UN’ENCICLICA AL GIORNO TOGLIE GLI USURPANTI APOSTATI (CON CAZZUOLA E GREMBIULINO) DI TORNO: S. S. PIO X – “UNE FOIS ENCORE”

« … L’illusione infatti non è più possibile: si è dichiarata la guerra a tutto ciò che è soprannaturale, perché dietro al soprannaturale si trova Dio, e ciò che si vuol cancellare dal cuore e dall’anima dell’uomo è appunto Dio…» Questo è uno dei passaggi chiave della nuova lettera enciclica che il Santo Padre Pio X, nel corso del suo difficile Pontificato, indirizza al popolo francese, scosso da eventi drammatici voluti dalle sette ivi operanti, come chiaramente indicato in un successivo passaggio: « … Le dichiarazioni, mille volte fatte e ripetute nella stampa, nei congressi, nelle conventicole massoniche, nel seno stesso del parlamento, lo provano tanto, quanto gli attacchi che vennero progressivamente e metodicamente rivolti contro di lei. » Per farsi ben intendere, il Sommo Pontefice utilizza addirittura la lingua d’oltralpe e difende con grande vigore i diritti della Chiesa francese vilmente calpestati da leggi inique emanate da governi “fantoccio” diretti dalle logge dei “figli della vedova”, tentacoli velenosi della piovra di “quelli che odiano Dio, la sua unica vera Chiesa, tutti gli uomini ed in particolare i Cristiani”. Questa oppressione poi doveva manifestarsi in tutta Europa, nell’America latina, ed ovunque vi fosse una società cristianamente organizzata. Oggi sembra che questa lotta sia attenuata, ma è una fallace impressione, poiché la setta infernale, la sinagoga di satana dei grembiulini, si è stabilmente infiltrata nei sacri palazzi dell’urbe e dell’orbe, ed indisturbata conduce singoli e popoli interi al fuoco eterno senza colpo (apparentemente) ferire, anzi – guidando pure tutta la stampa mondiale, ad essa totalmente asservita – finge ottimismo, buonismo e filantropia in cui c’è tolleranza per ogni genere di errore, laico, gnostico o pseudoreligioso che sia, ma preclude assolutamente al pensiero ed alla dottrina cristiana. Però, grazie a Dio, la Chiesa Cattolica (non quella a-Cattolica del Va’-t’inganno), resiste pur nelle moderne catacombe e negli spazi strettissimi, angusti ed asfissianti di un culto sotterraneo, in attesa della manifestazione improvvisa e potente del Re del mondo, il Creatore dei cieli e della terra, che con il soffio della sua bocca (v. II Tess.), brucerà il demonio anticristo insediato nel luogo santo della Sede Apostolica, e dei suoi dannati (anzitempo) adepti. E allora niente più illusioni, ci avverte S. Pio X, siamo in un combattimento tremendo, essenzialmente spirituale, in cui il vincitore sarà chi, sostenuto dal Creatore di tutte le cose visibili ed invisibili, con la sua grazia, resisterà alla “civile” barbarie ed alla feroce persecuzione ideologica e dottrinale, quella che forse non conduce alla gloriosa morte fisica del martirio dei primi secoli della Chiesa, patita sotto gli imperatori romani, ma peggio ancora, pur se invisibile all’occhio di carne, alla sicura morte eterna dell’anima. Facciamo nostro il grido accorato del Sommo Pontefice e preghiamo affinché il Signore, per intercessione della Beata Vergine nostra Madre e Madre di Dio, abbrevi questi giorni funesto e decisivi per la salvezza di miliardi di anime, e con una sovrabbondanza di grazia ci conduca alla vita eterna, nel Regno di cui ci ha costituito suoi coeredi. 

S. S. PIO X

“UNE FOIS ENCORE”

I gravi avvenimenti che incalzano nel vostro nobile paese ci portano a rivolgere, ancora una volta, la parola alla Chiesa di Francia per sostenerla nelle sue prove e consolarla nel suo dolore. È infatti allorquando i figli sono in angoscia che il cuore del padre deve più che mai volgersi verso di loro. È per questo che, quando Noi vi vediamo soffrire, dal fondo del paterno animo l’effusione della tenerezza deve sgorgar più copiosa e venire a voi più feconda di conforto e più soave. – Queste afflizioni, venerabili fratelli e figli dilettissimi, hanno al presente un’eco dolorosa in tutta la Chiesa Cattolica: ma Noi le  sentiamo in una maniera ancora più viva e vi compatiamo con una tenerezza, che, aumentando con le vostre prove, sembra accrescersi di giorno in giorno. A queste crudeli amarezze il Signore ha unito, è vero, una consolazione che non potrebbe essere più preziosa per il Nostro cuore. Essa Ci venne dal vostro incrollabile attaccamento alla Chiesa, dalla vostra fedeltà indefettibile a questa Sede Apostolica e dall’unione forte e profonda che regna tramezzo a voi. Di questa fedeltà e di questa unione Noi già da prima eravamo sicuri, e poiché troppo bene conosciamo la nobiltà e generosità del cuore francese, per avere a concepire il timore che, nell’ardore della battaglia, potesse la disunione insinuarsi nelle vostre file. Non per questo però meno grande è la gioia che Noi proviamo, nel vedere lo spettacolo magnifico che voi date presentemente encomiandovene al cospetto di tutta la Chiesa, benediciamo dal fondo del cuore il Padre delle misericordie, Aurore  di ogni bene. Il far ricorso a questo Dio infinitamente buono è tanto più necessario in quanto la lotta, lungi dall’acquetarsi, si inasprisce ognora più e va senza tregua estendendosi. Non è più soltanto la fede cristiana che si vuole ad ogni costo sradicata dall’intimo dei cuori, è addirittura ogni credenza che, sollevando l’uomo ad disopra degli orizzonti di questo mondo, lo porta soprannaturalmente a fissare lo stanco suo guardo verso il cielo. L’illusione infatti non è più possibile. si è dichiarata la guerra a tutto ciò che è soprannaturale, perché dietro al soprannaturale si trova Dio, e ciò che si vuol cancellare dal cuore e dall’anima dell’uomo è appunto Dio. Questa lotta sarà accanita e senza tregua da parte di coloro che la muovono. A misura che essa si andrà svolgendo, è possibile ed anche probabile che vi aspettino prove più dure di quelle che avete conosciute finora. La saggezza dunque impone a ciascuno di voi di prepararvisi. Voi lo farete schiettamente, virilmente  e con fiducia, sicuri che, qualunque sia la violenza della battaglia, la vittoria rimarrà infine nelle vostre mani. Pegno di questa vittoria sarà la vostra unione: unione prima tra voi, unione poi con questa Sede Apostolica. Questa duplice unione vi renderà invincibili, e contro di essa tutti gli sforzi si infrangeranno. I vostri nemici del resto non si sono risparmiati a questo riguardo. Fin dal primo momento e con una grande sicurezza di vedute,  essi hanno scelto il loro obiettivo: in primo luogo, separarvi da Noi e dalla cattedra di Pietro, poi seminare la divisione in mezzo a voi – Da allora in poi non hanno affatto cambiato tattica; a questa sono ritornati costantemente e con tutti ì mezzi; gli uni con formule avviluppate e piene di destrezza, gli altri con brutalità e con cinismo. Promesse ingannatrici, premi ignominiosi offerti allo scisma, minacce e violenze, tutto è stato messo in gioco ed adoperato. Ma la vostra illuminata fedeltà ha  sventato tutti questi tentativi. Pensando allora che il miglior mezzo per separarvi da Noi, era il togliervi ogni fiducia nella Sede Apostolica, essi non hanno esitato a gettare dall’alto della tribuna e nella stampa il discredito sui Nostri atti, misconoscendo e talvolta calunniando perfino le Nostre intenzioni. La Chiesa, si è detto, cerca di suscitare in Francia la guerra religiosa e affretta con tutti i suoi voti la persecuzione violenta. – Strana davvero siffatta accusa. Fondata da Colui che venne al mondo per pacificarlo e per riconciliare l’uomo con Dio, messaggera di pace su questa terra, la Chiesa non potrebbe volere la guerra religiosa se non ripudiando la sua sublime missione e rinnegandola al cospetto di tutti. – Essa al contrario rimane e rimarrà sempre fedele a questa missione di paziente dolcezza e di amore. D’altra parte il mondo intero oggi sa, né può su ciò cadere in inganno, che, se la pace delle coscienza è in Francia spezzata, ciò non è per iniziativa della Chiesa, ma per quella dei suoi nemici. Gli spiriti imparziali, anche quando non condividono la nostra fede, riconoscono tuttavia che, se nella patria vostra diletta si combatte sul terreno religioso, non è già perché la Chiesa sia stata la prima ad ingaggiare la lotta, ma perché a lei stessa è stata dichiarata la guerra. Questa guerra, da venticinque anni in modo particolare, essa non fa che subirla. Ecco la verità. Le dichiarazioni, mille volte fatte e ripetute nella stampa, nei congressi, nei conventi massonici, nel seno stesso del parlamento, lo provano tanto, quanto gli attacchi che vennero progressivamente e metodicamente rivolti contro di lei. Questi sono fatti innegabili e contro i quali non potrà mai prevalere alcun argomento. La Chiesa dunque non vuole la guerra, la guerra religiosa meno ancora delle altre, e affermare il contrario significa lanciare contro di essa calunnia e un oltraggio. Né certo essa brama la persecuzione violenta. Questa persecuzione essa ben la conosce per averla sofferta in tutti i tempi e sotto tutti i cieli. Parecchi secoli per lei trascorsi nel sangue, le danno dunque il diritto di dire con una santa fierezza che essa non la teme punto, e che quante volte ciò sarà necessario, saprà bene affrontarla. Ma la persecuzione per se stessa è il male, perché è l’ingiustizia e impedisce all’uomo di adorare liberamente Dio. La Chiesa dunque non può desiderarla, in vista del bene che sempre, nella sua infinita sapienza, ne trae la Provvidenza. – Inoltre, la persecuzione non è soltanto il male, essa è altresì il dolore, ed è questa un’altra ragione per la quale non la desidererà giammai, per compassione verso i suoi figli, la Chiesa, che è la migliore delle madri. – Del resto, questa persecuzione, alla quale le si rimprovera di voler spingere altri e che si dichiara di essere fermamente decisi di rifiutarle, le viene poi inflitta realmente. Non vennero, forse, anche di recente, espulsi Vescovi dai loro vescovadi, e perfino i più venerandi fra essi e per età e per virtù; scacciati i seminaristi dai seminari maggiori e minori; non si è cominciato a bandirei curati dalle loro canoniche? Tutto il mondo cattolico ha veduto questo spettacolo con tristezza, e non ha esitato affatto nel dare a tali violenze il nome che ad esse si conveniva. – Per ciò che riguarda i beni ecclesiastici, che Ci si accusa di essere abbandonati, importa notare che questi beni erano per una parte il patrimonio dei poveri, e il patrimonio, più sacro ancora, dei defunti. Non era dunque lecito per la Chiesa né abbandonarli, né consegnarli; essa non poteva che lasciarseli strappare con la violenza. Nessuno del resto crederà che essa abbia abbandonato deliberatamente, se non sotto la pressione di ragioni più imperiose, ciò che le era stato così affidato, e che le era così necessario per l’esercizio del culto, per la conservazione degli edifici sacri, per la formazione dei suoi chierici e per il sostentamento dei suoi ministri. – È perché fu posta perfidamente di fronte alla scelta fra la rovina materiale e un’offesa consentita alla sua costituzione, la quale è di origine divina, che essa ha rifiutato, anche a costo della povertà, di lasciare attentare in lei all’opera di Dio. Le sono stati dunque tolti i suoi beni, non è essa che li ha abbandonati. Da ciò segue, che dichiarare i beni ecclesiastici vacanti ad un’epoca determinata, se a quest’epoca la Chiesa non ha creato nel suo grembo un organismo nuovo; sottoporre questa creazione a condizioni in manifesta opposizione con la divina costituzione di questa Chiesa, ponendola così nella necessità di respingerle; attribuire poi questi beni a terzi, come se fossero divenuti beni senza padrone, e infine affermare che con l’agire in siffatto modo non si spoglia la Chiesa, ma si dispone soltanto di beni da lei abbandonati, non è già soltanto un ragionare da sofisti, ma un aggiungere la derisione alla più crudele delle spogliazioni. – Spogliazione innegabile, del resto, e che si cercherebbe invano di inorpellare, affermando che non esisteva alcuna persona morale a cui questi beni potessero venire attribuiti; giacché lo stato è padrone di conferire la personalità civile a chiunque il pubblico bene esige sia conferita, agli Istituti Cattolici come agli altri, e, in ogni caso, gli sarebbe stato facile non sottoporre la formazione delle associazioni cultuali a condizioni che fossero in opposizione diretta con la divina costituzione della Chiesa, alla quale si riteneva dovessero servire. – Ora, è questo precisamente quel che si è fatto relativamente alla associazioni cultuali. La legge le ha organizzate in modo tale che le sue disposizioni a questo riguardo vanno direttamente ad opporsi ai diritti, che, derivando dalla sua costituzione, sono essenziali alla Chiesa, specialmente in ciò che tocca la gerarchia ecclesiastica, base inviolabile data all’opera sua dallo stesso divin Maestro. Di più, la legge conferisce a queste associazioni attribuzioni che sono di esclusiva competenza dell’Autorità Ecclesiastica, sia per ciò che concerne l’esercizio del culto, sia per quel che riguarda il possesso e l’amministrazione dei beni. Infine, non solamente queste associazioni cultuali vengono sottratte alla giurisdizione ecclesiastica, ma sono fatte giudicabili dall’autorità civile. Ecco perché Noi, nelle precedenti Nostre encicliche, siamo stati tratti a condannare queste associazioni cultuali, malgrado i sacrifici materiali che questa condanna implicava. – Siamo stati accusati altresì di partito preso e di incoerenza. Si è detto che Ci rifiutavamo di approvare in Francia ciò che era stato approvato in Germania. Ma questo rimprovero manca tanto di fondamento quanto di giustizia. Giacché, sebbene la legge germanica fosse condannabile in parecchi punti, ed essa non sia stata che tollerata per evitare mali maggiori, purtuttavia le situazioni sono del tutto differenti, e quella legge riconosce espressamente la Gerarchia Cattolica, ciò che non fa punto la legge francese. – Quanto alla dichiarazione annuale, richiesta per l’esercizio del culto, essa non offriva tutta la sicurezza legale che si aveva diritto di desiderare. Pur nullameno – sebbene come principio le riunioni dei fedeli nelle chiese non abbiano alcuno degli elementi costitutivi propri delle pubbliche riunioni, e, come fatto, sia odioso il volerle assimilare a queste, – per evitare mali maggiori, la Chiesa avrebbe potuto essere tratta a tollerare questa dichiarazione. Ma con lo stabilire che « il curato o l’officiante non sarebbe più nella sua chiesa «che un occupante senza titolo giuridico, che non avrebbe diritto per fare alcun atto d’amministrazione », si è imposta ai ministri del culto, nell’esercizio stesso del loro ministero, una situazione talmente umiliante e vaga, che con simili condizioni la dichiarazione non poteva più venire accettata. – Resta la legge recentemente votata dalle due camere. – Dal punto di vista dei beni ecclesiastici, questa legge è una legge dispogliazione, una legge di confisca, e per essa si è consumata la spogliazione della Chiesa. Sebbene il suo divin Fondatore sia nato povero in una mangiatoia e sia morto povero sopra una croce,sebbene essa stessa abbia conosciuto dalla sua culla la povertà, i beni che essa aveva in sua mano le appartenevano come una proprietà di cui nessuno aveva diritto di spogliarla. Questa proprietà, indiscutibile sotto tutti i punti di vista, era stata altresì ufficialmente sancita dallo stato, ed esso per conseguenza non poteva violarla. – Dal punto di vista dell’esercizio del culto,  questa legge ha organizzato l’anarchia: ciò che per essa infatti si instaura anzitutto, è l’incertezza e l’arbitrio. Incertezza se gli edifici del culto, sempre suscettibili di essere tolti alla loro destinazione, saranno o no, nel frattempo, a disposizione del clero e dei fedeli; incertezza se saranno o no conservati loro e per quale lasso di tempo; l’arbitrio amministrativo chiamato a regolare le condizioni del godimento, reso eminentemente precario; tante situazioni diverse per il culto in Francia, quanti sono in essa i comuni, in ciascuna parrocchia il prete posto a discrezione dell’autorità municipale, e, per conseguenza, il conflitto virtualmente organizzato da un capo all’altro del paese. Al contrario, obbligo di far fronte a tutti gli oneri, anche i più gravosi, e, al tempo stesso, limitazione draconiana per ciò che concerne le risorse destinate a provvedervi. – Così, nata da ieri, questa legge ha già sollevato innumerevoli e aspre critiche da parte di uomini appartenenti indistintamente a tutti i partiti politici e a tutte le opinioni religiose, e soltanto queste critiche basterebbero per giudicarla. – È facile riconoscere, per ciò che Noi vi abbiamo ricordato, venerabili fratelli e figli dilettissimi, come questa legge aggravi la legge di separazione, e perciò Noi non possiamo che riprovarla. – Il testo inesatto e ambiguo di alcuni fra gli articoli di questa legge pone in una nuova luce lo scopo voluto dai nostri nemici. Essi vogliono distruggere la Chiesa, scristianizzare la Francia, come Noi già vi dicemmo, ma senza che il popolo se avveda troppo e possa, per così dire, farvi attenzione. Se la lo impresa fosse veramente popolare, com’essi pretendono, non sarebbero perplessi a proseguirla a visiera alzata, e ad assumerne altamente tutta la responsabilità. Ma da questa responsabilità, lungi dall’assumerla, essi si schermiscono, la respingono, e, per meglio riuscirvi, la rigettano sulla Chiesa, vittima loro. È questa la più luminosa di tutte le prove, che la loro opera nefasta non risponde affatto ai voti del paese. – È vano, del resto, che dopo aver posto Noi nella crudele necessità di respingere le leggi fatte da loro – vedendo i mali che hanno attirato sopra la patria e sentendo l’universale riprovazione montare come una lenta marea verso di loro – cerchino di fuorviare la pubblica opinione e di far ricadere la responsabilità di questi mali sopra di Noi. Il loro tentativo non riuscirà. – Quanto a Noi, abbiamo adempiuto il Nostro dovere, come avrebbe fatto qualunque altro Vescovo di Roma. L’alto Ufficio, a cui è piaciuto al Cielo investirci, malgrado la Nostra indegnità, come del resto la stessa fede di Cristo, fede che voi professate con Noi, Ci dettava la Nostra condotta. Non avremmo potuto agire altrimenti, senza calpestare la Nostra coscienza, senza mancare al giuramento che Noi abbiamo prestato nel salire sulla Cattedra di Pietro, e senza violare la Gerarchia Cattolica, base data alla Chiesa da nostro Signore Gesù Cristo. Attendiamo, per conseguenza, senza timore il verdetto della storia. Essa dirà che, fissi immutabilmente gli occhi alla difesa dei diritti superiori di Dio, Noi non abbiamo affatto voluto umiliare il potere civile né combattere una forma di governo, ma tutelare l’opera intangibile del nostro Signore e Maestro, Gesù Cristo.  – Essa dirà che Noi vi abbiamo difeso, figli dilettissimi, con tutta la forza dell’immensa Nostra tenerezza; che ciò che Noi reclamato e reclamiamo per la Chiesa, di cui la Chiesa di Francia è la figlia primogenita e una parte integrante, è il rispetto della sua Gerarchia, l’inviolabilità dei suoi beni e la libertà che, se si fosse fatta ragione alla Nostra domanda, la pace religiosa non sarebbe stata turbata in Francia, e che il giorno in cui la si ascolterà, questa pace così desiderabile rinascerà. – Essa dirà infine che se, anticipatamente sicuri della vostra magnanima generosità, Noi non abbiamo esitato a dirvi che l’ora del sacrificio era suonata, è per ricordare al mondo, nel nome del Padrone di tutte le cose, che l’uomo deve nutrire quaggiù preoccupazioni più alte che quella per le contingenze caduche di questa vita, e che la gioia suprema, l’inviolabile gioia dell’anima  su questa terra, è il dovere soprannaturalmente compiuto a qualunque costo, e, per ciò stesso, Dio onorato, e amato malgrado tutto, – Confidando che la Vergine Immacolata, figlia del Padre, Madre del Verbo, sposa dello Spirito Santo, vi otterrà dalla santissima ed adorabile Trinità giorni migliori, come presagio della calma che seguirà la tempesta, ne abbiamo ferma speranza, Noi dal fondo dell’anima accordiamo la Nostra apostolica benedizione a voi, venerabili fratelli, come pure al vostro clero e a tuto intero il popolo francese.

Roma, presso San Pietro, il giorno dell’Epifania, 6 gennaio quarto del Nostro pontificato.

PIO PP. X

UN’ENCICLICA AL GIORNO, TOGLIE GLI USURPANTI APOSTATI (CON CAZZUOLA E GREMBIULIN) DI TORNO: S. S. PIO X – “GRAVISSIMO OFFICII MUNERE”

Dopo la lettera “Vehementer”, il Santo Padre S. Pio X, è costretto a rispondere con fermezza alle reazioni prevedibili dei settari anti-cattolici indovati nelle istituzioni ministeriali e parlamentari dello Stato francese « … i fabbricatori di questa legge ingiusta hanno voluto fare non una legge di separazione, ma di oppressione (della Chiesa Cattolica) ». Questo è il sistema delle logge che hanno scompaginato e tuttora distruggono, con i loro demoniaci emissari, “democratici e liberisti”, tutte le istituzioni un tempo cristiane a danno gravissimo di popoli, nazioni ed interi continenti, che a buona o a cattiva voglia devono abbandonare le loro abitudini ed i loro principi dottrinali dettati dalla legge di Dio e della Chiesa e, salvo grazie speciali, ad essere candidati alla certa dannazione eterna dell’anima. Tutti dormono, sonnecchiano e fanno come i “cani muti” di Isaia; c’è chi è e vuol rimanere ignorante, chi sa ma preferisce tenersi l’osso ed il piatto di lenticchie che il padrone gli concede ed infilare la testa sotto terra come gli struzzi: l’inganno è oramai generale e solo l’intervento divino potrà ripristinare una situazione “umanamente persa”, come diceva con satanico ghigno sul letto di morte un certo cavaliere Kadosh, un finto vescovo e cardinale francese, parlando della Chiesa Cattolica, nella quale aveva infilato un cavallo di Troia finto “tradizionalista” che aveva partorito delle fraternità non-sacerdotali chiaramente di stampo massonico, invalide e sacrileghe, asservite alle logge del colle romano, e ai suoi istituti finanziari. Non ci resta che pregare, meditare e conservare la fede divina e la carità teologale, senza la quale non c’è alcuna possibilità di salvezza. Intanto leggiamo questa breve lettera Enciclica.

 Pio X
Gravissimo officii munere

Lettera Enciclica

Al popolo francese, sulla situazione della Chiesa di fronte alla legislazione laica promulgata dal Governo Repubblicano.

Noi aderiamo oggi a un grave dovere della Nostra carica, dovere assunto nei vostri riguardi allorché annunciammo, dopo la promulgazione della legge di rottura fra la Repubblica Francese e la Chiesa, che avremmo indicato a tempo opportuno ciò che a Noi sarebbe apparso necessario di fare per difendere e conservare la Religione nella vostra patria. – Noi abbiamo lasciato prolungare la vostra attesa non solamente a motivo dell’importanza e della gravità della questione, ma soprattutto per la benevolenza tutta particolare che Ci lega a voi e ai vostri interessi a motivo degli indimenticabili servizi resi alla Chiesa dalla vostra Nazione. Dopo aver condannato, come era Nostro dovere, questa legge iniqua, Noi abbiamo esaminato colla massima cura se gli articoli di detta legge Ci lasciavano qualche mezzo per organizzare la vita religiosa in Francia così da mettere al riparo da ogni rischio i principî sacri sui quali riposa la Santa Chiesa. A questo scopo, Ci è sembrato opportuno di sentire ugualmente il parere dei Vescovi riuniti e di fissare, per la vostra assemblea generale, i punti che dovranno essere l’oggetto principale delle vostre deliberazioni. Ed ora, conoscendo il vostro parere e quello di parecchi Cardinali, dopo aver maturamente riflettuto e pregato ardentemente il Padre delle luci, Noi riteniamo di dover completamente confermare, colla Nostra autorità Apostolica, le deliberazioni quasi unanimi della vostra assemblea. – Per ciò, relativamente alle associazioni culturali, quali la legge impone, Noi decretiamo che esse non possono assolutamente essere costituite senza violare i sacri diritti che tengono alla vita stessa della Chiesa. – Mettendo adunque da parte queste associazioni che la coscienza del Nostro dovere Ci vieta di approvare, potrebbe sembrare opportuno di esaminare se sia lecito di esperimentare al loro posto qualche altro genere di associazioni insieme legali e canoniche e preservare così i Cattolici di Francia dalle gravi complicazioni che li minacciano. Di certo nulla Ci preoccupa di più, nulla Ci provoca tanta angoscia, quanto questa eventualità; e piacesse al Cielo di potere avere qualche debole speranza di fare questo esperimento senza urtare i diritti di Dio e liberare i Nostri figli carissimi dal timore di tante e così gravi prove. – Ma poiché questa speranza Ci manca, la legge essendo quella che è, Noi dichiariamo che non è permesso di esperimentare questo altro genere di associazione fino a quando non risulterà in modo certo e legale che la Divina Costituzione della Chiesa, i diritti immutabili del Pontefice Romano e dei Vescovi, così come la loro autorità sui beni necessari alla Chiesa, particolarmente sugli edifici sacri, saranno irrevocabilmente in piena sicurezza in dette associazioni; non possiamo permettere nulla di diverso senza tradire la santità della Nostra carica e senza condurre alla perdizione la Chiesa di Francia. Resta dunque a voi, Venerabili Fratelli, di mettervi all’opera e di valervi di tutti i mezzi che la legge riconosce a tutti i cittadini, per disporre e organizzare il culto religioso. Noi non faremo mai, in cosa così importante e difficile, attendere il Nostro aiuto. Lontani col corpo, Noi saremo con voi nel pensiero e col cuore e vi aiuteremo in ogni occasione coi Nostri consigli e colla Nostra autorità. – Questo fardello che Noi vi imponiamo sotto l’ispirazione del Nostro amore per la Chiesa e per la vostra Patria, sopportatelo coraggiosamente ed affidatevi per il resto alla preveggente bontà di Dio, il cui soccorso al momento opportuno, ne abbiamo la ferma fiducia, non mancherà alla Francia. – Quelle che saranno le recriminazioni dei nemici della Chiesa contro questo presente decreto e i Nostri ordini, è facile prevedere. Si sforzeranno di persuadere il popolo che Noi non abbiamo unicamente di mira la salvezza della Chiesa di Francia; che Noi abbiamo avuto un altro scopo, estraneo alla Religione; che la forma della Repubblica Francese Ci è odiosa; che noi aiutiamo gli sforzi dei partiti avversi per rovesciarla; che rifiutiamo ai francesi ciò che la Santa Sede ha accordato ad altri senza difficoltà. Queste recriminazioni ed altre simili che saranno, come appare da certi indizi, diffuse nel pubblico per irritare gli spiriti, Noi le denunciamo fin d’ora con tutta la Nostra indignazione, come false, ed è vostro obbligo, Venerabili Fratelli, come è quello di tutti gli uomini dabbene, di contestarle perché non ingannino le genti semplici e ignoranti. – Per quanto riguarda l’accusa speciale contro la Chiesa, di essere stata, in paese diverso dalla Francia, più accomodante, voi dovete spiegare che la Chiesa ha agito così perché del tutto diversa era la situazione e perché soprattutto le divine attribuzioni della Gerarchia erano in un certo modo salvaguardate. Se uno Stato qualunque si è separato della Chiesa lasciandole però la risorsa della libertà comune a tutti e la libera disponibilità dei suoi beni, ha senza dubbio per più motivi agito ingiustamente; ma non si potrebbe però dire che sia stata fatta alla Chiesa una situazione intollerabile. – Ora oggi in Francia la cosa è tutt’altra; i fabbricatori di questa legge ingiusta hanno voluto fare non una legge di separazione, ma di oppressione. Così essi affermavano il loro desiderio di pace, promettevano l’intesa e fanno alla Religione del Paese una guerra atroce, gettano la fiaccola della discordia più violenta, spingono i cittadini gli uni contro gli altri, con grave danno, come ognuno vede, della cosa pubblica stessa. – Certamente essi tenteranno di rigettare su di Noi la colpa di questo conflitto e dei mali che ne saranno la conseguenza. Ma chiunque esaminerà i fatti dei quali Noi abbiamo parlato nell’Enciclica “Vehementer“saprà riconoscere se Noi meritiamo il minimo rimprovero, Noi che dopo avere sopportato pazientemente per amore verso la cara Nazione francese, ingiustizia su ingiustizia, Ci troviamo al limite di dover superare perfino il Nostro dovere Apostolico e dichiariamo che a questo punto non giungeremo; o se piuttosto la colpa appartiene tutta intera a coloro che per odio del nome cattolico sono giunti a tali estremità. Così dunque gli uomini Cattolici di Francia, se vogliono veramente testimoniarCi la loro sottomissione e la loro devozione, lottino per la Chiesa secondo gli avvertimenti che abbiamo già dati loro e cioè con perseveranza e energia, ma senza agire in modo sedizioso e violento. Non è colla violenza, ma colla fermezza, che essi riusciranno, trincerandosi nel loro buon diritto come in una cittadella per stroncare l’ostinazione dei loro nemici; ché essi comprendono, come abbiamo detto e ripetiamo, che i loro sforzi saranno inutili se non saranno uniti in perfetto accordo per la difesa della Religione. Essi hanno ora il Nostro verdetto su questa legge nefasta: essi debbono conformarvisi di tutto cuore e, quali siano stati fino ad ora e durante la discussione i pareri degli uni o degli altri, Noi scongiuriamo tutti affinché nessuno si permetta di offendere chicchessia col pretesto che la sua opinione era la migliore. Ciò che possono l’intesa delle volontà e l’unione delle forze, lo apprendano dai loro avversari; e come essi hanno potuto imporre alla Nazione la ferita di questa legge criminale, così i Nostri col loro accordo potranno cancellarla e farla sparire. Se nella dura prova della Francia tutti quelli che vogliono difendere con tutte le loro forze i supremi interessi della patria, lavorano, come debbono, uniti fra loro coi loro Vescovi e con Noi per la causa della Religione, lungi dal disperare della salute della Chiesa di Francia, vi è a sperare al contrario che essa sarà fra breve risollevata alla sua dignità e alla sua prosperità di prima. Noi non dubitiamo affatto che i Cattolici manchino di darCi intera soddisfazione ubbidendo alle Nostre prescrizioni e ai Nostri desideri; così Noi cercheremo ardentemente di ottenere per loro, con l’intercessione di Maria, la Vergine Immacolata, il soccorso della Divina Bontà. – Come pegno dei doni Celesti e in testimonianza della Nostra paterna benevolenza, Noi accordiamo di gran cuore a voi, Venerabili Fratelli, e a tutta la Nazione francese, la Benedizione Apostolica.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 10 agosto, festa di San Lorenzo Martire, dell’anno 1906, IV del Nostro Pontificato.

UN’ENCICICA AL GIORNO, TOGLIE GLI USURPANTI APOSTATI (CON CAZZUOLA E GREMBIULINO) DI TORNO: S. S. PIO X – “VEHEMENTER NOS”

L’azione delle sette infernali, così lucidamente, ma vanamente illustrata e svergognata dai Sommi Pontefici Romani – Leone XIII, in prima fila – dà i suoi frutti infernali di corruzione e demolizione dei principi morali cristiani con diversi effetti nefasti ed abominevoli, che il Santo Padre Pio X denuncia chiaramente in questa nuova lettera. Eccone un passaggio chiave: « … Voi conoscete lo scopo delle empie sètte [massoniche – ndr. -] che curvano le vostre teste sotto il loro giogo, poiché tale scopo esse stesse l’han dichiarato con cinica audacia: decattolicizzare la Francia. Esse vogliono sradicare completamente dai vostri cuori la fede che ha coperti di gloria i vostri padri, che ha fatto grande e prospera la vostra Patria fra le altre Nazioni, che vi sostiene nella prova, che conserva la tranquillità e la pace del vostro focolare e che vi apre la strada verso l’eterna felicità…». Decattolicizzare, ecco la parolina demoniaca che gli adepti di satana hanno alimentato e diffuso con tutto i lori velenosi inganni, in Francia, nell’epoca di Papa Sarto, ma oggi praticamente in tutti gli Stati un tempo Cattolici, in tutta l’Europa e nelle Americhe, portando alla rovina eterna milioni di anime colpevolmente ignare e stupidamente compiacenti. Questa decattolicizzazione ormai è pressoché completa, anche perché la setta si è radicata profondamente nei palazzi del “sacro colle” romano e praticamente in ogni sede diocesana mondiale, favorendo una laicizzazione, cioè un paganesimo ateo-gnostico pratico ed un luciferismo spavaldo seminato attraverso mezzi di diffusione di massa, che spiritualmente si dimostrano veri e potenti “mezzi di distruzione” di masse incalcolabili di anime, ridotte ad una schiavitù bestiale dei sensi e alla mercé del potere élitario-finanziario mondiale, in mano totalmente alle sette, tentacoli spesso inconsapevoli gestiti dalla piovra infernale dei “nemici di Dio e di tutti gli uomini”, dalla “razza di vipere” che crede non dover mai pagare i crimini di cui si macchia, pensando anzi di avere un potere illimitato su tutta l’umanità. Poveri illusi, non sanno che un’eterna dannazione li attende a braccia aperte riservando loro un fuoco senza fine e la perdita di Dio, i mostri superbi che credono di essere scintille divine e di finire in un tutto universale, nel pleroma-ensof “gnostico-cabalistico”, magari riciclati in reincarnazioni purificatrici. Poverini, preghiamo affinché il Signore possa accendere in loro il lume della grazia per poterne salvare quanti più è possibile. Nell’attesa meditiamo questa accorata e “veemente” lettera enciclica:

San Pio X

Vehementer nos

Lettera Enciclica

Protesta solenne contro la legislazione antireligiosa in Francia e conforto per il popolo Cattolico esortato a resistere con mezzi legali, onde conservare al Paese la sua tradizione cattolica.

