UN’ENCICLICA AL GIORNO TOGLIE I MODERNISTI APOSTATI DI TORNO: SINGULARI QUIDEM, PIO IX

Questa lettera enciclica, “Singulari quidem” è rivolta all’Episcopato austriaco dell’epoca, ma è rivolta in realtà, come tutta la parola di Dio, trasmessa dal Magistero apostolico, a tutti noi, oggi e sempre. C’è l’invito a tutti noi, in primis i chierici responsabili, con giurisdizione e missione canonica in unione con il Santo Padre, Gregorio XVIII, di vigilare contro due pesti moderniste, oggi più che mai in voga nella nostra corrotta società massonizzata e sdoganate dagli aderenti alla antichiesa dell’uomo, la vera sinagoga di satana del novus ordo, affiliata alle logge del b’nai b’rith: l’indifferentismo religioso ed il razionalismo pseudo-scientifico, gemelli nati da uno gnostico parto distocico. Qui poi è da condividere con orrore il dolore di Papa Mastai, per l’infedeltà del clero e del popolo un tempo cristiano, oggi apostata gaudente, autoassoltosi con il miraggio luciferino della “misericordia” senza pentimento e senza penitenza. Poveri noi, dove siamo finiti per non aver osservato in tempo e fatte nostre le sollecitazioni dei Sommi Pontefici fino a Pio XII. Poveri noi, quando, baldanzosi, andremo dal Giudice divino a raccogliere i frutti che credevamo buoni, anche se prodotti dalla “melma” e dallo “sterco” modernista, e ci sentiremo respingere con le terribili parole nella eterna sentenza: “… andate via da me, voi tutti, operatori di iniquità!”. Cerchiamo, finché siamo in tempo, di raddrizzare il timone della barca che sta precipitando nel lago di fuoco della eterna dannazione, ripariamo, con la dottrina e con la penitenza, alle nostre opere delle tenebre, e ricordiamo, come è ben affermato pure in questo scritto di “vita eterna” che: “all’infuori della Chiesa Cattolica Romana [la Vera Chiesa di Cristo, da non confondere con il satanico “novus ordo” usurpante, né con i fiancheggiatori dei falsi “tradizionalisti”], non si trova né la vera fede né la salute eterna, in quanto non può avere Dio come Padre chi non ha la Chiesa come Madre e assurdamente confida di appartenere alla Chiesa colui che abbandona la Cattedra di Pietro sulla quale è fondata la Chiesa!” Viva Gesù-Cristo, viva la Chiesa Cattolica, viva il Santo Padre GREGORIO XVIII!

S. S. Pio IX
“Singulari quidem”

Abbiamo appreso con gioia particolare dell’animo Nostro, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, che – solleciti nell’assecondare con grande fervore i desideri espressi quasi contemporaneamente a ciascuno di Voi da Noi stessi e dal Nostro carissimo Figlio in Cristo, l’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe – per ispirazione della fede che vi distingue e del vostro zelo pastorale, avete deciso di riunirvi in codesta città imperiale e regia di Vienna per discutere e conferire tra di Voi, in modo che possano essere perfezionate tutte le cose che furono sancite da Noi con lo stesso carissimo in Cristo Figlio Nostro in quella Convenzione che lo stesso preclaro e religiosissimo Principe ha avuto cura di concludere con Noi con somma Nostra consolazione, ad immortale gloria del suo nome, restituendo alla Chiesa i suoi diritti usurpati, recando letizia a tutti gli uomini onesti. Quindi con Voi, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, Ci congratuliamo vivamente per il lodevole zelo che mostrate verso la Chiesa convocando codesta assemblea, né possiamo astenerci in questa circostanza dal parlarvi con grande amore, dal mostrarvi i sentimenti intimi del Nostro cuore e farvi così comprendere quanto è grande l’affetto che nutriamo verso di Voi e verso tutti i popoli fedeli di codesto vastissimo Impero affidato alla vostra cura. – Anzitutto, per ciò che concerne l’esecuzione della convenzione predetta, sappiate bene che essa contiene molti articoli che Voi soprattutto dovrete applicare, perciò desideriamo vivamente che circa il modo di dar loro esecuzione, Voi vogliate seguire una stessa sicura via e lo stesso metodo, avendo cura tuttavia di prendere con prudenza e attenzione tutte le precauzioni che potranno richiedere le usanze delle diverse province aggregate al vastissimo Impero d’Austria. Se alcuni articoli danno adito a dubbi, se sorgono difficoltà (cosa che non crediamo), Vi saremo grati se Ce lo riferirete in modo che, confrontati i pareri tra Noi e sua Maestà Cesarea Apostolica, così come è stato previsto dall’articolo trentacinquesimo della stessa Convenzione, possiamo darvi le opportune delucidazioni. – Ora, l’ardente carità che Ci fa abbracciare in un unico sentimento d’amore tutto il gregge del Signore, divinamente affidatoci da Gesù Cristo medesimo, e il gravoso incarico del Nostro Ministero Apostolico per cui dobbiamo provvedere con ogni Nostra forza alla salvezza di tutte le nazioni e di tutti i popoli, Ci sospingono, Nostri Diletti Figli e Venerabili Fratelli, a sollecitare sempre più, con tutta l’energia di cui siamo capaci, la vostra insigne pietà e la vigile virtù episcopale perché continuiate ad adempiere con zelo sempre più ardente e con la più premurosa diligenza tutte le funzioni del vostro ufficio episcopale, senza risparmiare né affanni, né consigli, né fatiche per conservare intatto e inviolabile nelle vostre Diocesi il patrimonio della nostra santissima fede. Vegliate sulla incolumità del vostro gregge, preservatelo da tutte le frodi e le insidie dei nemici. Infatti Voi conoscete bene gli infami artifici, le numerose macchinazioni e le mostruose invenzioni di ogni genere di opinioni con cui astuti architetti di dogmi perversi tentano di deviare dal sentiero della verità e della giustizia e di trascinare nell’errore e nella perdizione gli improvvidi e soprattutto gli sprovveduti. E neppure ignorate, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, che tra i tanti e mai abbastanza deplorati mali che turbano e sconvolgono la società ecclesiastica e civile, ora ne emergono in particolare due, che si possono considerare a buon diritto come l’origine di tutti gli altri. A Voi infatti sono anzitutto noti gli innumerevoli e funestissimi danni che sulla società cristiana e civile si riversano dal fetido errore dell’indifferentismo. Da qui la grave negligenza in tutti i doveri verso Dio in cui viviamo, ci muoviamo e siamo; da qui trascurata la santissima Religione; da qui scosse e quasi sconvolte le fondamenta di ogni diritto, della giustizia e della virtù. Da questa ignobile forma d’indifferentismo non molto si scosta la teoria, eruttata dalle tenebre, dell’indifferenza delle religioni per cui uomini estranei alla verità, avversari del vero credo religioso e immemori della loro salute, docenti di principi contraddittori e sprovvisti di solido convincimento, non ammettono alcuna differenza tra le professioni di fede più divergenti, vivono in pace con tutti, e pretendono che a tutti, a qualunque religione appartengano, sia aperto l’ingresso alla vita eterna. Infatti nulla importa loro, sebbene di diverse tendenze, pur di cospirare alla rovina dell’unica verità . – Voi vedete, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, di quale vigilanza occorre dar prova per impedire che il contagio di una peste tanto funesta infetti e distrugga miseramente le vostre pecore. Pertanto non rinunciate a premunire con zelo da questi esiziali errori i popoli a Voi affidati; a istruirli ogni giorno più intimamente nella dottrina della verità cattolica; a insegnare loro che, come vi è un solo Dio Padre, un solo Cristo Figlio di Lui, un solo Spirito Santo, così vi è una sola verità divinamente rivelata, una sola fede divina, principio d’umana salvezza, fondamento di ogni normativa per la quale il giusto vive, e senza la quale è impossibile piacere a Dio e pervenire alla comunione dei suoi figli (cf. Rm I,16-17; Eb XI,5); ; non vi è che una vera, santa, cattolica, Apostolica, Romana Chiesa e una sola Cattedra fondata dalla voce del Signore su Pietro, e all’infuori di essa non si trova né la vera fede né la salute eterna, in quanto non può avere Dio come Padre chi non ha la Chiesa come madre e assurdamente confida di appartenere alla Chiesa colui che abbandona la Cattedra di Pietro sulla quale è fondata la Chiesa. Infatti non vi può essere maggior delitto e nessuna macchia più ripugnante che essersi posto contro Cristo; aver operato per la distruzione della Chiesa, generata e assicurata dal Suo sangue divino; aver lottato con il furore di ostile discordia contro l’unanime e concorde popolo di Dio, avendo dimenticato l’amore evangelico. Invero, il culto divino si compone di questi due elementi: di pie dottrine e di buone azioni; né la dottrina senza opere buone è gradita a Dio, né Dio accoglie le opere distinte dai dogmi religiosi; non nella sola pratica delle virtù o nella sola osservanza dei precetti, ma anche nel cammino della fede si trova l’angusta e ardua via che conduce alla vita . Quindi non desistete di ammonire e incitare continuamente i vostri popoli fedeli, in modo che non solo persistano irremovibili, ogni giorno di più, nella professione della Religione Cattolica, ma si adoperino anche di rendere salda la loro vocazione e la loro scelta attraverso le buone opere. Mentre poi Vi impegnate ad assicurare la salvezza del vostro gregge, non trascurate di richiamare con tanta bontà, tanta pazienza, tanta dottrina, i poveri erranti all’unico ovile di Cristo e di ricondurli all’unità cattolica soprattutto con queste parole di Agostino: “Venite, Fratelli, se volete essere innestati sulla vite. È doloroso vedervi giacere in terra così recisi; contate soltanto sui sacerdoti provenienti dalla Sede di Pietro e considerate come su quel soglio dei nostri padri l’uno successe all’altro; quella è la pietra che non può esser vinta dalle superbe porte degl’inferi . Chiunque mangerà l’agnello fuori di questa casa, è un empio; se qualcuno non sarà nell’arca di Noè, perirà nel momento del diluvio.- Invero un’altra malattia non meno perniciosa ora infierisce, e ad essa, dalla tracotanza e da un certo orgoglio della ragione, è stato dato il nome di razionalismo. La Chiesa non disapprova certamente gli sforzi di coloro che perseguono la verità poiché Dio stesso attribuì all’uomo una ardente inclinazione alla conquista del vero, né biasima un retto e sano metodo di studi che coltivino la mente, investighino la natura, e portino in piena luce ogni suo più riposto arcano. La Chiesa, madre piissima, sa e ritiene con certezza che fra i doni celesti è soprattutto ragguardevole quello che consiste nella ragione per la quale, innalzandoci al di sopra di ciò che è soggetto ai nostri sensi, rechiamo in noi stessi una certa luminosa immagine di Dio. Essa ben sa che bisogna cercare fin quando troverai, e credere in ciò che hai trovato, in modo che tu ti persuada che non vi è nulla in cui credere, nulla da ricercare, una volta che tu abbia trovato e creduto in ciò che Cristo ha istituito, poiché Cristo ti ordina di cercare soltanto ciò che ha stabilito. – Che cosa dunque la Chiesa non tollera, non permette; che cosa essa biasima e condanna senza remissione, in linea con lo stretto dovere di tutelare il deposito divino? La Chiesa respinge con veemenza, sempre condannò e condanna il comportamento di coloro che, abusando della ragione, non arrossiscono né temono di opporla e di anteporla, con empia stoltezza, all’autorità della parola di Dio e mentre con arroganza si esaltano, accecati dalla propria superba presunzione, perdono il lume della verità, disprezzano con supremo orgoglio la fede in cui sta scritto che chi non crede sarà condannato (Mc 16,16) e confidando in sé stessi , negano di dover credere allo stesso Dio e di dover rispettare ciò ch’Egli di sé offerse alla nostra intelligenza. È a costoro che la Chiesa, con fermezza, obietta che è giusto , avendo cognizione del divino, credere in Dio stesso, a cui appartiene tutto quanto di Lui crediamo, poiché, come è logico, Dio non poteva essere conosciuto dall’uomo se Dio non lo avesse dotato della salvifica cognizione di sé. Sono costoro che la Chiesa cerca di richiamare alla sanità della mente con queste parole: che cosa vi è di più contrario alla ragione che cercare di elevarsi con la ragione al di sopra della ragione? E che cosa vi è di più contrario alla fede che rifiutare di credere in ciò che la ragione non può disvelare? La Chiesa non desiste dall’insegnare ad essi che la fede non è fondata sulla ragione, ma sull’autorità; infatti non conveniva che Dio, parlando all’uomo, confermasse le sue parole con argomenti, come se non avesse fede in lui, ma, come era logico, Dio ha parlato come supremo arbitro di tutte le cose: a Lui non si addice l’argomentare ma l’affermare. Ad essi esplicitamente dichiara che la sola speranza dell’uomo e la sua sola salvezza sono poste nella fede cristiana (che, insegnando la verità, e con la divina sua luce dissipando le tenebre dell’umana ignoranza, opera per amore) e nella Chiesa Cattolica, depositaria del vero culto, stabile dimora della stessa fede e tempio di Dio, fuori del quale, fatta salva la scusa di una invincibile ignoranza, chiunque resta escluso dalla speranza di vita e di salvezza. – Essa li ammonisce severamente e insegna che la scienza umana, se talora affronta i sacri testi, non deve avocare a sé, con arroganza, il diritto d’interpretarli ma, come un’ancella alla padrona, servirli con devoto ossequio, in modo che non erri spingendosi innanzi e, nel seguire i significati superficiali delle parole, non perda il lume della virtù e il retto sentiero della verità . Né si deve pensare che nella Chiesa di Cristo la Religione non abbia fatto alcun progresso; infatti ha progredito assai, purché il vero progresso stia nella fede e non nell’alterarla. Occorre dunque che crescano e progrediscano sensibilmente, nel corso delle età e dei secoli, l’intelligenza, la scienza, la saggezza sia dei singoli che di tutti, dell’uomo singolo e di tutta la Chiesa, in modo che sia compreso chiaramente ciò che prima era creduto oscuramente; in modo che la posterità si compiaccia di capire ciò che gli antichi veneravano senza averne conoscenza; in modo che siano estratte le preziose gemme della divina dottrina, che siano incastonate e adornate con perizia, splendano di luce, di grazia e di bellezza senza tradire tuttavia il dogma, il senso, il pensiero, in modo che siano esposte in modo nuovo ma senza introdurre novità alcuna.- Noi crediamo, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, che nessuno tra Voi si meravigli se, in ragione del Nostro primato e della Nostra autorità in materia di fede, abbiamo insistito su questi esiziali e funesti errori che riguardano la religione e la società, e se abbiamo deliberato di sollecitare la vostra straordinaria vigilanza al fine di sconfiggerli. Poiché il nemico non desiste dal seminare zizzania in mezzo al grano e poiché Noi, per disposto della Divina Provvidenza, presiediamo alla coltivazione del campo del Signore, e come servi fedeli e prudenti siamo stati posti a capo della famiglia del Signore , dobbiamo adempiere quei doveri inseparabili dal Nostro ufficio Apostolico. – Ora Noi chiediamo alla vostra pietà e alla vostra saggezza che in codesto congresso possiate raggiungere tra di Voi quelle provvide e sapienti decisioni che avrete giudicato atte a promuovere la maggior gloria di Dio nelle regioni di codesto vastissimo Impero e l’eterna salute degli uomini. È pur vero che Noi ci allietiamo ardentemente nel Signore quando sappiamo che vi sono molti ecclesiastici, molti laici che, egregiamente animati dallo spirito della fede e della carità cristiana, diffondono il soave profumo di Cristo; tuttavia siamo afflitti da non lieve pena quando veniamo a sapere che in certi luoghi alcuni sacerdoti, dimentichi della dignità del loro magistero, non procedono affatto conformemente a quella vocazione cui sono stati chiamati, e che il popolo cristiano, poco istruito nei santissimi precetti della nostra divina religione ed esposto ai più gravi pericoli, si astiene per sua disgrazia dalle opere di pietà e dalla frequentazione dei Sacramenti e deflette dalla onestà dei costumi, dalle regole di vita cristiana e corre verso la perdizione. Siamo intimamente persuasi che Voi, con la vostra ammirevole premura episcopale, consacrerete ogni cura e pensiero per eliminare del tutto i mali che abbiamo ricordato. E poiché Voi sapete benissimo, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, quanto potere abbiano i Concili Provinciali (sapientemente prescritti dalle regole canoniche e sempre frequentati dai santi Prelati per il supremo bene della Chiesa) al fine di restaurare la disciplina dell’Ordine ecclesiastico, di correggere i costumi dei popoli e di stornare i mali che ne derivano, desideriamo ardentemente che Voi celebriate i Sinodi Provinciali secondo le regole dei sacri canoni, in modo da applicare opportuni ed efficaci rimedi ai mali comuni di ogni provincia ecclesiastica di codesto Impero. E siccome Voi dovrete trattare in codesti Sinodi Provinciali questioni numerose e gravi, facciamo voto che grazie alla Vostra saggezza, in codesta assemblea Viennese, con animi concordi adottiate quelle risoluzioni in cui possiate raggiungere l’unanimità, sia soprattutto sulle questioni principali che nei Sinodi Provinciali dovrete trattare e decidere, sia su quelle che vorrete affrontare con lo stesso impegno unitario, affinché in tutte le province di codesto Impero la divina nostra religione e la sua dottrina salvifica ogni giorno di più si affermino, fioriscano, prevalgano e i popoli fedeli, allontanandosi dal male e operando il bene, procedano come figli della luce nella bontà, nella giustizia e nella verità. – Di tutti i mezzi che possono efficacemente condurre gli altri alla virtù, alla pietà e all’amore di Dio, nessuno è più valido della vita e dell’esempio di coloro che si dedicarono al divino ministero; perciò non tralasciate di adottare tra Voi, con tutto il vostro zelo, quei provvedimenti che restaurino la disciplina del Clero, ove si sia rilassata, e che la promuovano con cura dove sarà necessario. Di conseguenza, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, messi in comune e congiunti i vostri pareri e i vostri impegni, fate in modo, con tutto il vostro zelo, che gli ecclesiastici, sempre memori della dignità del loro ufficio, evitino tutto ciò che è vietato al Clero e che non gli si addice; ornati di tutte le più fulgide virtù, siano di esempio ai fedeli nelle parole, nei rapporti sociali, nella carità, nella fede, nella castità; recitino le ore canoniche quotidiane con l’attenzione che si conviene e con sentimento di devozione; si esercitino nella santa preghiera e insistano nella meditazione sui beni celesti; amino il decoro della casa del Signore; adempiano alle sante funzioni e alle cerimonie secondo il Pontificale e il Rituale Romano e svolgano con impegno, con sapienza e con santità l’incarico del proprio ministero; non interrompano mai lo studio delle sacre discipline e operino assiduamente per l’eterna salvezza degli uomini. – Con uguale cura provvedete che tutti i Metropolitani, i Canonici della Cattedrale e della Chiesa collegiale e gli altri Beneficiari addetti al coro, per severità di costumi, per integrità di vita e per pratica di pietà cerchino di splendere ovunque, come ardenti lucerne di un candelabro posto nel tempio del Signore, e adempiano con zelo a tutti i doveri del loro ministero, osservino l’obbligo di residenza, curino la magnificenza del culto divino, innalzino nelle veglie assidue le divine lodi del Signore con zelo, secondo il rito, con religiosa devozione e non, invece, con animo distratto, con occhi vaganti, con indecoroso atteggiamento della persona; non dimentichino mai che accedono al coro non solo per tributare a Dio un rito di adorazione, ma anche per invocare da Dio ogni bene per sé e per gli altri. Ognuno di Voi sa perfettamente quanto servano a proteggere e ad alimentare lo spirito ecclesiastico, e a preservare una salutare coerenza, gli esercizi spirituali che i Pontefici Romani Nostri Predecessori hanno arricchito di innumerevoli indulgenze. Perciò non cessate di raccomandare e di convincere tutti i vostri ecclesiastici a ritirarsi spesso in qualche luogo opportuno, in certi giorni determinati, dove – deposta ogni mondana cura – riflettano severamente su ogni loro azione, parola, pensiero al cospetto di Dio, abbiano in mente con assidua meditazione gli anni eterni, ricordino i sommi benefici ottenuti da Dio; cerchino di detergere la lordura tratta dalla polvere mondana, di risuscitare la grazia che su di essi è scesa per l’imposizione delle mani; si spoglino del vecchio uomo e delle sue azioni e si vestano del nuovo che è stato creato nella giustizia e nella santità. – Poiché le labbra dei sacerdoti debbono custodire il sapere che li mette in grado di rispondere a coloro che dalla loro bocca vogliono conoscere la legge, e di confutare i contraddittori, ne consegue, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, la necessità di rivolgere ogni vostra cura alla retta e accurata formazione del Clero. Con sommo impegno compite dunque ogni sforzo affinché, soprattutto nei vostri Seminari, s’imponga un ottimo e cattolico ordine di studi per cui i Chierici adolescenti, o fin dalla prima fanciullezza, siano plasmati alla pietà, ad ogni virtù e allo spirito ecclesiastico da apprezzati maestri, e siano educati alla conoscenza della lingua latina, alle lettere umane e alle discipline filosofiche, sottratte tuttavia ad ogni pericolo di errore. In primo luogo vigilate assiduamente affinché apprendano la teologia dogmatica e morale dai libri divini, dalla tradizione dei santi Padri, dall’infallibile autorità della Chiesa, e contemporaneamente acquisiscano una solida preparazione sulla letteratura sacra, sui sacri canoni, sulla storia della Chiesa, sulla liturgia. Dovete soprattutto evitare che nella scelta dei libri, in mezzo a tanta alluvione di perniciosi errori, gli adolescenti seminaristi abbandonino temerariamente la retta via della sana dottrina; in particolare Voi sapete che uomini dotti, ma in disaccordo con Noi in materia di religione e staccati dalla Chiesa, hanno pubblicato sia i libri divini che le opere dei santi Padri in traduzione elegante, ma spesso (e ce ne duole assai) viziata e distorta dalla verità nei commenti arbitrari. Nessuno di Voi ignora quanto la Chiesa abbia bisogno, soprattutto in questi tempi, di ministri capaci, prestigiosi per santità di vita e per fama di salutare dottrina, influenti negli atti e nei discorsi, che siano in grado di difendere strenuamente la causa di Dio e della sua Santa Chiesa, e di edificare una casa fedele al Signore. Nulla dunque si può lasciare d’intentato nell’educare alla santità e alla dottrina i giovani Chierici fin dalla tenera età, dato che non pochi di essi, debitamente istruiti, possono diventare utili ministri della Chiesa. Ora, allo scopo di giungere più facilmente e ogni giorno di più (grazie alla vostra insigne religiosità e alla vostra sollecitudine pastorale) ad un’accurata educazione del Clero, da cui in tanta parte dipendono il bene della Chiesa e la salute dei popoli, non Vi dispiaccia esortare, pregare gli insigni ecclesiastici delle vostre Diocesi, i laici più dotati di ricchezze e ben disposti verso il Cattolicesimo, di seguire il vostro esempio e di offrire di buon cuore una qualche somma di danaro perché possiate costruire nuovi seminari e fornire una congrua dote con la quale educare i Chierici adolescenti o fin dalla prima età. – Né con minore impegno, Diletti Figli e Venerabili Fratelli, cercate di adottare tutte le misure atte ad educare in senso cattolico, ogni giorno di più, la gioventù delle vostre Diocesi, di entrambi i sessi e di qualunque condizione. Perciò tendete l’arco della vostra vigilanza episcopale, così che la gioventù, anzitutto penetrata a fondo dal timore di Dio e nutrita del latte della pietà, sia educata non solo negli articoli di fede, ma anche nella più completa conoscenza della nostra santissima Religione; si conformi alla virtù, all’onestà dei costumi e al concetto di vita cristiana; sia infine tenuta lontano da tutte le seduzioni e dagli scogli della perversione e della corruzione. Con uguale sollecitudine, non desistete mai dal sospingere – nei modi più opportuni – i popoli fedeli a Voi affidati verso la religione e la pietà. Pertanto fate del vostro meglio per ottenere che i popoli fedeli, ogni giorno di più nutriti di salutare e verace dottrina cattolica, amino Dio con tutto il cuore, osservino anzitutto i suoi precetti, frequentino spesso e devotamente il suo Santuario, santifichino le sue feste, assistano con il rispetto e la pietà dovuta alla celebrazione del divino sacrificio, si accostino ai Sacramenti della Penitenza e della Eucarestia, e con particolare devozione seguano e adorino la Santissima Madre di Dio Immacolata Vergine Maria e, perseverando nella preghiera e in uno spirito di reciproca e costante carità, procedano degnamente in Dio, piacendo a Lui sotto ogni aspetto e fruttificando in ogni opera buona. E poiché le sacre Missioni officiate da persone capaci sono quanto mai idonee a risvegliare lo spirito religioso nei popoli e a richiamarli sul sentiero della virtù e della salvezza, vivamente desideriamo che esse siano organizzate spesso nelle vostre Diocesi. E concediamo meritate e somme lodi a tutti coloro che per vostro ordine hanno già introdotto nelle loro Diocesi questa opera, tanto salutare, delle sacre Missioni, dalle quali siamo lieti che siano stati raccolti copiosi frutti, sotto l’influsso della grazia divina. – Occorre che in codesto vostro convegno abbiate davanti agli occhi, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, l’impegno comune di risanare i mali comuni. Infatti per riparare i guasti più gravi subiti da ogni vostra Diocesi e per promuovere la loro prosperità, Voi ben capite che non vi è nulla di più efficace delle frequenti visite nelle Diocesi e della celebrazione del Sinodo Diocesano. Nessuno di Voi ignora che il Concilio di Trento ha raccomandato e prescritto queste due pratiche pie. Perciò, data la vostra ammirevole sollecitudine e carità verso il gregge a Voi affidato, non abbiate nulla di più caro che visitare le vostre Diocesi con il più grande zelo, in conformità alle leggi canoniche, e compiere con cura tutto ciò che può conseguire l’esito fruttuoso della visita pastorale. Nell’adempiere tale dovere Vi stia soprattutto a cuore svellere dalle radici, con somma cura e specialmente con paterni consigli, con discorsi convincenti e con altri idonei mezzi, gli errori, la corruzione e i vizi che si annidano nel gregge; porgere a tutti gli insegnamenti della salvezza; vigilare che la disciplina del clero sia conservata integra; aiutare e fortificare i fedeli con tutti i soccorsi spirituali e guadagnarli a Cristo. Dedicate la stessa diligenza nel celebrare i Sinodi Diocesani, fissando quelle regole che nella vostra saggezza riterrete più adatte a conseguire il bene maggiore di ciascuna vostra Diocesi. Perché non accada che tra i sacerdoti (che devono applicarsi allo studio e all’insegnamento e che sono gravati dall’incarico d’istruire il popolo in ciò che tutti debbono sapere per la propria salvezza e di somministrare i Sacramenti) si estinguano o languiscano lo zelo e lo studio delle sacre discipline, è per Noi sommamente desiderabile che, dove è possibile, Voi promuoviate con le opportune regole i congressi in tutte le regioni delle vostre Diocesi, per trattare soprattutto di Teologia morale e dei sacri Riti, con l’auspicata partecipazione di tutti i preti che al congresso dovranno presentare una risposta scritta alle domande da Voi poste e, nel tempo che Voi vorrete determinare, dovranno discutere soprattutto di Teologia morale e sulle regole liturgiche, dopo che uno dei preti avrà pronunciato un discorso sui doveri sacerdotali. E, invero, i Parroci prima di tutti Vi presteranno aiuto e soccorso nella cura del vostro gregge in quanto Voi li avete messi al corrente della vostra sollecitudine e li avrete collaboratori nell’affrontare un’attività tra tutte le più degna; non tralasciate dunque, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, d’infiammare con ogni impegno il loro zelo perché adempiano al loro dovere con diligenza pari alla devozione. Dite loro che non cessino mai di pascere il popolo cristiano loro affidato con la predicazione del verbo divino, con la somministrazione dei Sacramenti e della multiforme grazia di Dio; di istruire con amore e pazienza gli ignoranti e soprattutto i fanciulli nei misteri della fede e nelle testimonianze della nostra religione; di ricondurre gli erranti sul cammino della salvezza; di impegnarsi con ogni sforzo a sradicare odi, rivalità, inimicizie, discordie e scandali; di incoraggiare i pusillanimi; di visitare gli infermi, procurando ad essi soprattutto ogni spirituale soccorso; di consolare i miseri, gli afflitti e i tribolati; di incitare tutti a una sana dottrina; di ammonirli a rendere devotamente a Dio ciò che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare; di insegnare che tutti, non solo per il timore del castigo ma per coscienza, devono essere sudditi e obbedire ai Principi e alle autorità in tutto ciò che non è contrario alle leggi di Dio e della Chiesa. – Inoltre continuate, come fate sempre, con somma lode del vostro nome, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, ad inviare alla Nostra Congregazione del Concilio la relazione sulle vostre Diocesi nei tempi stabiliti, e a tenerci al corrente, con zelo, delle questioni che riguardano le stesse Diocesi, in modo che sia possibile da parte Nostra procurare il maggior vantaggio vostro e delle stesse Diocesi. Siamo poi informati che in talune Diocesi del territorio germanico sono invalse alcune consuetudini, circa la sistemazione delle parrocchie e che alcuni di Voi desiderano che tali consuetudini siano conservate. Noi invero siamo disposti a usare indulgenza al riguardo, ma soltanto dopo aver sottoposto a un attento esame le stesse consuetudini esposte da ciascuno di Voi con particolare diligenza, in modo che da Noi siano autorizzate entro quei limiti che la necessità e le principali caratteristiche delle province avranno suggerito; infatti, per obbligo del Nostro Apostolico ministero dobbiamo fare osservare scrupolosamente le prescrizioni canoniche. – Prima di concludere questa Nostra Lettera, con cui siamo assai lieti di intrattenere Voi tutti, Prelati dell’Impero Austriaco, rivolgiamo il nostro discorso soprattutto a Voi, Venerabili Fratelli Arcivescovi e Vescovi che dimorate nello stesso nobilissimo Impero e siete solidali con Noi nella vera fede e nella unità cattolica, e aderite a questa Cattedra di Pietro e praticate i riti e le lodevoli consuetudini della Chiesa Orientale, approvate e consentite da questa Santa Sede. Voi avete appreso, voi sapete in quale pregio questa Apostolica Sede abbia sempre tenuto i vostri riti: ne ha inculcato assiduamente il rispetto, come dimostrano splendidamente i decreti e le Costituzioni di tanti Romani Pontefici Nostri Predecessori; fra queste è sufficiente ricordare la Lettera di Benedetto XIV, Predecessore Nostro, del 26 luglio 1755, che comincia con “Allatae” e la Nostra Lettera del 6 gennaio 1848, inviata a tutti gli Orientali, che comincia con “In suprema Petri Apostoli Sede“. Pertanto esortiamo cordialmente anche Voi affinché adempiate al vostro ministero secondo la vostra segnalata religiosità e sollecitudine episcopale; abbiate davanti agli occhi tutte le questioni che abbiamo trattato; dedichiate ogni vostra cura, attività e vigilanza in modo che il vostro Clero, ornato di ogni virtù e specialmente di ottime, sacre discipline, si applichi con tutte le forze a procurare l’eterna salute dei fedeli; in modo che i popoli fedeli seguano la strada che conduce alla vita, che ogni giorno di più si accresca e si estenda l’unità della Religione Cattolica, e che siano amministrati i Sacramenti e celebrate le funzioni divine secondo le vostre regole, tuttavia adottando i libri liturgici che furono approvati dalla Santa Sede. E poiché non vi è nulla per Noi di più desiderabile che venire in aiuto vostro e dei vostri fedeli indigenti, non trascurate di ricorrere a Noi, e a Noi esporre i problemi delle vostre Diocesi e di inviarne relazione ogni quattro anni alla Nostra Congregazione di Propaganda Fide. – Infine, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, Vi supplichiamo di impegnarvi, col massimo zelo e ogni giorno di più, a conservare, favorire e accrescere la pace e la concordia tra tutto il Clero di tutte codeste Diocesi, sia di rito latino, sia di rito greco-cattolico, così che tutti coloro che militano negli accampamenti del Signore, per mutuo sentimento di fraterna carità, si adoperino nel vicendevole rispetto e con unanime ardore siano al servizio della gloria di Dio e della salvezza delle anime. – Ecco a Voi quanto, nel Nostro grande amore per Voi e per i popoli fedeli di codesto vastissimo Impero, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, Noi giudicammo fosse doveroso annunciarvi; abbiamo per certo che Voi, ispirati dalla vostra eminente virtù, dalla religione, dalla pietà, dalla provata fede e dall’ossequio verso di Noi e verso questa Cattedra di Pietro, rispetterete con trasporto questi Nostri paterni desideri. E non dubitiamo affatto che Voi tutti, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, contemplando sempre Cristo Gesù, Principe dei pastori, che si è mostrato umile e mite di cuore e che ha donato la sua anima per le sue pecore, lasciando a noi un esempio che ci invita a seguire le Sue vestigia, vi sforzerete con ogni energia di prenderlo a modello, di obbedire ai Suoi insegnamenti, di vegliare assiduamente sul gregge affidato alle vostre cure, di occuparvi di ogni cosa, di adempiere al vostro ministero, e di cercare non ciò che piace a Voi ma ciò che piace a Gesù Cristo; non vi mostrerete come dominatori tra il Clero, ma come Pastori, anzi come Padri amorosi e, fatti nell’animo a immagine del gregge, non troverete nulla di così penoso, di così difficile, di così arduo che Voi non possiate affrontare e risolvere con pazienza, con mansuetudine, con dolcezza, con prudenza, per la salvezza delle vostre pecore. Noi intanto, in umiltà di cuore, non omettiamo di elevare assidue fervide preghiere al clementissimo Padre di luce e di misericordia, al Dio di ogni consolazione, affinché effonda sempre propizio i copiosi doni della Sua bontà su di Voi e anche sulle dilette pecore a Voi affidate. Come auspicio di questo divino soccorso e come testimonianza della Nostra affettuosa e zelante disposizione d’animo verso di Voi, Noi impartiamo con amore l’Apostolica Benedizione, che viene dal profondo del cuore, a ciascuno di Voi, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, e a tutti i Chierici e ai fedeli Laici di codeste Chiese.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 17 marzo 1856, nel decimo anno del Nostro Pontificato.

