CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA DEL MESE DI APRILE 2020

CALENDARIO LITURGICO DEL MESE DI APRILE 2020

APRILE è il mese che la Chiesa dedica

alla Santa Pasqua ed alle LITANIE maggiori.

La Chiesa, che ogni anno rinnova nella sua liturgia il ricordo degli avvenimenti della vita del Salvatore, ai quali ci invita Chiesa, che ogni anno rinnova nella sua liturgia il ricordo degli avvenimenti della vita del Salvatore, ai quali ci invita a partecipare, celebra nella festa di Pasqua il trionfo di Gesù, vincitore della morte. Questo, come tutti sanno, è l’avvenimento centrale di tutta la storia, è il punto verso il quale tutto converge nella vita di Cristo, ed è anche il punto culminante della vita della Chiesa nel suo Ciclo liturgico. La Resurrezione del Salvatore è la prova più luminosa della sua divinità, perché bisogna essere Dio per poter, come diceva Gesù, «lasciare la propria vita e riprenderla di nuovo ». La fede nella Risurrezione di Gesù è dunque la base stessa della fede cristiana. Infatti la Pasqua di Cristo, ossia il suo passaggiodalla morte alla vita e dalla terra al cielo, è la consacrazione definitiva della vittoria che l’uomo, l’umanità intera hanno riportato in Gesù sul demonio, sulla carne e sul mondo1 . Infatti noi siamo morti e risuscitati con Lui. Effettivamente la virtù di questi misteri opera nei fedeli durante tutta la loro vita, e più specialmente durante il Triduo Pasquale (Venerdì Santo, Sabato Santo, Domenica di Pasqua) allo scopo di farli passare dal peccato alla grazia e più tardi dalla grazia alla gloria. (….)Perciò la settimana di Pasqua è la festa dei Battezzati e la Chiesa, concentrando tutte le sue cure di madre su questi, che S. Paolo chiama « i suoi neonati », li fortifica, dando loro, insieme all’Eucarestia, per 7 giorni consecutivi, alcune istruzioni riguardanti la Resurrezione, modello iella nostra vita soprannaturale. « Se siete risuscitati con Cristo, dice S. Paolo, ricercate le cose celesti e non le cose di questa terra ». « Mortificate le vostre membra, spogliatevi dell’uomo vecchio e rivestitevi dei nuovo ». Dunque conclude S. Agostino: « Quando deponete la veste bianca dei battesimo, custoditene sempre il candore nell’anima vostra » (Dom. in Albis). Il Tempo Pasquale rappresenta, dunque, un’epoca di rinnovellamento. In corrispondenza col periodo di quaranta giorni, nel quale dopo la sua Risurrezione, Gesù stabilì la sua Chiesa, esso ci ricorda più specialmente la Chiesa nascente.

(De Stefani Messale Romano – L.I.C.E. Torino, 1950)

Le feste del mese di APRILE sono:

2 Aprile S. Francisci de Paula Confessoris    Duplex

3 Aprile I Venerdì

4 Aprile S. Isidori Episcopi Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

              I Sabato

5 Aprile Dominica in Palmis    Semiduplex I. classis

               S. Vincentii Ferrerii Confessoris    Duplex

9 Aprile Feria Quinta in Cena Domini    Duplex I. classis *I*

10 Aprile Feria Sexta in Parasceve    Duplex I. classis

11 Aprile Sabbato Sancto    Duplex I. classis

12 Aprile Dominica Resurrectionis    Duplex I. classis

13 Aprile Die II infra octavam Paschæ    Duplex I. classis

14 Aprile Die III infra octavam Paschæ    Duplex I. classis

15 Aprile Die IV infra octavam Paschæ    Semiduplex

16 Aprile Die V infra octavam Paschæ    Semiduplex

17 Aprile S. Aniceti Papæ et Martyris    Semiduplex

19 Aprile Dominica in Albis in Octava Paschæ    Duplex I. classis

21 Aprile S. Anselmi Episcopi Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

22 Aprile SS. Soteris et Caji Summorum Pontificum et Martyrum    Semiduplex

23 Aprile S. Georgii Martyris    Semiduplex

24 Aprile S. Fidelis de Sigmaringa Martyris    Duplex

25 Aprile  S. Marci Evangelistæ    Duplex II. classis.

LITANIE MAGGIORI

26 Aprile Dominica II Post Pascha    Semiduplex Dominica minor

                SS. Cleti et Marcellini Paparum et Martyrum    Semiduplex

27 Aprile S. Petri Canisii Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex m.t.v.

28 Aprile S. Pauli a Cruce Confessoris    Duplex m.t.v.

29  S. Petri Martyris    Duplex

30 Aprile S. Catharinæ Senensis Virginis    Duplex

TEMPO DI PASSIONE (2020)

TEMPO DI PASSIONE

I. — Commento dogmatico.

La Chiesa, che, dal principio del ciclo di Pasqua ha seguito Gesù nel suo ministero apostolico, durante il Tempo della Passione, contempla, in lutto, i dolorosi avvenimenti che segnarono l’ultimo anno (Settimana di Passione) e l’ultima settimana (Settimana Santa) della vita mortale del Redentore. L’odio dei nemici del Messia si accresce di giorno in giorno, fino a culminare, nel giorno del Venerdì Santo col più orribile dei delitti, col dramma cruento del Golgota, annunciato dai profeti e da. Gesù stesso. Cosi la liturgia, mettendo a confronto il Vecchio ed il Nuovo Testamento, stabilisce un parallelo impressionante tra le parole di S. Paolo e degli Evangelisti a proposito della Passione, e le profezie così chiare di Geremia, di Isaia, di Davide, di Giona e di Daniele. Via via che il fatale scioglimento si avvicina, gli accenti di dolore della Chiesa, si fanno più commossi e ben presto noi sentiremo i suoi lamenti per lo Sposo che non è più. « Il Cielo della Santa Chiesa si oscura sempre più », scrive Don Guéranger. Come in un giorno di temporale, si vedono accumularsi all’orizzonte nubi sinistre, cariche di tempesta. La folgore della Giustizia divina sta per cadere ed essa colpirà il Salvatore che per amore verso il suo Padre e verso di noi si è fatto uomo. In virtù della solidarietà misteriosa che esiste fra tutti i membri della grande famiglia umana, questo Dio fatto uomo si sostituisce ai suoi fratelli colpevoli. « Egli si riveste dei nostri peccati », dice il Profeta, « come di un mantello, e si fa peccatore per noi (II Cor. V, 21) per poterlo portare nella sua carne sulla Croce (I Piet. II, 24) e di struggerlo con la sua morte ». Nell’orto del Getsemani, i peccati di tutti i secoli e di tutte le anime, affluiscono orribili, ripugnanti, in onde fangose, nell’anima rarissima di Gesù che viene così « il ricettacolo di tutto il fango umano e il rifiuto della creazione ». Così il Padre, facendo violenza all’amore per il Figlio, deve trattarlo come un essere maledetto, poiché è scritto: « Sia maledetto chiunque è appeso al legno » (Gal. II, 13). Per la nostra salvezza, bisognava veramente » che Gesù « fosse appeso al legno della Croce affinché la vita ci fosse resa da chi si aveva dato la morte e che colui che aveva trionfato della Croce, fosse a sua volta vinto dalla Croce » [Prefazio della croce – Così è segnato il principio di opposizione che fa dire allo Spirito Santo: «Considera tutte le opere dell’Altissimo: esse a due a due, l’una di fronte all’altra». Di fronte al male sta il bene, di fronte alla morte sta la vita: così di fronte al peccatore sta il giusto (Eccles., XXXIII, 15). Poiché — dice San Paolo — da un uomo è venuta la morte, da un uomo pure deve venire la risurrezione da morte. E , come in Adamo, tutti muoiono, così pure in Cristo tutti saranno vivificati ( I Cor., XV, 21). E la liturgia nota che siccome i nostri progenitori sono stati ingannati da satana, bisognava che «uno stratagemma divino sventasse l’artificio del serpente» (Inno mattutino della Domenica di Passione). San Bernardo lo spiega dicendo che, « poiché Gesù non aveva che l’apparenza del peccato, fu appunto quest’apparenza a mascherare la trappola in cui satana cadde ». E S. Agostino: « Per un giusto permesso di Dio, Lucifero perdette il diritto di morte che aveva sui peccatori, il giorno in cui egli fu abbastanza temerario da usarlo contro il Giusto]. Si tratta di una lotta senza l’uguale tra il principe della vita e quello della morte (Seq. di Pasqua) ma « immolandosi, Cristo trionfa » (Pange lingua). La Domenica delle Palme infatti, Egli si avanza come un conquistatore, sicuro di sé, acclamato e cinto di palme e di alloro « segni della vittoria che doveva riportare » (Oraz. della benediz. delle palme). « Gioisci, figlia di Sion, poiché il tuo Re viene a te », dice Zaccaria, e la folla stende le sue vesti sotto i piedi di Gesù, come si faceva per i Re, e grida: « Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il Re d’Israele» (Giov. XXII, 13). Gesù entra nella capitale Gerusalemme, sale sul trono prezioso che il suo sangue « orna della porpora regale » (Vexilla Regis) e in alto del quale Giudei e Romani scrivono nelle tre lingue allora in uso: il suo titolo glorioso « Gesù di Nazareth, Re dei Giudei ». L’oracolo di Davide si è compiuto « Dio ha regnato dalla Croce » che, da oggetto d’ignominia, diventa «il vessillo del re »  e « la nostra sola speranza in questo tempo di Passione ».

« Noi ci prostriamo davanti alla Croce poiché è per Essa che è venuta la gioia in tutto il mondo » (Ador. della croce il ven. santo). E per ben dimostrare che è da questo punto di vista che la Chiesa considera Gesù in Croce, gli artisti cristiani un tempo cambiavano la corona di spine in una corona araldica e reale. I Concilii ordinavano che si amministrassero i sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Eucaristia ai catecumeni e che si desse l’assoluzione sacramentale ai penitenti pubblici, alla fine della Quaresima, quando cioè, la Chiesa celebra il ricordo della morte e del trionfo di Gesù. I catecumeni venivano cosi « sepolti con Gesù per il Battesimo, per resuscitare poi con Lui a vita nuova» (Rom. VI, 4). A questo modo, i Tempi di Passione, rappresentando per tutti i Cristiani l’anniversario di questi benefici ricordavano loro che la morte e la risurrezione di Cristo, che erano state la causa efficiente e l’esempio della loro morte al peccato e della loro risurrezione spirituale, dovevano continuare ad esserlo soprattutto in questa parte dell’anno.

Queste feste non sono dunque un semplice ricordo storico riferentesi alla sola persona di Gesù; esse devono essere, per l’unione della fede e dell’amore che suscitano nelle anime, una realtà per tutto il corpo mistico di Gesù. Per esse il dramma del Golgota si estende dunque atutto il mondo e con Cristo suo Capo, la Chiesa riporta ogni anno,all’epoca delle solennità di Pasqua, una nuova vittoria su Satana. Il Tempo della Passione, per la sua connessione intima col Tempo di Pasqua, ha dunque lo scopo di rinnovare in noi lo spirito delBattesimo nel quale la nostra anima è stata lavata nel sangue diGesù, e quello della nostra prima Comunione colla quale l’animanostra si è dissetata di questo stesso sangue. Colla Confessione ela Comunione Pasquale, residui della disciplina penitenziale ebattesimale di un tempo, questo Tempo liturgico ci fa morire e risuscitare sempre più con Cristo.

II. Commento storico.

Il Tempo di Passione, che ricorda le sofferenze di Gesù, sì riporta specialmente all’ultimo anno del suo ministero, poiché fu allora soprattutto che l’odio, ogni giorno crescente, dei suoi nemici si manifestò in modo più tangibile e culminò nel dramma che la Chiesa celebra durante la cosi detta Settimana Maggiore O Settimana Santa durante la quale Essa segue il Maestro giorno per giorno.

Secondo anno. – Dopo aver guarito il figlio della vedova di Naim, Gesù assolve quella eccatrice, la quale non ebbe timore di venire a gettarsiai suoi èiedi, mentre Egli era a tavola a casa di Simone il fariseo. L’avarizia di Giuda fa prevedere il suo delitto (Giov. di passione).

Terzo anno. — Dopo la Trasfigurazione, Gesù andò a Cafarnao, poi a Gerusalemme per la festa dei Tabernacoli (Mart. di passione). Egli disse di essere la fontana di acqua viva che disseta le anime, ed annunciò la Sua prossima fine. Il giorno dopo queste feste, Egli dette ai Giudei le prove della Sua divinità, ma essi tentarono di lapidario. (Dom. Pass.). Tornato in Galilea, andò nuovamente a Gerusalemme per celebrarvi, durante l’inverno, la festa dell’Anniversario della Dedicazione del Tempio. I Giudei volevano ancora lapidarlo: non era egli forse un bestemmiatore Colui che pretendeva di essere una sola natura col Padre Celeste? (Merc. Pass.) Poi, essendo andato in Perea, Gesù fu chiamato a Betània, dove risuscitò Lazzaro. Questo prodigio gli procurò tanta rinomanza che i Giudei, non potendo contenere più a lungo la loro gelosia, stabilirono di farlo morire. Gesù si rifugiò ad Ephrem (Ven. Pass.). Sei giorni avanti la Pasqua, Egli ritornò a Betania, dove Maria sparse il profumo sui suoi piedi (Lun. santo).

