QUÆ ENIM PARTECIPATIO CHRISTI AD BELIAL?

Al S. Giuseppe de Merode di Roma, via la maschera (… non la mascherina): onore a satana e festeggiamo halloween! Senza vergogna i modernisti spudorati gestiti dalla sinagoga vaticana per ammaestrare le nuove generazioni al satanismo … quæ enim partecipatio… (2 ad Cor. VI, 15) … 

Eccoci in una classe dei bambini delle elementari, mascherina e distanziamento, giacca e cravatta. Entra la maestra, laica consacrata (… a chi?) delle prestigiose Scuole un tempo cattoliche istituite da S. Giovanni Battista de la Salle, fiore all’occhiello dei Fratelli delle scuole in Italia:

– Bambini, oggi facciamo una bella paginetta sulla festa di Halloween, mi raccomando un bel disegno a tutta pagina, facciamo onore al festeggiato.

– Il bambino in giacca e cravatta perplesso ribatte: Ma non è questa la scuola di San Giuseppe? Non abbiamo fatto la preghiera a Gesù? … E che c’entra la festa di Halloween con San Giuseppe?

Se fosse stato più grandicello avrebbe probabilmente dette le stesse parole che S. Paolo scriveva ai fedeli di Corinto … quæ enim partecipatio Christi ad Beliaal? Cosa centra, cosa ha a che vedere Cristo con Beliaal?

La maestra, un po’ infastidita non risponde e procede col programma previsto. Anzi – dice – adesso vedremo pure un bel filmato sulla festa … evidentemente è il materiale didattico da mostrare, speriamo non imposto o concordato coi capi.

Il bambino, con gli occhioni sgranati, ben deciso ribatte senza rispetto umano: Io non lo guarderò e farò qualche altra attività, ma questa festa del demonio io non la voglio guardare.

Anche gli altri bambini più “rispettosi”, avvertono la situazione imbarazzante e mugugnano. La maestra capisce l’antifona e cambia atteggiamento … Ma ci sarà da fidarsi domani?  

Le nuove generazioni bisogna plasmarle fin da piccole, il ferro si batte quando è molle e non resiste. Oggi Halloween, a quando il catechismo olandese ed il Khamasutra? In puero spes …. Il motto dell’Istituto … In prospettiva cristiana … dovrebbe essere. Ma oggi qual è la Spes? La spes cristiana o la spes modernista ecumenica che accanto a Cristo mette i Beliaal alla pari, alla Vergine  santa sull’altare sostituisce il Buddha ascitico, a S. Giuseppe oppone gli empi Lutero e Calvino ed il sozzo Enrico VIII, alla Chiesa Cattolica pareggia indifferentemente la sinagoga talmudica e la moschea del Corano ebionitico baciato come libro di pace? Oggi Halloween e domani Tutti i Santi … questo povero bimbo ne avrà da vedere di cose strane, … gli si dirà così, ed il contrario di così … tanto è la stessa cosa gli diranno, siam tutti salvi, c’è misericordia per tutti: siamo gnostici-panteisti, mica stupidi e ottusi Cristiani che credono all’inferno, al peccato che dà morte all’anima, alla redenzione, alla grazia e ai meriti da conquistare per la vita eterna! A questi educatori modernisti però, il Cristo ha dato già la sua sentenza inappellabile:

qui autem scandalizaverit unum de pusillis istis, qui in me credunt, expedit ei ut suspendatur mola asinaria in collo ejus, et demergatur in profundum maris.

…. chi scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, è meglio che si leghi una pietra da macina al collo e si sprofondi nel mare …

(Matt. XVIII, 6)

3 MAGGIO: S.S. GREGORIO XVIII, 29 ANNI CON LA CROCE DI CRISTO SULLE SPALLE!

Il 3 maggio del 1991, in un Conclave a porte chiuse, veniva eletto dai Cardinali nominati in segreto da Gregorio XVII, al Soglio pontificio, S.S. Gregorio XVIII, successore dello stesso S.S. Gregorio XVII, G. Siri. Il giorno non fu scelto a caso dallo Spirito Santo: è questo infatti il giorno in cui la Chiesa Cattolica festeggia l’Invenzione della Croce di Nostro Signore Gesù Cristo. Conosciamo la storia di S. Elena, recatasi a Gerusalemme con questa precisa intenzione, del Vescovo Macario che per distinguere tra le tre croci ritrovate in profondità nel terreno del luogo della crocefissione, escogitò un mirabile espediente, facendo avvicinare le croci, una per volta ad una donna mortalmente malata. La Croce sulla quale era morta l’umanità di Cristo, risanò all’istante la donna. Ma cosa vuole indicare lo Spirito con questo giorno scelto per l’elezione del Vicario di Cristo? La  Croce ritrovata, viene posta sulle spalle del nuovo Vicario di Cristo che dovrà così ripercorrere la salita sul Calvario fino alla crocifissione ed alla morte su quella stessa croce, per rinnovare la Passione di Cristo nella sua Chiesa nella persona proprio del suo Vicario. Come scriveva il Cardinal Manning nel secolo XIX, la Chiesa deve ripetere in tutto la vita terrena del suo Capo divino. Ecco che dopo il “tradimento di Giuda”, l’Apostasia dei più alti rappresentanti ecclesiastici, la passione nel Gestsemani di Gregorio XVII, costretto ad una cripto-prigionia sorvegliatissima per 31 anni, arrivava il momento della salita sul Golgota e dell’immolazione sulla Croce. Questo è stato il compito affidato al Pontificato di Gregorio XVIII, sottolineato ancora più dal ricordo che il Martirologio Romano fa in questo giorno di S. Alessandro I Pontefice e martire, ucciso dopo innumerevoli strazi. Alla morte in Croce, seguirà – come a Gerusalemme – la sepoltura nel sepolcro di Gesù, e la sua Chiesa sarà dichiarata morta e sepolta da tutti gli empi e dagli ipocriti marrani della terra. Ma … dopo tre giorni (di buio?), il Cristo Salvatore risorgerà vittorioso in maniera improvvisa ed inattesa dai suoi nemici, ancora una volta riprenderà la sua corona di gloria strappandola al “signore dell’universo-lucifero” – nel frattempo spacciatosi per Dio e postosi su tutti gli altari e sulla “usurpata” Cattedra di Pietro per essere adorato –; … e la Chiesa Cattolica, come Sposa immacolata di Cristo senza ruga né macchia di infamia o di errore, nuovamente risplenderà come Maestra dei popoli e Luce nelle tenebre per gli erranti accecati, ivi sarà ripristinato il culto divino apostolico autentico dei Padri e dei Pontefici di tutti i tempi con la restaurazione del Sacrificio perenne. Al Pusillus grex cattolico, mai come in questa giornata, si raccomanda preghiera e penitenza per il Santo Padre Gregorio XVIII, perché il Signore gli dia la forza e la grazia necessaria per affrontare la passione del Calvario, le sofferenze ad essa collegata, onde rinnovare, almeno in spirito, la morte sulla Croce di Gesù Cristo Nostro Signore. Che la Vergine Maria, assista ancora una volta ai piedi della Croce, come già fece con il Figlio suo e di Dio, questo figlio da Lei generato nello Spirito Santo, ed aiuti tutti noi in questa prova finale della nostra fede divina in Cristo l’uomo-Dio, nostro Salvatore.

LETTERA AL PICCOLO GREGGE DI SAN ATANASIO

Sant’Atanasio scrisse la seguente lettera – durante la terribile persecuzione ariana – per incoraggiare il suo piccolo gregge di residui Cattolici (intransigenti) ancora perseveranti nella Fede. La lettera è ancora più applicabile oggi, durante questo terribile periodo di Apostasia: che fu intenzionalmente lanciato dalla Sinagoga di satana tramite il “colpo di stato” del Trono Papale al Conclave del 1958 [“… e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa “].

Lettera di Sant’Atanasio al suo “pusillus grex ” (IV secolo d.C.)

“Voi siete coloro che son beati … che rimanete nella Chiesa per la vostra fede

“Che Dio vi consoli! … Ciò che vi rattrista … è il fatto che altri abbiano occupato le chiese con la violenza, mentre in questo periodo voi ne siete fuori. È un dato di fatto che essi abbiano gli edifici, — ma voi avete la Fede Apostolica. Possono [gli ariani allora, oggi i modernisti della setta del “Novus Ordo”–ndr.-] occupare le nostre chiese, ma sono al di fuori della vera Fede. Voi rimanete fuori dai luoghi di culto, ma in voi abita la vera Fede. Consideriamo dunque: cosa è più importante, il luogo o la Fede? La vera Fede, ovviamente! Chi ha perso e chi ha vinto nella lotta: colui che possiede gli edifici o colui che possiede la fede?

È vero, gli edifici sono buoni quando la Fede Apostolica viene lì predicata; essi sono santi se tutto avviene lì in modo santo …

Voi siete veramente beati; voi che rimanete nella Chiesa per la vostra Fede, che vi tenete saldamente legati alle fondamenta della Fede che è discesa a voi dalla Tradizione Apostolica. E se una gelosia feroce ha provato a scuoterla in diverse occasioni, non ci è punto riuscita. Questi sono coloro che si sono staccati da essa nell’attuale crisi.

Nessuno mai, prevarrà contro la vostra Fede, amati Fratelli. E crediamo che Dio ci restituirà un giorno le nostre chiese.

Quindi, più violentemente essi cercano di occupare i luoghi di culto, più si separano dalla Chiesa. Sostengono di rappresentare la Chiesa; ma in realtà sono coloro che da sè si stanno espellendo e si stanno smarrendo.

Anche se i Cattolici fedeli alla Tradizione (cioè al vero Papa – ndr.-) sono ridotti ad una manciata, sono essi la “vera” Chiesa di Gesù Cristo “.

(Coll. Selecta SS. Eccl. Patrum, Caillau e Guillou, Vol. 32, pp. 411-412)

APPARIZIONE A LA SALETTE 1846 (III)

LA SALETTE (III)

[Some account of the APPARITION OF THE BLESSED VIRGIN Of LA SALETTE London 1853]

Non sarà necessario il produrre estratti di altre numerose lettere e pubblicazioni apparse in Francia e altrove su questo evento; non resta che accertare se la verità del racconto dei bambini sia stata in qualche modo sostenuta da un’interposizione soprannaturale, cioè se siano stati fatti o meno dei miracoli. Di miracoli nell’ordine della grazia sarebbe facile citarne molti; come l’improvvisa conversione di peccatori incalliti e infedeli dopo aver visitato la montagna o dopo aver preso, contro la loro volontà, alcune gocce d’acqua dalla misteriosa sorgente. Una grande conversione c’è, e si manifesta a tutti: la completa riforma portata avanti in tutto il cantone e nel quartiere di Corps dalle parole di due bambini, che sono state più efficaci degli appelli infuocati di pastori zelanti e di missionari evangelici. Sì, tutto il Paese si è convertito; e le loro preghiere e le penitenze, insieme a quelle delle centinaia di migliaia di forestieri che hanno visitato il luogo, indubbiamente hanno evitato la punizione di cui la Santa Vergine ha minacciato il “suo popolo” nel caso non si fosse pentito. Di miracoli nell’ordine della natura, compiuti con l’uso dell’acqua di La Salette, accompagnati da una novena, i commissari ecclesiastici di Grenoble ne hanno ricevuto così tanti resoconti debitamente autenticati dalla testimonianza di medici, che è utile un esame molto rapido per fugare ogni dubbio su questo punto. Tra i tanti riportati nell’opuscolo di M. Rousselot, che non sono altro che una selezione tra i tanti di cui egli sia venuto a conoscenza, se ne noteranno qui solo due o tre, che si caratterizzano per la particolarità di portare con sé tutti i segni di autenticità richiesti.

I – Guarigione della Suora Saint Charles, del Convento di San Giuseppe, nella città di Avignone. Di seguito si riporta la dichiarazione della Superiora del convento : – « La suora Saint Charles è entrata nella nostra casa a diciassette anni e mezzo; la sua costituzione era molto delicata: poco dopo la professione la sua salute ha ceduto del tutto; e prima della fine del noviziato si era ridotta in uno stato gravissimo con dolori allo stomaco, frequenti vomiti sanguinolenti, dissenteria, febbre bassa e continua, che la tennero per più di otto anni sul letto di dolore. Durante questo periodo le è stato più volte somministrato ed ha ricevuto il Viatico. Tutti i medici che l’avevano visitata avevano dichiarato il suo stato senza speranza alcuna. Poteva ella alzarsi dal letto solo molto raramente, e solo per un tempo molto breve; non assisteva al santo Sacrificio della Messa più di cinque o sei volte all’anno al massimo; e poi lo sforzo che faceva era accompagnato da una tale stanchezza tanto da ridursi ad un grado estremo. Più di una volta è stato necessario portarla via in uno stato di completa incoscienza; per cui questo favore le è stato accordato solo in considerazione del suo ardente desiderio, e non per affliggerla troppo. Nel mese di dicembre 1846, i suoi sintomi si aggravarono molto; e noi ripetutamente ci aspettavamo di perderla ad ogni momento. Lo stato infiammatorio si diffuse alla gola e alla bocca; ingoiava con grande difficoltà. Quest’affezione presentava tutti i sintomi di un’ulcera: ne derivava un odore così corrotto da essere quasi insopportabile; un’abbondante espettorazione mista a sangue contribuiva ancora di più ad indebolirla e a rendere il suo stato deplorevole. Da questo periodo fino al 16 aprile non ha potuto assaggiare né pane né alcunché di solido; viveva alimentandosi solo di brodo, o di latte ed acqua, che poteva assumere solo in piccolissima quantità, anche se era costretta a bere spesso; perché, se non lo faceva, la sua gola collassava. Il 14 febbraio 1847 ricevette l’Estrema Unzione, ed il Viatico le fu somministrato due o tre volte nelle settimane successive. Tale era la condizione della sorella quando si cominciò a parlare dei miracoli provocati dall’uso dell’acqua di La Salette. Riconosco, a mia confusione, di non aver dato credito a tutte queste voci; ma avendo sentito parlare della guarigione di una suora del “Sacro Cuore”, ho sentito nascere in me una convinzione, e ho proposto una Novena alla nostra povera inferma. Per quanto grande fosse il desiderio che avevo della sua guarigione, avevo ancora di più in vista la gloria della Santa Vergine, la confermazione della sua apparizione ai due pastorelli e la conversione dei peccatori. Fu per questi motivi che tra le nostre sorelle malate, che allora erano molto numerose, scelsi la suora Saint Charles come colei che, essendo la più conosciuta in conseguenza della lunga durata della sua malattia, poteva meglio servire al fine che mi proponevo. Le comunicai la mia idea: lei mi sembrò, la prima volta, molto indifferente, e mi dichiarò che non aveva alcun desiderio di recuperare la sua salute, che le avrebbe solo impedito di tornare nell’eternità, e che preferiva morire, o rimanere nello stato in cui si trovava fino a quando sarebbe piaciuto a Dio. Le feci la stessa proposta più volte; ma trovandola sempre nelle stesse disposizioni, pensai che avrei dovuto usare la mia autorità. Ottenuta una piccola quantità d’acqua da La Salette, le dissi che non avrebbe dovuto considerare tanto se stessa quanto la gloria di Dio, e la maggior devozione verso la Santa Vergine, che ne sarebbe risultata da una guarigione, o da una straordinaria opera in suo favore. Le ordinai allora di unirsi alla Novena che la comunità avrebbe fatto per lei, e di prendere l’acqua che le avevo portato. Fu convinta fin dall’inizio che se avesse fatto questa Novena sarebbe stata guarita, e si sottomise nel farlo in obbedienza. Le feci anche indicare le preghiere e gli esercizi da seguire durante la Novena. Ogni giorno una delle suore si recava alla santa Comunione in spirito di riparazione per i peccati principali che la Vergine aveva indicato ai pastorelli, e con l’intenzione di ottenere la conversione dei bestemmiatori e dei profanatori della domenica. Abbiamo anche digiunato tre volte con la stessa intenzione; e ogni giorno abbiamo recitato la “Salve Regina”, tre Ave, con le invocazioni “O Maria concepita senza peccato etc. “, e “Mater admirabilis“. La Santa Vergine sembrava mettere la nostra fiducia a dura prova, perché la nostra povera sorella era sempre molto malata e sofferente. Il giovedì, al settimo giorno della Novena, ebbe uno svenimento, seguito da un’abbondante espettorazione di materia purulenta mescolata al sangue. Questo incidente ci ha molto allarmato. Vedendola in questo stato, le ho detto: « Penso che la Santa Vergine ti curerà portandoti in cielo ». Ella rispose: « Le mie malattie non indeboliscono la mia coscienza, e siccome ho solo altri tre giorni per soffrire, prego la mia buona Madre di non risparmiarmi; e ho grandi speranze di poter andare sabato alla santa Messa e di potermi comunicare ». In una parola, ha fatto tutti i preparativi necessari per farlo, e ha implorato che le venissero portati i suoi vestiti ed il suo velo, di cui non aveva fatto uso per molto tempo. Il venerdì 16 aprile, dopo aver trascorso una notte molto brutta, sputava ancora sangue al mattino. Monsignor de Prilly, Vescovo di Chalons, doveva celebrare la Messa nella nostra cappella alle sette. Per ottenere le indulgenze legate alla Messa del prelato, ho proposto per un giorno la Comunione generale, che doveva essere il sabato, per la fine della Novena. Questo cambiamento affliggeva molto la sorella Saint Charles, che era molto addolorata per non essere riuscita a unirsi quel giorno alla comunità, ed aveva paura di rimanere sola alla sua Comunione del mattino, che sarebbe stato, secondo lei, il giorno della sua guarigione. Mentre noi assistevamo alla Messa, lei faceva i suoi progetti e proponeva di chiedere al nostro confessore un’altra Comunione generale, per potersi presentare alla santa Mensa con tutte le sue sorelle ed essere più certamente accetta a Dio. La sua mente era abbastanza piena di quest’idea, quando all’improvviso si rese conto che era avvenuto in lei un totale cambiamento. Tutti i suoi mali cessarono improvvisamente, « … come se una mano invisibile li avesse portati via »: questa era la sua stessa espressione; non riconosceva più se stessa e non poteva credere a ciò che aveva vissuto. Si mise alla prova in vari modi, per essere sicura di non soffrire di un’illusione; e percependo di aver recuperato completamente le forze, non esitò a credere di aver ricevuto la grazia che le era stata chiesta e gridò: « Sono guarita! ». La sorella Saint Joseph, che era a letto nella stessa stanza, non capiva quello che diceva, e pensava, al contrario, che stesse peggiorando; era tanto più allarmata, perché in quel momento era sola e troppo malata per andare ad aiutarla. La sorella Saint Charles, sentendola piangere, si alzò dal letto e andò a consolarla. Lo stesso fece con la portinaia, che si prendeva cura del convento durante la Messa, e fu terribilmente spaventata nel sentire qualcuno correre nella stanza in cui aveva lasciato a letto, solo persone malate. Arrivò di corsa, senza fiato, e si sentì male. La suora Saint Charles la calmò, le diede qualcosa da bere, così come alla suora Saint Joseph, e assicurò loro che fosse guarita. Erano appena arrivati al Vangelo della Messa. La suora si è vestita di fretta e si è recata all’anticapella, dove ha ascoltato il resto della Messa in ginocchio e senza alcun sostegno. Quando lasciammo il coro, venne ad incontrarmi per abbracciarmi. Le ho detto che doveva tornare, per ringraziare la sua Benefattrice celeste. Mi rispose che lo aveva già fatto, avendo ascoltato gran parte della Messa e avendo recitato il “Te Deum“, ma che desiderava molto qualcosa da mangiare, perché aveva un grande appetito. Ho affrettato il passo e le ho detto di seguirmi, per provare le sue forze; lei ha camminato in fretta, ed è scesa le scale con la stessa velocità con cui l’ho fatto io. Le diedi un pezzo di biscotto, che mangiò quasi con avidità. In seguito entrò nella sala della comunità per abbracciare le suore, che rimasero stupefatte da questo avvenimento meraviglioso, e per ricevere la benedizione di Monsignor de Prilly. Questo santo prelato la esortò a ringraziare Dio e la sua beata Madre e ad essere molto fedele ai doveri del nostro santo stato. La mattina, ora, si pone in ginocchio in preghiera per un’ora, dopo di che si reca al lavoro, stira la biancheria per un tempo considerevole, segue subito tutte le osservanze della casa e si reca al refettorio, dove mangia la cena ordinaria della comunità. Lo stesso giorno, ricordando che le avevano preparato del brodo di carne, che non le era ormai più necessario, mi chiese il permesso di portarlo ad una povera ammalata che era tra le nostre mura e che noi assistevamo. Per andare da lei, era necessario salire una lunga e scomoda scala; la sorella lo fece con grande facilità. La fama di questo evento, che si diffuse presto all’esterno in città, attirò nel nostro convento una moltitudine di persone, che vollero accertarsi di persona della verità di un fatto così straordinario. Le nostre sale sono state affollate per molti giorni; e la fatica che tante visite devono aver causato alla suora, non è stata che una piccola ulteriore prova della sua forza. Lei ha sostenuto tutto questo in un modo che ci ha stupito, e non ne è stata affatto affranta, anche se è stata costretta a parlare quasi tutto il giorno. Soprattutto i medici non potevano credere ai loro occhi. Uno di loro, che veniva molto spesso, e che aveva seguito tutto l’andamento della malattia della sorella, mi aveva spesso detto: « Nel momento in cui meno te lo aspetti, la vedrai morire, perché non so cosa possa essere che la tenga ancora in vita ». Le ho parlato della novena che stavamo facendo, e gli avevo chiesto se avesse potuto fare un’attestazione nel caso in cui le nostre preghiere fossero state accettate. « Se sarà guarita – rispose – ti darò mille attestati, perché per lei tutto è inutile ». Mi affrettai ad informarlo di tutto ciò che era accaduto; e gli permisi di raccontare da se stesso, nella sua attestazione, di quale sia stata la sua sorpresa, la sua meraviglia, e le prove alle quali ha sottoposto la sorella per essere certamente sicuro della guarigione. Poiché la suora Saint Charles aveva potuto unirsi alla Novena solo in parte, aveva promesso di digiunare per tre giorni, nel caso fosse guarita; ha adempiuto al suo voto pochi giorni dopo, senza provare la benché minima stanchezza. Aveva anche fatto i digiuni dei giorni della quatempora e del giubileo, che avvenivano nello stesso periodo. Sono passati ormai quindici mesi da quando questa guarigione si è verificata; e da allora la suora Saint Charles continua a seguire gli esercizi della comunità, si alza alle cinque del mattino, e gode di uno stato di salute perfetto, considerando la delicatezza abituale della sua costituzione. Desidero che questo rapporto possa contribuire alla gloria di Dio, all’incremento della fede, e possa essere un eterno monumento della nostra gratitudine verso la nostra gloriosa Benefattrice, che ha concesso alla nostra comunità una prova così toccante della sua potente protezione. È con questa convinzione che firmo questo testimonianza, certificando che in essa non c’è nulla che non sia conforme alla più esatta verità.

J. PINEAU, Superiora delle Sorelle di San Giuseppe ».

A questa lettera si aggiungono gli attestati di due medici che erano stati costantemente presenti nella malattia della sorella Saint Charles, e che di conseguenza conoscevano bene da tempo il suo caso. L’uno fornisce un dettagliato resoconto scientifico del suo disturbo, e dichiara che la sua guarigione è contraria alle leggi della natura. L’attestazione dell’altro è così formulata: « Il sottoscritto dottore in medicina, primario onorario dell’ospedale di Avignone, dopo trentasei anni di servizio attivo, dichiara che la guarigione imprevista ed inattesa da una condizione considerata, secondo le leggi della medicina, mortale, nella persona della suora Saint Charles, sopra citata, ad uno stato di perfetta salute di tutti i suoi organi e di tutte le loro funzioni, è stata operata istantaneamente, senza l’intervento di alcuna applicazione dell’arte, e che quindi è di natura prodigiosa. Rooms, D.M. ». – Durante la vacanza nella sede di Avignone, causata dalla morte dell’Arcivescovo, i tre Vicari generali che poi hanno diretto gli affari della diocesi, su richiesta del Vescovo di Grenoble circa il loro parere sul tema della guarigione della suora Saint Charles, hanno risposto come segue: « -1). La guarigione di questa suora, tanto completa quanto improvvisa, fu operata il 16 aprile 1847, ottavo giorno di una novena che la comunità stava facendo in onore di Nostra Signora di La Salette, per ottenere questa grazia. -2) I due medici che avevano curato la suora durante la sua malattia, e che da allora hanno reso rapporto della sua guarigione, sono degni di ogni credito. – 3) Il defunto Arcivescovo di Avignone era pienamente convinto che la sorella fosse stata guarita per miracolo. – 4). La suora Saint Charles continua a godere di buona salute e segue le regole ordinarie della comunità. Avignone, 23 giugno 1848 ».

II. Ad Avallon, nella diocesi di Sens, si è verificato un caso clamoroso di guarigione, dopo una novena fatta a Nostra Signora di La Salette, che da allora è stata autorevolmente dichiarata miracolosa dal Vescovo.

Il medico che l’ha assistita ha redatto una lunga e dettagliata dichiarazione rispetto alla sua malattia e alla successiva guarigione. Le sue dichiarazioni conclusive sono le seguenti:

« – 1). Per diciassette anni A. Bollenat rimetteva tutto i cibi solidi che ingoiava, e poteva solo con difficoltà digerire qualche cucchiaio di latte o di zuppa di carne. Negli ultimi tre mesi precedenti il 21 novembre, non ha praticamente ingerito nulla.

– 2). Per tre anni A. Bollenat non aveva mai potuto camminare; era rimasta seduta, riuscendo a malapena a fare qualche leggero movimento delle estremità inferiori.

– 3). Per dieci anni A. Bollenat non era stata mai n grado di sdraiarsi sul fianco sinistro; era stata anche quasi completamente privata del sonno.

– 4). Per diciannove anni i dolori allo stomaco, che erano alla fine diventati insopportabili, non erano mai cessati.

– 5). Da diciassette anni si apprezzava un enorme tumore sul fianco, e per molto tempo non avevo usato nessun tipo di rimedio né per guarire questo tumore né per fermarne lo sviluppo.

 – 6). Il 19 novembre 1847, Antoinette Bollenat presentava tutti i segni di morte imminente.

1. Il 21 novembre, alle sei di sera, senza alcuna transizione, senza che si manifestasse alcuna crisi, mangiò e digerì una zuppa solida, verdura e frutta.

2. Il 21 novembre A. Bollenat si è alzata dal letto, si è vestita ed ha camminato nella sua stanza.

3. Il 21 novembre A. Bollenat si è sdraiata sul fianco sinistro dormendo tutta la notte.

4. Dal 21 novembre non è residuato alcun dolore interno in nessuna parte del corpo.

5. Il 21 novembre il tumore è completamente scomparso; non c’è stata alcuna crisi, né alcuna fuoriuscita di materia liquida di alcun tipo dal tumore, né internamente né esternamente.

6. Il 21 novembre e i giorni successivi l’ho vista piena di salute.

Gagniard, D.M. »

Le autorità ecclesiastiche della diocesi hanno preso conoscenza di questo caso; e dopo un minuzioso esame, l’Arcivescovo ha rilasciato una dichiarazione sul caso in oggetto, in cui dice: « Dopo aver esaminato le prove dei vari testimoni e del medico curante; dopo aver esaminato la relazione presentata dalla Commissione incaricata di esaminare il caso; dopo aver ascoltato il parere del Consiglio Episcopale, e dopo aver invocato il santo Nome di Dio, dichiariamo, a gloria di Dio, e ad onore della Santissima Vergine, per l’edificazione dei Fedeli, che la guarigione di Antonietta Bollenat, avvenuta il 21 novembre 1847. dopo un Novena alla Santissima Vergine Madre di Dio, invocata sotto il nome di “Nostra Signora di La Salette”, presenta tutte le condizioni e tutti i caratteri di una guarigione miracolosa, e costituisce un miracolo del terzo ordine.

