Senza la vera fede è impossibile piacere a Dio.

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Senza la vera fede è impossibile piacere a Dio

   “La virtù della fede, fondamento di una vita cristiana, ci dà una certezza assoluta delle verità che noi crediamo; una certezza più assoluta di quella che si basa sulla testimonianza dei nostri occhi e della ragione: essa poggia su Dio, la cui parola non può fallire, e sulla Chiesa, che è similarmente infallibile quando ci insegna la sua parola. ”

[Rev.do p. Francois Xavier Schouppe S.J. (fonte: “Brevi sermoni per le Messe basse della Domenica” Esposizione metodica della dottrina cristiana, composta da quattro serie: A, p. 290, London: Burns & Oates, Imprimatur 1883].

“Essere un vero Cattolico significa possedere il più saldamente tutte quelle verità che Cristo e suoi Apostoli hanno insegnato, che la Chiesa Cattolica ha sempre proclamato, che i Santi hanno professato, che i Papi e i Concili hanno definito, e che i Padri e Dottori della Chiesa hanno difeso. Colui che nega o esita nell’accettare anche una sola di quelle verità, non è cattolico. Egli afferma così di esercitare il diritto di giudizio privato per quanto riguarda la dottrina di Cristo, e quindi è un eretico. Il vero cattolico riconosce e crede che non ci possa essere nessun compromesso tra Dio e il diavolo, tra verità ed errore, tra la fede ortodossa ed eresia!”

[-fr. Michael Mueller, C.SS. R., A.D.1880]

Omelia della Domenica in Albis e I dopo Pasqua

san Tommaso A.

Omelia della Domenica in Albis e I dopo Pasqua

-Dio si vede-

   Allorché Gesù Cristo risorto, glorioso trionfatore della morte e dell’inferno, apparve a porte chiuse ai suoi discepoli, ov’erano congregati, non era con essi Tommaso; ed eglino al suo arrivo presero a narrargli la prodigiosa comparsa del divino Maestro, l’annunzio di pace, la vista delle sue mani e del suo lato, ed il gaudio di cui erano stati ripieni: ed egli, “se non vedrò, disse, nelle sue mani l’apertura dei chiodi, e nel suo lato quella della lancia, ed entro non vi porrò il dito e la mano, alle vostre parole non presterò fede”. Per guarire l’incredulità di Tommaso si degnò comparire per la seconda volta il buon Redentore, ed entrato a porte chiuse, ov’era Tommaso con tutti gli altri discepoli, annunziata di nuovo la pace, rivolto a Tommaso, “ecco, disse, le mie mani, ecco il mio fianco, appressati, e metti pure e dito e mano nelle mani mie, e nel traforato mio petto, e cessa d’essere incredulo, e impara ad essere fedele”. Tommaso allora, io credo, esclamò, voi siete il mio Signore e il mio Dio. “Dominus meus, et Deus meus”. Ah Tommaso, ripigliò Gesù, tu credi, è vero, ma dopo aver veduto: beati coloro che senza il testimonio de’ sensi credono alla rivelata verità. Ma l’apostolo Tommaso, entra qui S. Gregorio magno (Hom. 26 in Evang.), non fu del tutto incredulo. Altro fu ciò che vide, altro ciò che credette. Vide e palpò l’umanità del suo Signore, ma confessò credendo la sua divinità, che veder non potea – qui facciam punto, uditori umanissimi. Qual fu quella di San Tommaso, nel senso del citato Gregorio, tale desiderio che sia la vostra fede. Dalle create cose, che sono sotto i vostri occhi, io vorrei che ascendeste a vedere quel Dio che le trasse dal nulla. Questi ingannati figliuoli degli uomini van dicendo, che Dio non si vede! Dio non si vede da chi veder nol vuole; ma dalla vista di tutto il creato si vede Dio, come lo vide Tommaso dalla veduta umanità del Salvatore. Dio dunque si vede, che mi accingo a dimostrarvi, se mi seguite cortesi con tutta attenzione.

Dio si vede. Non parlo d’Abramo, che vide per lume superno nella pienezza dei tempi Iddio liberatore, e il giorno in cui doveva spuntare per la salvezza del mondo. “Vidit et gavisus est” (Joan. VIII, 56). Non parlo di Isaia, che vide il Signore assiso su di un trono sublime, adorato da tutte le angeliche intelligenze. Non parlo dell’evangelista S. Giovanni, che estatico Lo contemplò nell’isola di Patmos, né di tanti altri profeti che in simboli Il videro, e in misteriose figure, e perciò si chiamarono veggenti. Cessate son le profezie, i simboli, le figure. Iddio ora in altro modo si vede. Si vede non con gli occhi del corpo, ma con quelli dell’intelletto. Cogli occhi del corpo né si vede, né veder si può, perché Iddio, purissimo spirito, affatto esente dalla materia, non è oggetto proporzionato all’organo materiale degli occhi corporei. Se alcun di noi volesse veder con gli occhi il suon di un musicale strumento, o veder con l’orecchio una statua, una pittura, si renderebbe ridicolo. Agli oggetti diversi vanno applicati i diversi sentimenti del corpo, e perciò siccome con l’occhio non può vedersi il suono di una cetra, lo squillo di una tromba; così con l’occhio stesso non si può vedere Dio, perché oggetto non proporzionato a quest’organo, perché spirito affatto immateriale, purissimo, semplicissimo.

Se Dio però è necessariamente invisibile all’occhio corporeo, agli occhi della mente Egli è visibilissimo. Quante cose da noi si veggono coll’intelletto, sebben non si veggano cogli occhi del corpo! L’anima puro spirito non è visibile agli occhi nostri, e pur si vede cogli occhi dell’intelletto e della ragione. Per adattarmi alla capacità di tutti, portiamoci col pensiero a piè del soglio di Salomone. Ecco qui due madri che contrastano per due bambini, uno vivo e l’altro estinto. Ditemi in qual di questi due si trova l’anima? In questo corpicciuolo pallido, freddo, contraffatto? Non già. In quest’altro, voi dite, rubicondo, vezzoso, qui è l’anima che gli dà vita, grazia e movimento. E come osate ciò asserire, se l’anima non è visibile, se non la vedete? La vediamo ben chiaro nel colore del volto, nella vivacità dello sguardo, nel riso, nel moto, nel gesto.

Voi vedete la faccia altrui, dice S. Agostino (Tract. 75 in Joan.), e non vedete la vostra. Per l’opposto voi non vedete l’altrui coscienza, l’intenzione, il pensiero altrui, e pur vedete la coscienza vostra, il vostro pensare, le vostre affezioni, le vostre tendenze, e quanto si aggira nella vostra mente, nella vostra memoria, nel vostro cuore. E come vedete tutto ciò? Colla vista intellettuale della vostr’anima ragionevole. Si presenta al vostro sguardo una nave, dice il romano oratore, che in alto mare appena spunta sull’orizzonte: vedete che al variar dei venti, varia le vele, che si tiene salda contro i flutti, i turbini e le procelle, che a tenor dell’arte nautica regola il proprio corso, e voi dite, quella nave è ben governata da bravo nocchiero. Se foste richiesti, come potete asserire, che sta al governo di quella nave un esperto nocchiero che non si vede, e appena da voi si scopre la nave stessa? Lo veggio, francamente risponderebbe ciascuno di voi, lo vedo con gli occhi di mia facoltà intellettiva, coll’uso della mia ragione, la quale mi insegna essere cosa impossibile, che quella nave fra tanti e così diversi accidenti di mar tempestoso, di fieri contrasti, di minacciose procelle, possa tenersi forte, e così ben regolare il suo corso, senza la mente, la mano, la direzione di un valente pilota.

Così premesso e ben inteso, ritorniamo al nostro argomento. Sono presso a sei mila anni che esiste questo globo terraqueo, equilibrato sopra se stesso in mezzo all’aere. Sono anni altrettanto che il sole, ogni giorno, secondo la frase dell’Ecclesiaste, spunta dall’oriente, tramonta all’occaso, si aggirano sul nostro capo la luna, le stelle, i pianeti. Or io domando: chi ha dato il moto a questi corpi di mole immensa? La materia per se stessa è inerte, non può mettersi in movimento senza impulso d’un estrinseco agente. Questo agente si dee necessariamente supporre che abbia in sé una innata virtù di dare ai corpi il moto, senza bisogno di altro movente, per non risalire ad una successione infinita, ch’è un assurdo che offende il buon senso, e ripugna alla ragione. Questo libero agente dunque è una prima cagione, eterna, che esiste da sé, che a quei corpi materiali, ai quali è dato l’essere, diede ancora il movimento, e questo primo agente, e questa causa motrice è Dio. Son presso a sei mila anni che la terra si veste di erbe, si adorna di fiori, biondeggia di spighe, e di tanti frutti è feconda; erbe e frutti che agli uomini, ai quadrupedi, ai volatili, ai rettili, somministrano opportuno alimento; erbe e frutti che in se stessi conservano i semi, onde riprodursi e moltiplicarsi a pro di tutte le creature viventi. Domando or di nuovo, chi ha introdotto al mondo questa tanto ben ordinata armonia tra cielo e terra, tra elementi e piante, tra stagioni e stagioni, tra uomini ed animali? Chi è l’Autore d’un ordine così sorprendente? Chi lo mantiene con tanta costanza, che il corso di tanti secoli non ha potuto alterare d’un punto? Se così asserite, perché non affermate altrettanto allorché con stupore ammirate la struttura magnifica d’un superbo palazzo? Perché lodate il saggio architetto? Perché non dite piuttosto che è spuntato da terra a guisa d’un fungo? Perché incontrandovi con un bel quadro encomiate l’eccellente pittore, e non attribuite invece l’egregio lavoro ad un accidentale rovescio di colori, così a caso accozzati?Possibile che in tutte le opere dell’arte si ravvisi un autore, e non si riconosca poi in tante meraviglie, che ci presenta la natura?

Leggete il gran libro del mondo, come lo leggeva un S. Antonio Abate. Nel mare, ne’ fiumi, ne’ monti, nelle piante, ne’ fiori, riscontrava egli le orme parlanti d’una Sapienza creatrice, che il tutto regge, che governa il tutto a benefizio dell’uomo, e che alla sua provvidenza per le necessità dello stesso unisce il comodo che lo solleva, il gusto che lo conforta, il bello che lo ricrea.

Della grandezza delle create cose, dice lo scrittore della Sapienza, e dalla loro bellezza è facile conoscere e vedere in quelle il volto e la mano del creatore che li formò. “A magnitudinis speciei, et creaturae cognoscibiliter poterit Creator horum videri! (Sap. XIV). L’essenza di Dio, soggiunge S. Paolo, l’onnipotenza, e tutti gli altri suoi infiniti attributi sono al nostro sguardo invisibili, ma dall’uomo ragionevole, per mezzo delle cose create, se ne acquista l’intelligenza, e coll’intelletto si conoscono e veggono. “Invisibilia ipsius a creatura mundi, per ea quae facta sunt, intellecta conspiciuntur” (Rom. I, 20). Si conosce da questo, prosegue lo stesso Apostolo, l’eterno potere, e la divinità di Colui che le produsse, “sempiterna quoque eius virtus, et divinitas”; così che coloro che veder nol vogliono si fan rei di una cecità inescusabile, “ita ut sint inexcusabiles”. Fin qui l’Apostolo delle genti. Queste divine cose invisibili le conobbe pure col lume della natura e della grazia la verginella e martire S. Barbara. Per ea, leggiamo nella sua storia, “per ea quae visibilia facta sunt, divina opitulante gratia, ad invisibilia pervenit.” Rapita quest’anima pura dalla beltà, dalla magnificenza, dall’ordine, dal concerto delle visibili creature, da queste, come per via di gradi, salì a contemplare e a conoscere le altissime invisibili divine perfezioni, fino a consacrare a Dio il giglio della sua verginità, eleggendoLo per isposo, fino a tenersi costante nelle più fiere persecuzioni, e ne’ più atroci tormenti, fino a lasciare il capo e la vita sotto la spada del proprio crudelissimo genitore.

