IL BEATO HOLZHAUSER INTERPRETA L’APOCALISSE: LIBRO SECONDO

LIBRO SECONDO

SUI CAPITOLI QUATTRO E CINQUE

Della natura della Chiesa che è il Regno di Gesù-Cristo; del libro dei segreti di Dio, sulle rivelazioni che vengono fatte a San Giovanni.

SEZIONE I

SUL CAPITOLO IV

LA NATURA GERARCHICA DELLA CHIESA MILITANTE.

VERS. 1. – Dopo questo vidi, ed ecco, una porta si aprì nel cielo; e la voce che avevo udito la prima volta, mi parlò con un suono forte come una tromba, dicendo: “Vieni qui e ti mostrerò le cose che oramai devono accadere”.

§ 1

Osservazioni preliminari, necessarie alla comprensione dei due capitoli seguenti, e di altri ancora.

I. Prima di continuare con questa interpretazione dell’Apocalisse, bisogna sapere: 1. Che “il cielo” a volte esprime la Chiesa militante, e altre volte la Chiesa trionfante; in alcuni casi significa anche l’una e l’altra in modo indistinto. Questo può essere compreso dal soggetto dell’oggetto trattato.

II. La “Chiesa militante sulla terra” è un’immagine o figura della Chiesa trionfante in cielo. Perciò succede che San Giovanni descriva l’una con l’altra; e così egli descrive anche il regno militante di Cristo sulla terra con il suo regno trionfante in cielo. Dice, per esempio, che questo regno militante gli fu mostrato in cielo da un trono; e Colui che sedeva su quel trono gli fu mostrato da quattro animali e ventiquattro anziani, che sedevano e adoravano davanti al trono, adorando Colui che vive nei secoli dei secoli. Ora tutte queste cose sono, e si fanno a modo loro, nel regno di Cristo sulla terra.

III. Come l’universalità delle chiese, i sigilli, gli angeli, le trombe, le piaghe, gli spiriti, ecc., rappresentano il bene e il male che sopravvengono in tempi diversi nel regno militante di Gesù Cristo, in adempimento della volontà divina, e come sono numerate sette, così i quattro animali rappresentano l’universalità dei dottori, dei predicatori, dei primati; così come i ventiquattro anziani designano l’universalità dei Vescovi, Arcivescovi e altri prelati. Infine, le ventiquattro sedi rappresentano l’universalità delle sedi dei Vescovi, delle sedi episcopali e arcivescovili, sulle quali tutti i Pontefici sono stati e saranno seduti e stabiliti in tutto il pianeta, fino alla consumazione dei secoli, sotto l’autorità di un solo Capo visibile, che siede egli stesso su un trono, che è la Cattedra di San Pietro.

IV. Anche se ci sono stati diversi Vangeli, solo quattro sono stati e sono accettati dalla Chiesa, e questi quattro Vangeli sono rappresentati dai quattro animali, Ezech, I. e Apocal. IV. Inoltre, gli Evangelisti sono paragonati a quattro fabbri, Ezech. I; allo stesso modo a quattro carri, Ezech. VI; poi a quattro tavole, Ezech. XL. Infine, questi quattro Evangelisti erano rappresentati da Mosè, Aronne, Nadab e Abiu, (Esodo, XXIV), ai quali Dio ordinò, così come ai 70 anziani, di venire sul monte. La ragione della scelta di questo numero quattro, nei Vangeli è tratta dalle quattro parti del mondo, dove dovevano essere predicati. I quattro Evangelisti ci hanno trasmesso, in senso unanime, la vera dottrina di Gesù Cristo, alla quale tutta la Chiesa deve conformarsi e si è sempre conformata nella fede e nella predicazione. Da ciò si può concludere che questi quattro Evangelisti, sebbene già nella Chiesa trionfante in cielo, tuttavia continuano ad esistere moralmente e con la loro autorità, come maestri del primo ordine, arcicancellieri, e come principi degli anziani nella Chiesa militante.

V. Come il regno celeste, Nostro Signore Gesù Cristo ha costituito il suo regno terreno come una Monarchia perfetta, con la più ammirevole e saggia Gerarchia possibile. Ha stabilito prima un capo unico, poi i quattro Evangelisti, poi gli Apostoli, poi i maestri insegnanti, ecc. Fu sulla base di questo primo modello che Egli costituì anche il Sommo Pontefice come capo universale della Chiesa militante, e che poi istituì i Patriarchi e Primati, poi Arcivescovi, Vescovi, prelati, decani, pastori, ecc. in ordine di subordinazione.

VI. Il significato letterale della Scrittura non è sempre quello che è immediatamente espresso dalle parole, ma è spesso quello che è designato dalle immagini, e che può essere distinto dalla proprietà degli oggetti o delle parole da cui deve essere estratto. Così, per esempio, è detto in Giudici, IX, 8: « Gli alberi andarono un giorno ad eleggere un re, e dissero all’ulivo: “Mandaci a chiamare”. » Il significato letterale non è da intendersi per gli alberi, ma per gli uomini di Sichem, rappresentati dagli alberi, che elessero Abimelech come loro re.

VII. Sebbene le visioni e le rivelazioni di San Giovanni dei segreti di Dio gli siano state fatte con la differenza di tempi passati, presenti e futuri, tuttavia sono rappresentate come presenti alla mente, e come se dovessero durare solo un giorno, cioè il giorno in cui sono state rivelate da Dio; e quindi il Profeta usa espressioni che li rappresentano come ancora esistenti o duraturi. La stessa osservazione deve essere fatta per le persone e le cose che possono essere menzionate nel testo.

VIII. Gli uomini e gli spiriti, buoni o cattivi, secondo che siano mandati o permessi da Dio, sono tutti indifferentemente chiamati angeli nell’Apocalisse.

IX. Non si deve sempre osservare l’ordine in cui si fa una cosa, ma l’ordine di visione e perché accade spesso che le cose che devono essere verificate in anticipo siano rivelate o rappresentate dopo dai Profeti; e così sono scritte nello stesso ordine in cui sono state rivelate, come vediamo esempi di questo nell’Antico e nel Nuovo Testamento.

X. In questo libro dell’Apocalisse, la parola trono è presa per indicare qualsiasi tipo di sede, come, per esempio il potere secolare, spirituale, temporale, eterno. Così, nel corso delle descrizioni, il trono è preso a volte per una sede temporale, altre volte per la sede pontificia della Chiesa militante sulla terra; altre volte, infine, per la sede della Maestà divina nella Chiesa trionfante in cielo.

XI. Nella descrizione di un mistero ci sono a volte diversi altri misteri che avverranno in tempi diversi. Ne consegue che una stessa cosa o le stesse parole possono avere diversi significati letterali, alcuni di uguale importanza e altri di minore importanza. Questo viene dalla conoscenza essenzialmente unica e indivisibile di Dio, che comprende tutte le cose nel modo più perfetto. E così Dio rivelò e mostrò a San Giovanni, in questo libro dell’Apocalisse, come egli dovesse comprendere, sotto un’unica figura, varie persone o cose che, sebbene dovessero esistere in tempi diversi, dovevano tuttavia operare le stesse cose, o cose simili tra loro per o contro la Chiesa; e così anche una persona o una cosa che ha un proprio significato in o da sé, poteva allo stesso tempo essere figura di un’altra persona o cosa. Ne abbiamo un esempio in Daniele e in altri profeti che predissero molte delle circostanze della sinagoga, circostanze che dovevano essere comprese alla lettera della Chiesa di Gesù Cristo.

§ II

Sulla natura della Chiesa di Gesù Cristo, quale fu rivelata e manifestata a San Giovanni.

CAPITOLO IV. VERSETTI 1-11.

Post hæc vidi: et ecce ostium apertum in cælo, et vox prima, quam audivi tamquam tubae loquentis mecum, dicens: Ascende huc, et ostendam tibi quae oportet fieri post haec. Et statim fui in spiritu: et ecce sedes posita erat in caelo, et supra sedem sedens. Et qui sedebat similis erat aspectui lapidis jaspidis, et sardinis: et iris erat in circuitu sedis similis visioni smaragdinæ. Et in circuitu sedis sedilia viginti quatuor: et super thronos viginti quatuor seniores sedentes, circumamicti vestimentis albis, et in capitibus eorum coronæ aureæ. Et de throno procedebant fulgura, et voces, et tonitrua: et septem lampades ardentes ante thronum, qui sunt septem spiritus Dei. Et in conspectu sedis tamquam mare vitreum simile crystallo: et in medio sedis, et in circuitu sedis quatuor animalia plena oculis ante et retro. Et animal primum simile leoni, et secundum animal simile vitulo, et tertium animal habens faciem quasi hominis, et quartum animal simile aquilae volanti. Et quatuor animalia, singula eorum habebant alas senas: et in circuitu, et intus plena sunt oculis: et requiem non habebant die ac nocte, dicentia: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dominus Deus omnipotens, qui erat, et qui est, et qui venturus est. Et cum darent illa animalia gloriam, et honorem, et benedictionem sedenti super thronum, viventi in sæcula sæculorum, procidebant viginti quatuor seniores ante sedentem in throno, et adorabant viventem in sæcula sæculorum, et mittebant coronas suas ante thronum, dicentes: Dignus es Domine Deus noster accipere gloriam, et honorem, et virtutem: quia tu creasti omnia, et propter voluntatem tuam erant, et creata sunt.

[Dopo di ciò vidi, ed ecco una porta aperta nel cielo, e quella prima voce che udii come di tromba che parlava con me, dice: Sali qua, e ti farò vedere le cose che debbono accadere in appresso. E subito fui rapito in ispirito: ed ecco che un trono era alzato nel cielo, e sopra del trono uno stava a sedere. E colui che stava a sedere era nell’aspetto simile a una pietra di diaspro e di sardio e intorno al trono era un’iride, simile d’aspetto a uno smeraldo. E intorno al trono ventiquattro sedie: e sopra le sedie sedevano ventiquattro seniori, vestiti di bianche vesti, e sulle loro teste corone di oro: e dal trono partivano folgori, e voci, e tuoni: e dinanzi al trono sette lampade ardenti, le quali sono i sette spiriti di Dio. E in faccia al trono come un mare di vetro somigliante al cristallo: e in mezzo al trono, e d’intorno al trono, quattro animali pieni di occhi davanti e di dietro. E il primo animale (era) simile a un leone, e il secondo animale simile a un vitello, e il terzo animale aveva la faccia come di uomo, ed il quarto animale simile a un’aquila volante. E i quattro animali avevano ciascuno sei ali: e all’intorno e di dentro sono pieni d’occhi: e giorno e notte senza posa, dicono: Santo, santo, santo il Signore Dio onnipotente, che era, che è, e che sta per venire. E mentre quegli animali rendevano gloria, e onore, e grazia a colui che sedeva sul trono, e che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro seniori si prostravano dinanzi a colui che sedeva sul trono, e adoravano colui, che vive nei secoli dei secoli, e gettavano le loro corone dinanzi al trono, dicendo: Degno sei, o Signore Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore, e la virtù: poiché tu creasti tutte le cose, e per tuo volere esse sussistono, e furono create.]

I. Dopo che San Giovanni, illuminato dalla rivelazione divina, ebbe descritto in generale le sette età della Chiesa dalla sua origine alla consumazione dei tempi, e dopo aver dato un’istruzione sufficiente ed anche necessaria per ciascuna di queste età, Dio lo introdusse, per così dire, nel santuario della casa e del regno di Gesù Cristo, che è la Chiesa, e in questo quarto capitolo gli mostrò la natura, il governo e la costituzione interna di questa Chiesa. Poi gli rivelò in particolare i suoi mirabili segreti ed i suoi eterni consigli, proprio come un re che introducendo un favorito nel suo palazzo, gli aprirebbe la porta segreta del gabinetto dove sono conservati preziosamente i tesori ed i segreti particolari del suo regno. Ne consegue che:

Vers. 1. Dopo questo vidi: ed ecco una porta aperta nel cielo. Qui per cielo si intende il regno e la Chiesa militante di Gesù Cristo, la cui porta è aperta a San Giovanni. Vale a dire, il segreto della volontà divina che si riferisce a questa Chiesa gli viene mostrato e manifestato. E la voce che avevo sentito prima, che mi aveva parlato con un suono squillante come una tromba, e che diceva: Queste parole mostrano la gravità di colui che invita San Giovanni a penetrare e ricevere i segreti di Dio: è l’arcangelo San Michele che parla dal cielo e che sta per rivelare importanti misteri sulla Chiesa militante, la cui cura è affidata a lui. Dice: Vieni qui nello spirito e ti mostrerò le cose che devono accadere d’ora in poi. L’Arcangelo dice a San Giovanni di salire, cioè di elevarsi all’altezza delle cose meravigliose che gli promette di manifestargli e che devono verificarsi sulla terra prima della fine dei tempi.

Vers. 2Subito fui assunto in spirito e vidi un trono posto nel cielo. Questo trono è la sede apostolica e monarchica; ed è anche il potere e la giurisdizione ecclesiastica. Gesù Cristo ha posto questo trono, in cielo, cioè nella sua Chiesa, quando istituì il suo regno sulla terra. (Matth. XVI, 18): « E io ti dico che tu sei una roccia e su questa roccia edificherò la mia chiesa, ecc. E io ti darò le chiavi del regno dei cieli, ecc. Ciò che si scioglie sulla terra sarà sciolto in cielo. » Poi il testo continua: E uno seduto sul trono. 1º Colui che San Giovanni dice che è seduto sul trono è il capo visibile che governa la Chiesa di Dio sulla terra. Il primo a sedere su questo trono fu San Pietro, che ebbe dei successori senza interruzione fino ad oggi, e avrà successori fino alla fine del mondo, perché … le porte dell’inferno non prevarranno contro la Chiesa.

2°. Colui che siede sul trono è ancora il capo invisibile della Chiesa militante, Nostro Signore Gesù Cristo, che esercita il suo impero sul suo Corpo mistico con la sua continua assistenza e grazia, secondo San Matteo, (XXVIII, 20): « Io sono con voi fino alla consumazione dei secoli. » E secondo San Giovanni (XIV, 18): « Non vi lascerò orfani. » Infatti Gesù Cristo è seduto sul trono del suo regno, come Dio e come uomo, per governare la Chiesa con la sua potenza ed autorità divina: « Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. » (Matteo, XXVIII).

3°. Infine, Colui che siede sul trono è ancora Dio, uno in tre Persone, che è adorato e glorificato nella Chiesa Cattolica, come Signore sovrano di tutte le cose, attraverso suo Figlio Gesù Cristo, che ha costituito suo erede universale.

Vers. 3. colui che sedeva era come una pietra di diaspro e di sardonio; intorno al trono c’era un arcobaleno, simile ad una visione di smeraldo. Il diaspro è una pietra molto dura e di colore verdastro: ha la virtù di rafforzare la vista. Il sardonio è di un colore rosso tenue, e metaforicamente significa il fuoco della carità. È a queste due pietre che somiglia Colui che San Giovanni vide seduto sul trono. Queste due pietre lo rappresentano con i loro colori, a causa della verità e della carità di Dio che è in lui; verità e carità con cui rafforzerà ed infiammerà la Chiesa fino alla fine dei tempi. Inoltre, la conserverà con i principi immutabili ed infallibili della fede, con i suoi santi precetti e con la sua perfetta carità verso Dio ed il prossimo. Infatti, questo è ciò che accade quando il capo visibile della Chiesa definisce e dichiara le verità della fede dalla cattedra di San Pietro; quando promulga leggi e decreta ciò che è fondato sulla carità di Dio e del prossimo. Gesù Cristo, da parte sua, e Dio uno in tre Persone, che è il capo invisibile di questa Chiesa, illumina le menti dei fedeli e li infiamma con la grazia della pietà, in virtù del patto esistente tra Dio e la sua Chiesa, (Matth. XXVIII): « Io sono con voi », etc. Da lì, seguono immediatamente queste parole: C’era un arcobaleno intorno al trono, simile ad una visione di smeraldo. L’arcobaleno significa il patto di Gesù Cristo con la sua Chiesa, come vediamo in Genesi IX, con l’arcobaleno posto tra il cielo e la terra, fu anche preso come segno dell’alleanza che Dio fece con gli uomini. Ora questo era il tipo e la figura del nuovo patto spirituale. Si dice che questo arco nel cielo era intorno al trono, perché questo patto tra Cristo e la sua Chiesa si manifesterà a chiunque voglia riconoscerla. Basterà vedere e sentire che questa Chiesa è sempre esistita pura e senza macchia in mezzo a tante eresie e avversità, e che è stata immutabile nella sua verità e carità. Questo è un chiaro segno che solo la Chiesa romana è la vera sposa di Gesù Cristo, con la quale Egli ha stretto un’alleanza eterna, dandole in pegno il santo anello della verità e della carità. Si dice che questo arcobaleno sia simile una visione di smeraldo; infatti, come il colore verdastro dello smeraldo è superiore a tutti gli altri colori dello stesso genere, così la verità della fede e del patto di Gesù Cristo con la sua Chiesa è superiore a tutte le verità e a tutti i trattati naturali. E come il colore dello smeraldo è molto piacevole agli occhi, sebbene sia di una tonalità scura, così anche la verità di questo patto è molto piacevole agli occhi degli uomini saggi ed intelligenti, e allo stesso tempo sembra molto oscuro ai cuori carnali, a causa delle avversità e delle calamità che Dio permette contro la sua Chiesa.

Vers. 4.Intorno al trono ci sono ventiquattro troni, e sui troni siedono ventiquattro anziani, vestiti di abiti bianchi, con corone d’oro sul capo. Dopo la descrizione della testa o del Capo, segue la descrizione del corpo della Chiesa significata dai ventiquattro anziani. I ventiquattro troni sono tutte le sedi arcivescovili ed episcopali; ed i ventiquattro vegliardi sono gli Arcivescovi, i Vescovi e i dottori. Sono rappresentati seduti su troni, il che si verifica quando sono legittimamente riuniti in un Concilio generale, uniti al loro capo e portando delle corone d’oro, cioè rivestiti di una speciale dignità, che è l’autorità, la maestà ed il potere apostolico. Allo stesso modo, i ventiquattro anziani sono intesi qui come i dodici Profeti dell’Antico Testamento e i dodici Apostoli del Nuovo. Si dice che siedano su troni a causa dell’autorità sovrana della loro dottrina e della santità della loro vita. In effetti la Chiesa Cattolica ha un riguardo speciale per queste due qualità degli Apostoli quando Essa definisce articoli di fede o di morale nei Concili generali. E sebbene questi santi siano stati levati da questo mondo, continuano tuttavia a risplendere in esso per la loro autorità apostolica e divina. Ci sono, in verità anche un gran numero di dottori nella Chiesa, ma questo non impedisce che la loro universalità sia perfettamente rappresentata dai ventiquattro vegliardi; infatti, la santa Scrittura si serve di un numero determinato per esprimere un numero indeterminato. – Questi ventiquattro anziani erano vestiti con abiti bianchi, ecc. L’abito bianco designa il celibato e la castità sacerdotale, poiché questa virtù è l’ornamento speciale che fa brillare i sacerdoti ed i principi della Chiesa e che li distingue dalle potenze del secolo. I vegliardi apparvero a San Giovanni con corone d’oro sulla testa. Queste parole designano la dignità ed il potere ecclesiastico, apostolico e sacerdotale, perché gli Apostoli ed il sacerdozio in generale sono i principi delle Chiese e regnano sulla terra. Ecco perché San Giovanni ci dice che avevano corone d’oro sul capo, come è detto di Aronne (Ecclesiastico, XLV, 14): « Una corona d’oro sormontava la sua mitra, contrassegnata dal nome della santità e della gloria sovrana ». Ora è così che i rappresentanti del sacerdozio di Gesù Cristo portano sul loro capo corone d’oro, che sono le corone della scienza, dell’età e della maturità; perché questi sono gli attributi con cui Nostro Signore Gesù Cristo adornò i principi ed i maestri della Sua Chiesa.

II. Vers. 5. – Dal trono uscirono lampi, tuoni e voci. Per lampi intendiamo qui la luce della saggezza, la luce dei miracoli, che terrorizzano ed illuminano: la proclamazione di ricompense per le opere di giustizia, la comminazione di pene e tormenti, gli anatemi, le scomuniche e le sentenze ecclesiastiche pronunciate contro i malvagi. Le voci sono le definizioni degli articoli di fede ed i precetti ecclesiastici, per introdurre e mantenere la santità della morale. I tuoni, infine, sono le scomuniche e le punizioni ecclesiastiche che colpiscono ipso facto gli eretici ed i ribelli che non ascoltano le minacce e le definizioni della Chiesa e le disprezzano. Ora, tutte queste cose procedono dal trono, cioè dalla Sede Apostolica; poiché il Sommo Pontefice è il giudice delle controversie in materia di fede ed il legislatore della regola dei buoni costumi. – E c’erano sette lampade che ardevano davanti al trono; questi sono i sette Spiriti di Dio. In queste parole vediamo l’assistenza dello Spirito Santo che governa ed ispira la Chiesa Cattolica in ogni momento, per evitare che essa fallisca nell’interpretazione della Sacra Scrittura. Questa assistenza dello Spirito Santo deve servire anche alla Chiesa nei consigli che ne riceve e che deve mettere in pratica per vincere il male e anche per non sbagliare in materia di fede.

Vers. 6 E davanti al trono un mare trasparente come vetro e simile al cristallo. Questo mare di vetro è il Battesimo, in cui tutte le anime che ricevono la vita spirituale, esistono, vegetano, vivono e si muovono. Si dice che questo mare fosse simile al cristallo, sia per il candore, la purezza e la santità che si riceve da esso, sia per l’immobilità di questo mare di cristallo a cui si paragona il Battesimo, perché imprime un carattere indelebile, che non permette di essere reiterato. E al centro del trono ed intorno al trono, quattro animali, pieni di occhi davanti e dietro. Con i quattro animali sono designati i quattro tipi di arcicancellieri del regno di Gesù Cristo che ottennero i primi posti dopo il Capo della Chiesa. Questi sono i quattro Evangelisti con i loro quattro Vangeli, che sono in mezzo al trono ed intorno al trono, cioè si diffondono ovunque e percorrono il mondo intero per mezzo dei predicatori. Il Salmista, parlando della predicazione del Vangelo, dice, (Sal. XVIII, 4): « Il suo splendore si è diffuso in tutto l’universo; ed ha risuonato fino alle estremità della terra. » I quattro Evangelisti sono al centro del trono, perché la Chiesa diffusa in tutto il mondo si basa sulla dottrina contenuta nei quattro Vangeli. Questi quattro animali sono pieni di occhi davanti e dietro, a causa della chiarezza della dottrina e della verità di Cristo, che l’Antico ed il Nuovo Testamento contengono. Gli occhi davanti sono la conoscenza e la comprensione soprannaturale per mezzo della quale essi penetrarono e correggono gli errori della sinagoga, conservando le cose necessarie alla salvezza. Gli occhi dietro sono la stessa conoscenza soprannaturale ed un’intelligenza soprannaturale, i cui raggi raggiungeranno la fine dei tempi attraverso la loro dottrina. Fu con l’assistenza dello Spirito Santo che gli Apostoli scrissero la legge evangelica che ricevettero dalla bocca di Gesù per la salvezza delle nazioni.

Vers. 7. – Il primo animale era come un leone, il secondo come un vitello; il terzo aveva una faccia come di un uomo ed il quarto come un’aquila in volo. In primo luogo, i quattro Evangelisti sono paragonati a quattro animali, perché descrivono la natività di nostro Signore, la sua predicazione, la sua passione e la sua ascensione. Infatti, Cristo è rappresentato nella sua natività come uomo, nella sua predicazione come leone, nella sua passione come vitello e nella sua ascensione come aquila. Il primo animale con cui viene descritto San Marco è detto essere come un leone, perché il suo Vangelo inizia raccontando la predicazione di San Giovanni, una predicazione che fu come un ruggito di leone, per la sua meravigliosa efficacia. (Marco, 1: 45): « E vennero a lui da tutte le parti, ecc. » Il secondo animale rappresenta San Luca, che viene paragonato ad un vitello, perché il suo Vangelo inizia con il sacerdozio, in cui il vitello, ed ogni primogenito, veniva sacrificato al Signore. Il terzo animale è il tipo di San Matteo, che è rappresentato con una figura quasi come quella di un uomo, perché il suo Vangelo inizia con la generazione di Gesù Cristo, della razza di Davide. Il quarto animale, infine, che rappresenta San Giovanni come sotto un velo, è paragonato ad un’aquila, a causa della sublimità del suo Vangelo, che sale al cielo, penetra la terra ed ogni generazione umana e naturale, ed arriva con il suo volo fino alla generazione del Padre, dicendo: « In principio era il Verbo, ecc. »

Vers. 8. I quattro animali avevano sei ali ciascuno. La prima ala è la legge naturale, la seconda la legge di Mosè, la terza gli oracoli dei profeti, la quarta le istituzioni e gli atti degli Apostoli, la quinta le loro Tradizioni e la sesta, infine, i decreti generali dei Concili. – Si dice che questi quattro animali abbiano sei ali ciascuno, perché queste ali sono il fondamento ed il complemento di tutta la dottrina evangelica. Allo stesso modo, è con queste sei ali che la Chiesa vola nelle quattro parti del mondo e raggiunge le regioni più alte; ed è da esse che i predicatori ricevono il fondamento di tutta la pura e vera dottrina. Perciò aggiunge immediatamente: E intorno e dentro erano pieni di occhi; vale a dire, che gli occhi di questi animali penetrano nella legge perfetta che le sei ali di cui stiamo parlando costituiscono; ed è per questo che aggiunge, di proposito, che questi animali erano pieni di occhi e intorno e dentro. Perché le parole di dentro si riferiscono alla carità e alla contemplazione di Dio, e le parole di fuori indicano la carità verso il prossimo, e la vita attiva in cui gli evangelizzatori ed i predicatori dovrebbero eccellere. E non cessavano mai di dire giorno e notte: Santo, santo, santo, il Signore Dio onnipotente, che era, che è e che viene. In queste parole seguono l’incarico e l’ufficio di questi animali, che è quello di dare gloria, onore e benedizione al Signore Dio, con la preghiera e la predicazione. E non cessavano di parlare giorno e notte. Poiché la parola di Dio è libera, e la predicazione del Vangelo così come la glorificazione del Nome di Gesù continueranno fino alla consumazione dei secoli. Questo è il motivo per cui non si finirà mai di ascoltare il ruggito del leone, il muggito del vitello, la voce dell’uomo ed il grido dell’aquila. Giorno e notte, cioè nei tempi malvagi, e nell’ora delle tenebre sollevate dagli eretici e dai persecutori della verità evangelica. Saranno ascoltati di giorno, cioè nel tempo della vera luce, quando la Chiesa godrà della pace. Si sentirà dire e gridare dalla bocca dei predicatori, e nel santo Sacrificio della Messa, e anche nei servizi divini, giorno e notte; dicendo per tutto il mondo: Santo, Santo, Santo, il Signore Dio Onnipotente, che era, che è, e che viene. – La parola santo è ripetuta tre volte per significare la trinità delle Persone. E queste parole, il Signore Dio Onnipotente, designano l’unità dell’essenza. Perché le tre Persone non sono che un solo Dio, il Signore Onnipotente, che è, che era e che viene. Queste ultime parole esprimono l’eternità di Dio, che era prima del tempo, che è nel tempo e che sarà dopo il tempo, cioè da tutta l’eternità e nei secoli dei secoli.

III. Vers. 9. E così questi animali diedero gloria e onore e benedizione a Colui che siede sul trono, che vive nei secoli dei secoli.

Vers. 10I ventiquattro anziani si inchinarono a Colui che siede sul trono. Con Colui che siede sul trono si intende Dio, uno in tre Persone, e Gesù Cristo nella sua qualità di Monarca di tutto l’universo, e come Capo invisibile della Chiesa, che Egli governa e regola, e al quale, in unione con il Capo visibile della Chiesa, si sottomettono tutti i dottori, i predicatori, gli Apostoli, i profeti ed i principi delle Chiese per tutto il mondo. Gettarono le loro corone davanti al trono in segno di rispetto, umiltà e profonda sottomissione, e anche perché il potere, l’onore, la gloria, la dignità e l’autorità ecclesiastica e apostolica dei Vescovi, dei dottori e dei prelati, significati dalle corone d’oro, come abbiamo detto sopra, derivano dal trono, che è la Cattedra di Pietro. Infatti, ricordiamo che le corone d’oro rappresentano il potere e la dignità sacerdotale. Questi ventiquattro vegliardi gettano dunque le loro corone davanti al trono, come segno dell’intima unione e sottomissione che esiste necessariamente nella Chiesa, perché il regno di Gesù Cristo sulla terra costituisce una monarchia della natura più perfetta. Essi gettano anche le loro corone davanti al trono, per mostrare che la Chiesa ha tutta la luce, la potenza, la sapienza e tutta la gloria sulla terra. Perché Gesù Cristo, vero Dio con il Padre e lo Spirito Santo, è, come Capo invisibile della Chiesa, la fonte di ogni sapienza, verità e potenza, riversata dallo Spirito Santo sulla sua Chiesa. Per questo gli rendiamo il culto dovuto alla sua essenza divina. Perciò l’Apostolo continua … dicendo:

Vers. 11. – Tu sei degno, o Signore nostro Dio, di ricevere gloria, l’onore e la potenza. Non è che Dio acquisisca qualcosa di più dalle opere e dalle lodi umane; ma gli uomini, in gratitudine per i benefici che hanno ricevuto da Lui, sono tenuti a lodare e a glorificare l’eccellenza, la bontà, la saggezza e la potenza dell’eterna Maestà, che, per mezzo del sangue del Suo Figlio Gesù, ha fondato quella monarchia così perfetta, così gloriosa, così ammirevole e così potente della Chiesa, contro la quale le porte dell’inferno non prevarranno mai. E i ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti a colui che siede sul trono e adorarono colui che vive nei secoli dei secoli. – È allora che gli animali, di cui si parla, hanno dato gloria, onore, potere e benedizione a Colui che siede sul trono; perché hanno conoscenza di questa verità dai Vangeli, che solo un vero Dio è da adorare, con il suo unigenito Figlio Gesù Cristo. Voi siete degno, o Signore nostro Dio, di ricevere gloria, onore e potenza, perché avete creato dal nulla tutte le cose, l’universo e tutto ciò che esso contiene; e perché poi avete stabilito e coordinato questo regno della Chiesa sulla terra con la vostra infinita sapienza e nella bontà della vostra eterna volontà. E che per vostra volontà erano e sono state create. Queste parole indicano che è nel beneplacito della volontà divina che tutte le creature, tutti i regni, in una parola tutto l’universo, tendono a questo primo ed ultimo fine, e che Egli dirige verso di esse, tutto l’onore, la gloria, il potere e l’impero, etc., come una freccia è diretta al suo bersaglio. E che per la vostra volontà erano, cioè prima di essere create, esse erano da tutta l’eternità nella libera disposizione della vostra bontà, o Signore, e nella volontà della vostra sapienza, come una casa esiste già nell’immaginazione dell’architetto prima della sua costruzione. Ed esse sono state create, cioè prodotte ed eseguite nel tempo, dalla volontà divina della vostra saggezza, dalla vostra bontà libera e pura, e non da una necessità della natura.

LIBRO II.

SEZIONE II.

SUL CAPITOLO V.

DEL LIBRO SIGILLATO CON SETTE SIGILLI, L’ACCLAMAZIONE E GLI APPLAUSI FATTI A GESÙ CRISTO ALL’APERTURA DI QUESTO LIBRO.

Vers. 1. E vidi nella mano destra di colui che sedeva sul trono un libro scritto dentro e fuori, sigillato con sette sigilli.

§ 1.

Che cos’è questo libro scritto dentro e fuori, sigillato con sette sigilli.

CAPITOLO V.

VERSETTI 1-4.

Et vidi in dextera sedentis supra thronum, librum scriptum intus et foris, signatum sigillis septem. Et vidi angelum fortem, prædicantem voce magna: Quis est dignus aperire librum, et solvere signacula ejus? Et nemo poterat neque in cælo, neque in terra, neque subtus terram aperire librum, neque respicere illum. Et ego flebam multum, quoniam nemo dignus inventus est aperire librum, nec videre eum.

[E vidi nella mano destra di colui, che sedeva sul trono, un libro scritto dentro e di fuori, sigillato con sette sigilli. E vidi un Angelo forte, che con gran voce gridava: Chi è degno di aprire il libro, e di sciogliere i suoi sigilli? E nessuno né in cielo, né in terra né sotto terra, poteva aprire il libro, né guardarlo. E io piangevo molto, perché non si trovò chi fosse degno di aprire il libro, né di guardarlo.]

I. Dopo che San Giovanni ha descritto la maestà, la natura e la costituzione intrinseca della Chiesa Cattolica, gli si apre in qualità di segretario intimo del regno di Gesù Cristo sulla terra, il libro dei segreti e delle disposizioni di Dio a riguardo della sua Chiesa.

Questo libro contiene tutto ciò che deve accadere fino alla consumazione dei tempi. Queste rivelazioni sono state fatte nel particolare e nell’ordine; e contengono un’istruzione profonda, salutare e molto necessaria. La sapienza del Padre celeste ha lasciato questo libro ai suoi amati figli, come un monarca prudente è solito fare prima della sua morte, lasciando al figlio suo, oltre ai segreti del suo regno, dei consigli particolari sul modo di governare. Lo avverte, per esempio, delle guerre che possono insorgere, dei nemici che maggiormente sono da temere, e infine di ciò che si debba fare o evitare nei casi difficili che possono presentarsi. Ora, è in questo modo, e con molta più saggezza, che Dio, nel suo paterno amore e sollecitudine per i suoi eletti, ci ha permesso di penetrare, per così dire, nell’abisso della sua ineffabile prescienza, mostrando a San Giovanni le desolazioni, le consolazioni e gli avvenimenti più notevoli ed essenziali che accadranno nella Chiesa fino alla consumazione dei secoli.

Vers. 1.E vidi nella mano destra di colui che sedeva sul trono un libro scritto dentro e fuori, sigillato con sette sigilli, ecc. Queste parole annunciano la profondità dei divini segreti contenuti in questo libro. In effetti, vi troviamo una conoscenza, una disposizione divina ed un’intenzione particolare riguardo alla sua Chiesa. Si dice che tutto è descritto in forma metaforica. E come gli scritti importanti di un regno sono conservati con cura negli archivi, così le cose che Dio ha decretato di fare e di permettere, nella sua assoluta volontà, rimangono fissate ed immutabili. Dobbiamo ammettere innanzitutto che si fondano sulla teologia: 1°che Dio conosce tutte le cose possibili nel modo più certo e perfetto, anche se non sono mai esistite o mai esisteranno. 2° Che vede tutte le cose esistenti o contingenti, senza essere limitato da alcuna differenza dei tempi, passato, presente o futuro. 3°. Oltre ai due tipi di conoscenza appena menzionati, ce n’è un terzo che sta nel mezzo: si riferisce a cose che possono accadere condizionatamente. Ora, nella descrizione delle sette età della Chiesa, data nei capitoli II e III, molte cose sono rivelate secondo quest’ultima scienza o conoscenza di Dio; il che non impedisce, tuttavia, che le cose che questo libro contiene siano state scritte secondo la scienza della visione; infatti, tutte queste cose sono rivelate secondo la scienza della visione; in quanto tutte queste cose esistono nel potere operativo di Dio, e sono decretate dalla sua volontà divina, come debbano essere fatte o permesse nel tempo. Si dice che San Giovanni vide questo libro nella mano destra di Colui che sedeva sul trono. Ora la mano destra di Dio significa metaforicamente il suo potere operativo. E così come noi agiamo con la nostra mano destra, così Dio agisce con la sua volontà. Perché Egli ha parlato e tutte le cose sono state fatte; Egli ha comandato e tutte le cose sono state create. (Sal. XXXII, 9): « Il Signore dissipa i consigli delle genti, rende vani i pensieri dei popoli e rovescia i consigli dei principi. Ma il consiglio del Signore rimane in eterno e i pensieri del suo cuore durano per tutte le generazioni. » E (Ps. CXIII, 11): « Il nostro Dio è nei cieli; qualunque cosa voglia, l’ha fatta. » E ancora (Ps. CXLVIII, 5): « Poiché Egli ha parlato, e tutte le cose sono state create. Li ha stabiliti per durare nei secoli dei secoli. Egli ha dato loro i suoi ordini, che non mancheranno di essere eseguiti. » Colui che sedeva sul trono. Questi è di nuovo il Signore Dio, cioè Gesù Cristo invisibilmente seduto sulla Sede apostolica, che governa la sua Chiesa e viene adorato da tutti i Cristiani nella sua umanità. E vidi nella mano destra di Colui che sedeva sul trono un libro scritto dentro e fuori. Con le cose scritte nel libro si intendono quelle che sono più oscure e astratte per la mente umana, e che devono essere completate nel corso delle epoche della Chiesa, e specialmente negli ultimi tempi, secondo la rivelazione che fu fatta a San Giovanni. Con le cose scritte fuori dal libro si designano quelle che sono le più chiare e visibili, e che San Giovanni stesso ha spiegato; ed anche quelle che erano già compiute quando l’Apocalisse fu scritta, e ancora quelle che dovevano compiersi poco dopo. Quest’ultima categoria è abbastanza numerosa, come vedremo nelle pagine seguenti. E vidi nella mano destra di Colui che sedeva sul trono un libro sigillato con sette sigilli. Il sigillo viene messo sulle lettere, per evitare che vengano lette. Si mette anche sugli atti, sui testamenti e sui libri, per dare loro più autorità. È così che i re mettono il loro sigillo sui loro editti, e vogliono anche che i loro ambasciatori lo usino per accreditare i loro atti. – Il sigillo di Dio è la sua volontà divina, che ha nascosto fin dall’inizio del mondo, e che conserva come un segreto nel suo tesoro, le sue opere divine, mirabili o terribili, e tutto ciò che, per suo permesso, deve accadere alla sua Chiesa, fino alla fine dei tempi. Ora, questi segreti dell’Apocalisse, non li ha rivelati a nessun profeta, a nessun patriarca, né a nessun uomo, nemmeno agli Angeli, fino all’arrivo di suo Figlio Gesù Cristo, alla cui umanità li ha rivelati mostrandogli questi sette sigilli e dandogli il potere di romperli. Per questo è detto di seguito: Nessuno poteva in cielo, per quanto riguarda gli Angeli, né sulla terra, per quanto riguarda gli uomini, né sotto terra, per quanto riguarda i patriarchi che erano nel limbo, aprire il libro, né rimuovere i suoi sette sigilli, né guardarvi dentro. Sebbene il sigillo o il segreto divino sia considerato in se stesso, tuttavia si dice, in relazione all’esterno, che questo libro dei segreti di Dio fosse sigillato con sette sigilli, per significare la diversità dei tempi e delle epoche della Chiesa, durante i quali Gesù Cristo doveva manifestare le meraviglie ed i prodigi conosciuti da Dio. Questo è quello che doveva operare effondendo i sette doni del suo Spirito, secondo la diversità dei tempi, degli uomini e delle età della sua Chiesa fino alla consumazione dei secoli, per la salvezza dei suoi eletti. E questo libro è detto essere sigillato con sette sigilli, che Gesù Cristo doveva rompere, per darci una testimonianza di fede ed una garanzia del compimento dei segreti divini.

Vers. 2 . E vidi un Angelo forte che gridava ad alta voce: Chi è degno di aprire il libro e di scioglierne i sigilli? Queste parole esprimono la difficoltà di comprendere ed eseguire i decreti di Dio riguardanti la Sua Chiesa. Questo Angelo forte è l’arcangelo Gabriele, il cui nome significa potenza e forza di Dio. Questo Angelo è l’inviato speciale della divinità ed il legato di Cristo; ed è in questa veste che annunciò l’incarnazione del Verbo. (Luca, I).

Vers. 3. – E nessuno poteva aprire il libro o guardarci dentro, né in cielo per quanto riguarda gli Angeli, né sulla terra per quanto riguarda gli uomini, né sottoterra per quanto riguarda i Patriarchi, i Profeti e gli antichi che erano nel limbo. Perché nessun potere finito potrebbe penetrare, o rivelare, o realizzare i segreti di Dio riguardanti la Chiesa ed il regno di Cristo. Niente di meno che la sapienza e il potere della Divinità erano necessari per questo. Per questo l’arcangelo Gabriele dice (Luca, I, 31-32): « Concepirai nel tuo grembo e partorirai un figlio e lo chiamerai col nome di Gesù. Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre, ed Egli regnerà sulla casa di Giacobbe per sempre. » Anche per questo i teologi insegnano nel Trattato sull’Incarnazione che l’opera di redenzione del genere umano non poteva essere affidata a nessun uomo comune, né a nessun Angelo. La ragione di ciò è: 1°. Che nessun uomo o Angelo ordinario potrebbe soddisfare degnamente la giustizia divina. 2°. Nessun uomo, per quanto santo, né alcun Angelo, poteva conformarsi alla volontà divina, né riconoscerla nelle orribili tribolazioni e mali con cui la Chiesa fu afflitta, quando, per esempio, dovette nuotare nel sangue dei suoi innumerevoli martiri per trecento anni. Nessun uomo o Angelo avrebbe mai potuto concepire le molte eresie con le quali la Chiesa ha dovuto gemere così tanto, e le prove ancora più sorprendenti che dovrà subire alla fine dei tempi, se Gesù Cristo non ci avesse dato un esempio nella Sua passione, e se non ci avesse avvertito e istruito su di esse nel Vangelo e in questo libro dell’Apocalisse. Perché gli uomini più santi non sono capaci di risolvere questo enigma da soli. 3°. Il potere e l’astuzia di questo mondo erano così pieni di malizia, che il regno della Chiesa militante, ridotto alle sue forze umane, non avrebbe mai potuto giungere alla fine e svilupparsi pienamente senza la virtù onnipotente del Figlio di Dio.

Vers. 4. – E io piansi amaramente, perché nessuno fu trovato degno di aprire il libro, né di guardarvi dentro. Queste lacrime esprimono il desiderio e la sollecitudine di San Giovanni di penetrare nel meraviglioso segreto delle epoche della Chiesa, un segreto la cui conoscenza e sviluppo era al di là di ogni potere umano, e dal quale tuttavia dipendeva la salvezza dei giusti. Perciò dice: E io piansi amaramente, perché nessuno fu trovato degno di aprire il libro, cioè di adempiere i suoi segreti, o di guardarvi dentro, per conoscere la volontà di Dio.

§ II.

Sull’acclamazione fatta a Cristo a motivo dell’apertura del libro sigillato.

CAPITOLO V. – VERSETTI 5-14.

Et unus de senioribus dixit mihi: Ne fleveris: ecce vicit leo de tribu Juda, radix David, aperire librum, et solvere septem signacula ejus. Et vidi: et ecce in medio throni et quatuor animalium, et in medio seniorum, Agnum stantem tamquam occisum, habentem cornua septem, et oculos septem: qui sunt septem spiritus Dei, missi in omnem terram. Et venit: et accepit de dextera sedentis in throno librum. Et cum aperuisset librum, quatuor animalia, et viginti quatuor seniores ceciderunt coram Agno, habentes singuli citharas, et phialas aureas plenas odoramentorum, quae sunt orationes sanctorum: et cantabant canticum novum, dicentes: Dignus es, Domine, accipere librum, et aperire signacula ejus: quoniam occisus es, et redemisti nos Deo in sanguine tuo ex omni tribu, et lingua, et populo, et natione: et fecisti nos Deo nostro regnum, et sacerdotes: et regnabimus super terram. Et vidi, et audivi vocem angelorum multorum in circuitu throni, et animalium, et seniorum: et erat numerus eorum millia millium, dicentium voce magna: Dignus est Agnus, qui occisus est, accipere virtutem, et divinitatem, et sapientiam, et fortitudinem, et honorem, et gloriam, et benedictionem. Et omnem creaturam, quae in cælo est, et super terram, et sub terra, et quae sunt in mari, et quae in eo : omnes audivi dicentes: Sedenti in throno, et Agno, benedictio et honor, et gloria, et potestas in sæcula sæculorum. Et quatuor animalia dicebant: Amen. Et viginti quatuor seniores ceciderunt in facies suas: et adoraverunt viventem in sæcula sæculorum.

[E uno dei seniori mi disse: Non piangere: ecco il leone della tribù di Giuda, la radice di David, ha vinto di aprire il libro, e sciogliere i suoi sette sigilli. E mirai: ed ecco in mezzo al trono, e ai quattro animali, e ai seniori, un Agnello sui suoi piedi, come scannato, che ha sette corna e sette occhi: che sono sette spiriti di Dio spediti per tutta la terra. E venne: e ricevette il libro dalla mano destra di colui che sedeva sul trono. – E aperto che ebbe il libro, i quattro animali, e i ventiquattro seniori si prostrarono dinanzi all’Agnello, avendo ciascuno cetre e coppe d’oro piene di profumi, che sono le orazioni dei santi: E cantavano un nuovo cantico, dicendo: Degno sei tu, o Signore, di ricevere il libro, e di aprire i suoi sigilli: dappoiché sei stato scannato, e ci hai ricomperati a Dio col sangue tuo di tutte le tribù, e linguaggi, e popoli, e nazioni: E ci hai fatti pel nostro Dio re e sacerdoti: e regneremo sopra la terra. E mirai, e udii la voce di molti Angeli intorno al trono, e agli animali, e ai seniori: ed era il numero di essi migliaia di migliaia, i quali ad alta voce dicevano: È degno l’Agnello, che è stato scannato, di ricevere la virtù, e la divinità, e la sapienza, e la fortezza, e l’onore, e la gloria, e la benedizione. E tutte le creature che sono nel cielo, e sulla terra, e sotto la terra, e nel mare, e quante in questi (luoghi) si trovano: tutte le udii che dicevano: A colui che siede sul trono e all’Agnello la benedizione, e l’onore, e la gloria, e la potestà pei secoli dei secoli. E i quattro animali dicevano: Amen. E i ventiquattro seniori si prostrarono bocconi, e adorarono colui, che vive pei secoli dei secoli.]

Vers. 5 – Ma uno degli anziani mi disse: Non piangere, perché questo è il leone della tribù di Giuda, il germoglio di Davide, che con la sua vittoria ha ottenuto il potere di aprire il libro e di sciogliere i sette sigilli. Queste parole devono consolarci in tutte le tribolazioni. Uno di questi vegliardi è San Pietro, il primo tra gli Apostoli, come è detto, (Genesi, I, 5): « E fu sera e fu  mattino, e fu fatto un giorno », cioè il primo giorno. Ecco il leone della tribù di Giuda…; che ha ottenuto con la sua vittoria, ecc. Questo leone della tribù di Giuda è il Cristo della razza di Davide secondo la carne, in cui si compie la profezia di Giacobbe (Gen. XLIX, 8): « Un giovane leone è Giuda: dalla preda, figlio mio, sei tornato; si è sdraiato, si è accovacciato come un leone e come una leonessa; chi oserà farlo alzare? Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli. Egli lega alla vite il suo asinello e a scelta vite il figlio della sua asina, lava nel vino la veste e nel sangue dell’uva il manto; lucidi ha gli occhi per il vino e bianchi i denti per il latte. » Ecco… la progenie di Davide, cioè il Cristo, Del seme di Davide secondo la carne, di cui Isaia profetizzò, (Is. XI, 1): « Un germoglio uscirà dal tronco di Iesse, un fiore spunterà dalle sue radici. Lo spirito del Signore si poserà su di lui, ecc. »  È con questo seme divino che San Pietro consola tutta la Chiesa nella persona di San Giovanni, quando dice: « Ecco il leone della tribù di Giuda, la discendenza di Davide, che ha ottenuto con la sua vittoria, ecc. ». Vale a dire che Gesù Cristo, il Figlio del Dio vivente ha vinto il mondo, la carne, il diavolo, la morte, tutto il potere e la sapienza del mondo e tutta la tirannia, ecc. il germoglio di Davide, che con la sua vittoria ha ottenuto il potere di aprire il libro, cioè di rivelare alla sua santa Chiesa il pensiero e la volontà del Padre suo, circa i mali e le persecuzioni che avrebbe dovuto subire. E di aprirne i sette sigilli; per compiere ogni cosa a suo tempo per mezzo dei sette doni dello Spirito Santo che escono dalla sua bocca, per la salvezza dei suoi eletti e per la conservazione della sua Chiesa, finché il secolo fosse consumato ed il numero dei suoi eletti completo.

II. Vers. 6. E vidi; ed ecco in mezzo al trono e ai quattro animali ed in mezzo ai vegliardi, un Agnello in piedi come se fosse stato ucciso, con sette corna e sette occhi, che sono i sette Spiriti di Dio mandati in tutta la terra. Questo Agnello è Cristo nostro Signore. Si dice che è in mezzo al trono, ai quattro animali e ai vegliardi, perché la Chiesa universale gli appartiene come se fosse il suo trono. Egli l’ha fatta pascere come si pascono gli animali, in quanto Egli è il suo pastore. La Chiesa è onorata come lo sono i vegliardi incaricati di giudicare dalla sede della pietà. Questa Chiesa, essendo costruita su Cristo, è esaltata dai sette corni della sua potenza ed illuminata da sette occhi, cioè dai suoi miracoli e dalle sue virtù. Poiché Cristo è costantemente in mezzo alla sua Chiesa, come è detto in San Matteo, (XXVIII, 20): « Ecco, Io sono sempre con voi, fino alla consumazione dei secoli. » Come Cristo fu chiamato “leone” a causa della sua risurrezione, così qui è chiamato “agnello”, perché è stato ucciso. Egli è rappresentato in piedi essendo resuscitato alla vita eterna. (Rom. VI, 9): « Gesù Cristo risorto dai morti non muore più. » Questo Agnello è ancora rappresentato in piedi, perché combatte con i suoi santi sulla terra e veglia sulla sua Chiesa. È così che, nel suo martirio, Santo Stefano vide Gesù Cristo in piedi alla destra della potenza di Dio. Seguono queste parole: avendo sette corna e sette occhi, che sono gli Spiriti di Dio inviati per tutta la terra. Questi Spiriti sono quelli descritti in Isaia, XI. Questi spiriti poggiano su Cristo, e sono metaforicamente designati da corna e da occhi: da corna per la potenza divina; e da occhi per il bagliore della verità con cui quegli occhi brillano. Cristo combatte con queste corna contro i suoi nemici, ed è anche con questi occhi che illumina i suoi servi. Queste corna e questi occhi sono in numero di sette, per designare tutta la virtù e tutta la potenza che Cristo mostra nelle varie epoche, fino alla consumazione dei secoli, a favore della sua Chiesa. L’Agnello è rappresentato come immolato:

-1°. Perché è sacrificato ogni giorno quando l’ostia del corpo e del sangue di Gesù Cristo è offerta a Dio Padre nel santo Sacrificio della Messa, in memoria della sua immolazione secondo la carne. Ecco perché non si dice semplicemente immolato, ma “come” immolato. – 2°. Egli è rappresentato “come” immolato, a causa della pazienza e della longanimità con cui permette ai suoi nemici e a tutti gli empi di dominare e affliggere la Sua Chiesa sulla terra. Questa pazienza e questa longanimità del Cristo è portata al punto che i malvagi e persino i deboli, che non comprendono appieno questo modo di procedere della divina provvidenza, lo considerano scandalo per la fede. Sono tentati di credere che Gesù Cristo non esista, o che non si preoccupi affatto della sua Chiesa, quando non manifesta la sua potenza con atti esterni della sua protezione.

Vers. 7Ed Egli venne e ricevette il libro dalla mano destra di Colui che sedeva sul trono. Non si deve intendere con queste parole che Gesù Cristo ricevette la conoscenza dei destini della Chiesa. Perché Cristo, dal momento del suo concepimento, in cui la divinità fu unita in modo meraviglioso all’umanità nell’unità della sua Persona, aveva una perfetta conoscenza di tutte le cose che Dio stesso conosce con la scienza della visione. Ora, tra queste cose conosciute in questo modo sono contenuti anche i destini della Chiesa, come vediamo da ciò che è stato detto sopra. Dal fatto poi che San Giovanni ha visto Gesù Cristo aprire il libro, dobbiamo comprendere:

1° Che la conoscenza già infusa nell’anima di Gesù Cristo dal principio della sua creazione, doveva essere comunicata a San Giovanni e, nella sua persona, a tutta la Chiesa. 2° Con l’accettazione del libro dalla mano destra di Colui che sedeva sul trono, si intende l’effettiva esecuzione e realizzazione dei segreti divini riguardo alla Chiesa, manifestati all’esterno. Ed è perché la conoscenza e l’esecuzione di queste cose superano tutte le forze naturali che San Giovanni pianse fino a quando gli fu mostrato che Cristo, come un leone terribile e come un agnello dolcissimo, avrebbe risolto ed eseguito tutte le cose con la sua dolcezza e con la sua potenza.

Vers. 8E quando l’ebbe aperto, i quattro animali ed i ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti all’Agnello, ciascuno con delle arpe e delle coppe d’oro piene d’incenso, che sono le preghiere dei Santi, etc. – Queste parole contengono l’applauso, la gloria, il giubilo, l’onore e l’adorazione della Chiesa militante e trionfante nei riguardi del suo Capo Gesù Cristo. Queste parole ci fanno vedere inoltre quale omaggio d’amore e di riconoscenza la Chiesa Cattolica debba rendere al Cristo. E quando l’ebbe aperta, per rivelare e realizzare nel loro tempo i destini della Chiesa, i quattro animali, cioè tutti i predicatori nelle quattro parti del mondo, ed i ventiquattro vegliardi, che sono i Patriarchi, i Primati, gli Arcivescovi, i Vescovi, i prelati, i sacerdoti, e così via, si prostrarono davanti all’Agnello, cioè adoravano l’Agnello, il loro vero Dio e il Signore di tutte le cose. Ognuno con delle arpe, cioè con la mortificazione dei vizi e della concupiscenza. Infatti, nell’arpa ci sono il legno e le corde. Il legno designa la croce di Cristo e le corde significano la carne crocifissa e mortificata dei Santi. Ora queste corde, tese su un legno così nobile, e messe in vibrazione dai vari tormenti che la Chiesa militante deve sopportare, producono un dolce accordo ed una dolce armonia per le orecchie di Gesù Cristo. E con delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei Santi. Essi cantavano un Cantico nuovo. Nell’Antico Testamento, molti inni furono composti in onore ed a gloria di coloro che operarono la salvezza di Israele, oppure in lode del Dio Onnipotente che così spesso fece cose meravigliose per il Suo popolo. Ma qui si tratta di un cantico nuovo, inno con il quale l’uomo adora e glorifica Dio, che non solo ci ha fornito la salvezza e la redenzione nel tempo, ma anche nell’eternità redimendoci dalla prigionia, dalla servitù e dalla tirannia del diavolo. Di modo che il Signore Dio non ha mai fatto, dall’origine del mondo, cose così ammirevoli e così grandi nel suo amore come quelle di inviare il suo unico Figlio fatto uomo sulla terra, che doveva redimerci con la sua passione e morte ed inviarci, dopo la sua risurrezione, lo Spirito Santo. Ecco perché:

Vers. 9. – Cantavano un nuovo canto, dicendo: Tu sei degno, o Signore, di ricevere il libro e di scioglierne i sigilli; cioè, è giusto e opportuno, o Signore, che tu riceva da Dio Padre il potere universale ed eterno sulla tua Chiesa, perché Tu ne sei il fondatore e il protettore. È così che dissero i figli d’Israele a Gedeone, (Judic., VIII, 22): « Comandaci, tu e tuo figlio ed il figlio di tuo figlio, perché ci hai liberati dalla mano di Madian. » Ora la Chiesa applaude Gesù Cristo con molta più ragione e gli dice: Tu sei degno, Signore, di ricevere il libro e di scioglierne i sigilli, perché siete stato messo a morte e ci avete riscattati, riconciliandoci con Dio infinitamente offeso, e ci avete riscattato con il vostro sangue (di un prezzo infinito) da ogni tribù, lingua, popolo e nazione; perché la Chiesa è l’assemblea di tutte le nazioni e di tutte le tribù. La tribù è composta da tre ordini, in ognuno dei quali ci sono 72 lingue. In queste lingue ci sono molti popoli, e in questi popoli molte nazioni.

Vers. 10. – E Voi ci hai fatti re e sacerdoti per il nostro Dio, radunandoci da tutte le nazioni, e sottomettendoci al servizio e alla volontà del Padre per mezzo della legge evangelica, noi che eravamo sotto il dominio dei demoni per l’infedeltà e l’idolatria, e sotto il giogo della legge di Mosè. – E Voi ci avete fatti sacerdoti, non come quelli del Vecchio Testamento, che offrivano la carne e il sangue degli animali, o come quelli del mondo pagano, che sacrificavano ai demoni attraverso i loro idoli; ma Voi ci avete fatto sacerdoti secondo l’ordine di Melchisedeck, per offrire quotidianamente il vostro prezioso corpo e sangue nel Sacrificio della Messa, Sacrificio che Voi, Signore e Sommo Sacerdote, avete offerto per primo sull’albero della croce. E noi regneremo sulla terra … nel vostro regno militante, su ogni tribù e lingua e popolo e su ogni nazione. E ci siederemo su ventiquattro seggi, cioè sui seggi patriarcali, arcivescovili, episcopali, ecc.

Vers. 11. – E vidi, ed udii intorno al trono, agli animali e ai vegliardi, la voce di molti Angeli, il cui numero era di migliaia di migliaia, che dicevano ad alta voce, ecc. Questo si riferisce a tutti gli Angeli ministri delle chiese, delle province e di tutto il mondo cristiano, il cui numero si estende senza dubbio a migliaia di migliaia; e tutti loro hanno ricevuto una missione ed un comando da Dio, per vegliare sulla nostra salvezza e quella di tutta la Chiesa. È per questo che si dice di quelli che sono intorno al trono, degli animali e dei vegliardi, a causa dell’assistenza speciale che essi offrono alle chiese, ai predicatori e ai Vescovi, dicendo a voce alta:

Vers. 12. – L’Agnello che è stato ucciso è degno di ricevere virtù, divinità, sapienza, forza, onore, gloria e benedizione. Questa acclamazione è rivolta all’umanità di Cristo, a causa della sua ipostasi divina, dagli Angeli, che proclamano degno proprio Colui che giudicò indegno lucifero, con i suoi apostati, fin dall’inizio della creazione. Da questo possiamo vedere che ciò che conviene solo alle tre Persone divine è attribuito all’umanità di Gesù Cristo.

Vers. 13. E ho sentito tutte le creature che sono nel cielo. Queste parole annunciano il potere di Cristo sulla Chiesa trionfante; sulla terra, cioè ancora il suo potere sulla Chiesa militante; sotto la terra, sui corpi dei martiri e dei morti, nell’ambito della morte; e quelli che sono sul mare, sui navigatori; e nel mare, cioè il suo potere sui corpi dei santi martiri che vi ci furono gettati. Questa acclamazione può anche essere compresa da tutte le creature, anche da quelle prive di ragione e di comprensione. Li ho sentiti tutti dire: A Colui che siede sul trono, a Dio, uno in tre Persone, e all’Agnello, cioè all’umanità di Gesù Cristo, che è la luce in cui brilla ora come in uno specchio, e in cui Dio, uno in tre Persone, brillerà nell’eternità, quando i Santi lo vedranno e lo contempleranno faccia a faccia.

Vers. 14. – Benedizione, onore, gloria e potenza siano nei secoli dei secoli. E i quattro bestie dissero: Così sia. Questa è un’acclamazione della verità che è appropriata ed appartiene ai quattro Evangelisti e ai predicatori. E i ventiquattro vegliardi si prostrarono sulle loro facce, umiliandosi per il potere e l’autorità che era stata loro concessa sulla terra, e adorarono colui che vive nei secoli dei secoli.

FINE DEL SECONDO LIBRO.

IL BEATO HOLZHAUSER INTERPRETA L’APOCALISSE: INTRODUZIONE E LIBRO PRIMO

IL BEATO HOLZHAUSER INTERPRETA L’APOCALISSE: INTRODUZIONE E LIBRO PRIMO

INTERPRETAZIONE DELL’APOCALISSE, che comprende LA STORIA DELLE SETTE ETÁ DELLA CHIESA CATTOLICA.

DEL VENERABILE SERVO DI DIO

BARTHÉLEMY HOLZHAUSER

RESTAURATORE DELLA DISCIPLINA ECCLESIASTICA IN GERMANIA,

OPERA TRADOTTA DAL LATINO E CONTINUATA DAL CANONICO DE WUILLERET,

PARIS, LIBRAIRIE DE LOUIS VIVÈS, ÉDITEUR RUE CASSETTE, 23 – 1856

PREFAZIONE DALL’AUTORE FRANCESE.

Il lavoro che pubblichiamo oggi, comprende il testo dell’Apocalisse, cioè la rivelazione dei grandi misteri che Gesù Cristo ha fatto a San Giovanni Evangelista, uno dei quattro Arcicancellieri del suo regno. Questa rivelazione contiene tutti i principali eventi che si sono già realizzati in gran parte, e che continueranno a realizzarsi nella Chiesa di Gesù Cristo, fino alla consumazione dei tempi. Molte persone hanno creduto e credono ancora che questo libro sacro non sarà mai spiegato, a causa dello stile enigmatico e figurato in cui è scritto. Ma questo è un errore assurdo come è assurdo credere che Dio abbia voluto parlare agli uomini, per non essere mai compreso. La parola Apocalisse, derivata dal greco, significa rivelazione; ora, se questo libro non si doveva mai interpretare, avrebbe portato un titolo che lo avrebbe escluso immediatamente dal codice sacro. – Un venerabile servo di Dio, Barthélemi Holzhauser, restauratore della disciplina ecclesiastica in Germania, dopo i primi disastri causati alla Chiesa dall’eresia di Lutero, ha intrapreso, con il l’aiuto delle luci celesti che lo hanno illuminato, l’interpretazione di questo libro. Già famoso per le sue profezie, Holzhauser si è distinto ulteriormente per una scienza approfondita della storia del mondo, che è stato in grado di applicare in un modo veramente ammirevole alle vaste conoscenze che possedeva delle Sacre Scritture. Questo illustre ecclesiastico, tanto dotto quanto pio, fondò in Germania vari istituti che erano un baluardo inespugnabile contro il protestantesimo che allora minacciava la completa rovina dell’Europa. Oltre a diverse opere che uscirono dalla sua penna, redasse in latino la sua famosa Interpretazione dell’Apocalisse tra le montagne del Tirolo, nel mezzo delle più grandi prove, e immerso nella meditazione, nel digiuno e nella preghiera. Il suo lavoro ha già ottenuto gli onori dell’immortalità. Infatti, se ne trovano antichi esemplari non solo nelle biblioteche della Germania, ma anche in quelle di varie parti d’Europa. La società colta dei Mechitaristi ha pubblicato una nuova edizione di quest’opera nel 1850. Seguendo il parere del dotto professore dell’università di Monaco, il Dr. Haneberg, osiamo affermare che il lavoro di Holzhauser offre la migliore interpretazione che sia mai apparsa dell’Apocalisse. Questo illustre scrittore non fa che ripetere con altre parole quello che abbiamo letto in una vecchia copia della vita di Holzhauser, ove si dice che tutti gli altri commentatori che hanno scritto su questo libro sacro (per quanto dotti fossero), sembrano dei bambini rispetto a questo genio. Potremmo raccogliere molte testimonianze di profonda stima in favore del nostro autore, se entrassimo nei dettagli e dicessimo tutto quello che abbiamo sentito dire di lui da illustri uomini di varie nazioni. La sua interpretazione offre un quadro completo del piano della saggezza divina nella grande opera di redenzione. Il lettore vi troverà un intero corso di teologia; vi vedrà in più, un riassunto prezioso della storia del mondo applicata e comparata alla storia della Chiesa. Noi crediamo di poter affermare che mai opera sia riuscita a riunire così vaste materie per presentarle in una luce così interessante. Se l’uomo non ha tanto a cuore che regolare la sua vita presente per raggiungere il suo destino futuro, non avrà mai trovato un mezzo così perfetto di soddisfare i suoi ardenti desideri che il leggere attentamente quest’opera. Infatti, essa racchiude un gran numero di quadri che offrono, sotto diversi punti di vista, tutto ciò che è più capace di interessarci nel passato, presente ed avvenire. – L’autore ha diviso la sua materia, in sette principali epoche nelle quali riassume tutta la storia del mondo con quella della Chiesa, che egli compara continuamente l’una all’altra, facendoci penetrare i segreti più reconditi di questa guerra accanita che lucifero intraprese contro il genere umano nel paradiso terrestre, e che terminerà sulla soglia dell’eternità con la caduta dell’Anticristo e con il cataclisma del mondo. È allora che il buon grano sarà separato dalla paglia per sempre, e che ciascuno di essi andrà ad occupare il posto che il Vangelo gli assegna. Tutto ciò che l’autore propone è tratto dall’Apocalisse stesso, ed ha come base la verità eterna di Dio. È così per la sua divisione delle epoche o degli Angeli della sua storia di cui dà dapprima uno scorcio generale e particolare per ognuno dei suoi Angeli; la sua divisione, diciamo noi, è fondata sulle sette Chiese, i sette candelabri, i sette angeli, i sette sigilli, i sette spiriti, le sette trombe e le sette piaghe dell’Apocalisse. Ed è nello sviluppo delle grandi verità contenute sotto questi diversi enigmi, che l’autore ci dimostra, in una maniera ammirevole e stupefacente, la concatenazione di tutti i grandi fatti che collegano la storia antica alla storia moderna e futura. È così ancora che egli ci fa vedere i legami stretti che uniscono l’umanità alla divinità, il tempo all’eternità. Poi egli termina la sua descrizione con dei particolari estremamente interessanti che furono rivelati a San Giovanni sul regno di Maometto e dell’anticristo, sull’antipapa che lacererà la Chiesa d’Occidente, sul trionfo della Chiesa, sulla prossima estirpazione delle eresie, etc., etc. – Questa è l’idea generale che noi diamo, come di passaggio, sul contenuto di quest’opera per non uscire dai limiti di una prefazione. Il lettore che avrà letto e riletto attentamente quest’opera resterà convinto che, lungi dall’avere esagerato, siamo stati piuttosto parsimoniosi negli elogi che merita. Tra i nostri lettori se ne troverà qualcuno forse la cui fede non è ferma. Noi lo preghiamo di considerare attentamente l’applicazione che l’autore fa dell’Apocalisse alla storia in generale ed in particolare; e noi gli chiediamo di voler spiegare come sia potuto accadere che San Giovanni, che redasse la sua rivelazione diciotto secoli fa, abbia potuto riuscire a comporre la sua opera se non fosse stato che un uomo ordinario, di maniera che tutti questi enigmi non trovino il loro chiarimento ed il loro posto che in ciascuna dei grandi tratti della storia del genere umano; e questo agli occhi della più grande e durevole società del mondo, agli occhi cioè della società cristiana? Non si riconosce forse essere questa la chiave del tesoro infinitamente prezioso della verità eterna di Dio? Sì, che coloro che non credono, o che si rifiutano ostinatamente di vedere la luce eterna che brilla nella Chiesa Cattolica, cerchino di risolvere questo problema, rendendosi conto delle ragioni che possono avere per non credere come gli altri uomini; che si sforzino, se appena prendono la briga di applicare l’intero testo dell’Apocalisse a qualche setta, a qualche monarchia o a qualunque storia sia, in modo che ogni frase, e persino ogni parola nella sua interezza, possa essere chiarita dall’applicazione che ne avranno fatto, e noi li pregheremo di sottomettere come noi la loro produzione al giudizio degli uomini, per avere preferenza sulla nostra, se possibile. – Non nascondiamo la difficoltà che abbiamo incontrato nel nostro lavoro; ma questa stessa difficoltà ne è la pietra angolare, e se la verità della più lunga e varia storia del mondo non avesse coinciso in tutti i suoi punti con la verità della profezia, sarebbe stato impossibile per noi farci leggere e farci comprendere. – Dobbiamo avvertire il lettore che le età della Chiesa non si presentano tutte in unica volta come un colpo teatrale all’occhio dei contemporanei, è così che la sesta età, ad esempio, che l’autore latino annuncia cominciare con il santo Pontefice ed il grande Monarca che dominerà in Oriente e in Occidente, e di cui il potere si estenderà sulla terra e sul mare; questa sesta età, noi diciamo, si concatena a tutte le altre in modo così certo e reale, che apparirà lenta agli occhi degli uomini. – In secondo luogo, dobbiamo fare osservare che molti fatti che caratterizzano un’età non devono essere compresi in maniera talmente assoluta da escludere l’esistenza di altri fatti che sono loro opposti. È così, ad esempio, che l’impenitenza, che dovrebbe essere uno dei pronostici della quinta età, non escludeva la conversione di un grande numero di uomini di quest’epoca, non più di quanto la conversione dei peccatori, che è uno dei caratteri della sesta, non escluderà l’ostinazione di molti empi. È con l’analisi universale e la comparazione di diversi pronostici tra loro, che si può conoscere la differenza delle età. Ma lo storico non può fare uscire il carattere di un’età se non verso la fine, o almeno dopo il suo pieno sviluppo. La precipitazione che noteremo negli avvenimenti che segnalano la nostra epoca conferma in maniera stupefacente i passaggi di questo libro nei quali il venerabile Holzhauser ci informa che le due ultime età saranno molto brevi. – Noi faremo osservare infine che, benché la Chiesa debba godere di una grande prosperità nella sesta età, il mondo non cesserà di avere il suo regno; ed è sempre su questo mare più o meno agitato che il vascello della Chiesa continuerà a vogare fino alla fine. Tali sono le considerazioni che dobbiamo fare e che concludiamo con ciò che segue: si sa che il venerabile Holzhauser non completò la sua opera e che si fermò al quarto versetto del quindicesimo capitolo; restavano quindi ancora quasi otto capitoli da spiegare. Quando i suoi discepoli ne chiesero la ragione egli rispose loro ingenuamente che … non si sentiva animato dallo stesso spirito e non poteva continuare. Poi aggiunse che avrebbe desiderato che qualcuno dei suoi, dopo di lui, completasse la sua opera e la coronasse. Noi ignoravamo questo passaggio della sua vita quando abbiamo iniziato questo lavoro; altrimenti non avremo mai osato realizzare questo progetto di pubblicazione che abbiamo concepito otto anni orsono. Dal momento che siamo stati informati del contenuto di questo passaggio, abbiamo preso consiglio da un dottore in teologia, che ha voluto prendersi carico di ricevere la nostra redazione, e ci ha incoraggiato a continuare. Noi non pretendiamo con questo essere la persona prevista dal venerabile Holzhauser; ma siccome siamo stati presi di ammirazione per la sua opera, ci siamo sentiti irresistibilmente spinti a farla conoscere al pubblico come un mezzo efficace per edificare i fedeli e procurare la salvezza delle anime. Ecco perché, dal momento che abbiamo ritrovato un momento di calma, dopo gli avvenimenti di cui fummo vittima nei disastri che provarono sì crudelmente la Svizzera cattolica nel 1847, ci siamo messi presto ad eseguire il nostro piano. Ed è per raggiungere con maggior sicurezza al nostro scopo, che ci siamo serviti della lingua più generalmente conosciuta in Europa. Abbiamo ripartita la nostra materia in nove libri, in onore dei nove cori degli Angeli. La traduzione dei primi quindici capitoli, che riproduciamo testualmente, ci è servita come modello e soccorso indispensabile nella continuazione di quest’opera della quale il nostro maestro ha tutto il merito e tutta la gloria. Non dissimuliamo tuttavia le grandi difficoltà che abbiamo incontrato sia nella traduzione sia, soprattutto, nella continuazione di questa “Interpretazione”; ma ci siamo continuamente sentiti soccorsi ed animati da una gioia spirituale inesprimibile che compensava le nostre fatiche. Oltretutto il frutto che ci promettiamo dai nostri sforzi nell’opera di santificazione delle anime, ci è servito sempre di appoggio per non soccombere nei nostri deboli mezzi umani. Se malauguratamente ci è sfuggito qualcosa che possa in qualunque modo essere di contrasto alla retta dottrina, noi lo ritrattiamo da subito. Protestando la nostra perfetta ed umile sottomissione alla nostra santa Madre, la Chiesa romana. È con questi sentimenti e con la coscienza della purezza e della rettitudine della nostra intenzione, che ci raccomandiamo all’indulgenza ed alle preghiere dei nostri lettori. Augurando a tutti la salvezza eterna in Gesù Cristo e per Gesù-Cristo. Così sia.

NOTIZIE SULLA VITA DELL’AUTORE LATINO

Crediamo che il lettore ci sarà grato dell’idea avuta di porre in capo a questa nuova edizione un compendio della vita di Holzhauser che uno scrittore anonimo ci ha lasciato in un libro pubblicato a Bamberg, nell’anno 1799, Crediamo che il lettore ci sarà grato dell’idea avuta di porre in capo a questa nuova edizione un compendio della vita di Holzhauser che uno scrittore anonimo ci ha lasciato in un libro pubblicato a Bamberg, nell’anno 1799. – Questo vero servo di Dio, di origine sveva, nacque in un umile villaggio chiamato Longnau, situato a qualche lega da Augsbourg, nell’anno di grazia 1613, nel mese di agosto. Suo padre era calzolaio. Nella sua infanzia si fece notare per l’innocenza dei costumi. Non essendoci scuole nel suo villaggio, frequentò assiduamente quella della piccola città di Verding situata a qualche lega circa dalla casa paterna dove si dedicò in particolare allo studio della lingua tedesca. Era solito abbreviare la lunghezza del cammino con la preghiera ed i santi cantici di cui faceva la sua delizia, nell’anno 1624, all’età di undici anni, iniziò lo studio della lingua latina ad Augsburg, ove la sua povertà lo costringeva a cercare sussistenza da porta a porta. In seguito, continuò i suoi studi a Neubourg, sul Danubio, dove trovò miglior sorte nella protezione dei padri della Società di Gesù. Infine, terminò la sua carriera letteraria a Ingolstadt. – Fin dai primi anni fu favorito da celesti visioni. Confessò pubblicamente di essere stato liberato dalla peste per intercessione della Madre di Dio, per la quale era animata dalla più grande devozione. Egli invocò soprattutto questa Madre di buon consiglio nella scelta di un confessore e dello stato di vita; ed è per sua ispirazione che si confermò sempre più nella risoluzione che prese di entrare nella carriera ecclesiastica. Animato da un grande zelo per la preghiera, forte nella fede, e pieno di fiducia in Dio, superò in modo ammirevole le numerose difficoltà che incontrò il suo progetto. Benché povero egli stesso, non si mostrò meno ardente nella sua carità verso gli indigenti e misericordioso e benevolo nei riguardi del prossimo. Non calcolando alcun danno, distribuiva le sue cure ed i suoi soccorsi a tutti gli sventurati di guerra e degli altri flagelli che l’accompagnano. Nel fervore del suo zelo insegnava la dottrina cristiana agli ignoranti, consolava gli afflitti, fortificava i deboli, sollevava coloro che si erano lasciati abbattere, correggeva gli abusi; e nelle frequenti ingiurie che riceveva dai malvagi si mostrava pieno di gioia per essere stato trovato degno di soffrire per il nome di Gesù Cristo. – a queste prime virtù, Barthélemi aggiunse la pratica della mortificazione, dell’abnegazione, della castità, dell’umiltà, della dolcezza e della pazienza, e si mostrò per questo il vero tipo dello studente cristiano, non perdendo mai di vista quest’oraciolo dello Spirito Santo: Adolescens juxta viam suam ambulans, etiam cum senuerit, non revedet ab ea. Prov. XXII, 6. Dai primi anni fu favorito da celesti visioni. Confessò pubblicamente di essere stato liberato dalla peste per intercessione della Madre di Dio, per la quale era animata dalla più grande devozione. Egli invocò soprattutto questa Madre di buon consiglio nella scelta di un confessore e dello stato di vita; ed è per sua ispirazione che si confermò sempre più nella risoluzione che prese di entrare nella carriera ecclesiastica. Animato da un grande zelo per la preghiera, forte nella fede e pieno di fiducia in Dio, superò in modo ammirevole le numerose difficoltà che incontrò il suo progetto. Benché povero egli stesso, non si mostrò meno ardente nella sua carità verso gli indigenti e misericordioso e benevolo nei riguardi del prossimo. Non calcolando alcun danno, distribuiva le sue cure ed i suoi soccorsi a tutti gli sventurati di guerra e degli altri flagelli che l’accompagnano. Nel fervore del suo zelo insegnava la dottrina cristiana agli ignoranti, consolava gli afflitti, fortificava i deboli, sollevava coloro che si erano lasciati abbattere, correggeva gli abusi; e nelle frequenti ingiurie che riceveva dai malvagi si mostrava pieno di gioia per essere stato trovato degno di soffrire per il nome di Gesù Cristo. – a queste prime virtù, Barthélemi aggiunse la pratica della mortificazione, dell’abnegazione, della castità, dell’umiltà, della dolcezza e della pazienza, e si mostrò per questo il vero tipo dello studente cristiano, non perdendo mai di vista quest’oracolo dello Spirito Santo: Adolescens juxta viam suam ambulans, etiam cum senuerit, non revedet ab ea. (Prov. XXII, 6). – Appena ebbe terminato il suo corso di studi, ispirato dai segni manifesti della volontà divina di lavorare per la gloria di Dio e la salvezza delle anime, deliberò di entrare in un nuovo stato di vita, e si fece iscrivere nei ruoli della milizia ecclesiastica. Nel corso del suo terzo anno di studi teologici, si preparò al sacerdozio; e nell’anno1639 fu ordinato sacerdote nella città episcopale di Eichstadt sul Danubio, e celebrò la sua prima messa ad Ingolstadt nel giorno della Pentecoste, nella stessa cappella di Notre-Dame de la Victoria ove aveva spesso offerto il suo cuore a Dio, consacrandogli tutti i suoi beni con ferventi preghiere. Non tardò nell’ascoltar confessioni ed esercitare le altre funzioni del santo ministero, e ciò con tal successo che un gran numero di penitenti affluivano al suo confessionale. Temendo di esaurire le sue forze nella cura della vigna del Signore, cercò di associarsi dei collaboratori zelanti, capaci di continuare e propagare la sua opera. – A questo scopo nell’anno 1640 ingaggiò tre curati più anziani di lui per seguire certe regole che s’imposero tra loro. Questi continuarono tuttavia a restare nel loro presbiterio finché non avessero ottenuto dai loro superiori il permesso di aderire pienamente all’invito di Barthélemi. – terminati gli studi teologici e guarito da un’angina con l’aiuto manifesto di Dio, partì con uno dei suoi associati per Salzbourg ove, guidato da un’ispirazione divina, fondò il suo primo istituto nel 1636. Si mise lungo la strada a piedi e senza sacco, con poco denaro; cammin facendo incontrò un quarto associato, con l’aiuto della divina provvidenza arrivò al termine del suo viaggio.  L’autorità ecclesiastica gli fece una buona accoglienza; poco tempo dopo ottenne un canonicato a Tittmoning, città dell’Arcivescovato di Salzbourh, vicino alla Baviere sulla Salza. Questa città ha una cittadella molto antica con una collegiata dedicata a san Lorenzo. Essa è la più insigne delle città circostanti. Da quando fu stabilito come canonico in cura di anime, ottenne per lui ed i suoi una vasta casa, la stessa che aveva visto in sogno quando si trovava ad Ingolstadt. Il numero dei suoi compagni cresceva di giorno in giorno, e senza incontrare ostacoli da parte dei confratelli, guadagnò un numero infinito di anime a Gesù Cristo con la parola di Dio e con la sua carità verso i poveri ed i malati. – più tardi lasciò un certo numero dei suoi a Tittmoning per andare a mettersi alla testa di una parrocchia e di un decanato a San Giovanni, in Leogenia, vallata del Tirolo, sulla strada da Innsbruck e Salzbourg, il giorno della Purificazione della Santa Vergine, nell’anno 1642. Come sempre fece ogni sforzo per mettere tutto nel migliore ordine possibile, insegnando la dottrina cristiana ai bambini ed anche agli adulti, visitando le scuole, e non ometteva nulla per ristabilire la disciplina ecclesiastica. Per questo non tardò a riconciliarsi la stima di tutti gli abitanti del luogo. – Avendo osservato quanto importante fosse che i giovani destinati allo stato ecclesiastico venissero imbevuti di solidi principi e virtù cristiane, fece in modo da stabilire dei seminari ove potessero formarsi sacerdoti esemplari. Il primo dei suoi seminari fu fondato nell’anno 1643 a Salzbourg; più tardi per gravi motivi fu trasportato ad Ingolstadt nell’anno 1649. Nel contempo stabilì il suo istituto a Augsbourg, a Gerlande, poi a Ratisbona, dopo avere ottenuto un’approvazione a Roma con l’appoggio del duca Massimiliano di Baviera, del quale ricevette la seguente lettera nell’anno 1646: « È della divina bontà il suscitare sacerdoti il cui unico scopo è quello di procurare alla Chiesa degli uomini che, vivendo secondo le regole dei santi Canoni e della disciplina ecclesiastica, si dedichino interamente e con cuore puro, alle funzioni sacerdotali; e che vegliando su se stessi, cercando di perfezionarsi, lavorino sinceramente alla gloria di Dio ed alla salvezza delle anime. » E per giungere a questo scopo Barthélemi prescrisse tre cose: la coabitazione e la conversazione fraterna, l’allontanamento delle donne e la comunità dei beni. Tuttavia, non fu che nel gennaio 1670 che ricevette dalla sacra congregazione dei Vescovi e regolari, l’approvazione desiderata, nei termini seguenti: « Questa pia e santa istituzione non ha bisogno di approvazione, poiché non prescrive null’altro di ciò che si praticava nel clero della Chiesa primitiva. » – Nella carestia che afflisse il Tirolo verso l’anno 1649, lavorò con grande successo nell’alleviare i bisognosi. Dopo avere esercitato il santo ministero per dieci anni nella vallata di Leogenia, si trovò in una gran penuria per la sua casa per la soppressione delle decime ed a causa dell’aggravio delle imposte straordinarie. Lungi dal lasciarsi abbattere, questo venerabile servo di Dio non trovò che uno stimolante in queste probe, e si rimisero, egli ed i suoi, tra le mani della divina provvidenza. – Come ricompensa della sua fedeltà e pazienza, Dio dispose gli avvenimenti in tal sorta che Barthélemi potette lasciare queste montagne ove il suo nome è ancora benedetto, per traferirsi nella Franconia e nei dintorni di Magonza. L’anno 1654, fece fondare dai suoi, un seminario a Wurzbourg; e su invito dell’elettore di Maigonza, che lo ammise più tardi nella sua intimità, divenne curato e decano a Bingen sul Reno. – Quando Carlo, re d’Inghilterra, che si trovava allora esiliato in Germania, si disponeva a tornare in patria, colpito dalla reputazione di Barthélemi che aveva predetto cose strabilianti in Inghilterra, mostrò un gran desiderio di vederlo, discendendo il Reno. Avendolo dunque fatto chiamare, si intrattenne con lui per un’ora per ascoltare dalla sua bocca ciò che prediceva del suo reame e del proprio regno. Questo servo di Dio aveva predetto che questo reame si sarebbe ridotto nelle più grandi miserie; che il re non sarebbe stato risparmiato; ma che dopo il ritorno della pace gli Inglesi, convertiti alla fede cattolica, avrebbero fatto per la Chiesa più di quanto non avessero fatto dopo la loro prima conversione. Ora non deve passare sotto silenzio che dall’anno 1658, l’esercizio della Religione Cattolica fosse proibito in questa isola sotto pena di morte; e che questo decreto fu in seguito abolito nel 1778. È quello che Barthélemi aveva annunziato in maniera ammirabile nell’anno 1635, nei seguenti termini: et intellexi juge sacrificium centum et viginti annis ablatum esse. « Ho inteso che il Sacrificio eterno sarebbe stato soppresso per centoventi anni. » È impossibile il dire quanto desiderasse questa conversione. Nulla aveva più a cuore che andare egli stesso, disprezzando ogni pericolo per la sua vita, a cominciare questa opera. Tuttavia, ne fu impedito, malgrado lui, dalle cure che dovette dare alla sua parrocchia ed alle scuole latine che egli stava per aprire a Bingen, per il maggior vantaggio degli abitanti di questa città e dei luoghi circostanti. – Nel mentre era occupato ad adempiere ai suoi doveri del buon pastore, prodigando ai suoi collaboratori ed ai suoi istituti tutte le sollecitudini di un padre, fu colpito da una febbre mortale, e levando gli occhi verso il cielo, girato verso i suoi che piangevano e pregavano, spirò il 20 maggio 1658 nel 45mo anno di vita, diciannovesimo del suo sacerdozio e 18 anni dopo la fondazione del suo istituto. Il suo corpo riposa nella chiesa parrocchiale di Bingen davanti all’altare della santa croce, in una tomba chiusa che porta questo apitaffio: « Venerabilis vir Dei servus Bartholomæus Holzhauser, SS. Theologiæ Licentiatus, Ecclesiæ Bigensis pastor et decanus, Vitæ Clericorum sæcularium in communi viventium in superiore Germania restitutor, obiit anno 1658, die Maji 20. »  – Oltre alle virtù ammirabili della sua giovinezza che portò in seguito ai gradi più alti di perfezione nella sua carriera ecclesiastica, Holzhauser era dotato di una scienza profonda e favorita dal dono della profezia; ecco ciò che nessuno negherà. Ce ne possiamo convincere dalle sue opere delle quali molte ci sono rimaste, e più particolarmente la sua interpretazione dell’Apocalisse, di cui diamo qui la traduzione francese. Si noterà in quest’opera una singolare ed ammirabile connessione dei tempi e degli avvenimenti, stabilenti o manifestanti il più bel sistema generale di tutta la Chiesa, estesa dalle sue origini fino alla consumazione dei secoli. Egli scriveva questa interpretazione nel Tirolo, mentre era afflitto dalle prove più grandi, passando così le sue giornate interamente nel digiuno e nella preghiera, separato da ogni commercio con gli uomini. Siccome egli non terminò la sua opera e non interpretò l’Apocalisse che fino al quindicesimo capitolo, i suoi sacerdoti ne chiesero la ragione: egli rispose loro che non sentiva più l’ispirazione, che non poteva continuare (Parve a Dio, per ragioni particolari, che volesse riservare il resto dei suoi segreti ad un’altra epoca). Poi aggiunse che qualcuno si sarebbe occupato più tardi della sua opera e l’avrebbe completata. – Questo è il compendio che diamo della vita di Holzhauser, affinché non sembrasse che volessimo nascondere al lettore quanto piacque alla divina bontà di assistere gli uomini di buona volontà nei tempi più difficili. Egli visse in mezzo agli orrori della guerra dei 30 anni che durò dal 1614 al 1648. – Noi non pretendiamo di elevarci sopra il giudizio degli uomini; e ci sottomettiamo con reverenza filiale alla santa Chiesa Romana in tutto ciò che potrebbe essere giudicato da Essa circa quest’opera. Quanto al secolo presente, cosa dobbiamo attenderci da esso? Ahimè! Siccome ogni carne ha corrotto le sue vie, e lo spirito ha orrore di tutto ciò che non colpisce gradevolmente i sensi, possiamo prevenire in anticipo il giudizio del mondo. Tuttavia, tutti gli uomini non pensino come il secolo, e si sappia che è piaciuto alla divina provvidenza il suscitare degli uomini eminenti per il loro talento e la loro pietà per eccitare gli altri alla penitenza ed alla pazienza con l’esempio e la parola. Noi non ignoriamo quanti uomini, toccati dalla storia e dall’esempio dei Maccabei hanno trovato nella Scrittura coraggio e consolazioni. Chi oserà dunque farci un rimprovero per esserci sforzati nel soccorrere i nostri fratelli in questi tempi pieni di prove rudi e calamità. Non sempre ci è stato permesso, né sempre lo sarà, il dare il pane a coloro che hanno fame, e acqua agli assetati, quando il medico lo permette o lo ordina? – Noi dunque ti preghiamo, caro lettore di accogliere con benevolenza il nostro umile lavoro, e ti auguriamo ogni specie di prosperità per il corpo e per l’anima. Addio, dunque, e tutto ti sia propizio!

LIBRO PRIMO

SUI TRE PRIMI CAPITOLI

Descrizione dei sette Angeli della Chiesa Cattolica da Gesù-Cristo fino alla consumazione dei secoli, figurate dalle sette Chiese dell’Asia, dalle sette Stelle e dai sette Candelabri.

SEZIONE I.

SUL CAPITOLO I

L’INTRODUZIONE DEL LIBRO DELL’APOCALISSE

§ I.

L’iscrizione, l’autorità, lo scopo, e la materia del libro dell’Apocalisse.

CAPITOLO I, VERSETTI 1-8

Apocalypsis Jesu Christi, quam dedit illi Deus palam facere servis suis, quae oportet fieri cito: et significavit, mittens per angelum suum servo suo Joanni, qui testimonium perhibuit verbo Dei, et testimonium Jesu Christi, quæcumque vidit. Beatus qui legit, et audit verba prophetiæ hujus, et servat ea, quæ in ea scripta sunt : tempus enim prope est. Joannes septem ecclesiis, quae sunt in Asia. Gratia vobis, et pax ab eo, qui est, et qui erat, et qui venturus est: et a septem spiritibus qui in conspectu throni ejus sunt:  et a Jesu Christo, qui est testis fidelis, primogenitus mortuorum, et princeps regum terræ, qui dilexit nos, et lavit nos a peccatis nostris in sanguine suo, et fecit nos regnum, et sacerdotes Deo et Patri suo: ipsi gloria et imperium in sæcula sæculorum. Amen. Ecce venit cum nubibus, et videbit eum omnis oculus, et qui eum pupugerunt. Et plangent se super eum omnes tribus terrae. Etiam: amen. Ego sum alpha et omega, principium et finis, dicit Dominus Deus: qui est, et qui erat, et qui venturus est, omnipotens.

[Rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli ha data per far conoscere ai suoi servi le cose che debbono tosto accadere: ed egli mandò a significarla per mezzo del suo Angelo al suo servo Giovanni, il quale rendette testimonianza alla parola di Dio, e alla testimonianza di Gesti Cristo in tutto quello che vide. Beato chi legge, e chi ascolta le parole di questa profezia: e serba le cose che in essa sono scritte: poiché il tempo è vicino. Giovanni alle sette Chiese che sono nell’Asia. Grazia a voi, e pace da colui, che è, e che era, e che è per venire: e dai sette spiriti, che sono dinanzi al trono di lui: e da Gesù Cristo, che è il testimone fedele, il primogenito di tra i morti, e il principe dei re della terra, il quale ci ha amati, e ci ha lavati dai nostri peccati col proprio sangue, e ci ha fatti regno, e sacerdoti a Dio suo Padre: a lui gloria, e impero pei secoli dei secoli: così sia. Ecco che egli viene colle nubi, e ogni occhio lo vedrà, anche coloro che lo trafissero. E si batteranno il petto a causa di lui tutte le tribù della terra: così è: Amen. Io sono l’alfa e l’omega, il principio e il fine, dice il Signore Iddio, che è, e che era, e che è per venire, l’onnipotente].

La rivelazione di Gesù-Cristo. Che Dio gli ha dato per rivelare ai suoi servi ciò che deve presto accadere: lo ha manifestato inviando il suo Angelo a Giovanni, suo servo.

I. La maggior parte degli scrittori ha cura di mettere in testa dei loro libri dei titoli o delle iscrizioni, per invogliare tutti coloro tra le mani dei quali cadono i loro scritti, a leggerli ed a servirsene. È così e con altre buone ragioni che ha fatto la divina Sapienza nel presente Libro dell’Apocalisse, come si vede nel primo versetto che racchiude:

1. Iscrizione e titolo del Libro.

2. La sua autorità

3. La facoltà del Superiore.

4. Scopo di quest’opera.

5. Soggetto del libro.

6. Volontà del Re che lo permette.

7. Brevità del tempo.

8. Modo della rivelazione.

9. Nome dello scrittore.

10. Persona dell’assistente.

II. Il primo ed il secondo punto si trovano in queste parole: La rivelazione di Gesù-Cristo. In effetti il lettore scorge nel titolo ciò che è questo libro, cioè la rivelazione dei segreti e dei misteri celesti fatta non da un uomo o da un re terreno che può mentire o ingannarsi, ma da Gesù-Cristo che non può né ingannare né essere ingannato. Queste parole dimostrano tutta la dignità e tutta l’autorità di questo libro.

III.  DIO in tre Persone, ha dato a Gesù-Cristo, inferiore al Padre secondo l’umanità, la facoltà di scrivere questo libro, affinché i fedeli pii e devoti che sono stati, che sono e che saranno nella Chiesa Cattolica, che si deve considerare come il regno di Gesù-Cristo, fossero sufficientemente prevenuti delle tribolazioni che Dio ha voluto che essi soffrissero per provarli ed aumentare la loro gloria. Egli ha permesso tutto questo dall’eternità, affinché fossimo premuniti come dallo scudo di una prescienza necessaria contro tutte le avversità, tanto presenti che future, egli ha voluto che fossimo consolati dalla brevità delle nostre tribolazioni, rispetto all’eternità, resistendo con la forza più grande, confidando pienamente nel buon piacere della volontà e del permesso divino che non potrebbe eseguirsi, come si vede con le parole del testo: che Dio gli ha dato per scoprire ai suoi servi ciò che deve succedere presto.

IV. La maniera in cui Nostro Signore Gesù-Cristo ha rivelato tutte queste cose a San Giovanni fu la più perfetta, tale che non fu mai più perfetta, tale che non fu mai simile presso alcun profeta; perché essa consiste in queste tre cose:  

1. Visione immaginativa;

2. Intelligenza piena di misteri;

3. Assistenza di un Angelo.

Ora, san Giovanni ebbe questi tre soccorsi scrivendo questo libro dell’Apocalisse, come risulta dalla fine del testo: Egli lo ha manifestato inviando il suo Angelo a Giovanni, suo servo: vale a dire, Egli inviò l’Angelo (San Michele) che tenendo il posto di Cristo, a mo’ di un ambasciatore reale, apparve a San Giovanni Evangelista, per rivelargli i misteri di Dio riguardanti la sua Chiesa militante sulla terra e trionfante nel cielo, e per istruirlo esteriormente (exterius), comunicando a lui una piena intelligenza di tutte queste cose.

V. Vers. 2. –  Che ha reso testimonianza alla parola di Dio e a tutto ciò che ha visto di Gesù-Cristo. Queste parole annunciano l’autorità dello scrittore che non fu altri che San Giovanni Evangelista, questo discepolo caro al suo Maestro più di tutti gli altri, che ha reso testimonianza alla parola di Dio sulla sua generazione eterna (Jo., I): « In principio era il Verbo, ed il Verbo era con Dio, ed il Verbo era Dio; » e sulla sua incarnazione temporale: « Ed il Verbo si è fatto carne, ed ha abitato tra noi, e noi abbiamo visto la sua gloria, etc. etc. » Ecco perché egli ha aggiunto: Che ha reso testimonianza … a Gesù-Cristo … e a tutto ciò che ha visto nella sua conversazione, nei suoi miracoli, nella sua morte e nella sua resurrezione, come lo si vede nel Vangelo. Egli ha reso questa stessa testimonianza nella persecuzione di Domiziano,  confessando e predicando con la forza più grande nei tormenti, che Gesù-Cristo crocifisso è veramente Figlio di Dio e Figlio dell’uomo.

VI. Vers. 3. – Felice colui che legge ed ascolta le parole di questa profezia, e che conserva tutto ciò che vi trova scritto: perché il tempo è vicino. L’Apostolo rende qui gli ascoltatori attenti sull’utilità di questo libro il cui scopo è quello di farci acquisire la beatitudine celeste. Felice colui che legge. Questo si applica ai dottori che insegnano agli altri, con le parole di questa profezia, la giustizia e il timore del Signore, e che li fortificano nelle avversità per l’amore di Gesù-Cristo e per la ricompensa della vita eterna. Perché felici sono coloro che insegnano agli altri la giustizia, essi brilleranno come stelle nell’eternità. E felice colui che ascolta. Egli si rivolge qui ai discepoli pii e semplici che credono alle parole di questa profezia, conservando nel loro cuore la giustizia e la pazienza di Gesù-Cristo che vi sono descritte. E chi conserva tutto ciò che vi si trova scritto. Vale a dire, felice chi sopporterà i travagli e le tribolazioni, sopportandole con pazienza fino alla consumazione. Felice è l’uomo che sopporta la tentazione, quando sarà stato provato, riceverà la corona di vita che Dio promette a coloro che lo amano. Perché il tempo è vicino. Vale a dire, passa rapidamente. È come se volesse dire: il lavoro della pazienza è breve, e la ricompensa della beatitudine è eterna. Da qui le parole dell’Apostolo ai Romani, (VIII, 18) : « … perché io sono persuaso che le sofferenze della vita presente non hanno alcuna proporzione con questa gloria che sarà un giorno rivelata in noi. “

VII. Vers. 4-8Giovanni alle sette Chiese che sono in Asia: …. Questa Asia è una grande provincia dell’Asia Maggiore ove c’erano sette città, ed in queste città sette chiese con sette Vescovi, la cui metropoli era Efeso. San Giovanni scrisse ed inviò questo libro dell’Apocalisse a queste sette chiese che gli errano state assegnate nella separazione degli Apostoli. Questo numero sette, come per altre cose, rappresenta perfettamente l’universalità di tutte le chiese. E l’autore, volendosi conciliare la loro benevolenza ed invitandoli ad estenderla ed a leggerla, li saluta con umiltà non prendendo altro titolo che il suo nome: Giovanni alle sette Chiese, etc. . Questo nome non di meno era gradevole e riempiva di una gioia spirituale coloro  che l’ascoltavano.

VIII. Dopo questo saluto viene l’augurio di beni, come tanti mezzi per accattivarsi la benevolenza: la grazia e la pace siano con voi: come a dire, io vi auguro la grazia di perseverare nel bene, la consolazione nelle avversità, il coraggio nelle prove, così come la pace del cuore e l’unità negli spiriti e la fede all’interno ed all’esterno, infine il riposo eterno. Ora tutte le cose sono dono di Dio secondo san Giacomo, (I, 17) : « Ogni grazia eccellente ed ogni dono perfetto viene da Dio e discende dal Padre dei lumi. » Ecco perché San Giovanni indica subito la fonte della vera pace e della grazia, dicendo: La grazia e la pace siano con voi. Da parte di Colui che è, che era e che deve venire. Queste parole non esprimono altra Persona che Dio, così come la sua perfezione e la sua autorità; e questa differenza del tempo passato, presente e futuro, non si vi si trova che per noi, che siamo incapaci di comprendere le cose altrimenti. Il senso di queste parole è dunque: grazie e pace a voi vengono da Dio che è ora, e che era da tutta l’eternità; che deve venire al giudizio con i suoi Santi e che deve vivere nell’eternità per sé, in sé, di sé, e per sé.

IX. E da parte dei sette spiriti che sono davanti al suo trono. 1° Con questi sette spiriti sono designati i sette doni dello Spirito Santo, che si effuse sugli Apostoli nel giorno di Pentecoste sotto forma di lingue di fuoco, e fu inviato in tutto il mondo. È per Lui che ogni grazia ed ogni pace vera fu comunicata alla Chiesa. Benché lo Spirito Santo sia vero Dio, seduto sul trono con il Padre ed il Figlio nella medesima gloria e maestà, è tuttavia detto qui che Esso è alla presenza del trono, a causa della distribuzione dei doni e delle grazie spirituali fatte sotto la forma delle lingue di fuoco. Lo Spirito Santo distribuisce questi doni secondo l’eterna volontà del Padre per la nostra salvezza; similmente è detto della Persona del Verbo: « Egli discese dal cielo per noi uomini e per la nostra salvezza. » 2° Per i sette spiriti si intende anche l’universalità dei santi Angeli che sono costituiti davanti al trono e sempre presenti, come ministri di Dio, a lavorare per la nostra salvezza, assistendo i Vescovi nel governo della Chiesa, secondo i bisogni del tempo.

X. E da parte di Gesù-Cristo, il testimone fedele della gloria, della maestà e della verità del Padre. Il testimone fedele, nella predicazione divina, essendo il Verbo di Dio, il testimone fedele, nei suoi miracoli e nell’effusione del sangue prezioso, essendosi reso obbediente fino alla morte, e alla morte di croce. Ecco perché Egli è chiamato il primo nato dai morti, vale a dire, il primo tra i resuscitati dai morti, destinato a divenire la causa o lo strumento, ed il testimone fedele della nostra resurrezione futura, dopo che avremo sofferto, gemuto e pianto in questa valle di lacrime. Ed il Principe dei re della terra: vale a dire il principe delle potenze terrestri. Avendo il potere di abbattere per l’utilità dei suoi eletti, o di conservarli a castigo dei peccatori, permettendo che essi servano e trionfino, come dice il detto San Matteo, XXVIII, 18, a consolazione della Chiesa: « Ogni potenza mi è stata data nel cielo e sulla terra. » Che ci ha amato per primo, quando eravamo suoi nemici; e che ci amato al punto da lavare i nostri peccati, sia l’originale che gli attuali, con il suo sangue innocente. E che è stato tradito e messo a morte dai nostri peccati e per i nostri peccati. Nel suo sangue, perché il Sacramento del Battesimo e la Penitenza, che lavano il peccato originale ed i peccati attuali, traggono la loro efficacia dalla sua passione benedetta. Ed ha fatto di noi il regno ed i sacerdoti. Noi fummo rigettati e cacciati dal paradiso, dal regno di Dio; e ci trovammo tenuti in schiavitù nel legami dei nostri peccati e nella servitù del demonio. Ora, il nostro Re Gesù-Cristo ci ha riscattati e ci ha costituito in un regno, o principato monarchico, qual è la Chiesa Cattolica; regno santo, mirabile e forte contro il quale le porte degli inferi non prevarranno qualunque siano gli sforzi dei nemici. E ha fatto di noi un regno, perché ci ha costituito sotto la legge santa del regno celeste, affinché Dio, il Padre del Signore Nostro Gesù-Cristo, regnasse su di noi. E noi, noi siamo popolo per l’obbedienza come Lui è nostro Re per l’impero. E di noi ha fatto un reame; vale a dire, che ha voluto riceverci come cittadini del regno celeste, di modo che non fossimo stranieri ed ospiti, ma concittadini di Santi, i servi di Dio, edificati sul fondamento degli Apostoli e dei Profeti, e su Gesù-Cristo stesso che è la pietra angolare. – E sacerdoti, che non offrono più il sangue degli animali, ma che offrono con Lui, sull’altare della croce sacra, il corpo ed il sangue prezioso di Gesù-Cristo; sacrificio infinitamente santo ed accettabile, che gli Angeli stessi desiderano contemplare, e che placa la collera di Dio, che ci hanno attirato i nostri peccati. Ed i sacerdoti che non si saziano più, come nell’antica legge, della carne degli animali o della manna del deserto; ma del corpo e del sangue prezioso di Gesù-Cristo, l’Agnello senza macchia che si offrì per essere nutrimento e bevanda spirituale delle nostre anime. Ed i sacerdoti offrono le ostie come un sacrificio di lode gradito a Dio, cioè alla Santissima Trinità, ed a Dio Padre, per la gloria del quale il Figlio ha disposto ogni cosa. A lui sia la gloria in se stesso, e l’impero su tutte le cose nei secoli dei secoli, cioè nell’eternità. Così sia. Che sia così o che questo si faccia.

