CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA: SETTEMBRE 2020

CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA DEL MESE DI SETTEMBRE (2020)

SETTEMBRE è il mese che la Chiesa dedica ai sette dolori della Madonna  ed alla nascita della B. V. Maria

La santa Vergine era in piedi e non isvenuta, come la rappresentano i pittori. Ella si ricordava delle parole dell’angelo e sapeva la divinità di suo Figlio. E né nel capitolo seguente nè in nessun evangelista essa è nominata fra le sante donne che andarono al sepolcro: ella era sicura che Gesù Cristo non vi era più. « E se ne trae questa bella conclusione: « Il più grande spettacolo che fosse mai, che ha ripieni di stupore tutti gli Angeli del cielo e n’empierà tutti i santi in tutta l’eternità; questo mistero ineffabile, pel quale furono vinti i demoni e riconciliati gli uomini a Dio; finalmente questo prodigio stupendo di un Dio che patisce pe’ suoi schiavi e pe’ suoi nemici, non ebbe allora per testimonio che la santa Vergine. Gli Ebrei e i pagani non videro in esso altro che un uomo che odiavano o dispregiavano, appiccato alla croce. Le donne di Galilea non videro che un giusto che si faceva morire crudelmente. Maria sola, rappresentante la Chiesa, vide qui un Dio che pativa per gli uomini « Maria sola, per conseguenza, sentiva pietà di quei divini patimenti e ne divideva il dolore infinito, l’infinità. …

(A. Nicolas: La Vergine Maria secondo il Vangelo – Milano, presso C. Turati tip.-edit., 1857)

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Fidelibus, qui mense septembri preces vel alia pietatis obsequia B. M. V. Perdolenti devote præstiterint, conceditur [A chi durante il mese di settembre, devotamente pregherà o compirà un esercizio di ossequio e pietà alla B. M. V. si concede]:

Indulgentia quinque annorum semel, quolibet mensis die;

Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodo eidem pio exercitio quotidie per integrum mensem vacaverint

(Breve Ap., 3 apr. 1857; S. C . Indulg., 26 nov. 1876 et 27 ian. 1888; S. Pæn. Ap., 12 nov. 1936).

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Fidelibus, qualibet ex septem feriis sextis utrumque festum B. M. V. Perdolentis immediate antecedentibus, si ad honorem eiusdem Virginis Perdolentis septies Pater, Ave et Gloria recitaverint, conceditur [Ai fedeli che per sette venerdì antecedenti la festa della BMV Addolorata, in onore della Vergine Addolorata reciteranno sette Pater, Maria, Gloria, si concede:]:

Indulgentia septem annorum;

Indulgentia plenaria suetis conditionibus (Breve Ap., 22 mart. 1918; S. Pæn. Ap., 18 mart. 1932).

Stabat Mater dolorosa

Juxta crucem lacrimosa,

Dum pendebat Filius;

Cujus animam gementem,

Contristatam et dolentem

Pertransivit gladius.

O quam tristis et afflicta

Fuit illa benedicta

Mater Unigeniti

Quæ mœrebat et dolebat

Pia Mater dum videbat

Nati pœnas inclyti.

Quis est homo qui non fleret

Matrem Christi si videret

In tanto supplicio?

Quis non posset contristari

Christi Matrem contemplari

Dolentem cum Filio?

Pro peccatis sum gentis

Vidit Jesum in tormentis

Et flagellis subditum,

Vidit suum dulcem Natum

Moriendo desolatum,

Dum emisit spiritum.

Eia Mater, fons amoris,

Me sentire vim doloris,

Fac ut tecum lugeam.

Fac ut ardeat cor meum

In amando Christum Deum,

Ut sibi complaceam.

Sancta Mater, istud agas,

Crucìfixi fige plagas

Cordi meo valide.

Tui Nati vulnerati

Tam dignati prò me pati,

Pœnas mecum divide.

Fac me tecum pie flere:

Crucifixo condolere,

Donec ego vixero.

Juxta crucem tecum stare,

Et me Tibi sociare

In planctu desidero.

Virgo virginum præclara

Mihi jam non sis amara;

Fac me tecum plangere.

Fac ut portem Christi mortem;

Passionis fac consortem,

Et plagas recolere

Fac me plagis vulnerari,

Fac me Cruce inebriari

Et cruore Filii

Flammis ne urar succensus,

Per te, Virgo, sim defensus

In die Judicii.

Christi, cum sit hinc exire

Da per Matrem me venire

Ad palmam victoriæ.

Quando corpus morietur,

Fac ut anima donetur

Paradisi gloria. Amen.

Indulgentia septem annorum.

~Indulgentia plenaria suetis conditionibus, sequentia quotidie per integrum mensem devote reperita

(S. C . Indulg., 18 iun. 1876; S. Pæn. Ap., 1 aug. 1934).

Festa della Natività della Beata Vergine Maria: 8 settembre 2016

Novena a Maria Bambina

Santa Maria Bambina della casa reale di David, Regina degli Angeli, Madre di grazia e di amore, vi saluto con tutto il mio cuore. Ottenete per me la grazia di amare il Signore fedelmente durante tutti i giorni della mia vita. Ottenete per me una grandissima devozione a Voi, che siete la prima creatura dell’amore di Dio.

Ave Maria,…

O celeste Maria Bambina, che come una colomba pura nasce immacolata e bella, vero prodigio della saggezza di Dio, la mia anima gioisce in Voi. Oh! Aiutatemi a preservare nell’Angelica virtù di purezza a costo di qualsiasi sacrificio.

Ave Maria,…

Beata, incantevole e Santa Bambina, giardino spirituale di delizia, dove il giorno dell’incarnazione è stato piantato l’albero della vita, aiutatemi ad evitare il frutto velenoso della vanità ed i piaceri del mondo. Aiutatemi a far attecchire nella mia anima i pensieri, i sentimenti e le virtù del vostro Figlio divino.

Ave Maria,…

Vi saluto, Maria Bambina ammirevole, rosa mistica, giardino chiuso, aperto solo allo Sposo celeste. O Giglio di paradiso,  fatemi amare la vita umile e nascosta; lasciate che lo Sposo celeste trovi la porta del mio cuore sempre aperta alle chiamate amorevoli delle sue grazie ed ispirazioni.

Ave Maria,…

Santa Maria bambina, mistica Aurora, porta del cielo, Voi siete la mia fiducia e speranza. O potente avvocata, dalla vostra culla stendete la mano per sostenermi nel cammino della vita. Fate che io serva Dio con ardore e costanza fino alla morte e così possa giungere all’eternità con Voi.

Ave Maria,…

Preghiera:

Beata Maria bambina, destinata ad essere la Madre di Dio e la nostra tenera Madre, provvedetemi di grazie celesti, ascoltate misericordiosamente le mie suppliche. Nei bisogni che mi opprimono e soprattutto nelle mie presenti tribolazioni, ho riposto tutta la mia fiducia in Voi.

O Santa bambina, i privilegi che a Voi sola sono stati concessi dall’Altissimo, i meriti che avete acquistato, mostrano che la fonte dei favori spirituali ed i benefici continui che dispensate sono inesauribili, poiché il vostro potere presso il cuore di Dio è illimitato. – Degnatevi attraverso l’immensa profusione di grazie con cui l’Altissimo Vi ha arricchito fin dal primo momento della vostra Immacolata Concezione, di esaudire, o celeste Bambina, le nostre richieste e staremo eternamente a lodare la bontà del vostro Cuore Immacolato.

[IMPRIMATUR: In Curia Archiep. Mediolani – 31 agosto 1931 Canon. CAVEZZALI, Pro Vic. Gen.]

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Ecco le feste del mese di SETTEMBRE

1 Settembre S. Ægidii Abbatis    Feria

2 Settembre S. Stephani Hungariæ Regis Confessoris    Semiduplex

3 Settembre S. Pii X Papæ Confessoris    Duplex

4 Settembre

PRIMO VENERDI

5 Settembre S. Laurentii Justiniani Episcopi et Confessoris    Feria

  PRIMO SABATO

6 Settembre Dominica XIV Post Pentecosten II Septembris–Semidupl. Dom. minor

8 Settembre

In Nativitate Beatæ Mariæ Virginis    Duplex II. classis *L1*

9 Settembre S. Gorgonii Martyris    Feria

10 Settembre S. Nicolai de Tolentino Confessoris    Duplex

11 Settembre Ss. Proti et Hyacinthi Martyrum    Feria

12 Settembre

S. Nominis Beatæ Mariæ Virginis    Duplex

13 Settembre Dominica XV Post Pentecosten III. Septem. Semid. Domin. minor

14 Settembre

In Exaltatione Sanctæ Crucis  –  Duplex II. classis *L1*

15 Settembre

Septem Dolorum Beatæ Mariæ Virginis    Duplex II. classis

16 Settembre Ss. Cornelii Papæ et Cypriani Episcopi, Martyrum    Feria

                       Feria Quarta Quattuor Temporum Septembris   

17 Settembre Impressionis Stigmatum S. Francisci    Feria

18 Settembre S. Josephi de Cupertino Confessoris    Feria

                       Feria Sexta Quattuor Temporum Septembris   

19 Settembre S. Januarii Episcopi et Sociorum Martyrum    Feria

                       Sabbato Quattuor Temporum Septembris   

20 Settembre Dominica XVI Post Pentecosten IV. Septem.  Semid. Dom. minor

                      S. Eustachii et Sociorum Martyrum    Simplex

21 Settembre

S. Matthæi Apostoli et Evangelistæ  –  Duplex II. classis

22 Settembre S. Thomæ de Villanova Episcopi et Confessoris    Duplex

23 Settembre S. Lini Papæ et Martyris    Semiduplex

24 Settembre Beatæ Mariæ Virginis de Mercede    Feria

26 Settembre Ss. Cypriani et Justinæ Martyrum    Feria

27 Settembre – Dominica XVII Post Pentecosten V. Septem.  Semidup. Dom. minor

S. Cosmæ et Damiani Martyrum    Semiduplex

28 Settembre – S. Wenceslai Ducis et Martyris    Semiduplex

29 Settembre

In Dedicatione S. Michaëlis Archangelis  –  Duplex I. classis *L1*

30 Settembre S. Hieronymi Presbyteris Confessoris et Ecclesiæ Doctoris   Duplex

PRIMO AGOSTO: FESTA DI SAN PIETRO IN VINCOLI, LA FESTA DEL PAPA IMPEDITO

Tutti i Cattolici romani del pusillus grex, sono oggi in fervorosa preghiera – come ai tempi di San Pietro nella prigione di Erode sostenuto dalla preghiera incessante dei Cristiani della Chiesa sotterranea – per sostenere a loro volta il Sommo Pontefice attuale, S. S. Gregorio XVIII, Papa impedito dalla sinagoga di satana e dalla “bestia” dell’Apocalisse [che sono parte attiva del corpo mistico di lucifero], ed ennesimo “S. Pietro in catene” della storia della Chiesa, speriamo l’ultimo.

In questo momento “apocalittico” per le anime cristiane, l’impegno spirituale deve essere massimo, per cui ognuno si offra vittima di espiazione con il Signore Nostro Gesù Cristo, per la libertà e l’esaltazione della Santa Madre Chiesa Cattolica – Luce dei popoli, Sposa Immacolata di Cristo – e del VICARIO unico del Figlio di Dio, alla cui adesione è indissolubilmente legata la nostra salvezza eterna.

Auguri, Santità, a presto vederci, anche soltanto in cielo a lodare con gli Angeli ed i Santi il nostro Creatore, il nostro Salvatore, il nostro Consolatore, nei secoli dei secoli,

“… Mettiti la cintura e lègati i sandali, buttati addosso il tuo mantello, e seguimi” …

Chiunque abbia lottato contro il Papa, con le armi, le persecuzioni, le eresie, lo scisma, l’apostasia, ha fatto – anche umanamente – fine miserrima. Non osiamo pensare a cosa gli stia succedendo nella vita eterna!

QUI MANGE LE PAPE MEURT!

Et portæ inferi non prævalebunt!

Quodcúmque in orbe néxibus revínxeris,
Erit revínctum, Petre, in arce síderum:
Et quod resólvit hic potéstas trádita,
Erit solútum cæli in alto vértice;
In fine mundi judicábis sǽculum.

Patri perénne sit per ævum glória,
Tibíque laudes concinámus ínclitas,
Ætérne Nate; sit, supérne Spíritus,
Honor tibi decúsque: sancta júgiter
Laudétur omne Trínitas per sǽculum.
Amen.

[Tutto ciò che legherai sulla terra,
sarà legato, o Pietro, nella rocca celeste:
e tutto ciò che scioglierà quaggiù il potere concessoti,
sarà sciolto nelle altezze del cielo:
alla fine del mondo giudicherai il secolo.

Al Padre eterno sia perenne gloria;
a te, Figlio eterno, noi cantiamo insigni lodi;
a te, Spirito Santo, sia onore e splendore:
la santa Trinità sia ognor lodata per tutti i secoli.
Amen.]

Dagli Atti degli Apostoli
Atti XII: 1-5


Il re Erode mise mano a maltrattare alcuni della Chiesa. Uccise di spada Giacomo, fratello di Giovanni. E vedendo che ciò piaceva ai Giudei, procedé anche all’arresto di Pietro. Erano i giorni degli azimi. E fattolo catturare, lo mise in prigione, dandolo in guardia a quattro picchetti, di quattro soldati ciascuno, volendo dopo la Pasqua processarlo davanti al popolo. Pietro dunque era custodito nella prigione. Ma dalla Chiesa si faceva continua orazione a Dio per lui. Or, la notte stessa che Erode stava per processarlo, Pietro dormiva tra due soldati, legato con due catene; e le sentinelle alla porta custodivano la prigione. Quand’ecco si presenta un Angelo del Signore e brilla una luce nella cella, e dato un colpo nel fianco a Pietro, lo risvegliò, dicendo: Lévati su in fretta. E caddero le catene dalle mani di lui. Poi l’Angelo gli disse: Mettiti la cintura e lègati i sandali. Ed egli fece così. E gli soggiunse: Buttati addosso il tuo mantello, e seguimi. E uscito che fu, lo seguiva, senza rendersi conto che fosse realtà quanto si faceva dall’Angelo; ma credeva di avere un’allucinazione. E passata la prima e la seconda sentinella, giunsero alla porta di ferro che mette in città, la quale s’aprì loro da sé medesima; e usciti fuori, s’inoltrarono in una contrada, e d’improvviso l’Angelo si partì da lui. Pietro allora, rientrato in se, disse; Adesso riconosco veramente che il Signore ha mandato il suo Angelo, e m’ha liberato dalle mani d’Erode, e da tutta l’attesa del popolo dei Giudei.

 Sotto l’imperatore Teodosio il giovane, Eudossia, sua sposa, essendo andata a Gerusalemme per sciogliere un voto, vi fu colmata di numerosi doni. Il più prezioso di tutti fu il dono della catena di ferro, ornata d’oro e di gemme, colla quale si affermava essere stato legato l’Apostolo Pietro da Erode. Eudossia, dopo aver venerato piamente detta catena, l’inviò in seguito a Roma, alla figlia Eudossia, che la portò al sommo Pontefice. Questi a sua volta glie ne mostrò un’altra colla quale lo stesso Apostolo era stato legato sotto Nerone. – Mentre dunque il Pontefice confrontava la catena conservata a Roma con quella portata da Gerusalemme, avvenne ch’esse si unirono talmente da sembrare non due, ma una catena sola fatta dallo stesso artefice. Da questo miracolo si cominciò ad avere tanto onore per queste sacre catene , che la chiesa del titolo d’Eudossia all’Esquilino venne perciò dedicata sotto il nome di san Pietro in Vincoli, in memoria di che fu istituita una festa al 1° Agosto. – Da questo momento, gli onori che usavasi tributare in questo giorno alle solennità dei Gentili, si cominciò a darli alle catene di Pietro, il contatto delle quali guariva i malati e scacciava i demoni. Il che avvenne nell’anno dell’umana salute 969 a un certo conte, famigliare dell’imperatore Ottone, il quale essendo posseduto dallo spirito immondo, si lacerava coi propri denti. Condotto per ordine dell’imperatore dal Pontefice Giovanni, non appena le sante catene n’ebbero toccato il collo, il maligno spirito se ne fuggì all’istante lasciando libero l’uomo: dopo di che la devozione alle sante catene si diffuse in Roma sempre più.

Sant’Agostino Vescovo
Sermone 29 sui Santi, alla metà.

Pietro è il solo degli Apostoli che meritò di udire: «In verità ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa» Matth. XVI, 18; degno certo d’essere, per i popoli di cui sarebbesi formata la casa di Dio, la pietra fondamentale, la colonna di sostegno, la chiave del regno. Così leggiamo nel sacro testo: «E mettevano fuori, dice, i loro infermi, affinché, quando Pietro passava, almeno l’ombra sua ne coprisse qualcuno» Act. V, 15. Se allora l’ombra del suo corpo poteva portare soccorso, quanto più ora la pienezza del suo potere? se, mentr’era sulla terra, si sprigionava al suo passaggio tal fluido salutare per i supplicanti, quanta maggior influenza non eserciterà ora ch’è nel cielo? Giustamente dunque in tutte le chiese cristiane si ritiene più prezioso dell’oro il ferro delle catene onde egli fu legato. – Se fu sì salutare l’ombra del suo passaggio, quanto più la catena della sua prigionia? Se la fuggitiva apparenza d’una vana immagine poté avere in sé la proprietà di guarire, quanta maggior virtù non meritarono d’attrarre dal suo corpo le catene onde egli soffrì e che il peso impresse nelle sacre membra? S’egli a sollievo dei supplicanti fu tanto potente prima del martirio, quanto più efficace non sarà dopo il trionfo? Benedette catene, che, da manette e ceppi dovevano poi cambiarsi in corona, e che toccando l’Apostolo, lo resero così Martire! Benedette catene, che menarono il loro reo fino alla croce di Cristo, più per immortalarlo, che per farlo morire!

[Brev. Roman. 1 Aug.]

CALENDARIO LITURGICO CATTOLICO DEL MESE DI AGOSTO 2020

CALENDARIO LITURGICO CATTOLICO DEL MESE DI AGOSTO 2020

LA CHIESA DEDICA IL MESE DI  AGOSTO ALLA

B. V. MARIA ASSUNTA ED AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA, MADRE DI DIO.

AD B. V. M. IN CÆLUM ASSUMPTAM

439 bis

Oratio

O Vergine Immacolata, Madre di Dio e Madre degli uomini!

I. Noi crediamo con tutto il fervore della nostra fede nella vostra Assunzione trionfale in anima e in corpo al cielo, ove siete acclamata Regina da tutti i cori degli Angeli e da tutte le schiere dei Santi; e noi ad essi ci uniamo per lodare e benedire il Signore, che vi ha esaltata sopra tutte le altre pure creature, e per offrirvi l’anelito della nostra devozione e del nostro amore.

II. Noi sappiamo che il vostro sguardo, che maternamente accarezzava l’umanità umile e sofferente di Gesù in terra, si sazia in cielo alla vista della umanità gloriosa della Sapienza increata, e che la letizia dell’anima vostra nel contemplare faccia a faccia l’adorabile Trinità fa sussultare il vostro cuore di beatificante tenerezza; e noi, poveri peccatori, noi a cui il corpo appesantisce il volo dell’anima, vi supplichiamo di purificare i nostri sensi, affinché apprendiamo, fin da quaggiù, a gustare Iddio, Iddio solo, nell’incanto delle creature.

III. Noi confidiamo che le vostre pupille misericordiose si abbassino sulle nostre miserie e sulle nostre angosce, sulle nostre lotte e sulle nostre debolezze; che le vostre labbra sorridano alle nostre gioie e alle nostre vittorie; che Voi sentiate la voce di Gesù dirvi di ognuno di noi, come già del suo discepolo amato: Ecco il tuo figlio; e noi, che vi invochiamo nostra Madre, noi vi prendiamo, come Giovanni, per guida, forza e consolazione della nostra vita mortale.

IV. Noi abbiamo la vivificante certezza che i vostri occhi, i quali hanno pianto sulla terra irrigata dal sangue di Gesù, si volgono ancora verso questo mondo in preda alle guerre, alle persecuzioni, alla oppressione dei giusti e dei deboli; e noi, fra le tenebre di questa valle di lacrime, attendiamo dal vostro celeste lume e dalla vostra dolce pietà sollievo alle pene dei nostri cuori, alle prove della Chiesa e della nostra patria.

V. Noi crediamo infine che nella gloria, ove Voi regnate, vestita di sole e coronata di stelle, Voi siete, dopo Gesù, la gioia e la letizia di tutti gli Angeli e di tutti i Santi; e noi, da questa terra, ove passiamo pellegrini, confortati dalla fede nella futura risurrezione, guardiamo verso di Voi, nostra vita, nostra dolcezza, nostra speranza; attraeteci con la soavità della vostra voce, per mostrarci un giorno, dopo il nostro esilio, Gesù, frutto benedetto del vostro seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria (Pio Pp. XII).

Indulgentia trium annorum.

Indulgentia plenaria suetis conditionibus, oratione quotidie per integrum mensem devote repetita (S. Pæn. Ap., 17 nov. 1951).

ACTUS REPARATIONIS CONTRA BLASPHEMIAS IN B. M. VIRGINEM

328

Gloriosissima Vergine, Madre di Dio e Madre nostra Maria, volgete pietoso lo sguardo verso di noi poveri peccatori, che afflitti da tanti mali, che ci circondano in questa vita, sentiamo lacerarci il cuore nell’udire le atroci ingiurie e bestemmie, lanciate contro di voi, o Vergine immacolata. Oh quanto queste empie voci offendono la maestà infinita di Dio e dell’unigenito suo Figlio, Gesù Cristo! Come ne provocano lo sdegno e quanto ci fanno temere gli effetti terribili della sua vendetta! Che se valesse, ad impedire tanti oltraggi e bestemmie, il sacrifizio della nostra vita, ben volentieri lo faremmo, perché, Madre nostra santissima, desideriamo amarvi ed onorarvi con tutto il cuore, tale essendo la volontà di Dio. E appunto perché vi amiamo, faremo quanto è in nostro potere, affinché siate da tutti onorata ed amata. Voi intanto, Madre nostra pietosa, Sovrana consolatrice degli afflitti, accettate questo atto di riparazione, che vi offriamo in nome nostro e di tutte le nostre famiglie, anche per quelli, che non sapendo ciò che si dicono, empiamente vi bestemmiano; affinché impetrandone da Dio la conversione, rendiate più manifesta e gloriosa la vostra pietà, la vostra potenza, la vostra grande misericordia; ed anch’essi a noi si uniscano a proclamarvi la benedetta fra tutte le donne, la Vergine immacolata, la pietosissima Madre di Dio.

Tre Ave Maria.

Indulgentia quinque annorum (S. C. Indulg., 21 mart.

1885; S. Pæn. Ap., 6 apr. 1935 et 10 iun. 1949).

* * *

Il terzo giorno dopo che Maria fu seppellita, riferisce la tradizione, « gli Apostoli che si trovavano a Gerusalemme, essendo sopravvenuto san Tommaso, l’unico che non era stato presente alla morte di Maria, il quale ardentemente desiderava di venerare anche una volta il sacro Corpo che aveva concepito il Figlio di Dio fatto Uomo, aprirono il sepolcro; ma non vi ritrovarono il sacro cadavere ». – Presi di ammirazione alla vista di questo mistero, gli Apostoli, assistiti dallo Spirito di Dio, l’interpretarono così: che Quegli a cui era piaciuto di prender carne nel seno immacolato di Maria, il Verbo di Dio, il Signore della gloria, che nel parto stesso di lei non aveva voluto offendere la integrità di quel corpo verginale, si era compiaciuto di trasportarlo incorruttibile e immacolato nella gloria, senza fargli aspettare la comune e universale risurrezione degli eletti. Insieme cogli Apostoli si trovavano a questo grande avvenimento Timoteo primo vescovo di Efeso, e Dionigi l’areopagita il quale ne parla egli stesso ne’ suoi scritti. Maria a guisa di una nube d’incenso, uscita dalla tomba, si era innalzata verso il cielo. È il dolce paragone che ci presenta la sacra Scrittura: Chi è costei che ascende per lo deserto quasi piccola colonna di fumo dagli aromati di mirra ed incenso? (Cant. III, 6). E noi ammirati, rispondiamo:

Maria, la Vergine Madre di Dio.

(1) TAIT, Vita di Maria. Occorre anche notare che, mentre possediamo molte reliquie dei corpi degli Apostoli, nessuno ha mai preteso di possedere una reliquia del corpo di Maria. Se Maria non fosse assunta in cielo bisognerebbe dire che mentre i primi Cristiani ebbero tanta premura di conservarci i resti mortali degli Apostoli e dei Martiri non si siano dato alcun pensiero dei resti mortali della madre del loro Signore.

(2) S. GIOVANNI DAMASCENO, Discorso 2° sulla Dormizione di Maria;

SOFRONIO, Sant’ATANASIO, ecc., Brevìar. Rom., die 18 augusti. — Non dobbiamo discutere questa tradizione perché  non fondiamo tanto sopra di lei, quanto nel Vangelo la nostra fede in questo glorioso mistero. Tuttavia, osserveremo col Nicolas « …non possiamo trattenerci dal far osservare questa prova morale della sua perfetta veracità, che, se fosse stata un’invenzione, non si sarebbe mancato di rendere gli Apostoli testimoni del miracolo medesimo dell’Assunzione, come lo erano stati di quello dell’Ascensione; e che, limitandosi ad arguire l’Assunzione dal fatto solo della scomparsa del corpo della Santissima Vergine e dalle circostanze che avevano accompagnate la morte e la traslazione di Lei, lo stesso racconto imprime, per la sua propria riservatezza, a queste circostanze soprannaturali e a questa induzione dell’avvenimento principale, un carattere di veracità più conveniente che non sarebbe stata la descrizione dell’avvenimento medesimo.

(G. Perardi: La Vergine Madre di Dio – Libr. del Sacro Cuore – TORINO, 1908)

Queste sono le feste del MESE DI AGOSTO 2020

1 Agosto S. Petri ad Vincula  –  Duplex majus

PRIMO SABATO

2 Agosto Dominica IX Post Pentecosten I. Augusti  –  Semiduplex Dominica minor

                        S. Alfonsi Mariæ de Ligorio Episcopi Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

3 Agosto De Inventione S. Stephani Protomartyris  –  Semiduplex

4 Agosto S. Dominici Confessoris  –  Duplex majus

5 Agosto S. Mariæ ad Nives    Duplex majus

6 Agosto

In Transfiguratione Domini Nostri J  esu Christi  –  Duplex II. classis

7 Agosto S. Cajetani Confessoris  –  Duplex

PRIMO VENERDI

8 Agosto Ss. Cyriaci, Largi et Smaragdi Martyrum    Feria

9 Agosto Dominica X Post Pentecosten II. Augusti  –  Semiduplex Dom. mino

                  S. Joannis Mariæ Vianney Confessoris    Duplex

10 Agosto S. Laurentii Martyris  –  Duplex II. classis

11 Agosto  Ss. Tiburtii et Susannæ Virginum et Martyrum    Feria

12 Agosto S. Claræ Virginis    Duplex

13 Agosto  Ss. Hippolyti et Cassiani Martyrum    Feria

14 Agosto Vigilia Assumptionis B.M.V.  –  Duplex II. classis

15 Agosto In Assumptione Beatæ Mariæ Virginis    Duplex I. classis

16 Agosto Dominica XI Post Pentecosten III. Augusti    Semiduplex Dom. minor

                     S. Joachim Confessoris, Patris B. Mariæ Virginis   

17 Agosto  S. Hyacinthi Confessoris    Duplex

19 Agosto  S. Joannis Eudes Confessoris    Duplex

20 Agosto  S. Bernardi Abbatis et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

21 Agosto  S. Joannæ Franciscæ Frémiot de Chantal Viduæ    Duplex

22 Agosto  Immaculati Cordis Beatæ Mariæ Virginis  –  Duplex II. classis

23 Agosto Dominica XII Post Pentecosten IV. Augusti    Semiduplex Dom.

                     S. Philippi Benitii Confessoris    Duplex

24 Agosto S. Bartholomæi Apostoli  –  Duplex II. classis

25 Agosto S. Ludovici Confessoris    Duplex

26 Agosto  S. Zephirini Papæ et Martyris  –  Feria

27 Agosto S. Josephi Calasanctii Confessoris    Duplex

28 Agosto  S. Augustini Episcopi et Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

29 Agosto  Decollatione S. Joannis Baptistæ  –  Duplex

30 Agosto Dominica XIII Post Pentecosten I. Septembris    Semiduplex Dom.

                   S. Rosæ a Sancta Maria Limange Virginis    Duplex

31 Agosto S. Raymundi Nonnati Confessoris  –  Duplex

CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA: LUGLIO 2020

CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA DEL MESE DI LUGLIO 2020

Nel 1296 dinanzi alla Chiesa di San Vito, patrono di Fiume, Pietro Longarich giocava a carte coi compagni del male. Perdeva in modo insolito, e già negli occhi infiammati brillava, sinistra, l’ira caina. Contrariato dalla fortuna, ruppe in grida oscene ed esecrabili bestemmie, senza curarsi dei passanti che, inorriditi, fuggivano lontano, quasi timorosi che la divina giustizia stesse per scaricarsi su quell’empio. Poi prende da terra un sasso e, con rabbia satanica, lo lancia furiosamente contro un crocifisso di legno ch’era sulla facciata del tempio, colpendolo al lato sinistro del petto. La mano sacrilega è ancor tesa in alto, quasi a maggiore sfregio, mentre il costato del Cristo colpito si squarcia, come fosse viva carne, e dalla ferita fiotta vivo sangue. La terra improvvisamente si apre, ingoia il perverso, di cui lascia al di fuori soltanto l’empia mano, testimonio dell’esecrando delitto! – Il Governatore di Fiume, Barone Rauber, fece bruciar pubblicamente lo empio arto; ed a ricordo del fatto appese ai piedi del simulacro una mano di bronzo. Il sasso col quale fu colpito, ancor oggi si vede, aderente al lato sinistro del Crocifisso e reca al di sotto la leggenda: Hoc lapidis ictu percussus fuit Crucìfixus. La terra bagnata di quel Sangue prodigioso fu portata a Pola, ove. da quel tempo è fatta segno di straordinaria venerazione. Il racconto ci ha fatto rabbrividire, fratelli! Eppur quel sasso lo abbiamo scagliato ancor noi al Crocifisso ogni volta che ci siamo ribellati aLui con la colpa! – Ripariamo l’insulto sacrilego. Chiediamo perdono a Lui: sorgiamo dalla nostra indifferenza ed apatia; preghiamolo a concederci di soddisfare con l’amore più puro e più grande! E quel sangue cadrà su noi a benedizione!

