IL CATECHISMO DI BALTIMORA 3 (IV) Lez. 11-13

IL CATECHISMO DI BALTIMORA 3 (IV) – Lez. 11-13

[Dal terzo Concilio generale di Baltimora

Versione 1891]

LEZIONE 11 – SULLA CHIESA

D. 484. In che modo la vera religione è stata preservata da Adamo fino alla venuta di Cristo?

R. La vera religione fu preservata da Adamo fino alla venuta di Cristo dai Patriarchi, dai Profeti ed altri uomini santi che Dio nominò e ispirò per insegnare la Sua Volontà e le Rivelazioni al popolo, e per ricordare loro il Redentore promesso.

D. 485. Chi erano i profeti e qual era il loro principale dovere?

R. I profeti erano uomini a cui Dio diede una conoscenza degli avvenimenti futuri connessi alla religione, che essi potevano predire al suo popolo e quindi dare la prova che il messaggio proveniva da Dio. Il loro principale compito era predire il tempo, il luogo e le circostanze della venuta nel mondo del nostro Salvatore, affinché gli uomini potessero sapere quando e dove cercarlo, e potessero riconoscerlo quando sarebbe venuto.

D. 486. Come potevano essere salvati coloro che vivevano prima che Cristo diventasse uomo?

R. Coloro che vissero prima che Cristo diventasse uomo, potevano essere salvati credendo nel Redentore futuro ed osservando i Comandamenti di Dio.

D. 487. La vera religione era universale prima della venuta di Cristo?

R. La vera religione non era universale prima della venuta di Cristo. Essa era confinata presso un solo popolo, i discendenti di Abramo. Tutte le altre nazioni adoravano falsi dei.

D. 488. Quali sono i mezzi istituiti da Nostro Signore per consentire agli uomini, in ogni momento, di condividere i frutti della Redenzione?

R. I mezzi istituiti da Nostro Signore per consentire agli uomini in ogni momento di condividere i frutti della Sua Redenzione, sono la Chiesa e i Sacramenti.

D. 489. Che cos’è la Chiesa?

R. La Chiesa è la congregazione di tutti coloro che professano la fede di Cristo, prendono gli stessi sacramenti e sono governati dai loro pastori legittimi sotto un Capo visibile.

D. 490. In che modo i membri della Chiesa sulla terra possono essere divisi?

R. I membri della Chiesa sulla terra possono essere divisi in coloro che insegnano e coloro che vengono istruiti. Coloro che insegnano, cioè il Papa, i Vescovi e i sacerdoti, sono chiamati la Chiesa docente, o semplicemente la Chiesa. Coloro che vengono istruiti sono chiamati: la Chiesa discente, credente, o semplicemente i fedeli.

D. 491. Qual è il dovere della Chiesa docente?

R. Il compito della Chiesa Docente è quello di continuare l’opera che Nostro Signore ha iniziato sulla terra, cioè insegnare la verità rivelata, amministrare i Sacramenti e lavorare per la salvezza delle anime.

D. 492. Qual è il dovere dei fedeli?

R. Il dovere dei fedeli è di apprendere le verità rivelate insegnate; ricevere i Sacramenti e aiutare a salvare le anime con le loro preghiere, le buone opere e le elemosine.

D. 493. Cosa intendi con “professare la fede di Cristo”?

R. Con il “professare la fede di Cristo” intendiamo, il credere tutte le verità e la pratica della religione che Egli ha insegnato.

D. 494. Che cosa intendiamo per “pastori legittimi”?

R. Per “pastori legittimi” intendiamo coloro che, nella Chiesa, che sono stati nominati dalla legittima Autorità e che hanno, quindi, il diritto di governarci. I pastori legittimi nella Chiesa sono: ogni sacerdote nella sua parrocchia; ogni Vescovo nella sua diocesi e il Papa in tutta la Chiesa.

D. 495. Chi è il Capo invisibile della Chiesa?

R. Gesù Cristo è il Capo invisibile della Chiesa.

D. 496. Chi è il capo visibile della Chiesa?

R. Il nostro Santo Padre, il Papa, il vescovo di Roma, è il Vicario di Cristo sulla terra e il capo visibile della Chiesa.

D. 497. Che cosa significa “Vicario”?

R. Vicario è un nome usato nella Chiesa per designare una persona che agisce nel nome e con l’autorità di un altro. Così un Vicario Apostolico è colui che agisce in nome del Papa, e un Vicario Generale è colui che agisce in nome del Vescovo.

D. 498. Potrebbe qualcuno essere Papa senza essere Vescovo di Roma?

R. Non si può essere Papa senza essere Vescovo di Roma, e chiunque sia eletto Papa deve rinunciare al titolo di qualsiasi altra diocesi e assumere il titolo di Vescovo di Roma.

D. 499. Perché il Papa, il Vescovo di Roma, è il capo visibile della Chiesa?

R. Il Papa, il Vescovo di Roma, è il capo visibile della Chiesa perché è il successore di San Pietro, che Cristo ha costituito Capo degli Apostoli e Capo visibile della Chiesa.

D. 500. Perché i cattolici sono chiamati “romani”?

R. I cattolici sono chiamati “romani” per dimostrare che essi sono in unione con la vera Chiesa fondata da Cristo e governata dagli Apostoli sotto la direzione di San Pietro, per la nomina divina del capo degli apostoli, che fondò la Chiesa di Roma e fu il suo primo Vescovo.

D. 501. Con quale nome viene talvolta chiamata la diocesi di un Vescovo?

R. La diocesi di un Vescovo è a volte chiamata la sua sede. La diocesi di Roma, per la sua autorità e dignità, è chiamata “Santa Sede” e il suo Vescovo è chiamato il Santo Padre o il Papa. Papa significa padre.

D. 502. Come chiamiamo il diritto con cui San Pietro o il suo successore è sempre stato il Capo della Chiesa e di tutti i suoi Vescovi?

R. Chiamiamo il diritto con cui San Pietro o il suo successore è sempre stato il capo della Chiesa e di tutti i suoi Vescovi, il Primato di San Pietro o del Papa. Primato significa tenere il primo posto.

D. 503. Come viene dimostrato che San Pietro o il suo successore è sempre stato il capo della Chiesa?

R. Che San Pietro o il suo successore sia sempre stato il capo della Chiesa: viene mostrato dalle parole della Sacra Scrittura, che dicono come Cristo nominasse Pietro Capo degli Apostoli e capo della Chiesa; dalla storia della Chiesa, che mostra che S Pietro e i suoi successori abbiano sempre agito e siano sempre stati riconosciuti come capo della Chiesa.

D. 504. Da cosa sappiamo che i diritti ed i privilegi conferiti a San Pietro fossero stati dati anche ai suoi successori: i Papi?

R. Sappiamo che i diritti ed i privilegi conferiti a San Pietro fossero stati dati anche ai suoi successori, i Papi, perché le promesse fatte a San Pietro da Nostro Signore dovevano essere adempiute nella Chiesa fino alla fine dei tempi, e siccome Pietro non poteva vivere fino alla fine dei tempi, esse si sono adempiute nei suoi successori.

D. 505. San Pietro ha fondato una chiesa prima di venire a Roma?

R. Prima di venire a Roma, San Pietro stabilì una chiesa ad Antiochia che governò per diversi anni.

D. 506. Chi sono i successori degli altri Apostoli?

R. I successori degli altri Apostoli sono i Vescovi della Santa Chiesa Cattolica.

D. 507. Come sappiamo che i vescovi della Chiesa sono i successori degli Apostoli?

R. Sappiamo che i Vescovi della Chiesa sono i successori degli Apostoli perché essi continuano l’opera degli Apostoli e danno prova della loro stessa autorità. Hanno sempre esercitato i diritti ed i poteri che appartenevano agli Apostoli nel fare leggi per la Chiesa, consacrare Vescovi e ordinare sacerdoti.

D. 508. Perché Cristo ha fondato la Chiesa?

R. Cristo ha fondato la Chiesa per insegnare, governare, santificare e salvare tutti gli uomini.

D. 509. Tutti sono tenuti ad appartenere alla Chiesa?

R. Tutti sono tenuti ad appartenere alla Chiesa e Colui che sa che la Chiesa Cattolica Romana sia la vera Chiesa e ne rimane fuori, non può essere salvato.

[…]

D. 513. Perché la vera Chiesa deve essere visibile?

R. La vera Chiesa deve essere visibile perché il suo fondatore, Gesù Cristo, ci ha comandato sotto pena di condanna di ascoltare la Chiesa; e non poteva in giustizia comandarci di ascoltare una Chiesa che non poteva essere vista né conosciuta.

D. 514. Quali scuse avanzano alcuni per non diventare membri della vera Chiesa?

R. Le scuse che alcuni avanzano per non diventare membri della vera Chiesa sono:
1. Non desiderano abbandonare la religione in cui sono nati.

2. Ci sono troppe persone povere e ignoranti nella Chiesa cattolica.

3. Una religione è buona come un’altra se in essa proviamo a servire Dio, e se siamo retti e onesti nelle nostre vite.

D. 515. Come si risponde a tali scuse?

R. Dire che dovremmo rimanere in una falsa religione solo perché siamo nati in essa, è falso come dire che non dovremmo guarire dalle nostre malattie corporee perché siamo nati con esse.

– Dire che ci sono troppi poveri e ignoranti nella Chiesa cattolica è dichiarare che è essa la Chiesa di Cristo; perché Egli ha sempre insegnato ai poveri e agli ignoranti, ed ha incaricato alla Sua Chiesa di continuare il suo lavoro.

– Dire che una religione è buona come un’altra è asserire che Cristo ha lavorato inutilmente ed ha insegnato falsamente; poiché Egli è venuto per abolire la vecchia religione e ne ha fondato una nuova nella quale soltanto noi possiamo essere salvati, come Lui stesso ha dichiarato.

D. 516. Perché può esserci solo una vera Religione?

R. Può esserci solo una vera Religione, perché una cosa non può essere falsa e vera allo stesso tempo e, quindi, tutte le religioni che contraddicono l’insegnamento della vera Chiesa, devono necessariamente insegnare la menzogna. Se tutte le religioni in cui gli uomini cercano di servire Dio fossero tutte ugualmente buone e vere, perché Cristo ha perturbato la religione ebraica e gli Apostoli condannano gli eretici?

LEZIONE 12 –

SUGLI ATTRIBUTI E LE NOTE DELLA CHIESA

 

D. 517. Che cos’è un attributo?

R. Un attributo è qualsiasi caratteristica o qualità che una persona o cosa possa essere detta avere. Tutte le perfezioni o imperfezioni sono attributi.

D. 518. Che cos’è una nota?

R. Una nota o marchio, è un segno dato e riconosciuto mediante il quale una cosa può essere distinta da tutte le altre simili del suo genere. Infatti una nota, o marchio, è usata per distinguere l’articolo che la porta da tutte le imitazioni dello stesso articolo.

D. 519. Come sappiamo che la Chiesa deve possedere le quattro note o marchi e i tre attributi solitamente attribuiti o dati ad essa?

R. Sappiamo che la Chiesa deve avere i quattro marchi e i tre attributi solitamente attribuiti o dati ad essa, dalle parole di Cristo riportate nella Sacra Scrittura e nell’insegnamento della Chiesa fin dal suo inizio.

D. 520. Può la Chiesa avere i quattro marchi senza i tre attributi?

R. La Chiesa non può avere i quattro marchi senza i tre attributi, perché i tre attributi necessariamente conseguono alle note o marchi, e senza di essi i marchi non potrebbero esistere.

D. 521. Perché nella Chiesa sono necessari sia le note, o marchi, che gli attributi?

R. Sia le note o marchi che gli attributi sono necessari nella Chiesa, poiché le note ci insegnano le sue qualità esteriori o visibili, mentre gli attributi ci insegnano le sue qualità interne o invisibili. È più facile scoprire le note che gli attributi; poiché è più facile vedere che la Chiesa sia una sola cosa piuttosto che sia infallibile.

D. 522. Quali sono gli attributi della Chiesa?

R. Gli attributi della Chiesa sono tre: l’autorità, l’infallibilità e l’indefettibilità.

D. 523. Che cos’è l’autorità?

R. L’autorità è il potere che una persona su un’altra in modo da poter giustamente esigere l’obbedienza. I governanti hanno autorità sui loro sudditi, I genitori sui loro figli e GLI insegnanti sui loro studenti.

D. Da chi deriva alle persone, ogni autorità legale in loro possesso?

R. Tutte le persone derivano ogni autorità legale che possiedono, da Dio stesso, da cui la ricevono direttamente o indirettamente. Pertanto, disobbedire ai nostri superiori legittimi, significa disobbedire a Dio stesso, e quindi tale disobbedienza è sempre peccaminosa.

D. 525. Che cosa intendi per autorità della Chiesa?

R. Per autorità della Chiesa intendo il diritto e il potere che il Papa e i Vescovi, in quanto successori degli Apostoli, hanno di insegnare e governare i fedeli.

D. 526. Che cosa intendi per infallibilità della Chiesa?

R. Per l’infallibilità della Chiesa intendo che la Chiesa non può errare quando insegna una dottrina circa la fede o la morale.

D. 527. Che cosa intendiamo per “dottrina della fede o morale”?

R. Per dottrina di fede o morale intendiamo l’insegnamento rivelato che si riferisce a qualsiasi cosa dobbiamo credere e fare per essere salvati.

D. 528. Come sai che la Chiesa non può errare?

R. La Chiesa non può sbagliare perché Cristo ha promesso che lo Spirito Santo sarebbe rimasto con lei per sempre e la avrebbe salvaguardata dall’errore. Se, quindi, la Chiesa dovesse sbagliare, significa che Spirito Santo debba averla abbandonata e che Cristo non sia riuscito a mantenere la sua promessa, il che è cosa impossibile.

D. 529. Non potendo la Chiesa errare, si potrebbe mai riformare il suo insegnamento circa la fede o la morale?

R. Poiché la Chiesa non può errare, non potrà mai essere riformata nel suo insegnamento circa la fede o la morale. Coloro che dicono che la Chiesa abbia bisogno di una riforma nella fede o nei costumi, accusano Nostro Signore di menzogna e di inganno.

D. 530. Quando insegna in modo infallibile la Chiesa?

R. La Chiesa insegna infallibilmente quando parla attraverso il Papa e i Vescovi uniti nel Consilio generale, o attraverso il solo Papa quando proclama a tutti i fedeli una dottrina di fede o di morale.

D. 531. Che cosa è necessario affinché il Papa possa parlare infallibilmente o ex-cathedra?

R. Perché il Papa possa parlare infallibilmente, o ex-cathedra:

– Deve parlare di un argomento di fede o morale;

– Deve parlare come Vicario di Cristo e a tutta la Chiesa;

– Deve indicare con alcune parole, come: definiamo, proclamiamo, ecc., che intende parlare infallibilmente.

D. 532. Il Papa è infallibile in tutto ciò che dice e fa?

R. Il Papa non è infallibile in tutto ciò che dice e fa, perché lo Spirito Santo non è stato promesso per renderlo infallibile in tutto, ma solo in questioni di fede e di morale che riguardano tutta la Chiesa. Tuttavia, l’opinione del Papa su qualsiasi argomento, merita il nostro più grande rispetto a causa del suo sapere, dell’esperienza e della dignità.

D. 533. Può il Papa commettere peccato?

R. Il Papa può commettere peccato e deve cercare il perdono nel Sacramento della Penitenza come fanno gli altri. L’infallibilità non gli impedisce di peccare, ma di insegnare la menzogna quando parla ex-cathedra.

D. 534. Che cosa significa ex cathedra?

R. “Cathedra” significa una sede, e “ex” significa “da”, fuori. Pertanto, ex-cathedra significa parlare dalla sede o dal luogo ufficiale tenuto da San Pietro e dai suoi successori come Capo di tutta la Chiesa.

D. 535. Perché la Chiesa principale in una diocesi si chiama Cattedrale?

R. La Chiesa principale in una diocesi è chiamata Cattedrale perché in essa è eretta la cattedra del Vescovo, cioè la sua sede o il suo trono, e perché vi celebra tutte le feste importanti e svolge in essa tutti le sue speciali funzioni.

D. 536. Quanti papi hanno governato la Chiesa da San Pietro a Pio XI?

R. Da San Pietro a Pio XI., 261 papi hanno governato la Chiesa; e molti di loro sono stati notevoli per zelo, prudenza, sapienza e santità. [Oggi, 2018, sono 264 i Papi fino a Gregorio XVIII – n. d. r. -]

D. 537. Che cosa significa anti-papa, e chi sono gli anti-papi?

R. Antipapa significa un presunto Papa. Gli anti-papi erano uomini che, con l’aiuto di cristiani senza fede o altri illegalmente sequestrati, rivendicavano il potere papale mentre il legittimo papa era in prigione o in esilio.

D. 538. Perché il Papa a volte ci mette in guardia su questioni politiche e di altro genere?

R. Il Papa deve talvolta metterci in guardia su questioni politiche e di altro genere, perché in qualunque cosa, nazioni o uomini facciano, buona o cattiva, giusta o ingiusta, ovunque il Papa ne scopra la menzogna, la malvagità o l’ingiustizia, deve pronunziarsi contro di essa e difendere le verità di fede e morale. Egli deve proteggere anche i diritti temporali e le proprietà della Chiesa affidate alle sue cure.

D. 539. Che cosa intendiamo per “potere temporale” del Papa?

R. Per il potere temporale del Papa intendiamo il diritto che il Papa ha come governante temporale o ordinario di governare gli stati e di gestire le proprietà giustamente entrate in possesso della Chiesa.

D. 540. Come il Papa ha prima acquistato , e poi come è stato privato del potere temporale?

R. Il Papa ha acquisito il potere temporale in modo equo con il consenso di coloro che avevano il diritto di conferirlo. Fu privato in modo ingiusto da cambiamenti politici.

D. 541. In che modo è stato utile alla Chiesa il potere temporale?

R. Il potere temporale era utile alla Chiesa:

– Perché ha dato al Papa la completa indipendenza necessaria per il governo della Chiesa e per la difesa della verità e della virtù.

– Gli ha permesso di fare molto per la diffusione della vera Religione, offrendo l’elemosina per l’istituzione e il sostegno di Chiese e scuole nei paesi poveri o pagani.

D. 542. Quale nome diamo alle offerte fatte annualmente dai fedeli per il sostegno del Papa e del governo della Chiesa?

R. Chiamiamo le offerte fatte annualmente dai fedeli per il sostegno del Papa e del governo della Chiesa “obolo di Pietro”. Deriva il suo nome dalla consuetudine di inviare ogni anno da ogni casa, al successore di San Pietro, una moneta, come segno di rispetto o come elemosina per qualche carità.

D. 543. Che cosa si intende per l’indefettibilità della Chiesa?

R. Per l’indefettibilità della Chiesa si intende che la Chiesa, come Cristo l’ha fondata, durerà fino alla fine dei tempi.

D. 544. Qual è la differenza tra infallibilità e indefettibilità della Chiesa?

R. Quando diciamo che la Chiesa è infallibile, intendiamo dire che essa non può mai insegnare l’errore finché essa duri; ma quando diciamo che la Chiesa è indefettibile, intendiamo dire che essa durerà per sempre, e quindi sarà infallibile per sempre; che rimarrà sempre come Nostro Signore l’ha fondata e non cambierà mai le dottrine che ha insegnato.

D. 545. È Nostro Signore stesso che ha fatto tutte le leggi della Chiesa?

R. Nostro Signore stesso non ha fatto tutte le leggi della Chiesa. Egli ha dato alla Chiesa anche il potere di emanare leggi per soddisfare i bisogni dei tempi, dei luoghi o delle persone, quando giudicato necessario.

D. 546. Può la Chiesa cambiare le sue leggi?

R. La Chiesa può, quando necessario, cambiare le leggi che ha fatto essa stessa, ma non può cambiare le leggi che ha fatto Cristo, né la Chiesa può cambiare alcuna dottrina riguardo alla fede o alla morale.

D. 547. In chi trovano la loro pienezza, questi attributi citati?

R. Questi attributi si trovano nella loro pienezza nel Papa, il capo visibile della Chiesa, la cui infallibile autorità di insegnare a Vescovi, sacerdoti e persone in questioni di fede o di morale, durerà fino alla fine del mondo.

D. 548. La Chiesa ha qualche nota in base alla quale può essere conosciuta?

R. La Chiesa ha quattro note o segni con cui può essere riconosciuta: essa è Una; è santa; è cattolica; è apostolica

D. 549. Come è “Una” la Chiesa?

R. La Chiesa è Una perché tutti i suoi membri acconsentono ad una sola fede, sono tutti in unica comunione e sono tutti sotto una sola testa.

D. 550. Come è evidente che la Chiesa sia “una” nel governo?

R. È evidente che la Chiesa sia una al governo, perché i fedeli di una parrocchia sono soggetti ai loro pastori, i pastori sono soggetti ai Vescovi delle loro diocesi, e i Vescovi del mondo sono soggetti al Papa.

D. 551. Che cosa si intende per Gerarchia della Chiesa?

R. Per Gerarchia della Chiesa si intende il sacro corpo dei chierici regolari che governano la Chiesa.

D. 552. Come è evidente che la Chiesa sia “una” nell’adorazione?

R. È evidente che la Chiesa sia una nella pratica del culto, perché tutti i suoi membri si avvalgono dello stesso Sacrificio e ricevono gli stessi Sacramenti.

D. 553. Come è evidente che la Chiesa sia “una” nella fede?

R. È evidente che la Chiesa sia “una” nella fede perché tutti i cattolici di tutto il mondo credono in ogni singolo articolo di fede proposto dalla Chiesa.

D. 554. Può una persona che nega solo un articolo della nostra fede essere cattolico?

R. Una persona che negherebbe anche un solo articolo della nostra fede, non potrebbe essere un Cattolico; perché la verità è una e dobbiamo accettarla per intero: o per intero o per niente.

D. 555. Nella Chiesa ci sono credenze e pratiche pie che non sono articoli di fede?

R. Ci sono molte credenze e pratiche pie nella Chiesa che non sono articoli di fede; cioè, non siamo legati sotto pena di peccato a credere in esse; tuttavia spesso le troveremo utili aiuti alla santità, e quindi sono raccomandate dai nostri pastori.

D. 556. Di che peccato sono colpevoli le persone che hanno fermamente creduto in pratiche religiose diverse che sono proibite o inutili?

R. Le persone che sostengono fermamente altre pratiche religiose che sono proibite o inutili, sono colpevoli del peccato di superstizione.

D. 557. Dove trova la Chiesa le verità rivelate che è tenuta ad insegnare?

R. La Chiesa trova le verità rivelate che è tenuta ad insegnare nella Sacra Scrittura e nelle tradizioni rivelate.

D. 558. Che cos’è la Sacra Scrittura o Bibbia?

R. La Sacra Scrittura o Bibbia è la raccolta di scritti sacri ed ispirati attraverso i quali Dio ci ha fatto conoscere molte verità rivelate. Alcuni li chiamano pure “lettere dal Cielo alla terra”, cioè da Dio all’uomo.

D. 559. Che cosa si intende per Canone della Sacra Scrittura?

R. Per Canone della Sacra Scrittura si intende l’elenco che la Chiesa ha preparato per insegnarci quali sacri scritti costituiscano la Sacra Scrittura e contengano la parola ispirata di Dio.

D. 560. Da dove trae la Chiesa le tradizioni rivelate?

R. La Chiesa trae le tradizioni rivelate dai decreti dei suoi concili; dai suoi libri di culto; dai dipinti ed iscrizioni su tombe e monumenti; dalle vite dei suoi santi; dagli scritti dei suoi Padri e dalla sua storia.

D. 561. Dobbiamo noi stessi cercare nelle Scritture e nelle tradizioni ciò in cui dobbiamo credere?

R. Noi stessi non abbiamo bisogno di cercare nelle Scritture e nelle tradizioni ciò in cui dobbiamo credere. Dio ha nominato la Chiesa come guida per la salvezza e dobbiamo pertanto accettare che Essa ci insegni l’infallibile regola di fede.

D. 562. Come dimostriamo che le sole Sacre Scritture non potrebbero essere unicamente la nostra guida alla salvezza ed all’infallibile regola di fede?

R. Dimostriamo che la Sacra Scrittura da sola non possa essere la nostra guida per la salvezza e infallibile regola di fede:

– Perché tutti gli uomini non possono esaminare o comprendere la Sacra Scrittura; ma tutti possono ascoltare l’insegnamento della Chiesa;

– Perché il Nuovo Testamento o la parte cristiana della Scrittura non fu scritta all’inizio dell’esistenza della Chiesa, e, pertanto, non poteva essere usata come regola di fede dai primi Cristiani;

– Perché ci sono molte cose nella Sacra Scrittura che non possono essere comprese senza la spiegazione data dalla tradizione, e quindi coloro che prendono la Scrittura da sola come la loro regola di fede, disputano costantemente sul suo significato e su ciò a cui devono credere.

D. 563. Come è “Santa” la Chiesa?

R. La Chiesa è “santa” perché il suo fondatore, Gesù Cristo, è Santo; perché insegna una santa dottrina; invita tutti ad una vita santa; e per l’eminente santità di tante migliaia dei suoi figli.

D. 564. In che modo la Chiesa è “Cattolica” o universale?

R. La Chiesa è Cattolica o universale perché sussiste in tutte le epoche, insegna a tutte le nazioni e mantiene tutta la verità.

565. Come dimostrare che la Chiesa “Cattolica” sia universale nel tempo, nei luoghi e nella dottrina.

R. – 1. La Chiesa cattolica è universale nel tempo, poiché come dal tempo degli Apostoli al presente è esistita, così ha sempre insegnato ed operato in ogni epoca;

– È universale nei luoghi, perché ha insegnato in tutto il mondo;

.- È universale nella dottrina, poiché insegna lo stesso ovunque, e le sue dottrine sono adatte a tutte le classi di persone. Ha convertito così tutte le nazioni pagane convertite.

D. 566. Perché la Chiesa usa la lingua latina invece della lingua nazionale dei suoi figli?

R.  La Chiesa usa la lingua latina invece della lingua nazionale dei suoi figli:

– Per evitare il pericolo di cambiare qualsiasi parte del suo insegnamento utilizzando lingue diverse;

– Perché tutti i suoi reggenti possano essere perfettamente uniti e compresi nelle loro comunicazioni;

– Onde dimostrare che la Chiesa non è un istituto di una nazione particolare, ma la guida di tutte le nazioni.

D. 567. In che modo la Chiesa è “Apostolica”?

R. La Chiesa è apostolica perché fondata da Cristo sui suoi Apostoli, ed è governata dai loro legittimi successori, e poiché non ha mai cessato, e non cesserà mai di insegnare la loro dottrina.

D. 568. La Chiesa, definendo certe verità, crea così nuove dottrine?

R. La Chiesa, definendo, cioè proclamando certe verità, o articoli di fede, non fa nuove dottrine, ma semplicemente insegna più chiaramente e con maggiore sforzo verità che sono sempre state credute e sostenute dalla Chiesa.

D. 569. Che cosa è allora, l’uso di definire o dichiarare una verità un articolo di fede. se è sempre stato creduto?

R. L’uso di definire o dichiarare una verità un articolo di fede, anche quando è sempre stato creduto, è:

(1) contraddire chiaramente coloro che lo negano e mostrare così falso il loro insegnamento;

(2) Rimuovere ogni dubbio sull’esatto insegnamento della Chiesa e porre fine ad ogni discussione sulla verità definita.

