21 NOVEMBRE 2017 – Presentazione della VERGINE

 

PRESENTAZIONE DI MARIA SS. AL TEMPIO

[J.-J. Gaume. Catechismo di perseveranza; vol. IV, Torino, 1884]

— Figli di Maria, abbandoniamo adesso la sua cuna; eccola che ancora giovine, e assai giovine, si avanza verso il tempio di Gerusalemme, ove la chiama la voce di Dio. Corriamo dietro ai suoi passi, e celebriamo la festa della sua Presentazione. La Presentazione è una festa instituita dalla Chiesa per consacrare la memoria d’un atto solenne che fece Maria tuttora bambina. Una tradizione costante, la cui origine risale ai primi giorni del Cristianesimo, c’insegna che all’età di tre anni Maria si presentò al tempio di Gerusalemme e si consacrò interamente al Signore. – Dotata della pienezza delle sue facoltà ella fece a Dio voto di verginità, e rialzò Ella la prima quel sacro stendardo che in seguito ha radunato legioni di vergini. Era costume presso i Giudei di consacrare i fanciulli al servizio del Tempio, e di farli allevare all’ombra tutelare del santo edilìzio. Maria avendo saputo che i suoi genitori, fedeli a questa sacra costumanza, avevano promesso al Signore, nel domandargli un figlio, di dedicarglielo, prevenne il loro voto, e in età di tre anni, in quell’età in cui i fanciulli hanno maggior bisogno dell’appoggio degli autori dei loro giorni, volle da per se stessa consacrarsi a Dio e fu la prima a pregarli di recarsi ad adempiere la loro promessa. «Anna, dice san Gregorio di Nissa, non esitò un momento a cedere al desiderio di lei, la condusse al tempio e l’offrì al Signore ». – Ma vediamo in qual modo Anna e Gioacchino fecero a Dio il sacrificio di quanto di più caro avevano al mondo. Partirono essi da Nazaret per Gerusalemme, portando a vicenda sulle braccia la loro figlia diletta, troppo tenera ancora per poter sopportare le fatiche d’un viaggio di trenta leghe. Erano accompagnati da un piccolo numero di parenti; « ma gli Angioli, dice san Gregorio di Nicomedia, servivano loro di corteggio e accompagnavano invisibili la tenera e pura Vergine che andava ad offrirsi sull’altare del Signore». Allorché la santa brigata fu giunta al tempio, la docile bambina si voltò ai suoi genitori, baciò loro le mani, ne chiese la benedizione, e senza punto esitare varcò i gradini del santuario e corse ad offrirsi al Gran-Sacerdote. Quanto fu bello, quanto fu solenne il momento in cui la divina Bambina mise il piede nell’atrio sacro! – Dio stesso celebrò quel giorno memorabile in cui vide entrare nel tempio la casta sua sposa, perché non mai erasi offerta a lui una sì pura e sì santa creatura. E quando Maria ebbe consacrato a Dio e la propria anima e il proprio corpo senza riserva ed irrevocabilmente, con quale amore dovette ella esclamare: Il mio diletto appartiene a me ed io appartengo a lui. Deh! esultiamo noi pure a spettacolo si bello, e riempiasi di gioia il nostro cuore nel contemplare il ritratto che ne ha lasciato di quest’amabile fanciulla sant’Epifanio nato in Palestina. «Maria, egli dice, fu specchio di senno e di modestia; parca nel favellare, vogliosa d’apprendere, affabile e con tutti rispettosa. Di poco superava la mezzana statura; ed ebbe colore leggermente vermiglio, capelli biondi, occhi vivi, pupille celesti, ciglia arcuate e traenti al nero; naso allungato, rosee le labbra, ovale il volto, mani e dita piuttosto lunghe. Semplicissima nel suo abbigliamento, usava le stoffe ed i veli nel loro naturale colore. Schietta nei modi, soave ed umile nei colloqui, essa, a dir breve, spirava e nell’esteriore e nelle doti dell’animo una grazia tutta divina ». – Chi narrerà la vita angelica di Maria nel tempio? « Quella santa Bambina, dice san Gerolamo, così regolava il suo tempo; dal mattino fino alla terza ora del giorno Ella stava in orazione; dalla terza alla nona lavorava: poi tornava a pregare fino all’ora della refezione. Poneva tutto il suo zelo nell’essere la prima alle sante veglie, la più esatta ad osservare la legge, la più umile, la più perfetta in virtù tra tutte le sue compagne. Non mai si lasciò trasportare ad un sol moto d’impazienza e tutte le sue parole erano sì piene di dolcezza che era facile ravvisarvi lo spirito di Dio ».

Origine di questa festa. — L’azione che Maria aveva compiuta presentandosi al tempio era troppo importante e troppo istruttiva, perché la Chiesa cattolica dovesse trascurare di consacrarla con una festa solenne. Fu primo l’Oriente a celebrare la Presentazione, come scorgesi dalle costituzioni di Emanuele Comneno nel 1143. Nel 1374, dopo le crociate, questa festa passò in Occidente sotto il regno di Carlo V, re di Francia; ed ecco in quali termini quel religioso monarca ne scrisse ai dottori ed agli alunni del collegio di Navarra, a Parigi. « Ho inteso dal cancelliere di Cipro che la Presentazione della Vergine al tempio, mentre non aveva Ella ancora che tre anni, si celebra con molta solennità in Oriente il 21 di novembre. Essendo questo medesimo cancelliere ambasciatore del re di Cipro e di Gerusalemme a Roma,intertenne il Pontefice sopra tal festa religiosamente osservata dai Greci, e gliene presentò l’uffìzio. Il Papa lo esaminò da se stesso, e lo fece poi esaminare dai cardinali e dai teologi, quindi approvò e permise la celebrazione di detta festa che solennizzò egli stesso in mezzo all’affollato concorso di popolo. Essendosi lo stesso cancelliere recato in Francia e avendomi presentato quell’uffizio, io ne ho fatto celebrare la festa nella santa-cappella in presenza di molti prelati e altri signori, e il nunzio pontificio vi ha recitato un eloquentissimo sermone ». – Tale è il modo con cui la festa della Presentazione passò dall’Oriente all’Occidente, e in particolar modo in Francia, dove fu osservata per ordine del pio monarca di cui abbiamo testé riferito le parole. I successori di Gregorio IX, a cui dall’ambasciatore di Cipro era stato sottoposto l’uffizio della Presentazione, arricchirono di numerose indulgenze questa festa nobilissima, che così trovò luogo fra le solennità della Chiesa .

CULTO DEI DEFUNTI

La devozione verso le Anime del Purgatorio, col raccomandarle a Dio affinché le sollevi nelle grandi pene che patiscono e presto le chiami alla sua gloria, è molto vantaggiosa per noi e ad esse. Infatti quando saranno liberate dai loro tormenti a causa delle nostre preghiere non si scorderanno certamente di noi in Cielo. Si crede poi che Dio manifesti loro le nostre orazioni, affinché stando in purgatorio preghino per noi: esse non possono pregare se stesse perché devono espiare, tuttavia, essendo molto care a Dio, possono pregare per noi ed ottenerci delle grazie. S. Caterina da Bologna ogni volta che ricorreva alle anime del Purgatorio, si vedeva subito esaudita.  – È un dovere pregare per le anime del Purgatorio perché la carità cristiana richiede che noi aiutiamo il nostro prossimo che è in stato di necessità: e chi ha maggior necessità di esse che sono tormentate nel fuoco? Inoltre sono prive della visione di Dio, pena che le affligge più di titte le altre. Pensiamo poi che facilmente si trovano in Purgatorio le anime dei nostri genitori, fratelli, parenti ed amici, e che aspettano il nostro soccorso, – Pregando per loro acquisteremo molti meriti e soprattutto le grazie per la salvezza eterna. Scriveva S. Alfonso:  « Io giudico per certo che un’anima, la quale è liberata dal Purgatorio per i suffragi avuti da qualche devoto, giunta in Paradiso, non smetterà di dire a Dio: “Signore non permettere che si perda quegli che mi ha liberata dal Purgatorio, » e mi ha fatto venire più presto a godervi” ». I mezzi per aiutarli sono: la preghiera, la Via Crucis, l’elemosina, la mortificazione e soprattutto la Santa Messa, la “vera” Messa Cattolica di sempre, officiata da un “vero”sacerdote con Missione canonica e Giurisdizione in unione con Papa Gregorio XVIII – le messe sacrileghe dei non-preti delle fraternità para-massoniche e dei non-preti delle sette sedevacantiste e sedeprivazioniste, oppure i riti rosa+croce della setta modernista-vaticana del “novus ordo” [che si spaccia attualmente per cattolica senza esserlo nemmeno lontanamente ed usurpando uffici ed ambienti Cattolici], non hanno alcuna efficacia per le anime dei defunti, e costituiscono puro sacrilegio: a) per chi le officia invalidamente ed illecitamente, e b) per chi vi partecipa o le ordina. – Pio è il pensiero di deporre corone di fiori e ceri sulle tombe dei defunti; ma è ben più efficace assistere alla S. Messa Cattolica di sempre e farne celebrare in loro suffragio da preti cattolici in unione con il Santo Padre “canonico”. Suffragate i vostri cari ed assicuratevi dei suffragi prima di morire. Le Messe gregoriane (celebrazione di 30 Messe consecutive per un solo defunto) prendono il loro nome da S. Gregorio Magno, non perché egli le abbia istituite, ma perché racconta di averne costatata l’efficacia; non si deve credere che liberino infallibilmente l’anima, però la Santa Sede (1884) dichiarò pia e ragionevole la fiducia nella speciale efficacia di esse per la liberazione di un’anima purgante.

Devozione dei cento Requiem

Per questo pio esercizio, ognuno può servirsi di una comune corona di cinque decine, percorrendola tutta due volte, onde formare dieci decine, ossia cento Requiem. Si inizia recitando un Pater Noster e poi una decina di Requiem sui grani piccoli della corona, alla fine della quale si dirà sul grano grosso la seguente giaculatoria:

Anime sante del Purgatorio, pregate Iddio per me, che io pregherò per voi, affinché Egli vi doni la gloria del Paradiso.

Indi si recitano le altre decine con la giaculatoria sul grano grosso. Terminate le dieci decine, si recita il De Profundis [Salmo 129].

 

Atto eroico di carità in suffragio delle Anime del Purgatorio

Il padre teatino Gaspare Oliden d’Alcalà, infiammato di zelo straordinario per il suffragio dele anime del Purgatorio, insinuò con la voce e con la stampa una pratica vecchia nella sostanza ma nuova nella forma, cioè di offrire con una specie di voto tutte quante le buone opere e presenti e future in espiazione dei debiti delle anime purganti , per cooperare nel miglior modo alla loro più sollecita liberazione da quelle pene. Benedetto XIII, Papa Orsini, con il suo Breve 13 agosto 1728, approvò solennemente tale pratica e la arricchì di tre privilegi riportati qui di seguito, confermati poi da Pio VI. Pio IX, con decreto Urbis et Orbis del 30 settembre 1852, dichiarò solennemente l’utilità e l’eccellenza di questa devozione confermando tutti i privilegi concessi dai suoi predecessori. – Questo atto di carità, già predicato ne passato da due celebri gesuiti, p. Moncado e p. Ribadeneira, nonché da S. Liduina, S. Caterina da Siena, S. Teresa, dal ven. Ximenes, e particolarmente da S. Brigida, la quale in punto di morte fu dal celeste suo Sposo assicurata che per la carità da lei usata alle anime del Purgatorio, le erano perdonate tutte le pene che avrebbe dovuto soffrire in Purgatorio e le sarebbe di molto aumentata la corona di gloria in Paradiso.

I tre privilegi concessi sono:

.1° I Sacerdoti che fanno questo atto di carità, godono l’indulto dell’Altare Privilegiato personale (de anima) per tutti i giorni dell’anno.

.Tutti i fedeli che avranno fatto questo atto di carità. Potranno lucrare indulgenza plenaria, applicabile però solamente ai defunti, liberando un’anima del Purgatorio in qualunque di quei giorni in cui si accosteranno alla SS. Comunione, e in tutti i lunedì dell’anno in cui ascolteranno la Santa Messa in suffragio dei medesimi defunti.

.3° Gli stessi possono applicare a pro dei defunti tutte le indulgenze che acquisteranno in qualunque modo fossero concesse, o da concedersi in avvenire.

Formula del Pio e Caritatevole Atto

“Mio Dio, in unione ai meriti di Gesù e di Maria, Vi offro per le anime del Purgatorio tutte le mie opere satisfattorie, e quelle da altri a me applicate in vita, in morte e dopo la mia morte.”

Osservazioni sul detto Atto Eroico

.1° Per fare questo non è necessario pronunziare le parole, basta volerlo ed emetterlo con il cuore. Neppure è prescritto di ripeterle più volte, benché ciò sia utile assai per fomentare il fervore della carità, che ci renderà industriosi ad accumulare beni spirituali in aiuto delle anime benedette del Purgatorio.

2° Siccome questo atto è semplice donazione universale, non impedisce ai Sacerdoti di applicarla Santa Messa per chi essi vogliono e secondo l’intenzione degli offerenti, essendo ciò dichiarato nella concessione del Sommo Pontefice Benedetto XIII.

3° Questo atto non si oppone punto all’ordine della carità che ci obbliga prima a pregare per i nostri defunti, poiché altro è il pregare , cui risponde il frutto impetratorio, del quale in questo voto non si tratta, ed altro è il suffragare, cui risponde il frutto soddisfatorio. Sebbene anche in questo uffizio di offrire suffragi, la carità ci obblighi prima di tutto verso i nostri congiunti, pure Iddio conosce meglio di noi quali siano i nostri doveri, e però farà sì che le nostre buone opere siano utili dapprima ai nostri parenti ed confratelli, e poi agli altri, secondo che davanti a Dio lo meriteranno. Così possiamo, anzi dobbiamo , praticare tutte le altre nostre devozioni dirette ad ottenere da Dio, dalla SS. Vergine qualche grazia per noi e per il prossimo, poiché ciò non si oppone all’atto per il quale si applica alle anime sante il solo frutto soddisfatorio delle nostre opere, restando sempre a noi il meritorio, il propiziatorio e l’impetratorio.

 

MATERNITÀ DELLA B. V. MARIA

Il titolo di Madre di Dio.

Il titolo di Madre di Dio, fra tutti quelli che vengono attribuiti alla Madonna, è il più glorioso. Essere la Madre di Dio è per Maria la sua ragion d’essere, il motivo di tutti i suoi privilegi e delle sue grazie. Per noi il titolo racchiude tutto il mistero della Incarnazione e non ne vediamo altro che più di questo sia sorgente per Maria di lodi e per noi di gioia. Sant’Efrem pensava giustamente che credere e affermare che la Santissima Vergine Maria è Madre di Dio è dare una prova sicura della nostra fede. La Chiesa quindi non celebra alcuna festa della Vergine Maria senza lodarla per questo privilegio. E così saluta la beata Madre di Dio nell’Immacolato Concepimento, nella Natività, nell’Assunzione e noi nella recita frequentissima dell’Ave Maria facciamo altrettanto.

L’eresia nestoriana.

« Theotókos », Madre di Dio, è il nome con cui nei secoli è stata designata Maria Santissima. Fare la storia del dogma della maternità divina sarebbe fare la storia di tutto il cristianesimo, perché il nome era entrato così profondamente nel cuore dei fedeli che quando, davanti al Vescovo di Costantinopoli, Nestorio, un prete che era il suo portavoce, osò affermare che Maria era soltanto madre di un uomo, perché era impossibile che Dio nascesse da una donna, il popolo protestò scandalizzato. Era allora vescovo di Alessandria san Cirillo, l’uomo suscitato da Dio per difendere l’onore della Madre del suo Figlio. Egli tosto manifestava il suo stupore: « Mi meraviglia che vi siano persone, che pensano che la Santa Vergine non debba essere chiamata Madre di Dio. Se nostro Signore è Dio, Maria, che lo mise al mondo, non è la Madre di Dio? Ma questa è la fede che ci hanno trasmessa gli Apostoli, anche se non si sono serviti di questo termine, ed è la dottrina che abbiamo appresa dai Santi Padri ».

Il Concilio di Efeso.

Nestorio non cambiò pensiero e l’imperatore convocò un concilio, che si aprì ad Efeso il 22 giugno del 431 sotto la presidenza di san Cirillo, legato del Papa Celestino. Erano presenti 200 vescovi i quali proclamarono che « la persona di Cristo è una e divina e che la Santissima Vergine deve essere riconosciuta e venerata da tutti quale vera Madre di Dio ». I cristiani di Efeso intonarono canti di trionfo, illuminarono la città e ricondussero alle loro dimore con fiaccole accese i vescovi « venuti – gridavano essi – per restituirci la Madre di Dio e ratificare con la loro santa autorità ciò che era scritto in tutti i cuori ». – Gli sforzi di Satana avevano raggiunto, come sempre, un risultato solo, cioè quello di preparare un magnifico trionfo alla Madonna e, se vogliamo credere alla tradizione, i Padri del Concilio, per perpetuare il ricordo dell’avvenimento, aggiunsero all’Ave Maria le parole: « Santa Maria, Madre di Dio, pregate per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte ». Milioni di persone recitano ogni giorno quella preghiera e riconoscono a Maria la gloria di Madre di Dio, che un eretico aveva preteso negare.

La festa dell’undici ottobre.