Preghiera

O Sangue divino, versato per la nostra salute, ci inginocchiamo a te innanzi per adorarti, benedirti, amarti. Per offrirti un culto di compenso, in questo Mese odieremo la colpa e ripareremo il male compiuto col divenire zelanti della salute del prossimo. Ci stringiamo alla Croce con l’amore di Maria Maddalena, in penitenza: benediciamo la tua sovrana bontà! Fa, o Gesù Redentore, che nel tuo sacrificio e nel Tuo Sangue conosciamo sempre più il tuo amore per risponderti con l’amore il più tenero. Concedici di seguirti fin sulla Croce, ove crocifiggeremo la nostra carne con i suoi vizi e le sue concupiscenze. Donaci, col perdono, il tuo Sangue, perché di esso aspersi, possiamo essere forti nella lotta, ed essere accolti, trionfatori per Te, nel Regno che col tuo martirio ci hai acquistato. E canteremo coi quattro animali, coi ventiquattro Seniori, con le schiere degli Angeli e dei Santi l’inno che udiva Giovanni sul Cielo: A Lui che siede sul trono, ed all’Agnello sia benedizione, onore, potestà, per secoli dei secoli. Amen.

Risoluzione

Esser fedele, ogni giorno del Mese, nella recita di qualche orazione o giaculatoria al Preziosissimo Sangue. (N. Pagliuca).

(A. Rey: IL PREZOSISSIMO SANGUE – Roma 1949)

PIUM EXERCITIUM MENSE IULIO

Fidelibus, qui mense iulio pio exercitio, in honorem pretiosissimi Sanguinis D. N. I. C . publice peracto, devote interfuerint, conceditur:

Indulgentia decem annorum quolibet mensis die; Indulgentia plenaria, additis sacramentali confessione, sacra Communione et oratione ad mentem Summi Pontificis, si diebus saltem decem eidem exercitio adstiterint. Iis vero, qui præfato mense preces aliave pietatis obsequia in honorem eiusdem pretiosissimi Sanguinis privatim præstiterint, conceditur: Indulgentia septem annorum semel singulis diebus; Indulgentia plenaria suetis conditionibus, si quotidie per integrum mensem idem pietatis obsequium obtulerint; at ubi pium exercitium publice habetur, huiusmodi indulgentia ab iis tantum acquiri potest, qui legitimo detineantur impedimento, quominus exercitio publico intersint (S. C. Indulg., 4 iun. 1850; S. Paen. Ap., 12 maii 1931).

IV

ORATIONES

218

0 Sangue prezioso di Gesù, prezzo infinito del riscatto dell’umanità peccatrice, bevanda e lavacro delle anime nostre, che proteggete continuamente la causa degli uomini presso il trono della suprema Misericordia, profondamente io vi adoro, e vorrei per quanto mi è possibile compensarvi delle ingiurie e degli strapazzi, che Voi ricevete di continuo dalle umane creature e specialmente da quelle, che ardiscono temerariamente di bestemmiarvi. E chi non benedirà questo Sangue di infinito valore? Chi non si sentirà infiammato d’affetto verso Gesù che lo sparse? Chi sarei io, se non fossi stato ricomprato da questo Sangue divino? Chi l’ha cavato dalle vene del mio Signore fino all’ultima stilla? Ah! questo è stato certamente l’amore. 0 amore immenso, che ci ha donato questo balsamo salutevolissimo! 0 balsamo inestimabile scaturito dalla sorgente di un amore immenso, deh! fa’ che tutti i cuori, tutte le lingue ti possano lodare, encomiare e ringraziare adesso e per sempre. Amen.

Indulgentia quingentorum dierum (Pius VII, 18 oct. 1815; S. Pæn. Ap., 25 iun. 1932).

219

Eterno Padre, io vi offro il Sangue preziosissimo di Gesù Cristo in isconto dei miei peccati, in suffragio delle anime sante del purgatorio e per i bisogni di santa Chiesa.

Indulgentia quingentorum dierum.

Indulgentia trium annorum, si mense vertente iulio oratio recitata fuerit.

Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodo quotidie per integrum mensem oblationis actus elicitus fuerit (Pius V I I , 22 sept. 1817; S. Paen. Ap., 10 man. 1933 et 3 apr. 1941).

220

I . Eterno Padre, io vi offro i meriti del Sangue preziosissimo di Gesù, vostro diletto Figlio e mio Redentore divino, per la propagazione ed esaltazione della mia cara Madre la santa Chiesa, per la conservazione e prosperità del suo Capo visibile il Sommo Pontefice Romano (Gregorio XVIII), per i Cardinali, Vescovi e Pastori di anime, e per tutti i Ministri del Santuario.

Gloria Patri. Sia sempre benedetto e ringraziato Gesù, che col suo Sangue ci ha salvato.

II. Eterno Padre, io vi offro i meriti del Sangue preziosissimo di Gesù, vostro diletto Figlio e mio Redentore divino, per la pace e concordia dei Re e dei Principi cattolici, per l’umiliazione dei nemici della santa Fede e per la felicità del popolo cristiano.

Gloria Patri. Sia sempre benedetto, ecc.

III. Eterno Padre, io vi offro i meriti del Sangue preziosissimo di Gesù, vostro diletto Figlio e mio Redentore divino, per il ravvedimento degli increduli, per l’estirpazione di tutte le eresie e per la conversione dei peccatori.

Gloria Patri. Sia sempre benedetto, ecc.

IV. Eterno Padre, io vi offro i meriti del Sangue preziosissimo di Gesù, vostro diletto Figlio e mio Redentore divino, per tutti i miei parenti, amici e nemici, per gl ‘indigenti, infermi e tribolati, e per tutti quelli, per cui sapete che io debbo pregare e volete che io preghi.

Gloria Patri. Sia sempre benedetto, ecc.

V. Eterno Padre, io vi offro i meriti del Sangue preziosissimo di Gesù, vostro diletto Figlio e mio Redentore divino, per tutti quelli, che quest’oggi passeranno all’altra vita, affinché li liberiate dalle pene dell’inferno e li ammettiate con la maggior sollecitudine al possesso della vostra gloria.

Gloria Patri. Sia sempre benedetto, ecc.

VI. Eterno Padre, io vi offro i meriti del Sangue preziosissimo di Gesù Cristo, vostro diletto Figlio e mio Redentore divino, per tutti quelli che sono amanti di sì gran tesoro, per quelli che sono uniti con me nell’adorarlo ed onorarlo e per quelli in fine che si adoprano nel propagarne la devozione. –

Gloria Patri. Sia sempre benedetto, ecc.

VII. Eterno Padre, io vi offro i meriti del Sangue preziosissimo di Gesù, vostro diletto Figlio e mio Redentore divino, per tutti i miei bisogni spirituali e temporali, in suffragio delle sante anime del purgatorio, e specialmente di quelle che sono state più devote del prezzo della nostra redenzione e dei dolori e delle pene della nostra cara Madre Maria santissima.

Gloria Patri. Sia sempre benedetto, ecc.

Viva il Sangue di Gesù adesso e sempre e per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Indulgentia trium annorum.

Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodo oblationis actus per integrum mensem quotidie reiteratus fuerit (Pius V I I , 22 sept. 1817; S. Pæn. Ap., 12 maii 1931).

221

Domine Iesu Christe, qui de cœlis ad terram de sinu Patris descendisti et Sanguinem tuum pretiosum in remissionem peccatorum nostrorum fudisti: te humiliter deprecamur, ut in die iudicii ad dexteram tuam audire mereamur: Venite benedicti. Qui vivis et regnas in sæcula sæculorum. Amen (ex Missali Rom.).

Indulgentia quinque annorum.

Indulgentia plenaria suetis conditionibus, si quotidiana orationis recitatio in integrum mensem producta fuerit (S. Pæn. Ap., 22 nov. 1934).

222

Omnipotens sempiterne Deus, qui Unigénitum Filium tuum mundi Redemptorem constituisti, ac eius Sanguine placari voluisti: concede quæsumus, salutis nostræ pretium solemni cultu ita venerari, atque a praesentis vitae malis eius virtúte defendi in terris, ut fructu perpetuo laetemur in in cœlis. Per eumdem Christum Dominum nostrum. Amen (ex Missali Rom.).

Indulgentia quinque annorum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, oratione quotidie per integrum mensem devote repetita (S. Pæn. Ap., 15 iul. 1935).

Queste sono le feste del mese di

LUGLIO 2020

1 Luglio Pretiosissimi Sanguinis Domini Nostri Jesu Christi    Duplex I. classis *L1*

2 Luglio In Visitatione B. Mariæ Virginis    Duplex II. classis *L1*

3 Luglio S. Leonis Papæ et Confessoris    Semiduplex

           I Venerdì

4 Luglio Sanctæ Mariæ Sabbato    Simplex

           I Sabato

5 Luglio Dominica V Post Pentecosten    Semiduplex Dominica minor *I*

               S. Antonii Mariæ Zaccaria

Confessoris    Duplex

7 Luglio Ss. Cyrilli et Methodii Pont. et Conf.    Duplex

8 Luglio S. Elisabeth Reg. Portugaliæ Viduæ    Semiduplex

10 Luglio Ss. Septem Fratrum Martyrum, ac Rufinæ et Secundæ Virginum et Martyrum   Semiduplex

11 Luglio S. Pii I Papæ et Martyris    Feria

12 Luglio Dominica VI Post Pentecosten    Semiduplex Dominica minor

                   S. Joannis Gualberti Abbatis    Duplex

13 Luglio S. Anacleti Papæ et Martyris    Semiduplex

14 Luglio S. Bonaventuræ Episcopi Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

15 Luglio S. Henrici Imperatoris Confessoris    Semiduplex

16 Luglio Beatæ Mariæ Virginis de Monte Carmelo    Feria

17 Luglio S. Alexii Confessoris    Feria

18 Luglio S. Camilli de Lellis Confessoris    Duplex

19 Luglio Dominica VII Post Pentecosten    Semiduplex Dominica minor *I*

                  S. Vincentii a Paulo Confessoris    Duplex

20 Luglio S. Hieronymi Æmiliani Confessoris    Duplex

21 Luglio S. Praxedis Virginis    Feria

22 Luglio S. Mariæ Magdalenæ Pœnitentis    Duplex *L1*

23 Luglio S. Apollinaris Episcopi et Martyris    Duplex

24 Luglio S. Christinæ Virginis et Martyris    Feria

25 Luglio S. Jacobi Apostoli    Duplex II. classis

26 Luglio Dominica VIII Post Pentecosten    Semiduplex Dominica minor

                        S. Annæ Matris B.M.V.    Duplex II. classis

27 Luglio S. Pantaleonis Martyris    Feria

28 Luglio Ss. Nazarii et Celsi Martyrum, Victoris I Papæ et Martyris ac Innocentii I Papæ et Confessoris    Duplex

29 Luglio S. Marthæ Virginis    Duplex

30 Luglio S. Abdon et Sennen Martyrum    Feria

31 Luglio S. Ignatii Confessoris    Duplex majus

TEMPO DOPO LA PENTECOSTE

TEMPO DOPO LA PENTECOSTE

(Messale Romano di S. Bertola e G. Destefani, comm. di D. G. LEFEBVRE O. S. B; L. I. C. E. – R. Berruti & C. Torino 1950)

IL MISTERO DELLA REDENZIONE

 4) Tempo di Settuagesima (Settuag. – Ceneri).

5) Tempo di Quaresima (Cen. – Domenica di Passione),

 6) Tempo di Passione (Dom. di Passione – Pasqua).

7) Tempo Pasquale (Pasqua – SS. Trinità).

8) Tempo dopo Pentecoste (Trinità – Avvento).

VIII. – TEMPO DOPO LA PENTECOSTE.

I . Commento dogmatico.

Dopo il regno del Padre sul popolo di Dio, che comprende il Tempo dell’Avvento, dopo quello del Figlio che va dalla sua nascita (Natale) alla sua Ascensione e comprende il Tempo di Natale e il Tempo Pasquale, la liturgia celebra il regno dello Spirito Santo, che si estende su tutta la Chiesa e va dalla Pentecoste fino alla fine del mondo, di cui sì parla nella ventiquattresima e ultima Domenica dopo Pentecoste. Come il Padre si servì del popolo Ebreo per preparare la redenzione del mondo, come il Verbo prese le nostra natura umana e se he servì per la nostra redenzione, così le Spirito Santo viene ad effettuare la redenzione nella Chiesa. Il Sacerdozio, la Messa, i Sacramenti sono i canali attraverso i quali ci viene data la dottrina del Salvatore e ci vengono applicati i suoi meriti. — Il Papa domina la gerarchia ecclesiastica, l’Eucarestia domina i Sacramenti. Il regno dello Spirito Santo si manifesta dunque visibilmente attraverso la Chiesa romana, al centro della quale sfolgora il SS. Sacramento. – Lo Spirito è l’anima che vivifica questa Chiesa ( «Lo Spirito Santo fa in tutta la Chiesa quello che l’anima fa in tutte le membra del corpo» – S. AGOSTINO), il Cristo nascosto nell’Ostia ne è il cuore dal quale il sangue della grazia scorre per tutto il corpo, ossia in tutti i Cristiani. «Noi formiamo un solo Corpo », dice S. Paolo, « perché siamo stati battezzati in un solo Spirito (1 Cor. XII, 13), e noi partecipiamo tutti ad un medesimo pane. (Ibid., X, 17 « L’unità del corpo mistico è prodotta dal vero Corpo sacramentalmente ricevuto » – S. TOMMASO). E noisiamo un solo corpo anche perché siamo stati fatti da « Cristorisuscitato » agnelli o pecore di un solo ed unico Pastore, capo visibile della Chiesa (S. Giov., XXI, 16-17). L’azione dello Spirito Santo e l’azione di Gesù nel SS. Sacramento si fondono in modo che i Libri santi affermano ugualmente che noi « siamo stati santificati nello Spirito Santo » (1 Cor. VI, 11), ovvero «nel Cristo» (Ibid.), e che come lo Spirito Santo è « spirito di vita », così Gesù è « pane di vita ». E l’azione di queste due Persone della SS. Trinità viene esercitata mediante la Chiesa, « come mio Padre ha inviato me, così io mando voi », dice Cristo agliApostoli ( S. Giov., XX, 21) , e la liturgia della Pentecoste dice che « lo Spirito Santo è apparso ai discepoli sotto la forma di lingue di fuoco e che li ha mandati in tutto il mondo » (Antifona del Magnificat dei Vespri della Pentecoste). Proprio al Cenacolo, nel momento nel quale istituiva l’Eucarestia e il Sacerdozio Gesù annunziò la venuta dello Spirito Santo. Una colomba d’oro o d’argento, che nel passato veniva sospesa al di sopra dell’Altare per conservarvi l’Ostia consacrata, serviva a simboleggiare questa profonda unità d’azione dello Spirito Santo, del SS. Sacramento e della S. Chiesa, Diretta dallo Spirito Santo, la Chiesa completa ciò che manca allavita Sacramentale di Cristo: infatti Gesù è nascosto e silenzioso sotto le specie eucaristiche e la gerarchia ecclesiastica gli presta la sua voce e la sua attività esteriore. Il Papa, i Vescovi, i Sacerdoti parlano in suo nome, e mediante il loro ministero Egli si offre nella Messa, ove continua a esercitare il suo sacerdozio, perché Cristo è il vero Sacerdote e gli altri non sono che i suoi ausiliari,  tanto per il Santo Sacrificio, quanto per i Sacramenti, cosicché Cristoe la Chiesa diffondono insieme lo Spirito Santo nelle anime renderle figli di Dio ( « Voi avete ricevuto lo Spirito di azione di figli di Dio nel quale, voi invocate Abba, Padre – Romani, VIII, 15), lo Spirito Santo a sua volta « insegna ogni cosa alla Chiesa » (S. Giov. XIV, 26) e la guida nella sua missione continuatrice dell’opera di Gesù. – Da tutto ciò ne consegue che il regno dello Spirito Santo e della Chiesa, che è cominciato alla Pentecoste, non è altro che una manifestazione del regno di Cristo, al quale Egli dà una universalità di tempo e di luogo che non aveva in Palestina. Infatti, non è più il Salvatore che lavora solo in una località della terra in un periodo di tempo determinato, ma è la Chiesa che, unita dalla virtù dello Spirito Santo al SS. Sacramento (« Per a virtù di questo Sacramento si opera una certa trasformazione dell’uomo nel Cristo » – S. TOMMASO), unisce su tutti gli altari il suo sacrificio a quello del Golgota e partecipa a tutti i misteri della vita terrestre del Salvatore. Ciò che il Cristo sul Calvario ci ha meritato, ci viene applicato specialmente nel Mistero Eucaristico. Questo punto è capitale nel concetto che dobbiamo avere dell’Eucarestia. Questa costituisce con la Chiesa, animata dallo Spirito Santo, un meraviglioso prolungamento dell’Incarnazione, un Cristo accresciuto di tutte le anime nostre (Agli Efesini, IV, 12-13). Mediante il ciclo liturgico Cristo rivive, per così dire, ogni anno sull’Altare — nuova Palestina — tutta la sua vita nell’ordine col quale essa si svolse: siamo noi, che adesso, in unione con Gesù realizziamo per parte nostra i suoi misteri ed è per queste che il Tempo dopo Pentecoste è più specialmente consacrato al Ciclo dei Santi o alla vita della Chiesa. .Facendoci gettare uno sguardo retrospettivo sulla vita del Salvatore, che nel Ciclo liturgico termina con la Pentecoste, lo Spirito Santo ci ripete, per bocca degli Evangelisti e degli Apostoli, da Lui ispirati, tutti gli insegnamenti del Maestro, mettendoli più in luce ancora (Si leggono come Epistola a partire dalla prima domenica dopo Pentecoste 2 volte le lettere di S. Giovanni, 2 di S. Pietro, 4 di S. Paolo ai Romani, 5 ai Corinti, 3 ai Galati, 5 agli Efesini, 2 ai Filippesi e 1 ai Colossesi in modo che si percorrono tutti gli scritti degli Apostoli. — La Chiesa greca, in corrispondenza, durante questo periodo fa leggere come Vangelo quello di S. Matteo, di S. Marco, e di S. Luca. La Chiesa romana ha scelto quelli che simboleggiano più specialmente il regno dei cieli e la sua giustizia.). Le Epistole ed i Vangeli di questo tempo ci parlano dei frutti di Santità che lo Spirito Santo produce nelle anime e noi assistiamo, in tutto queste periodo dell’anno liturgico, alla magnifica fioritura di Santi che non cessano, attraverso tutti i secoli e in tutti i paesi, di riprodurre Cristo, Sole divino, radioso al suo sorgere nel giorno di Natale, maestoso nel suo tramontare, il Venerdì Santo, Gesù ha compiuto la sua corsa da gigante. Durante la lunga notte che precede la sua venuta e durante quella che la segue, è Maria la luna mistica, e sono i Santi, stelle dai mille riflessi differenti che brillano nel cielo della Chiesa e ci vengono proposti ad esempi. La nostra anima, quindi, dopo aver copiato Gesù Cristo medesimo, può copiarlo anche nelle sue membra, che sono tutte compenetrate della vita del loro Capo. – Come durante il Tempo d’Avvento si celebra la gran festa dell’Immacolata Concezione, cosi nel Tempo dopo Pentecoste si celebra quella dell’Assunzione (Durante il Tempo dell’Avvento, Maria appare come la Regina dei Patriarchi e dei Profeti, durante il Tempo dopo Pentecoste, come la Regina degli Apostoli e di tutti i Santi). In questo periodo dell’anno hanno la loro festa gli Angeli, S. Giovanni Battista, gli Apostoli Pietro e Paolo, e tutta la schiera de’ Santi che si venerano durante questi sei mesi e il primo Novembre; inoltre ricorre anche la Commemorazione dei Defunti e tutte le feste delle Consacrazioni delle Chiese. — La solennità del Corpus Domini, che segue la Pentecoste e quella di S. Pietro, che le tiene dietro, ci ricordano che lo Spirito Santo, il SS. Sacramento e la Chiesa santificano le anime; le feste della SS. Trinità, del Sacro Cuore e del SS. Rosario, che corrispondono tutte e tre al medesimo bisogno di sintesi, ci mostrano che questa santificazione viene compiuta per mezzo della dottrina del Salvatore e per l’applicazione dei suoi meriti. — Durante i sei ultimi mesi o seconda parte dell’anno ecclesiastico, la Chiesa è la continuatrice dell’opera di redenzione di Cristo, preparata e realizzata entro i primi sei mesi o prima parte del Ciclo liturgico. « Il Cristiano che nella prima metà del Ciclo non è incora giunto a vedere la sua vita personale assorbita nella vita di Cristo, troverà nella seconda preziosi aiuti per sviluppare la sua fede e accrescere il suo amore II Mistero della Trinità, quello del SS. Sacramento, la misericordia e potenza del Sacro Cuore di Gesù, la grandezza di Maria e la sua opera sulla Chiesa e sulle anime, gli sono manifestati con maggiore evidenza e producono in lui nuovi salutari effetti; infatti il Cristiano si sente più fortemente, più intimamente legato ad essi durante le festività dei Santi, in questo tempo cosi numerose e solenni. La felicità esterna che deve seguire questa vita di prova si rivela nella festa di Tutti i Santi, nella quale l’uomo vede più addentro la natura di questo bene che consiste nella luce e nell’amore; e unito ogni giorno più intimamente alla S. Chiesa che è la Sposa di Colui al quale aderisce, egli segue tutte le fasi della vita terrena del Salvatore, soffre alle sue sofferenze, gioisce e partecipa ai suoi trionfi, mentre vede, senza smarrirsi, il mondo avviarsi verso la fine perché sa che il Signore è vicino» . — Avviene quindi che nel Tempo dopo Pentecoste, noi vediamo avverarsi la parola del Maestro, il quale aveva promesso agli Apostoli che lo Spirito Santo loro mandato, avrebbe convinto il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio. Le anime pie infatti, con le loro opere e con il loro esempio rendono omaggio di continuo alla giustizia e alla verità divine (S. Giov. XVIII, 37); esse trionfano del mondo che convincono di malizia e che giudicano, come Cristo stesso al momento della sua esaltazione dette il giudizio a seconda che sarebbe riconosciuto o rifiutato. La sentenza poi che giudicherà le anime per l’eterno gaudio o per la condanna all’inferno sarà data dal figlio dell’Uomo assistito da tutti gli Angeli giorno del giudizio, come si legge nella Messa dell’ultima Domenica di Pentecoste.

II. — Commento storico.

Dopo la solennità della Pentecoste, dalla quale ebbe principio, la Chiesa riproduce nel corso dei secoli tutta la vita di Cristo, di cui essa è il corpo mistico. Gesù nella sua infanzia è perseguitato e deve fuggire in Egitto mentre vengono massacrati i Ss. Innocenti, e la Chiesa nei primi tempi della sua vita subisce le più violente persecuzioni e deve spesso nascondersi nelle catacombe e nel deserto. — Gesù adolescente, si ritira a Nazareth, ove passa la maggior parte della sua vita nel raccoglimento e nella preghiera, e la Chiesa, dopo Costantino, gode una lunga era di pace. Ovunque sorgono cattedrali e abbazie ove risuona la lode di Dio e dove Vescovi e Abati, Preti e Monaci contrastano collo studio e con zelo infaticabile il diffondersi delle eresie. — Gesù, il divino missionario, mandato dal Padre nelle regioni lontane di questa terra comincia a trent’anni la sua vita d’apostolato. La Chiesa dal secolo XVI deve resistere agli assalti del paganesimo che ripullulava e annunziare alle parti del mondo recentemente scoperte il Vangelo di Cristo. E dal suo seno sorgono senza tregua milizie nuove e legioni numerose d’apostoli e di missionari che annunziano la buona novella a tutto il mondo. — Infine Gesù termina la sua vita col sacrificio del Golgota, ben presto seguito dal trionfo della sua risurrezione, e la Chiesa alla fine dei tempi, come il suo divino Capo sulla Croce, sembrerà vinta, ma sarà essa che riporterà la vittoria » . « Il corpo di Cristo, che è la Chiesa – dice S. Agostino – a somiglianza del corpo umano fu dapprima giovane, ed ecco che alla fine del mondo avrà apparenza di caducità » (in Ps. XXVI). – Le feste dei Santi sono più numerose dopo la Pentecoste che è l’epoca liturgica più lunga (può cominciare anche il 10 maggio e terminare al 2 dicembre (Queste due date segnano i termini massimi nei quali può cominciare e finire il Tempo della Pentecoste e quello dopo la Pentecoste); ne viene che il Tempo dopo la Pentecoste è particolarmente il Ciclo del Santi. Per essere completi noi citeremo tuttavia qui le feste dei Santi di tutto il calendario, facendo precedere da un asterisco quelli che sono iscritti nel primo elenco del Canone della Messa e da due quelli che sono nel secondo.

a) Dopo aver rievocata la memoria di

** S. Giovanni Battista, commemorando l’anniversario della sua nascita (24 giugno); e quello del suo martirio (29 agosto), quella di

S. Giuseppe (19 marzo) e della sua solennità (mercoledì della 2* settimana dopo l’ottava di Pasqua), quella di

S. Gioacchino (16 agosto) e di

Sant’Anna (26 luglio) genitori della Vergine Maria, quella dei

Santi Innocenti (28 dicembre) e quella di

** S. Stefano, 1° martire (26 dicembre), la Chiesa ci fa rivivere ogni anno l’età apostolica, celebrando le feste degli Apostoli:

1 * S. Pietro (29 giugno)

2 * S. Paolo (29 e 30 giugno)

3 * S. Andrea (30 nov.)

4 * S. Giacomo il Magg. (25 luglio)

5 * S. Giovanni (27 die.)

6 * S. Tommaso o Didimo(21dic.)

7 * S. Glacomo il Min.(11 maggio)

8 * S. Filippo (11 maggio)

9 * S. Bartolomeo (24 agosto)

10 * S. Matteo (21 sett.)

11 * S. Simone (28 ott.)

12 * S. Taddeo o Giuda (28 ott.).