Siamo pieni d’inquietitudine e d’angoscia quando soffermiamo il pensiero su di voi. E come potrebbe essere diversamente, dopo la promulgazione della legge che, spezzando violentemente i legami secolari, con i quali la vostra Nazione era unita alla Sede Apostolica, crea alla Chiesa cattolica in Francia una situazione indegna di lei e quanto mai lamentevole? È questo un avvenimento gravissimo; e tutte le anime buone devono deplorarlo perché è tanto funesto alla società civile, quanto alla religione; ma non deve aver sorpreso nessuno che abbia seguito con un po’ d’attenzione la politica religiosa della Francia in questi ultimi anni. Per voi, Venerabili Fratelli, non sarà stato né una novità, né una sorpresa, dal momento che siete stati testimoni delle ferite così terribili e numerose inflitte a volta a volta dall’autorità pubblica alla Religione. Avete visto violare la santità e l’inviolabilità del Matrimonio Cristiano con disposizioni legislative formalmente in contraddizione con esse; laicizzare le scuole e gli ospedali; strappare i chierici ai loro studi e alla disciplina ecclesiastica per costringerli al servizio militare; disperdere e spogliare le congregazioni religiose e ridurre la maggior parte dei loro membri all’estrema miseria. Poi sono sopravvenute altre misure legali che voi tutti conoscete: fu abrogata la legge che ordinava delle preghiere pubbliche al principio di ogni sessione parlamentare e giudiziaria; furono soppressi i tradizionali segni di lutto a bordo delle navi il Venerdì Santo; eliminato dal giuramento giudiziario ciò che gli dava il carattere religioso; bandito dai tribunali, dalle scuole, dall’armata, dalla marina, infine da tutte le istituzioni pubbliche, ogni atto o simbolo che potesse in qualche modo ricordare la Religione. Queste misure ed altre ancora che a poco a poco separavano di fatto la Chiesa dallo Stato non erano niente altro che dei gradini posti allo scopo di arrivare alla separazione completa ed ufficiale: persino coloro che le hanno promosse, non hanno esitato a riconoscere questo, apertamente e frequentemente. Per rimediare alla disgrazia così grande, la Sede Apostolica non ha risparmiato nulla. Mentre da un lato non si stancava di ammonire coloro che presiedevano gli affari francesi e li scongiurava a parecchie riprese di considerare a fondo l’immensità dei mali che infallibilmente avrebbe apportato la loro politica separatista, d’altra parte moltiplicava di fronte alla Francia le splendenti testimonianze del suo indulgente affetto. Aveva il diritto di sperare così, in grazia dei vincoli della riconoscenza, di poter trattenere quegli uomini politici che erano sull’orlo del precipizio e di condurli alla fine a rinunciare ai loro progetti. Ma attenzioni, sforzi, buoni uffici, tanto da parte del Nostro Predecessore che da parte Nostra, sono rimasti senza effetto. E la violenza dei nemici della religione ha finito per vincere a forza ciò a cui avevano aspirato per tanto tempo, contro i diritti di quella nazione cattolica e di tutto ciò che potevano desiderare gli spiriti che pensano saggiamente. Perciò, in quest’ora così grave per la Chiesa, nella coscienza della Nostra carica Apostolica abbiamo considerato come un dovere far udire la Nostra voce e aprire la Nostra anima a voi, Venerabili Fratelli, al vostro clero e al vostro popolo, a tutti voi che Noi abbiamo sempre circondato di una tenerezza particolare, ma che in questo momento, come è giusto, amiamo più teneramente che mai. È una tesi assolutamente falsa, un errore pericolosissimo, pensare che bisogna separare lo Stato dalla Chiesa. Questa opinione si basa infatti sul principio che lo Stato non deve riconoscere nessun culto religioso: ed è assolutamente ingiuriosa verso Dio, poiché il Creatore dell’uomo è anche il fondatore delle società umane e conserva nella vita tanto loro che noi, individui isolati. Perciò noi gli dobbiamo non soltanto un culto privato, ma anche un culto sociale e onori pubblici. – Inoltre questa tesi è un’ovvia negazione dell’ordine soprannaturale. Essa limita infatti l’azione dello Stato alla sola ricerca della prosperità pubblica in questa vita, cioè alla causa prossima delle società politiche; e non si occupa in nessun modo, come di cose estranee, della loro causa più profonda che è la beatitudine eterna, preparata per l’uomo alla fine di questa vita così breve. E pertanto, poiché l’ordine presente delle cose è subordinato alla conquista di quel bene supremo e assoluto, non soltanto il potere civile non dovrebbe ostacolare questa conquista, ma anzi dovrebbe aiutarci a compierla. – Questa tesi sconvolge pure l’ordine saggiamente stabilito da Dio nel mondo, ordine che esige un’armoniosa concordia tra le due società. Queste due società, la religiosa e la civile, hanno infatti i medesimi sudditi, sebbene ciascuna di esse eserciti su di loro la propria autorità nella sua sfera particolare. La conseguenza logica è che vi sono molte cose che dovranno conoscere sia l’una che l’altra, poiché sono di competenza di tutt’e due. Ora, se scompare l’accordo fra Stato e Chiesa, da queste materie comuni sorgeranno facilmente semi di discordia che diverranno molto acri da ambo le parti; la nozione della verità ne sarà turbata e le anime saranno inquiete. – Infine, questa tesi danneggia gravemente la stessa società civile, che non può essere né prospera né duratura quando non vi è posto per la religione, regolatrice suprema e sovrana maestra allorché si tratta dei diritti e dei doveri dell’uomo. – Così i Pontefici Romani non hanno tralasciato, secondo i tempi e le circostanze, di rifiutare, di condannare la dottrina di separazione della Chiesa e dello Stato. E notorio che il Nostro illustre Predecessore Leone XIII ha ripetutamente e chiaramente esposto quelli che dovrebbero essere, secondo la dottrina cattolica, i rapporti fra le due società. Fra esse, ha detto, “bisogna per forza che intercorra una saggia unione, unione che si può giustamente paragonare a quella che riunisce nell’uomo l’anima e il corpo“.Egli aggiunse ancora: “Le società umane non possono senza delitto comportarsi come se Dio non esistesse, o rifiutare di preoccuparsi della religione come se questa fosse cosa per loro estranea o inutile… Quanto alla Chiesa, fondata da Dio stesso, escluderla dalla vita attiva della Nazione, dalle leggi, dall’educazione dei giovani, dalla società domestica, significa commettere un gronde e pericoloso errore“. Se poi un qualsiasi Stato cristiano che si separi dalla Chiesa commette un’azione essenzialmente funesta e biasimevole, quanto si deve deplorare che la Francia si sia messa per questa strada, quando avrebbe dovuto entrarvi meno ancora di tutte le altre nazioni! La Francia, che nel corso dei secoli è stata l’oggetto di una così grande e singolare predilezione da parte di questa Sede Apostolica; la Francia della quale la fortuna e la gloria sono sempre state intimamente unite all’osservanza dei costumi cristiani e al rispetto della religione! Il medesimo Pontefice Leone XIII aveva dunque molta ragione di dire: “La Francia non saprebbe dimenticare che il suo provvidenziale destino l’ha unita alla Santa Sede con legami troppo stretti e troppo antichi perché essa voglia mai spezzarli. Da questa unione infatti sono uscite le sue vere grandezze e la sua gloria più pura… Turbare questa unione tradizionale significherebbe togliere alla Nazione stessa una porte della sua forza morale e della sua alto influenza nel mondo“.I legami che consacravano questa unione dovevano essere tanto più inviolabili in quanto così esigeva la fede giurata dei trattati. Il Concordato stretto tra il Sovrano Pontefice e il governo francese, come del resto tutti i trattati dello stesso genere che gli Stati concludono fra loro, era un contratto bilaterale che obbligava ambe le parti. – Il Pontefice Romano da una parte, il capo della Nazione francese dall’altra si impegnarono dunque solennemente, tanto per loro stessi che per i loro successori, a mantenere inviolabilmente il patto che firmavano. Ne risultava che il Concordato regolava tutti i trattati internazionali, cioè i diritti delle genti, e non poteva in nessun modo essere annullato con l’azione di una sola delle parti Contraenti. La Santa Sede ha sempre osservato con fedeltà scrupolosa gli impegni che aveva sottoscritti, e in ogni tempo ha reclamato che lo Stato desse prova della stessa fedeltà. Nessuno che giudichi imparzialmente può negare questa verità. Ora, oggi lo Stato annulla con la sua sola autorità il patto solenne che aveva concluso, e trasgredisce così alla fede giurata. E, non indietreggiando davanti a nulla per rompere con la Chiesa e liberarsi dalla sua amicizia, non esita a infliggere alla Sede Apostolica l’oltraggio che deriva da tale violazione del diritto delle genti, più di quel che esiti a turbare l’ordine sociale e politico, poiché, per la sicurezza reciproca dei loro mutui rapporti, niente interessa le nazioni quanto una fedeltà inviolabile nel sacro rispetto dei trattati. – La grande ingiuria inflitta alla Sede Apostolica con l’abrogazione del Concordato, aumenta ancora, e in modo eccezionale, se si considera la forma con la quale lo Stato ha operata l’abrogazione. È un principio ammesso senza discussioni nel diritto delle genti e osservato da tutte le nazioni, che la rottura di un trattato debba essere preventivamente e regolarmente notificata, in maniera chiara ed esplicita, all’altra parte contraente da quella che ha intenzione di denunciare il trattato. Ora, non solo nessuna denuncia di questo genere è stata fatta alla Santa Sede, ma neppure le è stata data alcuna indicazione in proposito. Di modo che il governo francese ha mancato di fronte alla Sede Apostolica dei riguardi ordinari e della cortesia che si usa anche agli Stati più piccoli. – E i suoi mandatari, che pure rappresentavano una Nazione cattolica, non hanno paura di disprezzare la dignità e il potere del Pontefice, Capo Supremo della Chiesa, quando avrebbero dovuto avere per quest’autorità un rispetto superiore a quello che ispirano tutte le altre Potenze politiche, e tanto più grande in quanto da un lato questa Potenza ha a che fare col bene eterno delle anime, e dall’altro si estende senza limiti ovunque. – Se esaminiamo in se stessa la legge che è stata promulgata, vi troviamo un’altra ragione di lamentarCi ancora più energicamente. Poiché lo Stato si separava dalla Chiesa spezzando i legami del Concordato, avrebbe dovuto, come logica conseguenza, lasciarle la sua indipendenza e permetterle di godersi in parte il diritto comune, nella libertà che lo Stato pretendeva di averle concesso. In realtà, niente di tutto questo è avvenuto: riscontriamo infatti nella legge parecchie eccezionali misure restrittive che mettono odiosamente la Chiesa sotto il dominio del potere civile. – Quanto a Noi, abbiamo provato grande amarezza nel vedere lo Stato invadere così delle materie che sono di competenza esclusiva del potere ecclesiastico; e ne piangiamo tanto più dolorosamente in quanto, dimentico dell’equità e della giustizia, ha creato in questo modo alla Chiesa di Francia una situazione crudelmente deprimente e opprimente per quel che riguarda i suoi sacri diritti. – Le disposizioni della nuova legge sono infatti contrarie alla Costituzione secondo la quale la Chiesa è stata fondata da Gesù Cristo. La Sacra Scrittura ci insegna, e la tradizione dei Padri ci conferma, che la Chiesa è il Corpo mistico di Gesù Cristo, Corpo retto da Pastori e da Dottori; cioè una società di uomini in seno alla quale si trovano dei capi che hanno pieni e perfetti poteri per governare, per insegnare e per giudicare (Matt. XXVIII, 18-20; XVI, 18-19; XVIII, 18; Tit. II, 15; II Cor. X, 6; XIII, 10). Ne risulta che la Chiesa è per sua natura una società ineguale, cioè una società formata da due categorie di persone: i Pastori e il Gregge, coloro che occupano un grado fra quelli della gerarchia, e la folla dei fedeli. E queste categorie sono così nettamente distinte fra loro, che solo nel corpo pastorale risiedono il diritto e l’autorità necessari per promuovere e indirizzare tutti i membri verso le finalità sociali; e che la moltitudine non ha altro dovere che lasciarsi guidare e di seguire, come un docile gregge, i suoi Pastori. – San Cipriano Martire 3 esprime ammirevolmente questa verità, scrivendo: “Nostro Signore, i cui precetti dobbiamo riverire e osservare, regolando la dignità vescovile e la disciplina della sua Chiesa, disse nel Vangelo, rivolgendosi a Pietro: – Io dico a te, perché tu sei Pietro… – ecc. Così attraverso le vicende dei secoli e degli avvenimenti, l’ordinamento del Vescovado e la Costituzione della Chiesa si svolgono in modo tale che la Chiesa riposa sui Vescovi, i quali governano tutta la sua attività“. – San Cipriano sostiene che tutto ciò si fonda su una legge divina. Contrariamente a questi principi, la legge di separazione attribuisce la tutela e l’amministrazione del culto pubblico, non al corpo gerarchico divinamente istituito da Nostro Signore, ma ad un’associazione di laici. A questa associazione poi impone una forma, una personalità giuridica e per tutto quel che riguarda il culto religioso la considera come la sola che abbia dei diritti civili e delle responsabilità. Così, a questa associazione spetterà l’uso dei templi e degli edifici sacri e il possesso di tutti i beni ecclesiastici mobiliari e immobiliari; disporrà, per quanto in modo solo temporale, dei vescovati, dei presbiteri e dei seminari; amministrerà i beni, regolerà le questue e riceverà le elemosine e i legati destinati al culto religioso. Quanto al corpo gerarchico dei Pastori, se ne tace assolutamente. E se la legge prescrive che tali associazioni debbono essere costituite conformemente alle regole di organizzazione generale del culto del quale si propongono di assicurare l’esercizio, d’altra parte si ha paura di dichiarare che in tutte le contestazioni che potranno sorgere relative ai loro beni, solo il Consiglio di Stato sarà competente. Queste stesse associazioni saranno dunque, rispetto all’autorità civile, in una situazione di subordinazione; l’autorità ecclesiastica, è evidente, non avrà più su di loro alcun potere. Tutti si rendono conto alla prima occhiata di quanto tutte queste disposizioni siano offensive per la Chiesa e contrarie ai suoi diritti e alla sua costituzione divina. Senza contare che la legge non è formulata su questo punto in termini netti e precisi, si esprime in un modo vago e che può essere inteso arbitrariamente; e quindi si può temere di veder sorgere, dalla sua stessa interpretazione, le sciagure più grandi. – Inoltre questa legge è più che mai contraria alla libertà della Chiesa. Infatti, poiché, date le Associazioni di Culto, la legge di separazione impedisce ai Pastori di esercitare la piena autorità della loro carica sul popolo dei fedeli; poiché attribuisce al Consiglio di Stato la giurisdizione suprema su queste associazioni e le sottomette a tutta una serie di prescrizioni fuori del diritto comune, che rendono difficile la loro formazione e più difficile ancora la loro durata; poiché, dopo aver proclamata la libertà di culto, ne restringe l’esercizio con una quantità di eccezioni; poiché spoglia la Chiesa dell’amministrazione dei templi per investirne lo Stato; poiché impedisce la predicazione della fede e della morale cattolica e indice contro i chierici un regime penale severo e eccezionale; poiché sanziona tali disposizioni e molte altre simili, estremamente arbitrarie; che cosa fa, se non mettere la Chiesa in una soggezione umiliante e, sotto il pretesto di tutelare l’ordine pubblico, togliere a dei pacifici cittadini, che formano tuttora la grande maggioranza in Francia, il sacro diritto di praticare la loro religione? Lo Stato così offende la Chiesa, non soltanto restringendo l’esercizio del culto (al quale la legge di separazione riduce falsamente tutta l’essenziale natura della religione), ma anche ostacolando la sua influenza sempre così benefica sul popolo, e paralizzandone in mille modi l’attività. Per esempio, fra l’altro, non gli è bastato strappare alla Chiesa gli Ordini religiosi (i suoi preziosi collaboratori nel sacro ministero, nell’insegnamento, nell’educazione, nelle opere di carità cristiana), ma la priva anche delle risorse, dei mezzi umanamente necessarî alla sua esistenza e al compimento della sua missione. Oltre ai danni e alle ingiurie che abbiamo fin qui posti in rilievo, la legge di separazione compie ancora la violazione del diritto di proprietà della Chiesa e lo calpesta. Contrariamente a tutto ciò ch’è giusto, spoglia la Chiesa di gran parte di quel patrimonio che pure le appartiene a molti e sacri titoli; sopprime e annulla tutte le pie fondazioni legalmente consacrate al culto divino o alle preghiere per i morti. Quanto ai fondi che la generosità cattolica aveva istituiti per il mantenimento delle scuole cristiane e per il funzionamento di varie opere di beneficenza e di culto, li trasferisce a delle istituzioni laiche, nelle quali invano si cercherebbe la minima traccia di religione. In questo essa non commette violazione solo dei diritti della Chiesa, ma anche della volontà formale ed esplicita dei donatori e dei testatori. Inoltre è per Noi molto doloroso che, disprezzando tutti i diritti, la legge dichiari proprietà dello Stato, dei dipartimenti o dei comuni, tutti gli edifici ecclesiastici anteriori al Concordato. E se la legge ne concede l’uso indefinito e gratuito alle Associazioni di Culto, pone a tale concessione tante e tali riserve, che in realtà lascia al potere pubblico la libertà di disporne. – Abbiamo inoltre molte apprensioni per quel che riguarda la santità di quei templi, augusti asili della Maestà Divina, luoghi mille volte cari alla devozione del popolo francese, grazie ai loro ricordi. Poiché essi sono certamente in pericolo di essere profanati, se cadono in mani laiche. – La legge, sopprimendo la spesa del culto, esonera logicamente lo Stato dall’obbligo di provvedervi; e nello stesso tempo viola un impegno contratto in una convenzione diplomatica e offende gravemente la giustizia. Su questo punto non è possibile nessun dubbio, e i documenti storici stessi offrono la più limpida delle testimonianze: se il governo francese ha assunto nel Concordato l’incarico di assicurare ai membri del clero un trattamento che permettesse loro di provvedere convenientemente al loro mantenimento e a quello del culto religioso, non ha fatto certo tutto questo a titolo di gratuita concessione: vi si obbligò per risarcire almeno in parte i beni della Chiesa, dei quali lo Stato si era appropriato durante la prima Rivoluzione. D’altra parte, quando in quello stesso Concordato, per amor di pace, il Pontefice Romano s’impegnò, in nome Suo e dei Suoi successori, a non molestare i detentori dei beni che erano stati sottratti alla Chiesa, è certo che fece questa promessa solo alla condizione che il governo francese si impegnasse per sempre a dotare il clero in modo conveniente e a provvedere alle spese del culto divino. Infine (e come potremmo tacere su questo punto?), al di fuori dei danni che porta agli interessi della Chiesa, la nuova legge sarà anche molto funesta al vostro Paese. Non c’è da dubitare infatti ch’essa rovina dolorosamente l’unione e la concordia delle anime senza la quale unione e concordia nessuna nazione può vivere e prosperare. Ecco perché, soprattutto nella situazione presente dell’Europa, quest’armonia perfetta è l’oggetto dei desideri più ardenti di tutti i francesi che amano veramente il loro Paese e hanno a cuore la salvezza della patria. Quanto a Noi, seguendo l’esempio del Nostro Predecessore ed ereditando il suo particolare affetto per la vostra nazione, Ci siamo naturalmente sforzati in tutti i modi per mantenere alla religione dei vostri avi l’integrale possesso di tutti i suoi diritti fra voi: ma nello stesso tempo abbiamo sempre lavorato per rafforzarvi tutti nell’unione, mirando a quella pace fraterna della quale il vincolo più stretto è certamente la religione. Così con la più viva angoscia abbiamo visto il governo francese compiere un atto che, suscitando sul terreno religioso passioni già funestamente eccitate, sembra destinato a sconvolgere tutto il vostro Paese. – Perciò, ricordandoCi del Nostro ufficio Apostolico, e coscienti dell’imperioso dovere che Ci comanda di difendere contro ogni attacco e di mantenere nella loro integrità assoluta i diritti inviolabili e sacri della Chiesa, in virtù dell’autorità assoluta che Iddio Ci ha conferito, Noi, per i motivi sopra esposti, riproviamo e condanniamo la legge votata in Francia sulla separazione della Chiesa e dello Stato, come profondamente ingiuriosa rispetto a Dio che essa rinnega ufficialmente ponendo il principio che la Repubblica non riconosce nessun culto. La riproviamo e la condanniamo come votata in violazione del diritto naturale, del diritto delle genti e della fede pubblica dovuta ai trattati; come contraria alla costituzione divina della Chiesa, ai suoi diritti essenziali e alla sua libertà; come rovesciante la giustizia e calpestante i diritti di proprietà della Chiesa, acquistati per molti titoli e per di più in virtù del Concordato. La riproviamo e la condanniamo come gravemente offensiva per la dignità di questa Sede Apostolica, per la Nostra persona, per il Vescovato, per il clero e per tutti i Cattolici francesi. Di conseguenza, Noi protestiamo solennemente e con tutte le Nostre forze contro la proposta, l’approvazione e la promulgazione di quella legge, dichiarando che non potrà mai essere allegata per far crollare i diritti imprescrittibili e immutabili della Chiesa. – Noi dobbiamo rivolgere e fare intendere queste gravi parole a voi, Venerabili Fratelli, al popolo francese e a tutto il mondo cristiano, per denunciare quanto è accaduto. Come abbiamo già detto, profonda è la Nostra tristezza, se misuriamo con lo sguardo i mali che questa legge sta per scatenare su un popolo cosi teneramente amato da Noi. E ancora più profondamente Ci turba il pensiero delle pene, delle sofferenze, delle tribolazioni di ogni genere che incalzano anche voi, Venerabili Fratelli, e tutto il vostro clero. Ma per evitare, in mezzo a tante inquietudini, eccessi di tristezza e momenti di scoraggiamento, abbiamo il ricordo della Provvidenza Divina, sempre misericordiosa, e la speranza mille volte realizzata che Gesù non abbandonerà la Sua Chiesa, che non la priverà mai del Suo forte appoggio. Così, Noi non abbiamo alcun timore per la Chiesa. La sua forza, come la sua immutabile stabilità, è divina: l’esperienza dei secoli lo attesta gloriosamente. Tutti conoscono infatti le innumerevoli sciagure, una più tremenda dell’altra, che si sono riversate su di lei in tutta la sua lunga storia: e là dove ogni istituzione puramente umana avrebbe dovuto soccombere, la Chiesa ha sempre acquistato nelle prove una forza più vigorosa e una più feconda opulenza. – Quanto alle leggi dirette a perseguitarla, la storia insegna, e la Francia stessa in tempi abbastanza recenti ha attestato che tali leggi, nate dall’odio, finiscono sempre per essere saggiamente abrogate, quando diviene palese il danno che ne deriva agli Stati. Piaccia a Dio che coloro che in questo momento sono al potere in Francia, seguano presto a tale riguardo l’esempio di coloro che in questo li precedettero! Piaccia a Dio che, applauditi da tutti i buoni, essi non tardino a rendere alla religione, sorgente di civiltà e di prosperità per i popoli, gli onori che le sono dovuti e la libertà. – In attesa, e per tutto il tempo della persecuzione, i figli della Chiesa “rivestiti con armi di luce” (Rom. XIII, 12),dovranno agire con tutte le loro forze per la verità e la giustizia; è il loro dovere sempre, e oggi più che mai. – In queste sante lotte, o Venerabili Fratelli, voi che dovete essere i maestri e i duci di tutti gli altri, apporterete tutto l’ardore di quello zelo vigile e infaticabile del quale in ogni tempo i Vescovi francesi hanno fornito a loro lode prove così ben conosciute da tutti. Ma soprattutto Noi vogliamo (poiché è cosa di suprema importanza) che in tutto ciò che intraprenderete per la difesa della Chiesa, vi sforziate di realizzare una perfetta unione di cuore e di volontà. – Siamo fermamente decisi a darvi a tempo opportuno delle istruzioni pratiche, perché vi servano di regola di condotta sicura, in mezzo alle grandi difficoltà del momento attuale; e siamo sicuri fin da ora che ad esse vi conformerete fedelmente. Proseguite ciononostante la vostra opera salutare; ravvivate il più possibile la pietà tra i fedeli; promuovete e divulgate sempre di più l’insegnamento della dottrina Cristiana; preservate tutte le anime Che vi so no affidate dagli errori e dalle seduzioni che oggi s’incontrano dappertutto: istruite, prevenite, incoraggiate, consolate il vostro gregge, adempite infine, rispetto a questo, tutti i doveri che vi impone la vostra carica pastorale. In quest’opera, il vostro clero vi sarà certamente collaboratore infaticabile; è ricco di uomini notevoli per devozione, scienza, attaccamento alla Sede Apostolica, e sappiamo che è sempre pronto a dedicarsi completamente, sotto la vostra guida, al trionfo della Chiesa e alla salvezza eterna del prossimo. – Inoltre i membri del vostro clero comprenderanno di certo che in questa bufera debbono essere animati dagli stessi sentimenti che furono un tempo nel cuore degli Apostoli; saranno felici di essere stati ritenuti degni di soffrire persecuzioni per il nome di Gesù (Act. V, 41).Rivendicheranno dunque valorosamente i diritti e la libertà della Chiesa, ma senza offendere alcuno. Inoltre, badando a conservare la carità, come è dovere soprattutto dei ministri di Gesù Cristo risponderanno all’iniquità con la giustizia, agli oltraggi con la dolcezza e ai maltrattamenti con le buone azioni. – E ora Ci rivolgiamo a voi, Cattolici di Francia; che la Nostra parola giunga a voi tutti come testimonianza della tenera benevolenza con la quale Noi continuiamo ad amare il vostro Paese, e come un conforto in mezzo alle terribili sciagure che dovrete subire. Voi conoscete lo scopo delle empie sètte che curvano le vostre teste sotto il loro giogo, poiché tale scopo esse stesse l’han dichiarato con cinica audacia: decattolicizzare la Francia. Esse vogliono sradicare completamente dai vostri cuori la fede che ha coperti di gloria i vostri padri, che ha fatto grande e prospera la vostra patria fra le altre nazioni, che vi sostiene nella prova, che conserva la tranquillità e la pace del vostro focolare e che vi apre la strada verso l’eterna felicità. Con tutta la vostra anima, voi lo capite, dovete difendere questa fede: ma siate persuasi che ogni fatica, ogni sforzo sarà vano se voi tenterete di respingere gli assalti senza essere fortemente uniti. Abolite dunque tutti i germi di discordia, se fra voi ve ne sono. E fate in modo, che, sia nel pensiero come nell’azione, la vostra unione sia cosi salda, quale dev’essere fra uomini che combattono per la medesima causa, soprattutto se questa causa è di quelle per il trionfo delle quali ciascuno deve sacrificare volentieri una parte delle proprie opinioni. Se volete, nel limite delle vostre forze, e come è vostro imperioso dovere, salvare la religione dei vostri padri dai pericoli che corre, bisogna assolutamente che spieghiate grande valore e generosità. Noi siamo sicuri che voi avete tale generosità; e mostrandovi generosi verso i ministri di Dio, indurrete Dio a mostrarsi sempre più generoso verso di voi. – Quanto alla difesa della Religione, se volete intraprenderla in modo degno di lei e proseguirla bene e utilmente, due cose soprattutto importano dovete prima di tutto conformarvi così fedelmente ai precetti della legge cristiana che le vostre azioni e tutta la vostra vita onorino la fede che professate; inoltre dovete restare strettamente uniti a coloro che hanno il dovere di vegliare quaggiù sulla religione, ai vostri sacerdoti, ai Vescovi e soprattutto alla Sede Apostolica, che è il centro della fede cattolica e di tutto ciò che si può fare in nome di questa. Così armati per la lotta, marciate senza timore alla difesa della Chiesa; ma abbiate cura che la vostra fiducia sia tutta in Dio, in quel Dio del quale andrete a sostenere la causa, e pregatelo senza stancarvi perché vi aiuti – Quanto a Noi, saremo uniti a voi col cuore e con l’animo per tutto il tempo in cui dovrete lottare contro il pericolo; divideremo con voi tutto: fatiche, pene, sofferenze; e mentre rivolgeremo a Dio, fondatore e protettore della Chiesa, le più umili e insistenti preghiere, lo supplicheremo di chinare sulla Francia uno sguardo misericordioso, di strapparla alla burrasca scatenata attorno a lei, e di renderla presto, per intercessione di Maria Immacolata, alla pace e alla tranquillità. Come augurio di queste grazie Celesti e per testimoniarvi il Nostro particolare affetto, con tutto il cuore impartiamo l’Apostolica Benedizione a voi, Venerabili Fratelli, al vostro clero e a tutto il popolo francese.

Roma, presso San Pietro, l’11 febbraio 1906, anno III del Nostro Pontificato.

UN’ENCICLICA AL GIORNO TOGLI GLI USUSPANTI APOSTATI (CON CAZZUOLA E GREMBIUNO) DI TORNO: S. S. LEONE XIII – “INIMICA VIS”

Cosa poteva ancora fare il Santo Padre Leone XIII, dopo tante lettere encicliche, per mettere in guardia tutti i Cattolici e gli italiani di buona volontà, contro le attività indegne ed eversive della empia setta, emanazione satanica, organizzata nel combattere Dio, il suo Cristo e la sua Chiesa? Ciò nonostante la setta infernale, è andata avanti nel tempo, conquistando tutti i posti chiave di comando dello Stato italiano, della finanza pubblica, dei mezzi di comunicazione di massa, dei centri nevralgici della società tutta e finalmente usurpando le diocesi e la stessa Sede apostolica. Certo tutto è avvenuto con permesso divino perché fossero vagliati i cuori di tutti gli uomini, i Cristiani veri, i Cristiani di comodo, i finti Cristiani, i nemici del Cristo e della Chiesa, sì da potere operare nel giorno del Giudizio con facilità la divisione tra i capri alla sinistra di Cristo, e gli agnelli alla sua destra. L’avvertimento terrificante per chi crede è: …. « Coloro pertanto che per somma disgrazia han dato il nome ad alcuna di queste società di perdizione, sappiano che sono strettamente tenuti a separarsene, se non vogliono restar divisi dalla comunione cristiana, e perdere l’anima loro nel tempo e nell’eternità ». Quindi altro che filantropia, progressismo, libertà di pensiero, carrierismo, scempiaggini e turpitudini varie, qui c’è la sorgente della morte, zampilla il veleno pestifero dell’estinzione eterna dell’anima, l’impenitenza finale, la dtrada della voragine dello stagno di fuoco preparato per il demonio ed i suoi servi. Poi un invito, ancor più valido ed esteso oggi a tutte le forze politiche e alle istituzioni pubbliche italiane, e pure alla finta chiesa, la “sinagoga di satana” che si è sostituita alla Sposa immacolata di Cristo, apparentemente spacciandosi come Chiesa moderna e progressista, in realtà professando modernismo e gnosticismo, ecumenismo ed indifferentismo religioso, cioè gli stessi principi, diversamente mascherati, della massoneria con la quale in effetti cammina a braccetto in piena sintonia. « … Siate dunque italiani e Cattolici, liberi e non settari, fedeli alla Patria e insieme a Cristo ed al Vicario suo [quello vero naturalmente, non il … clown massonico – ndr.-], persuasi che un’Italia anticristiana e antipapale sarebbe opposta all’ordinamento divino, e quindi condannata a perire … », condanna che si sta realizzando pienamente e si manifesterà con danni irreparabili per la Nazione. Se nessuno ha ascoltato le parole del Papa allora, certamente queste non saranno ascoltate oggi, a meno di un miracolo eclatante. Ma il Sommo Pontefice ci incita ad affrontare il nemico a viso aperto e senza timori « … Il numero, la baldanza, la forza dei nemici non vi atterriscano; ché Dio è più forte di loro, e se Dio è con voi, che potranno essi contro di Voi? » Sveglia Cristiani! … tiriamo fuori i Rosari, i libri della vera preghiera Cattolica, i manuali della dottrina Cattolica di sempre, torniamo con cuore sincero a Dio, e la setta infernale sarà spazzata via in un attimo, come ci assicura il Re-Profeta nel salmo LXXX … pro nihilo forsitan inimicos eorum humiliassem, et super tribulantes eos misissem manum meam. E poi, non dimentichiamo mai che: …

Ipsa conteret caput tuum!

