NOVENA ALLA MADONNA DI LOURDES

NOVENA ALLA MADONNA DI LOURDES

(inizia il 2 febbraio, festa l’11 Febbraio ).

I. Immacolata Regina, che personalmente apparendo qual maestosa Matrona, nella grotta di Massabielle sopra Lourdes, onoraste dei vostri benigni sguardi e della comunicazione dei vostri segreti la povera e infermiccia Bernardina Soubirous, quanto poco stimabile presso gli uomini per la sua deficienza d’ogni coltura, altrettanto accettissima a Voi pel candore della sua innocenza e il fervore della sua divozione, ottenete a noi tutti la grazia che, mettendo sempre ogni nostra gloria nel renderci cari al Signore con una vita tutta conforme alla specialità dei nostri doveri, ci rendiamo al tempo stesso sempre meritevoli dei vostri più speciali favori. Ave.

II. Immacolata Regina, che, esternando alla povera Bernardina il vostro desiderio di venire onorata con nuovo tempio nel luogo stesso della vostra  apparizione sopra le alture di Lourdes, le ingiungeste ancora di partecipare il vostro ordine ai  preti siccome quelli che ne dovevano promuovere la esecuzione, ottenete a noi tutti la grazia che, in quanto può riferirsi alle celeste comunicazioni, ci rimettiamo sempre al giudizio dei sacerdoti, essendo dessi le guide che Dio medesimo ci ha assegnate per non mai mettere il piede in fallo in tutto ciò che riguarda così il vero culto di Dio, come il vero bene delle anime. Ave.

III. Immacolata Regina, che, ad assicurar tutto il mondo così della realtà nella vostra apparizione sopra le alture di Lourdes, come del desiderio da Voi espresso di essere ivi onorata con nuovo tempio, faceste sgorgare sotto gli occhi di Bernardina una sorgente affatto nuova di perenne abbondantissima acqua, quanto gustevole al labbro, altrettanto efficace al risanamento d’ogni più incurabile morbo, ottenete a noi tutti la grazia che, risanandosi per vostra intercessione ciò che è infermo, rinvigorendosi ciò che è sterile nel nostro spirito, apriamo nei nostri cuori quella mistica fonte di virtù e di opere buone, le cui acque salgono alla vita eterna per assicurarcene il felice possedimento. Ave.

IV. Immacolata Regina, che faceste svanir come nebbia in faccia al sole tutte le armi impugnate dalle più maligne potenze del mondo e dell’inferno per infirmare e sventare le vostre divine rivelazioni fatte nella grotta della vostra comparsa alla buona Bernardina, ottenete a noi tutti la grazia che, lungi dallo sgomentarci per qualsivoglia contraddizione, tanto più spieghiamo di coraggio nel camminare sulle orme da Voi insegnateci, quanto più spiegheranno di forza i nostri spirituali nemici per farci declinare dal cammino retto che solo guida a salute. Ave.

V. Immacolata Regina, che vi degnaste assicurare la buona Bernardina della eterna beatitudine nell’altra vita, quando ella vi promettesse di cuore di tornare per quindici volte al luogo della vostra apparizione sulle alture di Lourdes, come fece realmente col vostro ajuto, malgrado tutte le arti adoperate contro di lei per distornarla, ottenete a noi tutti la grazia che perseveriamo sempre fedeli nei buoni propositi da Voi suggeritici colle vostre santissime inspirazioni; e cosi ci assicuriamo quel premio che solo ai perseveranti nel bene è da Dio preparato. Ave.

VI. Immacolata Regina, che, a sempre meglio inculcare a tutto il mondo la divozione del santo Rosario, mostraste Voi stessa di tenere carissima nelle vostre mani la misteriosa corona e accompagnarne la recita che ne faceva la devota Bernardina, ottenete a noi tutti la grazia che, facendoci sempre un dovere di praticare colle nostre famiglie una divozion così bella, ci conformiamo ancora costantemente ai divini insegnamenti che ci derivano così dalle santissime preghiere che vi si devon ripetere, come dai salutari misteri che vi si devon meditare. Ave.

VII. Immacolata Regina, che, a glorificare in modo degno di Voi la vostra devotissima Bernardina, la preservaste da ogni sgomento e da ogni anche minima perturbazione della propria inalterabile tranquillità fra i più insidiosi interrogatorj, le più severe minacce e le più inique persecuzioni, la trasformaste in creatura affatto celeste nel tempo delle vostre apparizioni, e la rendeste, alla vista d’immenso popolo, affatto insensibile anche agli ardori di una fiamma su cui nell’estasi della propria preghiera teneva immote le mani, ottenete a noi tutti la grazia che in tutti i nostri pericoli e in tutte le nostre tribolazioni ci affidiam fiduciosi al materno vostro patrocinio, siccome quello da cui solo possono prometterci la liberazione di ogni male e il conseguimento d’ogni bene. Ave.

VIII. Immacolata Regina, che, a soddisfare le pie domande ripetutamente indirizzatevi dalla vostra affezionatissima Bernardina, ora le spiegaste il motivo del vostro insolito rattristamento, ripetendo nella parola Penitenza ciò che resta sempre da fare a chiunque coi proprj peccati ha meritato i divini castighi, ora colle grandi parole da Voi proferite nel giorno stesso della vostra annunciazione: Io sono la Immacolata Concezione, le faceste conoscere con precisione l’inarrivabilità della vostra eccellenza e la divinità del gran dogma poco prima proclamato dal Sommo Pontefice Pio IX vostro fedelissimo servo, quando vi dichiarò affatto esente dall’originale peccato, ottenete a noi tutti la grazia che ci facciam sempre un dovere di placare colla debita penitenza la divina collera provocata dai nostri falli, e di sempre propiziarci la divina bontà colla più cordiale venerazione del vostro immacolato Concepimento, che è il più onorifico fra i vostri pregi, il più istruttivo fra i vostri misteri, e l’ossequio il quale è il più proprio a meritarci la vostra potentissima protezione. Ave.

IX . Immacolata Regina, che a perpetuar la memoria della vostra personale apparizione, per ben diciotto volte ripetuta alla buona Bernardina sulle alture di Lourdes, e dei tanti miracoli operati in tutto il mondo dall’acqua prodigiosamente sgorgata ai vostri piedi, moveste i cuori più duri a concorrere insieme coi più pii alla costruzione di un nuovo tempio rappresentante nella propria magnificenza la nazione primogenita della Chiesa, che si fece poi una gloria di ivi invocare il vostro aiuto coi più devoti pellegrinaggi e colle più splendide testimonianze della propria fede, ottenete a noi tutti la grazia che spieghiamo sempre la più viva riconoscenza a tutti i vostri favori, e congiungendo allo zelo pel vostro culto la imitazione sempre fedele delle vostre celesti virtù, ci assicuriamo la tenerezza del vostro patrocinio in questa vita, e la partecipazione alla vostra gloria tra i Santi e gli Angeli nella eternità. Ave, Gloria.

ORAZIONE.

Deus qui, per Immaculatam Virginis Conceptionem, dignum Filio tuo habitaculum præparasti, quæsumus, ut qui ex morte ejusdem Filii tui prævisa, eam ab omni labe præservasti, nos quoque mundos, ejus intercessione, ad te pervenire concedas. Per eumdem Dominum nostrum Jesum Christum, etc. Amen.

VIVA CRISTO RE (10)

Viva cristo re (10)

TOTH TIHAMER:

Gregor. Ed. in Padova, 1954

Imprim. Jannes Jeremich, Ep. Beris

CAPITOLO XI

CRISTO, RE DELLA GIOVENTÙ

Cristo è anche Re dei giovani. Ma come possiamo stabilire e consolidare nell’anima dei nostri giovani il regno di Cristo? Non c’è dubbio che le lezioni di religione a scuola possano essere un modo eccellente per educare i giovani in questo senso. Ma, non dimentichiamolo, la responsabilità principale è dei genitori. I genitori che si preoccupano dello sviluppo spirituale dei loro figli non possono dare un consiglio migliore di questo: educare con Cristo! Non solo con promesse e minacce; non solo con ricompense e punizioni, ma soprattutto con Cristo, con l’amore di Cristo. Al  bambino che, all’età di tre o quattro anni, ha imparato ad amare ferventemente Cristo; al bambino che all’età di sette anni ha ricevuto il Corpo sacramentale del Signore e che continua a ricevere frequentemente la comunione: questo bambino non dovrà essere rimproverato molte volte, né picchiato, né gli dovranno essere promessi piccoli regali; sarà sufficiente che sua madre gli dica: Figlio mio, Gesù vuole questo da te, Gesù non vuole che tu faccia questo altro… – Felice il bambino a cui la madre parla, come parlava Bianca a suo figlio San Luigi, re di Francia: “Figlio mio, preferirei vederti morto piuttosto che commettere un peccato mortale”! Queste parole gli fecero una tale impressione che le avrebbe ricordate per tutta la vita, con grande beneficio per la sua anima. – Felice il giovane a cui il padre dice ciò che il vecchio TOBIA diceva al figlio: “Ascolta, figlio mio, le parole della mia bocca e ponile nel tuo cuore come fondamento…. per tutti i giorni della sua vita… ; e guardati bene dall’abbandonarti al peccato o dall’infrangere i comandamenti del Signore nostro Dio. Fa’ l’elemosina di quello che hai…; sii caritatevole secondo i tuoi mezzi. Se hai molto, dai con liberalità; se hai poco, cerca di dare in buona misura anche di quel poco che hai…. Guardati da ogni fornicazione….. Non permettete mai che l’orgoglio regni nel tuo cuore o nelle tue parole…. Loda il Signore in ogni momento, e chiedigli che diriga i tuoi passi e che tutte le tue decisioni siano fondate su di Lui…” (Tobia IV).   – Sì, Nostro Signore Gesù Cristo è il miglior educatore, perché è Colui che conosce meglio il cuore umano, perché ci predica per mezzo del suo esempio e ci dà la forza di fare il bene! Da questo dipende il risultato dell’istruzione. Perché si possono scrivere libri eccellenti sulla morale e sui suoi valori, mostrando quanto siano belli e necessari; ma per viverli… occorre qualcosa di più di un bel trattato, occorre la forza soprannaturale della grazia. – Da circa vent’anni mi dedico alla gioventù. Quante volte ho visto gli inciampi dei giovani cresciuti senza religione! Quanti dei loro sforzi sono stati infruttuosi! Ma quando finalmente hanno incontrato Cristo, si sono aggrappati a Lui: è questo che li ha salvati! Sì, devo dirlo in modo inequivocabile: chi educa senza usare la preghiera, chi educa senza fare uso della Confessione, chi educa senza fare uso della Comunione, chi educa senza Cristo, alla fine non sarà altro che un inutile pasticcione. Padri, non mettetevi tra Cristo e la giovane anima! Non siate spaventati se vostro figlio o vostra figlia si confessi e faccia la Comunione frequentemente; non dite che sono troppo buoni, che sono esagerati… – Se Cristo è così prezioso per le giovani anime, se è lo splendore dei loro occhi, la loro forza, la loro bellezza, la loro resistenza nei momenti di tentazione, allora dobbiamo fare appello a tutti, genitori ed educatori, insegnanti e giudici, intellettuali e politici, a tutti coloro che hanno voce e voto nell’influenzare l’opinione pubblica, di non permettere che Cristo venga rimosso dalle scuole, di non lasciare che Cristo sia estromesso lontano dalle famiglie. – Chi può cacciarlo via, chi è in grado di defraudarlo? Egli viene eliminato dai genitori che non pregano, dai genitori che, davanti ai giovani parlano senza misurare il peso delle loro parole, delle bestemmie o delle conversazioni licenziose; i genitori che affidano l’educazione dei loro figli a chiunque, senza preoccuparsi se siano veramente cattolici… – “I bambini di oggi non obbediscono ai genitori”, si sente dire. spesso. Ma i genitori obbediscono a Dio? Che cos’è l’autorità dei genitori? Che cos’è l’autorità parentale? È un riflesso dell’autorità di Dio. Può il bambino osservare il quarto comandamento se i genitori non ne osservano i dieci? I giovani non sono sciocchi, guardano più all’esempio che alle parole. Essi osservano costantemente i loro genitori! Essi Sono ben consapevoli che i loro genitori non vanno in Chiesa o che loro non siano mai andati in Chiesa, che non si confessano da anni. L’indifferenza religiosa dei genitori si trasmette facilmente ai figli. Genitori! Non permettete che i vostri figli si allontanino da Cristo a causa vostra. Essi vengono defraudati dagli amici, dalle letture, dai film, dalla pubblicità… È terribile vedere come i vostri figli vengano derubati di Cristo. È terribile vedere come le immagini oscene e pornografiche invadano tutto e rovinino la pulizia dell’anima dei giovani…. La legge difende gli alberi in strada, la legge difende le panchine pubbliche, i lampioni stradali, i marciapiedi, i resti archeologici; ma non ci sono leggi che difendano la purezza della giovane anima. Le più grandi immoralità possono essere mostrate nei cinema; e le autorità si astengono dal vietarlo. Eppure, se chiediamo la prigione per il traditore che consegna al nemico una fortezza, dobbiamo chiederla anche per coloro che corrompono astutamente le anime dei giovani. – Che peccato vedere come gli sforzi educativi di anni vengano rovinati da una lettura oscena o da un film immorale! Finché permetteremo, senza dire una parola, che la nostra gioventù venga moralmente degradata, tutte le riforme educative saranno vane. Finché permettiamo ai mercanti di immoralità senza cuore che trafficano con la purezza dei giovani, noi dei giovani, possiamo fare poco. Ricordiamo che Dio mise un Angelo alla porta del Paradiso e gli mise in mano una spada fiammeggiante. “Che nessuno entri qui” – gli disse. L’anima di un figlio è questo Paradiso. Dio ha posto il padre alla porta della sua anima. “Prendi in mano una spada fiammeggiante – gli ha detto – e non far entrare ciò che non deve entrare”. Padri! Educate i vostri figli alla virtù. Sviluppate in loro ogni desiderio per il bello ed il nobile. Educateli ad essere amanti della verità, fedeli alle loro promesse; in una parola… che siano uomini. – Abbiamo bisogno di una gioventù che non cerchi la propria soddisfazione negli istinti, ma in nobili e grandi imprese, in alti ideali. – Una gioventù volitiva e laboriosa. Una gioventù pronta a difendere la propria integrità morale, ad evitare ogni sozzura. Una gioventù piena di speranza, con una visione chiara e gioiosa, piena di vita … una gioventù che abbia Cristo come Re!

VIVA CRISTO-RE (9)

CRISTO-RE (9)

TOTH TIHAMER:

Gregor. Ed. in Padova, 1954

Imprim. Jannes Jeremich, Ep. Beris

CAPITOLO X

CRISTO, RE DEI BAMBINI

Mai come in questi giorni si è parlato tanto di diritti dei bambini, di protezione dei bambini, di massima attenzione alla loro salute… Tutto questo è molto prezioso. Tuttavia, spesso sembriamo dimenticare ciò che è più importante.  Ci concentriamo soprattutto sulla salute fisica del bambino, sulla sua cura materiale: alimentazione, stimolazione, igiene, istruzione… Ma questo da solo non basta, perché il bambino, oltre al corpo, ha anche un’anima, uno spirito, ed è chiamato ad essere figlio di Dio. E quanto poco si parla della cura dell’anima dei bambini! Ed è soprattutto ai genitori che Dio ha affidato questo compito, di cui un giorno dovranno rendere conto. Nostro Signore Gesù Cristo ama molto i bambini: « Lasciate che i bambini piccoli vengano a me » (Mt XIX,14; Mc X,14). Egli li ama in modo speciale: « Chi accoglie un solo bambino nel mio nome, accoglie me » (Mt XVIII,5; Mc IX,14). (Mt XVIII, 5; Mc IX, 36; Lc IX, 48). È Lui che promulga la prima legge in difesa del bambino: « Chi scandalizza un bambino, sarebbe meglio per lui se gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in mare »(Mt XVIII,6; Mc IX, 41). Anzi, li prende a modello e chiede ai suoi Apostoli di fare come loro (Mt XVIII, 3; Lc IX, 48). Voleva stare con i bambini (Mt XIX,13) e li ha benedetti. Quando entrò a Gerusalemme, i bambini lo precedettero cantando Osanna. Anche durante la Passione, quando portava la croce, si preoccupava dei bambini: « Piangete per voi stesse e per i vostri figli » (Lc XXII,28). – I genitori devono considerare i loro figli non come un bene, come qualcosa che appartenga a loro, come un mero mezzo per soddisfare il loro istinto di maternità o paternità, ma prima di tutto come creature di Dio, come figli di Dio, chiamati alla vita eterna. Perciò formare la loro anima, coltivare il loro spirito, far conoscere loro Dio è l’obbligo più perentorio, il dovere più onorevole dei genitori.