[Grassetto e colore, sono redazionali]

UN’ENCICLICA AL GIONO TOGLIE GLI APOSTATI DI TORNO: DILECTISSIMA NOBIS di SS. PIO XI

La strategia del Kazaro-massonismo nel tempo, è stata sempre la medesima, anche se trasfigurata ed occultata da maschere diverse, in certi casi apparentemente contrastanti: manifestare l’odio verso Dio, il suo Cristo, la sua Santa Chiesa Cattolica Romana, e soprattutto verso il Vicario dell’Uomo-Dio. Oggi “impero”, domani “regno dispotico”, indi “repubblica del terrore”, poi “nazi-fascismo”, o ancora “socialcomunismo”; attualmente: “mondialismo globalizzante pseudo-democratico”, [… i simboli, a ben guardare però, sono comuni], l’elemento chiave è sempre la libertà apparente, la fratellanza, la tolleranza verso tutti tranne che … verso i Cristiani, i Cattolici Romani, sempre oppressi e bersaglio di ogni tipo di vessazioni e persecuzioni, senza giustificazioni apparenti, prive di qualsiasi logica giuridica, anzi, proprio di principio, ingiuste e repressive. Questa volta, siamo nel 1933, la barbarie massonica, la violenza anticlericale, o meglio quella dell’anti-Cristo, coinvolge una delle Nazioni difesa e colonna stabile della Chiesa, la Spagna, patria di Santi di prim’ordine, di Ordini Religiosi che hanno fatto la storia del Culto divino e della stessa intera umanità [pensiamo ad esempio, solo ai Domenicani ed ai Gesuiti]. Il Santo Padre S. S. Pio XI, che già aveva alzato la sua voce in difesa della Chiesa di Cristo per le atrocità messicane, deve ora intervenire con durezza verso le deliranti decisioni dei governanti spagnoli tutti di estrazione massonica, tutti impegnati nella demolizione della colonna spagnola della Cattedrale Cattolica, quella stessa che aveva resistito con successo e piena di trionfi, alla barbarie islamica prima e dei marrani giudeo-kazari dopo. Veementi sono le proteste del Sommo Pontefice, il quale coglie anche con precisione il vero intento dei “mostri” adoratori del lucifero-baphomet, il demone precipitato che pretende di porsi al posto di Dio. In particolare egli denuncia l’attacco all’Autorità Pontificia [chiodo fisso dei templari, dei rosa-croce, dei massoni di ogni obbedienza, degli astrologi maghi alchimisti eliocentristi, autoproclamati scienziati, ma senza mai provare nulla di vero, etc.], « … quasi che l’autorità del Pontefice, conferitagli dal Divino Redentore, possa dirsi estranea a qualsivoglia parte del mondo; quasi che il riconoscimento dell’autorità divina di Gesù Cristo possa impedire o menomare il riconoscimento delle legittime autorità umane, oppure il potere spirituale e soprannaturale sia in contrasto con quello dello Stato. … Nessun contrasto può sussistere, se non per la malizia di coloro, i quali lo desiderano e lo vogliono, perché sanno che senza il Pastore le pecorelle andrebbero smarrite e più facilmente diverrebbero preda dei falsi pastori. » La storia si ripete sempre con dinamiche simili, anche se adattate ai tempi ed ai luoghi (“si colpisce il Pastore per disperdere le pecore” …), ma la parola del Cristo … “non prævalebunt”, in ogni caso trionfa alla fine di ogni attacco: solo gli adoratori del sole-lucifero, gli gnostici, i manichei, i templari, i rosacroce, i massoni, i comunisti, i banchieri usurai globalisti, i liberisti pseudo-democratici, i settari chierico-modernisti, non riescono a convincersene e regolarmente da sempre, finiscono [ … e finiranno] inghiottiti nel baratro dell’eterno lago di fuoco. Fermiamoci però a leggere questa lettera e cerchiamo di trarne gli insegnamenti a noi più utili per affrontare i nostri tempi, tempi in cui il Cattolicesimo subisce attacchi ben più aggressivi di quelli della Spagna, soprattutto spirituali, con danno immenso per la salvezza delle anime, anche perché oggi c’è un Santo Padre in esilio imbavagliato ed impedito, che non può protestare, ed al suo posto c’è il Patriarca degli Illuminati con il suo ridicolo eretico Giullare-clown, due kazaro-marrani che non hanno ancora imparato la lezione: “Non prævalebunt” … ma oramai un’età ce l’hanno e la verità non tarderà molto a manifestarsi … almeno a loro!

LETTERA ENCICLICA

DILECTISSIMA NOBIS

AGLI EMINENTISSIMI PADRI
CARDINALE FRANCESCO VIDAL E BARRAQUER,
ARCIVESCOVO DI TARRAGONA,
CARDINALE EUSTACHIO ILUNDAIN E ESTEBAN,
ARCIVESCOVO DI HISPALIS,
ED AGLI ALTRI REVERENDI PADRI
ARCIVESCOVI E VESCOVI,
E A TUTTO IL CLERO E AL POPOLO DI SPAGNA:
SULL’OPPRESSIONE DELLA CHIESA IN SPAGNA.
PIO PP. XI
VENERABILI FRATELLI
SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE

La nobile Nazione Spagnola Ci fu sempre sommamente cara per le sue insigni benemerenze verso la fede cattolica e la civiltà cristiana, per la tradizionale ardentissima devozione a questa Sede Apostolica e per le sue grandi istituzioni ed opere di apostolato, essendo madre feconda di Santi, di Missionari e di Fondatori d’incliti Ordini religiosi, vanto e sostegno della Chiesa di Dio.  – E appunto perché la gloria della Spagna è così intimamente connessa con la Religione Cattolica, Noi ci sentiamo doppiamente afflitti nell’assistere ai deplorevoli tentativi che da tempo si vanno ripetendo per togliere alla diletta Nazione, con la fede tradizionale, i più bei titoli di civile grandezza. Non mancammo — come il Nostro cuore paterno Ci dettava — di far spesse volte presente agli attuali governanti di Spagna quanto era falsa la via che essi seguivano e di ricordar loro come non è col ferire l’anima del popolo nei suoi più profondi e cari sentimenti che si può raggiungere quella concordia di spiriti la quale è indispensabile per la prosperità di una Nazione.  – Ciò facemmo per mezzo del Nostro Rappresentante tutte le volte che si affacciava il pericolo di qualche nuova legge lesiva dei sacrosanti diritti di Dio e delle anime. Né mancammo di far giungere anche pubblicamente la Nostra paterna parola ai diletti figli del clero e del laicato di Spagna perché sapessero che il Nostro cuore era a loro più vicino nei momenti del dolore. Ma ora non possiamo non levare nuovamente la voce contro la legge, testé approvata, « intorno alle confessioni e Congregazioni religiose », costituendo essa una nuova e più grave offesa non solo alla religione e alla Chiesa, ma anche a quegli asseriti princìpi di libertà civile sui quali dichiara basarsi il nuovo Regime Spagnolo. Né si creda che la Nostra parola sia ispirata da sentimenti di avversione alla nuova forma di governo o agli altri cambiamenti prettamente politici avvenuti recentemente in Spagna. È a tutti noto, infatti, che la Chiesa Cattolica, per nulla legata ad una forma di governo piuttosto che ad un’altra, purché restino salvi i diritti di Dio e della coscienza cristiana, non trova difficoltà ad accordarsi con le varie civili istituzioni, siano esse monarchiche o repubblicane, aristocratiche o democratiche. – Ne sono prova manifesta, per non parlare che di fatti recenti, i numerosi « Concordati » e accordi stipulati in questi ultimi anni e le relazioni diplomatiche annodate dalla Sede Apostolica con diversi Stati, nei quali, dopo l’ultima grande guerra, a governi monarchici sono subentrati governi repubblicani.  – Né queste nuove Repubbliche hanno mai avuto a soffrire nelle loro istituzioni e nelle loro giuste aspirazioni verso la grandezza ed il benessere nazionale per effetto dei loro amichevoli rapporti con questa Sede Apostolica od a causa della loro disposizione a concludere, con spirito di reciproca fiducia, sulle materie che interessano la Chiesa e lo Stato, convenzioni corrispondenti alle mutate condizioni dei tempi.  – Anzi, possiamo con sicurezza affermare che da queste fiduciose intese con la Chiesa gli Stati stessi hanno tratto notevoli vantaggi. Infatti, è comunemente risaputo come al dilagare del disordine sociale non si opponga diga più valida della Chiesa, la quale, educatrice massima dei popoli, ha sempre saputo unire in accordo fecondo il principio della legittima libertà con quello dell’autorità, le esigenze della giustizia col bene della pace.  – Tutto ciò non ignorava il Governo della nuova Repubblica di Spagna, il quale, anzi, era a conoscenza delle buone disposizioni Nostre e dell’Episcopato Spagnolo di concorrere a mantenere l’ordine e la tranquillità sociale. – E con Noi e con l’Episcopato fu concorde l’immensa moltitudine, non solamente del clero secolare e regolare, ma altresì del laicato cattolico, ossia della grande maggioranza del popolo spagnolo; il quale, nonostante le personali opinioni, nonostante le provocazioni e le vessazioni degli avversari della Chiesa, si tenne lontano dalle violenze e dalle rappresaglie, nella tranquilla soggezione al potere costituito, senza dar luogo a disordini e molto meno a guerre civili. Né ad altra causa certamente, che a questa disciplina e soggezione, ispirata dall’insegnamento e dallo spirito cattolico, si potrebbe attribuire con maggiore diritto quanto si è potuto mantenere di quella pace e tranquillità pubblica che le turbolenze dei partiti e le passioni dei rivoluzionari lavoravano a sovvertire, sospingendo la Nazione verso l’abisso dell’anarchia. – Ci ha quindi recato somma meraviglia e vivo cordoglio l’apprendere che da taluni, quasi per giustificare gli iniqui procedimenti contro la Chiesa, se ne adducesse pubblicamente la necessità di difendere la nuova Repubblica. Da quanto abbiamo esposto appare così evidente l’insussistenza del motivo addotto, da poterne concludere che la lotta mossa alla Chiesa nella Spagna, più che a incomprensione della Fede Cattolica e delle sue benefiche istituzioni, si debba imputare all’odio che « contro il Signore e il suo Cristo » nutrono sette sovvertitrici di ogni ordine religioso e sociale, come purtroppo vediamo avvenire nel Messico e nella Russia. – Ma, tornando alla deplorevole « legge intorno alle confessioni e congregazioni religiose », abbiamo constatato con vivo rammarico che in essa fin dal principio viene apertamente dichiarato che lo Stato non ha religione ufficiale, riaffermando così quella separazione dello Stato dalla Chiesa che fu purtroppo sancita nella nuova Costituzione Spagnola.  – Non ci indugiamo qui a ripetere quale gravissimo errore sia l’affermare lecita e buona la separazione in se stessa, specialmente in una Nazione che nella quasi totalità è cattolica. La separazione, chi bene addentro la consideri, non è che una funesta conseguenza (come tante volte dichiarammo, specialmente nell’Enciclica Quas primas) del laicismo, ossia dell’apostasia dell’odierna società che pretende estraniarsi da Dio e quindi dalla Chiesa. Ma se per qualsiasi popolo, oltre che empia, è assurda la pretesa di voler escluso dalla vita pubblica Iddio Creatore e provvido Reggitore della stessa società, in modo particolare ripugna una tale esclusione di Dio e della Chiesa dalla vita della Nazione Spagnola, nella quale la Chiesa ebbe sempre e meritamente la parte più importante e più beneficamente attiva nelle leggi, nelle scuole e in tutte le altre private e pubbliche istituzioni.  – Se un tale attentato torna a danno irreparabile della coscienza cristiana del paese (della gioventù specialmente, che si vuole educare senza Religione, e della famiglia profanata nei suoi più sacri princìpi) non minore è il danno che ricade sulla stessa autorità civile, la quale, perduto l’appoggio che la raccomanda e la sostiene presso le coscienze dei popoli, vale a dire, venuta meno la persuasione della sua origine, dipendenza e sanzione divina, viene a perdere insieme la sua più grande forza di obbligazione e il più alto titolo di osservanza e di rispetto.  – Che questi danni conseguano inevitabilmente dal regime di separazione, viene attestato dalle non poche Nazioni che, dopo averlo introdotto nei loro ordinamenti, ben presto compresero la necessità di rimediare all’errore, sia modificando, almeno nella loro interpretazione ed applicazione, le leggi persecutrici della Chiesa, sia procurando, malgrado la separazione, di venire ad una pacifica coesistenza e cooperazione con la Chiesa. – I nuovi legislatori Spagnoli, invece, noncuranti di queste lezioni della storia, vollero una forma di separazione ostile alla fede professata dalla stragrande maggioranza dei cittadini, una separazione tanto più penosa ed ingiusta, in quanto viene deliberata in nome della libertà stessa che si promette e si assicura a tutti indistintamente. Si è voluto così assoggettare la Chiesa e i suoi ministri a misure di eccezione, che tentano di metterla alla mercé del potere civile. -Infatti, in forza della « Costituzione » e delle successive leggi emanate, mentre tutte le opinioni, anche le più erronee, hanno largo campo di manifestarsi, la sola Religione Cattolica, che è quella della quasi totalità dei cittadini, vede odiosamente vigilato l’insegnamento, inceppate le scuole e le altre sue istituzioni tanto benemerite della scienza e della cultura spagnola. Lo stesso esercizio del culto cattolico, anche nelle sue più essenziali e più tradizionali manifestazioni, non va esente da limitazioni, come l’assistenza religiosa negli istituti dipendenti dallo Stato; le stesse processioni religiose, le quali vengono sottoposte a speciali facoltà da concedersi dal Governo e a clausole e restrizioni, e perfino l’amministrazione dei Sacramenti ai moribondi e le esequie ai defunti. – Più manifesta ancora è la contraddizione per quanto riguarda la proprietà. La « Costituzione » riconosce a tutti i cittadini la legittima facoltà di possedere, e, come è proprio di tutte le legislazioni nei paesi civili, garantisce e tutela l’esercizio di così importante diritto derivante dalla stessa natura. Eppure anche su questo punto si è voluta creare una eccezione ai danni della Chiesa Cattolica, spogliandola con palese ingiustizia di tutti i suoi beni. Non si è avuto riguardo alla volontà degli oblatori; non si è tenuto conto del fine spirituale e santo, cui quei beni erano destinati; non si sono voluti in alcun modo rispettare diritti da lungo tempo acquisiti e fondati su indiscutibili titoli giuridici. Tutti gli edifici, vescovadi, case canoniche, seminari, monasteri, non sono più riconosciuti come libera proprietà della Chiesa Cattolica, ma sono dichiarati — con parole che malamente celano la natura dell’usurpazione — proprietà pubblica e nazionale. Anzi, mentre tali edifici — legittima proprietà dei vari enti ecclesiastici — vengono dalla legge lasciati in solo uso alla Chiesa Cattolica ed ai suoi ministri perché siano adibiti secondo il loro fine di culto, si giunge però a stabilire che gli edifici medesimi debbono essere sottomessi ai tributi inerenti all’uso degli immobili, costringendo così la Chiesa Cattolica a pagare tributi su ciò che violentemente le è stato tolto. In tal modo il potere civile ha preparato la via per rendere impossibile alla Chiesa Cattolica anche l’uso precario dei suoi beni; infatti, essa, spogliata di tutto, privata di ogni sussidio, inceppata in tutte le sue attività, come potrà pagare i tributi imposti? – Né si dica che per il futuro la legge lascia alla Chiesa Cattolica una certa facoltà di possedere, almeno a titolo di proprietà privata, perché anche un così ridotto riconoscimento è reso poi quasi nullo dal principio, subito dopo enunziato, che tali beni « potranno soltanto essere conservati nella quantità necessaria per il servizio religioso ». – In tal modo si costringe la Chiesa a sottoporre all’esame del potere civile le sue necessità per il compimento della sua divina missione, e si erige lo Stato a giudice assoluto di quanto occorre per funzioni meramente spirituali. È quindi da temersi che un tal giudizio sarà consono agli intenti laicizzatori della legge e dei suoi autori. – E l’usurpazione non si è arrestata agli immobili. Anche i beni mobili — con particolarissima enumerazione elencati, perché nulla sfuggisse — ossia anche i paramenti, le immagini, i quadri, i vasi, le gioie e simili oggetti destinati espressamente e permanentemente al culto cattolico, al suo splendore e alle necessità che hanno diretta relazione con esso, sono stati dichiarati pubblica proprietà. – E mentre si nega alla Chiesa il diritto di liberamente disporre di ciò che è suo, perché legittimamente acquistato o da pii fedeli ad essa donato, allo Stato e solamente ad esso si attribuisce il potere di disporre per un altro fine, e senza limitazione alcuna, di oggetti sacri, anche di quelli con speciale consacrazione sottratti ad ogni uso profano, escludendo perfino ogni dovere dello Stato di corrispondere, in tale deprecato caso, qualsiasi compenso alla Chiesa. – Né tutto ciò è stato sufficiente ad appagare le mire antireligiose degli attuali legislatori. Neppure i templi sono stati risparmiati; i templi, splendore di arte, monumenti esimi di una storia gloriosa, decoro e vanto della Nazione Spagnola; i templi, casa di Dio e di orazione, su cui sempre aveva goduto il pieno diritto di proprietà la Chiesa Cattolica, la quale — magnifico titolo di particolare benemerenza — li aveva sempre conservati, abbelliti, adornati con cura amorosa. Anche i templi — non pochi dei quali distrusse (e nuovamente lo deploriamo) l’empia mania incendiaria — sono stati dichiarati proprietà della Nazione e sottoposti al controllo delle autorità civili, che oggi guidano, senza alcun rispetto verso il sentimento religioso del popolo di Spagna, le pubbliche sorti. – È dunque ben triste, Venerabili Fratelli e diletti Figli, la condizione creata alla Chiesa Cattolica presso di voi. Il Clero già è stato privato, con gesto totalmente contrario all’indole generosa del cavalleresco popolo spagnolo, dei suoi assegni, violando un impegno preso con un patto concordatario e ledendo la più stretta giustizia, perché lo Stato, che aveva fissato gli assegni, non l’aveva fatto per concessione gratuita ma a titolo di indennità per i beni già sottratti alla Chiesa.- Anche le Congregazioni Religiose sono ora in modo inumano colpite dalla infausta legge. Si è gettato su di esse l’ingiurioso sospetto che possano esercitare un’attività politica pericolosa per la sicurezza dello Stato, stimolando così le passioni ad esse ostili con ogni sorta di denunce e di persecuzioni: aperta e facile via per giungere a più gravi provvedimenti. – Esse sono sottoposte a tali e tante relazioni, registrazioni ed ispezioni, che costituiscono moleste forme di fiscale oppressione. Infine, dopo averle private del diritto di insegnare e di esercitare qualsiasi altra attività da cui trarre onesto sostentamento, sono state sottomesse alle leggi tributarie, pur sapendo che, private di tutto, non potranno soddisfare al pagamento delle imposte: altra coperta maniera di rendere loro impossibile l’esistenza. – Ma con simili disposizioni si viene a colpire, in verità, non i religiosi soltanto, bensì il popolo Spagnolo, rendendo impossibili quelle grandi opere di carità e beneficenza a favore dei poveri, che hanno sempre formato una gloria magnifica delle Congregazioni Religiose e della Spagna Cattolica.- Tuttavia, nelle penose strettezze a cui si trova ridotto nella Spagna il Clero secolare e regolare, Ci conforta il pensiero che il generoso popolo Spagnolo, anche nella presente crisi economica, saprà degnamente riparare a così dolorosa situazione, rendendo meno disagevole ai sacerdoti la povertà vera che li colpisce, affinché possano con rinnovate energie provvedere al culto divino e al ministero pastorale. – Ma se ci addolora questa grave ingiustizia, Noi, e con Noi Voi, Venerabili Fratelli e diletti Figli, sentiamo anche più vivamente l’offesa recata alla Divina Maestà. Non fu forse espressione di animo profondamente ostile a Dio e alla Religione Cattolica l’aver sciolto quegli Ordini Religiosi che fanno voto di ubbidienza ad autorità differente da quella legittima dello Stato? – In questo modo si volle togliere di mezzo la Compagnia di Gesù, che può ben gloriarsi di essere uno dei più saldi sostegni della Cattedra di Pietro, con la speranza forse di potere poi, con minore difficoltà, abbattere in un prossimo avvenire la fede e la morale cattolica nel cuore della Nazione Spagnola, che diede alla Chiesa la grande e gloriosa figura di Ignazio di Loyola. Ma con ciò si volle colpire in pieno — come già altra volta pubblicamente dichiarammo — la stessa Autorità Suprema della Chiesa Cattolica. Non si osò, è vero, nominare esplicitamente la persona del Romano Pontefice; di fatto però si definì autorità estranea alla Nazione Spagnola quella del Vicario di Gesù Cristo: quasi che l’autorità del Pontefice, conferitagli dal Divino Redentore, possa dirsi estranea a qualsivoglia parte del mondo; quasi che il riconoscimento dell’autorità divina di Gesù Cristo possa impedire o menomare il riconoscimento delle legittime autorità umane, oppure il potere spirituale e soprannaturale sia in contrasto con quello dello Stato. Nessun contrasto può sussistere, se non per la malizia di coloro, i quali lo desiderano e lo vogliono, perché sanno che senza il Pastore le pecorelle andrebbero smarrite e più facilmente diverrebbero preda dei falsi pastori. – Se l’offesa voluta infliggere all’autorità del Romano Pontefice ferì profondamente il Nostro cuore paterno, nemmeno un istante dubitammo che essa potesse, anche minimamente, scuotere la tradizionale devozione del popolo Spagnolo alla Cattedra di Pietro. Anzi, come hanno sempre insegnato l’esperienza e la storia fino a questi ultimi anni, quanto maggiormente i nemici della Chiesa cercano di allontanare i popoli dal Vicario di Cristo, tanto più affettuosamente questi — per provvidenziale disposizione di Dio, che dal male sa trarre il bene — a lui si stringono, proclamando che da lui solo s’irradia quella luce che illumina la via ottenebrata da tanti perturbamenti, da lui solo, come da Cristo, risuonano le « parole di vita eterna » [1]. – Né si appagarono di aver tanto infierito contro la grande e benemerita Compagnia di Gesù, ma hanno voluto con una recente legge dare un altro gravissimo colpo a tutti gli Ordini e Congregazioni Religiose proibendo ad essi l’insegnamento. Si è compiuta così un’opera di deplorevole ingratitudine e di palese ingiustizia. Perché, infatti, la libertà — che a tutti è accordata — di poter esercitare l’insegnamento vien tolta ad una classe di cittadini, rei soltanto di avere abbracciato una vita di rinuncia e di perfezione? Si vorrà forse dire che l’essere religiosi, cioè l’aver tutto lasciato e sacrificato per dedicarsi proprio all’insegnamento e all’educazione della gioventù come ad una missione di apostolato, costituisca un titolo di incapacità o di inferiorità all’insegnamento medesimo? Eppure l’esperienza sta a dimostrare con quanta cura e con quanta competenza i Religiosi abbiano sempre compiuto il loro dovere, quali magnifici risultati per l’istruzione dell’intelletto, nonché per l’educazione del cuore, abbiano coronato il loro paziente lavoro. Lo comprova luminosamente il numero di persone veramente insigni in tutti i campi delle umane scienze ed insieme esemplarmente cattoliche uscite dalle scuole dei Religiosi; lo dimostra il grande incremento che nella Spagna tali scuole hanno fortunatamente raggiunto, nonché la consolante affluenza degli studenti. Lo conferma infine la fiducia di cui godevano presso i genitori, i quali, avendo da Dio ricevuto il diritto ed il dovere di educare i propri figliuoli, hanno pure la sacrosanta libertà di scegliere coloro che nell’opera educativa debbono efficacemente coadiuvarli.- Ma neppure nei riguardi degli Ordini e delle Congregazioni Religiose è bastato loro questo gravissimo atto. Si sono altresì conculcati indiscutibili diritti di proprietà, si è violata apertamente la libera volontà dei fondatori e dei benefattori per impossessarsi degli edifici al fine di creare scuole laiche, cioè senza Dio, proprio dove i generosi oblatori avevano disposto che fosse impartita una educazione schiettamente cattolica. – Da tutto ciò appare purtroppo chiaro lo scopo che si intende raggiungere con simili disposizioni, quello cioè di educare le nuove generazioni ad uno spirito di indifferenza religiosa, se non di anticlericalismo, strappare dalle anime dei giovani i tradizionali sentimenti cattolici così profondamente radicati nel popolo di Spagna. Si vuol così laicizzare tutto l’insegnamento finora ispirato alla religione ed alla morale cristiana. – Di fronte a una legge tanto lesiva dei diritti e delle libertà ecclesiastiche, diritti che dobbiamo difendere e conservare integri, crediamo preciso dovere del Nostro Apostolico ministero di riprovarla e condannarla. Noi quindi protestiamo solennemente e con tutte le nostre forze contro la legge stessa, dichiarando che essa non potrà essere mai invocata contro i diritti imprescrittibili della Chiesa. – E vogliamo qui riaffermare la Nostra viva fiducia che i Nostri diletti figli della Spagna, compresi della ingiustizia e del danno di tali provvedimenti, si varranno di tutti i mezzi legittimi che per diritto di natura e per disposizione di legge restano in loro potere, in modo da indurre gli stessi legislatori a riformare disposizioni così contrarie ai diritti di ogni cittadino e così ostili alla Chiesa, sostituendole con altre conciliabili con la coscienza cattolica. Intanto però Noi, con tutto l’animo e il cuore di Padre e di Pastore, esortiamo vivamente i Vescovi, i Sacerdoti e tutti coloro che in qualche modo intendono dedicarsi all’educazione della gioventù, a promuovere più intensamente con tutte le forze e con ogni mezzo l’insegnamento religioso e la pratica della vita cristiana. E ciò è tanto più necessario in quanto la nuova legislazione spagnola, con la deleteria introduzione del divorzio, osa profanare il santuario della famiglia, ponendo così — con la tentata dissoluzione della società domestica — i germi delle più dolorose rovine per il civile consorzio. – Dinanzi alla minaccia di così enormi danni raccomandiamo nuovamente e vivamente ai cattolici tutti di Spagna che, messi da parte lamenti e recriminazioni, subordinando anzi al bene comune della patria e della Religione ogni altro ideale, tutti si uniscano disciplinati per la difesa della fede e per allontanare i pericoli che minacciano lo stesso civile consorzio. – In modo speciale invitiamo tutti i fedeli ad unirsi nell’Azione Cattolica tante volte da Noi raccomandata; essa, pur non costituendo un partito, anzi dovendo porsi al di fuori e al di sopra di tutti i partiti politici, servirà a formare la coscienza dei cattolici, illuminandola e corroborandola nella difesa della fede contro ogni insidia. – Ed ora, Venerabili Fratelli e Figli dilettissimi, non sapremmo come meglio concludere questa Nostra lettera, se non ripetendovi che, più che negli aiuti degli uomini, dobbiamo aver fiducia nell’indefettibile assistenza promessa da Dio alla sua Chiesa e nell’immensa bontà del Signore verso coloro che lo amano. Perciò, considerando quanto è avvenuto presso di voi, e addolorati sopra ogni altra cosa per le gravi offese che sono state fatte alla Divina Maestà, con le numerose violazioni dei suoi sacrosanti diritti e con tante trasgressioni delle sue leggi, Noi rivolgiamo al cielo fervide preghiere, domandando a Dio il perdono per le offese a Lui recate. Egli, che tutto può, illumini le menti, raddrizzi le volontà, volga i cuori dei governanti a migliori consigli. A noi arride serena fiducia che la voce supplichevole di tanti buoni figli uniti a Noi nelle preghiera, soprattutto in questo Anno Santo della Redenzione, sarà benignamente accolta dalla clemenza del Padre celeste. – In tale fiducia, anche per propiziare su voi, Venerabili Fratelli e Diletti Figli, e su tutta la Nazione Spagnola, a Noi tanta cara, l’abbondanza dei celesti favori, vi impartiamo con tutta l’effusione dell’animo l’Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 3 giugno 1933, duodecimo del Nostro Pontificato.