Settimana Santa. — Il giorno dopo, Gesù fece l’ingresso trionfale a Gerusalemme (Vang. della benediz. delle Palme). Lasciò la città quella sera stessa per tornarvi il giorno seguente, il Lunedi Santo, giorno nel quale Egli s’intrattenne con i Giudei nel Tempio (Sabato di Passione). Il Martedì Santo andò di sera, verso il Monte degli Ulivi e predisse agli Apostoli la sua Passione prossima. Non ritornò a Gerusalemme che il Giovedì sera per l’ultima Cena (Giov. santo) e fu crocefisso il giorno dopo alle porte della città, sul Monte Calvario. Nello stesso giorno fu deposto nel sepolcro e ne usci glorioso, il mattino della Domenica seguente.

III. — Commento Liturgico.

Il Tempo di Settuagesima è una preparazione remota alla festa di Pasqua, il Tempo di Quaresima è una preparazione prossima e le due ultime settimane di Quaresima, che portano il nome di « Tempo di Passione », sono una preparazione immediata. Le feste e le cerimonie dell’ultima settimana, detta Settimana Santa o Settimana Maggiore, hanno origine dalla Chiesa di Gerusalemme. Col Vangelo alla mano, i Cristiani seguivano passo passo il Salvatore, venerando sul posto i preziosi ricordi degli avvenimenti solenni coi quali si era compiuta la Sua vita mortale. Roma adottò questa Liturgia dapprima locale e sistemò le sue Chiese in modo da poter celebrare gli Uffizi della Settimana Santa, come si facevano a Gerusalemme. Per una quindicina di giorni la Chiesa sopprime il Salmo il «Judica me » e il « Gloria Patri » che non si trovano nella liturgia antica. Essa copre pure di veli violetti le sante immagini. Senza dubbio, la devozione ai Santi si oscura davanti al grande avvenimento della Redenzione, ma, se si pensa che il Crocifisso stesso è velato, si vedrà in quest’uso un vestigio della tenda che, un tempo, veniva tesa durante tutta la Quaresima, tra la navata e l’altar maggiore. Nei tempi antichi, i penitenti pubblici che erano stati espulsi dalla Chiesa, non potevano rientrarvi che il Giovedì Santo. Dopo la soppressione di questa cerimonia, tutti i Cristiani furono più o meno assimilati ai penitenti pubblici e pur non pronunciando contro di essi la pena di espulsione, si nascose loro l’altar maggiore e tutto quello che vi si trovava, per mostrar loro che essi non meritavano di prender parte al culto eucaristico con la Comunione Pasquale che dopo aver fatta la debita penitenza.

Alcuni autori credono che questo velo avesse per scopo di nascondere la Croce, che nei tempi, antichi non aveva su di essa il Cristo, masplendeva di pietre preziose. Era quindi necessario togliere aglisguardi questo segno di Trionfo fino al Venerdì Santo, quando Gesù riportò la sua vittoria sulla croce, che si espone allora alla adorazione dei fedeli. Spogliando gli altari e facendo tacere le campane il Giovedì, il Venerdì e il Sabato della Settimana Santa la Chiesa mostra la tristezza che prova al ricordo delia morte del suo Sposo divino.

FESTA DELL’ANNUNZIAZIONE – Messa (2020)

Santa Messa del 25 MARZO.

Annunciazione della Beata Vergine Maria.

Doppio di I classe. • Paramenti bianchi.

Oggi commemoriamo il più grande avvenimento della storia: l’incarnazione di nostro Signore (Vang.) nel seno di una Vergine. (Ep.) In questo giorno il Verbo si è fatto carne. Il mistero dell’incarnazione fa sì che a Maria competa il titolo più bello: quello di « Madre di Dio » (Or.) in greco « Theotocos »; nome, che la Chiesa d’Oriente scriveva sempre in lettere d’oro, come un diadema, sulle immagini e sulle statue. « Avendo toccato i confini della Divinità »  (Card. Cajetano, 2a 2æ p. 103, art. 4) col fornire al Verbo di Dio la carne, alla quale si unì ipostaticamente, la Vergine fu sempre onorata di un culto di sepravenerazione o di iperdulia: « II Figlio del Padre e il Figlio della Vergine sono un solo ed unico Figlio », dice San Anselmo. Maria è da quel momento la Regina del genere umano e tutti la devono venerare (Intr.). Al 25 marzo, corrisponderà, nove mesi più tardi, il 25 dicembre, giorno nel quale si manifesterà al mondo il miracolo che non è conosciuto oggi che dal cielo e dall’umile Vergine. La data del 25 marzo, secondo gli antichi martirologi, sarebbe anche quella della morte del Salvatore. Essa ci ricorda, dunque, in questa Santa Quarantena, come canta il Credo che « per noi uomini e per la nostra salute, il figlio di Dio discese dal cielo, si incarnò per opera dello Spirito Santo nel seno della Vergine Maria, si fece uomo, fu anche crocefisso per noi, patì sotto Ponzio Pilato, e fu seppellito e resuscitò il terzo giorno ». Poiché il titolo di Madre di Dio rende Maria onnipotente presso suo Figlio, ricorriamo alla sua intercessione presso di Lui (Or.), affinché possiamo arrivare per i meriti della Passione e della Croce alla gloria della Risurrezione (Postc).

Incipit

In nómine Patris, ✠ et Fílii, et Spíritus Sancti. Amen.

Introitus

Ps XLIV: 13, 15 et 16.
Vultum  tuum deprecabúntur omnes dívites plebis: adducántur Regi Vírgines post eam: próximæ ejus adducántur tibi in lætítia et exsultatióne.

[Ti rendono omaggio tutti i ricchi del popolo: dietro di lei, le vergini sono condotte a te, o Re: sono condotte le sue compagne in letizia ed esultanza.

Ps 44:2.
Eructávit cor meum verbum bonum: dico ego ópera mea Regi.
[Dal mio cuore erompe una fausta parola: canto le mie opere al Re.

Vultum tuum deprecabúntur omnes dívites plebis: adducántur Regi Vírgines post eam: próximæ ejus adducántur tibi in lætítia et exsultatióne.

[Ti rendono omaggio tutti i ricchi del popolo: dietro di lei, le vergini sono condotte a te, o Re: sono condotte le sue compagne in letizia ed esultanza.

Oratio

Orémus.

Deus, qui de beátæ Maríæ Vírginis útero Verbum tuum, Angelo nuntiánte, carnem suscípere voluísti: præsta supplícibus tuis; ut, qui vere eam Genetrícem Dei crédimus, ejus apud te intercessiónibus adjuvémur.

[O Dio, che hai voluto che, all’annuncio dell’Angelo, il tuo Verbo prendesse carne nel seno della beata Vergine Maria: concedi a noi tuoi sùpplici che, come crediamo lei vera Madre di Dio, così siamo aiutati presso di Te dalla sua intercessione.]

Lectio

Léctio Isaíæ Prophétæ.
Is VII: 10-15.
In diébus illis: Locútus est Dóminus ad Achaz, dicens: Pete tibi signum a Dómino, Deo tuo, in profúndum inférni, sive in excélsum supra. Et dixit Achaz: Non petam ei non tentábo Dóminum. Et dixit: Audíte ergo, domus David: Numquid parum vobis est, moléstos esse homínibus, quia molésti estis et Deo meo? Propter hoc dabit Dóminus ipse vobis signum. Ecce, Virgo concípiet et páriet fílium, et vocábitur nomen ejus Emmánuel. Butýrum ei mel cómedet, ut sciat reprobáre malum et elígere bonum.

[In quei giorni: Così parlò il Signore ad Achaz: Domanda per te un segno al Signore Dio tuo, o negli abissi degli inferi, o nelle altezze del cielo. E Achaz rispose: Non lo chiederò e non tenterò il Signore, E disse: Udite dunque, o discendenti di Davide. È forse poco per voi far torto agli uomini, che fate torto anche al mio Dio ? Per questo il Signore vi darà Egli stesso un segno. Ecco che la vergine concepirà e partorirà un figlio, il cui nome sarà Emmanuel. Egli mangerà burro e miele, affinché sappia rigettare il male ed eleggere il bene.]

Graduale

Ps XLIV: 3 et 5.
Diffúsa est grátia in lábiis tuis: proptérea benedíxit te Deus in ætérnum.
V. Propter veritátem et mansuetúdinem et justítiam: et dedúcet te mirabíliter déxtera
tua.
Ps XLIV: 11 et 12.
Audi, fília, et vide, et inclína aurem tuam: quia concupívit Rex speciem tuam.
Ps XLIV: 13 et 10.
Vultum tuum deprecabúntur omnes dívites plebis: fíliæ regum in honóre tuo.
Ps XLIV: 15-16.
Adducéntur Regi Vírgines post eam: próximæ ejus afferéntur tibi.
V. Adducéntur in lætítia et exsultatióne: adducántur in templum Regis.

[La grazia è riversata sopra le tue labbra, perciò il Signore ti ha benedetta per sempre,
V. per la tua fedeltà e mitezza e giustizia: e la tua destra compirà prodigi.
Ps 44: 11 et 12.
Ascolta e guarda, tendi l’orecchio, o figlia: il Re si è invaghito della tua bellezza.
Ps 44: 13 et 10.
Tutti i ricchi del popolo imploreranno il tuo volto, stanno al tuo seguito figlie di re.
Ps 44: 15-16.
Le vergini dietro a Lei sono condotte al Re, le sue compagne sono condotte a Te.
V. Sono condotte con gioia ed esultanza, sono introdotte nel palazzo del Re.]

Evangelium

Luc 1: 26-38.
In illo témpore: Missus est Angelus Gábriel a Deo in civitátem Galilææ, cui nomen Názareth, ad Vírginem desponsátam viro, cui nomen erat Joseph, de domo David, et nomen Vírginis María. Et ingréssus Angelus ad eam, dixit: Ave, grátia plena; Dóminus tecum: benedícta tu in muliéribus. Quæ cum audísset, turbáta est in sermóne ejus: et cogitábat, qualis esset ista salutátio. Et ait Angelus ei: Ne tímeas, María, invenísti enim grátiam apud Deum: ecce, concípies in útero et páries fílium, et vocábis nomen ejus Jesum. Hic erit magnus, et Fílius Altíssimi vocábitur, et dabit illi Dóminus Deus sedem David, patris ejus: et regnábit in domo Jacob in ætérnum, et regni ejus non erit finis. Dixit autem María ad Angelum: Quómodo fiet istud, quóniam virum non cognósco? Et respóndens Angelus, dixit ei: Spíritus Sanctus supervéniet in te, et virtus Altíssimi obumbrábit tibi. Ideóque et quod nascétur ex te Sanctum, vocábitur Fílius Dei. Et ecce, Elísabeth, cognáta tua, et ipsa concépit fílium in senectúte sua: et hic mensis sextus est illi, quæ vocátur stérilis: quia non erit impossíbile apud Deum omne verbum. Dixit autem María: Ecce ancílla Dómini, fiat mihi secúndum verbum tuum.

[In quel tempo: L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, ad una Vergine sposata con un uomo della stirpe di Davide che si chiamava Giuseppe, e il nome della Vergine era Maria. Ed entrato da lei, l’Angelo disse: Ave, piena di grazia: il Signore è con te: benedetta tu tra le donne. Udendo ciò ella si turbò e pensava che specie di saluto fosse quello. E l’Angelo soggiunse: Non temere, Maria, perché hai trovato grazia davanti a Dio, ecco che concepirai e partorirai un figlio, cui porrai nome Gesù. Esso sarà grande e chiamato figlio dell’Altissimo; e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide, suo padre, e regnerà in eterno sulla casa di Giacobbe, e il suo regno non avrà fine. Disse allora Maria all’Angelo: Come avverrà questo, che non conosco uomo ? E l’Angelo le rispose. Lo Spirito Santo scenderà in te e ti adombrerà la potenza dell’Altissimo. Perciò quel santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco che Elisabetta, tua parente, ha concepito anch’essa un figlio, in vecchiaia: ed è già al sesto mese, lei che era chiamata sterile: poiché niente è impossibile a Dio. E Maria disse: si faccia di me secondo la tua parola.]

