CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA: APRILE 2019

CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA:

APRILE 2019

Aprile è il mese che la Chiesa dedica alla Santa Pasqua ed alle litanie maggiori.

Surrexit, non est hic. [Marc. XVI]

Asciugate le vostre lagrime, fratelli miei, e date un libero corso alla vostra allegrezza; Colui che è stato dato alla morte per i vostri peccati, è risuscitato per vostra giustificazione; Colui che faceva pochi giorni orsono il soggetto della vostra tristezza, deve in quest’oggi essere l’oggetto del vostro gaudio; non cercate Gesù Cristo tra i morti; non è più nel sepolcro, Egli è risuscitato. Questa fu la felice e gradita nuova che l’Angelo del Signore annunziò a quelle pie donne che vennero al sepolcro di Gesù Cristo tre giorni dopo la sua morte, per imbalsamare il suo corpo. Voi venite a cercare, disse loro quell’Angelo, Gesù nazareno che è stato crocefisso; ma non lo troverete, non è più qui. Affrettatevi solamente di andare ad annunziare la risurrezione del vostro Maestro ai suoi discepoli, e dite loro che lo ritroveranno in Galilea, dove va a precederli.

Ibi eum videbitis, sicut dixit vobis [Marc. XVI).

[Mons. Billot: Discorsi parrocchiali, presso S. Cioffi, Napoli, 1840]

 LITANIE O ROGAZIONI.

[Dom Guéranger: “Istituzioni liturgiche”, vol. I]

ISTRUZIONE.

Litania, che vuol dire Preghiera, è parola greca derivata dal verbo lìtanevo, che significa: “prego”. Le Litanie Maggiori cadono nel giorno 25 Aprile, e si dicono maggiori, o perché ebbero origine dalla maggiore delle Chiese, quale si è Roma, o perché comandate in tutta la Cristianità da S. Gregorio, detto “Magno”, il quale, se non ne fu l’istitutore, dacché egli stesso ne parla come di cosa già in uso, fu però quel Papa che le universalizzò dopo di averle celebrate con una solennità tutta particolare, allorquando nel 598, per impetrare la cessazione della peste che desolava tutta Roma, chiamò tutto il Clero e, tutto il Popolo ad una Processione di penitenza che fece capo alla chiesa di Santa Maria Maggiore e durante la quale si serenò il cielo, cessò la mortalità, e si vide sulla mole Adriana un Angelo che rimetteva nel fodero la propria spada, per significare che il flagello era cessato. Fu in quella circostanza che all’antica mole Adriana si mutò il nome in quello di Castel sant’Angelo, e vi fu eretta la grande statua di S. Michele.

Qureste sono le feste che la Chiesa Cattolica celebra in questo mese di Aprile:

2 Aprile S. Francisci de Paula Confessoris    Duplex

4 Aprile S. Isidori Episcopi Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

5 Aprile S. Vincentii Ferrerii Confessoris    Duplex

1° Venerdì

6 Aprile 1° Sabato

7 Aprile Dominica I Passionis    Semiduplex I. classis *I*

11 Aprile S. Leonis I Papæ Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Feria

13 Aprile S. Hermenegildi Martyris    Feria

14 Aprile Dominica II Passionis seu in Palmis    Semiduplex I. classis

17 Aprile S. Aniceti Papæ et Martyris    Simplex

18 Aprile Feria Quinta in Cena Domini    Duplex I. classis *I*

19 Aprile Feria Sexta in Passione et Morte Domini    Duplex I. classis

20 Aprile Sabbato Sancto    Duplex I. classis

21 Aprile Dominica Resurrectionis    Duplex I. classis

22 Aprile Die II infra octavam Paschæ    Duplex I. classis

23 Aprile Die III infra octavam Paschæ    Duplex I. classis

                             S. Georgii Martyris

24 Aprile Die IV infra octavam Paschæ    Semiduplex

                      S. Fidelis de Sigmaringa Martyris   

25 Aprile Die V infra octavam Paschæ   

                     S. Marci Evangelistæ    Duplex II. classis

26 Aprile Die VI infra octavam Paschæ    Semiduplex

                      SS. Cleti et Marcellini Summorum Pontificum et Mártyrum   

27 Aprile Sabbato in Albis    Semiduplex

                       S. Petri Canisii Confessóris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

28 Aprile Dominica in Albis in Octava Paschæ    Duplex I. classis

29 Aprile S. Petri Martyris    Duplex

30 Aprile S. Catharinæ Senensis Virginis    Duplex

CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA: MARZO (2019)

CALENDARIO LITURGICO MARZO (2019)

MARZO È IL MESE CHE LA CHIESA  DEDICA A SAN GIUSEPPE, SUO PROTETTORE

La Chiesa pertanto …  che ha fatto ella? Dopo di essersi nel corso dei secoli affidata al patrocinio della Beatissima Vergine, e continuando tuttora ad affidarvisi, in questi ultimi tempi si è pure particolarmente affidata al patrocinio di S. Giuseppe, dichiarando questo gran Santo, Patrono della Chiesa Cattolica, cioè universale … « Ecco il servo fedele e prudente, che il Signore stabilì sopra la sua famiglia; doveva ancor essere costituito sulla universale famiglia di Dio; e poiché fu trovato così sufficiente all’opera tanto eccelsa del custodire la divina famiglia, così doveva essere più che mai sufficiente alla custodia e patrocinio di tutto il mondo; perciocché chi fu bastevole al più, molto meglio è da credersi bastevole al meno …

… Il Pontefice dell’Immacolata e del Sacro Cuore di Gesù, il Papa dal cuore vasto come il mare, assecondando le suppliche ed i voti dei Vescovi e dei fedeli di pressoché tutto il mondo, per organo della S. Congregazione dei Riti proclamava di fatto S. Giuseppe Patrono della Chiesa Cattolica altro non faceva che assegnare ed assicurare a S. Giuseppe la gloria di quel terzo titolo, che giustamente gli competeva insieme con gli altri due di Sposo purissimo di Maria e di Padre putativo di Gesù. Perciocché lo stesso grande Pontefice prima ancora di aver promulgato un tanto oracolo, già alcun tempo innanzi aveva detto con gioia: Mi consola, che i due sostegni della Chiesa nascente, Maria e Giuseppe, riprendano nei cuori cristiani quel posto, che non avrebbero dovuto perdere giammai ». [A. CARMAGNOLA, S. Giuseppe; Tipogr. e libr. salesiana, Torino, 1896]

Ench. Indulg. N. 469:

Ai fedeli che davanti ad un’immagine di San Giuseppe, reciteranno devotamente un Pater, Ave, e Gloria con l’invocazione: Sancte Joseph, ora pro nobis, si concede:

Indulgentia trecentorum dierum:

Indulgentia Plenaria s. c. a coloro che avranno piamente perseverato nella recita, ogni giorno per un intero mese (S. Pænit. Ap., 12 oct. 1936).

Ench. Indulg. N. 466:

ai fedeli che nel mese di MARZO, o per giusto impedimento in altro mese dell’anno, praticheranno devotamente in pubblico, un pio esercizio in onore di San Giuseppe, Sposo della B. V. M., si concede:

Indulgenza di sette anni per ogni giorno del mese;

Indulgentia Plenaria, se praticato per almeno 10 volte nel mese, a coloro che, confessati e comunicati, pregheranno per le intenzioni del Sommo Pontefice.

Se poi nel mese di marzo, sarà praticata privatamente una preghiera o altra opera di pietà in ossequio a San Giuseppe Sposo della B. M. V., si concede:

Indulgentia di 5 anni ogni volta in ogni giorno del mese;

Indulgentia Plenaria, s. c. se si pratica per un mese (S. C. Indulg. 27 Apr. 1865; S. Pæn. Ap., 21 Nov. 1933)

Ench. Indulg. N. 467

Ai fedeli che praticheranno pubblicamente il pio esercizio della novena in suo onore, prima della festa di San Giuseppe, Sposo di B. M. V. si concede:

Indulgenza sette anni per ogni giorno della novena;

Indulgenza Plenaria, se confessati sacramentalmente, comunicati e pregando per le intenzioni del Sommo Pontefice, sarà praticato per almeno cinque giorni durante la novena. Se praticato privatamente, si concede:

Indulgenza di cinque anni per ogni giorno della novena;

Indulgenza Plenaria, suet. cond. al termine della novena, a chi sia legittimamente impedito al pubblico esercizio.  (S. C. Ind. 26 nov. 1876; S. Pænit. Ap., 4 Mart. 1935).

Ecco le feste del mese di MARZO 2019

1 Marzo 1° Venerdì

2 Marzo Sanctae Mariae Sabbato    Simplex

3 Marzo Domenica in Quinquagesima Semiduplex II. classis

4 Marzo S. Casimiri Confessoris    Duplex *L1*

6 Marzo Feria IV Cinerum    Duplex I. classis

7 Marzo S. Thomæ de Aquino Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

8 Marzo S. Joannis de Deo Confessoris    Duplex

9 Marzo S. Franciscæ Romanæ Viduæ    Duplex

10 Marzo Dominica I in Quadr.    Semiduplex I classis

12 Marzo S. Gregorii Papæ Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

13 Marzo Feria Quarta Quattuor Temporum Quadragesimæ    Semiduplex

15 Marzo Feria Sexta Quattuor Temporum Quadragesimæ    Semiduplex


16 Marzo Sabbato Quattuor Temporum Quadragesimæ    Semiduplex

17 Marzo Dominica II in Quadr.    Semiduplex I. classis

18 Marzo S. Cyrilli Episcopi Hierosolymitani Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

19 Marzo S. Joseph Sponsi B.M.V. Confessoris    Duplex I. classis *L1*

21 Marzo S. Benedicti Abbatis    Duplex majus *L1*

24 Marzo Dominica III in Quadr.    Semiduplex I. classis

25 Marzo In Annuntiatione Beatæ Mariæ Virginis    Duplex I. classis *L1*

27 Marzo S. Joannis Damasceni

28 Marzo S. Joannis a Capistrano Confessoris    Feria

31 Marzo Dominica IV in Quadr.    Semiduplex I. classis

CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA: FEBBRAIO (2019)

FEBBRAIO è il mese che la CHIESA DEDICA alla SANTISSIMA TRINITA’

All’inizio del mese è bene rinnovare il Credo Cattolico autentico e solo, recitando il Credo Atanasiano, le cui affermazioni, tenute e tenacemente professate contro tutte le insidie della gnosi modernista, protestante, massonica, pagana, lucifero-satanica, comunisto-liberista, noachide-mondialista … , permettono la salvezza dell’anima per l’eterna felicità. [cfr. Calendario liturgico Febbraio 2018 – exsurgatdeus.org.]

« Che cosa domandate da noi, o divino Maestro, esclama sant’Agostino, se non che siamo perfettamente uniti di cuore e di volontà? Voi volete che diveniamo per grazia e per imitazione ciò che le tre Persone divine sono per la necessità dell’esser loro, e che come tutto è comune tra esse, così la carità del Cristianesimo ci spogli di ogni interesse personale ». – Come esprimere l’efficacia onnipotente di questo mistero? In virtù di esso, in mezzo alla società pagana, società di odio e di egoismo, si videro i primi Cristiani con gli occhi fissi sopra questo divino esemplare non formare che un cuore ed un’anima, e si udirono i pagani stupefatti esclamare: « Vedete come i Cristiani si amano, come son pronti a morire gli uni per gli altri! » Se scorre tuttavia qualche goccia di sangue cristiano per le nostre vene, imitiamo gli avi nostri, siamo uniti per mezzo della carità, abbiamo una medesima fede, uno stesso Battesimo, un medesimo Padre. I nostri cuori, le nostre sostanze siano comuni per la carità: e in tal guisa la santa società, che abbiamo con Dio e in Dio con i nostri fratelli, si perfezionerà su la terra fino a che venga a consumarsi in cielo. – Noi troviamo nella santa Trinità anche il modello dei nostri doveri verso noi stessi. Tutti questi doveri hanno per scopo di ristabilire fra noi l’ordine distrutto dal peccato con sottomettere la carne allo spirito e lo spirito a Dio; in altri termini, di far rivivere in noi l’armonia e la santità che caratterizzano le tre auguste Persone, e ciascuno di noi deve dire a sé  stesso: Io sono l’immagine di un Dio tre volte santo! Chi dunque sarà più nobile di me! Qual rispetto debbo io aver per me stesso! Qual timore di sfigurare in me o in altri questa immagine augusta! Qual premura a ripararla, a perfezionarla ognor più! Sì, questa sola parola, io sono l’immagine di Dio, ha inspirato maggiori virtù, impedito maggiori delitti, che non tutte le pompose massime dei filosofi.