XI. E perché il nostro cuore è inquieto, ed il tempo in cui gli empi trionfano su di noi ci sembra troppo lungo, finché saremo costituiti cittadini del regno di Dio, l’autore rileva le nostre anime inquiete con ammirevole efficacia con le seguenti parole: Egli verrà sulle nubi; il testo latino dice: Ecce venit cum nubibus, come se volesse dire: ecco, il tempo è molto breve in rapporto alla pena o alla gloria eterna. Ecce, ecco: levate gli occhi della vostra anima verso i tempi passati; Essi sono passati come se non fossero mai stati, verso i tempi presenti; come passano rapidamente! E verso i tempi futuri; siccome questi si avvicinano e tutto si compie, benché noi non ci pensiamo! Pure la Scrittura dice: « Benché tardi, attendetelo; Egli vieni presto e non tarderà. » Eccolo che viene sulle nubi; il testo latino si serve del tempo presente, per far ben comprendere alla debolezza del nostro spirito che, per quanto lungo ci sembri il tempo che ci separa dal giorno del giudizio, esso è tuttavia, in rapporto all’eternità come un tempo presente, nel quale Gesù-Cristo verrà ed apparirà. « È così che verrà, etc., » Matth., XXIV, 30. La parola latina “ecce”, ecco, che è spesso impiegata in questo libro, vuol dire, nel pensiero dello Spirito Santo, che noi dobbiamo elevare le nostre anime ed eccitare la nostra immaginazione per comprendere qualche cosa di serio, di mirabile, amabile od orribile. –

XII. Ed ogni occhio lo vedrà, perché apparirà visibile a tutti. Ed ogni occhio lo vedrà: l’uomo libero e lo schiavo, il ricco ed il povero, il re ed il principe, i nobili ed i plebei, i sapienti e gli ignoranti, i giusti e gli empi, etc. ma tutti lo vedranno in maniera differente; perché la sua apparizione sarà infinitamente gradita ai giusti, come quella di uno sposo alla sua sposa, di un padre o di una madre a suo figlio, di un fratello ad un fratello, di un amico all’amico, e soprattutto di un salvatore ad un salvato. In effetti, Egli si presenterà ai giusti in qualità di sposo, di salvatore, di padre, di madre, di fratello e di amico. Luc. XXI, 28: « Ora, quando queste cose cominceranno ad avverarsi, sollevate la testa e guardate in alto, » (aprite i vostri cuori), « perché la vostra redenzione si avvicina.  » L’apparizione di Gesù-Cristo, al contrario, sarà terribile per gli empi e coloro che lo hanno inchiodato, come i Giudei che lo crocifissero, i soldati che lo hanno coronato di spine e flagellato il suo sacro corpo, Pilato che lo ha giudicato, Erode che lo ha deriso, il Sommi Sacerdoti che lo hanno bestemmiato trattandolo come un ladro; e noi che lo abbiamo trafitto con i nostri peccati. E coloro che lo hanno trafitto nelle sue sante membra, nei pupilli, nelle vedove, negli orfani, negli sventurati, nei poveri di cui è il protettore, l’avvocato ed il padre, e coloro che lo hanno trafitto calunniando, condannando, rifiutando, disprezzando e trattando indegnamente le persone e le cose sante e sacre, come i tiranni, che versarono il sangue innocente dei martiri a causa della fede e della giustizia; i principi, i re, i magistrati, i giudici, i tutori che avranno soverchiato e oppresso i pupilli, le vedove, etc.. Tali sono anche i dispregiatori, i detrattori, coloro che danno cattivi giudizi, gli impudichi, gli eretici, i venefici, etc..  È a tutti i malvagi che non avranno fatto penitenza che Egli apparirà come un giudice terribile, al punto da dire alle montagne: « Cadete su di noi; ed alle colline: copriteci perché non vediamo la faccia di Colui che è seduto sul trono. »

XIII. E tutte le tribù della terra vedendolo si batteranno il petto, il testo latino dice plangent se, essi piangeranno su se stessi vedendo le ricchezze della propria gloria dalle quali si vedranno privati così vergognosamente. Essi piangeranno su se stessi, gemeranno vedendo coloro che si saranno fondati su Gesù-Cristo. E diranno, pentendosi e gemendo nell’angoscia del loro spirito: « Questi sono quelli che sono stati altra volta l’oggetto delle nostre riprovazioni. » Sap. V, 3. Si, così sia. Queste parole esprimono un’affermazione. La prima è di etimologia greca e significa le nazioni; la seconda derivata dall’ebraico, designa i Giudei; esse sono congiunte per persuadere dell’irrefragabile verità della resurrezione e dell’ultimo giudizio, perché in questo giorno tanto le nazioni che i Giudei, vedranno Gesù-Cristo come un giudice che renderà a ciascuno secondo le proprie opere, il bene o il male. E questa verità angelica è l’unica che possa meglio frenare la nostra volontà pervertita contro i piaceri proibiti della vita presente, ed esercitare in noi il timore di Dio e l’amore del bene futuro. Ecco perché questa verità è confermata efficacemente da queste due parole: Etiam, Amen. Si, così sia. Da ciò queste parole di Gesù-Cristo, Matth., V, 18: « Io vi dirò in verità, fino a che la terra ed il cielo passino, un solo iota o un solo punto non passerà che tutte queste cose avvengano. » Io sono l’alfa e l’omega, l’inizio e la fine, dice il Signore Dio, che è, che era e che deve venire; volendo con ciò dire: la mia sentenza non può essere né cambiata né annullata; perché prima di me nessuno fu, e tutte le cose sono cominciate, cominciano e cominceranno da me, e non senza di me, al quale tutti converge. Egli è chiamato l’alfa e l’omega; perché l’alfa è la prima lettera dell’alfabeto greco, e l’omega l’ultima, volendo con ciò significare con queste parole che Dio è l’inizio e la fine di tutte le creature, che tutto gli è subordinato, allo stesso modo del mare da dove escono tutte le acque e dove tutte le acque finiscono. Che è, che era, e che deve venire; queste ultime espressioni si spiegano come più in alto.

§ II.

Dell’Autore dell’Apocalisse. Come San Giovanni ha visto e scritto questo libro.

CAPITOLO I. Vers. 9-12

Ego Joannes frater vester, et particeps in tribulatione, et regno, et patientia in Christo Jesu: fui in insula, quae appellatur Patmos, propter verbum Dei, et testimonium Jesu: fui in spiritu in dominica die, et audivi post me vocem magnam tamquam tubæ, dicentis: Quod vides, scribe in libro: et mitte septem ecclesiis, quæ sunt in Asia, Epheso, et Smyrnæ, et Pergamo, et Thyatirae, et Sardis, et Philadelphiæ, et Laodiciæ. Et conversus sum ut viderem vocem, quæ loquebatur mecum: et conversus vidi septem candelabra aurea:

[lo Giovanni vostro fratello, e compagno nella tribolazione, e nel regno, e nella pazienza in Gesù Cristo, mi trovai nell’isola che si chiama Patmos, a causa della parola di Dio, e della testimonianza di Gesù. Fui in ispirito in giorno, di domenica, e udii dietro a me una grande voce come di tromba, che diceva: Scrivi ciò, che vedi, in un libro: e mandalo alle sette Chiese che sono nell’Asia, a Efeso, e a Smirne, e a Pergamo, e a Tiatira, e a Sardi, e a Filadelfia, e a Laodicea. E mi rivolsi per vedere la voce che parlava con me: e rivoltomi vidi sette candelieri d’oro.]

XIV. (Vers. 9- 11) – Dopo il saluto, San Giovanni passa immediatamente alla narrazione: egli fa di nuovo menzione, come di passaggio, della sua persona, del luogo ove ha ricevuto la rivelazione, della ragione per la quale è stata fatta questa rivelazione in questo luogo, del tempo e del modo. Egli rende innanzitutto gli uditori attenti, come ha costume di fare sempre negli esordi. Io Giovanni, vostro fratello, non per legami del sangue, ma per la rigenerazione spirituale operata col sacramento del Battesimo. Vostro fratello nell’unità e la comunione dei Santi, nella carità, in Gesù-Cristo e per Gesù-Cristo, che è il Padre comune di noi tutti, secondo la rigenerazione nella vita eterna. Che ha parte alla tribolazione, ed al regno, ed alla pazienza di Gesù-Cristo. Perché è in Gesù-Cristo, che è nostro Capo, che è fondato ogni merito; ed è per l’unità della fede e della carità, che è nella comunione dei Santi, che derivano, come per una partecipazione di parentela o di sangue, i meriti dei giusti in ciascuno dei membri. Che ha parte alla tribolazione, cioè che è stato perseguitato a causa della fede di Gesù-Cristo come gli altri Apostoli, quando fu immerso in una caldaia di olio bollente. Io ho sopportato il martirio, finché mi è stato possibile, a causa del Regno celeste nel quale non posso entrare se non per molte tribolazioni, così come lo stesso Gesù ha dovuto soffrire per entrare nella sua gloria. (Bisogna distinguere il senso di queste parole, per spiegarle con le parole mediatamente ed immediatamente: non tutti sono chiamati a subire le tribolazioni tali come l’autore le definisce, in maniera immediata, cioè personale, ma mediata, per cui i meriti dei Martiri ci vengono applicati per la comunione dei Santi). – Da qui risulta che colui che non imita Gesù nelle tribolazioni, non lo seguirà nel suo regno. E la pazienza di Gesù-Cristo, vale a dire a causa di Gesù-Cristo che dà la pazienza, e ci consola nella tribolazione. La tribolazione differisce dalla pazienza, in quanto la tribolazione (che deriva dalle parole latine tribula, tribulatio), indica una persecuzione dei tiranni lunga, veemente e variata, per la quale l’anima paziente è messa in uno stato di angoscia di cui geme la Chiesa; mentre la pazienza esprime la sopportazione delle miserie comuni a tutti gli uomini. La parola tribolazione significa anche i tormenti di ogni genere con i quali i Santi sono provati come i grappoli sotto il torchio. E la pazienza è la virtù che la fa sopportare con uno spirito di calma. Io sono stato nell’isola di Patmos; infatti, San Giovanni essendo stato messo in una caldaia di olio bollente, non fu bruciato, ma piuttosto come un forte atleta, ne uscì più vigoroso. Egli fu inviato in esilio a Patmos da Domiziano, che successe a Tito, suo fratello, nell’anno di Gesù-Cristo 82. Ed è nel suo esilio che Dio rivelò a San Giovanni questi misteri dell’Apocalisse. Io sono stato nell’isola, etc., queste parole designano il luogo ove ricevette questa rivelazione, cioè un’isola sotto la cui figura è molto ben rappresentata la Chiesa di Gesù-Cristo; perché nella Chiesa, le cose celesti sono aperte ai fedeli come un’isola è generalmente accessibile da qualunque lato; e come un’isola è continuamente esposta alle ingiurie del mare, così la Chiesa è continuamente afflitta dalle persecuzioni del demonio, della carne e del mondo.

XV. Per la parola di Dio, e per la testimonianza resa a Gesù-Cristo. Con queste parole San Giovanni indica di passaggio la causa del suo esilio, perché non volle negare Gesù-Cristo, né cessare di predicarlo. In seguito, egli aggiunge il modo della sua visione: Io fui rapito io cielo, vale a dire in estasi, nel giorno del Signore, che è il giorno destinato alla contemplazione divina. Io ho sentito nell’immaginativo, dietro di me. Per comprendere queste parole, occorre sapere che, presso i Profeti, le parole “davanti a me” designano un tempo passato; “in me” un tempo presente; e “dietro di me“, un tempo futuro; ora, siccome i principali misteri che furono rivelati a San Giovanni, quando scrive questo libro, dovranno compiersi in un tempo futuro, ecco perché egli dice: … io ho inteso dietro di me una voce immaginaria, forte e squillante come una tromba. Queste ultime parole fanno vedere la virtù e l’autorità dell’Angelo che parla a nome di Gesù-Cristo, dicendo: ciò che tu vedi, vale a dire, ciò che tu che vedrai nella presente rivelazione. … ciò che tu vedi nella tua immaginazione e con l’intelletto, con piena intelligenza, scrivilo in un libro, per l’istruzione dei fedeli, ed indirizzalo alle sette Chiese che sono in Asia: ad Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatira, a Sardi, a Filadelfia ed a Laodicea. Con queste sette Chiese sono designate il sette Angeli della Chiesa Cattolica, vale a dire sette epoche diverse nel corso delle quali il Signore compirà ogni cosa, e schiaccerà la testa di molti sulla terra; ed il secolo sarà consumato. Ecco perché queste sette Chiese dell’Asia Minore furono il tipo delle sette ere avvenire della Chiesa, fino alla fine del mondo. San Giovanni scrive innanzitutto a queste sette Chiese, e descrive le cose di cui esse erano il tipo, come lo si vedrà più chiaramente nella spiegazione di ogni avvenimento in particolare.

XVI. Vers. 12. – Ed io mi voltai per vedere chi mi parlava. E nello stesso tempo, io vidi sette candelieri d’oro. Ed io mi girai; cioè voltai il mio pensiero, o applicai il mio spirito, per comprendere i misteri delle cose avvenire. Queste parole ci insegnano che, nella rivelazione delle cose celesti, occorre allontanare il proprio spirito dagli oggetti terrestri, e volgerli verso Dio. Per vedere chi mi parlava, il testo latino dice: ut viderem vocem, per vedere la voce, cioè vedere colui che parlava, prendendo l’effetto come causa. Come è scritto, Exod. XX, 18: Cunctus autem populus videbat voces, etc.,tutto il popolo vedeva la luce, vale a dire, intendeva.

XVII. Avvertimento sulla maniera in cui San Giovanni scrive l’Apocalisse. Ci sono tre modi di vedere, di intendere o percepire qualche cosa con i sensi. Il primo è quella di vedere con gli occhi, o intendere con le orecchie, con l’operazione dei sensi; è così che noi vediamo le stelle del cielo, etc.; ed i compagni di Saul (di Paolo) intesero la voce di Gesù-Cristo. – La seconda è quando, addormentati o svegli, vediamo in spirito, o noi comprendiamo, per delle visioni o immaginazione, delle cose che ne figurano un’altra. In questi casi, i nostri sensi esteriori sono elevati dal Signore in maniera sì ammirabile ed ineffabile, che la persona che è messa in stato di estasi, comprende gli oggetti che gli sono presentati, d’una maniera più certa e più perfetta di quanto alcun uomo potrebbe vedere, intendere, sentire o capire un oggetto qualunque, fosse pure dotato dei sensi migliori. – La terza maniera ed intellettuale, è come quando vediamo una cosa con il solo pensiero, senza il soccorso delle immagini per le quali le cose si presentano a noi come figurate. Ora tutto ciò ha luogo presso i Profeti, per volontà di Dio, in quattro maniere:

1° Con l’oscurità della fede; quando il Profeta non riconosce evidentemente che Dio parla; ma essendo elevato al di sopra della natura da una luce celeste, rimarca che è Dio che parla.

2° Con l’evidenza in colui che attesta. È allorché l’animo del Profeta è elevato ed illuminato da un tal soccorso, così che riconosce evidentemente che è Dio o un Angelo che gli parla.

3° Se non scrive le cose che vede così.

4° Infine, se lo stile naturale e l’eloquenza del Profeta sono elevati in ciò che egli scrive, di modo che la sua penna corra, per così dire, con la più grande rapidità, e l’uomo scriva senza fatica, e conosca in tutto o in parte ciò che scrive, a seconda che Dio lo voglia per il suo buon piacere o per la nostra utilità. – Ora questa Apocalisse fu rivelata a San Giovanni l’Evangelista, il più grande di tutti i Profeti, nella maniera più perfetta. Infatti, egli vede e comprende tutti questi misteri, per delle visioni immaginarie e per il soccorso dell’Angelo che lo assisteva ed illuminava evidentemente la sua anima. È per questo che dice: Io sono stato rapito in spirito, nel giorno del Signore. Volendo significare, con queste parole, che la sua santa anima, rapita in estasi, vide, intese e comprese, con il soccorso dello stesso Angelo, tutto ciò che ha scritto in questo libro.

§ III.

Descrizione della Chiesa militante rivelata a San Giovanni per la sua somiglianza a Gesù-Cristo.

CAPITOLO I. – Versetto 13-20

… et in medio septem candelabrorum aureorum, similem Filio hominis vestitum podere, et præcinctum ad mamillas zona aurea: caput autem ejus, et capilli erant candidi tamquam lana alba, et tamquam nix, et oculi ejus tamquam flamma ignis: et pedes ejus similes auricalco, sicut in camino ardenti, et vox illius tamquam vox aquarum multarum: et habebat in dextera sua stellas septem: et de ore ejus gladius utraque parte acutus exibat: et facies ejus sicut sol lucet in virtute sua. Et cum vidissem eum, cecidi ad pedes ejus tamquam mortuus. Et posuit dexteram suam super me, dicens: Noli timere: ego sum primus, et novissimus, et vivus, et fui mortuus, et ecce sum vivens in osæcula sæculorum: et habeo claves mortis, et inferni. Scribe ergo quæ vidisti, et quæ sunt, et quae oportet fieri post hæc. Sacramentum septem stellarum, quas vidisti in dextera mea, et septem candelabra aurea: septem stellæ, angeli sunt septem ecclesiarum: et candelabra septem, septem ecclesiæ sunt.

[… e in mezzo ai sette candelieri d’oro uno simile al Figliuolo dell’uomo, vestito di abito talare, e cinto il petto con fascia d’oro: e il suo capo e i suoi capelli erano candidi come lana bianca, e come neve, e i suoi occhi come una fiamma di fuoco, e i suoi piedi simili all’oricalco, qual è in un’ardente fornace, e la sua voce come la voce di molte acque: e aveva nella sua destra sette stelle: e dalla sua bocca usciva una spada a due tagli: e la sua faccia come il sole (quando) risplende nella sua forza. E veduto che io l’ebbi, caddi ai suoi piedi come morto. Ed egli pose la sua destra sopra di me, dicendo: Non temere: io sono il primo e l’ultimo, e il vivente, e fui morto, ed ecco che sono vivente pei secoli dei secoli, ed ho le chiavi della morte e dell’inferno. Scrivi adunque le cose che hai vedute, e quelle che sono, e quelle che debbono accadere dopo di queste: il mistero delle sette stelle, che hai vedute nella mia destra, e i sette candelieri d’oro: le sette stelle sono gli Angeli delle sette Chiese: e i sette candelieri sono le sette Chiese].

XVIII. Ed io mi voltai … e vidi sette candelabri d’oro; vale a dire, sette chiese piene di olio delle buone opere, ardenti di fuoco e carità, illuminate dalla saggezza del Verbo divino. E brillanti, agli occhi del mondo, come lampade e candelabri. In effetti, Gesù-Cristo istituì la sua Chiesa, affinché venisse in soccorso degli indigenti con l’olio delle opere di misericordia; ché gli infermi fossero unti e fortificati; coloro che sono freddi fossero riscaldati dal fuoco della carità; che i ciechi fossero rischiarati dalla saggezza celeste; e le opere delle tenebre prendessero la fuga davanti alle opere di luce e di santa condotta. Candelieri d’oro;vale a dire: fusi nella scienza della discrezione e nella prudenza celeste, perché, così come l’oro è più stimato degli altri metalli dai re, dai principi e dagli altri uomini; e così come ha grande efficacia, in medicina, per guarire gli infermi; così pure la discrezione e la prudenza sono non solamente stimatissimi dagli uomini, ma ancor più necessari alla medicina spirituale, con la correzione fraterna. Candelieri d’oro, per mezzo dei quali sono rappresentati lo splendore, la ricchezza, la maestà, l’onore e la gloria esteriore di Gesù-Cristo, suo Sposo e renderlo splendente agli occhi del mondo, secondo la diversità dei tempi. Candelieri d’oro,cioè puliti e ben lavorati; perché come l’oro è provato col fuoco, ed il candelabro prende la sua forma sotto lo strumento dell’artigiano, così la Chiesa si consuma e si estende in longanimità, purgata dalle tribolazioni e dai colpi della tentazione.

XIX. Vers. 13. – Ed in mezzo ai sette candelieri d’oro (io vidi) uno che somigliava al Figlio dell’uomo, vestito con una veste talare, stretta al di sotto delle mammelle, da una cintura d’oro. Questo testo descrive alla lettera la persona del Cristo, che l’Angelo rappresentava, essendo costituito da Dio Padre, per essere il Sommo Sacerdote ed il Giudice dei viventi e dei morti. Questa persona del Cristo figura anche la persona, il governo e la natura della Chiesa, sua Sposa. Ed in mezzo ai sette candelieri d’oro, uno che somigliava al Figlio dell’uomo; vale a dire un Angelo che non era Cristo in persona, ma un Angelo da Lui inviato, che rappresentava la persona del Cristo: simile al Figlio dell’uomo; vale a dire, offrendo un’immagine, una similitudine o una idea di Gesù-Cristo, secondo la quale formò la sua Chiesa simile a Lui. Simile al Figlio dell’uomo; designando con ciò lo Spirito di Cristo, che mantiene e vivifica spiritualmente il corpo della sua Chiesa, come l’anima vivifica il suo corpo. Ecco perché San Giovanni scrive queste parole: in mezzo ai sette candelieri d’oro.  In effetti, il Cristo, la cui Persona è rappresentata dall’Angelo, è in mezzo alla sua Chiesa come un Capo invisibile, governandola, sostenendola, vivificandola, istruendola, consolandola, difendendola ed amandola; come un maestro è in mezzo ai suoi discepoli, un padre in mezzo ai suoi figli, un re in mezzo ai suoi sudditi, ed un capitano un mezzo ai suoi soldati, secondo quanto è scritto, (Matth., XXVIII, 20): « Io sono con voi tutti i giorni, fino alla consumazione dei secoli. » I suoi Angeli sono così in mezzo alla Chiesa, come dei ministri preordinati da Dio per essere a nostra tutela, nostra salvezza e nostro soccorso. Infine, quest’Angelo che è in mezzo ai sette candelieri d’oro, è anche il prototipo di tutti gli altri Angeli.

XX. Vestito di una veste talare, e con sotto il petto di una cintura d’oro. Queste parole designano questo essere simile al Figlio dell’uomo; e questa descrizione ci rivela la natura ed il governo della Chiesa Cattolica, Sposa di Cristo. 1° San Giovanni dice che lo vede vestito di una veste talare; ora, la lunga veste o abito sacerdotale che discende fino ai piedi, è l’alba. Questo abito designa l’umanità di Gesù-Cristo sotto la quale si mostrò agli uomini, essendosi reso simile a noi, coperto da un abito come un uomo e come un pontefice che potesse compatire le nostre infermità. Fu costituito da Dio Padre, Sacerdote eterno secondo l’ordine di Melchisedech, essendosi offerto al Padre una volta, sulla croce, come ostia vivente; ed offrendosi ogni giorno per noi nel Sacrificio della Messa. Ora, tale è anche la Chiesa Cattolica: essa offre, in effetti, una viva immagine del Cristo, e ci dà un’idea o un prototipo del suo divino sposo, essa è ornata da una lunga veste, cioè dalla dignità e dall’abito sacerdotale talare, per rappresentare il sacerdozio che continuerà fino alla consumazione del secolo. Il candore di questa lunga veste indica la purezza di coscienza, la semplicità dell’anima, l’umiltà di spirito e la castità del corpo, che devono sempre accompagnare il sacerdozio, E cinto sotto il petto una cintura d’oro, della cintura di giustizia e della verità di Gesù. Isaia, XI, 5: « La giustizia sarà la cintura dei suoi reni, e la fede l’armatura di cui sarà cinto » (le due parole latine lumbi e renessignificano i reni, e la scrittura se ne serve ordinariamente per designare il centro della forza, come anche la concupiscenza.). Cintura d’oro, vale a dire che il sacerdote avrà molto da soffrire dal mondo a causa della giustizia e della verità, e sarà provato come l’oro nella fornace. Ora, è così che si può dire della Chiesa di Cristo, cinta sotto il petto, con i reni cinti, si comprende la mortificazione della carne, così come era prescritta nell’Antico Testamento; e per il torace cinto sotto il petto, si intende la mortificazione dell’anima, così come è ordinata nella nuova Legge. Infatti, sotto la Legge nuova, Gesù-Cristo orna e cinge nuovamente la Chiesa, sua sposa, come una cintura di oro prezioso. (Matth., V, 27): « Avete appreso che è stato detto agli anziani: voi non commetterete adulterio; ma io vi dico chi chiunque avrà guardato una donna con desiderio ha già commesso adulterio nel suo cuore. »

Vers. 14. – La sua testa ed i suoi capelli erano bianchi come la lana bianca e come la neve. È conveniente che la testa del sacerdote, come quella del giudice, abbia il candore della maturità e della saggezza. È per questo che vien detto che colui che era simile al Figlio dell’uomo aveva la testa ed i capelli bianchi come la lana bianca e come la neve. La testa rappresenta il Verbo di Dio, la sapienza eterna. Ed è detto che la sua testa era bianca come per rappresentare l’età, perché Egli è eterno, ed è la sapienza eterna del Padre. Ecco perché il Profeta Daniele dice del Cristo, (cap. VII, 9): « Ero attento a ciò che vedevo, fin quando furono posti i troni e l’Antico dei giorni si assise ». I capelli significano i Santi ed i giusti formano una folla sì grande di tutte le nazioni che nessuno può contare, etc.. In più, i capelli crescono sulla testa, sono aderenti. E ne sono l’ornamento; ora, è così che i Santi ed i giusti di Dio sono stati prodotti dalla divina Sapienza, avendo per capo Gesù-Cristo, sul quale essi si fondano; per di più gli sono connessi con la fede, la speranza e la carità, e ne sono come l’ornamento esterno o al di fuori. Perché Dio è glorificato dai suoi Santi che hanno vinto per Lui il mondo, la carne ed il demonio, per giungere al regno eterno. Infine, si è qui parlato di due tipi di candore: 1° Bianco come la lana bianca; 2° bianco come la neve. 1° per i capelli bianchi come la lana bianca, si comprende tutti coloro che diverranno bianchi per le molte prove, e furono lavate come la lana nelle acque delle tribolazioni, che non potettero spegnere la loro carità. Sotto questa specie sono comprese anche coloro che si infangarono su questa terra con la melma del peccato mortale, e si lavarono in seguito come Maria Maddalena ed altri Santi nelle acque del Giordano e della penitenza, nel modo in cui si lavano le pecore prima di essere tosate. – 2° Per i capelli bianchi come la neve, si comprende le vergini e tutti quelli che, avendo conservato la loro primitiva innocenza, la porteranno in cielo al loro Sposo Gesù-Cristo. Questo come nell’Apocalisse (XIV, 5): Non si è trovata menzogna nella loro bocca, perché sono puri, davanti al trono di Dio, come la neve. In tutte queste cose, il suo capo invisibile è Gesù-Cristo, che ha formato il suo corpo, e che gli comunica interiormente la pienezza della grazia e della verità. Il suo capo visibile è, per successione continua, il sovrano Pontefice, anch’egli sacerdote e rappresentante del sacerdozio in tutti i sacerdoti che gli sono subordinati. In questi sono compresi tutti i prelati che, assistite dalla grazia dello Spirito Santo, governano e reggono la Chiesa sulla terra per Gesù-Cristo. Il capo visibile della Chiesa ha pure il candore dell’età, poiché è esistito con una successione continua dopo Gesù-Cristo fino a questo giorno, avendo schiacciato la testa a tutti i capi delle eresie. Egli ha il candore della maturità, perché la sua dottrina fu sempre sana, ragionevole e santa, e che la Chiesa cattolica ha sempre osservato un ordine magnifico nelle sue cerimonie ed in tutte le altre cosa sacre. 3° Ed i suoi occhi sembravano come fiamma di fuoco; ciò che significa la vivacità di intelletto nella conoscenza della verità. Infatti, come l’uomo possiede naturalmente due occhi, il destro ed il sinistro; così Gesù-Cristo, che è perfetto come Dio e come uomo, ha due occhi puri e perspicaci, che sono tutta la scienza della divinità e dell’umanità. Questi occhi di Gesù-Cristo sono di una vista e di una intelligenza infinita, perché Egli scruta intimamente e vede tutte le cose tanto sovrannaturali che naturali, sia buone che cattive, nel passato, presente ed avvenire. Con l’occhio destro vede i buoni con le loro buone opere, e con l’occhio sinistro vede i malvagi e le loro iniquità. (Ps. XXXIII, 18): « Gli occhi del Signore veglia sui giusti, e le sue orecchie sono aperte alle loro preghiere. Ma lo sguardo del Signore è su coloro che fanno il male, per cancellare dalla terra il loro ricordo. » Ecco perché San Giovanni aggiunge: Come una fiamma di fuoco; perché come il fuoco è un elemento semplice e terribile che prova l’oro e lo purifica, che rischiara le tenebre e rivela le loro opere, che divora e penetra tutto; gli occhi di Dio sono terribili, quando scrutano i reni ed i cuori; essi vedono e rischiarano tutto, le tenebre e le opere delle tenebre in qualunque modo nascoste. Gli occhi di Dio penetrano fin nei segreti dell’inferno, la nostra santa madre Chiesa cattolica ha pur’essa due occhi perfettamente simili. Il primo dei suoi occhi è divino; è l’assistenza dello Spirito Santo. Gesù-Cristo domandò quest’occhio al Padre, e lo donò alla sua sposa. (Jo., XIV, 16): « Io pregherò mio Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore, affinché dimori eternamente con voi. Lo spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce; ma voi, voi lo conoscerete perché Esso resterà in voi e sarà in voi. » L’altro occhio della Chiesa è la santa Scrittura, i santi Canoni, gli scritti dei Padri Santi, i Santi Concili, la teologia, la fonte di tutte le altre scienze sia naturali che soprannaturali, alle quali si fa riferimento nelle definizioni e nelle sentenze. E questi due occhi di verità e di chiarezza della Chiesa sono magnifici. (Cantic., IV, 1): « Come sei bella, mia diletta! Come sei bella! I tuoi occhi sono gli occhi della colomba. » Ora, tali sono gli occhi della Sposa di Gesù-Cristo, con i quali si discerne il bene ed il male, la verità e l’errore, le tenebre della luce, che fanno il giudizio, la giustizia e la verità, e sono questi occhi che, come fiamma ardente, hanno ucciso tutti gli eretici, hanno vinto il demonio, il padre della menzogna, il dragone, la bestia, e che penetrano fino ai segreti dell’inferno.

Vers. 15.  – I suoi piedi erano simili al bronzo fine, quando è nella fornace ardente. Queste parole significano il fervore dello zelo nel procurare l’onore di Dio e la salvezza delle anime. Zelo infinito in Gesù-Cristo che discende dai cieli per noi e per la nostra salvezza, sopportando per questo scopo la fame e la sete per trentatré anni, etc. calpestò sotto i piedi il torchio della sua passione e delle tribolazioni. (Isai., LXIII, 3): « Io ero solo a pigiare il vino senza che alcun uomo tra tutti i popoli fosse venuto con me. » Conseguentemente con i piedi si intende la forza del Cristo nelle fatiche e nelle tribolazioni, e la sua pazienza invincibile per mezzo delle quali calpestava, come di passaggio, e vinceva tutte le difficoltà e le avversità che si presentarono a lui sul cammino della vita e soprattutto della sua passione. Ecco perché i suoi piedi sono chiamati simili al bronzo fine quando è in una fornace ardente. Perché come il bronzo fine che è un metallo molto duro, resiste ad ogni ardore del fuoco, e che più vi si espone, e più il suo colore diventa bello; così brillano nell’ardore delle tribolazioni e della sua passione la forza, la pazienza ed il fervore di Gesù Cristo. Ed è ancora così che i piedi della Chiesa sono il fervore della carità, che anima i Santi per procurare la salvezza delle anime. Perché la pazienza e l’umiltà dei Santi sostengono la Chiesa sulle tracce di Gesù Cristo; ed è con queste due virtù che sono come i loro piedi, che i Santi calpestano l’avversità e la felicità di questo mondo. Questi piedi di bronzo sono molto forti e durissimi nell’avversità e nella prosperità; essi bruciano del fuoco della carità, e sono esposti a questo fuoco nelle tribolazioni del mondo, della carne e del demonio. E vi resistono. Ecco perché la Scrittura dice con ragione: (Rom. X, 15) : « Oh come son belli i piedi di coloro che evangelizzano  la pace, di coloro che evangelizzano i veri beni! ». E la sua voce (era) come la voce di grandi acque. Queste parole significano l’efficacia della Parola nella predicazione e nella correzione. Perché la voce di Cristo è la predicazione, e anche il suo Vangelo dice nella sua Epistola agli Ebrei, (IV, 12): « La parola di Dio è vivente ed efficace, e più penetrante di una spada a doppio taglio e penetra anche nei più intimi recessi dell’anima e dello spirito, anche nelle giunture e nelle midolla; essa svela i pensieri e i movimenti del cuore. »  I profeti hanno parlato molto di questa voce, chiamandola verga, e anche lo spirito, o soffio della sua bocca. Questa voce è anche la grazia di Dio, di Gesù Cristo, che illumina ed eccita l’anima e che parla al cuore. Come la voce di grandi acque, come l’acqua che penetra, purifica, irrora ed è spiritualmente fertile. Si parla dell’efficacia di questa voce, che è come la voce di molte acque, nel libro dei Salmi, (Ps. XXVIII, 3): « La voce del Signore tuonò sulle acque; il Dio della maestà ha tuonato, il Signore si è fatto intendere su una grande abbondanza di acque. La voce del Signore è accompagnata da forza; la voce del Signore è piena di magnificenza. La voce del Signore infrange i cedri, perché il Signore spezzerà i cedri del Libano, e li farà a pezzi come se fossero giovani tori del Libano, o i piccoli degli unicorni. La voce del Signore fa scaturire fiamme e fuochi. La voce del Signore scuote il deserto, perché il Signore si muoverà e agiterà il deserto di Kadesh. La voce del Signore prepara [al parto] il cervo, e scoprirà i luoghi oscuri e densi, e tutti nel suo tempio manifesteranno la sua gloria. » La Chiesa ha anche una tale voce, ed è la voce dei predicatori che gridano nel deserto di questo mondo; questa voce è anche la parola di Dio espressa nell’antico e nel Nuovo Testamento. Queste voci sono le definizioni e i decreti dei Concili della Chiesa, i santi canoni e la voce del Sommo Pontefice e degli altri prelati che parlano ai fedeli. Isaia, (XLIX, 2) dice di questa voce: « Egli ha reso la mia bocca come una spada penetrante. Mi ha protetto sotto l’ombra della sua mano; mi ha tenuto in serbo come una freccia scelta; mi ha tenuto nascosto nella sua faretra. »

Vers. 16. – 7° Aveva sette stelle nella sua mano destra. Queste sette stelle significano l’universalità dei Vescovi, che vengono chiamati stelle, perché devono illuminare la Chiesa con la loro vita e la loro dottrina. (Dan. XII, 3): « Coloro che avranno istruito molti nella via della giustizia, brilleranno come stelle nell’eternità . » Viene detto di essi, che sono nella destra del Cristo, perché senza di Lui, essi non possono fare nulla di retto. (Giov. XV, 5): « Senza di me non potete far nulla. » Anche è detto che sono nella sua destra, perché posti sotto la sua potenza mediante la quale Egli a volta esalta, altre volte umilia, a volte eleva, talvolta abbassa sulla terra colui che deve essere calpestato dai piedi degli uomini. È così che Gesù-Cristo contiene nella sua grazia e nella sua potenza, designate qui con la sua destra. La Chiesa ha pure una simile destra, che è l’autorità del sovrano Pontefice, o la giurisdizione universale e gerarchica sotto la quale si trovano tutti gli altri Vescovi. 8° Dalla sua bocca uscì una spada a doppio taglio. Con la spada intendiamo la giustizia, essendo Gesù Cristo il Giudice dei vivi e dei morti. Questa spada è a due tagli, perché questo Giudice sarà giusto, non conoscendo né il re, né il povero; Egli giudicherà il giusto e l’ingiusto, e darà a ciascuno secondo le sue azioni. È necessario che questa spada esca dalla sua bocca, poiché la sentenza di un giudice è pronunciato dalla bocca. Infatti, (San Matteo, XXV, 34), parlando di Gesù Cristo, dice: « Allora il Re dirà a quelli alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio”, possedete il regno preparato per voi fin dall’inizio del mondo. Perché io avevo fame e mi avete dato da mangiare; avevo sete e mi avete dato da bere. Ero forestiero e tu mi avete ospitato. Ero nudo e tu avete vestito; Ero malato e mi avete visitato; ero in prigione, e siete venuti da me, ecc. » (Ibidem, V, 41): « Allora Egli dirà a coloro che sono alla sua sinistra: “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno che è stato preparato per il diavolo e i suoi angeli, ecc. ecc. »  – Anche la Chiesa possiede una tale spada, poiché Gesù Cristo l’ha stabilita come giudice delle controversie che possono sorgere in certi momenti riguardo alla giustizia e alla fede. (Matth. XVI, 18) : « Tu sei Pietro, e su questa pietra costruirò la mia chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. E Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; e qualunque cosa tu legherai sulla terra, sarà legato anche in cielo; e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto in cielo. » La Chiesa giudica dunque le cose della giustizia secondo i santi canoni, e decide ciò che è di fede, dichiarando il legittimo significato delle Sacre Scritture e di emettere sentenze di scomunica e di anatema contro gli ostinati. È quindi con ragione che chiamiamo il potere della Chiesa cattolica di pronunciare anatema e la scomunica, un potere che essa ha sempre usato e che sempre possiederà. 9°. E Il volto era luminoso come il sole nella sua forza. Il volto di Gesù Cristo trionfante in cielo è la sua gloriosissima umanità, da cui si irradia la luce che è in lui, così come lo splendore della gloria eterna, volto che anche gli Angeli desiderano contemplare, che illumina ogni uomo che viene in questo mondo (Giov. I, 9).  Ecco perché aggiunge: come il sole nella sua forza. Infatti, come il sole illumina il mondo, lo riscalda, lo feconda, e penetra con la sua forza le montagne, i mari e tutte le cose, così Gesù-Cristo, che è lo splendore della luce eterna. Irrora tutto ciò che è arido, con la rugiada della gloria divina; secca tutto ciò che è umido, con il calore dei desideri celesti; riscalda tutto ciò che è freddo con il fuoco del suo amore; Infine, riempie tutto con la sua bontà. Si dice del suo volto nel libro dei Salmi, (CIII, 29): « Se tu volgi la tua faccia da loro di loro, saranno turbati; toglierai loro toglierai loro lo spirito e cadranno in uno stato di debolezza e si trasformano nella loro polvere. » Il volto della Chiesa, la sposa di Gesù Cristo, è magnifica per lo splendore dello Spirito Santo, che fu versato su di essa nel giorno di Pentecoste; perciò brilla come il sole nella sua forza, cioè in un ordine molto bello, nella conformità di tutte le cose, nella magnificenza dei suoi riti e cerimonie, ecc. Brilla come il sole nella sua forza e nella magnificenza dei suoi riti e delle sue cerimonie, ecc. Brilla come il sole nella sua forza, cioè nelle sue leggi sacre in conformità con Dio, la natura e l’uomo. Come il sole nella sua forza, cioè nell’integrità, purezza e verità della sua fede. Ed è per questo che lei illumina ogni uomo che viene in questo mondo; così che se i pagani, gli eretici e gli altri infedeli guardasse il volto della Chiesa cattolica, essi potrebbero essere facilmente illuminati e convertiti alla vera fede.

XXI. Dopo avere sufficientemente descritto, dalla testa ai piedi, Colui che era simile ai Figlio dell’uomo, San Giovanni aggiunge:

Vers. 17. – Quando io lo vidi, caddi come morto ai suoi piedi. Con queste parole, si vede il terrore e la paura quasi mortale da cui fu colto San Giovanni. – Aggiunge, quindi, che cadde ai suoi piedi, affinché con questo lo Spirito di Cristo ci mostrasse che i piedi della sua Chiesa, che sono, come abbiamo detto sopra la forza e la pazienza, sarebbe stati sorprendenti e terribili, poiché la Chiesa doveva calpestare, fino alla fine del mondo il torchio delle tribolazioni, e camminare nel sangue dei martiri. Queste due parole, sorprendenti e terribili, sono davvero l’espressione dei sentimenti che si provano alla vista dei meravigliosi eventi che segnano le varie epoche della Chiesa. Infatti, che cosa terribile sono i mali che Dio permette contro la sua Chiesa onde provarla! Ma anche qual cosa strabiliante e mirabile è l’intervento della sua bontà, della sua pazienza e del suo amore in favore dei suoi eletti, in queste prove terribili! Dopo la paura ed il terrore, viene ordinariamente la consolazione.

XXIIE pose la mano destra su di me. La sua destra designa la grazie e la potenza del Cristo, che Egli pose su San Giovanni, rappresentante qui la persona della Chiesa; cioè Egli pose la sua destra sulla sua Chiesa ed i suoi membri, dicendo: Non temete; come per dire: Non abbiate timore, poiché voi dovete subire orribili persecuzioni e traversare il torrente del sangue dei martiri, torrente che è piaciuto al Padre da tutta l’eternità che io bevessi per la gloria dei suoi eletti; perciò ho posto la mia mano destra su di voi, cioè la mia grazia. – La mia destra, cioè il mio potere, che non permetterà mai che vi si imponga al di là di ciò che possiate fare e sopportare. La mia destra, perché io sarò con voi in tutte le vostre tribolazioni, fino alla consumazione dei secoli.

XXIII. Vers. 18. – Io sono il primo e l’ultimo; Io sono Colui che vive; io ero morto ma sono vivente nei secoli dei secoli. Con queste parole eccita la Chiesa e noialtri che ne siamo i membri, con il suo esempio, il più ammirevole possibile, a sopportare tutti i mali; e ci conforta dicendo: Io sono il primo. Cioè Io sono Dio ed il principio di tutte le creature; e tuttavia, Io sono l’ultimo dei viventi. (Isa., LIII, 2): «Noi l’abbiamo visto, e non aveva nulla che attirasse lo sguardo, e lo abbiamo misconosciuto. Ci è sembrato un oggetto di disprezzo, l’ultimo degli uomini, un uomo di dolore, che da ciò che cos’è soffrire. Il suo viso era come nascosto. Sembrava disprezzabile e non lo abbiamo riconosciuto. Egli ha preso i nostri languori su di Lui, e si è caricato dei nostri dolori. Lo abbiamo considerato come un lebbroso, come un uomo colpito da Dio ed umiliato. Eppure è stato trafitto da ferite per le nostre iniquità, è stato annientato per i nostri crimini. Il castigo che dovrebbe darci la pace si è abbattuto su di lui, e siamo stati guariti dalle sue piaghe. » – Io sono colui che vive: Io ero morto; intendendo con queste parole: “Ecco, io sono morto davvero sulla croce, e sono stato deposto in una tomba; disperavano della mia vita e della mia resurrezione; eppure io sono veramente risorto e Io vivo, Io che ero morto. Ed ecco, Io sono vivo nei secoli dei secoli. Con queste parole, Nostro Signore Gesù Cristo ci mostra l’immortalità, e vuole convincerci e persuadere le nostre anime a sopportare morte pure con amore, dicendoci: Eccomi qui, Io, che ho sofferto un po’, sono vivo nei secoli dei secoli; cioè sono eternamente immortale e immutabile, secondo questa parola di Romani (VI:10): « Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. » È in considerazione dell’immortalità che i santi Martiri e le vergini delicate vinsero e sopportarono con pazienza tutti i tormenti e tutte le tentazioni del secolo.

XXIV.E ho le chiavi della morte e dell’inferno. Le chiavi significano la potenza. Ho le chiavi della morte: testimonia il profeta Osea, (XIII, 14): « Morte, io sarò la tua morte. » E altrove il Signore dice anche: « La morte consegnerà i suoi morti al mio comando, al suono della tromba. Essa li renderà vivi, ecc. …. Alzatevi, morti, ecc. …. Venite al giudizio. » Farò in modo che la morte dei fedeli sia preziosi agli occhi del Signore, qualunque ne sia il genere. Ho le chiavi… dell’inferno. Vale a dire, il potere sul demone che, come il leone ruggente, gira intorno a noi, cercando di divorarci; e a cui dobbiamo resistere, forti della fede. – Dell’inferno, cioè del principe di questo mondo, sia dei suoi ministri e membri che cercano con tutti i mezzi possibili di ridurvi in loro potere e portarvi via da me con innumerevoli tormenti. Ma questo principe è già stato respinto, ed è per questo che voi non dovete temere i suoi ministri. Questo è ciò che Gesù Cristo ci dice ancora in San Luca, (XII, 4): « Non temete quelli che uccidono il corpo ….. temete colui che, dopo aver tolto la vita, ha il potere di gettare nell’inferno. » Della morte e dell’inferno, perché quando quelli che sono i ministri del diavolo avranno perseguitato abbastanza, la morte li farà a pezzi per mio ordine e l’inferno li inghiottirà vivi. Non perseguiteranno contro la mia volontà, perché non permetterò che siate tentati oltre le vostre forze e renderò meritorie le vostre tentazioni. Chi ha la chiave della casa vi fa entrare chi vuole e ne esclude anche chi vuole.

Vers. 19. Scrivi dunque le cose hai viste, cioè, i mali passati che ti ho rivelato, quelli presenti o imminenti; e quelli che, per permesso di Dio, sono già cominciati o stanno per arrivare per provare la Chiesa; e quelli che devono arrivare in seguito, per provare la Chiesa. I mali che devono seguire o che arriveranno alla fine dei tempi, affinché con gli esempi di pazienza e di forza invincibile dei primi perseguitati, e di quelli che li seguiranno, e gli ultimi fedeli siano sufficientemente incoraggiati.

Vers. 20. Ecco il mistero delle sette stelle che hai visto nella mia mano destra, e dei sette candelabri d’oro. Vale a dire, ecco il mistero che Egli ci espone e ci insegna come con la proprietà delle cose e delle parole, e con le allegorie dobbiamo comprendere ed interpretare le altre cose. Con i sette Angeli si comprende dunque l’universalità dei vescovi che esisteranno nelle sette età della Chiesa. – I sette candelabri ci fanno comprendere le sette età venture della Chiesa nel corso delle quali sarà consumato il secolo, tutto sarà ridotto in rovine; e la testa di colui che ha dominato il mondo sarà schiacciata. Le sette stelle sono i sette Angeli delle sette Chiese, e i sette candelabri sono le sette Chiese. San Giovanni descrive tutte queste cose nel seguito.

SEZIONE II.

SUL CAPITOLO II.

LE QUATTRO PRIME ERE DELLA CHIESA MILITANTE.

§ 1.

La prima era della Chiesa militante, che si può chiamare l’era della semina (seminativus), da Gesù Cristo e gli Apostoli, fino a Nerone.

Cap. II. Vers. 1-7.

CAPITOLO II – VERSETTO 1.

I. All’angelo della Chiesa di Efeso scrivi: “Questo è ciò che dice colui che tiene le sette stelle nella sua mano destra, che cammina tra i sette candelabri d’oro: Le sette Chiese a cui si rivolge San Giovanni sono, come è stato detto, il tipo sotto il quale sono descritte le sette età della Chiesa Cattolica, in vari momenti del futuro; perché è di proposito che egli aggiunge: … E mi voltai… e vidi sette candelabri; cioè, sette stati futuri della Chiesa. È a queste età che si riferiscono i sette giorni del Signore quando creò il mondo; come anche le sette età del mondo, e i sette spiriti o doni del Signore inviati il giorno di Pentecoste. Il Signore mandò il giorno di Pentecoste su ogni carne. Perché come il Signore nostro Dio ha chiuso il corso di tutte le generazioni e delle cose naturali in sette giorni e sette età, così consumerà la rigenerazione nelle sette età della Chiesa, in ognuna delle quali diffonderà, germoglierà e farà fiorirà nuovi tipi di grazie allo scopo principale di mostrare le ricchezze della sua gloria, come vedremo in seguito. Infatti, sebbene la Chiesa di Gesù Cristo sia una, è tuttavia divisa in sette età, a causa dei grandi eventi che si susseguiranno in essa in tempi diversi, fino alla consumazione dei secoli, per permesso divino. Ogni epoca che segue un’altra è solita iniziare prima della fine della precedente: e mentre la prima si spegne gradualmente, la seconda comincia a svilupparsi successivamente. Ed è con questo mezzo che possiamo distinguere le varie età.

II. La prima età della Chiesa è l’età della semina, dal latino (seminativus); è l’età in cui la destra di Dio piantò la sua vigna sul Figlio dell’Uomo Gesù Cristo. Jo. XV, 1: « Il Padre mio è un vignaiolo. » Questa epoca comprende il tempo che va da Gesù Cristo e gli Apostoli fino a Nerone, il primo persecutore della Chiesa, e a Lino, il suo sovrano Pontefice. Fu in questa prima epoca che il demonio fu sconfitto negli idoli, e che gli uomini passarono dalle tenebre del paganesimo alla luce e alla verità della fede: poiché la luce della Sapienza eterna venne nel mondo e illuminò le menti degli uomini per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo, e attraverso gli Apostoli che Egli scelse a questo scopo. In quest’epoca fu seminato il seme di senape, cioè la parola di Dio fu predicata in tutto il mondo e seminata sulla terra. Atti XIII, 49: « E la parola di Dio andò per tutto il paese. » Poiché gli Apostoli partirono per spargere il buon seme nel campo di Gesù Cristo, e questo grano si elevò sopra tutte le altre piante. È a questo primo stato o età della Chiesa che si applicano le due parabole del seminatore. Matth. XIII. È anche a questa prima età che si riferisce il primo dono del Signore; cioè il dono della sapienza celeste che è la vera fede in Gesù Cristo, con cui contempliamo i beni della gloria futura, come in uno specchio e come in un enigma, e con cui disprezziamo anche tutte le cose deperibili di questo mondo. Perciò è detto, Isai, XI, 1: « E un germoglio uscirà dal tronco di Iesse, un fiore sorgerà dalle sue radici. E lo spirito del Signore si poserà su di lui: lo spirito di saggezza e di comprensione, ecc. »

III. Il primo giorno della creazione fu la figura di questa prima età della Chiesa; quando lo Spirito del Signore si posò sulle acque; Dio creò la luce e la separò dalle tenebre. Perché fu nella prima epoca della Chiesa che nacque e venne Gesù Cristo, la vera luce, che illuminava il mondo, nel quale c’erano solo tenebre; Egli divise la luce della fede dall’ombra e dalle tenebre della sinagoga e dagli errori del paganesimo. Un tipo di questa prima epoca fu anche la prima epoca del mondo da Adamo a Noè; perché fu in questa prima epoca che Abele fu ucciso da Caino, e Seth fu sostituito a questo primo figlio; e così la generazione fratricida di Caino fu separata dalla generazione dei figli di Dio. Questa prima età del mondo fu, inoltre, il tempo della generazione e della propagazione della razza umana secondo la carne. Ora troviamo nella prima età della Chiesa la realizzazione di queste figure: perché Cristo fu messo a morte dalla sinagoga, e la sinagoga fu così separata dal Figlio di Dio; e al suo posto fu istituita la santa Chiesa secondo la promessa in Gesù Cristo. Inoltre, questa prima epoca fu anche il tempo della rigenerazione e della propagazione della razza umana secondo lo spirito, attraverso Gesù Cristo, il Padre comune di tutti, di cui Adamo era la figura. Infine, il tipo di quest’epoca era la Chiesa di Efeso. Infatti, la parola Efeso significa consiglio; la mia volontà; e grande caduta; e queste tre diverse interpretazioni sono appropriate alla prima età della Chiesa. Infatti, gli Apostoli e i primi Cristiani erano molto Santi, non avendo che un cuore solo ed una anima sola, facendo la volontà del Padre e del suo Cristo.  – Questi grandi Santi cominciarono subito ad osservare i consigli evangelici di povertà, umiltà, obbedienza, continenza e disprezzo di tutte le cose del mondo; e fin da quella prima età superarono il mondo, la carne ed il diavolo con questa santa osservanza, e così raggiunsero il regno; e perché la sinagoga, rifiutando lo scandalo che incontrava nel predicare il nome di Gesù, come dice San Paolo in I Corinzi, I, 23: « Perché noi predichiamo Gesù Cristo crocifisso, uno scandalo per i Giudei, ecc. » La diffusione del Vangelo fu dunque l’occasione di una grande caduta e rovina di questa Sinagoga, che fu ricacciata dalla faccia di Dio nelle tenebre esteriori; e così la nascita della Chiesa fu la morte della Sinagoga.

IV. Scrivi all’Angelo della Chiesa di Efeso. I sacerdoti sono chiamati Angeli in Malachia, II, 7: « Le labbra del sacerdote saranno le depositarie della conoscenza, e dalla sua bocca si cercherà la conoscenza della legge, perché egli è l’angelo del Signore degli eserciti. » L’angelo di Efeso è il suo stesso vescovo Timoteo e i suoi successori. I Vescovi sono chiamati angeli a causa del loro ufficio episcopale e pastorale per il quale sono inviati da Dio. Poiché la parola Angelo è interpretata come inviato. Ecco perché i malvagi e coloro che hanno l’abitudine di danneggiare la Chiesa sono chiamati angeli senza distinzione, così come coloro che la edificano. Perché come i buoni sono mandati, così i malvagi sono mandati da Dio per la prova e la maggior gloria dei suoi eletti. Timoteo era un angelo buono e santo che edificava grandemente la Chiesa a lui affidata e la governava in modo santissimo, anche versando il suo prezioso sangue per essa. Così che questo Angelo, e poiché questa prima età è giustamente proposta come regola ed esempio delle altre, San Giovanni non omette nulla nella descrizione che dà di ciò che appartiene al buon governo della Chiesa, come il seguito mostrerà.

V. Questo è ciò che dice colui che ha le sette stelle nella sua mano destra, camminando tra i sette candelabri d’oro. L’eterna Sapienza del Padre, Nostro Signore Gesù Cristo, si è costruito una dimora, cioè una Chiesa, e ha scolpito sette pilastri su cui questa Chiesa è fondata, costruita e posta. Il primo pilastro è la solidità della fede in Gesù Cristo; il secondo, il timore del Signore; il terzo, la fiducia in Dio; il quarto, la presenza di Dio; il quinto, il ministero di Cristo; il sesto, l’assistenza dello Spirito Santo; il settimo, l’amore dello Sposo. Il primo si trova in queste parole del testo: Questo è ciò che dice Cristo, che è la via, la verità e la vita. Queste parole indicano l’autorità infinita, sulla quale siamo molto solidamente fondati, e per la quale la Chiesa, la sposa di Gesù Cristo, deve credere soprattutto nel suo Sposo. Perché questa parola esprime molta enfasi, e i grandi, così come coloro che godono di una certa autorità e credito presso il popolo, hanno l’abitudine di usarla a principio dei loro dei loro editti. Così un re che invia un’ambasciata a una regina lo usa, dicendo: Questo è ciò che dice il re. E allo stesso modo lo Sposo agisce verso la sua Sposa Colui che tiene le sette stelle nella sua mano destra, cioè che ha sotto il suo potere tutti i Vescovi e i prelati della Chiesa, con cui li spezza come un vaso di creta. Ma li preserva anche con la sua grazia, significata dalla sua mano destra, per evitare che falliscano nella via della verità e della giustizia. Da queste parole possiamo dedurre la seconda e la terza colonna, cioè il santo timore del Signore e la perfetta fiducia in Gesù Cristo. Chi sta in piedi, stia attento a non cadere. E chi è caduto, non disperi, confidando nella destra di Gesù Cristo, che solleva i poveri dal loro letamaio. Che cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro, cioè in mezzo a tutte le Chiese, come ha promesso in Matteo XXVIII, 20: « Ecco, io sono con voi fino alla fine del mondo. » – Che cammina in mezzo, che vede e considera tutti i pensieri, le parole e le opere che sono e vengono fatte nella Chiesa. E come Dio camminava in mezzo al paradiso nell’ora del giorno in cui si alzava un vento leggero, (Genesi III, 8); così è detto qui che Nostro Signore Gesù Cristo cammina in mezzo alla sua Chiesa con la sua assistenza, la sua presenza, la sua onnipotenza, la sua conoscenza e il suo amore, come un consolatore in mezzo agli afflitti, un re in mezzo ai suoi sudditi, un sommo sacerdote in mezzo ai suoi ministri, Dio in mezzo alle sue creature, un padre in mezzo ai suoi figli, un guardiano in mezzo ai suoi figli, un maestro in mezzo a tra i suoi figli, un tutore tra i suoi protetti, un ricco tra i poveri, un giudice tra gli oppressi, un medico tra i malati, come un ammiraglio tra le sue navi, un avvocato tra i colpevoli. Da queste parole, si devono fissare gli altri quattro pilastri su cui la Chiesa e tutti noi che ne siamo membri, cioè: la presenza di Dio Onnipotente, Gesù Cristo, che è il quarto pilastro, e se ci concentriamo su di esso, agiamo in tutto e ovunque in modo retto. Poi il ministero dell’altare e del nostro stato (la quinta colonna), che dobbiamo compiere con il più grande timore, riverenza, attenzione e religione; offrendo a lode e gloria di Colui che cammina in mezzo a noi come un ministero di dolce odore. E rallegriamoci e confortiamoci in mezzo alle onde del mare dell’epoca, sul quale viaggiamo nell’ineffabile assistenza dello Spirito Santo (che è la sesta colonna), dicendo: Tu non ci lascerai orfani, o Signore! Infine, rallegriamoci nell’amore (settima colonna) per il nostro amato consolatore, Gesù Cristo, nostro Re e Sommo Sacerdote, nostro Giudice e Padre, nostro guardiano e protettore, nostro amico e nostro medico, il nostro Conduttore e il nostro governatore, il nostro avvocato e il nostro amato sposo.

VI. Avendo posto questo fondamento della sua Chiesa, Dio ci prescrive la forma della correzione fraterna, che, sebbene necessaria nella Chiesa di Dio, deve essere discreta. Ora, questa qualità richiede: 1° una superiorità nella persona. 2°. che questo superiore sia un buon dottore, che conosca le buone qualità così come i difetti di coloro che vuole correggere, e che goda di autorità, rispetto e amore nei loro confronti. E tutto questo è contenuto in queste parole: “Questo è ciò che dice colui che tiene le sette stelle nella sua mano destra, che cammina tra i sette candelabri d’oro: Io conosco le tue opere. 3°. Come un medico prudente non dà al suo paziente una dose pura di assenzio o di rabarbaro, ma la mescola con vino, manna, zucchero, o qualche altro additivo piacevole; così un prelato che desidera ottenere un risultato favorevole nella correzione fraterna, non dovrebbe immediatamente rivolgersi al peccatore con un rimprovero amaro (come l’assenzio), ma dovrebbe addolcire il suo rimprovero parlando prima in modo vantaggioso del bene che scopre in lui, e poi, nel concludere il suo rimprovero, aggiungere qualche incoraggiamento che possa alleggerire la sua coscienza, parlando ad esempio dell’occasione della caduta del peccatore, della sua causa, ecc. e insegnandogli la distinzione tra bene e male. Ecco perché troviamo nel testo queste parole:

VERS . 2 e 3. Io conosco le tue opere, il tuo lavoro e la tua pazienza, e so che tu non puoi sopportare gli empi; tu hai provato quelli che dicono di essere apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi; tu sei paziente, hai sofferto per amore del mio nome e non ti sei scoraggiato. Questa è la lode. …

Vers. 4. Ma io ho contro di te il fatto che sei caduto dal tuo primo amore. Questo è il rimprovero!

VERS. 6 . – Ma tu hai dalla tua che odi le azioni dei Nicolaiti, come le odio io. Questa è la consolazione nell’ammonizione. La causa e l’occasione, che fecero raffreddare la carità reciproca alla fine di questa prima età della Chiesa, furono i dogmi perversi di Nicola, Cerinto, Ebione, Simon Mago e di altri eretici che sorgevano tra i Cristiani. Infatti, ogni volta che si discute la verità della dottrina, le menti anche dei più devoti concepiscono un certo zelo per l’assurdità e la malizia degli errori. Ora lo zelo eccita il fuoco dell’emulazione, l’emulazione fa nascere il risentimento; e così si spegne a poco a poco la carità, quella carità dei Cristiani che fa desiderare e volere il bene anche dei nemici. Qui, dunque, Gesù Cristo corregge la sua Chiesa e le mostra la causa e l’occasione della sua caduta. Le fa discernere il bene dal male con queste parole: Ma tu hai per te stesso l’odiare le azioni dei Nicolaiti. È come se dicesse: « È giusto che tu odi le azioni dei Nicolaiti, come le odio io; ma è sbagliato che abbandoni la carità che dovresti avere per le loro anime, per le quali sono sceso dal cielo, mi sono incarnato ed ho sofferto la morte. Come un buon medico prescrive una dieta adatta al suo paziente per ristabilirne la salute, così un prelato prescrive la penitenza ed i rimedi necessari per cancellare la macchia del peccato, in modo che i suoi inferiori, che hanno avuto la sfortuna di cadere, possano recuperare la loro prima perfezione di vita, ed evitare qualsiasi ricaduta in futuro. Ora questo antidoto si trova nelle seguenti parole:

Vers. 5. – Ricordati, dunque, da dove sei caduto, fai penitenza e agisci come facevi prima. Infine, affinché il paziente osservi la dieta prescritta, il medico lo minaccia di morte e lo incoraggia con la speranza di guarigione. Così un buon prelato, nella correzione dei vizi, propone sia la punizione che la ricompensa. Il primo si trova nelle parole del quinto verso. In caso contrario, verrò presto ad avvertirti; e se non farai penitenza, porterò la tua luce in un altro luogo.

Vers. 7. – Io concederò al vincitore di mangiare dal frutto dell’albero della vita, che è nel Paradiso del mio Dio.

VII. In ogni regno ben organizzato ci sono nove condizioni che lo rendono felice, santo e giusto: – a. L’osservanza delle leggi. – b. Un lavoro sostenuto a beneficio di tutti. – c. La sopportazione dei mali per il bene pubblico. – d. La spada della giustizia. – e. Una polizia vigile contro i malfattori. – f. Il discernimento del bene e del male. – g. Il coraggio nei contrattempi e nelle avversità. – h. La longanimità nelle cose ben iniziate. – i. Infine la perseveranza nelle cose oneste. Ora, tutte queste condizioni si devono trovare nel regno di Dio sulla terra. È soprattutto a causa di queste condizioni che Gesù Cristo loda la prima epoca della sua Chiesa; e sono proprio queste le condizioni che propone come regola di condotta. La prima si trova qui: Conosco le sue opere! Questo è il modo di parlare dei grandi, i quali, quando vogliono lodare o biasimare i loro servi, sono soliti dire: I vostri servizi ci sono noti, e non ignoriamo la vostra fedeltà, i vostri buoni consigli, ecc. Allo stesso modo Gesù Cristo loda la prima epoca della Chiesa per le sue buone opere, per aver respinto la falsa giustizia dei farisei, il giogo della legge di Mosè e l’impudenza dei gentili, e la loda ancora per la sua osservanza della legge perfetta del Vangelo, per l’onore che rende al suo legislatore, per la sua fedeltà nell’onorarlo e per la sua gratitudine nel servirlo. Questa, dunque, è la prima condizione che si trova in ogni regno ben organizzato: l’osservanza delle leggi. Quando le leggi non sono ben osservate in un paese, esso è vicino alla rovina, perché il risultato è solo il disprezzo del legislatore. – La seconda condizione è che la parola di Dio e il Vangelo di Gesù Cristo siano seminati e propagati. E questo è ciò che la Chiesa fece nella sua prima epoca, agendo con ardore come un soldato coraggioso, un buon agricoltore, un vero pastore e un abile operaio: Tim. II – a. Come un soldato; poiché gli Apostoli e i loro successori hanno combattuto giorno e notte con un lavoro instancabile contro la carne, il mondo ed il diavolo. – b. Come un agricoltore, poiché è scritto, Ps., CXXV, 7: “Uscivano piangendo, gettando il seme. Ma torneranno con gioia, portando i covoni del loro raccolto.” – c. Come un pastore; poiché essi conducevano le loro pecore, che erano Giudei e gentili, alle acque della vita battesimale; e le nutrivano tutto il giorno, cioè fino alla morte, con salutari ammonizioni della loro dottrina e dei loro santi esempi. d. Infine, come un operaio; perché hanno lavorato come operai nella vigna del Signore per costruire la Chiesa. Inoltre, lavoravano con le proprie mani per provvedere a se stessi e agli altri le necessità della vita, secondo San Paolo (I. Cor. IV, 12). E tutto questo solo per la salvezza comune di tutti.: « Io soffro per Gesù Cristo fino ad essere in catene come un criminale, ma la parola di Dio non è incatenata. Soffro ogni cosa per il bene degli eletti, affinché ottengano, come noi, la salvezza che è in Cristo Gesù, con la gloria del cielo. » (II. Tim, II, 9). La terza condizione è indicata in queste parole: e la vostra pazienza nelle avversità; la quale pazienza è necessaria per tutti i soldati di Gesù Cristo, per i buoni agricoltori e per i pastori di anime, così come è necessaria ai soldati, ai pastori ed agli agricoltori nelle cose temporali, per poter sopportare le fatiche, le avversità, le tentazioni e tutte le tribolazioni che sono solite assalire tutti coloro che desiderano vivere piamente nel Signore. E fu così che i primi fondatori della Chiesa Cattolica si comportarono in modo ammirevole, dandoci l’esempio, conducendo una vita errante, coperti di pelli di pecora e di capra, in mezzo a insulti e fustigazioni; gettati in catene e prigioni; privi di tutto, afflitti, abbandonati, perseguitati, ecc. E hanno sopportato tutte queste cose, a imitazione del loro capo Gesù Cristo, per la salvezza comune della società cristiana. La pazienza è sempre stata necessaria nella Chiesa, affinché i fedeli di Gesù Cristo fossero padroni di se stessi. E so che tu non puoi sopportare i malvagi nel comunicare con essi: queste parole designano la spada della giustizia, o lo zelo e l’ardore con cui gli Apostoli e i loro successori hanno sempre fatto guerra ai falsi Cristiani, correggendo i loro vizi senza nasconderli, ed escludendoli dalla Chiesa di Dio se li trovassero ostinati nelle loro false dottrine, come si vede in San Paolo, (I. Timot., I, 20): « Di questo numero fanno parte Imeneo e Alessandro, che ho consegnato a satana. » Ora questo zelo è così necessario in ogni governo politico e religioso che, senza di esso, i membri e il corpo diventano corrotti. Infatti, appena i vizi sono dissimulati e non castigati, si pecca impunemente e i crimini si moltiplicano come un torrente che inonda il corpo e lo perdono, corrompendolo successivamente; e questo a tal punto che non si sa dove trovare un rimedio. – Quinta condizione: poiché la spada dell’anatema e lo zelo della giustizia sono strumenti ciechi, è necessario che siano diretti da una sufficiente conoscenza dei mali. Così, in ogni regno ben organizzato, il principe deve avvalersi di una forza di polizia vigile che sorvegli tutti i suoi sudditi, anche quelli da cui pensa di avere meno da temere, per seguire le orme dei malvagi e scrutare le loro azioni. Ora questo è ciò che si intende con queste parole: Avete messo alla prova coloro che si chiamano apostoli e non lo sono. Cioè, avete messo alla prova ed esaminato coloro che, a causa della loro vita e della loro dottrina, si vantavano di essere mandati da Gesù Cristo e dagli Apostoli, e di avere lo Spirito di Dio per insegnare al popolo; ma non erano apostoli, bensì confondevano i fedeli, come Ebione, Cerinto, Menandro, Nicolas, Simone il mago ed altri eretici, sorti in Asia in quel tempo. Tali erano anche i falsi apostoli che, sotto San Pietro e San Giacomo, sostenevano di essere stati inviati dagli Apostoli a Gerusalemme e vi insegnavano, sotto questo falso titolo, che l’osservanza delle leggi di Mosè, insieme a quella del Vangelo, era necessaria per la salvezza, come si vede in diversi passi delle Epistole di San Paolo. – Sesta condizione: Il principe prudente e giusto, dopo aver riconosciuto con un esame sufficiente la malizia e la falsità di qualcuno, deve giudicarlo e condannarlo. Questo si vede nelle parole: E li hai trovati bugiardi, non solo nel loro insegnamento ma anche nelle loro azioni, perché fingevano di essere giusti esteriormente per ingannare più facilmente i buoni. – Per questo motivo la Chiesa rigettò questi eretici dal suo seno, e qui si dice che, trovandoli bugiardi, pronunciò una sentenza di anatema dalla cattedra di San Pietro, e dichiarò che nessuno di loro aveva ricevuto una missione da Dio, da Gesù Cristo o dagli Apostoli, e che non insegnavano la vera dottrina, né provavano con fatti veri che la giustizia legale è necessaria per la salvezza. – Settimo: Accade talvolta che i malvagi resistano alla spada della giustizia e della verità con la ribellione, la persecuzione e altri mezzi di resistenza. Infatti, la Chiesa, nella sua origine, ha dovuto sopportare molte avversità e tribolazioni nelle sue membra per mano degli eretici che sorgevano a quel tempo, e ha sopportato tutto con il più grande coraggio, sostenendo e mantenendo le cose necessarie alla salvezza con sentenze di giustizia e verità. Ora è questa forza della Chiesa che viene lodata in queste parole: Tu sei paziente. – Ottavo: Ma poiché alcune avversità sono di lunga durata, o per permesso di Dio o a causa dell’iniquità dei malvagi, la forza del principe deve essere sostenuta dalla sua longanimità, in modo che possa essere in grado di resistere contro qualsiasi avversità che le si presentasse in qualsiasi momento per amore della giustizia e della verità. Per questo la Chiesa primitiva viene lodata con le parole: « E avete sofferto per amore del mio nome ». Queste parole esprimono la causa e la conseguenza di queste sofferenze, cioè la gloria del nome di Gesù Cristo, che gli eretici e i Giudei bestemmiavano negando la Sua Divinità e Umanità, la Sua venuta e le Sue opere, come vediamo nelle epistole di San Paolo. – Nona condizione: Infine, poiché ci sono alcuni mali e avversità che non possono essere completamente sradicati, il principe deve essere perseverante nella giustizia e nella verità. Ora è soprattutto nella Chiesa di Dio, dove i problemi cresceranno con il buon grano fino al giorno della raccolta, e dove ci saranno continue eresie, che il prelato deve essere perseverante in tutte le avversità, lavorando sempre per vincere il male col bene, appena sia entrato. Questa, dunque, è la regola che viene qui lodata e proposta alla Chiesa universale con queste parole: E non vi siete scoraggiati.

VIII. Dopo la lode e l’enumerazione delle buone qualità, segue il rimprovero dei difetti.

Vers. 4. – Ma io ho contro di voi il fatto che siete caduti dalla vostra prima carità. Ogni istituzione sulla terra, per quanto santa e ben ordinata possa essere, è destinata ad appassire e a cadere a causa dei difetti quotidiani e della fragilità dei suoi membri. Questo è ciò che accadde nella prima epoca della Chiesa descritta sotto il titolo della Chiesa di Efeso. – Essa abbandonò la sua prima carità. La prima carità dei Cristiani consisteva nell’unione perfetta e nella comunità dei beni. (Atti IV, 32): « La moltitudine di coloro che credevano era di un cuore solo e di un’anima sola, e nessuno considerava suo ciò che possedeva, ma tutte le cose erano comuni a loro. » Questa primitiva carità dei Cristiani consisteva anche in opere di carità e di misericordia, poiché erano soliti sostenere i loro poveri con fervore e devozione, e mandare elemosine ai fedeli che vivevano a Gerusalemme e altrove, e che avevano venduto i loro beni per sostenere i fedeli, o che ne erano stati derubati per la fede di Gesù Cristo (Atti IV, 34): « Nessuno era povero tra loro, perché tutti coloro che possedevano campi o case li vendevano e portavano il prezzo di ciò che veniva venduto. E lo deponevano ai piedi degli Apostoli, e fu distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno. » Ora questa prima carità si raffreddò dopo la morte degli Apostoli e di Timoteo, Vescovo di Efeso. Infatti, dopo sorsero gradualmente degli empi e dei falsi fratelli che trasformarono questa carità in amarezza, appropriandosi fraudolentemente di questi beni, dissipandoli, ingannando il popolo e insegnando loro cose perverse. È un’esperienza tanto frequente quanto deplorevole vedere la carità raffreddarsi nelle discussioni che sorgono sui dogmi della fede, e negli intrighi che si fanno per le nomine a Vescovi, a cattedre, prelature e prebende.

IX. Dopo questo rimprovero, segue una salutare ammonizione sulla riforma di vita, così come sul modo di fare questa riforma. Questo modo consiste in tre cose: – a. Conoscere la propria colpa od omissione e riflettere su ciò che ne è stata l’occasione. – b. Fare delle opere di penitenza. – c. Infine, ritornare al proprio stato primario. Questo è ciò che vedremo più avanti.

Vers. 5. Ricordati, dunque, da dove sei caduto. Cioè, riconosci la tua colpa, ricordati delle tue prime opere e quanto ti sia allontanato dalla perfezione e dal fervore. Fa’ qualche ricerca riflettendo su ciò che è stata l’occasione della tua caduta e su ciò che ti ha fatto abbandonare la carità. E fa’ penitenza per la perdita di un bene così grande; e correggiti con prudenza, evitando le occasioni che fecero diminuire questa carità in te.

Agisci come agivi in passato, cioè torna al tuo primo stato, riprendi il vostro primo fervore, ricomincia le tue prime opere di misericordia, il tuo primo amore, la tua primitiva unione; e impara a superare nel bene i mali degli eretici e dei falsi fratelli che ti hanno fatto abbandonare la semplicità della carità. In caso contrario, verrò presto ad avvertirti, e se non farai penitenza… porterò la tua luce in un altro luogo. Con queste parole esprime la comminazione della pena che è richiesta anche sotto forma di correzione fraterna. Altrimenti, se non ti correggi nel modo indicato, verrò presto ad avvertirti; il testo latino dice al presente, vengo (venio), per far capire alla Chiesa che la vendetta divina è sempre pronta ed anche presente, ed arriva nel momento in cui meno ci pensiamo. E se non fai penitenza, porterò la tua luce in un altro luogo. Aggiunge qui il tipo di pena e di punizione, che indica al futuro, per farci capire la longanimità di Dio nell’attendere la nostra penitenza, e per mostrarci i castighi che ci minacciano da lontano e a lungo, fino a quando infine la nostra prevaricazione, portata al suo colmo, farà esplodere la sua ira. E io porterò la tua luce in un altro luogo; cioè, Io permetterò delle tribolazioni, delle guerre, delle eresie e dei tiranni che toglieranno dal suo posto la Chiesa che vi è stata affidata, o che la priveranno della sua dignità e del suo riposo. Questo è in effetti, ciò che fece più tardi con i dieci tiranni che agitarono e scossero così terribilmente la Chiesa che così raggiunse una grande perfezione ed una grande carità: ne sono testimoni i milioni di martiri di entrambi i sessi che sono morti per amore di Gesù. – Io rimuoverò il vostro candelabro dal suo posto, il tuo Episcopato, le tue ricchezze, le tue dignità e la tua Chiesa dal luogo dove si trova ora, se ti rifiuti di pentirti dei peccati che ti sono noti, e di farne penitenza. È così che Egli agisce nei confronti della Chiesa greca, dell’Inghilterra, della Terra Santa e della Germania; questo è ciò che ha cominciato a fare e che continuerà a fare in futuro nei confronti della Chiesa latina e di tutto l’Occidente, se non facciamo penitenza.

Vers. 6. – Ma tu hai dalla tua parte, che odi le azioni dei Nicolaiti, proprio come le odio Io. Con queste parole addolcisce la prima reprimenda, così che, secondo l’usanza del buon samaritano, l’olio ammorbidente fosse mescolato con il vino della mortificazione. Ma tu hai di buono e degno di raccomandazione, di odiare le azioni dei Nicolaiti, cioè la fornicazione e l’uso comune delle donne. Poi Egli aggiunge il modo giusto e la misura dell’odiare, che raccomanda alla sua Chiesa secondo il suo esempio, dicendo: odiare le azioni dei Nicolaiti, come Io stesso le odio. Intende e insinua tacitamente che non dobbiamo mai odiare le persone, per quanto cattive possano essere; ma solo le loro azioni malvagie, per la loro salvezza e dell’onore che è dovuto a Dio, secondo l’esempio di Gesù Cristo, che odia il peccato al di sopra di ogni cosa, e tuttavia ama così tanto la persona del peccatore, che è sceso dal cielo per morire tra due ladroni e cancellare i nostri peccati. – In terzo luogo, insegna alla sua Chiesa quale fu l’occasione che le fece abbandonare la sua prima carità: perché, non distinguendo bene le persone ed i loro atti, essa perse l’affetto ed il fervore della carità verso di loro. Per questo anche la scusa per il suo delitto; e come un medico ben prudente, addolcisce il suo rimprovero con queste parole: Ma tu odi le azioni dei Nicolaiti; Io stesso le odio.

X.- Vers. 7. Chi ha orecchio, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. Questo è un modo di parlare che significa la difficoltà di fare qualcosa, o l’elevazione dei misteri che devono compiersi nella Chiesa, mentre nel contempo, ci fa conoscere la fragilità della nostra carne e la corruzione della nostra intelligenza; volendo farci capire che tutto ciò che è scritto in questo libro dell’Apocalisse contiene la sapienza, e che c’è una grande difficoltà a capirlo. È allo stesso modo che Gesù Cristo, raccomandando alla sua Chiesa la continenza come una cosa difficile, dice, (Matth. XIX, 12): « Chi può intendere, intenda. ». Io darò a colui che vince di mangiare del frutto dell’albero della vita, che è nel paradiso del mio Dio. Con queste parole aggiunge il premio, e assegna la ricompensa, per invitare più efficacemente la sua Chiesa alla penitenza. Egli vuole dire al vincitore, « al vincitore sulle tentazioni della carne, del mondo e del diavolo … : » gli darò da mangiare del frutto dell’albero della vita; gli darò di godere della bontà di Gesù Cristo, che è il vero albero della vita, di cui l’albero della vita nel paradiso terrestre era la figura. Mangiare del frutto dell’albero della vita: cioè godere della visione felice e beatifica con l’immortalità. Perché l’albero della vita significa metaforicamente l’immortalità (Gen. III) che è nel paradiso del mio Dio, cioè nel paradiso celeste; vale a dire, nella celeste patria preparata per tutti coloro che hanno combattuto legittimamente.: « Chi combatte nei giochi pubblici è incoronato solo dopo avendo combattuto valorosamente. » (II. Tim, II, 5).

§ II

La seconda età della Chiesa militante, chiamate età d’irrigazione (dal latino irrigativus); comprendente il tempo delle dieci persecuzioni, fino a Costantino Magno.

CAPITOLO II. – VERSETTI 8-11

Et angelo Smyrnæ ecclesiæ scribe: Hæc dicit primus, et novissimus, qui fuit mortuus, et vivit: Scio tribulationem tuam, et paupertatem tuam, sed dives es: et blasphemaris ab his, qui se dicunt Judæos esse, et non sunt, sed sunt synagoga Satanae. Nihil horum timeas quæ passurus es. Ecce missurus est diabolus aliquos ex vobis in carcerem ut tentemini: et habebitis tribulationem diebus decem. Esto fidelis usque ad mortem, et dabo tibi coronam vitæ. Qui habet aurem, audiat quid Spiritus dicat ecclesiis: Qui vicerit, non lædetur a morte secunda.

[E all’Angelo della Chiesa di Smirne scrivi: Queste cose dice il primo e l’ultimo, il quale fu morto, e vive: So la tua tribolazione e la tua povertà, ma sei ricco: e sei bestemmiato da quelli che si dicono Giudei, e non lo sono, ma sono una sinagoga di satana. Non temere nulla di ciò che sei per patire. Ecco che il diavolo caccerà in prigione alcuni di voi, perché siate provati: e sarete tribolati per dieci giorni. Sii fedele sino alla morte, e ti darò la corona della vita. Chi ha orecchio, ascolti quel che lo Spirito dica alle Chiese: Chi sarà vincitore, non sarà offeso dalla seconda morte.]

I. E all’Angelo della chiesa di Smirne scrivi: Queste cose dice colui che è il primo e l’ultimo, che era morto ed è vivo: Io conosco la tua afflizione e la tua povertà; ma tu sei ricco e sei calunniato da coloro che dicono di essere ebrei e non lo sono, ma formano la sinagoga di satana. Non abbiate paura di ciò che dovrete soffrire. Il diavolo metterà presto alcuni di voi in prigione, per mettervi alla prova, e dovrete soffrire per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita. Chi ha orecchio, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese: Chi sarà vittorioso non soffrirà la seconda morte, ecc. – La seconda età della Chiesa è chiamata età dell’irrigazione (irrigativus). Infatti, la Chiesa del Signore è una vite che nutre tanti tralci quanti sono i santi che produce. Questa vite, piantata nella prima epoca da Gesù Cristo e dagli Apostoli, fu innaffiata nella seconda da un torrente di sangue dei Martiri, che fu come una fontana che sorge dalla terra e innaffia tutta la superficie della Chiesa. Questo spargimento di sangue dei Cristiani durò dieci giorni, cioè avvenne durante i dieci regni dei principali tiranni della terra, che il diavolo sollevò contro il Cristianesimo, cercando di distruggere ed estinguere la fede di Gesù con questo mezzo, fede di Gesù Cristo, che non aveva potuto impedire con la gelosia dei Giudei. Dio permise queste lunghe e terribili persecuzioni per la maggior gloria dei suoi soldati scelti, e per rafforzare meglio la verità della fede cattolica, che rimase pura nonostante queste orribili persecuzioni. Essa fu addirittura elevata e nobilitata dalla crescita che stava procedendo ogni giorno. Allora Dio permise queste persecuzioni per suscitare la Chiesa alla carità perfetta, che, al tempo dei Martiri, era davvero perfetta, come si vede da quanto detto sopra. È a questa età della Chiesa che si riferisce la parabola di San Giovanni: « Se il chicco di grano non muore dopo essere stato gettato in terra, rimane solo, ma quando è morto, porta molto frutto. » (Joan. XII, 24). È anche a quest’epoca che si riferisce il Salmo CIX, 8: « Lungo il cammino si disseta al torrente, perciò solleva alta la testa. » Questo significa che il Padre celeste ha voluto che noi bevessimo dal torrente di sangue dei Martiri sulla via di questa vita presente, ed è per dare un esempio ai suoi Soldati, che ha esaltato suo Figlio Gesù Cristo, il loro capo, sulla croce!

II. È a quest’epoca che si applica il secondo Spirito o dono del Signore, cioè lo Spirito di Fortezza e di pazienza invincibile nelle difficoltà e nelle avversità. Ed è con questo scudo che i Santi di Dio di entrambi i sessi hanno superato il mondo ed hanno raggiunto il Regno celeste. Questa seconda era è anche rappresentata dal secondo giorno della creazione, quando Dio stabilì il firmamento in mezzo alle acque. Questo firmamento rappresenta la fermezza e la forza dei Martiri, che Dio ha posto in mezzo alle acque di tutte le tribolazioni che non potevano spegnere la loro carità. Poi, come nel secondo giorno della creazione, il firmamento fu posto nel cielo; allo stesso modo, nella seconda epoca, la Chiesa, che è rappresentata dal cielo, fu stabilita molto saldamente sulla testimonianza dei Martiri, che è come il fondamento della Chiesa. È ancora a questa seconda età della Chiesa che si diporta la seconda epoca del mondo, da dopo Noè fino ad Abramo; perché così come Noè ed i suoi discendenti cominciarono in questa seconda età ad offrire vittime a Dio, così nella seconda epoca ecclesiastica i Cristiani furono indistintamente immolati. L’effusione del loro sangue e la loro morte, offerti in odore di soavità, erano molto preziosi e molto graditi a Dio Padre, che è Egli stesso vittima nel suo Figlio Gesù. Questa epoca di tribolazione e di martirio è quindi descritta sotto lo stato della Chiesa di Smirne. Infatti, la parola Smyrne significa canto e mirra. Ora, questa parola, in entrambi i suoi significati, è appropriata a questa epoca di Martiri: come “cantico”, poiché i Cristiani di entrambi i sessi correvano, per così dire, al martirio esultando di gioia, come vediamo nella storia della Chiesa e negli Atti degli Apostoli: « E se ne andarono pieni di gioia, fuori dal sinedrio, perché erano stati giudicati degni di soffrire un rimprovero per il nome di Gesù. » (Act. V, 41). Le tribolazioni e la morte dei santi Martiri sono anche un inno graditissimo, in cui Dio si diletta, gli Angeli si rallegrano e tutti i Santi lodano il Figlio di Dio. – La parola “mirra” è anche appropriata per questa epoca della Chiesa; perché come la mirra è amara e preserva dalla putrefazione, così le tribolazioni e le persecuzioni sono amare. Esse preservano la Chiesa e i suoi membri dalla putrefazione dei vizi, delle voluttà e del peccato; e rendono robusto il suo corpo mediante la pazienza, la povertà, l’umiltà, il disprezzo di questo mondo, la carità verso Dio e l’amore per i beni futuri. Inoltre, la mirra ha un odore soave, ed è usata nei sacrifici offerti a Dio; e così il sangue dei Martiri e la loro morte hanno un odore molto soave, e sono un sacrificio il cui buon odore sale continuamente alla presenza di Dio.

Vers. 8Scrivi anche all’Angelo della chiesa di Smirne. Nella lettera questo significa: Scrivi al Vescovo della Chiesa di quel luogo, e, sotto questo tipo, a tutti i Vescovi, Pontefici e prelati, e anche a tutti i Cristiani che vivranno in quest’epoca dei Martiri della Chiesa. Queste sono le parole di Colui che è il “primo e l’ultimo”, che è morto ed è vivente. Queste parole devono essere intese nello stesso senso di cui sopra. Sono posti a capo per indicare l’esempio che Gesù Cristo, il Figlio di Dio nostro Re, ci ha dato con le sofferenze che ha dovuto sopportare per entrare nella sua gloria. Allo stesso modo i suoi eletti devono soffrire e morire se vogliono vivere con Lui nell’eternità, e questo è ciò che ha ispirato milioni di Martiri di entrambi i sessi nel seguire coraggiosamente l’esempio del loro Sposo e Re Gesù Cristo. Così grande è l’efficacia dell’esempio di un capo!

Vers. 9Conosco la vostra afflizione e la vostra povertà. Queste due espressioni sono messe qui come due proprietà o segni dello stato dei Martiri. Perché la parola tribolazione contiene molta enfasi, e viene dalla parola latina tribula (una specie di traino, che veniva fatto rotolare sulle spighe di grano, per separare il grano dalla pula, prima dell’uso dei vagli), esprimendo avversità di ogni tipo, persecuzioni, oltraggi, tormenti, inganni, che erano per i Martiri tanti tipi diversi e orribili di morte. La povertà, invece, significa spoliazione dei beni temporali, l’esilio, l’espulsione dalle sedi episcopali, dalla Chiesa, dalla casa paterna, ecc. Ora, questo è ciò che i Santi di Dio hanno sopportato con gioia per amore del loro Sposo Gesù Cristo, dai tiranni che hanno imperversato contro di loro per più di trecento anni, come vediamo nella storia ecclesiastica. Ma voi siete ricchi di tesori spirituali, nei vostri meriti, nelle vostre virtù eroiche, nell’oro della carità, nel ferro della forza, nell’eredità del Regno celeste, o nella gloria eterna che vi è preparata in cielo per aver perso il possesso transitorio dei beni di questo mondo. Voi siete ricchi, perché siete amici di Dio, e i vostri nomi sono scritti nel cielo. Al contrario, i grandi uomini del mondo che vi maltrattano e vi perseguitano sono poveri, perché dopo questa vita di passaggio andranno nei tormenti eterni dove soffriranno orribilmente. E tu sei calunniato da quelli che si chiamano Giudei e non lo sono, ma formano la sinagoga di satana. Per Giudei si intende qui: – a. i resti dei Giudei e della sinagoga dell’Antico Testamento, che furono respinti da Dio e nei quali non c’è salvezza. Per questo aggiunge: Che si chiamano Giudei, cioè eletti, perché sono della razza di Abramo; ma che non sono in realtà eletti, poiché appartengono alla sinagoga di satana, cioè all’assemblea dei reprobi; Dio ha consegnato i Giudei al potere di satana, di cui sono membri, a causa della loro incredulità e della loro ostinazione nel male. Perché questo popolo che ha rinnegato Gesù Cristo non gli apparterrà più. (Dan. IX). – b. Questo nome di Giudei è passato ai Cristiani. Ed è per questo che, per allegoria, indica i cattivi Cristiani che dicono di essere scelti e confessano di conoscere Dio, mentre lo negano con le loro opere. (Rom. I): L’Apostolo dice di entrambi: (Rom. II, 28): « Il giudeo non è colui che è circonciso esteriormente, né la circoncisione è quella che si fa alla carne, che è solo esteriore, ma il giudeo è colui che è circonciso interiormente; la circoncisione del cuore è fatta dallo spirito, non dalla lettera, e questo giudeo deriva la sua gloria non dagli uomini, ma da Dio. » – Queste parole del testo dell’Apocalisse, … che si dicono Giudei, si applicano dunque alla lettera ai veri Giudei della razza di Abramo secondo la promessa; ma per allegoria dobbiamo intendere che sono dei Cristiani, secondo la promessa in Gesù Cristo (secundum repromissionem in Christo). È attraverso tutti loro che la Chiesa di Dio è blasfemata negli eletti e nei Santi che ne sono membri. Poiché i Giudei dicono che se la fede in Gesù Cristo fosse vera, e se Gesù Cristo fosse veramente il Messia e il vero Figlio di Dio Onnipotente, Egli non permetterebbe che i suoi eletti ed i suoi amici siano afflitti e uccisi come bestiame. I Giudei consideravano la morte di Gesù Cristo come un’ignominia e la sua croce come uno scandalo, secondo San Paolo, (I. Cor. 1,23): « Noi infatti predichiamo Gesù Cristo crocifisso, uno scandalo per i Giudei, una stoltezza per i gentili. » Anche i cattivi Cristiani e gli eretici dei primi secoli bestemmiavano la Chiesa di Dio con le loro azioni malvagie e la loro dottrina perversa. Questo fece apparire la Chiesa ancora più vile agli occhi dei Giudei, dei gentili e dei tiranni. Ecco come i falsi Cristiani hanno esposto i membri della Chiesa ad un gran ridicolo, e questi ultimi sopportarono persecuzioni ancor più crudeli.

Vers. 10. Non temere nulla di ciò che dovrai soffrire. Con queste parole Gesù Cristo incoraggia la sua Chiesa a sopportare senza paura tutti i mali, per quanto lunghi e crudeli possano essere. E poiché i colpi previsti sono meno pericolosi, e poiché consideriamo come più tollerabili i mali di questo mondo che conosciamo in anticipo, è in questo modo che dobbiamo sopportare le prove che è piaciuto alla volontà divina di permettere, a beneficio della sua Chiesa, per quanto grande e durevole possa essere la tribolazione, e qualunque siano le persone che la infliggono. Il diavolo metterà presto alcuni di voi in prigione perché siate giudicati, e soffrirete dieci giorni, etc. ….. Il diavolo metterà presto. Il diavolo è qui rappresentato come la causa determinante, a causa della sua abituale gelosia contro i fedeli, per cui susciterà i re e i principi alla tirannia, ecciterà i Giudei, e farà sì che i falsi e malvagi Cristiani parlino male di voi, per far sì che alcuni, cioè un gran numero di voi siano messi in prigione, e, se fosse possibile, tutti i Cristiani che vivranno in questa seconda età della Chiesa. Tutti questi uomini malvagi saranno come i littori del diavolo: ecco perché il testo latino dice: Il diavolo manderà alcuni di voi in prigione per mezzo dei suoi satelliti che sono i principi di questo mondo, e di cui si serve per soddisfare la sua insaziabile passione di nuocere ai pii membri di Gesù Cristo. I satelliti del diavolo sono anche le opere degli empi sulla terra. In prigione; questa parola significa: 1°. La durata delle tribolazioni a venire; perché chi è messo in prigione non ne esce presto; come quando uno dice di mettere il suo denaro nella cassa pubblica, per dire che vi rimane per lungo tempo. 2°. Questa parola prigione designa anche tutti i tipi di mali che i Santi e gli eletti di Dio dovevano subire. Perché la prigione è come un’officina di tutte le tribolazioni. Infatti, chi è messo in prigione è separato dagli uomini come un criminale, e lì può sperimentare la fame, il freddo, il caldo, le catene, la nudità, la spoliazione dei suoi beni, le torture, i tormenti, le fruste, i flagelli, l’obbrobrio, le veglie, la povertà, l’angoscia, i cattivi odori. Dalla prigione si esce per subire la sentenza di una condanna ingiusta, per essere messi su vasi di terracotta rotti, o per essere picchiati, crocifissi, fatti a pezzi, gettati in acqua, mandati in esilio o esposti alle belve, agli orsi, ai leoni, tigri, leopardi, ecc. Ecco perché Gesù Cristo indica la prigione, dicendo: … Il diavolo metterà presto alcuni di voi in prigione. E questo con il permesso del Padre celeste, affinché siate provati come oro nella fornace. Questa prova non è nell’intenzione del diavolo, che non ha in mente il bene di coloro che vengono messi alla prova; ma è Dio, che vuole trarre il bene dal male, e che sa come estrarre dalla crudeltà dei tiranni la pazienza dei martiri, che Egli ricompensa con una corona di gloria. Egli fa ancora subire alla Chiesa queste prove ai nostri giorni, quando i suoi prelati e i suoi membri abbandonano i loro cuori al peccato, alla voluttà e alle ricchezze temporali. E dovrete soffrire per dieci giorni, cioè per dieci regni consecutivi dei principali tiranni, che si susseguiranno come giorni, durante i quali puniranno i Cristiani. Con questi dieci giorni si intende il tempo da Nerone, il primo persecutore della Chiesa, fino a Costantino il Grande, un periodo di trecento anni, durante il quale la Chiesa ha nuotato continuamente nel sangue dei suoi Martiri dell’uno e dell’altro sesso, come l’arca di Noè nuotava nelle acque del diluvio, finché finalmente, dopo queste dieci persecuzioni, la Chiesa poté riposare sull’alto monte di Costantino il Grande. La prima persecuzione ebbe luogo sotto Nerone; la seconda sotto Domiziano; la terza sotto Traiano; la quarta sotto Marco Aurelio-Antonio; la quinta sotto Severo; la sesta sotto Massimino; la settima sotto Decio, che fu continuata da Gallo e Volusiano; l’ottava sotto i due Valerio e Gallieno; la nona sotto Aureliano; la decima, infine, sotto Diocleziano e il suo collega Massimiano, che fu la più spaventosa di tutte. Vedere i dettagli nella storia ecclesiastica.

III. Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita. Con queste parole, Gesù Cristo esorta la sua Chiesa, mostrandole la ricompensa promessa per la perseveranza nelle tribolazioni; e questa esortazione è una consolazione offerta dalla clemenza divina contro il rigore e la durata dei mali che Dio stava per infliggere ai suoi Santi ed amici. Sii fedele fino alla morte; cioè, sii costante e perseverante nella tribolazione fino alla morte. Sii fedele, ecc., nella fede, nella speranza e nella carità, e guardati dal non scandalizzarti per i molti e lunghi tormenti che Io permetto contro di voi. E Io vi darò la corona della vita, cioè l’aureola del martirio, secondo la misura delle tribolazioni che avete sopportato per causa mia. La corona della vita, la corona di un trionfatore in cielo, che non ti sarà mai tolta. Perché non sarà incoronato nessuno che non abbia combattuto legittimamente. La corona della vita: il regno o la libertà dei figli di Dio, affinché non siate mai più sottomessi ad alcun re terreno.

 Vers. 11. – Chi ha orecchio, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. Queste parole sono spiegate come sopra. Con questo vuole sempre stimolare la nostra intelligenza a cercare, in relazione alla sua Chiesa, un significato astratto e pieno di misteri celesti, che deve essere spiegato e chiarito dalla proprietà delle parole e delle cose. Chi è vittorioso non soffrirà la seconda morte, cioè l’inferno o la morte eterna dell’anima. La dannazione è chiamata una seconda morte, perché segue la morte corporale di questa vita passeggera, che è la prima morte. Gesù Cristo aggiunge queste parole come una leva molto potente di perseveranza nell’angoscia delle tribolazioni. Perché se consideriamo gli orribili tormenti dell’inferno e la dannazione eterna degli empi, si sopporteranno volentieri e facilmente tutte le tribolazioni, e anche la morte temporale, per evitare le tribolazioni e la morte eterna. Fu in considerazione di queste verità, che essi avevano sempre davanti agli occhi, che i servi di Dio superarono tutti i tormenti attraverso i quali arrivarono al Regno celeste.

§ III.

Della terza età della Chiesa, o dei Dottori; da Papa Silvestro e l’imperatore Costantino, a Leone il Grande e Carlo Magno.

CAPITOLO II. VERSETTI 12-17.

Et angelo Pergami ecclesiæ scribe: Hæc dicit qui habet rhomphæam utraque parte acutam: Scio ubi habitas, ubi sedes est Satanæ: et tenes nomen meum, et non negasti fidem meam. Et in diebus illis Antipas testis meus fidelis, qui occisus est apud vos ubi Satanas habitat. Sed habeo adversus te pauca: quia habes illic tenentes doctrinam Balaam, qui docebat Balac mittere scandalum coram filiis Israel, edere, et fornicari: ita habes et tu tenentes doctrinam Nicolaitarum. Similiter pœnitentiam age: si quominus veniam tibi cito, et pugnabo cum illis in gladio oris mei. Qui habet aurem, audiat quid Spiritus dicat ecclesiis: Vincenti dabo manna absconditum, et dabo illi calculum candidum: et in calculo nomen novum scriptum, quod nemo scit, nisi qui accipit.

[E all’Angelo della Chiesa di Pergamo scrivi: Queste cose dice colui che tiene la spada a due tagli: So in qual luogo tu abiti, dove satana ha il trono: e ritieni il mio nome, e non hai negata la mia fede anche in quei giorni, quando Antipa, martire mio fedele, fu ucciso presso di voi, dove abita satana. Ma ho contro di te alcune poche cose: attesoché hai costì di quelli che tengono la dottrina di Balaam, il quale insegnava a Balac a mettere scandalo davanti ai figliuoli d’Israele, perché mangiassero e fornicassero: Così anche tu hai di quelli che tengono la dottrina dei Nicolaiti. Fa parimenti penitenza: altrimenti verrò tosto a te, e combatterò con essi colla spada della mia bocca. Chi ha orecchio, oda quel che dica lo Spirito alle Chiese: A chi sarà vincitore, darò la manna nascosta, e gli darò una pietra bianca: e sulla pietra scritto un nome nuovo non saputo da nessuno, fuorché da chi lo riceve.]

I. La terza età della Chiesa fu l’età dei dottori. Essa iniziò da Costantino il Grande e Papa Silvestro, e durò fino a Carlo Magno e Leone III. In quest’epoca le eresie furono estirpate e la Religione Cristiana fu stabilita saldamente quasi in tutto l’universo. Quest’epoca è chiamata illuminativa (illuminativus), a causa della purificazione che ebbe luogo in essa dei principali misteri della fede cattolica, della Santa Trinità, della divinità di Gesù Cristo, della sua umanità, della sua filiazione, della processione dello Spirito Santo, etc. E man mano che le cose contrarie furono esposte l’una di fronte all’altra diventano sempre più chiare; Dio, per illuminare la sua Chiesa, le diede i dottori più illustri, come Sant’Ambrogio, Sant’Agostino, San Girolamo, San Giovanni Crisostomo, San Leone, Beda, e molti altri Padri della Chiesa greca e latina; e d’altra parte, permise che si elevassero contro di essi gli eretici più malvagi, come Ario, Donato, Macedonio, Pelagio, Eutiche, Nestorio, ecc. Questi eresiarchi erano sostenuti, per la maggiore prova degli eletti, da potenti principi, come gli imperatori Costantino, Giuliano l’Apostata, Valentino, Leone, Zenone, Enrico re dei Vandali, Teodorico re degli Ostrogoti, Anastasio re dei Daci, Costanzo, Leone III, Costantino V, Leone IV, Costantino VI, e un numero considerevole di Arcivescovi e Vescovi, ecc. È a questa terza epoca che si riferisce il terzo Spirito del Signore, lo spirito dell’intelletto, che illuminò la Chiesa e le permise di essere in grado di purificare i più alti misteri della Santa Trinità, l’Incarnazione e altre numerose verità, sulle quali la Chiesa si pronunciò, dopo aver condannate, espulse e rimosse le tenebre degli eretici. – Il terzo giorno della creazione del mondo è anche giustamente considerato in questo capitolo come il vero tipo di questa terza età. Perché come il terzo giorno della creazione le acque dovettero, per volontà di Dio, essere separate dalla terra e riunite in un solo luogo; così le tribolazioni, di cui le acque sono spesso la figura, e che la Chiesa ebbe a subire da parte dei tiranni del paganesimo, dovettero infine cedere al potere di Costantino il Grande, che relegò i loro autori nel fuoco dell’inferno. E ancora, come il terzo giorno della creazione la terra produsse piante verdi con semi e alberi fruttiferi, ciascuno secondo la sua specie, ed un numero infinito di altre piante che portavano semi, sia per l’ornamento della terra che per l’uso e il godimento degli uomini, così, nella terza età della Chiesa, l’acqua del Battesimo fece nascere erba verde (i bambini e gli adulti che diventarono Cristiani), alberi (i maestri) e alberi da frutto, le entrate assicurate e gratuite della Chiesa, di cui il detto imperatore l’arricchì; poiché la dotò ulteriormente di molti altri beni, come i principati, appropriandosi di poteri anche terreni, e aiutandola nel costruirne a proprie spese, o permettendo e ordinando di costruire su tutta la superficie del pianeta una moltitudine di edifici sacri. – Un altro tipo di questa terza età della Chiesa si trova nella terza età del mondo, che durò da Abramo a Mosè e Aronne. Perché come in quell’epoca i Sodomiti furono sommersi nel Mar Morto, e gli Egiziani nel Mar Rosso; come Korah, Dathan e Abiron, e gli altri scismatici della casa d’Israele furono distrutti, e fu data al popolo una legge che dichiarava e spiegava meglio la legge naturale; così, nella terza età della Chiesa, il popolo cristiano passò dal martirio alla terra della pace. La concupiscenza del mondo e l’idolatria delle nazioni furono sommerse nel sangue di Gesù Cristo e dei suoi Martiri; molti scismatici ed eretici furono cacciati dal seno della Chiesa; la legge del Vangelo e la verità della fede cristiana furono dichiarate e proclamate, etc. Furono stabilite le leggi civili e le costituzioni dei principi, e furono promulgati i sacri canoni dei Concili; e l’imperatore Giustiniano decretò che tutte queste cose avessero forza di legge. Infine, l’ultimo tipo di questa terza età fu la Chiesa di Pergamo. Infatti, la parola Pergamo è interpretata come divisione delle corna (dividens cornua): queste corna crebbero alla Chiesa in questa terza età, sotto Costantino il Grande, e queste corna erano il potere temporale e spirituale di cui essa godeva. – Questa doppia potenza è metaforicamente significata dalle corna, in cui si trova la forza degli arieti e degli altri animali. Pergamo significa anche dividere le corna, perché poco dopo questa forza e potenza della Chiesa fu divisa e spaccata da Ario e dagli altri eretici. Le corna combattevano tra loro: la sinistra (gli eretici) contro la destra (i Cattolici). D’altra parte, il primo è il corno della dannazione e il secondo è il corno della salvezza, che Dio ha innalzato nella casa di Davide in suo Figlio (Gesù Cristo), sempre respingendo il corno degli eretici all’inferno.

II. Vers. 12. – Scrivi all’Angelo della chiesa di Pergamo. Queste parole devono essere spiegate come sopra. Questo è ciò che dice colui che porta la spada a due tagli. La spada a due tagli significa la sentenza del Signore, con la quale condannerà i malvagi nel loro corpo e nella loro anima. Le altre parole sono spiegate come sopra, § 3, cap. I, versetto 16. Questa spada a due tagli è posta qui all’inizio della descrizione di questa terza età: 1° per spaventare i malvagi con la spada della vendetta, e per consolare i buoni con la spada della protezione di Cristo; 2°. perché nella sua terza età, la Chiesa ha dovuto combattere con gli eretici. Questo è il motivo per cui furono celebrati molti Concili ecumenici e provinciali; perciò sono stati tenuti molti Concili, sia ecumenici che provinciali, e molti eretici sono stati colpiti con la spada dell’anatema, respinti dalla sentenza di scomunica e tagliati fuori dal corpo della Chiesa, la quale, come giudice delle controversie in materia di fede, porta sulla terra la stessa spada di Cristo suo Sposo nei cieli, come abbiamo visto sopra.