PIUS PP.XI

UN’ENCICLICA AL GIORNO, TOGLIE GLI APOSTATI (novusordisti e finto-tradizionalisi) DI TORNO: FIRMISSIMAN CONSTANTIAM DI PIO XI

Firmissimam Constantiam è la terza Enciclica che il Santo Padre Pio XI indirizza alla Chiesa messicana vittima di violenze, persecuzioni ed ogni genere di nefandezze. In questa lettera, il Sommo Pontefice, oltre alle esortazioni, agli apprezzamenti per l’opera del clero e dei fedeli laici, nonché agli incoraggiamenti opportuni, si sofferma sul ruolo dei Chierici coadiuvati da laici ben istruiti nella ricostruzione del tessuto sociale e religioso del Paese sconvolto da lunghi anni di vessazioni masso-comuniste. Egli inizia dalla formazione dei Sacerdoti:  “… noi vi indirizziamo questa lettera, e ne prendiamo occasione per ricordarvi come, nelle presenti circostanze e difficoltà, i mezzi più efficaci per una restaurazione cristiana sono anche tra voi anzitutto la santità dei Sacerdoti e in secondo luogo l’accurata formazione dei laici ….”  perché, nota più avanti “… la formazione spirituale e la vita interiore, che fomentate in questi vostri collaboratori, li metteranno in guardia dai pericoli e dalle possibili deviazioni.” Quindi si raccomanda innanzitutto la formazione del clero e del laicato impegnato [si ricorda il ruolo fondamentale dell’Azione Cattolica], che sono la chiave di volta per fuggire gli inganni del “lupo travestito”, resistere alle bestie intrufolati nell’ovile, e portare a buon fine l’opera di Redenzione del Salvatore per la salvezza delle anime. Le raccomandazioni ovviamente riguardano anche la vita sociale del Paese martoriato, e qui il pensiero del Pontefice è quanto mai chiaro, conciso ed efficace: “… non si cessi dal proclamare che soltanto la dottrina e l’opera della Chiesa, assistita com’è dal divino suo Fondatore, può portare rimedio ai gravissimi mali che travagliano l’umanità …”. Ecco il rimedio sovrano a tutti i problemi ed ai guai di ogni società comunque impostata; rimedio che va somministrato innanzitutto alle giovani generazioni “… le speciali condizioni della vostra Patria ci obbligano a richiamarvi la necessaria, doverosa, imprescindibile cura dei fanciulli, la cui innocenza è insidiata, la cui educazione e formazione cristiana sono messe a così dura prova …” e poi deve camminare con ordine, secondo gli insegnamenti del Divino Maestro e del suo Corpo Mistico, la Chiesa Cattolica Romana, unica arca di salvezza guidata dall’eterno Nocchiero. Ed i due capisaldi di questa ricostruzione ordinata ai fini materiali e spirituali, ad ogni livello, devono essere: “… la retta intenzione e l’obbedienza, sempre e dappertutto,” esse infatti  “… sono le condizioni indispensabili per attirare le benedizioni divine sul ministero pastorale e sull’Azione Cattolica e a determinare quell’unità d’indirizzo e quella fusione di energie che sono un presupposto indispensabile alla fecondità dell’apostolato.” Questa ricetta andava bene per i mali del Paese latino-americano, ma sarebbe oggi ancor più efficace per noi sparuti Cristiani Cattolici del “pusillus grex”, ricetta da diffondere con ogni mezzo, iniziando da se stessi praticandolla con la maggiore esattezza possibile. È questo che dovrebbero capire soprattutto i tanti analisti sociali, definiti “complottisti” da coloro che si sentono attaccati e smascherati: essi infatti, oltre all’analisi dei fatti più o meno esaurienti, non offrono alcuna soluzione pratica ai problemi così bene evidenziati, e alla fine sono solo Cassandre non risolutive, anzi inducenti ancor più scoraggiamento e debilitazione morale. Ed allora, noi che crediamo nell’azione regale pratica e spirituale del Cristo-Dio Redentore, abbiamo l’unica vera possibilità di far comprendere e di poter indicare la via ed il modo per superare ostacoli e difficoltà di ogni genere, perché là dove noi siamo oggettivamente impotenti, come piccoli “Davide” che affrontano il mastodontico Golia “atomico”, possiamo avere forza e coraggio da Colui che ci sostiene e ci illumina, dandoci la possibilità di sconfiggere qualunque “mostro” di tutto punto armato, mostro … economico, finanziario, pseudo-scientifico, filosofico, teologico proposto dalle false religioni degli apostati e marrani, con una semplice fionda e due sassolini levigati di fiume. Se torniamo al Signore Gesù-Cristo, già il Re-Profeta ci garantiva, con l’Autorità dello Spirito Santo:  “ … si populus meus audisset me, Israel si in viis meis ambulasset, pro nihilo forsitan inimicos eorum humiliassem, et super tribulantes eos misissem manum meam. pro nihilo forsitan inimicos eorum humiliassem, et super tribulantes eos misissem manum meam. Inimici Domini mentiti sunt ei, et erit tempus eorum in sæcula. [… se il mio popolo mi ascoltasse, se Israele camminasse per le mie vie! Subito piegherei i suoi nemici e contro i suoi avversari porterei la mia mano. I nemici del Signore gli sarebbero sottomessi e la loro sorte sarebbe segnata per sempre] (Ps. LXXX) – Animati da questa fiducia irriducibile nell’azione del Capo Celeste della Chiesa e del suo Vicario in terra, benché esiliato e prigionero, godiamoci questa fruttuosa lettura dell’Enciclica.

LETTERA ENCICLICA
FIRMISSIMAM CONSTANTIAM
DEL SOMMO PONTEFICE
PIO XI
AI VENERABILI FRATELLI ARCIVESCOVI,
VESCOVI E AGLI ALTRI ORDINARI LOCALI
DEL MESSICO
CHE HANNO PACE E COMUNIONE
CON LA SEDE APOSTOLICA,

 

Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione.

È a Noi ben nota, Venerabili Fratelli, e per il Nostro cuore paterno gran motivo di consolazione, la costanza vostra, dei vostri sacerdoti, della maggior parte dei fedeli messicani, nel professare ardentemente la Fede Cattolica e nel resistere alle imposizioni di coloro che, ignorando la divina eccellenza della religione di Gesù Cristo e conoscendola solo attraverso le calunnie dei suoi nemici, si illudono di non poter compiere riforme a bene del popolo se non combattendo la Religione della grande maggioranza.  – Senonché i nemici di Dio e del suo Cristo sono purtroppo riusciti anche ad avvincere molti tiepidi o pavidi; i quali, pur adorando Iddio nell’intimo della loro coscienza, tuttavia, sia per rispetto umano, sia per timore di mali terreni, si rendono, almeno materialmente, partecipi della scristianizzazione di un popolo che alla Religione deve le sue più belle glorie.  – Di fronte a tali apostasie o debolezze, che profondamente Ci affliggono, anche più lodevole e meritoria Ci appare la resistenza al male, la pratica della vita cristiana e la franca professione di Fede di quei numerosissimi fedeli che voi, Venerabili Fratelli, e con voi il vostro Clero, illuminate e guidate con la sollecitudine pastorale non meno che con lo splendido esempio della vita. Questo Ci conforta nelle nostre amarezze e Ci dà affidamento a bene sperare per l’avvenire della Chiesa messicana; la quale, rinvigorita da tanto eroismo e sostenuta dalle preghiere e dalle sofferenze di tante anime elette, non può perire; dovrà anzi rifiorire più vegeta e più rigogliosa.  – Ora, appunto per ravvivare la vostra fiducia nell’aiuto divino e per incoraggiarvi a continuare nella pratica di una vita cristiana e fervorosa, Noi vi indirizziamo questa lettera, e ne prendiamo occasione per ricordarvi come, nelle presenti circostanze e difficoltà, i mezzi più efficaci per una restaurazione cristiana sono anche tra voi anzitutto la santità dei sacerdoti e in secondo luogo l’accurata formazione dei laici, tale da poterli associare nella valida cooperazione all’apostolato gerarchico, tanto più necessaria nel Messico e per la vastità del territorio e per le altre condizioni a tutti note.  – Il Nostro pensiero pertanto corre in primo luogo a quelli che devono essere la luce che illumina, il sale che conserva, il buon fermento che penetra tutta la massa dei fedeli, cioè ai vostri sacerdoti. Veramente Noi sappiamo già con quanta tenacia ed a costo di quali sacrifici voi curate, Venerabili Fratelli, la cernita e l’incremento delle vocazioni sacerdotali, in mezzo a difficoltà di ogni sorta, ben persuasi, come siete, di provvedere così ad un problema vitale, anzi al più vitale problema per l’avvenire di codesta Chiesa. Così, di fronte alla impossibilità quasi assoluta di avere oggi nella vostra patria Seminari ben ordinati e tranquilli, voi avete trovato in quest’Alma Città, per i vostri chierici, un rifugio largo e affettuoso nel Collegio Pio Latino Americano, il quale ha formato già e va formando alla scienza e alla virtù tanti benemeriti sacerdoti e che per la sua opera preziosa è a Noi particolarmente caro. Ma non essendo in moltissimi casi possibile inviare i vostri alunni fino a Roma, vi siete opportunamente adoperati per trovare un asilo nella ospitalità di una grande nazione vicina. – Nel congratularCi con voi per la lodevole impresa, che sta diventando una consolante realtà, esprimiamo di nuovo la Nostra riconoscenza a tutti coloro che sono stati larghi con voi di ospitalità e di aiuto.  – E con paterna insistenza ricordiamo ancora in quest’occasione il Nostro preciso volere che sia illustrata e spiegata convenientemente, non solo ai chierici ma a tutti i sacerdoti, la Nostra Enciclica “Ad Catholici Sacerdotii”, la quale espone il Nostro pensiero su questo, che è il più grave e il più importante fra i gravi ed importanti argomenti da Noi trattati.  – Formati così i Sacerdoti messicani, secondo il cuore di Cristo, essi sentiranno che nelle attuali condizioni della loro Patria — già ricordate nella Lettera Apostolica Paterna sane sollicitudo del 2 febbraio 1926 e che sono così simili a quelle dei primi tempi della Chiesa, quando gli Apostoli facevano appello alla collaborazione dei laici — ben ardua cosa sarebbe guadagnare a Dio tante anime senza l’ausilio provvidenziale che prestano i laici mediante l’Azione Cattolica. Tanto più che in essa la Grazia prepara non di rado anime generose, pronte alla più preziosa attività, quando trovino in un clero dotto e santo una conveniente comprensione e guida.  – Pertanto ai Sacerdoti messicani, che hanno dedicato tutta la loro vita a servizio di Gesù Cristo, della sua Chiesa e delle anime, rivolgiamo il primo e più caldo appello, affinché vogliano generosamente assecondare le Nostre e vostre sollecitudini per il progresso dell’Azione Cattolica, dedicando ad essa le migliori loro forze e le diligenze più opportune.  – I metodi di una efficace collaborazione dei laici all’azione vostra ed all’apostolato non verranno mai a scarseggiare, se i Sacerdoti si daranno premura di coltivare il popolo cristiano con una saggia direzione spirituale e con una accurata istruzione religiosa, non diluita in vani discorsi, ma nutrita di sana dottrina attinta alle Sacre Scritture e piena di forza e di pietà.  – È vero che non tutti comprendono appieno la necessità di questo santo apostolato del laicato cattolico, sebbene fin dalla prima Nostra Enciclica “Ubi arcano Dei” Noi abbiamo dichiarato che essa appartiene innegabilmente al ministero pastorale ed alla vita cristiana.  – Ma poiché, come già accennammo, Ci dirigiamo a Pastori che debbono riconquistare un gregge così provato e talvolta disperso, più che mai vi raccomandiamo di servirvi di quei laici ai quali, come a pietra viva della santa Casa di Dio, San Pietro attribuiva una arcana dignità, che li fa in qualche modo partecipi di un sacerdozio santo e regale [1]. – Ogni Cristiano, infatti, che comprende la sua dignità e sente la sua responsabilità di figlio della Chiesa e di membro del Corpo mistico di Gesù Cristo — « pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri » [2] — non può non riconoscere che fra tutte le membra di questo Corpo deve esistere una comunicazione reciproca di vita e solidarietà di interessi.  – Di qui il dovere di ciascuno in ordine alla vita ed all’incremento di tutto l’organismo, « al fine di edificare il Corpo di Cristo »; di qui ancora l’efficace contributo di ciascun membro alla glorificazione del Capo e del suo Corpo mistico [3].  – Da questi chiari e semplici princìpi, quali consolanti deduzioni, quali luminose direttive non scaturiscono per molte anime, ancora incerte e diffidenti, ma desiderose di orientare il loro ardore! quali incitamenti a contribuire alla diffusione del Regno di Cristo e alla salvezza delle anime!  – È evidente per altro che l’apostolato così compreso non proviene da un impulso puramente naturale all’azione, ma è frutto di una solida formazione interiore: è la necessaria espansione di un amore intenso a Gesù Cristo e alle anime, redente dal suo Sangue prezioso, che si attua nello studio di imitarne la vita di preghiere, di sacrificio, di zelo inestinguibile.  – Questa imitazione di Cristo susciterà molteplici forme di apostolato in tutti i campi, dovunque le anime sono in pericolo o sono compromessi i diritti del Re divino. Si estenderà pertanto questa Azione Cattolica a tutte le opere di apostolato che in qualsiasi modo rientrino nella divina missione della Chiesa, e quindi penetrerà, come nell’animo degli individui, così nel santuario della famiglia, nella scuola e nella stessa vita pubblica.  – Né la vastità del compito dovrà farvi ricercare maggiormente il numero che non la qualità dei collaboratori. Secondo l’esempio del Divin Maestro, che volle premettere a pochi suoi anni di lavoro apostolico una lunga preparazione, e si limitò a formare nel Collegio Apostolico non molti ma scelti strumenti per la successiva conquista del mondo, così anche voi, Venerabili Fratelli, curerete in primo luogo la formazione soprannaturale dei vostri dirigenti e propagandisti, senza troppo impensierirvi né affliggervi se saranno da principio un « piccolo gregge » [4].  – E poiché sappiamo che voi già state lavorando in questo senso, vi esprimiamo il Nostro compiacimento per avere già scrupolosamente scelto e premurosamente formato buoni collaboratori, che porteranno con la parola e con l’esempio il fervore della vita e dell’apostolato cristiano nelle diocesi e nelle parrocchie.  – Codesto vostro lavoro riuscirà certo solido e profondo, alieno dalla pubblicità, dal rumore, da forme clamorose, operante nel silenzio, anche senza frutti molto appariscenti od immediati: a guisa del seme, che nell’apparente riposo sotterra prepara la nuova pianta rigogliosa.  D’altra parte la formazione spirituale e la vita interiore, che fomentate in questi vostri collaboratori, li metteranno in guardia dai pericoli e dalle possibili deviazioni. Tenendo presente il fine ultimo dell’Azione Cattolica, che è la santificazione delle anime, secondo il precetto evangelico: «Cercate anzitutto il regno di Dio » [5] non si correrà il rischio di sacrificare i princìpi a fini immediati e secondari e non si dimenticherà mai che a quel fine supremo si debbono subordinare anche le opere sociali ed economiche e le iniziative caritatevoli.  – Il Signor Nostro Gesù Cristo ce lo insegnò con l’esempio: perché anche quando, nella ineffabile tenerezza del suo Cuore divino che gli faceva esclamare: « Sento compassione di questa folla … Se li rimando digiuni alle proprie case, verranno meno per via » [6], guariva le infermità del corpo e sovveniva ai bisogni temporali, aveva sempre di mira il fine supremo della sua missione, cioè la gloria del Padre suo, e la salute eterna delle anime.  – Non sfuggono pertanto all’attività dell’Azione Cattolica le cosiddette opere sociali, in quanto mirano ad attuare i princìpi della giustizia e della carità e in quanto sono mezzi per avvicinare le moltitudini; giacché spesso non si giunge alle anime se non mediante il sollievo delle miserie corporali e delle necessità economiche. Il che Noi stessi, come già il Nostro Predecessore di s. m. Leone XIII, raccomandammo più volte. Ma è pur vero che, se l’Azione Cattolica ha il dovere di preparare uomini adatti per dirigere tali opere e di segnarne i princìpi che devono guidare con le norme e le direttive attinte alle genuine fonti delle Encicliche, non deve tuttavia assumerne la responsabilità in quella parte puramente tecnica, finanziaria, economica, che sta fuori dalle sue competenze e dalle sue finalità.  – Di fronte alle frequenti accuse fatte alla Chiesa di essere indifferente ai problemi sociali, o inetta a risolverli, non si cessi dal proclamare che soltanto la dottrina e l’opera della Chiesa, assistita com’è dal divino suo Fondatore, può portare rimedio ai gravissimi mali che travagliano l’umanità.  – A voi dunque (come già avete dimostrato di volere fare) spetta attingere a questi princìpi fecondi le norme sicure, per risolvere le gravi questioni sociali nelle quali oggi si dibatte la vostra Patria, quali sono ad esempio il problema agrario, la riduzione dei latifondi, il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie.  – Così, pur mettendo sempre in salvo l’essenza dei diritti primari e fondamentali, quali, ad esempio, il diritto di proprietà, ricorderete come talvolta il bene comune imponga restrizioni a tali diritti e un ricorso, più frequente che in passato, alle applicazioni della giustizia sociale.  – A tutela della dignità della persona umana può occorrere talvolta denunciare e biasimare arditamente condizioni di vita ingiuste e indegne; nello stesso tempo però bisognerà guardarsi, sia dal legittimare la violenza col pretesto di portare rimedio ai mali del popolo, sia dall’ammettere e favorire quelle rapide e violente mutazioni di condizioni secolari della società, che possono portare a effetti più funesti del male stesso al quale si voleva porre riparo.  – Questo intervento nella questione sociale vi porterà altresì ad occuparvi con zelo particolare della sorte di tanti poveri operai, che troppo facilmente divengono preda di una propaganda scristianizzatrice, col miraggio di vantaggi economici presentati alle loro menti quasi mercede della loro apostasia da Dio e dalla sua Chiesa.  – Se amate veramente l’operaio (e dovete amarlo perché le sue condizioni di vita maggiormente si avvicinano a quelle del divino Maestro) dovete assisterlo materialmente e religiosamente. Materialmente, procurando che sia a suo favore praticata non solo la giustizia commutativa ma anche la giustizia sociale, cioè tutte quelle provvidenze che mirano a sollevarne la condizione di proletario; religiosamente poi, ridandogli i conforti religiosi, senza i quali egli si dibatterà in un materialismo che lo abbrutisce e lo degrada.  – Non meno grave né meno urgente è un altro dovere; quello della assistenza religiosa ed economica dei « campesinos » ed in genere di quella parte non piccola di vostri figli che formano la popolazione, per lo più agricola, degli Indii. Sono milioni di anime, pur esse redente da Cristo, da Lui affidate alle vostre cure e di cui vi chiederà conto un giorno: sono milioni di individui spesso in così tristi e miserevoli condizioni di vita, da non avere nemmeno quel minimo di benessere indispensabile per tutelare la stessa dignità umana. Vi scongiuriamo, Venerabili Fratelli, nelle viscere della carità di Cristo, ad aver cura particolare di cotesti figli, ad incoraggiare il vostro clero a dedicarsi con sempre crescente zelo alla loro assistenza, e ad interessare tutta l’Azione Cattolica Messicana a quest’opera di redenzione morale e materiale.  – Né possiamo qui omettere un cenno a un dovere che in questi ultimi anni va sempre crescendo d’importanza: l’assistenza ai Messicani emigrati all’estero, i quali, sradicati dalla loro terra e dalle loro tradizioni, più facilmente divengono preda della insidiosa propaganda di emissari, che cercano di indurli ad apostatare dalla loro Fede. Un accordo con i vostri zelanti confratelli degli Stati Uniti d’America procurerà una cura più diligente ed organizzata da parte del clero locale, ed assicurerà agli emigrati messicani quelle provvidenze economiche e sociali che sono così sviluppate nella Chiesa Nord americana.  – Se l’Azione Cattolica non può trascurare le classi più umili e più bisognose degli operai, dei contadini, degli emigrati, ha in altri campi non meno gravi ed imprescindibili doveri. Fra l’altro essa deve con sollecitudine tutta particolare occuparsi degli studenti, che un giorno avranno, come professionisti, una grande influenza nella società e forse anche copriranno cariche pubbliche. Alla pratica della religione cristiana, alla formazione dell’indole e della coscienza cattolica, che sono elementi fondamentali per tutti i fedeli, dovete associare una speciale ed accurata educazione e preparazione intellettuale, appoggiata alla filosofia cristiana, quella cioè che con tanta verità fu detta filosofia perenne. Oggi, infatti, una solida ed adeguata istruzione religiosa sembra ancora più necessaria che in altri tempi, data la contraria tendenza sempre più generale della vita moderna alle esteriorità, la riluttanza e difficoltà alla riflessione e al raccoglimento, anzi la propensione, anche nella vita religiosa, a lasciarsi guidare più dal sentimento che dalla ragione.  – Quello che lodevolmente fa l’Azione Cattolica in altri paesi per la formazione culturale e per ottenere che l’istruzione religiosa abbia il primato intellettuale fra gli studenti e laureati cattolici, desideriamo ardentemente che si faccia, nella misura del possibile, anche tra di voi, adattando l’istruzione alle particolari condizioni, necessità e possibilità della vostra Patria.  – Ci dànno molta fiducia per un migliore avvenire del Messico gli universitari che militano nell’Azione Cattolica, e non dubitiamo che essi corrisponderanno alle Nostre speranze. È evidente che essi sono parte, e parte importante, di questa Azione Cattolica che Ci sta così a cuore, quali siano le sue forme organizzative, che dipendono in gran parte da condizioni e circostanze locali, varianti da paese a paese. Questi universitari, anzi, non solo ci assicurano, come dicemmo, le più valide speranze di un domani migliore, ma oggi stesso possono rendere effettivi servizi alla Chiesa e alla Patria, sia con l’apostolato che compiono tra i loro compagni, sia dando ai vari rami e alle varie organizzazioni dell’Azione Cattolica capaci e illuminati dirigenti.  – Le speciali condizioni della vostra Patria ci obbligano a richiamarvi la necessaria, doverosa, imprescindibile cura dei fanciulli, la cui innocenza è insidiata, la cui educazione e formazione cristiana sono messe a così dura prova.  – A tutti i Cattolici messicani si impongono due gravi precetti: l’uno negativo, che è di tenere quanto è possibile lontani i fanciulli dalla scuola empia e corruttrice; l’altro positivo, che è di procurare ad essi una conveniente, accurata assistenza ed istruzione religiosa. Sul primo punto, così grave e delicato, abbiamo già avuto, anche recentemente, occasione di farvi conoscere il Nostro pensiero. Per quanto poi riguarda l’istruzione religiosa, sebbene conosciamo con quanta insistenza voi stessi l’abbiate raccomandata ai vostri sacerdoti e ai vostri fedeli, pur vi ripetiamo che, essendo questo uno fra i più importanti e capitali problemi di oggi per la Chiesa messicana, è necessario che quanto si fa già lodevolmente in alcune diocesi si estenda a tutte le altre, in modo che i sacerdoti e i militi dell’Azione Cattolica si applichino con ogni ardore e senza badare ad alcun sacrificio a conservare a Dio e alla Chiesa questi piccoli, per i quali il divino Salvatore ha mostrato tanta predilezione. – L’avvenire di queste giovani generazioni — ve lo ripetiamo con tutta l’angoscia del Nostro cuore paterno — desta in Noi le più vive sollecitudini e le più gravi ansietà. Sappiamo a quali pericoli sono esposte oggi più che mai la fanciullezza e la gioventù, dappertutto, ma in particolar modo nel Messico, dove una stampa immorale e antireligiosa pone nei loro cuori i germi della loro apostasia da Gesù Cristo. Per rimediare a tanta iattura e premunire i vostri giovani da siffatti pericoli, occorre che tutti gli espedienti legali e tutte le forme organizzative siano posti in atto, come, per esempio, le Leghe di Padri di famiglia, i Comitati di moralità e di vigilanza sulle pubblicazioni e di censura dei cinematografi.  – Per quello che riguarda la difesa individuale dei singoli, Noi ben sappiamo, per testimonianza che Ci perviene da tutto il mondo, che il militare nelle file dell’Azione Cattolica costituisce il presidio migliore contro le insidie del male, la più bella scuola di virtù e di purezza, la più efficace palestra di fortezza cristiana. Proprio questi giovani, rapiti dalla bellezza dell’ideale cristiano, sostenuti dall’aiuto divino che si assicurano con la preghiera e con i sacramenti, si dedicheranno con ardore e con gioia alla conquista delle anime dei loro compagni, raccogliendo consolante messe di bene. – In ciò abbiamo un’altra prova che, di fronte ai bisogni così grandi del Messico, l’Azione Cattolica non si può dire opera di secondaria importanza. Qualora dunque essa, che è educatrice delle coscienze e formatrice delle doti morali, venisse comunque posposta ad altra opera estrinseca di qualsiasi specie, anche se si trattasse di sorgere a difesa delle necessarie libertà religiose e civili, si commetterebbe un ben doloroso abbaglio; perché la salute del Messico, come di ogni altra società umana, è posta anzitutto nella eterna, immutabile dottrina evangelica e nella pratica sincera della morale cristiana.  – Stabilita questa graduazione di valori e di attività, deve peraltro ammettersi che la vita cristiana, per svolgersi, ha bisogno pure di ricorrere a mezzi esterni e sensibili; che la Chiesa, essendo una società di uomini, richiede, rispetto alla naturale esigenza della vita e del suo necessario incremento, una legittima libertà d’azione, e che i suoi fedeli hanno diritto di trovare nella società civile possibilità di vivere in conformità ai dettami della loro coscienza.  – È quindi naturale che, quando le più elementari libertà religiose e civili vengono impugnate, i cittadini Cattolici non si rassegnino senz’altro a rinunziarvi. Tuttavia la rivendicazione anche di questi diritti e di queste libertà potrà essere più o meno opportuna, più o meno energica, a seconda delle circostanze.  – Voi avete più di una volta ricordato ai vostri fedeli che la Chiesa è fautrice di ordine e di pace, anche a costo di gravi sacrifici, e che condanna ogni ingiusta insurrezione e violenza contro i poteri costituiti. D’altra parte fra di voi si è pure detto che, qualora questi poteri insorgessero contro la giustizia e la verità al punto di distruggere le fondamenta stesse dell’autorità, non si vedrebbe come dover condannare quei cittadini che si unissero per difendere con mezzi leciti ed idonei se stessi e la Nazione, contro chi si vale del potere per trarne a rovina la cosa pubblica.  – Se la soluzione pratica dipende dalle circostanze concrete, dobbiamo tuttavia da parte Nostra ricordarvi alcuni princìpi generali, da tener sempre presenti, e cioè:

