La medaglia miracolosa

La medaglia miracolosa

Nella Cappella delle Figlie della Carità, rue du Bac, 140, a Parigi, la Santa Vergine apparve, la notte dal 18 al 19 Luglio 1830 a una giovane novizia, Suor Caterina Labouré. Verso le unidici e mezzo essa si sente chiamare per nome:Suor Labouré”! tre volte di seguito; ben desta “all’appello, apre un po’ la tendina del letto, dalla parte donde viene la voce. E che vede? Un fanciullino bello da incantare, sui 4 o 5 anni, vestito di bianco, che dai biondi capelli, come dalla personcina angelica diffonde un mite splendore che rischiara intorno intorno tutto l’ambiente. « Vieni, egli le dice con voce melodiosa, vieni in Cappella; la Vergine Santa ti aspetta! » — Ma, pensa fra sé Suor Labouré che coricava in gran dormitorio, mi sentiranno, sarò scoperta… — «Non temere, riprese il bambino rispondendo al suo pensiero, sono le undici e mezzo, t’accompagnerò io ». A queste parole, non potendo resistere all’invito della graziosa guida che le è inviata, Suor Labouré si veste in fretta e segue il fanciullo che cammina sempre alla sua sinistra, emanando raggi di luce sul suo passaggio; come pure, dovunque passano, i lumi sono accesi, con grande meraviglia della Suora. La sua meraviglia cresce ancor più quando la porta della Cappella si apre non appena il fanciullo la tocca con la punta del dito e, entrata, vede tutto illuminato « cosa, ella racconta, che le ricordava la messa della notte di Natale ». – I momenti di aspettativa sembrano lunghi a Suor Labouré; infine, verso mezzanotte, il fanciullo l’avverte: Ecco la Santa Vergine, eccola! Contemporaneamente ella sente d’istinto dalla parte dell’epistola un rumore leggero, simile al fruscio di una veste di seta, e ben presto una signora, di maestosa e pura bellezza, viene a sedersi nel santuario. Spinta dallo slancio del cuore la Suora si getta ai piedi della Santa Vergine, posandole familiarmente le mani sui ginocchi, come l’avrebbe fatto con la mamma sua. “In quel momento, ella narra, provai la commozione più dolce della mia vita e mi sarebbe impossibile esprimerla”. “Non saprei dire, essa prosegue, quanto tempo sono rimasta accanto alla Santa Vergine; tutto quello che so è che dopo avermi parlato a lungo, ella se n’è andata, sparendo come un’ombra che svanisce”. Allorché si rialza, la Beata Suor Labouré ritrova il fanciullo al posto dov’ella l’aveva lasciato quando si era accostata alla Santa Vergine; egli le dice: “è partita”, e ponendosi nuovamente alla sua sinistra la riconduce come aveva fatto prima, spandendo intorno un celeste chiarore.

« Credo, continua la Suora nel suo racconto, che quel fanciullo fosse il mio Angelo custode, perché l’avevo molto pregato che mi ottenesse il favore di vedere la Santa Vergine. Tornata a letto sentii suonare le due e non mi sono più riaddormentata ».

Il 27 Novembre, alle cinque e mezzo di sera, facendo la meditazione in profondo raccoglimento, la Beata Suor Labouré viene favorita da un’altra apparizione della Santa Vergine. La Regina del Cielo si mostra a lei in piedi su di un globo, tenendo fra le mani alzate all’altezza del petto un altro globo, più piccolo, che sembra offrire a Nostro Signore con gesto supplichevole. All’improvviso le dita le si riempiono di anelli e di gemme bellissime; si sprigionano da esse fasci di raggi dai mille riflessi i quali cingono la Santa Vergine di un tale splendore che non si scorgono più i piedi e la veste di lei. Mentre Suor Labouré è tutta assorta nella mirabile contemplazione, la Vergine Santa china gli occhi verso di lei e una voce le dice in fondo al cuore: Il globo che tu vedi rappresenta il mondo intero ed ogni persona in particolare. E la Vergine aggiunge: “ecco il simbolo delle grazie che spando sulle persone che me le domandano”. La bella figura della Santa Vergine appare allora incorniciata nella sua parte superiore da un cerchio un po’ ovale formato dalle seguenti parole scritte in lettere d’oro : “O Maria concepita senza peccato, pregate per noi, che ricorriamo a Voi!” Di poi le mani di Maria cariche di grazie simboleggiate dai raggi si abbassano e si stendono prendendo la posa graziosamente materna riprodotta sulla Medaglia. Una voce si fa sentire alla veggente, che dice: «Fa’, fa’ coniare una medaglia su questo modello; le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie, sopratutto tenendola al collo; le grazie saranno abbondanti per le anime che avranno fiducia ».

In quel momento il quadro sembrò girare su se stesso e la Suora vede al rovescio la lettera M sormontata da una croce che poggia su di una sbarra trasversale; e al di sotto del monogramma di Maria due cuori, uno circondato di spine, l’altro trafitto da una spada. Due anni dopo, la medaglia viene coniata con l’approvazione di Monsignor de Quélen, Arcivescovo di Parigi, e da allora si è diffusa rapidamente nel mondo intero, e dovunque ha operato incessanti prodigi di guarigioni e di conversioni. Tali fatti soprannaturali che si sono verificati in tutti i paesi della terra e in tutte le classi della società, hanno fatto dare alla Medaglia il nome di: Medaglia Miracolosa.

Le persone che portano la medaglia miracolosa, ne hanno esse notato il commovente simbolismo e gli insegnamenti pratici? Sul davanti, Maria appare tutta bella e buona, con le mani scintillanti di raggi che, secondo le sue proprie parole, rappresentano le grazie da lei largamente versate su coloro che glieLe domandano; ed Ella stessa si affretta a dirci come dobbiamo domandarglieLe e ci insegna la potente invocazione: O Maria concepita senta peccato, pregate per noi, che ricorriamo a Voi! (1).

Al rovescio vediamo con quali opere dobbiamo accompagnare le nostre preghiere perché siano bene accolte: la carità, la penitenza, la mortificazione raffigurate dai due cuori e la croce; lo zelo e l’apostolato simboleggiami nelle stelle. Da questo lato non c’è nessuna iscrizione, e la Santa Vergine ne spiega il motivo a Suor Caterina : « La Croce e i due Cuori parlano abbastanza ».

La festa della Manifestazione dell’Immacolata Vergine Maria della Medaglia Miracolosa si celebra il 27 Novembre; tutti coloro che, confessati e comunicati, visitano in tal giorno una Cappella delle Figlie della Carità o dei Preti della Missione, guadagnano un’Indulgenza plenaria, purché preghino secondo le intenzioni del “vero” Sommo Pontefice. La Medaglia Miracolosa è un dono del Cielo perché Maria stessa l’ha data alla terra. Rivestiamoci di questa armatura celeste, ripetiamone con amore la breve preghiera, sicuri che è questo il modo col quale la Regina degli Angeli e degli uomini desidera di essere invocata.

(1) Indulgenza di 300 giorni ogni volta.

CON APPROVAZIONE DELL’AUTORITÀ ECCLESIASTICA

Attenzione!

     Abbiamo recentemente appreso, da uno studio accurato del dr. Franco Adessa, riportato sulla rivista Chiesa Viva [num. 493 – maggio 2016], al quale rimandiamo per i dettagli, che sono state messe in circolazione delle medaglie “massoniche”, somiglianti ingannevolmente alla Medaglia miracolosa, rappresentanti la simbologia luciferina più odiosa e occultata, quella della blasfema e satanica “triplice trinità” massonica! A tanto è giunta la sfrontatezza delle “conventicole”, che si sentono ormai padrone della situazione mondiale, senza rendersi conto di essere solo uno strumento spregevole di satana e di coloro che “odiano tutti gli uomini” (… massoni compresi), che una volta realizzato il loro piano, le stritoleranno soffocandole nello sterco e nel fuoco eterno. Quindi attenzione, e controllate attentamente le immagini riprodotte sulla medaglia, sì da non portare al collo il simbolo satanico più ributtante, invece che la dolce protezione della Vergine Santissima.

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25 anni di Papato: lunga vita a Gregorio XVIII

Il 3 maggio del 1991, in un conclave segreto a Roma, veniva eletto il nuovo Papa, che prese il nome di Gregorio XVIII in omaggio al suo predecessore, S.S. Gregorio XVII, Giuseppe Siri.

È interessante notare come Sua Santità Papa Gregorio XVII, abbia avuto il 3° Regno più lungo nella storia papale. Solo Papa San Pietro e Papa Pio IX hanno avuto un regno più lungo. L’attuale Santo Padre, Papa Gregorio XVIII, eletto il 3 maggio del 1991, ha attualmente il 5° Regno più lungo nella storia papale preceduto solo da Papa San Pietro, Pio IX (1846-1878), Gregorio XVII (1958-1989), e Leone XIII (3.3.1878-10.7.1903), che hanno avuto un regno papale più lungo. Mancano pochi mesi perché Gregorio XVIII scavalchi anche Leone XIII, ponendosi così in IV posizione. Questo sta a dimostrare come Dio abbia benedetto i nostri Santi Padri “in esilio”, Papa Gregorio XVII prima, ed ora Papa Gregorio XVIII, gloriosamente regnante, consentendo loro un lungo Papato. W il Papa! Lunga vita al Papa!

Riportiamo le scarne notizie filtrate prudentemente, dopo vari anni, dalla “gerarchia in esilio” della Chiesa in “eclissi”, sul primo atto del Santo Padre appena insediato.

-madonna-di-fatimaLa Santa Vergine di Fatima non mente!

Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato della SS. Vergine Maria

   Sappiamo che la Vergine Maria, fin dalle apparizioni del 1917, tramite i veggenti di Fatima, ed in particolare, ripetutamente a suor Lucia, aveva chiesto al Santo Padre, in unione con i Vescovi di tutto il mondo, la “consacrazione della Russia” al suo Cuore Immacolato, e questo per evitare che gli errori della “Russia” si spargessero nel mondo intero. Tale Consacrazione però, non era stata mai fatta secondo i desideri della Vergine, neanche dai “veri” Papi, come Benedetto XV, Pio XI e Pio XII, per motivi di “opportunità” o perché mal consigliati, o per semplice accidia. Gli antipapi succedutisi dal 1958 in poi, secondo il piano massonico da essi messo in atto, si erano naturalmente ben guardati dal farlo, per cui, come sappiamo dalle vicende storiche, effettivamente gli errori della Russia, ed in primo luogo il Comunismo, si sono diffusi come un implacabile cancro metastatico per il mondo intero, generando morte e distruzione, sia materiale che spirituale, ed una lotta aperta e feroce contro la Chiesa Cattolica.

Ma provvidenzialmente, il Santo Padre Gregorio XVII, eletto in 4 successivi Conclavi, a dimostrazione inequivocabile della scelta evidente dello Spirito Santo al Soglio di Pietro del Cardinale Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova, e deposto contro la sua volontà dagli agenti marrano-massonici della “quinta colonna” infiltrati nei Conclavi, un anno prima della sua morte, avvenuta il 2 maggio del 1989, provvedeva segretamente, poiché segregato e monitorato costantemente in tutti i suoi movimenti, a designare Cardinali di Santa Romana Chiesa, ed in primo luogo un Camerlengo che potesse annunciare, alla sua morte, un Conclave per la elezione del Papa successore. Effettivamente, dopo la sua morte, il Camerlengo incaricato, annunciò il Conclave il 3 giugno del 1990, Conclave che si tenne a Roma, in una sede segreta, per motivi ovvi di sicurezza; il 2 maggio del 1991 i “veri” Cardinali della Chiesa Cattolica Romana “in eclissi”, celebrarono una Messa da Requiem (col rito tridentino, è naturale!) in suffragio di Papa Gregorio XVII, ed il giorno successivo si riunirono in Conclave, nel corso del quale venne eletto il nuovo Santo Padre, [la cui identità è segreta perché sotto costante pericolo di morte, essendo braccato dall’FBI e dalle polizie delle “colonie” europee degli USA, oltre che dallo Shin-Bet e dagli agenti del B’nai B’rith] che assunse il nome, in omaggio al suo predecessore, di Gregorio XVIII (262° successore di Pietro – il “flos florum” di S. Malachia). Il primo ed immediato atto di Papa Gregorio XVIII, fu la “Consacrazione” della Russia al Cuore Immacolato della Vergine Maria, realizzata nel corso di una cerimonia, prudentemente segreta, secondo il desiderio della Madonna, insieme ai Vescovi del mondo “veri”, consacrati con la Formula del rito cattolico storico di sempre, e con missione canonica [la cosiddetta: Giurisdizione] affidata loro per iscritto, sia dal Papa precedente che da quello attuale, il 13 maggio del 1991. Il giorno successivo, 14 maggio 1991, il Santo Padre, dopo aver dato disposizioni ai suoi Vescovi e Cardinali, lasciava Roma raggiungendo il suo “esilio” in una località segreta. Per chi volesse conoscere i dettagli della Consacrazione (pochi in verità quelli che potevano essere rivelati), consigliamo di consultare il sito TCW [Today’s Chatolic Word] (sito approvato dalla Chiesa Cattolica in esilio). Vediamo che gli effetti della Consacrazione furono praticamente immediati, anche se Nostro Signore aveva confidato a suor Lucia il 3 agosto 1931 (Rianjo, Spagna): “Essi (i Pontefici) non hanno voluto ascoltare la mia richiesta. Come il re di Francia si pentiranno e la faranno, ma sarà tardi, la Russia avrà già diffuso i suoi errori in tutto il mondo, provocando guerre e persecuzioni contro la Chiesa; il Santo Padre avrà molto da soffrire.”

suor lucia

Senza ricorrere a trattati di storia Europea, ci basterà dare un’occhiata alla ormai famosa Wikipedia, enciclopedia informatica da tutti consultabile. Vi leggiamo infatti: “Boris El’cin fu eletto presidente della Russia nel GIUGNO 1991 nelle prime elezioni presidenziale dirette della storia russa. Nell’AGOSTO del 1991 il tentato colpo di stato militare per deporre Gorbačëv e preservare l’URSS portò invece alla fine del Partito Comunista dell’Unione Sovietica.. Durante e dopo la dissoluzione sovietica … etc… ” d’altra parte tutti ricordiamo gli eventi vissuti, sbigottiti, con il naso incollato alla TV.

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Boris Yeltsin, “primo” presidente eletto liberamente in Unione Sovietica

     Praticamente la Consacrazione fu fatta il 13 maggio del 1991, e a giugno, cioè dopo neanche un mese, si tennero le prime elezioni libere in Russia, e dopo altri due mesi, fu addirittura sciolto il Partito Comunista dell’Unione Sovietica, con il suo mastodontico ed “invincibile” apparato e con la successiva dissoluzione sovietica!

Se questa è dunque la forza della Vergine Immacolata, non ci resta che pregare con fiducia assoluta, quotidianamente, come Ella ci ha chiesto, il Santo Rosario completo di quindici “misteri”. Ella infatti ci ha promesso a Fatima che alfine, anche in questa situazione sociale, politica e soprattutto religiosa, apparentemente inestricabile, il suo Cuore trionferà! E allora cosa aspettiamo? Prendiamo “bastone e vincastro”, come recita il Salmo XXII, cioè la Corona e lo Scapolare, e staremo a vedere! Anche Golia sembrava invincibile … fu abbattuto da una fionda ed un sassolino di fiume!

-Davide_e_Golia

 

La ruspa nella Chiesa?

chiesa scheletro

La ruspa nella Chiesa?

“Il rito invalido della consacrazione dei vescovi”

18 giugno 1968: la “ruspa” Montini abbatte la trave portante della Chiesa?

   18 giugno del 1968? Che cosa è successo in questa data, vi chiederete? Alla maggior parte delle persone, e soprattutto a coloro che, militando nella “anti-chiesa” conciliare, infiltrata palesemente dalla sinagoga di satana, si reputano ancora cattolici, nonostante l’evidenza dei fatti dimostri che essi siano modernisti ultraprotestanti massonizzati fino al midollo, e non abbiano più alcuna idea di che cosa significhi essere cattolici, non conoscendo più il Catechismo, la Tradizione dei Padri, e soprattutto il Magistero della Chiesa, credendo che il tutto si risolva nella frequentazione di un rito paganeggiante, protestantizzato, massonizzato in 33 “scene” con al centro l’agape rosa+croce ed il deicidio offerto al “signore dell’universo”, che ancora essi osano definire “Messa”, della quale non hanno nemmeno la più pallida idea, o avvezzi a sacramenti francamente invalidi ed illeciti “somministrati” da falsi sacerdoti invalidamente ordinati da falsi vescovi molti dei quali di discendenza massonica, o da “cani sciolti”, senza giurisdizione e missione canonica: a queste persone, dicevo, questa data non dice alcunché! Molti di noi hanno ormai compreso che il cosiddetto “novus ordo missae”, è un nuovo vero “mostro conciliare”, dal tenore gnostico-luciferino, schiaffo cruento a tutta la dogmatica cattolica ed ai dettami evangelici, oltre che alla tradizione bi-millenaria della Santa Chiesa Cattolica. Qualcuno ha obiettato: “ … ma non è stato concesso con il “summorum pontificum” del 2007 di celebrare in “forma straordinaria” la Messa antica?” A parte che questa è stata una ennesima “presa per i fondelli” (ci si passi l’espressione rustica), il considerare cioè la “vera” Messa solo un rito straordinario, da celebrare “una tantum” per accontentare gli inguaribili antiquati e trogloditi tradizionalisti, alla domanda si può rispondere tranquillamente con quanto affermava Don Carl Pulvermacher nel 1977: “Quando saranno scomparsi i sacerdoti validamente consacrati, essi [i modernisti-massonizzati della sinagoga di satana –n.d.r.-] permetteranno la celebrazione della Messa in latino”. Questa espressione, apparentemente candida ed ingenua, nascondeva una verità sconvolgente che purtroppo si è realizzata sotto una sapiente regia, non solo umana, come vedremo, ma anche e soprattutto luciferina. È quanto cercheremo di illustrare in questo scritto.

L’argomento che tratteremo, addentrandoci nei meandri di Encicliche, Codici, trattati antichi e recenti, occidentali ed orientali, riguarda la “consacrazione dei vescovi”, la cui formula è stata modificata ed applicata, appunto per la prima volta, in quel fatidico 18 giugno 1968, formula che costituisce un passaggio fondamentale ed obbligato nella costruzione della Gerarchia cattolica, nonché la base di tutti i Sacramenti. Scardinando con machiavellica lucidità questa “Consacrazione”, con il renderla cioè invalida nella “materia” e nella “forma”, tutto l’edificio Cattolico, umanamente, crolla inesorabilmente nel giro di pochi decenni, esattamente come è accaduto negli ultimi anni, lasciando veramente la Chiesa Cattolica, come annunziato dalla SS. Vergine alle apparizioni de La Salette, oscurata da una eclissi mostruosa: “… la Chiesa sarà eclissata!” … da un “orribile mostro conciliare”!

Iniziamo quindi con ordine, poiché l’argomento è della somma importanza in riferimento alla salvezza della nostra anima, che nella maggior parte dei casi è, nel mondo della nuova “chiesa dell’uomo”, affidata a semplici laici vestiti, come da sacrilego carnevale, da vescovi, cardinali o preti (che in verità hanno già “coerentemente” dismesso l’abito sacerdotale, abbigliandosi alla moda e con indumenti griffati, come ognuno può constatare).

Partiamo allora dalle basi teoriche iniziando da considerazioni teologiche apparentemente barbose, ma indispensabili per una corretta comprensione dell’argomento. Dalla teologia dei Sacramenti apprendiamo che: “L’ordinazione vescovile è fondamentale essendo la “sorgente” di tutti i Sacramenti, sia direttamente, [pensiamo alla Cresima e all’Ordine sacerdotale], sia Indirettamente: [i Sacerdoti ordinati, con missione canonica, amministrano a loro volta: Eucarestia, Battesimo, Confessione, Matrimonio, Unzione degli infermi].”

Affinché un Sacramento abbia validità, sono necessarie tre cose: “la materia, la forma e l’intenzione” (v. Tab. 1). Ad esempio, per il Battesimo occorre l’acqua (materia), poi è indispensabile la forma (cioè le parole: “io ti battezzo nel Nome … etc.”, ed infine l’intenzione conforme a quella della Chiesa Cattolica. Se nel bagnare la testa al bambino, l’officiante dice: “ io ti lavo la testa nel nome …”, pur in una cerimonia in chiesa con tutti gli elementi circostanti abituali validi, il Sacramento non ha alcuna efficacia, e rappresenta al massimo il tentativo di uno shampoo per il mancato battezzato. Allo stesso modo se il celebrante dicesse: “io ti battezzo nel nome di Renzi, Berlusconi e Bersani, il Sacramento non sarebbe valido, poiché non conforme alle intenzioni della Chiesa che sono quelle di battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. A tutti è chiaro allo stesso modo che nel Sacramento dell’Eucaristia la “materia” è il pane azzimo e, se per caso si usasse un’ostia di cioccolato bianco, ci sarebbe invalidità del Sacramento anche nel proferire la “vera” formula della Transustanziazione. Nel caso del Sacramento dell’Ordine, la materia è rappresentata dal “contatto” fisico tra l’impositore ed il ricevente l’ordine, come spiega mirabilmente San Tommaso nella “Summa” e quindi dall’imposizione delle mani. La sostanza di una “forma” sacramentale costituisce una cosa che è indipendentemente dagli accessori o cose accidentali che la circondano. Pertanto la “sostanza” di una forma sacramentale è il suo significato. “Il significato deve corrispondere alla grazia prodotta dal Sacramento”. Nel Concilio di Trento si definisce (Denzinger 931): «Il concilio dichiara, inoltre, che nella somministrazione dei Sacramenti c’è sempre nella Chiesa il potere di decidere o modificare, lasciando salva la sostanza di questi sacramenti, così come Essa giudichi meglio convenire all’utilità di coloro che li ricevono, e nel rispetto dei Sacramenti stessi, secondo la diversità delle cose, dei tempi e dei luoghi.»

   Veniamo a chiarire già da subito che cos’è la significatio “ex adjunctis” di un Sacramento, [significato adiuvante] elemento, questo, che costituisce il punto centrale della questione e di cui discuteremo pure ampiamente in seguito. Per il momento ci basti sapere: • Il valore o l’efficacia dei Sacramenti viene da Cristo, non dalla Chiesa; e il Cristo ha voluto che essi si comportino nella maniera degli agenti naturali, “ex opere operato”.

  • Un ministro indegno o anche eretico (ma non con scomunica “maggiore”, anche se “ipso facto”!) amministra validamente i Sacramenti se utilizza “scrupolosamente” la materia e la forma proprie a ciascun Sacramento, con l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa.
  • L’utilizzazione della materia e della forma del Sacramento, con l’integralità della “significatio ex adjunctis” garantisce che il ministro manifesti l’intenzione della Chiesa.
  • La “significatio ex adjunctis” deve esprimere il significato del Sacramento; se le modifiche introducono una “contraddizione”, il Sacramento non ha efficacia perché manca manifestamente l’intenzione.
  • Se la “significatio ex adjunctis” è tronca, il Sacramento può essere dubbio perché l’intenzione può praticamente mancare.

– In questi casi è legittimo ricercare le intenzioni di coloro che hanno modificato il rito per valutare la sua validità (cf. notazione di Leone XIII in “Apostolicae Curae”).

E in quel fatidico, nefando giorno, il “18 giugno 1968” si è perpetrata l’“Eliminazione radicale” del rito romano antico, consacrato “infallibilmente” da Pio XII nel 1947! Fortunatamente, con l’aiuto della Provvidenza, si è costituito un “piccolo resto” di consacrati “isolati”, in costante pericolo di vita, vescovi, Cardinali e sacerdoti usciti dalla “scuola” e dalle “mani” del Cardinale Siri (eletto validamente Papa almeno 3 volte all’unanimità, incarico accettato col nome di Gregorio XVII), che potranno così perpetuare, ad onta degli adoratori di lucifero, i marrano-massoni, attuali usurpatori, la Chiesa Cattolica, unica Chiesa fondata da Cristo, fuori dalla Quale non c’è salvezza eterna (extra Ecclesia nulla salus!), ed adempiere a tutte le promesse di “indefettibilità” (di assistenza continua) che il Signore Gesù ci ha fatto nel Santo Vangelo! Come questo sia potuto succedere, chi siano stati gli infami autori di questo sfregio luciferino alla Santa Chiesa Cattolica, e quindi a N.S. Gesù Cristo stesso, a Dio Padre Creatore, ed allo Spirito Santo (con una specifica eresia “anti-filioque” nella formula), con quali assurdi e, per certi aspetti, ridicoli pretesti abbiano compiuto questo sacrilego aberrante misfatto, lo vedremo a breve.

Oggi i fedeli si trovano oramai al cospetto di una “contro-religione” totalmente “A-cattolica”, nella quale è stato reso invalido il Rito della Consacrazione vescovile, con la conseguente invalidità di TUTTE le Ordinazioni sacerdotali e di tutti i “Sacramenti”, amministrati quindi illecitamente, invalidamente e sacrilegamente da laici, consapevoli o meno, “finti” preti e “carnevaleschi” vescovi! Persino gli occupanti, usurpatori recenti del “Soglio di Pietro”, non hanno mai ricevuto una ordinazione vescovile valida! “Si è trattato invero di un’operazione chirurgica mirata, di un cesello orafo “a sfregio”, della rimozione dell’ingranaggio fondamentale di tutto l’impianto gerarchico-ecclesiastico, strutturato come un perfetto “orologio svizzero”, immagine terrena della Gerarchia celeste, e di cui l’orologiaio “perfido” conosceva esattamente il meccanismo, tutto incentrato sulla Consacrazione vescovile: rimuovendo la ruotina “cardine”, si è avviata una caduta con effetto “domino” che sta portando inesorabilmente alla distruzione totale della Gerarchia ecclesiastica (almeno di quella apparente!), con la creazione conseguente di una “falsa” gerarchia composta da semplici laici, cosa della quale purtroppo non ci si è resi ancora conto in pieno (sperando che non ce se ne renda conto solo una volta sprofondati nell’inferno, quando cioè oramai è troppo tardi!). Ma veniamo ai fatti!