D. 570. In quale Chiesa si trovano questi attributi e segni?

R. Questi attributi e note, o segni si trovano nella sola Chiesa Cattolica Romana.

D. 571. Come si dimostrate che le chiese protestanti non hanno i segni della vera Chiesa?

R. Le Chiese protestanti non hanno i segni della vera Chiesa, perché:

– Non sono “una” né nel governo né nella fede; infatti non hanno un capo principale e professano credenze diverse;

– Non sono sante, perché le loro dottrine sono fondate sull’errore e portano a conseguenze negative;

– Non sono cattoliche o universali nel tempo, nel luogo o nella dottrina. Non sono esistite in tutte le epoche né in tutti i luoghi, e le loro dottrine non si adattano a tutte le classi;

– non sono apostoliche, poiché sono state istituite centinaia di anni dopo gli Apostoli, e non insegnano le dottrine degli Apostoli.

D. 572. Da chi la Chiesa trae vita eterna e autorità infallibile?

R. La Chiesa trae vita eterna e autorità infallibile dallo Spirito Santo, lo Spirito della verità, che dimora con Essa per sempre.

D. 573. Da chi la Chiesa è creata e mantenuta Una, Santa e Cattolica?

R. La Chiesa è creata e mantenuta Una, Santa e Cattolica dallo Spirito Santo, lo spirito di amore e santità, che unisce e santifica i suoi membri in tutto il mondo.

LEZIONE 13 –

SUI SACRAMENTI IN GENERALE

D. 574. Che cos’è un sacramento?

R. Un Sacramento è un segno esteriore istituito da Cristo per dare grazia.

D. 575. Per la sussistenza di un Sacramento, sono sempre necessarie queste tre cose, vale a dire: 1° un segno esteriore visibile, 2° l’istituzione di quel segno da parte di Cristo e 3° il dono della grazia attraverso l’uso di quel segno?

R. Per la sussistenza di un Sacramento sono sempre necessarie queste tre cose, vale a dire: 1. Un segno esteriore o visibile, 2° l’istituzione di quel segno da parte di Cristo, e 3° il dono della grazia mediante l’uso di quel segno; se ne manca anche uno solo di questi tre elementi, non si ottiene alcun Sacramento.

D. 576. Perché la Chiesa usa numerose cerimonie o azioni onde applicare i segni esteriori dei Sacramenti?

R. La Chiesa usa numerose cerimonie o azioni nell’applicare i segni esteriori dei Sacramenti per aumentare la nostra riverenza e la devozione verso i Sacramenti, e per spiegare il loro significato ed i loro effetti.

D. 577. Quanti sacramenti ci sono?

R. Ci sono sette sacramenti: Battesimo, Conferma, Eucaristia, Penitenza, Estrema unzione, Ordini sacri e Matrimonio.

D. 578. Tutti i Sacramenti sono stati istituiti da Nostro Signore?

R. Tutti i Sacramenti sono stati istituiti da Nostro Signore, poiché solo Dio ha il potere di attribuire il dono della grazia all’uso di un segno esteriore visibile. La Chiesa, tuttavia, può istituire le cerimonie da utilizzare per amministrare o dare i Sacramenti.

D. 579. Come sappiamo che ci sono sette sacramenti e non di più o di meno?

R. Sappiamo che ci sono sette sacramenti e non di più o di meno, perché la Chiesa ha sempre insegnato questa verità. Il numero dei sacramenti è una questione di fede e la Chiesa non può essere confusa in questioni di fede.

D. 580. Perché sono stati istituiti i Sacramenti?

R. I Sacramenti sono stati istituiti come mezzi speciali attraverso i quali ricevere la grazia che ci è stata meritata da Cristo. Poiché Cristo è Colui che dà la grazia, Egli ha il diritto di determinare il modo in cui essi debbano essere dati, e chi rifiuta di usare i Sacramenti, non riceverà la grazia di Dio.

D. 581. I Sacramenti ricordano in qualche modo il mezzo con cui il Signore ha meritato le grazie che riceviamo attraverso di essi?

R. I Sacramenti ricordano in molti modi i mezzi con cui il Signore ha meritato le grazie che riceviamo tramite essi. Il Battesimo ricorda la sua profonda umiltà; la Confermazione la sua incessante preghiera; la Santa Eucaristia la sua cura dei bisognosi; la Penitenza la sua vita mortificata; l’Estrema unzione il modello della sua morte; gli Ordini sacri la sua istituzione del sacerdozio e il Matrimonio la sua stretta unione con la Chiesa.

D. 582. Qual è, per esempio, il segno esteriore nel Battesimo e nella Cresima.

R. Il segno esteriore del Battesimo è il versamento dell’acqua e la pronunzia delle parole della formula del battesimo. Il segno esteriore della Confermazione è invece l’unzione con olio, la pronunzia delle parole della Confermazione e l’imposizione delle mani del Vescovo sulla persona che egli conferma.

D. 583. Qual è il senso dei segni esteriori nei Sacramenti?

R. Senza i segni esteriori nei Sacramenti non potremmo sapere quando o con quale effetto la grazia dei Sacramenti entrai nelle nostre anime.

D. 584. Il segno esteriore indica semplicemente che la grazia è stata data, o l’uso del segno esteriore, con la giusta intenzione, dà anche la grazia del Sacramento?

R. Il segno esteriore non è usato solo per indicare che la grazia è stata data, poiché l’uso del segno esteriore con la giusta intenzione dà anche la grazia del Sacramento. Quindi la giusta applicazione del segno esteriore è sempre seguita dal dono della grazia interiore se il Sacramento è amministrato con la giusta intenzione e ricevuto con le giuste disposizioni.

D. 585. Che cosa intendiamo per “giusta intenzione” per l’amministrazione dei Sacramenti?

R. Con la giusta intenzione per l’amministrazione dei Sacramenti intendiamo che chiunque amministri un Sacramento deve avere l’intenzione di fare ciò che Cristo ha inteso quando ha istituito il Sacramento e ciò che la Chiesa intende quando amministra il Sacramento.

D. 586. C’è qualche somiglianza tra la materia usata nel segno esteriore e la grazia data in ogni Sacramento?

R. Esiste una grande somiglianza tra la materia usata nel segno esteriore e la grazia data in ogni Sacramento; infatti, l’acqua è usata per la pulizia: il Battesimo purifica l’anima; l’olio dona forza e luce: la confermazione rafforza e illumina l’anima; il pane e il vino nutrono: la Santa Eucaristia nutre l’anima.

D. 587. Che cosa intendiamo per “materia e forma” dei Sacramenti?

R. Per “materia” dei Sacramenti intendiamo le cose visibili, come l’acqua, l’olio, il pane, il vino, ecc., Usati per i Sacramenti. Per “forma” intendiamo le parole, come ad esempio: “ti battezzo”, “ti confermo”, ecc., usate nel dare o amministrare i Sacramenti.

D. 588. I bisogni dell’anima somigliano ai bisogni del corpo?

R. Certamente, i bisogni dell’anima somigliano ai bisogni del corpo; il corpo infatti deve nascere, essere rafforzato, nutrito, guarito nella malattia, aiutato nell’ora della morte, guidato dall’autorità, avere un luogo in cui dimorare. L’anima è portata nella vita spirituale dal Battesimo; è rafforzato dalla Confermazione; nutrito dalla Santa Eucaristia; guarito dalla Penitenza; aiutato nell’ora della nostra morte dall’Estrema unzione; guidato dai ministri di Dio stabiliti mediante il Sacramento dell’Ordine, e gli viene dato un corpo in cui dimorare per mezzo del Sacramento del Matrimonio.

D. 589. Da cosa i Sacramenti traggono il potere di dare la grazia?

R. I Sacramenti hanno il potere di dare grazia dai meriti di Gesù Cristo.

D. 590. L’effetto dei Sacramenti dipende dalla dignità o dalla indegnità di chi li amministra?

R. L’effetto dei Sacramenti non dipende dalla dignità o dalla indegnità di chi li amministra, ma dai meriti di Gesù Cristo, che li ha istituiti, e dalle degnissime disposizioni di coloro che li ricevono.

D. 591. Quale grazia danno i Sacramenti?

R. Alcuni dei Sacramenti danno la grazia santificante e altri la aumentano nelle nostre anime.

D. 592. Quando un Sacramento dice di dare e quando si dice che aumenta, la grazia nelle nostre anime?

R. Si dice che un Sacramento dona grazia quando non c’è alcuna grazia nell’anima, o in altre parole, quando l’anima è in peccato mortale. Si dice che un Sacramento aumenta la grazia, quando già vi è grazia nell’anima, alla quale ne viene aggiunta altra dal Sacramento ricevuto.

D. 593. Quali sono i Sacramenti che conferiscono la grazia santificante?

R. I Sacramenti che danno la grazia santificante sono il Battesimo e la Penitenza; essi sono chiamati Sacramenti dei morti.

D. 594. Perché il Battesimo e la Penitenza sono chiamati sacramenti dei morti?

R. Il Battesimo e la Penitenza sono chiamati Sacramenti dei morti perché tolgono il peccato, che è la morte dell’anima, e danno la grazia, che ne è invece la vita.

D. 595. Il sacramento della Penitenza può essere ricevuto da chi è già in stato di grazia?

R. Il Sacramento della Penitenza può, essere. e molto spesso è ricevuto, da chi è in uno stato di grazia, e così ricevuto, aumenta – come i Sacramenti dei viventi – la grazia già nell’anima.

D. 596. Quali sono i Sacramenti che aumentano la grazia santificante nella nostra anima?

R. I Sacramenti che aumentano la grazia santificante nelle nostre anime sono: La Confermazione, l’Eucaristia, l’Estrema unzione, gli Ordini sacri e il Matrimonio; e per questo sono chiamati Sacramenti dei viventi.

D 597. Che cosa intendiamo per sacramenti dei morti e sacramenti dei viventi?

– Per Sacramenti dei morti, intendiamo quei Sacramenti che possono essere lecitamente ricevuti quando l’anima è in uno stato di peccato mortale.

– Per Sacramenti del vivente intendiamo quei Sacramenti che possono essere lecitamente ricevuti solo quando l’anima è in uno stato di grazia, cioè libera dal peccato mortale. Vivere e morire non si riferiscono qui alle persone, ma alla condizione delle anime; poiché nessuno dei Sacramenti può essere dato a una persona morta.

D. 598. Perché la Confermazione, la Santa Eucaristia, l’Estrema Unzione, gli Ordini Sacri ed il Matrimonio sono Sacramenti dei viventi?

R. La Confermazione, la Santa Eucaristia, l’Estrema Unzione, gli Ordini sacri e il Matrimonio sono chiamati Sacramenti dei viventi perché coloro che li ricevono degnamente stanno già vivendo la vita di grazia.

D. 599. Quale peccato commette chi riceve i Sacramenti della vita in peccato mortale?

R. Chi riceve i Sacramenti della vita in peccato mortale commette un sacrilegio, che è un grande peccato, perché è l’abuso di una cosa sacra.

D. 600. In quali altri modi, oltre alla ricezione indegna dei Sacramenti, le persone possono commettere un sacrilegio?

R. Oltre alla ricezione indegna dei Sacramenti, le persone possono commettere sacrilegio con l’abuso di una persona, luogo o cosa sacri; per esempio ferendo intenzionalmente una persona consacrata a Dio; rubando o distruggendo una chiesa; usando i vasi sacri dell’Altare per scopi illeciti, ecc.

D. 601. Oltre alla grazia santificante, i Sacramenti danno qualche altra grazia?

R. Oltre alla grazia santificante, i Sacramenti danno un’altra grazia, chiamata grazia sacramentale.

D. 602. Che cos’è la grazia sacramentale?

R. La grazia sacramentale è un aiuto speciale che Dio dà per raggiungere il fine per il quale ha istituito ogni Sacramento.

D. 603. La grazia sacramentale è indipendente dalla grazia santificante data nei Sacramenti?

R. La grazia sacramentale non è indipendente dalla grazia santificante data nei Sacramenti; poiché è la grazia santificante che ci dà diritto agli aiuti speciali – chiamati grazia sacramentale – in ogni Sacramento, ogni qual volta dobbiamo compiere il fine del Sacramento o siamo tentati contro di essa.

D. 604. Si faccia un esempio di come la grazia sacramentale ci aiuti, ad esempio, nella Confermazione e nella Penitenza.

R. – Il fine della Confermazione è quello di rafforzarci nella nostra fede. Quando siamo tentati dal rinnegare la nostra Religione con le parole o con le azioni, ci viene data la grazia sacramentale della Confermazione che ci aiuta ad aggrapparci alla nostra fede ed a professarla con fermezza.

– Il fine della Penitenza è distruggere il peccato reale. Quando siamo tentati nel peccare, ci viene donata la grazia sacramentale della penitenza che ci aiuta a superare la tentazione ed a perseverare nello stato di grazia. La grazia sacramentale in ciascuno degli altri Sacramenti è data nello stesso modo, e ci aiuta a raggiungere il fine per il quale ogni Sacramento è stato istituito e per il quale lo riceviamo.

D. 605. I Sacramenti danno sempre la grazia?

R. I Sacramenti danno sempre grazia, se li riceviamo con le giuste disposizioni.

D. 606. Che cosa intendiamo per “disposizioni giuste” per la ricezione dei Sacramenti?

R. Per giuste disposizioni per la ricezione dei Sacramenti intendiamo i motivi propri e l’adempimento di tutte le condizioni, richieste da Dio e dalla Chiesa, per la degna ricezione dei Sacramenti.

D. 607. Si faccia un esempio delle “disposizioni giuste” per la Penitenza e per la Santa Eucaristia.

R. Le giuste disposizioni per la Penitenza sono:

– Confessare tutti i nostri peccati mortali che sappiamo aver commesso;

– Essere contrititi per essi, e

– Avere la determinazione di non commetterli mai più.

– Le giuste disposizioni per la Santa Eucaristia sono:

– Sapere cosa sia la Santa Eucaristia;

– Essere in uno stato di grazia, e

– salvo casi particolari di malattia – essere digiuni dalla mezzanotte.

D. 608. Possiamo ricevere i Sacramenti più di una volta?

R. Possiamo ricevere i Sacramenti più di una volta, eccetto il Battesimo, la Confermazione e gli Ordini Sacri.

D.609. Perché non possiamo ricevere il Battesimo, la Confermazione e gli Ordini sacri più di una volta?

R. Non possiamo ricevere il Battesimo, la Confermazione e gli Ordini Sacri più di una volta, perché imprimono un carattere nell’anima.

D. 610. Qual è il carattere che questi Sacramenti imprimono nell’anima?

R. Il carattere che questi Sacramenti imprimono nell’anima, è un segno spirituale che rimane per sempre.

D. 611. Questo carattere rimane nell’anima anche dopo la morte?

R. Questo carattere rimane nell’anima anche dopo la morte: ad onore e la gloria di coloro che sono salvati; a vergogna e punizione di coloro che si sono dannati.

D. 612. I sacramenti possono essere dati condizionatamente?

R. I Sacramenti possono essere dati condizionatamente ogni qual volta noi dubitiamo di averli ricevuti in precedenza, o riteniamo che possano essere stati dati in modo invalido.

D. 613. Che cosa intendiamo quando si conferisce un Sacramento in condizioni condizionali?

R. Dare un Sacramento condizionalmente vuol dire che la persona che amministra il Sacramento intende conferirlo solo nel caso in cui non sia già validamente dato o nel caso in cui la persona non avesse avuto le giuste disposizioni per riceverlo, sebbene le disposizioni non possano essere scoperte.

D. 614. Si faccia un esempio di come viene dato condizionalmente un Sacramento.

R. Nel dare il Battesimo, per esempio, condizionatamente – o quel che chiamiamo Battesimo condizionale – il sacerdote, invece di dire assolutamente, come fa nel Battesimo ordinario: “Io ti battezzo”, ecc., Dice: “… Se tu non sei già battezzato, o … se sei capace di essere battezzato, io ti battezzo” ecc., affermando così l’unica condizione sulla quale intende amministrare il Sacramento.

D. 615. Quale dei Sacramenti viene dato più frequentemente in condizioni condizionali?

R. I sacramenti più frequentemente dati condizionatamente sono il Battesimo, la Penitenza e l’Estrema Unzione; perché in alcuni casi è difficile accertare se questi Sacramenti siano stati dati in precedenza o se siano stati dati validamente, o se la persona che li sta per ricevere abbia le giuste disposizioni per riceverli.

D. 616. Si nomini alcune delle circostanze più comuni in cui un prete è obbligato ad amministrare i Sacramenti in modo condizionale.

R. Alcune delle circostanze più comuni in cui un prete è obbligato a somministrare i Sacramenti in modo condizionale sono:

– Quando riceve i convertiti nella Chiesa e non è certo del loro precedente battesimo, deve battezzarli in modo condizionale.

– Quando viene chiamato – come nel caso di incidente o di malattia improvvisa – e dubita se la persona sia viva o già morta, o se debba ricevere i Sacramenti, o debba dare l’assoluzione e amministrare condizionalmente l’Estrema Unzione.

D. 617. Qual è l’uso e l’effetto di dare i Sacramenti in modo condizionale?

R. L’uso di dare i Sacramenti in modo condizionale è che non ci possa essere irriverenza dei Sacramenti nel darli a persone incapaci o indegne di riceverli; e tuttavia nessuno che sia capace o degno possa esserne privato. L’effetto è di fornire il Sacramento dove sia necessario o possa essere dato, e di negarlo dove non sia necessario o non possa essere dato.

D. 618. Qual è la differenza tra i poteri di un Vescovo e quelli di un sacerdote riguardo all’amministrazione dei Sacramenti?

R. La differenza tra i poteri di un Vescovo e quelli di un sacerdote, riguardo all’amministrazione dei Sacramenti, è che un Vescovo può dare tutti i sacramenti, mentre un prete non può dare la Cresima, né gli Ordini sacri.

  1. 619. Può una persona ricevere tutti i Sacramenti?
  2. Una persona non può, di regola, ricevere tutti i Sacramenti; perché una donna non può ricevere gli Ordini sacri e ad un uomo che riceve il Sacerdozio è proibito ricevere il Sacramento del Matrimonio.

LO SCUDO DELLA FEDE (XVI)

[A. Carmignola: “Lo Scudo della Fede”. S.E.I. Ed. Torino, 1927]

XVI.

LA DIVINA PROVVIDENZA.

Come mai Iddio è provvido, se vi hanno tanti disordini nella natura? — Se vi sono tanti esseri inutili? — Se vengono al mondo tanti mostri e nomini infelici? — Se siamo oppressi da tanti mali? — Se accadono tanti disastri?

— Si dice che Iddio è provvido, e cioè si dice aver egli cura delle creature, conservarle, governarle, dirigerle al loro fine, procacciare a tutte quel che loro abbisogna. Ora come conciliare questa divina provvidenza con tanti disordini, che vi sono nel mondo?

E di quali disordini intendi parlare?

— Dei disordini che vi hanno nella natura e nella società. Per esempio nella natura vi sono tanti esseri, piante, animali, che potrebbero venire al mondo e vivere a lungo, e invece improvvisamente sono soffocati e distrutti. E questo non è già un disordine?

Nella mente nostra potrà benissimo parer tale, ma non già di fronte a Dio. Hai tu mai intesa una qualche sinfonia d’un celebre Maestro, supponiamo di Haydn o di Verdi? E nel sentire quella sinfonia non ti è sembrato che vi fossero delle note sacrificate? massime certe note di accompagnamento? Eppure se tu le togliessi, non ne risulterebbe più quel complesso armonico, che tanto molce l’orecchio. Una sinfonia dev’essere considerata nel suo complesso per goderne l’effetto. Così, caro mio, se anche nell’armonia del mondo vi sono delle note sacrificate, ciò non toglie che l’armonia esista e sia sommamente ammirabile ed esalti il Maestro Divino che la crea. Dunque devi riconoscere che Dio in vista dell’ordine generale può permettere qualche disordine parziale, che alla fin fine non si può nemanco chiamar tale, in quanto che serve a stabilire l’armonia e l’equilibrio del mondo. Supponiamo ad esempio che tutti i semi delle piante si svolgessero, e tutte le pianticelle nate dai semi si conservassero in vita, il mondo intero non diventerebbe una sola foresta? Supponiamo che si moltiplicassero, come potrebbero, i nati di un moscherino, al termine di una stagione non basterebbero a coprire quattro ettari di terreno? E se si schiudessero tutte le uova dei merluzzi e degli storioni, in meno di cento anni non potrebbero riempire tutti gli oceani? Vedi adunque come nel lasciare che vadano distrutte e soffocate tante esistenze, Dio, tutt’altro che far contro alla sua Provvidenza, ne dà bellissima prova.

— Ciò è vero. Ma appunto perché tanti esseri sono inutili, come mai li crea?

Nella tua domanda vi è un bello sproposito. Tu dici: Come mai Dio crea tanti esseri inutili? Ma ciò è possibile? Quando un essere qualsiasi non servisse ad altro che a mostrare la perfezione di Dio, non sarebbe già sommamente utile? Ora vi è forse anche un solo di quegli animaluzzi, di cui in una sola goccia d’acqua ve n’ha migliaia, che non serva a questo scopo? Ma oltre a ciò bisogna pur riconoscere che non c’è alcun essere nell’universo, che Dio non abbia creato con un fine particolare e che non rechi all’armonia del mondo la sua utilità.

— Ma che utilità arrecano certi insetti, che non danno che molestia?

Ricordi il fatto o la parabola di quel re che si lamentava perché Dio avesse creato i ragni e le pulci? Un dì dopo una disastrosa battaglia avendo dovuto darsi alla fuga, finalmente stanco si nascose in un antro, dove si stette a riposare per alcune ore. Intanto un ragno dispiegò alla porta di quell’antro una ragnatela. E quando già era stata compiuta, ecco alcuni soldati nemici di quel re, che si erano dati a ricercarlo, passare di là. Vi fu bene chi disse: entriamo qui a vedere, se qui si fosse nascosto. Ma vi fu subito chi osservò ciò non essere possibile dal momento che si vedeva quella ragnatela intatta. E così quei soldati essendo andati oltre, il re scampò alla morte, e cominciò a riconoscere l’utilità dei ragni. Il dì seguente dormendo in luogo aperto sarebbe del pari caduto nelle mani dei nemici, se una pulce non l’avesse talmente morsicato da svegliarlo a tempo, sì che potesse accorgersi dell’arrivo dei nemici e fuggire. E allora riconobbe anche l’utilità delle pulci. Questo fatto o parabola mi par che basti a darti la spiegazione dell’esistenza di tutto ciò che a noi può parere inutile.

— Mi sembra però assai difficile conciliare la divina Provvidenza coi tanti mostri che vengono al mondo, e soprattutto con tanti uomini infelici, con tanti ciechi, con tanti sordomuti, con tanti cretini, con tanti storpi, con tanti rachitici eccetera, eccetera.

Ascolta : « Quanto ai mostri essi mettono in luce la debolezza delle forze create, e non vi ha ragione di meravigliarcene. Quantunque noi non possiamo sempre assegnare loro una causa particolare nei disegni di Dio, né sapere a quale forza occulta tornino profittevoli, teniamo per certo ch’essi hanno la loro ragione di essere e che non possono cogliere in fallo la divina Provvidenza. E non basta, come osserva giudiziosamente S. Agostino (Enccheridion, capo 5), « che essi attraggano la nostra attenzione e muovano la nostra intelligenza ad investigare le leggi, alle quali fanno eccezione, affinché noi ne accertiamo l’ordine abituale e ne ammiriamo la sublime disposizione? » (Monsabrè). In quanto poi a quelli che nascono al mondo ciechi, sordi, storpi, cretini, pazzi e va dicendo, anzi che a Dio, il quale fa bene ogni cosa, ciò si deve attribuire agli uomini, che concorrono per parte loro all’azione creatrice di Dio, e che ne sono la causa con certi loro vizi e peccati, E quando poi per parte loro non si possa scoprire alcuna causa, bisogna pur riconoscere che Dio permette ciò con un fine sempre buono, perché la sua volontà non può mai essere altrimenti che buona, ad esempio per provare certe famiglie, per mantenerle nell’umiltà, per far acquistare loro dei meriti, se non altro per far apprezzare meglio a chi vede questi infelici il benefizio di essere sani e di buona costituzione, e per altri simili ottimi fini. E stando così le cose, si potrà forse disconoscere per questo lato la Divina Provvidenza?

— No certo; lo comprendo anch’io. Nondimeno non so darmi pace perché Iddio così buono e provvido lasci poi che la nostra breve vita sia ripiena di tanti mali, di tante infermità, di tante tribolazioni, di tanti dispiaceri, di tanti dolori!

* Tu non ti sai dar pace di ciò, perché al pari di tanti altri in questi mali fisici, che contrastano i nostri sensi e si oppongono alla nostra tendenza di non voler soffrire, vedi dei veri mali, mentre essi non sono propriamente tali. Di fatti a che cosa possono essi servire tutti questi mali fisici? Essi possono servire mirabilmente a indurre l’uomo a distaccare il cuore dalla terra, a darsi al servizio di Dio, ad espiare per loro mezzo, soffrendoli con pazienza, i peccati propri e persino gli altrui, ad operare la propria santificazione, a conseguire l’ultimo fine per cui è stato creato. Se adunque è vero, come è verissimo, che questi mali fisici servano a conquistare i beni eterni del cielo, si possono ancora chiamare veri mali? o non si hanno piuttosto a chiamare divini benefizi? E Iddio che ce li manda non si manifesta veramente buono e provvido? Tutto sta che noi, da parte nostra pigliandoli rassegnati dalle mani di Dio, sappiamo convenevolmente giovarcene.

— Questo è vero. Nondimeno certe disgrazie, come ad esempio, i terremoti, le inondazioni, i fulmini, gli incendi, le rovine, i disastri in ferrovia e per mare e simili non sono così contrarli alla divina Provvidenza? Questi mali tolgono agli uomini la vita in un attimo e purtroppo non tutti coloro che sono colpiti si trovano in grazia di Dio, sicché dal colpo del disastro passano all’eterna dannazione.

Prima di tutto ti osservo che se taluni in questi disastri, che Dio per giusti suoi fini permette, perdono la vita improvvisamente, e morendo senza grazia vanno all’eterna dannazione, non è da ascriversi a Dio, ma a loro che avrebbero potuto anche in quel punto trovarsi preparati a ben morire. In secondo luogo ti dico, che anche in tali sventure è difficile che non vi sia un istante per quelli che ne sono colpiti, nel quale, se il vogliono, possano pentirsi e provvedere ancora in tempo alla loro salvezza. E poi ti dichiaro addirittura, che questi mali ben lungi dall’opporsi alla divina Provvidenza, ne sono anzi una conferma, in quanto che danno a tutti il serio avvertimento di star sempre pronti e ben disposti dell’anima, perché può accadere purtroppo, che quando meno ci si pensa, si abbia a passare all’eternità.

— Ma intanto da questi mali fisici e da queste disgrazie, che succedono nel mondo, taluni sono spinti al suicidio, oppure al furto, alle frodi e ad altri simili delitti!