Il 1931 ricorreva il XV centenario del Concilio di Efeso e Pio XI pensò che sarebbe stata « cosa utile e gradita per i fedeli meditare e riflettere sopra un dogma così importante » come quello della maternità divina e, per lasciare una testimonianza perpetua della sua devozione alla Madonna, scrisse l’Enciclica Lux veritatis, restaurò la basilica di Santa Maria Maggiore in Roma e istituì una festa liturgica, che « avrebbe contribuito a sviluppare nel clero e nei fedeli la devozione verso la grande Madre di Dio, presentando alle famiglie come modelli. Maria e la sacra Famiglia di Nazareth », affinché siano sempre più rispettati la santità del matrimonio e l’educazione della gioventù. – Che cosa implichi per Maria la dignità di Madre di Dio lo abbiamo già notato nelle feste del primo gennaio e del 25 marzo, ma l’argomento è inesauribile e possiamo fermarci su di esso ancora un poco.

Maria stermìnio delle eresie.

« Godi, o Vergine, perché da sola hai sterminato nel mondo intero le eresie ». L’antifona della Liturgia insegna che il dogma della maternità divina è sostegno e difesa di tutto il Cristianesimo. Confessare la maternità divina è confessare la natura divina e l’umana nel Verbo Incarnato in unità di persona ed è altresì affermare la distinzione delle Persone in Dio nell’unità di natura ed è ancora riconoscere tutto l’ordine soprannaturale della grazia e della gloria.

Maria vera Madre di Dio.

Riconoscere che Maria è vera Madre di Dio è cosa facile. « Se il Figlio della Santa Vergine è Dio, scrive Pio XI nell’Enciclica Lux veritatis, colei che l’ha generato merita di essere chiamata Madre di Dio; se la persona di Gesù Cristo è una e divina, tutti, senza dubbio, devono chiamare Maria Madre di Dio e non solamente di Cristo uomo. Come le altre donne sono chiamate e sono realmente madri, perché hanno formato nel loro seno la nostra sostanza mortale, e non perché abbiano creata l’anima umana, così Maria ha acquistato la maternità divina per aver generato l’unica persona del Figlio suo ».

Conseguenze della maternità divina.

« Derivano di qui, come da sorgente misteriosa e viva, la speciale grazia di Maria e la sua suprema dignità davanti a Dio. La beata Vergine ha una dignità quasi infinita, che proviene dal bene infinito, che è Dio, dice san Tommaso. E Cornelio a Lapide spiega le parole di san Tommaso così: Maria è la Madre di Dio, supera in eccellenza tutti gli Angeli, i Serafini, i Cherubini. È la Madre di Dio ed è dunque la più pura e più santa di tutte le creature e, dopo quella di Dio, non è possibile pensare purezza più grande. È Madre di Dio, sicché, se i santi ottennero qualche privilegio (nell’ordine della grazia santificante) Maria ebbe il suo prima di tutti ».

Dignità di Maria.

Il privilegio della maternità divina pone Maria in una relazione troppo speciale ed intima con Dio, perché possano esserle paragonate dignità create di qualsiasi genere, la pone in un rapporto immediato con l’unione ipostatica e la introduce in relazioni intime e personali con le tre persone della Santissima Trinità.

Maria e Gesù.

La maternità divina unisce Maria con il Figlio con un legame più forte di quello delle altre madri con i loro figli. Queste non operano da sole la generazione e la Santa Vergine invece ha generato il Figlio, l’Uomo-Dio, con la sua stessa sostanza e Gesù è premio della sua verginità e appartiene a Maria per la generazione e per la nascita nel tempo, per l’allattamento col quale lo nutrì, per l’educazione che gli diede, per l’autorità materna esercitata su di lui.

Maria e il Padre.

La maternità divina unisce in modo ineffabile Maria al Padre. Maria infatti ha per Figlio il Figlio stesso di Dio, imita e riproduce nel tempo la generazione misteriosa con la quale il Padre generò il Figlio nell’eternità, restando così associata al Padre nella sua paternità. – « Se il Padre ci manifestò un’affezione così sincera, dandoci suo Figlio come Maestro e Redentore, diceva Bossuet, l’amore che aveva per te, o Maria, gli fece concepire ben altri disegni a tuo riguardo e ha stabilito che Gesù fosse tuo come è suo e, per realizzare con te una società eterna, volle che tu fossi la Madre del suo unico Figlio e volle essere il Padre del tuo Figlio » (Discorso sopra la devozione alla Santa Vergine).

Maria e lo Spirito Santo.

La maternità divina unisce Maria allo Spirito Santo, perché per opera dello Spirito Santo ha concepito il Verbo nel suo seno. In questo senso Leone XIII chiama Maria Sposa dello Spirito Santo (Encicl. Divinum munus, 9 maggio 1897) e Maria è dello Spirito Santo il santuario privilegiato, per le inaudite meraviglie che ha operate in lei, « Se Dio è con tutti i Santi, afferma san Bernardo, è con Maria in modo tutto speciale, perché tra Dio e Maria l’accordo è così totale che Dio non solo si è unita la sua volontà, ma la sua carne e con la sua sostanza e quella della Vergine ha fatto un solo Cristo, e Cristo se non deriva come Egli è, né tutto intero da Dio, né tutto intero da Maria, è tuttavia tutto intero di Dio e tutto intero di Maria, perché non ci sono due figli, ma c’è un solo Figlio, che è Figlio di Dio e della Vergine. L’Angelo dice: Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te. È con te non solo il Signore Figlio, che rivestisti della tua carne, ma il Signore Spirito Santo dal quale concepisti e il Signore Padre, che ha generato colui che tu concepisti. È con te il Padre che fa si che suo Figlio sia tuo Figlio; è con te il Figlio, che, per realizzare l’adorabile mistero, apre il tuo seno miracolosamente e rispetta il sigillo della tua verginità; è con te lo Spirito Santo, che, con il Padre e con il Figlio santifica il tuo seno. Sì, il Signore è con te » (3.a Omelia super Missus est).

MESSA

Epistola (Eccli. 24, 23-31). – “Come vite diedi frutti di soave odore, e i mici fiori dànno frutti di gloria e di ricchezza. Io sono la madre del bell’amore e del timore, della scienza e della santa speranza. In me ogni grazia della via e della verità, in me ogni speranza di vita e di virtù. Venite a me, o voi tutti che mi bramate, e saziatevi dei miei frutti; perché il mio spirito è più dolce del miele, e il mio retaggio più del favo di miele. Il ricordo di me durerà nelle generazioni dei secoli. Chi mi mangia avrà ancora fame, e chi mi beve avrà ancora sete. Chi mi ascolta non sarà confuso, e chi lavora per me non peccherà; chi mi illustra avrà la vita eterna.” – A buon diritto la Chiesa anche qui applica alla Madonna un testo che è stato scritto con riferimento al Messia. Non è Maria la vera vigna, che ci ha data l’uva generosa, che riceviamo tutti i giorni nell’Eucarestia? Vi è gloria paragonabile a quella di Maria, che, essendo vergine, è divenuta Madre di Dio, senza perdere la verginità? La Chiesa la canta con gioia Madre del bell’amore e ci invita ad accostarci a Lei con confidenza, perché in Maria si incontra ogni speranza della vita e della virtù e chi l’ascolta non sarà mai confuso. Vangelo (Lc. II, 43-51). – “In quel tempo: Al ritorno il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, ma i suoi genitori non se ne accorsero. Supponendo che Egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di cammino, poi si misero a cercarlo fra i parenti e i conoscenti. Ma non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme in cerca di lui. E avvenne che dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto fra i dottori ad ascoltarli ed interrogarli, mentre gli uditori stupivano della sua sapienza e delle sue risposte. E, vedendolo, ne furono meravigliati. E sua madre gli disse: Figlio, perché ci hai fatto questo? Vedi, tuo padre ed io, addolorati, andavamo in cerca di te. Egli rispose loro: E perché cercarmi? non sapevate che mi devo occupare di quanto riguarda mio Padre? Ma essi non compresero quanto aveva loro detto. Poi se ne andò con loro e tornò a Nazaret, e stava loro sottomesso.”

L’amore di Gesù per la Madre.

« Se fosse permesso spingere tanto innanzi l’analisi del suo sviluppo umano, si direbbe che in Gesù, come in altri, vi fu qualcosa dell’influenza della Madre sua. La grazia, la finezza squisita, la dolcezza indulgente appartengono solo a Lui, ma proprio per tali cose si distinguono coloro, che spesso hanno sentito il cuore come addolcito dalla tenerezza materna e lo spirito ingentilito, per la conversazione con la donna venerata e amata teneramente, che si compiaceva iniziarli alle sfumature più delicate della vita. Gesù fu davvero, come lo chiamavano i concittadini, il “figlio di Maria”. » Egli tanto ha ricevuto da Maria, perché l’amò infinitamente. Come Dio, la scelse e le donò prerogative uniche di verginità, di purezza immacolata, e nello stesso tempo la grazia della maternità divina; come uomo, l’amò tanto fedelmente che sulla croce, in mezzo alle spaventevoli sofferenze, l’ultimo pensiero fu per lei: Donna, ecco tuo figlio. Ecco tua Madre. » Ma il doppio amore gli fece scegliere per la madre una parte degnissima di Lei. Il profeta aveva preannunziato lui come il Servo di Jahvè e la Madre fu la Serva del Signore nell’oblio di sé, nella devozione e nel perfetto distacco: « vi è più gioia nel dare che nel ricevere ». Cristo, che aveva presa per sé questa gioia, la diede alla Madre e Maria comprese così bene questo dono che nei ricordi d’infanzia segnò con attenzione particolare i rapporti che a un lettore superficiale sembrano duri: « Perché mi cercavate? Non sapevate che debbo occuparmi delle cose che riguardano il Padre mio? » E più tardi: « Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli?… » Gesù vuole insegnarci il distacco che da noi esige e darcene l’esempio » (Lebreton. La Vie et Venseignement de J. C. N. S., p. 62).

Maria nostra Madre.

Salutandoti oggi col bel titolo di Madre di Dio, non dimentichiamo che « avendo dato la vita al Redentore del genere umano, sei per questo fatto stesso divenuta Madre nostra tenerissima e che Cristo ci ha voluti per fratelli. Scegliendoti per Madre del Figlio suo, Dio ti ha inculcato sentimenti del tutto materni, che respirano solo amore e perdono » (Pio XI Enc. Lux veritatis). « O Vergine tutta santa, è per i tuoi figli cosa dolce dire di te tutto ciò che è glorioso, tutto ciò che è grande, ma ciò facendo dicono solo il vero e non riescono a dire tutto quello che tu meriti (Basilio di Seleucia, Omelia 39, n. 6. P. G. 85, c. 452). Tu sei infatti la meraviglia delle meraviglie e di quanto esiste o potrà esistere, Dio eccettuato, niente è più bello di te » (Isidoro da Tessalonica. Discorso per la Presentazione di Maria P. G. 189, c. 69). Dalla gloria del cielo ove sei, ricordati di noi, che ti preghiamo con tanta gioia e confidenza. « L’Onnipotente è con te e tu sei onnipotente con Lui, onnipotente per Lui, onnipotente dopo di Lui », come dice san Bonaventura. Tu puoi presentarti a Dio non tanto per pregare quanto per comandare, tu sai che Dio esaudisce infallibilmente i tuoi desideri. Noi siamo, senza dubbio, peccatori, ma tu sei divenuta Madre di Dio per causa nostra e « non si è mai inteso dire che alcuno di quelli che sono ricorsi a te sia stato abbandonato. Animati da questa confidenza, o Vergine delle vergini, o nostra Madre, veniamo a te gemendo sotto il peso dei nostri falli e ci prostriamo ai tuoi piedi. Madre del Verbo incarnato, non disprezzare le nostre preghiere, degnati esaudirle » (San Bernardo) – (Dom Gueranger: “l’anno liturgico”, vol.  II, impr. 1957)

FESTA DEL SANTO ROSARIO [7 ottobre 2017]

FESTA DEL SANTO ROSARIO

[[Dom Guéranger, l’Anno liturgico, vol. II, ed. Paoline, Alba, impr. 1956]

Devozione della Chiesa per Maria.

La Liturgia nel corso dell’anno ci ha mostrato più volte che Gesù e Maria sono così uniti nel piano divino della Redenzione che si incontrano sempre insieme ed è impossibile separarli sia nel culto pubblico che nella devozione privata. La Chiesa, che proclama Maria Mediatrice di tutte le grazie, la invoca continuamente per ottenere i frutti della Redenzione che con il Figlio ha acquistati. Comincia sempre l’anno liturgico col tempo di Avvento, che è un vero mese di Maria, invita i fedeli a consacrarle il mese di maggio, ha disposto che il mese di ottobre sia il mese del Rosario e le feste di Maria nel Calendario Liturgico sono così numerose che non passa un giorno solo dell’anno, senza che Maria in qualche luogo della terra sia festeggiata sotto un titolo o sotto un altro, dalla Chiesa universale, da una diocesi o da un Ordine religioso.

La festa del Rosario.

La Chiesa riassume nella festa di oggi tutte le solennità dell’anno e, con i misteri di Gesù e della Madre sua, compone come un’immensa ghirlanda per unirci a questi misteri e farceli vivere e una triplice corona, che posa sulla testa di Colei, che il Cristo Re ha incoronata Regina e Signora dell’universo, nel giorno del suo ingresso in cielo. Misteri di gioia che ci riparlano dell’Annunciazione, della Visitazione, della Natività, della Purificazione di Maria, di Gesù ritrovato nel tempio; Misteri di dolore, dell’agonia, della flagellazione, della coronazione di spine, della croce sulle spalle piagate e della crocifissione; Misteri di gloria, cioè della Risurrezione, dell’Ascensione del Salvatore, della Pentecoste, dell’Assunzione e dell’incoronazione della Madre di Dio. Ecco il Rosario di Maria.

Storia della festa.

La festa del Rosario fu istituita da san Pio V, in ricordo della vittoria riportata a Lepanto sui Turchi. È cosa nota come nel secolo XVI, dopo avere occupato Costantinopoli, Belgrado e Rodi, i Maomettani minacciassero l’intera cristianità. Il Papa San Pio V, alleato con il re di Spagna Filippo II e la Repubblica di Venezia, dichiarò la guerra e Don Giovanni d’Austria, comandante della flotta, ebbe l’ordine di dar battaglia il più presto possibile. Saputo che la flotta turca era nel golfo di Lepanto, l’attaccò il 7 ottobre del 1751 presso le isole Echinadi. Nel mondo intero le confraternite del Rosario pregavano intanto con fiducia. I soldati di Don Giovanni d’Austria implorarono il soccorso del cielo in ginocchio e poi, sebbene inferiori per numero, cominciarono la lotta. Dopo 4 ore di battaglia spaventosa, di 300 vascelli nemici solo 40 poterono fuggire e gli altri erano colati a picco mentre 40000 turchi erano morti. L’Europa era salva. – Nell’istante stesso in cui seguivano gli avvenimenti, san Pio V aveva la visione della vittoria, si inginocchiava per ringraziare il cielo e ordinava per il 7 ottobre di ogni anno una festa in onore della Vergine delle Vittorie, titolo cambiato poi da Gregorio XIII in quello di Madonna del Rosario.

Il Rosario.

L’uso di recitare Pater e Ave Maria risale a tempi remotissimi, ma la preghiera meditata del Rosario come noi l’abbiamo oggi è attribuita a san Domenico. È per lo meno certo che egli molto lavorò con i suoi religiosi per la propagazione del Rosario e che ne fece l’arma principale nella lotta contro gli eretici Albigesi, che nel secolo XIII infestavano il sud della Francia. – La pia pratica tende a far rivivere nell’anima nostra i misteri della nostra salvezza, mentre con la loro meditazione si accompagna la recita di decine di Ave Maria, precedute dal Pater e seguite dal Gloria Patri. A prima vista la recita di molte Ave Maria può parere cosa monotona, ma con un poco di attenzione e di abitudine, la meditazione, sempre nuova e più approfondita, dei misteri della nostra salvezza, porta grandiosità e varietà. D’altra parte si può dire che nel Rosario si trova tutta la Religione e come la somma di tutto il Cristianesimo. – Il Rosario è una somma di fede: Riassunto cioè delle verità che noi dobbiamo credere, che ci presenta sotto forma sensibile e vivente. Le espone unendovi la preghiera, che ottiene la grazia per meglio comprenderle e gustarle. – Il Rosario è una somma di morale: Tutta la morale si riassume nel seguire e imitare Colui, che è « la Via, la Verità, la Vita » e con la preghiera del Rosario noi otteniamo da Maria la grazia e la forza di imitare il suo divino Figliolo. – Il Rosario è una somma di culto: Unendoci a Cristo nei misteri meditati, diamo al Padre l’adorazione in spirito e verità, che Egli da noi attende e ci uniamo a Gesù e Maria per chiedere, con loro e per mezzo loro, le grazie delle quali abbiamo bisogno. – Il Rosario sviluppa le virtù teologali e ci offre il mezzo di irrobustire la nostra carità, fortificando le virtù della speranza e della fede, perché « con la meditazione frequente di questi misteri l’anima si infiamma di amore e di riconoscenza di fronte alle prove di amore che Dio ci ha date e desidera con ardore le ricompense celesti, che Cristo ha conquistate per quelli che saranno uniti a Lui, imitando i suoi esempi e partecipando ai suoi dolori. In questa forma di orazione la preghiera si esprime con parole; che vengono da Dio stesso, dall’Arcangelo Gabriele e dalla Chiesa ed è piena di lodi e di domande salutari, mentre si rinnova e si prolunga in ordine, determinato e vario nello stesso tempo, e produce frutti di pietà sempre dolci e sempre nuovi » (Enciclica Octobri mense del 22 settembre 1891). – Il Rosario unisce le nostre preghiere a quelle di Maria nostra Madre. « Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi poveri peccatori ». Ripetiamo con rispetto il saluto dell’Angelo e umilmente aggiungiamo la supplica della confidenza filiale. Se la divinità, anche se incarnata e fatta uomo, resta capace di incutere timore, quale timore potremmo avere di questa donna della stessa nostra natura, che ha in eterno il compito di comunicare alle creature le ricchezze e le misericordie dell’Altissimo? Confidenza filiale. Sì, perché l’onnipotenza di Maria viene dal fatto di essere Madre di Gesù, l’Onnipotente, e ha diritto alla nostra confidenza, perché è nello stesso tempo nostra Madre, non solo in virtù del testamento dettato da Gesù sulla Croce, quando disse a Giovanni: « Ecco tua Madre » e a Maria: « Ecco tuo figlio », ma ancora perché nell’istante dell’Incarnazione, la Vergine concepì, insieme con Gesù, tutta l’umanità, che egli incorporava a sé. – Membri del Corpo mistico di cui Cristo è il capo, siamo stati formati con Gesù nel seno materno della Vergine Maria e vi restiamo fino al giorno della nostra nascita alla vita eterna. Maternità spirituale, ma vera, che ci mette con la Madre in rapporti di dipendenza e di intimità profondi, rapporti di bambino nel seno della Madre. – Qui è il segreto della nostra devozione per Maria: è nostra Madre e come tale sappiamo di poter tutto chiedere al suo amore, perché siamo suoi figli! – Ma, se la madre, appunto perché madre, pensa necessariamente ai suoi figli, i figli, per l’età, son facili a distrarsi e il Rosario è lo strumento benedetto che conserva la nostra intimità con Maria e ci fa penetrare sempre più profondamente nel suo cuore. – Strumento divino il Rosario che la Vergine porta in tutte le sue apparizioni da un secolo in qua e che non cessa di raccomandare. Strumento della devozione cattolica per eccellenza, in cui l’umile donna senza istruzione e il sapiente teologo sono a loro agio, perché vi trovano il cammino luminoso e splendido, la via mariana, che conduce a Cristo e, per Cristo al Padre. – Così considerato il Rosario realizza tutte le condizioni di una preghiera efficace, ci fa vivere nell’intimità di Maria e, essendo essa Mediatrice, suo compito è di condurci a Dio, di portare le nostre preghiere fino al cuore di Dio. Per Maria diciamo i Pater, che inquadrano le decine di Ave Maria, e, siccome quella è la preghiera di Cristo e contiene tutto ciò che Dio volle che noi gli chiedessimo,

noi siamo sicuri di essere esauditi.