Dato a Sens, sotto la nostra mano, con il sigillo delle nostre braccia, e il contro sigillo del nostro Vicario generale e segretario privato, il 4 marzo dell’anno di grazia 1849. (Firmato)  MELLON, Arcivescovo di Sens. »

III. Nel grande seminario della diocesi di Verdun è avvenuta un’altra sorprendente guarigione nella persona di uno degli studenti.

« Il Vescovo gli ordinò di redigere un resoconto del suo caso, della sua malattia e della sua guarigione. In esso egli racconta come – secondo il parere dei suoi medici – tutta la sua costituzione era stata completamente debilitata, in parte a causa dei terribili attacchi nervosi e dei dolori a tutte le articolazioni di cui aveva sofferto, in parte a causa delle medicine che aveva assunto per alleviarli. Era stato costretto due volte a lasciare il seminario e, dopo aver ottenuto a casa qualche piccolo miglioramento delle sue sofferenze, vi era tornato per la terza volta. Egli continua: « Sono tornato il giorno stabilito; ma nuove e più terribili prove mi aspettavano in seminario. Dal 7 marzo le mie pene, invece di diminuire, aumentavano rapidamente, e mi costringevano continuamente a trattenere grida disperate, e solo il pensiero di Maria le ha fermate. Infatti questo mi faceva ricordare vivamente le sofferenze di suo Figlio, ed io mi nascondevo nelle sue ferite. Poi mi ha visto il medico al quale mostrai come fosse ridotta la mia gamba, in uno stato di atrofia e rigida come una sbarra di ferro; gli provai che non potevo fare un passo senza la più crudele delle sofferenze, e che il dolore saliva fino alle mie reni, e attraverso la spina dorsale fino alla testa. Mi disse, per tutta consolazione: « Ebbene, amico mio, dobbiamo aspettare il caldo; allora userò bagni alcalini aromatici; poi, se questo non dovesse servire a nulla, faremo qualcos’altro; e se anche questo dovesse fallire, allora … addio, mio caro. Quindi sono andato dal mio direttore per consolarmi nelle mie pene; perché la consolazione mi era necessaria. Sono stato felice di sentirgli esprimere un’idea che avevo a lungo meditato, ma che ero deciso a non menzionare per primo: egli ha proposto una Novena alla Madonna di La Salette. Il giorno dopo scrissi alla confraternita di Nostra Signora delle Vittorie a Parigi, di cui ero membro, per implorare le loro preghiere. Il primo aprile, domenica delle Palme, la nostra Novena è iniziata con l’offerta del santo Sacrificio, che molti Sacerdoti della città mi hanno applicato. Molte Comunioni sono state offerte secondo la mia intenzione da molte persone caritatevoli delle diverse comunità di Verdun, che hanno invocato specialmente Nostra Signora di La Salette. Nel frattempo le mie sofferenze continuavano esattamente come prima. Quel giorno, come in quelli precedenti, per rispettare la regola, andai a passare il tempo libero nel luogo dove si recava il resto della comunità. Scesi le scale con estremo dolore, sostenuto sulle braccia da un compagno di studi, al quale devo un debito di eterna gratitudine per la sua gentilezza nei miei confronti. Dopo un quarto d’ora di dolorosissimo esercizio fisico, provai una stanchezza in tutto il corpo. Ho dovuto fare grandi sforzi per rimontare la scala. Sono andato in cappella e vi sono rimasto solo cinque o sei minuti. Non era lì che Dio mi aspettava, ma in quella povera cella in cui avevo tanto sofferto. Finalmente ci arrivai, e mi gettai davanti all’immagine di Maria, alla quale tanto spesso avevo rivolto gli occhi. Pieno di fiducia in Maria, afferrai la sua immagine e caddi in ginocchio senza accorgermene. Per molto tempo mi era stato impossibile piegare la mia gamba irrigidita. Poi, afferrando il mio piccolo flacone di acqua di La Salette, l’ho premuto sulle labbra e, contemplando l’immagine di Maria, ho gridato: « O Maria! O Madre mia! sì, tu mi guarirai, e io mi consacro a te ». Poi sono caduto in uno stato di totale insensibilità, non pensavo più a nulla, non ricordo cosa abbia detto; ero come schiacciato sotto l’azione divina, che però non ho sentito. – Questo stato durò per circa sei o otto minuti; e dopo, riprendendomi da questo tipo di insensibilità, e senza sentire il cambiamento che era avvenuto in me, mi precipitai giù per una lunga scalinata per dire ancora una volta al mio compagno di studi: « Siate di buona coscienza, sarò guarito ». Più tardi, questo eccellente amico, che mi aveva curato così bene durante la mia malattia, mi assicurò che il mio passo e la mia espressione di condiscendenza lo avevano stranamente sorpreso; che non capiva le mie parole, e che diceva in tono basso a se stesso: « Sarai guarito? Ma lo sei già! ». Continuai senza preoccuparmi di lui, ma poco dopo incontrai un altro studente, che mi afferrò e gridò: « Sei guarito! ». Solo allora ho percepito il cambiamento che si era avvenuto in me. Mi resi conto della mia felicità, e andai in giro a proclamare la mia guarigione, non come se fosse in procinto, ma come se fosse realmente già accaduta. Io non ero lontano dalla cappella dove poco prima non avevo potuto pregare: ora mi sentivo irresistibilmente spinto lì. Durante il quarto d’ora che passai ai piedi dell’altare in ginocchio, senza sentire il minimo dolore, non so cosa dissi, né quale preghiera abbia rivolto al mio Salvatore. Andai prima dal mio direttore, che mi strinse tra le sue braccia, poi dal superiore, che si rifiutò di credermi, finché non udì la parola « La Salette ». Andai poi in refettorio così in fretta, che due compagni non riuscirono a stare al passo con me. Il mio stomaco, debilitato da tante malattie e sofferenze, ricevette senza disgusto e digerì facilmente il mio cibo, cosa che poi continuò a fare. All’uscita dal refettorio, ero circondato dalla comunità, che mi ha fatto dare tutte le prove della completa guarigione. Corsi, piegai la gamba, colpii violentemente il piede contro il terreno e feci tutto quello che mi chiesero durante tutta la ricreazione, che passai tra i miei compagni di scuola come se non fossi mai stato malato. Il giorno dopo, un’ora di cammino non mi ha affaticato minimamente. Quello stesso giorno, tre persone hanno esaminato la mia gamba e si sono convinte che aveva recuperato la vitalità che essa aveva perso. Posso affermare che prima della mia guarigione era almeno di due terzi più piccola dell’altra.

Manrm, chierico negli Ordini minori. Gran Seminario di Verdun, 26 luglio 1849 ».

Questa relazione, quando fu presentata al medico, fu da lui dichiarata esatta in tutti i suoi dettagli.  – Il superiore e i professori del seminario hanno fatto una dichiarazione sul caso, nella quale concludono dicendo: « Questa guarigione ha prodotto l’impressione più vivida in tutto il seminario, frequentato da più di cento studenti. I seminaristi la considerano un prodigio, la cui natura miracolosa si ammette senza dubbio. Noi stessi, dopo aver esaminato e ponderato attentamente le circostanze di questo evento, non vediamo come possa essere spiegato da cause puramente naturali ». Il Vescovo di Verdun, nella costatazione ufficiale della guarigione, dice: « Abbiamo visto senza sorpresa che gli studenti del nostro seminario attribuiscono all’unanimità la guarigione ad un intervento soprannaturale della Santa Vergine. >X< LOUIS, vescovo di Verdun.

Dato a Verdun, presso il Palazzo episcopale, agosto 1849 ».

IV. L’ultimo miracolo di cui si darà notizia è la guarigione di un ufficiale di stanza a Calais, avvenuta dopo una novena fatta a Nostra Signora di La Salette. M. Delattaignant, agente di dogana di Calais, quarantadue anni, ha deposto come segue: « Nel mese di maggio del 1848 ho scoperto che non riuscivo più a dormire regolarmente; nel mese di giugno non riuscivo a dormire affatto, uno stato che durò fino al lunedì della settimana di Pasqua del 1849. Ero in un continuo stato di sofferenza, senza conoscerne la causa. Mi consultai con i medici, che mi dissanguarono, e mi ordinarono delle correnti d’aria rinfrescanti, ma senza risultati soddisfacenti. L’idea del suicidio era continuamente presente nella mia mente, e mi pesava. Ero in un tale stato di agitazione nervosa, che a volte non avevo alcun potere sulle mie membra. Non volevo vedere nessuno. Quando si parlava di pazienza e di rassegnazione alla volontà di Dio, mi sentivo esasperato, convinto che non potevo guarire, che ero disgustato dalla vita, e più volte ho aperto il coltello per pugnalarmi, cosa che non facevo se non pensando a mia moglie e ai miei figli. Forse devo la mia conservazione alle mie preghiere, che non ho mai smesso di fare. Uno dei miei amici cominciò a farmi visita per incoraggiarmi ad avere fiducia in Dio, « Dio – dissi io – nella mia esasperazione, c’è un Dio buono? Se ci fosse, non mi farebbe soffrire così » Poi ho cominciato a piangere. Avevo perso del tutto la memoria e riuscivo a malapena a svolgere i compiti del mio ufficio. Non scrissi più alla mia famiglia. Le mie facoltà morali erano scomparse. Non avevo più alcun affetto nemmeno per mia moglie e per i miei figli. Se qualcuno mi avesse offerto una fortuna considerevole o un rango elevato, ai miei occhi non sarebbe stato assolutamente nulla. Tutto il mio essere era annientato. Di dolore fisico non ne sentivo nessuno in una parte più che in un’altra; ma il mio corpo svolgeva le sue funzioni con difficoltà. Il mio stomaco era molto dilatato. Avevo un appetito straordinario e insaziabile; niente mi faceva male, e mangiavo come quattro persone. Un giorno, mentre mangiavo, mi è venuta una tale crisi che ho lasciato l’impronta dei miei denti sul cucchiaio. Sono rimasto trentasei ore senza mangiare, senza riuscire a spiegarmi il perché, sperando così di morire di fame. Su suggerimento di un pio ecclesiastico ho fatto una novena alla Madonna di La Salette, ma senza alcun risultato. Poi ne iniziai un’altra; mia moglie e i miei figli fecero la Comunione per la mia intenzione. Alla fine di questa novena, il lunedì della settimana di Pasqua, ho assistito in modo meccanico alla Messa, e quel giorno sono caduto in un tale stato di irritazione che avrei voluto distruggermi; mia moglie si è gettata tra le mie braccia, abbiamo pianto insieme, e da quel momento sono guarito. Da allora non ho più avuto un solo momento di tristezza o di insonnia. Sto bene secondo i miei desideri. La mia memoria e le mie facoltà morali sono ritornate. La mia guarigione è stata istantanea, e senza alcuna transizione. Non attribuisco la mia guarigione a nessun rimedio umano; poiché, a parte alcune correnti d’aria rinfrescanti, per diversi mesi ho rifiutato ogni presidio medico. Ringrazio Dio e la sua benedetta Madre per la mia guarigione.

DELATTAIGNANTE.

Calais, 2 giugno 1849. »

La verità di questa deposizione è certificata da trentasei firme, tutte apposte in forma legale davanti al sindaco di Calais, con il sigillo della città. Tra queste firme ci sono quelle di sette sacerdoti. – Sarebbe facile moltiplicare la citazione di un gran numero di esempi di guarigioni miracolose tanto notevoli quanto quelle sopra menzionate. Questo, tuttavia, non sarà oramai più considerato necessario; la questione dell’apparizione non è più un argomento aperto di discussione da dimostrare con delle prove. La Chiesa si è pronunciata su di essa; e tutto ciò di cui il lettore avrà ora bisogno sarà un resoconto del modo in cui questo autorevole riconoscimento della sua verità sia stato fatto. Il primo maggio 1852, il Vescovo di Grenoble pubblicò una lettera pastorale in cui, dopo averne dichiarato l’accettazione universale in Francia, Belgio, Inghilterra, Germania e Italia, accordata ad una precedente lettera da lui inviata il 19 settembre dell’anno precedente, in cui dichiarava la verità dell’apparizione, annunciava che era allora suo dovere comunicare allo stesso modo l’erezione di una chiesa e di un presbiterio a Salette, e fissare per il 25 maggio la posa della prima pietra. Questo evento si svolse infatti il giorno stabilito. Nel seguente estratto del numero dell’Università del 1° giugno 1852, c’è il rapporto che ne fa il giornale locale del dipartimento: « Ieri si è svolta la cerimonia di posa della prima pietra del Santuario di La Salette. È stata una magnifica solennità, anche se il tempo è stato piuttosto poco clemente. Alla vigilia un gran numero di pellegrini è arrivato sulla scena dell’Apparizione e vi ha trascorso la notte. All’una del mattino c’erano già 2000 comunicanti; non c’erano abbastanza Sacerdoti per soddisfare il desiderio dei fedeli. Ma quando arrivò il giorno, lo spettacolo era ancora più imponente. Da tutte le parti arrivarono pellegrini che apparivano come se fossero usciti dalla montagna stessa. Nulla poteva essere, allo stesso tempo, più grandioso e più pittoresco di queste processioni, che arrivavano con striscioni esposti e canti di inni pii. Il numero di stranieri che erano concorsi a questa cerimonia è stato stimato essere più di 15.000 persone. L’entusiasmo più vivo si manifestava tra la moltitudine quando si vide arrivare il Vescovo di Grenoble, che, nonostante la sua veneranda età, non aveva esitato ad intraprendere le fatiche dolorose di un tale viaggio onde presiedere a questa cerimonia. Tutta la compagnia riunita si recò ad incontrare il venerabile prelato, e lo accolse con espressioni di profondo rispetto e di gioia; mille voci si levarono ad accoglierlo. È stato un momento molto toccante. Il volto di Mons. de Bruillard ha tradito le profonde emozioni della sua anima. In seguito la cerimonia è iniziata in mezzo alla profonda attenzione di tutti. Il ricordo di questa santa e imponente cerimonia non sarà mai cancellato dalla memoria di chi ne è stato testimone. Non è l’unica chiesa che sta per essere eretta sotto il patrocinio di Nostra Signora di La Salette: una in Bretagna e un’altra in Belgio sono già state annunciate essere in corso di costruzione.

Pensiamo di aver detto abbastanza per fornire al lettore una chiara documentazione delle circostanze dell’apparizione stessa, e anche delle prove scientifiche a sostegno della sua credibilità. Dal suo riconoscimento pubblico da parte del Vescovo di Grenoble, non è più necessario accumulare ulteriori prove a suo favore. Per più di cinque anni l’apparizione è stata oggetto di ogni tipo di obiezione, non solo da parte degli scrittori francesi, ma anche da parte di coloro che erano più ansiosi di crederlo vero, ma che pensavano fosse loro dovere cedere a nient’altro che ad una certezza. – Tutte le opposizioni, però, ora tacciono; è ormai un fatto approvato dalla Chiesa, che la Santa Vergine abbia scelto questi due pastorelli come portatori di un messaggio al « suo popolo », minacciandoli di vendicarsi di suo Figlio se non si pentiranno; ed è anche la convinzione di tutti, che il Vescovo nella sua lettera pastorale riconosca che le preghiere, le penitenze, e la vita riformata, che sono così largamente derivate da questo evento, siano state il mezzo per arrestare al braccio di nostro Signore e scongiurare il castigo minacciato ». In effetti, non è quasi possibile considerare le prove attraverso le quali la Francia sia passata dall’anno dell’Apparizione, il 1846, senza notare gli elementi di disordine e di confusione che sono stati ovunque percepibili, e senza al tempo stesso riconoscere chiaramente la .presenza di qualche misteriosa influenza, che fino ad ora ha calmato la formidabile eccitazione e ha trasformato tutto in bene. La Madre di Dio è la “Mater misericordiæ”, la Madre della misericordia; le sue interposizioni visibili, di cui si registrano diversi casi nella storia ecclesiastica, non sono mai state considerate come presagio di sventure, ma piuttosto come significative di un tempo prossimo di accettazione; ed è in tale luce che la sua gloriosa apparizione a La Salette è stata finora considerata dai fedeli. 

FINE.

[Ribadiamo qui, che la Congregazione dell’Indice non si è mai sognata di negare la veridicità dell’apparizione mariana de La Salette, come farfugliano ancora i satanisti modernisti o scismatici attuali, ma che la condanna riguardava solo un libricino in lingua francese che riportava in modo improprio i fatti dell’apparizione. Eccone ancora il testo:

DAMNATUR OPUSCULUM: « L’APPARITION DE LA TRÈS SAINTE VIERGE DE LA SALETTE ».

DECRETUM

Feria IV, die 9 maii 1923

In generali consessu Supremæ Sacræ Congregationis S. Officii Emi. ac R.mi Domini Cardinales fidei et moribus tutandis præpositi proscripserunt atque damnaverunt opusculum: L’apparition de la très Sainte Vierge sur la sainte montagne de la Salette le samedi 19 septembre 1845. – Simple réimpression du texte intégral publié par Melanie, etc. Société Saint-Augustin, Paris-Rome-Bruges, 1922; mandantes ad quo spectat ut exemplaria damnati opusculi e manibus fidelium retrahere curent.

Et eadem feria ac die Sanctissimus D. ST. D. Pius divina providentia

Papa XI, in solita audientia R. P. D. Assessori S. Officii impertita, relatam sibi Emorum Patrum resolutionem approbavit.

Datum Romæ, ex ædibus S. Officii, die 10 maii 1923.

Aloisius Castellano,

Supremæ S. C. S. Officii Notarius.]

L’APPARIZIONE A LA SALETTE 1846 (II)

LA SALETTE (II)

[Some account of the APPARITION OF THE BLESSED VIRGIN Of LA SALETTE London 1853]

Qui non faremo altro che alludere alle numerose lettere che di tanto in tanto sono apparse scritte da ecclesiastici e da altre illustri personalità che avevano visitato quella che ora cominciava ad essere chiamata la “Montagna Santa”.

Una testimonianza di grande valore, tuttavia, dobbiamo rendere “a tutto tondo”, sia a motivo del carattere eminente del suo autore, sia per il modo accuratamente efficace e privo di pregiudizi in cui l’intero argomento è trattato. L’attuale Vescovo di Orleans, allora già molto noto nella Chiesa francese, Mgr. M. Dupanloup, scrive così ad un amico che aveva sollecitato la sua opinione sulla questione dell’apparizione: « Mio caro amico, ho seguito il suo consiglio e ho fatto una visita a La Salette. Sono appena tornato dal mio viaggio. Credo che sia vostro desiderio che vi comunichi, in tutta semplicità, il risultato delle osservazioni che ho fatto e delle impressioni che ne ho ricevuto. Innanzitutto, devo riconoscere che ho intrapreso questo pellegrinaggio senza alcuna inclinazione favorevole; non che voglia in alcun modo sminuire il merito dovuto alle numerose pubblicazioni apparse sull’argomento e che avevo attentamente studiato; ma tutto il tono di entusiasmo e di vivacità con cui quelle opere sono state scritte, mi aveva ispirato dei pregiudizi contro il fatto che fossero destinate a conservarsi. Ho passato quasi tre giorni tra Corps e La Salette: le impressioni personali che vi ho ricevuto sono state, devo dirlo, senza alcun fascino, quasi senza emozione. Sono tornato così come sono andato, senza provare alcun attaccamento alla scena; direi quasi senza interesse, almeno senza quell’interesse che nasce dall’entusiasmo. Eppure, più mi allontano dal luogo, e più mi metto a riflettere su tutto ciò che ho visto e sentito là, e più forte è la convinzione che la riflessione produce in me, e che mi assale in qualche modo contro la mia volontà. Non mi posso astenere dal dire a me stesso continuamente: « Non può essere che la fonte di Dio sia qui ». Tre circostanze in particolare sembrano offrire forti segni di verità: in primo luogo, la semplicità di carattere che i bambini hanno sempre mantenuto. In secondo luogo, le numerose risposte, assolutamente al di sopra della loro età e capacità, che hanno mostrato nei diversi interrogatori subiti. In terzo luogo, la fedeltà con cui hanno mantenuto i segreti che dicono siano stati loro conferiti. – Primo: L’immutata semplicità di carattere dei bambini. Ho visto questi due bambini. Il primo incontro che ho avuto con loro, ha suscitato in me un’impressione sgradevole; il ragazzino in particolare mi è stato fortemente sgradevole. Ho visto molti bambini nella mia vita, e ne ho incontrato pochi, quasi nessuno, che mi abbiano così poco attratto. Le sue maniere, i suoi movimenti, il suo sguardo, tutto il suo aspetto è ripugnante, almeno ai miei occhi. Una cosa che forse ha rafforzato la brutta impressione che mi ha dato è stata quella di avere una singolare somiglianza con uno dei ragazzi più sgradevoli e peggiori che abbia mai dovuto educare. Parlando così dell’idea che mi sono fatto di questo ragazzino, non pretendo di attaccare in nessun modo le impressioni più favorevoli che ha lasciato sugli altri. Voglio solo esprimere i miei sentimenti. Almeno, se la mia testimonianza sarà finalmente favorevole a questi bambini, sarà senza sospetti; certamente non sarà stato nulla di per sé a sedurmi. C’è una grande maleducazione in Maximin; il suo continuo svagare è davvero fuori dal comune; ha un’indole singolarmente leggera e fantasiosa, ma accompagnata da una tale maleducazione e finanche da occasionale violenza, che il primo giorno in cui l’ho visto non solo ero rattristato, ma anche così scoraggiato, che mi sono detto: « Perché sono venuto fin qui per vedere un bambino così? che follia ho mai commesso! » Ho avuto tantissimi problemi per impedirmi dall’intrattenere i sospetti più gravi. Quanto alla bambina, anche lei mi è apparsa a suo modo repellente. Il suo modo di fare, però, è, direi, migliore di quello del ragazzino; i diciotto mesi che ha passato con le Suore della Provvidenza al Corps, dicono, l’hanno un po’ formata. Nonostante ciò, però, mi è sembrata ancora una personcina imbronciata, sciatta, silenziosa, che non diceva mai niente, e quando rispondeva, si esprimeva semplicemente a monologhi: “sì” e “no”. Se dice qualcosa di più, nelle sue risposte c’è sempre una certa rigidità e una timidezza che deriva dall’essere imbronciata, e che non mette affatto a proprio agio. In una parola, dopo aver visto più volte ognuno di questi bambini, non ho trovato in loro nessun’attrattiva particolare legata alla loro età; non hanno, o almeno non sembrano averne, nessuna di quella pietà e di quel candore infantile che tocca e attira ed ispira fiducia. Il ragazzino in particolare l’ho osservato a lungo e spesso, soprattutto il giorno in cui è salito con me a La Salette. In quell’occasione abbiamo passato circa quattordici ore insieme. Egli venne a trovarmi alla locanda alle cinque del mattino; mi accompagnò alla montagna dell’Apparizione, e non ci separammo fino alle sette di sera. Sicuramente ho avuto tutto il tempo di guardarlo bene, di studiarlo attentamente e di esaminarlo a mio piacimento. E ho fatto del mio meglio per farlo. Non c’è stato un momento, devo dire, in cui non sia stato oggetto del mio più attento esame e, anzi, di una profonda diffidenza. Non c’è stato un solo momento in cui mi sia stato simpatico; ed è stato solo nel pomeriggio, quando si stava facendo tardi, che per gradi, per così dire mio malgrado, un’impressione favorevole si è impadronita di me. Quasi senza esserne consapevole, e contrariamente ai miei sentimenti personali, mentre osservavo e ascoltavo tutto ciò che vedevo e sentivo, ero costretto a esclamare: « Nonostante tutto sia così ripugnante in questi bambini, tutto ciò che dicono, tutto ciò che vedo e sento, è spiegabile solo sulla base della supposizione della verità della loro storia ». A Grenoble ero stato informato del modo in cui i bambini mi avrebbero recitato gli episodi della loro narrazione. Mi è stato detto che l’hanno vissuto come una lezione. Si aggiunse che si poteva trovare per loro una qualche attenuante, perché durante diciotto mesi avevano ripetuto la stessa storia così tante migliaia di volte, che non era da ipotizzare che sia diventata per loro una mera routine. Ero disposto a scusarli su questo punto, purché la routine e la recitazione non fossero assolutamente ridicole; ma l’impressione che avevo in mente era ben diversa da quella che avevo previsto. Anche se i bambini non mi piacevano affatto prima che raccontassero la loro storia, e continuavano ad essere ugualmente poco attraenti ai miei occhi anche dopo, devo riconoscere che hanno affrontato la recita con una semplicità, una gravità, una serietà ed un certo rispetto religioso, che, in contrasto con il tono volgare e abitualmente scortese del ragazzino ed il carattere solitamente cupo della bambina, mi hanno colpito particolarmente. Devo aggiungere pure che questo stupore si è costantemente rinnovato nell’arco di questi due giorni, soprattutto per quanto riguarda il ragazzino, che è passato, come ho già detto, un’intera giornata con me. L’ho poi messo perfettamente a suo agio, e gli ho permesso di prendersi tutte le libertà che gli sono piaciute; tutti i suoi difetti, tutte le sue maleducazioni, poi sono apparsi in modo molto discreto. Eppure, ogni volta che questo bambino maleducato è stato sollecitato, anche di soppiatto, a parlare del grande evento, c’è stato in lui uno strano, profondo ed istantaneo cambiamento; e lo stesso è stato per la giovane ragazza. Il ragazzino conserva ancora il suo sgradevole aspetto esteriore, ma ciò che era eccessivo nella sua maleducazione è ormai del tutto perduto. Diventano all’improvviso così gravi e seri; assumono, per così dire, involontariamente, qualcosa di così singolarmente semplice e ingenuo, così pieno di rispetto di se stessi, oltre che per il soggetto di cui parlano, da ispirare in chi li ascolta, e quasi impone loro, come una soggezione religiosa per le cose che raccontano, ed una sorta di rispetto per le loro persone. Ho vissuto costantemente e molto vivamente queste impressioni, senza perdere per un attimo, in prima persona, il mio sentimento di avversione per i bambini. Farò qui un’osservazione riferita a quanto ho appena detto. Quando parlano del grande evento di cui professano essere stati testimoni, o quando ci si rivolge a loro con riferimento ad esso, questo singolare rispetto per ciò che dicono si spinge così lontano, che quando accade che diano una di queste risposte, veramente stupefacenti e perfettamente inaspettate, che confondono i loro interlocutori, tagliano corto a tutte le domande indiscrete, e risolvono semplicemente, profondamente, e completamente, le più grandi difficoltà, e non assumono alcuna aria di trionfo. I loro esaminatori sono sbalorditi, ma essi da parte loro, rimangono inalterati. Sulle loro labbra non passa mai anche per un solo istante il benché minimo sorriso. Inoltre, essi non rispondono mai alle domande che vengono loro rivolte, se non nel modo più semplice e breve possibile. La loro semplicità è a volte rozzaa, ma l’esattezza e la precisione delle loro risposte lascia sempre senza parole. Appena la conversazione accenna al “grande evento”, sembrano non avere più nessuno dei difetti ordinari della loro età; soprattutto si può osservare come in quei momenti non siano affatto chiacchieroni e ciarlieri. In altre occasioni Maximin parla molto; quando è a suo agio, è un pettegolare continuo. Durante le quattordici ore che abbiamo trascorse insieme, mi ha dato una prova continua di questa sua qualità; mi ha parlato di tutto con una grande cascata di parole, facendomi domande senza ritegno, finanche ad essere il primo a darmi la sua opinione, e contraddicendo la mia. Ma rispetto all’evento di cui parla, rispetto alle sue impressioni, alle sue paure o alle sue speranze per il futuro, e tutto ciò che ha un riferimento all’Apparizione, non è più lo stesso bambino. Su questo punto non prende mai l’iniziativa nella conversazione, né commette alcuna pur minima colpa contro il buon costume. Non si addentra nel dettaglio mai più di quanto sia necessario per rispondere alla domanda che gli viene rivolta, alla quale risponde con grande precisione. Quando si è esaminato il segreto che gli è stato chiesto di custodire, ed abbia risposto agli interrogatori ai quali è stato sottoposto, tiene la lingua a freno. – Si è ansiosi, si desidera che si parli, che si fornisca qualche dettaglio, che si entri in qualche dichiarazione sui propri sentimenti in quel momento e dopo l’evento: non aggiunge una parola al di là della risposta necessaria. Presto riprende il filo della conversazione che la sua storia ha interrotto, parla con grande libertà di qualsiasi altro argomento, o se ne va. È certo che non hanno né l’uno né l’altra desiderio di parlare dell’evento che li ha resi così famosi. Da quanto ho potuto imparare sul posto, non parlano mai inutilmente dell’argomento con nessuno, né con i loro compagni, né con le Suore della Provvidenza che li educano, né con gli estranei. Quando vengono interrogati, rispondono; se si tratta della storia dell’evento che viene loro chiesto, lo ricordano semplicemente; se viene proposta una difficoltà, ne danno una soluzione chiara; non aggiungono nulla di superfluo, e allo stesso tempo non dicono null’altro. Non si rifiutano mai di rispondere alle domande che vengono loro poste, ma è impossibile far loro perdere di vista per un solo istante, in ciò che dicono, il giusto criterio di correttezza. Potete porre loro tutte le domande indiscrete che volete, non c’è mai alcuna indiscrezione nelle loro risposte. In effetti, la discrezione, la più difficile di tutte le virtù, è (solo su questo argomento) naturale per loro in misura inaudita. Spremendoli quanto si voglia, si trova in essi qualcosa di invincibile, che non riescono a spiegare nemmeno a se stessi, che abbatte tutti gli attacchi, e si fa beffe involontariamente e con sicurezza delle tentazioni più forti e difficili. Chi conosce bene i bambini e ne abbia studiato la natura, così leggera, instabile, vanitosa, chiacchierona, indiscreta, curiosa, e farà gli stessi esperimenti che ho fatto io, condividerà la mia meraviglia e il mio stupore, e si chiederà, se sia beffato  dai due bambini, o ci sia in gioco qualche potere superiore e divino. Aggiungo che negli ultimi due anni i due bambini ed i loro genitori sono rimasti poveri come prima. – Questo è un dato di fatto che ho verificato sufficientemente per mia soddisfazione, e che è più facile da dimostrare al di là di ogni dubbio. Qui riporto un’osservazione che ho già fatto, e cioè che i due bambini, e più in particolare Maximin, di cui ho visto molto più dell’altra, sembrano aver conservato, nonostante l’onore che hanno ricevuto e la celebrità che gli si attribuisce, una semplicità e, dirò, uno spirito di umiltà così profondo, che queste qualità appaiono loro del tutto naturali, e non si possono chiamare virtù acquisite. Sembra come se sia impossibile per loro essere diversi da quelli che sono; e tutto questo con una sorta di indifferente candore, che è abbastanza sorprendente quando li si vede da vicino e si riflette sui loro comportamenti. Il fatto è che non capiscono gli onori che hanno ricevuto e sembrano non avere la più pallida idea dell’interesse che susciti il loro nome. Hanno visto migliaia di pellegrini, 60.000 in un giorno, venuti in seguito alla loro storia sulla montagna di La Salette. E per questo non si sono dati delle arie, né alcuna importanza, né hanno mostrato alcuna presunzione nelle loro parole e nei loro atteggiamenti. Considerano tutto questo senza alcuno stupore, senza un riguardo, senza alcun riferimento a se stessi. E, in una parola, se quello che dicono è vero, guardano alla loro missione nella stessa luce in cui la Vergine stessa l’ha considerata. Ella non ha professato di far loro un onore; ha professato solo di scegliere per sé alcuni testimoni che dovevano essere al di sopra di ogni sospetto, con una semplicità così profonda, così completa, e così straordinaria, che nulla poteva esserle paragonabile, e che non poteva essere spiegata o compresa per mezzo di cause naturali; ed è riuscita perfettamente nella sua scelta. Questo è il primo segno di verità che scopro in questi bambini. – 2) Il secondo segno appare dalle numerose risposte, complessivamente al di sopra della loro età e capacità, che hanno dato liberamente nei diversi interrogatori a cui sono stati sottoposti. Va infatti osservato che mai, in una corte di giustizia, i colpevoli siano stati così tormentati con domande sul reato di cui sono accusati, come questi due poveri bambini contadini indagati per due anni sulla questione della visione che raccontano. Difficoltà spesso premeditate, a volte lungamente ed insidiosamente pianificate, hanno sempre ricevuto da loro risposte pronte, precise e chiarissime. È palpabile che sarebbero assolutamente incapaci di tale presenza di spirito se ciò che dicono non fosse vero. Sono stati condotti come malfattori nel luogo stesso dell’Apparizione, o dell’impostura, [se è impostura], e non sono mai stati sconcertati dalla presenza delle persone più illustri, né spaventati dalle minacce e dagli abusi, né sedotti dalle minacce e dai soprusi, né convinti dalle persuasioni e dalle carezze, né affaticati dagli esami più lunghi; inoltre, il ripetersi frequente di tutte queste prove non li ha mai indotti a contraddire né se stessi né l’altro. Non è possibile che due esseri umani abbiano l’aria di essere complici di una frode; e se fossero davvero tali, devono avere un genio come non si è mai conosciuto finora, per poter essere così costantemente uniformi nel loro racconto, e in accordo con se stessi e tra di loro, durante i due anni che hanno assistito, senza interruzione, a questo strano e rigoroso processo. A tutta questa coerenza si aggiunge il contrasto che deriva dalla loro maleducazione, dall’impazienza e da un certo broncio dell’umorismo, e nello stesso tempo, quando l’Apparizione è l’oggetto della conversazione, si passa ad una dolcezza di comportamento, ad una calma ed una presenza di spirito del tutto imperturbabili, e sono al servizio, con impenetrabile discrezione a tutti, genitori, compagni, conoscenti, a tutti coloro che hanno sempre conversato con loro. Vi darò ora alcune delle domande e delle risposte che mi vengono fornite, sia dai miei ricordi personali, sia dalle relazioni redatte in debita forma e depositate a Grenoble, di cui posso garantire l’autenticità. D. A Mélanie. La Signora, allora, le ha dato un segreto e le ha proibito di raccontarlo. Bene, benissimo; ma mi dica almeno se questo segreto si riferisce a lei o a qualcun altro.