Perché voi dunque, direi a taluni, nello spettacolo meraviglioso della natura non vedete Dio? Quel Dio che le trasse dal nulla? Ecco il perché: avete, come dice l’Apostolo, l’intelletto oscurato dalle tenebre degli errori, che corrono in questo secolo. Il peccato, le ree passioni vi han posto una benda che vi accieca: il fuoco de’ sensuali piaceri manda un fumo sì denso, che, secondo la frase del reale Profeta, non vi lascia vedere neppur la luce del mezzo giorno. “Supercecidit ignis, et non viderem solem”. Come volete vedere Dio nello specchio delle creature, se le creature da Dio proibite sono il vostro idolo? Se, per far tacere i rimorsi della rea vostra coscienza, dite nel vostro cuore che Dio non esiste? Lo dite nel cuore, lo so, per iniquo desiderio di perversa volontà, dir nol potete per convincimento e persuasione del vostro intelletto. E pur il dite. E perché? È facile il conoscerlo. Perché coll’idea di un Dio per voi chimerico, vorreste sottrarvi alle sue minacce vorreste respirare l’aura lusinghiera di una piena libertà di coscienza: perché questo Dio, che negate, amareggia i turpi vostri piaceri: perché avete tutto il motivo di temerlo nemico, e giusto punitore dei vostri misfatti: ond’è che a vostro dispetto, anche non volendo, Lo conoscete, ma in un’oscura idea tumultuosa, senza merito, e senza profitto.

Cristiani devoti, da questo tratto che non fu per voi, ritorno a voi. Iddio si vede col cuore, dice S. Agostino citando quelle parole evangeliche:“Beati mundo corde, quotiam ipsi Deum videbunt” (De serm. dom. in mont. c. 2), e come l’occhio corporeo non può distinguere gli oggetti sensibili, se non è purgato dalle fecce e dall’immondezze; così un cuor che dalle macchie del peccato, e da ree affezioni purgato e mondo non sia, non può vedere Dio con merito nella vita presente, e nol vedrà per castigo nella vita futura. Volete fin d’ora vedere Dio cogli occhi dell’anima? Conchiude S. Agostino, Lo vedrete, ma prima pensate a purgare il cuore: “Deum videre vis? Prius cogita de corde mundando” (Serm. 173. De temp.). Un cuor puro, un cuor mondo chiedeva al Signore il penitente Profeta. Un cuore puro per battesimale innocenza, o mondato per sacramentale penitenza, egli è come un nitido specchio che vede in sé rappresentata l’immagine di Dio. Iddio che abita in un cuor innocente, o in cuor ravveduto, si fa conoscere colla luce, che gli comunica, colla pace di cui lo riempie. Ah dunque, fedeli amatissimi “mundemus, ci esorta l’Apostolo Paolo, “mundemus nos ab omni inquinamento carnis, et spiritus” (2 ad Cor. VII, 1). Purghiamoci da ogni lordura d’opera carnale, da ogni infezione e traviamento di spirito, e per tal mezzo vedremo Dio in tutto il creato, Lo vedremo rappresentato, dice il citato Apostolo, come in lucido specchio:“Videmus nunc per speculum in aenigmate” (1 Cor. XIII, 12), Lo vedremo cogli occhi dell’intelletto e della fede, per vederLo poi “facie ad faciem” nella beata eternità, che Dio ci conceda!

Lettera di S. Atanasio al suo gregge (IV secolo d.C.)

S. Atanasio

Lettera di S. Atanasio al suo gregge (IV secolo d.C.)

“Dio solo vi consoli! … Che cosa vi rattrista… è il fatto che altri hanno occupato le chiese con la violenza, mentre voi, durante questo periodo, ne siete fuori? È un dato di fatto che essi hanno i locali: ma voi avete la Fede Apostolica! Essi possono occupare le nostre chiese, ma sono al di fuori della vera Fede. Voi rimanete fuori dai luoghi di culto, ma la Fede abita in voi! Prendiamo in considerazione: che cosa è più importante, il luogo o la Fede? La vera Fede, ovviamente! Chi ha perso e chi ha vinto nella lotta: colui che occupa gli edifici, o colui che custodisce la Fede? Vero è che le premesse sono buone solo quando è predicata la Fede Apostolica: tutto è santo, quando tutto si svolge là in modo Santo…

Voi siete coloro che sono felici: voi che rimanete all’interno della Chiesa della vostra Fede, che vi attenete saldamente ai fondamenti della Fede che vi proviene dalla Tradizione Apostolica. E anche se un’esecrabile gelosia ha cercato di scuoterla in tante occasioni ed in diversi modi, non è riuscita nell’intento! Ma sono essi che hanno deviato dalla Fede, allontanandosene nella crisi attuale! Nessuno mai prevarrà sulla vostra Fede, amati fratelli! E noi crediamo pure che Dio ci ridarà indietro le nostre chiese un giorno.

E quanto più violentemente essi cercano di occupare i luoghi di culto, tanto più essi si separano dalla Chiesa. Essi sostengono di rappresentare la Chiesa, ma in realtà, da se stessi se ne stanno espellendo, andando fuori strada. Anche se i Cattolici fedeli alla Tradizione sono ridotti ad una manciata, essi sono la vera Chiesa di Gesù Cristo”!

(Coll. selecta SS. Eccl. Patrum, Caillau e Guillou, vol. XXXII, pp. 411-412)