I.

Se il bambino appartiene più a Dio che ai genitori – e non c’è genitore cristiano che non senta la verità di queste parole – se è vero che Cristo è il Re dei bambini, allora ne deriva una conseguenza importantissima: il santo dovere di educare il bambino non solo per questa vita terrena, ma anche e principalmente per la vita eterna. Eppure, quanti genitori dimenticano questa verità importantissima! Quanti fanno i sacrifici più grandi e non risparmiano sforzi e fatiche per rendere il proprio figlio più sano e in salute, più intelligente e più istruito! Scuola, pianoforte, lingue, corsi di danza, sport…; tutto questo va benissimo, ma il padre dimentica che il suo bambino ha anche un’anima…. Vi siete presi cura anche della sua anima? Non dimenticate che il bambino appartiene a Dio, che un giorno vi chiederà conto del tesoro che vi ha affidato. « A mio figlio viene già insegnata la religione a scuola », si giustifica il padre. Ma non basta: a cosa servono una o due lezioni settimanali di Religione se a casa e per strada, sui social media, il bambino non vede mettere in pratica le belle verità della lezione di Religione, o piuttosto vede esempi completamente opposti a ciò che impara in classe?  « Allora cosa dovrei fare, predicare sempre a lui, farlo pregare sempre? » Certo, dovrete parlargli spesso di Dio, di Nostro Signore Gesù Cristo, della Madonna, dei Santi e cercare di far pregare vostro figlio, ma dovete fare anche qualcos’altro. Cosa? Tre cose: 1° Educare la sua volontà. 2º Non siate ingenui, osservate il loro comportamento e 3º Educateli con l’esempio.

Educare la volontà del bambino. Vale a dire, abituarlo ad obbedire ed a fare il suo dovere. L’Antico Testamento, nella storia di Heli, dà un avvertimento molto serio ai genitori che perdonano tutto, che scusano tutto. « Punirò per sempre la sua casa per la sua iniquità, perché sapeva quanto si comportassero indegnamente i suoi figli e non li correggeva come doveva » (1 Re III: 13). Eppure Heli rimproverò i suoi figli, ma non lo fece con sufficiente severità. Ebbene, cosa direbbe oggi il Signore dell’amore sciocco, dell'”amore pignolo” dei genitori di oggi? Di genitori che adorano un nuovo tipo di idolatria: sul trono siede un piccolo tiranno di quattro o cinque anni, che si arrabbia, che grida, che batte rabbiosamente il terreno con i piedi, e due vassalli maturi, un uomo e una donna, si inchinano impauriti e corrono a soddisfare tutti gli sciocchi capricci dell’amato tiranno, dell’amato idolo.  Educare significa non assecondare troppo il bambino ed abituarlo ad un’obbedienza pronta e indiscussa. Perché all’inizio il bambino non sa che cosa sia l’obbedienza e bisogna insegnargliela.  « Ma se il bambino piange, se ci chiede certe cose? » Beh, lasciatelo piangere, non gli farà male alla salute. I genitori dovrebbero saperlo bene: è meglio che il bambino pianga quando è piccolo, in modo che un giorno, quando sarà più grande, i genitori non dovranno piangere per lui.

Tenere d’occhio il suo comportamento.

Non è necessario stare sempre dietro di lui. È sufficiente che sappiate in ogni momento dove si trova vostro figlio, cosa stia facendo e con chi sia. Non giustificatevi dicendo: « Mio figlio è ancora così ingenuo, così bambino, così innocente ». Vostro figlio ha, come tutti, il peccato originale ed è esposto come tutti ad essere tentato ed a subire cadute. Cosa direbbe San Paolo, l’Apostolo delle genti, a questi genitori? « Se qualcuno non si prende cura dei suoi, soprattutto dei suoi parenti, ha rinunciato alla fede ed è peggiore di un infedele » (1 Tim V, 8). È un peccato vedere che molti genitori hanno tempo per molte cose, tranne che per l’educazione dei figli. Non li interessa e, per questo motivo, non li sorvegliano e non li prevengono da molte occasioni di pericolo per le loro anime.

3° E infine, educare il bambino con l’esempio.

Perché l’esempio trascina. Purtroppo le belle usanze cristiane in casa, che hanno fatto tanto bene, stanno scomparendo. Preghiera mattutina e serale in comune, letture religiose, immagini di santi appese alle pareti, conversazioni su argomenti religiosi… « Se la radice è santa, lo sono anche i rami – dice l’Apostolo » (Rm XI, 15). E se non è santa? Se le anime del padre e della madre sono fredde, congelate, che ne sarà del bambino?

II

Dove può essere la radice del problema dell’educazione dei bambini?  Non è forse che gli standard mondani hanno infettato il santuario stesso delle famiglie cristiane? Non è forse che i figli non sono più visti come una “benedizione”, ma piuttosto come una “maledizione” della famiglia? Se guardiamo indietro nella storia, vediamo che ovunque siano vissuti uomini giusti, il bambino è stato considerato il più grande tesoro della famiglia. Un esempio è il popolo ebraico dell’Antico Testamento. Le donne si consideravano infelici se Dio non dava loro dei figli. La Sacra Scrittura riporta in modo commovente la preghiera di Hannah, madre di Samuele: « O Signore degli eserciti, se vuoi volgere i tuoi occhi a vedere l’afflizione della tua serva… e vuoi dare alla tua serva un figlio maschio, lo consacrerò al Signore per tutti i giorni della sua vita » (I Samuele 1:2). Ricordate Santa Elisabetta, che era profondamente addolorata per la sua mancanza di figli. Ma quale fu la sua gioia alla nascita di San Giovanni Battista: « i suoi vicini e parenti sentirono parlare della grande misericordia che Dio le aveva mostrato e si rallegrarono per lei » (Lc 1, 58). Ripercorrete la storia di Roma e notate i pagani dai sentimenti retti e nobili. Un amico proveniente da Capua fa visita a Cornelia, una delle più nobili dame romane, e lei non smette di disprezzare i propri gioielli. « Ma, cara amica, mostrami anche i tuoi gioielli più belli », le dice infine. Poi Cornelia fa entrare i suoi figli: « Guardate, questi sono i miei gioielli più belli ».  – Il bambino era una parte essenziale della famiglia, tanto che la famiglia non era considerata perfetta senza la benedizione dei figli. Se oggi chiediamo ad un contadino cristiano, non ancora contaminato dalle tendenze moderne: « Hai una famiglia? », risponderà: « Sì, ne ho cinque », riferendosi ai suoi cinque figli, perché, secondo il suo modo di pensare, dove non ci sono figli non c’è famiglia. – E poi, che cos’è il matrimonio senza figli? Uno splendido albero che non dà frutti. Qual è la casa più ricca senza figli? Un sole invernale che non irradia calore. Ma oggi è stato inculcato un pensiero terribile: la paura delle famiglie di avere figli. È davvero pietoso vedere coppie sposate in buona salute, alle quali Dio concederebbe la benedizione di avere figli, eppure non vogliono accettare questo dono, perché per loro il bambino non è altro che un peso. È davvero orribile non accettare la volontà di Dio, non voler accogliere il bambino che il Signore manda loro. Fa rabbrividire pensare che ci siano coppie di fidanzati che si sposano con l’idea di non avere figli, che vogliono essere solo marito e moglie, ma non padre e madre. Ci stupiamo nel vedere che il santuario della famiglia si sia trasformato in un covo di peccato; che la casa rimbombi di puro vuoto; che siano gli stessi genitori ad uccidere i propri figli od a porre ostacoli al loro concepimento; che ci siano madri che non vogliono cullare il loro bambino, ma scavargli la fossa; che il giardino di famiglia non abbia fiori né profumi… Non voglio più parlare di questo peccato, di questo terribile male. Non voglio dilungarmi oltre su questo peccato, su questo male terribile; se solo gli sposi considerassero attentamente che dovranno rendere conto a Dio di questo peccato, di aver abbassato il sacramento del matrimonio a limiti davvero incredibili! Non c’è bisogno di essere molto intelligenti per capire a cosa andrà incontro una nazione quando le famiglie avranno deliberatamente e sistematicamente un solo figlio. Anche se sono due, questo non aumenta la popolazione, perché in questo caso muoiono due anziani e rimangono due giovani. E il numero di coloro che muoiono non sposati per vari motivi non viene compensato. C’è bisogno di nuclei familiari con almeno tre figli, e quante famiglie oggi hanno non più di due figli, o uno solo. O solo uno, e forse nemmeno uno! Questo terrificante modo di pensare è presente ovunque, non solo nelle città, ma anche nelle campagne. Perché se nessuno osa parlare, almeno la Chiesa Cattolica lo fa, per difendere quelle vite innocenti che sono escluse da questo mondo. Se la Chiesa non avesse sempre promosso la vita, non avremmo San Francesco Saverio, il settimo figlio dei suoi genitori. Non avremmo avuto Santa Teresa di Lisieux, la nona figlia della famiglia. Non avremmo avuto Sant’Ignazio di Loyola, che era il tredicesimo figlio. E non avremmo Santa Caterina, la venticinquesima. E si potrebbero citare molti altri casi. I genitori egoisti ci sono sempre stati, ma mai in proporzioni così sconcertanti come oggi. Mai questo peccato è stato diffuso con una propaganda così cinica. Mai con una tale noncuranza e una così raffinata malvagità. Alcuni mi obietteranno: « Tu non conosci la vita reale. Non ci sono posti di lavoro. Le case sono così care, tutto è così caro! Noi due riusciamo a malapena a vivere; cosa faremmo se fossimo in cinque o sei a casa? ». Devo confessare che su alcune cose avete ragione. So quanto costa vivere al giorno d’oggi. E conosco i piccoli appartamenti in cui la gente vive ammassata. So anche quanto costa il cibo e i vestiti. E se fossi un legislatore, ordinerei che il padre di una famiglia numerosa paghi meno tasse e riceva più sussidi, e che nelle offerte di lavoro sia in qualche modo favorito in primo luogo, e vieterei ufficialmente gli annunci in cui « si cerca una coppia senza figli ». Sì, tutto questo lo farei… Ma devo anche aggiungere: nonostante tutto, il mandato è chiaro e categorico. La Chiesa insiste e deve insistere. Il Signore, infatti, non ha promulgato il quinto comandamento in questa forma: « Non ucciderai, se non hai una casa ». Né ha dato il sesto in questo modo: « Non fornicare, se non sei povero ». Nel Decalogo non ci sono condizioni. La forma della legge è assoluta: « Non uccidere! », « Non fornicare! ». « Ma se siamo molto poveri? «E se la donna è malata? ».  E non pensate che il Signore Dio, che manda il bambino, gli darà anche il pane quotidiano? « Che la donna è malata? » E non è meglio che soffrire la morte dell’anima che deriva dal peccato di ribellarsi alla volontà di Dio? E se proprio non è più possibile generare figli, allora c’è questa soluzione: la continenza matrimoniale, almeno nei giorni fertili del ciclo mestruale della donna. È molto difficile? Sì, è così. Ma la Chiesa non può arrendersi. E anche se fosse lasciata sola con la sua opinione nel mondo di oggi, che cammina a testa in giù, continuerebbe a difendere a gran voce la purezza del matrimonio: continuerebbe a proteggere i bambini innocenti non nati, perché Cristo è Re anche dei piccoli. Anche se dovesse perdere molte anime tiepide e inquinate in questo modo, continuerebbe a perorare la buona causa, sapendo di difendere non solo le leggi di Dio, ma anche gli interessi dell’umanità. E siamo onesti: nella maggior parte dei casi, non è nelle famiglie più povere che i bambini fuggono di più. Quali famiglie tendono ad avere più bambini? Proprio le famiglie più modeste, le più povere. Ma dove c’è un solo bambino, o non ce n’è nemmeno uno? Tra i ricchi e i benestanti. Se avessero molti figli, non sarebbero in grado di nutrirli? Oh, e con grande abbondanza! Pane e latte non mancherebbero. Ma molti bambini sarebbero un ostacolo alle loro vacanze, ai loro divertimenti, al loro benessere. Madri, madri, avete pensato al “giorno dell’ira” quando i bambini che non potevano nascere alzeranno le mani per accusarvi? Accusarvi davanti al trono di Dio! Che cosa accadrà se Dio vi porterà via il vostro unico figlio? Che cosa accadrà quando, con gli occhi pieni di lacrime, con l’anima spezzata, tornerete dal cimitero e vi lamenterete contro Dio, perché ha permesso una disgrazia così crudele?

VIVA CRISTO-RE (8)

CRISTO-RE (8)

TOTH TIHAMER:

Gregor. Ed. in Padova, 1954

Imprim. Jannes Jeremich, Ep. Beris

CAPITOLO IX

CRISTO, RE DELLA MIA ANIMA

Cristo è anche il Re della mia anima.  Che cosa significa? Che la mia anima desidera Cristo, che Cristo è il mio unico Signore. A Lui devo obbedire e seguire. Servire e imitare Lui non è solo un dovere per me, ma è il mio principale piacere. Il mio dovere: « Nessuno può servire due padroni » (Mt VI, 24), dice Gesù Cristo. Chi sono questi due padroni? Lui è uno di loro. E l’altro? Ebbene, tutto ciò che sta di fronte a Lui: la malizia, l’egoismo, la falsità, il peccato, il mondo. Non è forse una vita persa servire il mondo e non servire la propria anima e il Signore dell’anima, Dio? Perciò è mio dovere servire Dio! E cosa significa servire Dio? Pensare alla mia anima, alla vita eterna. Come ci lega la terra, la vita moderna! Come sono pochi quelli che hanno tempo per la loro anima! Quali sono i desideri dell’uomo legati a questo mondo? Salute, felicità, denaro. Alcuni desiderano la conoscenza, desiderano sapere, ma quanti pensano alla loro anima? Molti non considerano nemmeno che non possono servire due padroni. No, non servono due padroni, ne servono uno solo: la terra, il mondo.  – Uno scrittore tedesco, Paul Keller, ha scritto una storia su un girino, un girino che tutto il giorno non sogna altro che mangiare mosche grasse e camminare a braccetto con una bella rana. Quanti uomini fanno praticamente lo stesso nella loro vita! Quanti giovani vivono solo per il piacere, per il divertimento! Quanti sognano solo di ballare, di fare festa, di ubriacarsi! Sarebbe sufficiente se avessimo solo il corpo, ma abbiamo anche un’anima! Proprio perché abbiamo un’anima che desidera Dio, l’imitazione di Cristo non è solo un dovere per me, ma ciò che più desidero, la mia vera felicità, il mio vero piacere! Dio è spirito, la nostra anima è spirito; c’è una parentela tra Dio e la mia anima, e questa parentela mi spinge verso Dio. Il ruscello è legato al mare ed è per questo che corre verso di esso. La superficie del mare emette continuamente vapori, che si condensano nella nuvola, la quale si scioglie in pioggia; ma l’acqua non sa separarsi dal mare e corre rapidamente verso di esso. Mettete degli ostacoli sulla sua strada; potete fermare il suo corso per un po’, potete riuscire a incanalarlo in un’altra direzione, ma, per vie nascoste, attraverso le fessure delle rocce, magari mescolandosi al fango, correrà con veemenza verso il mare. Allo stesso modo l’anima desidera Dio e corre verso di Lui. Si possono porre degli argini, e sono davvero molto potenti … i piaceri proibiti, la concezione frivola della vita, il peccato; ci si può incanalare in falsi sentieri, ma tutto ciò non serve a nulla. Alla fine se ne subiscono le conseguenze, si è infelici, perché non si sa come vivere senza Dio. Il pesce non annega nell’acqua, l’uccello non si perde nell’aria, l’oro non brucia nel fuoco, perché lo prescrivono le leggi naturali; e io non posso vivere senza Dio, perché la mia stessa natura mi lega a Dio. – Cristo è il mio Re! Non può esistere una vita veramente umana senza una vita religiosa, perché Dio e l’anima sono in stretta relazione e al Re assoluto, che mi ha creato per amore … devo consegnarmi senza riserve. Il nostro grande male deriva proprio dal fatto che vita e religiosità spesso non vanno di pari passo, non si intrecciano. Un giorno siamo uomini di questo mondo, un altro giorno siamo Cristiani. Quando preghiamo, ci rivolgiamo a Dio, ma quando iniziamo a lavorare, ci dimentichiamo di Dio. Mi duole dirlo, ma spesso accade che i Cristiani, quando lasciano la Chiesa, non sono diversi in alcun modo, né nella vita familiare, né nel lavoro, né nelle attività del tempo libero, dai non Cristiani. Questo non dovrebbe logicamente essere il caso. Quando incontriamo una persona, dovremmo essere in grado di capire fin dall’inizio se sia cristiana o meno. Ite, missa est: “Andate, la Messa è finita”. E ce ne andiamo, pensando di aver fatto il nostro dovere di Cristiani! È proprio allora che devo iniziare il culto della mia vita offerta a Dio, il culto della mia onestà, della mia veridicità, della mia carità, del compimento del mio dovere. La religione deve andare di pari passo con la vita. Se doveste scrivere la vostra autobiografia, cosa ci mettereste dentro? Forse questo: c’era una volta un uomo la cui anima aveva fame e sete di Dio, ma lui non gli dava altro cibo che aria, vento, apparenze. Pensava che gli bastasse avere un ricco patrimonio, avere un certo prestigio, avere una macchina magnifica, avere una casa o un buon lavoro…, godere di certi divertimenti, e che tutte queste cose gli bastassero. Ma non aveva un solo minuto per la sua anima, che diventava assetata e vuota, anzi di più: come se fosse un abisso senza fondo: più cose vi si gettavano, più l’abisso ruggiva: non bastava…. Che triste biografia! Non dobbiamo dimenticare: Cristo è il mio Re, il mio unico Re. Devo unire religione e vita! Chi volesse condurre solo una vita religiosa rischierebbe di trascurare doveri importanti e di perdere l’equilibrio. Chi si preoccupa solo di questa vita finisce per uccidere il suo spirito, bloccato nel fango della terra. Le due cose devono essere combinate: la religiosità e la vita di questo mondo, gli ideali eterni e gli ideali temporali. Il mio desiderio di eternità e la mia vita presente devono essere in perfetta armonia. Ecco il significato di questo pensiero: Cristo è il mio Re! « Cristo è il mio Re ». Ciò significa non solo che la mia anima desidera incontrare Cristo, ma anche che Cristo desidera la mia anima. Cosa significa che Cristo desidera la mia anima? « Solleva il povero dalla polvere della terra, solleva il povero dal letamaio », dice il Salmista (Salmo CXII,7). Gesù Cristo vuole sollevare la mia povera anima dalla polvere; dalla polvere del peccato, dalle mie passioni. Quanto è terribile un’anima peccatrice… e quanto è bella se Cristo vive in essa! E il Salmista continua: « … per metterlo tra i principi, tra i principi del suo popolo ». Tra le bellezze del popolo celeste? Non vediamo forse nel corso dei secoli come Cristo abbia adempiuto alla sua promessa? Che cosa succede a un’anima che si dona completamente a Cristo? Ecco Pietro e Giovanni, Paolo e San Francesco d’Assisi, Sant’Agostino, Sant’Ignazio, Aloysius Gonzaga, Stanislao, Maria Maddalena, Agnese, Cecilia, Teresa, Emerico, Ladislao, Margherita, Teresa di Lisieux!…

***

Se Cristo è davvero il mio Re, se mi chiamo “Cristiano”, questo nome mi obbliga a vivere, a pensare, a comportarmi in tutto secondo il nome che viene da Cristo. Si racconta del re polacco Boleslao, che portava sempre il ritratto di suo padre sul petto, e prima di intraprendere qualsiasi affare serio guardava il ritratto e diceva: « Padre, per nulla al mondo farei qualcosa di indegno di te ». – « Cristo è il re della mia anima ». Su di essa è incisa a lettere di fuoco l’immagine di Cristo con il Battesimo; il volto di Cristo è inciso su di me. Povero Cristo, su quante anime il tuo volto è coperto di polvere, di fango! Eppure il nome “Cristiano” impone gravi doveri! « Guardate come si amano, sono Cristiani », dicevano i Gentili quando videro i primi seguaci di Cristo. « Guarda, ma questi sono davvero Cristiani? », potrebbero chiedersi coloro che ci circondano vedendo la vita rilassata di molti che si definiscono Cristiani. Se Cristo è veramente il mio Re con il Battesimo, allora non solo la sua immagine è in me, ma Cristo abita in me. Cristo abita in me, la mia vita. Che pensiero ammirevole! Allora devo sempre tenere presente che non posso lasciare il mio Ospite da solo. Come faccio a non lavorare…? Sì, ma il lavoro non deve assorbirmi così tanto da farmi dimenticare Cristo. Non devo fare tante altre cose? Sì, ma non devo dimenticare Cristo. Non potrò divertirmi? Sì, ma anche allora Cristo deve essere con me. Sono sempre al cospetto di Cristo! Ovunque io sia, qualunque cosa io faccia, qualunque cosa io dica, qualunque cosa io dica… sempre! Quale purezza e pulizia di cuore devo vivere se Cristo abita in me! Cristo abita in me, quindi devo essere pulito. I miei pensieri devono essere puri. I miei occhi devono essere puri, la mia lingua deve essere pura! Niente mormorazioni, niente maldicenze, niente calunnie. Tutto ciò che è mio deve essere puro: sono un tabernacolo vivente. Cristo abita in me! Devo essere non solo un tabernacolo, ma anche un ostensorio, per farlo conoscere agli altri. Chi mi vede deve vedere Cristo in me. Chi mi cura deve sentire che Cristo vive in me. Devo essere un altro Cristo per le anime. In realtà, se Cristo abita in me, posso dire come San Paolo: « Io vivo, anzi non sono io che vivo, ma Cristo vive in me » (Gal II, 20). Sono la dimora vivente di Cristo! La conversione del mondo al Cristianesimo fu iniziata da dodici Apostoli. Dodici? Ebbene, il primo giorno non ce n’erano di più. Ma essi sapevano come trasmettere il fuoco dell’amore per Cristo a tutti coloro che incontravano; e i nuovi Cristiani diventavano a loro volta Apostoli e trasmettevano il loro fuoco agli altri, e l’amore di Cristo si diffondeva a macchia d’olio. Si è diffusa – non si scandalizzi il lettore – come una malattia contagiosa. I primi Cristiani sentirono tutti il contagio. I bacilli del Cristianesimo penetrarono e si diffusero. Chi parlava con un Cristiano sentiva il giorno dopo che questa benedetta malattia, questa santa malattia, questo contagio divino, era all’opera anche in lui: sentiva di essere un altro uomo, chiamato a essere un altro Cristo. Cristo è il mio Re: cosa significa? Che devo vivere da Cristiano, che devo diffondere il mio Cristianesimo agli altri; e ovunque mi trovi, con chiunque parli, ovunque e a tutti, devo diffondere l’amore di Cristo. È una malattia? Oh, no! È vera salute, vita divina, vita eterna. Sì, devo essere la colonna di fuoco che guida i miei poveri fratelli che brancolano nel buio; devo condurli al Cuore di Cristo. Non solo con le parole, ma con la mia vita, con il mio esempio.

VIVA CRISTO-RE (9)

NOVENA PER LA FESTA DELLA PURIFICAZIONE (24 Gennaio, 1 Febbraio)

NOVENA PER LA PURIFICAZIONE

(inizia il 24 gennaio, Festa 2 febbraio).

(G. Riva: Manuale di Filotea, XXX ed. Milano, 1888)

Questa festa, celebrata con gran distinzione dai Greci sotto il nome di Hypapanta, cioè incontro di Maria SS. e di Gesù con Simeone ed Anna, fu istituita dal Papa Gelasio nel 492 per opporre la santa processione colle candele perciò benedette alla pagana festa delle Lupercali o purificazioni, che con giuochi e assembramenti scandalosi si celebravano verso la metà di febbraio.

1. Per quella sì eroica obbedienza che Voi esercitaste, o gran Vergine, nell’assoggettarvi alla legge della purificazione, ottenete anche a noi la più esatta obbedienza a tutti i comandi di Dio, della Chiesa e dei nostri maggiori. Ave

II. Per quell’angelica modestia e celestial divozione con cui Voi, o gran Vergine, vi recaste e presentaste nel Tempio, ottenete anche a noi di portarci e stare nel tempio con quell’interno ed esterno raccoglimento che conviene alla casa di Dio. Ave

III. Per quella santa premura che Voi aveste, o Vergine illibatissima, di toglier da Voi col sacro rito della purificazione ogni apparenza di macchia, ottenete a  noi pure una instancabile premura di togliere sempre  da noi ogni ancor più piccola macchia di peccato. Ave

IV. Per quella umiltà profondissima che vi indusse, o Maria, a collocarvi nel tempio tra le donne più volgari, quasi foste una di loro, sebbene la più santa fra tutte le creature, impetrate a noi pure quello spirito di umiltà che ci renda cari a Dio e  meritevoli dei suoi favori. Ave

V. Per quella gran fede che Voi, o Vergine fedelissima, conservaste viva e ferma in Dio vostro Figlio nell’udire dal santo profeta Simeone ch’Egli sarebbe stato per molti occasione di contraddizione e di rovina, ottenete a noi pure una simile vivezza e fermezza di fede in mezzo a qualunque tentazione e contraddizione. Ave…

VI. Per quella invitta rassegnazione con cui ascoltaste gli amarissimi presagi che vi fece, o Maria, l’illuminato Simeone, fate che anche noi in tutti gli avvenimenti anche i più tristissimi siamo sempre perfettamente rassegnati ad ogni divino volere. Ave

VII. Per quell’accesissima carità che vi mosse, o Maria, a fare all’Eterno Padre il gran sacrificio del vostro Figlio per la comune redenzione e salute, impetrate a noi pure la grazia di sacrificar al Signore qualunque cosa eziandio più cara, quando ciò sia necessario alla nostra santificazione e salvezza. Ave.… Gloria

ORAZIONE.

Omnipotens sempiterne Deus, majestatem tuam supplices exoramus: ut sicut unigenitus Filius tuus hodierna die cum nostræ carnis substantia in templo est præsentatus, ita nos facias purificatis tibi mentibus præsentari. Per eumdem Dominum, etc.

VIVA CRISTO-RE (7)

CRISTO-RE (7)

TOTH TIHAMER:

Gregor. Ed. in Padova, 1954

Imprim. Jannes Jeremich, Ep. Beris

CAPITOLO VIII

COSA SIGNIFICA LA NASCITA DI CRISTO PER IL MONDO?

IL MONDO? – Com’era il mondo prima della venuta di Cristo? L’umanità era in pellegrinaggio sulla terra come i discepoli di Emmaus: come loro, essa camminava stanca e disillusa, senza speranza. Le persone non sapevano per cosa stavano vivendo, non sapevano la cosa più importante: qual è il significato della vita. Un’idolatria sfrenata, un’oscurità spaventosa avvolgeva il popolo. Chi di noi è stato educato alla Religione cristiana fin dall’infanzia non può concepire che i saggi si inchinassero ad una statua di bronzo o ad un idolo di marmo; che i popoli civilizzati adorassero un gatto, una cicogna, un toro o una mucca; che i Romani venerassero gli imperatori. Che stupefacente accumulo di errori! L’umanità, con le proprie forze, non poteva conoscere la via, non poteva conoscere il vero Dio. Dio stesso sarebbe dovuto venire a farsi conoscere da loro. Gli uomini più eccelsi sentivano che mancava qualcosa. Grandi filosofi – Aristotele, Platone – e poeti – Sofocle, Orazio, Virgilio – a volte hanno gridato dal profondo della loro miseria: Vorrei che qualcuno venisse a portarci la salvezza! Il mondo attendeva la venuta di Cristo. La seguente frase è spesso attribuita a Platone: « Non so da dove vengo; non so cosa sono; non so dove vado; tu, Essere sconosciuto, abbi pietà di me ». Lo stesso vale oggi per i popoli che non conoscono Cristo. Al massimo, invocano qualcuno sconosciuto, Colui che è l’origine e la causa di tutto ciò che esiste. Perché l’uomo ha nostalgia di Dio, ha nostalgia di un Salvatore. Isaia lo aveva già predetto secoli prima della venuta di Cristo: « Perché a noi è nato un bambino, a noi è stato dato un figlio”. Egli porterà sulle sue spalle il governo e il suo nome sarà chiamato Meraviglioso, Consigliere, Dio, il Potente, il Padre dell’età futura, il Principe della Pace. La sua sovranità sarà grande e ci sarà una pace senza fine per il trono di Davide e per il suo regno; lo stabilirà e lo sosterrà con diritto e giustizia, da ora e per sempre ». (Is IX: 5-6). Che cosa è diventato il mondo grazie a Cristo? Non spiegheremo ora cosa la scienza, la cultura e le arti umane debbano a Cristo. Solo per quanto riguarda l’arte ci vorrebbero volumi e volumi, un’intera biblioteca, per riassumere l’influenza del Cristianesimo sulla pittura, sulla scultura, sull’architettura, sulla musica. Quello che voglio sottolineare è la grande altezza morale a cui Cristo ha elevato l’uomo. Grazie a Cristo, la vita morale dell’umanità è stata elevata dalle sue fondamenta. Possiamo difficilmente immaginare la corruzione morale con cui gli uomini vivevano prima di Cristo. È vero che non tutto era negativo, che certe virtù venivano coltivate…. Ma che differenza con l’avvento del Cristianesimo. Anche alcune virtù erano poco conosciute o apprezzate prima della venuta di Cristo. Anche alcune virtù erano poco conosciute o apprezzate prima dell’arrivo di Cristo; ad esempio, la purezza, la verginità, la vita familiare: – si pensi a quanto era diffuso il divorzio nell’Impero romano: le donne divorziavano per potersi sposare e si sposavano per poter divorziare; l’apprezzamento della donna – in gran parte dovuto al culto della Vergine Maria; la dignità dei poveri – prima gli schiavi non valevano nulla; il senso della sofferenza – prima regnava una cieca e fatalistica disperazione nelle disgrazie; la stima per il lavoro – prima il lavoro manuale era considerato una punizione. … ecc. Le basi più solide della società civile – le virtù, l’onore, l’integrità morale, il compimento del dovere – non erano promosse dallo Stato, che si limitava a punire i crimini. È soprattutto il Cristianesimo ad averlo fatto. Per questo il Cristianesimo è una delle più grandi forze della civiltà. Per il Cristianesimo l’anima di chiunque – di un bambino povero, di un disabile, di uno zingaro… – vale più di tutto il mondo materiale. E quali meravigliose conseguenze ha questo! Il lavoratore e il datore di lavoro non devono odiarsi a vicenda, perché siamo tutti fratelli e sorelle; né le nazioni devono odiarsi a vicenda. Non esistono persone di minor valore: tutti, compresi i malati, i disabili, i poveri, gli ignoranti… hanno la stessa dignità. Tutto questo significa per il mondo la nascita di Cristo. Egli dà una risposta a tutte le domande ed i problemi che affliggono l’uomo: il senso della vita, la sofferenza, la morte, il problema della felicità, il suo desiderio di vita eterna… Tutta la grandezza spirituale che abbiamo visto negli ultimi duemila anni scaturisce da questa fonte. Cristo si è fatto uno di noi, ha preso la nostra natura, per renderci figli di Dio. Cosa sarebbe il mondo senza Cristo? – Ma è possibile che ci sia ancora chi si considera nemico di Cristo? Sì, purtroppo ci sono. Ma cosa sarebbe l’umanità senza di Lui? Cosa succede al mondo quando si allontana da Cristo? Guardate la vita familiare oggi che la società si è secolarizzata: litigi, divorzi, aborti, contraccezione, resistenza ai piani di Dio. Il bambino non è considerato una “benedizione”, ma una maledizione, un ostacolo . – Volete sapere cosa ne sarà dell’umanità senza Cristo? Guardate il numero di omicidi, suicidi, rapine, rapimenti… che vengono commessi quando non viviamo in Cristo. Che immoralità! Pornografia, tratta delle schiave bianche, balli osceni, ecc. Oroscopi, superstizioni, presagi, spiritismo! – Guardate com’è la gioventù quando manca Dio: droga, violenza, delinquenza, bande, sesso, suicidi. È il mondo senza Cristo! Ma non dobbiamo parlare del mondo che ci circonda, parliamo di noi stessi. Quanto siamo felici quando abbiamo Cristo, quando Egli abita in noi, e quanto siamo infelici quando siamo separati da Cristo dal peccato! Un giorno gli Apostoli pescarono tutta la notte e non presero nulla…. Non presero nulla, perché il Signore non era con loro (cfr. Lc V, 5). È lo stesso per voi. Quando non siete con Cristo, i vostri sforzi sono inutili, non funzionano. Quante volte cadete in tentazione e vi allontanate da Cristo! vi giustificate dicendo che “lo fanno tutti…”. E dopo aver assaporato il piacere proibito, provate disgusto e noia. Guardate la tristezza che riempie la vostra anima! – MAvete rubato: mantenete la calma? Avete calpestato l’onore degli altri: siete tranquilli? Siete caduto nell’impurità: siete tranquillo? Se vi allontanate da Dio, come potete resistere quando la disgrazia si abbatte su di voi? Quando si perdono i genitori, quando si perde la persona più amata, quando ci si sente soli… come si può vivere se Cristo non è con noi? Quando siete sedotti dal peccato, dalla tentazione…, come potete perseverare nel fare il bene se Cristo non è al vostro fianco? Rallegriamoci che Cristo sia venuto nel mondo. Rallegriamoci che Gesù Cristo voglia abitare nella mia anima. Non serve a nulla che Gesù Cristo sia nato a Betlemme, se non abita nella vostra anima. – Il famoso scrittore italiano PAPINI è stato per molti anni un anarchico, un ateo, un convinto oppositore del Cattolicesimo. Un giorno incontrò Cristo e si convertì. Poco dopo si ritirò per quindici mesi e lì, in solitudine, scrisse il suo bellissimo libro La storia di Cristo. La parte del libro in cui descrive la terribile immoralità della vita attuale è impressionante. L’autore lo sapeva bene. Odio ovunque, furto, egoismo, immoralità, violenza! E alla fine del suo libro, questo ex anarchico, questo ex ateo, rivolge a Gesù Cristo una preghiera che potremmo riassumere così: Signore, se Tu fossi un Dio giusto, non ci ascolteresti, per tutto il male che noi uomini abbiamo commesso contro di Te. Quanti Giuda ti hanno tradito e venduto nel corso della storia … milioni di volte! Quanti uomini hanno gridato come i Farisei per duemila anni: Non vogliamo Cristo! Quante volte, per denaro, per una posizione che volevano raggiungere, ti hanno flagellato fino allo spargimento di sangue! Quante volte ti abbiamo crocifisso con i nostri desideri, con i nostri pensieri, con le nostre azioni! Quante, ma quante volte, o Dio misericordioso! Abbiamo bandito Cristo dalla nostra vita perché era troppo puro per noi, gli abbiamo voltato le spalle perché era troppo santo per noi! Lo abbiamo crocifisso, lo abbiamo condannato, perché la sua giustizia condannava la nostra vita peccaminosa! E ora? Ora, quando abbiamo già raggiunto un tale stato di corruzione, ci rendiamo conto di quanto ci manchi. Desideriamo la verità e la rettitudine. Cristo, il nostro unico male è questo: che ti abbiamo abbandonato. Abbiamo tanto bisogno di te! Abbiamo fame e sete di felicità. Siamo malati nell’anima. Siamo disorientati, non sappiamo quale sia la strada. Non sappiamo dove sia la verità. Viviamo senza pace, in una guerra perpetua. Signore, tu sei il nostro Pane. Tu sei l’acqua che sgorga per la vita eterna. Tu sei la via. Tu sei la Vita. Tu sei la nostra pace. Come ti cerca la nostra anima! Vieni, Signore, Gesù! Vieni, Cristo, Re del mondo!