Melanie. Chiunque sia la persona a cui si riferisce, Ella ci ha proibito di raccontarlo. D. Il tuo segreto è qualcosa che devi fare?

Melanie. Che sia qualcosa che debba fare o meno, non sono affari di nessuno: ci ha proibito di dirlo.

D. Non sei forse consapevole che Dio non ha rivelato il tuo segreto ad una santa suora ma ho preferito affidarlo a te?, … assicurarmi che tu dica la verità.

Melanie. Se questa suora lo conosce, può dirlo a voi. Io non lo dirò.

D. Devi però dire il tuo segreto al tuo confessore, al quale non devi nascondere nulla. Maximin. Il mio segreto non è un peccato; in confessione si è obbligati a dire solo i propri peccati.

D. E se dovessi dire il tuo segreto o morire?

Maximin (con fermezza). Morirei. Non lo direi.  

D. Se il Papa ti chiedesse il tuo segreto, tu saresti obbligato a dirglielo; perché il Papa è più grande della Santa Vergine.

Maximin. Il Papa è più grande della Beata Vergine! Se il Papa fa bene il suo dovere, sarà un santo, ma sarà sempre meno della Beata Vergine.

D. Ma forse è stato il diavolo a darti il tuo segreto?

Maximin. No, perché il diavolo non porta il crocifisso, e il diavolo non proibisce la bestemmia.

Melanie (alla stessa domanda). Il diavolo sa parlare bene, ma non credo che possa raccontare segreti del genere. Non proibirebbe di imprecare, non porterebbe una croce e non ordinerebbe alla gente di andare a Messa.

D. Non voglio chiederle il suo segreto. Ma questo segreto riguarda, senza dubbio, la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Deve essere conosciuto dopo la sua morte; e questo è ciò che le consiglio di fare: scriva il suo segreto in una lettera, che lei stesso sigillerà, e farà recapitare nell’ufficio del Vescovo. Dopo la morte del Vescovo e di te stesso la lettera sarà letta, e così avrai mantenuto il tuo segreto.

Maximin. Ma qualcuno potrebbe essere tentato di togliere il sigillo alla mia lettera. Inoltre, non conosco coloro che entrano in questo ufficio. Allora dite: “Mettetegli la mano prima sulla bocca e poi sul cuore: Il mio migliore ufficio è qui”.

D. a Maximin: Tu desideri essere sacerdote: bene, dimmi il tuo segreto e io mi occuperò di te. Scriverò al Vescovo, che ti farà compiere i tuoi studi gratuitamente. R. Maximin. Se per essere sacerdote è necessario che io dica il mio segreto, vuol dire che non lo sarò mai.

D. a Melanie. Lei non capiva il francese e non andava a scuola; come poteva allora ricordare cosa le dicesse la Signora in quella lingua? L’ha detto tante volte?

R. Melanie. Oh, no; l’ha detto solo una volta, e io me lo ricordo perfettamente. E poi, anche quando non l’ho capito esattamente io stessa nel ripetere quello che ci ha detto, chi capiva il francese lo capiva; è stato sufficiente, anche quando non l’ho capito io stessa.

D. a Maximin La Signora l’ha ingannata, aveva previsto una carestia, eppure il raccolto è buono ovunque.

R. Maximin. Che importa a me? Mi ha detto così; sono affari suoi. A questa domanda i bambini hanno risposto in altre occasioni: « Ma forse hanno fatto penitenza? »

D. Sa che la signora che ha visto è al sicuro nella prigione di Grenoble?

R. Maximin. Era senz’altro un uomo intelligente quella che l’ha rapita.

D. La signora che ha visto non era che una nuvola luminosa e splendente.

R. Maximin. Ma una nuvola non parla.

D. Un sacerdote. Lei è un piccolo bugiardo, e non le faccio la morale.

R Maximin. Che cosa importa a me! Mi è stato chiesto di dirti questo, non di fartelo credere.

D. Un altro sacerdote. Guarda tu, io non ti credo, tu sei un bugiardo!

R. Maximin (con vivacità). Allora perché sei venuto fino a qui per interrogarmi?

D. Un prete. La signora è scomparsa in una nuvola.

R. Melanie. Ma non c’era nessuna nuvola.

D. Il curato insiste. Ma è molto facile circondarsi di una nuvola e scomparire.

R. Melanie (con vivacità). Potete allora, signore, circondarvi di una nuvola e scomparire?

D. Un Sacerdote. Non sei stanco di dover dire ogni giorno sempre la stessa cosa?

R. Maximin. E lei, signore, si stanca forse di dover dire Messa ogni giorno?

Risposte ancora più sorprendenti sono state date da loro spesso. M. Repellin, sacerdote, scriveva il 19 novembre 1847: « Ho chiesto alla bambina se la persona meravigliosa che aveva visto non fosse uno spirito maligno che voleva seminare il disordine nella Chiesa ». Mi rispose, come ha risposto agli altri: « Ma, signore, il diavolo non porta la croce ». Continuai: « Ma, figlia mia, il diavolo portò nostro Signore sulla cima del tempio e sulla cima di un’alta montagna, e così poteva ben portare la sua croce ». No, signore – disse lei, con una certa sicurezza, – No! Dio non avrebbe permesso che la sua croce fosse portata in quel modo: è sulla croce che è morto ».  Ma Egli stesso ha sofferto per esservi trasportato!. Ma è stato con la croce che ha salvato il mondo. La sicurezza di questa bambina, e il significato profondo di questa risposta, di cui probabilmente non ha percepito la bellezza, mi ha chiuso la bocca. In un’altra occasione si spiegò ancora più acutamente. Le dissero che il diavolo aveva portato il Signore in persona. « Sì – disse lei – ma Lui non era ancora glorificato ».

D. Il tuo Angelo custode conosce il tuo segreto?

R. Mélanie « Sì, signore ». C’è qualcuno, allora, che lo sa? « Ma il mio Angelo custode non è uno del popolo ».

Uno dei miei amici, due giorni prima del mio viaggio a La Salette, disse a Maximin: « Tutti noi che andiamo a La Salette, tutti dobbiamo obbedienza al Papa ». Ebbene, se il Papa ti dicesse: « Figlio mio, non devi credere a nulla, tu cosa gli diresti? » Il bambino rispose, con la massima dolcezza e rispetto: « Gli direi: vedrà! ». Queste sono alcune delle innumerevoli risposte di questi bambini. Non so se li giudicherete come me, ma sono sicuramente, a dir poco, molto sorprendenti; e questo stupore aumenterà dopo aver considerato le osservazioni che ho fatto su questi bambini e che ora vi presenterò. – 3). Non ho potuto fare a meno di riconoscere, nella fedeltà con cui hanno mantenuto il segreto che essi professano di aver ricevuto, un segno caratteristico della verità, e che sono due: possedere ciascuno un segreto, e questo da quasi due anni. Ognuno di loro ha un segreto distinto, l’uno non si è mai vantato di conoscere quello dell’altro. I loro genitori, i loro padroni, i loro curatori, i loro compagni, le migliaia di pellegrini, li hanno interrogati su questo segreto, e hanno chiesto loro di rivelarlo in qualche modo: a questo scopo sono stati fatti sforzi inesplorati; ma né motivi di amicizia, né interesse personale, né promesse, né minacce, né l’autorità civile o ecclesiastica, nulla ha potuto in alcun modo influenzarli su questo punto; e ora, dopo due anni di sforzi continui, non si sa nulla, assolutamente nulla. Io stesso ho fatto i più grandi tentativi di penetrare in questo segreto. Alcune singolari circostanze mi hanno reso capace di portare avanti i miei attacchi più di altri; per un momento ho persino pensato di esserci riuscito. È andata così: « Avevo portato, come ho detto, il piccolo Maximin sulla montagna con me. Nonostante la ripugnanza che questo ragazzo mi ispirava, non avevo mai cercato di essere gentile e amabile con lui, e avevo fatto tutti i tentativi in mio potere per cercare di aprirgli e di conquistare il suo cuore. Non ci ero riuscito molto bene. Ma arrivando in cima alla montagna, qualcuno che era lì gli ha dato due fotografie, una delle quali rappresentava la lotta del 24 febbraio per le strade di Parigi. In mezzo ai combattenti c’era un prete che aspettava i feriti. Il ragazzino pensò di vedere una certa somiglianza tra questo ecclesiastico e me; e sebbene gli dissi che si era completamente sbagliato, si convinse che ero io la persona rappresentata, e da quel momento mi mostrò un’amicizia più vivace e più aperta. D’allora in poi apparve del tutto a suo agio, e mi si mostrò molto familiare. Ne ho approfittato con entusiasmo, siamo diventati i migliori amici del mondo, senza però che lui smettesse di essere, allo stesso tempo, perfettamente sgradevole per me. Ora lui mi pendeva dal braccio, e non la smetteva per tutto il giorno; così scendemmo insieme dalla montagna. Gli preparai la colazione e cenammo insieme. Parlava di tutto con la massima cura e libertà, della Repubblica, degli alberi, della libertà, etc. etc.. Quando ho riportato la conversazione all’unico argomento che mi interessava, ha risposto, come ho detto, brevemente e semplicemente; tutto ciò che si riferiva all’apparizione della Beata Vergine era sempre come qualcosa di diverso nella nostra conversazione. Si è fermato subito pur nel completo fluire torrenziale delle sue chiacchiere. La sostanza, l’espressione, il tono, la voce, la precisione di ciò che poi mi ha detto, sono diventati all’improvviso singolarmente gravi e religiosi. Poi è passato ben presto a qualche altro argomento con tutta la libertà della conversazione familiare e vivace. Allora ripresi i miei sforzi e le più abili insinuazioni per approfittare di questa libertà ed apertura, e per fargli parlare di ciò che mi interessava, e più in particolare del suo segreto, senza che lui percepisse il mio intento ed il mio oggetto. Ho deciso di vedere chiaro in quest’anima, di coglierla in fallo, e di trarre la verità dal profondo del suo cuore, che lo fosse o no. Ma devo confessare che dal mattino tutti i miei tentativi erano stati sventati: nel momento in cui ho pensato di aver ottenuto qualcosa e di aver raggiunto il mio fine, tutte le mie speranze sono svanite; tutto ciò che pensavo di avere in mano è sfuggito all’improvviso, e una risposta del bambino mi ha rimandato nella mia incertezza. Questa riserva mi appariva così ordinaria in un bambino, dirò in qualsiasi essere umano, che senza fargli alcuna violenza morale, sarebbe stata ripugnante per la mia coscienza, volevo andare il più lontano possibile, e fare qualche ultimo sforzo per conquistarlo con qualcosa, e ottenere il suo segreto di sorpresa. Era il possesso di questo singolare segreto che mi stava particolarmente a cuore. Per sfondare con lui su questo punto, non ho risparmiato nessuna seduzione che mi sembrasse possibile. Dopo molti sforzi e tentativi assolutamente vani, una circostanza mi ha offerto un’opportunità che per un attimo ho pensato potesse avere successo. Avevo portato con me una borsa da viaggio, il cui lucchetto si apriva e si chiudeva con un trucchetto, che non richiedeva l’uso di una chiave. Siccome questo ragazzino è molto curioso, tocca tutto, guarda tutto, e sempre nel modo più puntiglioso, non ha mancato di esaminare la mia borsa da viaggio; e vedendomi aprirla senza chiave, mi ha chiesto come abbia fatto. Gli ho risposto che era un segreto. Mi ha pressato molto urgentemente per rivelarglielo. La parola segreto mi aveva ricordato il suo stesso mistero; e per approfittare della circostanza, gli dissi: « Figlio mio, questo è il mio segreto; tu non sei stato disposto a rivelarmi il tuo e io non ti dirò il mio ». Questo è stato detto per metà sul serio e per metà per scherzo. « Non è la stessa cosa – disse egli subito – perché a me è stato proibito di dire il mio segreto e a te non è stato proibito di dire il tuo ». La risposta era giusta. Mi considerai scoperto; e fingendo di non aver capito perfettamente, gli dissi con lo stesso tono: « Poiché non sei stato disposto a dirmi il tuo segreto, io non ti dirò il mio ». Lui ha insistito; ho fatto quello che potevo per eccitare la sua bramosia e la sua curiosità; ho aperto e chiuso il mio misterioso lucchetto senza che lui potesse capire il mio segreto. Mi spinsi al punto di tenerlo impaziente, smanioso e in attesa, per molte ore. Dieci volte in questo periodo il ragazzino è tornato impetuosamente alla carica. « Molto bene – gli dissi – ma dimmi anche il suo segreto ». A queste parole di tentazione, nel bambino riapparve nel suo carattere religioso, e tutta la sua curiosità sembrò svanire. Qualche tempo dopo, mi fece di nuovo pressione. Gli diedi la stessa risposta, e trovai sempre la stessa resistenza da parte sua. Vedendolo così, gli dissi finalmente: « Ma, figlio mio, visto che vuoi che ti dica il mio segreto, dimmi almeno qualcosa del tuo ». Non ti chiedo di raccontarmelo del tutto, ma dimmi, almeno, quello che puoi dirmi; dimmi, almeno, che sia una buona o cattiva notizia e non mi dirai il tuo segreto ». « Non posso », era l’unica risposta. Solo che, dato che eravamo così amici, ho notato che c’era un’espressione di rammarico nel suo rifiuto. Alla fine mi sono arreso e gli ho rivelato il segreto del mio lucchetto. Era incantato, saltava di gioia, apriva e chiudeva la borsa molte volte. « Vedete – gli dissi – io vi ho detto il mio segreto e voi non mi avete detto il vostro ». È apparso dispiaciuto per questo nuovo attacco, e per il tipo di rimprovero espresso nelle mie parole. Ora ho pensato che non avrei dovuto fare altri tentativi; e sono rimasto convinto, come tutti coloro che conoscono l’indiscrezione umana, e più in particolare quella dei bambini, che questo ragazzino aveva appena vinto una delle tentazioni morali più violente che si possano immaginare. Ben presto, però, ho ripreso la questione con un tono ancora più serio, e gli ho fatto subire un nuovo assalto. È andata così: Gli avevo dato delle foto che avevo scattato in cima alla montagna. Avevo solo un cappello di paglia molto brutto; ne comprai un altro per lui quando tornammo a Corps. Oltre a questo, mi offrii di dargli tutto quello che desiderava; mi chiese una camicetta, gli dissi di andare a comprarne una, che gli costava 48 dollari, e che pagai. Andò a mostrare le foto, la camicetta e il cappello a suo padre, e tornò per dirmi che suo padre era stato molto contento. Mi aveva già parlato con un certo affetto delle disgrazie e dei problemi di suo padre. Approfittai anche della recente morte di sua madre; e sebbene mi rimproverassi interiormente di aver fatto subire al ragazzo tali tentazioni, gli dissi: « Ma, figlio mio, se tu raccontassi solo quello che puoi dire sul tuo segreto, la gente farebbe molto per tuo padre ». Andai ancora più lontano, e gli dissi: « Io stesso – mio caro bambino – potrei procurargli molte cose, e riuscire a far sì che egli viva a casa con te in pace e felicità, senza volere nulla ». Perché sei così ostinato a rifiutarti di dire quello che puoi dire sul tuo segreto, quando questo solleverebbe tuo padre dai suoi problemi e lo consolerebbe? » In verità, la tentazione era forte. Il bambino mi ha creduto pienamente, ed io ero disposto a fare per lui tutto quello che gli avevo promesso. Lo vide chiaramente; ma rispose a tono basso: « No, signore, non posso ». Bisogna riconoscere che se avesse inventato una favola, non sarebbe stato difficile per lui fingere, e raccontarmi un segreto o altro in linea con la sua storia, quando i grandi vantaggi che ne sarebbero derivati sarebbero stati per lui, se me l’avesse raccontata. Non mi considerai però completamente sconfitto; e spinsi la tentazione ancora più in là, forse troppo in là, ma certamente fino al limite massimo. Giudicherete voi stessi, e forse darete la colpa a me. Avevo addosso, per cause accidentali, una grossa somma in oro. Mentre si aggirava per la mia stanza, guardando i miei bagagli e rovistando dappertutto, la mia borsa e quest’oro attirarono la sua attenzione; lo afferrò avidamente, tirò fuori i denari sul tavolo, e cominciò a contarne i pezzi, dividendoli in più lotti; poi si divertì a sistemare e riordinare continuamente questi piccoli cumuli d’oro. Quando l’ho visto così completamente preso dalla vista e dalla manipolazione di questi soldi, ho pensato che fosse giunto il momento di metterlo alla prova, e di mettere alla prova la sua veracità in modo infallibile. Gli dissi in tono amichevole: « Ebbene – figlio mio – tu mi dirai quello che potrai dirmi del tuo segreto, ed io ti darò tutto questo oro a te e a tuo padre. Te lo darei tutto, e subito: e non pensare che io lo voglia, perché non ho più soldi con cui continuare il mio viaggio ». Sono stato testimone di un fenomeno morale molto singolare, e ne sono ancora colpito mentre ve lo racconto. Il bambino era completamente assorbito da quest’oro: si dilettava a guardarlo, a toccarlo e a contarlo. All’improvviso, alle mie parole, si rattristò, abbandonò bruscamente la tavola e la tentazione e mi disse: « Signore, non posso ». Ho insistito: « Eppure c’è un modo per rendere felice tuo padre e te stesso ». Mi rispose ancora una volta: « No, non posso! »; e in un modo e con un tono così fermo, anche se molto semplice, che mi sentii sconfitto. Tuttavia, per non apparire così, aggiunsi, con un tono di scontento, disprezzo e ironia, « Ma forse non racconterai il tuo segreto perché non ne hai da raccontare: è tutto uno scherzo ». Non sembrava offeso da queste parole, ed anzi mi ha risposto in modo vivace: « Oh, ne ho solo uno infatti, ma non posso dirlo ». « Chi te l’ha proibito? » « La Beata Vergine ». Ho rinunciato allora a una gara senza speranza. Sentivo che il bambino aveva più dignità morale di me. Misi, con amicizia e rispetto, la mia mano sulla sua testa, e facendo il segno della croce sulla sua fronte, gli dissi: « Adieu, caro bambino: Spero che la Santa Vergine perdonerà il modo in cui ti ho pressato. Sii fedele per tutta la vita alla grazia che hai ricevuto ». E pochi istanti dopo ci siamo separati, per non rivederci più. – A simili interrogatori ed offerte la bambina ha risposto: « Oh, ne abbiamo abbastanza: non c’è bisogno di essere così ricchi ». Questo è il terzo segno di verità che ho osservato in questi bambini. E ora, cosa pensare di tutto questo? È verità, errore o impostura? Tutto questo non può essere spiegato ragionevolmente se non con una delle quattro seguenti supposizioni:  – 1). O si deve ammettere la verità soprannaturale dell’apparizione, la storia e il segreto dei bambini. Ma questo è molto grave, e porta con sé gravi conseguenze. Se ci dovesse essere un inganno, che un giorno dovesse essere scoperto, praticato da questi bambini o da altri, di quanti cuori religiosi non sarà stata ferita la sincerità? – 2). Oppure sono stati ingannati, e sono ancora vittime di qualche allucinazione. Ma chi ha fatto il viaggio a La Salette, e ha esaminato tutto, non esiterà ad affermare che questa supposizione è assolutamente ridicola e inammissibile. – 3). Oppure i bambini sono gli inventori di questa favola, che hanno imbastito essi stessi, e che sostengono da soli per due anni contro tutti, senza mai contraddirsi. Da parte mia, non posso ammettere neanche per un momento questa terza supposizione. La favola mi sembrerebbe più sorprendente della verità. – 4). O supponiamo, finalmente, che ci sia stato un qualche escamotage, un impostore nascosto dietro ai bambini, e che questi si siano prestati ad interpretare il personaggio che egli ha preparato per loro, e che ogni giorno insegna loro a rinnovare. Senza andare in fondo a questa domanda, come ha fatto M. Rousselot, risponderò solo che tutto ciò che precede ripugna a questa supposizione. L’inventore mi sembrerebbe, allo stesso tempo, molto abile a scegliere come attori e testimoni di un’impostura così straordinaria questi bambini, e molto abile ad insegnare loro come sostenere una tale parte per due anni davanti a due o trecentomila spettatori successivi, osservatori, investigatori, interrogatori di ogni genere, senza che questi bambini non si siano mai impegnati in nulla in nessun momento, senza che nessuno abbia scoperto questo impostore dietro le quinte, senza una sola indiscrezione da parte dei bambini che potesse far sospettare di qualcuno, e senza che nessun segno di frode si sia mai manifestato fino a questo momento. Non c’è nulla, quindi, da sostenere se non la prima supposizione, cioè la verità soprannaturale dell’insieme; che è, peraltro, molto fortemente confermata. 1) Dal carattere che i bambini hanno mantenuto immutato. 2). Dalle risposte, del tutto ben oltre la loro età e capacità, che hanno dato nei diversi interrogatori a cui sono stati sottoposti. 3). Dalla straordinaria fedeltà con cui mantengono il segreto che dicono sia stato loro confidato. Se fossi obbligato a pronunciarmi su questa rivelazione e a dire “sì” o “no”, e dovessi essere giudicato su questo argomento dalla rigorosa sincerità della mia coscienza, direi “sì” piuttosto che “no”. La prudenza umana e cristiana mi costringerebbe a dire “sì” piuttosto che “no”; e non credo di dover temere di essere condannato dal giudizio di Dio come colpevole di imprudenza e di precipitazione. Sempre tuo, DUPANLOUP. Gap, 11 giugno 1848. – La lettera che è stata appena consegnata è forse la prova più conclusiva che sia apparsa sul tema dell’Apparizione. Fu scritta da un personaggio noto in tutta la Francia per la sua grande capacità e sobrietà di giudizio, che si recò sul posto deciso a mettere alla prova la storia semplicemente secondo le regole della prudenza umana, con pregiudizi nei confronti dei bambini, che rimasero indifferenti, e con la volontà di formarsi un’opinione unicamente da ciò che egli stesso avrebbe potuto vedere e sentire. Egli afferma il suo credo senza alcun tipo di entusiasmo; ed è stato attento ad usare, nel dare il suo giudizio, i termini più sobri. –

[2. – Continua]

http://www.exsurgatdeus.org/2020/03/26/apparizione-a-la-salette-1846-iii/

L’APPARIZIONE A LA SALETTE 1846 (I)

Oggi Iniziamo la pubblicazione di un opuscolo che riguarda l’Apparizione della Vergine Maria a La Salette. Vogliamo però innanzitutto tranquillizzare i nostro lettori e smascherare le vergognose contestazioni di parte dei modernisti circa il riconoscimento canonico della apparizione stessa. Questi ultimi faziosi [non possiamo infatti ritenerli semplicemente degli ignoranti non informati dei fatti, ma dobbiamo indicarli obbligatoriamente come servi di satana], citano un decreto del Santo Uffizio del 1923 – Pio XI  regnante – che renderebbe falsa l’apparizione stessa, approvata da numerosissimi Vescovi e dalla stessa Autorità massima, nella persona di Pio IX. Il decreto della Congregazione del Santo Uffizio, poneva all’indice un opuscolo edito in Francia che riportava un presunto segreto di Melania, senza imprimatur imposto a garanzia. Riportiamo il testo del decreto, che ognuno può leggere consultando gli Atti della Sede Apostolica, vol. 15 del 1923, p. 287 e seg.:

DAMNATUR OPUSCULUM: « L’APPARITION DE LA TRÈS SAINTE VIERGE DE LA SALETTE ».