MESSA

Epistola (Prov. VIII, 22-25; 32-35). – Il Signore mi possedette all’inizio delle sue opere, fin dal principio, avanti la creazione. Ab eterno fui stabilita, al principio, avanti che fosse fatta la terra. Non erano ancora gli abissi, ed io ero già concepita. Or dunque, o figli, ascoltatemi: Beati quelli che battono le mie vie. Ascoltate i miei avvisi per diventare saggi: non li ricusate. Beato l’uomo che mi ascolta e veglia ogni giorno alla mia porta, e aspetta all’ingresso della mia casa. Chi troverà me, avrà trovato la vita, e riceverà dal Signore la salute.

Maria nel compito di educatrice.

Non si può eludere il carattere mariano di questa pagina dei Proverbi, obiettando che si applica al Verbo Incarnato e solo per accomodamento la Chiesa la riferisce alla Santa Vergine. La Chiesa non fa giochi di parole e la Liturgia non si diverte a far bisticci. Trattandosi di vite, che nel pensiero di Dio e nella realtà sono unite insieme, come le vite del Signore e della Madre sua unite nello stesso decreto di predestinazione, il senso accomodatizio è in sé e deve esserlo per noi uno degli aspetti multipli del senso letterale. « Giova a noi, per onorare Maria, considerarla agente della nostra educazione soprannaturale. Noi non siamo mai grandi per Dio, né per la nostra madre, né per la Madre di Dio. Come non vi è Cristianesimo senza la Santa Vergine così se l’amore di Dio non è accompagnato da un tenero amore per la Santa Vergine qualsiasi vita soprannaturale è in qualche modo mancante. « Maria è tutto quello che Essa insegnerà a chi l’ascolta e l’ama: l’esempio, la carità, l’influenza persuasiva… – « Maria ha educato il Figlio ed educherà noi. Non si resiste ad una Madre» (Dom Delatte, Omelie sulla Santa Vergine, Plon, 1951).

Parole benedette.

Il Vangelo è quello del Santo nome di Maria del 12 settembre. È il Vangelo dell’Incarnazione del quale rileggiamo volentieri le parole. Parole benedette perché vengono da Dio: L’Angelo infatti ne è soltanto il messaggero; parole e messaggio gli sono stati affidati da Dio. Parole benedette perché vengono da Maria, che, sola, poté riferire con ferma precisione di dettagli, che rivelano un testimonio e una esperienza immediata.

Messaggio di gioia.

« Questo messaggio è un messaggio di gioia. La gioia mancava nel mondo da molto tempo: era sparita dopo il primo peccato. Tutta l’economia dell’Antico Testamento e tutta la storia dell’umanità portavano un velo di tristezza, perché era continuamente presente all’uomo la coscienza di una inimicizia nei suoi rapporti con Dio, che doveva ancora essere espiata. Il messaggio è preceduto da un saluto pieno di gioia e da una parola pacifica, carezzevole: Ave. Questo Ave, primo elemento del messaggio, detto una volta, verrà poi ripetuto per l’eternità.

La fede di Maria.

« La fede di Maria fu perfetta e non dubitò della verità divina neppure nel momento in cui chiedeva all’Angelo come si poteva compiere il messaggio. Gabriele rivelò il modo verginale della concezione promessa, sollecitando il consenso della Vergine per l’unione ipostatica, perché, per l’onore della Vergine e per l’onore della natura umana. Dio voleva avere da Maria il posto che avrebbe occupato nella sua creazione. E allora fu pronunziata con libertà e con consapevolezza la parola, che farà eco fino all’eternità: « Io sono l’umile ancella del Signore: sia fatto secondo la sua volontà » (Dom. Delatte. Opere citate).

Preghiera alla Vergine del Rosario.

Ti saluto, o Maria, nella dolcezza del tuo gioioso mistero e all’inizio della beata Incarnazione, che fece di te la Madre del Salvatore e la madre dell’anima mia. Ti benedico per la luce dolcissima che hai portato sulla terra. – O Signora di ogni gioia, insegnaci le virtù che danno la pace ai cuori e, su questa terra, dove il dolore abbonda, fa’ che i figli camminino nella luce di Dio affinché, la loro mano nella tua mano materna, possano raggiungere e possedere pienamente la meta cui il tuo cuore li chiama, il Figlio del tuo amore, il Signore Gesù. – Ti saluto, o Maria, Madre del dolore, nel mistero dell’amore più grande, nella Passione e nella morte del mio Signore Gesù Cristo. – Unendo le mie lacrime alle tue, vorrei amarti in modo che il mio cuore, ferito come il tuo dai chiodi che hanno straziato il mio Salvatore, sanguinasse come sanguinano quelli del Figlio e della Madre. Ti benedico, o Madre del Redentore e Corredentrice, nel purpureo splendore dell’Amore crocifisso, ti benedico per il sacrificio, accettato al tempio ed ora consumato con l’offerta alla giustizia di Dio, del Figlio della tua tenerezza e della tua verginità, in olocausto perfetto. – Ti benedico, perché il sangue prezioso che ora cola per lavare i peccati degli uomini, ebbe la sua sorgente nel tuo Cuore purissimo. Ti supplico, o Madre mia, di condurmi alle vette dall’amore che solo l’unione più intima alla Passione e alla morte dell’amato Signore può far raggiungere. – Ti saluto, Maria, nella gloria della tua Regalità. II dolore della terra ha ceduto il posto a delizie infinite e la porpora sanguinante ti ha tessuto il manto meraviglioso, che si addice alla Madre del Re dei re e alla Regina degli Angeli. Permetti che levi i miei occhi verso di te durante lo splendore dei tuoi trionfi, o mia amabile Sovrana, e diranno i miei occhi, meglio di qualsiasi parola, l’amore di figlio, il desiderio di contemplarti con Gesù nell’eternità, perché tu sei Bella, perché sei Buona, o Clemente, o Pia, o Dolce Vergine Maria.

FESTA DEGLI ANGELI

FESTA DEGLI ANGELI

[J. J. Gaume: “Catechismo di perseveranza”, vol, 4, Torino 1881]

Devozione all’Angelo custode.

Ci resta a parlare dell’Angelo custode. E primieramente ditemi, o uomini, chiunque voi siate, conoscete voi cosa alcuna più acconcia per dare al figlio di Adamo, a questo fanciullo che striscia nella polvere, che bagna colle sue lacrime il sentiero della vita, che la percorre, si direbbe quasi il rifiuto degli esseri, che si sente trascinato dal peso di una natura corrotta versa quanto vi ha di vile e di abbietto; conoscete voi cosa alcuna più idonea a nobilitarlo ai suoi occhi e a renderlo rispettabile e sacro agli occhi altrui, come questa festa dell’Angelo custode? Figlio della polvere, gli dice la Chiesa in quel giorno, ricordati che tu sei figlio dell’Eterno. Il monarca dei mondi ha deputato verso di te un principe della sua corte, e gli ha detto: Va, prendi per mano il figlio mio, veglia su tutti i suoi passi, fammi conoscere i suoi bisogni, i suoi desideri, i suoi sospiri; ogni giorno veglia al suo fianco accompagnandolo, e sta la notte in piedi al capezzale del suo letto. Prendilo su le tue braccia, ond’ei non percuota il piede contro le pietre. Egli è affidato alle tue cure, tu lo ricondurrai sulle tue braccia ai piedi del mio trono, nel giorno ch’io avrò destinato, per introdurlo nel mio regno, suo immortale retaggio. – Ed ecco tutto ciò che ne dice, insieme a mille altre cose, il culto all’Angelo custode. – Riparatrice universale, madre affettuosa, la Chiesa cattolica poteva forse trascurare di raccomandarlo? Oh! no; essa nulla ha negletto per rendere palese e, se è passibile, sempre presente la credenza dell’Angelo custode. Dalla cuna sino alla tomba; ella ci parla del principe della corte celeste, che veglia a difesa del nostro corpo e dell’anima nostra, che vede tutte le nostre azioni, e che ne rende conto al Dio del cielo, padre e giudice di tutti gli uomini.

Festa degli Angeli custodi. —

Né tutto ciò ha bastato alla sua sollecitudine, poich’ella ha di più instituito una festa particolare per onorare gli Angeli custodi dei figli suoi. Fu Ferdinando d’Austria, poi imperatore, quegli che ottenne al principio del secolo decimo settimo dal pontefice Paolo V, che s’istituisse l’uffizio dell’Angelo custode, e che ne fosse celebrata la festa Propagata ben presto per tutta la Chiesa, questa commovente solennità non è più da quell’epoca stata interrotta. E infatti i motivi che abbiamo di celebrarla non sono sempre forse gli stessi, vale a dire sempre potenti, sempre numerosi, sempre cari alle anime virtuose? Sembra perfino, che quanto più c’inoltriamo nella vita e quanto più il mondo cammina verso il suo fine, più ancora divenga imperiosa la ragione di onorare gli Angeli. Ogni giorno della nostra esistenza e dell’esistenza del mondo, non è forse testimone di qualche nuovo beneficio degli Angeli custodi? E forse ché questi nuovi benefizi non sono eziandio nuovi titoli alla nostra gratitudine e alla nostra devozione? Per adempiere a’ doveri che ci sono imposti verso il nostro Angelo custode, bisogna, dice san Bernardo, rendergli un triplice omaggio; quello del rispetto, quello della fiducia e quello della devozione. Gli dobbiamo il rispetto per la sua presenza, la devozione per la sua carità, la fiducia per la sua vigilanza. Penetrato adunque di rispetto, cammina sempre con circospezione, rammentandoti continuamente che sei in presenza degli Angeli incaricati di guidarti in tutti i tuoi passi. In qualunque luogo tu sia e per quanto ti sembri nascosto, abbi rispetto al tuo Angelo custode. Oseresti tu fare davanti a lui ciò che non osereste fare in presenza di un uomo? Né solamente noi dobbiamo rispettare il nostro angelo tutelare, ma dobbiamo anche amarlo, perché egli è un custode fedele, un vero amico, un protettore potente. Malgrado l’eccellenza della sua natura, la carità l’induce ad incaricarsi della cura di difenderci e di proteggerci; ed egli veglia alla conservazione dei nostri corpi, ai quali i demoni hanno talvolta il potere di nuocere. Ma come descrivere ciò che opera per le anime nostre? Ei c’istruisce, c’incoraggia, ci esorta interiormente, ci avverte dei nostri doveri per mezzo di rimorsi segreti. Egli esercita verso di noi l’officio che esercitava verso i Giudei quell’angelo che li conduceva nella Terra promessa; ei fa per noi ciò che fece Raffaello pel giovine Tobia: egli ci è guida sicura in mezzo ai pericoli di questa vita. Da quali sentimenti di gratitudine, di rispetto, di docilità, di fiducia non dobbiamo esser noi compresi verso il nostro angelo custode! Potremmo noi ringraziare abbastanza la divina Misericordia dell’inestimabile dono che ella ci ha fatto? – Tobia, riflettendo ai favori segnalati che aveva ricevuti dall’angelo Raffaello, dice a suo padre: « Quale ricompensa potremo noi dargli che sia proporzionata ai beni di cui ci ha ricolmi? Ei mi ha condotto in perfetta salute, egli stesso è andato a riscuotere il nostro denaro da Gabelo, ei mi ha ottenuto la donna che ho sposata, ha da lei scacciato il demonio, ha confortato suo padre e sua madre, mi ha liberato dal pesce che voleva ingoiarmi, ha reso a te stesso la vista, e per sua cagione ci troviamo nell’abbondanza di ogni bene; che potremo noi dunque dargli che stia in bilancia con quello che egli ha fatto per noi? » [Tob. XII], Tobia e i suoi genitori, animati dalla più viva riconoscenza, si prostrarono con la faccia per terra per ben tre ore, e benedissero Dio. Procuriamo di entrare nei medesimi sentimenti. « Amiamo, dice san Bernardo, amiamo teneramente in Dio gli Angeli, quegli spiriti beati, che saranno un giorno nostri compagni e nostri coeredi nella gloria e che sono presèntemente nostri tutori e nostri custodi. Siamo devoti e riconoscenti verso simili protettori; amiamoli, onoriamoli quanto ne siamo capaci ». Noi dobbiamo inoltre avere una dolce fiducia nella protezione del nostro Angelo custode. « Per quanto deboli noi siamo, prosegue san Bernardo, per quanto sia meschina la nostra condizione, per quanto grandi siano i pericoli che ci attorniano, nulla dobbiamo temere sotto la protezione di tali custodi… Ogni volta che qualche tribolazione o qualche violenta tentazione verrà ad assalirvi, implorate il soccorso di colui che vi custodisce, che vi guida, che vi assiste in tutte le vostre pene». Ma per meritarne la protezione, dobbiamo prima di tutto odiare il peccato; anche i peccati veniali contristano l’angelo custode. « Come il fumo, dice san Basilio, pone in fuga le api, e il fetore i colombi, così l’infezione del peccato fa fuggire l’angelo che ha la cura di custodirci». La lascivia specialmente è vizio che gli spiriti celesti hanno immensamente in orrore: gli Angeli chiedono vendetta contro di noi a cagione dello scandalo che diamo ai giovinetti. « Io, dice il Signore, spedisco il mio Angelo affinché cammini dinanzi a voi, vi custodisca per via, e vi faccia entrare nella terra ch’io vi ho preparata. Rispettatelo, ascoltatene la voce, e guardatevi bene da disprezzarlo, perché egli non vi perdonerà in conto alcuno quando peccherete, e perché il mio nome è in lui; ma se voi udite la sua voce e fate tutto quanto io vi dico per sua bocca, io sarò il nemico dei vostri nemici, e affliggerò coloro che affliggono voi. Il mio angelo camminerà innanzi a voi, e v’introdurrà nella terra che vi ho preparata.

Preghiera.

O mio Dio, che siete tutto amore, io vi ringrazio di avere inviato i vostri angeli per custodirmi; fatemi grazia ch’io medesimo sia Angelo davanti a voi, per la purità del mio cuore e per la prontezza ad adempire la vostra santa volontà. Mi propongo d’amar Dio sopra tutte le cose e il prossimo come me stesso, per amor di Dio, e in prova di questo amore, io reciterò ogni giorno fervorosamente una preghiera al mio angelo custode.

Breve novena

I. – O mio buon Angelo Custode, aiutatemi a ringraziare l’Altissimo per essersi degnato di destinarvi alla mia custodia. Angele Dei.

II. – O Principe celeste, degnatevi d’impetrarmi il perdono di tutti i disgusti che ho dato a voi ed a Dio, non curando le vostre minacce e i vostri consigli. Angele Dei.

III. – O amoroso mio Tutore, imprimete nell’anima mia un profondo rispetto per voi, onde non abbia mai più l’ardimento di far cosa che vi dispiaccia. Ang.Dei.

IV. – O pietoso mio Medico, insegnatemi i rimedii, ed aiutatemi a guarire dai mali abiti e da tante altre miserie che opprimono l’anima mia. Angele Dei.

V. – O fedele mia Guida, impetratemi forza per superare tutti gli ostacoli che s’incontrano nel cammino della virtù, e per soffrire con vera pazienza le tribolazioni di questa vita. Angele Dei.

VI. – O Intercessore possente presso Dio, ottenetemi la grazia d’ubbidire prontamente alle vostre sante inspirazioni, e di uniformare la mia volontà in tutto e sempre a quella di Dio. Angele Dei.

VII. O purissimo Spirito tutto acceso d’amor di Dio, impetratemi questo fuoco divino, ed insieme una vera devozione alla vostra augusta Regina e mia buona Madre Maria. Angele Dei.