VIVA CRISTO-RE (8)

VIVA CRISTO RE (6)

CRISTO-RE (6)

TOTH TIHAMER:

Gregor. Ed. in Padova, 1954

Imprim. Jannes Jeremich, Ep. Beris

CAPITOLO VII

CRISTO, RE DEL SACERDOZIO

Voglio sviluppare il pensiero di Cristo e della Chiesa sulla dignità e la missione del Sacerdozio. Cosa pensa la Chiesa Cattolica del Sacerdozio? A cosa servono i Sacerdoti? In questa questione, l’unico che decide, l’unico che governa è Nostro Signore Gesù Cristo, l’unico Maestro. Una volta Egli disse ai suoi Apostoli: « Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi » (Giovanni XX: 21). « Vi mando – siete i miei ambasciatori, i miei ministri. Il Sacerdozio non è stato inventato, come molti sostengono, da uomini avidi di potere e di onori; non è stato inventato da uomini che cercavano di essere onorati e venerati dal popolo, ma è stato istituito dal Signore. È volontà del divino Gesù che ci siano uomini che, liberi da altri doveri, ancor più liberi dalle preoccupazioni della vita familiare, dedichino tutta la loro vita, tutti i loro momenti, ad un unico obiettivo: condurre gli uomini a Dio e condurre le anime al cielo. Dio stesso ha scelto un giorno della settimana, la domenica, per essere « il giorno del Signore »; Dio stesso ha scelto i salmi per essere i « canti del Signore »; Dio stesso ha voluto avere un luogo dedicato esclusivamente a Lui, la « casa del Signore »… Dio stesso ha anche scelto alcuni uomini per essere gli « unti del Signore », i « ministri di Dio ». Attraverso di loro Dio diffonde la grazia divina sui fedeli. Il Sacerdote, secondo la volontà di Dio, il buon Sacerdote, sa bene di essere un ministro, cioè un servitore, che non è lì per essere servito ma per servire, come servitore del Signore e dei fedeli di Cristo. Questo è il prete cattolico. – « Come il Padre mio ha mandato me, anch’io mando voi ». Prima di salire al cielo, Gesù Cristo ha affidato agli Apostoli la propagazione della sua dottrina: « Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » (Mt XXVIII, 19).  Come se dicesse loro: « Finora sono stato io a insegnarvi; d’ora in poi sarete voi a insegnare alle nazioni nel mio nome  ». Finora sono stato io a incoraggiarvi e a proteggervi; d’ora in poi sarete voi a esercitare lo stesso ufficio con i vostri simili. Finora ero Io a plasmare le vostre anime secondo la volontà di Dio; d’ora in poi sarete voi a plasmare le anime dei fedeli secondo il mio spirito. Cioè: finora siete stati i miei ascoltatori, i miei proseliti, i miei discepoli; d’ora in poi siate i miei araldi, i miei apostoli; siate… i miei Sacerdoti! i miei Sacerdoti! – La dignità sacerdotale scaturisce dal Cenacolo, dall’Ultima Cena, dalle parole di commiato che il Redentore rivolse agli Apostoli: « Fate questo »…; « Andate e insegnate »…; cioè: offrite questo stesso Sacrificio dell’Eucaristia e insegnate agli uomini a imitarmi fedelmente.  Il Sacerdote è un uomo come tutti gli altri, ma con la sua consacrazione sacerdotale, Cristo gli ha affidato un’alta missione: « Andate e ammaestrate tutte le nazioni, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato ». Vale a dire: « Andate, affrontate chiunque cerchi di perdere le anime ». Andate, non siate turbati, non abbiate paura. Sono con voi fino alla fine dei tempi. Sono sicuro che né re, né imperatori, né repubbliche, né governatori potranno privarvi del diritto che vi ho conferito: istruire tutte le nazioni. Non c’è potere umano che possa impedirvelo. So bene che tale missione vi porterà sofferenza; sarete perseguitati, odiati, privati di tutto…, lo so anch’io; ma anche così insegnerete. La parola di Dio non può fallire. Battezzare tutte le nazioni, cioè santificare le anime, perdonare i peccati, versare le mie grazie, rendere dritta e salda la canna spezzata, dare olio alla candela tremolante, dare speranza alle anime disperate…, portare le anime a Dio. Non avrai famiglia, perché nulla ti leghi. Non avrete figli, perché possiate essere liberi, perché possiate dedicarvi in ogni momento ai vostri figli spirituali, che dovrete conquistare per Me….. Ecco quanto è sublime la missione sacerdotale. « Come il Padre mio ha mandato me, anch’io mando voi. Vi mando a curare le ferite dell’anima. Vi mando a curare le ferite spirituali. Vi mando per consolare i cuori affranti. Vi mando a confermare nella fede coloro che vacillano nel dubbio. Vi mando a salvare le anime. Se incontrate uomini afflitti nel mondo, guardateli con il mio amore. Se vedete uomini oppressi dal peso delle prove, riversate nelle loro anime la mia consolazione. Se vedete uomini piegati sotto il peso dei loro peccati, offrite loro il mio perdono. Siate luce per coloro che vivono nelle tenebre. Dare coraggio alle anime deboli di cuore. Portateli tutti a Me. »- « Voi siete il sale della terra… » (Mt V, 13). C’è molto male nel mondo, si commettono molti peccati. …. Avvisare le anime del pericolo che corrono. Annunciate a tutti i Comandamenti di Dio. Ricorda alle anime ciò che ho sofferto per loro per salvarle. Non temete, parlate, anche a costo della vita, perché “«siete il sale della terra » ed è vostro dovere preservare le anime dalla decadenza. « Voi siete la luce del mondo » (Mt V.,14). Insegnate la via che conduce a Dio. Insegna le mie leggi in modo tale che gli uomini non solo le conoscano, ma le adempiano e le vivano. Nulla deve spaventarvi; diffondete il mio insegnamento, anche se dovrete pagare con la vita. Siate pastori del mio gregge, difendete le mie pecore dai lupi, dai lupi astuti. D’altra parte, dovete amare i vostri nemici, coloro che vi insultano e vi minacciano? Questo è il sublime ideale del sacerdozio, secondo la Chiesa. Così capiamo perché i buoni fedeli amano e rispettano così tanto i sacerdoti, e capiamo anche l’odio profondo che i nemici della Chiesa e della religione nutrono nei loro confronti. I Sacerdoti sanno bene che il rispetto e l’affetto che ricevono, più che alla loro persona, è dovuto alla grazia della missione, perché Gesù Cristo li ha scelti senza che lo meritassero. I buoni Cattolici amano i loro Sacerdoti perché continuano a estendere il Regno di Dio, secondo l’incarico ricevuto da Cristo; li rispettano perché credono fermamente che le mani consacrate del Sacerdote abbiano il potere di portare ogni giorno il Corpo di Cristo in questo mondo.Sono gli strumenti che Dio ha messo a nostra disposizione per raggiungere la vita eterna. Non hanno altra missione che salvare le anime redente dal sangue di Gesù Cristo. È soprattutto a loro che Cristo rivolge la domanda: Diligis me plus his? (Gv XXI, 15): « Figlio, mi ami tu? Mi ami tu sopra ogni cosa? » E sai lavorare per me più che per ogni altra cosa?  Ripeto: il Sacerdote non è un Angelo, ma un uomo, come tutti gli altri. Ma è un uomo infuocato dall’amore di Cristo. Nostro Signore guarì un cieco con un po’ di fango e una donna malata toccandole l’orlo della veste. Anche il Sacerdote è un po’ di argilla, ma un’argilla che, nelle mani di Cristo, apre gli occhi dei ciechi e permette loro di vedere Dio. Egli è anche l’orlo della veste di Cristo, e così restituisce la salute ai malati dell’anima.  Il Sacerdote porta i fedeli nella Chiesa attraverso il Battesimo; porta Dio nell’anima attraverso il Santissimo Sacramento; rafforza le anime nella lotta, prega con loro, mostra loro il Paradiso, le consola nelle disgrazie, nell’agonia della morte; e prega per loro davanti all’altare. Solo Dio può perdonare i peccati. Il peccato non può essere cancellato se non con il perdono di Dio. Posso fare ammenda, posso piangere, posso fare penitenza…, ma non basta; la coscienza del peccato permane nella mia anima: la giustizia di Dio non è ancora espiata. Così cado in ginocchio nel confessionale, vi porto la mia anima tormentata e straziata, caduta e peccatrice. Non è un uomo che siede sul santo tribunale; vedo il Sacerdote, e in lui Dio: « Confesso i miei peccati a Dio onnipotente per mezzo del sacerdote: gli mostro le mie ferite, le mie cadute, i miei dolori… ». Poi, quando ho confessato umilmente il mio peccato, con il cuore dolorante, Cristo misericordioso lascia cadere il sangue delle sue piaghe sulla mia anima, la lava e la conforta, le dà coraggio e gioia…, e quando mi alzo dal confessionale, sento che c’è una nuova vita in me, che la mia anima è pulita, che Cristo è in me…. Questa è la sublime missione del Sacerdote. – I Cattolici sanno bene cos’è la confessione. È per ridare pace all’anima tormentata; è per salvare le anime che si sono smarrite e sono cadute nell’abisso del peccato e per rimetterle sulla via della virtù…. È uno dei doni più eccelsi che ci ha lasciato il Redentore. E questo potere di perdonare i peccati è stato dato da Nostro Signore Gesù Cristo nelle mani del Sacerdozio. È ovvio, quindi, che i fedeli guardano con rispetto ai ministri del Signore. E forse questo spiega anche l’odio acerrimo che i nemici della Chiesa nutrono per il sacerdozio. Vedono solo difetti e peccati nei Sacerdoti. – Ci chiediamo: il male può entrare nel cuore di un Sacerdote? Non dobbiamo dubitarne, perché anche i sacerdoti sono uomini, possono avere difetti, debolezze e persino peccati. Da ogni albero cade qualche frutto marcio e ogni esercito ha dei disertori. Ma non dobbiamo giudicare l’albero dai frutti caduti, né l’esercito perché ci sono stati dei disertori; proprio perché i Sacerdoti danno la vita per gli altri, i loro minimi difetti…, che negli altri non si notano nemmeno, sono molto più evidenti. Su una tovaglia bianca si nota facilmente la più piccola macchia; tra gli stessi Apostoli c’era già un Giuda. Ci sono anche oggi – purtroppo – Sacerdoti in cui il sale della terra è rovinato, in cui la luce del mondo è oscurata, che compromettono la dottrina di Cristo, che disonorano la Chiesa. Ma cosa si può dedurre da questo? Il Cattolico coscienzioso, per quanto possa deplorare questi tristi scivoloni, non perderà la fede a causa di essi. Non ha dubbi sulla fede, perché vede la distinzione tra l’uomo ed il potere conferito da Cristo; e come nel Sacerdote esemplare non onora l’uomo, ma il ministro di Gesù Cristo, così non disprezzerà la Religione di Cristo per i peccati del ministro infedele; non dirà che il Cristianesimo è una menzogna, né che è fallito, perché sa che il Sacerdote è il tramite con cui la grazia divina scende nelle anime, il recipiente da cui possiamo attingere l’amore di Dio….. Il recipiente, come il condotto, può essere d’oro, d’argento, di bronzo o persino d’argilla, non importa; l’importante è ciò che contiene, ciò che dà. Il Cattolico coscienzioso, nonostante le possibili cadute, nonostante i difetti in cui può cadere l’uno o l’altro Sacerdote, onorerà e rispetterà il Sacerdote, perché è stato scelto da Cristo stesso per continuare la sua missione. E se gli altri odiano tutti i Sacerdoti senza eccezione, solo perché sono Sacerdoti, il fedele Cattolico onora il Sacerdote proprio perché è un Sacerdote, perché è il ministro di Dio. E nessuno piange con più dolore per il comportamento di un cattivo Sacerdote dei Sacerdoti esemplari, quelli che sono secondo il Cuore di Cristo, perché sanno meglio di altri che nemmeno dieci Sacerdoti di vita santa possono rimediare allo scempio spirituale causato dalla vita di un solo cattivo Sacerdote. I nemici della Chiesa non attaccano i cattivi Sacerdoti; al contrario, li lodano, li proclamano eroi, luminari della teologia…. D’altra parte, i più ferventi, i più cristici, i più santi Sacerdoti sono sarcasticamente calunniati e perseguitati. Una delle armi più potenti della Chiesa cattolica è la preghiera. Negli Atti degli Apostoli leggiamo che quando San Pietro soffriva nella prigione del re Erode Agrippa, tutta la Chiesa pregava incessantemente per lui. I Sacerdoti non hanno mai avuto bisogno delle preghiere dei fedeli come oggi. La mia affermazione può sembrare un po’ strana, ma risponde a una realtà: non sono solo i Sacerdoti a dover pregare per i fedeli, ma anche i fedeli devono pregare per i Sacerdoti. È un comando sincero di Gesù Cristo. In un’occasione ha guardato intorno al mondo delle anime: quanti uomini sono alla ricerca di Dio, quante anime immortali, quante lotte, quanti dolori, e quanti pochi sono sulla terra che si occupano di queste anime! Allora un sospiro gli uscì dal cuore Poi un sospiro sgorga dal suo cuore: « La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe » (Mt IX,17-38; Lc X,2). I Cattolici dovrebbero pregare anche per i seminaristi, affinché perseverino nella loro vocazione con l’amore ardente di un’anima giovane, in modo che quando le comodità, gli agi e la felicità di questa terra vorranno sedurli, possano perseverare imperterriti e prepararsi all’alta missione di salvare le anime, anche se in questo cammino costerà loro molti sacrifici e rinunce. Certo, anche se la loro vita fosse cento volte più difficile, anche se le persecuzioni si intensificassero e le strade del Calvario diventassero più ripide e i sarcasmi e le calunnie si moltiplicassero, gli unti del Signore non sarebbero mai sterminati. Per due millenni i nemici della Chiesa hanno già provato molte cose. Hanno sequestrato il Papa, bandito i Vescovi, giustiziato molti Sacerdoti. A cosa è servito? Non è questo il modo in cui dovrebbero svolgere la loro attività.  Dovevano imprigionare l’anima della Chiesa. Dovrebbero sequestrarlo e annegarlo. Dovrebbero fermare il soffio dello spirito che mette nell’anima dei giovani la vocazione: Figlio mio, puoi amarmi più di tutti gli altri uomini? Puoi fare di più per Me, soffrire di più? Puoi essere il mio Sacerdote? Dovrebbero fermare questo spirito, al quale il giovane commosso risponde: Signore, io sono tuo, la mia vita è tua…, e anche se mi aspettano persecuzioni, il Calvario, le spine e la crosta di pane…, io sono tuo.  Chi dirà che non è così?  Nei giorni sanguinosi del comunismo, quando la morte e la fame minacciavano ogni sacerdote cattolico, ho incontrato un ragazzo dagli occhi ardenti, uno studente del quarto anno di liceo. Abbiamo iniziato una conversazione e mi ha detto che voleva diventare Sacerdote. Sono rimasto sorpreso. – Ora, figlio mio, vuoi diventare Sacerdote? Proprio ora? Avete molte professioni e mestieri tra cui scegliere… ma sapete cosa significa essere un Sacerdote? Sapete cosa vi aspetta? – Sì, mi sto preparando a diventare Sacerdote da quando ero bambino, rispose. Lo guardai dritto negli occhi: – Sai, figlio mio, che se sei un sacerdote rischi di morire di fame? Il ragazzo guardò anche me e, emozionato, disse solo questo: «Non importa, Padre; Nostro Signore Gesù Cristo sarà con me anche allora? » Sì, Egli sarà con voi! E sarà con tutti voi seminaristi che vi state preparando a servire il Signore; e sarà con tutti i fedeli che in qualche modo aiutano il sacerdote, chiunque esso sia, nel servizio di Dio. Il lavoro sacerdotale non è mai stato facile e comodo; ma alcuni padri sono abbagliati dal prestigio esterno e dal rispetto che talvolta porta con sé. Allora dobbiamo supplicarli: Se vostro figlio non vuole essere sacerdote, non costringetelo, per l’amor di Dio! Ma ora dico a tutti i genitori: se vostro figlio viene da voi con entusiasmo e vi dice: « Padre, madre, Gesù Cristo mi ha chiamato e scelto per essere sacerdote ». E ho detto di sì. Allora abbracciate vostro figlio con grande amore e dategli la vostra benedizione per seguire il sentiero stretto e spinoso dei ministri di Cristo.  Padri, dovete dare buoni Sacerdoti a Nostro Signore Gesù Cristo!  Il Signore si compiaccia di inviare alla Chiesa Sacerdoti ferventi, Sacerdoti santi, fedeli vassalli del Re del Sacerdozio, Cristo.