Vers. 13. – So dove vivi: In mezzo alla nazione perversa degli eretici, sia di Ario, di Macedonio e degli altri, che sono membri del diavolo, satelliti di lucifero, amanti delle tenebre, conduttori di ciechi, alberi autunnali o infruttuosi, canne agitate dal vento dell’orgoglio, già proscritti anzitempo a causa della loro malvagità, e relegati all’inferno, dove lucifero ha potere, e dove abita l’antico nemico della verità e della giustizia eterna di Dio. Il diavolo possiede questi eretici, li governa, li istruisce, li ispira e li domina. Ecco perché essi sono il suo regno, ed egli è il loro re e capo, per combattere attraverso di loro (che sono le porte dell’inferno) contro l’amata Chiesa di Dio. Ecco perché il testo aggiunge: Dove si trova il trono di satana. Perché il trono significa il potere reale, o piuttosto la residenza di un re, di un principe, ecc.; un trono che satana possiede negli eresiarchi. Avete conservato il mio Nome, cioè la confessione del mio Nome, e non avete rinunciato alla mia fede nella persecuzione e nei tormenti, ma avete perseverato nella mia fede. È con buona ragione che Cristo loda per appropriazione, nei prelati della sua Chiesa, la confessione del suo Nome e la perseveranza della fede nel suo Nome; infatti, in quell’epoca la Divinità e l’Umanità di Cristo, la sua venuta e la sua dottrina dei misteri della paternità, della filiazione e della processione dello Spirito Santo, erano fortemente combattuti da Ario, Macedonio, Nestorio e gli altri eresiarchi. La fede cattolica e i suoi difensori ebbero incredibilmente a soffrire in questo periodo: ne è testimone Sant’Atanasio, un uomo ammirevole e amabile, che, per il Nome di Gesù e la sua divinità, e anche per la Santissima Trinità, fu costretto a nascondersi per anni in una vecchia cisterna, e per un anno e qualche mese nel sepolcro di suo padre. Questo Santo ha dovuto subire grandi prove, come molti altri Vescovi che hanno sopportato la prigione, le catene, l’esilio, la morte, etc, come vediamo nella storia ecclesiastica. Quando Antipa, mio fedele testimone, soffrì la morte tra voi, dove abita satana. Come esempio della confessione lodata sopra, e della perseveranza nella fede del Cristo, San Giovanni cita qui il santo martire Antipa, che fu messo a morte per la confessione della fede di Gesù Cristo, vicino a Costantinopoli, dove si era alzata la tempesta dell’eresia di Ario, sia tra il popolo che tra i Vescovi; poiché l’ambizione, non meno del fuoco della gelosia, era penetrata nelle sedi episcopali. Ecco perché questa città e questo paese sono chiamati la residenza di satana, perché è soprattutto in Oriente che imperversavano gli ariani, i macedoniani e gli empi difensori delle altre eresie Ecco perché si dice: allorquando o, secondo il testo latino, in diebus illis, in quei giorni, cioè in quella tempesta causata dall’eresia di Ario per amore del mio Nome, Antipa fu il mio testimone fedele, fino alla morte e al sangue, con cui suggellò la sua testimonianza per la verità, e perché Io sono il Figlio di Dio, veramente uguale al Padre mio da tutta l’eternità.

Vers. 14. – – Ma ho qualche rimprovero da farti. Ora arriviamo al solito rimprovero, che troviamo nelle seguenti parole:

Vers. 15.C’è che voi permettete che si insegni in mezzo a voi la dottrina di Balaam, che insegnava a Balac a creare scandalo davanti ai figli d’Israele, per far loro mangiare cose impure e farli cadere nella fornicazione. Anche tu soffri assai che si insegni la dottrina dei Nicolaiti. Abbiamo la storia di Balaam… nel libro dei Numeri, dove vediamo che Balac, re dei Moabiti, della setta di Balaam, mandò delle donne vicino all’accampamento degli Ebrei, affinché questo popolo, spinto alla lussuria, fosse sedotto e attratto all’idolatria dalla loro bellezza, per far sì che tutto il popolo offendesse Dio. Questa storia è raccontata solo a titolo di paragone e di esempio, come si può vedere dalle parole che seguono: Tu soffri anche che venga insegnata la dottrina dei Nicolaiti. Ruperto abate, sull’Apocalisse, dice di loro: I Nicolaiti portano i vasi del Signore, e non sono meno incontinenti; essi rigettano il matrimonio legittimo come proibito dalle leggi della Chiesa: essi fanno ancora di peggio, rompono la fede coniugale tanto quanto lor piace, e non avendo un vero talamo nuziale, corrono qua e là, per non essere accusati di aver rotto il vincolo matrimoniale. Ora questi sono colpevoli delle stesse fornicazioni e si consacrano a Belphegor, e che, sull’esempio dei Nicolaiti, si danno audacemente all’incesto e all’adulterio. Dicendo dunque: “Tu soffri anche che si insegni la dottrina dei Nicolaiti“, innanzitutto rivolge un rimprovero alla chiesa di Pergamo, nella quale c’erano alcuni magistrati perversi che seguivano l’errore dei Nicolaiti e scandalizzavano il popolo con la loro conversazione impure e lo seducevano. Sotto il tipo della chiesa di Pergamo, Cristo rimprovera anche la terza età della Chiesa, in cui molti insegnavano e mettevano in pratica la dottrina dei Nicolaiti riguardo alla mescolanza illegale dei sessi. Infatti, quando le tribolazioni dei gentili e dei pagani ebbero fine, la Chiesa era in riposo, e grazie alla munificenza di Costantino il Grande e di altri benefattori, i sacerdoti godevano di un reddito considerevole dai profitti. La Chiesa, diventata così ricca ed ingrandita, abbandonò Dio suo Creatore e trascurò la sua salvezza. Molti dei suoi membri indulgevano nella voluttà delle donne attraverso un commercio illecito, infiammati com’erano dalla loro concupiscenza. Ecco perché Dio afflisse la Chiesa con così tante eresie, la agitava o la tormentava per evitare che si corrompesse tra le delizie e la voluttà. Ed è così che un marito prudente, che conosce la cattiva propensione della sua amata moglie, si sforzerà di mantenerla in linea con i suoi doveri fornendole un’occupazione moderata nella cura e nel lavoro della casa. Dio, nella sua paterna bontà, agirà con la stessa saggezza verso la sua Chiesa fino alla fine dei tempi, imponendole dei beffardi, degli importuni detrattori, degli agitatori, calunniatori, eretici e tiranni, per evitare che sia corrotta interamente nelle ricchezze, negli onori e nei piaceri della carne.

Vers. 16. Fate penitenza allo stesso modo. Questo passaggio è spiegato come sopra a proposito della chiesa di Efeso. In caso contrario, cioè se si trascura di correggersi con una vera penitenza, Io verrò presto da voi con il flagello ed il castigo che vi è dovuto, sia in vita che in morte, e nell’ultimo giudizio. Per questo usa il tempo futuro, perché, come abbiamo detto sopra, le piaghe di Dio spesso ci minacciano da lontano e cadono su di noi quando meno ce lo aspettiamo. E combatterò contro di loro con la spada della mia bocca, cioè, con la spada della vendetta, la spada della morte, la spada del giudizio particolare e finale, la spada della dannazione eterna, e anche con queste terribili parole, (Matth. XXV): « Andate, maledetti, al fuoco eterno, che è stato preparato per il diavolo e i suoi angeli ».

Vers. 17. Chi ha orecchio, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese: Io darò a colui che vince la manna nascosta, e gli darò una pietra bianca, ed un nome nuovo scritto sulla pietra, che nessuno conosce tranne colui che lo riceve. Alla comminazione della punizione, segue la promessa della ricompensa e della gloria. La prima ricompensa è: gli darò (al vincitore) la manna nascosta, che significa figurativamente la beatitudine celeste, che è lo stato perfetto e la somma di tutti i beni. Perché proprio come la manna conteneva la vita del popolo d’Israele con il sapore di tutti i cibi; così ci viene promessa, nella beatitudine celeste, l’abbondanza di tutti i beni di cui saremo pienamente soddisfatti, e di cui godremo eternamente. – Si dice che questa manna è nascosta, perché, secondo San Paolo, (I Corinzi II: 9), « … l’occhio non ha mai visto, né orecchio mai udito, né il cuore dell’uomo ha mai compreso ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano. » Questa manna è nascosta in Dio. (Colossesi III, 5): « La vostra vita è nascosta in Dio con Gesù Cristo. Quando Gesù Cristo, che è la vostra vita, apparirà, anche voi apparirete con Lui nella gloria. Mettete dunque a morte le membra dell’uomo che è in voi: fornicazione, impurità, passioni disoneste, desideri malvagi e avarizia, che è idolatria ». La seconda ricompensa è la gloria: Io gli darò una pietra bianca, cioè la gloria, cioè lo splendore del corpo, senza macchia né difetto. … e un nuovo nome scritto sulla pietra, che nessuno conosce tranne colui che lo riceve. Con questo nuovo nome, comprendiamo l’eccellenza speciale che Dio concederà a ciascuno, secondo ciò che ha fatto nel suo corpo. Perché la chiarezza delle vergini è diversa da quella dei martiri; la chiarezza degli sposi è diversa ancora; la chiarezza degli Apostoli non è la stessa di quella dei Profeti; una vergine differisce da un’altra per luminosità, un Apostolo da un altro, un confessore da un altro, un Martire da un altro, un Profeta da un altro, e tutti differiscono tra loro per la luminosità della loro gloria, come vediamo nella prima Lettera di San Paolo ai Corinzi (XV, 41): « Il sole ha la sua luminosità, la luna ha la sua luminosità, le stelle la loro; e tra le stelle l’una è più luminosa dell’altra. Lo stesso vale per la resurrezione dei morti ». Per questo il testo aggiunge: … che nessuno conosce se non colui che lo riceve, cioè l’eccellenza propria di ciascuno. Nessuno vi parteciperà se non colui che l’ha ricevuta, proprio come l’individualità che è propria di ciascuno, senza che nessun altro possa averla e parteciparvi. Questa parola “conoscere” non deve essere presa letteralmente, ma metaforicamente; perché un Santo conoscerà senza dubbio l’eccellenza e la gloria di un altro, come vediamo dalla teologia. … e un nome scritto, cioè stabilito e inciso con il bulino di ferro dell’eternità, in modo tale che non potrà mai essere rimosso.

§ IV.

Dalla quarta età della Chiesa militante, chiamata pacifica, dal  S. P. Leone III e l’Imperatore Carlomagno, fino Leone X e Carlo-Quinto.

CAPITOLO II. – VERSETTI 18-29.

Et angelo Thyatirœ ecclesiœ scribe: Hœc dicit Filius Dei, qui habet oculos tamquam flammam ignis, et pedes ejus similes auricalco: Novi opera tua, et fidem, et caritatem tuam, et ministerium, et patientiam tuam, et opera tua novissima plura prioribus. Sed habeo adversus te pauca: quia permittis mulierem Jezabel, quœ se dicit propheten, docere, et seducere servos meos, fornicari, et manducare de idolothytis. Et dedi illi tempus ut pænitentiam ageret: et non vult poenitere a fornicatione sua. Ecce mittam eam in lectum: et qui moechantur cum ea, in tribulatione maxima erunt, nisi pænitentiam ab operibus suis egerint. Et filios ejus interficiam in morte, et scient omnes ecclesiae, quia ego sum scrutans renes, et corda: et dabo unicuique vestrum secundum opera sua. Vobis autem dico, et ceteris qui Thyatirœ estis: quicumque non habent doctrinam hanc, et qui non cognoverunt altitudines Satanœ, quemadmodum dicunt, non mittam super vos aliud pondus: tamen id quod habetis, tenete donec veniam. Et qui vicerit, et custodierit usque in finem opera mea, dabo illi potestatem super gentes, et reget eas in virga ferrea, et tamquam vas figuli confringentur, sicut et ego accepi a Patre meo: et dabo illi stellam matutinam. Qui habet aurem, audiat quid Spiritus dicat ecclesiis.

[E all’Angelo della Chiesa di Tiatira scrivi: Queste cose dice il Figliuolo di Dio, che ha gli occhi come fiamma di fuoco ed i piedi del quale sono simili all’oricalco: So le tue opere, e la fede, e la tua carità e il ministero, e la pazienza, e le tue ultime opere più numerose che le prime. Ma ho contro di te poche cose, poiché permetti alla donna Jezabele, che si dice profetessa, di insegnare e sedurre i miei servi, perché cadano in fornicazione, e mangino carni immolate agli idoli. E le ho dato tempo di far penitenza: e non vuol pentirsi della sua fornicazione. Ecco che io la stenderò in un letto: e quelli che fanno con essa adulterio, saranno in grandissima tribolazione, se non faranno penitenza delle opere loro: ‘e colpirò di morte i suoi figliuoli e tutte le Chiese sapranno che io sono lo scrutatore delle reni e dei cuori: e darò a ciascuno di voi secondo le sue azioni. Ma a voi, io dico, e a tutti gli altri dì Tiatira, che non hanno questa dottrina, e non hanno conosciuto le profondità, come le chiamano, di satana, non porrò sopra dì voi altro peso: Ritenete però quello che avete, sino a tanto che io venga. E chi sarà vincitore, e praticherà sino alla fine le mie opere, gli darò potestà sopra le nazioni, e le reggerà con verga di ferro, e saranno stritolate come vasi dì terra, come anch’io ottenni dal Padre mio: e gli darò la stella del mattino. Chi ha orecchio, oda quello che lo Spirito dica alle Chiese.]

I. – Vers. 18Scrivi ancora all’Angelo della Chiesa di Tiatira: Ecco ciò che dice il Figlio di Dio. La quarta età della Chiesa iniziò con Carlo Magno ed il santo Papa Leone III, e durò fino a Carlo V e Leone X. In quest’epoca fiorirono molti grandi santi tra re ed imperatori, ed ecclesiastici tanto dotti quanto pii; e fu incontaminata dall’eresia per più di 200 anni. È quindi giustamente chiamata l’età pacifica e illuminativa (pacificus). Ne troviamo il tipo di questo nella descrizione della Chiesa di Tiatira: perché la parola Tiatira è interpretata nel senso di illuminata e ostia vivente, come fu la quarta età della Chiesa. È a questa quarta epoca che si riferisce il quarto giorno della creazione, quando Dio fece i corpi luminosi e le stelle che pose in cielo. È anche a questa età che conviene al quarto Spirito di pietà che Dio ha poi riversato abbondantemente sulla sua Chiesa. – Allo stesso modo, possiamo anche appropriare a questa quarta età della Chiesa, la quarta epoca del mondo, che durò da Mosè fino al completamento del tempio di Salomone. Infatti, come Davide allora compose dei salmi ed implementò il culto divino; e suo figlio Salomone costruì un tempio molto grande e ordinò i vasi più preziosi per il servizio degli altari e del tempio; e stabilì un ordine ammirevole nelle cose sacre, ed elevò la maestà dei sacrifici con la buona disciplina dei ministri; ed infine, regnò pacificamente senza avere alcun nemico; così, nella quarta età, furono celebrati i Concili più utili per ricostruire la Chiesa decaduta. La Religione cristiana fiorì ovunque e la Chiesa visse in pace, libera di tutti i nemici e dalle eresie. Il canto, i salmi, il breviario, i riti, le cerimonie e il ministero dell’altare furono riportati ad un ordine migliore, e anche ad una certa perfezione. Perciò seguono queste parole: “Scrivi ancora all’Angelo della chiesa di Tiatira: Queste cose dice il Figlio di Dio, i cui occhi sono come una fiamma di fuoco, e i suoi piedi sono come ottone rilucente. Egli è qui chiamato Figlio di Dio, perché i misteri della Sua Divinità e Umanità erano già stati chiariti e purificati dagli errori di Ario e degli altri eretici. È dunque con buona ragione che, vittorioso sui suoi nemici in questa quarta epoca della Chiesa, il Cristo trionfante dice: “Questo è ciò che dice il Figlio di Dio. Con gli occhi, come una fiamma di fuoco, si intende la perfetta conoscenza della verità; e con i piedi, simili a bronzo brillante, si intende la stabilità e la fermezza del corpo di Cristo, che è la Chiesa. Perché i tiranni del paganesimo sono stati sconfitti e le tenebre degli eretici sono scomparse, la Chiesa gode del riposo, nella perfetta conoscenza della verità della fede cattolica, più saldamente stabilita, e protetta dal potere dei principi e dei re. Ecco perché non dice più qui: come l’ottone quando è in una fornace ardente, ecc., ma semplicemente come l’ottone lucente, cioè già purificato da tante persecuzioni e messa alla prova dalla spaventosa crudeltà dei tiranni e degli eretici.  – Queste due cose sono poste in testa, come trofei e bottino della vittoria che Cristo ha ottenuto sui suoi nemici, da parte dei membri della Chiesa, la sua amata sposa, e dei suoi fedeli soldati. Aggiunge … come una fiamma di fuoco. Infatti, la fede di Cristo e la verità brillarono nella quarta epoca e si diffusero in tutto l’universo.

Vers. 19Io conosco le tue opere, la tua fede, la tua carità, il tuo ministero, la tua pazienza, e le tue ultime opere più abbondanti delle prime. Segue la raccomandazione abituale che consiste in sei punti che sono: le opere della Chiesa, la perfezione della sua fede, la sua carità, il suo ministero, la sua pazienza e la sua perseveranza nel bene. – La prima raccomandazione si trova in queste parole: Conosco le altre tue opere di giustizia, pietà e misericordia, che sono sante e fatte con un’intenzione pura. La seconda è la tua fede. Infatti, qui Egli loda la Chiesa per la sua fede, come una speciale prerogativa e perfezione; poiché nella quarta epoca la fede cattolica era unanime, perfetta e diffusa, per così dire, in tutto l’universo. E la Chiesa fu libera dall’eresia per più di duecento anni, finché Berengario, al tempo dell’imperatore Enrico III, sorse in Gallia, nell’anno 1048, e insegnò che nella santa Eucaristia non vi sono il Corpo e il Sangue di Cristo. Distrutta questa eresia, la Chiesa godette di nuovo del suo riposo, fino all’anno 1117, come vediamo nella storia ecclesiastica. – La terza, la tua carità verso Dio e il tuo prossimo. La quarta, il tuo ministero dell’altare e la cura dei poveri, ministero che era florido in quel periodo. Infatti, non solo vi fu un numero considerevole di grandissimi Santi ecclesiastici, ma anche di imperatori, re, principi e altre alte persone, che fondarono ospedali e si presero cura dei poveri, che essi stessi servivano. Inoltre, costruirono chiese, ripararono quelle in rovina, edificarono monasteri, chiese collegiate, vescovadi, templi, altari, e fecero tutto il possibile per promuovere il culto di Dio. Anche di notte, le sacre lodi risuonavano nelle chiese collegiate e nei chiostri. Ecco perché il ministero dell’altare e dei poveri era santo, ben ordinato e prezioso davanti al il Signore. La quinta, la tua pazienza nei digiuni, il cilicio, le veglie e gli altri rigori di penitenza che i Santi di quel tempo praticavano costantemente per amore di Gesù Cristo. Tra questi ci sono: San Vigilio, San Ruperto e i suoi dodici compagni, San Wilibaldo, San Wuniwelde, Santa Walburga, San Luigi, re; Ottone, Vescovo di Bamberga; Lotario, imperatore; Ottone il Grande; il Beato Nilo; Santo Stefano, primo re d’Ungheria; San Venceslao, principe di Boemia; e altri che, con il loro lavoro instancabile e la loro pazienza, convertirono i resti dei gentili alla fede cattolica. – Infine, la sesta raccomandazione: E le tue ultime opere più abbondanti delle prime. Queste parole lodano la perfezione e la santità che, nella quarta età, risplendevano costantemente nei Santi: come Enrico e Cunegonda, San Wolfgango, San Bruno, San Romualdo, San Roberto, San Bernardo, San Francesco, San Domenico con le loro famiglie, San Ivo Vescovo, e altri che, nella successione dei tempi, hanno illustrato la Chiesa: ciò che fu senza dubbio una benedizione ammirevole di Dio ed una prerogativa speciale concessa a quest’epoca. Per questo aggiunge: “E le tue opere di giustizia, fede, pietà, carità, ministero, lavoro, pazienza e santità. Le tue ultime opere sono più abbondanti delle prime.”. Questo è un modo di parlare con cui siamo abituati a lodare l’abbondanza dei frutti, la moltiplicazione dei beni, la perfezione, la fedeltà e la costanza delle virtù e delle azioni degli uomini.

II. Vers. 20. – Ma Io ho qualcosa da rimproverarti: tu permetti a Jezebel, quella donna che si dice profetessa, di insegnare e sedurre i miei servi, per indurli alla fornicazione e per far loro mangiare vivande sacrificate agli idoli. Mentre la Chiesa si riposava in mezzo a ricchezze ed onori, e si credeva sicura sotto il patrocinio di imperatori, re e principi pii, essa si rilassò, a poco a poco, nella disciplina ecclesiastica, e si introdusse tra i Cristiani una certa mollezza effeminata, che è qui metaforicamente designata dalla donna. Allora la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita aumentarono anche nei ministri della Chiesa. Perché questi, sicuri dell’indulgenza di un’epoca corrotta e credendosi in sicurezza, si abbandonarono alla voluttà e caddero nella presunzione, come succede in questi casi. Ora questi furono i vizi di Jezebel, la moglie di Achab, che la Scrittura chiama cortigiana. Ecco la concupiscenza della carne. In seguito questa donna si impossessò della vigna di Naboth e lo uccise: questa è la concupiscenza degli occhi. Poi si adornò il viso e gli occhi: ecco l’orgoglio della vita. Infine, vedendo che era al sicuro dei suoi peccati, divenne presuntuosa e fece uccidere i Profeti. Ella tese trappole ad Elia per metterlo a morte, rifiutando di credere alla sua parola quando egli le predisse tutte le disgrazie della sua casa, disgrazie che lei stessa vide in parte avverarsi, come la carestia. Infatti, essa diceva in cuor suo: “Questi mali non cadranno su di noi”. Ora è così che noi, miserabili peccatori, immersi nelle cose di questo mondo, siamo soliti dormire nella morte del peccato, finché alla fine l’ira di Dio scoppia sulle nostre teste. Jezebel è così citata qui come esempio e paragone in questo senso: Voi permettete a poco a poco, non chiudendo accuratamente le cinque porte dei vostri sensi, attraverso le quali la morte entra in voi come attraverso le finestre. Voi permettete, non prestando alcuna attenzione alla disciplina ecclesiastica, non vigilando sui vostri subordinati, non visitandoli e prendendo poca o nessuna cura di loro. Voi permettete, non castigando debitamente. Voi permettete questo, non castigando debitamente il vizio, ma favorendolo con vile connivenza, nascondendolo con una falsa filosofia, e lasciando tutto impunito. Voi permettete, trascurando la correzione fraterna, occupandovi solo dei vostri interessi particolari, indulgenti con voi stessi, e senza preoccuparvi del bene pubblico. Voi permettete, concedendo facilmente dispense in ogni cosa, e rilassando i santi Canoni. Voi permettete, non illuminando gli altri con il buon esempio, e non istruendo i vostri inferiori nella sana parola di Dio. Voi permettete dicendo: “Queste cose sono permesse”, mentre non lo sono, e così incoraggiate la dissoluzione e i vizi. Fu così, che la convivenza delle donne, la lussuria ed il concubinaggio furono introdotti nella Chiesa. Fu anche attraverso la sovrabbondanza di ricchezze particolari che si propagò l’avarizia, che è idolatria. Inoltre, gli onori e le dignità a cui Imperatori, re e principi elevarono gli ecclesiastici, incoraggiarono l’orgoglio della vita. Infine, la libertà nel modo di vivere e nella disciplina faceva nascere l’ozio; e l’ozio rendeva la morale dissoluta. Voi permettete alla donna, cioè alla mollezza e al modo di vivere effeminato, di entrare nella vostra casa; difetto o vizio generalmente designato dalla donna. Il testo aggiunge Jezebel, per significare dei vizi più speciali che furono gradualmente introdotti in quest’epoca della Chiesa, come la concupiscenza della carne, l’avarizia, l’orgoglio e la presunzione. Egli aggiunge anche: che si definisce una profetessa, che cioè, in mezzo a questa vita licenziosa, la Chiesa si è promessa sicurezza e ha detto: non vedrò più il rigore dei tiranni e degli eresiarchi, perché sono ricca e potente; e sono in pace: ho imperatori, re e principi pii e potenti che mi proteggono; ecco perché non vedrò più il lutto. Così profetizzò questa generazione corrotta.

III. Perciò seguono queste parole: “Tu permetti che Jezebel, ecc., insegni e seduca i miei servi con il cattivo esempio della lussuria, dell’avarizia e dell’orgoglio. Insegna e seduce, promettendo la sicurezza della pace e della felicità; non annunciando al popolo l’ira di Dio e il castigo che lo minaccia da lontano, a causa dei peccati della carne, dell’avidità, dell’irreligione e della dimenticanza di Dio: castigo imminente tuttavia che la Chiesa e noi tutti, miserabili come siamo, continuiamo a subire in questa quinta era, ed in cui i nostri denti sono allegati (Una sorta di proverbio che indica che i figli sono puniti per i peccati dei loro padri – Enciclopedia Teologica dell’Abbé Migne). Per indurli alla fornicazione e per far loro mangiare le vivande immolate agli idoli. La fornicazione fu portata ad un tale eccesso nella Chiesa greca, che essa giunse al punto di insegnare che essa è lecita. E questa funesta dottrina dei Greci fu messa in pratica da molti membri della Chiesa latina, che non si vergognavano del commercio illecito che purtroppo si fa ancora ai nostri giorni con le concubine. E per far loro mangiare le vivande sacrificate agli idoli. Questo passaggio è da intendersi anche come quando San Paolo chiama idolatria l’avarizia. Infatti, i guadagni e i profitti vergognosi, le esazioni dei poveri, la simonia, i doni interessati e i servizi ingiustamente ricompensati, sono tutti abusi di cui sono colpevoli gli impiegati indegni delle loro cariche e gli uomini avidi; e tutti questi abusi sono metaforicamente designati da queste parole: E per far loro mangiare carni sacrificate agli idoli.

IV. Vers. 21. – Gli ho dato del tempo per fare penitenza. Queste parole designano la longanimità della misericordia di Dio, che ha aspettato la penitenza della Chiesa greca per secoli, finché finalmente, questa Chiesa, rifiutando di obbedire al Signore e non volendo tornare all’unità, perì sotto Maometto II, che uccise Costantino Paleologo e prese Costantinopoli, la capitale dell’Impero d’Oriente. È con la stessa pazienza che Dio ha anche aspettato pazientemente la penitenza della Chiesa latina nella quarta epoca, da Carlo Magno fino a Berengario il Sacramentario, che fu il prodromo del prossimo flagello di Dio. Dopo di lui, la Chiesa fu di nuovo tranquilla e libera dall’eresia, fino all’imperatore Enrico V, sotto il quale apparve Durando Vuldoch, di Marsiglia, nell’anno 1117. Poi le eresie si susseguirono l’una all’altra, come precursori del flagello di Dio. Queste eresie furono tuttavia distrutte per la bontà dei principi e la provvidenza di Dio; fin quando finalmente, sotto Carlo V e Leone X, nell’anno 1517, Lutero, quell’orribile eresiarca, il flagello della Chiesa latina, convocò tutte le eresie dell’inferno e le vomitò dalla sua bocca impura su quasi l’intera Europa; Gesù-Cristo infine dice: Io gli ho dato del tempo per fare penitenza, ed essa non vuole pentirsi della sua prostituzione. Queste parole annunciavano che la Chiesa latina avrebbe perseverato nei vizi indicati sopra, e che non avrebbe fatto alcun passo verso la penitenza anche di fronte alle sue calamità. Ed è per questo che anche il suo castigo le viene predetto al futuro assoluto; mentre nelle epoche precedenti, questo castigo era solo predetto in modo comminatorio. Infatti, l’Apostolo continua con queste parole:

V. Vers. 22. La colpirò con la malattia sul suo letto; cioè, la colpirò con la tribolazione sul suo letto di dolore e di lutto; sul suo letto di lebbra e di malattie spirituali, che sono le eresie; sul suo letto di pestilenza, di carestia e di guerre; sul suo letto di tenebre, di angoscia e di povertà; sul suo letto di lacrime e di desolazione; sul suo letto di oppressione, di amarezza e di cattività, da cui non potrà alzarsi; e sul suo letto di dannazione eterna. E quelli che commettono adulterio con lei, cooperando alle sue azioni malvagie, imitandola, consigliandola, tollerandola o non impedendola quando lo possono e lo devono. Tutti questi saranno nella più grande afflizione, nell’afflizione temporale, come abbiamo appena detto, e nell’afflizione eterna, oltre la quale non c’è niente di più grande. Ma Gesù Cristo, tuttavia, aggiunge: Se non fanno penitenza per le opere a cui partecipano personalmente. Perché spesso una punizione temporale qualunque ed una rovina che è assegnata ai regni ed alle epoche della Chiesa in modo generale e assoluto, come nel letto menzionato sopra, può essere evitato, almeno per quanto riguarda la condanna e la punizione del fuoco dell’inferno, se i membri della Chiesa, presi singolarmente, fanno una salutare e degna penitenza.

Vers. 23. – Colpirò a morte i suoi figli. Con queste parole, Gesù Cristo ci minaccia di guerre, sedizioni, carestie e pestilenze, castighi che la giustizia divina ha l’abitudine di mandare nella sua vendetta, colpendo la posterità ed i figli dei figli impenitenti. Questo è ciò che noi sfortunati sperimentiamo fin troppo bene in questa quinta età, nel vedere su tutta la superficie del pianeta, solo guerre, sedizioni e disgrazie, come vedremo più avanti. E tutte le Chiese sapranno che Io sono colui che sonda i reni e i cuori: i reni, cioè, Io sono colui che conosce gli effetti della concupiscenza e delle opere carnali; e i cuori; perché tutti i pensieri malvagi sono davanti ai miei occhi. Quanti uomini, in questa quarta epoca della Chiesa, hanno abusato della longanimità di Dio, che li aspettava alla penitenza, per riguardo ai meriti ed alle preghiere dei Santi loro contemporanei? E questi peccatori incalliti caddero profondamente nei loro peccati, dimenticando Dio, il loro Creatore, e si diedero sfrenatamente al libertinaggio, come se non ci fosse un Dio capace di sondare l’iniquità dei malvagi. Il Signore permise che nella quinta epoca della Chiesa sorgessero anche uomini carnali che, non contenti di portare alla luce una schiera di nuove sette, riprodussero e richiamarono dall’inferno tutte quelle che erano apparse prima. Ed è a queste malefiche sette che siamo debitori delle più terribili tribolazioni: guerre, sedizioni, massacri, carestie, pestilenze ed altri mali incalcolabili che hanno riversato sulla Chiesa. E Dio ha permesso che queste disgrazie costringessero i fedeli ad aprire finalmente gli occhi e a riconoscere che non ci sono mali in Israele che il Signore non abbia inflitto nella sua vendetta. Perciò è detto: “E tutte le Chiese sapranno che Io sono colui che scruta le reni e i cuori”. Cioè, Io sono colui che esamina e punisce la concupiscenza ed i pensieri perversi. E renderò a ciascuno di voi secondo le sue opere. La prima cosa che è stata detta sulla punizione temporale è che i giusti soffriranno insieme con i malvagi; cosa che Dio permette per far loro acquisire più meriti. E spesse volte i giusti sono più afflitti dalle tribolazioni degli empi, come dimostra l’esperienza quotidiana. – Ma Gesù Cristo parla in secondo luogo della pena eterna che attende solo gli empi e gli impenitenti; e questa è una differenza che deve essere la più grande consolazione per i giusti, ed un immenso terrore per i malvagi. Perciò aggiunge: E io renderò a ciascuno di voi secondo le sue opere e senza distinzione di persone. Egli infliggerà una punizione eterna a coloro che servono il mondo, la carne ed il diavolo; e darà la gloria eterna a coloro che vivono in Dio, osservando i suoi comandamenti.

VI. Vers. 24. Ma io dico a voi e agli altri che sono a Tiatira: A tutti quelli che non seguono questa dottrina e non conoscono le profondità di satana secondo il loro linguaggio, non imporrò altri pesi su di voi. Qui Cristo consola i suoi amici per il male che ha dovuto permettere per il bene della sua Chiesa. E i suoi amici erano molti, come abbiamo detto dei Santi di Dio, in questa quarta epoca. Ma Io dico a voi, amici miei, e agli altri che sono a Tiatira; cioè dico a tutti coloro che si mostreranno ostia vivente del Padre mio, e che vivranno la vita spirituale, in questa quarta età della Chiesa; a tutti questi che non seguono questa dottrina, cioè a tutti coloro che temono il Signore e non si sono lasciati persuadere dalla presunzione del peccato. Questa presunzione o sicurezza è chiamata dottrina a causa della falsa credenza dei malvagi, che si persuadono volentieri nei loro peccati che non verrà loro alcun male che nessun danno li colpirà, guardando solo alla felicità e alla durata dei tempi prosperi concessi agli empi dalla longanimità e dalla bontà di Dio. E chi …… non conosce le profondità di satana. La profondità di satana può essere considerata sotto tre aspetti, e cioè la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita; perché è in questo che il demonio da osato tentare Cristo, l’eterna sapienza del Padre. Queste tentazioni sono chiamate profondità, a causa dell’elevazione e della difficoltà degli oggetti con cui satana tenta gli uomini; oggetti che egli presenta ai nostri deboli occhi, come se fossero gli unici beni possibili, facendoci dimenticare gli unici veri beni a venire. La parola sapere è intesa qui metaforicamente per aderire, amare, essere legato, come si dice di per un uomo nella Scrittura, il conoscere sua moglie (cognoscere uxorem, ecc.). Ecco perché Gesù Cristo dice: E chi ….. non conosce le profondità di satana; cioè, chi non ha commesso fornicazione con questi tre idoli di satana che Jezebel predica o insegna. Non metterò nessun altro peso su di te. Gesù Cristo parla qui, di sfuggita, della presunzione degli eretici e dei cattivi Cristiani, che sono soliti profetizzare e sedurre il popolo con le loro falsità, dicendo, per esempio: La Chiesa non durerà per sempre; essa diventerà sterile, perirà e sarà distrutta. Ora, contrariamente a questa falsa credenza dei malvagi, una credenza che di solito fa sprofondare i buoni nella desolazione, a causa delle tante e lunghe calamità che li affliggono, Cristo conforta qui la sua Chiesa dicendo: Non ti darò un peso maggiore di quello che sta scritto nel libro dei Salmi, (LXXXVIII, 31 e segg.): « Che se i suoi figli ripudiano la mia legge, ecc….. con una verga visiterò le loro iniquità, etc ….. Ma non ritirerò mai da lui la mia misericordia, etc. … »

Vers. 25. – Ciononostante, conserva fedelmente ciò che hai finché Io venga. Gesù Cristo qui esorta i buoni affinché, superando il male mescolato al bene, e disprezzando le calamità dei tempi, possano conservare la loro innocenza e perseverare nell’essere il buon seme che il Padre celeste ha sempre riservato per sé, anche in mezzo alla zizzania. L’innocenza dei costumi è soprattutto necessaria per i prelati della Chiesa; e quando le disgrazie temporali ci minacciano, e la prevaricazione è al suo colmo, essi devono prudentemente superare il male introdotto nel bene, e sforzarsi di mantenere la loro coscienza e quella del loro gregge nella massima purezza. Possiamo anche collegare perfettamente a questo passaggio la parabola della zizzania, che si deve lasciar sussistere fino alla mietitura. (Matth. XII). Infatti, è detto: Tuttavia conservate fedelmente ciò che voi avete, fino a che Io venga; vale a dire: aspettate fino a che Io venga a distruggere gli empi, a punire i malvagi e a scatenare la mia ira nei flagelli che ho preparato a suo tempo per il rinnovamento e l’emendamento della mia Chiesa. Allo stesso modo, … finché non verrò, nel giudizio universale, a rendere a ciascuno secondo le sue opere. Finché non verrò a restaurare la Chiesa con una morale santa e pura.

Vers. 26. – Colui che sarà vittorioso e conserverà le mie Opere fino alla fine. Con queste parole Egli esorta alla costanza e alla longanimità; virtù che sono essenzialmente necessarie per la Chiesa Cattolica in ogni tempo. Ma queste due virtù saranno particolarmente necessarie nella quinta età, a causa della durata dei mali che sopporterà e a causa del potere, della malizia e dell’insolenza degli eretici e degli altri falsi Cristiani che la affliggeranno. Da qui queste parole: Colui che sarà vittorioso e conserverà le mie opere fino alla fine. È per disegno che aggiunge le mie opere, perché, come in ogni epoca, certi misteri erano più particolarmente combattuti; così, nella quinta epoca, le sue opere sulla libertà umana, la grazia e la predestinazione saranno attaccate in modo particolare. Le mie opere, il concorso della volontà umana, i sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza, i precetti del Decalogo, il celibato e tutto ciò che è onesto, ecc. Le mie opere; cioè i miracoli, la canonizzazione dei Santi, ecc. ecc. che sono tutte opere di Cristo; opere che Egli indica a tutte le persone buone che vivranno nella quinta età della Chiesa, per proteggerle e per esortarle a conservare queste opere.

Vers. 27. – A colui che sarà vittorioso e conserverà le mie opere fino alla fine, gli darò potere sulle nazioni. Egli le governerà con uno scettro di ferro, ed esse saranno frantumate come un vaso d’argilla.

Vers. 28. – Secondo quello che ho ricevuto dal Padre mio. A queste parole, per confermare i suoi servi nella pazienza e a sostegno delle calamità che ci predice in anticipo, segue una grandissima consolazione spirituale ed una ricca ricompensa nella conversione dei Gentili e degli eretici alla vera fede. Questa conversione avrà luogo nella sesta età della Chiesa. Perché la quinta è un’epoca di afflizione, di punizione e defezione, come vedremo più avanti. Per questo dice: gli darò potere sulle nazioni; potere spirituale ai prelati nell’unità della fede, e potere temporale ai re nella monarchia e nell’unità dei popoli. Ed esse saranno frantumate come un vaso d’argilla; dalla durezza dei loro cuori si convertiranno al pastore delle loro anime. E anche le repubbliche che hanno disertato saranno dissolte, e ai ribelli mancherà la potenza. Questo potere sarà infranto dal mio potentissimo Unto, che manderò, etc. Tutto questo è spiegato nel seguito in modo ampio e dettagliato. Secondo quello che ho ricevuto dal Padre mio. Gesù Cristo aggiunge queste parole per la consolazione dei suoi servi; la più grande consolazione che ci possa essere. (Filippo, II, 8): « Gesù Cristo ha umiliato se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, fino alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un Nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi in cielo, in terra e negli inferi, ed ogni lingua confessi che il Signore Gesù Cristo è nella gloria del Padre suo. » Secondo quello che ho ricevuto dal Padre mio. Perché con la sua pazienza Gesù Cristo ha vinto tutte le cose; ha sottomesso tutte le creature, e con le gloriose battaglie dei Martiri, ha frantumato tutte le nazioni come un vile e spregevole vaso d’argilla, etc. E Io gli darò la stella del mattino. Qui promette alla Chiesa Cattolica una nuova luce, che apparirà nella sesta epoca, e che è designata dalla stella del mattino. Perché la stella del mattino significa che la notte è passata ed il giorno è arrivato. E Io gli darò la stella del mattino, cioè la luce della vera fede, la fede cattolica, che brillerà con tutto il suo splendore, deve iniziare nella sesta età della Chiesa, dopo che le tenebre di tutte le eresie saranno state consegnate all’inferno. E Io gli darò la stella del mattino, cioè, dopo le tenebre di questa vita, darò a ciascuno, in particolare, la luce celeste, nella quale contemplerà la verità eterna senza fine.

Vers. 29. Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. Questo passaggio è spiegato come sopra.

SEZIONE III


SUL CAPITOLO III


DELLE TRE ULTIME ETÀ DELLA CHIESA MILITANTE.

§ I.


La quinta era della Chiesa militante, chiamata era di afflizione, iniziata dopo Leone X e Carlo Quinto, va fino al Pontefice santo ed al Monarca potente.


Cap. III. VERSETTI. 1-6.

Et angelo ecclesiæ Sardis scribe: Hæc dicit qui habet septem spiritus Dei, et septem stellas: Scio opera tua, quia nomen habes quod vivas, et mortuus es. Esto vigilans, et confirma cetera, quae moritura erant. Non enim invenio opera tua plena coram Deo meo. In mente ergo habe qualiter acceperis, et audieris, et serva, et pœnitentiam age. Si ergo non vigilaveris, veniam ad te tamquam fur et nescies qua hora veniam ad te. Sed habes pauca nomina in Sardis qui non inquinaverunt vestimenta sua: et ambulabunt mecum in albis, quia digni sunt. Qui vicerit, sic vestietur vestimentis albis, et non delebo nomen ejus de libro vitæ, et confitebor nomen ejus coram Patre meo, et coram angelis ejus. Qui habet aurem, audiat quid Spiritus dicat ecclesiis.

[E all’Angelo della Chiesa di Sardi scrivi: Queste cose dice colui che ha i sette Spiriti di Dio e le sette stelle: Mi sono note le tue opere, e come hai il nome di vivo, e sei morto. Sii vigilante, e rafferma il resto che sta per morire. Poiché non ho trovato le tue opere perfette dinanzi al mio Dio. Abbi adunque in memoria quel che ricevesti, e udisti, e osservalo, e fa penitenza. Che se non veglierà! verrò a te come un ladro, né saprai in qual ora verrò a te. Hai però in Sardi alcune poche persone, le quali non hanno macchiate le loro vesti: e cammineranno con me vestiti di bianco, perché ne sono degni. Chi sarà vincitore, sarà così rivestito di bianche vesti, né cancellerò il suo nome dal libro della vita, e confesserò il suo nome dinanzi al Padre mio e dinanzi ai suoi Angeli. Chi ha orecchio, oda quello che dica lo Spirito alle Chiese.]

Vers. 1. – Scrivi all’Angelo della Chiesa di Sardi: Ecco ciò che dice Colui che ha i sette Spiriti di Dio e le sette stelle: Conosco le tue opere.

I. –  La quinta età della Chiesa è iniziata sotto l’imperatore Carlo V ed il Papa Leone X intorno all’anno 1520 e durerà fino al Santo Pontefice e al potente Monarca che verrà nella nostra epoca e che sarà chiamato l’Aiuto di Dio, cioè restauratore di tutte le cose. La quinta età è un’età di afflizione, desolazione, umiliazione e povertà per la Chiesa, e può essere giustamente chiamata un’età purgativa. (purgativus). Infatti, in quest’epoca Gesù Cristo ha purgato e purgherà il suo frumento con guerre crudeli, con sedizioni, con carestie e pestilenze, ed altre orribili calamità, affliggendo ed impoverendo la Chiesa latina con molte eresie, e anche con cattivi Cristiani che le toglieranno un gran numero di vescovadi, un numero quasi innumerevole di monasteri, ricchissime prepositure, etc. La Chiesa sarà sopraffatta e impoverita dalle imposizioni e dalle esazioni dei principi cattolici, così che possiamo giustamente gemere ora, e dire con il profeta Geremia, nel suo libro delle Lamentazioni, (I, 1.): « La regina delle città è tributaria. » Poiché la Chiesa è umiliata e svilita, poiché è bestemmiata dagli eretici e dai cattivi Cristiani, i suoi ministri sono disprezzati e non c’è più onore né rispetto per loro. In questo modo Dio purificherà il suo grano e getterà la pula nel fuoco, mentre raccoglierà il buon grano mettendolo nel suo granaio. Infine, questa quinta epoca della Chiesa è un’epoca di afflizione, un’epoca di sterminio, un’epoca di defezione piena di calamità. Saranno pochi i Cristiani rimasti sulla terra ad essere risparmiati dal ferro, dalla carestia o dalla pestilenza. I regni combatteranno contro i regni, e tutti gli Stati saranno desolati per le lotte intestine. Principati e monarchie saranno rovesciati; ci sarà un impoverimento quasi generale ed una grande desolazione nel mondo. Queste disgrazie si sono già in parte compiute e si stanno compiendo ancora. Dio le permetterà con un giustissimo giudizio, a causa della piena misura dei nostri peccati che noi ed i nostri padri avremo commesso nel tempo della sua liberalità nell’aspettarci di fare penitenza. La Chiesa di Sardi è un tipo di questa quinta epoca. Perché la parola “Sardi” significa principio di bellezza, cioè principio della perfezione che seguirà nella sesta età. Infatti, la tribolazione, l’impoverimento e le altre avversità sono l’inizio e la causa della conversione degli uomini, come il timore del Signore è l’inizio della sapienza. Ecco che noi temiamo Dio ed apriamo gli occhi, quando le acque e i flutti della tribolazione vengono su di noi. Quando invece siamo nella felicità, ognuno sotto il suo fico, nella sua vigna, all’ombra degli onori, nella ricchezza e nel riposo, ci dimentichiamo di Dio, il nostro Creatore, e pecchiamo in tutta sicurezza. Ecco perché la divina provvidenza ha saggiamente ordinato che la Sua Chiesa, che Egli vuole conservare fino alla fine dei secoli, sia sempre irrorata dalle acque della tribolazione, proprio come un giardiniere che innaffia le sue piante in tempi di siccità. A questa epoca è anche legato il quinto Spirito del Signore, che è lo Spirito di consiglio. Infatti, Egli usa questo spirito per allontanare le calamità o per impedire mali maggiori. Lo usa anche per conservare il bene o per procurare un bene ancora maggiore. – Ora la Saggezza divina comunicò lo Spirito di consiglio alla sua Chiesa, principalmente nella quinta età:

1°. Affliggendola, affinché non fosse corrotta interamente dalle ricchezze, dalla voluttà e dagli onori, e per evitare che perisse.

2°. Interponendo il Concilio di Trento come una luce nelle tenebre, affinché i Cristiani che la vedessero sapessero in cosa credere nella confusione di tante sette che l’eresiarca Lutero diffuse nel mondo. Senza questo Concilio di Trento, molti più Cristiani avrebbero abbandonato la fede cattolica, tanto grande era la divergenza di opinioni a quel tempo. Gli uomini sapevano a malapena a cosa dovessero credere.

3°. Opponendosi diametralmente a questo eresiarca ed alla massa degli empi di quel tempo, Sant’Ignazio e la sua Società, con il loro zelo, la loro santità e la loro dottrina, impedirono che la fede cattolica si estinguesse completamente in Europa.

4°. Con il Suo saggio consiglio, Dio fece anche in modo che la fede cattolica e la Chiesa, che era stata bandita dalla maggior parte dell’Europa, fosse portata in India, in Cina, in Giappone ed in altre terre lontane dove ora fiorisce e dove il santo Nome del Signore è conosciuto e glorificato.  – Questa quinta età è anche rappresentata dalla quinta epoca del mondo, che durò dalla morte di Salomone alla cattività babilonese compresa. – In effetti: a.) Come in quella quinta epoca del mondo Israele cadde nell’idolatria per il consiglio di Geroboamo, e solo Giuda e Beniamino rimasero nel culto del vero Dio, così nella quinta epoca una grandissima parte della Chiesa latina abbandonò la vera fede e cadde nelle eresie, lasciando in Europa solo un piccolo numero di buoni Cattolici. b.) Come a causa della sua condotta, la sinagoga e l’intera nazione giudaica furono afflitte dai gentili e furono spesso lasciate alle rapine, così ora i Cristiani, l’Impero Romano e gli altri regni da quali calamità non sono afflitti? L’Inghilterra, la Boemia, l’Ungheria, la Polonia, la Francia e gli altri stati d’Europa non ci servono come testimoni e non devono deplorare i loro mali con lacrime amare e persino con lacrime di sangue? – c.) Proprio come Ashur venne da Babilonia con i Caldei per impadronirsi di Gerusalemme, distruggere il suo tempio, bruciare la città, spogliare il santuario e condurre il popolo di Dio in cattività, ecc., così, in questa quinta epoca, non dobbiamo forse temere che i turchi irrompano presto e covino sinistri piani contro la Chiesa latina, e questo a causa della ricolma portata dei nostri crimini e delle nostre più grandi abominazioni? d.). Come nella quinta età il regno d’Israele e il regno di Giuda furono molto indeboliti, e divennero sempre più deboli, finché alla fine, prima il regno d’Israele e poi quello di Giuda, furono completamente distrutti; così anche, in questa quinta età, vediamo che l’Impero Romano fu diviso, ed è ora in un tale tumulto, che dobbiamo temere che perisca, come l’impero orientale perì nell’anno 1452. – Infine, a questa quinta età si riferisce anche il quinto giorno della creazione del mondo, quando Dio comandò che le acque producessero tutti i tipi di pesci e rettili, e quando creò gli uccelli dell’aria. Ora questi due tipi di animali figurano la più grande libertà. Perché cosa c’è di più libero del pesce nell’acqua e dell’uccello nell’aria? Così troviamo metaforicamente in questa quinta età la terra e l’acqua piena di rettili e di uccelli. Infatti, vi abbondano gli uomini carnali che, avendo abusato della libertà di coscienza, e non essendo contenti delle concessioni che erano state loro accordate in precedenza nel trattato di pace, strisciano e volano dietro gli oggetti della loro voluttà e della loro concupiscenza. Ognuno crede e fa quello che vuole. È a loro che si riferiscono le parole dell’Apostolo San Giuda, al v. 10 nella sua Epistola Cattolica, quando dice: « Questi bestemmiano tutto ciò che non conoscono, e si corrompono in tutto ciò che conoscono naturalmente, come bestie irragionevoli. Il disordine regna nei loro festini; mangiano senza ritegno, pensano solo a nutrir se stessi, vere nuvole senza acqua che il vento porta qua e là, alberi autunnali, alberi sterili due volte, morti e sradicati, onde furiose del mare che spargono la loro confusione come schiuma; stelle erranti, alle quali è riservato un turbinio di tempeste per l’eternità….. Mormoratori inquieti, che camminano secondo i loro desideri, e la cui bocca proferisce orgoglio; ammiratori di persone secondo il profitto che ne sperano… Uomini che si separano da se stessi, uomini sensuali che non hanno lo spirito di Dio. » – Ed è così che in questa miserabile epoca della Chiesa, ci si rilassa sui precetti divini e umani, la disciplina è indebolita, i sacri Canoni non contano a nulla, le leggi della Chiesa non sono meglio osservate dal clero che le leggi civili tra il popolo. Perciò da questo noi siamo come rettili sulla terra e nel mare, e come uccelli nell’aria: ognuno è portato a credere e a fare ciò che vuole, secondo l’istinto della carne.

II. Da cui segue: Questo è ciò che dice Colui che ha i sette Spiriti di Dio e le sette stelle. Questi sette Spiriti di Dio sono i sette doni dello Spirito Santo, che Gesù Cristo mandò in tutto il mondo e rivelò alle nazioni nella verità della fede. Le sette stelle designano l’universalità dei Vescovi e dei Dottori, come dimostrato sopra. Questo è ciò che dice Colui che ha i sette Spiriti di Dio e le sette stelle; cioè, che Gesù, il Figlio di Dio, al quale è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra, ha in suo potere i sette spiriti della verità della fede, e le sette stelle: i prelati ed i Dottori, che Egli può toglierci e portare nelle Nazioni lontane, a causa dei nostri grandi crimini e a causa della durezza dei nostri cuori e della nostra incredulità. Questo è quello che fece quando permise alla luce della fede di lasciare la maggior parte dell’Europa e di essere portata fino alle più lontane Indie, che erano immerse nelle tenebre del paganesimo. Egli illuminò queste Nazioni attraverso il ministero di San Francesco Saverio e di altri dottori. Se non facciamo penitenza al più presto, conformando la nostra vita a quella di Gesù Cristo, c’è da temere che questa luce della fede ci venga completamente tolta. Con queste parole, Cristo vuole suscitare nella sua Chiesa un timore salutare, perché il timore del Signore è l’inizio della sapienza. E poiché Dio non può mandarci un flagello più grande come quello di accecare il suo popolo togliendogli il dono della vera fede per mezzo di falsi dottori, che Egli suscita al posto di quelli veri, come punizione delle nostre abomini e dei nostri cuori impenitenti, dobbiamo dunque, mossi da santo timore e coperti di sacco e cenere, venire a prostrarci umilmente ai piedi di Gesù Cristo, e dirgli, con il Re-Profeta (Sal, L; 13=: « Non cacciarmi dalla tua presenza e non ritirare il tuo spirito da me. Ridammi la gioia che viene dalla tua salvezza e rafforzami con uno spirito di potenza, ecc. » – Conosco le tue opere. Con queste parole Egli rimprovera le opere di questa quinta epoca. Io conosco, cioè: le vostre opere malvagie non mi sono ignote, le vostre opere piene di imperfezioni, le vostre opere false ed ipocrite, che hanno l’apparenza della pietà, ma non hanno la verità della carità. Le vostre opere, cioè il vostro fasto, il tuo splendore e la tua santità esterna. Io conosco le vostre opere: Io, che sono il cercatore di cuori, non ignoro che in generale le vostre opere sembrano buone all’esterno, ma all’interno sono cattive e mortali. Per questo dice e aggiunge: Tu hai il nome di vivente, ma tu sei morto. Ora, possiamo acquistarci nome di vivere spiritualmente in Gesù Cristo, come principio di vita, in tre modi: – 1° dalla fede in Gesù Cristo, e da questo portiamo il nome di Cristiani; – 2° dalle opere di giustizia e carità in Gesù Cristo, della cui vita vive chiunque non sia in stato di peccato mortale, ed è in grazia di Dio; – 3° dall’osservanza dei consigli evangelici, dai sacri Ordini dell’Episcopato, del Sacerdozio, ecc. Con i voti che si fanno dedicandosi specialmente alla vita religiosa, abbandonando i fasti, le ricchezze ed i piaceri del mondo, e consacrandosi a Dio solo e al suo Cristo. Ora, Gesù Cristo rimprovera soprattutto la quinta età di essere macchiata dal vizio particolare di attribuirsi falsamente il nome di vivere in Lui, mentre si vive ben diversamente. Questo è dimostrato per induzione: – 1°. Tutti gli eretici, che nella quinta epoca sono numerosi come le locuste sulla terra, si vantano del Nome di Cristo; dicono di essere veri Cristiani e di vivere in Gesù Cristo, eppure sono tutti morti e moriranno eternamente a meno che non facciano penitenza e rientrino in se stessi. Hanno Dio ed il Figlio suo Gesù solo sulle loro labbra, mentre hanno il diavolo nei loro cuori ed il mondo tra le loro braccia. 2°. Quante migliaia di Cristiani si sono raffreddate in questa epoca calamitosa, che, considerando solo il felice successo ottenuto in ogni cosa dagli eretici, e osservando malignamente i costumi degli ecclesiastici ed il loro modo di vivere, conservano il nome di Cattolici per un certo timore e rispetto umano, ma che sono morti dentro nell’ateismo e nell’indifferentismo, nel calvinismo e nello pseudo-politicismo, e nel loro odio per i preti? Essi hanno il nome di viventi, perché pretendono di avere la religione, perché affettano pietà, fanno sembiante di aver religione, si pretendono come persone coscienziose, comunicando con i Cattolici e confessando di appartenere alla vera fede, alla presenza dei principi e dei grandi. Si lasciano persino impegnare in opere pie e le promuovono; vedono i religiosi e li frequentano, fanno mostra di zelo con le loro parole, con i loro consigli, e anche con un certo zelo esteriore per la costruzione di monasteri e collegi, per esempio; ma essi fanno tutto questo per avere il nome di esseri viventi, e per mettersi nel favore presso gli uomini ed i grandi. Cercano di conquistare la fiducia del mondo con questa apparenza di pietà e religione, per riuscire più facilmente nelle loro trame e nei progetti oscuri. 3°. Se esaminiamo in dettaglio il piccolo numero dei Cattolici, la loro rettitudine ci apparirà disgustosa come la biancheria sudicia; perché la maggior parte di loro non è dedita ad altro che alla voluttà, ed è morta nel peccato. Essi badano solo alle apparenze; si gloriano delle cose esteriori, e sembrano ignorare il fatto che “non possa riceversi una pecora senza lana”; la loro carità cristiana, infatti, è diventata fredda, e ricercano solo il loro benessere ed i propri vantaggi. Di solito non c’è né giustizia né equità nei tribunali, ma piuttosto l’accettazione di persone e di regali, che porta a processi interminabili. L’umiltà è quasi sconosciuta in questo secolo, che ha ceduto il passo al fasto ed alla vanagloria, giustificati dalla convenienza e dal rango. La semplicità cristiana è ridicolizzata come stoltezza e stupidità, mentre è considerato come sapienza l’elevato sapere ed il talento di oscurare con questioni insensate ed argomenti complicati tutti gli assiomi della legge, i precetti della morale, i santi Canoni ed i dogmi della Religione; così che non c’è più alcun principio per quanto possa essere sì santo, sì autentico, sì antico e sì certo, che sia esente da censure, critiche, interpretazioni, modifiche, delimitazioni e discussioni da parte degli uomini, etc. si frequentano le verità della Chiesa, ma non si mostra rispetto alla presenza di Dio onnipotente, ridono, parlano, guardano qua e là, scherzano, si provocano a vicenda con i loro sguardi, ecc. – Il corpo è adornato da begli abiti, mentre l’anima è macchiata dalle lordure del vizio. La parola di Dio è trascurata, disprezzata e ridicolizzata. La Sacra Scrittura non è più tenuta in considerazione; solo Machiavelli, Bodin e tutti i loro simili sono stimati ed apprezzati. Solo la mente, non il cuore, viene coltivata nell’educazione dei bambini, che divengono così disobbedienti, dissoluti, chiacchieroni, litigiosi e irreligiosi. I genitori li amano con un amore disordinato, nascondendo i loro difetti, non correggendoli e non facendo lor rispettare la disciplina domestica. Si dovrebbe fare del bambino un figlio semplice, buono, amante della verità, un Cristiano vero, retto e giusto; ma ci si preoccupa invece molto di più che diventi un politico o un sapiente. Solo quando parlerà diverse lingue e sarà stato addestrato nei costumi stranieri, sarà considerato un giovane di buone speranze e un cittadino di successo. Si esigerà da lui il saper fingere, il dissimulare, il parlare e sentire in modo nuovo, il fare tutto e imitare tutto, come un istrione. Infine, non dovrà cercare i suoi piaceri che nelle novità, etc. Ora, è così che quest’epoca fa consistere la sua giustizia e la sua vita nella falsità, nel fasto esterno, nella moda e nell’applauso degli uomini, mentre trascura la vera ed interiore giustizia, che sola possa piacere a Dio. 4°. Non dirò nulla su come siano miserabili gli ecclesiastici ed i religiosi; ecco perché molti di loro hanno nome di viventi, ma sono morti, etc. Questo dettaglio dovrebbe bastare per provare che Gesù Cristo rimprovera giustamente questa quinta età della Chiesa, dicendole: Tu hai il nome di un vivente, ma sei morto. Oh! quanti pochi uomini ci sono in quest’epoca che sono veramente vivi, servono il Signore loro Dio e sono amici del suo Cristo! Il significato di queste parole è dunque: Hai il nome di un uomo vivo, ma sei morto nella falsa dottrina, sei morto nell’ateismo e nello pseudo-politicismo, sei morto nell’ipocrisia e nella pretesa giustizia, tu sei morto nei tuoi peccati occulti, nel segreto delle tue abominazioni, sei morto nelle voluttà e nelle delizie, sei morto nella sfrontatezza, nella gelosia e nell’orgoglio; tu sei morto nei peccati della carne, nell’ignoranza dei misteri e delle cose necessarie alla salvezza; sei morto nell’irreligione e nel disprezzo della parola di Dio, perché ogni carità, che è l’unica vera vita in Cristo Gesù, si è raffreddata in te.

III. Vers. 2. – Sii vigilante, e conferma tutti coloro che sono vicini alla morte. Con queste parole esorta i Pontefici, i Prelati e i Dottori alla vigilanza e alla sollecitudine pastorale, che deve essere tanto più grande perché i tempi sono peggiori e più difficili, e perché molti lupi si sono insinuati nel mondo tra le pecore. Le pecore sono dunque più esposte alla corruzione, all’avidità ed al pericolo di perire, se non trovano un solido sostegno nella vigilanza e nella sollecitudine dei Prelati. È dunque con disegno che dice: Sii vigilante nel pregare Dio per quelli che ti sono stati affidati e per quelli che sono deboli nella fede; sii vigilante nell’amare i peccatori. Ora, il fondamento della vera vigilanza e della sollecitudine pastorale consiste nel pregare frequentemente, umilmente e devotamente per il proprio gregge: per i buoni, perché si conservino; per i deboli, perché siano alleviati e fortificati; per i cattivi, perché siano ricondotti alla verità e alla giustizia, ecc. – Sii vigilante sulla tua persona, affinché i tuoi pensieri, le tue parole e le tue opere siano sante ed irreprensibili; affinché tu sia casto, sobrio, modesto; e affinché tu non sia collerico, focoso e tiranno. Sii vigilante sulla tua casa e sulla tua famiglia, affinché la tua casa sia santa e pura da ogni fornicazione e dallo scandalo. Sii vigilante nel mantenere la sana ed ortodossa dottrina, in modo da poterla predicare agli adulti ed insegnarla ai bambini. Sii vigilante, e che ognuno faccia il suo dovere; il Vescovo, il Prelato, etc. Sii vigilante ed abbi cura di visitare, esaminare, correggere, esortare, consolare e proteggere i prelati, i curati ed i predicatori che sono sotto la tua giurisdizione. Sii vigilante nel procurare a che tutti i tuoi subordinati siano nella sana dottrina, dei buoni Vescovi, dei buoni Prelati, dei buoni parroci e altri buoni pastori delle anime. Sii vigilante contro la malizia degli eretici, contro i cattivi libri, contro i falsi Cristiani, contro i costumi depravati, i vizi pubblici, lo scandalo, il furto, l’adulterio, ecc. e conferma; vale a dire, conserva ciò che resta dei Cattolici che, cadendo a poco a poco nell’eresia e nell’ateismo, stanno morendo per mancanza di vigilanza pastorale, ecc. – Il testo dice deliberatamente in senso condizionale: Conferma tutti coloro che erano vicini alla morte; perché: – 1° come è stato detto, i resti dei Cattolici sono stati conservati in Europa con l’aiuto del Concilio di Trento, della Compagnia di Gesù e altri uomini pii; e senza questi rimedi tutti sarebbero caduti nell’eresia e sarebbero morti spiritualmente. – 2º Queste parole sono poste in senso condizionale, affinché i Vescovi, i prelati e gli altri pastori di anime comprendano che non è dal caso o da una cieca predestinazione di Dio che dipenda la salvezza o la morte delle anime redente dal prezioso sangue di Gesù Cristo, come possono immaginare i lassi e gli empi. Sappiano, al contrario, che la vita delle anime dipende dalla vigilanza e dalla sollecitudine, e che la morte eterna prviene dallo scandalo e dall’incuria dei pastori.

IV. Sii vigilante e conferma tutti coloro che erano vicini alla morte. Qui di nuovo, Gesù Cristo ci intima, attraverso la voce del Profeta, la necessità di vegliare, perché siamo in tempi malvagi ed in un’epoca piena di pericoli e di calamità. L’eresia sta prendendo il sopravvento ovunque e sta alzando la testa; il suo corpo sta diventando più forte che mai ed i suoi seguaci hanno guadagnato potere quasi ovunque. Essi sono trionfanti nell’Impero, nei regni e nelle repubbliche, e si sono arricchiti con il bottino della Chiesa. Questo è ciò che fa sì che molti Cattolici diventino tiepidi, che i tiepidi disertino e che molti concepiscano lo scandalo nei loro cuori. La guerra è anche causa di ignoranza, anche nelle cose essenziali della fede. La corruzione della morale è in aumento nei campi e tra i soldati, che raramente ricevono buoni pastori, buoni predicatori e buoni catechisti. Da ciò deriva che la generazione resta rude, grossolana ed inflessibile, ignorante di tutto o di quasi tutte le cose; dimentica di Dio e dell’onestà; non conoscente altro che la rapina, il furto, la bestemmia e la menzogna, e in studio solo per aggirare il suo vicino, ecc. Nella fede cattolica, la maggioranza è tiepida, ignorante ed aggirata dagli eretici, che applaudono e si rallegrano della propria felicità, e deridono i veri fedeli, che vedono afflitti, impoveriti e desolati. Allo stesso tempo, nessuno studia le scienze sacre, perché i genitori sono poveri e non c’è altro che desolazione nella maggior parte dei seminari, che non godono più delle entrate e delle rendite delle loro fondazioni. Da ciò che è stato appena detto, e anche da altre miserie, è chiaro quanto grande sia il pericolo per la fede cattolica nell’Impero Romano. – Siate dunque vigili, o voi Vescovi e Prelati della Chiesa di Dio! Prendete consiglio da voi stessi e riflettete attentamente con il vostro gregge sui mezzi di procurare loro, in questa urgente necessità, dei sacerdoti pii, zelanti e dotti che, con le loro sane parole ed i buoni esempi, brillino come una luce agli occhi delle loro pecore, per condurle al buon pascolo e confermarle nella fede cattolica. Sii vigile e conferma tutti coloro che erano vicini alla morte, perché non trovo le tue opere piene davanti a Dio. Qui Nostro Signore Gesù Cristo parla come uomo e come Capo invisibile della Chiesa. La Divinità, nell’infinito abisso della sua eterna prescienza, rivelò le colpe ed i peccati dei pastori e degli altri futuri membri della Chiesa, e allo stesso tempo conferì la missione di correggerli. – Gesù Cristo basa dunque il suo rimprovero sulla mancanza di vigilanza e di sollecitudine pastorale di cui sopra, che Dio tuttavia esige dai Vescovi e dai Prelati della Chiesa. Ecco perché si serve della congiunzione “perché”, che unisce ciò che precede con ciò che segue; cioè: sii vigilante …; perché non trovo le vostre opere piene davanti al mio Dio. Cioè, non fai il tuo dovere come potresti e dovresti; non sei abbastanza vigilante, e non hai abbastanza sollecitudine per le pecore che ti sono state affidate; perché le tue opere non sono piene, cioè perfette nella carità; e perché hai poca cura della salvezza delle anime. Perché non trovo le tue opere piene, per quanto riguarda le ordinazioni, le istituzioni, le promozioni, le visite pastorali e la disciplina. Non trovo le tue opere piene, perché tu non cammini come mi è stato comandato dal Padre mio, e come Io stesso ho camminato nell’umiltà, nella povertà e nel rinnegamento delle pompe del secolo. Perciò Gesù Cristo dice: … perché non trovo piene le tue opere, per esprimere che esse: non sono gradite alla sua volontà, contro la quale tu agisci, preoccupandoti solo di te stesso, usando indulgenza verso la tua persona nell’accecamento del tuo amor proprio e delle tue voluttà. Tu sei affezionato ai fasti, sei gonfio di onori, profondi il mio patrimonio nel lusso della tavola, nella brillantezza delle corti, nello splendore dei palazzi, in una numerosa servitù; nel lusso dei cavalli e delle carrozze; nei mezzi per esaltare e arricchire i tuoi parenti; in una parola, nella pompa del secolo. Mentre, al contrario, dovresti usare le tue entrate per nutrire i poveri, per consolare le vedove e gli orfani, e per aiutare i Cattolici nei paesi dove sono stati impoveriti e derubati dalle depredazioni degli eretici e degli altri nemici della Religione, e dove gemono sotto il giogo, privi di soccorso umano. Dovresti anche usare i tuoi profitti per promuovere gli studi dei giovani che non hanno mezzi, onde compensare la penuria di buoni pastori; e anche per restaurare le chiese in rovina. E poiché tutte queste opere appartengono al dovere pastorale, e tuttavia non le fai, non trovo le tue opere piene davanti al mio Dio, che conosce le tue colpe, che ti renderanno inescusabile al suo giudizio.

V. Vers. 3 – Da cui prosegue: Ricordati, dunque di ciò che hai ricevuto e di ciò che hai udito, e conservalo, e fa’ penitenza. Qui applica il rimedio al male. Questo rimedio è composto da cinque cose: – 1°. Ricorda dunque … Queste parole raccomandano la frequente meditazione di una verità grave ed importante, ed il costante e fermo ricordo del dovere pastorale. Questo ricordo e questa meditazione sono un dovere tanto serio quanto importante per i Vescovi, i Prelati e gli altri pastori, che dovrebbero farne il soggetto abituale delle loro riflessioni e inciderle profondamente nella loro memoria. Il fondamento ed il primo rimedio, quindi, è che i Prelati correggano le loro colpe e negligenze, che studino e conoscano i doveri del loro ufficio. Ecco perché dice in secondo luogo: … Ricordatevi dunque di ciò che avete ricevuto. Con queste parole Gesù Cristo designa la qualità dell’ufficio e del dovere episcopale e pastorale, che sono santi, e sono stati ricevuti dal ministero degli Angeli; e che Dio ha affidato agli uomini, non come un regno o per un vantaggio terreno, ma per la salvezza delle anime, per le quali Io – Egli dice – l’eterno Figlio di Dio, il Re dei re ed il Dominatore dei dominatori, sono disceso dal cielo, mi sono fatto uomo, sono nato in una stalla, ho vissuto tra gli animali, ho vissuto in povertà ed umiltà, conversando con gli uomini sulla terra per trentatré anni, e sono stato crocifisso tra due ladroni. – O tu, dunque, Prelato e pastore, non hai ricevuto questo ufficio per essere onorato e lodato dagli uomini, per indulgere nei piaceri e nelle delizie dei festini, per accumulare oro e argento, per esaltare ed arricchire i tuoi parenti, né per cercare il fasto del secolo o la vanità del mondo, ma per essere mio imitatore. Se vuoi essere ammesso nel numero dei miei eletti, devi essere puro ed immacolato tra gli uomini, dei quali devi essere un modello tanto più distinto, poiché il ministero che hai ricevuto in eredità è più alto, più santo e più perfetto. Il tuo fardello è pesante, pieno di doveri, sollecitudini e pericoli. Esige una vigilanza esatta, il timore di Dio, una preghiera continua ed instancabile, una casta sobrietà, ecc. – Ricordati, dunque, di ciò che hai ricevuto, cioè per quale scopo sei stato nominato Pontefice, Vescovo e Prelato, cioè per pascere il gregge che ti è stato affidato, per brillare come una luce nelle tenebre, per essere il sale della terra e per condire spiritualmente le anime e gli spiriti degli uomini; infine per essere il capo o la guida che dà vita ai membri e al corpo ecclesiastico. Ricordati, dunque, di ciò che hai ricevuto dal mio Dio: tanti doni di natura, di fortuna e di grazia dati gratuitamente, non per godere arbitrariamente di questi vantaggi, ma per farli fruttare come un servo fedele ed utile. Tu non hai ricevuto questi doni per nasconderli nel lino (espressione biblica) del tuo amore, o per sotterrarli nella terra dei piaceri e degli onori, ma per farli fruttificare e beneficiare spiritualmente il mio Dio con le tue opere di misericordia e di carità: tu devi servirtene per le vedove e gli orfani, per sostenere i poveri e gli indigenti sull’esempio dei vostri Santi. – Da questo deriva il terzo ingrediente del rimedio: Ricordati, dunque, di ciò che hai ascoltato nel mio Vangelo: come sono andato tra gli uomini e ho dato la mia vita per le mie pecore. Ricordati … di quello che hai sentito negli atti e nella vita dei miei Apostoli, di come si sono comportati, di quello che hai sentito dai tuoi padri, dai tuoi predecessori: i Pontefici, i Vescovi ed i Prelati della mia Chiesa. Perché tu sai che erano umili, poveri, prudenti, sobri, casti, solleciti ed adorni di ogni virtù. Perciò, seguendo l’esempio del tuo Signore e Maestro, degli Apostoli, degli altri Santi ed amici del mio Dio, devi vivere come essi hanno vissuto, e comportarti come essi si sono comportati in questo mondo. Ricorda … quello che hai sentito, la vita e la condotta che i santi Canoni, gli scritti dei santi Padri, i Concili generali, provinciali e diocesani. prescrivono. Ricorda … ciò che hai sentito recentemente nel Concilio di Trento, tutti i suoi statuti sulla vita, l’onestà e la riforma che devono essere osservati. Perciò aggiunge immediatamente il – 4° quarto rimedio: … e conservalo. Queste parole ci esortano ad osservare ciò che è stato detto sopra, e allo stesso tempo contengono un rimprovero particolare sul vizio di questa epoca, che consiste nel fatto che quasi nessuno di questi doveri venga osservato. Perché il nostro secolo è carnale e delicato; si vanta di molte cose, specialmente delle sue sublimi scienze. E poiché sa così tanto, pensa di avere il diritto di non osservare nulla. Noi abbiamo in effetti, tanti santi Canoni, tanti salutari Concili generali e sinodali, tante buone leggi civili, tanti libri spirituali, tanti interpreti delle Sacre Scritture, tanti scritti dei santi Padri pieni di forza e di dottrina; infine, tanti esempi di Santi. Eppure, facciamo così poco nelle opere buone! Ah, è perché siamo figli di un’epoca carnale! – È per questo che Cristo ci esorta ed esorta ad imitare e seguire con le nostre azioni il giusto cammino che conosciamo e nel quale Lui e i suoi Santi hanno camminato, servendoci da esempio. – 5° Il quinto rimedio è contenuto nelle seguenti parole: E fa’ penitenza. La penitenza che egli prescrive qui contiene tre punti, cioè: 1° L’uomo deve riconoscere e confessare la sua colpa. 2. Deve chiedere perdono a Dio con un cuore contrito e umiliato. 3. Deve correggere i suoi peccati, riformare la sua vita e la sua condotta, e pagare la soddisfazione dovuta per le sue colpe. Ora, poiché la generazione perversa di questa quinta epoca della Chiesa non fa niente di tutto questo,  ecco perché Cristo esorta la sua Chiesa sopra ogni cosa a fare una salutare penitenza, che ci propone non solo come l’unico rimedio necessario per restituire alla vita spirituale le nostre anime morte nel peccato, ma anche come mezzo per placare l’ira di Dio, per allontanare da noi i mali che Egli ha riversato su questa generazione, e che ancora riverserà a torrenti all’infinito, se non facciamo penitenza! Nonostante tutto questo, nessuno vuole convertirsi, come si può dimostrare per induzione. Infatti: 1. Gli eretici che sono morti nei loro errori disprezzano la penitenza e non riconoscono o non vogliono riconoscere il loro stato miserabile, anzi se ne vantano e dicono che stanno bene anche se … sono morti. 2. Tra i Cattolici, sono pochi quelli che riconoscono le proprie colpe ed i loro peccati. Tutti i Vescovi, Prelati e pastori di anime dicono che fanno sempre bene il loro dovere, che vegliano e vivono come si addice al loro stato. Allo stesso modo, gli imperatori, i re, i principi, i consiglieri ed i giudici, si vantano di aver agito bene e di continuare ad agire bene. Tutti gli Ordini sacri si proclamano innocenti. Infine, il popolo stesso, dal primo all’ultimo, è abituato a dire: … cosa ho fatto di male e cosa faccio di male? Ed è così che tutti si giustificano. Così, affinché la Sapienza e la Bontà divine riportassero alla penitenza questa generazione pervertita e corrotta al massimo grado, essa mandò quasi continuamente su di essa i mali della guerra, della peste, della carestia ed altre calamità. Fu per questo motivo che afflisse di nuovo tutta la Germania con trent’anni di continue e straordinarie calamità, per farci finalmente aprire gli occhi e obbligarci a riconoscere i nostri peccati e ad implorare il perdono e la misericordia di Dio con un cuore contrito ed umiliato; e anche per impegnarci a riformare la nostra vita e la nostra condotta, ognuno secondo gli obblighi del suo stato. Ma invece di far tutto questo, siamo diventati peggiori, e siamo così accecati che non vogliamo nemmeno credere che siamo immersi in questi mali a causa dei nostri peccati, mentre la Sacra Scrittura dice: « Non ci sono mali in Israele che il Signore non abbia mandato. » Perciò c’è da temere che il Signore si esasperi ancora di più nella sua ira, di cui ci minaccia con le parole che seguono:

VI. Vers. 3. … perché se tu non veglierai, io verrò a te come un ladro e tu non saprai a che ora verrò. 1° Dopo la prescrizione del rimedio segue una terribile minaccia contro la Chiesa di Dio. Perché se non vegliate, dopo che vi sarete finalmente svegliati dal sonno profondo della vostra voluttà, della vostra pigrizia e dei vostri peccati, in cui avete dormito fino ad ora, Io verrò da voi e vi porterò sventura. Si esprime al tempo futuro, perché, come è stato spesso detto, l’ira di Dio, nella longanimità della sua bontà spesso ci minaccia da lontano e per molto tempo. Ma poiché non pensassero di essere al sicuro dai suoi colpi a causa della sua lentezza, egli dice: Verrò a voi in modo sicuro e infallibile. La Scrittura ci avverte allo stesso modo, (in Abacuc II, 3): « Aspettatelo; egli verrà e non tarderà. » 2 ° Verrò a voi ….. come un ladro. Qui paragona la sua visita e l’invio dei suoi mali all’arrivo di un ladro. Infatti, – a. il ladro è solito arrivare all’improvviso e senza preavviso; – b. arriva durante il sonno; – c. irrompe nella casa; – d. infine, saccheggia e ruba tutto. Ora, tale sarà il carattere del male che Dio solleverà contro la Sua Chiesa. Questo male saranno gli eretici ed i tiranni, che arriveranno all’improvviso e inaspettatamente, che irromperanno nella Chiesa mentre i Vescovi, i Prelati ed i pastori dormono; che si impadronirà e ruberà o saccheggerà i vescovadi, le prelature, i beni ecclesiastici, come vediamo con i nostri occhi quel che hanno fatto in Germania e nel resto d’Europa. Ed è anche pericoloso che essi continuino a dominare e portare via tutto ciò che rimane. Verrò a voi come un ladro, suscitando contro di voi le nazioni barbare ed i tiranni, che verranno come un ladro, improvvisamente e inaspettatamente, mentre voi dormite nelle vostre vecchie abitudini di voluttà, di impurità e di abominio. Irromperanno e penetreranno anche nelle fortezze e nelle guarnigioni. Entreranno in Italia, devasteranno Roma, bruceranno i templi e mineranno tutto, se non farete penitenza e se non vi sveglierete finalmente dal sonno dei vostri peccati. E tu non saprai a che ora verrò. Gesù Cristo lo indica qui, come di passaggio, l’accecamento con cui Dio è solito colpire i governanti del popolo, in modo che essi non possano prevedere, e di conseguenza prevenire, i mali che li minacciano. Perché nasconde ai loro occhi, intorpiditi dal sonno della voluttà, i mali e la vendetta che li deve colpire. È in questo senso che dice: … e tu non saprai a quale ora Io verrò; cioè, il tempo della sua visita sarà nascosto ai tuoi occhi; e tu non potrai prevenire il male, né prepararti alla battaglia, perché il nemico verrà rapidamente, e inonderà tutte le cose come le acque di un fiume impetuoso, come una freccia scoccata nell’aria, come un fulmine e come un cane veloce.

Vers. 4Tu hai pochi uomini a Sardi che non hanno contaminato le loro vesti. Ora segue la lode ordinaria dei pochi, in relazione alla moltitudine di uomini che sono sulla terra. Perché per quanto afflitta e desolata possa essere la Chiesa, e per quanto malvagio possa essere il mondo, il Signore Dio ha sempre riservato per sé, e sempre riserva per sé, alcuni dei Santi suoi amici, che brillano come una luce o un faro in mezzo al mondo, per impedire che tutte le cose siano corrotte e tutte le cose siano avvolte nelle tenebre. Tu hai un piccolo numero di uomini a Sardi che non hanno contaminato le loro vesti. Con queste parole, Egli indica il tipo di iniquità di cui tutto l’universo è macchiato e infettato, con poche eccezioni. Egli designa questa specie d’iniquità per la sua somiglianza con gli indumenti contaminati. Ora, si contaminano le proprie vesti: 1°. con il fango e lo sterco che si trovano camminando per le strade 2°. Col sudiciume di diverse immondizie che si usano per la conservazione della propria vita. 3°. Con la peste e con la lebbra. Queste tre metafore significano l’universalità dei gravi peccati e delle iniquità in cui il mondo quasi intero è miseramente piombato e nelle quali langue di malattie spesso mortali. In effetti, questa generazione è completamente perversa, delicata, effeminata, molle, carnale, avara e superba. È da lì che è sprofondata nel pantano della voluttà e del piacere, nell’eresia e nella dimenticanza di Dio suo Creatore. Tra i tanti stati diversi ed i tanti uomini nel mondo, ce ne sono solo alcuni che fanno eccezione e che credono ancora con tutto il cuore nel Signore Dio, che è in nei cieli. Sono pochi quelli che sperano nella sua Provvidenza, che servono Gesù Cristo secondo la loro vocazione e che amano Dio ed il prossimo. Perciò dice: pochi! Il testo latino esprime i nomi (nomina), cioè così pochi da poter essere chiamati facilmente con i loro nomi. Come è detto nella Scrittura, « Quelli i cui nomi sono scritti nel libro della vita », a causa del piccolo numero di coloro che saranno salvati. « Perché ci saranno molti chiamati e pochi eletti (in relazione alla massa degli empi e degli increduli) ». E cammineranno con me vestiti di bianco, perché ne sono degni. L’Apostolo indica qui la condotta di Cristo sulla terra, il cui esempio questi pochi amici seguiranno. Cristo camminava in bianco, 1°. Perché visse tra gli uomini nella più grande mitezza, purezza, umiltà, povertà, pazienza ed abbandono; e tutte queste virtù di Gesù sono rappresentate dalla sua veste bianca. 2°. Camminava in bianco, quando, essendo disprezzato da Erode nella sua beata passione, Erode lo fece rivestire di una veste bianca, e dopo averlo fatto sembrare pazzo, lo rimandò a Pilato. Ora questo è il modo in cui i pochi eletti che rimangono immacolati in mezzo al mondo camminano come Cristo sulla terra, in grande umiltà, in povertà e mitezza, e gemono nei loro cuori davanti al Signore loro Dio. Hanno molto da soffrire e sono disprezzati e derisi dal mondo, perché la loro vita e la loro condotta non sono considerate altro che follia. Perché è così in effetti che il mondo ha sempre trattato i Santi di Dio, e come li ha sempre giudicati, e non si è vergognato di giudicare lo stesso unico Figlio di Dio, sceso dal cielo per la salvezza degli uomini. Ecco perché Gesù Cristo disse, per consolare i suoi amici, Jo. XV, 17: « Quello che vi ordino è che vi amiate gli uni gli altri. Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, e Io vi ho scelti dal mondo, ecco perché il mondo vi odia. Ricordate quello che vi ho detto, che il servo non è più grande del padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi. » Perché l’amicizia di questo mondo è inimicizia davanti al Signore, e l’amicizia con Dio è inimicizia con il mondo. Perciò il testo dice: Camminano con me vestiti di bianco, perché ne sono degni. L’amicizia e la stima di Dio per i suoi giusti e i suoi amici ci stupisce, in quanto Egli vuole e permette che essi vaghino per il mondo coperti di pelli di pecora, disprezzati, impoveriti, vili, in mezzo a tribolazioni, persecuzioni, insulti, offese, tentazioni, freddo, nudità, ecc. Al contrario, il mondo e coloro che appartengono al mondo, prosperano nelle delizie, vivono nella gloria e nelle ricchezze, ridono e si rallegrano nell’abbondanza di ogni bene. Ora questa è l’amicizia di Dio per i suoi eletti, di cui il mondo non è degno. Da qui questo passo di San Paolo agli Ebrei, XI, 35: « Alcuni furono crudelmente tormentati, non volendo riscattare la loro vita presente per trovarne una migliore nella risurrezione. Altri hanno subito insulti e flagellazioni, catene e prigioni; sono stati lapidati, sono stati segati, sono stati sottoposti alle prove più dure; sono morti a fil di spada; hanno condotto una vita errante, coperti di pelli di pecora e di capra, abbandonati, afflitti, perseguitati, loro di cui il mondo non era degno. » Questo lo sapevano bene i santi Apostoli di Dio, che tornarono dal sinedrio pieni di gioia, perché erano stati trovati degni di subire oltraggi per il Nome di Gesù.

VII. Vers. 5.Colui che vincerà sarà vestito di bianco. Queste parole contengono la promessa di una ricompensa, ricompensa e piena consolazione nell’altra vita. È con questa promessa che Egli esorta noi, i suoi soldati, e ci sprona alla vittoria. Colui che vince il mondo, la carne e il diavolo; colui che vince sfuggendo al giogo del diavolo, al quale era precedentemente sottomesso a causa dei suoi peccati e delle sue voluttà, e che fa penitenza; colui che vince praticando la carità verso Dio ed il prossimo, che cancella la moltitudine dei suoi peccati; colui che vince perseverando nella vera fede cattolica in mezzo a tante defezioni, scandali e afflizioni tra i Cristiani; … chi vince le persecuzioni, le tribolazioni, le angosce e le calamità inflitte dagli eretici e dai cattivi Cristiani; chi vince le astuzie, gli inganni e le falsità con prudenza e vera semplicità cristiana; infine, chi vince perseverando nella sana dottrina, con santi costumi e la sincerità della carità, sarà vestito di bianco, cioè sarà pienamente ricompensato secondo la misura delle sue sofferenze. Perché quanto uno è stato disprezzato in questo mondo, tanta gloria gli sarà data nell’altro; tanta tribolazione, … tanta consolazione. Quanto più uno è stato oppresso nell’umiltà, povertà, nudità, sete, miseria, persecuzioni, tribolazioni e avversità di questo mondo, tanto più sarà esaltato nell’altra vita. Si abbonderà di ricchezze celesti, si sarà rivestiti della stella dell’immortalità, saziati della pienezza di tutte le delizie, che non saranno mai più tolte. È dunque per una maggiore consolazione degli afflitti che aggiunge la postilla: “E non cancellerò il suo nome dal libro della vita“. Il libro della vita è la predestinazione, cioè la prescienza eterna di Dio, con la quale Egli ha disposto il suo regno per i suoi eletti, da tutta l’eternità, in modo certo ed infallibile, secondo le opere di ciascuno. – Così, tale è la promessa che fa qui per la consolazione dei suoi amici e dei giusti: Io non cancellerò il suo nome dal libro della vita; cioè, egli sarà scritto come erede nel testamento dell’eredità eterna, che nessuno gli toglierà per i secoli dei secoli. E confesserò il suo nome davanti al Padre mio e ai suoi Angeli. La confessione di Cristo sarà il più grande onore dei Santi in cielo. Questa confessione, che è spesso ripetuta dagli Evangelisti, è promessa qui a coloro che hanno confessato il suo santo Nome sulla terra, e che lo hanno conservato non solo con la bocca, ma anche con il cuore e le azioni. Ora, questa confessione degli uomini per il santo Nome di Gesù davanti al mondo, è del tutto estranea alla generazione perversa del nostro tempo; poiché quasi tutti confessano con la bocca di conoscere Cristo, e Lo negano con le loro azioni. Ma questa confessione di Cristo davanti a Suo Padre è promessa qui solo ai Suoi servi fedeli, come una ricompensa speciale, come uno stimolo ai suoi soldati alla vittoria, e come il più grande onore che riserva loro: essere lodati e confessati da Lui, anche davanti a Suo Padre il Re dei re, il Signore dei signori, ed alla presenza di milioni di Angeli e di tutti i Santi di Dio.

§ II.

Della sesta età della Chiesa, che sarà un’età di consolazione, e che inizierà con il santo Pontefice e il potente Monarca, e durerà fino alla comparsa dell’Anticristo.

CAPITOLO III. VERSETTI 7-13.

Et angelo Philadelphiæ ecclesiæ scribe: Hæc dicit Sanctus et Verus, qui habet clavem David: qui aperit, et nemo claudit: claudit, et nemo aperit: Scio opera tua. Ecce dedi coram te ostium apertum, quod nemo potest claudere: quia modicam habes virtutem, et servasti verbum meum, et non negasti nomen meum. Ecce dabo de synagoga Satanæ, qui dicunt se Judæos esse, et non sunt, sed mentiuntur: ecce faciam illos ut veniant, et adorent ante pedes tuos: et scient quia ego dilexi te, quoniam servasti verbum patientiæ meæ, et ego servabo te ab hora tentationis, quæ ventura est in orbem universum tentare habitantes in terra. Ecce venio cito: tene quod habes, ut nemo accipiat coronam tuam. Qui vicerit, faciam illum columnam in templo Dei mei, et foras non egredietur amplius: et scribam super eum nomen Dei mei, et nomen civitatis Dei mei novae Jerusalem, quae descendit de caelo a Deo meo, et nomen meum novum. Qui habet aurem, audiat quid Spiritus dicat ecclesiis.

[E all’Angelo della Chiesa di Filadelfia scrivi: Così dice il Santo e il Verace, che ha la chiave di David: che apre, e nessuno chiude: che chiude, e nessuno apre: Mi sono note le tue opere. Ecco io ti ho messo davanti una porta aperta, che nessuno può chiudere: perché hai poco di forza, ed hai osservata la mia parola e non hai negato il mio nome. Ecco io (ti) darò di quelli della sinagoga di satana, che dicono d’essere Giudei, e non lo sono, ma dicono il falso: ecco io farò sì che vengano e s’incurvino dinanzi ai tuoi piedi: e sapranno che io ti ho amato. Poiché hai osservato la parola della mia pazienza, io ancora ti salverò dall’ora della tentazione, che sta per sopravvenire a tutto il mondo per provare gli abitatori della terra. Ecco che io vengo tosto: conserva quello che hai, affinché niuno prenda la tua corona. Chi sarà vincitore, lo farò una colonna nel tempio del mio Dio, e non ne uscirà più fuori: e scriverò sopra di lui il nome del mio Dio, e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme, la quale discende dal cielo dal mio Dio, e il mio nuovo nome. Chi ha orecchio, oda quel che lo Spirito dica alle Chiese.]

I. Vers. 7. – Scrivi anche all’Angelo della chiesa di Filadelfia. La sesta età della Chiesa inizierà con il potente Monarca ed il santo Pontefice di cui si è già parlato, e durerà fino alla comparsa dell’anticristo. Quest’epoca sarà un’epoca di consolazione (consolativus), in cui Dio consolerà la sua santa Chiesa per le afflizioni e le grandi tribolazioni che ha sopportato nella quinta epoca. Tutte le nazioni saranno restaurate all’unità della fede cattolica. Il sacerdozio fiorirà più che mai, e gli uomini cercheranno il regno di Dio e la sua giustizia con tutta la sollecitudine. Il Signore darà alla Chiesa buoni pastori. Gli uomini vivranno in pace, ognuno nella sua vigna e nel suo campo. Questa pace sarà loro concessa perché saranno stati riconciliati con Dio stesso. Vivranno all’ombra delle ali del potente Monarca e dei suoi successori (S. S. Pio IX e successori fino a Pio XII – ndr.-). Troviamo il tipo di questa età, nella sesta epoca del mondo, che iniziò con l’emancipazione del popolo d’Israele e la restaurazione del tempio e della città di Gerusalemme, e durò fino alla venuta di Gesù Cristo. Perché come in quel tempo il popolo d’Israele fu confortato al massimo grado dal Signore loro Dio, con la liberazione dalla cattività; come Gerusalemme ed il suo tempio furono restaurati; che i regni, le nazioni e i popoli sottomessi all’Impero Romano furono sconfitti e soggiogati da Cesare Augusto, un monarca potentissimo e distinto, che li governò per 56 anni, ristabilì la pace nell’universo e regnò da solo fino alla venuta di Nostro Signore Gesù Cristo, ed anche dopo; così nella sesta epoca Dio gioirà della Sua Chiesa con la più grande prosperità. Infatti, sebbene nella quinta età non vediamo altro che le più deplorevoli calamità ovunque: mentre tutto è devastato dalla guerra; mentre i Cattolici sono oppressi dagli eretici e dai cattivi Cristiani; mentre la Chiesa e i suoi ministri sono resi tributari; mentre i principati sono sconvolti; mentre i monarchi sono uccisi, i soggetti rigettati, e tutti gli uomini cospirano per erigere delle repubbliche, avviene un cambiamento strabiliante per mano di Dio onnipotente, come nessuno può umanamente immaginare (si ricordi anche lo stato dell’Europa nel 1848). Infatti, questo potente Monarca, che verrà come messaggero di Dio, distruggerà le repubbliche da cima a fondo; sottometterà tutto al suo potere (sibi subjugabit omnia) ed userà il suo zelo per la vera Chiesa di Cristo. Tutte le eresie saranno consegnate all’inferno. L’impero dei Turchi sarà spezzato e questo Monarca regnerà in Oriente ed in Occidente. Tutte le nazioni verranno ad adorare il Signore loro Dio nella vera fede Cattolica Romana. Molti santi e maestri fioriranno sulla terra. Gli uomini ameranno il giudizio e la giustizia. La pace regnerà in tutto l’universo, perché la potenza divina legherà satana per molti anni, ecc; finché non verrà il figlio della perdizione, che lo slegherà di nuovo, ecc. È anche a questa sesta età che, per la somiglianza della sua perfezione, si riferisce il sesto giorno della creazione, quando Dio fece l’uomo a sua somiglianza, e gli sottomise tutte le creature del mondo per essere loro Signore e padrone. Ora questo Monarca regnerà su tutte le bestie della terra, cioè sulle nazioni barbare, sui popoli ribelli (si sa che la Svizzera è composta da diverse repubbliche, la maggior parte delle quali sono protestanti), e su tutti gli uomini che sono dominati dalle loro cattive passioni. È anche a questa sesta epoca che si riferisce il sesto Spirito del Signore, cioè: lo spirito di sapienza, che Dio riverserà in abbondanza su tutta la superficie del pianeta in quel tempo. Infatti, gli uomini temeranno il Signore, il loro Dio, osserveranno la sua legge e lo serviranno con tutto il loro cuore. Le scienze saranno moltiplicate e perfezionate sulla terra. La Sacra Scrittura sarà unanimemente compresa, senza controversie e senza errori di eresie. Gli uomini saranno illuminati sia nelle scienze naturali che in quelle celesti. Infine, la Chiesa di Filadelfia è il tipo di questa sesta epoca; perché Filadelfia significa amore del fratello (amor fratris sulutans), e ancora, conservare l’eredità, in unione con il Signore (hæreditatem salvans adhærente Domino). Ora, tutti questi personaggi sono perfettamente adatti a questa sesta epoca, in cui ci sarà amore, concordia e pace perfetta, ed in cui il potente Monarca potrà considerare quasi tutto il mondo come sua eredità. Egli libererà la terra, con l’aiuto del Signore suo Dio, da tutti i suoi nemici, dalla rovina e da ogni male.

II. Questo è ciò che dice il Santo e Vero, che ha la chiave di Davide, che apre e nessuno chiude; che chiude e nessuno apre. Come è solito fare nella descrizione di ogni epoca, San Giovanni indica di nuovo, con queste prime parole, alcune delle insegne di Nostro Signore Gesù Cristo; insegne che Egli non solo indossa su se stesso, ma che fa anche risplendere esteriormente nelle sue membra e nel suo Corpo, che è la Chiesa, in modo particolare alla sesta età. Questo è ciò che dice il Santo dei Santi ed il vero Dio e uomo. È a causa di queste insegne, infine, che sono la santità e la verità, e che appartengono a Nostro Signore Gesù Cristo dall’ipostasi divina, che ogni ginocchio deve inchinarsi a Lui in cielo, in terra e negli inferi, ecc. Qui è anche chiamato Santo e Verace, come capo delle sue membra e del suo corpo, che è la Chiesa, e anche perché la sua Chiesa sarà particolarmente santa e vera nella sesta epoca. Sarà santa perché gli uomini cammineranno allora con tutto il loro cuore nelle vie del Signore e cercheranno il regno di Dio con tutta sollecitudine. La Chiesa sarà vera, perché dopo che tutte le sette saranno state consegnate all’inferno, sarà riconosciuta come vera su tutta la faccia della terra. – Che ha la chiave di Davide. Con queste parole si intende il potere regale e universale che Cristo possiede sulla sua Chiesa, un potere che manterrà fino alla consumazione dell’epoca, in esecuzione della volontà e del consiglio di Dio Padre. (Matth. XXVIII, 18): « Mi è stata data ogni autorità in cielo e in terra. » – Vedi Libro II, capitolo 4 -. Inoltre, si dice qui che Cristo ha la chiave di Davide, perché Davide e il suo regno erano figura di Gesù Cristo e del suo regno, come vediamo nei libri dei Profeti. – Che chiude e nessuno apre. Queste parole esprimono qual sia il potere di questa chiave di Cristo. È un potere illimitato, costituito dalla sua sola potenza, che può distribuire beni e mali secondo la sua volontà. Per questo si dice: … apre la porta ai beni diffondendoli, e apre la porta ai mali permettendoli. E nessuno chiude, cioè nessuno può impedire che i decreti della sua volontà divina si compiano in cielo, sulla terra e negli inferi. Il malvagio non può impedire il bene, ed i buoni non saprebbero impedire i mali. Infatti è detto dei malvagi in San Matteo, XVI, 18: « Le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. » E dei giusti in Ezechiele, (XIV, 14): « Che se questi tre uomini, Noè, Daniele e Giobbe, saranno trovati in mezzo a quella terra (di una nazione che avrà peccato contro il Signore), essi libereranno le loro anime con la loro propria giustizia, dice il Signore degli eserciti, ecc. » Che chiude e nessuno apre, vale a dire, di contro, che rimuove a suo tempo i mali della sua Chiesa e le restituisce i beni. Poi Egli permette di nuovo i castighi, e non c’è nessuno che possa toglierli dalla Sua mano o impedirli, come è scritto (Ps. CIII, 28): « …. Quando date loro del cibo, lo raccolgono immediatamente. Quando apri la mano, sono tutti pieni dei tuoi beni. Ma se tu distoglierai il tuo volto da loro, saranno turbati. Tu toglierai loro lo spirito ed essi torneranno alla loro polvere. Manderai il tuo spirito e saranno ricreati, e rinnoverai la faccia della terra, etc. » – Conosco le tue opere. Queste parole sono un elogio generale delle opere della sesta età, come hanno espresso sopra un rimprovero sulle opere della quinta. Conosco le tue opere, che sono tutte sante, buone, perfette e piene di carità, come il seguito farà vedere.

Vers. 8: Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere, perché tu hai poca forza, eppure hai mantenuto la mia parola e non hai abbandonato il mio nome, etc. Queste parole sono piene di consolazione; esse descrivono la felicità che verrà nella sesta epoca, una felicità che consisterà in: – 1° L’interpretazione vera, chiara e unanime delle Sacre Scritture. Perché allora le tenebre dell’errore e le false dottrine degli eretici, che non sono altro che la dottrina dei demoni, saranno dissipate e scompariranno. I fedeli di Cristo, sparsi su tutta la superficie del pianeta, saranno i fedeli di Cristo, sparsi su tutta la superficie del pianeta, saranno attaccati alla Chiesa nel cuore e nello spirito, nell’unità della fede e nell’osservanza dei buoni costumi. Ecco perché si dice: ho aperto una porta davanti a voi, cioè la comprensione chiara e profonda delle Sacre Scritture. Che nessuno può chiudere, intendendo dire che nessun eretico potrà pervertire il senso della parola di Dio, perché in questa sesta epoca ci sarà un Concilio ecumenico, il più grande che abbia mai avuto luogo, nel quale, per un favore speciale di Dio, per il potere del Monarca annunciato, per l’autorità del santo Pontefice e per l’unità dei pii principi, tutte le eresie e l’ateismo saranno proscritte e bandite dalla terra (Concilio Vaticano, 1869-70. – ndr.-). Il legittimo significato delle Sacre Scritture sarà dichiarato, ed esse saranno credute ed accettate. – 2°. Questa felicità consisterà in un immenso numero di persone fedeli, perché in quel tempo tutti i popoli e le nazioni si riuniranno in un solo ovile ed entreranno attraverso l’unica porta della vera fede. Così si compirà la profezia di San Giovanni X: 16: « Ci sarà un solo pastore e un solo ovile ». E anche quello di San Matteo, XXIV, 14: « Questo Vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo come testimonianza a tutte le nazioni, e poi verrà la fine. » Ora, è anche in questo senso che è detto qui: Ho aperto una porta davanti a voi, la porta della fede e della salvezza delle anime, che fu chiusa a innumerevoli uomini nella quinta epoca a causa delle eresie e degli abomini dei peccatori. Ecco perché l’ovile era allora limitato, svilito, umiliato e disprezzato al massimo grado. Ma ora la porta è aperta davanti a voi; è aperta a tutti, come la grande porta di un palazzo reale, quando non ci sono né nemici né sedizione da temere. – 3°. Questa felicità consisterà nella moltitudine dei predestinati. Infatti, un gran numero di fedeli sarà salvato in quel tempo, perché la vera fede brillerà in splendore e la giustizia abbonderà. Ho aperto una porta davanti a voi, la porta del cielo, che nessuno può chiudere fino al tempo fissato. Il testo latino inizia con la particella “ecce”, ecco, perché, come è già stato detto altrove, questa parola eccita il nostro spirito a concepire qualcosa di grande e ammirevole in questa opera che Dio compirà per la nostra consolazione, per la nostra felicità e la nostra gioia spirituale. Perché tu hai poca forza, eppure hai mantenuto la mia parola. Questo passaggio indica tre cause o tre meriti particolari, per i quali Dio avrà pietà della sua Chiesa e aprirà la porta della sua misericordia in questa sesta epoca. Il primo merito è messo al presente: Perché hai poca forza. Queste parole esprimono l’industria dei servi di Dio che useranno con prudenza e zelo le poche forze che hanno ricevuto da Lui, e otterranno così frutti molto grandi attraverso la conversione dei peccatori e degli eretici. Ed è questo grande sforzo che avranno fatto, soprattutto all’inizio della sesta epoca, per realizzare queste conversioni, che Gesù Cristo ricompenserà con una grande prosperità. Il secondo e il terzo merito sono messi al passato: Hai mantenuto la mia parola e non hai rinnegato la mia fede. Con questo designa la costanza e la perseveranza dei suoi servi nel suo amore e nella sua fede. Perché verso la fine del tempo della quinta età, questi, avendo poca forza, si solleveranno tuttavia contro i peccatori che hanno rinnegato la fede per amore dei beni terreni. Si solleveranno anche contro certi preti che, essendosi lasciati sedurre dalla bellezza e dalle attrazioni delle donne, vorranno abbandonare il celibato. Ora, nel momento in cui il diavolo godrà di una libertà quasi assoluta ed universale, e quando la più grande tribolazione imperverserà sulla terra, questi fedeli servitori, uniti tra loro dai legami più forti, proteggeranno il celibato mantenendosi puri in mezzo al mondo. Saranno considerati vili agli occhi degli uomini e saranno disprezzati e rifiutati dal mondo, che li ridicolizzerà. Ma il Salvatore Gesù Cristo, nella sua bontà, guarderà con favore la loro pazienza, la loro industria, la loro costanza e la loro perseveranza, e li ricompenserà nella sesta età assistendo e favorendo i loro sforzi nella conversione dei peccatori e degli eretici. Perché tu hai poca forza, sei misconosciuto e senza potere, senza ricchezze e senza gloria; e perché la grazia di Dio non vi è stata data e distribuita che solo in misura; tuttavia, avete fatto i più grandi sforzi nel vostro zelo e nella vostra ardente carità per il santo Nome di Gesù, per la sua Chiesa e per la salvezza delle anime. Ecco perché Cristo, nella sua misericordia, verrà finalmente in vostro aiuto e aprirà la porta della vera fede e della penitenza agli eretici ed ai peccatori. Eppure hai conservato la mia parola. – La parola di Cristo è presa qui come la speciale dottrina e conoscenza di un precetto o consiglio che non era contenuto nella vecchia legge e che era del tutto contrario al mondo. Ora il Vangelo contiene tre parole di questo tipo: la prima è il precetto dell’amore per i propri nemici e della carità fraterna. Il secondo è il consiglio della continenza e del celibato. (Matth. XIX, 12): « Ci sono alcuni che si sono fatti eunuchi. » La terza parola è la pazienza che dobbiamo praticare. (Matteo V, 39): « Se qualcuno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra. E a colui che vuole discutere con te nel giudizio e toglierti la tunica, tu lasciagli pure il tuo mantello. » Ora è detto nel testo: E tuttavia hai mantenuto la mia parola, cioè la parola dell’amore fraterno, del celibato, della pazienza e della mitezza, che Dio ha pronunciato con la sua bocca benedetta e che Lui stesso ha osservato. E tu non hai abbandonato il mio Nome. Il testo latino dice: Non hai rinnegato la mia fede. Ora la fede è più spesso rinnegata per amore della ricchezza, dell’onore e del piacere. Ma i servi di Cristo disprezzeranno queste tre concupiscenze verso la fine della quinta età, e condurranno una vita umile, senza cercare dignità o potere. Saranno disprezzati ed ignorati dai grandi, e se ne rallegreranno. Sacrificheranno le loro entrate per i poveri e per l’edificazione e la propagazione della Chiesa cattolica, che ameranno come loro Madre. Cammineranno in semplicità di cuore alla presenza di Dio e degli uomini; e per questo la loro vita appartata sarà considerata una follia. La saggezza di questo mondo consiste nel conservare ciò che si ha e nell’accrescerlo; questi veri credenti, al contrario, disprezzeranno i beni e gli onori terreni e si preserveranno dalla contaminazione con le donne. La loro conversazione sarà conforme alla santità della loro vocazione. Quando, quindi, vedranno i loro simili apostatare e rinnegare la fede di Gesù Cristo per amore delle ricchezze, degli onori e dei piaceri, gemeranno nei loro cuori davanti al loro Dio, e persevereranno nei veri principi della fede cattolica. Gesù Cristo li elogia giustamente: E voi non avete rinnegato la mia fede.