1) che queste rivendicazioni hanno ragione di mezzo, o di fine relativo, non di fine ultimo ed assoluto;

2) che, in ragione di mezzo, devono essere azioni lecite e non intrinsecamente cattive;

3) che, se vogliono essere mezzi proporzionati al fine, devono usarsi solo nella misura in cui servono ad ottenere o rendere possibile, in tutto o in parte, il fine, ed in modo da non recare alla comunità danni maggiori di quelli che si vorrebbero riparare;

4) che l’uso di tali mezzi e l’esercizio dei diritti civici e politici nella loro pienezza, abbracciando anche problemi di ordine puramente materiale e tecnico, o di difesa violenta, non entrano in alcun modo nei compiti del clero e dell’Azione Cattolica come tali, benché ad essi appartenga preparare i cattolici a far retto uso dei loro diritti ed a propugnarli per tutte le vie legittime, secondo l’esigenza del bene comune;

5) Il clero e l’Azione Cattolica — essendo per la loro missione di pace e di amore consacrati ad unire tutti gli uomini « nel vincolo della pace » [7] — devono contribuire alla prosperità della Nazione, specialmente fomentando l’unione dei cittadini e delle classi e collaborando a tutte le iniziative sociali, che non siano in contrasto con il dogma o la legge morale cristiana.  – Del resto, questa stessa attività civile dei cattolici messicani, svolta con uno spirito così nobile ed elevato, otterrà risultati tanto più efficaci quanto più i cattolici stessi avranno quella visione soprannaturale della vita, quella educazione religiosa e morale e quello zelo ardente per la dilatazione del Regno di Cristo che l’Azione Cattolica si propone di dare.  – Di fronte a una felice coalizione di coscienze che non intendono rinunziare alla libertà rivendicata loro da Cristo [8], quale potere o forza umana potrebbe aggiogarle al peccato? Quali pericoli, quali persecuzioni, quali prove potrebbero separare anime così temprate dalla carità di Cristo? [9].  – Questa retta formazione del perfetto cristiano e cittadino, in cui il soprannaturale nobilita tutte le doti e le azioni e le esalta, contiene anche, come è naturale, il compimento dei doveri civili e sociali. Di fronte agli avversari della Chiesa, Sant’Agostino proclamava a lode dei suoi fedeli: «Datemi tali padri di famiglia, tali figli, tali padroni, tali sudditi, tali mariti, tali spose, tali uomini di governo, tali cittadini, come quelli che forma la dottrina cristiana, e se non potete darli, confessate che questa dottrina cristiana, se si pratica, è la salvezza dello Stato » [10].  – Così, un Cattolico si guarderà, ad esempio, di trascurare il suo diritto di voto quando viene a repentaglio il bene della Chiesa o della Patria. Né potrà darsi il pericolo di vedere Cattolici che per l’esercizio delle attività civiche e politiche si organizzano in gruppi particolari, talvolta contrastanti tra di loro od anche contrari alle direttive dell’autorità ecclesiastica. Ciò sarebbe un accrescere la confusione e un disperdere le forze, a tutto detrimento sia dello sviluppo dell’Azione Cattolica sia della causa stessa che si vorrebbe difendere.  – Già abbiamo accennato ad attività che, sebbene non contrastanti, sono certo al di fuori dell’Azione Cattolica, come sarebbero quelle di partito politico o quelle prettamente economico-sociali. Ma esistono molte altre benefiche attività — come le Leghe di Padri di Famiglia, per la difesa delle libertà scolastiche e dell’insegnamento religioso, l’Unione di cittadini per la difesa della famiglia e della santità del matrimonio, e della pubblica moralità — che si possono riordinare attorno al nucleo centrale della Azione Cattolica. Essa infatti non si irrigidisce in schemi fissi; coordina anzi, come attorno ad un centro irradiatore di luce e di calore, altre iniziative ed istituzioni ausiliarie che pur godendo di una giusta autonomia e di una opportuna libertà di azione, necessarie per il raggiungimento dei loro fini specifici, sentono però il bisogno di seguirne le direttive programmatiche.  – Ciò vale soprattutto per la vostra così estesa Nazione ove la varietà dei bisogni e delle condizioni locali può richiedere che, pur sulla base di princìpi comuni, si usino diversi metodi di organizzazione e si abbiano anche diverse soluzioni pratiche, ma egualmente giuste, di uno stesso problema. – Spetterà a voi, Venerabili Fratelli, collocati dallo Spirito Santo a reggere la Chiesa di Dio, dare l’ultima decisione pratica in questi casi, alla quale i fedeli presteranno docilità e fedeltà secondo le vostre direttive. Il che Ci sta sommamente a cuore, perché la retta intenzione e l’obbedienza, sempre e dappertutto, sono le condizioni indispensabili per attirare le benedizioni divine sul ministero pastorale e sull’Azione Cattolica e a determinare quell’unità d’indirizzo e quella fusione di energie che sono un presupposto indispensabile alla fecondità dell’apostolato. Scongiuriamo pertanto con tutto l’animo Nostro i buoni Cattolici Messicani ad aver cara l’obbedienza e la disciplina. «Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi. Essi vegliano su di voi, come chi ha da renderne conto ». E sia l’obbedienza piena di gioia e stimolatrice delle migliori energie, « affinché facciano questo con gioia e non gemendo » [11]. Chi obbedisce solo a malincuore e come per forza, sfogando l’interno risentimento in amare critiche contro i superiori ed i compagni di lavoro, contro tutto ciò che non è secondo il proprio modo di vedere, allontana le benedizioni divine, infrange il nerbo della disciplina e distrugge là dove si dovrebbe costruire.  – Insieme con l’obbedienza e la disciplina Ci piace ricordare quegli altri doveri di carità universale che Ci vengono suggeriti da San Paolo in quello stesso cap. IV della Lettera agli Efesini, che abbiamo già citato e che dovrebbe essere la norma fondamentale di tutti quelli che lavorano nella Azione Cattolica: «Vi esorto dunque, io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna… con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito » [12].  – Ai Nostri carissimi figli messicani, che sono tanta parte delle cure e delle sollecitudini affettuose del Nostro Pontificato, rinnoviamo l’appello alla unità, alla carità, alla pace, nel lavoro apostolico dell’Azione Cattolica, che dovrà ridonare Cristo al Messico e restituirvi la pace e la prosperità anche temporale.  – I Nostri voti e le Nostre preghiere deponiamo ai piedi della vostra celeste Patrona invocata sotto il titolo di Nostra Signora di Guadalupe, che nel suo Santuario suscita tuttora l’amore e la venerazione di ogni Messicano. A Lei, che sotto questo titolo è venerata e benedetta anche in quest’Alma Città, dove anzi Noi stessi erigemmo una Parrocchia dedicata in suo onore, chiediamo ardentemente che esaudisca i Nostri e vostri voti, per il prospero avvenire del Messico, della pace di Cristo nel Regno di Cristo. Con questi voti e con questi sentimenti impartiamo di tutto cuore a voi, ai vostri sacerdoti, all’Azione Cattolica Messicana, a tutti i diletti figli del Messico, a tutta la nobile Nazione messicana una specialissima Apostolica Benedizione. – Sia questa Nostra Lettera un pegno di risurrezione spirituale pel vostro paese: abbiamo voluto datarla per la Pasqua di Risurrezione, quale paterno auspicio che, come siete stati così vivamente partecipi dei patimenti di Cristo, così sarete del pari partecipi della sua risurrezione.

Dato a Roma, presso San Pietro, nella festa della Pasqua di Risurrezione, il 28 marzo 1937, anno XVI del Nostro Pontificato.

PIUS PP. XI

[1] I Petr., II, 9.

[2] Rom., XII, 5.

[3] Ephes., IV, 12-16.

[4] Luc., XII, 32.

[5] Luc., XII, 31.

[6] Marc., VIII, 2-3.

[7] Ephes., IV, 3.

[8] Gal., IV, 31.

[9] Rom., VIII, 35.

[10] Epist. 138 ad Marcellinum, c. 2, n. 15.

[11] Hebr., XIII, 17.

[12] Ephes., IV, 1-4.

UN’ENCICLICA AL GIORNO TOGLIE LA SETTA APOSTATA DI TORNO: S. S. PIO XI, ACERBA ANIMI

A sei anni dalla “Iniquis Afflictisque”, S. S. Pio XI  scrive questa nuova lettera Enciclica sulla persecuzione messicana attuata per conto dei “nemici di Dio e di tutti gli uomini” dai “servi sciocchi” masso-comunisti, insediatesi al governo di quella nobile Nazione con il preciso intento di distruggere la Chiesa Cattolica [si fieri potest!], ed iniziare le prove del regno dell’anticristo, oltre che provvedere alla loro eterna dannazione. Le persecuzioni dell’epoca sono state ripetute in tante altre nazioni, anche in tempi recenti, ove le comunità cristiane sono state bersagliate da ogni genere di attacchi, compresa l’arma atomica sganciata sulle città Cattoliche giapponesi. Le angherie dei servi di lucifero sono e saranno sempre le stesse, e continueranno fino al ritorno glorioso del Figlio di Dio, come Egli stesso ci ha assicurato. Oggi la situazione, soprattutto quella spirituale, è ben peggiore e foriera di morte dell’anima, perché la Chiesa Cattolica è letteralmente nelle catacombe, così la Gerarchia, così il Santo Padre, in esilio e prigioniero ben custodito da apparenti “segretari”. I Sacramenti veri e validi sono amministrati da sparuti Sacerdoti in sotterranei ed anfratti vari, esposti a pericoli ed insidie di natura diversa. La persecuzione poi, è occultata da una falsa e sacrilega chiesa dell’uomo, (l’asteroide verminoso e putrido eclissante, la sinagoga di satana usurpante) insediata con un colpo di mano nei Sacri Palazzi dell’Urbe e dell’orbe che invece, guarda caso, gode di onori, coperture giudiziarie e bancarie, prebende e protezioni dei noti kazari servi di lucifero, compreso il vicario e il sub-vicario dell’anticristo! Nulla di nuovo sotto il sole, d’altra parte il Signore Nostro Gesù Cristo non lo ha mai nascosto a chi volesse seguirlo fino in fondo, tutt’altro. La Chiesa Cattolica ed i suoi fedeli devono seguire parimenti il destino del Divino Maestro, fino alla morte ed al sepolcro, se necessario, per essere sicuri della Resurrezione gloriosa, della posizione alla destra del Giudice Redentore, del governo eterno con Lui. E allora, conclusa la lettura, con cuore unanime gridiamo: “Non vi temiamo, non ci fate paura, dannata razza di vipere maledette, uccidete pure il nostro corpo destinato alla polvere, ma l’anima no, non ve la concediamo, restiamo con Gesù: Viva Cristo-Re! … a voi lasciamo le fiamme e l’eterno … pianto e stridor di denti.

LETTERA ENCICLICA

 ACERBA ANIMI

AI VENERABILI FRATELLI
ARCIVESCOVI E VESCOVI
E AGLI ALTRI ORDINARI LOCALI
DEGLI STATI FEDERATI DEL MESSICO
CHE HANNO PACE E COMUNIONE
CON LA SEDE APOSTOLICA:
SULLA PERSECUZIONE DELLA CHIESA
IN MESSICO.


PIO PP. XI
VENERABILI FRATELLI
SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE

La dolorosa ansietà per le tristissime condizioni presenti di tutta la società umana non attenua la Nostra particolare sollecitudine per i diletti figli della Nazione Messicana e specialmente per voi, Venerabili Fratelli, tanto più meritevoli delle Nostre premure paterne in quanto vi trovate da così lungo tempo vessati da gravissime persecuzioni.  – Già all’inizio del Nostro Pontificato, seguendo l’esempio del venerato Nostro Predecessore, Ci adoperammo con ogni sforzo per allontanare la temuta applicazione di quelle disposizioni cosiddette « costituzionali » che la Santa Sede era stata più volte costretta a condannare come gravemente lesive dei diritti più elementari e inalienabili della Chiesa e dei fedeli; e a tale intento procurammo altresì che un Nostro Rappresentante risiedesse in cotesta Repubblica.  – Ma mentre altri Governi in questi ultimi tempi gareggiavano nel riannodare accordi con la Santa Sede, quello del Messico precludeva ogni via ad intese, anzi nel modo più inaspettato veniva meno alle promesse poco prima fatte per iscritto, e bandiva ripetutamente i Nostri Rappresentanti, mostrando con ciò quali fossero le sue intenzioni verso la Chiesa. Così si giunse alla più rigorosa applicazione dell’art. 130 della « Costituzione », contro la quale, perché estremamente ostile alla Chiesa, come risulta dalla Nostra Enciclica « Iniquis afflictisque » del 18 novembre 1926, la Santa Sede aveva dovuto protestare nel modo più solenne.  – Furono quindi promulgate gravi pene contro i trasgressori dell’articolo deplorato; e, con nuova offesa contro la Gerarchia della Chiesa, si procurò che ogni Stato della Confederazione determinasse il numero dei sacerdoti, ai quali sarebbe permesso l’esercizio del sacro ministero sia in pubblico come in privato.  – Di fronte a così ingiuste e intolleranti ingiunzioni, che avrebbero assoggettato la Chiesa Messicana all’arbitrio dello Stato e del Governo ostili alla Religione Cattolica, voi, Venerabili Fratelli, deliberaste di sospendere il culto in pubblico; e nello stesso tempo invitaste i fedeli a protestare efficacemente contro l’ingiusta imposizione del Governo. Voi, per la vostra apostolica fermezza foste quasi tutti espulsi dalla Repubblica, e doveste assistere dalla terra d’esilio alle lotte e al martirio dei vostri sacerdoti e del vostro gregge; mentre quei pochissimi di voi, che quasi miracolosamente poterono rimanere nascosti nelle proprie diocesi, riuscirono di efficace incoraggiamento ai fedeli con il loro nobilissimo esempio di invitta fermezza.  – Di queste cose Noi già parlammo in solenni allocuzioni, in pubblici discorsi e più diffusamente nella citata Enciclica « Iniquis afflictisque », confortati dalla grande ammirazione destata in tutto il mondo dal nobile coraggio dimostrato dal clero nell’amministrare i Sacramenti ai fedeli, fra mille pericoli, anche della stessa vita, e dal non minore eroismo di numerosi fedeli i quali, a costo di inaudite sofferenze e incontrando ingenti danni, coadiuvarono volenterosamente i loro sacerdoti.  – Noi intanto non mancammo di incoraggiare con parole e consigli la legittima cristiana resistenza dei sacerdoti e dei fedeli, esortandoli a placare, con la penitenza e la preghiera, la giustizia di Dio, affinché la Sua misericordiosa Provvidenza abbreviasse la prova. In pari tempo invitammo ad unirsi alle Nostre preghiere per i fratelli messicani i Nostri figli di tutto il mondo; i quali, con ardore ammirabile, corrisposero pienamente al Nostro invito.  – Né tralasciammo di ricorrere altresì a quei mezzi umani, che erano a Nostra disposizione, per venire in sollievo ai nostri diletti figli; e mentre lanciavamo un appello al Mondo Cattolico, perché desse soccorso, anche con generose oblazioni, ai fratelli messicani perseguitati, insistemmo presso i Governi, con i quali siamo in relazioni diplomatiche, perché considerassero l’anormale e grave condizione di tanti fedeli.  – Di fronte alla ferma e generosa resistenza degli oppressi, il Governo cominciò a far intendere in diversi modi che non sarebbe stato alieno dal venire a intese, pur di uscire da una condizione di cose ch’esso non poteva modificare in suo favore. A questo punto, benché ammaestrati da una dolorosa esperienza a non fare affidamento su simili promesse, dovemmo tuttavia domandarCi se fosse conveniente al bene delle anime che si continuasse nella sospensione del culto in pubblico. Tale sospensione, se era riuscita efficace protesta contro gli arbitrii del Governo, tuttavia, ove si fosse ancora prolungata, avrebbe potuto portare gravi danni sia all’ordinamento civile, sia a quello religioso. Quel che più conta, tale sospensione, secondo gravissime notizie che Ci pervenivano da fonti varie ed ineccepibili, portava serio nocumento per i fedeli; i quali, privati di molti aiuti spirituali necessari alla vita cristiana, e non di rado costretti ad omettere i propri doveri religiosi, correvano il rischio di rimanere prima lontani, poi come avulsi dal sacerdozio, e quindi dalle sorgenti stesse della vita soprannaturale. Si aggiunga che la prolungata assenza di quasi tutti i Vescovi dalle loro Diocesi non poteva non essere causa di rilassamento della disciplina ecclesiastica, specialmente in momenti di tanta tribolazione per la Chiesa Messicana, quando cioè il clero ed i fedeli abbisognavano maggiormente della guida di coloro « che lo Spirito Santo ha posto a reggere la Chiesa di Dio » [1]. – Quando perciò, nel 1929, il Magistrato Supremo del Messico pubblicamente dichiarò che il Governo, con l’applicazione delle note leggi, non intendeva distruggere « l’identità della Chiesa » né misconoscere la Gerarchia Ecclesiastica, Noi, avendo unicamente di mira la salute delle anime, credemmo opportuno di non lasciar passare questa occasione, che sembrava offrire una possibilità di riconoscimento dei diritti della Gerarchia. Quindi, vedendo tornare qualche speranza di rimediare ai mali maggiori, e sembrando che venissero meno i principali motivi che avevano indotto l’Episcopato a sospendere il culto in pubblico, Ci domandammo se non fosse il caso di ordinarne la ripresa. Con ciò non si intendeva certamente accettare le leggi messicane circa il culto, né ritirare le proteste fatte contro le leggi medesime, e tanto meno desistere dalla lotta contro di esse: si trattava soltanto, di fronte alle mutate dichiarazioni del Governo, di abbandonare (prima che potesse tornar nocivo ai fedeli) uno dei mezzi di resistenza, ricorrendo invece ad altri che fossero ritenuti più opportuni.  – Ma purtroppo, come tutti sanno, ai Nostri desideri e voti non corrisposero la sospirata pace e l’auspicato accomodamento. Si continuò invece a punire e ad imprigionare Vescovi, Sacerdoti e fedeli, contro lo spirito col quale si era concluso il « modus vivendi ». Con somma afflizione vedemmo che non solo non si richiamarono dall’esilio tutti i Vescovi, ma anzi qualche altro fu espulso oltre confine, senza neppure l’apparenza di legalità; in alcune diocesi non si restituirono né chiese né seminari, né episcòpi, né altri edifici sacri; nonostante le esplicite promesse, furono abbandonati alle più crudeli vendette degli avversari sacerdoti e laici che con fermezza avevano difeso la fede.  – Inoltre, appena revocata la sospensione del culto, si notò ben presto un inasprimento della campagna della stampa contro il Clero, la Chiesa e contro Dio stesso; ed è risaputo come la Santa Sede abbia dovuto riprovare e proscrivere una di tali pubblicazioni che, per immoralità sacrilega e per l’aperto scopo di propaganda irreligiosa e calunniatrice, aveva superato ogni misura.  – A ciò si aggiunga che non solo nelle scuole primarie è proibito per legge l’insegnamento religioso, ma non di rado si tenta di spingere coloro che devono concorrere ad educare le future generazioni, perché si facciano banditori di dottrine irreligiose e immorali, costringendo così i genitori a gravi sacrifici per tutelare l’innocenza della loro prole. A tale proposito, mentre benediciamo di cuore questi genitori cristiani e tutti i buoni maestri che li coadiuvano, torniamo a raccomandare caldamente a voi, Venerabili Fratelli, al clero secolare e regolare, a tutti i fedeli, di seguire con ogni sforzo la questione scolastica e la formazione della gioventù, specialmente di quella del popolo, più bisognosa perché maggiormente esposta ai pericoli della propaganda atea, massonica e comunista; persuadendovi che la vostra patria sarà quale voi la formerete nei vostri giovani.  – Ma un punto ancora più vitale della Chiesa si è cercato di colpire: l’esistenza cioè del Clero e della Gerarchia Cattolica, col tentativo di eliminarla gradatamente dalla Repubblica. Così la Costituzione Messicana, come abbiamo più volte deplorato, mentre proclama la libertà di pensiero e di coscienza, prescrive, con la più manifesta contraddizione, che ogni Stato della Repubblica Federale debba determinare il numero dei sacerdoti, ai quali si permette l’esercizio del sacro ministero, non solo nelle pubbliche chiese, ma persino tra le pareti domestiche. Tale enormità viene ancora aggravata dai modi con cui si procede all’applicazione della legge.  – Infatti, se la Costituzione vuole che si determini il numero dei sacerdoti, dispone tuttavia che tale determinazione debba corrispondere alle necessità religiose dei fedeli e del luogo; né prescrive che si debba in ciò trascurare la Gerarchia ecclesiastica; come, del resto, fu esplicitamente riconosciuto nelle dichiarazioni del « modus vivendi ». Orbene, nello Stato di Michoacan, fu stabilito un sacerdote per ogni 33.000 fedeli; nello Stato di Chihuahua, uno per ogni 45.000; nello Stato di Chiapas uno per ogni 60.000, mentre in quello di Vera Cruz dovrebbe esercitare il ministero un solo sacerdote per ogni centomila abitanti. Ognuno vede se con siffatte restrizioni sia possibile attendere all’amministrazione dei Sacramenti a così numerosi fedeli, sparsi per lo più in uno sterminato territorio. Eppure i persecutori, quasi pentiti di aver soverchiamente largheggiato, imposero ulteriori limitazioni; e alcuni Governi ordinarono la chiusura di non pochi Seminari, la confisca delle canoniche, e in altri luoghi determinarono altresì i sacri templi e il territorio, dove soltanto sarebbe consentito al Sacerdote approvato di esercitare il ministero.  – Il fatto nondimeno che più manifestamente scopre l’intenzione di voler distruggere la stessa Chiesa Cattolica, è l’esplicita dichiarazione, pubblicata in alcuni Stati, che l’Autorità civile, nel concedere la licenza di esercizio, non riconosce nessuna Gerarchia, esclude anzi positivamente dalla possibilità di esercitare il ministero sacro tutti i Gerarchi, cioè i Vescovi e persino coloro che avessero esercitato l’ufficio di Delegati Apostolici.  – Abbiamo voluto brevemente riepilogare i punti principali della grave condizione imposta alla Chiesa del Messico, perché quanti amano l’ordine e la pace dei popoli, vedendo come una così inaudita persecuzione non sia molto dissimile, specialmente in alcuni Stati, da quella scatenatasi nelle infelici regioni della Russia, traggano, da questa iniqua coincidenza d’intenti, nuovo ardore per arginare la fiumana sovvertitrice di ogni ordine sociale.  – In pari tempo intendiamo dare una nuova prova a voi, Venerabili Fratelli, e a tutti i diletti figli del Messico, della paterna sollecitudine con la quale vi seguiamo nella vostra tribolazione: sollecitudine che Ci ispirò le istruzioni impartitevi nel gennaio scorso per mezzo del Nostro Cardinale Segretario di Stato, e comunicatevi poi dal Nostro Delegato apostolico. Infatti, trattandosi di questioni strettamente connesse con la religione, è senza dubbio Nostro dovere e Nostro diritto stabilire le ragioni e le norme, alle quali tutti coloro che si gloriano del nome cattolico hanno l’obbligo di ottemperare. E qui Ci preme ricordare come, dettando tali istruzioni, abbiamo tenuto nella debita considerazione tutte le notizie e le indicazioni che Ci venivano sia dai fedeli, sia dalla Gerarchia; e diciamo tutte, fino a quelle che sembravano invocare il ritorno, come nel 1926, ad una norma di condotta più severa con la totale sospensione del culto pubblico in tutta la Repubblica.  – Pertanto, in merito alla pratica da seguire, non essendo il numero dei sacerdoti ugualmente ristretto in ogni Stato, né essendo ugualmente offesi i diritti della Gerarchia ecclesiastica, ne consegue che, secondo la diversità dell’applicazione degli infausti decreti, debba altresì essere diverso l’atteggiamento della Chiesa e dei Cattolici. A questo proposito Ci sembra giusto tributare speciali lodi a quei Vescovi Messicani che, secondo le notizie pervenuteCi, hanno sapientemente interpretato le istruzioni che abbiamo ripetutamente inculcato. E ciò vogliamo dichiarare, perché se taluno, spinto più dall’ardore della difesa della propria fede che non dalla prudenza, necessaria soprattutto in momenti così delicati, dal diverso modo di agire nelle diverse circostanze, avesse supposto nei Vescovi intendimenti contraddittori, si persuada ora che tale accusa è del tutto infondata. Tuttavia, poiché qualsivoglia restrizione del numero dei sacerdoti è pur sempre una grave violazione dei diritti divini, occorrerà che i Vescovi, il clero e gli stessi cattolici continuino a protestate con ogni loro energia contro tale violazione, usando di tutti i mezzi legittimi; anche se queste proteste non avranno efficacia sugli uomini del Governo, varranno a persuadere i fedeli, e specialmente i meno istruiti, che lo Stato, così operando, offende le libertà della Chiesa, alle quali questa non potrà mai rinunciare, nemmeno innanzi alla violenza dei persecutori.  – Quindi, come con grande soddisfazione abbiamo letto le diverse proteste recentemente sollevate dai Vescovi e dai Sacerdoti delle diocesi colpite dalle deplorate disposizioni governative, così Noi stessi torniamo ad aggiungervi le Nostre al cospetto del mondo intero, ed in modo particolare innanzi ai Governi di tutte le Nazioni, affinché considerino che la persecuzione del Messico, oltre che offesa a Dio, alla sua Chiesa e alla coscienza di una popolazione cattolica, è anche un incentivo al sovvertimento sociale, a cui mirano le associazioni dei negatori di Dio.  – Intanto, allo scopo di porre qualche rimedio alle calamitose circostanze che affliggono la Chiesa nel Messico, dobbiamo valerCi di quei mezzi che ancora restano in Nostra mano, perché, conservandosi in ogni luogo, per quanto si può, l’esercizio del culto divino in pubblico, la luce della fede e il sacro fuoco della carità non restino estinti in quelle povere popolazioni. Sono inique certamente le leggi, sono empie, come abbiamo già detto, e condannate da Dio, per tutto quello che perfidamente ed empiamente sottraggono ai diritti di Dio e della Chiesa nel governo delle anime; tuttavia sarebbe senza dubbio mosso da vano e infondato timore colui che credesse di cooperare alle inique disposizioni legislative qualora, subendone la vessazione, domandasse al Governo, che ciò impone, di potere esercitare il culto; e quindi ritenesse esser proprio dovere astenersi assolutamente da simile richiesta. Tale erronea opinione e tale condotta, portando ad una totale sospensione del culto, arrecherebbero senza dubbio un grandissimo danno a tutto il gregge dei fedeli.  – È da osservare, infatti, che approvare tale iniqua legge o dare ad essa spontaneamente una vera e propria cooperazione, è senza dubbio illecito e sacrilego; ma è assolutamente diverso il caso di chi soggiace a tali ingiuste prescrizioni soltanto contro la propria volontà e protesta; anzi fa di tutto, da parte propria, per diminuire i disastrosi effetti dell’infausta legge. Infatti il sacerdote si trova costretto a chiedere quel permesso senza il quale gli sarebbe impossibile esercitare il sacro ministero per il bene delle anime; tale imposizione egli forzatamente subisce soltanto per evitare un male maggiore. La sua condotta quindi non è molto differente da quella di colui, il quale, essendo spogliato delle sue cose, si vede costretto a domandare all’ingiusto spogliatore che gli consenta almeno l’uso di esse. – Ed invero, il pericolo di una « formale cooperazione », anzi di una qualsivoglia approvazione della citata legge, viene, in quanto è necessario, rimosso dalle proteste anzidette, energicamente espresse da questa Sede Apostolica, da tutto l’Episcopato e dal Popolo Messicano. A queste poi si aggiungono le cautele del Sacerdote stesso, il quale, benché già canonicamente istituito al sacro ministero dal proprio Vescovo, è costretto a chiedere al Governo la possibilità di esercitare il culto, e ben lungi dall’approvare la legge, che ingiustamente impone tale richiesta, vi si assoggetta materialmente — come suol dirsi — soltanto per eliminare un ostacolo all’esercizio del sacro ministero: ostacolo che condurrebbe, come si è detto, alla totale cessazione del culto e quindi a un danno estremo per tante anime. – In modo non molto dissimile i primi fedeli e i sacri ministri, come è riferito dalla storia, chiedevano, offrendo anche qualche compenso, il permesso di visitare e confortare i martiri detenuti nelle carceri e di amministrare i Sacramenti, senza che alcuno avesse mai potuto pensare che essi, con ciò, in qualche modo approvassero o condividessero la condotta dei persecutori.  – Tale è, certa e sicura, la dottrina della Chiesa; se però l’attuazione di essa riuscisse di scandalo ad alcuni fedeli, sarà vostro dovere, Venerabili Fratelli, illuminarli accuratamente e diligentemente. Se poi, anche dopo che voi avrete fatto questa opera di chiarimento e di persuasione, esponendo questa Nostra direttiva, qualcuno rimarrà ostinatamente nella propria falsa opinione, sappia che in tal modo difficilmente può sfuggire alla taccia di disubbidiente e di ostinato.  – Continuino dunque tutti in quella unità di intenti e di ubbidienza, già altra volta da Noi ampiamente e con viva soddisfazione lodata nel clero; e rimosse le incertezze e i timori, spiegabili nei primi momenti della persecuzione, i sacerdoti, con il già provato spirito di abnegazione, rendano sempre più intenso il loro sacro ministero, particolarmente fra la gioventù e il popolo, procurando di far opera di persuasione e di carità, soprattutto fra gli avversari della Chiesa, che la combattono perché la ignorano.  – A tale proposito nuovamente raccomandiamo un punto che Ci sta grandemente a cuore; la necessità cioè di istituire e di dare sempre maggiore incremento all’Azione Cattolica [2], secondo le direttive impartite, per Nostro mandato, dal Nostro Delegato apostolico; lavoro, questo, senza dubbio difficile negli inizi e specialmente nelle presenti circostanze, lavoro talora lento nel produrre i desiderati effetti, ma necessario e ben più efficace di qualsiasi altro mezzo, come dimostra l’esperienza di tutte le Nazioni, passate esse pure attraverso la prova delle persecuzioni religiose.  – Ai Nostri diletti figli messicani raccomandiamo di tutto cuore l’unione più intima con la Chiesa e la sua Gerarchia, da prestare con la docilità agli insegnamenti e alle direttive di essa. Non tralascino occasione di ricorrere ai Sacramenti, fonti di grazia e di virtù; s’istruiscano nelle verità religiose; implorino da Dio misericordia per la loro sventurata Nazione e sentano l’obbligo e l’onore di cooperare all’apostolato sacerdotale nelle file dell’Azione Cattolica.  – Un elogio tutto particolare vogliamo tributare a coloro che, sia del clero secolare e regolare, sia del laicato cattolico, mossi da ardente zelo della religione e mantenendosi del tutto obbedienti a questa Sede Apostolica, hanno scritto pagine gloriose nella recente storia della Chiesa del Messico; in pari tempo li esortiamo vivamente nel Signore a voler continuare a difendere i sacrosanti diritti della Chiesa, con quella generosa abnegazione di cui hanno dato sì nobili esempi e secondo le norme da questa Sede Apostolica loro indicate.  – Ma non possiamo terminare questa Enciclica senza volgerCi particolarmente a voi, Venerabili Fratelli, fedeli interpreti del Nostro pensiero, per dirvi che Ci sentiamo tanto più strettamente uniti a voi, quanto maggiori sono le pene che incontrate nel vostro apostolico ministero; sicuri che sapendovi vicini al cuore del Vicario di Gesù Cristo, ne proverete conforto ed incitamento a perseverare nella santa ed ardua impresa di condurre a salvamento il gregge affidatovi. Ed affinché la grazia di Dio sempre vi assista e la Sua Misericordia vi sorregga, con ogni paterno affetto a voi e ai diletti figli, così duramente provati, impartiamo l’Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 29 settembre, dedicazione di San Michele Arcangelo, dell’anno 1932, undecimo del Nostro Pontificato.