VIVA CRISTO-RE (7)

VIVA CRISTO-RE (5)

CRISTO-RE (5)

TOTH TIHAMER:

Gregor. Ed. in Padova, 1954

Imprim. Jannes Jeremich, Ep. Beris

CAPITOLO VI.

CRISTO, RE DELLA CHIESA

Chiesa Cattolica! Il mondo ha visto molte cose sublimi…, ma nessuna così sublime come questa. Ha visto i faraoni costruire le piramidi; ha visto Ciro fondare il suo grande impero; ha visto Alessandro Magno attraversare trionfalmente l’Asia; ha visto l’Impero Romano conquistare tutto il mondo conosciuto; ha visto Carlo Magno gettare le fondamenta del regno dei Franchi; ha visto gli eserciti dei Crociati riconquistare la Terra Santa; ha visto le magnifiche invenzioni dell’epoca attuale…; ma non c’è mai stata un’istituzione così sublime come la Chiesa Cattolica. Chiesa Cattolica! Quanto parlano di essa… coloro che la attaccano! Ma anche noi dobbiamo parlare di essa una volta per tutte. Chiesa Cattolica! Secondo il certificato di Battesimo, i vostri figli sono numerosi; ma non così tanti sono orgogliosi di chiamarsi Cattolici. Chiesa Cattolica! Quanti rimproveri dovete sopportare dagli estranei e dai vostri stessi figli! Eppure questa Chiesa Cattolica, così calunniata e perseguitata, è il dono più prezioso che Nostro Signore GESÙ CRISTO ci abbia dato.

I

CHE COS’È LA CHIESA?

Il Catechismo risponde alla domanda in questo modo: « La congregazione dei fedeli cristiani, il cui capo è Gesù Cristo e il Papa il suo vicario in terra ».  Qual era lo scopo del Signore nell’affidare l’insegnamento della sua dottrina ad un’istituzione così particolare? Nostro Signore Gesù Cristo non sarebbe rimasto sulla terra… Ha insegnato come dobbiamo amare Dio; ma conosceva bene la natura umana; sapeva quanto velocemente, quanto facilmente dimentichiamo e distorciamo la vera dottrina. Voleva, quindi, che ci fosse qualcuno che non si lasciasse ingannare, che salvaguardasse la sua dottrina, che osasse alzare la voce e vietare le false dottrine…; per questo motivo fondò la sua Chiesa.  Da più di duemila anni la Chiesa Cattolica proclama la dottrina di Cristo. Quante cose sono successe da allora… Quanti popoli, quante dinastie sono perite! Ma la Chiesa resta in piedi e lo sarà fino alla fine del mondo.  Beh, io sono un membro di questa Chiesa. C’è chi vanta un albero genealogico che risale a diversi secoli fa… E io? E io? Ho un albero genealogico che risale a duemila anni fa. Amo la Chiesa. Ne sono orgoglioso.  Ma da dove viene il mio santo orgoglio di essere Cattolico?

II

PERCHÉ AMO LA CHIESA?

Anche da un punto di vista puramente umano, abbiamo tutte le ragioni per essere orgogliosi della Chiesa Cattolica.  Dove possiamo trovare, ad esempio, un’istituzione che abbia lasciato in eredità all’umanità tanti preziosi tesori culturali come la Chiesa Cattolica? Nel giro di appena mille anni, essa è riuscita ad impiantare una splendida cultura artistica, scientifica ed economica in mezzo a popoli incivili. Salvò per i posteri i valori dell’antica cultura, destinata a perire al momento della grande immigrazione di popoli barbari. E l’educazione spirituale ed artistica che esercitò per lunghi secoli non poteva che fiorire, dando origine alla splendida cultura del Rinascimento. Solo chi sa come vivevano i popoli barbari può rendersi conto dell’importanza del lavoro culturale della Chiesa. È stato un lavoro sovrumano quello svolto dai monaci in Europa, insegnando ad arare e coltivare la terra, conservando e diffondendo la cultura, creando centri abitati, poi origine di importanti città. Per questo motivo la cultura europea è chiamata semplicemente « cultura cristiana ».  – E cosa dire del lavoro della Chiesa nel campo spirituale? Sappiamo che l’uomo è un insieme di corpo e anima, con una parte corporea ed una spirituale. La vita corporea la riceve dai genitori; la vita spirituale, quella della grazia, la deve alla Chiesa, sua Madre. Ha Gesù Cristo come Sposo e da Lui ha ricevuto il compito di far crescere la vita di grazia nelle anime, affinché diventino veramente figli di Dio.  Avevamo solo pochi giorni di vita, quando la nostra buona Madre, frettolosa e sollecita per la sorte delle nostre anime, venne da noi e attraverso il Sacramento del Battesimo restituì alle nostre anime la vita della grazia, perduta a causa del peccato originale, rendendoci figli di Dio, fratelli di Gesù Cristo, per i meriti della sua redenzione. Ma questa Madre premurosa non ha voluto abbandonarci dopo il Battesimo, perché sa bene che questa vita di grazia, il cui seme ha depositato in noi, deve crescere anno dopo anno. Ci accompagna fino all’ora della nostra morte. Ci rafforza (Parola di Dio), ci nutre (Eucaristia), ci difende (sana dottrina) e, se malauguratamente cadiamo in peccato mortale, ci ridona la vita di grazia attraverso il sacramento della Confessione. Chi può quantificare le innumerevoli cure che la Chiesa si prende durante la nostra vita per farci vivere la vita di Cristo, per farci raggiungere la vita eterna? Con questo possiamo già vedere qual sia il motivo più potente del nostro amore per la Chiesa. Dobbiamo amarla, certo, perché si preoccupa della vita della nostra anima, ma soprattutto perché Cristo vive in essa. Cristo è lo Sposo e la Chiesa è la sua Sposa. Non sono semplici espressioni poetiche, ma contengono una verità fondamentale del Cristianesimo: non si può parlare di Cristo senza pensare alla Chiesa. Se Cristo è il Re, la Chiesa è la Regina.  La vita della Chiesa è Cristo. Ciò che fa la Chiesa, lo fa Cristo. La Chiesa battezza: è Cristo che battezza. La Chiesa conferma: è Cristo che conferma. Sacrifica la Chiesa: è Cristo che si sacrifica. La Chiesa assolve…, benedice…, prega: è Cristo che assolve, benedice e prega. Sì: la Chiesa è la continuazione della vita di Cristo. Il Sacerdote, il Vescovo, il Papa, non sono che ministri, vicari di Cristo.  Cristo è il centro della Chiesa. Ecco perché le chiese cattoliche sono costruite intorno all’altare; l’altare rappresenta Cristo, sacerdote e vittima.  La Chiesa Cattolica è Cristo stesso, che continua a vivere in mezzo a noi. Ci rendiamo conto di cosa significhi? La Chiesa non è una filosofia, per quanto splendida possa essere, né una morale lodevole. La Chiesa Cattolica è il Cristo che rimane in mezzo a noi.  Cristo vive in mezzo a noi nel tabernacolo. Cosa fa il Signore lì? Continua a lavorare, a fare il bene: « Oggi come sempre il Padre mio opera incessantemente e io faccio altrettanto » (Joan. V: 17). Nella Chiesa abita l’Amore divino, la Sapienza eterna, Dio onnipotente, la Provvidenza divina…; lì abita il Re.  Ma abbiamo bisogno degli occhi della fede per rendercene conto. Pensate a Lui, per esempio, quando passate davanti a una Chiesa? Vi recate spesso al tabernacolo, partecipate alla santa Messa, vi sentite spinti ad entrare per salutarlo? Dimmi con quale forza ti senti attratto dal tabernacolo…, e ti dirò se sei Cattolico o meno. Sì, questo contatto vivo e amoroso dell’anima con Cristo è la Religione Cattolica, è la Chiesa. Come posso dire di amare Cristo se non penso mai a Lui? Penso ai commerci, agli altri affari, allo sport, ai divertimenti…; quando penso a Cristo? Misura il tuo grado di fede e di amore. Se siete meno attratti dal tabernacolo che da altre cose…, siete malati di cuore. E la maggior parte dei Cristiani oggi soffre proprio di questa malattia. Tutto li interessa, tutto li attrae, tutto li soddisfa…; ma chi ama Cristo?  Voglio amarlo…, voglio amare la Chiesa. E attraverso di lei, amare Cristo.

III

COME DEVO CONSIDERARE LA CHIESA?

Alla luce dei principi sopra esposti, tutte le difficoltà che possono sorgere troveranno una soluzione:

1. Pagine oscure nella storia della Chiesa.

Tutto ha un inizio su questa terra: tutto nasce, cresce e muore. Da bambino si diventa giovane, maturo, anziano, e alla fine si muore… Anche gli imperi più potenti hanno avuto la loro infanzia; la loro crescita, l’età d’oro, l’apogeo, poi la decadenza, la prostrazione e la fine. Anche la Chiesa Cattolica, poiché ha una componente umana, sperimenta in qualche modo nella sua storia tempi di prosperità e tempi di decadenza, ma rimane sempre e non muore. Inoltre, ci sono stati momenti in cui la Chiesa Cattolica, umanamente parlando, sembrava destinata a scomparire: « Ora, ora, ora! – I suoi nemici hanno gridato con entusiasmo: – Sta agonizzando, è chiaro che è arrivata la sua fine ». Ma ora arriva la cosa mirabile: proprio nel momento peggiore, la Chiesa ha riprende nuovo brio e, in modo incomprensibile, si è consolidata e ringiovanita.  Quale forza misteriosa ha la Chiesa per resistere a tutte le leggi umane e ringiovanire quando era sul punto di soccombere? Questa forza misteriosa dimostra chiaramente che la Chiesa Cattolica non è una semplice istituzione umana, ma un’istituzione divina che ha la promessa del NOSTRO SALVATORE: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla consumazione dei secoli » (Mt XXVIII, 20). Per dimostrarlo, non è necessaria la fede; è sufficiente conoscere la storia.  – 2° La convinzione che la Chiesa Cattolica sia la vera Chiesa. Questo è un altro rimprovero con cui viene attaccata. La Chiesa è consapevole di essere la vera Chiesa e per questo, ad esempio, non permette che nei matrimoni misti una parte dei figli venga educata in un’altra religione; non permette che, dopo aver benedetto una bandiera, un’altra religione la benedica.  – E lo fa non perché sia intollerante, ma perché è un’esigenza di verità. Due affermazioni contraddittorie sulla stessa cosa non possono essere vere allo stesso tempo. Due più due – non importa quante volte lo diciamo – non farà mai cinque. Pensiamo a quale indifferenza religiosa, quale declino della fede si scatenerebbe se la Chiesa Cattolica non fosse sicura di essere nella verità. Che nessuno si scandalizzi se lo dico sinceramente: Nel momento in cui la Chiesa Cattolica mi dicesse: « Va bene, non mi interessa se le altre religioni siano buone e vere o meno… » sarei il primo ad abbandonarla. Perché, allo stesso modo, nemmeno la Religione Cattolica sarebbe buona e vera.  Ma insistiamo su questo punto. Non disprezziamo le altre religioni. Per niente; stimiamo solo la nostra. Non odiamo le altre religioni. No, noi amiamo la Chiesa Cattolica. La amiamo perché crediamo che in essa viva la dottrina di Cristo, Cristo stesso; la amiamo perché Cristo Re l’ha fondata.