3

Te Deum Patrem ingenitum, te Filium unigenitum, te Spiritum Sanctum Paraclitum, sanctam et individuam Trinitatem, toto corde et ore confitemur, laudamus atque benedicimus. (ex Missali Rom.).

Indulgentia quingentorum dierum.

Indulgentia plenaria suetis conditionibus, si quotìdie per integrum mensem precatiuncula devote reperita fuerit

(S. C. Ind., 2 iul. 1816; S. Pæn. Ap., 28 sept. 1936).

12

a) O sanctissima Trinitas, adoro te habitantem per gratiam tuam in anima mea.

b) Osanctissima Trinitas, habitans per gratiam tuam in anima mea, facut magis ac magis amem te.

c) O sanctissima Trinitas, habitans per gratiam tuam in anima mea, magis magisque sanctifica me.

d) Mane mecum, Domine, sis verum meum gaudium.

Indulgentia trecentorum dierum prò singulis iaculatoriis precibus etiam separatim (S. Pæn. Ap., 26 apr. 1921 et 23 oct. 1928).

16

a) Sanctus Deus, Sanctus fortis, Sanctus immortalis, miserere nobis.

b) Tibi laus, tibi gloria, tibi gratiarum actio in sæcula sempiterna, o beata Trinitas (ex Missali Rom.).

Indulgentia quingentorum dierum prò singulis mvocationibus etiam separatim.

Indulgentia plenaria suetis conditionibus, si quotìdie per integrum mensem alterutra prex iaculatoria devote recitata fuerit (Breve Ap., 13 febr. 1924; S. Pæn. Ap., 9 dec. 1932).

40

In te credo, in te spero, te amo, te adoro,

beata Trinitas unus Deus, miserere mei nunc et

in hora mortis meæ et salva me.

Indulgentia trecentorum dierum (S. Pæn. Ap., 2 iun.)

43

Credo in Deum, Patrem omnipotentem, Creatorem cœli et terræ.

Et in Iesum Christum, Filium eius unicum, Dominum nostrum: qui conceptus est de Spiritu Sancto, natus ex Maria Virgine, passus sub Pontio Pilato, crucifixus, mortuus et sepultus; descendit ad inferos; tertia die resurrexit a mortuis ; ascendit ad cœlos; sedet ad dexteram Dei Patris omnipotentis; inde venturus est iudicare vivos et mortuos.

Credo in Spiritum Sanctum, sanctam Ecclesiam catholicam, Sanctorum communionem, remissionem peccatorum, carnis resurrectionem, vitam æternam, Amen.

Indulgentia quinque annorum.

Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodo quotìdie per integrum mensem praefatum Apostolorum Symbolum pia mente recitatum fuerit (S. Pæn. Ap., 12 apr. 1940).

ACTUS ADORATIONIS ET GRATIARUM ACTIO PROPTER BENEFICIA, QUÆ HUMANO GENERI EX DIVINI VERBI INCARNATIONE ORIUNTUR.

45

Santissima Trinità, Padre, Figliuolo e Spirito Santo, eccoci prostrati alla vostra divina presenza. Noi ci umiliamo profondamente e vi domandiamo perdono delle nostre colpe.

I . Vi adoriamo, o Padre onnipotente, e con tutta l’effusione del cuore vi ringraziamo di averci dato il vostro divin Figliuolo Gesù per nostro Redentore, che si è lasciato con noi nell’augustissima Eucaristia sino alla consumazione dei secoli, rivelandoci le meraviglie della carità del suo Cuore in questo mistero di fede e di amore.

Gloria Patri.

II. O divin Verbo, amabile Gesù Redentore nostro, noi vi adoriamo, e con tutta l’effusione del cuore vi ringraziamo di aver preso umana carne e di esservi fatto, per la nostra redenzione, sacerdote e vittima del sacrificio della Croce: sacrificio che, per eccesso di carità del vostro Cuore adorabile, Voi rinnovate sui nostri altari ad ogni istante. 0 sommo Sacerdote, o divina Vittima, concedeteci di onorare il vostro santo sacrificio nell’augustissima Eucaristia con gli omaggi di Maria santissima e di tutta la vostra Chiesa trionfante, purgante e militante. Noi ci offriamo tutti a voi; e nella vostra infinita bontà e misericordia accettate la nostra offerta, unitela alla vostra e benediteci.

Gloria Patri.

III. O divino Spirito Paraclito, noi vi adoriamo, e con tutta l’effusione del cuore vi ringraziamo di avere con tanto amore per noi operato l’ineffabile beneficio dell’Incarnazione del divin Verbo, beneficio che nell’augustissima Eucaristia  si estende e amplifica continuamente. Deh! per questo adorabile mistero della carità del sacro Cuore di Gesù, concedete a noi ed a tutti i peccatori la vostra santa grazia. Diffondete i vostri santi doni sopra di noi e sopra tutte le anime redente, ma in modo speciale sopra il Capo visibile della Chiesa, il Sommo Pontefice Romano [Gregorio XVIII], sopra tutti i Cardinali, i Vescovi e Pastori delle anime, sopra i sacerdoti e tutti gli altri ministri del santuario. Così sia.

Gloria Patri.

Indulgentia trium annorum (S. C. Indulg. 22 mart.

1905; S. Pæn. Ap., 9 dee. 1932).

Queste sono le feste del mese di FEBBRAIO

1 Febbraio S. Ignatii Episcopi et Martyris    Duplex

                    I Venerdì del mese

2  Febbraio In Purificatione Beatæ Mariæ Virginis    Duplex II. classis *L1*

I Sabato.

3 Febbraio Dominica IV Post Epiphaniam    Semiduplex Dominica minor *I*

                                    S. Blasii Episcopi et Martyris   

4 Febbraio S. Andreæ Corsini Episcopi et Confessoris    Duplex

5 Febbraio S. Agathæ Virginis et Martyris    Duplex *L1*

6 Febbraio S. Titi Episcopi et Confessoris    Duplex

7 Febbraio S. Romualdi Abbatis    Duplex

8 Febbraio S. Joannis de Matha Confessoris    Duplex

9 Febbraio S. Cyrilli Episc. Alexandrini Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

10 Febbraio Dominica V Post Epiphaniam    Semiduplex Dominica minor *I*

                     S. Scholasticæ Virginis   

                     Festa dell’Arciconfraternita del Cuore Immacolato di Maria

11 Febbraio In Apparitione Beatæ Mariæ Virginis Immaculatæ    Duplex majus

12 Febbraio Ss. Septem Fundatorum Ordinis Servorum B. M. V.    Duplex

14 Febbraio S. Valentini Martyris   

15 Febbraio SS. Faustini et Jovitæ    Feria

16 Febbraio Sanctae Mariae Sabbato    Simplex *I*

17 Febbraio Dominica in Septuagesima    Semiduplex II. classis *I*

18 Febbraio S. Simeonis Episcopi et Martyris   

22 Febbraio In Cathedra S. Petri Apostoli    Duplex II. classis *L1*

23 Febbraio S. Petri Damiani Confessoris    Duplex

24 Febbraio Dominica in Sexagesima    Semiduplex II. Classis

                         S. Matthiæ Apostoli   

27 S. Gabrielis a Virgine Perdolente Confessoris    Duplex

2 GENNAIO: FESTA DEL NOME SS. DI GESÙ

 Del Ss. Nome di Gesù.

[J. Thiriet: Prontuario evangelico, vol. VII, Libr. Arciv. G. Daverio, Milano, 1916]

Vocatum est nomen eius Jesus.

 Perché il S. Vangelo richiama le nostre attenzioni sul nome divino e significativo di Gesù? Per eccitarci a meditarne del continuo la sua eccellenza e la sua virtù. « O Gesù, gridava S. Girolamo Emiliani, non siate mio giudice, ma mio Salvatore! » Inoltre perché gli uomini l’onorassero come si conviene: Sanctum et terribile nomen ejus…. Sit nomen Domini benedictum…

I. — Eccellenza del nome di Gesù.

1. — Questo nome non è stato creato dagli uomini. Viene da Dio Padre: da tutta l’eternità l’ha imposto al suo Unigenito Figliuolo e per mezzo ‘dell’Arcangelo Gabriele l’ha reso manifesto a Maria e a Giuseppe: Vocabis nomen ejus Jesum. Iddio solo poteva dare al Verbo fatto carne un nome che Gli fosse conveniente, perché Lui solo conosceva perfettamente da tutta l’eternità la natura e la missione di Cristo Gesù.

2. — Difatti questo nome non solo significa che N. S. è Dio, ma che è altresì il Salvatore degli uomini. Donde i Santi dissero che il nome di Gesù è al di sopra del Nome stesso di Dio, perché quest’ultimo nome designa solo Iddio, come Creatore e Signore, mentre quello di Gesù lo designa altresì come Salvatore e Redentore. Ora l’opera della Redenzione sorpassa quella della Creazione: il che rilevasi dalle parole che la S. Chiesa ogni giorno mette sulle labbra de’ suoi sacerdoti: « Deus, qui humanæ substantiæ dignitatem mirabiliter condidisti, et mirabilius reformasti ». S. Bernardo diceva: « Io devo tutto me stesso al mio Creatore: non devo io di più al mio Redentore e al mio Riparatore? Creandomi, ha detto una parola; ma per redimermi, quante parole ha dovuto pronunziare ,quante meraviglie ha dovuto compiere, quante sofferenze ha dovuto sostenere.. ! »

3. — Questo nome è grande e glorioso: In Israel magnum nomen ejus Deus exaltavit Filium, et donavit illi nomen quod est super omne nomen, ut in nomine Jesu omne genuflectatur cœlestium, terrestrium et infernorum…. In cielo lo lodano e lo esaltano gli Angeli e i santi; in terra la Chiesa l’onora e si sforza di farlo conoscere per ogni dove; nell’inferno…. fa tremare i demonii… Magnificasti super omne, nomen sanctum

II. — La potenza del nome di Gesù.

1. — È terribile agli stessi demoni. In nomine meo dæmonia ejicient: gli esorcismi della Chiesa… Vedete Davide: con una sola fionda s’avanza coraggioso contro Golia, e gli dice che è sicuro di prostrarlo: Ego venio ad te in nomine Domini. Parimenti nel nome di Gesù noi riporteremo vittoria sulle potenze d’averno. Sarà terribile agli empi, nell’ora di loro morte e del conseguente giudizio particolare. Quanti perversi furono quaggiù visibilmente castigati per aver bestemmiato il nome di Gesù!… Ario, Voltaire…

2. — È un nome pieno di potenza per rovesciare ed infrangere gli idoli, per convertire gl’infedeli e i peccatori più ostinati. S. Paolo è convertito dal nome di Gesù: Quis es Domine? Ego sum JESUS, quem tu persequeris!… Convertitosi a Cristo è infaticabile nel diffondere le glorie dei nome di Gesù : Vas electionis est mihi iste, ut portet nomen meum coram gentibus S. Bernardo dice: «Portabat Nomen tamquam lumen. – È altresì pieno di potenza per aiutarci a domare le nostre passioni. Nelle prove e nell’avversità c’inspira vigore e coraggio. Vedete gli Apostoli: Ibant gaudentes a conspectu concila, quoniam digni habiti sunt prò nomine Jesu contumeliam patì. – S. Pietro diceva ai fedeli del suo tempo: Si exprobramini in nomine Christi, beati eritis… S. Stefano: Domine Jesu, suscipe spiritum meum. San Ignazio M.: « Hoc nomen cordi meo inscriptum habeo ». Nel nome di Gesù i martiri trovarono la costanza per soffrire e per morire. Giovanna d’Arco muore sul rogo, pronunziando tre volte il nome di Gesù…. Agli agonizzanti si suggerisce d’invocare il nome di Gesù, per sostenerli nell’ultimo combattimento.

3 – — È un nome salutare —

a) per l’anima; Ipse enim salvum faciet populum suum a peccatis corum… Non est aliud nomen datum hominibus, in quo oporteat nos salvos fieri…. Quicunque invocaverit nomen Domini, salvus erit….  Eutimio diceva: Giuda si sarebbe salvato, se avesse invocato il nome di Gesù. Per la virtù del nome di Gesù noi tutti siamo santificati e purificati; —

b) per il corpo: in nomine meo serpentes tollent, et si mortiferuni quid biberint, non eis nocebit. – S. Pietro disse allo storpio: In nomine Jesu, surge et ambula. Nella vita dei santi leggiamo a migliaia di siffatti miracoli.

4. — È sovranamente efficace per allontanare tutti i mali, e per colmarci d’ogni sorta di beni. È la vera sorgente d’ogni fatta di grazie: Amen dico vobis, si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis… – Bernardo, commentando quelle parole della Cantica: Oleum effusum nomen tuum, scrive che il nome di Gesù è come l’olio « Lucet, pascit, et ungit », cioè è luce, cibo e medicina «Jesus cognitus illuminat meutes, exoratus sanat infirmitates, invocatus roborat in periculis, cogitatus in tristitia consulatur et lætificat ».

