non si trovano d’accordo sul luogo di convocazione.

D. Qual è finalmente l’avvenimento che favorisce la convocazione?

— La pacificazione del re di Francia con l’imperatore; dopo di che Paolo III il 13 dicembre 1545 nel duomo di Trento apre solennemente quel Concilio ecumenico, che sarà l’assise più importante della storia della Chiesa.

D. Perché fu scelta Trento?

— Perché a metà strada fra la Germania e Roma, geograficamente italiana e politicamente tedesca, era sottratta ad ogni ingerenza della Chiesa e poteva garantire la serenità dei lavori.

D. Accettano questa volta ì protestanti?

— Neppur per sogno. Essi vogliono la convocazione di un Concilio che possa decretare senza il Papa e contro il Papa, e nel quale abbiano diritto di voto anche i laici.

D. Che si fa allora?

— Carlo V muove contro di loro e li riduce all’impotenza, ma per sue divergenze con il Papa e la sospensione del Concilio, viene a un « modus vivendi » . Così il protestantesimo trionfa. Lutero muore il 18 febbraio 1546.

D. Viene ripreso il Concilio dì Trento.

— Sì, dopo la momentanea sospensione, dovuta allo scoppio della peste, viene ripreso. In tre tappe, segnate dai pontefici Paolo III, Giulio II e Pio IV: le sue 25 Sessioni — nonostante i maneggi dei protestanti e le interferenze dei principi — chiarirono in modo mirabile la perenne dottrina della Chiesa, specialmente riguardo ai punti attaccati dai novatori, e dettero alla autentica riforma basi tanto sagge che pratiche.

D. Che cosa provocò la rivoluzione religiosa protestante?

— La riscossa della Chiesa, sia con l’opera della santa inquisizione, sia — e più efficacemente — con i mezzi morali, intellettuali e disciplinari.

D. Come si chiamò tale riscossa!

— Si chiamò « Controriforma ».

D. Che casa dimostrò infatti il Concilio di Trento!

— La perenne vitalità della Chiesa e delle sue divine forze di ricupero.

Toccò tutti i gangli della vita della Chiesa con mirabile senso di attualità, precorrendo anche i tempi: dogma e disciplina, pastorale e liturgia, pastori, fedeli e religiosi, sacramenti e benefìci e patrimonio ecclesiastico, indulgenze e pene, vita ascetica e attività sociale per una integrale rinascita cristiana.

D. Come ne usci il protestantesimo?

— Il protestantesimo, causa di tante rovine morali e materiali, venne dal Concilio nettamente condannato.

D. Vennero attuale le disposizioni conciliari!

— Sì, dai tre grandi Papi elle succedettero a Pio IV e dalla schiera di Santi (S. Carlo Borromeo, S. Francesco di Sales, S. Filippo Neri, S. Vincenzo de’ Paoli, ecc.), che curarono con zelo indefesso il ritorno del clero e del popolo a una vita rispondente ai principi del Vangelo.

D. Dove furono raccolte le dottrine approvate dal Concilio?

— Nella « Professio Fidei tridentina » e nel « Catechismo Romano ».

D. Quali altri punti toccò!

— Modificò il tribunale dell’Inquisizione, stabilì la Congregazione dell’Indice per vigilare la stampa e compilare l’elenco dei libri proibiti, furono ordinati i seminari, si prepararono veri ecclesiastici, e si lottò contro i cattivi costumi, gli abusi del clero, il nepotismo e le feste superstiziose.

D. Da chi fu integrata l’opera del Concilio!

— Dagli antichi e nuovi Ordini religiosi. I Francescani ripresero le tradizioni di S. Francesco; la Confraternita della Trinità, i Teatini, i Barnabiti, i Somaschi, i Filippini, le Orsoline, gli Scalzi, e le Suore della Carità, assistendo gli ammalati, istruendo i fanciulli, e curando gli orfani e i poveri, fecero opera veramente degna ed ammirevole che apportò lustro e decoro alla Chiesa.