Leone XIII

Inimica vis

Lettera Enciclica

1. Custodi di quella fede a cui le nazioni cristiane van debitrici del loro morale e civile riscatto, Noi mancheremmo ad uno dei Nostri supremi doveri, se non levassimo spesso e ben alto la voce contro l’empia guerra, onde si tenta, diletti figli, rapirvi sì prezioso tesoro. Di questa guerra, ammaestrati ormai da lunga e dolorosa esperienza, voi ben conoscete le terribili prove, e nel vostro cuore di Cattolici e di italiani altamente la deplorate. E veramente si può essere italiani di nome e di affetto, e non risentirsi delle offese che si fanno tuttodì a quelle divine credenze, che sono la più bella delle nostre glorie, che dettero all’Italia il primato sulle altre nazioni ed a Roma lo scettro spirituale del mondo: che sulle rovine del paganesimo e delle barbarie fecero sorgere il mirabile edificio della cristiana civiltà? Si può essere di mente e di cuore cattolici e mirare con occhio asciutto in quella terra medesima nel cui grembo l’adorabile nostro Redentore si degnò stabilire la sede del suo regno, impugnate le sue dottrine, oltraggiato il suo culto, combattuta la sua chiesa, osteggiato il suo Vicario, perdute tante anime redente col suo Sangue, la porzione più eletta del suo gregge, un popolo stato per ben diciannove secoli a lui sempre fedele, esposto ad un continuo e presentissimo pericolo di apostatar dalla fede, e sospinto in una via di errori e di vizi, di materiali miserie e di morale abiezione? Diretta ad un tempo contro la patria celeste e la terrena, contro la religione dei nostri padri e la civiltà trasmessaci con tanto splendore di scienze, lettere ed arti da loro, la guerra di cui parliamo, voi la capite, diletti figli, è doppiamente scellerata, e rea non meno di umanità offesa che di offesa divinità. Ma d’onde essa muove principalmente se non da quella setta massonica, della quale discorremmo a lungo nell’Enciclica Humanum genus del 20 aprile 1884 e nella più recente del 15 ottobre 1890 indirizzata ai Vescovi, al Clero e al popolo d’Italia? Con queste due Lettere strappammo dal viso della massoneria la maschera onde si velava agli occhi dei popoli, e la mostrammo nella cruda sua deformità, nella sua tenebrosa e funestissima azione.

2. Ci restringiamo questa volta a considerarne i deplorevoli effetti rispetto all’Italia. Insinuatasi infatti già da gran tempo sotto le speciose sembianze di società filantropica e redentrice dei popoli, nel nostro bel Paese, e per via di congiure, corruttele e di violenze giunta finalmente a dominare l’Italia e questa medesima Roma, a quanti disordini, a quante sciagure non ha essa in poco più di sei lustri spalancata la via? Mali grandi in sì breve giro di tempo ha veduto e patito la patria nostra. La Religione dei nostri padri è stata fatta segno a persecuzioni di ogni sorta, col satanico intento di sostituire al Cristianesimo il naturalismo, al culto della fede il culto della ragione, la morale così detta indipendente alla morale cattolica, al progresso dello spirito quello della materia. Alle sante massime e leggi del Vangelo si è osato contrapporre leggi e massime che possono chiamarsi il codice della rivoluzione, e un insegnamento ateo ed un verismo abbietto alla scuola, alla scienza, alle arti cristiane. Invaso il tempio del Signore, si è dissipata con la confisca dei beni ecclesiastici la massima parte del patrimonio necessario ai santi ministeri, assottigliato con la leva dei chierici oltre i limiti dell’estremo bisogno il numero dei sacri ministri. Se l’amministrazione dei Sacramenti non fu potuta impedire, si cerca però in tutti i modi d’introdurre e promuovere matrimoni, e funerali civili. Se ancora non si riuscì a strappare affatto dalle mani della Chiesa l’educazione della gioventù ed il governo degli istituti di carità, si mira sempre con sforzi perseveranti a tutto laicizzare, che val quanto dire a cancellare da tutto l’impronta cristiana. Se della stampa cattolica non si è potuto soffocare la voce, si fece di tutto per screditarla ed avvilirla.

3. E pur di osteggiare la Religione Cattolica, quali parzialità e contraddizioni! Si chiusero monasteri e conventi; e si lasciano moltiplicare a lor grado logge massoniche e covi settari. Si proclamò il diritto di associazione: e la personalità giuridica, di cui associazioni di ogni colore usano ed abusano, è negata ai religiosi sodalizi. Si bandì la libertà dei culti e intanto odiose intolleranze e vessazioni si riserbano proprio a quella che è la religione degli italiani, ed a cui perciò dovrebbe assicurarsi rispetto e patrocinio sociale. A tutela della dignità e indipendenza del Papa si fecero proteste e promesse grandi; e voi vedete a quali vilipendi venga quotidianamente fatta segno la Nostra persona. Qualsiasi specie di pubbliche manifestazioni trova libero il campo; solamente or l’una or l’altra delle dimostrazioni cattoliche o è vietata o disturbata. S’incoraggiano nel seno della Chiesa scismi, apostasie, ribellioni ai legittimi superiori; i voti religiosi e segnatamente la religiosa ubbidienza si riprovano come cose contrarie alla libertà e dignità umana: e intanto vivono impunite empie congreghe, che legano con giuramenti nefandi i loro adepti, ed esigono anche nel delitto ubbidienza cieca ed assoluta. Senza esagerare la potenza massonica attribuendo all’azione diretta e immediata di lei tutti i mali che nell’ordine religioso presentemente ci travagliano, nei fatti che abbiam ricordato e in molti altri che potremmo ricordare, si sente il suo spirito; quello spirito che, nemico implacabile di Cristo e della Chiesa, tenta tutte le vie, usa tutte le arti, si prevale di tutti i mezzi per rapire alla Chiesa la sua figlia primogenita, a Cristo la nazione prediletta, sede del suo Vicario in terra e centro della cattolica unità. L’influenza malefica ed efficacissima di questo spirito sulle cose nostre non occorre oggi congetturarla da pochi e fuggevoli indizi, né argomentarla dalla serie dei fatti che da trenta anni si succedono. Inorgoglita dai successi, la setta stessa ha parlato alto e ci ha detto ciò che fece in passato, ciò che si propone di fare in avvenire. Le pubbliche potestà, consapevoli o no, essa le riguarda in sostanza come propri strumenti: il che vuol dire che della persecuzione religiosa che ha tribolato e tribola l’Italia nostra, l’empia setta mena vanto come di opera principalmente sua, di opera eseguita spesso con altre mani, ma per modo immediato o mediato, diretto o indiretto, di lusinga o di minaccia, di seduzione o di rivoluzione, ispirata, promossa, incoraggiata, aiutata da lei.

4. Dalle rovine religiose alle sociali brevissima è la via. Non più sollevato alle speranze e agli amori celesti il cuore dell’uomo, capace e bisognoso dell’infinito, gittasi con ardore insaziabile sui beni della terra: ed ecco necessariamente, inevitabilmente una lotta perpetua di passioni avide di godere, di arricchire, di salire e quindi una larga ed inesausta sorgente di rancori, di scissure, di corruttele, di delitti. Nella nostra Italia morali e sociali disordini non mancavano certo anche prima delle presenti vicende; ma che doloroso spettacolo non ci porge essa i nostri dì. Nelle famiglie è assai menomato quell’amoroso rispetto che forma le domestiche armonie; l’autorità paterna è troppo sovente sconosciuta e dai figli e dai genitori; i dissidi sono frequenti, i divorzi non rari. Nelle città crescono ogni dì le discordie civili, le ire astiose tra i vari ordini della cittadinanza, lo sfrenamento delle generazioni novelle che cresciute all’aura di malintesa libertà non rispettano più nulla né in alto né in basso, gl’incitamenti al vizio, i delitti precoci, i pubblici scandali. Lo Stato invece di star pago all’alto e nobilissimo ufficio di riconoscere, tutelare, aiutare nella loro armoniosa universalità i divini e gli umani diritti, si crede quasi arbitro di essi, e li disconosce o li restringe a capriccio. L’ordine sociale infine è generalmente scalzato nelle sue fondamenta. Libri e giornali, scuole e cattedre, circoli e teatri, monumenti e discorsi politici, fotografie e arti belle, tutto cospira a pervertire le menti e corrompere i cuori. Intanto i popoli oppressi e ammiseriti fremono; le sette anarchiche si agitano; le classi operaie levano il capo e vanno ad ingrossar le file del socialismo, dell’anarchia; i caratteri si fiaccano, e tante anime non sapendo più nè degnamente patire, né virilmente redimersi dai patimenti, abbandonano da se stesse, col suicidio, codardamente la vita.

5. Ecco i frutti che a noi italiani ha recato la setta massonica. E dopo ciò essa ardisce di venire innanzi magnificando le sue benemerenze verso l’Italia, e di dare a Noi e a tutti coloro che, ascoltando la Nostra parola, rimangono fedeli a Gesù Cristo, il calunnioso titolo di nemici della patria. Quali siano verso la nostra penisola i meriti della rea setta, ormai, giova ripeterlo, lo dicono i fatti. I fatti dicono che il patriottismo massonico non è che un egoismo settario, bramoso di tutto dominare, signoreggiando gli Stati moderni che nelle mani loro raccolgono ed accentrano tutto. I fatti dicono che, negl’intendimenti della massoneria, i nomi d’indipendenza politica, di uguaglianza, di civiltà, di progresso miravano ad agevolare nella patria nostra l’indipendenza dell’uomo da Dio, la licenza dell’errore e del vizio, la lega di una fazione a danno degli altri cittadini, l’arte dei fortunati del secolo di godersi più agiatamente e deliziosamente la vita, il ritorno di un popolo redento col divin sangue alle divisioni, alle corruttele, alle vergogne del paganesimo.

6. E non accade meravigliarsi di ciò. Una setta che dopo diciannove secoli di cristiana civiltà si sforza di abbattere la Chiesa Cattolica, e di reciderne le divine sorgenti; che, negatrice assoluta del soprannaturale, ripudia ogni rivelazione, e tutti i mezzi di salute che la rivelazione ci addita; che pei disegni e le opere sue fondasi unicamente e interamente sopra una natura inferma e corrotta come è la nostra; tale setta non può essere altro che il sommo dell’orgoglio, della cupidigia spoglia, la sensualità corrompe; e quando queste tre concupiscenze giungono al grado estremo, le oppressioni, gli spogliamenti, le corruttele seduttrici, via via allargandosi, prendono dimensioni smisurate, diventano oppressione, spogliamento, fomite corruttore di tutto un popolo.

7. Lasciate dunque che, rivolgendo a voi la Nostra parola, vi additiamo la massoneria come nemica ad un tempo di Dio, della Chiesa e della nostra patria. Riconoscetela come tale praticamente una volta; e con tutte le armi, che ragione, coscienza e fede vi pongono in mano, schermitevi da sì fiero nemico. Niuno si lasci illudere dalle sue belle apparenze, niuno allettare dalle sue promesse, sedurre dalle sue lusinghe, atterrire dalle sue minacce. Ricordatevi che essenzialmente inconciliabili tra loro sono Cristianesimo e massoneria; sì che aggregarsi a questa è un far divorzio da quello. Tale incompatibilità tra le due professioni di cattolico e di massone ormai, diletti figli, non potete ignorarla: ve ne avvertirono apertamente i Nostri Predecessori, e Noi per ugual modo ve ne ripetemmo altamente l’avviso. Coloro pertanto che per somma disgrazia han dato il nome ad alcuna di queste società di perdizione, sappiano che sono strettamente tenuti a separarsene, se non vogliono restar divisi dalla comunione cristiana, e perdere l’anima loro nel tempo e nell’eternità. Sappiano altresì i genitori, gli educatori, i padroni e quanti han cura di altri, che obbligo rigoroso li stringe d’impedire al possibile che entrino nella rea setta i loro soggetti, o che, entrati, vi rimangano.

8. Preme poi, in cosa di tanta importanza e dove la seduzione ai dì nostri è cosa facile, che il Cristiano si guardi dai primi passi, tema i più leggeri pericoli, eviti ogni occasione, prenda le più sollecite precauzioni, usi insomma, secondo il consiglio evangelico, pur serbando in cuore la semplicità della colomba, tutta la prudenza del serpente. I padri e le madri di famiglia si guardino dall’accogliere in casa e di ammettere all’intimità delle confidenze domestiche persone ignote, o almeno quanto a religione non conosciute abbastanza; procurino invece di accertarsi prima che sotto il manto dell’amico, del maestro, del medico, o di altro benevolo non si celi un astuto arruolatore della setta. Oh in quante famiglie il lupo penetrò in veste d’agnello! Bella cosa sono le svariatissime società, che oggi in ogni ordine di sociale attinenza con fecondità prodigiosa sorgono da per tutto: società operaie, di mutuo soccorso, di previdenza, di scienze, di lettere, di arti, e simiglianti; e quando siano informate da buono spirito morale e religioso, tornano certamente proficue e opportune. Ma poiché qui pure, anzi qui specialmente è penetrato e penetra il veleno massonico, si abbiano per generalmente sospette, e si evitino le società che, sottraendosi ad ogni influsso religioso, possono facilmente essere dirette e dominate più o meno da massoni, come quelle che, oltre a porgere aiuto alla setta, ne sono, può dirsi, il semenzaio e il tirocinio. A società filantropiche, di cui non ben conoscano la natura e lo scopo, non si ascrivano facilmente le donne senza essersi prima consigliate con persone sagge e sperimentate, giacché passaporto alla merce massonica è spesso quella ciarliera filantropia, contrapposta con tanta pompa alla carità cristiana. Con gente sospetta di appartenere alla massoneria o a sodalizi ad essa aggregati procuri ognuno di non aver amicizia o dimestichezza: dai loro frutti li conosca e li fugga. E non solo di coloro che, palesemente empi e libertini, portano in fronte il carattere della setta, ma di quelli si eviti il tratto familiare, che si occultano sotto la maschera di universale tolleranza, di rispetto a tutte le religioni, di smania di voler conciliare le massime del Vangelo e le massime della rivoluzione, Cristo e Belial, la Chiesa di Dio e lo Stato senza Dio. Libri e giornali che stillano il tossico dell’empietà e che attizzano negli umani petti il fuoco delle cupidigie sfrenate e delle sensuali passioni; circoli e gabinetti di lettura, ove lo spirito massonico si aggira cercando chi divorare, siano al Cristiano, e ad ogni Cristiano, luoghi e stampa che fanno orrore.

9. Se non che, trattandosi di una setta che ha tutto invaso, non basta tenersi contro di lei in sulle difese, ma bisogna coraggiosamente uscire in campo ed affrontarla. Il che voi, diletti figli, farete, opponendo stampa a stampa, scuola a scuola, associazione ad associazione, congresso a congresso, azione ad azione. La massoneria si è impadronita delle scuole pubbliche; e voi con le scuole private, con quelle di zelanti ecclesiastici e di religiosi dell’uno e dell’altro sesso contendetele l’istruzione e l’educazione della puerizia e gioventù cristiana, e soprattutto i genitori cristiani non affidino l’educazione dei loro figli a scuole non sicure. Essa ha confiscato il patrimonio della pubblica beneficenza; e voi supplite col tesoro della privata carità. Nelle mani dei suoi adepti ha ella messo le Opere pie: e voi quelle che da voi dipendono affidatele a cattolici istituti. Ella apre e mantiene case di vizio; e voi fate il possibile per aprire e mantenere ricoveri all’onestà pericolante. A’ suoi stipendi milita una stampa religiosamente e civilmente anticristiana; e voi con l’opera e col danaro aiutate, promuovete, propagate la stampa cattolica. Società di mutuo soccorso ed istituti di credito sono fondati da lei a pro dei suoi partigiani; e voi fate altrettanto non solo pei vostri fratelli, ma per tutti gl’indigenti, mostrando che la vera e schietta carità è figlia di colui che fa sorgere il sole e cadere la pioggia sui giusti e sui peccatori.

10. Questa lotta del bene col male si estenda a tutto, e cerchi, in quanto è possibile, di riparare tutto. La massoneria tiene frequenti congressi per concertar nuovi modi di combattere la Chiesa; e voi teneteli frequentemente per meglio intendervi intorno ai mezzi e all’ordine della difesa. Ella moltiplica le sue logge; e voi moltiplicate circoli cattolici e comitati parrocchiali, promuovete associazioni di carità e di preghiera, concorrete a mantenere ed accrescere lo splendore del tempio di Dio. La setta, non avendo più nulla a temere, mostra oggi il viso alla luce del giorno; e voi, Cattolici italiani, fate anche voi aperta professione della vostra fede, ad esempio dei gloriosi vostri antenati, che innanzi ai tiranni, ai supplizi, alla morte la confessavano intrepidi e l’autenticavano con la testimonianza del sangue. Che più? Si sforza la setta di asservire la Chiesa, e di metterla, umile ancella, ai piedi dello Stato? E voi non cessate di chiederne e, dentro le vie legali, di rivendicarne la dovuta libertà e indipendenza. Cerca essa di lacerare l’unità cattolica, seminando nel clero stesso zizzania, suscitando contese, fomentando discordie, aizzando gli animi all’insubordinazione, alla rivolta, allo scisma? E voi, stringendo sempre più il sacro nodo della carità e dell’obbedienza, sventate i suoi disegni, mandate a vuoto i suoi tentativi, deludete le sue speranze. Come i primitivi fedeli, siate tutti un cuore ed un’anima; e raccolti intorno alla cattedra della Chiesa e dei vostri Pastori, tutelate gl’interessi supremi della Chiesa e del Papato, che sono altresì i supremi interessi dell’Italia e di tutto il mondo cristiano. Ispiratrice e gelosa custode delle italiche grandezze fu sempre l’Apostolica Sede. Siate dunque italiani e Cattolici, liberi e non settari, fedeli alla patria e insieme a Cristo ed al Vicario suo, persuasi che un’Italia anticristiana e antipapale sarebbe opposta all’ordinamento divino, e quindi condannata a perire.

11. Diletti figli, la Religione e la patria vi parlano in questo momento per bocca Nostra. E voi ascoltate il loro grido pietoso, sorgete unanimi e combattete virilmente le battaglie del Signore. Il numero, la baldanza, la forza dei nemici non vi atterriscano; ché Dio è più forte di loro, e se Dio è con voi, che potranno essi contro di Voi? Affinché poi con maggior copia di grazie Iddio sia con voi, con voi combatta, con voi trionfi, raddoppiate le vostre preghiere, accompagnatele con l’esercizio delle cristiane virtù e specialmente coll’esercizio della carità verso i bisognosi, e rinnovando ogni dì le promesse del Battesimo, implorate umilmente, instantemente, perseverantemente le divine misericordie. Come auspicio di queste, e come pegno altresì della Nostra paterna dilezione, v’impartiamo, diletti figli, la benedizione Apostolica.

Dato a Roma, presso S. Pietro, il giorno 8 dicembre 1892, anno decimoquinto del Nostro Pontificato.


UN’ENCICLA AL GIORNO TOGLIE GLI USURPANTI APOSTATI (… CON CAZZUOLA E GREMBIULINO) DI TORNO: S. S. LEONE XIII – DALL’ALTO DELL’APOSTOLICO SEGGIO”

Leggere questa lettera enciclica, scritta in italiano, mette i brividi, tanto è attuale, nella sua illuminata lucidità, nell’additare e denunciare le cause dei mali che, già allora evidenti, si trascinano ancor più oggi nella loro tragica realizzazione. Il Sommo Pontefice, benché a conoscenza degli artefatti ed inganni perpetrati dalla setta infernale, benché avvertito da una profetica visione sull’infiltrazione massonica della Chiesa, oggidì completata compiutamente con l’insediamento di esponenti di altissimo livello della sinagoga di satana, non sapeva di avere nella sua segreteria di Stato, nientemeno che un cardinale esponente di spicco dell’O.T.O. – una setta tra le più agguerrite nemiche del Cristianesimo e del Vicario di Cristo – nonché organizzatore di una rete di prelati corrotti e marrani che alla lunga è risultata vincente – in apparenza – prendendo pieno controllo di una falsa ma… vera anti-chiesa che si proclama attualmente Chiesa Cattolica. Uguale sorte toccò a Papa Pacelli, Pio XII, che nella sua segreteria aveva tra gli infiltrati, quello che poi sarebbe divenuto il Pontefice degli Illuminati, cioè il capo della massoneria mondiale. I figli delle tenebre sono più scaltri di quelli della luce … ci avvertiva già il divin Redentore! Ma a ben vedere, il “Mistero di iniquità” era stato già profetizzato da San Paolo che ne discorreva con i suoi fedeli di Tessalonica, ed è oggi apparentemente trionfante, per permissione di Dio. E perché mai Dio avrebbe permesso tutto questo, come è evidente dalla storia ecclesiastica dal 26 ottobre del 1958 in poi? … Ce lo dice già lo stesso Apostolo nella 2 Tess. al cap. II: … « Ideo mittet illis Deus operationem erroris ut credant mendacio, ut judicentur omnes qui non crediderunt veritati, sed consenserunt iniquitati ». E allora, al pusillus grex cattolico, cosa resta da fare? Ce lo suggerisce lo stesso Pontefice Leone XIII, in questa medesima lettera: « … Il loro dovere è di rimanere al posto, di mostrarsi a viso aperto veri Cattolici per credenze ed opere conformi alla loro Fede, e ciò tanto a onor di quella e a gloria del sommo Duce, di cui seguono le insegne …». Quindi nessun timore, perché è “… quando siamo deboli che siamo forti”, ricordando pure che … “se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?” Ricordino invece gli apostati, i marrani, i finti prelati ed i conniventi con gli antipapi, gli indifferenti pseudofedeli e tutti coloro che sono fuori dal Corpo Mistico di Cristo: il Giudizio è vicino e … chi vi salverà dal fuoco che il padre vostro ha preparato per voi per l’eternità?

DALL’ALTO DELL’APOSTOLICO SEGGIO

LETTERA ENCICLICA
DI SUA SANTITÀ
LEONE PP. XIII

Ai Vescovi, al clero e al popolo d’Italia.

Il Papa Leone XIII.

Venerabili Fratelli, diletti figli, salute e Apostolica Benedizione.