5. — È infinitamente amabile. È il nome del nostro dolce Salvatore, del fratel nostro, del nostro amico, dello sposo diletto dell’anima nostra… È un nome di fede, di speranza e di amore…. Scrive ancora S. Bernardo : « Jesu, in aure dulce canticum, in ore mei mirificum, in corde nectar cœlicum. Nil canitur suavius, nil auditur jucundius, nil cogitatur dulcius, quam Jesus Dei Filius … »

III. — Come dobbiamo onorarlo?

1. — Pronunziamolo spessissimo… S. Paolo, tutto ripieno d’amore pel nome di Gesù, nelle sue lettere lo ripete più di 240 volte: decapitato, la sua lingua ancor tre volte lo proferisce. Pronunziamolo con gran rispetto, chinando il capo, facendo qualche volta la genuflessione: In nomine Jesu omne Senu flectatur… terrestrium... con grande divozione, riconoscenza ed affetto.

2. — Ad esempio di Dio e dei Santi, abbiamo la pia costumanza di non rifiutare mai qualunque cosa che ci venga chiesta nel nome di Gesù, tranneché non si possa farlo da noi.

3. — Siamo premurosi di fare sempre ogni nostra cosa nel nome di Gesù: Quodcunque facitis in verbo aut in opere, omnia in nomine D. N. . C… Sia che vegliate, sia che riposiate, sia che camminiate; se studiate, se scrivete, se pregate o lavorate…. fate ogni cosa in unione a Gesù Cristo, perché dice l’Autore dell’Imitazione « è un dolce paradiso l’essere uniti a Gesù ». Se sono ammalato, Gesù sarà il mio aiuto, il mio medico. Voglio spirare l’anima mia fra le braccia di Gesù; voglio che l’ultima mia parola sia: Gesù « Jesu, esto mihi semper Jesu, et salva me ».

4. — Giacché Gesù è stato il nostro Salvatore, attestiamogli tutta la nostra più viva gratitudine: amiamolo ardentemente, e prova di questo nostro amore, sia il profitto che dobbiamo trarre dalle sue grazie. Provvediamo a santificare e a salvare noi, e pensiamo e adoperiamoci per la santificazione e per la salvezza del nostro prossimo.

Conclusione.

— Fratelli miei! meditate attentamente tutto questo, riandate spesse volte la eccellenza e la possanza del nome di Gesù. Questo ricordo vi fortificherà, vi consolerà, vi farà vieppiù degni di Gesù e del cielo.

Vocatum est nomen ejus JESUS.

Gli uomini hanno la smania di voler circondare di celebrità il loro nome… All’uopo indurano nelle fatiche, ricorrono a qualunque mezzo. Vedete i discendenti di Noè!… Innalzarono la famosa torre di Babele… ut celebremus nomen nostrum…. Era una vera pazzia… Anche dei conquistatori, per lo stesso obbiettivo, hanno seminato di stragi il mondo, hanno minato le nazioni…. Fu una follìa selvaggia, crudele!… I loro nomi non si ricordano senza un senso di raccapriccio. Venne sulla terra il Figlio di Dio per salvare gli uomini e per fare del bene… Anche il suo Nome benedetto è degnissimo di lode e della nostra riconoscenza. Questo Nome è un nome di potenza, di speranza e di amore.

I. — Nome di potenza.

Gesù è il Nome del Figliuol di Dio: designa la maestà infinita del Verbo fatto carne, del Re della gloria, a cui è stato dato ogni potere sì in cielo come in terra…. Di sé stesso ha detto: Per me reges regnant…. S. Giovanni, l’ha completato: Rex regum, Dominus dominantium. Il suo nome:

1. — È possente in cielo. Gli Angeli l’odono ripetersi, osannano a Lui, tremebondi circondano il suo trono. I santi lo cantano in un impeto di eterna riconoscenza: a questo Nome divino devono la loro salvezza, la lor gloria, la loro felicità. Questo Nome benedetto ha il potere di aprire per noi i tesori del cielo A questo nome sacro si piega Iddio Padre — niente rifiuta: Si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis.

2. — È possente sulla terra. Predicandolo, gli Apostoli hanno compiuto dei veri miracoli, hanno infranti gli altari e le false divinità, hanno evangelizzato i popoli, hanno cacciato via le tenebre della barbarie. Questo nome ha recato al mondo intero luce e salute…. Quicumque invocaverit nomen Domini, salvus erit … « Paulus, scrive S. Bernardo, portabat Nomen tamquam lumen, et illuminabat patriam ». Ha il potere di liberarci da ogni sorta di pericoli, di consolare gli afflitti, di convertire i peccatori, di confortare ed aiutare i moribondi. « Ire della terra, diceva S. Pier Crisologo, si fanno chiamare dal nome dei popoli vinti e soggiogati: il Figlio di Dio ha preso quaggiù il suo nome dai benefici che ci ha fatto ». Quante vittorie ha riportato questo nome sui nemici della fede e della Chiesa!

3. — È possente laggiù nell’inferno. Al pronunciarsi del nome di Gesù, i demoni si turbano, tremano, ruggiscono. Nel nome di Gesù i Santi hanno riportato moltissime vittorie sugli spiriti delle tenebre!

II. — Nome di speranza.

1. — Positus est hic… in resurrectionem multorum. Questo nome divino ci protegge contro ogni sorta di malattie, di mali spirituali e temporali, che potrebbero esserci procacciati, dalla cattiveria dei demoni o del mondo. Siete infermi? Invocate il Nome di Gesù, vi guarirà o almeno vi consolerà. Siete afflitti? invocate il Nome di Gesù, vi sosterrà e vi conforterà… Può sviare da voi i castighi che avete meritato co’ vostri peccati

2. — Ci ottiene ogni sorta di beni: innanzi tutto il perdono dei nostri trascorsi, poi le grazie necessarie per vivere santamente, per praticare le virtù cristiane, per morire piamente tra le braccia di N. S.

3. — Finalmente possiamo sperare, in virtù di questo Ss. Nome, d’entrare, quandochessia, incielo. Ne è come la chiave: Non est aliud nomcn datum hominibiis, in quo oporteat nos salvos fieri… Ci pensiamo noi a tutti questi motivi di consolazione e di speranza?

III. — Nome d’amore.

Ci ricorda tutte le meraviglie Cuor di Gesù. Dice il P. Coleridge che è un compendio completo, una descrizione perfetta del carattere del Verbo Incarnato, nonché della sua divina missione. Ci squaderna dinnanzi allo sguardo:

1. — I suoi innumeri benefici. Innanzi tutto verso la Madre Sua: « Cui Virgini, dice S. Pier Crisologo, merito salva sunt omnia, quæ omnium genuit Salvatorem »; poi verso tutti noi a partire dal momento in cui discese dal cielo… Se si considera la disposizione che il Divin Verbo ebbe di salvarci, il nome di Gesù gli conviene dal primo istante del suo concepimento: se si considera l’atto col quale meritò di salvarci, questo stesso nome gli conviene a datare dal giorno della circoncisione, in cui effuse le prime stille di quel sangue, che più tardi avrebbe in larga copia versato sulla Croce.

Questo Nome, mirabilmente espressivo, ricorda nello stesso tempo l’Incarnazione e la Redenzione, lo stabilimento della Chiesa, l’istituzione dei Ss. Sacramenti, specie quello della Eucarestia, e finalmente la glorificazione degli eletti in cielo, ove l’opera del Salvatore avrà il suo compimento.

2. — Le pene indicibili, che ha tollerato per noi. Questo Nome di Salvatore non è un nome vano. Ha operato la nostra salvezza a prezzo del suo sangue…. Empti estis pretio magno…. dice l’Apostolo. Il Nome di Gesù ricorda agli uomini tutti quello che per loro ha sofferto dalla Circoncisione fino al Calvario.

3. — Le virtù, che ha esercitato. Quand’io pronuncio il nome di Gesù, mi rappresento un uomo dolce e umile di cuore, un uomo buono, compassionevole, ripieno d’ogni virtù, un Dio, la stessa Bontà, la Potenza e la Santità infinita; venuto dal cielo per mostrarci la via che al cielo mena e per salvarci. – Quando dico Gesù, dico tutte le perfezioni divine ed umane in tanto in quanto quest’ultime possono convenirgli…. Non sono questi possenti motivi per amarlo di amor vero, per seguirlo con generosità, per servirlo con fedeltà, per imitarlo? « Sit tibi Jesus semper in corde, hic sit cibus, dulcedo et consolation tua » (S. Anselmo). « Nec lingua valet dicere, nec littera exprimere: expertus potest credere quid sit Jesum diligere ».

Conclusione.

— Siate pieni di rispetto, di riconoscenza, e di amore per il Nome Ss. di Gesù. Questo nome benedetto vi sia come di stimolo per amare vieppiù il Divin Salvatore, e per imitarlo. « Sis. Jesu, nostrum gaudium, qui es futurum proeminium: sit nostra in te gloria, per cuncta semper sæcula ».

Dei significati del Nome di Gesù.

Vocatum est nomen ejus JESUS, quod vocatum est ab Angelo.

Se noi comprendessimo bene tutti i sigriificati misteriosi e meravigliosi del santo nome di Gesù, con quale rispetto e con quanto amore lo pronunceremmo! – Consideriamone qualcuno. « Àdmirabile nomen Jesu, quod est super omne nomen, venite adoremus ».

I. — Gesù il nome del nostro Iddio e Sovrano Signore.

Isaia anticipatamente salutava il Verbo Incarnato in questi termini: Puer natus est nobis…. et vocabitur nomen ejus Admirabilis. Consiliarius. Deus, Fortis, Pater futuri sæculi, Princeps pacis… GESÙ significa tutto questo, perché Gesù è il Figlio unico di Dio, il Dio eterno e onnipossente, il Creatore del cielo e della terra, il Sovrano Signore di tutto il creato…. Sanctum adunque et terribile nomen ejus. Gli Angeli lo pronunciano venerabondi e tremebondi: Deus exaltavit illum, et donavit illi nomen, quod est super omne nomen… Pronunziamolo adunque col più grande rispetto, con la più profonda venerazione…. Domine, Dominus noster, quam àdmirabile est nomen tuum in universa terra… Confitemini Domino, et invocate nomen ejus; mementote quoniam excelsum est nomen ejus Sit nomen Domini benedictum, ex hoc nunc, et usque in sæculum.

 II. — Gesù è il nome del nostro dolce Salvatore.

Ecce concipies et paries filium, disse Gabriele a Maria, et vocabis nomen ejus JESUM. Mentre l’Arcangelo diceva a Giuseppe di imporre questo nome al nascituro, soggiungeva che l’infante avrebbe salvato populum suum a peccatis eorum. Difatti il Figlio di Dio è venuto per salvarci: la sua missione fu questa: quærere et salvum facere quod perierat. Appunto per questo motivo Dio Padre da tutta l’eternità gl’impose il nome di Gesù che vuol dire: Salvatore. Ma Gesù, avendo perfettamente qua in terra realizzato il significato del suo nome, ne consegue che questo nome fa a noi rifluire tutto quello che ha fatto e sofferto per salvarci: tutti i misteri della sua vita, i suoi sacramenti, l’invio degli Apostoli per omnem terram, la sua perpetua presenza nella Chiesa e nella Ss. Eucarestia…. brevemente « tutto l’ordine e tutta l’economia della redenzione umana » come s’esprime bellamente il Catechismo Romano. – Gioia, riconoscenza, amore, ecco i sentimenti che il nome di Gesù dovrebbe ridestare nel nostro cuore! Non est aliud nomen datum hominibus, in quo oporteat nos salvos fieri… Dedìt se ut liberaert populum, et acquireret sibi nomen æternum Propter gloriam nominis tui, Domine, libera nos, et propitius esto peccatis nostris propter nomen tuum….

III. — Gesù è il nome del nostro Divin modello.

Di fatti il nome di Gesù ci ricorda la sua santa vita, tutte le sue adorabili perfezioni, tutte le virtù ammirabili che ha praticato per salvarci, per insegnarci la via del cielo: giacché N. S. cœpit facere et docere… – Adunque Gesù è l’umiltà, la dolcezza, la bontà, la misericordia; è la purezza, la modestia; è la povertà, l’obbedienza, l’abnegazione, la pazienza… – Qui sequitur me, non ambulat in tenebris. Discite a me… exemplum dedi vobis… Inspice et fac secundum exemplar ejus… 0 Jesu, oleum effunsum nomen tuum, adolescentulæ dilexerunt te. Questo Nome dolcissimo, ecciti pertanto in noi tutti un ardente desiderio di imitare un sì amabile Salvatore, un sì splendido Modello; riproduciamo in noi stessi le sue virtù, la sua vita. Con lo sforzo di rassomigliarci a Lui, diventeremo suoi discepoli e degni di essere accolti in cielo… Pensiamo sovente al santo Nome di Gesù.