III. Vers. 9Vi darò alcuni della sinagoga di satana, che si chiamano Giudei e non lo sono, ma sono bugiardi. Farò in modo che vengano ad adorare ai tuoi piedi, e sapranno che ti amo, etc. Ora segue la promessa della grazia più abbondante di Dio, che è solito aiutare e coronare con successo gli sforzi pii dei suoi servitori, e ricompensarli per i loro sforzi e premiare la loro fedeltà, costanza e perseveranza nel bene che fanno. Il testo latino, citato sopra, contiene la particella ecce tre volte, come segue 1° Ecce dedi coram te ostium apertum. Ti ho aperto la porta. 2º Ecce dabo. Ecco Io darò. 3º Ecce faciam. Lo farò. È ciò per elevare il nostro spirito e farci concepire quanto grande e ammirevole siano le opere della misericordia divina, che manifesteranno le ricchezze della sua gloria, della sua grazia e della sua infinita bontà. 1° Ecce, ecco. si rivolge dapprima ai suoi servi e dice loro: Ecco i frutti del vostro lavoro e delle vostre opere. 2°. Ecce dabo. Vi darò ciò che avete così a lungo invocato con le vostre lacrime ed i vostri pii gemiti. 3° Ecce. Ecco, Io farò ciò che nessuno credeva. Consolati dunque adesso, ecc.; perché Io ti darò alcuni della sinagoga di satana, che dicono di essere Giudei e non lo sono, ma sono mendaci. Ora nella sinagoga di satana ci sono i Giudei e coloro che errano nella fede ammettendo la falsa dottrina del demonio, il padre della menzogna. Allo stesso modo, per Giudei, intendiamo anche in senso figurato e per allegoria, gli eretici e gli scismatici che si definiscono Cristiani, ma che non lo sono, e che sono bugiardi. Gesù Cristo promette dunque qui la conversione degli eretici, degli scismatici e di tutti coloro che errano nella fede. E questa conversione avrà luogo nella sesta epoca, quando la Chiesa greca sarà di nuovo unita alla Chiesa latina. Li farò venire ad adorare ai tuoi piedi. Queste parole esprimono la forza, l’efficacia e l’abbondanza della grazia e della bontà di Dio, che farà sì che intere nazioni, e persino tutti i popoli, vengano ad adorarlo, sottomettendosi alla Chiesa Cattolica, che diventerà la loro Madre. E li farò venire alla luce della mia grazia spontaneamente e non più costretti dalla guerra e dal ferro. Li farò inchinare ai tuoi piedi, cioè umiliarsi e sottomettersi al tuo potere spirituale. Da ciò che è stato appena detto, possiamo vedere quale fede e fiducia debbano avere tutti i Prelati ed i pastori di anime nella grazia di Dio, senza la quale nulla è possibile e nulla si fa. Da quasi cento anni combattiamo contro gli eretici, non solo con discussioni forti e accorate e con gli scritti più dotti, ma anche con la forza delle armi… senza successo! Non ci resta quindi altro da fare che ricorrere al Signore nostro Dio, umiliarci, condurre una vita santa e lavorare ardentemente per preservare i resti del Cattolicesimo, finché piaccia a Gesù Cristo avere finalmente pietà della sua Chiesa, che non può dimenticare, ed avere riguardi agli sforzi dei Suoi servi, che continuano a temerlo ed a servirlo. Riponiamo dunque la nostra speranza e la nostra viva fiducia nella grazia onnipotente di Gesù Cristo, che può illuminare le menti accecate di miserabili peccatori ed eretici con un solo raggio della sua luce. È questa fiducia che ci raccomanda il Salmista, (Salmo XXX, dal versetto 3 al 7) … e sapranno che io ti amo, cioè confesseranno che tu sei la mia unica sposa scelta e amata, la vera Chiesa ed erede del regno celeste, fuori dalla quale non c’è salvezza. Perché nella sesta epoca la Chiesa cattolica sarà esaltata all’altezza della sua gloria temporale, e sarà esaltata da un mare all’altro: allora non ci saranno più controversie né questioni tra gli uomini su quale sia la vera Chiesa. Ecco perché si dice: “Sapranno“, cioè che ciò che è così controverso e discusso nella nostra quinta epoca sarà portato alla luce nella sesta età. È così che la bontà divina sa far uscire il bene dal male permettendo eresie e tribolazioni, affinché il Suo santo Nome sia meglio conosciuto. – Ne abbiamo un esempio in tutti gli errori che sono apparsi nelle varie epoche e che, per quanto spaventosi fossero, sono scomparsi di nuovo per la potenza della verità divina. Citeremo solo quella di Ario contro la divinità di Gesù Cristo. Ce n’era forse una simile per ostinazione? Ma l’eresia moderna può certamente essere paragonata ad essa.

Vers. 10. Perché hai conservato la parola della mia pazienza, e Io ti preserverò dall’ora della tentazione, che sta per venire su tutto il mondo per mettere alla prova coloro che abitano sulla terra. L’ora della tentazione che deve venire, e che qui è predetta, è il tempo della persecuzione dell’Anticristo, che Nostro Signore ha profetizzato in San Matteo, XXIV, e in Daniele, XI e XII. Egli la chiama l’ora della tentazione, perché durerà un tempo breve, e la settima età della Chiesa sarà breve, come vedremo più avanti. La bontà divina ha l’abitudine di preservare i suoi eletti dall’ora della tentazione, e dai tempi delle calamità, con due mezzi:

1°. Chiamandoli a sé in pace, attraverso una morte naturale, prima che i mali e le tribolazioni li sorprendano. Essa accordò questa grazia ad Ezechia, Giosia e ad altri santi dell’Antico e del Nuovo Testamento. – 2°. Essa conserva anche i suoi, senza toglierli da questo mondo, ma liberandoli dal male. (Jo. XVII, 18): « Non vi prego di toglierli dal mondo, ma di preservarli dal male »; così Gesù Cristo mandò i suoi Apostoli e discepoli in mezzo ai lupi. Ora, è con questi due mezzi che Dio preserverà la sua Chiesa, nella sesta epoca, dall’ora della tentazione dell’Anticristo. 1° Chiamandola a sé, perché alla fine della sesta età, la carità si raffredderà, i peccati cominceranno a moltiplicarsi, e sorgerà gradualmente una generazione perversa e di figli infedeli. I giusti, i santi, i buoni Prelati ed i buoni pastori saranno allora portati via, in gran numero, da una morte naturale, ed al loro posto verranno uomini tiepidi e carnali, che si preoccuperanno solo di se stessi, e saranno come alberi senza frutti, stelle erranti e nuvole senza acqua. 2°. Gesù Cristo preserverà la sua Chiesa dal male senza toglierla dal mondo; perché la Chiesa durerà fino alla fine dei tempi, ed in confronto alla grande moltitudine di uomini malvagi rimarranno pochi santi e maestri, che Dio manderà in mezzo ai lupi per insegnare a molti la verità e la giustizia. Questi cadranno di spada, tra le fiamme, nelle catene e nella rovina. (Dan, XI): « Dio conserverà così questi ultimi eletti dall’ora della tentazione, liberandoli dal male, cioè impedendo loro di acconsentire all’empietà del tiranno furioso, e aiutandoli a morire per la verità, per la giustizia e per la fede di Gesù Cristo.»

Vers. 11. – Verrò presto, conserva ciò che hai, per evitare che qualche altro riceva la tua corona.  Queste parole contengono un salutare avvertimento dell’arrivo improvviso ed inaspettato di Gesù Cristo, così come un’esortazione ai fedeli a continuare sulla retta via. E questi sono come due scudi di prima necessità, che ci presenta prima di tutto contro l’ultima tribolazione descritta in San Matteo. 1°. Perché allora gli uomini penseranno che il regno dell’anticristo sarà di durata eccessiva, a causa della grande felicità e potenza di questo tiranno. I Giudei e gli altri miscredenti che lo riceveranno come Messia crederanno che il suo regno durerà per sempre. Ora, è per abbattere questa presunzione, e per distruggere questa falsità, che Egli dice qui: Io verrò presto. 2°. Come al tempo dell’orribile persecuzione di Diocleziano, che fu il prototipo vivente dell’anticristo, molti fedeli rinunciarono alla fede di Gesù Cristo e sacrificarono agli idoli; tra questi il S. P. Marcellino stesso, che poi fece penitenza e subì coraggiosamente il martirio; come anche i quaranta martiri (di Sebaste) al tempo dell’imperatore Licinio, uno dei quali disertò, e la cui corona fu poi data a Janitor, … così sarà nella persecuzione della fine dei tempi, ed anche peggio, perché supererà tutte quelle precedenti. Ecco perché Gesù Cristo, come un generale in capo, si preoccupa di avvertire in anticipo i suoi soldati, armandoli con lo scudo sovranamente necessario della forza, della costanza e della perseveranza. Egli quindi li esorta dicendo loro:

Vers. 12. – Conserva ciò che hai, affinché nessun altro riceva la tua corona. Chiunque prevarrà, lo farò diventare una colonna nel tempio del mio Dio e non ne uscirà più; e scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, la nuova Gerusalemme, che scende dal cielo dal mio Dio, e il mio nuovo Nome. Per dare più forza ai suoi amati soldati, e per confermarli ancor più nell’ultima e più terribile persecuzione, Nostro Signore Gesù Cristo fa seguire nel contesto, la promessa dei più grandi beni, come una ricompensa proporzionata alle difficili vittorie che i giusti avranno ottenuto sul tiranno. La prima di queste vittorie sarà la fermezza e la costanza, con cui saranno come colonne di perseveranza nella Chiesa di Cristo. Resisteranno alla furia del tiranno, ai suoi falsi miracoli ed alle sue invenzioni diaboliche, e sacrificheranno i loro corpi, il loro sangue e le loro vite per la verità e la giustizia. La seconda vittoria sarà la confessione del vero Dio, che ha creato il cielo e la terra e tutto ciò che essi racchiudono; ed è contro questa confessione che l’anticristo infurierà principalmente, e si costituirà il dio degli dei. La terza vittoria sarà la ferma fede e la fedeltà della Chiesa di Cristo, che l’anticristo respingerà come un’impostura, e disperderà nella sua furia ai quattro venti del cielo, sulle montagne aride e nelle caverne. Infine, il quarto sarà la confessione del Nome di Gesù Cristo, contro il quale si eleverà il tiranno. Egli si glorificherà nei suoi falsi miracoli, che compirà per mezzo di artifici diabolici. Si proclamerà il Messia, e sarà ricevuto come tale dai Giudei, secondo le parole di Gesù Cristo stesso, in San Giovanni, V, 43: « Sono venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete. Se un altro viene nel suo proprio nome, lo riceverete. » A queste quattro virtù, meriti e vittorie del giusto, Dio promette, in proporzione, quattro tipi di ricompense e di glorie. – Il primo è contenuto in queste parole: Lo farò diventare una colonna nel tempio del mio Dio e non se ne allontanerà. Le colonne sono collocate nei palazzi dei re per sostenere la massa dell’edificio per esserne la gloria e l’ornamento, e per amplificarne lo splendore: ora è così che i giusti di Dio, che nel tempio di Cristo, cioè nella Chiesa militante, saranno stati, per la fermezza della loro fede, colonne della verità e della giustizia di Gesù Cristo, difendendola, predicandola, combattendo e morendo per essa; è così, diciamo ancora, nel tempio di Dio e nella Chiesa trionfante, i giusti saranno anche colonne eterne, splendenti di gloria, alla presenza di tutti i Santi e di tutti gli Angeli del cielo. Allora, come questi giusti saranno rimasti fedelmente e costantemente nel tempio di Dio sulla terra, cioè nella Chiesa Cattolica, senza mai lasciarla per andare nelle sette dell’anticristo e di altri eretici, abbandonando la vera fede; così rimarranno nel tempio eterno di Dio, senza mai lasciarlo. Saranno immortali, impeccabili, stabili e immutabili per l’eternità! Non avranno più dolori da soffrire e non verseranno più lacrime. Infine, la morte, la fame, la sete e tutte le altre miserie del corpo e dell’anima non avranno più alcuna presa su di loro. La seconda ricompensa si trova in queste parole: Scriverò su di lui il Nome del mio Dio. Poiché essi saranno come Lui, secondo San Giovanni, III, 3, e saranno persino chiamati Dei, come vediamo nel Salmo LXXX, 6: « Ho detto: voi siete dei, voi tutti figli dell’Altissimo. » La terza ricompensa si esprime così: E scriverò su di lui….. il Nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme che discende dal cielo dal mio Dio. Cioè, i giusti saranno il tempio di Dio, in cui il Re dei re e il Signore dei signori si degneranno di abitare, e lo possederanno per tutta l’eternità, attraverso la visione beatifica. La quarta ricompensa, infine, si trova in queste parole: Scriverò su di lui ….. il mio Nuovo Nome; cioè, che onorerà i giusti con il suo Nome; perché saranno chiamati figli di Dio, secondo San Giovanni, III, 1.

Vers. 13. – Chi ha orecchio, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. Stessa spiegazione di cui sopra.

§ III.

Della settima e ultima età della Chiesa, che sarà l’età della desolazione, che inizierà all’apparizione dell’Anticristo e durerà fino alla fine del mondo.

CAPITOLO III. – VERSETTI 14-22.

Et angelo Laodiciaæ ecclesiæ scribe: Hæc dicit: Amen, testis fidelis et verus, qui est principium creaturæ Dei. Scio opera tua: quia neque frigidus es, neque calidus: utinam frigidus esses, aut calidus: sed quia tepidus es, et nec frigidus, nec calidus, incipiam te evomere ex ore meo: quia dicis: Quod dives sum, et locupletatus, et nullius egeo: et nescis quia tu es miser, et miserabilis, et pauper, et caecus, et nudus. Suadeo tibi emere a me aurum ignitum probatum, ut locuples fias, et vestimentis albis induaris, et non appareat confusio nuditatis tuae, et collyrio inunge oculos tuos ut videas. Ego quos amo, arguo, et castigo. Aemulare ergo, et poenitentiam age. Ecce sto ad ostium, et pulso: si quis audierit vocem meam, et aperuerit mihi januam, intrabo ad illum, et coenabo cum illo, et ipse mecum. Qui vicerit, dabo ei sedere mecum in throno meo: sicut et ego vici, et sedi cum Patre meo in throno ejus. Qui habet aurem, audiat quid Spiritus dicat ecclesiis.

[E all’Angelo della Chiesa di Laodicea scrivi: Queste cose dice l’amen, il testimone fedele e verace, il principio delle cose create da Dio. Mi sono note le tue opere, come non sei né freddo, né caldo: oh fossi tu freddo, o caldo: ma perché sei tiepido, e né freddo, né caldo, comincerò a vomitarti dalla mia bocca. Perciocché vai dicendo: Sono ricco, e dovizioso, e non mi manca niente: e non sai che tu sei un meschino, e miserabile, e povero e cieco, e nudo. Tì consiglio a comperare da me dell’oro passato e provato nel fuoco, onde tu arricchisca, e sia vestito delle vesti bianche, affinché non comparisca la vergogna della tua nudità, e ungi con un collirio i tuoi occhi acciò tu vegga. Io, quelli che amo, li riprendo e li castigo. Abbi adunque zelo, e fa penitenza. Ecco che io sto alla porta, e picchio: se alcuno udirà la mia voce, e mi aprirà la porta, entrerò a lui, e cenerò con lui, ed egli con me. Chi sarà vincitore, gli darò di sedere con me sul mio trono: come Io ancora fui vincitore, e sedei col Padre mio sul trono. Chi ha orecchio, oda quel che lo Spirito dica alle Chiese.]

I. Vers. 14. – All’Angelo della chiesa di Laodicea scrivi: Queste cose dice colui che è la verità stessa, il testimone fedele e verace, che è il principio della creatura di Dio. – La settima e ultima età della Chiesa inizierà all’apparizione dell’anticristo e durerà fino alla fine del mondo. Sarà un’epoca di desolazione, in cui ci sarà una defezione totale della fede, (Luca XVIII, 8): « Ma quando il Figlio dell’Uomo verrà, pensate che troverà la fede sulla terra? » È in quest’epoca che si compirà l’abominio della desolazione descritto in San Matteo, XXIV, e in Daniele, XI e XII. È anche allora che l’epoca finirà e che la parola della volontà divina si compirà. A questa età si rapporta il settimo giorno della creazione del mondo, quando Dio finì la Sua opera e si riposò il settimo giorno, (Genesi II). Ora, nella settima epoca della Chiesa, Dio completerà la Sua opera spirituale, che ha decretato di compiere attraverso il Figlio Suo Gesù Cristo. E poi si riposerà con i suoi Santi per tutta l’eternità. Questa epoca è anche rappresentata dal settimo Spirito del Signore, lo Spirito di scienza. Perché in quel tempo si saprà chiaramente, dopo che l’anticristo sarà stato distrutto e gettato nell’inferno, che Gesù Cristo è venuto sulla terra come uomo. E poi quelli dei Giudei che rimarranno, faranno penitenza. Questa età è anche rappresentata dal settimo Spirito del Signore, perché allora la Scienza si moltiplicherà sulla terra, secondo Daniele: XII, 4. Allora apparirà il segno del Figlio dell’uomo nel cielo, ed ogni occhio lo vedrà. Inoltre, questa settima età è rappresentata dalla settima epoca del mondo. Perché come questa epoca sarà l’ultima a finire il secolo, così la settima epoca sarà l’ultima della Chiesa. Infine, il tipo di questa epoca è la Chiesa di Laodicea, che si spiega con “vomito”. Ora, questa parola è appropriata per l’ultima epoca, durante la quale, in attesa che l’anticristo salga al potere, la carità si raffredderà, la fede verrà meno, tutti i regni saranno in subbuglio ed in agitazione, e si divideranno tra loro; sorgerà una razza di uomini egoisti, accidiosi e tiepidi. I pastori, i Prelati ed i principi saranno ingannevoli, simili agli alberi d’autunno, senza foglie e senza frutti di buone opere; essi saranno come stelle erranti, nuvole senza acqua. E allora Cristo comincerà a vomitare dalla sua bocca la Chiesa, e permetterà a satana di essere sciolto e di spargere il suo potere in tutti i luoghi; e il Figlio della perdizione entrerà nel regno, che è la Chiesa.

II. Questo è ciò che dice Colui che è la verità stessa, il testimone fedele e verace, che è il principio della creatura di Dio. Le prime parole di questo testo contengono nuovi attributi o distintivi di Gesù Cristo. Questo è ciò che dice Colui che è la verità stessa. Il testo latino esprime queste prime parole con la parola amen. “Amen” è una parola ebraica, che significa vero. Questa parola si adatta perfettamente a Cristo, a causa della divinità che ha da sé, e che è la sua essenza, perché è la prima Verità. Per questo San Giovanni, (XIV, 6) dice: « Io sono la via, la verità e la vita. » Questo attributo non può adattarsi a nessun uomo comune, perché ogni uomo è mendace, e solo Dio è verace, il testimone fedele e verace della gloria e della maestà del Padre, al Quale ha reso testimonianza, essendo il Figlio suo stesso e rimanendogli fedele fino alla morte, e alla morte di croce. Che è il principio della creatura di Dio, perché, secondo San Giovanni, I.: 2, «… tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui, e senza di Lui non è stato fatto nulla di ciò che è stato fatto ».  – L’Apostolo inizia esprimendo questi attributi ed insegne divine, per confermare le menti dei suoi servi nella verità del Vangelo, contro l’empietà dell’Anticristo, che, vantandosi di essere il Signore Dio del cielo e della terra, bestemmierà in modo orribile, dicendo che Gesù Cristo non è Dio, che non si è fatto carne e che né la sua testimonianza né il suo Vangelo sono veri, ecc.

Vers. 15. – Conosco le tue opere. Con queste parole, che l’Apostolo ha l’abitudine di usare, egli rimprovera le opere di questo tempo, come è chiaro da ciò che segue: Non sei né freddo né caldo, cioè non avete né il timore di Dio né il fervore della carità, con cui mettereste in pratica la giustizia e la verità. Il freddo e il caldo sono metafore che distinguono queste due virtù. Perché negli ultimi giorni l’iniquità abbonderà e l’amore di molti si raffredderà. (Matteo, XXIV, 12). È dunque con ragione che Gesù-Cristo rimprovera a questa età della Chiesa di non essere né fredda né calda. Piacesse a Dio che tu fossi freddo o caldo! Queste parole contengono una sorta di augurio con cui Nostro Signore Gesù Cristo, nel suo affetto paterno, lamenta il triste stato della sua Chiesa, come un padre o una madre sono soliti lamentare la morte di un figlio o di una figlia, e come un marito piange la moglie che ha amato.

Vers. 16. – Ma poiché siete tiepidi, cioè perché languite e perdete la fede, la speranza e l’amore, e quindi non osservate più i miei comandamenti, facendo opere di giustizia, Io vi vomiterò dalla mia bocca. L’uomo è solito buttare fuori dalla sua bocca ciò che gli appare cattivo e sgradevole, come, per esempio, l’acqua tiepida, che rappresenta, con una vera metafora, il fedele che langue nella fede, nella speranza e nella carità, e che non è più Cristiano se non solo di nome. Per questo dice: ti vomiterò dalla mia bocca. Il testo latino dice: Incipiam, comincerò a vomitarti dalla mia bocca, cioè comincerò a poco a poco a respingerti da me, a dimenticarti, ad abbandonarti e a lasciarti cadere nelle eresie. Vi vomiterò dalla mia bocca, cioè permetterò alle nazioni e all’anticristo di calpestarti, come si usa calpestare la saliva e l’acqua tiepida che si getta a terra. Il popolo cristiano è nella bocca di Cristo attraverso la fede nella sua parola e nel suo Vangelo, e Gesù Cristo lo vomita a causa della follia delle sue abominazioni, permettendo loro di cadere nell’errore e di abbandonare la giustizia. Questo è ciò che Gesù Cristo comincerà a fare verso la fine della sesta epoca, ed è ciò che continuerà a fare nella settima, quando la carità si raffredderà, l’iniquità abbonderà e quasi tutti gli uomini perderanno completamente la loro fede.

Vers. 17. – Tu dici: Io sono ricco ed opulento e non ho bisogno di nulla; e non sai che sei un miserabile, un infelice, povero, cieco e nudo.

Vers. 18. – Io ti consiglio di comprare da me dell’oro provato nel fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per vestirti, affinché non appaia la vergogna della tua nudità; e applica ai tuoi occhi un rimedio affinché tu possa vedere. Gesù Cristo rivela qui, sotto la forma di una correzione paterna, i vizi ed i difetti di quest’epoca, contro i quali dà allo stesso tempo un consiglio salutare ed un rimedio opportuno. Il primo di questi vizi sarà una colpevole presunzione della mente, basata sulla propria conoscenza, che accecherà talmente gli uomini da non riconoscere nemmeno i loro peccati o i loro errori. Diventeranno così induriti nei loro vizi, nelle loro voluttà e menzogne che si giustificheranno e ignoreranno la sana dottrina. Questo è ciò che Gesù Cristo esprime con queste parole: tu dici con falsa iattanza e vana presunzione: Io sono ricco, cioè sono dotato di giustizia, di verità e delle più perfette e belle scienze. Io sono opulento nella conoscenza e nella pratica di tutte le arti. La mia esperienza supera quella di tutti i secoli. E non ho bisogno di nulla. Non ho bisogno di essere istruito da altri. Questo è anche lo spirito satanico degli pseudo-politici e dei falsi Cristiani del nostro tempo, i quali, disprezzando ogni vera scienza, ogni sana dottrina, e non ascoltando più i direttori delle anime, si giustificano in ogni cosa, e seguono solo gli impulsi del loro amor proprio e della loro volontà perversa. In questo modo corrono così verso la loro stessa perdizione. Ne consegue che: E voi non sapete, cioè non riconoscete di essere infelici. Perché tu sei davvero miserabile a causa della tua cecità, della tua mancanza di grazia e della vera luce, e di conseguenza sei anche miserabile a causa dell’inimicizia di Dio, che è la più grande di tutte le miserie. Ma la tua miseria è tanto più grande perché non sai, o non vuoi riconoscere il male, né vuoi usare il rimedio che Io o altri ti proponiamo. Sei infelice a causa della pena che ne seguirà. Inoltre, sei povero di meriti spirituali, meriti che non possono sussistere nello stato di inimicizia in cui ti trovi con Dio. Sei cieco, perché non vedi, e non riconosci i tuoi difetti, i tuoi vizi, la tua povertà e la tua miseria. E tu sei nudo e spoglio delle virtù della vera fede, della speranza, della carità, della giustizia e della religione; perché le virtù sono come l’abito dell’anima. Il secondo vizio di quest’epoca sarà la vana fiducia nelle ricchezze, nei tesori, negli oggetti preziosi, nei ricchi ornamenti, nella magnificenza degli edifici e dei templi, e nello splendore esterno delle cose spirituali e temporali. E poiché tutti questi vantaggi non saranno uniti alla carità verso Dio, non piaceranno a Gesù Cristo. Perché anche i sacrifici dell’Antico Testamento non erano accettati da Dio senza la misericordia. Tutti questi beni diventeranno preda dell’anticristo, che godrà dei tesori delle chiese, dei re, di principi e dei grandi. Egli calpesterà tutto ciò che è santo e sacro; consegnerà alle fiamme e rovinerà completamente i templi più magnifici. Allora ci sarà la più grande desolazione ed abominazione che ci sia mai stata; perché tutto ciò che è santo sarà consumato. Questo è ciò che dal fuoco è ridotto in cenere. È contro tali disgrazie che Gesù Cristo dà qui un consiglio salutare ed un avvertimento prezioso: Ti consiglio, già morente ed in lotta contro la morte, di comprare da me, invece di tutti questi tesori, dell’oro provato dal fuoco della carità e della sapienza celeste, con delle opere di misericordia, con delle elemosine e con delle pie fondazioni. Vi consiglio di comprare da me l’oro provato, che il tiranno non può portarti via e che nessuno può corrompere, come fecero San Lorenzo ed altri Santi martiri che, avvicinandosi alla morte e nell’ora della tentazione, distribuirono ai poveri i tesori della Chiesa e comprarono l’oro provato della carità, la cui fiamma ardente li aiutò a sopportare il fuoco e tutti gli altri supplizi dei tiranni. Questo è ciò che i santi di Dio devono fare, specialmente in questi ultimi tempi di calamità, dopo i quali non ci sarà più tempo e non ci sarà bisogno di oro, argento, vasi preziosi o di tesori. Così ci esorta paternamente Nostro Signore Gesù Cristo. Per arricchirti, cioè per arricchirci di tesori celesti che nessuno può o potrà toglierci nell’eternità, se facciamo di noi stessi il sacrificio di questi beni deperibili e di breve durata. Io ti consiglio di comprare da me …. abiti bianchi per vestirti, cioè abiti di virtù e vantaggi che Dio ti darà come ricompensa per la tua carità e le tue opere di misericordia. Compra questo oro, per non mostrare la vergogna della tua nudità. Copri i tuoi peccati, che sono come la nudità dell’anima; perché la carità ci ottiene il perdono della moltitudine dei nostri peccati.

 E applica sui tuoi occhi il collirio che ti faccia vedere. Il collirio è un rimedio; gli occhi dell’anima sono la memoria e l’intelletto. Ora, questi occhi dell’anima sono spesso oscurati ed accecati dal richiamo dei beni terreni. Il rimedio che Dio propone qui come medicina spirituale contro queste due malattie degli occhi, per preservarci dalla cecità spirituale, consiste soprattutto nella considerazione degli ultimi fini, e nella meditazione sulle Sacre Scritture. Questi rimedi saranno particolarmente necessari in questi ultimi tempi ai soldati di Gesù Cristo, a causa dell’orrore dei tormenti, degli errori e degli inganni dei falsi profeti, ed anche a causa degli scandali e della perdita totale della fede. È dunque per il nostro bene che Gesù Cristo ci avverte, dicendo: Applica un rimedio ai tuoi occhi, cioè, applica gli occhi della tua anima alla meditazione dei tuoi ultimi fini; scruta le sacre Scritture, per distinguere meglio la vanità dei beni presenti dalla solidità dei beni futuri. Cerca di distinguere anche la verità dall’iniquità del tiranno, che cercherà di sedurti con false promesse, con l’adulazione, con falsi prodigi e miracoli.

Vers. 19. – Io rimprovero e castigo coloro che amo; cioè, come un padre avverte i suoi figli amati, così Io vi rimprovero, vi avverto e vi informo dei difetti che dovete correggere e dei pericoli che dovete evitare. E Io castigo coloro che amo, permettendo avversità, tribolazioni e persecuzioni contro di loro in questa vita; e li sottopongo al potere degli empi, secondo il Salmista, Ps. LXV, 12: « Tu hai sollevato gli uomini sulle nostre teste, siamo passati attraverso il fuoco e l’acqua, e ci hai portato al luogo di ristoro. »

III. Riaccendi il tuo zelo, allora, e fai penitenza. Queste parole contengono due ordini da seguire, e che Gesù Cristo intima ai fedeli che vivranno in quest’ultima prova, cioè il buon esempio e la penitenza. Riaccendete il vostro zelo, imitate i miei coraggiosi e prudenti soldati, che soffrirono simili persecuzioni sotto Diocleziano ed altri tiranni. E fa’ penitenza per i tuoi peccati, rialzati prontamente dalla tua caduta, come fece Papa Marcellino, che, dopo aver sacrificato agli dèi nel timore dei tormenti e della morte, fece nondimeno penitenza.

Vers. 20. – Io sono alla porta e busso; se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, Io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me. Queste parole ci annunciano l’arrivo ed il pasto dell’Agnello, al quale ci invita dicendo: Sono alla porta e busso. Gesù Cristo sarà alla porta della Sua Chiesa quando verrà per il giudizio alla fine del mondo. E busserà quando gli uomini vedranno i segni e la grande tribolazione che ha predetto in Matteo XXIV, 32, dove aggiunge, nella parabola del fico: « Imparate e sappiate che quando vedrete queste cose, il Figlio dell’uomo è vicino ed è alla porta. » – Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta. In quel tempo si sentiranno due voci: una vera e santa, che sarà quella di Gesù Cristo, e l’altra falsa ed empia, che sarà quella dell’Anticristo e dei suoi seguaci; poiché essi diranno che l’Anticristo è il Messia. È contro quest’ultima voce che Gesù Cristo ci mette in guardia quando dice in San Matteo, XXIV, 23: « Se dunque qualcuno vi dice che Cristo è qui o là, non credetegli. » L’altra voce è quella di Gesù Cristo, che dice nella Sacra Scrittura di essere veramente il Messia ed il Figlio di Dio. Questa voce sarà udita per bocca di Enoch ed Elia, e degli altri servi di Dio, che allora resisteranno all’anticristo, e predicheranno che Gesù Cristo è il vero Messia, che Egli è Dio e uomo, e che si è fatto carne, etc. È quindi con ragione che Gesù Cristo ci dice qui: Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta del suo cuore, credendo in me, Io entrerò in lui con la grazia della mia consolazione, in mezzo a tutti i tormenti e a tutte le avversità. E Io cenerò con lui ed egli con me. La cena corporale è il ristoro che l’uomo prende prima del sonno, così come la Cena del Signore è il ristoro dell’anima prima del sonno, come la santa cena è la refezione dell’anima prima della morte. È in questo senso che Gesù Cristo dice: Io mangerò con lui, cioè lo ristorerò, lo rafforzerò nella morte con la grazia della perseveranza … e si nutrirà con me, cioè sopporterà i tormenti fino alla morte, per ottenere la corona dell’immortalità.

Vers. 21. – A colui che sarà vincitore del mondo, della carne, del demonio e della morte, Io gli darò di sedere con me sul mio trono, come Io stesso ho vinto e mi sono seduto con il Padre mio sul suo trono. Queste parole promettono ai soldati di Gesù Cristo, che saranno stati vittoriosi nell’ultima agonia di questo mondo, il potere e l’onore di giudicare i vivi e i morti, proprio come Gesù Cristo ha promesso ai suoi Apostoli in Matteo XIX, 28: « In verità vi dico che voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo siederà sul trono della gloria nel tempo della rigenerazione, anche voi siederete su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. » Ora, Gesù Cristo promette ai suoi servi dell’ultima epoca una insigne distinzione in cielo, che sarà il potere giudiziario e la gloria di sedere su di un trono, come ricompensa per la difficile vittoria che avranno ottenuto nella più grande delle persecuzioni.

Vers. 22. Chi ha orecchio, ascolti ciò che lo spirito dice alle chiese.

FINE DEL PRIMO LIBRO

IL BEATO HOLZHAUSER INTERPRETA L’APOCALISSE: LIBRO SECONDO

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXVII)

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXVII)

INTERPRETAZIONE DELL’APOCALISSE Che comprende LA STORIA DELLE SETTE ETÁ DELLA CHIESA CATTOLICA.

DEL VENERABILE SERVO DI DIO BARTHÉLEMY HOLZHAUSER

RESTAURATORE DELLA DISCIPLINA ECCLESIASTICA IN GERMANIA,

OPERA TRADOTTA DAL LATINO E CONTINUATA DAL CANONICO DE WUILLERET,

PARIS, LIBRAIRIE DE LOUIS VIVÈS, ÉDITEUR RUE CASSETTE, 23 – 1856

§ III.


Il fiume d’acqua viva.

 
CAPITOLO XXII

Et ostendit mihi fluvium aquæ vitæ, splendidum tamquam crystallum, procedentem de sede Dei et Agni. In medio plateæ ejus, et ex utraque parte fluminis, lignum vitæ, afferens fructus duodecim per menses singulos, reddens fructum suum et folia ligni ad sanitatem gentium. Et omne maledictum non erit amplius: sed sedes Dei et Agni in illa erunt, et servi ejus servient illi. Et videbunt faciem ejus: et nomen ejus in frontibus eorum. Et nox ultra non erit: et non egebunt lumine lucernæ, neque lumine solis, quoniam Dominus Deus illuminabit illos, et regnabunt in sæcula sæculorum. Et dixit mihi: Hæc verba fidelissima sunt, et vera. Et Dominus Deus spirituum prophetarum misit angelum suum ostendere servis suis quæ oportet fieri cito. Et ecce venio velociter. Beatus, qui custodit verba prophetiæ libri hujus. Et ego Joannes, qui audivi, et vidi hæc. Et postquam audissem, et vidissem, cecidi ut adorarem ante pedes angeli, qui mihi hæc ostendebat: et dixit mihi: Vide ne feceris: conservus enim tuus sum, et fratrum tuorum prophetarum, et eorum qui servant verba prophetiæ libri hujus: Deum adora. Et dicit mihi: Ne signaveris verba prophetiae libri hujus: tempus enim prope est. Qui nocet, noceat adhuc: et qui in sordibus est, sordescat adhuc: et qui justus est, justificetur adhuc: et sanctus, sanctificetur adhuc. Ecce venio cito, et merces mea mecum est, reddere unicuique secundum opera sua. Ego sum alpha et omega, primus et novissimus, principium et finis. Beati, qui lavant stolas suas in sanguine Agni: ut sit potestas eorum in ligno vitae, et per portas intrent in civitatem. Foris canes, et venefici, et impudici, et homicidae, et idolis servientes, et omnis qui amat et facit mendacium. Ego Jesus misi angelum meum testificari vobis haec in ecclesiis. Ego sum radix, et genus David, stella splendida et matutina. Et spiritus, et sponsa dicunt: Veni. Et qui audit, dicat: Veni. Et qui sitit, veniat: et qui vult, accipiat aquam vitæ, gratis. Contestor enim omni audienti verba prophetiæ libri hujus: si quis apposuerit ad hæc, apponet Deus super illum plagas scriptas in libro isto. Et si quis diminuerit de verbis libri prophetiae hujus, auferet Deus partem ejus de libro vitæ, et de civitate sancta, et de his quae scripta sunt in libro isto: dicit qui testimonium perhibet istorum. Etiam venio cito: amen. Veni, Domine Jesu. Gratia Domini nostri Jesu Christi cum omnibus vobis. Amen.

[E mi mostrò un fiume di acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. Nel mezzo della sua piazza, e da ambe le parti del fiume l’albero della vita che porta dodici frutti, dando mese per mese il suo frutto, e le foglie dell’albero (sono) per medicina delle nazioni. Né vi sarà più maledizione: ma la sede di Dio e dell’Agnello sarà in essa, e i suoi servi lo serviranno. E vedranno la sua faccia: e il suo nome sulle loro fronti. Non vi sarà più notte: né avranno più bisogno di lume di lucerna, né di lume di sole, perché il Signore Dio li illuminerà, e regneranno pei secoli dei secoli. E mi disse: Queste parole sono fedelissime e vere. E il Signore Dio degli spiriti dei profeti ha spedito il suo Angelo a mostrare ai suoi servi le cose che devono tosto seguire. Ed ecco io vengo presto. Beato chi osserva le parole della profezia di questo libro. Ed io Giovanni (sono) quegli che udii e vidi queste cose. È quando ebbi visto e udito, mi prostrai ai piedi dell’Angelo, che mi mostrava tali cose, per adorarlo: E mi disse: Guardati di far ciò: perocché sono servo come te, e come i tuoi fratelli i profeti, e quelli che osservano le parole della profezia di questo libro: adora Dio. E mi disse: Non sigillare le parole della profezia di questo libro: poiché il tempo è vicino. Chi altrui nuoce, noccia tuttora: e chi è nella sozzura, diventi tuttavia più sozzo: e chi è giusto, sì faccia tuttora più giusto: e chi è santo, tuttora si santifichi. Ecco io vengo tosto, e porto con me, onde dar la mercede e rendere a ciascuno secondo il suo operare. Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine. Beati coloro che lavano le loro stole nel sangue dell’Agnello: affine d’aver diritto all’albero della vita e entrar per le porte nella città. Fuori ì cani, e i venefici, e gli impudichi, e gli omicidi, e gl’idolatri, e chiunque ama e pratica la menzogna. Io Gesù ho spedito il mio Angelo a testificarvi queste cose nelle Chiese. Io sono la radice e la progenie di David, la stella splendente del mattino. E lo Spirito e la sposa dicono: Vieni. E chi ascolta, dica: Vieni. E chi ha sete, venga: e chi vuole, prenda dell’acqua della vita gratuitamente. Poiché protesto a chiunque ascolta le parole della profezia di questo libro, che se alcuno vi aggiungerà (qualche cosa), Dio porrà sopra di lui le piaghe scritte in questo libro. E se alcuno torrà qualche cosa delle parole della profezia di questo libro, Dio gli torrà la sua parte dal libro della vita, e dalla città santa, e dalle cose che sono scritte in questo libro. Dice colui che attesta tali cose: Certamente io vengo ben presto: così sia. Vieni, Signore Gesù. La grazia del Signor nostro Gesù Cristo con tutti voi. Così sia.]

I. Vers. 1. – E mi mostrò un fiume d’acqua viva, limpida come il cristallo, che usciva dal trono di Dio e dell’Agnello. L’Angelo delle piaghe che ha mostrato a San Giovanni la Gerusalemme celeste, ora gli mostra un fiume di acqua viva. Questo fiume, secondo Sant’Ambrogio (Lib. III, De Spiritu Sancto, cap. XXI), significa lo Spirito Santo, fonte di ogni grazia, di ogni gloria e di ogni felicità. Secondo altri interpreti, questo fiume rappresenta l’abbondanza di doni e di consolazioni celesti con cui i santi saranno inondati. Queste interpretazioni sono uguali nella sostanza, anche se sembrano differire nella forma. Infatti, nel mistero della Santissima Trinità, il Padre è la volontà e l’Onnipotenza, il Figlio è il Verbo, espressione della volontà e mano destra dell’onnipotenza del Padre, Onnipotente Egli stesso, e lo Spirito Santo è l’amore in unione con il Padre e il Figlio. Queste tre Persone, che non devono essere confuse l’una con l’altra, sono ugualmente perfette, perché hanno la stessa sostanza e sono un solo ed unico Dio, così che ciascuna delle tre Persone divine possiede in sé tutte le perfezioni delle altre. Ma noi sappiamo, e il nostro testo ce lo dice, sappiamo, diciamo, che è per mezzo dello Spirito Santo che la gloria e la felicità eterna sono comunicate ai Santi in cielo, così come è lo Spirito Santo che ci rende partecipi dei doni di Dio sulla terra. Perciò gli eletti, che sono stati chiamati dal Padre, giustificati dal Figlio e rigenerati dallo Spirito Santo nelle acque del Battesimo, saranno inondati dal fiume di acqua viva che procede dal trono di Dio Padre Onnipotente e dell’Agnello Gesù Cristo, generato dal Padre e seduto alla sua destra. Così questo passo dell’Apocalisse è un’ammirevole conferma del dogma della Chiesa Cattolica, e allo stesso tempo una condanna dell’errore della Chiesa greca, riguardante la processione dello Spirito Santo. Perché è espressamente detto che questo fiume d’acqua viva, figura dello Spirito Santo, è uscito non solo dal trono di Dio Padre, ma anche dall’Agnello Gesù Cristo sacrificato per i peccati del mondo. –  ….. E mi mostrò un fiume di acqua viva, limpido come il cristallo. Quando San Giovanni parla dei fedeli, (capitolo IV, 6), li paragona ad un mare trasparente come il vetro e simile al cristallo; e quando parla del fiume di acqua viva che alimenterà questo mare, non solo paragona questo fiume al vetro, ma dice anche che quest’acqua viva del fiume è essa stessa chiara come il cristallo. Perché questa differenza? È per farci capire che quest’acqua viene o procede dalla sua fonte divina, pura come il cristallo, per alimentare questo mare degli eletti, cioè la nostra umanità, che diventa trasparente come il vetro dalle acque del Battesimo, e sarà come il cristallo, cioè simile alla divinità, con le acque di gloria e felicità del fiume d’acqua viva che procede eternamente dal trono di Dio Padre e dell’Agnello Gesù Cristo per abbeverare gli eletti nel tempo e nell’eternità. Questo fiume di acqua viva renderà dunque gli eletti puri come il cristallo, cioè come Dio, come sta scritto (I. Jo., III, 2): « Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando Egli si manifesterà, noi saremo come Lui, perché lo vediamo come è. E chi ha questa speranza in Lui, diventa santo, come santo è Dio stesso. » – Come possiamo vedere, la purezza di Dio è paragonata a quella del cristallo, e la purezza dei Santi è pure paragonata a quella di un vetro trasparente. Ora questo vetro sarà puro e trasparente, perché gli eletti saranno senza macchia; e questo vetro sarà di una purezza simile a quella del cristallo, perché la purezza dei Santi sarà simile a quella di Dio stesso. Pertanto, i Santi che hanno imitato Gesù Cristo sulla terra diventeranno come Dio stesso attraverso la gloria e la felicità di cui saranno inondati in cielo, dal fiume di acqua viva che viene dal trono di Dio e dell’Agnello, cioè, come abbiamo detto sopra, dallo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio. Così, Dio userà il fiume di acqua viva per colmare i Santi della sua gloria e felicità, così come usa le acque del Battesimo per rigenerarli con lo Spirito Santo. E siccome tutti questi doni di grazia, di gloria e di felicità celeste ci vengono comunicati dallo Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio, comprendiamo perché Gesù Cristo, istituendo il Sacramento della rigenerazione, disse ai suoi apostoli (Matth. XXVIII, 18): « Mi è stata data ogni autorità in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. »

II. Questo fiume d’acqua viva rappresenta anche la visione beatifica, secondo queste parole del salmista, Ps. XLV, 4: « Un fiume con il suo corso impetuoso inonda la città di Dio con gioia. L’Altissimo ha santificato il suo tabernacolo: Dio è in mezzo alla città santa. » E altrove: Sal. XXXV, 8: « Signore, i figli degli uomini saranno pieni di speranza sotto l’ombra delle tue ali. Si inebrieranno dell’abbondanza della tua casa, li nutrirai con il flusso delle tue delizie; perché in te è la fonte della vita, e nella tua luce vedremo la luce. »Sal. XXXVI: « Guardatevi dall’imitare i malvagi, e non invidiate quelli che commettono iniquità, perché appassiranno rapidamente come il fieno, e appassiranno rapidamente come le erbe dei prati. Riponi la tua speranza nel Signore e fai il bene, e allora dimorerai sulla terra e sarai nutrito con le sue ricchezze. Deliziatevi nel Signore, ed egli realizzerà i desideri del vostro cuore. Scopri le tue vie al Signore, spera in Lui ed Egli agirà. Egli farà risplendere la vostra giustizia come luce, e farà risplendere la vostra innocenza come il mezzogiorno. » Ascoltiamo Isaia, LXVI, 12: « Questo è ciò che dice il Signore. Farò scorrere su Gerusalemme un fiume di pace; riverserò su di lei la gloria delle nazioni come un torrente straripante. Gerusalemme vi nutrirà con il suo latte, vi stringerà al suo seno e vi accarezzerà sulle sue ginocchia. Come una madre consola il suo bambino, così io vi consolerò e sarete consolati a Gerusalemme. Vedrete queste cose, e il vostro cuore si rallegrerà; le vostre stesse ossa ricresceranno forti come l’erba. ». Termineremo la spiegazione di questo passaggio con le ben rimarchevoli parole che troviamo nel Vangelo della Samaritana.Queste parole alludono anche al fiume di acqua viva, e di conseguenza contengono un’ulteriore conferma della processione dello Spirito Santo secondo il dogma cattolico, e un ulteriore chiarimento della questione che stiamo trattando. Ecco questo Vangelo (Jo. IV, 7): « Allora venne una donna di Samaria ad attingere acqua. Gesù le disse: Dammi da bere. Infatti, i suoi discepoli erano andati in città per comprare del cibo. La donna gli disse: Come puoi tu, giudeo, chiedere da bere a me, donna samaritana? Perché i Giudei non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le rispose: Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: Dammi da bere, avresti potuto chiedergli la stessa cosa ed Egli ti avrebbe dato acqua viva. La donna gli disse: Signore, voi non avete un recipiente da cui attingere e il pozzo è profondo; da dove prendereste quest’acqua viva? Siete forse più grande di Giacobbe nostro padre, che ci ha dato questo pozzo e ne ha bevuto lui stesso, così come i suoi figli e le sue greggi? Gesù le disse: Chiunque beve quest’acqua avrà ancora sete, ma chi beve l’acqua che io gli darò non avrà mai più sete. Ma l’acqua che Io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che zampillerà per la vita eterna. » Chi non riconosce in queste ultime parole il fiume d’acqua viva di cui parliamo; e qual è la fonte da cui l’acqua può sgorgare alla vita eterna, se non lo Spirito Santo, che è Dio, infinitamente perfetto, e che procede dal Padre e dal Figlio?

III. Vers. 2. – In mezzo alla piazza della città, ai due lati del fiume, c’era l’albero della vita, che porta dodici frutti e dà i suoi frutti ogni mese, e le foglie dell’albero guariranno le nazioni. Queste parole hanno un significato difficile, diremmo addirittura impenetrabile, poiché contengono i grandi misteri della Santa Trinità, dell’Incarnazione e della Redenzione. Senza voler dunque cercare inutilmente di scrutare verità così profonde che nessun mortale può comprendere, ci limiteremo a dimostrare come questo enigma contenga in sé verità così grandi:  Al centro della piazza della città, su entrambi i lati del fiume, c’era l’albero della vita. Come il fiume di acqua viva menzionato nel versetto precedente allude al fiume del paradiso terrestre menzionato nella Genesi, così l’albero della vita menzionato qui ricorda anche l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male. E aggiungeremo anche che tutto il passo che citeremo da questo primo libro della Scrittura, è un tipo e una figura sensibile della città santa che abbiamo appena descritto. È riportato in Genesi, (II, 7): « Così il Signore formò l’uomo dall’argilla della terra ed effuse sul suo volto il soffio della vita, e l’uomo divenne vivo e vitale. Ora il Signore Dio aveva piantato fin dal principio un delizioso giardino, nel quale mise l’uomo che aveva creato. Il Signore aveva anche prodotto dalla terra ogni sorta di alberi, belli alla vista e il cui frutto era piacevole al gusto; e pose l’albero della vita in mezzo al paradiso, con l’albero della conoscenza del bene e del male. In questo luogo di delizie, uscì un fiume per irrigare il paradiso, etc. » Come possiamo vedere, questo delizioso giardino ci offre più o meno le stesse circostanze che troviamo nella Gerusalemme celeste. La prima è per il corpo animale ciò che la città santa è per il corpo spirituale di cui parla San Paolo. Questo giardino era un luogo di delizie per il corpo animale, e la Gerusalemme celeste sarà una dimora di felicità e gloria per il corpo spirituale. L’uomo è stato creato nel paradiso terrestre con un’anima viva; in cielo sarà riempito di uno spirito vivificante. Il primo uomo è quello terreno, formato dalla terra, dice San Paolo; il secondo è quello celeste, che viene dal cielo. Nel paradiso terrestre, c’era l’albero della vita, che doveva rendere incorruttibile il corpo corruttibile del primo uomo; ma c’era anche l’albero della conoscenza del bene e del male, che diede la morte all’anima e poi al corpo dei nostri primi genitori, quando disubbidirono a Dio, mangiando il frutto proibito. In cielo, ci sarà anche un albero della vita, ma quanto diverso da quello del giardino dell’Eden! Questo era materiale e terreno, questo è spirituale e divino. L’uno era destinato a preservare la vita del corpo, l’altro preserverà la vita del corpo e dell’anima. Il terrestre, tuttavia, non ha impedito al corpo umano di perire, il celeste distruggerà il male alla sua fonte e lo renderà impossibile; perché come il primo poteva conservare solo il corpo, il secondo conserverà l’anima, e le ridarà la vita nel tempo, in modo da rendere immortali nell’eternità sia il corpo che l’anima. Così la virtù di questo albero divino è infinitamente superiore a quella dell’albero terrestre, poiché non solo conserva i corpi viventi, ma salverà anche ciò che era perito, restituirà la vita ai corpi e li renderà incorruttibili, restituirà la grazia alle anime e le renderà impeccabili. Perché, secondo San Paolo, « questo corpo corruttibile deve essere rivestito di incorruttibilità, e questo corpo mortale di immortalità. E dopo che questo corpo di morte sarà stato rivestito di immortalità, questa parola della Scrittura si compirà: «la morte è stata assorbita nella vittoria: » la vittoria dell’anima sul corpo, la vittoria della vita sulla morte, la vittoria dell’albero della vita sull’albero della morte; e allora questo albero della morte, l’albero della conoscenza del bene e del male, non esisterà più in cielo, dove i Santi godranno di tutti beni, senza paura o possibilità o mescolanza di alcun male. Da qui le parole di San Paolo, (1 Cor. XV, 55), che alludono all’albero della vita, l’albero della vita eterna, e anche all’albero della morte, l’albero della conoscenza del bene e del male: « O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo pungiglione? Ora il pungiglione della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge. » La legge di Dio violata, la legge che proibiva all’uomo di mangiare il frutto proibito. Poi San Paolo aggiunge subito queste parole rimarchevoli, in quanto coincidono perfettamente con il nostro testo: « Ma grazie a Dio, che ci ha dato la vittoria per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. » Così è dunque Gesù Cristo questo albero della vita, l’albero della vita eterna, di cui il primo, quello del paradiso terrestre era il tipo. E questo albero è anche la vite di cui si parla in San Giovanni XV: « Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo.  Egli taglierà tutti i rami che non portano frutto in me, e emenderà con la mortificazione cristiana tutti quelli che portano frutto, affinché portino ancor più frutto. Voi già siete puri a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e Io in voi. Come il tralcio della vite non può portare frutto da solo, se non rimane unito alla vite, così è per voi se non rimanete in me. Io sono la vite e voi i tralci. Chi rimane in me, e Io in lui, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. Se qualcuno non rimane in me, sarà gettato via come un tralcio e appassirà, sarà raccolto e lo si getterà nel fuoco e ivi sarà bruciato. » – Come possiamo vedere, Gesù Cristo si paragona a una vite, e tutti i fedeli, dice, sono i tralci di questa vite senza i quali non possono fare nulla. I rami che rimangono attaccati alla vite portano molto frutto. Vedremo presto quali saranno questi frutti.

IV. In mezzo alla piazza della città, su entrambi i lati del fiume, c’era l’albero della vita, che porta dodici frutti e dà i suoi frutti ogni mese, e le foglie dell’albero guariranno le nazioni. Abbiamo visto nel capitolo precedente, che i fedeli credenti formeranno la piazza della città santa, e che questa piazza della città sarà d’oro puro come vetro trasparente. Ora, è al centro della piazza, cioè al centro dei fedeli, che sarà l’albero della vita di cui ci parla San Giovanni. E questo albero era su entrambi i lati del fiume. Come può essere che solo un albero sia posto su ciascuna delle due parti di un fiume? Questo può essere spiegato da ciò che sappiamo della processione dello Spirito Santo nel mistero della Santa Trinità, e soprattutto dalle parole del versetto precedente, in cui vediamo che questo fiume è uscito dal trono di Dio, e anche dall’Agnello, cioè dall’albero stesso di Gesù Cristo, che è la sua fonte. Inoltre, questo passaggio si spiega con il mistero dell’Incarnazione, che ci insegna che il Figlio di Dio si è rivestito della nostra umanità, in modo da essere Dio e uomo allo stesso tempo. Ora, come questo fiume di acqua viva sgorga dalla divinità del Padre e del Figlio, per fecondare l’umanità che Gesù Cristo rappresenta, essendo diventato Egli stesso uomo; ne consegue che questo fiume scorre tra due rive, alle estremità di ciascuna delle quali è posto l’albero della vita, Gesù Cristo, poiché Egli appartiene a queste due parti principali del fiume, la fonte e la foce, essendo Dio e uomo insieme. Come Dio, è la sorgente stessa del fiume, e come uomo e capo della Chiesa, ne è la foce. Possiamo trovare un paragone più ammirevole per rappresentarci, in due parole, l’unione delle tre Persone della Santa Trinità, e allo stesso tempo l’unione della Divinità con l’umanità? È nello stesso senso che la Chiesa termina le sue orazioni; poiché si rivolge a Dio Padre Onnipotente, per ottenere tutti i beni attraverso Nostro Signore Gesù Cristo, che vive e regna con il Padre in unione con lo Spirito Santo. Tanto per i misteri della Santa Trinità, dell’Incarnazione e anche della Redenzione. Ma quest’ultimo mistero è espresso ancora più chiaramente dalle parole che seguono:

V. In mezzo alla piazza… c’era l’albero della vita, che porta dodici frutti e dà i suoi frutti ogni mese, e le foglie dell’albero guariranno le nazioni. Chi non riconoscerà in queste ultime parole la santissima Eucaristia, che riassume tutto il piano della Redenzione divina e ci offre un quadro completo di tutta la storia dell’umanità, dall’uomo caduto nel paradiso terrestre all’uomo rigenerato nella Gerusalemme celeste. Infatti, abbiamo visto che Gesù Cristo si paragona a una vite di cui i fedeli sono i tralci, e che questi tralci, per portare molto frutto, devono rimanere attaccati alla vite. « Io sono la vite e voi siete i tralci. Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. » Come fa ora Gesù Cristo a rimanere in noi e noi in Lui? Questo è ciò che ci spiega nel Vangelo, quando ci dice (Jo. VI, 51): « Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno; e il pane che Io darò per la vita del mondo è la mia carne. I Giudei, dunque, disputavano tra di loro, dicendo: Come può quest’uomo darci la sua carne da mangiare? E Gesù disse loro: In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete la vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna, e Io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è davvero carne e il mio sangue è davvero bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e Io in lui. Come vive il Padre mio che mi ha mandato, e Io vivo a causa del Padre mio, così chi mangia me vivrà a causa mia. Questo è il pane che è sceso dal cielo. Non è come la manna che mangiarono i vostri padri e che non impedì loro di morire. Chi mangia questo pane vivrà eternamente. » Ora confrontiamo queste ultime parole del Vangelo che abbiamo appena citato con quelle del nostro testo, e vedremo se questo pane di vita non è lo stesso delle foglie dell’albero che devono guarire le nazioni.

VI. In mezzo alla piazza della città … c’era l’albero della vita…; e le foglie dell’albero sono per guarire le nazioni. Questo paragone delle foglie è mirabilmente scelto per rappresentare la santissima Eucaristia, che è il pane di vita sceso dal cielo per dare la vita eterna agli eletti. Infatti: 1° La foglia di un albero si forma dalla sua sostanza. 2° L’albero che produce la foglia è vivo, ed è la linfa dell’albero che dà vita alla foglia. 3° La foglia di un albero è composta da due sostanze principali che sono le membrane e la linfa. 4° La foglia si stacca dall’albero. 5° Serve da ombra per riparare l’uomo. 6° Il vento la porta via e si sparge sul terreno. 7° Nel rigore dell’inverno l’albero non produce più foglie. 8° Le foglie di certi alberi sono eccellenti rimedi in medicina. 9° Le foglie sono sollevate dall’albero e scendono sulla terra. 10° Se il ramo è secco, non produce più foglie. 11° La foglia che cade ai piedi dell’albero serve, secondo le leggi della natura, a nutrirlo. Ora, queste sono precisamente le caratteristiche della Santissima Eucaristia. Ed infatti: 1°. La santissima Eucaristia è composta dalla sostanza stessa dell’albero della vita che è Gesù Cristo. 2°. Gesù-Cristo è vivente; quando Egli istituì la santa Eucarestia e quando pronunziò quelle parole per sempre memorabili: « Questo è il mio corpo, etc. », il pane che viene distribuito ai fedeli sotto forma di ostie, simile nella forma alle foglie di un albero, questo pane, diciamo, è stato cambiato in Gesù Cristo stesso e vivificato dalla linfa del suo prezioso sangue, un mistero adorabile che viene riprodotto ogni giorno sui nostri altari per la virtù della stesa parola di Dio « Fate questo in memoria di me » e anche perché Egli è il sacerdote eterno secondo l’ordine di Melchisedec. 3° Questo pane contiene due sostanze che sono la Divinità e l’Umanità, e contiene anche, sotto quest’ultimo aspetto, due sostanze essenziali che sono l’anima e il corpo; infine, sotto la sostanza del corpo ci sono due sostanze distinte, che sono il corpo e il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. 4° La Chiesa dà a questo pane una forma più o meno simile a quella di una foglia d’albero perché possa essere più opportunamente distribuito ai fedeli. 5°. Gesù Cristo ci fa come ombra nella santissima Eucaristia, e ci protegge dal fuoco delle passioni. 6° È soprattutto con il vento delle persecuzioni che le foglie di questo albero si diffondono sulla terra, come ci mostra la storia della Chiesa. 7°. Nei rigori dell’inverno, cioè nelle regioni fredde che l’assenza del sole della fede rende aride, e anche nei periodi di grande siccità, questo albero produce poco o nulla in foglie. 8°. La santissima Eucaristia è il rimedio per eccellenza, perché guarisce e conserva il corpo e l’anima per l’eternità. 9°. Queste foglie cadono sulla terra da una grande altezza, perché sono il pane della vita che è sceso dal cielo. 10° I rami che sono stati separati dall’albero a causa delle eresie sono secchi e non producono più foglie. 11°. Infine, la foglia che cade ai piedi dell’albero per essere messa in bocca ai fedeli diventa feconda, perché i fedeli che si nutrono della santissima Eucaristia a loro volta nutrono l’albero della vita con la carità, che è il sacrificio di se stessi per la gloria di Gesù Cristo e la salvezza del prossimo, secondo il significato di questa parola: «Avevo fame e mi avete dato da mangiare, etc. » Infine, se il fedele muore con questa foglia divina, sarà unito all’albero, che è Gesù Cristo, per l’eternità, secondo quest’altro detto: « Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e Io in lui. »

VII. Nel mezzo della piazza della città … era l’albero della vita che porta dodici frutti e dà i suoi frutti ogni mese; e le foglie dell’albero guariranno le nazioni.  1 ° Va notato che queste parole sono messe al presente, perché si applicano al tempo presente e anche all’eternità. E le foglie dell’albero della vita guariranno le nazioni. Questo passaggio significa che queste foglie, dopo aver guarito le nazioni nel tempo, daranno loro la vita per il tempo e per l’eternità. 2° L’albero della vita che porta dodici frutti e dà i suoi frutti ogni mese. Questi dodici frutti ci mostrano le qualità infinitamente preziose di questo albero della vita, la cui virtù celeste e divina guarirà tutti i fedeli credenti attraverso le epoche della Chiesa per il tempo e l’eternità. Infatti, questi dodici frutti corrispondono per il numero alle dodici tribù d’Israele che rappresentano l’universalità dei fedeli; poi questi dodici frutti si riferiscono anche ai dodici mesi dell’anno, e ancora alle dodici ore del giorno dell’esistenza del mondo. Così che troviamo in questa mirabile figura due pensieri infinitamente profondi, che sono l’immensità e l’eternità di Dio. Diciamo l’immensità, poiché un solo frutto di questo albero può guarire e nutrire tutti i credenti sia per il tempo che per l’eternità. Vediamo anche in esso l’eternità di Dio, poiché è espressamente detto che questo albero della vita dà i suoi frutti ogni mese, anche per il tempo e per l’eternità. 3º Alla lettera, questi dodici frutti sono i dodici Apostoli, e i dodici mesi corrispondono alle dodici tribù d’Israele che rappresentano l’universalità degli eletti nelle varie età della Chiesa; e siccome la fede predicata dai dodici Apostoli era radicata nell’albero della vita che è Gesù Cristo, per essere predicata e produrre i suoi frutti durante i dodici mesi che rappresentano tutte le età della Chiesa, San Giovanni aveva ragione di dire che questo albero dà i suoi frutti ogni mese; perché alla fine di questi dodici mesi, che rappresentano il tempo dell’esistenza della Chiesa, questi dodici frutti avranno prodotto i centoquarantaquattromila fedeli delle dodici tribù d’Israele che formeranno l’assemblea degli eletti nella Gerusalemme celeste. 4° Quest’albero, che fruttifica ogni mese, ce ne mostra la grande fertilità; poiché, come abbiamo visto nel capitolo della Gerusalemme celeste, il numero degli eletti, che Dio solo conosce e che è rappresentato, secondo l’uso dei profeti, dal numero determinato di centoquarantaquattromila fedeli, supererà di gran lunga questo numero; e il numero degli eletti di tutti i tempi e di tutte le nazioni che avranno mangiato le foglie dell’albero della vita sulla terra sarà molto grande. Mangiamo dunque le foglie di quest’albero nel tempo, se vogliamo godere della gloria e della felicità dei suoi frutti nell’eternità. È Gesù Cristo stesso, l’autore della vita, che ci invita a farlo; ascoltiamo dunque la voce di questo Padre buono, che ci chiama a sé e ci dice: « Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò riposo… Io sono il pane vivo disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo, ecc. ecc. » Ma non dimentichiamo le parole dell’apostolo San Paolo, I. Cor. XI, 27: « Chiunque mangia questo pane o beve il calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del crimine contro il corpo e il sangue del Signore. Si metta dunque l’uomo alla prova, e dopo mangi di quel pane e beva da questo calice. Perché chi mangia e beve di esso indegnamente, mangia e beve la propria condanna, non facendo il discernimento del corpo del Signore. Per questo ci sono molti tra voi che sono malati e languenti, e molti sono morti. Che se noi ci giudicassimo da noi stessi, non saremmo giudicati da Dio, etc. ».

VIII. Vers. 3. – Non ci sarà là più alcuna maledizione, ma lì vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello, e i suoi servi lo serviranno. Questo versetto contiene anche la differenza tra il paradiso terrestre e quello celeste. Nel paradiso terrestre c’era, accanto all’albero della vita, l’albero della conoscenza del bene e del male, che portò all’umanità una così grande maledizione. Ma in cielo, non ci sarà più nessuna maledizione possibile, perché l’albero della scienza del bene e del male sarà sostituito dall’albero della vita. Il libero arbitrio, che è stato così fatale all’uomo, non esisterà più per perderlo, ma per goderne di tutta la gloria e la felicità fino alla fine dei tempi, cioè per quanto l’uomo vuole e può godere della luce eterna con l’aiuto della luce eterna. Lì non ci sarà più maledizione, perché non ci sarà più alcun male possibile, ma ci sarà il trono di Dio e dell’Agnello, fonte di ogni bene e di ogni gloria, senza alcuna mescolanza di bene e di male. E i suoi servi lo serviranno con gloria e felicità.

IX . Vers. 4 – Vedranno il suo volto e avranno il suo nome scritto sulla fronte. O Dio, qual gloria e felicità avete riservato a coloro che vi amano, perché potranno contemplarvi faccia a faccia, così da diventare simili a Voi, ed avranno il vostro stesso Nome scritto sulla fronte, perché saranno vostri figli ed eredi della vostra gloria, e porteranno il vostro Nome, come un figlio porta il nome del padre suo! Il loro nome sarà illustrato con la gloria di Dio stesso, e la loro eredità sarà immensa ed eterna come Dio. Questo è confermato dalle seguenti parole, che si spiegano da sole:

Vers. 5E non ci sarà più notte, non avranno bisogno di lampade, né della luce del sole, perché il Signore Dio darà loro la luce, ed essi regneranno nei secoli dei secoli.

X. Le parole che seguono sono una ricapitolazione degli avvertimenti generali che il Signore indirizza alla Sua Chiesa su questa rivelazione. E siccome questi passaggi sono già stati interpretati, ci limiteremo a citarli, lasciando al lettore il compito di farne il proprio confronto e l’applicazione per il proprio uso e per il beneficio che trarrà dalla ricezione di questo libro.

Vers. 6. Ed egli mi disse: Queste parole sono certissime e veraci: il Signore, il Dio degli spiriti dei profeti, ha mandato un Angelo per rivelare ai suoi servi ciò che deve avvenire presto.

Vers. 7. Io vengo presto: beato chi osserva le parole della profezia di questo libro.

Vers. 8  Io, Giovanni, ho udito e visto queste cose. E quando le ho sentite e viste, sono caduto in adorazione ai piedi dell’Angelo che me le ha mostrate.

Vers. 9: Ma egli mi disse: Guardati dal fare così, perché io sono un servo come te e come i tuoi fratelli profeti, e come coloro che osservano le parole di questo libro, adorate Dio.

XI. Vers 10. Ed egli mi disse: Non sigillare le parole della profezia di questo libro, perché il tempo è vicino. Nel linguaggio dei profeti, sigillare una profezia non significa che il suo significato debba essere impenetrabile alle menti degli uomini, come lo fu l’Apocalisse per molti secoli; ma sigillare una profezia significa che il suo adempimento non inizierà che molto tempo dopo la sua pubblicazione. Ma questo non fu il caso di questa rivelazione a San Giovanni. Poiché la sua Apocalisse contiene la storia di tutta la Chiesa dalla sua origine fino alla consumazione dei secoli, questa profezia cominciava già a realizzarsi al tempo di San Giovanni; e anche essa nascondeva sotto i suoi enigmi eventi che erano già passati quando questa rivelazione gli fu fatta. Ma non poté essere compresa per molto tempo, perché gli eventi che annunciava non si erano sufficientemente sviluppati per coglierne il significato e la sequenza. Comprendiamo, quindi, da quanto appena detto, che sebbene questa profezia non sia stata sempre compresa, non è stata, tuttavia, sigillata, poiché ha cominciato ad essere adempiuta dal momento della sua rivelazione ed anche prima; Ma Dio ne nascose la comprensione agli uomini per molti secoli, sotto i suoi difficili e numerosi enigmi, perché lo scopo evidente di questa profezia era di colpire gli uomini come una nuova luce, specialmente verso la fine dei tempi, quando la fede comincerà a perdersi a poco a poco, mostrando, come all’improvviso, per rafforzare i suoi eletti, la verità di questa profezia, già verificata nei tempi passati, e come garanzia della certezza degli eventi futuri. Da qui questo passaggio del testo: Non sigillate le parole della profezia di questo libro, perché il tempo è vicino.

XII. Vers. 11. – Colui che commette l’iniquità la commetta ancora; colui che è contaminato sia contaminato ancora; colui che è giusto diventi più giusto ancora; colui che è santo sia santificato ancora. Queste parole sono terribili e consolanti allo stesso tempo. Perché contengono maledizioni eterne per i peccatori e benedizioni infinite per i giusti. Infatti, secondo il Salmista, Ps. XLI, 8: « Un abisso chiama un abisso. » Un abisso di ingiustizia richiede un abisso di ingiustizia e punizione; perciò il Salmista aggiunge: « Al fragore delle tue cascate; tempeste e delle acque che tu mandi, o mio Dio, tutti i tuoi flutti e le tue onde sopra di me sono passati. »Al contrario, un abisso di giustizia richiede un abisso di misericordia. Infatti, il salmista continua: « Di giorno il Signore mi dona la sua misericordia, di notte per lui innalzo il mio canto: la mia preghiera al Dio vivente. Dirò a Dio, Voi siete mia difesa: perché mi avete dimenticato? Perché triste me ne vado, oppresso dal nemico? Per l’insulto dei miei avversari sono infrante le mie ossa; essi dicono a me tutto il giorno: Dov’è il tuo Dio?”. Perché ti rattristi, anima mia, perché su di me gemi? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio.Giudicatemi, o Dio, e distinguete la mia causa da quella di una nazione non santa. Toglietemi dalle mani dell’uomo malvagio e ingannatore.Poiché tu sei la mia forza, o Dio! Perché mi hai respinto? Perché mi vedo ridotto a camminare nella tristezza, afflitto dal nemico? Mandate la vostra luce e la vostra verità, ed esse mi condurranno al vostro santo monte e ai vostri tabernacoli. Ed entrerò fino all’altare di Dio, fino a Dio stesso, che riempie di gioia la mia gioventù. Canterò le tue lodi sull’arpa, o Dio, o mio Dio. Perché sei triste, anima mia, e perché mi conturbi? Spera in Dio, perché devo ancora lodarlo; Egli è la salvezza del mio volto ed è il mio Dio. » È soprattutto attraverso la preghiera che il giusto deve diventare ancora più giusto, e colui che è santo può diventare ancora più santo, perché la salvezza viene da Dio. Più ci si avvicina a Lui, più si desidera andare da Lui; e più ci si allontana da Dio, più si desidera allontanarsi da Lui. Il malvagio è come un albero che cade dalla parte in cui pende, e più l’albero tende ad inclinarsi per la forza di attrazione, finché alla fine cade da sé o per l’ascia del giardiniere. Il giusto, invece, si eleva in proporzione alla sua giustizia. Perché più l’albero è ritto, più di eleva. E la sua pianta, ora alta e bella, viene utilizzata per la costruzione di edifici e di mobilia, mentre il legno contorto e piegato, è destinato ad essere gettato nel fuoco.

XIII. Vers. 12Ecco, io vengo presto e avrò con me la mia ricompensa, per rendere ad ogni uomo secondo le sue opere. Perché secondo San Matteo, (III, 10): « Già la scure è posta alla radice dell’albero (dal germe di morte che portiamo in noi), e ogni albero che non porta buoni frutti sarà tagliato e gettato nel fuoco. »

Vers. 13. – Io sono l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine. Perché la verità è eterna, e la giustizia è eterna, e il passato e il futuro appartengono solo a Dio, che renderà a ciascuno secondo le sue opere. Io sono il principio e la fine; cioè, vi ho detto la mia parola all’inizio e vedrete il suo compimento alla fine.

Vers. 14. – Beati coloro che lavano le loro vesti nel sangue dell’Agnello, per avere diritto all’albero della vita e per entrare nella città dalle porte. Facciamo dunque degni frutti di penitenza e sottomettiamoci alla Chiesa, affinché possiamo un giorno entrare per questa porta nella vita eterna.

Vers. 15. – Lungi da qui i cani, gli avvelenatori, gli impudichi, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ami e proferisca menzogna. Lungi da qui i persecutori della Chiesa, che sono come cani rabbiosi, gli avvelenatori, gli eresiarchi, gli impudichi, chi indulge alle voluttà, gli omicidi, che trascurano le vie della giustizia e della carità, gli idolatri, che dimenticano Dio per prostituirsi alla creatura, e chiunque ami e preferisca la menzogna, perché il diavolo è loro padre.

XIV. Vers. 16. – Io, Gesù, ho mandato il mio Angelo a testimoniarvi queste cose nelle Chiese. Io sono la progenie e il figlio di Davide, la stella che brilla al mattino. Qui Gesù cita se stesso come testimone delle verità contenute in questo libro dell’Apocalisse, dicendoci che Egli è la progenie e il figlio di Davide, cioè, Gesù Cristo di Nazareth crocifisso, la stella che brilla al mattino dall’inizio della Chiesa, e la cui luce non sarà mai più eclissata, che ha mandato il suo Angelo a rendere testimonianza delle cose contenute nell’Apocalisse, e a pubblicarle nelle sette Chiese d’Asia, rappresentanti l’universalità e la perpetuità della Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana.

XV. Vers. 17. – Lo Spirito Santo e la sposa dicono: Venite. Colui che ascolta dica: “Venite”. Chi ha sete, venga; e chi lo desidera, riceva gratuitamente l’acqua della vita. Quante consolazioni sono contenute in questo versetto! Lo Spirito Santo e la sposa, che è la Chiesa, dicono: Vieni. Così non è solo la voce dei predicatori che ci invita; non sono solo i marchi visibili della Chiesa che attirano gli sguardi di occhi di tutti gli uomini: dei buoni che ascoltano e seguono la sposa, e dei malvagi che la perseguitano; perché se questi potenti mezzi sembrano tuttavia troppo deboli per convincere gli uomini della verità eterna; se anche dei Cattolici non possono comprendere i giudizi segreti di Dio, chi rigetterà un gran numero di uomini nelle fosse dell’inferno, perché non sono appartenuti alla Chiesa Cattolica; e se questi giudizi sembrano loro troppo severi perché credono che i segni della vera Chiesa non siano sufficientemente visibili e sensibili per convincerci; questi Cattolici sappiano e imparino dalla bocca di Gesù Cristo stesso, che scruta i cuori e le menti, che non solo la Chiesa ma anche lo Spirito Santo dice a tutti nel segreto delle loro coscienze: Venite! E se tutti non sono venuti, a chi va data la colpa? Chi ascolta dica: “Venite“. Cioè, colui che vuole ascoltare questa voce interiore ed esteriore dica: Venite! Questo gli è sufficiente. Egli ha acconsentito ad accettare liberamente l’acqua della vita che è sempre offerta a tutti, sia per voce della Chiesa che per voce dello Spirito Santo. Questo gli è sufficiente, diciamo, poiché possiede con ciò una delle otto beatitudini che gli promette l’acqua della fonte eterna e il frutto dell’albero della vita; poiché è scritto, (Matteo V, 6): « Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. » Ho già visto sulle vostre labbra un sorriso di pietà, e lo spirito di incredulità vi suggerisce questo pensiero: come possono gli individui ritirati nel centro di nazioni barbare, tra le quali la luce della fede non è mai penetrata, avere anche solo l’idea dell’esistenza della Chiesa Cattolica? Gesù Cristo stesso vi risponde Egli stesso, che lo Spirito Santo dice loro nel segreto delle loro coscienze: Venite; la Chiesa ci dice che il battesimo di desiderio può bastare al bisogno, e il Vangelo aggiunge un mezzo che è possibile e anche facile per tutti gli uomini; un mezzo che chiuderà la bocca di tutti gli empi, che non avranno voluto ascoltare lo Spirito Santo; perché questo mezzo infallibile è a disposizione di tutti. Questo mezzo è tanto sicuro e facile quanto è vero il Vangelo, poiché è scritto: « Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. » E chi è l’uomo che, nonostante la sua ignoranza dei misteri della fede di Gesù Cristo, chi è l’uomo, diciamo, per il quale questa ignoranza sarà stata invincibile, che non abbia tuttavia sentito nel suo cuore come due voci opposte, una delle quali lo spingeva al bene e l’altra, diciamo, lo portava al male? Ebbene, questa prima voce era quella dello Spirito Santo, che continuava a dirgli: Venite; in altre parole, questa voce gli stava dicendo: Fa’ il bene ed evita il male, sii giusto e caritatevole verso i tuoi fratelli, resisti al torrente impetuoso delle tue passioni che la concupiscenza ha acceso nella tua anima, etc., etc. Ora, questi non sono forse sentimenti che ogni uomo ragionevole, per quanto ignorante delle verità della fede lo si possa supporre, … non sono sentimenti che la legge naturale, incisa nei nostri cuori, ci ispira costantemente, e che il soffio dello Spirito Santo cerca di far fruttare, secondo queste parole: Lo Spirito Santo e la sposa dicono: Venite. Se poi tutti gli uomini ragionevoli ascolteranno questa voce, Dio non li punirà per la loro invincibile ignoranza, ma li ricompenserà eternamente per i loro sforzi e la loro buona volontà, secondo le parole: « Pace agli uomini di buona volontà. » Perciò l’Apostolo aggiunge: Chi ascolta dica: Venite. Chi ha volontà, venga, e chi lo desidera, riceva liberamente, per la misericordia di Dio, l’acqua della vita, della vita eterna. Poiché sta scritto, (Matth. V, 6): « Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati. » Aggiungeremo che non è così difficile come si immagina, per le nazioni barbare, desiderare l’acqua della vita. Per convincersene, basta leggere gli annali della propagazione della fede, e si vedranno le frequenti richieste fatte da questi popoli per ottenere dei missionari. Felici queste nazioni, se sfuggono ai lupi che si presentano loro in veste di pecore, che in realtà non sono altro che lupi famelici che escludono le anime dal vero ovile! Perché allora non rimangono altre risorse per queste nazioni sedotte che quelle che abbiamo appena indicato, per assicurare la loro salvezza. Speriamo che Dio tenga conto delle difficoltà in cui il nemico li avrà gettati a loro insaputa e contrariamente ai loro pii e salutari desideri.Ma voi direte ancora: Queste nazioni barbare non hanno mai conosciuto Gesù Cristo, quindi come possono essere appartenuti allo spirito della sua Chiesa? Senza nascondervi la difficoltà dell’obiezione, vi risponderemo che essa non è insolubile nello Spirito Santo; secondo le parole di San Giovanni, III, 8: « Lo Spirito soffia dove vuole, e voi sentite la sua voce, ma non sapete da dove viene, né dove va; così è di ogni uomo che è nato dallo Spirito.  Cioè, ogni uomo che è nato dallo Spirito e non dalla carne, e ogni uomo buono che ha fame e sete di giustizia, sente la voce dello Spirito che gli dice: Venite. E l’uomo risponde: Venite. Perché lo Spirito soffia dove vuole. Allora vi diremo che la conoscenza della venuta passata o futura di un Redentore, non è così limitata come immaginate. Poiché Dio ha permesso nella sua bontà paterna e secondo il piano dei suoi segreti disegni, che le numerose e variate favole, che sono una corruzione della storia del giardino dell’Eden, fossero conservate e diffuse tra queste nazioni, come un mezzo segreto di cui Dio si è servito per dare loro l’idea di un Redentore. Quanto alle difficoltà che potrebbero essere sollevate circa l’assoluta necessità del battesimo, attingendo alle parole di San Giovanni, (III, 5): « In verità, in verità vi dico: se uno non nasce di nuovo dall’acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio », ci basta far notare che non ci si salva solo col battesimo d’acqua, ma anche col battesimo di desiderio e col battesimo di sangue, e che di conseguenza un numero molto grande di anime che non avrebbero potuto ricevere il Battesimo dell’acqua, saranno non di meno salvate dal battesimo di desiderio o dal battesimo di sangue. Quanto ai bambini morti senza battesimo, la Chiesa non ha mai fissato il loro destino, e sappiamo che non sarà quello dei dannati. Come possiamo vedere, coloro che non rispondono a questa chiamata della Chiesa e dello Spirito Santo non avranno scuse davanti al tribunale di Dio Onnipotente. Essi non avranno nemmeno saputo dell’esistenza della Chiesa, direte voi; e Dio vi risponderà: È vero, ma avevano la legge naturale, che Io avevo inciso nei loro cuori; il mio Spirito Santo ha ispirato loro un desiderio di giustizia e il mio Vangelo ha promesso di soddisfarli. Venite, dunque, o voi tutti che non avete potuto entrare nel corpo della mia Chiesa, ma che vi siete appartenuti in spirito attraverso i vostri santi desideri; venite, perché mio Figlio vi ha riscattato dalla schiavitù del peccato; il Verbo si è fatto carne per salvare la carne e lo spirito. Venite, dunque, o voi tutti che avete risposto alla chiamata dello Spirito Santo e della Chiesa che vi ha detto sulla terra: Venite. Perché Voi li avete ascoltati ed avete detto loro a vostra volta: Venite. Voi avete fatto conoscere loro la vostra sete ascoltandoli e rispondendo loro con i vostri santi desideri: Venite. Ecco perché Io vi darò gratuitamente e di buon grado e misericordia l’acqua della vita, e sarete saziati per sempre, come sta scritto nella mia Apocalisse: lo Spirito Santo e la sposa dicono: Venite. Colui che ascolta dica: “Venite“. Chi ha sete, venga; e chi lo desidera, riceva gratuitamente l’acqua della vita. Lungi da qui i cani, i persecutori della Chiesa, gli avvelenatori, i predicatori del vizio e dell’errore, i falsi apostoli e gli scandalosi, gli impuri che seguono la legge della carne e rifiutano quella di Dio, gli omicidi, i tiranni, coloro che commettono ingiustizie, gli oppressori dei deboli, della vedova e dell’orfano, gli sprezzatori dei poveri, gli idolatri che si prostituiscono alla creatura, e tutti coloro che amano e preferiscono la falsità, perché sono figli del demonio.

XVI. Con ciò vediamo quanti Cristiani ci saranno ai quali si possono applicare quelle parole del Vangelo dette al popolo giudaico che sono la figura della Chiesa: « I primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi ». Quanti Cristiani, infatti, saranno stati i primi a conoscere la legge di Gesù Cristo, e tuttavia avranno vissuto solo secondo la carne? Quanti sono stati chiamati dalla voce dello Spirito Santo e dalla voce della Chiesa, eppure non hanno risposto a quella chiamata? E poiché molti cattivi Cristiani saranno morti nei loro peccati, e pochi di loro avranno risposto a questa chiamata facendo penitenza, non è giusto applicare loro queste parole rivolte al popolo giudaico, al quale possono essere paragonati per il crimine della morte di Gesù Cristo, che essi crocifiggono con i loro vizi. « Ci saranno molti chiamati e pochi eletti! » Ma poiché il numero dei veri Cristiani sarà stato molto grande, e poiché questo numero sarà immensamente accresciuto da coloro che hanno appartenuto in spirito alla Chiesa di Gesù Cristo tra le nazioni che non hanno potuto far parte del corpo dei fedeli, e poiché il numero di questi ultimi supererà forse di gran lunga il numero di coloro che hanno disertato, il risultato sarà una scena di inaspettata vergogna e confusione per i malvagi, ed una brillante manifestazione di gloria e consolazione, attesa per i giusti. Perché Dio non permetterà che si dica per tutta l’eternità che il sangue del suo Figlio è stato inutile. Quanto più, dunque, Gesù Cristo avrà manifestato la sua potenza, la potenza del Cristianesimo sulla terra, tanto più trionferà in cielo. Perché se, nonostante la sua grande superiorità sulle nazioni barbare, il Cristianesimo ci offre tuttavia sulla terra un’immagine continua delle umiliazioni del suo Autore, per servirci da esempio, come sarà nell’altra vita, quando vedremo l’inizio del vero regno dell’Agnello, e il Padre Onnipotente incoronerà lo Sposo e la sua Sposa per tutta l’eternità? Perché (Ps. CIX): « Il Signore dice al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché non avrò fatto dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi. Il Signore farà uscire da Sion lo scettro della tua potenza; tu stabilirai il tuo impero in mezzo ai tuoi nemici. La regalità è con te nel giorno della tua forza, in mezzo allo splendore dei tuoi santi. Ti ho generato dal mio seno prima dell’aurora. Il Signore ha giurato e non si pentirà: tu sei il sacerdote eterno, secondo l’ordine di Melchisedec. Il Signore è alla tua destra; Egli ha frantumato i re nel giorno della sua ira. Egli eserciterà il giudizio in mezzo alle nazioni; riempirà tutto di rovine; schiaccerà le teste di un gran numero. Egli berrà l’acqua del torrente nella via, “per mezzo del martirio”. » Tale sarà allora il regno di Gesù Cristo sulla terra. Ora ecco la sua gloria in cielo.  Infatti il Salmista aggiunge: « Ecco perché alzerà il capo ». Sarà innalzato sulla croce, e trionferà sulla croce. E quale sarà questo trionfo? Sarà solo il trionfo di una gloria eterna e di un onore infinito per pochi eletti? No, perché altrimenti la gloria del Figlio dell’uomo non sarebbe completa, poiché il Signore ha detto (Mt. XXVI, 28): « Perché questo è il mio sangue, il sangue della nuova alleanza, che sarà versato per molti per la remissione dei peccati. » Vediamo ora se questo sangue sarà stato sterile, e se non sarà stato veramente versato per molti. Ascoltiamo il profeta che annuncia alla Sposa, sotto la figura di Gerusalemme, ciò che sarà soprattutto nel giorno dell’eternità: Isaia, LX: « Alzati, Gerusalemme, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore si è levata su di te. Poiché, ecco, le tenebre ricopriranno la terra, nebbia fitta avvolgerà le nazioni; ma su di te si leverà il Signore, la sua gloria si vedrà risplendere su di te. Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli verranno da lontano, le tue figlie verranno da ogni parte. A quella vista sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché le ricchezze del mare si riverseranno su di te. Sarete sommersi da una schiera di cammelli, dai dromedari di Madian e di Efa. Tutti loro verranno da Saba per portarti oro e incenso e per proclamare le lodi del Signore. Tutti i greggi del Cedar saranno riuniti a te; i montoni di Nabajoth saranno usati per il tuo servizio; saranno offerti al mio altare come ostie gradite, e io riempirò di gloria la casa della mia maestà. Chi sono coloro che si lasciano trasportare come nuvole nell’aria e volano come colombe quando ritornano alle loro colombaie? Perché le isole mi aspettano, e le navi sono pronte sul mare già da molto tempo, per far venire i tuoi figli da lontano, per portare con loro il loro argento e il loro oro, e per consacrarlo nel nome del Signore tuo Dio e del Santo d’Israele che ti ha glorificato. I figli degli stranieri costruiranno le tue mura e i loro re ti serviranno, perché ti ho colpito nella mia indignazione e ti ho mostrato misericordia riconciliandomi con te. Le tue porte saranno sempre aperte, non saranno chiuse né di giorno né di notte affinché le ricchezze delle nazioni siano portate a te e i loro re condotti a te. Perché il popolo e il regno che non si sottomette a te perirà, e io farò di quelle nazioni un terribile deserto. La gloria del Libano verrà in te; l’abete, il bosso e il pino serviranno insieme come ornamento del mio santuario, e glorificherò il luogo dove hanno riposato i miei piedi. I figli di coloro che ti hanno umiliato verranno a prostrarsi davanti a te e tutti quelli che ti hanno disprezzato adoreranno le orme dei tuoi piedi e ti chiameranno la città del Signore, la Sion del Santo d’Israele.  Perché siete stati abbandonati ed esposti all’odio, e non c’era nessuno che ti passasse accanto, io ti stabilirò in una gloria che non finirà mai, e in una gioia che durerà per tutti i secoli. Succhierete il latte delle nazioni, sarete nutriti dalla mammella dei re, e saprai che Io sono il Signore che ti salva e il forte di Giacobbe che ti riscatta. » Prestiamo ora attenzione alle parole che seguono, e che si applicano specialmente alla Gerusalemme celeste; perché il Profeta,  dopo aver annunciato la prosperità della fede sotto la figura di Gerusalemme, alla quale i popoli e le nazioni si sottometteranno, ci mostrerà ora la felicità e la gloria che risulteranno nell’eternità, per un immenso numero di uomini destinati a popolare la più grande e fiorente città che sia mai esistita, la città celeste. Il Profeta aggiunge: « Vi darò oro invece di ottone e argento invece di ferro; ottone invece di legno e ferro invece di pietre. Farò in modo che la pace regni su di voi e che la giustizia regni su di voi. La violenza non sarà più udita nel vostro territorio, né di distruzione e di oppressione in tutte le vostre terre. La salvezza circonderà le tue mura e le lodi si faranno sentire alle tue porte. Non avrai più il sole per illuminarvi durante il giorno, ed il chiarore della luna non brillerà su di voi; ma il Signore stesso sarà la vostra luce eterna, e il vostro Dio sarà la vostra gloria. Il vostro sole non tramonterà più e la vostra luna non diminuirà, perché il Signore sarà la vostra luce eterna e i giorni delle tue lacrime saranno finiti. Tutto il tuo popolo sarà un popolo di giusti; possiederà la terra per sempre, perché saranno i germogli che io ho piantato, le opere che la mia mano ha fatto per la gloria. Mille usciranno dal minimo di loro, e dal più piccolo un grande popolo. Io sono il Signore e farò improvvisamente queste meraviglie quando sarà giunto il tempo. »  – Chi oserà dire che questa profezia non si applichi molto di più alla Gerusalemme celeste che a quella terrena? E chi oserà dire, senza essere temerario, che il numero degli eletti sarà piccolo, dopo queste ultime parole che abbiamo citato in corsivo, affinché il lettore possa fissare la sua attenzione su di esse?

Vers. 18. Ma io dichiaro a tutti coloro che ascoltano le parole della profezia di questo libro, che se qualcuno vi aggiungerà qualcosa, Dio lo colpirà con le piaghe descritte in questo libro;

Vers. 19. – E se qualcuno toglierà una sola parola dal libro di questa profezia, Dio lo cancellerà dal libro della vita e lo escluderà dalla città santa, e gli toglierà la parte delle promesse descritte in questo libro. – Queste parole sono rivolte a tutti coloro che cercheranno di corrompere il significato o il testo dell’Apocalisse, come gli eretici non arrossiscono di fare. Tra quelli dei primi secoli si distingue soprattutto Marcione, poi Lutero e i suoi seguaci fecero lo stesso in molti passi della Scrittura.

Vers. 20: Colui che testimonia queste cose dice: “Sì, verrò presto”. Amen. Vieni, Signore Gesù. Gesù Cristo, l’autore di questa profezia, dando se stesso come testimone della sua veridicità, dice alla Chiesa che verrà presto; perché il tempo non è che un punto in relazione all’eternità. E i fedeli che hanno il vero Spirito di Gesù Cristo devono rispondere nel loro cuore: Vieni, Signore Gesù, secondo il significato di quelle parole che recitiamo ogni giorno nel Padre nostro. « Venga il tuo regno, sia fatta la tua santa volontà come in cielo così in terra ».

Vers. 21. Che la grazia del Signore Gesù Cristo sia con tutti voi. Questo libro inizia e finisce come una lettera alle sette Chiese d’Asia e a tutte le altre del mondo cristiano. Amen.

FINE DEL LIBRO NONO

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXVI)

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXVI)

INTERPRETAZIONE DELL’APOCALISSE Che comprende

LA STORIA DELLE SETTE ETÁ DELLA CHIESA CATTOLICA. DEL VENERABILE SERVO DI DIO BARTHÉLEMY HOLZHAUSER

RESTAURATORE DELLA DISCIPLINA ECCLESIASTICA IN GERMANIA,

OPERA TRADOTTA DAL LATINO E CONTINUATA DAL CANONICO DE WUILLERET,

PARIS, LIBRAIRIE DE LOUIS VIVÈS, ÉDITEUR RUE CASSETTE, 23 – 1856

LIBRO NONO


SUI CAPITOLI XXI E XXII

La nuova terra ed il cielo nuovo, la Gerusalemme celeste, e il fiume d’acqua viva, etc.


SEZIONE I.


§I.


Del cielo nuovo e della nuova terra.


CAPITOLO XXI. VERSETTI 1-8.

Et vidi cœlum novum et terram novam. Primum enim cœlum, et prima terra abiit, et mare jam non est. Et ego Joannes vidi sanctam civitatem Jerusalem novam descendentem de cœlo a Deo, paratam sicut sponsam ornatam viro suo. Et audivi vocem magnam de throno dicentem: Ecce u Dei cum hominibus, et habitabit cum eis. Et ipsi populus ejus erunt, et ipse Deus cum eis erit eorum Deus: et absterget Deus omnem lacrimam ab oculis eorum: et mors ultra non erit, neque luctus, neque clamor, neque dolor erit ultra, quia prima abierunt. Et dixit qui sedebat in throno: Ecce nova facio omnia. Et dixit mihi: Scribe, quia haec verba fidelissima sunt, et vera. Et dixit mihi: Factum est: ego sum alpha et omega, initium et finis. Ego sitienti dabo de fonte aquae vitæ, gratis. Qui vicerit, possidebit hæc: et ero illi Deus, et ille erit mihi filius. Timidis autem, et incredulis, et execratis, et homicidis, et fornicatoribus, et veneficis, et idolatris, et omnibus mendacibus, pars illorum erit in stagno ardenti igne et sulphure: quod est mors secunda.

[E vidi un nuovo cielo e una nuova terra. Poiché il primo cielo e la prima terra passarono, e il mare non è più. Ed io Giovanni vidi la città santa, la nuova Gerusalemme che scendeva dal cielo d’appresso Dio, messa in ordine, come una sposa abbigliata per il suo sposo.E udii una gran voce dal trono che diceva: Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini, e abiterà con loro. Ed essi saranno suo popolo, e lo stesso Dio sarà con essi Dio loro :e Dio asciugherà dagli occhi loro ogni lagrima: e non vi sarà più morte, né lutto, né strida, né vi sarà più dolore, per- ché le prime cose sono passata. E colui che sedeva sul trono disse: Ecco che io rinnovello tutte le cose. E disse a me: Scrivi, poiché queste parole sono degnissime di fede e veraci. E disse a me: fatto. Io sono l’alfa e l’omega: il principio e il fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fontana dell’acqua della vita. Chi sarà vincitore, sarà padrone di queste cose, e io gli sarò Dio, ed egli mi sarà figliuolo. Pei paurosi poi, e per gl’increduli, e gli esecrandi; e gli omicidi, e i fornicatori, e i venefici, e gli idolatri, e per tutti i mentitori, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e dì zolfo: che è la seconda morte.]

I. Vers. 1.E vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi e il mare non c’era più. In questo capitolo e nel prossimo, che sono gli ultimi due dell’Apocalisse, San Giovanni descrive la Chiesa Trionfante, cioè lo stato dei beati nella prossima vita. Infatti, come osserva Sant’Agostino (Civ., XXII, 27), sarebbe troppo stravagante intendere le cose che sono dette qui come dette del tempo presente; poiché le parole del verso di questo capitolo: “Dio asciugherà tutte le lacrime, ecc.“, sono così chiaramente adatte alla vita futura, all’immortalità e all’eternità dei Santi, che non saremmo in grado di trovare nulla di più ovvio nelle Scritture divine se dovessimo considerare questo passaggio come oscuro. Così, dopo la descrizione della caduta dell’anticristo e lo sterminio di tutti i nemici della Chiesa, e dopo aver parlato della risurrezione generale e del giudizio universale, San Giovanni passa alla descrizione della gloria dei beati e del loro trionfo eterno. E vidi un nuovo cielo e una nuova terra. Questo nuovo cielo e questa nuova terra di cui parla San Giovanni saranno dunque la dimora dei beati nella gloria eterna di Dio; perché il primo cielo e la prima terra, che ora abitiamo, erano passati e il mare non c’era più. Questo cielo e questa terra rappresentano i beni del mondo, e il mare rappresenta i suoi mali; ora questi beni e mali terreni, che saranno stati il fuoco con cui Dio prova l’oro, spariranno per sempre e saranno consumati a loro volta dal fuoco del cielo, secondo II. Pietro, III, 12: « La violenza del fuoco dissolverà i cieli e fonderà tutti gli elementi. » Non dobbiamo omettere qui questo passo di Isaia, LXV, 14: « I miei servi si rallegreranno, e voi (peccatori) sarete coperti di confusione; i miei servi esploderanno con canti di lode nell’estasi dei loro cuori, e voi scoppierete con grandi grida nell’amarezza delle vostre anime, e con tristi ululati nello strazio dei vostri spiriti; e voi renderete il vostro nome ai miei eletti come un nome di imprecazione: Il Signore Dio vi distruggerà e darà ai suoi servi un altro nome. Chi è benedetto in questo nome sulla terra sarà benedetto dal Dio della verità; e chi giura sulla terra giurerà nel Nome del Dio della verità, perché le precedenti tribolazioni saranno dimenticate e scompariranno da davanti ai miei occhi. Perché Io creerò nuovi cieli e una nuova terra, e il passato non sarà ricordato né risorgerà nel mio cuore. Ma voi vi rallegrerete e sarete pieni di gioia per sempre nelle cose che Io creerò, perché farò di Gerusalemme una città di gioia e del suo popolo un popolo di gioia. Mi rallegrerò di Gerusalemme, mi rallegrerò del mio popolo, e non ci sarà più né lutto né pianto. Non si vedrà un bambino che non viva che pochi giorni, né un vecchio che non completi i giorni della sua vita, etc. ».

II. Vers. 2Ed io, Giovanni, vidi la città santa, la nuova Gerusalemme, che scendeva da Dio dal cielo, adorna come una sposa per il suo sposo. San Giovanni si riferisce a se stesso come testimone di ciò che accadrà, volendo dare più forza alle sue parole e renderci più attenti ad esse. E io, Giovanni, vidi la città santa che scendeva dal cielo. Questa città santa è la Chiesa trionfante, o l’assemblea dei beati che regneranno con Dio. Questa Chiesa è la nuova Gerusalemme che è venuta da Dio, e di cui la Gerusalemme terrena era la figura. Perché, come è stato detto, i Profeti usano spesso la stessa figura per significare diverse cose; e così la Gerusalemme terrena, che rappresenta come città e in senso materiale, la grande Babilonia, rappresenta anche in senso mistico la Gerusalemme celeste. San Giovanni la vide scendere dal cielo e dice che veniva da Dio, perché, secondo Sant’Agostino, (Civit. XX, 17), la grazia con cui Dio l’ha formata è celeste, e che, in principio, essa è scesa dal cielo, da dove fu mandato lo Spirito Santo. Essa veniva da Dio, adornata come una sposa per il suo sposo. Cioè, splendente di gloria e di bellezza, con la gloria dei suoi trionfi e la bellezza delle sue virtù e dei suoi meriti. Infatti, la sposa, per essere gradita al suo sposo, deve essere come Lui, poiché devono essere una sola carne. (Gen. II, 23). Adamo, che è tipo dello sposo Gesù Cristo, dice, parlando di Eva, il tipo pure della Chiesa: « Ecco, costei è ora osso delle mie ossa e carne della mia carne. »   Poi la Genesi continua: « Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie (come Gesù Cristo lasciò suo Padre e la sua gloria celeste, per rivestirsi della nostra umanità e unirsi alla nostra carne); e saranno due in una sola carne. » Ora, i Santi, nutrendosi della carne di Gesù Cristo nella santissima Eucaristia, e Gesù Cristo, rivestendosi della nostra carne, sono uniti nella stessa carne; e così lo Sposo celeste e la sua Sposa sono due in una sola carne. E quanto bella, quanto pura, quanto santa e quanto gloriosa deve essere la Chiesa per potersi unire allo Sposo divino? Ecco perché San Giovanni ci dice che la Chiesa sarà adornata come una sposa per il suo sposo.

III. Vers. 3. E udii una grande voce dal trono, che diceva: Questo è il tabernacolo di Dio con gli uomini, ed Egli abiterà con loro. Ed essi saranno il suo popolo, e Dio sarà il loro Dio in mezzo a loro. San Giovanni ha sentito nella sua immaginazione una grande voce dal trono; questa voce sarà quella di Dio Padre, che dirà, annunciando Gesù Cristo alla sua amata sposa: Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini, cioè, ecco Gesù Cristo mio Figlio, che è il tabernacolo, o alleanza della Divinità con gli uomini. Abbiamo visto come spesso San Giovanni si riferisca all’antico tabernacolo e al tempio. Attraverso questo tabernacolo e questo tempio, Dio aveva dato dei segni dell’alleanza che voleva fare con il popolo giudaico. Ma i Giudei furono infedeli, e le nazioni della terra che divennero cristiane ebbero il grande privilegio di vedere la promessa fatta ai Giudei, compiuta in loro, sotto la figura del tabernacolo e del tempio. Questa promessa si compì nella santissima Eucaristia, dove noi possediamo realmente Gesù Cristo sotto le specie del pane e del vino, in attesa di possederlo in cielo, dove diventerà il vero oggetto della nostra beatitudine, come ora è il vero oggetto della nostra fede. E abiterà con loro, con i suoi eletti, per tutta l’eternità, perché Egli è il sacerdote eterno, secondo l’ordine di Melchisedec; ed essi saranno il suo popolo, e Dio in mezzo a loro sarà il loro Dio. Cioè, gli eletti saranno il popolo di Dio, ed Egli sarà loro Dio, il loro padre, il loro re, il loro sposo; li riempirà di ogni bene; i loro desideri eterni saranno sempre soddisfatti e la loro sete sarà sempre placata. Il loro amore salirà eternamente come una fiamma ardente verso l’oggetto immutabile del loro amore, e questo fuoco non sarà mai consumato. I giusti saranno sempre soddisfatti, secondo tutte le capacità delle loro anime, come vasi di diverse dimensioni che potrebbero sempre essere riempiti con le acque dell’Oceano, e infinitamente ancor più. Più godono, più vorranno godere, e non proveranno mai disgusto, perché ogni dolore cesserà. Questo è ciò che ci assicura San Giovanni nelle seguenti parole:

Vers. 4E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi; e non ci sarà più la morte, né il lutto, né il pianto, né il dolore, perché il primo stato è finito. Così dunque, il ricordo dei mali passati, il ricordo dei dolori, delle afflizioni, dei dispiaceri, delle disgrazie, delle malattie, dei disgusti, degli affanni, dei dolori, delle perdite, delle privazioni, della sete, della fame, dei rigori invernali, dei calori dell’estate, il ricordo delle tribolazioni, delle tentazioni, dei sacrifici più costosi alla natura; il ricordo delle ingiustizie, delle persecuzioni, degli insulti, del disprezzo, dell’abbandono, dell’isolamento; il ricordo dei travagli, della fatica, delle lotte, delle veglie, dei digiuni, delle mortificazioni; il ricordo delle umiliazioni, della perdita dei beni, della privazione dei piaceri; il ricordo stesso del peccato non affliggerà più i giusti, perché Dio asciugherà tutte le lacrime dai loro occhi. Il ricordo del peccato non affliggerà più i giusti, perché Dio asciugherà tutte le lacrime dai loro occhi. Tutti i mali della vita saranno cambiati per essi in beni immensi nella loro estensione ed eterni nella loro durata; perché non ci sarà più la morte, né il lutto, né il pianto, né il dolore, perché il primo stato è finito.

IV. Vers. 5: Allora colui che sedeva sul trono disse: Ecco, che Io faccio nuove tutte le cose”. Ed egli mi disse: “Scrivi, perché queste parole sono certissime e veraci. Ricordiamo che è Gesù Cristo stesso che è l’autore di questa rivelazione, secondo queste parole del capitolo I, 1: La rivelazione di Gesù Cristo, etc. Non c’è quindi alcun dubbio che sia Gesù Cristo che San Giovanni ci rappresenta seduto sul trono; perché gli dice: scrivi, etc. Così, dopo aver regnato per il tempo, questo Sposo celeste continuerà a regnare per l’eternità. Egli regna già sulla terra con la sua legge e la sua dottrina; ma San Giovanni ci rappresenta il suo regno nel momento in cui farà nuove tutte le cose. Allora colui che sedeva sul trono disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose. Ed Egli mi disse: Scrivi, perché queste parole sono degnissime di fede e veraci. Questo è un modo per attirare la nostra attenzione su ciò che ci verrà rivelato e per garantirci la certezza di esso.