Il Figliuolo di Dio, seconda Persona della santissima Trinità, il quale si fa uomo e prende nel seno della Vergine Maria un’anima e un corpo formati per opera dello Spirito Santo, è il mistero che adoriamo in questo giorno. Noi non comprendiamo questo mistero, ma lo crediamo. Si tratta ancora d’imitarlo in quello che possiamo, di lodarne Dio, e di approfittarne. – Vi sono principalmente due cose da imitarsi in questo mistero. Bisogna che noi cerchiamo di entrare, con una sincera e profonda umiltà, nel sentimento di Colui che essendo eguale al Padre suo, ed un medesimo Dio con lui, si annichilò prendendo la forma di servo col farsi uomo. Egli ha cominciato oggi l’umiliazione di quella obbedienza che spingerà fino alla morte di croce. Bisogna che ci sottoponiamo ed interamente ci consacriamo di buon’ora a Dio, per obbedire alla sua legge, e seguire in tutto la sua volontà, sull’esempio di Colui sull’esempio di Colui che entrando in questo mondo disse: Ecco che io vengo, voi mi avete formato un corpo; sta scritto in capo al libro che io farò la vostra volontà, o mio Dio! Io porterò la vostra legge in mezzo al cuore. – All’esempio di un Dio che si è fatto uomo per poter essere da noi imitato, torna bene qui l’unire in questo giorno l’esempio di quella che egli si scelse per Madre, e che trae da lui tutta la sua virtù e la sua gloria. – Proponiamoci, e meditiamo nel Vangelo di questo giorno la semplicità, la modestia, la fede, l’umiltà, la sottomissione agli ordini di Dio, e il perfetto abbandono alla santa provvidenza di lui, virtù che risplendono in Maria nella sua Annunziazione.

PREGHIERA

O Dio, che annientandovi nella vostra Incarnazione avete innalzata Maria alla dignità di vostra Madre, fatemi onorare degnamente la sua divina maternità, e meritare per l’imitazione delle sue virtù quella suprema felicità, che voi avete promessa a quelli, i quali come Ella porteranno in opera la vostra parola, quando diceste: Chiunque fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli, è mio fratello e mia sorella e mia madre. Datemi parte, Signore, di quella singolare purità che chiamò i vostri sguardi sopra questa Vergine senza macchia, di quella profonda umiltà con la quale Ella vi concepì, di quella perfetta sommissione :he le fece sopportare i tormenti della vostra passione, di quell’amore sì forte e sì ardente che consumando la sua vita, la mise in possesso del premio eterno da Lei meritato. – Madre del Salvatore del mondo, che godete da lungo tempo il premio delle vostre virtù, rammentatevi che siete la Madre delle membra siccome del Capo, e che dopo di Lui, i figli dell’infelice Eva, divenuti vostri, aspettano dalla vostra potente intercessione gli aiuti dei quali abbisognano nel loro esilio; degnatevi adunque di domandare per me al vostro divin Figlio le grazie che mi sono necessarie, per imitarvi quanto può una creatura così imperfetta come io sono, affinché dopo aver partecipato in qualche modo ai vostri meriti, io possa sperar di partecipare anche alla vostra gloria ed alla vostra felicità.

OMELIA: http://www.exsurgatdeus.org/2020/03/25/festa-dellannunciazione-2020/

http://www.exsurgatdeus.org/2019/03/25/festa-dellannunciazione-2019/

http://www.exsurgatdeus.org/2018/04/09/festa-dellannunciazione-2018/

http://www.exsurgatdeus.org/2017/03/25/25-marzo-annunciazione-della-vergine-santissima/

Credo…

http://www.exsurgatdeus.org/2019/10/12/il-credo/

Offertorium

Orémus

Luc 1:28 et 42.
Ave, Maria, grátia plena; Dóminus tecum: benedícta tu in muliéribus, et benedíctus fructus ventris tui.

Secreta

In méntibus nostris, quǽsumus, Dómine, veræ fídei sacraménta confírma: ut, qui concéptum de Vírgine Deum verum et hóminem confitémur; per ejus salutíferæ resurrectiónis poténtiam, ad ætérnam mereámur perveníre lætítiam.

[Conferma nelle nostre menti, o Signore, Te ne preghiamo, i misteri della vera fede: affinché noi, che professiamo vero Dio e uomo quegli che fu concepito dalla Vergine, mediante la sua salvifica resurrezione, possiamo pervenire all’eterna felicità.]

Comunione spirituale

http://www.exsurgatdeus.org/2019/10/20/comunione-spirituale/

Communio

Is VII: 14.
Ecce, Virgo concípiet et páriet fílium: et vocábitur nomen ejus Emmánuel.

[Ecco, una vergine concepirà e partorirà un figlio: al quale si darà il nome di Emmanuel.]

Postcommunio

Orémus.
Grátiam tuam, quǽsumus, Dómine, méntibus nostris infúnde: ut, qui. Angelo nuntiánte, Christi Fílii tui incarnatiónem cognóvimus; per passiónem ejus et crucem, ad resurrectiónis glóriam perducámur.

[La tua grazia, Te ne preghiamo, o Signore, infondi nelle nostre anime: affinché, conoscendo per l’annuncio dell’Angelo, l’incarnazione del Cristo Tuo Figlio, per mezzo della sua passione e Croce giungiamo alla gloria della resurrezione.]

Ultimo Evangelio e preghiere leonine:

http://www.exsurgatdeus.org/2019/10/20/preghiere-leonine-dopo-la-messa/

Ringraziamento dopo la Comunione:

http://www.exsurgatdeus.org/2018/09/14/ringraziamento-dopo-la-comunione-2/

Ordinario: http://www.exsurgatdeus.org/2019/05/20/ordinario-della-messa/

CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA DEL MESE DI MARZO 2020

CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA: MARZO 2020

MARZO è il mese che la S. Chiesa Cattolica dedica a San Giuseppe, padre putativo di Gesù, e protettore della Chiesa Cattolica.

“È comune e pia credenza dei fedeli, che i Santi in Paradiso abbiano uno zelo ed una potenza particolare di ottenerci quelle medesime grazie, di cui essi furono favoriti mentre si trovavano ancora su questa terra. Ed è perciò che noi ricorriamo, per esempio, a S. Luigi Gonzaga per ottenere la virtù della santa purità, a S. Maria Maddalena per acquistare lo spirito di penitenza, a S. Tommaso d’Aquino per conseguire la scienza delle cose celesti, a S. Bernardo per accrescere in noi la divozione a Maria, e così ad altri Santi per altre grazie. Ora, sebbene, come abbiamo già detto, S. Giuseppe sia stato da Dio favorito di ogni genere di grazie, è certo tuttavia che una delle più singolari fu per lui la grazia di fare una morte tanto preziosa e beata tra le braccia di Gesù e di Maria. E perciò senza dubbio, dopo la Vergine, nessun altro Santo è più zelante di ottenere una simil grazia a noi e più potente ad acquistarcela dal suo caro Gesù, di quello che lo sia S. Giuseppe. Che non faremo adunque per procacciarci una santa morte! Alla fin fine è questa la grazia delle grazie, perché se moriremo bene, in grazia di Dio, saremo salvi per tutta l’eternità, ma se invece moriremo male, senza la grazia del Signore, saremo eternamente perduti. Raccomandiamoci pertanto a questo possente protettore dei moribondi S. Giuseppe. Non lasciamo passar giorno senza ripetere a lui, a Gesù ed a Maria, con tutto il fervore dell’anima, queste ardenti preghiere: Gesù, Giuseppe e Maria assistetemi nell’ultima agonia; Gesù, Giuseppe e Maria spiri in pace con voi l’anima mia. – Ma ricordiamoci bene, che raccomandarsi a questo Santo per una buona morte è cosa certamente utile e bella, ma non del tutto sufficiente. Conviene che anzi tutto facciamo quanto sta in noi per menare una vita veramente cristiana, perché in generale la morte non è che l’eco della vita stessa. Conviene che subito riandiamo con la nostra coscienza per vedere se caso mai vi fosse il peccato mortale, affine di prontamente detestarlo e cancellarlo mediante una buona confessione. Conviene che subito ci mettiamo ad amare e servire Iddio di più e più alacremente del passato, perché ripariamo così al tempo perduto e ci affrettiamo ad accumulare quelle sante opere, le quali soltanto ci conforteranno nell’ultimo istante di nostra vita. Oh sì; se noi ci adopreremo con tutte le nostre forze per vivere veramente da buoni Cristiani, possiamo nutrire la dolce speranza di fare anche noi una santa morte: una morte, in cui Gesù verrà a confortarci per un’ultima volta colla sua reale presenza, anzi colla comunione di se stesso; una morte in cui Maria scenderà amorosa al nostro fianco per combattere e cacciare lontano da noi l’infernale nemico; una morte, in cui l’amatissimo nostro S. Giuseppe si troverà a noi dappresso per stenderci amorosamente la mano ed aiutarci a fare felicemente e lietamente i gran passo alla eternità.”

[A. Carmignola: S. Giuseppe. Tipogr. e libr. Salesiana, TORINO, 1896]

Per le Indulgenze: http://www.exsurgatdeus.org/2018/03/19/nella-festa-di-san-giuseppe-2018/

Queste sono le feste del mese di MARZO 2020

1 Marzo Dominica I in Quadr    Semiduplex I. classis

4 Marzo S. Casimiri Confessoris    Feria

          Feria Quarta Quattuor Temporum Quadragesimæ   

6 Marzo Ss. Perpetuæ et Felicitatis Martyrum    Feria

               I Venerdì

          Feria Sexta Quattuor Temporum Quadragesimæ   

7 Marzo S. Thomæ de Aquino Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Feria

               I Sabato

           Sabbato Quattuor Temporum Quadragesimæ   

8 Marzo Dominica II in Quadr    Semiduplex I. classis

9 Marzo S. Franciscæ Romanæ Viduæ    Duplex

10 Marzo Ss. Quadraginta Martyrum    Feria

12 Marzo S. Gregorii Papæ Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

15 Marzo Dominica III in Quadr    Semiduplex I. classis

17 Marzo S. Patricii Episcopi et Confessoris    Duplex

18 Marzo S. Cyrilli Episcopi Hierosolymitani Conf. et Eccl.  Doctoris    Duplex

19 Marzo S. Joseph Sponsi B.M.V. Confessoris    Duplex I. classis *L1*

21 Marzo S. Benedicti Abbatis    Duplex majus *L1*

22 Marzo Dominica IV in Quadr    Semiduplex I. classis

24 Marzo S. Gabrielis Archangeli    Duplex majus *L1*

25 Marzo In Annuntiatione Beatæ Mariæ Virginis  Duplex I. classis *L1* 

27 Marzo S. Joannis Damasceni Confessoris    Duplex *L1*

28 Marzo S. Joannis a Capistrano Confessoris    Semiduplex

29 Marzo Dominica I Passionis    Semiduplex I. classis *I*

TEMPO DI QUARESIMA (2020)

Tempo di Quaresima (2020)

 (Messale Romano di S. Bertola e G. Destefani, comm. di D. G. LEFEBVRE O. S. B; L. I. C. E. – R. Berruti & C. Torino 1950)

I. Commento dogmatico

Il Tempo della Settuagesima ci ricorda la necessità di unirci con lo spirito di penitenza, all’opera redentrice de! Messia. Il Tempo di Quaresima, col digiuno e le pratiche di penitenza, ci dà modo di associarci ancor più strettamente ad essa. Ribelle a Dio, l’anima nostra è infatti diventata schiava del demonio, della carne e del mondo. In questo santo Tempo la Chiesa ci mostra Gesù nel deserto (1a Dom. di Quaresima) e nella sua vita pubblica, che combatte per liberarci dalla triplice catena dell’orgoglio, della lussuria e dell’avarizia che ci attacca alle creature. E allorché Cristo ci avrà, con la sua dottrina e le sue sofferenze, strappati alla nostra cattività e resi alla libertà di figli di Dio, ci darà, a Pasqua, la vita divina che avevamo perduta. Perciò la liturgia quaresimale, così ricca degli insegnamenti del Maestro e dello spirito di penitenza del Redentore, serviva anticamente per istruire i Catecumeni e per suscitare la compunzione nei pubblici penitenti che aspiravano a risuscitare con Gesù, ricevendo, il Sabato Santo, i Sacramenti del Battesimo è della Penitenza (Lo spirito e le cerimonie stesse di questi due sacramenti dei morti si trovano nella liturgia del Tempo Quaresimale. Essi riassumono questa epoca di ascesi purgativa, nella quale moriamo al peccato con Gesù e ne sono il fine ultimo.). Sono questi i due pensieri che la Chiesa, svilupperà durante tutta la Quaresima, mostrandoci nei Giudei infedeli, i peccatori che non possono ritornare a Dio, se non associandosi al digiuno di Gesù (Vang. della la Dom.), e nei Gentili, chiamati in loro vece, gli effetti del Sacramento di rigenerazione (Vang. della 2a 3a Dom.) e dell’Eucaristia nelle anime nostre (Vang. della 4a Domenica). – Nell’Ufficio divino si seguono le letture dell’Antico Testamento. La prima Domenica di Quaresima l’immagine di Isacco è assorbita dal pensiero di Gesù nel deserto. Si è del resto, già accennato al figlio di Abramo quando, nella Domenica precedente, la Chiesa ha parlato di questo gran patriarca. Nella seconda settimana di Quaresima la Liturgia legge la storia di Giacobbe che è la figura di Gesù Cristo e della sua Chiesa che Dio protegge e benedice come fece per questo santo patriarca. Nella terza settimana di Quaresima, le letture dell’Ufficio trattano di Giuseppe e la Chiesa vede in lui la figura di Cristo e della Chiesa che hanno reso benefici per gli oltraggi e che brillano di speciale splendore per la loro vita purissima. Finalmente la quarta settimana di Quaresima è consacrata a Mosè che liberò il popolo di Dio e lo condusse verso la terra promessa, figura di quello che Gesù e la sua Chiesa fanno per le anime a Pasqua. « Al lume del Nuovo Testamento – dice la liturgia – Dio spiega i miracoli compiuti nei primi tempi, mostrandoci nel Mar Rosso l’immagine del Sacro Fonte, e nel popolo liberato dalla servitù dell’Egitto, la figura del popolo cristiano » (Oraz. dopo la 2a Profezia nella Vigilia di Pentecoste.). Ci prepareremo cosi, come abbiamo già detto altrove, a celebrare con la Chiesa il mistero pasquale nelle pagine dei due Testamenti che ci danno la piena intelligenza della grande misericordia di Dio ». (7a Oraz. del Sabato Santo.)