PIUS PP. XI

UN’ENCICLICA AL GIORNO, TOGLIE GLI APOSTATI DI TORNO: INIQUIS AFFLICTISQUE di S. S. PIO XI

Questa è una delle Lettere Encicliche che il Santo Padre Pio XI scrisse per denunciare gli obbrobri, le feroci ingiustizie che il satanico masso-comunismo messicano, perpetrava ai danni della comunità tutta dei Cristiani, dalle cariche gerarchiche più alte, fino all’ultimo giovanissimo fedele. La storia di queste orribili torture, di queste persecuzione ignobili, si comincia oggi a ben delineare, ben occultata dagli eredi dei comunisti messicani di allora, gli sciocchi servi dei “padroni occulti” i soliti che “odiano Dio e tutti gli uomini”. Ma essi stessi, cosa ne hanno ricavato? Degrado, miseria, morte, dannazione eterna. È la solita storia che si ripete: lucifero ed i suoi corifei attaccano Cristo, la Chiesa, il suo Capo visibile e tutti i fedeli. Questa situazione, allora denunciata per il Messico, non è forse quella stessa che viene attuata oggi, ove cruentemente, ove mediaticamente, dappertutto spiritualmente? Chi appena ha ancora la capacità di cogliere un barlume spirituale, comprende molto bene che la Chiesa di oggi è la Cristianità è messa molto peggio di quella messicana dell’epoca: la Chiesa “eclissata” e sostituita da una falsa sinagoga (falsa anche come Sinagoga), il Santo Padre, quello “vero” costretto all’esilio, prigioniero e controllato in ogni suo respiro, la Gerarchia costretta all’immobilità, i fedeli sparuti, sperduti, e radunati in catacombe improvvisate ed in luoghi sotterranei. E non sono forse anche attuali le parole dell’Enciclica: …  “non accadde forse mai e in nessun luogo che, conculcando e violando i diritti di Dio e della Chiesa, un ristretto numero di uomini, senz’alcun riguardo alle glorie avite, senza sentimento di pietà verso i propri concittadini, soffocasse in ogni modo la libertà della maggioranza con arti così meditate, aggiungendovi una parvenza di legislazione per mascherare l’arbitrio”, oppure: “… (le leggi promulgate) sono oltre ogni dire contrari ai diritti della Chiesa e assai più dannosi ai Cattolici di quella nazione”, e non valgono forse le stesse parole rivolte ai burattini attuali, quelli in giacca e cravatta dei parlamenti nazionali o continentali … a quelli in grembiulino e pendaglio delle conventicole adoratrici di satana … a quelli in talare e beretta che occupano i palazzi sacri di un tempo inondandoli di immondizia sacrilega con gli osanna al signore dell’universo, il baphomet lucifero “… nella loro superbia e demenza credettero di potere scalzare e sgretolare la « casa del Signore, solidamente costruita e fortemente poggiata sulla viva pietra ». Come allora “… Chiunque veneri, come ne ha obbligo, Iddio, Creatore e Redentore nostro amatissimo; chiunque voglia ubbidire ai precetti di Santa Madre Chiesa, costui, costui diciamo, sarà reputato colpevole e malfattore, costui meriterà di esser privato dei diritti civili, costui dovrà essere cacciato in prigione insieme con gli scellerati? Come giustamente si applicano agli autorı di tali enormità le parole dette dal Signor Nostro Gesù Cristo ai prìncipi dei giudei: «Questa è l’ora vostra e l’impero delle tenebre! » E ci toccherà ancora, come allora, e come ai tempi delle persecuzioni imperiali, ascoltare che “… alcuni di quegli adolescenti e di quei giovani, e nel dirlo appena possiamo trattenere le lagrime, con in mano la corona e sul labbro le invocazioni a Cristo Re hanno incontrato volentieri la morte; alle nostre vergini, chiuse in carcere, sono stati recati i più indegni oltraggi, e ciò di proposito si è divulgato per intimidire le altre e farle venir meno al proprio dovere … Ma al Cristiano vero la morte non fa paura, anzi morire per la causa di Cristo e della sua Chiesa è un onore incomparabile, perché oltretutto sappiamo bene “… che verrà finalmente un giorno in cui la Chiesa Messicana [e Universale] riposerà da questa procella di odii, perché, giusta i divini oracoli, « non c’è sapienza, non c’è prudenza, non c’è consiglio contro il Signore », e « le porte del’inferno non prevarranno » contro la Immacolata Sposa di Cristo. Ci conforta infine il Sommo Pontefice con il ricordare le parole di Sant’Ilario: « è proprio della Chiesa vincere quando è perseguitata, rifulgere alle intelligenze quando viene contestata, fare delle conquiste quando è abbandonata ». E allora gridiamo unanimi: viva Cristo-Re !!! Viva la Chiesa di Cristo!!!

LETTERA ENCICLICA
INIQUIS AFFLICTISQUE
DEL SOMMO PONTEFICE


PIO XI
AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI,
PRIMATI, ARCIVESCOVI, VESCOVI
E AGLI ALTRI ORDINARI LOCALI
CHE HANNO PACE E COMUNIONE
CON LA SEDE APOSTOLICA,

CONTRO LE PERSECUZIONI
AI DANNI DELLA CHIESA IN MESSICO

Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione.

Nel dicembre dell’anno scorso, parlando in Concistoro al Sacro Collegio dei Cardinali, notammo che ormai non si può sperare o attendere alcun sollievo alla tristezza delle ingiuste condizioni fatte alla religione cattolica nel Messico se non « dall’efficacia di qualche aiuto di Dio misericordioso », e voi non tardaste ad assecondare il Nostro pensiero e i Nostri desideri, più volte manifestati, spronando con ogni premura i fedeli affidati alle vostre cure pastorali a muovere con fervide preghiere il divino Fondatore della Chiesa perché ponesse rimedio a così grande acerbità di mali. A tanta acerbità di mali, diciamo, mentre contro i Nostri carissimi figli Messicani, altri figli, disertati dalla milizia di Cristo e ostili al Padre comune, mossero per l’addietro e muovono tuttora una spietata persecuzione. Che se nei primi secoli della Chiesa e in altri tempi successivi si trattarono i Cristiani in modo più atroce, non accadde forse mai e in nessun luogo che, conculcando e violando i diritti di Dio e della Chiesa, un ristretto numero di uomini, senz’alcun riguardo alle glorie avite, senza sentimento di pietà verso i propri concittadini, soffocasse in ogni modo la libertà della maggioranza con arti così meditate, aggiungendovi una parvenza di legislazione per mascherare l’arbitrio. Non vogliamo dunque che a voi e a tutti i fedeli manchi una solenne testimonianza della Nostra gratitudine per le suppliche private e per le pubbliche funzioni indette a tale scopo. Ma tali preghiere, come vantaggiosamente si sono cominciate a praticare, così importa moltissimo che non solo non vengano meno, ma si continuino con fervore anche più intenso. Infatti, se non è davvero in potere degli uomini regolare le vicende degli eventi e dei tempi e volgerle a vantaggio della civile società, cambiando la mente e il cuore umano, ciò è però in potere di Dio, il quale solo può assegnare un termine sicuro a simili persecuzioni. Né vi sembri, Venerabili Fratelli, di avere indetto invano tali preghiere, vedendo che il Governo messicano, per il suo odio implacabile contro la religione, ha continuato ad applicare con durezza e violenza anche maggiore gli iniqui suoi editti, perché in realtà il clero e la moltitudine di quei fedeli, sorretti da più abbondante effusione di grazia divina nella paziente loro resistenza, hanno dato tale esemplare spettacolo da meritarsi a buon diritto che Noi, con un solenne documento della Nostra Autorità Apostolica, lo rileviamo al cospetto di tutto il mondo cattolico. Nel mese scorso, in occasione della beatificazione dei molti Martiri della rivoluzione francese, il Nostro pensiero volava spontaneamente ai Cattolici messicani, che, come quelli, si mantengono fermi nel proposito di resistere pazientemente all’arbitrio e alla prepotenza altrui, pur di non separarsi dall’unità della Chiesa e dall’Ubbidienza alla Sede Apostolica. Oh, veramente illustre gloria della divina Sposa di Cristo, che sempre nel corso dei secoli poté contare su una prole nobile e generosa, pronta per la santa libertà della fede alla lotta, ai patimenti, alla morte!  – Non occorre, Venerabili Fratelli, rifarci molto addietro nel narrare le dolorose calamità della Chiesa messicana. Basti ricordare che le frequenti rivoluzioni di questi ultimi tempi sboccarono per lo più in tumulti e persecuzioni contro la Religione, come nel 1914 e nel 1915, quando uomini, che parvero risentire ancora dell’antica barbarie, inferocirono contro il clero secolare e regolare, contro le sacre vergini e contro i luoghi e gli oggetti destinati al culto in modo tanto spietato, da non risparmiare alcuna violenza. Ma, trattandosi di fatti notori, contro i quali pubblicamente alzammo la Nostra protesta e di cui la stampa giornaliera parlò diffusamente, non è qui il caso di dilungarci nel deplorare che in questi ultimi anni, senza riguardo a ragioni di giustizia, di lealtà, di umanità, dei Delegati Apostolici inviati nel Messico, uno fu cacciato dal territorio, ad un altro fu interdetto il ritorno nello Stato, dal quale era uscito per breve tempo per motivi di salute, un terzo fu non meno ostilmente trattato e costretto a ritirarsi. Tal modo di procedere, senza dire che nessuno come quegli illustri personaggi, sarebbe riuscito più adatto quale negoziatore e mediatore di pace, non è chi non veda quanto disonorevole ciò sia riuscito alla loro dignità arcivescovile e al loro onorifico ufficio, e specialmente alla Nostra autorità da essi rappresentata.

Sono fatti questi dolorosi e gravi; ma gli arbitrii che siamo per esporre, Venerabili Fratelli, sono oltre ogni dire contrari ai diritti della Chiesa e assai più dannosi ai cattolici di quella nazione.  – Esaminiamo anzitutto la legge sancita nel 1917, che va sotto il nome di Costituzione Politica degli Stati Uniti del Messico. Per quanto si attiene al nostro argomento, proclamata la separazione dello Stato dalla Chiesa, a questa, come a persona spogliata di ogni onore civile, non è più riconosciuto alcun diritto nel presente e viene interdetto acquistarne in avvenire; ai magistrati civili si dà facoltà di inframmettersi nel culto e nella disciplina esterna della Chiesa. I sacerdoti sono pareggiati ai professionisti e lavoratori, ma con questa differenza, che non solo essi debbono essere Messicani di nascita e non eccedere il numero stabilito dai legislatori dei singoli Stati, ma restano privi dei diritti politici e civili, uguagliati in ciò ai malfattori e ai delinquenti. Si prescrive inoltre che, unitamente a una Commissione di dieci cittadini, i sacerdoti debbano informare il magistrato della loro entrata in possesso di un tempio o del loro trasferimento altrove. Voti religiosi, Ordini e Congregazioni religiose nel Messico non sono più permessi. Proibito il culto pubblico, eccetto che nell’interno della Chiesa e sotto la vigilanza del Governo; le stesse Chiese decretate proprietà dello Stato; Episcopii, Canoniche, Seminari, Case religiose, Ospedali e tutti gli Istituti di beneficenza, sottratti anch’essi alla Chiesa. Questa non ha più la proprietà di nulla; quanto possedeva, al tempo dell’approvazione della legge, è stato devoluto alla Nazione con facoltà a tutti di azione per la denunzia dei beni che sembrassero dalla Chiesa posseduti per interposta persona, e basta, per legge, a dar fondamento all’azione la semplice presunzione. I sacerdoti sono incapaci di eredità testamentaria, eccetto nei casi di stretta parentela. Nessun potere è riconosciuto alla Chiesa rispetto al matrimonio dei fedeli, e questo viene giudicato valido soltanto se contratto validamente secondo il diritto civile. L’insegnamento è sì proclamato libero, ma con queste restrizioni: divieto ai sacerdoti e ai religiosi di aprire o dirigere scuole elementari; bando assoluto della religione nell’insegnamento, anche privato, che si dà ai fanciulli. Parimenti nessun effetto legale viene riconosciuto ai diplomi degli studi compiuti in Istituti diretti dalla Chiesa. Certamente, Venerabili Fratelli, coloro che idearono, approvarono e sanzionarono una legge siffatta, o ignoravano che compete per diritto divino alla Chiesa, come a società perfetta, fondata per la comune salvezza degli uomini da Cristo, Redentore e Re, la piena libertà di compiere la sua missione — benché appaia incredibile tale ignoranza, dopo venti secoli di Cristianesimo, in una Nazione cattolica e in uomini battezzati — oppure nella loro superbia e demenza credettero di potere scalzare e sgretolare la « casa del Signore, solidamente costruita e fortemente poggiata sulla viva pietra », o erano invasi dall’acre furore di nuocere con ogni mezzo alla Chiesa. Orbene, dopo la promulgazione di legge tanto odiosa, come avrebbero potuto tacere gli Arcivescovi e i Vescovi del Messico? Quindi, è che subito protestarono con lettere serene ma forti: proteste ratificate poi dall’immediato Nostro Predecessore, approvate collettivamente dall’Episcopato di alcune nazioni, individualmente dal maggior numero dei Vescovi di altre parti, e Noi stessi tali proteste confermammo il 2 febbraio di questo anno, in una lettera di conforto indirizzata ai Vescovi Messicani. Questi speravano che gli uomini del governo, dismessi i primi bollori, avrebbero compreso il non lieve danno e pericolo che sovrastava alla quasi totalità del popolo per quegli articoli della legge restrittivi della libertà religiosa, e che perciò per amore di concordia, non applicando, o quasi, quegli articoli, sarebbero venuti intanto a un modus vivendi più sopportabile. Ma nonostante l’estrema pazienza dimostrata dal clero e dal popolo, e ciò in ossequio ai Vescovi che li esortavano ala moderazione, ogni speranza di ritorno alla calma e alla pace venne a cadere. Infatti, in forza della legge promulgata dal presidente della repubblica il 2 luglio di quest’anno, quasi più nessuna libertà è rimasta o si permette alla Chiesa in quelle regioni; l’esercizio del sacro ministero è così inceppato, da venir punito, come se fosse un delitto capitale, con pene severissime. E questo così grande pervertimento nell’esercizio della pubblica autorità, Venerabili Fratelli, è incredibile quanto Ci addolora. Chiunque veneri, come ne ha obbligo, Iddio, Creatore e Redentore nostro amatissimo; chiunque voglia ubbidire ai precetti di Santa Madre Chiesa, costui, costui diciamo, sarà reputato colpevole e malfattore, costui meriterà di esser privato dei diritti civili, costui dovrà essere cacciato in prigione insieme con gli scellerati? Come giustamente si applicano agli autorı di tali enormità le parole dette dal Signor Nostro Gesù Cristo ai prìncipi dei giudei: «Questa è l’ora vostra e l’impero delle tenebre! » [1]. Fra tali leggi, quella più recente, più che interpretare, come pretendono, rende peggiore e assai più intollerabile l’altra più antica; e il presidente della repubblica e i suoi ministri dell’una e dell’altra caldeggiano l’applicazione con tale accanimento, da non tollerare che qualche governatore degli Stati federati o magistrato o comandante militare rallenti la persecuzione contro i Cattolici. E alla persecuzione si è aggiunto l’insulto; si suole metter la Chiesa in cattiva luce presso il popolo: dagli uni nei pubblici comizi con menzogne impudenti, mentre s’impedisce ai nostri coi fischi e con le ingiurie di parlare in contraddittorio; dagli altri per mezzo di giornali, nemici dichiarati della verità e dell’azione cattolica. Che se da principio i Cattolici poterono tentare sui giornali qualche difesa della Chiesa, esponendo la verità e confutando gli errori, ormai a questi cittadini, pur così sinceramente amanti della patria, non si permette più di alzare la voce, sia pure con sterile lamento, in favore della libertà della fede avita e del culto divino. Ma, mossi dalla consapevolezza del Nostro dovere apostolico, saremo Noi a gridare, Venerabili Fratelli, perché dal Padre comune tutto il Mondo Cattolico ascolti quale sia stata da una parte la sfrenata tirannide degli avversari, e quale d’altra parte l’eroica virtù e costanza dei Vescovi, dei sacerdoti, delle famiglie religiose e dei laici.

I sacerdoti e i religiosi stranieri sono cacciati; i collegi per l’istruzione cristiana dei fanciulli e delle fanciulle sono chiusi, o perché insigniti di qualche nome religioso, o perché in possesso di qualche statua od altra immagine sacra; parimenti chiusi moltissimi seminari, scuole, conventi e case annesse alle chiese. In quasi tutti gli Stati fu ristretto e fissato al minimo il numero dei sacerdoti destinati ad esercitare il sacro ministero, e questi neppure lo possono esercitare se non sono iscritti presso il magistrato, oppure da lui non ne hanno ottenuto il permesso. In alcune zone sono state poste condizioni tali all’esercizio del ministero, che, se non si trattasse di cosa tanto lagrimevole, moverebbero alle risa: come per esempio, che i sacerdoti debbono avere un’età fissa, essere uniti nel cosiddetto matrimonio civile e non battezzare se non con l’acqua corrente. In uno degli Stati della Federazione fu decretato che vi fosse un Vescovo solo dentro i confini dello stesso Stato, per cui sappiamo che due Vescovi dovettero andarsene in esilio dalle loro Diocesi. Costretti poi dalla situazione creatasi, altri Vescovi dovettero allontanarsi dalla loro propria sede; altri furono deferiti ai tribunali; parecchi furono arrestati ed altri sono sul punto di esserlo.

Inoltre, a tutti i Messicani impegnati nell’educazione dell’infanzia o della giovinezza, o in altri pubblici uffici, fu chiesto di rispondere se stessero col presidente della repubblica e se approvassero la guerra fatta alla Religione Cattolica; gli stessi furono per di più costretti, per non essere rimossi dall’ufficio, a prendere parte, insieme con i soldati e gli operai, ad un corteo indetto da quella Lega Socialista che chiamano Lega Regionale Operaia del Messico; tale corteo, sfilato per la città del Messico e per altre città in uno stesso giorno, e tenutosi fra empie concioni al popolo, mirava appunto a fare approvare con le grida e col plauso degli intervenuti, caricando di contumelie la Chiesa, l’azione dello stesso presidente.

Né qui si arrestò l’arbitrio crudele dei nemici. Uomini e donne che difendevano la causa della Religione e della Chiesa a viva voce e distribuendo fogli e giornali, furono trascinati in giudizio e posti in prigione. Così pure furono cacciati in carcere interi collegi di canonici, trasportandovi anche in lettiga i vecchi; sacerdoti e laici per le vie e per le piazze, innanzi alle chiese, furono spietatamente uccisi. Dio voglia che quanti hanno la responsabilità di tanti e così gravi delitti rientrino in sé una buona volta e ricorrano col pentimento e col pianto alla misericordia di Dio; siamo persuasi che questa è la vendetta nobilissima che i figli nostri iniquamente trucidati domandano, dinanzi a Dio, dei loro uccisori.  – Ora crediamo conveniente, Venerabili Fratelli, esporre brevemente in qual modo i Vescovi, i sacerdoti e fedeli del Messico siano insorti a resistere ed abbiano opposto una muraglia a difesa della casa di Israele e siano rimasti fermi nella lotta [2].  – Non vi poteva essere dubbio che i Vescovi messicani non tentassero unanimemente tutti i mezzi che erano in loro potere per difendere la libertà e la dignità della Chiesa. E anzitutto, diramata una lettera collettiva al popolo, dopo avere dimostrato ad evidenza che il clero si era sempre comportato con amore di pace, con prudenza e con pazienza verso i governanti della repubblica, tollerando anche con animo fin troppo remissivo le leggi poco giuste, ammonirono i fedeli, spiegando la dottrina della costituzione divina della Chiesa, che si doveva mantenere nella Religione Cattolica, in modo « da ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini » [3] ogni volta che si imponessero leggi non meno contrarie allo stesso concetto e nome di legge, che ripugnanti alla costituzione a alla vita medesima della Chiesa. Promulgata poi dal presidente della repubblica la legge nefasta, con altra lettera collettiva di protesta i Vescovi dichiararono che accettare una legge siffatta era lo stesso che asservire la Chiesa e darla schiava ai governanti dello Stato, i quali, del resto, era evidente che non avrebbero desistito perciò dal loro intento. Essi volevano piuttosto astenersi dal pubblico esercizio del sacro ministero; perciò il culto divino, che non si poteva celebrare senza l’opera dei sacerdoti, dovesse del tutto sospendersi in tutte le Chiese della loro Diocesi, cominciando dall’ultimo giorno di luglio, nel qual giorno sarebbe entrata in vigore quella legge. Avendo poi i governanti comandato che le chiese fossero affidate dappertutto in custodia a laici scelti dal capo del municipio, e in nessun modo consegnate a coloro che fossero o nominati o designati dai Vescovi o dai sacerdoti (trasferendosi così il possesso delle chiese dalle autorità ecclesiastiche alle civili), i Vescovi, quasi dappertutto, interdissero ai fedeli di accettare la elezione che di loro avesse fatta l’autorità civile, e di entrare in quei templi che avessero cessato di essere in mano della Chiesa. In qualche parte, secondo la varietà dei luoghi e delle cose, fu provveduto diversamente.  – Con tutto ciò, non crediate, Venerabili Fratelli, che i Vescovi Messicani abbiano trascurato qualsiasi opportunità e comodità che loro si desse, atta a quietare gli animi e a ricondurli alla concordia, quantunque diffidassero, o anzi piuttosto disperassero, di qualsiasi buon esito. Consta infatti che i Vescovi, che nella città di Messico fungono in certo modo da procuratori dei loro colleghi, scrissero una lettera molto cortese e rispettosa al presidente della repubblica, in favore del Vescovo di Ueputla, il quale era stato trascinato in modo indegno e con grande apparato di forza nella città chiamata Pachuca; ma non è meno noto che il presidente rispose loro in forma iraconda ed odiosa. Essendosi poi alcune egregie persone, amanti della pace, interposte spontaneamente perché il presidente stesso volesse incontrare l’Arcivescovo di Morelia e il Vescovo di Tabasco, da ambo le parti si discusse molto e a lungo, ma senza frutto. Successivamente i Vescovi discussero se chiedere alla Camera legislativa l’abrogazione di quelle leggi che si opponevano ai diritti della Chiesa, ovvero continuare, come prima, la resistenza, così detta passiva; per più ragioni, infatti, sembrava loro che a nulla avrebbe approdato il presentare una istanza del genere. Presentarono tuttavia la petizione, redatta da Cattolici assai competenti nel diritto e da loro medesimi con ogni diligenza ponderata; e a tale petizione, per cura dei soci della Federazione per la difesa della libertà religiosa, di cui diremo più appresso, si aggiunsero moltissime sottoscrizioni di cittadini d’ambo i sessi. Ma i Vescovi avevano bene previsto quello che sarebbe successo, giacché il congresso nazionale rigettò, con suffragio di tutti, salvo uno, la petizione propostagli e ciò per la ragione che i Vescovi erano privi di personalità giuridica, avevano fatto ricorso al Sommo Pontefice, e non volevano riconoscere le leggi della Nazione. Ora, che cosa restava da fare ai Vescovi se non decidere che niente si mutasse nella condotta loro e in quella del popolo, se prima non fossero state abrogate le leggi ingiuste? Così i governanti degli Stati federati, abusando del loro potere e della mirabile pazienza del popolo potranno sì minacciare al clero ed al popolo messicano anche peggiori cose; ma come superare e vincere uomini disposti a sopportare qualsiasi sofferenza, purché non si concluda un accordo che possa recare qualche danno alla causa della libertà cattolica?  – La stupenda costanza dei Vescovi fu imitata dai preti, che la ricopiarono meravigliosamente fra le incresciose vicende del conflitto, sicché i loro esempi straordinari di virtù, che furono a Noi di sommo conforto, Noi manifestiamo al cospetto di tutto il mondo cattolico e li lodiamo perché « ne sono degni » [4].  – E su questo punto, quando ripensiamo che — sebbene nel Messico siano state adoperate tutte le arti, e gli sforzi e le vessazioni usate dagli avversari mirassero soprattutto ad allontanare clero e popolo dalla Sacra Gerarchia e dalla Sede Apostolica — nondimeno fra tutti i sacerdoti, che ivi si contano a quattromila, solo uno o due tradirono miseramente il loro dovere, Ci sembra che tutto possiamo sperare dal Clero Messicano. Noi vediamo, infatti, questi sacerdoti stare fra loro unitissimi e obbedire di cuore e con rispetto agli ordini dei loro Prelati, quantunque ciò non vada per lo più senza loro grave danno; vivere del sacro ministero, ed essendo essi poveri e non avendo di che sostentare la Chiesa, sopportare la povertà e la miseria con energia; celebrare il santo Sacrificio in privato; provvedere con tutte le forze alle necessità spirituali dei fedeli e alimentare ed eccitare in tutti attorno a sé la fiamma della pietà; inoltre con l’esempio, coi consigli e con le esortazioni sollevare a più alto ideale le menti dei loro concittadini e fortificarne le volontà a perseverare nella resistenza passiva. Chi dunque si meraviglierà che l’ira e la rabbia degli avversari principalmente e innanzitutto si sia rivolta contro i sacerdoti? Questi, d’altra parte, non hanno esitato ad affrontare, quando necessario, il carcere e la stessa morte con volto sereno e animo coraggioso. Quanto poi si è saputo in questi ultimi giorni è cosa che oltrepassa le stesse inique leggi che abbiamo ricordate, e tocca il colmo dell’empietà, giacché vengono assaliti improvvisamente i sacerdoti quando celebrano, in casa propria o altrui; viene turpemente oltraggiata la santissima Eucaristia e gli stessi sacri ministri vengono condotti in prigione.