E con ciò ne vorresti dar la colpa alla divina Provvidenza? Se taluni sono malvagi, e anziché servirsi delle pene, che Iddio loro manda per guadagnarli a sé e metterli sulla via della salvezza, se ne servono per darsi in braccio alle colpe, ed alle colpe più gravi, quale è tra le altre il suicidio, si dovrà dire che Dio non è buono e provvido? Ma allora si dovrebbe dire lo stesso, quando Iddio concede a taluno gran copia di beni, e costui si serve di essi per accontentare le sue passioni e dannarsi. Se non che a chi mai è saltato in testa di accusar la divina Provvidenza per i beni, che essa largisce agli uomini?

— È vero: non ostante tutte le difficoltà, bisogna ammettere in tutto la divina Provvidenza e in tutto ammirarla.

CATECHISMO DI BALTIMORA 3 (III) – Lez. 8-10

Catechismo di Baltimora 3 (III) Lez. 8-10

[Dal terzo Concilio generale di Baltimora

Versione 1891]

LEZIONE 8 –

SULLA  PASSIONE , MORTE, RESURREZIONE E ASCENSIONE DEL SIGNORE NOSTRO

D. 369. Che cosa intendiamo per: passione di Nostro Signore?

R. Per passione di Nostro Signore intendiamo le sue tremende sofferenze, dalla sua agonia nel giardino, fino al momento della sua morte.

D. 370. Che cosa ha sofferto Gesù Cristo?

R. Gesù Cristo ha sofferto un sudore di sangue, una flagellazione crudele, è stato incoronato con spine ed è stato crocifisso.

D. 371. Quando Nostro Signore soffrì il “sudore di sangue”?

R. Nostro Signore soffrì il “sudore i sangue” quando gocce di sangue uscirono da ogni poro del Suo corpo, durante la sua agonia nell’orto degli Ulivi, vicino a Gerusalemme, dove andò a pregare la notte in cui iniziò la sua passione.

D. 372. Chi ha accompagnato nostro Signore all’orto degli ulivi nella notte della sua agonia?

R. Gli Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, gli stessi che avevano assistito alla sua trasfigurazione sul monte, accompagnarono nostro Signore all’orto degli ulivi, per vegliare e pregare con Lui nella notte della sua agonia.

D. 373. Che cosa intendiamo per trasfigurazione di Nostro Signore?

R. Per trasfigurazione di Nostro Signore intendiamo il cambiamento soprannaturale nella Sua apparizione, quando Egli si mostrò ai Suoi Apostoli in grande gloria e splendore in cui “il Suo volto brillò come il sole e le Sue vesti divennero candide come la neve”.

D. 374. Chi erano i presenti alla trasfigurazione?

R. Alla trasfigurazione erano presenti – oltre agli Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, che ne furono testimoni – i due grandi e santi uomini della antica Legge, Mosè ed Elia, che parlavano con nostro Signore.

D. 375. Che cosa ha causato l’agonia di Nostro Signore nel giardino?

R. Si crede che l’agonia di Nostro Signore nel giardino sia stata causata:

⁕  Dalla sua chiara conoscenza di tutto ciò che presto avrebbe sopportato;

⁕  Dalla vista delle molte offese commesse contro Suo Padre dai peccati di tutto il mondo;

⁕ Dalla sua conoscenza dell’ingratitudine degli uomini per le benefici della redenzione.

D. 376. Perché Cristo fu crudelmente flagellato?

R. Cristo fu crudelmente flagellato dagli ordini di Pilato, affinché la vista del Suo corpo sanguinante potesse spingere i suoi nemici a risparmiare la Sua vita.

D. 377. Perché Cristo fu incoronato di spine?

R. Cristo fu coronato di spine a mo’ scherno perché aveva affermato che era un re.

D. 378. Avrebbe potuto Cristo, a Lui piacendo, sfuggire alle pene della sua passione?

R. Cristo avrebbe potuto, volendo, sfuggire alle pene della sua Passione, perché le aveva previste ed aveva il potere di vincere i suoi nemici.

D. 379. Era necessario dunque che Cristo soffrisse così tanto per riscattarci?

R. Non era necessario che Cristo soffrisse così tanto per riscattarci, poiché la minima delle sue sofferenze era più che sufficiente per espiare tutti i peccati dell’umanità. Soffrendo così tanto però, ha mostrato il Suo grande amore per noi.

D. 380. Chi ha tradito Nostro Signore?

R. Giuda, uno dei Suoi Apostoli, ha tradito Nostro Signore e dal suo peccato possiamo imparare che anche il bene può trasformarsi in grande malvagità con l’abuso del libero arbitrio.

D. 381. In che modo Cristo fu condannato a morte?

R. Per l’influenza di coloro che lo odiavano, Cristo fu condannato a morte dopo un processo ingiusto, in cui testimoni falsi furono indotti a testimoniare contro di Lui.

D. 382. In quale giorno è morto Cristo?

R. Cristo è morto il Venerdì Santo.

D. 383. Perché chiami “buono” quel giorno in cui Cristo morì in modo così triste?

R. Chiamiamo “buono” quel giorno in cui Cristo è morto, perché con la sua morte ha mostrato il suo grande amore per l’uomo e ha acquistato per lui ogni bene.

384. Per quanto tempo Nostro Signore fu appeso sulla croce prima di morire?

R. Nostro Signore rimase appeso alla Croce circa tre ore prima che morisse. Mentre soffriva così, i suoi nemici stavano intorno a bestemmiare e a deriderlo. Con la sua morte Egli ha dimostrato di essere un vero uomo mortale, poiché certo non poteva morire nella sua natura divina.

D. 385. Come chiamiamo le parole che Cristo ha pronunciato mentre era appeso sulla croce?

R. Chiamiamo le parole che Cristo ha pronunciato mentre era appeso sulla croce “le sette ultime parole di Gesù sulla croce”. Ci insegnano le disposizioni che dovremmo avere noi nell’ora della morte.

D. 386. Ripeti le ultime sette parole o parole di Gesù sulla croce.

R. Le sette ultime parole o parole di Gesù sulla Croce sono:

1. “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”, in cui Egli perdona e prega per i Suoi nemici.

2. “In verità, io ti dico, questo giorno sarai con Me in Paradiso”, in cui Egli perdona il peccatore penitente.

3. “Donna, ecco il tuo Figlio” – “Ecco la tua Madre”, parole con le quali ha rinunciato a ciò che gli era più caro sulla terra, e ci ha dato Maria per Madre nostra.

4. “Mio Dio, mio ​​Dio, perché mi hai abbandonato?” da cui apprendiamo la sofferenza della sua mente.

5. “Ho sete”, da cui apprendiamo la sofferenza del suo corpo.

6. “Tutto è consumato”, con cui ha mostrato il compimento di tutte le profezie che riguardavano Lui ed il completamento dell’opera della nostra redenzione.

7. “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”, con il quale ha mostrato la sua perfetta rassegnazione alla volontà dell’eterno Padre Suo.

D. 387. Cosa è successo alla morte di Nostro Signore?

R. Alla morte di Nostro Signore ci sono state tenebre e movimenti della terra; molti santi morti uscirono dalle loro tombe ed il velo che nascondeva il Santo dei Santi, nel Tempio di Gerusalemme, fu lacerato.

D. 388. Cos’era il Santo dei Santi nel tempio?

R. Il Santo dei Santi era la parte sacra del Tempio, in cui era custodita l’Arca dell’Alleanza, e dove il sommo sacerdote consultava la Volontà di Dio.

D. 389. Che cosa era “l’Arca dell’Alleanza”?

R. L’Arca dell’Alleanza era una scatola preziosa in cui erano custodite le tavole di pietra recanti i comandamenti scritti di Dio, la verga che Aronne trasformò in un serpente davanti al re Faraone, e una parte della manna di cui gli israeliti si erano miracolosamente nutriti nel deserto. L’Arca dell’Alleanza era una antica figura del Tabernacolo in cui conserviamo la Santa Eucaristia.

D. 390. Perché il velo del Tempio fu squarciato alla morte di Cristo?

R. l velo del Tempio fu squarciato alla morte di Cristo perché alla sua morte la religione ebraica cessò di essere la vera religione, e Dio non manifestò più la Sua presenza nel Tempio.

D. 391. Perché la religione ebraica, che fino alla morte di Cristo era stata la vera religione, cessò in quel momento di essere la vera religione?

R. La religione ebraica, che fino alla morte di Cristo era stata la vera religione, cessò in quel momento di essere la vera religione, perché essa era solo una promessa della redenzione e figura della Religione cristiana, e quando la redenzione fu compiuta e la Religione cristiana stabilita dalla morte di Cristo, la promessa e la figura non erano più necessarie.

D. 392. Tutte le leggi della religione ebraica furono abolite dall’istituzione del Cristianesimo?

R. Le leggi morali della religione ebraica non furono abolite dall’istituzione del Cristianesimo, poiché Cristo non venne per distruggere queste leggi, ma per renderle più perfette. Le sue leggi cerimoniali furono abolite, quando il Tempio di Gerusalemme cessò di essere la Casa di Dio.

D. 393. Che cosa intendiamo per leggi morali e cerimoniali?

R. Per leggi “morali” intendiamo le leggi riguardanti il ​​bene e il male. Per leggi “cerimoniali” intendiamo le leggi che regolano le modalità di adorare Dio nel Tempio o nella Chiesa.

D. 394. Dove morì Cristo?

R. Cristo morì sul monte Calvario.

D. 395. Dov’era il Monte Calvario, e cosa significa il suo nome?

R. Il Monte Calvario era il luogo dell’esecuzione, non lontano da Gerusalemme; il nome significa “luogo del cranio”.

D. 396. Come è morto Cristo?

R. Cristo fu inchiodato alla croce e vi morì tra due ladri.

D. 397. Perché il Signore è stato crocifisso tra ladri?

R. Nostro Signore fu crocifisso tra i ladri, perché i suoi nemici potessero così aumentarne il disonore, rendendolo simile ai peggiori criminali.

D. 398. Perché Cristo soffrì e morì?

R. Cristo ha sofferto e è morto per i nostri peccati.

D: 399. Come fu seppellito il corpo di nostro Signore?

R. l corpo di nostro Signore fu avvolto in un panno di lino pulito e deposto in un sepolcro nuovo o tomba scavata nella roccia, da Giuseppe d’Arimatea e da altre persone pie che credevano nel Nostro Divino Signore.

D. 400. Quali lezioni impariamo dalle sofferenze e dalla morte di Cristo?

R. Dalle sofferenze e dalla morte di Cristo, apprendiamo il grande male del peccato, l’odio che Dio gli porta e la necessità di soddisfarlo.

D. 401. Dove andò l’anima di Cristo dopo la sua morte?

R. Dopo la morte di Cristo la sua anima discese nell’inferno.

D. 402. L’anima di Cristo discese nell’inferno dei dannati?

R. L’inferno in cui l’anima di Cristo discese non era l’inferno dei dannati, bensì un luogo o stato di riposo, chiamato Limbo, dove le anime dei giusti lo stavano aspettando.

D. 403. Perché Cristo è disceso nel Limbo?

R. Cristo discese nel Limbo per predicare alle anime che erano prigioniere – cioè, per annunciare loro la lieta novella della loro redenzione.

D. 404. Dov’era il corpo di Cristo mentre la sua anima era nel Limbo?

R. Mentre l’anima di Cristo era nel Limbo, il suo corpo era nel santo sepolcro.

D. 405. In quale giorno Cristo risuscitò dai morti?

R. Cristo risuscitò dalla morte, glorioso e immortale, la domenica di Pasqua, il terzo giorno dopo la sua morte.

D. 406. Perché la risurrezione è il più grande dei miracoli di Cristo?

R. La risurrezione è il più grande dei miracoli di Cristo perché tutto ciò che ha insegnato e fatto è confermato da esso e discende da esso. Egli aveva promesso di risorgere dai morti, e senza l’adempimento di quella promessa non potevamo credere in Lui.

D. 407. Qualcuno ha mai provato a confutare il miracolo della risurrezione?

R. I miscredenti in Cristo hanno cercato di smentire il miracolo della risurrezione così come hanno tentato di confutare tutti i suoi altri miracoli; ma le spiegazioni che danno per dimostrare che i miracoli di Cristo sono falsi, sono molto più improbabili e difficili da credere degli stessi miracoli.

D. 408. Che cosa intendiamo quando diciamo che Cristo è risorto “glorioso” dai morti?

R. Quando diciamo che Cristo è risorto “glorioso” dai morti, intendiamo che il suo corpo era in uno stato glorificato; cioè, dotato delle qualità di un corpo glorificato.

D. 409. Quali sono le qualità di un corpo glorificato?

R. Le qualità di un corpo glorificato sono:

1. Splendore, per cui emette luce;

2. Agilità, con la quale si muove da un luogo all’altro rapidamente come un Angelo;

3. Sottigliezza, in base alla quale le cose materiali non possono fermarlo;

4. Impassibilità, con la quale è reso incapace di soffrire.

D. 410. Cristo rimase tre giorni interi nella tomba?

R. Cristo non rimase nella tomba tre giorni interi, ma solo parte di tre giorni.

D. 411. Per quanto tempo Cristo rimase sulla terra dopo la sua risurrezione?

R. Cristo rimase quaranta giorni sulla terra dopo la sua risurrezione, per dimostrare che era veramente risorto dai morti e per istruire i suoi Apostoli.

D. 412. Cristo è stato visibile a tutti ed in ogni momento durante i quaranta giorni che è rimasto sulla terra dopo la sua risurrezione?

R. Cristo non era visibile a tutti, né in ogni momento durante i quaranta giorni in cui rimase sulla terra dopo la sua risurrezione. Sappiamo che Egli apparve ai Suoi Apostoli e ad altri, almeno nove volte, sebbene Egli potesse apparire più spesso.

D. 413. In che modo Cristo dimostrò che era veramente risorto dai morti?

R. Cristo dimostrò che era veramente risorto dai morti, mangiando e conversando con i suoi Apostoli e con altri ai quali apparve. Mostrò le ferite nelle sue mani, piedi e fianchi, e fu dopo la sua risurrezione che diede ai suoi apostoli il potere di perdonare i peccati.

D. 414. Dopo che Cristo era rimasto per quaranta giorni sulla terra, dove andò?

R. Dopo quaranta giorni, Cristo è asceso al cielo, ed il giorno in cui è asceso al cielo è chiamato Ascensione.

D. 415. Dove si è svolta l’ascensione di Nostro Signore?

R. Cristo ascese al cielo dal monte Oliveto, il luogo reso sacro dalla sua agonia nella notte prima della sua morte.

D. 416. Chi erano i presenti all’ascensione e chi ascese al cielo con Cristo?

R. Da varie luoghi della Scrittura, possiamo concludere che c’erano circa 125 persone – anche se le tradizioni ci dicono che ce n’era un numero maggiore – presenti all’Ascensione. Questi erano gli Apostoli, i Discepoli, le pie donne e altri che avevano seguito Nostro Signore. Con Cristo salirono le anime dei giusti che stavano aspettando nel Limbo la Redenzione.

D. 417. Perché la candela pasquale, illuminata il mattino di Pasqua, si spegne durante la Messa nel giorno dell’Ascensione?

R. Il cero pasquale è illuminato il mattino di Pasqua, e significa la presenza visibile di Cristo sulla terra, e si spegne nel giorno dell’Ascensione per mostrare che Egli, avendo adempiuto tutte le profezie concernenti Se Stesso, e avendo compiuto l’opera di redenzione, ha affidato la cura visibile della sua Chiesa ai suoi Apostoli ed è ritornato col suo corpo al cielo.

D. 418. Dove si trova Cristo in cielo?

R. In cielo, Cristo siede alla destra di Dio Padre Onnipotente.

D. 419. Cosa intendi dicendo che Cristo siede alla destra di Dio?

R. Quando dico che Cristo siede alla destra di Dio, intendo dire che Cristo, come Dio, è uguale a Suo Padre in tutte le cose e che, come uomo, Egli è nel posto più alto in cielo accanto a Dio.

LEZIONE 9 –

SULLO SPIRITO SANTO E LA SUA DISCESA SUGLI APOSTOLI

D. 420. Chi è lo Spirito Santo?

R. Lo Spirito Santo è la terza Persona della Santissima Trinità.

421. Lo Spirito Santo è mai apparso?

R. Lo Spirito Santo è apparso a volte sotto forma di una colomba, e di nuovo sotto la forma di lingue di fuoco; poiché, essendo un puro spirito senza un corpo, Esso può assumere qualsiasi forma.

422. Lo Spirito Santo è chiamato con altri nomi?

R. Lo Spirito Santo è chiamato anche Santo Spirito, il Paraclito, lo Spirito di Verità e altri nomi dati nella Sacra Scrittura.

423. Da chi procede lo Spirito Santo?

R. Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio.

D. 424. Lo Spirito Santo è uguale al Padre e al Figlio?

R. Lo Spirito Santo è uguale al Padre e al Figlio, essendo lo stesso Signore e Dio così come Essi sono.

D. 425. In quale giorno lo Spirito Santo scese sugli Apostoli?

R. Lo Spirito Santo scese sugli Apostoli dieci giorni dopo l’Ascensione di nostro Signore; e il giorno in cui discese sugli Apostoli è chiamato Pentecoste o Pentecoste.

D. 426. Perché il giorno in cui lo Spirito Santo scese sugli Apostoli è chiamato Domenica Bianca?

R. Il giorno in cui lo Spirito Santo scese sugli Apostoli è chiamato Pentecoste o Domenica Bianca, probabilmente perché i Cristiani che furono battezzati alla vigilia di Pentecoste indossarono indumenti bianchi per qualche tempo dopo, come segno della purezza conferita alla loro anime dal Sacramento del Battesimo.

D. 427. Perché questa festa si chiama anche Pentecoste?

R. Questa festa è chiamata anche Pentecoste, perché Pentecoste significa: cinquantesimo; e lo Spirito Santo scese sugli Apostoli cinquanta giorni dopo la risurrezione di Nostro Signore.

D. 428. In che modo lo Spirito Santo discese sugli Apostoli?

R. Lo Spirito Santo discese sugli Apostoli sotto forma di lingue di fuoco.

D. 429. Che cosa denotava la forma delle lingue di fuoco?

R. La forma delle lingue di fuoco denotava il carattere sacro e l’autorità divina della predicazione e dell’insegnamento degli Apostoli, dalle cui parole e fervore tutti gli uomini dovevano essere convertiti all’amore di Dio.

D. 430. Chi ha inviato lo Spirito Santo sugli Apostoli?

R. È Nostro Signore Gesù Cristo che ha inviato lo Spirito Santo sugli Apostoli.

D. 431. Gli Apostoli sapevano che lo Spirito Santo sarebbe sceso su di loro?

R. Gli Apostoli sapevano che lo Spirito Santo sarebbe sceso su di loro; poiché Cristo ha promesso ai suoi Apostoli che dopo la sua Ascensione avrebbe mandato lo Spirito Santo, lo Spirito di verità, per insegnare loro tutte le verità e per rimanere con loro per sempre.

D. 432. Qualcuno ha mai negato l’esistenza dello Spirito Santo?

R. Alcune persone hanno negato l’esistenza dello Spirito Santo; altri hanno negato che fosse una Persona reale uguale al Padre e al Figlio; ma tutte queste affermazioni si sono dimostrate false per le parole della Sacra Scrittura e per l’insegnamento infallibile della Chiesa.

D. 433. Quali sono i peccati contro lo Spirito Santo che Nostro Signore ha detto che non saranno perdonati né in questo mondo né nel futuro?

R. I peccati contro lo Spirito Santo, che Nostro Signore ha detto che non saranno perdonati né in questo mondo né nel futuro, sono peccati commessi per pura malvagità e fortemente contrari alla misericordia di Dio, e sono perciò raramente perdonati.

D. 434. Perché Cristo ha mandato lo Spirito Santo?

R. Cristo ha mandato lo Spirito Santo per santificare la Sua Chiesa, per illuminare e rafforzare gli Apostoli e per consentire loro di predicare il Vangelo.

D. 435. In che modo la Chiesa fu santificata dalla venuta dello Spirito Santo?

R. La Chiesa fu santificata mediante la venuta dello Spirito Santo ricevendo quelle grazie che Cristo aveva meritato per i suoi ministri, i Vescovi e i sacerdoti e per le anime di tutti coloro che erano affidati alle loro cure.

D. 436. In che modo gli Apostoli furono illuminati dalla venuta dello Spirito Santo?

R. Gli Apostoli furono illuminati dalla venuta dello Spirito Santo ricevendo la grazia di ricordare e comprendere nel suo vero significato tutto ciò che Cristo aveva detto e fatto alla loro presenza.

D. 437. In che modo gli Apostoli si rafforzarono con la venuta dello Spirito Santo?

R. Gli Apostoli furono rafforzati dalla venuta dello Spirito Santo con il ricevere la grazia di sfidare ogni pericolo, e persino la stessa morte, nell’adempimento dei loro sacri doveri.

D. 438. Che cosa significa “Apostolo” e che cosa significa “Vangelo”?

R. “Apostolo” significa una persona inviata e “Vangelo” significa “buone notizie” o “nuove”. Quindi il nome “Vangelo” è dato alla storia ispirata della vita di Nostro Signore e delle opere sulla terra.

D. 439. Come si chiamavano gli Apostoli?

R. Gli Apostoli erano: Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Tommaso, Matteo, Giacomo, Taddeo, Simone e Giuda Iscariota, al cui posto fu poi scelto Mattia.

D. 440. San Paolo era un Apostolo?

R. San Paolo era un Apostolo, ma poiché non è stato chiamato che dopo l’Ascensione di Nostro Signore, non è numerato tra i dodici. È chiamato l’Apostolo delle genti; cioè di tutti quelli che non erano di religione ebraica o membri della Chiesa della vecchia legge.

D. 441. In che modo San Paolo divenne un Apostolo?

R. Mentre stava andando a perseguitare i Cristiani, San Paolo fu miracolosamente convertito e chiamato ad essere un Apostolo da Nostro Signore, che gli parlò. San Paolo, prima della sua conversione, si chiamava Saulo.

D. 442. Chi erano gli Evangelisti?

R. San Matteo, San Marco, San Luca e San Giovanni sono chiamati Evangelisti, perché hanno scritto i quattro Vangeli che portano il loro nome, ed “Evangelia” è il nome latino dei Vangeli. San Marco e San Luca non furono Apostoli, mentre San Matteo e San Giovanni furono entrambi Apostoli ed Evangelisti.

D. 443. Perché gli Apostoli non hanno compreso pienamente quando Cristo stesso aveva loro insegnato loro?

R. Gli Apostoli non capirono pienamente quando Cristo stesso insegnò loro, perché durante la sua permanenza con loro sulla terra si stavano solo preparando a diventare Apostoli; le loro menti erano ancora piene di molti pensieri e desideri mondani che dovevano essere poi rimossi alla venuta dello Spirito Santo.

D. 444. Lo Spirito Santo rimarrà per sempre con la Chiesa?

R. Lo Spirito Santo dimorerà per sempre con la Chiesa e la guiderà sulla via della santità e della verità.

D. 445. Quale beneficio noi otteniamo dalla consapevolezza che lo Spirito Santo resterà con la Chiesa per sempre?

R. Dalla consapevolezza che lo Spirito Santo resterà con la Chiesa per sempre, noi siamo certi che la Chiesa non potrà mai insegnarci la menzogna e non potrà mai essere distrutta dai nemici della nostra fede.

D. 446. Quale potere visibile fu dato agli Apostoli, attraverso la venuta dello Spirito Santo?

R. Attraverso la venuta dello Spirito Santo gli Apostoli ricevettero il “dono delle lingue”, con il quale potevano essere compresi in ogni lingua, sebbene predicassero in una sola lingua.

D. 447. Perché tali meravigliosi doni hanno accompagnato la conferma, o la venuta dello Spirito Santo, nella prima età della Chiesa?

R. Tali meravigliosi doni hanno accompagnato la confermazione nelle prime età della Chiesa per dimostrare la potenza, la verità e il carattere divino del Cristianesimo a coloro che altrimenti non avrebbero potuto credere, e per attirare l’attenzione di tutti sull’istituzione della Chiesa Cristiana.

D. 448. Perché questi segni non sono continuati poi ovunque, ed anche in questo momento?

R. Questi segni non sono continuati ovunque ed anche in questo momento, perché ora che la Chiesa è pienamente stabilita e il suo carattere e i potere divini si sono dimostrati in altri modi, tali segni non sono più necessari.

D. 449. Poteri come il “dono delle lingue” costituivano parte del Sacramento della Confermazione?

R. Poteri come il “dono delle lingue”, non facevano parte del Sacramento della Confermazione, ma furono aggiunti dallo Spirito Santo quando fu necessario per il bene della Chiesa.

LEZIONE 10 –

SUGLI EFFETTI DELLA REDENZIONE

D.450. Che cos’è un effetto?

R. Un effetto è un qualcosa che viene causato da qualcos’altro, come ad esempio il fumo, è effetto del fuoco.

D.451. Che cosa significa redenzione?

R. Redenzione significa riacquistare una cosa che è stata data via o venduta.

D. 452. Che cosa ha dato via Adamo col suo peccato, e che cosa ha comprato Nostro Signore per lui e per noi?

R. Con il suo peccato, Adamo ha ceduto ogni diritto ai doni di grazia promessi da Dio in questo mondo e di gloria nell’altro, e Nostro Signore ha recuperato il diritto che Adamo aveva perduto.

D. 453. Quali sono gli effetti principali della Redenzione?

R. Gli effetti principali della Redenzione sono due: la soddisfazione della giustizia di Dio, mediante le sofferenze e la morte di Cristo, e l’acquisto della grazia per gli uomini.

D. 454. Perché diciamo “effetti principali”?

R. Diciamo “effetti principali” per dimostrare che questi sono solo i più importanti ma non i soli effetti della Redenzione; infatti tutti i benefici della nostra santa Religione e della sua influenza sul mondo sono gli effetti della redenzione.

D. 455. Perché la giustizia di Dio richiede soddisfazione?

R. La giustizia di Dio richiede soddisfazione perché è infinita e richiede riparazione per ogni colpa. L’uomo nel suo stato di peccato non ha potuto fare una riparazione necessaria, così Cristo è diventato uomo e l’ha fatto Egli per lui.

D. 456. Cosa intendi per grazia?

R. Per grazia intendo un dono soprannaturale di Dio a noi conferito, per i meriti di Gesù Cristo, per la nostra salvezza.

D. 457. Che cosa significa “soprannaturale”?

R. Soprannaturale significa sopra o superiore alla natura. Tutti i doni come la salute, l’apprendimento o le comodità della vita, che influiscono principalmente sulla nostra felicità in questo mondo, sono chiamati doni naturali, mentre e tutti i doni, come le beatitudini, che riguardano la nostra felicità principalmente nel mondo futuro, sono chiamati doni soprannaturali o spirituali.

D. 458. Cosa intendi con “merito”?

R. Merito indica la qualità di meritare un bene o un male per le nostre azioni. Nella domanda di cui sopra, si intende il diritto di ricompensa per le buone azioni compiute.

D. 459. Quanti tipi di grazia ci sono?

R. Esistono due tipi di grazia, la grazia santificante e la grazia reale.

R. 460. Qual è la differenza tra la grazia santificante e la grazia effettiva?

R. La grazia santificante rimane con noi finché non siamo colpevoli di peccato mortale; e quindi essa è spesso chiamata grazia abituale; ma la grazia effettiva ci perviene solo quando abbiamo bisogno del suo aiuto nel fare o nell’evitare un’azione, e rimane con noi solo nel mentre che stiamo facendo o evitando l’azione.