Il Tempo dìy Quaresima è una specie di grande ritiro fatto dai Cristiani di tutto il mondo che si preparano alla Pasqua, e chiuso con la Confessione e la Comunione pasquale. Come Gesù, ritiratosi dal mondo, ha pregato e digiunato durante quaranta giorni, ci ha insegnato, con la sua vita di apostolato, come morire a noi stessi, la Chiesa, durante questa santa Quarantena, ci predica la morte in noi dell’uomo peccatore. Questa morte si manifesterà nell’anima nostra per mezzo della lotta contro l’orgoglio e l’amor proprio, con uno spirito di preghiera e una assidua meditazione della parola di Dio: nei nostri corpi col digiuno, l’astinenza e la mortificazione dei sensi. E finalmente si manifesterà in tutta la nostra vita con un maggior distacco dai piaceri e dai beni del secolo che ci farà esser più larghi nell’elemosina, («Chi non può digiunare deve supplirvi con più abbondanti elemosine, in modo da riscattare con queste i peccati che non può guarire col digiuno ». Serm. quaresimale di S. Cesario di Arles – 542) e ci farà astenere dalle feste mondane. Il digiuno quaresimale infatti altro non deve essere che l’espressione dei sentimenti di penitenza di cui è penetrata l’anima nostra, tanto più occupata delle cose di Dio, quanto più rinunzia ai piaceri dei sensi. Così per i cuori generosi, questo « tempo favorevole » (Epistola della la Dom. di Quaresima) è una sorgente di santa gioia come dimostra ovunque la liturgia di Quaresima). – Questo lavoro di purificazione vien fatto sotto la direzione della Chiesa che unisce i nostri patimenti a quelli di Cristo: i pusillanimi entrano coraggiosamente in lizza appoggiandosi sulla grazia di Gesù che non fa loro difetto (Orazione del Mercoledì delle Ceneri. Concedi.); i forti non si inorgogliscono della loro osservanza, perché sanno che solo la Passione di Gesù li fa salvi e che soltanto « partecipandovi con la loro pazienza se ne applicano i frutti ». (Prologo della Regola di S. Benedetto e Postcom. della 1a Dom. di Quaresima « L’osservanza della Quaresima, dice Papa Benedetto XIV, è il vincolo della nostra Milizia: per mezzo di questa distinguiamo i nemici della Croce di Gesù Cristo; per mezzo suo allontaniamo da! nostro capo i castighi della collera di Dio; con essa, protetti dal celeste soccorso durante il giorno, ci fortifichiamo contro i principi delle tenebre. Se questa osservanza viene a rilassarsi è a tutto detrimento della gloria di Dio, a disdoro della Religione Cattolica, a pericolo delle anime cristiane; e senza alcun dubbio, questa negligenza diviene fonte di disgrazie per i popoli, di disastri nei pubblici affari è di’ infortuni per quelli privati » . (Enciclica del 29 Maggio 1741).

II. — Commento storico.

La liturgia di Quaresima ci fa seguire Gesù per tutto il corso del suo ministero apostolico.

Anno primo: — Egli passòdapprima 40 giorni nel deserto sulmonte della Quarantena, a N. E. di Betania (Vang. della I Dom.). Quindi scelse i suoi primi discepoli e andò in Galilea, donde ritornò per celebrare a Gerusalemme la. la festa di Pasqua e cacciò allora i venditori dal Tempio (lun. della IV, sett.). Dopo aver evangelizzato per parecchi mesi la Giudea, si recò a Sichem dove converti la Samaritana (Ven. della III settimana), quindi a Nazareth, dove predicò nella sinagoga (Lun. III sett.) e poi a Cafarnao e in tutta la Galilea (Giov. III sett.).

Anno secondo. — Gesù ritornò allora a Gerusalemme per la 2a Pasqua e guarì il paralitico della piscina di Betsaida (Ven. Ven. I sett.). Di ritorno in Galilea, predicò il Sermone della Montagna (Monte Kourounhattin) (Merc. Delle ceneri e ven. seg.)e rientrato a Cafarnao, vi guari il servo del centurione (Giov. dopo le ceneri), poi risuscitò a Naim il figlio della vedova (Giov. IV sett..), evangelizzò allora nuovamente la Galilea e andò quindi a Bethsaida Julias, nelle terre di Filippo, e nei dintorni di questa città moltiplicò i pani (IV dom.), quindi camminò sulle acque del lago tornando in Cafarnao (Sab. delle ceneri).

Anno terzo. — Gesù percorse allora le regioni di Tiro e Sidone ove Io seguirono i suoi nemici (Merc. III sett,), esaudì la preghiera della Cananea (Giov. Giov. I sett.) passando vicino a Sarepta e ripassando per Cesarea di Filippo, tornò in Galilea ove sul Tabor ebbe luogo la Trasfigurazione (Mart. III sett.). Arrivato a Cafarnao, predicò la misericordia ai suoi apostoli (Mart. III sett.), quindi si recò a Gerusalemme per la festa dei Tabernacoli e vi confuse i Giudei che’ lo accusavano di infrangere il Sabbato (Mart. IV sett.), perdonò alla donna adultera (Sab. III sett.), insegnò nel Tempio (Sab IV sett. Elun. II sett.), e guari il cieco nato (Merc. IV, sett.). – Dopo esser stato di nuovo in Galilea, Gesù si recò in Perea, dove rese la favella ad un muto (3a Dom.) e dove mostrò in Giona la figura della resurrezionea (Merc. I sett.). Poi andò a Gerusalemme per la festa della Dedicazione, ritornò inPerea ove predicò la parabola del figliuol prodigo (Sab. II sett.) e del ricco epulone (Giov. II sett.). Chiamato a Befania vi risuscitò Lazzaro (Ven. IV sett.). Risalito a Ephrem, si diresse verso Gerusalemme annunziando che vi sarebbe stato messo a morte (Merc. II sett.). Nel Tempio scacciò una seconda volta i venditori (Mart. I sett.), disse la parabola dei vignaiuoli ribelli (Ven. II sett.), e denunciò l’ipocrisia dei Farisei (Mart. II sett.). Poi salì sul Monte degli Ulivi e guardando Gerusalemme, ove tre giorni dopo fu ucciso, parlò del Giudizio che separerà per sempre i buoni dai cattivi (Lun. IV sett.) *.

III. Commento liturgico.

II Tempo di Quaresimasi divide in due parti, la prima delle quali comincia il mercoledì delle Ceneri, chiamato nella Liturgia: « Principio della santissima Quarantena», e termina la Domenica di Passione, e la seconda comprende la « Grande Quindicina » che porta il nome di Tempo di Passione. Se togliamo le quattro Domeniche di Quaresima e quella della Passione e delle Palme, abbiamo 36giorni di digiuno, ai quali sono stati aggiunti i quattro giorni che precedono per ottenere il numero di 40, « che la legge e i profeti avevano inaugurato e che il Cristo stesso ha consacrato (Inno del Matutino. – Mosè, che rappresenta la legge, ed Elia, i profeti, non si accostarono a Dio sul Sinai e sull’Horeb che dopo essersi purificati con un digiuno di 40 giorni (Esodo, XXIV, 18; III Re, XIX, 8). – Ogni Messa di Quaresima ha una Stazione. (Questa parola è stata presa dalla milizia romana, perché i Cristiani arruolati nella milizia di Cristo si riunivano nelle ore in cui i soldati cambiavano la guardia; donde i nomi di Terza, Sesta, Nona che si danno alla parte dell’Ufficio che si dice alla 3a , 6° e 9°). Dopo l’ora Nona, che recitavasi verso le 15, si celebrava in Quaresima la Messa. Poi cantavansi i Vespri, dopò di che si rompeva il digiuno. Da ciò deriva l’uso attuale, nelle chiese ove si canta l’Ufficio, di recitare durante la Quaresima i Vespri prima del pranzo. Il papa celebrava nel corso dell’anno successivamente nelle grandi basiliche e nelle 5 chiese parrocchiali di Roma (Queste parrocchie esistevano già al v secolo ed erano chiamate « titoli » « tituli » ed i parroci di Roma che vi erano preposti portavano il nome di Cardinali (incardinati), cioè addetti a queste chiese. Per questo motivo ancora ai nostri giorni ogni Cardinale è titolare di uno di questi santuari) e in qualche altro santuario la Messa solenne, circondato da tutto il clero e dal popolo e questo, si chiama fare la « Stazione ». Il nome che è rimasto nel Messale, ricorda che Roma è il centro del culto cristiano (La preghiera ufficiale della Chiesa è, come essa stessa: una, santa, cattolica, apostolica e romana.) ed indica una liturgia più di dodici-volte secolare e anticamente solennissima. – La Quaresima, durante la quale si celebra ogni giorno una Messa con indulgenze stazionali, è uno dei tempi liturgici più antichi e più importanti dell’anno. Il Ciclo del tempo, consacrato alla contemplazione dei misteri di Cristo, esercita quotidianamente la sua influenza sui fedeli, mentre alle altre epoche dell’anno, in settimana si celebrano generalmente le feste dei Santi. Ecome tutta la vita cristiana si riassume nella imitazione di Gesù, questo tempo, nel quale il Ciclo dei Santi è più ridotto, è particolarmente fecondo per le anime nostre. La Chiesa ha ammesso nella liturgia quaresimale la festa dell’Annunziazione (25 marzo), poi quella di San Mattia (24 febbraio) per l’importanza dì queste feste; e se nel corso dei secoli vi si sono aggiunte altre Messe in onore dei Santi, è pur tuttavia più conforme allo spirito di questo tempo di preferire la Messa della feria, poiché durante la Quaresima la Messa conventuale, principale o unica (cantata o no), deve essere della Feria anche nelle feste doppie maggiori e minori (Cf. Additiones et Variationes: Nuovo Messale). E nelle feste che sono di un rito superiore ( la e 2a classe: Annunziazione, S. Giuseppe e S. Mattia) una Messa della feria si celebra sempre nelle Cattedrali, nelle collegiate e nei monasteri, senza mai interrompere la preparazione pasquale. Se dunque vogliamo fare una buona Quaresima, bisogna che assistiamo ogni giorno alla Messa, nella quale la Chiesa, nostra madre, ci detta i pensieri che in questo tempo devono occupare la nostra mente. Per indicare che lo spirito di penitenza del Tempo della Settuagesima si è ancor più accentuato, la Chiesa non solo sopprime il Gloria e l’Alleluia e riveste i suoi sacerdoti di paramenti violacei, durante la santa Quarantena, ma spoglia anche il diacono della dalmatica e il suddiacono della tunica, simboli di gioia, e fa tacere gli organi. Dopo i Postcommunio si dice una Orazione sul popolo, preceduta da questa esortazione all’umiltà: « Umiliatevi dinanzi a Dio ». – Anticamente la società cristiana sospendeva durante questo tempo le assise dei suoi tribunali e le guerre; era anche tempo proibito per le nozze e oggi ancora la Chiesa proibisce di dare in quest’epoca dell’anno la benedizione solenne agli sposi. In tempi di fede più grande la Chiesa, durante tutto il periodo del « digiuno solenne »  (Oraz. della Ia domen. di Quares.), esortava gli sposi a osservare la continenza. Ecco il tempo favorevole, ecco ora i giorni della salute.

TEMPO DI SETTUAGESIMA (2020)

TEMPO DI SETTUAGESIMA

(Messale Romano di S. Bertola e G. Destefani, comm. di D. G. LEFEBVRE O. S. B; L. I. C. E. – R. Berruti & C. Torino 1950)

SECONDA PARTE DELL’ANNO ECCLESIASTICO

IL MISTERO DELLA REDENZIONE.

CICLO DI PASQUA

Tempo della Settuagesima (Settuagesima-Ceneri).

Tempo di Quaresima (Ceneri-Dom. di Passione).

Tempo di Passione (Dom. di Passione-Pasqua).

2° Tempo Pasquale (Pasqua-Trinità).

3° Tempo dopo la Pentecoste (Trinità-Avvento).