Abbiamo già ricordato sommariamente i capisaldi teologici dei Sacramenti Cattolici, ora torneremo in particolare sul significato dell’ “ex adjunctis”, già in precedenza accennato, elemento essenziale di un Sacramento. Che cos’è allora la “Significatio ex adjunctis” di un Sacramento (Significato delle parole aggiunte)? A costo di essere ripetitivi, cerchiamo di fissare bene in mente:

  • Il valore o l’efficacia dei Sacramenti viene da Cristo, non dalla Chiesa; e il Cristo ha voluto che essi si comportino nella maniera degli agenti naturali, “ex opere operato” (attuati mediante un’operazione).
  • Un ministro indegno, o peccatore notorio, (… ma non lo scomunicato, anche “ipso facto”!) amministra validamente i Sacramenti se utilizza scrupolosamente la materia e la forma proprie a ciascuno con l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa (come già ricordato).
  • L’utilizzazione della materia e della forma del sacramento, con l’integralità della “significatio ex adjunctis” garantisce che il ministro manifesti l’intenzione della Chiesa.
  • La “Significatio ex adjunctis” deve esprimere il “significato del Sacramento”; se le modifiche introducono una contraddizione, il Sacramento non ha efficacia perché “manca manifestamente l’intenzione”.
  • Se la significatio ex adjunctis è tronca, il Sacramento può essere dubbio perché l’intenzione può praticamente mancare.

L’antichità del rito tradizionale.

  • Il Padre Jean Morin (1591-1659), sapiente oratore, pubblicava nel 1655 un’opera rimarchevole sul soggetto degli “ordines” latini ed Orientali. Si tratta del: “Commentarius de sacris Ecclesiae ordinationibus secundum antiquos et recentiores Latinos, Graecos, Syros et Babylonios in tres partes distinctus”, la cui seconda edizione apparve ad Amsterdam nel 1695.
  • Più tardi, un benedettino di Saint-Maur, Dom Martene (1654-1739), pubblicava nel 1700, una sapiente edizione, notevole per rigore, raccogliendo i “Pontificali” di ordinazione della Chiesa Cattolica antecedenti all’anno ‘300 fino alla sua epoca. – Si tratta del ”De antiquis Ecclesiae ritibus libri quatuor”. Dom Martene fu discepolo di Dom Martin, e fu diretto per molto tempo da Dom Mabillon. Su queste autorevoli basi, e su una tradizione millenaria, S.S. Papa Pacelli, Pio XII, definì con Magistero solenne, “infallibile” ed “irreformabile” la formula definitiva (formula, si badi bene, che aveva consacrato un elenco lunghissimo di “fior” di Papi, Cardinali e Vescovi, Santi per vita, fede e dottrina, avallati da fatti straordinari e miracoli!).

La decisione infallibile di Pio XII:

I lavori scientifici di recensione e di giustapposizione dei riti (Padre Morin, Dom Martène, etc.) hanno permesso di identificare la “forma invariabile, essenziale, nel rito latino, da più di 17 secoli”. • A partire da tali lavori, Pio XII ha designato “infallibilmente” le parole del “prefazio” che costituiscono la “forma” essenziale del Sacramento (in: Costituzione Apostolica “Sacramentum Ordinis”, punto 5, del 30 nov. 1947). Eccole:

   “Comple in Sacerdote tuo ministerii tui summam, et ornamentis totius glorificationis instructum coelestis unguenti rore sanctifica”. («Compi nel tuo sacerdozio la pienezza del tuo ministero, e, rivestitolo con le insegne della più alta dignità, santificalo con la rugiada del celeste unguento»)

S. Pio XII cioè non ha creato un rito, Egli ha semplicemente designato la forma essenziale del Sacramento in un Rito di tradizione quasi bi-millenaria. Al termine della Costituzione Apostolica citata, chiude con le terribili parole, che dovrebbero far tremare l’inferno (ma non hanno fatto tremare il “santo” della sinagoga di satana: il marrano e capo degli “Illuminati di Baviera”, noto omosessuale e spia del K.G.B., G. B. Montini, il sedicente Paolo VI, anti-Papa insediato al posto del Cardinale Siri, -validamente eletto con il nome di Gregorio XVII, esiliato sotto minaccia atomica … ma questa è un’altra storia … la racconteremo in altra sede!-: “Nulli igitur homini liceat hanc Constitutionem a Nobis latam infringere vel eidem temerario ausu contraire” (… a nessun uomo è lecito infrangere questa Costituzione o modificarla con temerario ardimento). Or dunque, Pio XII non ha creato nulla: egli ha semplicemente constatato e quindi definito la “forma essenziale” nel Prefazio del Rito di Consacrazione nel Pontificale (il volume che contiene tutte le cerimonie presiedute dai Vescovi ed Autorità Superiori).

A questo punto, incomprensibilmente, apparentemente senza motivazioni apostoliche, teologiche, liturgiche,

il RIBALTONE!!!:

Eliminazione radicale della forma essenziale del rito latino.

21 anni dopo la promulgazione infallibile di Pio XII della “forma” essenziale, rimasta invariata per oltre 17 secoli, G.B. Montini (il sedicente antipapa Paolo VI) la sopprime totalmente.

S.S. Pio XII, nel 1947, in ”Sacramentum ordinis” ha designato le parole del prefazio che costituiscono la “forma” essenziale, le riportiamo ancora:“Comple in Sacerdote tuo ministerii tui summam, et ornamentis totius glorificationis instructum coelestis unguenti rore santifica”. Il marrano Montini, usurpante la Cattedra di S. Pietro, con un ribaltone sacrilego senza precedenti, ha designato nel 1968 nel Pontificalis romani un’altra forma essenziale che non conserva NULLA della forma essenziale fissata “infallibilmente” da Pio XII. Ecco la nuova “assurda” formula: “Et nunc effúnde super hunc Eléctum eam virtútem, quæ a te est, Spíritum principálem, quem dedísti dilécto Fílio tuo Iesu Christo, quem ipse donávit sanctis Apóstolis, qui constituérunt Ecclésiam per síngula loca ut sanctuárium tuum, in glóriam et laudem indeficiéntem nóminis tui”. Questo è un fatto di portata e gravità senza pari!! Non resta una sola parola, una sola sillaba della “forma” che S.S. il Papa Pio XII aveva giustamente (1947) definito infallibilmente essenziale e assolutamente richiesta per la validità del sacro Episcopato !

In breve: … « la “forma” essenziale e necessaria alla validità è stata TOTALEMENTE soppressa dal nuovo ordinale di Paolo VI!» (Abbé V.M. Zins, 2005). Questo il fatto nudo e crudo, vedremo poi gli infami autori di tale sfregio sacrilego e le blasfeme e le ridicole ragioni addotte a sostegno del ribaltone, che è tra l’altro veicolo sottile di eresie perniciose e gravissime, contro la SS. Trinità, contro l’Incarnazione del Cristo, e contro lo Spirito Santo, configurando un assurdo gnostico-manicheo, peraltro già intrufolato nell’anglicanesimo e nel giansenismo, un movimento novatore, pre-modernista del 1700, condannato giustamente come eretico, e contro il quale il nostro S. Alfonso Maria de’ Liguori è stato un martello tenace ed implacabile nella sua denuncia e demolizione. Chi pensa che con questo rito, o partecipando a pseudo-funzioni (??) tenute da laici, falsamente consacrati da questo rito, faccia parte della Chiesa Cattolica, è un illuso: pensando di marciare sotto il vessillo di Cristo, in realtà segue lo stendardo di satana. “Apriamo gli occhi: il nostro pensiero costante, l’unico che conti per davvero, sia sempre la conquista della salvezza dell’anima, che si ottiene con laboriosità ininterrotta, mediante la vigilanza, la prudenza, la preghiera incessante e la conoscenza delle Sacre Scritture, rigorosamente e correttamente interpretate, e del Magistero autentico della Chiesa, Corpo mistico di Cristo, Sposa immacolata di Cristo, Maestra e via di Verità e Vita. Non c’è posto per la falsa misericordia che chiude i due occhi sulla peccaminosità, sul pentimento, prospettando infine l’inferno “buono” per tutti!!!”

Gli autori dell’infamia

Cerchiamo allora di esaminare più da vicino la questione riguardante la formula di consacrazione dei vescovi. Intanto ci cominciamo a chiedere chi ne siano gli autori. Guarda caso, ci troviamo a che fare con personaggi già noti, fortemente compromessi con istituzioni massoniche e ferocemente anticristiane, al centro delle “apparenti” stravaganze già arcinote nella cosiddetta “nuova messa”, un rito di ispirazione vagamente anglicano-protestante, vera liturgia rosa+croce in 33 ”atti”, osannante il massonico e gnostico “signore dell’universo” al quale viene pure offerto il deicidio di Gesù Cristo, e fuorviante totalmente dal contesto teologico tridentino, pertanto carico di anatemi imperituri, in particolare per chi ne ha o ne dovrebbe avere consapevolezza. Non paghi dello “scoop” anticattolico ed antiliturgico, di per se stesso già gravissimo, e mirando a radere al suolo totalmente la Gerarchia cattolica, e quindi la Chiesa stessa, avviano questa nuova “pratica” che, confondendo tradizioni apostoliche inesistenti, costruite in biblioteca per attribuirsi un’aureola di sapienza (un “baro” da falsi sapienti), e mescolando riti orientali, siriaci ed africani, di difficile controllo documentale, ed oltretutto già rigettati nel passato perché eretici e blasfemi, creano questo nuovo rito gettando fumo negli occhi con ignobili menzogne e contraffazioni. E allora, chi sono gli autori del Pontificale Romano? Eccoli: Giovanni Battista Montini, detto Paolo VI, figura arcinota, il cui ruolo, decisivo nella “contro-Chiesa”, è riconosciuto ormai da tutti come determinante. Non ci dilungheremo affatto su tale losco figuro, anche perché la cosa, a noi di stomaco delicato, ci farebbe nauseare e vomitare, e così rinviamo i lettori al trittico di Don Luigi Villa che lo ha “degnamente” e compiutamente descritto con dovizia di particolari ed abbondante documentazione. L’altro degno ancor più losco figuro, già noto ai lettori attenti, è il mons. Annibale Bugnini, il tristemente noto BUAN 1365/75 (nome in codice di appartenenza alla “loggia”) che ebbe la “sfortuna” di dimenticare ad una conferenza in Vaticano, su una sedia, una borsa che malauguratamente fu rinvenuta da un giornalista che ne rivelò il contenuto (oh, questi giornalisti non si fanno mai i fatti propri!): erano documenti segreti della loggia di appartenenza massonica dell’incauto. Così “sgamato”, fu inviato come nunzio apostolico in Iran, per chiudere ingloriosamente la sua turpe carriera. Ma l’incarico più “tecnico” fu assunto da un oscuro benedettino, dom. Bernard Botte, OSB, di cui nessuno aveva mai saputo nulla, (a Buan probabilmente lo avrà segnalato l’amico e compagno di loggia: Salma, Salvatore Marsili, abate OSB dell’abazia di Finalpia, anch’egli finito nella lista Pecorelli!), e che qualche anno prima del nuovo pontificale, pubblicava un libro in cui illustrava una strana e fino ad allora oscura, presunta “tradizione di Ippolito”, un Ippolito che non si capisce chi fosse stato, o forse “Ippoliti”, visto che se ne contano due o tre (!?!), la stessa “tradizione” già implicata fraudolentemente nella stesura della “messa di BUAN” (l’attuale rito spacciato per Messa cattolica dalla setta marrano-modernista, attualmente usurpante il Soglio di Pietro)!

Il “Pontificalis Romani” (con il nuovo Sacramento dell’Ordine) è stato promulgato da Giovanni Battista Montini, la “ruspa”, l’anti-papa, sedicente Paolo VI, il 18 giugno 1968. – Montini nomina Annibale Bugnini, che è stato quindi l’artefice (il braccio della ruspa in azione!) dei due documenti liturgici essenziali del suo “pontificato”, demolitore ruspante: 1) il Pontificalis Romani, promulgato il 18 giugno 1968 e 2): in Cena Domini, promulgato il 03 Aprile 1969 (Novus Ordo Missae). Il 07 gennaio 1972, Montini ha egli stesso “ordinatoBugnini all’Episcopato (ovviamente in modo invalido!!), nominandolo poi, il 15 gennaio 1976, Arcivescovo titolare di Dioclentiana. Ma davanti allo scandalo della sua nota e divulgata appartenenza massonica fin dal 23 aprile del 1963, sotto il nome in codice di ’Buan 1365/75, lo “esilia” come pro-Nunzio apostolico a Teheran … oramai il burattino logoro e “scoperto” si poteva mettere da parte, con un bel calcio nel fondo schiena!

Dom Bernard Botte, benedettino dell’abbazia del Mont-César (Belgio) fu, sotto l’autorità di Bugnini, il principale artigiano del testo, inventando la rocambolesca ricostruzione di un fantomatico rito, da una pretesa tradizione apostolica di Ippolito (ma non sa nemmeno lui di quale Ippolito si tratti!), nota evidentemente a lui solo …, e di cui non si era mai sentito parlare in precedenza nella Chiesa … una favola partorita dalla fervida fantasia di questo strambo benedettino, [forse compagno dell’abate di Finalpia, Salvatore Marsili, affiliato con la sigla Salma 1278/49 e compagno di Buan nella P2], subito fatta propria da chi intendeva distruggere la Gerarchia, il Sacerdozio ed i Sacramenti cattolici.

Quali sono le origini del Pontificalis Romani, e da dove proviene questa formula di Paolo VI? Le Ragioni addotte da Montini, il falso “papa” Paolo VI nel Pontificalis Romani per promulgare questa riforma, ufficialmente sono:

– « … Si è giudicato bene di ricorrere, tra le fonti antiche, alla preghiera consacratoria che si trova nella “Tradizione apostolica di Ippolito di Roma”, documento dell’inizio del terzo secolo, e che, in una grande parte, è ancora osservata nella liturgia dell’ordinazione presso i Copti ed i Siriaci occidentali. In tal modo, si rende testimonianza, nell’atto stesso dell’ordinazione, dell’accordo tra la tradizione orientale ed occidentale sul carico apostolico dei Vescovi » Paolo VI (Pontificalis Romani,1968). L’inganno è palese, poiché è provato (come vedremo più avanti) che :

– La pretesa (*) Tradizione apostolica attribuita ad Ippolito di Roma, o ad altri autori, è un tentativo di ricostituzione fatto da Dom Botte dopo il 1946, ed « in modo costruttivo », secondo l’espressione di R.P. Hanssens, nel 1959.

– La Tradizione apostolica d’Ippolito suscita dal 1992 un dibattito tra specialisti che la qualificano come di «pretesa Tradizione apostolica», quindi quantomeno dubbia, se non fantomatica! Questa controversia divenne oggetto di un seminario nel 2004 nel quale si concluse che: –1) La preghiera di consacrazione di Paolo VI si ispira, ma non s’identifica, con la pretesa Tradizione apostolica attribuita ad Ippolito; essa rappresenta una creazione “artificiale” di Dom Botte nel 1968.

.2) La preghiera consacratoria di Paolo VI, la cui forma essenziale è ispirata alla pretesa (*) Tradizione Apostolica d’Ippolito, presenta delle similitudini con i riti Abissini, riti di eretici “monofisiti”, i quali non costituiscono dei riti validi, ma piuttosto dei riti risultanti da dibattiti teologici nati alla fine del XVII secolo.

.3) I riti copto e siriaco non utilizzano affatto la formula detta d’Ippolito, (dello stesso avviso è perfino Dom Botte!). inoltre i riti utilizzati dal siriaco al copto, ai quali ci si è falsamente ispirati, venivano utilizzati per insediare un Patriarca già consacrato Vescovo, e quindi non conferivano in alcun caso il Sacramento dell’ordine!

.4) La formula del c.d. Paolo VI non manifesta alcun «accordo tre le tradizioni orientale ed occidentale», ma viene recuperata piuttosto da una pretesa (*) ’Tradizione apostolica d’Ippolito’, testo che secondo alcuni proviene invece da ambiti egiziano-alessandrini, nei quali i riti traducono, secondo Burton Scott Easton, le influenze della sinagoga (The Apostolic Tradition of Hippolytus, Burton Easton, 1934, pag. 67 ed. del 1962, Archon Books).

(*) [Noi abbiamo préferito scrivere, in accordo con il comitato internazionale “Rore sanctifica”: La “pretesa” tradizione apostolica a proposito di questo documento denominato: “la Tradizione apostolica attribuita ad Ippolito” (o a diversi autori “Ippoliti”), conformandoci così alla denominazione dei lavori Scientifici ed universitari che si è imposta da un paio di decenni nel mondo degli specialisti che trattano di questo soggetto.]

In sostanza, la “contestazione d’Ippolito”, conosciuta dagli specialisti già dal 1946, ossia ben 22 anni prima del Pontificalis Romani, continua nel 1990 ed oltre, anche da parte dei Bollandisti (Gesuiti seguaci di Bolland, particolarmente eruditi nelle documentazioni ecclesiastico-liturgiche). Sarebbe troppo lungo e noioso riportare tutti i documenti, veri o presunti, ed i dibattiti successivi sul tema! In conclusione, la preghiera consacratoria di Paolo VI s’ispira, ma non riproduce neppure quella della pretesa (*) “Tradizione Apostolica d’Ippolito’ che è stata quindi solo un po’ di “fumo negli occhi”, un “bluff” per prendere tempo in attesa di tempi migliori e … di nuove invenzioni, e costituisce pertanto una creazione artificiale di Dom Botte nel 1968. L’inganno verrà meglio compreso successivamente, quando qualche “topo di biblioteca”, inopportuno ed inatteso intrigante, va a scovare le formule ed i riti orientali nelle lingue originali, fraudolentemente addotti essere un modello di ispirazione onde fondere le consuetudini liturgiche occidentali ed orientali, sicuri che nessuno mai andasse a verificarle, fidandosi della perizia dei falsi “sapienti” incaricati; questo però ci fa capire ulteriormente la volontà sottile con la quale si sia perpetrato l’inganno tra l’indifferenza, l’insipienza e, non voglia Iddio, la connivenza di tanti presunti “conoscitori di cose divine”, mollemente adagiati nei loro dorati e molleggiati giacigli, come i “cani muti” già catalogati dal profeta Isaia! Ma … “Qui habitat in caelis irridebit eos, et Dominus subsannabit eos.”(Ps. II, 4)! Tremate, il giudizio arriverà anche per voi … come un ladro, quanto meno ve lo aspettate … e lì sarà pianto e stridor di denti!

Osservando la giustapposizione dei riti succitati, ne esce una grande similitudine, anche se confusa, tra il rito di Paolo VI e “l’ordinanza ecclesiastica” nella sua recensione etiopica ed i riti abissini; la preghiera consacratoria quindi, la cui formula essenziale era inizialmente considerata essere parte della pretesa’Tradizione apostolica d’Ippolito’, è similare ai riti abissini! Ma questo “archeologismo storico-geografico” è manifestamente essere una eresia monofisita e quindi antitrinitaria! Infatti i riti abissini devono essere letti nel contesto del “monofisismo: Nunc autem effunde desuper virtutem Spiritus principalis, quem dedisti dilecto Filio tuo Jesu Christo [… allora dunque effondi dall’alto la virtù dello Spirito principale, che hai dato al Figlio tuo diletto Gesù Cristo]. Ciò vale ugualmente per la forma dell’Ordinanza ecclesiastica di recensione etiopica: … Et nunc effunde eam quae a te est virtutem principalis spiritus, quem dedisti dilecto puero tuo Iesu Christo … [… ed ora effondi quella che da te è la virtù dello Spirito principale …]. Ma perché questa formula afro-orientale, è sostanzialmente eretica, anzi blasfema, applicata ad una Consacrazione vescovile? L’enigma che si pone nella formula, riguarda lo “spiritus principalis”, che designerebbe lo Spririto-Santo (anche se lo “spirito del principe” – come pure correttamente si potrebbe tradurre – ci sembra ben altra cosa, oltretutto con un vago “odore di zolfo”!), il quale viene trasmesso al Figlio, e questo significherebbe quindi, nel contesto etiope-abissino, che Gesu-Cristo diviene Figlio di Dio per mezzo di questa “operazione” che è per essi dunque una unzione divinizzante o meglio una “adozione” seguita da una “unione deificante”, quindi una “sola” natura sussistente, ciò che corrisponde appunto al “monofisismo”. [il “Monofisismo”, eresia condannata dal Concilio di Calcedonia nel 451, “riconosceva” al Cristo la sola natura divina, negando che la natura umana di Cristo fosse sostanzialmente la nostra, fatto che quindi impedirebbe la nostra Redenzione attraverso di Lui e negherebbe il “fiat” della Vergine Maria”. Esso ancora oggi è praticato dalle chiese orientali copte di Egitto ed Etiopia e dalle maronite della Siria occidentale].

Queste concezioni alle quali si è accennato, debordano inoltre dal quadro della Cristologia per estendersi alla Teologia Trinitaria, poiché, per questa formula così malamente manipolata, lo Spirito-Santo non sarebbe consustanziale al Figlio. L’affermazione è pertanto “antitrinitaria”, ed “anti-filioque”. In parole povere c’è un’aberrante similitudine tra il rito del sedicente Paolo VI ed i riti appartenenti agli eretici monofisiti!.

Questi riti di consacrazione, ai quali si richiama il Montini, appartengono nei fatti a “chiese” eretiche che adottano principi già condannati abbondantemente dal Magistero Cattolico, principi antitrinitari e cristologicamente a-cattolici.

Senza volerci addentrare ulteriormente in questioni molto “specialistiche”, possiamo concludere che alla fine il rito di Botte-Bugnini-Montini, non è né copto, né maronita occidentale, essendo essi confusamente sovrapposti tra loro ma non coincidenti, e quel che più è evidente è che la preghiera consacratoria (la forma del Sacramento), non riprende nemmeno quella della pretesa “tradizione apostolica” del fantomatico Ippolito; dissimili sono pure il rito nestoriano ed armeno!

Questi fatti contraddicono la parola del Montini secondo la quale: “… si è ben giudicato di ricorrere, tra le fonti antiche alla preghiera consacratoria che si trova nella tradizione apostolica di Ippolito di Roma, documento dell’inizio del III secolo, e che, per una gran parte è ancora osservata nella liturgia dell’ordinazione presso i Copti ed i Siriani occidentali”.

No, non è Pinocchio a Bengodi, ma Paolo VI, il falso “papa”, in “Pontificalis Romani” [forse sarebbe meglio ribattezzarlo “ponte-fecalis”!]. In realtà sappiamo oggi benissimo, e chiunque può constatarlo, come i riti copto e siriaco occidentale non utilizzino affatto la “prefabbricata” preghiera consacratoria della pretesa “Tradizione apostolica di Ippolito”. Lo stesso dom Botte, in opere successive, aggiungeva fandonie a menzogne per giustificare il suo operato chiaramente in malafede. Ad esempio in un’opera del 1957, opponeva la “tradizione apostolica di Ippolito”, alla tradizione siriaca autentica [“La formula di ordinazione – la grazia divina nei riti orientali”; in l’Oriente siriano, abst., vol. II, fasc. 3, 3° trim. 1957, Parigi, pag. 285-296]. Si tratta alla fine, di un inaudito abuso, quello perpetrato il 18 giugno 1968 dall’antipapa sedicente Paolo VI; egli ha avuto il “temerario ardimento” di rimpiazzare un rito latino antico, invariabile nella sua forma essenziale da oltre 17 secoli, con una creazione artificiale ricavata da una ricostruzione di dom Botte apparsa negli anni 1950, e poi nel 1990 contestata dagli specialisti (quelli veri!). Il Montini si è giustificato con un sedicente ritorno alle origini, un falso archeologismo, riproducendo il metodo utilizzato da eresiarchi in passato, nei confronti del quale S.S. Leone XIII scriveva, bollandoli severamente: «essi hanno grandemente sfigurato l’insieme della liturgia conformemente alle dottrine erronee dei novatori, con il pretesto di ricondurla alla sua forma primitiva ». (Lettera enciclica: Apostolicae curae, 1896).

Si è preteso giustificarsi con delle menzogne: a) la forma citata non riproduce affatto la forma della pretesa tradizione apostolica attribuita ad Ippolito; b) la forma citata non è mai stata in uso nei riti copto e siriano occidentale. Si è commesso un attentato contro lo Spirito-Santo, avendo avuto, come detto, l’audacia inaudita di rimpiazzare, con una creazione puramente umana, un rito invariabile nella sua forma essenziale e quasi bi-millenaria, di cui lo Spirito-Santo è stato garante della costanza, coronata poi dalla decisione infallibile di Pio XII (Sacramentium ordinis) meno di 21 anni prima dell’atto ignobile del fasullo Paolo VI e quindi irreformabile da parte di un “vero” Papa [un vero Papa non avrebbe mai apportato, né poteva, una modifica al Magistero definito da un suo predecessore!]. Ecco quindi le origine smascherate di un rito aberrante: una creazione puramente umana!