D. Quale tu l’Ordine più famoso e più potente.’

— Fu la « Compagnia di Gesù » fondata da S. Ignazio di Loyola, che nacque in lspagna e fu guerriero valoroso. Ignazio, ferito in combattimento, all’assedio di Pamplona, ricoverato all’ospedale, si diede alla lettura di libri sacri, tanto per passare il tempo. Il risultato fu che decise, con l’approvazione di Papa Paolo III, egli, che non a torto diceva di essere rimasto soldato, di istituire l’ordine della « Compagnia di Gesù » per combattere i nemici del Cristianesimo.

D. Quali sono gli obblighi del gregario della nuova milizia.’

— Oltre i voti ordinari, esso si obbliga ad un’assoluta obbedienza al « Generale della Compagnia » : dev’essere intelligente, robusto e disciplinato fino al sacrificio.

D. Quale fu il campo d’azione dell’ordine?

— L’educazione del popolo, dei nobili e delle corti.

D. Che gli sopravvenne nel sec. XVIII?

— La (momentanea) soppressione, in seguito all’odio di varie Corti europee.

ATTUAZIONE DEL CONCILIO

D. Chi furono i tre grandi Pupi che attuarono le disposizioni conciliari?

— 1) S . Pio V (1566-1572), che fece accettare le decisioni del Concilio tridentino a quasi tutti i sovrani cattolici, e che costituì la « Lega cristiana ». la cui flotta, al comando dell’arciduca Giovanni d’Austria, nelle acque di Lepanto inflisse una tremenda sconfitta ai Turchi.

2) GREGORIO XIII (1572-1585), revisore del Corpo del Diritto Canonico, riformatore del Calendario, detto poi appunto « gregoriano ».

3) SISTO V (1585-1590), che riassestò lo Stato della Chiesa, liberandolo dal brigantaggio e imprimendo notevole sviluppo all’industria e al commercio. Abbellì Roma. Istituì 15 Congregazioni cardinalizie ( = Ministeri) per il disbrigo dei diversi affari; fissò a 70 i cardinali. Pubblicò il Vecchio Testamento secondo i Settanta e l’edizione della Volgata.

D. Che cosa venne a compensare la Chiesa delle gravi perdite in Europa?

— Vennero le conquiste missionarie, iniziatesi appena scoperta l’America da C. Colombo, ad opera dei Francescani e Domenicani, proseguite ora con nuovo impulso dai Gesuiti, dai Lazzaristi, dai Cappuccini. Nel 1622 Gregorio XV istituisce la Propaganda Fide, per coordinare e incrementare l’attività delle Missioni Estere.

DA SAN PIETRO A PIO XII (15)

Da SAN PIETRO A PIO XII (15)

[G. Sbuttoni: da san Pietro a Pio XII, Ed. A.B.E.S. Bologna, 1953]

APPENDICE I.