IV. — Gesù è quel premio che avanza ogni umano desiderio.

Lo ha detto Lui stesso: Ego ero merces tua magna nimis. Con quale trasporto d’amore i Santi lo lodano e lo ringraziano in Cielo!…. Magnificate Dominum mecum, et exaltemus nomen eius in idipsum. Dopo d’averci sulla terra insegnata la via del paradiso, ascese al cielo per preparare un posto a ciascun di noi…. Vado parare vobis locum… Pater, volo ut ubi sum ego, et ubi sint mecum. Siamogli fedeli, amiamolo, imitiamolo. Viviamo quaggiù della vita sua, e un dì gioiremo eternamente in cielo: sappiate che « esse cum Jesu dulcis paradisus »! così l’autore dell’Imitazione. Sursum corda! perocché ubi thesaurus vester est, ibi et cor vestrum erit. Distacchiamo il nostro cuore dalla terra; in alto le menti e i cuori, aneliamo alle gioie imperiture del cielo: Si consurrexistis cum Christo, quae sursum sunt quaerite, ubi Christus est in dextera Dei sedens: quæ sursum sunt sapite, non quæ super terram.

Conclusione. — Amiamo, lodiamo, ringraziamo Gesù per tutto il tempo di nostra vita. Pronunciamo frequentemente il suo Santo Nome, chiediamogli la grazia di vivere per Lui, di fare in ogni cosa la sua santa volontà, acciocché possiamo andarlo a godere per sempre in Paradiso: « Jesum omnesagnoscite: amorem ejus poscite; Jesum ardenter quærite, quærendo inardescite. Sis, Jesu, nostrum gaudium, qui es futùrum prœmium: sit nostra in gloria, per cuncta semper sæcula». Amen!

CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA DI GENNAIO 2019

GENNAIO

è il mese che la CHIESA dedica al Nome di Gesù,

all’Epifania e al Battesimo di GESU’

EPIFANIA

Questa festa si celebrava in Oriente dal III secolo e si estese in Occidente verso la fine del iv secolo. La parola Epifania » significa: manifestazione. Come il Natale anche l’Epifania è il mistero di un Dio che si fa visibile; ma non più soltanto ai Giudei, bensì anche ai Gentili, cui in questo giorno Dio rivela il suo Figlio. Isaia scorge in una grandiosa visione, la Chiesa, rappresentata da Gerusalemme, alla quale « accorrono i re, le nazioni e la moltitudine dei popoli. Essi vengono di lontano con le loro numerose carovane, cantando le lodi del Signore e offrendogli oro e Censo ». – « I re della terra adoreranno Dio e le nazioni saranno sottomesse ». Il Vangelo mostra la realizzazione di questa profezia. – Mentre il Natale celebra l’unione della di\vinità con l’umanità di Cristo, l’Epifania celebra l’unione mistica delle anime con Gesù. – Oggi, dice la liturgia, « la Chiesa è unita al celeste Sposo, poiché, oggi Cristo ha voluto essere battezzato da Giovanni nei Giordano: oggi una stella conduce i Magi con i doni al presepio: oggi alle nozze l’acqua è stata trasformata in vino. » – Ad Alessandria d’Egitto pubblicavasi ogni anno, il 6 gennaio l’Epistola Festatis, lettera pastorale in cui il Vescovo annunciava la festa di Pasqua dell’anno corrente. Di qui nacque l’uso delle lettere pastorali in principio di Quaresima. In Occidente, il sinodo d’Orléans (541) ed il sinodo d’Auxerre (tra il 573 e il 603) introdussero la stessa usanza. Nel medioevo vi si aggiunse la data di tutte le feste mobili. Il Pontificale Romano prescrive di cantar oggi solennemente, dopo il Vangelo, detto annunzio.

(Liturgia, Paris, Bloud et Gay, 1931, pag. 628 sg.).

 

Di seguito le feste del mese di GENNAIO

I GENNAIO Die Octavae Nativitatis Domini    Semiduplex

2 Gennaio Sanctissimi Nominis Jesu    Duplex II. classis

4 Gennaio PRIMO VENERDI’

5 Gennaio Sanctae Mariae Sabbato    Simplex

                      PRIMO SABATO

6 Gennaio In Epiphania Domini    Duplex I. classis

12 Gennaio Sanctae Mariæ Sabbato    Simplex

13 Gennaio Sanctæ Familiæ Jesu Mariae Joseph    Duplex

In Commemoratione Baptismatis Domini Nostri Jesu Christi    Duplex II. clas

14 Gennaio S. Hilarii Episcopi Confessoris Ecclesiae Doctoris    Duplex

15 Gennaio S. Pauli Primi Eremitæ et Confessoris    Duplex

16 Gennaio S. Marcelli Papæ et Martyris    Semiduplex

17 Gennaio S.  Antonii Abbatis    Duplex

18 Gennaio Cathedræ S. Petri    Duplex majus

19 Gennaio Sanctæ Mariæ Sabbato    Simplex

               S. Marii et Soc. Mart. Feria

20 Gennaio Dominica II post Epiphaniam    Semiduplex Dominica minor

      Ss. Fabiani et Sebastiani Martyrum    Duplex

21 Gennaio S. Agnetis Virginis et Martyris    Duplex

22 Gennaio Ss. Vincentii et Anastasii Martyrum

Semiduplex

23 Gennaio S. Raymundi de Penafort Confessoris    Semiduplex

24 Gennaio S. Timothei Episcopi et Martyris    Duplex

25 Gennaio In Conversione S. Pauli Apostoli    Duplex majus

26 Gennaio S. Polycarpi Episcopi et Martyris    Duplex

27 Gennaio Dominica III Post Epiphaniam    Semiduplex Dominica minor

Joannis Chrysostomi Episcopi Confessoris Ecclesiae Doctoris Duplex

28 Gennaio S. Petri Nolasci Confessoris    Duplex

29 Gennaio S. Francisci Salesii Episcopi Confessoris Ecclesiæ Doctoris    Duplex

30 Gennaio S. Martinæ Virginis et Martyris    Semiduplex

31 Gennaio S. Joannis Bosco Confessoris    Duplex

ANNO LITURGICO 2019

L’ANNO LITURGICO 2019

6 Gennaio – Epifania

13 Gennaio – Sacra Famiglia   (Domenica entro l’Ottava dell’Epifania)

20 Gennaio – 2a Domenica dopo l’Epifania

27 Gennaio – 3a Domenica dopo l’Epifania

3 Febbraio – 4a Domenica dopo l’Epifania

10 Febbraio – 5a Domenica dopo l’Epifania

17 Febbraio – Domenica di Septuagesima

24 Febbraio – Domenica di Sessuagesima

3 Marzo – Domenica di Quinquagesima

6 Marzo – Marcoledì delle CENERI  – Inizio della Quaresima    

10 Marzo – 1a Domenica di Quaresima

(GIORNI DI QUATEMPORA IN QUESTA SETTIMANA )

17 Marzo – 2a Domenica di Quaresima

24 Marzo – 3a Domenica di Quaresima

31 Marzo – 4a Settimana di Quaresima

7 Aprile – DOMENICA DI PASSIONE

14 Aprile – DOMENICA DELLE PALME

21 Aprile – DOMENICA DI PASQUA

28 Aprile – Domenica in Albis

5 Maggio – 2a Domenica dopo Pasqua

12 Maggio – 3a Domenica dopo Pasqua

19 Maggio – 4a Domenica dopo Pasqua

26 Maggio – 5a Domenica dopo Pasqua

27 a 29 Maggio – Giorni delle Rogazioni

in preparazione della festa dell’Ascensione.

30 Maggio – GIOVEDI’ DELL’ASCENSIONE (40 giorni dopo Pasqua)

2 Giugno – Domenica entro l’Ottava dell’Ascensione

9 Giugno  – Domenica di Pentecoste

(GIORNI DI QUATEMPORA IN QUESTA SETTIMANA )

16 Giugno – Domenica della SS. Trinità

23 Giugno – Corpus Christi

28 Giugno– SACRO CUORE DI GESÙ (Venerdì dopo l’Ottava del Corpus Christi.)

30 Giugno – 3a Domenica dopo Pentecoste

7 Luglio – 4a Domenica dopo Pentecoste

14 Luglio – 5a Domenica dopo Pentecoste

21 Luglio – 6a Domenica dopo Pentecoste

28 Luglio – 7a Domenica dopo Pentecoste

4 Agosto – 8a Domenica dopo Pentecoste

11 Agosto – 9a Domenica dopo Pentecoste

18 Agosto – 10a Domenica dopo Pentecoste

25 Agosto – 11a Domenica dopo Pentecoste

1st Settembre – 12a Domenica dopo Pentecoste

8 Settembre – 13a Domenica dopo Pentecoste

15 Settembre – 14a Domenica dopo Pentecoste

(GIORNI DI QUATEMPORA IN QUESTA SETTIMANA )

22 Settembre – 15a Domenica dopo Pentecoste

29 Settembre – 16a Domenica dopo Pentecoste

6 Ottobre – 17a Domenica dopo Pentecoste

(GIORNI DI QUATEMPORA IN QUESTA SETTIMANA )

13 Ottobre – 18a Domenica dopo Pentecoste

20 Ottobre – 19a Domenica dopo Pentecoste

27 Ottobre – 20a Domenica dopo Pentecoste

                         FESTA DI CRISTO RE

3 Novembre – 21a Domenica dopo Pentecoste

10 Novembre – 22a Domenica dopo Pentecoste

17 Novembre – 23a Domenica dopo Pentecoste

24 Novembre – 24a Domenica dopo Pentecoste

1st Dicembre – 1a Domenica di Avvento

8 Dicembre – 2a Domenica di Avvento

15 Dicembre – 3a Domenica di Avvento

(GIORNI DI QUATEMPORA IN QUESTA SETTIMANA )

22 Dicembre – 4a Domenica di Avvento

25 Dicembre – GIORNO DI NATALE

26 Dicembre – SANTO STEFANO,  Primo Martire

27 Dicembre – SAN GIVANNI, Apostolo ed Evangelista

28 Dicembre – SANTI INNOCENTI

29 Dicembre – Domenica entro l’Ottava di Natale

30 Dicembre – SAN TOMMASO BECKET, Vescovo e Martire

31 Dicembre – SAN SILVESTRO I, Papa.

1 GENNAIO 2020 – CIRCONCISIONE DI NOSTRO SIGNORE

5 Gennaio – SANTO NOME DI GESÙ

6 Gennaio – FESTA DELL’EPIFANIA

TEMPO DI NATALE (2018)

 

TEMPO DI NATALE

(24 Dicembre-13 Gennaio, vedi p. XV).

[Messale Romano; L. I. C. E. – Berruti – Torino, 1950]

Commento Dogmatico.

Se il Tempo dell’Avvento ci fa desiderare la duplice venuta del Figlio di Dio, il Tempo di Natale celebra l’anniversario della sua nascita come Uomo, e ci prepara alla sua venuta futura come Giudice. A partire da Natale, la liturgia segue passo passo nel suo Ciclo Gesù, nella sua opera di redenzione, perché la Chiesa, godendo di tutte le grazie che derivano da ciascuno di questi misteri della vita di Lui, sia, come dice l’Apostolo S. Paolo, la Sposa senza macchia, senza ruga, santa ed immacolata, ch’Egli potrà presentare al Suo Padre, quando tornerà a prenderci alla fine del mondo. Questo momento, designato dall’ultima Domenica dopo la Pentecoste, è il termine di tutte le feste del calendario cristiano. Percorrendo le pagine che il Messale e il Breviario dedicano al Tempo di Natale, si trova ch’esse sono consacrate specialmente ai misteri della fanciullezza di Gesù. La liturgia celebra la « manifestazione » al popolo Giudeo (Natività 25 Dicembre) e pagano (Epifania: 6 gennaio) del grande mistero dell’Incarnazione, che consiste nell’unione in Gesù del Verbo « generato dal Padre prima di tutti i secoli » con l’umanità « generata dalla sua madre nel mondo». E questo mistero si completa con l’unione delle nostre anime al Cristo che ci genera alla vita divina: » A tutti quelli che l’hanno ricevuto ha dato il potere di divenire Figli di Dio ». – Il Verbo, che riceve eternamente la natura divina dal Padre, innalzò a Sé l’umanità che gli diede nel tempo la Vergine!, e si unisce nel corso dei secoli alle nostre anime mediante la grazia. L’affermazione della triplice nascita del Verbo, dell’umanità di Gesù e del suo corpo mistico costituisce soprattutto l’oggetto della meditazione-della Chiesa in questo periodo dell’anno.