Ricordiamo al proposito, anche per respirare un po’ di aria pura, San Tommaso d’Aquino che pone la questione: “Dio è il solo a realizzare l’effetto interno al sacramento?” Risposta: «Ci sono due modi di realizzare un effetto: in qualità di agente principale o in qualità di strumento. Secondo la prima maniera, è Dio solo che realizza l’effetto del Sacramento. Ecco perché Dio solo penetra nelle anime ove risiede l’effetto del Sacramento, e un essere non può agire direttamente la dove Egli non c’è. Anche perché appartiene solo a Dio il produrre la “grazia”, che è l’effetto interiore del sacramento (S. Th. I-II, Q.112, a. 1). Inoltre, il carattere, effetto interiore di certi Sacramenti, è una virtù strumentale derivante dall’agente principale che è qui Dio. Ma, nella seconda maniera, cioè agendo in qualità di ministro, l’uomo può realizzare l’effetto interiore del Sacramento; perché il ministro e lo strumento hanno la stessa definizione: l’azione dell’uno conduce ad un effetto interiore sotto la mozione dell’Agente principale che è Dio. » [Summa theologiae -III, Q.64, 1-]. In poche parole, l’uomo non è che il ministro, lo strumento dell’azione di Dio in un Sacramento. E qui sorge la domanda: “Chi è che ci assicura in modo assolutamente certo che Dio agisce al meglio in un rito creato nel 1968”? Seguiamo ancora San Tommaso, che si chiede: “L’istituzione dei sacramenti ha solo Dio per autore? « È a titolo di strumento, lo si è visto, che i Sacramenti realizzano degli effetti spirituali. Ora lo strumento trae la sua virtù dall’Agente principale. Vi sono due agenti, nel caso di un Sacramento: Colui che lo istituisce, e colui che usa del Sacramento già instituito applicandolo quanto a produrre il suo effetto. Ma la virtù del Sacramento non può venire da colui che non fa che usarne, perché non si tratta così se non al modo di un ministro. Rimane dunque che la virtù del Sacramento gli viene da Colui che l’ha instituito. La virtù del Sacramento non venendo che da Dio, ne risulta che Dio solo ha istituito i sacramenti». [Summa theologiae -III, Q.64, 1-] Dio solo ha istituito i Sacramenti, e allora: Chi ci assicura in modo assolutamente certo che un rito creato nel 1968 trasmetta la “virtù” di un Sacramento che ha solo Dio come autore? Chiediamo venia ed un po’ di pazienza, per la lunga citazione di San Tommaso, che però è fondamentale nella logica da seguire nel valutare teologicamente e dottrinalmente il problema. Egli continua: : “L’istituzione dei sacramenti ha Dio solo per autore? « Obiezione n°1: Non sembra, perché è la Santa Scrittura che ci fa conoscere le istituzioni divine. Ma ci sono alcuni elementi dei riti sacramentali che non si ritrovano menzionati nella Santa Scrittura, come la santa Cresima, con la quale si dà la confermazione, e l’olio con cui si ungono i sacerdoti, e certe altre parole e gesti che sono in uso nei Sacramenti. Risposta all’obiezione n° 1: Gli elementi del rito sacramentale che sono d’istituzione umana non sono necessari al Sacramento, ma contribuiscono alla solennità di cui lo si circonda per eccitare devozione e rispetto in quelli che lo ricevono. Quanto agli elementi necessari ai sacramenti, essi sono stati istituiti dal Cristo stesso, che è nello stesso tempo Dio ed uomo; e se essi non ci sono tutti rivelati nelle Scritture, la Chiesa comunque li ha ricevuti dall’insegnamento ordinario degli Apostoli; è così che San Paolo scrive (1 Co XI, 34) : «Per gli altri punti, io li regolerò alla mia venuta». [Summa theologiae -III, Q. 64, 1-]. Se gli elementi del rito “necessari” al Sacramento sono stati istituiti dal Cristo stesso, chi è che ci assicura in modo assoluto che gli elementi del rito creato (… nientemeno che da dom B. Botte, l’amico di Buan 1365/75, !?!) nel 1968 contengano effettivamente gli elementi necessari al Sacramento istituito dallo stesso N.S. Gesù Cristo? Ricordiamo, al proposito, pure il giudizio di San Pio X :« … allorché si sappia bene che la Chiesa non ha il diritto di innovare nulla che tocchi la sostanza del sacramento » [San Pio X, 26 dicembre 1910, “Ex quo nono”]. Quindi veniamo alle “1+3” condizioni di validità del Sacramento di consacrazione: 1) Perché una consacrazione episcopale sia valida, si richiede innanzitutto che il consacratore abbia egli stesso il potere d’ordine, cioè che egli sia validamente (ed ontologicamente) Vescovo (che non sia ad esempio un massone di 30° grado scomunicato “ipso facto”!). Successivamente, sono necessarie 3 condizioni all’esistenza del Sacramento della consacrazione episcopale (vale a dire alla sua validità) : • la materia e la forma: « I sacramenti della nuova legge devono significare la grazia che essi producono e produrre la grazia che essi significano. Questo significato deve ritrovarsi … in tutto il rito essenziale, e cioè nella materia e nella forma; ma esso appartiene particolarmente alla “forma”, perché la materia è una forma indeterminata per se stessa, ed è la “forma che la determina” ». [Leone XIII, Apostolicae Curae, 1896]. • l’intenzione del consacratore: «la forma e l’intenzione sono egualmente necessarie all’esistenza del sacramento», «Il pensiero o l’intenzione, dal momento che è una cosa interiore, non cade sotto il giudizio della Chiesa; ma Essa deve giudicarne la manifestazione esteriore » [Leone XIII, in Apostolicae Curae, 1896]. E il Santo Padre S.S. Pio XII sottolinea efficacemente la questione alla “Conclusione dei lavori del 1° congresso internazionale della liturgia pastorale d’Assisi”, il 22 settembre 1956: «Ricordiamo a questo proposito ciò che Noi diciamo nella Nostra Constituzione Apostolica “Episcopalis Consecrationis” del 30 novembre 1944 (Acta Ap. Sedis, a. 37, 1945, p. 131-132). Noi vi determiniamo che nella consacrazione episcopale i due Vescovi che accompagnano il Consacratore, devono avere l’intenzione di consacrare l’Eletto, e che essi devono per conseguenza compiere i gesti esteriori e pronunciare le parole, per mezzo delle quali il potere e la grazia da trasmettere siano significate e trasmesse. Non è dunque sufficiente che essi uniscano la loro volontà a quella del Consacratore principale e dichiarino che essi fanno proprie le sue parole e le sue azioni. Essi stessi devono compiere quelle azioni e pronunziare le parole essenziali.»! Ma quali siano state le modifiche o soppressioni “sospette” (per usare un eufemismo) del rito montiniano? Ecco cosa è stato soppresso: -.1) Il giuramento del futuro vescovo che promette a Dio «di promuovere i diritti, gli onori, i privilegi dell’autorità della santa Chiesa romana… d’osservare con tutte le sue forze, e di farle osservare agli altri, le leggi dei santi Padri, i decreti, le ordinanze, le consegne ed i mandati apostolici … di combattere e di perseguire secondo il suo potere gli eretici [una delle principali funzioni del vescovo!!!], gli scismatici ed i ribelli verso il nostro San Pietro, il Papa, ed i suoi successori». -2) L’esame attento del candidato sulla sua fede, comprendente la domanda di confermare ciascuno degli articoli del credo. -3) L’istruzione del vescovo: «Un vescovo deve giudicare, interpretare, consacrare, ordinare, offrire il sacrificio, battezzare e confermare». In nessuna parte, quindi, il nuovo rito menziona che la funzione del vescovo sia quella di ordinare, di confermare e di giudicare (di slegare e legare). -4) La preghiera che precisa le funzioni del vescovo, dopo la preghiera consacratoria. Nel Pontificalis Romani, si definisce quindi una forma essenziale insufficiente. Per Pio XII, la forma deve significare in modo univoco l’intenzione del rito di fare un Vescovo per ordinare dei preti: «allo stesso modo, la sola forma sono le parole che determinano l’applicazione di questa materia, parole che significano in un modo univoco gli effetti sacramentali, cioè il potere di ordine e la grazia dello Spirito Santo, parole che la Chiesa accetta ed impiega come tali» [Pio XII, Sacramentum Ordinis, 1947].

La forma designata come “essenziale” da Paolo VI non indica il potere d’ordine né la grazia dello Spirito-Santo come grazia del Sacramento: « La forma consiste nelle parole di questa preghiera consacratoria; tra di esse, ecco quelle che appartengono alla natura “essenziale”, sicché sono quelle esatte perché l’azione sia valida: «Et nunc effunde super hunc electum eam virtutem, quæ a te est, Spiritum principalem, quem dedisti dilecto Filio Tuo Jesu Christo, quem ipse donavit sanctis apostolis, qui constituerunt Ecclesiam per singula loca, ut sanctuarium tuum, in gloriam et laudem indeficientem nominis tui» [ed ora effondi su questo eletto quella virtù che viene da Te, lo Spirito “principale” (e chi è!?! -n.d.r.-), che desti al Figlio tuo diletto, e che Egli donò ai suoi Apostoli, perché si costituisse la Chiesa come tuo santuario a gloria e lode del tuo Nome …] (Paolo VI, Pontificalis Romani, 1968.] I termini supposti per definire il vescovo figurano in un’altra parte del prefazio: «ut distribuát múnera secúndum præcéptum tuum » [Paolo VI, Pontificalis Romani, 1968). Alla maniera degli anglicani, i difensori del rito montiniano devono allora invocare l’“unità morale” del rito. Nel Pontificalis Romani, la forma essenziale è senza dubbio, insufficiente. Il sacramento (ex opere operato) non può operare ciò che esso non significa!!! « La sola forma sono le parole che determinano l’applicazione di questa materia, parole che significano in modo univoco gli effetti sacramentali, cioè il potere d’ordine e la grazia dello Spirito-Santo, parole che la Chiesa accetta ed impiega come tale». [Pio XII, Sacramentum ordinis, 1947]. Le parole del prefazio del Pontificalis romani “non” significano il potere d’ordine: “Ut distribuant munera secundum praeceptum tuum”. (Che essi distribuiscano dei “doni” (di chi!?!) secondo il tuo comandamento). Il termine adottato “distribuant munera” è equivoco, esso esprime dei doni, dei carichi, delle funzioni (vedere il diz. Gaffiot per “munus”), si tratta di un termine profano che non esprime affatto il potere d’ordine. Dom Botte traduce il greco κλήρους (Klerous) con ’carichi’ (La Tradition apostolique, Ed. Sources chrétiennes, maggio 1968). Ora un “carico” ecclesiastico non è un ordine. Un anglicano può accettare l’espressione di distribuzione di carichi, un luterano ugualmente. Questa ambiguïtà è voluta … siamo ben lontani dalle parole essenziali del rito latino (comple sacerdote tuo); queste parole esprimono in modo univoco il potere d’ordine (Episcopum oportet … ordinare – il Vescovo deve ordinare!).

Il sacramento (ex opere operato) non può operare ciò che esso non significa e quindi la forma è da considerarsi “difettosa”. A differenza di tutti i riti precedentemente adottati, è patente la “contro-intenzione” del rito, quella di “non” significare il potere di ordinazione dei preti, e quindi la volontà di non ordinare! Noi abbiamo messo in evidenza una contro-intenzione a livello della forma del rito, contro-intenzione che appare in un contesto ecumenico che fornisce la “chiave” per la comprensione della messa in atto di questo rito. Non a caso Jean Guitton, scriveva: «Questa Chiesa ha cessato di chiamarsi cattolica per chiamarsi ecumenica», ed il massone Bugnini (sempre lui, quello della messa del baphomet, il Buan 1365/75!) dichiarava sull’Osservatore Romano del 19 marzo del 1965: “Noi dobbiamo spogliare le nostre preghiere Cattoliche e la liturgia Cattolica da tutto ciò che potrebbe rappresentare l’ombra di una pietra d’inciampo per i nostri “fratelli” separati (quelli che la Chiesa una volta chiamava “eretici” e “scismatici”,, vale a dire i Protestanti.-n.d.r.-)”. Un caso simile, a proposito delle false ordinazioni anglicane, fu inesorabilmente ed infallibilmente stroncato da un Papa “vero”, S.S. Leone XIII nella sua famosa (oggi occultata con ogni mezzo dai marrani e dagli apostati modernisti conciliari!) lettera Enciclica del 1896, la già citata “Apostolicae curae” nella quale si dimostravano 4 punti: –1) La forma del Sacramento è stata rimpiazzata da una forma ambigua che non significa precisamente la grazia che produce il Sacramento. (come quella di Montini!) –2) Il rito anglicano è stato composto e pubblicato in circostanze di odio del Cattolicesimo (come quello del marrano Montini! –n.d.r.-) e in uno spirito settario ed eterodosso (appunto quello ecumenico e neoterico); – 3) Le espressioni del rito anglicano non possono avere un senso Cattolico (così come quello del rito modernista novordista –n.d.r.-). – .4) L’intenzione del rito anglicano è contrario a ciò che fa la Chiesa (la vera Chiesa Cattolica). Una conclusione infallibile, irreformabile e senza appello!!!

E allora siamo qui a parlare di una cosa gravissima, della quale pochi sono a conoscenza, e coloro che sanno, si guardano bene dal farne parola, e cioè della INVALIDITA’ formale e materiale della consacrazione vescovile del “Pontificalis Romani”, che sta producendo nei fatti l’estinzione dell’Ordine sacerdotale cattolico e di conseguenza di tutti i Sacramenti: quella che oggi appare essere la Chiesa Cattolica, è costituita in realtà da un esercito di laici, di “zombi” spirituali, da “finti” e presunti sacerdoti e vescovi che stanno lentamente ma inesorabilmente soppiantando i pochi veri “residui” Vescovi e sacerdoti, oramai solo ultraottantenni, e cioè i Vescovi ordinati con il “rito Cattolico”, o sacerdoti ordinati da “veri” Vescovi a loro volta ordinati prima del fatidico 18 giugno 1968.

Discorreremo adesso addirittura delle ERESIE contenute nella formula del rito del “Pontificalis Romani”!! Effettivamente costateremo nella “forma” essenziale:.1) un’eresia monofisita, 2) un’eresia anti-filioque, 3) un’eresia anti-Trinitaria, tali da configurare una forma essenziale “kabbalista e gnostica” (la Gnosi in generale, e quella talmudica-cabbalista in particolare, è propriamente la “teologia” di lucifero), e creare quindi un “eletto manicheo”. Una forma quindi, che non solo rende invalida ogni presunta consacrazione, ma ne inverte i valori spirituali, consacrando cioè un “servo di lucifero”, quasi un rituale da 30° grado massonico. C’è chi ha attaccato la Chiesa dal tetto, chi dalle mura esterne, che dal portone e dalle finestre, ma Montini, “ruspa” di lucifero, L’ha praticamente rasa al suolo, scardinandone i pilastri portanti: la Santa Messa e la Consacrazione vescovile con la sequela di tutti i Sacramenti!

Ma torniamo alla nostra formula di ispirazione copto-etiopica, come dimostrato in precedenza: «Et nunc effunde super hunc electum eam virtutem, quæ a te est, Spiritum principalem, quem dedisti dilecto Filio Tuo Jesu Christo» [Pontificalis Romani, 1968 (forma essenziale)]. Qui si afferma l’eresia monofisita, l’eresia dei monofisiti etiopici [che negano la natura divina di Cristo]. Queste due righe citate infatti si ritrovano tal quali nel loro rito abissino di consacrazione episcopale. Questa eresia consiste nel considerare che il Cristo abbia bisogno di ricevere dal Padre lo Spirito-Santo per divenire ‘Figlio di Dio’, e per poter comunicare a sua volta, lo Spirito-Santo ai suoi Apostoli. Il Figlio riceve lo Spirito ad un dato momento (al battesimo secondo gli Etiopi) cosa quindi che nega la natura del “Fiat” della Santissima Vergine Maria, “fiat” che permette nello stesso momento la sua verginale Concezione, realizzando così il Mistero centrale della Fede Cattolica: l’Incarnazione di Nostro Signore Gesù-Cristo, vero uomo e vero Dio per mezzo dello Spirito-Santo. Negazione totale della verità cattolica dell’Incarnazione del Verbo! Ma nella “forma essenziale” c’è spazio per l’eresia anti-Filioque [l’eresia di Fozio e dei sedicenti “Ortodossi”, scismatici ed eretici orientali, che negano il procedere dello Spirito-Santo anche dal Figlio]. In questa forma infatti si afferma l’eresia anti-Filioque etiopica, secondo la quale “Non è più il Figlio che spira, con il Padre, lo Spirito-Santo (cf. il filioque del Simbolo di Nicea), ma è il Figlio che riceve dal Padre lo Spirito-Santo. Si tratta di una inversione (secondo un tipico costume satanico), delle relazioni nella Santa Trinità tra il Figlio e lo Spirito-Santo. Incredibile! Pensare che al Credo della Messa la Chiesa ci fa cantare a proposito dello Spirito-Santo «qui ex Patre Filioque procedit»!. Questa formula esprime la fede della Chiesa nello Spirito Santo come terza Persona della Santa Trinità. Lo Spirito-Santo procede dal Padre e dal Figlio come da un solo Principio e possiede, con il Padre ed il Figlio, gli stessi attributi di onnipotenza, di eternità, di santità; Esso è uguale al Padre ed al Figlio a causa della divinità che è Loro propria. L’utilizzazione del termine Puer Jesus Christus nella “forma”, in Ippolito, «modello» del rito della consacrazione dei vescovi riformato dal Montini, è rimpiazzato da: “dilectus Filius” = tuo Figlio diletto, Gesù Cristo. Malgrado tutto, questa correzione indica ancora e sempre una inferiorità del Figlio poiché il Cristo è designato anche, come nei Greci scismatici, come canale transitorio dello Spirito-Santo. Manca dunque allo Spirito-Santo la relazione essenziale in seno alla Santa Trinità come Persona emanante dal Padre e dal Figlio dall’eternità. Un errore fondamentale dunque che rende la forma dell’ordinazione intrinsecamente inoperante e dunque invalida!. Ed anche se la rettitudine della fede del vescovo consacrante fosse certa, questa non potrebbe “sopperire” né correggerebbe la forma e l’intenzione che è normalmente veicolata dal rito. Ma non è ancora finita: la “forma” inventata da B. Botte per Bugnini, su richiesta di Montini, proclama anche una eresia anti-Trinitaria! Ed infatti il «Signore» che è: Dio, il Padre; il Figlio Gesù-Cristo, consustanziale al Padre; e «lo Spirito che fa i capi (!?!) e che Tu hai dato al tuo Figlio diletto, Gesù-Cristo» non costituiscono affatto una designazione teologicamente corretta delle tre Persone divine nell’unità della sostanza e distinte per le loro Relazioni proprie! Qui il discorso è sottile, ma è palese il voler rinnegare la formulazione di San Tommaso quando dice: Pater et Filius et Spiritus Sanctus dicuntur “unum” et non unus. (Quodl. 6,1+2) [si dicono un “unico” e non uno]. Di conseguenza la nuova formula di consacrazione episcopale è egualmente invalida a causa di questa eresia antitrinitaria. Ma c’è ancora dell’altro: questa “forma” sembra a ragione, provenire addirittura da un sistema gnostico e kabbalista! Riportiamo ancora la formula: «Et nunc effunde super hunc electum eam virtutem, quæ a te est, Spiritum principalem, quem dedisti dilecto Filio Tuo Jesu Christo » Con la modifica di “Spiritus principalis” in “Spiritum principalem”: cioè un genitivo che diviene un accusativo, l’essere dello Spirito è assimilato ad una qualità (forza), lo Spirito diviene cioè una sorta d’“energia”, e non più una “Persona”. Questo concetto eretico deriva da un sistema “gnostico” (il discorso sui concetti della “gnosi spuria” e kabbalista, richiederebbe un’opera monumentale). La messa in equivalenza mediante un accusativo, proprio della “fabbricazione” di Dom Botte (che non si ritrova né presso gli etiopi, né nella sinossi della ’Tradizione apostolica’ e neppure nelle Costituzioni apostoliche), tra la “forza” (virtus) che viene dal Padre e lo Spiritus principalis, fa nuovamente assimilare la Persona dello Spirito-Santo ad una semplice “qualità” proveniente da Dio, ma senza essere Dio. Questo è nuovamente un negare lo Spirito-Santo come Persona divina e quindi la sua consustanzialità divina. Ma addirittura in certe traduzioni “diocesane” lo Spirito vi appare con una minuscola, ma egualmente il ’Figlio’ vi appare con una minuscola: “Signore, spandi su Colui che tu hai scelto la tua forza, lo spirito sovrano che tu hai dato a tuo figlio”. Facendo il legame di questi elementi con la concezione kabbalista di Elia Benamozegh, si arriva alla riduzione dello Spirito e del Figlio a due “eoni” inviati da Dio, ma che non sono Dio, bensì degli “éoni” [coppia di entità che Dio manderebbe ogni tanto per “illuminare” gli uomini], come nel sistema dell’eretico gnostico Valentino, o delle forze semplici, “virtù” o energie spirituali. Questo riduce la Santa Trinità ad un concetto puramente simbolico, espressione di un sistema gnostico sotto le apparenze monoteiste. Questo lascia trasparire la profonda conoscenza che il “marrano” Montini [la cui famiglia materna era giudaica, o più probabilmente kazara] avesse della kabbala e della gnosi spuria che egli ha travasato nel Cattolicesimo facendola apparire “cristiana” ai poveri “ignari” fiduciosi della sua (finta) infallibilità! A chi volesse saperne di più, si consiglia : “Dell’Origine dei Dogmi Cristiani”, di Elia Bénamozegh. Cap. III. Caratteri dello Spirito-Sainto, pag. 271, e, sempre dello stesso rabbino, gli: Atti del convegno di Livorno (settembre 2000) Alessandro Guetta (ed.) Edizioni Thalassa de Paz, Milano, coop srl. – Dicembre 2001 Via Maddalena, 1 – 20122 Milano. Quindi la SS. Trinità è intesa seconda la “gnosi spuria”: «Non è più la Trinità di Persone nell’unità della sostanza, ma è l’Infinito, l’Assoluto, l’Eternità, l’Immensità incomprensibile, inintelligibile, vuota e senza alcuna forma, l’“ensof” in cui le tre Persone non sono più che delle emanazioni temporali (…). Secondo il paganesimo, l’Essere primordiale, che è nello stesso tempo il Non-essere, si differenzia e si rivela solamente dopo un certo tempo, facendo emanare dal suo vuoto interiore le tre divinità che i pagani hanno adorato. Così si elimina la S.S. Trinità in vista della religione noachide. E qui il discorso si allargherebbe a dismisura esulando dalle intenzioni di questo scritto. Ricordiamo solo che la negazione dell’eternità della Trinità divina è la negazione della creazione “ex nihilo”, è la negazione della differenza essenziale tra Dio e l’universo; è l’abbassamento del Creatore al livello della sua creatura o la deificazione della creatura, in particolare dell’uomoIn verità questa è stata sempre la costante del “falso” pontificato di Montini: sostituire l’uomo a Dio. Oltre queste chiare eresie e l’intento noachide, la “forma” montiniana, nasconde un’ulteriore intenzione “occulta”, quella di designare un «Eletto» manicheo, aggiungendo l’espressione : “super hunc Electum”. Electus ha due sensi (cristiani) secondo il Gaffiot (termine electus) • scelto da Dio per la salvezza,: VULG. Luc. 18,7 • scelto per ricevere il battesimo : AMBR. Hel. 10, 34. Poi il Gaffiot aggiunge un ultimo senso: • membro d’élite della setta dei manichei, [eretici gnostici, seguaci di Mani]: MINUC. 11,6. Ora, essendo gnostica la natura del sistema dal quale deriva questa formula, questo è il vero senso, e cioè: l’intenzione del rito d’ordinazione episcopale di Paolo VI è un rito che conferisce dei poteri ad un eletto manicheo! .

Il grande autore cattolico francese Dom Guéranger (quando in Francia c’erano ancora i sacerdoti cattolici! … bei tempi …) nelle “Instituzioni Liturgiche”, presenta in 12 punti fondamentali la «Marcia dei pretesi riformatori del cristianesimo » : – Egli dimostra che l’eresiarca antiliturgista odia la Tradizione, rimpiazza le formule liturgiche con i testi della Scrittura Santa per interpretarli a suo modo, introduce delle formule «perfide», rivendica i diritti dell’antichità di cui si fa beffe cambiandone il rito, sopprime tutto ciò che esprime i misteri della fede cattolica, rivendica l’uso della lingua volgare, sopprime le genuflessioni ed altri atti di pietà della liturgia cattolica, odia la Potenza papale, organizza la distruzione dell’episcopato, rigetta l’autorità di Roma per gettarsi nelle braccia del principe temporale. Alla luce delle considerazioni di dom Guéranger, della cui retta dottrina c’è da essere assolutamente certi, siamo quindi alla presenza di eresie antiliturgiste, e del maggiore eresiarca antiliturgista mai comparso sulla faccia della terra: G. B. Montini, sedicente Paolo VI, “giustamente” in procinto di canonizzazione, “santo” della attuale “sinagoga di satana” che oggi domina la Sede di Pietro ed i Sacri palazzi dell’urbe e dell’orbe, così come da visione profetica del Santo Padre Leone XIII (un “vero” Papa)!