La strana sindrome di nonno Basilio -12

nonnoCaro direttore, mi permetto oramai, indegnamente, di fregiarmi del titolo di suo amico, non so se la cosa le faccia piacere … spero di si, perché per me oramai lo è! Riflettevo qualche giorno fa sull’espressione che ripetutamente Gesù nel Vangelo cita: “Chi ha orecchie per intendere, intenda!”… e alla mia povera mente, non le saprei dire perché, si presenta la figura del profeta Giona per il quale si staglia alla perfezione il detto: “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, pare oggi molto in voga, specie in certi ambienti che è meglio non specificare, ma che lei saprà certamente individuare. Giona (che significa “colomba”) inviato a Ninive, è figura degli Apostoli inviati a predicare il Vangelo ai pagani, ci diceva lo Zio Tommaso, di Gesù stesso che restò tre giorni e tre notti nel sepolcro, come Giona nel ventre della balena, e dello Spirito Santo che scese su Gesù sotto forma di colomba … ma … “attenzione, -interviene Caterina all’improvviso, non essendomi accorto del suo ingresso in sala- una colomba che vola verso l’alto a testa in su, … perché a testa in giù, come in certe insegne liturgiche attuali, tipo la croce pettorale dell’usurpante “Ciccio formaggio” [la solita macchietta di Mimmo!?!], rappresenta ben altro spirito …, quello della colomba del satanico O.T.O., … per non dire del baphomet rappresentato sulla stessa croce pettorale” (… direttore, ma che vorrà mai dire, boh !?). “La conversione di Ninive – dialogo quindi con Caterina – è figura di quella di Roma destinata ad essere la capitale della Nuova Alleanza. Gesù stesso, agli ebrei che gli chiedevano un segno, rispose: “vi sarà dato il segno di Giona il profeta: come infatti Giona è stato ingoiato nel ventre di una balena per tre giorni e tre notti, così il Figlio dell’uomo sarà [sepolto] nel seno della terra tre giorni e tre notti” (Mt., XII, 39-40). Gesù, citando Giona, annuncia la sua morte, la sepoltura e la resurrezione. La missione di Giona continua quella dei profeti a lui anteriori, i quali avevano minacciato sventure (d’altra parte questo è il ruolo del profeta!), castighi per i peccati di Israele, specialmente per i peccati di idolatria e d’infedeltà a Dio. Ma gli ebrei non avevano voluto credere ai profeti e non si erano convertiti. Allora Dio, prima di scatenare la sua collera, fa un ultimo tentativo: suscita un nuovo profeta, Giona, e lo manda a Ninive, la grande metropoli pagana, una specie di New York dell’epoca, una delle più importanti in quei tempi, ricca di ogni corruzione (come oramai la quasi maggioranza delle nostre città e cittadine nostrane attuali!). I Niniviti si convertiranno, a differenza degli ebrei che non avevano voluto convertirsi quando erano stati inviati loro gli altri profeti, anzi li avevano perseguitati ed uccisi”. Ricordo brevemente i fatti narrati, soprattutto a beneficio di mio nipote, giunto inatteso, Mimmo, un testone, carentissimo in fatto di conoscenze bibliche: “Il Signore dice a Giona: “Va’ a Ninive, rimprovera ai suoi abitanti la loro iniquità e poi ritorna a Me”. Giona si alza, ma invece di obbedire, fugge lontano da Dio, in direzione opposta a Ninive, verso Tarsis, nella Spagna meridionale, allora estremo limite della navigazione mediterranea. Certamente Giona, formato da Elia, sapeva che Dio è Onnipresente, ma da buon “pio-israelita” pensava che, in virtù dell’Alleanza stipulata con Abramo, non sarebbe mai intervenuto fuori della Giudea. Egli pensava che, una volta fuori della Giudea, Dio lo avrebbe lasciato in pace. Ma perché mai non voleva predicare ai Niniviti? San Girolamo (in: Commento su Giona, Prologo, P.L., t. XXV, c. 1.117) lo spiega così: “Innanzi tutto si vedeva sminuito nella sua dignità profetica, essendo egli trasferito presso i pagani. Tutti gli altri profeti erano stati inviati in Israele, Giona, invece, era … diciamo … declassato, poiché inviato in Assiria, a Ninive! Inoltre lo Spirito Santo gli aveva rivelato che la conversione dei pagani avrebbe segnato la fine del primato di Israele. Per Giona, che, pur essendo un profeta, era pur sempre un uomo e un “pio israelita’, questo era un compito ingrato; non se la sentiva! Infine Giona sapeva bene che ‘Dio è misericordioso, paziente, sempre pronto a perdonare chi si pente’, ed è proprio per questo che non voleva andare a Ninive, per rispetto umano o paura che, qualora essa si fosse pentita, Dio l’avrebbe perdonata e lui avrebbe fatto una figura meschina”. Giona, quindi, si imbarca per traversare il Mediterraneo e andare addirittura verso la Spagna meridionale. Ma Dio non è d’accordo … fa sollevare una grande tempesta! Tutti i passeggeri, che sono pagani, sono presi dal panico, mentre solo Giona resta indifferente, poiché, tormentato dal rimorso di aver disobbedito a Dio, è noncurante di ciò che succede attorno a lui e, per la tristezza, si addormenta. Il capitano della nave, anche lui un pagano, meravigliato da tanta calma, lo prende per un “santo” e lo invita a pregare il “suo” Dio. Giona comincia a pregare, ma la tempesta non cessa. Allora i pagani pensano che quella tempesta sia l’effetto dell’ira di chissà quale divinità offesa, e tirano a sorte per sapere chi ne sia il colpevole. La sorte cade su Giona. I marinai gli chiedono allora che cosa fare per calmare la collera di Dio, ed egli risponde: “prendetemi e gettatemi in mare. Infatti so che è a causa del mio peccato che la tempesta si è sollevata”. I marinai, pur se addolorati, lo gettano in mare, che immediatamente si calma ed allora una balena ingoia il profeta. Giona, nel ventre della balena, prega Dio, Gli chiede perdono e promette di fare la sua volontà. Dio allora comanda alla balena di “sputare” Giona sulla riva del mare. Giona, questa volta, non avendo altra scelta, si reca a Ninive e predica la penitenza per i peccati che vi si commettono. Ninive era talmente grande che ci volevano tre giorni di marcia a piedi per percorrerla da un capo all’altro … e pensare che allora non c’era il traffico automobilistico! … Giona durante la sua “marcia” non cessa di gridare: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta”. I Niniviti, impressionati sia dal messaggio che dalla gravità del messaggero, si pentono e fanno penitenza dei loro peccati, credendo in Dio. La cosa giunge sino alle orecchie del re: ossia il popolo comincia il “pentimento”, Dio lo accetta e decide di non distruggere Ninive; poi interviene anche il re (come nel Natale di Gesù prima vanno ad adorarLo i pastori, poi tre re pagani). Questo per farci capire che il regno di Cristo non domina solo sulle singole anime, ma su tutta la società, poiché l’uomo è creato “animale socievole” e quindi in società, sotto la legittima autorità, e non solo in privato, deve dare a Dio il culto dovutoGli. Anche il re fece pubblica penitenza, si rivestì di sacco e si cosparse il capo di cenere. Ecco perché Gesù porta i Niniviti ad esempio contro i Giudei del suo tempo: mentre i Niniviti, che erano pagani, si convertirono di fronte alla predicazione di Giona, un semplice profeta, i Giudei non vollero convertirsi di fronte alla predicazione di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo. Questo episodio ci fa capire che già nell’Antico Testamento si preparava la missione “ad Gentes”, s’iniziava l’universalismo religioso del Nuovo Testamento”. Sempre rivolto alla mia cara nipote, con un sorriso di compiacenza, continuo: “Gesù e san Paolo l’hanno promulgato e praticato, ma era già nello spirito del Giudaismo mosaico, totalmente diverso da quello talmudico cabalistico, che idolatra Israele e odia i goym (in particolare noi stupidi ed insulsi –secondo loro- Cristiani!). Il Giudaismo attuale, per quanto possa ricordare, ha rotto con Mosè ed i profeti, ha assorbito culti pagani, idolatri e frutto di superstizione, mutuati dai popoli loro confinanti e dalle peregrinazioni erranti a cui erano sottoposti, ed in particolare è impregnato da dottrine gnostiche, cioè della dottrina del serpente primordiale. In realtà il vero Giudaismo con Mosè e tutti i profeti annunciava Cristo e la Chiesa, che è il vero e nuovo Israele, secondo lo spirito e non secondo la carne. I Sommi Sacerdoti, gli scribi e i farisei-sadducei hanno crocifisso Gesù, e la storia continua nella sua Chiesa, Corpo mistico di Cristo. È proprio ciò che Gesù rimprovera ai Giudei del suo tempo: “i pagani di Ninive fecero penitenza, e voi no; perciò inciampando nella Pietra angolare,“morirete nel vostro peccato” l’orgoglio (il peccato massimo, come recita il salmo XVIII): il rifiuto del Messia, che perdura tuttora! “Le vicende attuali, ricorda Caterina, evidentemente ben ferrata sull’argomento, ci mostrano che nulla è cambiato, lo stesso odio che animava i Giudei increduli duemila anni fa contro Cristo, anima quelli increduli di oggi contro la Chiesa e contro chi, come Giona, predica la verità, la penitenza, Gesù Cristo, unico Salvatore dell’uomo, sia pagano, sia ebreo. Roma, come Ninive, si è convertita, prima il popolo, poi Costantino; invece Gerusalemme, tranne il “piccolo resto” degli Apostoli e dei primi discepoli cristiani, con qualche sporadico caso nel corso dei secoli, si è indurita (prima i sacerdoti, poi il popolo) nel rifiuto di Cristo”. Mimmo, che sembra avere un impegno urgente, sollecita la conclusione del discorso … “Giona, dopo aver terminato la sua missione di tre giorni, scappa da Ninive, ha paura di essere distrutto assieme ad essa, si rifugia su una collina abbastanza, ma non troppo, lontana, per veder, al sicuro, il castigo della città. Passano quaranta giorni e Ninive non è distrutta. Allora Giona si rattrista e si incollerisce, teme di fare la figura del brocco, falso profeta. “Giona ha paura delle umiliazioni – interviene ancora Caterina – e chiede a Dio di farlo morire. Dio, allora, gli dà una piccola lezione: fa nascere un albero di ricino che lo ripari dal sole; in una sola notte spunta e diventa alto e frondoso, in modo da poter far ombra al profeta che lo apprezza grandemente; però il giorno dopo, Dio manda un verme che, rodendo le radici dell’arbusto, lo fa seccare. Il sole sorge implacabile, un vento di scirocco caldo comincia a soffiare e rende l’aria insopportabile. Giona ne è talmente “sciroccato” che di nuovo comincia a pregar Dio di ritirarselo da questo brutto mondo. Dio lo interroga: “Credi che tu possa indignarti perché un alberello si è seccato?”. Giona risponde di sì! Dio lo rimprovera dicendogli: “Tu sei in collera perché un alberello che è nato in una notte, senza alcuna tua fatica, è seccato in un giorno. E tu vorresti che Io assista, indifferente, alla distruzione di questa enorme città con i suoi abitanti che si son pentiti?”. Uscito Mimmo, anche lui “sciroccato”, cerco di trarre le opportune considerazioni. Mi rivolgo all’attenta Caterina e continuo a dire: “questo libro biblico ispirato vuole farci capire il mistero della Misericordia di Dio verso gli uomini, anche i più disgraziati, anche i pagani o non-ebrei, che riconoscono le loro miserie e ne chiedono perdono. Sant’Agostino (Epistola 102 ad Deogratias, PL, t. XXXIII, c. 383 ss.) ci spiega la morale di questo episodio, come ci ricordava opportunamente lo zio Tommaso, santo sacerdote, nelle sue lezioni domenicali a noi nipoti che pendevamo (ma non sempre!) dalle sue labbra, così: «Giona gioca un ruolo ingrato, in questa scena finale, oltre che nella prima [la fuga]. Egli è figura del popolo ebraico, che si irrita quando vede che anche le nazioni pagane sono chiamate da Cristo al suo Regno. Invece di far penitenza come i Niniviti, o i pagani convertiti dai dodici Apostoli, resta in disparte, urtato, piagnucoloso e lamentoso, sulla collina. L’alberello rappresenta la religione mosaica dell’Antica Alleanza, che deve cedere il passo – seccando – alla Nuova ed Eterna Alleanza. Il sole che brucia l’albero è Cristo “Sol justitiae”, il verme che ne rode le radici è ancora Gesù: “Ego sum vermis et non homo” (e Felicina per compiacere lo zio iniziava subito la recita del salmo XXI), simbolo dell’umiltà. Ma questo vermicello, in poco tempo, secca l’albero, poiché Cristo è venuto non solo per Israele ma per tutte le genti e, quindi, secca tutte le speranze e le glorie terrestri dell’Israele carnale (le fronde dell’albero, sotto cui Giona si riparava). Preghiamo – conclude il Santo Vescovo d’Ippona il “verme divino”, Gesù, che ci roda, ci consumi e tolga da noi ogni albagia». E Caterina aggiunge subito: ricordo di aver letto un libro di don Barsotti che parla proprio di questo argomento e commentava: «Israele non è eletto per la distruzione dei popoli, ma per la loro salvezza” (p. 20); Israele non voleva capire che tutti i popoli e tutte le terre non solo erano sotto il dominio sovrano di Dio, ma erano creature del suo amore […], ciò lo ferisce nel suo orgoglio. […] L’unica cosa che avrebbe dovuto fare Dio [e dovrebbe ancora … secondo gli ebrei] era  quella di distruggere tutte le Nazioni per far regnare Israele”. Ma “Quando Israele vorrà conservare esclusivamente per sé i doni che ha ricevuto da Dio … viene condannato, rigettato, e al suo posto entrano le Nazioni”; “… è vero, Caterina cara, in effetti tutto il Libro di Giona sembra voglia ‘canzonare’ Israele che non sa accettare il piano divino”, e vedi che il Signore ha uno spiccato senso dell’umore, un po’ come “Pulcinella, che ridendo e scherzando, disse la verità”! E poi, proprio questo è il destino del cristiano: essere gettato in mare, essere ingoiato dal pesce, perché nell’abisso della tenebra possa scoppiare dal suo cuore il grido della speranza”. Però, caro direttore, attenzione!… : “il profeta è un cibo indigesto. E così come il pesce non riuscì a digerire Giona, allo stesso modo il mondo non riuscirà mai a digerire Cristo e la sua Chiesa”! Ma una volta “sputato” fuori, risorge a nuova vita e a nuovo splendore! Diceva al proposito lo zio Pierre, senza farsi ascoltare troppo in giro (ed anche lei, mi raccomando!): “… non si illudano i tentacoli, le propaggini, vere armi agenti nell’ombra per conto della “balena cabalista”, e cioè le conventicole massoniche, le associazioni politiche agnostiche, comuniste o progressiste (in progresso verso il nulla e verso il fuoco inestinguibile dell’inferno!), e tutte le istituzioni mondialiste, che preparano il nuovo ordine (o meglio disordine!) mondiale, compresa l’antichiesa modernista ecumenica! [ma che linguaggio strano, questo zio Pierre!] create e sostenute con i mezzi finanziari immensi di cui sono stati defraudati i popoli goym ingannati, ed il cui unico vero fine, al quale lavorano in combutta incessantemente, è quello di distruggere, a qualunque costo, il Cristianesimo e la Chiesa cattolica! Ma “… portae inferi non praevalebunt!” Babilonia sarà distrutta al colmo del suo splendore, sarà arsa quando si riteneva ormai vittoriosa e sicura, protetta dai baluardi della propria infamia, della propria superbia e del disprezzo delle leggi divine; la Babele adultera, prostituita a tutti gli idoli, cadrà miseramente nella desolazione nel pieno del suo orgoglio, attirandosi la giusta ira divina che non avrà alcuna remora né pietà nel radere al suolo e sprofondare negli inferi la culla degli abomini insieme a tutti i suoi falsi sacerdoti e profeti. S. Giovanni nell’Apocalisse ha tutto predetto, e tutto si attuerà, stiamone certi … !” . Caro Direttore, a questo punto la saluto e le auguro un buon pranzo, magari con un buon piatto di pesce, ma … che non sia indigesto, mi raccomando! Buon appetito a tutti da Nonno Basilio e famiglia. Alla prossima.