L’INQUISIZIONE

PREAMBOLO

Collochiamola nella vera luce

Dal tempo della riforma protestante,  l’Inquisizione è generalmente conosciuta dal volgo — e in questo argomento è volto anche gran parte della cosiddetta cultura — come un capo d’accusa contro la Chiesa. Si ignorano le distinzioni, le forme, i procedimenti, le giustificazioni storiche, giuridiche, teologiche degli istituti designati da quella parola polivalente; eppure mentre negli ambienti in cui sorse e funzionò per lunghi secoli non aveva suscitato serie opposizioni né pratiche né teoriche perché si trovava in armonia con la struttura sociale d’allora, dall’epoca luterana solitamente si considera l’Inquisizione come un’infamia. – Il malvezzo ha già un’imponente storia letteraria e artistica: romanzi, drammi, poemi, storie romanzate, articoli di giornale e di rivista, libelli, pitture, sculture, incisioni, pezzi musicali… pullularono copiosamente dal Rinascimento in poi, alimentati originariamente dalla ribellione antichiesastica. Era facile ai falsari della storia eccitare l’immaginazione del credulo lettore e conquistare il suo commosso consenso, dipingendo, dinanzi ai suoi occhi ingenui, balenìi di roghi, orrori di prigioni, carni straziate da barbare torture, sevizie di inquisitori carnefici, innocenze idilliche dì accusati…; e si sa che il lettore sprovveduto, quando vede scorrere il sangue e lampeggiar la fiamma, senza esame dà torto ai giudice e alla giustizia. Fantasie di cattivo gusto, invenzioni abbondantemente menzognere; sia perché nascondono le fortissime ragioni che dinanzi agli spiriti bennati legittimarono in generale l’istituto dell’Inquisizione, sia perché in particolare ne deformano violentemente la natura, mettendole in conto soltanto i rari abusi e rari errori — del resto inevitabili — in cui cadde nella persona di alcuni suoi rappresentanti e in speciali circostanze storiche, dilatando a dismisura gli aspetti della sua azione che non rispondono più alla coscienza moderna, e minimizzando al contrario gli aspetti che farebbero onore al più perfetto tribunale. Cosi avvenne che gli acattolici trassero motivo dall’Inquisizione per dimostrare che la Chiesa Romana, rea di tanta tirannìa, non poteva essere la vera Chiesa del dolcissimo e giustissimo Gesù. Gli anticlericali trovarono nell’Inquisizione il più caro e comodo idolo polemico per la loro forsennata sassaiola contro la Chiesa. I più moderati preferiscono non parlarne per non sentirsi costretti a intrupparsi nella fauna degli anticlericali. Anche alcuni Cattolici sembrano vergognarsi, dell’Inquisizione, come di un’infausta colpa della madre e, per farsela meglio perdonare dagli avversari, non sono i meno severi nel giudicarla. – Oggi nel popolo la carica passionale dell’argomento è di molto precipitata: non forse per resipiscenza o maggior conoscenza, ma forse per ragione della generale indifferenza per le questioni religiose. – Neppure il comunismo sovietico, nella sua lotta cieca e furiosa contro la Chiesa, non manovra l’arma dell’Inquisizione nella misura che si attendeva; forse perché i suoi tribunali di Russia, di Ungheria, di Bulgaria, di Cecoslovacchia, di Jugoslavia devono ancora farsi perdonare dal mondo civile tali infamie che, a patto di esse, i declamati orrori dell’Inquisizione, compresa quella spagnola, sono trastulli innocenti di bimbi. Invece il mondo della cultura, anche, acattolica, s’è fatto più sereno, più saggio, perché più informato: le nuove scoperte e le pubblicazioni degli atti originali dei processi han fatto cadere come sacchi vuoti quasi tutte le antiche calunnie. Sicché, oggi, maneggiare le vecchie frecce avvelenate contro l’Inquisizione è gioco grottesco che può piacere soltanto a chi non teme di far cattiva figura.

* * *

D. Che cos’è l’Inquisizione?

— È un tribunale straordinario che la Chiesa istituì per individuare le eresie, che i sovversivi, nascondendosi sotto il pretesto religioso, diffondevano sovvertendo l’ordine pubblico e commettendo violenze e rapine.

— La ricerca (Inquisitio) e la repressione degli eretici furono sempre un dovere e un diritto dei Vescovi, esercitati solitamente da essi mediante le officiante diocesane, eccezionalmente, dai Legati Pontifici. La recrudescenza dell’ eresìa, manifestatasi in forme sociali imponenti nei sec. XI-XIII, rendendo quel compito ordinario particolarmente urgente, difficile e gravoso, provocò una nutrita legislazione ecclesiastica. – Quando Gregorio IX s’accorse del tentativo dell’ imperatore Federico II di avocare a sé il giudizio e la repressione dell’eresìa per conquistarsi una posizione di privilegio, e il primato sullo stesso potere pontificale, allora con abile mossa rivendicò alla Chiesa le cause di eresia e all’intemperante interessato zelo imperiale oppose un giudice delegato permanente, creando il tribunale straordinario dell’Inquisizione a salvaguardia delle competenze ecclesiastiche, a miglior tutela della fede e a difesa degli stessi, eretici.

