NOVENA ALL’ARCANGELO S. MICHELE (Inizia il 20 settembre; festa il 29 settembre)

NOVENA ALL’ARCANGELO SAN MICHELE (Inizia il 20 settembre; festa il 29 settembre)

I. Gloriosissimo Arcangelo S. Michele, che pieno di fede, di umiltà, di riconoscenza, d’amore, lungi dall’aderire alle suggestioni del ribelle Lucifero, o di intimidirvi alla vista degl’innumerabili suoi seguaci, sorgeste anzi pel primo contro di lui, ed animando alla difesa della causa di Dio tutto il restante della Corte celeste, ne riportaste la più completa vittoria, ottenetemi, vi prego, la grazia di scoprire tutte le insidie, e resistere a tutti gli assalti di questi angeli delle tenebre, affinché, trionfando a vostra imitazione dei loro sforzi, meriti di risplendere un giorno sopra quei seggi di gloria da cui furono essi precipitati per non risalirvi mai più. Gloria.

II. Gloriosissimo Arcangelo S. Michele, che destinato alla custodia di tutto il popolo Ebreo, lo consolaste nelle afflizioni, lo illuminaste nei dubbj, lo provvedeste in tutt’i bisogni, fino a dividere i mari, a piover manna dalle nubi, a stillar acqua dai sassi; illuminate, vi prego, consolate, difendete, e sovvenite in tutt’i bisogni l’anima mia, affinché, trionfando di tutti gli ostacoli che ad ogni passo s’incontrano nel pericoloso deserto di questo mondo, possa arrivare con sicurezza a quel regno di pace e di delizie, di cui la terra promessa ai discendenti di Abramo non era che una smorta figura. Gloria.

III. Gloriosissimo Arcangelo S. Michele, che costituito capo e difensore della cattolica Chiesa, la rendeste sempre trionfatrice della cecità dei gentili colla predicazione degli Apostoli, della crudeltà dei tiranni colla fortezza dei Martiri, della malizia degli eretici colla sapienza dei Dottori, e del mal costume del secolo colla purità delle Vergini, la santità dei Pontefici e la penitenza dei confessori, difendetela continuamente dagli assalti de’ suoi nemici, liberatela dagli scandali de’ suoi figliuoli, affinché, mostrandosi sempre in aspetto pacifico e glorioso, ci teniamo sempre più fermi nella credenza de’ suoi dogmi e perseveriamo sino alla morte nell’osservanza de’suoi precetti. Gloria.

IV. Gloriosissimo Arcangelo S. Michele, che state alla destra dei nostri altari per portare al trono dell’Eccelso le nostre preghiere e i nostri sacrifizj, assistetemi, vi prego, in tutti gli esercizj della cristiana pietà, affinché compiendoli con costanza, con raccoglimento e con fede, meritino d’essere di vostra mano presentati all’Altissimo, e da Lui ricevuti come l’incenso in odore di grata soavità. Gloria.

V. Gloriosissimo Arcangelo S. Michele che, dopo Gesù Cristo e Maria, siete il più potente mediatore fra Dio e gli uomini, al cui piede s’inchinano confessando le proprie colpe le dignità le più sublimi di questa terra, riguardate, vi prego, con occhi di misericordia la miserabile anima mia dominata da tante passioni, macchiata da tante iniquità, ed ottenetemi la grazia di superare le prime, e detestare le seconde, affinchè, risorto una volta, non ricada mai più in uno stato sì indegno e luttoso. Gloria.

VI. Gloriosissimo Arcangelo S. Michele, che, come terrore dei demonj, siete dalla divina bontà destinato a difenderci dai loro assalti nell’estrema battaglia, consolatemi, vi prego, in quel terribile punto colla dolce vostra presenza, ajutatemi col vostro insuperabile potere a trionfare di tutti quanti i miei nemici, affinché, salvato per mezzo vostro dal peccato e dall’Inferno, possa esaltare per tutti i secoli la vostra potenza e la vostra misericordia. Gloria.

VII. Gloriosissimo Arcangelo S. Michele, che con premura più che paterna discendete pietosamente nel tormentoso regno del Purgatorio per liberarvi le anime elette, e seco voi trasportare nella eterna felicità, fate, vi prego, che, mediante una vita sempre santa e fervorosa , io meriti di andare esente da quelle pene sì atroci. Che se, per le colpe non conosciute, o non abbastanza piante e scontate, siccome già lo preveggo mi vi andassi condannato per qualche tempo, perorate in allora presso il Signore la mia causa, movete tutti i miei prossimi a suffragarmi, affinché il più presto possibile voli al Cielo a risplendere di quella luce santissima che fu promessa ad Abramo ed a tutti i suoi discendenti . Gloria.

VIII. Gloriosissimo Arcangelo S. Michele, destinato a squillare la tromba annunziatrice del gran Giudizio, ed a precedere colla croce il Figliuolo dell’uomo nella gran valle, fate che il Signore mi prevenga con un giudizio di bontà e di misericordia in questa vita, castigandomi a norma delle mie colpe, affinché il mio corpo risorga insieme coi giusti ad una immortalità beata e gloriosa, e si consoli il mio spirito alla vista di quel Gesù che formerà il gaudio e la consolazione di tutti quanti gli eletti. Gloria.

IX. Gloriosissimo Arcangelo S. Michele, che costituito governatore di tutta l’umana natura, siete in modo speciale il Custode della cattolica Chiesa , e del visibil suo Capo, riunite al seno di questa eletta Sposa di Gesù Cristo, tutte le pecore erranti, gli infedeli, i turchi, gli ebrei, gli scismatici, i peccatori, affinché, adunati tutti in un sol ovile, possano cantare unitamente per tutti i secoli le sovrane misericordie: sostenete nella via della santità, e difendete da tutti i nemici l’infallibile interprete de’ suoi voleri il suo Vicario sopra la terra, il Romano Pontefice, affinché obbedendo sempre alla voce di questo Pastore universale, non mai si allontanino dai pascoli della salute, ma crescano anzi ogni giorno nella giustizia così i sudditi come i magistrati, cosi i popoli come i Re, e compongano su questa terra quella società concorde, pacifica e indissolubile, che è l’immagine, il preludio e la caparra di quella perfetta ed eterna che comporranno con Gesù Cristo tutti i beati nel cielo. Gloria.

OREMUS.

Da nobis, omnipotens Deus, beati Michaëli Arcangeli honore ad summa proficere; ut cujus in terris gloriam prædicamus, ejus quoque precibus adjuvemur in cælis. Per Dominum, etc.

[G. Riva: Manuale di Filotea; XXX Ed. – Milano, 1888]

6 Settembre (2022): inizio della NOVENA PER LA FESTA DEI DOLORI DELLA SS. VERGINE MARIA

6 Settembre, inizio della

NOVENA PER LA FESTA DEI DOLORI

(Venerdì di Passione e 15 Settembre)

(Giuseppe Riva: Manuale di Filotea, XXX Edizione, 1888, Milano- libr. edit. Serafino Majocchi)

La partecipazione di Maria alla passione di Cristo per cooperare con Lui all’universale Redenzione insinuò sempre come doverosissima una speciale devozione ai dolori per noi sofferti da questa divina Madre che Cristo medesimo dichiarò Madre nostra. Questa devozione però notabilmente aumentossi tra i fedeli dopo che i sette Beati Fondatori dell’Ordine dei Serviti, cioè Servi di Maria, fecero oggetto speciale del loro Ordine la propagazione del culto a Maria Addolorata, il che avvenne nel 1233. Quindi la Chiesa ne istituì una festa speciale nel Venerdì di Passione  e nella III Domenica di Settembre (poi 15 Settembre). La predilezione poi spiegata da Pio VII per questa devozione servì non poco a renderla sempre più cara a tutti i veri fedeli, siccome quella per la cui intercessione il Papa, dopo cinque anni d’esilio riuscì a tornare trionfante nella sua Roma, mentre il suo prepotente nemico Napoleone I era condannato  ad esiglio perpetuo in una lontanissima isola dell’Oceano, cioè S. Elena, il cui più vicino continente è distante non meno di 600 miglia, dove morì il 5 maggio 1821, mentre Pio VII continuò a regnare pacifico nella sua sede fino al 1823, dopo 23 anni e mezzi di gloriosissimo Pontificato.

[Il Pusillus grex cattolico è chiamato a sostenere oggi, con l’ausilio di questa novena ed invocando l’intervento e l’intercessione della Vergine, l’esilio del Sommo Pontefice S.S. Gregorio XVIII – ndr.].

I. Per quel sommo dolore che provaste, o gran Vergine, quando udiste l’amarissimo presagio che del vostro Figlio vi fece il santo vecchio Simeone, ottenete anche a noi di ricevere con ogni rassegnazione qualunque ancor e più triste annunzio, tutto riconoscendo da Dio a nostro maggior bene, e di consolare il vostro cuore coll’essere sempre non vostri persecutori, ma seguaci e adoratori fedeli del vostro Figlio Gesù. Ave

II. Per quel gran dolore che l’anima vi trafisse, o Maria, quando doveste fuggire in Egitto per sottrarre il vostro Figlio alla persecuzione di Erode, impetrate a noi pure di difendere e salvare l’onore dello stesso vostro Figlio, allorché lo vedessimo dai peccatori insultato e di vivere in mezzo alla gente non santa ed agli uomini iniqui, tra i quali ci trovassimo, con quella prudenza, esemplarità e religione con la quale anche Voi dimoraste tra gli Egiziani. Ave

III. Per quel dolore acerbissimo da cui foste travagliata, o Vergine santa, allorché al tempo della Pasqua, perdeste vostro Figlio, otteneteci di non perdere giammai, né col peccato, né colla tiepida vita, il divin vostro Bene che è pure il nostro; e se mai, per misera sorte lo perdessimo, di ricercarlo con quelle sante cure, vigilie e lacrime con cui lo cercaste Voi stessa, e così, a vostra imitazione, ci venga fatto di ritrovarlo. Ave

IV. Per quell’intenso dolore che il cuore vi oppresse, o Vergine pietosissima, nel presentarvi al vostro Figlio, quando, carico del doloroso legno, s’incamminava a morir sul Calvario, ottenete anche a noi di presentarci con viva fede, quando Egli a sé ci invita al grande memoriale di sua Passione, l’Eucaristia, e di usargli tutti quegli atti di tenerezza e di amor santo che Voi, in ogni circostanza usaste verso di Lui. Ave

V. Per quell’immenso dolore che il cuore vi inondò, o Regina dei Martiri, allorché vedeste tra mille spasimi e tormenti morir sulla croce in mezzo a due ladri il vostro dilettissimo Figlio, a noi pure impetrate di santamente affliggerci a sì tragico spettacolo, e di morire al peccato, per poter vivere una vita tutta nascosta e santa con Cristo in Dio. Ave

VI. Per quell’inesplicabil dolore che l’anima vi ferì ed impiagò mortalmente, o Vergine desolatissima, quando dalla croce vi fu deposto in seno l’esangue spoglia del vostro Unigenito, e conosceste quanti strazi e quante pene aveva Egli sofferto, a noi ancora ottenete di fermare spesso i nostri pensieri sul piagato e morto nostro divin Mediatore per poterci eccitare al più vivo dolore dei nostri peccati e al più acceso amore verso di Lui. Ave

VII. Per quel dolore amarissimo che quasi all’agonia vi ridusse, o Vergine inconsolabile, allorché doveste rendere a Nicodemo l’unico oggetto dei vostri amori, onde venisse imbalsamato e sepolto, fate che anche noi onoriamo continuamente il caro vostro Figlio coi preziosi aromi della penitenza e della mortificazione, e che, morti e consepolti con Gesù Cristo, risorgiamo con esso Lui a nuova vita di grazia per poter poi con Esso risorgere alla gloria immortale del Paradiso. Ave

Orazione

Æterne omnipotens Pater, qui Unigeniti Filii tui passioni dilectissima ejus Mater adstare voluisti, preces populorom tuorum popitiatus exaudi, et quos ad ipsius beatæ Mariæ virginis transfixionem devote recolendam evocasti, ejusdem gaudorium tribuas esse consortes, per eundem Dom…etc.

[Padre onnipotente ed eterno, che volesti sostenere la passione del tuo Figlio unigenito e della sua amata Madre, esaudisci propizio le preghiere del tuo popolo, e a coloro che hai chiamato a ricordare devotamente la trasfissione della beata Vergine Maria, concedi di poter condividere le stesse gioie. Per lo stesso nostro Signore … etc.]

IL SACRO CUORE DI GESÙ (58)

IL SACRO CUORE IL SACRO (58)

J. V. BAINVEL – prof. teologia Ist. Catt. di Parigi;

LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ-

[Milano Soc. Ed. “Vita e Pensiero, 1919]

PARTE TERZA.

Sviluppo storico della divozione.

CAPITOLO SESTO

MARGHERITA MARIA E I SUOI PRIMI COLLABORATORI

II. – I PRINCIPII DELLA NUOVA DIVOZIONE

(1675-1690)