A) Nascita eterna del Verbo.

« Iddio — dice S. Paolo — abita in una luce inaccessibile » (I Tim. I, 16). Ed è per farci conoscere il Padre Suo, che Gesù è disceso sulla terra. « Nessuno conosce il Padre tranne il Figlio, e colui al quale il Figlio avrà voluto rivelarlo » Il Verbo fatto carne è dunque per noi la manifestazione di Dio, è Dio fatto uomo che ci rivela il Padre. Non meravigli dunque l’importanza che la Chiesa ammette nella liturgia di Natale, a questa manifestazione della divinità di Gesù Cristo. Attraverso le belle sembianze del Fanciullo, che Maria ha deposto nella mangiatoia, la Chiesa ci fa scorgere, come in trasparenza, la Divinità diventata in qualche modo visibile e tangibile. « Chi vede me, vede il Padre » diceva Gesù. « Per mezzo del mistero dell’Incarnazione del Verbo, aggiunge il Prefazio di Natale, noi conosciamo Dio in una forma visibile»; e, per bene affermare che la contemplazione del Verbo è soprattutto il fondamento della ascesi di questo tempo, si prendono specialmente dagli scritti dei due Apostoli S. Giovanni e S. Paolo, araldi per eccellenza della Divinità di Cristo, i brani nei quali essi ne parlano più profondamente. – Così la liturgia di Natale ci fa inginocchiare, con Maria e Giuseppe, davanti a questo Dio rivestito della nostra carne: «Cristo è nato per noi: venite, adoriamolo » ; con l’umile corteo dei pastori che vanno al presepio « ci fa accorrere in fretta per glorificare e lodare Iddio»; ci unisce alla sontuosa carovana dei Re Magi onde con loro « ci prostriamo avanti al Fanciullo e adoriamo » – « Colui che tutti gli Angeli di Dio adorane ». Riconosciamo con la Chiesa il grande dogma della Divinità di Gesù e dell’incarnazione del Verbo

B) Nascita temporale dell’umanità di Gesù.

« Quando il sole si sarà alzato nel Cielo, vedrete il Re dei re procedere dal Padre, come lo sposo che esce dalla camera nuziale». « E il Verbo si fece carne ed abitò tra noi » dice S. Giovanni. Questo fanciullo che adoriamo è dunque Dio unito alla natura umana in tutto ciò che essa ha di più bello e di più debole, affinché noi non siamo accecati dalla sua luce e ci accostiamo a lui senza timore. Conoscere i misteri dell’infanzia del Salvatore e penetrarne lo spirito è il principio della vita spirituale. Perciò, durante queste settimane, noi contempliamo con la Chiesa, Cristo a Betlemme, in Egitto, a Nazareth. Maria mette al mondo il suo divin Figliuolo,  lo avvolge in fasce e lo adagia in una mangiatoia. Giuseppe circonda il bambino delle sue paterne sollecitudini. Egli ne è il padre, non solo perché, essendo lo sposo della Vergine, ha dei diritti sul frutto del seno di Lei, ma anche, come dice Bossuet, perché, mentre « gli altri adottano dei fanciulli, Gesù ha adottato un padre ». I tre nomi benedetti di Gesù, Maria e Giuseppe sono dunque incastonati nei testi della liturgia di Natale come perle preziose. » – « Maria, madre di Gesù, era fidanzata  a Giuseppe » . « I Magi trovarono Maria, Giuseppe ed il Fanciullo » . «Giuseppe e Maria ,Madre di Gesù » « Giuseppe prende il Fanciullo e la Madre. « Figlio mio, tuo padre ed io ti cercavamo ».

C) Nascita spirituale del corpo mistico di Gesù.

Ma — dice S. Tommaso — « non è per sé che il Figlio di Dio si • è fatto uomo, ma per divinizzarci con la sua grazia (S. Th. III, Q 37, a. 3 ad 2) . Alla Incarnazione di Dio, cioè all’unione della natura divina e della natura umana nella persona del Figlio di Dio, deve corrispondere la divinizzazione dell’uomo, cioè l’unione delle anime al Verbo, mediante la grazia santificante e la carità soprannaturale che l’accompagna. « Il Cristo intero, afferma infatti S. Agostino, è Gesù Cristo e i Cristiani. Egli è la testa e noi le membra ». Con Gesù noi nasciamo sempre più alla vita spirituale, perché la nascita del capo è insieme quella del corpo. « Rendiamo grazie a Dio Padre, per mezzo del suo Figlio, nello Spirito Santo, dice S. Leone, perché, avendoci amato nella sua infinita carità, ci ha usato misericordia, e, poiché eravamo morti per i peccati, ci ha tutti risuscitati in Gesù Cristo », affinché noi fossimo in Lui una creatura nuova ed un’opera nuova. « Liberiamoci dunque del vecchio uomo e da tutte le sue opere » , e, ammessi a partecipare alla nascita di Cristo, rinunciamo alle opere della carne. Riconosci, o Cristiano, la tua dignità, e « divenuto partecipe della natura divina », guardati dal ricadere, con una condotta indegna di questa grandezza, nella miseria di una volta. Ricordati di quale Capo e di che corpo tu sei membro. Non dimenticare mai che « strappato alle potenze delle tenebre », « sei stato trasferito alla luce ed al regno di Dio ». La ragione di festeggiare l’anniversario della natività di Gesù si è quella di fare ogni anno nascere maggiormente Gesù nelle anime nostre, mediante l’incremento della nostra fede e del nostro amore verso il Verbo Immacolato. I presepi e le altre manifestazioni esteriori di questo avvenimento, il più importante della Storia, non sono che mezzi per ravvivare questa fede e questo amore che ci fanno vivere divinamente. Occorre dunque che in questa festa del Natale, noi abbondiamo in buone opere, manifestando così che noi siamo nati da Dio e divenuti suoi figli; occorre che tutta la nostra attività sia un irradiare di quella luce del Verbo che riempie le nostre anime. È questa la grazia propria del Tempo di Natale, che ha per scopo di estendere la Paternità divina, affinché il Padre possa dire, parlando di ciascheduno di noi ciò che ha detto, a titolo specialissimo del Suo Verbo Incarnato; «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato ». Prostrati umilmente, pronunciamo adunque con grande rispetto queste parole del Simbolo: Io credo in Gesù Cristo: 1) nato dal Padre prima dei secoli: Dio da Dio, consostanziale al Padre. 2) Disceso dal Cielo, incarnatosi per opera dello Spirito Santo nel seno di Maria Vergine e fattosi uomo. 3) Credo alla S. Chiesa, nata alla vita divina mediante la grazia dello Spirito Santo, che rese feconde le acque del Battesimo.

II. Commento storico.

Tra gli anni 747 e 749 di Roma, il censimento generale, ordinato da Cesare Augusto, costrinse Giuseppe e Maria a recarsi da Nazareth a Betlemme, in Giudea. Ora, mentre essi erano in questo luogo, dice S. Luca, la Vergine mise alla luce il suo primogenito (Vangelo della Messa di Mezzanotte). Alludendo alla tradizione che, nel IV secolo, pone la culla di Gesù tra due animali, la liturgia, cita due testi di Profeti, quello di Isaia « il bue conosce il suo padrone e l’asino la greppia del suo signore (I, 3) » e quello di Abacuc « Signore tu apparirai tra due animali » (III, 2). – C’erano, nei dintorni, dei pastori che vegliavano durante la notte per custodire il gregge. Avvertiti da un Angelo, discesero in fretta sino a Betlemme (Vang. della Messa dell’alba). L’Antifona delle Lodi di Natale, indirizzandosi ad essi, domanda: « Chi avete visto, pastori? ditecelo, annunziatecelo; chi è comparso sulla  terra?». Essi rispondono: «Abbiamo visto un neonato, e abbiamo inteso i canti degli Angeli che lodavano il Signore, alleluia, alleluia. » Otto giorni dopo, il Fanciullo divino fu circonciso da Giuseppe (Circoncisione,  1 genn.) e ricevette il nome di Gesù (Festa dei S. Nome di Gesù: 2 Genn.) che l’Angelo aveva indicato a Giuseppe e a Maria. E quaranta giorni dopo che Maria ebbe partorito, andò al Tempio per offrirvi il sacrificio prescritto dalla legge (Presentazione: 2 febbraio). Allora Simeone predisse che Gesù sarebbe stata la rovina e la risurrezione di molti, e che una spada di dolore avrebbe trafitto il cuore della sua madre (Vang. della Dom. nella Ott. Di Natale). Al corteo dei pastori ne succede ben presto un altro, quello del Magi. Arrivano dall’Oriente a Gerusalemme, guidati da una stella e, seguendo le indicazioni degli stessi principi dei sacerdoti, vanno a Betlemme, perché lì, secondo il profeta Michea, doveva nascere il Messia. Vi trovano il Bambino con Maria sua Madre e, prostrandosi, l’adorano. Poi, avvertiti in sogno, tornano a casa loro senza più passare per Gerusalemme (Vang. dell’Epif.). Erode, che aveva chiesto ai Magi di indicargli dove fosse nato il fanciullo, vedendo che essi l’avevano ingannato, andò in collera e fece uccidere tutti i fanciulli nati da meno di due anni, che trovavansi a Betlemme e nei dintorni, sperando così di liberarsi del re dei Giudei, nel quale temeva un competitore (Vang. dei SS. Innocenti). Un Angelo apparve allora i n sogno a Giuseppe e gli disse di fuggire in Egitto con Maria ed il Fanciullo. Ivi rimasero fino alla morte di Erode. L’Angelo del Signore apparve allora di nuovo in sogno a Giuseppe e gli disse di tornare nella terra d’Israele. Ma avendo saputo che in Giudea governava Archelao al posto del padre Erode e che ordinava delle persecuzioni, Giuseppe temette per la vita del fanciullo e andò in Galilea, nella città di Nazareth ». (Vang. della Vig. dell’Epif.). – Quando Gesù aveva dodici anni, i suoi Genitori, avendolo smarrito a Gerusalemme durante una delle feste di Pasqua, lo ritrovarono dopo tre giorni nel Tempio in mezzo ai Dottori. Tornato a Nazaret,! vi crebbe in saggezza, in statura e in grazia avanti a Dio e  agli uomini (Vang. della Domen. fra l’Ott. dell’Epif.). Da Nazareth, trentenne, Gesù andò al Giordano per farsi battezzare da Giovanni Battista. E questi compiendo la sua missione di testimonio: hic venit ut testimonium perhiberet de lumine, dichiarò che quel Gesù sul quale lo Spirito Santo si posò sotto forma di una colomba, era il Messia atteso (Vang. dell’Ott. dell’Epif.).