V. Vers. 6Ed ancora mi dice: Tutto è compiuto. Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine. Darò da bere gratuitamente dalla fonte di acqua viva a chi ha sete. Gesù Cristo disse a San Giovanni: Tutto si è compiuto, il tempo della profezia è passato e l’eternità è iniziata. Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine. Queste parole sono molto notevoli, se si ricorda che nel capitolo I, 8, Gesù Cristo ha usato le stesse parole prima di annunciare tutto ciò che sarebbe accaduto nel corso delle epoche della Chiesa. E siccome tutto si sarà adempiuto come aveva predetto, ora ci avverte che tutto è compiuto. Io darò gratuitamente della fonte di acqua viva a colui che ha sete. Queste parole ci ricordano la giustizia di cui si parla nelle otto beatitudini, e di cui i Santi saranno stati assetati; e la giustizia dei Santi sarà la veste nuziale che li renderà degni di partecipare alla cena delle nozze dello Sposo. (Apoc. XIX, 8): E gli diede del puro lino bianco da indossare, e questo lino è la giustizia dei santi. Dobbiamo desiderare questa giustizia per ottenerla, e se la desideriamo veramente e sinceramente, saremo tra coloro di cui sta scritto, (Matth. V, 6): « Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati. » In effetti (Romani VIII, 27): « Chi scruta il cuore sa quali sono i desideri dello spirito, perché cerca per i Santi ciò che è secondo Dio. Ora sappiamo che tutto contribuisce al bene di coloro che amano Dio, di coloro che Egli ha chiamato, secondo il suo decreto, ad essere santi. Perché coloro che ha conosciuto nella sua prescienza, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo Figlio, affinché Egli stesso sia primogenito tra molti fratelli. E quelli che ha predestinato li ha chiamati, e quelli che ha chiamato li ha giustificati e quelli che ha giustificato li ha glorificati. » Ora, questa glorificazione sarà la fonte di acqua viva di cui parla il nostro testo: Darò da bere gratuitamente dalla fonte di acqua viva a colui che ha sete.  E si dice: Io darò gratuitamente, perché la giustizia che dovrebbe renderci eredi del regno eterno ci è concessa gratuitamente per la misericordia di Dio, secondo San Paolo, (Tito III, 5): « Ci ha salvati non per le opere di giustizia che abbiamo fatto, ma per la sua misericordia, in quanto ci ha fatto rinascere per mezzo del Battesimo e ci ha rinnovati per mezzo dello Spirito Santo, che ha riversato abbondantemente su Gesù Cristo nostro Salvatore, affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo eredi della vita eterna, secondo la speranza. »

VI. Vers. 7. Colui che vincerà, possederà queste cose, e Io sarò il suo Dio, ed egli sarà mio figlio.

Vers. 8Ma i timidi, gli increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli avvelenatori, gli idolatri e tutti i bugiardi avranno la loro parte nel lago ardente di fuoco e di zolfo, che è la seconda morte. Questi due versetti possono ancora essere messi in relazione, per il significato che contengono, con la continuazione del passo di San Paolo che abbiamo appena citato, in cui l’Apostolo ci fa intravedere come avvemga la giustificazione degli eletti che hanno fame e sete di giustizia. E questi due passi di San Paolo e dell’Apocalisse coincidono mirabilmente insieme e si spiegano a vicenda. Infatti Gesù Cristo nella sua Rivelazione ci dice: Chi vincerà avrà queste cose, e Io sarò il suo Dio, ed egli sarà mio figlio. Ma i timidi, gli increduli, ecc. avranno la loro parte nello sconvolgimento del mondo. Ma i timidi, gli increduli, ecc. avranno la loro parte nel lago ardente di fuoco e zolfo, che è la seconda morte. Ora, San Paolo ci spiega come gli eletti e i predestinati potranno vincere, e  continua la sua spiegazione del mistero della giustificazione degli uomini mostrandoci come il Cristiano, attraverso il desiderio di giustizia, arrivi al possesso dell’ottava beatitudine, che è come la perfezione e il complemento delle altre, e ci garantisce il possesso del regno eterno, secondo San Matteo (V, 10): « Beati coloro che soffrono persecuzioni a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. » Ora, soffrire la persecuzione per amore della giustizia è vincere, e chi vincerà possiederà queste cose. San Paolo, volendo farci capire come chi ha fame e sete di giustizia possa e debba vincere, aggiunge nella sua epistola ai Romani, (VIII, 31): « Dopo questo, cosa diremo? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Se non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato alla morte per tutti noi, cosa non ci darà, dopo averlo dato a noi? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio stesso li giustifica. Chi li condannerà, quando Gesù Cristo non solo è morto, ma è risorto ed è alla destra di Dio, intercedendo per noi? Chi, dunque, ci separerà dall’amore di Gesù Cristo? Sarà l’afflizione, l’angoscia, la fame, la nudità, il pericolo, la persecuzione o la spada? Come sta scritto: Per causa tua siamo quotidianamente consegnati alla morte, o Signore, e siamo considerati come pecore da macellare; ma in mezzo a tutti questi guai noi vinciamo per la virtù di Colui che ci ha amati. Perché io sono sicuro che né la morte, né la vita, né gli Angeli, né i Principati, né le Potenze, né le cose presenti, né le cose future, né la violenza, né alcunché di superiore o inferiore, né alcuna altra creatura, potranno mai separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù nostro Signore. » È dunque con l’aiuto di Dio e con i meriti e l’amore di Gesù Cristo che possiamo vincere l’amore dei piaceri e la paura dei mali di cui ci parla San Paolo. Ma i timidi, i codardi e i pusillanimi, gli increduli, che non hanno la fede di Gesù Cristo, senza la quale è impossibile piacere a Dio, gli abominevoli, che non mettono la loro speranza in Dio, gli omicidi, che non hanno carità, i fornicatori, che si crogiolano nei piaceri della carne, i venefici, che cercano i beni altrui ingiustamente, gli idolatri, che si prostituiscono bruciando incenso alle creature e cercando il fumo degli onori, e tutti i bugiardi, che sono figli del diavolo, avranno la loro parte nel lago ardente con fuoco e zolfo, che è la seconda morte, la morte eterna. – Dopo aver annunciato un nuovo cielo e una nuova terra, San Giovanni ce ne dà una descrizione sotto la figura della Gerusalemme celeste.

§ II.

Della Gerusalemme celeste.

CAPITOLO XXI. – VERSI 9-27.

Et venit unus de septem angelis habentibus phialas plenas septem plagis novissimis, et locutus est mecum, dicens: Veni, et ostendam tibi sponsam, uxorem Agni. Et sustulit me in spiritu in montem magnum et altum, et ostendit mihi civitatem sanctam Jerusalem descendentem de cœlo a Deo, habentem claritatem Dei: et lumen ejus simile lapidi pretioso tamquam lapidi jaspidis, sicut crystallum. Et habebat murum magnum, et altum, habentem portas duodecim: et in portis angelos duodecim, et nomina inscripta, quæ sunt nomina duodecim tribuum filiorum Israel: ab oriente portæ tres, et ab aquilone portae tres, et ab austro portae tres, et ab occasu portae tres. Et murus civitatis habens fundamenta duodecim, et in ipsis duodecim nomina duodecim apostolorum Agni. Et qui loquebatur mecum, habebat mensuram arundineam auream, ut metiretur civitatem, et portas ejus, et murum. Et civitas in quadro posita est, et longitudo ejus tanta est quanta et latitudo: et mensus est civitatem de arundine aurea per stadia duodecim millia: et longitudo, et altitudo, et latitudo ejus æqualia sunt. Et mensus est murum ejus centem quadraginta quatuor cubitorum, mensura hominis, quæ est angeli. Et erat structura muri ejus ex lapide jaspide: ipsa vero civitas aurum mundum simile vitro mundo. Et fundamenta muri civitatis omni lapide pretioso ornata. Fundamentum primum, jaspis: secundum, sapphirus: tertium, calcedonius: quartum, smaragdus: quintum, sardonyx : sextum, sardius: septimum, chrysolithus: octavum, beryllus: nonum, topazius: decimum, chrysoprasus: undecimum, hyacinthus: duodecimum, amethystus. Et duodecim portæ, duodecim margaritæ sunt, per singulas: et singulae portœ erant ex singulis margaritis: et platea civitatis aurum mundum, tamquam vitrum perlucidum. Et templum non vidi in ea: Dominus enim Deus omnipotens templum illius est, et Agnus. Et civitas non eget sole neque luna ut luceant in ea, nam claritas Dei illuminavit eam, et lucerna ejus est Agnus. Et ambulabunt gentes in lumine ejus: et reges terrae afferent gloriam suam et honorem in illam. Et portæ ejus non claudentur per diem: nox enim non erit illic.  Et afferent gloriam et honorem gentium in illam. Non intrabit in eam aliquod coinquinatum, aut abominationem faciens et mendacium, nisi qui scripti sunt in libro vitæ Agni.

[E venne uno dei sette Angeli che avevano sette coppe piene delle sette ultime piaghe, e parlò con me, e mi disse: Vieni, e ti farò vedere la sposa, consorte dell’Agnello. E mi portò in ispirito sopra un monte grande e sublime, e mi fece vedere la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo dappresso Dio, la quale aveva la chiarezza di Dìo : e la luce di lei era simile a una pietra preziosa, come a una pietra di diaspro, come il cristallo.  Ed aveva un muro grande ed alto che aveva dodici porte: e alle porte dodici An- geli, e scritti sopra i nomi, che sono i nomi delle dodici tribù di Israele. A oriente tre porte : a settentrione tre porte : a mezzogiorno tre porte: e a occidente tre porte. “E il muro della città aveva dodici fondamenti, ed in essi i dodici nomi dei dodici Apostoli dell’Agnello. E colui che parlava con me aveva una canna d’oro da misurare, per prendere le misure della città e delle porte e del muro. E la città è quadrangolare, e la sua lunghezza è uguale alla larghezza: e misurò la città colla canna d’oro in dodici mila stadi : e la lunghezza e l’altezza e la larghezza di essa sono uguali. E misurò il muro di essa in cento quarantaquattro cubiti, a misura d’uomo, qual è quella dell’Angelo. E il suo muro era costrutto di pietra di diaspro: la città stessa poi (era) oro puro simile a vetro puro. E i fondamenti delle mura della città (erano) ornati di ogni sorta di pietre preziose. Il primo fondamento, il diaspro: il secondo, lo zaffiro: il terzo, il calcedonio: il quarto, lo smeraldo: il quinto, il sardonico: il sesto, il sardio: il settimo, il crisolito: l’ottavo, il berillo: il nono, il topazio: il decimo, il crisopraso: l’undecimo, il giacinto: il duodecimo, l’ametisto. E le dodici porte erano dodici perle: e ciascuna porta era d’una perla: e la piazza della città oro puro, come vetro trasparente. E non vidi in essa alcun tempio. Poiché il Signore Dio onnipotente e l’Agnello è il suo tempio. E la città non ha bisogno di sole, né dì luna che risplendano in essa: poiché lo splendore di Dio la illumina, e sua lampada è l’Agnello. E le genti cammineranno alla luce di essa: e i re della terra porteranno a lei la loro gloria e l’onore. E le sue porte non si chiuderanno di giorno: perché ivi non sarà notte. E a lei sarà portata la gloria e l’onore delle genti. Non entrerà in essa nulla d’immondo, o chi commette abbominazione o menzogna, ma bensì coloro che sono descritti nel libro della vita dell’Agnello.]

I. Vers. 9. – E uno dei sette Angeli che avevano le sette coppe piene delle ultime piaghe venne e mi parlò, dicendo: Vieni, e io ti mostrerò quella che è la sposa dell’Agnello. Questo Angelo rappresenta tutti gli altri Angeli che tenevano le sette coppe piene delle ultime piaghe. Come è consolante questo Angelo, che prima era così terribile! O Dio onnipotente, quanto siete severo nei vostri giudizi, ma quanto siete magnifico nelle vostre ricompense! Questo Angelo è il vostro braccio destro che colpisce i peccatori e premia i giusti. Per quanto la vostra voce fosse tuonante prima, tanto il vostro linguaggio è dolce e consolante ora che gli ultimi peccatori sono stati convertiti, e tutti i giusti, da Abele all’ultimo dei martiri, sono riuniti per ricevere le carezze dello Sposo. Quest’Angelo venne dunque da San Giovanni e, dopo aver deposto il calice del vino dell’ira di Dio, gli parlò e gli disse: Vieni e ti mostrerò colei che è la sposa dell’Agnello.

II. Vers. 10E mi trasportò in spirito su un monte grande e alto, e mi mostrò Gerusalemme, la città santa, che scendeva dal cielo da Dio. – Questa montagna è una figura della grandezza e dell’elevazione di un’anima, alla quale Dio comunica le sue grazie per elevarla nelle regioni celesti. Questa montagna è sola, perché è solo la potenza di Dio che è capace di innalzarci così in alto. E San Giovanni ci dice espressamente che fu portato lassù in spirito, per farci capire che è con lo spirito, e non con la carne, che possiamo ascendere fino al cielo. Anche il nostro corpo è destinato a salire un giorno in queste alte regioni; ma sarà solo dopo che ci saremo spiritualizzati, per così dire, tagliando con la scure della mortificazione tutti i rami e le radici che ci tengono quaggiù e ci legano alla terra. Dopo essere arrivati in spirito su una grande e alta montagna, sulla montagna o sulla potenza di Gesù Cristo e della sua Chiesa, e dopo essere saliti per virtù di Dio al di sopra di tutte le altre montagne, al di sopra delle potenze terrene che erano appena scomparse nelle ultime piaghe, San Giovanni vide non più Gerusalemme, la grande Babilonia, ma la Gerusalemme celeste, la città santa, che scese da Dio dal cielo. Proprio come la grande Babilonia era sorta dalla terra, così la Gerusalemme celeste veniva da Dio. Lucifero era il re di quella, ed è Gesù Cristo, il Re dei re, che regna in questa. Se la potenza di Babilonia proveniva dall’inferno, la bellezza, la grandezza e la magnificenza della Gerusalemme celeste venivano dal cielo.

III. Vers. 11. – Questa città santa era illuminata dallo splendore di Dio, e la sua luce era come una pietra preziosa, come una pietra di diaspro trasparente come un cristallo. O ineffabile luce di Dio, dolce come la sua grazia, pura come la sua santità e giustizia, brillante come la sua gloria, e benefica come la sua misericordia e bontà! E la sua luce era come una pietra preziosa, come una pietra di diaspro, trasparente come il cristallo. Il diaspro è una pietra preziosa molto dura, il cui colore verdastro varia estremamente. Ora, questa solidità del diaspro rappresenta l’eternità della luce divina, e questa estrema varietà di colori rappresenta gli infiniti attributi di Dio. Inoltre, questa pietra era trasparente come il cristallo, per rappresentare la purezza di quella luce eterna in cui i Santi potranno vedere Dio come è. Essi ne godranno secondo l’ampiezza delle facoltà di cui ognuno di loro è dotato. E questa luce brillerà eternamente nei loro occhi, che non si stancheranno mai di contemplarla. Più la vedranno, più vorranno goderne; e tutti i loro desideri saranno soddisfatti in essa, perché la luce eterna li illuminerà e li aiuterà a contemplare le bellezze della luce eterna. Saranno come assorbiti per sempre nelle profondità infinite della felicità e della gloria di Dio stesso.

Vers. 12. – Questa città santa aveva una muraglia di grande altezza, dodici porte, dodici Angeli alle porte e nomi scritti, che erano i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. Questa muraglia della città santa è la fede di Gesù Cristo, le cui fondamenta sono i dodici Apostoli, secondo lo stesso testo (vers. 14): « Il muro della città aveva dodici fondamenta, e su di esse i dodici nomi degli Apostoli dell’Agnello. » E come la fede di Gesù Cristo, unita alla pratica delle buone opere, fa salire gli eletti al cielo, poiché secondo San Paolo, è la fede che ci giustifica, (Rom . V, 1): « Giustificati dunque per fede, etc. », San Giovanni ha ragione nel dirci che questa muraglia fosse di grande altezza. Questa muraglia deve essere costruita con pietre preziose, poiché esse rappresentano la fede, che produce le buone opere e le virtù dei Santi; e queste virtù e buone opere, così poco conosciute nel mondo attuale e nascoste nelle profondità della terra e nel seno delle montagne, che sono le potenze del mondo, devono essere scoperte e scelte all’aperto, ciascuna secondo le sue qualità ed il suo valore intrinseco, per servire nella costruzione di questa muraglia. Perché se la fede produce buone opere, le buone opere mantengono ed elevano la fede. Questa muraglia sarà innalzata ad una grande altezza e formerà il recinto della città celeste. Il cemento di questo muro sarà solido e durevole quanto la ragione che lega la fede alle buone opere e le buone opere alla fede. Infatti, come abbiamo appena detto, è la fede che produce e vivifica le buone opere, e sono le buone opere che mantengono e rafforzano la fede, secondo le parole dell’Apostolo: « Il giusto vive per la fede. » Le dodici porte attraverso le quali si può entrare in questa città rappresentano i dodici Apostoli secondo San Girolamo e Sant’Agostino. Perché gli Apostoli, nel diffondere la fede di Gesù Cristo sulla terra, furono veramente le porte attraverso le quali le dodici tribù dei figli d’Israele entrarono nella città santa. E queste dodici tribù i cui nomi sono scritti su queste porte, rappresentano tutti gli eletti. E dodici Angeli alle porte. Questi Angeli sono i dodici capi delle tribù d’Israele.

IV. Vers. 13. – E questa città aveva tre porte ad Oriente, tre a Settentrione, tre a Mezzogiorno, e tre ad Occidente. 1º Queste porte distribuite così verso le quattro parti principali del mondo sono una figura sensibile dell’estensione del regno di Gesù Cristo su tutta la faccia della terra e della facilità con cui Egli offre a tutti gli uomini di entrare nel suo regno. 2° Si allude qui alla disposizione delle dimore delle dodici tribù di cui si è parlato nel libro dei Numeri, II. Vedere anche Ezechiele, XLVIII. Bisogna notare l’ordine in cui sono indicate queste parti del mondo; perché questo ordine sembra coincidere con la diffusione della fede e la conversione delle nazioni nelle varie epoche della Chiesa. Queste porte, divise in quattro categorie, alludono di nuovo al Vangelo di San Matteo XX, in cui il giorno di dodici ore è anche diviso in quattro parti di tre ore ciascuna, come anche la città è divisa in quattro parti, ciascuna delle quali ha tre porte; e tutte queste parole sono figure relative al tempo e all’eternità. Vediamo in questo Vangelo di San Matteo che i primi chiamati saranno gli ultimi, saranno i meno rappresentati nel regno di Dio; perché ci sono molti chiamati e pochi eletti tra coloro che dovevano entrare attraverso le prime tre porte in Oriente. Infatti, i Giudei sono stati i primi ad essere chiamati ad entrare nella Chiesa di Gesù Cristo, ma saranno gli ultimi a farlo; e siccome durante tutto il corso delle età della Chiesa, i Giudei saranno stati dispersi in tutte le regioni del mondo, potendo sempre entrare nella città santa attraverso tutte le porte, e poiché tuttavia non vi saranno entrati fino alla fine dei secoli, Gesù Cristo ha ragione di dirci che i primi saranno gli ultimi, e che questi ultimi saranno numericamente pochi rispetto alla massa di coloro che saranno periti nel corso delle epoche. «Perché molti sono chiamati, ma pochi sono gli eletti ».

V. Vers. 14. – Il muro della città aveva dodici fondamenta, e su di esse i dodici nomi degli Apostoli dell’Agnello. Infatti, sono stati gli Apostoli a porre le fondamenta della Chiesa in modo così solido che essa esisterà per tutta l’eternità. E poiché la pietra principale, la pietra d’angolo di questo edificio era l’Agnello sacrificato per i peccati del mondo, San Giovanni ha ragione di aggiungere: E su di esse sono i dodici nomi degli Apostoli dell’Agnello. Bisogna notare che San Giovanni parla espressamente dei nomi degli Apostoli, per farci capire meglio che si tratta dei dodici Apostoli dell’Agnello che hanno stabilito e propagato la fede di Gesù Cristo.

VI. Vers. 15. – E colui che mi parlava aveva una verga d’oro per misurare la città, le porte e le mura.

Vers. 16. E la città fu costruita in forma di quadrato, tanto lunga quanto larga. E misurò la città con la sua verga d’oro fino a dodicimila stadi, e la sua lunghezza e altezza erano uguali. L’Angelo delle piaghe che parlava a San Giovanni aveva in mano una canna, cioè una misura d’oro, per misurare la città, le porte e le mura. Si dice che questa misura fosse d’oro; e sappiamo che l’oro rappresenta la carità, che significa, in questa circostanza, l’amore e la misericordia di Dio nella distribuzione delle sue ricchezze eterne. Ora, come Dio è rigoroso nella sua giustizia e severo nei suoi giudizi, così magnifico e generoso è nel suo amore e nelle sue ricompense. Ecco perché la città santa che egli destina ai suoi eletti sarà di estensione prodigiosa, e poiché questa città sarà la dimora della gloria e della felicità eterna, si deve supporre che la sua popolazione sarà proporzionata ed anche maggiore di quella della città più fiorente. Da questo possiamo concludere che il numero dei beati in cielo sarà molto grande. Infatti, Dio disse ad Abramo, il padre degli eletti, Gen. XXII, 17: « Io ti benedirò e moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del cielo e come la sabbia sulla riva del mare; la tua discendenza possederà le porte dei loro nemici e tutte le nazioni della terra saranno benedette in Colui che uscirà da te (in Gesù Cristo), perché tu hai obbedito alla mia parola. (Ibidem, XVII, 6): « Ti farò crescere con molta abbondanza e ti renderò il capo delle nazioni; e da te usciranno dei re. E stabilirò la mia alleanza con te e, dopo di te, con la tua progenie per tutte le loro generazioni, con un’alleanza eterna; affinché Io sia il tuo Dio e il Dio della tua progenie dopo di te. »  Faremmo un’ingiustizia al Dio di ogni bontà se credessimo che la sua misericordia cedesse alla sua giustizia; e poiché la misericordia è un attributo di Dio, che lo porta a perdonare all’infinito, dobbiamo sperare, se facciamo penitenza, e se combattiamo legittimamente le battaglie del Signore, dobbiamo sperare, diciamo, per l’infinita misericordia di Dio e per la fede e i meriti di Gesù Cristo, di essere ammessi un giorno nella città celeste, che sarà di estensione prodigiosa. Perché quando Gesù Cristo, nella sua rivelazione, ci dà la misura di esso, vediamo che avrà 160.000 leghe quadrate, e che la sua altezza sarà uguale ai lati. Ora è ripugnante supporre che una città così grande non sarà popolata in proporzione alla sua estensione. Tuttavia, poiché non sappiamo se siamo degni di amore o di odio, secondo l’Ecclesiaste, (IX), e che tutte le cose sono incerte e saranno conservate per il futuro, continuiamo a servire il Signore con timore e tremore, sperando nella sua infinita misericordia. Seguiamo l’esempio e l’ammonizione di San Paolo: perché questo Apostolo sapeva bene cosa debba costare il regno di Dio nelle pene, lui che fu assunto in spirito al terzo cielo. Ecco perché « egli sacrificò tutto, finanche la sua vita per ottenere questo regno. » – « Io faccio tutte queste cose per amore del Vangelo, per averne parte », ci dice nella sua lettera ai Corinzi, (I Cor. IX, 24); e poi aggiunge: « Non sapete che quando uno corre nella corsa, tutti corrono, ma solo uno vince il premio? Corri, dunque, affinché tu possa vincere. Ora tutti gli atleti vivono nell’esatta temperanza, eppure è solo per vincere una corona corruttibile, invece di quella incorruttibile che noi aspettiamo. Ma io corro, e non corro a caso; combatto, non come se colpissi l’aria, ma castigo severamente il mio corpo e lo porto in schiavitù, per evitare che, avendo predicato ad altri, io stesso sia riprovato. Per questo io non voglio che ignoriate, fratelli miei, che i nostri padri erano tutti sotto la nube, che mangiavano tutti la stessa carne misteriosa, e tuttavia, c’erano pochi tra un gran numero che erano graditi a Dio, ed infatti, perirono nel deserto. Ora tutte queste cose (dette ai Giudei) erano figure di ciò che ci riguarda, affinché non ci abbandoniamo a desideri malvagi, come si abbandonarono loro. Non diventate idolatri come alcuni di loro, dei quali sta scritto: Il popolo si sedette per mangiare e bere e si alzò per divertirsi. Non commettiamo la fornicazione, come fecero alcuni di loro, cosicché ne morirono ventitremila in un giorno. Non tentiamo Gesù Cristo, come lo tentarono alcuni di loro, che furono uccisi dai serpenti. Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, che furono colpiti dall’Angelo distruttore. Ora tutte queste cose che accaddero loro erano figure, e furono scritte per istruire noi che siamo alla fine dei tempi. Chi pensa di essere saldo, faccia attenzione a non cadere. » Questi sono i preziosi avvertimenti che San Paolo ci dà, avvertimenti che sono del massimo interesse per il nostro futuro nell’eternità. E come sarà questa eternità per noi? Saremo portati, come Lazzaro, nel seno di Abramo dalle mani degli Angeli per entrare a far parte delle dodici tribù dei figli d’Israele, o saremo precipitati, come il ricco cattivo, nell’abisso dell’inferno? Nessuno di noi può saperlo. Degni di odio o di amore; vittime forzate che il Signore rifiuta, o figli amati che chiama a sé; vasi di ignominia e di ira, o vasi di onore e di misericordia? Portiamo, come Uria, le nostre lettere sigillate; nessuno di noi può rispondere della sua sorte. Ma confortiamoci nel fatto che se siamo stati servi vigili e fedeli durante la nostra vita, Gesù Cristo ci assicura il suo regno alla nostra morte; e se, come le vergini sagge, teniamo le nostre lampade accese all’arrivo dello sposo, la sala delle nozze ci sarà aperta. Ascoltiamo San Paolo, che ci promette che se combattiamo con coraggio, ci sarà data una corona di giustizia dal più giusto dei giudici. Ascoltiamo anche San Giovanni, che ci dice che lo spirito di Dio testimonierà al nostro, che siamo figli del Signore, e che, anche se siamo incerti sulla nostra sorte, Egli ci concederà tutto ciò che gli chiederemo secondo la sua volontà, poiché già noi siamo stati esauditi in tanti casi.

VII. E misurò la città con la sua verga d’oro fino a dodicimila stadi, e la sua lunghezza e larghezza ed altezza sono uguali. Come è stato detto, questi dodicimila stadi corrispondono alle dodici tribù d’Israele, che rappresentano la massa degli eletti, così che ogni tribù occuperà mille stadi in lunghezza, in larghezza e altezza. Ci vogliono dieci stadi per fare un miglio romano, secondo il calcolo di Lucio Florus. (Vedi Martini, Nuovo Testamento, pagina 836) e sappiamo che tre miglia romane sono circa una lega di Francia. Da ciò possiamo concludere che questa città misurerà 160.000 leghe quadrate. Ma non dobbiamo dimenticare che Dio, volendo dare agli uomini un’idea delle cose celesti, fa uso di comparazioni tratti dal linguaggio degli uomini e delle cose terrene, così che questa figura della città celeste deve essere ammessa solo come figura, o per la sua forma, o per la sua estensione, o per i materiali di cui è costruita, o, infine, per coloro che dovrebbero essere i suoi abitanti, etc.

VIII. Vers. 17. – E misurò il muro, che era di centoquarantaquattro cubiti, la misura di un uomo, che era quella dell’Angelo. Questi centoquarantaquattro cubiti di misura dell’uomo corrispondono di nuovo alle dodici tribù d’Israele che rappresentano tutti gli eletti, perché 12 x 12 = 144. E siccome questa misura è una misura d’uomo, e siccome la misura del muro non è indicata in modo tale da poterla misurare, poiché l’Apostolo non dice se deve essere misurata in altezza, o in lunghezza, o in larghezza, si deve concludere che questa misura è indicata solo per misurare i posti che gli eletti occuperanno nel recinto delle muraglie della città. Abbiamo visto, inoltre, che questa muraglia rappresenta la fede; ora, gli effetti della fede sono incommensurabili e persino infiniti. Così questa misura dell’uomo, il cui numero corrisponde così esattamente al numero delle dodici tribù d’Israele, non è indicata se non per mostrarci che tutti i posti in paradiso sono contati, misurati e conosciuti dall’eterna prescienza di Dio, che nessuno di questi posti rimarrà vuoto, e che ognuno degli eletti occuperà il suo secondo la misura determinata di santità e di giustizia che avrà acquisito. Infine, questa misura indica un quadrato perfetto, come simbolo di perfezione.

Vers . 18. – Il muro era costruito in pietra di diaspro, ma la città era d’oro finissimo, come vetro di grande purezza. Il paragone contenuto in questo versetto è veramente ammirevole; perché, come abbiamo visto, questa muraglia della città santa rappresenta la fede. Ora, come una muraglia difende l’ingresso di una città e protegge i suoi abitanti, così la fede serve da bastione per la Chiesa e protegge i fedeli. E chi entrasse nella Chiesa altrimenti che attraverso le sue dodici porte, che sono gli Apostoli e la loro dottrina, troverebbe un muro di altezza infinita come la fede, e solido come il diaspro, che è una pietra molto dura e che rappresenta l’eternità. Abbiamo detto che questa muraglia protegge i fedeli; da qui queste parole di San Paolo (Rom. VIII, 31): « Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? » Perché Dio è per noi se abbiamo fede, secondo la promessa fatta ad Abramo, il padre dei credenti (Gen. XVII, 7): « Io stabilirò la mia alleanza con te e, dopo di te, con i tuoi discendenti, per tutte la loro generazioni, con un’alleanza eterna; affinché Io sia il tuo Dio e il Dio dei tuoi discendenti dopo di te. » Allora la fede ci dà la speranza di cose celesti e infinite. Ecco perché si dice che questo muro è fatto di diaspro, che è una pietra preziosa, di un colore verdastro, le cui sfumature variano estremamente, perché il verde è il colore della speranza, e questo colore verdastro del diaspro, che varia estremamente, è di nuovo una figura di speranza di cose celesti ed infinite. Ma non è tutto: la fede ci conduce all’amore di Gesù Cristo, ed è in questo che diventa una muraglia impenetrabile per i nemici ed infinitamente potente per proteggere i fedeli, secondo San Paolo (Rom. VIII, 35): « Chi dunque ci separerà dall’amore di Gesù Cristo? L’afflizione, l’angoscia, la fame, la nudità, il pericolo, la persecuzione o la spada. Come sta scritto: siamo ogni giorno consegnati alla morte per causa tua; siamo considerati come pecore da macello. Ma in mezzo a tutti questi mali noi vinciamo per la virtù di colui che ci ha amato. Perché io sono sicuro che né la morte né la vita, né gli angeli, né i principati, né le potenze, né le cose presenti né quelle future. Perché io sono sicuro che né la morte, né la vita, né gli angeli, né i principati, né le potenze, né le cose presenti, né le cose future, né la violenza, né tutto ciò che è di più alto o di più profondo, né qualsiasi altra creatura, potrà mai separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù nostro Signore. » Così la fede, che ci dà speranza e ci conduce all’amore di Gesù Cristo, diventa uno scudo e persino una muraglia impenetrabile ai nemici, e infinitamente potente per proteggere i fedeli. E il muro fu costruito di diaspro, cioè di una sola pietra, per rappresentare l’unità della fede. Di diaspro, cioè di pietra molto dura, per rappresentare la fermezza, l’invariabilità, la solidità e la perpetuità della fede. E la fede cristiana è paragonata ad una muraglia, perché, come il muro di una città ne forma il recinto, così la fede in Gesù Cristo è come il recinto che racchiude l’amore di Dio e del prossimo. Poi, come la carità è una virtù più grande della fede e della speranza, rappresentata dal diaspro, secondo San Paolo, (I. Cor. XIII, 13): « Fede, speranza e carità ora rimangono; esse sono tre; ma la più grande delle tre è la carità. » Così San Giovanni, dopo aver paragonato la fede e la speranza al muro di diaspro che circonda la città, rappresenta la carità con la città stessa, volendo farci intendere la superiorità di questa virtù sulle altre due; e aggiunge: Ma la città era d’oro finissimo, come vetro di grande purezza. Così la fede e la speranza sono inferiori alla carità, come il muro di una città è inferiore alla città stessa. Dobbiamo fare attenzione a non applicare questa osservazione agli Apostoli, che hanno fondato il muro ma non sono il muro stesso. La fede e la speranza sono inferiori alla carità, soprattutto in quanto le prime due scompariranno, mentre la seconda rimarrà in eterno. E anche se la fede e la speranza devono scomparire, San Giovanni ha fatto bene a lasciare in piedi il muro che le rappresenta, perché questo muro separerà i buoni dai cattivi per tutta l’eternità, proprio come li ha separati nel tempo. Poiché è scritto: « E le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa ». Inoltre, le pietre di questo muro sono le buone opere, e queste buone opere sono una sola pietra, perché le buone opere ne sono una sola nella fede di Gesù Cristo, e questa pietra resterà in piedi per sempre, perché è scritto, Apoc. XIV, 13: « Beati coloro che muoiono nel Signore. D’ora in poi, dice lo Spirito, si riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono. » Infine, il muro di una città può essere visto da lontano, soprattutto se è grande; per questo la Chiesa è paragonata a una città. Infatti la Chiesa è visibile a tutti attraverso i quattro segni che la distinguono. 1° Poiché la Chiesa è una, cattolica, apostolica e santa, come la città di cui si tratta. Infatti, questa città celeste sarà una sola, poiché tutti i beati vi saranno riuniti in Dio. 2° Essa sarà cattolica, perché tutti, nel corso delle età, vi avranno avuto accesso. 3°. Sarà apostolica, perché è detto: Il muro della città aveva dodici fondamenta e su di esse i dodici nomi degli Apostoli dell’Agnello. 4. Infine, sarà santa, perché è detto: E io, Giovanni, vidi la città santa scendere dal cielo. Ma la città era d’oro finissimo, come vetro di grande purezza.  Si sa che l’oro rappresenta la carità, e questa carità dei beati sarà come l’oro più fine e più puro, poiché è detto al versetto 27 dello stesso capitolo, parlando di questa città: Niente di impuro entrerà in essa. – La città era simile a del vetro di grande purezza. Abbiamo visto, nel corso di quest’opera, che il Battesimo è paragonato ad un mare di vetro; così questo passaggio è una conferma di ciò che Gesù Cristo ci dice nel Vangelo sulla necessità assoluta del battesimo per purificarci (Jo. III, 5): « In verità, in verità vi dico che se uno non nasce da acqua e da Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio. »

IX. Vers. 19. – E le fondamenta della muraglia della città erano ornate con ogni sorta di pietre preziose. La prima fondazione era di diaspro, la seconda di zaffiro, il terzo di calcedonio, il quarto di smeraldo.

Vers. 20. – E il quinto di sardonico, il sesto di sardio, il settimo di crisolito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisoprasio, l’undicesimo di giacinto, il dodicesimo di ametista. Queste dodici fondamenta della muraglia, che rappresenta la fede, sono gli Apostoli. E queste fondamenta, che San Giovanni descrive, erano adornate con ogni sorta di pietre preziose, che rappresentano tutti i doni dello Spirito Santo con i quali gli Apostoli erano particolarmente arricchiti e provveduti con più abbondanza. Questi doni sono paragonati a tutti i tipi di pietre preziose secondo le qualità particolari di ciascuna di queste pietre. E come tutti gli Apostoli si distinguono tra di loro per delle qualità più o meno speciali, San Giovanni designa queste qualità di ciascuno degli Apostoli con le pietre preziose che le rappresentano. Ecco perché queste pietre sono indicate nello stesso ordine degli Apostoli stessi. Così San Pietro, che è il primo di tutti, è paragonato al diaspro, cioè alla stessa pietra di cui è costruita la muraglia della città, che è la fede.  Da qui le parole che Gesù Cristo gli rivolse quando fondò la sua Chiesa, (Matth. XVI, 18): « Io ti dico che tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. » La seconda pietra di colore blu [zaffiro] rappresenta San Paolo che è salito al terzo cielo, ecc. Queste dodici pietre preziose erano rappresentate nell’Antico Testamento dalle dodici pietre del Razionale. Un interprete parlando di queste pietre preziose dice elegantemente: La pietra preziosa è un simbolo affascinante. Le pietre di questa natura sono più durevoli del sasso e dei metalli. sfidano il tempo, sovrano distruttore di tutto ciò che è deperibile; occupano poco posto nello spazio. Esse si abbeverano della più sottile di tutte le cose inanimate, la luce, e poi la irradiano in torrenti di colori brillanti. Questa è l’immagine delle anime perfette che si abbeverano alla luce della verità eterna e che sono infiammate dal fuoco dell’amore divino.

X. Vers. 21.E le dodici porte erano dodici perle; e ogni porta era fatta di ogni perla, e il luogo della città era d’oro puro come vetro trasparente. O grandezza e potenza di Dio, quale linguaggio potrebbe mai esprimere la magnificenza e lo splendore delle vostre opere! O bellezza ineffabile della città santa, di quell’immensa Gerusalemme celeste, le cui porte saranno fatte di una sola perla, e il luogo sarà d’oro puro come vetro trasparente! Le parole di questo versetto sono particolarmente notevoli in quanto ci fanno capire che la città di cui si parla in questo capitolo è solo una figura, per cui Dio si serve di cose visibili e materiali, per darci un’idea di come sarà il paradiso, la cui gloria e felicità non saremo in grado di comprendere finché rimarremo sulla terra, poiché sta scritto (I. Cor., II, 9): « Occhio non ha visto, né orecchio ha udito, né il cuore dell’uomo ha compreso ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano.» Diciamo quindi che queste parole ci fanno capire che qui si tratta solo di una figura. Infatti, queste dodici perle rappresentano i dodici Apostoli che sono le porte della città e le fondamenta del muro, come è detto altrove. E le dodici porte erano dodici perle, cioè i dodici Apostoli secondo San Girolamo e Sant’Agostino. E il luogo della città era d’oro puro come il vetro trasparente. Come possiamo vedere, San Giovanni applica alla città le qualità che sono proprie del popolo che la comporrà, dal che dobbiamo concludere che tutte queste bellezze e questa magnificenza che egli attribuisce alla città devono essere intese in senso mistico. Le parole che seguono rendono la nostra idea ancora più sensibile, poiché San Giovanni aggiunge:

XI. Vers. 22. E non vidi alcun tempio nella città, perché il Signore Dio Onnipotente e l’Agnello sono il tempio, come gli Apostoli e tutti i Santi ne sono la città. San Giovanni ci lascia intravedere cosa queste parole sottendano queste parole. E non vidi una città, ma l’aspetto di una città, perché gli eletti sono la città stessa. San Giovanni non ha visto un tempio nella città, e perché? Perché il Signore Dio Onnipotente e l’Agnello sono il tempio. Ora, poiché Dio è immenso ed è il tempio di questa città, ne segue che questa città è in Dio come Dio è nella città, ed è così che i beati vedranno Dio così com’è. Da qui le parole di San Paolo, (1 Corinzi XIII, 12): « Noi vediamo Dio ora solo come in uno specchio e sotto immagini oscure, ma allora lo vedremo faccia a faccia. Ora lo conosco solo imperfettamente, ma allora lo conoscerò come sono conosciuto da Lui. » Ora, conoscere Dio, secondo il linguaggio della Scrittura, è godere di Lui; e godere di Dio è godere di una felicità immensa nelle sue perfezioni ed eterna nella sua durata. Questo è ciò che vediamo in queste parole: Perché il Signore Dio Onnipotente e l’Agnello sono il tempio. – Perché San Giovanni parla ora dell’Agnello, e perché dice che è anche il tempio? Ne troviamo la ragione nell’Umanità di Gesù Cristo che è l’Agnello immolato per i peccati del mondo e per la salvezza dei suoi. Ora, l’unione dell’Umanità di Gesù Cristo con i corpi dei fedeli sarà simile all’unione che esisterà tra il Signore Dio Onnipotente e le anime dei beati. E come questa unione di spiriti inizia quaggiù con la fede, è rafforzata dalla speranza e si perfeziona con la carità; così l’unione dei corpi è realmente stabilita quaggiù sotto le specie eucaristiche, e continuerà ad esistere in cielo, senza il velo della fede, e nella pienezza della felicità. E così l’Agnello sarà il tempio, secondo le parole dell’Apostolo, (II Cor. VI, 16): « Voi siete il tempio del Dio vivente, secondo quanto dice Dio stesso: Io abiterò in loro e camminerò in mezzo a loro; Io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. »

XII. Vers. 23. – E la città non ha bisogno del sole o della luna per dare luce, perché la gloria di Dio la illumina e l’Agnello è la sua torcia. Questo verso è una continuazione della stessa idea, e vediamo che tutto ciò che ci ricorda gli oggetti materiali e corruttibili scompare nel contesto, per essere sostituito dall’Essere infinito stesso, che prenderà il posto di tutto, e sarà l’unico oggetto della gloria e della felicità eterna dei beati. Ed è così che la città non ha bisogno del sole o della luna per essere illuminata, perché la gloria di Dio la illumina, e l’Agnello è la sua torcia. Queste parole sono al presente, perché i Santi della Chiesa trionfante stanno già godendo di questa luce eterna. Gli stessi eletti saranno così cambiati e trasformati che i loro corpi diventeranno corpi spirituali; poiché la carne e il sangue non possono possedere il regno di Dio, e la corruzione non possiederà questa eredità incorruttibile. Potresti pensare, caro lettore, che stiamo esagerando, ma ascolta le parole dell’Apostolo che è stato elevato al terzo cielo, e capirai ancora meglio la felicità che ti aspetta se sei fedele al Signore (I. Cor. XV, 35): « Ma come risorgeranno i morti e con quale corpo ritorneranno? Insensati che siete, ciò che seminate non prende vita se non muore prima. E ciò che si semina non è il corpo stesso come deve essere un giorno, ma solo il grano, ad esempio di frumento o di qualsiasi altro seme. E Dio dà a questo grano un corpo come gli piace, e dà ad ogni seme il corpo che gli è proprio. Tutta la carne non è la stessa carne; ma altra è la carne degli uomini, altra è la carne delle bestie, altra è la carne degli uccelli, altra è la carne dei pesci. »  L’Apostolo vuole farci capire che Dio nella sua onnipotenza può anche cambiare il nostro corpo terreno in uno celeste; ecco perché continua in questi termini: « Perché ci sono anche corpi celesti e corpi terreni, ma i corpi celesti hanno una lucentezza diversa da quelli terreni. Il sole ha la sua luminosità, la luna ha la sua luminosità, e le stelle hanno la loro luminosità; e tra le stelle, una è più luminosa dell’altra. Sarà lo stesso nella resurrezione dei morti. Il corpo è ora seminato nella corruzione, ma risorgerà incorruttibile. È seminato nella vergogna e risorgerà nella gloria. È seminato nell’infermità e risorgerà nella forza. Egli è seminato nel corpo animale e risorgerà nel corpo spirituale. Come c’è un corpo animale, così c’è un corpo spirituale, come è scritto: « Adamo, il primo uomo fu creato con un’anima vivente, e il secondo Adamo fu riempito di uno spirito vivificante. » Quindi vediamo che lo stato della natura di Adamo era ben diversa da quella della nostra natura e della sua dopo il peccato; perciò l’Apostolo aggiunge: « E il secondo fu riempito di uno spirito vivente », (essendo stato rigenerato nel battesimo.) « Ma non è il corpo spirituale che è stato formato per prima; ma il corpo animale, ed im seguito quello spirituale » Così da queste ultime parole dobbiamo concludere che questo corpo animale di Adamo, sebbene dotato di un’anima vivente prima del suo peccato, non era però in uno stato così perfetto come sarà in seguito alla sua rigenerazione. Infatti l’Apostolo aggiunge: « Il primo uomo (cioè Adamo, prima del suo peccato) è quello terreno, formato dalla terra; il secondo (cioè l’uomo rigenerato) è quello celeste, che è del cielo. Ecco perché la Chiesa canta del peccato di Adamo: « 0 felix culpa quæ tantum meruit habere Redemptorem! 0 felice colpa che ci ha dato un così grande Redentore! ». Perché Dio, che sa trarre il bene dal male, vendicò l’uomo della gelosia del serpente distruggendo la sua creatura caduta e portandola in uno stato ancora più perfetto di come l’aveva creata. Poi l’Apostolo continua: « Come il primo uomo (Adamo) era terreno, così i suoi figli sono pure terreni; e come il secondo (Gesù Cristo) è celeste, così i suoi figli sono pure celesti. Come abbiamo portato l’immagine dell’uomo terreno, così portiamo l’immagine dell’uomo celeste. Ora quello che voglio dire, fratelli miei, è che la carne e il sangue non possono possedere il regno di Dio, e che la corruzione non possederà l’eredità incorruttibile. Ecco un mistero che vi insegnerò: tutti risorgeremo, ma non tutti saremo cambiati (nell’immagine di Gesù Cristo). In un momento, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; poiché la tromba suonerà, e i morti risorgeranno incorruttibili d’ora in poi, e noi saremo cambiati (cioè, i buoni saranno cambiati nell’immagine dell’uomo celeste, che è Gesù Cristo). Perché questo corpo corruttibile deve essere rivestito di incorruttibilità, e questo corpo mortale di immortalità. E quando questo corpo mortale sarà rivestito di immortalità, allora si compirà questa parola della Scrittura: la morte è stata assorbita dalla vittoria. O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo pungiglione? Ora, il pungiglione della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge (la legge di Dio violata). Ma grazie siano rese a Dio, che ci ha dato la vittoria per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. Perciò, miei amati fratelli, rimanete fermi e incrollabili, lavorando sempre più per l’opera del Signore, sapendo che il vostro lavoro non sarà più inutile davanti al Signore. » Riprendiamo ora il nostro testo:

XIII. Vers. 24. Le nazioni cammineranno nella sua luce, e i re della terra vi porteranno la loro gloria e il loro onore.

Vers. 25. – E le sue porte non saranno chiuse di giorno, perché non ci sarà notte in quel luogo. Oltre al fatto che questo passo segue la descrizione della Gerusalemme celeste, dove saranno rappresentate tutte le nazioni della terra, e cammineranno nella luce eterna di Dio e dell’Agnello, alla quale i re della terra porteranno la loro gloria e il loro onore; queste  parole si riferiscono al primo passo del Vangelo secondo San Giovanni, dove si parla della luce che Gesù Cristo è venuto a diffondere tra gli uomini sulla terra, per dar loro il diritto di divenire figli di Dio a tutti coloro che avrebbero ricevuto questa luce e creduto in Gesù Cristo. Ora, questa luce divina, che è venuta nel mondo, condurrà coloro che la ricevono alla Gerusalemme celeste, le cui porte non saranno chiuse di giorno, perché non ci sarà notte in quel luogo. Infatti, questa luce è eterna, e l’oscurità della notte degli errori e dei vizi non la farà mai sparire. Il resto della notte sarà inutile, perché non ci sarà nessun lavoro, nessun dolore, nessuna fatica durante il giorno dell’eternità.

XIV. Vers. 26. E la gloria e l’onore delle nazioni saranno portati ad essa, perché tutte le nazioni avranno ricevuto quella luce, la luce vera che, secondo San Giovanni, (I, 9): « Illumina ogni uomo che viene in questo mondo. » E l’onore e la gloria delle nazioni saranno coloro che, avendo ricevuto questa luce, si sono distinti dagli empi per la pratica delle virtù cristiane, e coloro che, essendo stati illuminati da questa luce, si sono allontanati dalle tenebre che non l’hanno compresa. Perché i malvagi sono la vergogna delle nazioni, come i buoni ne sono la gloria e l’onore. Così la gloria e l’onore delle nazioni saranno coloro che, secondo San Giovanni, non sono nati dal sangue, né dalla volontà della carne, né dalla volontà dell’uomo, ma da Dio stesso.  In una parola, la gloria e l’onore delle nazioni saranno le pecore che hanno seguito il buon pastore nell’ovile della Chiesa, seguendo la sua luce, ascoltando la sua voce e vivendo della sua vita, secondo le parole di Gesù, (Jo, XIV. 6). « Io sono la via, la verità e la vita: nessuno viene al Padre se non per mezzo di me ». Così tutti coloro che non hanno conosciuto e praticato la dottrina di Gesù Cristo sulla terra non saranno ammessi nella città celeste. Poiché:

XV. Vers. 27.Non vi entrerà nulla di impuro, né alcuno di coloro che commettono abominazioni e falsità, ma solo coloro che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello. – Perciò non ci sarà notte in quel luogo, né la notte del vizio, né la notte dell’errore, perché nulla di impuro vi entrerà, né alcuno di coloro che commettono abominio e falsità. Ma solo quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello, cioè quelli che hanno vissuto della sua vita; « perché in lui era la vita », dice San Giovanni, (I, 4): « E la vita era la luce degli uomini. » E tutti coloro che hanno conosciuto questa luce dell’Agnello e hanno vissuto della sua vita nel tempo, godranno della sua luce e vivranno della sua vita nell’eternità. E allora i loro stessi corpi saranno cambiati in corpi spirituali, secondo San Paolo, e questi corpi avranno impassibilità, la chiarezza, l’agilità e la sottigliezza. 1º Questi corpi saranno impassibili, perché non saranno mai più soggetti ad alcuna sofferenza; perché « Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte, né lutto, né pianto, né dolore, perché il primo stato è finito. » 2º Questi corpi possiederanno la chiarezza, poiché saranno la città che Dio abiterà, e Dio sarà il tempio e il sole di questa città. (Apoc. XXI, 22): « E non vidi alcun tempio nella città, perché il Signore Dio Onnipotente e l’Agnello sono il tempio. E la città non ha bisogno del sole, né della luna che le dia luce, perché la gloria di Dio risplende su di essa, e l’Agnello è la sua torcia. E le sue porte non saranno chiuse di giorno, perché non ci sarà notte in quel luogo. » – 3º Questi corpi avranno l’agilità; perché la loro vita sarà secondo la luce che li illuminerà; e poiché questa luce è immensa, la loro vita sarà nell’immensità di questa luce. E questa luce li condurrà e li illuminerà nell’immensità della vita di Dio, che potranno vedere e contemplare faccia a faccia, senza alcun ostacolo. Da qui queste parole: « Le nazioni cammineranno nella sua luce ». Così gli spazi non li fermeranno, dato che non ci saranno più limiti, e il tempo non li riterrà, perché non ci sarà più il tempo. 4 ° Perciò possederanno la sottigliezza, poiché non sperimenteranno più gli ostacoli che possono impedire loro di godere della gloria e della felicità infinita della luce eterna. – Da quanto abbiamo appena visto nel corso di questo capitolo, l’uomo può dare libero sfogo alla sua immaginazione finché gli piace, ma non riuscirà mai, finché è sulla terra, a immaginare la realtà della felicità che gli è riservata se ama Dio suo creatore, perché è scritto, (I Corinzi II, 9): « Occhio non ha visto, né orecchio ha mai udito, né il cuore dell’uomo ha mai compreso ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano. ». Possiamo trovare paragoni più toccanti e magnifici di quelli usati da San Giovanni per descrivere le delizie della gloria eterna? Certamente no. Se l’Apostolo ha fatto ricorso a immagini sensibili per istruirci, è perché ha dovuto parlare l’unico linguaggio possibile per essere compreso dagli uomini. E quando la felicità e la gloria del paradiso non consistono che nel possesso di ciò che le nostre facoltà intellettuali ci permettono di concepire più perfettamente della realizzazione di questa figura, quale uomo, comprendendo bene i suoi interessi più cari, non sacrificherebbe tutti i beni del mondo e sopporterebbe tutti i tormenti del tempo, per essere ammesso un giorno nel numero dei cittadini di questa Gerusalemme celeste? Cosa sono le ricchezze, gli onori e i piaceri della terra in confronto alle delizie di questa città? Eppure, per quanto la magnificenza e lo splendore di questa città possano apparire ai nostri occhi mortali, dopo tutto è solo un’immagine. Ora, se c’è già una differenza estrema tra un uomo e il suo ritratto, tra una luce e l’ombra che ne deriva, tra il giorno e la notte, che differenza ci sarà tra i beni del cielo e quelli della terra, tra la realtà di questi beni e la loro figura, tra la verità e l’espressione, tra il tempo e l’eternità? Questa differenza è espressa in una sola parola; ma né i secoli né gli spazi possono contenere la sua realtà. perché questa realtà è l’infinito.

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXVII)

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXV)

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXV)

INTERPRETAZIONE DELL’APOCALISSE Che comprende LA STORIA DELLE SETTE ETÁ DELLA CHIESA CATTOLICA.

DEL VENERABILE SERVO DI DIO BARTHÉLEMY HOLZHAUSER RESTAURATORE DELLA DISCIPLINA ECCLESIASTICA IN GERMANIA,

OPERA TRADOTTA DAL LATINO E CONTINUATA DAL CANONICO DE WUILLERET,

PARIS, LIBRAIRIE DE LOUIS VIVÈS, ÉDITEUR RUE CASSETTE, 23 – 1856

LIBRO OTTAVO.

SEZIONE II.

SUI CAPITOLI XIX E XX

DEL SECONDO AVVENTO DI GESÙ CRISTO E DELLA GRANDE CENA DI DIO.

OSSERVAZIONI PRELIMINARI.

I. Per ben comprendere il seguito di questo capitolo XIX ed il capitolo seguente, è importante notare che San Giovanni ha racchiuso e confuso, in un certo senso, le due apparizioni di Gesù Cristo sulla terra, cioè la sua prima venuta, quando ha stabilito il suo regno spirituale che è la Chiesa, e la sua seconda venuta, quando scenderà dal cielo per giudicare tutti gli uomini. La ragione di questo modo di raccontare di San Giovanni è ammirevole, in quanto egli ci mostra a colpo d’occhio l’intero piano della sapienza eterna nella grande opera della nostra redenzione. Sappiamo dalla teologia che l’ultimo giudizio avrà luogo per tre motivi principali: 1° per glorificare Gesù Cristo; 2° per la consolazione dei buoni; 3° per la confusione dei malvagi. Ora, cosa potrebbe essere più naturale, più vero e anche più ammirevole che rappresentare le due venute di Gesù Cristo, e in generale la sua presenza sulla terra, sempre nella stessa forma e con gli stessi caratteri? Perché come potrebbe Dio Padre glorificare meglio il suo unico Figlio fatto uomo, confortare i buoni e confondere i malvagi, che farlo nelle stesse circostanze e nelle stesse forme in cui Gesù Cristo e i suoi Santi hanno sofferto e i malvagi hanno peccato? Troviamo, inoltre, nella Scrittura, esempi sensibili di questo modo di descrivere gli eventi così simili tra loro, tanto da poter essere considerati come un’unica cosa, da poter essere rappresentati sotto le stesse figure; tra questi esempi, citeremo solo quello in cui il profeta Isaia predice, sotto la figura della Gerusalemme terrena, la gloria e la prosperità promessa alla Gerusalemme celeste. (Vedere Isaia, LX). Le seguenti parole si applicano ugualmente alle due venute di Gesù Cristo sulla terra.

§ 1.

Sulla seconda venuta di Gesù Cristo.

CAPITOLO XIX. – VERSETTI 11-16.

Et vidi cœlum apertum, et ecce equus albus, et qui sedebat super eum, vocabatur Fidelis, et Verax, et cum justitia judicat et pugnat. Oculi autem ejus sicut flamma ignis, et in capite ejus diademata multa, habens nomen scriptum, quod nemo novit nisi ipse. Et vestitus erat veste aspersa sanguine: et vocatur nomen ejus: Verbum Dei. Et exercitus qui sunt in cœlo, sequebantur eum in equis albis, vestiti byssino albo et mundo. Et de ore ejus procedit gladius ex utraque parte acutus, ut in ipso percutiat gentes. Et ipse reget eas in virga ferrea: et ipse calcat torcular vini furoris iræ Dei omnipotentis. Et habet in vestimento et in femore suo scriptum: Rex regum et Dominus dominantium.

[E vidi il cielo aperto, ed ecco un cavai bianco, e colui che vi stava sopra si chiamava il Fedele e il Verace, e giudica con giustizia, e combatte. I suoi occhi erano come fiamma di fuoco, e aveva sulla testa molti diademi, e portava scritto un nome, che nessuno conosce se non egli. Ed era vestito d’una veste tinta di sangue: e il suo nome si chiama Verbo di Dio. E gli eserciti, che sono nel cielo, lo seguivano sopra cavalli bianchi, essendo vestiti di bisso bianco e puro. E dalla bocca di lui usciva una spada a due tagli, colla quale egli percuota le genti. Ed egli le governerà con verga di ferro: ed egli pigia lo strettoio del vino del furore dell’ira di Dio onnipotente. Ed ha scritto sulla sua veste e sopra il suo fianco : Re dei re e Signore dei dominanti.]

.I. Vers. 11. – E vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; e Colui che lo cavalcava si chiamava il Fedele e il Verace, che giudica e combatte con giustizia.

Queste prime parole, E vidi il cielo aperto… , si riferiscono alle due venute di Gesù Cristo sulla terra, con la differenza che nella prima, il cielo fu aperto invisibilmente agli uomini, mentre nella seconda, tutti gli uomini vedranno Gesù Cristo apparire nelle nuvole, scendere dal cielo, per giudicare i vivi e i morti. La prima volta la sua venuta fu manifestata da una stella, che era il tipo della luce, della verità e della giustizia eterna che annunciava, in Gesù Cristo, il Sole di Giustizia, apparso realmente nella forma della nostra carne, in uno stato di povertà, umiltà e sofferenza. (Matth. II, 7ss). La seconda volta, apparirà pure realmente, ma in un modo molto diverso. Perché allora non sarà più preceduto da una stella, ma dalla sua Croce; e così lo strumento della sua umiliazione, povertà e sofferenza precederà Gesù Cristo in segno di trionfo, quando verrà nello splendore della sua gloria, maestà e potenza, come la stella che ne era il tipo, precedette Lui e la sua croce quando venne la prima volta, per rigenerare e illuminare il mondo con le sue virtù ed i suoi esempi. Nella sua seconda apparizione, non si mostrerà più sotto forma di un povero bambino neonato, ma scenderà dal cielo, splendente di gloria come Dio e come uomo. (Matth. XXIV, 30): « Allora il segno del Figlio dell’uomo apparirà nel cielo,  e tutte le tribù della terra gemeranno, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con grande potenza e grande maestà. » – Ed ecco un cavallo bianco. Queste parole sono una figura simile a quell’altro passo dell’Apocalisse, dove si dice: “E uscì un altro cavallo rosso, etc. ... La differenza nel significato di questi cavalli si spiega con il loro colore. Così, il cavallo bianco in questione rappresenta qui la giustizia, la santità e la verità di Gesù Cristo e la Sua dottrina, mentre gli altri cavalli, rosso, nero, pallido, etc. rappresentavano con i loro colori le false dottrine delle eresie. Questo cavallo bianco rappresenta dunque la dottrina di Gesù Cristo, nella sua prima venuta; ed anche la giustizia, la santità e la verità, che risplenderanno in Lui con tutto il loro splendore nel suo secondo avvento. Colui che era in alto si chiamava il Fedele e il Verace. Ora, questi due attributi insieme non possono convenire che a Dio solo, secondo San Paolo, (Rom. III, 4): « Dio è verace e ogni uomo è mendace, come sta scritto: Voi siete riconosciuto fedele nelle vostre parole, e vittorioso quando giudicate. » La parola verace di Dio è il Verbo, cioè Gesù Cristo, che si è fatto carne, secondo San Giovanni, (I, 14): « E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, e noi vedemmo la sua gloria, come quella dell’unigenito Figlio del Padre, pieno di grazia e di verità. » – Che giudica e combatte con giustizia. Queste parole, che giudica e combatte, messe insieme, mostrano che Gesù Cristo è qui rappresentato nelle sue due apparizioni: 1° come Colui che combatte i malvagi sulla terra; e 2° come Colui che deve giudicare i vivi ed i morti.  Che giudica e combatte con giustizia, perché è il Fedele ed il Verace, cioè vero e fedele in tutte le sue promesse. Si può caratterizzare l’Uomo-Dio in una maniera più ammirabile di come lo fa San Giovanni in due parole che racchiudono tutta la storia dei tempi e dell’eternità?

II. Vers. 12I suoi occhi erano come una fiamma di fuoco, e aveva molti diademi sulla testa, e un nome scritto che nessuno conosce. Questi occhi di Gesù Cristo, come una fiamma di fuoco, rappresentano la giustizia, la verità, la penetrazione, la santità, la carità, la forza, il calore, etc; attributi infiniti di Dio con i quali, secondo l’Apocalisse stessa, (II, 23), Gesù Cristo è venuto e verrà di nuovo sulla terra. « Tutte le chiese sapranno che Io sono colui che scruta i reni ed i cuori ». Sarebbe troppo lungo citare i molti passi della Scrittura in cui si parla di questi occhi di Dio, quindi ci limiteremo ad uno il cui significato si applica al nostro testo. Prov. XVI, 1: « Spetta all’uomo preparare la sua anima e al Signore governare la lingua. Tutte le vie dell’uomo sono davanti ai suoi occhi, ma il Signore pesa gli spiriti. Esponete le vostre opere al Signore, ed Egli farà prosperare i vostri pensieri. » Questi occhi di Gesù Cristo brilleranno soprattutto come una fiamma d’amore per i buoni e d’ira per i malvagi, quando verrà nell’ultimo giorno a giudicare tutti gli uomini. Vedi Salmo VII, 8. Aveva molte corone sul capo, perché Gesù Cristo è Re dei re, Signore dei signori, Creatore del cielo e della terra; perché è Dio e uomo insieme; e infine perché regna su tutte le Virtù, i Principati, le Potenze, i Troni, le Dominazioni, gli Angeli, gli Arcangeli, i Cherubini, i Serafini; sugli Apostoli, i Profeti, i Martiri, i Confessori, i vergini; sui Pontefici, i Prelati, i Dottori, etc. E un nome scritto che nessuno conosce tranne Lui. Abbiamo già visto nel corso di quest’opera che i Santi stessi godranno in cielo di una gloria speciale che nessuna creatura conoscerà, cioè non possiederà, tranne essi, ed è nello stesso senso, e con infinitamente più ragione, che è detto qui di Gesù Cristo, che Egli ha un Nome scritto che nessuno conosce tranne Lui; perché questo nome di Gesù Cristo contiene tutti i suoi attributi divini e i meriti infiniti che nessuna creatura potrebbe possedere, e dei quali nessuna creatura potrebbe conoscere la profondità e l’immensità. Questo Nome di Gesù Cristo, che è menzionato qui, ha soprattutto a che fare con i grandi misteri della Santissima Trinità, l’Incarnazione e la Redenzione, secondo San Paolo, (Filipp., II, 6): « Gesù Cristo, che avendo la forma e la natura di Dio, non ritenne un’usurpazione l’essere uguale a Dio, tuttavia annientò se stesso, prendendo la forma e la natura di servo, rendendosi simile agli uomini, e facendosi riconoscere come uomo da tutto ciò che appariva di Lui fuori. Si è umiliato, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha esaltato e gli ha dato un Nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e negli inferi, e ogni lingua confessi che il Signore Gesù Cristo è nella gloria di Dio suo Padre. »  Da questo si vede che San Paolo confonde in qualche modo il santo Nome di Gesù con la sua gloria, che è anche la gloria di suo Padre. Oh sì, pieghiamo il ginocchio al santo Nome di Gesù sulla terra, aspettando la felicità di piegarlo quando verrà in tutto lo splendore della sua gloria, per invitarci a partecipare alle nozze dell’Agnello!

III. Vers. 13. – Ed era vestito con una veste intinta nel sangue, e il suo nome è il Verbo  di Dio. 1° Chi non riconosce in questa veste macchiata di sangue, la veste di cui fu rivestito Gesù Cristo nella sua benedetta Passione. O adorabile veste che fu tinta del suo prezioso sangue! Aggrappiamoci ad essa come un bambino si aggrappa alla veste di sua madre. Cosa abbiamo da temere sotto una tale protezione? – 2° Queste parole e le seguenti alludono al passaggio di Isaia che citeremo per far ammirare al lettore la somiglianza delle espressioni di questi due Profeti, che apparvero, tuttavia, in epoche così distanti tra di loro? (Isaia, LXIII): « Chi è colui che viene da Edom e Bosra in vesti rosse? Com’è bello nel suo abito, come con quale forza e maestà cammina! Io che parlo con giustizia, sono grande nel soccorrere. Perché dunque la vostra veste è rossa e perché i vostri abiti sono come quelli di coloro che calpestano il vino nel torchio? Sono stato solo a calpestare il vino e nessun uomo del popolo era con me. Li ho calpestati nel mio furore, li ho calpestati nella mia ira, il loro sangue si è versato sulla mia veste e tutte le mie vesti ne sono macchiate. »  – 3º Questa veste rossa rappresenta anche i Martiri; perché il sangue dei Martiri è versato sulla veste di Gesù Cristo, come la veste di cui si copre la povertà di Gesù Cristo stesso, secondo questo detto in  Matth. (XXV, 36): « Ero nudo e mi avete rivestito ». E il suo Nome è il Verbo di Dio. Così questo Nome che nessuno conosce se non Gesù Cristo, questo Nome adorabile è il Verbo di Dio. Potremmo a malapena balbettare se volessimo scandagliare i misteri impenetrabili che sono nascosti sotto questo Nome benedetto. Ci basti adorarLo con timore, umiltà, obbedienza e amore.

IV. Vers. 14. – E gli eserciti che sono nei cieli lo seguivano su cavalli bianchi, vestiti di puro lino bianco.  Questo passaggio si applica anche alle due venute di Gesù Cristo; e il cielo qui significa la Chiesa militante e la Chiesa trionfante. Infatti, Gesù Cristo, nella sua prima apparizione sulla terra, è stato seguito da eserciti di Angeli custodi che combattono per la sua Chiesa, e da armate di Apostoli, Pontefici, Sacerdoti, Dottori, predicatori, vergini, ecc. E tutti questi eserciti lo seguivano su cavalli bianchi di giustizia, verità e santità, vestiti di puro lino bianco, dell’alba sacerdotale, di semplicità, carità, modestia, purezza, rettitudine e castità. 2° Questo passaggio si applica anche alla seconda venuta di Gesù Cristo, perché allora tutti i Santi della Chiesa trionfante e della Chiesa militante verranno con Gesù Cristo per giudicare i vivi e i morti, secondo le parole di Daniele, (VII, 21): « Guardai, ed ecco, questo corno (l’anticristo) faceva guerra ai santi e aveva la meglio  su di loro, finché finché non fosse venuto l’Antico di Giorni (Gesù Cristo). Poi ai santi dell’Altissimo diede il potere di giudicare; e quando il tempo fu compiuto, i Santi entrarono in possesso del regno. » Vediamo questa stessa verità espressa con altre parole nella stessa Apocalisse, (cap. XX , 4): « Vidi anche dei troni e coloro che vi sedevano sopra, e fu dato loro il potere di giudicare. » Ora, chi sono coloro che si siederanno su questi troni, è ciò che San Giovanni spiega nelle parole che seguono nello stesso capitolo: « E le anime di coloro che sono morti per aver reso testimonianza a Gesù, la parola di Dio, e che non hanno adorato la bestia, né la sua immagine, né hanno ricevuto il suo carattere sulla fronte o sulle mani, etc. » Così allora tutti i Santi sono paragonati per numero agli eserciti, così come i figli di Abramo secondo la fede saranno numerosi come le stelle del cielo e la sabbia dei mari; tutti i santi, diciamo, seguiranno il Verbo di Dio su dei cavalli bianchi e saranno vestiti di puro lino bianco per giudicare i vivi e i morti. Tutte queste parole ci danno un’idea della gloria e dell’imponente maestà con cui Gesù Cristo apparirà nelle nuvole per il giudizio universale.

V. Vers. 15. – E dalla sua bocca uscì una spada a doppio taglio per colpire le nazioni; poiché Egli le governerà con uno scettro di ferro; ed Egli stesso calcherà il torchio del vino del furore e dell’ira di Dio Onnipotente. Queste parole si applicano anche alle due venute di Gesù Cristo: E dalla sua bocca uscì una spada a doppio taglio. 1° Questa spada è la parola di Dio, secondo San Paolo; per questo si dice che è uscita dalla sua bocca. (Ef. VI, 17): « Prendete l’elmo della salvezza e la spada spirituale, che è la parola di Dio. » 2 ° Questa spada rappresenta anche la giustizia, la potenza e l’impero di Gesù Cristo sulla terra, Isaia, XI, 4: « Egli renderà giustizia ai poveri e si dichiarerà giusto vendicatore degli umili sulla terra. Egli colpirà la terra con la verga della sua bocca e ucciderà gli empi con il soffio delle sue labbra. » La spada è la figura del potere, della forza e della giustizia dei re; e Gesù Cristo, venendo sulla terra, era e sarà rivestito delle stesse prerogative di un re, secondo queste parole del Salmista (Ps. CIX): « Il Signore disse al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché non avrò reso i tuoi nemici uno sgabello per i tuoi piedi. Il Signore farà uscire da Sion lo scettro della tua autorità; tu stabilirai il tuo impero in mezzo ai tuoi nemici. Il principato è con te nel giorno della tua forza, in mezzo allo splendore dei tuoi santi: ti ho generato dal mio seno prima dell’aurora. L’Eterno ha giurato, non si pentirà: tu sei Sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec. Il Signore è alla tua destra, annienterà i re nel giorno della sua ira. Giudicherà i popoli: riempirà tutto di rovine, stritolerà la testa di un gran numero. Egli berrà sulla via dell’acqua del torrente (cioè le acque delle tribolazione), perciò alzerà il capo. » Sarà esaltato sulla croce, e trionferà eternamente attraverso la croce e con la croce. Tutto ciò che è stato appena detto e citato da Daniele e dal Salmista, spiega chiaramente le parole del testo: E dalla sua bocca uscì una spada a doppio taglio, per colpire le nazioni con la sua parola, con la sua giustizia e con la sua potenza; poiché egli le governerà con uno scettro di ferro. Questo scettro di ferro è la sua spada a due tagli; (Matth. X, 34): « Non sono venuto a portare la pace, ma una spada. » È anche lo scettro che il Signore farà uscire da Sion di cui abbiamo appena parlato. Perché egli governerà le nazioni con uno scettro di ferro. Chi non riconosce in queste parole il Dio degli eserciti, che comanda le potenze del mondo e le fa combattere tra loro secondo i disegni imperscrutabili della sua eterna saggezza, per la sua maggior gloria e per la salvezza dei suoi? E così Egli stesso calpesta il torchio del furore e dell’ira di Dio Onnipotente, per punire i malvagi e salvare i giusti. Poiché tutta la carne ha corrotto le sue vie, il divino Redentore è venuto nel mondo e apparirà di nuovo nell’ultimo giorno, armato della sua spada a due tagli e dello scettro della sua autorità, per governare su tutta la carne … per mezzo di piaghe: guerra, malattia, combattimento spirituale, afflizioni, persecuzioni, la tirannia dei malvagi; è, in una parola, con tutti i mali terreni, che il Signore seduto alla destra del Signore, calca il torchio del furore e dell’ira di Dio Onnipotente. E il risultato è il vino della sua vigna, attraverso la giustificazione dei buoni; e la feccia che resterà nel torchio sarà calpestata e gettata come inutile nel fuoco dell’inferno. Si ricorderà che nel passo di Isaia citato sopra, viene chiesto a Gesù Cristo: « Perché dunque è rossa la tua veste e rossa la tua carne? Perché dunque la tua veste è rossa e perché i tuoi abiti sono come la veste di coloro che calpestano il vino nel torchio? » A questa domanda, GesùCristo risponde: « Io solo ho calpestato il vino e nessun uomo del popolo era con me. » Ed è per questo che aggiunge: « Li ho calpestati nella mia ira, li ho calpestati nella mia collera, il loro sangue è schizzato sulla mia tunica e le mie vesti ne sono macchiate. » Perché quando Gesù Cristo venne a redimerci, Egli era solo a calpestare il vino spirituale della giustificazione degli uomini; perché i Giudei e persino i dottori della legge erano affondati nelle tenebre dell’errore e nel fango delle passioni, e i Gentili non conoscevano il vero Dio; e così Gesù Cristo era solo a calpestare il vino, e … qual vino? Il vino del furore e dell’ira di Dio Onnipotente. Perché Dio, vedendosi abbandonato da tutti gli uomini e persino dal popolo giudaico, che era il suo popolo eletto per osservare la sua legge, dovette entrare in furore contro il genere umano, come ne abbiamo un esempio al tempo di Noè, che fu un tipo di Gesù Cristo, come la sua arca era un tipo della Chiesa. E come allora Dio si pentì di aver creato il mondo, perché tutta la carne aveva corrotto le sue vie, e distrusse tutti gli uomini nelle acque del diluvio, così Dio si pentì di aver creato il mondo, tranne Noè e la sua famiglia, che erano gli unici giusti a rappresentare Gesù Cristo e la sua Chiesa; così alla venuta di Gesù Cristo, tutti gli uomini avevano corrotto le loro vie, e questo adorabile Redentore era il solo a calpestare il vino spirituale della giustificazione degli uomini. Non c’era da meravigliarsi, quindi, che le sue vesti fossero cosparse di sangue, poiché Egli era l’unico uomo giusto il cui sangue poteva essere trovato degno di soddisfare alla giustizia del Dio offeso. La differenza tra la prima ira che Dio fece scoppiare al tempo del diluvio, e la seconda al tempo di Gesù Cristo, è che al diluvio Dio ha sacrificato tutti gli uomini tranne una famiglia, mentre al tempo di Gesù Cristo ne ha sacrificato solo uno per tutti, tanto grande è la potenza, la giustizia e la bontà di Dio!

VI. Vers. 16. – Ed egli porta scritto sulla sua veste e sulla sua coscia: Re dei re e Signore dei signori. 1° La veste di Gesù Cristo è dunque la giustizia, la santità e la verità. 2°. È anche la veste della sua Passione; e poiché con la sua gloriosa Passione ha vinto il mondo e tutte le potenze della terra, sulle quali ha il dominio per la sua eterna giustizia, santità e verità, è con infinita ragione che si dice che egli porta scritto Re dei re e Signore dei signori. 3° San Gregorio, (Hom. XV, in Ezechiele), ci dice anche che per coscia, o per fianco, si intende l’incarnazione di Gesù Cristo: ne consegue, quindi, nella stessa idea, che con la sua incarnazione Gesù Cristo iniziò il regno della sua umanità; perciò, è detto ancora: Egli porta scritto sulla sua coscia: Re dei re e Signore dei signori.

§ II.

Della grande cena di Dio.

CAPITOLO XIX. – VERSETTO 17-21.

Et vidi unum angelum stantem in sole, et clamavit voce magna, dicens omnibus avibus, quæ volabant per medium cœli: Venite, et congregamini ad coenam magnam Dei: ut manducetis carnes regum, et carnes tribunorum, et carnes fortium, et carnes equorum, et sedentium in ipsis, et carnes omnium liberorum, et servorum, et pusillorum et magnorum. Et vidi bestiam, et reges terrae, et exercitus eorum congregatos ad faciendum prælium cum illo, qui sedebat in equo, et cum exercitu ejus. Et apprehensa est bestia, et cum ea pseudopropheta: qui fecit signa coram ipso, quibus seduxit eos, qui acceperunt caracterem bestiæ, et qui adoraverunt imaginem ejus. Vivi missi sunt hi duo in stagnum ignis ardentis sulphure: et ceteri occisi sunt in gladio sedentis super equum, qui procedit de ore ipsius: et omnes aves saturatæ sunt carnibus eorum.

[E vidi un Angelo che stava nel sole, e gridò ad alta voce, dicendo a tutti gli uccelli che volavano per mezzo il cielo: Venite, e radunatevi per la gran cena di Dio: per mangiare le carni dei re, e le carni dei tribuni, e le carni dei potenti, e le carni dei cavalli e dei cavalieri, e le carni di tutti, liberi e servi, e piccoli e grandi. E vidi la bestia, e i re della terra, e i loro eserciti radunati per far battaglia con colui che stava sul cavallo, e col suo esercito. E la bestia fu presa, e con essa il falso profeta, che fece davanti ad essa, prodigi coi quali sedusse coloro che ricevettero il carattere della bestia e adorarono la sua immagine. Tutti e due furono gettati vivi nello stagno di fuoco ardente per lo zolfo: e il restante furono uccisi dalla spada di colui che stava sul cavallo, la quale esce dalla sua bocca: e tutti gli uccelli si sfamarono delle loro carni.]

.I. Vers. 17. – E vidi un Angelo che stava in piedi nel sole, e gridò a gran voce, dicendo a tutti gli uccelli che volavano in mezzo all’aria: Venite e radunatevi alla grande cena di Dio. Queste parole sono una figura di ciò che accadrà alla fine del mondo, al tempo della rovina universale. Questo Angelo in piedi nel sole rappresenta il Re del cielo e della terra e di tutto ciò che esiste. Perché verso la fine dei tempi, Dio manifesterà la sua potenza nel sole, con i prodigi che il suo Angelo vi opererà. Con questo segno nel sole, tutti gli uccelli che volano in mezzo all’aria, cioè i giusti e i santi, saranno convocati e riuniti per la grande cena di Dio e per il trionfo dello spirito sulla carne. Si dice che egli gridò a gran voce, perché il suo segno nel sole produrrà un tale effetto che tutto l’universo sarà scosso. Questo Angelo sarà come quello di cui si è parlato altrove, che riunirà tutti gli uomini al il suono della tromba. Perché Dio, parlando agli uomini, ha dovuto servirsi di queste immagini sensibili per rappresentare la realtà di questa scena, la più imponente che sia mai avvenuta e che l’uomo non poteva immaginare. La migliore spiegazione di questo passaggio del nostro testo si trova in San Luca, dove vediamo che subito dopo la persecuzione dell’anticristo, e quando il tempo dei Gentili che calpesteranno Gerusalemme sarà compiuto, cioè, quando la grande catastrofe della caduta di Babilonia, menzionata sopra, avrà avuto luogo, gli uccelli che volano nell’aria saranno convocati e riuniti per la grande cena di Dio. Ascoltiamo allora San Luca, (XXI, 25): « (I giusti) cadranno a fil di spada e saranno portati in cattività in tutte le nazioni; e Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili, finché sia compiuto il tempo dei Gentili. E ci saranno prodigi nel sole, nella luna e nelle stelle; e le nazioni saranno nella costernazione, a causa del rumore del mare e dei flutti. E gli uomini avvizziranno per la paura, aspettando quello che deve arrivare su tutto il mondo, perché le potenze celesti saranno scosse. Allora vedranno il Figlio dell’Uomo venire in una nuvola con grande potenza e maestà. Ora, quando queste cose cominceranno ad accadere, alzate il capo e guardate in alto, perché la vostra redenzione è vicina. » Queste ultime parole, perché la vostra redenzione è vicina, si spiegano con il passo del nostro testo, dove si dice che tutti gli uomini che sopravvivranno alla caduta di Gerusalemme e alla rovina delle città delle nazioni saranno presi dal timore e daranno gloria a Dio. Così Gesù Cristo, nella sua misericordia, vuole rassicurare, con la sua predizione, tutti gli uomini che moriranno di paura, o saranno distrutti in questa rovina generale della natura, promettendo ad essi la loro redenzione spirituale, secondo San Paolo, Ebr. IX, 27: « Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta, e che poi siano giudicati; così Gesù Cristo è stato offerto una volta per cancellare i peccati di molti; e la seconda volta apparirà, non più come caricato dei nostri peccati, ma per la salvezza di coloro che lo aspettano. » Bisogna notare che San Giovanni parla solo del segno nel sole, e questo laconismo è ammirevole, se si considera che essendo il sole l’astro più splendido del cielo, bastava che San Giovanni indicasse un cambiamento in questo solo punto per annunciare lo sconvolgimento generale di tutta la natura, come vediamo, infatti, dal passo di San Luca che abbiamo appena citato. Venite e unitevi alla grande cena di Dio, dirà quest’Angelo.

Vers. 18. – Per mangiare la carne dei re, la carne dei tribuni, la carne dei forti, la carne dei cavalli e dei cavalieri, la carne di tutti gli uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi. 1° Vediamo, dal contesto, che la grande cena di Dio inizierà alla caduta della grande Babilonia e durerà finché si alzerà il fumo del suo incendio, cioè nei secoli dei secoli. (Vedi Apoc., XIX, 3). Infatti, da allora tutta la carne corruttibile e corrotta sarà distrutta per risorgere dopo, con questa differenza che i buoni risorgeranno con tutte le qualità dei corpi gloriosi, mentre i malvagi avranno corpi terribili e spaventosi. Questa distruzione universale di tutti gli uomini è espressa in queste parole: La carne di tutti gli uomini, liberi e schiavi, buoni e cattivi, piccoli e grandi, senza distinzione di persone; perché il peccato originale è comune a tutti noi. Solo la Beata Vergine Maria, Regina del Cielo e Madre degli uomini, ne è esente. È in questa grande cena, in questa eterna cena di Dio, che le anime dei giusti e di tutti i Santi saranno convocate. Sono rappresentati figurativamente come uccelli che volano nell’aria, perché sono si sono elevati dalla terra e sono stati comprati di tra gli uomini, come primizie consacrate a Dio e all’Agnello. (Vedi cap. XIV, 4.). È a questa grande cena, diciamo, che le anime dei giusti saranno invitate e riunite per mangiare la carne dei re, la carne dei tribuni, la carne dei forti, la carne dei cavalli e dei cavalieri, la carne di tutti gli uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi. Queste parole sono una figura che significa che lo spirito regnerà su tutta la carne e su tutto il potere terreno; come tutta la carne regnava sullo spirito nel mondo corrotto, o nella grande Babilonia e nella grande prostituta. 2º Si sa che i profeti rappresentano spesso, sotto un’unica figura, persone o cose diverse e anche opposte, purché abbiano qualche somiglianza tra loro; ora è così, diciamo, che San Giovanni rappresenta anche i demoni e le dieci corna della bestia o i re del regno dell’anticristo che odieranno la prostituta, la ridurranno all’ultima desolazione, la spoglieranno, divoreranno la sua carne e la bruceranno tra le fiamme. (Vedi cap. XVII, 16.). Questi demoni e queste dieci corna della bestia saranno usati come strumenti per punire i malvagi, rappresentati dalla carne, e per vendicare i buoni, rappresentati anche dagli uccelli che volano nell’aria. Poiché Dio ha messo nei loro cuori di fare ciò che gli piace. (Apoc. XVII, 17). 3º Questi uccelli di cui si è parlato, rappresentano anche, alla lettera, gli uccelli rapaci che si abbatteranno sui cadaveri degli empi per divorarli, dopo l’orribile carneficina della fine dei tempi. Così leggiamo nel primo libro dei Re, (capitolo XVII, 46), che Davide, andando a combattere contro Golia, gli disse: « Il Signore ti consegnerà nelle mie mani; io ti ucciderò e ti taglierò la testa, e darò oggi i corpi morti dei Filistei agli uccelli del cielo e alle bestie della terra, perché tutta la terra sappia che c’è un Dio in Israele. » 4° Questa grande cena di Dio allude, per contrasto, alla santa Cena in cui Gesù Cristo istituì la santissima Eucaristia, poiché scopriamo circostanze perfettamente simili. Infatti: 1° mangiando la carne e bevendo il sangue adorabile di Gesù Cristo, i giusti hanno cominciato a vivere spiritualmente e a diventare quegli uccelli che volano nell’aria, cioè nella sfera della grazia, della fede e della giustizia. (Jo., VI, 47): « In verità vi dico che chi crede in me ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti. Questo è il pane disceso dal cielo, perché chiunque ne mangi non muoia. Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno; e il pane che Io darò per la vita del mondo è la mia carne. » Ora, per questa vita eterna che i giusti acquistano mangiando la carne di Gesù Cristo, essi acquistano anche l’incomparabile diritto e la prerogativa di dominare su tutta la carne corruttibile e corrotta, e di mangiare o immolare, nell’eterna cena di Dio, la carne dei re e la carne dei tribuni, etc. – 2°. La cena di Gesù Cristo ebbe luogo alla vigilia della sua morte, e attraverso la sua morte i Cristiani entrarono nella vita. E così, al contrario, la caduta della grande Babilonia, che sarà l’inizio della grande cena di Dio, avverrà alla vigilia della nuova vita, la vita eterna dei Santi, e anche alla vigilia della morte del mondo, che cesserà di esistere per sempre. – 3° Pochi giorni dopo l’ultima cena, Gesù Cristo è risorto dai morti. Allo stesso modo, pochi giorni dopo la caduta della grande Babilonia, gli uomini risorgeranno per l’eternità. – 4° Il pane della Cena del Signore doveva dare la vita ai buoni e la morte ai malvagi; e così nella grande Cena di Dio i buoni avranno la vita e i malvagi la morte eterna. – 5°. Il pane della Cena del Signore dà vita all’anima per il tempo, al corpo e all’anima dei buoni per l’eternità. Anche così, per contrasto, alla grande cena di Dio, alla caduta della grande Babilonia, la carne dei re, la carne dei tribuni, la carne dei forti, etc. sarà distrutta per il tempo, e l’anima e il corpo dei malvagi soffriranno per l’eternità. 5° Questa grande cena è letteralmente quell’immensa e terribile carneficina che avrà luogo sulle montagne della Giudea, quando tutti i popoli della terra vi accorreranno in massa, e gli stessi Giudei saranno tornati da terre straniere. La descrizione di questo orribile dramma si trova nella profezia di Ezechiele, XXXVIII, che contiene in altri termini quello che ci ha dato il venerabile Holzhauser. 6° Infine, queste parole sono una figura del giudizio universale.

II. Vers. 19. E vidi la bestia e i re della terra e i loro eserciti riuniti per far guerra a colui che sedeva sul cavallo e al suo esercito. San Giovanni ritorna di nuovo su questa grande catastrofe della caduta di Babilonia per presentarcela in tutti i suoi aspetti. La prima volta lo ha fatto in occasione della morte di Enoch ed Elia, e del trionfo dei santi sui malvagi; ora vi ritorna in occasione del trionfo di Gesù Cristo e della grande cena di Dio. Questo è ciò che vediamo in questo passaggio: E vidi la bestia, l’anticristo, e i re della terra e i loro eserciti riuniti, cioè vidi i malvagi, che l’anticristo riunirà sotto i suoi vessilli, per fare guerra contro Colui che montava sul cavallo ed il suo esercito; Gesù Cristo e i suoi Santi. E quale sarà il risultato di questa guerra? Questo è ciò che ci dice Gesù Cristo nelle seguenti parole, parole di incoraggiamento e di consolazione per la Sua Chiesa.

Vers. 20. Ma la bestia fu presa, e con essa il falso profeta che aveva fatto prodigi in sua presenza, prodigi con i quali aveva sedotto coloro che avevano ricevuto il carattere della bestia, e che avevano adorato la sua immagine; ed entrambi furono gettati vivi nello stagno pieno di fuoco e di zolfo.

Vers. 21. – E gli altri furono uccisi con la spada che usciva dalla bocca di Colui che sedeva sul cavallo, cioè con la potenza e il soffio di Gesù Cristo; e tutti gli uccelli si saziarono della loro carne. Queste parole significano che tutti i Santi saranno presenti al grande trionfo di cui si parla, e che avranno il potere di giudicare e condannare i malvagi. Queste parole sono anche una conferma di ciò che è stato detto, che la caduta di Gerusalemme e delle città delle nazioni sarà il preludio immediato alla fine del mondo, l’ultimo giudizio ed il trionfo eterno di Gesù Cristo con i suoi Santi.

III.

Ricapitolazione.

OSSERVAZIONE PRELIMINARE.

I. Prima di passare al capitolo XX dell’Apocalisse, è bene ricordare al lettore che questo capitolo contiene un riassunto di tutto il regno di Gesù Cristo sulla terra. Questo capitolo è diviso in tre parti che sono: – 1. Il primo Avvento di Gesù Cristo e il suo regno spirituale dalla Chiesa fino all’anticristo. Questo regno è rappresentato da un periodo di mille anni, durante il quale l’antico serpente che è il diavolo e satana sarà stato legato. – 2° Questo capitolo contiene il regno dell’anticristo, quando satana sarà nuovamente liberato. – 3° Infine, l’ultima parte contiene la seconda venuta di Gesù Cristo o l’ultimo giudizio.  – Inoltre, questo stesso capitolo presenta un’altra divisione in due punti principali, che sono: la prima e la seconda risurrezione. Si noterà che San Giovanni ritorna di nuovo sulle stesse cose, ed è, come abbiamo detto, per presentare questi eventi, così importanti e così interessanti per la Chiesa, sotto tutti i loro aspetti. Questo capitolo può quindi essere considerato come una ricapitolazione o una perorazione di queste rivelazioni di Gesù Cristo. Questo capitolo è di grande utilità per dare più forza e vigore a tutto ciò che San Giovanni ha predetto. Esso serve anche come una preziosa conferma ed una chiarificazione per la comprensione e lo sviluppo di tutto ciò che precede.

§ IV.

Sul Primo Avvento di Gesù Cristo e il suo regno di mille anni.

CAPITOLO XX. VERSETTI 1-3.

Et vidi angelum descendentem de cælo, habentem clavem abyssi, et catenam magnam in manu sua. Et apprehendit draconem, serpentem antiquum, qui est diabolus, et Satanas, et ligavit eum per annos mille: et misit eum in abyssum, et clausit, et signavit super illum ut non seducat amplius gentes, donec consummentur mille anni: et post hæc oportet illum solvi modico tempore.

[E vidi un Angelo che scendeva dal cielo, e aveva la chiave dell’abisso, e una grande catena in mano. Ed egli afferrò il dragone, il serpente antico, che è il diavolo e satana, e lo legò per mille anni, e lo cacciò nell’abisso, e lo chiuse e sigillò sopra di lui, perché non seduca più le nazioni, fino a tanto che siano compiti i mille anni: dopo i quali deve essere sciolto per poco tempo.]

I. E vidi un Angelo che scendeva dal cielo, avendo la chiave del pozzo senza fondo e una grande catena in mano. Questo Angelo che scende dal cielo è Gesù Cristo, quando si è fatto carne. Scese dal cielo, essendo uno spirito puro come gli Angeli, ma infinitamente perfetto come Dio; ed essendosi fatto carne è apparso sulla terra come Dio e come Uomo in qualità di Angelo, cioè come uno mandato da Dio suo Padre per compiere la grande opera della nostra redenzione. Avendo in mano la chiave dell’abisso. Questa chiave rappresenta il potere che possedeva come Dio e che usava come Dio e uomo insieme, per la salvezza del mondo. Questa chiave è dunque la figura di tutti i poteri di cui il nostro divino Redentore ha fatto uso contro il nemico della razza umana, il vecchio serpente, a cui ha dovuto schiacciare la testa. Questo potere è anche quello che ha conferito alla sua Chiesa, ed in generale a tutto il suo esercito in cielo e in terra. Potere di legare e sciogliere, di scacciare i demoni, di fare miracoli, etc. etc., insomma, questa chiave era la chiave dell’abisso, cioè la chiave dell’inferno; ed Egli teneva questa chiave in mano come la chiave della Chiesa, contro la quale le porte dell’inferno non prevarranno mai. Teneva anche in mano una grande catena, la catena dei Papi che sono i suoi anelli, il primo anello dei quali fu San Pietro, che ricevette il suo potere dalla mano di Gesù stesso, un potere che deve continuare ad estendersi fino all’ultimo Papa, che si chiamerà anch’esso Pietro, e che l’anticristo farà uccidere; ed è allora che il diavolo sarà nuovamente slegato per un po’. Questa chiave e questa grande catena sono dunque anche l’autorità della Chiesa e dei Papi.

Vers. 2. E prese il drago, il vecchio serpente, che è il diavolo e satana, e lo legò per mille anni. Si sa dalla storia che con la diffusione del Cristianesimo, gli idoli e il potere del diavolo scomparivano. E così Gesù Cristo legò satana per mille anni. San Giovanni cita di nuovo un numero certo per un numero indeterminato. Questi mille anni rappresentano l’intera durata della Chiesa, da Gesù Cristo fino all’avvento dell’anticristo. E prese il drago … che è il diavolo e satana, cioè il principe dei demoni e il tentatore della razza umana.

Vers. 3. E lo gettò nel pozzo senza fondo, e lo rinchiuse lì, e lo sigillò, affinché non seducesse più le nazioni, finché non fossero compiuti i mille anni, dopo i quali doveva essere sciolto per un po’ di tempo.  Con il suo primo avvento e l’istituzione della sua Chiesa, Gesù Cristo ha gettato satana nell’abisso, cioè ha relegato il suo potere all’inferno e vi ha posto un sigillo, il sigillo della sua parola, della sua volontà e della sua  promessa: (Matth. XVI, 18): « E io ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. » E vi pose un sigillo, affinché non ingannasse più le nazioni, come ai tempi dei pagani, dagli idoli e dagli indovini, etc.; finché i mille anni, cioè gli anni della durata della Chiesa e del Sacrificio perpetuo, siano compiuti, dopo di che, perché si adempiano le profezie, deve essere sciolto per un po’ di tempo; per la durata cioè, del regno dell’Anticristo, che sarà breve, poiché quando entrerà nella pienezza del suo regno, vivrà solo quarantadue mesi naturali. Ed è durante questo intervallo che satana sarà sciolto per sedurre le nazioni, con i suoi prodigi, con le sue imposture e con le sue persecuzioni.

§ V.

Della prima risurrezione .

CAPITOLO XX . VERSI 4-6.

Et vidi sedes, et sederunt super eas, et judicium datum est illis: et animas decollatorum propter testimonium Jesu, et propter verbum Dei, et qui non adoraverunt bestiam, neque imaginem ejus, nec acceperunt caracterem ejus in frontibus, aut in manibus suis, et vixerunt, et regnaverunt cum Christo mille annis. Ceteri mortuorum non vixerunt, donec consummentur mille anni. Hæc est resurrectio prima. Beatus, et sanctus, qui habet partem in resurrectione prima: in his secunda mors non habet potestatem: sed erunt sacerdotes Dei et Christi, et regnabunt cum illo mille annis.

[E vidi dei troni e sederono su questi, e fu dato ad essi di giudicare: e le anime di quelli che furono decollati a causa della testimonianza di Gesù, e a causa della parola di Dio, e quelli i quali non adorarono la bestia, né la sua immagine, né ricevettero il suo carattere sulla fronte o sulle loro mani, e vissero e regnarono con Cristo per mille anni. Gli altri morti poi non vissero, fintantoché siano compiti i mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beato e santo chi ha parte nella prima risurrezione: sopra di questi non ha potere la seconda morte: ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo, e regneranno con lui per mille anni.]

I. Vers. 4. – E vidi dei troni e coloro che vi sedevano, e fu dato loro il potere di giudicare; e le anime di coloro che morirono per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e che non adorarono la bestia, né la sua immagine, né ricevettero il suo carattere sulla loro fronte o nelle loro mani; e vissero e regnarono mille anni con Gesù Cristo. Questo passaggio offre, a prima vista, una difficoltà molto grande, a causa del tipo di confusione che San Giovanni sembra fare dei Martiri del tempo dell’anticristo, con gli altri che regneranno durante i mille anni del regno di Gesù Cristo e della Chiesa; e anche a causa dei due tipi di morte di cui parla in questo versetto e in quello seguente, il cui significato è difficile da afferrare a prima vista. Ma questa apparente confusione contiene una figura ammirevole, con la quale San Giovanni ci rappresenta l’unità e la stretta unione che esiste nel destino dei Santi e dei giusti in tutte le epoche della Chiesa; basta scomporre il suo quadro per cogliere il significato di ciascuna delle figure che contiene. E vidi anche dei troni, cioè San Giovanni vide i dodici troni di cui si parla in San Matteo, (XIX, 27): « Pietro disse (a Gesù): Ora che abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, che ne sarà di noi? E Gesù disse loro: In verità vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo si siederà sul trono della sua gloria nel tempo della rigenerazione, anche voi siederete su dodici troni e giudicherete le dodici tribù d’Israele. » – E vidi anche coloro che sedevano su di essi, cioè i dodici Apostoli e anche tutti i Santi; perché questi dodici troni rappresentano l’universalità dei troni dei Santi che avranno seguito Gesù Cristo come gli Apostoli, e che avranno una parte, di conseguenza, in questa ricompensa nell’essere seduti su troni, per giudicare i vivi e i morti. San Girolamo, nella sua omelia su questo passo del Vangelo, dice anche: Lib. III, in Matth. XIX che: seguire Gesù Cristo è proprio dei credenti. – E fu dato loro il potere di giudicare; abbiamo appena visto che gli Apostoli e i Santi che hanno seguito Gesù Cristo saranno seduti sui troni all’ultimo giudizio, per giudicare, con Gesù Cristo, i vivi e i morti. E le anime di coloro che sono morti per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, vale a dire cioè, che ho visto anche le anime di tutti i martiri della Chiesa in generale, e quelle degli Apostoli, missionari, dei Dottori, dei predicatori, ecc. che sono morti dando testimonianza di Gesù e della parola di Dio. E vidi anche nella stessa visione coloro che moriranno come martiri dopo i mille anni, al tempo dell’anticristo. Perché aggiunge: E le anime di coloro che non hanno adorato la bestia, né la sua immagine, né hanno ricevuto il suo carattere sulla loro fronte o nelle loro mani. San Giovanni vide dunque le anime di tutti i martiri della Chiesa in generale, e anche quelle della fine dei tempi. Bisogna notare che non menziona i corpi, ma solo le anime di questi Santi, e questo per mostrarci che queste anime godranno della gloria eterna prima della risurrezione universale dei corpi. E vissero e regnarono mille anni con Gesù Cristo. È come se dicesse: i primi martiri vissero e regnarono mille anni con Gesù Cristo. Ma San Giovanni sembra aver omesso questa distinzione dei primi e degli ultimi martiri della Chiesa, per farci capire che i martiri del tempo dell’Anticristo vivranno la stessa vita degli altri, cioè la vita di Gesù Cristo. Ora, vivere con Gesù Cristo è regnare, e in questo senso, i Santi appartengono tutti indistintamente al regno di Gesù Cristo e della sua Chiesa; e tutti saranno seduti su troni per giudicare i vivi e i morti. Queste parole: che non hanno adorato la bestia, né la sua immagine, etc., si intendono anche per i primi Martiri della Chiesa, che non si sono prostituiti agli idoli del mondo. Per quanto riguarda la vera e unica distinzione che esiste tra questi martiri, intendiamo la distinzione del tempo in cui furono messi a morte, San Giovanni la esprime chiaramente con le seguenti parole:

II. Vers. 5 Gli altri morti non entrarono nella vita se non dopo il compimento dei mille anni. Questa è la prima resurrezione. Gli altri morti, i martiri del tempo dell’anticristo, entrarono nella vita eterna attraverso il martirio solo dopo che i mille anni furono compiuti, cioè, sono solo quelli che subiranno il martirio dopo i mille anni del regno di Gesù Cristo, quando il diavolo sarà di nuovo slegato al tempo dell’anticristo. Questa è la prima resurrezione, la resurrezione particolare di ciascuno, la resurrezione spirituale che precede la resurrezione universale dei corpi; per questo si chiama la prima resurrezione. Questo passaggio si applica anche ai Giudei e ai gentili che si convertiranno alla fine del mondo; perché sappiamo che i profeti designano varie cose nella stessa figura. Gli altri morti non entrarono nella vita se non dopo che i mille anni erano passati. Anche qui il Profeta cita un numero definito per un numero indefinito. Troviamo la spiegazione di questi mille anni del regno di Gesù Cristo nella seconda epistola di San Pietro, (III, 8): « Ma una cosa non dovete ignorare, miei cari, è che agli occhi del Signore, un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno. Quindi il Signore non ha ritardato il compimento della sua promessa, come alcuni immaginano (anche se non è venuto dopo mille anni), ma Egli vi aspetta con santa pazienza, per gli appelli di Pietro, volendo che nessuno perisca, ma che tutti ritornino alla penitenza. » Così, le parole di San Pietro, spiegate nella parentesi che aggiungiamo, per sottolinearne meglio il senso, queste parole, noi diciamo, sono una profezia che preveniva già alla Chiesa primitiva, almeno indirettamente, che il secondo avvento di Gesù-Cristo potrebbe non avere luogo immediatamente dopo che i mille anni del suo regno si sarebbero adempiuti alla lettera. Perché tutto il contesto mostra che San Pietro ha voluto dare una spiegazione di ciò che si debba intendere moralmente per i mille anni di cui si questiona qui.

III. Vers. 6 – Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione; la seconda morte non avrà dominio su di loro, ma essi saranno sacerdoti di Dio e di Gesù Cristo e regneranno con lui per mille anni. Queste parole e quelle sopra sono un continuo incoraggiamento ai Cristiani, che sono costantemente esposti alla persecuzione da parte dei malvagi. Beato e santo è colui che ha una parte nella resurrezione di cui abbiamo appena parlato. Perché la seconda morte, la morte eterna, che segue la morte temporale, non avrà alcun potere su di loro; ma saranno sacerdoti di Dio e di Gesù Cristo, cioè saranno sacrificatori della propria vita per Dio e per Gesù Cristo; ed essi offriranno a Dio un continuo sacrificio di lode e di ringraziamento, ed intercederanno presso Dio per i fedeli della Chiesa, e le loro preghiere saranno potenti e facilmente esaudite in virtù dei loro meriti. E regneranno con lui per mille anni, come è stato spiegato sopra.

§ VI.

Del regno dell’anticristo, quando satana sarà nuovamente sciolto.

CAPITOLO XX. VERSI 7-10.

Et cum consummati fuerint mille anni, solvetur Satanas de carcere suo, et exibit, et seducet gentes, quæ sunt super quatuor angulos terrae, Gog, et Magog, et congregabit eos in prælium, quorum numerus est sicut arena maris. Et ascenderunt super latitudinem terræ, et circuierunt castra sanctorum, et civitatem dilectam. Et descendit ignis a Deo de cælo, et devoravit eos: et diabolus, qui seducebat eos, missus est in stagnum ignis, et sulphuris, ubi et bestia et pseudopropheta cruciabuntur die ac nocte in sæcula sæculorum.

[E compiti i mille anni, satana sarà sciolto dalla sua prigione, e uscirà, e sedurrà le nazioni che sono nei quattro angoli della terra, Gog e Magog, e le radunerà a battaglia, il numero delle quali è come la rena del mare. E si stesero per l’ampiezza della terra, e circondarono gli accampamenti dei santi e la città diletta. E dal cielo cadde un fuoco (spedito) da Dio, il quale le divorò: e il diavolo, che le seduceva, fu gettato in uno stagno di fuoco e di zolfo, dove anche la bestia, e il falso profeta saranno tormentati dì e notte pei secoli dei secoli.]

I. Vers. 7E dopo che i mille anni saranno compiuti, Satana sarà sciolto, uscirà dalla sua prigione e radunerà le nazioni che sono ai quattro angoli del mondo, Gog e Magog, e le riunirà per la battaglia, e il loro numero sarà come la sabbia del mare. – E dopo che mille anni saranno compiuti, cioè dopo il regno di Gesù Cristo e della Sua Chiesa sulla terra, durante le prime sei età, satana sarà slegato e lasciato libero di regnare di nuovo come ai tempi del paganesimo e peggio. Uscirà dalla sua prigione, dall’inferno, dove il suo potere era stato relegato, e sedurrà le nazioni che sono ai quattro angoli del mondo, cioè le nazioni della terra. Sedurrà anche Gog che, secondo Sant’Agostino, sarà l’anticristo; e secondo San Girolamo, il rappresentante di tutti gli eresiarchi. E Magog che, secondo lo stesso San Girolamo, rappresenta tutti i settari della dottrina dell’anticristo. Ora, questi settari saranno numerosi, poiché l’anticristo estenderà il suo potere su tutte le nazioni della terra. Ed egli li radunerà per la battaglia di cui si è parlato, per fare guerra a Dio stesso nel giorno della grande battaglia di Dio Onnipotente. E il loro numero sarà come la sabbia del mare, cioè un gran numero di tutti i popoli della Libia, dell’Etiopia, della Persia, dei popoli del Nord, di Gomer e di tutti i suoi battaglioni, della casa di Thogorma, vicina al Nord, con tutta la sua forza e la moltitudine dei suoi popoli, ecc. ecc. (Vedere Ezechiele, XXXVIII).