In Margherita Maria vi è la veggente, e la devota, l’evangelista e l’apostolo del sacro Cuore. Ma queste tre cose non sono distinte in lei. Essa è tutta completamente per la sua missione; le sue visioni hanno per fine principale il suo apostolato; la sua divozione è la fiamma intima che brucia internamente e ha bisogno di espandersi al di fuori. Nostro Signore l’aveva preparata con tanta cura e le aveva fatto tante grazie, come glielo diceva Lui stesso, per essere l’apostolo del sacro Cuore. Abbiamo visto nella prima parte di questo volume come Egli si rivelò a lei e costituì Lui stesso la divozione come la voleva, con il suo oggetto, le sue pratiche, il suo spirito; come la scelse per essere strumento dei suoi disegni e l’indirizzò al Padre de la Colombière di cui voleva servirsi per aiutarla; quali promesse le fece per se stessa, per gli apostoli della divozione, per tutti coloro che l’accetterebbero volentieri; come volle infonderle, per dir così, la pienezza di questa divozione; come volle avere in lei l’anima completamente dedicata al suo amore e darcela per modello mirabile della vera divozione al suo sacro Cuore, gli storici della sua vita lo dicono. – Com’ella lavorò a diffondere la divozione che aveva ricevuto la missione di propagare, la sua attività apostolica e quella dei suoi primi collaboratori; i principî e i progressi della divozione durante i quindici anni ch’ella visse dopo le confidenze fatte al P. de la Colombière fino alla sua morte, lo dobbiamo dire qui, nella misura necessaria per stabilire lo sviluppo storico della divozione. – Fino alla grande apparizione del 1675 la divozione per così dire, non esisteva che nell’animo di Margherita. La sua superiora sapeva qualcosa delle sue relazioni intime con nostro Signore; ma temeva, e i consigli dei saggi che avevano esaminate le cose non erano certo tali da rassicurarla. Dopo le parole così chiare di nostro Signore bisognò infine rassegnarsi, come dice la santa. Questa volta la confidenza fu completa. Il P. de la Colombière fu guadagnato alla divozione. Non si contentò di rassicurare Margherita Maria e la sua superiora, la Madre di Saumaise. Senza por tempo in mezzo, si consacrò lui stesso al sacro Cuore. Ci dicono che fu il venerdì, 21 giugno 1675, giorno che seguiva l’ottava del SS. Sacramento; il giorno medesimo designato da nostro Signore per la festa del suo Cuore.  – Così cominciò la divozione; come modestamente! E le difficoltà sorsero subito. Dovette svilupparsi fra le contraddizioni. Margherita Maria è la prima a dire che il P. de la Colombière ebbe a soffrire moltissimo, per causa sua. Les contemporaines aggiungono che, nel breve tempo ch’egli rimase a Paray, « non cessò mai d’inspirare questa divozione a tutte le sue figlie spirituali ». Verso la fine del settembre 1676, il P. de la Colombière lasciò Paray; era stato nominato predicatore della duchessa di York, futura regina d’Inghilterra. Il 13 ottobre egli arriva a Londra, dove lo chiamava il suo nuovo ufficio. Vi fece conoscere e amare il sacro Cuore; prima dalla Duchessa stessa, che noi vedremo intervenire presso Innocenzo XII, per lo stabilimento della nuova divozione: poi dalle anime elette che si misero sotto la sua direzione. Ne parlò anche in alcune delle sue prediche di quaresima. E non è tutto; nota lui stesso, alla fine del suo ritiro di Londra, 29 gennaio (8 febbraio) 1077, che egli l’ha inspirata a molte persone in Inghilterra e ne ha scritto in Francia ed ha pregato uno dei suoi amici di farla conoscere nel luogo dove egli si trova. Bandito dall’Inghilterra, e già malato, andando a Lione, passa da Paray; vi rivede Margherita Maria, la rassicura, la incoraggia, rassicura anche la Madre Greyfié che era succeduta alla Madre di Saumaise. Egli continuò questo apostolato, con discrezione, come faceva in tutte le cose, ma in maniera molto persuasiva. Una delle sue lettere ha per soprascritta: « Mia cara sorella nel cuor di Gesù Cristo ». Talvolta termina con una formula come questa: « Credetemi, nel cuor di Gesù,  vostro… ». Non perdeva mai occasione di raccomandare la comunione riparatrice per il venerdì dopo l’ottava del SS. Sacramento; chiedeva alle Superiore di stabilirla nella loro comunità ed in maniera stabile, assicurando che a questa pratica sono unite grandi benedizioni. Quando la discrezione glielo permette, dice che questa pratica gli è stata « consigliata da una persona di straordinaria santità ». A Lione esercita il medesimo apostolato presso i giovani religiosi di cui aveva la direzione spirituale. Il P. Galliffet fa risalire a lui anche la sua divozione al sacro Cuore. La pagina ove spiega l’offerta al sacro Cuore pare che non sia stata scritta unicamente per uso suo personale. In ogni caso egli dové spiegarla ad altri. Questo apostolato era molto ristretto, poiché, dopoil suo ritorno in Francia, il Padre fu sempre molto debole. Egli era anche obbligato ad esser prudente, perché si capisce che questa nuova divozione non poteva incontrare il gusto di tutti… Soprattutto morendo il Padre compì la sua missione. Dio volle che venisse a finire i suoi giorni a Paray c che, avanti di partire per il ciclo, potesse vedere ancora ed incoraggiare Margherita Maria, Egli morì il 15 febbraio 1682. Due anni dopo si pubblicarono a Lione i suoi sermoni in quattro volumi e, in un volume a parte, il giornale dei suoi ritiri spirituali. Vi si leggeva: « Nel terminare questo ritiro (quello di Londra del 1677), pieno di fiducia nella misericordia del mio Dio, mi sono fatto una legge di procurare, con tutti i mezzi possibili, l’esecuzione di ciò che mi fu prescritto da parte del mio adorabile Maestro, riguardo al suo prezioso corpo nel SS, Sacramento dell’altare ». Seguono alcune belle elevazioni sulla santa Eucarestia, poi il Padre riprende: « Ho conosciuto che Dio voleva ch’io lo servissi, procurando il compimento dei suoi desideri sulla divozione che Egli ha suggerito ad una persona a cui si comunica molto confidenzialmente e per la quale egli si è voluto servire della mia debolezza. L’ho già inspirata a molte persone in Inghilterra, ne ho scritto in Francia ed ho pregato uno dei miei amici, di farla conoscere nel luogo dove egli è. Essa vi sarà molto utile, ed il gran numero di anime scelte che vi è in questa comunità mi fa credere che la pratica, in questa santa casa, sarà molto gradita a Dio. O mio Dio, perché io non posso essere dappertutto e pubblicare ciò che voi attendete da vostri servitori ed amici! ». « Dio dunque, essendosi rivelato a persona la quale, si può credere, è secondo il suo Cuore, con le grazie grandi che le ha fatto; ella se ne confessò a me ed io l’obbligai a mettere per iscritto ciò che mi aveva detto e che io stesso ho volentieri descritto nel giornale dei miei ritiri, perché il buon Dio vuol servirsi delle mie deboli cure, per l’esecuzione di questo disegno ». Seguiva il rac-conto della grande apparizione, quale il Padre l’aveva trascritto. Il Ritiro fu letto molto, perché l’autore era in gran fama di santità. Il passo intorno a Margherita Maria e il racconto trascritto di sua mano, fecero conoscere ciò che fin allora egli aveva detto così prudentemente in favore della nuova divozione. Al giornale dei Ritiri era unita un’Offerta al sacro Cuore, che ebbe pure la sua parte nello sviluppo della divozione. Questa Offerta si compone di due parti. La prima è una piccola spiegazione, semplicissima e molto chiara, della divozione al sacro Cuore. « Questa offerta, vi è detto, si fa per onorare questo divin Cuore, la sede di tutte le virtù, la sorgente di tutte le benedizioni ed il rifugio di tutte le anime sante ». Segue l’indicazione delle « principali virtù che si vogliono onorare in Lui, come Egli le ha praticate quando era nel mondo ». Ma il sacro Cuore non ricorda solo il passato. « Questo Cuore è ancora, per quanto può esserlo, degli stessi sentimenti, e soprattutto è sempre ardente d’amore per gli uomini, sempre aperto per diffondere ogni sorta di benedizioni e di grazie, sempre tocco dai nostri mali, sempre spinto dal desiderio di farci partecipi dei suoi tesori, di donarsi Lui stesso a noi, sempre disposto a riceverci e a servirci da asilo, da dimora, da paradiso anche in questa vita ». Si crederebbe di udire un’eco della santa. La conclusione è ancora più evidente: « In cambio di tutto ciò Egli non trova nei cuori degli uomini che durezza, oblìo, disprezzo e  ingratitudine; ama e non è riamato e non si conosce nemmeno il suo amore perché si sdegna di ricevere i doni con cui vorrebbe dimostrarlo, di ascoltare le tenere e segrete dichiarazioni che vorrebbe fare al nostro cuore ». – Dopo queste spiegazioni, l’offerta sgorga istantaneamente: « Per riparazione di tanti oltraggi ed ingratitudini tanto crudeli, o adorabile e amabile Cuore del mio amabile Gesù, e per evitare, per quanto è in mio potere di cadere in una simile disgrazia, io vi offro il mio cuore con tutti i movimenti di cui è capace; mi dono interamente a voi, e da quest’ora protesto sinceramente, che desidero dimenticare me stesso e tutto ciò che può aver rapporto con me, per togliere l’ostacolo che potrebbe impedirmi l’ingresso in questo cuore divino che voi avete la bontà di aprirmi e dove io desidero entrare per vivervi e morirvi con i vostri servitori più fedeli, tutto penetrato e infiammato del vostro amore. Offro a questo cuore tutto il merito, tutta la soddisfazione di tutte le Messe, di tutte le preghiere, di tutte le azioni di mortificazione, di tutte le pratiche religiose, di tutte le azioni di zelo, d’umiltà, d’obbedienza e di tutte le altre virtù che praticherò fino all’ultimo momento della mia vita. Non solo tutto ciò servirà per onorare il Cuor di Gesù e le sue ammirabili disposizioni; ma lo prego anche di accettare l’intera donazione che io gliene fo e di disporne nella maniera che gli piacerà e in favore di chi gli piacerà ». Il Padre spiega in seguito, con quella precisione e quel senso pratico ch’egli conserva persino nelle elevazioni più grandi e nei movimenti più generosi, come concilia questa offerta totale prima con la cessione ch’egli ha fatto alle anime del purgatorio di ogni merito delle sue opere, poi con le esigenze della carità o le obbligazioni diverse, che può avere, di dir Messe e di pregare secondo intenzioni domandate. Per le anime del Purgatorio, egli desidera che tutto « sia loro distribuito, secondo il volere del Cuore di Gesù ». Per le altre intenzioni. siccome si servirà allora di un bene che non gli appartiene, egli vuole che, come è giusto, l’obbedienza, la carità e le altre virtù che praticherà in quelle occasioni, siano tutte per il Cuor di Gesù, da cui avrà preso di che esercitare quelle virtù, « le quali, per conseguenza, gli apparterranno senza riserva ». Il dono non può essere più completo. E cosa chiede in compenso? Ce lo dice nella mirabile preghiera finale che ci mostra fino al fondo questa bell’anima: « Sacro Cuore di Gesù, insegnatemi il perfetto oblìo di me stesso, poiché è la sola via per la quale si può entrare in voi. Giacché tutto ciò che io farò nell’avvenire sarà per Voi, fate in modo che io non faccia niente che non sia degno di Voi. Insegnatemi ciò che debba fare per pervenire alla purezza del vostro amore, di cui mi avete ispirato il desiderio. Sento in me una grande volontà di piacervi e una grande impotenza a riuscirvi, senza una luce ed un soccorso particolare, che non posso attendere se non da Voi. Fate in me la vostra volontà, o Signore! Io mi vi oppongo, lo sento bene, eppure non vorrei, mi pare, non oppormi! Tocca a voi far tutto, o divin Cuore di Gesù Cristo! Voi solo avrete tutta la gloria della mia santificazione, se mi farò santo; ciò mi sembra evidente; ma sarà per voi una grande gloria e per questo solo, io voglio desiderare la perfezione. Così sia! Amen! ». Come aveva scritto il racconto per suo uso personale, anche l’offerta l’aveva scritta prima di tutto per se stesso. L’offerta, mostrando nel P. de la Colombière l’anima completamente devota al sacro Cuore, dava nello stesso tempo, un’idea della divozione, ed un modello per una delle sue pratiche principali. Era un atto di divozione privata; servì a propagare il culto nel pubblico. Il P. Croiset non tarderà molto ad inserirla nel suo libro. – In quanto al racconto dell’apparizione, oltre al suo effetto immediato che, si capisce, fu grandissimo, la sua pubblicazione nel Ritiro spirituale stava per avere un contraccolpo imprevisto sull’apostolato stesso della santa. E non fu senza « confusione terribile » per lei, com’ella dice più d’una volta e come è facile rendersene conto. Nel pubblico poteva darsi che non si sapesse a chi facesse allusione il P. de la Colombière; ma fra le persone che circondavano la santa, nei monasteri dove era un po’ conosciuta, il mistero fu presto svelato. La santa lo sente e ne soffre più che non si possa dirlo; ma, d’altra parte, quanto è felice del progresso della sua cara divozione! In tutta la sua corrispondenza vi è una fusione squisita di questi due sentimenti. Quando la Madre di Soudeilles stampa a Moulins, 1687, il libretto di esercizi in onore del sacro Cuore, con il sunto del Ritiro spirituale del P. de la Colombière, dove si parlava di lei, e della grande apparizione, ella ne prova una « confusione terribile ». Ma ella si sforza di non fare « attenzione né di riflettere su ciò », per darsi tutta alla gioia «di vedere questa divozione sostenersi ed insinuarsi da se stessa ». Vi fu, a Paray stesso, una scena che una delle contemporanee, Suor Péronne Rosalia di Farges, ha raccontato nella sua deposizione al processo del 1715. Si leggeva al refettorio il Ritiro spirituale del P. de la Colombière. Si arrivò al punto « in cui egli stesso parla delle cose che gli erano state predette da una santa anima, di quel che gli doveva succedere in Inghilterra a proposito della divozione al sacro Cuore ». Suor di Farges notò « che la venerabile sorella abbassava gli occhi ed era in un profondo turbamento… In ricreazione, all’uscire dal refettorio, ella disse a Suor Alacoque: « Mia cara sorella, avete avuta la vostra parte, oggi; e il R. P. de la Colombière non poteva designarvi meglio! ». A cui ella rispose che aveva occasione di amare la sua abbiezione. La santa soffriva dunque in simili occasioni più che non si possa dirlo. Ma ella ne approfittava per far conoscere la sua cara divozione. Fino allora, dice ella, « non riuscivo a trovare il modo di fare sbocciare la divozione del sacro Cuore che era tutto quello che io respiravo ». Senza dubbio ella parlava del sacro Cuore ad alcuni intimi e lo faceva con parole infiammate. Ma non poteva tradire il mistero delle sue comunicazioni con Gesù. Si sospettava, a Moulins e a Digione, dove la Madre di Saumaise avesse parlato di lei e della sua cara divozione; a Semur dove andò a stabilirsi la Madre di Greyfié dopo aver lasciato Paray; a Charolles dove era passato il Padre de la Colombière ed aveva gettata una scintilla; a Condrieu, dove egli scriveva a sua sorella dicendole di trasmetterla alle sue amiche, ecc. Ma non si poteva che intravvedere e indovinare. La pubblicazione rivelava le origini divine della divozione e un’intenzione positiva di nostro Signore. La santa non era designata che a un piccolo circolo d’iniziati; e, senza compromettersi troppo, ella ormai era libera di dar corso al suo zelo. Un passo di una delle sue lettere mostra benissimo come si comportava. Aveva parlato spesso del sacro Cuore alla Madre di Soudeilles, superiora a Moulins; l’aveva spinta con una energia singolare a consacrarsi interamente al questo sacro Cuore. Non osava neppure scrivere tutto alla sua antica superiora, la Madre di Saumaise, poiché, diceva, « la carta non è fedele, e mi ha già ingannato più volte ». Ora ella si fa ardita; scrive a Moulins, il 4 luglio 1686: « Non so, mia cara Madre, se comprenderete che è della divozione al sacro Cuore del nostro Signore Gesù Cristo che io vi parlo, la quale compie un gran cambiamento e un gran frutto in tutti coloro che vi si consacrano e vi si dedicano con fervore; ed io desidero ardentemente che la nostra comunità sia di questo numero… Noi abbiamo trovato questa divozione nel libro del Ritiro del R. P. de la Colombière, che si venera come un santo. Non so se ne avete notizia e se avete il libro di cui parlo; io mi farei un gran piacere di farvelo avere ». Così l’azione della santa e quella del P. de la Colombière si univano intimamente, come Gesù aveva unito intimamente le loro anime. Così il P. de la Colombière continuava ad esser l’apostolo del sacro Cuore. Lo era anche in un altro modo, per un apostolato misterioso di preghiera e di intercessione del quale la santa parla di frequente. Essa stessa lo pregava e si raccomandava a lui. Lo vedeva fare nel cielo, « con le sue intercessioni, ciò che si opera quaggiù sulla terra per la gloria di questo sacratissimo Cuore ». Il 15 settembre 1659 ella spiega al P. Croiset che nostro Signore « aveva scelto questo amico benedetto del suo Cuore per compiere quel gran disegno », e che bisogna « rivolgersi al suo amico fedele, il buon P. de la Colombière, a cui egli ha dato gran potere e rimesso, per dir così, ciò che riguarda questa divozione… Io ne ricevo dei grandi aiuti… Poiché… questa divozione del sacro Cuore l’ha reso molto potente in cielo ». Infine abbiamo già visto come essa colleghi la missione della Compagnia di Gesù a quella del P. de la Colombière. – Dal 1685 e dal 1686 la divozione prese alla fine impulso. Impulso malto modesto, dapprima e battuto da grandi colpi di vento. Il giorno di santa Margherita, 20 luglio 1685, furono resi al sacro Cuore nella piccola comunità di Paray i primi omaggi pubblici. È una data nella storia della divozione e la santa ne ha fatto il racconto più volte. Prima nelle sue Memore. « La festa di santa Margherita era di venerdì; pregai le nostre suore novizie, di cui avevo allora la cura, che tutti i piccoli onori che avevano intenzione di rendermi in occasione della mia festa, esse li facessero al sacro Cuore di nostro Signore Gesù Cristo. Ciò fecero di buon grado, innalzando un piccolo altare su cui posero un’immagine disegnata a penna alla quale noi cercammo di rendere tutti gli omaggi che questo divin Cuore ci suggerì ». Essa ricorda lo stesso fatto al P. Croiset, senza altri particolari più precisi sul fatto stesso. Dalle Contemporaines sappiamo ciò che fu questa giornata di gioia intima: la consacrazione e le preghiere al sacro Cuore, le pratiche per le anime del purgatorio, le effusioni della santa. Fu per lei « una delle gioie più perfette » Ma la giornata finì nella tempesta. La divozione era nuova, e S. Francesco di Sales aveva messo in guardia le sue figlie contro le novità in materia di divozioni. Perciò « le più virtuose della Comunità parvero da prima le più contrarie ». « Il sacro Cuore le farà arrendere », disse dolcemente la santa. Esse si arresero. La suora des Escures, la prima fra quelle che si oppone vano, prese ella stessa, un anno dopo, una iniziativa che guadagnò tutta la Comunità. Il 20 giugno 1686, ottava del SS. Sacramento, ella andò a chiedere alla sua antica amica la piccola immagine del sacro Cuore che ella aveva al noviziato: era un’immagine mandata dalla madre Greyfié pur essa già guadagnata alla divozione. Margherita Maria la donò, non sapendo ciò che sarebbe avvenuto, pregando e facendo pregare. « Il giorno dopo, giorno destinato a onorare questo Cuore divino, la suora des Escures non mancò di portare una sedia, su cui mise un tappeto molto pulito, su di esso posò quella piccola miniatura che era in una cornice dorata e la ornò di fiori. Ella si mise così davanti alla grata, con un biglietto di sua mano, per invitare tutte le spose del Signore a venire a rendere i loro omaggi al suo Cuore adorabile ». Questa volta la Comunità intera fu guadagnata e non si discusse più del mezzo migliore per testimoniare la propria divozione. Si sognava un bel quadro « e fin le nostre suore del piccolo abito (le educande) vollero contribuirvi con il denaro che i genitori davano loro per i piccoli piaceri » La divozione era lanciata; il movimento non doveva più arrestarsi. Alcune novizie lasciarono il noviziato, verso la fine del 1686; esse portarono alla Comunità una piccola immagine del sacro Cuore che aveva animato il loro fervore durante il noviziato e la misero in una nicchia dove tutte andavano a pregare quel divin Cuore. Ne fu affidata la cura a suor des Escures, che ne fece, secondo l’espressione della santa, « un piccolo gioiello ». Non era abbastanza: fu costrutta, nel recinto della clausura, una cappella, la dedicazione solenne della quale, portò tutta la piccola città di Paray e le parrocchie dei dintorni ai piedi del sacro Cuore. Era il 7 settembre 1688. – « I Signori della società di questa città (Membri di una società di preti, tutti nati a Paray e addetti alla chiesa parrocchiale, pur formando una specie di comunità.) e i curati delle parrocchie vicine, si riunirono tutti alla Chiesa parrocchiale e vennero poi in processione, nel nostro recinto, seguiti da un gran numero di persone a cui non si poté impedire l’ingresso. Erano le tredici e le cerimonie durarono due ore. Durante questo tempo, e molto tempo dopo, la nostra beata sorella rimase nella cappella, talmente rapita e assorta in Dio che di tutte le persone che desideravano ardentemente di parlarle nessuna osò concedersi quella pia soddisfazione. Durante quelle tre ore fu osservata attentamente per vedere se ella cambiasse posizione ; ma fu vista sempre immobile come una statua ». – A Semur la divozione si sviluppò prima che a Paray. Vi si diffuse la divozione, dice la santa, sentendo leggere il Ritiro del R. P. de la Colombière. La Madre Greyfié, allora superiora a Semur, tanto prudente e tanto riservata fino ad allora, aveva fatto fare un’immagine, e inaugurato un oratorio. Ella aveva mandato alla santa, per la strenna del 1686, la miniatura che presto avrebbe ricevuto gli omaggi della Comunità e vi aveva unito una dozzina d’immagini per le ferventi della divozione. – Moulins fu guadagnata alla divozione dalla Madre di Soudeilles; furono guadagnati anche, pare, Charolles e Condrieu grazie al Padre de la Colombière. A Digione andò meglio ancora. Mentre la Madre di Saumaise e la santa si occupavano nel fare stampare un’immagine del sacro Cuore da diffondere, suor Giovanna Maddalena Joly lavorava ad un ufficio in onore del sacro Cuore e sottometteva il suo progetto alla santa. Al di fuori della comunità la divozione si propagava. Diversi Padri Gesuiti si mettevano in rapporto con l’ardente apostolo e predicavano la nuova divozione; un Padre Cappuccino faceva lo stesso a Digione. Dal 1686 al 1690, Margherita Maria moltiplicava i successi della divozione, come altrettante vittorie del sacro Cuore; ella propaga l’immagine, il Ritiro del P. de la Colombière, il libretto stampato a Moulins per cura della Madre di Soudeilles; ella si interessa al piccolo ufficio del P. Gette, alle prove di suor Joly e al libretto di Digione, alle pratiche della Madre Desbarres a Roma per ottenere festa e ufficio. Paray ha già la sua cappella al sacro Cuore (1688). I fratelli della santa secondano gli sforzi della loro sorella. Il sindaco fa costruire, anche lui, una cappella al sacro Cuore e vi mette un quadro, come a Paray; il curato vi fonda una Messa perpetua per tutti i venerdì dell’anno. Con che gioia la santa vede e racconta questi successi! – Ma c’erano anche le opposizioni e le sconfitte. Con ingenua audacia, Digione si è rivolta a Roma, per ottenere la festa con la Messa e l’Ufficio, composti in francese da suor Joly e tradotti in latino dal cappellano Charolais. Ma Roma ha rinviata la pratica all’Ordinario, che era il Vescovo di Larigres. Fu una grande delusione e bisognò che Margherita Maria sostenesse e rianimasse le sue amiche deluse. Ella porta tutta la cara divozione nel suo cuore, essa ne vive. Durante gli anni 1675-1688, non si vede nessuno sviluppo interno. La santa fa valere il suo tesoro, prima nella sua vita, e poi per gli altri; il tesoro non sembra però accrescersi notevolmente. Due cose soltanto sono da notare, le pratiche e le promesse, e queste soprattutto dal 1685 al 1686. Con le sue novizie la santa adopera ogni industria, si serve di molti esercizî della sua cara divozione; ella ne prende a prestito qua e là, o ne adatta, ne inventa anche e talvolta di bellissime. A tutti essa raccomanda la comunione dei primi venerdì, la consacrazione, l’ammenda onorevole, l’immagine, i piccoli biglietti, gli uffici, ecc. Ma avanti tutto ella vuole accendere nelle anime l’amore per il sacro Cuore e condurle a vivere solo per Lui e di Lui. Quante belle pagine ci sarebbero da raccogliere nelle sue lettere infiammate! – Dal 1685 le promesse fatte a nome del sacro Cuore per i devoti divengono più precise, se non più magnifiche. Ce n’è per tutti: per gli zelatori della divozione e per i suoi addetti, per quelli che faranno l’immagine per quelli che la porteranno addosso, per le case dov’essa sarà esposta e onorata, ecc. La madre Melin, che ha intrapreso la costruzione della cappella del sacro Cuore nella clausura di Paray, avrà per ricompensa di morire nell’esercizio attuale dell’amore; la comunità di Semur, che per la prima ha reso pubblico omaggio al sacro Cuore è diventata, per questo, la prediletta di quel Cuore, ecc. Queste promesse di nostro Signore la santa le utilizza per guadagnare dei proseliti e per stimolare lo zelo di quelli che sono già guadagnati.

NOVENA PER LA NATIVITÀ DI MARIA

NOVENA PER LA NATIVITÀ DI MARIA

(Inizio 30 agosto, festa l’8 settembre).

(Manuale di Filotea, XXX Ed. – Milano, 1888)

La festa fu ordinata da Sergio I nel 688 per ottenere, come ottenne, coll’intercessione di Maria:

1) di essere liberato dalle inique vessazioni dell’imperatore Giustiniano II, il quale voleva sostenere come ecumenico il Concilio Trullano o Quinisesto, tenuto dai Greci in Costantinopoli, malgrado la costante disapprovazione del Papa, il quale perciò né vi spedì i propri legati, né volle mai approvarne i canoni;

2) di riconciliare con la Chiesa romana il Patriarcato di Aquileia in Istria, che si ostinava a non riconoscere come legittimo il V Concilio Ecumenico, in cui si erano condannati e tre eretici libri di Teodoreto, Teodoro di Mopouesta ed Iba, denominati i Tre Capitoli.

I. Vergine singolarissima, che, nascendo a questa vita, la pace annunciaste agli afflitti mortali, ottenete la vera pace ai nostri cuori, alla Chiesa e a tutto il mondo. Ave

II. Vergine invitta, che sin dal vostro nascimento cominciaste ad abbattere il regno del demonio, impetrate anche a noi tutti di distruggere in noi le opere sue e di resistergli sempre con viva fede, affinché possa in noie con noi regnare Gesù Cristo. Ave

III. Vergine intatta, che nasceste e viveste sempre più pura de’ cieli e degli Angeli, fate che anche noi da qui in avanti conduciamo sempre una vita tutta illibata e propria del Cristiano. Ave

IV. Vergine celestiale, che veniste al mondo non per essere del mondo, ma per trionfarne compitamente: impetrate anche a noi di viverne affatto staccati, conformandoci sempre alle massime del sacrosanto Vangelo. Ave …

V. Vergine gloriosa, che nasceste per essere trionfatrice di tutte le eresie che fossero insorte nel mondo, dissipate col vostro potere tutti gli errori contrari alla nostra SS. Religione, e conservate viva in noi quella fede che opera per mezzo della carità. Ave

VI. Vergine Santissima, che non altro appariste al mondo che per essere specchio tersissimo d’ogni virtù, , fate che a Voi teniamo sempre rivolti gli occhi nostri per poter imitare le virtuose vostre operazioni, e divenire santi ancora noi. Ave

VII. Vergine felicissima, cui Dio fece nascere al solo fine di diventare la nostra Corredentrice, dando alla luce il comune Riparatore, fate che per esso siamo salvati da ogni male, e conseguiamo con sicurezza la nostra eterna salute. Ave … Gloria

Oremus

Adjuvet nos quæsumus Domine, sanctæ Mariæ intercessio veneranda; cujus etiam diem quo mundo exorta est annua festivitate celebramus. Per Dominum ….

(Aiutaci a Signore, te ne preghiamo, per la veneranda intercessione di Santa Maria, di cui pure celebriamo, con festività annuale, il giorno in cui Ella è apparsa al mondo. … Per il Signore Nostro … etc.).

LA NOVENA DI SANTA ROSALIA

Una gentile lettrice siciliana, ci segnala l’inizio della novena a S. Rosalia.

Proponiamo qui la preghiera tratta da: G. Riva, Manuale di Filotea, XXX Edizione, Milano, 1888.

A S. ROSALIA (4 Settembre)

PROTETTRICE E PATRONA DELLA SICILIA

m. il 4 Sett. 4160, Ch. da Urbano VIII nel: 1625.

I. Ammirabile santa Rosalia, che, risoluta di aggiungere alla esatta osservanza dei divini precetti la fedelissima pratica di tutti i consigli evangeli, fin dalla vostra prima giovinezza, spontaneamente rinunciaste a tutte le fortune del mondo, che vi si promettevano distintissime dal vostro casato, dalla abbondanza delle vostre ricchezze e dalla singolarità delle vostre doti così di spirito come di corpo, ottenete a tutti noi la grazia di preferire agli agi del secolo la povertà del Vangelo, quindi non affezionarci giammai ai falsi beni del mondo, e di sempre usarne in maniera da non mai cercare con essi che la glorificazione di Dio, l’edificazione del prossimo,  e la santificazione di noi stessi, e così assicurarne quei veri tesori che niuna ruggine può corrodere e nessun ladro involare. Gloria …

II. Ammirabile santa Rosalia, che risoluta di ricopiare in voi stessa l’immagine più possibilmente perfetta del vostro unico bene, il Redentor crocifisso, vi applicaste a tutti i rigori della più aspra penitenza nella solitudine di una spelonca la più inospitale, in cui faceste sempre vostra delizia l’estenuare colle veglie e coi digiuni, il macerar coi flagelli la innocente vostra carne, e il render con continua orazione sempre più intima la vostra unione con Dio, il quale non lasciò mai di consolarvi colle sue più preziose comunicazioni, impetrate a noi tutti la grazia di domar sempre coll’esercizio dell’evangelica. mortificazione tatti i nostri ribelli appetiti, e di far sempre unico pascolo del nostro spirito la meditazione la più divota di quelle cristiane verità, che solo ci possono procurare il vero benessere in questa vita e la eterna beatitudine nell’altra. Gloria …

III. Ammirabile s. Rosalia, che, divenuta nella vostra vita vero spettacolo d’ammirazione al mondo, agli Angeli ed agli uomini; al mondo col disprezzarne le pompe, agli Angioli coll’emularne le prerogative, agli uomini coll’edificarli per mezzo delle vostre eroiche virtù, lo diveniste ancor maggiormente dopo la morte per la straordinaria potenza a voi da Dio conceduta di far cessare all’invocazione del vostro nome qualunque più orribile pestilenza, non che di provvedere a qualunque bisogno dei divoti a voi ricorrenti, per cui la vostra patria riconoscente a tanti vostri favori, non paga di acclamarvi come una special patrona, di ricoprire con preziosità inenarrabili la vostra salma, e di dedicare al vostro nome una delle più vaste basiliche della Sicilia, celebra in ogni anno con pompa straordinaria e con universale indescrivibile giubilo la vostra festa, impetrate a noi tutti la grazia di conformarci sempre agli esempi di chi col maggiore eroismo si dedica all’esercizio dell’evangelica perfezione, e di zelar sempre per tal maniera l’onor dei Santi da meritarci sempre distinta la loro protezione sopra la terra, e la beatificante partecipazione alla loro gloria nel cielo. Gloria

OREMUS.

Deus, qui beatam Rosaliam virginem e regalibus mundi deliciis, in montium solitudinem transtulisti, concede propitius, ut ejus meritis et patrocinio a sæculi voluptatibus in cælestium amore trasferamur, et ab iracundiæ tuæ flagellis misericorditer liberemur. Per Dominum, etc.

(O Dio che trasferisti la beata Rosalia vergine dalle delizie regali del mondo alla solitudine dei monti, concedi propizio che per i suoi meriti e con il suo patrocinio veniamo trasportati dalle voluttà del mondo all’amore del Cielo, e di essere liberati misericordiosamente dai flagelli della tua ira.)

IL SACRO CUORE DI GESÙ (57)

IL SACRO CUORE (57)

J. V. BAINVEL – prof. teologia Ist. Catt. Di Parigi;

LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ- [Milano Soc. Ed. “Vita e Pensiero, 1919]

PARTE TERZA.

Sviluppo storico della divozione.

CAPITOLO SESTO

MARGHERITA MARIA E I SUOI PRIMI COLLABORATORI.

Abbiamo visto, nella prima parte della presente opera, la divozione al sacro Cuore costituirsi nelle rivelazioni di Gesù a Margherita Maria e aprirsi dinnanzi ad essa grandiose prospettive di avvenire. Ci rimane da collocare questa divozione nello sviluppo storico; dire dell’attività apostolica della santa e dei suoi primi collaboratori, studiare il fiorire della divozione ch’ella aveva ricevuta dal cielo.