D. 461. Che cos’è la grazia santificante?

R. La grazia santificante è quella grazia che rende l’anima santa e gradita a Dio.

D. 462. Come chiamate quelle grazie o doni di Dio con le quali crediamo in Lui, speriamo in Lui e Lo amiamo?

R. Quelle grazie o doni di Dio con cui crediamo in Lui, speriamo in Lui, e Lo amiamo, sono chiamate le virtù divine o teologali, di Fede, Speranza e Carità.

D. 463. Che cosa intendi per virtù e per vizio?

R. La virtù è l’abitudine di fare il bene, mentre il vizio è l’abitudine di fare il male. Un atto, buono o cattivo, non costituisce un’abitudine; e quindi, una virtù o un vizio è il risultato di ripetuti atti dello stesso tipo.

D. 464. L’abitudine ci scusa dai peccati commessi per causa sua?

R. L’abitudine non ci scusa dai peccati commessi a sua causa, ma anzi ci rende ancor più colpevoli mostrandoci quanto spesso dobbiamo aver commesso il peccato per acquisirne l’abitudine. Se, tuttavia, stiamo seriamente cercando di superare una cattiva abitudine, e con la dimenticanza cediamo ad essa, l’abitudine a volte ci può scusare dal peccato.

D. 465. Che cos’è la fede?

R. La fede è una virtù divina grazie alla quale crediamo fermamente alle verità che Dio ha rivelato.

D. 466. Che cos’è la speranza?

R. La speranza è una virtù divina con la quale crediamo fermamente che Dio ci darà la vita eterna e i mezzi per ottenerla.

D. 467. Che cos’è la carità?

R. La carità è una virtù divina con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa per proprio amor suo, e il nostro prossimo come noi stessi, per amor di Dio.

D. 468. Perché la fede, la speranza e la carità sono chiamate virtù?

R. Fede, Speranza e Carità sono chiamate virtù perché non sono meri atti, ma abitudini, mediante le quali sempre e in ogni cosa crediamo in Dio, speriamo in Lui e Lo amiamo.

D. 469. Che tipo di virtù sono Fede, Speranza e Carità?

R. Fede, Speranza e Carità sono chiamate virtù infuse teologali per distinguerle dalle quattro virtù morali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza.

D. 470. Perché diciamo che le tre virtù teologali sono infuse e le quattro virtù morali acquisite?

R. Diciamo che le tre virtù teologali sono infuse; cioè, riversate nelle nostre anime, perché sono doni rigorosamente di Dio e non dipendono dai nostri sforzi per ottenerle, mentre le quattro virtù morali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza – sebbene anche doni di Dio, possono, come virtù naturali, essere acquisite con i nostri sforzi.

D. 471. Perché crediamo in Dio, speriamo in Lui e Lo amiamo?

R. Crediamo in Dio e speriamo in Lui perché è infinitamente vero e non ci può ingannare. Lo amiamo perché è infinitamente buono, magnifico e degno di ogni amore.

D. 472. Quali peccati mortali sono contrari alla Fede?

R. L’ateismo, che è una negazione di tutte le verità rivelate; l’eresia, che è una negazione di alcune verità rivelate; la superstizione, che è un uso improprio della religione, sono contrarie alla Fede.

D. 473. Chi è il nostro prossimo?

R. Ogni essere umano suscettibile di salvezza di ogni età, paese, razza o condizione, specialmente se ha bisogno del nostro aiuto, è il nostro prossimo nel senso del Catechismo.

D. 474. Perché dovremmo amare il nostro prossimo?

R. Dovremmo amare il prossimo perché è uno dei figli di Dio, redento da Gesù Cristo, e perché è nostro fratello creato per dimorare in cielo con noi.

D. 475. Qual è la vera grazia?

R. La grazia effettiva è quell’aiuto di Dio che illumina la nostra mente e muove la nostra volontà per evitare il male e fare del bene.

D. 476. La grazia è necessaria per la salvezza?

R. La grazia è necessaria per la salvezza, perché senza la grazia non possiamo fare nulla per meritare il cielo.

D. 477. Possiamo resistere alla grazia di Dio?

R. Possiamo, e purtroppo spesso facciamo resistenza alla grazia di Dio.

D. 478. È un peccato resistere consapevolmente alla grazia di Dio?

R. Sì, è un peccato resistere consapevolmente alla grazia di Dio, perché così lo disprezziamo e ne rifiutiamo i doni senza i quali non possiamo essere salvati.

D. 479. Dio concede la sua grazia a tutti?

R. Dio dà a tutti coloro che Egli crea sufficiente grazia per salvare la propria anima; e se le persone non salvano le loro anime, è perché non hanno usato la grazia ricevuta.

D. 480. Qual è la grazia della perseveranza?

R. La grazia della perseveranza è un dono particolare di Dio che ci permette di continuare nello stato di grazia fino alla morte.

D. 481. Possiamo meritare la grazia della perseveranza finale o sapere quando la possediamo?

R. Non possiamo meritare la grazia della perseveranza finale, o sapere quando la possediamo, perché dipende interamente dalla misericordia di Dio e non dalle nostre azioni. Immaginare di possederlo ci condurrebbe al peccato della presunzione.

D. 482. Una persona può meritare una ricompensa soprannaturale per le buone azioni compiute, mentre è in peccato mortale?

R. Una persona non può meritare alcuna ricompensa soprannaturale per le buone azioni compiute mentre è in peccato mortale; tuttavia, Dio ricompensa tali buone azioni dando la grazia del pentimento; e, quindi, tutte le persone, anche quelle in peccato mortale, dovrebbero sforzarsi di fare del bene.

D. 483. Dio ricompensa tutte le nostre buone opere?

R. Dio ricompensa la nostra buona intenzione e il desiderio di servirLo, anche quando le nostre opere non hanno successo. Dovremmo rinnovare questa buona intenzione spesso durante il giorno, e specialmente al mattino.

 

 

IL CATECHISMO DI BALTIMORA 3 (II) – Lez. 5-7

IL CATECHISMO DI BALTIMORA (2)

[Dal terzo Concilio generale di Baltimora

Versione 1891]

Lezioni 5-7

LEZIONE 5 –

SUL NOSTRO PRIMO GENITORE E SULLA CADUTA

D. 233. Chi furono il primo uomo e la prima donna?

R. I primi uomini, uomo e donna, sono stati Adamo ed Eva.

D. 234. Ci sono delle persone nel mondo che non sono discendenti di Adamo ed Eva?

R. Non ci sono persone nel mondo né adesso, né ce ne sono mai state, che non siano i discendenti di Adamo ed Eva, perché l’intera razza umana non ha avuto che un’unica origine.

D. 235. Le differenze di colore, di statura, ecc., che troviamo in razze distinte, indicano una differenza nei primi genitori?

R. Le differenze di colore, statura, ecc., che troviamo in razze distinte, non indicano differenza nei primi genitori, in quanto queste differenze sono state prodotte nel tempo da altre cause, come il clima, le abitudini, ecc…

D. 236. Adamo ed Eva erano innocenti e santi quando uscirono dalla mano di Dio?

R. Adamo ed Eva erano innocenti e santi quando uscirono dalla mano di Dio.

D. 237. Che cosa intendiamo dicendo che Adamo ed Eva “erano innocenti” quando uscirono dalla mano di Dio?

R. Quando diciamo che Adamo ed Eva “erano innocenti” quando uscirono dalla mano di Dio, intendiamo che essi erano nello stato di giustizia originale; cioè, erano dotati di ogni virtù e liberi da ogni peccato.

D. 238. Come si è formato il corpo di Adamo?

R. Dio ha formato il corpo esteriore di Adamo dall’argilla della terra, e poi ha insufflato in esso un’anima vivente.

D. 239. Come si è formato il corpo di Eva?

R. Il corpo di Eva si è formato da una costola estratta dal fianco di Adamo durante un sonno profondo che Dio fece scendere su di lui.

D. 240. Perché Dio fece Eva da una costola di Adamo?

R. Dio fece Eva da una costola di Adamo per dimostrare la stretta relazione esistente tra il marito e la moglie nella loro unione matrimoniale da Dio istituita.

D. 241. Potrebbe essersi sviluppato, il corpo dell’uomo, dal corpo di un animale inferiore?

R. Il corpo dell’uomo potrebbe essersi sviluppato dal corpo di un animale inferiore qualora Dio lo avesse voluto; ma la scienza non prova che il corpo dell’uomo sia stato così formato, mentre la rivelazione ci insegna che esso sia stato formato direttamente da Dio dall’argilla della terra.

D. 242. L’anima e l’intelligenza dell’uomo possono essersi formate dallo sviluppo della vita animale e dall’istinto?

R. L’anima dell’uomo non può essersi formata dallo sviluppo dell’istinto animale, poiché, essendo interamente spirituale, deve essere stata creata da Dio ed è unita al corpo non appena il corpo sia pronto a riceverla.

D. 243. Dio ha dato qualche comando ad Adamo ed Eva?

R. Per provare la loro obbedienza, Dio comandò ad Adamo ed Eva di non mangiare un certo frutto che cresceva nel giardino del Paradiso.

D. 244. Qual era il giardino del paradiso?

R. Il Giardino del Paradiso era un luogo grande e bello, preparato come abitazione dell’uomo sulla terra. E stato fornito di ogni specie di piante e di animali e con tutto ciò che potesse contribuire alla felicità dell’uomo.

D. 245. Dov’era il Giardino del Paradiso?

R. Il luogo esatto in cui si trovava il Giardino del Paradiso – chiamato anche il Giardino dell’Eden – non è conosciuto, poiché il diluvio può aver cambiato la superficie della terra e gli antichi punti di riferimento essere stati cancellati. Probabilmente era posto in Asia, non lontano dal fiume Eufrate.

D. 246. Come si chiamava l’albero recante il frutto proibito?

R. L’albero che porta il frutto proibito è stato chiamato “l’albero della conoscenza del bene e del male”.

D. 247. Conosciamo il nome di qualsiasi altro albero nel giardino?

R. Conosciamo il nome di un altro albero nel giardino chiamato “albero della vita”. Il suo frutto manteneva i corpi dei nostri primi genitori in uno stato di perfetta salute.

D. 248. Quali sarebbero state le principali beatitudini destinate ad Adamo ed Eva se fossero rimasti fedeli a Dio?

R. Le principali beatitudini destinate ad Adamo ed Eva, se fossero rimaste fedeli a Dio, erano un costante stato di felicità in questa vita e la gloria eterna nell’altro.

D. 249. Adamo ed Eva sono rimasti fedeli a Dio?

R. Adamo ed Eva non rimasero fedeli a Dio, ma infransero il Suo comando mangiando il frutto proibito.

D. 250. Chi fu il primo a disobbedire a Dio?

R. Eva fu la prima a disobbedire a Dio e indusse Adamo a fare lo stesso.

D. 251. In che modo Eva fu tentata nel peccare?

R. Eva fu tentata dal peccato dal diavolo, che venne sotto forma di un serpente e la persuase ad infrangere il comando di Dio.

D. 252. Quali furono le cause principali che portarono Eva nel peccato?

R. Le cause principali che portarono Eva nel peccato furono: (1) Si espose al pericolo di peccare ammirando ciò che era proibito, invece di evitarlo. (2) Lei non cadde subito nella tentazione, ma discutendo si arrese ad essa. Una simile condotta da parte nostra, allo stesso modo ci porterà al peccato.

D. 253. Che cosa accadde ad Adamo ed Eva a causa del loro peccato?

R. Adamo ed Eva, a causa del loro peccato, persero l’innocenza e la santità e furono condannati alla malattia e alla morte.

D. 254. Quali altri mali hanno colpito Adamo ed Eva a causa del loro peccato?

R. Molti altri mali colpirono Adamo ed Eva a causa del loro peccato. Furono cacciati dal Paradiso e condannati a lavorare. Dio dispose anche che d’ora in poi la terra non producesse raccolti senza essere coltivata, e che le bestie, una volta amici dell’uomo, diventassero i suoi selvatici nemici.

D. 255. Dovevamo noi rimanere nel Giardino del Paradiso per sempre, se Adamo non avesse peccato?

R. Non dovevamo rimanere nel Giardino del Paradiso per sempre anche se Adamo non avesse peccato, ma dopo aver attraversato gli anni della prova sulla terra, dovevamo essere presi, corpo e anima, e portati in cielo senza patire la morte.

256. Qual male ci ha colpiti a causa della disobbedienza dei nostri primi genitori?

R. A causa della disobbedienza dei nostri primi genitori, tutti condividiamo il loro peccato e la loro punizione, come avremmo condiviso d’altra parte la loro felicità, se fossero rimasti fedeli.

D. 257. Non è ingiusto punirci per il peccato dei nostri primi genitori?

R. Non è ingiusto punirci per il peccato dei nostri primi genitori, perché la loro punizione consisteva nell’essere privati ​​di un dono gratuito di Dio; cioè, del dono della giustizia originale a cui non avevano alcun rigoroso diritto al quale volontariamente avevano rinunciato nel loro atto di disobbedienza.

D. 258. Ma in che modo la perdita del dono della giustizia originale ha lasciato i nostri primi genitori e noi in peccato mortale?

R. La perdita del dono della giustizia originale ha lasciato i nostri primi genitori e noi, nel peccato mortale, perché li ha privati ​​della Grazia di Dio, ed è proprio nell’essere senza questo dono della Grazia, che è consistito e consiste il peccato mortale. Poiché anche tutti i loro figli sono privati ​​dello stesso dono di Grazia, pur essi vengono al mondo nello stato di peccato mortale.

D. 259. Quali altri effetti seguirono al peccato dei nostri primi genitori?

R. La nostra natura era corrotta dal peccato dei nostri primi genitori, oscurando così la nostra comprensione, indebolendo la nostra volontà e lasciando in noi una forte inclinazione al male.

D. 260. Che cosa intendiamo per “la nostra natura è stata corrotta”?

R. Quando diciamo che “la nostra natura è stata corrotta” intendiamo che tutto il nostro essere, corpo e anima, è stato ferito in tutte le sue parti e nei suoi poteri.

D. 261. Perché diciamo che la nostra comprensione è stata oscurata?

R. Diciamo che la nostra comprensione è stata oscurata perché anche con il molto apprendimento, non abbiamo la chiara conoscenza, la percezione rapida e la memoria ritentiva che Adamo aveva prima della sua caduta dalla grazia.

D. 262. Perché diciamo che la nostra volontà è stata indebolita?

R. Diciamo che la nostra volontà è stata indebolita per mostrare che il nostro libero arbitrio non è stato interamente tolto dal peccato di Adamo, e che abbiamo ancora il potere di usare il nostro libero arbitrio, facendo il bene o il male.

D. 263. In che consiste la forte inclinazione al male che è rimasta in noi?

R. Questa forte inclinazione al male che è lasciata in noi, consiste negli sforzi continui che i nostri sensi e i nostri appetiti fanno per condurre le nostre anime al peccato. Il corpo è incline a ribellarsi contro l’anima e l’anima stessa a ribellarsi contro Dio.

D. 264. Che cos’è questa forte inclinazione richiamata al male, e perché Dio le ha permesso di rimanere in noi?

R. Questa forte inclinazione al male è chiamata concupiscenza, e Dio le permette di rimanere in noi perché, con la sua grazia, possiamo resisterle e così aumentare i nostri meriti.

D. 265. Come è chiamato il peccato che ereditiamo dai nostri primi genitori?

R. Il peccato che ereditiamo dai nostri primi genitori è chiamato peccato originale.

D. 266. Perché questo peccato è chiamato originale?

R. Questo peccato è chiamato originale perché discende fino a noi dai nostri primi genitori e veniamo al mondo con questa colpa sulla nostra anima.

D. 267. Questa corruzione della nostra natura rimane in noi dopo che il peccato originale sia stato perdonato?

R. Questa corruzione della nostra natura e le altre pene rimangono in noi anche dopo che il peccato originale è perdonato.

D. 268. Qualcuno è mai stato preservato dal peccato originale?

R. La Beata Vergine Maria, per i meriti del suo divin Figlio, fu preservata libera dalla colpa del peccato originale, e questo privilegio è chiamato la sua Immacolata Concezione.

269. Perché la Vergine è stata preservata dal peccato originale?

R. La Beata Vergine fu preservata dal peccato originale perché non sarebbe stato coerente con la dignità del Figlio di Dio che la Madre Sua, anche per un solo istante, fosse stata sotto la potenza del diavolo, nemico di Dio.

D. 270. In che modo la Beata Vergine poteva essere preservata dal peccato dal suo Divin Figlio, prima che suo Figlio nascesse?

R. La Vergine Benedetta poteva essere preservata dal peccato dal suo Divin Figlio prima che nascesse come uomo, poiché Egli sempre è esistito come Dio e aveva previsto i suoi meriti futuri e la dignità della Madre Sua. Quindi, per i suoi futuri meriti, aveva previsto il suo privilegio di essere esente dal peccato originale.

D. 271. Che cosa significa “Immacolata Concezione”?

R. L’Immacolata Concezione significa il privilegio esclusivo della Vergine Beata di venire all’esistenza, per i meriti di Gesù Cristo, senza la macchia del peccato originale. Non significa, quindi, che la sua vita sia stata esente dal peccato, né la verginità perpetua o la concezione miracolosa del Nostro Divino Signore mediante l’opera dello Spirito Santo.

D. 272. Qual è sempre stata la credenza della Chiesa riguardo a questa verità?

R. La Chiesa ha sempre creduto nell’Immacolata Concezione della Beata Vergine e collocando questa verità oltre ogni dubbio, l’ha dichiarato un Articolo di Fede.

D. 273. A cosa dovrebbero portarci i pensieri dell’Immacolata Concezione?

I pensieri dell’Immacolata Concezione dovrebbero portarci ad un grande amore per la purezza e al desiderio di imitare la Vergine Santa nella pratica di quella santa virtù.

LEZIONE 6 –

SUL PECCATO E SUOI TIPI

D. 274. Come si distingue il peccato?

R. Il peccato si distingue in:

-1) peccato che ereditiamo, chiamato peccato originale, e:

– 2) il peccato che commettiamo noi, chiamato peccato attuale. Il peccato reale è suddiviso in peccati maggiori, chiamati mortali, e peccati minori, chiamati veniali.

D. 275. In quanti modi può essere commesso il peccato reale?

R. Il peccato effettivo può essere commesso in due modi: facendo volontariamente le cose proibite o trascurando volontariamente le cose comandate.

D. 276. Come si chiama il nostro peccato quando trascuriamo le cose comandate?

R. Quando trascuriamo le cose comandate, il nostro peccato è chiamato “peccato di omissione”. Trascurare volontariamente di ascoltare la Messa la domenica, o andare alla Confessione almeno una volta all’anno, sono ad esempio peccati di omissione.

D. 277. Il peccato originale è l’unico tipo di peccato?

R. Il peccato originale non è il solo tipo di peccato; c’è un altro tipo di peccato, che noi commettiamo, chiamato vero peccato.

D. 278. Che cos’è il peccato attuale?

R. Il peccato attuale o reale è qualsiasi pensiero intenzionale, parola, azione o omissione contraria alla legge di Dio.

D. 279. Quanti tipi di peccato attuale ci sono?

R. Esistono due tipi di peccato reale: il mortale e il veniale.

D. 280. Che cos’è il peccato mortale?

R. Il peccato mortale è un’offesa grave contro la legge di Dio.

D. 281. Perché questo peccato si chiama mortale?

R. Questo peccato è chiamato mortale perché ci priva della vita spirituale, che è la grazia santificante, conduce alla morte eterna e alla dannazione all’anima.

D. 282. Quante cose sono necessarie per rendere mortale un peccato?

R. Per commettere un peccato mortale, sono necessarie tre cose: 1. una materia grave, 2. una consapevolezza sufficiente e 3. il pieno consenso della volontà.

D. 283. Che cosa intendiamo per “materia grave” riguardo al peccato?

R. Per “materia grave” riguardo al peccato, intendiamo che il pensiero, la parola o l’azione con cui viene commesso il peccato mortale, devono essere molto cattivi in ​​sé o severamente proibiti, e quindi sufficienti per commettere un peccato mortale se deliberatamente cadiamo in esso.

D. 284. Che cosa significa “sufficiente consapevolezza e pieno consenso della volontà”?

R. “Consapevolezza sufficiente” significa che sappiamo con certezza che il pensiero, la parola o l’azione sono peccaminosi, nel momento in cui ne siamo colpevoli; e “il pieno consenso della volontà” significa che dobbiamo cedere pienamente e volontariamente ad essa.

D. 285. Quali sono i peccati commessi senza consapevolezza o deliberato consenso?

R. I peccati commessi senza consapevolezza o consenso sono chiamati peccati materiali; cioè, sarebbero peccati formali e reali, se ne conoscessimo la peccaminosità nel momento in cui li stiamo per commettere. Così mangiare carne in un giorno di astinenza senza sapere che sia un giorno di astinenza o senza pensare al divieto, sarebbe un peccato materiale.

D. 286. I peccati materiali commessi nel passato, diventano veri peccati non appena scopriamo la loro peccaminosità?

R. I peccati materiali passati non diventano veri peccati appena scopriamo la loro peccaminosità, a meno che non li ripetiamo nuovamente con piena consapevolezza e consenso.

D. 287. Come possiamo sapere quali peccati siano considerati mortali?

R. Possiamo sapere quali peccati siano considerati mortali: dalla Sacra Scrittura, dall’insegnamento della Chiesa e dagli scritti dei Padri e dei Dottori della Chiesa.

D. 288. Perché è sbagliato giudicare gli altri colpevoli di peccato?

R. È sbagliato giudicare gli altri colpevoli di peccato perché non possiamo sapere con certezza se il loro atto peccaminoso sia stato commesso con sufficiente consapevolezza e pieno consenso della volontà.

D. 289. Quale peccato commette chi, senza una ragione sufficiente, ritiene un altro colpevole di peccato?

R. Colui che senza una ragione sufficiente crede che un altro sia colpevole di peccato commette un peccato di giudizio avventato.

D. 290. Che cos’è il peccato veniale?

R. Il peccato veniale è una offesa leggera contro la legge di Dio in questioni di minore importanza o, in questioni di grande importanza, è un’offesa commessa senza sufficiente consapevolezza o pieno consenso della volontà.

D. 291. Possiamo sempre distinguere il peccato veniale dal peccato mortale?

R. Non possiamo sempre distinguere il peccato veniale dal peccato mortale, e in tali casi dobbiamo lasciare la decisione al nostro confessore.

D. 292. Le piccole offese possono mai diventare peccati mortali?

R. Lievi offese possono diventare peccati mortali se li commettiamo con disprezzo provocatorio verso Dio o la Sua legge; oppure anche quando sarebbero seguiti da conseguenze molto malvagie, che noi prevediamo nel commetterli.

D. 293. Quali sono gli effetti del peccato veniale?

R. Gli effetti del peccato veniale sono: 1) la diminuzione dell’amore di Dio nel nostro cuore, 2) il renderci meno degni del suo aiuto, e 3) l’indebolimento del potere di resistere al peccato mortale.

D. 294. Come possiamo sapere che un pensiero, una parola o un’azione siano peccaminosi?

R. Possiamo sapere che un pensiero, una parola o un’azione siano peccaminosi se esse, commesse od omesse, sono proibite da una qualsiasi legge di Dio e della sua Chiesa, o se si oppone a qualsiasi virtù soprannaturale.

D. 295. Quali sono le principali fonti di peccato?

R. Le principali fonti di peccato sono sette, orgoglio, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, accidia, e sono comunemente chiamate: peccati capitali.

D. 296. Che cos’è l’orgoglio?

R. L’orgoglio è un amore eccessivo per le nostre capacità; tale da farci disobbedire peccando, piuttosto che umiliarci.

D. 297. Quale effetto ha l’orgoglio per le nostre anime?

R. L’orgoglio genera nelle nostre anime un’ambizione peccaminosa, la vanagloria, la presunzione e l’ipocrisia.

D. 298. Che cos’è la avarizia o cupidigia?

R. L’avarizia o cupidigia è un desiderio eccessivo delle cose del mondo.

D. 299. Quale effetto ha la cupidigia sulle nostre anime?

R. La cupidigia genera nelle nostre anime cattiveria, disonestà, l’inganno e la mancanza di carità.

D. 300. Che cos’è la lussuria?

R. La lussuria è un desiderio eccessivo per i piaceri peccaminosi proibiti dal sesto comandamento.

D. 301. Quale effetto ha la lussuria sulle nostre anime?

R. La lussuria genera nelle nostre anime un disgusto per le cose sante, una coscienza perversa, un odio per Dio, e molto spesso porta ad una completa perdita della fede.

D. 302. Che cos’è l’ira?

R. L’ira è un’emozione eccessiva della mente eccitata contro qualsiasi persona o cosa, o è un desiderio eccessivo di vendetta.

D. 303. Che effetto ha l’ira sulla nostra anima?

R. L’ira genera nelle nostre anime impazienza, odio, irriverenza e troppo spesso l’abitudine a bestemmiare.

D. 304. Che cos’è la gola o ingordigia?

R. La gola è un desiderio eccessivo di cibo o di bevande.

D. 305. Che tipo di peccato è l’ubriachezza?

R. L’ubriachezza è un peccato di gola per il quale una persona si priva dell’uso della ragione, con l’assunzione eccessiva di bevande inebrianti.

D. 306. L’ubriachezza è sempre un peccato mortale?

R. L’ubriachezza deliberata è sempre un peccato mortale se la persona viene completamente privata da questa, dell’uso della ragione, ma l’ubriachezza che non è compresa o desiderata, può essere giustificata dal peccato mortale.

D. 307. Quali sono gli effetti principali dell’ubriachezza abituale?

R. L’ubriachezza abituale ferisce il corpo, indebolisce la mente, porta la vittima in preda a molti vizi e lo espone al pericolo di morire in uno stato di peccato mortale.

D. 308. Quali sono i tre peccati che sembrano causare la maggior parte dei mali nel mondo?

R. L’ubriachezza, la disonestà e l’impurità, sembrano causare la maggior parte dei mali nel mondo, e devono quindi essere attentamente evitati in ogni momento.

D. 309. Che cos’è l’invidia?

R. L’invidia è un sentimento di dispiacere per la fortuna dell’altro e la gioia del male che si abbatte su di lui; come se noi stessi fossimo feriti dal bene e beneficati dal male che gli viene.

D. 310. Che effetto ha l’invidia sull’anima?

R. L’invidia genera nell’anima una mancanza di carità per il prossimo e produce uno spirito di diffamazione, di maldicenza e di calunnia.

D. 311. Che cos’è l’accidia?

R. L’accidia è una pigrizia della mente e del corpo, attraverso la quale trascuriamo i nostri doveri a causa del lavoro che essi richiedono.

D. 312. Quale effetto ha la pigrizia sull’anima?

R. La pigrizia genera nell’anima uno spirito di indifferenza verso i nostri doveri spirituali e un disgusto per la preghiera.

D. 313. Perché le sette radici o fonti del peccato sono chiamate peccati capitali?

R. Le sette fonti del peccato sono chiamate peccati capitali perché dirigono gli altri nostri peccati e ne sono la causa.