Dall’alto dell’Apostolico seggio, dove la Provvidenza divina Ci ha collocato per vegliare alla salvezza di tutti i popoli, il Nostro sguardo sovente si posa sopra l’Italia, nel cui seno Iddio, per atto di singolare predilezione, ha posto la sede del suo Vicario, e dalla quale peraltro Ci vengono al presente molteplici e sensibilissime amarezze. – Non Ci constristano le personali offese, non le privazioni e i sacrifici impostici dall’attuale condizione di cose, non le ingiurie e i dileggi, che una stampa procace ha piena balìa di lanciare ogni giorno contro di Noi. Se si trattasse solo della Nostra persona, se non fosse la rovina alla quale vediamo andare incontro l’Italia minacciata nella sua fede, porteremmo in silenzio le offese, lieti di ripetere anche Noi ciò che diceva di sé uno dei più illustri Nostri Predecessori: “Se la schiavitù della mia terra non crescesse di giorno in giorno, rimarrei muto, lieto del mio disprezzo e dello scherno” [S. Gregorio M., Lettera all’Imperatore Maurizio, Regist. 5]. – Ma oltreché dell’indipendenza e dignità della Santa Sede, trattasi della stessa Religione e della salute di tutta una Nazione, e di tal Nazione, che fin dai primi tempi aprì il seno alla Fede cattolica e conservolla in ogni tempo gelosamente. Sembra incredibile, ma è pur vero: siam giunti a tanto da dover temere per questa nostra Italia la perdita della fede. Più volte abbiam dato l’allarme perché si avvisasse al pericolo: ma non per questo crediamo di aver fatto abbastanza. Di fronte ai continuati e ognor più fieri assalti, sentiamo più potente la voce del dovere che Ci sprona a parlare di nuovo a Voi, Venerabili Fratelli, al vostro clero e al popolo Italiano. Come non fa tregua il nemico, così non conviene rimanere silenziosi od inerti né a Noi né a Voi, che per divina mercé fummo costituiti custodi e vindici della Religione dei popoli alle nostre cure affidati, Pastori e scolte vigili del gregge di Cristo, pel quale dobbiamo esser pronti, se fia d’uopo, a tutto sacrificare, anche la vita. – Non diremo cose nuove, perché i fatti, quali accaddero, non si mutano; e di essi abbiamo dovuto parlare altre volte, secondo che Ce ne venne il destro. Ma qui intendiamo ricapitolarli in certa guisa ed aggrupparli come in un sol quadro, per ricavarne a comune ammaestramento le conseguenze che ne derivano. Sono fatti incontestabili, accaduti alla gran luce del giorno; non isolati, ma connessi fra loro per forma che nella loro serie rilevano con piena evidenza un sistema, di cui sono l’attuazione e lo sviluppo. Il sistema non è nuovo: ma è nuova l’audacia, l’accanimento, la rapidità con cui si va ora attuando. È il piano delle sette, che si svolge ora in Italia, specialmente nella parte che tocca la Chiesa e la Religione Cattolica; collo scopo finale e notorio di ridurla, se fosse possibile, al niente. Ora è superfluo fare il processo alle sette che diconsi massoniche: il giudizio è già fatto; i fini, i mezzi, le dottrine, l’azione, tutto è conosciuto con certezza indiscutibile. Invasate dallo spirito di satana, di cui sono strumento, ardono, come il loro ispiratore, di un odio mortale e implacabile contro Gesù Cristo e l’opera sua; e fanno ogni loro potere d’abbatterla od incepparla. Questa guerra al presente si combatte più che altrove in Italia, dove la Religione Cattolica ha gettato più profonde radici, e soprattutto in Roma, dove è il centro della Cattolica Unità e la Sede del Pastore e Maestro universale della Chiesa. – Giova riprendere fin dalle prime le diverse fasi di questa guerra. Si cominciò col rovesciare sotto colore politico il principato civile dei Papi: ma la caduta di esso nelle intenzioni segrete dei veri capi, apertamente poi dichiarate, doveva servire a distruggere o almeno tenere in servitù il supremo potere spirituale dei Romani Pontefici. E perché non rimanesse alcun dubbio sullo scopo vero a cui si mirava, venne subito la soppressione degli Ordini religiosi, che assottigliò di molto il numero degli operai evangelici per il sacro Ministero e per l’assistenza religiosa, come pure per la propagazione della fede tra gl’infedeli. – Più tardi si volle esteso anche ai chierici l’obbligo del servizio militare, colla necessaria conseguenza di ostacoli gravi e molteplici frapposti alla recluta e alla conveniente formazione anche del clero secolare. Si misero le mani sul patrimonio ecclesiastico, parte confiscandolo assolutamente, e parte caricandolo delle più enormi gravezze, a fine d’impoverire il clero e la Chiesa, e privar questa dei mezzi di cui abbisogna quaggiù per vivere e promuovere istituzioni ed opere in aiuto del suo divino apostolato. Lo hanno apertamente dichiarato gli stessi settari. “Per diminuire l’influenza del clero e delle associazioni clericali, un solo mezzo efficace è da impiegare: spogliarli di tutti i loro beni e ridurli ad una povertà completa”. D’altra parte l’azione dello Stato è tutta diretta per sé a cancellare dalla Nazione l’impronta religiosa e cristiana: dalle leggi e da tutto ciò che è vita officiale ogni ispirazione ed ogni idea religiosa è per sistema sbandita, quando non sia direttamente osteggiata: le pubbliche manifestazioni di fede e di pietà cattolica o sono proibite, o sotto vani pretesti in mille modi intralciate. Alla famiglia si è sottratta la sua base e la sua costituzione religiosa col proclamare quello che chiamano matrimonio civile, e coll’istruzione che si vuole al tutto laica, dai primi elementi fino all’insegnamento superiore delle Università; di guisa che le nuove generazioni, per quanto dipende dallo Stato, sono come obbligate a crescere senza alcuna idea di Religione, digiune affatto delle prime ed essenziali nozioni dei loro doveri verso Dio. È questo un mettere la scure alla radice, né saprebbe immaginarsi mezzo più universale e più efficace per sottrarre all’influenza della Chiesa e della fede la società, la famiglia, gl’individui. “Scalzare con tutti i mezzi il clericalismo (ossia il Cattolicesimo) nelle sue fondamenta e nelle stesse sue sorgenti di vita, cioè nella scuola e nella famiglia”, è la dichiarazione autentica di scrittori massonici. – Si dirà che ciò non avviene solo in Italia, ma che è un sistema di governo, al quale gli Stati generalmente si conformano. Rispondiamo che questo non distrugge, ma anzi conferma quanto Noi diciamo degl’intendimenti e dell’azione della massoneria in Italia. Sì, quel sistema è adottato e messo in uso dovunque la massoneria esercita la sua empia e nefasta azione; e poiché questa è largamente diffusa, così quel sistema anticristiano è pur largamente applicato. Ma l’applicazione ne addiviene più rapida e generale e si spinge più agli estremi in quei paesi, i cui governi sono più sotto l’azione della setta e meglio ne promuovono gli interessi. E per mala sorte nel numero di questi paesi è presentemente la nuova Italia. Non è da oggi che essa soggiace all’influsso empio e malefico delle sette: ma da qualche tempo queste, addivenute assolutamente dominanti e strapotenti, la tiranneggiano a loro talento. Qui l’indirizzo della pubblica cosa, per ciò che concerne la Religione, è tutto conforme alle aspirazioni delle sette; le quali, per attuarle, trovano nei depositari del pubblico potere fautori dichiarati e docili strumenti. Le leggi avverse alla Chiesa e le misure per essa offensive sono prima proposte, decretate, risolute in seno alle adunanze settarie; e basta che una cosa qualunque abbia una cotale, sebbene lontana, apparenza di far onta o danno alla Chiesa, per vederla incontanente favorita e promossa. Tra i fatti più recenti ricorderemo l’approvazione del nuovo codice penale; in cui quello che si è voluto con maggior pertinacia, nonostante tutte le ragioni in contrario, furono gli articoli contro il Clero, che costituiscono per esso come una legge di eccezione, e vanno fino a considerare come criminosi alcuni atti che sono per lui sacrosanti doveri di Ministero. La legge sulle Opere pie, per la quale tutto il patrimonio della carità, accumulato dalla pietà e dalla Religione degli avi all’ombra e sotto la tutela della Chiesa, venne sottratto ad ogni azione ed ingerenza di essa; quella legge era stata già da più anni promossa nelle adunanze della setta, appunto perché doveva infliggere una nuova offesa alla Chiesa, diminuirne l’influenza sociale, e sopprimere d’un tratto una grande quantità di lasciti a scopo di culto. Si aggiunse a questo l’opera eminentemente settaria, l’erezione cioè del monumento al famigerato apostata di Nola, promossa, voluta, attuata coll’aiuto e il favore dei governanti dalla Frammassoneria, che per la bocca degli stessi più autorevoli interpreti del pensiero settario non arrossì di confessarne lo scopo e di dichiararne il significato: lo scopo fu di far onta al Papato; il significato è che si vuole ora sostituire alla Fede Cattolica la libertà più assoluta di esame, di critica, di pensiero e di coscienza: e si sa bene ciò che significhi in bocca dei settari un tal linguaggio. Vennero a mettere il suggello le dichiarazioni più esplicite fatte pubblicamente da chi è a capo del governo, dichiarazioni che suonano appunto così: la lotta vera e reale, che il governo ha il merito di aver compreso, è la lotta tra la fede e la Chiesa da una parte, il libero esame e la ragione dall’altra. Che la Chiesa cerchi pure di reagire, di incatenar di nuovo la ragione e la libertà del pensiero e di vincere. Quanto al governo, in questa lotta, si dichiara apertamente in favore della ragione contro la Fede, e si attribuisce come compito proprio di far sì, che lo stato Italiano sia l’espressione evidente di questa ragione e libertà: triste compito, che udimmo testé in occasione analoga audacemente riaffermato. – Alla luce di tali fatti e di queste dichiarazioni torna più che mai evidente che l’idea maestra, la quale, per ciò che tocca la religione, presiede all’andamento della cosa pubblica in Italia, si è l’attuazione del programma massonico. Si vede quanta parte ne fu già attuata; si sa quanto ancora ne rimanga ad attuare; e si può preveder con certezza che, fino a tanto che i destini d’Italia saranno in mano di reggitori settari o ligi alle sette, se ne spingerà l’attuazione più o meno rapidamente, secondo le circostanze, fino al più completo sviluppo. La loro azione ora è diretta a raggiungere i seguenti scopi, secondo i voti e le risoluzioni prese nelle loro assemblee più autorevoli, voti e risoluzioni tutte ispirate da un odio a morte contro la Chiesa. Abolizione nelle scuole di qualsiasi istruzione religiosa, e fondazione d’istituti, in cui anche la gioventù femminile sia sottratta ad ogni influenza clericale, qualunque essa sia; giacché lo Stato, che deve essere assolutamente ateo, ha il diritto e il dovere inalienabile di formare il cuore e lo spirito dei cittadini, e nessuna scuola deve essere sottratta né alla sua ispirazione né alla sua vigilanza. Applicazione rigorosa di tutte le leggi in vigore dirette ad assicurare l’indipendenza assoluta della società civile dalle influenze clericali. Osservanza rigorosa delle leggi che sopprimono le corporazioni religiose ed uso di tutti i mezzi per renderle efficaci. Sistemazione di tutto il patrimonio ecclesiastico, partendo dal principio che la proprietà di esso appartiene allo Stato, e l’amministrazione ai poteri civili. Esclusione d’ogni elemento Cattolico o clericale da tutte le amministrazioni pubbliche, dalle opere pie, dagli spedali, dalle scuole, dai consigli nei quali si preparano i destini della patria, dalle accademie, dai circoli, dalle associazioni, dai comitati, dalle famiglie; esclusione da tutto, dovunque, per sempre. Invece l’influenza massonica deve farsi sentire in tutte le circostanze della vita sociale, e divenire padrona e arbitra di tutto. Con questo si spianerà la via all’abolizione del Papato; così l’Italia sarà libera dal suo implacabile e mortale nemico, e Roma che fu in passato il centro della Teocrazia universale, sarà nell’avvenire il centro della secolarizzazione universale, d’onde deve essere proclamata in faccia al mondo intero la Magna Charta della libertà umana. Sono altrettante dichiarazioni, aspirazioni e risoluzioni autentiche di frammassoni o delle loro assemblee. – Senza esagerar punto, è questo lo stato presente e l’avvenire che si prevede per la religione in Italia. Dissimularne la gravità sarebbe un errore funesto. Riconoscerlo qual è, ed affrontarlo con evangelica prudenza e fortezza, dedurne i doveri, che esso impone a tutti i cattolici, e a noi specialmente, che come Pastori dobbiamo vegliar su di essi e condurli a salvezza, egli è entrare nelle mire della Provvidenza, e fare opera di sapienza e di zelo pastorale. Per quello che riguarda Noi, l’Apostolico officio C’impone di protestare altamente di nuovo contro tutto ciò che a danno della religione si è fatto, si fa o si attenta in Italia: difensori e tutori quali siamo dei sacri diritti della Chiesa e del Pontificato, apertamente respingiamo ed a tutto il mondo cattolico denunziamo le offese che la Chiesa e il Pontificato ricevono del continuo, specialmente in Roma, e che rendono a Noi più malagevole il governo della cattolicità, più grave ed indegna la Nostra condizione. Del resto abbiamo fermo nell’animo di nulla omettere per parte Nostra, che possa valere a mantenere viva e vigorosa in mezzo al popolo italiano la fede, e a proteggerla contro gli assalti nemici. Facciamo perciò appello, Venerabili Fratelli, anche al vostro zelo e al vostro amore per le anime affinché, compresi della gravità del pericolo che esse corrono, avvisiate ai rimedi e tutto poniate in opera per iscongiurarlo. Nessun mezzo è da trascurare che sia in poter nostro: tutte le risorse della parola, tutte le industrie dell’azione, tutto l’immenso tesoro di aiuti e di grazie, che la Chiesa pone in nostra mano, sono da adoperare per la formazione di un Clero istruito e pieno dello spirito di Gesù Cristo; per la cristiana educazione della gioventù, per l’estirpazione delle ree dottrine, per la difesa delle verità cattoliche, per la conservazione del carattere e dello spirito cristiano nelle famiglie. – Quanto al popolo cattolico, è necessario innanzi tutto che sia istruito del vero stato delle cose in Italia in fatto di Religione, dell’indole essenzialmente religiosa che ha in Italia la lotta contro il Pontefice, e dello scopo vero a cui costantemente si mira, affinché vegga con l’evidenza dei fatti in quante guise è insidiato nella sua religione, e si persuada quanto rischio corredi essere derubato e spogliato del tesoro inestimabile della fede. Formatasi negli animi tale persuasione, e certi d’altra parte che senza la fede è impossibile piacere a Dio e salvarsi, comprenderanno che trattasi di assicurare il massimo, per non dir unico, interesse che ciascuno quaggiù ha il dovere di porre in salvo innanzi tutto, e a costo di qualunque sacrificio, sotto pena della sua eterna infelicità. Comprenderanno altresì facilmente che, essendo questo un tempo di lotta accanita e manifesta, sarebbe viltà disertare il campo e nascondersi. Il loro dovere è di rimanere al posto, di mostrarsi a viso aperto veri Cattolici per credenze ed opere conformi alla loro fede, e ciò tanto a onor di quella e a gloria del sommo Duce, di cui seguono le insegne; come per non aver la somma disgrazia di essere sconfessati nel dì finale e non riconosciuti per suoi dal Giudice supremo, il quale ha dichiarato che chi non è con lui è contro di lui. Senza ostentazione e senza timidezza, diano prova di quel vero coraggio che nasce dalla coscienza di compiere un sacrosanto dovere innanzi a Dio e agli uomini. Con questa franca professione di fede i Cattolici devono unire una perfetta docilità e un filiale amore verso la Chiesa, un sincero ossequio ai Vescovi, e una assoluta devozione ed obbedienza al Romano Pontefice. Insomma riconosceranno quanto sia necessario cessarsi da tutto ciò che è opera delle sette o che dalle sette ha favore ed impulso, perché certamente contaminato dallo spirito anticristiano che le anima: e darsi invece con attività, coraggio e costanza alle opere cattoliche, alle associazioni ed istituzioni benedette dalla Chiesa, incoraggiate e sostenute dai Vescovi e dal romano Pontefice. E poiché il principale strumento di cui si servono i nemici è la stampa, in gran parte ispirata e sostenuta da loro, conviene che i Cattolici oppongano la buona alla cattiva stampa per la difesa della verità, per la tutela della Religione, e a sostegno dei diritti della Chiesa. E come è compito della stampa cattolica mettere a nudo i perfidi intendimenti delle sette, aiutare e secondare l’azione dei sacri Pastori, difendere e promuovere le opere cattoliche, così è dovere dei fedeli di sostenerla efficacemente, sia negando o ritirando ogni favore alla stampa perversa; sia direttamente concorrendo, ciascuno nella misura che può, a farla vivere e prosperare: nella qual cosa crediamo che finora non siasi in Italia fatto abbastanza. Da ultimo i documenti da Noi dati a tutti i Cattolici, specialmente nell’enciclica Humanum genus e nell’altra Sapientiæ christianæ debbono essere particolarmente applicati ed inculcati ai cattolici d’Italia. Che se per restar fedeli a questi doveri avranno qualche cosa da patire o da sacrificare, si rincorino pensando che il regno dei cieli patisce violenza, e che sol con farsi violenza si conquista; e che chi ama sé e le cose sue più di Gesù Cristo, non è degno di lui. L’esempio di tanti invitti campioni, i quali per la fede tutto generosamente in ogni tempo sacrificarono, gli aiuti singolari della grazia che rendono soave il giogo di Gesù Cristo e leggiero il suo peso, debbono valere potentemente a ritemprare il loro coraggio e a sostenerli nel glorioso combattimento. – Non abbiamo considerato fin qui della presente condizione di cose in Italia che il lato religioso, come quello che per Noi è principalissimo ed eminentemente proprio, per ragione dell’officio Apostolico che sosteniamo. Ma è pregio dell’opera considerare eziandio il lato sociale e politico, affinché veggano gl’italiani, che non è solo l’amor della Religione, ma altresì il più sincero e il più nobile amor di patria che deve muoverli ad opporsi agli empi conati delle sette. Basta osservare, per convincersene, quale avvenire si prepari all’Italia, nell’ordine sociale e politico, da gente che ha per iscopo, e non lo dissimula, di guerreggiare senza tregua il Cattolicismo e il Papato. – Già la prova del passato è per se stessa molto eloquente. Ciò che in questo primo periodo della sua nuova vita sia addivenuta l’Italia per moralità pubblica e privata, per sicurezza, ordine e tranquillità interna, per prosperità e ricchezza nazionale, è più noto per fatti di quello che Noi potremmo dire a parole. Quelli stessi che pur avrebbero interesse di nasconderlo, costretti dalla verità, non lo tacciono. Noi diremo solo, che nelle condizioni presenti, per una triste ma vera necessità, le cose non potrebbero andare altrimenti: la setta massonica, per quanto ostenti uno spirito di beneficenza e di filantropia, non può esercitare che un’influenza funesta: ed appunto funesta perché combatte e tenta distruggere la religione di Cristo, vera benefattrice dell’umanità. – Tutti sanno quanto e per quanti capi influisca salutarmente la Religione nella società. È incontestabile, che la sana morale pubblica e privata fa l’onore e la forza degli Stati. Ma è incontestabile egualmente che senza Religione non vi è buona morale né pubblica né privata. Dalla famiglia solidamente costituita sulle naturali sue basi piglia vita, incremento e forza la società. Ora, senza Religione e senza moralità il consorzio domestico non ha stabilità, e i vincoli di famiglia si indeboliscono e si dissolvono. La prosperità dei popoli e delle nazioni viene da Dio e dalle sue benedizioni. Se un popolo non solo non la riconosce da Lui, ma contro di Lui si solleva, e nella superbia del suo spirito tacitamente gli dice di non aver bisogno di Lui, quella non è che una larva di prosperità destinata a svanire, non appena piaccia al Signore di confondere la superba audacia dei suoi nemici. La Religione è quella che, penetrando nel fondo della coscienza di ciascuno, gli fa sentire la forza del dovere e lo spinge a seguirlo. La Religione è quella che dà ai Principi sentimenti di giustizia e di amore pei loro sudditi, che rende i sudditi fedeli e sinceramente ad essi devoti, che fa retti e buoni i legislatori, giusti ed incorrotti i magistrati, valorosi fino all’eroismo i soldati, coscienziosi e diligenti gli amministratori. La Religione è quella che fa regnare la concordia e l’affezione tra i coniugi, l’amore e la riverenza tra i genitori ed i figli; che ispira ai poveri il rispetto pei beni altrui e ai ricchi il retto uso delle loro sostanze. Da questa fedeltà ai doveri e da questo rispetto ai diritti altrui nasce l’ordine, la tranquillità, la pace, che sono tanta parte della prosperità di un popolo e di uno Stato. Tolta la Religione, tutti questi beni immensamente preziosi in un con la Religione sparirebbero dalla società. – Per l’Italia la perdita sarebbe altresì più sensibile. Le sue maggiori glorie e grandezze, per cui tra le più colte nazioni ebbe per lungo tempo il primato, sono inseparabili dalla Religione; la quale o le produsse, o le ispirò, o certo le favorì, le aiutò e diede ad esse incremento. Per le pubbliche franchigie parlano i suoi Comuni; per le glorie militari parlano tante imprese memorande contro nemici dichiarati del nome cristiano; per le scienze parlano le Università che fondate, favorite, privilegiate dalla Chiesa, ne furono l’asilo e il teatro; per le arti parlano infiniti monumenti d’ogni genere, di cui è seminata a profusione tutta Italia; per le opere a vantaggio dei miseri, dei diseredati, degli operai parlano tante fondazioni della carità cristiana, tanti asili aperti ad ogni sorta d’indigenza e d’infortunio, e le associazioni, e corporazioni cresciute sotto l’egida della Religione. La virtù e la forza della Religione è immortale, perché viene da Dio: essa ha tesori di soccorso, ha rimedi efficacissimi per i bisogni di tutti i tempi, e di qualsivoglia epoca, ai quali sa mirabilmente adattarli. Quello che ha saputo e potuto fare in altri tempi, è capace di fare anche adesso con una virtù sempre nuova e rigogliosa. Togliere pertanto all’Italia la Religione è inaridire d’un colpo la sorgente più feconda di tesori e di soccorsi inestimabili. – Inoltre, uno dei più grandi e dei più formidabili pericoli che corre la società presente sono le agitazioni dei socialisti, che minacciano di scompaginarla dalle fondamenta. Da tanto pericolo l’Italia non va immune; e sebbene altre nazioni siano più dell’Italia infestate da questo spirito di sovversione e di disordine, non è men vero però che anche nelle sue contrade va largamente serpeggiando quello spirito e ogni giorno si afforza. E tale è la sua rea natura, tanta la potenza della sua organizzazione, tanta l’audacia dei suoi propositi, che fa mestieri riunire tutte le forze conservatrici per arrestarne i progressi, ed impedirne con felice successo il trionfo. Di queste forze prima e principalissima tra tutte è quella che può dare la Religione e la Chiesa: senza di essa, riusciranno vane od insufficienti le leggi più severe, i rigori dei tribunali, la stessa forza armata. Come già contro le orde barbariche non valse la forza materiale, ma la virtù della Religione cristiana, che penetrando nei loro animi, ne spense la ferocia, ne ingentilì i costumi, li rese docili alla voce delle verità e della Legge evangelica, così contro l’infuriare delle moltitudini sfrenate non vi sarà riparo efficace senza la virtù salutare della Religione; la quale facendo balenare nelle menti la luce della verità, e stillando nei cuori i santi precetti della morale di Gesù Cristo, faccia loro sentire la voce della coscienza e del dovere, e prima che alla mano ponga freno all’animo e smorzi l’impeto della passione. Osteggiare pertanto la Religione è privare l’Italia dell’ausiliare più potente per combattere un nemico che diviene ogni giorno più formidabile e minaccioso. – Ma non è tutto. Come nell’ordine sociale la guerra fatta alla Religione riesce funestissima e sommamente micidiale all’Italia, così nell’ordine politico l’inimicizia colla Santa Sede e col Romano Pontefice è per l’Italia sorgente di grandissimi danni. Anche qui la dimostrazione non è più da fare; basta, a compimento del Nostro pensiero, riassumerne in brevi parole le conclusioni. La guerra fatta al Papa vuol dire per l’Italia, al di dentro, divisione profonda tra l’Italia officiale e la gran parte d’italiani veramente Cattolici, e ogni divisione è debolezza; vuol dire privarla del favore e del concorso della parte più schiettamente conservatrice; vuol dire alimentare nel seno della nazione un conflitto religioso che non approdò mai a pubblico bene, ma porta anzi sempre in se stesso i germi funesti di mali e di castighi gravissimi. Al di fuori, il conflitto colla Santa Sede, oltre che privare l’Italia del prestigio e dello splendore, che le verrebbe infallibilmente dal vivere in pace col Pontificato, le inimica i Cattolici di tutto il mondo, le impone immensi sacrifici, e ad ogni occasione può fornire ai nemici un’arma da rivolgere contro di lei. – Ecco il benessere e la grandezza che apparecchia all’Italia chi, avendone in mano le sorti, fa quanto può per abbattere, secondo l’empia aspirazione delle sette, la religione cattolica e il Papato! – Si ponga invece che, rotta ogni solidarietà e connivenza colle sette, sia lasciata alla religione e alla Chiesa, come alla più gran forza sociale, vera libertà e il pieno esercizio dei suoi diritti. Qual felice cambiamento non avverrebbe nelle sorti d’Italia! I danni e i pericoli che lamentavamo qui sopra come frutto della guerra alla religione e alla Chiesa, cesserebbero al cessar della lotta: non solo, ma tornerebbero altresì a fiorire sull’eletto suolo dell’Italia cattolica le grandezze e le glorie, di cui la Religione e la Chiesa fu sempre attrice feconda. Dalla loro divina virtù germoglierebbe spontanea la riforma dei pubblici e dei privati costumi; si rafforzerebbero i vincoli della famiglia; e in ogni ordine di cittadini sotto l’influsso religioso si desterebbe più vivo il sentimento del dovere e della fedeltà nell’adempierlo. Le questioni sociali, che ora tengono tanto preoccupati gli animi, si avvierebbero verso la migliore e la più completa soluzione, mercé la pratica applicazione dei precetti di carità e di giustizia evangelica; le pubbliche libertà, impedite di degenerare in licenza, servirebbero unicamente al bene e addiverrebbero veramente degne dell’uomo; le scienze, per la verità di cui la Chiesa è maestra, e le arti, per l’ispirazione potente che la Religione deriva dall’alto e che ha il segreto di trasfondere negli animi, salirebbero presto a nuova eccellenza. Fatta la pace con la Chiesa, sarebbe vie più cementata la unità religiosa e la concordia civile; cesserebbe la divisione tra i Cattolici fedeli alla Chiesa e l’Italia, la quale acquisterebbe così un elemento potente di ordine e di conservazione. Fatta ragione alle giuste domande del Romano Pontefice, riconosciuti i sovrani suoi diritti, e ripostolo in condizione di vera ed effettiva indipendenza, i Cattolici delle altre parti del mondo non avrebbero più motivo di considerare l’Italia come nemica del loro Padre comune: essi che non per alieno impulso, né inconsapevoli di quel che vogliono, ma sì per sentimento di fede e dettame di dovere, alzano ora concordemente la voce a rivendicare la dignità e libertà del Pastore supremo delle anime loro. Che anzi crescerebbe all’Italia rispetto e considerazione presso gli altri popoli dal vivere in armonia con la Sede Apostolica; la quale, come fece sperimentare in particolar modo agl’italiani i benefici della sua presenza in mezzo a loro, così coi tesori della Fede che si diffusero sempre da questo centro di benedizione e di salute, fece che si diffondesse presso tutte le genti grande e rispettato il nome italiano. L’Italia, riconciliata col Pontefice e fedele alla sua Religione, sarebbe avviata ad emular degnamente le avite glorie, e da tutto ciò che è vero progresso dell’età nostra non potrebbe che ricevere novello incitamento ad avvantaggiarsi nel suo glorioso cammino. E Roma, città cattolica per eccellenza, preordinata da Dio a centro della Religione di Cristo e Sede del suo Vicario, il che fu cagione della sua stabilità e grandezza a traverso di tante età e di sì svariate vicende, riposta sotto il pacifico e paterno scettro del Romano Pontefice, tornerebbe ad essere ciò che la fecero la Provvidenza e i secoli, non rimpicciolita alla condizione di capitale di un regno particolare, né divisa tra due diversi e sovrani poteri, dualismo contrario alla sua storia; ma capitale degna del mondo cattolico, grande di tutta la maestà della Religione e del Sommo Sacerdozio, maestra ed esempio di moralità e di civiltà ai popoli. – Non sono queste, Venerabili Fratelli, vane illusioni, ma speranze poggiate sul più solido e verace fondamento. L’asserzione che si va da tempo divulgando, essere i cattolici ed il Pontefice i nemici d’Italia, e quasi altrettanti alleati dei partiti sovversivi, non è che gratuita ingiuria e spudorata calunnia, sparsa ad arte dalle sette per palliare i loro rei disegni e non incontrare intoppo nell’opera esecranda di scattolicizzare l’Italia. La verità che discende chiarissima da quanto abbiamo detto finora, è che i cattolici sono i migliori amici del proprio paese: e che danno prova di forte e verace amore non solamente verso la religione avita, ma anche verso la patria loro distaccandosi interamente dalle sette, avversandone lo spirito e le opere, facendo ogni sforzo acciocché l’Italia non perda, ma conservi vigorosa la fede; non combatta la Chiesa, ma le sia fedele qual figlia, non osteggi il Pontificato, ma si riconcili con lui. Adoperatevi a tutt’uomo, o Venerabili Fratelli, affinché la luce della verità si faccia strada in mezzo alle moltitudini, sicché queste abbiano finalmente a comprendere dove si trova il loro bene e il loro verace interesse, ed a persuadersi che solo dalla fedeltà alla religione, dalla pace con la Chiesa e col romano Pontefice si può sperar per l’Italia un avvenire degno del suo glorioso passato. Alla qual cosa vorremmo che ponessero mente, non diremo gli affigliati alle sette, i quali di proposito deliberato s’argomentano di assodare sulle rovine della religione cattolica il nuovo assetto della Penisola, ma gli altri che, senza accogliere sì biechi intendimenti, aiutano l’opera di quelli col sostenerne la politica: e particolarmente i giovani, sì facili a errare per effetto d’inesperienza e predominio di sentimento. Ognuno vorremmo si persuadesse come la via che si sta percorrendo, non possa essere che fatale all’Italia: e se Noi denunziamo ancora una volta il pericolo, non altro Ci muove che coscienza di dovere e carità di patria. – Ma ad illuminare le menti e rendere efficaci i nostri sforzi, è d’uopo d’invocare soprattutto gli aiuti del cielo. E però alla nostra comune azione, Venerabili Fratelli, vada unita la preghiera, e sia una preghiera generale, costante, fervorosa, che faccia dolce violenza al cuore di Dio, lo renda propizio a questa nostra Italia, sì che allontani da essa ogni sciagura, quella in specie che sarebbe la più terribile di tutte, la perdita della fede. Mettiamo per mediatrice appresso Dio la gloriosissima Vergine Maria, l’invitta Regina del Rosario, che tanta potenza ha sopra le forze d’inferno e tante volte ha fatto sentire all’Italia gli effetti della sua materna dilezione. Facciamo altresì fiducioso ricorso ai santi Apostoli Pietro e Paolo che questa terra benedetta conquistarono alla fede, santificarono colle loro fatiche, bagnarono del loro sangue. – Auspice intanto degli aiuti che domandiamo, e pegno del Nostro specialissimo affetto vi sia l’Apostolica Benedizione, che dall’intimo del cuore impartiamo a Voi, Venerabili Fratelli, al vostro clero e al popolo italiano.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 15 ottobre 1890, anno decimo terzo del Nostro Pontificato.

LEONE PP. XIII


[1] S. Gregorio M., Lettera all’Imperatore Maurizio, Regist. 5.

UN’ENCICLICA AL GIORNO TOGLIE GLI USURPANTI APOSTATI (… CON CAZZUOLA E GREMBIULINO) DI TORNO: SS. LEONE XIII – “ETSI NOS”

A leggere questa lettera Enciclica di primo acchito, si resta perplessi sul periodo in cui essa sia stata scritta. Ad un lettore distratto, sembra addirittura un resoconto dettagliato della situazione italiana odierna, descritta da uno degli empi quotidiani del mattino fresco di stampa. Poi, stropicciando gli occhi, si legge con gran meraviglia la data della sua composizione: 1882. Cento quaranta anni fa circa, S.S. Leone XIII, dipingeva, come in un quadro macabro alla Picasso, la situazione dell’Italia sia politica, che sociale, che ecclesiale. Tutte realizzate le premesse citate, viviamo oggi l’incubo prospettato con largo anticipo dal Sommo Pontefice, oltretutto con il castigo di falsi e sacrileghi prelati, di una falsa chiesa, “sinagoga di satana” governata direttamente dai servi del baphomet-lucifero ed asservita agli interessi della “razza di vipere”, cioè di … coloro che odiano Dio e tutti gli uomini, il tutto sotto gli occhi compiacenti di mezzi di comunicazione opportunamente teleguidati, totalmente corrotti ed ingannevoli. Certo che l’Itala se l’è proprio cercato e meritato questo castigo, benché avvertita per tempo dal Vicario di Cristo. Ma sembra che “il bello” debba ancora arrivare, similmente a quelli che gridavano duemila anni or sono, a mo’ di sfida a Dio: « … il suo sangue ricada su di noi, tolle, tolle, crucifigatur! » Gli inizi, richiamano gli sviluppi, gli sviluppi reclamano le conclusioni ovvie e la relativa fine. Anche Leone XIII, già all’epoca, comprende chiaramente come il flagello che Dio usi per punire l’Italia e tutte le Nazioni, allontanatesi dal Cristianesimo della Chiesa militante per tornare ad un paganesimo pratico, filosofico e morale, sia la setta degli empi, degli aderenti cioè alle legge demoniache della c. d. franco-massoneria e affini, lui che era stato pure divinamente avvertito dalla visione della Sede di Pietro occupata dagli angeli decaduti e dai loro adepti, … come effettivamente è accaduto e a cui assistiamo. « … Una dannosissima setta, i cui autori e corifei non celano né dissimulano affatto le loro mire, già da gran tempo ha preso posto in Italia e, intimata la guerra a Gesù Cristo, si propone di spogliare in tutto, i popoli di ogni cristiana istituzione ». Ed un monito all’Italia: « … il popolo italiano, abbandonando la Religione Cattolica, dovrebbe forse aspettarsi una pena anche maggiore (… delle altre Nazioni), perché all’enormità dell’apostasia aggiungerebbe l’enormità dell’ingratitudine. » … e tutto si sta compiendo sotto ai nostri occhi!

Leone XIII

Etsi nos

Lettera Enciclica

Quantunque Noi, in funzione dell’autorità e della grandezza del ministero Apostolico abbracciamo tutto il mondo cristiano e le singole parti dello stesso con tutta la vigilanza e la carità di cui siamo capaci, tuttavia al presente è l’Italia che richiama su di sé in particolar modo le Nostre cure e i Nostri pensieri. In queste riflessioni e in queste cure, la Nostra attenzione è rivolta ad una cosa ben più nobile e sublime di quelle umane; infatti siamo in angoscia e in grande trepidazione per la salvezza eterna delle anime, per la quale è tanto più necessario che continuamente s’impieghi tutto il Nostro zelo, quanto maggiori sono i pericoli a cui la vediamo esposta. – Siffatti pericoli, se in altro tempo furono gravi in Italia, senza dubbio oggi sono gravissimi, poiché lo stato medesimo delle cose pubbliche è grandemente funesto al benessere della Religione. Il che tanto più profondamente Ci turba l’animo, in quanto vincoli di speciali relazioni Ci uniscono a questa Italia, nella quale Iddio collocò la Sede del suo Vicario, la Cattedra della verità, e il centro dell’unità cattolica. Già altre volte ammonimmo il popolo che stesse in guardia, e che ognuno ben comprendesse quali siano i propri doveri in tante occasioni avverse. Tuttavia, crescendo sempre più i mali, vogliamo che Voi, Venerabili Fratelli, rivolgiate ad essi più attentamente il pensiero e, conosciuto il peggioramento continuo delle cose pubbliche, cerchiate di premunire con maggiore diligenza gli animi delle moltitudini, rinforzandoli con ogni mezzo di difesa, affinché non venga loro rapito il più prezioso dei tesori: la Fede Cattolica. – Una dannosissima setta, i cui autori e corifei non celano né dissimulano affatto le loro mire, già da gran tempo ha preso posto in Italia e, intimata la guerra a Gesù Cristo, si propone di spogliare in tutto i popoli di ogni cristiana istituzione. Quanto abbia proceduto nei suoi attentati non occorre qui ricordarlo, tanto più che Vi stanno innanzi agli occhi, Venerabili Fratelli, il guasto e le rovine già recate sia alla Religione, sia ai costumi. – Presso i popoli italiani, che in ogni tempo si tennero fedeli e costanti nella Religione ereditata dagli avi, ristretta ora ovunque la libertà della Chiesa, di giorno in giorno si tenta il più possibile di cancellare da tutte le pubbliche istituzioni quella impronta e quel carattere cristiano in forza dei quali fu sempre grande il popolo italiano. Soppressi gli Ordini religiosi; confiscati i beni della Chiesa; considerati validi come matrimoni le unioni contratte fuori del Rito Cattolico; esclusa l’Autorità ecclesiastica dall’insegnamento della gioventù: non ha fine, né tregua la crudele e luttuosa guerra mossa contro la Sede Apostolica. Pertanto la Chiesa si trova oppressa oltre ogni dire, e il Romano Pontefice è stretto da gravissime difficoltà. Infatti, spogliato della sovranità temporale, cadde necessariamente nel potere di altri. E Roma, la più augusta città del mondo cristiano, è divenuta campo aperto a tutti i nemici della Chiesa, e si vede profanata da riprovevoli novità, con scuole e templi al servizio dell’eresia. Anzi, pare che addirittura in questo stesso anno sia destinata ad accogliere i rappresentanti e i capi della setta più ostile alla Religione Cattolica, i quali vanno appunto pensando di radunarsi qui in congresso. È abbastanza palese il motivo che li ha spinti a scegliere questo luogo: vogliono con un’ingiuria sfrontata sfogare l’odio che portano alla Chiesa, e lanciare da vicino funesti segnali di guerra al Papato, sfidandolo nella sua stessa Sede. Non è certamente da dubitare che la Chiesa esca alla fine vittoriosa dagli empi assalti degli uomini: è tuttavia certo e manifesto che essi con siffatte arti intendono colpire, insieme con il Capo, l’intero corpo della Chiesa, e distruggere, se fosse possibile, la Religione. – In verità, sembra incredibile che costoro, che si professano devotissimi alla famiglia italiana, vogliano questo poiché la famiglia italiana, se si spegnesse la Fede cattolica, resterebbe necessariamente privata di una fonte di vantaggi supremi. Infatti, se la Religione cristiana apportò a tutte le Nazioni ottimi motivi di salvezza, quali la santità dei diritti e la tutela della giustizia; se per ogni dove, compagna e guida a tutto ciò che è onesto, lodevole e grande, con la sua virtù domò le cieche ed avventate passioni degli uomini; se in ogni contrada ridusse a perfetta e stabile concordia i vari ordini dei cittadini e le diverse membra dello Stato, certamente una maggior copia di benefici più largamente che alle altre essa apportò alla Nazione italiana. – Molti, con loro disonore ed infamia, vanno dicendo che la Chiesa è avversa e nuoce alla prosperità o ai progressi dello Stato, e ritengono che il Romano Pontefice sia contrario alla felicità e alla grandezza del nome italiano. Ma le accuse e le assurde calunnie di costoro vengono solennemente smentite dalle memorie dei tempi passati. Difatti l’Italia deve molto alla Chiesa e ai Sommi Pontefici, se diffuse presso tutte le genti la propria gloria, se non soggiacque ai ripetuti assalti dei barbari, se respinse invitta le aggressioni enormi dei Turchi, e in molte cose conservò a lungo una giusta e legittima libertà, ed arricchì le sue città di tanti monumenti immortali di arti e di scienze. Né ultima fra le glorie dei Romani Pontefici è l’aver mantenuto unite, mercé la stessa fede e la stessa Religione, le province italiane diverse per indole e per costumi, e l’averle così liberate dalle più funeste discordie. Anzi, nei peggiori frangenti più volte le cose pubbliche sarebbero precipitate in situazioni rovinose se il Romano Pontificato non fosse intervenuto a salvarle. – Né sarà da meno per l’avvenire, purché la volontà degli uomini non sorga a porre ostacolo alla sua virtù o a diminuirne la libertà. Infatti, quella forza benefica che si trova nelle istituzioni cattoliche, derivando necessariamente dalla medesima loro natura, è immutabile e perenne. Come la Religione Cattolica supera ogni differenza di luoghi e di tempi per la salvezza delle anime, così anche nelle cose civili, dappertutto e sempre, diffonde ampiamente i suoi tesori a beneficio degli uomini. – In verità, eliminati tanti e così grandi beni, subentrano estremi mali, in quanto quegli stessi che portano odio alla sapienza cristiana, per quanto dicano di fare il contrario, traggono in rovina la società, nulla essendovi di peggio che le loro dottrine per accendere violentemente gli animi ed eccitare le più perniciose passioni. Infatti, nell’ordine speculativo essi rigettano il lume celestiale della Fede: estinto il quale la mente umana spessissimo è trascinata negli errori, non discerne il vero, e con tutta facilità cade alla fine nell’abbietto e turpe materialismo. Nell’ordine pratico, disprezzano la norma eterna ed immutabile dei costumi, e non riconoscono Dio quale supremo Legislatore e Vendicatore. Tolti questi fondamenti, ne consegue che, per difetto di efficace sanzione, ogni regola del vivere dipenda dalla volontà e dall’arbitrio degli uomini. Nell’ordine sociale, da quella smodata libertà che essi predicano e vogliono, nasce la licenza; alla licenza tien dietro il disordine, che è il più grande e micidiale nemico del consorzio civile. Certo una Nazione non presentò spettacolo più penoso di sé o condizione più misera di quando in essa poterono signoreggiare, sia pure per breve tempo, tali dottrine e siffatti uomini. E se non si avessero esempi recenti, sembrerebbe incredibile che degli uomini, per malvagità e furibonda violenza, avessero potuto consumare tanti eccidi e, irridendo al nome di libertà, gozzovigliare fra le stragi e gli incendi. Se l’Italia fino ad ora non fu funestata da tanti eccessi, lo si deve prima di tutto attribuire a singolare beneficio di Dio. Inoltre occorre tenere presente anche questa ragione, che cioè essendo gli italiani nella maggioranza rimasti costantemente devoti alla Religione Cattolica, non riuscì a trionfare la licenza delle empie massime che abbiamo ricordato. Peraltro, ove questi ripari che offre la Religione venissero abbattuti, subito irromperebbero in Italia quelle medesime calamità da cui furono percosse un tempo grandissime e fiorentissime Nazioni. Infatti è giocoforza che dagli stessi principi scaturiscano gli stessi effetti; ed essendo i semi ugualmente guasti, non possano produrre che gli stessi frutti. Anzi, il popolo italiano, abbandonando la Religione cattolica, dovrebbe forse aspettarsi una pena anche maggiore, perché all’enormità dell’apostasia aggiungerebbe l’enormità dell’ingratitudine. – Infatti, non dal caso o dalla volubile volontà degli uomini l’Italia ebbe il privilegio di essere fin dal principio fatta partecipe della salvezza portata da Gesù Cristo, di possedere nel suo seno la Sede del beato Pietro, e di aver goduto per lunghi secoli degli immensi e divini benefici che derivano dal Cattolicesimo. Pertanto, dovrebbe temere grandemente per sé quello che l’Apostolo Paolo annunciò minacciosamente ai popoli ingrati: “Una terra imbevuta dalla pioggia che spesso cade su di essa, se produce erbe utili a quanti la coltivano, riceve la benedizione da Dio; ma se produce pruni e spine non ha alcun valore ed è vicina alla maledizione: sarà infine arsa dal fuoco!” (Eb VI, 7-8). – Iddio tenga lontano tanto terrore. Tutti considerino seriamente i pericoli, sia quelli già presenti, sia quelli che incombono per iniziativa di coloro i quali, operando non alla comune utilità bensì al vantaggio delle sette, combattono con odio mortale la Chiesa. Essi, se avessero senno, se fossero accesi da vera carità di patria, non diffiderebbero certo della Chiesa, né per ingiusti sospetti si proverebbero a menomarne la originaria libertà; ché anzi volgerebbero i loro propositi, che ora sono tutti di farle guerra, a sua difesa ed aiuto, e soprattutto si darebbero cura di far rientrare nel possesso dei suoi diritti il Romano Pontefice. – Infatti, l’ostilità intrapresa contro la Sede Apostolica, quanto più torna a danno della Chiesa, tanto meno giova alla prosperità dell’Italia. In materia dichiarammo altrove il Nostro pensiero: “Proclamate che le pubbliche cose d’Italia non potranno giammai prosperare, né godere stabile tranquillità, finché non sia provveduto, come ogni diritto richiede, alla dignità della Sede Romana e alla libertà del Sommo Pontefice”.