I. – STATO DELLA DIVOZIONE VERSO IL 1674

Margherita Maria non ha dovuto inventare la divozione al sacro Cuore; essa esisteva già. Prima di rivelarsi a lei, Gesù aveva scoperto il suo Cuore ad alcune anime privilegiate ed aveva mostrato loro le sue ricchezze. La pietà cristiana, meditando su la misteriosa piaga del costato, vi aveva visto il Cuore ferito, vi aveva visto il rifugio che esso offriva all’anima colpevole o tormentata e i tesori che racchiudeva; aveva visto la ferita d’amore nella piaga materiale; aveva visto infine il cuore divino amantissimo e amabilissimo, simbolo espressivo d’amore, immagine viva di tutte le virtù e della vita di Cristo. L’oggetto del culto era già dato. Il culto stesso esisteva con la maggior parte delle pratiche. Dopo i mistici erano venuti gli asceti, che ne avevano, se non organizzata la divozione, almeno indicati i diversi elementi che dovevano formarne la base, segnalato diversi esercizî che le convenivano. Apostoli ardenti, come il Lallemant e il P. Huby, l’avevano predicata e propagata, l’uno con la sua azione intima e profonda su alcune anime elette, l’altro nei suoi ritiri e nelle sue missioni, con la sua direzione e i suoi scritti. G. Eudes infine aveva presentato il sacro Cuore alla folla; prima attraverso e nel cuor di Maria, poi in una festa speciale del Cuore adorabile, in maniera che qui, come negli altri casi, si andava naturalmente da Maria a Gesù. – Il culto dunque esisteva, ben chiaramente per alcune anime privilegiate che ne vivevano; ma un po’ confusamente come veniva presentato al popolo nei libri e nella predicazione di S. G. Eudes e dei suoi discepoli; mescolato anche, ad elementi caduchi, che non potevano entrare nella corrente generale, della pietà cristiana; era, forse più preciso e più immediatamente pratico nel P. Huby, ma senza un aspetto dottrinale abbastanza largo, solido ed esposto in un manuale di questa divozione. Anche il movimento era relativamente poco esteso e profondo. Completamente dipendente dalle persone che l’avevano determinato, probabilmente non avrebbe continuato a diffondersi nella Chiesa, dopo la scomparsa di quelli che ne erano stati i promotori (Vedremo presto un esempio in prova di ciò: le Benedettine di Lione si ricordano vagamente che, in altri tempi, l’uffizio del sacro Cuore era stato concesso al loro Ordine. Probabilmente si tratta dell’Ufficio di S. G. Eudes. Anche le pratiche raccomandate dal P. Huby non risulta che abbiano continuato a vivere e propagarsi). Allora Gesù è intervenuto per animarlo, orientarlo, costituirlo in divozione vitale, larga, ed insieme precisa; precisa nel suo oggetto, nel suo fine, nel suo spirito, in alcune delle sue pratiche destinate a dare il tono: larga nelle sue manifestazioni e nella scelta dei suoi mezzi; tutto ciò con una fusione mirabile d’ideale e di ambizioni più elevate, di esercizi più semplici e di attrattive più vive per le diverse anime. Nello stesso tempo il soffio dello Spirito Santo e l’azione discreta di Gesù preparavano lo sbocciare del culto. I precursori si erano moltiplicati. Al momento stesso in cui Gesù sta per rivelarsi a Paray vivevano ancora molte anime a cui Egli si comunicava confidenzialmente; un po’ come un poeta legge prima a pochi amici l’opera che sta per dare al pubblico. Anche gli autori ne parlavano. Talvolta non sappiamo se si deve vedere, qua e là, un’aurora o uno splendore discreto del sole già alto: una influenza di S. G. Eudes o un’eco di Paray. Abbiamo già parlato del P. Huby, morto a Vannes nel 1693, apostolo infaticabile del sacro Cuore; ma senza poter dire con precisione se lo si deve far dipendere da S. G. Eudes, né se ebbe conoscenza delle, rivelazioni di Paray. Constatiamo soltanto che, da ogni parte, la divozione sembra fiorire spontaneamente nelle anime,. In Germania il P. Filippo Jeningen (1642-1704), l’apostolo della Svevia, riceveva favori insigni dal sacro Cuore e se ne faceva non solo il discepolo devoto, ma l’apostolo ardente. Seppe egli qualcosa di Paray o del movimento suscitato, in Normandia da S. G. Eudes, e in Bretagna dal P. Huby? Non si potrebbe dirlo. Siamo meglio informati sul santo arcidiacono d’Évreux, M. Boudon (1624-1702). Discepolo del P. Eudes, come lui arriva per mezzo del cuor di Maria al cuor di Gesù. Di lui abbiamo una consacrazione ai due santi Cuori che è bella e pia (Eccone la parte che riguarda direttamente il sacro Cuore: « O Gesù mio, è nel vostro Cuore, abisso d’amore, che io abbandono il mio essere e tutto ciò che io sono, che consumo ed anniento il mio misero cuore e tutti i suoi movimenti. No, io protesto in presenza di tutte le belle intelligenze del Paradiso, di tutti i santi dell’Empireo, e specialmente del mio Angelo custode, di S. Giuseppe e di S. Giovanni Evangelista, mio amico fedele, che io non voglio far più nulla per mio proprio movimento; che preferirei morire piuttosto che pensare un sol momento ad altri interessi che quelli del vostro Cuore glorioso, che voglio essere puramente il suo strumento, lasciandomi condurre a tutto ciò che Egli vorrà, non prendendo parte che ai suoi affari. Sì, o Cuore più che amabile, Cuor prezioso, Cuore inestimabile, quando dovessi esser privato del cielo e della tetra, io lo voglio, se deve andarne un solo atomo della vostra gloria. Voi sarete, per sempre, il mio caro tutto. Che io muoia, che viva, mi succeda ciò che può, non importa; io non penso, non voglio, non amo che Voi. Non chiedo niente, non voglio niente; tutto ciò che Voi volete è ciò che io desidero. Non voglio pensare che col Vostro pensiero, stimare che ciò che Voi stimate, vivere solo della Vostra vita. Mi unisco a tutti i Vostri disegni che la SS. Vergine, S. Giuseppe, gli angioli e i santi siano onorati; per questa unione io sono loro schiavo. O amore, o amore puro, o amore divino, annientatemi interamente nelle Vostre pure fiamme »). È datata dal giorno dell’Immacolata Concezione del 1651. Ma egli ebbe anche conoscenza delle rivelazioni di Paray e divenne l’ardente apostolo della nuova divozione. Ciò che egli ne dice è del più vivo interesse; è uno dei casi nei quali si vede chiaramente in contatto la divozione di S. G. Eudes e quella di santa Margherita Maria. È curioso che non colleghi l’una all’altra lui stesso; si direbbe che ha dimenticato Giovanni Battista passando a Gesù (Di fatto egli non dimentica la divozione eudista. Ma non vi sono, per lui, due divozioni al sacro Cuore. A proposito di una grazia fatta a Suor Maria Angelica della Provvidenza, di cui egli scrive la vita, parla del divin Cuore « fornace immensa di puro amore e abisso di carità infinite, sorgente di tutte le benedizioni ». Egli continua: « Noi dobbiamo lasciarci unire a questo Cuore divino… entrando nelle sue sante disposizioni… In questo Cuore divino si trovano tutte le virtù che sono necessarie e tutte le benedizioni del cielo e della terra. Tutti i Cristiani dovrebbero aver per Lui una divozione perfetta, applicandosi ad onorarlo, benedirlo, ringraziarlo, amarlo e glorificarlo in tutte le maniere possibili ». Parla della divozione quale l’ha ricevuta dal Padre Eudes, o quale l’ha trovata nel P. Croiset? Non saprei dirlo. Ma se queste righe sono anteriori a ciò ch’egli ha potuto sapere di Paray, non è di molto; poiché l’eroina è morta nel 1685. In altra parte si tratta della festa eudista. Vi è detto che « si celebra la festa, molto solennemente il 20 ottobre, nella chiesa del seminario d’Évreux ». Cosa concludere? Almeno questo: nell’anima di Boudon la divozione di Patay si è fusa con quella del P. Eudes come una sola, stessa cosa, E non è forse, perché egli non le distingue, ch’egli non pensa a collegarle?). Ecco ciò che scrive al suo amico fedele, Bosguerard: « Da pochi anni il nostro buon Salvatore ha fatto conoscere ad una religiosa della Visitazione della piccola città di Paray in Borgogna, che voleva stabilire in questo tempo la divozione del suo sacro Cuore e che, a questo scopo, si servirebbe dei Padri Gesuiti, che di fatto l’han già stabilita, non solo in Europa, ma nelle Indie e nel Canadà. Essi hanno scritto intorno a questa divozione un libro eccellente, pubblicato a Lione, dal quale sono stato commosso; e a Rouen è stato fatto un riassunto di questo libro che si vende da Hérault, al Palais (Il libro del P. Croiset era stato pubblicato senza il nome di autore. Il sunto di Rouen, opera, si dice, di una Visitandina, è del 1694, ciò che può aiutare a datare la lettera; l’Indulgenza è quella che Innocenzo XII accordò nel 1693, col breve del 19 maggio.). Io ho conosciuto per mezzo della mia stessa esperienza ciò che vi è notato: che nostro Signore farà grandi grazie a coloro che avranno divozione al suo sacro Cuore. Dobbiamo fare del nostro meglio, per cooperare allo stabilimento di questa divozione. Il Papa ha accordato l’indulgenza plenaria a tutte le case della Visitazione che ne celebreranno la festa e il nostro buon Salvatore ha rivelato a Santa Gertrude che riservava questa divozione per gli ultimi tempi ». – Egli mantenne la parola. Lo potremmo vedere anche solo dall’intestazione delle sue lettere. Fino da allora, egli scriveva: « Dio solo! Dio solo in tre persone, e sempre Dio solo nell’unione del nostro buon Salvatore Gesù Cristo. il Salvatore di tutti gli uomini ». Nei suoi ultimi anni scrive: « Dio solo… nella santa unione del sacro Cuore del nostro buon Salvatore, ecc. ecc. ». Ne parla spesso, ad ogni proposito. Vuol ringraziare? Lo fa per mezzo del sacro Cuore: « Prego con grande umiltà questo Cuore divino, infinitamente amante ed infinitamente amabile, che troviate in Lui le riconoscenze che io devo alla vostra gentile carità ». Vuol predicare la pace? Egli esorta a cercarla nel sacro Cuore: « L’anima che riposa unicamente in questo Cuore divino possiede una pace che oltrepassa ogni sentimento e che tutti gli uomini e i demonî insieme non potrebbero turbare. Così dimorare nel Cuor di Gesù, senza uscirne né per alcuna creatura, né per se stessi, vuol dire essere sempre contenti; fuori di questo Cuore amabile si è sempre inquieti ». In una parola, nella divozione al sacro Cuore egli ha trovato la base stessa del Cristianesimo: « Sì, mia cara sorella, scrive ad una religiosa della Visitazione, noi dobbiamo dimorare in questo divin Cuore, ma dimorare per sempre…, vivendo solo della sua vita, agendo solo per i suoi movimenti divini, soffrendo nell’unione delle sue sofferenze, ed in tal maniera che deve essere il Cuore del nostro cuore, l’anima della nostra anima e la vita della nostra vita… Per questo unitevi a lui in tutte le vostre azioni e sofferenze e in tutti i vostri stati, senza nessuna riserva; ma, unendovi nella sua santa unione, voi agirete; sempre per movimento della sua divina grazia, sempre soprannaturalmente, mai umanamente e per natura. Che l’amore del Cuore infinitamente amabile di Gesù domini senza riserva sopra tutti i movimenti dei cuori nostri. Che lo Spirito Santo, che l’ha animato, animi tutti i nostri; che Egli sia il principio di tutte le nostre azioni e la sola gloria d’Iddio solo ne sia la fine ». – Infine egli scrive nell’ultimo lavoro da lui pubblicato: « Proviamo una santa compiacenza, una gioia divina che la SS. Trinità trovi nel cuore di Gesù un amore infinito… Ma che faremo noi per amare questo Cuore infinitamente amante? Rimontiamo fino alla creazione del mondo, andando di secolo in secolo, vediamo tutti gli amori dei patriarchi, dei profeti, degli Apostoli, dei martiri, dei confessori, delle vergini e di tutte le creature mortali. Risaliamo nei cieli, vediamo tutti gli amori degli spiriti celesti e della loro grande Regina; uniamoci a tutti questi amori, a tutti gli amori che si sono avuti e che si avranno per questo divin Cuore; offriamogli tutti questi amori, ma di più l’amore infinito del Padre Eterno. Formiamo l’intenzione che tante volte noi respireremo, altrettanto noi continueremo questa unione per amare, con tutti gli amori, il Cuore infinitamente amabile dell’adorabile Gesù ». – Allora si rivolge direttamente al sacro Cuore: « O Cuore abisso d’amore, o mio Salvatore, vi chiediamo, per l’amore che vi ha fatto morir per noi, che noi moriamo per la dolce violenza del vostro puro amore. O morire o amare ed amare per non Cessar mai di amare ». Che l’autore, in tutto questo, sia sotto l’influenza del movimento partito da Paray, ce lo dice lui stesso, rinviandoci al libro, « dotto, ma pieno di unzione » del P. Croiset. Del resto fa un’allusione evidente a Margherita Maria quando scrive: « Il nostro buon Salvatore ha fatto conoscere a santa Gertrude e ad altre anime sante, che farà grandi grazie a quelli che avranno una divozione speciale al suo divin Cuore ». – Precorse santa Margherita Maria e fu tutta dedicata al sacro Cuore anche Suor Giovanna Benigna Gojoz (1615-1692), della Visitazione di Torino, di cui abbiamo già parlato; sembra che ella abbia predetto alla sua gloriosa sorella le cose meravigliose che Dio doveva compiere per Mezzo suo. E, prima di morire, seppe anche che la sua predizione si era compiuta. Mentre nostro Signore preparava così le vie a santa Margherita Maria, Egli stesso preparava la santa nel segreto, la preveniva fin dalla più tenera infanzia, la circondava con il suo amore, attento ai primi battiti del suo cuore perché fossero tutti per lui solo. Il 20 giugno 1671 ella entrava alla Visitazione di Paray, e Gesù cominciò tosto a rivelarle i segreti del suo cuore.  Margherita Maria ebbe conoscenza del sacro Cuore, avanti le rivelazioni di Paray? Fu sotto l’influenza di alcuni di quelli che ora vengon chiamati i suoi precursori? Conobbe le rivelazioni fatte a S. Gertrude, lesse alcune delle pagine nelle quali si parlava del sacro Cuore? Niente lo indica, ma niente ci indica il contrario. Avanti di entrare in convento ella doveva aver inteso parlare del Cuore ammirabile di Maria che il P. Eudes aveva ottenuto di far onorare nella diocesi di Autun, fin dal 1648. « Un giorno, nella festa del Cuore della SS. Vergine », lo nota essa stessa, ella vide il suo cuore, piccolo, piccolo, « e quasi impercettibile » fra i cuori di Gesù e Maria, e, mentre udiva queste parole: Così il mio puro amore unisce questi tre cuori per sempre, « i tre cuori non ne formarono che uno solo ». Potrebbe darsi che vi fosse qui un’influenza delle idee del P. Eudes. È la sola traccia che possiamo ritrovarne. – Nelle pratiche di divozione verso il sacro Cuore scritte di sua mano, ve ne sono alcune prese in libri di divozione che essa leggeva in convento, del P. Saint-Jure, del Padre Nouet, del P. Guilloré. Ma questo è posteriore alle rivelazioni. Ha potuto leggere e sentir leggere, fin dalla sua entrata in convento, i passi di san Francesco di Sales sul sacro Cuore, ma niente ci dice che ne sia stata colpita. Verso la fine della sua vita ella seppe delle visioni e delle rivelazioni della Madre Anna Margherita Clement e ne parla in una lettera al P. Croiset. Ma ne parla come in una scoperta da lei fatta allora, senza dubbio, leggendo e sentendo leggere la vita della venerabile Madre, che era stata pubblicata nel 1686. In breve, senza poter affermare nulla come certo, abbiamo motivo per credere che la santa non doveva ad influenze esterne la sua divozione al sacro Cuore di Gesù. Pare ch’ella non vi pensasse avanti la sua entrata in religione, l’apprese da nostro Signore.

IL SACRO CUORE DI GESÙ (56)

IL SACRO CUORE DI GESÙ (56)

J. V. BAINVEL – prof. teologia Ist. Catt. Di Parigi;

LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ-

[Milano Soc. Ed. “Vita e Pensiero, 1919]

PARTE TERZA.

Sviluppo storico della divozione.

CAPITOLO SESTO

MARGHERITA MARIA E I SUOI PRIMI COLLABORATORI

Abbiamo visto, nella prima parte della presente opera, la divozione al sacro Cuore costituirsi nelle rivelazioni di Gesù a Margherita Maria e aprirsi dinnanzi ad essa grandiose prospettive di avvenire. Ci rimane da collocare questa devozione nello sviluppo storico; dire dell’attività apostolica della santa e dei suoi primi collaboratori, studiare il fiorire della divozione ch’ella aveva ricevuta dal cielo.

I. – STATO DELLA DIVOZIONE VERSO IL 1674

Margherita Maria non ha dovuto inventare la divozione al sacro Cuore; essa esisteva già. Prima di rivelarsi a lei, Gesù aveva scoperto il suo Cuore ad alcune anime privilegiate ed aveva mostrato loro le sue ricchezze. La pietà cristiana, meditando su la misteriosa piaga del costato, vi aveva visto il Cuore ferito, vi aveva visto il rifugio che esso offriva all’anima colpevole o tormentata e i tesori che racchiudeva; aveva visto la ferita d’amore nella piaga materiale; aveva visto infine il cuore divino amantissimo e amabilissimo, simbolo espressivo d’amore, immagine viva di tutte le virtù e della vita di Cristo. – L’oggetto del culto era già dato. Il culto stesso esisteva con la maggior parte delle pratiche. Dopo i mistici erano venuti gli asceti, che ne avevano, se non organizzata la divozione, almeno indicati i diversi elementi che dovevano formarne la base, segnalato diversi esercizi che le convenivano. Apostoli ardenti, come il Lallemant e il P. Huby, l’avevano predicata e propagata, l’uno con la sua azione intima e profonda su alcune anime elette, l’altro nei suoi ritiri e nelle sue missioni, con la sua direzione e i suoi scritti. G. Eudes infine aveva presentato il sacro Cuore alla folla; prima attraverso e nel cuor di Maria, poi in una festa speciale del Cuore adorabile, in maniera che qui, come negli altri casi, si andava naturalmente da Maria a Gesù. – Il culto dunque esisteva, ben chiaramente per alcune anime privilegiate che ne vivevano; ma un po’ confusamente come veniva presentato al popolo nei libri e nella predicazione di S. G. Eudes e dei suoi discepoli; mescolato anche, ad elementi caduchi, che non potevano entrare nella corrente generale della pietà cristiana; era, forse più preciso e più immediatamente pratico nel P. Huby, ma senza un aspetto dottrinale abbastanza largo, solido ed esposto in un manuale di questa divozione. Anche il movimento era relativamente poco esteso e profondo. Completamente dipendente dalle persone che l’avevano determinato, probabilmente non avrebbe continuato a diffondersi nella Chiesa, dopo la scomparsa di quelli che ne erano stati i promotori (Vedremo presto un esempio in prova di ciò: le Benedettine di Lione si ricordano vagamente che, in altri tempi, l’uffizio del sacro Cuore era stato concesso al loro Ordine. Probabilmente si tratta dell’Ufficio di S. G. Eudes. Anche le pratiche raccomandate da p. Huby non risulta che abbiano continuato a vivere e propagare). Allora Gesù è intervenuto per animarlo, orientarlo, costituirlo in divozione vitale, larga, ed insieme precisa; precisa nel suo oggetto, nel suo fine, nel suo spirito, in alcune delle sue pratiche destinate a dare il tono; larga nelle sue manifestazioni e nella scelta dei suoi mezzi; tutto ciò con una fusione mirabile d’ideale e di ambizioni più elevate, di esercizi più semplici e di attrattive più vive per le diverse anime. – Nello stesso tempo il soffio dello Spirito Santo e l’azione discreta di Gesù preparavano lo sbocciare del culto. I precursori si erano moltiplicati. Al momento stesso in cui Gesù sta per rivelarsi a Paray vivevano ancora molte anime a cui Egli si comunicava confidenzialmente; un po’ come un poeta legge prima a pochi amici l’opera che sta per dare al pubblico. Anche gli autori ne parlavano. Talvolta non sappiamo se si deve vedere, qua e là, un’aurora o uno splendore discreto del sole già alto: una influenza di S. G. Eudes o un’eco di Paray. Abbiamo già parlato del P. Huby, morto a Vannes nel 1693, apostolo infaticabile del sacro Cuore; ma senza poter dire con precisione se lo si deve far dipendere da S. G. Eudes, né se ebbe conoscenza delle. rivelazioni di Paray. Constatiamo soltanto che, da ogni parte, la divozione sembra fiorire spontaneamente nelle anime. – In Germania il P. Filippo Jeningen (1642-1704), l’apostolo della Svevia, riceveva favori insigni dal sacro Cuore e se ne faceva non solo il discepolo devoto, ma l’apostolo ardente. Seppe egli qualcosa di Paray o del movimento suscitato in Normandia da S. G. Eudes, in Bretagna dal P. Huby? Non si potrebbe dirlo. – Siamo meglio informati sul santo arcidiacono d’Évreux, M. Boudon (1624-1702). Discepolo del P. Eudes, come lui arriva per mezzo del cuor di Maria al cuor di Gesù. Di lui abbiamo una consacrazione ai due santi Cuori che è bella e pia (Eccone la parte che riguarda direttamente il sacro Cuore: « O Gesù mio, è nel vostro Cuore, abisso d’amore, che io abbandono il mio essere e tutto ciò che io sono, che consumo ed anniento il mio misero cuore e tutti i suoi movimenti. No, io protesto in presenza di tutte le belle intelligenze del Paradiso, di tutti i santi dell’Empireo, e specialmente del mio Angelo custode, di S. Giuseppe e di S. Giovanni Evangelista, mio amico fedele, che io non voglio far più nulla per mio proprio movimento; che preferirei morire piuttosto che pensare un sol momento ad altri interessi che quelli del vostro Cuore glorioso, che voglio essere puramente il suo strumento, lasciandomi condurre a tutto ciò che egli vorrà, non prendendo parte che ai suoi affari, Sì, o Cuore più che amabile, Cuor prezioso, Cuore inestimabile, quando dovessi esser privato del cielo e della tetra, io lo voglio, se deve andarne un solo atomo della vostra gloria. Voi sarete, per sempre, il mio caro tutto. Che io muoia, che viva, mi succeda ciò che può, non importa; io non penso, non voglio, non amo che Voi. Non chiedo niente, non voglio niente; tutto ciò che Voi volete è ciò che io desidero. Non voglio pensate che col Vostro pensiero, stimare che ciò che Voi stimate, vivere solo della Vostra vita. Mi unisco a tutti i Vostri disegni che la SS. Vergine, S. Giuseppe, gli angioli e i santi siano onorati; per questa unione io sono loro schiavo. O amore, o amore puro, o amore divino, annientatemi interamente nelle Vostre pure fiamme »). È datata dal giorno dell’Immacolata Concezione del 1651. Ma egli ebbe anche conoscenza delle rivelazioni di Paray e divenne l’ardente apostolo della nuova divozione. Ciò che egli ne dice è del più vivo interesse; è uno dei casi nei quali si vede chiaramente in contatto la divozione di S. G Eudes e quella di santa Margherita Maria. È curioso che non colleghi l’una all’altra lui stesso; si direbbe che ha dimenticato Giovanni Battista passando a Gesù (Di fatto egli non dimentica la divozione eudista. Ma non vi sono, per lui, due divozioni al sacro Cuore. A proposito di una grazia). – Ecco ciò che scrive al suo amico fedele, Bosguerard: « Da pochi anni il nostro buon Salvatore ha fatto conoscere ad una religiosa della Visitazione della piccola città di Paray in Borgogna, che voleva stabilire in questo tempo la divozione del suo sacro Cuore: e che; a questo scopo, si servirebbe dei Padri Gesuiti, che di fatto l’han già stabilita, non solo in Europa, ma nelle Indie e nel Canadà. Essi hanno scritto intorno a questa divozione un libro eccellente, pubblicato a Lione, dal quale sono stato commosso; e a Rouen è stato fatto un riassunto di questo libro che si vende da Kérault, al Palais (Il libro del P. Croiset era stato pubblicato senza il nome di autore. Il sunto di Rouen, opera, si dice, di una Visitandina, è del 1694, ciò che può aiutare a datare la lettera; l’Indulgenza è quella che Innocenzo XII accordò nel 1693, col breve del 19 maggio.). Io ho conosciuto per mezzo della mia stessa esperienza ciò che vi è notato: che nostro Signore farà grandi grazie a coloro che avranno divozione al suo sacro Cuore. Dobbiamo fare del nostro meglio, per cooperare allo stabilimento di questa divozione. Il Papa ha accordato l’indulgenza plenaria a tutte le case della Visitazione che ne celebreranno la festa e il nostro buon Salvatore ha rivelato a Santa Gertrude che riservava questa divozione per gli ultimi tempi ». – Egli mantenne la parola. Lo potremmo vedere anche solo dall’intestazione delle sue lettere. Fino da allora, egli scriveva: «Dio solo! Dio solo in tre persone, e sempre Dio solo nell’unione del nostro buon Salvatore Gesù Cristo. il Salvatore di tutti gli uomini ». Nei suoi ultimi anni scrive: « Dio solo… nella santa ‘unione del sacro Cuore del nostro buon Salvatore, ecc. ecc. ». Ne parla spesso, ad ogni proposito. Vuol ringraziare? Lo fa per mezzo del sacro Cuore: « Prego con grande umiltà questo Cuore divino, infinitamente amante ed infinitamente amabile, che troviate in Lui le riconoscenze che io devo alla vostra gentile carità ». Vuol predicare la pace? Egli esorta a cercarla nel sacro Cuore: « L’anima che riposa unicamente in questo Cuore divino possiede una pace che oltrepassa ogni sentimento e che tutti gli uomini e i demoni insieme non potrebbero turbare. Così dimorare nel Cuor di Gesù, senza uscirne né per alcuna creatura, né per se stessi, vuol dire essere sempre contenti; fuori di questo Cuore amabile si è sempre inquieti ». – In una parola, nella divozione al sacro Cuore egli ha trovato la base stessa del Cristianesimo: « Sì, mia cara sorella. scrive ad una religiosa della Visitazione, noi dobbiamo dimorare in questo divin Cuore, ma dimorare per sempre…. vivendo solo della sua vita, agendo solo per i suoi movimenti divini, soffrendo nell’unione delle sue sofferenze. ed in tal maniera che deve essere il Cuore del nostro cuore, l’anima della nostra anima e la vita della nostra vita… Per questo unitevi a Lui in tutte le vostre azioni e sofferenze e in tutti i vostri stati, senza nessuna riserva; ma, unendovi nella sua santa unione, voi agirete sempre per movimento della sua divina grazia, sempre soprannaturalmente, mai umanamente e per natura. Che l’amore del Cuore infinitamente amabile di Gesù domini senza riserva sopra tutti i movimenti dei cuori nostri. Che lo Spirito Santo, che l’ha animato, animi tutti i nostri; che Egli sia il principio di tutte le nostre azioni e la sola gloria d’Iddio solo ne sia la fine ». – Infine, egli scrive nell’ultimo lavoro da lui pubblicato: « Proviamo una santa compiacenza, una gioia divina che la SS. Trinità trovi nel cuore di Gesù un amore infinito… Ma che faremo noi per amare questo Cuore infinitamente amante? Rimontiamo fino alla creazione del mondo, andando di secolo in secolo, vediamo tutti gli amori dei patriarchi, dei profeti, degli Apostoli, dei martiri, dei confessori, delle vergini e di tutte le creature mortali. Risaliamo nei cieli, vediamo tutti gli amori degli spiriti celesti e della loro grande Regina; uniamoci a tutti questi amori, a tutti gli amori che si sono avuti e che si avranno per questo divin Cuore; offriamogli tutti questi amori, ma di più l’amore infinito del Padre Eterno. Formiamo l’intenzione che tante volte noi respireremo, altrettanto noi continueremo questa unione per amare, con tutti gli amori, il Cuore infinitamente amabile dell’adorabile Gesù ». Allora si rivolge direttamente al sacro Cuore: « O Cuore abisso d’amore, o mio Salvatore, vi chiediamo, per l’amore che vi ha fatto morir per noi, che noi moriamo per la dolce violenza del vostro puro amore. O morire o amare, e morire ed amare per non cessar mai di amare ». Che l’autore, in tutto questo, sia sotto l’influenza del movimento partito da Paray, ce lo dice lui stesso, rinviandoci al libro, « dotto, ma pieno di unzione » del P. Croiset. Del resto fa un’allusione evidente a Margherita Maria quando scrive: « Il nostro buon Salvatore ha fatto conoscere a santa Gertrude e ad altre anime sante, che farà grandi grazie a quelli che avranno una divozione speciale al suo divin Cuore ». Precorse santa Margherita Maria e fu tutta dedicata al sacro Cuore anche Suor Giovanna Benigna Gojoz (1615-1692), della Visitazione di Torino, di cui abbiamo già parlato; sembra che ella abbia predetto alla sua gloriosa sorella le cose meravigliose che Dio doveva compiere per mezzo suo. E, prima di morire, seppe anche che la sua predizione si era compiuta (Vedi più sopra). Mentre nostro Signore preparava così le vie a santa Margherita Maria, Egli stesso preparava la santa nel segreto, la preveniva fin dalla più tenera infanzia, la circondava con il suo amore, attento ai primi battiti del suo cuore perché fossero tutti per Lui solo. Il 20 giugno 1671 ella entrava alla Visitazione di Paray, e Gesù cominciò tosto a rivelarle i segreti del suo cuore. – Margherita Maria ebbe conoscenza del sacro Cuore, avanti le rivelazioni di Paray? Fu sotto l’influenza di alcuno di quelli che ora vengon chiamati i suoi precursori? Conobbe le rivelazioni fatte a S. Gertrude, lesse alcune pagine nelle quali si parlava del sacro Cuore? Niente lo indica, ma niente ci indica il contrario. Avanti di entrare in convento ella doveva aver inteso parlare del Cuore ammirabile di Maria che il P. Eudes aveva ottenuto di far onorare nella diocesi di Autun, fin dal 1648. « Un giorno, nella festa del Cuore della SS. Vergine », lo nota essa stessa, ella vide il suo cuore, piccolo, piccolo, « e quasi impercettibile » fra i cuori di Gesù e Maria, e, mentre udiva queste parole: Così il mio puro amore unisce questi tre cuori per sempre, « i tre cuori non ne formarono che uno solo ». Potrebbe darsi che vi fosse qui un’influenza delle idee del P. Eudes. È la sola traccia che possiamo ritrovarne. – Nelle pratiche di divozione verso il sacro Cuore scritte di sua mano, ve ne sono alcune prese in libri di divozione che essa leggeva in convento, del P. Saint-Jure, del Padre Nouet, del P. Guilloré. Ma questo è posteriore alle rivelazioni. Ha potuto leggere e sentir leggere, fin dalla sua entrata in convento, i passi di san Francesco di Sales sul sacro Cuore, ma niente ci dice che ne sia stata colpita. Verso la fine della sua vita ella seppe delle visioni e delle rivelazioni della Madre Anna Margherita Clement e ne parla in una lettera al P. Croiset. Ma ne parla come in una scoperta da lei fatta allora, senza dubbio, leggendo e sentendo leggere la vita della venerabile Madre, che era stata pubblicata nel 1686. – In breve, senza poter affermare nulla come certo, abbiamo motivo per credere che la santa non doveva ad influenze esterne la sua divozione al sacro Cuore di Gesù. Pare ch’ella non vi pensasse avanti la sua entrata in religione, l’apprese da nostro Signore.