La strana sindrome di nonno Basilio -11-

nonno

Caro direttore, oramai è divenuta una consuetudine vitale scambiare un po’ di chiacchiere con lei, se le fa piacere ovviamente, in modo che mi possa aiutare, con i suoi pregiatissimi lettori, nell’affrontare i problemi morali, religiosi soprattutto, che mi si presentano da quando sono in conversazione con i miei nipoti, Caterina e Mimmo, che mi aggiornano sulle per me strane, inverosimili novità sbandierate allegramente dalla nostra, a dir poco, società corrotta senza freni dallo gnosticismo massonico e modernista, approfittando anche della lassità morale e dottrinale (mi viene spesso da sospettare in “malafede”) di chi era stato preposto a “custodire il gregge”, trasformatosi in mercenario, o peggio, in lupo travestito (sempre più malamente, per fortuna … almeno per chi ha occhi per vedere!) da agnello innocuo e sorridente bonaccione. Un bel giorno, un lunedì per la precisione, giorno particolarmente dedicato al culto cristiano dei morti, stavamo, con i miei nipoti appunto, recitando i Salmi penitenziali, in particolare, i celebri “Miserere” – salmo L (mio nipote Mimmo pensava in un primo momento si trattasse del titolo di una canzonetta di musica leggera lanciata da uno … zotico (musicalmente parlando) con cappellaccio e chitarra … non saprei dirle per la verità come si chiami … boh … mi perdoni! (… ma a questi giovani nessuno insegna più nulla?!?), il “De profundis”, salmo CXXIX -. A questi poi mi è sempre piaciuto personalmente aggiungere lo stupendo Salmo LXIV, mio cavallo di battaglia nelle gare che organizzava mio zio Tommaso (come le ho già detto in precedenza.. o no !?): “Te decet hymnus, Deus in Sion”, con i meravigliosi versetti “ad te omnis caro veniet… “A te, che ascolti la preghiera, viene ogni mortale. Pesano su di noi le nostre colpe, ma tu perdoni i nostri peccati. Beato chi hai scelto e chiamato vicino, abiterà nei tuoi atri. Ci sazieremo dei beni della tua casa, della santità del tuo tempio …” (mi piacerebbe citarli in latino, che musica soave … ma quel testone di Mimmo farebbe storie … !). Spiegavo all’attenta Caterina le composte e profonde cerimonie funebri alle quali assistevo da ragazzo, officiate dal rigoroso ed efficace zio Tommaso, santo sacerdote … buon’anima! (come lui oramai se ne trovano ben pochi mi dicono, … peccato!). Ma ecco che il dispettoso Mimmo, con fare distaccato, rompe l’incanto esclamando all’improvviso: “ … nonno, ma queste sono situazioni da museo antico … oramai i corpi dei deceduti si bruciano e le cerimonie in chiesa vengono celebrate alla presenza dell’urna con le ceneri dell’estinto che poi vengono poste in bell’evidenza sul mobile d’epoca nel salotto di casa! Aggiornati, risveglia la tua mente!!” Le confesso, caro direttore, che se non fossi stato seduto saldamente in poltrona, sarei stramazzato a terra, e certamente sarei stato più contento se mi avessero inferto una coltellata alla schiena con una lama ondulata, tale l’orrore provato, un vero cadere “in profundis”! Mi ci è voluto un bel po’ per riavermi dal colpo, e solo dopo aver consultato il cardiologo, misurata la pressione e trangugiata una quantità imprecisata di medicine varie che la mia cara Genoveffa (mia moglie, per chi avesse perso le missive precedenti) mi ha porto con preoccupazione e santa pazienza. A stento riesco a dire a Caterina che la disciplina della Chiesa Cattolica, che io ricordi, codificata nel codice di diritto canonico promulgato da Benedetto XV nel 1917, vieta espressamente le seguenti azioni: a) Cremare una salma. b) Formalmente cooperare alla cremazione. c) Dare ordine che il proprio corpo o quello di un altro sia cremato. d) Far parte di una società, i membri della quale si impegnano a far cremare il corpo proprio e quello delle persone di cui possono disporre. e) Dare l’assoluzione sacramentale ad una persona che ha ordinato che il suo corpo sia cremato e che non vuole revocare tale ordine; dare a questa stessa persona, dopo la morte, la sepoltura ecclesiastica. (canoni 1203; 1240 §1 n. 5; 2339). In breve, come posso, anche per le mie condizioni fisiche, cerco di far capire ai miei nipoti i motivi per opporsi alla cremazione sotto pena di peccato mortale! : la Chiesa considera la pratica della cremazione dei cadaveri “una pratica barbara, che ripugna non solo alla pietà cristiana, ma anche alla pietà naturale verso i corpi dei defunti e che la Chiesa, fin dai suoi primordi, ha costantemente proscritto” (Istruzione della Sacra Congregazione del Sant’Uffizio, 19 giugno 1926). Cerco di elencare poi, con sforzo mnemonico, per me titanico, alcuni motivi per i quali non sia opportuno procedere alla cremazione dei cadaveri.

1) Perché Nostro Signore Gesù Cristo stesso ha voluto essere sepolto (Gv XIX,40), secondo tutta la tradizione dell’antico testamento. 2) Perché l’incenerimento sembra voler significare che i corpi sono per sempre risoluti e dispersi (ritorno al “pleroma” gnostico!), mentre il rito contrario dell’inumazione accompagna l’idea della morte equiparata al sonno (Gv XI, 11-39) ed esprime con più aderenza la fede cristiana nella finale risurrezione. 3) Perché l’inumazione esprime il simbolo cristiano e biblico del corpo considerato come una semente che dà luogo ad una nuova vita:“se il grano di frumento, caduto in terra, non muore, resta solo; ma se muore, produce molto frutto” (Gv XII, 24; vedi anche 1 Cor XV, 36-44). 4). Perché tutta la liturgia della Chiesa onora il corpo del defunto, che è stato tempio dello Spirito Santo, ed è destinato a risorgere dalla morte, mentre la cremazione lo distrugge violentemente nel fuoco, simbolo del fuoco eterno … il fuoco di lucifero! 5) Perché la Chiesa ha sempre praticato il culto delle reliquie dei Santi, mentre ha riservato la pena del fuoco ai corpi degli eretici impenitenti. 6) Perché già i primi cristiani l’avevano in orrore come lo testimonia il pagano Minucio Felice: i cristiani, scrive, “execrantur rogos, et damnunt ignium sepulturas”.(“esecrano i roghi, e condannano le sepolture col fuoco” … mi perdoni la traduzione approssimativa!). 7) Perché ovunque si sia diffuso il Vangelo, è scomparsa la cremazione. 8) Perché la cremazione è stata reintrodotta dai nemici della Chiesa (marrani e massoni in primis), prima con la rivoluzione francese e poi nel XIX secolo, per negare la resurrezione dei corpi e per combattere la Chiesa stessa. 9) Perché è la setta massonica che ha promosso e promuove le società per la cremazione. “Infatti, interviene Caterina, è la medesima setta che ha chiesto ed ottenuto (sotto l’antipapa Montini, il marrano sedicente Paolo VI, noto massone illuminato di Baviera, figlio di massoni, omosessuale ebreo che andava in giro ornato, in luogo della croce pettorale, di “efod”, lo scapolare del gran sacerdote del sinedrio, utilizzato anche da Caifa quando condannò il divino Maestro, nemico giurato della Chiesa cattolica), la modifica della legge ecclesiastica contro la cremazione, ennesimo cedimento dei neo-modernisti ai nemici della Chiesa, o consegna guidata alla sinagoga di satana?”. Direttore ma cosa vorrà dire mai Caterina, non la capisco proprio … sono cose assurde che le mie orecchie mai hanno udito … e poi parlare così di un Papa! … ma lei mi rassicura dicendo che era un antipapa, perché il Papa, quello vero, designato dallo Spirito Santo, era stato cacciato via e relegato in esilio … ma che storia è mai questa? Direttore, mi aiuti per favore, la prego! Caterina incalza aggiungendo: “oggi, per rassicurare i Cattolici, le società per la cremazione (tutte nelle mani dei frammassoni … ma guarda un po’!?) citano Paolo VI , ma in realtà l’atmosfera è ancora quella dei tempi che furono, quando con i riti cremazionisti (e ora le “sale del commiato” nel “tempio crematorio”) si volle creare una “morte laica” da sostituire alle cerimonie del cattolicesimo. I cremazionisti (che brutto neologismo … orrore!) citano (per convincere i Cattolici sprovveduti ed ignoranti) le parole con le quali vien detto che la cremazione non è cattiva in sé e non è più proibita in ogni caso. Omettono invece le altre parole del testo dell’istruzione “Piam et constantem” della Suprema Congregazione del Sant’Uffizio, dove viene ancora ricordato che “la Chiesa si è sempre studiata di inculcare la inumazione dei cadaveri, sia circondando tale atto con riti destinati a metterne in risalto il significato simbolico e religioso, sia comminando pene canoniche contro coloro che agissero contro una sì salutare prassi (…). Deve essere usata ogni cura perché sia fedelmente mantenuta la consuetudine di seppellire i cadaveri dei fedeli; perciò gli ordinari con opportune istruzioni ed ammonimenti cureranno che il popolo cristiano rifugga dalla cremazione dei cadaveri (…)”. Parole al vento, e lo si poteva e doveva prevedere! Tutto quello che è rimasto del decreto del 1963, è, come si dice, che ‘la Chiesa non proibisce più la cremazione’! Balle … ovvio!..”. “Cara Caterina, riprendo io, la Chiesa (quella Cattolica vera, fondata sulla Pietra angolare che, spiace per i modernisti – si fa per dire eh! -, non cambierà mai parere perché infallibile, e non comprende la necessità di aggiornamenti capricciosi … o luciferini che dir si voglia – fatti per piacere al mondo e al “signore di questo mondo” (… ma hanno mai letto questi signori, la lettera dell’Apostolo S. Giacomo che dice : “Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio?” – Giac. IV,4 – ?) – non cambierà la sua posizione riguar­do alla cremazione. E’ però chiaro che non è proibito bru­ciare i corpi umani quando, in circostanze straordinarie (p. es. nel corso di epidemie), questo sia il mezzo necessario per evitare pericoli alla salute o per combattere l’epidemia stessa. Rivolgendomi a Mimmo, che cerca di controbattere arrampicandosi su specchi coperti da sapone, continuo: torniamo un po’ alla Sacra Scrittura, vediamo cosa ci dice al proposito. Nell’Antico Testamento si nota l’assenza totale del rito funebre della cremazione, e nel Nuovo Testamento troviamo ripetuti riti di seppellimento che, anche questi, non hanno nulla a che fare con la cremazione. Possiamo riscontrare anche la presenza di un divieto specifico della cremazione, ritenuta un rito abominevole, che si riferisce al crudele culto pagano in onore di Moloc, una deità pagana degli Ammoniti, al quale si immolavano dei fanciulli che venivano arsi vivi. Per questa ragione è scritto: “Non darai i tuoi figli per essere offerti a Moloc, e non profanerai il nome del tuo Dio. Io sono il Signore” (Levitico XVIII,21). “Non imparerai ad imitare le pratiche abominevoli di quelle nazioni. Non si trovi in mezzo a te chi fa passare suo figlio o sua figlia per il fuoco” (Deuteronomio XVIII,9-10). ” … Achaz non fece ciò che è giusto agli occhi del Signore, suo Dio, ma seguì l’esempio d’Israele e fece passare per il fuoco persino suo figlio, seguendo le pratiche abominevoli delle genti che il Signore aveva cacciate davanti ai figli d’Israele” (II Re XVI,2-3). Prima ancora della sua morte, difendendo l’atto di amore di Maria di Betania, Gesù aveva fatto un riferimento specifico all’inumazione dicendo: “… l’ha fatto in vista della mia sepoltura” (S. Matteo XXVI:12). In seguito è specificato che Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in fasce con gli aromi, seguendo il modo di seppellire presso i Giudei (S. Giovanni XIX,40). I cristiani, seguendo l’esempio di Gesù e secondo l’uso invalso tra gli Ebrei (si veda pure il libro di Tobia, ove c’è un riferimento esplicito e ripetuto a Tobi che seppelliva i morti [I, 17-19; II, 7-9; XII, 12-13; XIV, 2], cosa che gli veniva accreditato a merito), non accettarono mai la cremazione proprio per non uniformarsi alle consuetudini pagane. Nel Nuovo Testamento abbiamo diversi riferimenti al seppellimento, ma mai alla cremazione. I cristiani antichi, allo scopo di manifestare la propria fede nella resurrezione dei morti, attuarono costantemente l’inumazione dei defunti, condannando in diverse occasioni la cremazione in polemica con autori pagani. Questa loro consuetudine permise la costruzione di quei grandi cimiteri cristiani che sono le catacombe, le quali soltanto nel sottosuolo di Roma, con i loro stretti corridoi sotterranei, si diramano per oltre quaranta chilometri e rappresentano una testimonianza sempre attuale della fede in Cristo che vince la morte. Occorre anche sottolineare che i cristiani non accettano la cremazione non perché, come qualche dissennato ha affermato, hanno timore che non possano poi risorgere dalle ceneri, ma piuttosto i credenti non inceneriscono i loro corpi per un atto di rispetto verso il Creatore e perché esso è il tempio dello Spirito Santo. Caterina riprende a parlare, anche per darmi tempo di riprendere fiato, e dice : “La dispersione delle ceneri non ha di per sé nulla di anticristiano, ma sorge il dubbio che oggi tale prassi, nel nostro particolare contesto culturale laicista, (un eufemismo che sta per “ateo” … o peggio ancora: massonico), esprima una vaga religiosità new age, naturalistica, panteistica, kabbalistica, riferita ad un dio cosmico e impersonale, signore dell’universo, il “nulla” primordiale, il pleroma, l’ensof cabalistico con tutte le idiozie ed i deliri paranoici gnostici. La Chiesa non ha mai ignorato che anche quella riduzione in polvere che risulta dalla cremazione non pregiudichi alla ricostituzione dei corpi risorgenti; ma una Religione in cui tutta la realtà è segno, non poteva disconoscere che la combustione del cadavere è un antisegno della Risurrezione. L’incinerazione elimina tutto il simbolismo dell’inumazione e priva di significato i mirabili vocaboli stessi trovati dai primi cristiani: cimitero, cioè dormitorio; camposanto, cioè luogo di consacrati a Dio; deposizione, non nel senso fisico di porre già entro la terra, ma nel senso legale, onde le salme sono date in deposito da restituire il giorno della Risurrezione. Questi valori simbolici parvero così potenti che la Chiesa li fece trapassare in valori teologici: il far cremare la propria salma fu tenuto per professione di incredulità. Ecco, dunque, ribatte Caterina, che le nuove norme (ammesso che siano state emanate da autorità legittime … ma con tanti dubbi …) non sono davvero “variazione” da poco e sembrano inquadrarsi in un progetto per rendere in tutto il cattolico “uno come gli altri”. “Ma consentimi, nonno, un’ultima considerazione: ma lo sai che cosa aveva giurato, colui che ha permesso questo scempio, nel giorno della sua intronizzazione, per altro invalida, perché il vero Papa c’era già … anche se esiliato? –(Direttore, ma questa Caterina a volte non la capisco proprio, ma cosa voleva dire? Mah, questi giovani!)? Ascolta bene: «Io prometto: – di non diminuire o cambiare niente di quanto trovai conservato dai miei probatissimi antecessori, e di non ammettere qualsiasi novità, ma di conservare e di venerare con fervore, come vero loro discepolo e successore, con tutte le mie forze e con ogni impegno, (… ma mi faccia il piacere, n.d. Bas..!) ciò che fu tramandato; – di emendare tutto quanto emerga in contraddizione alla disciplina canonica, e di custodire i sacri Canoni e le Costituzioni Apostoliche dei nostri Pontefici, quali comandamenti divini e celesti, (essendo Io) consapevole che dovrò rendere stretta ragione davanti al (tuo) giudizio divino di tutto quello che professo; Io che occupo il tuo posto per divina degnazione e fungo come il tuo Vicario, assistito dalla tua intercessione. Se pretendessi di agire diversamente, o di permettere che altri lo faccia, Tu non mi sarai propizio in quel giorno tremendo del divino giudizio… (pp. 43 o 31). Perciò, sottoponiamo al più severo anatema dell’interdizione – (si tratti di) noi o di un altro! – chiunque abbia la presunzione di introdurre qualsiasi novità in opposizione a quella Tradizione evangelica o alla integrità della Fede e Religione cristiana, oppure tenti di cambiare qualsiasi cosa, accogliendo il contrario, o di consentire con i presuntuosi che osassero farlo con ardire sacrilego»! (dal: “Liber Diurnus Romanorum Pontificum”, pp. 54 o 44, P.L. 1 o 5). Direttore, ma cosa dice Caterina? Questo individuo non può essere il Papa, il Signore non poteva metterci nelle mani di uno sciacallo … peccheremo gravemente contro i dogmi del concilio Vaticano contenuti nei documenti “Dei filius” e “Pastor Aeternus” firmati da Pio IX nel 1871, e contro lo Spirito Santo, nell’impugnare la verità conosciuta, peccato -lei certamente lo sa- che non sarà perdonato né in cielo né in terra, come da parola evangelica del divino Maestro! Direttore qui c’è qualcosa che puzza e che non torna, perché Gesù Cristo non può essere assolutamente un bugiardo dopo averci affidati a Pietro, a cui ha assicurato assistenza divina, né il Magistero della Chiesa, per dogma di fede, può essere falso e fallibile … direttore, a questo punto mi sono sentito male, mi sono assopito ed ho avuto quel malore del quale le ho già parlato in passato, per cui sogno un fumo bianco da un comignolo, con grida di gioia, … ma poi il fumo diventa grigio, sempre più grigio, poi nero, nerissimo, e attossica l’aria, brucia gli occhi, irrita il naso, la gola, i bronchi, mi assalgono violenti colpi di tosse ed alla fine stravolto mi rianimo … ma che malattia è? Possibile che non ci sia uno specialista che comprenda questo sintomo? Direttore, mi aiuti, è terribile! … “Misere mei Deus, secundum magnam misericordiam tuam, et …”. Alla prossima!!