Poi vengono le feste di quelli che lo Spirito Santo stesso designa per mezzo del sorteggio l’uno ad occupare il posto di Giuda, l’altro a partecipare all’apostolato di S. Paolo:

** S. Mattia (24 febbr.)  

** S. Barnaba (11 giugno).

Inviati dal Salvatore per insegnare a tutte le genti e battezzarle nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo gli Apostoli si dispersero in tutto il mondo. S. Giacomo il Maggiore, fratello di S. Giovanni (25 luglio), rende per primo testimonianza a Gesù Cristo con l’effusione del suo sangue a Gerusalemme, sotto Erode Agrippa I, verso l’anno 42. Poco dopo S. Pietro, è liberato miracolosamente da un Angelo (1° agosto), e si rifugia nella casa di S. Marco (25 aprile) autore del secondo Vangelo. Da li si reca dapprima ad Antiochia, ove stabilisce la sua cattedra (22 febbraio) e poi a Roma (18 gennaio) di cui fu Vescovo durante un pontificato di venticinque anni. S. Paolo di Tarso, convertito probabilmente l’anno 37 della nostra èra (25 gennaio), viene a trovare S. Pietro a Gerusalemme, e inizia nell’anno 44 i suoi viaggi apostolici. Investito ad Antiochia dell’episcopato insieme con S. Barnaba (11 giugno), percorre con questi nel suo primo viaggio l’isola di Cipro, ove il suo compagno fu più tardi vescovo, la Pamfilia, la Pisidia e la Licaonia. Di ritorno ad Antiochia, va, verso l’anno 51, al Concilio di Gerusalemme presieduto da S. Pietro, e mentre il principe degli Apostoli risiedeva per la seconda volta ad Antiochia, Paolo comincia il suo secondo viaggio verso l’anno 42. Va in Siria in Licaonia, ed essendosi a lui unito

S. Timoteo (24 gennaio), attraversa la Frigia e la Galazia: in quest’epoca deve essere stata fondata la Chiesa di Colossi. A Troade, S. Paolo s’imbarca con S. Luca (18 ottobre), l’autore degli Atti degli Apostoli, e va in Macedonia a Filippi, a Tessalonica, ad Atene, a Corinto e dopo Efeso e Cesarea si reca a Gerusalemme per la Pasqua dell’anno 54. Il terzo viaggio conduce S. Paolo attraverso la Frigia e la Galazia fino ad Efeso, ove scrive la sua Epistola ai Galati, e la sua prima Epistola ai Corinti; rivede poi la Macedonia donde scrive la seconda Epistola ai Corinti, poi la Grecia. Dopo essere stato sulle coste del Mare Adriatico fino all’Illiria, si sofferma di nuovo a Corinto e di là scrive la lettera ai Romani; poi ritorna a Gerusalemme per la festa di Pentecoste del 58. Arrestato nel tempio, fu condotto a Cesarea e dopo una prigionia di due anni, avendo fatto appello a Cesare, fu imbarcato per Roma ove giunse verso l’anno 61. Là trovò una Chiesa perfettamente organizzata da S. Pietro che vi aveva per primo predicato il Vangelo. Il suo processo durò due anni ancora, idrante i quali scrisse le lettere ai Filippesi, agli Efesini, e Colossesi. Divenuto libero e avendo deliberato di recarsi a Gerusalemme, si fa precedere da una lettera indirizzata agli Ebrei, come altre volte aveva fatto coi Romani. S. Paolo va poi a Efeso, in Macedonia, nell’isola di Creta ove lascia

S. Tito (6 febbraio) come Vescovo; a questi scriverà due lettere. Continuando il suo viaggio, va in Grecia e a Corinto ove si incontra con S. Pietro insieme col quale torna a Roma. I due Apostoli subirono il martirio verso l’anno 67; l’anno seguente Gerusalemme fu assediata, e nel 70 espugnata da Tito vide il Tempio bruciato.

b) Periodo delle persecuzioni (I – IV Secolo).

PAPI.

1. * S. Pietro (29 giugno)

2. * S. Lino (23 sett.)

3 * S. Cleto (26 apr.) ovvero

 Anacleto (13 luglio)

4 * S. Clemente (23 nov.)

5 * S. Evaristo (26 ott.)

6. ** S. Alessandro I (3 maggio)

8.  S. Telesforo (5 genn.)

10. S. Igino (11 genn.)

11. S.Pìo I (11 luglio)

12. S.Aniceto (17 apr.)

13.Sotero (22 apr.)

14.S. Eleuterlo (26 mag.)

15 S. Vittore I (28 luglio)

16. S. Zelfirino (26 agosto)

17. S. Calisto I (14 ott.)

18. S. Urbano I (25maggio)

19. S. Ponziano (19 nov.)

21. S. Fabiano (20 genn.)

22. * S . Cornelio (16 sett.)

23. S. Lucio I (4 marzo)

24. S. Stefano I (2 agosto)

25. * S. Sisto II (6 agosto)

27. S. Felice I (30 maggio)

29. S. Caio (22 apr.)

30. S. Marcellino (26 apr.)

31. S. Marcello l (16.genn.)

33. S. Melchiade (10 dicembre)

SANTI.

S. Prisca (18 genn.)

S. Vitale da Ravenna (28 apr.)

S. Tecla (23 sett.)

S. Apollinare vesc.di Rav.(23 lug.)

** S. Ignazio d’Ant. (1° febbr.)

S Simeone (18 febbr.)

S. Ermete (28 agosto)

Ss . Faustino e Glovita (15 febbr.)

Ss. Evenzio e Comp. (3 maggio)

S. Sabina (29 agosto)

Ss. Eustachio e Comp. (20 sett.)

S. Sinforosa e i suoi 7 figli (18 luglio)

** Sante Perpetua e Felicita di Cartagine (6 marzo)

S. Martina (30 gennaio)

Ss. Gervasio e Protasio (19giug.)

Ss. Nazario e Celso (28 luglio)

S. Domitilla (12 maggio)

S. Nicomede (15 sett.)

S. Policarpo (26 genn.)

S. Pudenziana (19 maggio)

S. Prassede (21 luglio)

I 7 fratelli martiri (10 luglio)

S. Felicita (23 novembre.)

S. Giustino (14 aprile)

S. Sinforiano (22 agosto)

S Ireneo (2S giugno)

Ss. Tiburzio, Valeriano e Massimo (14 aprile)

S. Cecilia (22 novembre)

Sant’Ippolito (22 agosto)

S. Barbara (4 dicembre)

S. Agata (5 febbraio)

S. Apollonia (9 febbraio)

S. Epimaco (10 maggio)

S. Venanzio (18 maggio)

S. Cristoforo (25 luglio)

Ss. Dionigi e Comp. (9 ottobre)

Ss. Trifone, Respizio e Ninfa (10 novembre)

S. Saturnino. (29 novembre)

Ss. Rufina e Seconda (10 luglio)

S. Margherita (20 luglio)

Ss. Abdon e Sennen (30 luglio)

S. Romano (9 agosto)

S. Lorenzo (10 agosto)

S. Ippolito (13 agosto)

Ss. Proto e Giacinto (11 sett.)

S. Cipriano (16 settembre)

Ss. Mario e Comp. (19 gennaio)

Sant’Emerenziana (23 gennaio)

S. Valentino (14 febbraio)

S. Giorgio (23 aprile)

S. Pancrazio (12 maggio)

S. Bonifacio (14 maggio)

S. Agapito (18 agosto)

S. Sebastiano (20 gennaio)

S. Agnese (21 gennaio)

S. Vincenzo (22 gennaio)

S. Dorotea (6 febbraio)

Ss. Marcellino, Pietro ed Erasmo (2 giugno)

Ss. Primo e Feliciano (9 giugno)

Ss. Basilide e Comp. (12 giugno)

S. Vito o Guido (15 giugno)

Ss. Marco e Marcellino (18 giugno)

Ss. Nabor e Felice (12 luglio)

S. Cristina (24 luglio)

S. Pantaleone (27 luglio)

Ss. Simplicio e Comp. (29 luglio)

Ss. Ciriaco e Comp. (8 agosto)

Ss. Tiburzlo e Susanna (11 agosto)

Ss. Felice e Adaucto (30 agosto)

Ss. Maurizio e Comp. (22 sett.)

Ss. Cipriano e Giustina (26 settembre)

Ss. Cosma e Damiano (27 sett.)

Ss. Sergio e Comp. (7 ottobre)

Ss. Crisante e Daria (25 ottobre)

Ss. Vitale e Agricola (4 nov.)

I 4 Coronati (8 novembre)

S. Menna (11 novembre)

S. Crisogono (24 novembre)

S. Caterina d’Aless. (25 nov.)

S. Lucia (13 dicembre)

Ss. Gennaro e Comp. (19 sett.)

S. Adriano (8 settembre)

S. Gorgonlo (9 settembre.)

S. Anastasia (25 dicembre)

S. Felice (14 gennaio)

S. Biagio (3 febbraio)

1 40 martiri di Sebaste (10 marzo)

S. Casslano (13 agosto)

S. Timoteo (22 agosto)

S. Pietro d’Aless. (26 novembre)

S. Acazio soldato (8 maggio)

S. Gregorio Taumat. (17 nov.)

c) Il Medio-evo (IV-XV.secolo)

Costantino (306-337), vittorioso di Massenzio, grazie al Labaro si convertì al cattolicesimo, e fu lo strumento di cui Dio si servì per permettere alla Chiesa, dopo tre secoli di persecuzioni, di abbattere definitivamente il paganesimo. Costantino fece costruire le antiche basiliche del Salvatore e di S. Pietro a Roma, ricostruite e consacrate più tardi. La festa dell’Invenzione della S. Croce (3 maggio) si celebra in Oriente il 14 settembre, anniversario della consacrazione dei!: basilica che Costantino fece erigere sul Calvario; in Occidente dette origine alla festa dell’Esaltazione della S. Croce (14 settembre).

Intanto, valendosi dell’era di pace, i Papi

34 S. Silvestro I (31 dicembre)

35 S. Marco I (7 ottobre)

si dedicarono all’organizzazione della Chiesa; ma ben presto la persecùzione riprese e il calendario segna nuovi martiri.

Sotto Giuliano l’Apostata:

S. Gordiano (10 maggio);

* Ss. Giovanni e Paolo (26 giugno);

3. Bibiana (2 dicembre).

Sotto Valentiniano I e Valente:

38 S. Felice II, papa (29 luglio).

E fu allora che per trovare la pace in tempi così torbidi, un gran numero di cristiani si rifugiò nella solitudine della Tebaide. Il più celebre fra questi fu S. Paolo, primo eremita (†341, festeggiato il 15 gennaio), il quale fu il primo legislatore degli Anacoreti.

S. Orsola e le sue Compagne (21 ottobre) S. Teodoro (9 novembre).

S. Giovenale (3 maggio) S. Alessio (17 luglio) S. Ilarione (21 ottobre).

A questo secolo appartengono il primo santo Confessore ricordato nel Calendario cattolico in Oriente, e S. Martino (11 novembre) il primo in Occidente. Il calendario porta nomi di altri Papi Confessori:

39. S. Damaso 1 (11 dic.)

42. S. Innocente I (28 luglio)

47. S. Leone Magno (11 apr.)

55. S. Giovanni I (27 maggio)

80. S. Silverio (20 giugno)

66. S. Gregorio Magno (12 marzo)

76. S. Martino I (12 novembre)

82. S. Leone II (3 luglio)

Nel IV secolo incomincia l’èra aurea dei Padri della Chiesa,

come ci ricordano le feste dei quattro grandi dottori d’Oriente:

S. Atanasio (2 maggio),

S. Basilio Magno (14 giugno)

S. Gregorio di Nazianzo (9 maggio),

S. Giovanni Crisostomo (27 gennaio),

e di quelli d’Occidente:

S. Ambrogio (7 dicembre),

S. Agostino (28 agosto) convertito dalla madre

S. Monica (4 maggio),

S. Girolamo (30 settembre) e

S. Gregorio Magno, già ricordato. Se si aggiungono i nomi di

S. Nicola (6 dicembre), di

S. Ilario (14 gennaio), di

S. Eusebio (16 dicembre), di

S. Efrem (18 giugno), di

S. Damaso (già ricordato), di

S. Cirillo di Gerusalemme (18 marzo), di

S. Liborio (23 luglio), di

S. Paolino (22 giugno), di

S. Cirillo d’Alessandria (9 febbraio), di

S. Pietro Crisologo (4 dicembre), dei due Papi Leone I e S. Leone II, già ricordati, di

S. Isidoro (4 aprile), di

S. Beda (27 maggio), e di

S. Giovanni Damasceno l’ultimo Padre della Chiesa d’Oriente (27 marzo) si hanno ì principali difensori della dottrina cattolica dal IV all’VIII secolo.

V SECOLO.

Le grandi solennità dell’anno, le ordinazioni delle Quattro Tempora e le Stazioni di Quaresima che si compivano nelle basiliche romane e in oltre 43 santuari differenti, ci fanno vedere che fin dal V secolo la Chiesa aveva completamente conquistata la città eterna.

In questo tempo vengono istituite due feste: l’una per celebrare l’Apparizione di S. Michele in Italia (8 maggio) e l’altra la Dedicazione della basilica di S. Michele (29 settembre) che gli fu consacrata da Papa Bonifacio IV sull’area del circo romano.

Nel 415 avvenne l’Invenzione del corpo di S. Stefano (3 agosto).

Nel 431 il terzo Concilio a Efeso condannò Nestorio che negava l’unità della persona in Cristo e la conseguente maternità divina in Maria.

Il calendario riporta inoltre nomi di Vescovi missionari e monaci che, dal secolo V intrapresero la conversione dei barbari le cui orde avevano invaso l’Europa.

VI SECOLO.

S. Saba (5 dicembre) ordina le comunità monastiche in Palestina.

S. Remigio (1° ottobre) battezzò Clodoveo nel Natale del 496 e fece della Francia la Figlia primogenita della Chiesa.

S. Patrizio (17 marzo) converti l’Irlanda e fece sì che essa fu chiamata l’isola dei Santi.

S. Ermenegildo (13 aprile), determinò la Spagna ad abbracciare la fede di Cristo.

S. Egidio (1° settembre) è uno dei quattordici Santi Ausiliari.

Ma è soprattutto

S. Benedetto (21 marzo), che, dando alla vita monastica una regola piena di saggia moderazione, assicura per parecchi secoli l’impero della Chiesa su Roma, allora in decadenza, e sui popoli barbari; e mentre

S. Scolastica, sua sorella (10 febbraio) santifica le anime nella solitudine del monastero; il Patriarca dei monaci d’Occidente invia in Francia il discepolo

S. Mauro (15 gennaio).

S. Placido (5 ottobre) fu anche uno dei suoi discepoli più cari. Il primo Papa benedettino, S. Gregorio Magno Magno, mandò

S. Agostino di Cantorbery (28 maggio) ad evangelizzare la Gran Bretagna, la quale meritò in poco tempi d’essere anch’essa chiamata l’isola dei Santi.

VII SECOLO.

Le Litanie Maggiori, il 25 aprile, perpetuano da S. Gregorio in poi, la testimonianza della confidenza piena che la Chiesa ha nella preghiera e nella penitenza per scongiurare calamità pubbliche.

Nel Pantheon d’Agrippa, Roma aveva riuniti tutti gli dèi pagani, ma questo tempio, liberato da tutti gli idoli, fu dedicato il 13 maggio del 640 dal Papa Bonifacio IV a Maria e ai Martiri, e più tardi a tutti i Santi. Sotto Gregorio IV (827-844), questa festa venne trasportata al 1° novembre, in modo che la festa di Tutti i Santi, divenuta anniversario di questa consacrazione, segnò il trionfo di Cristo sulle false deità.

Nel 628, S. Anastasio (22 gennaio) fu martirizzato per òrdine del re Cosroe.

VIII SECOLO.

Il 5 giugno la Chiesa festeggia

S. Bonifacio benedettino, sassone, il quale incorona il re Pipino e converte la Germania.

IX SECOLO.

In seguito a calamità pubbliche S. Mamerto nel V secolo stabilisce le Rogazioni, che nell’816 vengono introdotte a Roma da Leone III. Questi fu il Pontefice che coronò Carlo Magno nel Natale dell’800. Difensore della S. Chiesa e Ausiliare in tutto della S. Sede Apostolica e della Cristianità, di cui il Papa era la testa ed egli fu il braccio, questo imperatore diffonde ovunque la liturgia romana e Il canto gregoriano.

La festa dei

Ss. Cirillo e Metodlo (7 luglio) ricorda la conversione della Boemia e della Polonia che, per essi, entravano a far parte della S. Chiesa nel 870. Di questi paesi e dell’Ungheria è patrono

S. Venceslao (28 settembre).

X SECOLO.

In Francia, la fondazione del celebre monastero benedettino di Cluny (910) segna una data importante nella storia della Chiesa, poiché quest’abbazia fu un vivaio di uomini apostolici. Uno dei primi abati di questo monastero, S. Odilone, fece celebrare il 2 novembre 998 la Commemorazione del Defunti, che ben presto fu estesa a tutta la Chiesa.

XI SECOLO.

Nell’XI secolo, lo slancio religioso è dato da un grande numero di santi. Ancora dell’ordine benedettino vi sono da ricordare due fondatori:

S. Giovanni Gualberto (12 luglio) e

S. Romualdo (7 febbraio) che istituisce i Camaldolesi, di cui

S. Pietro Damiano (3 febbraio) è uno dei più illustri membri. Sul trono risplendono le virtù di  S. Enrico (15 luglio), capo del Sacro Romano Impero;

di S. Stefano d’Ungheria (2 settembre), onorato dalla Sede del titolo di Re apostolico; di S. Edoardo (13 ottobre) d’Inghilterra;

di S. Canuto Magno (19 gennaio), re di Danimarca, che distrusse nel suo popolo le ultime vestigia dell’idolatria, e

Santa Margherita (10 giugno) regina e patrona della Scozia.

In Polonia è da ricordare il Vescovo

S. Stanislao (7 maggio).

Alla fine di questo medesimo secolo la Chiesa attraversa una crisi gravissima. In Oriente le forze dell’Islamismo diventano ogni giorno più minacciose; in Occidente la lotta fra il potere spirituale e il potere temporale si è ingaggiata con un’asprezza tutta particolare; nel clero s’introducono la simonia e il rilassamento e Berengario comincia le sue controversie sull’Eucarestia. È allora che Dio suscita nel 1073 il glorioso monaco benedettino di Cluny, Ildebrando, che divenne Papa e portò il nome di:

162. S. Gregorio VII (25 maggio).

Onesto illustre prelato ristabilisce la legge del celibato, abolisce le investiture e si oppone alle usurpazioni imperiali scomunicando e deponendo dal trono Enrico IV, imperatore di Germania.

XII SECOLO.

Un altro figlio di S. Benedetto,

S. Anselmo di Cantorbéry (21 aprile)

sostiene in Inghilterra le medesime lotte che sosterrà un secolo più tardi

S. Tomaso di Cantorbéry (29 dicembre).

Allora appaiono

S. Brunone (6 ottobre) fondatore dell’Ordine dei Certosini,

S. Norberto (6 giugno) fondatore dell’Ordine dei Premonstratensi,

e S. Roberto fondatore dell’Ordine dei Cisterciensi, ove si osserva in tutto il suo rigore la regola di S. Benedetto.

La più grande gloria di quest’Ordine fu

S. Bernardo (20 agosto) che predicò la 2″ Crociata;

S. Guglielmo (25 giugno) fonda anche un monastero che si ispira soprattutto alla regola benedettina.

Nel 1160 muore

S. Ubaldo (16 maggio), celebre per il suo poter sui demoni.

XIII SECOLO.

Il secolo XIII, che è tra i più gloriosi per la Chiesa, vide sorgere due nuovi Ordini, destinati particolarmente al riscatto e alla liberazione dei Cristiani prigionieri.

L’Ordine della Madonna della Mercede (24 settembre), istituito da

S. Pietro Nolasco (28 gennaio).

S. Raimondo .Nonnato (31 agosto)

fu una gloria di questo Ordine.

L’Ordine dei Trinitari, fondato un po’ prima da

S. Giovanni di Matha (8 febbraio) e da

S. Felice di Valols (20 novembre).

Più d’un milione di prigionieri furono riscattati dai religiosi di questi Ordini dalla schiavitù dei Mussulmani. Inoltre per opporsi ai disordini degli Albigesi, che infestavano il mezzogiorno della Francia, Iddio manda

S. Domenico (4 agosto) che fonda l’Ordine dei Frati Predicatori, illustrato a sua volta da

S. Pietro da Verona (29 aprile), da

S. Giacinto (17 agosto), da

S. Tomaso d’Aquino (7 marzo) e da

S. Raimondo di Pegnafort (23 gennaio) e da

Sant’Alberto il Grande (15 novembre).

Per riscaldare, dice la liturgia, il mondo raffreddato, Dio suscita contemporaneamente a S. Domenico, il serafico

S. Francesco d’Assisi (4 ottobre), fondatore dell’Ordine dei Frati Minori. Viene celebrato il 17 settembre il ricordo delle Stigmate che S. Francesco ricevette.

Fra gli illustri figli di quest’Ordine sono da ricordare:

S. Antonio di Padova (13 giugno),

S. Bonaventura (14 luglio). Il 12 agosto la Chiesa celebra

S. Chiara, cooperatrice di S. Francesco, per la fondazione del secondo Ordine o delle Clarisse; in questo tempo fu istituito il terzo Ordine o l’Ordine dei Terziari.

Nel secolo XIII fu anche istituito in Europa l’Ordine del Carmelo come ricorda la solennità della

B. V. M. del Monte Carmelo (16 luglio); fu inoltre istituito da 7 Fondatori (12 febbraio) l’Ordine dei Servi di Maria; uno dei primi generali dei Serviti fu

S. Filippo Benizi (23 agosto).

Dall’Ordine benedettino si partono in quest’epoca due rami:

quello dei Monaci Silvestrini, istituito da

S. Silvestro († 1267: 26 novembre) e quello dei Celestini, fondato da  S. Pietro Celestino che fu Papa per qualche mese sotto il nome di:

197 | S. Celestino V (19 maggio).

S. Elisabetta illustra il trono di Ungheria (19 novembre),

S.Edvige quello di Polonia (16 ottobre) e in Francia regna il più grande re cristiano della storia:

S. Luigi IX (25 agosto).

La festa del « Corpus Domini », chiesta da nostro Signore alla beata Giuliana nel 1208 ed estesa a tutto il mondo da Papa Urbano IV nel 1264, rammenta in noi il più potente mezzo scelto da Dio per rendere alla Chiesa il suo fervore e rammenta altresì il XII Concilio ecumenico del Luterano, nel quale fu formulato — usando la parola transustanziazione — il dogma della presenza reale di Gesù nell’Eucarestia, dogma che del resto aveva sempre fatto parte essenziale dell’insegnamento della Chiesa. Il medesimo Concilio prescrisse la confessione annuale e la Comunione pasquale.

La Natività della B. V. Maria (8 settembre) fu dal Papa Innocenzo IV arricchita di un’ottava dopo il XIII Concilio ecumenico di Lione del 1245.

XIV SECOLO.

Nel XIV secolo l’antico Ordine degli Agostiniani dà alla Chiesa

S. Nicola da Tolentino (10 settembre) e

S. Brigida di Svezia (8 ottobre);

quello dei Benedettini

S. Geltrude la Grande (16 novembre) che fu celebre per le sue rivelazioni sul Sacro Cuore; quello del Carmelo

S. Andrea Corsini (4 febbraio); quello di S. Francesco,

S. Elisabetta, regina del Portogallo (8 luglio); quello dei Servi di Maria

S. Giuliana Falconieri (19 giugno), fondatrice delle Mantellate:

e quello di S. Domenico,

S.Caterina da Siena (30 aprile) che persuase il Papa Gregorio XI a tornare a Roma. Durante un periodo di 70 anni — che sono stati paragonati ai 70 anni della cattività di Babilonia — i Papi abitarono infatti ad Avignone per sottrarsi ai pericoli, che essi incontravano nella Città Eterna. Fu ad Avignone che Giovanni XXII estese, nel 1334, a tutta la Chiesa la festà della SS. Trinità (I Domenica dopo Pentecoste) e che Gregorio XI istituì, un anno prima di tornare a Roma, la festa della Presentazione della B. V. M. (21 novembre), che era già celebrata in Oriente. Il successore, Urbano VI stabilì nel 1389 per tutto il mondo la festa della Visitazione della B. V. M. (2 luglio) per ottenere la fine del grande scisma, che mettendo l’uno contro l’altro due papi, desolò per quarant’anni l’Occidente.

XV SECOLO.

Nel XV secolo Dio mandò alla Francia

Santa Giovanna d’Arco (30 maggio); alla Spagna

S. Vincenzo Ferreri dell’Ordine di S. Domenico (5 aprile);

S. Giovanni di S. Facondo dell’Ordine di S. Agostino (12 giugno) e

S. Diego dell’Ordine di S. Francesco (13 novembre): all’Italia

S. Francesca Romana, fondatrice delle Oblate di S. Benedetto (9 marzo),

S. Antonino, domenicano, arcivescovo di Firenze (10 maggio),

S. Bernardino da Siena, francescano (20 maggio),

S. Lorenzo Giustiniani (1° Patriarca di Venezia) (5 settembre); e alla Polonia

S. Giovanni di Kenty (20 ottobre) e

S. Casimiro

(4 marzo).

La presa di Costantinopoli per opera di Maometto II, nel 1453, portò con sé la caduta dell’Impero d’Oriente, che risaliva fino a Costantino, giusto castigo della sua ribellione alla Chiesa di Roma. Intanto per proteggere l’Europa dall’onda invadente, i Papi suscitano degli eroi.

S. Giovanni Capiscano, francescano italiano (28 marzo) predica una crociata e sotto le mura di Belgrado l’islamismo viene vittoriosamente ricacciato da Giovanni Huniady. In memoria di questo avvenimento importante, Papa Calisto III estende a tutta la Chiesa la festa della Trasfigurazione (6 agosto), Cristoforo Colombo scopre il nuovo mondo e Vasco di Gama le Indie Orientali che ricompenseranno la Chiesa dei danni che subirà in Europa nel XVI secolo.

d) Evo Moderno (XVI-XX secolo)

XVI SECOLO.

Il XVI secolo segna una data dolorosa per la Chiesa. Il paganesimo rinascente, Il protestantesimo e ben presto il giansenismo la travagliano all’interno, mentre all’esterno l’Islamismo diventa sempre più minaccioso. Sembra che si sia scatenato satana; egli seduce le nazioni ai quattro angoli della terra, le riunisce per il combattimento ed « esse circondano la terra dei Santi e la città beata » (Apoc. XX, 7); più tardi anzi andranno a spogliare il successore di Pietro del suo patrimonio.

Per opporre un ostacolo all’invasione dei barbari, la Provvidenza Divina aveva suscitato all’alba del Medio-Evo S. Benedetto e il suo Ordine di pace; per combattere la barbarie dello spirito che si avanza come l’armata del male, Dio fa sorgere nei primi tempi dell’Evo Moderno in mezzo a uno stuolo di altri santi,

S. Ignazio di Loyola (31 luglio) primo generale della Compagnia di Gesù, questa nuova milizia di Cristo approvata dalla bolla: Al governo della Chiesa militante. Fino a questo momento si possono ricordaredi questa Compagnia i nomi gloriosi di

S. Francesco Borgia (10 ottobre),

S. Francesco Saverio (primo apostolo degli Indi(3 dicembre) e

S. Luigi Gonzaga, il modello della giovinezza cristiana(21 giugno) e

S. Pietro Canisio (27 aprile) che affrontò coraggiosamente l’errore protestante e fece un celebre catechismo.

Nel 1507 muore

S. Francesco da Paola (2 aprile) fondatore dell’Ordine dei Minimi.

Un figlio di S. Domenico sale allora sul trono pontificale:

232 | S. Pio V (5 maggio). Egli istituisce nel 1571 la festa della Madonna della Vittoria, diventata due anni più tardi festa del S. Rosario della B. V. Maria (7 ottobre), in ricordo della vittoria navale di Lepanto riportata sui Turchi.