Né loderemo mai abbastanza i coraggiosi fedeli del Messico, i quali hanno ben capito di quale importanza sia per loro che quella cattolica Nazione in cose così gravi e così sante, come il culto di Dio, la libertà della Chiesa e la cura della eterna salvezza delle anime, non dipenda dall’arbitrio e dall’audacia di pochi, ma sia governata una buona volta, e per benignità di Dio, con giuste leggi conformi al diritto naturale e divino, e all’ecclesiastico.  – Un encomio del tutto singolare dobbiamo attribuire alle Associazioni Cattoliche, le quali, in questi frangenti, stanno a fianco del clero come milizie di presidio. Infatti i membri di esse, per quanto è da loro, non solo provvedono a sostentare e a soccorrere i sacerdoti, ma anche vigilano sugli edifici sacri, insegnano la Dottrina Cristiana ai fanciulli, e come sentinelle stanno di guardia, per avvertire i sacerdoti, affinché nessuno resti privo della loro assistenza. E questo vale per tutti; ma vogliamo dire qualcosa delle principali associazioni, perché ciascuna sappia di essere sommamente approvata e lodata dal Vicario di Gesù Cristo. In primo luogo la Società dei Cavalieri di Colombo, la quale, estendendosi a tutta la repubblica, si compone per buona sorte di uomini attivi ed operosi, che per la pratica delle cose, per l’aperta professione della fede e per lo zelo nell’aiutare la Chiesa, vanno grandemente segnalati; essa promuove specialmente due opere, che per i tempi sono opportune quanto mai: intendiamo il sodalizio nazionale dei padri di famiglia, il cui programma è educare cattolicamente i propri figli, e rivendicare il diritto proprio dei genitori cristiani di istruire liberamente la prole e, qualora essa frequenti le pubbliche scuole, di darle una sana e piena istruzione religiosa; intendiamo la Federazione per la libertà religiosa, finalmente istituita quando apparve più chiaro del sole che un immenso cumulo di mali minacciava la vita cattolica. Poiché tale Federazione si estese successivamente a tutta la Nazione, i soci si adoperarono concordemente e assiduamente per ordinare ed istruire tutti i Cattolici e farne come un fronte unico gagliardissimo da opporre agli avversari. Non diversamente dai Cavalieri di Colombo, furono e sono grandemente benemeriti della Chiesa e della patria altre due associazioni, le quali, secondo il proprio programma, hanno particolare cura della cosiddetta azione cattolica sociale: vale a dire la Società Cattolica della Gioventù Messicana, e quella delle Dame Messicane. Entrambi i sodalizi, infatti, oltre quello che è proprio di ciascuno, assecondano e fanno che siano da tutti assecondate in ogni luogo le iniziative della citata Federazione per la libertà religiosa. E qui, senza tener dietro ai singoli fatti, una cosa sola Ci piace, Venerabili Fratelli, farvi conoscere, ed è che tutti i soci e le socie di questi sodalizi hanno così poca paura che, lungi dal fuggire, cercano i pericoli, e godono anzi quando loro tocchi di soffrire per colpa degli avversari. Oh, spettacolo bellissimo, dato al mondo e agli Angeli e agli uomini! oh, fatti degni di eterno encomio! Giacché, come sopra accennammo, non sono pochi — o dei Cavalieri di Colombo, o dei capi della Federazione e delle Signore o dei Giovani —, che vengono ammanettati, condotti per le vie in mezzo a squadre di soldati, chiusi in immonde prigioni, trattati aspramente e puniti con pene e multe. Anzi, Venerabili Fratelli, alcuni di quegli adolescenti e di quei giovani, e nel dirlo appena possiamo trattenere le lagrime, con in mano la corona e sul labbro le invocazioni a Cristo Re hanno incontrato volentieri la morte; alle nostre vergini, chiuse in carcere, sono stati recati i più indegni oltraggi, e ciò di proposito si è divulgato per intimidire le altre e farle venir meno al proprio dovere.

Quando il benignissimo Iddio, Venerabili Fratelli, sia per imporre modo e termine a siffatte calamità, nessuno può congetturare e anche solo col pensiero prevedere; questo soltanto sappiamo: che verrà finalmente un giorno in cui la Chiesa Messicana riposerà da questa procella di odii, perché, giusta i divini oracoli, « non c’è sapienza, non c’è prudenza, non c’è consiglio contro il Signore » [5], e « le porte del’inferno non prevarranno » [6] contro la immacolata Sposa di Cristo.  – In verità la Chiesa, destinata all’immortalità, dal dì della Pentecoste, nel quale uscì, ricca dei doni e dei lumi dello Spirito Santo, dal chiuso recinto del Cenacolo all’aperto dell’umanità, che altro ha fatto per i venti secoli passati e fra le genti tutte, se non « spargere il bene dappertutto » [7] sull’esempio del suo Fondatore? Questi benefìci avrebbero dovuto conciliare alla Chiesa l’amore di tutti; ma le toccò il contrario, come del resto lo stesso Divino Maestro aveva preannunziato [8]. Perciò la navicella di Pietro ora navigò felicemente, col favore dei venti, ora apparve soverchiata dai flutti e quasi sommersa: ma non ha sempre con sé il divino Nocchiero, che può placare a tempo opportuno le ire del mare e dei venti? Se non che Cristo, che è il solo Onnipotente, fa servire a bene della Chiesa tutte le persecuzioni con cui vengono bersagliati i Cattolici; giacché come attesta Sant’Ilario « è proprio della Chiesa vincere quando è perseguitata, rifulgere alle intelligenze quando viene contestata, fare delle conquiste quando è abbandonata » [9].  – Se tutti coloro che nella Repubblica Messicana infieriscono contro i loro stessi fratelli e concittadini, rei soltanto d’osservare la legge di Dio, richiamassero alla memoria e ben considerassero spassionatamente le vicende storiche della loro patria, non potrebbero non riconoscere e confessare che tutto quanto esiste tra loro di progresso e di civiltà, di buono e di bello, ha origine indubbiamente dalla Chiesa. Nessuno, infatti, ignora che, fondata ivi la Cristianità, i sacerdoti e i religiosi segnatamente, che ora vengono con tanta ingratitudine e crudeltà perseguitati, si adoperarono, con immense fatiche e nonostante le gravi difficoltà opposte dai coloni divorati dalla febbre dell’oro da una parte, e dall’altra dagli indigeni ancora barbari, a promuovere in gran copia per quelle vaste regioni lo splendore del culto divino, i benefìci della Fede Cattolica; le opere e le istituzioni di carità, le scuole e i collegi per l’istruzione e l’educazione del popolo nelle lettere, nelle scienze sacre e profane, nelle arti e nelle industrie.  – Non ci resta, Venerabili Fratelli, che supplicare e implorare la Beatissima Nostra Signora di Guadalupe, celeste Patrona della Nazione Messicana, che voglia perdonare le ingiurie anche contro di Lei commesse, e impetrare per il suo popolo il ritorno della pace e della concordia; se poi, per arcano consiglio di Dio, dovrà essere ancora lontano questo desideratissimo giorno, voglia Ella consolare gli animi dei fedeli messicani e confortarli a sostenere la loro libertà nel professare la fede.   – Intanto, come auspicio delle grazie divine e attestazione della Nostra benevolenza paterna, a Voi, Venerabili Fratelli, a quelli specialmente che governano le Diocesi messicane, a tutto il clero e al vostro popolo, impartiamo di cuore l’Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 18 novembre 1926, anno quinto del Nostro Pontificato.

 

UN’ENCICLICA AL GIORNO, TOGLIE IL MODERNISTA-APOSTATA DI TORNO: UBI PRIMUM di PIO IX

Questa lettera, che porta identico nome di un’altro importantissimo ocumento di Leone XII del 1824 (già riportato in questa nostra serie), è una delle prime Encicliche di Pio IX, il quale presagiva già l’infiltrazione del clero da parte di empi corruttori delle fede cattolica. Il Santo Padre cercò di porre argine con questa lettera a questo morbo infetto e mortale per le anime, facendola seguire poi da altri importanti documenti. Qui ebbe cura anche di istituire una Congregazione cardinalizia che si occupasse in modo specifico dello “stato degli ordini regolari”. Le raccomandazioni erano rivolte in particolare alla scelta ed alla cura dei giovani che desideravano intraprendere la vita religiosa. Sua Santità aveva intuito, da profondo ed ispirato conoscitore delle trame del “secolo”, che gli empi demolitori dell’opera di Cristo, erano al lavoro proprio per corrompere i costumi non solo della società civile, ma nello specifico, della gioventù che si avviava al noviziato ecclesiale. A tutti oramai è noto come questa strategia della “quinta colonna”, si sia sviluppata nei decenni successivi, onde rendere possibile il “colpo di stato” del 1958 in Vaticano, ed il “ribaltone conciliare” che ha messo sottosopra, la Chiesa cattolica, invertendone tutti i valori e gli aspetti con certosina pazienza e gradualità centellinata in modo da non dar troppo nell’occhio ad incauti ed imprudenti ignoranti colpevolmente la dottrina. Lo spettacolo odierno è sotto gli occhi di tutti, ed è proprio il caso di ribadire il consiglio divino di Gesù, che riportato dal cap. VII di S. Matteo, diceva: “… dai frutti li giudicherete”. Certo oggi assistiamo all’obbrobrio di chierici omosessuali dichiarati ed inverecondi, di pedofili pubblici da sacrestia ed oratorio, per non parlare dei seminari (falsi per fortuna), gli allegri “Gay villages” come oggi si definiscono, delle diocesi maggiori. E allora, dobbiamo dichiarare Pio IX un fallito, la sua politica pontificia perdente ed abbattuta? A giudicare dalla falsa chiesa del “Novus ordo”, sì, è così. Ma ricordiamo che il documento, come tutto il Magistero pontificio, “luogo teologico” per eccellenza, non passerà mai, come la parola del Capo fondatore Gesù Cristo ci ha assicurato, e questa lettera diventerà la pietra fondante di una nuova generazione di figure clericali, figure sante, immacolate, come le desidera il “Capo”, e sarà stampato nella memoria e nella volontà di coloro che vogliono essere sinceri collaboratori dell’opera della Chiesa cattolica, pietre vive dell’edificio eterno della nuova Sion, la Santa Chiesa Cattolica: una, santa cattolica, apostolica romana che, dopo la sua momentanea eclisse, come Gesù nel sepolcro, tornerà a risplendere quando, dichiarata morta dagli infami e dagli empi festanti “nemici di Dio e di tutti gli uomini”, risorgerà per brillare luminosa fino alla fine dei tempi. … et “non praevalebunt”.

Pio IX
Ubi primum

Quando, per arcana decisione della divina Provvidenza, fummo elevati al governo di tutta la Chiesa, fra le precipue cure e sollecitudini del Nostro Ministero Apostolico nulla avemmo più a cuore che abbracciare con singolare affetto della Nostra paterna carità le vostre Religiose Famiglie, seguirle, proteggerle e difenderle con la massima attenzione, interessati a provvedere al loro sempre maggior bene e splendore. Esse, infatti, istituite – per la maggior gloria di Dio Onnipotente e per procurare la salvezza delle anime – ad opera di santissimi uomini sotto l’afflato dello Spirito Santo, e confermate da questa Sede Apostolica, con le loro molteplici caratteristiche formano quella bellissima varietà che mirabilmente abbellisce la Chiesa, e costituiscono quelle scelte milizie ausiliarie che furono sempre di grandissimo ornamento e di aiuto sia alla comunità cristiana, sia alla società civile. – Infatti i loro membri, chiamati per singolare dono divino a professare i precetti della sapienza evangelica, stimando che per loro nulla vale a confronto dell’eminente scienza di Cristo Gesù, disprezzando con animo eccelso e invitto tutti i beni della terra e guardando unicamente a quelli celesti, furono sempre visti intenti ad opere egregie e a compiere gloriose imprese con le quali hanno così grandemente meritato, sia per la Chiesa Cattolica che per la società civile. Nessuno infatti ignora né può ignorare che le Famiglie Religiose fin dalla loro prima istituzione furono celebri per la presenza di innumerevoli uomini egregi che, insigni per tante opere di dottrina e di cultura, con l’ornamento di tutte le virtù, risplendenti della gloria della santità, illustri anche per altissime cariche e ardenti di grandissimo amore verso Dio e verso gli uomini; fatti spettacolo al mondo, agli Angeli e agli uomini, non trovarono nulla di più delizioso che dedicarsi giorno e notte con ogni cura e costanza alla meditazione delle cose divine, portare sempre nel proprio corpo la mortificazione di Gesù, propagare la fede e la dottrina cristiana dal sorgere al tramontar del sole, combattere decisamente per esse, sopportando validamente amarezze, tormenti e supplizi, e dando anche la vita, per condurre popoli rudi e barbari dalle tenebre dell’errore, da costumi selvaggi e dalla abiezione del vizio alla luce della verità evangelica e alla cultura di una società civile, coltivando le lettere, le varie discipline e le arti, salvandoli dalla rovina; plasmando le tenere menti dei giovanetti e i loro ingenui cuori alla pietà e alla onestà, arricchendoli di sane dottrine e richiamando gli erranti alla salvezza. E questo non basta; infatti, rivestiti di intima misericordia, non c’è alcun genere di eroica carità che essi non abbiano esercitato, come prestare ogni genere di aiuto della cristiana beneficenza e provvidenza ai prigionieri rinchiusi nelle carceri, ai malati, ai moribondi e a tutti i miseri, ai poveri, ai colpiti da calamità per lenire il loro dolore, tergere le lacrime e provvedere alle loro necessità con ogni opera e possibile aiuto. – Da qui consegue che i Padri e i Dottori della Chiesa meritatamente e a pieno titolo hanno sempre esaltato con grandi lodi questi amanti della perfezione evangelica e hanno sempre combattuto contro i loro oppositori che temerariamente osano denunciare queste Sacre Istituzioni come inutili ed esiziali per la società. – I Pontefici Romani Nostri Predecessori, dimostrando sempre un benevolo affetto verso gli Ordini Regolari, non hanno mai desistito dal proteggerli con il patrocinio dell’Autorità Apostolica, dal difenderli e dal gratificarli con privilegi ed onori sempre maggiori, ben sapendo quali e quanti vantaggi ed utilità da questi Ordini si sono riversati in ogni tempo sull’intera Cristianità. Anzi, i Nostri Predecessori furono sempre tanto solleciti per questa così eletta porzione del gregge del Signore, che, appena sono venuti a sapere che il nemico di nascosto seminava zizzania in mezzo al buon grano e che le piccole volpi demolivano i fiorenti tralci, immediatamente si sono adoperati con ogni cura a svellere dalle radici e a distruggere qualsiasi cosa che potesse impedire i frutti copiosi e lieti della buona semente. Per questa ragione specialmente Clemente VIII, e pure Urbano VIII, Innocenzo X, Alessandro VII, Clemente IX, Innocenzo XI, e così pure Innocenzo XII, Clemente XI, Pio VII, Leone XII, Nostri Predecessori, sia prendendo salutari deliberazioni, sia emanando sapientissimi Decreti e Costituzioni non cessarono di usare tutti i mezzi della vigilanza Pontificia per rimuovere radicalmente i mali che in circostanze tristissime di eventi e di tempi si erano insinuati nelle Famiglie Religiose, onde difendere o restaurare in esse la regolare disciplina. – Noi, pertanto, per il grande amore che nutriamo per questi Ordini, emulando gli esempi illustri dei Nostri Predecessori e ispirandoci soprattutto alle sapientissime decisioni dei Padri del Concilio Tridentino, per il Nostro supremo ufficio di Apostolato abbiamo deciso di rivolgere tutte le nostre cure e i Nostri pensieri, con tutto l’affetto del cuore, alle vostre Famiglie Religiose, con lo speciale intento di consolidare ciò che fosse malfermo, di risanare ciò che fosse malato, di riannodare ciò che fosse sciolto, di recuperare ciò che fosse perduto, di rialzare ciò che fosse caduto, affinché rifioriscano l’integrità dei costumi, la santità della vita, l’osservanza della regolare disciplina, gli studi delle lettere, delle scienze, specialmente di quelle sacre, e le regole proprie di ciascun Ordine siano sempre più vigorose e fiorenti. Sebbene Ci rallegriamo nel Signore che vi siano molti membri di queste sante Famiglie che, memori della loro santa vocazione e distinguendosi nell’esempio di tutte le virtù e per la larghezza del sapere, si sforzano – seguendo santamente le vestigia dei loro Padri fondatori – di lavorare nel ministero della salvezza e di diffondere ovunque il buon profumo di Cristo, tuttavia Ci rattristiamo di trovare alcuni che, dimentichi della loro professione religiosa e della loro dignità, si sono talmente allontanati dalle Regole assunte che, non senza un grandissimo danno degli stessi Ordini e dei Fedeli, mettono in mostra soltanto una parvenza e un atteggiamento di pietà, mentre poi contraddicono con la vita e i loro costumi la santità, il nome e l’abito degli stessi Istituti che hanno abbracciato. – Inviamo quindi a Voi, Diletti Figli, che siete alla guida di codesti Ordini, questa Lettera che vi annuncia la Nostra sollecita e premurosa volontà, riguardo a Voi e ai Vostri Ordini Religiosi, e la Nostra intenzione di restaurare la regolare disciplina. Questa decisione intende soltanto raggiungere, stabilire e portare a termine, con l’aiuto di Dio, tutto quello che può contribuire a difendere l’incolumità e la prosperità di ciascuna Famiglia Religiosa, per procurare il vantaggio dei popoli, estendere il culto di Dio e accrescere sempre più la Gloria di Dio. Infatti nell’opera di rinnovamento della disciplina dei vostri Ordini, il Nostro intento e il Nostro desiderio sono di poter avere dagli stessi Ordini operai attivi e diligenti, che si distinguano non soltanto per la pietà, ma anche per la sapienza, perfetti uomini di Dio, preparati ad ogni iniziativa buona, in modo che possiamo usare della loro opera nel coltivare la vigna del Signore, nel propagare la fede cattolica, specialmente fra i popoli infedeli, e nel curare i gravissimi problemi della Chiesa e di questa Sede Apostolica. Affinché poi si realizzi prosperamente e felicemente un’impresa di tanta importanza per la religione e per gli stessi Ordini Regolari, come è grandissimo desiderio di tutti, e si raggiunga l’effetto auspicato, ripercorrendo le vestigia dei Nostri Predecessori abbiamo istituito una speciale Congregazione dei Nostri Fratelli Cardinali di Santa Romana Chiesa, che abbiamo denominata “Dello Stato degli Ordini Regolari“, affinché questi Nostri Venerabili Fratelli con la loro singolare sapienza, con la loro prudenza, con il loro consiglio e con la loro esperienza nell’operare Ci diano una mano in un’impresa tanto importante. – Ma a compartecipare a quest’opera chiamiamo anche Voi, Figli Diletti, e ardentemente Vi ammoniamo, esortiamo e scongiuriamo nel Signore di voler collaborare attivamente in questo Nostro lavoro, affinché il Vostro Ordine Religioso rifulga della pristina dignità e del primitivo splendore. Pertanto, per il posto che occupate, per l’ufficio di cui siete stati insigniti, non lasciate nulla di intentato affinché i Religiosi a Voi soggetti, meditando seriamente sulla vocazione alla quale sono stati chiamati, degnamente camminino in essa e si adoperino ad osservare sempre religiosamente quei voti che un tempo hanno fatto a Dio. – Provvedete con ogni vigilanza che essi, seguendo le vestigia insigni dei loro Maggiori, custodendo la santa disciplina, avversando completamente gli allettamenti del mondo, gli spettacoli e le occupazioni cui hanno rinunciato, si dedichino incessantemente alla preghiera, alla meditazione delle cose celesti, allo studio e alla lettura; si occupino della salvezza delle anime secondo le norme del proprio Istituto e, mortificati nella carne, ma vivificati nello spirito, si mostrino al Popolo di Dio modesti, umili, sobrii, benigni, pazienti, giusti, irreprensibili nell’integrità e nella castità, ferventi nella carità, degni di essere onorati per la sapienza, per non essere di offesa a chicchessia, ma in grado di mostrare a tutti l’esempio di buone opere, affinché chi è contrario si vergogni, non avendo nulla da dire contro di essi. Voi ben sapete di quale santità di vita e di quale ornamento di tutte le virtù devono risplendere coloro che, avendo rigettato radicalmente tutte le blandizie, le voluttà, gl’inganni e le vanità delle cose umane, hanno promesso e si sono consacrati a Dio soltanto e al culto di Dio, affinché il popolo cristiano, guardando a loro come in un nitidissimo specchio, ne tragga argomenti di pietà, di fede e di ogni virtù, onde percorrere le vie del Signore con passo sicuro. – E poiché lo stato e il decoro di ogni Religiosa Famiglia dipendono dalla oculata ammissione dei postulanti e dalla loro migliore formazione, Vi esortiamo caldamente di esaminare prima con cura l’indole, l’intelligenza, i costumi di coloro che vogliono entrare nella vostra Religiosa Famiglia e di investigare per quale deliberazione, con quale spirito e per quale ragione si sentano portati ad iniziare la vita religiosa. E allorché avrete conosciuto che essi nel disegno di abbracciare la vita religiosa non aspirano ad altro che alla gloria di Dio, all’utilità della Chiesa, alla salvezza propria ed altrui, dedicatevi con ogni cura e diligenza a quest’opera; cioè che nel tempo del probandato e noviziato siano educati piamente e santamente da ottimi Maestri, secondo le regole del proprio Ordine, e siano formati all’esercizio di ogni virtù e a vivere perfettamente la Regola di vita dell’Istituto che hanno abbracciato. E poiché fu sempre un particolare e illustre titolo di lode degli Ordini Regolari il favorire e coltivare lo studio delle lettere e illustrare la scienza delle cose divine e umane con tante opere dotte e laboriose, per questo Noi grandemente Vi invitiamo e Vi esortiamo a promuovere con la massima cura e solerzia la gestione degli studi e con ogni sforzo far sì che i vostri alunni si dedichino costantemente all’apprendimento delle lettere umanistiche e delle più severe discipline, specialmente quelle sacre, affinché essi per primi preparati nelle più sane e acute dottrine, sappiano affrontare le mansioni del proprio ufficio ed esercitare i sacri ministeri con fede e sapienza. Poiché grandemente desideriamo che tutti coloro che militano nel campo del Signore, tutti ad una sola voce rendano gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo e, perfetti nel medesimo sentimento e nel pensiero, siano solleciti nell’osservare l’unità dello spirito nel vincolo della pace, Venerabili Fratelli, Noi Vi chiediamo che, uniti ai Vescovi ed al Clero secolare con strettissimo vincolo e patto di concordia e di carità, con somma unione di animi, niente Vi stia più a cuore che usare tutte le Vostre forze per l’opera del ministero, per l’edificazione del Corpo di Cristo, emulando sempre i migliori carismi. “Esistendo infatti un’unica Chiesa di Prelati Regolari e Secolari e di sudditi, sia esenti o non esenti, al di fuori della quale nessuno può salvarsi, e che hanno tutti lo stesso Signore, la stessa fede ed un unico Battesimo, è necessario che tutti coloro che appartengono allo stesso Corpo abbiano anche la stessa volontà e, come fratelli, siano sempre stretti dal vincolo della carità” . – Queste sono le esortazioni e gli ammonimenti che abbiamo voluto esprimere con questa Nostra Lettera, affinché comprendiate quanta benevolenza nutriamo per Voi e le Vostre Religiose Famiglie e con quanta sollecitudine vorremmo provvedere alla conduzione, all’utilità, alla dignità e allo splendore delle Vostre comunità. Non dubitiamo che anche Voi, per la Vostra esimia pietà, virtù, prudenza e per il grandissimo amore verso il Vostro Ordine, sarete santamente orgogliosi di rispondere pienamente ai Nostri desideri, alle Nostre cure e ai Nostri consigli. – Con questa fiducia e con questa speranza, e come testimonianza della Nostra particolarissima benevolenza e carità verso Voi e tutti i Religiosi Vostri Confratelli, impartiamo a Voi, Diletti Figli Religiosi, e ad essi, con tutto il cuore, l’Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, presso Santa Maria Maggiore, il 17 giugno 1847, anno primo del Nostro Pontificato.

UN’ENCICICA AL GIORNO TOGLIE IL MODERNISTA APOSTATA DI TORNO – “FERMITER CREDIMUS”

Leggere questo breve documento, è come rammentare gli elementi basilari della fede Cattolica, aver chiari i gradini iniziali del cammino di fede, dai quali dipende poi tutto l’edificio dottrinale che porta alla salvezza eterna. Sembra inverosimile ma ancora oggi, persone che si definiscono Cattoliche, hanno difficoltà a credere che questi siano le vere basi del Cattolicesimo, abituati alle fantasie dottrinali dei modernisti apostati e ai deliri della Nouvelle theologie, infarciti da elementi trasferiti di sana pianta dagli influssi gnostico-massonici infiltrati dalla quinta colonna dei “cabalisti kazari”, i cripto-marrani e cripto protestanti del novus ordo, nonché al magistero rivisitato ad “usum cretini” … pardon “usum delphini”, dagli eretici fallibilisti lefebvriani, dai tesisti antitomisti, e dai sedevacantisti cerebrovacanti pluriapostati. In particolare impressiona la semplicità con la quale si colpisce ogni forma di “ecumenismo” o indifferentismo religioso: … Una, inoltre, è la Chiesa universale dei fedeli, fuori della quale nessuno ASSOLUTAMENTE (extra quam nullus omnino salvatur!!!) si salva e nella quale lo stesso Gesù Cristo è sacerdote e vittima. Chi può intendere … intenda!

FERMITER CREDIMUS

Concilio lateranense IV – Nov. 1215

[Innocenzo III]

COSTITUZIONE I

“Fermiter credimus et simpliciter confitemur “…

La fede cattolica

Crediamo fermamente e confessiamo apertamente che uno solo è il vero Dio, eterno e immenso, onnipotente, immutabile, incomprensibile e ineffabile, Padre, Figlio e Spirito Santo, tre Persone, ma una sola essenza, sostanza cioè natura assolutamente semplice. Il Padre non deriva da alcuno, il Figlio dal solo Padre, lo Spirito Santo ugualmente dall’uno e dall’altro, sempre senza inizio e senza fine. Il Padre genera, il Figlio nasce, lo Spirito Santo procede. Sono consostanziali e tra loro eguali, parimenti onnipotenti e eterni. Unico principio dell’universo creatore di tutte le cose visibili e invisibili, spirituali e materiali che con la sua forza onnipotente fin dal principio del tempo creò dal nulla l’uno e l’altro ordine di creature: quello spirituale e quello naturale, cioè gli Angeli e il mondo terrestre, e poi l’uomo, quasi partecipe dell’uno e dell’altro, composto di anima e di corpo. Il diavolo, infatti, e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi. L’uomo poi ha peccato per suggestione del demonio. Questa Santa Trinità, indivisibile secondo la comune essenza, distinta secondo le proprietà delle Persone, ha rivelato al genere umano, per mezzo di Mosè, dei santi profeti e degli altri suoi servi la dottrina di salvezza, secondo un piano perfettamente ordinato nel corso dei tempi. Infine il Figlio unigenito di Dio, Gesù Cristo, incarnatosi per l’opera comune di tutta la Trinità, concepito da Maria sempre Vergine con la cooperazione dello Spirito santo, divenuto vero uomo, composto di un’anima razionale e di un corpo umano, una sola Persona in due nature, manifestò più chiaramente la via della vita, Immortale e incapace di soffrire secondo la divinità, Egli stesso si fece passibile e mortale secondo l’umanità; dopo aver sofferto sul legno della croce ed essere morto per la salvezza del genere umano, è disceso agli inferi, è risorto dai morti ed è salito al cielo; ma è disceso nella sua anima, è risorto nel suo corpo, è salito ugualmente con l’uno e l’altro; verrà alla fine dei tempi per giudicare i vivi e i morti e per compensare ciascuno secondo le proprie opere, i reprobi come gli eletti. Tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivestiti, per ricevere, secondo che le loro opere siano state buone o malvagie, gli uni la pena eterna con il diavolo, gli altri la gloria eterna col Cristo. Una, inoltre, è la Chiesa universale dei fedeli, fuori della quale nessuno assolutamente si salva e nella quale lo stesso Gesù Cristo è sacerdote e vittima; infatti il suo corpo e il suo sangue sono contenuti veramente nel Sacramento dell’altare, sotto le specie del pane e del vino, poiché il pane è transustanziato nel corpo, e il vino nel sangue per divino potere; cosicché, per adempiere il ministero dell’unità, noi riceviamo da Lui ciò che Lui ha ricevuto da noi. Questo Sacramento non può assolutamente compierlo nessuno, se non il Sacerdote, che sia stato regolarmente ordinato, secondo i poteri della Chiesa che lo stesso Gesù Cristo concesse agli Apostoli e ai loro successori. Ma il Sacramento nel Battesimo che si compie nell’acqua, invocando la indivisa Trinità, Padre, Figlio e Spirito santo, giova alla salvezza sia dei bambini che degli adulti da chiunque sia stato conferito secondo le norme e la forma usata dalla Chiesa. Se uno, dopo avere ricevuto il Battesimo, è nuovamente caduto nel peccato, può sempre essere rigenerato mediante una vera penitenza. Non solo le vergini e coloro che osservano la continenza, ma anche le persone coniugate, che cercano di piacere a Dio, con retta fede e vita onesta, meritano di giungere all’eterna beatitudine.