Ma torniamo al nostro argomento, facendo un po’ di riepilogo. Ripetiamolo, anche ad essere petulanti: il rito Romano, soppresso il 18 giugno del 1968, è un rito antico, invariabile nella sua forma essenziale da più di 17 secoli, ed infatti tutti i Vescovi cattolici di rito latino (tra i quali Santi straordinari, tipo S. Francesco di Sales, S. Alfonso Maria de’ Liguori, tanto per citarne qualcuno), sono stati consacrati con questo rito. Che cosa, quindi ha questo nuovo Rito che non va? Si può rispondere così: “ Il rito di Pontificalis Romani è stato creato nel 1968 e non è MAI stato utilizzato nella Chiesa. Nessun Vescovo cattolico è mai stato consacrato in questo rito. Questo rito non possiede gli «elementi necessari» secondo la teologia sacramentale. (dell’angelico Dottore) Esso è INTRINSECAMENTE invalido. Questo non è un rito cattolico!!! A tal proposito accenniamo ancora all’“eletto manicheo”, che sarebbe l’unico titolo che il rito, o meglio questa “pantomima”, spacciata per consacrazione vescovile, conferirebbe! Gli “eletti” manichei, o “perfetti”, costituivano, nell’ambito del Manicheismo, una “religione” di carattere gnostico, che annoverava influssi disparati derivanti da tradizioni giudaiche, iraniane, ed afro-orientali, in un “minestrone” ecumenico comprendente elementi di buddismo, cristianesimo, zoroastrismo, tradizioni iraniche, giudaismo talmudico e paganesimo variegato, il tutto ben cementato dalla cosmogonia e teogonia gnostica, in un sistema codificato secondo presunte “rivelazioni” spirituali di un “paracleto”, il presunto “spirito gemello” di Mani (da cui Manicheismo), nobile personaggio vissuto nel III secolo d. C. in Persia: “eletti” quindi, erano un gruppo ristretto di religiosi osservanti rigorose norme morali e comportamentali, che libererebbero le “fiammelle” divine imprigionate nei corpi materiali creati da un “demiurgo” malefico, il Dio dei Cristiani: agli eletti si contrapponevano gli “auditores” che erano i collaboratori degli eletti, verso i quali avevano doveri servili (elemosine), che non li avrebbero però liberati dalla materia continuando così ad essere obbligati a trasmigrare in corpi diversi (metempsicosi gnostica!). L’obiettivo inconfessato della sceneggiata della “falsa” consacrazione cattolica vescovile, non è altro quindi che la blasfema “istituzione” di eletti manichei (vescovi della anti-chiesa gnostica) nell’ambito della dottrina gnostica, “gnosticismo” del quale è infarcito il talmudismo “spurio” giudaico, al quale si “abbeverava”, per tradizione familiare, l’apostata Montini e si abbeverano i marrani della “quinta” colonna infiltrati nella Chiesa, nonché tutti gli aderenti alle conventicole massoniche! I fatti e gli argomenti fin qui riportati hanno dimostrato quanto segue, per il rito di consacrazione episcopale promulgato da Giovan Battista Montini, il 18 giugno 1968 a Roma, nel Pontificalis Romani:

.1) Questo rito non è antico, ma è stato creato nel maggio 1968 da diversi materiali. .2) Questo rito rivendica una origine oggi contestata dagli specialisti (veri) della questione.

.3) Questo rito non riproduce affatto quello della pretesa (*) “Tradizione apostolica” attribuita ad Ippolito.

.4) Questo rito non è, e non lo è mai stato, praticato in Oriente, presso i copti ed i siriani occidentali.

.5) Questo rito si rivela, dall’inchiesta, non essere null’altro che una “costruzione” puramente umana di Dom Botte.

.6) Questo rito possiede una “forma” essenziale insufficiente.

.7) Questo rito non esprime l’intenzione di conferire il potere di ordinare dei sacerdoti cattolici.

.8) Questo rito subisce le condanne che Leone XIII indirizzò (in “Apostolicae curae”) infallibilmente ai riti anglicani simili in tutto al rito montiniano.

.9) Questo rito nega la Santa Trinità.

.10) Questo rito nega l’unione ipostatica delle due nature nella Persona di N.S. Gesù Cristo

.11) Questo rito nega la “spirazione” dello Spirito dal Figlio, nega cioè il “Filioque” .12) Questo rito veicola una concezione kabbalista e gnostica dello Spirito-Santo. .13) Questo rito rilancia, nel 1968, l’attacco contro lo Spirito-Santo sviluppato mezzo secolo prima dal rabbino di Livorno, Elia Benamozegh (1828-1900).

.14) Questo rito serve a creare, in modo sacrilego e blasfemo, gli “eletti” Manichei, e quindi vescovi gnostici!

Ne risulta da ciò che precede, così come dai testi infallibili di Leone XIII, di Pio XII e del Magistero tutto, che è assolutamente IMPOSSIBILE considerare un rito tale come INTRINSECAMENTE VALIDO e capace di consacrare dei veri Vescovi cattolici, veri successori degli Apostoli di Nostro Signore Gesù-Cristo.

 

denunciare i lupi

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Denunciare i lupi!!

  1. Tommaso d’Aquino insegna l’obbligo per un cattolico

di denunciare i peccatori:

 

Per la pubblica denunzia dei peccati dobbiamo distinguere. Infatti i peccati sono o pubblici od occulti. Se sono pubblici non si deve provvedere soltanto al colpevole perché diventi più onesto, ma anche agli altri che sono a conoscenza del peccato perché non ne siano scandalizzati. Perciò questi peccati devono essere rimproverati pubblicamente, stando all‘esortazione dell‘Apostolo [1 Tm V, 20]: «Quelli che risultano colpevoli riprendili alla presenza di tutti, perché anche gli altri ne abbiano timore»; parole queste che, secondo S. Agostino [ De verbo. Dom. xvi, 7.] si riferiscono ai peccati pubblici.

Se invece si tratta di peccati occulti, allora valgono le parole del Signore: «Se il tuo fratello commette una colpa contro di te» (Matteo, XVIII,15): poiché quando uno offendesse te pubblicamente davanti agli altri, allora non peccherebbe solo contro di te, ma anche contro gli altri, turbandoli. Siccome però anche con i peccati occulti si può predisporre l’offesa di altri, dobbiamo qui suddistinguere. Infatti ci sono dei peccati occulti che causano al prossimo un danno, corporale o spirituale: quando uno, p. es., tratta segretamente la consegna della città al nemico; oppure quando un eretico privatamente distoglie i credenti dalla fede. E poiché in tal caso chi pecca segretamente non pecca solo contro di te, ma anche contro gli altri, bisogna subito procedere alla denunzia, per impedire tale danno: a meno forse che uno non fosse fermamente persuaso di poterlo impedire con un’ammonizione segreta. (Summa, II-II, q. 33, art. 7.) .

Senza la vera fede è impossibile piacere a Dio.

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Senza la vera fede è impossibile piacere a Dio

   “La virtù della fede, fondamento di una vita cristiana, ci dà una certezza assoluta delle verità che noi crediamo; una certezza più assoluta di quella che si basa sulla testimonianza dei nostri occhi e della ragione: essa poggia su Dio, la cui parola non può fallire, e sulla Chiesa, che è similarmente infallibile quando ci insegna la sua parola. ”

[Rev.do p. Francois Xavier Schouppe S.J. (fonte: “Brevi sermoni per le Messe basse della Domenica” Esposizione metodica della dottrina cristiana, composta da quattro serie: A, p. 290, London: Burns & Oates, Imprimatur 1883].

“Essere un vero Cattolico significa possedere il più saldamente tutte quelle verità che Cristo e suoi Apostoli hanno insegnato, che la Chiesa Cattolica ha sempre proclamato, che i Santi hanno professato, che i Papi e i Concili hanno definito, e che i Padri e Dottori della Chiesa hanno difeso. Colui che nega o esita nell’accettare anche una sola di quelle verità, non è cattolico. Egli afferma così di esercitare il diritto di giudizio privato per quanto riguarda la dottrina di Cristo, e quindi è un eretico. Il vero cattolico riconosce e crede che non ci possa essere nessun compromesso tra Dio e il diavolo, tra verità ed errore, tra la fede ortodossa ed eresia!”

[-fr. Michael Mueller, C.SS. R., A.D.1880]

Lettera di S. Atanasio al suo gregge (IV secolo d.C.)

S. Atanasio

Lettera di S. Atanasio al suo gregge (IV secolo d.C.)

“Dio solo vi consoli! … Che cosa vi rattrista… è il fatto che altri hanno occupato le chiese con la violenza, mentre voi, durante questo periodo, ne siete fuori? È un dato di fatto che essi hanno i locali: ma voi avete la Fede Apostolica! Essi possono occupare le nostre chiese, ma sono al di fuori della vera Fede. Voi rimanete fuori dai luoghi di culto, ma la Fede abita in voi! Prendiamo in considerazione: che cosa è più importante, il luogo o la Fede? La vera Fede, ovviamente! Chi ha perso e chi ha vinto nella lotta: colui che occupa gli edifici, o colui che custodisce la Fede? Vero è che le premesse sono buone solo quando è predicata la Fede Apostolica: tutto è santo, quando tutto si svolge là in modo Santo…

Voi siete coloro che sono felici: voi che rimanete all’interno della Chiesa della vostra Fede, che vi attenete saldamente ai fondamenti della Fede che vi proviene dalla Tradizione Apostolica. E anche se un’esecrabile gelosia ha cercato di scuoterla in tante occasioni ed in diversi modi, non è riuscita nell’intento! Ma sono essi che hanno deviato dalla Fede, allontanandosene nella crisi attuale! Nessuno mai prevarrà sulla vostra Fede, amati fratelli! E noi crediamo pure che Dio ci ridarà indietro le nostre chiese un giorno.

E quanto più violentemente essi cercano di occupare i luoghi di culto, tanto più essi si separano dalla Chiesa. Essi sostengono di rappresentare la Chiesa, ma in realtà, da se stessi se ne stanno espellendo, andando fuori strada. Anche se i Cattolici fedeli alla Tradizione sono ridotti ad una manciata, essi sono la vera Chiesa di Gesù Cristo”!

(Coll. selecta SS. Eccl. Patrum, Caillau e Guillou, vol. XXXII, pp. 411-412)

La mina vagante nel tempo: Execrabilis e … i colpi mortali al vaticano II

UNA MINA VAGANTE NEL TEMPO

“Execrabilis”

e … i colpi mortali al ” Vaticano” II

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INTRODUZIONE

Come è stato possibile che il v-2 (il Concilio Vaticano II) abbia acconsentito, senza alcun credito, ad eretiche ed assurde proposizioni, ed ottenuto anche l’obbedienza dai vescovi in tutto il mondo? Come si può comprendere che i prelati della Chiesa Cattolica abbiano potuto accettare dalla “setta del v-2” atti ed insegnamenti proposti che sono completamente contrari a tutto ciò che Cristo ha affidato alla sua Chiesa? È successo questo indubbiamente perché i sacerdoti di oggi hanno perso il contatto con la conoscenza apostolica, lo zelo apostolico e la vigilanza apostolica. Sono stati persi l’Amore per la Tradizione Apostolica, l’amore per la parola di Dio, e il risultato? Oggi abbiamo sacerdoti che non hanno più amore per gli insegnamenti della Chiesa cattolica, né lo zelo per la sua Verità, verso la quale essi mancano di rispetto per la sue sentenze, che vengono ora disconosciute e calpestate. – Dopo aver perso la conoscenza Apostolica della parola di Dio, la gerarchia si è unita con i nemici della Chiesa Apostolica nella soppressione del suo Primato e della sua Sovranità. Privi di conoscenze apostoliche, essi non accettano la religione Cattolica Apostolica Romana come l’unica e divina Religione che Dio ha dato all’umanità. Non credono più che la Religione Cattolica abbia dei diritti che gli altri non hanno. Il clero non crede più che l’uomo sia legato in coscienza ad accettare ed a credere che questa sia l’unica religione divina e che non ce ne sia nessun’altra.

C’è un prezzo da pagare da parte di coloro che negano alla Chiesa Apostolica il suo primato e la sovranità. A coloro che osano contestare o attaccare la parola di Dio o l’interpretazione divinamente istituita e docente di questa parola, è inflitta una terribile punizione.

Questo scritto, servirà a far comprendere principalmente come il Concilio v-2 sia stato illegalmente indetto con l’intento di condurre la Chiesa a perdere il suo primato e la sua sovranità e a far guerra contro i decreti e le sentenze di Cristo e della sua Chiesa, meritando la punizione comminata a chi osa manomettere la parola di Dio ed ometta la salvaguardia delle sentenze della sua Chiesa.

Come gli uomini della “setta v-2” possano essere così duramente ostinati ed insensibili alle punizioni terrificanti imposte dalla Chiesa di Cristo è un fatto umanamente incomprensibile. Anche qui si può allora supporre che questa sia un’ulteriore conseguenza della loro conoscenza apostolica totalmente misconosciuta.

COLPI MORTALI AL V-2

Chi viene a conoscenza della bolla “Execrabilis” per la prima volta, è in genere felicissimo di sapere della sua esistenza, e piacevolmente sorpreso di scoprire che la Chiesa ha una formidabile arma per colpire con colpi letali i suoi nemici.

L’ORIGINE di “EXECRABILIS”

Perché la Chiesa è stata indotta a promulgare questa Bolla papale, dalla portata così devastante per i suoi nemici, nel 1459? Per l’assistenza speciale dello Spirito Santo che conferisce, giocando un ruolo decisivo, il dono soprannaturale della prudenza, Papa Pio II ha esercitato questo mezzo per condannare l’errore del “conciliarismo” così dilagante ai suoi tempi.

Dopo la morte del Papa Bonifacio VIII nel 1300, i “soliti” nemici di Cristo, sia all’interno che all’esterno della sua Istituzione divina, come due ganasce della stessa tenaglia, tentarono la fuga dagli insegnamenti della Chiesa, tramandati attraverso i Pontefici Apostolici, e cercarono di appellarsi, anche politicamente, contro i pronunciamenti papali, ad un Concilio generale di tutta la Chiesa, eludendo l’Autorità Papale e, se necessario, finanche la sua eliminazione, e questo fino all’elezione di Martino V nel 1417. Questo atteggiamento sprezzante, arrogante nei confronti del Papa, è conosciuto come “usurpazione del potere papale da parte di un’assemblea conciliarista.”

Chiaramente, il “conciliarismo” è un pericolo incombente per la Chiesa, il Papato e la Dottrina divina, in ogni tempo. Facendo affidamento sull’errore del “conciliarismo”, re e clero divennero diffidenti nei confronti della Santa Sede, minacciando di appellarsi ai futuri Concili e ai futuri Papi nella speranza di cambiare la politica o la dottrina della Chiesa. Nel perseguimento di questa pratica, gruppi particolari, ad esempio i soliti marrani, hanno cercato di insediare individui dal pensiero anti-cattolico sul trono di Pietro, cosa che era già loro riuscita con l’antipapa Anacleto II, il cripto-giudeo Pietro Pierleoni, evento provvidenzialmente sventato dall’intervento tenace di San Bernardo di Chiaravalle, con l’aiuto del potere secolare nelle persone del Re di Francia e dell’Imperatore Rotario.

Quindi, nel 1458, Pio II salì al sommo Soglio, egli stesso indottrinato con un atteggiamento “Conciliarista”; tuttavia, una volta seduto sullo scranno di Pietro, realizzò le insidie e tutto il male che si celava nell’appellarsi ad un futuro Concilio riunito con l’espresso o segreto scopo di ribaltare la tradizione della Chiesa ed il deposito della Fede, lasciando la porta aperta all’infiltrazione della “sinagoga di satana”. Così seria era diventata la questione, nel frattempo peggiorata, che nel 1459 Pio II si sentì spinto a proclamare la sua ormai famosa Bolla, “Execrabilis”, del 15 febbraio di quello stesso anno, con la messa al bando di qualsiasi nociva manovra ed associandola a due delle più severe punizioni che la Chiesa possa infliggere. In “Execrabilis” egli ha dato la legge definitiva della Chiesa per proteggere la Chiesa stessa, la fede e l’ovile dai concili illegali, non solo nel suo tempo, ma in tutti i tempi a venire. Questo pronunciamento Papale, è un insegnamento in cui la Chiesa impegna la sua infallibilità poiché si riferisce specificamente alla fede ed alla morale. Inoltre, esso non può essere revocato o reso inoperante o nullo. Papa Pio II, in obbedienza al suo dovere solenne e fondamentale di proteggere la fede e la morale presso i fedeli, ha munito la Chiesa Apostolica di questa potente arma per combattere i concili illegali di cui i “soliti” nemici avrebbero potuto servirsi, e per infliggere loro dei colpi mortali.

Muniti quindi dalla Giustizia apostolica, noi cattolici di oggi dobbiamo usare quest’arma contro l’illegale “concilio” Vaticano 2°, un concilio malvagio, convocato in mala fede per eludere la dottrina divina di Cristo, gli insegnamenti e la pratica della sua Chiesa; un “concilio” satanico chiamato a “liberare” l’umanità dalle sentenze passate della Santa Sede, le sentenze di associazione delle chiavi di Pietro. Dobbiamo allora usare “Execrabilis” per combattere a morte l’abominevole, il detestabile, l’esecrabile “concilio” v-2 che ha avuto il coraggio di riaprire le sentenze infallibili della Chiesa di Cristo, in violazione alle leggi che vietano esplicitamente questo atto anti-cattolico messo in atto contro i precetti divini.

Raramente si troverà un pronunciamento infallibile così breve e così totalizzante e coinvolgente come è “Execrabilis”. “Execrabilis” è così concisa che sembra, ad una prima lettura, che il suo messaggio travolgente non assuma particolare importanza, nel suo significato.

Così disastroso invece è l’effetto di “Execrabilis” per il Concilio v-2 che la conoscenza della sua esistenza ha fatto in modo da risvegliare i cattolici che si oppongono al v-2, mescolando sentimenti di vulcanica opposizione a brividi scuotenti verso l’antipapa Montini, sedicente Paolo VI (novello Anacleto, il cripto-giudeo), mente operante e principale “conduttore” di questo “concilio” v-2, il trionfo dell’anti-suprannaturale. Era così terrorizzato da “Execrabilis”, lo stesso antipapa Paolo VI, come lo sono oggi i suoi lacchè di ogni risma, che si sono impegnati da se stessi allo spasimo nel modellare gli argomenti contro la sentenza definitiva e inappellabile di “Execrabilis”, nel vano tentativo di sfuggire i suoi effetti “abroganti” tutti i documenti e decreti del loro perfido “concilio” v-2. Si può dire che “Execrabilis” sia la scopa ecclesiale che spazza la Chiesa, “Santa Sposa di Cristo”, ripulendola delle opere peccaminose di un “concilio” illegale, e precipitandole in una pattumiera di fuoco e zolfo. Come un cane indisciplinato è spaventato dall’essere scoperto nelle sue malefatte e cacciato via da una scopa manovrata dalle mani di una coscienziosa madre di famiglia, così anche i “cuccioli” corrotti e refrattari del v-2 sono terrorizzati da “Execrabilis” nelle mani della Santa Madre Chiesa.

 

Che cosa dice e fa “Execrabilis”

 Ecco il testo di Execrabilis che vieta tutti gli appelli ad un futuro Concilio:

 Bolla “Execrabilis” (18 gennaio 1459)

 Appellantes a Summo Romano Pontifice ad futurum concilium, eorumque consiliarii et fautores poenis excommunicationis criminisque laesas maiestatis divinae et humanae subiiciuntur.

Summarium

Plurima oriuntur mala ab appellatione interposita a Rom. Pont. ad futurum concilium. – 1. Hic Pont. eam damnat et a mandatis Papae provocari prohibet. – 2. Contravenientibus poenas excommunicationis et interdicti et criminis laesae maiestatis infligit. – 3. Sanctio poenalis.

Pius episcopus servus servorum Dei, ad futuram rei memoriam.

Execrabilis et pristinis temporibus inauditus tempestate nostra inolevit abusus, ut a Rom. Pontifice, Iesu Christi vicario, cui dictum est in persona beati Petri: Pasce oves meas, et quodque legaveris super terram, erit ligatum et in caelis, nonnulli, spiritu rebellionis imbuti, non sanioris cupiditate iudicii, sed commissi evasione peccati, ad futurum concilium provocare praesumant, quod quantum sacris canonibus adversetur, quantumque reipublicae christianae noxium sit, quisquis non ignarus iurium intelligere potest. Namque (ut alia praetereamus, quae huic corruptaela manifestissima refragantur) quis non illud ridiculum indicaverit, quod ad id appellatur quod nusquam est, neque seitur quando futurum sit? Pauperes a potentioribus multipliciter opprimuntur, remanent impunita scelera, nutritur adversus primam Sedem rebellio, libertas delinquenti conceditur, et omnis ecclesiastica disciplina et hierarchicus ordo confunditur.

  • 1. Volentes igitur hoc pestiferum virus a Christi Ecclesia procul pellere, et ovium nobis commissarum saluti consulere, omnemque materiam scandali ab ovili nostri Salvatoris arcere, de venerabilium fratrum nostrum S.R.E. cardinalium conctorumque praelatorum ac divini et humani iuris interpretum Curiam sequentium consilio et assensu, ac certa nostra scientia, huiusmodi provocationes damnamus, et tamquam erroneas ac destabiles reprobamus, cassante set penitus annullantes, si quae hactenus taliter interpositae reperiantur, easque, tamquam inanes ac pestiferas, nullius momenti esse decernimus et declaramus. Praecipientes deinceps, ut nemo aurea, quovis quaesito colore, ab ordinationibus, sententiis. Sive mandatis quibuscumque nostris ac successorum nostrum, talem appellationem interponete, aut interpositae per alium adhaerere, seu eis quomodolibet uti.
  • 2. Si quis autem contrafecerit, a die publicationis praesentium in Cancellaria apostolica, post duos menses, cuiuscumque status, gradus, ordinis vel conditionis fuerit, etiam si imperiali, regali vel pontificali praefulgeat dignitate, ipso facto sententiam execrationis incurrat, a qua, nisi per Romanum Pontificem, et in mortis articulo, absolvi non possit. Universitas vero sive collegium ecclesiastico subiate interdico, et nihilhominus. Tam collegia et universitates, quam praedictae et aliae quaecumque personae, eas poenas ac censuras incurrant, quas rei maiestatis et haereticae pravitatis fautores incurrere dignoscuntur. Tabelliones insuper ac testes, qui huiusmodi actibus interfuerint. Et generaliter qui scienter consilium, auxilium dederint vel favorem talibus appellantibus, pari poena plectantur.
  • 3. Nulli ergo hominum liceat hanc paginam nostro rum voluntatis, damnationis, reprobationis, cassationibus, annullationibus, decreti, declarationis et mandati infringere, vel ei ausu temerario contraire. Si quis autem hoc attentare praesumpserit, indignationem omnipotens Dei ac beatorum Petri et Pauli apostolorum eius se noverit incursurum.

   Datum Mantuae, anno Incarnationis dominicae millesimo quadringentesimo quinquagesimo nono, decimo quinto kalendas februari, pontificatus nostri anno primo.  

[“Ai nostri tempi si sta verificando un esecrabile abuso, sconosciuto in età precedenti, e precisamente che gente, imbevuta dello spirito di ribellione, presuma di appellarsi dal  Pontefice di Roma, – il Vicario di Gesù Cristo, cui fu detto nella persona del santo Pietro: «Nutri il  mio gregge» e «Qualunque cosa tu legherai in terra, sarà legata anche in Cielo»: – non certo per  desiderio di più alta giustizia, ma al solo scopo di sfuggire le conseguenze dei loro peccati, ad un  futuro Concilio, mentre chiunque non ignori completamente la legge può giudicare quanto ciò sia  contrario ai canoni sacri e dannoso alla Comunità Cristiana. Poiché – trascurando altre cose, che ancor più manifestamente si oppongono a tale corruzione – chi non giudicherebbe ridicolo che si faccia appello a qualcosa che non esiste e di cui nessuno conosce il momento in cui comincerà ad  esistere?

I miseri sono oppressi dai più forti con ogni mezzo, i crimini rimangono impuniti, si dà esca alla ribellione contro la più alta Sede, si concede la libertà ai delinquenti e la disciplina ecclesiastica e l’ordine gerarchico vengono confusi. Perciò, desiderosi di allontanare dalla Chiesa di Cristo questo pestifero veleno, di provvedere alla salvezza del gregge a Noi affidato e di tener lontano dall’ovile del nostro Salvatore ogni causa di scandalo,  noi condanniamo i ricorsi in appello di tal genere, col consiglio e il consenso dei nostri venerabili fratelli Cardinali e di tutti i prelati e giureconsulti della legge Divina ed umana, appartenenti alla Curia, e sulla base della nostra sicura conoscenza li denunziamo come falsi e detestabili, li infirmiamo nell’eventualità che qualcuno di tali appelli, esistente al momento, sia scoperto e dichiariamo e decretiamo che essi – come vani e pestilenziali – sono privi di alcun significato. Quindi noi diffidiamo chiunque dal ricorrere con tali appelli, sotto qualunque pretesto, contro le nostre ordinanze, sentenze e provvedimenti, o contro quelle dei nostri successori, o di aderire a tali appelli, fatti da altri, od infine di fame uso in qualsiasi modo. Se alcuno di qualsiasi stato, rango, condizione od ordine esso sia, anche se insignito della dignità Imperiale, regia o Papale, contravverrà a ciò dopo lo scadere di due mesi dalla pubblicazione di questa Bolla nella Cancelleria Papale, egli incorrerà «ipso facto » nella sentenza di anatema, da cui potrà essere assolto, solo dal Pontefice di Roma ed in punto di morte. Le Università o corporazioni verranno colpite da interdetto ecclesiastico, e nondimeno corporazioni ed Università, come le suddette e tutte le altre persone, incorreranno in quelle penalità e censure, in cui incorrono gli offensori, che abbiano commesso «crimen laesae maiestatis», ed i promotori di depravazioni eretiche. Inoltre scrivani e testimoni, che abbiano sottoscritto atti di tal genere ed in generale tutti coloro che abbiano coscientemente dato consigli, aiuto od appoggio a tali appellanti, saranno puniti con le medesime pene. Perciò non è permesso ad alcuno di contravvenire o di opporsi con impudenti perversioni a questo documento della nostra volontà, con cui noi abbiamo condannato, riprovato, infirmato, annullato, decretato, dichiarato ed ordinato quanto sopra. Se tuttavia alcuno oserà, sappia che incorrerà nello sdegno dell’Onnipotente Iddio e dei santi Apostoli Pietro e Paolo”.