II . Vers. 8 . E salirono sulla faccia della terra e circondarono l’accampamento dei santi e la città amata, vale a dire che questi grandi eserciti si accamperanno sui monti della Giudea e circonderanno l’accampamento dei Santi e la città amata, che è Gerusalemme, figura della Chiesa, dove è stato trovato il sangue dei Profeti e dei Santi e di tutti coloro che sono stati sulla terra. (Vedi cap. XVII, 24). Ricordiamo che Gerusalemme, presa letteralmente, rappresenta la grande Babilonia e, in senso mistico, è una figura della Chiesa di Gesù Cristo.

Vers. 9. – Ma il fuoco di Dio scese dal cielo e li divorò, e il diavolo che li aveva ingannati fu gettato nel lago di fuoco e di zolfo, dove la bestia

Vers. 10. – … E i falsi profeti saranno tormentati giorno e notte nei secoli dei secoli. Questo passaggio è già stato citato e spiegato, in occasione della caduta di Babilonia. Si ripete qui, come abbiamo detto, in forma di perorazione, come tutto il capitolo.

§ VII.

Sulla seconda risurrezione e l’ultimo giudizio.

CAPITOLO XX. VERSETTI 11-15.

Et vidi thronum magnum candidum, et sedentem super eum, a cujus conspectu fugit terra, et caelum, et locus non est inventus eis. Et vidi mortuos, magnos et pusillos, stantes in conspectu throni, et libri aperti sunt: et alius liber apertus est, qui est vitae : et judicati sunt mortui ex his, quae scripta erant in libris, secundum opera ipsorum: et dedit mare mortuos, qui in eo erant: et mors et infernus dederunt mortuos suos, qui in ipsis erant: et judicatum est de singulis secundum opera ipsorum. Et infernus et mors missi sunt in stagnum ignis. Hæc est mors secunda. Et qui non inventus est in libro vitæ scriptus, missus est in stagnum ignis.

[E vidi un gran trono candido, e uno che sopra di esso sedeva, dalla vista del quale fuggirono la terra e il cielo e non fu più trovato luogo per loro. E vidi i morti grandi e piccali stare davanti al trono; e si aprirono i libri: e fu aperto un altro libro che è quello della vita: e i morti furono giudicati sopra quello che era scritto nei libri secondo le opere loro. E il mare rendette i morti che riteneva dentro di sé: e la morte e l’inferno rendettero i morti che avevano: e si fece giudizio di ciascuno secondo quello che avevano operato. E l’inferno e la morte furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte. E chi non si trovò scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco.]

. I. Vers. 11. – E vidi un grande trono bianco, e uno seduto davanti alla cui faccia la terra e il cielo fuggirono e il loro posto non fu più. San Giovanni passa ora al giudizio universale, e ci dice: Ho visto nella mia immaginazione un grande trono bianco. Questo trono è le nuvole sulle quali apparirà il Figlio dell’Uomo. … e uno solo seduto, cioè Nostro Signore Gesù Cristo stesso. (Matth. XXIV, 30): « E allora apparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo (il segno della croce) e tutte le tribù della terra gemeranno, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con grande potenza e maestà. » – Davanti al cui volto la terra e il cielo fuggiranno… Ah! allora il cielo e la terra saranno bruciati con il fuoco e poi saranno rinnovati. (II, Pietr., III, 7): « I cieli e la terra che ora esistono sono conservati dalla parola di Dio, e sono riservati per essere bruciati con il fuoco nel giorno del giudizio e della rovina degli empi. Ora come il ladro viene di notte così il giorno del Signore verrà all’improvviso; e allora con il rumore di una tempesta spaventosa i cieli passeranno, e gli elementi saranno dissolti, e la terra con tutto quello che c’è sarà bruciata con il fuoco. Poiché dunque tutte queste cose devono perire, come dovreste essere nelle vostre opere di pioetà e nel vostro comportamento, aspettando e desiderando la venuta del giorno del Signore, quando la violenza del fuoco dissolverà i cieli e fonderà tutti gli elementi! Perché noi attendiamo, secondo la sua promessa, nuovi cieli e una nuova terra, in cui dimorerà la giustizia. Perciò, miei cari, in questa attesa, che il Signore vi trovi puri, irreprensibili e in pace; e credete che la longa pazienza del nostro Signore è la vostra salvezza. » – Noi crediamo con Sant’Agostino, (De Civ. 20, XIV), che questo cambiamento della terra e dei cieli avrà luogodopo il giudizio e non prima. E il loro stesso posto non si troverà più, cioè essi spariranno completamente nello spazio, e saranno annientati per sempre.

II. Vers. 12.E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono; i libri furono aperti, e un altro libro, il libro della vita, fu aperto di nuovo, e i morti furono giudicati secondo quanto era scritto in quei libri, secondo le loro opere. – E vidi i morti, cioè tutti gli uomini che sono vissuti sulla terra e che tutti, grandi e piccoli, senza distinzione di persone, hanno subito la pena del peccato originale, di cui tutti sono macchiati, tranne la Donna benedetta fra tutte le donne, la Regina del cielo e nostra Madre, la beata Vergine Maria. Ho visto tutti questi morti in piedi davanti al trono per essere per essere giudicati. Il profeta Daniele ci parla anche di questo trono davanti al quale i morti, grandi e piccoli, appariranno per essere giudicati, e ci dice, (cap. VII, 9): « Io ero attento a ciò che vedevo, finché furono posti dei troni e l’Antico dei Giorni (Gesù Cristo) si sedette; la sua veste era bianca come la neve e i capelli del suo capo erano come la lana più bianca e più pura. Il suo trono era delle fiamme ardenti e le ruote di questo trono un fuoco ardente. Un fiume di fuoco uscì rapidamente dalla sua faccia, mille migliaia di Angeli lo servivano e centinaia di migliaia di uomini stavano davanti a Lui. Il giudizio iniziò e i libri furono aperti. » Questi libri sono i libri sacri e anche i libri in cui sono registrate le opere degli uomini; perché Dio le ricorderà tutte nei minimi dettagli e le confronterà con la sua legge, e la sua legge con le nostre opere.  Sant’Agostino ci dice che per l’onnipotenza di Dio, queste opere saranno viste e conosciute da tutti gli uomini con una celerità meravigliosa. I libri furono aperti e un altro libro, il libro della vita, fu aperto ancora; questo libro della vita è il libro in cui sono scritti i nomi degli eletti. E i morti furono giudicati da ciò che era scritto in quei libri, cioè sulle loro opere, e dalla legge di Dio applicata alle azioni degli uomini, … e sulle loro opere, cioè secondo il numero e il merito delle loro opere e sulla Legge di Dio applicata alle azioni degli uomini. E i morti furono giudicati da ciò che era scritto in questi libri. Come abbiamo detto, questi morti sono tutti i morti, grandi e piccoli, che stavano davanti al trono, cioè tutti gli uomini; perché secondo San Paolo, (Eb. IX, 27): « È decretato che gli uomini muoiano una volta sola. » Nessuna eccezione è fatta per coloro che hanno partecipato al peccato originale, quindi, queste parole devono essere intese in modo assoluto: E i morti furono giudicati. Inoltre, vediamo dalle differenze nei giudizi indicati nelle parole seguenti che si tratta qui di tutti i morti, i buoni e i cattivi, che saranno tutti giudicati, ed è solo dopo questo giudizio che seguiranno le diverse sentenze, secondo le due categorie a cui tutti gli uomini apparterranno per l’eternità. Queste due categorie sono indicate nel versetto seguente: quella dei buoni con i morti nel mare, e quella dei malvagi con la morte e l’inferno.

III. Vers. 13. – Il mare restituì quelli che erano morti nelle sue acque; anche la morte e l’inferno restituirono i loro morti, e ogni uomo fu giudicato secondo le sue opere. San Giovanni distingue qui due tipi di morti: quelli che sono morti nel mare, e quelli che sono morti nella morte e nell’inferno: anche la morte e l’inferno hanno consegnato i loro morti. Cioè, tutti gli uomini risorgeranno nell’ultimo giorno, i buoni e i cattivi. La resurrezione dei buoni è espressa in queste parole: Il mare ha restituito coloro che sono morti nelle sue acque, nelle acque del Battesimo e nelle acque della penitenza e della tribolazione, secondo le parole dell’Apocalisse, (XXII, 14): « Beati coloro che lavano le loro vesti nel sangue dell’Agnello, perché abbiano diritto all’albero di vita, etc. » La resurrezione dei malvagi, invece, è espressa con queste altre parole: Anche la morte e l’inferno hanno consegnato i loro morti, e ciascuno fu giudicato secondo le sue opere. Ora vediamo chiaramente dalle parole del testo seguente che quelli della morte e dell’inferno sono un tutt’uno, e che saranno tutti condannati al fuoco dell’inferno. La parola morte qui, significa la morte temporale, ed è congiunta alla parola inferno, per significare la morte dell’anima o la morte eterna. E ognuno fu giudicato secondo le sue opere; cioè, i buoni giudicheranno e condanneranno i malvagi; poiché il giudizio di ciascuno sarà ratificato davanti al cielo e alla terra, davanti a tutti i Santi della corte celeste e davanti a tutti gli uomini, per glorificare Dio, per onorare i giusti e per confondere i malvagi. La sentenza di questo giudizio sarà pronunciata dal Giudice sovrano Gesù Cristo, quando dirà ai suoi eletti: Venite, benedetti del Padre mio, prendete possesso del regno preparato per voi, etc.;partite da me, maledetti, nel fuoco dell’inferno, etc. Allora i buoni uniranno la loro voce a quella di Gesù Cristo, dicendo, (Apoc. XIX): « Alleluia, salvezza, gloria e potenza al nostro Dio, perché i suoi giudizi sono veri e giusti, perché ha condannato la grande meretrice che ha corrotto la terra con la sua prostituzione, e ha vendicato il sangue dei suoi servi che le sue mani hanno versato. E diranno una seconda volta (dopo che la sentenza di Gesù Cristo sarà stata pronunciata), Alleluia. E allora il fumo dell’incendio di Babilonia si alzerà nei secoli dei secoli. » Troviamo conferma di questa interpretazione nel libro della Sapienza, V: « Allora i giusti si solleveranno con grande potenza contro coloro che li hanno afflitti e hanno portato via il frutto delle loro fatiche. » I malvagi, alla vista di questo, saranno colti da confusione e da un orribile timore, saranno stupiti quando vedranno improvvisamente i giusti salvati contro le loro aspettative. Diranno a se stessi, con rammarico e sospiro nei loro cuori: Questi sono quelli che erano oggetti dei nostri disprezzi e ne facevamo un esempio di persone degne di ogni tipo di rimprovero. Eravamo degli sciocchi, e la loro vita ci sembrava una follia, e la loro morte una vergogna. Eppure qui sono elevati al rango di figli di Dio, e la loro porzione è con i santi. Ci siamo dunque, smarriti dalla via della verità, e la luce della giustizia non ha brillato su di noi, né è sorto su di noi il sole della intelligenza. Ci siamo abbandonati nella via dell’iniquità e della perdizione; abbiamo camminato per vie difficili e abbiamo ignorato la via del Signore. Che cosa ha fatto per noi il nostro orgoglio? Cosa abbiamo guadagnato con la vana ostentazione delle nostre ricchezze? Tutte queste cose sono passate come un’ombra e come un corriere che corre; o come una nave che fende le onde turbolente, di cui non si trova traccia dopo che è passata, o come un uccello che vola nell’aria, senza che si noti dove è passato; si sente solo il rumore delle sue ali che battono l’aria, e la dividono con sforzo. E dopo che abbia completato il suo volo, non si trova più alcuna traccia del suo passaggio; o come una freccia che viene lanciata verso la sua meta; l’aria che divide si ricongiunge immediatamente, senza che nessuno riconosca da dove sia passata. Così non siamo nati che per cessare di essere. Non abbiamo avuto il coraggio di mostrare alcuna traccia di virtù in noi, e siamo stati consumati dalla nostra malizia. Questo è ciò che i peccatori diranno nell’inferno. »

IV . Vers. 14 . L’inferno e la morte furono gettati nello stagno di fuoco: questa è la seconda morte. 1° Risulta quindi da queste parole che i morti che moriranno nelle acque del mare, saranno salvati; e Sant’Agostino dice che questi morti del mare saranno gli uomini degli ultimi giorni del mondo; ora tutti questi saranno salvati; perché saranno tra coloro che temeranno e daranno gloria a Dio, secondo il nostro testo. 2° Il mare rappresenta anche le tribolazioni e le persecuzioni; perciò questi morti del mare saranno salvati, perché avranno fatto penitenza o avranno subito persecuzioni per aver vissuto piamente nel Signore, secondo San Paolo, (II Tim. III, 12): «Tutti coloro che vogliono vivere in modo pio in Cristo Gesù saranno perseguitati. » 3º Questi morti del mare sono anche i Giudei che saranno stati convertiti, e questi Giudei rappresentano la Chiesa di Gesù Cristo, cioè tutti i veri Cristiani, e specialmente quelli della fine del mondo, di cui si parla nell’Apocalisse, (capitolo XVIII, 17), come dovessero essere convertiti prima dell’ultimo giudizio. – 4 ° Il mare rappresenta il Battesimo e la fede, sia per le tribolazioni, sia per la barca di San Pietro. Per questo si fa riferimento qui alla seconda lettera di San Paolo ai Tessalonicesi, in cui vediamo che questo autore sacro concorda con il nostro testo sulla sorte riservata a coloro che avranno vissuto nella fede e nelle tribolazioni. Infatti  San Paolo ci dice, (II Tessal. II, 12): « Dobbiamo, fratelli miei, rendere continuamente grazie a Dio per voi, come è giusto e opportuno, poiché la vostra fede aumenta di giorno in giorno e l’amore che avete per Dio cresce giorno dopo giorno, e l’amore che avete gli uni per gli altri diventa più abbondante. In modo che noi stessi ci gloriamo di voi nelle chiese di Dio a causa della vostra pazienza e fede in mezzo a tutte le persecuzioni e tribolazioni che dovete sopportare, e che sono segni del giusto giudizio di Dio. Così vi rendete degni del suo regno, per il quale anche voi soffrite. Perché è giusto agli occhi di Dio che Egli dia afflizioni a coloro che vi affliggono, e che voi che siete nella tribolazione, godiate del riposo con noi quando il Signore Gesù scenderà dal cielo e apparirà con gli Angeli che sono i ministri del suo potere, in mezzo alle fiamme, per vendicarsi di coloro che non conoscono Dio e di coloro che non obbediscono al Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo, e che soffriranno la pena della dannazione eterna alla presenza del Signore e davanti allo splendore della sua potenza, quando verrà per essere glorificato nei suoi Santi e per essere ammirato in tutti coloro che avranno creduto in Lui, poiché la testimonianza che abbiamo reso alla sua parola è stata accolta da voi in attesa di quel giorno. »

V. Vers. 15. – E chiunque non fu trovato scritto nel libro della vita fu gettato nel lago di fuoco. Come è stato detto, questo libro della vita è il libro in cui sono scritti i nomi degli eletti, cioè di tutti i giusti che sono esistiti sulla terra e che Dio, nella sua infinita prescienza, ha conosciuto da tutta l’eternità, per essere salvati dalla misericordia di Dio e dalla loro fede e dalle buone opere unite ai meriti del divino Redentore. – Come possiamo vedere, questo capitolo dell’ultimo Giudizio stesso è una ricapitolazione e un riassunto di tutto ciò che precede, proprio come l’ultimo Giudizio, sarà un’analisi di tutto il bene e di tutto il male che gli uomini hanno fatto nel mondo presente.

FINE DEL LIBRO OTTAVO

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXVI)

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXIV)

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXIV)

INTERPRETAZIONE DELL’APOCALISSE che comprende LA STORIA DELLE SETTE ETÁ DELLA CHIESA CATTOLICA.

DEL VENERABILE SERVO DI DIO

BARTHÉLEMY HOLZHAUSER

RESTAURATORE DELLA DISCIPLINA ECCLESIASTICA IN GERMANIA,

OPERA TRADOTTA DAL LATINO E CONTINUATA DAL CANONICO DE WUILLERET,

PARIS, LIBRAIRIE DE LOUIS VIVÈS, ÉDITEUR RUE CASSETTE, 23

1856

LIBRO OTTAVO


SUI CAPITOLI XVIII, XIX ET XX.


Il trionfo solenne ed assoluto della Chiesa cattolica sul mondo; l’avvento di Gesù Cristo, e la grande cena di Dio.


SEZIONE 1.
SUI CAPITOLI XVIII ET XIX.
DEL TRIONFO SOLENNE E ASSOLUTO DELLA CHIESA DI GESÙ-CRISTO SUL MONDO .


§ 1.


La rovina della grande Babilonia.


CAPITOLO XVIII. – VERSETTI 1-4.

Et post hæc vidi alium angelum descendentem de cœlo, habentem potestatem magnam: et terra illuminata est a gloria ejus. Et exclamavit in fortitudine, dicens: Cecidit, cecidit Babylon magna: et facta est habitatio dæmoniorum, et custodia omnis spiritus immundi, et custodia omnis volucris immundæ, et odibilis: quia de vino iræ fornicationis ejus biberunt omnes gentes: et reges terræ cum illa fornicati sunt : et mercatores terræ de virtute deliciarum ejus divites facti sunt. Et audivi aliam vocem de cælo, dicentem: Exite de illa populus meus: ut ne participes sitis delictorum ejus, et de plagis ejus non accipiatis.

[E dopo di ciò vidi un altro Angelo, che scendeva dal cielo, e aveva grande potestà: e la terra fu illuminata dal suo splendore. E gridò forte, dicendo: È caduta, è caduta Babilonia la grande: ed è diventata abitazione di demoni, e carcere di ogni spirito immondo, e carcere di ogni uccello immondo e odioso: Perché tutte le genti bevettero del vino dell’ira della sua fornicazione: e i re della terra fornicarono con essa: e i mercanti della terra si sono arricchiti dell’abbondanza delle sue delizie. E udii un’altra voce dal cielo, che diceva: Uscite da essa, popolo mio, per non essere partecipi dei suoi peccati, né percossi dalle sue piaghe.]

I. Vers. 1. – E dopo queste cose vidi un altro Angelo che scendeva dal cielo, con grande potenza; e la terra fu illuminata dalla sua gloria. Con queste parole, “E dopo queste cose vidi un altro Angelo“, San Giovanni ci avverte che sta passando ad un’altra visione rispetto a quella che l’Angelo precedente gli ha appena mostrato sotto forma di donna o prostituta seduta nel deserto. L’Apostolo ci dice quindi che non è più lo stesso Angelo, ma un altro che è sceso dal cielo; cioè un vero Angelo, appartenente a una delle categorie di spiriti celesti più elevate in potenza e dignità. Questo è indicato dalle parole: Avente un grande potere; e la terra fu illuminata dalla sua gloria. Anche questo passaggio deve essere preso in senso figurato; perché vediamo dal contesto che questo Angelo è uno degli spiriti celesti incaricati di comunicare le profezie. Quindi capiamo già in che senso è detto: E la terra fu illuminata dalla sua gloria. Questo Angelo rappresenta dunque tutti i profeti e soprattutto quelli che hanno predetto la fine del mondo. San Giovanni non ci dice chi sia questo Angelo, perché non lo sapeva lui stesso, almeno non per dircelo. Questo può essere visto da questo versetto, (Apoc. XIX, 10): « E caddi ai suoi piedi per adorarlo; ma egli mi disse: guardati dal farlo: io sono un servo come te e come i tuoi fratelli che hanno testimoniato di Gesù. Adorate Dio, perché lo spirito di profezia è la testimonianza di Gesù. » Così questo Angelo, che San Giovanni voleva adorare per lo splendore della gloria e della potenza che vedeva brillare in lui, dice di sé che è solo un servo di Dio come San Giovanni e come i suoi fratelli che hanno testimoniato di Gesù. Ed affinché si capisca che non ha dato questa testimonianza con il martirio, poiché è uno spirito, questo Angelo aggiunge: Adorate Dio, perché lo spirito di profezia è la testimonianza di Gesù. Questo Angelo rappresenta dunque nella sua persona l’universalità dei profeti, che sono tutti uno, perché la verità che annunciano in forme diverse e in tempi diversi è una sola. Questa verità annunciata dai profeti ha un grande potere, perché rischiara e illumina tutta la terra. Inoltre, questa verità scende dal cielo, e fa la gloria dei profeti sulla terra. Da qui queste parole del testo. E dopo questo vidi un altro Angelo che scendeva dal cielo con grande potenza; e la terra fu illuminata dalla sua gloria; San Giovanni, nel dirci che si prostrò ai piedi di questo Angelo per adorarlo, aggiunge che la sua potenza era così grande e la sua gloria così luminosa che tutta la terra ne fu illuminata; questo per insegnarci quanto bella e potente sia la verità, poiché l’Angelo che rappresentava questa verità era così raggiante di gloria che San Giovanni lo prese per la verità stessa che è Dio, e volle adorarlo. Ma l’Angelo gli disse: Stai attento a non farlo; io sono un servo di Dio come te, e come i tuoi fratelli che hanno dato testimonianza di Gesù. Adorate Dio, perché lo spirito di profezia è la testimonianza di Gesù. È come se questo Angelo gli avesse detto: Io non sono la Verità stessa che è Dio, ma sono un servo di Dio nel rendere testimonianza alla Verità; cioè, io non sono che uno dei rappresentanti della Verità, come te, che sei un profeta, e come tutti i tuoi fratelli che hanno testimoniato la Verità con la loro parola o con il loro martirio. Ora, se uno dei rappresentanti di questa Verità eterna, che è Dio, è già così radioso e splendente di gloria che tutta la terra è come illuminata, e San Giovanni stesso, testimone della verità, stava per adorarlo, cosa sarà quando gli uomini vedranno Gesù Cristo, la Verità stessa, venire sulle nuvole in tutto lo splendore della sua gloria e maestà per giudicare i vivi e i morti?

II. Qual è la missione di questo Profeta ora? È quella di annunciare la rovina della grande Babilonia, come vedremo in questo capitolo. Ma prima di entrare nel merito, dobbiamo far osservare al lettore il modo in cui San Giovanni ricevette questa rivelazione; perché sembra che l’ordine della narrazione sia invertito. Infatti, egli comincia descrivendo la grande catastrofe di questo evento; poi ci legge la sentenza pronunciata contro questa prostituta che egli raffigura nelle considerazioni; e solo nell’ultimo luogo profetizza questo evento. Non è questo un modo ingegnoso e ammirevole di far meglio emergerne la verità e la certezza? E questo capovolgimento non mostra forse la bontà di Gesù Cristo, autore di questa rivelazione, di annunciare con entusiasmo alla sua Chiesa e ai suoi amici un fatto della massima importanza e che deve interessarli e consolarli al più alto grado? Noi evocheremo qui la testimonianza di tutti gli uomini; non c’è nessuno che non ammetta che quando un messaggero porta ai suoi amici la felice notizia di una grande vittoria ottenuta su un nemico formidabile, il suo primo grido di gioia è: Vittoria, vittoria, il nemico è sconfitto! È solo dopo aver dato origine a questo primo impulso della natura, e dopo aver soddisfatto la prima e più ardente curiosità di chi lo ascolta con interesse, che il messaggero dà di seguito i dettagli più importanti e termina la sua narrazione con le circostanze le più remote. Ora, questo è precisamente il modo in cui il Profeta racconta alla Chiesa militante la felice notizia della sconfitta dei suoi nemici. È così che Dio, volendo parlare agli uomini, si conforma al loro linguaggio.

III. Vers. 2. – E gridò con forza, dicendo: “La grande Babilonia è caduta, è caduta, ed è ora dimora di demoni, e rifugio d’ogni spirito immondo, e d’ogni uccello immondo e sinistro. Come abbiamo appena detto, anche questo Angelo o messaggero del cielo inizia la sua narrazione gridando con forza, cioè facendosi sentire da tutta la terra con la voce della sua profezia. È caduta, è caduta, la grande Babilonia!  Lo ripete due volte per meglio farsi intendere, e per esprimere con più forza la felice notizia della rovina della capitale del regno dell’anticristo, e quella della rovina dei malvagi di tutta la terra. È da notare che San Giovanni usa, per descrivere questa rovina universale, più o meno le stesse espressioni che Isaia usò per descrivere lo sterminio della Babilonia caldea; (Isa. XIII, 19): « Babilonia, perla dei regni, splendore orgoglioso dei Caldei, sarà come Sodoma e Gomorra sconvolte da Dio. Non sarà abitata mai più né popolata fino alla fine dei secoli; l’Arabo non vi pianterà la sua tenda né i pastori vi faranno sostare i greggi. Ma vi si stabiliranno gli animali del deserto, i suoi palazzi saranno riempiti da serpenti, i gufi riempiranno le loro case, vi faranno dimora gli struzzi, vi danzeranno i satiri. Ululeranno le iene nei loro palazzi, gli sciacalli nei loro edifici adibiti alla voluttà, etc. ». Si veda l’adempimento letterale di questa profezia nella Storia antica di Rollin, volume I. E gridò ad alta voce, dicendo: E la grande Babilonia è caduta, è caduta, ed è diventata dimora dei demoni, e il rifugio di ogni spirito impuro e di ogni uccello impuro e sinistro. – Cioè, i luoghi e i paesi dove hanno regnato le potenze della prostituta saranno ridotti in un tale stato di abbandono che diventeranno desolati e saranno immersi nelle tenebre della notte eterna, secondo San Matteo (VIII, 12): « I figli del regno saranno gettati nelle tenebre esterne; e là ci sarà pianto e stridore di denti. » Questi luoghi diventeranno la dimora dei demoni e il rifugio di ogni spirito immondo e sinistro. Questi uccelli impuri e sinistri sono una figura di cui si serve il Profeta per descrivere meglio l’orrore di queste tenebre e di questi demoni. Perché gli uccelli impuri sono i gufi, che fuggono dalla luce, e sono anche gli uccelli sinistri e minacciosi di cui parla Isaia. Questi uccelli sono una vera figura dei demoni, come lo erano anche le capre selvatiche, i satiri e i rettili che occupavano la Babilonia caldea dopo la sua rovina e il suo sterminio. Inoltre, i luoghi deserti sono comunemente considerati come il rifugio e la tana degli spiriti maligni e degli spettri. Vedere Areta. E Dio si serve di nuovo di un linguaggio appropriato alle concezioni umane. Come si ripete spesso nella Scrittura che Dio e il suo Spirito dimorano nei corpi e nelle dimore dei santi, così si dice qui per contrasto che i demoni e gli spiriti immondi hanno il loro rifugio nei corpi dei reprobi, nel loro regno, nelle loro città e nei loro edifici dedicati alle voluttà. Tale sarà lo stato di nudità e l’orribile punto di degradazione a cui sarà condannata la prostituta, essa che ora è così imponente per la sua grandezza, il suo potere, le sue ricchezze, il suo lusso, il suo fasto, la sua ostentazione e per la sua gloria mondana!

IV. Vers. 3. – Perché tutte le nazioni hanno bevuto il vino dell’ira della sua prostituzione; i re della terra si sono corrotti con lei, e i mercanti della terra si sono arricchiti con l’eccesso del suo lusso. San Giovanni ci dà in questo testo la ragione di questa condanna, e ci dice che questa città sarà così ridotta, perché tutte le nazioni hanno bevuto il vino dell’ira della sua prostituzione; e perché i re della terra si sono corrotti con essa, etc. Abbiamo già visto sopra cos’è questo vino dell’ira della prostituzione, e cosa sono questi re della terra che si sono corrotti con la prostituta. Il Profeta, avendo voluto raffigurare il regno universale dell’iniquità sotto la figura di una donna e di una città, persiste nel suo paragone, e ci rappresenta i disordini di cui questa donna e questa città saranno state la causa tra gli uomini, dicendo che hanno sedotto re e popoli. Infatti, come il lusso sfrenato e la mollezza sono allo stesso tempo l’effetto e la causa della corruzione del mondo, così questa donna e questa città, con lo scintillio delle loro ricchezze, l’attrazione dei loro piaceri e il fasto del loro orgoglio, avranno arricchito i mercanti che venivano da tutte le parti della terra, per portare loro beni per soddisfare tutte le passioni degli uomini, come vedremo più avanti. Lo vediamo anche da queste parole: è perché tutte le nazioni della terra hanno bevuto il vino dell’ira della sua prostituzione, che tutta la terra sarà ridotta in questo stato terribile, poiché tornerà ad essere un caos come lo era prima della creazione e molto peggio, poiché diventerà la dimora dei demoni, cioè un vero inferno. Perché la figura di questo mondo scomparirà e non se ne troverà più nemmeno il posto. (Apoc. XVIII, 21 e XX, 11).

§ II.

Avviso di un Angelo alla Chiesa militante.

CAPITOLO XVIII. – VERSETTI 4-8.

Et audivi aliam vocem de cælo, dicentem: Exite de illa populus meus: ut ne participes sitis delictorum ejus, et de plagis ejus non accipiatis. Quoniam pervenerunt peccata ejus usque ad caelum, et recordatus est Dominus iniquitatum ejus. Reddite illi sicut et ipsa reddidit vobis: et duplicate duplicia secundum opera ejus: in poculo, quo miscuit, miscete illi duplum. Quantum glorificavit se, et in deliciis fuit, tantum date illi tormentum et luctum: quia in corde suo dicit: Sedeo regina: et vidua non sum, et luctum non videbo. Ideo in una die venient plagae ejus, mors, et luctus, et fames, et igne comburetur: quia fortis est Deus, qui judicabit illam.

[E udii un’altra voce dal cielo, che diceva: Uscite da essa, popolo mio, per non essere partecipi dei suoi peccati, né percossi dalle sue piaghe. Poiché i suoi peccati sono arrivati sino al cielo, e il Signore si è ricordato delle sue iniquità. Rendete a lei secondo quello che essa ha reso a voi: e datele il doppio secondo le opere sue: mescetele il doppio nel bicchiere, in cui ha dato da bere. Quanto si glorificò e visse nelle delizie, altrettanto datele di tormento e di lutto, perché dice in cuor suo: Siedo regina, e non sono vedova: e non vedrò lutto. Per questo in uno stesso giorno verranno le sue piaghe, la morte, e il lutto, e la fame: e sarà arsa col fuoco: perché forte è Dio, che la giudicherà.]

I. Vers. 4. – E udii un’altra voce dal cielo, che diceva: Uscite da Babilonia, popolo mio, affinché non siate partecipi dei suoi peccati e non siate coperti dalle sue piaghe. Quest’altra voce è quella di un Angelo; ciò è indicato dalle parole: Ho sentito un’altra voce dal cielo. Questo Angelo rappresenta 1° la persona dell’Angelo che annuncia il futuro a San Giovanni. 2° Rappresenta anche l’Angelo che effettivamente annuncerà ai fedeli degli ultimi tempi, di uscire da Babilonia, come abbiamo visto nel capitolo delle piaghe; e questo Angelo potrebbe essere un uomo; perché sappiamo che la parola Angelo significa generalmente messaggero, inviato di Dio. 3° Questo Angelo rappresenta anche la persona morale della Chiesa in generale, e dell’ultimo Papa in particolare, negli avvertimenti che daranno ai fedeli degli ultimi tempi, di uscire da Babilonia, cioè di non prendere parte alla sua prostituzione, e di non adorare la bestia, per non essere avvolti dalle sue piaghe, ed avere parte nei terribili castighi di cui si parla nel capitolo XIV, verss. 9 e seguenti. Uscite da Babilonia, popolo mio, etc. – Queste parole hanno diversi significati, secondo l’uso dei profeti, che spesso annunciano più cose contemporaneamente sotto una sola figura, perché la verità eterna è infinita, ed è allo stesso tempo una ed indivisibile. 1° Questo avvertimento sarà dato da un Angelo ai Cristiani che vivranno nel tempo della persecuzione dell’Anticristo; ed egli dirà loro di uscire da Gerusalemme e dalla Giudea, affinché non partecipino ai peccati dell’abominio della desolazione, adorando la bestia, e non siano avvolti dalle terribili piaghe che affliggeranno il suo regno. (Matth. XXIV, 16): « Allora quelli che sono in Giudea fuggano sui monti, etc. » – 2° Questo avvertimento è rivolto dalla Scrittura ai Cristiani di ogni luogo e di ogni tempo, affinché non bevano il vino dell’ira della prostituzione, e partecipino ai castighi e alle piaghe che ne sono le conseguenze: queste piaghe sono in particolare quelle della fine dei tempi, ed in generale i castighi fisici e morali con cui Dio è solito castigare gli empi già in questo mondo, secondo quel proverbio così noto e così vero: Si viene puniti per dove si è peccato. Queste piaghe rappresentano anche i mali dell’inferno. Tutto questo è così vero che ne troviamo la ragione nel versetto seguente:

Vers. 5: Perché i suoi peccati salirono al cielo e Dio si ricordò delle sue iniquità. Così la causa delle sue piaghe temporali ed eterne, sono e saranno i peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi e luoghi; perché se si trattasse qui solo dei mali particolari della fine dei tempi, il Profeta non farebbe menzione del ricordo eterno di Dio: E Dio si ricordò delle sue iniquità.

Vers. 6. Trattala come lei ti ha trattato, e ripagala due volte per tutte le sue opere; falle bere due volte dallo stesso calice in cui ti ha dato da bere. Questo Angelo si rivolge ora non ai fedeli credenti della Chiesa militante sulla terra, ma ai Santi che saranno in cielo dopo la rovina della grande Babilonia; e dice loro: Trattatela come lei ha trattato voi, perché il tempo del perdono dei torti è passato, ed è venuto il tempo delle vendette eterne. Sulla terra, i giusti devono obbedire a Gesù Cristo, seguire il suo esempio e non restituire male per male, ma bene per male. Devono perdonare i loro nemici, fare loro del bene quando possono, e pregare per i loro persecutori; ma dopo la rovina della grande Babilonia, non ci sarà più perdono da dare o da chiedere, perché non ci sarà più perdono da sperare. Perché allora le profezie si realizzeranno, e la legge del perdono dei torti non sarà più applicabile ai reprobi, e il Dio onnipotente che tiene in mano le vendette eterne, inviterà i suoi santi amici, per voce di questo Angelo, a unirsi a lui nel far cadere sui malvagi e sugli empi tutto il peso della sua ira per i secoli dei secoli. Allora questi giusti saranno animati e come inebriati, a loro volta, dall’ira del giusto Giudice, secondo le parole del santo re Davide, Ps. LVII, 4: « I peccatori si sono allontanati dalla giustizia fin da quando sono nati; si sono smarriti fin dal grembo della madre loro; hanno detto falsità. Il loro furore è come quello del serpente; è come quello dell’aspide, che si rende sordo turandosi le orecchie. ….. Dio spezzerà i loro denti nella bocca; il Signore ridurrà in polvere le mascelle dei leoni. Saranno ridotti a niente, come un’acqua che passa; Egli ha teso il suo arco perché cadano nell’ultima debolezza. Saranno distrutti come cera che il calore fa colare; il fuoco è caduto su di loro dall’alto e non hanno più visto il sole. Prima che essi abbiano visto le loro spine giunte fino alla forza di un arboscello, Egli li inghiottirà come ogni vivente nella sua ira. Il giusto si rallegrerà quando vedrà la vendetta, e si laverà le mani nel sangue del peccatore. E gli uomini diranno: Poiché l’uomo giusto raccoglie il frutto della sua giustizia, c’è sicuramente un Dio che giudica gli uomini sulla terra. » Così questo Angelo, che allora parlerà in nome di Dio Onnipotente, dirà ai Santi che possono e devono rallegrarsi, con una festa solenne, sulla rovina della grande Babilonia; ed Egli dirà loro: ridatele raddoppiate le sue opere, perché hanno oltraggiato Dio come voi e più di voi. Il loro crimine è il crimine di lesa maestà; il loro reato è salito fino al cielo del Signore; ed è dal cielo del Signore che il castigo deve scendere nei secoli dei secoli. Sulla terra non hanno ricevuto che l’equivalente delle loro opere, nell’eternità, devono ricevere il doppio. Fateli bere due volte dallo stesso calice in cui vi ha dato da bere. Perché sulla terra non hanno potuto farvi bere che il vino dell’amarezza del corpo, nel calice della passione di Gesù Cristo; ma nell’eternità li farete bere dal calice dell’amarezza del corpo e dell’anima. Essi vi hanno vinto nel tempo, voi li avete vinti nell’eternità. Abbeverateli dunque in questo stesso calice in proporzione ai loro crimini nei secoli dei secoli.

Vers. 7. – Quanto si glorificò e visse nelle delizie, altrettanto datele di tormento e di lutto, perché dice in cuor suo: Siedo regina, e non sono vedova: e non vedrò lutto; cioè, moltiplicate i tormenti e i dolori eterni degli empi in proporzione alle delizie e ai godimenti temporali e terreni di cui si sono inorgogliti. E come i vostri digiuni, le mortificazioni, le preghiere e le pratiche di pietà furono derisi da quegli empi che si vantavano di sfidare la legge di Dio abbandonandosi alle delizie della terra, e che consideravano la croce come una stoltezza; così dovete ora confonderli, mostrando loro che la legge di Dio non si viola impunemente, e che la sua parola è eterna. Poiché ella dice in cuor suo: Io sono una regina e non sono vedova, e non sono in lutto. 1° Queste parole si applicano agli empi di tutti i tempi e luoghi, che agiscono sempre come se il loro regno fosse eterno e come se non dovessero mai morire. 2° Queste parole si riferiscono anche e principalmente al tempo dell’anticristo, quando gli uomini crederanno che egli è il Messia promesso e il Re dei Giudei; e che il suo regno non avrà fine; e questo regno sarà considerato come il paradiso in cui i malvagi potranno indulgere impunemente in tutti i vizi e le voluttà. Allora soprattutto quando Dio avrà cessato di manifestare la sua presenza per un momento, con le piaghe con cui affliggerà la terra e il regno della bestia; quando i due profeti Enoch ed Elia saranno sconfitti ed uccisi, ed il gregge di Gesù Cristo sarà disperso, e la Chiesa sarà distrutta, allora la prostituta dirà in cuor suo: Sono una regina e non sono una vedova, né sono in lutto.

Vers. 8Perciò in un giorno solo verranno le sue piaghe, la morte, il lutto e la carestia, ed essa sarà bruciata col fuoco, perché il Dio che la giudicherà è il Dio forte. Queste parole si riferiscono a diverse circostanze: alle piaghe degli ultimi tempi e ai tormenti dell’eternità; poi queste parole annunciano la punizione degli empi in ogni tempo e di ogni luogo. Perché ognuna delle sue piaghe trova la sua applicazione in ognuna di queste circostanze del tempo e dell’eternità.

§ III.

Lamentazioni sulla rovina della Grande Babilonia, e la conversione delle nazioni e dei Giudei.

CAPITOLO XVIII. VERSETTI 9-24.

Et flebunt, et plangent se super illam reges terræ, qui cum illa fornicati sunt, et in deliciis vixerunt, cum viderint fumum incendii ejus: longe stantes propter timorem tormentorum ejus, dicentes: Væ, væ civitas illa magna Babylon, civitas illa fortis: quoniam una hora venit judicium tuum. Et negotiatores terræ flebunt, et lugebunt super illam: quoniam merces eorum nemo emet amplius: merces auri, et argenti, et lapidis pretiosi, et margaritæ, et byssi, et purpurae, et serici, et cocci (et omne lignum thyinum, et omnia vasa eboris, et omnia vasa de lapide pretioso, et aeramento, et ferro, et marmore, et cinnamomum) et odoramentorum, et unguenti, et thuris, et vini, et olei, et similæ, et tritici, et jumentorum, et ovium, et equorum, et rhedarum, et mancipiorum, et animarum hominum. Et poma desiderii animæ tuæ discesserunt a te, et omnia pinguia et præclara perierunt a te, et amplius illa jam non invenient. Mercatores horum, qui divites facti sunt, ab ea longe stabunt propter timorem tormentorum ejus, flentes, ac lugentes, et dicentes: Væ, væ civitas illa magna, quæ amicta erat bysso, et purpura, et cocco, et deaurata erat auro, et lapide pretioso, et margaritis: quoniam una hora destitutæ sunt tantæ divitiæ, et omnis gubernator, et omnis qui in lacum navigat, et nautae, et qui in mari operantur, longe steterunt, et clamaverunt videntes locum incendii ejus, dicentes: Quæ similis civitati huic magnæ? et miserunt pulverem super capita sua, et clamaverunt flentes, et lugentes, dicentes: Væ, væ civitas illa magna, in qua divites facti sunt omnes, qui habebant naves in mari de pretiis ejus: quoniam una hora desolata est. Exsulta super eam cælum, et sancti apostoli, et prophetæ: quoniam judicavit Deus judicium vestrum de illa. Et sustulit unus angelus fortis lapidem quasi molarem magnum, et misit in mare, dicens: Hoc impetu mittetur Babylon civitas illa magna, et ultra jam non invenietur. Et vox citharœdorum, et musicorum, et tibia canentium, et tuba non audietur in te amplius: et omnis artifex omnis artis non invenietur in te amplius: et vox molæ non audietur in te amplius: et lux lucernæ non lucebit in te amplius: et vox sponsi et sponsæ non audietur adhuc in te: quia mercatores tui erant principes terræ, quia in veneficiis tuis erraverunt omnes gentes. Et in ea sanguis prophetarum et sanctorum inventus est: et omnium qui interfecti sunt in terra.

[E piangeranno e meneranno duolo pei lei i re della terra, i quali fornicarono con essa e vissero nelle delizie, allorché vedranno il fumo del suo incendio: Stando da lungi per tema dei suoi tormenti, dicendo: Ahi, ahi, Babilonia, la città grande, la città forte: in un attimo é venuto il tuo giudizio. E i mercanti della terra piangeranno e gemeranno sopra di lei: perché nessuno comprerà più le loro merci: le merci d’oro, e di argento, e le pietre preziose, e le perle, e il bisso, e la porpora, e la seta, e il cocco, e tutti i legni di tino, e tutti i vasi d’avorio, e tutti i vasi di pietra preziosa, e di bronzo, e di ferro, e dì marmo, e il cinnamomo, e gli odori, e l’unguento, e l’incenso, e il vino, e l’olio, e il fior dì farina, e il grano, e ì giumenti, e le pecore, e i cavalli, e i cocchi, e gli schiavi, e le anime degli uomini. E i frutti desiderati dalla tua anima se ne sono partiti da te, e tutte le cose grasse e splendide sano perite per te, e non si troveranno mai più. I mercanti di tali cose che da essa sono stati arricchiti, se ne staranno alla lontana per tema dei suoi tormenti, piangendo, e gemendo, e diranno: Ahi, ahi, la città grande, che era vestita di bisso, e di porpora, e di cocco, ed era coperta d’oro, e di pietre preziose, e di perle: Come in un attimo sono state ridotte al nulla tante ricchezze. E tutti i piloti, e tutti quei che navigano pel lago, e i nocchieri, e quanti trafficano sul mare, se ne stettero alla lontana, e gridarono guardando il luogo del suo incendio, dicendo: Qual città vi fu mai simile a questa grande città? E si gettarono polvere sul capo, e gridarono piangendo e gemendo: Ahi, ahi la città grande, delle cui ricchezze si fecero ricchi quanti ave- vano navi sul mare, in un attimo è stata ridotta al nulla. Esulta sopra di essa, o cielo, e voi, santi Apostoli e profeti: perché Dio ha pronunziato sentenza per voi contro di essa. Allora un Angelo potente alzò una pietra come una grossa macina, e la scagliò nel mare, dicendo: Con quest’impeto sarà scagliata Babilonia, la gran città, e non sarà più ritrovata, e non si udirà più in te la voce dei suonatori dì cetra, e dei musici, e dei suonatori di flauto e di tromba: e non si troverà più in te alcun artefice dì qualunque arte: e non sì udirà più in te rumore di macina: e non rilucerà più in te lume di lucerna: e non sì udirà più in te voce di sposo e di sposa: perché i tuoi mercanti erano i principi della terra, perché a causa dei tuoi venefici furono sedotte tutte le nazioni. E in essa si è trovato il sangue dei profeti, e dei santi, e di tutti quelli che sono stati uccisi sulla terra.]

.I. Vers. 9. E i re della terra, che si sono corrotti con lei e che hanno vissuto nelle delizie, piangeranno su di lei e si batteranno il petto quando vedranno il fumo del suo incendio. Abbiamo visto in precedenza che dopo la rovina di Gerusalemme e lo sterminio degli empi, il resto sarà preso dal timore e darà gloria a Dio. Ora, tra questi resti ci saranno anche i re della terra, cioè i re infedeli. Questi re rappresentano le nazioni che non appartengono alla Chiesa, o che l’hanno abbandonata. Perché Dio, nella sua infinita bontà, non vuole che il peccatore muoia, ma che si converta e viva. (Ezek. XXXIII, 11 e seguenti). Questo è ciò che la Scrittura ci insegna e ciò che l’esperienza quotidiana ci conferma. Ma se Dio è infinitamente misericordioso, è anche infinitamente giusto e vero nelle sue parole. Ed è per manifestare meglio la sua giustizia e la sua bontà agli uomini che Egli colpisce alcuni e risparmia altri, affinché gli uomini imparino a temerlo e a servirlo, sperando in Lui. Ora, è soprattutto alla fine dei tempi che Dio manifesterà questi due grandi attributi, la sua giustizia e la sua bontà. Guai dunque ai peccatori ostinati che cadranno sotto i suoi colpi; ma beati coloro che partecipano alla misericordia di Dio, che moltiplica i suoi eletti tanto quanto lo permette la sua giustizia. Ecco perché, un gran numero di questi re della terra, che rappresentano i principi e le nazioni infedeli, e anche i resti dei Giudei, come vedremo più avanti, saranno risparmiati in questo terribile disastro. Sopravviveranno a questa grande catastrofe della rovina di Gerusalemme e delle città delle nazioni che il fuoco del cielo e i terremoti distruggeranno. E i re della terra, che sono stati corrotti e hanno vissuto con essa nelle delizie, piangeranno su di lei e si batteranno il petto quando vedranno il fumo del suo incendio. Avranno paura e si convertiranno. Queste lamentazioni si applicano a Gerusalemme considerata come Babilonia, cioè la grande città figura della prostituta; ed è in questo senso che queste parole e quelle che seguono devono essere intese come espressione sia della desolazione dei reprobi, sia dell’amaro rimpianto che gli ultimi convertiti proveranno per i loro peccati ed i loro abomini, quando vedranno le conseguenze delle loro opere e l’immenso pericolo che avranno corso. Nella sua rivelazione, Gesù Cristo usa questi stessi re che saranno stati corrotti con la prostituta, e che si convertiranno alla fine dei tempi, per dare più forza alla sua parola facendo lor confessare con la loro stessa bocca i mezzi che questa donna avrà usato per attirarli nella sua prostituzione, e anche per fare esprimere da loro stessi le orribili conseguenze temporali ed eterne del peccato. Perché queste parole indicano anche i mali e gli amari rimpianti che gli empi proveranno nell’inferno per la perdita dei loro beni e dei loro piaceri sensuali. Ascoltiamo dunque questi re e questi Giudei nei loro gemiti e lamenti sulla rovina temporale ed eterna della grande Babilonia.

II. Vers. 10E stando in piedi lontano da essa nel timore dei suoi tormenti, diranno: “Guai, guai! Babilonia, grande città, potente città, è giunta la tua condanna in un’ora….. E stando in piedi, cioè sopravvivendo a questa distruzione generale degli empi, lontano da essa, risparmiati da questa orribile catastrofe, e separandosi dai malvagi con la penitenza. Essi diranno: nel timore dei suoi tormenti, cioè nel timore del Signore che è l’inizio della sapienza, (Ps. CX , 10). Guai, guai! Babilonia, grande città, potente città, la tua condanna è giunta in un’ora. Così parleranno questi re convertiti. È da notare che essi dicono due volte Guai, guai, e due volte, grande città, città potente, per esprimere i due guai temporali ed eterni di questa grande città che è Gerusalemme, capitale del regno dell’anticristo, e Gerusalemme considerata come la grande Babilonia, o la grande prostituta che rappresenta i malvagi di tutti i tempi e luoghi. La tua condanna è arrivata in un’ora, cioè all’improvviso e inaspettatamente, secondo le parole di Gesù Cristo: « Verrò come un ladro ».

Vers. 11. – E i mercanti della terra piangeranno e gemeranno per essa, perché nessuno comprerà più le loro mercanzie. 1 ° Questi mercanti della terra rappresentano la classe comune del popolo, e il profeta sceglie i mercanti tra questa classe, per far loro svolgere questo doppio ruolo di rappresentanti del popolo e di rappresentanti di tutti coloro che hanno preso parte alla prostituzione, come i mercanti che hanno approfittato del lusso sfrenato della prostituta per arricchirsi a sue spese.  Questi mercanti saranno dunque tutti gli uomini che, come i re di cui sopra, si convertiranno dopo essere stati presi dalla paura. Poteva il Profeta scegliere meglio di questi re e mercanti per rappresentare tutte le classi della società? 2º Questi mercanti rappresentano letteralmente i Giudei che si convertiranno anch’essi e diranno: Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Si dice più avanti che questi mercanti erano i principi della terra, cioè che essi avranno regnato sulla terra con il loro denaro e con il loro commercio, e che avranno dominato gli uomini con la loro opulenza, con le loro ricchezze e con la loro influenza, etc. Per questo si dice abusivamente, ma con una certa verità, “Il denaro governa il mondo“. Infine, questi mercanti saranno quelli che hanno fornito tutti gli oggetti di lusso menzionati nei versetti seguenti; perché sono soprattutto i Giudei che commerciano in questi oggetti, e che procurano di che soddisfare le passioni e il gusto depravato della prostituta. È soprattutto ai Giudei che questa donna chiede incessantemente nei suoi desideri sfrenati e insaziabili e nel suo orgoglio infernale.

Vers. 12. – Queste mercanzie d’oro e d’argento, di gioielli, di perle, di lino fino, di porpora, di seta, di scarlatto, tutti i loro legni profumati, e tutti i loro mobili d’avorio, di pietre preziose, di bronzo, di ferro e di marmo.

Vers. 13. – Di cannella, di spezie, gli odori, incenso, vino, olio, fiore di farina di grano, di bestie da soma, pecore, cavalli, carri, schiavi e uomini liberi. Tutti questi beni e cibi menzionati nel testo sono mirabilmente ben scelti per rappresentare gli articoli di commercio dei Giudei, e anche gli oggetti degli idoli della grande prostituta. Vi si trova infatti tutto ciò che è necessario per soddisfare le tre grandi concupiscenze di cui parla San Giovanni, l’orgoglio, i piaceri e le ricchezze. Inoltre, la scelta di queste mercanzie ed alimenti di lusso è ammirevole in quanto possono convenire ed applicarsi a tutti i tempi del mondo e che non ce n’è alcuno che non sia conosciuto in tutti i tempi e luoghi, dalle pecore di Caino, alle perle preziose che il demone Moasim farà conoscere all’Anticristo.

III. Perché nessuno comprerà più la loro merce. Infatti:

Vers. 14. I frutti che erano le tue delizie non sono più; ogni delicatezza e ogni magnificenza è perduta per te, e non si troverà mai più, non solo a Gerusalemme, ma anche nel mondo intero. Non si troveranno mai più, perché il secolo sarà consumato.

Vers. 15. – Quelli che si sono arricchiti con la vendita delle sue mercanzie staranno in piedi lontano nel timore dei suoi tormenti; essi piangeranno e gemeranno, cioè  i commercianti, gli operai, i commissionari, gli uomini d’affari, i banchieri, ecc. ecc. quelli dei Giudei che saranno stati risparmiati dalla bontà di Dio nella catastrofe dell’ultima piaga, saranno in piedi:; essi sopravviveranno e saranno nel numero di coloro di cui parla Daniele, XII, 12: « Beato chi aspetta e arriva a milletrecento trentacinque giorni ». Perché il regno dell’Anticristo durerà solo milleduecentosettantasette giorni e mezzo, compresa l’abbreviazione predetta in San Matteo, XXIV, 22: « E se quei giorni non fossero stati abbreviati, ogni carne sarebbe stata distrutta; ma saranno abbreviati per amore degli eletti ». La meravigliosa bontà di Dio che sa sempre trarre il bene dal male e dirigere le disgrazie che gli uomini si sono procurati con i loro peccati, affinché servano come mezzo per moltiplicare il maggior numero possibile di eletti! E questi mercanti staranno in piedi lontani, cioè separati dalle vittime del peccato, dopo la rovina di Babilonia, nel timore dei suoi tormenti, essi saranno dal numero di coloro di cui è detto, Apoc. XI, 13: Il resto fu colto da timore e rese gloria a Dio. Il resto degli uomini, dunque, sarà testimone di questa terribile sciagura, e ne concepirà un grande timore, e sarà allora l’inizio della loro conversione, secondo quel detto dell’Ecclesiastico, (I, 16): « L’inizio della saggezza è il timore del Signore ».

Vers. 16.Piangeranno e si lamenteranno, dicendo:

Vers. 17. – Guai, guai, questa grande città, vestita di lino fine, porpora e scarlatto, ornata d’oro, di gioielli e di perle, ha perso in un momento queste grandi ricchezze. Tutte queste parole continuano a riferirsi a Gerusalemme, la grande città, e alla grande città che rappresenta la gloria, le ricchezze e gli onori del mondo con l’universalità degli empi di tutti i tempi e luoghi, come è indicato ancora queste parole ripetute due volte: Guai, guai! Questa grande città, vestita di lino fine, porpora e scarlatto, ornata d’oro, di gioielli e di perle, ha perso in un attimo queste immense ricchezze. Questo abito pomposo e ricco aggiunge la brillantezza della verità, e queste parole ha perso in un momento, indicano chiaramente la grande catastrofe della consumazione del secolo, e mostrano che si parla qui della rovina di Gerusalemme e delle città dei Gentili, rovesciate dal grande terremoto di cui abbiamo parlato. E tutti questi mali saranno l’inizio dei mali dell’eternità, secondo le parole citate sopra: Tutta la delicatezza e la magnificenza sono perdute per te, e non saranno mai più ritrovate.

IV. Vers. 18. E tutti i piloti, coloro che navigano i mari, i nocchieri, e tutti quelli che sono impiegati sui vascelli, si tenevano lontani, e gridavano vedendo il luogo dell’incendio e dicevano: Quale città è simile a questa grande città? Questi piloti, questi marinai, coloro che navigano e sono impiegati sulle navi, sono i pochi Cristiani e direttori di anime che saranno sopravvissuti alla persecuzione dell’Anticristo; perché avranno navigato a lungo sul mare tempestoso della persecuzione, e si saranno tenuti in disparte e nascosti, secondo le parole di Gesù Cristo stesso, Matteo, XXIV, 16: « Allora quelli che sono in Giudea fuggono sui monti, etc. » È anche a questo passaggio che dobbiamo mettere in relazione queste parole del testo, Apoc. XIV, 20: « E tutte le isole fuggirono »; così come quelli del cap. XVIII, 4: « Uscite da Babilonia, popolo mio, per non essere coinvolti dalle sue piaghe. »  Tutti i piloti, coloro che navigano sul mare, i marinai e tutti coloro che sono impiegati sulle navi, sulla nave della Chiesa o sulla barca di San Pietro, o nell’arca di Noè, sono rimasti lontani. Queste parole si applicano anche ai buoni di tutti i tempi e luoghi, che si sono tenuti lontani dal mondo, dimorando nel vascello della Chiesa. Inoltre, queste parole si applicano letteralmente ai Giudei e ai ricchi mercanti, etc.

V. Ora ecco la prova evidente che questi re, mercanti e marinai, che rappresentano i resti degli uomini che sono sopravvissuti a questa catastrofe e a queste disgrazie, faranno penitenza:

Vers. 19E si coprirono il capo di polvere e gridarono, piangendo, gemendo e dicendo: Guai, guai, questa grande città, che ha arricchito della sua opulenza tutti coloro che avevano vascelli in mare, è stata desolata in un momento.

Vers. 20. – Il cielo, rallegratevi su di essa, e voi, santi apostoli e profeti, perché Dio vi ha vendicato di essa. Notiamo bene queste parole: E si coprirono il capo di polvere … cioè essi hanno fatto penitenza, perché nella Scrittura il segno della penitenza è coprirsi il capo con cenere e polvere. Così, dunque, essi hanno iniziato ad essere rappresentati in piedi, cioè, come se fossero sopravvissuti a queste disgrazie, grazie alla bontà di Dio. Poi rimasero lontani, soggetti ai tormenti di quella grande città. Dopo di che rifletterono e considerarono il luogo di questo grande incendio e gridarono: Quale città era come quella grande città? Infine, nei sentimenti di penitenza, gridarono, piangendo, lamentandosi e dicendo: Guai, guai! Questa grande città, che ha arricchito con la sua opulenza tutti coloro che avevano vascelli in mare, fu desolata in un momento. Queste ultime parole, oltre ad essere prese alla lettera quando sono applicate ai Giudei ed ai grandi del mondo, hanno un significato figurato. Perché, nell’opulenza, si è potenti, e nel potere, gli uomini abusano della loro forza e diventano persecutori; è così che percuotendo i buoni che avevano il loro rifugio nell’arca di Noè, figura della nave della Chiesa costantemente battuta dalla tempesta, e nella barca di San Pietro, simbolo della fede della Chiesa, questi ricchi e potenti persecutori arricchirono i giusti con i beni spirituali della carità e della pazienza. Questa grande città fu desolata in un attimo. Cioè, questa Gerusalemme, o grande Babilonia, cadrà e sarà rovinata in un momento, come il mondo di cui è la figura. Tra un momento, cioè tra qualche giorno, come si vede dai milletrecentotrentacinque giorni di Daniele, che devono essere presi qui come naturali; perché sarebbe assurdo supporre un incendio così lungo di una città. Abbiamo visto, inoltre, nell’opera del venerabile Holzhauser, la spiegazione di questo passaggio e sappiamo che il regno dell’Anticristo sarà breve e persino abbreviato. La sua rovina non inizierà che negli ultimi giorni, e continuerà fino alla consumazione dei secoli, secondo San Matteo e San Marco, che dicono: « Questo sarà l’inizio dei dolori. » Infine, questi re, mercanti e marinai, ecc., avendo fatto penitenza, parteciperanno alla gioia dei buoni e dei santi, e diranno: Cielo, rallegratevi di essa, e voi, santi apostoli e profeti, perché Dio vi ha vendicato di essa… Che mirabile descrizione di tutti i movimenti di un cuore penitente, che comincia con l’essere preso dalla paura, poi si separa dai giorni malvagi, deplora le proprie  disgrazie, si copre di cenere e di polvere in segno di contrizione, piange e geme; poi entra nel tempio del Signore, la cui maestà e potenza non può dapprima comprendere a causa del fumo delle sue piaghe, e infine riconosce la sua bontà verso i santi, e la giustizia delle sue vendette sui malvagi, unendosi ai sentimenti comuni degli apostoli, dei profeti e di tutta la Chiesa, e gridando a gran voce: Cielo, rallegratevi di essa, e voi, santi apostoli e profeti, che avete sofferto tanto con tutti i giusti della Chiesa, gioite, perché Dio vi ha vendicato su di essa. Va notato che questi sono i re che rappresentano i grandi e le nazioni infedeli, e poi i resti dei cattivi Cristiani che avranno prevaricato adorando la bestia, e anche i mercanti, cioè i Giudei, che diranno: Perché Dio vi ha vendicato di essa. Non dicono noi, ma voi, poiché i Gentili e gli Giudei non saranno appartenuti alla Chiesa di Gesù Cristo, e di conseguenza, non saranno stati oggetto, non più dei cattivi Cristiani, degli insulti e delle persecuzioni con cui i malvagi avranno afflitto la Chiesa, rappresentata dai santi Apostoli e dai Profeti.

VI. Vers. 21. – E un Angelo forte sollevò una pietra come una grande macina e la gettò nel mare, dicendo: “Così sarà gettata giù la grande città Babilonia e d’ora in poi non sarà più trovata”. E San Giovanni vide nella sua immaginazione un Angelo forte, rappresentante della potenza di Dio, che gettava in mare una pietra come una grande macina. E l’Angelo gli disse: “Babilonia, quella grande città, sarà precipitata così, con la stessa forza e fragore di una grande macina da mulino, la cui caduta un braccio forte rende ancora più celeree. E quella grande città scomparirà nelle profondità dell’inferno, come una grande macina scompare nelle profondità del mare. E non si troverà più, mai più e infinitamente meno di quanto una pietra possa essere trovata nelle profondità dell’oceano.

VII. Vers. 22. – E la voce degli arpisti e dei musicisti, il flauto dei cantori e le trombe non suoneranno più in te; nessun artigiano si troverà più nella tua cinta, né si intenderà più il rumore della macina.

Vers. 23. – E la luce delle lampade non risplenderà in te per sempre, né vi si udrà più la voce dello sposo e della sposa. Tutte queste parole seguono questo patetico e toccante lamento sul triste stato di questa grande Babilonia, che rappresenta il mondo intero. Che lutto e miseria, che tristezza mortale ispirano queste parole! Il Profeta ci dà poi la ragione e il motivo di questa terribile condanna di Gerusalemme, e dice: Perché i tuoi uomini malvagi erano principi della terra, e tutte le nazioni sono state traviate dai tuoi incantesimi. Vediamo in questo le cause principali dei giudizi di Dio su Gerusalemme e sulla nazione giudaica. 1º Questi mercanti, cioè i Giudei, erano i dominatori della terra. Ora, come abbiamo detto sopra, i Giudei sono il popolo che più ha contribuito alla perversione del mondo e alla prostituzione degli uomini, essendo i principi della terra con il loro oro, il loro commercio e l’influenza che hanno acquisito dalle loro ricchezze.  2° Tutte le nazioni sono state sviate dai tuoi incantesimi, cioè dal lusso e dalle merci che i tuoi mercanti hanno fornito alle passioni degli uomini, e anche dalla tua doppiezza, dalle tue frodi, dalle tue menzogne, ecc. e, infine, dai prodigi e dagli incantesimi dell’anticristo e dei suoi falsi profeti. Poi San Giovanni termina questo capitolo con il rimprovero del più grande crimine che egli rivolge a questa città, colpevole della morte del Dio di ogni bontà, Nostro Signore Gesù Cristo di Nazareth crocifisso.

Vers. 24. – E in questa città fu trovato il sangue dei profeti e dei santi e di tutti quelli che erano sulla terra. Cioè il sangue di Gesù Cristo, che rappresenta tutti i Martiri, i Profeti e i Santi. Perché i Giudei, uccidendo Gesù Cristo, parteciparono ai crimini di tutti i persecutori della Chiesa e di tutti gli empi del mondo, come tutti gli empi del mondo avranno partecipato al più grande dei crimini, il crimine della morte di Gesù Cristo, uccidendo i Martiri e i Profeti e perseguitando i Santi.

VIII. Noteremo, concludendo questo capitolo, che San Giovanni parla in tre passaggi diversi dei “guai” che rovineranno Gerusalemme alla fine dei tempi. Infatti dice nel capitolo XI, 13: « E in quella stessa ora ci fu un grande terremoto, e la decima parte della città cadde, e settemila uomini morirono nel terremoto; e gli altri furono presi da spavento e diedero gloria a Dio. » Poi dice nel capitolo XVI, 18: « E ci furono lampi e tuoni e un grande terremoto, così grande che nessun uomo ne ha sentito uno simile da quando sono sulla terra. E la grande città fu divisa in tre parti, e le città delle nazioni caddero; e Dio si ricordò della grande Babilonia per darle da bere il vino dello sdegno della sua ira. E tutte le isole fuggirono, e le montagne scomparvero. » Infine il Profeta, senza aver annunciato nessun altro terremoto oltre a quello che abbiamo descritto nel capitolo delle piaghe della consumazione, dice improvvisamente, (capitolo XVIII, 18): « Ed essi gridarono, vedendo il luogo del suo incendio, e dissero: Quale città fu come questa grande città? » Bisogna concludere da tutto questo, che Dio, nella sua infinita bontà, colpirà questa città di Gerusalemme e tutte le città delle nazioni, in modo da spaventare i più ostinati tra gli uomini e dare loro il tempo di convertirsi. Ma gli empi ostinati periranno con le città delle nazioni, perché i terremoti ed il fuoco continueranno a rovinare queste città fino alla consumazione dei tempi. Questo è confermato dagli evangelisti, (Matteo, XXIV, 7): « Nazione si leverà contro nazione, regno contro regno, pestilenze, carestie e terremoti saranno in diversi luoghi. Ora tutte queste cose sono l’inizio dei dolori. » E San Marco, (XIII, 8): « Perché i popoli si solleveranno contro i popoli e i regni contro i regni; e ci saranno terremoti in diversi luoghi e carestie; questo sarà il principio dei dolori ». Infine, (San Luca, XXI, 11): « E ci saranno grandi terremoti, pestilenze e carestie in diversi luoghi; e ci saranno cose spaventose e grandi segni nel cielo.  Ma prima vi prenderanno e vi perseguiteranno, etc. » Possiamo vedere che i quattro Evangelisti sono d’accordo, i tre precedenti nel loro Vangelo, e San Giovanni nella sua Apocalisse, nell’annunciare terribili terremoti che precederanno la fine. – La precipitazione con cui San Giovanni passa, nella sua Apocalisse, dalla descrizione di questo grande terremoto, di cui gli uomini non hanno mai avvertito uno simile, sentito l’effetto, a queste espressioni: e grideranno, vedranno il luogo del suo incendio, ed essi diranno: qual città è stata pari a questa grande città? Questa precipitazione, diciamo, è un modo ammirevole ed energico di mostrarci il pronto adempimento di quelle profezie di San Marco e San Matteo, che ci dicono che tutte queste cose saranno l’inizio dei dolori; cioè della fine dei malvagi sulla terra e dell’apertura dei supplizi dell’eternità. Infatti, vediamo da tutto il contesto che i terremoti che colpiranno Gerusalemme e le città delle nazioni, continueranno a devastarle fino alla loro totale rovina, poiché, secondo San Marco e San Matteo, queste disgrazie devono essere la l’inizio dei dolori. Ciò è dimostrato anche dalle parole del testo: E gridarono quando videro il luogo del suo incendio, e dissero: Quale città è simile a questa grande città? Così, dunque, il fuoco sarà mescolato ai terremoti, e non si vedrà più il luogo dell’incendio di questa città, rappresentante di tutte le altre città delle nazioni. E allora i piloti e i marinai potranno dire con verità: quale città era simile a questa grande città? Cioè a Gerusalemme, la capitale del regno dell’anticristo, e a Gerusalemme considerata come la grande Babilonia che rappresenta i malvagi di tutti i luoghi e di tutti i tempi.

§ IV.

Applausi, acclamazioni e rallegramenti della Chiesa militante e della Chiesa trionfante, sulla rovina della grande Babilonia, e l’avvicinarsi delle nozze dell’Agnello.

CAPITOLO XIX. VERSETTI 1-10.

Post hæc audivi quasi vocem turbarum multarum in caelo dicentium: Alleluja: salus, et gloria, et virtus Deo nostro est: quia vera et justa judicia sunt ejus, qui judicavit de meretrice magna, quæ corrupit terram in prostitutione sua, et vindicavit sanguinem servorum suorum de manibus ejus. Et iterum dixerunt: Alleluja. Et fumus ejus ascendit in saecula sæculorum. Et ceciderunt seniores viginti quatuor, et quatuor animalia, et adoraverunt Deum sedentem super thronum, dicentes: Amen: alleluja. Ex vox de throno exivit, dicens: Laudem dicite Deo nostro omnes servi ejus: et qui timetis eum pusilli et magni. Et audivi quasi vocem turbæ magnæ, et sicut vocem aquarum multarum, et sicut vocem tonitruorum magnorum, dicentium: Alleluja: quoniam regnavit Dominus Deus noster omnipotens. Gaudeamus, et exsultemus: et demus gloriam ei: quia venerunt nuptiæ Agni, et uxor ejus præparavit se. Et datum est illi ut cooperiat se byssino splendenti et candido. Byssinum enim justificationes sunt sanctorum. Et dixit mihi: Scribe: Beati qui ad cœnam nuptiarum Agni vocati sunt; et dixit mihi: Hœc verba Dei vera sunt. Et cecidi ante pedes ejus, ut adorarem eum. Et dicit mihi: Vide ne feceris: conservus tuus sum, et fratrum tuorum habentium testimonium Jesu. Deum adora. Testimonium enim Jesu est spiritus prophetiœ.

[Dopo di ciò udii come una voce di molte turbe in cielo, che dicevano: Alleluja: salute, e gloria, e virtù al nostro Dìo: perché veri e giusti sono i suoi giudizi, ed ha giudicato la gran meretrice, che ha corrotto la terra colla sua prostituzione, ed ha fatto vendetta del sangue dei suoi servi (sparso) dalle mani di lei. E dissero per la seconda volta: Alleluia. E il fumo di essa sale pei secoli dei secoli. E i ventiquattro seniori e i quattro animali si prostrarono, e adorarono Dio sedente sul trono, dicendo: Amen: alleluja. E uscì dal trono una voce, che diceva: Date lode al nostro Dio voi tutti suoi servi: e voi, che lo temete, piccoli e grandi. E udii come la voce di gran moltitudine, e come la voce di molte acque, e come la voce di grandi tuoni, che dicevano: Alleluia: poiché il Signore nostro Dio onnipotente è entrato nel regno. Rallegriamoci, ed esultiamo, e diamo a lui gloria: perché sono venute le nozze dell’Agnello, e la sua consorte sì è messa all’ordine. E le è stato dato di vestirsi di bisso candido e lucente. Perocché il bisso sono le giustificazioni dei Santi. Sono stati chiamati alla cena delle nozze dell’Agnello: e mi disse: Queste parole di Dio sono vere. E mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo. Ma egli mi disse: Guardati dal farlo: io sono servo come te e come i tuoi fratelli, i quali hanno testimonianza di Gesù. Adora Dio. Poiché la testimonianza di Gesù è lo spirito di profezia.]

I. Vers. 1. Dopo questo, io intesi nel cielo come la voce di una grande moltitudine che diceva: Alleluja, salvezza, gloria e potenza al nostro Dio …

Dopo questo …, vale a dire, dopo la rovina della grande Babilonia, San Giovanni intese per immaginazione, nel cielo, nella Chiesa trionfante e nella Chiesa militante, come la voce di una grande moltitudine. Questa grande moltitudine è la riunione di tutti i santi che faranno parte della Chiesa militante, dopo la conversione del resto degli uomini, così come la riunione di tutti i Santi della Chiesa trionfante. Questa grande moltitudine farà sentire come una sola voce per mostrarci l’accordo, l’insieme, l’unità delle vedute e dei sentimenti che uniranno strettamente tutti i re, i mercanti, i piloti, i marinai, di cui si è parlato nel capitolo precedente, in tal modo che essi non formeranno, per così’ dire, che una sola persona con la Chiesa trionfante. E tutti questi Santi diranno: Alleluja. Questa parola è un grido di gioia che significa: lodate il Signore. Ed essi aggiungeranno: Salvezza, gloria e potenza al nostro Dio. Tutte queste parole esprimono la gioia, le lodi e la riconoscenza che questi Santi della Chiesa militante e della Chiesa trionfante manifesteranno altamente e solennemente, in occasione della vittoria finale e del trionfo assoluto che la Chiesa militante avrà ottenuto sul mondo con la caduta della grande Babilonia. Vediamo nel versetto seguente le ragioni di questa gioia e di questa lode; e queste ragioni sono espresse così chiaramente che non hanno bisogno di alcun commento.

Vers. 2. Perché i suoi giudizi sono veri e giusti, ha condannato la grande prostituta che ha corrotto la terra con la sua prostituzione, ed ha vendicato il sangue dei suoi servi, sparso dalle mani di lei. Così, dunque, questi motivi di gioia e di lode sono tratti dai giudizi di Dio, fondati sulla sua verità e la sua giustizia, che questi nuovi convertiti riconosceranno e confesseranno allora altamente, dicendo che Dio ha condannato veracemente e giustamente la grande prostituta, perché essa ha corrotto la terra con la sua prostituzione agli idoli, che sono sue creature; in più, essi diranno che Egli ha vendicato il sangue dei suoi servi, cioè il sangue di Gesù-Cristo, che come uomo è anche un servo di Dio; ed il sangue dei suoi profeti, dei suoi apostoli, di tutti i Martiri della Chiesa, da Abele fino all’ultimo martire che morrà nella persecuzione dell’anticristo. E questo sangue sarà sparso dalla mano dei malvagi di tutti i tempi e di tutti i luoghi.

II. Vers. 3. Ed essi dissero una seconda volta: Alleluja, ed il fumo del suo incendio si eleva nei secoli dei secoli. Si devono osservare queste parole con attenzione. San Giovanni, dopo aver descritto la gioia della Chiesa militante, passa tutto ad un tratto alla Chiesa trionfante designata nel primo versetto e che aveva accomunato alla Chiesa militante con queste parole, in cielo, parole che si applicano ugualmente ad entrambe queste due Chiese. Perché ora ci dice: E dissero una seconda volta: Alleluia? È per meglio farci capire la stretta unione di queste due Chiese, che sono una nello spirito di fede, speranza e carità, e che si uniranno anche nel corpo, dopo la caduta della grande Babilonia. E hanno detto una seconda volta: Alleluia. Queste parole implicano che i santi della Chiesa militante e della Chiesa trionfante diranno Alleluia due volte. La prima volta sarà quando la grande Babilonia sarà caduta cade e prima dell’ultimo giudizio. La seconda volta sarà quando queste due Chiese saranno così strettamente unite che formeranno una sola Chiesa trionfante nei secoli dei secoli. Questo è chiaramente indicato dalle seguenti parole: ed il fumo della sua combustione si alza nei secoli dei secoli. – San Giovanni dice al presente: il fumo della loro combustione si alza, per farci intendere che questo secondo grido, Alleluia, è il grido di gioia che sarà manifestato dalle due Chiese al momento della loro riunione. Perché appena avranno detto una seconda volta Alleluia, l’Apostolo aggiunge immediatamente: E il fumo della sua combustione si alza nei secoli dei secoli. San Giovanni vuole quindi farci capire con questo che a questo secondo grido Alleluia, inizia la beata eternità per i santi di queste due Chiese, così come un’eternità di dannazione per i figli della prostituta e per tutti gli abitanti della grande Babilonia. Avrebbe potuto l’Apostolo esprimere con più forza e verità l’eternità ed il rigore dei tormenti a cui saranno condannati gli abitanti di questa grande città, che dicendo: E il fumo del suo incendio si eleva per i secoli dei secoli?

 III. Vers. 4.E i ventiquattro vegliardi ed i quattro animali si prostrarono ed adorarono Dio, che era assiso sul trono, dicendo: Amen, Alleluja. Questi ventiquattro vegliardi sono i dodici patriarchi dell’Antico Testamento ed i dodici Apostoli del Nuovo. C’è così, l’universalità dei Pontefici e dei Dottori della Chiesa, etc. I quattro animali sono gli Evangelisti. Ora tutti questi Santi uniranno le loro voci a quella di tutta la Chiesa, si prostreranno ed adoreranno Dio, che è seduto sul trono della sua gloria nel cielo. E con questo atto unanime di adorazione, essi manifesteranno i loro sentimenti di gioia, di amore, di riconoscenza sì solennemente. . ed essi diranno: Amen, così sia; cioè che si faccia la giustizia di Dio, e così si compia la sua parola, ed aggiungeranno questa parola, Alleluja; Dio sia lodato per tutte le sue opere.

IV. Vers. 5. E dal trono uscì una voce dicendo: Lodate il nostro Dio, voi tutti suoi servi che lo temete, grandi e piccoli.

II. Vers. 3. Ed essi dissero una seconda volta: Alleluja, ed il fumo del suo incendio si eleva nei secoli dei secoli. Si devono osservare queste parole con attenzione. San Giovanni, dopo aver descritto la gioia della Chiesa militante, passa tutto ad un tratto alla Chiesa trionfante designata nei primo versetto e che aveva accomunato alla Chiesa militante con queste parole, in cielo, parole che si applicano ugualmente ad entrambe queste due Chiese. Perché ora ci dice: E dissero una seconda volta: Alleluia? È per meglio farci capire la stretta unione di queste due Chiese, che sono una nello spirito di fede, speranza e carità, e che si uniranno anche nel corpo, dopo la caduta della grande Babilonia. E hanno detto una seconda volta: Alleluia. Queste parole implicano che i santi della Chiesa militante e della Chiesa trionfante diranno Alleluia due volte. La prima volta sarà quando la grande Babilonia sarà caduta cade e prima dell’ultimo giudizio. La seconda volta sarà quando queste due Chiese saranno così strettamente unite che formeranno una sola Chiesa trionfante nei secoli dei secoli. Questo è chiaramente indicato dalle seguenti parole: ed il fumo della sua combustione si alza nei secoli dei secoli. – San Giovanni dice al presente: il fumo della loro combustione si alza, per farci intendere che questo secondo grido, Alleluia, è il grido di gioia che sarà manifestato dalle due Chiese al momento della loro riunione. Perché appena avranno detto una seconda volta Alleluia, l’Apostolo aggiunge immediatamente:  E il fumo della sua combustione si alza nei secoli dei secoli sempre. San Giovanni vuole quindi farci capire con questo che a questo secondo grido Alleluia, inizia la beata eternità per i Santi di queste due Chiese, così come un’eternità di dannazione per i figli della prostituta e per tutti gli abitanti della grande Babilonia. Avrebbe potuto l’Apostolo esprimere con più forza e verità l’eternità ed il rigore dei tormenti a cui saranno condannati gli abitanti di questa grande città, che dicendo: E il fumo del suo incendio si eleva per i secoli dei secoli.

III. Vers. 4 E i ventiquattro vegliardi ed i quattro animali si prostrarono ed adorarono Dio, che era assiso sul trono, dicendo: Amen, Alleluja. Questi ventiquattro vegliardi sono i dodici patriarchi dell’Antico Testamento ed i dodici Apostoli del Nuovo. C’è così, l’universalità dei Pontefici e dei Dottori della Chiesa, etc. I quattro animali sono gli Evangelisti. Ora tutti questi Santi uniranno le loro voci a quella di tutta la Chiesa, si prostreranno ed adoreranno Dio, che è seduto sul trono della sua gloria nel cielo. E con questo atto unanime di adorazione, essi manifesteranno i loro sentimenti di gioia, di amore, di riconoscenza sì solennemente. . ed essi diranno: Amen, così sia; cioè che si faccia la giustizia di Dio, e così si compia la sua parola, ed aggiungeranno questa parola, Alleluja; Dio sia lodato per tutte le sue opere.

IV. Vers. 5.E dal trono uscì una voce dicendo: Lodate il nostro Dio, voi tutti suoi servi che lo temete, grandi e piccoli. Questa voce è quella dell’Agnello, Gesù-Cristo, considerato come uomo e come capo di tutta la Chiesa; infatti, questa voce esce dal trono stesso. Ora, non c’è che Gesù-Cristo che sieda sul trono alla destra del Padre, secondo questa parola del Salmista, Ps. CIX: « Il Signore ha detto al mio Signore: siedi alla mia destra, finché non ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi ». Così l’umanità di Gesù Cristo vincerà i suoi nemici e regnerà sul mondo fino alla consumazione dei secoli; ed Egli regna e regnerà anche per tutta l’eternità. Ora, questi   nemici della sua umanità gli saranno serviti per essere sgabello per arrivare a questo Regno di gloria; e così l’Uomo-Dio continuerà ad essere il Sacerdote eterno secondo l’ordine di Melchisedech. Perciò Gesù Cristo, considerato come uomo e come Capo di tutta la Chiesa, dirà: Lodate il nostro Dio. Gesù Cristo come uomo, anche se Dio stesso, può dire, come rappresentante della nostra umanità: Lodate il nostro Dio, voi tutti suoi servi, che lo temete, grandi e piccoli. Perché è qui che vediamo chiaramente l’ufficio di “mediatore” che Gesù Cristo esercita tra Dio e gli uomini. Troviamo nella Scrittura un esempio di questo modo di parlare di Gesù Cristo, quando al momento della sua morte chiamò Dio suo Padre: Mio Dio! Marco, XV, 34: « All’ora nona Gesù gridò a gran voce, dicendo: Eloi, Eloi, lama sabacthani, cioè: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? » Queste parole devono essere attentamente esaminate: tutti voi che lo temete; cioè tutti voi che il timore del Signore ha contenuto nella bontà di Dio e che siete stati abbandonati alla penitenza. Cosa di più vero, pertanto, che Gesù Cristo, come Capo della Chiesa, invita in questo momento solenne, tutti i suoi che saranno stati i servi di Dio e che l’avranno temuto durante la vita del mondo, inviti a lodare Dio nella sua gloria, nella sua potenza, nella sua giustizia e nella sua santità!

V. Vers. 6. Ed io intesi come la voce di una grande moltitudine, come il fragore di grandi acque e come la voce dei tuoni, che dicevano: Alleluia, perché il Signore nostro Dio, l’Onnipotente, regna. Su questo invito che Gesù-Cristo indirizza alla sua Chiesa, San Giovanni sentì come una voce, cioè come una sola voce, che rappresentava l’unione e l’accordo di tutti gli Angeli ed i Santi della corte celeste, indicata dalle parole: di una grande moltitudine… L’ho sentita come la voce di grandi acque, cioè la voce di tutti i Santi della Chiesa militante, che hanno sofferto nelle acque delle tribolazioni, e come la voce dei tuoni; i Dottori ed i predicatori, che tutti insieme si faranno sentire come una sola voce, dicendo: Alleluia, lodiamo il Signore, perché il Signore nostro Dio, l’Onnipotente, regna.

Vers. 7. Rallegriamoci, stiamo nella gioia e rendiamogli gloria, perché è giunto il momento delle nozze dell’Agnello, e la sua sposa vi si è preparata. Tutti questi Santi, dunque, diranno: rallegriamoci. Gioiamo e rendiamo gloria a Dio Padre, perché è giunto il momento delle nozze dell’Agnello Gesù-Cristo; cioè è giunto il momento in cui lo sposo Gesù-Cristo debba essere glorificato ed unirsi alla sua Sposa che è la Chiesa, nei secoli dei secoli. Questa Sposa gioirà delle presenza dello Sposo, non con la fede e la speranza, ma essa lo vedrà così com’è, ed il suo amore non avrà più limiti e non sarà più velato. E la sua Sposa vi si è preparata; in effetti i Santi della Chiesa militante si sono preparati a queste nozze; infatti, le virtù ed i meriti dei Santi sono i loro abiti, e la loro veste nuziale. È ciò che San Giovanni spiega con le seguenti parole.

VI. Vers. 8. E le è stato dato di vestirsi di lino bianco e puro; e questo lino è la giustizia dei Santi … – E le è stato dato … cioè è Dio Padre che ha dato ai Santi della Chiesa, Sposa di Gesù Cristo, di rivestirsi di giustizia, secondo San Giacomo, (I, 17): « Ogni grazia buona e ogni dono perfetto viene dall’alto e discende dal Padre dei lumi, nel quale non c’è cambiamento, né ombra, né mutamento di stato. ». È Dio Padre che ha dato alla Chiesa il dono di essere vestita di puro lino bianco per le nozze dell’Agnello. E le ha fatto questo dono per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo, senza la fede nel Quale è impossibile piacere a Dio, secondo San Paolo, (Rom. V): « Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, il quale mediante la fede ci ha dato accesso a quella grazia nella quale stiamo e ci gloriamo nella speranza della gloria dei figli di Dio, etc. » E questo lino è la giustizia dei Santi, di cui saranno rivestiti dalla grazia di Dio Padre, nella fede di Gesù Cristo suo Figlio, per apparire ed essere ammessi alla cena delle nozze dell’Agnello. –

VII. vers. 9. L’Angelo allora mi disse: scrivi: beati coloro che sono stati chiamati alla cena delle nozze dell’Agnello; e aggiunse: queste parole di Dio sono veraci. L’Angelo raccomanda specialmente a San Giovanni di scrivere queste parole di incoraggiamento per tutta la Chiesa militante, e ci esorta con ciò a rivestirci di giustizia, mediante le buone opere fatte nella fede di Gesù-Cristo; infatti, è questo il vestito di lino puro e bianco, che deve essere la nostra veste nuziale, senza la quale non saremo trovati degni di essere nel numero di coloro di cui qui è detto:; beati quelli che sono stati chiamati alla cena della nozze dell’Agnello. – La cena è il pasto alla fine del giorno; e questa cena delle nozze dell’Agnello sarà alla fine del giorno della vita di questo mondo; e solo coloro che hanno lavorato nella vigna del Signore, almeno all’undicesima ora, potranno partecipare alla cena di queste nozze. Gli altri che sono stati chiamati e non hanno risposto alla chiamata saranno gettati, mani e piedi, nelle tenebre esterne; … e là ci sarà pianto e stridore di denti. Vedi San Matteo, XXII, 2, ecc. E l’Angelo aggiunse: Queste parole di Dio sono veraci; cioè, queste parole sono una promessa solenne, fondata sulla verità eterna di Dio, a favore di coloro che, essendo stati invitati alla cena delle nozze dell’Agnello, vi compariranno vestiti con l’abito di nozze; e l’Angelo aggiunge queste parole per la consolazione e l’incoraggiamento dei buoni.

Vers. 10 E mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo. Ma egli mi disse: Guardati dal farlo: io sono servo come te e come i tuoi fratelli, i quali hanno testimonianza di Gesù. Adora Dio. Poiché la testimonianza di Gesù è lo spirito di profezia. Questo versetto è stato già spiegato.

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXIII)

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXIII)

INTERPRETAZIONE DELL’APOCALISSE Che comprende LA STORIA DELLE SETTE ETÁ DELLA CHIESA CATTOLICA.

DEL VENERABILE SERVO DI DIO BARTHÉLEMY HOLZHAUSER RESTAURATORE DELLA DISCIPLINA ECCLESIASTICA IN GERMANIA.

OPERA TRADOTTA DAL LATINO E CONTINUATA DAL CANONICO DE WUILLERET.

PARIS, LIBRAIRIE DE LOUIS VIVÈS, ÉDITEUR RUE CASSETTE, 23 – 1856 –

LIBRO SETTIMO.

§ IV.

Condanna della grande prostituta che siede sulle grandi acque.

CAPITOLO XVII. – VERSETTI 1-12.

Et venit unus de septem angelis, qui habebant septem phialas, et locutus est mecum, dicens: Veni, ostendam tibi damnationem meretricis magnæ, quæ sedet super aquas multas, cum qua fornicati sunt reges terræ, et inebriati sunt qui inhabitant terram de vino prostitutionis ejus. Et abstulit me in spiritu in desertum. Et vidi mulierem sedentem super bestiam coccineam, plenam nominibus blasphemiae, habentem capita septem, et cornua decem. Et mulier erat circumdata purpura, et coccino, et inaurata auro, et lapide pretioso, et margaritis, habens poculum aureum in manu sua, plenum abominatione, et immunditia fornicationis ejus. Et in fronte ejus nomen scriptum: Mysterium: Babylon magna, mater fornicationum, et abominationum terræ. Et vidi mulierem ebriam de sanguine sanctorum, et de sanguine martyrum Jesu. Et miratus sum cum vidissem illam admiratione magna. Et dixit mihi angelus: Quare miraris? ego dicam tibi sacramentum mulieris, et bestiæ, quæ portat eam, quae habet capita septem, et cornua decem. Bestia, quam vidisti, fuit, et non est, et ascensura est de abysso, et in interitum ibit: et mirabuntur inhabitantes terram ( quorum non sunt scripta nomina in libro vitae a constitutione mundi) videntes bestiam, quæ erat, et non est. Et hic est sensus, qui habet sapientiam. Septem capita, septem montes sunt, super quos mulier sedet, et reges septem sunt. Quinque ceciderunt, unus est, et alius nondum venit: et cum venerit, oportet illum breve tempus manere. Et bestia, quæ erat, et non est: et ipsa octava est: et de septem est, et in interitum vadit. Et decem cornua, quæ vidisti, decem reges sunt: qui regnum nondum acceperunt, sed potestatem tamquam reges una hora accipient post bestiam.

[E venne uno dei sette Angeli, che avevano le sette ampolle, e parlò con me, dicendo: Vieni, ti farò vedere la condannazione della gran meretrice che siede sopra molte acque, colla quale hanno fornicato i re della terra, e col vino della cui fornicazione si sono ubbriacati gli abitatori della terra. E mi condusse in ispirito nel deserto. E vidi una donna seduta sopra una bestia di colore del cocco, piena di nomi di bestemmia, che aveva sette teste e dieci corna. E la donna era vestita di porpora e di cocco, e sfoggiante d’oro e dì pietre preziose e di perle, e aveva in mano un bicchiere d’oro pieno di abbominazione e dell’immondezza della sua fornicazione: e sulla sua fronte era scritto il nome: Mistero: Babilonia la grande, la madre delle fornicazioni e delle abbominazioni della terra. E vidi questa donna ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. E fui sorpreso da grande meraviglia al vederla. E l’Angelo mi disse: Perché ti meravigli? Io ti dirò il mistero della donna e della bestia che la porta, la quale ha sette teste e dieci corna. La bestia, che hai veduto, fu, e non è, e salirà dall’abisso, e andrà in perdizione: e gli abitatori della terra (ì nomi dei quali non sono scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo) resteranno ammirati vedendo la bestia che era e non è. Qui sta la mente che ha saggezza. Le sette teste sono sette monti, sopra dei quali siede la donna, e sono sette re. Cinque sonò caduti, l’uno è, e l’altro non è ancora venuto: e venuto che sia, deve durar poco tempo. E la bestia, che era e non è, essa ancora è l’ottavo: ed è di quei sette, e va in perdizione. E le dieci coma, che hai veduto, sono dieci re: i quali non hanno per anco ricevuto il regno, ma riceveranno la potestà come re per un’ora dopo la bestia.]

I. Vers. 1. – E venne uno dei sette angeli che portavano le sette coppe, e mi parlò, dicendo: Vieni, ti mostrerò la condanna della grande prostituta che siede su molte acque. Questo Angelo che annuncia a San Giovanni la condanna della grande meretrice è, come è detto nel testo stesso, uno dei sette Angeli che portavano le sette coppe dell’ira di Dio. Questo Angelo è solo, e parla a nome di tutti: è sempre per farci vedere l’unità di azione, di principio e di dottrina che unisce tutte le potenze del cielo e la Chiesa trionfante; così come San Giovanni che, rappresentante unico della Chiesa militante, rappresenta anche la stessa unità in questa Chiesa. E questi due ambasciatori che conferiscono insieme, sulla caduta del nemico, con le loro rispettive potenze, è ancora un’altra figura che mostra la stretta unione che esiste tra i Santi del cielo e quelli della terra. Vieni, ti mostrerò la condanna della grande prostituta. Vieni, cioè, risvegliate la vostra attenzione, e distogliete i vostri occhi dalle cose terrene, e badate solo a ciò che vi mostrerò in spirito ed immaginazione; poiché, ecco, questa è la condanna della grande prostituta. Nel capitolo precedente abbiamo visto in primo luogo l’esecuzione di questa sentenza, una sentenza che si rivela a San Giovanni solo in un secondo momento, in questo capitolo. La ragione di questa inversione era quella di non turbare l’ordine della narrazione delle sette piaghe. Vediamo in questo anche una figura di ciò che accadrà effettivamente nella consumazione di queste piaghe, cioè che la maggior parte degli uomini degli ultimi tempi non conoscerà i motivi di questa sentenza fino a dopo la sua esecuzione, perché allora non sarà possibile conoscerne le ragioni.; infatti i resti degli uomini che sono sopravvissuti a questo disastro … saranno presi da terrore e daranno gloria a Dio, e i Giudei diranno: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore“. – Vieni, ti mostrerò la condanna della grande prostituta. Ti mostrerò i decreti di Dio, che finalmente porterà una giusta e terribile vendetta sui malvagi. Perché questa grande prostituta è Babilonia, che rappresenta figurativamente la massa universale degli empi di tutti i luoghi e di tutti i tempi. (Vedi Sant’Agostino, Enarrat. secunda in Psal. XXVI, e San Prospero, In dim. temp.). Colei che siede sulle grandi acque, cioè sui popoli, le nazioni e le lingue, secondo l’Apocalisse stessa, (XVII, 15): « Le acque che avete visto, dove siede la meretrice, sono i popoli, le nazioni e le lingue ».

Vers. 2 – … con la quale i re della terra sono stati corrotti e gli abitanti della terra sono stati ubriacati con il vino della sua prostituzione. Come è stato detto, San Giovanni paragona la massa universale degli empi ad una prostituta, così come paragona, per contrasto, la Chiesa di Gesù Cristo ad una donna. Vedremo di seguito che cosa sia questa prostituta con la quale si sono corrotti i re della terra. L’Apostolo chiama questi re i “re della terra”, per chiarire che non si tratta di tutti i re, ma solo di quelli della terra, cioè dei principi malvagi dediti ai piaceri terreni, che hanno prostituito i loro cuori corrompendosi con la prostituta, considerandosi i padroni assoluti della terra, imponendo il loro giogo di ferro sui loro sudditi, ed esercitando la loro tirannia con atti puramente arbitrari, senza preoccuparsi dei giudizi di Dio, che è il Re dei re. E gli abitanti della terra si sono ubriacati con il vino della sua prostituzione. Questo vino di prostituzione sono le tre concupiscenze di cui parla San Giovanni: l’amore dei piaceri, la sete delle ricchezze e l’orgoglio della vita.  Perché 1° il vino inebria e produce sugli uomini lo stesso effetto dei piaceri carnali e terreni, specialmente quando sono assecondati con passione. 2° Il vino toglie la sete per un momento, ma se bevuto in eccesso la eccita ulteriormente, come le ricchezze eccitano l’avidità. 3° Produce un vapore, o un fumo come quello dell’orgoglio, che stordisce per un momento e si disperde poi nell’aria. 4° Il vino è piacevole da bere e soddisfa i sensi come i piaceri della terra. 5° Il vino è come il fuoco, e dovrebbe essere usato con cautela, e non gli dovrebbe mai essere permesso di prendere il sopravvento; e così, secondo San Paolo, un uomo dovrebbe anche godere dei beni terreni con moderazione, e come se non ne godesse. E gli abitanti della terra sono stati ubriacati con il vino della sua prostituzione, cioè il maggior numero di uomini che hanno abusato dei doni di Dio sulla terra, e che sono stati ubriacati con il vino dei piaceri, delle ricchezze e degli onori condannati da Gesù Cristo, apparterranno agli abitanti di Babilonia e subiranno la stessa sorte, soprattutto se persistono nei loro vizi. Questo vino è chiamato il vino della prostituzione, perché fa perdere la ragione, la fede, il timore di Dio, la distinzione tra il bene e il male e il ricordo dei fini ultimi; e perché gli uomini dimenticano Dio e si prostituiscono alla creatura (Isaia, XXVIII, 7): « Ma quelli d’Israele sono così pieni di vino che non sanno quello che fanno. Il sacerdote e il profeta sono senza conoscenza nell’ubriachezza che li possiede; sono assorbiti dal vino, barcollano come se fossero ubriachi, non hanno conosciuto la profezia, non hanno conosciuto la giustizia. Tutti i tavoli sono così pieni di fetore e di ciò che vomitano, che non c’è più un posto pulito ».

II. Vers. 3. – Ed egli mi trasportò in spirito nel deserto, e vidi una donna seduta su una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia, che aveva sette teste e dieci corna. – 1° L’angelo portò San Giovanni in spirito nel deserto, cioè fuori dalla Chiesa di Dio, che è la terra irrigata dalle acque della sua grazia e resa feconda dal Sole della giustizia e della verità. Nel deserto, cioè nel luogo delle abominazioni e dell’aridità, dove c’è una completa assenza di opere buone. Nel deserto, dove le piante dei giusti sono appassite e la terra della Chiesa è diventata sterile. – Nel deserto, dove si trovano solo pietre, che sono i cuori degli uomini induriti dal peccato. Nel deserto, dove gli uomini infiammati dalle loro passioni sono numerosi come la sabbia ardente che copre la sua superficie. Nel deserto, abitato da bestie feroci, da mostri, da empi, da malvagi, da tiranni, da oppressori di vedove e orfani. Nel deserto, la tana dei rettili, degli ingannatori, dei corruttori e dei seduttori. Nel deserto, abitato da demoni, dagli ingiusti, dai ribelli, da empi, peccatori, malvagi, profani, dagli assassini dei loro padri e delle loro madri, dagli omicidi, dai fornicatori, dagli abominevoli, da ladri di schiavi, bugiardi, spergiuri e da tutti coloro che sono contrari alla sana dottrina (Vedere. I. Tim, 1, 9). Ora la prostituta abita in questo deserto, perché fugge dalla dolce e benefica luce della terra fertile, per inaridirsi e svanire al sole ardente delle passioni. Cerca la solitudine e la segretezza per nascondere la sua vergogna, e per indulgere nei suoi abomini in sicurezza. Il deserto è dunque il luogo del suo ritiro e della sua dimora abituale; è lì che gli apostati, che lasciano la terra della fecondità, vanno a cercarla, e questa donna esce dal suo ritiro solo per cercare vittime da divorare, soprattutto se si sente abbandonata dai suoi cortigiani abituali. E vidi una donna seduta su una bestia color scarlatto. Questa donna, dunque, è la prostituta di cui abbiamo appena parlato, e che l’Apostolo continua a descrivere con colori tali che è impossibile fraintenderla. Questa donna non deve essere confusa con quella che rappresenta la Chiesa, e di cui si parla in questi termini, nel cap. XII, 6: « E la donna fuggì nel deserto dell’Ovest, dove aveva un rifugio che Dio aveva preparato per lei, per essere nutrita per milleduecentosessanta giorni. »  Infatti, sebbene la Chiesa e il mondo siano entrambe rappresentate da due donne, e sebbene queste donne abbiano ciascuna un riparo nel deserto, si vede chiaramente la differenza tra l’una e l’altra dal contesto, e in particolare da quei passaggi in cui si dice che una di queste donne è una prostituta seduta su una bestia scarlatta; mentre l’altra donna, che rappresenta la Chiesa, fugge nel deserto, che non era la sua casa, ma solo un luogo di ritiro che Dio aveva preparato per lei. – Questa differenza diventa molto più chiara, fino all’ovvietà, dal testo seguente: « E ci fu una grande battaglia in cielo (cioè nella Chiesa militante, quando fuggì nel deserto): Michele e i suoi Angeli combatterono contro il dragone, e il dragone combatté con i suoi angeli. Ma questi erano i più deboli e il loro posto non era più in cielo; » cioè nella Chiesa, che si era impadronita del deserto d’Occide. Vedi sopra, cap. XII. Così Dio ha preparato questo ritiro per la sua Chiesa nel deserto con la lotta che San Michele e i suoi Angeli, guidando gli apostoli della Germania e di tutto l’Occidente, hanno condotto contro il dragone e la prostituta; e questi ultimi erano i più deboli e hanno dovuto cedere la loro dimora alla donna che Dio proteggeva. Ma la prostituta sedeva nel deserto su una bestia color scarlatto. Queste ultime parole designano perfettamente il carattere di questa donna; poiché nient’altro può essere inteso da queste parole così espressive, se non le orribili persecuzioni e i fiumi di sangue, per cui la prostituta sedeva nel deserto, assicurandosi il suo impero sul mondo con le persecuzioni. – 2 ° Questa bestia color scarlatto, sulla quale la prostituta sedeva, non è altro che il dragone o il diavolo, che è l’autore di tutti gli omicidi; poiché egli era omicida fin dall’inizio. Questo è ciò che Gesù Cristo stesso dimostrò ai Giudei, che sostenevano di essere figli di Abramo, quando disse loro, (Jo. VIII, 39): « Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ma ora cercate di far morire me che vi ho detto la verità che ho appreso da Dio; questo è ciò che Abramo non ha fatto. Voi fate le opere di vostro padre. » E chi è questo padre? Questo è quello che ci dicono gli stessi Giudei, perché risposero: « Noi non siamo nati dalla prostituzione; abbiamo un Padre che è Dio ». E Gesù disse loro: « Se Dio fosse vostro Padre, ….. sicuramente mi amereste. Il padre da cui siete nati è il diavolo, e voi volete eseguire gli ordini di vostro padre, che era un assassino fin dal principio, e non ha perseverato nella verità, perché la verità non è in lui. Quando proferisce menzogna, dice quello che trova in se stesso; perché è un bugiardo, egli è il padre della menzogna. » Queste parole spiegano il nostro testo in modo ammirevole; perché vediamo chiaramente che gli stessi Giudei hanno confessato a Gesù Cristo che coloro che non sono figli di Abramo sono nati dalla prostituzione, e Gesù Cristo aggiunge che il loro padre è il diavolo, che era omicida fin dall’inizio. Da qui queste parole dell’Apocalisse: E vidi una donna seduta su una bestia color scarlatto. Tutti coloro che non sono figli di Abramo secondo la fede, sono del seme della prostituta, perché sono nati dalla prostituzione. E il loro padre è il diavolo, che era omicida fin dall’inizio. La bestia color scarlatto, ovvero il colore del sangue, su cui siede la prostituta, è dunque il dragone, il padre della menzogna, che San Michele con i suoi Angeli cacciò dal deserto d’Occidente, quando Dio preparò un rifugio per la sua Chiesa, perché la verità non poteva abitare nello stesso rifugio della falsità, né il vizio poteva conciliarsi con la giustizia. E questa bestia era piena di nomi di blasfemia, vale a dire che tutte le bestemmie che sono state dette o scritte, o anche in atti, dal principio del mondo fino alla sua consumazione, sono e saranno ispirate dal diavolo; e queste bestemmie saranno così numerose che la bestia ne sarà piena. E quella bestia era piena di nomi di blasfemia. Questo passaggio si applica a tutti gli empi del mondo che hanno bestemmiato contro Dio, contro la beata Vergine Maria, contro i Santi, contro la Chiesa. Che aveva sette teste e dieci corna. 1º Queste sette teste rappresentano in figura l’universalità dei re, dei principi, dei governi, dei capi delle sette, etc., che saranno stati i supporti, i grandi capi o direttori dei malvagi, ed i ministri di satana sulla terra della prostituzione. 2º Queste sette teste rappresentano anche i sette nemici principali che avranno fatto guerra alla Chiesa di Gesù Cristo, cioè, i Giudei, i tiranni del paganesimo, gli eretici, come gli ariani, i nestoriani, i pelagiani, i protestanti, i falsi profeti, che bandiranno la fede di Gesù di Nazareth, per preparare la strada all’anticristo, e l’anticristo stesso. 3° Infine, queste sette teste rappresentano alla lettera le sette dinastie principali e le sette epoche principali, che si distinguono nella storia generale del mondo empio e corrotto. Perché queste sette teste sono sette re o capi, ognuno dei quali rappresenta una di queste grandi epoche, e una delle dinastie principali che hanno regnato in ciascuna di queste epoche. Questo si vedrà più avanti, quando il profeta stesso darà la spiegazione di queste sette teste e delle dieci corna.

III. Vers. 4. – E la donna era vestita di porpora e di scarlatto, ornata d’oro, di pietre preziose e di perle, e aveva in mano un vaso d’oro, pieno di abomini e di impurità della sua fornicazione. Questa veste di porpora e scarlatto rappresenta il lusso, la vanità, il fasto e la pompa del mondo; perché qui lo scarlatto non è più menzionato per il suo colore di sangue, come sopra; ma è messo con la porpora, a causa della luminosità e della ricchezza di questi due materiali, di cui sono fatti i mantelli dei re e le ricche vesti. Questo ornamento d’oro, pietre preziose e perle, è aggiunto dal profeta, per rendere il suo pensiero più chiaro, e spiegare meglio ciò che significa questa veste della prostituta. – Portando in mano un vaso d’oro, pieno di abomini e delle impurità della sua fornicazione. Queste parole rappresentano le tentazioni con cui questa prostituta avvelena le sue vittime. Perché quando lei presenta il veleno e il veleno mortale delle abominazioni, che sono, secondo Sant’Ambrogio, in Psal. I: « gli errori e le false dottrine contro la fede, e impurità », cioè i suoi insegnamenti contro la morale e la purezza dei costumi. « Questo calice è d’oro – aggiunge lo stesso Santo Padre – ma gli stolti che lo usano ne bevono solo impurità e abominio. » Questo calice contiene il veleno dell’ingiustizia, della frode, dei ladrocini, dell’usura, della vendetta, dell’ubriachezza, del libertinaggio, dell’impurità, dell’avidità, in una parola, di tutti i vizi. Ora la prostituta ha cura di indorare la pillola, e di nascondere l’amarezza, il fiele e il veleno di questi orrori, presentandoli in un vaso d’oro, per meglio riuscire ad ingannare e sedurre gli uomini. Perché se il diavolo, che è il padre della prostituta, e se la prostituta stessa non fossero attenti ad agire in questo modo, gli uomini non troverebbero alcuna attrazione nel vizio, e ne concepirebbero solo un giusto orrore.