UN’ENCICLICA AL GIORNO TOGLIE IL MODERNISTA APOSTATA DI TORNO: “SACROSANTA ŒCUMENICA”

Dal Sacrosanto Concilio di Trento, riportiamo oggi l’inizio della Sessione XXII, che riguarda il Sacrificio della Santa Messa. Si tratta, come ognuno può comprendere facilmente, di uno dei capisaldi del Cattolicesimo di ogni tempo: la sua dottrina è chiara, senza fronzoli, doppi sensi e tutto quanto possa prestarsi a qualsiasi “ermeneutica” modernista. Proponiamo oggi questo documento, a beneficio soprattutto dei modernisti della setta dell’obbrobrioso “novus ordo”, che partecipano nel giorno del Signore e nelle feste comandate, al rito del baphomet “signore dell’universo”, che sugli altari ha preso da tempo il posto  del Dio Trino “Deus Sabbaoth” di cattolica memoria, secondo gli scritti profetici (Libro di Daniele, Vangelo di S. Matteo, Apocalisse, Lettera II Tessal., etc).  Ai modernisti, laici, finti chierici e falsi religiosi che credono ancora, contro ogni evidenza, di essere cattolici, basterebbe ad esempio ricordare, giusto per tagliare corto, solo il canone n. 9 di questi decreti, per capire l’anatema (scomunica con automatica fuoriuscita dalla Chiesa Cattolica= eterna dannazione senza successiva emenda, contrizione, rimozione delle censure da chi ne ha facoltà e Confessione Sacramentale da un vero sacerdote cattolico, … per chi ha il comprendonio duro)  in cui si incorre partecipando ad un rito diverso da quello stabilito, fissato nella sua completa perfezione, in eterno, infallibile ed irreformabile, dal Concilio Ecumenico Tridentino. Questo basterebbe per capire anche che, colui  o coloro che hanno modificato e approvate le modifiche del Canone della Messa Cattolica, stabilito da Nostro Signore Gesù Cristo medesimo, non potevano essere Vicari di Cristo in terra, ma certamente zelanti servi di lucifero, come del resto gli attuali fantocci della kazaro-massoneria che ha usurpato tutte le cariche ecclesiali. Che dire allora: FRATELLI SALVATEVI QUANTO PRIMA, aprite gli occhi, tornate nell’Arca di salvezza che è la Chiesa Cattolica, guidata dal Santo Padre “prigioniero” Gregorio XVIII, successore di Gregorio XVII, card. Siri! Non indugiate credendovi al sicuro, pensando di marciare cioè sotto lo stendardo di Cristo, mentre in realtà seguite allegramente e spensierati il vessillo di satana. – Per meditare intanto leggiamo questi atti sacrosanti: che lo Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio, possa venire in nostro soccorso e toglierci la benda spessa che ricopre i nostri occhi accecati! Che Dio, Signore nostro e Salvatore, per intercessione della Vergine Maria, ce lo conceda! … Sacrosanta Œcumenica et generalis Tridentina synodus in Spiritu Sancto legitime congregata, …

Sacrosanta Œcumenica  XXII Sess. Con. Tried. 

[17 settembre 1562]

Dottrina e canoni sul santissimo Sacrificio della Messa.

Il sacrosanto Concilio ecumenico e generale Tridentino, riunito legittimamente nello Spirito santo, sotto la presidenza degli stessi legati della Sede Apostolica, perché sia mantenuta nella Chiesa cattolica e conservata nella sua purezza l’antica, assoluta, e sotto qualsiasi aspetto perfetta dottrina del grande mistero dell’eucaristia contro gli errori e le eresie, illuminato dallo Spirito santo, insegna, dichiara e intende che su essa, come vero e singolare sacrificio, sia predicato ai popoli Cristiani quanto segue.

Capitolo I

Poiché sotto l’antico testamento (secondo la testimonianza dell’Apostolo Paolo, per l’insufficienza del sacerdozio levitico, non vi era perfezione, fu necessario – e tale fu la disposizione di Dio, padre delle misericordie, – che sorgesse un altro sacerdote secondo l’ordine di Melchisedech, e cioè il signore nostro Gesù Cristo, che potesse condurre ad ogni perfezione tutti quelli che avrebbero dovuto essere santificati. Questo Dio e Signore nostro, dunque, anche se una sola volta si sarebbe immolato sull’altare della croce, attraverso la morte, a Dio Padre, per compiere una redenzione eterna; perché, tuttavia, il suo sacerdozio non avrebbe dovuto tramontare con la morte, nell’ultima cena, la notte in cui fu tradito, per lasciare alla Chiesa, sua amata sposa, un sacrificio visibile (come esige l’umana natura), con cui venisse significato quello cruento che avrebbe offerto una sola volta sulla croce, prolungandone la memoria fino alla fine del mondo, e la cui efficacia salutare fosse applicata alla remissione di quelle colpe che ogni giorno commettiamo; egli, dunque, dicendosi costituito sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedech, offrì a Dio padre il suo corpo e il suo sangue sotto le specie del pane e del vino, e lo diede, perché lo prendessero, agli apostoli (che in quel momento costituiva sacerdoti del nuovo testamento) sotto i simboli delle stesse cose (del pane, cioè, e del vino), e comandò ad essi e ai loro successori nel sacerdozio che l’offrissero, con queste parole: Fate questo in memoria di me, ecc., come sempre le ha intese ed ha insegnato la Chiesa cattolica.

Celebrata, infatti, l’antica Pasqua, – che la moltitudine dei figli di Israele immolava in ricordo dell’uscita dall’Egitto -, istituí la nuova Pasqua, e cioè se stesso, da immolarsi dalla Chiesa per mezzo dei suoi sacerdoti sotto segni visibili, in memoria del suo passaggio da questo mondo al Padre, quando ci redense con l’effusione del suo sangue, ci strappò al potere delle tenebre e ci trasferì nel suo regno. Ed è questa quell’offerta pura, che non può essere contaminata da nessuna indegnità o malizia di chi la offre; che il Signore per mezzo di Malachia predisse che sarebbe stata offerta in ogni luogo, pura, al suo nome che sarebbe stato grande fra le genti; e a cui non oscuramente sembra alludere l’Apostolo Paolo, scrivendo ai Corinti, quando dice: che non possono divenire partecipi della mensa del Signore, quelli che si sono contaminati, partecipando alla mensa dei demoni. E per “mensa” nell’uno e nell’altro luogo intende (certamente) l’altare. Questa, finalmente, è quella che al tempo della natura e della legge, era raffigurata con le diverse varietà dei sacrifici: essa che raccoglie in sé tutti i beni significati da quei sacrifici, come perfezionamento e compimento di tutti essi.

Capitolo II

E poiché in questo divino sacrificio, che si compie nella messa, è contenuto e immolato in modo incruento lo stesso Cristo, che si immolò una sola volta cruentemente sull’altare della croce, il santo Sinodo insegna che questo sacrificio è veramente propiziatorio, e che per mezzo di esso – se di vero cuore e con retta fede, con timore e riverenza ci avviciniamo a Dio contriti e pentiti – noi possiamo ottenere misericordia e trovare grazia in un aiuto propizio. Placato, infatti, da questa offerta, il Signore, concedendo la grazia e il dono della penitenza, perdona i peccati e le colpe anche gravi. Si tratta, infatti, della stessa, identica vittima e lo stesso Gesù  la offre ora per mezzo dei sacerdoti, egli che un giorno si offrí sulla croce. Diverso è solo il modo di offrirsi. E i frutti di quella oblazione (di quella cruenta) vengono percepiti abbondantemente per mezzo di questa, incruenta, tanto si è lontani dal pericolo che con questa si deroghi a quella. – È per questo motivo che giustamente, secondo la tradizione degli Apostoli, essa viene offerta non solo per i peccati, le pene, le soddisfazioni ed altre necessità dei fedeli viventi, ma anche per i fedeli defunti in Cristo, non ancora del tutto purificati.

Capitolo III

E quantunque la Chiesa usi talvolta offrire messe in onore e in memoria dei santi, essa, tuttavia, insegna che non ad essi viene offerto il sacrificio, ma solo a Dio, che li ha coronati. Per cui, il sacerdote non è solito dire: Offro a te il sacrificio, Pietro e Paolo; ma ringrazio Dio per le loro vittorie, chiede il loro aiuto: perché vogliano intercedere per noi in cielo, coloro di cui celebriamo la memoria qui, sulla terra.

Capitolo IV

E poiché le cose sante devono essere trattate santamente, e questo è il sacrificio piú santo, la Chiesa Cattolica, perché esso potesse essere offerto e ricevuto degnamente e con riverenza, ha stabilito da molti secoli il sacro canone, talmente puro da ogni errore, da non contenere niente, che non profumi estremamente di santità e di pietà, e non innalzi a Dio la mente di quelli che lo offrono, formato com’è dalle parole stesse del Signore, da quanto hanno trasmesso gli Apostoli e istituito piamente anche i santi pontefici.

Capitolo V

E perché la natura umana è tale, che non facilmente viene tratta alla meditazione delle cose divine senza piccoli accorgimenti esteriori, per questa ragione la Chiesa, pia madre, ha stabilito alcuni riti, che cioè, qualche tratto nella messa, sia pronunziato a voce bassa, qualche altro a voce più alta. Ha stabilito, similmente, delle cerimonie, come le benedizioni mistiche; usa i lumi, gli incensi, le vesti e molti altri elementi trasmessi dall’insegnamento e dalla tradizione apostolica, con cui venga messa in evidenza la maestà di un sacrificio così grande, e le menti dei fedeli siano attratte da questi segni visibili della religione e della pietà, alla contemplazione delle altissime cose, che sono nascoste in questo sacrificio.

Capitolo VI

Desidererebbe certo, il sacrosanto Sinodo, che in ogni messa i fedeli che sono presenti si comunicassero non solo con l’affetto del cuore, ma anche col ricevere sacramentalmente l’eucaristia, perché potesse derivarne ad essi un frutto piú abbondante di questo santissimo sacrificio. E tuttavia, se ciò non sempre avviene, non per questo essa condanna come private e illecite quelle Messe, nelle quali solo il sacerdote si comunica sacramentalmente, ma le approva e quindi le raccomanda, dovendo ritenersi anche quelle, messe veramente comuni, sia perché il popolo in esse si comunica spiritualmente, sia perché vengono celebrate dal pubblico ministro della Chiesa, non solo per sé, ma anche per tutti i fedeli, che appartengono al corpo di Cristo.

Capitolo VII

Il santo Sinodo ricorda poi, che la Chiesa ha comandato che i sacerdoti mischiassero dell’acqua col vino, nell’offrire il calice, sia perché si ritiene che Cristo signore abbia fatto così e poi anche perché dal suo fianco uscì insieme acqua e sangue: mistero che si commemora con questa mescolanza. E poiché con le acque, nell’apocalisse del beato Giovanni vengono indicati i popoli, con ciò viene rappresentata l’unione dello stesso popolo fedele col capo, Cristo.

Capitolo VIII

Anche se la Messa contiene abbondante materia per l’istruzione del popolo cristiano, tuttavia non è sembrato opportuno ai padri che dovunque essa fosse celebrata nella lingua del popolo. Pur ritenendo, quindi, dappertutto l’antico rito di ogni Chiesa, approvato dalla santa Chiesa Romana, madre e maestra di tutte le chiese, perché, però, le pecore di Cristo non muoiano di fame, e i fanciulli chiedano il pane senza che vi sia chi possa loro spezzarlo, il santo Sinodo comanda ai pastori e a tutti quelli che hanno la cura delle anime, di spiegare frequentemente, durante la celebrazione delle messe, personalmente o per mezzo di altri, qualche cosa di quello che si legge nella Messa e, tra le altre cose, qualche verità di questo santissimo sacrificio, specie nei giorni di domenica e festivi.

Capitolo IX

Ma poiché in questo tempo sono stati disseminati molti errori, e molte cose si insegnano e vengano disputate da molti contro questa antica fede, fondata nel sacrosanto vangelo, sulle tradizioni degli Apostoli e sulla dottrina dei santi padri, il sacrosanto Sinodo, dopo molte e gravi discussioni su queste questioni, fatte con matura riflessione, per consenso unanime di tutti i padri ha stabilito di condannare ciò che è contrario a questa purissima fede e sacra dottrina e di eliminarlo dalla Chiesa, con i canoni che seguono.

CANONI SUL SANTISSIMO SACRIFICIO DELLA MESSA

1. Se qualcuno dirà che nella Messa non si offre a Dio un vero e proprio sacrificio, o che essere offerto non significa altro se non che Cristo ci viene dato a mangiare, sia anatema.

2. Se qualcuno dirà che con quelle parole: Fate questo in memoria di me (347), Cristo non ha costituito i suoi apostoli sacerdoti o che non li ha ordinati perché essi e gli altri sacerdoti offrissero il suo corpo e il suo sangue, sia anatema.

3. Se qualcuno dirà che il sacrificio della messa è solo un sacrificio di lode e di ringraziamento, o la semplice commemorazione del sacrificio offerto sulla croce, e non propiziatorio; o che giova solo a chi lo riceve; e che non si deve offrire per i vivi e per i morti, per i peccati, per le pene, per le soddisfazioni, e per altre necessità, sia anatema.

4. Se qualcuno dirà che col sacrificio della messa si bestemmia contro il sacrificio di Cristo consumato sulla croce; o che con esso si deroga all’onore di esso, sia anatema.

5. Chi dirà che celebrare Messe in onore dei Santi e per ottenere la loro intercessione presso Dio, come la Chiesa intende, è un’impostura, sia anatema.

6. Se qualcuno dirà che il canone della messa contiene degli errori, e che, quindi, bisogna abolirlo, sia anatema.

7. Se qualcuno dirà che le cerimonie, le vesti e gli altri segni esterni, di cui si serve la Chiesa cattolica nella celebrazione delle messe, siano piuttosto elementi adatti a favorire l’empietà, che manifestazioni di pietà, sia anatema.

8. Se qualcuno dirà che le Messe, nelle quali solo il sacerdote si comunica sacramentalmente, sono illecite e, quindi, da abrogarsi, sia anatema.

9. Se qualcuno dirà che il rito della Chiesa Romana, secondo il quale parte del canone e le parole della consacrazione si profferiscono a bassa voce, è da riprovarsi; o che la Messa debba essere celebrata solo nella lingua del popolo; o che nell’offrire il calice non debba esser mischiata l’acqua col vino, perché ciò sarebbe contro l’istituzione di Cristo, sia anatema.

Decreto su ciò che bisogna osservare ed evitare nella celebrazione delle Messe.

Quanta cura sia necessaria, perché il sacrosanto sacrificio della Messa sia celebrato con ogni religiosità e venerazione, ognuno potrà facilmente capirlo, se rifletterà che nella Sacra Scrittura viene detto ‘maledetto’ chi compie l’opera di Dio con negligenza. E Se dobbiamo confessare che nessun’altra azione possa essere compiuta dai fedeli cristiani così santa e così divina, come questo tremendo mistero, con cui dai sacerdoti ogni giorno si immola a Dio sull’altare quell’ostia vivificante, per la quale siamo stati riconciliati con Dio padre, appare anche chiaro che si deve usare ogni opera e diligenza, perché esso venga celebrato con la più grande mondezza e purezza interiore del cuore, e con atteggiamento di esteriore devozione e pietà. – E poiché, sia per colpa del tempo che per negligenza e malvagità degli uomini, si sono introdotti molti elementi alieni dalla dignità di un tanto sacramento, perché sia restituito il dovuto onore e culto, a gloria di Dio e ad edificazione del popolo fedele, questo santo Sinodo stabilisce che i Vescovi ordinari si diano cura e siano tenuti a proibire e a togliere di mezzo tutto ciò che hanno introdotto o l’avarizia, che è servizio degli idoli, o l’irriverenza, che si può difficilmente separare dall’empietà, o la superstizione, falsa imitazione della vera pietà. – E, per dirla in breve, prima di tutto – per quanto riguarda l’avarizia, – essi proibiscano assolutamente qualsiasi compenso, i patti e tutto ciò che viene dato per celebrare le nuove Messe; ed inoltre quelle, più che richieste, importune e grette esazioni di elemosine; ed altre cose simili, che non sono molto lontane, se non proprio dalla macchia della simonia, certo da traffici volgari. In secondo luogo, per evitare l’irriverenza, ognuno, nella sua diocesi, proibisca che qualsiasi prete girovago e sconosciuto possa celebrare la messa. A nessuno, inoltre, che abbia commesso un delitto pubblico e notorio, permettano che possa servire al santo altare, o assistere alla santa Messa; e neppure che in case private, e, in genere, fuori della Chiesa e degli oratori destinati solo al culto divino da designarsi e visitarsi dagli ordinari – questo santo Sacrificio sia celebrato da qualsiasi secolare o regolare, e senza che prima i presenti, in atteggiamento composto, mostrino di assistere non solo col corpo, ma anche con la mente e con affetto devoto del cuore. – Bandiscano, poi, dalle chiese quelle musiche in cui, con l’organo o col canto, si esegue qualche cosa di meno casto e di impuro; e similmente tutti i modi secolari di comportarsi, i colloqui vani e, quindi, profani, il camminare, il fare strepito, lo schiamazzare, affinché la casa di Dio sembri, e possa chiamarsi davvero, casa di preghiera. – Da ultimo, perché non si dia occasione di superstizione, con editto e con minacce di pene facciano in modo che i sacerdoti non celebrino se non nelle ore stabilite e che nella celebrazione delle Messe non seguano riti o cerimonie, e dicano preghiere diverse da quelle che sono state approvate dalla Chiesa e accettate da un uso consueto e lodevole. Tengano lontano assolutamente dalla Chiesa l’uso di un certo numero di messe e di candele, inventato più da un culto superstizioso, che dalla vera religione. E insegnino al popolo quale sia e da che principalmente provenga il frutto così celeste e così prezioso di questo santissimo sacrificio. – Lo ammoniscano anche che si rechi frequentemente nella propria parrocchia, almeno nei giorni di domenica e nelle feste più solenni. – Tutte queste cose, che abbiamo sommariamente enumerato, vengono proposte a tutti gli ordinari in tal modo, che non solo esse, ma qualsiasi altra cosa che abbia attinenza con quanto veniamo dicendo, con quel potere che ad essi viene conferito dal sacrosanto Sinodo ed anche come delegati della Sede Apostolica, essi le proibiscano, le comandino, le correggano, le stabiliscano, e spingano il popolo fedele ad osservarle inviolabilmente con le censure ecclesiastiche e con altre pene, che potranno essere stabilite a loro giudizio. Tutto ciò, non ostante i privilegi, le esenzioni; gli appelli e le consuetudini di qualsiasi natura.

UN’ENCICLICA AL GIORNO, TOGLIE IL MODERNISTA APOSTATA DI TORNO: UNAM SANCTAM

A chi legge questa bolla, senza conoscerne l’anno di promulgazione, sembra che essa sia stata scritta per i giorni nostri, giorni di totale apostasia religiosa sia civile che ecclesiastica [… o meglio finto-ecclesiastca]. Si ribadiscono, con poche parole, dei princîpi essenziali della fede cristiana, diremmo elementari: la Chiesa, come l’arca di Noè, unica possibilità di salvezza nel diluvio di fuoco del giorno del Giudizio, la Chiesa UNA, non certo ecumenica, come si blatera nelle sette eretiche del novus ordo, dei protestanti e degli acattolici orientali, tutti prostrati agli ordini della kazaro-massoneria mondialista; Chiesa “UNA” è la Chiesa di Cristo affidata a Pietro ed ai suoi successori, quelli veri, non certo ai pupazzi-pulcinella, ai marrano-burattini succedutisi dal 1958 in poi; e questo appare fondamentale proprio da questa straordinaria bolla, quando appunto afferma che: “Porro subesse Romano Pontifici omni humanæ creaturæ declaramus, dicimus, definimus et pronuntiamus omnino de necessitate salutis” – “… noi dichiariamo, stabiliamo, definiamo ed affermiamo che è assolutamente necessario per la salvezza di ogni creatura umana che essa sia sottomessa al Pontefice di Roma“. Per salvarsi dunque, non basta praticare uno pseudomisticismo sentimentaloide, un neo-montanismo che si richiami ad un personale “spirito” (???) ispiratore, o un falso devozionismo non accompagnato dalla sottomissione alle leggi della Chiesa, che è Cristo stesso, suo Capo, sua volontà dichiarata, “… non chi dice Signore, Signore, si salverà, etc. …” (Matt. VII), ma bisogna assolutamente essere sottomessi al Sommo Pontefice, quello vero, come ad es. al Pontefice eletto il 26 ottobre del 1958 ed al suo successore, seppur prigioniero o relegato in una catacomba. Aderire o sottomettersi a chiunque altro, anche alle controfigure o a figuranti lupi-mascherati, non salva, tutt’altro, [diceva già ai suoi tempi San Cipriano che: “… chi aderisce ad un falso vescovo di Roma, è fuori dalla Chiesa … cioè fuori dalla salvezza! – … figuriamoci i fallibilisti scismatici, i sedevacantisti autonomi …) e quindi … si naufragherà miseramente, irrimediabilmente ed eternamente, pensando di essere oltretutto in una botte di ferro [che diventerà presto incandescente!]. Inoltre c’è da meditare circa il primato del potere spirituale su quello civile e politico come riportato in bolla da Bonifacio VIII, il Papa odiato dal marrano “fraticello”, l’omo-sex Dante Alighieri, il “divin copione” che riproduceva testi arabi, rivestendoli dell’idioma toscano e tramutandoli in “versi strani” per chi non avesse compreso il loro substrato gnostico ed anticattolico … e questo spiega anche perché parteggiasse per l’imperatore … Tornando alla bolla del Papa tanto vituperato, e ingiustamente, in vita e dopo la sua morte dai servi del “nemico di Dio e di tutti gli uomini”, riteniamo che essa sia oggi, 2018, un documento  più che mai attuale, ultimo richiamo del tipo “ … signori si parte, salite in carrozza, presto … non ne passerà un’altra …”. Affrettiamoci allora a conformarci ad essa e, con la grazia di Dio, potremmo viaggiare con una certa sicurezza verso la meta finale: la eterna felicità promessa a chi … farà la volontà del Padre mio [… e del suo Vicario, … il che è lo stesso!] (Matth. VII).

Unam sanctam

Bolla sul Primato del Papa –

Bonifacio VIII

Unam sanctam Ecclesiam catholicam et ipsam …

Che ci sia una ed una sola Santa Chiesa Cattolica ed Apostolica noi siamo costretti a credere ed a professare, spingendoci a ciò la nostra fede, e noi questo crediamo fermamente e con semplicità professiamo, ed anche che non ci sia salvezza e remissione dei nostri peccati fuori di lei, come lo sposo proclama nel Cantico: “Unica è la mia colomba, la mia perfetta; unica alla madre sua, senza pari per la sua genitrice” [Cant. VI, 8], che rappresenta un corpo mistico, il cui capo è Cristo, e il capo di Cristo è Dio, e in esso c’è “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo” [Efes. IV, 5]. Al tempo del diluvio invero una sola fu l’arca di Noè, raffigurante l’unica Chiesa; era stata costruita da un sola braccio, aveva un solo timoniere e un solo comandante, ossia Noè, e noi leggiamo che fuori di essa ogni cosa sulla terra era distrutta. Questa Chiesa noi veneriamo, e questa sola, come dice il Signore per mezzo del Profeta: “Libera, o Signore, la mia anima dalla lancia e dal furore del cane, l’unica mia” [Ps. XXI, 21]. Egli pregava per l’anima, cioè per Se stesso (per la testa e il corpo nello stesso tempo) il quale corpo precisamente Egli chiamava la sua sola e unica Chiesa, a causa della unità di promessa di fede, sacramenti e carità della Chiesa, ossia “la veste senza cuciture” [Joan. XIX, 23] del Signore, che non fu tagliata, ma data in sorte. Perciò in questa unica e sola Chiesa ci sono un solo corpo ed una sola testa, non due, come se fosse un mostro, cioè Cristo e Pietro, vicario di Cristo e il successore di Pietro; perché il Signore disse a Pietro: “Pasci il mio gregge” [Joan. XXI, 17]. “Il mio gregge” Egli disse, parlando in generale e non in particolare di questo o quel gregge; così è ben chiaro, che Egli gli affidò tutto il suo gregge. Se perciò i Greci od altri affermano di non essere stati affidati a Pietro e ai suoi successori, essi confessano di conseguenza di non essere del gregge di Cristo, perché il Signore dice in Giovanni che c’è un solo ovile, un solo e unico pastore – unum ovile et unicum esse pastorem [Joan. X, 16].

Noi sappiamo dalle parole del Vangelo che in questa Chiesa e nel suo potere ci sono due spade, una spirituale, cioè, ed una temporale, perché, quando gli Apostoli dissero: “Ecco qui due spade” (che significa nella Chiesa, dato che erano gli Apostoli a parlare (il Signore non rispose che erano troppe, ma che erano sufficienti). E chi nega che la spada temporale appartenga a Pietro, ha malamente interpretato le parole del Signore, quando dice: “Rimetti la tua spada nel fodero”. Quindi ambedue sono in potere della Chiesa, la spada spirituale e quella materiale; una invero deve essere impugnata per la Chiesa, l’altra dalla Chiesa; la seconda dal clero, la prima dalla mano di re o cavalieri, ma secondo il comando e la condiscendenza del clero, perché è necessario che una spada dipenda dall’altra e che l’autorità temporale sia soggetta a quella spirituale. Perché quando l’Apostolo dice: “Non c’è potere che non venga da Dio e quelli (poteri) che sono, sono disposti da Dio”, essi non sarebbero disposti se una spada non fosse sottoposta all’altra, e, come inferiore, non fosse dall’altra ricondotta a nobilissime imprese. Poiché secondo san Dionigi è legge divina che l’inferiore sia ricondotto per l’intermedio al superiore. Dunque le cose non sono ricondotte al loro ordine alla pari immediatamente, secondo la legge dell’universo, ma le infime attraverso le intermedie e le inferiori attraverso le superiori. Ma è necessario che chiaramente affermiamo che il potere spirituale è superiore ad ogni potere terreno in dignità e nobiltà, come le cose spirituali sono superiori a quelle temporali. Il che, invero, noi possiamo chiaramente constatare con i nostri occhi dal versamento delle decime, dalla benedizione e santificazione, dal riconoscimento di tale potere e dall’esercitare il governo sopra le medesime, poiché, e la verità ne è testimonianza, il potere spirituale ha il compito di istituire il potere terreno e, se non si dimostrasse buono, di giudicarlo. Così si avvera la profezia di Geremia riguardo la Chiesa e il potere della Chiesa: “Ecco, oggi Io ti ho posto sopra le nazioni e sopra i regni” ecc.

Perciò se il potere terreno erra, sarà giudicato da quello spirituale; se il potere spirituale inferiore sbaglia, sarà giudicato dal superiore; ma se erra il supremo potere spirituale, questo potrà essere giudicato solamente da Dio e non dagli uomini; del che fa testimonianza l’Apostolo: “L’uomo spirituale giudica tutte le cose; ma egli stesso non è giudicato da alcun uomo” [1 Cor. II, 16], perché questa autorità, benché data agli uomini ed esercitata dagli uomini, non è umana, ma senz’altra divina, essendo stata data a Pietro per bocca di Dio e resa inconcussa come roccia per lui ed i suoi successori, in Colui che egli confessò, poiché il Signore disse allo stesso Pietro: “Qualunque cosa tu legherai…” [Mat. XVI, 19]. Perciò chiunque si oppone a questo potere istituito da Dio, si oppone ai comandi di Dio [Rom. XIII, 2], a meno che non pretenda, come i Manichei, che ci siano due princîpi; il che noi affermiamo falso ed eretico, poiché (come dice Mosè non nei princîpi, ma “nel princìpio” Dio creò il cielo e la terra [Gn. I, 1]. Quindi noi dichiariamo, stabiliamo, definiamo ed affermiamo che è assolutamente necessario per la salvezza di ogni creatura umana che essa sia sottomessa al Pontefice di Roma.