D . Aveva diritto la Chiesa di istituire tale tribunale?

— Sì, perché società perfetta, fondata da Gesù Cristo, con il mandato esplicito di custodire il divino deposito delle verità rivelate.

D. Tale diritto lo ha sempre esercitato?

— Sì; ogni società, del resto, ha il diritto di provvedere alla sua conservazione e alla sua difesa. Gli stessi pagani non permettevano la diffusione di dottrine antireligiose ed antisociali.

D. Come lo ha esercitato?

— Da prima con la scomunica, poi con l’apposito tribunale.

D. Chi diede all’Inquisizione la sua forma giuridica?

— Fu papa Gregorio IX (1227 – 1241), il quale, davanti al momento delicatissimo che la Chiesa e la civiltà stavano attraversando, capì che solo mediante una ferrea repressione si poteva combattere l’eresia.

D. Erano poi tanto pericolosi gli eretici?

— Sì, perché nello Stato cristiano ciò che minacciava 1’ordine religioso era pure una minaccia all’ordine sociale. E appunto per questo, prima dell’inquisizione ecclesiastica, funzionava già un’inquisizione laica, come il tribunale costituito da Federico II, il quale considerava il delitto di eresia superiore allo stesso delitto di lesa maestà. E l’aver sottratto ai giudici secolari la punizione degli eretici segnò un progresso, perché furono mitigate le pene.

D. E l’Inquisizione di Spagna?

— Fu introdotta, con Bolla di Sisto IV del 1 Novembre 1478 dal re Ferdinando il Cattolico, date le condizioni particolari di quella nazione.

D. Quali erano queste condizioni particolari?

— Quelle determinate dalla lotta formidabile che questo re ebbe a sostenere, alla fine del sec. XV, contro i « Maranos » ( — ebrei, finti Cristiani) e i « Moriscos »  — i mori», i quali costituivano un serio pericolo non solo per la fede, ina anche per l’unità nazionale.

D. Non furono commessi abusi!

— Purtroppo si; ina l’Inquisizione spagnola fu manovrala dall’autorità civile, giacché era composta di sei laici e di due soli ecclesiastici eletti anch’essi dal re.

D). Che ne dicono gli storici!

— Tutti gli storici, compresi i protestanti, hanno considerato la Inquisizione di Spagna un’istituzione civile, con la quale i sovrani spagnoli si proposero di raggiungere e mantenere l’unità religiosa e civile del loro paese. Se commise degli eccessi, questi non furono né voluti, né tanto meno approvati dalla Chiesa.

D. Quante furono le vittime dell’Inquisizione Spagnola?

— Il Llorente, unica fonte storica, dice 30.000. Ma non è attendibile, perché distrussi» tutti i documenti originali dai quali aveva attinto le sue notizie. Del resto se tale cifra la si confronta con le stragi di milioni di vittime perpetrate dalle polizie segrete degli Stati totalitari d’oggi giorno diventa irrisoria. – Le stesse pretese torture usate allora, paragonate con quelle messe in atto dal fascismo, dal nazismo, dal comunismo (luoghi di confino, campi e forni e camere di eliminazione, i processi tipici sovietici,, come il Mindszentj, ecc., inoltre i processi in Messico e nella Cina di Mao contro il clero cattolico, le suore, i fedeli in genere…) vedono svanire gran parte del decantato orrore.

D. Quante le vittime dell’Inquisizione a Roma?

— Quelle che salirono il patibolo furono tre: Giordano Bruno, Pietro Carnesecchi e Antonio Paleario; numero ben esiguo in confronto delle stragi di Cattolici consumate dal Protestantesimo fino al Comunismo.