VIII. O invitto mio Protettore, assistetemi per corrispondere degnamente al vostro amore ed ai rostri benefici, e per adoperarmi con tutte le forse a promuovere il vostro culto. Angele Dei.

IX. – O beato Ministro dell’Altissimo, ottenetemi nella sua infinita misericordia ch’io giunga un giorno a riempire una delle tante sedi lasciate vuote pel cielo dai ribelli vostri compagni. Angele Dei

Inno all’Angelo Custode

Tu che fra i santi Spiriti

Fra gli Angioli del ciel

Sei di guida fedel

Lucido specchio;

Accogli i miei desir,

E benigno al mio dir

Porgi l’orecchio.

Ta dall’esordir dei secoli

Prima dell’uom creato,

Prima dell’uom beato

In ciel regnasti,

E del motor sovrano

L’onnipotente mano

Accompagnasti.

Allorachè dall’orrido

Caos traeva il suol,

Il mar, la luna, il sol,

La notte e il giorno.

Allor che empiea di belle

Rifolgoranti stelle

Il suo soggiorno.

.- Tu difensor magnanimo

Dello stellato imper,

Col Cherubino alter,

Entrasti in guerra;

Ed, infiammato il cor

D’insolito valor,

L’hai steso a terra,

.- Fu allor che dall’Altissimo

L’eccelsa tua virtù

Rimeritata fu!

Su nell’Empireo

Ove ti stai qual Re,

Cui gli astri sotto i piè

Ruotano in giro.

.- Di là clemente e provvido

A me spiegasti il vol,

Onde da questo suol

Scortarmi al cielo;

Appena il sommo Dio

Vestì lo spirito mio

Del mortal velo.

.- Tu del mio ben sollecito,

Meco sedesti in fascio

A mitigar le ambascie

Ed i tormenti;

E il labbro fra i sospir

Reggesti a profferir

I primi accenti.

.- I primi dì svanirono,

La gioventù sen venne

E il braccio tuo mi tenne

Allor più forte;

Onde il nemico invan

Stese ver me la man,

Le sue ritorte.

.- Poiché per vie difficili,

Sparse di spine e sassi,

Sempre sicuri i passi,

A me reggesti;

E il mondo ingannator,

Col divin tuo favor,

Spregiar mi festi.

.- Che se talvolta incauto

Lungi n’andai da te.

Se sdrucciolai col pie,

Caddi nel laccio,

Non mi lasciasti no,

Ma il tuo mi sollevò

Pietoso braccio.

.- Tu rattenesti i fulmini

Dell’eternal vendetta,

E l’ignea sua saetta

Invan si accese;

.- Talché, fra tanti error,

Dell’Eterno il furor

Non mai mi offese.

.- Quando assalito è il debole

Mio sen di forze ignudo,

Tu sei l’invitto scudo,

Il mio soccorso:

Onde, se teco io son,

Dell’infernal Dragon

Non temo il morso.

.- Ah, chi potrà le laudi

Degne di te cantar?

Chi ben potrà esaltar

La tua virtute,

Se in sì difficil mar

Propizio sai guidar

L’alme a salute?

.- Nell’ansie dello spirito

Consolator mi sei;

Tu ne’ perigli miei

Sei difensore.

.- Nulla poss’io quaggiù,

Se non mi porgi tu

Lena e vigore.

.- Deh, se così benefica

E’ ognor la tua pietà’,

Se tanto in amista

Meco ti strigni,

A me rivolgi ancor

Sul letto del dolor

Gli occhi benigni.

.- E fa che, sciolta l’anima

Dal suo corporeo vel,

Teco a regnare in ciel

Voli all’istante;

Anzi non stiasi in questa

Atra prigion funesta

A lungo errante.

.- E quando il formidabile,

Suon dell’ argentea tromba

Mi trarrà dalla tomba

Al gran Giudizio,

Tu siami per pietà,

Ver l’alta Maestà

Sempre propizio.

.- Ma, che potrò poi renderti

Per tanti tuoi favor,

Se non mostrarti un cor

Grato e sincero?

Poiché non v’ha mercé

Che degna sia di te

Nel mondo intero.

.- Tu accogli le mie fervide

Preci e i miei sospir,

E benigno al mio dir

Porgi l’orecchio.

Tu che fra i cori del ciel

Sei guida fedel

Lucido specchio.

.- Dunque a te ognor sia laude

Che in la magion suprema

Hai d’immortal diadema

Il crin fregiato;

Sempre sia laude a te.

Che siedi in ciel qual Re

Sempre beato.

[G. Riva; Manuale di Filotea, XXX ed. Milano, 1988]

I sette Dolori di Maria V. S S.

[da: G. Bertetti, Il Sacerdote predicatore; S.E.I. Ed. Torino, 1921]

– 1. La profezia di Simeone. — 2. La fuga in Egitto. — 3. Gesù smarrito nel tempio — 4. L’incontro di Gesù che va alla morte. — 5. La morte di Gesù. — 6. La lanciata e la deposizione di Gesù dalla croce. — 7. La sepoltura.

1- LA PROFEZIA DI SIMEONE. — « È posto questo bambino in segno di contraddizione, … e una spada trapasserà l’anima tua » (Luc., II, 34 – 35) … — A queste parole la Vergine vide in modo chiaro e distinto nel futuro tutte le contraddizioni cui sarebbe stato esposto Gesù;… contraddizioni nella dottrina,… nella stima, … nei suoi santissimi affetti,… nell’anima e nel corpo E questa visione dolorosa restò nel cuore di Maria per ben trentatré anni; … e di mano in mano che Gesù cresceva in età, in sapienza, in grazia, tanto più cresceva nel cuore di Maria l’angoscia di perdere un sì caro figlio all’avvicinarsi inesorabile della passione e morte «Il Signore usa questa compassione con noi di non farci vedere le croci che ci aspettano, acciocché, se le abbiamo a patire, almeno le patiamo una volta sola; ma non usò questa compassione con Maria, la quale (perché Dio la volle regina dei dolori e tutta simile al Figlio) ebbe a vedersi sempre avanti gli occhi, e a patire continuamente tutte le pene che l’aspettavano » ( S. ALFONSO, Gl. di Maria).

2. FUGA IN EGITTO. — La profezia di Simeone comincia ad avverarsi … Gesù è appena nato ed è già cercato a morte;… e per salvarlo dalla morte, Maria deve andarsene i n lontano esilio,… in Egitto, … mettendosi per un viaggio lungo, per vie fangose, piene di pericoli — Nell’Egitto la sacra famiglia, forestiera, sconosciuta, senza rendite, senza denari, senza parenti, in quante strettezze sarà vissuta per circa sette anni! … — Nel ritorno dall’Egitto, il viaggio riesce ancor più doloroso,perché Gesù «era così cresciuto che non si poteva portare; ma nello stesso tempo ancor sì giovane da non sostenere il cammino così lungo ». (S. BONAVENTURA)!

3. GESÙ SMARRITO NEL TEMPIO. — « V’è chi dice che questo dolore non solo fu tra i maggiori ch’ebbe Maria in sua vita, ma che fu il più grande ed acerbo di tutti gli altri… Negli altri dolori aveva seco Gesù, … ma in questo dolore patisce lontana da Gesù senza sapere dov’Egli sia… – Degli altri dolori ben ne intendeva Maria la cagione e il fine, cioè la redenzione del mondo, il divino volere; ma in questo non sapeva la cagione della lontananza del Figlio… E chi sa, forse tra sé pensava, se io non l’ho servito come dovevo? se ho commesso qualche negligenza, per cui egli m’ha lasciata?… È certo che non v’ha maggior pena ad un’anima amante di Dio che il timore d’averlo disgustato. E quindi fu che Maria in nessun altro dolore si lamentò fuorché in questo, lagnandosi amorosamente con Gesù dopo che lo rinvenne: « Figlio, perché ci hai tu fatto questo? Ecco che tuo padre ed io addolorati andavamo di te in cerca » (S. ALFONSO, ib.).

4. MARIA INCONTRA GESÙ CHE VA ALLA MORTE. — Pilato era benignamente disposto verso Gesù, … e vincendo la sua viltà l’avrebbe forse salvato dal furore della moltitudine giudaica, se alle preghiere della sua moglie si fossero pure aggiunte quelle della madre di Gesù Eppure, Maria non si muove nelle ore tremende che decidono della vita o della morte del Figlio, perché sa che il Figlio potrebbe da se solo, senza bisogno d’alcuno, liberarsi da’ suoi nemici, e che se si lascia condurre come un agnèllo al supplizio, lo fa spontaneamente, secondo il volere di Dio; … e Maria, anche lei spontaneamente, secondo il volere di Dio, lascia sacrificare il figlio …. Maria si muove, quando già la sentenza è irrevocabilmente data … si muove incontro a Gesù, che sotto il peso della croce s’incammina al Calvario… Lo mira contraffatto e reso quasi irriconoscibile dalle lividure, dalle ferite, dal sangue: … gli sguardi del Figlio e della Madre s’incontrano: … né la Madre né il Figlio svennero per il dolore, perché Dio a maggiori dolori li riservava per la redenzione del mondo… E quelle due anime, eroicamente generose, continuano insieme il cammino alla volta del supplizio.

5. GESÙ MUORE. — Si giunge al Calvario: …. i carnefici spogliano Gesù delle sue vesti,… lo inchiodano,… fermano la croce,., poi lo lasciano morire. Maria allora si fa vicino alla croce, e là rimane ad assistere quel’orribile agonia di tre ore:… « quale spettacolo il vedere il Figlio agonizzare sopra la croce, e sotto la croce veder agonizzare la madre, la quale soffriva tutte le pene che pativa il Figlio! » (S. ALFONSO); … « quel che facevano i chiodi nel corpo di Gesù, operava l’amore nel cuore di Maria » (S. BERNARDO); … « nello stesso tempo che il Figlio sacrificava il corpo, la Madre sacrificava l’anima » (S. BERNARDINO) ….. E non poter dare al figlio nessun sollievo: … anzi sapere che il maggior tormento del Figlio era la presenza della Madre! … L’unico sollievo per la Madre e per il Figlio era il sapere che dai loro dolori ne sarebbe venuta per noi la vita eterna.

6. LA LANCIATA E LA DEPOSIZIONE DI GESÙ DALLA CROCE. — Gesù morendo esclamava: Consummatum est!… Era compiuta la serie dei dolori pel Figlio, non però per la Madre….. Mentr’Ella sta piangendo la morte del Figlio, un soldato vibra la lancia contro Gesù ne apre il costato, e ne esce sangue ed acqua. Il corpo morto di Gesù non soffrì più la lanciata … la soffrì la Madre e se la sentì ripercuotere nel cuore — Ma ecco depongono Gesù dalla croce … il Figlio è reso alla Madre, ma in quale stato!… Prima, era il più bello tra i figli degli uomini, ora è tutto sformato; … prima, innamorava col suo aspetto, ora fa orrore a vederlo. Quando muore un figlio si cerca d’allontanare dal cadavere la madre;… Maria non vuol saperne di togliersi dalle sue braccia quel corpo esangue se non per affidarlo al sepolcro.

7. SEPOLTURA DI GESÙ. — « Ecco già lo portano a seppellire; già s’avvia la dolorosa esequie; i discepoli se lo pongono sulle spalle; gli Angeli del cielo a schiere lo vanno accompagnando; quelle sante donne lo seguitano, e insieme con esse l’addolorata Madre. Vogliono ch’Ella medesima accomodasse il corpo sacrosanto di Gesù nel sepolcro; … in alzare poi la pietra per chiudere il sepolcro dovettero quei discepoli del Salvatore voltarsi alla Vergine e dirle: Or via, Signora, s’ha da coprire il sepolcro abbiate pazienza; guardatelo l’ultima volta e licenziatevi dal vostro Figlio … — Prendono la pietra, e chiudono nel santo sepolcro il corpo di Gesù; … dando un ultimo addio al Figlio e al sepolcro, Maria ritorna alla sua casa » (S. ALFONSO). — « Se ne ritornava così affitta e mesta l a povera Madre, che, dove passava, tutti quei che l’incontravano non potevano trattener le lagrime » (S. BERNARDO) Soltanto il nostro duro cuore non avrà lagrime per Maria?… non piangeremo noi che fummo la causa di tanti dolori?… Ah! se non possono scorrere lagrime sensibili dai nostri occhi, siano almeno lagrime di penitenza le nostre, col fermo proposito di non commettere mai più il peccato: quel peccato che mandò alla morte il nostro Fratello primogenito e trapassò il cuore dolcissimo di Maria, Madre di Gesù e Madre nostra….

STABAT MATER.

[Per cui il Papa Innocenzo XI il 1 Settembre 1681 concesse indulgenza di 100 giorni. Tale indulgenza fu confermata da Pio IX con Rescritto 18 Giugno 1876.]

Stabat Mater dolorosa

Juxta crucem lacrimosa,

Dum pendebat Filius;

 Cujus animam gementem,

Contristatam et dolentem

Pertransivit gladius.

 O quam tristis et afflicta

Fuit illa benedicta

Mater Unigeniti

 Quæ mœrebat et dolebat

Pia Mater dum videbat

Nati pœnas inclyti.

 Quis est homo qui non fleret

Matrem Christi si videret

In tanto supplicio?

 Quis non posset contristavi

Christi Matrem contemplari

Dolentem cum Filio?

 Pro peccatis sum gentis

Vidit Jesum in tormenlis

Et flagellis subditum,

 Vidit suum dulcem Natum

Moriendo desolatum,

Dum emisit spiritum.

 Eia Mater, fons amoris,

Me sentire vini doloris,

Fac ut tecum. lugeam.

 Fac ut ardeat cor meum

In amando Christum Deum,

Ut sibi complaceam.

Sancta Mater, istud agas,

Crucìfixi fige plagas

Cordi meo valide.

 Tui Nati vulnerati

Tam dignati prò me pati,

Pœnas mecum divide.

 Fac me tecum pie flere:

Crucifixo condolere,

Donec ego vixero.

 Juxta crucem tecum stare,

Et me Tibi sociare

In planctu desidero.

 Virgo virginum præclara

Mihi jam non sis amara;

Fac me tecum plangere.

 Fac ut portem Christi mortem;

Passionis fac consortem,

Et plagas recolere

 Fac me plagis vulnerari,

Fac me Cruce inebriari

Et cruore Filii

 Flammis ne urar succensus,

Per te, Virgo, sim defensus

In die Judicii.

 Christi, cum sit hinc exire

Da per Matrem me venire

Ad palmam victoriæ.

 Quando corpus morietur,

Fac ut anima? Donetur

Paradisi gloria. Amen.

[Per gli iscritti alla Arciconfraternita del Cuore Immacolato di Maria, c’è oggi la possibilità di lucrare l’indulgenza plenaria s.c. – v. : Arciconfraternita del Cuore Immacolato//exsurgatdeus.org.]

LA CROCE

LA CROCE

[J. – J. Gaume: “Catechismo di perseveranza”, vol. IV, Torino, 1881]

 Devozione alla Croce. — E noi pure, figli della Chiesa cattolica, noi pure dobbiamo venerare la Croce, come il figlio bennato onora il ritratto del proprio padre, o piuttosto come onora il pegno più affettuoso dell’amor suo. Lasciamo che i mondani a loro talento accusino la Religione di rattristarci incessantemente con il porci dinanzi agli occhi un oggetto funesto. Ingannati! non vorranno mai essi persuadersi che la croce è tutto per il Cristiano fedele, e che gli compendia la bontà, la gloria, la sapienza di Dio? – Dall’alto della Croce Gesù Cristo ha dato la pace alle persone dabbene e anzi tal pace, che l’intero mondo de’ malvagi non potrebbe strappare dal loro cuore; dall’alto di quella Croce il Figlio di Dio, sacrificatore e vittima, invitando a sé tutti i giusti, ravvicinando la terra al cielo e il cielo alla terra, ci ha insegnato a soffrire e a morire. E di quella Croce per mezzo della quale Gesù Cristo ha trionfato della morte, di quella Croce che assegna un premio alla virtù e le assicura la sua immortale ricompensa; di quella Croce, segno di stretto e santo vincolo per tutti quelli che sono battezzati in Gesù Cristo, vale a dire per la più gran parte degli uomini; di quella Croce, io dico, voi vorreste distruggere il culto dell’universo? Ah! se voi amate il genere umano, e se avete una patria, lasciate quella Croce sulla sommità dei palazzi per richiamare alla vita della penitenza i ricchi e i potenti; lasciatela su l’umile tetto del povero per ammaestrarlo alla pazienza e alla rassegnazione; lasciatela a tutti gli uomini perché tutti gli uomini hanno un orgoglio da reprimere, hanno passioni da combattere, e perché ad insegnar loro a stimarsi quanto valgono e a calpestare i vani pregiudizi dell’opinione, non vi ha miglior maestro di Gesù Cristo morente sopra una Croce. – Ma se noi vogliamo che la Croce sia nostro conforto, se vogliamo a lei appressare con amore e fiducia le moribonde nostre labbra, se vogliamo ch’ella protegga la nostra sepoltura, e ci sia un pegno di gloriosa risurrezione, leggiamo spesso in questo libro divino, e imprimiamo profondamente nel nostro cuore le lezioni che vi s’imparano. Colui che vuole acquistare la scienza dei Santi si accosti alla Croce; ivi egli attingerà la più sublime dottrina e le più patetiche lezioni che siano mai state date agli uomini. Gesù Crocifisso è per eccellenza il modello d’ogni virtù, è il libro di vita. San Paolo la studiò esclusivamente perché trovava nella sola Croce tutte le verità che gl’importava di conoscere. Tutti i Cristiani che bramano esser degni dì questo glorioso titolo imitino l’Apostolo e confermino lo stesso principio. Ove mai aveva attinto san Bernardo, domanda un celebre autore, quell’ardente amore di Dio e una si fervorosa devozione? Li aveva attinti nei patimenti del Redentore morto sopra una Croce! Ove aveva sant’Agostino raccolto i lumi che hanno fatto di lui uno dei luminari della Chiesa? Li aveva raccolti nelle piaghe di Gesù, come confessa egli stesso ! Il libro della Croce fu quello che inspirò un amore serafico a san Francesco. E san Tommaso, che in ogni circostanza si prostrava ai piedi del crocifisso, gli andava debitore della sua meravigliosa dottrina. « San Bonaventura, dice san Francesco di Sales, sembra non aver avuto, scrivendo, altra carta che la Croce, altra penna che la lancia, altro inchiostro che il prezioso sangue di Gesù Cristo. Con quanta effusione di amore esclama egli: È utile per noi essere con la Croce! Erigiamo qui tre tabernacoli, uno pei suoi piedi, uno per le sue mani e uno pel suo sacro costato. Qui io mi arresterò, qui veglierò, qui leggerò, qui mediterò avendo costantemente questo libro divino davanti agli occhi per studiare la scienza della salute in tutto il giorno, e perfino nella notte tutte le volte che mi sveglierò ». – Il profeta Giona si riposò deliziosamente all’ombra dell’albero di edera che il Signore aveva preparato per lui. Quale deve esser dunque la gioia d’un cristiano, allorché si riposa all’ombra del legno della Croce? Protetti da questo sacro legno noi possiamo dire: Gioisca pure Giona sotto la frescura di edera; prepari Abramo un ristoro per gli angeli al brezzo della valle di Mambre; sia Ismaele esaudito sotto un albero nel deserto; sia Elia nutrito sotto un ginepro; quanto a noi la nostra consolazione e il nostro giubilo consisteranno nell’abitare in spirito all’ombra della Croce.