Data in Laterano, nell’ottavo anno del nostro Pontificato, il 18 novembre 1302

 

UN’ENCICLICA AL GIORNO TOGLIE I MODERNISTI APOSTATI DI TORNO … E NON SOLO: CANTATE DOMINO

CANTATE DOMINO

Cantate Domino è uno dei documenti più importanti prodotti dalla Chiesa Cattolica a sostegno della retta dottrina e delle cose da tenersi con fede certa dai fedeli cattolici. Il documento venne composto al Concilio di Firenze nel 1442 e approvato dal Santo Padre Eugenio IV. Era questo un momento burrascoso per la Chiesa Cattolica, appena uscita dallo Scisma d’Occidente, ma già coinvolta in subdole manovre di Cardinali, Re ed antipapi, come Felice V. Ma, esulando dai fatti storici ben risaputi, inerenti il Concilio “itinerante”, (da Basilea a Ferrara, di qui a Firenze, per poi concludersi a Roma), la questione dei Greco-Ortodossi ricomposta per breve tempo al Concilio, (finita malamente, a Costantinopoli, con il rigetto dei documenti firmati e la città rasa al suolo dall’invasione islamica), il problema del Conciliarismo (che considerava l’assemblea dei Cardinali prevalere sul parere del Santo Padre, questione risolta più tardi dal “conciliarista” Piccolomini, divenuto Pio II, con la bolla Exsecrabilis), si puntualizzarono dei principi sacrosanti che fin da allora hanno costituito la robusta ossatura della Fede Cattolica “matura”, ripresa anche dai successivi Concili (Trento e Vaticano) e da numerosi documenti magisteriali autentici, in pieno contrasto pratico con l’avvento del “modernismo” esploso con l’irrompere della setta del “novus ordo” nei palazzi vaticani ed in tutto l’orbe un tempo cristiano. Tra le diverse proposizioni vogliamo solo accennare alle seguenti: « … La Chiesa crede fermamente, confessa e annuncia che nessuno di quelli che sono fuori della Chiesa Cattolica, non solo i pagani, ma anche i giudei o gli eretici e gli scismatici, potranno raggiungere la vita eterna, ma andranno nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli (Mt XXV,41), », affermazione che condanna senza appello né cincischiamenti i deliri dell’ecumenismo massonico trapiantato nella falsa “chiesa dell’uomo”, aperta dai vari “ladri e briganti” Roncalli, Montini, etc. e resa “abominio della desolazione” dagli ebrei Woityla, Ratzinger e il “Ciccio” attuale. Per coloro che credono di andare ad una Messa Cattolica, quando si recano al culto del baphomet-lucifero, potrebbe interessare forse questo passaggio: « … ecco la formula usata nella consacrazione del corpo del Signore: Questo è il mio corpo. In quella del sangue, invece: Questo è il calice del mio sangue, per la nuova e eterna alleanza, mistero della fede, versato per voi e per molti in remissione dei peccati (Mt XXVI, 28; Mc XIV, 18; Lc XXII, 20; 1 Cor XI, 25). » formula ribadita dal Sacrosanto Concilio di Trento, modificata perché non consustanzializzasse un bel “niente” dal “massoncello” Bugnini e compagni di merenda della “retrologgia”, i 6 protestanti diretti dal Patriarca degli Illuminati di Baviera: il giudeo-marrano Montini! Vi è pure qui la professione di Fede Cattolica, con la descrizione dogmatica della Trinità, (a beneficio dei Greci scismatici, ma pure degli attuali apostati novusordisti), oggi desueta e sostituita dal credo deista-massonico del postmodernismo ratzingeriano. Seguono le scomuniche di tutte le eresie fino ad allora conosciute, ( … in particolare la “demenza dei Manichei” la stessa dei novusordisti massonizzati), tutte riprese dal modernismo, definito per l’appunto da SS. Pio X: “sintesi di tutte le eresie”. Pertanto i modernisti e postmodernisti del conciliabolo c. d. “vaticano 2°”, con i fallibilisti, tesisti e sedevacantisti vari (eretici e scismatici a vario titolo), sono tutti già anzitempo scomunicati [… anche] da questa bolla. Pure scomunicati e destinati all’eterna perdizione, coloro che praticano i riti dell’ebraismo mosaico, come ad es. la circoncisione! « … essa, quindi, denuncia come separati dalla fede del Cristo e esclusi dalla vita eterna, salvo che si pentano dei loro errori, tutti quelli che, dopo quel tempo, osservano la circoncisione, il sabato e le altre prescrizioni legali. [altro che “nostra ætate” …]. Ce n’è pure per i “vegani” moderni scizzinosi, “satanisti loro malgrado” … ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia intera su questa bolla, ma ci fermiamo qui, anche per non sporcare la limpidezza del documento che costituisce una delle guide più sicure e luminose per camminare nel retto sentiero del Cattolicesimo, unica via di salvezza e speranza di vita eterna.

CANTATE DOMINO quoniam magnifice fecit …

PAPA EUGENIO IV

4 febbraio 1442 

CONCILIO DI FIRENZE (17° ECUMENICO)

26 febbraio 1439 – agosto (?) 1445

SESSIONE XI

[Bolla di unione dei Copti]

Eugenio vescovo, servo dei servi di Dio, a perpetua memoria.

Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose grandiose, ciò sia noto in tutta la terra. Gridate giulivi ed esultate, abitanti di Sion, perché grande in mezzo a voi è il santo di Israele (Is XII,5-6). È davvero giusto che la chiesa di Dio canti e esulti nel Signore per questa splendida glorificazione del suo nome, che Dio clementissimo si è degnato di compiere oggi. Dobbiamo, infatti, lodare e benedire con tutto il cuore il Salvatore nostro, che ogni giorno dilata la sua santa Chiesa. – Benché i suoi benefici verso il popolo cristiano siano sempre molti e grandi, tali da mostrarci chiaramente la sua immensa carità verso di noi, tuttavia, se consideriamo più attentamente quali e quanti di tali favori in questi ultimissimi tempi si è degnato operare con divina clemenza, potremo certamente costatare che i doni del suo amore sono stati più numerosi e più grandi in questo nostro tempo che in molte età precedenti. – Ecco, infatti, che in meno di tre anni il signore nostro Gesù Cristo con la sua inesauribile pietà ha realizzato in questo santo sinodo ecumenico, la salvifica unione di tre grandi nazioni a comune e perenne gioia di tutta la Cristianità. Così è accaduto che quasi tutto l’Oriente, che adora il glorioso Nome di Cristo, e non piccola parte del settentrione, dopo lunghi dissidi, siano ormai riuniti nello stesso vincolo di fede e di carità con la santa chiesa romana. Prima infatti si sono uniti alla sede apostolica i Greci e le molte genti e nazioni di lingue diverse soggette alle quattro sedi patriarcali, poi gli Armeni, popolazione formata da molti popoli, e oggi i Giacobiti, grandi popoli d’Egitto. – E poiché niente potrebbe essere più gradito al nostro Salvatore e signore Gesù Cristo della mutua carità tra gli uomini, e niente più glorioso per il suo nome e più utile per la Chiesa dell’unione dei Cristiani, nella purezza della stessa fede, eliminata ogni loro divisione, giustamente noi tutti dobbiamo cantare per la gioia e esultare nel Signore, perché la divina misericordia ci ha fatto degni di vedere ai nostri, giorni una fede cristiana così splendente. – Annunziamo dunque con prontezza queste meraviglie in tutto il mondo cristiano, perché, come noi siamo stati colmati da ineffabile gioia per questa glorificazione di Dio e esaltazione della Chiesa, così anche gli altri partecipino di tanta letizia e tutti, con una sola voce, rendiamo gloria a Dio (Rm XV, 6) e ogni giorno ringraziamo la sua maestà per tanti e così mirabili benefici concessi in questo tempo alla sua santa Chiesa. – Inoltre chi compie con zelo l’opera di Dio non solo attende il compenso e la retribuzione nei cieli, ma anche davanti agli uomini merita gloria e lode in abbondanza. Per questo crediamo di dover meritatamente lodare insieme con tutta la chiesa il nostro venerabile fratello Giovanni, patriarca dei Giacobiti, ansioso di questa santa unione, e indicarlo, con tutta la sua gente, al plauso di tutti i cristiani. Egli infatui sollecitato per mezzo di un nostro inviato [Alberto di Sarteano] e di nostre lettere, perché mandasse a noi e a questo sacro concilio una legazione e si unisse con la sua gente alla Sede romana nella stessa fede, ha destinato a noi e al concilio il diletto figlio Andrea, egiziano, di grande pietà e onestà, abate del monastero di s. Antonio in Egitto, nel quale si dice sia vissuto e morto lo stesso Antonio. Egli, dal patriarca pieno di zelo, ricevette l’ordine e il compito, di accettare con venerazione, a nome del medesimo e dei suoi Giacobiti, la formulazione della fede professata e predicata dalla santa Romana Chiesa e di portarla, poi, allo stesso patriarca e ai Giacobiti, perché potessero conoscerla, approvarla e predicarla nelle loro terre. – Noi, quindi, incaricati dalla parola del Signore di pascere le pecore del Cristo (Gv 21,17), abbiamo fatto esaminare con ogni cura l’abate Andrea da alcuni insigni membri di questo sacro Concilio sugli articoli di fede, i sacramenti della Chiesa e tutto ciò che riguarda la salvezza; alla fine, dopo aver esposta allo stesso abate, nella misura che sembrò necessaria, la fede cattolica della Santa Chiesa Romana, e dopo che è stata da lui umilmente accettata, oggi, in questa solenne sessione, con l’approvazione del sacro Concilio ecumenico fiorentino, gli abbiamo consegnato, nel nome del Signore, la dottrina vera e necessaria, nella seguente formulazione.

– In primo luogo, dunque, la sacrosanta Chiesa Romana, fondata dalla parola del nostro Signore e Salvatore, crede fermamente, professa e predica un solo, vero Dio, Onnipotente, immutabile e eterno, Padre, Figlio e Spirito Santo; uno nell’essenza, trino nelle Persone, Padre non generato, Figlio generato dal Padre, Spirito Santo procedente dal Padre e dal Figlio; crede che il Padre non è il Figlio o lo Spirito Santo, che il Figlio non è il Padre o lo Spirito Santo, che lo Spirito Santo non è il Padre o il Figlio; ma che il Padre è soltanto Padre, il Figlio è soltanto Figlio, lo Spirito Santo è soltanto Spirito Santo. Solo il Padre ha generato il Figlio dalla sua sostanza. Solo il Figlio è stato generato dal solo Padre. Solo lo Spirito Santo procede nello stesso tempo dal Padre e dal Figlio. Queste tre Persone sono un solo Dio, non tre dei, poiché dei tre una sola è la sostanza, una l’essenza, una la natura, una la divinità, una l’immensità, una l’eternità, e tutte le cose sono una cosa sola, dove non si opponga la relazione. Per questa unità il Padre è tutto nel Figlio, tutto nello Spirito Santo; il Figlio tutto nel Padre, tutto nello Spirito Santo; lo Spirito Santo è tutto nel Padre, tutto nel Figlio. Nessuno precede l’altro per eternità, o lo sorpassa in grandezza, o lo supera per potenza. E eterno, infatti, e senza principio che il Figlio ha origine dal Padre, e eterno e senza principio che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio. Tutto quello che il Padre è o ha, non lo ha da un altro, ma da se stesso ed è principio senza principio. Tutto ciò che il Figlio è o ha, lo ha dal Padre; ed è Principio da Principio. Tutto ciò che lo Spirito Santo è o ha, lo ha dal Padre e dal Figlio insieme. Ma il Padre e il Figlio non sono due princìpi dello Spirito Santo, ma un solo Principio, come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono tre princìpi della creazione, ma un solo Principio.

Essa condanna, perciò, riprova e colpisce con anatema tutti quelli che credono cose diverse e contrarie e li dichiara separati dal corpo di Cristo, che è la chiesa. Condanna quindi Sabellio che confonde le Persone e elimina completamente la distinzione reale delle stesse, condanna gli ariani, gli eunomiani, i macedoniani, secondo i quali solo il Padre è vero Dio, collocando il Figlio e lo Spirito Santo nell’ordine delle creature. Condanna anche chiunque altro introduca gradi o diseguaglianza nella Trinità.

Crede fermissimamente, professa e predica, che un solo, vero Dio, Padre, Figlio e Spirito santo, è il Creatore di tutte le cose visibili e invisibili, il quale, quando volle, creò per sua bontà tutte le creature spirituali e corporali, buone, naturalmente, perché hanno origine dal sommo bene, ma mutevoli, perché fatte dal nulla; afferma che non vi è natura cattiva in se stessa, perché ogni natura, in quanto tale, è buona.

La Chiesa confessa un solo, identico Dio come Autore dell’antico e del nuovo Testamento, cioè della legge e dei profeti, nonché del Vangelo, perché i santi dell’uno e dell’altro Testamento hanno parlato sotto l’ispirazione del medesimo Spirito Santo. Di questi accetta e venera i libri compresi sotto i seguenti titoli: I cinque libri di Mosè, cioè: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio; i libri di Giosuè, dei Giudici, di Rut, i quattro dei Re, i due dei Paralipomeni, Esdra, Neemia, Tobia, Giuditta, Ester, Giobbe, i Salmi di David, i Proverbi, l’Ecclesiaste, il Cantico dei Cantici, la Sapienza, l’Ecclesiastico, Isaia, Geremia, Baruc, Ezechiele, Daniele, dei dodici Profeti minori, cioè: Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia; i due dei Maccabei, quattro Evangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni; le quattordici lettere di s. Paolo: ai Romani, due ai Corinzi, ai Galati, agli Efesini, ai Filippesi, due ai Tessalonicesi, ai Colossesi, due a Timoteo, a Tito, a Filemone, agli Ebrei; le due lettere di Pietro, le tre di Giovanni, una di Giacomo; una di Giuda; gli Atti degli Apostoli; e l’Apocalisse di Giovanni.

– La Chiesa condanna con anatema la demenza dei manichei, che ammettevano due princìpi primi, uno delle cose visibili, l’altro di quelle invisibili e dicevano che altro è il Dio del nuovo Testamento, altro quello dell’antico. Essa crede fermamente, professa e predica che una delle Persone della Trinità, vero Dio Figlio di Dio, generato dal Padre, consostanziale e coeterno col Padre, nella pienezza dei tempi stabilita dalla inscrutabile profondità del divino consiglio, ha assunto la vera e integra natura umana dall’utero immacolato della Vergine Maria per la salvezza del genere umano e l’ha congiunta a sé nell’unità della Persona, con tale vincolo di unità che tutto quello che ivi è di Dio non è separato dall’uomo, e quello che ivi è dell’uomo non è diviso dalla divinità; ed è un solo Essere e indiviso, rimanendo l’una e l’altra natura con le sue proprietà, Dio e uomo, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, uguale al Padre secondo la divinità, minore del Padre secondo l’umanità, immortale ed eterno per la natura divina, soggetto alla sofferenza e al tempo per la condizione umana che ha assunto. – La Chiesa crede fermamente, professa e predica che il Figlio di Dio nell’umanità che ha assunto è veramente nato dalla Vergine, ha veramente sofferto, è veramente morto ed è stato sepolto, è veramente risorto dai morti, è asceso al cielo, siede alla destra del Padre, e verrà alla fine dei secoli a giudicare i vivi e i morti. – Essa colpisce con l’anatema, maledice e condanna ogni eresia che professi dottrine contrarie. E, in primo luogo, condanna Ebione, Cerinto, Marcione, Paolo di Samosata, Forino e tutti quelli che proferiscono simili bestemmie, i quali, incapaci di comprendere l’unione personale dell’umanità col Verbo, hanno negato che Gesù Cristo, nostro Signore, sia vero Dio, riconoscendo lo stesso come semplice uomo; egli sarebbe detto uomo divino per una maggior partecipazione alla grazia divina ricevuta per merito di una vita più santa. – La Chiesa colpisce con l’anatema anche Manicheo e i suoi seguaci, i quali vaneggiando che il Figlio di Dio non ha assunto un corpo vero, ma solo apparente annullarono del tutto la verità dell’umanità nel Cristo. Inoltre condanna Valentino, il quale afferma che il Figlio di Dio non ha ricevuto nulla dalla Vergine Madre, ma che ha assunto un corpo celeste ed è passato attraverso l’utero della Vergine, proprio come l’acqua scorre attraverso un acquedotto. Anche Ario il quale, asserendo che il corpo assunto dalla Vergine mancava dell’anima, pretese che al suo posto vi fosse la divinità. Così pure condanna Apollinare, il quale, ben comprendendo che negando che l’anima informa il corpo non vi sarebbe più vera umanità nel Cristo, gli attribuì solo l’anima sensitiva, mentre la natura divina del Verbo sostituirebbe l’anima razionale. Essa colpisce con l’anatema anche Teodoro di Mopsuestia e Nestorio, i quali affermano che l’umanità è unita al Figlio di Dio per mezzo della grazia, e perciò in Cristo vi sono due persone, come ammettono esservi due nature; non riuscendo a comprendere che l’unione dell’umanità col Verbo è ipostatica, negarono che essa abbia ricevuto la sussistenza del Verbo. Secondo questa affermazione blasfema, il Verbo non si è fatto carne, ma per mezzo della grazia il Verbo ha abitato nella carne, cioè non il Figlio di Dio si è fatto uomo ma, piuttosto, il Figlio di Dio ha abitato nell’uomo. Colpisce con l’anatema, maledice e condanna l’archimandrita Eutiche. Questi comprese che secondo l’eresia di Nestorio veniva annullata la verità dell’incarnazione e che, quindi, era necessario che l’umanità fosse unita al Verbo di Dio in modo che vi fosse una sola e medesima Persona per la divinità e l’umanità; ma non potendo capire, data la pluralità delle nature, l’unità della Persona, come ammise in Gesù Cristo una sola Persona per la divinità e l’umanità, così affermò esservi una sola natura, volendo che prima dell’unione vi fosse una dualità di nature, trasformata in unità nel momento dell’assunzione, ammettendo con somma empietà che, o l’umanità si era trasformata nella divinità, o la divinità nell’umanità. Colpisce con l’anatema, maledice e condanna Macario di Antiochia e tutti quelli che seguono dottrine simili: Questi nonostante una giusta dottrina delle due nature e dell’unità della Persona, errò enormemente circa le operazioni del Cristo, dicendo che nel Cristo una sola era l’operazione e una sola la volontà di entrambe le nature. La sacrosanta Chiesa Romana condanna tutti questi con le loro eresie, affermando che nel Cristo due sono le volontà e due le operazioni. – Crede fermamente, professa e insegna che mai uno concepito da uomo e da donna è stato liberato dal dominio del demonio, se non per la fede nel mediatore tra Dio e gli uomini Gesù Cristo (1 Tm 2,5) nostro Signore. Questi, concepito, nato e morto senza peccato, ha vinto da solo con la sua morte il nemico del genere umano, cancellando i nostri peccati, ed ha riaperto le porte del Regno celeste, che il primo uomo a causa del suo peccato aveva perso con tutta la sua discendenza, questo di cui tutti i santi sacrifici, i sacramenti e le cerimonie dell’antico testamento prefigurarono il ritorno.

– La Chiesa crede fermamente, professa e insegna che le prescrizioni legali dell’antico Testamento, cioè della legge mosaica, che si dividono in cerimonie, sacrifici sacri e sacramenti, proprio perché istituite per significare qualche cosa di futuro, benché adeguate al culto divino in quell’epoca, dal momento che è venuto il nostro Signore Gesù Cristo, da esse prefigurato, sono cessate e sono cominciati i sacramenti della nuova alleanza. Essa insegna che pecca mortalmente chiunque ripone, anche dopo la passione, la propria speranza in quelle prescrizioni legali e le osserva quasi fossero necessarie alla salvezza, e la fede nel Cristo non potesse salvare senza di esse. La Chiesa non nega tuttavia che nel tempo che intercorre tra la passione del Cristo e, la promulgazione dell’Evangelo, esse potessero osservarsi, anche se non fossero ritenute necessarie alla salvezza. Ma dopo l’annuncio del Vangelo non possono più essere osservate, pena la perdita della salvezza eterna. Essa, quindi, denuncia come separati dalla fede del Cristo e esclusi dalla vita eterna, salvo che si pentano dei loro errori, tutti quelli che, dopo quel tempo, osservano la circoncisione, il sabato e le altre prescrizioni legali. Comanda dunque, senza eccezione, a tutti quelli che si gloriano del nome di Cristiani di non praticare la circoncisione sia prima che dopo il Battesimo perché, anche se uno non vi ripone alcuna speranza, non può in alcun modo essere praticata senza perdere la salvezza eterna.

– Quanto ai bambini, dato il pericolo di morte spesso incombente, poiché non possono essere aiutati se non col Sacramento del Battesimo, che li libera dal dominio del demonio e li rende figli adottivi di Dio, la Chiesa ammonisce che il Battesimo non sia differito per quaranta o ottanta giorni, secondo certe usanze, ma sia amministrato il più presto possibile, avendo cura che, in imminente pericolo di morte, siano battezzati subito senza alcun ritardo, anche da un laico o da una donna, in mancanza del sacerdote, nella forma prevista dalla Chiesa, come è indicato in modo completo nel decreto per gli Armeni.

– La Chiesa crede fermamente, confessa e annuncia che tutto ciò che è stato creato da Dio è buono e nulla è da scartarsi, quando lo si prende con rendimento di grazie (1 Tm IV, 4); poiché, secondo l’espressione del Signore non quello che entra nella bocca rende l’uomo impuro (Mt XV, 11) e afferma che quella differenza della legge mosaica tra cibi puri e impuri riguarda le prescrizioni per le cerimonie, superate e annullate con l’annuncio del Vangelo. Anche il comando degli Apostoli di astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue e dagli animali soffocati (Atti XV, 29) era adatta a quel tempo in cui dai giudei e dai gentili, che prima vivevano secondo riti e costumi diversi, sorgeva una sola Chiesa. Conveniva perciò che i giudei e i gentili avessero osservanze in comune e l’occasione di trovarsi d’accordo in un solo culto e in una sola fede in Dio, eliminando la materia di dissenso, in quanto ai giudei per antica tradizione il sangue e gli animali soffocati sembravano cose abominevoli e potevano pensare che i gentili tornassero all’idolatria col mangiare cose immolate. Ma quando la Religione Cristiana si fu così diffusa da non esservi più in essa alcun Giudeo secondo la carne, ma anzi col passaggio alla Chiesa, tutti condividevano gli stessi riti proposti dal Vangelo, persuasi che tutto è puro per i puri (Tt 1, 15), essendo cessata la ragione di quella proibizione, ne cessò anche l’effetto. La Chiesa dichiara, quindi, che nessuno dei cibi in uso tra gli uomini deve essere condannato, e che nessuno, uomo o donna che sia, deve far differenza tra gli animali, in qualunque modo uccisi; tuttavia per la salute del corpo, l’esercizio della virtù, per la disciplina imposta dalla regola e dalle norme ecclesiastiche, molte cose, anche se non vietate, possono o debbono essere tralasciate. Secondo l’Apostolo, infatti, tutto è lecito! Ma non tutto è utile (1 Cor VI, 12; X,  22). – La Chiesa crede fermamente, confessa e annuncia che nessuno di quelli che sono fuori della Chiesa Cattolica, non solo i pagani, ma anche i giudei o gli eretici e gli scismatici, potranno raggiungere la vita eterna, ma andranno nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli (Mt 25,41), se prima della morte non saranno stati ad essa riuniti; crede tanto importante l’unità del corpo della Chiesa che, solo a quelli che in essa perseverano, i Sacramenti della Chiesa procureranno la salvezza, e i digiuni, le altre opere di pietà e gli esercizi della milizia cristiana ottengono il premio eterno: nessuno, per quante elemosine abbia fatto e persino se avesse versato il sangue per il nome di Cristo può essere salvo, se non rimane nel grembo e nell’unità della Chiesa Cattolica. – Essa abbraccia, approva e accetta il santo Concilio di Nicea dei trecentodiciotto padri, riunito ai tempi del beatissimo Silvestro, nostro predecessore, e di Costantino il grande, principe piissimo, nel quale fu condannata l’empia eresia ariana assieme al suo autore, e fu definito che il Figlio è consustanziale e coeterno al Padre. – Abbraccia anche approva e accetta il santo concilio di Costantinopoli, dei centocinquanta padri convocato al tempo del beatissimo Damaso, nostro predecessore, e di Teodosio il vecchio, che colpì con l’anatema l’errore di Macedonio, il quale asseriva che lo Spirito Santo non è Dio, ma una creatura. La Chiesa condanna coloro che i Concili condannano e approva quelli che essi approvano e vuole che tutte le loro definizioni rimangano intatte ed inviolate in ogni parte. – Abbraccia, approva e accetta il santo primo Concilio di Efeso, dei duecento padri, terzo nella serie dei Concili universali, convocato sotto il beatissimo nostro predecessore Celestino e sotto Teodosio il giovane. In esso fu condannata l’eresia dell’empio Nestorio e fu definito che è una sola la Persona del signore nostro Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo e che la beata Maria sempre Vergine deve essere proclamata da tutta la Chiesa non solo Madre del Cristo, ma anche di Dio.

– La Chiesa invece condanna, colpisce con anatema e rifiuta l’empio secondo concilio di Efeso, riunito sotto il beato Leone, nostro predecessore, e il suddetto principe, in cui Dioscoro, patriarca di Alessandria, difensore dell’eresiarca Eutiche e empio persecutore di s. Flaviano, vescovo di Costantinopoli, con astuzia e con minacce, portò quel sinodo esecrando ad approvare l’empietà eutichiana. – Essa abbraccia anche, approva e accetta il santo Concilio di Calcedonia, quarto nella serie dei sinodi universali, dei seicentotrenta padri, celebrato ai tempo del predetto predecessore nostro Leone e dell’imperatore Marciano, nel quale fu condannata l’eresia eutichiana col suo autore Eutiche e con Dioscoro, suo difensore, e fu definito che Gesù Cristo, nostro Signore, è vero Dio e vero uomo e che in una stessa identica Persona la natura divina e la natura umana sono rimaste integre, intatte, incorrotte, inconfuse e indistinte, poiché l’umanità opera quello che è proprio dell’uomo e la divinità, quello che è proprio di Dio. Quelli che esso condanna, la Chiesa li condanna, quelli che approva, li approva anch’essa. – Abbraccia pure, approva e accetta il santo quinto Concilio, il secondo celebrato a Costantinopoli al tempo del beato Virgilio, nostro predecessore, e dell’imperatore Giustiniano, nel quale fu confermata la definizione del Con­cilio di Calcedonia sulle due nature e l’unica Persona del Cristo e furono re­spinti e condannati molti errori di Origene e dei suoi seguaci, specie quelli ri­guardanti la penitenza e la liberazione dei demoni e degli altri dannati. Essa inoltre abbraccia, approva e accetta il santo, terzo Concilio di Costantinopoli, dei centocinquanta padri, sesto nella serie dei concili universali, celebrato al tempo del beato predecessore nostro Agatone e dell’imperatore Costantino IV, nel quale fu condannata l’eresia di Macario antiocheno, e fu definito che in Gesù Cristo, nostro Signore, vi sono due nature perfette ed integre, due operazioni, e anche due volontà, ma una sola e identica Persona, a cui competono le azioni dell’una e dell’altra natura poiché la divinità compie ciò che è proprio di Dio, l’umanità ciò che è proprio dell’uomo. – Abbraccia, approva e accetta anche tutti gli altri Concili universali, legitti­mamente convocati, celebrati e confermati dall’autorità del romano pontefice, e specialmente questo santo Concilio fiorentino, nel quale, tra le altre co­se, è stata realizzata la santissima unione con i Greci e con gli Armeni, e sono state promulgate molte definizioni portatrici di salvezza riguardanti l’una e l’altra unione, riportate estesamente nei decreti promulgati su questi argomenti, che seguono in questa forma: Lætentur cœli … Exultate Deo …

– Ma poiché nel decreto per gli Armeni, riportato sopra, non si parla della formula che la santa Chiesa Romana, confermata dalla dottrina e dall’autorità degli Apostoli Pietro e Paolo, ha sempre usato nella consacrazione del corpo e del sangue del Signore, abbiamo deciso di inserirla qui. Ecco la formula usata nella consacrazione del Corpo del Signore: Questo è il mio corpo. In quella del sangue, invece: Questo è il calice del mio sangue, per la nuova e eterna alleanza, mistero della fede, versato per voi e per molti in remissione dei peccati (Mt XXVI, 28; Mc XIV, 18; Lc XXII, 20; 1 Cor XI, 25). – Quanto al pane di frumento, che serve per il Sacramento, è del tutto indifferente che sia cotto quel giorno o prima; purché infatti, rimanga la sostanza del pane, non vi è alcun dubbio che esso si transustanzi subito nel vero Corpo di Cristo dopo le parole della consacrazione, pronunciate dal sacerdote con l’intenzione di fare ciò.

– Si dice che alcuni non ammettano le quarte nozze ritenendole condannate; ma poiché non si deve considerare peccato ciò che non lo è ricordando che, secondo l’Apostolo, per la morte del marito, la donna è libera e può sposare chi vuole, purché ciò avvenga nel Signore (Rm VII, 3; 1 Cor VII, 39) né fa distinzione tra la morte del primo, del secondo o del terzo marito, dichiariamo che in assenza di impedimenti canonici, si possono lecitamente contrarre non solo seconde e terze nozze, ma anche quarte e oltre. Riteniamo tuttavia più lodevole rimanere nella casata, astenendosi da altre nozze, perché come la castità è da preferirsi alla vedovanza, così una casta vedovanza è da preferirsi alle nozze, per lode e merito.

–  Dopo che furono esposte tutte queste cose, il predetto abate Andrea, a nome del ricordato patriarca e suo proprio e di tutti i Giacobiti, riceve e accetta con ogni devozione e venerazione questo decreto sinodale portatore di salvezza con tutte le sue prescrizioni, dichiarazioni, definizioni, insegnamenti, precetti, decisioni e ogni dottrina enunciata in esso, nonché tutto quello che crede e insegna la Santa Sede Apostolica e la Chiesa Romana. E accoglie con venerazione i dottori e santi padri approvati dalla Chiesa romana; considera invece come riprovate e condannate tutte le persone e dottrine che la stessa Chiesa Romana riprova e condanna, promettendo come vero figlio obbediente, a nome di quelli che rappresenta, di obbedire con fedeltà e costanza alle disposizioni e ai comandi della Sede apostolica.

Firenze, Sess. XI – Bolla di unione ai Copti. 4 febb. 1442