D. 314. Che cosa intendiamo per: nostro peccato predominante o passione dominante?

R. Per il nostro peccato predominante, o passione dominante, intendiamo il peccato in cui cadiamo più frequentemente e al quale troviamo più difficile resistere.

D. 315. Come possiamo superare meglio i nostri peccati?

R. Possiamo superare meglio i nostri peccati, proteggendoci dal nostro peccato predominante o dominante.

D. 316. Dovremmo rinunciare a cercare di essere buoni quando sembriamo non riuscire a superare i nostri difetti?

R. Non dobbiamo rinunciare a cercare di essere buoni quando sembra che non riusciamo a superare i nostri difetti, perché i nostri sforzi per essere buoni, ci impediranno almeno di diventare ancor peggiori.

D. 317. Quali virtù si oppongono ai sette peccati capitali?

R. L’umiltà è contraria all’orgoglio; la generosità alla cupidigia; la castità alla lussuria; la mitezza alla rabbia; la temperanza alla gola; l’amore fraterno all’invidia e diligenza alla pigrizia.

LEZIONE 7 –

SULL’INCARNAZIONE E LA REDENZIONE

D. 318. Che cosa significa “incarnazione” e cosa significa “redenzione”?

R. “Incarnazione” significa l’atto di vestirsi con la carne. Così nostro Signore ha rivestito la sua divinità con un corpo umano. “Redenzione” significa acquistare di nuovo.

D. 319. Dio ha abbandonato l’uomo dopo che questi cadde nel peccato?

R. Dio non ha abbandonato l’uomo dopo che questi era caduto nel peccato, ma gli ha promesso un Redentore, che avrebbe dovuto soddisfare il peccato dell’uomo e riaprirgli le porte del cielo.

D. 320. Che cosa intendiamo per “porte del paradiso”?

R. Per “porte del cielo” intendiamo il potere divino mediante il quale Dio ci tiene fuori dal cielo o ci ammette ad esso, a Suo piacimento.

D. 321. Chi è il Redentore?

R. Il nostro Santo Signore e Salvatore Gesù Cristo è il Redentore dell’umanità.

D. 322. Che cosa significa il nome “Gesù” e come è stato dato a Nostro Signore questo nome?

R. Il nome “Gesù” significa Salvatore o Redentore, e questo nome fu dato a Nostro Signore da un Angelo che apparve a Giuseppe e disse: “Maria darà alla luce un Figlio, e tu gli imporrai il nome di Gesù”.

D. 323. Che cosa significa il nome “Cristo”?

R. Il nome “Cristo” significa lo stesso che “Messia” e significa “Unto”; perché, come nell’antica legge, i profeti, i sommi sacerdoti e i re erano unti con olio, così Gesù, il Grande Profeta, Sommo Sacerdote e Re della Nuova Legge, fu unto come uomo con la pienezza del potere divino.

D. 324. In che modo Cristo dimostrò e provò il Suo potere divino?

R.  Cristo ha mostrato e dimostrato la sua potenza divina principalmente con i suoi miracoli, che sono opere straordinarie che possono essere eseguite solo con il potere ricevuto da Dio e che hanno, quindi, la sua ratifica e la sua autorità.

D. 325. Che cosa, quindi, dimostrarono i miracoli di Gesù Cristo?

R. I miracoli di Gesù Cristo provarono che qualunque cosa Egli avesse detto, era vera, e che quando dichiarò di essere il Figlio di Dio era assolutamente vero ciò che sosteneva di essere.

D. 326. Gli uomini non potrebbero essere stati ingannati nei miracoli di Cristo?

R. Gli uomini non potevano essere ingannati nei miracoli di Cristo perché essi venivano operati nella maniera più aperta e di solito in presenza di grandi moltitudini di persone, tra le quali c’erano molti dei suoi nemici, sempre pronti a smascherare qualsiasi inganno. E se Cristo non ha compiuto veri miracoli, in che modo avrebbe potuto convertire il mondo e persuadere gli uomini peccatori a rinunciare a ciò che amavano e a fare le cose difficili che la Religione cristiana impone?

D. 327. Non sono stati scritti anche dei falsi resoconti di questi miracoli dopo la morte di Nostro Signore?

R. False descrizioni di questi miracoli non potevano essere state scritte dopo la morte di Nostro Signore; allora infatti, né i suoi amici né i suoi nemici avrebbero creduto loro senza prove. Inoltre, i nemici di Cristo non negavano i miracoli, ma cercavano di spiegarli attribuendoli al potere del diavolo o ad altre cause. Per di più, gli Apostoli e gli Evangelisti che hanno scritto i resoconti, hanno sofferto la morte per testimoniare la loro fede nelle parole e nelle opere di Nostro Signore.

D. 328. Gesù Cristo è morto per riscattare tutti gli uomini di ogni età e razza senza eccezioni?

R. Gesù Cristo è morto per riscattare tutti gli uomini di ogni età e razza senza eccezioni; e ogni persona nata nel mondo dovrebbe condividere i suoi meriti, senza i quali nessuno può essere salvato.

D. 329. In che modo i meriti di Gesù Cristo si applicano alle nostre anime?

R. I meriti di Gesù Cristo sono applicati alle nostre anime attraverso i Sacramenti, e specialmente attraverso il Battesimo e la Penitenza, che ci riportano all’amicizia di Dio.

D. 330. Che cosa credi di Gesù Cristo?

R. Credo che Gesù Cristo sia il Figlio di Dio, la seconda Persona della Santissima Trinità, vero Dio e vero uomo.

D. 331. Non possiamo anche essere chiamati progenie di Dio, e quindi suoi figli e figlie?

R. Possiamo essere chiamati figli di Dio perché Egli ci ha adottato per la sua grazia o perché è il Padre che ci ha creati; ma noi non siamo, quindi, i suoi veri figli; mentre Gesù Cristo, il suo unico reale e vero Figlio, non fu né adottato né creato, ma fu generato da Suo Padre da tutta l’eternità.

D. 332. Perché Gesù Cristo è vero Dio?

R. Gesù Cristo è vero Dio perché è il vero e unico Figlio di Dio Padre.

D. 333. Perché Gesù Cristo è un vero uomo?

R. Gesù Cristo è vero uomo perché è il Figlio della Beata Vergine Maria e ha un corpo e un’anima come noi.

D. 334. Chi era il padre adottivo o il custode di Nostro Signore mentre era sulla terra?

R. San Giuseppe, il marito della Beata Vergine, era il padre putativo o il custode di Nostro Signore mentre era sulla terra.

D. 335. Gesù Cristo è nei cieli come Dio o come uomo?

R. Dalla sua ascensione Gesù Cristo è in cielo sia come Dio che come uomo.

D. 336. Quante nature ci sono in Gesù Cristo?

R. In Gesù Cristo ci sono due nature, la natura di Dio e la natura dell’uomo.

D. 337. Gesù Cristo è più di una Persona?

R. No. Gesù Cristo è solo una Persona Divina.

D. 338. Da cosa apprendiamo che Gesù Cristo è una sola persona?

R. Impariamo che Gesù Cristo è una sola Persona della Sacra Scrittura e dal costante insegnamento della Chiesa, che ha condannato tutti coloro che insegnano il contrario.

D. 339. Gesù Cristo è sempre stato Dio?

R. Gesù Cristo è sempre stato Dio, poiché è la seconda Persona della Santissima Trinità, uguale a Suo Padre da tutta l’eternità.

D. 340. Gesù Cristo è sempre stato uomo?

R. Gesù Cristo non fu sempre uomo, ma divenne uomo al tempo della sua incarnazione.

D. 341. Cosa intendi con l’Incarnazione?

R. Con l’incarnazione intendo che il Figlio di Dio è stato fatto uomo.

D. 342. In che modo il Figlio di Dio fu fatto uomo?

R. Il Figlio di Dio è stato concepito e fatto uomo dal potere dello Spirito Santo, nel seno della Beata Vergine Maria.

D. 343. La Beata Vergine Maria è veramente la Madre di Dio?

R. La Beata Vergine Maria è veramente la Madre di Dio, perché la stessa Persona Divina, che è il Figlio di Dio, è anche il Figlio della Beata Vergine Maria.

D. 344. Il Figlio di Dio si è fatto uomo immediatamente dopo il peccato dei nostri primi genitori?

R. Il Figlio di Dio non divenne uomo immediatamente dopo il peccato dei nostri primi genitori, ma fu loro promesso come Redentore.

D. 345. Quanti anni trascorsero da quando Adamo peccò fino al tempo in cui venne il Redentore?

R. Passarono circa 4000 anni dal momento in cui Adamo peccò, fino al tempo in cui venne il Redentore.

D. 346. Qual era la condizione morale del mondo immediatamente prima della venuta di Nostro Signore?

R. Poco prima della venuta di Nostro Signore, la condizione morale del mondo era pessima. L’idolatria, l’ingiustizia, la crudeltà, l’immoralità ed orribili vizi erano comuni quasi ovunque.

D. 347. Perché la venuta del Redentore è stata così a lungo ritardata?

R. La venuta del Redentore è stata ritardata talmente a lungo affinché il mondo – che soffre di ogni miseria – potesse apprendere il grande male del peccato e sapere che solo Dio può aiutare l’uomo decaduto.

D. 348. Quando fu promesso il Redentore all’umanità?

R. Il Redentore fu promesso per la prima volta all’umanità nel Giardino del Paradiso, e in seguito spesso attraverso Abramo e i suoi discendenti, i Patriarchi e attraverso numerosi Profeti.

D. 349. Chi erano i profeti?

R. I profeti furono uomini ispirati, ai quali Dio rivelava il futuro, affinché potessero farlo conoscere con assoluta certezza al popolo.

D. 350. Cosa predissero i profeti riguardo al Redentore?

R. I profeti, nella loro totalità, predissero in modo così preciso tutte le circostanze della nascita, della vita, della morte, della risurrezione e della gloria del Redentore, che nessuno che avesse studiato attentamente i loro scritti poteva non riconoscerlo quando realmente venne.

D. 351. Si sono adempiute tutte queste profezie riguardanti il ​​Redentore?

R. Tutte le profezie riguardanti il ​​Redentore sono state adempiute in ogni punto, dalle circostanze della nascita, della vita, della morte, della risurrezione e fino alla gloria di Cristo; Egli è, quindi, il Redentore promesso all’umanità fin dal tempo di Adamo.

D. 352. Dove troveremo queste profezie riguardo al Redentore?

R. Queste profezie riguardanti il ​​Redentore, le troveremo nei libri profetici della Bibbia o della Sacra Scrittura.

D. 353. Se la venuta del Redentore era predetta in modo così chiaro, perché non lo hanno riconosciuto tutti quando è venuto?

R. Non tutti hanno riconosciuto il Redentore quando è venuto, perché molti conoscevano solo una parte delle profezie, e ritenendo solo quelle riguardanti la Sua gloria, omettendo quelle riguardanti la Sua passione, non hanno potuto comprendere la Sua vita.

D. 354. Come potevano essere salvati coloro che vivevano prima che il Figlio di Dio diventasse uomo?

R. Coloro che vissero prima che il Figlio di Dio diventasse uomo, potevano essere salvati credendo in un Redentore venturo ed osservando i Comandamenti.

D. 355. In quale giorno il Figlio di Dio fu concepito e fatto uomo?

R. Il Figlio di Dio fu concepito e fatto uomo nel giorno dell’Annunciazione, il giorno in cui l’Angelo Gabriele annunciò alla Beata Vergine Maria che sarebbe stata la Madre di Dio.

D. 356. In quale giorno è nato Cristo?

R. Cristo è nato il giorno di Natale, in una stalla a Betlemme, oltre millenovecento anni fa.

357. Perché la Beata Vergine e San Giuseppe andarono a Betlemme poco prima della nascita di Nostro Signore?

R. La Beata Vergine e San Giuseppe andarono a Betlemme in obbedienza all’imperatore romano, che ordinò a tutti i suoi sudditi di registrare i loro nomi nelle città o nelle città dei loro antenati. Betlemme era la città di David, l’antenato reale di Maria e Giuseppe, e quindi dovettero registrarsi lì. Tutto ciò fu fatto dalla Volontà di Dio, affinché le profezie concernenti la nascita del Suo Divin Figlio, potessero essere adempiute.

D. 358. Perché Cristo è nato in una stalla?

R. Cristo nacque in una stalla perché Giuseppe e Maria erano poveri e stranieri a Betlemme, e senza denaro non trovarono nessun altro riparo. Ciò è stato permesso da Nostro Signore affinché potessimo imparare una lezione dalla Sua grande umiltà.

D. 359. Nel nominare gli ancestri o gli antenati di Nostro Signore, perché i Vangeli ricordano gli antenati di Giuseppe, che era solo il padre putativo di Cristo, e non gli antenati di Maria, che era la vera genitrice di Cristo?

R. Nel dare gli antenati di Nostro Signore, i Vangeli danno gli antenati di Giuseppe:

(1) Perché gli antenati delle donne non erano solitamente registrati dagli ebrei; e

(2) Perché Maria e Giuseppe erano membri della stessa tribù e avevano, quindi, gli stessi antenati; sicché, nel nominare gli antenati di Giuseppe, i Vangeli nominano anche quelli di Maria; e questo fu compreso da coloro ai quali i Vangeli erano destinati.

D. 360. Il nostro Signore aveva fratelli o sorelle?

R. Nostro Signore non aveva fratelli o sorelle. Quando i Vangeli parlano dei Suoi fratelli, intendono riferirsi ai suoi parenti prossimi. La Sua Beatissima Madre Maria, è sempre stata Vergine anche prima e alla Sua nascita come dopo.

D. 361. Chi furono i primi ad adorare Gesù bambino?

R. I pastori di Betlemme, ai quali la sua nascita fu annunciata dagli Angeli; e i Magi o tre saggi, che furono guidati alla Sua culla da una stella miracolosa, furono tra i primi ad adorare il Bambino. Ricordiamo l’adorazione dei Magi nella festa dell’Epifania, che significa apparizione o manifestazione, cioè, del nostro Salvatore.

D. 362. Chi ha cercato di uccidere Gesù bambino?

R. Erode cercò di uccidere Gesù Bambino perché pensava che l’influenza di Cristo – il nuovo re – lo avrebbe privato del suo trono.

D. 363. In che modo il Santo Bambino fu salvato dal potere di Erode?

R. Il Santo Bambino fu salvato dal potere di Erode mediante la fuga in Egitto, quando San Giuseppe – avvertito da un Angelo – fuggì frettolosamente in quel paese con Gesù e Maria.

D. 364. In che modo Erode sperava di realizzare i suoi disegni malvagi?

R. Erode sperava di realizzare i suoi disegni malvagi uccidendo tutti i bambini di Betlemme e dintorni. Il giorno in cui commemoriamo la morte di questi primi piccoli martiri che hanno versato il loro sangue a causa di Cristo, è chiamato la festa dei Santi Innocenti.

D. 365. Come possono essere divisi gli anni della vita di Cristo?

R. Gli anni della vita di Cristo possono essere divisi in tre parti:

– La sua infanzia, che si estende dalla sua nascita fino al dodicesimo anno, quando andò con i suoi genitori ad adorare nel Tempio di Gerusalemme.

– La sua vita nascosta, che si estende dal suo dodicesimo al trentesimo anno, durante il quale Egli dimorò con i suoi genitori a Nazareth.

– La sua vita pubblica, che si estende dal suo trentesimo anno, o dal suo battesimo di San Giovanni Battista alla sua morte; durante la quale ha insegnato le sue dottrine e stabilito la sua Chiesa.

D. 366. Perché la vita di Cristo è divisa così?

La vita di Cristo è divisa così per mostrare che tutte le classi trovano in Lui il loro modello. Nell’infanzia ha dato un esempio ai giovani; nella sua vita nascosta un esempio per coloro che si consacrano al servizio di Dio in uno stato religioso; e nella sua vita pubblica un esempio per tutti i cristiani senza eccezioni.

D. 367. Per quanto tempo Cristo visse sulla terra?

Cristo visse sulla terra per circa trentatré anni e condusse una vita santissima in povertà e nella sofferenza.

D. 368. Perché Cristo ha vissuto così a lungo sulla terra?

Cristo ha vissuto così a lungo sulla terra per mostrarci la via per il cielo con i suoi insegnamenti ed il suo esempio.

 

IL CATECHISMO DI BALTIMORA 3 (I), – Lez. 1-4

IL CATECHIAMO DI BALTIMORA (I)

[Dal terzo Concilio generale di Baltimora

Versione 1891]

Lezioni 1-4

LEZIONE 1

SUL FINE DELL’UOMO

 (Nota: la domanda n. 126 è l’inizio corretto del Catechismo di Baltimora n. 3)

D. 126. Che cosa intendiamo per “fine dell’uomo”?

R. Per “fine dell’uomo” intendiamo lo scopo per cui l’uomo è stato creato, cioè: conoscere, amare e servire Dio.

D. 127. Come si sa che l’uomo è stato creato solo per Dio?

R. Si sa che l’uomo è stato creato per Dio solo, perché tutto nel mondo è stato creato per qualcosa di più perfetto di sé: ma non c’è nulla al mondo più perfetto dell’uomo; perciò, egli fu creato per qualcosa che è al di fuori di questo mondo, e dal momento che non fu creato per gli Angeli, doveva essere stato creato solo per Dio.

D. 128. In che senso tutti gli uomini sono uguali?

R. Tutti gli uomini sono uguali in tutto ciò che riguarda la loro natura ed il loro fine. Sono tutti composti infatti da un corpo e da un’anima; sono tutti creati ad immagine e somiglianza di Dio; sono tutti dotati di comprensione e di libero arbitrio; e tutti sono stati creati per il medesimo fine: Dio.

D. 129. Gli uomini non differiscono tra loro in molte cose?

R. Gli uomini differiscono tra loro n molte cose, come l’apprendimento, la ricchezza, il potere, ecc.; ma tutte queste cose appartengono al mondo e non alla natura dell’uomo. Egli è venuto in questo mondo senza di esse e lo lascerà pure senza di esse. Solo le opere fatte in questo mondo nel bene o nel male, accompagneranno gli uomini nel mondo futuro.

D. 130. Chi ha creato il mondo?

R. È Dio che ha creato il mondo!

D. 131. Che cosa si intende per “mondo” in questa domanda?

R. In questa domanda “mondo” significa l’universo, cioè l’intera creazione: tutto ciò che vediamo ora o che si potrà vedere in futuro.

D. 132. Chi è Dio?

R. Dio è il Creatore del cielo, della terra e di tutte le cose.

D. 133. Chi è l’uomo?

R. L’uomo è una creatura composta da un corpo e da un’anima e creata ad immagine e somiglianza di Dio.

D. 134. “L’uomo” nel Catechismo significa tutti gli esseri umani?

R. “Uomo” nel Catechismo significa effettivamente tutti gli esseri umani, uomini o donne, giovani, vecchi o bambini.

D. 135. Che cos’è una creatura?

R.  Una creatura è qualsiasi cosa creata, che abbia o meno vita, un corpo o nessun corpo. Ogni essere, persona o cosa, eccetto Dio stesso, può essere chiamato “creatura”.

D. 136. Questa somiglianza [dell’uomo a Dio] è nel corpo o nell’anima?

R. Questa somiglianza dell’uomo a Dio, è principalmente nell’anima.

D. 137. In che modo l’anima è simile a Dio?

R. L’anima è simile a Dio perché è uno spirito che non morirà mai, e ha comprensione e libero arbitrio.

D. 138. Ogni cosa invisibile è uno spirito?

R. Ogni spirito è invisibile. il che significa che non può essere visto; ma ogni cosa invisibile non è uno spirito. Il vento è invisibile e non è uno spirito.

D. 139. Uno spirito possiede altre qualità?

R. Uno spirito è anche indivisibile; cioè non può essere diviso in parti, così come dividiamo le cose materiali.

D. 140. Che cosa significano le parole “non morirà mai”?

R. Con le parole “non morirà mai” intendiamo che l’anima, una volta creata, non cesserà mai di esistere, qualunque sia la sua condizione nel prossimo mondo. Quindi diciamo che l’anima è immortale o dotata dell’immortalità.

D. 141. Perché allora diciamo che un’anima è morta mentre si trova in uno stato di peccato mortale?

R. Diciamo che un’anima è morta mentre si trova in uno stato di peccato mortale, perché in quello stato è impotente come un corpo morto, e non può meritare nulla per se stessa.

D. 142. Che cosa significa la nostra “comprensione”?

R. La nostra “comprensione” significa il “dono della ragione”, mediante il quale l’uomo si distingue da tutti gli altri animali e per mezzo del quale ha la possibilità di pensare e quindi di acquisire la conoscenza onde regolare le sue azioni.

D. 143. Possiamo imparare tutte le verità solo mediante la nostra ragione?

R. Noi non possiamo imparare tutte le verità solo con la nostra ragione, poiché alcune verità sono al di là del potere di comprensione della nostra ragione e ci devono essere pertanto insegnate da Dio.

D. 144. Come chiamiamo le verità che Dio ci insegna?

R. Presa nel loro insieme, chiamiamo le verità che Dio ci insegna: rivelazione, e chiamiamo rivelazione anche il modo in cui Egli le insegna.

D. 145. Che cos’è il “libero arbitrio”?

R. “Il libero arbitrio” è quel dono di Dio mediante il quale abbiamo la possibilità di scegliere tra una cosa e l’altra, di fare il bene o il male nonostante la ricompensa o la punizione.

D. 146. Gli animali bruti hanno la “comprensione” e il “libero arbitrio”?

R. Gli animali bruti non hanno “comprensione” né “libero arbitrio”. Non hanno “comprensione” perché non cambiano mai le loro abitudini né migliorano le loro condizioni. Non hanno “libero arbitrio” perché non lo dimostrano mai nelle loro azioni.

D. 147. Quale dono negli animali supplisce in luogo della ragione?

R. Il dono dell’ “istinto” supplisce negli animali a guidare le loro azioni in luogo della ragione.

D. 148. Che cos’è l’istinto?

R. “L’istinto” è un dono mediante il quale tutti gli animali sono spinti a seguire le leggi e le abitudini che Dio ha dato alla loro natura.

D. 149. Gli uomini bruti hanno un’ “istinto”?

R. Gli uomini hanno anch’essi un “istinto” e lo mostrano quando si trovano improvvisamente nel pericolo, e non hanno quindi il tempo di usare la loro ragione. Un uomo che cade improvvisamente, ad esempio, afferra qualcosa per sostenersi.

D. 150. Perché Dio ti ha creato?

R. Dio ha fatto in modo che lo conoscessi, per poterlo così amare e servire in questo mondo ed essere felice con Lui per sempre nel mondo prossimo.

D. 151. Perché è necessario conoscere Dio?

R. È necessario conoscere Dio perché senza conoscerlo non possiamo amarlo; e senza amarlo non possiamo essere salvati. Dovremmo conoscerlo perché è infinitamente vero; amarlo perché è infinitamente bello; e servirlo perché è infinitamente buono.

D. 152. Di cosa dobbiamo prenderci maggiormente cura, della nostra anima o del nostro corpo?

R. Dobbiamo prenderci cura della nostra anima più che del nostro corpo.

D. 153. Perché dobbiamo prenderci cura della nostra anima più che del nostro corpo?

R. Dobbiamo prenderci cura della nostra anima più che del nostro corpo, perché perdendo la nostra anima, perdiamo Dio e la felicità eterna.

D. 154. Che cosa dobbiamo fare per salvare le nostre anime?

R. Per salvare le nostre anime, dobbiamo adorare Dio mediante la fede, la speranza e la carità; cioè, dobbiamo credere in Lui, sperare in Lui e amarlo con tutto il cuore.

D. 155. Che cosa significa “culto”?

R. “Culto” significa dare onore divino con azioni quali l’offerta di preghiere o di sacrifici.

D. 156. Come possiamo conoscere le cose a cui dobbiamo credere?

R. Conosciamo le cose alle quali dobbiamo credere, dalla Chiesa Cattolica, attraverso la quale Dio ci parla.

D. 157. Che cosa intendiamo per “Chiesa, attraverso la quale Dio ci parla”?

R. Con “Chiesa, attraverso la quale Dio ci parla”, intendiamo la “Chiesa docente”, che insegna, e cioè: il Papa, i Vescovi e i sacerdoti, il cui compito è quello di istruirci nelle verità e nelle pratiche della nostra religione.

D. 158. Dove troveremo le principali verità che la Chiesa insegna?

R. Troveremo le principali verità che la Chiesa insegna nel Credo degli Apostoli.

D. 159. Se troveremo solo le “principali verità” nel Credo degli Apostoli, dove troveremo le restanti verità?

R. Troveremo le restanti verità della nostra fede negli scritti religiosi e nei discorsi approvati dall’autorità della Chiesa.

D. 160. Nomina alcune verità sacre non menzionate nel Credo degli Apostoli.

R. Nel Credo degli Apostoli non si fa menzione della presenza reale di Nostro Signore nella Santa Eucaristia, né dell’infallibilità del Papa, né dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, né di alcune altre verità che siamo obbligati a credere

D. 161. Recita il Credo degli Apostoli.

R. Io credo in Dio, Padre Onnipotente, Creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore; che fu concepito dallo Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, soffrì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso; morì e fu sepolto. Discese agl’inferi: il terzo giorno risuscitò dai morti: salì al cielo, si è seduto alla destra di Dio, Padre onnipotente: da lì verrà per giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, nella Santa Chiesa cattolica, nella comunione dei santi, nella remissione dei peccati, nella risurrezione dei corpi e nella vita eterna. Amen.

LEZIONE 2 –

DIO E LE SUE PERFEZIONI

D. 162. Che cos’è una perfezione?

R. Una perfezione è la somma delle buone qualità che una cosa dovrebbe avere. Una cosa è perfetta quando ha tutte le buone qualità che dovrebbe avere.

D. 163. Che cos’è Dio?

R. Dio è uno spirito infinitamente perfetto.

D. 164. Che cosa intendiamo quando diciamo che Dio è “infinitamente perfetto”?

R. Quando diciamo che Dio è “infinitamente perfetto” intendiamo che non vi sono misure o limiti alla sua perfezione; poiché Egli possiede tutte le buone qualità nel più alto grado possibile e Lui solo è “infinitamente perfetto”.

D. 165. Dio ha avuto un inizio?

R. Dio non ha avuto inizio; Egli è sempre stato e lo sarà sempre.

D. 166. Dov’è Dio?

R. Dio è ovunque

D. 167. E come Dio è ovunque?

R. Dio è dappertutto completo ed intero in qualsiasi posto. Questo è vero e dobbiamo crederci, anche se non possiamo capirlo.

D. 168. Se Dio è ovunque, perché non lo vediamo?

R. Non vediamo Dio, perché è un puro spirito e non può essere visto con gli occhi del corpo.

D. 169. Perché chiamiamo Dio “spirito puro”?

R. Chiamiamo Dio puro spirito perché non ha un corpo. La nostra anima è uno spirito, ma non uno spirito “puro”, perché è stato creato per essere unito al nostro corpo.

D. 170. Perché non possiamo vedere Dio con gli occhi del nostro corpo?

R. Non possiamo vedere Dio con gli occhi del nostro corpo perché essi sono creati per vedere solo le cose materiali, e Dio non è materiale. bensì spirituale.