INNI ALLA CROCE:
Lustra sex qui jam perégit,
Tempus implens córporis:
Sponte líbera Redémptor
Passióni déditus:
Agnus in Crucis levátur
Immolándus stípite.

Felle potus ecce languet,
Spina, clavi, láncea,
Mite corpus perforárunt,
Unda manat, et cruor:
Terra, pontus, astra, mundus,
Quo lavántur flúmine!

Crux fidélis, inter omnes
Arbor una nóbilis:
Silva talem nulla profert
Fronde, flore, gérmine:
Dulce ferrum, dulce lignum
Dulce pondus sústinent.

Flecte ramos, arbor alta,
Tensa laxa víscera:
Et rigor lentéscat ille,
Quem dedit natívitas:
Et supérni membra Régis
Tende miti stípite.

Sola digna tu fuísti
Ferre mundi víctimam;
Atque portum præparáre
Arca mundo náufrago;
Quam sacer cruor perúnxit,
Fusus Agni córpore.

Sempitérna sit beátæ
Trinitáti glória:
Æqua Patri, Filióque,
Par decus Paráclito:
Uníus, Triníque nomen
Laudet univérsitas.
Amen.

V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per Crucem tuam redemisti mundum.

Hymnus
Vexílla Regis pródeunt;
Fulget Crucis mystérium,
Qua Vita mortem pértulit,
Et morte vitam prótulit.

Quæ, vulneráta lanceæ
Mucróne diro, críminum
Ut nos laváret sórdibus,
Manávit unda et sánguine.

Impléta sunt quæ cóncinit
David fidéli cármine,
Dicéndo natiónibus:
Regnávit a ligno Deus.

Arbor decóra et fúlgida,
Ornata Régis púrpura,
Elécta digno stípite
Tam sancta membra tángere.

Beáta, cujus bráchiis
Prétium pepéndit sǽculi,
Statéra facta córporis,
Tulítque prædam tártari.

Sequens stropha dicitur flexis genibus.

O Crux, ave, spes única,
In hac triúmphi glória
Piis adáuge grátiam,
Reísque dele crímina.

Te, fons salútis, Trínitas,
Collaudet omnis spíritus:
Quibus Crucis victóriam
Largiris, adde prǽmium.
Amen.

V. Hoc signum Crucis erit in cælo.
R. Cum Dóminus ad judicándum vénerit

IL NOME DI MARIA

IL NOME DI MARIA

[J. J. Gaume: Catechismo di perseveranza; vol, IV, Torino, 1881]

Nella domenica tra l’ottava della Natività si celebra la festa del santo Nome di Maria. Il venerabile servo di Dio, Papa Innocenzo XI con suo decreto dell’anno 1683 stabilì che questa festa, fino a quel tempo tutta propria della Spagna, divenisse di obbligo per la Chiesa universale. [Il santo Papa Pio X la riportò poi al 12 settembre.-ndr.-] In questo precetto sì facile e sì dolce ad essere osservato è d’uopo scorgere una novella testimonianza della gratitudine della Chiesa verso la santa Vergine. La Regina delle vergini si mostrò sempre nemica dichiarata del Maomettismo, materiale religione dei sensi. Nel secolo decimo quinto gli aveva dato a Lepanto un colpo mortale; ma riavutosi in parte, il Maomettismo minacciava di nuovo il Cristianesimo. – Nel 1683 il Gran-Visir a capo di un esercito formidabile piantò l’assedio innanzi a Vienna, uno dei baluardi della Cristianità. Giovanni Sobieski, duce delle legioni Polacche, accorre a difesa della piazza assediata, e nel mattino in cui deve impegnarsi battaglia, mette se stesso e le sue truppe sotto la protezione della Vergine. I soldati stettero in ginocchio, mentre Sobieski ascoltava la Messa nel convento Camaldolese, pregando colle braccia stese in croce. Fu quivi, esclama con profonda verità un guerriero cattolico, che il Gran-Visir fu battuto. All’uscire della chiesa Sobieski dà il segnale dell’attacco: i Turchi sono vinti e fugati; e il vincitore rimasto padrone dello stendardo medesimo di Maometto lo invia al Sommo Pontefice in segno di omaggio verso Maria. – Chi può esprimere abbastanza il rispetto che merita il nome di Maria si possente e insieme sì affettuoso? Apprendiamolo dai secoli cristiani. Primieramente è tradizione che Iddio medesimo lo rivelasse ai genitori della santa Vergine. Pel corso di parecchi secoli fu proibito alle donne e a quelli eziandio di sangue regio, di portare il nome di Maria. Alfonso VI, re di Castiglia, dovendo sposare una principessa Mauritana, alla quale nel battezzarla si doveva imporre un nome, proibì che portasse quello di Maria, benché la donzella ne avesse vivissimo desiderio. Nell’atto degli sponsali della duchessa Maria Luigia di Nevers con Ladislao re di Polonia si convenne che la principessa lascerebbe il nome di Maria, e non conserverebbe che quello di Luigia. Casimiro I, altro re di Polonia, non si contenne altrimenti quando sposò Maria figlia dello Czar di Russia. Da ciò venne il costume, per tanto tempo mantenutosi in Polonia, che niuna donna di qualsivoglia condizione potesse portare il nome di Maria. Or mentre questi esempi ci istruiscono qual venerazione si debba da noi pure conservare verso quel nome augusto, la vittoria di Sobieski c’insegna con quale fiducia dobbiamo pronunziarlo. Suoni adunque di frequente sulle nostre labbra la giaculatoria: O Maria, o nomen sub quo nemini desperandum; « Salve o Maria, nel cui nome non è lecito ad alcuno di dubitare  ».

Sobieski manda al Papa Innocenzo XI il messaggio della vittoria sulla barbarie maomettana dei turchi a Vienna l’11 settembre 1683 [data simbolica, scelta dai “nemici di Dio e di tutti gli uomini” per l’attentato alle torri gemelle … del 2001]

Fu il cappuccino Marco d’Aviano, incaricato dal Santo Padre Innocenzo XI di formare una Santa Lega tra i regnanti cattolici, ad incoraggiare e confortare i soldati ed il popolo viennese, esortandoli ad affidarsi alla Madonna e invocare da Lei la salvezza, mediante la preghiera del Santo Rosario.

Réspice Stellam … voca Mariam

[S. Bernardo. Lodi della Vergine Maria: omelia II; 17]

 

Il versetto si conclude così: Il nome della Vergine era Maria (Lc I, 27). Diciamo brevemente qualche cosa anche su questo Nome che viene interpretato «Stella del mare», e si adatta molto bene alla Vergine Madre. Essa infatti molto opportunamente viene paragonata ad una stella, perché come la stella emette raggi senza alcuna lesione di sé, così la Vergine partorì il Figlio senza danno della sua verginità. Né il raggio diminuisce lo splendore della stella, né il Figlio reca pregiudizio all’ integrità della Madre. Essa è dunque quella nobile stella sorta da Giacobbe, i cui raggi illuminano tutto il mondo, il cui splendore rifulge nei cieli e penetra negli inferi, e avvolgendo tutta la terra, e riscaldando più le menti che non i corpi, alimenta le virtù e distrugge i vizi. Essa è quella stella splendidissima e meravigliosa stella necessariamente elevata sopra questo mare grande e spazioso, radiosa per i suoi meriti, luminosa per i suoi esempi. “O tu che, nell’ondeggiare delle vicende di questo mondo, più che camminare per terra, hai l’impressione di essere sballottato tra i marosi e le tempeste, non distogliere gli occhi dal fulgore di questa stella se non vuoi essere inghiottito dalle onde. Se soffiano i venti delle tentazioni, se t’incagli negli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria. Se sei sbattuto dai cavalloni della superbia, dell’ambizione, della detrazione, della gelosia, guarda la stella, invoca Maria! Se l’ira, o l’avarizia o la concupiscenza della carne sembrano sconquassare la navicella del tuo spirito, guarda Maria. Se turbato dell’enormità dei tuoi peccati, confuso per la coscienza della tua turpitudine, atterrito al pensiero del tremendo giudizio di Dio, cominci a sentirti risucchiare dal baratro della tristezza, dall’abisso della disperazione, pensa a Maria. Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze, pensa a Maria, invoca Maria. Maria ti sia sempre sulla bocca, sempre nel tuo cuore; e per ottenere l’aiuto della sua preghiera, non cessare di imitarne gli esempi. Seguendo Lei, non andrai fuori strada, pregando Lei non ti verrà meno la speranza, pensando a Lei non sbaglierai. Se Maria ti regge, non cadrai, sotto la sua protezione non avrai timore, se Ella ti guida non ti stancherai, se Ella ti è propizia arriverai; e così sperimenterai in te stesso quanto a proposito sia stato detto: E il nome della Vergine era Maria. … et nomen Virginis Maria!

 

FESTA DELLA NATIVITA’ DELLA SANTA VERGINE

J.-J. Gaume: Catechismo di preseveranza; vol. IV- Torino 1881]

Origine di questa festa. – Se la Chiesa Cattolica celebra con tanta gioia e magnificenza l’Assunzione di Maria, perché mai non avrebbe dovuto consacrare con una festa solenne la gloriosa sua nascita? Agli 8 di settembre ella aduna i fedeli attorno alla culla della beata fanciulletta. Giusta i computi più esatti e le più autorevoli tradizioni, Maria nacque in Nazareth, sotto il Regno di Erode, allora quando questo empio principe era tutto inteso a distruggere la stirpe reale di Davide, a fine di rendere impossibile l’adempimento delle profezie che annunziavano come il Salvatore del mondo sarebbe uscito dalla famiglia di Jesse. Ciò dunque avvenne l’anno 22 del regno di Augusto, sotto il consolato di Marco Druso Livio e di Quinto Calpurnio Pisone; e per conseguenza l’anno di Roma 738. La sua nascita ebbe luogo li 8 di settembre, come si raccoglie dalle autorità menzionate, né fu senza mistero che fu scelto un tal giorno pel nascimento dell’Eva novella. Una tradizione, che si conserva presso gli ebrei, insegna che in tal giorno fu messa al mondo la prima Eva. La madre antica, portento di grazia e di beltà, colmò di gioia il cuore di Adamo, e compì la felicita del primo nostro genitore; nello stesso giorno la nuova Eva, di cui la prima era semplice figura, apparve sulla terra, e incomparabile per grazia e bellezza, offrì, se così è lecito esprimersi, agli occhi il più attraente spettacolo che egli avesse giammai contemplato. Ciò nondimeno per le ragioni esposte nell’antecedente lezione, e per altre eziandio fornite dalla ineffabile sapienza della Chiesa, che svolge con la successione dei secoli i mezzi di ravvivare la pietà dei suoi figli, la festa della Natività della Vergine non venne celebrata, almeno con esteriore magnificenza, nei primi tempi del Cristianesimo. Il primo e più antico monumento che ne abbiamo è il Sacramentario dì san Leone il Grande e dei Papi suoi predecessori, nel quale si trova egualmente che nel Sacramentario di san Gregorio, la festa della Natività della santa Vergine con una Messa e con orazioni proprie. Innanzi il settimo secolo ella era generalmente celebrata nella Chiesa, e prima della fine del nono era in Francia fra le più solenni. La città di Angers specialmente dimostrava la sua fervente devozione verso Maria celebrandola con pompa straordinaria e con indicibile affluenza di popolo. Da ciò viene, secondo congetture assai probabili, che i paesi a quella circostanti chiamano una tal festa l’Angioina, come avente origine dall’Anjou ‘. 1 [Oggidì pure la fiera della Natività è chiamata in Bretagna la fiera angioina]. – L’Oriente gareggiò tosto nello zelo con l’Occidente, e fino dalla metà del secolo dodicesimo, sappiamo che la festa della Natività era osservata come una delle più solenni fra le cattoliche. – Il nome solo di Natività indica l’oggetto della nostra devozione. Se i figli ossequiosi aspettano impazienti l’alba del giorno natalizio d’una madre diletta, se si affrettano a gara ad offrirle voti e mazzi di fiori, lascio decidere da quali sentimenti esser debbono animati i cuori dei figli di Maria nel giorno che diede loro tal Madre. Anche i genitori celebrano con tripudii la nascita e il giorno anniversario della nascita dei loro figli; uso efficacissimo e da coltivarsi per conservare lo spirito di unione nelle famiglie. Eppure a chi non sembrerebbe più ragionevole piangere sui figli quando entrano nella valle delle miserie, nel pensare che non solo essi nascono senza ragione e senza merito, ma figli inoltre di sdegno, contaminati dal peccato e destinati ai dolori e alla morte? Perciò la Chiesa cattolica, innalzandosi con tutta la sublimità della fede sopra l’ordine e i sentimenti della natura, celebra non già la nascita, ma bensì la morte dei propri figli. E osservate la profonda aggiustatezza del suo linguaggio! Essa chiama natività o nascita la morte dei suoi santi. Infatti nel giorno della loro morte i giusti abbandonano questa vita di angosce per nascere ad una vita vera, immortale e gloriosa. Da questa grande regola la liturgia cattolica non ammette che due eccezioni, cioè, san Giovanni Battista e la santa Vergine. Ella celebra la festa del primo giorno nel quale è venuto al mondo, perché nacque santificato e confermato nella grazia. Tanto più doveva ella celebrare la natività di Maria, poiché questa comparve sopra la terra piena di grazia e arricchita di tutti i doni di Dio. – Affrancata dalla legge del peccato originale e predestinata alla maternità divina, è indubitato che Maria fu l’anima più bella che uscisse dalle mani del Creatore, come, tranne l’Incarnazione, ella fu l’opera più degna dell’Onnipotente in questo mondo. « Perché, dice san Tommaso, Dio proporziona le grazie che concede agli uomini al grado di dignità ch’ei destina loro; talché prima di essere Madre di Dio, Maria ricevette dal cielo le grazie che dovevano renderla degna di quella eccelsa prerogativa ». Ed ecco perché l’arcangelo Gabriella la saluta con quelle parole: Tu sei piena di grazia.

Mezzi per celebrarla degnamente.— Noi pure dobbiamo salutarla piena di grazia. Figli di Maria riuniamoci oggi intorno alla sua culla, indirizzando alla nostra Madre adorabile le nostre preghiere ed i nostri omaggi. Benché bambina, Ella ci vede e ci ode; sicché da piena fiducia dobbiamo essere animati! Qual madre poté nel giorno della sua festa negare cosa alcuna ai suoi figli ? Se siamo colpevoli, Ella chiederà grazia per noi; se giusti, Ella ci elargirà i segni di una speciale tenerezza. Vogliamo noi cattivarcene il cuore? Imitiamone le virtù. Voi specialmente, o giovinetti, venite a vedere questa Santa Bambina, vostro esempio e vostra Madre. Ella ama, Ella desidera di preferenza i gigli e le rose del pudore. E voi, giovinette, che tutto dovete a Maria, Ella vi chiama intorno alla sua culla, essa vi invita a mirare lo spettacolo dei suoi primi anni. – « Accorrete, dice sant’Ambrogio, e ponetevi innanzi agli occhi la vita e la verginità di Maria: sarà questo come uno specchio in cui vedrete il modello della castità e della virtù. Uno stimolo di emulazione è la nobiltà del Maestro. Ora qual più nobile della Madre di Dio? Ella era vergine di corpo e di spirito, e di una purità incapace di ogni finzione; Ella era umile di cuore, grave nel suo parlare, savia nelle sue determinazioni; Ella parlava raramente, e non esprimeva più del necessario ; Ella leggeva con assiduità i libri della legge, e poneva la propria fiducia non nelle ricchezze caduche, ma nelle preghiere dei poveri. Sempre fervorosa, Ella non voleva che Dio per testimone di ciò che accadeva nel proprio cuore, Ella riferiva a Lui tutto ciò ch’Ella fa o possedeva. » – Anzi che fare il minimo torto a chicchessia, tutti sperimentavano il suo cuore benefico; Ella onorava i su superiori, e non invidiava gli eguali, scansava la vanagloria, seguiva la ragione, amava caldamente la virtù. I suoi sguardi erano pieni di dolcezza, le sue parole di affabilità, tutta la sua condotta portava l’impronta della modestia. Nulla si vedeva in lei che non fosse decente; la sua allegrezza nulla aveva di leggiero, la sua voce nulla annunziava che derivasse da amor proprio. Il suo esteriore era tanto ben diretto, che l’acconciamento del suo corpo era la pittura dell’anima sua e un modello perfetto di tutte le virtù. La sua carità per il prossimo non conosceva limiti. Faceva lunghi digiuni, e sceglieva per nutrimento non quello che poteva lusingare la sensualità ma ciò che bastava a sostentare la natura. Consacrava agli esercizi di devozione le ore destinate al sonno; non usciva che per recarsi al tempio, e sempre in compagnia dei suoi genitori ». – E noi tutti, cristiani, qualunque sia l’età nostra o la nostra condizione, rallegriamoci con Maria bambina per essere nata sì santa, sì cara a Dio, sì piena di ogni grazia. Rallegriamoci non solo a riguardo di Lei, ma anche per noi medesimi, perché la grazia ch’Ella recò nel mondo non è meno per noi che per Lei. Temiamo qual grande sventura il perdere la fiducia e la devozione in Maria, perché Ella è il canale di tutte le grazie. Quando Oloferne volle impadronirsi di Betulia, incominciò da chiuderne gli acquedotti. Quando il demonio vuole entrare in un’anima, cerca subito di toglierle la devozione a Maria, ben persuaso che intercettato il veicolo delle grazie, quell’anima perderà ben presto la luce, il timor di Dio, e finalmente la salute eterna. Perciò, qualunque sia lo stato dell’anima nostra, qualunque sia il numero e l’enormità delle nostre offese, ricorriamo a Maria, rifugio dei peccatori i più abbandonati; essa ci porgerà una mano soccorritrice, ci salverà dal profondo delle miserie. Facciamo dunque salire verso Lei quella preghiera, alla quale il suo cuore non può resistere: Rammentati, Vergine pia, ecc. Memorare, o piissima Virgo Maria, etc.