Data a Mantova nell’anno 1459 dell’Incarnazione di nostro Signore, nel quindicesimo giorno prima delle calende di febbraio, nel primo anno del nostro Pontificato (18 gennaio 1459).]

“PER OTTENERE UNA SENTENZA DI PIU’ ALTA GIUSTIZIA”

Per dare un esempio di come facilmente si potrebbe perdere il significato di “Execrabilis”, si prenda la frase “… sono ansiosi di ottenere una sentenza di appello “di più ALTA GIUSTIZIA.” Qui vediamo che lo scopo di fare appello ad un Concilio illegale è invece quello di sfuggire al giudizio passato della Santa Sede. Ma “Execrabilis” taglia via ogni dubbio mettendo fuori gioco i corrotti e i malvagi, dicendo che un Concilio non può essere utilizzato per riaprire le sentenze! “Execrabilis” ci dice che, una volta che la Chiesa abbia emesso una sentenza, questa non può essere più contestata dai Concili o da chicchessia, anche da futuri Papi.

Una volta che la Chiesa si è espressa, ha parlato in modo definitivo e per sempre!

    Nessun giudizio, emesso con un pronunciamento infallibile su fede e morale, può essere impugnabile da nessun Concilio, per cui anche il conciliabolo-ribaltone v-2, a causa della sua palese illegittimità, era assolutamente impotente nel farlo. La Chiesa non corregge mai se stessa, perché non fa mai errori di fede o di morale. Con Cristo come Capo e lo Spirito Santo come sua guida, non ci può essere nessuna necessità di perfezionare o riaprire le sentenze!

Eppure, questo era lo scopo vero del v-2, quello di riaprire e ridiscutere le sentenze passate della Chiesa, Una, Santa, Cattolica ed Apostolica. Pertanto, proprio la pretesa del “concilio” v-2 di riaprire le sentenze della Chiesa, rende il v-2 un “concilio” illegale, insensato, inutile e, cosa più importante, reso nullo dalla legge della “vera” Chiesa. La Chiesa ha spinto la spada della verità infallibile nel cuore malvagio del concilio v-2, infliggendogli un colpo mortale 500 cento anni prima che il v-2 stesso sollevasse la propria testa, che è la stessa del serpente primordiale!

ERRORI CONCILIARISTI NEI SECOLI PASSATI

L’eresia conciliarista (l’idea cioè di usare un Concilio per riaprire sentenze infallibili), coraggiosamente affrontata ed opportunamente contro-legiferata nel XV secolo da S.S. Papa Pio II, riemerse in epoche successive, in particolare nel XIX secolo, al Concilio Vaticano I, e riapparve nuovamente nel XX° secolo alla morte di S.S. Papa Pio XII.

VATICANO I

     Circa quattrocento anni dopo “Execrabilis”, il Concilio Vaticano primo (1869-70), il XX Santo Concilio dogmatico, ha ritenuto opportuno amplificare e riaffermare il diritto, esattamente come stabilito in “Execrabilis”. Nel 1869, nei loro sforzi per distruggere il Regno di Dio sulla terra, cioè la Chiesa cattolica, i suoi “soliti” nemici si erano accaniti sulla irreformabilità e definitività dei pronunciamenti della Chiesa, cercando di confutarne la verità nei confronti proprio della loro infallibilità e permanenza. La storia ci dice che il Vaticano I venne convocato per definire la dottrina della Chiesa (Dei Filius) e l’infallibilità papale (Pastor Aeternus), ma pochi libri oggi ci dicono il perché la questione dell’infallibilità fosse diventata un problema così ardente e vitale.

Chiaramente, c’erano due fazioni al lavoro: una era a favore dell’infallibilità; l’altra voleva invece vedere le passate sentenze della Chiesa riaperte, modificate o cancellate. Così come oggi, da un lato c’erano i fedeli cattolici apostolici, mentre l’altra parte comprendeva i marrani ed i loro seguaci, molti dei quali erano confusi e ingannati – così come lo erano pure molti Vescovi al “concilio” Vaticano II – ingannati perché veniva fatto loro credere che le sentenze della Chiesa potessero essere cancellate o modificate.

Il problema dei marrani al Vaticano I introduceva in pratica lo stesso cuneo usato al v-2: una dottrina della Chiesa nuova e diversa, che contraddicesse tutte le sentenze riguardanti i Giudei, o presunti tali, e la “quinta colonna” clericale. Essi richiedevano un atteggiamento diverso nel pensare dei cattolici verso gli ebrei, contrario a tutto ciò che la Chiesa ha da sempre professato ed insegnato. Volevano, i novatori, imporre un’accettazione del giudaismo rabbinico talmudico considerandolo una retta religione, addirittura superiore e migliore del Cristianesimo.

Nel 1869-70 gli ebrei (come sempre) volevano essere esonerati dall’accusa di deicidio e pretendevano la rimozione della maledizione di Dio che la loro malvagità aveva riversato sulla loro razza. Una volta aperta loro la porta, non ci sarebbe stata più alcuna barriera per la “sinagoga di satana”, che avrebbe così comodamente veicolato nella Chiesa tutta la sua congeria di false dottrine gnostiche, come in effetti più tardi doveva avvenire ad opera del Concilio v-2 (1962-65).

Nel 1869-70 i nemici marrani ed i fiancheggiatori della “quinta colonna” cercarono di raggiungere il loro obiettivo con l’inganno, inducendo i prelati al Concilio ad approvare le dichiarazioni diametralmente opposte a quelle che la Chiesa aveva sempre osservato, precedentemente al Vaticano I, in palese contraddizione quindi con se stessa. Ciò avrebbe corrisposto naturalmente alla riapertura dell’intera somma delle sue passate sentenze infallibili, che come tali sono irreformabili. Quel che i marrani avevano in mente, naturalmente, era la distruzione dell’intero deposito della fede, lo “stripping” della Chiesa cattolica, la sua scomparsa (ove mai possibile!).

I marrani, per ottenere il loro scopo al Concilio Vaticano I, avevano escogitato una manovra scaltra ed intelligente, un po’ come la storia della signora che si era fermata all’angolo della strada da un venditore che le aveva offerto la possibilità di acquistare un cappotto di visone a buon mercato. Il venditore mostra il cappotto di vero visone, lei paga e riceve una scatola ben infiocchettata. Ma, sorpresa: all’arrivo a casa, aprendo la scatola, essa trova non un morbido, lussuoso cappotto di visone, bensì un soprabito di opossum spinoso.

Tale era la vecchia esca ed il gioco dello scambio che i marrani avevano provato al Concilio Vaticano I. In primo luogo essi si avvicinarono ai Padri conciliari con la proposta di firmare un “appello alla conversione degli Israeliti,” la cui un’intenzione era evidentemente lodevole! Ma più tardi, gli ebrei aggiunsero delle asserzioni, le stesse vecchie solite bugie eretiche proposte da sempre, che sono in aperta contraddizione con la dottrina prevista al riguardo dalla Santa Chiesa Cattolica (Pinay, Complotto contro la Chiesa, pp. 18-19).

La guerra Franco-prussiana e la Costituzione dogmatica circa l’Infallibilità papale furono dichiarate nella stessa settimana. In mezzo agli orrori ed alle atrocità della guerra, Pio IX aveva un’unica preoccupazione: il benessere della Chiesa universale! Egli non pose termine al Concilio Vaticano I fino a quando non fu prodotta una nuova dichiarazione dell’Infallibilità del Papa in materia di fede e di morale, che regolasse la questione una volta e per sempre. Questo pronunciamento infallibile significa, ancora una volta, che le passate sentenze della Chiesa sono irreformabili, e non possono essere riaperte mai più. Così nessuno può alterare la dottrina tradizionale permanentemente infallibile della Chiesa in ogni tempo!

E Dio sa come Pio IX avesse avuto momenti difficili nell’ottenere il pieno appoggio della maggioranza dei Vescovi nell’impegnarsi nella dottrina della Chiesa tradizionale e costante dell’Infallibilità. Non che i prelati fossero contro l’Infallibilità, ma essi mostravano segni di incertezza e perplessità sul quando e sul come questa dottrina dovesse essere applicata. Non capivano, nel 1869-70, l’importanza e l’urgenza di dichiarare nuovamente e solennemente questo dogma che era già stato riconosciuto e dichiarato ai Concili di Lione e di Firenze. I nemici della “quinta colonna”, in mezzo a loro, avevano provato tutto il possibile per persuadere i Vescovi che una nuova dichiarazione nei tempi moderni fosse inutile, il che sarebbe come dire che coloro che hanno detto le preghiere del mattino, come i bambini, non hanno più bisogno di ripeterle più tardi e nella loro vita!

Pio IX voleva invece un Concilio dogmatico che riaffermasse l’Infallibilità papale per una ragione molto semplice e vitale: voleva mettere cioè in chiaro che le sentenze passate della Chiesa, essendo infallibili come tali, di conseguenza sono permanenti, vincolanti per tutte le epoche e quindi non devono essere mai più riaperte o riformate in modo da dare loro nuove espressioni!

Le sentenze della Chiesa sono irreformabili e costanti perché sono gli echi di vita degli insegnamenti infallibili della fede verso il “gregge” attraverso i secoli. E Pio IX voleva un Concilio dogmatico aggiornato onde precisare questo.

Purtroppo, molti prelati non riuscivano a vedere perché la Chiesa, nonostante le sue sentenze, non potesse essere un po’ più elastica, come essi stessi sembravano disposti ad essere nei loro giudizi personali. Sarebbe stato come render loro la vita più facile se la Chiesa non fosse stata così inflessibile. Ma questo avrebbe messo a repentaglio la fede, e condotto alla sua demolizione, inevitabilmente, nel momento in cui veniva favorita la politica di compromesso. Tale è l’esempio americano, per quanto riguarda tale politica, per cui si può facilmente constatare che, in qualunque paese ove l’influenza dell’ebraismo e della Massoneria sia forte, i vescovi locali sono deboli per ciò che riguarda l’esigenza di proteggere la Santa Chiesa nella costanza e nella permanenza delle sue decisioni.

Prendiamo come esempio gli Stati Uniti. I prelati americani, disobbedendo ai Papi, trattenevano i sacerdoti dalla lettura e dall’insegnamento, dai loro pulpiti, delle encicliche papali, perché il loro contenuto avrebbe potuto offendere gli ebrei, i protestanti ed i massoni. Queste encicliche avrebbero repentinamente avvisato la popolazione cattolica del pericoloso nemico che si annidava nella loro terra e avrebbe anche reso noto il dovere di superarli; ma in nome di una falsa pace, venendo meno al loro dovere di proteggere il gregge, i vescovi americani trattenevano le loro lingue, -come i cani muti di Isaia! -; così che la gente rimaneva nella propria ignoranza, e si è avuto tutto il tempo per inculcare, per osmosi, la mentalità anti-cristiana del nemico dalle idee fratricide. Consapevolmente od inconsapevolmente, le azioni e i discorsi dei vescovi americani troppo spesso rispecchiavano le sofisticherie della sinagoga e delle grandi logge, e la gente, si sa, imita quel che vede e sente fare e dire dai loro pastori.

Pure altre roccaforti ebreo-massoniche dettero prova di influenzare la dottrina “fallibilista”, ed oltre ai prelati americani, anche 140 vescovi tedeschi, ungheresi, francesi ed italiani rivolsero una petizione simile al Santo Padre, che naturalmente rifiutò saggiamente di adottare il motivo pregiudiziale. La votazione finale del Concilio pronunciata al momento da 975 prelati, ancora una volta dichiarava alfine l’Infallibilità papale con la costanza e l’irreformabilità delle decisioni della Chiesa, mettendo al bando gli appelli ad un Concilio ecumenico che superasse l’autorità del Papa.

Il piano ebraico fallisce: lo scoppio della guerra Franco-prussiana, causando la chiusura frettolosa del Concilio Vaticano, giunse come un evento fortuito, per cui il piano degli Ebrei, che al momento stavano per proporre una “postulazione” sugli ebrei, prima di avviare una discussione generale con i Padri conciliari ingannati e caduti nel tranello del “ribaltone”, miseramente abortì. Nonostante il Concilio fosse in procinto di dichiarare l’Infallibilità e la non-riapertura delle sentenze passate, i perfidi Giudei avevano comunque in animo di attuare il loro “colpo di mano” in ogni caso. Ma grazie allo scoppio della guerra, essi non riuscirono quindi a recare in porto il loro piano.

LA MORTE SOFFIA DAL VATICANO I

   Per combattere il male conciliarista con la riapertura di passate sentenze, il Concilio Vaticano, nella sua prima costituzione dogmatica, emessa il 18 luglio 1870, dichiara: (alla fine del capitolo III della “Pastor Aeternus”): “È evidente che il giudizio della Sede Apostolica, che detiene la più alta autorità, non può essere rimesso in questione da alcuno né sottoposto ad esame da parte di chicchessia [Ep. Nicolai I ad Michaelem Imperatorem]. Si discosta quindi dal retto sentiero della verità chi afferma che è possibile fare ricorso al Concilio Ecumenico, come se fosse investito di un potere superiore, contro le sentenze dei Romani Pontefici.” (Canoni dogmatici e decreti, pp. 249-250). Si ribadisce quindi, in pieno, il contenuto dogmatico di “Execrabilis”!

D’altra parte già nelle parole usate da papa S. Niccolò I, e al Sinodo di Quedlinburg (1085), si sottolineava: che ” … non è consentito a nessuno di rivedere le sue [del Santo Padre] sentenze e sedersi in giudizio su ciò che è giudicato” (citato nella nota in calce al documento del Vaticano I; ibid., pp. 256-257).

Non c’è assolutamente nessuna possibilità di appellarsi su un giudizio infallibile. E così il Concilio Vaticano Primo ha assestato il colpo di grazia anche al v-2. Il Concilio Vaticano I, come “Execrabilis”, ha fatto in modo che il v-2 sia nato già morto, un aborto immondo ed abominevole!

Non c’è niente di ambiguo in “Execrabilis”, e tutto quanto prescritto in questa grande Bolla è stato riaffermato parimenti al Primo Concilio Vaticano, poco meno di 150 anni fa!

Contrariamente a quello che dicono i nemici di Cristo, i Cattolici non devono essere giuristi canonici per comprendere il senso semplice, il significato elementare della bolla cosiddetta “Execrabilis”, opposta vigorosamente allo pseudo-Concilio Vaticano II, un “conciliabolo” messo in piedi in modo truffaldino per sfuggire alle sentenze della Chiesa. Tuttavia, il nemico marrano e la “quinta colonna”, sempre tenacemente, instancabilmente in azione, oggi più che mai sta usando questo falso argomento, spurio, nella speranza che i sacerdoti ed i laici si sentano sconfitti e perdano la fiducia nell’uso delle armi di cui la Chiesa si è da tempo dotata, come se questi potenti strumenti siano inutili o non dicano ciò che con forza dichiarano. Il solito “nemico marrano”, in azione all’interno della Chiesa, desidera utilizzare i propri avvocati, i falsi teologi o teosofi, affabulatori tutti, istruiti nelle false interpretazioni, nelle erronee applicazioni per sovvertire le leggi della Chiesa eternamente valide. Il “nemico marrano” inoltre si è autoreferenziato proponendosi come l’unico qualificato a dirci cosa la Chiesa abbia stabilito. I marrani e i gerarchi della “quinta colonna” fingono che le leggi passate della Chiesa siano antiquate e inapplicabili alle circostanze odierne, perciò cerchiamo noi di essere attenti ai trucchi secolari dei marrani, dei “nemici di tutti gli uomini”, della razza di vipere, dei ciechi che guidano altri ciechi, e consapevoli del tradimento rivoltante che stanno mettendo in atto, a detrimento delle nostre anime.

QUATTRO CARATTERISTICHE FONDAMENTALI

    Riprendiamo la riesamina di “Execrabilis”: essa possiede quattro caratteristiche importanti: -1 la natura vincolante delle decisioni della Chiesa; -2 l’ampio coinvolgimento di persone sulle quali ricade la condanna; -3 i requisiti richiesti per la rimozione dell’anatema; -4 l’effetto delle leggi della Chiesa sui comitati ed istituzioni erroneamente convocati ed utilizzati.

A). La nozione di “decisione”, così come utilizzata in “Execrabilis”, amplificata e riaffermata dal Concilio Vaticano I, abbraccia radicalmente dogma, dottrina, insegnamento e culto. “Execrabilis” copre non solo le sentenze della Chiesa esistenti allora, al tempo di Papa Pio II, ma anche le sentenze di Papi successivi contro eventuali attacchi da parte di un Concilio illegale o di un Pontefice illegittimamente usurpante (come ai nostri tempi, ad iniziare dal 1958). Così è coinvolto ogni giudizio della Chiesa che riguardi la fede e la morale. Condannate perciò sono tutte le soppressioni, innovazioni, modifiche e false dottrine introdotte dal Concilio cosiddetto Vaticano II° (v-2), che attua il tentativo di cambiare il pensiero e l’atteggiamento dei cattolici sulla fede e sulla morale. Questa legge, perla del Magistero della Chiesa, è una difesa contro chi tenta di modificare le decisioni della stessa Chiesa contro l’ebraismo rabbinico, il naturalismo, la Massoneria, il comunismo, l’umanesimo, il supernaturalismo, l’ecumenismo massonico e tutte le altre aberrazioni eretiche attualmente in voga.

B). La successiva nota da sottolineare è l’ampio coinvolgimento delle persone su cui ricade la condanna di “Execrabilis”: tutti coloro – incluso un Papa (che a quel punto non sarebbe più da ritenersi un Papa “vero”) – che violano la legge prevista da “Execrabilis” sono ritenuti colpevoli. Così, per cominciare, tutti coloro che tramino e convochino un Concilio illegale, si insediano in commissioni e progetti agli schemi … anti-cattolici, o prendano parte nella sua causa contro la Chiesa… o implementino o promuovano tali Concili con sentenze di rottura (compresi gli inventori, per gli allocchi, ed i propugnatori della “idiota per idioti”, “ermeneutica della continuità”), violano tutti l’intento e lo spirito di “Execrabilis” ed automaticamente (ipso facto!) vengono posti fuori dalla Chiesa di Cristo, l’unica vera, con l’ “anatema” finale, espressione che si compendia in un’unica parola: “dannazione”!

Di conseguenza, ecco la fine del neo-antipapa, il sedicente Giovanni XXIII, emulo dell’altro antipapa suo predecessore ed omonimo, che ha convocato il cosiddetto concilio Vaticano II° per chiedere di eludere ed “aggiornare” le sentenze della Chiesa, e l’omosessuale “illuminato” Montini, colui che indossava l’efod al posto del Crocifisso, il sedicente Paolo VI, che si è accuratamente applicato nel promuovere ed implementare il “concilio” illegale e, completandone i lavori, nel rilasciarne tutti i suoi “falsi” obbrobriosi documenti: essi si sono posti al di fuori dalla Chiesa con l’indignazione di Dio sulle loro anime! … altro che santi! Santi sì, ma della sinagoga di satana!

Allo stesso modo scomunicati, con l’ira di Dio, sono tutti i sacerdoti e i religiosi che hanno lavorato nelle varie commissioni preparatorie degli schemi “ribaltanti” e anche i prelati, consultori, consulenti, esperti che hanno partecipato, condividendole coscientemente e consapevolmente, alle attività anti-cattoliche del concilio c.d. v-2 in qualsiasi modo e sotto tutti gli aspetti, in quanto i loro sforzi costituivano l’adesione e l’elargizione in favori, nonché l’assistenza ai nemici di Cristo, che avevano fatto appello ad un “concilio”. Allo stesso modo banditi dalla Chiesa sono tutti i Vescovi diocesani che hanno consentito l’apertura dell’ovile del Salvatore, permettendo così in esso, l’ingresso di lupi voraci. Gli insegnanti, i professori, i rettori e presidi di facoltà, di seminari, collegi, università che hanno promosso e promuovono tuttora il lavoro del falso concilio v-2, rientrano nella condanna di “Execrabilis”, poiché ivi si diffondono le false dottrine dei nemici della Croce, opposte alle sentenze della Chiesa di Cristo.

Così estesa è la copertura dei colpevoli che persino giornalisti, scrittori e testimoni e, in generale, tutti coloro che consapevolmente abbiano fornito consigli, aiuto, o favoriscano tuttora quelli che hanno fatto appello al concilio c.d. v-2 (cioè ebrei e massoni in primis, ma anche tutti i “novatori” modernisti e progressisti) sono puniti con la stessa drastica pena. Colpevoli sono tutti coloro che intenzionalmente accettano l’eretico “concilio” v-2 e i suoi pessimo frutti, tutti i sacerdoti che, in violazione del loro giuramento di difendere la Chiesa contro l’eresia, abbracciano i nuovi e strambi insegnamenti del v-2, sapendo che si oppongono alle decisioni della Chiesa Cattolica Apostolica di sempre, sottostando all’illegale soppressione del Sacrificio della Messa (offerto oltretutto, come un rituale rosa+crociano al “signore dell’universo”, cioè al baphomet-lucifero della massoneria!) e tollerano l’anti-cattolico “novus Ordo” che si allontana in modo impressionante dal Catechismo del Sacrosanto Concilio di Trento, per insegnare le false dottrine della “setta vaticano-2”, o in qualsiasi modo favoriscano l’attecchimento dell’esecrabile ed illegale “concilio” v-2: “Tutti sono scomunicati dalla Chiesa Apostolica con l’indignazione di Dio sul loro capo!”

C). Il terzo notevole aspetto della bolla “Execrabilis” è l’assoluzione riservata al Sommo Pontefice che unicamente ha quindi il potere di revocare la sentenza di scomunica rimettendo ai colpevoli questo peccato particolarmente grave.

Questa riserva di assoluzione naturalmente presuppone un legittimo Pontefice in grado di rimuovere la terribile scomunica. Ma, dal 1958, nessun legittimo rappresentante di Cristo occupa la Sede Apostolica terrena che possa emettere sentenza. Usurpatori, uomini che sopprimono il primato della Chiesa di Cristo e la sua sovranità, uomini indegni che “giustamente” rifiutano il triregno incoronato e tutto ciò che esso sta a significare: tali “impostori” non possono né scomunicare né tantomeno sollevare dalla sentenza di scomunica, essendo essi stessi scomunicati. Questi impostori, nonostante la loro forzata “elezione”, hanno, con le loro eresie, spinto se stessi fuori dalla Chiesa e pertanto non possono revocare la scomunica, perché colui che si mette fuori della Chiesa non può legittimamente esercitare il potere papale (Vedi p. Saenz, La sede vacante, Veritas, dicembre 1975). Coloro che sono fuori della Chiesa non sono ovviamente all’interno della Chiesa né, a maggior ragione, possono esserne i capi!

Poiché la Sede di Pietro è in questo momento “impedita”, e quindi vacante per ciò che riguarda l’adozione di provvedimenti efficaci, coloro che sono caduti nell’anatema di “Execrabilis” sono in gravissima difficoltà perché, come ci dice il Concilio di Trento, “I sacerdoti non hanno alcun potere di assoluzione in casi riservati alla Sede Apostolica, eccetto che in punto di morte.” Il tridentino ci dice anche: “… che debba essere di nessun valore quell’assoluzione che il sacerdote pronuncia su colui sul quale non abbia giurisdizione, ordinaria o delegata (dottrina sul sacramento della penitenza, capitolo VII).

Per un sacerdote che assolva un peccato riservato, in punto di morte, è fondamentale che ci sia un riconoscimento di colpa. È essenziale quindi in questo caso, che il peccatore abiuri il concilio v-2. Egli deve cioè pentirsi di aver partecipato al concilio v-2 illegale, o di averlo anche solamente promosso, sostenuto o attuato, così come pure l’aver favorito coloro che hanno partecipato al suddetto illegale concilio c.d. v-2. Senza pentimento non può esserci alcuna assoluzione del peccato riservato, che rimane così non confessato. In tale stato peccaminoso, impenitente ed insolvente, il peccatore va incontro al suo “caloroso” destino, al giudizio del Creatore!

Il mondo ha assistito così alla sorte dei presunti “papi” del v-2 che sono andati incontro alla loro morte impenitenti ed insolventi rispetto ai loro crimini, perpetrati nel corso del c.d. v-2, contro Dio e la sua Chiesa, così come definito in “Execrabilis” e dal Concilio Vaticano I.

Al capezzale di Angelo Roncalli (c.d. Giovanni XXIII) si trovavano molti prelati della Chiesa, tra i quali due suoi confessori, ma nessuno di loro si è premurato nell’aiutarlo a riconciliarsi e pacificarsi con il Creatore, perché essi stessi non volevano ammettere l’inesattezza dell’illegale Concilio v-2 che ha emesso sentenze di rottura con la dottrina della Chiesa, e non volevano ugualmente ammettere che l’alterare, il soppiantare ed il sopprimere le sentenze infallibili della Chiesa, costituisse un peccato mortale, oppure che sia peccaminoso convocare un Concilio per raggiungere questi malvagi obiettivi, o che la Chiesa possa infliggere sanzioni, estese nell’eternità, su coloro che infrangono le sue leggi. Ciò che è legato sulla terra è legato anche in cielo, sotto il potere delle chiavi!

  1. Battista Montini (il sedicente antipapa Paolo VI), l’immediato successore di Giovanni XXIII, si è particolarmente distinto oltre che nell’illegale concilio c.d. v-2, anche nel momento della morte. Anticipando infatti la sua morte, già nel 1963 all’età di 66 anni, nell’anno della sua elezione, l’antipapa Paolo VI nelle sua ultime volontà e nel Testamento aggiunto nel 1972 e nel 1973, sembrava essere molto consapevole del fatto che egli non fosse un vero rappresentante di Cristo, al punto da chiedere che non gli venisse fatto né un funerale, come per i veri Pontefici, né avere una sepoltura simile.