Col Tempo della Settuagesima incomincia il Ciclo che ha per centro la solennità delle solennità: la festa di Pasqua. – Il Ciclo di Natale dipende essenzialmente dal Ciclo di Pasqua, poiché, se Dio è disceso fino a noi; è stato per innalzarci fino a Lui Al Ciclo dell’Incarnazione, nel quale la liturgia ci mostra un Dio che riveste l’umanità nostra, corrisponde quindi il Ciclo della Redenzione, nel quale esso ci mostra Gesù che ci rende partecipi della vita eterna (Pref. dell’Ascensione). È questa la grande opera che il Padre diede da compiere al Figlio suo (Giov. XVII, 4). –  Perciò la Chiesa che ci ha manifestato la Divinità di Gesù Cristo durante la prima parte dell’anno ecclesiastico, nella seconda ci mostra quello che Gesù ha fatto per meritarcela e comunicarcela (Il nome Gesù significa Salvatore, quello di Cristo ricorda che Egli fu unto della Divinità. Il nome di Gesù Cristo o di Uomo-Dio riassume dunque in modo perfetto il Ciclo di Pasqua che analizza soprattutto l’opera dell’umanità di Gesù come Salvatore, e quello di Natale che descrive l’opera di Cristo come Dio.). – S’impegnerà fra Lui e satana una lotta violenta che andrà sempre più accentuandosi durante i tre periodi successivi chiamati Tempo di Settuagesima, di Quaresima e di Passione. Il Cristo è Dio. la sua vittoria è quindi certa. Ed ecco che entriamo nel Tempo Pasquale, nel quale il trionfo del Redentore sul demonio, sul mondo e sulla carne si afferma con la sua resurrezione, con la sua ascensione e la fondazione della Chiesa, alla quale Egli invia lo Spirito Santo. E nel Tempo dopo la Pentecoste Gesù continua a mandare questo Spirito vivificante che permette alla Chiesa nascente di svilupparsi nel corso dei secoli per raggiungere « la pienezza del Cristo ». (Agli Efesini, 4, 13).

Anticamente si consacravano perciò:

.- 1) alla penitenza pubblica dei peccatori, e alla Iniziazione dei catecumeni, le settimane precedenti la Pasqua;

.- 2) a ricevere il Battesimo e l’Eucaristia gli ultimi tre giorni della Settimana Santa e la Festa di Pasqua;

.- 3) e all’incremento della vita spirituale de’ neofiti e delle anime riconciliate con Dio, la Pentecoste e le Domeniche seguenti.

Ai nostri giorni questo stesso periodo ci immerge di nuovo nello spirito del nostro Battesimo e ci fa morire e risuscitare ogni anno di più con nostro Signore per mezzo della Confessione pasquale.

TEMPO DELLA SETTUAGESIMA.

(Dalla Settuagesima al Mercoledì delle Ceneri).

I — Commento dogmatico.

Domeniche; Letture del Breviario; Testi delle Messe:

Settuagesima –  Storia di Adamo. – Gesù, novello Adamo

Sessagesima – Storia di Noè – Gesù, il vero Noè.

Quinquagesima – Storia di Abramo. – Gesù, il vero Abramo.

1a Domenica di Quaresima – Il pensiero delia Quaresima assorbe quello di Isacco – Gesù nel deserto.

2a Domenica di Quaresima – Storia di Giacobbe. – Gesù, il vero Giacobbe.

3a Domenica di Quaresima – Storia di Giuseppe. – Gesù, il vero Giuseppe.

4a Domenica di Quaresima – Storia di Mosè. – Gesù, il vero Mosè.

Come al Ciclo di Natale, la Chiesa riprende Io studio dell’Ant. Test, per mostrarci tutte le grandi figure, che hanno preannunziato l’opera redentrice del Cristo, la cui storia, figura di quella di Gesù, è ben atta a prepararci alla grande festa di Pasqua, nella quale noi celebriamo il suo trionfo.» Interrogate le Scritture, – diceva nostro Signore, – esse vi parlano di me ». Lex gravida Christo, l’Antica Legge è tutta piena delia preoccupazione del Messia, poiché tutto presso il popolo di Dio prediceva ed annunziava Gesù. L’Antico Testamento è dunque come un Vangelo anticipato, che illumina di luce singolare la storia del Salvatore. Per questo la Chiesa si compiace di stabilire nella sua liturgia un parallelo costante fra le prime e le ultime pagine della Bibbia; questo parallelismo continua «durante tutta la Settuagesima e la Quaresima e lo ritroveremo in modo molto chiaro anche nel Tempo dopo là Pentecoste. – Il quadro seguite, che spiegheremo in particolare nelle Domeniche che vi corrispondono, ci lascia vedere la successione delle letture dell’Ufficiatura divina al Tempo di Settuagesima e di Quaresima. Ci insegna pure in quale senso dobbiamo studiare le Messe dei medesimi Tempi per comprenderne pienamente il significato (vedi quadro seguente). Gesù ripara i danni causati da Adamo; è per la Chiesa il vero Noè, cioè il fondatore di un nuovo popolo; più ancora di Àbramo, Egli è il capo del popolo che Dio si è scelto come suo; meglio di Giacobbe, Egli è il protetto e il benedetto da Dio; più di Giuseppe rese bene per male e meglio di Mosè liberò il suo popolo dalla schiavitù del peccato e lo nutrì col vero pane disceso dal cielo. Se sapremo fondere così la storia del popolo di Dio, di Gesù e della Chiesa, entreremo nella mentalità che ha presieduto alla composizione del Messale Romano, e che ha per scopo di far partecipare la Chiesa al mistero pasquale che Israele ha annunziato e che Gesù Cristo ha realizzato. – Durante questo Tempo di Settuagesima, la Chiesa si ferma sulle tre prime figure che abbiamo indicate nel prospetto su esposto. Vi vediamo il peccato di Adamo — peccato originale — e le sue funeste conseguenze (Settuagesima); la malizia degli uomini, — peccati attuali — e il diluvio che ne è il castigo (Sessagesima); e finalmente il sacrificio di Abramo e quello di Melchisedech (Quinquagesima) che sono presagio del sacrificio che Dio richiese al proprio Figlio per l’espiazione dei peccati di tutto il genere umano. Questa affermazione del dogma del peccato originale e il quadro delle sue tristi conseguenze, fanno risaltare in Gesù il suo glorioso titolo di Salvatore (È a Sichem, dove Abramo innalzò il primo altare a Jehowah, che il Cristo per la prima volta si dichiara alla Samaritana come il Salvatore degli uomini ed è Gerusalemme, di cui Melchisedech era re, che Egli sceglierà come capitale del suo regno e vi stabilirà il trono glorioso della Croce.) — Il Vangelo degli operai della vigna (Domenica di Settuagesima), e quello del Seminatore (Domenica di Sessagesima), ci ricordano che la Redenzione si estende a tutti gli uomini, Giudei e Gentili, e la guarigione del cieco di Gerico (Domenica di Quinquagesima), che segue l’annuncio della Passione, ci mostra i benefici effetti che la croce di Gesù produce in noi. Le Epistole di S. Paolo, infine, durante queste tre domeniche ci ricordano che la Chiesa deve in questo periodo completare l’opera del Salvatore, entrando coraggiosamente nella ascesi purificatrice della penitenza.

II. Commento storico.

La liturgia segue Gesù passo passo nella sua vita terrena. Ma come già nel Tempo di Natale, la Chiesa nella sua Liturgia ci presentava per es., il ritrovamento di Gesù nel Tempio prima di ricordare la fuga in Egitto e celebrava questo avvenimento prima dell’adorazione dei Magi, così anche qui non dobbiamo esigere un ordine strettamente storico nella concatenazione degli avvenimenti, che formano l’oggetto del Tempo della Settuagesima e di quello di Quaresima. Così, infatti, la tentazione nel deserto è posta alla prima domenica di Quaresima e il Battesimo di N. S. all’Ottava dell’Epifania, il 13 Gennaio; la parabola del buon seminatore, che si riferisce al secondo anno delia vita pubblica, viene prima della parabola degli operai della vigna che il Signore raccontò il terzo anno, e cosi di seguito. È compito nostro, che conosciamo la vita di Gesù nell’ordine in cui la si ricostruisce generalmente, mettere a posto ognuna delle scene che gli Evangelisti ci tracciano. – Cosi il Vangelo della Sessagesima ci riporta al secondo anno di ministero con la parabola del Seminatore, pronunziata sul lago di Genèsareth, a Cafarnao, e inspirata dall’aspetto delle colline verdeggianti, che lo circondano. Il Vangelo della Settuagesima ci chiama a meditare la parabola degli operai della vigna, detta da Gesù in Perea, il terzo anno del suo ministero. La festa di Pasqua, nella quale il Salvatore doveva essere immolato, si avvicina ed Egli annunzia ai suoi Apostoli che stanno per avverarsi le predizioni dei profeti sulla sua Passione. Per recarsi a Gerusalemme, Egli attraversa il Giordano e a Gerico guarisce il cieco di cui ci parla il Vangelo della Quinquagesima. Se laChiesa non segue nel Messale l’ordine storico della vita di Gesù, pure passa dai misteri della sua infanzia a quelli della vita pubblica e della sua Passione c finalmente ai misteri gloriosi. Noi dobbiamo entrare in questa mentalità generale se vogliamo vivere uniti di cuore alla Chiesa durante tutto l’anno. Non perdiamo quindi di vista che il Ciclo è stato costituito lentamente, con elementi che si riferiscono a liturgie e ad epoche molto diverse e che solo molto più tardi sono stati concatenati gli uni agli altri. Il Tempo di Quaresima, per esempio, è stato fissato prima del Tempo della Settuagesima e soltanto più tardi si sono aggiunti quattro giorni alla Quaresima per avere i quaranta giorni di digiuno come Cristo li aveva avuti nel deserto. Infatti se si tolgono le domeniche, nelle quali non si digiuna, ci sono quaranta giorni dal mercoledì delle Ceneri al Sabato Santo. Ma non si può negare che nel Ciclo, quale lo abbiamo ai nostri giorni, i tempi di penitenza e di lavoro rappresentati dalla Settuagesima e dalla Quaresima, si riferiscono alla vita pubblica di Gesù, iniziata dal suo ritiro nel deserto e dal suo battesimo e terminata tragicamente con la sua Passione che la Chiesa commemora al tempo perciò, chiamato di Passione. – L’idea di associare le anime nostre a Gesù nella sua vita di lavoro e di apostolato durante queste nove settimane preparatorie alla Pasqua si rivela chiaramente nel vari testi tanto delle Messe come dell’ufficiatura di questo tempo. II modo migliore per prepararsi a celebrare i gloriosi avvenimenti del tempo pasquale non è forse quella di unirci a Cristo negli avvenimenti dolorosi che cominciano  col suo ministero? Poiché fin da questo momento i nemici di Gesù cominciano a dichiararsi e il loro odio cresce finché non ottiene piena soddisfazione col deicidio di Venerdì Santo. Allora si comprende meglio il motivo del ripudio di Israele e dell’elezione del Gentili, ai quali la liturgia della Settuagesima e di Quaresima fa continuamente allusione. A Pasqua infatti, come abbiamo veduto, si battezzavano anticamente i pagani; e i tempi liturgici che precedevano questa festa erano tutti intesi a prepararli per il Battesimo e a dimostrar loro che nel regno di Dio occuperebbero il posto del popolo infedele, perché accettavano il Messia che Israele ripudia. E così questa parte del Ciclo unisce intimamente la Chiesa al suo Sposo divino in questa fase della sua vita ove Egli opera la nostra salvezza; ciò indica che dobbiamo far nostri tutti i sentimenti del Cristo, divino missionario e nostro Salvatore, e cooperare cosi alla sua opera di redenzione facendo penitenza e ascoltando la parola di Dio e scacciando dal nostro cuore il demonio, di cui Gesù è venuto a distruggere il regno. – Questa parte del Ciclo liturgico ricorda dunque ogni anno le lotte e i travagli tanto di Cristo, quanto della sua Chiesa. E in questo, come abbiamo già detto, Gesù e la sua Sposa non hanno fatto che realizzare quello che Dio aveva promesso ai profeti e che il popolo di Dio aveva abbozzato nell’Antica Legge. In tal modo la liturgia dà a tutto il piano divino una grande unità, sopprimendo per così dire le distanze di tempo e di luogo e rendendo tutti i popoli contemporanei gli uni agli altri in Gesù, di cui essa ogni ani\ ritraccia la vita.