IL SACRO CUORE DI GESÙ (55)

IL SACRO CUORE (55)

J. V. BAINVEL – prof. teologia Ist. Catt. di Parigi;

LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ

[Milano Soc. Ed. “Vita e Pensiero, 1919]

PARTE TERZA.

Sviluppo storico della divozione.

CAPITOLO QUINTO

SFORZI SPECIALI PER ORGANIZZARE E PER DIFFONDERE LA DEVOZIONE

III. – S. GIOVANNI EUDES E IL CULTO PUBBLICO DEL CUOR DI GESÙ

S. Giovanni Eudes è stato, prima di tutto, l’apostolo della divozione al Cuor di Maria, ma ha avuto la sua parte nella diffusione della divozione al Cuor di Gesù, e questa parte oggi è riconosciuta da tutti. La Chiesa stessa, nel decreto sull’eroismo delle sue virtù, del 3 gennaio 1903, lo designa come « l’autore del culto liturgico dei sacri Cuori di Gesù e di Maria ». Il breve di beatificazione, è ancor più esplicito: « Ardente lui stesso di un amore singolare verso i Cuori santissimi di Gesù e di Maria, ebbe per il primo, e non senza una specie d’ispirazione divina, l’idea di un culto pubblico in loro onore. Si deve dunque riguardarlo come il padre di questo dolce culto, perché fino dalla fondazione della sua congregazione di preti, egli fece celebrare fra i suoi figli la solennità di questi cuori; come il dottore, poiché compose in loro onore degli uffici ed una Messa; come l’apostolo infine, perché, con tutto il suo cuore si adoperò per diffondere dappertutto questa divozione salutare » (Per questo paragrafo molto debbo al P. Dauphin, che ebbe tanta parte nell’edizione delle opere complete di S. Giovanni Eudes). Senza dubbio non bisogna spinger troppo le parole, né dar loro una portata maggiore di quella che hanno; e forse, qua o là, si è mancato un po’ di misura. Ma è una testimonianza considerevole che noi abbiamo in lui e bisogna guardarsi bene dall’attenuarla come dall’esagerarla. Le numerose pubblicazioni di questi ultimi anni hanno messo in piena luce l’uomo e la sua opera; la polemica, che, in generale, vive d’idee vaghe e di asserzioni appassionate, non ha più che da tacere davanti alla storia che porta fatti precisi e testi chiari, almeno in quel che riguarda il punto principale, l’azione personale di S. Giovanni Eudes. Nato a Caen, nel 1601, G. Eudes ebbe fin dall’infanzia, il più tenero amore per Gesù e per Maria; nei vent’anni del suo soggiorno all’Oratorio, la sua pietà si informò un poco secondo quella di Bérulle e di De Condren. Lesse S. Matilde e S. Gertrude, Lansperge e Luigi di Blois. Furon quelle letture che inspirarono la sua divozione ai cuori di Gesù e di Maria? O non fecero che nutrirla? Pare che non si sappia niente di preciso a questo proposito. Dal 1640 circa lo vediamo tutto dedicato ai sacri Cuori di Gesù e di Maria; a loro consacra le congregazioni che fondò nel 1641 e 1643, prescrisse loro degli esercizi speciali in onore del sacratissimo Cuore di Gesù, principalmente la salutazione celebre: Ave Cor sanctissimum. Ave Cor amantissimum Jesu et Mariæ. Fin dal 1646 fa loro celebrare solennemente la festa del santo cuore di Maria — vedremo poi che, per san G. Eudes, il Cuore di Maria non è mai separato dal Cuor di Gesù — prima il 20 ottobre, che consacrerà più tardi al cuor di Gesù, poi 1°8 febbraio che resterà riservato al Cuor di Maria; e compone per questa festa un ufficio che nel 1648 è approvato da alcuni Vescovi. La festa non rimane nell’interno della comunità. Nel 1648 il P. Eudes la celebra solennemente nella cattedrale d’Autun. Il movimento si propagò poi in diverse diocesi specialmente in Borgogna e Normandia sotto l’influenza di S. G. Eudes e della sua Congregazione. Una specie di terzo ordine, ch’egli fondò verso il 1650, le confraternite del santo Cuore che stabilì in molti luoghi, contribuirono a divulgare e far conoscere la sua cara divozione. Il libro si unisce alla parola e all’azione. Nel 1648 il P. Eudes pubblicò a Autun la sua opera: La divozione del santissimo Cuore e del santissimo Nome della B. Vergine Maria; la ripubblicò a Caen nel 1650. Nel 1654 gli Eudisti stabiliscono, nel loro collegio di Lisieux, una Congregazione della Santissima Vergine, sotto l’invocazione del suo santo Cuore, con un piccolo ufficio. Nel 1655 essi inaugurarono, nel loro seminario di Coutances, la prima chiesa costrutta in onore del Cuore di Gesù e di Maria. La divozione si diffuse anche a Parigi, in qualche gruppo d’anime, e sempre sotto l’influenza e la parola ardente del P. Eudes. Malgrado ostacoli di ogni sorta e calunnie, molti Vescovi stabilirono la festa, il libro riceveva approvazioni, le chiese si costruivano, le confraternite si moltiplicavano (1650-1668). Si faceva tutto ciò senza autorità di Roma; ma Roma, tollerava, allora, quelle iniziative episcopali. Nel 1668 si ottenne un’approvazione del cardinale di Vendòme, legato a latere. È vero che Roma, nel 1669, rifiutava la sua, ma per questo il culto non cessò di diffondersi in Francia. Dal 1670 esso ricevette uno sviluppo interno considerevole. Fino ad allora il P. Eudes non aveva proposto che una festa, non aveva composto che un ufficio. Il Cuor di Gesù vi era onorato nel e con il cuor di Maria, e l’ufficio nominava spesso il Cuor di Gesù. Dal 1660 circa queste menzioni del cuor di Gesù sono meno numerose, e l’ufficio è più esclusivamente quello del cuor di Maria. Il P. Eudes, senza dubbio, pensava fin d’allora a festeggiare a parte, con un ufficio speciale, il Cuor di Gesù. Nel 1670 egli riceveva l’approvazione dei teologi per la Messa e Ufficio del Cuore adorabile di Gesù. Lo stesso anno i Vescovi di Rennes, Coutances ed Évreux approvavano Messa e Ufficio e permettevano di celebrare la festa. È stato creduto, fino ai nostri giorni che la prima festa del sacro Cuore di Gesù sia stata celebrata a Rennes, nel seminario, il 31 agosto 1670; ma questa opinione non sembra sufficientemente accertata, e non si concilia con i fatti accertati. Soltanto il 20 ottobre 1672 la solennità deve aver avuto luogo; ed essa ebbe luogo, lo stesso giorno, in diverse città: a Coutances, a Évreux, a Bayeux, come a Rennes; in una parola da per tutto dove vi erano case della Congregazione, fuorché a Rouen, dove Mons. di Médavy, allora succeduto a Mons. di Harlay, non permise la festa che l’anno seguente. – I considerando di alcuni degli atti episcopali sono interessantissimi; è la prima volta che la Chiesa docente parla del sacro Cuore. Il Vescovo di Coutances, Mons. Di Loménie di Brienne, scrive nella sua lettera del 29 luglio 1670: « Il Cuore adorabile del nostro Redentore è il primo oggetto della dilezione e compiacenza del Padre di tutte le misericordie, ed essendo reciprocamente tutto infiammato di santo amore verso questo Dio di consolazione, ed essendo pure infiammato di carità verso di noi, tutto ardente di zelo per la nostra salute, tutto pieno di misericordia verso i peccatori, tutto riempito di compassione Verso i miserabili ed essendo esso il principe di tutte le glorie e le felicità del cielo e di tutte le grazie e benedizioni della terra e una sorgente inesauribile di ogni sorta di favori per coloro che l’onorano, tutti i Cristiani devono sforzarsi di rendergli tutte le venerazioni e adorazioni possibili ». Il Vescovo di Évreux, Mons di Maupas du Tour, esprime idee simili nella sua lettera dell’8 ottobre 1670: « Il Cuore adorabile di nostro Signore, essendo una fornace d’amore verso il suo Padre e di carità verso di noi e la sorgente di un’infinità di grazie e favori per tutto il genere umano, tutti gli uomini, specialmente tutti i Cristiani, hanno l’obbligo grandissimo di onorarlo, lodarlo e glorificarlo in tutte le maniere possibili ». Nel 1671 l’Arcivescovo di Rouen, che era ancora Mons. di Harlay, i Vescovi di Bayeux e di Lisieux, e l’antico Vescovo di Rodez, Abelly, si univano agli altri tre per approvare la festa e l’ufficio. Infine, il 29 luglio 1672 il Padre Eudes indirizzava alle sei case della sua Società una circolare stampata per ordinare loro di celebrare, d’allora in poi, come festa patronale, il 20 ottobre, la solennità del sacro Cuore di Gesù. La circolare comincia così: « È una grazia inesplicabile che il nostro amabile Salvatore ci ha fatto di donare alla nostra Congregazione il Cuore ammirabile della sua santissima Madre; ma la sua bontà, che non ha limiti, non arrestandosi lì, è andata molto più oltre dandoci il suo proprio Cuore per essere, con il Cuore della sua gloriosa Madre, il fondatore e il superiore, il principio e la fine, l’anima e la vita di questa Congregazione… Benché sinora non si sia celebrata una festa propria e particolare del Cuore adorabile di Gesù, tuttavia noi non abbiamo mai avuto l’intenzione di separare due cose che Dio ha unito così strettamente insieme, come sono il Cuore augustissimo del Figlio d’Iddio e quello della sua benedetta Madre. Al contrario, è sempre stata nostra intenzione, fin dalla fondazione della nostra Congregazione, di riguardare e onorare questi due Cuori come un solo e medesimo Cuore, in unità di spirito, di sentimento, di volontà e d’affezione ». – Il pio fondatore spiega in seguito « come la divina Provvidenza… ha voluto far precedere la festa del Cuore di Maria a quella del Cuore di Gesù, per preparare le vie, nei cuori dei fedeli, alla venerazione di questo Cuore adorabile »; e come « questa ardente divozione dei veri figli del Cuore della Madre d’amore… l’ha obbligata ad attendere dal suo amatissimo Figlio questo favore grandissimo, che Egli fa alla sua Chiesa, di donarle la festa del suo Cuore regale, che sarà una nuova sorgente di infinite benedizioni, per quelli che si disporranno a celebrarla santamente ». Segue un bel ragionamento su l’eccellenza della festa e l’eccellenza del suo oggetto. « Qual Cuore è più adorabile, più ammirabile e più amabile del Cuore di questo Uomo-Dio che si chiama Gesù? Quale onore mesita questo Cuore divino, che ha sempre reso e renderà eternamente a Dio (tanta) gloria ed amore!… Che zelo dobbiamo avere per onorare questo Cuore augusto, che è la sorgente della nostra salute, che è l’origine di tutte le felicità del cielo e della terra, che è una fornace immensa d’amore verso di noi, e che non pensa, notte e giorno, che a colmarci di un’infinità di beni e che infine si è spezzato… di dolore per noi sulla croce! ». Conclusione: « Riconosciamo dunque… la grazia infinita e il favore incomparabile di cui il nostro buon Salvatore onora la nostra Congregazione donandole il suo adorabilissimo Cuore col Cuore amabilissimo della sua santa Madre. Sono due Cuori inestimabili, che comprendono un’immensità di beni celesti e di ricchezze eterne, di cui la rende depositaria per spargerli in seguito, per Mezzo suo, nei cuori dei fedeli ». Margherita Maria non potrà esser più esplicita quando parlerà della missione confidata alla Visitazione e alla Compagnia di Gesù. – La festa così promulgata dal P. Eudes fu adottata da alcune Congregazioni religiose, specialmente, dal 1674 in poi, dalle Benedettine del SS. Sacramento, la fondatrice delle quali, Caterina di Bar, madre Matilde del SS. Sacramento, era devota al P. Eudes. Pure dal 1674 essa fu celebrata dalle Benedettine dell’Abbazia reale di Montmartre, presso il luogo dove, 200 anni più tardi, doveva innalzarsi la Basilica del sacro Cuore. L’ufficio da lui composto si diffondeva in pari tempo ed è quello, pare, di cui si servivano le Visitandine stesse in molti dei loro monasteri fin verso il 1750. – La festa fioriva naturalmente con le Confraternite. Ora, il P. Eudes ed i suoi, profittavano di tutte le occasioni per stabilirla. Ed è qui che interviene il Papa. Fin dal 1666 Alessandro VII approvava una Confraternita del Cuore di Gesù e Maria a Morlaix. Il P. Eudes ottenne, nel 1674 e nel 1675, sei Brevi di Clemente X in favore di Confraternite simili. Era almeno indirettamente una approvazione della divozione al sacro Cuore e i postulatori che verranno più tardi lo faranno notare. – Frattanto il P. Eudes lavorava alla grande opera in cui doveva mettere il meglio dell’anima sua e riassumere il lavoro di tutta la sua vita. Meno di un mese prima di morire egli scriveva: « Oggi 25 luglio 1680, Dio mi ha fatto la grazia di compiere il mio libro del Cuore ammirabile della santissima Madre d’Iddio ». L’autore morì il 19 agosto seguente e l’opera non fu pubblicata che nel 1681. La divozione al sacro Cuore non ne è il principale oggetto, come lo indica il titolo. Vi si tratta soprattutto del Cuor di Maria. Ma dei dodici libri che lo compongono, il dodicesimo è tutto consacrato al cuor di Gesù. È diviso in venti capitoli, otto meditazioni e litanie, e comprende quasi 100 pagine in-4°, su circa 700. Unendo a questo libro le nozioni generali, date nel libro primo, si ha, dice il P. Le Doré, « un eccellente trattato della divozione al sacro Cuore del Figlio d’Iddio ». Si vede che, per il P. Eudes, la divozione al Cuore adorabile di Gesù fiorisce, per così dire, sulla divozione al Cuore ammirabile di Maria dalla quale si è staccata a poco a poco. Fin dal principio essa le era unita come, secondo il pensiero del P. Le Doré, il sangue prezioso nel calice; essa le era unita ma nell’unità morale, nell’unità d’amore, nella conformità di vita e di affezione fra il cuore del Figlio e quello della Madre. Il P. Eudes dapprima non ha avuto in vista che questa unità morale dei due cuori: il Cuore di Gesù e il Cuore di Maria non formavano, per lui, che un sol Cuore. Perciò egli diceva il Cuore di Gesù e Maria, piuttosto che i Cuori. Tuttavia, egli è stato trascinato ad occuparsi distintamente dei due cuori. Allora vede veramente il cuore di carne, evidentemente non in se stesso, ma come simbolo; simbolo e focolare di tutta la vita intima del Cristo. Però troviamo in lui più spesso la metafora che il simbolismo; l’espressione un po’ confusa dell’amore e dell’uomo intimo per mezzo della parola Cuore, piuttosto che uno sguardo sul cuore di carne per leggervi l’amore. La devozione, come l’espone e la insegna il P. Eudes, non differisce essenzialmente da quella originata a Paray; ma abbraccia di più e si appoggia meno sul simbolismo del cuore. Anzi, per questa stessa ragione, essa è forse meno precisa nelle sue formule, meno concreta di aspetto, meno parlante alla folla. Il gran libro in cui essa è esposta non è fatto per renderla popolare. Il P. Eudes morì senza averlo pubblicato lui stesso, e la sua possente influenza non era più là per spingerlo… Non vi è dubbio che, se fosse vissuto, avrebbe adattato il suo lavoro, avrebbe resa la sua dottrina tale da essere più alla portata di tutti, staccando il dodicesimo libro o componendo con esso qualche opuscolo come fu fatto dopo la sua morte; ma questi tentativi stessi fecero perder di vista l’opera primitiva; quando Galliffet e Languet credono di citare il P. Eudes citano un’altra opera scritta senza dubbio da uno dei suoi discepoli. Il libro grande non fu pubblicato che nel 1833; e nel 1891 lo stesso Padre Le Doré, trovando lo « stile invecchiato », ha creduto suo dovere, per rendere più accessibile una dottrina « troppo poco conosciuta », « di cambiare talvolta alcune parole non più usate, sopprimere alcuni epiteti ed anche tagliare certe frasi troppo lunghe ». Malgrado questi inconvenienti, questo dodicesimo libro merita di essere conosciuto. Non possiamo darne, qui che una breve analisi, quasi un indice. È intitolato Del divin Cuore di Gesù. 1 titoli dei capitoli ne dicono assai chiaramente il soggetto:

1. Che il divin Cuore di Gesù è la corona della gloria del santissimo Cuor di Maria; ».

2. Che il divin Cuore di Gesù è una fornace di amore ardentissimo per il Padre Eterno;

3-4. Che il divin Cuore di Gesù è una fornace d’amore per la sua santissima Madre, le cui fiamme si dimostrano nei privilegi di cui l’ha arricchita;

5. Che l’amore infinito di Gesù per la sua Madre santissima riempie il suo divin Cuore di dolori amarissimi, in vista di quelli che penetreranno il suo Cuor verginale, al tempo della Passione:

6. Esercizio di amore e di pietà sui dolori del divin Cuore di Gesù e del sacro Cuore della sua beatissima Madre;

7. Che il divin Cuore di Gesù è una fornace di amore verso la Chiesa trionfante, militante e sofferente;

8. Che il divin Cuore di Gesù è una fornace di amore verso ciascuno di noi:

9.-10. Che il divin Cuore di Gesù è una fornace d’amore per noi nel santissimo Sacramento e nella sua santa Passione;

11. Che il Cuore di Gesù non è che una cosa sola col Cuore del Padre e dello Spirito Santo; e che il Cuore di queste tre divine Persone è una fornace d’amore verso di noi;

12. Che il divin Cuore di Gesù è un tesoro immenso; che è tutto nostro: e l’uso santo che dobbiamo farne:

13. Che il nostro amabile Gesù ci ama come suo Padre l’ama, e ciò che dobbiamo fare per amarlo;

14. Belle parole del santo dottore Lansperge, certosino, sul divin Cuore del nostro Salvatore, tolte dal capitolo 36 del suo libro sulla Milizia cristiana (Queste parole non sono di Lansperge, ma di Domenico di Treviri);

15. Il serafico S. Bonaventura che parla del divin Cuore di Gesù (Sunto dello Stimulus amoris, che, come si sa, non è di S, Bonaventura. Ne ho già citate alcune linee.);

16. Gli esercizî d’amore e di pietà verso l’amabile Cuor di Gesù tolti da diversi passi del libro di Lansperge, certosino, intitolato: Pharetra divini amoris, faretra dell’amore divino (Sono i testi citati più sopra, con qualcun altro.);

17. Altro esercizio d’amore verso il divin Cuore di Gesù, tolto dagli Esercizi di S. Gertrude su la preparazione alla morte;

18. Conversazione di un’anima santa nella solitudine col divin Cuore di Gesù;

19. Diversi altri fatti meravigliosi del divin Cuore di Gesù, riportati nel capitolo VI, del libro III della Vita di Suor Margherita del SS. Sacramento, religiosa carmelitana del monastero di Beaune, composta da un prete dell’Oratorio (Il P. Amelote. Vedi alcuni passi più sopra.);

20. Quante fiamme o aspirazioni di amore verso l’amabile Cuor di Gesù »

Seguono diciassette meditazioni in due serie: una serie di nove « per la festa del divin Cuore di Gesù »; un’altra di otto « sul divin Cuore di Gesù ». Queste meditazioni, in molti punti, ripetono ciò che è detto nei capitoli; ma in molti altri invece lo completano felicemente. Nell’insieme esse sono forse più istruttive e più pratiche che i capitoli stessi; la devozione al sacro Cuore vi è più palese e vi appare con i veri caratteri della devozione. Le prime tre si aggirano sulla festa del divin Cuore: disposizioni richieste per ben prepararsi a celebrarla; considerazioni e pratiche per il giorno della festa; gran favore che ci ha fatto nostro Signore donandocela; nella quarta consideriamo il Cuor di Gesù come nostro rifugio, nostro oracolo, nostro tesoro; nella quinta, come il modello e la regola della nostra vita. Sesta: « Che Gesù ci dona il suo Cuore per essere il nostro cuore ». Settima: « La profondissima umiltà del divin Cuore di Gesù ». Ottava: « Che il Cuor di Gesù è il Re dei Martiri ». Nona: « Che il Cuor di Gesù è il Cuor di Maria ». – Seconda serie. Prima meditazione: « Che la Santissima Trinità è viva e regnante nel Cuor di Gesù ». — Seconda: « Che il Cuor di Gesù è il santuario e l’immagine delle perfezioni divine ». — Terza: « Che il Cuor di Gesù è il tempio, l’altare e l’incensiere dell’amore divino ». — Quarta: « Che il Cuor di Gesù ci ama di un amore immenso ed eterno ». — Quinta: « Che il Cuor di Gesù è il principio della vita, dell’Uomo-Dio, della vita della Madre d’Iddio, e della vita degli figli d’Iddio ». — Sesta: « Tre Cuori di Gesù che non sono che un unico Cuore » e sono; « il Cuore divino, il Cuore spirituale, il Cuore santissimo del suo corpo divinizzato ». — Settima: « I miracoli del Cuor di Gesù ». Il mondo della natura, il mondo della grazia, il mondo della gloria. — Ottava: « Che il Cuor di Gesù è una fornace d’amore purificante, illuminante, santificante, trasformante e deificante ». – A queste meditazioni, il P. Eudes, ha aggiunto delle litanie del divin Cuore di cui alcune invocazioni mostrano che, se anche egli non insiste molto sul cuore di carne, tuttavia non lo dimentica; poiché esse ricordano la ferita d’amore, il colpo di lancia, e, secondo un’idea presa da S. Brigida, questo cuore spezzato dal dolore. – S. Giovanni Eudes ha lavorato per la divozione al cuor di Gesù forse più che con il suo libro, con l’ufficio e la Messa composti per la festa e l’ottava. L’opera, infatti, è originale e ricorda in certi punti, l’incomparabile ufficio del SS. Sacramento, per la fusione armoniosa di un pensiero ricco e profondo, dell’entusiasmo poetico, della pietà soave e solida tutta nutrita della Scrittura e dei santi Padri (Il ritmo, tuttavia, è lontano dalla pienezza e facilità delle composizioni di S. Tomaso, la rima si riduce spesso ad una semplice assonanza. S. G. Eudes. d’ordinario, si limita alle leggi della quantità classica, mentre i « ritmi» di S. Tommaso sono, come si sa, regolati dall’accento). I temi e i soggetti sono presso a poco quelli che abbiamo incontrato nel XII libro del Cuore ammirabile; ma, grazie in parte alle costrizioni del genere liturgico e del ritmo, l’espressione è più vigorosa e raccolta. Quanto allo spirito generale, è il più puro spirito della divozione al sacro Cuore, lo spirito d’amore, soprattutto; l’amore dell’uomo che vuol rispondere all’amore d’Iddio. Alcune strofe, a volte più o meno modificate, son state usate in altri uffici, questa, per esempio, che il P. Galliffet ha trascritta per il suo.