Pertanto, poiché niente Ci sta più a cuore dell’incolumità degl’interessi religiosi, ed essendo turbati per il grave rischio che corrono i popoli italiani, col più vivo calore Vi esortiamo, Venerabili Fratelli, a mettere in opera con Noi lo zelo e la carità Vostra, al fine di riparare a tante sciagure. – Innanzi tutto datevi somma premura di far comprendere ai popoli quale gran bene sia possedere la Fede Cattolica, e quanto sia necessario custodirla gelosamente. E poiché i nemici e i contestatori del Cristianesimo, per ingannare tanto più facilmente gli incauti, molto spesso mentre scaltramente fanno una cosa, ne intendono un’altra, è molto importante che i loro occulti propositi siano pienamente messi in chiaro, affinché, scoperto quello che realmente si propongono e quale sia lo scopo dei loro sforzi, si risvegli nei Cattolici una coraggiosa gara di difendere pubblicamente la Chiesa ed il Romano Pontefice, cioè la loro stessa salvezza. – Fino ad oggi la virtù di molti, che avrebbero potuto fare grandi cose, si è mostrata in certo qual modo meno risoluta nell’operare, e meno resistente alla fatica, sia che gli animi fossero inesperti delle cose nuove, sia che non avessero compreso abbastanza la gravità dei pericoli. Ma ora, conosciuti i bisogni per esperienza, nulla sarebbe più dannoso che il tollerare neghittosamente la lunga perfidia dei malvagi, e lasciare ad essi libero il campo di vessare ulteriormente e come meglio loro piace il mondo cattolico. Costoro, più prudenti invero dei figli della luce, hanno già osato molte cose: inferiori di numero, più forti di scaltrezza e di mezzi, in poco tempo hanno riempito le nostre contrade di grandi mali. – Quanti amano il nome cattolico intendano dunque che è tempo di tentare qualche cosa, e di non abbandonarsi in nessun modo alla indifferenza ed all’inerzia, dato che nessuno rimane tanto presto oppresso, quanto colui che si abbandona ad una stolta sicurezza. Vedano come non abbia mai temuto alcunché quella nobile ed operosa virtù dei nostri antichi, dalle fatiche e dal sangue dei quali trasse vigore la Fede Cattolica. Voi intanto, Venerabili Fratelli, ridestate i neghittosi, incitate i lenti, con l’esempio e l’autorità Vostra rincuorate tutti ad adempiere con alacrità e costanza quei doveri nei quali consiste la vita attiva dei Cristiani. – Per mantenere ed accrescere questo ravvivato vigore, è necessario usare ogni cura e provvedimento, perché si moltiplichino ovunque e fioriscano per operosità, per numero e per concordia quelle società, le quali hanno per scopo principale di conservare ed avvalorare gli esercizi della fede cristiana e delle altre virtù. – Tali sono le Associazioni dei giovani e dei lavoratori, e quelle che furono costituite o per tenere congressi cattolici in determinati tempi, o per dare soccorso alle umane miserie, o per curare l’osservanza delle feste religiose, e per istruire i fanciulli della gente più povera, e molte altre dello stesso genere. – Siccome importa sommamente alla società cristiana che il Romano Pontefice sia ed appaia completamente libero da ogni pericolo, molestia e difficoltà nel governo della Chiesa, per quanto secondo le leggi è possibile, tali società facciano, chiedano ed argomentino il più possibile a vantaggio del Pontefice; né mai si diano posa finché a Noi, in realtà e non in apparenza, non sia resa quella libertà con la quale per un certo necessario legame si congiunge non soltanto il bene della Chiesa, ma anche il prospero andamento delle cose italiane e la tranquillità delle genti cristiane. – Oltre a questo conta moltissimo che si vada largamente diffondendo la buona stampa. Coloro che avversano con mortale odio la Chiesa, hanno preso l’abitudine di combattere con pubblici scritti, che adoperano come armi adattissime a danneggiare. Quindi una pestifera colluvie di libri, quindi giornali sediziosi e funesti, i cui furiosi assalti né le leggi raffrenano, né il pudore trattiene. Sostengono come ben fatto tutto ciò che in questi ultimi anni è stato compiuto per mezzo di sedizioni e di tumulti; coprono o falsano la verità; scagliano quotidianamente brutali contumelie e calunnie contro la Chiesa e il Sommo Pontefice, e non vi è alcuna sorta di dottrine assurde e pestilenziali che non si risparmino di diffondere ovunque. È necessario dunque fare argine alla violenza di questo grande male che va ogni giorno più largamente serpeggiando; e per prima cosa conviene con tutta severità e rigore indurre il popolo a guardarsene il più possibile, e ad usare scrupolosamente il più prudente discernimento sulle cose da leggere. Inoltre occorre contrapporre scritto a scritto, affinché lo stesso mezzo che tanto può nel rovinare, sia rivolto alla salute e al beneficio dei mortali, e i rimedi vengano appunto da dove vengono preparati i micidiali veleni. Pertanto è auspicabile che almeno in ogni provincia si istituisca qualche strumento che illustri pubblicamente quali e quanti sono i doveri dei singoli Cristiani verso la Chiesa: ciò con scritti molto frequenti, e se possibile quotidiani. Soprattutto poi siano evidenziati i grandissimi benefici recati ad ogni paese dalla Religione Cattolica; si faccia comprendere come la sua virtù torni sempre a sommo bene e a vantaggio delle cose private e pubbliche; si spieghi quanto sia importante che la Chiesa venga di nuovo e sollecitamente innalzata nella società a quel grado di dignità che la sua grandezza divina e la pubblica utilità delle genti vivamente richiedono. – Per questo è necessario che coloro che si dedicano alla professione dello scrivere, tengano presenti diverse considerazioni: che tutti, nello scrivere, mirino ad un medesimo scopo; vedano di stabilire con giudizio sicuro ciò che torna più vantaggioso e si sforzino di realizzarlo; non lascino da parte alcuna di quelle cose che sembrino utili e desiderabili a sapersi; gravi e temperati nel dire, confutino gli errori e i difetti, ma in modo che la critica sia senza acerbità, e si porti rispetto alle persone; infine, si esprimano con piano e chiaro discorso, in modo che la moltitudine possa comprenderlo agevolmente. – Tutti gli altri poi che desiderano realmente e di cuore che le cose, sia sacre sia civili, vengano efficacemente difese da valenti scrittori con positivi risultati, cerchino di favorire con la propria liberalità i frutti delle lettere e dell’ingegno; quanto più uno è dovizioso, tanto più con le sue facoltà e con i suoi averi li sostenga. Infatti a tali scrittori si deve prestare aiuto in questo modo, senza il quale il loro impegno non avrà alcun successo, od un successo incerto ed assai esiguo. In tutte tali cose, se ai nostri si presenta qualche disagio, se devono correre qualche rischio, osino tuttavia affrontarli, in quanto per il Cristiano nessuna causa è più giusta di questa, cioè di andare incontro a molestie e fatiche piuttosto che dagli empi venga colpita la Religione. Certamente la Chiesa generò ed allevò i figli non a condizione che, quando il tempo o la necessità lo richiedesse, essa non dovesse aspettarsi da loro alcun aiuto, ma perché ognuno anteponesse alla propria tranquillità e ai privati interessi la salute delle anime e la incolumità degl’interessi religiosi. Precipuo oggetto poi delle Vostre assidue cure e dei Vostri pensieri deve essere, Venerabili Fratelli, formare come si conviene idonei ministri di Dio. Infatti, se è proprio dei Vescovi porre ogni opera e zelo nell’educare a dovere tutta la gioventù in genere, è opportuno curare con maggior diligenza i chierici, che crescono a speranza della Chiesa, e che saranno un giorno partecipi e dispensatori dei sacri doni. Gravi ragioni, comuni a tutti i tempi, richiedono senz’altro nei Sacerdoti un corredo di molte e grandi qualità: tuttavia quest’età nostra ne domanda ancora di più e assai maggiori. In primo luogo la difesa della Fede Cattolica, alla quale massimamente debbono con sommo studio dedicarsi i Sacerdoti: essa è assolutamente necessaria ai tempi nostri; vuole una dottrina non volgare né mediocre, ma profonda e varia, la quale abbracci non solamente le sacre discipline, ma anche le filosofiche, e sia ricca di cognizioni di fisica e di storia. Infatti si debbono estirpare numerosi errori che mirano a sovvertire ogni fondamento della Rivelazione cristiana; si deve lottare spesso con avversari preparatissimi e perseveranti nelle discussioni, i quali traggono accortamente partito da ogni genere di studi. – Analogamente, essendo oggi grande e molto diffusa la corruzione dei costumi, è necessario che i Sacerdoti posseggano un singolare corredo di virtù e di costanza. Infatti essi non possono sfuggire al rapporto con gli uomini; anzi per gli stessi doveri del loro ministero sono tenuti a trattare molto più da vicino col popolo; e ciò in mezzo a città nelle quali qualsiasi rea passione è permessa sino alla licenza. Da ciò si comprende che il Clero deve possedere in questo tempo una fortissima virtù, che possa essere essa stessa sicuro strumento di difesa, vincere tutti gli allettamenti del vizio, ed uscire salva da pericolosi esempi. – Oltre a questo, le leggi emanate a danno della Chiesa hanno causato necessariamente la scarsezza dei chierici: onde è necessario che coloro che per grazia di Dio vengono iniziati agli Ordini Sacri raddoppino l’opera loro, e con singolare diligenza, studio e spirito di abnegazione compensino il piccolo numero. Certamente non possono raggiungere l’obiettivo se non hanno animo costante, mortificato, intemerato, ardente di carità, e sempre pronto e volonteroso a sobbarcarsi alle fatiche per la salvezza eterna degli uomini. Ma per tali compiti è necessario disporre una lunga e diligente preparazione, dato che nessuno può assuefarsi alla leggera e rapidamente a tante cose. E senza dubbio adempiranno utilmente e santamente i doveri del Sacerdozio coloro che ad essi si saranno preparati fin dall’adolescenza, ed avranno ricavato dall’educazione tanto frutto da sembrare non formati, ma quasi nati con quelle virtù delle quali si è accennato. – Pertanto, Venerabili Fratelli, i Seminari dei chierici giustamente richiedono la maggiore e miglior parte delle cure, della sagacia e della vigilanza Vostra. Per quel che concerne la virtù e i costumi, troppo bene conoscete nella Vostra sapienza di quali precetti e ammaestramenti convenga dotare abbondantemente i giovani chierici. Riguardo alle più ardue discipline, poi, la Nostra Enciclica Æterni Patris diede le norme per un ottimo andamento degli studi. Ma poiché in così continuo progredire degl’ingegni furono saggiamente e utilmente ritrovate diverse cose che non conviene siano ignorate, tanto più che uomini empi utilizzano come nuovi dardi contro le verità rivelate da Dio tutto ciò che di giorno in giorno il progresso mette a disposizione in materia, operate, Venerabili Fratelli, secondo le Vostre possibilità affinché la gioventù educata alle cose sacre non solo abbia un ricco corredo di scienze naturali, ma sia altresì ottimamente ammaestrata in quelle discipline che hanno attinenza con gli studi critici ed esegetici della sacra Bibbia. – Ben sappiamo che molte cose sono necessarie alla perfezione dei buoni studi: tuttavia per improvvide leggi è reso impossibile o difficilissimo procacciarsi tali mezzi. Ma anche a questo proposito i tempi esigono che gl’italiani si sforzino di ben meritare della Religione Cattolica con la generosità e con la munificenza. Vero è che la pia e benefica volontà dei maggiori aveva appieno provveduto a tali necessità; e la Chiesa con la sua avvedutezza e parsimonia era giunta a tal punto che non le era necessario raccomandare la tutela e la conservazione delle cose sacre alla carità dei suoi figli. Ma il suo patrimonio legittimo e sacrosanto, che il turbine di altre età aveva risparmiato, è stato distrutto dalla procella dei nostri tempi; pertanto da parte di coloro che professano amore al Cattolicesimo è tornato il momento di rinnovare la liberalità degli avi. Certamente, luminosi esempi di munificenza, in condizioni non molto dissimili, si vedono in Francia, nel Belgio e altrove: esempi degnissimi di ammirazione non solo dei contemporanei, ma anche dei posteri. Né dubitiamo che il popolo italiano, visto lo stato delle pubbliche cose, farà il possibile per mostrarsi degno dei suoi maggiori, e si darà ad imitare gli esempi fraterni. – Nelle cose che abbiamo esposto troviamo invero una non piccola speranza di rimedio e di sicurezza. Ma come in tutte le iniziative, così soprattutto in quelle che riguardano la salute pubblica è necessario che agli aiuti umani si aggiunga il soccorso dell’onnipotente Iddio, nelle cui mani sono non meno le volontà dei singoli individui come l’andamento e la fortuna delle Nazioni. Per la qual cosa è da chiamare Dio in aiuto con le più calde istanze, e supplicarlo che riguardi pietoso l’Italia arricchendola e colmandola con tanti suoi benefici in modo che, dileguata ogni ombra di pericoli, protegga per sempre in essa la Fede Cattolica, che è il massimo dei beni. Per questo, ancora, è da chiamare supplichevolmente in soccorso Maria Vergine Immacolata, gran Madre di Dio, fautrice e ausiliatrice dei buoni consigli, e con Lei il suo santissimo Sposo Giuseppe, custode e patrono delle genti cristiane. Con pari ardore conviene pregare i grandi Apostoli Pietro e Paolo, affinché nel popolo italiano custodiscano intatto il frutto delle loro fatiche, e conservino fino ai tardi posteri pura e inviolata la Religione Cattolica, che essi stessi col proprio sangue conquistarono ai nostri antenati. – Confortati dal celeste patrocinio di tutti loro, in auspicio delle divine consolazioni e a testimonianza della speciale Nostra benevolenza, a Voi tutti, Venerabili Fratelli, ed ai popoli affidati alla Vostra tutela, con affetto nel Signore impartiamo l’Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 15 febbraio 1882, anno quarto del Nostro Pontificato.

UN’ENCICLICA AL GIORNO, TOGLIE GLI USURPANTI APOSTATI (… CON CAZZUOLA E GREMBIULINO) DI TORNO: S. S. PIO IX- “ETSI MULTA”

Il Santo Padre Pio IX, nel biasimare e condannare le leggi inique emanate in Svizzera, Austria ed in Prussia, non teme di attribuire questa nuova persecuzione a quella che egli definisce, con termine apocalittico, la “sinagoga di satana”, cioè la massoneria e le sette di qualsivoglia denominazione, a questa collegata dai medesimi principi e fini. Comincia con il descrivere le angherie e le ingiustizie perpetrate ai danni della Gerarchia canonicamente costituita, ai religiosi tutti ed agli interessi spirituali e materia dei fedeli cattolici, scomunicando tra l’altro un falso vescovo imposto da empie autorità civili, compreso l’imperatore di Prussia (che la storia ha poi appurato essere un noto massone), senza giurisdizione e senza mandato pontificio. Oggi, di tali soggetti sacrileghi e contravventori di tutte le regole canoniche più elementari, ce ne sono tantissimi in giro, millantando cattedre ed uffici di cui sono semplicemente usurpanti, ci riferiamo naturalmente ai cosiddetti scismatici gallicani fallibilisti delle “fraternità paramassoniche” (termine eufemistico per indicare ben altro), ai tradizionalisti falsi sedevacantisti senza uno straccio di giurisdizione né missione canonica, oltre agli aderenti ai falsi vescovi di Roma del Novus ordo con giurisdizioni usurpate. Ma a questo panorama sconfortante, il Santo Padre reagisce ed esorta il piccolo gregge dei veri Cattolici superstiti ed imperterriti, confidando nell’aiuto divino, a reagire citando le nobilissime parole di Crisostomo: « Molti flutti, molte gravi tempeste incalzano; ma non temiamo d’essere sommersi, perché posiamo sulla pietra. Infierisca pure il mare; la pietra non potrà venirne disciolta. Insorgano pure le onde; la nave di Gesù non potrà venirne affondata. Nulla è più potente della Chiesa. La Chiesa è più forte dello stesso cielo. Passeranno il cielo e la terra; ma le parole di Cristo non passeranno. Quali parole? “Tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di lei”. Se non credi alle parole, credi ai fatti. Quanti tiranni tentarono di opprimere la Chiesa? Quante caldaie, quante fornaci, e denti di fiere, e aguzze spade! Tuttavia non ottennero nulla. Dove sono quei nemici? Sono dispersi nel silenzio e nell’oblio. E dove è la Chiesa? Ella splende più del sole. Le imprese di quei tali si estinsero, le cose della Chiesa vivono immortali. Se quando i cristiani erano pochi, non furono vinti, come potrai vincerli, quando l’intero mondo è pieno della loro sacra Religione? Il Cielo e la terra passeranno; ma le mie parole non passeranno”. Pertanto, non spaventati da alcun pericolo e sgombri da ogni dubbio, perseveriamo nella preghiera e procuriamo di giungere a questo: che tutti ci sforziamo di placare l’ira celeste, provocata dai delitti degli uomini, in modo che alla fine sorga l’Onnipotente nella sua misericordia, comandi ai venti e porti la tranquillità. ». – Temano piuttosto i servi della sinagoga di satana … il seme del serpente ovunque essi siano, soprattutto se infiltrati nel luogo santo: « Inimicitias ponam inter te et mulierem, et semen tuum et semen illius: Ipsa conteret caput tuum, et tu insidiaberis calcaneo ejus. » Il seme della Vergine Immacolata, benché insidiato e combattuto ed odiato, avrà la definitiva vittoria sul seme del serpente, Dio lo ha promesso fin dalla più remota antichità, ed il suo Cristo lo ha solennemente confermato … et portæ inferi non prævalebunt. Riposate, i vostri sforzi non approderanno ad un bel niente, siete sconfitti già in partenza, rassegnatevi, PENTITEVI e scansate l’inferno che vi attende!

Pio IX
Etsi multa

Benché fin dagli stessi inizi del Nostro lungo Pontificato abbiamo dovuto subire sofferenze e lutti, di cui Noi abbiamo trattato nelle encicliche a Voi spesso inviate; tuttavia in questi ultimi anni la mole delle miserie è venuta crescendo in maniera tale che quasi ne saremmo schiacciati, se non Ci sostenesse la benignità divina. Anzi, le cose sono ora giunte a tal punto che la stessa morte sembra preferibile ad una vita sbattuta da tante tempeste, e spesso con gli occhi levati al cielo siamo costretti ad esclamare: “È meglio per Noi il morire, che vedere lo sterminio delle cose sante” (1Mac III,59). Certamente da quando questa Nostra nobile Città, per volere di Dio, fu presa con la forza delle armi, e assoggettata al governo di uomini che calpestano il diritto, e sono nemici della Religione, per i quali non esiste distinzione alcuna fra le cose divine ed umane, non è trascorso quasi giorno alcuno, che al nostro cuore, già piagato per le ripetute offese e violenze, non s’infliggesse una nuova ferita. Risuonano tuttora alle nostre orecchie i lamenti ed i gemiti degli uomini e delle vergini appartenenti a famiglie religiose che, cacciati dalle loro case e ridotti in povertà, vengono perseguitati e dispersi, come suole accadere dovunque domina quella fazione, la quale tende a sovvertire l’ordine sociale. Infatti come per testimonianza di Sant’Atanasio diceva il grande Antonio, il diavolo odia tutti i Cristiani, ma non può in alcun modo tollerare i buoni monaci e le vergini di Cristo. E anche questo abbiamo visto negli ultimi tempi (che non sospettavamo potesse mai accadere), cioè che venisse condannata e soppressa la Nostra Università Gregoriana; la quale (come un antico autore scriveva a proposito della scuola Romana Anglosassone) era istituita allo scopo che i giovani chierici, anche di lontane regioni, venissero ad istruirsi nella dottrina e nella Fede Cattolica, affinché nelle loro chiese non s’insegnasse nulla di distorto o contrario all’Unità Cattolica, e così tornassero alle loro contrade consolidati nelle certezze della Fede. Così, mentre con metodi malvagi Ci vengono sottratti a poco a poco tutti i presidi e gli strumenti, coi quali possiamo reggere e governare la Chiesa tutta, appare chiaro quanto sia lontano dal vero ciò che fu poco fa affermato, e cioè che, strappataci Roma, non sia diminuita la libertà del Romano Pontefice nell’esercizio del ministero spirituale e nella gestione di quelle cose che spettano al mondo cattolico. Contemporaneamente si fa ogni giorno più chiaro quanto fosse vero e giusto ciò che da Noi è stato tante volte dichiarato e ripetuto, e cioè che l’occupazione sacrilega del Nostro Stato mirava in primo luogo a spezzare la forza e l’efficacia del Primato Pontificio, ed a distruggere, se fosse possibile, la stessa Religione Cattolica. – Ma la Nostra principale intenzione non è di scrivere a Voi riguardo ai mali, da cui questa Nostra città e l’intera Italia sono travagliate, ché anzi Noi forse comprimeremmo in mesto silenzio queste Nostre afflizioni, se Ci fosse concesso dalla divina clemenza di poter lenire gli aspri dolori, dai quali in altre regioni tanti Venerabili Fratelli, preposti alle cose sacre, insieme al loro Clero e al loro popolo sono afflitti. – Voi certamente non ignorate, Venerabili Fratelli, come alcuni Cantoni della Confederazione Elvetica, sospinti non tanto dagli eterodossi (alcuni dei quali anzi hanno biasimato il fatto) quanto dagli operosi seguaci delle sette, (padroni oggi qua e là del potere), abbiano sovvertito ogni ordine e divelto gli stessi fondamenti della costituzione della Chiesa di Cristo, non solo contro ogni regola di giustizia e di ragione, ma anche contro i pubblici impegni. Infatti, in virtù di solenni trattati, difesi anche dal suffragio e dall’autorità delle leggi federali, doveva rimanere intera ed illesa la libertà religiosa per i Cattolici. Nella Nostra Allocuzione del 23 dicembre dello scorso anno Noi abbiamo deplorato la violenza fatta alla Religione dai governi di quei cantoni “sia con l’emanare decreti intorno ai dogmi della Fede Cattolica, sia favorendo gli apostati, sia impedendo l’esercizio dell’autorità episcopale“. Ma le Nostre giustissime lamentele, rivolte anche per Nostro comando al Consiglio Federale dal Nostro Incaricato d’affari, furono del tutto trascurate; né in maggior conto furono tenute le rimostranze, ripetutamente espresse dai Cattolici di ogni ordine e dall’Episcopato svizzero; anzi, alle offese inflitte prima se ne aggiunsero delle nuove e più gravi. – Infatti, dopo la violenta espulsione del Venerabile Fratello Gaspare, Vescovo di Hebron e Vicario Apostolico di Ginevra, – la quale quanto fu decorosa e gloriosa per chi l’ha subita, altrettanto fu ignobile e indegna per coloro che la imposero e la eseguirono – il governo di Ginevra, nei giorni 23 marzo e 27 agosto di questo anno, promulgò due leggi, pienamente conformi all’editto (proposto nel mese di ottobre dell’anno precedente) che era stato da Noi biasimato nell’Allocuzione che prima abbiamo ricordato. Il medesimo Ggverno, anzi, si è arrogato il diritto di rifare in quel Cantone la Costituzione della Chiesa Cattolica, e di redigerla in forma democratica, assoggettando il Vescovo all’autorità civile, sia per quanto si riferisce all’esercizio della sua giurisdizione e della sua amministrazione, sia per quanto riguarda la delegazione della sua potestà; vietandogli d’aver domicilio in quel Cantone; determinando il numero e i confini delle parrocchie; proponendo la forma e le condizioni dell’elezione dei Parroci e dei Vicari, i casi e il modo di revoca o di sospensione dei medesimi dal loro incarico; affidando ai laici il diritto di nominarli e l’amministrazione temporale del culto, e preponendo gli stessi laici quali ispettori alle funzioni della Chiesa in generale. È sancito inoltre da quelle leggi che senza il permesso del governo, anch’esso revocabile, i Parroci e i Vicari non possano esercitare alcuna funzione, non possano accettare alcun incarico superiore a quello che hanno assunto per elezione del popolo, e allo stesso modo siano costretti a prestare giuramento all’autorità civile, con parole che, a rigore di termini, contengono apostasia. Non c’è nessuno che non veda che queste leggi non solo sono irrite e non possiedono alcun vigore, per la totale mancanza di autorità dei legislatori laici, e per lo più eterodossi, i quali ancora, nelle cose che comandano, si oppongono talmente ai dogmi della Fede Cattolica e alla disciplina della Chiesa, sancita dal Concilio Ecumenico Tridentino e dalle Costituzioni pontificie, tanto che è assolutamente necessario che siano da Noi riprovate e condannate. – Noi pertanto, secondo i doveri del Nostro Ufficio, con la Nostra Autorità Apostolica, solennemente riproviamo e condanniamo tali leggi, dichiarando contemporaneamente che è illecito e totalmente sacrilego il giuramento da esse imposto. Pertanto, tutti coloro che, eletti nel territorio di Ginevra o altrove, secondo i decreti di queste leggi o in modo simile, per suffragio del popolo e conferma dell’autorità civile, osino esercitare le funzioni del ministero ecclesiastico, incorrono ipso facto nella scomunica maggiore, peculiarmente riservata a questa Santa Sede, e nelle altre pene canoniche; e che di conseguenza tutti costoro devono essere tenuti lontani dai fedeli, secondo l’ammonizione divina, come alieni e ladri che non vengono se non per rubare, uccidere, mandare in rovina (Gv X, 5.10). – Sono certamente tristi e funeste le cose che fin qui abbiamo ricordato, ma più funeste quelle che avvennero in cinque dei sette cantoni, di cui è composta la Diocesi di Basilea, cioè Soletta, Berna, Basilea Campagna, Argevia, Turgovia. Anche qui furono emanate leggi (riguardo alle parrocchie, all’elezione e alla revoca dei Parroci e dei Vicari) che sovvertono l’amministrazione della Chiesa e la sua divina Costituzione e sottomettono il ministero ecclesiastico al potere secolare e sono in tutto scismatiche. Queste leggi dunque, e particolarmente quella che fu promulgata dal governo di Soletta il giorno 23 dicembre dell’anno 1872, Noi biasimiamo e condanniamo, e decretiamo che esse debbano considerarsi per sempre riprovate e condannate. Pertanto il Venerabile Fratello Eugenio, Vescovo di Basilea, in un convegno (ossia conferenza, come dicono, diocesana) a cui erano convenuti i Delegati dei cinque Cantoni sopraddetti, ha respinto con giusta indignazione e costanza apostolica alcuni articoli che gli venivano proposti: la ragione del rifiuto era che essi offendevano l’autorità episcopale, sovvertivano il governo gerarchico, e favorivano apertamente l’eresia. Per questo motivo egli fu deposto dall’Episcopato, strappato dalle sue case, e cacciato violentemente in esilio. Allo stesso modo non fu tralasciato nessun genere di frode o di violenza, nei predetti cinque cantoni, per indurre il clero ed il popolo allo scisma; fu vietato al clero qualunque rapporto col Pastore in esilio e fu comandato al Capitolo della Cattedrale di Basilea di procedere all’elezione del Vicario Capitolare, o Amministratore, come se la Sede episcopale fosse realmente vacante; questo indegno eccesso fu rifiutato dal Capitolo, con apposita protesta. Intanto per decreto e sentenza dei Magistrati civili di Berna fu dapprima imposto a sessantanove Parroci del Giura di non esercitare le funzioni del proprio ministero; poi l’incarico fu tolto per questo solo motivo, che pubblicamente avevano testimoniato di riconoscere come legittimo e unico Vescovo e Pastore il Venerabile Fratello Eugenio, cioè di non voler turpemente rinnegare la verità cattolica. Così è avvenuto che tutto quel territorio, (che aveva sempre conservato la Fede Cattolica, e che da tempo era stato congiunto al cantone Bernese con la legge e con il patto che potesse esercitare liberamente e senza violazione alcuna la sua religione) venisse privato delle sue adunanze parrocchiali, delle solennità del Battesimo, delle nozze, e dei funerali; di questo invano si lamentava e reclamava la moltitudine dei fedeli, la quale con somma offesa era stata ridotta alla scelta estrema di dovere o ricevere i pastori scismatici ed eretici, imposti dal potere politico, o rimanere privata d’ogni aiuto e ministero sacerdotale. – Noi di cuore benediciamo Iddio, il quale con la medesima grazia con cui un tempo confortava e confermava i martiri, ora sostiene e rende forte quella eletta parte del Gregge Cattolico, la quale virilmente segue il suo Vescovo, che combatte come muro in difesa della casa d’Israele, affinché stia salda in battaglia nel giorno del Signore (Ez XVIII, 5), e senza conoscere la paura segue le orme del primo Martire, Gesù Cristo, mentre, opponendo la mansuetudine dell’agnello alla ferocia dei lupi, propugna in modo forte e costante la propria Fede. – Questa nobile fermezza dei fedeli Svizzeri è emulata con non minore gloria dal Clero e dal popolo fedele di Germania, il quale allo stesso modo segue gli illustri esempi dei suoi Vescovi. Questi certamente sono diventati oggetto di ammirazione per il mondo, per gli Angeli e per gli uomini, i quali da ogni parte guardano come costoro, rivestiti della corazza della verità cattolica e dell’elmo della salvezza, strenuamente combattono le battaglie del Signore, e tanto più ammirano la fortezza e la costanza incrollabile del loro animo e con alte lodi le esaltano, quanto più cresce di giorno in giorno l’aspra persecuzione, mossa contro di loro nell’Impero Germanico e soprattutto in Prussia. – Oltre alle molte e gravi offese inflitte alla Chiesa Cattolica nell’anno precedente, il Governo prussiano, con leggi durissime ed ingiuste e del tutto estranee alle consuetudini fin ad allora adottate, ha sottoposto l’intera istituzione ed educazione del Clero alla potestà laica in modo tale che a questa compete la facoltà di esaminare e determinare in quale modo i chierici debbono essere istruiti e preparati per la vita sacerdotale e pastorale; e andando ancora più oltre, attribuisce alla medesima potestà laica il diritto di conoscere e giudicare sul contributo relativo a qualunque ufficio e beneficio ecclesiastico, e di privare anche dell’ufficio e beneficio i suoi Pastori. Inoltre, affinché in modo più rapido e totale venissero sconvolti il governo e l’ordinamento gerarchico della Chiesa stabilito dallo stesso Cristo Signore, da tali leggi sono stati introdotti molti impedimenti ai Vescovi, affinché non possano opportunamente provvedere, mediante censure e pene canoniche, né alla salvezza delle anime, né alla integrità della dottrina nelle scuole cattoliche, né all’ossequio loro dovuto da parte dei chierici. Infatti, in nome di queste leggi non è lecito ai Vescovi fare tali cose, in nessun modo se non con il beneplacito dell’autorità civile e secondo la norma da lei prescritta. Infine, affinché nulla mancasse alla totale oppressione della Chiesa Cattolica, è stato istituito un regio tribunale per gli affari ecclesiastici, presso il quale i Vescovi e i sacri Pastori possono essere citati tanto dai cittadini privati che siano da loro dipendenti, quanto dai pubblici magistrati, in modo che siano sottoposti a giudizio come rei e siano impediti nell’esercizio del ministero spirituale. – Così la santissima Chiesa di Cristo, a cui era stata assicurata la necessaria e piena libertà religiosa, anche con solenni e ripetute promesse dei supremi Principi e con pubbliche convenzioni ufficiali, ora piange in quei luoghi, spogliata di ogni suo diritto, esposta a forze nemiche che la minacciano di morte; queste nuove leggi infatti sono tali che ella non può sopravvivere. Non c’è dunque da meravigliarsi che l’antica tranquillità religiosa in quell’Impero sia gravemente turbata da queste leggi e da altre decisioni ed atti del governo prussiano quanto mai ostili nei confronti della Chiesa. Ma sarebbe ingiusto gettare la colpa di questo sconvolgimento sui Cattolici dell’Impero germanico. Perché se si deve imputare loro come colpa il non adattarsi a quelle leggi, a cui, salva la coscienza, non possono adattarsi, per la stessa causa e allo stesso modo dovrebbero essere accusati gli Apostoli ed i Martiri di Gesù Cristo, i quali preferirono soggiacere ai più atroci supplizi e alla stessa morte, piuttosto che tradire il loro dovere e violare le leggi della loro santissima Religione, obbedendo agli empi comandi di Principi persecutori. Certamente, Venerabili Fratelli, se al di là delle leggi del mondo civile non ce ne fossero altre, e certamente di più alto valore, che è doveroso riconoscere ed illecito violare; se, inoltre, queste leggi civili costituissero la suprema norma della coscienza, così come in modo empio ed egualmente assurdo alcuni pretendono, sarebbero degni di rimprovero piuttosto che di onore e di lode i primi martiri e tutti quelli che poi li imitarono, per avere sparso il proprio sangue per la Fede di Cristo e per la libertà della Chiesa. Anzi, non sarebbe stato neppure lecito insegnare e professare la Religione Cristiana e fondare la Chiesa contro quanto era prescritto dalle leggi e dalla volontà dei Sovrani. Tuttavia la Fede ci insegna, e l’umana ragione ci dimostra, che esiste un doppio ordine di cose, e allo stesso modo si deve distinguere una duplice potestà sulla terra: l’una, di origine naturale, che provvede alla tranquillità dell’umana società e alle cose del mondo; l’altra, di origine soprannaturale, che presiede alla città di Dio, cioè alla Chiesa di Cristo, da Dio istituita per la pace e per l’eterna salvezza delle anime. Ora i compiti di queste due potestà sono stati ordinati con somma sapienza, in modo che si rendano a Dio le cose che sono di Dio, e per riguardo a Dio si rendano a Cesare le cose che sono di Cesare; “il quale perciò è grande qui, perché è minore in cielo; appartenendo egli a Colui, al quale appartengono il cielo ed ogni cosa creata“. E da questo divino comandamento certo la Chiesa non si è mai allontanata: sempre e dappertutto Ella si è adoperata per inculcare nell’animo dei suoi fedeli l’obbedienza che inviolabilmente essi debbono mantenere verso i supremi Principi e le loro leggi per quanto riguarda i doveri secolari, e secondo le parole dell’Apostolo insegnò che i Principi sono stati istituiti non per timore delle opere buone, ma di quelle cattive; essa comanda ai fedeli di essere loro sottoposti, non solo per timore della pena, in quanto il Principe è armato della spada per punire chi compie il male, ma anche per l’obbligo di coscienza, dato che il Principe nell’adempimento del suo ufficio è ministro di Dio (Rm XIII, 3ss.). Senonché la coscienza ridusse questo timore dei Principi nei confronti delle cattive azioni, fino a svincolarlo addirittura dall’osservanza della legge divina. Si ricorda di essa il beato Pietro, che insegnò ai fedeli: “Nessuno di voi si adatti a vivere come omicida, o ladro, o calunniatore, o desideroso dei beni altrui; ma se vive come Cristiano, non arrossisca, e glorifichi anzi Dio in questo nome” (1Pt IV, 14-15). – Stando così le cose, facilmente comprenderete, Venerabili Fratelli, di quanto dolore necessariamente Ci sentiamo trafiggere l’animo nel leggere nella lettera, da poco inviataci dallo stesso Imperatore germanico l’accusa, non meno atroce che impensabile, contro una parte, come egli dice, dei suoi sudditi Cattolici, e in particolare contro il Clero Cattolico ed i Vescovi della Germania. L’unica motivazione di quella accusa è che costoro, senza temere né le sofferenze né le carceri, e non preoccupandosi della loro vita più che di se stessi (At XX, 24), rifiutano di obbedire alle sopraddette leggi, con la medesima costanza con la quale, prima che esse fossero sancite, vi si erano opposti, denunziandone al Potere gli errori e spiegandoli, con gravi pesanti numerose e solidissime rimostranze, che con plauso di tutto il mondo cattolico e anche di non pochi eterodossi, hanno presentato al Principe, ai Ministri, e alla stessa suprema Assemblea del Regno. – Per questo essi sono ora accusati di tradimento, come se fossero in accordo e cospirassero con coloro che tentano di sconvolgere tutti gli ordinamenti della società umana, senza tenere in considerazione le numerose e autorevoli prove che evidentemente dimostrano la loro saldissima fedeltà e la loro obbedienza verso il Principe, e il loro caldo amore verso la patria. Ché, anzi, Noi stessi siamo pregati di esortare quei Cattolici e i sacri Pastori all’osservanza di quelle leggi, come se Noi stessi concorressimo con l’opera Nostra ad opprimere e a disperdere il gregge di Cristo. Ma, fiduciosi in Dio, Noi speriamo che il serenissimo Imperatore, conosciute e ponderate meglio le cose, respingerà un sospetto tanto inconsistente ed incredibile verso sudditi fedelissimi, né permetterà che il loro onore sia straziato più a lungo da una così turpe diffamazione e che una tanto immeritata persecuzione continui contro di loro. Del resto Noi avremmo ben volentieri ignorato in questa sede questa lettera dell’Imperatore se, a Nostra insaputa e con scelta davvero insolita, non fosse stata divulgata dal giornale ufficiale di Berlino, insieme con un’altra scritta di Nostra mano, in cui Ci appellavamo alla giustizia del serenissimo Imperatore in favore della Chiesa Cattolica in Prussia. – Le cose che abbiamo ricordato fin qui sono davanti agli occhi di tutti: perciò mentre i Religiosi e le vergini consacrate a Dio vengono privati della libertà comune a tutti i cittadini, e vengono perseguitati con crudele ferocia; mentre le scuole pubbliche, nelle quali si educa la gioventù cattolica, vengono sottratte ogni giorno di più al salvifico Magistero e alla vigilanza della Chiesa; mentre si sciolgono i sodalizi istituiti per promuovere la Religione, e perfino gli stessi seminari dei chierici; mentre s’impedisce la libertà della predicazione evangelica; mentre in alcune parti del Regno si proibisce che venga impartita nella lingua materna l’istruzione religiosa; mentre vengono allontanati a forza dalle loro parrocchie i Parroci colà preposti dai Vescovi; mentre gli stessi Vescovi vengono privati delle loro rendite, perseguitati con multe, atterriti con la minaccia del carcere; mentre i Cattolici sono tormentati con ogni sorta di vessazione, è possibile che Noi Ci persuadiamo di quello che Ci si vuole dare a credere, cioè che né la Religione di Cristo né la verità sono chiamate in causa? – E non finiscono qui le offese che si fanno alla Chiesa Cattolica. Si aggiunge anche il fatto che il governo prussiano ed altri dell’Impero germanico hanno apertamente assunto la protezione di quei nuovi eretici, che, per un abuso di nome si chiamano Vecchi cattolici, il che sarebbe degno di riso, se i tanti mostruosi errori di quella setta contro i principi fondamentali della Fede, i tanti sacrilegi nella celebrazione dei misteri divini e nell’amministrazione dei sacramenti, i tanti gravissimi scandali, infine la tanto grande rovina delle anime redente dal sangue di Cristo, non inducessero piuttosto a versare calde lacrime. – E che cosa tentino e dove mirino codesti miserabili figli del male, chiaramente si vede da altri loro scritti, e soprattutto da quello empio e spregiudicato che fu pubblicato poco tempo fa da colui che essi, di recente, hanno eletto come pseudo-Vescovo. Essi infatti sovvertono il vero potere di giurisdizione che risiede nel Romano Pontefice e nei Vescovi, successori del Beato Pietro e degli Apostoli, e lo trasferiscono al popolo, ossia, come dicono, alla comunità; rifiutano sfacciatamente e combattono il Magistero infallibile sia del Romano Pontefice, sia di tutta la Chiesa docente. Contro lo Spirito Santo (che Cristo affermò che sarebbe rimasto in eterno nella Chiesa), essi con incredibile ardire sostengono che il Romano Pontefice, e tutti i Vescovi, sacerdoti e popoli, congiunti con lui in unità di fede e di comunione, sono caduti in eresia, quando hanno sancito e professato le definizioni del Concilio Ecumenico Vaticano. Negano quindi anche l’infallibilità della Chiesa, bestemmiando che essa è morta in tutto il mondo, e che il suo Capo visibile e i Vescovi non esistono più; quindi vanno dicendo che è sorta in loro la necessità di restaurare l’episcopato legittimo nel loro pseudo-Vescovo, il quale, salendo alla carica non per la porta, ma in modo diverso, come uno che rapina o ruba, attira egli stesso sul proprio capo la dannazione di Cristo. – Ciò nonostante questi miserabili, che sovvertono i fondamenti della Religione Cattolica, che distruggono tutti i suoi principi e i suoi caratteri, che hanno inventato tanto turpi e numerosi errori o, piuttosto, desumendoli dal vecchio patrimonio degli eretici e raccogliendoli insieme, li hanno riproposti, non si vergognano di dirsi cattolici, Vecchi cattolici, mentre con la loro dottrina, con la loro stranezza, e con il loro numero rimuovono da se stessi in modo totale ambedue i caratteri: l’antichità e la Cattolicità. Contro costoro, con maggior diritto certamente che non un tempo Agostino contro i Donatisti, insorge la Chiesa diffusa fra tutte le genti: quella Chiesa che Cristo, figlio del Dio vivente, edificò sopra una pietra e contro la quale le porte dell’inferno non prevarranno; quella Chiesa con la quale Egli, a cui è data ogni potestà in cielo ed in terra, disse che sarebbe stato tutti i giorni fino alla consumazione dei secoli. “Grida la Chiesa all’eterno suo Sposo: come può accadere che alcuni, non so chi, allontanatisi da me, mormorino contro di me? Come può essere che coloro che sono perduti pretendano che io sia perita? Annunziami la brevità dei miei giorni: per quanto tempo starò in questo mondo? Annunzialo a me per coloro che dicono: “Fu e non è più”; per coloro che dicono: “Sono adempiute le Scritture, tutte le genti hanno creduto, ma la Chiesa ha apostatato ed è perita per tutte le genti. Ed egli l’annunziò, né la sua voce fu vana”. In che modo l’annunziò? “Ecco, io sono con voi fino alla consumazione dei secoli”. Colpita dalle vostre parole e dalle vostre false opinioni, la Chiesa chiede a Dio che le dichiari la brevità dei suoi giorni, e trova che il Signore ha detto: “Ecco, io sono con voi fino alla consumazione dei secoli”. Qui voi dite: “Di noi ha detto: noi siamo e saremo fino alla consumazione dei secoli. Si interroghi lo stesso Cristo”. Egli disse: “Si predicherà questo Vangelo in tutto il mondo, a testimonianza per tutte le genti, ed allora verrà la fine”. Dunque, sino alla fine dei secoli la Chiesa è in tutte le genti. Periscano gli eretici, periscano per quello che sono; e vengano recuperati affinché siano ciò che non sono” . – Ma codesti uomini che procedono con maggior audacia per la via dell’iniquità e della perdizione (come per giusto giudizio di Dio suole accadere alle sette degli eretici) hanno voluto anche, come accennammo, creare una gerarchia, e hanno eletto e creato pseudo-vescovo certo Giuseppe Uberto Reinkens, noto apostata della fede cattolica; ed affinché non mancasse nulla alla loro impudenza, per la sua consacrazione ricorsero a quei Giansenisti di Utrecht, che essi, prima che si ribellassero alla Chiesa, consideravano (insieme con gli altri cattolici) eretici e scismatici. Tuttavia quel Giuseppe Uberto osa dichiararsi vescovo, e, cosa che supera ogni credibilità, è riconosciuto e nominato con pubblico decreto come vero Vescovo Cattolico dal serenissimo Imperatore di Germania, e proposto a tutti i sudditi perché sia considerato e riverito quale legittimo vescovo. Eppure gli stessi primi elementi della Dottrina Cattolica insegnano che non può essere considerato Vescovo legittimo, nessuno che non sia congiunto per comunione di fede e di carità con la Pietra sopra cui è edificata la Chiesa di Cristo, e non sia legato strettamente al supremo Pastore, a cui sono date da pascolare tutte le pecore di Cristo, e non sia unito a colui che difende e garantisce la fraternità che è nel mondo. E in verità “a Pietro parlò il Signore: ad uno solo, per fondare l’unità dall’uno” . A Pietro “la divina clemenza conferì una grande e mirabile parte del suo potere, e se volle che qualche cosa fosse comune con gli altri Principi, non concesse mai alcunché agli altri se non per mezzo di lui” . Ne consegue che da questa Sede Apostolica, dove il Beato Pietro “vive, presiede e concede a chi la cerca la verità della Fede , si diffondono per tutti i diritti della venerabile unione comune” ; e questa stessa Sede senza dubbio “è per le altre Chiese, sparse in tutta la terra, come il capo rispetto alle membra; chiunque si separa da lei diventa esule dalla religione cristiana, avendo cominciato a non essere più nello stesso corpo comune” . – Di conseguenza il santo martire Cipriano, discorrendo dello pseudo-vescovo scismatico Novaziano, gli negò perfino l’appellativo di cristiano, dato che era staccato e separato dalla Chiesa di Cristo. “Chiunque sia, dice, e di qualunque genere sia, non è cristiano chi non è nella Chiesa di Cristo. Si vanti pure e con parole superbe predichi la sua filosofia e la sua eloquenza; chi non è stato fedele alla carità fraterna e all’unità ecclesiastica, ha perduto anche quello che era prima. Dato che da Cristo deriva per tutto il mondo una sola Chiesa, divisa in molte membra, egualmente un solo episcopato è diffuso nel concorde pluralismo di molti Vescovi; esso, dopo il mandato di Dio, e dopo l’unità della Chiesa dovunque stretta e congiunta, si sforza di fare la Chiesa delle persone umane. Dunque, chi non osserva né l’unità dello spirito, né la comune unità della pace, e si separa dal vincolo della Chiesa e dal Collegio dei Sacerdoti, non può avere né il potere né l’onore di Vescovo, non avendo voluto mantenere né l’unità, né la pace dell’episcopato” . – Noi dunque che, benché immeritevoli, siamo collocati in questa suprema Cattedra di Pietro, a custodia della Fede Cattolica per mantenere e difendere l’unità della Chiesa universale, seguendo la consuetudine e l’esempio dei Nostri Predecessori e delle leggi ecclesiastiche, con la potestà conferitaci dal cielo, non solo dichiariamo l’elezione di Giuseppe Uberto Reinkens (prima ricordato) compiuta contro la sanzione dei Sacri Canoni, illecita, vana, e completamente nulla, e condanniamo e detestiamo la sua consacrazione sacrilega; ma con l’autorità di Dio onnipotente scomunichiamo e anatemizziamo lo stesso Giuseppe Uberto e coloro che osarono eleggerlo, coloro che collaborarono alla consacrazione sacrilega, tutti quelli che li hanno sostenuti e che, aderendo ad essi, diedero loro favore, aiuto o consenso; dichiariamo, comandiamo ed ordiniamo che tutti costoro debbano essere considerati separati dalla comunione della Chiesa e considerati nel numero di coloro, la cui familiarità e la cui frequentazione l’Apostolo vietò a tutti i fedeli di Cristo, tanto che espressamente comandò che non si dovesse neanche dire loro “Ave” (2Gv 10).