D. 171. Dio ci vede?

R. Dio ci vede e veglia su di noi

D. 172. È necessario che Dio vegli su di noi?

R. È necessario che Dio vegli su di noi, poiché senza la sua costante cura noi non potremmo esistere.

D. 173. Dio conosce tutto?

R. Dio conosce tutte le cose, anche i nostri pensieri, le parole e le azioni più segrete.

D. 174. Dio può fare tutto?

R. Dio può fare tutte le cose, e nulla è difficile o impossibile per Lui.

D. 175. Quando una cosa è detta “impossibile”?

R. Una cosa è detta “impossibile” quando non può essere eseguita. Molte cose che sono impossibili per le creature, sono invece possibili per Dio.

D. 176. Dio è giusto, santo e misericordioso?

R. Dio è tutto giusto, tutto santo, tutto misericordioso, così come è infinitamente perfetto.

D. 177. Perché Dio deve essere “giusto” e “misericordioso”?

R. Dio deve essere altrettanto misericordioso perché deve adempiere la Sua promessa di punire coloro che meritano la punizione, e perché Egli non può essere infinito in una perfezione senza essere infinito in tutto.

D. 178. In quali peccati ci condurrà l’oblio della giustizia di Dio?

R. L’oblio della giustizia di Dio ci poterà al peccato di presunzione.

D. 179. In quale peccato ci porterà l’oblio della misericordia di Dio?

R. L’oblio della misericordia di Dio ci condurrà nel peccato di disperazione.

LEZIONE 3 –

L’UNITÀ E LA TRINITÀ DI DIO

180. Che cosa significa “unità” e cosa significa “trinità”?

R. “Unità” significa essere uno; “trinità” significa essere triplice o tre in uno.

D. 181. Possiamo trovare un esempio per illustrare pienamente il mistero della Beata Trinità?

R. Non possiamo trovare un esempio per illustrare pienamente il mistero della Trinità Santissima, perché i misteri della nostra santa Religione sono al di là di qualsiasi raffronto.

D. 182. Esiste un solo Dio?

R. Sì; c’è un solo Dio.

D. 183. Perché può esserci un solo Dio?

R. Può esserci un solo Dio perché Dio, essendo supremo e infinito, non può avere un uguale. 

D. 184. Che cosa significa “supremo”?

R. “Supremo” significa il massimo grado di autorità; ed anche il più eccellente o il più grande possibile in qualsiasi cosa. Quindi in tutte le cose Dio è supremo, e nella Chiesa supremo è il Papa.

D. 185. Quando due persone sono considerate uguali?

R. Si dice che due persone sono uguali quando l’una non è in alcun modo più grande o inferiore all’altra.

D. 186. Quante persone ci sono in Dio?

R. In Dio ci sono tre Persone divine, veramente distinte ed uguali in tutte le cose: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

D. 187. Che cosa significano “divino” e “distinto”?

R. “Divino” significa pertinente a Dio e “distinto” significa separato; cioè, non è confuso o mescolato con qualsiasi altra cosa.

D. 188. Il Padre è Dio?

R. Il Padre è Dio e la prima Persona della Santissima Trinità. 

D. 189. Il Figlio è Dio?

R. Il Figlio è Dio ed è la seconda Persona della Santissima Trinità.

D. 190. Lo Spirito Santo è Dio?

R. Lo Spirito Santo è Dio ed è la terza Persona della Santissima Trinità.

D. 191. “Primo”, “secondo” e “terzo” riguardo alle Persone della Santissima Trinità significa che una Persona esisteva prima dell’altro o che l’una era superiore dell’altra?

R. “Primo”, “secondo” e “terzo” riguardo alle Persone della Santissima Trinità non significa che una Persona sia precedente all’altra o che una sia più grande dell’altra; poiché tutte le Persone della Trinità sono eterne e uguali sotto ogni aspetto. Questi numeri sono usati per marcare la distinzione tra le Persone e mostrano l’ordine in cui l’una procede dall’altra.

D. 192. Cosa intendi con la Santissima Trinità?

R. Per Santissima Trinità intendo un Dio in tre Divine Persone. 

D. 193. Le tre Persone divine sono uguali in tutte le cose?

R. Le tre Persone divine sono uguali in tutte le cose.

D. 194. Le tre Persone Divine sono lo stesso Dio?

R. Le tre Persone divine sono un unico e medesimo Dio, hanno la stessa natura divina e la stessa sostanza.

D. 195. Che cosa intendiamo per “natura” e “sostanza” di una cosa?

R. Per “natura” di una cosa, intendiamo la combinazione di tutte le qualità che rendono quella cosa ciò che essa è. Per “sostanza” di una cosa, intendiamo la parte che non cambia mai e che non può essere cambiata senza distruggere la natura della cosa stessa.

D. 196. Possiamo comprendere appieno come le tre Divine Persone siano un unico e unico Dio?

R. Noi non possiamo comprendere appieno come le tre Divine Persone siano un unico e medesimo Dio, perché questo è un mistero.

D. 197. Che cos’è un mistero?

R. Un mistero è una verità che non riusciamo a comprendere pienamente.

D. 198. Ogni verità che non possiamo comprendere è dunque un mistero?

R. Ogni verità che non possiamo capire non è un mistero; ma ogni verità rivelata che nessuno può capire è un mistero.

D. 199. Dovremmo credere a verità che non possiamo capire?

R. Dovremmo e spesso crediamo a verità che non possiamo capire, quando abbiamo la prova della loro esistenza.

D. 200. Fai un esempio di verità che tutti credono, anche se molti non le capiscono.

R. Tutti credono che la terra sia rotonda e in movimento, sebbene molti non lo capiscano. Tutti credono che un seme piantato nel terreno produrrà un fiore o un albero spesso con più di un migliaio di altri semi uguali a se stesso, sebbene molti non possano capire come questo avvenga.

D. 201. Perché una religione divina ha dei misteri?

R. Una religione divina deve avere dei misteri perché deve avere verità soprannaturali che Dio stesso deve insegnare loro. Una religione che ha solo verità naturali, che l’uomo cioè con la sola sua ragione può conoscere, comprendere e insegnare pienamente, è soltanto una religione umana.

D. 202. Perché Dio ci chiede di credere ai misteri?

R. Dio ci chiede di credere ai misteri perché possiamo sottomettere a Lui la nostra comprensione.

D. 203. Con quale forma di preghiera lodiamo la Santa Trinità?

R. Lodiamo la Santissima Trinità con una preghiera chiamata Dossologia, che è giunta fino a noi fin quasi dal tempo degli Apostoli.

D. 204. Dì la dossologia.

R. La dossologia è: “Gloria al Padre, e al Figlio e allo Spirito Santo, come era in principio, è ora e sempre lo sarà, nei secoli dei secoli. Amen”.

D. 205. Esiste qualche altra forma di dossologia?

R. Esiste pure un’altra forma della dossologia, che si dice durante la celebrazione della Messa. Essa si chiama “Gloria in excelsis” o “Gloria a Dio nell’alto”, ecc., e queste sono le parole cantate dagli Angeli alla nascita di Nostro Signore.

LEZIONE 4 –

SULLA CREAZIONE

D. 206. Qual è la differenza tra fare e creare?

R. “Fare” significa produrre o formarsi da un materiale già esistente, come fanno gli operai. “Creare” significa tirar fuori dal nulla, come Dio solo può fare.

D. 207. È stato creato tutto ciò che esiste?

R. Tutto ciò che esiste, tranne Dio stesso, è stato creato.

D. 208. Chi ha creato il cielo e la terra e tutte le cose?

R. Dio ha creato il cielo e la terra e tutte le cose.

D. 209. Da cosa apprendiamo che Dio ha creato il cielo e la terra e tutte le cose?

R. Impariamo che Dio ha creato il cielo e la terra ed ogni cosa, dalla Bibbia o dalla Sacra Scrittura, in cui è dato il resoconto della Creazione.

D. 210. Perché Dio ha creato tutte le cose?

R. Dio ha creato tutte le cose per la sua stessa gloria e per il loro o nostro bene.

D. 211. Dio ha lasciato tutto a se stesso dopo averli creati?

R. Dio non ha lasciato tutte le cose a se stesse dopo averle create; Continua a preservarle e governarle.

D. 212. Come chiamiamo la cura con cui Dio preserva e governa il mondo e tutto ciò che contiene?

R. Chiamiamo la cura con cui Dio preserva e governa il mondo e tutto ciò che contiene: sua Provvidenza.

D. 213. In che modo Dio creò il cielo e la terra?

R. Dio ha creato il cielo e la terra dal nulla solo con la sua parola; cioè, con un singolo atto della sua onnipotente volontà.

D. 214. Quali sono le principali creature di Dio?

R. Le principali creature di Dio sono gli Angeli e gli uomini.

D. 215. Come possono essere divise le creature di Dio sulla terra?

R. Le creature di Dio sulla terra possono essere divise in quattro classi:
1. Cose che esistono, come l’aria;

2. Cose che esistono, crescono e vivono, come piante e alberi;

3. Cose che esistono, crescono, vivono e sentono, come animali;

4. Cose che esistono, crescono, vivono, sentono e capiscono, come l’uomo.

D. 216. Cosa sono gli Angeli?

R. Gli Angeli sono puri spiriti senza corpo, creati per adorare e godere Dio in cielo.

D. 217. Se gli angeli non hanno corpi, come potrebbero apparire?

R. Gli Angeli potrebbero apparire prendendo i corpi per rendersi visibili per qualche tempo; proprio come lo Spirito Santo prese la forma di una colomba e il diavolo prese la forma di un serpente.

D. 218. Ricordami alcune persone a cui sono apparsi gli Angeli.

R. Angeli apparvero alla Beata Vergine e a San Giuseppe; anche ad Abramo, Lot, Giacobbe, Tobia e altri.

D. 219. Gli Angeli furono creati per altri scopi?

R. Gli Angeli furono anche creati per assistere e servire Dio davanti al suo trono; essi sono stati spesso inviati come messaggeri da Dio all’uomo; e sono anche nominati nostri guardiani.

D. 220. Tutti gli Angeli sono uguali in dignità?

R. Tutti gli Angeli non sono uguali in dignità. Ci sono nove cori o classi menzionate nella Sacra Scrittura. I più alti sono chiamati Serafini mentre i più bassi semplicemente Angeli. Gli Arcangeli sono una classe superiore agli Angeli ordinari.

D. 221. Menziona alcuni Arcangeli e racconta quello che hanno fatto.

R. L’Arcangelo Michele cacciò satana dal cielo; l’Arcangelo Gabriele annunciò alla Beata Vergine che sarebbe diventata la Madre di Dio. L’Arcangelo Raffaele guidò e protesse Tobia.

D. 222. Gli Angeli furono mai mandati a punire gli uomini?

R. A volte gli Angeli venivano inviati per punire gli uomini. Un Angelo uccise 185.000 uomini dell’esercito di un re malvagio che aveva bestemmiato Dio; un Angelo uccise anche il primogenito nelle famiglie degli egiziani che avevano perseguitato il popolo di Dio.

D. 223. Che cosa fanno per noi i nostri Angeli custodi?

R. I nostri Angeli custodi pregano per noi, ci proteggono, ci guidano, e offrono le nostre preghiere, le buone opere e i desideri a Dio.

D. 224. Come sappiamo che gli Angeli offrono le nostre preghiere e le buone opere a Dio?

R. Sappiamo che gli Angeli offrono le nostre preghiere e le buone opere a Dio perché è così affermato nella Sacra Scrittura e la Sacra Scrittura è la Parola di Dio.

D. 225. Perché Dio dispose che gli Angeli custodi ci proteggessero?

R. Dio ha nominato gli Angeli custodi per assicurarci il loro aiuto e le nostre preghiere, e anche per mostrare il Suo grande amore per noi nel darci questi servitori speciali e amici fedeli.

D. 226. Gli Angeli, come Dio li ha creati, erano buoni e felici?

R. Gli Angeli, come Dio li ha creati, erano buoni e felici.

D. 227. Tutti gli Angeli sono rimasti buoni e felici?

R. Non tutti gli Angeli sono rimasti buoni e felici; molti di loro peccarono e furono gettati nell’inferno, e questi sono chiamati diavoli o angeli cattivi.

D. 228. Conosciamo il numero di Angeli buoni e cattivi?

R. Non conosciamo il numero degli Angeli buoni o cattivi, ma sappiamo che è molto grande.

D. 229. Qual era il nome del diavolo prima che cadesse, e perché fu cacciato dal cielo?

R. Prima di cadere, satana, o il diavolo, era chiamato Lucifero, o portatore di luce, un nome che indica una grande bellezza. Fu cacciato dal cielo perché per orgoglio si ribellò a Dio.

D. 230. Come agiscono i Cattivi Angeli nei nostri confronti?

R. I cattivi Angeli cercano con ogni mezzo di condurci al peccato. Gli sforzi che compiono sono chiamati “tentazioni del diavolo”.

D. 231. Perché il diavolo ci tenta?

R. Il diavolo ci tenta perché odia la bontà e non desidera che godiamo la felicità che lui stesso ha perso.

D. 232. Possiamo noi con il nostro potere superare le tentazioni del diavolo?

R. Noi non possiamo, con il nostro potere, vincere le tentazioni del diavolo, perché il diavolo è più scaltro di noi; poiché, essendo un Angelo, è più intelligente e non ha perso la sua intelligenza cadendo nel peccato più di quanto faccia ora. Pertanto, per superare le sue tentazioni abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio.

 

 

 

 

ATTI DI VIRTU’ TEOLOGALI

ATTI DI VIRTÙ TEOLOGALI

secondo la formula in uso nella Diocesi Milanese.

[G. Riva: Manuale di Filotea; XXX ed. Milano, 1888 –impr.-]

Atto di Fede.

Mio Dio, io credo tutto ciò che vi siete compiaciuto di rivelarmi, e lo credo di tutto cuore, e con somma fermezza, pronto a morire piuttosto che dubitare, perché l’avete rivelato voi, prima, infallibile Verità, che non potete ingannarvi né ingannare. Credo che Voi sempre siete stato, siete e sarete, e che siete un Dio solo in tre Persone distinte ed uguali, Padre, Figliuolo e Spirito Santo. Credo pure che Voi siete rimuneratore, e date il Paradiso ai buoni e l’inferno ai cattivi. Credo che il divin Figliuolo si è incarnato e fatto uomo nel ventre purissimo di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo, ha patito ed è morto in croce per la nostra redenzione e salute, e che il terzo dì risuscitò da morte. Finalmente credo tutte le altre verità che si credono nella santa Chiesa cattolica romana, in cui protesto di voler vivere e morire.

Atto di Speranza.

Mio Dio, sospiro a voi mio sommo bene ed eterna felicità, ed animato dalla vostra infinita misericordia, ed appoggiato alle vostre infallibili promesse, spero fermamente che, per i meriti del nostro Signor Gesù-Cristo, mi darete il perdono dei miei peccati e la grazia di non offendervi mai più, e di perseverare nel bene sino alla morte, e di salvar l’anima mia, cooperando io fedelmente ai vostri santi aiuti, come propongo di fare.

Atto di Amor di Dio e del Prossimo.

Mio Dio, Verso di me sì amorevole e benefico, io vi amo sopra ogni cosa, e vi amo, non solamente per tanti beni che finora ho ricevuti dalla vostra mano e che spero di ricevere in avvenire; ma vi amo principalmente, e sopra ogni altro riguardo, perché siete un Dio infinitamente degno d’essere amato per Voi medesimo, essendo Voi la stessa bontà. Amo ancora per amor vostro tutti i miei prossimi come me stesso, e li abbraccio con tutte le forze del mio cuore come immagini vostre, come creature fatte e redente da Voi: in particolare amo tutti quelli che mi hanno offeso, e perdono loro tanto di cuore quanto desidero che voi perdoniate a me, pregandovi a render loro altrettanto di bene, e più quanto essi mi hanno fatto e desiderato di male.

Atto di Pentimento.

Mio Dio, detesto sopra ogni male i miei peccati e me ne pento di tutto cuore per la loro orribile deformità, perché con essi ho macchiata l’anima mia, disonorata in me la vostra immagine, mi sono reso indegno de’ vostri beni, e reo innanzi a Voi di acerbe pene; anzi, offendendovi gravemente, ho meritato di essere da Voi privato del Paradiso e cacciato all’inferno: ma molto più detesto i miei peccati, e me ne dolgo perché peccando ho offeso un Dio così buono, cosi grande, così amabile come siete Voi. Vorrei prima esser morto che avervi offeso: e propongo fermamente col vostro santo aiuto di non offendervi mai più, né mai più disgustarvi perché vi amo sopra ogni cosa.

Indulgenze per gli Atti di Fede, etc.

Benedetto XIV, il 28 Gennaio 1756, concesse per gli Atti di Virtù Teologali le seguenti indulgenze, tutte applicabili anche ai defunti: 1. 7 anni e 7 quarantene ogni volta che si recitano; 2. Ind. plen. una volta al mese; 3. Ind. plen. in articulo mortis. Per l’acquisto di dette Indul. ciascuno può usar quella formula che vuole, purché in essa esprima e spieghi i particolari motivi di ciascuna delle tre teologali virtù.

Esercitando gli atti di qualunque virtù crescono le virtù in noi e sempre maggiormente si perfezionano; perciò quanto più spesso faremo Atti di Fede la nostra Fede diverrà sempre più viva; quanto più frequentemente ne faremo di Speranza, la nostra speranza si farà sempre più ferma, e quanto più moltiplicheremo Atti di Carità, ella si farà in noi sempre più ardente. (…) Vi è obbligo espresso di fare gli atti di Virtù Teologali, e sì potrebbe provare con moltissimi argomenti delle divine Scritture e dei Santi Padri. L’errore contrario fu condannato da S. S. Alessandro VII: perciò questi Atti si facciano frequentemente e con distinta frequenza l’Atto di Carità… [G. Frassinetti, “Catechismo dogmatico”, Cap. VI- I, Parma, 1860].

LO SCUDO DELLA FEDE (XIV)

[A. Carmignola: “Lo Scudo della Fede”. S.E.I. Ed. Torino, 1927]

LO SCUDO XIV.

NATURA DI DIO E SUOI ATTRIBUTI.

Dio esiste da sé. — È immutabile, semplicissimo e puro spirito. — Infinitamente perfetto ed immenso. — Sapientissimo ed onnipotente. – Obbiezioni contro la divina onnipotenza. — Delle altre perfezioni.

— Dio esiste; la stessa ragione me ne persuade; ma vorrei un po’ sapere come mai Iddio ha fatto ad esistere, cioè quando ha avuto principio e per virtù di chi o di che cosa.

Dio, per essere tale, non deve aver avuto mai alcun principio, né può aver cominciato ad esistere per virtù d’altri. Dio è per se stesso e da sé. Cioè: nessuno creò Dio, ed è sempre eternamente esistito senza alcun principio. Ed invero se Egli non esistesse da tutta l’eternità, ed avesse cominciato ad esistere in un punto determinato del tempo, bisognerebbe che qualche causa a Lui superiore lo avesse prodotto. E se fosse così, Dio sarebb’Egli ancora il supremo degli esseri?

— No, certamente, perché quella causa a Lui superiore, che lo avesse prodotto, starebbe al di sopra di Lui. Vuol dire adunque che è Egli stesso che si è creato?

Nemmeno. Affinché  una causa qualsiasi agisca, è necessario assolutamente che esista; l’agire suppone l’esistere. Per esempio se io parlo, scrivo, opero, mi muovo, faccio delle azioni, è perché esisto: se non esistessi non potrei farle. Pertanto dicendo tu che Dio si è creato Egli stesso, verresti a dire questo assurdo, che Dio è esistito prima di esistere, per dare a se stesso l’esistenza che già possedeva.

— Ho inteso. Dunque?

Dunque devi ritenere che Dio è per sua natura, che ha in se stesso eternamente la ragione della sua esistenza.

— E potrebbe Iddio non esistere o essere distratto?

No, assolutamente. Dio avendo in se stesso la ragione della sua esistenza deve necessariamente esistere da tutta l’eternità e per tutta l’eternità. In altri termini: Dio è necessario ed eterno.

— E non potrebbe per lo meno mutarsi, crescere o diminuire se stesso?

No, mai e poi mai. Dio non è solamente necessario nella sua esistenza, ma lo è ancora in tutto il suo essere. Egli ha quanto deve e può avere come Dio, cioè Egli è tutto l’essere, l’essere per eccellenza, l’essere assoluto, l’essere sommamente perfetto, l’essere che non ha alcun vuoto da riempire, che non ha potenze da svolgere, che non ha cognizioni da acquistare, che ha nulla insomma da aggiungere, epperò l’essere che non può crescere se stesso neppure in un etto. E come non può crescersi, così non può diminuirsi, perché se si diminuisse anche per poco, lascerebbe di avere tutto ciò che deve e può avere come Dio, ossia lascerebbe di essere Dio, di essere eterno, di essere sempre eguale a se stesso.

— Dunque Iddio avendo tutto ciò che deve e può avere, sarà Egli un composto di quanto di più eletto si può immaginare?

Tutt’altro. Egli è semplicissimo. Un essere composto risulta degli elementi, diversi, che lo costituiscono, ridotti all’unità da una forza superiore e precedente, che regga il moto e l’ordine. Se Dio fosse composto, sia pure di quanto vi ha di più eletto, bisognerebbe che qualche forza superiore e precedente a Lui fosse esistita per comporlo; e così Egli non sarebbe più l’essere che è da sé, essere eterno, indipendente da ogni altro, l’essere primo e la causa prima di tutto. Inoltre non sarebbe neppure più l’essere necessario, perché  ogni composto può scomporsi, risolversi negli elementi che lo compongono, e per tal guisa cessare di esistere. Pertanto quando immaginiamo Iddio, dobbiamo rimuovere qualsiasi idea di composto, sia di elementi corporei, sia di elementi spirituali, e riconoscerlo per uno spirito purissimo e semplicissimo, come ci insegna a riconoscerlo la dottrina cattolica.

— Ma io intendo sempre a parlare degli occhi di Dio, delle sue mani, del suo dito ecc. Che vuol dir ciò?

Sì, è vero, nelle Sacre Scritture si parla di quanto tu dici, e sull’esempio delle Scritture anche la Chiesa adopera simili espressioni. Ma tutto ciò non è già per negare quello che le stesse Sacre Scritture insegnano, che cioè « Dio è spirito », ma per adattarsi alla debolezza della mente nostra, la quale anche nelle più alte cognizioni non può far a meno che ricorrere ad immaginazioni sensibili.

— Per altro, benché Dio sia uno spirito purissimo e semplicissimo io lo vorrei conoscere.

A questo tuo vorrei potrei darti la risposta di Giobbe: « Che pretendi tu di fare? Non sai che Dio è più alto dei cieli, e più profondo degli abissi? Come lo vuoi tu conoscere? » Tuttavia siccome, pigliar cognizione di Dio, per quanto è possibile alla debolezza della nostra intelligenza, è cosa ottima, perciò mi studierò, nel modo più facile e adatto per te, di dartene qualche idea. Poni ben mente: allo stesso modo che dalle cose create abbiamo potuto arguire l’esistenza di Dio, così dalle bellezze e dalle perfezioni di queste cose possiamo salire in qualche guisa alle bellezze e perfezioni di Dio. Pigliamo a tal fine tutte le qualità o proprietà, che esistono nelle creature, e specialmente nell’uomo; spingiamole con la nostra mente all’infinito; leviamo da esse qualsiasi imperfezione, riduciamole alla massima unità, ed avremo così una idea lontana, meno imperfetta che sia possibile, di ciò che è Dio.

— Dunque la grandezza e la maestà, la vita e la fecondità, l’intelligenza, la scienza, la saggezza, la potenza, la libertà, la giustizia, la carità, la benevolenza, la misericordia, la felicità e tutti gli altri beni, che si possano concepire, vi sono tutti in Dio?

Sì, vi sono tutti, perfetti nel loro insieme e perfetti ciascuno nell’essere suo, senza l’ombra di alcun difetto, dimodoché Dio è l’essere infinitamente perfetto, vale a dire senza limite alcuno nella sua perfezione.

— Bicordo di aver appreso che Dio è anche immenso. Che vorrebbe dire ciò?

Ciò vuol dire che Egli è da per tutto e tutto da per tutto, né può esser contenuto in alcuno spazio. Come l’anima nostra è tutta in tutto il corpo e in ogni sua parte, così Dio riempie tutti gli spazi ed è tutto intero in tutte le divisioni dello spazio.

— E si trova Egli anche in cose non belle?

Senza dubbio.

— E ciò non gli torna di sfregio?

Mente affatto. Come la luce del sole illuminando il fango della terra non ne resta imbrattata, così neppure Iddio riceve sfregio alcuno dal trovarsi in cose anche non belle.

— E quando si dice che Dio è sapientissimo, s’intende di dire che Dio sa moltissime cose?

No, caro mio; ma si intende di dire che Egli sa tutto, conosce tutto, vede tutto. Dio vede immediatamente se stesso e vede tutto, tutto ciò che Egli è, tutto ciò che Egli può, penetrando fino ai più intimi nascondigli, della sua essenza, conoscendo tutto quanto l’infinito valore di ciascuno de’ suoi attributi, comprendendo in una parola se stesso. E conoscendo se stesso, conosce tutte le cose, perché essendo Egli la causa universale di tutto ciò che esiste, nell’atto che conosce se stesso non potrebbe ignorare ciò che Egli stesso produce. Epperò Egli sa il passato, il presente, il futuro, Egli conosce tutte quante le creature esistite, esistenti, che esisteranno, e quelle persino che possono esistere; Egli vede le nostre opere, le nostre parole, i nostri movimenti, i nostri pensieri, i nostri desiderii, i nostri affetti, Egli vede i destini dei popoli, delle città, dei paesi, del mondo intero; Egli vede tutto ciò che facciamo di bene e tutto ciò che facciamo di male e misura esattamente le nostre intenzioni, la nostra buona o cattiva volontà, insomma non v’è cosa alcuna che si sottragga al suo sguardo, alla sua conoscenza.

— Ho inteso. E quando si dice che Dio è onnipotente, si vuol dire che Dio può propriamente fare tutto ciò che vuole?

Precisamente, giacché un Dio, che non possa far tutto ciò che vuole, non è Dio. Noi diciamo talvolta a noi stessi per incoraggiarci all’opera che « volere è potere ». Ma la cosa non è così propriamente, e non fa bisogno di essere filosofi per capirlo. Invece in Dio volere è propriamente potere.

— Perché nel Credo, in cui si dice: « Credo in Dio Padre onnipotente », non si parla di altro attributo divino che di questo?

Perchè, se così posso dire, questo attributo è il più palpabile. Vedendo l’universo con tutte le meraviglie, che in esso vi sono, l’onnipotenza divina balza tosto innanzi alla nostra mente. E così la divina onnipotenza ci serve come punto di partenza per iscoprire l’una dopo l’altra tutte le perfezioni divine.

— Iddio però con la sua onnipotenza non potrà mai fare che un circolo sia quadrato, che uno più uno facciano tre.

E con ciò! Penseresti tu che la sua onnipotenza sia così abbreviata! L’assurdo, vale a dire ciò che è contrario alla ragione, non può certamente avere un’esistenza reale. Pretendere adunque che Dio, ad essere del tutto onnipotente, possa fare ciò che non può avere un’esistenza reale, come ad esempio che un circolo sia quadrato, che uno più uno facciano tre, è lo stesso che pretendere che Iddio crei il nulla. Ora pare a te che sia difetto d’onnipotenza il non poter creare il nulla?