DECRETUM

Feria IV, die 9 maii 1923

In generali consessu Supremæ Sacræ Congregationis S. Officii Emi. ac R.mi Domini Cardinales fidei et moribus tutandis præpositi proscripserunt atque damnaverunt opusculum: L’apparition de la très Sainte Vierge sur la sainte montagne de la Salette le samedi 19 septembre 1845. – Simple réimpression du texte intégral publié par Melanie, etc. Société Saint-Augustin, Paris-Rome-Bruges, 1922; mandantes ad quo spectat ut exemplaria damnati opusculi e manibus fidelium retrahere curent.

Et eadem feria ac die Sanctissimus D. ST. D. Pius divina providentia

Papa XI, in solita audientia R. P. D. Assessori S. Officii impertita, relatam sibi Emorum Patrum resolutionem approbavit.

Datum Romæ, ex ædibus S. Officii, die 10 maii 1923.

Aloisius Castellano,

Supremæ S. C. S. Officii Notarius.

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Da questa banale costatazione, si evince che ad essere condannato è semplicemente questo opuscolo francese del 1922, che riportava evidentemente notizie e commenti non autorizzati da un’Autorità competente, e non  – come amano ripetere gli adoratori modernisti del demonio – la veridicità dell’apparizione con relativo segreto direttamente consegnato peraltro nelle mani di S. S. Pio. Tanto, per smontare le assurde faziosità ed imbecillità riportate da satanisti che spargono la zizzania della condanna da parte della Chiesa dell’apparizione della Vergine a La Salette, apparizione che evidentemente vogliono contrastare perché vergognosamente smascherati. Noi consigliamo loro di pentirsi sinceramente, lasciare i falsi culti da essi praticati [modernismo della chiesa dell’uomo, sedevacantismi vari, fraternità paramassoniche non autorizzate prive di giurisdizioni e missione, tesisti, etc. etc. ] e tornare alla vera Religione Cattolica, che solo può loro assicurare la salvezza. Chiediamo allo Spirito Santo il dono della Pietà per potere impetrare il perdono per essi per le falsità che seminano.  

Il libricino che ci accingiamo a pubblicare, dall’originale inglese del 1853, è fornito di tutte le autorizzazioni richieste con la testimonianza del Vescovo di Grenoble e la personale costatazione, all’epoca dei fatti, di Mgr. Dupanloup, notissimo prelato francese, poi Vescovo di Orleans.

LA SALETTE (I)

[Some account of the

APPARITION OF THE BLESSED VIRGIN Of LA SALETTE

London 1853]

Le pagine seguenti sono intese come una nuova edizione di un piccolo libro che è stato pubblicato qualche tempo fa, contenente un breve resoconto dell’Apparizione della Beata Vergine riportata da due pastorelli a La Salette in Francia. La precedente edizione è andata esaurite; e, in conseguenza della crescente importanza attribuita all’evento miracoloso in questione, è sembrato bene preparare per la stampa un’altra narrazione più completa. La sostanza della presente pubblicazione è stata tratta dai “Rapporti” sull’argomento di M. Rousselot, Canonico di Grenoble e Vicario generale onorario della diocesi, che fu redatto e presentato al Vescovo di Grenoble, a seguito delle indagini della Commissione ecclesiastica che era stata nominata per esaminare la questione dell’Apparizione. Coloro che sono interessati a notizie più esaurienti di quelle che si troveranno qui, sono pregati di consultare le due opere di M. Rousselot, in cui viene prodotto ogni tipo di documento che l’incredulità possa richiedere per cui tutte le ragionevoli obiezioni vengono respinte; mentre è esposta con chiarezza e semplicità l’unanime adesione che è stata data alla veridicità della storia da tutta la popolazione religiosa della Francia. Nel corso dello scorso anno, i bambini hanno confidato i loro segreti al Papa e il Santo Padre non ha esitato ad esprimere la sua convinzione privata sulla veridicità del loro racconto; e così è stata generale la devozione dei Fedeli a Nostra Signora di La Salette, al punto tale che il Vescovo della diocesi, dopo aver meditato a lungo sul suo dovere di scoraggiarlo, ha concesso poi la sua autorevole autorizzazione; e il 25 maggio di quest’anno, nonostante la sua veneranda età, si fece condurre sulle altezze alpine dove l’evento si era verificato, posando la prima pietra di una chiesa e di un grande edificio destinato all’accoglienza di una comunità di sacerdoti, colà stabiliti per servire l’altare e per fornire assistenza spirituale ai pellegrini che arrivando ogni giorno la richiedano. Di seguito verranno fornite alcune spiegazioni di queste circostanze, come anche una parte delle prove che sono state prodotte a sostegno della verità dell’Apparizione. – Prima di dare un resoconto dell’Apparizione stessa, sarà bene descrivere in poche parole la località in cui si dice sia avvenuta, e dire anche qualcosa sul carattere generale e le abitudini dei due bambini sulla cui autorità si basa il tutto.

Il villaggio di La Salette è situato tra le montagne, a circa quattro miglia dalla cittadina di Corps, che si trova in basso sulla strada alta tra Grenoble e Gap. La scena dell’Apparizione è ancora più in alto, e a circa quattro miglia dalla chiesa di La Salette. Situata in mezzo ad una cerchia di montagne, questa contrada non è praticabile dalle carrozze; la salita deve essere fatta a piedi o a cavallo attraverso un sentiero, che è facile fino a quando si estende il terreno coltivato, ma dopo questo punto diventa sempre più ripido e difficile, anche se non pericoloso, fino ad arrivare sull’ampio pianoro della montagna chiamata Sous les Baisses. Questo spazio pianeggiante, formato da tre montagne che si innalzano dalla stessa base, e che non si separano subito in eminenze separate, ma si elevano insieme, per così dire, per un lungo tratto in salita, si estende da nord a sud, ed è ricoperto di vegetazione; come lo sono anche le tre montagne stesse, che, dopo la loro separazione e fino alle loro cime, non offrono alla vista altro che un’estensione di rada erba verde. Non si vede un sasso, né il più piccolo albero o cespuglio, tutto intorno. In questa ampia pianura tra le colline c’è un piccolo dirupo, formato da due strisce di terreno in salita che passano da nord e da sud, in fondo al quale scorre il piccolo ruscello chiamato Sézia. È nella cavità di questo burrone, sulla riva destra del ruscello, e nel punto in cui ora sgorga la celebre fontana, che la “bella Signora” è stata vista, secondo il racconto. È a circa due o tre gradoni più in basso, sullo stesso lato, che Ella parlava ai bambini; ma è dopo aver attraversato il ruscello, e aver fatto venticinque o trenta gradini in salita all’opposto, che è scomparsa, a poco a poco, dagli occhi dei bambini che l’avevano seguita, e che erano a meno di tre passi da Lei quando si è levata in aria. Nel corso del tempo, quando l’evento aveva cominciato ad attrarre l’attenzione, attirando ogni giorno folle di visitatori sul luogo, sono state erette quattordici croci lungo il percorso che “la Signora” ha attraversato, come indicato dai bambini. Davanti a queste croci è sorta tra i visitatori l’usanza di fare “la via crucis”; e su alcune di esse sono stati di volta in volta sospesi diversi oggetti, come fiori, ghirlande, stampelle, catene d’oro, gioielli, anelli, orecchini, etc., “ex voto” doni di devozione o di gratitudine per i favori ricevuti. I due lati del piccolo burrone erano, prima dell’evento, ricoperti di erba verde come il resto del terreno circostante. Tutta quest’erba, però, è stata da tempo consumata, perché non solo il luogo è stato calpestato dai piedi di innumerevoli pellegrini, ma viene continuamente raschiato e l’erba strappata da coloro che sono ansiosi di portare via come reliquie i fili dell’erba stessa, una zolla di terreno, o qualche pezzo di pietra. Le croci stesse non sono state risparmiate, e vengono quotidianamente tagliuzzate e sgretolate da coloro che vogliono portarne via alcuni pezzi. La fontana, che prima era intermittente e, qualche tempo prima dell’Apparizione abbastanza asciutta, da quel giorno non ha più smesso di presentare continuamente il suo flusso. I pellegrini ritengono che la sua acqua gelida, anche se bevuta in grande quantità e da coloro che sudano più abbondantemente, non produca mai effetti negativi; ed è stata cercata con avidità, portata via e distribuita in quasi tutti i paesi d’Europa. Quanto al mucchio di pietre su cui i bambini hanno visto per la prima volta “la Signora” seduta, esso è letteralmente sparito. La gente della zona ed i pellegrini ne hanno portati via i sassi come monumenti commemorativi: quella pietra, però, sulla quale, secondo la testimonianza, “Ella” si è posata direttamente, è entrata in possesso del curato di La Salette, che la conserva con rispetto. Dagli stessi bambini, è stato pubblicato nell’anno 1848 il seguente resoconto, nel “Rapporto” di M. Rousselot. –

Peter Maximin Giraud è nato a Corps, il 27 agosto 1835, da genitori poveri, che si guadagnano da vivere col sudore della fronte. Suo padre è un carrettiere. Maximin è di piccola statura, con un viso paffuto e giocondo; la sua espressione è dolce, e guarda senza paura e senza arrossire i volti di chi lo interroga. Non può rimanere un istante senza muovere le braccia e le mani. Gesticola quando parla, e a volte è così animoso che colpisce con la mano qualsiasi oggetto si trovi vicino a lui, soprattutto quando il suo interlocutore non sembra essere d’accordo con ciò che dice. Non si arrabbia mai, anche quando viene considerato un bugiardo, come nei lunghi esami che ha dovuto subire. A volte però, esausto dalla stanchezza e stanco di vedere che ogni parola che dice è inutile, si mostra impaziente; … almeno alcuni dicono di averlo osservato così. – Ma, in verità, in queste occasioni i poveri bambini erano stati molestati da una moltitudine di minuscole e cavillose obiezioni, che avrebbero messo in imbarazzo e persino provocato le persone più ragionevoli. Inoltre, quando Maximin ha raccontato la sua storia, e ha risposto alle principali difficoltà che gli erano state contestate, naturalmente desiderava andarsene, e tornare ai suoi giochi.  Prima dell’evento non era mai andato a scuola; non sapeva né leggere né scrivere, e non aveva alcuna educazione. Quando veniva portato in chiesa, spesso se ne scappava per andare a giocare con i suoi piccoli compagni; così, privo di ogni insegnamento religioso, non poteva essere ammesso tra i bambini che il curato stava preparando per la prima Comunione. Suo padre dice di aver avuto grandi difficoltà ad insegnargli a dire il “Pater Noster” e l’ “Ave Maria”, e che ci sono voluti tre o quattro anni prima che li imparasse. Fu solo nell’anno 1848, il 7 maggio, più di un anno e mezzo dopo l’evento, che lui e Mélanie furono ammessi a fare la prima Comunione con gli altri bambini della parrocchia di Corps. Anche se Maximin ha i difetti propri della sua età, sembra essere sempre stato sincero e aperto. Peter Selme, il suo padrone di lavoro a La Salette, alla domanda di M. Rousselot e della commissione episcopale, quando gli chiesero cosa avesse notato nel ragazzo durante i pochi giorni in cui era stato al suo servizio, rispose: « Maximin era un bambino innocente, senza malizia e senza alcun pregiudizio. Prima che partisse per condurre le nostre mucche sulla montagna gli facemmo mangiare un po’ di zuppa; poi gli mettemmo nella sua camiciola e nel sacchetto una scorta di cibo per la giornata. Ebbene, lo abbiamo sorpreso quando ancora in viaggio, aveva già mangiato tutte le sue provviste, avendole condivise in gran parte con il cane; e quando gli abbiamo detto: « Ma cosa mangerai durante il giorno? », ha risposto: « Ma io non ho fame! » Il ragazzo sembra essere semplice e sincero. Riconosce con grande ingenuità la miseria della sua condizione precedente e la mancanza delle sue occupazioni. Quando gli è stato chiesto: « Dove vivevi e cosa facevi prima di andare a servizio da Peter Selme? », ha risposto: « Vivevo con i miei genitori, e andavo a raccogliere letame sulla strada principale ». Si spinge ancora più in là; dichiara i suoi difetti e le sue cattive inclinazioni; così quando M. Rousselot gli disse: « Maximin, mi è stato detto che prima dell’apparizione a La Salette eri un po’ un fanfarone », il ragazzo, con un sorriso e con aria di candore, rispose: « Quello che ti hanno detto è vero; ho detto delle bugie, ed imprecavo mentre lanciavo sassi alle mie mucche quando si allontanavano dal sentiero ». Dall’evento del 19 settembre, Maximin va a scuola nel convento delle Suore della Provvidenza. Passa la giornata qui e vi prende i suoi pasti. La Superiora delle Suore, persona di forte senso, si è fatta carico, con il consenso del Vescovo, della sua educazione. Alla domanda della Commissione su ciò che aveva osservato negli ultimi dieci mesi nel bambino, ha risposto: « Maximin sembra avere solo capacità ordinarie. Gli insegniamo a leggere e scrivere e ad imparare il Catechismo. È tollerante ed obbediente, ma instabile, ama il gioco, è sempre in movimento. Non ci parla mai della vicenda di La Salette; e noi abbiamo evitato di menzionarla per paura di dargli un’idea della sua importanza. Mai, dopo i frequenti e lunghi interrogatori a cui ha dovuto sottoporsi, non ha mai detto a nessuno, né a noi né ai suoi compagni di scuola, come fossero gli esaminatori e quali domande gli  avessero poste. Dopo le sue numerose passeggiate a La Salette con i visitatori, torna a casa in modo semplice e naturale, come se non avesse alcun interesse per la vicenda. Non ha voluto ricevere il denaro che alcuni pellegrini gli hanno offerto; ma quando, in alcune occasioni, è stato costretto ad accettarlo, me l’ha dato fedelmente e non ha chiesto se fosse stato speso per sé o per i suoi genitori. Quanto agli oggetti di pietà, come libri, croci, rosari, medaglie, quadri, che gli vengono regalati, non ne tiene conto: a volte li regala ai primi dei suoi piccoli compagni che incontra; spesso li perde o li smarrisce per la sua naturale incostanza caratteriale. Non è pio per natura; tuttavia va volentieri a Messa, e fa le sue preghiere con buon sentimento quando gli venga ricordato questo dovere. In una parola, il bambino non sembra per nulla impressionato dall’essere stato per dieci mesi oggetto della curiosità e dell’attenzione di una moltitudine così grande di persone; non lo colpisce il fatto che sia la causa primaria del prodigioso movimento di gente estranea a La Salette ». Qualche tempo dopo la Superiora ha detto, davanti alla Commissione nel palazzo vescovile di Grenoble: « Maximin, anche se nell’ultimo anno è stata impiegato quasi tutti i giorni per servir Messa, non ha ancora imparato a farlo bene; né Mélanie può dire perfettamente a memoria gli atti di fede, di speranza e di carità, anche se glieli ho fatti ripetere ad entrambi due volte al giorno ». –