III. — Commento Liturgico.

Il tempo di Natale comincia alla Vigilia della festa e termina, per il ciclo temporale, l’ottavo giorno dopo l’Epifania (13 gennaio)! e per il santorale alla festa della Purificazione della Vergine (2 febbraio). Questo tempo è in parte caratterizzato dalla gioia che prova l’umanità di possedere Colui, del quale l’umana natura è totalmente consacrata al Verbo, che la possiede come sua, e che consacrerà a Dio tutti gli uomini di cui sarà il Salvatore. Perciò questo Tempo è un’epoca di « grande gioia per tutto il popolo. Con gli Angeli, con i Pastori, con i Magi soprattutto, primizie dei Gentili, lasciamoci « trasportare dal grande giubilo » e con la Chiesa, che riveste i suoi Sacerdoti di paramenti bianchi e rende agli organi la loro voce melodiosa, cantiamo un festante « Gloria in excelsis ». « Il Salvatore Nostro, scrive S. Leone, oggi è nato, rallegriamoci ». « Non ci può esser tristezza nel giorno in cui nasce la vita, la quale, dissipando il timore della morte, spande sulle nostre anime la gioia della promessa eternità. Non c’è persona che non abbia parte a questa allegrezza. Tutti hanno uno stesso motivo di rallegrarsi, poiché nostro Signore, distruttore del peccato e della morte, trovandoci tutti schiavi della colpa, è venuto per liberarcene tutti. Esulti il santo, perché si avvicina alla palma; gioisca il peccatore, poiché è invitato al perdono; si animi il gentile, perché è chiamato alla vita » (4a Lez. – 25 Dic.,). E questa allegrezza è tanto più grande in quanto la nascita di Gesù sulla terra è il pegno della nostra nascita in cielo, quando Egli ritornerà a prenderci alla fine del mondo. È in mezzo alle tenebre, simbolo di quelle che oscurano le anime, che Gesù è nato. « Mentre il mondo intero era sepolto nel silenzio e la notte era a metà del suo corso, dice l’Introito della Messa della Ottava di Natale, il Vostro Verbo onnipotente, o Signore, è disceso dal trono regale del cielo». Così, per uno speciale privilegio, si celebra nella Festa di Natale una Messa a Mezzanotte, seguita da un’altra all’aurora, e da una terza al mattino. Come notano i Padri, si è appunto al momento in cui il sole arriva al punto più basso del suo corso e rinasce in qualche modo, che nasce ogni anno, pure a Natale il « Sole di giustizia ». Il sole della natura e quello delle anime, di cui è l’immagine, sorgono insieme. « Il Cristo ci è nato, dice S. Agostino, proprio quando i giorni cominciano a crescere ». La festa di Natale, giorno 25 dicembre, coincide con la festa che i pagani celebravano al solstizio d’inverno per onorare la nascita del sole ch’essi divinizzarono. Così la Chiesa cristianizzò questo rito pagano. La Messa di mezzanotte a Roma si celebrava nella basilica di S Maria Maggiore, che rappresenta Betlemme, perché vi si venerano alcune parti del presepio del Salvatore, sostituita da una mangiatoia d’argento nella grotta dove nacque Gesù. Questa grotta era, dalla metà del secondo secolo, visitata da numerosi pellegrini. L’imperatrice Elena fece costruire in questi luogo una basilica che si volle molto semplice, essendo Gesù nato nella povertà. Si lasciò scoperta una parte di roccia, e quando più tardi, verso l’Ottavo secolo, la mangiatoia d’argento spari, si pose un altare nel luogo presunto della nascita del Salvatore. In questa Basilica della Natività Baldovino, fratello di Goffredo di Buglione, si fece consacrare nel Natale 1101, nella stessa città dove un tempo David era stato unto re dalle mani del Profeta Samuele. – Nel XII secolo, la culla del Principe della pace fu ornata molti riccamente di preziosi mosaici. « Mentre nelle loro insegne spiegate i profeti vi testimoniavano la divinità del Messia e la lunga teoria dei suoi antenati ne affermava la sua umanità, la Chiesa, nelle sue Assisi solenni, vi proclamava insieme l’umanità completa e la perfetta divinità di Colui che nacque a Betlemme, che fu osannata dagli Angeli e adorato dai Magi ». – Il nostro presepe sia l’Altare dove Gesù nasce per noi, specialmente in questo giorno, in cui l’Eucaristia ci viene presentata dai testi del Messale e del/Breviario in relazione al mistero della nascita! E ritornati in famiglia manifestiamo il nostro senso liturgico, mantenendo le commoventi tradizioni dei tempi di grande fede, quando si continuavano in letizia le feste della Chiesa nell’intimità della vita familiare. Ogni focolare cristiano dovrebbe avere il suo piccolo presepe intorno al quale recitare in questi giorni le preghiere del mattino e della sera. I fanciulli imparerebbero così (in questo periodo di gioia, proprio dell’infanzia) che essi debbono unirsi ai piccoli pastori e ai Magi per adorare il piccolo Gesù, il Dio fanciullo adagiato sulla paglia, per domandargli di diventare con Lui e con la sua grazia sempre più figli di Dio.

ERO CRAS

17 DICEMBRE

INIZIO DELLE GRANDI ANTIFONE

La Chiesa apre oggi la serie settenaria dei giorni che precedono la Vigilia di Natale, e che sono celebrati nella Liturgia con il nome di Ferie maggiori. L’Ufficio ordinario dell’Avvento assume maggiore solennità; le Antifone dei Salmi, alle Laudi e alle Ore del giorno, sono proprie del tempo e hanno un rapporto diretto con la grande Venuta. Tutti i giorni, ai Vespri, si canta una grande Antifona che è un grido verso il Messia e nella quale gli si dà ogni giorno qualcuno dei titoli che gli sono attribuiti nella Scrittura. – Il numero di queste Antifone, che sono dette volgarmente antifone O dell’Avvento, perché cominciano tutte con questa esclamazione è di sette nella Chiesa romana, una per ciascuna delle sette Ferie maggiori, e si rivolgono tutte a Gesù Cristo. Altre Chiese, nel medioevo, ne aggiunsero ancora due: una alla Santissima Vergine, O Virgo Virginum! e una all’Angelo Gabriele, O Gabriel! oppure a san Tommaso, la cui festa cade nel corso delle Ferie maggiori. – Quest’ultima comincia così: O Thomas Didime! [Quest’antifona è più moderna; ma a partire dal XIII secolo sostituì quasi universalmente quella: O Gabriel!]. Vi furono anche delle Chiese che portarono fino a dodici il numero delle grandi Antifone, aggiungendone alle nove di cui abbiamo parlato altre tre, e cioè: una a Cristo, O Rex pacifice! una seconda alla Santissima Vergine, O mundi Domina! e infine un’ultima a mo’ d’apostrofe a Gerusalemme, O Hierusalem! – Il momento scelto per far ascoltare questo sublime appello alla carità del Figlio di Dio è l’ora dei Vespri, perché è alla sera del mondo, vergente mundi vespere, che è venuto il Messia. Si cantano al Magnificat, per denotare che il Salvatore che aspettiamo ci verrà da Maria. Si cantano due volte, prima e dopo il Cantico, come nelle feste Doppie, in segno della maggiore solennità; ed era anche antica usanza di parecchie Chiese cantarle tre volte, cioè prima del Cantico stesso, prima del Gloria Patri e dopo il Sicut erat. Infine, queste meravigliose Antifone che contengono tutto il midollo della Liturgia dell’Avvento, sono adorne d’un canto armonioso e pieno di gravità, e le diverse Chiese hanno conservato l’usanza di accompagnarle con una pompa tutta speciale, le cui manifestazioni sempre espressive variano secondo i luoghi. Entriamo nello Spirito della Chiesa e riceviamole per unirci, con tutta l’effusione del nostro cuore, alla stessa santa Chiesa, allorché fa sentire al suo Sposo questi ultimi e teneri inviti ai quali egli infine si arrende.

I ANTIFONA

O Sapienza,

che sei uscita dalla bocca dell’Altissimo, che attingi l’uno e l’altro estremo, e disponi di tutte le cose con forza e dolcezza: vieni ad insegnarci le vie della prudenza. O Sapienza increata che presto ti renderai visibile al mondo, come si vede bene in questo momento che tu disponi tutte le cose! Ecco che, con il tuo divino permesso, è stato emanato un editto dell’imperatore Augusto per fare il censimento dell’universo. Ognuno dei cittadini dell’Impero deve farsi registrare nella sua città d’origine. – Il principe crede nel suo orgoglio di aver mosso a suo vantaggio tutto il genere umano. Gli uomini si agitano a milioni sul pianeta, e attraversano in ogni senso l’immenso mondo romano; pensano di obbedire a un uomo, e obbediscono invece a Dio. Tutto quel grande movimento non ha che uno scopo: di condurre cioè a Betlemme un uomo e una donna che hanno la loro umile dimora in Nazareth di Galilea, perché quella donna sconosciuta dagli uomini e amata dal cielo, giunta al termine del nono mese dalla concezione del suo figliuolo, dia alla luce a Betlemme il figlio di cui il Profeta ha detto : « La sua origine è fin dai giorni dell’eternità; o Betlemme, tu non sei affatto la più piccola fra le mille città di Giuda, poiché da te appunto egli uscirà ». – O sapienza divina, quanto sei forte, per giungere così ai tuoi fini in un modo insuperabile per quanto nascosto agli uomini! Quanto sei dolce, per non fare tuttavia alcuna violenza alla loro libertà! Ma quanto sei anche paterna nella tua premura per i nostri bisogni! Tu scegli Betlemme per nascervi, perché Betlemme significa la Casa del Pane. Ci mostri con ciò che tu vuoi essere il nostro Pane, il nostro nutrimento, il nostro alimento di vita. Nutriti d’un Dio, d’ora in poi non morremo più. O Sapienza del Padre, Pane vivo disceso dal cielo, vieni presto in noi, affinché ci accostiamo a te, e siamo illuminati dal tuo splendore; e dacci quella prudenza che conduce alla salvezza.

18 DICEMBRE

II ANTIFONA

O Adonai,

Signore, capo della casa d’Israele, che sei apparso a Mosè nella fiamma del roveto ardente e gli hai dato la legge sul Sinai, vieni a riscattarci nella forza del tuo braccio. O Supremo Signore, Adonai, vieni a riscattarci, non più nella tua potenza, ma nella tua umiltà. Una volta ti sei manifestato a Mosè, tuo servo, in mezzo ad una divina fiamma; hai dato la Legge al tuo popolo tra fulmini e lampi. Ora non è più tempo di spaventare, ma di salvare. Per questo la tua purissima Madre Maria, conosciuto, al pari dello sposo Giuseppe, l’editto dell’Imperatore che li obbligherà ad intraprendere il viaggio di Betlemme, si occupa dei preparativi della tua prossima nascita. Dispone per te, o divino Sole, gli umili panni che copriranno la tua nudità, e ti ripareranno dal freddo in questo mondo che tu hai fatto, nell’ora in cui apparirai nel profondo della notte e del silenzio. Così ci libererai dalla servitù del nostro orgoglio, e il tuo braccio si farà sentire più potente quando sembrerà più debole e più immobile agli occhi degli uomini. Tutto è pronto, o Gesù! I tuoi panni ti attendono. Parti dunque presto e vieni a Betlemme, a riscattarci dalle mani del nostro nemico.

19 DICEMBRE

III ANTIFONA

O rampollo di Jesse,

che sei come uno stendardo per i popoli; davanti al quale i re ammutoliranno e le genti offriranno le loro preghiere: vieni a liberarci, e non tardare. Eccoti dunque in cammino, o Figlio di Jesse, verso la città dei tuoi avi. L’Arca del Signore s’è levata ed avanza, con il Signore che è in essa, verso il luogo del suo riposo. « Quanto sono belli i tuoi passi, o Figlia del Re, nello splendore dei tuoi calzari » (Cant. VII, 1), quando vieni a portare la salvezza alle città di Giuda! Gli Angeli ti scortano, il tuo fedele Sposo ti circonda di tutta la sua tenerezza, il cielo si compiace in te, e la terra trasalisce sotto il dolce peso del suo Creatore e della sua augusta Regina. Avanza, o Madre di Dio e degli uomini, Propiziatorio onnipotente in cui è racchiusa la divina Manna che preserva l’uomo dalla morte! I nostri cuori ti seguono e ti accompagnano, e al seguito del tuo Regale antenato, giuriamo « di non entrare nella nostra casa, di non salire sul nostro letto, di non chiudere le nostre palpebre e di non concederci riposo fino a quando non abbiamo trovato nei nostri cuori una dimora per il Signore che tu porti, una tenda per il Dio di Giacobbe ». Vieni dunque, così velato sotto i purissimi fianchi dell’Arca santa, O rampollo di Jesse, finché ne uscirai per risplendere agli occhi del popolo, come uno stendardo di vittoria. – Allora i re vinti taceranno dinanzi a te, e le genti ti rivolgeranno i loro omaggi. Affrettati, o Messia; vieni a vincere tutti i nostri nemici, e liberaci!

20 DICEMBRE

IV ANTIFONA

O chiave di David

e scettro della casa d’Israele, che apri, e nessuno può chiudere; che chiudi, e nessuno può aprire: vieni e trai dalla prigione il misero che giace nelle tenebre e nell’ombra della morte. O figlio di David, erede del suo trono e della sua potenza, tu percorri, nella tua marcia trionfale, una terra sottomessa un tempo al tuo avo, e oggi asservita dai Gentili. Riconosci da ogni parte, sul tuo cammino, tanti luoghi testimoni delle meraviglie della giustizia e della misericordia di Dio tuo Padre verso il suo popolo, nel tempo di quell’antica Alleanza che volge verso la fine. Presto, tolta la virginea nube che ti ricopre, intraprenderai nuovi viaggi su quella stessa terra, vi passerai beneficando e guarendo ogni languore ed ogni infermità, e tuttavia senza avere dove posare il capo. Oggi almeno il seno materno ti offre ancora un asilo dolce e tranquillo nel quale non ricevi che le testimonianze dell’amore più tenero e più rispettoso. Ma, o Signore, bisogna che tu esca da quel beato ritiro; bisogna che tu, O Luce eterna, risplenda in mezzo alle tenebre, poiché il prigioniero che sei venuto a liberare languisce nella sua prigione. – Egli giace nell’ombra della morte, e vi perirà se non vieni prontamente ad aprirne le porte con la tua Chiave onnipotente ! Il prigioniero, o Gesù, è il genere umano, schiavo dei suoi errori e dei suoi vizi. Vieni a spezzare il giogo che l’opprime e lo degrada! Il prigioniero è il nostro cuore troppo spesso asservito a tendenze che esso sconfessa. Vieni, o divino Liberatore, a riscattare tutto ciò che ti sei degnato di rendere libero con la tua grazia, e a risollevare in noi la dignità di fratelli tuoi.