Omelia della Domenica di Pasqua

Santa Pasqua I°

Omelia della Domenica di Pasqua

[del Canonico G.B. Musso, 1851]

-Risurrezione Vera e Costante-

   Quanto grande dovett’essere la sorpresa delle sante donne, che si condussero a visitare il sepolcro di Gesù Cristo! Credevano trovarlo chiuso , e lo trovarono aperto, credevano trovarvi il suo corpo, e vi trovarono un angelo. Ma quanto più grande fu la loro allegria in sentire dall’angelo stesso: voi cercate Gesù Nazzareno poc’anzi crocifisso Lo cercate invano. È questo il luogo ove venne riposto, Egli è risorto, non è più qui. “Surrexit, non est hic”. Per sì glorioso risorgimento la Chiesa è tutta in giubilo, in mille guise festose esprime la sua letizia, e vuole che sia comune a tutti i suoi figli un giorno sì lieto. “Haec dies, quam fecit Dominus, exultemus et laetemur in ea.” Esulta la nostra madre perché risorse da’ morte il divino suo Sposo. Esulta per la speranza, che siano risorti dal peccato i figli suoi. Sarà piena la sua allegrezza, se la nostra resurrezione sarà conforme a quella del Redentore. Quella fu vera e costante. E la nostra, uditori miei, la nostra qual è? Ha queste due qualità, di vera e costante? Vediamolo a nostra consolazione, o nostra riforma colla maggiore brevità.

  1. I. “Surrexit Dominus vere” (Luc. XXIV, 34). Fu vera la resurrezione di Gesù Cristo, e i soldati custodi del suo sepolcro ne diedero, anche non volendo, chiara testimonianza con l’infelice astuzia d’asserire che dal sepolcro fu tolto il suo corpo, mentre dormivano, come riflette S. Agostino. Fu vera, e pel corso di giorni quaranta si fe’ vedere alla Maddalena, a Pietro, a Giacomo, a Giovanni, agli Apostoli, ai discepoli in Galilea, al castello di Emmaus, al mare di Tiberiade. Fu vera, e prima di ascendere al cielo si mostrò a cinquecento discepoli. E a togliere ogni dubbio su la verità del suo corpo risorto, comparso a porte chiuse in mezzo agli Apostoli nel cenacolo congregati, la pace sia con voi, dice loro, non vi turbate, Io son quel desso che fui tra voi. Accertatevene, miei cari, ecco queste son le mie mani, questi i miei piedi, questo il mio fianco. “Videte manas meas, et pedes meos, quia ego ipse sum” (Luc. XXIV, 39). Se la mia comparsa può parervi un fantasma, appressatevi, e toccata il vero ravvivato mio corpo. Uno spirito non è né carne, né ossa onde si renda palpabile. Fu vera, e rivolse l’incredulità di Tommaso a confermare la fede del suo risorgimento, e, viene, gli dice, e metti il tuo dito nell’apertura delle mie mani, de’ miei piedi traforati dai chiodi, e poni la mano in quella ferita, che nel mio petto ha lasciato la lancia. Fu vera, finalmente, e gli Apostoli in Gerosolima, nella Giudea, nella Samaria, in tutte le parti dell’universo l’annunziano con fermezza, la predicano con lo zelo più ardente, la confermano co’ più stupendi miracoli, la sigillano col proprio sangue; e la verità comprovata di Gesù Nazzareno risuscitato confonde la pagana filosofia, atterra gli idoli, discaccia i demoni, e su le rovine del gentil esimo fa piantare la croce, e adorare il Crocifisso.

Non si pretende che il risorgimento di un peccatore abbia tutti questi luminosi caratteri di verità; ma è indispensabile una sostanziale somiglianza e conformità tra la Risurrezione del Salvatore, e la nostra. Voi nella presente solennità vi siete accostati al tribunale di penitenza, ed alla sacra mensa colla sacramentale Comunione, avete fatto la Pasqua. Siete con questo veramente risorti dal peccato alla grazia, dalla morte alla vita? Veniamo ad un troppo necessario confronto. Gesù Cristo, fra le altre prove del suo vero risorgimento, mostra e mani e piedi e costato. Lasciate che io veda le vostre mani, per giudicare se siete veramente risorti. Ritengono queste ingiustamente la roba altrui? Continuano a fare scarse misure, a spogliare i poveri, a falsificare scritture, a scrivere lettere infamanti, a mandar biglietti amorosi, canzoni oscene, ad impiegarsi in azioni indegne? Voi non siete risorti, siete ancor morti! Osserviamo i piedi. Son questi sempre rivolti alle cose sospette, al ridotto, al giuoco, alle pericolose conversazioni? Voi non siete risorti, siete ancor morti! Vediamo il cuore. Se questo è gonfio dalla superbia, infetto dalla lussuria, avvelenato dall’odio, posseduto dall’avarizia, voi non siete risorti, siete ancor morti! Non fu resurrezione la vostra, fu una larva, un’ombra, un’apparenza, che agli occhi del mondo vi fe’ comparire risorti alla luce di grazia, ma in realtà non va ha cavati dalle tenebre ed ombre di morte. A che giova la Confessione, se non intacca il vostro cuore dal peccato? A che giova la pasquale Comunione per un’anima impenitente? La pelle della pecora nasconde, ma non fa cangiare il lupo. La vera conversione cangia il lupo in agnello, come avvenne a S. Paolo. Tu sarai convertito davvero, disse S. Remigio a Clodoveo re di Francia, se tu farai tutto l’opposto di quel che già facesti. Adorasti gli idoli, ora devi incenerirli, abbruciasti la croce, ora devi adorarla! ”Adora quod incendisti, incendi quod adorasti.”

La vera conversione di un’anima traviata è abbandonare del tutto la strada dell’iniquità e della perdizione, e d’incamminarvi in quella della penitenza e della salute. Consiste la risurrezione vera in un totale cangiamento di vita, di volontà, di pensieri, di affetti, di azioni, di costumi. Lo Spirito del Signore opera questa gran mutazione in quell’anima che apre gli occhi a’ suoi lumi, che porge orecchio alle sue voci, che ascolta gli impulsi della sua grazia. “Insiliet in te Spiritus Domini … et mutaberis in virum alium” (I Re, X, 6). Senza di questa mutazione, per cui si deponga l’uomo vecchio con tutte le sue viziose abitudini, e si rivesta il nuovo con ricopiare in sé Gesù Cristo per l’imitazione dei suoi esempi, sarà la nostra risurrezione un inganno, una illusione, un fantasma.

II. Io voglio credere però che la risurrezione vostra sia vera, che siate passati da morte a vita, e lasciato il vecchio fermento, gustiate degli azzimi della sincerità e della purezza. Ma per essere somigliante a quella de Gesù Cristo fa d’uopo che sia costante. Egli è risorto da morte, dice l’Apostolo, ed alla morte non è più soggetto. “Christus resurgens ex mortuis iam non moritur, mors illi ultra non dominabitur” (Rom. VI, 9). Ecco il modello del vostro risorgimento. Cristo è risorto per non morire mai più; voi, risorti con Cristo, non dovete più spiritualmente morire.