* * *

Non sappiamo apprezzare ciò che significhi essere Cattolici. Coloro che di solito ci riflettono sono quelli che non sono nati come tali e che, dopo lunghe lotte spirituali, sono arrivati nel seno della Chiesa. Non molto tempo fa è stato pubblicato il libro di una famosa scrittrice tedesca, Maria Bretano, Come Dio mi ha chiamato. L’autrice è passata da ballerina a suora benedettina. Ma quanto ha dovuto cercare, soffrire, lottare prima che ciò che aveva immaginato un giorno si realizzasse. , Ma quanto ha dovuto cercare, soffrire, lottare prima che un giorno si realizzasse ciò che aveva immaginato: “Se dovessi avere fede, potrei essere solo Cattolica! Sapeva cosa significasse essere Cattolici.  Non lo apprezziamo adeguatamente. Lo scolaro protestante, studente di medicina, che un giorno venne a trovarmi e mi disse con profonda nostalgia: « Signore, se fossi Cattolico, quanto spesso mi confesserei! »   Sai cosa significhi essere Cattolici? Mi trovavo in America proprio quando in Messico scoppiò la più vergognosa persecuzione dei tempi moderni contro i Cattolici. All’incredibile violenza dei massoni, la Chiesa rispose annunciando la sospensione di tutte le cerimonie religiose a partire dal 1° agosto 1926, per costringere il popolo messicano, interamente Cattolico, a prendere posizione contro il governo massonico ed oppressivo. Quando si diffuse nel Paese la notizia che il 1° agosto tutte le chiese sarebbero state chiuse, e che non ci sarebbero state Messe, né Confessioni, né Comunioni, né amministrazione dei Sacramenti della Cresima e del Matrimonio…, tutto il popolo cattolico del Messico ebbe un sussulto di dolore. Da terre lontane, dopo una faticosa marcia di diversi giorni, lunghe carovane di messicani sono arrivate nelle città e lì, per l’ultima volta, hanno invaso i recinti delle chiese, per poter confessare e ricevere per l’ultima volta il Sacratissimo Corpo di Gesù Cristo…. Migliaia di persone accorrevano ogni giorno per ricevere la Cresima e il Battesimo… e con dolore aspettavano il 1° agosto, quando tutto sarebbe cessato….  Quegli uomini sapevano cosa significasse essere Cattolici. Anche gli ungheresi sapevano cosa significasse la Chiesa quando le chiese furono chiuse nei giorni bui del comunismo. « Che la mia lingua si secchi e si attacchi al tetto della mia bocca se mi dimentico di te, o Gerusalemme » (Salmo CXXXVI: 6). Questo è ciò che si dicevano gli ebrei quando erano prigionieri in esilio. È lo stesso sentimento che viene suscitato nei cattolici quando la Chiesa è perseguitata e oppressa. Chi apprezza la Chiesa non si preoccupa di essere deriso in fabbrica o in azienda quando deve difenderla se viene attaccata ingiustamente. Rimanere fedeli alla Chiesa Cattolica significa rimanere fedeli a Gesù Cristo. Perché è la Sposa di Cristo. Cristo è il Re della Chiesa. Siamo orgogliosi di chiamarci Cattolici.

VIVA CRISTO RE (6)

VIVA CRISTO-RE (4)

CRISTO-RE (4)

TOTH TIHAMER:

Gregor. Ed. in Padova, 1954

Imprim. Jannes Jeremich, Ep. Beris

CAPITOLO V

CRISTO, RE DELLA PATRIA ETERNA

Passiamo ora all’affare più importante: quello della vita eterna. Possiamo dividere i Cattolici in tre tipi. Ci sono Cattolici battezzati (Cattolici non propriamente Cristiani, ma Cattolici cristianizzati) che, pur essendo Cattolici secondo il loro certificato di Battesimo, conducono una vita che non è affatto cristiana. Sono i rami secchi dell’albero della Chiesa. Ci sono poi i Cattolici della domenica, che sono Cattolici solo la domenica, quando vanno a Messa, ma per il resto della settimana non lo sono più, e si nota appena. Sono i figli malati. Grazie a Dio, c’è un terzo gruppo: i Cattolici di tutti i giorni, che non vanno in Chiesa solo la domenica, ma sono Cattolici tutti i giorni della settimana, e cercano sempre di fare la volontà di Dio, pregano un po’ ogni mattina e si confessano spesso. Sono coloro che vanno a letto la sera con questo pensiero: « Mio Signore, oggi ho vissuto come avrei dovuto? Siete contento di me?  Pensiamo che se non ci sono molti apostoli, è perché ci sono pochi Cattolici di tutti i giorni. Ma perché ci sono così pochi Cattolici che vivono la loro fede ogni giorno? Perché non pensiamo alla vita eterna, come hanno fatto i Santi! Perché non abbiamo gli occhi fissi su Dio, sulla vita eterna, sull’aldilà. Quando le prove ci sommergono, non sappiamo alzare gli occhi al cielo come fece il primo martire della Chiesa, Santo Stefano: “Alzati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù alla destra di Dio” (At. VII, 55). I Santi erano uomini come noi, hanno dovuto lottare e hanno incontrato sul loro cammino gli stessi ostacoli o di più grandi di quelli che abbiamo incontrato noi; gli avversari che li hanno combattuti erano, più o meno, come quelli che attaccano noi; le stesse tentazioni e difficoltà…. Ma essi meditavano continuamente su queste tre domande: Chi è Dio? Qual è il fine di questa vita terrena? E cos’è la vita eterna? Potremmo dire che quando sentivano il peso della vita, “… fissavano gli occhi al cielo e vedevano la gloria di Dio e di Gesù, che era alla destra del Padre”.

Chi è Dio per me? Molti, anche se non lo confessano apertamente, la pensano così: Dio è un essere altissimo, eccelso, maestoso, sovrano di tutto, che sta in cielo, lontano, che viene venerato ogni domenica… ma che non conta nulla nella vita quotidiana, nel lavoro, nella casa, nella società, nella politica… Ma i Santi non la pensavano così. Per loro Dio non è lontano. È in mezzo a noi, ovunque. Ovunque mi giri, in Lui « vivo, mi muovo ed esisto ». Non potrò mai fuggire dalla Sua presenza. Noi, se siamo sopraffatti dagli ostacoli, dalle difficoltà, ci disperiamo e diciamo: « Mio Dio, merito tutto questo, perché mi punisci? ». In questo modo, facilmente ci raffreddiamo nel nostro amore per Dio. E i Santi? I Santi vedevano la volontà del Signore in ogni cosa. Noi ci ribelliamo quando siamo feriti dalla malattia o dalla sfortuna. Cosa facevano i Santi in queste circostanze? Baciavano la mano di Colui che li castigava: « Padre, punitemi; eccomi, eccomi, castigatemi, mettetemi tra le fiamme, purché mi mostriate misericordia nell’eternità » (SANT’AGOSTINO). Noi ci lamentiamo: « Quanti problemi mi provoca questo malato, quanto è insopportabile quest’uomo! » E i Santi? Si sono detti: «”Quest’uomo è fratello di Cristo, e qualsiasi cosa io faccia per lui, la faccio per Cristo ». E alcuni arrivavano persino a baciare le ferite dei malati, per vincerere se stessi. Quanto siamo lontani dai Santi nel nostro modo di pensare a Dio!

Qual è il fine di questa vita terrena? Cosa significa per me questa vita? Per alcuni questa vita non è altro che una ricerca di piaceri peccaminosi. Per altri, si tratta di una mera somma di anni, metà dei quali trascorsi a sognare con nostalgia: « Come stavo bene », e l’altra metà con paura: « Cosa ne sarà di me in futuro? » Ci sono persone che considerano questa vita come un continuo dolore il cui unico scopo è quello di ottenere un po’ di conforto; questo e nient’altro. Come quel vecchio malato a cui il medico consigliò una cura molto costosa e che si lamentò con lui dicendo: « Vede, dottore, che strano è quest’uomo. In gioventù dà la salute in cambio del denaro; e quando invecchia, dà il denaro in cambio della salute ». La verità è che non siamo mai soddisfatti. Pensiamo sempre che gli altri stiano meglio di noi. Ci comportiamo come quel tagliapietre cinese. Un giorno, mentre stava noiosamente scalfendo la pietra, riflettendo sulla monotonia della sua vita, gli passò accanto l’imperatore, accompagnato da un brillante seguito. Era appollaiato su un enorme elefante, sotto un baldacchino d’oro; la sua corona scintillava di diamanti; un magnifico esercito di ministri, soldati e cortigiani lo accompagnava. Lo scalpellino ammirato si disse: “Oh, se solo potessi essere imperatore! E nello stesso istante si trasformò in un imperatore. Ora era lui a sedere sotto un baldacchino d’oro; era signore di milioni di uomini, e al suo gesto i ministri e i capi dell’esercito si inchinavano a terra. Ma quel giorno il sole era troppo caldo e l’imperatore continuava ad asciugarsi la fronte. Alla fine si arrabbiò, perché vide che il sole era più forte di lui. Ed esclamò con rabbia: -Voglio essere il sole! Nello stesso momento si trasformò in sole. Era a suo agio, splendente nella volta celeste, ed emanava così tanto calore che gli uomini e gli animali della terra camminavano ansimando…, l’erba si seccava e la terra si spaccava. E questo lo divertiva molto. Ma all’improvviso una densa nube nerastra gli si parò davanti. Il sole cercò di irradiare più calore, ma invano: i raggi non riuscivano a penetrare la densa nuvola. Saltò in piedi per la rabbia ed esclamò: -Voglio essere una nuvola! E si trasformò in una nuvola. Con furia sfrenata fece cadere la pioggia sulla terra; i torrenti e i fiumi, pieni d’acqua, ruppero gli argini, la corrente spazzò via le case, gli uomini furono annegati, ma la pioggia non fu sufficiente… infatti un gigantesco masso si ergeva inamovibile al suo posto. La nuvola esclamò con rabbia: – Ma cos’è questo? Questo masso osa sfidarmi? Voglio essere un masso! E divenne un masso. Era soddisfatto. Rimase orgogliosamente al suo posto e non fu danneggiato né dall’arsura del sole né dalla pioggia delle nuvole. Ma un giorno arrivò un uomo che gli conficcò un becco affilato. – Oh, cos’è questo?, gridò il masso. Questo scalpellino è più potente di me? Voglio essere uno scalpellino! E in quel momento tornò ad essere uno scalpellino. E da quel momento in poi fu felice della sua sorte. – È così anche per noi: trascorriamo la nostra vita in un costante sgomento. I Santi non la pensavano così. Per loro la vita era compiere la volontà di Dio giorno per giorno. Per loro l’anima era una veste bianca che dovevano mantenere immacolata fino al giorno della morte, così come il Padre celeste l’aveva data loro. Per loro la vita era un accumulo di ricchezze di valore eterno, non di inutili cianfrusaglie arrugginite o tarlate. Non vivevano nel ricordo del passato o nella paura del futuro. Per loro c’era solo una cosa importante: oggi, in questo momento, qual è la volontà di Dio, come posso accumulare tesori per la vita eterna? Sì, per la vita eterna! E con questo arriviamo alla terza domanda, la più importante e decisiva, da cui dipende tutto:

Che cos’è per me la vita eterna, come la valuto, penso costantemente al cielo? Sappiamo come gli Apostoli hanno vissuto e sono morti, con lo sguardo rivolto alla vita eterna. Quando Pietro fu inchiodato alla croce con la testa in basso, cosa gli diede forza? Quando Andrea abbracciò con amore la croce prima di morire, cosa lo incoraggiò? Quando Paolo chinò il capo sotto la scure del boia, cosa gli diede animo e coraggio? La Vita eterna! Essi Videro i cieli aperti e Cristo Re alla destra del Padre. È la stessa cosa che hanno fatto i martiri, mentre venivano sbranati dalle bestie feroci. Anche i Santi hanno spesso vissuto pensando alla vita eterna. Le sofferenze patite non sono nulla in confronto alla felicità di cui godono ora .. qui, lacrime, sudore, lotte…; là, perle preziose della corona celeste. Davanti ad una simile prospettiva, pensavano, vale la pena di soffrire.

Credo davvero nel Cielo?

Ogni volta che recitiamo il Credo lo confessiamo a parole: « Credo nella vita eterna ». Non siamo forse di quelli che dicono: « forse, forse…, chissà, forse c’è qualcosa dopo la morte »… Sono forse come quel soldato della fede che nel bel mezzo della battaglia pregava così? «”Mio Dio (se Tu esisti) salva la mia anima (se c’è un’anima), affinché io non sia condannato (se c’è una condanna), e così possa ottenere la vita eterna (se c’è vita oltre la morte) »? La mia fede è più solida di questa fede traballante? Credo fermamente che ci sia la vita eterna, che vivrò in eterno? Qualcuno obietterà, forse, che nella tomba tutto marcisce, tutto diventa polvere…, e quindi come può nascere la vita lì? Il chicco di grano seminato in autunno potrebbe dire la stessa cosa: intorno a me tutto è marciume, fango, ghiaccio…, come può nascere la vita qui? Eppure nascerà, e che germoglio vigoroso spunterà in primavera! Mi si dirà: « Tutto è così immobile nella tomba! Come può germogliare la vita lì? » Lo stesso si potrebbe dire del verme quando si chiude nel suo bozzolo e giace come morto nella sua bara per settimane. Eppure, che farfalla dai colori cangianti emerge dalla crisalide, apparentemente morta! Tutto cade, tutto perisce…. Posso dunque affermare che esiste la vita eterna? Mio padre viene seppellito, mia moglie muore…; so dire nonostante tutto: c’è la vita eterna? Sono vicino al peccato, sto per cadere nelle sue insidie…; so come incoraggiarmi a resistere confessando che c’è la vita eterna? Le disgrazie quasi mi schiacciano…; so come consolarmi con questa fede: c’è la vita eterna? Se non c’è un “aldilà”…, allora questo mondo è folle; non serve a nulla l’essere onesti; si apre un ampio campo all’inganno ed alla rapina; l’importante è godersi questa vita il più possibile. Ma cosa devo dire? Se non c’è vita eterna, allora Dio è crudele, allora non c’è Dio; perché non è possibile che ci abbia creato per questa vita miserabile, solo per questa vita terrena. San Paolo non la pensava diversamente quando disse: «”Che mi giova aver combattuto contro bestie feroci a Efeso, se i morti non risorgono? In tal caso, pensiamo solo a mangiare e a bere, perché domani moriremo » (cfr. I Cor XV, 32). Ricordiamo ancora una volta la lezione che ci hanno dato i Santi. Per loro la vita eterna era la vera vita e questa vita di sotto era solo un’ombra. Per essi la vita eterna era il grande libro e questa vita qui era solo il prologo, l’introduzione al libro. Per loro la vera patria era la vita eterna, mentre questa vita sulla terra non era che una «”valle di lacrime ». Eppure sapevano come rallegrarsi quando la giornata era soleggiata. Sapevano godersi il cinguettio degli uccelli. E anche loro hanno combattuto e fatto il loro dovere. Per farlo in modo eroico come hanno fatto, hanno attinto forza dal pensiero della vita eterna. Vivevano con il desiderio del paradiso. Noi Cattolici desideriamo la nostra vera patria, ma non per questo odiamo questo mondo. Questo desiderio ci spinge ad essere coraggiosi. Questo desiderio ci fa dimenticare i nostri dolori. Questa nostalgia ci spinge a pregare quando le disgrazie o le angosce ci opprimono. Così possiamo sorridere a noi stessi nei giorni più bui; sappiamo che tutte le nostre disgrazie sono ordinate da Dio per il nostro bene. Quando il cielo è nuvoloso e scuro, so che sopra le nuvole splende il sole. Al di sopra delle disgrazie di questa vita, c’è la vita eterna.