Anche la ragazzina, Francoise Mélanie Matthieu, è nata a Corps, il 7 novembre 1831, da genitori molto poveri. Da giovanissima è stata messa a servizio per guadagnarsi da vivere occupandosi delle mucche. Raramente andava in chiesa, perché i suoi padroni la tenevano occupata nei giorni di domenica e nei giorni di festa come negli altri giorni della settimana. Non aveva quasi nessuna conoscenza della Religione, e la sua debole memoria non riusciva a farle ricordare due righe di Catechismo, tanto che non era stata ammessa alla prima Comunione. Al momento dell’apparizione aveva quasi quindici anni, ma non era ben nutrita, non era forte e non si era sviluppata in proporzione alla sua età. La sua espressione è dolce e gradevole. C’è una grande aria di modestia nel suo portamento e nell’aspetto. Anche se piuttosto timida, non è angosciata o imbarazzata in presenza di estranei. Nove mesi prima del 19 settembre, era al servizio di Baptiste Pra, proprietario di un piccolo terreno in una delle frazioni in cui è divisa La Salette. Questa persona, interrogata sul carattere di Mélanie, la descriveva come di una timidezza eccessiva, e così incurante, che quando dalla montagna tornava a casa di sera, bagnata dalla pioggia, non chiedeva nemmeno di cambiarsi i vestiti. A volte, per la disattenzione del suo carattere, dormiva nella stalla, altre volte, se non fosse stata vista, avrebbe passato la notte all’aria aperta. » Baptiste Pra ha anche deposto che prima del giorno dell’apparizione riportata, Mélanie fosse oziosa, disobbediente e imbronciata, per cui non sempre rispondeva a chi le parlava; ma che da quell’evento era poi diventata attiva e obbediente, e più attenta alle sue preghiere. Erano questi i due bambini che si ritiene che la Santa Vergine abbia scelto per essere portatori di un messaggio di avvertimento al “suo popolo”, ed essere depositari di alcuni misteriosi segreti. Mélanie era già residente, come abbiamo detto, da nove mesi nella parrocchia di La Salette, in qualità di custode delle mucche di Baptiste Pra. Maximin era lì solo da quattro giorni e mezzo prima del sabato 19 settembre. Era venuto per una settimana solo per sostituire il ragazzo che faceva l’allevatore di Peter Selme, e che in quel momento era malato. Peter Selme era stato a Corps per implorarne il padre perché facesse quel servizio, e il giorno di lunedì era andato lui stesso a prenderlo. Anche se nati nella stessa città di Corps, non sembra che i bambini si conoscessero tra loro; o perché i loro genitori vivevano a due estremità opposte di essa, o perché Mélanie, prima di andare al servizio di Baptiste Pra, aveva vissuto due anni come serva a Quet, e altri due a Saint-Luc. Durante i quattro giorni e mezzo che Maximin aveva trascorso a La Salette, sembra che non si sia incontrato con Mélanie fino al venerdì, il giorno precedente l’apparizione. Il suo datore di lavoro ne dà conto in questi giorni, in una dichiarazione redatta, su sua dettatura, da M. Dumanoir, dottore in giurisprudenza, e giudice del Tribunale di Montelimart, che ha fatto molti viaggi a La Salette, vi ha passato un po’ di tempo, e ha preso sul posto informazioni più precise su tutte le questioni relative all’argomento. Peter Selme dice: « Sono andato a prendere Maximin lunedì, e l’ho portato a casa con me; lui è venuto e nei giorni successivi si è preso cura delle mie quattro mucche nel campo che ho sul declivio meridionale del monte Aux Baisses. Questo declivio è suddiviso in proprietà private; il comune di La Salette ha il diritto di pascolo sull’ampio pianoro che si trova nel declivio nord, e sul quale si sono svolti gli eventi di cui parlano Mélanie e Maximin. Temendo che il ragazzino non fosse attento alle mucche, che potevano facilmente cadere in alcuni dei numerosi burroni della montagna, mi sono recato al lavoro in questo campo il lunedì, il martedì, mercoledì e venerdì della stessa settimana. Dichiaro che in questi giorni non l’ho perso d’occhio neanche per un istante, mi è stato facile vederlo in qualsiasi parte del campo si trovasse, perché non c’è un’elevazione che possa nasconderlo. Aggiungo solo che il lunedì l’ho portato al largo di cui ho parlato, per indicargli una piccola sorgente in un piccolo burrone a cui doveva portare le mucche a bere. Le portava lì ogni giorno a mezzogiorno, e tornava subito a mettersi sotto il mio sguardo. Il venerdì l’ho visto giocare con Mélanie, che guardava le mucche di Baptiste Pra, il cui campo è accanto al mio. Non li ho mai viste insieme al villaggio. Sabato 19 settembre sono andato come al solito nel mio campo con il piccolo Maximin. Verso le undici e mezza gli ho detto di portare le mucche alla fontana. Il bambino ha detto: « Vado a chiamare Melanie e ci andiamo insieme ». Quel giorno non è tornato come al solito dopo aver portato le mie mucche a bere: non l’ho visto fino a sera, quando è tornato a casa. – Gli ho detto allora, « Perché – Maximin – come mai non sei tornato nel mio campo questo pomeriggio ». « Oh – mi ha detto lui – ma non sai cosa è successo! ». « Che cosa è successo? » – dissi io – e lui rispose: « Abbiamo trovato vicino al ruscello una bella Signora, che ci ha intrattenuto a lungo, ed ha parlato con Melanie e me. All’inizio avevo paura e non osavo andare a prendere il mio pane, che era vicino a Lei; ma Lei mi ha detto: « Non abbiate paura, figli miei, avvicinatevi; sono qui per darvi una grande notizia », … e poi mi fu ripetuta la storia esattamente come la racconta attualmente ». La dichiarazione continua dicendo: « Durante i quattro giorni e mezzo in cui il ragazzino ha tenuto le mie mucche, non l’ho mai perso di vista, e non ho visto nessuno, prete o laico, avvicinarsi a lui. Mélanie è andata più volte a tenere le sue mucche nel campo del suo padrone mentre Maximin era con me. L’ho vista in piedi da sola; e se qualcuno fosse venuto a parlarle, io l’avrei visto, perché il mio campo e quello di Baptiste Pra sono uno accanto all’altro, sullo stesso versante della montagna, e presentano una superficie piana, in modo che chiunque sia in piedi possa vederli entrambi ». – La conoscenza, quindi, tra i due bambini, non essendo niente di più di quanto abbiamo descritto, è stato semplicemente dovuta al caso della loro similitudine di occupazione che, la mattina del 19 settembre 1846, li ha portati insieme sulla montagna, sul cui ampio crinale si trovava il pascolo del loro bestiame. Avevano sotto la loro responsabilità quattro mucche a testa, oltre ad una capra appartenente al padre di Massimino: la giornata era perfetta, il cielo era limpido e il sole autunnale, chiaro e limpido. Verso mezzogiorno, che i pastori conoscevano grazie al tintinnio dell’Angelus, presero la loro piccola scorta di cibarie e andarono a bere alla fontana che sgorga nella cavità del burrone. Terminato il pasto, scesero al ruscello che scorre lungo il fondo e, dopo averlo attraversato, depositarono i loro sacchetti di provviste vicino alla bocca di un’altra sorgente intermittente, che all’epoca era asciutta; e dopo aver fatto qualche passo, si sdraiarono, contrariamente alla loro usanza, a pochi passi l’uno dall’altro, e si addormentarono. – La storia continua con le parole di Mélanie. « Mi svegliai la prima volta e non riuscii a vedere le mucche. Svegliai Maximin, e gli dissi: “Vieni presto, Maximin, andiamo dietro alle nostre mucche”. Abbiamo attraversato il ruscello, percorso la piccola salita davanti a noi, e abbiamo visto le nostre mucche sdraiate sull’erba dall’altra parte: non erano lontane. Ci siamo girati e siamo scesi a prendere i sacchetti che avevamo lasciato vicino al ruscello. Io vi giunsi per prima; e quando ero a circa cinque o sei passi dal ruscello, ho visto una luce splendente, come il sole, e ancora più luminosa, ma non dello stesso colore; e dissi a Maximin: « Vieni presto, guarda quella luminosità laggiù »; e Maximin scese, dicendomi: « Dov’è? » Indicai con il mio dito la piccola fontana; e quando la vide, egli si fermò. Poi vedemmo una Signora nella luminosità: era seduta e aveva la testa tra le mani. Avevamo paura. Lasciai cadere il mio bastone. Allora Maximin mi disse: « Tieni il tuo bastone; se ci fa qualcosa, gli darò un bel colpo ». Allora questa Signora si alzò volgendosi a destra, incrociò le braccia e ci disse: « Venite, figli miei, non abbiate paura; sono qui per annunciarvi una grande notizia ». Poi abbiamo superato il ruscello, e Lei si è fatta avanti nel punto in cui avevamo dormito. Era in mezzo a noi. Piangeva per tutto il tempo in cui ha parlato: Ho visto chiaramente le lacrime scorrere sul suo viso. Diceva: « Se il mio popolo non si sottomette, sarò costretta a lasciare cadere la mano di mio Figlio. Essa è così forte e così pesante che non riesco più a trattenerla ». Quanto tempo sono stata in pena  per voi? Se desidero che mio Figlio non vi abbandoni, devo pregarlo incessantemente. E voi, voi non rendete conto di questo. « Potete pregare e fare tutto quello che volete, mai potrete ricompensarmi per quello che ho fatto per voi. Vi ho dato sei giorni per il lavoro; il settimo l’ho riservato a me stesso; e voi non lo osservate affatto. » [Fin dalla prima volta che è stata fatta ai bambini l’osservazione che questo cambiamento nella prima persona non era in accordo grammaticale con il resto delle parole della Signora, essi si accontentarono di rispondere che lo dicevano come lo avevano sentito. In verità, questo cambiamento nella prima persona è tanto più impressionante, e ricorda l’ « Io, il Signore » nella bocca di Mosè.] Questo è ciò che tanto pesa sulla mano di mio Figlio. Gli uomini bestemmiano mentre guidano i loro carri, e mettono il Nome di mio Figlio nei loro giuramenti. Queste sono le due cose che appesantiscono il braccio di mio Figlio. Se il raccolto fallisce, è a causa dei vostri peccati: ve l’ho fatto vedere l’anno scorso per le patate; non ci avete badato; al contrario, quando avete trovato le patate rovinate, avete bestemmiato e avete messo il Nome di mio Figlio nei vostri giuramenti: la malattia continuerà, e quest’anno a Natale non ci saranno più “patate”. Io non capivo cosa significasse “pommes de terre”; “Stavo per chiedere a Maximin cosa significasse appunto “pommes de terre”, e la Signora ha detto: “Ah, figli miei, non capite; parlerò in modo diverso”; e poi ha continuato nel “patois”, [dialetto locale]: « Se le patate sono viziate, è colpa vostra: ve l’ho fatto vedere l’anno scorso, e non avete voluto occuparvene; al contrario, quando avete trovato le “patate” … [A Corps, e in molte parti del Dauphiny, le patate sono chiamate “truffes”] viziate, avete bestemmiato, e avete messo il Nome di mio Figlio nei vostri giuramenti. La malattia durerà, cosicché quest’anno a Natale non ci saranno patate. Se avrete del mais, non è detto che lo vediate: tutto ciò che seminerete sarà divorato dagli animali, o, se crescerà, cadrà in polvere quando lo trebbierete. Ci sarà una grande carestia. Prima della carestia, i bambini sotto i sette anni avranno convulsioni e moriranno tra le braccia di chi li tiene; gli altri faranno penitenza con la fame. Le noci diventeranno cattive, l’uva marcirà. Se gli uomini si convertiranno, le pietre e i sassi saranno trasformati in cumuli di grano e le patate saranno seminate su tutto il terreno. Siete regolari nel dire le vostre preghiere, figli miei? » Rispondemmo, tutti e due: « Non molto, signora ». Dovete essere molto assidui, sia al mattino che alla sera: quando non potete fare di più, dite solo un Pater e un Ave; ma quando avete tempo, dite di più. Nessuno va a Messa se non qualche anziana signora: il resto lavora la domenica per tutta l’estate, e d’inverno, quando non sanno cos’altro fare, i ragazzi ci vanno, ma solo per prendere in giro la Religione. Durante la Quaresima vanno come i cani ai negozi dei macellai. Non hai visto il mais viziato, figlia mia? Maximin rispose: « Oh no, signora ». Non sapevo a chi di noi due avesse fatto questa domanda, e ho risposto molto gentilmente: « No, signora; non ne ho visto mai ». « Tu devi averne visto un po’, tu figlio mio – (e si è rivolta a Maximin), una volta al campo chiamato “l’angolo”, con tuo padre. Il proprietario del terreno ha detto a tuo padre di andare a vedere il suo mais guasto. Tu sei andato a vederlo. Hai preso in mano due o tre spighe, le hai strofinate e tutte sono cadute in polvere; poi sei tornato a casa. Quando eri a circa mezz’ora di distanza da Corps, tuo padre ti diede un pezzo di pane e ti disse: “Prendi questo, figlio mio, quest’anno hai ancora del pane da mangiare”. Non so chi ne avrà da mangiare l’anno prossimo, se il grano continua così”, rispose Maximin: « Oh sì, signora, ora mi ricordo, ma prima non me lo ricordavo ». Dopo di che la Signora ci disse in francese: « Bene, figli miei, lo farete sapere a tutto il mio popolo ». Attraversò il ruscello e ci disse una seconda volta: « Bene, figli miei, lo farete sapere a tutto il mio popolo! ». Poi è salita nel punto in cui eravamo andati a cercare le nostre mucche. I suoi piedi non toccavano terra: scivolò lungo le punte dei fili d’erba. L’abbiamo seguita. Io andavo davanti alla signora, e Maximin un po’ di lato, a due o tre passi distante da Lei. E poi questa bella Signora si alzò un po’ in aria (Mélanie qui indicava con la mano l’altezza da terra che voleva esprimere, – circa due o tre piedi) – Quando Maximin raccontò a casa, a Corps, quello che gli era successo sulla collina, la sua famiglia non gli credette; ma quando menzionò l’incidente raccontato sopra, suo padre scoppiò in lacrime, e si convinse che qualche essere soprannaturale aveva parlato a suo figlio. – Poi Ella guardò in alto verso il cielo, poi in basso verso la terra; poi non si vedeva più la sua testa, poi non si vedevano più le sue braccia e poi non si vedevano più i suoi piedi. Non vedevamo altro che una luminosità nell’aria; e presto anche la luminosità sparì. E io dissi a Maximin: « Forse è una grande Santa »; e Maximin mi disse: « Se avessimo saputo che era una grande Santa, le avremmo detto di portarci con lei »; e io gli dissi: « Oh, vorrei che fosse ancora qui! » Poi Maximin ha tirato fuori la mano per catturare un po’ di luminosità; ma non ne è rimasto nulla. E abbiamo guardato a lungo per vedere se potevamo vederla ancora; ed io ho detto: « Non si lascerà vedere, … così non vedremo dove va ». Dopo di che siamo andati ad occuparci delle nostre mucche. – D. C’è un segreto? R. Sì, signore. Ma ci ha detto di non dirlo. D. Di cosa ha parlato? R. Se vi dico di cosa si tratta, scoprirete di cosa si tratta. D. Quando vi ha detto questo segreto? R. Dopo aver parlato delle noci e dell’uva; ma prima che me lo dicesse, mi sembrava che avesse parlato con Maximin; e non ho sentito nulla di quello che gli ha detto. D. Ti ha detto il tuo segreto in francese? R. No, signore; in patois. D. Com’era vestita? R. Aveva delle scarpe bianche, con vicino delle rose ».  [Maximin nel suo racconto aggiunge, « … e per prendere i fiori che erano vicino ai suoi piedi » ]. Le rose erano di tutti i colori. I suoi calzini erano gialli; il suo grembiule giallo; e il suo vestito bianco, con perle dappertutto. Aveva un fazzoletto bianco con rose intorno; un cappello alto, un po’ piegato davanti; una corona intorno al cappello con delle rose. Aveva una catena molto piccola, alla quale era attaccato un crocifisso; a destra c’erano delle pinzette, a sinistra un martello; alle estremità della croce c’era un’altra grande catena, che cadeva come le rose intorno al suo fazzoletto. Il suo viso era bianco e lungo. Non potei guardarla per molto tempo, perché ci abbagliò ». Il resoconto che abbiamo dato sopra è più esatto di quello che è apparso finora, esso dà, parola per parola, ciò che i bambini hanno detto il primo giorno dopo l’evento, e ciò che hanno poi ripetuto tanto spesso. Lo dicono ora come una lezione a loro familiare; ma i padroni di lavoro dei due bambini, i loro genitori, il sindaco di La Salette, gli abitanti di Corps e di La Salette, così come un gran numero di ecclesiastici e di persone illustri, estranei al paese, che hanno visitato il luogo subito dopo l’evento, dopo che i bambini hanno dato fin dall’inizio esattamente la stessa versione dei fatti, se non con la stessa volubilità e facilità, almeno senza la minima variazione nella sostanza, o anche nelle espressioni, sia che siano stati interrogati separatamente o insieme. Nell’opuscolo di M. Rousselot la narrazione di Maximin è data anche così come è stata tratta da lui stesso al suo esame davanti alla Commissione episcopale. Ci sono alcune differenze verbali tra essa e quella di Mélanie; ma tutto il racconto è talmente simile nella sostanza, e anche nella fraseologia, che non è sembrato necessario aggiungerlo all’altro. Rispetto ai segreti che sono stati loro conferiti, essi hanno mantenuto dal primo giorno ad oggi un silenzio impenetrabile, tranne che nel caso del Papa, al quale hanno spontaneamente svelato il loro mistero. Quando “la Signora” ha dato il segreto all’uno, l’altro non ha sentito e ha visto solo le sue labbra muoversi. Il segreto fu dato prima a Maximin, poi a Mélanie; ma l’una non sapeva che l’altro avesse ricevuto un segreto. Solo dopo la fine della visione, Maximin aveva detto a Mélanie: « Si è fermata a lungo senza parlare; ho visto solo le sue labbra muoversi; cosa diceva? Mélanie risponde: « Mi ha detto una cosa, ma non posso dirtela, perché mi ha detto di non farlo ». Maximin rispose subito: « Oh, sono così contenta, Mélanie; anche a me ha detto qualcosa, ma non devo dirla neanche a te ». Fu così che compresero che ognuno di loro era in possesso di un segreto. Questo è forse il luogo per affermare ciò che si sa sulla trasmissione dei loro segreti al Papa. ~ Nell’ultimo anno 1851 i bambini, alla presenza di alcune persone nominate dal Vescovo di Grenoble, scrissero ciascuno su un foglio di carta, che fu piegato e sigillato dallo scrivente, i segreti loro affidati. Il Vescovo diede poi ordine a M. Rousselot e ad un altro sacerdote di portare questi pacchetti sigillati a Roma, e di consegnarli nelle mani del Santo Padre. Questo fu fatto. Sua Santità ruppe per primo il sigillo dell’uno e lo lesse senza fare commenti. Dopo averlo letto, disse: « Non è solo la Francia che ha peccato, ma anche la Germania, l’Italia, tutta l’Europa”. Quando M. Rousselot andò a congedarsi dal Cardinale Lambruschini, il Cardinale disse: « Conosco il segreto; il Santo Padre me lo ha confessato ». Per continuare la narrazione: i bambini rimasero sulla collina fino al momento di condurre le loro mucche a casa, cosa che fecero come al solito; e, dopo averle sistemate nelle loro stalle, cominciarono, secondo le istruzioni che avevano ricevuto dalla “Signora”, per annunciare nel villaggio gli eventi del giorno. « Sabato – dice Baptiste Pra, nella sua dichiarazione – sono venuti entrambi insieme per dirmi cosa avevano visto e sentito sulla collina. Durante questo e i primi giorni non ho dato credito alla storia, e spesso ho esortato Mélanie ad accettare il denaro che le era stato offerto a condizione che mantenesse il silenzio sull’argomento. Lei insisteva nel rifiutarsi di farlo, ed era altrettanto insensibile alle minacce e alle promesse di ricompensa. – Il sindaco di La Salette, tra gli altri, impiegò invano ogni sorta di mezzo per far contraddire la bambina. Non ci riuscì. Le offrì allora del denaro; lei lo rifiutò, e in risposta alle sue minacce disse che avrebbe sempre ripetuto ovunque ciò che la Vergine le aveva detto. Il sindaco l’ha interrogata per un’ora intera durante la domenica 20 settembre. La domenica i bambini sono stati portati al curato, al quale hanno raccontato la loro storia. Era un brav’uomo anziano, di grande semplicità, che sembra aver loro creduto subito, e aver pianto con tenerezza alla loro recita. Si spinse fino a menzionarlo dal pulpito lo stesso giorno, anche se dalla commozione dei suoi sentimenti fu con grande difficoltà che riuscì a parlare dell’argomento. Dieci giorni dopo fu trasferito dal Vescovo ad un’altra parrocchia, e al suo posto fu nominato un sacerdote più giovane. Durante la Domenica tutta la parrocchia era in movimento sul posto. Naturalmente non avevano modo di giudicare se la storia dei bambini fosse vera o falsa; ma una cosa colpì subito tutti coloro che conoscevano la località, cioè che la fontana, che il giorno prima e per qualche tempo era stata asciutta, ora mandava un getto pieno di acqua purissima, non avendo nulla del sapore salmastro del ruscello che ivi scorreva. Questa sorgente continua da allora a zampillare; ed è grazie all’uso dell’acqua che ne scorre, che tanti miracoli meravigliosi sono stati fatti per il miracolo dell’Apparizione. Fu nel corso di questo stesso giorno che il sindaco di La Salette, il cui compito era quello di reprimere un tale scandalo se la storia fosse stata un inganno, sottopose Mélanie ad un’ora di interrogatorio. Le offrì una grossa somma di denaro, la minacciò con il giudizio di Dio, e in definitiva con la prigione, a meno che non dicesse chi fosse stato a spingerla a questo, e non tenesse la lingua a freno. Qualche giorno dopo l’invio a Corps di Maximin, li fece passare entrambi attraverso lo stesso controinterrogatorio, utilizzando gli stessi mezzi, duri o persuasivi, per indurli a scoprire la frode. Egli stesso ha redatto una dichiarazione in tal senso, e dice che i bambini gli rispondevano sempre: « Non possiamo fare a meno di raccontare ciò che abbiamo visto e ciò che abbiamo sentito; ci è stato ordinato di raccontarlo ». Si aggiunga che il resoconto che hanno dato allora era lo stesso in ogni particolare di quello che danno attualmente ». Maximin era stato portato a casa da suo padre a Corps dal suo datore, Peter Selme, durante questa domenica mattina, poiché la settimana per la quale era stato ingaggiato era scaduta. Mélanie è rimasta al servizio del suo datore di lavoro fino a quasi Natale. Nel frattempo la fama di questo evento si stava estendendo in tutte le direzioni e veniva rafforzata dalla notizia che vari miracoli erano stati fatti sul posto, e anche a distanza, grazie all’uso dell’acqua della sorgente; si stava portando sulla scena dell’Apparizione un numero di visitatori, che ogni giorno aumentava. Infine, l’autorità civile, per conto del figlio del magistrato del distretto, ritenne necessario prendere conoscenza della vicenda; e il 22 maggio 1847, otto mesi dopo l’evento, i bambini furono convocati separatamente, e poi insieme, perché essendo ora davanti a un tribunale di giustizia, dicessero l’esatta verità. Furono poi interrogati a parte, uno dopo l’altro, e poi insieme, e minacciati seriamente di punizione in caso di contraddizioni nelle loro dichiarazioni. Il loro resoconto non variava in alcun modo da quello che avevano redatto la prima sera, e che hanno poi dato ad ogni interrogante. Un rapporto di questo esame è stato redatto sul posto, trasmesso all’avvocato del re a Grenoble, e presentato formalmente all’ufficio della corte d’appello di quella città. Il magistrato di Corps, nella sua lettera all’avvocato del re, dice: « Questo resoconto non differisce in alcun modo da quello che hanno dato ai loro padroni la sera del 19 settembre, dopo il loro ritorno dalla collina. Se c’è una differenza, è nelle parole; ma la sostanza è la stessa ».

[1 – Continua]

http://www.exsurgatdeus.org/2020/03/24/lapparizione-a-la-salette-1846-ii/

PROFEZIA DEL BEATO DI LIEBANA

PROFEZIA DEL BEATO DI LIEBANA

Uno dei più grandi Santi di lingua spagnola, contemporaneo di San Carlo Magno, e spesso soprannominato « Il Sant’Ilario di Spagna », ha profetizzato, più di dodici secoli orsono, la situazione attuale della Chiesa, sulla base del commentario dell’Apocalisse. Il suo testo  è sorprendentemente simile e conferma l’invalidità del clero conciliare, i cui falsi sacerdoti sono ordinati da falsi vescovi pseudo-consacrati nel rito invalido del 1968: « …sulla terra vi sono vescovi, sacerdoti ed una falsa religione che, sotto la maschera della santità, sembrano lavorare tranquillamente, senza clamore, spacciandosi per ministri della Chiesa e non essendolo … ». (Beato di Liebana).

      La recente scoperta di un commentario dell’Apocalisse redatto all’epoca di Carlo Magno dal Beato di Liebana, ricalca in modo spettacolare le pubblicazioni del Comitato Internazionale « Rore Sanctifica », intitolate « Invalidità del rito di Consacrazione episcopale del Pontificalis Romani, promulgato il 18 giugno 1968 da G. B. Montini – Paolo VI » (Ed. Saint-Remi). (Si vedano pure: i numeri 1-7 di: 18 giugno 1968 del blog:

http://www.exsurgatdeus.org/2016/09/26/18-giugno-1968-1/ 

http://www.exsurgatdeus.org/2016/09/28/18-giugno-1968-2/

http://www.exsurgatdeus.org/2016/09/30/18-giugno-1968-3/

http://www.exsurgatdeus.org/2016/10/04/18-giugno-1968-4/

http://www.exsurgatdeus.org/2016/10/12/18-giugno-1968-5/

http://www.exsurgatdeus.org/2016/10/16/18-giugno-1968-6/

http://www.exsurgatdeus.org/2016/10/18/18-giugno-1968-7/)

      I due testi dichiarano, l’uno sulla base del testo rivelato dell’Apocalisse di San Giovanni, e l’altro sulla base del nuovo rito di consacrazione episcopale promulgato nel “fasullo, invalido e sacrilego” « Pontificalis Romani » da G. B. Montini (l’omosessuale sedicente Paolo VI) il 18 giugno del 1968, l’invalidità della gerarchia conciliare che ha preso l’apparenza del clero cattolico ma che non lo è affatto, ridotto com’è ad essere un pseudo-clero neo-anglicano interamente sprovvisto di ogni potere sacrificale e sacramentale (Potestas ordinis).

Estratto del Commentario dell’Apocalisse del Beato di Liebana antecedente all’anno 798:

« … Si vedono al presente dei nemici nella Chiesa (…), un tempo sarebbe stata una bestemmia dire che  essi si trovino in seno alla Chiesa e che sono essi che la perseguitano »

(+ Beato de Liebana, morto nel 798, Œuvres complètes, Commentaire de l’Apocalypse de Saint Jean, Ed. B.A.C., Madrid, 1995, p.485).

« Il serpente ha dato il suo potere alla Bestia, avendo dei falsi fratelli nella Chiesa, che sembrano farne parte, ma che invece le si oppongono. È attraverso di essi che il diavolo compie le sue azioni contro coloro che pretende di sedurre e che appartengono alla Chiesa (…), colui che, simulando la santità, sembra appartenere alla Chiesa ma in realtà non le appartiene; il diavolo ha inventato questa soperchieria per poter meglio pervenire ad imporla ai religiosi in nome della Religione. (…) Egli tiene nella Chiesa tutti coloro che, travestiti da pecore, appaiono virtuosi, ma dentro sono lupi famelici. Per questo motivo non vengono scoperti come gli altri uomini che sono assolutamente malvagi, ma sono addirittura considerati santi; cointeressati alla stessa trama, sono tenuti dal diavolo nella Chiesa, tra la moltitudine, sotto un’apparente santità. (Ibid. p. 487).

“Tuttavia io ho detto che a torto sono stati accusati perché non hanno parlato apertamente contro la Chiesa alla quale pretendono di essere uniti, affermando di essere figli di Dio, e tendono trappole ai figli di Dio (…) non pronunciando apertamente imprecazioni contro la Chiesa, ma sono tuttavia parte del mistero dell’iniquità, sotto il colore della santità. Nonostante ciò, quando verrà il momento in cui l’Anticristo si manifesterà, quando avverrà la dispersione, cioè quando la disintegrazione della Chiesa sarà chiaramente visibile, quando l’uomo del peccato si sarà manifestato al mondo intero, solo allora tutti coloro che prima, sotto la pretesa della religione, nascondevano sotto imprecazioni occulte parole contro Dio, saranno individuati, scoperti, compresi e riconosciuti, ma ora parlano come la Chiesa cattolica (ibid. p. 489).

“… È lo stesso Anticristo che ora sottilmente regna nella Chiesa attraverso falsi sacerdoti e che poi distruggerà la Chiesa senza travestimento” (ibid. p. 507).

 « Il mare è il mondo fondamentalmente malvagio; la terra sono i vescovi, i sacerdoti e la falsa religione che, sotto la maschera della santità, sembrano lavorare tranquillamente senza agitarsi, facendosi passare per ministri della Chiesa senza esserlo … » (Ibid. p. 507) – (Ibid. p. 403)

« …facendosi passare per agnelli, per meglio inoculare furtivamente il veleno del serpente. Ora finge di essere un agnello, per divorare l’agnello in modo più sicuro; parlando di Dio, con l’intenzione di condurre coloro che cercano Dio. lontano dal sentiero della Verità. Ecco perché Nostro Signore, avvertendo la Sua Chiesa, dice: “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci » (Mt VII, 15)” (ibid. p. 495).

«… La canna è la misura della fede. Nessuno adora davanti al sacro altare se non colui che confessa questa fede: perché non tutti coloro che Lo accompagnano lo adorano, come è scritto: IL SAGRATO ESTERNO DEL TEMPIO NON LO MISURA, È STATO ABBANDONATO ALLE NAZIONI. Il sagrato sembra appartenere al Tempio; non è il Tempio però, non facendo parte del “Santo dei Santi”; questi sono coloro che sembrano far parte della Chiesa e non lo sono. Il cortile si chiama quadrato, uno spazio vuoto tra le mura. A questi, essendo inutili, si ordina che siano espulsi dalla Chiesa. PERCHÉ IL SAGRATO È STATO ABBANDONATO AI GENTILI, ESSI CALPESTERANNO LA CITTÀ SANTA PER QUARANTADUE MESI. Coloro che sono stati esclusi e tutti gli altri, cioè i malvagi di questo mondo, calpesteranno la Chiesa” (Commento all’Apocalisse, Opere complete, p. 453).

« UN’ALTRA BESTIA SORGE DALLA TERRA. Sorgere dalla terra significa essere pieni di sé e della gloria terrena. Com’è la Bestia del mare, tale è la Bestia della terra. La parola ALTRO si riferisce alla missione, ma essa è sempre la stessa. Il mare fa alcune cose, la terra ne fa altre; il mare si agita, la terra è quieta; per mare si intende la moltitudine che è francamente malvagia; la terra sono i vescovi, i sacerdoti e la falsa religione che, sotto un’apparenza di santità, non sembra agitare il mondo, ma lavora tranquillamente fingendo di essere la Chiesa senza essendolo …”. (Commento all’Apocalisse, Opere complete, p. 493) .»

« Beatus de Liébana era un monaco spagnolo del monastero di San Martín de Turieno (oggi Santo Toribio de Liébana, nella comarca di Liébana) nei Picos de Europa (Regione Cantabria), morto nel 798, autore, tra l’altro, di un Commento all’Apocalisse che fu una delle opere più famose dell’Alto Medioevo spagnolo, per la sua dimensione teologica ma anche politica. »

Cardinal H. E. Manning: LA CRISI ATTUALE NELLA SANTA SEDE (5)

Henry Edward Manning

LA PRESENTE CRISI ATTUALE DELLA SANTA SEDE (5)

[annunciata dalle profezie]

in 4 LETTURE

LONDRA: BURNS & LAMBERT, 17 & 18 PORTMAN STREET, e 63 PATERNOSTER ROW; KNOWLES, NORFOLK ROAD, Bayswater.

MDCCCLXI.

LETTURA IV (2)

3. Tutto quanto conduce chiaramente ai segni che il profeta ci indica della persecuzione degli ultimi giorni. Ora ci sono tre cose che egli ha registrato. Nella lungimiranza della profezia ha visto ed annotato questi tre segni. – Il primo, che il Sacrificio continuo debba essere portato via; – il successivo, che il santuario sarà occupato dall’abominio della desolazione; – il terzo, che “la forza” e “le stelle”, come le ha descritte, saranno abbattute: e questi sono gli unici tre segni di cui mi occuperò. Ora, innanzitutto, cos’è questo: « togliere il sacrificio continuo »? È stato portato via formalmente alla distruzione di Gerusalemme. Il sacrificio del Tempio, cioè dell’agnello, mattina e sera, nel Tempio di Dio, fu completamente abolito con la distruzione del Tempio stesso. Ora il profeta Malachia dice: « Poiché dall’Oriente all’Occidente grande è il mio nome fra le genti e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome e una oblazione pura, perché grande è il mio nome fra le genti, dice il Signore degli eserciti. ». Questo passaggio del Profeta è stato interpretato dai Padri della Chiesa, a cominciare da Sant’Ireneo, San Giustino Martire, e non so quanti altri, essere il Sacrificio della Santa Eucaristia, il vero Agnello pasquale che è venuto al posto del simbolo, cioè il Sacrificio di Gesù stesso sul Calvario rinnovato perpetuamente e continuato per sempre nel Sacrificio dell’altare. Ora questo Sacrificio continuo è stato portato via? Ciò che era simbolico nei tempi antichi è già stato portato via. Ma la realtà è stata portata via? I santi Padri che hanno scritto sull’Anticristo e su queste profezie di Daniele, senza eccezioni, per quanto ne so, – e sono i Padri sia dell’Oriente che dell’Occidente, della Chiesa greca e della latina – tutti, tutti all’unanimità, dicono che nell’ultima parte del mondo, durante il regno dell’anticristo, cesserà il santo Sacrificio dell’altare (Malvenda, lib. VIII, c. 4). – Nel lavoro sulla fine del mondo, attribuito a Sant’Ippolito, dopo una lunga descrizione delle afflizioni degli ultimi giorni, leggiamo quanto segue: « Le Chiese faranno gran lamento, poiché non sarà offerta più oblazione, né incenso, né adorazione accettevole a Dio. Gli edifici sacri delle chiese diverranno come tuguri; e il prezioso Corpo e Sangue di Cristo non sarà presente in quei giorni; la Liturgia sarà estinta; il canto dei Salmi cesserà; la lettura della Sacra Scrittura non verrà più intesa. Ma ci saranno tenebre sopra gli uomini, e lutti su lutti, e guai su guai. (S. Hyppolito, tributus liber de consum. Mundi,  § 34). Allora, la Chiesa sarà dispersa, ricacciata nel deserto, e sarà per un certo tempo – così com’era all’inizio – invisibile, nascosta nelle catacombe, nelle tane, nelle montagne, nei luoghi d’agguato; per un certo tempo sarà spazzata via, per così dire, dalla faccia della terra. Tale è la testimonianza universale dei Padri dei primi secoli. È esistito per il passato qualcosa che si possa definire un preludio o  un antecedente di un evento del genere? Guardiamo verso l’Est: la superstizione maomettana, sorta in Arabia, travolse la Palestina e l’Asia Minore, la regione delle Sette Chiese, poi l’Egitto, il nord dell’Africa, la patria di Sant’Agostino, di San Cipriano, di Ottato e infine penetrò in Costantinopoli, dove presto divenne dominante; in ogni luogo ha perseguitato e soppresso l’adorazione e il Sacrificio di Gesù Cristo. La superstizione maomettana in questo momento usa come moschee una moltitudine di chiese cristiane, in cui il Sacrificio continuo è già stato portato via e l’altare completamente distrutto. Ad Alessandria ed a Costantinopoli sorgono chiese costruite per il culto cristiano, in cui non è mai entrato il piede di nessun Cristiano da quando il Sacrificio continuo è stato spazzato via. Sicuramente in tutto questo vediamo – almeno in parte – il compimento di questa profezia; al punto tale che molti interpreti considerano Maometto essere l’Anticristo e che perciò nessun altro debba venire. Senza dubbio egli era uno dei tanti precursori e prototipi dell’Anticristo che dovevano mostrarsi. Esaminiamo ora il mondo Occidentale: è stato forse in qualsiasi altra terra, più che in esso, portato via il Sacrificio continuo? Ad esempio, in tutte quelle chiese della Germania protestante che erano un tempo cattoliche, dove veniva offerto quotidianamente il santo Sacrificio della Messa? – o in tutta la Norvegia, e in Svezia, Danimarca e metà della Svizzera, dove ci sono una moltitudine di antiche chiese cattoliche? – o in tutta l’Inghilterra, nelle cattedrali e nelle chiese parrocchiali di questa terra, che sono state costruite semplicemente come santuari di Gesù incarnato nella Santa Eucaristia, come santuari innalzati per l’offerta del Santo Sacrificio? Che cosa è il segno caratteristico della Riforma, se non il rifiuto della Messa e di tutto ciò che le appartiene, ritenendole, come dichiarato nei Trentanove Articoli della Chiesa d’Inghilterra, favole blasfeme e inganni pericolosi? La soppressione del Sacrificio continuo è, soprattutto, il segno e la caratteristica della Riforma protestante. –Troviamo, quindi, che questa profezia di Daniele abbia avuto già il suo adempimento sia in Oriente che in Occidente, nelle due ali, per così dire; mentre nel cuore, nel centro della Cristianità, viene offerto ancora il Santo Sacrificio. Cos’è questo gran diluvio di infedeltà, rivoluzione e anarchia, che sta ora minando le fondamenta della società cristiana, non solo in Francia, ma soprattutto in Italia, che racchiude Roma, il centro ed il santuario della Chiesa Cattolica, se non l’abominio della desolazione nel santuario che elimina il Sacrificio continuo? Le società segrete hanno da tempo indebolito ed inglobato la società cristiana dell’Europa, e sono in questo momento in marcia verso Roma, il centro di tutto l’Ordine cristiano nel mondo. L’adempimento della profezia deve ancora arrivare (oggi questa si è realizzata in tutto l’orbe, con l’istituzione della messa satanica montiniana del “novus ordo” che ha cancellato di fatto l’offerta dell’oblazione monda – ndr. -); e ciò che abbiamo visto nelle due ali, vedremo anche nel centro; « … e quel grande Esercito della Chiesa di Dio sarà, per un tempo, disperso ». Sembrerà, per un po’ sconfitto, ed il potere dei nemici della fede per un tempo prevarrà. Il Sacrificio continuo sarà portato via, e il santuario sarà abbattuto. Cosa può essere più letterale dell’abominio della desolazione dell’eresia che ha rimosso la presenza del Dio vivente dall’altare? Se si vuol comprendere questa profezia della “desolazione”, si entri in una chiesa che un tempo era cattolica, e dove ora non c’è più alcun segno di vita; essa è vuota, deserta, senza altare, senza tabernacolo, senza la presenza di Gesù. E ciò che è già accaduto in Oriente e in Occidente, ora si sta estendendo in tutto il centro dell’unità cattolica. – Lo spirito protestante dell’Inghilterra, e lo spirito scismatico persino di Paesi cattolici di nome, sta in questo momento incitando il grande movimento anticattolico dell’Italia. L’ostilità verso la Santa Sede è il solo vero e diretto motivo. – E così arriviamo al terzo segno, il l’estromissione del “Principe della Forza” che è l’Autorità divina della Chiesa, e specialmente di colui nella cui persona è incarnata, il Vicario di Gesù Cristo. Dio lo ha investito di sovranità e gli è stata donata una casa ed un patrimonio sulla terra. Il mondo è in armi per deporlo e per non lasciargli posto nemmeno dove posare la testa. Roma e gli Stati romani sono l’eredità dell’Incarnazione! Il mondo è deciso ad eliminare l’Incarnazione dalla terra. Non si fermerà finché non la calpesterà con i piedi. Questa è la vera interpretazione del movimento anticattolico dell’Italia e dell’Inghilterra: “Tolle hunc de terra” (via Costui dalla terra). La detronizzazione del Vicario di Cristo è la detronizzazione della Gerarchia della Chiesa Universale ed il rifiuto pubblico della Presenza e del Regno di Gesù Cristo!