IV . Vers. 5. E questo nome era scritto sulla sua fronte: Mistero, la grande Babilonia, la madre della fornicazione e delle abominazioni della terra.Questa donna portava il nome di Mistero; e un mistero è una verità nascosta e segreta. Nella religione, è una verità che non comprendiamo, ma che crediamo, perché Dio l’ha rivelata. I nostri padri chiamavano misteri le rappresentazioni di certe opere teatrali, il cui soggetto era tratto dalla Bibbia, e nelle quali portavano Angeli e diavoli, ecc. Per estensione, diciamo: i misteri della politica, i misteri dell’iniquità; è in quest’ultimo senso che sono stati scritti recentemente i Misteri di Parigi, i Misteri di Vienna, ecc. Ora, è anche nello stesso senso che il nome Mistero debba essere inteso qui. Perché l’iniquità dei malvagi è piena di misteri che saranno conosciuti e rivelati solo nell’ultimo giorno, il giorno del giudizio. 2° La grande Babilonia. Si è già detto che questa parola significa confusione, ed è in questa confusione che si nascondono i segreti dei malvagi e le ingiustizie delle loro iniquità. Babilonia era la capitale della Caldea e del regno degli Assiri. Questa città è generalmente menzionata nella Scrittura per rappresentare il mondo malvagio, a causa del significato del suo nome, e anche a causa della grande corruzione di questa città. Inoltre, queste parole, Mistero, grande Babilonia, non sono citate da San Giovanni per la cosa in sé, ma per ciò che rappresenta; poiché egli dice espressamente che è il nome che cita, e non la città. E questo nome era scritto sulla sua fronte, sulla fronte di questa donna: Mistero, la grande Babilonia. Poi aggiunge quello che è, cioè: la madre delle fornicazioni e delle abominazioni della terra. Dobbiamo notare che San Giovanni chiama questa prostituta la grande Babilonia, per farci capire meglio che, con questa donna, dobbiamo intendere l’universalità degli empi di tutti i tempi e di tutti i luoghi.

V. Vers. 6 . E vidi la donna ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù, e quando la vidi fui pieno di grande stupore. 1°. È impossibile dipingere più vividamente il furore dei tiranni idolatri e degli empi di tutte le epoche contro i Santi e gli amici di Dio di quanto faccia San Giovanni, quando dice che la donna era ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù, poiché essi spinsero la sete di sangue e di vendetta fino all’ubriachezza. Dopo questo aggiunge: E quando la vidi, fui pieno di grande stupore, nel vedere questa donna, così crudele e così feroce, innalzata ad un così alto grado di grandezza, nuotando nelle delizie, e circondata da così tanti cortigiani. 2°. Si noterà che San Giovanni non parla del sangue di Gesù Cristo stesso; lo fa deliberatamente, per farci capire che la causa dei martiri e dei fedeli è la stessa di quella di Gesù. E quando l’Apostolo omette il principale, lo fa per esprimere meglio la stretta unione tra gli amici di Gesù e Gesù Cristo stesso, il cui sangue si fonde, per così dire, con quello dei martiri, così che non si possa nominare l’uno senza esprimere l’altro. Un’altra ragione per cui San Giovanni non dice che la donna fu inebriata dal sangue di Gesù Cristo, è che questo sangue non servì per la sua redenzione, nonostante i suoi meriti infiniti. Perché la prostituta aveva, con il permesso di Dio, il potere di versare questo sangue prezioso ma non ebbe la felicità di berlo. Questa felicità era riservata ai soli figli di Abramo, secondo la fede; e questo sangue cadrà sulla prostituta e sui suoi figli, poiché i Giudei hanno osato chiederlo in nome di Dio. E questo sangue cadrà sulla prostituta e sui suoi figli, secondo quanto osarono chiedere i Giudei, bestemmiando; (Matth. XXVII, 25): « Che il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli. » Ora, è per vendicarsi che il padre della prostituta l’ha ispirata ad inebriarsi del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù, non potendo vendicarsi in nessun altro modo del sangue di Dio stesso, che gli ha strappato innumerevoli vittime con i suoi meriti infiniti. Dio permette che la prostituta possa così inebriarsi del sangue dei suoi santi e dei suoi martiri, per la loro felicità e quella della Chiesa, perché il sangue dei martiri è una semenza, dice Tertulliano; e la prostituta, inebriata di questo sangue, non può capirlo nel suo stato di ubriachezza, di rabbia e di stordimento. E alla sua vista fui pieno di grande stupore, come si dovrebbe essere alla vista di questa donna che è ubriaca del prezioso sangue dei martiri, per la sua rovina, per la sua confusione e per la sua condanna; così ella inebria anche le sue vittime, gli empi, con il vino della sua prostituzione, che fa bere da una coppa d’oro, sempre per la loro rovina, per la loro confusione e per la loro condanna.

VI. Vers. 7.- E l’Angelo mi disse: Perché ti meravigli? Ti dirò il mistero della donna e della bestia che l’ha partorita, che aveva sette teste e dieci corna. È sempre lo stesso Angelo che parla e dice a San Giovanni: Perché ti meravigli? Questo è un modo oratorio di esprimersi, che è pieno di energia. Non dobbiamo dimenticare che San Giovanni rappresenta qui la Chiesa; e il suo stupore esprime in modo ammirevole il sentimento del grande pubblico e della gente comune che sono stupiti e non possono penetrare improvvisamente i segreti nascosti di questo tragico evento; ecco perché l’Angelo stesso lo chiama un mistero: Io ti dirò il mistero della donna e della bestia che la porta, che ha sette teste e dieci corna. Queste parole contengono anche un avvertimento dato ai Cristiani, che non devono essere tra coloro che si meraviglieranno con gli empi. Perché non avranno voluto conoscere o praticare la verità delle profezie che la Chiesa possiede, e di cui i fedeli devono essere informati; perché è scritto, (Apoc. I, 3): « Beato chi legge e ascolta le parole di questa profezia, e osserva tutto ciò che vi è scritto; perché il tempo è vicino. » – Questa espressione di stupore è infine una figura per eccitare la nostra attenzione alla spiegazione di questo importante mistero: Vi dirò il mistero della donna, etc. Prima di tutto, dobbiamo notare che qui non si tratta più, come sopra, del nome di questa donna, ma della donna stessa, il cui segreto l’Angelo sta per rivelarci: Io ti svelerò il mistero della donna, della bestia che la porta e della bestia che la porta, che ha sette teste e dieci corna. Ora ecco questo mistero:

VII. Vers. 8La bestia che tu hai visto era e non è, e uscirà dal pozzo senza fondo e sarà gettata nella perdizione; e quelli che abitano sulla terra, i cui nomi non sono scritti nel libro della vita dall’inizio del mondo saranno stupiti quando vedranno la bestia che era e non è. Con queste parole: La bestia che tu hai visto era e non è più, l’Angelo insegna alla Chiesa nella persona di San Giovanni, che, con la catastrofe descrittanel capitolo precedente, la bestia cesserà di esistere. Questo è un modo di confermare questa verità così consolante per i buoni, e così terribile per i malvagi. L’Angelo dice al passato: La bestia che avete visto era; e aggiunge al presente: e non è più, come se fosse già accaduto quando San Giovanni scrisse questo libro; perché il tempo è un attimo ed anche un batter d’occhio, in confronto all’eternità. – In secondo luogo, l’Angelo, dicendo che la bestia era, indica anche in modo ammirevole la presenza e l’impero della bestia, cioè del diavolo, nel mondo, prima della venuta di Gesù Cristo e prima della costituzione della sua Chiesa. Perché la bestia, che è l’antico serpente, poteva già, al momento della costituzione della Chiesa,… e quando San Giovanni scrisse questo libro, essere considerata come non più esistente, poiché la Donna che doveva schiacciare la sua testa era appena apparsa; ed è al momento di essere schiacciata da Lei, che la bestia doveva morderla nel tallone; poiché il tempo è  un attimo in confronto all’eternità. (Gen. III. 15): « Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra il tuo seme e il suo; essa ti schiaccerà il capo e tu le insidierai il calcagno. » Ora, il colpo del piede con cui si schiaccia la testa di un rettile è come istantaneo, e da qui queste parole dell’Angelo: La bestia che avete visto era e non è più; essa risorgerà dall’abisso. Queste ultime parole al tempo futuro si applicano soprattutto alla fine dei tempi, quando la bestia, cioè il demone il cui potere sarà stato come annientato dalla Chiesa durante i mille anni del regno di Gesù Cristo sulla terra, diffonderà il suo impero e uscirà una seconda volta dall’abisso in cui è stato gettato dalla venuta del Salvatore. Infatti, durante i mille anni di dominio della Chiesa sulla terra, la bestia non può che ferirla al calcagno con le eresie e i tiranni; (Jo., XII, 31): « Ora sarà cacciato il principe del mondo. E Io (dice Gesù Cristo), quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me. Questo disse per segnalare di qual morte dovesse morire, e anche per farci vedere che Egli avrebbe trionfato attraverso la croce. » Ora, è in questo che la profezia contenuta nella Genesi, e che abbiamo citato, si è verificata; ma questa profezia non si contraddice con quella che troviamo nell’Apocalisse, e tutte queste profezie trovano davvero il loro posto e sono verificate in modo ammirevole confermandosi e corroborandosi a vicenda. – Questo è ciò che dimostreremo con questi testi dell’Apocalisse, (XX, 7): « E dopo che i mille anni saranno compiuti, satana sarà sciolto, uscirà dalla sua prigione e ingannerà le nazioni che sono ai quattro angoli della terra, etc. » (lbid ., XIII, 15): « E gli fu dato di dare vita all’immagine della bestia e di farla parlare, e di uccidere tutti coloro che non avrebbero adorato l’immagine della bestia. » Così vediamo da questo che la bestia colpirà ancora alla fine dei tempi la beata Vergine Maria nella persona morale della Chiesa che è anche chiamata la Donna, (Ap., XII, 6). Ma questa ferita è sempre solo una ferita da tallone, perché Maria è colei che è il tallone. Ma questa ferita è che sempre solo una ferita al tallone, perché Maria e la Chiesa trionferanno sulla bestia dopo questa breve, feroce lotta alla fine dei tempi, e la Donna finirà per schiacciare di nuovo la testa del serpente, col braccio onnipotente di suo Figlio Gesù Cristo, secondo queste parole: (Apoc. XX, 7): « E dopo che i mille anni saranno compiuti, satana sarà sciolto e uscirà dalla sua prigione e sedurrà le nazioni che sono ai quattro angoli della terra, Gog e Magog, e le radunerà per la battaglia, e il loro numero sarà come la sabbia del mare. E salirono sulla faccia della terra. E circondarono l’accampamento dei santi e la città diletta. Ma il fuoco di Dio scese dal cielo e li divorò; e il diavolo che li aveva ingannati fu gettato nel lago di fuoco e di zolfo, dove la bestia ed i falsi profeti saranno tormentati giorno e notte nei secoli dei secoli. Così la bestia, o il vecchio serpente, il seduttore della razza umana, avrà la testa schiacciata per i secoli dei secoli. » È dunque così che la bestia, o l’antico serpente, questo seduttore del genere umano avrà la testa schiacciata. Da qui queste parole del testo: La bestia che tu hai visto era e non è più; essa si leverà dall’abisso e sarà precipitata nella perdizione; e gli abitanti della terra, i cui nomi non sono scritti nel libro della vita dall’inizio del mondo, cioè, coloro che non sono predestinati, e che sono conosciuti da Dio da tutta l’eternità, come non debbano essere salvati che per loro colpa, si stupiranno quando vedranno la bestia che era e che non è più. Queste parole devono essere ancora applicabili al momento della caduta e dello sterminio della bestia, dell’anticristo e dei suoi falsi profeti; perché allora « gli uomini saranno stupiti, e tutti coloro i cui nomi non sono nel libro della vita saranno uccisi e gettati con la bestia nel lago di fuoco e di zolfo per esservi tormentati giorno e notte nei secoli dei secoli; e i restanti saranno presi da timore e daranno gloria a Dio.

VIII. Vers. 9. E questo è il saggio significato di questa visione: le sette teste sono sette montagne su cui siede la donna.

Vers. 10. Sono anche sette re, cinque dei quali sono caduti; uno è ancora, e l’altro non è ancora venuto; e quando sarà venuto, dovrà rimanere un po’ di tempo.

Vers. 11. – E la bestia che era e non è, è l’ottava; è una delle sette e va nella morte. Ed ecco il senso pieno di saggezza di questa visione.  Con queste parole, l’Angelo insegna alla Chiesa, nella persona di S. Giovanni, la profonda saggezza celata in questa visione: egli vuol farci sapere che anche i saggi hanno bisogno di molta attenzione e devono meditare, pregare e digiunare a lungo per capire tali misteri. Le sette teste sono sette montagne su cui la donna siede. Questo confronto tra le montagne è tanto bello quanto sensibile. 1° Le montagne dominano tutta la terra. 2° Si estendono con lunghe catene e ramificazioni su molte contrade. 3° Dalle montagne più alte, sulle quali si trovano i ghiacciai, scendono i grandi fiumi che bagnano la terra e alimentano le grandi acque. 4° Le cime di queste alte montagne, anche se più vicine al sole, sono le regioni più fredde, e più ci si avvicina ai bacini dove sono contenute le grandi acque del mare e dei laghi, più l’aria si addolcisce e perde la sua asperità. 5° Le montagne sono generalmente aride e selvagge. 6° Esse sono il rifugio di animali feroci. 7° È soprattutto in queste alte regioni che scoppiano le tempeste più grandi e frequenti. 8° La pioggia e la nebbia le rendono quasi sempre scure. 9° Alcune delle montagne della terra sono ridenti, fertili e graziose, tutte sono più o meno imponenti e maestose. 10°. È sulle cime più alte che troviamo i più grandi spettacoli e i più grandi orrori della natura, come i precipizi, le grandi cascate, il rumore spaventoso dei torrenti, ecc. 11°. Accanto alle più alte cime, troviamo le valli profonde e gli abissi senza fondo, etc. Ora, questi sono precisamente i poteri dell’epoca, che San Giovanni chiama le montagne. Perché 1° dominano la terra. 2° Si uniscono ed estendono il loro dominio su molte terre. 3° Dai grandi regni vennero le guerre e le persecuzioni che fecero scorrere fiumi di sangue, per irrigare la terra della fede e per alimentare le grandi acque della tribolazione. 4°. I più alti di questi poteri, pur essendo i più alti, sono spesso oscurati dalle nuvole dell’ambizione e del sordido interesse; e sono proprio coloro che erano più vicini al sole della giustizia e della verità, come gli imperatori romani, per esempio, che si sono dimostrati i più freddi ed amari nelle loro azioni. È anche da questo contatto dei ghiacciai, cioè, delle menti e dei cuori dei tiranni con il sole della giustizia e della verità, che sono venuti i fiumi di sangue della persecuzione. Più si scende nelle regioni inferiori dell’umiltà, della povertà e della semplicità, verso le acque della tribolazione, più vi troviamo gli effetti del dolce calore della grazia, della giustizia e della verità della luce eterna. 5° I grandi regni sono generalmente quelli che sono state più sterili di opere buone e di filantropia. 6° È nella storia delle grandi potenze che troviamo i più grandi mostri e le bestie più feroci che si inebriarono di sangue umano. 7° Quante terribili tempeste scoppiarono tra queste nazioni devastatrici? 8°. Quante lacrime non fecero versare, coprendo la terra di lutto e di desolazione? 9° Alcune di queste potenze sono state davvero benefiche e hanno reso la terra felice per la fecondità delle loro grandi e generose imprese; e tutte sono maestose ed imponenti. 10° Quali grandi spettacoli e orrori non fornisce generalmente la loro storia? 11° Infine, non è forse nei più grandi regni che i più potenti siedono in mezzo ai più deboli, ai più poveri e ai più miserabili? L’Angelo, volendo spiegare cosa sono queste sette teste, ci dice: Le sette teste sono sette montagne su cui siede la donna: la donna, cioè la prostituta, come abbiamo descritto sopra.

IX. Poi San Giovanni ci presenta la stessa cosa sotto un’altra figura, secondo l’uso dei Profeti, e ci dice che sono anche sette re…  – Ora da queste tre figure: a) la donna seduta, b) sulle sette montagne, c) che sono anche sette re, capiamo chiaramente, soprattutto per la loro connessione, che si tratta qui di dominazioni e poteri su cui la donna è seduta, cioè su cui il mondo è stabilito, fondato, sostenuto, protetto e rafforzato. Sono anche sette re, cinque dei quali sono caduti; uno c’è ancora e l’altro non è ancora arrivato. Da tutto quello che è stato spiegato prima, abbiamo già potuto convincerci che questa donna è la prostituta seduta nel deserto sulla bestia di colore scarlatto, e che questa bestia è il diavolo che fa guerra agli uomini da solo, o con i suoi ministri, gli empi e i malvagi, e questo che a causa della sua antica inimicizia contro la razza umana. Gen III, 15: « Metterò inimicizia tra te e la donna ». Ora, se prendiamo la storia del mondo, vi vediamo una lotta feroce e continua con circostanze diverse, è vero, ma sempre la stessa, quanto al principio, tra Dio e il diavolo; tra la donna, che è la Chiesa, e la prostituta, che è il mondo; tra la posterità del diavolo e quella della beata Vergine Maria; in una parola, tra il bene e il male. I buoni sono sostenuti da Dio e dalla sua Chiesa, e devono seguire le orme di Gesù Cristo, il loro capo, che fu crocifisso e che ha sofferto. I malvagi, al contrario, sono ispirati dal diavolo e sono sostenuti dalle potenze della terra, alle quali il mondo appartiene, secondo le parole di Gesù Cristo stesso; Joa., XVIII, 36: « Il mio regno non è di questo mondo » e Ibid. XVI: « Il principe di questo mondo è già giudicato. » Ora, da ciò che abbiamo appena detto, si vede già che queste potenze, o queste sette montagne su cui la donna siede, devono essere intese come tutti i luoghi ed i tempi della storia del mondo. Ora, se compiliamo la storia universale dei malvagi che possiedono la terra e perseguitano i buoni, vediamo sette epoche principali e distinte, alle quali l’Angelo applica queste parole: Le sette teste sono sette montagne, etc. Queste epoche sono precisamente quelle in cui la bestia ha versato così tanto sangue da diventare rossa come lo scarlatto. (Apoc. XVII, 3): « E vidi una donna seduta su una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia, che aveva sette teste e dieci corna. » Il primo periodo fu da Adamo a Noè: vediamo Caino, il primo assassino, e i giganti che furono i primi persecutori dei buoni; questa è la prima montagna o la prima potenza e il primo re. Nella seconda, da Noè ad Abramo, ci sono Nimrod e i malvagi che costruirono la torre di Babele; questa è la seconda montagna. Nella terza epoca, da Abramo a Mosè, troviamo i re di Sodoma e i Faraoni d’Egitto. La quarta, da Mosè alla cattività babilonese, ci dà i re empi di Israele e Giuda. Nella quinta, dalla cattività babilonese a Gesù Cristo, troviamo i re della Caldea e quelli dell’Asia e della Siria. Ora queste cinque montagne o potenze, anch’esse rappresentate da re, erano effettivamente cadute quando San Giovanni ricevette questa rivelazione. Da qui queste parole: Questi sono anche sette re, di cui cinque sono caduti. La sesta epoca ci presenta gli imperatori pagani le cui orribili persecuzioni imperversavano proprio quando San Giovanni scrisse questo libro, poiché ricevette la rivelazione nel suo esilio da Pathmos, dove si ritirò dopo essere stato immerso in una caldaia di olio bollente. Per questo l’Angelo aggiunge: Uno è ancora. Infine, la settima potenza nemica del bene, è quella di Maometto e del suo immenso impero, che ha portato la Chiesa di Gesù Cristo sull’orlo della distruzione e si è mostrata così crudelmente ostile al Cristianesimo; ma questa settima potenza non esisteva ancora al tempo di San Giovanni; ecco perché l’Angelo gli dice: « E l’altro non è ancora venuto. E quando sarà venuto, devrà rimanere poco tempo. » Queste ultime parole sono spiegate ulteriormente, e si applicano all’Anticristo il cui potere sorgerà dai resti dell’impero turco, e formerà moralmente lo stesso potere, il potere della bestia che comprende l’intera estensione del regno dei Turchi o della setta musulmana, da Maometto fino all’Anticristo incluso.

X. E la bestia che era e non è, è l’ottava; è una delle sette e va nella morte. Si ricorderà che i Profeti sono soliti parlare di cose molto remote come se fossero presenti, per la ragione che il tempo non è che un punto in confronto all’eternità; ecco la ragione per cui parlano di cose molto remote come se fossero presenti. Ecco perché l’Angelo dice al presente, parlando dell’Anticristo: « E la bestia che era e non è, è l’ottava. » Egli usa qui le stesse parole usate sopra, al versetto 8, per farci capire che si tratta sempre della stessa bestia, e che il settimo e l’ottavo monte sono veramente uno. Infatti ora l’Angelo parla di un’ottava montagna, un’ottava bestia o un’ottava potenza, visto che ne aveva annunciate solo sette! È quello che lui stesso spiega dicendo che questo ottavo è uno dei sette. E per farci sapere di quale bestia parla, la tocca per così dire, con il dito, dicendoci che è il figlio della perdizione, con queste parole: E va alla morte. Perché allora dice che va alla morte, dopo aver detto prima che non c’è più? È per spiegare meglio il suo enigma; e se vogliamo capirlo bene, dobbiamo vedere le parole che accompagnano questi due punti di difficoltà. Quando parla della bestia che era e non è, aggiunge immediatamente che è l’ottava; è come se dicesse: l’ottava bestia che verrà, cioè l’Anticristo, era e non c’è più. Egli annuncia la sua fine in modo così rapido, per farci capire che regnerà per un breve periodo. Questo spiega la parte finale del testo precedente: E quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco tempo. Quindi vediamo che queste ultime parole si applicano all’ottava montagna, che è l’Anticristo, e non all’impero di Maometto, che deve durare milleduecentosettantasette anni e mezzo, se contiamo la durata di questo regno da Maometto alla fine del mondo, e milleduecentosessanta anni se torniamo al tempo di Cosroe, quando la Chiesa cominciò a stabilirsi in Occidente, ridiscendendo fino al tempo in cui questa prima bestia sarà come ferita a morte dalla presa di Costantinopoli e dalla quasi completa rovina del suo impero. La ragione per la quale il profeta ha potuto unire la fine di questo testo, che si applica all’Anticristo, con il regno di Maometto, è spiegato dalle seguenti parole: È una delle sette, e va nella morte; cioè, che questa ottava bestia, l’Anticristo, appartiene a una delle sette montagne o potenze che è l’impero dei Turchi, perché avrà la sua origine da esso e sarà moralmente la stessa potenza. Ma quando entrerà nella morte, sarà l’ottava potenza; perché allora l’impero dei Turchi, che è il settimo, sarà passato. Da tutto ciò che abbiamo appena detto, ne consegue che San Giovanni ha voluto insegnarci con il suo enigma: 1º Che l’impero dei Turchi e quello dell’Anticristo sono uno solo moralmente; e questa unità morale è rappresentata dalla bestia. 2º Vediamo inoltre in queste parole che queste due potenze dei Turchi e dell’Anticristo, che sono le stessi in principio, saranno tuttavia distinte l’una dall’altra per le loro forme, la loro natura, e per il tempo in cui saranno apparsi. Ancora una volta, poiché l’Angelo dice al presente di questa ottava potenza, che essa era e non è più, mentre dice di essa al futuro: È una delle sette e va nella morte? Si tratta di esprimere, con una forza e un’energia che non possiamo ammirare a sufficienza, la certezza della morte di questa bestia ed anche la rapidità con cui i tempi si consumeranno in essa. Infatti, come è stato spesso detto, il passato, il presente e il futuro, agli occhi di Gesù Cristo che è l’Autore di questa rivelazione, non sono che un unico punto. E così è che i Profeti ispirati di Dio ci rappresentano nel passato le cose a venire e nel futuro gli eventi passati. – Possiamo quindi vedere da tutto ciò che è stato appena detto, che possiamo considerare il regno dell’Anticristo sotto due diversi aspetti: come appartenente all’impero turco: è uno dei sette. 2. come non appartenente ad esso, questa bestia forma un potere a parte e indipendente dal regno di Maometto, al quale apparterrà solo moralmente e per la sua origine: … è l’ottava e va alla morte. Bisogna osservare che questa parola ottava concorda con il sostantivo bestia. Questo si vede meglio in latino a causa dei generi dei sostantivi che non sono gli stessi che in francese. E tutti questi poteri sono bestie, perché è sempre il dragone che li ispira e dirige tutti.

XI. Ora è il momento di dire una parola su questo passaggio del venerabile Holzhauser, dove predice la nascita dell’Anticristo per l’anno 1855. Senza voler toccare questa grande questione del tempo della fine del mondo, diremo di sfuggita che non è certo senza motivo che questo venerabile servo di Dio ha osato fissare in modo così preciso e assoluto la data più importante che ci sia mai stata. Ricordiamo che la data da lui indicata per il periodo di tempo in cui il sacrificio della Messa sarebbe stato abolito in Inghilterra è stata verificata alla lettera. « Et intellexi juge sacrificium centum et viginti annis ablatum esse. » Nonostante questo, possiamo prevedere che un numero abbastanza considerevole dei nostri lettori si rifiuterà di credere a questa data,  soprattutto per la brevità del tempo che rimane per il compimento di tutti i fatti che annuncia. Basti dire che non sono necessari lunghi periodi di tempo per il compimento di questi eventi, ma che bisogna considerare la volontà di Dio, che può, spesso anche contro le nostre previsioni, far precipitare eventi di cui potremmo prevedere il compimento solo in un secondo momento. È da ricordare, inoltre, che le ultime due età saranno molto brevi, e che Dio ha promesso alla sua Chiesa, rimasta fedele durante la quinta età, di portare ad essa come ricompensa tutte le nazioni della terra; il che sembra farci capire che Dio non seguirà, in questo caso, il corso ordinario della sua provvidenza. Aggiungeremo che cinquanta anni sono sufficienti per rinnovare la massa di due generazioni, senza contare quella che sta nascendo ora e che Dio castiga per purificarla. Infine, se torniamo indietro di venticinque anni, saremo costretti ad ammettere che la faccia della terra è stata rinnovata. Per quanto riguarda le persone a cui questo calcolo del venerabile Holzhauser sembrerebbe azzardato, le preghiamo di non avventurarsi nel loro giudizio su fatti così gravi, essendo a noi sconosciuti i modi della loro realizzazione. Chi non vede, dopo tutto, che l’interpretazione di questo venerabile autore merita molto meno gli attacchi di chi non vede, dopo tutto, che l’interpretazione di questo venerabile autore è molto meno degna degli attacchi dei critici che del nostro rispetto, della nostra fiducia e diremmo anche della nostra ammirazione. Inoltre, ciò che è successo finora conferma tutto ciò che questo autore ha scritto. Abbiamo già la felicità di vedere l’alba della sua sesta età, così desiderata e così desiderabile: l’anno 1848, quando i popoli cospirarono per stabilire una repubblica universale, sarà una pietra miliare nella storia del mondo. L’improvviso e insperato ristabilimento dell’ordine, dopo i terribili tumulti che minacciavano l’esistenza stessa della società nelle capitali del nostro continente; il progresso del Cattolicesimo in Austria, in Inghilterra e nelle missioni straniere; le nuove comunicazioni stabilite con l’Africa e l’Asia, che facilitarono l’accesso dei missionari cristiani al centro dell’impero celeste; l’umiliazione subita dagli eserciti degli eretici e degli scismatici nell’ultima guerra, in cui i Cattolici hanno recuperato il loro ascendente, la decadenza dell’impero dei turchi e l’emancipazione che è stata appena concesso ai cristiani. Lo sviluppo delle scienze naturali, predetto dallo stesso venerabile Holzhauser; lo stabilimento universale delle ferrovie e dei telegrafi elettrici, con i quali si comprende come un solo gregge sarà facilmente governato da un solo Pastore, (Jo., X, 16), e senza i quali la possibilità di un impero universale, quale sarà quello dell’Anticristo, non può essere umanamente spiegata, più che l’affluenza di tutti i popoli della terra verso Gerusalemme. La tendenza del mondo verso un sistema centrale e uniforme, che si nota soprattutto nei trattati e nei concordati tra i vari governi; trattati che sembrano essere estesi in modo generale alla stampa, ai costumi, alle monete, ai pesi e alle misure, ecc. Le esposizioni universali, i congressi di studiosi, le società che si occupano delle statistiche generali del mondo; statistiche che potrebbero essere il primo principio di questo affare. Le esposizioni universali, i congressi scientifici, le società che si occupano delle statistiche generali del mondo; statistiche che potrebbero essere il primo principio di quel terribile monopolio che l’Anticristo eserciterà sui mezzi indispensabili alla vita degli uomini. I giganteschi piani per perforare una delle più grandi catene montuose, per aprire l’istmo di Suez, ecc. ecc., tutte queste circostanze prese insieme sono eventi troppo importanti per non essere notati da tutti gli uomini riflessivi e seri. Speriamo, tuttavia, che la sesta età ci porti presto tutti i vantaggi che promette, e che la Chiesa goda a lungo di una santa e vera pace e delle altre grandi consolazioni che le sono riservate. Ma non si dimentichi che la conversione dell’universo, che avrà luogo in quest’epoca, è indicata nel Vangelo come uno dei principali indicatori della fine del mondo, secondo San Marco, XIII, 10: « È necessario anche prima che il Vangelo sia predicato a tutte le nazioni. » E secondo San Matteo, XXIV, 14: « Questo vangelo del regno sarà predicato in tutta la terra per servire da testimonianza a tutte le nazioni; e allora verrà la fine. » (Matteo XXIV, 42): « Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà. Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha preposto ai suoi domestici con l’incarico di dar loro il cibo al tempo dovuto? Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ad agire così! In verità vi dico: gli affiderà l’amministrazione di tutti i suoi beni. Ma se questo servo malvagio dicesse in cuor suo: Il mio padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a bere e a mangiare con gli ubriaconi, arriverà il padrone quando il servo non se l’aspetta e nell’ora che non sa, lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridore di denti. »

§ V.

I dieci re che si uniranno con l’Anticristo per fare guerra all’Agnello e ai Santi.

CAPITOLO XVII. VERSETTI 12-18

Et decem cornua, quæ vidisti, decem reges sunt: qui regnum nondum acceperunt, sed potestatem tamquam reges una hora accipient post bestiam. Hi unum consilium habent, et virtutem, et potestatem suam bestiæ tradent. Hi cum Agno pugnabunt, et Agnus vincet illos: quoniam Dominus dominorum est, et Rex regum, et qui cum illo sunt, vocati, electi, et fideles. Et dixit mihi: Aquæ, quas vidisti ubi meretrix sedet, populi sunt, et gentes, et linguæ. Et decem cornua, quae vidisti in bestia: hi odient fornicariam, et desolatam facient illam, et nudam, et carnes ejus manducabunt, et ipsam igni concremabunt. Deus enim dedit in corda eorum ut faciant quod placitum est illi: ut dent regnum suum bestiæ donec consummentur verba Dei. Et mulier, quam vidisti, est civitas magna, quæ habet regnum super reges terræ.

[E le dieci corna, che hai veduto, sono dieci re: i quali non hanno per anco ricevuto il regno, ma riceveranno la potestà come re per un’ora dopo la bestia. Costoro hanno un medesimo consiglio, e porranno la loro forza e la loro potestà in mano della bestia. Costoro combatteranno coll’Agnello, e l’Agnello li vincerà: perché egli è il Signore dei signori, e il Re dei re, e coloro che sono con lui (sono) i chiamati, gli eletti e i fedeli. E mi disse: Le acque che hai vedute, dove siede la meretrice, sono popoli, e genti e lingue. E le dieci corna che hai vedute alla bestia: questi odieranno la meretrice, e la renderanno deserta e nuda, e mangeranno le sue carni, e la bruceranno col fuoco. Poiché Dio ha posto loro in cuore di fare quello che a lui è piaciuto: e di dare il loro regno alla bestia, sinché le parole di Dio siano compiute. E la donna, che hai veduta, è la grande città, che ha il regno sopra i re della terra.]

I. Vers. 12. Le dieci corna che hai visto sono dieci re che non hanno ricevuto il loro regno; ma riceveranno il potere come re per un’ora dopo la bestia. Qui l’Angelo continua la comunicazione dei segreti pieni di saggezza, che furono rivelati a San Giovanni, e gli dice: Le dieci corna che hai visto sono dieci re.  Questi dieci re esisteranno al tempo dell’Anticristo, e anche prima di lui, secondo San Girolamo; sono chiamati corni a causa della forza e del potere che la bestia otterrà ed eserciterà tramite loro, per combattere contro l’Agnello e contro i suoi santi. Questo paragone è preso da certi animali, la cui forza è tutta nelle loro corna. Di queste dieci corna si parla anche in Daniele, (VII, 19) (abbiamo messo tra parentesi le parole che non fanno parte del testo della profezia): « Ebbi allora un gran desiderio di sapere cosa fosse la quarta bestia, che era molto diversa da tutte le altre e spaventosa oltre ogni dire: i suoi denti e le sue unghie erano di ferro; divorava e faceva a pezzi, e calpestava ciò che era sfuggito alla sua violenza. E chiesi dei dieci corni che aveva sulla testa e di un altro che le si aggiunse, in presenza del quale tre dei suoi corni erano caduti (Cioè, tre re cadranno per il potere dell’Anticristo che li vincerà). E chiesi di questo corno, che aveva occhi e una bocca che diceva grandi cose; e questo corno era più grande degli altri. E quando ho guardato attentamente, ho visto che questo corno faceva guerra ai santi e aveva il sopravvento su di loro, finché venne l’Antico dei Giorni (Gesù Cristo) e diede ai santi dell’Altissimo il potere di giudicare; e quando il tempo fu compiuto, i santi ottennero il regno (Venite, benedetti del Padre mio; prendete il regno, ecc.) E così dice: La quarta bestia sarà il quarto regno (dell’anticristo), che sarà più grande di tutti i regni, e divorerà tutta la terra, la calpesterà e la ridurrà in polvere. E le dieci corna di quel regno saranno dieci re che vi regneranno; e un altro (Anticristo) sorgerà dopo di loro, che sarà più potente dei primi, e umilierà tre re; e parlerà con orgoglio contro l’Altissimo, e infrangerà i suoi santi; e penserà di poter cambiare i tempi e le leggi, e gli uomini saranno dati in mano sua fino a un tempo, un tempo e mezzo tempo (1277 giorni e mezzo). Poi intervverrà il giudizio, in modo che il potere sia tolto a quest’uomo, affinché sia completamente distrutto e perisca in eterno; e che nello stesso tempo il regno, la potenza e il dominio di tutte le cose sotto il cielo siano dati al popolo dei santi dell’Altissimo; perché il suo regno è un regno eterno, al quale tutti i re saranno soggetti con un’intera sottomissione. » Qui finisce la predizione. Allora: dei tempi. Le dieci corna che tu hai visto sono dieci re, che esisteranno come re nei loro rispettivi regni, prima che l’Anticristo venga al potere, secondo queste parole di Daniele, (VII, 24): « E un altro sorgerà dopo di loro, che sarà più potente dei primi e umilierà tre re. Questi dieci re non hanno ricevuto il loro regno, cioè non faranno all’inizio parte del regno della bestia di cui l’Anticristo sarà il primo sovrano, poiché l’Anticristo deve sorgere solo dopo di loro. (Dan. VII, 24): « E un altro sorgerà dopo di loro »; ma essi riceveranno il potere per un’ora dopo la bestia, cioè l’Anticristo prima sottometterà tre re con la forza, e gli altri si sottometteranno a lui appena avrà raggiunto il potere. E poi riceveranno il loro regno per un po’ di tempo cominciando a far parte del grande regno della bestia, chiamato da Daniele il quarto regno, e diventeranno le corna con cui la bestia combatterà contro l’Agnello e i suoi santi. Questo è confermato da San Giovanni nel testo seguente:

II. Vers. 13. Questi hanno un solo consiglio, e daranno la loro forza e il loro potere alla bestia. Questo unico consiglio rappresenta l’unità delle azioni di questi re, che saranno diretti e ispirati dalla bestia, cioè da lucifero, e dall’anticristo, che sarà la testa sulla quale tutti questi corni saranno fissati.

Vers. 14. – Combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché egli è il Signore dei signori e il Re dei re, e coloro che sono con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli. 1° Questo testo è già spiegato da se stesso e da tutto ciò che è stato detto sulla grande catastrofe che abbiamo descritto nel penultimo capitolo. 2º Questo testo significa dunque che Questi dieci re combatteranno contro Gesù Cristo, che è l’Agnello di Dio, sacrificato per i peccati del mondo; e combatteranno contro questo Agnello, cercando di sopprimere la sua dottrina e abolire il Sacrificio perpetuo. Combatteranno anche contro l’Agnello nei suoi discepoli, che sono i chiamati, gli eletti e i fedeli, perché sarà dato loro di ucciderli e immolarli come pecore. Ma l’Agnello vincerà loro e il loro capo, che è il diavolo e l’anticristo, nel modo indicato sopra. Egli li sconfiggerà anche nel senso che, dando agli eletti la morte del corpo, questi tiranni daranno loro la vita del corpo e dell’anima nei secoli dei secoli, secondo le parole di Sant’Agostino, (Tratto VII, in Joan.): « E quale Agnello, l’Agnello che è il terrore dei lupi? Cos’è questo Agnello, questo Agnello è Colui che, essendo stato sacrificato e messo a morte, uccise il leone, perché il leone è il diavolo, di cui si dice che ruggisca e cerchi sempre qualcuno da divorare. E per mezzo del sangue dell’Agnello il leone fu vinto. »

III. Vers. 15. Ed egli mi disse: “Le acque che tu hai visto, dove siede la prostituta, sono i popoli, le nazioni e le lingue“. Abbiamo visto sopra cosa fosse questa prostituta, seduta su una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia, che aveva sette teste e dieci corna. Perché l’Angelo dice ora a San Giovanni che questa grande prostituta, che aveva rappresentato prima nel deserto, e che aveva mostrato a San Giovanni sotto forma di una donna seduta su una bestia color scarlatto, etc., perché, diciamo, la rappresenta ora seduta su grandi acque, e perché dice: Le acque che hai visto, dove è seduta la prostituta, sono i popoli, le nazioni e le lingue? È per caratterizzare meglio questa donna seduta sulla bestia, e per farci capire che questa donna è la stessa prostituta di cui aveva anche detto che è seduta su molte acque. Ora ci spiega cosa siano queste grandi acque con queste parole: E le acque che avete visto, dove siede la prostituta, sono i popoli, le nazioni e le lingue. Possiamo trovare espressioni più energiche e ingegnose per mostrare il potere di questa bestia con sette teste e dieci corna, che domina la grande i popoli, le nazioni e le lingue su cui questo potere è basato e solidamente costituito nel corso dei secoli? Perché la parola grande è intesa come il regno dei malvagi di tutti i tempi e luoghi, che domina la terra attraverso le acque della tribolazione. Questo passaggio conferma l’interpretazione precedente.

IV . Vers. 16. Le dieci corna che hai visto nella bestia sono quelle che odieranno la prostituta e la porteranno all’estrema desolazione, la rovineranno, ne divoreranno la carne e la bruceranno tra le fiamme. Tutte queste parole continuano a riferirsi ai chiarimenti dati sopra; perché, come è stato detto, queste dieci corna saranno dieci re, e queste corna cresceranno sulla testa della bestia nel regno dell’anticristo. Questi dieci re saranno ispirati e diretti dal loro capo, che è il diavolo che viene nel mondo, non più in forma di serpente, ma in forma di uomo. E quest’uomo sarà l’anticristo con il quale il demonio sarà come incarnato, volendo così scimmiottare le opere dell’Onnipotente fino all’incarnazione del Verbo. E come l’Uomo-Dio, quando volle redimere la razza umana con il suo infinito amore, usò dodici corni, che sono i dodici Apostoli, per propagare la sua santa e salutare dottrina, ordinando agli uomini di crocifiggere la loro carne per ottenere la vita eterna; allo stesso modo il drago, a causa della sua antica inimicizia, e nell’eccesso del suo odio implacabile contro la razza umana, userà le sue dieci corna, che sono dieci re, per diffondere la sua dottrina infernale. Questi re hanno un solo consiglio, ed essi daranno la loro forza e il loro potere alla bestia. Cioè, questi re saranno in un certo senso posseduti dal diavolo, al quale avranno ceduto la loro forza e il loro potere; e la bestia se ne servirà per esalare il suo odio e soddisfare la sua sete di vendetta. Da qui le parole dell’Angelo: Le dieci corna che hai visto nella bestia sono quelle che odieranno la prostituta, perché il dragone odia i malvagi e gli empi che egli seduce e spinge a prostituirsi a lui, ed è per far pesare sul genere umano di cui è geloso, il suo antico rancore che userà le sue dieci corna. Ora questi dieci re, che saranno i suoi ministri, e che saranno animati dal suo stesso spirito, poiché avranno tutti un solo consiglio, questi dieci re, diciamo, odieranno la prostituta, e la ridurranno all’ultima desolazione, facendo precipitare gli uomini nelle tenebre dell’errore e nel fango dei vizi. Essi la spoglieranno di ogni bene e di ogni virtù, e la renderanno la più desolata di tutti i suoi beni, e la renderanno la più desolata di tutti i suoi beni. La spoglieranno di ogni bene e di ogni virtù, e divoreranno la sua carne, facendo perire gli uomini per gli eccessi del peccato e anche per renderli partecipi delle terribili piaghe con cui il Signore colpirà gli empi. E la bruceranno nelle fiamme dell’inferno, dove gli empi saranno gettati da quei dieci re che li avranno fatti prevaricare, e dove i demoni continueranno ad esercitare il loro odio infernale per i secoli dei secoli. E tutto questo avverrà per permesso di Dio, che è giusto Giudice e che rende ad ogni uomo secondo le sue opere.

Vers. 17. – Poiché Dio ha messo nei loro cuori di fare quello che Egli vuole, di dare il loro regno alla bestia, finché le parole di Dio non siano adempiute. Cioè, Dio permetterà alla bestia di usare le sue corna, che sono i dieci re; e permetterà che i corrotti diano i loro cuori e il loro potere alla bestia, affinché le profezie si compiano.  Troviamo un esempio di questo permesso di Dio per l’adempimento delle sue profezie, nella passione di Gesù Cristo, (Matth. XXVI, 53): « Pensate che Io non possa pregare il Padre mio, e che non mi manderebbe subito più di dodici legioni di Angeli? Come si adempiranno allora le Scritture che dicono che le cose devono andare così? »

V. Vers. 18. – E la donna che tu hai visto è la grande città che regna sui re della terra. Questa grande città, di cui l’Angelo parla qui, è Gerusalemme nel senso di Babilonia, che era il tipo della confusione e della perversione. Perché al tempo dell’Anticristo Gerusalemme diventerà una grande città, non solo perché è già grande, ma anche per la sua storia. Questa grande città diventerà la sede del potere dell’anticristo. E siccome questo potere si estenderà su tutto il mondo, secondo Daniele, (VII, 23): « La quarta bestia sarà il quarto regno, che dominerà sulla terra e sarà più grande di tutti gli altri regni: esso divorerà tutta la terra, la calpesterà e la ridurrà in polvere. Così Gerusalemme, essendo diventata la capitale di questo regno, sarà la grande città che governa sui re della terra. Questa interpretazione è inoltre saldamente fondata su questo versetto, (cap. XVIII, 24): « E in questa città fu trovato il sangue dei profeti e dei santi, e di tutti coloro che furono uccisi sulla terra ». Perché qual è la città del mondo della quale si possa dire che sia stato trovato il sangue di tutti coloro che sono stati uccisi sulla terra, se non Gerusalemme, dove è stato versato il sangue adorabile di Gesù Cristo, che rappresenta il sangue di tutti i martiri morti per Lui e a causa sua, così come il sangue di tutti i martiri rappresenta anche il sangue di Gesù Cristo che è morto per loro e a causa loro.  E come i martiri hanno versato il loro sangue per Gesù Cristo in tutto il mondo rappresentato da questa nuova Babilonia, così Gesù Cristo ha versato il suo a Gerusalemme per la salvezza del mondo. Come sono toccanti e ammirevoli queste parole del Profeta!

FINE DEL LIBRO SETTIMO

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXIV)

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXII)

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXII)

INTERPRETAZIONE DELL’APOCALISSE Che comprende LA STORIA DELLE SETTE ETÁ DELLA CHIESA CATTOLICA.

DEL VENERABILE SERVO DI DIO BARTHÉLEMY HOLZHAUSER RESTAURATORE DELLA DISCIPLINA ECCLESIASTICA IN GERMANIA,

OPERA TRADOTTA DAL LATINO E CONTINUATA DAL CANONICO DE WUILLERET,

PARIS, LIBRAIRIE DE LOUIS VIVÈS, ÉDITEUR RUE CASSETTE, 23 – 1856

LIBRO SETTIMO.

§ III.

Le sette ultime piaghe.

CAPITOLO XVI. – VERSETTI 1-21

 Et audivi vocem magnam de templo, dicentem septem angelis: Ite, et effundite septem phialas iræ Dei in terram. Et abiit primus, et effudit phialam suam in terram, et factum est vulnus sævum et pessimum in homines, qui habebant caracterem bestiae, et in eos qui adoraverunt imaginem ejus. Et secundus angelus effudit phialam suam in mare, et factus est sanguis tamquam mortui: et omnis anima vivens mortua est in mari. Et tertius effudit phialam suam super flumina, et super fontes aquarum, et factus est sanguis. Et audivi angelum aquarum dicentem: Justus es, Domine, qui es, et qui eras sanctus, qui haec judicasti: quia sanguinem sanctorum et prophetarum effuderunt, et sanguinem eis dedisti bibere: digni enim sunt. Et audivi alterum ab altari dicentem: Etiam Domine Deus omnipotens, vera et justa judicia tua. Et quartus angelus effudit phialam suam in solem, et datum est illi aestu affligere homines, et igni: et æstuaverunt homines æstu magno, et blasphemaverunt nomen Dei habentis potestatem super has plagas, neque egerunt pœnitentiam ut darent illi gloriam. Et quintus angelus effudit phialam suam super sedem bestiæ: et factum est regnum ejus tenebrosum, et commanducaverunt linguas suas præ dolore: et blasphemaverunt Deum cæli præ doloribus, et vulneribus suis, et non egerunt poenitentiam ex operibus suis. Et sextus angelus effudit phialam suam in flumen illud magnum Euphraten: et siccavit aquam ejus, ut præpararetur via regibus ab ortu solis. Et vidi de ore draconis, et de ore bestiæ, et de ore pseudoprophetœ spiritus tres immundos in modum ranarum. Sunt enim spiritus dœmoniorum facientes signa, et procedunt ad reges totius terrae congregare illos in prælium ad diem magnum omnipotentis Dei. Ecce venio sicut fur. Beatus qui vigilat, et custodit vestimenta sua, ne nudus ambulet, et videant turpitudinem ejus. Et congregabit illos in locum qui vocatur hebraice Armagedon. Et septimus angelus effudit phialam suam in aerem, et exivit vox magna de templo a throno, dicens: Factum est. Et facta sunt fulgura, et voces, et tonitrua, et terræmotus factus est magnus, qualis numquam fuit ex quo homines fuerunt super terram: talis terraemotus, sic magnus. Et facta est civitas magna in tres partes: et civitates gentium ceciderunt. Et Babylon magna venit in memoriam ante Deum, dare illi calicem vini indignationis irae ejus. Et omnis insula fugit, et montes non sunt inventi. Et grando magna sicut talentum descendit de cælo in homines: et blasphemaverunt Deum homines propter plagam grandinis: quoniam magna facta est vehementer.

[E udii una gran voce dai tempio, che diceva ai sette Angeli: Andate, e versate le sette coppe dell’ira di Dio sulla terra. E andò il primo, e versò la sua coppa sulla terra, e ne venne un’ulcera maligna e pessima agli uomini che avevano il carattere della bestia, e a quelli che adorarono la sua immagine. E il secondo Angelo versò la sua coppa nel mare, e divenne come sangue di cadavere: e tutti gli animali viventi nel mare perirono. E il terzo Angelo versò la sua coppa nei fiumi e nelle fontane d’acque, e diventarono sangue. E udii l’Angelo delle acque che diceva: Sei giusto, Signore, che sei e che eri, (che sei) santo, tu che hai giudicato così: perché hanno sparso il sangue dei santi e dei profeti, e hai dato loro a bere sangue: perocché ne sono degni. E ne udii un altro dall’altare che diceva: Sì certo, Signore Dio onnipotente, i tuoi giudizi (sono) giusti e veri. E il quarto Angelo versò la sua coppa nel sole, e gli fu dato di affliggere gli uo- mini col calore e col fuoco: e gli uomini bruciarono pel gran calore, e bestemmiarono il nome di Dio, che ha potestà sopra di queste piaghe, e non fecero penitenza per dare gloria a lui. E il quinto Angelo versò la sua coppa sul trono della bestia: e il suo regno di- ventò tenebroso, e pel dolore si mordeva o le loro proprie lingue: E bestemmiarono il Dio del cielo a motivo dei dolori e delle loro ulceri, e non si convertirono dalle loro opere. E il sesto Angelo versò la sua coppa nel gran fiume Eufrate, e si asciugarono le sue acque, affinché si preparasse la strada ai re d’Oriente. E vidi (uscire) dalla bocca del dragone e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta tre spiriti immondi simili alle rane. Poiché sono spiriti di demoni, che fanno prodigi, e se ne vanno ai re di tutta la terra per congregarli a battaglia nel gran giorno di Dio onnipotente. Ecco che io vengo come un ladro. Beato chi veglia e tiene cura delle sue vesti, per non andare ignudo, onde vedano la sua bruttezza. E lì radunerà nel luogo chiamato in ebraico Armagedon. E il settimo Angelo versò la sua coppa nell’aria, e dal tempio uscì una gran voce dal trono, che diceva: È fatto. E ne seguirono folgori, e voci, e tuoni, e successe un gran terremoto, quale, dacché uomini furono sulla terra, non fu mai terremoto così grande. E la grande città sì squarciò in tre parti: e le città delle genti caddero a terra: e venne in memoria dinanzi a Dio la grande Babilonia, per darle il calice del vino dell’indignazione della sua ira. E tutte le isole fuggirono, e sparirono i monti. E cadde dal cielo sugli uomini una grandine grossa come un talento: e gli uomini bestemmiarono Dio per la piaga della grandine: poiché fu sommamente grande.]

I. Stiamo per assistere alle scene più terribili che il mondo abbia mai visto. Questo capitolo contiene la descrizione delle sette piaghe della fine dei tempi, e soprattutto la rovina dei malvagi. Ma dobbiamo avvertire il lettore che questa descrizione delle sette piaghe è talvolta interrotta da citazioni ed applicazioni che il testo stesso richiede.

Vers. 1. – E udii una voce forte dal tempio, che diceva ai sette Angeli: Andate e versate sulla terra le sette coppe dell’ira di Dio.

I° Questa voce è quella di Dio stesso, che comanderà agli Angeli che sono intorno al suo trono, sempre pronti a compiere la sua volontà, a presiedere all’apostolato di cui abbiamo parlato. Egli designerà sette di loro che dovranno portare sulla terra le sette piaghe della sua ira, sia comunicando la sua potenza agli ultimi apostoli della Chiesa militante, sia liberando lucifero e permettendogli di infierire. Queste piaghe sono rappresentate nell’Antico Testamento dalle piaghe d’Egitto. Exod., VII, etc. 2° Questa voce rappresenta anche la voce che il Sommo Pontefice farà sentire con forza in quel tempo, con le sentenze di anatema che pronuncerà contro l’ultima eresia, Apoc. XIV, 9: « Chi adora la bestia, ecc. berrà il vino dell’ira di Dio, etc. … ». 3º Questa voce forte è quella della Chiesa, rappresentata dal tempio; poiché la Chiesa manderà i suoi missionari e i suoi predicatori, etc. per tutta la cristianità, per predicare contro questa eresia. E dirà loro: Andate e versate sulla terra le sette coppe dell’ira di Dio. Queste parole sono una figura degli effetti miracolosi che seguiranno le fulminee sentenze di scomunica che la Chiesa pronuncerà contro i malvagi. Essi esprimono anche il potere che gli ultimi apostoli eserciteranno sugli uomini. Infatti, Enoch ed Elia, che verranno verso la fine dei tempi, presiederanno a questo apostolato, ed è detto di loro, (Apoc. XI, 6): « Essi hanno il potere di chiudere il cielo, di impedire che la pioggia cada mentre profetizzano; e hanno il potere di trasformare l’acqua in sangue e di colpire la terra con ogni sorta di piaghe, tutte le volte che vogliono. » Ora segue la prima piaga.

II. Vers. 2. E il primo uscì e versò la sua coppa sulla terra; e gli uomini che avevano il carattere della bestia e quelli che adoravano la sua immagine furono colpiti da una piaga crudele e terribile. 1° Con questi numeri, il primo, il secondo, ecc., San Giovanni designa in generale tutte le piaghe che affliggeranno gli uomini in quel tempo, e queste piaghe saranno numerose e diverse, come si può vedere da queste parole: « Hanno il potere ….. di colpire la terra con ogni sorta di piaghe, tutte le volte che vorranno. » 2° San Giovanni designa sette piaghe che caratterizza più specificamente. Ma questo numero sette rappresenta comunque tutti i tipi possibili di piaghe possibili che questi apostoli infliggeranno tutte le volte che vorranno, così come i sette Angeli rappresentano anche tutti gli apostoli della fine dei tempi, che saranno certamente numerosi. 3º Questo numero sette si applica piuttosto alle sette piaghe principali che San Giovanni caratterizza, come agli Angeli che le diffonderanno. 4° Con questi Angeli, San Giovanni ci rappresenta gli Angeli buoni e anche quelli cattivi; è così che lucifero è uno di quegli angeli che Dio manda o permette, secondo i suoi disegni segreti. 5° Questo numero sette non è tanto ordinale quanto cardinale; cioè, San Giovanni ha voluto piuttosto designare in sette specie l’ordine principale in cui queste coppe saranno versate. Infatti, queste piaghe verranno anche tutte insieme (Apoc. XVIII, 8).  « Ecco perché in un solo giorno arriveranno queste piaghe, la morte, il duolo, e la carestia, ed essa (Babilonia) sarà bruciata dal fuoco. » E gli uomini che avevano il carattere della bestia e quelli che adoravano la sua immagine, erano colpiti da una piaga crudele e terribile. Noi crediamo che questa piaga consisterà in una crudele malattia dell’intestino. Troviamo, inoltre, nelle piaghe inflitte da Mosè e Aronne una figura di ciò che può essere quello di cui si tratta qui, e di cui San Giovanni non indica il carattere. Esodo, IX, 10: « Presero delle ceneri e si misero davanti al faraone, e Mosè le gettò verso il cielo, e allora si formarono ulcere e gonfiori ardenti su uomini e bestie. » Vedi anche 1 Reg V, 6, 9. Poi viene la seconda piaga.

III. Vers. 3; … e tutto ciò che aveva vita nel mare morì. Questa seconda piaga sarà dunque la corruzione dell’acqua del mare, che diventerà come il sangue di un morto; e il sangue di un morto, non avendo più la sua circolazione e diventando più denso e più nero, non tarda a corrompersi e a divenire infetto. Il fetore e l’infezione che risulteranno da una tale piaga possono essere giudicati da questo, quando tutta l’acqua dei mari sarà diventata come il sangue di un morto. E tutto ciò che aveva vita nel mare morirà, cioè tutti i pesci e i cetacei periranno, e il fetore dei loro corpi morti si aggiungerà alle esalazioni putride dell’acqua del mare, che è diventata come il sangue di un morto. Noi stessi fummo testimoni di una simile piaga al tempo del colera che afflisse così crudelmente l’Europa nell’anno 1854; e vedemmo le acque del golfo di Napoli simili all’olio e luminose come il fosforo, a perdita d’occhio. I pesci perirono in grande quantità e il popolo si astenne dal mangiarli per tutta la durata dell’epidemia. Questo fenomeno, che a volte si vede nei grandi calori, si manifestò in un grado senza pari; e gli studiosi cercavano di spiegarlo con la presenza di microrganismi.

IV . Vers. 4. – E il terzo Angelo versò la sua coppa sui fiumi e sulle fontane, e ci fu sangue ovunque. Tutte queste parole e le precedenti devono essere prese alla lettera. Così, in quel tempo, non ci sarà quasi più acqua da bere, perché non solo l’acqua salata ma anche l’acqua dolce sarà trasformata in sangue, come il testo esprime con queste parole: Sui fiumi e sulle fontane, e c’era sangue ovunque. Questa mancanza d’acqua avverrà nello stesso momento in cui gli uomini saranno bruciati da un calore divorante; perché in un solo giorno verranno le sue piaghe, la morte, il lutto e la carestia, e Babilonia, cioè le nazioni della terra che hanno adorato la bestia e hanno portato il carattere del suo nome, sarà bruciata col fuoco, perché il Dio che la giudicherà è il Dio forte. Dopo questa terza piaga, San Giovanni interrompe il corso della sua descrizione con le seguenti osservazioni:

V. Vers. 5. – E udii l’Angelo delle acque dire: Voi siete giusto, o Signore, che siete e che siete stato; Voi siete santo, quando giudicate così. 1° Sant’Agostino, (Lib . 83, 9, 79), e prima di lui Origene, (Hom. 14, in Num.) insegnano che ogni cosa visibile in questo mondo è governata da un Angelo, ed è per questo che si è parlato dell’Angelo delle acque nel nostro testo. 2°. È stato detto più di una volta che le acque nella Scrittura spesso significano le tribolazioni. Con questo Angelo delle acque, San Giovanni rappresenta allegoricamente il sentimento unanime dei fedeli della Chiesa, che accetteranno con rassegnazione queste grandi tribolazioni alle quali prenderanno parte anche essi. Infatti, i giusti, secondo l’esperienza di tutti i secoli, patiscono insieme ai colpevoli. L’unica differenza è che i santi comprendono la giustizia e la santità di Dio in mezzo alle loro prove, mentre gli empi non lo comprendono; e questo è ciò che si vedrà specialmente alla fine dei tempi, secondo Daniele, XII, 10: « Molti saranno scelti e purificati, e provati come dal fuoco; e quelli che sono empi agiranno empiamente, e tutti gli empi non capiranno; ma i saggi comprenderanno. » Così, gli ultimi eletti capiranno la santità e la giustizia di Dio nei suoi terribili giudizi: la santità in quanto vedranno che Dio non permetterà queste piaghe temporali se non per purificarli e renderli degni della felicità eterna. Riconosceranno anche la sua giustizia, come vediamo dal versetto seguente:

Vers. 6: Poiché hanno versato il sangue dei santi e dei profeti, Voi avete dato anche a loro da bere del sangue, e questo è ciò che meritano. Con queste parole San Giovanni indica il motivo per cui questa piaga di sangue sarà inviata: Perché hanno versato il sangue dei santi e dei profeti. – 1° Questo passaggio si applica ai Santi e ai Profeti della Chiesa universale di tutti i tempi in generale; e si applica in particolare ai santi e ai profeti che saranno martirizzati nell’ultima persecuzione. – 2°. Bisogna osservare qui che le sette piaghe fisiche di cui si parla in questo capitolo corrispondono alle sette principali piaghe morali che avranno afflitto la Chiesa nel corso della sua esistenza. E questo è così visibile, che queste sette piaghe generali degli ultimi tempi sono annunciate nello stesso ordine e con gli stessi caratteri delle principali eresie della Chiesa. Così il primo nemico del Cristianesimo fu la sinagoga, e la prima eresia venne dai Giudei, che sostenevano che la circoncisione era necessaria per la salvezza. Da qui la prima piaga fisica degli ultimi tempi, che sarà crudele e terribile, e farà soffrire orribilmente gli uomini che adoreranno la bestia. Benché San Giovanni non precisi il tipo di questa malattia, si può credere, come abbiamo già detto, che questa piaga sarà simile a quella dell’Egitto, che consisteva in ulcere e gonfiori brucianti. Ora, questa piaga del primo Angelo causerà pene crudeli e terribili agli uomini, per punire i loro crimini, e anche per punire la prima eresia di cui abbiamo appena parlato. Perché non dobbiamo dimenticare che, verso la fine dei tempi, vedremo una ricapitolazione e il colmo di tutti i crimini degli uomini dall’origine del mondo. Da qui anche la ricapitolazione e il colmo di tutti i mali fisici, come punizione per questi crimini, in generale e in particolare. Il secondo nemico della Chiesa fu il paganesimo, che, durante lo spazio di trecento anni, causò lo spargimento di un mare di sangue. Da qui la seconda piaga del sangue sul mare: e divenne come il sangue di un morto. Poi apparvero gli eretici, alcuni dei quali, come Ario e Macedonio, attaccarono le fonti della grazia, negando la divinità del Figlio e dello Spirito Santo, che ne sono il principio, come Pelagio ne rigettò la necessità. Da qui anche la terza piaga sui fiumi e sulle fontane, e si ebbe sangue ovunque. Gli altri, come Nestorio, Eutiche, etc. con le loro false dottrine in merito alla Persona e alla natura di Gesù Cristo, oscurarono questo sole di giustizia, e quindi anche la quarta piaga di cui si parla più in basso, dove vediamo che il quarto Angelo versò la sua coppa sul sole. E gli uomini furono bruciati con un calore divorante. – Dopo tutte queste eresie seguirono gli effetti dell’errore di Ario, di cui San Giovanni indica la punizione con la quinta piaga, come aveva indicato questa eresia, nel capitolo IX, 1, sotto l’enigma del quinto Angelo che suona la tromba. Infatti, fu attraverso l’imperatore Valente che l’eresia di Ario, paragonata al fumo del pozzo delle profondità, si diffuse in tutto il mondo al tempo dei Goti e dei Vandali, a tal punto che il mondo si stupì di vedersi ariano; infatti, sotto l’imperatore Zenone non si annoverava tra i Cattolici neppure il più piccolo monarca. Perciò anche il quinto Angelo (che) versò la sua coppa sul trono della bestia; e il suo regno si oscurò, e gli uomini si divorarono la lingua nell’eccesso del loro dolore. E bestemmiavano il Dio del cielo a causa dei loro dolori e delle loro piaghe, e non fecero penitenza delle loro opere. Infatti, gli ariani, negando la divinità del Figlio e dello Spirito Santo, bestemmiavano il Dio del cielo; e non fecero penitenza per le loro opere, meritando di divorarsi la lingua nell’eccesso del loro dolore, poiché Valente ed i suoi simili, dopo aver coperto i regni della terra con le tenebre, e fatto strappare la lingua a diversi Vescovi d’Africa, morirono ariani. – La sesta piaga morale venne dai protestanti, che infettarono l’Europa soprattutto con i loro errori. Ora, come abbiamo visto, l’Europa è rappresentata dall’Eufrate. L’eresia di Lutero ha una grande analogia con quella dell’anticristo, in quanto entrambi avranno riassunto tutti gli errori che li hanno preceduti, avranno abolito il Sacrificio perpetuo e il celibato; e così, allora l’eresia di Lutero avrà immediatamente preceduto quella dell’Anticristo e prosciugato le acque del grande fiume della grazia in Europa; l’Apostolo ha ragione quando dice che il sesto angelo verserà la sua coppa sul grande fiume Eufrate, che è l’Europa, e che le sue acque saranno prosciugate per preparare la strada ai re d’Oriente, cioè all’Anticristo e ai suoi sostenitori. Ordunque, come abbiamo detto in una nota a questo lavoro, anche se tutti gli errori devono scomparire nella sesta epoca, le conseguenze del protestantesimo saranno ancora abbastanza potenti per preparare la strada all’Anticristo in Europa.  Infine, il settimo e più grande male morale di tutti sarà la negazione di Dio, senza il quale l’uomo non può esistere più, e infinitamente meno, di quanto possa vivere senza aria. Questo crimine sarà quello della consumazione, altrimenti chiamato l’abominio della desolazione; e da qui anche il settimo Angelo che verserà la sua coppa nell’aria. E poi verrà la grande tempesta che precede la consumazione dei tempi.

VI. Poiché hanno versato il sangue dei santi, avete dato loro anche il sangue da bere. Con queste parole, san Giovanni indica la causa di questa piaga del sangue, perché essi hanno sparso il sangue dei Santi, cioè di tutti i martiri, da Abele fino all’ultimo, ed in particolare dei predicatori che predicheranno prima dell’ultima tribolazione. E questo è quello che meritano. È un’acclamazione alla giustizia di Dio, che punisce i peccatori anche in questo mondo, in modo simile e proporzionato ai loro crimini. Come questa causa di sangue, San Giovanni indica implicitamente tutte quelle che abbiamo appena menzionato, ed è per questo che ce le fa rimarcare.

Vers. 7. E dall’altare ne ho sentito un altro dire: Sì, Signore Dio onnipotente, i tuoi giudizi sono giusti e veritieri. Questo Angelo dell’altare è il sommo Sacerdote e il Sacerdozio in generale, che riconoscerà e manifesterà pubblicamente agli uomini la causa di queste ferite, dichiarandole giuste e meritate. Questo Angelo rappresenta anche la Chiesa trionfante, che unirà la sua acclamazione a quella della Chiesa militante. Dopo queste acclamazioni e applausi, con cui San Giovanni ha appena fatto l’applicazione generale di queste piaghe, segue la continuazione della loro descrizione.

VII. Vers. 8. – Il quarto Angelo versò la sua fiala sul sole; e gli fu dato di tormentare gli uomini con la ferocia del fuoco.

Vers. 9E gli uomini furono bruciati da un calore divorante e bestemmiarono il nome di Dio, che ha in suo potere queste piaghe, e non fecero penitenza per dargli gloria. Questi due versetti annunciano una piaga tanto più terribile perché arriverà nello stesso momento in cui mancherà l’acqua per porvi rimedio. Questa piaga sarà una grande siccità e un caldo orribile, che divorerà gli uomini e seccherà le piante, così che un gran numero degli uni e delle altre periranno. Ma nonostante questo, i malvagi saranno così induriti e accecati che non ne riconosceranno la causa o la giustizia, come vediamo da queste parole: E non faranno penitenza per dare gloria a Dio. Inoltre, bestemmieranno contro Dio Onnipotente, invece di cercare di placare la sua ira, e disarmare il suo braccio vendicatore. E bestemmiarono il Nome di Dio, che aveva queste ferite in suo potere …. Il Nome di Dio ….. specialmente quello di Nostro Signore Gesù Cristo. Quinta piaga:

VIII. Vers. 10. – E il quinto angelo versò la sua fiala sul trono della bestia; e il suo regno si oscurò, e gli uomini si divorarono la lingua nel loro dolore. Questo trono della bestia deve essere inteso in particolare come la città di Gerusalemme dove sarà stabilita la sede dell’anticristo; e questo quinto angelo, che è designato qui letteralmente, sarà lucifero. Perché, come è stato detto più di una volta, la stessa figura può significare varie cose, anche opposte tra loro. Questo angelo verserà la sua piaga sul trono della bestia, cioè sull’anticristo stesso e sui suoi ministri, alcuni dei quali saranno re. Egli accecherà le loro menti e indurirà i loro cuori, così che ne risulterà una grande confusione in tutti i regni sotto il loro potere, perché saranno tutti immersi nelle più profonde tenebre dell’incredulità e dell’errore: la luce della verità non risplenderà su di loro, perché l’anticristo, il loro capo, sarà posseduto dal potere delle tenebre, che è lucifero. E come l’ordine morale presiede all’ordine fisico, il turbamento degli spiriti produrrà anche un turbamento nei cuori e nelle azioni degli uomini. È quindi comprensibile da questo le ingiustizie, le persecuzioni, la forza bruta e tutti gli abomini che saranno commessi in questo regno infernale. E gli uomini si divoreranno la loro lingua nell’eccesso del loro dolore. Queste parole mostrano l’orrore dei mali che affliggeranno questo regno dell’anticristo, poiché gli uomini divoreranno la loro lingua nell’eccesso del loro dolore. È un iperbole che esprime gli effetti delle terribili piaghe con cui Dio punirà i malvagi che adoreranno la bestia e che bestemmieranno contro di Lui e i suoi Santi. Questo è ciò che San Giovanni ci spiega nel versetto seguente:

Vers. 11. – E bestemmiarono il Dio del cielo a causa dei loro dolori e delle loro piaghe, e non si pentirono delle loro azioni. Sesta piaga.

IX . Vers. 12. – E il sesto Angelo versò la sua coppa sul grande fiume Eufrate, e le sue acque furono prosciugate per preparare una via ai re d’Oriente. L’Eufrate è uno dei fiumi più importanti del mondo, che nasce nelle montagne della grande Armenia, si congiunge al Tigri e poi costituisce quel paese che si chiama Mesopotamia, e da lì scorre nel Mar Persico. Ora questo fiume sarà prosciugato miracolosamente dal sesto Angelo inviato da Dio per versare la sesta coppa della sua ira; ed è attraverso questo che sarà aperto un passaggio ai re d’Oriente che andranno ad unirsi all’anticristo con i loro eserciti. Perché Dio li riunirà più tardi nel luogo chiamato in ebraico Armaggedon per colpirli tutti in una volta e consumare la loro rovina. Abbiamo un esempio del prosciugamento dell’Eufrate da parte di Ciro, re di Persia, che deviò le acque di quel fiume per potersi impadronire di Babilonia. (Vedi Daniele, X e XI, in Martini). Con questo fiume Eufrate si intende anche l’Europa; perché, come abbiamo visto in questo lavoro, l’Eufrate era il più grande dei quattro fiumi che scorrevano nel paradiso terrestre, e questi quattro fiumi rappresentano in figura le quattro parti del mondo. Ora, questo prosciugamento delle acque dell’Eufrate è inteso anche in senso figurato per l’Europa, che è la regione più bella e più popolosa della Chiesa; poiché verso la fine dei tempi, la fede scomparirà gradualmente in tutto il mondo, ed è come una punizione per l’apostasia generale e l’ingratitudine di cui l’Europa, abbondantemente e per tanto tempo cosparsa delle acque salvifiche della fede, sarà colpevole, per cui Dio manderà il suo Angelo a prosciugare le sorgenti della sua grazia in quella terra indegna. Da allora in poi, le sue forze morali e fisiche saranno così indebolite che i re d’Oriente, cioè l’anticristo e i suoi alleati, troveranno una via facile per penetrarvi, per sottometterla al loro dominio e per diffondervi i loro errori. Questo si vede più chiaramente dalle seguenti parole:

X. Vers. 13. E vidi tre spiriti immondi uscire dalla bocca del dragone, dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta, come delle rane.

Vers. 14. – Questi sono gli spiriti dei demoni che fanno prodigi e vanno presso i re di tutta la terra per chiamarli a combattere nel grande giorno di Dio Onnipotente. Questi tre spiriti immondi, simili a rane, che San Giovanni vide uscire dalla bocca del drago, dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta, saranno dunque gli spiriti dei demoni che faranno dei prodigi. Qui vediamo la preparazione della grande battaglia che sarà combattuta nel grande giorno di Dio Onnipotente, tra le potenze del cielo con la Chiesa militante sulla terra da una parte, e le potenze infernali in lega con il mondo dall’altro. Non appena sarà stata spianata la strada ai re d’Oriente, cioè al dragone che è lucifero, il capo delle potenze infernali, alla bestia che sarà l’anticristo e il dominatore del mondo, e al suo falso profeta che sarà l’antipapa, usciranno dalla loro bocca tre spiriti immondi, cioè demoni che faranno prodigi. Questi tre spiriti immondi, che saranno veri demoni, sono anche le tre concupiscenze di cui parla San Giovanni, (I. Epistola, II, 16): « Perché tutto ciò che è nel mondo è o concupiscenza della carne o concupiscenza degli occhi, o orgoglio  della vita, e tutte queste cose non sono del Padre, ma del mondo. » In questo piano d’attacco ordito da lucifero, possiamo ancora vedere il suo antico orgoglio di voler eguagliare Dio imitando le tre Persone della Santa Trinità; poiché il dragone qui scimmiotta Dio Padre, la bestia vuole rappresentare Dio Figlio, e il falso profeta è una rozza e abominevole rappresentazione di Dio Spirito Santo. Questi tre mostri, il dragone, la bestia e il falso profeta, non sono che un unico essere morale rappresentato da tre persone distinte, ognuna delle quali dovrà recitare la sua parte e prendere parte attiva nel grande combattimento di Dio onnipotente. Le loro armi saranno tutti i vizi rappresentati dai tre spiriti impuri, o dalle tre concupiscenze che riassumono in loro tutto ciò che può lusingare le passioni degli uomini. Con questo mezzo, questi demoni riuniranno i malvagi e ne formeranno un esercito numeroso, che inciteranno alla rivolta contro Dio, per far condividere ad essi la loro sorte e gettarli nell’abisso. Le loro armi, così formidabili per gli uomini, saranno il richiamo dei piaceri, la sete delle ricchezze e la gloria degli onori. E queste tre concupiscenza, o questi tre spiriti impuri, sono veramente rappresentati dalle rane. Perché: 1° La rana è un animale disgustoso che si compiace solo nel fango delle acque corrotte. 2° Gracchia e si sente soprattutto nel buio della notte. 3° Le rane si riuniscono in gran numero in un luogo. 4° La luce le abbaglia, ed è per mezzo di torce che gli uomini le prendono per mangiarle. 5° Sono anfibi e strisciano nella polvere o guazzano nell’acqua torbida. 6° Si moltiplicano in modo sorprendente; una sola è sufficiente per produrne un numero incalcolabile. – 7°. Esse sono prive di forza e diventano così il rifiuto degli animali che le calpestano. 8°. Sono il pasto dei serpenti 9°. Quando vogliono alzarsi, ricadono nella polvere o nel fango, etc. Ora questi saranno i caratteri di quegli spiriti immondi che usciranno dalla bocca del dragone, dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta, per chiamare i re di tutta la terra a combattere nel grande giorno di Dio Onnipotente. – 1°. Questi spiriti, chiamati impuri dallo stesso San Giovanni, saranno disgustosi come la rana, perché non trarranno che piacere dalla melma e dal fango dei vizi. Infatti, è in questa melma o acqua fangosa che deporranno le loro uova e si moltiplicheranno come la sabbia del mare. La loro prole popolerà tutta la terra, che sarà come infettata da questi spiriti immondi. 2º Questi empi si faranno sentire solo nelle tenebre della notte degli errori, e si manifesteranno solo nelle tenebre, perché è la natura degli empi fuggire la luce e cercare le tenebre per perpetrare i loro crimini. 3°. Quando la vera luce risplenderà agli occhi degli adoratori della bestia, essi si ritireranno nelle tenebre per non vederla; ma non appena i ministri dell’anticristo faranno brillare la fioca luce dei loro falsi prodigi, appariranno in massa come rane quando vengono pescate con una torcia fatta di bitume e di zolfo; e si lasceranno prendere per diventare cibo di demoni. 4° Essi si riuniranno per seguire la falsa luce dell’anticristo quando brillerà nei loro occhi. 5°. Saranno disposti a vivere come la rana, a volte nella polvere dei beni terreni e avvolte nel fango dei vizi. 6°. Essi si moltiplicheranno come le rane e aumenteranno all’infinito i loro crimini e le loro vittime con il loro gracchiare e il loro gridare, dicendo: Chi è come la bestia, cioè l’anticristo, il loro messia, e chi potrà resistergli? Saranno impotenti a resistere alla bestia, e si lasceranno calpestare e divorare dai suoi agenti. 7°. Diventeranno il cibo dei rettili infernali. 8°. Quando vorranno sollevarsi contro il cielo, o cercheranno di sfuggire al loro stato degradato aspirando ad una falsa gloria, ricadranno nella polvere o nel fango del peccato, in attesa di essere divorati dai demoni. Ma malgrado le loro grida ed il loro numero, non potranno nuocere né a Dio né ai suoi eletti, perché questi saranno molto più in alto di quanto l’aquila sia sopra la rana quando plana nell’aria. E vidi uscire dalla bocca del dragone, dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta, tre spiriti immondi come rane. Vale a dire che questi vizi, errori e abomini rappresentati dalle rane uscirono dalla bocca di questi tre mostri, lucifero, l’anticristo e il suo falso profeta l’antipapa, che si accorderanno tra loro e pubblicheranno con gli editti dell’anticristo e con la predicazione del falso profeta, ciò che lucifero, che è il dragone, avrà loro ispirato ed ordinato di predicare ed eseguire. Ed è anche in questo modo che lucifero cercherà di imitare Dio, facendo ciò che Dio fa per il bene; ed è a questo scopo perverso che questi tre mostri sosterranno la loro missione con falsi prodigi. Questi sono gli spiriti dei demoni che compiono prodigi. Questi tre mostri, lucifero, l’anticristo e il suo falso profeta rivolgeranno ai re di tutta la terra, cioè a tutti i popoli del mondo il male che questi re rappresentano, e con l’appetito dei vizi, la perfidia della loro dottrina e soprattutto la brillantezza dei loro prodigi, cercheranno di attirare tutti gli uomini dietro di loro, per riunirli e formare un esercito numeroso che faranno combattere contro Dio Onnipotente. Ma i loro sforzi saranno vani, perché la forza di questo esercito sarà come quella di un immenso numero di rane, che possono solo gracchiare e agitarsi invano.

XI. È per metterci in guardia contro questi spiriti immondi che Gesù Cristo ci rivolge le seguenti parole:

Vers. 15. – Ecco, io vengo come un ladro. Beato colui che veglia e custodisce le sue vesti, per non andare nudo e scoprire la sua vergogna. Queste parole contengono un avvertimento salutare ed efficace per i fedeli. Ecco, io vengo come un ladro. È Gesù Cristo stesso che parla qui nello stesso senso del capitolo III, 3: “Perché se non vegliate, verrò a voi come un ladro e non saprete in quale ora verrò.” È di questo arrivo improvviso e imprevisto per i malvagi immersi nella notte delle tenebre e privati delle loro vesti, che sono le virtù cristiane, che parla San Paolo, I. Tess., IV , 15: « Appena sarà dato il segnale dalla voce dell’Arcangelo e dalla tromba di Dio, il Signore stesso scenderà dal cielo; e quelli che sono morti in Cristo Gesù risorgeranno per primi. Allora noi che siamo vivi e siamo rimasti saremo presi insieme a loro nelle nuvole nell’aria per incontrare Gesù Cristo, e così saremo con il Signore per sempre. Perciò confortatevi a vicenda con queste parole. Quanto al tempo e al momento, non avete bisogno, fratelli miei, che vi scriviamo su questo, perché voi stessi sapete che il giorno del Signore verrà come un ladro nella notte. Perché quando diranno: “Pace e sicurezza”, allora un’improvvisa rovina li colpirà, come una donna è sorpresa dai dolori del parto e non potranno sfuggirvi. » – Ecco, io vengo come un ladro. Queste parole contengono anche una consolazione per i giusti e i santi che si troveranno in grande isolamento al tempo dell’Anticristo, e vedranno la massa dei peccatori agitarsi, gridando: “Chi è come la bestia, e chi potrà resistergli? Questi empi diranno anche in mezzo al loro fango e nella piena sazietà dei loro desideri carnali: “Pace e sicurezza“. E quella terribile Babilonia dirà: (Apoc. XVIII, 7): « Io siedo come regina e non sono vedova, e non sono in lutto. » – Beato colui che vigila e custodisce le sue vesti, per non camminare nudo e scoprire la sua vergogna. Gesù Cristo raccomanda qui ai fedeli che vivranno in quel tempo di vegliare su se stessi, perché se i Cristiani devono essere vigili in ogni momento, la vigilanza sarà particolarmente necessaria quando il diavolo sarà scatenato e nella pienezza del suo potere. Questi indumenti sono le virtù cristiane, specialmente la mortificazione, la carità, la purezza e la semplicità di cuore. Questa veste è anche la grazia santificante di cui è rivestita l’anima degli eletti. Che non cammini nudo e scopra la sua vergogna. Questa nudità rappresenta l’assenza di virtù, e questa vergogna significa lo stato del peccatore immerso nell’orrore del vizio. E quando Dio verrà in mezzo alle tenebre degli empi, la loro nudità e vergogna sarà portata alla luce al sole della giustizia e della verità. Beato colui che veglia e conserva i suoi vestiti. Questo passaggio si riferisce ai ladri che andavano in giro nei bagni pubblici per rubare i vestiti dei bagnanti. Ancora queste parole alludono al Vangelo di San Matteo, (XXIV, 18): « Chi è nel campo non torni a prendere la sua veste….. Prega, dunque, che il tuo volo non sia in inverno, né in giorno di sabato. » Cioè, non aspettiamo l’ultimo giorno per convertirci; perché il Signore verrà come un ladro e prenderà le vesti che non abbiamo voluto indossare. Matth. XXIV, 27: « Perché come il fulmine dall’oriente all’occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo …. E alla venuta del Figlio dell’Uomo sarà come ai tempi di Noè. Perché come nei giorni prima del diluvio gli uomini mangiavano e bevevano, si sposavano e avevano figli, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non pensarono al diluvio finché esso non venne e li portò via tutti; così sarà alla venuta del Figlio dell’Uomo……. Vegliate dunque, perché non sapete in quale ora il Signore verrà. »

XII. Vers. 16. – E li radunò nel luogo che in ebraico si chiama Armageddon. Armageddon è un luogo in Palestina, famoso per le sconfitte di diversi principi, (Jud,. IV, 7, 16; V, 19; IV Reg. IX, 27; XXIII, 29). Questo luogo serve dunque come figura e rappresenta la riunione di tutti gli empi che accorreranno a Gerusalemme al tempo dell’anticristo, come abbiamo visto nel corso di questa opera. Dio permetterà questo raduno di re, popoli e nazioni, con le loro armate, verso il centro della potenza infernale, che sarà Gerusalemme, per colpirli tutti insieme nel grande giorno di Dio Onnipotente. È a questo passo che si riferiscono queste altre parole dell’Apocalisse, XX , 7: « Dopo il compimento dei mille anni, satana sarà sciolto e sedurrà le nazioni che sono ai quattro angoli della terra, Gog e Magog, e le radunerà per la battaglia, e il loro numero sarà come la sabbia del mare. E salirono sulla faccia della terra e circondarono l’accampamento dei santi e la diletta città (Gerusalemme). Ma il fuoco di Dio scese dal cielo e li divorò; e il diavolo che li aveva sedotti fu gettato nel lago di fuoco e di zolfo, dove la bestia e il falso profeta saranno tormentati giorno e notte nei secoli dei secoli. » È a questo stesso passaggio che si riferisce anche ciò che è stato detto sulla morte dell’anticristo nel capitolo della resurrezione di Enoch ed Elia, (Apoc. XI, 13).Dopo questa descrizione delle prime piaghe, e in particolare della sesta, in cui abbiamo appena visto la preparazione del grande giorno di Dio Onnipotente con la corruzione generale del mondo, e con il raduno universale dei malvagi verso Gerusalemme, San Giovanni procede poi alla descrizione dell’ultima delle sette piaghe.

XIII. Vers. 17. – E il settimo Angelo versò la sua fiala nell’aria, e una voce forte venne dal tempio e dal trono, dicendo: È fatto. Quest’ultima piaga è, come abbiamo detto, la piaga della consumazione, come indicano chiaramente queste parole: È fatto, cioè tutto è consumato; i malvagi hanno raggiunto il culmine delle loro abominazioni, dopo essersi contaminati con tutti i modi possibili e dopo aver osato negare l’esistenza di Dio loro Creatore per adorare i demoni. Dio sta per colpire l’aria che comunica agli uomini la vita e la luce del corpo, siccome essi hanno osato cercare di colpire Dio che è la vita e la luce dell’anima, e senza il quale nulla può esistere. E il settimo Angelo versò la sua coppa nell’aria, e una voce forte uscì dal tempio e dal trono, dicendo: è fatto! – 1° Questa voce forte è quella di Gesù Cristo stesso, poiché Egli è il tempio del Dio vivente e siede alla destra di Dio Padre nello splendore della sua gloria. Ecco perché si dice che la sua voce sia uscita dal tempio e dal trono, e che questa voce è forte, perché in effetti è arrivato il momento in cui Gesù Cristo stesso vendicherà esteriormente la gloria di Dio, così indegnamente oltraggiata sulla terra. È fatto, cioè tutto si è consumato, le profezie si sono compiute e stanno per compiersi ancora. I peccatori hanno raggiunto l’apice dei loro crimini, io raggiungerò l’apice della mia giustizia; i loro crimini sono consumati, sta per esserlo anche la mia vendetta.

Vers. 18. – E ci furono lampi e tuoni, e un grande terremoto, e così grande fu questo terremoto, che mai prima d’ora gli uomini ne hanno avvertito uno simile da quando sono sulla terra.

Vers. 19. – E la grande città fu divisa in tre parti, e le città delle nazioni caddero; e Dio si ricordò della grande Babilonia, per darle da bere il vino dello sdegno della sua ira.

Vers. 20.- E tutte le isole fuggirono e le montagne scomparvero.

Vers. 21. – E una grande grandine, del peso di un talento, scese dal cielo sugli uomini; e gli uomini bestemmiarono Dio a causa della piaga della grandine, perché la piaga era molto grande. Tutte queste parole annunciano la più grande, la più terribile e la più tremenda catastrofe che il mondo abbia mai visto. Si è mostrato nel corso di questo libro come gli empi si riuniranno gradualmente, sia moralmente che fisicamente, e finiranno per riunirsi in numero immenso come la sabbia dei mari, secondo le parole dell’Apocalisse stessa, (XX, 7): « Dopo che i mille anni saranno compiuti, satana sarà sciolto e uscirà dalla sua prigione e sedurrà le nazioni che sono ai quattro angoli della terra, Gog e Mogog, e le radunerà per la battaglia, e il loro numero sarà come la sabbia del mare ». Allora tutti i re della terra avranno seguito la voce dell’anticristo e dei suoi falsi profeti, e saranno venuti in massa a Gerusalemme con tutti i loro eserciti e tutto l’apparato della loro potenza. (Apoc. XVI, 12): « Le acque del grande fiume Eufrate furono prosciugate per preparare una via ai re dell’Oriente. E vidi tre spiriti immondi uscire dalla bocca del dragone, dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta, come delle rane. Questi sono gli spiriti dei demoni che fanno prodigi e vanno dai re di tutta la terra per chiamarli a combattere nel grande giorno di Dio Onnipotente. » Vediamo in seguito tutti questi formidabili eserciti riuniti in un solo luogo, con il permesso dell’Onnipotente. (Apoc. XVI, 16): « E li radunerà nel luogo che in ebraico si chiama Armageddon », famoso per tante sconfitte. Lucifero, l’anticristo, e il suo falso profeta l’antipapa, comandano essi stessi tutti questi eserciti in persona, e li fanno accampare nel luogo nei dintorni di Gerusalemme. (Apocalisse XX, 8): « Ed essi salirono sulla faccia della terra e circondarono l’accampamento dei santi e la città diletta. » Nel mentre che lucifero e l’anticristo si fanno adorare come Dio, tutta questa marea di persone si sottomettono al loro potere, considerando l’anticristo come il messia, e la terra come cambiata in un paradiso di delizie nel quale possono abbandonarsi a tutti gli orrori della voluttà, fanno risuonare le pianure e le colline che occupano, delle loro orribili bestemmie. La gioia di questa Babilonia è al suo culmine, e d essa si rallegra (Apoc. XVIII, 7): « Sono seduta regina, non sono vedova e non sarò nel duolo; » e altrove, (lbidem, XIII, 4): « Chi è come la bestia e chi può combattere contro di essa? » In effetti, l’Anticristo sembra aver ottenuto un pieno trionfo; perché ha sconfitto gli unici due nemici che potevano ancora competere con lui per la vittoria. Enoch ed Elia, quei due profeti che erano potenti in azioni e parole, sono caduti; i loro corpi sono esposti agli insulti e alle derisioni del mondo intero, che celebra la loro sconfitta con festeggiamenti tanto pomposi quanto sacrileghi, giungendo a mandarsi regali l’un l’altro. (Apoc. XI, 7): « E quando avranno finito la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso farà guerra a loro, li vincerà e li ucciderà. E i loro corpi saranno deposti nelle piazze della grande città, spiritualmente chiamata Sodoma ed Egitto, dove anche il loro Signore fu crocifisso. E le tribù e i popoli e le lingue e le nazioni vedranno i loro corpi distesi per tre giorni e mezzo, e non permetteranno che siano messi nel sepolcro. E gli abitanti della terra si rallegreranno della loro morte, la festeggeranno e manderanno doni gli uni agli altri, perché questi due profeti tormentavano coloro che abitano sulla terra. ». – Infine, i pochi eletti e fedeli che sono rimasti fedeli alla Chiesa di Gesù di Nazareth, dopo la più disastrosa delle persecuzioni, sono stati umiliati, dispersi e come annientati; essi si tengono nascosti nelle grotte buie e nei recessi delle rocce… Ma la scena cambia improvvisamente e Dio non è più sordo alla voce e ai gemiti dei suoi santi. Perché proprio in questo momento, in quest’ora solenne, i due profeti si alzano e stanno davanti al mondo riunito, Apoc. XI, 11: « Ma dopo tre giorni e mezzo, lo spirito di vita entrò in loro da Dio. Ed essi si alzarono in piedi; e grande paura venne su coloro che li videro. E udirono una voce forte che diceva loro dal cielo: “Venite qui”. E salirono al cielo sotto gli occhi dei loro nemici. A questa vista tutti i re, i popoli e le nazioni della terra sono presi da. A questa vista tutti i re, i popoli e le nazioni della terra sono presi da grande paura e sono come sconvolti dallo stupore e dalla costernazione. L’Anticristo, vedendosi confuso e mancante, con un ultimo sforzo e con il suo ultimo prodigio, per rafforzare i suoi adoratori nel loro dubbio ed esitazione, si solleva in aria con l’aiuto del potere infernale. Ma, o stupefacente meraviglia, è qui che il Dio forte sferra il suo grande colpo! L’Anticristo stesso cade e viene gettato nell’abisso. » (Apoc. XX, 9): « Ma il fuoco scese dal cielo e li divorò, e il diavolo che li seduceva fu gettato nel lago di fuoco e di zolfo dove la bastia e i falso profeti  saranno tormentati giorno e notte nei secoli dei secoli. E ci furono lampi e tuoni e un grande terremoto, così grande che nessun uomo ha mai provato da quando è stato sulla terra. E la grande città fu divisa in tre parti, e le città delle nazioni caddero. Questo terremoto sarà sentito in tutto l’universo, e le città delle nazioni subiranno la stessa sorte di Gerusalemme e anche peggio, poiché il testo dice: E le città delle nazioni caddero. Queste città saranno dunque completamente distrutte, perché San Giovanni non dice di loro, come aveva detto di Gerusalemme, La decima parte della città è caduta, ma dice senza distinzione e in modo assoluto: E le città delle nazioni sono cadute. La ragione di questa differenza è che Gerusalemme, presa in senso mistico, rappresenta la Chiesa che non sarà mai completamente distrutta. E Dio si ricordò della grande Babilonia, cioè di tutti gli empi dall’inizio del mondo, per darle da bere il vino dell’indignazione della sua rabbia… – E una grande grandine, pesante come un talento discese dal cielo sugli uomini, e gli uomini bestemmiavano Dio a causa della piaga della grandine, perché la grandine era molto grande. I malvagi in gran numero sono uccisi dalla grandine, o divorati dal fuoco, o schiacciati e inghiottiti dal terremoto. E gli altri ebbero paura e diedero gloria a Dio. (Apoc, XI). E tutte le isole fuggirono, e le montagne sparirono. Queste isole che sono fuggite, sono quei fedeli che Dio ha voluto risparmiare in questo terribile disastro. Questi sono paragonati alle isole dei mari, perché come le isole sono costantemente battute dalle tempeste e divorate dalle acque, così i buoni, che sono isolati e in piccolo numero, sono anche costantemente battuti dalle tempeste della persecuzione e come divorati dalle acque della tribolazione. E queste isole, cioè gli unici uomini che non hanno preso parte agli abomini di Babilonia, sapendo dalle profezie ciò che deve accadere, se ne andranno da questo luogo di disastro. È di loro che si parla in San Matteo, (XXIV, 15): « Quando dunque vedrete nel luogo santo l’abominio della desolazione predetto dal profeta Daniele, chi legge ascolti: Quelli che sono in Giudea fuggano sui monti; chi sarà sul tetto non scenda a prendere qualcosa dalla sua casa; chi sarà nei campi non torni a prendere la sua veste. » Oltre a queste profezie, coloro che Dio vuole risparmiare saranno avvertiti da una voce dal cielo, dicendo: Uscite da Babilonia, popolo mio, per non essere partecipi dei suoi peccati e coperti dalle sue piaghe. (Apoc. XVIII, 4). Questo passaggio deve essere inteso in senso morale e letterale allo stesso tempo. C’è un esempio di un avvertimento simile dato prima della rovina di Gerusalemme; infatti, Giuseppe (De bello jud, lib. 7. cap. XII), riferisce che una voce uscì dal tempio dicendo: « Andiamo via da qui… ». E le montagne sono scomparse. Queste montagne sono la figura delle potenze del secolo, e tutto il contesto conferma la verità di questa interpretazione. Questo sarà spiegato più chiaramente nel prossimo capitolo. Così le nazioni saranno annientate in questo terribile dramma, e il loro potere sarà spezzato; perché scompariranno per sempre, per effetto di questo orribile terremoto. Plinio (lib. 2, cap. 4, XXXIII), riferisce l’effetto di un terremoto simile. I tre Evangelisti che citiamo qui parlano tutti di terremoti che avverranno verso la fine dei tempi. (Vedi Matteo, XXI, 7; Marco, XIII, 8, e Luca, XXI, 11): E una grande grandine del peso di un talento scese dal cielo sugli uomini. Filostorgio, (lib. II, cap . VII), racconta che nell’anno 404, una grandine cadde a Costantinopoli che pesava fino a otto libbre. Concludendo questo capitolo, è bene dire perché San Giovanni riferisce questa grande catastrofe della rovina di Gerusalemme in due capitoli diversi: cap. XI, 13, e cap . XVI, 18, 19. La ragione è che come uno storico racconta lo stesso fatto più di una volta per presentarlo sotto le sue varie facce e le sue diverse relazioni e circostanze, come per esempio la Passione di Gesù Cristo che è raccontata da tre Evangelisti in modo vario quanto alla forma e ai dettagli, ma perfettamente conforme quanto alla sostanza; così San Giovanni, nel suo capitolo XI, ci rappresenta la caduta di Gerusalemme e quella dell’anticristo in opposizione alla morte dei due profeti Enoch ed Elia; mentre nel capitolo XVI, la ripete per farla contrastare con il trionfo di Babilonia, o del mondo riunito per la grande battaglia, nel grande giorno di Dio Onnipotente. Infine, troviamo un’altra ragione per cui San Giovanni ripete questa importante descrizione della fine dei tempi; e questa ragione era di rappresentare questa catastrofe, la più grande che sia mai avvenuta, come l’ultima delle piaghe della fine del mondo; cioè, come la piaga della consumazione. Ed è solo dopo quest’ultima piaga che i resti degli uomini potranno entrare nel tempio del Signore, cioè la Chiesa, secondo queste parole: … E nessuno poteva entrare nel tempio finché le piaghe dei sette Angeli non fossero consumate.  Inoltre, la prova che questi due passi si riferiscono alla stessa catastrofe si trova facilmente nelle parole stesse del testo: perché nel primo passo è detto che il resto fu preso dal timore e diede gloria a Dio; e nel secondo è detto: “Le montagne spariranno“, cioè, che la grande prostituta che siede su sette montagne sarà distrutta come potenza insieme a tutti i malvagi;  e il resto farà penitenza, come vedremo più avanti. È chiaramente annunciato, inoltre, che i resti degli uomini daranno gloria a Dio solo dopo la consumazione delle sette piaghe, cioè quando il dragone sarà stato gettato giù con l’anticristo e i falsi profeti, secondo il significato di queste parole citate sopra, (Apoc. XV, 8): « E il tempio si riempì di fumo a causa della maestà e della potenza di Dio, e nessuno poteva entrare nel tempio fino a che le sette piaghe dei sette Angeli furono consumate.»

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXI)

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XXI)

INTERPRETAZIONE DELL’APOCALISSE Che comprende LA STORIA DELLE SETTE ETÁ DELLA CHIESA CATTOLICA.

DEL VENERABILE SERVO DI DIO BARTHÉLEMY HOLZHAUSER RESTAURATORE DELLA DISCIPLINA ECCLESIASTICA IN GERMANIA,

OPERA TRADOTTA DAL LATINO E CONTINUATA DAL CANONICO DE WUILLERET,

PARIS, LIBRAIRIE DE LOUIS VIVÈS, ÉDITEUR RUE CASSETTE, 23 – 1856

LIBRO SETTIMO.

SUI CAPITOLI XV E XVI.

Continuazione delle rivelazioni speciali e particolari fatte a San Giovanni sui regni di Maometto e dell’anticristo; e anche sulle ultime piaghe e l’ultimo trionfo della Chiesa, così come su altre particolarità che la riguardano.

§ I.

Rassomiglianza e rapporti di date e di caratteri trovati tra Maometto e l’anticristo, cioè tra il fondatore dell’impero turco e il suo consumatore.

Prima di continuare con questa interpretazione dell’Apocalisse, è opportuno dare qui le somiglianze e le sorprendenti relazioni di date e caratteri che si trovano tra Maometto, fondatore dell’impero turco, e l’anticristo, che doveva essere il suo consumatore ed ultimo sovrano. Vedendo queste ammirevoli connessioni e somiglianze, si avrebbe ragione di credere che Dio, nei decreti della sua infinita saggezza, abbia voluto avvertire la sua Chiesa con dei segni caratteristici con i quali potesse riconoscere e scoprire in anticipo il suo più grande nemico, in modo da poter stare in guardia e prepararsi alla terribile lotta della fine dei tempi. È per stabilire meglio questo parallelo che è importante dare, all’inizio, un riassunto storico e biografico della vita di Maometto; allo stesso tempo, citeremo alcune delle grandi caratteristiche che i Profeti hanno predetto sull’anticristo, per confrontare questi due tiranni tra loro. Diciamo dapprima una parola sui due predecessori di Maometto, Chosroe e suo figlio Siroes, che gli prepararono la strada per raggiungere un così alto grado di potere. Si sa da quanto sopra che l’Impero Ottomano è il nemico giurato del Cristianesimo e dell’Impero Romano. Ora, La guerra di Cosroe II contro l’Impero Romano fu intrapresa per vendicare la morte di Maurizio, il benefattore di questo principe. Questa guerra divenne un’immensa devastazione per il Cristianesimo. Nel 615, Shaharbarz, genero del monarca persiano, marciò alla testa di un considerevole esercito, prese Gerusalemme, mise a morte migliaia di monaci, vergini e sacerdoti, bruciò le chiese e persino la basilica eretta da Costantino, e portò via i vasi sacri e gli ornamenti, molti dei quali erano appartenuti al tempio di Salomone, e che Belisario, vittorioso in Africa, aveva riportato nella città santa. Egli mise in prigione i solitari. – I Giudei della Palestina furono abbastanza ricchi da comprare 90.000 prigionieri Cristiani destinati alla morte. Zaccaria, patriarca di Gerusalemme, condivise l’esilio del suo gregge. Il legno della vera croce faceva parte del bottino di Schaharbarz e fu depositato nella città di Kandsac o Tauritz. I proscritti di Gerusalemme rimasero tredici anni in potere dei Persiani. Durante questo periodo, Modesto governò la Chiesa in assenza di Zaccaria, e le pie libertà di San Giovanni Elemosiniere, Patriarca di Alessandria, aiutarono a riparare i mali che la guerra aveva provocato. L’imperatore Eraclio, dopo diversi anni di combattimenti vittoriosi, concluse una pace gloriosa con Siroe, figlio e successore di Cosroe. Il popolo prigioniero, il Patriarca e il legno sacro della redenzione furono restituiti. Nel 629, Eraclio completò le celebrazioni del suo trionfo con una cerimonia religiosa a Gerusalemme. In mezzo alla moltitudine accorsa per la solennità, l’imperatore si caricò la croce sulle spalle e la portò al Calvario. L’Esaltazione della Croce, il 14 settembre, è un ricordo di questo grande giorno. Gli autori antichi ci dicono che il legno sacro rimase nella sua cassa con i sigilli intatti. I Persiani non l’avevano toccato. Il Patriarca Zaccaria aprì la cassa con la sua chiave per la cerimonia. Eraclio cacciò i Giudei da Gerusalemme e consegnò ai Cattolici il santuario che i Persiani avevano dato ai nestoriani. Modesto aveva innalzato la basilica del Santo Sepolcro, grazie all’aiuto di Eraclio. Fermiamoci qui un momento. Non vediamo, in questi bei trionfi che la Chiesa ottenne sui nestoriani sostenuti dagli empi principi che li stabilirono a Gerusalemme, un tipo di sesta età della Chiesa, l’età della consolazione che deve precedere l’arrivo dell’Anticristo; infatti il trionfo che la Chiesa otterrà nella sesta età sui turchi e gli eretici, precederà il regno dell’Anticristo, proprio come il trionfo di Eraclio sui nestoriani precedette l’instaurazione del Maomettanismo. E questo imperatore Eraclio, per mezzo del quale furono ottenute tutte queste vittorie, non è anche un tipo del grande imperatore che deve liberare la Chiesa dal giogo degli eretici e delle nazioni dell’Impero d’Oriente? Ma continuiamo la nostra storia. Si avvicina il tempo in cui la Gerusalemme cristiana incontrerà i suoi nemici più formidabili e costanti. Colpendo Gerusalemme, alta immagine della fede di Gesù, l’islamismo ha attaccato il suo fondatore, e rovinerà col suo consumatore, le idee più belle, le più salutari e le più feconde che Dio ha messo nel cuore dell’uomo. Nel 609, un uomo della Mecca, un mercante di cammelli, Muhammad, figlio di Abdullah e Amina, della nobile tribù dei Koreischiti, di quarant’anni, annunzia ai suoi parenti e amici che l’Angelo Gabriele, visitandolo in un’apparizione notturna, lo aveva salutato con il nome di apostolo di Dio. Tali erano le modeste pretese del fondatore dell’islamismo; ecco ora quelli del suo consumatore; è San Paolo che parla, II Tess. II, 1: « Vi preghiamo, fratelli miei, per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo e per la nostra riunione con lui, di non essere così facilmente scossi nei vostri sentimenti, e di non allarmarvi per rivelazioni, o discorsi, o lettere, che si suppone vengano da lettere che si presume vengano da noi, come se il giorno del Signore stesse per arrivare. Che nessuno vi inganni in alcun modo, perché quel giorno non verrà finché non sia venuta l’apostasia e non si sia visto l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, che si innalzerà contro Dio al di sopra di tutto ciò che è chiamato Dio o che è adorato, fino a porre il suo trono nel tempio di Dio, mostrandosi come Dio. » Era stata a lungo l’abitudine di Maometto di meditare e pregare in una grotta sul monte Hara vicino alla Mecca durante il mese di Ramadan ogni anno. Sognava la speranza di fondare una nazionalità in mezzo alle tribù d’Arabia, separate l’una dall’altra da odi profondi, e di riportare all’unità religiosa quelle tribù divise tra le dottrine di Zoroastro e quelle del sabeismo, suddivise in numerose sette. Quando Maometto si presentò come profeta, non fu creduto; gli furono chiesti miracoli come li avevano fatti Mosè e Gesù Cristo; i suoi compatrioti erano pronti a proclamare la sua missione soprannaturale, se, alla sua parola, le sabbie del deserto fossero cambiate in giardini fioriti, se il suo potere trasportasse loro e le loro mercanzie in un batter d’occhio nelle fiere della Siria. L’impostore disdegnava i miracoli come mezzi troppo inefficaci per sostenere l’autorità di un messaggero di Dio; si limitò a trarre dalla sua immaginazione un racconto meraviglioso: il suo rapido viaggio notturno dalla Mecca a Gerusalemme, in groppa ad una bestia bianca, più piccola di un mulo, più grande di un asino, e la sua ascesa al settimo cielo. Passando per le alte dimore, salutò i patriarchi, i profeti e gli Angeli; e da lì agli ultimi limiti, avendo Dio toccato la sua spalla, un brivido freddo gli entrò nel cuore. Poi tornò a Gerusalemme sul suo cavallo bianco per ripartire per la Mecca. In meno di un’ora, il profeta aveva attraversato tutti questi spazi infiniti. Cacciato dalla Mecca dalla sua stessa tribù (622), fece un’entrata trionfale a Medina, seduto su un cammello con una specie di parasole di palma spiegato a guisa di tabernacolo, e un turbante spiegazzato che sventolava come una bandiera (Oh, quanto è burlesca e rozza questa imitazione dell’entrata trionfale di Gesù Cristo a Gerusalemme!). Nonostante ciò, l’energia ed il fascino delle sue parole, i prodigi che raccontava in nome del cielo, i quadri della sua immaginazione, le ricchezze che prometteva in questo mondo e il paradiso voluttuoso che annunciava nell’altro, moltiplicarono il numero dei suoi discepoli in pochi anni. Salito al potere, Maometto mantenne la semplicità del mercante di cammelli. Padrone dell’Hedjad, dello Hiemen e di tutta la penisola araba, è stato visto rammendare la sua scarpa, il suo mantello di lana, mungere le sue pecore e accendere il suo fuoco. Burlesco imitatore di Gesù Cristo e dei suoi profeti, faceva dei datteri e dell’acqua pura il suo cibo quotidiano. Il lusso dei suoi pasti non andava oltre il latte e il miele; ma confessava che gli piacevano molto le donne ed i profumi. In questo era un vero tipo dell’Anticristo di cui Daniele dice, XI, 37: « Egli si darà alla concupiscenza delle donne. » Abbiamo visto che l’Anticristo pretenderà di essere adorato come Dio. Vediamo cosa pensava Mohammed di se stesso: « Dio ha creato tutti gli uomini e ha fatto di me il migliore degli uomini; ha diviso gli uomini in nazioni e mi ha messo nella migliore delle nazioni; ha diviso ogni nazione in tribù e mi ha messo nella migliore delle tribù; ha diviso le tribù in famiglie e mi ha fatto nascere nella migliore delle famiglie. Sì, la mia famiglia è migliore delle vostre, e i miei antenati sono migliori dei tuoi. Io sono il capo ed il modello degli uomini, e non me ne vanto. Sono il più eloquente degli arabi, e sarò io il primo a bussare alla porta del Paradiso, perché sono il primo la cui tomba sarà aperta nel grande giorno. Abramo mi ha chiesto a Dio, Gesù mi ha annunciato al mondo e mia madre, quando mi ha dato alla luce, ha visto una grande luce dall’Oriente all’Occidente. » – Tale è l’uomo che con il suo entusiasmo fanatico si propose di cambiare l’universo. Eccitando tutti i sentimenti violenti, mise fuoco alle passioni per realizzare i suoi vasti disegni. La guerra tra le tribù d’Arabia, un gioco, un istinto, un bisogno ardente. Le brillanti energie del deserto avevano bisogno di lottare: Maometto diede loro il mondo da conquistare. Non sarebbe stato compreso se avesse parlato di carità e misericordia; il segno della sua dottrina era la spada, che chiamava la chiave del cielo e dell’inferno. Missionario barbaro, così come feroce sarà il suo ultimo successore, non ha si impadroniva anime, ma di corpi. Carnefice delle coscienze, ci si doveva inchinare alle sue favolose rivelazioni così come ci si dovrà inchinare davanti all’immagine del suo successore per adorarlo, o scegliere tra la morte e la servitù. I suoi discepoli non hanno mai pensato al pericolo; aveva detto loro che una goccia di sangue per la sua causa, che lui chiamava quella di Dio, una notte trascorsa sotto le armi, era meglio di due mesi di digiuno e di preghiera. – Aveva detto loro che nel giorno del giudizio, le ferite che avevano ricevuto avrebbero brillato di uno splendore celeste, esalando profumi, e che le ali degli angeli avrebbero sostituito le membra perse in battaglia. Nonostante tutto questo prestigio di gloria e questa presunta elevazione di Maometto al settimo cielo, la sua morte non fu più felice di quanto lo sarà quella del suo ultimo successore, il quale, dopo aver voluto salire in cielo come Enoch ed Elia, sarà precipitato nell’abisso. Sappiamo infatti che Maometto fu avvelenato a Medina nel 632, dopo aver fatto un pellegrinaggio alla Mecca alla testa di centoquattordicimila proseliti. Abbiamo appena visto alcune delle relazioni morali e caratteristiche che si possono stabilire tra i due uomini che il demonio ha scelto per perdere il genere umano dando luogo alle sciocche pretese del suo orgoglio, che è più antico del mondo, e imitando Dio nell’opera divina di redenzione. L’antico serpente ispirò così Maometto a spacciarsi per un profeta, promettendo di condurre gli uomini alle porte del paradiso: una grossolana impostura con la quale cercò di imitare Gesù Cristo negli atti della sua vita pubblica, ed è questa infernale opera che l’Anticristo continuerà e svilupperà in modo prodigioso, fino al punto di sedurre gli stessi eletti, se fosse possibile. Perché questi non si accontenterà del titolo di profeta, ma pretenderà addirittura di essere adorato e riconosciuto come Dio. Ci resta ora da stabilire le relazioni di date che uniscono questi due tiranni, e che Dio, sovrano Creatore e organizzatore di tutte le cose, sembra non aver stabilito invano nei suoi eterni decreti. Le conseguenze che si possono trarre moralmente da queste relazioni sono un prezioso avvertimento per la Chiesa; perché i fedeli, avvertiti in anticipo, non devono scandalizzarsi dei terribili eventi che il Signore si compiacerà di permettere per la maggior gloria del suo nome e per la prova dei suoi eletti. 1° Prendendo come base per questi calcoli l’anno della nascita dell’Anticristo (1855 1/2) indicato dal venerabile Holzhauser, e basandosi solidamente sui quarantadue mesi, cioè sui milleduecentosettantasette giorni e mezzo (Alcuni interpreti contano milleduecentosessanta giorni in quarantadue mesi, moltiplicando il mese per trenta giorni; quanto a noi, abbiamo fatto di questi quarantadue mesi, tre anni e mezzo, che corrispondono a milleduecentosettantasette giorni e mezzo, poiché un anno ne conta trecentosessantacinque.), di tutta la durata del regno dei musulmani in Palestina; Apoc, XI, 2, e basato sul numero della bestia 666. Apoc. XIII, 18, che rappresenta un numero di mesi che formano cinquantacinque anni e mezzo; all’anno di nascita dell’Anticristo (1855 1/2) va aggiunta la durata della sua vita (cinquantacinque anni e mezzo) e otteniamo la data della sua morte nell’anno 1911.