III. Esempio. — Fa egli d’uopo rammentare quel fatto divenuto sì celebre, e che solo basterebbe, anche la testimonianza di tutti i secoli, a stabilire la nostra fiducia in Maria nei nostri maggiori bisogni, come l’ancora tiene il naviglio in mezzo alle tempeste? Al tempo di Luigi XIII viveva in Parigi un prete chiamato Bernardo o il povero prete. Egli aveva consacrato le proprie sostanze ai poveri, e la propria vita e la propria compassione a quegli sventurati che la giustizia percuote con la sua punizione. Ora accadde che un reo, condannato ad essere mazzolato, non voleva udir parlare di confessione. Questa nuova fu portata al povero prete, che immediatamente si recò alle prigioni, e fattosi condurre al carcere del prigioniero lo saluta, lo abbraccia,lo esorta, gli suggerisce sentimenti di fiducia, lo minaccia dell’ira di Dio. Ma tutto ciò non produce effetto; che il reo neppur degnavasi guardarlo e sembrava sordo a quanto venivagli detto. Il confessore Io prega a volere almeno recitare una preghiera brevissima alla santa Vergine, che egli protestava non aver mai recitata senza essere esaudito nelle proprie domande. – Il prigioniero con atto di disprezzo ricusa di dirla, e il buon sacerdote la recita per l’intero egli stesso; ma vedendo che il peccatore ostinato neppure aveva voluto aprir bocca, la sua carità lo vince, il suo zelo lo inspira, e ponendo alla bocca dell’ostinato una copia di quella orazione che portava sempre seco, fa forza per ficcargliela dentro, dicendo: Mangiala, poiché non vuoi leggerla. Il reo, costretto dai ceppi e non potendo sottrarsi a tanta importunità, promise anche per liberarsene di recitare la preghiera. Bernardo s’inginocchia con lui, ricomincia l’orazione (Memorare), e il prigioniero non appena ebbe pronunziato le prime parole si sentì tutto mutato. Un torrente di lacrime scorse dai suoi occhi, e pregò il prete a dargli il tempo di prepararsi alla confessione: e siccome ei ben rammentava i traviamenti della sua vita, nell’amarezza del suo cuore fu sì colpito dalla considerazione dei suoi peccati e dalla grandezza delle divine misericordie, che spirò di dolore all’istante. – Apprendiamo da questo esempio quanto la protezione di quella che la Chiesa chiama il rifugio dei peccatori può essere utile a coloro che la invocano con fiducia; e rammentiamoci sempre che l’imitazione delle virtù della Madre nostra ci renderà meritevoli dei suoi favori.

 

UN MEZZO DI SALVEZZA SUGGERITO DA FATIMA

UN MEZZO DI SALVEZZA

SUGGERITO DA FATIMA

[Attualità di Fatima, Città della Pieve, 1953]

  Chi legge la storia delle Apparizioni di Fatima non può non restare colpito dall’insistenza, con la quale la Beata Vergine raccomanda ai tre Pastorelli, e per essi a tutti i cristiani, la recita quotidiana del Santo Rosario. La Madre di Dio sei volte si mostra a Lucia, Giacinta e Francesco e tutte e sei le volte termina il suo colloquio con i fortunati Fanciulli con la raccomandazione della recita del Rosario, come di cosa graditissima al Suo Cuore Immacolato e come strumento adatto a ottenere la conversione dei peccatori, la pace del mondo e il trionfo della Chiesa. – Sinceramente, non potremmo attenderci una più alta autorevole ratifica di questa devozione, che la tradizione fa risalire a S. Domenico.

TESTIMONIANZA DELLA STORIA

Documenti diretti e precisi, in base ai quali si possa incontestabilmente provare che S. Domenico sia l’autore del Rosario, non ce ne sono. Tuttavia la tradizione non è priva di fondamento e può vantare il consenso di molti Pontefici, cioè di:

Alessandro VI (« lllius qui» del 13 giugno 1495),

Leone X (« Pastoris Æterni» del 6 ottobre 1520),

Pio V (« Consueverunt » del 17 settembre 1569),

Gregorio XIII (« Monet Apostolus » del 1° aprile 1573)„

Sisto V (« Dum ineffabilia » del 30 gennaio 1586),

Gregorio XIV (« Apostolicæ, servitutis » del 25 settembre 1591),

Clemente VIII (« Cura Beatus Dominicus » del 22 novembre 1592) ,

Alessandro VII (« Cum sicut accepimus » del 15 novembre 1657, e dell’ll maggio 1663. ),

Clemente IX (« Cum sicut accepimus » dell’ll marzo 1669),

Clemente X (« Cum sicut accepimus» del 7 febbraio 1676),

Innocenzo XI (« Cum sicut accepimus» del 17 febbraio 1683),

Benedetto XIII (« Cum sicut accepimus» del 19 gennaio 1726

                e « Pretiosus » del 26 maggio 1727),

Benedetto XIV (« Cum sicut accepimus» del 17 dicembre 1753),

Clemente XIII (« Cum sicut accepimus » del 21 agosto 1767),

Clemente XIV (« Ex poni Nobis » del 9 novembre 1770 e «Cum

                 sicut accepimus » del 4 settembre 1774),

Pio VI (« Cum sicut accepimus» del 26 aprile 1786),

Pio VII (« Ad augendam fidelium » del 16 febbraio 1808),

Pio IX ( « Postquam Deo manente» del 12 aprile 1867;

             « Egregiis sui Ordinis » del 3 dicembre 1869 e

             « Proditum est » dell’8 febbraio 1875),

Leone XIII (In quasi tutti i documenti dedicati al Rosario),

Benedetto XV (Lettera «In cœtu sodalium » del 29 ottobre 1916 ed

                 Enciclica «Fausto appetente» del 29 giugno 1921) e

Pio XI (Lettera « Inclytam ac perillustrem » del 6 marzo 1934 ed

               Enciclica « Ingravescentibus » del 15 settembre 1937).

Papa Sisto IV (Ea quæ ex fidelium » del 12 maggio 1479) afferma che la pratica del Rosario anticamente era diffusa nelle diverse parti del mondo, e che, caduta in disuso, era stata da qualche tempo ripristinata. Era stato un domenicano, Alano de la Roche, a risuscitare la devozione del Rosario, e dotato come era di una grande facondia e di una eminente santità di vita, aveva saputo suscitare un immenso entusiasmo nelle Fiandre, nella Bretagna e nell’Olanda. Tanto era l’affollamento nelle Chiese domenicane per la recita del Rosario, che i Parroci se ne allarmarono, vedendo non più frequentare le loro Chiese. I Pontefici tuttavia dichiararono il Rosario « rito di pregare pio e devoto » (Sisto IV, ibid.), « metodo di preghiera facile e accessibile a tutti » (Pio V: « Consueverunt » del 17 settembre 1569), « piissimo modo di pregare » (Gregorio XIII: «Monet Apostolus » del 1° giugno 1573), che S. Domenico istituì per ispirazione del Signore (Alessandro VI: « Illìus qui» del 13 giugno 1495: Sisto V: «Dum ineffabilia » del 30 gennaio 1586: Clemente VIII: « Cum Beatus Dominicus » del 22 novembre 1593 e Pio IX: « Postquam Deo manente » del 12 aprile 1867). Non solo; ma molti Papi hanno dichiarato il Rosario potente arma contro le eresie e i vizi (Pio V: «Consueverunt» del 17 settembre 1569: Pio IX: « Postquam Deo manente » del 12 aprile 1867; « Egregiis sui Ordinis » del 3 dicembre 1869; Leone XIII: in quasi tutte le Encicliche e i documenti sul Rosario); presidio e difesa contro tutti i nemici; mezzo efficace di santificazione (Pio IX: «Præsidium opportunissimum praesentibus malis » (Lettera « Proditum est » dell’8 febbraio 1875). Clemente VII (« Etsi temporalium » dell’8 maggio 1534) non esita ad asserire che per il Rosario tanto i chierici che i laici, come gli uomini così le donne sono giunti a tanto fervore che Dio e la Beata Vergine li hanno voluti ricompensare non solo con grazie abbondanti, ma anche con moltissimi miracoli e portenti. S. Pio V proclama che i fedeli accesi dalle meditazioni e infiammati dalle preghiere del Rosario si sono sentiti spiritualmente trasformati (« Consueverunt » del 17 settembre 1569). E’ bello notare che non solo i Papi dei secoli passati, ma anche i Pontefici dei nuovi tempi hanno solennemente attestato l’efficacia soprannaturale del Rosario per la santificazione delle anime, per la repressione delle eresie e dei vizi, e per la pacificazione del mondo. Non possiamo non tener conto di queste testimonianze, che vengono dai supremi Maestri della fede e con gioia constatiamo la perfetta concordanza del pensiero tradizionale dei Vicari di Cristo con il Messaggio rosariano di Fatima.Certamente la parola dei Pontefici Romani non ha bisogno di essere confermata da interventi soprannaturali, almeno per i cattolici, ai qual i basta la promessa che Gesù un giorno fece a Pietro: « Qualunque cosa tu avrai legato in terra, sarà legato anche nel cielo; e qualunque cosa tu avrai sciolto in terra, sarà sciolto anche in cielo » (Matt. XVI, 19); nondimeno un intervento soprannaturale varrà sempre a rinforzare la fede dei deboli e dissipare le dubbiezze degli incerti. Così a Lourdes la Beata Vergine, proclamandosi l’Immacolata Concezione, confermò non il dogma, che era stato definito quattro anni prima, ma la fede soggettiva dei cristiani. Non altrimenti a Fatima per la devozione del Santo Rosario e per la sua potenzialità in ordine al bene delle anime e della società. Chi vorrà fare il sordo alla voce del Papa, ascolti almeno il monito e l’esortazione della Madre Celeste.La storia del Rosario, confusa e frammentaria fino a metà del secolo XV, può vantare una documentazione certa e solida da quando il Beato Alano si fece ripristinatore di questa devozione e da quando il grande Papa francescano, Sisto IV, con bolla del 30 maggio 1478 « Pastoris æterni », approvando la confraternita « de Rosario Beatæ Virginis Mariæ nuncupata », eretta nella Chiesa dei Domenicani di Colonia, lo introdusse ufficialmente nella Chiesa.La Divina Provvidenza aveva riservato all’Ordine Domenicano il privilegio singolare di suscitare una simile devozione e di propagandarla con incredibile zelo nel mondo; ma aveva anche riservato all’Ordine di S. Francesco il privilegio grande di presentarlo alla Chiesa con l’autorità di un Papa, tratto dal suo seno. Da allora il Rosario, come dirà in seguito Leone XIII («Octobri mense» del 22 settembre 1891), è divenuto la tessera della fede. Il vero cristiano lo si riconosce più facilmente dalla corona del Rosario, che porta in tasca, che da qualsiasi altra manifestazione esterna.

SALTERIO MARIANO

La più completa ed esatta definizione del Rosario ce la dà il Breviario, nella quinta lezione della festa della Madonna del Rosario. « II Rosario o Salterio è una sacra formula di pregare Iddio in onore della Beata Maria; mediante la quale, in quindici decadi di Salutazione angelica, intermezzate da un Pater, si contemplano con pie meditazioni i quindici principali misteri della Redenzione umana » (« Est autem Rosarium sive Psalterium, sacra quædam formula precandi Deum in honorem Beatæ Mariæ: qua per quindecim salutationis angelicæ decades interiecta singulis Oratione Dominica, quindecim præcipua Redemptionis humanæ mysteria piis meditationihus percensentur »).Orazione vocale e orazione mentale insieme: qui è l’essenza del Rosario. Per la verità, benché sia assodato che la meditazione dei misteri fosse in uso fin dai tempi almeno del Beato Alano, tuttavia, salvo errore, nei documenti pontifici la prima volta ne è fatta menzione nella bolla di S. Pio V, « Consueverunt » del 17 Settembre 1569. Il contesto fa comprendere che essa fosse già praticata dai Rosarianti; ma è la prima volta, ripeto, che l’autorità suprema della Chiesa dichiara che la meditazione dei misteri fa parte integrante del Rosario. Si dovrà giungere nondimeno a Benedetto XIII (Decr. della S. C. delle Indulgenze del 13 agosto 1726) per sapere che la meditazione dei misteri è necessaria per lucrare le indulgenze annesse a questa devozione, benché lo stesso Pontefice dichiari (Ibid. e Costituzione Apostolica « Pretiosus » del 26 maggio 1727) anche che i fedeli, che per la loro ignoranza non sapessero meditare i misteri della vita del Redentore, possano egualmente guadagnare le sante indulgenze, meditando i Novissimi od altre pie cose. L a S. C. delle Indulgenze confermò la disposizione di Benedetto XIII in un Rescritto del 1 Luglio 1839. Leone XIII nella Costituzione Apostolica « Ubi primum » del 2 Ottobre 1898, dice che agli Ascritti alla Confraternita del Rosario è imposto l’obbligo di recitare nel corso della settimana il Rosario « cum quindecim mysteriorum meditatione». E’ chiaro dunque che per aversi il vero Rosario debbono concorrere questi due elementi: la recita delle Ave Maria e dei Pater e la meditazione dei misteri. – L’uso della corona è necessario perché si abbia il Rosario? Rispondiamo subito di no! La corona è semplicemente uno strumento adottato per rendere più ordinata e regolare la recita del Rosario. Essa oggi è divenuta il simbolo di questa devozione mariana e la Vergine Santa tanto a Lourdes che a Fatima è apparsa tenendo in mano la corona. L’uso di contare i Pater e le Ave con dei grani infilati nello spago è antecedente all’istituzione del Rosario. I Rosarianti lo adottarono fin dagli inizi, tanto è vero che, come rileviamo da una Bolla di Innocenzo VIII del 26 Febbraio 1491 e da un’altra di Alessandro VI del 13 giugno 1495, la Confraternita del Rosario era chiamata anche « de Capelleto », dal francese « chapelet », corrispondente all’italiano « corona ». Più tardi fu annessa l’indulgenza alla corona stessa; onde oggi dobbiamo distinguere le indulgenze, di cui è arricchito il Rosario come tale, dalle indulgenze legate alla corona. Per lucrare le prime non occorre l’uso della corona, benedetta o no; mentre usandosi la corona benedetta da cui ne abbia facoltà, si guadagneranno in più le indulgenze che i Sommi Pontefici hanno voluto annettere al pio strumento.