4. Ora, se sono obbligato ad entrare in qualche modo nel futuro, mi limiterò a tracciare uno schema molto generale. La tendenza direttiva di tutti gli eventi che vediamo in questo momento è chiaramente questa: rovesciare il Culto cattolico in tutto il mondo. Già vediamo che ogni governo in Europa esclude la Religione dai suoi atti pubblici. I poteri civili si stanno dissacrando: il governo è senza Religione; e se il governo è senza Religione, l’educazione deve essere pure senza Religione. Lo vediamo già in Germania ed in Francia. È stato ripetutamente tentato in Inghilterra. Il risultato di questo non può essere nient’altro che il ristabilimento della semplice società naturale; in altre parole, i governi e le potenze del mondo, che per un certo tempo furono soggiogati dalla Chiesa di Dio alla fede nel Cristianesimo, all’obbedienza alle leggi di Dio e all’unità della Chiesa, essendosi ribellati, si sono profanati, sono ricaduti cioè nel loro stato naturale. – Il profeta Daniele, nell’undicesimo capitolo, dice che nel tempo della fine « cadranno dei sapienti affinché siano provati con il fuoco, e purgati ed imbiancati fino al tempo stabilito, perché rimane tuttora altro tempo », e l’empio agirà malvagiamente, e nessuno dei malvagi capirà, ma i dotti comprenderanno, e molti che hanno conosciuto la fede lo abbandoneranno con l’apostasia. Alcuni dei sapienti cadranno (Dan. XI, 35);  cadranno dalla loro fedeltà a Dio. E come avverrà questo? In parte per la paura, in parte per l’inganno, in parte per la codardia; in parte perché non potranno sopportare la verità impopolare al cospetto della falsità popolare; in parte ancora perché la opinione pubblica sovversiva e sprezzante, com’è in un Paese come questo e in Francia, sottomette e spaventa così tanto i Cattolici, che essi non osano confessare i loro princîpi e, alla fine, non osano professarli. Diventano così anch’essi ammiratori e adoratori della prosperità materiale dei Paesi protestanti, ne vedono i commerci, i manufatti, l’agricoltura, i capitali, la scienza pratica, gli eserciti irresistibili e le flotte che coprono il mare, si accalcano per l’adorazione e dicono: « Niente è così grande come questo paese dell’Inghilterra protestante ». E così essi abbandonano la loro fede, e diventano materialisti, cercando la ricchezza ed il potere di questo mondo, abbagliati e sopraffatti dalla grandezza di un Paese che ha respinto la sua fedeltà alla Chiesa.

5. Ora l’ultimo risultato di tutto ciò sarà una persecuzione, che non cercherò di descrivere. Basta ricordare qui le parole del nostro Divin Maestro: « Il fratello tradirà il fratello a morte … », sarà una persecuzione in cui nessun uomo risparmierà il suo prossimo, in cui le potenze del mondo invaderanno la Chiesa di Dio con una vendetta che il mondo prima non ha mai conosciuto. La Parola di Dio ci dice che verso la fine dei tempi la potenza di questo mondo diventerà così irresistibile e così trionfante che la Chiesa di Dio affonderà sotto la sua mano, che la Chiesa di Dio non riceverà più aiuto né da imperatori, né da re, o da prìncipi, da parlamenti, nazioni, e popoli, per  resistere al potere e alla forza del suo antagonista. Essa sarà privata di ogni protezione, sarà indebolita, confusa e prostrata, e sanguinerà ai piedi dei poteri di questo mondo. Questo sembra ora incredibile? Ma cosa vediamo in questo momento? Guardiamo la Chiesa Cattolica e Romana in tutto il mondo: non somiglia ora più che mai, al suo Capo divino nell’ora in cui veniva legato, mani e piedi, da coloro che lo tradivano? Noi vediamo la Chiesa Cattolica ancora indipendente, fedele alla sua fede divina, ma tuttavia è respinta dalle Nazioni del mondo; il Santo Padre, il Vicario del nostro Divino Signore, in questo momento deriso, disprezzato, reietto, tradito, abbandonato, privato dei suoi, e colpito anche da quelli che lo dovrebbero dovuto difendere! Quando mai – mi chiedo – la Chiesa di Dio è stata in una condizione di maggior debolezza, in uno stato così misero agli occhi degli uomini, e in questo ordine naturale, come è ora? E da dove – chiedo ancora – verrà la sua liberazione? C’è sulla terra qualche potere che possa intervenire? C’è qualche re, prìncipe o potete, che abbia il potere di imporre la sua volontà o la sua spada a protezione della Chiesa? Non ce n’è uno; ed è predetto che dovesse essere così! Né abbiamo bisogno di desiderarlo, perché la volontà di Dio sembra essere diversa. Ma c’è un potere però che distruggerà tutti gli antagonisti; c’è una Persona che abbatterà e punirà come granelli di polvere d’estate dall’aia, tutti i nemici della Chiesa, poiché è Lui che consumerà i Suoi nemici: « … con lo Spirito della Sua bocca li distruggerà », con la luminosità della sua venuta. Sembra che il Figlio di Dio sia geloso ché nessuno possa rivendicare la Sua autorità. Egli ha riservato la battaglia per Sé solo. Egli ha raccolto il guanto di sfida  che è stato lanciato contro di Lui; e la profezia è chiara ed esplicita nell’affermare che il ribaltamento ultimo del male sarà operato da Lui stesso; che non sarà operato da nessun uomo, ma solo dal Figlio di Dio; affinché tutte le Nazioni del mondo possano sapere che Lui, Lui solo, è il Re, e che Lui, Lui solo, è Dio! Noi leggiamo nel libro dell’Apocalisse della città di Roma, che .. essa disse nell’orgoglio del suo cuore: « Poiché diceva in cuor suo: Io seggo regina, vedova non sono e lutto non vedrò; per questo, in un solo giorno, verranno su di lei questi flagelli: morte, lutto e fame; sarà bruciata dal fuoco, poiché potente Signore è Dio che l’ha condannata ». Alcuni dei più grandi scrittori della Chiesa ci dicono che con ogni probabilità durante l’ultima caduta dei nemici di Dio, la stessa città di Roma sarà distrutta; sarà una seconda volta punita da Dio Onnipotente, come lo fu all’inizio. Non c’è mai stata nei tempi antichi sulla terra, una distruzione paragonabile alla caduta di Roma. San Gregorio Magno, scrivendo di questo, dice: « Roma un po’ di tempo fa era considerata l’amante del mondo; ma vediamo ciò che è ora. Schiacciata da molteplici e sconfinate miserie, dalla desolazione dei suoi abitanti, dalle incursioni dei nemici, dalle frequenti distruzioni, … vediamo adempiersi in essa le parole del Profeta contro la città di Samaria; “dov’è il senato? dove ora è la sua gente?” Le ossa sono frantumate e la carne è consumata. Tutto il fasto della sua grandezza mondana si è estinto. La sua intera struttura si è dissolta. E noi, i pochi che restano, siamo giorno dopo giorno vessati dalla spada e da innumerevoli tribolazioni … Roma è vuota e brucia, … il suo popolo ha fallito, e anche le sue mura stanno cadendo … Dove sono ora coloro che un tempo esultavano nella sua gloria? Dov’è il loro sfarzo? dove il loro orgoglio; dove la loro costante e smodata gioia? (San Gregorio M. lib. II, Hom. VII, in Ezech.). Non c’è mai stata una rovina così grande come per il rovesciamento della grande Città dei Sette Colli, quando le parole della profezia si saranno adempiute: « Babilonia è caduta “come” una grande pietra da macina nel mare. » – Gli scrittori della Chiesa ci dicono che negli ultimi giorni probabilmente la città di Roma cadrà nell’apostasia dalla Chiesa e dal Vicario di Gesù Cristo (… hanno avuto perfettamente ragione – ndr.) ; e che Roma sarà nuovamente punita, perché egli se ne andrà; e il giudizio di Dio si abbatterà sul luogo da cui un tempo regnava sulle Nazioni del mondo. Che cosa è ciò che rende sacra Roma, se non la presenza del Vicario di Gesù Cristo? Per cosa essa dovrebbe essere cara agli occhi di Dio, se non per la presenza del Vicario di Suo Figlio? La Chiesa di Cristo si allontana da Roma: Roma non sarà agli occhi di Dio più che la Gerusalemme antica. Gerusalemme, la Città Santa, scelta da Dio, abbattuta e consumata dal fuoco, perché crocifisse il Signore della Gloria; e la città di Roma, che è stata la sede del Vicario di Gesù Cristo per diciotto secoli, se diventerà apostata, come la Gerusalemme antica, subirà una condanna simile. E, pertanto, gli scrittori della Chiesa ci dicono che la città di Roma non ha alcuna speciale prerogativa se non quella che in essa è presente il Vicario di Cristo; e se essa diventasse infedele, gli stessi giudizi che caddero su Gerusalemme, santificata dalla presenza del Figlio di Dio, del Maestro, e non solo del discepolo, cadranno ugualmente su Roma. L’apostasia della città di Roma dal Vicario di Cristo e la sua distruzione da parte dell’Anticristo, possono essere pensieri così nuovi per molti Cattolici, che ritengo sia opportuno citare il testo dei Teologi maggiormente stimati. In primo luogo, Malvenda, che scrive espressamente sull’argomento, afferma in comune con l’opinione di Ribera, Gaspar Melus, Viegas, Suarez, Bellarmino e Bosius, che « … Roma deve apostatare dalla fede, cacciare il Vicario di Cristo e ritornare al suo antico paganesimo » (Malveda, de Antichristo, lib. IV, cap. 5). Le parole precise di Malvenda sono: « … Roma stessa negli ultimi tempi del mondo tornerà alla sua antica idolatria, alla potenza e grandezza imperiale. Scaccerà il suo Pontefice, apostaterà completamente dalla fede cristiana, perseguiterà terribilmente la Chiesa, verserà il sangue dei martiri nel modo più crudele che mai, e recupererà il suo precedente stato di abbondante ricchezza, e forse anche maggiore di quello che aveva sotto i suoi antichi sovrani. » Lessius dice: « Al tempo dell’Anticristo, Roma sarà distrutta, come vediamo apertamente dal diciottesimo capitolo dell’Apocalisse », e ancora: « Nella donna che hai visto essere la grande città che regna sui re della terra, è significata Roma nella sua empietà, come era al tempo di San Giovanni, e come sarà di nuovo alla fine del mondo » (Lessius: de Antichristo, demonst. XII).  E Bellarmino: « Nel tempo dell’Anticristo, Roma sarà desolata e bruciata, come apprendiamo dal sedicesimo versetto del capitolo XVII dell’Apocalisse (Bellarm. de Summo Pontif. lib. IV. cap. 4). Il gesuita Erbermann così commenta su queste parole: « Concordiamo con Bellarmino che il popolo romano, un po’ prima della fine del mondo, tornerà al paganesimo e scaccerà il Romano Pontefice.” Viegas, nel commento al diciottesimo capitolo dell’Apocalisse, dice: « Roma, nell’ultima era del mondo, dopo che avrà apostatato dalla fede, raggiungerà grande potere e lo splendore delle ricchezze, e il suo dominio sarà ampiamente diffuso in tutto il mondo e prospererà enormemente. Vivendo nel lusso e nell’abbondanza di tutte le cose, adorerà gli idoli, sarà immersa in ogni tipo di superstizione, e renderà onore ai falsi dei; e a causa della grande effusione del sangue dei martiri che fu versato sotto gli imperatori, Dio sarà molto severo e giustamente li vendicherà, per cui essa sarà completamente distrutta e bruciata da una conflagrazione terribile e disastrosa. » – Infine, Cornelius a Lapide riassume ciò che si può dire essere l’interpretazione comune dei teologi. Commentando ancora lo stesso diciottesimo capitolo dell’Apocalisse, dice: « Queste cose devono essere riferite alla città di Roma, non a quella che è, né a quella che era, ma a quella che sarà alla fine del mondo. Perché allora la città di Roma tornerà alla sua antica gloria, e allo stesso modo, pure alla sua idolatria e agli altri peccati, e sarà come se fosse al tempo di San Giovanni, sotto Nerone, Domiziano, Decio, ecc. Perché da cristiana essa deve ridiventare ribelle. Scaccerà il cristiano Pontefice e i fedeli che aderiscono a lui. Dovrà perseguitarli ed ucciderli, rinnovando le persecuzioni degli imperatori pagani contro i Cristiani. Perché infatti vediamo che Gerusalemme pure fu in un primo tempo pagana sotto i Cananei; in un tempo successivo, fu fedele sotto gli Ebrei; poi cristiana sotto gli Apostoli; in un quarto tempo, di nuovo sotto i Romani; in un quinto, saracena sotto i turchi ». Tale sarà la storia di Roma: pagana sotto gli imperatori, cristiana sotto il Apostoli, fedele sotto i Pontefici, apostata sotto la Rivoluzione, e pagana sotto l’Anticristo. Solo come Gerusalemme, potevano peccare tanto formalmente e cadere così in basso; per questo solo Gerusalemme è stata scelta, illuminata e consacrata. E poiché nessun popolo è mai stato così feroce come gli Ebrei nella loro persecuzione contro Gesù, temo che nessuno sarà mai più implacabile contro la fede come i Romani. – Ora io non ho cercato di indicare quali saranno gli eventi futuri, tranne che nella struttura, e non mi sono mai azzardato a designare chi sarà la persona che li realizzerà. Di questo non so nulla; ma sono autorizzato con la certezza più perfetta, dalla Parola di Dio e dalle interpretazioni della Chiesa, ad indicare i grandi princîpi che sono in conflitto da entrambe le parti. Io ho cominciato col dimostrare che l’Anticristo ed il movimento anticristiano hanno questi segni: primo, scisma dalla Chiesa di Dio; in secondo luogo, la negazione della sua divina ed infallibile voce; e in terzo luogo, la negazione dell’Incarnazione. L’anticristo è quindi, il nemico diretto e mortale dell’unica Chiesa Santa, Cattolica e Romana; ogni scisma viene prodotto uscendo dall’unità con Essa, che è l’unico organo della voce divina dello Spirito di Dio, il tempio ed il santuario dell’Incarnazione e del Sacrificio continuo. Ed ora per finire: gli uomini hanno bisogno di guardare ai loro princîpi. Devono fare una scelta tra le due cose: – tra la fede di un Maestro che parla con voce infallibile, che governa l’unità che ora, così come all’inizio, unisce le Nazioni del mondo; – e tra lo spirito di un Cristianesimo frammentato, che è fonte di disordine e produce l’incredulità. Ecco la semplice scelta a cui tutti siamo chiamati; e tra loro dobbiamo operare una scelta prendendo una decisione. Gli eventi di ogni giorno portano gli uomini sempre più avanti nel cammino verso il quale sono avviati. Ogni giorno gli uomini diventano sempre più divisi. Questi sono tempi di vagliatura. Il nostro Divin Signore sta nella Chiesa: « Il ventilabro è nelle sue mani, ed Egli pulirà completamente la sua aia, raccoglierà il grano nel suo granaio, e brucerà la pula con un fuoco inestinguibile. » (S. Matth. III, 11) È questo un tempo di prova, quando « alcuni dei sapienti cadranno », e solo saranno salvati quelli che persisteranno fino alla fine. I due grandi antagonisti stanno radunando le loro forze per l’ultimo conflitto, esso potrebbe non avvenire ai nostri giorni, potrebbe non essere nel tempo di quelli che verranno dopo di noi; ma una cosa è certa, che siamo già da ora sottoposti a questo processo come lo saranno coloro che vivranno nel tempo in cui tutto questo avverrà. Perché, come il Figlio di Dio regna in alto, e regnerà « … finché non avrà messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi », così sicuramente tutti quelli che alzano il loro calcagno, o dirigono un’arma contro la sua Fede, contro la sua Chiesa o il suo Vicario sulla terra, condivideranno il giudizio che è stato emesso per l’anticristo che essi servono.

FINE

LONDON:

PRINTED BY LEVEY, ROBSON, AND FRANKLIN.

Grent New Street and Fetter Lane. 1861.

Cardinal H. E. Manning: LA CRISI ATTUALE DELLA SANTA SEDE (4)

Henry Edward Manning

LA CRISI ATTUALE DELLA SANTA SEDE (4)

[annunciata dalle profezie]

in 4 LETTURE

LONDRA:

BURNS & LAMBERT, 17 & 18 PORTMAN STREET, e 63 PATERNOSTER ROW; KNOWLES, NORFOLK ROAD, BAYSWATER.

MDCCCLXI.

LETTURA IV (1)

Prima di entrare sull’ultimo argomento che resta, riprendiamo dal punto in cui ci eravamo interrotti nell’ultima lezione. Il punto era questo: sulla terra ci sono due grandi antagonisti: da una parte lo spirito e il principio del male; e dall’altra il Dio incarnato manifestato nella sua Chiesa, ma eminentemente nel suo Vicario, che è suo rappresentante, depositario delle sue prerogative, e quindi è il suo testimone speciale, che parla e governa nel suo Nome. L’ufficio del Vicario di Gesù Cristo contiene, in pienezza, le divine prerogative della Chiesa, in quanto, essendo il rappresentante speciale del Capo Divino, riversa egli, “unicamente” e solo, tutti i suoi poteri comunicabili nel governo della Chiesa sulla terra. Gli altri, i Vescovi e i Pastori, uniti a lui, agiscono in subordinazione a lui, e non possono agire senza di lui; egli soltanto può agire da solo, possedendo la pienezza del potere in se stesso. E inoltre, poiché le funzioni del corpo sono dirette dalla testa, le prerogative che dipendono dal Capo Divino della Chiesa sull’intero Corpo Mistico, sono centrate nella testa di quel Corpo sulla terra, dal momento che il Vicario sta al posto del Verbo Incarnato come ministro e testimone del Regno di Dio tra gli uomini. Ora, è proprio contro questa persona eminentemente ed enfaticamente, come ho detto in precedenza, che lo spirito del male e della falsità dirige il suo assalto; perché se si colpisce la testa del corpo, il corpo stesso deve morire. « … Colpisci il pastore e le pecore saranno disperse », era la vecchia astuzia del malvagio, quella che colpì il Figlio di Dio, onde si disperdesse il gregge. Ma quel modo di fare, provato una volta, fu sventato per sempre; poiché dalla morte che colpì il Pastore, il gregge fu riscattato; e benché il Pastore, costituito in luogo del Figlio, sia colpito, il gregge non può essere più disperso. Per trecento anni il mondo si sforzò di troncare la successione dei Sovrani Pontefici; ma il gregge non fu mai disperso: e così sarà ancora fino alla fine. Ciononostante, è contro la Chiesa di Dio, e soprattutto contro il suo Capo, che tutti gli spiriti del male in tutte le epoche e, soprattutto, al presente, dirigono i colpi della loro aggressione. Vediamo, quindi, che cos’è che impedisca la manifestazione, la supremazia e il dominio dello spirito del male e del disordine sulla terra: l’ordine costituito dalla Cristianità, la società soprannaturale di cui la Chiesa Cattolica è stata la creatrice, il vincolo di unione e principio di conservazione, che è il capo di quella Chiesa, è eminentemente il principio dell’ordine: il centro della società cristiana che lega le Nazioni del mondo nella pace. Ora il tema che ci rimane è molto più difficile: coinvolge il futuro e si occupa di eventi così trascendenti e misteriosi che tutto ciò che avrò intenzione di fare, sarà semplicemente delineare in modo schematico ed esporre quali siano le profezie, in modo ampio e luminoso, specialmente quelle del libro di Daniele e dell’Apocalisse, senza tentare di entrare nei minimi dettagli che possono essere interpretati solo dagli eventi [una volta realizzati]. E inoltre, come ho detto all’inizio, non tenterò mai nulla se non sotto la guida diretta della teologia della Chiesa e degli Autori le cui opere hanno la sua approvazione, e così come finora non ho citato nulla di mio, fino alla fine seguirò la stessa strada. Ciò di cui ho, quindi, da parlare ora, è la persecuzione dell’Anticristo e infine la sua distruzione. Innanzitutto, iniziamo con il capitolo venticinquesimo del santo Vangelo secondo San Matteo, in cui leggiamo ciò che il nostro Divin Signore disse quando vide gli edifici del Tempio: « Non sarà lasciato qui pietra su pietra che non debba essere distrutta » E i suoi discepoli, quando era nel Monte degli Ulivi, andarono da Lui privatamente e gli chiesero: « Dicci quale sarà il segno della Tua venuta e della consumazione del mondo ». Essi compresero che la distruzione del Tempio a Gerusalemme e la fine del mondo dovevano essere parte di uno stesso evento, e dovevano avvenire nello stesso momento. Ora, così come nella natura vediamo le montagne susseguirsi l’una dopo l’altra, così che l’intera catena sembra avere un’unica forma, così negli eventi della profezia, ci sono due fatti diversi che appaiono collegati in un unico evento: la distruzione di Gerusalemme e la fine del mondo. Il nostro Divin Signore continuò a dire loro che doveva arrivare una tal tribolazione come non ce n’era mai stata prima; e che se quei giorni non fossero stati abbreviati, non si sarebbe salvata alcuna carne; … che per amore degli eletti quei giorni sarebbero stati abbreviati; un regno sarebbe insorto contro un altro regno ed una nazione contro un’altra nazione, e ci sarebbero state guerre e pestilenze e carestie in diversi luoghi; « …Il fratello consegnerà a morte il fratello, il padre il figlio e i figli insorgeranno contro i genitori e li metteranno a morte… sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti … allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. » (S. Marc. XIII); e che, come il lampo esce dall’Oriente, e appare anche ad Occidente, così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. In questa risposta il nostro Divin Signore parlò di due eventi: uno, la distruzione di Gerusalemme e l’altro, la fine del mondo. L’uno è stato adempiuto e l’altro deve ancora arrivare. – Questo capitolo di San Matteo ci offrirà una chiave per l’interpretazione dell’Apocalisse. Questo libro può essere diviso in quattro parti. – La prima parte descrive la Chiesa sulla terra, sotto la figura delle sette Chiese alle quali sono state inviati messaggi dal nostro Divin Signore. Esse rappresentano come una costellazione, l’intera Chiesa sulla terra. – La seconda parte riguarda la distruzione del Giudaismo e il rovesciamento del popolo ebraico. – La terza parte riguarda la persecuzione della Chiesa da parte della città pagana di Roma e il suo rovesciamento: – la quarta ed ultima parte si riferisce alla pace della Chiesa sotto l’immagine della Gerusalemme celeste che « discende dal cielo e dimora tra gli uomini ». Molti interpreti, specialmente dei primi anni, e anche scrittori come Bossuet ed altri di data successiva, hanno supposto le profezie dell’Apocalisse, eccetto l’ultimo capitolo, adempiute con gli eventi che hanno avuto luogo nei primi sei secoli, cioè il rovesciamento di Gerusalemme, la persecuzione della Chiesa e la distruzione della Roma pagana. Ma è la natura della profezia a rivelarsi gradualmente. Così come ho detto innanzi delle montagne che appaiono da lontano compatte in unico blocco alla nostra vista, man mano che ci avviciniamo alla loro base, cominciano, per così dire, a distinguersi i loro contorni e i dettagli si rivelano altrettanto numerosi e distinti; allo stesso modo è per gli eventi della profezia. L’azione del mondo si muove lungo dei cicli; cioè, come dice il saggio, « ciò che è stato sarà » e « … non c’è nulla di nuovo sotto il sole », e ciò che abbiamo visto all’inizio, la profezia dichiara che sarà di nuovo alla fine del mondo. Le quattro partii del Libro dell’Apocalisse, hanno visto tre agenti principali: la Chiesa, gli ebrei e un potere persecutorio, che era la Roma pagana. Ora, in questo momento pure esistono sulla terra questi tre agenti: – C’è ancora la Chiesa di Dio; – c’è l’antico popolo di Dio, cioè la razza ebraica ancora conservata, come abbiamo già visto, da una misteriosa provvidenza, per qualche futura strumentalità; e vi è in terzo luogo, – la società naturale, quella dell’uomo senza Dio, che ha assunto la forma di un paganesimo antico e assumerà poi la forma dell’infedeltà negli ultimi giorni. Questi sono i tre ultimi agenti nella storia del mondo moderno: in primo luogo, la società naturale dell’umanità; in secondo, la dispersione del popolo ebraico; e, terzo, la Chiesa universale. Gli ultimi due sono gli unici corpi che si compenetrano in tutte le Nazioni e hanno un’unità distinta e indipendente da esse. Hanno un potere maggiore di qualsiasi nazione e sono tra loro antagonisti mortali ed eternamente inconciliabili. Ora la Chiesa ha dovuto subire già due persecuzioni, una per mano degli Ebrei, e una anche per mano dei pagani; pertanto gli scrittori dei primi secoli, i Padri sia dell’Oriente che dell’Occidente, hanno predetto che, nell’ultima epoca del mondo, la Chiesa dovrà subire una terza persecuzione, ancor più amara, più sanguinosa, più capillare e più focosa di qualsiasi altra che abbia già subito, e che avviene per mano di un mondo infedele rivoltato contro il Verbo Incarnato. E quindi il Libro l’Apocalisse, come la profezia di San Marco e San Matteo (cap. XXIV), rivela due eventi, o due azioni. C’è l’evento che è passato, che costituisce il tipo e l’ombra dell’evento che verrà, e c’è l’evento che è ancora futuro, alla fine del mondo; tutte le persecuzioni che sono state fino ad ora, non sono altro che precursori e tipi dell’ultima persecuzione che dovrà esserci. – Abbiamo già visto il parallelo dei due misteri, il mistero dell’iniquità e il mistero della pietà; e anche il parallelo delle due città, la Città di Dio e la città di questo mondo. Rimane un altro parallelo che è necessario esaminare per chiarire ciò che dovrò dire in appresso. Leggiamo nel libro dell’Apocalisse di due donne. C’è una Donna vestita di sole e una donna seduta su una bestia coperta di nomi di bestemmie. Ora è chiaro che queste due donne, come i due misteri e le due città, rappresentano ancora due spiriti antagonisti, due princîpi antagonisti. Nel dodicesimo capitolo del libro dell’Apocalisse leggiamo della Donna « vestita di sole, che ha la luna sotto i suoi piedi, e sul suo capo una corona di dodici stelle » – Nessun cattolico sarà in difficoltà nell’interpretazione di queste parole; e persino interpreti protestanti, per evitare di vedere l’Immacolata Madre di Dio in questa Donna vestita di sole, dicono che essa simbolizzi la Chiesa. In questo hanno perfettamente ragione, anche se affermano solo una mezza verità. La Donna rappresenta o simboleggia la Chiesa, ed è per questo motivo, che il simbolo della Chiesa è l’Incarnazione, cioè la Donna con il Bambino; il simbolo dell’Incarnazione è perciò la Madre di Dio. D’altra parte, non è necessario andare molto lontano per comprendere l’interpretazione della donna che siede sulla bestia con i nomi blasfemi, perché l’ultimo versetto del diciassettesimo capitolo dice: « … la donna che hai visto è la grande città che ha regnato sui re della terra » – “È chiaro, quindi, che c’è un antagonismo tra queste due donne: la Chiesa sotto il simbolo dell’Incarnazione, e la grande città, la città di Roma, con i sette colli, che ha regno sui re della terra. Ora teniamo bene a mente questa distinzione, perché gli interpreti, accesi dallo spirito di polemica, sono stati capaci di confondere queste due cose insieme e di dirci che questa donna seduta sulla bestia sia addirittura la Chiesa di Roma. Ma la Chiesa di Roma è la Chiesa di Dio, o almeno parte di essa, anche nella mente di questi interpreti. Come, quindi, possono queste due donne, che sono così contrarie l’una all’altra, significare la stessa cosa? In verità, come avvenne ad Elymas il mago, che, per la sua perversità, non poteva vedere il sole per “un certo tempo”, così chi si scalda in polemica perde il senso delle cose. Nello splendore di questa visione non possono vedere la verità e cercare la Chiesa di Dio in ciò che è invece figura del suo antagonista, … rinnovando così di nuovo l’antico auto-inganno: quando la verità è sulla terra, gli uomini confondono la falsità con la verità, così come quando, venuto il vero Cristo, non lo riconoscevano e lo chiamavano nientemeno: Anticristo. Come è stato con la sua Persona, così sarà con la sua Chiesa. – Con queste distinzioni preliminari, diamo inizio allora all’ultima parte del nostro argomento. Ciò di cui devo parlare è la persecuzione che l’Anticristo infliggerà alla Chiesa di Dio. Abbiamo già visto la ragione per cui il nostro Signore Divino si lasciò catturare dalle mani dei peccatori solo quando giunse il suo tempo, e nessun uomo poteva impadronirsi di Lui e prevalere su di Lui, finché il suo libero volere non avesse consegnato se stesso al loro potere: così allo stesso modo sarà con quella Chiesa della quale disse: « Su questa roccia costruirò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di Essa ». Come i malvagi non hanno prevalso contro di Lui neanche quando lo hanno legato con le corde, lo hanno trascinato al giudizio, gli hanno bendato gli occhi, lo hanno deriso come un falso re, lo hanno colpito sulla testa come un falso profeta, lo hanno condotto via, lo hanno crocifisso, e il controllo del loro potere sembrava avere un dominio assoluto su di Lui, tanto da giacere a terra e quasi annientato sotto i loro piedi, … proprio in quel momento in cui era morto e sepolto fuori dalla loro vista, fu il conquistatore di tutti, e risuscitò il terzo giorno, salì al cielo, fu incoronato, glorificato e investito della sua Regalità, e regnò supremo Re dei re e Signore dei signori; anche così sarà con la sua Chiesa: sebbene per un tempo sarà perseguitata, e, agli occhi dell’uomo, rovesciata, calpestata, detronizzata, spogliata, derisa e schiacciata, eppure in quel periodo di grande apparente trionfo, le porte dell’inferno non prevarranno. C’è in serbo per la Chiesa di Dio una Resurrezione e un’Ascensione, una Regalità e un dominio, una ricompensa di gloria per tutto ciò che ha sopportato. Come Gesù, ha avuto bisogno di soffrire lungo il cammino per ottenere la sua corona, così ancora la Chiesa sarà coronata con Lui eternamente. Nessuno, quindi, si scandalizzi se la profezia parla di sofferenze a venire. Noi siamo abituati ad immaginare che la Chiesa celebri i grandi trionfi e le glorie sulla terra, che il Vangelo debba essere predicato a tutte le nazioni, che il mondo debba convertirsi, e che tutti i nemici siano sottomessi, e non so cos’altro, ecco che alcune orecchie sono disturbate dal sentire che ci possa essere in serbo per la Chiesa un tempo di prova terribile: e così ci comportiamo esattamente come gli Ebrei di un tempo, che cercavano un conquistatore, un re ed una loro perpetuità; e quando il Messia venne in umiltà e nella sua Passione, non Lo riconobbero. Quindi, temo, che pure molti di noi attossicano le loro menti rassicurandole con le visioni del successo e delle vittorie, e non possono sopportare il pensiero che ci debba essere ancora un tempo di persecuzione per la Chiesa di Dio. – Ascoltiamo ora le parole del profeta Daniele: parlando della persona che San Giovanni chiamerà l’anticristo, il profeta lo chiama «  re che opererà secondo la propria volontà » (Dan. VII, 25), e dice:  «… e proferirà insulti contro l’Altissimo – cioè, l’Onnipotente Dio – e distruggerà i santi dell’Altissimo ». –  Di nuovo egli dice:  « Esso s’innalzò fin contro la milizia celeste e gettò a terra una parte di quella schiera e delle stelle e le calpestò. S’innalzò fino al capo della milizia e gli tolse il sacrificio quotidiano e fu profanata la santa dimora. (Dan. VIII, 10, 11). Inoltre, egli dice: « … farà cessare il sacrificio e l’offerta; sull’ala del tempio porrà l’abominio della desolazione e ciò sarà sino alla fine » (Dan IX, 27). Questi tre passaggi sono presi dal settimo, l’ottavo e il nono capitolo di Daniele. Potrei aggiungerne degli altri, ma questi sono sufficienti, poiché ci consegnano una chiave di lettura per intendere il libro dell’Apocalisse ove ritroviamo queste parole; San Giovanni, che coincide nei termini evidentemente col Libro di Daniele, scrive della bestia, cioè del potere persecutorio che regnerà sulla terra con forza, « … gli fu dato potere di fare guerra ai santi e di vincerli ». Ora qui abbiamo quattro distinte profezie di una persecuzione che sarà inflitta da questa potenza anticristiana alla Chiesa di Dio. Pertanto, sottolineerò brevemente, per quanto posso, ciò che appare dagli eventi che ci circondano e che ci preparano a questo risultato. –