21 DICEMBRE

V ANTIFONA

O Oriente,

splendore della luce eterna! Sole di giustizia! vieni, ed illumina coloro che giacciono nelle tenebre e nell’ombra della morte! O divin Sole, o Gesù, tu vieni a strapparci alla notte eterna: sii per sempre benedetto! Ma come provi la nostra fede, prima di risplendere ai nostri occhi in tutta la tua magnificenza! Come ti compiaci di velare i tuoi raggi, fino all’istante segnato dal Padre tuo celeste, nel quale devi effondere tutti i tuoi fuochi! Ecco che attraversi la Giudea, ti avvicini a Gerusalemme, e il viaggio di Maria e Giuseppe volge al termine. Sul cammino, incontri una moltitudine di uomini che vanno in tutte le direzioni, e che si recano ciascuno alla sua città d’origine per soddisfare all’Editto del censimento. Di tutti quegli uomini nessuno pensa che tu gli sia vicino, o divino Oriente! Maria, Madre tua, è ritenuta una donna comune; tutt’al più, se notano la maestà e la modestia incomparabile dell’augusta Regina, sentiranno vagamente lo stridente contrasto fra la suprema dignità e l’umile condizione; ma hanno presto dimenticato quel felice incontro. Se guardano con tanta indifferenza la Madre, rivolgeranno forse un pensiero al Figlio ancora racchiuso nel suo seno? Eppure quel Figlio sei tu stesso, o Sole di giustizia! Accresci in noi la Fede, ma accresci anche l’amore. Se quegli uomini ti amassero, o liberatore dell’universo, tu ti facessi sentire ad essi; i loro occhi non ti vedrebbero ancora, ma almeno s’accenderebbe loro il cuore nel petto, ti desidererebbero e solleciterebbero il tuo arrivo con i loro voti e i loro sospiri. O Gesù, che attraversi così quel mondo che tu hai fatto, e che non forzi l’omaggio delle tue creature, noi vogliamo accompagnarti per il resto del tuo viaggio; baciamo sulla terra le orme benedette dei passi di Colei che ti porta nel seno, e non vogliamo lasciarti fino a quando non siamo arrivati con te alla dolce Betlemme, a quella Casa del Pane in cui finalmente i nostri occhi ti vedranno, o Splendore eterno, nostro Signore e nostro Dio.

22 DICEMBRE

VI ANTIFONA

O re delle genti,

oggetto dei loro desideri! Pietra angolare che riunisci in te i due popoli! Vieni e salva l’uomo che hai formato dal fango. O Re delle genti! Tu ti avvicini sempre più a quella Betlemme in cui devi nascere. Il viaggio volge al termine, e la tua augusta Madre, che il dolce peso consola e fortifica, conversa senza posa con te lungo il cammino. Adora la tua divina maestà e ringrazia la tua misericordia; si rallegra d’essere stata scelta per la sublime missione di servire da Madre a un Dio. Brama e teme insieme il momento in cui finalmente i suoi occhi ti contempleranno. Come potrà renderti i servigi degni della tua somma grandezza, quando si ritiene l’ultima delle creature? Come ardirà sollevarti fra le braccia, stringerti al cuore, allattarti al suo seno mortale? Eppure, quando pensa che si avvicina l’ora in cui, senza cessare d’essere suo Figlio, uscirai da Lei ed esigerai tutte le cure della sua tenerezza, il suo cuore vien meno e mentre l’amore materno si confonde con l’amore che porta verso Dio, è sul punto di spirare in quella lotta troppo impari della fragile natura umana contro i più forti e i più potenti di tutti gli affetti riuniti in uno stesso cuore. Ma tu la sostieni, o Desiderato delle genti, perché vuoi che giunga al felice termine che deve dare alla terra il suo Salvatore, e agli uomini la Pietra angolare che li riunirà in una sola famiglia. Sii benedetto nelle meraviglie della tua potenza e della tua bontà, o divino Re, e vieni presto a salvarci, ricordandoti che l’uomo ti è caro poiché l’hai formato con le tue stesse mani. Oh, vieni, poiché l’opera tua è degenerata, è caduta nella perdizione, e la morte l’ha invasa: riprendila nelle tue potenti mani, rifalla, salvala, perché l’ami sempre, e non arrossisci della tua creazione.

23 DICEMBRE

VII ANTIFONA

O Emmanuele,

nostro Re e nostro Legislatore, attesa delle genti e loro salvatore, vieni a salvarci. Signore Dio nostro! O Emmanuele, Re della Pace, tu entri oggi in Gerusalemme, la città da te scelta, perché è là che hai il tuo Tempio. Presto vi avrai la tua Croce e il tuo Sepolcro, e verrà il giorno in cui costituirai presso di essa il tuo terribile tribunale. Ora tu penetri senza rumore e senza splendore in questa città di David e di Salomone. Essa non è che il luogo del tuo passaggio, mentre ti rechi a Betlemme. Tuttavia Maria Madre tua e Giuseppe, suo sposo, non l’attraversano senza salire al Tempio per offrire al Signore i loro voti e i loro omaggi; e si compie allora, per la prima volta, l’oracolo del Profeta Aggeo il quale aveva annunciato che la gloria del secondo Tempio sarebbe stata maggiore di quella del primo. Quel Tempio, infatti, si trova in questo momento in possesso d’un’Arca d’Alleanza molto più preziosa di quella di Mosè, e soprattutto non paragonabile a nessun altro santuario e anche al cielo, per la dignità di Colui che essa racchiude. Vi è il Legislatore stesso, e non più soltanto la tavola di pietra su cui è scritta la Legge. Ma presto l’Arca vivente del Signore discende i gradini del Tempio, e si dispone a partire per Betlemme, dove la chiamano altri oracoli. Noi adoriamo, O Emmanuele, tutti i tuoi passi attraverso questo mondo, e ammiriamo con quanta fedeltà osservi quanto è stato scritto di te, affinché nulla manchi ai caratteri di cui devi essere dotato, o Messia, per essere riconosciuto dal tuo popolo. Ma ricordati che sta per suonare l’ora, tutto è pronto per la tua Natività, e vieni a salvarci. Vieni, per essere chiamato non più soltanto Emmanuele, ma Gesù, cioè Salvatore.

24 DICEMBRE

GRANDE ANTIFONA A GERUSALEMME

O Gerusalemme, città del gran Dio, leva gli occhi intorno a te, e guarda il tuo Signore, poiché egli presto verrà a liberarti dalle tue catene. Consideriamo la purissima Maria, sempre accompagnata dal suo fedele sposo Giuseppe, che esce da Gerusalemme e si dirige verso Betlemme. Essi vi giungono dopo alcune ore di cammino e, per obbedire al volere celeste, si recano alla sede del censimento secondo l’editto dell’Imperatore. Sul pubblico registro si nota così il nome dell’artigiano Giuseppe, falegname a Nazareth di Galilea; senza dubbio vi si aggiunge anche il nome della sposa Maria che l’ha accompagnato nel viaggio; forse è stata qualificata anche come donna incinta al nono mese: questo è tutto. O Verbo incarnato, agli occhi degli uomini, tu non sei dunque ancora un uomo? Visiti questa terra e vi sei sconosciuto; tuttavia tutto quel movimento, tutta l’agitazione che porta con sé il censimento dell’impero, non hanno altro scopo che di condurre Maria, Madre tua, a Betlemme per darti alla luce. O Mistero ineffabile! Quanta grandezza in questa apparente bassezza! Tuttavia il sommo Signore non ha ancora toccato il fondo del suo abbassamento. Ha percorso le dimore degli uomini, e gli uomini non l’hanno ricevuto. Cercherà ora una culla nella stalla degli animali senza ragione: è qui che nell’attesa dei canti angelici, degli omaggi dei pastori e delle adorazioni dei Magi, troverà « il bue che conosce il suo Padrone, e l’asino che vien legato alla mangiatoia del suo Signore ». O Salvatore degli uomini, o Emmanuele, o Gesù, anche noi ci recheremo alla stalla; non lasceremo compiersi solitaria e derelitta la nuova Nascita. A quest’ora, tu vai bussando alle porte di Betlemme, senza che gli uomini vengano ad aprirti, e dici alle anime, con la voce del divino Cantico: « Aprimi o sorella mia, amica mia, poiché il mio capo è pieno di rugiada e i miei capelli imbevuti delle gocce della notte ». Noi non vogliamo che tu abbia a passare oltre la nostra dimora: ti supplichiamo di entrare, e ci teniamo vigilanti alla nostra porta. « Vieni dunque, o Signore Gesù, vieni ».

Le prime lettere delle sette antifone, lette all’inverso, formano: ERO CRAS, cioè « domani sarò con voi » !

Calendario liturgico della Chiesa Cattolica: DICEMBRE 2018

DICEMBRE è il mese che la Chiesa dedica alla Immacolata Concezione ed alla Natività di N. S. Gesù-Cristo

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Fidelibus, qui mense decembri aliquod pietatis exercitium in honorem B. M. V. Immaculatæ præsteterint.

[Ai fedeli che praticano nel mese di Dicembre un qualsiasi esercizio di pietà in onore della B.M.V. Immacolata, si concede …]

Indulgentia quinque annorum semel, quolibet mensis die; [5 anni per ogni giorno del mese]

Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodo huiusmodi obsequium quotidie per integrum mensem obtulerint [indulgenza plenaria s. c. se l’esercizio viene praticato per tutto il mese].

NOVENA

IN ONORE DELL’ IMMACOLATA CONCEZIONE

DI MARIA SS.

(Comincia il dì 29 Novembre).

Deus in adjutorium, etc. Gloria Patri, etc.

I. Vergine purissima, Immacolata Maria, io mi rallegro con Voi perché fin dall’eternità Iddio vi elesse per degnissima Madre del suo Figliuolo Divino. Ringrazio infinitamente la SS. Trinità per dignità sì sublime a cui vi ha innalzata; e vi prego di ottenermi da Dio l’eterna salute dell’anima mia. Ave Maria,

O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi.

II. Regina delle Vergini, Immacolata Maria, io mi congratulo con Voi che fin dal primo istante del vostro concepimento Iddio vi preservò dal peccato originale. Ringrazio infinitamente la SS. Trinità di questo inestimabile privilegio fra le pure creature a voi sola concesso; e vi prego di ottenermi da Dio la grazia di vincere quei tristi effetti che ha prodotte in me il peccato originale. Ave Maria,

O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi.

III. Specchio di purità, Immacolata Maria, io godo con tutto il cuore che fin dal principio del vostro concepimento Iddio vi esentò da qualunque peccato, e dal fomite stesso del peccato. Ringrazio infinitamente la SS. Trinità di questo dono sì singolare che vi ha compartito; e vi prego d’impetrarmi da Dio il perdono dei miei peccati, la grazia di superare e vincere le mie passioni, e di non cadere mai nella colpa. Ave Maria, etc.—

O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi.

IV. Mistica Rosa di purità, Immacolata Maria, io mi congratulo con Voi per essere stata sin dal primo istante del vostro concepimento ripiena di grazie, e ricolma dei doni tutti dello Spirito Santo. Ringrazio infinitamente la SS. Trinità di grazie sì grandi di cui ha ricolmato il vostro cuore; e vi prego di ottenere anche a me tutti quei doni e quelle grazie che mi sono necessarie per vivere sempre in modo, che sia accetto al cuore di Dio. Ave Maria,

O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi.

V. Lucida Stella di purità, Immacolata Maria, io mi rallegro con Voi, che arricchita dei celesti doni, cominciaste subito a conoscere ed amare Dio con tutto il vostro cuore. Ringrazio infinitamente la SS. Trinità di questo dono sì particolare che vi ha concesso; e vi prego d’impetrarmi grazia che io conosca ed ami sempre e con tutto il cuore il mio Signore e mio Dio. Ave Maria,

O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi.

VI. O Sole senza macchia, Immacolata Maria, io mi congratulo con Voi che fin dal primo istante del vostro concepimento foste confermata in grazia, e resa impeccabile. Ringrazio infinitamente la SS. Trinità di questo privilegio che vi ha compartito; e vi prego di ottenermi da Dio la costanza nel bene, e a perseveranza finale. Ave Maria,

O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi.