Da tutte le cose che abbiamo toccato, più deplorandole che narrandole, vi è abbastanza chiaro, Venerabili Fratelli, quanto triste e piena di pericolo sia la condizione dei Cattolici nei paesi d’Europa, di cui abbiamo trattato. E le cose non vanno meglio, né i tempi sono più pacifici in America, dove alcune regioni sono così ostili ai Cattolici, che i loro Governi sembrano negare coi fatti quella fede cattolica che professano. Infatti là da alcuni anni ha cominciato ad essere mossa una terribile guerra contro la Chiesa, le sue istituzioni e i diritti di questa Sede Apostolica. Se volessimo continuare in questo argomento non Ci verrebbero mai meno le parole. Dato che ciò, per la sua importanza, non può essere toccato per inciso, ne parleremo più a lungo un’altra volta. – Si meraviglierà forse qualcuno di Voi, Venerabili Fratelli, che la guerra che oggi si muove alla Chiesa Cattolica si espanda tanto. Ma chiunque conosce il carattere, gli obiettivi ed il proposito delle sette, sia che si chiamino massoniche, sia che si chiamino con qualsivoglia altro nome, e li paragoni al carattere, al modo, e all’ampiezza di questa guerra, da cui la Chiesa è assalita quasi da ogni parte, non potrà certamente dubitare che questa calamità non si debba attribuire alle frodi ed alle macchinazioni di quelle sette. Da esse infatti è formata la sinagoga di Satana, che ordina il suo esercito contro la Chiesa di Cristo, innalza la sua bandiera e viene a battaglia. I Nostri Predecessori, vigili in Israele, denunziarono ai Re ed ai popoli queste sette già da molto tempo, fin dalle loro origini, e poi ripetute volte le colpirono con le loro condanne. Noi pure non siamo venuti meno a questo dovere. Oh, se si fosse data più fiducia ai supremi Pastori della Chiesa, da parte di coloro che avrebbero potuto respingere una tanto esiziale pestilenza! Invece essa ha progredito attraverso nascondigli, viscidi anfratti e senza mai interrompere il suo lavorio, ingannando molti con astute frodi; ed è giunta infine a tale punto che ha potuto uscire dalle sue latebre, e vantarsi di essere oggi potente e sovrana. Aumentata ormai immensamente la turba dei loro seguaci, queste empie sette credono di aver quasi raggiunto lo scopo, anche se non hanno ancora toccato l’ultima meta. Avendo conseguito ciò che tanto avevano desiderato, cioè di decidere di ogni cosa nella maggior parte dei luoghi, ora indirizzano audacemente la forza e l’autorità acquistate allo scopo di ridurre la Chiesa in durissima schiavitù, abbattere i fondamenti sopra i quali ella si regge, contaminare le impronte divine delle quali luminosamente rifulge, e, ancor più, annientarla del tutto, se mai fosse possibile, nel mondo intero, dopo averla percossa con frequenti colpi, disfatta e distrutta. – Stando così le cose, Venerabili Fratelli, impiegate ogni mezzo per difendere dalle insidie e dal contagio di queste sette i fedeli affidati alle vostre cure, e per salvare dalla perdizione coloro che a queste sette disgraziatamente hanno dato il nome. Ma soprattutto mostrate e combattete l’errore di coloro che, o ingannati o ingannatori, non temono tuttavia di asserire che da queste oscure congreghe non si cerca altro che l’utilità sociale, il progresso e la reciproca beneficenza. Esponete spesso ai fedeli ed imprimete nelle loro anime le Costituzioni pontificie sull’argomento, e insegnate loro che da esse sono colpite non solo le società massoniche d’Europa, ma anche tutte quelle di America e quante altre si trovano nelle diverse regioni del mondo intero. – Del resto, Venerabili Fratelli, poiché Ci toccò di vivere in tempi nei quali incombe l’occasione di patire certamente molto, ma anche di meritare molto, noi, come buoni soldati di Cristo, preoccupiamoci in primo luogo di non abbattere il nostro animo; anzi, nella stessa tempesta da cui siamo sbattuti, armati della sicura speranza di tranquillità futura e di più limpida serenità della Chiesa, troviamo la forza per incoraggiare Noi stessi, il clero affaticato e il popolo, confidando nell’aiuto divino e sostenuti dalle nobilissime parole di Crisostomo: “Molti flutti, molte gravi tempeste incalzano; ma non temiamo d’essere sommersi, perché posiamo sulla pietra. Infierisca pure il mare; la pietra non potrà venirne disciolta. Insorgano pure le onde; la nave di Gesù non potrà venirne affondata. Nulla è più potente della Chiesa. La Chiesa è più forte dello stesso cielo. Passeranno il cielo e la terra; ma le parole di Cristo non passeranno. Quali parole? “Tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di lei”. Se non credi alle parole, credi ai fatti. Quanti tiranni tentarono di opprimere la Chiesa? Quante caldaie, quante fornaci, e denti di fiere, e aguzze spade! Tuttavia non ottennero nulla. Dove sono quei nemici? Sono dispersi nel silenzio e nell’oblio. E dove è la Chiesa? Ella splende più del sole. Le imprese di quei tali si estinsero, le cose della Chiesa vivono immortali. Se quando i cristiani erano pochi, non furono vinti, come potrai vincerli, quando l’intero mondo è pieno della loro sacra religione? Il Cielo e la terra passeranno; ma le mie parole non passeranno”. Pertanto, non spaventati da alcun pericolo e sgombri da ogni dubbio, perseveriamo nella preghiera e procuriamo di giungere a questo: che tutti ci sforziamo di placare l’ira celeste, provocata dai delitti degli uomini, in modo che alla fine sorga l’Onnipotente nella sua misericordia, comandi ai venti e porti la tranquillità.

Frattanto con ogni affetto impartiamo la Benedizione Apostolica, espressione della Nostra speciale benevolenza, a Voi tutti, Venerabili Fratelli, al clero e a tutto il popolo affidato alle vostre cure.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 21 novembre 1873, anno ventottesimo del Nostro Pontificato

UN’ENCICLICA AL GIORNO TOGLIE GLI USURPANTI APOSTATI (… CON CAZZUOLA E GREMBIULINO) DI TORNO: S.S. LEONE XII – “QUO GRAVIORA”

Ancora una volta il Pontefice regnante, S.S. Leone XII, è costretto a scomunicare gli aderenti alle sette malefiche e maledette, che, sotto il pretesto delle riforme politiche o della filantropia umanitaria, hanno come obiettivo principale la lotta alla Chiesa Cattolica, in particolare nella figura del Santo Padre, il Vicario di Gesù Cristo, Colui che ha sconfitto e distrutto il regno che lucifero, loro padre di adozione [col nome di baphomet, signore dell’universo] aveva stabilito sulla terra a perdizione del genere umano. Il Sommo Pontefice rinnova le scomuniche e riporta addirittura i testi integrali dei precedenti documenti Apostolici dei Papi antecedenti. Tremende sono le espressioni che utilizza il successore di S. Pietro nel confermare le condanne dei suoi predecessori « … Noi sotto le stesse pene comminate nelle lettere dei Nostri Predecessori che abbiamo riportato in questa Nostra Costituzione, e che espressamente confermiamo, in perpetuo proibiamo tutte le società occulte (qualunque sia il loro nome), tanto quelle ora esistenti, quanto quelle che forse si costituiranno in seguito e che si propongono le azioni sopra ricordate contro la Chiesa e le supreme potestà civili … » – « …. I fedeli debbono assolutamente astenersi dalle società stesse, dalle loro riunioni, conferenze, aggregazioni o conventicole sotto pena di scomunica in cui incorrono sull’istante tutti i contravventori sopra descritti senza alcuna dichiarazione; dalla scomunica nessuno potrà venire assolto se non da Noi o dal Romano Pontefice pro tempore, salvo che si trovi in punto di morte. (….) Soprattutto poi condanniamo risolutamente e dichiariamo assolutamente vano l’empio e scellerato giuramento che vincola gli adepti di quelle sette a non rivelare mai ad alcuno tutto ciò che riguarda le sette medesime e a punire con la morte tutti i compagni che si fanno delatori presso i superiori, sia Ecclesiastici, sia Laici… ». Leggendo queste poche righe, praticamente oggi, per tale motivo, è scomunicato pressoché tutto l’orbe terracqueo, dal mondo politico, finanziario, giornalistico, a quello artistico, scientifico, letterario e … dulcis in fundo: finto-ecclesiastico … modernista e pseudo tradizionalista ben saldato alle matrici ideologiche e dottrinali satanico-massoniche. E poi, dove trovano il Papa “vero” o un suo vero delegato che rimetta la scomunica “latae sententiae” comminata loro ipso facto? Meglio leggere attentamente il documento e pregare – il pusillus grex – per questi scellerati, non tanto per quello che di ignobile e vergognoso compiono in occulto nel nostro mondo, ma per quello a cui sono destinati nella vita eterna, e per la figuraccia mortale che faranno al giudizio universale, quando i loro inganni, le loro prevaricazioni, le usurpazioni, le trappole spirituali e materiali, gli attentati, i misfatti, le violenze di ogni tipo, gli innumerevoli omicidi, saranno svelati agli occhi di tutti, dei tanti che credevano in questi uomini ritenendoli “eroi della patria”, benefattori dell’umanità, modelli sociali, culturali e addirittura spirituali … Signore perdona loro, perché non sanno quello che fanno … offriamoci ostie di espiazione per le offese continue a Dio, al suo Cristo, alla sua Chiesa, ai suoi Santi, alla sua dottrina.

Bolla

Quo graviora

Leone XII

Roma, 13 marzo 1825

1. Quanto più gravi sono le sciagure che sovrastano il gregge di Cristo Dio e Salvatore nostro, tanta maggiore sollecitudine devono usare, per rimuoverle, i Romani Pontefici, ai quali sono stati affidati il potere e l’impegno di pascere e di governare quel gregge in nome del Beato Pietro, principe degli Apostoli. Compete infatti ad essi, come a coloro che sono posti nel più alto osservatorio della Chiesa, lo scorgere più da lontano le insidie che i nemici del nome cristiano ordiscono per distruggere la Chiesa di Cristo, senza che mai possano conseguire tale scopo; ad essi compete non solo indicare e rivelare le stesse insidie ai fedeli, perché se ne guardino, ma anche, con la propria autorità, stornarle e rimuoverle. I Romani Pontefici Nostri Predecessori compresero quale gravoso incarico fosse loro affidato; perciò si imposero di vigilare sempre come buoni pastori. Con le esortazioni, gl’insegnamenti, i decreti e dedicando la stessa vita al loro gregge, ebbero cura di proibire e di distruggere totalmente le sette che minacciavano l’estrema rovina della Chiesa. Né la memoria di questo impegno pontificio può essere desunta soltanto dagli antichi annali ecclesiastici: lo si evince chiaramente dalle azioni compiute dai Romani Pontefici dell’età nostra e dei nostri Padri per opporsi alle sette clandestine di uomini nemici di Cristo. Infatti, non appena Clemente XII, Nostro Predecessore, si avvide che di giorno in giorno si rafforzava e acquistava nuova consistenza la setta dei Liberi Muratori, ossia dei Francs Maçons (o chiamata anche in altro modo), che per molti validi motivi egli aveva considerata non solo sospetta ma altresì implacabile nemica della Chiesa Cattolica, la condannò con una limpida Costituzione che comincia con le parole In eminenti, pubblicata il 28 aprile 1738, il cui testo è il seguente:

2. “Clemente Vescovo, servo dei servi di Dio. A tutti i fedeli, salute e Apostolica Benedizione.

Posti per volere della clemenza Divina, benché indegni, nell’eminente Sede dell’Apostolato, onde adempiere al debito della Pastorale provvidenza affidato a Noi, con assidua diligenza e con premura, per quanto Ci è concesso dal Cielo, abbiamo rivolto il pensiero a quelle cose per mezzo delle quali – chiuso l’adito agli errori ed ai vizi – si conservi principalmente l’integrità della Religione Ortodossa, e in questi tempi difficilissimi vengano allontanati da tutto il mondo Cattolico i pericoli dei disordini. – Già per la stessa pubblica fama Ci è noto che si estendono in ogni direzione, e di giorno in giorno si avvalorano, alcune società, unioni, riunioni, adunanze, conventicole o aggregazioni comunemente chiamate dei Liberi Muratori o des Francs Maçons, o con altre denominazioni chiamate a seconda della varietà delle lingue, nelle quali con stretta e segreta alleanza, secondo loro Leggi e Statuti, si uniscono tra di loro uomini di qualunque religione e setta, contenti di una certa affettata apparenza di naturale onestà. Tali Società, con stretto giuramento preso sulle Sacre Scritture, e con esagerazione di gravi pene, sono obbligate a mantenere un inviolabile silenzio intorno alle cose che esse compiono segretamente. Ma essendo natura del delitto il manifestarsi da se stesso e generare il rumore che lo denuncia, ne deriva che le predette società o conventicole hanno prodotto nelle menti dei fedeli tale sospetto, secondo il quale per gli uomini onesti e prudenti l’iscriversi a quelle aggregazioni è lo stesso che macchiarsi dell’infamia di malvagità e di perversione: se non operassero iniquamente, non odierebbero tanto decisamente la luce. Tale fama è cresciuta in modo così considerevole, che dette Società sono già state proscritte dai Principi secolari in molti Paesi come nemiche dei Regni, e sono state provvidamente eliminate. Noi pertanto, meditando sui gravissimi danni che per lo più tali Società o Conventicole recano non solo alla tranquillità della temporale Repubblica, ma anche alla salute spirituale delle anime, in quanto non si accordano in alcun modo né con le Leggi Civili né con quelle Canoniche; ammaestrati dalle Divine parole a vigilare giorno e notte, come servo fedele e prudente preposto alla famiglia del Signore, affinché questa razza di uomini non saccheggi la casa come ladri, né come le volpi rovini la vigna; affinché, cioè, non corrompa i cuori dei semplici né ferisca occultamente gl’innocenti; allo scopo di chiudere la strada che, se aperta, potrebbe impunemente consentire dei delitti; per altri giusti e razionali motivi a Noi noti, con il consiglio di alcuni Venerabili Nostri Fratelli Cardinali della Santa Romana Chiesa, e ancora motu proprio, con sicura scienza, matura deliberazione e con la pienezza della Nostra Apostolica potestà, decretiamo doversi condannare e proibire, come con la presente Nostra Costituzione, da valere in perpetuo, condanniamo e proibiamo le predette società, unioni, riunioni, adunanze, aggregazioni o conventicole dei Liberi Muratori o des Francs Maçons, o con qualunque altro nome chiamate. Pertanto, severamente, ed in virtù di santa obbedienza, comandiamo a tutti ed ai singoli fedeli di qualunque stato, grado, condizione, ordine, dignità o preminenza, sia Laici, sia Chierici, tanto Secolari quanto Regolari, ancorché degni di speciale ed individuale menzione e citazione, che nessuno ardisca o presuma sotto qualunque pretesto o apparenza di istituire, propagare o favorire le predette Società dei Liberi Muratori o des Francs Maçons o altrimenti denominate; di ospitarle e nasconderle nelle proprie case o altrove; di iscriversi ed aggregarsi ad esse; di procurare loro mezzi, facoltà o possibilità di convocarsi in qualche luogo; di somministrare loro qualche cosa od anche di prestare in qualunque modo consiglio, aiuto o favore, palesemente o in segreto, direttamente o indirettamente, in proprio o per altri, nonché di esortare, indurre, provocare o persuadere altri ad iscriversi o ad intervenire a simili Società, od in qualunque modo a giovare e a favorire le medesime. Anzi, ognuno debba assolutamente astenersi dalle dette società, unioni, riunioni, adunanze, aggregazioni o conventicole, sotto pena di scomunica per tutti i contravventori, come sopra, da incorrersi ipso facto, e senza alcuna dichiarazione: scomunica dalla quale nessuno possa essere assolto, se non in punto di morte, da altri all’infuori del Romano Pontefice pro tempore. – Vogliamo inoltre e comandiamo che tanto i Vescovi, i Prelati Superiori e gli altri Ordinari dei luoghi, quanto gl’Inquisitori dell’eretica malvagità deputati in qualsiasi luogo, procedano e facciano inquisizione contro i trasgressori di qualunque stato, grado, condizione, ordine, dignità o preminenza, e che reprimano e puniscano i medesimi con le stesse pene con le quali colpiscono i sospetti di eresia. Pertanto concediamo e attribuiamo libera facoltà ad essi, e a ciascuno di essi, di procedere e di inquisire contro i suddetti trasgressori, e di imprigionarli e punirli con le debite pene, invocando anche, se sarà necessario, l’aiuto del braccio secolare. Vogliamo poi che alle copie della presente, ancorché stampate, sottoscritte di mano di qualche pubblico Notaio e munite del sigillo di persona costituita in dignità Ecclesiastica, sia prestata la stessa fede che si presterebbe alla Lettera se fosse esibita o mostrata nell’originale. A nessuno dunque, assolutamente, sia permesso violare, o con temerario ardimento contraddire questa pagina della Nostra dichiarazione, condanna, comandamento, proibizione ed interdizione. Se qualcuno osasse tanto, sappia che incorrerà nello sdegno di Dio Onnipotente e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.

Dato a Roma, presso Santa Maria Maggiore, nell’anno dell’Incarnazione del Signore 1738, il 28 aprile, nell’anno ottavo del Nostro Pontificato”.

3. Questi provvedimenti, tuttavia, non apparvero sufficienti a Benedetto XIV, altro Nostro Predecessore di veneranda memoria. Nei discorsi di molti era diffusa la convinzione che la pena della scomunica irrogata nella lettera del defunto Clemente XII fosse inoperante perché Benedetto non aveva confermato quella lettera. In verità, era assurdo affermare che le leggi dei Pontefici precedenti diventano obsolete qualora non siano espressamente approvate dai Successori; inoltre era evidente che da Benedetto, più di una volta, era stata ratificata la Costituzione di Clemente. Tuttavia Benedetto decise di sottrarre anche questo cavillo dalle mani dei settari, pubblicando il 18 marzo 1751 una nuova Costituzione che comincia con la parola Providas. In essa riportò, parola per parola, la Costituzione di Clemente e la confermò, come suol dirsi, in forma specifica, che è considerata la forma più ampia e più efficace fra tutte. Questo è il testo della Costituzione di Benedetto:

4. “Il Vescovo Benedetto, servo dei servi di Dio. A perpetua memoria.

Giudichiamo doveroso, con un nuovo intervento della Nostra autorità, sostenere e confermare – in quanto lo richiedono giusti e gravi motivi – le provvide leggi e le sanzioni dei Romani Pontefici Nostri Predecessori: non soltanto quelle leggi e quelle sanzioni il cui vigore o per il processo del tempo o per la noncuranza degli uomini temiamo si possa rallentare od estinguere, ma anche quelle che recentemente hanno ottenuto forza e piena validità. – Di fatto Clemente XII, Nostro Predecessore di felice memoria, con propria Lettera apostolica del 28 aprile dell’anno dell’Incarnazione del Signore 1738, anno ottavo del suo Pontificato – Lettera diretta a tutti i fedeli e che comincia In eminenti – condannò per sempre e proibì alcune società, unioni, riunioni, adunanze, conventicole o aggregazioni volgarmente chiamate dei Liberi Muratori o des Francs Maçons, o diversamente denominate, già allora largamente diffuse in certi Paesi e che ora sempre più aumentano. Egli vietò a tutti e ai singoli Cristiani (sotto pena di scomunica da incorrersi ipso facto senza alcuna dichiarazione, dalla quale nessuno potesse essere assolto da altri, se non in punto di morte, all’infuori del Romano Pontefice pro tempore) di tentare o ardire di entrare in siffatte Società, propagarle o prestare loro favore o ricetto, occultarle, iscriversi ad esse, aggregarsi o intervenirvi, ed altro, come nella stessa Lettera più largamente e più ampiamente è contenuto. Eccone il testo.