O Cor, amore saucium,

Amore corda saucia;

Vitale nectar caelitum,

Amore nos inebria

(Inno dei vespri:

O cuore d’umore

Ferite d’amore i nostri;

Nettare di vita ai Beati,

Inebriateci d’amore).

Ecco l’Invitatorio del Mattutino :

Jesu cor amantissimum venite adoremus: qui est amor et vita nostra (Venite, adoriamo il Cuore amantissimo di Gesù. Che è nostro amore e nostra vita).

Ed ecco l’Orazione:

Pater misericordiarum et Deus totius consolationis, qui, propter nimiam caritatem qua dilexisti nos, dilectissimi Filii tui cor amantissimum nobis ineffabili bonitate donasti, ut te uno corde cum ipso perfecte diligamus; præsta, quæsumus, ut cordibus nostris inter se et cum corde Jesu in unum consummatis, omnia nostra in caritate ejus fiant atque ipso interveniente Juxta cordis nostri desideria compleantur (« Padre di misericordia e Dio di tutte le consolazioni, voi, che, nell’eccesso d’amore con cui ci avete amati, ci avete donato, con bontà ineffabile il cuore del vostro amantissimo Figlio, perché noi si possa amarvi in unione perfetta con Lui, accordateci, ve ne preghiamo, che, consumati i nostri cuori nell’unione fra loro e col cuore di Gesù, la nostra vita sia tutta una vita d’amore fra Lui e noi, e che, per la sua intercessione, si compiano i giusti desideri dei cuori nostri! »). – Le antifone son tutte bibliche e non spirano che amore; sono spesso modificate in maniera da racchiudere la parola cuore. Le lezioni, sia bibliche, sia patristiche, sono scelte molto bene. E questa osservazione non è solo per quelle del giorno, ma anche dell’ottava. La Messa, infine, è una Messa tutta d’amore, tutta piena del sacro Cuore, del suo amore per Dio e per noi, del nostro amore per Lui. È una liturgia grandiosa e bella, che estenderà e prolungherà l’influenza del P. Eudes persino negli ambienti più imbevuti della divozione di Paray. Prova evidente, in mancanza di altre, che le due divozioni non si presentavano come distinte, giacché si cantava il sacro Cuore rivelato a santa Margherita Maria con le formule prese al P. Eudes. – S. G. Eudes ha così preparato il terreno; ha suscitato il movimento verso la divozione, ha parlato del Cuor di Gesù con amore, scienza e pietà; ne è stato il primo cantore liturgico; le confraternite da lui fondate in onore del cuore di Gesù e di Maria, hanno aiutato a  fondarne altre in onore del sacro Cuore; le approvazioni che egli ha ottenuto hanno incoraggiato a chiederne altre; ha istituita e propagata la festa, ed è lo dice il decreto 6 gennaio 1903 che introdusse la sua causa e lo dichiarò Venerabile, auctor liturgici cultus SS. Cordium Jesu et Mariæ. Infine prima e poi con santa Margherita Maria, prima e poi con i principali promotori della divozione, il P. Eudes è stato attaccato con Violenza dai Giansenisti, da tutti i nemici del Cuor di Gesù e del Cuor di Maria. Si può dire che su di lui hanno fatto le loro prove. Il culto quale si è propagato nel mondo, quale è stato approvato dalla Chiesa universale, è quello che fu rivelato a Margherita Maria; e, per concludere col P. Le Doré « la beata Margherita Maria è l’apostolo per eccellenza del sacro Cuor di Gesù; il P. Eudes fu scelto, prima di tutto, per esser quello del Cuor di Maria; ma sarebbe ingiusto di negare all’ardente missionario la gloria d’aver servito di possente ausiliario e di degno precursore alla beata Visitandina ».

IL SACRO CUORE DI GESÙ (54)

IL SACRO CUORE (54)

J. V. BAINVEL – prof. teologia Ist. Catt. Di Parigi;

LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ

[Milano Soc. Ed. “Vita e Pensiero, 1919]

PARTE TERZA.

Sviluppo storico della divozione.

CAPITOLO QUINTO

SFORZI SPECIALI PER ORGANIZZARE E PER DIFFONDERE LA DEVOZIONE

II. – LA COMPAGNIA DI GESÙ. IL CARATTERE DELLA SUA OPEROSITÀ (2)

Il ven. P. Luigi da Ponte (da Puente) (1545-1624), al dire del suo biografo, aveva fatto sua la pratica tanto raccomandata da Luigi de Blois, d’offrire ogni azione ed ogni pena a Dio, in unione di quelle di Gesù, pregando il divin Cuore di supplire a tutto ciò che loro mancava. Nelle sue Meditazioni, egli raccoglie devotamente tutto l’insegnamento tradizionale sulla piaga del costato e la ferita d’amore di cui essa è simbolo; ed è tutta la devozione al sacro Cuore nella teoria e nella pratica. – Il P. Luigi Lallemant (*1635), non ha pubblicato nulla ch’io sappia; ma egli ha esercitato una grandissima influenza sia con i suoi esempî e le sue istruzioni; sia con il libro della sua Dottrina spirituale, ove i suoi discepoli raccolsero e coordinarono i suoi insegnamenti. Il P. Champion, che fece stampare il lavoro, nella nota posta in testa al volume, dice: « Lo spirito di annientamento del Figlio di Dio, nell’incarnazione, era il modello di umiltà che egli si proponeva, ed il sacro Cuore del Verbo Incarnato era la scuola ov’egli imparava questa virtù. Ed in questa scuola e da questo divino Maestro, egli aveva imparata la sublime lezione d’umiltà, della dimenticanza di sé e della sepoltura nel Proprio nulla. Nel libro si tratta più volte del sacro Cuore: « Noi dobbiamo consultare nostro Signore su tutte le cose che si presentano alla nostra scelta, e considerare qual pegno esse hanno nel suo Cuore; poiché noi dobbiamo bandire dal nostro Cuore tutto ciò che vi troveremo che non è in quello di Gesù ». Per imparare a portare le croci, egli vuole che le riguardiamo « nel Cuor di Gesù Cristo che le ha scelte per noi e ce la Presenta », Raccomandando l’amore ed il desiderio del dispregio di sé, egli diceva. Per aver questo amore e questo desiderio del disprezzo, sogna andare ad attingerlo nel Cuore di Gesù Cristo, entrandovi spesso per considerare il Verbo annientato e la santissima umanità annientata nel nascondimento ». Questi brani, dimostrano un uomo in comunione intima con il cuor di Gesù ed abituato a raccomandare questo commercio intimo, come mezzo potente di perfezione. Senza poter affermare nulla né dare precisi particolari, sembra però, secondo una serie d’indizi convergenti, che questo Maestro della vita ascetica, la di cui azione sopra i suoi discepoli è stata così considerevole, abbia avuto una grande influenza nella diffusione della divozione durante la prima metà del XVI secolo: Maestro dei novizi, istruttore del terz’anno di probandato, sembra che egli l’abbia trasfusa nei suoi novizi e nei suoi terziari, che poi la Sparsero intorno a loro. Il P. Huby, il P, Surin, il p. Rigoleuc furono di questo Numero; e si può anche credere che uomini come san Giovanni Eudes, Bernières-Louvigny, ed anche, per mezzo del P. Bagot, Boudon ed altri subirono la medesima influenza. Ma i particolari precisi su questa azione nascosta non sono stati ancora raccolti con abbastanza cura per permettere conclusioni stabili. – Si è disputato molto sulla parte precisa che spetta al cuor di Gesù in un libretto scritto in ungherese, pubblicato a Vienna nel 1629, e di cui fu fatta una nuova edizione a Presburgo nel 1642, da P. Mattia Hajnal, gesuita ungherese (1578-1644). Eccone il titolo esatto, tradotto sulla traduzione latina letterale, che gentilmente han voluto far per me due gesuiti della Provincia di Ungheria: Piccolo libro per la divozione dei cuori, che amano il Cuor di Gesù. Consiste in pie incisioni (cordialibus imaginibus) e nella spiegazione delle incisioni, sotto forma di meditazioni e di preghiere. Ogni anima fedele, può impararvi il proprio stato, vergognoso, e pericoloso, prima della sua giustificazione; bello e sublime dopo, e così pure il modo ed il progresso (fluxum) di ogni giustificazione. Come si vede, testo e incisioni si riferiscono al cuore del fedele; tuttavia il cuor di Gesù non è assente completamente dal libro. Primieramente apparisce al principio, nel titolo; eppoi, contiene una prima meditazione sul cuor di Gesù. È intitolato: « Del cuore più nobile che vi sia al mondo, o del cuor di Gesù infiammato d’amore ». Vi si legge: « Sali o anima mia, sali al cielo, presso il tuo Salvatore…; e ricordati dell’ardente amore ch’Egli ha per il Padre suo e per te. Rifletti, o anima mia, sulla natura del fuoco di cui brucia questo divin Cuore; egli tende al cielo e vi solleva i cuori che consuma. Così il cuore di Gesù, sempre infiammato di questo fuoco si tiene continuamente alla presenza del Padre celeste. Non dimenticare, anima mia, che il nostro cuore brucerebbe ancora dello stesso fuoco, se non si fosse estinto nel cuore dei nostri progenitori; non dimenticare che, riacceso dal nuovo Adamo, alle fiamme del suo proprio cuore, si consumerebbe ancora, se il tuo peccato non avesse spento i suoi ardori. Anima mia, non ti allontanar più da questo focolare d’amore; immergiti in questo divin Cuore, e con lui prendi il volo verso il cielo! ». La preghiera risponde a queste pie riflessioni: « O Signore Gesù, l’immagine del vostro Cuore infiammato d’amore, è atta a riscaldare i nostri cuori indifferenti e colpevoli… Ve ne supplico, o buon Gesù, degnatevi di riaccendere nel mio cuore meschino la fiamma del vostro primo amore; degnatevi di associarmi. a coloro che io vedo, in quest’incisione, abbracciare con tanto zelo, la causa del vostro divin Cuore ».

Il P. Pietro Marie (1589-1645) pubblicava nel 1642 un libretto intitolato: La scienza del Crocifisso, ove spesso si parla del sacro Cuore. Egli dice alla regina, madre del re, nella lettera di dedica, che nel suo lavoro va « aprendo le piaghe e scoprendo i movimenti del cuore di Gesù Crocifisso ». La nona « considerazione » della prima parte è intitolata: « Il Crocifisso c’insegna di quale amore il cuore di Gesù Cristo bruciava per noi, ed a qual ricambio d’amore noi siamo obbligati ». Nella riflessione contenente le « cause che hanno potuto obbligar Gesù Cristo ad amarci » vien detto, a pagina 104, che, « come vi erano due nature (in Lui), la divina e la umana, vi erano pure due volontà e due cuori, il cuore e la volontà di Dio e quella dell’uomo e dell’umanità », e che « il cuore del Verbo, il cuor di Dio, dichiarava, insinuava, imprimeva nel cuore e nella volontà dell’uomo, l’amore ammirabile ch’Egli aveva per gli uomini, affinché il cuore dell’uomo e dell’umanità ne conservassero le impressioni, come la cera prende la forma del sigillo ». A_pagg. 105-108, seguono degli svolgimenti bellissimi sull’amore « del cuor di Gesù » per noi, quell’amore « che il cuore di Dio accendeva nel cuore dell’uomo in Gesù Cristo ». Il simbolismo del cuor di Gesù è qui cancellato come lo è nel P. Giuseppe e nel P. Le Gaudier ed in varie altre parti dove la parola cuore più che un simbolo, è una metafora. Nondimeno esso è sempre vivo, presente, e basta un’occasione favorevole perché ricompaia. È una osservazione che dovrei rinnovare ad ogni momento, se non supponessi che il lettore la tiene sempre presente. Il P. Vincenzo Caraffa (1585-1649), che morì poi generale della Compagnia di Gesù, ha lasciato varie opere di pietà, ove mostra molta divozione al cuor di Gesù. Nel suo libro intitolato: Il cammino del cielo, seconda parte, egli insegna al devoto di Maria la pia pratica di unire il suo cuore a quello di Gesù, tutti i giorni della settimana, per rendere omaggio alla Madre di Dio e domandarle qualche virtù. Ma soprattutto nel Mazzetto di mirra, o considerazioni diverse sulle piaghe di Cristo, egli è naturalmente condotto a parlare del sacro Cuore e ne parla molto. Eccone dei brani. « Primo libro, XXXI Considerazione. Le piaghe di Gesù Cristo, il nido del divino amore… Domandate di cambiare il cuore. O mio Gesù, datemi il vostro cuore! Oh come nel mio petto starebbe meglio di quello che lo anima! Se vi fosse, come amerebbe Voi che siete tanto amabile, giacché, essendo nel vostro, ama me, benché io non meriti che il vostro odio ».

« 3. Vivete d’ora innanzi… privo del vostro cuore, di quel cuore che non sa che di umano e di terra, pieno del cuore di Gesù Cristo, di un cuor ardente e divino. Oh il felice cambiamento, la felicissima sorte! Ma ricordatevi che il cuore che ricevete è un cuore ferito, per disporvi ad una vita simile alla sua ».

« Secondo libro, XLI Considerazione. La piaga del costato di Gesù Cristo, il propiziatorio dell’arca… O cuore amoroso di Gesù Cristo, principio di ogni nostro merito, nel quale noi siamo stati santificati, io vi adoro, vi venero e confesso altamente che è da voi che ho la vita ».

« Terzo libro, XXIV Considerazione. Entriamo nel cuore di Gesù Cristo per la piaga del costato ». « I. Il costato di Gesù Cristo, aperto da un colpo di lancia, è la porta per la quale entriamo nel suo amabilissimo Cuore ».

« 2. Ma questo domicilio del cuor di Gesù Cristo non domanda che il vostro cuore per alloggiarlo. Figlio mio, dammi il tuo cuore, per metterlo nel mio. Felice unione, gradito possesso, felicissima dimora nel cuore di Gesù Cristo! Certamente il nostro cuore, sempre famelico ed oppresso dall’inquietudine, non può saziare la sua fame, né trova il suo riposo che nel cuor di Gesù Cristo, che è come il suo centro. È dunque necessario che vi sia proporzione fra questi due cuori come fra il luogo ed il corpo che l’occupa. Ora, secondo quel che dice S. Bernardo, il cuore di Gesù Cristo, fu ferito due volte: la prima volta dall’amore, e poi dal dolore; primieramente, dunque, fu ferito spiritualmente; la seconda volta corporalmente… Nella stessa maniera, affinché il vostro cuore sia degno del cuor di Gesù, bisogna che vi si aprano due piaghe, d’amore e di dolore ».

Il P. Paolo de Barry (1585-1661) è forse anche più esplicito. Nel suo libro il Paradiso aperto a Filagia egli propone, come divozione per il 25 novembre, l’offerta del cuore di Gesù a Maria Santissima, come il dono più prezioso che si possa offrirle e come il più gradito: e, a questo proposito, suggerisce alla sua Filagia una bella preghiera ed una lode commovente al sacro Cuore. Ascoltiamola: « Filagia, voi non avete ancora nulla offerto alla vostra cara Madre e Signora, che valga questo dono del sacro Cuore; offritele dunque oggi il cuore del suo caro Figliuolo Gesù Cristo, per soddisfare alle vostre ingratitudini e per supplire alle debolezze del vostro servizio… e siate sicura che è questa una ricchissima offerta. Ve ne ho tracciato l’argomento; ripensatelo voi stessa accuratamente, e, sopra tutto, fate pensare il vostro cuore. Non crediate che sia questa una divozione inventata da me; è una lezione che S. Gertrude ricevette dal cielo… In seguito ella offrì alla Santissima Vergine il cuore del Figliuol suo… Ma mi avveggo Filagia che aspettate, per vostra quiete, ch’io vi suggerisca una preghiera a questo scopo. Sono contento di offrirvela; ditela di cuore e ripetetela spesso ». Segue la preghiera: « Regina del Cielo e della terra…, eccomi umilmente prostrata innanzi alla vostra divina maestà, per offrirvi un dono di cui non si conobbe mai l’uguale. Io vi offro il cuore amoroso di Gesù, vostro amabilissimo Figlio e mio adorabile Redentore. Non è questo il dono più ricco che possa offrire sulla terra? Questo divin Cuore vale più di millecinquecento milioni di mondi, anche se i mondi fossero pieni di Serafini; questo sacro Cuore vale più di tutti i cori degli Angeli e dei Santi, che potrebbero essere, se Dio li facesse uscire dal seno della sua onnipotenza. Questo cuore è il Cuore dei cuori, il Cuore tutto tenerezza, il Cuore quasi simile a quello dell’augustissima Trinità; ed è anche il Cuore che è sorgente vivificante delle più elette benedizioni, il più bell’oggetto di tutte le vostre compiacenze; perciò è questo Cuore che voglio offrirvi in dono ». Egli prega poi Maria di gradire quest’offerta e conclude: « Dal cuore di Gesù attendo la felicità ». Nel Santo favore egli suggerisce, fra le divozioni che più ci attirano i divini favori, una speciale « affezione alla piaga sacratissima del costato di Gesù Cristo » e indica più esplicitamente ancora una « singolare affezione al cuore di Gesù Cristo » e, a questo proposito, ricorda le dottrine tradizionali sul cuore di Gesù « dimora dei suoi amici», « asilo e rifugio nostro », « libro dei predestinati », « piazza d’armi, torre di abbondanza ». – Fedele alle sue abitudini, egli insiste soprattutto nella pratica: « Essendo i nostri cuori ciò che sono, ed il suo il Cuore per eccellenza… che sapremmo far noi di più glorioso che dar cuore per cuore, offrire a lui i nostri cuori ed amare sinceramente questo Cuore amabilissimo e degno dei più grandi ed assidui servizî di tutte le creature? », « Io riduco, aggiunge, questo amore che dobbiamo dimostrargli a quattro capi ». E comincia, con il dolce ricordo « di questa fornace d’amore e di questo cuore benedetto »; raccomanda di pregare nostro Signore per la bontà del suo Cuore…, protestando che non avremo amore né cuore che per Lui »; di ossequiare spesso il Sacro Cuore, e soprattutto in riparazione delle negligenze passate, finalmente « di offrirgli le mancanze nelle quali cademmo, attraverso le nostre buone opere… per ottenere il perdono », seguendo così la pratica tanto raccomandata da Luigi di Blois. – Il P. Paolo Lejeune (1592-1664), tornato in Francia dopo essere stato superiore della missione del Canadà, parlava spesso del Cuore di Gesù nelle sue lettere di direzione, parecchie delle quali sono state raccolte e pubblicate. La lettera 98.a della raccolta è intitolata: « Della unione del cuore con Gesù Cristo ». Ad ogni passo si tratta del Cuore di Gesù. « Mia reverenda Madre, il vostro cuore e quello di tutte le vostre figlie traspariscono nelle vostre lettere… Li ho tutti presentati a nostro Signore e li ho come chiusi nel suo Cuore, sul quale desidero di farne un sacrificio all’Eterno Padre. Ma, figliuola mia, fate attenzione che tutti i cuori si modellino sul cuor di Gesù Cristo; questo cuore adorabile dev’essere la regola dei nostri. Per questo Egli ci separa dal mondo per darci appunto mezzi più appropriati per formare i nostri cuori sul Suo, che è un Cuore di sacrificio, che non ama né ritien giammai nulla per sé, ma riporta tutto al Padre suo; che non ebbe mai un movimento di stima per se stesso… Egli non gustò alcun piacere per sè… Giammai questo amabilissimo Cuore si determinò, né si portò da se stesso a qualsiasi cosa… Questo Cuore sì pieno di luce e di rettitudine… aspettava quaggiù gli ordini del Padre suo, di S. Giuseppe e della sua santa Madre… Ohimè! Dove sono i nostri cuori quando si agitano…? Come son poco conformi, allora, al cuor di Gesù! ». Il P. Lejeune trovava in questo tutta una spiritualità: « Ah! mie care figlie, intendete voi bene questa alta e profonda spiritualità? ». In un’altra lettera egli raccomanda ad un’anima restìa a santificarsi, di offrirsi a Dio nel cuore di Gesù. Si potrebbe ancora additare un buon numero di scrittori che han parlato del cuor di Gesù. Suarez e Lugo fra i teologi; Maldonato, Tirinus, Cornelio e Lapide, Lorin e Baeza fra gli esegeti; Scribani, Binet, Nieremberg, Giacomo Rho, Leopoldo Mancini, Surin, Lyric, Rigoleuc fra gli autori ascetici, e molti altri ancora. Ma quattro o cinque meritano un’attenzione speciale, per la singolare importanza che prende in essi la divozione al sacro Cuore e quello che fecero per propagarla. Sono questi il P, di Saint-Jure, Druzbicki, Paullinus, Nouet, Huby. Il P. Giovanni Battista di Saint-Jure (1588-1657) ne parla specialmente in due passi e molto lungamente nel Libro degli eletti e nell’Uomo spirituale. Nel Libro degli eletti, c. 14; egli tratta ex professo della dimora nelle piaghe di nostro Signore, e cita interamente i testi classici su questo argomento. Sono quelli che noi incontrammo già nel corso di questo studio; quelli di san Bernardo sulla Cantica, quelli della Vitis mystica e dello Stimulus amoris, quelli del Manuale, detto di sant’Agostino. Val quanto dire che si tratta molto dei segreti del cuore amante manifestati dalle ferite corporali. Egli passa in seguito alla piaga del costato, che è « senza controversia la principale, non per essere stata la più dolorosa…, ma perché fu la più amorosa, essendogli stata fatta nel cuore, ove risiede l’amore, e per i misteri grandi che contiene ». Il pio autore spiega completamente questi grandi misteri e raccomanda una « particolarissima divozione a questa adorabile ed amorosa piaga », insistendo particolarmente sulla dimora nella piaga del costato e nel cuore di Gesù. « Ma, quando saremo in quel Cuore divino, che vi faremo noi? In che cosa bisognerà occuparci?… Io loderò, benedirò, adorerò, ecc. In quel Cuore mi consacrerò interamente a Lui; mi affiderò pienamente alla sua condotta…; avrò un orrore estremo de’ miei peccati, e mi dedicherò con tutte le mie forze all’esercizio delle buone opere; mi sforzerò di andare di virtù in virtù per salire alla perfezione alla quale Dio mi chiama… Ma, siccome questa piaga è quella dell’amore, perciò è in essa che si attende particolarmente all’amore, che si rinunzia a tutte le creature, e tutte le sregolate affezioni, e si ama eccellentemente nostro Signore ed il prossimo ». – Finalmente bisogna che noi moriamo « nel suo Cuore per andare da questo a unirci a Lui per tutta l’eternità, nello stato di gloria. E per dir tutto, siccome noi siamo nel Cuore di Gesù Cristo, atteso che l’amore estremo che Egli ci porta, là ci mette e là ci tiene inseparabilmente, così noi dobbiamo in quel Cuore far tutte le operazioni, e ciò sarà un mezzo eccellente per farle bene ». Come si vede, è questa tutta la vita cristiana, connessa all’esercizio della divozione al sacro Cuore. – Il P. di Saint-Jure ha sviluppato e spiegato ex professo, nell’Uomo spirituale, quello che qui indica rapidamente. Parlando dell’unione a nostro Signore come principio della vita spirituale, egli si domanda « come e dove deve farsi ». « Per il luogo, egli scrive, io dico che dev’essere il Cuore di nostro Signore, nel quale dobbiamo unirci strettamente a Lui. Ci siamo tutti di già…, poiché Egli ci ama tutti e l’amore alberga sempre nel cuore, come nel proprio domicilio, le persone amate. E di più, noi possiamo entrarvi e rimanervi con i nostri pensieri, come possiamo con lo spirito avvicinarci a qualcuno ed entrare nel suo cuore. È dunque là la nostra dimora, e non possiamo certamente averne una più ricca, più magnifica, più gradevole, più santa e più divina… Andiamo dunque, con gioia, ad abitare in quel cuore, per non uscirne mai più. Oh! Come è dolce e piacevole vivere ed operare in quel cuore! Si; anche operare, perché noi dobbiamo far tutte le nostre operazioni nel Cuore di nostro Signore e farvi assolutamente tutto ciò che facciamo, esercitandovi anche tutte le funzioni della vita purgativa, della illuminativa e di quella unitiva ». In questo quadro vastissimo si disegnano, lo sappiamo, tutti gli atti e gli esercizî della vita spirituale, dal primo fino all’ultimo scalino. Il pio autore li ricollega tutti al Cuor di Gesù, e spiega, con precisione e chiarezza, come ciò deve farsi. « E in primo luogo per la vita purgativa, considerate, esaminate e piangete i vostri peccati, domandatene il perdono a Dio, in quel cuore che altre volte ne concepì tanto dispiacere e ne fu trafitto dal dolore. Odiate e fuggite le più piccole offese ed i più leggeri difetti; in quel Cuore infinitamente santo, sovranamente puro e che ha grande avversione ed estremo orrore anche del più piccolo peccato veniale ». E continua così per la lotta contro noi stessi e il dominio, per le penitenze e le mortificazioni, per le prove dolorose, spirituali e temporali. « Se ogni sorta di prova accettiamo dal Cuore di Gesù, in esso si addolciscono grandemente e vi perdono tutta la loro amarezza e le loro malvagie qualità, per prenderne delle salutari; né più né meno delle acque, che, passando per le miniere, ne ritraggono la loro forza e le loro virtù, e divengono medicinali ». – « Per la vita illuminativa esercitate le virtù e le buone opere nel cuore di nostro Signore. Praticate la fede, in questo Cuore infinitamente sapiente e sperate in questo Cuore che vi ama perfettamente e che è liberale e misericordioso al di là di quel che si può pensare ». È così delle sue virtù, « Fate nel cuore di Gesù le vostre orazioni mentali e vocali, il vostro ringraziamento dopo la santa Comunione. Non potete scegliere un oratorio più raccolto; poiché questo Cuore santissimo è stato sempre elevato ed unito a Dio; vi sarete più attento e meno distratto che in ogni altro luogo ». – « In questo Cuore, che è tutto ardente di amore per gli uomini, amate il vostro prossimo ». – Seguono alcuni particolari sopra il perdono, la compassione e tutti gli altri doveri verso il prossimo, sempre nel Cuore amoroso, misericordioso e tollerante di nostro Signore. « A più forte ragione noi dobbiamo fare tutte le nostre azioni interiori ed esteriori in questo divin Cuore, con la moderazione, la dolcezza, la soavità e con le sue stesse intenzioni, in perfetta conformità e intera sottomissione a tutte le sue ispirazioni e ad ogni suo movimento ». – « Per la vita unitiva, finalmente, questo Cuore divino… è il vero santuario ed il migliore domicilio, ove essa si pratica eccellentemente », e qui pure seguono particolari e pratiche. « Ecco, conclude l’autore, quel che noi dobbiam fare nel Cuore di nostro Signore e come bisogna unirci a Lui ». – Né la teoria né la pratica, sono del P. di Saint-Jure; le abbiamo già incontrate ad ogni momento nel nostro cammino. Ma però la cosa non era forse mai stata spiegata in maniera così chiara né così ridotta alla pratica.