2 ° Da questa data 1911, bisogna sottrarre i milleduecentosettantasette anni e mezzo della durata dell’Impero Ottomano, e si ottiene l’anno 633 1/2, che può, storicamente parlando, essere considerato come l’inizio di questo potere, anche se Maometto morì nel 632. Allora, poiché i giorni dell’Anticristo saranno abbreviati di dodici giorni e mezzo, assumendo la stessa abbreviazione nella vita di Maometto, e facendo questa ulteriore sottrazione si arriva a al tempo dell’Egira che fu l’inizio del maomettanismo propriamente detto; così otteniamo il 621 e il l’Egira ebbe luogo nel 622. 3º Prendendo l’anno della vittoria dei Cristiani sui turchi da parte di Eraclio, 629 1/2, si aggiungono i milleduecentosettanta anni e mezzo del regno ottomano, e si ottiene, per contrasto, il tempo della sconfitta dei Cristiani da parte dell’Anticristo, sei mesi prima che egli entri nella pienezza del suo regno. Infatti, 1277 e 1/2 aggiunto a 629 e 1/2 è 1907.. Per capire queste relazioni di date, non dobbiamo dimenticare che il regno dell’Anticristo durerà tanti giorni quanti anni durò l’impero ottomano.

4. Sommando la differenza tra il giorno della nascita di Maometto, il 10 aprile, e il giorno della sua morte, il 17 giugno, otteniamo sessantotto giorni, ai quali dobbiamo sottrarre i dodici giorni e mezzo dell’abbreviazione. E contando questi giorni come anni, otteniamo che Maometto avrebbe vissuto lo stesso numero di anni dell’Anticristo, se anche i giorni di Maometto fossero stati accorciati di tanti anni quanti saranno i giorni del regno dell’Anticristo, e cioè otteniamo cinquantacinque anni e mezzo. Ora, se fosse possibile trarre una conclusione da tutte le connessioni di date trovate nelle vite di questi due tiranni, la più ragionevole e utile, secondo noi, sarebbe la seguente: Poiché Maometto ha iniziato la sua vita pubblica all’età di quarant’anni, saremmo giustificati nel credere che l’Anticristo comincerà a far sentire la sua presenza alla stessa età, cioè verso l’anno 1896.

(Ricordiamo le tre profezie sopra citate, in cui Dio prolunga di un altro secolo il tempo assegnato al demonio per combattere la Chiesa ed il Cristianesimo – ndr. -).

§ II.

Dell’apertura del tempio, del tabernacolo, della testimonianza prima dell’ultima desolazione.

CAPITOLO XV- VERSETTO 5-8.

Et post hæc vidi: et ecce apertum est templum tabernaculi testimonii in cælo, et exierunt septem angeli habentes septem plagas de templo, vestiti lino mundo et candido, et præcincti circa pectora zonis aureis. Et unum de quatuor animalibus dedit septem angelis septem phialas aureas, plenas iracundiæ Dei viventis in sæcula saeculorum. Et impletum est templum fumo a majestate Dei, et de virtute ejus: et nemo poterat introire in templum, donec consummarentur septem plagæ septem angelorum.

[Dopo di ciò mirai, ed ecco si aprì il tempio del tabernacolo del testimonio nel cielo: e i sette Angeli che portavano le sette piaghe, uscirono dal tempio, vestiti di lino puro e candido, e cinti intorno al petto con fasce d’oro. E uno dei quattro animali diede ai sette Angeli sette coppe d’oro, piene del- l’ira di Dio vivente nei secoli dei secoli. E il tempio si empì di fumo per la maestà di Dio e per la sua virtù: e nessuno poteva entrare nel tempio, finché non fossero compiute le sette piaghe dei sette Angeli].

I. Vers. 5. – E dopo questo vidi, ed ecco, il tempio del tabernacolo della testimonianza era aperto nel cielo. Qui inizia la testimonianza sigillata con il sangue dei martiri della fine dei tempi. Questi martiri predicheranno su tutta la terra la fede in Gesù di Nazareth crocifisso, contrariamente alla falsa dottrina che apparirà in quel tempo, e il cui scopo sarà quello di far credere al mondo che Cristo non è Gesù di Nazareth crocifisso, venuto sulla terra molti secoli prima; ma che il Cristo sia apparso di recente, e che è nel deserto, cioè in Giudea. Perché la Giudea è la corte fuori dal tempio; è un deserto che le acque salvifiche del Battesimo e il sole vivificante della fede hanno lasciato sterile; è anche il luogo più appartato della casa, cioè Gerusalemme, che era, e sarà soprattutto allora, il luogo più appartato della casa d’Israele. (Matth., XXIV, 23): « Allora se qualcuno vi dice: ‘Ecco, il Cristo è qui o là’, non credeteci. Perché sorgeranno falsi Cristi e falsi profeti, e mostreranno grandi segni e prodigi, in modo da ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti. Lo prevedo in anticipo. Se dunque vi dicono: Ecco, è nel deserto, non uscite. Ecco, è nella parte più remota della casa; non crederci. ». E dopo questo ho visto. Qui San Giovanni annuncia una visione, diversa da quella descritta nel penultimo capitolo. Ed ecco, il tempio del tabernacolo della testimonianza era aperto nel cielo. Questo tempio rappresenta: 1° Le verità della fede preziosamente conservate nella Chiesa di Gesù Cristo designata dal cielo. Ora il tempio del tabernacolo che contiene queste verità sarà aperto: a) in cielo, mediante i doni di Dio e l’invio dei sette Angeli; specialmente Enoch ed Elia; b) e sulla terra, cioè nella Chiesa militante rappresentata anche dal cielo. Queste verità di fede saranno allora pubblicate in tutto l’universo, e coloro che le predicheranno ne daranno testimonianza con il martirio e i miracoli. 2° Questo tempio del tabernacolo della testimonianza rappresenta anche il cuore e la mente della Chiesa, e il sacerdozio, specialmente i predicatori e i dottori. E questo tempio sarà aperto nel cielo propriamente detto, attraverso la comunicazione delle grazie e dei doni che lo Spirito Santo fornirà alla Chiesa militante per la grande opera di quest’ultima testimonianza. – 3º Questo tempio ricorda il tabernacolo della testimonianza in cui erano conservate la legge e le tavole della Legge. Questo tempio, e specialmente il suo santuario, nel quale erano conservate le tavole della Legge, è una perfetta rappresentazione del luogo sacro abitato dai Santi, e dal quale i sette Angeli verranno a vendicare la legge del Signore, ingiustamente violata dagli uomini.

II. Vers. 6. – E i sette Angeli uscirono dal tempio, portando sette piaghe; erano vestiti di puro lino bianco e si cingevano il petto con cinture d’oro. 1º Questi sette Angeli che portavano le piaghe sono tra gli spiriti che, come abbiamo visto nel capitolo I, 4, stanno in piedi davanti al trono di Dio. Essi usciranno dal tempio, cioè dal santuario celeste, e porteranno le sette piaghe di cui si parla in seguito, e presiederanno all’apostolato della fine dei tempi. 2° Questi sette Angeli rappresentano l’universalità dei predicatori e dei dottori che percorreranno la terra verso la fine dei secoli, con Enoch ed Elia alla loro testa, per rafforzare gli uomini nella fede in Gesù crocifisso, per testimoniare la verità del Cristianesimo, per mettere in guardia i fedeli contro l’ultima e più abominevole delle eresie, e infine per castigare il mondo incredulo, o per incutere timore dei giudizi di Dio con le piaghe che sarà dato loro di diffondere sulla terra. Erano vestiti di puro lino bianco. Queste parole si riferiscono chiaramente al sacerdozio il cui abito principale è l’alba. Si dice che questa veste sia fatta di puro lino bianco, a causa della purezza e della semplicità che deve sempre essere l’ornamento principale del sacerdote. Questa alba è chiamata abito, perché veste effettivamente il sacerdote nelle sue funzioni sacre, e copre il suo corpo dalla testa ai piedi. E cinti il petto con cinture d’oro. Queste cinture d’oro designano anche, e in modo ancora più speciale, il sacerdozio, e specialmente gli ultimi apostoli della fede, che saranno rivestiti della giustizia, della forza e della carità di Dio per dare più efficacia alla loro parola sacra. 1° Gli ultimi apostoli saranno effettivamente rivestiti di giustizia, perché saranno santi e praticheranno e predicheranno la giustizia e la verità; e la giustizia è rappresentata nella Scrittura da una cintura. Isaia XI: « La rettitudine sarà la cintura dei suoi lombi ». 2 ° Forza, la cintura di cui questi Santi saranno rivestiti per esercitare la potenza di Dio sulla terra, e per riportare gli uomini alla verità, o per mantenerveli. (Isaia, XXII, 21): « Lo rivestirò con la tua veste, lo onorerò con la tua cintura, il tuo potere passerà nelle sue mani. « 3°  La carità, designata dalle parole, cintura d’oro; perché l’oro figura la carità provata, ed anche la purezza di cui questi santi saranno  adornati. « 4° La cintura rappresenta nella Scrittura la castità sacerdotale di cui saranno rivestiti questi apostoli destinati al martirio, Apoc. XIV, 4: « Questi non si sono contaminati con donne, perché sono vergini. » 5° Infine, la cintura rappresenta la penitenza che questi santi praticheranno e predicheranno. Questa cintura è anche chiamata cilicio. Questi santi porteranno i loro cinti d’oro sul petto, perché testimonieranno la verità, la giustizia e la santità di Dio sulla faccia della terra, e perché le virtù cristiane di cui saranno i difensori serviranno loro come armatura. Si sa in effetti che le antiche corazze erano un tempo formate da fasce o cinture di cuoio forte e flessibile allo stesso tempo.

III. Vers. 7. – E uno dei quattro animali diede ai sette angeli sette coppe d’oro piene dell’ira di Dio che vive nei secoli dei secoliUno dei quattro animali, cioè uno dei quattro evangelisti a nome di tutti, diede ai sette Angeli sette coppe d’oro piene dell’ira di Dio. Con queste parole, San Giovanni indica il motivo e l’occasione per cui i sette Angeli che rappresentano il sacerdozio e l’apostolato riceveranno delle coppe d’oro piene dell’ira di Dio. Questo motivo e questa occasione sono le verità di fede contenute nel Vangelo, che la nuova eresia attaccherà e che questi apostoli dovranno difendere. San Giovanni cita solo uno dei quattro evangelisti che distribuiscono queste sette coppe dell’ira di Dio; è per rappresentare meglio l’unità e la perpetuità della fede che questi ultimi predicatori predicheranno. Infatti, essi attingeranno la loro dottrina dalla stessa fonte dei primi Apostoli, cioè da Gesù Cristo; ed è da questa unica fonte che essi otterranno anche i mezzi per accreditare e corroborare la loro parola divina. Questi mezzi saranno le piaghe miracolose che sarà dato loro di riversare sugli uomini per mantenerli, con il timore dei castighi, sulla via della verità che era loro nota, come i primi Apostoli vi attiravano coloro che non la conoscevano, con miracoli d’amore e con la speranza delle ricompense. E uno dei quattro animali diede ai sette angeli sette coppe d’oro piene dell’ira di Dio. Con queste fiale d’oro, San Giovanni designa il contenitore per il contenuto, cioè le piaghe in questione in questo capitolo. Queste coppe d’oro indicano la causa dell’ira di Dio e questa causa sarà l’orribile eresia di questo tempo, chiamata l’abominio della desolazione. Perché la coppa d’oro rappresenta la Passione di Gesù Cristo ed il Santo Sacrificio della Messa, la cui memoria l’Anticristo cercherà di cancellare, anzi la cancellerà del tutto secondo Daniele, XII, 11: « Dal momento in cui il sacrificio perpetuo sarà abolito e l’abominio sarà messo nella desolazione, ecc. » – Queste coppe d’oro richiamano anche l’idea della carità, perché è a scopo di carità e per preservare le anime dalla morte eterna che gli ultimi apostoli affliggeranno gli uomini nelle cose transitorie e periture di questo mondo. Questo, almeno, è il pensiero che emerge dalle ultime parole del testo: Che vive nei secoli dei secoli. Questo passaggio indica l’eternità di Dio e le punizioni eterne di coloro che rifiutano di sottomettersi alla penitenza temporale predicata o inflitta loro nelle ultime piaghe. Infine, queste coppe d’oro alludono alla coppa che veniva usata nei tempi antichi nelle grandi feste, e dalla quale dovevano bere tutti coloro ai quali veniva presentata; e la Scrittura usa spesso questa coppa per rappresentare l’ira e la vendetta divina. Vedi Isaia, II, 17 , 22 e Geremia, XXV, 15 , ecc.

IV. Vers. 8E il tempio si riempì di fumo, a causa della maestà e della potenza di Dio; e nessuno poteva entrare nel tempio fino a quando le sette piaghe dei sette Angeli fossero consumate. Il tempio qui rappresenta la Chiesa militante, e questo tempio sarà riempito di fumo, a causa della maestà e della potenza che Dio manifesterà con le piaghe di cui parla. Queste ferite saliranno come un grande fumo dal grande fuoco della carità di questi apostoli animati e illuminati dallo Spirito Santo. Queste ferite sorgeranno anche dal grande fuoco dell’ira di Dio per purificare i buoni e per castigare i malvagi nel tempo e nell’eternità. Questo confronto del fumo è davvero ammirevole! 1° Il fumo che esce dal fuoco si diffonde e si espande nell’aria. 2°. È visibile e tocca i sensi; attira l’attenzione degli uomini, soprattutto se è grande, e oscura e acceca coloro che ne sono avviluppati. 3°. Mette a disagio gli uomini e può anche farli morire asfissiandoli. 4. È transitorio e si dissipa con il tempo, specialmente se si alza un forte vento. 5°. Eccita le lacrime. 6° Infine preserva le carni dalla corruzione. Ora, tali saranno perfettamente gli effetti di queste ultime piaghe, che saranno come un grande fumo che il grande vento della tribolazione dell’anticristo spargerà sulla terra per permesso di Dio. È sufficiente considerare ogni punto in particolare per convincersi dell’esattezza di questo confronto. Questo fumo si diffonderà ed espanderà in modo tale che uscirà anche dall’immenso tempio della cristianità e raggiungerà il cortile del tempio, cioè il regno stesso dell’Anticristo: Apoc. XVI, 10: « E il quinto angelo versò la sua coppa sul trono della bestia, etc. » 2° Esso sarà visibile e disturberà talmente gli uomini su tutta la terra al punto da farli morire in gran numero. Apoc. XI, 10: « Questi due profeti tormenteranno coloro che abitano la terra, etc. » 3º Queste piaghe, in quanto sono temporali, saranno passeggere, e dureranno solo fino alla fine del regno dell’anticristo, la cui rovina sarà consumata dall’ultima di queste piaghe. 4° Esse strapperanno lacrime di dolore o di rabbia ai malvagi e lacrime di penitenza ai buoni. 5° Preserveranno molti dalla corruzione; perché attireranno l’attenzione dei buoni, che ne comprenderanno e sapranno apprezzarne la causa, e oscureranno la comprensione dei malvagi, che non capiranno i disegni di Dio infinitamente giusto e misericordioso, Dan. XII, 10: « Molti saranno eletti e purificati, e provati come dal fuoco; e gli empi agiranno con empietà, e tutti gli empi non capiranno; ma i saggi intenderanno. » E il tempio si riempì di fumo, a causa della maestà e della potenza di Dio; cioè, quelle piaghe con cui Dio manifesterà la sua potenza e maestà si estenderanno a tutta la cristianità rappresentata dal tempio. Troviamo una figura di questo fumo nella Scrittura, III. Reg. VIII, 10: « E quando i sacerdoti uscirono dal santuario, una nuvola riempì la casa del Signore. ». – E nessuno poteva entrare nel tempio finché le sette piaghe dei sette angeli non fossero consumate. San Giovanni vuole insegnarci con queste parole che i seguaci della bestia non potranno entrare nel tempio della fede cristiana per vedere i giudizi segreti di Dio, la cui maestà e potenza sarà manifestata ai buoni con queste sette piaghe, che quando queste piaghe saranno cessate e sarà giunto il momento in cui le nazioni si convertiranno e i Giudei diranno: Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Perché allora tutti gli uomini si convertiranno. Apoc. XVI, 11: « Hanno bestemmiato il Dio del cielo a causa del loro dolore e delle loro piaghe, e non fecero penitenza per le loro opere. » E cap. XI, 13: « Il resto fu preso da timore e rese gloria a Dio. »

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XX)

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XX)

INTERPRETAZIONE DELL’APOCALISSE che comprende LA STORIA DELLE SETTE ETÁ DELLA CHIESA CATTOLICA.

DEL VENERABILE SERVO DI DIO BARTHÉLEMY HOLZHAUSER

RESTAURATORE DELLA DISCIPLINA ECCLESIASTICA IN GERMANIA,

OPERA TRADOTTA DAL LATINO E CONTINUATA DAL CANONICO DE WUILLERET.

PARIS, LIBRAIRIE DE LOUIS VIVÈS, ÉDITEUR RUE CASSETTE, 23 – 1856

LIBRO SESTO.

SEZIONE II.

SUI CAPITOLI XIV E XV.

DELLA GLORIA E DEL TRIONFO DELLA CHIESA.

§ I.

Della gloria e del trionfo dei santi martiri che moriranno nell’ultima persecuzione, per il nome di Gesù e del Padre suo.

CAPITOLO XIV. – VERSETTI 1-14.

Et vidi: et ecce Agnus stabat supra montem Sion, et cum eo centum quadraginta quatuor millia, habentes nomen ejus, et nomen Patris ejus scriptum in frontibus suis. Et audivi vocem de caelo, tamquam vocem aquarum multarum, et tamquam vocem tonitrui magni: et vocem, quam audivi, sicut citharædorum citharizantium in citharis suis. Et cantabant quasi canticum novum ante sedem, et ante quatuor animalia, et seniores: et nemo poterat dicere canticum, nisi illa centum quadraginta quatuor millia, qui empti sunt de terra. Hi sunt, qui cum mulieribus non sunt coinquinati: virgines enim sunt. Hi sequuntur Agnum quocumque ierit. Hi empti sunt ex hominibus primitiæ Deo, et Agno: et in ore eorum non est inventum mendacium: sine macula enim sunt ante thronum Dei. Et vidi alterum angelum volantem per medium caeli, habentem Evangelium aeternum, ut evangelizaret sedentibus super terram, et super omnem gentem, et tribum, et linguam, et populum: dicens magna voce: Timete Dominum, et date illi honorem, quia venit hora judicii ejus: et adorate eum, qui fecit cælum, et terram, mare, et fontes aquarum. Et alius angelus secutus est dicens: Cecidit, cecidit Babylon illa magna: quæ a vino iræ fornicationis suæ potavit omnes gentes. Et tertius angelus secutus est illos, dicens voce magna: Si quis adoraverit bestiam, et imaginem ejus, et acceperit caracterem in fronte sua, aut in manu sua: et hic bibet de vino irae Dei, quod mistum est mero in calice iræ ipsius, et cruciabitur igne, et sulphure in conspectu angelorum sanctorum, et ante conspectum Agni: et fumus tormentorum eorum ascendet in sæcula sæculorum: nec habent requiem die ac nocte, qui adoraverunt bestiam, et imaginem ejus, et si quis acceperit caracterem nominis ejus. Hic patientia sanctorum est, qui custodiunt mandata Dei, et fidem Jesu. Et audivi vocem de caelo, dicentem mihi: Scribe: Beati mortui qui in Domino moriuntur. Amodo jam dicit Spiritus, ut requiescant a laboribus suis : opera enim illorum sequuntur illos. Et vidi: et ecce nubem candidam, et super nubem sedentem similem Filio hominis, habentem in capite suo coronam auream, et in manu sua falcem acutam.

[E vidi : ed ecco l’Agnello che stava sul monte di Sion, e con lui cento quaranta quattro mila persone, le quali avevano scritto sulle loro fronti il suo nome e il nome del suo Padre. E udii una voce dal cielo, come rumore di molte acque, e come rumore di gran tuono: e la voce, che udii, era come di citaristi che suonino le loro cetre. E cantavano come un nuovo cantico dinanzi al trono e dinanzi ai quattro animali e ai seniori: e nessuno poteva dire quel cantico, se non quei cento quarantaquattro mila, i quali furono comperati di sopra la terra. Costoro sono quelli che non si sono macchiati con donne: poiché sono vergini. Costoro seguono l’Agnello dovunque vada. Costoro furono comperati di tra gli uomini primizie a Dio e all’Agnello, e non si è trovata menzogna nella loro bocca: poiché sono di Dio. E vidi un altro Angelo, che volava per mezzo il cielo, e aveva il Vangelo eterno, affine di evangelizzare gli abitatori della terra, e ogni nazione, e tribù, e lingua, e popolo: e diceva ad alta voce: Temete Dio, e dategli onore, perché è giunto ii tempo del suo giudizio: e adorate colui che fece il cielo, e la terra, il mare, e le fonti delle acque. E seguì un altro Angelo dicendo: È caduta, è caduta quella gran Babilonia, la quale ha abbeverato tutte le genti col vino dell’ira della sua fornicazione. E dopo quelli venne un terzo Angelo dicendo ad alta voce: Se alcuno adora la bestia e la sua immagine, e riceve il carattere sulla sua fronte, o sulla sua mano anch’egli berrà del vino dell’ira di Dio versato puro nel calice della sua ira, e sarà tormentato con fuoco e zolfo nel cospetto dei santi Angeli, e nel cospetto dell’Agnello: e il fumo dei loro tormenti si alzerà nei secoli dei secoli: e non hanno riposo né dì, né notte coloro che adorarono la bestia e la sua immagine, e chi avrà ricevuto il carattere del suo nome. Qui sta la pazienza dei santi, i quali osservano i precetti di Dio e la fede di Gesù. E udii una voce dal cielo che mi diceva: Scrivi: Beati i morti, che muoiono nel Signore. Già fin d’ora dice Io Spirito, che si riposino dalle loro fatiche: poiché vanno dietro ad essi le loro opere. E vidi: ed ecco una candida nuvola, e sopra la nuvola uno che sedeva simile al Figliuolo dell’uomo, il quale aveva sulla sua testa una corona d’oro, e nella sua mano una falce tagliente. E un altro Angelo uscì dal tempio gridando ad alta voce a colui che sedeva sopra la nuvola: Gira la tua falce, e mieti, perché è giunta l’ora di mietere, mentre la messe della terra è secca. E colui che sedeva sulla nuvola, menò in giro la sua falce sulla terra, e fu mietuta la terra. E un altro Angelo uscì dal tempio, che è nel cielo, avendo anch’egli una falce tagliente. E un altro Angelo uscì dall’altare, il quale aveva potere sopra il fuoco: e gridò ad alta voce a quello che aveva la falce tagliente, dicendo: Mena la tua falce tagliente, e vendemmia i grappoli della vigna della terra: poiché le sue uve sono mature. E l’Angelo menò la sua falce tagliente sopra la terra, e vendemmiò la vigna della terra, e gettò (la vendemmia) nel grande lago dell’ira di Dio: e il lago fu pigiato fuori della città, e dal lago uscì sangue fino ai freni dei cavalli per mille seicento stadi.]

I. Vers. 1. – E vidi, ed ecco l’Agnello in piedi sul monte Sion, e con lui cento quarantaquattromila, che avevano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulla  fronte. – E vidi, ed ecco l’Agnello in piedi sul monte Sion. Questo agnello è il Cristo che è qui chiamato l’Agnello, perché come fu sacrificato nella sua passione come un agnello, e fu abbandonato da tutto il mondo alla sua morte; così nell’ultima persecuzione Egli sarà l’Agnello nei suoi martiri, che saranno uccisi come pecore, e che saranno abbandonati dagli uomini e anche da Dio per questa circostanza; perché saranno senza aiuto e senza un liberatore. In questi giorni di desolazione, Gesù Cristo si mostrerà dunque veramente come un agnello che permette ai nemici della croce di infierire contro i suoi santi, di vincerli per questo mondo e di ucciderli. Si dice che questo Agnello fosse in piedi, perché sarà testimone dei loro tormenti e li rafforzerà nell’intimo delle loro anime, per non farli svenire. Così è riportato di Santo Stefano, (Atti VII, 55), che nel suo martirio egli era « pieno di Spirito Santo, e guardando verso il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù in piedi alla destra del Padre. » E vidi, ed ecco l’Agnello in piedi sul monte Sion. Per Monte Sion si intende la Chiesa di Cristo, che Egli presiede sempre come suo Capo universale. Ed è soprattutto allora che Egli si ergerà come generale in capo per guidare la sua Chiesa e per incoraggiare i suoi soldati alla vittoria spirituale. Perché tale è la vittoria del martire, soffrire, morire ed essere sterminato nel suo corpo per vincere nella sua anima. E con lui cento quarantaquattromila. Questo numero deve essere preso in senso indeterminato, e designa l’universalità dei martiri che saranno immolati in grandissima moltitudine, e persevereranno in questi tempi nella confessione del Nome di Gesù e del Padre suo. Ecco perché il testo aggiunge: che avevano il suo Nome ed il Nome del Padre suo scritto sulla fronte; perché queste parole indicano che questi cento quarantaquattromila fedeli, cioè una moltitudine molto grande di Cristiani, che tuttavia saranno la minoranza relativamente alla massa di coloro che faranno defezione; questi Cristiani, diciamo, confesseranno apertamente e pubblicamente Gesù Cristo di Nazareth crocifisso, e il suo vero Padre Dio con Lui, e sigilleranno la loro testimonianza con il loro sangue, morendo divorati dalla bestia. Si dice che questi cento quarantaquattromila martiri erano in piedi con l’Agnello Gesù Cristo, cioè per combattere con Lui contro la bestia. Questi martiri saranno i dottori, i predicatori, i pastori delle anime; perché saranno soprattutto i sacerdoti dei vari ordini gerarchici della Chiesa militante che si presenteranno apertamente per resistere all’anticristo e ai suoi falsi profeti, e per proteggere il popolo cristiano dalla defezione. È di questi martiri che Daniele parla nella sua profezia, quando dice: (Dan. XI, 33 e segg.). « E i saggi del popolo insegneranno a molti, e cadranno di spada, nella fiamma, nella cattività e nella rovina di quei tempi. E nel momento della loro rovina saranno sostenuti da un debole aiuto, e molti si uniranno a loro in una finta alleanza. Ma i saggi cadranno, per essere rinnovati e resi bianchi fino al tempo stabilito. » Gli altri, invece, che saranno stati terrorizzati dall’orrore dei tormenti e dalla terribile tirannia della bestia, fuggiranno dalla sua presenza e si nasconderanno nei luoghi deserti, nelle solitudini, nelle gole delle montagne e nelle fessure delle rocce. Si dice anche, per distinguere i Cristiani impavidi da quelli che diserteranno, e come per indicare la gloria speciale di questi, che avevano il suo (di Gesù Cristo) Nome e il Nome di suo Padre scritto sulla loro fronte. E più avanti si dice che cantavano un canto nuovo, e che nessuno poteva cantare questo canto se non questi cento quarantaquattromila, come spiegheremo più avanti. Infine il Profeta cita questo numero cento quarantaquattromila, perché è precisamente il numero dei dodicimila segnati da ciascuna delle dodici tribù di Israele di cui si parla nel cap. VII; e anche per significare l’universalità e la grande moltitudine delle vittime che saranno immolate nei vari ordini gerarchici della Chiesa; perché questi ordini sono come tribù di cui le dodici tribù d’Israele erano la figura.

II. Vers. 2. E udii una voce dal cielo, come il rumore di molte acque e come il rumore di un grande tuono; e la voce che udii era come il suono di molti arpisti che suonavano le loro arpe.

Vers. 3. Ed essi cantavano come un canto nuovo davanti al trono e davanti ai quattro animali bestie e ai seniori, e nessuno poteva cantare questo canto se non i cento quarantaquattromila che erano stati redenti della terra.

Vers. 4. Questi non si sono contaminati con le donne, perché sono vergini. Sono coloro che seguono l’Agnello ovunque egli vada: sono stati comprati tra gli uomini, come primizie consacrate a Dio e all’Agnello.

Vers. 5Nessuna menzogna è stata trovata nella loro bocca, perché sono puri davanti al trono di Dio. Tutte queste parole si applicano molto meglio alla Chiesa militante che alla Chiesa trionfante. Esse esprimono le virtù, la gloria e il coraggio di questi fedeli servitori di Dio di cui abbiamo appena parlato. Essi esprimono: 1° La loro impavida predicazione e la confessione del Nome di Gesù e del Padre suo; per questo è detto sopra: (Che essi) avevano il suo Nome e il Nome del Padre suo scritti sulle loro fronti…. E udii una voce dal cielo come il rumore di molte acque e come il rumore di un grande tuono. Questa voce è la voce dei predicatori e dei confessori del Nome di Gesù Cristo e di suo Padre nei giorni della bestia. Questa voce sarà come il suono di grandi acque, perché come le grandi acque fanno un grande rumore che eccita l’attenzione degli uomini e ispira loro paura; e come anche le acque lavano e sono un solvente molto attivo, così la predicazione di questi santi agirà fortemente sui cuori dei popoli Cristiani, che istruirà e preserverà nella fede ortodossa e nella confessione del Nome di Gesù e del Padre suo. Si dice inoltre che questa voce fosse come il suono di un grande tuono. Ci sono quattro cose nel tuono. 1° Il bagliore del fulmine. 2° Il boato del tuono. 3° Gli effetti dei fulmini. 4° La paura e il timore che gli uomini provano per questo. Ora, tali saranno gli effetti della predicazione dei ministri di Gesù Cristo negli ultimi giorni. 1° Risplenderà con grandi miracoli contro l’anticristo e i suoi falsi profeti. 2. Sarà forte e potente come il ruggito del leone. 3° Distruggerà e annienterà il prestigio dei prodigi della bestia; e 4° Ispirerà in una moltitudine di uomini un grande timore di Dio e dei mali a venire. Così la predicazione di questi santi confermerà il popolo nella fede, e lo incoraggerà a confessare il Nome di Gesù e del Padre suo, piuttosto che adorare la bestia e ricevere il suo carattere. Ma poiché questa non sarà in grado di vincere i martiri e trascinare le loro anime nell’abisso, si vendicherà sui loro corpi con il più grande furore, e li immolerà come i Giudei immolavano le pecore, i buoi e gli altri animali, quando solennizzavano la Pasqua in ricordo della loro uscita dall’Egitto. Ecco perché è detto nel capitolo precedente: Essa ricevé il potere di fare guerra ai Santi e di vincerli. 2° Le parole del versetto 3 citato sopra esprimono la perfetta concordanza degli spiriti e dei cuori di questi ministri del Signore, e anche un’esatta conformità delle loro opere con la loro dottrina, così che, la loro predicazione produca un dolce accordo, il cui suono toccherà e impressionerà potentemente i cuori del popolo e produrrà una piacevole armonia alla presenza di Dio e dell’Agnello. Da qui le parole del profeta: La voce che ho sentito era come il suono di molti arpisti che suonavano le loro arpe. Queste parole esprimono con grande bellezza la verità della dottrina, la purezza dei costumi e la perfezione della carità di quei santi che predicheranno in quel tempo nel Nome di Gesù Cristo e di Suo Padre, contro le abominazioni e gli errori della bestia. Infatti, così come molti arpisti, quando i loro strumenti sono in perfetta sintonia e quando suonano insieme pezzi armoniosi, producono un effetto meraviglioso ed esercitano un grande potere sulla mente e sui cuori della gente, così la predicazione della parola di Dio, confermata e abbellita dai santi esempi e dalla grande purezza degli ultimi apostoli, produrrà un effetto potente ed efficace sui cuori e sulle menti dei peccatori. Perché le buone opere sono l’anima di questo strumento celeste della Parola di Dio. Il profeta usa questo bellissimo e toccante paragone per lodare questi santi e soldati di Gesù Cristo, che oseranno, in mezzo al pericolo e nella dispersione dei loro fratelli, usare le loro arpe per contenerli, raccoglierli e riportarli alla battaglia. E nessuno, tranne questi cento quarantaquattromila che sono segnati sulla loro fronte con il nome di Gesù Cristo e di suo Padre, oserà resistere alla furia della bestia. – Tutti gli altri fuggiranno dalla sua presenza in luoghi deserti o faranno defezione, riceveranno il suo carattere e adoreranno la sua immagine. 3° E cantarono come un cantico nuovo. Queste parole designano la confessione di Gesù Cristo e del Padre suo, e anche la castità verginale o il celibato: due meriti che saranno così rari tra gli uomini di questo tempo, a causa soprattutto della tirannia della bestia, che appaiono come un nuovo canto. Perché allora la fede sarà completamente scomparsa, tutta la carne avrà corrotto le sue vie, gli uomini si crogioleranno nei piaceri della carne e la concupiscenza delle donne. Molti ecclesiastici calpesteranno persino i loro doveri più sacri, e diventeranno apostati per diventare sposi, e il volto della cristianità sarà livido e orribile, come non lo è mai stato prima. Ora siccome la fede e il celibato fiorirono nei secoli passati, ed erano ben noti nei tempi passati, ecco che l’Apostolo non dice assolutamente che le due virtù saranno canti nuovi, ma come o quasi nuovi. La parola cantare in questo caso contiene una metafora, e significa predicare in pubblico, proclamare, confessare la verità con gioia e con grande libertà e indipendenza di mente e di carattere, mettere tutta la propria gloria nel farlo, mostrando anche una certa esaltazione dello spirito; perché allora la Chiesa militante in mezzo alla sua desolazione, abbandono, dispersione e povertà, non sarà senza alcuna consolazione. E la consolazione della Chiesa in quel tempo sarà, per i cuori cattolici che sapranno apprezzarla, vedere tanti intrepidi soldati, uniti dai più forti legami, dai legami della carità in Gesù Cristo, far consistere la loro gloria, la loro speranza di ogni sangue speranza, il loro amore e la loro felicità nel versare il loro sangue per il Nome del Signore. 4° Ed essi cantavano come un nuovo canto davanti al trono, e davanti ai quattro animali e gli seniori … – Davanti ai quattro animali e ai seniori. Queste parole devono essere intese sia della Chiesa militante che della Chiesa trionfante, per la grande gioia che il trionfo di questi intrepidi e costanti atleti della fede porterà a queste due Chiese. Perché cantare davanti a qualcuno è manefestargli e procurargli gioia; e questo sarà l’effetto prodotto dal canto di questi santi martiri, predicando, combattendo e sapendo morire se necessario, in difesa della loro fede e della loro verginità. In quei giorni di terrore, la persecuzione non solo infurierà contro la fede dei Cristiani, ma anche contro la verginità o il celibato sacerdotale; perché la bestia, che sarà affondata nella feccia del vizio e nella concupiscenza delle donne, disprezzerà la verginità. (Dan, XI, 37). 5 ° E nessuno poteva cantare questo canto, se non i cento quarantaquattromila che furono comprati della terra. Queste parole contengono un segreto dell’eterna prescienza di Dio, un segreto che è stato tuttavia rivelato a San Giovanni, per informarci in anticipo del piccolo numero di coloro che resisteranno a una prova così dura. E Dio ci ha rivelato questo mistero, per evitare che i Cristiani se ne offendano e sia un’altra pietra d’inciampo aggiunta a tutte le altre, per scoraggiare i fedeli (la verifica di questa profezia dovrebbe, al contrario, essere per i retti di cuore ed i veri soldati di Gesù Cristo, un ulteriore motivo per rafforzare la loro fede e costanza). E nessuno poteva cantare questo canto se non i cento quarantaquattromila che furono acquistati della terra. Oh, che numero esiguo in proporzione alla massa degli uomini che popolano l’universo! Ah, In questo tempo di abominio, ci saranno mille malvagi per ogni dieci giusti, e cento empi per ogni santo. E nessuno poteva, etc. Queste parole mostrano fin troppo bene l’immensa difficoltà ed i pericoli incalcolabili che ci saranno per la salvezza delle anime. La crudeltà delle torture, la corruzione, la malizia degli uomini, gli incredibili prodigi dei falsi profeti, il potere dell’Anticristo su tutto il mondo, il silenzio di Dio, che sembrerà chiudere gli occhi davanti a questa scena orribile, il rapimento e la scomparsa dei migliori per la violenza dei tormenti, saranno saranno tutte cause di questa defezione universale. O Dio, quanto profondi sono i tuoi giudizi e quanto imperscrutabili le tue vie! E nessuno poteva, etc. ….. Queste parole, messe al tempo imperfetto, non contengono un’impossibilità assoluta, ma una condizionale. Sarà infatti assoluta per quanto riguarda la prescienza di Dio; ma sarà condizionata per quanto riguarda la volontà umana. Perché coloro che lo desiderano potranno resistere, aiutati dalla grazia di Dio. Ma, oh disgrazia (Cor. IX, 24): « Non sapete che quando si corre in una gara, tutti partono, è vero, ma solo uno vince il premio. Corri, quindi, in modo da vincere. Ora tutti gli atleti mantengono un’esatta temperanza in tutte le cose; e (tuttavia) è solo per vincere una corona corruttibile, invece di quella incorruttibile che ci aspettiamo. Io (aggiunge San Paolo) corro, e non corro a caso; combatto, non come se colpissi l’aria, ma castigo severamente il mio corpo e lo porto in schiavitù, per evitare che, avendo predicato agli altri, io stesso sia riprovato. » (Questo è un esempio per noi, sacerdoti del Signore, e per tutti voi, Cristiani, discepoli di Gesù Cristo; la nostra vita deve essere una lotta continua; prepariamoci dunque alla grande opera di conversione del mondo che sta per cominciare, e poi alla lotta che minaccia così da vicino la Chiesa). E nessuno poteva cantare questo cantico. Ah, allora la carne e la concupiscenza prevarranno sullo spirito, e le donne coglieranno il frutto dell’albero della Chiesa, cioè i cuori di molti sacerdoti che solo Gesù Cristo dovrebbe possedere. Ci sarà allora una carenza di uomini coraggiosi, e la terra abbonderà di alberi egoisti e infruttuosi, di Cristiani infedeli e dai costumi corrotti. 6° … che sono stati riscattati dalla terra. Questi cantori indicano gli eletti, i cittadini della Gerusalemme celeste, che sono stati comprati da questo mondo al prezzo del sangue dell’Agnello, e che saranno preservati e custoditi per la vita eterna, dal loro stesso sangue, che essi spargeranno generosamente per la fede e la confessione del nome di Gesù.

Vers. 4 – 7º Questi non si sono contaminati con donne, cioè conserveranno fedelmente il celibato sacerdotale, che sarà un merito raro e una specialità in quei giorni. 8°. Perché sono vergini. Questi buoni e santi sacerdoti sono chiamati vergini:

1°. Perché non si contaminano con nessun vizio della carne.

2°. Perché non si indeboliranno mai per accettare il carattere della bestia ed adorare la sua immagine, ma si terranno puri da ogni commercio e rapporto con essa, come le vergini e le donne oneste che sanno come preservarsi dagli insulti di un uomo impudente. Infine, rimarranno fedeli a Dio e all’Agnello con la loro fermezza nella fede cattolica. In questi brutti giorni, è vero, molti cadranno nell’apostasia e adoreranno l’immagine della bestia, per fragilità umana, per la crudeltà e la durata dei tormenti, e per il terrore che il potere della bestia ispirerà loro; ma in seguito riconosceranno la loro colpa, e con l’aiuto della grazia di Dio si rialzeranno prontamente dalla loro caduta, confesseranno i loro peccati, e saranno confermati e rafforzati nella vera fede. 9 ° Questi sono quelli che seguono l’Agnello ovunque Egli vada. San Giovanni esprime con queste parole: 1° la perfetta obbedienza di questi santi che saranno sempre pronti a intraprendere tutto, anche ciò che è più difficile e più ripugnante per la natura, e che, mossi dallo spirito di Gesù Cristo, si esporranno, se necessario, a tutti i tormenti, alla prigione e persino alla morte, e confesseranno con gioia che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio. 2° Questi sono coloro che seguono l’Agnello ovunque Egli vada. Queste parole significano inoltre una conformità della vita dei giusti con la vita di Gesù, loro modello e guida; poiché essi saranno poveri, miti, umili, afflitti, perseguitati, respinti dagli uomini e privati delle loro risorse e dei loro beni, secondo queste parole dell’Apostolo, Ebr, XI, 35: « Alcuni furono crudelmente tormentati, non volendo riscattare la loro vita presente, per trovarne una migliore nella risurrezione. Altri hanno subito insulti e frustate, catene e preghiere. Furono lapidati, furono segati, furono sottoposti alle prove più dure; morirono a fil di spada; condussero una vita errante, coperti di pelli di pecora e di capra, abbandonati, afflitti, perseguitati; coloro di cui il mondo non era degno (passarono la vita), vagando nei deserti e sulle montagne, e ritirandosi nelle tane e nelle caverne della terra. » Ora tali sono i tormenti riservati a questi santi, che tuttavia si mostreranno dolci come un agnello condotto al macello. Sopporteranno tutto con rassegnazione, pensando al risultato del loro martirio, e tenendo sempre davanti agli occhi l’immagine viva del loro Maestro infinitamente buono e perfettamente puro, Gesù Cristo. 10°. Sono riscattati tra gli uomini, come primizie consacrate a Dio e all’Agnello. Con queste parole, San Giovanni vuole mostrarci, come ha già fatto sufficientemente sopra, che questi santi martiri apparterranno agli Ordini sacri, e che questi cento quarantaquattromila saranno presi tra i dottori, i predicatori, i pastori di anime, tra i sacerdoti in generale, e che saranno massacrati in odio soprattutto al santo sacrificio della Messa, che la bestia cercherà di sopprimere. In questo testo di San Giovanni non si fa menzione del popolo cristiano, ma non c’è dubbio che anche una moltitudine molto grande di fedeli laici combatterà coraggiosamente per la fede, attraverso la parola e l’esempio dei loro pastori. Così i Cristiani in generale saranno sacrificati come pecore in tutto il mondo, e subiranno il martirio con l’aiuto di Dio. Questa affermazione è inoltre fondata sui versetti 9, 13 e 14 del capitolo VII. Essi sono stati riscattati di tra gli uomini, cioè questi santi sacerdoti, saranno scelti e separati dagli altri uomini perché osserveranno il celibato, e non si immischieranno negli affari del secolo, e perché si comporteranno veramente come primizie consacrate a Dio e all’Agnello.

Vers. 5 – 11° Nessuna bugia fu trovata nella loro bocca. Qui San Giovanni esprime l’amore per la verità e la semplicità di cuore che sarà l’ornamento di questi santi. Non saranno sedotti dalle imposture dei falsi profeti, essendo protetti dallo scudo della verità e della semplicità di cuore. Questo scudo sarà davvero la migliore difesa che potrà proteggerli sotto il regno della menzogna in questi ultimi giorni; perché è nella semplicità dei loro cuori che questi santi chiuderanno le loro orecchie ad ogni seduzione. Non crederanno in nient’altro che in Gesù Cristo e nella fede cattolica, che mantiene la verità sempre antica e sempre nuova. Questo è lo stesso scudo che usarono i figli d’Israele nella persecuzione di Antioco, quando dissero, I. Mach. II, 37: « Lasciaci morire tutti nella semplicità del nostro cuore, e il cielo e la terra testimonieranno che ci metti a morte ingiustamente. » Nessuna menzogna è stata trovata nella loro bocca, perché essi predicheranno e insegneranno al mondo tutta la verità, senza alcuna mescolanza di errori, senza circuire i loro fratelli con l’ipocrisia, la menzogna, la doppiezza, l’inganno, la seduzione e la falsa politica, con cui il mondo sarà allora infettato e coperto, come la terra è coperta di locuste nel calore dell’estate. Questi santi cammineranno in rettitudine e semplicità alla presenza di Dio e degli uomini. Per questo San Giovanni aggiunge: 12° Perché sono puri davanti al trono di Dio. Cioè, si manterranno puri da ogni contaminazione in mezzo all’epoca più corrotta; perché questa epoca sarà la feccia della corruzione di tutte le epoche. Tutto ciò che è stato abominevole e criminale nel mondo dalla sua origine sarà ripetuto e portato al culmine sotto il regno dell’anticristo. È quindi con buona ragione che San Giovanni loda questi santi come se godessero di una prerogativa speciale ed eccezionale, perché sono puri davanti al trono di Dio.

§ II.

Della voce dei tre Angeli e della voce dal cielo.

CAPITOLO XIV. VERSETTI 6-13

Et vidi alterum angelum volantem per medium caeli, habentem Evangelium æternum, ut evangelizaret sedentibus super terram, et super omnem gentem, et tribum, et linguam, et populum: dicens magna voce: Timete Dominum, et date illi honorem, quia venit hora judicii ejus: et adorate eum, qui fecit cælum, et terram, mare, et fontes aquarum. Et alius angelus secutus est dicens: Cecidit, cecidit Babylon illa magna: quae a vino irae fornicationis suæ potavit omnes gentes. Et tertius angelus secutus est illos, dicens voce magna: Si quis adoraverit bestiam, et imaginem ejus, et acceperit caracterem in fronte sua, aut in manu sua: et hic bibet de vino irae Dei, quod mistum est mero in calice iræ ipsius, et cruciabitur igne, et sulphure in conspectu angelorum sanctorum, et ante conspectum Agni: et fumus tormentorum eorum ascendet in sæcula sæculorum: nec habent requiem die ac nocte, qui adoraverunt bestiam, et imaginem ejus, et si quis acceperit caracterem nominis ejus. Hic patientia sanctorum est, qui custodiunt mandata Dei, et fidem Jesu. Et audivi vocem de caelo, dicentem mihi: Scribe: Beati mortui qui in Domino moriuntur. Amodo jam dicit Spiritus, ut requiescant a laboribus suis: opera enim illorum sequuntur illos.

[E vidi un altro Angelo, che volava per mezzo il cielo, e aveva il Vangelo eterno, affine di evangelizzare gli abitatori della terra, e ogni nazione, e tribù, e lingua, e popolo: e diceva ad alta voce: Temete Dìo, e dategli onore, perché è giunto ii tempo dèi suo giudizio: e adorate colui che fece il cielo, e la terra, il mare, e le fonti delle acque. E seguì un altro Angelo dicendo: È caduta, è caduta quella gran Babilonia, la quale ha abbeverato tutte le genti col vino dell’ira della sua fornicazione. E dopo quelli venne un terzo Angelo dicendo ad alta voce: Se alcuno adora la bestia e la sua immagine, e riceve il carattere sulla sua fronte, o sulla sua mano: anch’egli berrà del vino dell’ira di Dio, versato puro nel calice della sua ira, e sarà tormentato con fuoco e zolfo nel cospetto dei santi Angeli, e nel cospetto dell’Agnello: e il fumo dei loro tormenti si alzerà nei secoli dei secoli: e non hanno riposo né dì, né notte coloro che adorarono la bestia e la sua immagine, e chi avrà ricevuto il carattere del suo nome. Qui sta la pazienza dei santi, i quali osservano i precetti di Dio e la fede di Gesù. E udii una voce dal cielo che mi diceva: Scrivi: Beati i morti, che muoiono nel Signore. Già fin d’ora dice Io Spirito, che si riposino dalle loro fatiche: poiché vanno dietro ad essi le loro opere.]

Vers. 6. E vidi un altro Angelo che volava in mezzo al cielo, portando il Vangelo eterno, per predicarlo a coloro che siedono sulla terra, ad ogni nazione, tribù, lingua e popolo.

Vers. 7. Dicendo a gran voce: Temete il Signore, e rendetegli gloria, perché l’ora del suo giudizio è venuta; e adorate Colui che ha fatto il cielo e la terra, il mare e le sorgenti. Il primo Angelo è Gesù Cristo, che ha annunciato al mondo la volontà del Padre. Questo secondo Angelo è chiamato un altro Angelo, perché è succeduto immediatamente a Gesù Cristo nella predicazione della parola di Dio. Così, dunque, questo Angelo, che San Giovanni vide volare in mezzo al cielo, portando il Vangelo eterno, ecc., è il corpo apostolico, il sacerdozio (o piuttosto San Michele che rappresenta la persona morale della Chiesa). Ora, verso la fine dei tempi, secondo il decreto della volontà del Cristo suo fondatore, il sacerdozio fiorirà di nuovo, e diventerà più bello come l’uccello quando rinnova le sue piume. E quando le ali della sua libertà sono cresciute, questo uccello volerà in mezzo al cielo. Per cielo si intende qui la Chiesa militante, il cui sacerdozio diventerà l’ornamento e la gioia per la sua santa condotta e la sua vita apostolica, metaforicamente rappresentata dal volo dell’Angelo. Per quanto riguarda il Vangelo eterno che San Giovanni vide nella sua mano, questa è l’interpretazione: Questo Vangelo eterno è la lode divina che Dio ha rivelato ai suoi Apostoli attraverso suo Figlio Gesù Cristo, e che essi hanno comunicato al mondo predicando il Vangelo su tutta la terra. Si dice che questo secondo Angelo portò il Vangelo eterno, perché il Vangelo fu effettivamente affidato alle mani degli Apostoli, ai quali spetta di annunciare la parola eterna di Dio. Da qui questo passaggio: Per proclamarlo a coloro che siedono sulla terra, ad ogni nazione, tribù, lingua e popolo. Per coloro che siedono sulla terra si intendono i re, i principi, i governanti, i nobili, e in generale tutti coloro che hanno il dominio sulla terra, sulle nazioni, sulle tribù, sulle lingue e sui popoli.

Vers.. 7 . Dicendo a gran voce: Temete il Signore e rendetegli gloria, perché è giunta l’ora del suo giudizio; e adorate Colui che ha fatto il cielo e la terra, il mare e le sorgenti…. Dicendo a gran voce, cioè quest’altro Angelo che San Giovanni vide predicherà con zelo, ardore ed efficacia; e che il dito di Dio si manifesterà nella predicazione di quegli Apostoli che questo Angelo rappresenta. E diranno a coloro che governano la terra: Temete il Signore e dategli gloria, perché è giunta l’ora del suo giudizio; e adorate Colui che ha fatto il cielo e la terra, il mare e le sorgenti. Questa predicazione è enfatica e rappresenta implicitamente le cose più necessarie per la salvezza, cioè: temere il Signore ed adorarlo. San Giovanni aggiunge due motivi efficaci che questi Apostoli useranno per persuadere con la loro predicazione. La prima ragione è che Dio è il Creatore del cielo e della terra, del mare e delle fonti. Ora queste quattro cose contengono in sé tutte le creature, e sono menzionate qui come rappresentanti tutte le meraviglie del Creatore. La seconda ragione è il giudizio; perché l’ora del giudizio è stata stabilita per rendere ad ogni uomo secondo le sue opere; e quest’ora si avvicina sempre, ed è come se fosse presente, in relazione all’eternità. Ora, poiché questi due motivi sono sempre stati molto efficaci nel mantenere gli uomini nel loro dovere verso Dio, è così che verso la fine dei tempi, la considerazione di queste verità sarà molto utile, e persino necessaria, per disporre gli uomini a resistere alla bestia. Infine, la predicazione di questo Angelo deve avvenire in due tempi diversi: Il primo è quando le nazioni, i popoli, gli uomini di varie lingue e molti re torneranno nel seno della Chiesa Cattolica, nella sesta epoca, come abbiamo visto nel capitolo X, versetto 11. Perché è attraverso il sacerdozio che avrà luogo questa grande opera di conversione generale degli increduli e dei peccatori che torneranno alla penitenza. Allora la voce del sacerdozio, o dell’Angelo che ne è il rappresentante, sarà veramente una voce forte e molto efficace.  La conversione dei peccatori avverrà prima che la bestia (l’impero turco) riceva la sua ferita mortale, e prima della caduta della prima Babilonia, che è il regno delle nazioni, come vedremo più avanti. La seconda epoca della predicazione di questo Angelo è quella degli ultimi tempi in cui la carità di molti si raffredderà, la fede scomparirà e si manifesterà il figlio della perdizione. Allora questo Angelo (il sacerdozio) alzerà la sua voce con potenza nel nome di Gesù Cristo e del Padre suo, e predicherà con audacia per tutta la terra; e dirà a tutti gli uomini che vi abitano: Temete il Signore e dategli gloria. E adorate colui che ha fatto il cielo e la terra, il mare e le fonti. Perché in quel tempo, dice Daniele, (XI, 33): « I saggi del popolo ne istruiranno molti ». È allora che gli ultimi apostoli percorreranno la terra, portando il Vangelo eterno, e facendo meraviglie per la virtù dell’Onnipotente, e non per il potere di questo mondo. Questa seconda epoca sarà il tempo della fine, quando Babilonia, che è il regno di questo mondo, cadrà e sarà consumato dal fuoco, come vedremo più avanti.

II. Vers. 8.E un altro Angelo lo seguì dicendo: È caduta, è caduta, la grande Babilonia, che ha fatto bere a tutte le nazioni il vino dell’ira della sua fornicazione. Babilonia e Babele sono sinonimi e significano confusione e mescolanza. Babilonia inquesto libro dell’Apocalisse contiene un grande mistero, che San Giovanni descrive sotto la sua figura e il suo enigma. Essa ha due significati: 1° Essa rappresenta il regno speciale delle nazioni, un regno che fu sempre nemico e avversario della casa d’Israele nell’Antico Testamento, così come fu e sarà sempre opposto al Cristianesimo nel Nuovo Testamento, fino alla consumazione dei secoli.Ora, l’attuale regno delle nazioni è l’impero dei Turchi fondato da Maometto, e di cui l’Anticristo sarà l’ultimo e più potente sovrano. È con ragione e verità che San Giovanni gli dà il nome di Babilonia, poiché questo impero è formato e mescolato da varipopoli e nazioni, e la sua setta è una fusione di paganesimo, giudaismo e Cristianesimo, insegnando i dogmi più bizzarri o piuttosto errori, come si può vedere dal Corano. – Questo impero è anche chiamato Babilonia, perché Babilonia caldea era una città molto potente e considerevole, che si poteva considerare come la metropoli del regno delle nazioni. 2º Babilonia rappresenta anche il mondo con tutte le sue delizie e tutte le sue voluttà, come l’aggregazione di tutti i malvagi uniti contro i buoni, sotto la guida del loro capo lucifero. Fu in questo senso che Gesù Cristo indicò questo mondo ai suoi apostoli: (Jo. XV, 18, 19). Si distinguono due città, che sono le due capitali dei due regni che dividono la terra, di cui una è Sion o Gerusalemme, il cui re è Gesù Cristo, e i cui cittadini sono tutti i giusti o eletti, da Abele fino all’ultimo nato; e tutti gli abitanti di questa città costituiscono il regno di Gesù Cristo. L’altra città è Babilonia, il cui re è lucifero, e i cui abitanti sono i malvagi e i reprobi da Caino fino al figlio della perdizione. Tutti questi costituiscono il regno delle nazioni, cioè di tutti gli empi; e questo regno è anche chiamato il mondo, il cui regno e la cui rovina San Giovanni descrive di seguito sotto la figura di Babilonia. È in entrambi questi sensi che questa Babilonia menzionata nel testo deve essere intesa anche letteralmente, ed è per questo che la sua rovina è ripetuta due volte: È caduta, è caduta, la grande Babilonia. La prima caduta si applica alla rovina dell’impero turco, e la seconda deve essere riferita alla rovina del regno di questo mondo, come vedremo più avanti. E un altro Angelo lo seguì, dicendo, etc. Questo Angelo rappresenta anche due persone: quella che annuncia la caduta di Babilonia a San Giovanni, e quella della persona rappresentata.  1°. Questo Angelo è San Michele, che ha annunciato in alto la caduta dell’impero turco, e la rovina finale di questo mondo. 2°. Questo Angelo rappresenta allo stesso tempo il potente Monarca sotto il cui impero il regno delle nazioni sarà distrutto, e l’impero dei turchi sarà mortalmente ferito. Ecco perché San Michele, che rappresenta la Chiesa militante sulla terra, si congratula con questa Chiesa per la caduta dell’impero turco e il regno delle nazioni, e le dà motivo di consolazione. Si dice che quest’altro Angelo seguì il primo, e questa differenza è dovuta al fatto che l’annuncio di un evento precede naturalmente la sua realizzazione. Infatti, nello spazio del tempo che separerà l’annuncio dall’evento stesso, Dio susciterà un potente Monarca tra i principi della terra,  per abbattere il grande corno della bestia, cioè l’impero di Costantinopoli, o l’impero d’Oriente, e per occupare la sua sede. È caduta, è caduta; queste parole esprimono gioia e congratulazioni per un evento che è stato a lungo desiderato e atteso. – È caduta, è caduta; l’Angelo annuncia questa caduta al passato, per la consolazione della Chiesa e di tutta la Cristianità, che gemevano a causa della durata e della grande potenza dell’impero di Maometto, e che erano sul punto di disperare di non vedere mai la rovina e l’umiliazione di questo impero. È caduta, è caduta; esprimendosi al passato e non al futuro, come per garantire l’infallibilità dell’evento. È caduta, è caduta … è come se dicesse: per quanto potente, per quanto vasto e per quanto prospero sia l’impero turco, è altrettanto certo che cadrà come se lo fosse già accaduto. Ora sarà lo stesso con la fine del mondo, così a lungo desiderata dai giusti, e nella quale gli empi rifiutano di credere. È caduta, è caduta… lo ripete per due motivi.1° Per confermare la verità di questo grande evento, che sembra tanto più remoto, quanto più lo si attende con impazienza. 2° Per designare le due cose che sono la rovina dell’impero turco e delle nazioni in particolare, e poi la rovina universale di questo mondo, di cui parla a lungo nel seguito. È caduta, è caduta la grande Babilonia. È un modo di parlare con enfasi per esprimere questa caduta e questa rovina in due modi. 1°. La bestia cadrà dalla sua sede, che è Costantinopoli e l’Impero d’Oriente; perché così perderà la sua potenza, l’estensione del suo impero, la moltitudine dei suoi popoli, il fasto del suo orgoglio, e sarà umiliata al punto di possedere solo un piccolo stato. Il secondo modo è che questo mondo con tutte le sue voluttà, le delizie della sua gloria, la pompa e lo splendore delle sue ricchezze finirà. Tutti gli abitanti del mondo che hanno dimenticato Dio, il loro Creatore, e hanno vissuto senza temere i suoi giudizi e secondo i loro desideri corrotti, periranno con esso, per essere gettati tutti insieme nel lago di fuoco. Così si adempirà la parola del Salmista, (CXI, 9): « Il desiderio degli empi perirà ». Allora gli amori illeciti, le voluttà della carne, le ricchezze, gli onori, i principati, il fasto, la gloria, il lusso, svaniranno; i campi, i boschi, le vigne non daranno più frutti, e gli empi saranno agitati nei tormenti delle fiamme eterne, tormenti che saranno proporzionati alla malizia e al numero dei loro crimini, senza alcuna attenuazione e senza alcuna consolazione. Gli eletti, invece, si riposeranno dalle loro pene e fatiche temporali in una perfetta e incontaminata beatitudine per tutta l’eternità. La grande Babilonia è caduta. È chiamata grande per la potenza, l’estensione e la forza dei suoi regni sulla terra, e per l’orgoglio con cui dominava i poveri, gli umili, i semplici, i giusti, che opprimeva, disprezzava e guardava con occhio di disdegno. È anche chiamata grande a causa della moltitudine innumerevole dei malvagi e degli empi, e a causa del numero e della grandezza infinita dei suoi peccati. Ecco perché San Giovanni aggiunge: Che ha fatto bere a tutte le nazioni il vino dell’ira della sua fornicazione. Questo passaggio contiene tre sostantivi che esprimono l’enormità della sua malizia e la sua malvagità. Perché il vino inebria, l’ira suscita rabbia e tirannia, e la fornicazione esprime l’idolatria e ogni tipo di infedeltà commessa contro Dio e contro il suo Cristo. Così il vino dell’ira della sua fornicazione è la malvagità feroce della setta di Maometto, che ha fatto bere questo vino a tutte le nazioni, cioè che le ha eccitate, corrotte e sedotte, e le ha continuamente spinte alla tirannia contro il Cristianesimo, e le ha costrette ad apostatare e a rifiutare il culto del vero Dio, come la storia di tutti i secoli passati dimostra fin troppo chiaramente. Che questo sia detto nel primo senso senso spiegato sopra. – In secondo luogo, il vino dell’ira della sua fornicazione è inteso come le eresie, i vizi, le voluttà e le immondizie del secolo, di cui le nazioni e i popoli della terra si saranno come ubriacati, dimenticando Dio loro Creatore e rifiutando di rendergli omaggio con opere di santità e di giustizia. Ora il culmine di questa fornicazione sarà nel regno dell’anticristo, che farà bere a tutte le nazioni il vino dell’ira della sua fornicazione, con la sua terribile tirannia e le sue seducenti imposture, costringendole ad apostatare e a rinnegare il loro Dio Gesù Cristo con il Padre suo.

III. Vers. 9. – E un terzo angelo li seguì, gridando ad alta voce: Chi adora la bestia e la sua immagine e porta il suo carattere sulla fronte o sulla mano;

Vers. 10. Egli berrà del vino dell’ira di Dio, del vino puro preparato nel calice della sua ira, e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti agli Angeli santi e alla presenza dell’Agnello:

Vers. 11. – E il fumo dei loro tormenti salirà nei secoli dei secoli, e non ci sarà riposo né giorno né notte per coloro che hanno adorato la bestia e la sua immagine e hanno portato il suo nome.

Vers. 12. – Ecco la pazienza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede di Gesù. Questo Angelo è l’ultimo Pontefice Romano. Egli è chiamato terzo Angelo, perché sarà il terzo dopo Gesù Cristo, di cui sarà l’immediato predecessore nel suo Secondo Avvento, come San Pietro fu il suo successore nel primo; e perché anche entrambi questi due soli Papi avranno portato il nome di Pietro. Infatti, secondo la profezia di San Malachia, Primate d’Irlanda, non ci sarà stato un tale pontefice in tutta la catena dei Papi, tranne il primo e l’ultimo. Questo Pontefice governerà la Chiesa nelle ultime e più grandi tribolazioni, quando la questione e l’orribile eresia del presunto arrivo di Cristo e del Messia, che la bestia che sale dalla terra annuncerà come il re di Gerusalemme, apparirà gradualmente; cioè, quando il figlio della perdizione si manifesterà. Allora questo Papa o terzo Angelo griderà a gran voce contro l’Anticristo e i suoi seguaci, contro i Giudei, le nazioni e i Cristiani apostati, con le sue definizioni apostoliche e con le sue Encicliche che rivolgerà a tutti i principi, a tutti i popoli e a tutta la cristianità. Li esorterà ad osservare i comandamenti di Dio e la fede in Gesù Cristo di Nazareth crocifisso, e li avvertirà di non essere ingannati da quella terribile eresia: che Gesù Cristo di Nazareth, che fu crocifisso dai Giudei, era un impostore, e che solo in questi giorni il vero Salvatore e Messia, atteso per tanti secoli dai Giudei e dalle nazioni, è finalmente apparso nel mondo. Perché questa eresia prenderà forme gigantesche, e sarà già stata condannata dalla Chiesa, prima che il figlio della Perdizione entri nella pienezza del suo regno e del suo potere. E poiché allora gli uomini avranno la testa dura, e questo tempo sarà la congregazione e la sintesi di ogni prevaricazione, questo Pontefice si servirà del ministero dei suoi apostoli, di cui abbiamo parlato sopra, per proteggere e difendere la verità e la giustizia. Li manderà per confermare e riportare il popolo nell’obbedienza e nella fede in Nostro Signore Gesù Cristo crocifisso, nel Padre suo e nello Spirito Santo. Ed egli griderà forte a tutti gli uomini, dicendo: Chiunque adora la bestia e la sua immagine e porta il suo carattere sulla fronte o nella mano, berrà il vino dell’ira di Dio, il vino puro che è preparato nel calice della sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti agli Angeli santi e alla presenza dell’Agnello. E il fumo dei loro tormenti salirà per i secoli dei secoli, e non ci sarà riposo né giorno né notte per coloro che adorano la bestia e la sua immagine e che hanno portato il carattere del suo nome. Tutte queste parole devono essere intese alla lettera. Esse esprimono la dannazione eterna di tutti coloro che in quei giorni, per quanto malvagi possano essere, abbandoneranno la giustizia di Dio e la fede in Nostro Signore Gesù Cristo di Nazareth crocifisso. Inoltre, queste parole insegnano agli uomini a temere il vero Dio e i loro ultimi fini; perché dopo la morte e la passione di Gesù Cristo, questo timore sarà l’unico scudo del popolo cristiano, per ottenere la vittoria sul mondo e i suoi falsi profeti: Chi adorerà la bestia ….. Egli berrà del vino dell’ira di Dio, del vino puro preparato nel calice della sua ira. Queste parole esprimono il tipo di punizione eterna, che è l’ira implacabile di Dio per tutta l’eternità; e questo è il più grande supplizio che possa affliggere i dannati. Questo tormento è chiamato il vino della sua ira, a causa della veemenza della giustizia e della vendetta divina. Di questo vino puro preparato nel calice della sua ira; poiché ognuno sarà punito secondo la misura delle sue iniquità. Più l’empio pecca, più sarà tormentato; e sarà tormentato con fuoco e zolfo. Queste parole esprimono il primo tipo di tormento che i dannati subiranno, il tormento del fuoco eterno.Infatti, sebbene i tormenti dell’inferno siano così grandi e così numerosi che è impossibile esprimerli, San Giovanni li indica tutti e li riassume mirabilmente con queste due forti espressioni: fuoco e zolfo. Perché il fuoco dell’inferno non servirà a illuminare i dannati, secondo San Matteo (VIII, 12): « I figli del regno saranno gettati nelle tenebre esteriori; là ci sarà pianto e stridore di denti. » Ma questo fuoco brucerà i corpi di questi miserabili per tutta l’eternità, e questo fuoco sarà mescolato con lo zolfo, così che lo zolfo alimenterà il fuoco, e il fuoco svilupperà l’orribile fetore dello zolfo. – Il secondo tipo di questi tormenti saràla confusione eterna dei malvagi, espressa da queste parole del testo: Davanti agli angeli santi e alla presenza dell’Agnello. Così, dunque, tutta la corte celeste,e l’Agnello, che è il re Gesù Cristo, saranno testimoni per tutta l’eternità della terribile vergogna e della confusione dei peccatori. Perché non potranno più nascondere i loro peccati e le loro abominazioni, poiché il segreto dei loro cuori non esisterà più. – Il terzo tipo di questi supplizi sarà l’eternità, indicato da queste parole: E il fumo dei loro tormenti salirà nei secoli dei secoli. Ora nel luogo dal quale il fumo si alza incessantemente, c’è sempre il fuoco; e come questo fumo si alzerà per sempre, il fuoco che lo produce sarà eterno, perché c’è alcuna redenzione per i dannati. – Il quarto tipo [di supplizi] è contenuto implicitamente nelle stesse parole di cui sopra, dalle quali si può concludere che questi miserabili esaleranno con il fumo dei loro tormenti, la bestemmia, l’invidia, la gelosia e l’odio contro l’Onnipotente, e faranno sentire lo stridore dei loro denti nei secoli dei secoli. È con buona ragione che questa rabbia dei peccatori contro il cielo è paragonata al fumo che non può mai salire abbastanza in alto per raggiungere le regioni celesti. Perché Dio, fondato sulla giustizia della sua causa, si befferà a sua volta degli empi che lo hanno disprezzato sulla terra. E questo tormento sarà orribile per i malvagi che saranno divorati dalla sete di vendetta, senza poterla mai esercitare. Perché le loro bestemmie saranno vane e senza effetto, comeil fumo che sale nell’aria non potrà mai raggiungere le stelle. Pertanto, i malvagi cercheranno vanamente la vendetta e non ci riusciranno mai. Vorranno liberarsi dai loro tormenti, e nessuno verràin loro soccorso. Ricorderanno i piaceri della loro vita, e ne saranno privati per sempre; desidereranno morire, e la morte fuggirà da loro; infine invocheranno il nulla o crederanno di trovarlo nel fuoco; ma il fuoco li brucerà eternamente senza mai distruggerli, perché il luogo che abitano è la terra dell’oblio. O voi dunque, figli degli uomini, ricordatevi della vostri ultimi fini, e non peccherete più! – Il quinto tipo di supplizi nell’inferno è che non ci sarà riposo né di giorno né di notte, cioè i dannati non saranno mai sollevati dai loro mali da nessun sonno, e i loro dolori saranno continui e di ogni momento. – Qui si esercita la pazienza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede di Gesù. Questa conclusione emerge dalla considerazione di quanto sopra, cioè dai supplizii eterni di cui i santi hanno una vivida immagine davanti ai loro occhi continuamente. Ecco perché sopportano con pazienza tutte le prove della vita presente, per evitare i supplizi dell’inferno. Così, nell’ultima persecuzione, i veri Cristiani, considerando il destino dei buoni, per confrontarlo con quello dei malvagi, sopporteranno con coraggio e rassegnazione tutti i tormenti che la bestia infliggerà loro, per quanto lunghi e crudeli possano essere; e rimarranno fedeli nell’amore e nella fede di Gesù, sfidando la furia della bestia. Ma chiunque adora la bestia e la sua immagine, e porta il suo carattere sulla fronte o nella mano, sarà tormentato con fuoco e zolfo per i secoli dei secoli. Perché Dio non ammetterà scuse per l’eccessiva crudeltà,e le seducenti imposture della bestia. Per questo motivo Gesù Cristo si preoccupa di informare in anticipo tutta la Cristianità, per rafforzare i fedeli e per esortarli a morire coraggiosamente e a sopportare con pazienza i tormenti temporanei con i quali Egli permetterà di mettere alla prova i suoi eletti. Gesù Cristo ha voluto che le pene dell’inferno riservate ai vigliacchi che Lo rinnegano adorando la bestia e la sua immagine e portando il suo carattere, siano solennemente promulgate dal sovrano Pontefice, che griderà a gran voce: Chi adora la bestia della sua immagine ….. Egli berrà il vino dell’ira di Dio, etc. .

IV . Vers. 13. – E udii una voce dal cielo che mi diceva: Scrivi: Beati quelli che muoiono nel Signore. Fin da ora, dice lo Spirito, si riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono. Questa voce è quella della Chiesa militante, che sarà intendere nella persecuzione dell’anticristo, per felicitarsi in anticipo con i giusti per il loro martirio, e allo stesso tempo per compatire i loro dolori e le loro fatiche nelle tribolazioni, nell’ora più difficile della tentazione e nell’ora della più terribile agonia che sia possibile subire. Beati coloro che godono del grande beneficio e della misericordia paterna che Dio concederà loro, per morire di peste, di carestia o di guerre che precederanno quei giorni pieni di pericolo per le anime. Vedi quanto detto nel Libro III, capitolo VII. Felici coloro che muoiono nel Signore. Cioè, felici coloro che sono morti in grazia di Dio, prima dell’ora di quella tentazione che è mille volte più orribile e pericolosa dei dolori e delle angosce del parto! Fin da ora, dice lo Spirito, si riposeranno dalle loro fatiche, perché i loro opere li seguiranno. Queste parole sono piene di consolazione per coloro i cui corpi e le cui anime riposano nel Signore: diciamo corpi, perché essi riposano, infatti, e dormono un dolce sonno nelle loro tombe, in attesa della loro gloriosa risurrezione, in cui saranno trasformati e liberati da tutte le fatiche, i pericoli e i dolori della vita presente. Beate le anime, cioè gli spiriti dei giusti, perché le loro opere li seguono. Perché essi sono nella gloria e non devono più soffrire alcun pericolo o tentazione. Sono inaccessibili agli errori, alle paure e agli inganni dei tiranni. Nessuno potrà più perseguitarli, né perderli, perché saranno in perfetta bellezza e riposo, che godranno davanti agli Angeli santi e alla presenza dell’Agnello nei secoli dei secoli. Beati coloro che muoiono nel Signore. Questa frase può essere presa al passato e al presente. Le parole sono piene di energia; sono un avvertimento per tutti gli uomini, e specialmente per quelli che vivranno nel tempo dell’anticristo. Gesù Cristo dice loro di ricordarsi della morte dei giusti e di confrontarla con la morte dei peccatori. Perché quando sono ben convinti dell’infinita differenza tra l’uno e l’altro, non esiteranno a sacrificare la vita presente per quella futura. Preferiranno di gran lunga il sacrificio del loro corpo deperibile a quello della loro anima immortale. Beati coloro che muoiono nel Signore. Queste parole sono la voce di un moribondo in una lunga e crudele agonia; perché in questi ultimi giorni i tormenti saranno lunghi e la morte tardiva!

§ III.

Sulla futura estirpazione delle eresie.

CAPITOLO XIV VERSETTI 14-20.

Et vidi: et ecce nubem candidam, et super nubem sedentem similem Filio hominis, habentem in capite suo coronam auream, et in manu sua falcem acutam. Et alius angelus exivit de templo, clamans voce magna ad sedentem super nubem: Mitte falcem tuam, et mete, quia venit hora ut metatur, quoniam aruit messis terræ. Et misit qui sedebat super nubem, falcem suam in terram, et demessa est terra. Et alius angelus exivit de templo, quod est in caelo, habens et ipse falcem acutam. Et alius angelus exivit de altari, qui habebat potestatem supra ignem: et clamavit voce magna ad eum qui habebat falcem acutam, dicens: Mitte falcem tuam acutam, et vindemia botros vineæ terræ: quoniam maturæ sunt uvæ ejus. Et misit angelus falcem suam acutam in terram, et vindemiavit vineam terrae, et misit in lacum irae Dei magnum: et calcatus est lacus extra civitatem, et exivit sanguis de lacu usque ad frenos equorum per stadia mille sexcenta.

[E vidi: ed ecco una candida nuvola, e sopra la nuvola uno che sedeva simile al Figliuolo dell’uomo, il quale aveva sulla sua testa una corona d’oro, e nella sua mano una falce tagliente. E un altro Angelo uscì dal tempio gridando ad alta voce a colui che sedeva sopra la nuvola: Gira la tua falce, e mieti, perché è giunta l’ora di mietere mentre la messe della terra è secca. E colui che sedeva sulla nuvola, menò in giro la sua falce sulla terra, e fu mietuta la terra. E un altro Angelo uscì dal tempio, che è nel cielo, avendo anch’egli una falce tagliente. E un altro Angelo uscì dall’altare, il quale aveva potere sopra il fuoco : e gridò ad alta voce a quello che aveva la falce tagliente, dicendo : Mena la tua falce tagliente, e vendemmia i grappoli della vigna della terra: poiché le sue uve sono mature. E l’Angelo menò la sua falce tagliente sopra la terra, e vendemmiò la vigna della terra, e gettò (la vendemmia) nel grande lago dell’ira di Dio: e il lago fu pigiato fuori della città, e dal lago uscì sangue fino ai freni dei cavalli per mille seicento stadi.]

Vers. 14. – E vidi, ed ecco una nuvola bianca, e sulla nuvola uno seduto come il Figlio dell’uomo, che aveva sul capo una corona d’oro e in mano una falce affilata.La descrizione del raccolto e della vendemmia di cui si parla in questo capitolo contiene una specie di enigma difficile e oscuro, sotto il quale è descritta la futura estirpazione delle eresie e della setta delle nazioni o dell’impero turco, estirpazione che avrà luogo sotto il potente Monarca e il santo Pontefice. Perché Dio consolerà ancora una volta la Sua Chiesa prima che venga la notte oscura del regno dell’anticristo. Ora l’interpretazione di questo enigma è questa: Colui che San Giovanni vide seduto sulla nuvola bianca è il grande Monarca di cui abbiamo già parlato più volte. Si dice che è seduto su una nuvola bianca, perché il suo regno, designato dalla parola “seduto”, sarà un regno santo e stabile, sostenuto dalla protezione di Dio Onnipotente. Questo Monarca è chiamato simile al Figlio dell’Uomo, a causa delle sue grandi virtù con le quali imiterà il suo Salvatore Gesù Cristo. Egli infatti, sarà umile, mite, amante della verità e della giustizia, potente nelle armi, prudente, saggio e zelante per la gloria di Dio. Egli adempirà, per così dire, quella profezia di Isaia su Gesù Cristo, (XI, 2):« Lo spirito del Signore si poserà su di Lui; lo spirito di sapienza e di intelletto, lo spirito di consiglio e di fortezza, lo spirito di scienza e di pietà; ed Egli sarà pieno dello spirito del timore del Signore. Egli non giudicherà secondo le apparenze, né condannerà per sentito dire; ma giudicherà il povero con giustizia, e si dichiarerà il giusto vendicatore dei miti sulla terra. Egli colpirà la terra con la verga della sua bocca e ucciderà gli empi con il soffio delle sue labbra. La rettitudine sarà la cintura dei suoi fianchi e la fede i finimenti di cui sarà cinto. Il lupo abiterà con l’agnello, il leopardo si sdraierà con il cammello, il vitello, il leone e la pecora abiteranno insieme e un bambino li guiderà. Il vitello e l’orso pascoleranno insieme, agli stessi pascoli, i loro piccoli si riposeranno gli uni con gli altri, e il leone mangerà la paglia come il bue. Il bambino che allatta si trastullerà sulla buca dell’aspide; e lo svezzato metterà la mano nella caverna del basilisco. Non faranno del male né uccideranno su tutto il mio santo monte, perché la terra è piena della conoscenza del Signore, come il mare con le acque di cui essa è coperta. In quel giorno la radice di Iesse sarà esposta come vessillo davanti a tutti i popoli; e le nazioni verranno a offrirgli le loro preghiere e il suo sepolcro sarà glorioso. Allora il Signore stenderà di nuovo la sua mano per possedere i resti del suo popolo, che sono sfuggiti alla violenza dell’Assiria, dell’Egitto, di Phetros, dell’Etiopia, di Elam, di Sennaar, di Emath e delle isole del mare. Egli innalzerà il suo stendardo tra le nazioni; raccoglierà i fuggitivi d’Israele e radunerà dai quattro angoli della terra quelli di Giuda che erano stati dispersi. La gelosia di Efraim sarà distrutta e i nemici di Giuda periranno; Efraim non sarà invidioso di Giuda e Giuda non combatterà più contro Efraim. E voleranno sul mare verso i Filistei, e insieme saccheggeranno i popoli dell’Oriente; l’Idumea e Moab saranno soggetti alle loro leggi, e i figli di Ammon obbediranno loro. Il Il Signore renderà desolata la lingua del mare d’Egitto, alzerà le sue mani sul fiume e lo scuoterà con il suo soffio potente; lo colpirà e lo dividerà in sette torrenti, perché possa essere attraversato a piedi. E il resto del mio popolo che scamperà agli Assiri vi troverà un passaggio, come lo trovò Israele quando uscì dall’Egitto. » Ciò che è stato appena detto di Gesù Cristo, in questa profezia, può essere applicato, in qualche modo e per somiglianza, a questo potente Monarca del quale San Giovanni dice che sarà come il Figlio dell’Uomo, avendo sul capo una corona d’oro. Cioè, sarà un grande Monarca, ricco e potente, e il sovrano dei sovrani. Egli vincerà i re delle nazioni e sarà pieno dell’amore di Dio. Rileggiamo ciò che è stato detto di lui, capitolo III, nella sesta epoca della Chiesa. E nella sua mano una falce affilata. Il grande Monarca avrà in mano un esercito grande e forte, con il quale passerà attraverso i regni delle nazioni, le repubbliche e le roccaforti, e li trafiggerà da parte a parte (transfodiet). Si dice che la sua falce è affilata, perché non combatterà se le sue armi non saranno vittoriose o se il nemico non subirà grandi perdite e massacri. Nell’Antico Testamento si dice di Giona e Saulo che (II. Reg. I, 22): « mai la freccia di Gionata non tornò unta di grasso e di sangue, e mai la spada di Saul non uscì inoperosa dai combattimenti » – Ora, tale sarà l’esercito di questo grande e potente Monarca (Il Venerabile Holzhauser usa qui la parola re, ma non si può dedurre nulla sul titolo di questo Monarca, poiché egli usa quasi sempre questa parola, anche per gli imperatori, come quelli di Turchia, che egli chiama anche re e il loro impero regno. Si sarà notato sopra, che si dice di questo grande Monarca che sarà il figlio di un re e la gloria della sua casa reale. Inoltre, quest’ultima parola reale deve essere presa in generale per sovrana. Abbiamo usato la parola monarca, perché è il titolo che l’autore gli dà abitualmente e anche in questo caso; perché egli aggiunge il titolo di monarca a quello di re. Si sarà notato altrove che in occasione dell’ultimo Concilio i cui decreti questo monarca farà eseguire i decreti, l’autore parla dei suoi editti imperiali. (Il Monarca dalla sesta epoca sembra essere ben diverso da quello della fine della settima epoca – ndr. -). – Si dice che tenga in mano la sua falce, perché il suo esercito non intraprenderà nulla senza il suo consiglio, ed è lui stesso che lo dirigerà con i suoi consigli, come si racconta di Alessandro Magno. Si dice anche che tenga in mano la sua falce, perché il suo esercito gli obbedirà alla perfezione, e sarà attaccato a lui e lo amerà in modo tale che egli lo maneggerà come un bastone, e farà con esso cose grandi, sorprendenti e ammirevoli.

II. Vers. 15. E un altro Angelo uscì dal tempio, gridando ad alta voce a colui che sedeva sulla nuvola: Gettate la vostra falce e mietete, perché è venuto il tempo di mietere, perché la messe della terra è matura. Questa voce è quella di chi esorta con veemenza alla guerra e alla messe della zizzania degli eretici e dei turchi. Questo Angelo che uscirà dal tempio e griderà così è il grande e santo Pontefice di cui abbiamo parlato, che Dio farà sorgere in questi giorni. E questo Pontefice, mosso da un’ispirazione divina, esorterà e impegnerà questo Monarca a intraprendere questa guerra sacra. Gli dirà: Getta la tua falce, cioè il tuo potente esercito, e mieti, cioè abbatti, sradica e distruggi gli eretici ed i barbari, perché è giunta l’ora di mietere, poiché il raccolto della terra è maturo. Questo Pontefice pronuncerà questa parola per rivelazione, e con queste parole ecciterà i cuori dei principi e li spingerà ad unirsi per intraprendere questa guerra. E Dio disporrà i cuori dei soldati in modo che aderiscano con la mente e con il cuore all’impresa del loro potente Monarca. Perché il raccolto è maturo, cioè è il momento di tagliare la zizzania e di gettarla nel fuoco. È una metafora che significa l’annientamento e la rovina delle eresie e della barbarie.

Vers. 16. – E colui che sedeva sulla nuvola gettò la sua falce sulla terra, e la terra fu mietuta. Tutte queste parole esprimono il felice successo ottenuto secondo le parole del santo Pontefice. E la terra fu mietuta, perché il grande Monarca sterminerà o sottometterà al suo potere le nazioni dei turchi e degli eretici, e occuperà le loro terre.

Vers. 17. – E un altro Angelo uscì dal tempio che è nei cieli, e anche lui aveva una lama affilata. Questa falce è un altro esercito che gli Stati della Chiesa e i loro alleati, strettamente e fortemente uniti, riuniranno e manderanno in aiuto del grande Monarca. Ecco perché si dice che quest’altro Angelo uscì dal tempio, cioè, dagli Stati della Chiesa di cui il tempio è la figura, che è in cielo, cioè nella Chiesa militante che questa parola cielo significa e rappresenta. Colui di cui si dice: E un altro Angelo uscì dal tempio, sarà il grande generale in capo che questo santo Pontefice, di cui si è parlato, costituirà o nominerà per comandare quel forte esercito che sarà impiegato per distruggere e annientare il potere dei turchi e degli eretici.

Vers. 18 . E un altro angelo uscì dall’altare e aveva potere sul fuoco, e gridò ad alta voce a colui che aveva la falce affilata: Getta la tua falce affilata e raccogli l’uva dalla vigna della terra, perché è matura. È ancora un’altra voce, che esorta con ardente zelo ad agire e a combattere con forza, per ottenere la vittoria sui nemici della Chiesa che l’avevano così affossata. Perché la bestia, che è l’impero turco, dovrà occupare prima l’Italia, e si espanderà molto ovunque. Arriverà così vicino alla Cristianità, che quest’ultima, ridotta all’ultima necessità, tenterà anche gli estremi, e otterrà un immenso successo. Essa distruggerà la sede o il regno della bestia, cioè l’impero turco, e relegherà la perfidia del degli eretici all’inferno. È per questo che San Giovanni designa due tipi di nemici, che distingue con le parole raccolto e vendemmia. La prima parola significa le nazioni dei Turchi, e la seconda designa gli eretici. Infatti, i covoni di paglia sono le nazioni barbare, i grappoli d’uva selvatica sono gli eretici che si vantano di essere Cristiani. È di quest’ultimo che parla per allegoria il Vangelo (Jo., XV, 1-7): « Io sono la vera vite e mio Padre è il vignaiolo. Egli taglierà tutti i rami che non portano frutto in me, e poterà tutti quelli che portano frutto, perché ne portino di più. Voi  siete già puri a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e Io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da solo, se non rimane unito alla vite, così è per voi, se non rimanete in me. Io sono la vite e voi i tralci. Chi rimane in me, e Io in lui, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. Se qualcuno non rimane in me, sarà gettato via come un tralcio, appassirà, e sarà gettato fuori: seccherà, lo si raccoglierà e lo getteranno nel fuoco, e sarà consumato ».  Queste parole della mietitura e della vendemmia di cui parla l’Apocalisse sono una grande e difficile metafora. Perché Dio ha sempre dato grandi regni alle nazioni della terra, mentre ha racchiuso il suo popolo eletto entro confini stretti, serrati e svantaggiosi, come una terra delimitata da una siepe spinosa. E questo è lo stato in cui si trova ora la Chiesa, la vigna del Dio degli eserciti. Quindi, con la messe, o piuttosto con i covoni di paglia secca, o la zizzania, si intendono le nazioni della terra, e con l’uva che cresce sui tralci della vite, che è la Chiesa di Cristo, si intendono letteralmente gli eretici. Poiché Gesù Cristo è la vite, e nella sua vigna, che è la Chiesa, crescono due tipi di uva, quella buona, cioè i veri Cristiani, e quella selvatica, cioè gli eretici altrimenti rappresentati dai tralci secchi.

Vers. 19. – E l’angelo gettò la sua falce affilata sulla terra, vendemmiò la vite della terra e ne gettò l’uva nel grande torchio dell’ira di Dio. Queste parole insistono di nuovo sulla prosperità della Chiesa, e sulla certezza ed evidenza della testimonianza data da San Giovanni, che queste cose accadranno al loro tempo, per la consolazione della santa Chiesa Romana. Perché il Signore ha parlato e sempre eseguirà la sua parola. E ne gettò l’uva nel grande torchio dell’ira di Dio. Questo grande torchio dell’ira di Dio è il torchio o il tino in cui la giustizia divina compirà la sua vendetta sugli eretici e sulle nazioni barbare. È in questo grande torchio che il Signore ha sempre gettato gli uni e gli altri, per la consolazione del popolo d’Israele e della Chiesa di Cristo, affinché le nazioni non dicano: Dov’è il loro Dio? Si parla nella Scrittura di questa collera, o di questa vendetta di Dio (Ps. LXXVII, 65: « Il Signore si svegliò come se avesse dormito, e come un uomo reso più terribile dall’ubriachezza. E colpì i suoi nemici alle spalle e li coprì di confusione e di un obbrobrio eterno. » Questo tino sarà lo sterminio e la rovina delle nazioni barbare e degli eretici; ed è il potente Monarca che, con il permesso e la cooperazione della giustizia, della vendetta e dell’ira dell’Onnipotente, ve li precipiterà. Perché Dio è la causa principale e gli uomini sono come strumenti del suo braccio onnipotente.

Vers. 20. – E il tino fu pigiato fuori della città, e il sangue che usciva dal tino salì fino ai freni dei cavalli per lo spazio di mille e seicento stadi. Queste parole significano uno spargimento di sangue molto grande, che Dio, nella sua ira ed indignazione, farà versare ai suoi nemici dalle sue armate cristiane. E il tino fu calpestato fuori dalla città. Cioè, Dio porterà gli effetti della sua ira su queste nazioni, fuori dalla città santa e dalla Palestina, che era riservata alle nazioni, finché non verrà il figlio della perdizione. E il sangue della moltitudine salì fino ai freni dei cavalli. Questa espressione è iberbolica, e significa uno spargimento di sangue così grande, che i cavalli quasi nuoteranno nel sangue dei morti e dei feriti. Perché quando i cavalli nuotano, sono affondati nell’acqua fino alle narici. Nello spazio di milleseicento stadi. Questa è di nuovo un’iperbole che rappresenta l’immensa carneficina che i cristiani infliggeranno ai loro nemici.

§ IV.

Della grande gloria e del trionfo che i Giudei e i Cristiani che sopravviveranno all’Anticristo renderanno a Dio Onnipotente e al suo Figlio Gesù Cristo.

CAPITOLO XV – VERSI 1-4.

Et vidi aliud signum in cælo magnum et mirabile, angelos septem, habentes plagas septem novissimas: quoniam in illis consummata est ira Dei. Et vidi tamquam mare vitreum mistum igne, et eos, qui vicerunt bestiam, et imaginem ejus, et numerum nominis ejus, stantes super mare vitreum, habentes citharas Dei: et cantantes canticum Moysi servi Dei, et canticum Agni, dicentes: Magna et mirabilia sunt opera tua, Domine Deus omnipotens: justæ et veræ sunt viæ tuæ, Rex sæculorum. Quis non timebit te, Domine, et magnificabit nomen tuum? quia solus pius es: quoniam omnes gentes venient, et adorabunt in conspectu tuo, quoniam judicia tua manifesta sunt.

[E vidi nel cielo un altro segno grande e mirabile: sette Angeli che portavano le sette ultime piaghe: perché con queste si sazia l’ira di Dio. E vidi come un mare di vetro misto di fuoco, e quelli che avevano vinto la bestia, e la sua immagine, e il numero del suo nome, stavano ritti sul mare di vetro, tenendo cetre divine: e cantavano il canto di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell’Agnello, dicendo: Grandi e mirabili sono le tue opere, o Signore Dio onnipotente: giuste e vere sono le tue vie, o Re dei secoli. Chi non ti temerà, o Signore, e non glorificherà il tuo nome? Poiché tu solo sei pio: onde tutte le nazioni verranno, e si incurveranno davanti a te, perché i tuoi giudizi sono stati manifestati.]

I. Vers. 1 E vidi un altro segno grande e meraviglioso nel cielo: sette Angeli che portavano le sette ultime piaghe, con le quali si consuma l’ira di Dio. Questi sette Angeli con le loro sette piaghe sono menzionati nel prossimo capitolo.

II. Vers. 2.- E vidi un mare di vetro, mischiato al fuoco; e quelli che avevano vinto la bestia e la sua immagine, e non avevano voluto portare il carattere del suo nome, che erano in piedi su quel mare che brillava come vetro, portando delle arpe di Dio. Coloro che vinceranno la bestia, sono: 1° I resti dei Cristiani, che fuggendo e nascondendosi durante la durata della persecuzione dell’anticristo, gli sopravviveranno dopo la sua caduta all’inferno. – 2°. Con coloro che vinceranno la bestia si intende anche il resto dei Giudei, che, dopo essere stati testimoni del giudizio e dell’orribile morte del figlio della perdizione, gli sopravviveranno, e daranno gloria a Dio Padre e al suo Figlio Gesù Cristo, e saranno salvati. È di tutti questi che parla Daniele, quando dice: Cap. XII, 12: « Beato chi aspetta e arriva a milletrecento trentacinque giorni. » Il mare di vetro significa il Battesimo, perché i Cristiani che sono immersi nell’acqua del Battesimo diventano trasparenti come il vetro, essendo santificati da Gesù Cristo. Si aggiunge che questo mare di vetro è mescolato al fuoco. Il fuoco rappresenta lo Spirito Santo, che vivifica e santifica le anime nel Battesimo; e coloro che avranno vinto la bestia sono rappresentati in piedi su questo mare che brilla come vetro, perché dopo la morte dell’anticristo, i resti dei Giudei ed i Cristiani che saranno stati privati del Battesimo per paura della tirannia, saranno battezzati nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e confesseranno il Nome del nostro Signore Gesù Cristo, come il vero Figlio di Dio e Messia.- Quando tutti questi usciranno dal sacro bagno del Battesimo, saranno più saldamente costituiti nella grazia di Dio e nella confessione di Gesù Cristo di Nazareth crocifisso, e glorificheranno sopra ogni cosa il Signore del cielo e della terra, che ha creato tutto. Ecco perché sono rappresentati con le arpe di Dio. Con queste arpe di Dio, intendiamo le grandissime lodi che questi neofiti canteranno in onore di Dio, quando saranno stati testimoni della sua virtù e della sua onnipotenza, e la verità sarà stata loro chiaramente manifestata. Inoltre, queste arpe significano l’applauso e la gioia inesprimibile che esploderanno con trasporto, quando vedranno la grande misericordia che Dio ha usato nei loro confronti, nel preservarli da tanti pericoli e da una così grande rovina. Allora benediranno la sua bontà e la sua giustizia, come migliaia di arpisti suonano le loro arpe, di cui già si è parlato sopra.

Vers. 3. E cantarono il canto di Mosè, servo di Dio, e il canto dell’Agnello, dicendo: Grandi e meravigliose sono le tue opere, o Signore onnipotente. O Re dei secoli, le vostre vie sono giuste e vere. Con il canto di Mosè è significata la confessione dell’unico vero Dio, che ha creato il cielo e la terra. E con il canto dell’Agnello l’Apostolo intende la confessione di Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Ora queste sono due verità che il figlio della perdizione bandirà dalla terra. Questi due inni sono chiamati l’inno di Mosè e il Cantico dell’Agnello, perché il primo contiene la fede nell’unico vero Dio, che ha creato il cielo e la terra e tutto ciò che è in essi, e la confessione dei Giudei su questa verità riguarda specialmente l’Antico Testamento; mentre la fede in Gesù Cristo è applicata più specialmente e come per appropriazione al Nuovo Testamento. Ora, siccome negli ultimi giorni del mondo, i resti dei Giudei saranno uniti dai legami della vera fede con il resto dei Cristiani, San Giovanni scrive eloquentemente: Ed essi cantavano il canto di Mosè servo di Dio e il canto dell’Agnello, dicendo: Grandi e meravigliose sono le tue opere, o Signore onnipotente! O Re dei secoli, le tue vie sono giuste e vere.

Vers. 4. Chi non ti teme, o Signore? E chi non glorificherà il tuo Nome, perché tu sei misericordioso; e tutte le nazioni verranno ad adorarti, perché Voi avete manifestato i vostri giudizi. Queste parole contengono un grande applauso, che gli ultimi Giudei e gli ultimi Cristiani faranno in onore della maestà divina, quando vedranno il suo braccio onnipotente ed il giudizio che ha esercitato sul figlio della perdizione e i suoi falsi profeti. Ecco perché: 1°. confesseranno la misericordia di Dio manifestata nella grandezza e nelle meraviglie delle sue vere opere. Opere che supereranno e confonderanno infinitamente le opere dell’anticristo. Perché queste non saranno altro che imposture con le quali il figlio di di perdizione ingannerà così tanto gli ebrei e le nazioni che lo riconosceranno come il Messia. 2°. Con queste parole gli ultimi Giudei e Cristiani proclameranno Dio come il vero Re dei secoli, perché solo Lui, con la sua saggezza, ha fondato tutti i secoli nella giustizia e nella verità. Ora questi due grandi attributi di Dio, la giustizia e la verità, sono descritti nell’Antico e nel Nuovo Testamento, ,che questi neofiti riconosceranno poi solennemente. Le vie di Dio sono veramente sorprendenti e ammirevoli nella manifestazione delle sue opere dalla creazione del primo uomo all’ultimo; ma queste vie di Dio, per quanto sorprendenti possano apparirci, sono fondate con ammirevole saggezza sulla sua giustizia infinita e la sua verità eterna. Questa giustizia e questa verità di Dio ci sono poco note ora, e appaiono come velate ai nostri occhi; lo saranno ancora di più agli occhi degli uomini, che vivranno al tempo del figlio della perdizione; ma dopo la sua sorprendente morte, e soprattutto nell’ultimo giudizio, questi due attributi saranno manifestati in modo evidente. Perciò i Giudei e i Cristiani glorificheranno soprattutto il Dio del cielo, soprattutto per l’invio del suo unico Figlio e dello Spirito Santo sulla terra. E diranno: Le tue vie sono giuste e vere, o Re dei secoli! E i Giudei in particolare lo loderanno secondo la profezia di Gesù Cristo (Matth. XXIII, 39): « Perché io vi dico che non mi vedrete più, finché non mi direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore ». 3º I Cristiani e i Giudei negli ultimi giorni glorificheranno il Signore a causa dei suoi mirabili e imperscrutabili giudizi di Dio, anche nelle sue opere esteriori che custodiscono la creazione, la conservazione e il governo del genere umano, che sono abissi che saranno ben conosciuti solo negli ultimi giorni, e soprattutto nell’ultimo giudizio. Ed è la manifestazione di questi giudizi che risulterà allora: – 1° dal timore del Signore espresso da queste parole: Chi non vi temerà, o Signore? – 2° L’indescrivibile glorificazione del suo Nome, espressa in queste altre parole: E chi non glorificherà il tuo nome? – 3°. La confessione della misericordia e della fedeltà di Dio, perché tu solo sei misericordioso. – 4° È a causa di questa manifestazione dei giudizi di Dio, che tutte le nazioni, dall’inizio del mondo, riconosceranno la sua giustizia infinita: E tutte le nazioni verranno. 5° Infine, tutti gli uomini e anche i dannati riconosceranno tutti questi misteri divini, secondo queste parole: E adoreranno alla vostra presenza. I demoni stessi crederanno, secondo San Giacomo, II, 19: « Voi credete che c’è un solo Dio, fate bene; anche i demoni credono e tremano ».

Qui finisce l’interpretazione del venerabile servo di Dio BARTHÉLEMI HOLZHAUSER