[Il testo della Costituzione In eminenti di Clemente XII è pubblicata integralmente nelle pagine precedenti di questa stessa Bolla].

Ma poiché, per quanto Ci è stato riferito, alcuni non hanno avuto difficoltà di affermare e diffondere pubblicamente che la detta pena di scomunica imposta dal Nostro Predecessore non è più operante perché la relativa Costituzione non è poi stata da Noi confermata, quasi che sia necessaria, perché le Apostoliche Costituzioni mantengano validità, la conferma esplicita del successore; ed essendo stato suggerito a Noi, da parte di alcune persone pie e timorate di Dio, che sarebbe assai utile eliminare tutti i sotterfugi dei calunniatori e dichiarare l’uniformità dell’animo Nostro con l’intenzione e la volontà dello stesso Predecessore, aggiungendo alla sua Costituzione il nuovo voto della Nostra conferma; Noi certamente, fino ad ora, quando abbiamo benignamente concesso l’assoluzione dalla incorsa scomunica, sovente prima e principalmente nel passato anno del Giubileo, a molti fedeli veramente pentiti e dolenti di avere trasgredito le leggi della stessa Costituzione e che assicuravano di cuore di allontanarsi completamente da simili società e conventicole, e che per l’avvenire non vi sarebbero mai tornati; o quando accordammo ai Penitenzieri da Noi delegati la facoltà di impartire l’assoluzione a Nostro nome e con la Nostra autorità a coloro che ricorressero ai Penitenzieri stessi; e quando con sollecita vigilanza non tralasciammo di provvedere a che dai competenti Giudici e Tribunali si procedesse in proporzione del delitto compiuto contro i violatori della Costituzione stessa, il che fu effettivamente più volte eseguito: abbiamo certamente fornito argomenti non solo probabili ma del tutto evidenti ed indubitabili, attraverso i quali si sarebbero dovute comprendere le disposizioni dell’animo Nostro e la ferma e deliberata volontà consenzienti con la censura imposta dal predetto Clemente Predecessore. Se un’opinione contraria si divulgasse intorno a Noi, Noi potremmo sicuramente disprezzarla e rimettere la Nostra causa al giusto giudizio di Dio Onnipotente, pronunciando quelle parole che un tempo si recitavano nel corso delle sacre funzioni: “Concedi, o Signore, te ne preghiamo, che Noi non curiamo le calunnie degli animi perversi, ma conculcata la perversità medesima supplichiamo che Tu non permetta che siamo afflitti dalle ingiuste maldicenze o avviluppati dalle astute adulazioni, ma che amiamo piuttosto ciò che Tu comandi”. Così riporta un antico Messale attribuito a San Gelasio, Nostro Predecessore, e che dal Venerabile Servo di Dio il Cardinale Giuseppe Maria Tommasi fu inserito nella Messa che s’intitola Contro i maldicenti. – Tuttavia, affinché non si potesse dire che Noi avevamo imprudentemente omesso qualche cosa, al fine di eliminare agevolmente i pretesti alle menzognere calunnie e chiudere loro la bocca; udito prima il consiglio di alcuni Venerabili Nostri Fratelli Cardinali della Santa Romana Chiesa, abbiamo decretato di confermare la stessa Costituzione del Nostro Predecessore, parola per parola, come sopra riportato in forma specifica, la quale è considerata come la più ampia ed efficace di tutte: la confermiamo, convalidiamo, rinnoviamo e vogliamo e decretiamo che abbia perpetua forza ed efficacia per Nostra sicura scienza, nella pienezza della Nostra Apostolica autorità, secondo il tenore della medesima Costituzione, in tutto e per tutto, come se fosse stata promulgata con Nostro motu proprio e con la Nostra autorità, e fosse stata pubblicata per la prima volta da Noi. – Per la verità, fra i gravissimi motivi delle predette proibizioni e condanna esposti nella sopra riportata Costituzione ve n’è uno, in forza del quale in tali società e conventicole possano unirsi vicendevolmente uomini di qualsiasi religione e setta; è chiaro quale danno si possa recare alla purezza della Religione Cattolica. Il secondo motivo è la stretta e impenetrabile promessa di segreto, in forza del quale si nasconde ciò che si fa in queste adunanze, cui meritamente si può applicare quella sentenza che Cecilio Natale, presso Minucio Felice, addusse in una causa ben diversa: “Le cose oneste amano sempre la pubblica luce; le scelleratezze sono segrete”. Il terzo motivo è il giuramento con il quale gli iscritti s’impegnano ad osservare inviolabilmente detto segreto, quasi che sia lecito a qualcuno, interrogato da legittimo potere, con la scusa di qualche promessa o giuramento di sottrarsi all’obbligo di confessare tutto ciò che si ricerca, per conoscere se in tali conventicole si faccia qualche cosa contraria alla stabilità e alle leggi della Religione e della Repubblica. Il quarto motivo è che queste Società si oppongono alle Sanzioni Civili non meno che alle Canoniche, tenuto conto, appunto, che ai sensi del Diritto Civile si vietano tutti i Collegi e le adunanze formati senza la pubblica autorità, come si legge nelle Pandette , e nella celebre lettera di C. Plinio Cecilio, il quale riferisce che fu proibito per suo Editto, giusta il comandamento dell’Imperatore, che si tenessero le Eterie, cioè che potessero esistere e riunirsi Società e adunanze senza l’autorizzazione del Principe. Il quinto motivo è che in molti Paesi le citate società e aggregazioni sono già state proscritte e bandite con leggi dei Principi secolari. Infine, l’ultimo motivo è che presso gli uomini prudenti ed onesti si biasimavano le predette società e aggregazioni: a loro giudizio chiunque si iscriveva ad esse incorreva nella taccia di pravità e perversione.

Infine lo stesso Predecessore nella sopra riportata Costituzione esorta i Vescovi, i Superiori Prelati e gli altri Ordinari dei luoghi a non trascurare d’invocare l’aiuto del braccio secolare qualora occorra per l’esecuzione di tale disposizione.

Tutte queste cose, anche singolarmente, non solo si approvano e si confermano da Noi, ma anche si raccomandano e si ingiungono ai Superiori Ecclesiastici; ma Noi stessi, per debito della Apostolica sollecitudine, con la presente Nostra Lettera invochiamo e con vivo affetto ricerchiamo il soccorso e l’aiuto dei Principi Cattolici e dei secolari Poteri – essendo gli stessi Principi Supremi e i titolari del potere eletti da Dio quali difensori della fede e protettori della Chiesa – affinché sia loro cura adoperarsi nel modo più efficace perché alle Apostoliche Costituzioni si prestino il dovuto ossequio e la più assoluta obbedienza. Ciò riportarono alla loro memoria i Padri del Concilio Tridentino, Sess. 25, cap. 20, e molto prima l’aveva egregiamente dichiarato l’Imperatore Carlo Magno nel Tit. I. cap. 2, dei suoi Capitolati nei quali, dopo aver comandato a tutti i suoi sudditi l’osservanza delle Sanzioni Ecclesiastiche, aggiunse queste parole: “In nessun modo possiamo conoscere come possano essere fedeli a noi coloro che si mostrano infedeli a Dio e disubbidienti ai suoi sacerdoti”. Conseguentemente impose a tutti i Presidenti e ai Ministri delle sue province che obbligassero tutti e i singoli a prestare la dovuta obbedienza alle leggi della Chiesa. Inoltre comminò gravissime pene contro coloro che trascurassero di fare ciò, aggiungendo fra l’altro: “Coloro poi che in queste cose (il che non avvenga) saranno trovati negligenti e trasgressori, sappiano che non conserveranno gli onori nel nostro Impero, ancorché siano nostri figlioli; né avranno posto nel Palazzo; né con noi né coi nostri fedeli avranno società o comunanza, ma piuttosto pagheranno la pena nelle angustie e nelle ristrettezze”.

Vogliamo poi che alle copie della presente, ancorché stampate, sottoscritte di mano di qualche pubblico Notaio e munite del sigillo di persona costituita in dignità Ecclesiastica, sia prestata la stessa fede che si presterebbe alla Lettera se fosse esibita o mostrata nell’originale.

A nessuno dunque, assolutamente, sia permesso violare, o con temerario ardimento contraddire questo testo della Nostra conferma, innovazione, approvazione, comandamento, invocazione, richiesta, decreto e volontà. Se qualcuno osasse tanto, sappia che incorrerà nello sdegno di Dio Onnipotente e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.

Dato a Roma, presso Santa Maria Maggiore, il 18 marzo dell’anno dell’Incarnazione del Signore 1751, undicesimo anno del Nostro Pontificato”.

5. Oh, se i potenti di allora avessero preso in considerazione questi decreti, come lo richiedeva la salvezza della Chiesa e dello Stato! Oh, se si fossero persuasi di dover vedere nei Romani Pontefici Successori del Beato Pietro non solo i pastori e i maestri della Chiesa universale, ma anche i valenti difensori della loro dignità e gli attenti indicatori degli imminenti pericoli! Oh, se si fossero serviti del loro potere per sradicare le sette i cui pestiferi disegni erano stati rivelati ad essi dalla Sede Apostolica! Già da quel tempo avrebbero posto termine alla vicenda. Ma siccome, sia per l’inganno dei settari che occultavano astutamente le loro tresche, sia per inconsulti suggerimenti di taluni, avevano divisato di trascurare questa questione, o almeno di trattarla con noncuranza, da quelle antiche sette massoniche, sempre attive, molte altre sono germinate, assai peggiori e più audaci di quelle. Sembrò che quelle sette fossero tutte comprese in quella dei Carbonari, che era considerata in Italia e in alcuni altri Paesi la più importante fra tutte e che, variamente ramificata con nomi appena diversi, si diede a combattere aspramente la Religione Cattolica e qualunque suprema, legittima e civile potestà. Per liberare da questa sciagura l’Italia, gli altri Paesi e anzi lo stesso Stato Pontificio (in cui, soppresso per qualche tempo il governo Pontificio, quella setta si era introdotta insieme con gl’invasori stranieri) Pio VII di felice memoria, a cui Noi siamo succeduti, con una Costituzione che comincia con le parole Ecclesiam a Jesu Christopubblicata il 13 settembre 1821 condannò con gravissime pene la setta dei Carbonari, comunque fosse denominata a seconda della diversità dei luoghi, degli uomini e degli idiomi. Abbiamo pensato di includere in questa Nostra lettera anche il testo di essa, che recita come segue.

6. Il Vescovo Pio, servo dei servi di Dio. A perpetua memoria. – La Chiesa fondata da Gesù Cristo Salvatore Nostro sopra solida pietra (e contro di essa Cristo promise che non sarebbero mai prevalse le porte dell’inferno) è stata assalita così spesso e da tanti temibili nemici, che se non si frapponesse quella promessa divina che non può venir meno, vi sarebbe da temere che essa potesse soccombere, circuita dalla forza o dai vizi o dall’astuzia. Invero, ciò che accadde in altri tempi si ripete anche e soprattutto in questa nostra luttuosa età che sembra quell’ultimo tempo preannunciato in passato dall’Apostolo: “Verranno gli ingannatori che, secondo i loro desideri, cammineranno nella via dell’empietà” (Gd 18). Infatti nessuno ignora quanti scellerati, in questi tempi difficilissimi, si siano coalizzati contro il Signore e contro Cristo Figlio Suo; costoro si adoperano soprattutto (sebbene con vani sforzi) a travolgere e a sovvertire la stessa Chiesa, ingannando i fedeli (Col II, 8) con una vana e fallace filosofia e sottraendoli alla dottrina della Chiesa. Per raggiungere più facilmente questo scopo, molti di costoro organizzarono occulti convegni e sette clandestine con cui speravano in futuro di trascinare più facilmente numerosi individui a essere complici della loro congiura e della loro iniquità. – Già da tempo questa Santa Sede, scoperte tali sette, lanciò l’allarme contro di esse con alta e libera voce, e rivelò le loro trame contro la Religione e contro la stessa società civile. Già da tempo sollecitò la vigilanza di tutti perché si guardassero in modo che queste sette non osassero attuare i loro scellerati propositi. È tuttavia motivo di rammarico che all’impegno di questa sede Apostolica non abbia corrisposto l’esito cui essa mirava e che quegli uomini scellerati non abbiano desistito dalla congiura intrapresa, per cui ne sono derivati infine quei mali che Noi stessi avevamo previsto. Anzi, quegli uomini, la cui iattanza sempre si accresce, hanno perfino osato creare nuove società segrete.

A questo punto occorre ricordare una società nata di recente e diffusa in lungo e in largo per l’Italia e in altre regioni: per quanto sia divisa in numerose sette e per quanto assuma talvolta denominazioni diverse e distinte tra loro, in ragione della loro varietà, tuttavia essa è una sola di fatto nella comunanza delle dottrine e dei delitti e nel patto che fu stabilito; essa viene chiamata solitamente dei Carbonari. Costoro simulano un singolare rispetto e un certo straordinario zelo verso la Religione Cattolica e verso la persona e l’insegnamento di Gesù Cristo Nostro Salvatore, che talvolta osano sacrilegamente chiamare Rettore e grande Maestro della loro società. Ma questi discorsi, che sembrano ammorbiditi con l’olio, non sono altro che dardi scoccati con più sicurezza da uomini astuti, per ferire i meno cauti; quegli uomini si presentano in vesti di agnello ma nell’intimo sono lupi rapaci. – Anche se mancassero altri argomenti, i seguenti persuadono a sufficienza che non si deve prestare alcun credito alle loro parole, cioè: il severissimo giuramento con cui, imitando in gran parte gli antichi Priscillanisti, promettono di non rivelare mai e in nessun caso, a coloro che non sono iscritti alla società, cosa alcuna che riguardi la stessa società, né di comunicare a coloro che si trovano nei gradi inferiori cosa alcuna che riguardi i gradi superiori; inoltre, le segrete e illegali riunioni che essi convocano seguendo l’usanza di molti eretici e la cooptazione di uomini d’ogni religione e di ogni setta nella loro società. – Non occorrono dunque congetture e argomenti per giudicare le loro affermazioni, come più sopra si è detto. I libri da loro pubblicati (nei quali si descrive il metodo che si suole seguire nelle riunioni dei gradi superiori), i loro catechismi, gli statuti e gli altri gravissimi, autentici documenti rivolti a ispirare fiducia, e le testimonianze di coloro che, avendo abbandonato la società cui prima appartenevano, ne rivelarono ai legittimi giudici gli errori e le frodi, dimostrano apertamente che i Carbonari mirano soprattutto a dare piena licenza a chiunque di inventare col proprio ingegno e con le proprie opinioni una religione da professare, introducendo quindi verso la Religione quella indifferenza di cui a malapena si può immaginare qualcosa di più pernicioso. Nel profanare e nel contaminare la passione di Gesù Cristo con certe loro nefande cerimonie; nel disprezzare i Sacramenti della Chiesa (ai quali sembrano sostituirne altri nuovi da loro inventati con suprema empietà) e gli stessi Misteri della Religione Cattolica; nel sovvertire questa Sede Apostolica (nella quale risiede da sempre il primato della Cattedra Apostolica) sono animati da un odio particolare e meditano propositi funesti e perniciosi. – Non meno scellerate (come risulta dagli stessi documenti) sono le norme di comportamento che la società dei Carbonari insegna, sebbene impudentemente si vanti di esigere dai suoi seguaci che coltivino e pratichino la carità e ogni altra virtù, e che si astengano scrupolosamente da ogni vizio. Pertanto essa favorisce senza alcun pudore le voluttà più sfrenate; insegna che è lecito uccidere coloro che non rispettarono il giuramento di mantenere il segreto, cui si è fatto cenno più sopra; e sebbene Pietro principe degli Apostoli prescriva che i Cristiani “siano soggetti, in nome di Dio, ad ogni umana creatura o al Re come preminente o ai Capi come da Lui mandati, ecc.” (1Pt II,13); sebbene l’Apostolo Paolo ordini che “ogni anima sia soggetta alle potestà più elevate”, tuttavia quella società insegna che non costituisce reato fomentare ribellioni e spogliare del loro potere i Re e gli altri Capi, che per somma ingiuria osa indifferentemente chiamare tiranni (Rm III,14).

Questi ed altri sono i dogmi e i precetti di questa società, da cui ebbero origine quei delitti recentemente commessi dai Carbonari, che tanto lutto hanno recato a oneste e pie persone. Noi, dunque, che siamo stati designati come veggenti di quella casa d’Israele che è la Santa Chiesa e che per il Nostro ufficio pastorale dobbiamo evitare che il gregge del Signore a Noi divinamente affidato patisca alcun danno, pensiamo che in una contingenza così grave non possiamo esimerci dall’impedire i delittuosi tentativi di questi uomini. Siamo mossi anche dall’esempio di Clemente XII e di Benedetto XIV di felice memoria, Nostri Predecessori: il primo, il 28 aprile 1738, con la Costituzione “In eminenti”, e il secondo, il 18 maggio 1751, con la Costituzione “Providas”, condannarono e proibirono le società dei Liberi Muratori, ossia dei Francs Maçons, o chiamate con qualunque altro nome, secondo la varietà delle regioni e degli idiomi; si deve ritenere che di tali società sia forse una propaggine, o certo un’imitazione, questa società dei Carbonari. – E sebbene con due editti promulgati dalla Nostra Segretaria di Stato abbiamo già severamente proscritta questa società, seguendo tuttavia i ricordati Nostri Predecessori pensiamo di decretare, in modo anche più solenne, gravi pene contro questa società, soprattutto perché i Carbonari pretendono, erroneamente, di non essere compresi nelle due Costituzioni di Clemente XII e di Benedetto XIV né di essere soggetti alle sentenze e alle sanzioni in esse previste. – Consultata dunque una scelta Congregazione di Venerabili Fratelli Nostri Cardinali di Santa Romana Chiesa, con il loro consiglio ed anche per motu proprio, per certa dottrina e per meditata Nostra deliberazione, nella pienezza dell’autorità apostolica abbiamo stabilito e decretato di condannare e di proibire la predetta società dei Carbonari, o con qualunque altro nome chiamata, le sue riunioni, assemblee, conferenze, aggregazioni, conventicole, così come con il presente Nostro atto la condanniamo e proibiamo.

Pertanto a tutti e a ciascuno dei fedeli di Cristo di qualunque stato, grado, condizione, ordine, dignità e preminenza, sia laici sia chierici, tanto secolari che regolari, degni anche di specifica, individuale ed esplicita menzione, ordiniamo rigorosamente e in virtù della santa obbedienza che nessuno, sotto qualsivoglia pretesto o ricercato motivo, osi o pretenda di fondare, diffondere o favorire, e nella sua casa o dimora o altrove accogliere e nascondere la predetta società dei Carbonari, o altrimenti detta, come pure di iscriversi od aggregarsi ad essa o di intervenire a qualunque grado di essa o di offrire la facoltà e l’opportunità che essa si convochi in qualche luogo o di elargire qualcosa ad essa o in altro modo prestare consiglio, aiuto o favore palese od occulto, diretto o indiretto, per essa stessa o per altri; e ancora di esortare, indurre, provocare o persuadere altri ad iscriversi, ad aggregarsi o a intervenire in tale società o in qualunque grado di essa o di giovarle o favorirla comunque. I fedeli debbono assolutamente astenersi dalla società stessa, dalle sue adunanze, riunioni, aggregazioni o conventicole sotto pena di scomunica in cui incorrono sull’istante tutti i contravventori sopra indicati, senza alcun’altra dichiarazione; dalla scomunica nessuno potrà venire assolto se non da Noi o dal Romano Pontefice pro tempore, salvo che si trovi in punto di morte. – Inoltre prescriviamo a tutti, sotto la stessa pena di scomunica, riservata a Noi e ai Romani Pontefici Nostri Successori, l’obbligo di denunciare ai Vescovi, o ad altri competenti, tutti coloro che sappiano aver aderito a questa società o che si sono macchiati di alcuno dei delitti più sopra ricordati. – Infine, per allontanare con più efficacia ogni pericolo di errore, condanniamo e proscriviamo tutti i cosiddetti catechismi e libri dei Carbonari, ove costoro descrivono ciò che si è soliti fare nelle loro riunioni; così pure i loro statuti, i codici e tutti i libri scritti in loro difesa, sia stampati, sia manoscritti. A tutti i fedeli, sotto la stessa pena di scomunica maggiore parimenti riservata, proibiamo i libri suddetti, o la lettura o la conservazione di alcuno di essi; e ordiniamo che quei libri siano consegnati senza eccezione agli Ordinari del luogo o ad altri cui spetti il diritto di riceverli. – Vogliamo inoltre che ai transunti, anche stampati, della presente Nostra lettera, sottoscritti per mano di qualche pubblico Notaio e muniti del sigillo di persona investita di dignità ecclesiastica, si presti quella stessa fede che si concederebbe alla lettera originale se fosse presentata o mostrata. – Perciò a nessuno sia lecito strappare o contraddire con temeraria arroganza questo testo della Nostra dichiarazione, condanna, ordine, proibizione e interdetto. Se qualcuno osasse tentare ciò, sappia che incorrerà nello sdegno di Dio Onnipotente e dei beati suoi Apostoli Pietro e Paolo.

Dato a Roma, presso Santa Maria Maggiore, nell’anno dell’Incarnazione del Signore 1821, il giorno 13 settembre, nell’anno ventiduesimo del Nostro Pontificato”.

7. Poco tempo dopo la promulgazione di questa Costituzione di Pio VII, Noi, senza alcun Nostro merito, fummo elevati alla suprema cattedra di San Pietro, e subito rivolgemmo tutta la Nostra attività a scoprire quale fosse lo stato delle sette clandestine, quale il loro numero, quale la potenza. A seguito di tale inchiesta, agevolmente abbiamo compreso che la loro baldanza era cresciuta soprattutto per l’aumentato numero di nuove sette. Fra esse in primo luogo occorre fare menzione di quella che si chiama Universitaria perché ha sede e domicilio in parecchie Università degli Studi in cui i giovani, da alcuni maestri (intesi non già ad insegnare ma a pervertire), vengono iniziati ai misteri della setta, che correttamente devono essere definiti misteri d’iniquità; pertanto i giovani vengono educati ad ogni scelleratezza.

8. Da ciò hanno tratto origine le fiamme della ribellione accese da tempo in Europa dalle sette clandestine; nonostante le più segnalate vittorie riportate dai potentissimi Principi d’Europa, che speravano di reprimerle, tuttavia i nefasti tentativi delle sette non hanno ancora avuto termine. Infatti negli stessi paesi nei quali i passati tumulti sembrano cessati, qual è il timore di nuovi disordini e sedizioni che quelle sette macchinano incessantemente? Quale lo spavento per gli empi pugnali che di nascosto immergono nei corpi di coloro che hanno destinato alla morte? Quante severe misure non di rado sono stati costretti ad adottare, loro malgrado, coloro che comandano per difendere la pubblica tranquillità?

9. Da qui hanno origine le atroci calamità che affliggono quasi ovunque la Chiesa e che non possiamo ricordare senza dolore, anzi: senza angoscia. Si contestano senza pudore i suoi santissimi dogmi e insegnamenti; si umilia la sua dignità. Quella pace e quella felicità di cui, per suo proprio diritto, essa dovrebbe godere, non sono soltanto turbate, ma del tutto sconvolte.

10. E non è da credere che sia una abbietta calunnia l’attribuire a queste sette tutti questi mali e gli altri che Noi abbiamo tralasciato. I libri che non si sono peritati di scrivere sulla Religione e lo Stato coloro che sono iscritti a queste sette, disprezzano il potere, bestemmiano la regalità, vanno dicendo che Cristo è scandalo e stoltezza; anzi, non di rado insegnano che Dio non esiste e che l’anima dell’uomo muore col corpo. I Codici e gli Statuti in cui rivelano i loro propositi e le loro regole, dimostrano chiaramente che da essi provengono tutti i mali che abbiamo ricordato e che mirano a far cadere i Principati legittimi e a distruggere dalle fondamenta la Chiesa. Questa affermazione deve essere considerata come certa e meditata: le sette, sebbene diverse nel nome, sono però congiunte tra loro dallo scellerato legame dei più turpi propositi.

11. Stando così le cose, Noi crediamo essere Nostro dovere condannare nuovamente queste sette clandestine in modo che nessuna di esse possa vantarsi di non essere compresa nella Nostra sentenza apostolica, e con questo pretesto possa indurre in errore uomini incauti o sprovveduti. Pertanto, per consiglio dei Venerabili Nostri Fratelli Cardinali di Santa Romana Chiesa e anche motu proprio, con sicura dottrina e con matura deliberazione Nostra, Noi sotto le stesse pene comminate nelle lettere dei Nostri Predecessori che abbiamo riportato in questa Nostra Costituzione, e che espressamente confermiamo, in perpetuo proibiamo tutte le società occulte (qualunque sia il loro nome), tanto quelle ora esistenti, quanto quelle che forse si costituiranno in seguito e che si propongono le azioni sopra ricordate contro la Chiesa e le supreme potestà civili.

12. Pertanto a tutti e a ciascuno dei fedeli di Cristo di qualunque stato, grado, condizione, ordine, dignità e preminenza, sia laici sia chierici, tanto secolari che regolari, degni anche di specifica, individuale ed esplicita menzione, ordiniamo rigorosamente, e in virtù della santa obbedienza, che nessuno sotto qualsivoglia pretesto o ricercato motivo osi o pretenda di fondare, diffondere o favorire, e nella sua casa o dimora o altrove accogliere e nascondere le predette società comunque si chiamino, come pure di iscriversi o aggregarsi ad esse o di intervenire a qualunque grado di esse o di offrire la facoltà e l’opportunità di convocarle in qualche luogo o di elargire loro qualcosa, o in altro modo prestare consiglio, aiuto o favore palese od occulto, diretto o indiretto, per sé o per altri; e ancora di esortare, indurre, provocare o persuadere altri ad iscriversi, ad aggregarsi o a intervenire in siffatte congreghe o in qualunque grado di esse, o di giovare loro o favorirle comunque. I fedeli debbono assolutamente astenersi dalle società stesse, dalle loro riunioni, conferenze, aggregazioni o conventicole sotto pena di scomunica in cui incorrono sull’istante tutti i contravventori sopra descritti senza alcuna dichiarazione; dalla scomunica nessuno potrà venire assolto se non da Noi o dal Romano Pontefice pro tempore, salvo che si trovi in punto di morte.

13. Inoltre a tutti prescriviamo, sotto la stessa pena di scomunica, riservata a Noi e ai Romani Pontefici Nostri Successori, l’obbligo di denunciare ai Vescovi o ad altri competenti tutti coloro che notoriamente hanno dato il loro nome a queste società o si sono macchiati di qualcuno dei delitti ricordati più sopra.

14. Soprattutto poi condanniamo risolutamente e dichiariamo assolutamente vano l’empio e scellerato giuramento che vincola gli adepti di quelle sette a non rivelare mai ad alcuno tutto ciò che riguarda le sette medesime e a punire con la morte tutti i compagni che si fanno delatori presso i superiori, sia Ecclesiastici, sia Laici. E che dunque? Poiché il giuramento va pronunciato al servizio della giustizia, non è forse delittuoso considerarlo come un legame con il quale ci si obbliga a un iniquo omicidio e a disprezzare l’autorità di coloro che, in quanto governano la Chiesa o la legittima società civile, hanno il diritto di conoscere tutto ciò da cui dipende la sicurezza di quelle istituzioni? Non è forse somma iniquità e turpitudine il chiamare Iddio stesso a testimone e mallevadore di delitti? Giustamente i Padri del terzo Concilio Lateranense affermano:”Non si possono definire giuramenti ma piuttosto spergiuri quelli che sono diretti contro il bene della Chiesa e gl’insegnamenti dei Santi Padri“. Ed è intollerabile l’impudenza, o la follia, di chi tra questi uomini, non nel proprio cuore soltanto ma anche pubblicamente e in pubblici scritti, afferma che “Dio non esiste“, e tuttavia osa pretendere un giuramento da coloro che sono accolti nelle sette.

15. Tali sono le Nostre disposizioni rivolte a reprimere e condannare tutte queste furiose e scellerate sette. Pertanto ora, Venerabili Fratelli Patriarchi Cattolici, Primati, Arcivescovi e Vescovi, non solo chiediamo ma piuttosto sollecitiamo il vostro impegno. Abbiate cura di voi e di tutto il gregge in cui lo Spirito Santo vi pose come Vescovi per governare la Chiesa di Dio. I lupi rapaci vi assaliranno se non avrete cura del gregge. Ma non vogliate temere, e non considerate la vostra vita più preziosa di voi stessi. – Considerate per certo che da voi in gran parte dipende la perseveranza degli uomini a voi affidati nella Religione e nelle buone azioni. Infatti, pur vivendo in giorni “che sono infausti” e in un tempo in cui molti “non difendono la sana dottrina“, perdura tuttavia il rispetto di molti fedeli verso i loro Pastori che a buon diritto sono considerati ministri di Cristo e dispensatori dei suoi misteri. Fate dunque uso, a vantaggio delle vostre pecore, di quella autorità che per immortale grazia di Dio conservate nell’animo loro. Fate loro conoscere le frodi dei settari e con quanta attenzione debbano evitare di frequentarli. Grazie all’autorità e al magistero vostro, abbiano orrore della malvagia dottrina di coloro che deridono i santissimi misteri della Nostra Religione e i purissimi insegnamenti di Cristo, e contestano ogni legittimo potere. E parlerò con voi ripetendo le parole usate dal Nostro Predecessore Clemente XIII nell’Enciclica [A quo die] del 14 settembre 1758, diretta a tutti i Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi della Chiesa Cattolica: “Vi prego: con lo Spirito del Signore siamo pieni di forza, di giustizia e di coraggio. Non lasciamo, a somiglianza di cani muti incapaci di latrare, che i Nostri greggi diventino una preda e le Nostre pecore il pasto d’ogni bestia selvatica; niente Ci trattenga dall’esporci ad ogni genere di combattimento per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Pensiamo attentamente a Colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori. Se ci arrestiamo davanti all’audacia dei malvagi, sono già crollate la forza morale dell’Episcopato e la divina e sublime potestà di governare la Chiesa; e non possiamo più continuare a considerarci, anzi non possiamo neanche più essere Cristiani, se temiamo le minacce e le insidie degli uomini perversi“.

16. Ancora con insistenza invochiamo il vostro aiuto, carissimi in Cristo Figli Nostri Cattolici Principi che apprezziamo con tanto singolare e paterno amore. Perciò vi richiamiamo alla memoriale parole che Leone il Grande (di cui siamo successori nella dignità e, sebbene indegni, eredi del nome) rivolse per iscritto a Leone Imperatore: “Devi senza esitazione comprendere che il potere regale ti è stato affidato non solo per governare il mondo ma soprattutto per proteggere la Chiesa in modo che, reprimendo gli atti di empia audacia, tu possa difendere le sane istituzioni e restituire la pace a quelle sconvolte“. Quanto al presente, la situazione è tale che per difendere non solo la Religione Cattolica ma altresì l’incolumità vostra e dei popoli soggetti alla vostra autorità, dovete reprimere quelle sette. Infatti la causa della Religione, soprattutto in quest’epoca, è talmente congiunta alla salvezza della società, che in nessun modo può essere separata l’una dall’altra. Infatti coloro che aderiscono a quelle sette sono non meno nemici della Religione che del vostro potere. Aggrediscono l’una e l’altro, meditano di abbattere l’una e l’altro. E certo non consentirebbero, potendo, che la Religione o il potere regale sopravvivessero.

17. Tanta è la scaltrezza di questi uomini astuti che quando danno la rassicurante impressione di essere intenti ad ampliare il vostro potere, proprio allora mirano a sovvertirlo. Infatti essi impartiscono molti insegnamenti per convincere che il potere Nostro e dei Vescovi deve essere ridotto e indebolito, e che ad essi devono essere trasferiti molti diritti, sia tra quelli che sono propri di questa Cattedra Apostolica e Chiesa principale, sia tra quelli che appartengono ai Vescovi che sono stati chiamati a far parte della Nostra sollecitudine. Quei settari insegnano tali dottrine non solo per l’odio truce di cui ardono contro la Religione, ma anche perché hanno la speranza che le genti soggette al vostro magistero, se per caso si avvedono che sono violati i confini posti alle cose sacre da Cristo e dalla Chiesa da Lui fondata, facilmente si inducano, con questo esempio, a sovvertire e distruggere anche la forma del regime politico.