Fu vera, fu stupenda la risurrezione di Lazzaro quatriduano già fetido, ma non fu permanente. Vivo uscì dal sepolcro, ma dopo alcuni anni tornò morto nel sepolcro. Ah! Miei direttissimi, non avvenga a voi per mutazione di volontà, ciò che a lui avvenne per necessità di natura. Mantenete la grazia ricevuta, conservate la vita riacquistata. M’interrogate de’ mezzi da adoperarsi per rendere costante il vostro risorgimento? Seguite ad ascoltarmi, ed osservate la facil maniera per riuscirvi. Fate per l’anima quel che fate pel corpo. Col cibo si mantiene la vita del corpo, col cibo si mantiene la vita dell’anima. Cibo dell’anima è la parola di Dio o udita, o letta, o meditata. Lo dice in termini espressi il nostro divin Salvatore, “Non in solo pane vivit homo, sed in omni verbo quod procedit de ore Dei” (S. Matt. IV, 4). L’uomo non vive solament e di pane, o di qualunque altro cibo che viene sotto di questo nome, ma del cibo vivifico di quella parola, che esce dalla bocca di Dio. La parola di Dio ha creato il mondo, la parola di Dio ha convertito il mondo, la parola di Dio mantiene nella fede e nella grazia il cattolico mondo. Chi non si pasce di questo cibo, non può conservare la vita dell’anima. “Iustus ex fide vivit” (Rom. I, 17). Il giusto vive di fede, e la fede è per fondamento la divina parola. Cibo dell’anima è altresì la santa Comunione Eucaristica, ricevuta con mondezza di cuore, con frequenza discreta. Cibo dell’anima è l’orazione mentale, è la preghiera, colla quale si ottiene il pane cotidiano della divina grazia.

Per mantenere la vita del corpo, si ripara dall’inclemenza delle stagioni, dal freddo, dal caldo eccessivo, dalla furia dei venti, dalle arie infette. L’aria infetta per l’anima è quella che si respira nei teatri, ne’ festini, nelle bettole, nelle conversazioni licenziose. Venti furiosi sono le tentazioni, che assaltano per la via dei sensi non custoditi. Freddo, l’accidia, la vita oziosa, l’omissione dei propri doveri. Caldo eccessivo, il fuoco dell’ira, il fuoco della libidine. Tutto ciò conviene riparare, se come la salute del corpo vi preme quella dell’anima.

Se il corpo cade infermo, quanto si fa per risanarlo? Medici, medicine, consulti, tutto si adopera, nulla si omette per ristabilirlo, l’anima anch’essa è soggetta ad infermità. La sua medicina è il Sacramento della Penitenza. A questa probatica fa d’uopo accostarsi frequentemente, acciò le vostre piaghe non si convertano in cancrene, acciò le spirituali malattie non rechino la morte.

Ditemi in grazia, uditori umanissimi, vi si domanda troppo, se vi si chiede che abbiate un’ugual cura a mantenere la vita dell’anima come l’avete a conservare la vita del corpo? In un secolo così delicato siamo ridotti a discendere a patti sì dolci, a condizioni così limitate. Ma si adempiano almeno con quell’impegno che vi assicuri d’una resurrezione vera, d’una risurrezione costante e permanente come fu quella di Gesù Cristo, glorioso ed eterno trionfatore della morte, del peccato, e dell’inferno.

 

La mina vagante nel tempo: Execrabilis e … i colpi mortali al vaticano II

UNA MINA VAGANTE NEL TEMPO

“Execrabilis”

e … i colpi mortali al ” Vaticano” II

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INTRODUZIONE

Come è stato possibile che il v-2 (il Concilio Vaticano II) abbia acconsentito, senza alcun credito, ad eretiche ed assurde proposizioni, ed ottenuto anche l’obbedienza dai vescovi in tutto il mondo? Come si può comprendere che i prelati della Chiesa Cattolica abbiano potuto accettare dalla “setta del v-2” atti ed insegnamenti proposti che sono completamente contrari a tutto ciò che Cristo ha affidato alla sua Chiesa? È successo questo indubbiamente perché i sacerdoti di oggi hanno perso il contatto con la conoscenza apostolica, lo zelo apostolico e la vigilanza apostolica. Sono stati persi l’Amore per la Tradizione Apostolica, l’amore per la parola di Dio, e il risultato? Oggi abbiamo sacerdoti che non hanno più amore per gli insegnamenti della Chiesa cattolica, né lo zelo per la sua Verità, verso la quale essi mancano di rispetto per la sue sentenze, che vengono ora disconosciute e calpestate. – Dopo aver perso la conoscenza Apostolica della parola di Dio, la gerarchia si è unita con i nemici della Chiesa Apostolica nella soppressione del suo Primato e della sua Sovranità. Privi di conoscenze apostoliche, essi non accettano la religione Cattolica Apostolica Romana come l’unica e divina Religione che Dio ha dato all’umanità. Non credono più che la Religione Cattolica abbia dei diritti che gli altri non hanno. Il clero non crede più che l’uomo sia legato in coscienza ad accettare ed a credere che questa sia l’unica religione divina e che non ce ne sia nessun’altra.

C’è un prezzo da pagare da parte di coloro che negano alla Chiesa Apostolica il suo primato e la sovranità. A coloro che osano contestare o attaccare la parola di Dio o l’interpretazione divinamente istituita e docente di questa parola, è inflitta una terribile punizione.

Questo scritto, servirà a far comprendere principalmente come il Concilio v-2 sia stato illegalmente indetto con l’intento di condurre la Chiesa a perdere il suo primato e la sua sovranità e a far guerra contro i decreti e le sentenze di Cristo e della sua Chiesa, meritando la punizione comminata a chi osa manomettere la parola di Dio ed ometta la salvaguardia delle sentenze della sua Chiesa.

Come gli uomini della “setta v-2” possano essere così duramente ostinati ed insensibili alle punizioni terrificanti imposte dalla Chiesa di Cristo è un fatto umanamente incomprensibile. Anche qui si può allora supporre che questa sia un’ulteriore conseguenza della loro conoscenza apostolica totalmente misconosciuta.

COLPI MORTALI AL V-2

Chi viene a conoscenza della bolla “Execrabilis” per la prima volta, è in genere felicissimo di sapere della sua esistenza, e piacevolmente sorpreso di scoprire che la Chiesa ha una formidabile arma per colpire con colpi letali i suoi nemici.

L’ORIGINE di “EXECRABILIS”

Perché la Chiesa è stata indotta a promulgare questa Bolla papale, dalla portata così devastante per i suoi nemici, nel 1459? Per l’assistenza speciale dello Spirito Santo che conferisce, giocando un ruolo decisivo, il dono soprannaturale della prudenza, Papa Pio II ha esercitato questo mezzo per condannare l’errore del “conciliarismo” così dilagante ai suoi tempi.

Dopo la morte del Papa Bonifacio VIII nel 1300, i “soliti” nemici di Cristo, sia all’interno che all’esterno della sua Istituzione divina, come due ganasce della stessa tenaglia, tentarono la fuga dagli insegnamenti della Chiesa, tramandati attraverso i Pontefici Apostolici, e cercarono di appellarsi, anche politicamente, contro i pronunciamenti papali, ad un Concilio generale di tutta la Chiesa, eludendo l’Autorità Papale e, se necessario, finanche la sua eliminazione, e questo fino all’elezione di Martino V nel 1417. Questo atteggiamento sprezzante, arrogante nei confronti del Papa, è conosciuto come “usurpazione del potere papale da parte di un’assemblea conciliarista.”

Chiaramente, il “conciliarismo” è un pericolo incombente per la Chiesa, il Papato e la Dottrina divina, in ogni tempo. Facendo affidamento sull’errore del “conciliarismo”, re e clero divennero diffidenti nei confronti della Santa Sede, minacciando di appellarsi ai futuri Concili e ai futuri Papi nella speranza di cambiare la politica o la dottrina della Chiesa. Nel perseguimento di questa pratica, gruppi particolari, ad esempio i soliti marrani, hanno cercato di insediare individui dal pensiero anti-cattolico sul trono di Pietro, cosa che era già loro riuscita con l’antipapa Anacleto II, il cripto-giudeo Pietro Pierleoni, evento provvidenzialmente sventato dall’intervento tenace di San Bernardo di Chiaravalle, con l’aiuto del potere secolare nelle persone del Re di Francia e dell’Imperatore Rotario.

Quindi, nel 1458, Pio II salì al sommo Soglio, egli stesso indottrinato con un atteggiamento “Conciliarista”; tuttavia, una volta seduto sullo scranno di Pietro, realizzò le insidie e tutto il male che si celava nell’appellarsi ad un futuro Concilio riunito con l’espresso o segreto scopo di ribaltare la tradizione della Chiesa ed il deposito della Fede, lasciando la porta aperta all’infiltrazione della “sinagoga di satana”. Così seria era diventata la questione, nel frattempo peggiorata, che nel 1459 Pio II si sentì spinto a proclamare la sua ormai famosa Bolla, “Execrabilis”, del 15 febbraio di quello stesso anno, con la messa al bando di qualsiasi nociva manovra ed associandola a due delle più severe punizioni che la Chiesa possa infliggere. In “Execrabilis” egli ha dato la legge definitiva della Chiesa per proteggere la Chiesa stessa, la fede e l’ovile dai concili illegali, non solo nel suo tempo, ma in tutti i tempi a venire. Questo pronunciamento Papale, è un insegnamento in cui la Chiesa impegna la sua infallibilità poiché si riferisce specificamente alla fede ed alla morale. Inoltre, esso non può essere revocato o reso inoperante o nullo. Papa Pio II, in obbedienza al suo dovere solenne e fondamentale di proteggere la fede e la morale presso i fedeli, ha munito la Chiesa Apostolica di questa potente arma per combattere i concili illegali di cui i “soliti” nemici avrebbero potuto servirsi, e per infliggere loro dei colpi mortali.

Muniti quindi dalla Giustizia apostolica, noi cattolici di oggi dobbiamo usare quest’arma contro l’illegale “concilio” Vaticano 2°, un concilio malvagio, convocato in mala fede per eludere la dottrina divina di Cristo, gli insegnamenti e la pratica della sua Chiesa; un “concilio” satanico chiamato a “liberare” l’umanità dalle sentenze passate della Santa Sede, le sentenze di associazione delle chiavi di Pietro. Dobbiamo allora usare “Execrabilis” per combattere a morte l’abominevole, il detestabile, l’esecrabile “concilio” v-2 che ha avuto il coraggio di riaprire le sentenze infallibili della Chiesa di Cristo, in violazione alle leggi che vietano esplicitamente questo atto anti-cattolico messo in atto contro i precetti divini.

Raramente si troverà un pronunciamento infallibile così breve e così totalizzante e coinvolgente come è “Execrabilis”. “Execrabilis” è così concisa che sembra, ad una prima lettura, che il suo messaggio travolgente non assuma particolare importanza, nel suo significato.

Così disastroso invece è l’effetto di “Execrabilis” per il Concilio v-2 che la conoscenza della sua esistenza ha fatto in modo da risvegliare i cattolici che si oppongono al v-2, mescolando sentimenti di vulcanica opposizione a brividi scuotenti verso l’antipapa Montini, sedicente Paolo VI (novello Anacleto, il cripto-giudeo), mente operante e principale “conduttore” di questo “concilio” v-2, il trionfo dell’anti-suprannaturale. Era così terrorizzato da “Execrabilis”, lo stesso antipapa Paolo VI, come lo sono oggi i suoi lacchè di ogni risma, che si sono impegnati da se stessi allo spasimo nel modellare gli argomenti contro la sentenza definitiva e inappellabile di “Execrabilis”, nel vano tentativo di sfuggire i suoi effetti “abroganti” tutti i documenti e decreti del loro perfido “concilio” v-2. Si può dire che “Execrabilis” sia la scopa ecclesiale che spazza la Chiesa, “Santa Sposa di Cristo”, ripulendola delle opere peccaminose di un “concilio” illegale, e precipitandole in una pattumiera di fuoco e zolfo. Come un cane indisciplinato è spaventato dall’essere scoperto nelle sue malefatte e cacciato via da una scopa manovrata dalle mani di una coscienziosa madre di famiglia, così anche i “cuccioli” corrotti e refrattari del v-2 sono terrorizzati da “Execrabilis” nelle mani della Santa Madre Chiesa.