— La risposta data alla mia obbiezione è limpidissima, e non me la sarei aspettata tale. Ma vorrei ancora sapere, se Dio essendo onnipotente possa fare anche il male.

Eh! no, certamente. Il poter fare il male non è effetto di onnipotenza, ma di debolezza. Tu, ad esempio, ti credi potente, perché puoi ammalarti?

— Tutt’altro. Mi crederei potente, se potessi star sempre perfettamente sano.

Dunque anche Dio è al sommo potente, perché non può perdere la potenza di fare il bene, perché non può fare il male, ciò che sarebbe difetto di potenza. Giacché la volontà di Dio è retta, è santissima, è indissolubilmente legata al bene, e non può e non potrà mai menomamente piegare al male. Se ciò potesse accadere, Dio non sarebbe più l’essere santissimo, che Egli è, anzi non sarebbe più Dio.

— Ho inteso.

E se hai inteso mi sembra che non ti occorrano altre spiegazioni intorno agli altri attributi o perfezioni di Dio, quali sarebbero la santità, la giustizia, la bontà, la misericordia, la veracità, la fedeltà ecc., perché facilmente comprendi da te quello che significano.

— Mi piacerebbe nondimeno che mi dicesse anche una qualche parola di essi.

Ebbene ti appagherò. L a santità è quella divina perfezione, per cui Dio vuole ed ama il bene, ed abborrisce il male. Il titolo di Santo è quello che si dà a Dio per eccellenza nelle Sacre Scritture: lo si dice tre volte Santo, cioè infinitamente santo.

La giustizia è la perfezione, per cui secondo il merito premia i buoni e castiga i cattivi, dando così a ciascuno ciò che è dovuto.

La bontà è quella, per cui Egli ci vuol sommamente bene e sommamente ci benefica, sicché ogni bene, che noi abbiamo, ci viene da lui.

La misericordia è la perfezione per cui, quasi col cuore dato alle nostre miserie, ci perdona facilmente e volentieri le nostre colpe, e ci sottrae a tanti mali, oppure ce ne libera.Dio poi dicesi ancora verace e fedele, perché Egli non potendo dir mai altro che la pura verità, non può né mentire, né ingannare, e sempre mantiene la sua parola. « Iddio, dice la Santa Scrittura, non è come l’uomo che può mentire; né come il figliuol dell’uomo che può mutarsi. Egli ha detto una cosa e non la farà? Ha parlato, e non manterrà la parola? » (Vedi il Libro dei Numeri, capo XXIII, versetto 19). Da ultimo, per tacere di altro, Iddio dicesi infinitamente provvido, perché Egli ha cura delle sue creature, le conserva nel loro essere, e le governa e dirige a conseguire il fine di loro esistenza, provvedendo ossia procacciando a tutte quel che loro fa bisogno. Ma ora basti di ciò per la nostra debolezza, memori di quel detto della Sacra Scrittura: « Colui, che si fa scrutatore della maestà di Dio, rimarrà sotto il peso della sua gloria ».

G. FRASSINETTI: IL CATECHISMO DOGMATICO (XII)

Catechismo dogmatico (XII)

[Giuseppe Frassinetti, priore di S. Sabina di Genova:

Ed. Quinta, P. Piccadori, Parma, 1860]

APPENDICE

SUL MODO D’INSEGNARE

LA DOTTRINA CRISTIANA AI FANCIULLI.

§ I .

Dell’importanza di questo insegnamento.

1. La cognizione di Dio e delle verità da Lui rivelate è il primo e il sommo bisogno dell’uomo: privo di essa, percorrendo la vita più infelice in questo mondo, va a terminare in una eterna miseria nell’altro. Questo suo primo e sommo bisogno, addiviene urgente tosto che il lume della ragione ne rischiara l’intendimento; quindi mentre ogni altra istruzione si potrebbe differire al fanciullo per gli anni appresso, questa della Religione non gli può essere ritardata. Per la qual cosa l’insegnamento della dottrina cristiana ai fanciulli è della più alta importanza, di assoluta necessità.

2. Inoltre è da notare che l’età della più verde adolescenza è la più adatta a tale istruzione, mentre che se le prime idee che sono comunicate al fanciullo quando perviene all’uso della ragione sono le idee cristiane, queste gli rimangono quasi naturali e profondamente impresse; quindi si trova Cristiano quasi nato e non fatto, né facilmente soffre che gli vengano alterate, o scambiate nelle età successive. L’istruzione cristiana cominciata ai primi albori dell’intelligenza, e continuata poi, com’è dovere, con paziente e solerte perseveranza, è la più grande guarentigia che possa aversi per la buona riuscita dell’adolescente, dell’uomo.

3. Egli è per questo che i Concili Generali, i Sommi Pontefici e i Vescovi prescrivono con gli ordini più pressanti e severi, che non si lasci mancare questa istruzione ai fanciulli: egli è per questo che gli uomini più eminenti in dottrina e in santità, l’hanno sempre promossa con indefesso zelo, e si pregiarono costantemente di amministrarla personalmente essi stessi.

§ II.

Del modo che sì deve tenere in questo insegnamento.

1. L’insegnamento deve essere uniforme. Perciò ai fanciulli si deve insegnare soltanto il Catechismo della Diocesi e, se è possibile, procurare che l’imparino tutto materialmente. Se si usassero catechismi diversi si produrrebbe una considerabile confusione; inoltre la materialità delle parole più facilmente si ritiene, e questa conserva nella memoria più lungamente la sostanza, ossia l’intelligenza delle cose.

2. Non si vuol dire però che si debba insegnare il catechismo solo materialmente. Lo devono mostrare soltanto materialmente le persone che non sono istruite nella teologia; queste bisogna si contentino d’insegnare il catechismo siccome sta senza sminuzzarlo, e spiegarlo, perché mancanti delle opportune cognizioni teologiche, insegnerebbero alle volte dei gravi errori; chi poi è istruito sufficientemente, procuri di sminuzzarlo, di spiegarlo secondo la capacità dei fanciulli, affinché meglio lo comprendano, e le verità che vi si contengono facciano più viva impressione nei loro animi.

3. Ma qui si avverta di non credere sempre cosa facile ed opportuna, lo sminuzzare molto sottilmente ai fanciulli le verità della Dottrina Cristiana; ella non è sempre cosa facile, perché nei misteri della Fede non si può sapere tutto ciò che si vorrebbe, ma soltanto quello che dei medesimi Dio ha voluto manifestare. Diceva Sant’Atanasio, a riguardo del mistero della Ss. Trinità, che noi ci dobbiamo contentare di saperne quel tanto che ce ne insegna la Chiesa, e che il rimanente lo coprono i Cherubini con le loro ali. Similmente nel mistero della Incarnazione, della Grazia e in tutti gli altri, non bisogna pretendere di dare ragione di ogni difficoltà che vi s’incontri, o di essere al caso d’intendere tutto e di tutto spiegare. Non è poi cosa opportuna, poiché quantunque chi insegna la Dottrina Cristiana fosse dottissimo, e al caso di trattare delle verità cattoliche con la maggior profondità e sottigliezza, non sarebbe questa cosa adattata per li fanciulli, i quali appena intendono le cose principali, e all’ingrosso. Si sminuzzi adunque la dottrina cristiana, ma non molto sottilmente, affinché apprendano le cose necessarie, e frattanto non restino più confusi che illuminati.

4. Un’altra importante avvertenza, è quella di non toccare quelle obbiezioni alle quali non si può dare una risposta che appieno soddisfi il grosso ingegno dei fanciulli, né quelle difficoltà che non si possano appianare con ragioni palpabili, e quasi direi materiali, delle quali soltanto è capace la loro mente. Ai fanciulli si devono dare quelle cognizioni che sono importanti a sapersi per tutti, e con la possibile chiarezza e semplicità: eglino non devono o confutare gli eretici, o salire le cattedre. – Questa avvertenza è necessaria ai chierici studenti, i quali alle volte vorrebbero insegnare ai fanciulli tutto ciò che essi vanno imparando nelle scuole.

5. Bisogna istruire i fanciulli gradatamente, cominciando dalle cose più necessarie a sapersi, e da quelle progredendo a tutte le altre; non si devono pertanto istruire sopra molte cose confusamente. Bisognerà, p. es., prima istruirli sull’esistenza di Dio, sopra i suoi Attributi, quindi sopra i misteri della Trinità, l’Incarnazione ecc., e progredire in tal modo di materia in materia, senza confusione. È ben vero però che spesso bisognerà ritornare sulle materie anteriori affinché non le dimentichino. E qui si osservi essere cosa importante, il far prendere ai fanciulli una idea grande di Dio, e la più grande che sia possibile spiegando loro i suoi Divini Attributi, giacché questa idea grande servirà molto, perché quindi facciano nei loro cuori maggiore impressione le massime del Santo Amore, e del Santo Timor di Dio. Si sa che Dio è poco amato e poco temuto da tanti Cristiani, perché hanno troppo poca cognizione della sua Bontà, e della sua Grandezza.

6. Si avverta che nell’istruire i fanciulli non si può pretendere da tutti la stessa riuscita. Perciò si deve procurare che i più svelti, d’ingegno pronto e di memoria tenace, imparino più cose, e conviene contentarsi che tanti altri, tardi d’ingegno e di poca memoria, imparino soltanto le cose più necessarie; si perde il tempo quando si vuole che un di questi impari molte cose come le imparano tanti altri di maggiore capacità, e non si fa che confonderne l’intendimento; laonde il prudente catechista non cercherà d’istruire i fanciulli di grossolano ingegno che intorno alle verità più importanti, e talora più indispensabili a sapersi.

§ III.

Delle massime che si devono instillare

ai fanciulli.

1. È insegnamento della Dottrina Cristiana: ai fanciulli non dev’essere un insegnamento nudo e secco delle verità della Fede, come sarebbe: vi è Dio, vi è l’inferno, vi è il Paradiso, i Sacramenti sono sette ecc., ma dev’essere un insegnamento sugoso il quale mentre illumina la mente, formi anche il cuore. – Si riesce a questo con l’insegnamento e la dilucidazione delle buone massime cristiane, e qui se ne metteranno per esempio e norma alcune principali. La prima massima è quella che Dio ci ha messo al mondo, non perché mangiamo, beviamo, ci divertiamo ecc., ma perché lo conosciamo, lo amiamo, lo serviamo e lo andiamo poi a godere in Paradiso; e questa massima come fondamentale bisogna spiegarla bene, e fare intendere ai fanciulli che chiunque non istà al mondo per conoscere, amare, servire Iddio e per guadagnarsi il Paradiso, al mondo sta male, e si merita di esserne levato, come si merita di essere tagliata nel campo quella vigna che non fa uva, quella ficaia che non fa fichi.

2. Che la grazia di Dio è il maggior tesoro, anzi l’unico vero tesoro che sia al mondo; che per conservarsi la grazia di Dio nel cuore, bisognerebbe gettar via un mondo intero quando fosse nostro, se per conservarla convenisse gettarlo via.

3. Che la peggior cosa è il peccato, il quale ci priva di quella grazia, e che sarebbe meglio tenersi un serpente vivo in seno, che un peccato mortale sull’anima; e siccome chi avesse un serpente vivo in seno non potrebbe né mangiare, né dormire, né divertirsi pel timore che da un momento all’altro gli desse la morte, così la persona, se ha un po’ di Fede, pare impossibile che possa mangiare, dormire, divertirsi, quando ha il peccato mortale sull’anima che da un momento all’altro la può precipitare all’inferno; che perciò quando uno avesse la disgrazia, la più spaventosa di tutte, di commettere un peccato mortale, dovrebbe fare subito vivi atti di contrizione, e poi confessarsene al più presto possibile.

4. Che chi ha compagnie cattive non ha bisogno di demonio che lo tenti per andare all’inferno; che un cattivo compagno alle volte, fa più danno all’anima di quello che non le farebbe un demonio. Che se non sono cattive compagnie, almeno sono sempre pericolose, e non piacciono agli Angeli Custodi, le compagnie promiscue di fanciulli e fanciulle insieme.

5. Che è meglio non confessarsi, che confessarsi male tacendo dei peccati; e a questo oggetto sarà cosa opportuna l’addurre qualche terribile esempio di confessioni mal fatte.

6. Che bisogna esercitarsi negli atti di amor di Dio, i quali al dire di Santa Teresa sono come le legna che mantengono e fanno crescere nel nostro cuore il santo fuoco dell’Amor di Dio. E qui sarà bene suggerire ai fanciulli la pratica di farne spesso tra il giorno, quali sarebbero: Mio Dio vi amo sopra ogni cosa. Signore vi amo con tutto il mio cuore. Convengono i teologi che i fanciulli tosto che arrivano all’uso della ragione sono obbligati a fare atti di amor di Dio; tuttavia, generalmente parlando, si trascura di ammaestrarli e di eccitarli all’adempimento di questo loro dovere, cui per la loro irriflessione badano poco o nulla. Per ottenere che prendano la consuetudine di fare spesso atti di amor di Dio, sarà bene di tempo in tempo interrogarli domandandone loro conto.

7. Che un vero devoto della Madonna non si è dannato mai; e qui bisogna avvertire ad instillare nel cuore dei fanciulli questa divozione tenera e fervente, procurando che tengano Maria in conto della più buona Madre, e a Lei ricorrano in tutti i loro bisogni. Tra le altre pratiche che loro si potrebbero suggerire questa sarebbe facile, e molto fruttuosa; che cioè recitassero tre Ave mattina e sera con questa breve orazione — Cara Madre, guardatemi dal peccato mortale. — Cara Madre piuttosto morire, che offender Dio.

8. Se queste ed altre massime s’instilleranno nel cuore dei fanciulli e dei giovinetti, ai quali s’insegna la Dottrina Cristiana, si formeranno al bene e alla pietà molto facilmente, e queste massime ben impresse nella prima età, non si scancelleranno mai più in avvenire.

§ IV.

Delle qualità che si deve procurare chi insegna la Dottrina Cristiana ai fanciulli.

1. Chi si mette ad istruire i fanciulli bisogna che sia paziente, grave, e manieroso. Bisogna in primo luogo che sia paziente, perchè i fanciulli, o per indole alquanto trista, o per rozzezza di educazione, o per inconsiderazione, e leggerezza sono alle volte difficili e tediosi: bisogna compatirli; tutto il male in loro non è malizia: di certi difetti alle volte non ne possono far di meno; diceva però bene quel Santo ai fanciulli: state savii se potete. Molte leggerezze o mancanze, che non sono d’altronde di gran conseguenza, conviene far mostra di non osservarle; bisogna sgridarli, o castigarli all’opportunità, quando le mancanze sono veramente considerabili, se il fanciullo si sente sempre sgridare, e si vede sempre castigato per ogni bagatella, non sapendo come evitare tanti gridi o castighi, non bada più né a questi né a quelli, e si forma di un’indole insensibile, e quindi incorreggibile.

2. Bisogna quindi che conservi la conveniente gravità, affinché i fanciulli abbiano sempre per lo maestro il necessario rispetto, senza cui non vi sarà né attenzione né profitto. Per tanto richiedesi che il Catechista si tenga sempre in certo decoro dì aspetto e di maniere, sicché i fanciulli lo rispettino. La quale avvertenza è necessaria in modo particolare, anche per altri titoli, a chi istruisce le fanciulle.

3. La gravità non deve essere disgiunta dalla buona maniera, affinché i fanciulli gustino di trattenersi con chi loro insegna la Dottrina. Chi usa aspre maniere e ributtanti, aliena gli animi dei fanciulli dalla Dottrina Cristiana; quei pochi che v’intervengono si tediano, si divagano, e nulla apprendono.

4. Quelli per altro, che insegnano la Dottrina Cristiana con vero zelo, non si trovano mai privi delle richieste qualità; perché l’amor di Dio lor insegna ogni modo opportuno per far profitto. Abbiano dunque molto amor di Dio, considerino quanto sia cosa importante istruire le menti, e formare i cuori dei giovinetti, e quindi sperino abbondante frutto dalle loro fatiche. Fatiche le quali, agli occhi di alcuni, sembrano poco onorevoli e poco stimabili, perché sono dirette alla tenera età, e il più delle volte ai fanciulli rozzi e malnati; ma che sono preziosissime agli occhi di Dio, il quale non riguarda le cose coi pregiudizi dell’umana vanità.

DOTTRINE NOTEVOLI PER L’AMMINISTRAZIONE DEI SS. SACRAMENTI AGL’INFERMI.

1. Riguardante la Confessione.

Qualunque Cristiano, sia uomo, sia donna in occasione d’infermità, anche non pericolosa di morte, per cui sia impedito di portarsi alla Chiesa, può confessarsi in casa: e ciò per più ragioni. Prima di tutto perché il Cristiano, potrebbe trovarsi in istato di peccato mortale, indi aver bisogno della Confessione per rimettersi in grazia di Dio. In secondo luogo, perché le malattie le quali sul principio non sembrano pericolose di morte, si aggravano alle volte improvvisamente, togliendo all’infermo anche l’uso dei sentimenti. Inoltre questa dottrina si rileva dai decreti del Concilio Lateranese sotto il Papa Innocenzo III e di S. Pio V. Questi decreti sono generali, tanto per gli uomini come per le donne, come sono generali le ragioni che indussero la Chiesa ad emanarli. Si noti che per ricevere questo Sacramento non fa bisogno della licenza del medico; che anzi sarebbe cosa ridicola chiedere licenza al medico di far ciò che non solo permette, ma ordina la Chiesa.

2. Riguardante il Ss. Viatico.

Come si può vedere in tutti i teologi, si può amministrare il Ss. Viatico ogni volta che la malattia è grave, ossia pericolosa di morte, quantunque vi sia ancora buona speranza di guarigione; e si dice grave, ossia pericolosa di morte, perché la gravità del male è necessariamente congiunta al pericolo della vita: anzi in tutte le malattie gravi, si possono sempre temere fatali peggioramenti anche precipitosi. Eccettuati i casi evidenti, di questa gravità e pericolo giudica il medico. Ma è da notare che, qualora l’infermo avesse argomenti da credere grave e pericolosa la propria malattia, purché seriamente il medico non gli asserisca il contrario, potrebbe esigere che gli fosse amministrato il Ss. Viatico, ancorché con tutta verità gli si dicesse non essere disperata la sua malattia, ed anzi dare buone speranze di risanamento.

III. Riguardante l’Estrema Unzione.

Primieramente si deve notare che questo Sacramento si chiama con tal nome, non perché debba darsi agli estremi momenti della vita; ma perchè è l’estrema, ossia l’ultima delle sacre unzioni che dà la Chiesa. In secondo luogo si deve osservare che l’Estrema Unzione si può amministrare come il Ss. Viatico, ogni volta che la malattia è grave, ossia pericolosa di morte, come si è detto. E poiché questo è un punto nel quale comunemente v’ha maggiore ignoranza, sarà bene sentire come ne parli s. Alfonso (Homo Apost. de Ex. Unct. n. 7). Ecco la fedele traduzione delle sue parole: « Comunemente dicono i Dottori che basta che l’infermità sia pericolosa di morte, almeno remotamente, cosi Suarez, Layman, Castropalao, Bonacina, Conninchio, i Salmanticesi ed altri. Basta perciò che vi sia un pericolo anche remoto. Prova quindi questa dottrina con le autorità dei Concili di Aquisgrana, di Magonza, di Firenze e di Trento; quindi segue: « Ma più chiaramente ciò si conferma da Benedetto XIV nella Bolla già citata, dove dice che il Sacramento dell’Estrema Unzione non si amministri a coloro che sono sani; ma soltanto a coloro che hanno una grave malattia: per il che dice rettamente Castropalao, che tutte le volte che si può dare il Viatico all’infermo non digiuno, si può dare, ed è espediente che si dia l’Estrema Unzione, « Per tanto l’infermo, ricevuto che abbia il Ss. Viatico, può domandare l’Estrema Unzione con diritto che gli sia data (A Parigi si costuma di dare l’Estrema Unzione immediatamente dopo il Viatico, come si legge nella Vita di Vittorina di Gallard morta nel 1836 – Vita, parte IV-). Queste avvertenze potranno servire di regola non solo agl’infermi, ma anche ai loro parenti ed ai medici.

PROFESSIONE DI FEDE CATTOLICA

Io N. N. credo e confesso con ferma fede tutti e ciascun articolo compreso nel simbolo di fede, del quale si serve la Santa Chiesa Romana, cioè:

Credo in un solo Dio Padre Onnipotente, Creatore del Cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili; e in un solo Gesù Cristo, Figlio di Dio unigenito, e nato dal Padre prima di tutti i secoli, Dio da Dio, Lume da Lume, vero Dio dal vero Dio, generato e non fatto, consostanziale al Padre, per mezzo del quale furono fatte tutte le cose, che per amore verso noi uomini, e per la nostra salute è disceso dai Cieli, e ha preso carne dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo, e si è fatto uomo: che è stato crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, ha patito e fu seppellito, che è risuscitato nel terzo giorno, giusta le Scritture, ed è salito al Cielo, che è seduto alla destra dei Padre; e che verrà un’altra volta con gloria a giudicare i vivi ed i morti, di cui il regno non avrà più fine. Credo nello Spirito Santo, Signore e Vivificatore, il quale procede dal Padre e dal Figliuolo, e che è adorato e glorificato col Padre e col Figliuolo, che ha parlato per bocca dei Profeti. Credo la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica. Riconosco un solo Battesimo per la remissione dei peccati, ed aspetto la risurrezione de’ morti, e la vita del futuro secolo. Così è. – Ammetto ed abbraccio fermamente le apostoliche ed ecclesiastiche tradizioni, e tutte le altre osservanze e costituzioni della Chiesa medesima. Ammetto inoltre la Sacra Scrittura nel senso che ha sempre tenuto, e tiene anche oggi la Santa Madre Chiesa, alla quale appartiene di giudicare del vero senso e della vera interpretazione delle Sante Scritture, e non le intenderò, e non le interpreterò mai altrimenti, che secondo il consenso unanime dei santi Padri. Confesso altresì che vi sono propriamente e veramente sette Sacramenti della nuova legge, instituiti da Gesù Cristo Signor nostro, per la salute del genere umano, comecché non tutti siano necessari alla salvezza di ciascuno in particolare. Tali sono: il Battesimo, la Cresima, l’Eucarestia, la Penitenza, l’Estrema Unzione, l’Ordine, e il Matrimonio. Credo che questi Sacramenti conferiscono tutti la grazia, e che tra questi il Battesimo, la Cresima, e l’Ordine non si possono ricevere che una sola volta senza sacrilegio. – Accetto, ed abbraccio del pari i riti dalla Chiesa Cattolica ricevuti ed approvati nella amministrazione solenne di tutti i suddetti Sacramenti: accetto ed abbraccio ogni e qualunque cosa che è stata definita e dichiarata nel Sacrosanto Concilio di Trento circa il peccato originale e la giustificazione. Confesso similmente, che nella santa Messa si offre a Dio vero, proprio e propiziatorio Sacrifizio per i vivi e per i morti; e che nel santissimo Sacramento dell’Eucaristia è veramente, realmente e sostanzialmente il Corpo e il Sangue in un con l’Anima e Divinità di nostro Signor Gesù Cristo, e che si opera una conversione di tutta la sostanza del pane nel Corpo, e di tutta la sostanza del vino nel Sangue, il qual cangiamento la Chiesa Cattolica chiama Transustanziazione. Confesso altresì che Gesù Cristo v’è tutto ed intero, ed il vero Sacramento ricevasi sotto l’una e l’altra delle due specie. Tengo costantemente esservi il Purgatorio, e credo che le anime quivi detenute sono sollevate ed aiutate dai suffragi de’ fedeli. Credo per egual maniera, che i Santi che regnano con Gesù Cristo debbono essere onorati ed invocati, e che offrono le loro orazioni a Dio in favor nostro, e che le loro reliquie devono essere venerate. – Affermo fermissimamente che le immagini di Gesù Cristo e della Madre di Dio sempre Vergine, siccome quelle degli altri Santi, debbono essere conservate, ritenute e onorate con la debita venerazione. Affermo anche che il potere di concedere Indulgenze, è stato lasciato da Gesù Cristo nella Chiesa, e che il loro uso è salutevolissimo al popolo Cristiano. Riconosco la Santa Chiesa Romana Cattolica ed Apostolica per madre e maestra di tutte le Chiese, e giuro e prometto una vera obbedienza al Pontefice Romano, Vicario di Gesù Cristo, successore di S. Pietro, principe degli Apostoli. Confesso e ricevo similmente, senza alcun’esitazione tutte le altre cose lasciate per tradizione, definite e dichiarate dai sacri Canoni, e dai Concili ecumenici, e segnatamente dal Sacrosanto Concilio di Trento, e similmente condanno, rigetto, ed anatematizzo tutte le cose contrarie e tutte le eresie, quali e quante mai sono state condannate, rigettate e anatematizzate dalla Chiesa. – Questa Fede vera e Cattolica, fuor della quale nessuno può salvarsi, che professo ora e di mia spontanea volontà, e che tengo fermamente e sinceramente, io N. N. giuro, prometto, e m’impegno di tenerla e di professarla col soccorso di Dio costantemente e inviolabilmente in ogni sua parte fino all’ultimo mio respiro, e di procurare, per quanto è da me, che sia predicata, insegnata ed osservata da tutti coloro che dipendono da me e da quelli tutti che saranno alla mia cura commessi. Così Dio mi aiuti, ecc.

Ha il Cristiano Cattolico in questa professione un eccellente Atto di Fede, e sicura norma per conoscere tutti i protestanti.

FINE

PECCATO VENIALE

Peccato veniale.