Con l’aiuto di

S. Giovanni della Croce, Carmelitano scalzo (24 novembre),  la serafica

S. Teresa (15 ottobre) ristabilisce la primitiva osservanza nell’antico Ordine del Carmelo;

S. Pietro d’Alcantara, illustre riformatore dell’Ordine dei Minori (19 ottobre) guida la santa nel suo nobile lavoro.

S. Pasquale Baylon, il patrono delle opere eucaristiche (17 maggio) è anch’egli figlio di S. Francesco.

S. Gerolamo Emiliani (20 luglio) istituisce la Congregazione dei Somaschi per l’educazione dei giovani e

S. Angela de Merici (31 maggio) quella delle Orsoline per l’educazione delle giovinette.

S. Gaetano (7 agosto) fonda i Teatini;

S. Antonio Maria Zaccaria (5 lug io) fonda un altro istituto del medesimo genere.

S. Carlo Borromeo (4 novembre) riforma il clero;

S. Filippo Neri (26 maggio) istituisce la Congregazione dell’Oratorio;

S. Tommaso da Villanova, monaco agostiniano, si rende celebre per la sua carità verso i poveri (22 settembre), e

S. Giovanni di Dio (8 marzo) stabilisce una Congregazione di Frati Ospitalieri. Nel 1584 Gregorio XIII estende la festa di

S. Anna (26 luglio) a tutta la Chiesa; fu questo Papa che nel 1582 promulgò la riforma del calendario, che va sotto il nome di Riforma gregoriana.

Nel 1585 Sisto V impose a tutta la Chiesa la festa della Presentazione di Maria, che si celebrava già da tempo in Oriente.

Ancora nel XVI secolo Giulio II e Leone X fecero innalzare sulla tomba di S. Pietro la vasta basilica del Vaticano, una delle meraviglie del mondo. Nell’anno 1600 le indulgenze del giubileo vi attirarono tre milioni di pellegrini; Urbano VIII la consacrò nel 1626, come ci ricorda l’anniversario della Consacrazione della basilica di S. Pietro (18 novembre).

XVII SECOLO.

Nel 1608 Paolo V estende alla Chiesa universale la festa dei Ss. Angeli (2 ottobre) e nel 1621 Gregorio XV quella di S. Giuseppe, la quale fin dagli ultimi del secolo XV era stata fissata la data 19 marzo.

La festa del SS. Nome di Maria (12 settembre) approvata da Roma nel 1513, nel 1683 fu estesa da Papa Innocenzo XI a tutta la Chiesa per ringraziare la Vergine della vittoria di Giovanni Sobieski sui Turchi che assediavano Vienna. Lo stesso Papa istituì nel 1688 la festa dei Sette Dolori della B. V. Maria, estesa da Benedetto XIII nel 1727 alla Chiesa Universale; Pio X la fissò al 15 settembre, giorno della ottava della Natività. XVII sec. appaiono nuovi Ordini religiosi che si dedicheranno in modo meraviglioso all’insegnamento e a tutte le opere di carità.

S. Francesco di Sales (29 gennaio) istituisce insieme con

S. Giovanna Francesca di Chantal († 1641: 21 agosto) l’ordine della Visitazione.

Nel 1690

S. Margherita Maria Alacoque (17 ottobre) è favorita a Paray-le-Monial da parecchie visioni del Sacro Cuore.

S. Vincenzo de’ Paoli (19 luglio) fonda la Congregazione dei Preti delle Missioni e, con l’aiuto di S. Luisa Marillac (canonizzata nel 1934) quella delle Figlie delia Carità

S. Camillo de Lellis (18 luglio) fonda una Congregazione di Chierici regolari per il servizio degli ammalati.

S. Francesco Caracciolo (4 giugno) fonda l’Ordine dei Chierici minori regolari e

S. Giuseppe Calasanzio (27 agosto) quello dei Chierici regolari delle scuole pie.

S. Maria Maddalena de’ Pazzi (29 maggio) è una delle glorie dell’Ordine del Carmelo, mentre per l’Ordine di S. Francesco, vi è

S. Fedele da Sigmaringen (24 aprile) e

S. Giuseppe da Copertino (18 settembre); per l’Ordine dei Gesuiti,

S. Roberto Bellarmino (13 maggio), e per l’Ordine dei Teatini

S. Andrea Avellino (10 novembre).

S. Rosa da Lima (30 agosto) è il primo fiore di santità prodotto dal nuovo mondo.

Nel 1623

S. Giosafat, Arcivescovo di Polosca (14 novembre) che cerca di ricondurre a Roma gli eretici e gli scismatici è mandato a morte.

Da segnalare vi è poi il voto fatto da Luigi XIII, nel 1638 di fare una solenne processione il giorno dell’Assunta, legando così questa grande festa della Madonna alla storia nazionale della Francia.

XVIII SECOLO.

S. Giovanni Battista de La Salle (15 maggio) fonda l’Istituto cosi utile e benefico dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Nel 1716 la festa della Madonna del Rosario (7 ottobre) viene estesa da Clemente XI a tutta la Chiesa in memoria della nuova disfatta dei Turchi, subita a Peter Wardein, per opera di Carlo VI.

Nel 1721 Innocenzo XIII concede l’estensione della festa del SS. Nome di Gesù, il 2 gennaio, a tutto il mondo.

Nel 1726 Benedetto XIII, consacra la basilica di S. Giovanni in Laterano, che era stata riedificata, e fa celebrare ogni anno l’anniversario di questo avvenimento con la festa della Consacrazione dcll’Arcibasilica del S. Salvatore (9 novembre); lo stesso Papa l’anno seguente estende a tutta la Chiesa la festa dei Sette Dolori della B.V. M. che si celebra il Venerdì di Passione.

S. Alfonso de’ Liguori, (2 agosto) istituisce la Congregazione del SS. Redentore; i suoi scritti contribuiscono grandemente a riparare al male causato dal rigorismo giansenista. —

S. Paolo della Croce (28 aprile) fonda l’istituto dei Passionisti.— Nel 1765 Clemente XIII estende a tutta la Chiesa l’usanza delle Quarant’Ore che risale al secolo XVI: è una divozione riparatrice e nello stesso tempo una protesta contro il razionalismo che cominciava già a produrre tanta rovina. Alla fine di questo secolo di incredulità, scoppia la rivoluzione francese e il secolo seguente è quello della rivolta generale contro ogni autorità.

XIX SECOLO.

Nel 1817 per ricordare i dolori che Pio VII esiliato e prigioniero aveva sopportato e la protezione della Vergine che lo aveva liberato contro ogni umana aspettativa, Pio VIII estende a tutta la Chiesa la Festa dei Dolori di Maria (15 settembre), che i Servi di Maria celebravano fin dal XIII secolo.

Nel 1849 Pio IX istituisce la

festa del Preziosissimo Sangue di Gesù (1° luglio) per mostrare che ai meriti del Salvatore si deve la vittoria riportata dalle armi francesi sulla rivoluzione che aveva cacciato il Papa da Roma; essendosi ottenuta questa vittoria il 2 luglio, il Papa elevò la festa della Visitazione della B. V. M. a rito doppio di II classe. — Ancora questo Papa nel 1847 estende a tutta la Chiesa la festa della Solennità di S. Giuseppe (mercoledì della 2a settimana dopo l’Ottava di Pasqua), e nel 1870 dichiara questo santo Patriarca protettore della Chiesa universale.

– Nel 1854, Papa Pio IX proclama il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, la cui festa (8 dicembre) era stata già concessa al mondo intero da Clemente X nel 1708; Leone XIII estende a tutto il mondo la Vigilia di questa festa nel 1879. — Ma il mezzo più grandioso che Dio impiega per confondere insieme la perfida dell’eresia giansenista e il razionalismo empio e immorale è il culto del Sacro Cuore la cui festa (Venerdì dopo l’Ottava del Corpus Domini) approvata nel 1765 da Clemente XIII, è innalzata nel 1889 alla dignità di rito di I classe. — Nel 1854 Papa Pio IX consacrala Basilica di S. Paolo fuori le mura, incendiata nel 1823 e fissa la festa della Consacrazione della Basilica di S. Paolo al 18 novembre. — Nel XIX secolo è istituita anche la festa delle Reliquie (5 novembre). — Nel 1888 Leone XIII colpito dalle dolorose prove che la Chiesa subisce, compone una Méssa e un ufficio nuovo in onore della Madonna del Rosario (7 ottobre) ed eleva questa festa al rito doppio di II classe. Il medesimo Papa nel 1879 eleva al rito doppio di II classe la festa di

S. Gioachino, 16 agosto) e quella di

S. Anna (26 luglio).

XX SECOLO.

Nel 1890 Leone XIII istituisce la festa della Madonna di Lourdes febbraio) che Pio X estende nel 1907 alla Chiesa universale. Questo Papa eleva al rito doppio di II classe la festa della Madonna dei 7 Dolori (15 settembre) e trasforma il calendario delle feste cristiane in modo da rendere al Ciclo Cristologico la preponderanza sul Ciclo Santorale. Benedetto XV fa rendere culto universale a

S. Efrem (18 giugno) e gli dà il titolo di dottore; ordina un nuovo Prefazio per S. Giuseppe e i Defunti, e canonizza Giovanna d’Arco, già ricordata, S. Margherita Maria Alacoque (17 ottobre) e

S. Gabriele dell’Addolorata (27 febbraio). Introduce inoltre nella Chiesa universale la

festa della Sacra Famiglia (Domenica nell’Ottava dell’Epifania),  di

S. Gabriele (24 marzo),  di

S. Raffaele, 24 ottobre, di

S. Ireneo (28 giugno) e, ove lo desiderano, la festa di

Maria Mediatrice di tutte le grazie (31 maggio) e del

Cuore Eucaristico Gesù (giovedì dopo l’Ottava del Corpus Domini).

Pio XI istituisce la

Festa di Cristo Re (ultima Domenica di ottobre), quella di

S. Teresa del Bambino Gesù (3 ottobre) e di

S. Pietro Canisio (già citato), che dichiara Dottore della Chiesa insieme con

Giovanni della Croce (già citato anch’esso). Canonizza il S. Curato d’Ars (9 agosto),

S. Maria Sofia Barat (25 maggio) fondatrice delle Dame del S. Cuore, e

S. Giovanni Eudes (19 agosto), fondatore degli Eudisti. Compone anche un nuovo Ufficio e una nuova Messa con Prefazio proprio della Festa del Sacro Cuore, aggiungendovi l’Ottava privilegiata. Estende la festa di S. Margherita Maria Alacoque alla Chiesa universale e canonizza nel 1930  

S. Roberto Bellarmino (13 maggio), che insieme a

S. Alberto Magno (15 novembre), canonizzato nel 1932 fu da lui proclamato Dottore della Chiesa. Infine estende alla Chiesa universale la festa della Maternità della B. V. M. (11 ottobre)

e quella di S. Gabriele dell’Addolorata. Fra le ultime canonizzazioni avvenute, ricordiamo in modo speciale quelle di

S. Giovanni Bosco (31 gennaio)

S. Giuseppe Ben. Cottolengo (30 aprile

S. Giovanna Antida Thouret (23 maggio)

S. Margherita Redi (11 marzo).

S. Giovanni Leonardi (9 ottobre)

S. Andrea Bobola (16 maggio)

S. Salvatore da Orla (18 marzo).

Pio XII costituisce Patroni principali d’Italia S. Francesco d’Assisi e S. Caterina da Siena; canonizza

S. Gemma Galgani (11 aprile) e

S. Maria S. Eufrasia Pelletier (24 aprile).

III. Commento Liturgico.

Durante il primo semestre dell’anno ecclesiastico (Avvento-Pentecoste) la Chiesa ricostituisce la vita di Cristo; durante il secondo (Trinità-Avvento), mostra la vita della Chiesa stessa che si sforza di riprodurre nei suoi Santi le virtù del Maestro. Infatti nel passato le Domeniche che. seguivano la Pentecoste erano raggruppate attorno a qualche Santo più importante: vi erano così le settimane dopo la festa di S. Pietro o degli Apostoli, le settimane dopo la festa di S. Lorenzo, le settimane del settimo mese (settembre) e le settimane dopo la festa di S. Michele. Volendo accentuare l’azione dello Spirito Santo nelle anime dopo la Pentecoste, queste Domeniche ricevettero più tardi l’antica e più logica denominazione di Domeniche dopo la Pentecoste, che le riunisce cosi al Ciclo pasquale. Questa seconda parte dell’anno, senza sottoporre nuovamente la sua liturgia all’ordine cronologico della prima, ne è tuttavia l’eco fedele, poiché approfondisce in maniera nuova gli insegnamenti del Signore lasciandosi guidare dai bisogni della nostra intelligenza e del nostro cuore. E così come già nella prima parte si leggevano nel loro ordine le lettere di S. Paolo, il Vangelo di S. Matteo, S. Marco, S. Luca, anche qui si ritrova traccia di questo ordine. Si vede così che per « la maggior parte del tempo », i Salmi sono presi, specialmente per gli Alleluia, Offertori e Comunioni, in un ordine ascendente (Vedi Tavola, p. 844 e 845). Ma perché in questi brani del Vangelo e nei Salmi è stato preso un tal passo o un tal versetto piuttosto che un altro? Come per le Domeniche del Tempo della Settuagesima e della Quaresima, sono i libri storici letti nel Breviario che hanno determinato, per la maggior parte del tempo, questa scelta per le Messe dalla I alla XI Domenica dopo la Pentecoste. Dalla XII Domenica il ravvicinamento tra il Messale ed il Breviario, è meno apparente. Ma per restar fedele al metodo usato per le prime 11 Domeniche come per le Domeniche dalla Settuagesima alla IV Domenica di Quaresima, noi abbiamo creduto bene continuare a stabilire questo parallelismo. Noi non vogliamo con ciò dire che i rapporti da noi già stabiliti, fossero stati tutti voluti dalla Chiesa quando Ella compose il Messale, ma pensiamo che è conforme allo spirito della Chiesa Io studiare questo libro in rapporto al Breviario, poiché Essa ce li dà unitamente ogni giorno, e proponiamo una interpretazione che ci farà rivivere tutta la Storia Sacra ogni anno. Cosi il Messale insegna nello stesso tempo la Storia Sacra, la Storia di Gesù e la storia della Chiesa e, soprattutto, il dogma cattolico, e la morale cristiana nella sua applicazione pratica. Che bel catechismo! Siccome tutte le Domeniche di questo tempo si ricollegano, come è stato detto, alla festa di Pentecoste — ed ecco perché sono dette Domeniche dopo Pentecoste, — si può cercare un altro piano logico che si aggiunge a quello già esposto e viene a completarlo, facendo inquadrare quest’epoca col piano generale del Ciclo. — Lo Spirito Santo, come è stato detto (V. Commento dogmatico), dà alla Chiesa i differenti insegnamenti di Cristo. Il primo di tutti i dogmi è quello della SS. Trinità e questo dogma, lo Spirito Santo ricorda prima d’ogni altro alla Chiesa, poiché solo battezzando in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, essa deve insegnare a tutto il mondo. Ed ecco che la prima Domenica dopo Pentecoste coincide con la festa della SS. Trinità. — Ilsecondo dogma è l’Incarnazione, che ci ricorda fino alla fine dei secoli, la presenza di Gesù nell’Eucarestia; e la seconda solennità è quella del Corpus Domini. — Il terzo dogma è quello della Chiesa la cui anima è lo Spirito Santo, ed ecco che tutte le domeniche seguenti contengono allusioni allo Spirito Santo, e alla grazia che produce nelle anime che appartengono alla Chiesa, per farle sempre più intimamente spose di Cristo. « Durante questo tempo la nostra attenzione è sempre rivolta alla santa Persona divina che, mandata alla Chiesa e alle anime continua e conduce a termine l’opera redentrice ricordata dall’Avvento a Pentecoste. Grazie a questa luce, noi intenderemo meglio le pagine e le parole ispirate, scelte come letture e come canti della Messa: e ciascuna ci apparirà come uno strumento per le divine operazioni dello Spirito Santo nelle anime. Manteniamo la luce di fede che splende specialmente nelle Messe del Tempo dopo Pentecoste; senza dare alle formule di queste Messe una unità, una fisionomia precisa, questo criterio serve a produrre i frutti più preziosi di salvezza per l’anima, che lascia esplicare in se stessa l’azione dello Spirito» (Messale per tutti, LOVANIO). — Essendo poi queste domeniche destinate a rappresentare tutti i secoli che passerà la Chiesa, vi si possono vedere allusioni alle differenti età del mondo; infatti le ultime domeniche parlano esplicitamente del ritorno dei Giudei e delle grandi prove che segneranno la fine del mondo. – Infine. siccome il Tempo dopo Pentecoste è soprattutto consacrato alla Chiesa, fra le diverse domeniche destinate a conservare tutta la preminenza che spetta al Ciclo Cristologico, s’intercalano le grandi feste mediante le qualivengono ricordati i Santi che lo Spirito di Gesù ha fatti. Essi diventano da questo momento il commento vivo della parola del Maestro mettendo in pratica, durante la settimana, quello che lo Spirito Santo ha insegnato nella domenica. Il Ciclo dei Santi trova quindi in questo Tempo dopo Pentecoste tutta la sua ampiezza, pur mettendo in piena evidenza il Ciclo temporale dal quale dipende. Infatti noi qui abbiamo la festa della nascita di Maria sulla terra (8 settembre) e in cielo (15 agosto); la festa di S. Michele (29 settembre); degli Angeli (2 ottobre); la doppia natività di S. Giovanni Battista in terra (24 giugno) e in cielo, il giorno del suo martirio (29 agosto); la festa del Ss. Apostoli Pietro e Paolo (29 e 30 giugno); la festa di Tutti i Santi; la Commemorazione dei Defunti e l’Anniversario della Consacrazione delle principali chiese, simbolo delle assemblee delle anime che un giorno formeranno la Gerusalemme celeste. — Per esprimere questa speranza si usano i paramenti verdi, che ne sono il simbolo, per le Messe di tutte queste domeniche. Il verde che è l’indizio di vita nella natura, era antecedentemente assegnato agli Angeli, che erano rappresentati con aureola oppure veste di questo colore. Il verde designa anche il lavoro della vita della grazia nelle anime e perciò gli antichi dipingevano spesso la Vergine e i Santi con vesti verdi; mentre sui monumenti funerari si disegnava un ramo verde per significare l’immortalità dell’anima e la risurrezione, che sono la mèta del Tempo dopo Pentecoste. Siccome le Domeniche dopo la Pentecoste sono regolate dalla Pasqua, tra la XXIII e la XXIV, che è sempre l’ultima, si forma un vuoto che è riempito con le Domeniche dopo l’Epifania (6a, 5a e 4a e qualche volta anche la 3a dopo l’Epifania) che non furono celebrate. Di modo che, a seconda della Pasqua, si possono avere durante l’anno da 23 a 28 Domeniche dopo Pentecoste.

CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA: GIUGNO 2020

CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA DEL MESE DI GIUGNO 2020

Il mese di Giugno è il mese che la Chiesa Cattolica consacra al

Divin Cuore di Gesù

SCOPO DELLA DIVOZIONE AL SACRO CUORE

L’amore vuole amore. L’amore sconosciuto vuole amoreriparatore.

Quando Gesù mostrava alla beata Margherita Maria il suo cuore infiammato d’amore per gli uomini e, incapace di contenere più a lungo quelle fiamme che lo consumavano, e desideroso di far parte a tutti delle ricchezze del suo . cuore, che cosa voleva? Attirare l’attenzione degli uomini su questo amore, indurli a rendergli omaggio, invitarli ad attingere in questo cuore infinitamente ricco. Se, al dire della santa, egli si compiace grandemente di essere onorato sotto la figura del suo Cuore di carne, che scopo vuole che ci proponiamo nel rendergli questo onore? Si tratta del fine preciso e prossimo della divozione, non già del fine ultimo e generale che è, evidentemente, la gloria di Dio e la santificazione delle anime. – Egli vuole che ci proponiamo di onorare il suo amore e di corrispondergli, rendendo amore per amore. La manifestazione del sacro Cuore alla beata Margherita Maria è la manifestazione dell’amore. Si può dunque collegare tutta la divozione a questo. Da una parte, un amore che reclama corrispondenza d’amore, un amore tenero, esuberante, che vuole ricambio proporzionato d’amore; dall’altra parte l’amore che risponde all’invito dell’amore, l’amore desideroso di non essere troppo al disotto dell’amore immenso che l’ha prevenuto e lo provoca. Se la devozione al sacro Cuore, secondo la parola di Pio VI, ci conduce a venerare l’immensa vita e il prodigo (effusum) amore di nostro Signore per noi, è evidente che ciò serve ad accendere il nostro amore a questo focolare dell’amore. Il che è evidente. Ricorderò qualche testo soltanto per mostrare che è proprio così.

La beata scriveva al P. Croiset : « Mi si mostrava di continuo un cuore che gettava fiamme da ogni parte, con queste parole: Se tu sapessi quanto io abbia sete d’essere amato dagli uomini tu non risparmieresti nulla per questo…. Io ho sete, io ardo dal desiderio d’essere amato ». E precedentemente aveva scritto alla madre de Saumaise: « Egli vivrà malgrado i suoi nemici, e si farà padrone e possessore dei nostri cuori e ne prenderà possesso; perché il fine principale di questa divozione è di convertire le anime all’amor suo ».

[J. V. Bainvel: La devozione al S. CUORE DI GESÙ. Soc. Ed. Vita e Pensiero, Milano, 1919]

Indulgenze per il mese di Giugno:

253

Mensis sacratissimo Cordi Iesu dicatus

Fidelibus, qui mense iunio (vel alio, iuxta Rev.mi Ordinari prudens iudicium), pio exercitio in honorem Ssmi Cordis Iesu publice peracto devote interfuerint, conceditur:

Indulgentia decem annorum quolibet mensis die;

Indulgentia plenaria, si diebus saltem decem huiusmodi exercitio vacaverint et præterea peccatorum veniam obtinuerint, eucharisticam Mensam participaverint et ad Summi Pontificis mentem preces fuderint. Iis vero, qui præfato mense preces vel alia pietatis obsequia divino Cordi Iesu privatim præstiterint, conceditur:

Indulgentia septem annorum semel quolibet mensis die;

Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodo quotidie per integrum mensem idem obsequium peregerint; at ubi pium exercitium publice habetur, huiusmodi indulgentia ab iis tantum acquiri potest, qui legitimo detineantur impedimento quominus exercitio publico intersint (S. C. Indulg., 8 maii 1873 et 30 maii 1902; S. Pæn. Ap., 1 mart. 1933).

(A coloro che nel mese di giugno praticano un pio esercizio in onore del Sacro Cuore di Gesù in pubblico, si concedono 10 anni, ed in privato 7 anni, e Indulgen. Plenaria se esso verrà praticato almeno per 10 giorni con le s. c.).

Altre indulgenze ove viene celebrato solennemente il Cuore Sacratissimo di Gesù con corso di predicazione.

Queste sono le feste del mese di

GIUGNO 2020

1 Giugno Die II infra octavam Pentecostes    Duplex I. classis

2 Giugno Die III infra octavam Pentecostes    Duplex I. classis

3 Giugno Feria Quarta Quattuor Temporum Pentecostes    Semiduplex

4 Giugno Die Quinta infra octavam Pentecostes    Semiduplex

5 Giugno Feria Sexta Quattuor Temporum Pentecostes    Semiduplex

                   PRIMO VENERDI

6 Giugno Sabbato Quattuor Temporum Pentecostes    Semiduplex

                 PRIMO SABATO

7 Giugno Dominica Sanctissimæ Trinitatis    Duplex I. classis

9 Giugno Ss. Primi et Feliciani Martyrum    Feria

10 Giugno S. Margaritæ Reginæ Viduæ    Semiduplex

11 Giugno Festum Sanctissimi Corporis Christi    Duplex I. classis

12 Giugno S. Joannis a S. Facundo Confessoris    Duplex

13 Giugno S. Antonii de Padua Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

14 Giugno Dominica II Post Pentecosten    Semiduplex Dominica minor

                     S. Basilii Magni Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

15 Giugno Ss. Viti, Modesti atque Crescentiæ Martyrum    Feria

18 Giugno S. Ephræm Syri Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

19 Giugno Sanctissimi Cordis Domini Nostri Jesu Christi    Duplex I. classis

20 Giugno S. Silverii Papæ et Martyris    Feria

21 Giugno Dominica III Post Pentecosten    Semiduplex Dominica minor

                             S. Aloisii Gonzagæ Confessoris    Duplex

22 Giugno S. Paulini Episcopi et Confessoris    Duplex

23 Giugno In Vigilia S. Joannis Baptistæ    Duplex II. classis *L1*

24 Giugno In Nativitate S. Joannis Baptistæ    Duplex I. classis *L1*

25 Giugno S. Gulielmi Abbatis    Duplex

26 Giugno Ss. Joannis et Pauli Martyrum    Duplex

27 Giugno Sanctæ Mariæ Sabbato    Simplex

28 Giugno Dominica IV Post Pentecosten    Semiduplex Dominica minor

                      S. Irenæi Episcopi et Martyris    Duplex

29 Giugno SS. Apostolorum Petri et Pauli    Duplex I. classis *L1*

30 Giugno In Commemoratione S. Pauli Apostoli    Duplex *L1*

TEMPO DI PENTECOSTE

TEMPO PASQUALE – 3.