1. Il primo segno o marchio di questa persecuzione in arrivo è una indifferenza nei confronti della verità. Proprio come c’è una calma profonda prima che giunga un grande tempesta, e come le acque del fiume prima di una grande cascata corrono piane come uno specchio, o come prima di una terribile epidemia c’è un tempo di tranquillità: il primo segno è l’indifferenza. Il segno che prelude con più sicurezza di qualsiasi altro, lo scoppio di una futura persecuzione è una sorta di sprezzante indifferenza verso la Verità o la menzogna. L’antica Roma, nel pieno del suo splendore e della sua potenza, aveva adottato tutte le false religioni provenienti da tutte le nazioni conquistate, e concesso a ciascuna di esse un tempio tra le sue mura: essa era sovranamente e sprezzantemente indifferente a tutte le superstizioni della terra, tollerandole tutte; e poiché ogni nazione aveva una propria superstizione, il permettere quella superstizione era un modo di tranquillizzare, di governare e di mantenere il controllo degli stranieri che si dedicavano alla costruzione di un tempio entro le sue porte. Allo stesso modo, vediamo che le nazioni del mondo cristiano in questo momento gradualmente, adottando ogni forma di contraddizione religiosa, cioè dandogli pieno appoggio e, come viene chiamata, una perfetta tolleranza; non riconoscendo nessuna distinzione di Verità o falsità tra una religione o l’altra, ma lasciando che tutte le forme di religione si espandano a modo loro. Non sto dicendo una parola, si badi bene, contro questo sistema se è inevitabile, visto che è l’unico sistema in cui la libertà di coscienza possa ora mantenersi. Dico solo, che miserabile è lo Stato del mondo in cui circolano diecimila veleni intorno ad una sola Verità; miserabile è lo stato di qualsiasi Paese in cui la Verità è solo tollerata. Questa è una condizione di grande pericolo spirituale ed intellettuale; e sembra in vero che non ci sia alternativa, e che i governi civili debbano lasciare una perfetta libertà di coscienza, per cui si tengono in uno stato di assoluta indifferenza. – Vediamone il risultato. Innanzitutto, la voce divina della Chiesa di Dio viene totalmente ignorata. Non si intravvede alcuna distinzione tra la dottrina della Fede e una qualsiasi opinione umana. Entrambe sono autorizzate ad avere via libera; si mescolano le dottrine della fede con ogni forma di eresia, finché, come in Inghilterra, abbiamo tutte le forme immaginabili di credenza, dal Concilio di Trento in tutto il suo rigore ed in tutta la sua perfezione da un lato, al Catechismo della religione positiva dall’altra. Abbiamo ogni forma di opinione enunciata e liberamente permessa, ed i due estremi; quello di cui c’è l’adorazione di Dio nell’Unità e nella Trinità, Incarnato per noi; e dall’altro, la negazione di Dio ed il culto dell’umanità. Quindi, negando o ignorando naturalmente la voce divina della Chiesa, il governatore civile deve ignorare di conseguenza l’unità divina della Chiesa ed ammettere qualsiasi forma di separazione, o di sistema, o di scisma, tutti mescolati insieme; cosicché la gente viene sminuzzata in sette e divisioni religiose, e la legge dell’unità sia completamente perduta. Quindi, ancora una volta, tutta la verità positiva, in quanto tale, è disprezzata; ed è disprezzata, perché chi potrà dire chi abbia ragione e chi torto, se non ci sarà un Maestro divino? Se non ci sarà un Giudice divino, chi dirà cosa sia vero e cosa falso tra opinioni religiose conflittuali? Uno Stato che si sia separato dall’unità della Chiesa, e quindi che abbia perso la guida dell’Insegnante divino, non è in grado più di determinare da nessuno dei suoi tribunali, civili o ecclesiastici che siano, o come si possano chiamare, ciò che è vero e cosa è falso in una controversa questione di religione; e così, come sappiamo, cresce anche un intenso odio per ciò che si chiama dogmatismo, cioè, per qualsiasi verità positiva, per ogni cosa definita, ogni cosa fissata, ogni cosa che abbia limiti precisi, qualsiasi forma di fede espressa in definizioni particolari: tutto ciò è assolutamente disdicevole per uomini che, in linea di principio, incoraggiano tutte le forme di opinione religiosa. In definitiva, ritorniamo nella condizione di Festo, il quale, quando ha saputo che gli Ebrei avevano mosso un’accusa contro San Paolo, riferiva che « …non addussero nessuna delle imputazioni criminose che io immaginavo; essi avevano solo con lui alcune questioni relative la loro particolare religione e riguardanti un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere ancora in vita » (Act. XXVII, 18-19). Ora questo è proprio lo stato di indifferenza a cui i governatori civili del mondo si stanno gradualmente riducendo, con il governo che amministrano, e le persone che lo dirigono.

2. Il passo successivo è, dunque, la persecuzione della Verità. Quando Roma, nei tempi antichi, aveva legalizzato da sempre l’idolatria in tutto l’Impero Romano, c’era una “religio illicita” che si chiamava religione ed una società che si definiva “societas illicita” o società illecita. Si potevano adorare i dodici “dei” dell’Egitto, o Giove Capitolino, o la Dea Roma; ma non si poteva adorare il Dio del cielo, essi « non potevano adorare Dio, rivelato nel Figlio suo ». Non credevano nell’Incarnazione; e quella Religione, la sola vera, unica Religione, non era tollerata. C’erano i sacerdoti di Giove, di Cibele, di Fortuna e di Vesta; c’erano tutti i tipi di sacre confraternite, di ordini e di società, e non so quant’altro; ma c’era una “societas” alla quale non era permesso esistere, e quella era la Chiesa del Dio vivente. In mezzo a questa tolleranza universale, c’era solo un’eccezione, osservata con la più minuziosa precisione, onde escludere la Verità e la Chiesa di Dio dal mondo. Ora, questo è proprio ciò che deve inevitabilmente accadere di nuovo, perché la Chiesa di Dio è inflessibile nella missione che Essa conduce. La Chiesa Cattolica non comprometterà mai una sua pur minima dottrina; non permetterà mai che due dottrine diverse vengano insegnate al suo interno; non obbedirà mai ad un governatore civile che pronuncerà giudizi in questioni di natura spirituale. La Chiesa Cattolica è vincolata dalla legge divina e preferisce subisce il martirio piuttosto che compromettere una sua dottrina, o obbedire alla legge di un governatore civile che viola la coscienza; ma oltre a questo, Essa non può rifugiarsi in una disobbedienza passiva, che possa avvenire rannicchiandosi in un angolo, ed essere quindi non rilevata e, non rilevata, non punita; la Chiesa Cattolica non può tacere; Essa non può rimanere in una pace afona; non può cessare di predicare le dottrine della Rivelazione, non solo quelle relative alla Trinità e all’Incarnazione, ma anche quelle dei Sette Sacramenti, dell’infallibilità della Chiesa di Dio, e della necessità dell’unità e della Sovranità, sia spirituale che temporale, della Santa Sede: e poiché Essa non resterà muta, non potrà scendere a compromessi, non cederà a questioni che appartengano alla sua prerogativa divina, e quindi si troverà sola nel mondo; non c’è infatti un’altra Chiesa così chiamata, né alcuna comunità che si professi una Chiesa, che non si sottometta né obbedisca, né mantenga la pace, quando i governatori civili del mondo impongono i loro comandi. Non sono passati ancora dieci anni da quando abbiamo sentito parlare di una decisione sulla questione del Battesimo, che coinvolgeva la dottrina del peccato originale da un lato e la dottrina della grazia preveniente dall’altro; e poiché un giudice civile dichiarò che era legale nella Chiesa d’Inghilterra stabilita dagli uomini poter insegnare impunemente due dottrine contraddittorie, vescovi, sacerdoti e persone varie, erano contenti che fosse così: o, almeno, dissero: « Non possiamo fare diversamente; il potere civile permetterà agli uomini di predicare entrambe le dottrine: cosa possiamo fare? Siamo perseguitati e quindi manteniamo la nostra pace; continuiamo a svolgere il ministero secondo una legge civile che ci costringe a sopportare sia ciò che l’uomo predica davanti a noi al mattino, sia ciò di cui l’uomo ci parlerà più tardi nel pomeriggio, predicando una dottrina diametralmente opposta a quella che sappiamo essere la dottrina rivelata di Dio; e poiché i governatori civili lo hanno determinato, noi non siamo responsabili, e nemmeno la Chiesa stabilita è responsabile, perché è perseguitata ». Ora questa è la differenza tipica tra un sistema puramente umano, stabilito dalla legge civile, e la Chiesa di Dio. – Mi sarebbe permesso nella Chiesa Cattolica Romana, negare che ogni bambino battezzato riceva l’infusione di grazia rigeneratrice? Cosa ne sarebbe di me domani mattina? So perfettamente che se dovessi dire un’inezia o una piccola difformità dalla santa Fede Cattolica, insegnata dalla voce divina della Chiesa di Dio, sarei immediatamente sospeso, e nessun governatore civile, o qualsiasi altro potere nel mondo, potrebbe ripristinarmi nell’esercizio delle mie facoltà; nessun giudice civile o potentato della terra, potrebbe riportarmi all’amministrazione dei Sacramenti, finché l’Autorità spirituale della Chiesa non mi permettesse di farlo. Questa, quindi, è la differenza caratteristica, ed un giorno si abbatterà sulla Chiesa, in tutti i Paesi in cui si è affermato questo spirito di indifferenza, una persecuzione del potere civile. Ed avverrà questo anche per un’ulteriore ragione, perché la differenza tra la Chiesa Cattolica e ogni altra società è che: le altre società sono di costituzione volontaria; cioè le persone si uniscono ad un corpo particolare e, se questo non va più loro a genio, perché magari acquisiscono una migliore conoscenza, cambiano strada: diventano battisti, o anabattisti, o episcopaliani, o unitari o presbiteriani, finché non trovino qualcosa che non piaccia loro in questi sistemi; e poi vanno anch’essi ad unirsi a qualche altro corpo o rimangono senza legami; perché queste società non hanno alcuna pretesa di dirigere la volontà, ma solo di insegnare tutto quello che pensano di fare. – Esse sono come le antiche scuole ed il loro insegnamento è una sorta di filosofia cristiana: pongono le loro dottrine davanti a quelli che sono disposti ad ascoltare: se le ascoltano e, per buona fortuna, sono d’accordo con loro, rimangono: se no, se ne vanno. Ma dov’è il governo sulla volontà? Possono forse essi dire: « Nel nome di Dio, e sotto pena di peccato mortale, devi credere che Dio si è incarnato e che il nostro Signore incarnato si offre in Sacrificio sull’altare, che i Sacramenti istituiti dal Figlio di Dio sono sette e che tutti trasmettono la grazia dello Spirito Santo »? A meno che essi non abbiano autorità sulla volontà e sull’intelligenza, costituiscono in realtà solo una scuola e non un Regno. Ora questo è il carattere che manca completamente in ogni società che non possa pretendere di governare nel nome del nostro Divino Signore e con voce divina; e quindi la Chiesa di Dio differisce da ogni altra società in questo particolare: che Essa non è solo una comunità di persone che si uniscono volontariamente tra loro, ma Essa è un Regno: Essa ha una legislatura; ha le direttive dei suoi Concili, per milleottocento anni si è riunita in seduta, ha deliberato e decretato con tutta la solennità e la maestà di un parlamento imperiale. Questo Regno ha un dirigente che attua ed applica i decreti di quei Concili in tutta calma e con tutta la decisione perentoria di una volontà imperiale. La Chiesa di Dio, quindi, è un Impero all’interno di un impero; e i governatori e i prìncipi di questo mondo ne sono gelosi proprio per questo stesso motivo. Essi dicono: « Nolumus hunc regnare super nos – non vogliamo che quest’Uomo regni su di noi ». Proprio perché il Figlio di Dio, quando venne, stabilì un Regno sulla terra, in ogni terra, in ogni Nazione, la Chiesa Cattolica governa con l’autorità della Chiesa Universale di Dio. Per esempio, in Inghilterra, il piccolo e disprezzato gregge di Cattolici si unì sotto una gerarchia per dieci anni, appoggiandosi alla Santa Sede come suo centro, parlando e governando con la sovranità derivante dalla Chiesa Universale di Dio. Però, a dieci anni di distanza, quell’atmosfera era turbata e tormentata dal tumulto dell’ « aggressione papista ». L’istinto naturale dei governanti civili sapeva che non si trattava di una semplice filosofia cristiana proveniente da una terra straniera, ma di un governo, di un potere, di una sovranità. Anche per questo, la scuola liberale estremista, che millanta tolleranza per ogni forma di opinione e che insegna che l’ufficio del governatore civile non debba mai entrare in controversie di religione, ma che tutti gli uomini dovrebbero essere lasciati liberi nel loro credo e la coscienza di tutti gli uomini essere libera davanti a Dio, fa anch’essa un’eccezione unica e, con la più strana delle contraddizioni verso tutti i suoi princîpi, o, almeno, verso le sue professioni, sostiene che, poiché la Chiesa Cattolica non è semplicemente una forma di dottrina, ma anche un potere o un governo, Essa deve essere esclusa dalla tolleranza generale! E questo è esattamente il punto della futura collisione. È proprio questa la ragione per cui gli Arcivescovi di Colonia, Torino, Cagliari e via dicendo, sono andati in esilio l’altro giorno; … ecco perché diciannove sedi sono, in questo momento, vacanti in Sardegna, … ecco perché, in Italia, i Vescovi sono, proprio in questo giorno, cacciati dalle loro cattedre episcopali; è ancora per questa ragione che in questa terra si stabilisce la religione protestante invece che la Verità cattolica, e che le Cattedre, una volta occupate dai Vescovi della Chiesa Universale sono ora occupate da quelli che i regnanti dell’Inghilterra, e non il regnante Vicario di Gesù Cristo, hanno scelto e istituito. È la medesima, la solita antica competizione, vecchia quanto il Cristianesimo stesso, che c’è stata fin dall’inizio, prima con il pagano, poi con l’eretico, poi con lo scismatico, e poi con l’infedele, e che continuerà infino alla fine. Non è lontano il giorno, in cui le Nazioni del mondo, ora così calme e pacifiche nell’immobilità della loro universale indifferenza, potranno essere facilmente destate, e le leggi penali persecutorie ancora una volta troveranno posto nei loro statuti.

[continua…]

Cardinal H. E. Manning: LA CRISI ATTUALE DELLA SANTA SEDE (3)

LA CRISI ATTUALE DELLA SANTA SEDE (3)

[annunciata dalle profezie]

in 4 LETTURE.

LONDRA:

BURNS & LAMBERT, 17 & 18 PORTMAN STREET, e 63 PATERNOSTER ROW;

KNOWLES, NORFOLK ROAD, BAYSWATER.

MDCCCLXI.

LETTURA III

Prima di entrare nel nostro terzo argomento, richiamiamo alla mente i due punti che, spero, siano stati fissati per ciò che ho detto finora. Il primo è che vediamo la rivolta, o la caduta già verificata e manifestata nella separazione spirituale dalla Chiesa, e nell’opposizione alla sua Autorità divina e alla sua voce divina, come abbiamo appreso essere già iniziata dal giorno in cui l’Apostolo disse: « Il mistero dell’iniquità è già in atto », e San Giovanni dichiarò che: gli Anticristi erano già usciti nel mondo. L’altro punto che abbiamo visto è questo: che l’uomo del peccato, il figlio della perdizione – il malvagio – è una persona, con tutta probabilità, di razza ebraica; che deve essere un usurpatore del vero Messia, e quindi un Anticristo nel senso che si spaccerà per vero Cristo, operando falsi miracoli, e reclamando per sé l’adorazione divina. – Ora il terzo punto di cui devo parlare è l’ostacolo che ritarda la sua manifestazione. L’Apostolo dice: « Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. » – Dal momento che c’è un’azione perpetua di questo mistero di iniquità, c’è necessariamente un perpetuo ostacolo o una barriera alla sua piena manifestazione, che sarà in essere fino alla sua rimozione; e c’è un tempo stabilito in cui esso debba essere tolto di mezzo. San Paolo, in questo passaggio, usa due espressioni. Dice: l’ostacolo « che lo trattiene » e « chi lo trattiene ». Ne parla cioè come di una cosa e come di una persona: “τὸ κατέχον” (= to catekon) e “ὁ κατέχων” (= o catekon). A prima vista sembra che ci sia una certa versatilità, ossia che ciò che ostacoli la rivelazione dell’uomo del peccato possa essere una persona o anche un sistema; poiché in un punto si parla (col neutro) di un sistema, nell’altro caso si parla (al maschile) di una persona. Spero in quanto ho finora affermato, di aver già dato una soluzione a questa apparente difficoltà. Si ricorderà che ho tirato in gioco il parallelo tra i due misteri della pietà e dell’empietà con i loro rispettivi testi. Questo è in effetti l’argomento di Sant’Agostino, che ha tratteggiato i due misteri della pietà e dell’empietà, presenti dall’inizio del mondo, sotto le caratteristiche delle due città – cioè, lo Spirito di Dio e lo spirito di satana, che operano mediante una molteplicità di operazioni sia nei servitori eletti da Dio, sia nei nemici di Dio e del suo Regno. E come il mistero della pietà si riassume nella Persona e nell’incarnazione del Figlio di Dio, così il mistero dell’iniquità è riassunto nell’uomo del peccato, che sarà rivelato a suo tempo. Allo stesso modo anche ciò che ostacola o che frena, si trova ad esprimere sia un sistema che una persona, e la persona e il sistema già identificati allo stesso modo dagli esempi che ho già fornito. Prima di tutto, consideriamo in particolare quale sia il carattere di « questo malvagio », o anticristo, che verrà. La parola usata da San Paolo in questo luogo significa “il fuorilegge”, colui che è senza legge, che non è soggetto alla legge di Dio o dell’uomo, la cui unica legge è la sua volontà, a cui la licenza della propria volontà è la sola ed unica regola che conosce o a cui obbedisce. La parola greca è “ὁ ἂνομος” (=o anomos), che significa senza legge o licenzioso. Ora, nel libro del profeta Daniele, c’è una profezia, quasi identica nei termini, dove si predice che sorgerà nelle ultime ere del mondo un re che « … farà ciò che vuole e nessuno gli si potrà opporre », [o farà “a suo piacere”] (Dan. XI, 16) che si innalzerà sopra tutto ciò che è chiamato Dio, che « … proferirà insulti contro l’Altissimo ». (Dan. VII, 25). Questa è quasi parola per parola la profezia di San Paolo, che ci mostra così come san Paolo stesse letteralmente citando o parafrasando la profezia di Daniele. Ora, nella misura in cui questo malvagio sarà una persona senza legge, che introdurrà il disordine, la sedizione, il tumulto e la rivoluzione, sia nell’ordine temporale che spirituale del mondo, chi ne ostacola lo sviluppo, e sarà il suo diretto antagonista dopo la sua manifestazione, deve essere necessariamente il “principio dell’ordine”, la legge della sottomissione, l’Autorità della Verità e del diritto. Abbiamo quindi quello che potrei chiamare un’indicazione che ci permette di vedere dove questa persona, o “sistema” che si oppone, ostacoli, o trattenga la rivelazione dell’uomo del peccato fino a quando giungerà il tempo della sua manifestazione. Esaminiamo quindi le interpretazioni dei primi Padri su questo punto. Tertulliano credeva che fosse il Romano Impero (Tertull.: De Resurr. Carnis, c. 24). Il potente potere della Roma pagana, diffuso in tutto il mondo, fu il grande principio di ordine che mantenne in quel tempo la tranquillità della terra. Lattanzio, (Divin. Ist. VII, 25)  che scrisse più tardi, mantenne esattamente la stessa opinione, e credette che l’Impero Romano, che tranquillizzò e diede ordine e pace alle nazioni del mondo, in tal modo ostacolasse la rivelazione di questo “fuorilegge”: quest’uomo del peccato; ed entrambi – Tertulliano e Lattanzio – ingiungevano ai Cristiani del loro tempo il dovere di pregare per la preservazione dell’impero pagano di Roma, perché essi credevano che fosse la barriera materiale contro l’irruzione della grande inondazione del male che verrebbe sul mondo alla distruzione di Roma. Insegnava questo anche San Giovanni Crisostomo con altri (Malvenda, lib. II, c. 3). Un’altra interpretazione, che è stata data da Teodoreto, uno scrittore greco, afferma che è la grazia dello Spirito Santo, o il potere divino, che limita la manifestazione o la rivelazione dell’uomo del peccato. Ancora, altri scrittori dicono che questi è il potere apostolico, o la presenza degli Apostoli; poiché, come sappiamo da questa epistola ai Tessalonicesi, i Cristiani si aspettavano una rapida rivelazione della venuta del nostro Signore nel giudizio, e quindi pure una manifestazione altrettanto rapida dell’uomo del peccato (Theodor. In 2 Ep. ad Tess. II, 6); e credevano pertanto che la presenza degli Apostoli sulla terra, con la loro testimonianza e con i loro miracoli, ostacolasse la piena manifestazione del principio di incredulità e di ribellione spirituale. Ora queste tre interpretazioni sono tutte parzialmente vere, e tutte sono in perfetta armonia l’una con l’altra; e scopriremo che, prese nell’insieme, ci presentano una spiegazione completa ed adeguata; ma questi scrittori, scrivendo in tal modo ed in diversi periodi della Chiesa, non sono stati in grado di comprendere a pieno la profezia, perché gli eventi del mondo andavano continuamente e progressivamente interpretati e rispiegati, di età in età, onde comprendere il significato di queste predizioni.

1. Innanzitutto, quindi, il potere dell’impero pagano di Roma era indubbiamente la grande barriera contro lo scoppio dello spirito del disordine senza legge; poiché, come sappiamo, questo era il principio di unità con cui le nazioni del mondo erano tenute insieme. L’impero organizzò i popoli e li unì sotto l’autorità di una sola legislatura, di un potente esecutivo e di una grande sovranità, con una giurisdizione proveniente da una sola fonte, amministrata nei tribunali di tutto il mondo. La pace delle nazioni è stata mantenuta dalla presenza di eserciti permanenti; le legioni di Roma occupavano praticamente tutto il territorio mondiale conosciuto. Le strade militari che provenivano da Roma attraversavano tutta la terra; il mondo intero era come se fosse tenuto in pace e in tranquillità dalla presenza universale di questo possente impero pagano. Era « … estremamente terribile » secondo le profezie di Daniele (Dan. VII, 19); era come di ferro, picchiava e soggiogava le nazioni, tenendole sottomesse e quindi, come con una verga di ferro, dava pace al mondo. Non c’è dubbio che fintanto che l’Impero Romano continuò nella sua forza, fu impossibile per il principio di rivoluzione e di disordine conquistare la testa, e quindi questi primi scrittori cristiani erano perfettamente corretti nell’interpretare che l’impedimento di questo spirito di illegalità fosse lo spirito dell’ordine, del governo, dell’autorità e di una giustizia di ferro che governava le nazioni del mondo.