Il P. Gaspero Druzbicki (1590-1662) non fa della teoria, dà solamente qualche spiegazione breve e chiara, per servir di direzione nella pratica. Ma, tal qual è, il suo opuscolo intitolato: Meta cordium cor Jesu, è tuttavia un vero manuale di divozione al sacro Cuore, ricco e pio; esso fu il primo nel suo genere. È giusto che lo si descriva. Nel recto del frontespizio vi son tre testi della santa Scrittura: Pone me ut signaculum super cor tuum. — Fili, præbe mihi cor tuum. — Paratum cor meum, Deus. Segue poi una corta prefazione dov’è chiaramente indicata l’idea della divozione: « Gli esercizi verso il Cuore di nostro Signore G. C. che voi avete per le mani e sotto gli occhi, son rivolti particolarmente al Cuore corporeo di Gesù, al suo Cuore di carne, ma unicamente in quanto esso è informato dall’anima sua santissima che è in unità d’essere e di vita (consentit atque unitur) con il cuore spirituale ed interiore; in quanto sussiste ipostaticamente nella persona del Verbo ». Da queste condizioni dipende o, meglio, da questa sorgente scaturisce tutto il valore, l’attività, la ricchezza del cuore materiale. Verso questo cuore inteso in questo senso, è cosa salutare far ossequio d’amore, di culto, d’invocazione, ed altre pratiche di pietà e di divozione, e tutto ciò è salutare, ed anche secondo il Cuor di Gesù. Il libro contiene un piccolo ufficio del Cuor di Gesù, delle preghiere e delle aspirazioni a quel Cuore divino, alcuni punti di meditazione « sulle occupazioni, affezioni e patimenti » di questo Cuore; di certe maniere di servirsi di Lui per gli esercizi della triplice vita unitiva, illuminativa e purgativa, una litania d’immagini o di simboli da utilizzarsi in considerazioni ed affetti; un colloquio con il Cuor di Gesù; domande da fargli per sé e per gli altri; lodi a questo Cuore; le sue funzioni, luce di sapienza, fuoco d’amore; preghiere e suppliche fervorose a questo Cuore amante, a questo Cuore che soffre, a questo Cuore beato; virtù del Cuore di Gesù da studiare, da domandare; quello che noi dobbiamo al Cuore di Gesù; il salmo doxologico al sacro Cuore; alcune contemplazioni (o, meglio, dei punti di contemplazione) sul sacro Cuore, immagine, della Trinità, sede della divinità, cielo, fornace, sole, paradiso, sorgente, alveare di miele, banchetto ecc. ecc.; infine vi si trova un piccolo rosario alle piaghe di Gesù, tutto secondo lo spirito della divozione al sacro Cuore. Nelle nuove edizioni hanno aggiunto nel libro una bella preghiera alla piaga del costato e del cuore, tolta da un altro scritto dello stesso autore. Prima di questo, nessun altro libro aveva tanto e così direttamente parlato del Cuore di Gesù; nessuno aveva aperto tali e tante prospettive alla divozione. Ed anche dopo, fra tanti manuali, non se ne trova uno più pratico, più ricco, più suggestivo.

Il P. Giovanni Paullinus (1604-1671) nella sua opera Pia cum Jesu vulnerato colloquia ha un colloquio, il 21, pieno di slanci ammirabili sul sacro Cuore. Anche il titolo è significativo: Del Cuore amabilissimo di Gesù, ferito dalla lancia. Nel principio, il motto della Scrittura: Il vostro servo ha trovato il suo Cuore; poi seguono questi quattro versi:

O dulce, forte, grande cor

O cordium corona!

Da, quæso, Christe, da mihi,

Cor hoc habere cordi

(O dolce cuore forte e grande. O corona dei cuori – Datemi io ve ne prego, o Cristo – Di aver questo Cuore nel mio!).

È questo il senso generale del colloquio. Eccone qualche brano: « Ecco, o Gesù ferito, che il vostro servo viene a parlarvi cuore a cuore. Il suo cuore parla al vostro, e vi parla del vostro cuore e del suo destino… Il vostro Cuore è il santuario. della Santissima Trinità, è sacrosanto, ed il mio è un ricettacolo d’iniquità… Il vostro Cuore è la sede della sapienza, il mio è un abisso di aberrazione. Il vostro Cuore è una sorgente di grazie e di virtù, il mio è un pantano di sozzure e di vizi. Nel vostro Cuore regna la carità, nel mio domina la corruzione; nel vostro brucia la fiamma della divozione, nel mio vi è il freddo glaciale del torpore. Nel vostro Cuore si ha la pace continua, nel mio si agita il turbine e l’angoscia. Il vostro è sempre aperto dal lato del cielo e chiuso a quello della terra, il mio si apre solo per la terra e si chiude per il cielo. Il vostro Cuore risuona sempre delle lodi divine, nel mio non odo che gli importuni mormorii degli affanni. Il vostro è sempre fissato in Dio, il mio mi abbandona di continuo, fugge e si smarrisce…. Signore, che farò io? Dovrò cercarlo? Ma spesso lo cerco invano: è nascosto nel fango terrestre… Mi hai dunque detto che debbo cercarmi un altro cuore, e, grazie a Te mio Gesù, l’ho trovato. Vedo il vostro petto sacratissimo, aperto dalla lancia, e vi scorgo il vostro Cuore, o per dir meglio il mio cuore. Poiché Voi mi siete stato dato; tutto ciò che Voi siete, è mio; è dono del vostro Padre, dono di Voi stesso. Dunque il vostro Cuore è mio, e questo mi basta, non ne cerco altri!… Salve, dunque, salve, trono della divinità, abisso di grazie, tempio di gloria! Salve, delizie del Padre supremo, tabernacolo dell’eterno Figlio, santuario dello Spirito Santo! Salve, o Cuore della Madre divina (Deiparæ corculum) (È Gesù stesso che l’autore indica così non il Cuor di Maria. Noi troviamo altrove, specialmente in S, Giovanni Eudes, termini uguali: Gesù… il Cuor di Maria, ecc.), gioia degli Angeli, centro delle anime sante. Salve, amante dei cuori, dimora dei giusti, asilo dei peccatori. Voi siete la scuola della cristiana sapienza, il luogo di esercizio della vita perfetta, l’artefice della beatitudine eterna… Cambiarmi in Voi, dimorare in Voi, vivere e morire in Voi, non desidero altro! In Voi è tutta la mia gioia, la mia gloria, la mia virtù, il mio tesoro, le mie ricchezze, il mio riposo e la mia pace, la mia vita, la mia salvezza, ogni mio bene! O Gesù, o Gesù mio, permettete che l’anima mia entri nel vostro Cuore. Accordatemi un piccolo angolo (angulum) nel vostro Cuore… Voi che non escludete alcun peccatore, e voleste che la lancia vi aprisse un asilo per tutti… Il vostro Cuore, sulla croce, fu afflitto ed angosciato!… Allora, sì, proprio allora, o mio Gesù, io mi trovavo nel vostro Cuore, Voi pensavate a me, offrivate tutto il vostro sangue per me… Ho dunque ragione di rifugiarmi nel vostro Cuore, ove trovo il mio nome scritto; vi voglio vivere e morire… Vi prego dunque, per il vostro sacratissimo Cuore, e ve ne supplico, perdonate il mio ardire… Quale altro rimedio per la mia salvezza, quale altro pegno posso aver io oltre il vostro Cuore? Se mi risponderete, non mi allontanerò, mi siederò alla porta e busserò, finché Voi non mi aprirete, sia in vita che in morte. Poiché ora il vostro servo ha trovato il suo cuore, il quale finora, sotto il mantello dell’amor proprio, era nascosto negli imbarazzi delle cose terrene. Ma ora io lo nascondo, lo rinchiudo nel vostro santo costato; ora lo distacco e lo separo interamente da tutto ciò che non è Dio e cosa di Dio, o che a Dio non conduce; lo confido al vostro dolcissimo Cuore ed a questo lo consacro e lo dono… Fatelo grande, perché  tenga il mondo intiero per un nulla; fatelo alto, perché  disdegni tutto ciò che passa… Allora potrò dire, nella gioia e nella pace, ovunque e sempre, il vostro servo ha trovato il suo cuore, e, con il suo cuore la rettitudine del consiglio, la forza dell’anima, la purezza dello spirito, la grazia perfetta, la gloria suprema, le delizie celesti, la beatitudine eterna; poiché, con il cuore, ho altresì trovato il vostro e Voi stesso, Gesù mio ferito dalla lancia; ed in Voi ho trovato il mio Signore e il mio Dio, ogni mio bene! Io sono il servo del vostro Cuore; voi siete il Dio del mio cuore.