18. Anche a voi tutti, o figli diletti che professate la Religione Cattolica, Ci rivolgiamo con la Nostra esortativa preghiera. Evitate con curagli uomini che chiamano luce le tenebre e le tenebre luce. Infatti, quale vera utilità potrebbe a voi derivare dal consorzio con uomini che ritengono di non tenere in alcun conto Iddio né tutte le più alte potestà? Essi, tramando in segrete adunanze, tentano di fare la guerra, e sebbene in pubblico e dovunque proclamino di essere amantissimi del bene pubblico, della Chiesa e della società, tuttavia in ogni loro impresa hanno dimostrato di voler sconvolgere e sovvertire ogni cosa. Essi sono simili a quegli uomini ai quali San Giovanni (2 Gv 10) comanda di non offrire ospitalità né di rivolgere il saluto; a quegli uomini che i Nostri antenati non esitarono a chiamare primogeniti del diavolo. Guardatevi dunque dalle loro lusinghe e dai discorsi di miele con cui cercheranno di convincervi a dare il vostro nome a quelle sette di cui essi stessi fanno parte. Abbiate per certo che nessuno può aggregarsi a quelle sette, senza essere colpevole di gravissima ignominia; allontanate dalle vostre orecchie i discorsi di coloro i quali, pur di ottenere il vostro assenso ad iscrivervi ai gradi inferiori delle loro sette, affermano risolutamente che in quei gradi nulla si sostiene che sia contrario alla Religione; anzi, che nulla vi si comanda o si compie che non sia santo, che non sia onesto, che non sia puro. Inoltre quel nefando giuramento che è già stato ricordato e che deve essere prestato anche per essere ammessi ai gradi inferiori, basta di per sé solo a farvi comprendere che è un delitto anche iscriversi a quei gradi meno impegnativi e partecipare ad essi. Inoltre, sebbene ad essi non siano affidate, di solito, le imprese più torbide e scellerate, in quanto non sono ancora saliti ai gradi superiori, appare però evidente che la forza e l’ardire di queste perniciose società crescono con il consenso e il numero di coloro che vi si sono aggregati. Pertanto anche coloro che non hanno oltrepassato i gradi inferiori, devono essere considerati complici di quei delitti. E anche su di essi ricade quella sentenza dell’Apostolo: “Coloro che commettono tali delitti sono degni di morte, e non solo coloro che li commettono ma anche coloro che approvano chi li compie” (Rm I, 28-29).

19. Infine, con amore profondo chiamiamo a Noi coloro che, dopo aver ricevuto la luce e aver assaporato il dono celeste ed essere fatti partecipi dello Spirito Santo, sono poi miseramente caduti e seguono quelle sette sia che si trovino nei gradi inferiori di esse, sia nei superiori. Infatti, facendo le veci di Colui che dichiarò di non essere venuto per chiamare i giusti ma i peccatori (e si paragonò al pastore che, lasciato il resto del gregge, cerca ansiosamente la pecora che ha smarrito) li esortiamo e li scongiuriamo di ritornare a Cristo. Sebbene si siano macchiati del più grave delitto, non devono tuttavia disperare della clemenza e della misericordia di Dio e di Gesù Cristo Suo Figlio. Ritrovino dunque se stessi, alfine, e di nuovo si rifugino in Gesù Cristo che ha patito anche per loro e che non solo non disprezzerà il loro ravvedimento ma anzi, come un padre amoroso che già da tempo aspetta i figli prodighi, li accoglierà con sommo gaudio. Invero Noi, per incoraggiarli quanto più possiamo e per aprire ad essi una più agevole via alla penitenza, sospendiamo per lo spazio di un intero anno (dopo la pubblicazione di questa lettera apostolica nella regione in cui dimorano) sia l’obbligo di denunciare i loro compagni di setta, sia la riserva delle censure nelle quali sono incorsi dando il loro nome alle sette; e dichiariamo che essi, anche senza aver denunciato i complici, possono essere assolti da quelle censure ad opera di qualunque confessore, purché sia nel numero di coloro che sono approvati dagli Ordinari del luogo ove dimorano. Decidiamo inoltre di usare la stessa condiscendenza verso coloro che per caso si trovano nell’Urbe. Se poi qualcuno di essi a cui è rivolto il Nostro discorso sarà così ostinato (e non lo permetta Iddio, Padre delle misericordie!) da lasciar passare quello spazio di tempo che abbiamo fissato senza abbandonare le sette per ravvedersi davvero, trascorso quel tempo, tosto avrà effetto contro di lui l’obbligo di denunciare i complici e la riserva delle censure, né potrà ottenere l’assoluzione se non da Noi o dai Nostri Successori o da coloro che avranno ottenuto dalla Sede Apostolica la facoltà di assolvere dalle censure stesse.

20. Vogliamo inoltre che ai transunti, anche stampati, della presente Nostra lettera, sottoscritti di pugno da qualche pubblico Notaio e muniti del sigillo di persona investita di dignità ecclesiastica, si presti quella fede stessa che si concederebbe alla lettera originale se fosse presentata o mostrata.

21. Perciò a nessuno sia lecito violare o contestare con temeraria arroganza questo testo della Nostra dichiarazione, condanna, conferma, innovazione, mandato, proibizione, invocazione, ricerca, decreto e volontà. Se qualcuno osasse compiere un simile attentato, sappia che incorrerà nello sdegno di Dio Onnipotente e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 13 marzo dell’anno dell’Incarnazione del Signore 1825, nell’anno secondo del Nostro Pontificato.

UN’ENCICLICA AL GIORNO TOGLIE GLI USURPANTI APOSTATI (…CON CAZZUOLA E GREMBIULINO) DI TORNO: SS. PIO VII – “ECCLESIAM A JESU”

La collezione di scomuniche per le società di stampo massonico, si arricchisce di una nuova Bolla, l’Ecclesiam a Jesu, di S.S. Pio VII che, informato dai settari fuoriusciti dalle riunioni tenebrose delle conventicole, cercava di porre argine all’espansione di facinorosi il cui scopo era sostanzialmente quello di sovvertire l’ordine sociale costituito, ma ancor più minare e demolire, se possibile, la santa Chiesa Cattolica, fondata da Gesù-Cristo, ed eliminare [si fueri potest] il suo Capo visibile, il Santo Padre, il Vicario di Cristo: colpire il Pastore per disperdere le pecore  …«Verranno gli ingannatori che, secondo i loro desideri, cammineranno nella via dell’empietà» (Gd 18). Infatti nessuno ignora quanti scellerati, in questi tempi difficilissimi, si siano coalizzati contro il Signore e contro Cristo Figlio Suo; costoro si adoperano soprattutto (sebbene con vani sforzi) a travolgere e a sovvertire la stessa Chiesa, ingannando i fedeli …». L’origine di tali movimenti settari, mascherati da organizzazioni politiche o addirittura filantropiche, risiedeva e tuttora risiede – come sempre – nelle radici gnostico-giudaiche così come opportunamente ricorda il Pontefice in questo documento, paragonando … questi scellerati, ai Priscillanisti, che seguivano appunto la dottrina gnostico-cabalista già pochi secoli dopo la costituzione della Chiesa, con l’intento sempre dichiarato, seppur nel segreto, di distruggere ed eliminare tutta l’opera – spirituale e materiale – del Cristo Gesù. Questa melma nel tempo si è rovesciata nel mondo e nella Chiesa, infiltrandosi per mezzo di ultra-scellerati marrani, finti chierici, frequentanti regolarmente gli alti gradi delle sette massoniche, e in ogni angolo della Cristianità, fino al totale controllo degli uffici e dei templi sacri. Ci si dirà che tutto questo fosse già profetizzato nelle sacre Scritture e dai Padri e teologi accreditati dalla Santa Chiesa, [tra gli altri, nel secolo scorso furono il De Segur, il Billot, il Cardinal Manning a tracciare un cammino che avrebbe seguito la Chiesa passando dal Getsemani, alla passione, morte e sepolcro, come il suo divin Fondatore, e questo come punizione per i popoli Cristiani irriverenti e praticanti un Cristianesimo farisaico, sacrilego di facciata]. Noi del pusillux grex, pur frastornati dall’empietà di personaggi dalla “faccia di bronzo” che si spacciano per Pastori cattolici “buonisti” ed accomodanti – aperti cioè a tutti i vizi [… in particolare al vizio impuro] ed ai capricci peccaminosi del mondo attuale da essi stessi paganizzato – ed occupano le sedi Apostoliche indebitamente usurpate, coadiuvati da sedicenti chierici pseudotradizionalisti senza giurisdizione e senza missione canonica – cioè i lupi sedevacantisti ed i fallibilisti gallicani, le iene rapaci che si introducono nel gregge – restiamo inamovibili nell’attesa degli eventi dei suddetti profeti e fedeli interpreti della Tradizione, i quali così come hanno previsto la rimozione del Katechon, l’abominio della desolazione nel tempio santo, la venuta dell’anticristo, l’eliminazione del Sacrificio perpetuo e la persecuzione violenta – fisica e spirituale – dei Cristiani, hanno pure profetizzato l’arrivo inatteso della Giustizia divina che farà scempio di satana e dei suoi adepti massoni con il “soffio della bocca” dello stesso Cristo, che darà nuovo spledore, nuova luce e beltà alla sua Sposa immacolata, al suo Corpo mistico: la Santa Chiesa Cattolica. Poveri illusi grembiulinati, siete destinati a perire miseramente, come Antioco, corroso dai vermi e da piaghe purulenti, già in questa vita, ed a subire i tormenti del vostro baphomet ingannatore che vi vuole suoi schiavi eterni nel fuoco della Geenna, ove … sarà pianto e stridor di denti. Pentitevi, fate penitenza, finché siete in tempo, tornate al vostro Creatore e Redentore … noi altri, non disperiamo, pregheremo anche per voi….  e ricordate:

ET IPSA CONTERET CAPUT VESTRUM!

BOLLA
ECCLESIAM A JESU
DEL SOMMO PONTEFICE
PIO VII

Il Vescovo Pio, servo dei servi di Dio. A perpetua memoria.

1. La Chiesa fondata da Gesù Cristo Salvatore Nostro sopra solida pietra (e contro di essa Cristo promise che non sarebbero mai prevalse le porte dell’inferno) è stata assalita così spesso e da tanti temibili nemici, che se non si frapponesse quella promessa divina che non può venir meno, vi sarebbe da temere che essa potesse soccombere, circuita dalla forza o dai vizi o dall’astuzia. Invero, ciò che accadde in altri tempi si ripete anche e soprattutto in questa nostra luttuosa età che sembra quell’ultimo tempo preannunciato in passato dall’Apostolo: «Verranno gli ingannatori che, secondo i loro desideri, cammineranno nella via dell’empietà» (Gd 18). Infatti nessuno ignora quanti scellerati, in questi tempi difficilissimi, si siano coalizzati contro il Signore e contro Cristo Figlio Suo; costoro si adoperano soprattutto (sebbene con vani sforzi) a travolgere e a sovvertire la stessa Chiesa, ingannando i fedeli (Col II, 8) con una vana e fallace filosofia e sottraendoli alla dottrina della Chiesa. Per raggiungere più facilmente questo scopo, molti di costoro organizzarono occulti convegni e sette clandestine con cui speravano in futuro di trascinare più facilmente numerosi individui ad essere complici della loro congiura e della loro iniquità. 

2. Già da tempo questa Santa Sede, scoperte tali sette, lanciò l’allarme contro di esse con alta e libera voce e rivelò le loro trame contro la Religione e contro la stessa società civile. Già da tempo sollecitò la vigilanza di tutti perché si guardassero in modo che queste sette non osassero attuare i loro scellerati propositi. È tuttavia motivo di rammarico che all’impegno di questa Sede Apostolica non abbia corrisposto l’esito cui essa mirava e che quegli uomini scellerati non abbiano desistito dalla congiura intrapresa, per cui ne sono derivati infine quei mali che Noi stessi avevamo previsto. Anzi, quegli uomini, la cui iattanza sempre si accresce, hanno perfino osato creare nuove società segrete. 

3. A questo punto occorre ricordare una società nata di recente e diffusa in lungo e in largo per l’Italia e in altre regioni: per quanto sia divisa in numerose sette e per quanto assuma talvolta denominazioni diverse e distinte tra loro, in ragione della loro varietà, tuttavia essa è una sola di fatto nella comunanza delle dottrine e dei delitti e nel patto che fu stabilito; essa viene chiamata solitamente dei Carbonari. Costoro simulano un singolare rispetto e un certo straordinario zelo verso la Religione Cattolica e verso la Persona e l’insegnamento di Gesù Cristo Nostro Salvatore, che talvolta osano sacrilegamente chiamare Rettore e grande Maestro della loro società. Ma questi discorsi, che sembrano ammorbiditi con l’olio, non sono altro che dardi scoccati con più sicurezza da uomini astuti, per ferire i meno cauti; quegli uomini si presentano in vesti di agnello ma nell’intimo sono lupi rapaci. 

4. Anche se mancassero altri argomenti, i seguenti persuadono a sufficienza che non si deve prestare alcun credito alle loro parole, cioè: il severissimo giuramento con cui, imitando in gran parte gli antichi Priscillanisti, promettono di non rivelare mai e in nessun caso, a coloro che non sono iscritti alla società, cosa alcuna che riguardi la stessa società, né di comunicare a coloro che si trovano nei gradi inferiori cosa alcuna che riguardi i gradi superiori; inoltre, le segrete e illegali riunioni che essi convocano seguendo l’usanza di molti eretici e la cooptazione di uomini d’ogni religione e di ogni setta nella loro società. 

5. Non occorrono dunque congetture e argomenti per giudicare le loro affermazioni, come più sopra si è detto. I libri da loro pubblicati (nei quali si descrive il metodo che si suole seguire nelle riunioni dei gradi superiori), i loro catechismi, gli statuti e gli altri gravissimi, autentici documenti rivolti a ispirare fiducia, e le testimonianze di coloro che, avendo abbandonato la società cui prima appartenevano, ne rivelarono ai legittimi giudici gli errori e le frodi, dimostrano apertamente che i Carbonari mirano soprattutto a dare piena licenza a chiunque di inventare col proprio ingegno e con le proprie opinioni una religione da professare, introducendo quindi verso la Religione quella indifferenza di cui a malapena si può immaginare qualcosa di più pernicioso. Nel profanare e nel contaminare la passione di Gesù Cristo con certe loro nefande cerimonie; nel disprezzare i Sacramenti della Chiesa (ai quali sembrano sostituirne altri nuovi da loro inventati con suprema empietà) e gli stessi Misteri della Religione Cattolica; nel sovvertire questa Sede Apostolica (nella quale risiede da sempre il primato della Cattedra Apostolica) (Sant’Agostino, Ep. 43) sono animati da un odio particolare e meditano propositi funesti e perniciosi. 

6. Non meno scellerate (come risulta dagli stessi documenti) sono le norme di comportamento che la società dei Carbonari insegna, sebbene impudentemente si vanti di esigere dai suoi seguaci che coltivino e pratichino la carità e ogni altra virtù, e che si astengano scrupolosamente da ogni vizio. Pertanto essa favorisce senza alcun pudore le voluttà più sfrenate; insegna che è lecito uccidere coloro che non rispettarono il giuramento di mantenere il segreto, cui si è fatto cenno più sopra; e sebbene Pietro principe degli Apostoli (1Pt 2,13) prescriva che i Cristiani «siano soggetti, in nome di Dio, ad ogni umana creatura o al Re come preminente o ai Capi come da Lui mandati, ecc.», sebbene l’Apostolo Paolo (Rm III,14) ordini che «ogni anima sia soggetta alle potestà più elevate», tuttavia quella società insegna che non costituisce reato fomentare ribellioni e spogliare del loro potere i Re e gli altri Capi, che per somma ingiuria osa indifferentemente chiamare tiranni. 

7. Questi ed altri sono i dogmi e i precetti di questa società, da cui ebbero origine quei delitti recentemente commessi dai Carbonari, che tanto lutto hanno recato a oneste e pie persone. Noi, dunque, che siamo stati designati come veggenti di quella casa d’Israele che è la Santa Chiesa e che per il Nostro ufficio pastorale dobbiamo evitare che il gregge del Signore a Noi divinamente affidato patisca alcun danno, pensiamo che in una contingenza così grave non possiamo esimerci dall’impedire i delittuosi tentativi di questi uomini. Siamo mossi anche dall’esempio di Clemente XII e di Benedetto XIV di felice memoria, Nostri Predecessori: il primo, il 28 aprile 1738, con la Costituzione «In eminenti», e il secondo, il 18 maggio 1751, con la Costituzione «Providas», condannarono e proibirono le società dei Liberi Muratori, ossia dei Francs Maçons, o chiamate con qualunque altro nome, secondo la varietà delle regioni e degli idiomi; si deve ritenere che di tali società sia forse una propaggine, o certo un’imitazione, questa società dei Carbonari. – E sebbene con due editti promulgati dalla Nostra Segreteria di Stato abbiamo già severamente proscritta questa società, seguendo tuttavia i ricordati Nostri Predecessori pensiamo di decretare, in modo anche più solenne, gravi pene contro questa società, soprattutto perché i Carbonari pretendono, erroneamente, di non essere compresi nelle due Costituzioni di Clemente XII e di Benedetto XIV né di essere soggetti alle sentenze e alle sanzioni in esse previste. 

8. Consultata dunque una scelta Congregazione di Venerabili Fratelli Nostri Cardinali di Santa Romana Chiesa, con il loro consiglio ed anche per motu proprio, per certa dottrina e per meditata Nostra deliberazione, nella pienezza dell’Autorità Apostolica abbiamo stabilito e decretato di condannare e di proibire la predetta società dei Carbonari, o con qualunque altro nome chiamata, le sue riunioni, assemblee, conferenze, aggregazioni, conventicole, così come con il presente Nostro atto la condanniamo e proibiamo. 

9. Pertanto a tutti e a ciascuno dei fedeli di Cristo di qualunque stato, grado, condizione, ordine, dignità e preminenza, sia laici sia chierici, tanto secolari che regolari, degni anche di specifica, individuale ed esplicita menzione, ordiniamo rigorosamente e in virtù della santa obbedienza che nessuno, sotto qualsivoglia pretesto o ricercato motivo, osi o pretenda di fondare , diffondere o favorire, e nella sua casa o dimora o altrove accogliere e nascondere la predetta società dei Carbonari, o altrimenti detta, come pure di iscriversi od aggregarsi ad essa o di intervenire a qualunque grado di essa o di offrire la facoltà e l’opportunità che essa si convochi in qualche luogo o di elargire qualcosa ad essa o in altro modo prestare consiglio, aiuto o favore palese od occulto, diretto o indiretto, per essa stessa o per altri; e ancora di esortare, indurre, provocare o persuadere altri ad iscriversi, ad aggregarsi o a intervenire in tale società o in qualunque grado di essa o di giovarle o favorirla comunque. I fedeli debbono assolutamente astenersi dalla società stessa, dalle sue adunanze, riunioni, aggregazioni o conventicole sotto pena di scomunica in cui incorrono sull’istante tutti i contravventori sopra indicati, senza alcun’altra dichiarazione; dalla scomunica nessuno potrà venire assolto se non da Noi o dal Romano Pontefice pro tempore, salvo che si trovi in punto di morte. 

10. Inoltre prescriviamo a tutti, sotto la stessa pena di scomunica, riservata a Noi e ai Romani Pontefici Nostri Successori, l’obbligo di denunciare ai Vescovi, o ad altri competenti, tutti coloro che sappiano aver aderito a questa società o che si sono macchiati di alcuno dei delitti più sopra ricordati. 

11. Infine, per allontanare con più efficacia ogni pericolo di errore, condanniamo e proscriviamo tutti i cosiddetti catechismi e libri dei Carbonari, ove costoro descrivono ciò che si è soliti fare nelle loro riunioni; così pure i loro statuti, i codici e tutti i libri scritti in loro difesa, sia stampati, sia manoscritti. A tutti i fedeli, sotto la stessa pena di scomunica maggiore parimenti riservata, proibiamo i libri suddetti, o la lettura o la conservazione di alcuno di essi; e ordiniamo che quei libri siano consegnati senza eccezione agli Ordinari del luogo o ad altri cui spetti il diritto di riceverli. 

12. Vogliamo inoltre che ai transunti, anche stampati, della presente Nostra lettera, sottoscritti per mano di qualche pubblico notaio e muniti del sigillo di persona investita di dignità ecclesiastica, si presti quella stessa fede che si concederebbe alla lettera originale se fosse presentata o mostrata. 

13. Perciò a nessuno sia lecito strappare o contraddire con temeraria arroganza questo testo della Nostra dichiarazione, condanna, ordine, proibizione e interdetto. Se qualcuno osasse tentare ciò, sappia che incorrerà nello sdegno di Dio Onnipotente e dei beati suoi Apostoli Pietro e Paolo. 

Dato a Roma, presso Santa Maria Maggiore, nell’anno dell’Incarnazione del Signore 1821, il giorno 13 settembre, nell’anno ventiduesimo del Nostro Pontificato.

UN’ENCICLICA AL GIORNO TOGLIE GLI USURPANTI APOSTATI DI TORNO E… PURE GLI SCOMUNICATI: SS. BENEDETTO XIV- “PROVIDAS ROMANORUM PONTIFICUM”

Questo documento apostolico di S. S. Benedetto XIV, è una conferma ed una ulteriore presa di posizione decisa contro le sette infernali della c. d. Massoneria, della precedente Bolla di S.S. Clemente XII. Nessuna novità rispetto al passato, anzi ulteriore ferma condanna per il nemico dichiarato, e oramai disvelato, della Chiesa Cattolica. Nuova scomunica, nuova condanna alla dannazione eterna per gli aderenti a qualsiasi titolo, giusto l’espressione dell’Apostolo delle genti: « … quae autem conventio Christi ad Belial? aut quæ pars fideli cum infideli? » [… quale accordo tra Cristo e belial, quale parte tra fedeli ed infedeli?]. Stiano attenti tutti, in particolare i cani muti, i mercenari in talare, i lupi con la mitra [… ed il mitra spirituale dell’eresia e della falsa dottrina che ha posto l’abominio della desolazione sugli altari, giusto le parole di S Girolamo – Omelia comm. al capo XXIV di S. Matteo – che ci illumina: « L’abbominazione della desolazione » si può intendere anche ogni dottrina perversa – come il modernismo postconciliare, che è la somma di tutte le eresie! ndr. – : così, se noi vedremo l’errore drizzarsi nel luogo santo, cioè nella Chiesa, e spacciarsi per Dio, dobbiamo fuggire dalla Giudea sui monti, ossia, abbandonare « la Lettera che uccide » 2Cor. III, 6 e la perversità dei Giudei … – cioè la setta del Novus Ordo, più chiaro di così!! – ndr.- ], gli scrittori ed i giornalisti complici divulgatori, i politici ispirati ai principi massonici, e simili: per tutti è già acceso il fuoco eterno riservato ai riprovati ed a coloro che hanno operato contro Cristo, la sua Chiesa, ed il suo Vicario: il Signore non farà sconti a nessuno e si pagherà fino … all’ultimo spicciolo, come il divin Redentore assicura con ammonizione evangelica. Anche se si siede fraudolentemente sulla cattedra di Pietro, pur in compagnia eccellente degli Illuminati e del suo Patriarca, uguale, anzi ancor peggiore, sarà la sorte. Guai, guai a chi semina scandali ed adesca anime create per rendere gloria a Dio. Guai a questi ladri della gloria di Dio, per essi non ci saranno né avvocati, né giudici corrotti, nè compagni di loggia, nè “superiori sconosciuti” a difenderli, solo la giustizia divina incomberà inesorabile e senza misericordia per gli impenitenti finali. Ravvedetevi, maledetti, fatte un atto di contrizione sincero, rinunciate a satana e tornate al vostro vero Padre celeste! « … Providas Romanorum Pontificum  prædecessorum Nostrorum leges atque sanctiones, non solum eas … »

Benedetto XIV (1751)

PROVIDAS ROMANORUM PONTIFICUM

Benedictus Episcopus, Servus servorum Dei ad perpetuam rei memoriam

I. Giudichiamo doveroso, con un nuovo intervento della Nostra autorità, rinsaldare e confermare – in quanto lo richiedono giusti e gravi motivi – le provvide leggi e le sanzioni dei Romani Pontefici Nostri Predecessori: non soltanto quelle leggi e quelle sanzioni il cui vigore o per il processo del tempo o per la noncuranza degli uomini temiamo si possano rallentare od estinguere, ma anche quelle che recentemente hanno ottenuto forza e pieno vigore. Di fatto Clemente XII, Nostro Predecessore di felice memoria, con la sua Lettera apostolica del 28 aprile dell’anno dell’Incarnazione del Signore 1738, anno ottavo del suo Pontificato – Lettera diretta a tutti i fedeli e che comincia In eminenti – condannò per sempre e proibì alcune Società, Unioni, Riunioni, Adunanze, Conventicole o Aggregazioni volgarmente chiamate dei Liberi Muratori o des Francs Maçons, o diversamente denominate, già allora largamente diffuse in certi Paesi e che ora sempre più aumentano. Egli vietò a tutti e ai singoli Cristiani (sotto pena di scomunica da incorrersi ipso facto senza alcuna dichiarazione, dalla quale nessuno potesse essere assolto da altri, se non in punto di morte, all’infuori del Romano Pontefice pro tempore) di tentare o ardire di entrare in siffatte Società, propagarle o prestare loro favore o ricetto, occultarle, iscriversi ad esse, aggregarsi o intervenirvi, ed altro, come nella stessa Lettera più largamente e più ampiamente è contenuto.

II. Ma poiché, per quanto Ci è stato riferito, alcuni non hanno avuto difficoltà di affermare e diffondere pubblicamente che la detta pena di scomunica imposta dal Nostro Predecessore non è più operante perché la relativa Costituzione non è poi stata da Noi confermata, quasi che sia necessaria, perché le Apostoliche Costituzioni mantengano validità, la conferma esplicita del successore;

III. ed essendo stato suggerito a Noi, da parte di alcune persone pie e timorate di Dio, che sarebbe assai utile eliminare tutti i sotterfugi dei calunniatori e dichiarare l’uniformità dell’animo Nostro con l’intenzione e la volontà dello stesso Predecessore, aggiungendo alla sua Costituzione il nuovo voto della Nostra conferma;

IV. Noi certamente, fino ad ora, quando abbiamo benignamente concesso l’assoluzione dalla incorsa scomunica, sovente prima e principalmente nel passato anno del Giubileo, a molti fedeli veramente pentiti e dolenti di avere trasgredito le leggi della stessa Costituzione e che assicuravano di cuore di allontanarsi completamente da simili Società e Conventicole, e che per l’avvenire non vi sarebbero mai tornati; o quando accordammo ai Penitenzieri da Noi delegati la facoltà di impartire l’assoluzione a Nostro nome e con la Nostra autorità a coloro che ricorressero ai Penitenzieri stessi; e quando con sollecita vigilanza non tralasciammo di provvedere a che dai competenti Giudici e Tribunali si procedesse in proporzione del delitto compiuto contro i violatori della Costituzione stessa, il che fu effettivamente più volte eseguito; abbiamo certamente fornito argomenti non solo probabili ma del tutto evidenti ed indubitabili, attraverso i quali si sarebbero dovute comprendere le disposizioni dell’animo Nostro e la ferma e deliberata volontà consenzienti con la censura imposta dal predetto Clemente Predecessore. Se un’opinione contraria si divulgasse intorno a Noi, Noi potremmo sicuramente disprezzarla e rimettere la Nostra causa al giusto giudizio di Dio Onnipotente, pronunciando quelle parole che un tempo si recitavano nel corso delle sacre funzioni: “Concedi o Signore, te ne preghiamo, che Noi non curiamo le calunnie degli animi perversi, ma conculcata la perversità medesima supplichiamo che Tu non permetta che siamo afflitti dalle ingiuste maldicenze o avviluppati dalle astute adulazioni, ma che amiamo piuttosto ciò che Tu comandi”. Così riporta un antico Messale attribuito a San Gelasio, Nostro Predecessore, e che dal Venerabile Servo di Dio il Cardinale Giuseppe Maria Tommasi fu inserito nella Messa che s’intitola Contro i maldicenti.

V. Tuttavia, affinché non si potesse dire che Noi avevamo imprudentemente omesso qualche cosa, al fine di eliminare agevolmente i pretesti alle menzognere calunnie e chiudere loro la bocca; udito prima il consiglio di alcuni Venerabili Nostri Fratelli Cardinali della Santa Romana Chiesa, abbiamo decretato di confermare la stessa Costituzione del Nostro Predecessore, parola per parola, come sopra riportato in forma specifica, la quale sia considerata come la più ampia ed efficace di tutte: la confermiamo, convalidiamo, rinnoviamo e vogliamo e decretiamo che abbia perpetua forza ed efficacia per Nostra sicura scienza, nella pienezza della Nostra Apostolica autorità, secondo il tenore della medesima Costituzione, in tutto e per tutto, come se fosse stata promulgata con Nostro motu proprio e con la Nostra autorità, e fosse stata pubblicata per la prima volta da Noi.

VI. Per la verità, fra i gravissimi motivi delle predette proibizioni e condanna esposti nella sopra riportata Costituzione ve n’è uno, in forza del quale in tali Società e Conventicole possano unirsi vicendevolmente uomini di qualsiasi religione e setta; è chiaro quale danno si possa recare alla purezza della Religione Cattolica. Il secondo motivo è la stretta e impenetrabile promessa di segreto, in forza del quale si nasconde ciò che si fa in queste adunanze, cui meritamente si può applicare quella sentenza che Cecilio Natale, presso Minucio Felice, addusse in una causa ben diversa: « Le cose oneste amano sempre la pubblica luce; le scelleratezze sono segrete ». Il terzo motivo è il giuramento con il quale s’impegnano ad osservare inviolabilmente detto segreto, quasi che sia lecito a qualcuno, interrogato da legittimo potere, con la scusa di qualche promessa o giuramento di sottrarsi all’obbligo di confessare tutto ciò che si ricerca, per conoscere se in tali Conventicole si faccia qualche cosa contraria alla stabilità e alle leggi della Religione e della Repubblica. Il quarto motivo è che queste Società si oppongono alle Sanzioni Civili non meno che alle Canoniche, tenuto conto, appunto, che ai sensi del Diritto Civile si vietano tutti i Collegi e le adunanze formati senza la pubblica autorità, come si legge nelle Pandette (libro 47, tit. 22, De Collegiis et corporibus illicitis), e nella celebre lettera (n. 97 del libro 10) di C. Plinio Cecilio, il quale, riferisce che fu proibito per suo Editto, giusta il comandamento dell’Imperatore, che si tenessero le Eterie, cioè che potessero esistere e riunirsi Società e adunanze senza l’autorizzazione del Principe. Il quinto motivo è che in molti Paesi le citate Società e Aggregazioni sono già state proscritte e bandite con leggi dei Principi Secolari. Infine, l’ultimo motivo è che presso gli uomini prudenti ed onesti si biasimavano le predette Società e Aggregazioni: a loro giudizio chiunque si iscriveva ad esse incorreva nella taccia di pravità e perversione.

VII. Infine lo stesso Predecessore nella sopra riportata Costituzione esorta i Vescovi, i Superiori Prelati e gli altri Ordinari dei luoghi a non trascurare d’invocare l’aiuto del braccio secolare qualora occorra per l’esecuzione di tale disposizione.

VIII. Tutte queste cose, anche singolarmente, non solo si approvano e si confermano da Noi, ma anche si raccomandano e si ingiungono ai Superiori Ecclesiastici; ma Noi stessi, per debito della Apostolica sollecitudine, con la presente Nostra Lettera invochiamo e con vivo affetto ricerchiamo il soccorso e l’aiuto dei Principi Cattolici e dei secolari Poteri –essendo gli stessi Principi Supremi e Podestà eletti da Dio quali difensori della fede e protettori della Chiesa –affinché sia loro cura adoperarsi nel modo più efficace perché alle Apostoliche Costituzioni si abbiano il dovuto ossequio e la più assoluta obbedienza. Ciò riportarono alla loro memoria i Padri del Concilio Tridentino (sess. 25, cap. 20), e molto prima l’aveva egregiamente dichiarato l’Imperatore Carlo Magno nei suoi Capitolati (tit. I, cap. 2), nei quali, dopo aver comandato a tutti e i suoi sudditi l’osservanza delle Sanzioni Ecclesiastiche, aggiunse queste parole: “In nessun modo possiamo conoscere come possano essere fedeli a noi coloro che si mostrano infedeli a Dio e disubbidienti ai suoi sacerdoti”. Conseguentemente impose a tutti i Presidenti e ai Ministri delle sue province che obbligassero tutti e i singoli a prestare la dovuta obbedienza alle leggi della Chiesa. Inoltre comminò gravissime pene contro coloro che trascurassero di fare ciò, aggiungendo fra l’altro: “Coloro poi che in queste cose (il che non avvenga) saranno trovati negligenti e trasgressori, sappiano che non conserveranno gli onori nel nostro Impero, ancorché siano nostri figlioli; né avranno posto nel Palazzo, né con noi né coi nostri fedeli avranno società o comunanza, ma piuttosto pagheranno la pena nelle angustie e nelle ristrettezze”.

IX. Vogliamo poi che alle copie della presente, ancorché stampate, sottoscritte di mano di qualche pubblico Notaio e munite del sigillo di persona costituita in dignità Ecclesiastica, sia prestata la stessa fede che si presterebbe alla Lettera se fosse esibita o mostrata nell’originale.

X. A nessuno dunque, assolutamente, sia permesso violare, o con temerario ardimento contraddire questa pagina della Nostra conferma, innovazione, approvazione, comandamento, invocazione, richiesta, decreto e volontà. Se qualcuno osasse tanto, sappia che incorrerà nello sdegno di Dio Onnipotente e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.

Dato in Roma, presso Santa Maria Maggiore, il 18 marzo dell’anno dell’Incarnazione del Signore 1751, undicesimo anno del Nostro Pontificato.

[Bullarium t. 3, pp. 373-377]