[G. Bertetti: Il Sacerdote Predicatore; S.E.I. Ed. Torino, 1919, – impr. -]

Dopo il peccato mortale, il male più grave del mondo è il peccato veniale:

1. Sia considerato in se stesso; — 2. sia nelle sue conseguenze.

1. IL PECCATO VENIALE CONSIPERATO IN SE STESSO. — Il peccato veniale non riconosce, come il peccato mortale, la creatura come ultimo fine, ma la riconosce come fine prossimo:… mentre che la creatura dovrebbe essere riconosciuta soltanto come mezzo per salire a Dio nostro supremo e unico fine… è perciò una specie di furto che si fa a Dio rubandogli parte di quell’onore e di quella gloria che a Lui solo si deve. Il peccato veniale consiste nel disubbidire a Dio in cose leggere: … ma per un’anima veramente affezionata a Dio, tutto è della massima importanza nel servizio di Dio, … ed è già cosa grave per lei il disubbidire a Dio anche in cose che si dicono leggere – Il peccato veniale include anch’esso un certo qual disprezzo della legge di Dio, … non rompe l’unione nostra con Dio, ma la rallenta; … non estingue la carità, ma ne raffredda il fervore; … non ci toglie la grazia santificante, ma molte grazie particolari, che Dio fa soltanto alle anime fervorose; … non ci toglie il diritto alla gloria del Paradiso, ma vi ci fa scendere a un grado inferiore…. Ora, l’onore e la gloria di Dio, la sua legge la sua grazia, la sua eredità santa, son cose talmente grandi e magnifiche, che il diminuirle anche in minima parte è maggior male che tutt’i mali temporali immaginabili e possibili: … poiché la perdita anche minima d’un bene sovrannaturale supera immensamente la perdita d’un bene temporale, come l’acquisto d’un bene sovrannaturale vale immensamente più di tutt’i beni temporali… Pensiero terribile, se non fosse confortato dall’altra verità consolante, che cioè si possono riparare, compensare e superare in acquisto ciò che di bene sovrannaturale s’è fatto getto coi peccati veniali, aumentando per altra parte gli atti di fervore verso Dio… Senza questa precauzione, noi ci esporremmo al pericolo di tristissime conseguenze

2. IL PECCATO VENIALE CONSIDERATO NELLE SUE CONSEGUENZE. — Il peccato veniale si commette con estrema facilità:… è di fede che, « salvo uno speciale privilegio di Dio, l’uomo una volta giustificato non può evitare in tutta la vita i peccati veniali » (Conc. Trid. );… « sette volte cadrà il giusto e risorgerà» (Prov., 24, 16);… «in molte cose inciampiamo tutti» (JAC, III, 2);… « se diremo di non aver colpa, c’inganniamo da noi stessi, é non è in noi la verità » ( 1a JOAN., I, 8) … Che se ciò accade nei santi, che diremo di noi?… Ma i santi risorgono subito e rimediano alle venialità con un aumento di fervore; e noi? – Si tien giustamente conto delle mancanze gravi, e si trascurano le leggere come se fossero cose da nulla;… si tien conto dell’effetto, ma non si tien conto delle cause che produssero questo effetto… Non si può comprendere un peccato mortale commesso senz’essere stato preceduto da una serie di peccati veniali: nessuno divien santo e nessuno divien malfattore a un tratto. Il peccato veniale, commesso senza rimorso e non riparato con altrettanti atti di fervore, a forza di ripetersi conduce insensibilmente al peccato mortale: ecco la tristissima delle conseguenze:!… « Chi disprezza le cose piccole, a poco a poco cadrà » (Eccli., XIX, 1) Da una parte, commettendosi il peccato veniale senza scrupolo e senza rimorso, si rafforza sempre più l’abito cattivo e la malvagia inclinazione della corrotta natura;… dall’altra parte, il demonio, che sarebbe stato facilmente sentito e scacciato, se si fosse presentato con tentazioni di peccati mortali, ha già preso astutamente possesso parziale dell’anima che gli ha dato ricetto accontentandolo in cose piccole e minute:… e il demonio, che già la tiene avvinta con un filo sottile, lavora a più non posso per moltiplicare l’uno dopo l’altro i fili e stringerla con una grossa catena,… mentre che Dio può esaurire la sua pazienza e sospendere quegli aiuti speciali ed efficaci, per cui l’anima avrebbe perseverato nel bene: ma rendendosene indegna con la sua trascuranza, sarà vinta e cadrà in grave peccato. Cadute provvidenziali, se quei peccatori ne traessero motivo per umiliarsi e starsene guardinghi in avvenire; ma pur troppo « l’anima avvezza alle mancanze leggere, a poco andare non teme più le gravi e vi cade senza rimorso » (S. GREGORIO, Pastor.)… Chi senza rimorso commette il peccato veniale, senza rimorso commetterà il peccato mortale, e allora?… Allora, si cadrà nell’ostinazione del peccato e nell’impenitenza finale…

G. FRASSINETTI: IL CATECHISMO DOGMATICO (XI)

Catechismo dogmatico (XI)

[Giuseppe Frassinetti, priore di S. Sabina di Genova:

Ed. Quinta, P. Piccadori, Parma, 1860]

Cap. VII.

§. V.

Della penitenza.

— La Penitenza è un Sacramento della nuova legge?

La Penitenza è una virtù morale soprannaturale, che inclina il peccatore alla detestazione, e al dolore dei propri peccati in quanto sono offesa di Dio, con proposito di emenda e di soddisfazione. « Questa virtù fu sempre necessaria ai peccatori anche nella Legge antica affinché ottenessero il perdono dei loro peccati, e Gesù Cristo innalzò al grado di Sacramento; cosicché quando la Penitenza ha i dovuti requisiti secondo l’istituzione di Cristo, è un vero Sacramento ( Halert c. 1.)

— La Penitenza dunque non è sempre un Sacramento?

Quando vi è non solo il dolore del peccato commesso, non solo il proponimento di emendarsi e di soddisfare alla Divina Giustizia; ma vi è ancora la confessione del peccato fatta al Sacerdote approvato per le confessioni, e l’assoluzione dello stesso, allora è di Fede che sia un vero Sacramento; quando poi mancano queste due cose è una semplice virtù.

— Come si definisce il Sacramento della Penitenza?

« Un Sacramento istituito da Gesù Cristo in cui per gli atti del penitente e l’assoluzione del Sacerdote approvato, si rimettono i peccati commessi dopo il Battesimo.

— Qual è la materia di questo Sacramento?

La materia rimota di questo Sacramento sono i peccati commessi dopo il Battesimo, la materia prossima sono la contrizione, la confessione degli stessi peccati, e la soddisfazione.

— Tutti i peccati commessi dopo il Battesimo sono ugualmente materia di questo Sacramento?

I peccati mortali non ancora confessati sono materia necessaria, sicché questi, tolto il caso di vera impotenza, bisogna confessarli per ottenerne il perdono; i peccati veniali poi, e tutti gli altri peccati mortali già confessati, sono materia sufficiente, sicché non vi è obbligo di confessarli, ma si possono confessare, e non avendone altri, ricevere per questi solo l’assoluzione.

— In caso di vera impotenza come restano perdonati i peccati mortali senza la Confessione?

Restano perdonati mediante la contrizione perfetta la quale include il desiderio, ossia il voto della confessione, come abbiamo detto nel Cap. 3, §. 4.

— È bene frequentare la Confessione quando non si hanno peccati mortali?

É certamente cosa ben fatta, conforme al desiderio di S. Chiesa, e alla pratica dei fervorosi Cristiani.

— Che cosa è la contrizione?

Il Concilio di Trento (sess. IV, c. 4) la definisce: « Un dolore di animo, e detestazione del peccato commesso accompagnato dal proponimento di non più peccare ». Altra è  perfetta quando questo dolore nasce del perfetto amor di Dio, altra è imperfetta quando nasce da un motivo soprannaturale, ma non dal perfetto amor di Dio. Se uno si pente di avere offeso Dio perché ha offeso il Sommo Bene che merita di essere amato sopra ogni cosa, ha la contrizione perfetta; se invece si pente per aver meritato l’inferno e perduto il Paradiso, ha la contrizione imperfetta.

— Nella Confessione è necessaria la contrizione perfetta o l’imperfetta?

La perfetta è senza dubbio desiderabile, però non è necessaria; giacché altrimenti chiunque si va a confessare dovrebbe andarvi già in istato di grazia; non potendosi dubitare, come abbiamo detto nel Cap. 6, § 4, che la carità perfetta e la perfetta contrizione, mettono l’anima in grazia di Dio prima che si riceva l’assoluzione Sacramentale, anche fuori del caso di necessità (vedi il cit. § 4). Pertanto nella Confessione basta la contrizione imperfetta.

— Quali condizioni deve avere la contrizione, ossia il dolore dei peccati?

Deve essere interno, cioè che provenga dal cuore; sommo, che ci faccia detestare il peccato più di qualunque male, universale, che ci faccia abborrire qualunque dei peccati mortali.; soprannaturale, che cioè nasca da un motivo rivelato dalla s. Fede. Si noti che il dolore deve sempre avere queste condizioni, sicché mancandone alcuna, la Confessione è mal fatta.

— Questo dolore con tali condizioni, è necessario anche nelle Confessioni nelle quali si accusano soltanto i peccati veniali?

Non ve n’ha dubbio ad eccezione della terza; giacché non è necessario che il penitente abbia un dolore universale di tutti i suoi peccati veniali, basta che confessando i soli peccati veniali si penta di qualcuno. Però di quello di cui si pente, bisogna che abbia un dolore interno, sommo, soprannaturale, sicché sia disposto a soffrire qualunque cosa più tosto che commetterlo mai più.

— Chi non avesse se non peccati veniali, e non si sentisse questo dolore, non potrebbe confessarsi?

Costui non potrebbe ricevere l’assoluzione, altrimenti resterebbe nullo il Sacramento come mancante di una parte essenziale. Anzi avvertono i Teologi le persone che frequentano la Santa Confessione e si accusano di soli peccati veniali nei quali sono abituati, a volervi aggiungere qualche peccato più grave della vita passata di cui abbiano più certo dolore: affinché non manchi la materia del Sacramento. Per mancanza di questa avvertenza, forse non poche persone che frequentano la S. Confessione, ricevono inutilmente l’assoluzione; ma di ciò parlano i Teologi moralisti.

— Quale deve essere il proponimento?

Il proponimento deve essere fermo, sicché la volontà sia risoluta di non tornare mai più al peccato che si detesta; universale, sicché sia risoluta di guardarsi dal commettere qualunque peccato mortale; efficace, sicché sia disposta ad adoprare tutti i mezzi necessari per evitare il peccato.

— Che cosa è la Confessione?

« É l’accusa dei propri peccati commessi dopo il Battesimo fatta dal penitente alla presenza del Sacerdote per ottenerne l’assoluzione (Hubert).

— Non si può ottenere il perdono dei peccati mortali senza la Confessione dei medesimi?

Questo è articolo di Fede definito dal Santo Concilio di Trento (sess.  XII, c. 5 et 7) perché vi è espresso comando Divino di confessare tutti e singoli i peccati mortali; e se si ottiene il perdono di tali peccati mediante la contrizione perfetta, si ottiene perché nella contrizione perfetta è incluso il voto, ossia il desiderio della Confessione.

— Ogni quanto tempo obbliga questo precetto?

Generalmente parlando obbliga una volta all’anno, e in punto di morte: vi possono però essere altre circostanze nelle quali obblighi pure, come si può vedere, appresso i Teologi moralisti.

— Che cosa è la soddisfazione?

La soddisfazione, che forma una parte del Sacramento della Penitenza, è l’accettazione e il volontario adempimento della Penitenza ingiunta dal Confessore per compensare l’ingiuria fatta a Dio col peccato (Habert).

— Perdonata la colpa del peccato resta a scontarsi alcuna pena?

Alle volte la contrizione è così forte e veemente, che toglie la colpa e tutta la pena; ma per lo più, come insegna il Concilio Tridentino, perdonata la colpa, resta una pena temporale da scontarsi o in questa vita, con opere penitenziali, o nell’altra nel Purgatorio.

— Pare che la penitenza si dovrebbe fare prima di ricevere l’assoluzione?

La pratica della Chiesa è contraria, giacché s’ingiunge la penitenza, e se chi si confessa è disposto, gli si dà tosto l’assoluzione commettendogli di eseguirla di poi; anzi la Chiesa ha condannato alcuni moderni rigoristi, i quali pretendevano che prima dell’assoluzione si dovesse adempire la penitenza ingiunta dal Confessore.

— La penitenza imposta dal Confessore è una parte essenziale del Sacramento?

Non è una parte essenziale, sicché non potendosi imporre o non potendosi eseguire, il Sacramento produrrebbe il suo effetto, cioè la giustificazione del peccatore; per altro ha una parte necessaria, stante il precetto Divino che questa penitenza s’imponga e si eseguisca, tolto il caso di una impossibilità che non lo permettesse. Perciò se uno si confessasse con intenzione di non eseguire la penitenza, avrebbe una intenzione cattiva che lo renderebbe indisposto, riceverebbe male l’assoluzione, e non gli sarebbero perdonati i suoi peccati.

— Questa penitenza è tutta in arbitrio del Confessore?

Non è in arbitrio del Confessore di modo che possa imporre la penitenza a capriccio; ma è in arbitrio del Confessore perché, giudiziosamente osservando il numero e la qualità dei peccati e le disposizioni del penitente, spetta a lui di assegnare quella penitenza che giudica prudentemente più adattata e salutare: dovendo essere, come insegna il S. Concilio di Trento, non solo diretta a castigo delle colpe passate, ma anche a medicinale preservativo dalle future (sess. XIV, c. 8).

— Quale è la forma del Sacramento della Penitenza ?

Io ti assolvo dai tuoi peccati in nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Per altro queste ultime parole non sono essenziali, sicché chi le tralasciasse peccherebbe, ma l’assoluzione sarebbe valida: le essenziali sono: Io ti assolvo (Habert).

— Quale è il senso di queste parole?

Il senso di queste parole è: Io ti amministro il Sacramento dell’assoluzione [così San Tommaso], oppure: Io ti do per quanto posso la grazia che riconcilia, ossia che rimette i peccati, e con tale senso è vera la forma anche per quelli che si accostano al Sacramento già liberi dal peccato per la contrizione perfetta e ai quali perciò, in realtà non si possono più togliere i peccati, essendo già tolti. Con tale senso è vera la forma; perché il peccatore riceve la grazia che di sua natura è diretta a togliere il peccato; perché meglio si riconcilia con Dio, e cresce nella sua amicizia; e perché gli si condona nel Sacramento una parte della pena temporale dovuta alla colpa ( Habert de Pœnit. c. 6, 2.3).

— Quale è il ministro del Sacramento della Penitenza?

Il solo Sacerdote approvato per le Confessioni. Approvati poi per le confessioni sono tutti i sacerdoti che hanno cura di anime, e tutti gli altri ai quali fu conferita la giurisdizione di ascoltare le Confessioni.

— Chi può dare la giurisdizione ai Sacerdoti per ascoltare le confessioni?

Il Papa per tutta la Chiesa come Pastore universale, il Vescovo nella sua Diocesi, il Prelato Regolare a riguardo dei Religiosi a lui soggetti. Si avverta però che i Regolari non possono ascoltare le confessioni delle Monache né meno esentate dalla giurisdizione del Vescovo e suddite del Prelato regolare, senza avere l’approvazione dal Vescovo del luogo (c. 8).

— I Sacerdoti non approvati non possono nemmeno assolvere dai peccati veniali?

È certo che nemmeno possono assolvere dai peccati veniali; e così dichiarò la Congregazione de’ Cardinali sotto Innocenzo XI nell’anno 1679.

— Ai Sacerdoti approvati per le Confessioni, si possono eccettuare dei peccati sui quali non abbiano giurisdizione?

È un articolo di fede dichiarato nel S. Concilio di Trento (Sess. XIV, can. XI), che i Vescovi possono riserbarsi dei peccati dai quali non possono assolvere gli altri Confessori; e ciò che può fare il Vescovo nella sua diocesi, può fare il Papa in tutta la Chiesa.

— La Chiesa comanda che tutti i fedeli si confessino una volta all’anno dal proprio Sacerdote: che s’intende per proprio Sacerdote?

Per proprio Sacerdote s’intende il Parroco, però adesso basta confessarsi da qualunque Sacerdote approvato dal Vescovo; tale è la pratica odierna riconosciuta dal Sommo Pontefice e da tutti i Vescovi.

— Quali sono gli effetti del Sacramento della Penitenza?

Se ne numerano cinque: 1. La remissione del peccato, e della pena eterna che si merita se è mortale. 2. La diminuzione della pena temporale dovuta al peccato, maggiore o minore secondo la maggiore o minore disposizione del penitente. 3. La rinnovazione della amicizia con Dio violata. 4. La restituzione, ossia reviviscenza, delle virtù e dei meriti che si erano perduti per il peccato. 5. Gli aiuti di grazie attuali, ossia un certo diritto ad averli a tempo opportuno, mediante i quali il penitente resta fortificato per non cadere in peccato nuovamente, e perseverare nel bene (Habert. C. 7).

— Come s’intende che si restituiscono le virtù, e i meriti che si erano perduti per il peccato?

Il peccato fa perdere gli abiti delle virtù: il peccato, per esempio, della infedeltà fa perdere la Fede, quello della disperazione la Speranza ecc., e mediante una confessione ben fatta si ridonano all’anima queste virtù. Similmente il peccato spoglia l’anima di tutti i meriti che ella aveva già acquistato per la vita eterna, e mediante la confessione tali meriti vengono all’anima restituiti.

APPENDICE

SULLE INDULGENZE.

— Che cosa è l’Indulgenza?

« É una remissione della pena temporale che resta a scontarsi perdonata la colpa, la quale si fa fuori del Sacramento da chi ha facoltà di dispensare il tesoro spirituale della Chiesa.

— Me la spieghi distintamente.

Si dice remissione della pena, perché con l’indulgenza non si rimette la colpa, bensì la pena dovuta alla colpa: si dice della pena temporale, perché con l’indulgenza non si rimette la pena eterna dovuta al peccato mortale che si rimette nel Sacramento della Penitenza. Si aggiunge che resta a scontarsi perdonata la colpa; perché, come abbiamo detto, per lo più ricevuta l’assoluzione, resta una pena temporale da scontarsi in questa vita con opere penitenziali, ovvero nel Purgatorio. Si nota: la quale si fa fuori del Sacramento per non confondere l’indulgenza con la remissione di quella parte di pena temporale che si ottiene in virtù del Sacramento della Penitenza a misura della maggiore o minore disposizione del penitente. Si conclude da chi ha la facoltà di dispensare ecc., perché nessuno può dare le indulgenze se non quelli che hanno legittima autorità di distribuire i beni comuni della Chiesa. Il Papa perciò l’ha illimitata per tutta la Chiesa, i Vescovi limitata per le loro Diocesi, e ristretta dal Concilio Lateranese IV, sicché non possono concedere se non l’indulgenza di 40 giorni, e di un anno nella dedicazione di qualche Basilica (Habert de Pæn. a. 5).

— Che cosa forma lo spirituale tesoro della Chiesa?

Lo spirituale tesoro della Chiesa è formato dai meriti infiniti di Gesù Cristo, e dai meriti di Maria Ss. e di tutti i Santi, anche dei giusti ancora viventi in questa terra, come insegna Clemente VI, nella sua bolla Unigenitus, dell’ anno 1350. La Chiesa ha autorità di dispensare questo tesoro, in isconto delle pene temporali dovute a Dio a cagione dei peccati.

— È certo che nella Chiesa sia questa potestà di dare indulgenza?

È articolo di Fede dichiarato dal S. Concilio di Trento (Sess. XXV).

— Sono le indulgenze di varie sorta?

Altre sono plenarie, ed altre parziali. Le plenarie rimettono ogni pena temporale dovuta alla Divina Giustizia; però onde conseguirne tutto intero l’effetto, bisogna non solo essere in istato di grazia, ma anche avere l’affetto staccato da qualunque peccato veniale. Le parziali ne rimettono una parte corrispondente o a 40 giorni, o a 7 anni, ecc., di pena ingiunta.

— Che cosa è questa pena ingiunta?

Anticamente i canoni stabilivano per molti peccati una penitenza, o di giorni o di anni da farsi dai peccatori quando si convertivano a Dio: queste penitenze si chiamavano pene ingiunte. Adesso non si prescrivono più; ma quando si dà un’indulgenza di 40 giorni, di 7 anni ecc., si rimette tanta pena temporale quanto ne sarebbe stata rimessa al penitente se avesse adempiuto a una pena ingiunta di 40 giorni, di 7 anni ecc.

— Si possono anche dare indulgenze per i defunti?

Si possono dare, e tale è la pratica della Chiesa; si deve però avvertire che ai viventi, sopra i quali la Chiesa ha giurisdizione, si danno per modo di assoluzione; ai defunti, sopra i quali non ha più giurisdizione, si danno in modo di suffragio.

§ VI.

Della Estrema Unzione.

— L’Estrema Unzione è un Sacramento?

È articolo di Fede definito nel Concilio Tridentino, che sia un vero Sacramento (Trid. C. sess. XIV).

— Quale ne è la materia?

È l’Olio benedetto dal Vescovo nel giovedì Santo.

— Quale ne è la forma?

L’Orazione che vien proferita dal Sacerdote mentre si ungono i sensi dell’infermo.

— Quale ne è il ministro?

Il solo Sacerdote è ministro di questo Sacramento.

— Quale ne è il soggetto?

Il solo infermo in pericolo di morte, arrivato all’uso della ragione, giacché nei fanciulli che non hanno ancora peccato, non si potrebbe avverare la forma, la quale è: « Per questa santa unzione, e per la sua piissima misericordia, ti perdoni il Signore tutto ciò che hai peccato per la vista, l’udito ecc. »

— Quali ne sono gli effetti?

Il primo è la grazia santificante col diritto alle grazie attuali, che si danno per alleviare e corroborare l’animo dell’infermo nelle molestie e dolori della malattia e contro le tentazioni del demonio. Il secondo è la liberazione dalle reliquie dei peccati, le quali sono la debolezza, il languore, il torpore nel bene, l’ansietà, la timidità che lasciar il peccato nell’anima: e oltre ciò le pene temporali ancora dovute al peccato (vedi sopra § V della Penitenza ) le quali restano tolte, ossia perdonate, a misura della maggiore o minore disposizione di chi riceve questo Sacramento. Il terzo è la liberazione dai peccati veniali e anche dai mortali, qualora non si fossero potuti confessare, o si fossero dimenticati, purché se ne abbia avuto già il pentimento di sincera attrizione, come abbiamo detto nel §. I. Il quarto: è la sanità corporale qualora sia espediente per la salute dell’anima.

— Vi è necessità di ricevere questo Sacramento?

Dall’importanza dei sopraddetti effetti, si vede chiaramente che ciascuno deve procurare di premunirsi con questo Sacramento nel punto terribile della morte.

§ VII.

Dell’Ordine.

— L’Ordine è un vero Sacramento della nuova Legge?

Questo è un articolo dì Fede dichiarato espressamente nel Santo Concilio di Trento (Sess. XXIII, c. 3) e si definisce « Un Sacramento della nuova Legge mediante il quale si dà nell’uomo battezzato la podestà spirituale di consacrare il pane e il vino nell’augustissimo Sacramento dell’altare, di amministrare i Sacramenti e di esercitare gli altri ecclesiastici ministeri ».

— Quali potestà si devono riconoscere come derivanti da questo Sacramenti?

Due potestà: la prima podestà, detta di Ordine, la quale riguarda il Santo Sacrifizio ossia il Corpo reale; la seconda detta di Giurisdizione, la quale riguarda il regime del corpo mistico di Cristo, ossia del popolo cristiano.

— Queste due podestà hanno distinti gradi?

È certo che hanno distinti gradi, dai quali si forma la Gerarchia Ecclesiastica. Che esista questa Gerarchia, è definito dal S. Concilio di Trento (Sess. XXIII, can. 6). Questa Gerarchia si forma dai Vescovi, dai Sacerdoti e dai ministri inferiori.

— Nella Sacra ordinazione si devono riconoscere più Ordini?

È di fede che si devono, riconoscere più Ordini, maggiori e minori, come definì il Sacrosanto Concilio di Trento (sess. XXIII, can. 2).

— Quali sono gli Ordini maggiori?

Sono tre: il Sacerdozio, il Diaconato e il Suddiaconato.

— Quali sono i minori?

Sono quattro: l’Ostiariato, il Lettorato, l’Esorcistato, l’Accolitato.

— Chi è il ministro del Sacramento dell’Ordine?

Il solo Vescovo, come ha definito il Concilio di Trento (Sess. XXIII, can. 7).

— Quale è la materia e la forma di questo Sacramento?

La materia è l’imposizione dello mani del Vescovo sopra l’Ordinando, e la forma sono le parole con le quali il Vescovo accompagna questa azione (Si noti che a riguardo dei vari ordini maggiori e minori, del Vescovato e della materia e forma di questo Sacramento si dovrebbero dire molte cose di più; ma qui si tralasciano come non necessarie allo scopo che d’altronde, per essere alquanto difficili, bisognerebbe trattarle diffusamente, onde renderle intelligibili alte persone non istruite).

— Quali disposizioni si richiedono in chi aspira al Sacerdozio?

Le principali sono: 1. La vocazione di Dio, giacché senza una positiva vocazione, la quale si deve bene esaminare, nessuno deve ardire di aspirare ad uno stato così eminente nella Chiesa. 2. La Santità della vita, giacché uno il quale non vive abitualmente in grazia di Dio non può pretendere di occuparsi nei Sacrosanti misteri. 3. Il dono della perpetua continenza, e chi non si sentisse disposto a conservarla, non potrebbe in alcun modo aspirare allo stato sacerdotale. 4. La scienza competente, perché l’ignorante non potrà mai essere un ministro utile alla S. Chiesa. 5. L’immunità da ogni censura ed irregolarità.

— Non si può prendere lo stato Ecclesiastico come qualunque altro, quando le convenienze della famiglia lo richiedono, avendo però intenzione di vivere in questo stato come conviene?

Nessuna convenienza di famiglia o altro motivo temporale, deve determinarci ad abbracciare questo stato, ma soltanto la Divina vocazione; e chi prendesse la sacra Ordinazione senza questa vocazione non potrebbe pretendere di vivere nello stato ecclesiastico come conviene, perché non potrebbe pretendere da Dio le grazie necessarie che soltanto concede a quelli che Egli chiama a servirlo nel Sacerdozio.

— Ma dunque chi avesse preso la Sacra Ordinazione senza questa vocazione divina non potrebbe più sperare salute?

Costui sarebbe a gran pericolo; per altro se egli, considerando questo pericolo, e detestando il suo ardimento, facesse ricorso alla misericordia di Dio, otterrebbe le grazie necessarie per salvarsi nello stato intrapreso dal quale, come immutabile, non si può più ritirare.

— Quali sono gli effetti di questo Sacramento?

Il carattere e la grazia, come abbiamo osservato nel § I parlando dei Sacramenti in genere.

§ VIII.

Del Matrimonio.

— Gesù Cristo ha innalzato il contratto matrimoniale alla dignità di Sacramento?

Questo è un articolo di Fede, come consta dal S. Concilio di Trento (Sess. VII, can. 1 ).

— È lecito all’Uomo l’avere più di una moglie?

Avere più di una moglie simultaneamente era lecito nell’antica legge, ma è vietato nella nuova; successivamente è lecito, cioè morta una, se ne può prendere un’altra; anzi è articolo di fede che sono lecite le seconde, le terze, le quarte nozze (Antoine, de matr. q. 12 et ult.).

— Il matrimonio consumato è indissolubile?

È articolo di fede che sia indissolubile tra Cristiani. Il matrimonio tra gl’infedeli si può sciogliere quando la parte che si converte alla fede ha motivi di non abitare con la parte che resta nell’infedeltà.

— Il matrimonio rato soltanto, cioè quando i coniugi dopo contratto il matrimonio non hanno ancora abitato insieme, è indissolubile?

È articolo di fede che si può sciogliere mediante la professione Religiosa. Se l’uomo si fa Religioso in una religione approvata, fatta la professione, la donna resta libera, e così viceversa (Conc. Trid. Sess. XXIV can. 6).

— La Chiesa ha autorità di mettere impedimenti al matrimonio, che in qualche caso lo rendano illecito, ed anche invalido?

Questo è un articolo di fede dichiarato nel S. Concilio di Trento (Sess. XXIV. Can. 4).

— Il matrimonio è comandato a tutti?

⁕ A nessuno in particolare è comandato il matrimonio, anzi, come cosa di maggior perfezione, è meglio il conservarsi in perfetta castità. Anche questo è articolo di fede sempre riconosciuto tale in tutti i secoli dalla Chiesa, e dichiarato nel Concilio, come sopra, nel can. 10 (intorno a questo Sacramento: ma non essendo adattate al primario scopo di questa operetta, credo opportuno l’ommetterle).