III. — Commentò Liturgico.

Il tempo di Settuagesima, comincia la nona settimana prima di Pasqua e consta di tre domeniche chiamate Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima. Queste denominazioni, prese dal sistema di numerazione .in uso, segnano la serie delle decine o la decade nella quale cade ciascuna di queste domeniche. Infatti se si dividono le nove settimane che precedono Pasqua in serie di 10 giorni o decine, si può riscontrare, che la la di queste nove domeniche cade nella settima decina, la 2a domenica nella sesta, la 3a domenica nella quinta, di qui i nomi rispettivi di domenica in Settuagesima, in Sexagesima, in Quinquagesima. – La festa di Pasqua è mobile e può essere celebrata, secondo gli anni, fra il 22 marzo, e il 25 aprile. Quando cade presto, il Tempo di Settuagesima viene ad occupare il Tempo dopo l’Epifania e le poche Domeniche di questo periodo si celebrano dopo la Domenica 23a dopo Pentecoste. – Questa epoca liturgica è un preludio della Quaresima e una preparazione lontana alla festa di Pasqua. Essa serve di transizione per l’anima che deve passare dalle gioie del Ciclo di Natale all’austera penitenza della Santa Quarantena./Se anche il digiuno non è ancora prescritto, pure il colore dei sacri paramenti è già il violaceo. Come nell’Avvento si sospende il Gloria in excetsis, perché è il canto che, dopo aver celebrato Cristo nascente nella nostra carne mortale, deve celebrarlo quando nascerà nella sua carne immortale, cioè quando uscirà dalla tomba ». (Inno del Mattutino della Domenica In Aibis). – II martirologio ci annunzia: « La Domenica di Settuagesima, nella quale si tralascia il Cantico del Signore che è l’Alleluja ». Come potremmo, diceva il popolo di Israele, cantare il cantico del Signore in terra straniera? (Salmo CXXXVI) Questa terra straniera, per il popolo cristiano è il mondo che è luogo di esilio, mentre l’Alleluia è il canto che S. Giovanni udì in cielo e che la liturgia riprenderà nel Tempo Pasquale che rappresenta la vita futura. Alle feste della resurrezione, infatti, acclameremo Cristo che atterrerà satana e che liberandoci dalla cattività del peccato, ci riaprirà la patria celeste. Il Tempo di Quaresima che dura quaranta giorni (Quadragesima) e quello di Settuagesima che è designato dalle tre decine precedenti (Quinquagesima, Sessagesima, Settuagesima) rappresentano dunque i settanta anni che Israele passò in esilio nella dura cattività dei Babilonesi. Perciò si sospende il canto dell’Alleluja durante questo tempo in cui il nome e lo spirito ci ricordano così bene che « siamo degli esiliati, gementi e piangenti in questa valle di lagrime » (Salve Regina). – Il Tempo di Settuagesima termina col Mercoledì delle Ceneri.

CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA: FEBBRAIO 2020

CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA: FEBBRAIO 2020

FEBBRAIO è il mese che la CHIESA DEDICA alla SANTISSIMA TRINITA’

All’inizio di questo mese è bene rinnovare l’atto di fede Cattolico – autentico e solo – recitando il Credo Atanasiano, le cui affermazioni, tenute e tenacemente professate contro tutte le insidie della falsa chiesa dell’uomo vaticano-secondista e della gnosi modernista, protestante, massonica, pagana, atea, comunisto-liberista, noachide-mondialista, permettono la salvezza dell’anima per giungere all’eterna felicità. 

 IL CREDO Atanasiano

 (Canticum Quicumque * Symbolum Athanasium)

“Quicúmque vult salvus esse, * ante ómnia opus est, ut téneat cathólicam fidem: Quam nisi quisque íntegram inviolatámque serváverit, * absque dúbio in ætérnum períbit. Fides autem cathólica hæc est: * ut unum Deum in Trinitáte, et Trinitátem in unitáte venerémur. Neque confundéntes persónas, * neque substántiam separántes. Alia est enim persóna Patris, ália Fílii, * ália Spíritus Sancti: Sed Patris, et Fílii, et Spíritus Sancti una est divínitas, * æquális glória, coætérna majéstas. Qualis Pater, talis Fílius, * talis Spíritus Sanctus. Increátus Pater, increátus Fílius, * increátus Spíritus Sanctus. Imménsus Pater, imménsus Fílius, * imménsus Spíritus Sanctus. Ætérnus Pater, ætérnus Fílius, * ætérnus Spíritus Sanctus. Et tamen non tres ætérni, * sed unus ætérnus. Sicut non tres increáti, nec tres imménsi, * sed unus increátus, et unus imménsus. Simíliter omnípotens Pater, omnípotens Fílius, * omnípotens Spíritus Sanctus. Et tamen non tres omnipoténtes, * sed unus omnípotens. Ita Deus Pater, Deus Fílius, * Deus Spíritus Sanctus. Ut tamen non tres Dii, * sed unus est Deus. Ita Dóminus Pater, Dóminus Fílius, * Dóminus Spíritus Sanctus. Et tamen non tres Dómini, * sed unus est Dóminus. Quia, sicut singillátim unamquámque persónam Deum ac Dóminum confitéri christiána veritáte compéllimur: * ita tres Deos aut Dóminos dícere cathólica religióne prohibémur. Pater a nullo est factus: * nec creátus, nec génitus. Fílius a Patre solo est: * non factus, nec creátus, sed génitus. Spíritus Sanctus a Patre et Fílio: * non factus, nec creátus, nec génitus, sed procédens. Unus ergo Pater, non tres Patres: unus Fílius, non tres Fílii: * unus Spíritus Sanctus, non tres Spíritus Sancti. Et in hac Trinitáte nihil prius aut postérius, nihil majus aut minus: * sed totæ tres persónæ coætérnæ sibi sunt et coæquáles. Ita ut per ómnia, sicut jam supra dictum est, * et únitas in Trinitáte, et Trínitas in unitáte veneránda sit. Qui vult ergo salvus esse, * ita de Trinitáte séntiat. Sed necessárium est ad ætérnam salútem, * ut Incarnatiónem quoque Dómini nostri Jesu Christi fidéliter credat. Est ergo fides recta ut credámus et confiteámur, * quia Dóminus noster Jesus Christus, Dei Fílius, Deus et homo est. Deus est ex substántia Patris ante sǽcula génitus: * et homo est ex substántia matris in sǽculo natus. Perféctus Deus, perféctus homo: * ex ánima rationáli et humána carne subsístens. Æquális Patri secúndum divinitátem: * minor Patre secúndum humanitátem. Qui licet Deus sit et homo, * non duo tamen, sed unus est Christus. Unus autem non conversióne divinitátis in carnem, * sed assumptióne humanitátis in Deum. Unus omníno, non confusióne substántiæ, * sed unitáte persónæ. Nam sicut ánima rationális et caro unus est homo: * ita Deus et homo unus est Christus. Qui passus est pro salúte nostra: descéndit ad ínferos: * tértia die resurréxit a mórtuis. Ascéndit ad cælos, sedet ad déxteram Dei Patris omnipoténtis: * inde ventúrus est judicáre vivos et mórtuos. Ad cujus advéntum omnes hómines resúrgere habent cum corpóribus suis; * et redditúri sunt de factis própriis ratiónem. Et qui bona egérunt, ibunt in vitam ætérnam: * qui vero mala, in ignem ætérnum. Hæc est fides cathólica, * quam nisi quisque fidéliter firmitérque credíderit, salvus esse non póterit.”

L’adorazione della Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, con il mistero dell’Incarnazione e la Redenzione di Gesù-Cristo, costituiscono il fondamento della vera fede insegnata dalla Maestra dei popoli, la Chiesa di Cristo, Sposa verità unica ed infallibile, via di salvezza, fuori dalla quale c’è dannazione eterna.  … O uomini, intendetelo quanto questo dogma vi nobiliti. Creati a similitudine dell’augusta Trinità, voi dovete formarvi sul di lei modello, ed è questo un dover sacro per voi. Voi adorate una Trinità il cui carattere essenziale è la santità, e non vi ha santità sì eminente, alla quale voi non possiate giungere per la grazia dello Spirito santificatore, amore sostanziale del Padre e del Figlio. Per adorare degnamente l’augusta Trinità voi dovete dunque, per quanto è possibile a deboli creature umane, esser santi al pari di lei. Dio è santo in se stesso, vale a dire che non è in lui né peccato, né ombra di peccato; siate santi in voi stessi. Dio è santo nelle sue creature: vale a dire che a tutto imprime il suggello della propria santità, né tollera in veruna il male o il peccato, che perseguita con zelo immanchevole, a vicenda severo e dolce, sempre però in modo paterno. Noi dunque dobbiamo essere santi nelle opere nostre e santi nelle persone altrui evitando cioè di scandalizzare i nostri fratelli, sforzandoci pel contrario a preservarli o liberarli dal peccato. Siate santi, Egli dice, perché Io sono santo. E altrove: Siate perfetti come il Padre celeste è perfetto; fate del bene a tutti, come ne fa a tutti Egli stesso, facendo che il sole splenda sopra i buoni e i malvagi, e facendo che la pioggia cada sul campo del giusto, come su quello del peccatore. Modello di santità, cioè dei nostri doveri – verso Dio, L’augusta Trinità è anche il modello della nostra carità, cioè dei nostri doveri verso i nostri fratelli. Noi dobbiamo amarci gli uni gli altri come si amano le tre Persone divine. Gesù Cristo medesimo ce lo comanda, e questa mirabile unione fu lo scopo degli ultimi voti che ei rivolse al Padre suo, dopo l’istituzione della santa Eucarestia. Egli chiede che siamo uno tra noi, come Egli stesso è uno col Padre suo. A questa santa unione, frutto della grazia, ei vuole che sia riconosciuto suo Padre che lo ha inviato sopra la terra, e che si distinguono quelli che gli appartengono. Siano essi uno, Egli prega, affinché il mondo sappia che Tu mi hai inviato. Si conoscerà che voi siete miei discepoli, se vi amate gli uni gli altri. « Che cosa domandate da noi, o divino Maestro, esclama sant’Agostino, se non che siamo perfettamente uniti di cuore e di volontà? Voi volete che diveniamo per grazia e per imitazione ciò che le tre Persone divine sono per la necessità dell’esser loro, e che come tutto è comune tra esse, così la carità del Cristianesimo ci spogli di ogni interesse personale ». – Come esprimere l’efficacia onnipotente di questo mistero? In virtù di esso, in mezzo alla società pagana, società di odio e di egoismo, si videro i primi Cristiani con gli occhi fissi sopra questo divino esemplare non formare che un cuore ed un’anima, e si udirono i pagani stupefatti esclamare: « Vedete come i Cristiani si amano, come son pronti a morire gli uni per gli altri! » Se scorre tuttavia qualche goccia di sangue cristiano per le nostre vene, imitiamo gli avi nostri, siamo uniti per mezzo della carità, abbiamo una medesima fede, uno stesso Battesimo, un medesimo Padre. I nostri cuori, le nostre sostanze siano comuni per la carità: e in tal guisa la santa società, che abbiamo con Dio e in Dio con i nostri fratelli, si perfezionerà su la terra fino a che venga a consumarsi in cielo. – Noi troviamo nella santa Trinità anche il modello dei nostri doveri verso noi stessi. Tutti questi doveri hanno per scopo di ristabilire fra noi l’ordine distrutto dal peccato con sottomettere la carne allo spirito e lo spirito a Dio; in altri termini, di far rivivere in noi l’armonia e la santità che caratterizzano le tre auguste persone, e ciascuno di noi deve dire a sé  stesso: Io sono l’immagine di un Dio tre volte santo! Chi dunque sarà più nobile di me! Qual rispetto debbo io aver per me stesso! Qual timore di sfigurare in me o in altri questa immagine augusta! Qual premura a ripararla, a perfezionarla ognor più! Sì, questa sola parola, io sono l’immagine di Dio, ha inspirato maggiori virtù, impedito maggiori delitti, che non tutte le pompose massime dei filosofi.

3

Te Deum Patrem ingenitum, te Filium unigenitum, te Spiritum Sanctum Paraclitum, sanctam et individuam Trinitatem, toto corde et ore confitemur, laudamus atque benedicimus. (ex Missali Rom.).

Indulgentia quingentorum dierum.

Indulgentia plenaria suetis conditionibus, si quotìdie per integrum mensem precatiuncula devote reperita fuerit

(S. C. Ind., 2 iul. 1816; S. Pæn. Ap., 28 sept. 1936).

12

a) O sanctissima Trinitas, adoro te habitantem per gratiam tuam in anima mea.

b) Osanctissima Trinitas, habitans per gratiam tuam in anima mea, facut magis ac magis amem te.

c) O sanctissima Trinitas, habitans per gratiam tuam in anima mea, magis magisque sanctifica me.

d) Mane mecum, Domine, sis verum meum gaudium.

Indulgentia trecentorum dierum prò singulis iaculatoriis precibus etiam separatim (S. Pæn. Ap., 26 apr. 1921 et 23 oct. 1928).

16

a) Sanctus Deus, Sanctus fortis, Sanctus immortalis, miserere nobis.

b) Tibi laus, tibi gloria, tibi gratiarum actio in sæcula sempiterna, o beata Trinitas (ex Missali Rom.).

Indulgentia quingentorum dierum prò singulis invocationibus etiam separatim.

Indulgentia plenaria suetis conditionibus, si quotìdie per integrum mensem alterutra prex iaculatoria devote recitata fuerit (Breve Ap., 13 febr. 1924; S. Pæn. Ap., 9 dec. 1932).

40

In te credo, in te spero, te amo, te adoro,

beata Trinitas unus Deus, miserere mei nunc et

in hora mortis meæ et salva me.

Indulgentia trecentorum dierum (S. Pæn. Ap., 2 iun.)

43

CREDO IN DEUM,

Patrem omnipotentem, Creatorem cœli et terræ. Et in Iesum Christum, Filium eius unicum, Dominum nostrum: qui conceptus est de Spiritu Sancto, natus ex Maria Virgine, passus sub Pontio Pilato, crucifixus, mortuus et sepultus; descendit ad inferos; tertia die resurrexit a mortuis ; ascendit ad cœlos; sedet ad dexteram Dei Patris omnipotentis; inde venturus est iudicare vivos et mortuos. Credo in Spiritum Sanctum, sanctam Ecclesiam catholicam, Sanctorum communionem, remissionem peccatorum, carnis resurrectionem, vitam æternam, Amen.