4º C’è un pensiero che può aiutarmi molto: che ne sarà di me tra novant’anni? Sarò a casa. A casa? Non certo qui, non in una tale o tal’altra città o villaggio, ma nella mia vera casa, in cielo, nella patria eterna. Dio mi conceda di essere nella prossima vita in cielo, a gioire con Dio; allora ricorderò tutta la mia vita come un sogno. Per quanto difficile possa essere stato, per quanto pieno di gioia…, non sarà altro che un sogno. Oh, come mi ricordo di questa o di quella cosa; pensavo che non avrei mai potuto separarmene, e ora… vedo che era una sciocchezza. Ho sofferto molto, ho sofferto, e ora… vedo che sarebbe stato molto vantaggioso soffrire ancora di più per amore di Dio. Come ci sembrerà tutto diverso da lassù, per tutta la vita! Cosa siete stato sulla terra? Un ministro? Ebbene, ciò che vi interessa ora non è la carica che avete ricoperto, ma se siete stati onorevoli e avete fatto il vostro dovere. Siete stato un insegnante? Ora, ciò che vi riempie di gioia non è il numero di libri che avete scritto, ma se avete nobilitato l’anima dello studente che vi è stato affidato. Cosa siete stato, un imprenditore? Non siete più orgogliosi delle imprese che avete gestito, ma di essere stati fedeli a Dio facendo la Sua volontà e non facendo affari illeciti. Che cosa siete stata? Una madre di famiglia? Ciò che vi consola non è il prestigio sociale che avete raggiunto nella società, ma il fatto che abbiate insegnato ai vostri figli a pregare, mattina e sera. E direte con sorpresa: Mio Dio, che capricci ho fatto per così poche cose! E ancora: perché ho taciuto quando avrei potuto interrompere quella conversazione immorale? Quante anime avrei potuto salvare! Perché sono stato vigliacco? Perché ho dato libero sfogo ai miei desideri malvagi? Perché non mi sono mai rifiutato nulla? Come ho potuto dare credito a tante parole vuote e frivole? E c’è un dato che non può essere discusso. Qualsiasi pentimento sarà allora troppo tardivo. – Non è troppo tardi ora. È il momento giusto per imparare la grande saggezza: dobbiamo dirigere tutta la nostra vita, tutte le nostre azioni, verso la vita eterna. Tutti noi passiamo attraverso abbondanti sofferenze e prove. Non sprechiamoli inutilmente. La vita è spesso, per tutti noi, un martirio. Che le nostre sofferenze ci servano per raggiungere la corona eterna. Solo così saremo vincitori e non vinti. Solo così arriveremo a casa, la nostra casa celeste, dove ci aspetta nostro Padre e Gesù Cristo Re. Dobbiamo essere pilastri, rocce e non sabbia, terreno melmoso. Solo così potremo resistere in questo mondo moralmente corrotto. Il pilastro non vacilla. La roccia non vacilla di fronte al torrente impetuoso del peccato. Soffro per questo? Faccio fatica a rimanere così? È possibile. Cado? No, non cadrò! Cristo è il Re della vita eterna e io voglio ereditarla. Dio mi ha creato per la vita eterna, e lì mi aspetta… a patto che io perseveri con Lui. Devo lavorare di giorno, finché c’è luce, prima che il sole tramonti, prima che la morte mi assalga.

II

Una storia russa racconta di un contadino che viveva felicemente nel suo lontano paese; non era ricco, ma aveva abbastanza per vivere felicemente…. Finché un giorno gli capitò tra le mani un giornale maledetto. In quel giornale lesse la notizia che nella terra della tribù dei Bashkir c’erano ancora grandi territori non occupati e che c’era un’usanza secondo la quale, se qualcuno nelle prime ore del mattino avesse deposto un berretto pieno di rubli d’oro ai piedi del capo dei Bashkir, sarebbe potuto diventare proprietario di tutti i territori che avrebbe potuto circondare in un giorno, a una condizione: sarebbe dovuto tornare nello stesso luogo da cui era partito prima del tramonto. Vendette tutti i suoi beni e riuscì a raccogliere solo l’oro sufficiente per riempire il suo cappello. Dopo un lungo pellegrinaggio, arrivò nella terra dei Bashkir. Il capo confermò la promessa e diede anche un buon avvertimento al contadino: « Prima del tramonto dovrai essere di nuovo qui, su questa collina da cui stai partendo per il tuo viaggio. Perché se venite un minuto dopo…. avrete perso l’oro e la terra ». All’alba, con il cinguettio degli uccelli, il contadino si mise in viaggio con grande gioia. Com’era bella la campagna! Tutta questa terra sarà mia! Il pensiero lo riempì di soddisfazione. Qui le mie colture ondeggeranno…; laggiù, un piccolo bosco…, magnifico!…, anch’io lo farò girare. Laggiù il pascolo…; lo recingerò anch’io, deve essere anche mio. Stava camminando…, l’uomo stava camminando…. Era già mezzogiorno. Non sarebbe male tornare indietro. Ma no. Là, più lontano, c’è un pezzo di terra anch’esso magnifico…; no, non posso lasciarlo…, andrò più veloce sulla via del ritorno. Ma quel pezzo di terra era più grande di quanto pensasse. Non importa, torno indietro di corsa. Alla fine si voltò e si mise sulla via del ritorno. Il sole stava calando rapidamente. Non sarà sbagliato andare un po’ più veloce. Il capo e gli uomini sembravano salutarlo. Ma quanto sono ancora lontani! Naturalmente, ora deve andare in salita. Prima andava in discesa, ed è così facile andare in discesa e così difficile andare in salita! Allunga le braccia e inizia a correre in salita. Ma anche il sole sta calando velocemente. Oh, se solo arrivasse in tempo. Dall’alto gli fanno cenno, sente già le voci. Comincia a sentire il cuore che batte all’impazzata e sembra che un coltello affilato gli stia tagliando i polmoni. Corre, corre senza tregua: « Ahimè, forse tutto è perduto! ». Il volto infuocato del sole lo sta già guardando dall’orizzonte lontano. Gli occhi del contadino si annebbiano e nella sua mente emerge improvvisamente un pensiero terribile: « Terra, denaro, lavoro, vita, tutto, tutto è perduto! È stato tutto inutile! ». Raccoglie le forze che gli sono rimaste: si aggrappa all’erba, barcolla, cade, si rialza. Si vede solo un pezzetto di sole: i suoi ultimi raggi cadono proprio sull’oro che brilla nel cappello…. L’oro brilla…, no, non deve essere perso…, mancano solo venti metri…, ancora dieci…, ancora cinque…. E poi, poi il sole … il sole tramonta, il contadino vacilla e crolla, il sangue gli inonda gli occhi, qualche altra convulsione… e muore! Il capo lancia una zappa a uno dei suoi servi: « Scavate una fossa lunga due metri e profonda un metro. Questa terra è sufficiente per un uomo solo ». Così poca terra è sufficiente per un solo uomo! E corriamo! E ci spingiamo a vicenda! E soffriamo! E ci consumiamo! E il sole tramonta…, giù, giù, giù, giù… Non dimentichiamo quindi che, prima che il sole tramonti, dobbiamo tornare al luogo da cui siamo usciti, all’inizio della nostra vita…, dobbiamo tornare… a casa…, alla casa del nostro Padre celeste.

VIVA CRISTO-RE (5)

IL SACRO CUORE DI GESÙ (61)

IL SACRO CUORE (61)

J. V. BAINVEL – prof. teologia Ist. Catt. Di Parigi;

LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ-

[Milano Soc. Ed. “Vita e Pensiero, 1919]

PARTE TERZA.

Sviluppo storico della divozione.

CAPITOLO SETTIMO

DALLA MORTE DI MARGHERITA MARIA AI NOSTRI GIORNI

II. – LA FESTA DEL SACRO CUORE

Nel 1726 si credette venuto il momento di riprendere la causa a Roma. Il Re di Polonia, al quale si unì più tardi il re di Spagna, i vescovi di Cracovia e di Marsiglia e le Visitandine, si rivolsero a Benedetto XIII, per ottenere la festa e l’ufficio proprî. La divozione ormai era diffusa in tutta la Chiesa, cara ai Vescovi ed ai popoli; si ricordava il desiderio espresso da nostro Signore a santa Margherita Maria. L’anima del movimento era il P. Galliffet, assistente di Francia a Roma, postulatore della causa. Pubblicò in latino il suo libro sul sacro Cuore e preparò tutti i materiali alla perfezione. Si credeva assicurato il successo. Prospero Lambertini, il futuro Benedetto XIV, era allora promotore della fede. Il P. Galliffet lo credeva favorevole alla causa. Eletto Papa, egli accettò la dedica di una edizione nuova del libro di Galliffet e concesse con liberalità bolle in favore delle confraternite del sacro Cuore. Ma non pare che fosse per una nuova festa. In tutti i casi, fece coscienziosamente la sua parte « di avvocato del diavolo ». Le obbiezioni furon quasi le stesse, che trent’anni prima: la festa era nuova; il caso di Margherita Maria non era risolto; una volta lanciati su questa via, dove ci si arresterebbe? Galliffet aveva la risposta per tutto. Ma Lambertini portò a viva voce ai Cardinali una ragione, che li impressionò ancor più. La causa supponeva, o almeno pareva supporre, secondo le spiegazioni del P. Galliffet, che il cuore fosse l’organo del sentimento. Ora quella era, disse il Lambertini, una opinione filosofica discutibile e discussa, in cui non bisognava compromettere la Chiesa. Soprattutto questo fece esitare (È ciò che dice Benedetto XIV stesso raccontando il fatto. Sant’Alfonso dei Liguori spiega le cose nella stessa maniera. Bisogna riconoscere che, su questo punto, il P. Galliffet si prestava alla critica. Vedi più sopra.). Per non dire no, la sacra Congregazione rispose, il 12 luglio 1727: Non proposita. Malgrado tutto ciò si insisté, si ritornò alla carica. Il 30 luglio 1729 essa rispose: Negative. Fu una gran delusione. Frattanto, la divozione faceva la sua strada, malgrado i clamori dei giansenisti e dei filosofi. La regina di Francia, Maria Leczinska, aveva preso a cuore la cosa, umilmente e piamente. Da quasi tre anni ella insisteva presso Clemente XII, per ottenere alfine il suo consenso; pareva prossima ad ottenerlo, quando il Papa morì. Era appena nominato il suo successore che ella gli scrisse, il 3 ottobre 1740. Benedetto XIV, non era per le nuove feste; si accontentò di mandarle delle immagini del sacro Cuore, ricamate d’oro e di seta. In questo tempo il movimento si propagava. Le suppliche arrivavano da tutte le parti, dalla Polonia, dalla Spagna, dall’America, dalla Germania, dall’Italia, dall’Oriente. Nel 1765 Clemente XIII riprese la causa. Il Memoriale dei Vescovi polacchi fu presentato alla Sacra Congregazione dei Riti da G. B. Alegiani. Con le repliche alle « eccezioni » del promotore della fede è un trattato della devozione al sacro Cuore, largamente ispirato a Galliffet. Vi si spiega l’origine, lo sviluppo, la natura del culto. Vi si segnala l’esistenza di almeno 1090 confraternite del sacro Cuore stabilite nel mondo intero, la diffusione universale del culto, le approvazioni vescovili, l’accettazione da parte di quasi tutte le congregazioni religiose. Il Memoriale termina con la domanda di una festa con Messa e Ufficio proprî. Si vorrebbe che fosse data per la Chiesa universale, o almeno per tutti i regni, provincie o diocesi che hanno espresso lo stesso desiderio. Ma per essere più sicuri di ottenerla, ci si contenta di chiederla per la Polonia, per la Spagna, per l’Arciconfraternita del sacro Cuore stabilita a Roma e per tutte le Confraternite affiliate; c si supplica che la festa sia fissata al venerdì che segue l’ottava del SS. Sacramento. – Il 25 gennaio 1765 la Sacra Congregazione dei Riti dava, alla fine, il decreto tanto desiderato. Considerando la diffusione universale del culto, i brevi già rilasciati in suo favore, le confraternite costituite, si ampliava il culto già esistente, dandogli una festa, dopo avere espressamente richiamata l’attenzione sull’allontanarsi così dal decreto del luglio 1729. Il 6 febbraio Clemente XIII approva il decreto. L’11 maggio dello stesso anno la Sacra Congregazione approvava la Messa e l’Ufficio per la Polonia e per l’ Arciconfraternita. Il 10 luglio, le Visitandine ottenevano la festa per loro. In Francia, l’anno stesso del decreto, la festa fu ricevuta quasi ufficialmente dall’Episcopato e presto fu stabilita in quasi tutte le diocesi. La pia regina era intervenuta. All’Assemblea del clero, nel luglio 1765, l’Arcivescovo di Reims, che presiedeva, fece parte in nome suo del desiderio ch’ella avrebbe di veder stabilire, in tutte le diocesi, in cui non lo sono ancora, la divozione e l’Ufficio del sacro Cuor di Gesù ». Egli non dubitava, aggiunse, « che l’assemblea (Erano 32, da ciò che si apprende dalla pastorale di Mons. de Pressy), non sentisse tutto il vantaggio di stabilire queste pie pratiche e non si affrettasse ad autorizzarle con una deliberazione conforme ai voti di Sua Maestà ». Dopo di che, continuano gli atti, « tutti i Vescovi che compongono l’assemblea, egualmente penetrati dal profondo rispetto e dalla venerazione che son dovuti non meno alle virtù eminenti di Sua Maestà, che al suo augusto rango, e volendo, per quanto sta in loro, secondare uno zelo così edificante, hanno unanimemente deliberato di stabilire nelle loro rispettive diocesi la devozione e l’Ufficio del sacro Cuore di Gesù e d’invitare con una lettera circolare gli altri Vescovi del regno, a far lo stesso, nelle diocesi dove questa devozione e questo Ufficio non sono ancora stabiliti ». – Così fu fatto. La circolare fu inviata, e quasi da per tutto la festa fu tosto stabilita. Vi fu, in questa occasione, un gran numero di Pastorali vescovili, che spiegavano la devozione e ne mostrarono il valore. Da tutte le parti si chiese la festa; bastava domandarla per ottenerla. In breve, nel 1856, la Sacra Congregazione dei Riti poteva dire che non vi era quasi più una Chiesa al mondo che non avesse ottenuto il privilegio. Però non era che un privilegio; la festa era concessa, non prescritta. Fu soltanto nel 1856 che Pio IX, dietro domanda dei Vescovi di Francia riuniti a Parigi per l’occasione del battesimo del principe imperiale, estese la festa alla Chiesa universale, sotto il rito doppio maggiore (Decreto 23 agosto 1856). – Nel 1864, la beatificazione di Margherita Maria dava un’alta sanzione al culto, quale si era propagato. Poiché i documenti, il decreto di beatificazione, l’orazione della beata, le lezioni della festa, affermavano tutti nettamente che Gesù aveva scelto l’umile Visitandina di Paray per esser l’apostolo del sacro Cuore, per rivelarci per mezzo di lei il suo immenso amore e spingerci a rispondere, onorandolo sotto il simbolo del Cuore. – Frattanto la divozione cresceva e da tutte le parti si chiedeva una festa più solenne. Il Papa l’accordava spesso ad un paese, ad una diocesi, ad una congregazione religiosa. Ma soltanto il 28 giugno 1889 la festa fu elevata, per tutta la Chiesa, al rito doppio di prima classe. Il 23 luglio 1897 un altro decreto permetteva di rimettere la solennità alla domenica. Così si adempié il desiderio espresso da nostro Signore nella grande apparizione. La festa è stabilita nel mondo intero, stabilita con il suo carattere di riparazione e di ammenda onorevole. La solennità esteriore non è ancora in tutti i luoghi tutto ciò che potrebbe essere; ma vi sono poche feste che abbiano come questa tanta influenza sulle anime!