 

Che cosa dice e fa “Execrabilis”

 Ecco il testo di Execrabilis che vieta tutti gli appelli ad un futuro Concilio:

 Bolla “Execrabilis” (18 gennaio 1459)

 Appellantes a Summo Romano Pontifice ad futurum concilium, eorumque consiliarii et fautores poenis excommunicationis criminisque laesas maiestatis divinae et humanae subiiciuntur.

Summarium

Plurima oriuntur mala ab appellatione interposita a Rom. Pont. ad futurum concilium. – 1. Hic Pont. eam damnat et a mandatis Papae provocari prohibet. – 2. Contravenientibus poenas excommunicationis et interdicti et criminis laesae maiestatis infligit. – 3. Sanctio poenalis.

Pius episcopus servus servorum Dei, ad futuram rei memoriam.

Execrabilis et pristinis temporibus inauditus tempestate nostra inolevit abusus, ut a Rom. Pontifice, Iesu Christi vicario, cui dictum est in persona beati Petri: Pasce oves meas, et quodque legaveris super terram, erit ligatum et in caelis, nonnulli, spiritu rebellionis imbuti, non sanioris cupiditate iudicii, sed commissi evasione peccati, ad futurum concilium provocare praesumant, quod quantum sacris canonibus adversetur, quantumque reipublicae christianae noxium sit, quisquis non ignarus iurium intelligere potest. Namque (ut alia praetereamus, quae huic corruptaela manifestissima refragantur) quis non illud ridiculum indicaverit, quod ad id appellatur quod nusquam est, neque seitur quando futurum sit? Pauperes a potentioribus multipliciter opprimuntur, remanent impunita scelera, nutritur adversus primam Sedem rebellio, libertas delinquenti conceditur, et omnis ecclesiastica disciplina et hierarchicus ordo confunditur.

  • 1. Volentes igitur hoc pestiferum virus a Christi Ecclesia procul pellere, et ovium nobis commissarum saluti consulere, omnemque materiam scandali ab ovili nostri Salvatoris arcere, de venerabilium fratrum nostrum S.R.E. cardinalium conctorumque praelatorum ac divini et humani iuris interpretum Curiam sequentium consilio et assensu, ac certa nostra scientia, huiusmodi provocationes damnamus, et tamquam erroneas ac destabiles reprobamus, cassante set penitus annullantes, si quae hactenus taliter interpositae reperiantur, easque, tamquam inanes ac pestiferas, nullius momenti esse decernimus et declaramus. Praecipientes deinceps, ut nemo aurea, quovis quaesito colore, ab ordinationibus, sententiis. Sive mandatis quibuscumque nostris ac successorum nostrum, talem appellationem interponete, aut interpositae per alium adhaerere, seu eis quomodolibet uti.
  • 2. Si quis autem contrafecerit, a die publicationis praesentium in Cancellaria apostolica, post duos menses, cuiuscumque status, gradus, ordinis vel conditionis fuerit, etiam si imperiali, regali vel pontificali praefulgeat dignitate, ipso facto sententiam execrationis incurrat, a qua, nisi per Romanum Pontificem, et in mortis articulo, absolvi non possit. Universitas vero sive collegium ecclesiastico subiate interdico, et nihilhominus. Tam collegia et universitates, quam praedictae et aliae quaecumque personae, eas poenas ac censuras incurrant, quas rei maiestatis et haereticae pravitatis fautores incurrere dignoscuntur. Tabelliones insuper ac testes, qui huiusmodi actibus interfuerint. Et generaliter qui scienter consilium, auxilium dederint vel favorem talibus appellantibus, pari poena plectantur.
  • 3. Nulli ergo hominum liceat hanc paginam nostro rum voluntatis, damnationis, reprobationis, cassationibus, annullationibus, decreti, declarationis et mandati infringere, vel ei ausu temerario contraire. Si quis autem hoc attentare praesumpserit, indignationem omnipotens Dei ac beatorum Petri et Pauli apostolorum eius se noverit incursurum.

   Datum Mantuae, anno Incarnationis dominicae millesimo quadringentesimo quinquagesimo nono, decimo quinto kalendas februari, pontificatus nostri anno primo.  

[“Ai nostri tempi si sta verificando un esecrabile abuso, sconosciuto in età precedenti, e precisamente che gente, imbevuta dello spirito di ribellione, presuma di appellarsi dal  Pontefice di Roma, – il Vicario di Gesù Cristo, cui fu detto nella persona del santo Pietro: «Nutri il  mio gregge» e «Qualunque cosa tu legherai in terra, sarà legata anche in Cielo»: – non certo per  desiderio di più alta giustizia, ma al solo scopo di sfuggire le conseguenze dei loro peccati, ad un  futuro Concilio, mentre chiunque non ignori completamente la legge può giudicare quanto ciò sia  contrario ai canoni sacri e dannoso alla Comunità Cristiana. Poiché – trascurando altre cose, che ancor più manifestamente si oppongono a tale corruzione – chi non giudicherebbe ridicolo che si faccia appello a qualcosa che non esiste e di cui nessuno conosce il momento in cui comincerà ad  esistere?

I miseri sono oppressi dai più forti con ogni mezzo, i crimini rimangono impuniti, si dà esca alla ribellione contro la più alta Sede, si concede la libertà ai delinquenti e la disciplina ecclesiastica e l’ordine gerarchico vengono confusi. Perciò, desiderosi di allontanare dalla Chiesa di Cristo questo pestifero veleno, di provvedere alla salvezza del gregge a Noi affidato e di tener lontano dall’ovile del nostro Salvatore ogni causa di scandalo,  noi condanniamo i ricorsi in appello di tal genere, col consiglio e il consenso dei nostri venerabili fratelli Cardinali e di tutti i prelati e giureconsulti della legge Divina ed umana, appartenenti alla Curia, e sulla base della nostra sicura conoscenza li denunziamo come falsi e detestabili, li infirmiamo nell’eventualità che qualcuno di tali appelli, esistente al momento, sia scoperto e dichiariamo e decretiamo che essi – come vani e pestilenziali – sono privi di alcun significato. Quindi noi diffidiamo chiunque dal ricorrere con tali appelli, sotto qualunque pretesto, contro le nostre ordinanze, sentenze e provvedimenti, o contro quelle dei nostri successori, o di aderire a tali appelli, fatti da altri, od infine di fame uso in qualsiasi modo. Se alcuno di qualsiasi stato, rango, condizione od ordine esso sia, anche se insignito della dignità Imperiale, regia o Papale, contravverrà a ciò dopo lo scadere di due mesi dalla pubblicazione di questa Bolla nella Cancelleria Papale, egli incorrerà «ipso facto » nella sentenza di anatema, da cui potrà essere assolto, solo dal Pontefice di Roma ed in punto di morte. Le Università o corporazioni verranno colpite da interdetto ecclesiastico, e nondimeno corporazioni ed Università, come le suddette e tutte le altre persone, incorreranno in quelle penalità e censure, in cui incorrono gli offensori, che abbiano commesso «crimen laesae maiestatis», ed i promotori di depravazioni eretiche. Inoltre scrivani e testimoni, che abbiano sottoscritto atti di tal genere ed in generale tutti coloro che abbiano coscientemente dato consigli, aiuto od appoggio a tali appellanti, saranno puniti con le medesime pene. Perciò non è permesso ad alcuno di contravvenire o di opporsi con impudenti perversioni a questo documento della nostra volontà, con cui noi abbiamo condannato, riprovato, infirmato, annullato, decretato, dichiarato ed ordinato quanto sopra. Se tuttavia alcuno oserà, sappia che incorrerà nello sdegno dell’Onnipotente Iddio e dei santi Apostoli Pietro e Paolo”.

Data a Mantova nell’anno 1459 dell’Incarnazione di nostro Signore, nel quindicesimo giorno prima delle calende di febbraio, nel primo anno del nostro Pontificato (18 gennaio 1459).]

“PER OTTENERE UNA SENTENZA DI PIU’ ALTA GIUSTIZIA”

Per dare un esempio di come facilmente si potrebbe perdere il significato di “Execrabilis”, si prenda la frase “… sono ansiosi di ottenere una sentenza di appello “di più ALTA GIUSTIZIA.” Qui vediamo che lo scopo di fare appello ad un Concilio illegale è invece quello di sfuggire al giudizio passato della Santa Sede. Ma “Execrabilis” taglia via ogni dubbio mettendo fuori gioco i corrotti e i malvagi, dicendo che un Concilio non può essere utilizzato per riaprire le sentenze! “Execrabilis” ci dice che, una volta che la Chiesa abbia emesso una sentenza, questa non può essere più contestata dai Concili o da chicchessia, anche da futuri Papi.

Una volta che la Chiesa si è espressa, ha parlato in modo definitivo e per sempre!

    Nessun giudizio, emesso con un pronunciamento infallibile su fede e morale, può essere impugnabile da nessun Concilio, per cui anche il conciliabolo-ribaltone v-2, a causa della sua palese illegittimità, era assolutamente impotente nel farlo. La Chiesa non corregge mai se stessa, perché non fa mai errori di fede o di morale. Con Cristo come Capo e lo Spirito Santo come sua guida, non ci può essere nessuna necessità di perfezionare o riaprire le sentenze!

Eppure, questo era lo scopo vero del v-2, quello di riaprire e ridiscutere le sentenze passate della Chiesa, Una, Santa, Cattolica ed Apostolica. Pertanto, proprio la pretesa del “concilio” v-2 di riaprire le sentenze della Chiesa, rende il v-2 un “concilio” illegale, insensato, inutile e, cosa più importante, reso nullo dalla legge della “vera” Chiesa. La Chiesa ha spinto la spada della verità infallibile nel cuore malvagio del concilio v-2, infliggendogli un colpo mortale 500 cento anni prima che il v-2 stesso sollevasse la propria testa, che è la stessa del serpente primordiale!

ERRORI CONCILIARISTI NEI SECOLI PASSATI

L’eresia conciliarista (l’idea cioè di usare un Concilio per riaprire sentenze infallibili), coraggiosamente affrontata ed opportunamente contro-legiferata nel XV secolo da S.S. Papa Pio II, riemerse in epoche successive, in particolare nel XIX secolo, al Concilio Vaticano I, e riapparve nuovamente nel XX° secolo alla morte di S.S. Papa Pio XII.

VATICANO I

     Circa quattrocento anni dopo “Execrabilis”, il Concilio Vaticano primo (1869-70), il XX Santo Concilio dogmatico, ha ritenuto opportuno amplificare e riaffermare il diritto, esattamente come stabilito in “Execrabilis”. Nel 1869, nei loro sforzi per distruggere il Regno di Dio sulla terra, cioè la Chiesa cattolica, i suoi “soliti” nemici si erano accaniti sulla irreformabilità e definitività dei pronunciamenti della Chiesa, cercando di confutarne la verità nei confronti proprio della loro infallibilità e permanenza. La storia ci dice che il Vaticano I venne convocato per definire la dottrina della Chiesa (Dei Filius) e l’infallibilità papale (Pastor Aeternus), ma pochi libri oggi ci dicono il perché la questione dell’infallibilità fosse diventata un problema così ardente e vitale.