Indulgentia quinque annorum.

Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodo quotìdie per integrum mensem praefatum Apostolorum Symbolum pia mente recitatum fuerit (S. Pæn. Ap., 12 apr. 1940).

ACTUS ADORATIONIS ET GRATIARUM ACTIO PROPTER BENEFICIA, QUÆ HUMANO GENERI EX DIVINI VERBI INCARNATIONE ORIUNTUR.

45

Santissima Trinità, Padre, Figliuolo e Spirito Santo, eccoci prostrati alla vostra divina presenza. Noi ci umiliamo profondamente e vi domandiamo perdono delle nostre colpe.

I . Vi adoriamo, o Padre onnipotente, e con tutta l’effusione del cuore vi ringraziamo di averci dato il vostro divin Figliuolo Gesù per nostro Redentore, che si è lasciato con noi nell’augustissima Eucaristia sino alla consumazione dei secoli, rivelandoci le meraviglie della carità del suo Cuore in questo mistero di fede e di amore.

Gloria Patri.

II. O divin Verbo, amabile Gesù Redentore nostro, noi vi adoriamo, e con tutta l’effusione del cuore vi ringraziamo di aver preso umana carne e di esservi fatto, per la nostra redenzione, sacerdote e vittima del sacrificio della Croce: sacrificio che, per eccesso di carità del vostro Cuore adorabile, Voi rinnovate sui nostri altari ad ogni istante. 0 sommo Sacerdote, o divina Vittima, concedeteci di onorare il vostro santo sacrificio nell’augustissima Eucaristia con gli omaggi di Maria santissima e di tutta la vostra Chiesa trionfante, purgante e militante. Noi ci offriamo tutti a voi; e nella vostra infinita bontà e misericordia accettate la nostra offerta, unitela alla vostra e benediteci.

Gloria Patri.

III. O divino Spirito Paraclito, noi vi adoriamo, e con tutta l’effusione del cuore vi ringraziamo di avere con tanto amore per noi operato l’ineffabile beneficio dell’Incarnazione del divin Verbo, beneficio che nell’augustissima Eucaristia  si estende e amplifica continuamente. Deh! per questo adorabile mistero della carità del sacro Cuore di Gesù, concedete a noi ed a tutti i peccatori la vostra santa grazia. Diffondete i vostri santi doni sopra di noi e sopra tutte le anime redente, ma in modo speciale sopra il Capo visibile della Chiesa, il Sommo Pontefice Romano [Gregorio XVIII], sopra tutti i Cardinali, i Vescovi e Pastori delle anime, sopra i sacerdoti e tutti gli altri ministri del santuario. Così sia.

Gloria Patri.

Indulgentia trium annorum (S. C. Indulg. 22 mart. 1905; S. Pæn. Ap., 9 dee. 1932).

Queste sono le feste del mese di:

FEBBRAIO 2020

1 Febbraio S. Ignatii Episcopi et Martyris  –  Duplex

                 1° Sabato

2 Febbraio Dominica IV Post Epiphaniam    Semiduplex Dominica minor

                  In Purificatione Beatæ Mariæ Virginis    Duplex II. Classis

                  Festa dell’Arciconfraternita del Cuore Immacolato di Maria

3 Febbraio S. Blasii Episcopi  –  Feria

4 Febbraio S. Andreæ Corsini Episcopi et Confessoris    Duplex

5 Febbraio S. Agathæ Virginis et Martyris –  Duplex

6 Febbraio S. Titi Episc. et Confessoris  –  Duplex

7 Febbraio S. Romualdi Abbatis    Duplex

                  1° Venerdì

8 Febbraio S. Joannis de Matha Confessoris – Duplex

9 Febbraio Dominica in Septuagesima    Semiduplex II. classis

S. Cyrilli Episc. Alexandrini Confessoris Ecclesiæ Doctoris    Duplex

10 Febbraio S. Scholasticæ Virginis  –  Duplex

11 Febbraio In Apparitione Beatæ Mariæ Virginis    Duplex majus

12 Febbraio Ss. Septem Fundat. Ord. Servorum B. M. V.    Duplex

14 Febbraio S. Valentini  –  Feria

15 Febbraio SS. Faustini et Jovitæ  –  Feria

16 Febbraio Dominica in Sexagesima  –  Semiduplex II. classis

18 Febbraio S. Simeonis Faustini Episcopi et Martyris    Feria

22 Febbraio In Cathedra S. Petri Ap. –   Duplex II. classis

23 Febbraio Dominica in Quinquagesima    Semiduplex II. classis

S. Petri Damiani    Duplex

25 Febbraio S. Matthiæ Apostoli  – Duplex II. classis

26 Febbraio Feria IV Cinerum  –  Semiduplex

28 Febbraio S. Gabrielis a Virgine Perdolente Confessoris    Duplex

TEMPO DELL’EPIFANIA

TEMPO DELL’EPIFANIA

Dal 14 Gennaio alla Domenica di Settuagesima.

I . Commento Dogmatico.

Il ciclo di Natale è come un dramma grandioso in tre atti, che ha il fine di rappresentare in tre modi distinti l’Incarnazione del Verbo e la divinizzazione dell’uomo.

Il primo atto del ciclo di Natale si svolge durante le quattro settimane dell’Avvento. Ci rivela, con figure e parole profetiche, il grande dogma di un Dio fatto uomo e ci prepara a partecipare a questo grande mistero.

Il secondo atto, che comprende, con il Tempo di Natale, tutti i misteri della fanciullezza di Gesù ci fa « vedere con i nostri occhi e toccare con le nostre mani il Verbo di vita che era nel seno del Padre, e che ci è apparso, perché possiamo entrare in comunione con il Padre, e con il Figlio Gesù Cristo, e perché la nostra gioia sia perfetta (S. Giov. I, 4)

Il terzo atto, che si svolge durante il Tempo dopo l’Epifania, è la continuazione del Tempo di Natale. La divinità di Gesù continua ad affermarsi. Non sono più gli Angeli del « Gloria in excelsis », né la stella dei Magi, e neppure la voce di Dio Padre e l’apparizione dello Spirito Santo, come al Battesimo di nostro Signore, ma è il Cristo stesso che agisce e parla come Dio. Egli vorrà, come vedremo nel ciclo di Pasqua, la sottomissione del nostro spirito e del nostro cuore al suo insegnamento e alla regola di condotta ch’Egli ci detta; bisogna dunque che prima di tutto le sue parole e i suoi atti manifestino la sua autorità divina. Cosi, i Vangeli della 2a 3a e 4a Domenica dopo l’Epifania, sono tratti dalla serie di miracoli che San Matteo riferisce, e quelli della 5a e 6a domenica dalle parabole chi lo stesso Evangelista riporta per dimostrare che Gesù è il Messia: Gesù comanda alle malattie, al mare, al vento, cambia l’acqua in vino, guarisce a distanza, o con un semplice gesto. Egli è dunque Dio. Gesù parla anche come solo un Dio può farlo. Questo Tempo dopo l’Epifania è, come tutto il ciclo di Natale, il tempo consacrato all’Epifania, o manifestazioni della divinità di Gesù.

Le parole di Cristo, sono l’espressione diretta e sensibile dei pensiero di Dio. « Le cose che Io dico, le dico come il Padre me le ha dette » (S. Giov., XII, 50). E come le Sante Specie, che sono l’oggetto della nostra adorazione, perché contengono la divinità, la dottrina di Gesù esige da parte nostra fede e rispetto, perché è una piccola parte della verità eterna. « Colui che riceve con indifferenza la santa parola, non è meno colpevole di colui che lascia cadere a terra il Corpo del Figlio di Dio » (S. Cesano, Appendice opere S. Agostino, Sermo CCC, 2). Ciò che S. Paolo dice dell’Eucarestia: « Colui che mangia indegnamente il Corpo del Signore, mangia la propria condanna ». (I ai Corinti, XI, 29). Gesù l’ha detto con la sua parola sacra: « Colui che non riceve le mie parole, ha chi lo giudica: la parola annunciata da me, questa sarà suo giudice nel giorno estremo » (S. Giov., XII, 48). Perché restringerla, è respingere il Verbo che si manifesta a noi sotto questa forma. Ma Gesù non ha soltanto « detto la verità » (id. VII, 40), secondo la sua bella espressione, egli ha « fatto la verità » (id. III, 21). Possedendo la natura del Padre, ne possiede non solo la dottrina, ma anche l’Onnipotenza. – Il Figlio non può far niente da sé, se non quello che vede fare dal Padre, perché tutto ciò che il Padre fa, il Figlio lo fa egualmente (id. V, 19); E allora, come le sue parole, cosi i suoi miracoli sono una manifestazione della sua divinità. « Le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste rendono testimonianza di me (id. X, 25). Un uomo non saprebbe parlare e agire come Gesù, se non fosse Dio; così Egli aggiunge: « Se Io non fossi venuto e non avessi parlato loro, essi non avrebbero peccato, ma ora essi non hanno scuse per i loro peccati. « Se io non avessi fatto fra loro opere tali, che nessun altro mai fece, sarebbero senza colpa » (id. XV, 22-24). Queste due frasi riassumono, in rapporto a Gesù, tutto il Tempo dopo l’Epifania. E, quanto a noi, dobbiamo cercare nelle Epistole tratte dalle lettere di S. Paolo ai Romani, quale sia lo Spirito di questo stesso Tempo. Non soltanto Dio, fedele alla sua promessa, invita i Giudei ad entrare nel regno di cui il suo Figlio è re, ma pieno di misericordia, chiama tutti i Gentili a far parte di queste regno, in modo che, divenuti anche noi a nostra volta membri del Corpo mistico di Cristo, dobbiamo amarci l’un l’altro come fratelli in Gesù Cristo e sottometterci in tutta umiltà al Figlio di Dio, che è nostro Re.

II. Commento storico

Al tempo di nostro Signore, la Palestina era divisa in Quattro ProvincieAd Est del Giordano, la Perea; ad Ovest ed a Sud laGiudea; al centro, la Samaria; al Nord, la Galilea.In questa ultima regione, dove furono un tempo le tribù di Aser di Neftali,, di Zàbulon, di Issachar, si svolsero gli avvenimenti narrati nei Vangeli delle Domeniche dopo l’Epifania. A Cana Gesù fece il suo primo miracolo (2° Dpm. Dopo l’Epifania). Poi nella Sinagoga di Nazaret, tornando nella Galilea, predicò la sua sublime dottrina, « che rapiva tutti coloro che l’ascoltavano » (Comm. delle Dom. 4°, 5°, 6° dopo l’Epifania). Ancora in Galilea Gesù guarì il lebbroso(Vang 3a Dom. dopo l’Epifania). Ma a Cafarnao soprattutto,a una giornata di cammino da Nazareth, per una stradache discende attraverso le collinedi Zàbulon, Gesù predicò la suadottrina ed operò i suoi miracoli.Dopo il discorso della montagna, che alcune tradizioni diconcofosse quella di Kùrum Hattin, al Nord-Ovest di Tiberiade, Crist:odiscese a Cafarnao dove guari il servitore del centurione (Vang. 3aDom. dopo l’Epifania). Sopra una barca presso la riva del Iago, chedeve il suo nome di Genezaret, o valle dei fiori, ai prati fioriti, checircondano le sue sponde, Gesù narrò la parabola del seminatore (Ev. 5a Dom. dopo l’Ep.). Le fertili colline che si stendono da Cafarnao a Chorozain gliene offrirono gli elementi. Quanto alle parabole delle quali ci parla il Vangelo della 6 a Dom. dopo l’Epifania, furono dette poco dopo. Alla fine di questa continuata predicazione, una sera, il Salvatore, non potendo riposare, volle attraversare il lago di Tiberiade, formato dalle acque del Giordano, il quale è sovente sconvolto da frequenti e forti uragani. Qui Gesù calmò miracolosamente la tempesta e mostrò ancora una volta agli Apostoli di essere Dio (Vang. 4″ Dom. dopo l’Ep.).

III. — Commento Liturgico.

Il Tempo dopo l’Epifania comincia il domani dell’Ottava di questa festa e va per il Ciclo del Tempo fino al tempo di Settuagesima e per il Ciclo dei Santi, fino al 2 febbraio, Festa della Purificazione. Mentre le feste del Natale e dell’Epifania che cadono sempre il 25 dicembre e il 6 gennaio danno al Ciclo di Natale un carattere di stabilità, il Ciclo di Pasqua che si svolge in gran parte sotto la luna pasquale, è necessariamente mobile. Cosi, quando la festa della Risurrezione, che può cadere tra il 22 marzo e il 25 aprile, cade presto, la 9a Domenica che precede e cioè quella di Settuagesima, viene ad occupare il tempo dopo l’Epifania, il quale mentre conta normalmente 6 domeniche è talvolta ridotto a una o due domeniche (ved. p. 271). Il color verde, simbolo della speranza, è quello del Tempo dopo l’Epifania, come sarà quello del Tempo dopo la Pentecoste. Il verde è infatti il colore che predomina nella natura. San Paolo dice che colui che scava il solco, deve farlo con le speranza di raccogliere i frutti. Allo stesso modo in questo Tempo dopo l’Epifania, il campo della Chiesa, seminato con la dottrina e con le opere, di Gesù, si copre di verdi steli, promessa di abbondante raccolto. Facendo eco a quello di Natale, questo Tempo ha dunque la caratteristica di una santa gioia; la gioia di possedere nella persona di Cristo, un Dio « potente in opere ed in parole » (S Luca, XXIV, 79); la gioia anche di far parte del suo regno sulla terra in attesa che al suo ritorno ci faccia partecipi per sempre del regno eterno.

CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA: GENNAIO 2020

CALENDARIO LITURGICO DI GENNAIO 2020

Fidelibus, qui mense ianuario speciale aliquod obsequium Ss. Nomini Jesu, devote exhibuerint, conceditur: (ai fedeli che praticheranno un qualunque ossequio al Ss. Nome di Gesù, si concede:)

INDULGENTIA septem annorum semel quolibet mensis die; (sette anni per ogni giorno del mese)

Indulgentia Plenaria

suetis conditionibus, si huismodi pietatis obsequium per integrum mensem quotidie praestitum fuerit (Breve Ap., 21 dic. 1901; S. paen. Ap., 2 ian. 1933).

http://www.exsurgatdeus.org/2017/04/08/salmi-sul-nome-di-gesu/

GENNAIO  è il mese che la Chiesa Cattolica dedica alla S. INFANZIA DI GESÙ CRISTO

[Sac. D. C. D. G.: Il mese di Gesù Bambino; Dai torchi del Tramater, Napoli, 1840]

Motivi di praticare fedelmente questa Divozione.

I . Con la devozione di questo Mese possiamo guadagnarci il Cuore di Dio, che volle fino coi prodigj onorato il S. Bambino. Oh quando ci gioverà il suo gradimento.

II. Con la divozione di questo Mese possiamo farci un gran capitale di affetti santi. La grandezza di Gesù, dice S. Bernardo, umilia; ma la sua piccolezza innamora. Oh che consolazione ne avremo!

III. Con la divozione di questo Mese ci potremo meritare la protezione del S. Bambino. Egli non si fa vincere di cortesia, e sarà liberale con chi l’onora, quando è più oltraggiato. Oh che grande appoggio ci acquisteremo!

ESEMPIO

Vivea in Bona, Città della Borgogna, la Vener. Suor Margherita del SS. Sagramento Monaca Carmelitana, quando gli Spagnoli entrarono nella Piecardia, e poi anche in Borgogna. Ora apparsole il S. Bambino, le ordina di fare certa divozione alla sua santa infanzia, come sarebbe questa del Mese presente, promettendole in premio la perseverazione della Città. Non mancò la divota Verginella di adempire esattamente l’ordine datole, e ogni dì offriva al S. Bambino devoti ossequi, e preghiere, animando insieme le sue Sorelle a confidare nel suo Sposo fedele. Intanto avanzandosi l’armata nemica, tutta la Città era in pianti e in confusione. Apparsole allora il Signore le fece animo, e le rivelò il giorno, e l’ora, in cui sarebbe seguita la ritirata dei nemici da Verdun. Corse ella ad avvisarne la Priora, e veramente seguì come le aveva predetto. Ma tornando di nuovo il nemico in Borgogna, ricorse essa con le altre Suore al S. Bambino, il quale apparsole, le tornò a prometter la sua protezione. Infatti mentre ognuno consigliava la Superiora ad uscir con le Religiose, Suor Margherita la dissuase dicendo, che una paglia del Presepio valeva più di tutte le armi nemiche. Ed ecco improvvisamente i nemici si ritirarono, e tutta l’armata si sbandò.

[G. Perardi: La Vergine Madre di Dio e la vita cristiana – Torino, LIBRERIA DEI SACRO CUORE, 1908]

L’adorazione dei Magi –

aggiungendosi a quella dei pastori – viene a compiere il mistero della nascita del Figliuolo di Dio: così all’adorazione degli Ebrei si aggiunge quella dei Gentili; e non solo la natura angelica, ma anche la natura fisica divulga il grande insegnamento. Chiamati dall’invito divino, avendo superato ogni difficoltà di ostacoli, quei santi personaggi arrivarono a Betlemme, e guidati dalla stella raggiunsero la dimora di Gesù, la capanna, o la modesta casetta nella quale si era allogata la santa Famiglia. Colà anziché essere turbata dalle apparenze della povertà, la fede dei Magi diviene più forte: e il loro ardore non è scosso, anzi è colmo d’ammirazione per lo strano abbassamento di un Dio; ed entrano senza dubitare nell’umile abitazione. Quale spettacolo si svela in quel momento ai loro occhi! « Re della terra, dice san Giovanni Grisostomo, non v’aspettate di trovare qui una regina con la fronte cinta di un diadema, o un principe sontuosamente vestito, che riposi sotto un padiglione ornato di ricche stoffe intessute d’oro o di porpora. No: ma venite a vedere nel fondo di una rustica ed umida stalla una povera Madre, la sposa di un artigiano e vicino ad essa un piccolo Bambino avvolto in panni e collocato in un presepio. Commossi a tale spettacolo, vivamente colpiti dallo sguardo angelico e dalla bellezza celeste che raggia dal volto della Vergine, soggiogati dal sorriso del divino pargoletto, i Magi si prostrano ed adorano il Figlio dell’Altissimo: poi gli offrono i loro doni, oro, incenso e mirra, i più ricchi prodotti del loro paese ». — « Che fate voi, o Magi, esclama S. Bernardo, che fate voi”? Voi adorate un bambino lattante, sotto un tetto di paglia, in miserabili fasce? È forse questi un Dio? Dio sicuramente è nel tempio; il Signore è nel cielo, sola dimora degna di Lui : e voi lo cercate in una vile stalla, al seno di una madre? » (Sermone I in Epiph.). Quale fede! quale semplicità! Quale esempio per noi dei sentimenti che dobbiamo portare appiè degli altari di Gesù e di Maria. Dice ancora S. Bernardo: « A chi paragonerò io questi uomini? Se considero la fede del buon ladrone, la confessione del centurione, essi la vincono d’assai, perché al tempo di costoro, Gesù aveva ricevuto molte adorazioni, aveva compito moltissimi miracoli, era stato proclamato Dio da molte voci » (Sermone II in Epiph.). I Magi scoprivano così nel Bambino, Colui che dopo di essi tutta la terra doveva adorare come Dio.

Queste sono le feste del mese di Gennaio 2020

1 In Circumcisione Domini    Duplex II. classis *L1*

3 Gennaio I Venerdì del mese.

4 Gennaio I Sabato del mese.

5 Gennaio DOMENICA Sanctissimi Nominis Jesu    Duplex II. classis *L1*

6 In Epiphania Domini    Duplex I. classis *L1*

12 Gennaio DOMENICA Sanctæ Familiæ Jesu Mariæ

13 Gennaio In Octava Epiphaniæ   – Duplex majus

Commemoratio Baptismatis Domini Nostri Jesu Christi    Duplex II. classis

14 Gennaio S. Hilarii Episcopi Confessoris Ecclesiæ Doctoris    Duplex m.t.v.

15 Gennaio S. Pauli Primi Eremitæ et Confessoris    Duplex m.t.v.

16 Gennaio S. Marcelli Papæ et Martyris    Semiduplex

17 Gennaio S. Antonii Abbatis    Duplex

18 Gennaio Cathedræ S. Petri    Duplex majus *L1*

19 Gennaio Dominica II post Epiphaniam    Semiduplex Dominica minor *I*

  Ss. Marii, Marthæ, Audifacis, et Abachum Martyrum  –  Simplex

20 Gennaio Ss. Fabiani et Sebastiani Martyrum    Duplex

21 Gennaio S. Agnetis Virginis et Martyris    Duplex *L1*

22 Gennaio Ss. Vincentii et Anastasii Martyrum    Semiduplex

23 Gennaio S. Raymundi de Peñafort Confessoris    Semiduplex m.t.v.

24 Gennaio S. Timothei Episcopi et Martyris    Duplex

25 Gennaio In Conversione S. Pauli Apostoli    Duplex majus *L1*

26 Gennaio DOMINICA III, post Epiphaniam

S. Polycarpi Episcopi et Martyris  – Duplex

27 Gennaio S. Joannis Chrysostomi Episcopi Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex m.t.v.

28 Gennaio S. Petri Nolasci Confessoris – Duplex m.t.v.

29 Gennaio S. Francisci Salesii Episcopi Confessoris et Ecclesiæ Doctoris  – Duplex

30 Gennaio S. Martinæ Virginis et Martyris  – Semiduplex

31 Gennaio S. Joannis Bosco Confessoris    Duplex

ANNO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA 2020

L’ANNO LITURGICO 2020

1 Gennaio – Circoncisione di Gesù

5 – SS. Nome di Gesù

6 Gennaio – Epifania

12 Gennaio – Sacra Famiglia   (Domenica entro l’Ottava dell’Epifania)

19 Gennaio – 2a Domenica dopo l’Epifania

26 Gennaio – 3a Domenica dopo l’Epifania

2 Febbraio – 4a Domenica dopo l’Epifania

 – Festa dell’Arciconfraternita del Cuore Immacolato di Maria Ss.

9 Febbraio – Domenica di Septuagesima

16 Febbraio – Domenica di Sessuagesima

23 Febbraio – Domenica di Quinquagesima

26 Febbraio – Mercoledì delle CENERI  – Inizio della Quaresima    

1 Marzo – 1a Domenica di Quaresima 

(GIORNI DI QUATEMPORA IN QUESTA SETTIMANA )

8 Marzo – 2a Domenica di Quaresima

15 Marzo – 3a Domenica di Quaresima

22 Marzo – 4a Settimana di Quaresima

29 Marzo  – I DOMENICA DI PASSIONE

5 Aprile – II DOMENICA DI PASSIONE – DELLE PALME

12 Aprile – DOMENICA DI PASQUA

19 Aprile – Domenica in Albis

26 Aprile – 2a Domenica dopo Pasqua

3 Maggio  – 3a Domenica dopo Pasqua

10 Maggio – 4a Domenica dopo Pasqua

17 Maggio – 5a Domenica dopo Pasqua

18 a 20 Maggio – Giorni delle Rogazioni

21 Maggio – Giovedì in Ascensione Domini

24 Maggio – Domenica entro l’Ottava dell’Ascensione

31 Maggio  – Domenica di Pentecoste

(GIORNI DI QUATEMPORA IN QUESTA SETTIMANA )

7 Giugno – Domenica della SS. Trinità

11 Giugno – Corpus Christi

14 Giugno – 2a Domenica dopo Pentecoste

19 GiugnoSACRO CUORE DI GESÙ (Venerdì dopo l’Ottava del Corpus Christi)

21 Giugno – 3a Domenica dopo Pentecoste

28 Giugno – 4a Domenica dopo Pentecoste

5 Luglio – 5a Domenica dopo Pentecoste

12 Luglio – 6a Domenica dopo Pentecoste

19 Luglio  – 7a Domenica dopo Pentecoste

26 Luglio  – 8a Domenica dopo Pentecoste

2 Agosto – 9a Domenica dopo Pentecoste

9 Agosto – 10a Domenica dopo Pentecoste

16 Agosto – 11a Domenica dopo Pentecoste

23 Agosto – 12a Domenica dopo Pentecoste

30 Agosto – 13a Domenica dopo Pentecoste

6 Settembre – 14a Domenica dopo Pentecoste

13 Settembre – 15a Domenica dopo Pentecoste

 (GIORNI DI QUATEMPORA IN QUESTA SETTIMANA )

20 Settembre – 16a Domenica dopo Pentecoste

27 Settembre – 17a Domenica dopo Pentecoste

4 Ottobre – 18a Domenica dopo Pentecoste

11 Ottobre – 19a Domenica dopo Pentecoste

18 Ottobre – 20a Domenica dopo Pentecoste

25 Ottobre – 21a Domenica dopo Pentecoste

 FESTA DI CRISTO RE

1 Novembre – 22a Domenica dopo Pentecoste

8 Novembre – 23a Domenica dopo Pentecoste

15 Novembre – IV Domenica post Epiphaniam

22 Novembre – 24a Domenica dopo Pentecoste

29 Novembre 1a Domenica di Avvento

6 Dicembre – 2a Domenica di Avvento

8 Dicembre – 3a Domenica di Avvento

13 Dicembre – 3a Domenica di Avvento

 (GIORNI DI QUATEMPORA IN QUESTA SETTIMANA )

20 Dicembre – 4a Domenica di Avvento

25 Dicembre – GIORNO DI NATALE

26 Dicembre – SANTO STEFANO,  Primo Martire

27 Dicembre – SAN GIOVANNI, Apostolo ed Evangelista

28 Dicembre – SANTI INNOCENTI

30 Dicembre – Domenica entro Ottava di Natale

31 Dicembre – SAN SILVESTRO I, Papa.

1s GENNAIO 2021 – CIRCUMCISIONE DI NOSTRO SIGNORE

3 Gennaio – SANTO NOME DI GESÙ

6 Gennaio – FESTA DELL’EPIFANIA