Il P. Giacomo Nouet (1608-1680) è, con il P. di Saint-Jure, uno di quelli che parlavano meglio del sacro Cuore; meglio di tutti, almeno avanti Croiset e Galliffet, egli ha spiegata la divozione e ne ha fatto come la teoria. Si può rilevare in lui moltissime volte nominato il sacro Cuore; ogni pagina ne è piena. In esso vi è però di più e di meglio di queste menzioni passeggere e d’occasione. Nell’Uomo d’orazione, al principio della terza parte consacrata alla vita gloriosa di Gesù Cristo, vi è una lunga Prefazione, ove non si tratta del sacro Cuore. Ecco come giunge a parlarne l’autore: poiché la principale disposizione nella quale dobbiamo entrare, durante il tempo pasquale, per seguir lo spirito e la condotta della Chiesa, è l’amor divino, che deve prendere il posto dell’amor proprio e distruggere in noi l’uomo vecchio, per darci una vita nuova, simile a quella di Gesù Cristo risuscitato, è importante di formarsene prima un’eccellente idea sul modello del sacro Cuore di Gesù e dell’amore stesso che Dio ci porta ». – E si tratta certamente del cuore di carne, poiché l’autore aggiunge subito: « Per questo Egli ha voluto il suo costato rimanesse aperto, anche dopo la sua Resurrezione, affinché noi possiamo entrarvi, per attingere il puro amore alla sua stessa sorgente, voglio dire in questo Cuore sacratissimo, in questo Cuore nuovo, in questo Cuore che rinnova ogni cosa, in questo Cuore ove S. Paolo vuole che i fedeli scelgano la loro dimora: Dio è testimone, egli dice, quanto io desidero che voi siate tutti nelle viscere di Gesù Cristo. Non ci poteva insegnare un luogo più proprio per imparare ad amare Dio e per meditare i misteri della sua vita gloriosa, che rispondono alla vita che noi chiamiamo unitiva. Entriamovi dunque, per trovar quei pascoli divini che nostro Signore promette alle pecorelle del suo ovile; stabiliamo in quel Cuore la nostra dimora, per mezzo di una solida divozione, fondata su quattro motivi, dei quali il primo riguarda la sua nobiltà e la sua eccellenza; il secondo le sue ricchezze ed i suoi tesori inestimabili; il terzo, le sue piaghe e le sue sofferenze; il quarto i voti e gli omaggi di tutti i santi, che ne hanno fatto il luogo delle loro delizie, per condurvi una vita santa, una vita divina, una vita nuova ». Ciascuno di questi motivi è oggetto di un paragrafo distinto, il cui insieme riassume l’insegnamento tradizionale, e fornisce, nella teoria e nella pratica, una dottrina completa della divozione. – Vorrei qui riportar per intero queste belle pagine che Galliffet stesso non sorpasserà poi. Eccone, almeno,  una breve analisi. Per mostrare « l’eccellenza e la nobiltà del sacro Cuore di Gesù », Nouet ne segnala dodici prerogative: la sua origine Verginale, la sua unione con « l’anima più bella che Dio abbia tratta dai suoi tesori », la sua sussistenza nella persona del Verbo, che ne ha fatto il cuore di un Dio, la sua santità divina, la sua vita teandrica, le compiacenze che vi prende il Padre celeste, la dimora del Verbo in Lui ed il riposo che vi prende lo Spirito Santo, come nel suo capolavoro: « Egli è il cuore della Chiesa, il primo organo dell’onnipotenza divina, il trono della gloria di Dio e l’altare del gran sacrificio, e finalmente, il re di tutti i cuori, e per la sua grandezza, per il suo potere e per il suo merito ». Ciascuna di queste prerogative, inspira all’autore qualche riflessione breve, ma penetrante, in favore della divozione e sulla maniera di praticarla. – Egli ci scopre le « ricchezze spirituali, immense, che noi troviamo nel cuore di Gesù per mezzo di cinque considerazioni. 1. Nel cuor di Gesù, sono stati formati tutti i disegni della nostra salute. 2. In quel Cuore la Chiesa fu concepita e per conseguenza tutti i fedeli debbono amarlo, come il luogo della loro nascita. 3. Noi troviamo, in quel Cuore, tutte le armi proprie alla nostra difesa, tutti i rimedi per la guarigione delle nostre malattie, tutti i soccorsi contro gli assalti dei nostri nemici…, ogni grazia, ogni giustizia, ogni santità, ogni gloria, il Paradiso stesso! 4: Vi posso dire di essere debitore a questo Cuore amabilissimo, di tutte le obbligazioni particolari che ho, per ogni parte del suo corpo che soffrì per la mia salute. Egli pianse con i suoi occhi divini etc…. Fu l’amore che animava questo Cuore sì grande, fu questo cuore che era infiammato d’amore che spinse Gesù a far tutto ciò che fece in nostro favore… 5. Questo Cuore adorabile, non respirava che per me, non sospirava che per la mia salvezza, non aspirava che a darsi a me ». « E questo Cuore divino, il cuore di Gesù, può esser mio, è anzi mio! » « Me ne voglio dunque servire; conclude il pio autore, per amare il mio Salvatore, per benedirlo, e per ringraziarlo. Ne voglio fare un tempio per adorarlo, una vittoria per potergliela sacrificare, un fondo per pagare tutti i miei debiti e soddisfare ad ogni mio dovere. Qua e là, nelle considerazioni che precedono, come in quelle che seguono, il dettaglio fisiologico può esser talora inesatto; l’idea fondamentale però è sempre bella e vera ». – A proposito delle « piaghe e sofferenze del sacro Cuore di Gesù », noi abbiamo qui la dottrina tradizionale, ma sempre con un accento tutto personale di unzione e di pietà. Ferito d’amore, ferito di compassione, ferito di dolore per i nostri peccati, Gesù volle esser ferito dalla lancia per aprirci l’ingresso nel suo Cuore. Segue un bello svolgimento su questa piaga, «la più bella, la più amabile e la più preziosa di tutte le piaghe che il Figlio di Dio abbia mai ricevute ». E come conclusione, vi è una bella preghiera. « O Cuore divino, cuore amoroso, cuore santissimo, cuore donato, abbandonato, sacrificato ed immolato all’amore degli uomini, io non voglio vivere più che per rendervi un amore reciproco e darmi irrevocabilmente a Voi. O ferita amorosa, dalla quale stillano l’acqua ed il sangue, per il rimedio di tutte le mie debolezze, voi ferite il mio cuore, con la vista di tante pene, di tanti prodigi e misteri. O divino costato, ove il ferro e l’amore hanno aperto una breccia sì favorevole, ricevete il mio cuore insieme a quello di Gesù… Salvator mio, voi non disprezzate un cuore contrito ed umiliato, spezzate dunque con il dolore il mio, per farlo entrare nel vostro, per far così di due cuori un cuor solo. Che se il mio non vi sembra puro abbastanza, toglietemelo, ve ne supplico, affinché io non viva più a me stesso; datemene uno nuovo, perché io viva una vita nuova; accordatemi il vostro, affinché io non viva più che per voi. Ah! io non voglio amar più nulla fuori del vostro cuore, che mi ha amato più della stessa vita! ». Questa bella preghiera finisce con una solenne consacrazione al Cuore di Gesù. « Io lo dico in presenza della divina Maestà, in presenza della beatissima Vergine Maria, il cui cuore non fece altro che amare il Cuore adorabile del suo divin Figlio; lo dico alla presenza di tutti i Santi, che non trovano né piaceri né delizie che nel cuore di Gesù. Io dedico e consacro il mio spirito, la mia memoria, la mia volontà, il mio corpo, l’anima mia e tutto ciò che sono, al suo onore, rinunziando a tutto ciò che può impedirmelo… Cuor di Gesù, Cuore adorabile, Cuore più grande e più santo di tutti i cuori, io lascio tutto per Voi, io dono tutto per Voi, io non fo più conto di nulla che di Voi; e, come Voi siete tutto mio, io voglio essere eternamente tutto Vostro. Così sia ». – Non si direbbe qui di ascoltare santa Margherita Maria e il beato de la Colombière? La Veggente di Paray leggeva Saint-Jure e Nouet; e si è creduto di riconoscere, qua e là nei suoi scritti, l’eco del loro pensiero, qualche volta anche le loro stesse espressioni. Non è dubbio che essi hanno esercitata grandissima influenza nella preparazione e nella elaborazione dei materiali che il lume divino rischiarava nella coscienza della santa, durante la sua lettura. – A proposito del quarto motivo, che è la « divozione di tutti i Santi verso il Cuore santissimo di Gesù », Nouet spiega, in primo luogo, in termini che sembrano ispirati da Saint-Jure, come: « un Cristiano non debba esser senza domicilio, errante e vagabondo nel mondo ». Ma « ove lo cerca, non ne trova uno più vantaggioso di quello del Cuor di Gesù ». E come fare per dimorarvi? « Lo impareremo dai Santi, l’esempio dei quali è un potente motivo per eccitarci alla divozione; ed è altresì un’istruzione salutare per insegnarcene la pratica ». Qui l’autore raccoglie molti esempi e testi tradizionali e conclude: « Venite, dunque a questo divin Cuore, con sicurezza, all’esempio dei Santi, e cercate di seguire le invenzioni meravigliose, che la divozione suggerisce loro per onorarlo ». Queste invenzioni le riduce « a quattro capi principali, che ne contengono la pratica ». « In primo luogo, avvicinatevi al cuor di Gesù in ispirito di penitenza… In secondo luogo, avvicinatevi a Lui in ispirito di raccoglimento e d’orazione. In terzo luogo venitevi come al Vostro rifugio in ispirito di confidenza per dimenticare le vostre tristezze, i vostri dispiaceri e disgusti, le vostre pene e le vostre noie in questo abisso di dolcezze e di bontà… In quarto luogo, venitevi in ispirito di fervore per impararvi la pratica di tutte le virtù e sopra tutto dell’amore divino, che è il centro della vita unitiva, alla quale tendono, principalmente, tutti i misteri della vita gloriosa di Gesù Cristo ». Nei paragrafi precedenti noi trovammo già indicati insieme con i motivi di onorare il sacro Cuore, anche i mezzi e gli esercizi pratici. Tuttavia l’autore consacra un paragrafo speciale al mezzo di unire il nostro cuore a quello di Gesù ed il nostro amore al suo, per mezzo di una perfetta somiglianza ». Gesù desidera questo più di tutto. Guardiamo dunque in Lui stesso « il modello sul quale noi dobbiamo formarci, se vogliamo essere secondo il Suo cuore ». 1. Egli è tutto amore. « Desideriamo dunque di amare Dio con tutti noi stessi…. ; se fosse possibile, che tutto il nostro essere si converta in una vera fiamma di amore ». 2. Egli è in tutto e dappertutto amore. « Dunque dobbiamo amar tutti. La carità non fa che una sola famiglia del Cielo e della terra ». 3. « Egli è eternamente amore ». Dunque non dobbiamo amare che Dio nella creatura, e non dobbiamo amar la creatura che per Dio. L’autore aggiunge poi che « bisogna misurare la carità, per le quattro dimensioni che S. Paolo c’insegna, e cioè per la sua altezza, per la sua lunghezza, per la sua larghezza e per la profondità, per discernere la vera carità dal falso amore, senza ingannarci ». – E conclude: « Osservate bene questo modello e, nelle meditazioni che farete durante questo tempo, cercate di ritrarne una buona copia… Quando andrete all’orazione persuadetevi che andate alla conquista del Cielo, che Gesù Cristo vi ha aperto: ma che, avanti d’unirsi a Voi, Egli vi domanda se il vostro cuore è retto, come il suo, poiché nulla Egli gradisce di più che la corrispondenza e simpatia delle vostre affezioni con le sue. Egli vi chiama, per farvi riposare sull’amoroso seno della sua provvidenza; non turbate dunque il suo riposo con le vostre inquietudini e le vostre disordinate passioni. Egli vi presenta il suo costato aperto per guarir le piaghe dell’anima vostra, per rianimare la vostra fede, per infiammare il vostro amore; non resistete dunque alle sue attrattive. Finalmente Egli è disposto a darvi il suo Cuore, che è il tesoro di tutti i beni del Cielo, a condizione che voi gli diate il vostro; non ricusate questo scambio, che è per Voi tanto vantaggioso; dategli il vostro cuore intero, senza riserva alcuna; pregatelo di purificarlo, di illuminarlo, di trasformarlo, per renderlo perfettamente simile al suo, in maniera che Egli lo possieda assolutamente e ne sia sempre il padrone ». – Si vede bene, senza bisogno d’insistervi, con quale pienezza, chiarezza, precisione e profondità ci è qui presentata la divozione al sacro Cuore. Due passi, però, mi sembra che meritino di essere notati particolarmente, In primo luogo è bastato al P. Nouet di procedere nel senso di S. Ignazio per trovare il sacro Cuore. Già avevamo notato qualche cosa di simile in Alvarez de Paz. Questi due esempi, meglio di molte discussioni, ci possono aiutare a precisare giustamente la relazione fra la spiritualità di sant’Ignazio e questa divozione. Secondariamente poi si deve notare che il P. Nouet ha posto questo trattato della divozione al sacro Cuore in principio della parte che riguarda la vita gloriosa di Gesù; non di quella dolorosa. È questo un indizio, fra molti altri, che la divozione al cuore di Gesù si costituisce sempre più in una divozione speciale, distinta dalla divozione alle cinque piaghe ed alla Passione; è questa propriamente la divozione all’amore per ottenere l’amore. Queste belle pagine non contengono tutto il contributo dato dal P. Nouet a questa divozione. Nella prefazione della quinta parte delle Meditazioni, consacrata alla « vita di Gesù che conversa con gli uomini », più volte si accenna al sacro Cuore. Al N. 8, è detto: « Qual piacere più grande può desiderare un’anima, che si occupa seriamente della sua salvezza e della sua perfezione, che di esser con Gesù Cristo, che è l’amico fra tutti più fedele e più dolce, di lavorare con Lui, di agire di concerto e di intelligenza con Lui; di vivere, se si può dire, nel suo sacro Cuore, o almeno di vivere secondo il suo Cuore? Oh! come le verità appariscono anche più belle ed attraenti in questo esemplare! » Al N. 13: « Al principio d’ogni vostra azione, elevate il vostro spirito a Gesù, e con sguardo semplice ed amoroso, osservate com’Egli faceva, durante la sua vita, quello che voi siete per fare, e in qual modo le farebbe, se fosse al vostro posto. Animate questo sguardo del desiderio ardente di piacergli, di accontentarlo e di onorarlo. Unite il vostro Cuore al suo, la vostra alla sua azione, per trarne forza e vigore e compierla nel suo spirito » Fra i Trattenimenti sulla Divozione verso nostro Signore Gesù Cristo, 3° parte, si possono notare i trattenimenti per la 22° settimana dopo la Pentecoste. Quello del martedì è intitolato: Che il cuore di Gesù Cristo è il trono dell’amore divino, ove l’Eterno Padre regna assolutamente; quello del mercoledì: Che il cuore di Gesù è il capolavoro dello Spirito Santo, che non è che amore; quello del giovedì: Che il cuore di Gesù Cristo è unito personalmente al Verbo, che è il principio dell’amore; quello del venerdì e del sabato: Della singolare eccellenza del sacro Cuore di Gesù Cristo e del suo ardentissimo amore verso Dio. Benché tali considerazioni siano tutte bellissime, non possiamo però fermarci su di esse. Notiamo solamente qualche tratto della divozione. Anzitutto, il ricorso alla mediazione del sacro Cuore: « Se il nostro cuore è troppo basso per amare ed onorare un Dio così grande, noi possiamo soddisfare ai nostri doveri onorandolo ed amandolo nel cuore di Gesù. Poiché infatti è nostro il suo divin Figliuolo che ce l’ha dato; e noi l’offriamo a Lui con umiltà, per supplire alla nostra impotenza, Egli ne sarà contento e soddisfatto ». Alla fine di una bella considerazione che tratta della stretta « corrispondenza fra lo Spirito Santo e Gesù Cristo » e « della simpatia di questi due cuori, che non si danno mai l’uno senza l’altro », si ha la seguente preghiera: « Mio Dio, create in me un cuor puro e rinnovate uno spirito retto nelle mie viscere (Ps., L, 12); lo so che colui che vi ama con cuor puro ha il dono, possiede il pegno della vita eterna, ha il carattere dei predestinati; datemi dunque il vostro Cuore che è la sorgente di ogni purezza… Datemi il vostro spirito per guidarmi; datemi il vostro Cuore per obbedire e seguirlo nella mia condotta; datemi l’uno e l’altro, per amarvi nell’eternità. Amen ». – Il P. Vincenzo Huby (1608-1693) ha scritto molto meno del P. Saint-Jure e del P. Nouet; egli fu più di tutto un missionario e un uomo d’azione. Non cercheremo dunque in lui lunghe spiegazioni scientifiche sul sacro Cuore, quali le abbiamo trovate in questi autori, ma i suoi scritti, come i suoi atti, non solamente dimostrano in lui un devoto del Cuor di Gesù, ma altresì un apostolo di questa divozione. Disgraziatamente vi sono ancora molte questioni da risolvere sulle quali i missionari bretoni, successori del P., Huby e che io ho interrogato, non hanno potuto fornirmi gli schiarimenti desiderati. Dobbiamo accontentarci dunque di testi sparsi qua e là, in due piccole raccolte molto incomplete degli scritti del grande missionario e direttore di anime, ed anche di preziose indicazioni, qualche volta però vaghe ed oscure, dateci dal suo discepolo e biografo, il P. Champion. Tutti gli scritti del P. Huby sono secondo lo spirito della divozione al sacro Cuore; tutto vi parla d’amore e conduce all’amore. Spesso vi è nominato espressamente il Cuore di Gesù. A proposito della contrizione si legge nel Ritiro: « Voi servirete di supplemento al mio amore ed alla mia contrizione, o cuore adorabile di Gesù. Voi siete l’unica bontà e la misericordia infinita del mio Dio, e per voi mi pento di tutte le mie iniquità. Versate sempre più nel mio cuore le fiamme del vostro amore per Iddio, le acque della contrizione amara che vi cagionarono i miei peccati (Si sa che Gesù non ebbe « contrizione » nel senso proprio della parola, poiché la contrizione suppone il peccato personale; ma ebbe il cuore pezzato per i nostri peccati; ed è questo che vuol dire l’autore). Se questi mi rendono indegno della grazia di morir di amore e di dolore, che il vostro amore per me mi accordi almeno di languire di un amore umiliato e contrito ». A proposito della morte, egli dice: « O Gesù, mio Salvatore, accordatemi, per l’intercessione di Maria madre vostra santissima, la grazia di morire con sentimenti simili ai vostri… Cuore adorabile del mio Gesù, che siete tutto amore e carità, voi potete accordarmi la grazia che imploro…; la gloria del Padre vostro ve la chiede… Siate sempre in me, o buon Gesù, tutto amore per noi. Che noi siamo per sempre in Voi e tutto amore per Voi. Amore, amore ». – A proposito del giudizio universale, meditando sulla infelicità di un’anima che non ha amato Dio, l’autore fa intervenire Gesù e lo fa parlar così: « Io non ti domando conto della mia vita, che ho immolato per te, volontariamente e con gioia: ma ti domando conto del tuo cuore. Era mio; l’avevo comprato a prezzo del mio sangue per manifestarti la carità immensa di cui il mio cuore bruciava per te; per condurti a questa sorgente inesauribile di tutte le grazie, l’amore ti aveva aperto il mio costato… Malgrado tutti gli sforzi dell’amor mio, malgrado le mie tenere ricerche, malgrado le mie minacce, tu non ti sei degnato di entrarvi… Tu non mi hai amato! ». Per eccitare ad amar Gesù, dopo. averlo mostrato tutto amoroso ce lo mostra amantissimo. « Le fiamme dell’amore acceso nel sacro cuore di Gesù erano così vive, così ardenti, che ad ogni momento gli avrebbero causato la morte, se la sua potenza non gli avesse conservato la vita… Cuore amoroso del mio Gesù, cuore tutto fuoco e tutto fiamma, com’è possibile che voi non sciogliate il ghiaccio dei nostri cuori? Un amore infinito ha una forza infinita sul cuore della persona amata. Siamo noi dunque capaci di una resistenza infinita? No, ma, ohimè! Come sono poche le persone che studiano seriamente Gesù, e che entrano nel suo interno, per conoscere quello che Egli è in se stesso ed in rapporto a noi! » Considerando l’amore di Gesù per gli uomini nell’Eucaristia e l’ingratitudine degli uomini per Gesù in questo Sacramento d’amore, egli vorrebbe, come santa Margherita Maria, vivere e morire ai piedi degli altari, « meditando gli abissi del sacro cuore di Gesù, e immolandosi come una vittima, per riparare gli oltraggi che Gesù riceve nel Sacramento del suo amore ». Nella meditazione delle sofferenze di Gesù Cristo, non trascura quelle del suo cuore. Egli ci fa entrare « nell’interno di Gesù », per studiare « quello che addolora il suo cuore tenerissimo e pieno d’amore per noi », per comprendere quanto soffre, o piuttosto per vedere « che le pene interne del cuor di Gesù sorpassano ogni idea », e che, per comprenderle, « bisognerebbe avere l’intelletto ed il cuor di Gesù; il suo intelletto, per conoscere perfettamente come lui il rispetto dovuto alla maestà infinita di Dio e l’enormità del peccato; il suo cuore, per amar così ardentemente Dio e gli uomini ». Ed è durante tutta la sua vita, che Gesù ha così sofferto nel suo Cuore! La meditazione « sull’eccesso d’amore, che Gesù Cristo manifesta agli uomini soffrendo per loro », finiva con una preghiera al Cuore di Gesù. « Cuore infinitamente amabile ed infinitamente amante, comunicate i vostri ardori al mio cuore; ispiratemi un amore puro e disinteressato, un amore appassionato, ardente, divorante, in una parola, un amore degno di Voi ». Nella meditazione sulla Croce, egli dice a nostro Signore: « O mio Gesù, voi solo potete formarmi a questa sublime scienza (della croce); per rendermi in essa istruito, voglio studiare continuamente i sentimenti del vostro cuore adorabile ». E nella preghiera finale aggiunge: « Voi, o Signore, che mi avete ispirato questi desideri (di soffrire e d’amare), Voi li appagherete quando vi piaccia; comunicatemi frattanto anticipatamente le disposizioni del vostro sacro Cuore ». La meditazione « sulla gloria nascosta nella Croce », si chiude anch’essa con una preghiera al sacro Cuore. « O cuore adorabile di Gesù, sorgente ineffabile di luce e di grazie, fate sentir vivamente al mio spirito, e più ancora al mio cuore, che nell’universo non vi è gloria maggiore di quella di esser simile a Voi; soffocate in me ogni (altra) ambizione ed ogni altro desiderio ». Nella meditazione « sul desiderio d’amare Gesù Cristo », dice: « Oltre a ciò che Gesù ha fatto e sofferto per noi, Egli ha altresì desiderato, con ardore, di fare e soffrire anche di più. Ecco il modello di un Cuore ferito dall’amore; perciò io debbo, voglio, o mio Gesù, imparare da Voi ad amarvi ». Un poco più innanzi dice: « Gesù è un amico infinitamente amabile: il suo Cuore adorabile, ci ama di un amore più grande di quello che tutti i santi e gli angeli hanno per Dio; e, se la sua potenza non avesse sostenuto la sua vita mortale contro gli ardori e gli sforzi del suo amore, ad ogni momento questo sviscerato amore gli avrebbe tolto la vita ». Si scorge chiaramente che questo ritiro non è solamente secondo il più puro spirito della divozione al sacro Cuore; il Cuor di Gesù è presentato continuamente all’esercitante come modello, come stimolo d’amore; come supplemento divino, come simbolo vivente di Gesù tutto amore e perfezione, amantissimo ed: amabilissimo. Spesso rappresenta la Persona stessa di Gesù invocandolo e rivolgendoglisi come a Gesù stesso. Nella Pratica dell’amore, gli esercizi di divozione al sacro Cuore sono più diretti e più liberi. In principio, l’editore del 1734 ha posto una « Preghiera divota al Crocifisso per eccitarci alla contrizione ». Il peccatore si rivolge alternativamente ai piedi, alle mani, al costato, al cuore di Gesù in croce. AI costato dice: « O Gesù, che il vostro Cuore entri nel mio per la piaga del vostro sacro costato aperto, o che il mio cuore entri nel vostro per mezzo di questa stessa sacra piaga; affinché io viva in Voi e Voi in me, e che non sia mai separato da Voi ». Al cuore dice: « O cuore di Gesù, immerso nella tristezza per le mie vane gioie! O cuor di Gesù carico d’affanni per i miei divertimenti peccaminosi! O cuor di Gesù, invaso dal timore, per la temerità dei miei desideri!… O cuor di Gesù fornace d’amore, tesoro di ogni grazia, sorgente amabilissima ed inesauribile della contrizione che entrò, che entra ed entrerà nel cuore degli uomini! Infondete Voi nel mio cuore questa santa contrizione, quei rimpianti preziosi… che Voi suscitaste nel cuore di tanti santi penitenti… Contrizione del cuor di Gesù, venite, deh! Venite nel mio cuore! ». Dopo una pausa di umile e rispettoso silenzio innanzi a Dio, egli si rivolge anzitutto al suo cuore, poi al Cuor di Gesù insieme al proprio. « Ah! qual differenza, esclama, fra cuore e cuore! Fra il vostro cuore ed il mio! O cuore purissimo di Gesù! O cuore guasto e macchiato della creatura! O cuore paziente di Gesù, o cuore impaziente della creatura!… O cuore di Gesù! O cuore della creatura. sì leggero nel bene, sì costante nel male! Ah! qual differenza fra cuore e cuore, fra il vostro cuore, o Gesù, ed il mio! Oh! qual differenza! Ma, Salvatore mio, permettetemi di dirvi dal fondo dell’abisso del mio niente che Voi non avete preso un cuore per natura simile al mio, se non perché il mio fosse simile al vostro per mezzo della vostra grazia. Fate dunque, o mio adorabile Redentore, fate che il mio cuore sia simile al vostro. Il vostro Cuore è puro; che anche il mio sia tale. Create, mio Dio, create in me un cuor puro. Il vostro cuore è umile, che lo sia anche il mio… Il vostro cuore è tutto amore, ed amore santissimo; che anche il mio arda di questo santo amore. Che il vostro cuore, o Gesù, possieda interamente il mio; e che il mio sia fuso ed inabissato nel vostro. Che il vostro Cuore ed il mio, o Gesù, non siano più due cuori, ma uno solo; un cuore fedele, un cuore contrito, un cuore devoto, un cuore generoso, un cuore caritatevole, un cuore veramente cristiano. A questo voglio applicarmi d’ora innanzi, con la vostra grazia, o mio Salvatore; a non aver più nulla nel mio cuore, fuorché ciò che è nel vostro: purezza; umiltà, docilità, coraggio, dolcezza, carità; a non aver più che Gesù e l’amor suo, a non aver più cuore che per Gesù. Non è più mio questo cuore, è vostro e tutto vostro. Apritelo, chiudetelo, purificatelo, infiammatelo; è cosa vostra. Ohimè! Pur troppo non lo fu sempre: ma, O cuore di Gesù, o amor di Gesù, ora, per grazia vostra, il mio cuore vi appartiene e per sempre, o Gesù, Gesù, Gesù! ». Segue poi questa nota: « Qui silenzio ed amore, tenendo la bocca sul cuore del Crocifisso ». – Nella seconda parte del lavoro, consacrata all’amore di nostro Signore Gesù Cristo, due sole volte è nominato espressamente il cuore di Gesù. L’una si trova nella seconda considerazione sull’amore di Gesù per noi: « Cerchiamo di penetrare ancor più avanti nel Cuore di Gesù ». L’altra è nella terza considerazione sul poco amore che si rende a Gesù. « Ma com’è mai che dopo tutti questi cattivi trattamenti, Voi mi tendete ancora le braccia e mi aprite il vostro cuore per ricevermi? » Citazioni rapide queste, ma che dominano tutto lo sviluppo, il quale, del resto, è tutto intiero nel senso della divozione al sacro Cuore. Nell’« Esercizio di divozione verso il Crocifisso », il peccatore contempla alternativamente la faccia, gli occhi, la bocca, le mani ed i piedi di Gesù morto in Croce, e gli rivolge commoventi preghiere. Al cuore egli parla così: « O Cuore sacratissimo del mio Gesù in cui si son rinchiusi tutti i tesori della divinità, e che avete avuto tanto amore per me, io vi vedo dunque così ferito e versar per me fino all’ultima goccia del vostro sangue. Io vi adoro con tutti i cuori a Voi devoti, che sono in cielo, sulla terra, e nel purgatorio, e che Voi avete infiammati del vostro amore. O mio Gesù, fate che per questa piaga del vostro costato… il vostro Cuore entri nel mio o il mio nel vostro, per esser tutto trasformato in Voi. O Cuore, o Cuore, sorgente adorabile dell’amore che ha santificato tanti cuori, purificate e santificate anche il mio, affinché io divenga tutto amore per Voi, come Voi foste e siete ancora tutto amore per me ». – Si vede bene da tutto ciò qual è il posto che occupa nella spiritualità del P. Huby la divozione al sacro Cuore. In nessun altro luogo, prima di Margherita Maria, mi sembra che si trovino altrettante applicazioni pratiche negli esercizî della vita spirituale. Non contento di propagare questa divozione, raccomandandola e parlandone in tutti i suoi scritti, il P. Huby ne fu l’infaticabile apostolo, sia con la predicazione che con l’azione diretta. Ecco quel che ne dice l’editore del 1757, seguendo il biografo del P, Huby. Dopo avere notato che egli precorse la Madre Matilde (Caterina de Bar, fondatrice delle Benedettine del SS. Sacramento) nello stabilire fin dal 1651 l’adorazione perpetua nella Cattedrale di Quimper, poi in quella di Vannes, aggiunge: « Egli ebbe altresì l’onore di precorrere, forse, il P. Eudes, la Ven. Margherita Alacoque; o, se non altro, di concorrere con loro, senza conoscere i loro disegni, al progetto di far onorare i sacri Cuori di Gesù e di Maria. Il medesimo spirito animava queste anime sante, dava loro le stesse vedute, ispirava loro gli stessi sentimenti, benché la maniera di produrli e di manifestarli fosse differente. – La pratica favorita del P. Huby era quella di diffondere e distribuire dappertutto gratuitamente delle medaglie che rappresentavano i sacri cuori di Gesù e di Maria. Egli voleva che molto spesso, nel corso del giorno, si baciasse questa medaglia o almeno che la si stringesse al cuore; e che nello stesso tempo ciascuno, secondo differenti bisogni, animasse quest’atto esteriore di religione, con un atto interiore o d’amore di alcune virtù o di detestazione di alcuni vizi. I nomi delle virtù principali che si doveva studiare di imitare nei Cuori santissimi di Gesù e di Maria, erano impressi su queste medaglie; ed i vizi principali che si dovevano evitare erano altresì impressi e raffigurati con emblemi. E tutto questo era spiegato in un libro che il Padre aveva per questo scopo composto ». Il P. Huby soleva chiamar questa pratica: il « rosario del sacro Cuore »; ed ecco, secondo il suo storico, che cosa egli intendeva. Questo esercizio « consiste nel guardare amorosamente o nel baciare e stringere al cuore la medaglia del cuor di Gesù e di Maria, oppure un crocifisso; e ciò per tante volte quanti sono i grani del rosario. Si fa questo posatamente, senza dire né Pater, né Ave, né altra preghiera vocale, se non qualche esclamazione affettuosa, qualche parola devota suggerita dal cuore. Nel tempo nel quale si scorrono i grani del rosario, si può ancora baciarli, come se si baciasse i piedi di nostro Signore o quelli della Madonna, o il loro sacro Cuore, e senza pronunciare parola; con quell’atto s’intende di protestare di cuore a Gesù che lo si ama, si adora, si ringrazia; gli si domanda perdono, ci sottomettiamo alla sua volontà, abbandonandoci amorosamente alla sua condotta ». – Apparisce chiaro che si può, senza timore, annoverare il P. Huby, fra i più gran devoti del sacro Cuore, prima di santa Margherita Maria. Sembra anzi che egli fosse con S. Giovanni Eudes, di cui ora parleremo, il principale propagatore popolare di questa divozione e di quella del Cuor di Maria. Ci vien fatto di ricercare ove egli l’abbia attinta; se non avesse avuto qualche rapporto con S. Giovanni Eudes; se non fosse in qualche modo dipendente da lui, oppure se non avesse conosciuto qualche cosa delle visioni di Paray. Nello stato attuale delle nostre conoscenze, non possiamo per prudenza, affermare nulla, mancandoci i documenti necessarî. Si può congetturare però che egli, nei suoi ultimi anni, abbia sentito parlare di santa Margherita Maria e delle sue rivelazioni; che abbia conosciuto il Ritiro del B. de la Colombière ed anche il libro del P. Croiset. Tutto ciò è possibile; ma nulla ci autorizza a pronunciarci sicuramente in proposito. In quanto poi ad un’influenza notevole delle visioni di Paray sugli scritti suoi e sul suo apostolato è poco probabile e niente lascia intravvedere, Riguardo però a S. Giovanni Eudes il caso è un po’ differente. È verosimile, per non dir certo, che il missionario bretone abbia inteso parlare del gran missionario normando, del suo apostolato e dei suoi scritti, della sua divozione al Cuore di Maria ed a quello di Gesù, delle feste celebrate in loro onore nelle diocesi della Normandia ed anche in quella di Rennes. Che siano stati fra loro in rapporti diretti, che l’uno abbia esercitato dell’influenza sull’altro è probabile; ma non sembra che i documenti portati fin qui in campo e discussi ci diano diritto di giudicare in un senso o nell’altro. – Il P. Huby potrebbe forse ricollegarsi al P. Lallemant, per mezzo del P, Rigoleuc, di cui fu allievo al collegio di Rennes e che poi ebbe per direttore nella sua Vita spirituale e per guida nelle sue missioni. Il P. Rigoulec, come si sa. fu un fervente discepolo del P. Lallemant, che era stato il suo « istruttore del terzo anno »; fu lui che raccolse la dottrina spirituale del maestro nelle note che servirono più tardi a formare il libro del P. Champion. Paragonando quel che è detto del sacro Cuore nella « Dottrina spirituale » e ciò che ha scritto il Padre Huby si può constatare che diverse pratiche del P. Huby rispondono benissimo a ciò che domandava al P. Lallemant. Ciò sia detto senza però trarre da queste constatazioni, alcuna conclusione decisiva

IL SACRO CUORE DI GESÙ (53)

IL SACRO CUORE (53)

J. V. BAINVEL – prof. teologia Ist. Catt. Di Parigi;

LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ

[Milano Soc. Ed. “Vita e Pensiero, 1919]

PARTE TERZA.

Sviluppo storico della divozione.