2. In secondo luogo, questo impedimento non era l’Impero Romano, o solo Roma, ma il regno di Dio che era sceso su tutta la terra, e dal giorno di Pentecoste si diffondeva in tutto il territorio del romano Impero, con un’autorità superiore all’autorità della stessa Roma. San Leone M. offre le basi di questa interpretazione. Egli dice: « … che l’effetto di questa ineffabile grazia, diffuso in tutto il mondo, ha preparato l’impero di Roma, la cui espansione è stata estesa fino ai limiti che confinano le famiglie di tutte le nazioni. Perché questa era in realtà una preparazione adeguata all’opera divinamente disposta, per cui molti regni dovessero essere confederati in un solo impero, così che la predicazione universale del Vangelo dovesse penetrare rapidamente attraverso quelle nazioni che il governo di una città sola teneva nell’unità (S. Leone M. Serm. LXXXII, t. 1, p. 322). San Tommaso – appoggiandosi a questo passaggio – dice che l’impero romano non è cessato, ma è cambiato passando dal temporale allo spirituale, « commutatum de temporali in spiritale » (in 2 Ep. ad Tess. in locum). Dominicus Soto è della stessa opinione (In lib. Lv. Sent. Distinc. XLVI, 1). Fu quindi la Chiesa apostolica che, diffondendosi in tutte le nazioni, già unite insieme dal potere dell’impero pagano di Roma, le vivificò con una nuova vita, le penetrò con un nuovo principio di ordine, con un nuovo spirito di unità, e consacrando e trasfigurando l’unità delle forze materiali con cui erano tenuti insieme, diede loro una sola mente, un’intelligenza, una legge, una volontà, un cuore, con la fede che ha illuminato l’intelligenza di tutte le nazioni nel conoscere Dio, mediante la carità che li univa nell’unità di un’unica famiglia, mediante l’unica fonte di Giurisdizione che scaturiva dal nostro divin Signore e, attraverso i suoi Apostoli, governava tutta la terra. C’era così un’unica legislatura spirituale esercitata dagli Apostoli e dai loro successori. C’erano tribunali poi che sedevano accanto ai tribunali di Roma. Ai lati dei tribunali di ferro, furono eretti i tribunali della divina misericordia. Questo nuovo principio di ordine, di autorità, di sottomissione e di pace, entrato in questo mondo, possedeva in se stesso – potremmo dire – il potere materiale del vecchio Impero Romano e lo riempiva di una nuova vita discesa dal cielo: … era il sale della terra. Questo nuovo potere ha prolungato la sua esistenza fino a un certo periodo, così come era previsto nella predestinazione di Dio. È quindi perfettamente vero che questo ostacolo significasse anche lo Spirito Santo; poiché la Chiesa di Dio è la presenza dello Spirito Santo, incorporato e manifestato al mondo nel corpo visibile di coloro che sono battezzati nell’unità della Chiesa di Gesù Cristo.

3. Ma in terzo luogo, significa qualcosa di più. Per queste due grandi potenze, la spirituale e la temporale, il potere temporale nel vecchio impero pagano di Roma e il potere spirituale nel nuovo regno sovrannaturale di Dio si sovrappongono, essendo entrambe estese nella loro globalità in tutto il mondo; ma ancora una volta si incontravano nel loro centro, che si trovava sempre nella città di Roma. Là rimasero in piedi, dapprima faccia a faccia e tra loro in conflitto, poi fianco a fianco, nella pace. Là questi due possenti poteri – l’uno terrestre, e l’altro celeste, l’uno scaturito dalla volontà dell’uomo, e l’altro dalla volontà di Dio – si incontrarono insieme come nella competizione dell’arena, e per trecento anni l’Impero di Roma martirizzò i Pontefici della Chiesa di Dio. Per trecento anni l’Impero Romano si sforzò di estinguere questo nuovo e strano intruso, arrivato con una giurisdizione superiore e con un circuito più ampio. L’Impero di sforzò di distruggerlo, di spegnerlo nel proprio sangue; e per trecento anni lottò invano; perché più la Chiesa veniva martirizzata, più il seme dei martiri la rendeva numerosa. La Chiesa si espanse e crebbe in vigore, in forza e in potenza, in proporzione a come l’Impero pagano di Roma si sforzava di estinguerla e distruggerla. E questo potente conflitto tra le due sovranità si concluse definitivamente nella conversione dell’impero al Cristianesimo e, quindi, nell’incoronazione della Chiesa di Dio in una supremazia sui poteri del mondo intero. Allora la destra aveva il potere e la supremazia mediante la forza, mentre l’autorità divina prevaleva sull’autorità dell’uomo; pertanto questi due poteri furono mescolati e fusi insieme: divennero un’unica grande autorità, l’Imperatore che governava dal suo trono all’interno della sfera della sua giurisdizione terrena, e l’autorità del Sommo Pontefice, parimenti da un trono, godeva di una sovranità superiore sulle nazioni del mondo, finché Dio, nella Sua provvidenza, rimosse l’impero da Roma e lo piantò sulle rive del Bosforo. Partì per l’Oriente e lasciò Roma senza un sovrano: Roma da allora non ha mai avuto, dimorante tra le sue mura, un sovrano temporale alla presenza del Sommo Pontefice; e quella sovranità temporale si riversò per una legge provvidenziale sulla persona del Vicario di Gesù Cristo. È vero, infatti, che nei tre secoli intercorsi tra la conversione di Costantino e il periodo di San Gregorio Magno, ci furono tre secoli di turbolenze e disordini, di invasioni e di guerre, da cui l’Italia e Roma furono afflitte, ma il potere temporale del Sommo Pontefice era solo all’inizio; verso il settimo secolo era però fermamente stabilito, e ciò che la Divina Provvidenza aveva preparato sin dall’inizio, ricevette la sua piena manifestazione; e non appena il potere materiale fu stabilito a Roma, fu consacrato e santificato dall’investitura del Vicario di Gesù Cristo, con sovranità temporale sulla città in cui dimorava, ed iniziò a creare in tutta Europa l’ordine della Civiltà cristiana, degli Imperi Cristiani, delle Monarchie Cristiane che, confederate insieme, hanno mantenuto la pace e l’ordine del mondo da quell’ora fino ad oggi. Ciò che chiamiamo Cristianità, cioè la grande famiglia delle cristiane Nazioni, delle razze cristiane organizzate e legate insieme ai loro prìncipi e alle loro legislature dal diritto internazionale, dai contratti reciproci, dai trattati, dalla diplomazia e simili, che li uniscono in un unico corpo compatto, non è stata una sicurezza del mondo contro il disordine, la turbolenza e l’illegalità? Ed infatti, per questi milleduecento anni la pace, la perpetuità e la fecondità della civiltà cristiana dell’Europa, è dovuta unicamente al suo principio della consacrazione della potenza e dell’autorità del grande Impero di Roma, ripresa dal vecchio, perpetuata, conservata, come detto, dal sale che era stato sparso dal cielo e continuato nella persona del Sommo Pontefice e in quell’ordine di civiltà cristiana di cui egli è stato il creatore. Siamo ora giunti quasi alla soluzione di ciò che ho affermato all’inizio, vale a dire, che il potere che impedisce la rivelazione di colui che è « il senza legge », non è solo una persona ma anche un sistema, non solo un sistema ma pure una persona. In una parola, nella Cristianità e nella sua testa, cioè, nella persona del Vicario di Gesù Cristo, per quella duplice autorità con la quale, per Divina Provvidenza, è stato investito, possiamo vedere l’antagonista diretto al principio del disordine. La persona “fuorilegge”, colui che non conosce la legge, né umana né  divina, e che non obbedisce a nessuno se non alla propria volontà, non ha antagonista sulla terra più diretto del Vicario di Gesù Cristo, che porta allo stesso tempo il carattere di regalità e di sacerdozio e che rappresenta i due princîpi di ordine nella condizione temporale e spirituale: il principio di monarchia, o se volete, del governo, e il principio dell’Autorità Apostolica. Troviamo, quindi, tutte e tre le interpretazioni che ho tratto dai Santi Padri letteralmente così verificate. Nel lento corso del tempo, quando l’opera degli Apostoli è maturata ed evoluta, è sorta quella che chiamiamo la Cristianità, adempiendo alla lettera alle predizioni, e manifestando ciò che l’Apostolo stesso prediceva essere l’ostacolo allo sviluppo di questo principio di illegalità, e alla rivelazione della persona che dovrebbe esserne il capo. Che cosa, allora, è ciò che in questo momento trattiene e riesce a controllare la manifestazione di questo potere anticristiano e la persona che lo eserciterà? È il resto della società cristiana che esiste ancora nel mondo. Possono infatti esserci solo due società: l’una naturale, l’altra sovrannaturale. La società naturale è quell’ordine politico che proviene dalla volontà dell’uomo, senza relazione con la Rivelazione, o l’Incarnazione di Dio. La società soprannaturale è la Chiesa, comprendente quelle nazioni che ancora sono penetrate dallo spirito di fede e dell’unità cattolica, veramente fedele ai princîpi su cui la Cristianità è stata costituita per la prima volta. Fin dalla fondazione dell’Europa Cristiana, l’ordine politico del mondo si è basato sull’Incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo; per quale motivo tutti gli atti pubblici delle autorità, e finanche il calendario con il quale datiamo i nostri giorni, è calcolato dall’anno di salvezza, o da « l’anno del nostro Signore »? Qual è il significato di questa frase, se non questo, che cioè lo stato e l’ordine in cui viviamo si basa sull’Incarnazione; che il Cristianesimo è il nostro fondamento; che riconosciamo le leggi rivelate di Dio consegnate al Figlio suo incarnato, e dal Figlio incarnato agli Apostoli, e dagli Apostoli al mondo, come i primi princîpi di tutta la legislazione cristiana e di tutta la società cristiana? Ora questa società basata sull’Incarnazione è la condizione nella quale abbiamo vissuto fino ad ora. Credo però che ce ne stiamo allontanando, ci stiamo allontanando da tutto il mondo civilizzato. In Inghilterra, la Religione è bandita dalla politica. In molti Paesi, come la Francia, e ora pure in Austria, è dichiarato con atto pubblico che lo Stato non ha alcuna religione, che tutte le sette sono ugualmente partecipi della vita politica e del potere politico della nazione. Non voglio qui discutere di questo – non fraintendetemi – lo dichiaro come un dato oramai di fatto. Ora una grande parte di ogni Nazione, compresa una gran parte della Francia e dell’Austria, è composta da quella razza che nega la venuta di Dio nella carne, cioè da coloro che negano l’Incarnazione. Non sto ora discutendo contro la loro ammissione ai privilegi politici; al contrario, direi che, se non ci fosse nessun altro ordine se non l’ordine naturale, sarebbe un’ingiustizia politica escludere una qualsiasi razza, come quella di Israele, da una partecipazione ad uguali privilegi; ma sostengo ugualmente che nel giorno in cui si ammettono coloro che rinnegano l’Incarnazione per un’uguaglianza di privilegi, si rimuove dalla vita e dall’ordine sociale in cui si vive, l’Incarnazione, ponendo alla sua base la mera natura: e questo è precisamente ciò che si è verificato nel periodo anticristiano. – Abbiamo già visto che il terzo e speciale segno dell’Anticristo è la negazione dell’Incarnazione; e se le Nazioni del mondo sono state costituite dalla fede, sulla base dell’Incarnazione, l’atto nazionale che ammette coloro che lo negano per una unità sociale e politica, costituisce in realtà una rimozione nell’ordine della vita sociale del soprannaturale riducendolo all’ordine naturale: e questo è ciò che vediamo realizzare. Ancora una volta – io dico – non sto discutendo contro tutto questo; ma vedo in tutti questi fatti semplicemente la realizzazione della profezia. Non sto dicendo che la costituzione politica o lo stato di un Paese dovrebbero essere mantenuti a tutti i costi nelle condizioni in cui siano rese moralmente impossibili o difficili per il popolo. Se è diventato impossibile mantenere questo ordine cristiano su un popolo separato dallo scisma o infettato dall’eresia, o che è mescolato con coloro che negano l’incarnazione di Dio, tutto ciò che posso dire è questo: siamo ridotti allo stato miserabile dell’abbandono della vera società cristiana. Questa è la terribile responsabilità che ricade sui governi del mondo quando si allontanano dall’unità e dai princìpi della Chiesa di Gesù Cristo. Se un tale stato non può essere mantenuto senza forza, deve essere abbandonato. « Ecclesia abhorret a sanguine ». Non è lo spirito della Chiesa il far rispettare condizioni politiche con leggi sanguinarie, o costringere gli uomini riluttanti con l’intervento di un potere fisico. Tanto grande è la miseria per un popolo che ha perso la fede nell’Incarnazione, quando è necessario abbandonare l’ordine cristiano istituito dalla provvidenza di Dio! Ma tale è lo stato del mondo, e verso questo stiamo avanzando rapidamente. – Ci viene detto che l’Etna ha centosessanta crateri. Oltre alle due grandi bocche che, unite tra loro, formano l’immenso cratere, così comunemente chiamato, su tutti i suoi lati è perforato ed ha a nido d’ape dei canali e delle bocche, dalle quali nei secoli scorsi la lava è fuoriuscita di tanto in tanto. Non posso trovare una migliore illustrazione dello stato della Cristianità in questo momento. La Chiesa di Dio poggia sulle basi della società naturale, sui fondamenti del vecchio Impero Romano, sulla civiltà delle nazioni pagane del mondo, che per un tempo è stato consacrato, consolidato, preservato, elevato, santificato, trasformato, con l’azione della fede e della grazia. La Chiesa di Dio riposa ancora su quella base; ma al di sotto della Chiesa opera continuamente il “mistero dell’iniquità” come era già al tempo degli Apostoli, che in questo momento di ascesa culmina con la sua forza e la conquista. Che cosa fu, chiedo, la rivoluzione francese del 1789, con tutto il suo spargimento di sangue, le sue bestemmie, l’empietà e la sua crudeltà, in tutta la sua mascherata di orrore e di scherno, – che fu solo un’epidemia dello spirito anticristiano – se non la lava proveniente dalle viscere della montagna? E cosa sono stati i moti nel 1830 e nel 1848, se non proprio lo stesso principio dell’Anticristo che operava al di sotto della società cristiana, spingendo all’esterno la sua ascesa? Nell’anno 1848 questo principio aprì simultaneamente le sue numerose bocche a Berlino, a Vienna, a Torino, a Firenze, a Napoli, e a Roma stessa. A Londra si sollevò e lottò; ma il suo tempo non era giunto ancora. Cos’è tutto questo, se non lo spirito di illegalità che si innalza contro Dio e l’uomo, i princîpi dello scisma, dell’eresia e dell’infedeltà che si fondono in un unico magma che si riversa ovunque possa aprirsi strada, trovando un cratere per il suo flusso ove nella società cristiana si crei uno spiraglio di debolezza? E come questo è andato avanti per secoli, così continuerà fino al momento in cui « … ciò lo che trattiene sarà tolto di mezzo ». Abbiamo già visto che cosa stia ostacolando l’ascesa di questo principio di disordine. Ora, visibilmente, questo ostacolo o barriera si indebolisce ogni giorno. Si sta indebolendo intellettualmente. Le convinzioni intellettuali degli uomini stanno diventando sempre più labili; la Civiltà cristiana e cattolica sta cedendo dinanzi alla civiltà materiale naturale, che trova la sua perfezione suprema nella mera prosperità materiale; ammettere nella sua sfera persone di ogni casta, o di qualsiasi fede, basandosi sul principio che la politica non abbia nulla a che fare con il mondo spirituale, che il governo delle nazioni sia semplicemente costituito per il loro benessere temporale, per la protezione delle persone e della proprietà, per lo sviluppo dell’industria e per il progresso della scienza: questo equivale a dire che c’è spazio solo per lo stabilirsi dell’ordine naturale. Questa è la teoria della civiltà che sta diventando predominante ogni giorno. Anche la pietà cattolica sta diventando sempre più scarsa e, fino a un certo punto, che vi sono ancora Nazioni chiamate cattoliche in cui esigua è la proporzione e difficilmente calcolabile la massa di coloro che frequentano i Santi Sacramenti, secondo quanto il nostro Divin Signore ha detto: « per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà. » (Matth. XXIV, 12). Ancora una volta, è sempre più debole la società cristiana, cioè il vero spirito cristiano e il principio della società cristiana. Il defunto M. de Tocqueville, che, per quanto possa percepire, non aveva alcuna intenzione di verificare o stabilire quello che sto dicendo, scrivendo sulla democrazia in America, sottolinea il fatto che la tendenza di ogni governo nel mondo e di ogni nazione nel mondo è la democrazia; vale a dire, la diminuzione e l’esaurimento dei poteri di governo e lo sviluppo del prevalere della volontà popolare, in modo da risolvere tutta la legge nella volontà della maggioranza. Egli sottolinea che in Francia, nel giro di mezzo secolo, una doppia rivoluzione ha portato la società in avanti verso la democrazia, e gli stessi fenomeni si vedono in tutto il mondo cristiano. « In ogni dove – dice – abbiamo visto gli eventi della vita delle Nazioni volgere verso il progresso della democrazia; tutti gli uomini lo hanno aiutato a portare in avanti con i loro sforzi: sia coloro che hanno progettato con attenzione i suoi successi e sia quelli che non hanno mai pensato di servirlo; coloro che hanno combattuto per questo, e coloro che sono i suoi nemici dichiarati: tutti sono stati portati a precipitare sullo stesso sentiero, e tutti hanno lavorato insieme; l’uno a discapito di se stessi, gli altri ignari, come strumenti ciechi nelle mani di Dio. … Questo intero libro è stato scritto sotto l’impressione di una sorta di paura religiosa prodotta nella mente dell’autore nel vedere questa irresistibile rivoluzione, che per tanti secoli ha abbattuto tutti gli ostacoli, e che vediamo ancora in questi giorni procedere con tutte le rovine che ha prodotto. (Alexis de Toquenville: De la Démocratie en Amérique, vol. I, introductions. Pag. 8, 9) È curioso porre a lato di queste considerazioni, le parole di S. Ippolito, scritte nel terzo secolo d. C., che affermano che alla fine del mondo l’Impero Romano passa “εἰς δημοκρατίας (=eis democratias) « nella democrazia » (De Antichristo, XXVII). Ancora, un altro scrittore, uno spagnolo di grande intelligenza e anche di grande fede, che recentemente è morto ambasciatore a Parigi, Donoso Cortez, descrivendo lo stato della società, diceva che la società cristiana è condannata, che dovrà seguire il suo corso ed estinguersi; poiché i princîpi che sono ora in ascesa sono essenzialmente anticristiani. Egli ha descritto ciò che è più evidente nella storia delle Nazioni in questo momento, cioè, che c’è un indebolimento del principio dell’ordine ecclesiastico ovunque, e che dovunque il potere della Chiesa sulla Nazione è indebolito, il potere temporale si è sviluppato in misura maggiore; in modo che nulla è più certo di quel dispotismo temporale che prevale specialmente in quei Paesi dove il potere della Chiesa è decaduto, e che l’unica sicurezza per la libertà tra le razze dell’umanità è da trovare nella libertà della Chiesa e nella sua libera azione sul governo del potere civile. Egli dice: « Rinunciando all’impero della fede considerato morto, e proclamando l’indipendenza della ragione e della volontà dell’uomo, la società ha reso assoluto, universale e necessario il male che era solo relativo, eccezionale e contingente. Questo periodo di rapida regressione è iniziato in Europa con il restauro del paganesimo: filosofico, religioso e politico. – In questo giorno il mondo è alla vigilia dell’ultimo dei suoi restauri – la restaurazione del paganesimo socialista » (Lettre a M. de Montalembert, 4 giugno 1849 – Opere, vol. 1 p. 354). Di nuovo egli scrive: « La società europea sta morendo. Le estremità sono fredde: il cuore lo sarà presto. E sai perché sta morendo? Sta morendo perché è stata avvelenata; Dio lo ha permesso per essere nutrito con la sostanza della Verità Cattolica, e i medici empirici hanno dato come cibo invece, la sostanza del razionalismo. Essa sta morendo perché, come l’uomo non vive solo di pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio, … così le società non periscono solo con la spada, ma con ogni parola che esce dalla bocca dei loro filosofi. Sta morendo perché l’errore la sta uccidendo e perché la società è ora fondata sugli errori. Sappi, allora, che tutto ciò che si ritiene incontrovertibile è falso! La forza vitale della Verità è così grande, che se tu fossi posseduto da una sola verità, una sola, questa verità potrebbe salvarti. Ma la tua caduta è così profonda, il tuo declino è così radicale, la tua cecità così completa, la tua nudità così assoluta, che tu non hai questo trofeo. Per questo motivo la catastrofe che deve venire sarà nella storia la prima di tutte le catastrofi. Gli individui possono ancora salvarsi, perché gli individui possono sempre essere salvati; ma la società è perduta, non perché è ancora in una radicale impossibilità di essere salvata, ma perché non ha la volontà di salvarsi. – Non c’è salvezza per la società, perché non rendiamo i nostri figli Cristiani, e perché non siamo veri Cristiani neppure noi stessi. Non c’è salvezza per la società, perché lo spirito Cattolico, l’unico spirito di vita, non muove il tutto; non muove l’educazione, il governo, le istituzioni, le leggi e la morale. Io vedo che solo un’impresa da giganti potrebbe cambiare il corso delle cose nello stato in cui sono. Non c’è potere sulla terra che da solo, potrebbe raggiungere questo scopo, e difficilmente tutti i poteri che agiscono insieme potrebbero raggiungere il loro obiettivo. Vi lascio giudicare se tale cooperazione sia possibile, e fino a qual punto, e, ammettendo anche questa possibilità, la salvezza della società non potrebbe essere in ogni modo che un vero miracolo. » (Polémique avec divers Journaux de Madrid, vol. 1, p. 574, 576).

   L’ultimo punto, infine, sul quale devo soffermarmi è questo: « … che l’empietà esisterà finché non sarà tolto di mezzo la barriera, o l’ostacolo. » Ora, qual è il significato delle parole, « … fino a quando non sarà tolto di mezzo »? Chi deve toglierlo di mezzo? Deve essere tolto di mezzo dalla volontà dell’uomo? Deve essere tolto di mezzo dalla semplice casualità degli eventi? Sicuramente questo non è il vero significato. Se la barriera che ha ostacolato lo sviluppo del principio del disordine anticristiano è stata figurata dal potere divino di Gesù Cristo nostro Signore, passato poi nella Chiesa guidata dal suo Vicario, nessuna mano è abbastanza potente, e nessuna volontà è abbastanza sovrana da toglierla di mezzo, ma solo la mano e la volontà del Figlio incarnato di Dio stesso. E, quindi, le interpretazioni dei Santi Padri, con cui ho iniziato, sono pienamente e letteralmente esatte. Se il potere divino, dapprima manifestato nella Provvidenza, e poi nella Sua Chiesa, ed entrambi infine fusi insieme, continuerà ad operare fino a quando giungerà il tempo previsto e preordinato per rimuovere la barriera, sarà solo per lasciare apparire una nuova manifestazione della Sua saggezza sulla terra, cosa della quale dovrò parlare in seguito. Ora abbiamo un’evidente un’analogia per meglio comprendere questo. La storia della Chiesa e la storia di nostro Signore sulla terra, corrono tra esse come in parallelo. Per trentatré anni il Figlio di Dio incarnato visse nel mondo, e nessuno ha  potuto mai impadronirsene, nessuno poteva catturarlo, perché « … la sua ora non era ancora giunta ». C’era infatti un’ora preordinata nella quale il Figlio di Dio avrebbe dovuto essere consegnato nelle mani dei peccatori. Lo aveva preannunziato, lo aveva predetto, lo stringeva nelle sue mani, perché la sua Persona era circondata da un’aura della sua stessa potenza divina. Nessun uomo poteva infrangere quell’alone di onnipotenza fino all’ora in cui, per sua volontà, Egli stesso ha aperto la strada ai poteri del male. Per questa ragione Egli disse nel giardino: « … ma questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre » (S. Luc. XXII, 53). Per questa ragione, prima che Egli si desse da sé nelle mani dei peccatori, esercitò ancora una volta la maestà del suo potere: quando vennero per prenderlo, si alzò e disse: « … sono io!  » (S. Joan. XVIII, 5). E « … appena disse “Sono io”, indietreggiarono e caddero a terra. » (ivi, v. 6). Solo dopo aver rivendicato la Sua divina maestà, Egli si è consegnato nelle mani dei peccatori, e lo stesso ha detto quando è stato condotto davanti a Pilato, « … Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto » (S. Joan. XIX, 11). Era questa la volontà di Dio: era per concessione del Padre che Pilato aveva potere sul Figlio suo incarnato. Di nuovo, disse: « Pensi forse che Io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di Angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire? »  (S. Matth. XXVI, 53, 54). Allo stesso modo avverrà con la Sua Chiesa. Fino a quando non giungerà l’ora, cioè fino a quando la barriera dovrà, per volontà divina, essere tolta di mezzo, nessuno ha il potere di posare una mano su di essa. Le porte dell’inferno possono combattere contro di essa; possono combattere e lottare come lottano ora, contro il Vicario di Nostro Signore; ma nessuno ha il potere di smuoverlo di un passo, finché non verrà l’ora in cui il Figlio di Dio permetterà, per un certo periodo, che il potere del male prevalga. Che lo consentirà ad un certo tempo è scritto nel libro della profezia. Quando l’ostacolo sarà tolto, l’uomo del peccato sarà rivelato; poi verrà la persecuzione di tre anni e mezzo, breve, ma terribile, durante la quale la Chiesa di Dio ritornerà nel suo stato di sofferenza, come nel principio; e l’imperitura Chiesa di Dio, con la sua vita inestinguibile derivata dal costato trafitto di Gesù, che per trecento anni era vissuta nel sangue, passerà immobile attraverso i fuochi dei tempi dell’Anticristo. – Queste cose si stanno adempiendo velocemente, ed è bene per noi tenerle sotto i nostri occhi: perché i prodromi sono già evidenti all’estero: la debolezza del Santo Padre, l’annientamento dei suoi eserciti, l’invasione dei suoi Stati, il tradimento di quelli che sono più vicini a lui, la tirannia di quelli che sono i suoi figli; la gioia, l’esultanza, il giubilo dei Paesi protestanti e dei governi protestanti; o perché sono di cuore pavido e non hanno il coraggio di controbattere la menzogna popolare con una verità impopolare. Lo spirito dell’Inghilterra protestante – l’illegalità, il suo orgoglio, il suo disprezzo e la sua ostilità verso la Chiesa di Dio – ha fatto sì che anche i Cattolici siano diventati di cuore freddo, anche quando il Vicario di Gesù Cristo viene insultato. Abbiamo bisogno, quindi, di stare in guardia. Succederà ancora una volta per alcuni, quello che avvenne quando il Figlio di Dio viveva la sua passione: Lo videro tradito, legato, portato via, schiaffeggiato, con gli occhi bendati e flagellato; lo hanno visto portare la sua croce sul Calvario, poi inchiodato su di essa, e sollevato fino al disprezzo del mondo; e dissero: « … Se lui è il re di Israele, ora scenda dalla croce, e ci crederemo. » (S. Matteo, XXVIII, 42). Così nello stesso modo dicono ora: « Vedi questa Chiesa Cattolica, questa Chiesa di Dio, debole e misera, respinta anche dalle stesse Nazioni chiamate cattoliche. C’è la Francia cattolica, la Germania cattolica, la Sicilia cattolica e l’Italia cattolica, che hanno rinunciato a questa pretesa invenzione del potere temporale del Vicario di Gesù Cristo. « E così, proprio perché la Chiesa sembra debole, e il Vicario del Figlio di Dio sta rinnovando la passione del suo Maestro sulla terra, noi ne siamo scandalizzati, e perciò volgiamo lungi da Lui il nostro volto. Dove, dunque, è la nostra fede? Ma il Figlio di Dio ha preannunciato queste cose quando ha detto: « .. Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate ».  (S. Joan. XIV, 29)