I. — Commento dogmatico: Pentecoste.

Pasqua e Pentecoste, coi cinquanta giorni intermedi sono considerate come formanti una sola festa. In essa si celebra prima il trionfo di Cristo, poi il suo ingresso nella gloria e finalmente, al cinquantesimo giorno, l’anniversario della nascita della Chiesa. La Risurrezione. l’Ascensione e la Pentecoste appartengono al mistero pasquale. « Pasqua è stata il principio della grazia, la Pentecoste ne è il compimento », dice S. Agostino, poiché le Spirito Santo vi completa l’opera di Cristo. E l’Ascensione, posta al centro di questo trittico del Tempo pasquale, unisce queste due  feste. Con la sua risurrezione Gesù Cristo ci ha reso i nostri diritti alla vita divina, e alla Pentecoste lì applica alle anime nostre comunicandoci il suo « Spirito Vivificatore ». Ma per fare ciò doveva prima prendere possesso del regno che aveva conquistato « Lo Spirito Santo non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora stato glorificato », dice S. Giovanni (VII, 39). L’Ascensione de’ Signore è infatti il riconoscimento ufficiale dei suoi titoli di vittoria; essa costituisce per la sua umanità la corona di tutta l’opera sua di redenzione e per la Chiesa il principio della sua esisterne e della sua santità. « L’Ascensione, scrive Dom Guéranger, è il mistero intermedio fra Pasqua e Pentecoste. Da una parte essa è il compimento della Pasqua, ponendo il Dio-Uomo vincitore della morte a capo della Chiesa e alla destra del Padre; dall’altra, determina l’invio dello Spirito Santo sulla terra ». « Il nostro bel mistero dell’Ascensione segna il limite fra i due regni divini quaggiù, il regno visibile del Figlio di Dio e il regno invisibile dello Spirito Santo. « Se io non me ne vado, il Paracleto non verrà a voi », dichiara Gesù ai suoi Apostoli: ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò (Giov. XVI, 7). II Verbo Incarnato ha finito la sua missione esterna presso gli uomini, lo Spirito Santo sta per cominciare la sua, poiché DioPadre ha non solo mandato il Suo Figlio incarnato per ricondurci a Lui, ma anche Io Spirito Santo, che « procede dal Padre e dal Figlio »  e che si rivelò al mondo con segni visibili: lingue di fuoco, vento impetuoso, ecc. — «II Padre fa tutto per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo », dice S. Atanasio. Cosi quando l’Onnipotenza di Dio Padre ci si manifesta nella creazione del mondo, leggiamo nella Genesi che « Io Spirito di Dio si muoveva sulle acque per renderle feconde (Benedizione del Fonte). Quando ci si manifesta la sapienza del Verbo, di nuovo lo dobbiamo allo Spirito Santo. Egli ha « parlato per mezzo dei profeti », è la sua virtù che ha coperto della sua ombra la Vergine Maria e l’ha resa Madre di Gesù. Lo stesso Spirito Santo sotto forma di colomba, scese su Gesù Cristo al momento del battesimo, lo condusse nel deserto e lo guidò in tutta la sua vita di apostolato. — Ma lo Spirito di santità inaugura l’impero sulle anime soprattutto colmando gli Apostoli di luce e di forza nel giorno della Pentecoste. – « Nello Spirito Santo la Chiesa è battezzata » nel Cenacolo « il soffio suo vivificante dà la vita al corpo mistico di Cristo, organizzato da Gesù dopo la sua Risurrezione ». Cosi il Redentore, soffiando sugli Apostoli aveva detto loro: «Ricevete lo Spirito Santo, saranno rimessi i peccati a quelli ai quali li rimetterete » e come è noto, lo Spirito Santo è chiamato «la remissione dei peccati (Postcomm. del martedì) e il battesimo che ha per iscopo di purificare le anime dai loro peccati è conferito « nell’acqua e nello Spirito Santo ». « Esci da quest’anima, spirito immondo », dice il sacerdote che battezza, cedi il posto allo Spirito Consolatore. Questo Spirito guarisce con la sua grazia le anime nostre e le eleva (la grazia è insieme sanans et elevans); sottrae quindi l’uomo dalla morte alla quale questi non era capace di sottrarsi da sé. In grazia sua, le anime sono soprannaturalizzate e l’influenza soprannaturale di questo Spirito può e deve vivificare tutti i loro pensieri e tutte le loro azioni, poiché, come la vita del corpo proviene dalla unione del corpo con l’anima, così pure la vita dell’anima proviene dall’unione dell’anima con lo Spirito di Dio per mezzo della grazia santificante, (S. Ireneo e S. Clemente di Alessandria). «L’uomo riceve la grazia mediante lo Spirito Santo », dice San Tommaso (S. Th. Ia IIæ, q. 112). La grazia è la soprannaturalizzazione di tutto il nostro essere, in quanto cheè «una certa partecipazione della Divinità nella creatura ragionevole » . Inoltre là dove è la grazia vi è pure Colui che ne è l’Artefice divino, e perciò la Chiesa chiama lo Spirito Santo « dolce ospite dell’anima nostra », Colui che feconda la nostra attività con « la sua intima azione ». Questo Spirito compie l’opera di formazione degli Apostoli. « Egli vi insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutto quello che Io vi ho detto » dice Gesù (Giov. XIV, 26) . E ciò lo fa non solo illuminando l’intelligenza, ma anche purificando e riscaldando i cuori. La Chiesa lo chiama «luce dei cuori» e spesso durante questa settimana fa allusione a questa purificazione e a questo ritempramento della volontà, che permettono all’intelligenza di contemplare verità con maggior luce. «Chiunque fa il male, dice il Vangelo del lunedi, odia la luce e non viene alla luce per tema che le opere siano biasimate. Ma colui che compie la verità viene alla luce, in modo che le opere sue siano manifeste, perché sono state fatte in Dio ». Dimodoché lo Spirito Santo viene a render testimonianza a Cristo, come il Maestro lo aveva annunziato. E questa testimonianza Egli la rende non solo internamente con l’azione della sua grazia nei cuori, ma anche esteriormente servendosi della gerarchia visibile. E così nel corso della settimana di Pentecoste la liturgia parla costantemente dell’infusione della grazia dello Spirito Santo e insieme della predicazione della fede in Gesù. La testimonianza dello Spirito Santo nell’anima fa eco a quella che Gesù Cristo rende a se stesso per mezzo della Chiesa; negare, quindi la divinità di Gesù Cristo e la sua Risurrezione, che la Chiesa insegna, è un peccato contro lo Spirito Santo, peccato che porta già in sé una sentenza di riprovazione: « iam iudicatus est», dice Nostro Signore. Da  questo Spirito verrà, attraverso ai secoli, quella meravigliosa forza dottrinale e mistica, personificata nel Cenacolo dall’apostolo Pietro. Lo Spirito Santo, che ispirò gli autori sacri (2 Piet. I, 21), assicura al Papa e ai Vescovi, riuniti intorno a quest’ultimo, l’infallibilità dottrinale, che permette alla Chiesa docente di continuare la missione di Gesù. Lo Spirito Santo dà ai Sacramenti istituiti da Gesù la loro efficacia; lo Spirito Santo suscita anche, al di fuori dela gerarchia, anime fedeli che si prestano docilmente alla sua azione santificante; questa santità, è giustamente attribuita alla terza Persona della SS. Trinità, che è l’amore personale del Padre e del Figlio. La volontà è infatti santa quando non vuole se non il bene, ond’è che lo Spirito che procede eternamente dalla volontà divina identificata col bene, vien chiamato Santo e quindi Egli legando la nostra volontà alla volontà di Dio, è Colui che rende santi. – Così il Credo, dopo che dello Spirito Santo, ci parla della santa Chiesa, della Comunione dei Santi, della Risurrezione della carne che è il frutto della Santità e la sua manifestazione nei nostri corpi, e finalmente, della vita eterna che è la pienezza della Santità nelle anime nostre. Questa vita soprannaturale pervade i nostri cuori soprattutto nella festa della Pentecoste che ci ricorda la presa di possesso della Chiesa da parte dello Spirito Santo e che conferma, ogni anno più stabilmente, il suo regno divino nelle anime nostre. La Pentecoste celebra dunque non solo l’avvento dello Spirito Santo, ma anche l’ingresso della Chiesa nel mondo divino , dice San Paolo, « per Cristo abbiamo accesso presso il Padre nello Spirito Santo » (Ef. II, 18) . Questo anniversario della promulgazione della legge mosaica sul Sinai diventa per tutti i Cristiani quello della istituzione della nuova legge, nella quale riceviamo « non più lo spirito di servitù, ma lo spirito di adozione di figli, il che ci dà diritto a chiamare Dio nostro Padre ». La legge di Mosè mostrava quello che bisognava fare, ma non dava la forza dicompierlo, lo Spirito Santo al contrario fa conoscere la legge Evangelica e dà le grazie necessarie per metterla in pratica, poiché l’amore è il segreto della obbedienza. La Pentecoste non è quindi solamente un anniversario, ma è una vita, è la discesa dello Spirito Santo in noi; e la devozione allo Spirito Santo è il pegno della nostra santità.

II. Commento storico: Pentecoste.

Prima della sua Ascensione al cielo Gesù aveva comandato aglii Apostoli « di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendervi la promessa del Padre », cioè l’effusione dello Spirito Santo. Al ritorno dal Monte degli Ulivi, i discepoli, in numero di centoventi, ritornarono al Cenacolo « dove tutti perseverarono unanimi nella preghiera con le donne e Maria, madre di Gesù » (Act. I, 14) . Dopo questa novena, la più solenne di tutte, ebbe luogo l’avvenimento miracolosoche coincidette provvidenzialmente con la festa ebraica della Pentecoste. « Questo giorno grandissimo e santissimo (Lev. XXIII, 21) era per Israele l’anniversario della promulgazione della Legge sul Sinai.Così un gran numero di forestieri, accorsi da ogni parte a Gerusalemme, furono testimoni dell’avvento dello Spirito Santo. Circa le nove del mattino « venne all’improvviso dal cielo un rumorecome di vento gagliardo che riempì tutta la casa in cui erano gli Apostoli. E apparvero ad essi delle lingue distinte, come di fuoco, e si posarono sopra ciascuno di loro. E furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare linguaggi vari, secondo che lo Spirito Santo dava ad essi di favellare» (Act. II, 2-4). Cosi, la Chiesa, « rivestita della forza celeste » (S. Luc. XXIV, 49), comincia a Gerusalemme l’opera di Apostolato che Gesù le ha affidata. Pietro, capo degli Apostoli, prende la parola davanti alla moltitudine e, diventato « pescatore di uomini» (S. Marc. I, 17), porta, con una sola retata circa tremila neofiti alla Chiesa nascente. I giorni seguenti, i Dodici si riuniscono sotto il portico di Salomone e, come il Maestro divino, predicano il Vangelo e guariscono i malati. Così «presto aumentò la moltitudine di uomini e donne che credevano nel Signore».  Poi, recatisi fuori dalla Giudea, gli Apostoli andarono ad annunziare Cristo e a dare lo Spirito Santo ai Samaritani, e quindi a tutti i Gentili »

III. — Commento liturgico: Pentecoste.

Il cinquantesimo giorno che seguì il passaggio dell’Angelo sterminatore e la traversata del Mar Rosso, il popolo ebreo si accampò ai piedi del Sinai e Dio gli diede solennemente la sua legge. Le feste della Pasqua ebrea e della Pentecoste che ricordavano questo doppio avvenimento, erano le più importanti dell’anno. Milletrecento anni più tardi, la festa di Pasqua è segnata dalla morte e dalla risurrezione di Gesù e quella di Pentecoste (cinquanta giorni dopo, come lo indica la parola Pentecosles) dalla discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli. Queste due feste, divenute cristiane sono le più antiche del Ciclo liturgico che deve ad esse la sua origine. Esse portano rispettivamente i nomi di Pasqua «bianca «e di « Pasqua rossa ». Pentecoste è dunque la maggior festa dell’anno dopo quella di Pasqua, ed ha quindi la sua Vigilia e la sua Ottava privilegiata; vi si leggono gli Atti degli Apostoli, poiché è l’epoca della fondazione della Chiesa di cui questo libro sacro ci narra le origini, e con questo si imita quello che si osserva nella Settimana di Pasqua. Comincia una vita nuova e conviene da questo momento leggere le Nuove Scritture. Il Nuovo Testamento del resto mette l’Antico in piena luce, mostrando che in esso tutto era figura (vedi: Orazione della 2a Profezia) e nella Messa della Domenica di Pentecoste e in quella dell’Ottava, la Legge Antica e la Nuova, le Sacre Scritture e la Tradizione, i Profeti, i Padri della Chiesa e gli Apostoli fanno eco alla parola del Maestro. Tutte queste parti si combinano tra loro, come i vari pezzi di un mosaico, di modo che presentano davanti all’anima un quadro meraviglioso che sintetizza l’azione dello Spirito Santo nel mondo attraverso tutti i secoli. E per mettere ancor più in rilievo questo magnifico capolavoro, la liturgia lo incornicia, per cosi dire, di tutto l’apparato esterno delle sue sacre cerimonie dei suoi riti simbolici. Il sacerdote è rivestito di paramenti rossi, colore che ricorda le lingue di fuoco e simbolizza la testimonianza del sangue che gli uomini dovranno rendere al Vangelo per virtù dello Spirito Santo. Anticamente, in alcune chiese, si faceva piovere dall’alto della cupola, durante il canto del Veni sancte Spiritus, una pioggia di rose rosse, mentre una colomba svolazzava al disopra dei fedeli, donde il grazioso nome di Pasqua di rose dato alla Pentecoste nel XIII secolo. Qualche volta anche, per maggiormente marcare l’imitazione scenica, si suonava la tromba durante la Sequenza per ricordare la tromba del Sinai, o il fragore in mezzo a cui lo Spirito Santo discese sugli Apostoli. In questo modo il Cristiano era immerso nell’atmosfera speciale che caratterizza il tempo di Pentecoste e riceveva una novella effusione dello Spirito Santo. La liturgia celebra questo mistero ad esclusione di qualunque altra festa durante tutta l’Ottava, per impedirci di distrarne il pensiero. Il desiderio della Chiesa, dunque, è chiaramente espresso: vederci scegliere in questi otto giorni, per soggetto dì meditazione o di pie letture testi che si riferiscano alla Pentecoste. Quale migliore preparazione o ringraziamento per la comunione, per esempio, che il canto o la recita della Prosa o Sequenza di Pentecoste, uno degli esempi più belli di poesia cristiana? — Con l’ora del Nona del Sabato nell’Ottava della Pentecoste termina il Tempo Pasquale, cominciato alla Messa del Sabato Santo.

CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA: MAGGIO 2020

CALENDARIO LITURGICO: MAGGIO 2020

MAGGIO. È IL MESE CHE LA CHIESA DEDICA ALLA VERGINE MARIA

Se vi ha un nome che scenda fino al fondo del cuore e vi desti un fremito di gioia e di amore è certamente il nome di madre. Madre! Oh nome che dice quanto vi ha sulla terra di più venerabile, di più generoso, di più dolce. Madre! nome che ricorda quella debole sì, ma sublime creatura adorna dei più ammirabili privilegi, e sì intimamente associata a Dio da portare nel proprio seno e nutrire del proprio latte dei figliuoli destinati a possedere un giorno Dio stesso nella gloria della sua eternità. Madre!… che cosa è dunque una madre? È dessa la donna della bontà e della saviezza, la donna del consiglio e della persuasione, la donna della dolcezza e della grazia. Sì, ella è tutto questo, ma non questo solo; ella è per eccellenza la donna dell’amore. E chi si sentirà capace di penetrare nel cuor di una madre e misurare l’amore che essa porta a’ suoi figli ? Lo dico fidatamente: l’amore di una madre è talmente il supremo amore su questa terra, che al di là di esso comincia l’amore divino, di modo che quando Iddio vuol farci intendere l’infinito amor suo verso di noi non altrimenti si spiega che col dirci che Egli ci ama più che una madre. Una madre può ella dimenticarsi del proprio figlio e non sentirne pietà? No, senza dubbio. Ma pure, dice il Signore, quand’anche la vostra madre si dimenticasse di voi, io non vi dimenticherò giammai. Or bene Maria Santissima, lassù in cielo, non è solamente la nostra augusta Regina, ma è più ancora la nostra amorosissima Madre. Verità questa così consolante, che al solo ricordarla riempie della più viva gioia il cuore.

 (sac. Prof. A. Carmagnola: La porta del cielo – S. E. I. Torino, rist. 1944)

EXERCITIA

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Fidelibus, qui mense maio pio exercitio in honorem beatæ Mariæ Virginis publice peracto devote interfuerint, [Ai fedeli che nel mese di Maggio praticheranno in pubblico un pio esercizio in onore della Beata Vergine Maria, per ogni giorno del mese si concede …] conceditur:

Indulgentia septem annorum quolibet mensis die:

Indulgentia plenaria, si diebus saltem decem huiusmodi exercitio vacaverint et præterea sacramentalem confessionem instituerint, ad sacram Synaxim accesserint et ad mentem Summi Pontifìcis oraverint [… se lo avranno praticato almeno per 10 giorni, s. c.].

Iis vero, qui præfato mense preces vel alia pietatis obsequia beatæ Mariæ Virgini privatim præstiterint, [a coloro che lo praticheranno privatamente …] conceditur:

Indulgentia quinque annorum semel, quolibet mensis die;

Indulgentia plenaria suetis conditionibus, si quotidie per integrum mensem idem obsequium peregerint; at ubi pium exercitium publice habetur, huiusmodi indulgentia ab iis tantum acquiri potest, qui legitimo detineantur impedimento quominus exercitio publico intersint.

(Secret. Mem. 21 mart. 1815; S. C . Indulg., 18 iun. 1822; S. Pænit. Ap., 28 mart. 1933).

QUESTE SONO LE FESTE DEL MESE DI MAGGIO 2020

1 maggio S. Joseph Opificis    I. cla

                    Primo venerdì

2 maggio S. Athanasii Episcopi Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

                     Primo sabato

3 maggio  Dominica III Post Pascha    Semiduplex Dominica minor *I*

                         Inventione Sanctæ Crucis    Duplex II.

              29° anniversario della Elezione del Sommo Pont. Gregorio XVIII

4 maggio S. Monicæ Viduæ    Duplex

5 maggio S. Pii V Papæ et Confessoris    Duplex

6 maggio S. Joannis Apostoli ante Portam Latinam    Duplex majus *L1*

7 maggio S. Stanislai Episcopi et Martyris    Duplex

8 maggio In Apparitione S. Michaëlis Archangeli    Duplex majus *L1*

9 maggio S. Gregorii Nazianzeni Episcopi Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

10 maggio Dominica IV Post Pascha    Semiduplex

              S. Antonini Episcopi et Confessoris    Duplex

11 maggio Ss. Philippi et Jacobi Apostolorum    Duplex II. classis *L1*_

12 maggio Ss. Nerei, Achillei et Domitillæ Virg. atque Pancratii Martyrum    Semiduplex

13 maggio S. Roberti Bellarmino Episcopi Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

14 maggio S. Bonifatii Martyris    Feria

15 maggio S. Joannis Baptistæ de la Salle Confessoris    Duplex

16 maggio S. Ubaldi Episcopi et Confessoris    Semiduplex

17 maggio Dominica V Post Pascha    Semiduplex Dominica minor *I*

                   S. Paschalis Baylon Confessoris    Duplex

18 maggio S. Venantii Martyris    Duplex

19 maggio S. Petri Celestini Papæ et Confessoris    Duplex

20 maggio In Vigilia Ascensionis    Feria

                    S. Bernardini Senensis Confessoris    Feria

21 maggio In Ascensione Domini    Duplex I. classis *I*

24 maggio Dominica post Ascensionem    Semiduplex Dominica minor *I*

25 maggio S. Gregorii VII Papæ et Confessoris    Duplex

26 maggio S. Philippi Neri Confessoris    Duplex

27 maggio S. Bedæ Venerabilis Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

28 maggio S. Augustini Episcopi et Confessoris    Duplex

29 maggio S. Mariæ Magdalenæ de Pazzis Virginis    Semiduplex

30 maggio In Vigilia Pentecostes    Duplex *I*

                 S. Felicis I Papæ et Martyris    Simplex

31 maggio Dominica Pentecostes    Duplex I. classis

IL MISTERO DELLA REDENZIONE

IL MISTERO DELLA REDENZIONE

(Messale Romano di S. Bertola e G. Destefani, comm. di D. G. LEFEBVRE O. S. B; L. I. C. E. – R. Berruti & C. Torino 1950)

                      Ciclo di Pasqua:

4) Tempo della Settuagesima (Settuagesima-Ceneri).

5) Tempo di Quaresima (Ceneri-Dom. di Passione).

6) Tempo de la Passione (Dom. di Passione-Pasqua).

7) Tempo Pasquale (Pasqua-Trinità).

8) Tempo dopo la Pentecoste (Trinità-Avvento).

VII. – TEMPO PASQUALE.

Commento dogmatico: Pasqua.

La Chiesa, che ogni anno rinnova nella sua liturgia i ricordo degli avvenimenti della vita del Salvatore, ai quali ci invita a partecipare, celebra nella festa di Pasqua il trionfo di Gesù, vincitore della morte. Questo, come tutti sanno, è l’avvenimento centrale di tutta la storia, è il punto verso il quale tutto converge nella vita di Cristo, ed è anche il punto culminante della vita della Chiesa nel suo Ciclo liturgico. La Resurrezione del Salvatore è la prova più luminosa della sua divinità, perché bisogna essere Dio per poter, come diceva Gesù, « lasciare la propria vita e riprenderla di nuovo ». La fede nella Risurrezione di Gesù è dunque la base stessa della fede cristiana.  [Se Cristo non fosse risuscitato, vana e la vostra fede • I ai Corinti, XV, 14] Infatti la Pasqua di Cristo, ossia il suo passaggio dalla morte alla vita e dalla terra al cielo, è la consacrazione definitiva della vittoria che l’uomo, l’umanità intera hanno riportato in Gesù sul demonio, sulla carne e sul mondo. [Ai Col. , II, 15]Infattinoi siamo morti e risuscitati con Lui. Effettivamente la virtù diquesti misteri opera nei fedeli durante tutta la loro vita, e più specialmentedurante il Triduo Pasquale (Venerdì Santo, SabatoSanto, Domenica di Pasqua) allo scopo di farli passare dal peccatoalla grazia e più tardi dalla grazia alla gloria [« Dio ci ha dato la vittoria per nostro Signor G . C. » – I ai Cor., XV, 57). « Egli ci ha fatto risuscitare con Cristo e ci ha fatti sedere con lui nei cieli » – Agli Efes., II, 6). Il Martirologio romano dichiara che « la Resurrezione di nostro Signor Gesù Cristo secondo la carne è la Solennità delle Solennità e la nostra Pasqua ». Questa formola è il degno riscontro di quella che a Natale annunziava la nascita del Messia, poiché il Ciclo di Natale, cronologicamente il primo, logicamente dipende da quello di Pasqua. Dio si è fatto uomo (Natale) per far noi tutti partecipi della divinità (Pasqua). Nell’Incarnazione era l’anima di Gestì che nasceva alla vita divina, godendo della visione beatifica; nella Risurrezione era il suo corpo, che, a sua volta, entrava nella gloria di Dio. E come Gesù, nascendo in modo miracoloso dal seno di Maria, inizia la sua vita mortale, così risorgendo miracolosamente dal sepolcro, inizia la sua vita gloriosa [ « Tu, che nato una volta dalla Vergine, sorgi ora dal sepolcro » (Inno del Matutino). Egli nacque da Maria Vergine, come uscì dal sepolcro sigillato]. Perciò la settimana di Pasqua è la festa dei Battezzati e la Chiesa, concentrando tutte le sue cure di madre su questi, che S. Paolo chiama « I suoi neonati », li fortifica, dando loro, insieme all’Eucarestia [durante i giorni dell’Ottava di Pasqua, i neofiti assistevano alla Messa e si comunicavano; era un precetto generale] per 7 giorni esecutivi, alcune istruzioni riguardanti la Resurrezione, modello della nostra vita soprannaturale. « Se siete risuscitati con Cristo, dice S. Paolo, ricercate le cose celesti e non le cose di questa terra » [Ai Col. III,1] « Mortificate le vostre membra, spogliatevi dell’uomo vecchio e rivestitevi del nuovo». Dunque conclude S. Agostino: « Quando deponete la veste bianca del battesimo, custoditene sempre il candore nell’anima vostra » (Dom. in Albis). Il Tempo Pasquale rappresenta, dunque, un’epoca di rinnovellamento. In corrispondenza col periodo di quaranta giorni, nel quale dopo la sua Risurrezione, Gesù stabili la sua Chiesa, esso ci ricorda più specialmente la Chiesa nascente.

Al Ciclo dell’Incarnazione, nel quale noi adoriamo il Figlio di Dio fatto Uomo, corrisponde il Ciclo della Redenzione, in cui colla Sua immolazione, Egli ci merita la grazia. I Tempi della Settuagesima, della Quaresima, e della Passione, sono i tempi della lotta e della vittoria. Il Tempo Pasquale glorifica la vita divina che penetra e trasfigura l’umanità di Gesù Cristo nella sua Resurrezione e nella sua Ascensione. Il Tempo della Pentecoste ci mostra lo Spirito Santo che alimenta le nostre anime con questa vita divina e ci prepara alla resurrezione futura, allorché questa vita si manifesterà nei nostri corpi. Infatti tutti ricevevano una volta i Sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Eucarestia nel giorno della Resurrezione del Redentore o nel giorno di Pentecoste, che ricordavano loro, ogni anno, il doppio anniversario del trionfo di Cristo e del suo corpo mistico. [Come la liturgia quaresimale era più specialmente destinata ai sacramenti dei morti, la liturgia pasquale faceva partecipare ai sacramenti dei vivi. Fino al XII secolo in tutte le cattedrali di Occidente, i bambini dopo il Battesimo, amministrato nella notte del sabato, ricevevano immediatamente la Cresima e l’Eucarestia, che è un pegno della vita futura (0 sacrum convivium), poiché Gesù ha detto: « Colui che mangia la mia carne lo risusciterò nell’ultimo giorno » (S . Giov., VI, 55). Il Ciclo di Pasqua rievoca ogni anno il ricordo del nostro Battesimo, della nostra prima Comunione e della nostra Cresima; esso deve farci penetrare sempre più nella divina nuova vita che avrà il suo pieno sviluppo all’ultima venuta di Gesù [« Come tutti muoiono in Adamo, così tutti nel Cristo saranno vivificati. Ciascheduno, però, nel suo ordine: da prima il Cristo, che è la primizia, poi, alla sua venuta, quelli che gli appartengono. Quindi sarà la fine: quando rimetterà il regno a Dio eal Padre, quando avrà abolito ogni principato, ogni potestà, ogni virtù, poiché è necessario che Egli regni, fino a quando abbia posto sotto aj suoi piedi tutti i suoi nemici » – I Cor., XV. 22-25].

Il Tempo Pasquale è una figura del cielo, un irradiamento della Pasqua eterna, fine ultimo della nostra esistenza. E la Chiesa, che piangeva al tempo della Passione su Gesù e sui peccatori, ha adesso un doppio motivo di gioia, poiché Gesù è risuscitato e gli sono nati numerosi figliuoli. Questa allegrezza ci fa pregustare quella della nostra risurrezione e del nostro ingresso nella patria celeste, dove il Maestro è andato a prepararci un posto, verso il quale lo Spinto Santo, che Egli manda, ci condurrà.

Commento storico; Pasqua.

Fino all’Ascensione, la liturgia del Tempo Pasquale ci fa seguire Gesù nelle sue diverse manifestazioni presso il Santo Sepolcro, a Emmaus, al Cenacolo e in Galilea. Ce lo mostra mentre pone le basi della sua Chiesa e prepara i suoi discepoli al Mistero della sua Ascensione L’indomani del Sabato, prima che spuntasse il giorno, Maria Maddalena e altre due pie donne andarono al sepolcro, arrivarono che il sole era appena sorto. Era il primo giorno della settimana ebraica o domenica di Pasqua Un angelo aveva rovesciato la grande pietra che chiudeva la bocca del sepolcro e le guardie atterrite erano fuggite. Maddalena, vedendo il sepolcro aperto, corre a Gerusalemme per avvertire Pietro e Giovanni, mentre l’Angelo annunzia alle altre due pie donne la risurrezione di Gesù [Vang. del Sab. Santo e della Dom. di Pasqua]I due Apostoli vanno allora correndo al sepolcro (vedi pianta seguente) e constatano che il Maestro è sparito [Sab. Pasqua]. Maddalena, tornata alla tomba, fu la prima a vedere il Cristo risorto [Giov. di Pasqua]. Verso sera, i due discepoli, che vanno a Emmaus, vedono essi pure Gesù e ritornando immediatamente ad annunziarlo agli Apostoli, viene loro detto che il Salvatore è apparso a Pietro [Lun. di Pasqua]. La sera di quello stesso giorno Gesù Cristo si mostrò ai suoi discepoli, riuniti nel Cenacolo [Mart. di Pasqua] .Otto giorni dopo apparve loro di nuovo e convinse l’incredulo Tommaso [Dom. di Quasimodo]. Dopo l’Ottava di Pasqua i discepoli se ne tornarono in Galilea. Un giorno, in cui alcuni di loro attendevano alla pesca, ecco che Gesù si manifestò loro di nuovo Merc. Di Pasqua] . Si mostrò anche a 500 discepoli su di un monte che aveva loro indicato e che forse era il Thabor, o, più verosimilmente, una collina in riva al lago, come il Monte delle Beatitudini.

Il Vangelo della 2a Domenica dopo la Pasqua parla della parabola del Buon Pastore che Gesù pronunziò nel terzo anno del suo ministero, durante le feste dei Tabernacoli a Gerusalemme. I Vangeli delle tre domeniche seguenti sono presi dal discorso che Gesù pronunciò nell’ultima Cena. Questo discorso, riferito da S. Giovanni (dal Cap. XIV al XVII) è ripartito come segue nel Messale:

Cap. XIV, 1-13: Vangelo del 1° Maggio.

23-31: Vangelo della Domenica di Pentecoste.

Cap. XV, 1-7 : Vangelo di un Martire (T. P.).

5-11: Vangelo di più Martiri (T. P.).

12-16: Vangelo Vigilia di un Apostolo.

26-27: Vangelo Domenica nell’Ottava Ascensione.

Cap. 16 1-4 : Vangelo Domenica nell’Ottava Ascensione.

5-14: Vangelo 4a Domenica dopo Pasqua.

16-22: Vangelo 3a Domenica dopo Pasqua.

23-30: Vangelo 5a Domenica dopo Pasqua.

Cap. XVII 1-11: Vangelo Vigilia Ascensione.

In tale discorso Gesù svolge queste idee: Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; lascio di nuovo il mondo e vado presso il Padre. Rallegratevi perché vado a prepararvi un posto, affinché là dove sono Io siate voi pure. Ancora un poco e non mi vedrete più e sarete allora nella tristezza; ma non vi lascerò orfani e ritornerò a voi per mezzo del mio Spirito Santo, poiché se alcuno mi ama in questo Spirito Santo, mio Padre pure amerà lui e noi verremo a lui e presso lui faremo la nostra dimora. Domanderò dunque al Padre mio di inviarvi lo Spirito Santo e voi sarete allora nella gioia per sempre. E allorché questo Spirito sarà venuto renderà testimonianza di me, e pregherete allora il Padre nel mio Nome (cioè, unendovi a me, come le membra al loro capo e appoggiandovi sui miei meriti di cui conoscerete allora tutta l’efficacia). E voi mi renderete testimonianza davanti agli uomini, poiché vi ho scelti perché andiate e portiate frutto. Io sono la vite, voi i tralci. Se qualcuno dimora in me, Io in lui; egli porta molti frutti e sarà mondato per portarne ancora di più. Come il mondo ha perseguitato me, così perseguiterà voi pure. Ma non temete, poiché lo Spirito Santo parlerà per voi, e per bocca vostra convincerà il mondo del suo peccato. Per mezzo vostro mostrerà che insieme a satana è già giudicato, per aver rinnegato colui che il Padre ha inviato ed ha glorificato (resurrezione e ascensione), risuscitandolo e facendolo salire al cielo come lo prova la venuta di questo Spirito.