CAPITOLO QUINTO

SFORZI SPECIALI PER ORGANIZZARE E PER DIFFONDERE LA DEVOZIONE

II. – LA COMPAGNIA DI GESÙ. IL CARATTERE DELLA SUA OPEROSITÀ (1)

Alle origini della Compagnia di Gesù, non troviamo né la stessa divozione né le stesse intuizioni che abbiamo trovato in S. Francesco di Sales e alla Visitazione. Non abbiamo testimonianze storiche di qualche divozione speciale di sant’Ignazio, nel senso preciso della parola. La preghiera Anima Christi, che egli pose in principio degli Esercizi spirituali (Si sa che questa preghiera esisteva molto prima di sant’Ignazio. Sembra che fosse stata arricchita di un’indulgenza da Giovanni XXII, ed alcuni autori ne attribuiscono l’origine allo stesso Papa), non contiene l’invocazione: Cor Christi, inflamma me, come vi si trova qualche volta fin dal principio del XVII secolo, se non anche prima. Nel Nacional Homenaje, a pagina 100, si attribuisce a lui un’invocazione, nella quale si nominerebbero i sacri Cuori di Gesù e di Maria. Eccola: « Santa Maria, Madre dei nostri cuori, fate che il cuor nostro divenga simile al Vostro ed a quello del Vostro dolce Figlio, Gesù ». Ma il testo sul quale ci si appoggia non dice quello che gli si fa dire. – Le testimonianze che noi abbiamo, non sono d’ordine propriamente detto storico. Un gesuita, il P. Claudio Bernier (+ 1655), diceva d’aver saputo da nostro Signore che il divin Maestro aveva dato il suo cuore ad Ignazio, come altra volta a santa Caterina da Siena. Questo accadeva molto prima delle grandi manifestazioni del sacro Cuore a santa Margherita Maria. Molto dopo (ci sembra nel 1733) un gesuita spagnolo, il Padre Bernardo di Hoyos, ebbe una rivelazione molto più espressiva, ed ecco come la racconta: sentii il santo Fondatore alla mia destra, e San Francesco Saverio alla mia sinistra… e quando ebbi il caro Cuore mio cuore, mi parve che i due Santi gli tributassero i loro omaggi. Allora Gesù fece cenno al nostro santo Patriarca di parlarmi ed a me di ascoltar la dottrina che mi avrebbe insegnata. Il santo allora, con parole formate e con delle idee che trasmetteva a me senza parlare, dichiarò che la divina Provvidenza voleva concedere alla Compagnia la gloria di vedere i suoi figli propagare il culto del sacro Cuore di Gesù, di ottenere dalla Chiesa la festa desiderata, incaricandosi di farla accettare. Il santo stesso e… san Francesco di Sales, hanno ricevuto la missione di promuovere questa impresa, per mezzo delle loro due famiglie religiose, la Visitazione e la Compagnia ». Come vede, è questa una ripetizione della celebre visione di santa Margherita Maria. Storicamente ecco ciò che si constata. Lo spirito di sant’Ignazio è, secondo l’espressione di S. Maria Maddalena dei Pazzi, lo spirito di san Giovanni Evangelista, uno spirito d’amore. Questo spirito sì manifesta nella sua vita e nelle sue Costituzioni. egli Esercizi spirituali non vi è menzione esplicita del sacro Cuore, ma si può dire però che essi dirigono le anime a tale divozione; sia per il modo umano col quale vien loro presentato Gesù, che vuole dalle anime stesse amore e sacrificio; sia per lo studio attento ed amoroso di Gesù, nella sua vita e nella sua morte; per la forza che fa agire e stimola tutto l’amore appassionato dell’uomo per Gesù, in ricambio dell’amore di Gesù per lui. Le meditazioni più terribili, come quella del peccato e quella dell’inferno, finiscono con un colloquio d’amore e di riconoscenza, che potrebbe dirsi un grido del cuore al Cuor di Gesù. Ad ogni momento noi siamo vicini al Cuor di Gesù e come sotto la sua calda influenza; la preghiera Anima Christi non contiene, precisamente, è vero la parola Cuore, ma è piena della sua essenza; la domanda così spesso, così insistentemente ripetuta « di conoscere Gesù intimamente, per amarlo di più e per seguirlo meglio », è tutta nello spirito della divozione; la conformità amorosa di vita e l’unione del Cuore con Gesù, che sono l’anima degli Esercizi, preparano l’esercitante ad entrare in commercio intimo col sacro Cuore, appena che il sacro Cuore gli sarà svelato. – Abbiamo un’ammirabile invocazione di san Francesco Borgia alla piaga del costato; il Cuor di Gesù non vi è nominato, ma non vi manca proprio che la parola cuore. San Luigi Gonzaga è spesso citato come gran devoto del sacro Cuore; ma le due testimonianze che se ne danno, non hanno direttamente alcun valore storico. La pagina è quella di santa Maddalena dei Pazzi, la quale fu udita in una delle sue estasi, dire che Luigi, figlio d’Ignazio, scoccava continuamente dardi d’amore al Cuor del Verbo ». La santa però non diceva « del Verbo incarnato », come alcuni hanno qualche volta tradotto. L’altra testimonianza, ancora meno diretta, riguarda la guarigione miracolosa di Fr. Nicola Celestini, novizio della Compagnia di Gesù a Roma, avvenuta il 9 febbraio 1765, per mezzo di un’apparizione di S. Luigi Gonzaga: « Il Signore, gli disse il santo, da me pregato, ti manda la salute per lavorare ancora alla tua perfezione ed a propagare con tutte le tue forze, la divozione al sacro Cuore, divozione molto cara a tutti i felici abitatori del Paradiso ». E questo avvenne tre giorni dopo il breve di Clemente XIII che accordava, finalmente, l’ufficio e la festa del sacro Cuore. Per avere testimonianze esplicite della devozione al Cuore di Gesù fra i Gesuiti, bisogna adire primieramente a S. Pietro Canisio. Abbiamo visto più sopra (cap. III, par. 3) come il Canisio attinse divozione dal suo maestro Nicola Van Esch e nei suoi rapporti con la Certosa di Colonia; come Dio la sviluppò in lui, con grazie insigni; con quali esercizî la praticava e com’egli impegnava i suoi fratelli in religione a praticarla. Possiamo anche supporre di più; per esempio (e la supposizione è verosimile) possiamo supporre che Pietro Canisio abbia detto a sant’Ignazio, e forse anche ai suoi compagni che erano con lui, la grazia straordinaria ricevuta al momento della sua professione. Ma le supposizioni, per quanto fondate, non si possono dare per fatti storici. – Un altro compagno ed amico di sant’Ignazio, il P. Girolamo Nadal (Egli è riguardato fra i Gesuiti come Uno degli uomini che fecero di più per la Compagnia e specialmente per infonderle lo spirito di S. Ignazio in materia d’orazione e di spiritualità.) (1507-1580), che fu per qualche anno il braccio destro del fondatore, ci ha lasciato tracce della sua divozione al sacro Cuore. Nelle sue note spirituali, ov’egli parla di se stesso in terza persona, designandosi con la parola «qualcuno» (quidam), si legge: « Avendo avuto il presentimento che il Cristo avrebbe trasfuso il suo cuore in quello del suo servo (missurum Christum cor suum ad ejus cor), egli sì domandava con timore, Se questo pensiero non fosse un’illusione presuntuosa (arroganter per illustonem). Egli sentì allora che il Cristo gli concedeva di più ancora (o più di una cosa, plura); cioè che non solamente Egli gli aveva trasfuso il suo Cuore di carne, cioè il suo amore creato, ma altresì il suo Cuore increato ed infinito; e non poteva abbandonarsi interamente a questo pensiero (nec hæc poterat plene cogitare) senza sentire nel suo cuore una grande commozione (motionem) e non so qual forza, che lo faceva cadere come in deliquio (et vim quamdam, in cordis quasi defectionem cogentem) ». Un poco più innanzi si legge: « Elévati verso Dio con lo spirito e il pensiero (spiritu et mente); che il tuo cuore trovi la forza nel Cuore di Cristo, nel celeste soggiorno (consistat vis cordis tui in Corde Christi in cœlestibus); di là tu vedrai Dio nel cuore ed avrai una dolcissima conoscenza di Lui ». – Da ogni pagina di queste note spirituali spira la più grande unione del cuore con Gesù, un’intimità affettuosa con Lui, la dimenticanza di sé, per Lui e per i suoi interessi, un certo gusto dell’umiliazione e del sacrificio per Lui e con Lui, la vita in Lui e come dolce partecipazione al suo spirito; tutti caratteri e tratti che formano i veri devoti del sacro Cuore. – Se noi aggiungiamo a questi fatti quelli che rilevammo sopra, di sant’Alfonso Rodriguez, del P. Baldassare Alvarez, di san Luigi Gonzaga, del P. Nigri moribondo, con i testi di Fr. Decoster, di Salmeron, di Toleto, del Suarez, di Ribadeneira e, senza dubbio, altri ancora (aggiungendovi quello che stiamo per dire dell’immagine), noi avremo i principali esempî di divozione al sacro Cuore, segnalati fin qui, durante il secolo XVI, nella Compagnia di Gesù. Nel XVII secolo fatti e testi si moltiplicano con estrema abbondanza. I fatti mistici non hanno nulla di spiccato ma, i testi ascetici sulla divozione hanno un’estensione ed un’importanza tale da meritare la più seria attenzione dello storico. Per i fatti, il P. de Franciosi, con i tratti della divozione al sacro Cuore, ch’egli ha trovato nei Menologi, o storici della Compagnia di Gesù, ha raccolto anche gli esempi di favori straordinari accordati a Gesuiti devoti del divin Cuore. Ed io mi accontento di segnalarne alcuni. – Il P. Girolamo Dias (1575-1624) si compiaceva di chiudersi alternativamente in ciascuna delle piaghe di Gesù ed al cuore domandava « d’essere sempre leale con lui ». Il P. Giovanni Suffren (1565-1646) aveva fatto sua la pratica santa raccomandata da Luigi di Blois, e tutti i giorni dopo la Messa diceva: « Buon Gesù siate misericordioso per me, povero peccatore. Io rimetto nel vostro dolcissimo Cuore il santo sacrifizio che vi ho ora offerto con tanta tiepidezza e distrazione; degnatevi di correggerlo e di perfezionarlo!». Il P. Giovanni Rigoleuc (1595-1658) domandava continuamente a nostro Signore di cambiargli il cuore e di concedergliene uno nuovo, un cuore largo, libero e magnanimo. Non dice espressamente ch’egli domandasse il Cuore a Gesù, o un cuore simile a quello di Gesù; ma si capisce che doveva essere così; e lo prova anche la divozione speciale ch’egli aveva per i Santi ai quali il Signore aveva cambiato il cuore, trasformandolo nel suo. Il P. Antonio Padilla (1534-1612) diceva morendo a nostro Signore: « Che posso io temere, avendomi Voi detto che mi custodite nel vostro sacro Cuore? E, poichè è così, andiamo dove voi volete; non vi è nulla da temere! ». Il P. Girolamo Ansaldi (1598-1652) mentre celebrava la Messa, fu visto circondato da una nube luminosa nella quale sì vedeva nostro Signore mettere il suo Cuore in quello del suo servo. Come si vede, i fatti particolari non hanno nulla di molto notevole, né di saliente. Perciò soprattutto nella predicazione e negli scritti apparisce la parte notevole che la Compagnia di Gesù ha avuto nella storia della divozione al sacro Cuore, prima di santa Margherita Maria. È una parte tutta di apostolato e di propaganda e tale sarà anche il carattere della missione che nostro Signore affiderà più tardi a santa Margherita Maria. – Ma, avanti di parlare degli scritti, diciamo una parola delle immagini. E veramente non basterebbe per questo una parola; un lungo studio non sarebbe superfluo. Ne abbiamo un primo abbozzo in Desjardins, in Grimoiiard di Saint Laurent e soprattutto in Letierce. In attesa di un lavoro completo di cui sono già stati raccolti gli elementi, debbo qui accontentarmi d’una indicazione generale. Nulla dimostra meglio quanto la profusione delle immagini del Cuor di Gesù, la generalità del movimento che, fin dal XVI secolo, trasportava i Gesuiti verso la devozione al sacro Cuore. – Una tendenza molto diffusa, e che sembra proveniente da S. Pietro Canisio, volle riguardare il Cuor di Gesù, come facente parte col monogramma dello stemma dei Gesuiti. Così lo si trova con il monogramma dappertutto, sui loro libri, sui loro edifici, nelle loro Chiese e nei loro oratori. (Per scegliere solo un esempio, fra centinaia, ho sotto gli occhi la riproduzione di una bella incisione posta in testa di un libro del P. Girolamo Nadal, stampato ad Anversa nel 1593, e del quale un esemplare, fra gli altri, si trova alla biblioteca reale di Bruxelles. Il libro è intitolato: Evangelicæ historiæ imagines. L’incisione rappresenta nostro Signore che stende le mani e dice: Venite ad me omnes qui laboratis et onerati estis; et ego reficiam vos. Al di sopra nel pannello che serve di frontone al magnifico dossale, di cui le colonne inquadrano l’immagine di nostro Signore, due Angeli in ginocchio sorreggono un quadro ovale con raggiera; in mezzo al quadro il monogramma IHS, sormontato, cpme sempre dalla croce posta sulla stanghetta dell’H; al di sotto del monogramma un cuore con tre chiodi confitti nell’aorta e convergenti nel centro). Quasi sempre è ferito da una lancia e combinato in diversi modi con i tre chiodi, secondo l’usanza, divenuta comune nel XVI e nel XVII secolo, di rappresentare le cinque piaghe aggruppandole intorno alla piaga del cuore; qualche altra volta è solo, altra volta unito al cuor di Maria. In tale o tal altro caso particolare, non è sempre facile il decidere se è direttamente il Cuor di Gesù che vien rappresentato o se è il cuor del fedele. Spesso però è il Cuor di Gesù; e, anche quando è combinato con i chiodi, è certo il cuore che si vuol rappresentare, ben più delle piaghe. Ed a più forte ragione quando è isolato; si trova anche perfettamente libero, come Cuore amatissimo ed amabilissimo, senza nulla che richiami la piaga del costato. Per limitarci ad un caso, facciamo una visita alla chiesa dell’antico collegio dei Gesuiti, a Poitiers (oggì Liceo), che è del 1610 circa. Noi vi troviamo almeno quattro volte il Cuor di Gesù, Primieramente, nella prima cappella laterale, dalla parte del Vangelo: ai due lati dell’altare, due fregi architettonici simili; questi contengono in un quadro ovale con raggiera, jl monogramma IHS e, al di sotto, un cuore di forma convenzionale; le fiamme si sprigionano all’aorta; fiamme escono pure da ogni parte. Il cuore tien qui il posto dei chiodi nella riproduzione della sigla della Compagnia, ed è certamente il cuor di Gesù. Nel timpano interiore della porta grande d’entrata, su di un fregio architettonico adornato di palme e di foglie d’olivo, si vede la stessa immagine, monogramma e cuore; ma il cuore è senza le fiamme laterali. Sulla porticina del tabernacolo, in rame cesellato su tartaruga, un fregio rotondo il medesimo monogramma, sormontante un cuore senza fiamme, ma con tre chiodi confitti nell’aorta. Immagine analoghe si vedono negl’intarsi della sagrestia. – Fermiamoci alquanto di più sugli scritti. Gli asceti ed i mistici della Compagnia di Gesù, nel XVII secolo camminando nelle vie tracciate loro da S. Ignazio negli Esercizi spirituali, giungono naturalmente a scoprire il Cuor di Gesù, lo fanno conoscere ai fedeli con ogni mezzo, nella predicazione e nella devozione delle anime,  con il libro e con le immagini. – Il P. Giacomo Alvarez de Paz (1560-1620) nel suo monumentale trattato De inquisitione pacis sive studio orationis, nella seconda parte del quarto libro, giunge alle « affezioni che servono al progresso nel bene ». Naturalmente egli incontra nostro Signore sulla sua strada e riporta tutto a doverci rivestire di Gesù, cioè a riformarci sul divino modello. – Il primo esercizio si occupa delle potenze dell’anima per riformarle sull’anima di Gesù; il secondo ha per oggetto le affezioni del nostro cuore, per ricomporlo a somiglianza di Gesù: « Voi vi eserciterete a riformare il vostro cuore, a togliere e mortificare tutto ciò che potrebbe  impedire d’immedesimarvi in Lui e di attaccarvi vostro Creatore con lo spirito e col sentimento ». Il mezzo per giungere a questo sarà lo studio e l’imitazione del divin Cuore. Tutto il passo è bellissimo, ma troppo lungo per essere riportato qui per intero; perciò per darne un’idea ne riporto qualche brano. « Voi vi sforzerete di entrare nel Cuor di Gesù e di studiarlo, per formare il vostro cuore su questo divino modello. Questo Cuore santissimo è la via che ci conduce all’eterna dimora, che è la divinità del Cristo…; essendo Egli la porta per la quale entriamo nella contemplazione della divinità… Per poter dunque elevarvi fino alla contemplazione dell’amore della divinità, voi procurerete di penetrare, per mezzo di attenta considerazione, nel Cuore del divino Maestro, il più santo ed il più puro di tutti i cuori, cercando con le vostre aspirazioni nella preghiera e mediante i vostri sforzi nell’azione, di renderei il vostro cuore simile a quello di Gesù. Fissando gli occhi dell’anima vostra sul Cuore stesso di Lui, voi lo vedete tutto puro e in dodici diverse specie di purezze. 1. Puro di ogni amore ai beni temporali; 2. di ogni mancanza di retta intenzione; 3. di ogni mondana attrattiva; 4. di ogni desiderio di piacere agli uomini; 5. di ogni pensiero inutile; 6. di ogni cura superflua; 7. di ogni amarezza dannosa; 8. di ogni vana compiacenza; 9: di ogni vana consolazione; 10. di ogni scrupolo o timore ingiusto; 11. di ogni agitazione di impazienza; 12. di ogni macchia di propria volontà. Voi loderete il Signore per tanta purità del suo Cuore e la desidererete, la domanderete con aspirazioni infiammate, lavorando poi, con slancio ed energia, per raggiungerla, riformando così il vostro cuore ». E qui segue una bella preghiera, per ottenere di conoscere e d’imitare la perfezione del divin Cuore: « O Salvatore degli uomini, Cristo Gesù, la cui opera è la nostra redenzione la di cui conoscenza è il principio della nostra salvezza, la cui imitazione è tutta perfezione, apritemi, io ve ne prego, il vostro santissimo Cuore, porta di vita e sorgente d’acqua viva, affinché là io impari a conoscervi e là io beva le acque della vera virtù, che estinguono ogni sete di beni temporali. Voi avete detto: il cuor dell’uomo è tortuoso ed impenetrabile, chi potrà conoscerlo? Io, io solo, il Signore. Ed io dico: santo e puro è il vostro cuore, ma impenetrabile, e chi lo conoscerà? Voi, o Signore, ed in parte colui al quale vi degnerete rivelarlo. Aprite dunque i miei occhi, illuminateli, perché io veda la perfezione del vostro Cuore, perché io cerchi, imitando le vostre perfezioni, di rigettare le immortificazioni del mio, perché io respinga continuamente ciò che non è Voi, ciò che Voi non volete, quello che Voi non amate, e perché io ricerchi con cura Voi, Voi solo e quello che Voi volete ed amate, nella misura con la quale mi comandate o consigliate di amarlo! ». Vengono dopo dodici elevazioni sulle dodici specie di purezze del Cuor di Gesù. Abbastanza varie nei particolari e per le espressioni, nelle grandi linee hanno però molta simmetria fra loro, basandosi tutte sul piano segnato nell’avviso preliminare; lode cioè per la qualità che si considera e si ammira nel Cuor di Gesù; sospiri, rimpianti, aspirazioni, desideri, domande, risoluzioni di mettersi all’opera, attaccandosi a Gesù e cercando d’imitarlo in tal genere di purezza. Ecco la prima elevazione e con questa ci faremo un’idea delle altre. « Io Vi rendo gloria, autore di ogni santità, per la prima qualità di purezza del vostro cuore, che lo rese puro di ogni amore ai beni temporali. Voi non aveste attacco alcuno per quel che è temporale: ma, rigettando ogni superfluo, con grande semplicità di cuore, Voi avete preso solo quel che era necessario alla vostra umanità poveramente (parce), parcamente (anguste), appena l’indispensabile per sostenervi. Oh! s’io imparassi una volta a lasciare i beni temporali, a disprezzare le cose visibili, a non attaccare il cuore a ciò che passa! Oh! se, con cuore calmo, io mi rimettessi per questi beni al vostro beneplacito, e se, sia che me li concediate o me li neghiate, con essi o senza di essi, sapessi restarmene in pace e tranquillo! Concedetemi, ve ne prego, per il vostro santo distacco (nuditatem)… di esser distaccato (nuditatemamem), e di spogliarmi da ogni cosa superflua e visibile, di rigettare tutto ciò che è lusso (curiosa) e che non è secondo il mio stato; e, quanto alle cose necessarie, indispensabili alla vita o conformi al mio stato, per evitare la singolarità, fate ch’io me ne serva senza attacco eccessivo di cuore, senza troppo assoggettarmi ad esse, sforzandomi anche di non sentirne disgusto, per rendermi più conforme al vostro distacco, per poter volare più velocemente verso il mio divino esemplare ». Le altre undici elevazioni proseguono senza interruzione. Infine vi è una preghiera quasi simile a quella del principio. « Ho raccolto questi dodici ruscelli di purezza da quella infinita purezza del vostro Cuore benedetto, e vi prego di accordarmi di domandarveli sempre, d’averne sempre sete e di operare costantemente, secondo la mia domanda ed i miei desideri. Fate che in questo senso io regoli la mia vita, sforzandomi di purificare il mio cuore da ogni attacco sregolato. Imprimete il vostro Cuore sul mio e rendetelo simile al vostro (istud tibi assimila); non permettete che, dovendo io, per il mio stato, esser vostro imitatore, abbia un cuore che non si curi d’imitarvi ». È superfluo notare, mi sembra, l’importanza ascetica di un tale esercizio, né la parte grande che occupa il Cuor di Gesù nel faticoso cammino della perfezione cristiana. Margherita Maria non procederà diversamente, e, d’altra parte, coloro che hanno famigliarità con gli Esercizi di S. Ignazio e con la sua spiritualità, vedranno facilmente l’affinità delle belle pagine di Alvarez de Paz con i principi ed i modi del fondatore della Compagnia di Gesù. Il libro, ove si trovava questo esercizio, fu stampato a Lione nel 1608 e, a brevi intervalli, se ne fecero nuove edizioni. Benché scritto in latino, si può argomentare che esso non fu senza influenza sullo sviluppo ascetico della divozione al Cuor di Gesù, o, se si vuole, sulla parte fatta a questa divozione nell’ascetica di quel tempo. Forse ne riscontreremo qualche traccia nel corso di questo studio. E non solamente in questo punto del suo lavoro il P. Alvarez de Paz rammenta il sacro Cuore: vi si trova altrove anche questa bella preghiera: « Io ve ne prego, per l’amore ardentissimo del vostro divin Cuore e per il vostro Cuore umano trapassato dalla lancia, per il suoi innumerevoli spasimi, imprimete il mio cuore sul vostro trafitto… ». Ed in fine alla preghiera troviamo: « Fortificate il mio cuore con queste sante virtù e riaffermatelo per il vostro santissimo Cuore squarciato ». – Il quinto esercizio di questa seconda parte ha per oggetto il desiderio e la domanda della virtù. Seguendo l’esempio di Van Esch, l’autore le riporta alle cinque piaghe di Gesù. La preghiera al divin Cuore è testualmente quella da noi riportata sopra. – Nel lavoro, celebre ormai, del P. Le Gaudier (1562-35) troviamo ancora varie volte nominato il sacro Cuore; questo lavoro si intitola: La perfezione della vita spirituale. In uno dei capitoli sulla Comunione, egli dice: « Il suo Cuore (e la sua volontà) riempiti del tesoro di meriti, formato di tanti atti… per la gloria di Dio… ardente come una fornace del più infiammato amore, perDio e per noi, sì applichi al nostro (ed alla nostra volontà), sia per consumare i nostri peccati, sia per dargli la misura della sua pienezza per amare Iddio ed il prossimo, respingendo l’amor proprio in guisa che il nostro cuore viva del suo, partecipando alle sue divine qualità, alle sue gioie e delizie, immedesimando la nostra volontà nella sua, per divenir così con lui ed in lui, un sol cuore ed un’anima sola, da poter dire: « Io vivo, ma non io, è Cristo che vive in me ». [1. Continua]