Nel suo tipico caustico ostinato rifiuto delle genuine pratiche cattoliche e della Santa tradizione dichiarava: “… per quanto riguarda il mio funerale: che sia semplice e animato dalla pietà religiosa. Non vorrei avere il catafalco, come è consuetudine per i funerali dei Papi; invece lasciate che le cose si svolgano in modo umile.” Per quanto riguarda la sua tomba, non ne voleva alcuna: “Nessun monumento per me”. Il V-2 doveva essere il suo monumento, il sepolcro dell’empietà!

Nelle sue ultime volontà e Testamenti, il c.d. Paolo VI ha scritto del suo desiderio principale: “l’attuazione dell’eretico concilio c.d. v-2.”… Lasciate che le sue prescrizioni siano messe in atto.” Per quanto riguarda l’eretico ecumenismo di matrice massonica, ha dichiarato: “l’approccio con i fratelli separati deve procedere spedito …” Ha aggiunto, con la sua solita ingannevole doppiezza modernista, “ma senza deviare dalla vera dottrina cattolica” (sic!). Le false idee tenute dal marrano Montini, per quanto riguarda “la vera dottrina cattolica” erano lontane, come il cielo dista dalla terra, dalle verità divine proclamate alla Santa Chiesa cattolica nei fondamenti della rivelazione soprannaturale.

Nel suo testamento finale il Montini, l’antipapa Paolo VI ha contraddetto tutti gli avvertimenti della Chiesa contro il mondo, la carne e il diavolo. Tutti i veri Pontefici hanno raffigurato il mondo come la città di Satana opposta alla città di Dio (Chi ama il mondo odia Dio – lett. di S. Giacomo). Si è sempre consigliato ai fedeli di servire Dio, non il mondo. Ma Paolo VI, il papa fasullo, diceva “si deve osservare il mondo, amarlo e servirlo” (da “Il testamento di Paolo VI” – L’Osservatore Romano 24 agosto 1978, pagine 1, 2).

Considerando che i suoi giorni fossero contati – come indicato dal suo frequente riferimento alla morte – Montini aveva fretta di procedere nell’inculcare più profondamente il concilio c.d. v-2. Gli ultimi mesi della vita del “pontefice degli Illuminati di Baviera”, hanno visto un programma intensificato nell’attuazione del programma del c.d. v-2, che comprendeva tra l’altro, la sua funesta dedizione nel rendere il Vaticano un luogo d’incontro particolarmente cordiale ed il rifugio per gli ebrei, massoni, comunisti, cioè tutti i nemici dichiarati dell’unica “vera” Fede e dell’unica “vera” Chiesa.B. Montini, da buon marrano, principe degli eresiarchi, indossatore inverecondo dell’efod, il paramento tenuto da Caifa quando condannò Gesù a morte, ha sempre cercato di rinsaldare sempre più i legami tra Cattolici ed ebrei favorendo questi ultimi. Notizie e fotografie giornalistiche hanno ripetutamente registrato i suoi ostentati decreti papali in contraddizione con le leggi della Chiesa, onde fraternizzare e sostenere attivamente i nemici della Croce e dell’Ordine Cristiano. Nelle udienze private ha sempre detto falsamente che ebrei e musulmani, i quali notoriamente rigettano la Trinità, disprezzano e disconoscono Gesù Cristo, adorano lo stesso Dio dei Cattolici. Quando egli non poteva ospitare il nemico presso il Vaticano, mandava rappresentanti all’ONU, l’organizzazione mondialista ateo-massonica, onde sottolineare “la pace”, cosa che significava che la Chiesa non si sarebbe opposta al suo nemico, e rassicurando continuamente in questa promessa che egli stesso aveva fatto pubblicamente per primo all’ONU nell’ottobre del 1965.

Quest'”uomo del peccato”, G.B. Montini, l’antipapa sedicente Paolo VI, devastò il cuore e l’anima della famiglia cattolica nel sollecitare la libera interpretazione delle leggi del matrimonio, in modo da distruggere i matrimoni più cattolici.

Nelle sue udienze generali vi erano continue sollecitazioni a “seguire il concilio [v2].” Questa è solo una breve lista dei molti crimini mostruosi del falso “papa” Paolo VI contro la fede in Cristo e la sua Chiesa durante i suoi ultimi giorni di vita. Fino al giorno della sua morte Montini, tra un amante e l’altro, aveva occupato tutto se stesso nel lavorare per l’ulteriore avanzamento dell’illegale concilio c.d. v-2.

Senza rimpianto o rimorso, l’ignobile, senza temere neanche per un attimo l’ira di quel Dio da lui tanto disprezzato, si è allontanato da questa vita lasciando dietro di sé il caos in tutto il mondo spirituale: milioni di anime che languono per la divina Messa ed i Sacramenti, Messa che egli, avvalendosi della sua falsa autorità, ha soppresso sostituendola con un rito blasfemo, in stile rosa+croce, una liturgia che offre culto all’uomo e al “signore di questo mondo” (il luciferino baphomet, adorato dalla massoneria come “signore dell’universo”). Senza contare la devastante formula della consacrazione dei Vescovi, studiata meticolosamente a tavolino con il suo degno compare, il massone Annibale Bugnini, [Buan 1375/65] formula sacrilega ed eretica che non consacra affatto validamente nessun vescovo, che a sua volta quindi non consacra nessun sacerdote, il tutto ridotto perciò ad un grottesco e funesto carnevale satanico! Tanta è la devastazione del c.d. v-2, abbattutasi sulla sede di Pietro e sull’episcopato ( … quello che resta), e che vede dappertutto conventi, monasteri, seminari, pressoché completamente svuotati, ed una società totalmente secolarizzata, scristianizzata e massonizzata! La Sposa di Cristo è disorientata, confusa, dispersa, recisa come grano dalla falce. I sacerdoti di Cristo si sono allontanati da Lui, non volendo capire cosa sia successo per mano dell’ “l’uomo della perdizione”. Ecco come quest’uomo scellerato è andato incontro al suo Giudice, a Colui che dice: “A me la vendetta, sono io che ricambierò”,(Rom. XII, 19 – citando dal “Cantico a Dio Roccia di Israele” in Deuter. Cap. XXXII).

Poi venne Albino Luciani (c.d. Giovanni Paolo I), occupante la sede Papale per soli 33 giorni, che volontariamente preferì calcare le orme tracciate dai suoi due immediati predecessori, anche nell’assunzione dei loro nomi. Offrendo il suo pieno sostegno al concilio illegale, c.d. v-2, Giovanni Paolo I rifiutò la Tiara e l’intronizzazione, designando se stesso come “il primo ministro” della setta della Contro-Chiesa conciliare fondata dagli antipapi c.d. Giovanni XXIII e Paolo VI, i due burattini principali della sinagoga, ai quali era stata illegittimamente dato il trono di Pietro per attuare il complotto contro la Chiesa di Cristo. Giovanni Paolo I non aveva alcun desiderio di essere un vero Pontefice; non volendo essere riconosciuto o accettato come il Sommo Pontefice della Chiesa di Cristo, cosa che in effetti non era, e di cui era ben consapevole nell’accusarsi tale.

Due dei suoi più scandalosi testamenti sono: 1) la raccolta di lettere e: 2) le sue dichiarazioni per quanto riguarda la propria mancanza di fede.

In una «lettera» mal concepita a Cristo, egli osò presumere giudicare in Gesù Cristo, autore della carità: la parola di Dio, i suoi detti e la promessa. Circa la sua incredulità, ha dichiarato pubblicamente che non accettava la Religione divina, affidata alla Chiesa Cattolica, per salvaguardare ed insegnare, come l’ “unica vera religione” con i diritti che le altre non hanno, e che egli non credeva che solo la verità avesse il diritto di esistere. Alla fine, ha detto, “mi sono convinto che ci si era sbagliati” (Vedi Veritas, agosto-settembre 1978, pagine 14, 19). Infine è stato ripagato con una buona bevanda tossica, che lo ha rispedito dopo 33 giorni, a colui di cui era servo!

Il quadro è chiaro: nessuno di questi tre v-2 falsi “Papi”, infelici e lugubri titolari usurpanti della cattedra papale, ha rigettato o rivisto gli atti anticristiani contro la Chiesa e la Fede, alterati dal v-2. E il giudizio di “associazione a delinquere contro la Chiesa” di “Execrabilis”, cade come un macigno su tutti e tre. Tale era il loro “status” quando l’angelo della morte ha trasportato le loro anime nell’aldilà per il giudizio divino! Dice infatti il Salmo XXXVI: “Dominus autem irridebit eum, quoniam prospicit quod veniet dies ejus” [Ma il Signore ride dell’empio, perché vede arrivare il suo giorno].

Tutti: laici, Vescovi, sacerdoti, religiosi e cardinali che hanno collaborato al v-2 stanno passando inesorabilmente all’altra vita nello stato di impenitenza e di insolvenza del loro colpevole coinvolgimento nel famigerato Consiglio v-2: senza perdono sacramentale, a causa del loro deciso rifiuto di riconoscere l’erranza del v-2, ed ostinati nella loro negazione nell’ammettere le conseguenze che le azioni sataniche del v-2 hanno prodotto sulla terra, onde il mondo è in estrema difficoltà. Essere implicati quindi in qualsiasi modo e ad un qualsiasi titolo in un “concilio” come il v-2, è certamente cosa da non essere respinta con leggerezza … “Dominus autem irridebit eos …

Ed anche gli ultimi finti “papi”, senza tiara e senza giuramento, dal sedicente Giovanni Paolo II agli attuali, si sono ingegnati per attuare le direttive del v-2 e peggiorarle, se possibile, fino a stravolgere totalmente il volto della Santa Sposa di Cristo ed infangare il potere del Papato, e ricadendo, per colmare la misura, tra l’altro, come vedremo poi, nell’altra maledizione comminata agli eretici usurpanti da Paolo IV in “cum ex Apostolatus officio”. Karol Wojtyɫa, marrano teosofo-comunista, non si crogiolava forse nel chiamare Paolo VI suo “padre” e “mentore”? Venendo a Roma dalla Polonia, oltre la Cortina di ferro, ha dichiarato più e più volte che egli si impegnava ad attuare tutti i desideri di Paolo VI per quanto riguardava il Concilio v-2. In altre parole che egli avrebbe espresso la volontà ed il testamento dell’anti-cristiano Paolo VI, piuttosto che eseguire la volontà ed il testamento di Gesù Cristo, il cui sangue ha sigillato per sempre l’Alleanza del Santuario, nel sacrificio della Croce, che ogni sacerdote ha il dovere di offrire “in memoria di Me.” Così il divino patto del Santuario, abbandonato da Paolo VI, continuerà ad essere abbandonato, sostituito e soppiantato dal patto satanico dello stesso, ed il suo nuovo ordine sotto il “ministero” (si fa per dire …) di Giovanni Paolo II e successori, che hanno tanta fretta di finire il turpe lavoro iniziato da tempo, prima che vengano scoperti, denunciati, e buttati come pula nel fuoco, dove li attende soddisfatto il loro “puparo”! Il “In memoria di Paolo VI”, in luogo di “In memoria di ME” – è la linea guida della attuale “sinagoga di satana” dilagata nella Chiesa. Tutti i falsi ed ingannevoli successori nella linea del v-2 hanno sul capo la terribile condanna dell’anatema di “Execrabilis” e di “Ex cum apostolatus officio”!

D). La quarta caratteristica essenziale di “Execrabilis” è il suo effetto demolitivo sul v-2 e su qualsiasi Concilio chiamato a modificare e ad eludere le sentenze della Chiesa.

Execrabilis” pronuncia, dichiara e decreta che tutti questi concili – non importa in quale epoca o territorio, e con quale modalità vengano convocati – sono condannati in anticipo, riprovati, annullati, respinti! In effetti, con questo decreto di nullità del v-2, tutti i relativi documenti, decreti e le sue operazioni sono stati completamente svuotati del loro lordume, sono stati spogliati di ogni legittimità e resi totalmente nulli ed inoperanti! È come se il V-2 non fosse mai stato mai convocato, e per questo non vincola all’obbedienza né la Chiesa, né qualsiasi fedele, né oggi né mai!

Ed ancora, il Concilio di v-2, convocato su richiesta dei nemici di Cristo, è spazzato via come sterco putrido, e nessun Cattolico è da esso vincolato in alcun modo, tanto più che l’adesione intenzionale o l’obbedienza al condannato e nullo concilio v-2, fa ricadere “ipso facto” sul suo capo la scomunica e l’ira di Dio. Scomunica ed ira che non sono immagini astratte, eventi occultabili, bensì, come dichiara Pio VI in “Auctorem fidei”, condanne che imprimono un carattere indelebile nell’anima che viene così proiettata, in eterno, lì dove è “pianto e stridore di denti”. In questo modo, oltretutto, la Chiesa Apostolica salvaguarda e mantiene il rispetto per i suoi Concili validi.

IL (FALSO) CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

   Sono trascorsi oltre 90 anni dal Concilio Vaticano I al conciliabolo c.s. Vaticano II: per i Giudei il tempo non significa nulla quando si tratta di ottenere il risultato cercato. Questo spiega perché il mondo giudaico può attendere pazientemente da un secolo all’altro, tramare da un Concilio ad un altro, aspettando l’opportunità di raggiungere il suo obiettivo. Dopo tutto, i giudei hanno organizzato il tutto aspettando 2.000 anni per ottenere ciò che volevano dal concilio v-2. Questo enorme successo dell’ebraismo nel guadagnare il controllo della Chiesa doveva passare in pratica, attraverso un semplice grimaldello, cioè quello di ottenere un “concilio”, più o meno falso ed artificioso, ma apparentemente accettato, in grado di raggiungere quello che i Giudei non erano riusciti ad imporre nel Concilio precedente.

Così è stato, e quel che questi nemici di Cristo e della sua Chiesa non erano riusciti ad ottenere dal Vaticano I, col passare del tempo, giocando sulla loro astuzia, l’infiltrazione subdola della “quinta colonna” ed il tradimento della gerarchia corrotta, è stato dai Giudei guadagnato nel corso del concilio vaticano 2° il cui intento dichiarato in partenza era quello di offrire l’opportunità di eludere, vanificare ed annullare le sentenze passate della Chiesa.

Il concilio v-2 era stato preceduto da un “concilio ebraico”, al gran Kahal, che aveva pianificato le molte richieste scandalose poi fatte e concesse da questo “concilio” illegale così manipolato dall’ebraismo internazionale. Le sue decisioni distruttive hanno prodotto un rimpasto profondo ed una destrutturazione della Fede Cattolica e della Chiesa, come è evidente nelle diocesi e parrocchie in tutto il mondo, che costituiscono il risultato diretto della riapertura della totalità delle sentenze irreformabili della Chiesa. Di conseguenza, tutto – dottrina, insegnamento, culto, pensiero ed atteggiamento – è stato intaccato e danneggiato dai nemici di Cristo attraverso il concilio V- 2.

Il motto dei Marrani: – I marrani hanno utilizzato una trovata truffaldina, l’”aggiornamento della Chiesa” come loro trucco ingannevole per influenzare i Vescovi del concilio a modificare le sentenze della Chiesa. Questo “mantra” progressista è tuttora utilizzato per convincere e tenere a bada i cattolici legati al v-2. Questo slogan è un astuto richiamo alla vanità dei cattolici giovani e degli anziani che non desiderano essere etichettati come “non al passo coi tempi” in modo da convincerli a non cambiare atteggiamento. Questo trucco dell’ebraismo ha avuto un notevole successo, come dimostra il fatto che la maggior parte dei Cattolici, pur sapendo che il v-2 si sia allontanato in modo impressionante dalla fede millenaria della Chiesa, rimane tuttavia aderente alle sue nuove imposizioni.

Alcuni dimostrano addirittura una ottusità ed una ignoranza tale da razionalizzare i cambiamenti radicali della “contro-Chiesa” dicendo: “questo è il modo in cui ho sempre pensato che la Chiesa dovesse essere. Le vecchie modalità erano troppo limitative, troppo legalistiche, antiliberali. Ora tutto ciò è stato cambiato; si trattava solo di leggi artificiali che dovevano essere modificate o abrogate!”

Il problema qui è il non riuscire a distinguere tra regole amministrative o disciplinari, e leggi e sentenze della Chiesa. È vero che i Papi sono esseri umani, ma poiché agiscono come Vicari di Cristo, le leggi e le sentenze della Chiesa diventano disposizioni divine, e le sentenze di Dio, per loro natura, sono infallibili, come il potere delle Chiavi affidate alla sua Chiesa, e pertanto non sono soggette a modifiche o abrogazioni, e nessuno può legittimamente giudicare o cambiare i decreti e le sentenze della Chiesa, costanti ed infallibili!

Come è possibile poi “aggiornare la Chiesa”, ripristinando pratiche tralasciate del passato, per esempio facendo rivivere il diaconato laico che si è rivelato inutile e molto pericoloso per il sacerdozio celibatario e pertanto giustamente messo fuorilegge. La confusione delle distinzioni è il veicolo usato per l’”aggiornamento”, per cui i cattolici sono ripiombati in antiche pratiche già respinte, scartando quelle che si sono da sempre rivelate sane e giuste, e sono stati indotti ad accettare la sostituzione, con false pratiche e teologie perverse, della verità di Dio. Le solite “dissotterrate” tradizioni umane in luogo della legge divina, come denunciato già da Gesù nel Vangelo …. nulla di nuovo sotto il sole … della sinagoga! Negli “aggiornamenti” il disordine diventa la regola principale. Basta osservare ciò che succede nei cosiddetti “movimenti” introdotti nella Chiesa cattolica, ove vengono sdoganate pratiche profane, irriverenti verso Dio e le autorità, in scenari da stadi deliranti, in una confusione paganeggiante, introducendo, come cristiane, ideologie eretiche, filosofie nichiliste, neuro-psichismi orientaleggianti, presunti e fasulli carismi millantati da neuropatici demenziali, assurde stramberie dal sapore gnostico e kabbalistico, ove si confonde amore con passionalità, carità con vizio, impudicizia, passionalità carnale, addirittura contro-natura …. bolge degne di gironi infernali dove si idolatrano falsi profeti o personaggi di estrazione chiaramente anticristiana e luciferina, il tutto autorizzato e sostenuto da false gerarchie e da carnevaleschi prelati. Tutto questo è oggi possibile grazie all’aggiornamento, al rinnovamento satanico avviato dai marrani nel concilio v-2 per il trionfo della “contro-Chiesa” che prepara l’avvento dell’anticristo.

Il PREZZO DELL’AGGIORNAMENTO

   I sostenitori del v-2, in aperta ribellione contro Dio, hanno contratto la stessa malattia spirituale degli ebrei: la cecità e la durezza di cuore, incorrendo così nell’ira di Dio. Occorre che essi considerino ora se vale la pena di aderire all’esecrabile concilio, rispettarne le decisioni, per poi perdere l’anima in eterno!

Lasciamo che la gerarchia, i sacerdoti, i religiosi, le suore e i laici, che incautamente pensano che partecipando ai peccati del v-2 siano impegnati nella mentalità moderna nell’”aggiornamento” e “rinnovamento” della Chiesa, facendo notare chiaramente il pericolo spirituale in cui sono sprofondati dal “concilio” esecrabile v-2 ed inducendoli ad obbedire all’ingiunzione celeste di tirarsi fuori dalla “contro-Chiesa” del v-2, la “prostituta”, per non partecipare dei suoi peccati e riceverne le piaghe (Apoc. XVIII:4).

Unica via d’uscita, per essere in pace con Dio, è quella di rinunciare completamente al v-2, “uscirne fuori” in qualsiasi modo, con ogni mezzo, senza mai tornare indietro. Se non si riesce a trovare un sacerdote “non v-2” per confessare la colpa passata, si può fare come la Chiesa insegna circa coloro che non hanno nessun sacerdote disponibile: fare un atto di contrizione perfetta:

“Deus meus, ex toto corde paenitet me omnium meorum peccatorum, eaque detestor, quia peccandi, non solum paenas a Te juste statutas promeritus sum, sed presertim quia offendi Te, summum bonum, ac dignum qui super omnia diligaris. Ideo fermiter propono, adiuvante gratia tua, de cetero me non peccaturum, peccandique occasiones proximas fugiturum. Misere nostri, Domine, miserere nostri!”

Davanti a Dio, bisogna rinunciare al v-2, a tutte le sue opere e alle sue pompe, risolversi saldamente di non partecipare mai più ad una qualsiasi delle sue attività. Quindi dobbiamo metterci nelle mani di Dio misericordioso ed attendere il giorno in cui possiamo ricevere l’assoluzione da un sacerdote cattolico apostolico veramente fedele. Molti di noi probabilmente dovranno morire senza incontrare un vero sacerdote, ma bisogna confidare in Dio… mantenere i suoi comandamenti… mantenere saldamente la Fede… rispettare le leggi e le sentenze della Chiesa Apostolica, senza lasciarsi ingannare o confondere dalla “contro-Chiesa” v-2.

CANONE 58, del 4 ° CONCILIO DI TOLEDO

   Oltre ad “Execrabilis” e al Concilio Vaticano I, come possiamo essere ulteriormente sicuri che un falso concilio abbia favorito i Giudei nei confronti della Chiesa Cattolica, ricevendone anticipatamente la disapprovazione e la condanna? A questa certezza siamo guidati dal Canone LVIII del quarto Concilio di Toledo, tenutosi in Spagna per controllare l’influenza giudaica, così forte in quel periodo storico, in quella nazione (Vedi Veritas, luglio-ottobre 1975, pp. 33-34). Questo grande Canone dichiara:

Canone LVIII. “Di coloro che prestano aiuto e favore agli ebrei contro la fede del Cristo. La cupidigia di taluno è tale che a ragion di questa si separano dalla Fede, come disse l’Apostolo, molti anche tra i sacerdoti, ed altri, ricevendo doni dagli ebrei fomentano la loro perfidia patrocinandoli; questi vengono, non senza ragione, qualificati come membri dell’Anticristo, poiché contro Cristo operano.

   Qualsiasi Vescovo, Sacerdote o Secolare che continui a prestar loro appoggio contro la Fede Cristiana, sia perché fatto a regali, sia per puro e semplice favore, verrà considerato come un vero e proprio profano e sacrilego, privato della Santa Comunione e ritenuto straniero nel regno di Dio; perché è giusto che si separi dal corpo di Cristo, colui che si fa patrono dei nemici del Signore” (J. T. y Ramiro, Collecion de Canones de todos los Concilios de la Iglesia, tomo II, pag. 305).

Questo canone, sferra un colpo mortale sul v-2, anche se è solo uno di una lunga serie di leggi contro gli ebrei, a protezione e difesa della Chiesa, emanate dai diversi Concili di Toledo. Questo Canone “spazzatutto” è importante e decisivo contro il concilio v-2 per due motivi:

.1) – In primo luogo, i canoni del Concilio di Toledo sono stati dichiarati essere “in eterno” vincolanti e costanti. Significativo è che questo canone, come gli altri di questo e degli altri Concili toledani contro i Giudei, non può essere giammai modificato o abrogato o dichiarato inoperante o inapplicabile ai nostri tempi!

.2) – In secondo luogo, ai concili di Toledo era presente il delegato del Sommo Pontefice incaricato di offrire consigli e dare assenso ai provvedimenti adottati. Così i Canoni del Concilio di Toledo contro gli Ebrei e contro coloro che nella Chiesa danno loro aiuto, sostegno e protezione nella loro guerra contro la Chiesa e la Fede, sono delle sentenze eternamente vincolanti della Santa Sede. Queste sentenze sono particolarmente applicabili alla campagna sovversiva odierna dell’ebraismo condotta con l’assurda affermazione che la Sacra Scrittura e la Fede cattolica sono “antisemite” ed “offensive per gli Ebrei”, per cui devono essere modificate onde conformarsi alla mentalità anticristiana della sinagoga!

Di conseguenza, nel momento in cui Roncalli (l’antipapa Giovanni XXIII) convocava il concilio v-2 in favore della comunità ebraica ed a sostegno della sua guerra contro Cristo e la sua Chiesa, era automaticamente separato dal Corpo di Cristo (cioè la Chiesa Cattolica), sulla terra e in cielo, come giudicato dal Canone LVIII del 4° Concilio di Toledo. Così pure ha fatto il marrano Montini (l’antipapa sedicente Paolo VI) separandosi dal Regno di Dio e dalla Chiesa cattolica nel suo continuo recare, nell’illegale e esecrabile v-2, il sostegno alla comunità ebraica contro la Fede Cristiana. Non ci può essere nulla di più chiaro, di più certo del Canone LVIII del IV Concilio di Toledo nel comprendere e rigettare la truffa perpetrata da marrani e traditori, sciogliendo così, caso mai ancora ve ne fossero, ogni dubbio residuo.

IL V-2 AGISCE FAVORENDO I GIUDEI

   Quali sono che le azioni che costituisce favore e sostegno ai Giudei contro la Fede dei Cristiani? Se ne elencano alcuni tra le più ovvie.