Commento liturgico: Pasqua.

Il Tempo Pasquale, che comincia il Sabato Santo e termina il Sabato dopo Pentecoste, forma come un unico giorno di festa, nel quale si celebrano i Misteri della Risurrezione, dell’Ascensione del Signore e della discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa. La data di Pasqua che impera su tutte le feste mobili, è stata l’oggetto di solenni decisioni conciliari. Gesù era morto e risuscitato nell’epoca della Pasqua ebraica; e, dato che la celebrazione di questi misteri doveva sostituire i riti mosaici che ne erano soltanto la figura, la Chiesa conservò per la festa di Pasqua lo stesso modo di contare degli Ebrei. Fra l’anno lunare, in uso fra loro, e quello solare vi è un divario di undici giorni, donde risulta per la festa di Pasqua una variazione di data che va dal 22 Marzo al 25 Aprile. Fu deciso nel Concilio di Nicea di celebrarla sempre nella domenica dopo il plenilunio che cade il 21 marzo o lo segue immediatamente.

Durante il Tempo Pasquale la Chiesa orna i suoi santuari con ogni possibile magnificenza e l’organo prorompe negli accordi più festanti. II canto dell’Asperges viene sostituito da quello dei Vidi Aquam, che allude alla visione di Ezechiele che figura il sangue e l’acqua che sgorgano dal costato destro di Gesù trapassato dalla lancia e che sono simbolo delle grazie dell’Eucarestia e del Battesimo. Alcune preghiere, come l’Antifona Regina cœli, si recitano in piedi, come si conviene a trionfatori, e durante questi 50 giorni la Chiesa sopprime il digiuno. [Ciò che si osserva anche in tutte le Domeniche dell’anno, appunto perché la Domenica ricorda, ogni settimana, il mistero pasquale]. Dimenticando per così dire la terra, essa intona il canto ufficiale dell’allegrezza che S. Giovanni dice di aver udito in Cielo [Udii nel cielo come una grande voce di una folla immensa che diceva: Alleluia» (Apocalisse, XIX, 1)]. – Introito, antifona, versetti, responsori, tutto è seguito da questo ritornello entusiasta, di cui la Messa del Sabato Santo diceva: « V i annuncio una grande gioia che è Alleluia, Alleluia, Alleluia ». Fino al giorno dell’Ascensione il Cero pasquale, simbolo della presenza visibile di Gesù sulla terra, illumina l’assemblea con la sua fiamma radiosa e si usano paramenti bianchi che sono segno di gioia e di purezza. « Mostrate nella vostra condotta l’innocenza che il candore delle vostre vesti simboleggia », diceva Sant’Agostino ai neofiti rivestiti di tuniche bianche per tutta l’Ottava di Pasqua. Anticamente la Chiesa non ammetteva durante il Tempo Pasquale alcuna festa secondaria di Santi, per non distrarre il pensiero dei fedeli dalla contemplazione di Gesù trionfante. Durante tutto il Tempo Pasquale, i Martiri hanno una Messa speciale, perché sono stati associati più particolarmente alle lotte ed alla vittoria di Cristo. I Martiri formano in questa parte del Ciclo, il corteo del divino Risuscitato.

SABATO SANTO E LE 12 PROFEZIE

IL SABATO SANTO

L’uffizio del Sabato santo si compone di sei parti o cerimonie principali:

1.° La benedizione del nuovo fuoco;

2.° La benedizione del cero pasquale;

3.° Le lezioni;

4 °La benedizione del fonte;

5.° La Messa;

6.° Il Vespro.

La più venerabile antichità spira da queste belle cerimonie; le più commoventi ricordanze delle catacombe di Costantinopoli, di Nicea, di Gerusalemme, di tutte quelle grandi Chiese vengono l’una dopo l’altra sotto i nostri occhi. Possano le impressioni salutari che sono capaci di produrre, scolpirsi profondamente nelle anime nostre!

1.° La benedizione del fuoco sacro. Era un antico costume, stabilito fino dal IV secolo, di benedire ogni giorno, verso la sera, il fuoco col quale si doveano accendere le lampade per L’uFfizio dei vespri. Si cavava il fuoco dalla pietra invece di prenderlo dal focolare delle case. Un tal uso si riferisce a questo gran pensiero della Chiesa, che poiché tutte le creature sono state corrotte, non conviene servirsene senza benedizione nelle cerimonie del culto divino. Così fino dai primi secoli essa non si serviva del fuoco profano o comune nei sacrifizi e nelle pubbliche preghiere ove eran necessari i lumi. Dalla benedizione del fuoco, cerimonia ristretta ora al sabato santo, incomincia l’uffizio d’oggi. Si fa con molta solennità e con preci, poiché questo nuovo fuoco è per il Cristiano l’immagine della nuova legge, legge di grazia e di amore, che è per nascere dalla tomba del Cristo, come il fuoco antico è l’immagino dell’antica legge, spenta nel sangue del Salvatore. Quando adunque il clero è arrivato al coro, comincia le litanie de’ Santi; la Chiesa vuole che i suoi figli di già coronati nel cielo prendano parte alla gioia, onde all’apparizione della nuova legge si riempie il mondo, e che pregando per i fratelli in terra, ottengano loro la grazia di seguire siccome essi i comandamenti di questa santa legge, e di pervenire alla medesima felicità. Mentre si cantano le litanie, il Sacerdote benedice il novello fuoco. Questa è la prima parte dell’uffizio del sabato santo.

2.° La benedizione del cero pasquale. Il cero pasquale che non era in antico che una colonna, sulla quale il patriarca d’Alessandria scriveva l’epoca della pasqua e delle feste mobili che si ordinano secondo questa grande solennità. Essendo Alessandria la città ov’erano i migliori astronomi, il Vescovo doveva consultarli ogni anno, e dopo la loro conclusione determinare al Papa, e per lui a tutta la Chiesa, la prima domenica dopo il quattordicesimo giorno della luna di marzo. Allora si scriveva sulla cera, e sopra una specie di colonna formata di questa materia il Patriarca d’Alessandria distendeva il catalogo delle principali feste dell’anno. Il Papa riceveva questo canone [Si sa che la parola canone vuol dire regola. Quella colonna era il canone o la regola, secondo la quale si celebrava la pasqua e le feste mobili che ne dipendono.]  con rispetto, lo benediceva e ne inviava altri simili alle altre Chiese, che gli ricevevano con la medesima onoranza. Presto di questo bastone di cera si fece una candela che serviva a far lume nella notte di pasqua, e si riguardava nello stesso tempo come l’emblema di Gesù resuscitato. Il Papa Zosimo approvò quest’uso, e lo stabilì generalmente, ordinando a tutte le chiese parrocchiali di benedire il sabato santo un cero pasquale. [Zosimus papa decrevit oereum sabbato sancto Paschœ per ecclesias benedici (Sigebertus) M. Thirat, Spir. delle Cerem.]. Col fuoco sacro si accende il cero pasquale. Non è permesso di accenderlo diversamente, come gli altri ceri destinati per gli uffizi e la Messa della vigilia di Pasqua, Ogn’altro fuoco è dichiarato estraneo e profano, simile a quello che irritò il Signore contro Nadab e Abiu, e fu la causa della loro morte. La benedizione del cero pasquale risale alla più remota antichità: si trova di già nelle belle operedi sant’Ennodio, vescovo di Pavia, che viveva al principio del VI secolo. Questo cero molto alto è posto sopra un candelabro nel mezzo del santuario, in faccia all’altare: sta acceso all’uffizio del, sabato santo, alla Messa e al vespro per tutta la settimana di pasqua; e quindi alla Messa ed ai vespri delle domeniche e feste fino all’Ascensione. In tal giorno dopo il Vangelo della Messa solenne il cero immediatamente si toglie: in questo momento il Salvatore, tolto alla terra, ascende al cielo. – Tutte queste particolarità indicano abbastanza i l misterioso significato del cero pasquale. È il primo simbolo della Resurrezione di Gesù Cristo, che la Chiesa propone ai Fedeli il sabato santo: rammenta al tempo istesso che il loro divino Redentore è la luce del mondo. Così non vi è nulla di più magnifico nella liturgia, nulla di più celebre della formola usata per benedirlo; che comincia con queste parole: Exultet jam angelica turba cœlorum etc.

Gli Angeli del cielo, la milizia dell’alto, si rallegrino e tripudino di giubbilo, e lo squillo delle trombe annunzi i nostri sacrifizi di gioia. La terra gioisca della sua felicità, e si rallegri nel glorioso lume che a lei è venuto. E tu, santa Chiesa, nostra madre, tu ancor ti rallegra: eccoti raggiante nel lume della face divina, della face che illumina l’universo.

Echeggi il luogo santo alla viva gioia dei popoli: salgano al cielo gli applausi della terra.

In tutto il resto domina lo stesso entusiasmo. Degno del genio di s. Agostino è questa benedizione, che si crede composta da lui.

Il diacono canta questo bell’annunzio della festa di Pasqua; poiché la benedizione del cero pasquale è sempre stata del ministero del diacono, in presenza dello stesso Vescovo o del Sacerdote uffiziante. Il diacono allora è come un araldo del cielo che annunzia alla Chiesa la gloriosa resurrezione di Gesù Cristo, il suo trionfo in questo mistero, le splendide testimonianze della misericordia di Lui, e la felicità dell’uomo riconciliato col suo Dio per il compimento della grand’opera della redenzione. – I cinque grani d’incenso che egli inserisce nel corpo del cero, in forma di croce, sono un emblema delle cinque piaghe del nostro Signore, e degli aromi che servirono ad imbalsamarlo. La preghiera che la Chiesa adopera per benedirli, non lascia su ciò verun dubbio. Questa preghiera ci dimostra ancora l’efficacia del cero benedetto, come di tutte le altre cose santificate per allontanare il demonio, i flagelli e le malattie. D’ora innanzi, quando vedremo accendere il cero pasquale, pensiamo seriamente a resuscitare con Gesù Cristo, e quando da Pasqua all’Ascensione ce lo vedremo brillare davanti agli occhi, come la colonna luminosa che conduceva Israele verso la terra promessa, chiediamo a noi stessi se camminiamo fedelmente dietro il Salvatore resuscitato, se ci avanziamo verso il cielo, vera terra premessa del Cristiano.

Exsúltet jam Angélica turba cœlórum:

exsúltent divína mystéria: et pro tanti Regis victória tuba ínsonet salutáris. Gáudeat et tellus tantis irradiáta fulgóribus: et ætérni Regis splendóre illustráta, totíus orbis se séntiat amisísse calíginem. Lætétur et mater Ecclésia, tanti lúminis adornáta fulgóribus: et magnis populórum vócibus hæc aula resúltet. Quaprópter astántes vos, fratres caríssimi, ad tam miram hujus sancti lúminis claritátem, una mecum, quæso, Dei omnipoténtis misericórdiam invocáte. Ut, qui me non meis méritis intra Levitárum númerum dignatus est aggregáre: lúminis sui claritátem infúndens, Cérei huius laudem implére perfíciat. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Fílium suum: qui cum eo vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus: Per omnia sǽcula sæculórum.

[Esulti ormai l’angelico coro degli Angeli: vibrino di gioia i divini misteri; risuoni la tromba sacra per la vittoria del Gran Re. S’allieti la terra irradiata dagli splendori di sì grande trionfo e, illustrata dai fulgori dell’Eterno Re, si senta libera dalla caligine del mondo intero. Si rallegri la Chiesa, nostra Madre, adornata dei raggi di tanta gran luce, ed echeggi questo tempio delle più sonore voci dei popoli. Perciò, o fratelli dilettissimi, qui presenti allo splendore mirabile di questa luce santa, vi supplico di unirvi a me per invocare la misericordia di Dio onnipotente; affinché dopo avermi accolto nel numero dei suoi Leviti, senza alcun mio merito, mi doni un raggio della sua luce e mi dia la grazia di cantare degnamente le lodi di questo Cero. Per nostro Signore Gesù Cristo Figlio suo, che con Lui vive per tutti i secoli dei secoli.]

3.° Le lezioni. La terza parte dell’uffizio del sabato santo contiene le lezioni. Quando il diacono ha terminato la benedizione del cero pasquale, depone la dalmatica, e vestito del camice e della stola, sale alla tribuna a cantare la prima lezione. Le altre lezioni son cantate de chierici di grado inferiore. Al gran mistero di nostra rigenerazione la Chiesa ha avuto l’intenzione di applicare il senso di queste dodici lezioni, chiamate profezie: esse sono senza titolo in segno di lutto.

Prophetiæ

I. Profezia (Gen. I, 1-31; II, 1-2)

(Come una nuova creazione il Battesimo renderà alle anime i diritti che avevano, prima della caduta di Adamo, nell’Eden)


In princípio creavit Deus cœlum et terram. Terra autem erat inánis et vácua, et ténebræ erant super fáciem abýssi: et Spíritus Dei ferebátur super aquas. Dixítque Deus: Fiat lux. Et facta est lux. Et vidit Deus lucem, quod esset bona: et divísit lucem a ténebris. Appellavítque lucem Diem, et ténebras Noctem: factúmque est véspere et mane, dies unus. Dixit quoque Deus: Fiat firmaméntum in médio aquárum: et dívidat aquas ab aquis. Et fecit Deus firmaméntum, divisítque aquas, quæ erant sub firmaménto,ab his, quæ erant super firmaméntum. Et factum est ita. Vocavítque Deus firmaméntum, Cœlum: et factum est véspere et mane, dies secúndus. Dixit vero Deus: Congregéntur aquæ, quæ sub cœlo sunt, in locum unum: et appáreat árida. Et factum est ita. Et vocávit Deus áridam, Terram: congregationésque aquárum appellávit Maria. Et vidit Deus, quod esset bonum. Et ait: Gérminet terra herbam viréntem et faciéntem semen, et lignum pomíferum fáciens fructum juxta genus suum, cujus semen in semetípso sit super terram. Et factum est ita. Et prótulit terra herbam viréntem et faciéntem semen juxta genus suum, lignúmque fáciens fructum, et habens unumquódque seméntem secúndum spéciem suam. Et vidit Deus, quod esset bonum. Et factum est véspere et mane, dies tértius. Dixit autem Deus: Fiant luminária in firmaménto cœli, et dívidant diem ac noctem, et sint in signa et témpora et dies et annos: ut lúceant in firmaménto cœli, et illúminent terram. Et factum est ita. Fecítque Deus duo luminária magna: lumináre majus, ut præésset diéi: et lumináre minus, ut præésset nocti: et stellas. Et pósuit eas in firmaménto cœli, ut lucérent super terram, et præéssent diéi ac nocti, et divíderent lucem ac ténebras. Et vidit Deus, quod esset bonum. Et factum est véspere et mane, dies quartus. Dixit etiam Deus: Prodúcant aquæ réptile ánimæ vivéntis, et volátile super terram sub firmaménto cæli. Creavítque Deus cete grándia, et omnem ánimam vivéntem atque motábilem, quam prodúxerant aquæ in spécies suas, et omne volátile secúndum genus suum. Et vidit Deus, quod esset bonum. Benedixítque eis, dicens: Créscite et multiplicámini, et repléte aquas maris: avésque multiplicéntur super terram. Et factum est véspere et mane, dies quintus. Dixit quoque Deus: Prodúcat terra ánimam vivéntem in génere suo: juménta et reptília, et béstias terræ secúndum spécies suas. Factúmque est ita. Et fecit Deus béstias terræ juxta spécies suas, et juménta, et omne réptile terræ in génere suo. Et vidit Deus, quod esset bonum, et ait: Faciámus hóminem ad imáginem et similitúdinem nostram: et præsit píscibus maris et volatílibus cœli, et béstiis universæque terræ, omníque réptili, quod movétur in terra. Et creávit Deus hóminem ad imáginem suam: ad imáginem Dei creávit illum, másculum et féminam creávit eos. Benedixítque illis Deus, et ait: Créscite et multiplicámini, et repléte terram, et subjícite eam, et dominámini píscibus maris et volatílibus cœli, et univérsis animántibus, quæ movéntur super terram. Dixítque Deus: Ecce, dedi vobis omnem herbam afferéntem semen super terram, et univérsa ligna, quæ habent in semetípsis seméntem géneris sui, ut sint vobis in escam: et cunctis animántibus terræ, omníque vólucri cœli, et univérsis, quæ movéntur in terra, et in quibus est ánima vivens, ut hábeant ad vescéndum. Et factum est ita. Vidítque Deus cuncta, quæ fécerat: et erant valde bona. Et factum est véspere et mane, dies sextus. Igitur perfécti sunt cœli et terra, et omnis ornátus eórum. Complevítque Deus die séptimo opus suum, quod fécerat: et requiévit die séptimo ab univérso ópere, quod patrárat.

[In principio Dio creò il cielo e la terra. Or la terra era solitudine e caos, e le tenebre coprivano la faccia dell’abisso, ma lo Spirito di Dio si librava sopra le acque. Allora Dio disse: «Sia la luce». E luce fu. E Dio vide che la luce era buona, e separò la luce dalle tenebre. E diede il nome di Giorno alla luce e di Notte alle tenebre. Così si fece sera e poi mattina: primo giorno. Poi Dio disse: «Ci sia uno strato in mezzo alle acque, e separi le acque dalle acque». E Dio fece lo strato, e separò le acque che erano sotto da quelle che erano sopra lo strato. E così fu. E Dio chiamò Cielo lo strato. Intanto si fece sera e poi mattina: secondo giorno. Poi Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si radunino in un solo luogo, e appaia l’asciutto». E così fu. E Dio chiamò Terra l’asciutto, e Mare l’ammasso delle acque. E Dio vide che ciò era ben fatto. Quindi disse: «Produca la terra erba verdeggiante che faccia seme, e piante fruttifere che diano frutto secondo la loro specie ed abbiano in se stesse la propria semenza sopra la terra». E così fu. E la terra produsse verdura, erba che fa seme della sua specie, e piante che danno frutto ed hanno ciascuna la semenza secondo la propria specie. E Dio vide che ciò era ben fatto. Intanto si fece sera e poi mattino: terzo giorno. Dio disse ancora: «Vi siano dei luminari nella volta del cielo per distinguere il giorno dalla notte e siano segni dei tempi, dei giorni e degli anni, e risplendano nel firmamento del cielo per far luce sulla terra». E così fu. E Dio fece i due grandi luminari: il luminare maggiore, affinché presiedesse al giorno: il luminare minore, affinché presiedesse alla notte; e fece pure le stelle. E le mise nella volta del cielo, perché dessero luce alla terra e regolassero il giorno e la notte, e separassero la luce dalle tenebre. E Dio vide che ciò era ben fatto. Intanto si fece sera e poi mattino: quarto giorno. Disse poi Dio: «Brulichino le acque di animali e gli uccelli volino sopra la terra, sotto la volta del cielo». E Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli animali viventi striscianti, di cui si popolarono le acque, secondo le loro specie, ed ogni volatile secondo la sua specie. E Dio vide che ciò era ben fatto. E li benedisse, dicendo: «Crescete e moltiplicatevi, e popolate le acque del mare, e si moltiplichino gli uccelli sopra la terra». E intanto si fece sera e poi mattino: quinto giorno. Disse ancora Dio: «Produca la terra animali viventi secondo la loro specie, animali domestici, e rettili e bestie selvatiche della terra, secondo la loro specie». E così fu. E Dio fece le fiere terrestri, secondo la loro specie, e gli animali domestici, e tutti i rettili della terra, secondo la loro specie. E Dio vide che ciò era ben fatto. Poi Dio disse: «Facciamo l’Uomo a nostra immagine e somiglianza, che domini i pesci del mare, i volatili del cielo, le bestie, e tutta la terra, e tutti i rettili che strisciano sopra la terra». Dio creò l’uomo a sua immagine, lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. E Dio li benedì dicendo: «Crescete e moltiplicatevi, e riempite la terra e rendetevela soggetta, e dominate sui pesci del mare, e sui volatili del cielo, e sopra tutti gli animali che si muovono sulla terra». E Dio disse: «Ecco io vi do tutte le erbe che fanno seme sulla terra e tutte le piante che hanno in se stesse semenza della loro specie, perché servano di cibo a voi; e a tutti gli animali della terra, e a tutti gli uccelli del cielo e a quanto si muove sulla terra ed ha in sé anima vivente, affinché abbiano da mangiare». E così fu. E Dio vide tutte le cose che aveva fatte; ed esse erano molto buone. Intanto si fece sera e poi mattino: sesto giorno. Così furono compiuti i cieli e la terra e tutto il loro assetto. E Dio nel settimo giorno finì l’opera che aveva fatta e nel settimo giorno si riposò da tutte le opere che aveva compiute].

II. Profezia (Gen. V, 32 – VIII, 8, 21)

(Dio, per mezzo del Battesimo fa entrare le anime nella Chiesa, che è l’arca di salvezza)

Noë vero cum quingentórum esset annórum, génuit Sem, Cham et Japheth. Cumque cœpíssent hómines multiplicári super terram et fílias procreássent, vidéntes fílii Dei fílias hóminum, quod essent pulchræ, accepérunt sibi uxóres ex ómnibus, quas elégerant. Dixítque Deus: Non permanébit spíritus meus in hómine in ætérnum,quia caro est: erúntque dies illíus centum vigínti annórum. Gigántes autem erant super terram in diébus illis. Postquam enim ingréssi sunt fílii Dei ad fílias hóminum illæque genuérunt, isti sunt poténtes a sǽculo viri famósi. Videns autem Deus, quod multa malítia hóminum esset in terra, et cuncta cogitátio cordis inténta esset ad malum omni témpore, pænítuit eum, quod hóminem fecísset in terra. Et tactus dolóre cordis intrínsecus: Delébo, inquit, hóminem, quem creávi, a fácie terræ, ab hómine usque ad animántia, a réptili usque ad vólucres cœli; pænitet enim me fecísse eos. Noë vero invénit grátiam coram Dómino. Hæ sunt generatiónes Noë: Noë vir justus atque perféctus fuit in generatiónibus suis, cum Deo ambulávit. Et génuit tres fílios, Sem, Cham et Japheth. Corrúpta est autem terra coram Deo et repléta est iniquitáte. Cumque vidísset Deus terram esse corrúptam , dixit ad Noë: Finis univérsæ carnis venit coram me: repléta est terra iniquitáte a fácie eórum, et ego dispérdam eos cum terra. Fac tibi arcam de lignis lævigátis: mansiúnculas in arca fácies, et bitúmine línies intrínsecus et extrínsecus. Et sic fácies eam: Trecentórum cubitórum erit longitúdo arcæ, quinquagínta cubitórum latitúdo, et trigínta cubilórum altitúdo illíus. Fenéstram in arca fácies, et in cúbito consummábis summitátem ejus: óstium autem arcæ pones ex látere: deórsum cenácula et trístega fácies in ea. Ecce, ego addúcam aquas dilúvii super terram, ut interfíciam omnem carnem, in qua spíritus vitæ est subter cœlum. Univérsa, quæ in terra sunt, consuméntur. Ponámque fœdus meum tecum: et ingrédiens arcam tu et fílii tui, uxor tua et uxóres filiórum tuórum tecum. Et ex cunctis animántibus univérsæ carnis bina indúces in arcam, ut vivant tecum: masculíni sexus et feminíni. De volúcribus juxta genus suum, et de juméntis in génere suo, et ex omni réptili terræ secúndum genus suum: bina de ómnibus ingrediántur tecum, ut possint vívere. Tolles ígitur tecum ex ómnibus escis, quæ mandi possunt, et comportábis apud te: et erunt tam tibi quam illis in cibum. Fecit ígitur Noë ómnia, quæ præcéperat illi Deus. Erátque sexcentórum annórum, quando dilúvii aquæ inundavérunt super terram. Rupti sunt omnes fontes abýssi magnæ, et cataráctæ cœli apértæ sunt: et facta est plúvia super terram quadragínta diébus et quadragínta nóctibus. In artículo diei illíus ingréssus est Noë, et Sem et Cham et Japheth, fílii ejus, uxor illíus et tres uxóres filiórum ejus cum eis in arcam: ipsi, et omne ánimal secúndum genus suum, univérsaque juménta in génere suo, et omne, quod movétur super terram in génere suo, cunctúmque volátile secúndum genus suum. Porro arca ferebátur super aquas. Et aquæ prævaluérunt nimis super terram: opertíque sunt omnes montes excélsi sub univérso cœlo. Quíndecim cúbitis áltior fuit aqua super montes, quos operúerat. Consúmptaque est omnis caro, quæ movebátur super terram, vólucrum, animántium, bestiárum, omniúmque reptílium, quæ reptant super terram. Remánsit autem solus Noë, et qui cum eo erant in arca. Obtinuerúntque aquæ terram centum quinquagínta diébus. Recordátus autem Deus Noë, cunctorúmque animántium et ómnium jumentórum, quæ erant cum eo in arca, addúxit spíritum super terram, et imminútæ sunt aquæ. Et clausi sunt fontes abýssi et cataráctæ cœli: et prohíbitæ sunt plúviæ de cœlo. Reversæque sunt aquæ de terra eúntes et redeúntes: et cœpérunt mínui post centum quinquagínta dies. Cumque transíssent quadragínta dies, apériens Nœ fenéstram arcæ, quam fécerat, dimísit corvum, qui egrediebátur, et non revertebátur, donec siccaréntur aquæ super terram. Emísit quoque colúmbam post eum, ut vidéret, si jam cessássent aquæ super fáciem terræ. Quæ cum non invenísset, ubi requiésceret pes ejus, revérsa est ad eum in arcam: aquæ enim erant super univérsam terram: extendítque manum et apprehénsam íntulit in arcam. Exspectátis autem ultra septem diébus áliis, rursum dimisit colúmbam ex arca. At illa venit ad eum ad vésperam, portans ramum olívæ viréntibus fóliis in ore suo. Intelléxit ergo Noë, quod cessássent aquæ super terram. Exspectavítque nihilminus septem álios dies: et emísit colúmbam, quæ non est revérsa ultra ad eum. Locútus est autem Deus ad Noë, dicens: Egrédere de arca, tu et uxor tua, fílii tui et uxóres filiórum tuórum tecum. Cuncta animántia, quæ sunt apud te, ex omni carne, tam in volatílibus quam in béstiis et univérsis reptílibus, quæ reptant super terram, educ tecum, et ingredímini super terram: créscite et multiplicámini super eam. Egréssus est ergo Noë et fílii ejus, uxor illíus et uxóres filiórum ejus cum eo. Sed et ómnia animántia, juménta et reptília, quæ reptant super terram, secúndum genus suum, egréssa sunt de arca. Ædificávit autem Noë altáre Dómino: et tollens de cunctis pecóribus et volúcribus mundis, óbtulit holocáusta super altáre. Odoratúsque est Dóminus odórem suavitátis.