VII. Giglio di purità, Immacolata Maria, io mi rallegro con Voi, che nell’essere prescelta fra tutte le creature ad essere Madre di Dio, foste nel tempo stesso destinata a rimaner sempre Vergine. Ringrazio infinitamente la SS. Trinità di questo privilegio fra tutte le creature a Voi sola concesso; e vi prego d’impetrarmi una perpetua purità di mente e di corpo. Ave Maria, etc. —

O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi.

VIII. Chiarissima Luna di purità, Immacolata Maria, mi consolo con tutto il cuore perché fin dal primo istante del vostro concepimento siete stata costituita Corredentrice del Mondo, Madre ed Avvocata di noi miseri peccatori. Ringrazio infinitamente^ la SS. Trinità di officii sì sublimi che vi ha affidali, e di onore sì grande a cui vi ha innalzata; e vi prego di ottenermi grazia di esser degno vostro Figlio, e di sperimentare in me gli effetti della Redenzione col vivere santamente, e santamente morire. Ave Maria, etc.

O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi.

IX. Aurora sorgente di purità, Immacolata Maria, io mi rallegro con Voi perché avete gloriosamente trionfato del serpente infernale nell’immacolato vostro concepimento, che è stato il principio della salute del genere umano, e l’allegrezza di tutto il mondo. Ringrazio infinitamente la SS. Trinità ai questo privilegio si singolare che vi ha concesso e vi prego a volermi impetrare da Dio la grazia di trionfare dei nemici della mia eterna salute, e di conseguire quella pura e perfetta allegrezza che si gode solamente nel Cielo, affinché io possa insieme con Voi per tutta l’eternità godere Dio, e ringraziarlo degli eccelsi privilegi che fin dal primo istante del vostro concepimento vi ha concesso, e che sono stati finalmente perfezionati nel Cielo con quella gloria sì eminente a cui siete stata innalzata. Ave Maria, etc. —

O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi.

INNO.

Tota pulchra es, Maria.

Tota pulchra es, Maria.

Et macula originalis non est in Te.

Et macula originalis non est in Te,

Tu gloria Jerusalem.

Tu lætitia Israel.

Tu honorificentia populi nostri.

Tu advocata peccatorum.

V. O Maria.

O Maria.

Virgo prudentissima.

Mater clementissima.

Ora prò nobis.

Intercede prò nobis ad Dominum Jesum Christum.

In Conceptione tua, Virgo Maria, immaculata fuisti.

Ora prò nobis Patrem, cuius Filium de Spiritu Sancto peperisti.

OREMUS.

Deus, qui per Immaculatam Virginis Conceptionem dignum Filio tuo habitaculum preparasti: quæsumus, ut sicut ex morte ejusdem Filii tui prævisa, eam ab omni labe preservasti, ita nos quoque mundos, eius intercessione ad te pervenire concedas. Per eumdem Christum Dominum nostrum. Amen.

[Il giardino spirituale; G. Russo ed. – Napoli 1903, imprim.]

PIA EXERCITIA

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Fidelibus, qui novendialis pio exercitio, ante festum B. M. Virginis Immaculatæ in eiusdem honorem publice peracto, devote interfuerint, conceditur: Indulgentia septem annorum quolibet die; Indulgentia plenaria, si, diebus saltem quinque, novendialibus supplicationibus adstiterint et præterea admissa sua confessi fuerint, ad Convivium eucharisticum accesserint et ad Summi Pontiflcis mentem oraverint. Iis vero, qui præfato tempore preces ad B. M. Virginem Immaculatam privatim effuderint, cum proposito easdem per novem dies continuos iterandi, conceditur:

Indulgentia quinque annorum semel quolibet die; Indulgentia plenaria suetis conditionibus, novendiali exercitio expleto; at ubi pium exercitium publice peragitur, hæc indulgentia ab iis tantum acquiri potest, qui legitimo detineantur impedimento quominus exercitio publico intersint (Pius IX, Audientia 3 ian. 1849; S. C. Episc. et Regul., 28 ian. 1850; S. C. Indulg., 26 nov. 1876; S. Pæn. Ap., 18 maii 1935).

[Ai fedeli che praticano la novena in pubblico o se impediti, in privato: si concedono 7 anni per ogni giorno; 5 se in privato;  Indulgenza plenaria al completamento della stessa con s. c.]

 

(S. C. Indulg., 13 nov. 1907; S. Pæn. Ap., 24 apr. 1933).

A Roma si moriva. I ricchi erano fuggiti, ed un silenzio greve pesava nelle vie deserte. Dalle finestre, dalle porte socchiuse usciva il rantolo degli appestati che, in agonia, bruciavano di sete senza alcuno che bagnasse quelle labbra già violacee e riarse. I morti non si potevano più seppellire. Sulle scale, nelle vie, accanto alle vie ammorbavano l’aria. L’aria era diventata come una nuvola grassa che faceva mancare il respiro e intorbidiva la luce del sole. Il papa S. Gregorio ricorse ad un mezzo estremo: nel tempo pasquale indisse una processione per l’attorniamento della città portando l’immagine beata di Maria sempre Vergine, quella che si credeva di San Luca e che ancora si conserva nella basilica di Santa Maria Maggiore. – Man mano che l’immagine santa si avanzava tra la processione riverente, l’aria appestata e scura si squarciava come una nebbia all’ascendere del sole, e dietro appariva un fresco sereno. Gli appestati guarivano improvvisamente, e sentivano un nuovo flusso di vita ascendere nelle loro vene. Delle voci angeliche passavano cantando « Regina del cielo, rallegrati! ». Allora il Papa, e tutto il popolo scoppiò in un grido incontenibile di gioia, di fede: « Halleluia! Halleluia ». – Che ammorba la società non è più la peste dei corpi, ma quella delle anime: la passione impura. Mai come ai nostri tempi la moda fu invereconda e provocatrice! Mai come ai nostri tempi le stampe, i teatri, i cinema osarono essere licenziosi. Quante anime,- specialmente giovanili, sono prese dal turpe male e muoiono, senza pregare più, senza credere più! Bisogna portare nel mondo la divozione alla Madonna, alla Madonna Immacolata. Davanti a lei fuggono le tentazioni impure come nebbia che si squaglia, guardando a Lei ogni uomo sente il desiderio di vivere casto. O Vergine tutta bianca! O vittoriosa del demonio! O Regina potentissima del cielo! torna in mezzo a noi e col profumo della tua purezza attira le anime fuori dal vizio, e sul mondo purificato fa risplendere il bel sole di Dio. [G. Colombo: Pensieri sui Vangeli, vol. I; soc. Ed. Vita e Pensiero, Milano 1939]

« Iddio —dice S. Paolo — abita in una luce inaccessibile. ». Ed è per farci conoscere il Padre Suo, che Gesù è disceso sulla terra. « Nessuno conosce il Padre tranne il Figlio, e colui al quale il Figlio avrà voluto rivelarlo ». Il Verbo fatto carne è dunque per noi la manifestazione di Dio, è Dio fatto uomo che ci rivela il Padre. Non meravigli dunque l’importanza che la Chiesa ammette nella liturgia di Natale, a questa manifestazione della divinità di Gesù Cristo. Attraverso le belle sembianze del Fanciullo, che Maria ha deposto nella mangiatoia, la Chiesa ci fa scorgere, come in trasparenza, la Divinità diventata in qualche modo visibile e tangibile! « Chi vede me, vede il Padre », diceva Gesù. « Per mezzo del mistero dell’Incarnazione del Verbo, aggiunge il Prefazio di Natale, noi conosciamo Dio in una forma visibile»; e, per bene affermare che la contemplazione del Verbo è soprattutto il fondamento dell’ascesi di questo tempo, si prendono specialmente dagli scritti dei due Apostoli S. Giovanni e S. Paolo, araldi per eccellenza della Divinità di Cristo, i brani nei quali essi ne parlano più profondamente. Così la liturgia di Natale ci fa inginocchiare, con Maria e Giuseppe, davanti a questo Dio rivestito della nostra carne: «Cristo è nato per noi: venite, adoriamolo » ; con l’umile corteo dei pastori che vanno al presepio «ci fa accorrere in fretta per glorificare e lodare iddio »; ci unisce alla sontuosa carovana dei Re Magi onde con loro « ci prostriamo avanti al Fanciullo e  adoriamo «Colui che tutti gli Angeli di Dio adorano ». Riconosciamo con la Chiesa il grande dogma della Divinità di Gesù e dell’Incarnazione del Verbo. [Messale Romano L.I.C.E. Torino, 1950]

LE FESTE DEL MESE DI DICEMBRE

1 Dicembre Sanctæ Mariæ Sabbato    Simplex *I*

2 Dicembre Dominica I Adventus    Semiduplex I. classis *I*

3 Dicembre S. Francisci Xaverii Confessoris    Duplex maj.

4 Dicembre S. Petri Chrysologi Episcopi Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

5 Dicembre S. Sabbæ Abbatis    Feria

6 Dicembre S. Nicolai Episcopi et Confessoris    Duplex

7 Dicembre S. Ambrosii Episcopi Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

8 Dicembre In Conceptione Immaculata Beatæ Mariæ Virginis    Duplex I. classis *L1*

9 Dicembre Dominica II Adventus    Semiduplex II. classis

11 Dicembre S. Damasi Papæ et Confessoris    Duplex

13 Dicembre S. Luciæ Virginis et Martyris    Duplex

15 Dicembre In Octava Concept. Immac. Beatæ Mariæ Virginis    Duplex majus

16 Dicembre Dominica III Adventus    Semiduplex II. classis

17 Dicembre: inizio ‘O’ degli inni solenni (dicembre 17-23 dicembre)

19 Dicembre Feria IV Quattuor Temporum Adventus    Semiduplex

21 Dicembre S. Thomæ Apostoli    Duplex II. classis

       Feria VI Quattuor Temporum Adventus    Semiduplex

22 Dicembre Sabbato Quattuor Temporum Adventus    Semiduplex

23 Dicembre Dominica IV Adventus    Semiduplex II. classis

24 Dicembre In Vigilia Nativitatis Domini    Duplex I. classis

25 Dicembre In Nativitate Domini    Duplex I. classis *L1

26 Dicembre S. Stephani Protomartyris    Duplex II. classis *L1*

27 Dicembre S. Joannis Apostoli et Evangelistæ    Duplex II. classis *L1*

28 Dicembre Ss. Innocentium    Duplex II. classis *L1*

30 Dicembre Dominica Infra Octavam Nativitatis    Semiduplex Dominica minor

 

DEDICAZIONE DELL’ARCIBASILICA DEL SANTISSIMO SALVATORE 9 Nov. (2018)

9 novembre: Dedicazione dell’Arcibasilica del Santissimo Salvatore.

[Messale Romano, comm. D.G. Lefebvre O.S.B., L.I.C.E. ed., Torino, 1950]

Doppio di 2a classe. – Paramenti bianchi.

Fra le ricche e grandiose basiliche romane, nelle quali con solennità dal IV secolo si celebrano le cerimonie del culto cristiano, occupa il primo posto quella di cui oggi si celebra l’anniversario della Dedicazione. Il palazzo dei Laterani, posto sul monte Celio apparteneva a Fausta, moglie di Costantino. Dopo la sua conversione, Costantino lo donò al Papa, perché ne facesse sua privata dimora, e vi fondò la chiesa del « Laterano », che divenne la Chiesa madre di Roma e del mondo. Il 9 novembre 324, il papa S. Silvestro la consacrò col nome di « Basilica del SS. Salvatore »: era la prima consacrazione di una Chiesa romana. Più tardi al tempo di Lucio II (secolo XII) questa Chiesa fu dedicata a S. Giovanni Battista, al quale era intitolato il Battistero annesso alla basilica: perciò ora è nota sotto il titolo di « S. Giovanni in Laterano ». In questa basilica e nell’annesso palazzo dal secolo IV al secolo XVI, si sono riuniti più di venticinque Concili, dei quali cinque ecumenici. Le Stazioni più solenni hanno per mèta questa basilica, ove avvenivano le ordinazioni dei sacerdoti, la riconciliazione dei penitenti, e nel giorno di Pasqua, il Battesimo dei catecumeni, e i neofiti ritornavano in processione durante tutta l’Ottava. La prima Domenica di Quaresima si apre a S. Giovanni in Laterano il grande Ciclo liturgico della penitenza e vi si ritorna la Domenica delle Palme e il Martedì delle Rogazioni; ivi si compiono le solenni funzioni del Giovedì Santo e del Sabato Santo, e vi si celebra la Messa il Sabato in Albis e la vigilia della Pentecoste. Questa chiesa, essendo stata distrutta, fu ricostruita e riconsacrata nel 1726 da Benedetto XIII e il ricordo di questa riconsacrazione, come anche quello della prima fu fissato al 9 novembre.

Messa: Terribilis, della Dedicazione.