SCUOLA DI SAPIENZA

Abbiamo riportato sopra la testimonianza altissima di alcuni Papi circa gli effetti di santità, che la devozione del Rosario produce nelle anime. Addentrarsi in una profonda analisi sul valore spirituale di questa regina delle devozioni mariane è compito del teologo. Noi, senza la pretesa di fare una trattazione esauriente, ci sentiamo in dovere di esaminare questo lato, d’altronde importantissimo, del Rosario. Affermiamo innanzi tutto che il Rosario è una scuola, in cui è Maestra Maria, la Madre di Dio. Maria insegna che punto di arrivo di ognuno che tende alla perfezione è l’amore di Dio. Amare Dio con tutte le nostre forze, ecco il termine di ogni nostra attività interiore ed esteriore. Il punto di partenza è la fuga del peccato, la repressione delle passioni disordinate, la mortificazione dei sensi. Man mano che l’anima si scosta dalle cose terrene, avanzerà nella conoscenza e nel desiderio di possedere le cose celesti, fino a raggiungere quella perfetta unione con Dio, in cui solo l’uomo può trovare la sua pace e il suo riposo. S. Tommaso ha scritto: « Hoc præcipue in oratione petendum est, ut Deo uniamur » (Summ. Theol. II II. q. 83, a. 1, ad 2). Pregando col Rosario è Maria che ci guida, quasi tenendoci per mano, a Dio, e c’insegna come dobbiamo unirci a Lui e con la sua intercessione ci ottiene la grazia dell’unione. L’a nima si unisce a Dio mediante la carità, da cui sgorgano i doni dello Spirito Santo. Tra i doni dello Spirito Santo quello che più direttamente unisce l’anima a Dio è, secondo S. Tommaso (Ib. q. 45, a. 3. ad 1), l a Sapienza, che, secondo lo stesso Dottore (Ib. q. 9, a. 2) è « cognitio divinarum rerum ». Questo altissimo dono innanzi tutto eleva l’anima alla contemplazione delle verità della fede e poi muove gli affetti del cuore. « Per sapientiam dirigitur et hominis intellectus et hominis affectus » (Ib. I II, q. 68, a. 4, ad. 5); onde essa è insieme speculativa e pratica (Ib. II II, q. 45, a. 3).Ho creduto necessario premettere questi brevissimi elementi sul dono della Sapienza, per poter affermare che intanto la recita del Rosario ha così potente influenza in ordine alla santificazione delle anime e, conseguentemente, alla loro unione con Dio, in quanto è nel Rosario che il dono della Sapienza esercita la sua dolce e penetrante azione.Per spiegare questa mia asserzione, debbo rifarmi ancora una volta alla dottrina dell’Angelico Dottore. Sappiamo da S. Luca come la Beata Vergine conservasse nel suo cuore il ricordo degli avvenimenti, che distinsero la nascita di Gesù e la Sua infanzia. Due volte S. Luca rende a Maria questa preziosa testimonianza. Difatti l’Evangelista, dopo di aver narrato l’adorazione dei pastori a Betlemme, soggiunge: « Maria autem conservabat omnia verba hæc, conferens in corde suo » (II, 19). Più sotto, raccontato lo smarrimento di Gesù e il suo ritrovamento nel tempio, chiude : « Et Mater eius conservabat omnia verba hæc in corde suo » (II, 51) . Nella prima testimonianza, c’è quel « conferens in corde suo », che è di un valore incalcolabile. Esso ci dice come Maria dei misteri dell’Infanzia del Suo Figlio Divino facesse continua meditazione. E’ il Rosario in embrione! Da questo particolare S. Tommaso deduce che nella S. Vergine ci fu in modo eminente il dono della Sapienza. Scrive il S. Dottore: « Non c’è alcun dubbio che la Beata Vergine abbia ricevuto in modo eccellente il dono della sapienza, di cui ebbe l’uso nella contemplazione, secondo che scrive Luca: « Maria autem conservabat omnia verba hæc conferens in corde suo » ( Ib. III, q. 27, a. 5, ad 3). E’ evidente che, secondo S. Tommaso, la Vergine Santissima esercitò il dono della sapienza, meditando e contemplando i misteri della vita di Gesù. Possiamo ragionevolmente ritenere che Maria per tutta la sua vita abbia concentrato le sue meditazioni su questi soggetti, a Lei carissimi, sia perché riguardavano Gesù, sia perché in molti di essi. Ella medesima aveva avuto una parte non trascurabile. Alla luce della fede e della teologia noi crediamo alla decisiva importanza dei doni dello Spirito Santo in ordine alla elevazione e alla santificazione delle anime. Riteniamo che questi divini doni — e sopratutto il primo — hanno modo di svolgere la loro azione segreta, lenta e costante nelle anime che, alla scuola di Maria, contemplano i misteri della nostra Redenzione. L’esperienza del mistero sacerdotale spesso ci ha dato la consolazione di trovarci di fronte ad anime dotate di grandi virtù cristiane; anime che in mezzo al turbinìo delle passioni giovanili, hanno saputo conservare pura e intatta la loro fede, o che, dopo un più o meno lungo periodo di sbandamento, hanno ritrovato la « diritta via » e si sono avviate verso la santità. Con gioia abbiamo constatato sempre che due elementi sono stati decisivi per queste anime: la Comunione frequente e la recita quotidiana del Rosario. Abbiamo conosciuto anche anime semplici, illetterate, eppure dotate di un profondo senso di penetrazione nelle cose della Religione. Nel Rosario avevano trovato la fonte della loro sapienza! – Acutamente Leone XIII ha avvicinato il Rosario alla Somma Teologica, lodando i Domenicani che con queste due istituzioni hanno operato grandi cose « ad salutem et doctrìnam chrìstiani populi » (Lettera al maestro Gen. O. P. del 20 sett. 1892).

SEGRETO DI VITTORIA

Mi viene alla mente la profonda sentenza di S. Agostino: – Qui recte novit orare, recte novit vìvere – (In Ps. CXVIII.). Di qui inferisco che colui che prega col Rosario, prega bene; onde è impossibile che non viva bene. D’altronde il dono della Sapienza, che, sulle orme dell’Angelico Dottore, ho ammesso pure prevalentemente operante nell’anima di chi recita il Rosario, secondo lo stesso Dottore — l’ho citato sopra — è insieme speculativo e pratico e dirige non solo l’intelletto, ma anche l’affetto dell’uomo. – E come potrà vivere nel peccato, chi assiduamente medita sulla vita di Gesù Cristo e della Sua Madre Santissima? I misteri gaudiosi susciteranno nel cuore del cristiano il disprezzo dei beni terreni e accenderanno il desiderio dei celesti; i misteri dolorosi indurranno alla nausea e alla fuga dei più vili piaceri, infondendo la gioia del più delicato rispetto al proprio corpo, in quanto è, come dice S. Paolo, « tempio dello Spirito Santo » (1 Cor. III, 16-17; VI, 19); in ultimo, i misteri gloriosi, sollevando la mente alla visione dei trionfi immortali di Gesù e Maria, faranno comprendere il beneficio del dolore e delle lacrime e l’inanità di quella gloria mondana, che è come « eco di tromba, che si perde a valle » (Carducci, La Chiesa di Polenta).Si sa come l’uomo è continuamente insidiato dalle tre tentazioni, che lo stesso Figlio di Dio volle sperimentare nel deserto, benché senza il minimo pericolo per Lui e che l’apostolo S. Giovanni ha indicato e identificato nella concupiscenza degli occhi, nella concupiscenza della carne e nella superbia della vita (1 Giov. II, 16). E simili tentazioni se vincono gli individui assaliranno anche le collettività, perché la collettività non è altro che la raccolta di più individui, i quali, se saranno buoni, costituiranno una collettività buona, se cattivi, cattiva.Geneticamente abbiamo prima l’individuo, poi la famiglia, poi la nazione, poi l’umanità tutta. Risanare l’individuo è il primo passo verso quel rinnovamento della società, che tutti invocano, perché a tutti appare necessario e urgente, se si vuole ancora salvare il nostro patrimonio di millenaria civiltà.Il Rosario, come abbiamo visto, potrà giovare molto al risanamento e al rinnovamento degli individui, attraverso i quali farà giungere i suoi benefici effetti alla collettività. Per questa ragione i Papi di oggi, come quelli del 400 o 500, fanno appello al Rosario come a mezzo di salute, e la Vergine Maria, come a Lourdes così a Fatima, indica nel Rosario l’arma per vincere i nemici della Chiesa e dell’umanità. I profani, i cristiani deboli, i nemici, forse ci accuseranno di semplicismo, se in tanto sfoggio di erudizione moderna, in tanto apparato di potenza, in tanto tramestio di politici, diplomatici, giuristi e studiosi di problemi atomici, noi, con serenità di spirito, docili alle esortazioni dei Pontefici e accogliendo il Messaggio Mariano di Fatima, ci appigliamo a quell’umile e fragile tavola di salvezza, che è il Rosario. « Questa è la vittoria sul mondo, la nostra fede » (1 Giov. V, 4), ammonisce l’Apostolo S. Giovanni e noi crediamo a questa parola, perché viene da Dio, e perché è stata collaudata da venti secoli di storia. La fede viene alimentata stupendamente dal Rosario; onde non può mancare la vittoria a chi sa sgranare questa benedetta corona, col cuore sollevato a Dio e lo sguardo fisso in Colei, che è l’aiuto dei cristiani. Nella storia del Rosario leggo che si attribuiscono a questa devozione ben ventotto grandi vittorie contro i nemici armati della fede e della civiltà cristiana, tra cui le più famose sono quelladi Muret contro gli Aìbigesi nel 1212 e quella di Lepanto contro i Turchi nel 1571. Ma chi potrà contare le vittorie riportate dal Rosario contro i nemici dottrinali della Chiesa? Quante eresie compresse, quanti scismi sanati, quanta miscredenza eliminata! – Contro l’invadenza del neo paganesimo, si chiami nazismo o si chiami comunismo, i due ultimi Papi ripetutamente hanno indicato nel Rosario l’arma di vittoria e la rocca di salvezza. Pio XI emanò una enciclica il 29 settembre 1937, e Pio XII, felicemente regnante, ne emanò un’altra il 15 Settembre 1951, senza ricordare tutte le esortazioni, che questo grande Pontefice, a voce, nei Suoi sapienti discorsi, indirizza alle varie categorie di fedeli, che si recano a venerarlo da tutte le parti del mondo. – Come rispondono i cattolici alla voce dei Papi e al Messaggio di Maria?

LA CONFRATERNITA DEL ROSARIO E LE SUE PROPAGGINI

Il Rosario ha una particolare organizzazione che ha giovato molto alla sua diffusione e al suo incremento. –  Prima, in ordine di tempo e in ordine d’importanza, è la CONFRATERNITA. Essa è antichissima. La bolla di Sisto IV del 1478, che sopra abbiamo citata, ha lo scopo di confermare e arricchire di favori spirituali la Confraternita del Rosario, stabilita nella Chiesa dei Domenicani di Colonia. Da Sisto IV a Leone XIII non c’è Pontefice che non abbia largito nuove indulgenze alle Confraternite, o non ne abbia confermate le già concesse. – A ridare vita e spirito a questa Confraternita Leone XIII dedicò la sua enciclica Rosariana « Lætitiæ sanctæ » del 1893 e le diede nuova sistemazione con la Costituzione Apostolica « Ubi primum » del 2 Ottobre 1898. – L’erezione canonica di questa Confraternita, fin dai tempi di Pio V, è riservata al Generale dei Domenicani. I Confratelli assumono l’obbligo particolare di recitare il Rosario intero ogni settimana. Quanti degli odierni Ascritti alle Confraternite del Rosario conoscono questo dovere e quanti, conoscendolo, lo adempiano? Non credo di esagerare, asserendo che la Confraternita del Rosario è la più ricca d’indulgenze e di favori spirituali. Perché e stata sempre la più favorita dai Vicari di Gesù Cristo (L’elenco delle Indulgenze e dei favori spirituali concessi dalla S. Sede alla Confraternita del Rosario è stato recentemente (2 gennaio 1953) aggiornato e approvato dalla S. C. dei Riti (Cfr. Analecta S.O.P., vol. XXXI, 1953, pag. 39 ss.). E’ da augurarsi che sacerdoti e laici veramente cattolici vogliano adoperarsi a ricondurre le Confraternite del Rosario al loro vero spirito, che non è certamente quello di organizzare accompagnamenti funebri e commerciare in loculi cimiteriali. Tornando alle origini, le Confraternite risponderanno in pieno agli appelli dei Romani Pontefici e attueranno il pio desiderio della Madre celeste. Appendice nobile e veramente operante della Confraternita è il cosiddetto ROSARIO PERPETUO, chiamato da Leone XIII « pulcherrima in Sanctissimam Matrem pietatis manifestatio » (Encicl. « Augustissimæ Virginis » del 12 settembre 1897).Istitutore del Rosario Perpetuo, secondo le maggiori probabilità storiche, sarebbe stato il ven. Timoteo Ricci (+1643), domenicano fiorentino. Questa pia pratica consiste nella recita ininterrotta del Rosario, fatta dagli Ascritti ad un’ora per ciascuno determinata, di giorno e di notte, in modo che non vi sia mai un istante nella Chiesa, in cui non si elevi al trono di Maria il profumo di queste mistiche rose, fiorenti nel cuore dei suoi figli migliori. – Nato nel 1635, il Rosario Perpetuo si diffuse con prodigiosa rapidità e Papa Alessandro VII nel 1656 concesse l’indigenza plenaria ai fedeli, che praticassero l’Ora del Rosario Perpetuo, indulgenza in seguito rinnovata e confermata dai Pontefici Clemente X (« Ad augendam » del 17 febbraio 1676), Innocenzo XI (Lettera del 17 febbraio 1683), Clemente XI: ((53) Lettera del 14 novembre 1710), Innocenzo XIII (Lettera del 3 agosto 1723.), Clemente XII (Lettera del 20 maggio 1737) , Pio VI (Lettera del 17 dicembre 1779, e del 13 maggio 1786) , e Pio VII (Lettera del 16 febbrai.. I808).Con la Rivoluzione Francese e con i sovvertimenti sociali e politici, che ne seguirono, il Rosario Perpetuo decadde, ma Pio IX, con breve apostolico del 12 Aprile 1867 « Postquam monente Deo », lo ripristinò, arricchendolo di nuove Indulgenze. Per quanto mi risulta, il titolo di Rosario Perpetuo ufficialmente in un documento pontificio viene usato la prima volta da Pio IX, nel Breve or ora citato.Dal 1867 la pratica del Rosario Perpetuo ha reclutato milioni di fedeli, che in tutto il mondo, senza interruzione, sgranano ai piedi di Maria la loro corona. Leone XIII volle onorare del Suo grande nome l’Associazione del Rosario Perpetuo, obbligandosi a tenere la Sua Ora di Guardia dalle 10 alle 11 di sera in ciascun primo giorno del mese. Un’altra appendice della Confraternita del Rosario è il così detto ROSARIO VIVENTE. Ne fu Autrice, verso l’anno 1826, la signorina Paolina Maria Jaricot, di Lione. Il Rosario Vivente è un’Associazione in cui gli Ascritti vengono divisi in gruppi di quindici; ogni gruppo è presieduto da uno Zelatore o Zelatrice. che ha il compito di assegnare, al principio del mese, uno dei quindici misteri a ciascun Ascritto. Questi si obbliga a recitare ogni giorno una posta di Rosario, meditando il mistero assegnatogli. In tal modo la recita quotidiana del Rosario intero diviene un atto della collettività, cioè del Gruppo. Il Rosario Vivente ebbe una diffusione rapidissima, diremmo prodigiosa. Dopo appena sei anni di vita, fu approvato e raccomandato da Papa Gregorio XVI (Costit. Ap. « Benedicentes Domino» del 27 gennaio 1832), che lo arricchì di sante indulgenze e che dopo quel primo atto, onorò l’istituzione di ben altri quattro importanti documenti (Lettera ai RR. Betemps di Lione e Marduel di Parigi , del 2 febbraio 1832; Lettera al R. Betemps, del 13 aprile 1833; Lettera a Paolina Maria Jaricot, Fondatrice del Rosario Vivente, del 13 aprile 1833; Lettera alla medesima, del 21 febbraio 1835), volti a esaltare e incoraggiare la nuova forma di questa devozione mariana. Pio IX, seguendo le orme del Suo venerabile Predecessore, accordò anche lui la sua alta protezione a questo nuovo germoglio del Rosario, confermando le indulgenze di Gregorio XVI (Lettera Apost. del 12 agosto 1862) e mettendo l’Associazione sotto la giurisdizione dell’Ordine Domenicano (Cost. Apost. « Quod iure hereditario » del 17 agosto 1877), a cui per diritto ereditario, riconosciutogli dai Sommi Pontefici, spetta regolare e dirigere la propaganda del Rosario, sotto qualunque forma. Una pagina simpatica nella storia del Rosario Vivente l’ha scritta e la scrive tuttora la bianca Legione dei Piccoli Rosarianti, sorta nel 1904 in Francia, trapiantata nel 1909 in Italia e ormai diffusa i n tutto il mondo cattolico. Questa « puerile decus », che graziosamente circonda il trono della Regina degli Angeli, ha avuto il suo particolare altissimo riconoscimento dalla Sede Apostolica, quando Benedetto X V , con decreto della Suprema Sacra Congregazione del S. Ufficio – Sezione Indulgenze – del 18 Marzo 1915, concedeva ai Fanciulli della Bianca Legione indulgenze particolari, oltre quelle di cui gode il Rosario Vivente (Analeeta S. O. Fratrum Prædicatorum, 1915. pag. 61).