[Noè, essendo in età di cinquecento anni, generò Sem, Cam e Jafet. E avendo principiato gli uomini a moltiplicarsi sopra la terra e avendo procreato delle figliuole, vedendo i figliuoli di Dio la bellezza delle figliuole degli uomini presero per loro mogli quelle che più di tutte loro piacevano. E disse il Signore : Non rimarrà il mio spirito per sempre nell’uomo, perché egli è carne e i suoi giorni saranno solamente di cento veti anni. In quel tempo vi erano sopra la terra dei giganti: poiché, dopo che si accostarono i figliuoli di Dio alle figliuole degli uomini, esse generarono, e ne vennero questi uomini, forti e robusti, famosi nei secoli. — Vedendo dunque Dio quanto grande era la malizia degli uomini sopra la terra, e tutti i pensieri del loro cuore erano continuamente intesi al mal fare, si pentì d’aver fatto l’uomo. E preso come da un intimo strazio a! cuore: Sterminerò, disse egli, l’uomo da me creato dalla faccia della terra, dall’uomo sino agli animali, dai rettili fino agli uccelli dell’aria; poiché mi pento di averli fatti. — Ma Noè trovò grazia dinanzi al Signore. Questa è la Ascendenza di Noè. Noè fu uomo giusto e perfetto nei suoi, tempi, e camminò con Dio. E generò tre figliuoli: Sem, Cam e Jafet. Ma era corrotta la terra davanti a Dio e ripiena d’iniquità. E avendo veduto Dio come la terra era corrotta, poiché ogni uomo era corrotto nella sua maniera di vivere sulla terra, disse a Noè: Nei miei decreti è imminente la fine di tutti gli uomini; la terra è ripiena d’iniquità per opera loro, e io li sterminerò insieme con la terra. Tu costruirai un’arca con legni lavorati; tu farai delle piccole stanze nell’arca e la invernicerai di bitume di dentro e di fuori. E in questo modo la farai: la lunghezza dell’arca sarà di trecento cubiti, di cinquanta cubiti la larghezza e di trenta l’altezza. Farai una finestra nell’arca e il tetto dell’arca lo farai che vada alzandosi fino ad un cubito. La porta poi dell’arca la farai da un lato; vi farai un piano in fondo, un secondo piano e un terzo piano. Ecco che io manderò le acque del diluvio sopra la terra ad uccidere tutti gli animali che hanno spirito di vita sotto il cielo: tutto quello che è sopra la terra andrà in perdizione. Ma io farò un patto con te ed entrerai nell’arca tu, e i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli. E di tutti gli animali d’ogni specie, ne farai entrare nell’arca una coppia, un maschio e una femmina, affinché si salvino con te. Degli uccelli secondo la specie e delle bestie di ogni specie, e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due entreranno nell’arca con te, affinché possano conservarsi. Prenderai dunque con te di tutte quelle cose che si possono mangiare, e le porterai in questa tua casa e serviranno a te e a loro di cibo. Fece dunque Noè tutto quello che gli aveva comandato il Signore. Ed. egli era in età di seicento anni allorché le acque del diluvio inondarono la terra. Si squarciarono allora tutte le sorgenti del grande abisso, e le cateratte del cielo si aprirono: e piovve sopra la terra per quaranta giorni e quaranta notti. In quello stesso giorno entrò Noè e Sem, Cam e Jafet suoi figliuoli, la moglie di lui e le tre mogli dei suoi figliuoli con essi nell’arca: essi e tutti gli animali secondo la loro specie, e tutto quello che si muove sopra la terra secondo la loro specie. Ora l’arca galleggiava sopra le acque. E le acque ingrossarono fuor di misura sopra la terra: e rimasero coperti tutti i monti più alti sotto il cielo, Quindici cubiti si alzò l’acqua sopra i monti che aveva ricoperti. E restò consunta ogni carne che ha moto sopra la terra, gli uccelli, gli animali; le bestie e tutti i rettili che strisciano sopra la terra: e rimase solo Noè e quelli che con lui erano nell’arca. Le acque occuparono la terra per centocinquanta giorni, ma ricordandosi il Signore di Noè e di tutti gli animali e di tutte le bestie che erano con essi nell’arca, mandò il vento sulla terra, e si abbassarono le acque. E furono chiuse le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo, e si arrestarono le piogge dal cielo. E si ritirarono le acque dalla terra andando e venendo: e cominciarono a scemare dopo centocinquanta giorni. E passati quaranta giorni, Noè, aperta la finestra che egli aveva fatta nell’arca, mandò fuori il corvo, il quale uscì e non tornò fino a tanto che le acque non s’asciugarono sulla terra. Mandò ancora dopo di esso la colomba per vedere se fossero sparite le acque sopra la faccia della terra. Ma la colomba, non avendo trovato ove posare il suo piede tornò a lui nell’arca: poiché le acque erano per tutta la terra: egli stese la mano e presala, la mise dentro l’arca. E avendo aspettato altri sette giorni, di nuovo mandò la colomba fuori dell’arca; ed ella tornò a lui alla sera portando in bocca un ramo d’olivo con verdi foglie. Comprese allora Noè che erano cessate le acque sopra la terra e aspettò non di meno altri sette giorni e rimandò la colomba, la quale non tornò più a lui. E parlò Dio a Noè dicendo: Esci dall’arca tu e tua moglie, i figli tuoi e le mogli dei tuoi figli con te. Tutti gli animali che sono presso di te d’ogni specie, sia di volatili sia di bestie o di rettili striscianti sulla terra, conducili con te; rientrate sulla terra: crescete e moltiplicatevi. E Noè usci coi figliuoli e sua moglie e le mogli dei suoi figli con lui. E tutti, con gli animali e le bestie e i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro specie, uscirono dall’arca. E Noè edificò un altare al Signore e, presi tutti gli animali e uccelli mondi, ne offrì in olocausto sopra l’altare. E il Signore gradì il soave odore.]

III. Profezia (Gen. XXII, 1-19)

(Col Battesimo e con la fede in Gesù Cristo i neofiti divengono i figli che Dio aveva promesso ad Abramo)

In diébus illis: Tentávit Deus Abraham, et dixit ad eum: Abraham, Abraham. At ille respóndit: Adsum. Ait illi: Tolle fílium tuum unigénitum, quem diligis, Isaac, et vade in terram visiónis: atque ibi ófferes eum in holocáustum super unum móntium, quem monstrávero tibi. Igitur Abraham de nocte consúrgens, stravit ásinum suum: ducens secum duos júvenes et Isaac, fílium suum. Cumque concidísset ligna in holocáustum, ábiit ad locum, quem præcéperat ei Deus. Die autem tértio,elevátis óculis, vidit locum procul: dixítque ad púeros suos: Exspectáte hic cum ásino: ego et puer illuc usque properántes, postquam adoravérimus, revertémur ad vos. Tulit quoque ligna holocáusti, et impósuit super Isaac, fílium suum: ipse vero portábat in mánibus ignem et gládium. Cumque duo pérgerent simul, dixit Isaac patri suo: Pater mi. At ille respóndit: Quid vis, fili? Ecce, inquit, ignis et ligna: ubi est víctima holocáusti? Dixit autem Abraham: Deus providébit sibi víctimam holocáusti, fili mi. Pergébant ergo páriter: et venérunt ad locum, quem osténderat ei Deus, in quo ædificávit altáre et désuper ligna compósuit: cumque alligásset Isaac, fílium suum, pósuit eum in altare super struem lignórum. Extendítque manum et arrípuit gládium, ut immoláret fílium suum. Et ecce, Angelus Dómini de cœlo clamávit, dicens: Abraham, Abraham. Qui respóndit: Adsum. Dixítque ei: Non exténdas manum tuam super púerum neque fácias illi quidquam: nunc cognóvi, quod times Deum, et non pepercísti unigénito fílio tuo propter me. Levávit Abraham óculos suos, vidítque post tergum aríetem inter vepres hæréntem córnibus, quem assúmens óbtulit holocáustum pro fílio. Appellavítque nomen loci illíus, Dóminus videt. Unde usque hódie dícitur: In monte Dóminus vidébit. Vocávit autem Angelus Dómini Abraham secúndo de cœlo, dicens: Per memetípsum jurávi, dicit Dóminus: quia fecísti hanc rem, et non pepercísti fílio tuo unigénito propter me: benedícam tibi, et multiplicábo semen tuum sicut stellas cœli et velut arénam, quæ est in lítore maris: possidébit semen tuum portas inimicórum suórum, et benedicéntur in sémine tuo omnes gentes terræ, quia obœdísti voci meæ. Revérsus est Abraham ad púeros suos, abierúntque Bersabée simul, et habitávit ibi.

[In quei giorni Dio provò Abramo e gli disse: Abramo, Abramo. Ed egli rispose: Eccomi. E Dio gli disse: Prendi il tuo figlio unigenito, il diletto Isacco, e va nella terra della visione e ivi lo offrirai in olocausto sopra uno dei monti che io ti indicherò. Abramo, dunque, mentre era ancora notte alzatosi, preparò il suo asino e prese con se due servi e Isacco suo figliuolo: e tagliate le legna per l’olocausto, s’incamminò verso il luogo assegnatogli da Dio. E il terzo giorno, alzati gli occhi, vide il luogo da lungi e disse ai suoi servi: aspettate qui con l’asino: io e il fanciullo andremo fin là con prestezza; e, come avremo fatto adorazione, torneremo da voi. Prese anche la legna per l’olocausto e la pose addosso a Isacco suo figliuolo: egli poi portava colle sue mani il fuoco e il coltello. E mentre tutti e due camminavano insieme, disse Isacco a suo padre: Padre mio. E quegli rispose: Che vuoi figliuolo? Ecco, disse quegli, il fuoco e la legna: dov’è la vittima dell’olocausto ? E Abramo soggiunse: Dio ci provvederà la vittima per l’olocausto, figliuolo mio. Andavano dunque innanzi assieme. E giunti al luogo mostrato a lui da Dio, edificò un altare e sopra vi accomodò la legna, e avendo legato Isacco, suo figlio, lo collocò sull’altare, sopra il mucchio della legna.. E stese la mano, e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma ecco l’Angelo del Signore dal cielo gridò, dicendo: Abramo, Abramo. E questi rispose: Eccomi. E quegli a lui disse: Non stendere le tue mani sopra il .fanciullo e non fare a lui male alcuno; adesso ho conosciuto che tu temi Iddio e non hai risparmiato il figliuolo tuo unigenito per me. Alzò Abramo gli occhi e vide dietro a se un ariete che si dimenava tra i pruni e presolo per le corna, lo tolse e lo offerse in olocausto invece del figlio, e a quel luogo pose nome: il Signore vede! Donde fin a quest’oggi si dice: Sul monte il Signore provvederà. Per la seconda volta l’Angelo del Signore chiamò Abramo dal cielo dicendo: Per me medesimo ho giurato, dice il Signore: giacche hai fatto una tal cosa e non hai perdonato al tuo figlio unigenito per me, io ti benedirò e moltiplicherò la tua stirpe come le stelle del cielo e come l’arena che è sul lido del mare; s’impadronirà la tua stirpe delle porte dei suoi nemici; e nella tua discendenza benedette saranno tutte le nazioni della terra, perché hai ubbidito alla mia voce. Tornò Abramo dai suoi servi: e se ne andarono insieme a Bersabea, ove egli abitò]

IV Profezia (Es. XIV, 24-31; XV, 1)

(Col Battesimo Gesù strappa i catecumeni dal giogo di satana; come Mosè liberò gli Israeliti dalla schiavitù dell’Egitto)

In diébus illis: Factum est in vigília matutina, et ecce, respíciens Dóminus super castra Ægyptiórum per colúmnam ignis et nubis, interfécit exércitum eórum: et subvértit rotas cúrruum, ferebantúrque in profúndum. Dixérunt ergo Ægýptii: Fugiámus Israélem: Dóminus enim pugnat pro eis contra nos. Et ait Dóminus ad Móysen: Exténde manum tuam super mare, ut revertántur aquæ ad Ægýptios super currus et équites eórum. Cumque extendísset Moyses manum contra mare, revérsum est primo dilúculo ad priórem locum: fugientibúsque Ægýptiis occurrérunt aquæ, et invólvit eos Dóminus in médiis flúctibus. Reversæque sunt aquæ, et operuérunt currus, et équites cuncti exércitus Pharaónis, qui sequéntes ingréssi fúerant mare: nec unus quidem supérfuit ex eis. Fílii autem Israël perrexérunt per médium sicci maris, et aquæ eis erant quasi pro muro a dextris et a sinístris: liberavítque Dóminus in die illa Israël de manu Ægyptiórum. Et vidérunt Ægýptios mórtuos super litus maris, et manum magnam, quam exercúerat Dóminus contra eos: timuítque pópulus Dóminum, et credidérunt Dómino et Moysi, servo ejus. Tunc cécinit Moyses et fílii Israël carmen hoc Dómino, et dixérunt: Cantémus Dómino: glorióse enim honorificátus est: equum et ascensórem projécit in mare: adjútor et protéctor factus est mihi in salútem,

V. Hic Deus meus, et honorificábo eum: Deus patris mei, et exaltábo eum.
V. Dóminus cónterens bella: Dóminus nomen est illi.

[In quei giorni, era già la vigilia del mattino, e il Signore da una nuvola di fuoco guardò verso il campo degli Egiziani e lo scompigliò. Fece rovesciare le ruote dei cocchi, che erano trascinati nel profondo. Dissero allora gli Egiziani: «Fuggiamo Israele, perché il Signore combatte per loro contro di noi!». E il Signore disse a Mosè: «Stendi la tua mano sopra il mare, affinché le acque si rovescino sugli Egiziani, sopra i loro cocchi e i loro cavalieri». E avendo Mosè stesa la mano verso il mare, sul far della mattina, il mare tornò al suo posto di prima, e le acque piombarono addosso agli Egiziani che fuggivano: così il Signore li travolse in mezzo ai flutti. E le acque, ritornando, coprirono i cocchi e i cavalieri di tutto l’esercito del Faraone, che per inseguire erano entrati nel mare: né un solo di loro scampò. Ma i figli d’Israele camminarono sull’asciutto nel mezzo del mare, e le acque erano per loro come un muro a destra e a sinistra. Così in quel giorno il Signore liberò Israele dalle mani degli Egiziani. E gli Israeliti videro sul lido del mare gli Egiziani morti e la grande potenza che il Signore aveva dispiegato contro di essi. E il popolo temè il Signore e credettero al Signore e a Mosè, suo servo. E allora Mosè cantò coi figli d’Israele questo cantico al Signore, dicendo: Cantiamo al Signore perché si è maestosamente glorificato; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere. Il Signore è la mia forza ed il mio cantico;


V. Egli è il mio Dio e lo glorificherò; il Dio di mio padre e Lo esalterò.
V. Il Signore debella le guerre: il suo nome è l’Onnipotente]

V Profezia (Is. LIV, 17- LV. 11)

(Con il Battesimo le anime fanno parte del nuovo popolo col quale Dio stringe un’alleanza infinitamente superiore a quella del Sinai)

Hæc est heréditas servórum Dómini: et justítia eórum apud me, dicit Dóminus. Omnes sitiéntes, veníte ad aquas: et qui non habétis argéntum, properáte, émite et comédite: veníte, émite absque argénto et absque ulla commutatióne vinum et lac. Quare appénditis argéntum non in pánibus, et labórem vestrum non in saturitáte? Audíte audiéntes me, et comédite bonum, et delectábitur in crassitúdine ánima vestra. Inclináte aurem vestram, et veníte ad me: audíte, et vivet ánima vestra, et fériam vobíscum pactum sempitérnum, misericórdias David fidéles. Ecce, testem pópulis dedi eum, ducem ac præceptórem géntibus. Ecce, gentem, quam nesciébas, vocábis: et gentes, quæ te non cognovérunt, ad te current propter Dóminum, Deum tuum, et sanctum Israël, quia glorificávit te. Quærite Dóminum, dum inveníri potest: invocáte eum, dum prope est. Derelínquat ímpius viam suam et vir iníquus cogitatiónes suas, et revertátur ad Dóminum, et miserébitur ejus, et ad Deum nostrum: quóniam multus est ad ignoscéndum. Non enim cogitatiónes meæ cogitatiónes vestræ: neque viæ vestræ viæ meæ, dicit Dóminus. Quia sicut exaltántur cœli a terra, sic exaltátæ sunt viæ meæ a viis vestris, et cogitatiónes meæ a cogitatiónibus vestris. Et quómodo descéndit imber et nix de cœlo, et illuc ultra non revértitur, sed inébriat terram, et infúndit eam, et germináre eam facit, et dat semen serénti et panem comedénti: sic erit verbum meum, quod egrediátur de ore meo: non revertátur ad me vácuum, sed fáciet, quæcúmque volui, et prosperábitur in his, ad quæ misi illud: dicit Dóminus omnípotens.

[Questa è l’eredità dei servi del Signore, e la loro giustizia è affidata a me, dice il Signore. Voi tutti che avete sete venite alle acque; e voi che non avete argento fate presto, comprate e mangiate venite, comprate senza argento e senz’altra permuta, del vino e del latte; per qual motivo spendete voi il vostro argento in cose che non sono pane e la vostra fatica in ciò che non vi sazia? Con docilità ascoltatemi e cibatevi di buon cibo; l’anima vostra si delizierà nel sostanzioso, nutrimento. Porgete l’orecchio vostro e venite a me: Udite, e vivrà l’anima vostra, ed io stabilirò con voi un patto eterno, l’adempimento delle misericordie assicurate a David. Ecco che ho dato lui per testimoniare ai Popoli, condottiero e maestro delle nazioni. Ecco che quel popolo che tu non riconoscevi, tu lo chiamerai; le genti che non ti conoscevano, a te correranno per amor del Signore Dio tuo, e del santo d’Israele, perché ti ha glorificato. Cercate il Signore mentre lo si può trovare: invocatelo mentre egli è vicino. Abbandoni l’empio, la via sua, e l’iniquo i suoi maligni progetti, e ritorni al Signore, il quale avrà misericordia di lui; al nostro Dio, che è largo nel perdonare. Poiché i pensieri miei non sono i pensieri vostri, ne le vie vostre son le vie mie, dice il Signore. Poiché di quanto il cielo sovrasta alla terra, tanto sovrastano le mie vie alle vostre e i miei pensieri ai pensieri vostri. E come scende la pioggia e la neve dal cielo e lassù non ritorna, ma inebria la terra e la bagna e la fa germogliare affinché dia il seme da seminare e il pane da mangiare; così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: essa non tornerà a me senza frutto, ma opererà tutto quello che io voglio, e felicemente adempirà quelle cose per le quali io l’ho mandata: così dice il Signore onnipotente.]

VI. Profezia (Bar. III, 9-22)

(Le anime battezzate gioiranno in una pace eterna se osserveranno le lezioni di vita e di sapienza che a Chiesa dà loro in nome di Dio)

Audi, Israël, mandáta vitæ: áuribus pércipe, ut scias prudéntiam. Quid est, Israël, quod in terra inimicórum es? Inveterásti in terra aliéna, coinquinátus es cum mórtuis: deputátus es cum descendéntibus in inférnum. Dereliquísti fontem sapiéntiæ. Nam si in via Dei ambulásses, habitásses útique in pace sempitérna. Disce, ubi sit prudéntia, ubi sit virtus, ubi sit intelléctus: ut scias simul, ubi sit longitúrnitas vitæ et victus, ubi sit lumen oculórum et pax. Quis invénit locum ejus? et quis intrávit in thesáuros ejus? Ubi sunt príncipes géntium, et qui dominántur super béstias, quæ sunt super terram? qui in ávibus cœli ludunt, qui argéntum thesaurízant et aurum, in quo confídunt hómines, et non est finis acquisitiónis eórum? qui argéntum fábricant, et sollíciti sunt, nec est invéntio óperum illórum? Extermináti sunt, et ad ínferos descendérunt, et álii loco eórum surrexérunt. Júvenes vidérunt lumen, et habitavérunt super terram: viam autem disciplínæ ignoravérunt, neque intellexérunt sémitas ejus, neque fílii eórum suscepérunt eam, a fácie ipsórum longe facta est: non est audíta in terra Chánaan, neque visa est in Theman. Fílii quoque Agar, qui exquírunt prudéntiam, quæ de terra est, negotiatóres Merrhæ et Theman, et fabulatóres, et exquisitóres prudéntiæ et intellegéntias: viam autem sapiéntiæ nesciérunt, neque commemoráti sunt sémitas ejus. O Israël, quam magna est domus Dei et ingens locus possessiónis ejus! Magnus est et non habet finem: excélsus et imménsus. Ibi fuérunt gigántes nomináti illi, qui ab inítio fuérunt, statúra magna, sciéntes bellum. Non hos elegit Dóminus, neque viam disciplínæ invenérunt: proptérea periérunt. Et quóniam non habuérunt sapiéntiam, interiérunt propter suam insipiéntiam. Quis ascéndit in cœlum, et accépit eam et edúxit eam de núbibus? Quis transfretávit mare, et invénit illam? et áttulit illam super aurum eléctum? Non est, qui possit scire vias ejus neque qui exquírat sémitas ejus: sed qui scit univérsa, novit eam et adinvénit eam prudéntia sua: qui præparávit terram in ætérno témpore, et replévit eam pecúdibus et quadrupédibus: qui emíttit lumen, et vadit: et vocávit illud, et obædit illi in tremóre. Stellæ autem dedérunt lumen in custódiis suis, et lætátæ sunt: vocátæ sunt, et dixérunt: Adsumus: et luxérunt ei cum jucunditáte, qui fecit illas. Hic est Deus noster, et non æstimábitur álius advérsus eum. Hic adinvénit omnem viam disciplínæ, et trádidit illam Jacob púero suo et Israël dilécto suo. Post hæc in terris visus est, et cum homínibus conversátus est.

[Ascolta, o Israele, i comandamenti di vita; porgi le orecchie ad imparare la prudenza: quale è la ragione, o Israele, per la quale tu sei in terra nemica? Tu invecchi in paese straniero, sei contaminato tra i morti, sei stato contuso con quelli che scendono nella fossa. Infatti tu abbandonasti la fonte della sapienza. Poiché se tu avessi camminato per la via di Dio, saresti vissuto in una pace eterna. Impara dove sia la prudenza, dove sia la fortezza, dove sia l’intelligenza; affinché sappia a un tempo dove sia la lunghezza della vita e il nutrimento, dove sia il lume degli occhi e la pace. Chi trovò la sede di essa? E chi penetrò nei tesori di lei? Dove sono i principi delle nazioni e coloro che dominano sopra le bestie della terra? Coloro che coi volatili del cielo scherzano; coloro che tesoreggiano argento ed oro, in cui confidano gli uomini, né mai finiscono di procacciarsene? coloro che lavorano l’argento, e gran pensiero se ne danno e non hanno termine le opere loro? Furono sterminati e discesero negli abissi e a loro altri succedettero. Questi, giovani, videro la luce e abitarono sopra la terra, ma la via della disciplina non conobbero e non ne compresero la direzione, né i loro figli l’abbracciarono; essa andò lungi da essi, di lei non si udì più parola nella terra di Canaan, non fu veduta in Theman. I figli ancora di Agar, che cercano la prudenza che viene dalla terra, e i negozianti di Merrha e di Theman e i favoleggiatori e gli scopritori della prudenza e della intelligenza, non conobbero la via della sapienza; né fecero tesoro dei suoi ammaestramenti. O Israele, quanto grande è la casa di Dio, e quanto grande è il luogo del suo dominio! Grande egli è e non ha termine: eccelso e immenso. Ivi furono quei giganti famosi che da principio furono di statura grande, maestri di guerra. Non scelse questi il Signore, né questi trovarono la via della disciplina; per questo perirono. E perché non ebbero la sapienza, perirono per la loro stoltezza. Chi salì al cielo e ne fece acquisto, e chi la trasse dalle nubi? Chi varcò il mare e la trovò e la portò a preferenza dell’oro più fino? Non è chi possa conoscere le vie di lei, né chi comprenda i suoi sentieri. Colui che sa tutto la conosce e la discoprì con la sua prudenza; colui che fondò la terra per l’eternità e la riempì di animali e di quadrupedi, colui che manda la luce ed essa va, la chiama ed essa ubbidisce a lui con tremore. Le stelle diffusero dai loro posti il loro lume, e ne furono liete: chiamate, dissero : Eccoci, e risplenderono con gioia per lui che le creò. Questi è il Dio nostro e nessun altro può essere messo in paragone con lui, questi fu l’inventore della via della disciplina e la insegno a Giacobbe suo servo, e ad Israele suo diletto. Dopo tali cose egli fu visto sopra la terra, e con gli uomini ha conversato.]

VII. Profezia (Ezech., XXXVII, 1-14)

(Il Battesimo infonde una nuova via nelle anime che il peccato aveva fatto morire, ciò è raffigurato dalle ossa disseccate che al comando di Ezechiele si rizzano, si rivestono di carne e divengono un’armata potente)

In diébus illis: Facta est super me manus Dómini, et edúxit me in spíritu Dómini: et dimísit me in médio campi, qui erat plenus óssibus: et circumdúxit me per ea in gyro: erant autem multa valde super fáciem campi síccaque veheménter. Et dixit ad me: Fili hóminis, putásne vivent ossa ista? Et dixi: Dómine Deus, tu nosti. Et dixit ad me: Vaticináre de óssibus istis: et dices eis: Ossa árida, audíte verbum Dómini. Hæc dicit Dóminus Deus óssibus his: Ecce, ego intromíttam in vos spíritum, et vivétis. Et dabo super vos nervos, et succréscere fáciam super vos carnes, et superexténdam in vobis cutem: et dabo vobis spíritum, et vivétis, et sciétis, quia ego Dóminus. Et prophetávi, sicut præcéperat mihi: factus est autem sónitus prophetánte me, et ecce commótio: et accessérunt ossa ad ossa, unumquódque ad junctúram suam. Et vidi, et ecce, super ea nervi et carnes ascendérunt: et exténta est in eis cutis désuper, et spíritum non habébant. Et dixit ad me: Vaticináre ad spíritum, vaticináre, fili hóminis, et dices ad spíritum: Hæc dicit Dóminus Deus: A quátuor ventis veni, spíritus, et insúffla super interféctos istos, et revivíscant. Et prophetávi, sicut præcéperat mihi: et ingréssus est in ea spíritus, et vixérunt: steterúntque super pedes suos exércitus grandis nimis valde. Et dixit ad me: Fili hóminis, ossa hæc univérsa, domus Israël est: ipsi dicunt: Aruérunt ossa nostra, et périit spes nostra, et abscíssi sumus. Proptérea vaticináre, et dices ad eos: Hæc dicit Dóminus Deus: Ecce, ego apériam túmulos vestros, et edúcam vos de sepúlcris vestris, pópulus meus: et indúcam vos in terram Israël. Et sciétis, quia ego Dóminus, cum aperúero sepúlcra vestra et edúxero vos de túmulis vestris, pópule meus: et dédero spíritum meum in vobis, et vixéritis, et requiéscere vos fáciam super humum vestram: dicit Dóminus omnípotens.

[In quei giorni la mano del Signore fu sopra di me: e lo spirito del Signore mi trasse fuori e mi posò in mezzo ad un campo che era pieno di ossa e mi fece girare intorno ad esso: esse poi erano in gran quantità sulla faccia del campo e molto inaridite: e disse a me: Figlio dell’uomo, pensi tu che possano riavere vita queste ossa? Ed io dissi: Signore Dio, tu lo sai. Ed egli disse a me: Profetizza sopra queste ossa e dirai loro: Ossa aride, udite la parola del Signore: queste cose dice il Signore Dio a queste ossa. Ecco che io infonderò in voi lo spirito e avrete la vita. E farò risalire su di voi i nervi e ricrescere sopra di voi le carni, e sopra di voi stenderò la pelle e darò a voi lo spirito, e vivrete e conoscerete che io sono il Signore. E profetai come egli mi aveva ordinato e mentre io profetavo, si udì uno strepito, ed ecco un brulichio: e si accostarono ossa ad ossa, ciascuna alla propria giuntura. E mirai, ed ecco sopra di esse i nervi e le carni vennero e si distese sopra di loro la pelle; ma non avevano spirito. Allora mi disse: Profetizza allo spirito, profetizza. figlio dell’uomo e dirai allo spirito: queste cose dice il Signore Iddio: Dai quattro venti vieni, o spirito, e soffia sopra questi morti ed essi rivivranno. E profetai come egli mi aveva comandato ed entrò in quelli lo spirito e riebbero la vita e stettero sui piedi loro, un esercito grande fuor di misura. Ed egli disse a me: Figlio dell’uomo, tutte queste ossa sono figli di Israele: essi dicono: Aride sono le ossa nostre, ed è perita la nostra speranza, e noi siamo troncati: per questo tu profetizza e dirai loro: queste cose dice il Signore: Ecco che io aprirò le vostre tombe e vi trarrò fuori dai vostri sepolcri, popolo mio, e vi condurrò nella terra d’Israele. E conoscerete che io sono il Signore allorquando avrò aperto i vostri sepolcri e vi avrò tratti dai sepolcri vostri, popolo mio, ed avrò infuso il mio spirito in voi, e vivrete, e vi avrò dato riposo nella terra vostra, dice il Signore, onnipotente.]

VIII. Profezia (Is. IV, 1-6)

(Isaia, dopo un cenno alla vedovanza e al celibato forzato delle vanitose donne di Gerusalemme, prive di uomini per la guerra, parla delle promesse messianiche.)

Apprehéndent septem mulíeres virum unum in die illa, dicéntes: Panem nostrum comedémus et vestiméntis nostris operiémur: tantúmmodo invocétur nomen tuum super nos, aufer oppróbrium nostrum. In die illa erit germen Dómini in magnificéntia et glória, et fructus terræ súblimis, et exsultátio his, qui salváti fúerint de Israël. Et erit: Omnis, qui relíctus fúerit in Sion et resíduus in Jerúsalem, sanctus vocábitur, omnis, qui scriptus est in vita in Jerúsalem. Si ablúerit Dóminus sordes filiárum Sion, et sánguinem Jerúsalem láverit de médio ejus, in spíritu judícii et spíritu ardóris. Et creábit Dóminus super omnem locum montis Sion, et ubi invocátus est, nubem per diem, et fumum et splendórem ignis flammántis in nocte: super omnem enim glóriam protéctio. Et tabernáculum erit in umbráculum diéi ab æstu, et in securitátem et absconsiónem a túrbine et a plúvia.