III. – ESTENSIONE DEL CULTO PUBBLICO SOTTO PIO IX E LEONE XIII

Con la festa, le anime devote al sacro Cuore hanno sempre desiderato la consacrazione e l’ammenda onorevole. L’ammenda onorevole non ha una storia, almeno per quel che essa si distingue dalla consacrazione; si è naturalmente incorporata alla divozione e ne è come parte integrante. Lo stesso avviene, in certo modo, della consacrazione. La santa la chiedeva come uno dei primi atti della divozione e le dava il senso di una donazione totale e irrevocabile agli interessi del sacro Cuore. Nel messaggio del sacro Cuore al re l’idea di consacrazione ha il suo posto. Gli scabini di Marsiglia rinnovano solennemente, dopo il 1722, la consacrazione della città. Se il voto di Luigi XVI è autentico, il re avrebbe promesso di pronunziare un atto solenne di consacrazione della sua persona, della sua famiglia e del suo regno al sacro Cuore di Gesù. Nel nostro secolo, specialmente dopo il 1850 circa, questa idea è divenuta familiare alla pietà cristiana. I Vescovi consacrano le loro diocesi; alcuni Stati, come l’Equatore (nel 1873), le Congregazioni religiose, le associazioni di tutti i generi si consacrano solennemente al cuor di Gesù. D’ordinario è nelle grandi calamità che ci si rivolge al sacro Cuore. Margherita Maria, non aveva mostrato esser là il gran rimedio alla desolazione del regno? Marsiglia non vi aveva trovato la sua salvezza? Ma la devozione non ha solo motivi interessati. L’amore ne è il movente. –  Nel 1870-1871 furono fatte grandi petizioni a Pio IX, perché facesse della festa del sacro Cuore una festa di prima classe e consacrasse la Chiesa intera a questo Cuore amabile. Le petizioni continuarono negli anni seguenti. Nel 1874, all’avvicinarsi del secondo centenario della grande apparizione a Margherita Maria, Mons. Desprez, arcivescovo di Tolosa, come Vescovo della città, dalla quale si diffondeva nel mondo l’Apostolato della preghiera, scrisse a tutti i Vescovi del mondo cattolico; egli ricordava la supplica presentata a Pio IX, verso la fine del Concilio, firmata da quasi tutti i Vescovi e superiori di Ordini religiosi e da più di un milione di fedeli; spiegava perché la cosa non era riuscita fino ad allora; assicurava che una supplica dei Vescovi sarebbe ben ricevuta a Roma, e ne mandava una formula preparata con cura, per evitare le ambiguità di linguaggio che avevano fatto difficoltà per il passato. – Nel mese d’aprile 1875, il P. Ramière, direttore dell’Apostolato della preghiera, che era stato l’anima del movimento, offriva al Papa la petizione sottoscritta da 525 Vescovi. Vi si domandava:

1. Che Sua Santità si degnasse scegliere un giorno in cui, nella basilica vaticana, con tutta la solennità possibile, Sua Santità consacrerebbe per sempre al sacro Cuore la città e il mondo (urbem et orbem);

2. Che ordinasse per lo stesso giorno, nel mondo intero che tutti gli aggruppamenti cattolici, diocesi, parrocchie, missioni, congregazioni e comunità religiose, case di educazione, ecc. facessero, per bocca dei loro rispettivi superiori, la medesima consacrazione con tutta la solennità possibile;

3-5. Che volesse prescrivere degli esercizî preparatorî, dare delle indulgenze, comandare che tutti gli anni si rinnovasse tale consacrazione.

La sesta domanda aveva per oggetto l’elevazione della festa al rito di prima classe con ottava, come festa patronale di tutta la Chiesa. – Il Papa non credette di dovere intervenire con la sua autorità. Ma, per dare qualche soddisfazione a questi pii desideri, egli incaricò la sacra Congregazione dei Riti di inviare da per tutto una formula di consacrazione, approvata da lui e che Egli proponeva a tutti quelli che vorrebbero consacrarsi al sacro Cuore. Questa unità di formula mostrerebbe l’unità della Chiesa; lasciava ai Vescovi la cura di tradurla e di farla pubblicare, se lo giudicavano. Egli esortava i fedeli a recitarla, in privato o in pubblico, il 16 giugno 1875, secondo centenario, presunto dell’apparizione; ed accordava l’indulgenza plenaria a quelli che lo farebbero. – Il Papa infine dava commissione al P. Ramière di comunicare il decreto della sacra Congregazione, con la formula di consacrazione a tutti i Vescovi del mondo cattolico. Si vede che il Papa aveva coscienza della gravità della cosa, come dice il Decreto: gravitatem rei coram Deo animo reputans; egli valutava, incoraggiava, ma non voleva prendere l’iniziativa e tanto meno comandare, lo slancio dei fedeli fu ammirabile. Il 16 giugno 1875 fu una delle più grandi solennità che il mondo cattolico abbia visto, un bel trionfo del sacro Cuore: Margherita Maria dovette trasalirne di gioia!Leone XIII doveva preparargliene una ancor più magnifica, la consacrazione del genere umano al sacro Cuore, alla fine del secolo XIX. Il 25 maggio 1899 l’enciclica Annum sacrum annunciava al popolo cristiano un gran disegno del Papa, da cui egli attendeva, se tutti vi si fossero prestati con accordo e di tutto cuore, frutti grandi e durevoli, prima per la cristianità e poi per l’umanità tutta intera: « Auctores suasoresque sumus præclaræ cujusdam rei, ex qua quidem, si modo omnes ex animo, si consentientibus libentibusque voluntatibus paruerint, primum quidem nomini christiano, deinde societati hominum universæ fructus insignes non sine causa expectamus,eosdemque mansuros ». Egli ricordava ciò che avevano fatto i suoi predecessori per il S. Cuore di Gesù; quel che aveva fatto lui stesso. « Ed ora, aggiungeva, abbiamo invista un atto di divozione, che sarà come il coronamento di tutti gli onori che si son resi fin qui al sacro Cuoree abbiamo fiducia che Gesù Cristo, nostro Salvatore, lo gradirà moltissimo: Nunc vero luculentior quædam obsequii forma observatur animo, quæ scilicet honorum omnium, quotquot sacratissimo cordi haberi consueverunt, velut absolutio perfectioque sit ». –  Ricordava le domande fatte a Pio IX e la consacrazione del 1875. Gli sembrava infine venuto il tempo di consacrare al sacro Cuore il genere umano tutto intero, communitatem generis humani devovere augustissimo Cordi Jesu. Egli motivava la sua decisione mostrando che Gesù è il Re supremo, il Re non solo dei Cattolici e dei battezzati, ma eziandio di tutto il genere umano; e indicava ititoli della sua regalità. Ma ciò che Gesù vuole è il riconoscimento spontaneo di questa regalità, e la consacrazione è precisamente questo. « D’altra parte siccome noi abbiamo nel sacro Cuore il simbolo e la viva immagine dell’amore infinito di Gesù, che ci stimola a riamarlo, è giusto che si faccia questa consacrazione al sacro Cuore, ciò che, dopo tutto, non è altro che consacrarsi a Gesù Cristo ». Ma possiamo noi dimenticare quelli che ignorano Gesù? Noi inviamo loro dappertutto degli apostoli; ma oggi, « toccati dalla loro infelicità, noi li raccomandiamo con istanza a Gesù, e, per quanto sta in noi, glieli consacriamo. Così questa consacrazione (hæc devotio), che raccomandiamo a tutti, sarà utile a tutti, aumentando negli uni la fede e l’amore, attirando sugli altri grazie di santificazionee di salute ». Il Papa mostra, in seguito, che nel cuore di Gesù vi ha la salvezza per le società malate.« In altri tempi, dice egli, la croce apparì a Costantino garanzia e insieme causa di vittoria. Ecco oggi un nuovo segno tutto divino, auspicatissimum divinissimumque signum, il sacro Cuore raggiante, in mezzo alle fiamme. In esso bisogna riporre tutte le nostre speranze; là bisogna chiedere; di là si deve aspettare la salute ».Il Papa aggiungeva che a queste grandi ragioni di ordine generale se ne univa per lui una, tutta personale: Dio l’aveva protetto guarendolo da una malattia pericolosa, egli voleva, da parte sua, insieme con gli omaggi maggiori al sacro Cuore, conservarne il ricordo riconoscente. Ordinava dunque un triduo preparatorio alla festa del sacro Cuore, con preghiere e litanie; e inviava la formula di consacrazione da recitarsi il giorno della festa, ultimo giorno del triduo.L’enciclica era del 25 maggio 1899. Dunque non vi era tempo da perdere. Poiché il venerdì dopo l’ottava del SS. Sacramento cadeva, nel 1899, il 9 giugno, ed essendo la solennità trasferita alla domenica, la consacrazione doveva aver luogo l’11. Ma essa era già annunziata da quasi due mesi. Con decreto del 2 aprile, la sacra Congregazione dei Riti, aveva autorizzato l’uso pubblico delle litanie al sacro Cuore. Fra i considerando vi era questo:« Di più Sua Santità… si propone di consacrare il mondo intero al sacro Cuore. Ora, per dare a questa consacrazione maggior solennità, Sua Santità ha deciso di prescrivere prossimamente un triduo nel quale si canteranno queste litanie ».Questo annunzio non poteva venir prima, perché la decisione non era stata presa che il 25 marzo. Il Papa pensava alla cosa, ma per il 1900. È probabile che il pericolo di morte del quale era da poco scampato, e di cui parla nell’Enciclica, affrettasse l’avvenimento. Malgrado la fretta, il mondo cattolico si trovò pronto, e si sa con quale solennità grandiosa e ad un tempo intima si compì questo atto che Leone XIII chiamava « il più grande atto » del suo Pontificato. Ai primi vespri di questa festa del sacro Cuore, la cui solennità, rimessa alla domenica stava per esser segnata da questo grande atto, moriva sconosciuta, in un convento di Porto, in Portogallo, la religiosa da cui era partito questo immenso movimento, che metteva il mondo ai piedi del sacro Cuore. È uno di quei fatti che illuminano di una luce singolare la storia della Chiesa; e se si trova gusto nel cercare ciò che è nascosto negli avvenimenti umani, salvo non trovarvi spesso altro che meschinità o brutture, quanto più ve n’è nelle cose religiose, dove si vede, quando si sa vedere, il dito d’Iddio! – Il 10 giugno 1898 partiva dal Buon Pastore di Porto una lettera per Leone XIII. La religiosa che la firmava a lapis, con mano malsicura, diceva al Papa di avere ricevuto da nostro Signore l’ordine di scrivergli che Egli voleva che il suo Vicario consacrasse il mondo intero al suo divin Cuore; prometteva, in compenso, un’effusione di grazie. Fece Leone XIII attenzione al messaggio? Si dice di sì. In ogni caso, egli non agì. Non vi sono forse sempre e dappertutto delle teste esaltate che suggeriscono le loro idee come cadute dal cielo? Il 6 gennaio 1899 nuova lettera, scritta in francese « per ordine espresso (sic) di nostro Signore col consentimento del mio confessore ». Vi si leggeva questo: « Quando l’estate scorsa, Vostra Santità soffriva di una indisposizione che, vista la vostra età avanzata, riempì di inquietudine i cuori dei vostri figli, nostro Signore mi diede la dolce consolazione che prolungherebbe i giorni di Vostra Santità affine di realizzare la consacrazione del mondo intero al suo divin Cuore ». – Seguivano altri particolari nello stesso senso. E continuava: « La vigilia dell’Immacolata Concezione nostro Signore mi fece conoscere che per questo novello impulso che deve prendere il culto suo divin Cuore, egli farà brillare una nuova luce sul mondo intero… Mi pareva di vedere (interiormente) questa luce, il cuor di Gesù, questo sole adorabile, che faceva scendere i suoi raggi sulla terra, prima più strettamente, poi allargandosi ed infine illuminante il mondo intero. Ed Egli disse: « Dallo splendore di questa luce, i popoli e le nazioni saranno illuminati e dal suo ardore saranno riscaldati ». – La lettera diceva, in seguito, il desiderio che ha Gesù di vedere il suo Cuore adorabile sempre più glorificato e conosciuto, e di spandere i suoi doni e le sue benedizioni sul mondo intero; la scelta fatta di Leone XIII e il prolungamento dei suoi giorni in vista di ciò, le grazie ch’egli si attirerebbe con questo. « Io mi sento indegna, diceva, di comunicare tutto ciò a Vostra Santità ». Ma si scusava con « l’ordine stretto » di nostro Signore. Spiegava poi perché Egli domandava la consacrazione del mondo intero e non solo della Chiesa cattolica. « Il suo desiderio di regnare, di essere amato e glorificato… è sì ardente, che Egli vuole che Vostra Santità gli offra i cuori di tutti quelli che per il santo Battesimo gli appartengono per facilitare loro il ritorno alla vera Chiesa e i cuori di tutti coloro che non hanno ancor ricevuto la vita spirituale per mezzo del santo Battesimo, ma per i quali Egli ha dato la sua vita e il suo sangue, e che sono ugualmente chiamati ad essere, un giorno, i figli della santa Chiesa, per affrettare, con questo mezzo, la loro nascita spirituale ». Seguivano domande pressanti al Papa perché sviluppasse il culto del divin Cuore: « Nostro Signore non mi ha parlato direttamente, che della consacrazione. Ma… mi pare che gli sarebbe gradito che la devozione dei primi venerdì del mese si accresca, per mezzo dell’esortazione di Vostra Santità al clero e ai fedeli, come pure per mezzo di concessioni di nuove indulgenze ». « Nostro Signore, ripeteva la firmataria, non me l’ha detto espressamente, come quando parlò della consacrazione, ma credo di indovinare questo ardente desiderio del suo cuore, tuttavia senza poterlo affermare ». – La lettera era firmata: « Suor Maria del divin Cuore, Droste zu Vischering, Superiora del Monastero del Buon Pastore, a Porto ». Questa lettera arrivò al Vaticano il 15 gennaio. Il Papa ne fu commosso. Incaricò il Cardinale Jacobini di prendere informazioni. Questi si rivolse al vice-rettore del seminario di Porto. Era precisamente il direttore della religiosa, quello che le aveva servito da segretario per la prima lettera al Papa. La risposta fu che, da per tutto, la riguardavano come una santa; e che vi eran buone ragioni per credere all’esistenza di comunicazioni soprannaturali. – D’altra parte, l’idea sorrideva a Leone XIII, e il 12 febbraio egli diceva a Mons. Isoard il suo pensiero di consacrare al sacro Cuore tutte le diocesi, la Chiesa, l’umanità. Ma egli non volle che l’atto pontificio riposasse su basi contestabili. Il cardinal Mazzella, prefetto della Congregazione dei Riti, messo al corrente di tutto, diceva al Papa: « Questa lettera è molto commovente, e pare davvero dettata da nostro Signore ». « Signor Cardinale, disse Leone XIII, prendetela e mettetela da parte; essa non deve contare in questo momento ». Il Cardinale fu incaricato di esaminare la questione in se stessa. Vi era una difficoltà. Come consacrare gli infedeli che non sono né della Chiesa, né nella Chiesa? Un testo di S. Tomaso fornì la soluzione (Sum., theol., III, q. LIX, a. 4.). In esso è spiegato che non tutti appartengono a Gesù ed alla Chiesa quantum ad executionem potestatis, tutti appartengono a lui quantum ad potestatem. Ciò corrispondeva a quanto aveva detto la religiosa. Ma il passo di S. Tomaso era caratteristico e trovò posto nell’Enciclica. Quando la domenica di Pasqua, il 3 aprile, fu pubblicato il decreto della sacra Congregazione dei Riti autorizzante le litanie del sacro Cuore e annunciante la consacrazione, il Papa ebbe la delicata attenzione di farne pervenire due esemplari, da parte sua, alla Madre Maria del divin Cuore. Tre giorni avanti la consacrazione ella, come Margherita Maria « s’inabissò nel sacro Cuore ». – Il secondo desiderio della Madre Maria del divin Cuore si compì nel mese seguente la sua morte. Il 21 luglio il prefetto della sacra Congregazione dei Riti indirizzava a tutti i Vescovi, a nome del Sovrano Pontefice, un invito che li sollecitava a sviluppare il culto del sacro Cuore, per mezzo di confraternite, con il mese del sacro Cuore, con gli esercizî dei primi venerdì.