PRATICHE ROSARIANE

In connessione con la devozione del Rosario accenneremo a qualche pia pratica, sorta nella Chiesa. Innanzi tutto ricordiamo la preparazione che i fedeli sogliono fare alla festa del Rosario con i così detti QUINDICI SABATI. Quindici, perché tale è il numero dei misteri rosariani, e Sabati, perché si sa che fin dal medio evo questo giorno fu dedicato in modo particolare al culto della Beata Vergine, poiché, tra le altre ragioni addotte da Umberto de Romanis ( De Vita Regulari, voi. II, pag. 72, a cura del P. Berthier, 1888), « in sabbato completum est opus creationis sive naturæ: in ipsa (Maria) vero completum est opus recreationis, sive gratiæ ». – L’origine dei XV Sabati risale al secolo XVII, cioè alla vittoria riportata dal re di Francia Luigi XIII a La Rochelle, contro gli Ugonotti. I primi a praticare questo pio Esercizio, stando alle più accreditate notizie giunte fino a noi, furono i Domenicani di Tolosa, imitati ben presto dai Domenicani di tutto il mondo e quindi dal Clero secolare e regolare indistintamente. Ha dato molto incremento a questa devozione la propaganda del Servo di Dio Bartolo Longo. L a S. Sede accordò subito il suo favore ai XV Sabati, concedento molte indulgenze. Allo stato attuale, è concessa l’indulgenza plenaria per ciascun Sabato, purché il fedele si confessi, si comunichi e reciti almeno una terza parte del Rosario. Inoltre, per comodità dei cristiani, al posto dei XV Sabati si possono fare altrettante Domeniche, alle stesse condizioni e con gli stessi benefici spirituali; in ultimo il pio Esercizio dei XV Sabati lo si può fare in qualunque tempo dell’anno, e perciò non esclusivamente in preparazione alla festa del Rosario (Cfr. Preces et Pia Opera inlulgentiis ditata, edita dalla S. Penitenzieria Apostolica, al n. 362). Un’altra pia pratica, tanto raccomandata dai Sommi Pontefici, è quella del mese di OTTOBRE DEDICATO ALLA MADONNA DEL ROSARIO. Ad iniziare questo pio Esercizio furono i domenicani, in ricordo della battaglia di Lepanto, che avvenne il 7 Ottobre 1571. Fino a Pio IX nessuna speciale indulgenza era stata concessa ai fedeli che lo praticassero. Questo Pontefice, accogliendo una supplica del P. Giuseppe Moran, domenicano spagnolo, nel 1868 concesse l’indulgenza di sette anni e sette quarantene ai fedeli, per ogni volta che assistessero alla funzione del mese di Ottobre in onore della Madonna del Rosario, e plenaria alla fine del mese per quanti avessero seguito la pia pratica per l’intero mese. Leone XIII, con l’enciclica « Supremi Apostolatus » del 1° Settembre 1883, estese l’obbligo del mese di Ottobre alle chiese parrocchiali della Cristianità, obbligo che confermò l’anno seguente con l’enciclica « Superiore Anno » del 30 Agosto 1884. Un decreto della S. C. delle Indulgenze, del 31 Agosto 1885, fissa le norme del mese di Ottobre e ne determina i favori spirituali, che sono tuttora vigenti, per quanto l’obbligo delle funzioni da tenersi nelle Parrocchie sia cessato dopo la conclusione dei Patti Lateranensi, essendo venuto a mancare il motivo principale, che aveva indotto Papa Leone XIII a ordinare la pratica del mese di Ottobre. Un’altra pia pratica del Rosario è la solenne Processione, che le Confraternite dovrebbero fare nella prima domenica di Ottobre, a ricordo della vittoria di Lepanto. I Domenicani, per privilegio apostolico (Benedetto XIII « In supremo» del 1° aprile 1725 e « Pretiosus » del 26 maggio 1727; Clemente XII « Cum sicut accepimus » del 10 aprile 1733), possono fare la processione in detto giorno « ingrediendo limites cuiuscumque parochiæ, ordinarli licentia minime requisita et absque licentia Parochi » (Benedetto XIII. ibid). Papa Leone XIII annette molta importanza a questa « Processione » e nelle Sue encicliche « Supremi Apostolatus » e « Superiore Anno », più volte ricordate, esorta i fedeli a intervenire a un simile atto di pietà mariana, con spirito di preghiera e di penitenza. Abbiamo brevemente ricordato le Istituzioni Rosariane, che sono sorte nella Chiesa, da  quando il Rosario si è diffuso tra i fedeli (Per più ampie notizie, vedere l’eccellente opera del P. Ludovico Fanfani O.P. « De Rosario B. M. Virginis » (Marietti, 1930). Anche oggi, possiamo ammetterlo con certezza, sono milioni di anime, sparse in ogni parte della terra, che quotidianamente recitano il Rosario, per il trionfo della Chiesa, per la conversione dei peccatori, per la pace del mondo, per il benessere di tutta l’umanità. – Né i tempi nuovi, pur essendo saturi di miscredenza e di scetticismo, hanno affievolito l’ardore della preghiera rosariana, che anzi potremmo affermare, l’hanno incrementata, suggerendo forme nuove, più adatte all’indole e alle esigenze del secolo XX, e aumentandone, per conseguenza, l’efficacia spirituale e sociale.

TROVATE ROSARIANE

Anche la pietà ha le sue industrie, cioè quei ritrovati ingegnosi, che servono a far penetrare in un ambiente meno preparato o in un cuore refrattario, un raggio di fede, un alito di speranza e una scintilla di carità. La Sapienza di Dio che, secondo l’affermazione della Scrittura (Prov. VIII, 31), si diverte nel mondo — ludens in orbe terrarum — ispira Essa stessa queste industrie, che spesso ottengono degli effetti strabilianti. Pio IX (Bolla « Ineffabilis » dell’8 dicembre 1854) asserisce che molto opportunamente i Santi Padri applicano a Maria quanto dai Libri Santi viene detto della Sapienza. Onde le parole sopra riportate — « ludens in orbe terrarum » — le possiamo anche intendere, sia pure con senso accomodatizio, come riferentisi alla Madre di Dio. Anche Maria « si diverte nel mondo », mettendo in azione l’intelligenza e il cuore dei Suoi devoti.  Assistiamo a un consolante spettacolo, cioè a una ripresa rosariana generale nel mondo cattolico in conseguenza della diffusione del Messaggio recato da Maria a Fatima. Ovunque sorgono anime generose — anche in ambienti che ci sembrano negati e chiusi ermeticamente al soffio divino — che si dedicano alla propaganda di questa devozione mariana e collaborano attivamente con la Gerarchia della Chiesa.Parlerò in ultimo della Crociata del Rosario; ora voglio segnalare alcune « specialità » rosariane, che dimostrano lo spirito di adattamento alle esigenze dei nostri tempi, che distingue la devozione del Rosario. Quasi tutte queste « specialità » rappresentano un meraviglioso effetto della Crociata del Rosario, la quale ha infervorato tanti cuori di amore per la Madonna e sappiamo che l’amore ha una genialità tutta sua nell’escogitare mezzi e forme, intesi ad appagare i bisogni del cuore. Accenno a qualche iniziativa, che mi sembra più meritevole di rilievo. – Il Rosario radiofonico o radiotrasmesso è iniziativa dell’americano P. Patrizio Peyton. Ha avuto uno straordinario successo e ora ha acquistato un carattere internazionale. In parecchi paesi del mondo il Rosario ogni giorno viene radiotrasmesso. Gli Stati Uniti sono al primo posto, la Spagna al secondo. Diamo il posto d’onore all’America del Nord, perché in quella grande nazione sono ben 230 le Stazioni Radio che trasmettono il Rosario e di esse 100 lo trasmettono quotidianamente. E’ significativo che il P. Peyton i primi e i migliori collaboratori per questa Sua Crociata li abbia cercati e trovati a Hollywood, nell’ambiente più mondano che si possa immaginare. Scherzi della Madonna! Quanto al Rosario radiotrasmesso l’Italia forse occupa uno degli ultimi posti; ma già è in azione un’armata azzurra, che promuove petizioni e raccoglie firme per ottenere dalla R. A. I. la trasmissione quotidiana e sistematica del Rosario. Il P. Peyton ha inviato in Italia un’Ambasciatrice di Maria, la grande artista Miss Kety, per preparare i nostri artisti alle trasmissioni mariane radiofoniche. Auguriamo a Miss Kety il più lusinghiero successo della sua missione. – Come auguriamo ai promotori della iniziativa di riuscire nel bel tentativo di dotare il Santuario di Pompei di una Radio mariana, di una Radio che funzioni solo per lanciare alle quattro parti del mondo messaggi mariani, cioè messaggi di carità e di pace. C’è anche un Rosario telefonico, in vigore nella cattolica Spagna fin dal 1935. Quando fu lanciata l’idea del Rosario per telefono nella Patria di S. Domenico, ben 60 Centri telefonici aderirono. I telefonisti spagnoli s’impegnarono alla recita del Rosario per linea, quotidianamente, di buon mattino, alle ore 4,45, per non essere di disturbo agli utenti. In America, sempre feconda di trovate curiose, anche nel campo della pietà, è stato inventato in questi ultimi tempi nientemeno che il Rosario a orologeria. Se c’è un ordigno di morte a orologeria, perché non ci dev’essere con lo stesso sistema un congegno di vita e di salute, quale è il Rosario? così avrà ragionato il Sig. Damon M. Doherty di St. Cloud nel Minnesota. Non solo la necessità, ma anche l’amore aguzza l’ingegno! E d ecco il Sig. Doherty prendere un disco e sopra annotarci i quindici misteri del Rosario e disporvi in giro una corona autentica, piantare al centro due lancette, una delle quali segna i misteri e l’altra i grani della corona. C’è una suoneria, che dà il segnale alla fine di ogni decade. Tutto funziona… come un orologio. Nel centro del disco si possono leggere queste parole: « prega per la pace ». Un simile congegno è stato approvato dall’Autorità Ecclesiastica e può essere utile a chi vuol recitare il Rosario durante il lavoro. Tuttavia perché chi usasse questo sistema — e penso che esso potrebbe riuscire comodo, per es.: agli autisti — possa lucrare le indulgenze annesse alla corona, deve tenere indosso, in qualunque modo, la stessa corona, giusta il Decreto della S. Penitenzieria del 9 Novembre 1933. – Un buon autista ogni giorno in macchina recita il suo Rosario, assegnando una posta per ogni sosta e meditando sui misteri. E pare che gli affari gli vadano bene. E’ il Rosario in macchina o in veicolo! Quanti autisti e quanti vetturini possono imitare l’esempio di questo loro collega, attirando su di sé le benedizioni e lo sguardo compiacente della celeste Madre! Una curiosità rosariana? Eccola! A Birmingham in Inghilterra, durante la recente Crociata del Rosario, predicata dal celebre P. Peyton, fu benedetta una corona di 15 poste, lunga 6 metri. Essa era destinata alla Famiglia Poole, composta di padre, madre e 12 figli. In tal modo la numerosa famiglia potrà recitare il Rosario insieme con una sola corona, della quale ciascun membro reggerà una parte. Potrei continuare nella narrazione di simili spigolature, come potrei aggiungere episodi altamente significativi di quel fervore e di quell’entusiasmo, con cui i buoni cristiani hanno accolto il pressante invito della Vergine di Fatima a recitare ogni giorno il santo Rosario. Per suscitare tanto entusiastico fervore la Madonna ha dato vita alla cosi detta CROCIATA DEL ROSARIO.

LA CROCIATA DEL ROSARIO

E ‘ ora che diciamo una parola di questa bellissima e utilissima iniziativa. L’ideatore e l’iniziatore della Crociata del Rosario fu il domenicano belga P. Luca Hellemans, che organizzò la prima Crociata nel 1939, proprio alla vigilia della seconda grande guerra. In seguito il P. Hellemans, rimasto minorato a causa di un incidente automobilistico, fu sostituto nella direzione della Crociata per il Belgio dal P. Giacinto Berghmans, che ha saputo dare all’opera del suo confratello sviluppi meravigliosi. La Crociata ben presto valicò i confini del piccolo Belgio e si estese prima alla Francia, poi al restante delle nazioni europee, quindi passò l’oceano e negli Stati Uniti, nel Canada, nelle Repubbliche dell’America Latina, nelle Filippine, nell’Australia, finanche in alcune regioni dell’Estremo Oriente, essa oggi è in atto, accolta con immenso favore dall’Episcopato, dal Clero, dalle popolazioni cattoliche e anche dalle non cattoliche. Quasi ovunque la Crociata del Rosario è diretta dai Domenicani, i quali però hanno trovato dei collaboratori preziosi in sacerdoti del Clero Secolare e Regolare, tutti affratellati nell’amore e nello zelo della gloria di Colei, che è la Madre e la Regina di tutti i sacerdoti. In America il più grande, fervente e geniale collaboratore della Crociata del Rosario è il famoso P. Peyton, che non è un domenicano, ma un Religioso della Congregazione della S. Croce, che ha creato il Rosario alla radio. In Italia a capo della Crociata c’è il P. Marcello Vanni O. P., il quale dirige tutto il lavoro dei suoi trenta Confratelli Domenicani e lo organizza nelle varie diocesi secondo le richieste dei Vescovi Nel 1952 ha fatto rumore la Crociata del Rosario in Inghilterra, voluta da S. E m . il Card. Griffin, predicata dal P. Peyton e onorata da una lettera del Sommo Pontefice. L’augusto documento è di importanza eccezionale, perché con esso la Crociata del Rosario riceve il crisma dell’ufficialità, se così posso esprimermi. Il Santo Padre, dopo di aver ricordato quanto bisogno vi sia di pregare « nel presente momento, in cui una pericolosa forma di materialismo tende a minare i rapporti degli uomini col loro Creatore, e con i loro simili, e a distruggere la santità della famiglia », proclama che nessuna preghiera è più efficace di quella che si fa in comune, e tra le preghiere collettive, nessuna è più semplice e più fruttuosa del Rosario in famiglia. La Crociata dell’Inghi1terra ha avuto vasta eco nel mondo cattolico, per la forma spettacolare che ha assunto, dato l’entusiasmo con cui l’accolsero i cattolici inglesi. E non solo i cattolici; finanche gli anglicani furono presi dal fuoco. A Birmingham fu lo stesso Rettore della Chiesa Anglicana che esortò i suoi fedeli ad andare a sentire le prediche del P. Peyton. Si calcolano a 400.000 i cattolici inglesi che hanno risposto all’appello del P. Peyton. La definizione della Crociata del Rosario ce la dà il P. Vanni : « E’ un Movimento spirituale di preghiere, penitenze e predicazioni, che si propone di contribuire alla restaurazione in senso cristiano della nostra società, attraverso il ristabilimento del Rosario nelle famiglie e in tutte le comunità (Istituti, Ospedali, Prigioni, ecc.) (P. Marcello Vanni, 0. P., La Crociata del Rosario.). Essa ha lo scopo precipuo di propagare la recita quotidiana del Rosario non tanto come forma privata e personale di devozione mariana, ma sopratutto come preghiera collettiva, e non solamente nelle Chiese e nelle Comunità Religiose, ma anche ovunque si trovi una collettività, sia pure embrionale, cioè nelle famiglie, negli ospedali, nelle carceri ecc. Se la preghiera del Rosario ha per se stessa un’efficacia tutta sua, aumenterà questa sua efficacia, quando sarà fatta in comune, perché Nostro Signore Gesù Cristo ha detto: « Io vi dico: che se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo nel domandarmi una qualsiasi cosa, sarà loro accordata dal Padre mio che è nei cieli. Di fatti dove saranno raccolti due o tre ne1 mio Nome, ivi sono Io, in mezzo ad essi » (Matth. XVIII, 19-20). San Tommaso commenta e spiega: « Impossibile est enim preces multorum non exaudiri, si ex multis orationibus fìat quasi una » (In. Matth., XIX). E io penso che quando la famiglia o la comunità si raccoglie per recitare il Rosario, Maria, invisibile, ma reale sia lì, come uno della famiglia o del1a comunità a recitare il Rosario, come lo recitò a Lourdes con Bernardetta, come nel Cenacolo pregò con gli Apostoli (Atti, 1, 14). E potrà non essere esaudita la preghiera, che Maria fa sua e presenta al Suo Figlio Divino? La Crociata proponendosi come suo fine principe quello di riportare la recita quotidiana del Rosario nelle famiglie e nelle comunità, innanzi tutto asseconda una volontà precisa dei Sommi Pontefici. Leone XIII (Enciclica « Fidentem piumque » del 20 settembre 1896 e vari altri Documenti), PioXI (Lettera al Maestro Gen. O. P. « Inclytam ac perillustrem » del 6 marzo 1934 ed Enc. «Ingravescentibus » del 29 settembre 1937.) e Pio XII (Discorso agli Sposi dell’8 ottobre 1941, Encicl. « Ingruentium » del 15 settembre 1951 e vari altri Documenti), per ricordare solo gli ultimi Pontefici, che maggiormente lo hanno raccomandato, hanno ripetutamente e caldamente propugnato il ritorno del Rosario in seno alla famiglia. Poi la Crociata dà compimento al desiderio della Vergine SS. a Fatima, ove, come abbiamo ricordato al principio, Essa ha così vivamente raccomandato la recita del Rosario. In ultimo la Crociata varrà a riportare i costumi dei cristiani sulla scia del Vangelo, eleverà il livello morale e spirituale della Società e salverà il mondo dai tremendi castighi, che si merita per la sua apostasia da Dio (Ricordiamo qui, almeno in una nota, la magnifica  iniziativa di Mons. Fulton J. Sheen, che va sotto il nome di « Crociata mondiale del Rosario Missionario ». Inaugurata nel 1950, essa ha l’intento di far pregare per la pace del mondo e per la conversione di tutti gli uomini, in particolare degli infedeli. Il Rosario si compone di cinque decine di colore diverso, rappresentanti i cinque Continenti: la decina verde l’Africa, la rossa il Continente americano, la bianca l’Europa (in questa decina si prega anche per il Sommo Pontefice, il Bianco Padre, che da Roma veglia sul mondo …), l’azzurra l’Oceania, la gialla l’Asia. – Tre Ave Marie finali vengono dette per i Missionari del mondo. « Quando il Rosario è finito — osserva graziosamente Mons. Fulton Sheen — si è circumnavigato il globo, abbracciando tutti i continenti, tutto il popolo in preghiera». Il Card. Fumasoni Biondi aggiunge: « è una ingegnosa maniera di dare alle persone una coscienza missionaria »). – In America e altrove è stato lanciato questo slogan: il Rosario è più potente della bomba atomica! Così è e così sarà. La modesta fionda del giovinetto Davide non fu più forte della spada, della lancia e dello scudo del gigante Golia (I Reg. 17, 39)? La fionda del pastorello era dotata di una forza divina. Il Rosario è munito anch’esso della forza di Dio, di cui dispone Maria, la Donna Forte per eccellenza (Cant. VI, 3, e 9), terribile come un esercito schierato (Cant. VI, 3, e 9). E noi ci appiglieremo a questa forza e l’useremo per salvare le anime nostre, per salvare la società e il mondo. Non dubitiamo della vittoria. Dio è con noi, e con noi è Maria!

+ fr. Reginaldo G. M. Addazi O. P.

[Arcivescovo di Trani, Nazareth e Barletta]