[Sette donne si disputeranno un sol uomo in quel giorno dicendo: Noi mangeremo il nostro pane, del nostro ci vestiremo; solamente dacci il tuo nome, togli la nostra confusione. In quel giorno il «Germoglio del Signore sarà in magnificenza e gloria, e il «Frutto della terra» sarà il sublime vanto e la gioia dei salvati d’Israele. Tutti quelli restati in Sion, quelli rimasti in Gerusalemme, saranno chiamati santi, tutti quelli inscritti per la vita saranno in Gerusalemme . Quando il Signore avrà lavata dalle macchie la figlia di Sion, e Gerusalemme dal sangue che è in mezzo ad essa con lo spirito di giustizia e lo spirito di fuoco, il Signore allora creerà sopra tutto il monte di Sion, e dovunque sarà invocato, una nuvola di fumo durante il giorno, e lo splendore del fuoco fiammante nella notte, e sopra tutta la sua Gloria vi sarà protezione. Il Santuario farà ombra per il calore del giorno, e di difesa contro la bufera e la pioggia.]

IX. Profezia (Es. XII, 1-11)

(I Battezzati mangeranno la carne dell’Agnello di Dio di cui l’Agnello pasquale è la figura)

In diébus illis: Dixit Dóminus ad Móysen et Aaron in terra Ægýpti: Mensis iste vobis princípium ménsium: primus erit in ménsibus anni. Loquímini ad univérsum cœtum filiórum Israël, et dícite eis: Décima die mensis hujus tollat unusquísque agnum per famílias et domos suas. Sin autem minor est númerus, ut suffícere possit ad vescéndum agnum, assúmet vicínum suum, qui junctus est dómui suæ, juxta númerum animárum, quæ suffícere possunt ad esum agni. Erit autem agnus absque mácula, másculus, annículus: juxta quem ritum tollétis et hædum. Et servábitis eum usque ad quartam décimam diem mensis hujus: immolabítque eum univérsa multitúdo filiórum Israël ad vésperam. Et sument de sánguine ejus, ac ponent super utrúmque postem et in superlimináribus domórum, in quibus cómedent illum. Et edent carnes nocte illa assas igni, et ázymos panes cum lactúcis agréstibus. Non comedétis ex eo crudum quid nec coctum aqua, sed tantum assum igni: caput cum pédibus ejus et intestínis vorábitis. Nec remanébit quidquam ex eo usque mane. Si quid resíduum fúerit, igne comburétis. Sic autem comedétis illum: Renes vestros accingétis, et calceaménta habébitis in pédibus, tenéntes báculos in mánibus, et comedétis festinánter: est enim Phase Dómini.

[In quei giorni disse il Signore a Mosè ed Aronne nella terra di Egitto: questo mese sarà per voi il principio dei mesi, il primo dei mesi dell’anno. Parlate a tutta l’adunanza dei figliuoli d’Israele, e dite loro: Il decimo giorno di questo mese, prenda ciascuno un agnello per famiglia e per casa. Che se il numero delle, persone è insufficiente per mangiare tutto l’agnello, inviterà, il suo vicino di casa, in modo che si abbia il numero sufficiente per consumare l’agnello. Questo poi sarà senza macchia , maschio, di un anno; e con lo stesso rito prenderete anche un capretto. E serberete l’agnello fino al giorno quattordicesimo di questo mese; e tutta la moltitudine dei figliuoli d’Israele lo immolerà alla sera. E prenderanno del sangue suo e lo metteranno su ambedue gli stipiti della porta e sull’architrave della porta delle case nelle quali lo mangeranno. E quella notte mangeranno quelle carni, arrostite al fuoco, con pani azzimi e lattughe selvatiche. Di esso non mangerete niente di crudo, o cotto nell’acqua, ma soltanto arrostito col fuoco; mangerete anche il capo, i piedi e le interiora. Niente di esso deve avanzare per il mattino; se qualche cosa ne avanzasse lo brucerete nel fuoco. E lo mangerete in questo modo; avrete i fianchi cinti, le scarpe ai piedi, e i bastoni in mano, e mangerete alla svelta perché è la Phase del Signore.]

X Profezia. (Jon. III, 1-10)

(Le anime, con la penitenza (Quaresima) ed il Battesimo ottengono la misericordia di Dio, come già i Niniviti)

In diébus illis: Factum est verbum Dómini ad Jonam Prophétam secúndo, dicens: Surge, et vade in Níniven civitátem magnam: et prædica in ea prædicatiónem, quam ego loquor ad te. Et surréxit Jonas, et ábiit in Níniven juxta verbum Dómini. Et Nínive erat cívitas magna itínere trium diérum. Et cœpit Jonas introíre in civitátem itínere diéi uníus: et clamávit et dixit: Adhuc quadragínta dies, et Nínive subvertétur. Et credidérunt viri Ninivítæ in Deum: et prædicavérunt jejúnium, et vestíti sunt saccis a majóre usque ad minórem. Et pervénit verbum ad regem Nínive: et surréxit de sólio suo, et abjécit vestiméntum suum a se, et indútus est sacco, et sedit in cínere. Et clamávit et dixit in Nínive ex ore regis et príncipum ejus, dicens: Hómines et juménta et boves et pécora non gustent quidquam: nec pascántur, et aquam non bibant. Et operiántur saccis hómines et juménta, et clament ad Dóminum in fortitúdine, et convertatur vir a via sua mala, et ab iniquitáte, quæ est in mánibus eórum. Quis scit, si convertátur et ignóscat Deus: et revertátur a furóre iræ suæ, et non períbimus? Et vidit Deus ópera eórum, quia convérsi sunt de via sua mala: et misértus est pópulo suo, Dóminus, Deus noster.

[In quei giorni il Signore per la seconda volta parlò a Giona profeta e disse: Alzati e va a Ninive città grande, e predica ivi quello che io dico a te. E si mosse Giona e andò a Ninive secondo l’ordine del Signore. Or Ninive era una città grande che aveva tre giornate di cammino. E Giona incominciò a percorrere la città per il cammino di un giorno e gridava e diceva: Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta. E i Niniviti credettero a Dio; e intimarono il digiuno e si vestirono di sacco tanto i grandi quanto i piccoli. E fu portata la nuova al re di Ninive: ed egli si levò dal suo trono e gettò via le sue vesti e si vestì di sacco e si assise sopra la cenere. E pubblicò e intimò in Ninive quest’ordine del re e dei suoi principi: Uomini e bestie, bovi e pecore non mangino niente, non vadano al pascolo, e acqua non bevano. E si coprano di sacco gli uomini e gli animali, e gridino verso il Signore con tutta la loro forza e si converta ciascuno dalla sua cattiva vita e dalle sue opere inique. Chi sa che Dio non si rivolga a noi e ci perdoni: e calmi il furore dell’ira sua, e così non ci faccia perire. E Dio vide le opere loro e come si erano convertiti dalla loro mala vita, ed ebbe misericordia del suo popolo il Signore Dio nostro.]

XI Profezia (Deut. XXXI, 22-30)

(Le anime che Dio fa entrare nel suo regno con il Battesimo dovranno, come il popolo che Mosè condusse verso la terra promessa, conservare il ricordo della legge e delle munificenze di Dio)

In diébus illis: Scripsit Móyses canticum, et dócuit fílios Israël. Præcepítque Dóminus Josue, fílio Nun, et ait: Confortáre, et esto robústus: tu enim introdúces fílios Israël in terram, quam pollícitus sum, et ego ero tecum. Postquam ergo scripsit Móyses verba legis hujus in volúmine, atque complévit: præcépit Levítis, qui portábant arcam fœderis Dómini, dicens: Tóllite librum istum, et pónite eum in látere arcæ fœderis Dómini, Dei vestri: ut sit ibi contra te in testimónium. Ego enim scio contentiónem tuam et cérvicem tuam duríssimam. Adhuc vivénte me et ingrediénte vobíscum, semper contentióse egístis contra Dóminum: quanto magis, cum mórtuus fúero? Congregáte ad me omnes majóres natu per tribus vestras, atque doctóres, et loquar audiéntibus eis sermónes istos, et invocábo contra eos cœlum et terram. Novi enim, quod post mortem meam iníque agétis et declinábitis cito de via, quam præcépi vobis: et occúrrent vobis mala in extrémo témpore, quando fecéritis malum in conspéctu Dómini, ut irritétis eum per ópera mánuum vestrárum. Locútus est ergo Móyses, audiénte univérso cœtu Israël, verba cárminis hujus, et ad finem usque complévit.

[In quei giorni Mosè scrisse un cantico e lo insegnò ai figli di Israele. E il Signore diede i suoi ordini a Giosuè figlio di Nun e gli disse: «Fatti coraggio e sii forte: tu introdurrai i figli d’Israele nella terra che ho loro promessa, io poi sarò con te». Or quando Mosè ebbe finito di scrivere le parole di questa legge in un libro, diede ordine ai leviti, che portavano l’arca del patto del Signore: «Prendete questo libro e mettetelo in un lato dell’arca del patto del Signore Dio vostro, che vi rimanga come testimonio contro di te; perché ben conosco la tua ostinazione e la tua durezza di testa. Se, mentre sono ancor vivo e cammino con voi, siete stati sempre ribelli contro il Signore; quanto più dopo la mia morte! Radunate presso di me tutti gli anziani di ciascuna delle vostre tribù, e i vostri prefetti, che pronunzierò dinanzi a loro queste parole, chiamando a testimonio contro di loro il cielo e la terra. Poiché so bene che dopo la mia morte agirete iniquamente, uscendo ben presto dalla strada che vi ho prescritta; e vi cadranno addosso i mali negli ultimi tempi, allorché avrete fatto il male nel cospetto del Signore, provocandolo a sdegno colle opere vostre». Mosè quindi pronunciò e recitò sino alla fine le parole di questo cantico mentre tutto Israele stava ad ascoltarlo.

XII. Profezia (Dan. III, 1-24)

(Le anime che giurano fedeltà a Dio, per mezzo del Battesimo saranno protette nei pericoli, come i tre giovinetti nella fornace)


In diébus illis: Nabuchodónosor rex fecit státuam áuream, altitúdine cubitórum sexagínta, latitúdine cubitórum sex, et státuit eam in campo Dura provínciæ Babylónis. Itaque Nabuchodónosor rex misit ad congregándos sátrapas, magistrátus, et júdices, duces, et tyránnos, et præféctos, omnésque príncipes regiónum, ut convenírent ad dedicatiónem státuæ, quam eréxerat Nabuchodónosor rex. Tunc congregáti sunt sátrapæ, magistrátus, et júdices, duces, et tyránni, et optimátes, qui erant in potestátibus constitúti, et univérsi príncipes regiónum, ut convenírent ad dedicatiónem státuæ, quam eréxerat Nabuchodónosor rex. Stabant autem in conspéctu státuæ, quam posúerat Nabuchodónosor rex, et præco clamábat valénter: Vobis dícitur populis, tríbubus et linguis: In hora, qua audiéritis sónitum tubæ, et fístulæ, et cítharæ, sambúcæ, et psaltérii, et symphóniæ, et univérsi géneris musicórum, cadéntes adoráte státuam áuream, quam constítuit Nabuchodónosor rex. Si quis autem non prostrátus adoráverit, eádem hora mittétur in fornácem ignis ardéntis. Post hæc ígitur statim ut audiérunt omnes pópuli sónitum tubæ, fístulæ, et cítharæ, sambúcæ, et psaltérii, et symphóniæ, et omnis géneris musicórum, cadéntes omnes pópuli, tribus et linguæ adoravérunt státuam auream, quam constitúerat Nabuchodónosor rex. Statímque in ipso témpore accedéntes viri Chaldæi accusavérunt Judæos, dixerúntque Nabuchodónosor regi: Rex, in ætérnum vive: tu, rex, posuísti decrétum, ut omnis homo, qui audiérit sónitum tubæ, fístulæ, et cítharæ, sambúcæ, et psaltérii, et symphóniæ, et univérsi géneris musicórum, prostérnat se et adóret státuam áuream: si quis autem non prócidens adoráverit, mittátur in fornácem ignis ardéntis. Sunt ergo viri Judæi, quos constituísti super ópera regiónis Babylónis, Sidrach, Misach et Abdénago: viri isti contempsérunt, rex, decrétum tuum: deos tuos non colunt, et státuam áuream, quam erexísti, non adórant. Tunc Nabuchodónosor in furóre et in ira præcépit, ut adduceréntur Sidrach, Misach et Abdénago: qui conféstim addúcti sunt in conspéctu regis. Pronuntiánsque Nabuchodónosor rex, ait eis: Veréne, Sidrach, Misach et Abdénago, deos meos non cólitis, et státuam áuream, quam constítui, non adorátis? Nunc ergo si estis parati, quacúmque hora audieritis sonitum tubæ, fístulæ, cítharæ, sambúcæ, et psaltérii, et symphóniæ, omnísque géneris musicórum, prostérnite vos et adoráte státuam, quam feci: quod si non adoravéritis, eadem hora mittémini in fornácem ignis ardéntis; et quis est Deus, qui erípiet vos de manu mea? Respondéntes Sidrach, Misach et Abdénago, dixérunt regi Nabuchodónosor: Non opórtet nos de hac re respóndere tibi. Ecce enim, Deus noster, quem cólimus, potest erípere nos de camíno ignis ardéntis, et de mánibus tuis, o rex, liberáre. Quod si nolúerit, notum sit tibi; rex, quia deos tuos non cólimus et státuam áuream, quam erexísti, non adorámus. Tunc Nabuchodónosor replétus est furóre, et aspéctus faciéi illíus immutátus est super Sidrach, Misach et Abdénago, et præcépit, ut succenderétur fornax séptuplum, quam succéndi consuéverat. Et viris fortíssimis de exércitu suo jussit, ut, ligátis pédibus Sidrach, Misach et Abdénago, mítterent eos in fornácem ignis ardéntis. Et conféstim viri illi vincti, cum braccis suis et tiáris et calceaméntis et véstibus, missi sunt in médium fornácis ignis ardéntis: nam jússio regis urgébat: fornax autem succénsa erat nimis. Porro viros illos, qui míserant Sidrach, Misach et Abdénago, interfécit flamma ignis. Viri autem hi tres, id est, Sidrach, Misach et Abdénago, cecidérunt in médio camíno ignis ardéntis colligáti. Et ambulábant in médio flammæ laudántes Deum, et benedicéntes Dómino.

[In quei giorni il re Nabuchodonosor fece una statua d’oro alta sessanta cubiti, larga sei cubiti e la fece alzare nella campagna di Dura, provincia di Babilonia. E così il Re Nabuchodonosor mandò a radunare i satrapi e i magistrati e i giudici e i capitani e i dinasti e i prefetti e tutti i governatori delle Provincie affinché tutti insieme andassero alla dedicazione della statua alzata dal re Nabuchodonosor. Allora si radunarono i satrapi e i magistrati e i giudici e i capitani, e i dinasti, e i grandi che erano costituiti in dignità, e tutti i governatori delle Provincie per andare tutti insieme alla dedicazione della statua, eretta da Nabuchodonosor. E stavano in faccia alla statua alzata dal re Nabuchodonosor: e l’araldo gridava ad alta voce: A voi si ordina, popoli tribù e lingue che nel punto stesso in cui udirete il suono della tromba e del flauto, della cetra, della zampogna, del saltero, del timpano è di ogni sorta di strumenti musicali, prostrati adoriate la statua d’oro eretta dal re Nabuchodonosor. Se alcuno non si prostra e adora, nello stesso momento sarà gettato in una fornace di fuoco ardente. Poco dopo, dunque, appena che i popoli tutti udirono il suono della tromba, del flauto, della cetra, della zampogna, del saltero, del timpano e di ogni genere di strumenti musicali, tutti senza distinzione di tribù e di lingua prostrati, adorarono la statua d’oro alzata dal re Nabuchodonosor. Subito, in quel punto stesso andarono alcuni uomini Caldei ad accusare i giudei e dissero al re Nabuchodonosor: Vivi, o re, in eterno; tu, o re, hai fatto un decreto che qualunque uomo che avesse udito il suono della tromba, del flauto, della cetra, della zampogna, del saltero, del timpano e di ogni sorta di strumenti musicali si prostrasse e adorasse la statua d’oro: che se alcuno non si prostrasse e adorasse, fosse gettato in una fornace di fuoco ardente. Vi son dunque tre uomini giudei i quali tu hai deputati sopra affari della provincia di Babilonia: Sidrach, Misach e gli Abdenago; questi uomini han dispregiato, o re, il tuo decreto: ai tuoi dei non rendono culto, non adorano la statua d’oro, alzata da te. Allora Nabuchodonosor pieno di furore e d’ira, ordinò che gli fossero condotti Sidrach, Misach e Abdenago; i quali furono condotti al cospetto del re. E parlò Nabuchodonosor re, e disse: È vero, o Sidrach. Misach e Abdenago, che voi non rendete culto ai miei dei e non adorate la statua d’oro che io ho eretta? Ora dunque se voi siete a ciò disposti, in quel momento in cui udirete il suono della tromba, del flauto, della cetra, della zampogna, del salterio, del timpano, e ogni genere di strumenti musicali, prostratevi e adorate la statua che io ho fatta che se non l’adorerete in quel punto stesso sarete gettati in una fornace di fuoco ardente: e quale è il Dio che vi sottrarrà al mio potere? Risposero Sidrach, Misach e Abdenago e dissero al re Nabuchodonosor: Non è necessario che noi ti diamo risposta. Perché certamente il Dio nostro che noi adoriamo, può liberarci dalla fornace di fuoco ardente e sottrarci al tuo patere, o re. Ma se anche non lo volesse fare, sappi, o re, che non rendiamo culto ai tuoi dei e non adoriamo la statua d’oro da te eretta. Allora Nabuchodonosor entrò in furore, e la sua faccia cambiò di colore verso Sidrach, Misach e Abdenago, e comandò che si accendesse il fuoco nella fornace sette volte più dell’usato. E ad uomini fortissimi del suo esercito diede ordine che legassero i piedi di Sidrach, Misach e Abdenago, e li gettassero nella fornace di fuoco ardente. E tosto, questi tre uomini legati nei piedi, avendo, i loro calzoni e tiare e i loro calzari e le loro vesti, furono gettati in mezzo alla fornace di fuoco ardente: poiché il comando del re non ammetteva indugi, e la fornace era accesa straordinariamente. Ma la fiamma di, improvviso incenerì coloro che vi avevano gettato Sidrach, Misach e Abdenago: mentre questi tre e cioè Sidrach, Misach e Abdenago caddero legati nel mezzo della fornace ardente. E camminavano in mezzo alle fiamme lodando Dio e benedicendo il Signore.]

4. ° La benedizione del fonte. La quarta parte dell’uffizio del sabato santo è la benedizione del fonte, cioè dell’acqua che deve servire al battesimo dei catecumeni. – L’uso di benedir l’acqua battesimale risale ai primordi della Chiesa. Se ne vede la prova negli scritti dei Padri del IV e anche del III secolo. Allorché i catecumeni avevano sostenuto il loro ultimo esame, fatta la triplice rinunzia e ricevuta l’unzione dal Vescovo, si conducevano alla fonte per benedirli. Tutta l’adunanza dei Fedeli, con in mano dei ceri accesi, andavano in processione cantando le litanie, che si dicevano a tre, a cinque o a sette cori, secondo il numero degli assistenti, o si ripetevano tmilo a due cori fino a tre, cinque e sette volte. Di qui è nato il nome di ternarie, quinarie, settenarie dato a queste litanie: ritornando dal fonte si cantavano le litanie ternarie, che si ripetevan tre volte; e si dicono così anch’oggi.

Finite di cantarsi le profezie, tutto il clero si muove verso il fonte, cantando le litanie. Arrivato al battistero, ilsacerdote benedice l’acqua: incomincia dal ricordare in un sublime prefazio le meraviglie che Dio ha operato per le acque; poi immergendo la mano nel bacino del fonte, divide le acque in forma di croce; domanda a Dio, che le riempia della virtù dello Spirito Santo e le fecondi con la sua grazia. Di poi ne sparge verso le quattro parti del mondo per significare che tutta la terra deve esserne innaffiata, cioè che secondo le promesse di Gesù Cristo, il Vangelo deve fare il giro del mondo, e tutti i popoli debbono esser chiamati al battesimo. Soffia tre volte sull’acqua, scongiurando Gesù Cristo di benedirla con la propria bocca e di sottrarla alla potenza del demonio. V’immerge tre volte il cero pasquale, per mostrarci che per i meriti di Gesù Cristo, morto e resuscitato, di cui questo cero è la figura, essa avrà la virtù di preservare i nostri corpi e le anime nostre dalle insidie del nemico e di rimettere i peccati veniali, facendo nascer nei cuori sentimenti di amor di Dio e di contrizione. Fa cadere qualche goccia di questa cera nell’acqua che ha benedetta, per notare che la virtù di Gesù Cristo vi rimane unita: quindi separa l’acqua che deve servire per il Battesimo. Quando è stata versata nel fonte, vi mescola il santo crisma, che essendo composto d’olio e di balsamo, ricorda la grazia che il battesimo produrrà in quelli i quali lo riceveranno. Quest’acqua – dice egli – per questa mischianza, sia santificata, fecondata, e riceva la virtù di rimettere i peccati e di rigenerare le anime per la vita eterna, in nome del Padre etc.

Una volta, dopo la benedizione il Sacerdote andava aspergendo di quest’acqua santificata tutti gli assistenti; si fa così anch’oggi. Di poi tutti i Fedeli potevano, e possono anch’oggi andare a prendere di quest’acqua per potarsela a casa. S’adopra a preservare dagli accidenti e dai pericoli spirituali e corporali.

Finita la benedizione, si ritorna al coro cantando le litanie. Nella primitiva Chiesa, si conducevano allora in processione all’altare i novelli battezzati, vestiti di bianco, con un cero acceso in mano, e accompagnati dai padrini e madrine. All’altare, ricevevano la santa eucaristia, latte e miele dell’innocenza.

5.° La Messa. La Messa comincia subito dopo ritornati al coro. È senza Introito, perché tutto il popolo era già entrato: nei primi secoli, il popolo era alla chiesa fino dalla vigilia: è molto corta per ragion della lunghezza dei precedenti uffizi. Il medesimo è dei vespri.

L ‘ ORAZIONE.

0 Dio, che avete reso questa santa notte illustre e solenne per la gloria della resurrezione di nostro Signore conservate nei nuovi figli della vostra Chiesa lo spirito d’adozione che avete dato loro , affinchè rinnovati di corpo e d’anima, vi servano con purezza di cuore; per lo stesso Gesù Cristo nostro Signore ec.

L’EPISTOLA .

Lezione tratta dalla Lettera dell’Apostolo s. Paolo ai Colossesi, Cap. III, v. 1. ì .

“Fratelli miei, se siete resuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo sedente alla destra di Dio: abbiate pensiero delle cose di lassù, non di quelle della terra. Imperocché siete morti, e la vostra vita è ascosa con Cristo in Dio. Quando Cristo, vostra vita, comparirà; allora anche voi comparirete con lui nella gloria”.

Se per il battesimo siete morti e resuscitati in Gesù Cristo,dovete condurre una vita tutta nuova, e in certo modo tutta celeste; non dovete avere più nessuna affezione che per il cielo; non desiderj, nè passioni nemmeno che per le cose del cielo, riguardandovi d’ora innanzi come cittadini di questa celeste patria viandanti sullaterra, che deve esser per voi un luogo d’esilio. Voi siete morti al mondo e al peccato in virtù del battesimo, e non dovete vivere’ più che in Gesù Cristo, ed in Lui la vostra vita deve essere come nascosta, deve cioè la vita dei cristiani essere una vita pura, una vita mortificata, che la fede anima e la carità nutrisce; talché tutti i Cristiani, resuscitati col capo di cui son membra, debbono poter dire, come s. Paolo: Io vivo: non sono io che vivo, ma Gesù Cristo che vive in me.

Dopo questa lettera la quale è una lezione che la Chiesa fa a tutti quanti hanno ricevuta una novella vita per il battesimo, essa dà principio alla pasquale solennità, intonando l’Alleluja, non più cantato dalla vigilia della Settuagesima, quando entrò nell’afflizione e nel luttodi penitenza; e intonandolo tre volte, con alzare sempre più la voce, per aggiungere un nuovo grado alla gioia che deve risvegliare in noi la risurrezione di Gesù Cristo. È un canto di lode, di ringraziamento e di allegrezza, il più corto dei cantici, composto di due voci ebraiche esprimenti più vivamente che non potremmo fare nella nostra lingua il suo significato, che è: Lodiamo ringraziamolo, facciamo echeggiare la nostra allegrezza: Alleluja. Dall’Apocalisse è tolto questo grido di gioia. Fu sì familiare ai Fedeli nel tempo pasquale, che era il saluto ordinario che si davan tra loro secondo lo spirito della Chiesa, la quale lo ripete sì spesso ne’ suoi uffiziper tutto questo santo tempo.

IL VANGELO.

Segue il santo Vangelo secondo s. Matteo, Cap. XXVIII, v. 1-7

La sera del sabato, che si schiariva già il primo dì della settimana, andò Maria Maddalena, e l’altra Maria a visitare il sepolcro. Quand’ecco egli fu gran terremoto, poiché l’Angelo del Signore scese dal cielo, e appressatosi, voltò sossopra la pietra, e sedeva sopra di essa, l’aspetto di lui era come un folgore: e la sua veste come neve. E per la paura, che ebbero di lui, si sbigottirono le guardie, e rimaser come morte. Ma 1’Angelo del Signore, presa la parola, disse alle donne: Non temete voi, poiché io so che cercate Gesù Crocifisso. Egli non è qui perocché è resuscitato, conforme disse. Venite a vedere il luogo, dove giaceva il Signore. E tosto andate, e dite ai discepoli di lui, come Egli è resuscitato da morte : ed ecco vi va innanzi nella Galilea: ivi lo vedrete: ecco che io vi ho avvertite.

R. Sia lode a voi, o Cristo.

L’amore premuroso di queste sante donne le conduce avanti giorno alla tomba del lor caro Maestro, e il Signore vi spedisce un angelo ad annunziare ad esse la sua resurrezione. Il fervore e la sollecitudine verso Dio hanno presto la loro ricompensa; ma i devoti tiepidi, le anime inerti e pigre, sono escluse dalla sala delle nozze, perché sempre arrivano troppo tardi. La resurrezione di Gesù Cristo ispira una gioia spirituale e dolcissima a tutte le anime fedeli, mentre riempie di spavento i suoi nemici. Quando l’uomo è veramente di Dio, ed ha una vera pietà e una coscienza pura, prova nelle feste di pasqua, e negli altri misteri nel corso dell’anno, questa dolce gioia che è un saggio di quella del cielo, mentre la falsa pietà, mentre una divozione apparente non è mai più malinconica, e non sente mai meno unzione e fervore che in queste grandi solennità.

6.° Vespri. Si compongono di un solo salmo di due versetti, ma come questo salmo è bene scelto! O nazioni della terra – esclama la Chiesa – lodate il Signore!

Popoli, lodatelo tutti, perché la sua misericordia si è manifestata su noi, e la verità di sua promessa rimane in eterno. Per le nazioni, il profeta intende i Gentili; per i popoli, i figli d’Israele, società un tempo separate, ma unite in questo gran giorno in Gesù Cristo, per non formare più che una sola famiglia. Perciò il profeta vedendo nell’avvenire questo mistero d’ unità, il battesimo,ove i Giudei e i Gentili, ricevendo il medesimo spirito,diventano figli del medesimo Dio, esclama in un santofervore: La sua misericordia si è manifestata su noi;si, sopra noi tutti, sopra voi e sopra noi. Oh! come questo noiè affettuoso! possa egli accendere i nostri cuori; quella carità veramente cattolica ond’è l’espressione!Il sabato santo entriamo nella tomba con Gesù Cristo; lasciamo ivi l’uomo vecchio; riconduciamoci alle notti brillanti e solenni della primitiva Chiesa, ove si inseriva il battesimo; rinnoviamo le nostre promesse; rarifichiamo la nostra veste battesimale con le lagrime di una sincera penitenza, a fine di potere il giorno di Pasqua intervenire alle nozze dell’Agnello.