Partecipare ai loro banchetti di falsa filantropia, è un atto che favorisce i Giudei contro la Fede Cristiana… prendere parte alle riunioni “interconfessionali” in sinagoga favorisce e supporta i Giudei … permettere agli Ebrei di eliminare libri cattolici o riscrivere libri sulla dottrina cattolica alterata, è favorire e sostenere gli appartenenti al corpo dell’anticristo… permettere agli Ebrei conferenze o insegnamenti in scuole cattoliche, nei seminari, in collegi, Università, è dare sostegno e favore ai Giudei contro la Chiesa cattolica e la fede…; invitare permettendo agli Ebrei di parlare da pulpiti Cattolici, è favorire e sostenere la guerra dei Giudei contro Cristo…; dare ascolto agli insegnamenti erronei dello gnostico talmud ebraico ed alle loro pretese di interpretare la Sacra Scrittura meglio dell’insegnamento cattolico, è contribuire a rafforzare la falsa religione ebraica, favorire e sostenere la comunità ebraica contro la fede cattolica e la Chiesa di Cristo…; il rimuovere immagini sacre sostituendole con l’arte iconoclasta ebraica nelle chiese per soddisfare i Giudei, costituisce un insulto a Cristo… sostenere la falsa accusa di «antisemitismo» favorendo e aizzando l’animosità dei Giudei verso Cristo … promuovere relazioni fra Cattolici ed Ebrei, un dialogo che è impossibile, promuovere legami più stretti tra Cristiani ed Ebrei è favorire i Giudei … proteggere ed aiutare un incredulo, gnostico-talmudico, massone ebreo che siede sulla cattedra di Pietro, è favorire e sostenere la guerra dei Giudei contro Gesù Cristo, il figlio di Dio, che è diventato uomo per amor nostro…; seguire e supportare gli usurpanti della Santa Cattedra Apostolica, che si impegnano a proseguire e ad implementare il “concilio” illegale v-2 è porgere aiuto e sostegno alla guerra dei Giudei contro la Fede e la Chiesa divina.

L’elenco potrebbe andare ancora avanti. È impossibile per chiunque partecipi ai lavori del concilio pro-Ebrei v-2 non aiutare la guerra dei Giudei contro Cristo e la sua Chiesa. La punizione per il sostegno ed i favori ai nemici della fede, è la separazione dal Regno di Dio, dal Corpo di Cristo, sia sulla terra che in cielo, come il Canone LVIII sancisce.

V-2 AL CONTRATTACCO

     Presi sotto il fuoco pesante delle armi del potente arsenale della Chiesa, con i suoi molteplici canoni e sentenze (non dimentichiamo pure Innocenzo III ed il Sacro Concilio Laterano IV, del quale ci occuperemo in altra sede!), i propugnatori del V-2 procedevano, ed ancora procedono, con fretta frenetica per mettere in campo la loro contro-forza, consistente essenzialmente in forme propagandistiche di critiche e sarcasmi, sia da parte di Paolo VI, sia da tutti gli altri traditori della Fede ed altri agenti, diretti contro coloro che si opponevano e tuttora si oppongono al v-2 illegale ed ai “papi” fasulli.

Ecco allora che gli scomunicati Giovanni XXIII e Paolo VI, obbligano con forza all’”obbedienza” a se stessi e al loro “concilio” v-2, impegnati ed impegnando chiaramente alla disobbedienza a Dio Onnipotente, dal momento che si contrappongono alle fonti della Rivelazione soprannaturale e alle sentenze infallibili della Chiesa di Cristo divinamente fondata. Il marrano Montini, c.d. Paolo VI andava così lontano da etichettare (nel 1973) come “tralci distaccati” coloro che osavano sottolineare le sue palesi eresie, al punto tale da sembrare che coloro che volessero mantenersi obbedienti a Dio, cadevano sotto scomunica. Tanto sapientemente ingannevole, invertita nei valori e completamente assurda, era la sporca tattica dei “papi” fasulli e dei loro lacchè. In verità, i “tralci recisi” sono proprio i “papi” fasulli ed i loro seguaci, tagliatisi fuori dall’ortodossia e dalla Tradizione Apostolica. Come predetto nelle sacre Scritture, oggi quei fedeli Cattolici che si oppongono ai “papi” fasulli ed al loro malvagio concilio v-2, sono tacciati di eresia e combattono sui bastioni della resistenza della Fede contro religiosi mascalzoni e traditori!

Il vegliardo padre Saenz era uno di questi combattenti sui bastioni della Fede. Nella sua opera “La sede vacante” ha tenuto a sottolineare che i titolari della Santa sede che si comportano come Roncalli, Montini ed eventuali successori, sono deposti da Dio stesso. Questa non è una semplice opinione personale o teologica, ma una sentenza inappellabile contenuta in una famosa bolla di Paolo IV del 1558, “Cum ex apostolatus officio”, già in precedenza ricordata, bolla totalmente confermata da un’analoga bolla di S. Pio V del 21.12.1566, la “Inter multiplices curas”. In un opuscolo del 1975: “Paolo IV ha anticipato Paolo VI”, diffuso largamente in varie parti del mondo, Hugh McGovern ricordava appunto questa bolla, la qual cosa procurò grande apprensione e sgomento negli ambienti della “chiesa dell’uomo” e tuttora ne procura, al punto che molti, anche tra gli infiltrati in ambienti falsamente “tradizionalisti”, (in realtà una quinta “colonnetta” a sostegno della setta v-2, per riportare nella rete i “pesciolini” eventualmente sfuggiti alla pesca e alle trappole progressiste), si affannano a rigettarla, o almeno occultarla per non cadere in un imbarazzo smascherante e senza via d’uscita.

BOLLA DI PAOLO IV APPROVATA E CONFERMATA DA S. PIO V

Ci ha provato ad esempio l’Abbé des Graviers, scrivendo nel Corriere de Roma (n. 156, pp 9-12) che, avendo appreso del problema per cui qualcuno volesse applicare a Montini (il falso Paolo VI) la bolla di Paolo IV, si meravigliava di questo, perché secondo lui i cattolici comuni non hanno alcuna conoscenza del diritto canonico, per cui non possono ragionevolmente dedurre dalla bolla, che il cardinale Montini (c.d. Paolo VI) fosse stato invalidamente eletto alla Sede romana, e fingendosi inorridito nello scoprire che i cattolici sensibili, che hanno cioè la capacità di leggere e comprendere uno scritto elementare, andassero dicendo che la Sede Apostolica è vacante (almeno in apparenza!) dal 1958, dalla morte del Santo Padre, Papa Pio XII.

L’Abbé des Graviers pensava che poiché non vi è una sentenza di applicazione della Bolla nel passato, è in dubbio il fatto che possa essere applicata in questo momento. Si tratta di un argomento veramente stupido e demenziale, anche perché nel passato non c’è stato nessun Papa che si sia discostato ereticamente dal deposito della Fede cattolica in materia di morale e di costume. A questa obiezione, manifestando ancor più il suo pensiero già tanto traballante, per non dire in malafede, dichiarava che: “In ogni caso, questo poco importa, perché nel 1918 abbiamo avuto il codice di diritto canonico con Papa Benedetto XV con la costituzione Providentissima Mater Ecclesia. Secondo il Graviers questa è diventata la legge della Chiesa ed è essa che definisce che cosa sia un eretico, e quindi, sempre a suo dire, “è indispensabile sapere quale sia la definizione di un eretico”. Inoltre egli adduce il fatto che Montini non abbia mai riportato condanne canoniche. Egli dimentica intanto che il non essere dichiarato eretico ufficialmente non significhi molto, perché l’eresia “ipso facto”, come precisa Pio VI in “Auctorem fidei” è soggetta ad anatema senza bisogno di sentenza formale di un’autorità: Nell’artic. XLVI infatti leggiamo: Condanna … la proposizione la quale asserisce che “l’effetto della scomunica è solamente esteriore, perché solo di sua natura esclude dall’esteriore comunicazione della Chiesa“; Quasi che la scomunica non sia pena spirituale, che lega nel cielo ed obbliga le anime (S. Agostino, Epist. 250, Auxilio Episcopo; Tract. 50 In Johann., n. 12); come FALSA, PERNICIOSA, CONDANNATA NELL’ARTICOLO 23 DI LUTERO, PER LO MENO ERRONEA].

L’Abbé ha pure detto che sarebbe stato impossibile a Montini (c. d. Paolo VI) insegnare eresie Ex Cathedra, visto che egli non aveva mai pubblicato nulla Ex Cathedra. … e bla, bla, bla … ovviamente usando argomenti evasivi ed inconsistenti intorno alla Bolla del Papa Paolo IV che invece automaticamente giudica una persona essere un eretico senza un giudizio formale, qualora il colpevole sia decaduto dalla fede prima della elevazione ad un Ufficio della Chiesa.

Inoltre l’Abbé Graviers asserisce “che per quanto di sinistro possa esserci in questa Bolla, i Canoni 2.264, 2.228, 2.232, 2.242 e 2.265, hanno “assorbito” in se stessi la questione dell’eresia”, e così la conclusione è abbastanza semplice: “non è possibile ricorrere alla costituzione di Paolo IV come arma contro Paolo VI (Montini).” Egli ignora che la Chiesa Apostolica ha già giudicato e definito come giusto, onesto, corretto, il doversi applicare, nella forma più completa, tutte le precedenti sentenze della Chiesa insieme alle loro sanzioni più severe, contro coloro che attaccano la Sposa Immacolata di Cristo col tentativo di ucciderla.

Ma c’è ancora un’altra risposta molto più semplice agli argomenti farfuglianti dell’Abbé Graviers e dei suoi epigoni: “Evidentemente, le sentenze della Chiesa, come le Bolle di Papa Paolo IV e di S. Pio V, diventano operative senza necessità di ulteriori approvazioni ufficiali. La Bolle, da se stesse, costituiscono il rimprovero e la sanzione canonica essenziale, senza alcun’altra autorizzazione! Di conseguenza, colui che, prima della sua elezione alla cattedra papale, fosse stato un eretico pertinace, manifesto, pubblico, come è contemplato nelle bolle summenzionate, non può essere il legittimo successore di Pietro. Se egli occupa la Santa Sede, lo fa da usurpatore!” Punto!

IL CODICE CANONICO

     Per quanto riguarda il Codice (C.J.C.), siamo ben consapevoli che i nemici della Chiesa hanno tentato di attenuare la portata di tutte le leggi e sentenze della Chiesa mediante una raccolta di canoni che diventavano sempre più deboli e più ambigui ad ogni successiva manomissione. Il marrano Montini (l’antipapa c.d. Paolo VI) aveva istituito una Commissione per rinnovare i canoni della Chiesa Apostolica. Quest’opera distruttiva è continuata infatti sotto la direzione dei successivi “papi” e marrani, fasulli “papocchi”. Il processo di annacquamento, tuttavia, era già cominciato ai tempi di Papa Pio X, che chiese, per la compilazione di un nuovo Codice, l’ausilio del Cardinale Gasparri, all’epoca incaricato, che purtroppo accettò l’aiuto di un marrano della “quinta colonna” come il cardinale Rampolla. Per i marrani, che sono sempre alla ricerca di qualche scappatoia dalla vera dottrina della Chiesa apostolica per ciò che riguarda la questione degli Ebrei, l’invito a collaborare alla stesura di un Codice, era un evento entusiasmante, un’innovazione, una ghiotta opportunità per spazzare via qualsiasi legge della Chiesa che limitasse ed ostacolasse l’azione della “sinagoga di satana”.

Finché le leggi della Chiesa sono state prontamente disponibili ed applicate tal quali erano, hanno sempre rappresentato una grave minaccia per i nemici della Croce, per cui essi avevano finalmente l’opportunità di eliminare o attenuare le scomuniche e le altre sanzioni previste nei Canoni della Santa Chiesa. Ed infatti. che la “quinta colonna” dei nemici infiltrati all’interno della Chiesa, aveva come principale preoccupazione il rimuovere questi ostacoli fastidiosi: ma com’era possibile abolire con un solo colpo secoli di antiche leggi e sentenze della Chiesa, Bolle papali ed insegnamenti di Cristo, dei suoi Apostoli e dei Padri della Chiesa primitiva? Come era possibile rimuovere il tutto modificandolo in modo che il clero ebraico segreto potesse servire il “padrone” ebreo senza timore di essere deposto e scomunicato, e come fare per poter falsificare anche la dottrina chiara e ferma della Chiesa nei confronti degli Ebrei, al fine di promuovere il loro vero obiettivo: la sconfitta del Cristianesimo e la vendetta sul suo nemico capitale di sempre, Gesù Cristo?

Nel corso dei secoli gli Ebrei e la loro “quinta colonna” del clero corrotto, ripetutamente hanno fatto tentativi per sopprimere le leggi che tutelano la Chiesa contro gli Ebrei: per raggiungere questo obiettivo quindi, le Bolle papali con la loro tutela normativa in materia di Giudei, non dovevano ricadere sotto la categoria delle disposizioni immutabili, per sempre vincolanti, ed infallibili. Per questo scopo, essi hanno sempre cercato di sfruttare ogni possibilità che veniva loro offerta, adottando di volta in volta i percorsi più disparati. La compilazione di un Codice andava ben oltre quello che essi avessero potuto sperare. Durante il periodo turbolento della prima guerra mondiale (1914-18), quando tutta l’attenzione era ovviamente focalizzata sugli eventi bellici, il lavoro sul Codice, nella carenza di una stretta ed attenta sorveglianza, poteva offrire un’ampia ed insperata opportunità al nemico interno, ai traditori della “quinta colonna”. Di conseguenza, dal voluminoso corpo di leggi e sentenze che rappresentava la difesa più efficace della Santa Chiesa contro la segreta infiltrazione ebraica, con le sue attività distruttive nel seno di questa istituzione divina e nelle società cristiane, sono state soppresse, escluse, stralciate, tutte quelle disposizioni che potessero ostacolare il trionfo del giudaismo talmudico gnostico-kabbalistico sul Cattolicesimo divinamente istituito.

Ovviamente questa subdola azione dei marrani dimostra, qualora ancora ce ne fosse bisogno, che la legislazione della Chiesa per quanto riguardava gli Ebrei, li aveva tenuti in scacco per secoli e fu uno dei principali ostacoli alla prevaricazione sul Cattolicesimo. E’ stato il Cardinale Gasparri che ha approvato il tutto asserendo che nel Codice la legislazione passata della Chiesa non era stata alterata e che rimaneva pertanto in vigore. Ma in pratica le leggi di tutela della Chiesa contro la sinagoga di satana, come pure le sue molte leggi contro le eresie, erano state accuratamente lasciate fuori dal Codice. Questa omissione dolosa e mirata doveva essere stata intrapresa da una persona molto interessata nella vicenda, una persona che si trovava al servizio di un’organizzazione che voleva le leggi ecclesiastiche sugli Ebrei e sulle eresie meticolosamente modificate, eliminando così l’inghippo esistente (Complotto contro la Chiesa, pp. 430 – 433.) Oggi sotto il blasfemo v-2, questa operazione di espurgo, nelle nuove edizioni, delle sentenze di difesa della Chiesa nella lotta con l’ebraismo, è stata estesa anche ai libri che si pretendono cattolici.

Nel libro “Complotto contro la Chiesa”, i cui autori (M. Pinay era uno pseudonimo) hanno affermato di aver avuto la benedizione finale del Cardinale Ottaviani, è menzionato che le leggi che riguardano gli Ebrei sono una parte della “dottrina della Chiesa e della fonte della verità rivelata da Dio” (p. 434), fonte che ci giunge attraverso le due sorgenti della rivelazione soprannaturale. “Complotto” aggiunge: i nemici all’interno dell’azione demolitiva, portano il loro attacco contro la Tradizione Apostolica con argomenti lusinghieri, apparentemente giusti, che non consentono di rendere individuabile il veleno delle loro manovre. “Tra le altre cose, dicono, la Chiesa deve adattarsi ai nuovi tempi e combattere, con il progresso, per l’unità dei cristiani.” Tuttavia, la loro ambizione non è certamente la vera unità cristiana: essi cercano di “distruggere la miglior difesa della Santa Chiesa, quella che l’ha preservata attraverso i secoli dall’astuzia del suo nemico ostinatamente più famigerato e di dura cervice” (ibidem).

Questo trucco non può però funzionare perché, anche se una Commissione per il Codice Canonico adotta una politica di disuso o di esclusione per quanto riguarda leggi e sentenze costanti, questo equivarrebbe in pratica alla riapertura peccaminosa ed anatemizzata delle sentenze dei passati Pontefici e dei Concili dogmatici. Un Codice che ricorresse al disuso, all’elusione, all’esclusione (in tutto o in parte) o all’occultamento di leggi e sentenze contro gli Ebrei e contro le eresie, come le Bolle di Papa Paolo IV e Pio V, per esempio, sarebbe un Codice incompleto, ma in nessun modo potrebbe servire (come quello ridicolo del 1983!) come base per rendere inesistente la costante e permanente Legge Divina, operando automaticamente attraverso leggi e sentenze omesse od occultate dal nemico interno con l’inganno dei membri della Commissione del Codice stesso. Tali leggi e sentenze rimangono quindi, sia ben chiaro, costanti ed in vigore “in eterno”, anche quando sono fraudolentemente ignorate o si pensa che siano cadute in disuso; disuso o ignoranza non le ripulisce a distanza, non certo più di quanto la negligenza dei dieci comandamenti possa rendere le leggi di Dio inoperanti o inapplicabili!

Così un Codice che nasconda o escluda dal contesto completo dell’associazione di leggi e sentenze, permettendo loro di cadere in disuso, assolutamente non può distruggere la forza giuridica e l’effetto di tali leggi e sentenze. Si tratta in modo assiomatico dell’esercizio del Potere legante affidato da Cristo a Pietro ed alla sua Chiesa Apostolica. Il disuso o la esclusione non può separare ciò che è stato legato in terra ed in cielo. Di conseguenza, è impossibile per qualsiasi Codice, rendere inoperanti le leggi e le sentenze infallibili della Chiesa, operanti in perpetuo, con eterna validità. Argomenti alla moda che si oppongono a questo assioma sono futili e pretestuosi. Dio non potrà mai essere raggirato!

Per chiunque, allora, dire che il Canone LVIII del IV Concilio di Toledo, la Bolla “Execrabilis” di Pio II, “Cum ex apostolatus officio” di Paolo IV, o “Inter multiplices curas” di Pio V, la costituzione “Pastor Aeternus” del Concilio Vaticano I, e tutte le altre sentenze della Chiesa che definiscono l’illegalità del v-2, nonché l’impossibilità per un pubblico eretico ostinato di occupare legittimamente la cattedra di Pietro, non possono essere usati contro il v-2 o i titolari fraudolenti di un Sacro Uffizio, non è né accettabile né veritiero, è semplicemente luciferino! E non è un argomento valido il dire che la Chiesa militante non possa utilizzare tutte le armi atemporali ed eterne che la Chiesa ha approntato contro i suoi nemici in qualunque tempo, né dire che queste armi non si applichino alla presente situazione infernale: il dirlo è appoggiarsi a menzogne sataniche a fronte di verità divine!

Lasciate dunque che non ci sia più alcun inganno: i fedeli della Chiesa militante devono, come una battaglia all’ultimo sangue, tassativamente utilizzare, senza alcun falso rispetto e timidezze codarde, tutto l’arsenale di cui si è dotata la Chiesa: leggi, sentenze, encicliche, bolle, catechismi e dottrine divine contro il blasfemo e sacrilego v-2, contro i “papi” fasulli, che hanno architettato il luciferino v-2, contro i suoi documenti e tutti i mali che ne sono derivati. Spetta alla Chiesa militante far sapere al mondo che tali armi esistono e vanno utilizzate efficacemente. Abbiamo, quindi, tutti l’obbligo di far conoscere l’esistenza e l’effetto del colpo mortale di “Execrabilis”, della dichiarazione affermata dal Consiglio Vaticano I, così come del Canone LVIII (del IV Concilio di Toledo), il canone VIII del XVII Concilio di Toledo, i canoni contro la quinta colonna della Chiesa (già all’epoca operante in modo apparentemente devoto, ma pugnalando sistematicamente alle spalle ogni vero cattolico che lavorasse rettamente per la Chiesa di Cristo), cioè i cripto giudei, dei Concili XII (Can. IX), XIII (Can. IX), e XVI (Can.I) di Toledo, il canone XXV del III Concilio lateranense, i Canoni finali del IV Concilio Lateranense (67-70), delle Bolle di Papa Paolo IV e di S. Pio V contro eretici e Giudei (oltre a quelle citate ne esistono ancora numerose altre), della citata autorità di p. Saenz. La loro diffusione deve essere un imperativo categorico ed assoluto per i veri Cattolici romani, una corazza ed uno scudo per gli odierni, più che mai, “soldati di Cristo”! Il rovesciare il nemico ed il suo malvagio “concilio” spetta a Dio, naturalmente, ma alla Chiesa militante spetta l’agire in modo che le sentenze della Chiesa possano essere applicate, utilizzando così le armi provvidamente fornite.

La nostra condizione

   Per criticare ed abbattere coloro che giustamente affermano che il Concilio v-2 sia illegale e pertanto non degno di considerazione ed obbedienza, i novatori eretici non si astengono dal diffamarli e calunniarli come disonesti. Chi stupidamente e sconsideratamente segue il v-2, rifiutando di ascoltare quelli che dicono loro che è una nefandezza, indulge nella ipocrita accettazione di un concilio anti-cattolico e, fingendosi cattolico, obbedisce nello stesso tempo ad un “concilio” messo in atto da coloro che odiavano ed odiano il Cattolicesimo, con l’intento di attaccare e distruggere (si fieri potest!) la Religione divina.

Anche se la nasconde deliberatamente ai Cattolici, la “quinta colonna” dei chierici, il nemico-interno, la “bestia della terra” dell’Apocalisse, quella che induce ad adorare la prima bestia (quella “del mare”, il giudaismo farisaico), conosce molto bene la Tradizione Apostolica e scritturale, nonché la base canonica sulla quale le affermazioni della Chiesa militante sono saldamente fondate, e nello stesso tempo sono proprio questi i punti centrali sui quali il “nemico” porta i suoi attacchi.

Noi Cattolici apostolici poggiamo i piedi stabilmente sopra le due Fonti della rivelazione soprannaturale, proprio le due sorgenti combattute così aspramente da quella “quinta colonna” dei marrani all’interno della Chiesa, durante gli anni del concilio v-2.

Noi Cattolici abbiamo i piedi sopra la Roccia di Pietro ed il potere vincolante delle chiavi, esplicitato infallibilmente ed IRREFORMABILMENTE dalle leggi e dalle sentenze di Cristo e del suo Vicario, Pietra inamovibile ed infrangibile della sua Chiesa.

Ci troviamo nel momento della vigilanza Apostolica contro il nemico della Croce: le “bestie” descritte da S. Giovanni nell’Apocalisse! Ci leviamo allora in piedi con gli Apostoli che avevano continue vessazioni dai Giudei testardi ostinati, spiritualmente ciechi, ciechi alla guida di altri ciechi, alcuni dei quali penetrati furtivamente nella Santa Chiesa millantando una finta-conversione, in realtà con il motivo più recondito e tenace di abbattere la Chiesa fin dall’inizio e con il tentativo di acquistare le proprietà spirituali e terapeutiche degli Apostoli. La divina Religione cattolica è sempre stata “offensiva” o “anti-semitica” per gli Ebrei, che si dichiarano da sempre e in ogni luogo, perseguitati, volendo suscitare pietà e compassione per farsi accogliere dalle loro ignare vittime, lacerati dal loro rifiuto di Cristo e dal sangue che essi stessi hanno invocato che ricadesse su di loro e sui loro figli, tentando illusoriamente di essere “liberati” dall’obbligo della conversione e dell’accettazione della società costruita sull’Ordine Cristiano.

Ci ritroviamo nella dottrina della Chiesa contro i perfidi Giudei; dottrina che risale a Cristo stesso, che espresse questo giudizio divino contro un popolo indurito, contro i Giudei increduli: “Voi avete per padre il diavolo e volete sod­disfare i desideri del padre vostro; egli fu o­micida fin da principio, e non perseverò nella verità; perché in lui non c’è verità; quando men­tisce parla di quel che gli è proprio, perché è bugiardo e padre della menzogna. A me in­vece, perché vi dico la verità, non credete. Ma se dico la verità, voi non mi credete.” (Giovanni VIII, 44-45).

Noi Cattolici della “vera” Chiesa di Cristo lanciamo l’accusa contro il concilio v-2 e contro l’ingerenza della “sinagoga di satana” (Apoc. II, 9) con l’affermazione precisa di illegalità e di rapina perpetrata nel “concilio” stesso, e opponendoci all’interferenza dominante del mondo Giudaico negli affari della Chiesa divina; ma non lo facciamo per conto nostro o per nostra iniziativa: è la stessa Chiesa Apostolica, attraverso il potere legante delle Chiavi affidate a Pietro ed ai suoi Successori, che pregiudica il concilio v-2 riconoscendolo esecrabile, illegale, non vincolante, e che condanna coloro che lo hanno attuato e coloro che fedelmente lo seguono, all’anatema e all’ira di Dio sul proprio capo. A loro la Chiesa fa sentire la sua voce “con la campana, il libro e le candele.” Suona una campana… un libro si chiude… una candela si spegne. Suona la campana per la morte spirituale di un’anima… la chiusura del libro indica la cancellazione di un nome dal libro della vita… lo spegnimento della candela figura l’oscurità spirituale alla quale un’anima condannata è destinata. “Campana, libro, candela …”

Il pensiero di DIO

   Dio è contro il concilio v-2! È Dio stesso, attraverso la sua Chiesa, che è contro il concilio v-2 con le sue sentenze invertite e di rottura, esecrabile, denunciando la sua vile contro-religione che è quella della “prostituta biblica”. Il buon senso ci dice che Dio è dalla parte della sua Chiesa, la divina Chiesa che Egli stesso ha fondato, quella Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana in vigorosa opposizione alla prostituta del v-2 che si maschera come sua Chiesa ed ingannevolmente parla a suo nome. Questa prostituta del v-2 con cui i Vescovi e i religiosi della terra commettono fornicazioni, contaminando se stessi con il falso ecumenismo e collaborando diabolicamente con il nemico della Croce. Questa “prostituta” del v-2 ha fatto sì che “gli abitanti della terra si siano ubriacati con il vino della sua prostituzione (Apoc. XVII, 2). Già Naum aveva profetizzato al riguardo (Na. III, 4-6): “ … Propter multitudinem fornicationum meretricis speciosae, et gratae, et habentis maleficia, quae vendidit gentes in fornicationibus suis, et familias in maleficiis suis. Ecce ego ad te, dicit Dominus exercituum, et revelabo pudenda tua in facie tua; et ostendam gentibus nuditatem tuam, et regnis ignominiam tuam. Et projiciam super te abominationes, et contumeliis te afficiam, et ponam te in exemplum …. [ “Per le tante seduzioni della prostituta, della bella maliarda, della maestra d’incanti, che faceva mercato dei popoli con le sue tresche e delle nazioni con le sue malìe. Eccomi a te, oracolo del Signore degli eserciti. Alzerò le tue vesti fin sulla faccia e mostrerò alle genti la tua nudità, ai regni le tue vergogne. Ti getterò addosso immondezze, ti svergognerò, ti esporrò al ludibrio …].

Cristo stesso infligge il colpo mortale ai peccatori dell’illegale v-2. La sua Chiesa Apostolica condanna e annulla il concilio v-2, perché rende i cattolici nemici di Cristo e della sua Chiesa … rende coloro che promuovono o supportano le blasfemie del concilio illegale, traditori della loro eredità cristiana, distruttori del Deposito della Fede. Non avremo più nessuna religione, nessuna Chiesa Cattolica, nessuna civiltà cristiana finché i cattolici ignoreranno colpevolmente le leggi e le sentenze della Chiesa accettando illegalmente i “papi” fasulli ed il loro concilio v-2, illegale e detestabile.

Nessun cattolico sincero può desiderare associarsi agli atti traditori del v-2 o ai “papi” fasulli e marrani. In particolare i chierici incorrerebbero tra l’altro nella condanna del Canone XXVII del Concilio lateranense III, ove si legge, nelle ultime righe: “I vescovi o i sacerdoti che non si oppongono con forza a tali cose (alle eresie del tempo, ma naturalmente anche a quelle di ogni tempo -n.d.r.-) siano puniti con la privazione del loro ufficio, fino a che non ottengano il perdono della Sede Apostolica”. È ridicolo d’altra parte obbedire a ciò che dice l’eretica “chiesa dell’uomo”, e non è certo per onorarla che la Chiesa di Cristo ha dato il suo Colpo di grazia; “et portæ inferi non prævalebunt adversum eam”!!! (Matteo XVI,18.), ha sentenziato Nostro Signore Gesù Cristo! Tocca a noi difenderla e difenderci!

Con l’aiuto di Dio ce la faremo!

 

 

APPENDICE

BOLLA DI PAOLO IV

( Cum ex Apostolatus Officio)

 (….)

5. Et insuper qui ipsos sic deprehensos aut confessos vel convictos scienter quomodolibet receptare vel defendere aut eis favere vel credere seu eorum dogmata dogmatizzare praesumpserit, sententiam excommunicationis eo ipso incurrant, efficianturque infames, nec voce, persona, scriptis vel nuncio aut procuratore aliquo et publica seu privata officia aut consilia seu synodum vel concilium, generale vel provinciale, nec conclave cardinalium aut aliquam fidelium congregationem seu electionem alicuius, aut testimonium perhibendum admittantur, nec admitti possint; sint etiam intestabiles, nec ad haereditatis successionem accedant; nullus praeterea cogatur eis super aliquo negotio rispondere. Quod si forsan iudices extiterint, eorumsententiae nullam obtineant firmitatem, nec aliquae causae ad eorum audientiam deducantur; et, si fuerint advocati, eorum patrocinium nullatenus recipiatur; si vero tabelliones extiterint, in strumenta confecta per eos nullius sint penitus roboris vel momenti. Et insuper clerici omnibus et singulis ecclesiis, etiam cathedralibus, metropolitanis, patriarcali bus et primatialibus, ac dignitatibus, monasteriis, beneficiis et officiis ecclesiasticis, etiam, ut praefertur, qualificatis, per eos quomodolibet ostenti, et tam ipsi quam laici, etiam, ut praemittitur, qualificati et dignitatibus praedictis praediti, quibuscumque regnis, ducatibus dominiis, feudi set bonis temporali bus per eos possessis privati existant eo ipso; regnaque, ducatus, dominia, feuda et bona huiusmodi publicentur et publicata sint, efficianturque iuris et proprietatis eorum, qui illa primo occupaverint, se in sinceritate fidei et unitate sanctae Romanae Ecclesiae, ac sub nostra et successorem nostro rum Romanorum Pontificum canonicae intrantium obedientia fuerint.

  • 6. Adiicientes quod si ullo umquam tempore apparuerit aliquem episcopum, etiam pro archiepiscopo seu patriarcha vel primate se gerentem aut praedictae Romanae Ecclesiae cardinalem, etiam, ut praefertur, legatm, sed etiam Romanun Pontificem assumptionem, a fide catholica deviasse aut in aliquam haeresim incidisset, promotio seu assunptio de eo, etiam in concordiam et de unanimi omniun cardinalium assensu facta, nulla, irrita et inanis esista, nec per susceptionem muneris, consecrationis, aut subsecutam regiminis et administrationis, possessionem, seu quasi, vel ipsius Romani Pontificis inthronizationem aut adorationem, seu ei praestitam ab omnibus obedientiam, et euiusvis temporis in praemissis cursus, convaluisse dici aut convalescere possit, nec pro legitima in aliqua sui parte habeatur, nullamque talibus in episcopos seu archiepiscopos vel patriarchas aut primates promotis, seu in cardinales vel Romanum Pontificem assumptis, in spirituali bus vel temporalibus administrandi facultatem tribuisse aut tribuere censeatur, sed omnia et singula per eos quomodolibet dicta, facta, gesta et administrata ac inde secuta quaecumque viribus careant, et nullam prorsus firmitatem nec ius alicui tribuant; sintque ipsi sic promoto et assumpti eo ipso, absque aliqua desuper facienda declaratione, omni dignitate, loco, honore, titulo, auctoritate, officio et potestate privati; liceatque omnibus et singulis sic promotis et assumpsit, si a fide antea non deviassent nec haeretici fuissent, neque schisma incurrissent aut excitassent vel commissent. (….)
  • 10. Nulli ergo omnino hominum liceat hanc paginam nostrae approbationis, innovationes, sanctionis, statuti, derogationis voluntatum, decretorum infrimgere vel ei ausu temerario contraire. Si quis autem hoc attentare praesumpserit, indignationem omnipotens Dei ac beato rum Petri et Pauli apostolo rum eius se noverit incursurum.

   Datu Romae, apud S. Petrum, anno Incarnationis dominicae millesimo quingentesimo quinquagesimo nono, XV Kadas martii, pontificatus nostri anno IV.

[5-Pene per il delitto di favoreggiamento delle eresie]

Inoltre, incorreranno nella sentenza di scomunica «ipso facto», tutti quelli che scientemente (scienter) si assumeranno la responsabilità d’accogliere (receptare) e difendere, o favorire (eis favere) coloro che, come già detto, siano colti sul fatto, o confessino o siano convinti in giudizio, oppure diano loro attendibilità (credere) o insegnino i loro dogmi (eorum dogmata dogmatizare); e siano tenuti come infami; né siano ammessi, né possano esserlo (nec admitti possint) con voce, sia di persona, sia per iscritto o a mezzo delegato o di procuratore per cariche pubbliche o private, consigli, o sinodi o concilio generale o provinciale, né conclave di cardinali, né alcuna congregazione di fedeli od elezione di qualcuno, né potranno testimoniare; non saranno intestabili, né chiamati a successione ereditaria, e nessuno sarà tenuto a rispondere ad essi in alcun affare; se poi abbiano la funzione di giudici, le loro sentenze non avranno alcun valore e nessuna causa andrà portata alle loro udienze; se avvocati il loro patrocinio sia totalmente rifiutato; se notai, i rogiti da loro redatti siano senza forza o validità.

Oltre a ciò, siano i chierici privati di tutte e ciascuna delle loro chiese, anche cattedrali, metropolitane, patriarcali e primaziali, delle loro dignità, monasteri, benefici e cariche ecclesiastiche (et officiis ecclesiasticis) in qualsivoglia modo, come sopra riferito, dalle qualifiche ottenute anche regolarmente, da loro come dai laici, anche se rivestiti, come si è detto, regolarmente delle suddette dignità, siano privati «ipso facto», anche se in possesso regolare, di ogni regno, ducato, dominio, feudo e di ogni bene temporale posseduto; i loro regni, ducati, domini, feudi e gli altri beni di questo tipo, diverranno per diritto, di pubblica proprietà o anche proprietà di quei primi occupanti che siano nella sincerità della fede e nell’unità con la Santa Romana Chiesa sotto la nostra obbedienza o quella dei nostri successori, i Romani Pontefici canonicamente eletti.

6 – Nullità della giurisdizione ordinaria e pontificale in tutti gli eretici.

Aggiungiamo che, se mai dovesse accadere in qualche tempo che un vescovo, anche se agisce in qualità di arcivescovo o di patriarca o primate od un cardinale di Romana Chiesa, come detto, od un legato, oppure lo stesso Romano Pontefice, che prima della sua promozione a cardinale od alla sua elevazione a Romano Pontefice, avesse deviato dalla fede cattolica o fosse caduto in qualche eresia (o fosse incorso in uno scisma o abbia questo suscitato), sia nulla, non valida e senza alcun valore (nulla, irrita et inanis existat), la sua promozione od elevazione, anche se avvenuta con la concordanza e l’unanime consenso di tutti i cardinali; neppure si potrà dire che essa è convalidata col ricevimento della carica, della consacrazione o del possesso o quasi possesso susseguente del governo e dell’amministrazione, ovvero per l’intronizzazione o adorazione (adoratio) dello stesso Romano Pontefice o per l’obbedienza lui prestata da tutti e per il decorso di qualsiasi durata di tempo nel detto esercizio della sua carica, né essa potrebbe in alcuna sua parte essere ritenuta legittima, e si giudichi aver attribuito od attribuire una facoltà nulla, per amministrare (nullam … facultatem) a tali persone promosse come vescovi od arcivescovi o patriarchi o primati od assunte come cardinali o come Romano Pontefice, in cose spirituali o temporali; ma difettino di qualsiasi forza (viribus careant) tutte e ciascuna (omnia et singula) di qualsivoglia loro parola, azione, opera di amministrazione o ad esse conseguenti, non possano conferire nessuna fermezza di diritto (nullam prorsus firmitatem nec ius), e le persone stesse che fossero state così promosse od elevate, siano per il fatto stesso (eo ipso) e senza bisogno di una ulteriore dichiarazione (absque aliqua desuper facienda declaratione), private (sint privati) di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, carica e potere (auctoritate, officio et potestate).]

 

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Bolla “Inter multiplices curas” di S. Pio V

(che conferma la precedente)

 

Bolla XXXIII (-21.12.1566-)

(Boll. Rom. Ed. Taur. VII)

 

     Declaratio quod sententiae in favorem reorum de haeresi inquisitorum a quibuscumque iudicibir contra stilum vel dispositionem iurisdictionis Offici sanctissimae Inquisitionis latae et ferendae, non transierint nec transeant in rem judicatam; et jurisdictio cardinalium inquisitorum ipsas causas revidendi; et confirmatio constitutionis Pauli quarti editae contra haereticos (1).

.(1)- [Haec bulla Pauli IV, cum ex. Est in tom. VI, pag. 551.]

Pius Papa V, motu proprio, etc.

   Inter multiplices curas, quae animum nostrum assidue pulsant, illi in primis est, prout esse debet, … ( …)

  • 3. Et insuper, vestigiis felicis recordationis Pauli Papae IV, praedecessoris nostri, inhaerendo, constitutionem alias contra haereticos et schismaticos per eumdem Paulum praedecessorem, sub data vide licet Romaese apud Sanctum Petrum, anno incarnationis dominicae millesimo quingentesimo quinquagesimo octavo, quinto decimo kalendas martii, pontificatus sui anno IV, editam, tenore praesentium renovamus et etiam confirmamus, illamque inviolabiter et ad unguem observari volumus et mandamus, iuxta illius seriem atque tenorem. (….)

 

[Dichiarazione che le sentenze degli inquisitori in favore dei colpevoli di eresia, inquisiti da qualunque giudice contro quanto disposto dalla giurisdizione dell’Ufficio della Santissima Inquisizione, già pronunciate o da pronunciare non passino in sentenza, e diritto dei cardinali inquisitori di riesaminare quelle stesse cause, conferma dell’editto di Paolo IV, pubblicato contro gli eretici.]

 [3) … Ed inoltre rifacendosi al felice esempio del nostro predecessore Papa Paolo IV rinnoviamo e confermiamo ancora una volta il decreto contro gli eretici e gli scismatici, pubblicato a Roma presso S. Pietro dallo stesso Paolo, nostro predecessore, nell’anno 1558 dell’Incarnazione del Signore il 15 febbraio, anno quarto del suo pontificato. Tale decreto rinnoviamo e confermiamo e vogliamo e comandiamo che sia osservato in maniera precisa e inviolabile.]

La Chiesa eclissata

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LA CHIESA ECLISSATA

 

-Nessun altra espressione riassume meglio la situazione!

-Nessun altra espressione spiega meglio la crisi!

-Nessun altra espressione offre una soluzione migliore!

La Santissima Vergine Maria, nostra Madre e Regina, non scende dal cielo per nulla!  Alla Salette, in tre parole sobrie ci ha insegnato tutto! Chi è il miglior teologo se non la Regina del Cielo, Madre del Signore nostro Gesù Cristo, e Madre della Chiesa? Chi sarà così folle da osare non ascoltarLa, o riprenderLa, o contraddirLa?

La Santa la Vergine avrebbe potuto dire:

-“… la Chiesa sarà scossa, distrutta, cancellata, persa, demolita, sepolta, cancellata, rovinata, sterminata … ma non lo ha detto!

-“… la Chiesa sarà dispersa, annientata, abolita, schiacciata, abbassata, contaminata, umiliata, abbandonata …. ma non lo ha detto!

-“… la Chiesa sarà cambiata, mortificata, trasformata, riformata, rinverdita, modificata, rinfrescata, restaurata, rinnovata …. ma non lo ha detto!

-“… la Chiesa sarà oscurata, ottenebrata, polverizzata, spenta, rasa al suolo, sopraffatta, a testa in giù, invertita …. ma non lo ha detto!

-“… la Chiesa sarà nascosta, celata, schiacciata, soffocata, smantellata, sedotta, abbandonata, ingannata …. ma non lo ha detto!

-“… la Chiesa è infiltrata, investita, assediata, circondata, assoggettata, elusa, alterata, danneggiata …. ma non lo ha detto!

-“… la Chiesa sparirà, vacillerà, tituberà, inciamperà …. ma non lo ha detto!

-“… la Chiesa sarà occupata …. ma non lo ha detto!

Ciascuna di queste parole, e la lista è ben lungi dall’essere esaustiva, ha un significato molto particolare e corrisponde a realtà diverse.

Ma la Beata Vergine non ha scelto nessuna di questa parole!

La Beata Vergine Maria ha testualmente detto: “la Chiesa sarà eclissata”!

Ha detto proprio così!!

Impariamo dunque a leggere bene e meditiamo con attenzione il suo insegnamento.

Che cos’è una eclisse?: “la sparizione totale di un astro, per l’interposizione di un altro” (Larousse), o l’occultamento momentaneo di un astro la cui luce è impedita dall’interposizione di un altro astro! (Quillet) “Oscuramento totale o parziale di un astro, provocato dall’interposizione di un altro corpo celeste tra esso e il punto di osservazione, nel caso di un astro che brilli di luce propria, o tra esso e la sorgente che lo illumina, nel caso di un astro che brilli di luce riflessa” (Treccani). Queste definizioni ci parlano di DUE ASTRI, di luce, di interposizione, di sparizione, di occultamento momentaneo, parziale o totale. L’esempio più conosciuto di eclissi, è quella del sole per mezzo della luna. Il sole è occultato e la sua luce sparisce momentaneamente, parzialmente o totalmente, per l’interposizione della luna. Si vede solo la luna, un astro morto! L’eclisse arriva all’improvviso, è sorprendente, stupefacente e spaventosa per chi non ne abbia cognizione. Ma un’eclissi non dura a lungo, tutti ne abbiamo esperienza, anche recente! L’uomo che assiste ad un’eclissi non fa che subirla, non può fare altro! E quindi, senza scomporsi o cambiare nulla, aspetta che essa termini!

Riconsideriamo ancora ogni parola e cerchiamo di comprendere ciò che la Santa Vergine voleva farci comprendere:

-a) vi sono due astri (astro = corpo celeste). Uno è eclissato … l’altro eclissa. Sono due astri, due corpi celesti diversi. La Santa Vergine ci dice che l’astro eclissato è la Santa Chiesa. La Santa Chiesa è la società di tutti i cristiani uniti dalla professione di una stessa fede: 1) – la Dottrina del Cristo, 2) – l’osservazione della sua legge, 3)- l’uso dei santi Sacramenti, e 4) – la sottomissione ai pastori LEGITTIMI, cioè al Papa ed ai Vescovi in comunione con Esso, con giurisdizione e mandato canonico. Le quattro note della Santa Chiesa sono: l’UNICITA’, l’APOSTOLICITA’, la SANTITA’ e la CATTOLICITA’. Essa è composta dalla “Chiesa militante”, dalla “Chiesa purgante” e dalla “Chiesa trionfante”. Dunque l’astro che eclissa non è la Santa Chiesa … è un’altra cosa, un altro corpo celeste! Poiché è un altro astro, non può venire dalla Santa Chiesa che è UNA.

La “setta conciliare” non è una, né santa, non più apostolica, né tanto meno cattolica. Quindi questo astro viene da altrove! Si pongono allora due domande: da dove viene e chi è? La risposta per chi possiede la fede è evidente:”chi non è con me è contro di me”! Non può cioè venire se non dall’AVVERSARIO!

-b) È la luce della Santa Chiesa che sparisce, che è occultata. Si è nelle tenebre. Quindi la Santa Chiesa non sparisce, non è occultata; Essa è solo nascosta e riapparirà! La parola “occultata” è interessante perché ci obbliga a pensare alle “scienze occulte”, all’occultismo, che è la scienza delle cose occulte, riservate a degli iniziati. E siccome non vi sono che due stendardi e due campi, quello di Nostro Signore, e quello dell’“avversario”, come non capire che l’altro campo è quello dell’ “avversario”, maestro delle scienze occulte?

-c) Questa sparizione, attualmente parziale, diverrà sicuramente totale. Allora saremo nelle tenebre più profonde. Si vedrà solo l’altro astro, che prenderà tutto il posto e vorrà farsi passare per la Santa Chiesa. L’apogeo dovrebbe arrivare quando si tenterà di rimpiazzare il “Decalogo di Dio” con il “decalogo di satana”! e se l’eclissi sarà totale, non resterà apparentemente più nulla della Santa Chiesa: la Tradizione sarà: o martirizzata o obbligata a nascondersi. Non ci resterà che il Rosario, come varie veggenti approvati hanno profetizzato, e come la SS. Vergine stessa a Fatima ci ha consigliato di recitare completo ogni giorno per il trionfo del suo Cuore Immacolato.

-d) Come durante un’eclissi solare, non ci si muove e si aspetta la fine dell’eclisse … poiché nel secondo che segue l’apogeo, la luce ritorna, così come molti hanno visto dicendo: “quando tutto sarà perso, tutto sarà salvato”.

-e) Questa sparizione è momentanea, non dura affatto. È sicuro che la luce della Santa Chiesa ritornerà … alla fine dell’eclisse, evidentemente. L’eclissi non può restare fissa : “… le potenze dell’inferno non prevarranno su di Essa”.

-f) Un altro aspetto di un’eclisse è quello che essa avviene in silenzio, a tal punto che per definire una partenza discreta, silenziosa di qualcuno, si dice che egli “si eclissa”.

Durante la Passione, Nostro Signore, davanti a Caifa, il potere spirituale, “stava in silenzio” e non rispose se non alla sola domanda concernente il potere spirituale: “Sei Tu il Cristo, il Figlio di Dio?”

Di fronte a Pilato, il potere temporale, taceva e non rispose che ad una sola domanda: “sei Tu il Re dei Giudei?”

Davanti ad Erode, lo spirito del mondo (monde e demon in francese hanno le stesse lettere!!), Egli tacque assolutamente! Nostro Signore ci impartisce una grande lezione. Il demonio soffoca la voce della Chiesa, perseguita coloro che predicano la Chiesa, provando così che egli è il maestro della setta conciliare. Davanti ai demoni che fanno gran baccano e che, nella totale menzogna, occupano il posto della Chiesa mettendosi in avanti ed avendo pure l’insolenza di dire : “io sono la Chiesa Cattolica!”, il nostro ruolo è, per molti di noi, quello di tacere. Solo alcuni avranno la vocazione di difendere la gloria di Dio. Gli altri dovranno, nell’umiltà, nella pazienza e nella preghiera, prepararsi a ricostruirla.

-g) “Eclissare” è impedire che appaiano, per un momento, delle qualità in generale brillanti. L’oggetto eclissato non cambia in nulla, e dunque la Santa Chiesa non è in alcun caso modificata. Essa è fatta per brillare, perché Essa è luminosa oltremodo (Luce del mondo!). Essa è il sole che non appare, che non si vede più. La sua luce non brilla più … per un momento! Durante un’eclissi, solo coloro che sono nel cono d’ombra sono completamente coscienti di questa eclissi. È lo stesso per le tenebre spirituali: solo quelli che hanno le vera fede e che sono perseguitati possono comprendere la crisi della Chiesa … gli altri non vedono nulla e non comprendono niente.

-h) Si dice spesso che la nostra epoca corrisponde al momento della Passione di Nostro Signore, e che la Chiesa vive questa Passione. Sembra piuttosto che la Chiesa e i Papi abbiano vissuto la Passione di Nostro Signore da dopo la Rivoluzione francese, e che dopo il primo giorno del conciliabolo gnostico-modernista roncallo-montiniano [n.d.t.] (il cosiddetto “Vaticano II”), noi viviamo le apparenze della morte. La “nostra epoca è piuttosto l’ora delle tenebre”, l’ora della potenza di satana, l’ora che precede la Resurrezione trionfante del Regno del Sacro Cuore! La setta conciliare è la chiesa delle tenebre, una chiesa di morte, la contro-chiesa di satana!

-i) L’eclissi è iniziata all’inizio del conciliabolo cosiddetto “Vaticano II”. Jean Guitton, filosofo modernista laico, amico di Montini (il marrano sedicente Paolo VI), diceva alla sua segretaria Michelle Reboul: “la Chiesa cattolica è morta dal primo giorno del concilio Vaticano II!. Essa ha fatto posto alla chiesa ecumenica. Essa non dovrà più chiamarsi Cattolica, ma ecumenica!” Jean Guitton, dice a ragione, che dal primo giorno del concilio, appare un’altra chiesa, una chiesa che non è più Chiesa Cattolica, e che chiama a ragione “chiesa ecumenica”, ma egli si sbaglia dicendo che la Chiesa Cattolica è morta, essa semplicemente è eclissata! Al momento della sua morte, il cardinale Lienart, (massone di 30°, “padre spirituale” di mons. Lefebvre, uno dei conduttori, insieme ai diversi sedevacantisti, della “opposizione controllata” dai marrani – n.d.t.), avrà un’espressione simile: “umanamente, la Chiesa è persa”. Umanamente si, ma la Chiesa è divina, e non può essere perduta!

-j) per eclissare l’astro gigantesco che è la Santa Chiesa, e per eclissarsi sull’intera superficie della terra, c’è bisogno di un astro ancora più grande. Ecco perché la setta conciliare ha dovuto congregare tutti i nemici della Chiesa in un astro orrido, deforme, laido di cui si scoprirà tutta la mostruosità quando l’eclissi sarà completa.

PERCHE’ QUESTA ECLISSI?

Nostro Signore era venuto nel mondo per ristabilire il regno di Suo Padre, e per distruggere quello del principe delle tenebre. Ma “secondo l’insegnamento degli apostoli – dice la voce dei secoli – arriverà un giorno in cui satana, pieno di rabbia contro Gesù Cristo ed i Cristiani, guadagnerà il terreno perso, affermerà il suo regno e lo estenderà lontano. Allora si getterà su Roma, perché è la sua rivale e la sede dei Pontefici. “Si farà maestro, caccerà il Vicario di Gesù Cristo, perseguiterà i suoi veri fedeli, sgozzerà i religiosi ed i preti” (citazione di mons. Gaume in “la situation”p. 28, 1860).

“Ora, ecco che questo antico nemico “omicida fin dal principio” (Giov. VII-44), si è indirizzato con veemenza, camuffato da angelo di luce (2 Cor. XI-14), e scortato dalle orde degli spiriti perversi, in ogni senso percorre la terra, inserendosi dappertutto: in vista di abolire il Nome di Dio e del suo Cristo, in vista di rubare e di far perire e portare alla dannazione infinita le anime che devono coronare la gloria eterna. Il drago malefico trasfonde negli uomini mentalmente depravati e dal cuore corrotto un effluvio di abiezione: il virus della sua malizia, lo spirito di menzogna, di empietà e di blasfemia, il soffio mortale del vizio, della lussuria e dell’iniquità universalizzata.

“La Chiesa, Sposa dell’Agnello Immacolato, è ubriacata da nemici scaltrissimi che la colmano di amarezze e che posano le loro sacrileghe mani su tutte le sue cose più desiderabili. Laddove c’è la sede del beatissimo Pietro posta a cattedra di verità per illuminare i popoli, lì hanno stabilito il trono abominevole della loro empietà, affinché colpendo il pastore, si disperda il gregge. Pertanto, o mai sconfitto Duce, S. Michele, venite incontro al popolo di Dio contro questa irruzione di perversità spirituali e sconfiggetele” (Esorcismo breve di Leone XIII contro satana e gli angeli apostati – 1884).

 

Liberamente tradotto da:

LOUIS-HUBERT REMY

Éditions Saint-Remi