Chiaramente, c’erano due fazioni al lavoro: una era a favore dell’infallibilità; l’altra voleva invece vedere le passate sentenze della Chiesa riaperte, modificate o cancellate. Così come oggi, da un lato c’erano i fedeli cattolici apostolici, mentre l’altra parte comprendeva i marrani ed i loro seguaci, molti dei quali erano confusi e ingannati – così come lo erano pure molti Vescovi al “concilio” Vaticano II – ingannati perché veniva fatto loro credere che le sentenze della Chiesa potessero essere cancellate o modificate.

Il problema dei marrani al Vaticano I introduceva in pratica lo stesso cuneo usato al v-2: una dottrina della Chiesa nuova e diversa, che contraddicesse tutte le sentenze riguardanti i Giudei, o presunti tali, e la “quinta colonna” clericale. Essi richiedevano un atteggiamento diverso nel pensare dei cattolici verso gli ebrei, contrario a tutto ciò che la Chiesa ha da sempre professato ed insegnato. Volevano, i novatori, imporre un’accettazione del giudaismo rabbinico talmudico considerandolo una retta religione, addirittura superiore e migliore del Cristianesimo.

Nel 1869-70 gli ebrei (come sempre) volevano essere esonerati dall’accusa di deicidio e pretendevano la rimozione della maledizione di Dio che la loro malvagità aveva riversato sulla loro razza. Una volta aperta loro la porta, non ci sarebbe stata più alcuna barriera per la “sinagoga di satana”, che avrebbe così comodamente veicolato nella Chiesa tutta la sua congeria di false dottrine gnostiche, come in effetti più tardi doveva avvenire ad opera del Concilio v-2 (1962-65).

Nel 1869-70 i nemici marrani ed i fiancheggiatori della “quinta colonna” cercarono di raggiungere il loro obiettivo con l’inganno, inducendo i prelati al Concilio ad approvare le dichiarazioni diametralmente opposte a quelle che la Chiesa aveva sempre osservato, precedentemente al Vaticano I, in palese contraddizione quindi con se stessa. Ciò avrebbe corrisposto naturalmente alla riapertura dell’intera somma delle sue passate sentenze infallibili, che come tali sono irreformabili. Quel che i marrani avevano in mente, naturalmente, era la distruzione dell’intero deposito della fede, lo “stripping” della Chiesa cattolica, la sua scomparsa (ove mai possibile!).

I marrani, per ottenere il loro scopo al Concilio Vaticano I, avevano escogitato una manovra scaltra ed intelligente, un po’ come la storia della signora che si era fermata all’angolo della strada da un venditore che le aveva offerto la possibilità di acquistare un cappotto di visone a buon mercato. Il venditore mostra il cappotto di vero visone, lei paga e riceve una scatola ben infiocchettata. Ma, sorpresa: all’arrivo a casa, aprendo la scatola, essa trova non un morbido, lussuoso cappotto di visone, bensì un soprabito di opossum spinoso.

Tale era la vecchia esca ed il gioco dello scambio che i marrani avevano provato al Concilio Vaticano I. In primo luogo essi si avvicinarono ai Padri conciliari con la proposta di firmare un “appello alla conversione degli Israeliti,” la cui un’intenzione era evidentemente lodevole! Ma più tardi, gli ebrei aggiunsero delle asserzioni, le stesse vecchie solite bugie eretiche proposte da sempre, che sono in aperta contraddizione con la dottrina prevista al riguardo dalla Santa Chiesa Cattolica (Pinay, Complotto contro la Chiesa, pp. 18-19).

La guerra Franco-prussiana e la Costituzione dogmatica circa l’Infallibilità papale furono dichiarate nella stessa settimana. In mezzo agli orrori ed alle atrocità della guerra, Pio IX aveva un’unica preoccupazione: il benessere della Chiesa universale! Egli non pose termine al Concilio Vaticano I fino a quando non fu prodotta una nuova dichiarazione dell’Infallibilità del Papa in materia di fede e di morale, che regolasse la questione una volta e per sempre. Questo pronunciamento infallibile significa, ancora una volta, che le passate sentenze della Chiesa sono irreformabili, e non possono essere riaperte mai più. Così nessuno può alterare la dottrina tradizionale permanentemente infallibile della Chiesa in ogni tempo!

E Dio sa come Pio IX avesse avuto momenti difficili nell’ottenere il pieno appoggio della maggioranza dei Vescovi nell’impegnarsi nella dottrina della Chiesa tradizionale e costante dell’Infallibilità. Non che i prelati fossero contro l’Infallibilità, ma essi mostravano segni di incertezza e perplessità sul quando e sul come questa dottrina dovesse essere applicata. Non capivano, nel 1869-70, l’importanza e l’urgenza di dichiarare nuovamente e solennemente questo dogma che era già stato riconosciuto e dichiarato ai Concili di Lione e di Firenze. I nemici della “quinta colonna”, in mezzo a loro, avevano provato tutto il possibile per persuadere i Vescovi che una nuova dichiarazione nei tempi moderni fosse inutile, il che sarebbe come dire che coloro che hanno detto le preghiere del mattino, come i bambini, non hanno più bisogno di ripeterle più tardi e nella loro vita!

Pio IX voleva invece un Concilio dogmatico che riaffermasse l’Infallibilità papale per una ragione molto semplice e vitale: voleva mettere cioè in chiaro che le sentenze passate della Chiesa, essendo infallibili come tali, di conseguenza sono permanenti, vincolanti per tutte le epoche e quindi non devono essere mai più riaperte o riformate in modo da dare loro nuove espressioni!

Le sentenze della Chiesa sono irreformabili e costanti perché sono gli echi di vita degli insegnamenti infallibili della fede verso il “gregge” attraverso i secoli. E Pio IX voleva un Concilio dogmatico aggiornato onde precisare questo.

Purtroppo, molti prelati non riuscivano a vedere perché la Chiesa, nonostante le sue sentenze, non potesse essere un po’ più elastica, come essi stessi sembravano disposti ad essere nei loro giudizi personali. Sarebbe stato come render loro la vita più facile se la Chiesa non fosse stata così inflessibile. Ma questo avrebbe messo a repentaglio la fede, e condotto alla sua demolizione, inevitabilmente, nel momento in cui veniva favorita la politica di compromesso. Tale è l’esempio americano, per quanto riguarda tale politica, per cui si può facilmente constatare che, in qualunque paese ove l’influenza dell’ebraismo e della Massoneria sia forte, i vescovi locali sono deboli per ciò che riguarda l’esigenza di proteggere la Santa Chiesa nella costanza e nella permanenza delle sue decisioni.

Prendiamo come esempio gli Stati Uniti. I prelati americani, disobbedendo ai Papi, trattenevano i sacerdoti dalla lettura e dall’insegnamento, dai loro pulpiti, delle encicliche papali, perché il loro contenuto avrebbe potuto offendere gli ebrei, i protestanti ed i massoni. Queste encicliche avrebbero repentinamente avvisato la popolazione cattolica del pericoloso nemico che si annidava nella loro terra e avrebbe anche reso noto il dovere di superarli; ma in nome di una falsa pace, venendo meno al loro dovere di proteggere il gregge, i vescovi americani trattenevano le loro lingue, -come i cani muti di Isaia! -; così che la gente rimaneva nella propria ignoranza, e si è avuto tutto il tempo per inculcare, per osmosi, la mentalità anti-cristiana del nemico dalle idee fratricide. Consapevolmente od inconsapevolmente, le azioni e i discorsi dei vescovi americani troppo spesso rispecchiavano le sofisticherie della sinagoga e delle grandi logge, e la gente, si sa, imita quel che vede e sente fare e dire dai loro pastori.

Pure altre roccaforti ebreo-massoniche dettero prova di influenzare la dottrina “fallibilista”, ed oltre ai prelati americani, anche 140 vescovi tedeschi, ungheresi, francesi ed italiani rivolsero una petizione simile al Santo Padre, che naturalmente rifiutò saggiamente di adottare il motivo pregiudiziale. La votazione finale del Concilio pronunciata al momento da 975 prelati, ancora una volta dichiarava alfine l’Infallibilità papale con la costanza e l’irreformabilità delle decisioni della Chiesa, mettendo al bando gli appelli ad un Concilio ecumenico che superasse l’autorità del Papa.

Il piano ebraico fallisce: lo scoppio della guerra Franco-prussiana, causando la chiusura frettolosa del Concilio Vaticano, giunse come un evento fortuito, per cui il piano degli Ebrei, che al momento stavano per proporre una “postulazione” sugli ebrei, prima di avviare una discussione generale con i Padri conciliari ingannati e caduti nel tranello del “ribaltone”, miseramente abortì. Nonostante il Concilio fosse in procinto di dichiarare l’Infallibilità e la non-riapertura delle sentenze passate, i perfidi Giudei avevano comunque in animo di attuare il loro “colpo di mano” in ogni caso. Ma grazie allo scoppio della guerra, essi non riuscirono quindi a recare in porto il loro piano.

LA MORTE SOFFIA DAL VATICANO I

   Per combattere il male conciliarista con la riapertura di passate sentenze, il Concilio Vaticano, nella sua prima costituzione dogmatica, emessa il 18 luglio 1870, dichiara: (alla fine del capitolo III della “Pastor Aeternus”): “È evidente che il giudizio della Sede Apostolica, che detiene la più alta autorità, non può essere rimesso in questione da alcuno né sottoposto ad esame da parte di chicchessia [Ep. Nicolai I ad Michaelem Imperatorem]. Si discosta quindi dal retto sentiero della verità chi afferma che è possibile fare ricorso al Concilio Ecumenico, come se fosse investito di un potere superiore, contro le sentenze dei Romani Pontefici.” (Canoni dogmatici e decreti, pp. 249-250). Si ribadisce quindi, in pieno, il contenuto dogmatico di “Execrabilis”!

D’altra parte già nelle parole usate da papa S. Niccolò I, e al Sinodo di Quedlinburg (1085), si sottolineava: che ” … non è consentito a nessuno di rivedere le sue [del Santo Padre] sentenze e sedersi in giudizio su ciò che è giudicato” (citato nella nota in calce al documento del Vaticano I; ibid., pp. 256-257).

Non c’è assolutamente nessuna possibilità di appellarsi su un giudizio infallibile. E così il Concilio Vaticano Primo ha assestato il colpo di grazia anche al v-2. Il Concilio Vaticano I, come “Execrabilis”, ha fatto in modo che il v-2 sia nato già morto, un aborto immondo ed abominevole!

Non c’è niente di ambiguo in “Execrabilis”, e tutto quanto prescritto in questa grande Bolla è stato riaffermato parimenti al Primo Concilio Vaticano, poco meno di 150 anni fa!

Contrariamente a quello che dicono i nemici di Cristo, i Cattolici non devono essere giuristi canonici per comprendere il senso semplice, il significato elementare della bolla cosiddetta “Execrabilis”, opposta vigorosamente allo pseudo-Concilio Vaticano II, un “conciliabolo” messo in piedi in modo truffaldino per sfuggire alle sentenze della Chiesa. Tuttavia, il nemico marrano e la “quinta colonna”, sempre tenacemente, instancabilmente in azione, oggi più che mai sta usando questo falso argomento, spurio, nella speranza che i sacerdoti ed i laici si sentano sconfitti e perdano la fiducia nell’uso delle armi di cui la Chiesa si è da tempo dotata, come se questi potenti strumenti siano inutili o non dicano ciò che con forza dichiarano. Il solito “nemico marrano”, in azione all’interno della Chiesa, desidera utilizzare i propri avvocati, i falsi teologi o teosofi, affabulatori tutti, istruiti nelle false interpretazioni, nelle erronee applicazioni per sovvertire le leggi della Chiesa eternamente valide. Il “nemico marrano” inoltre si è autoreferenziato proponendosi come l’unico qualificato a dirci cosa la Chiesa abbia stabilito. I marrani e i gerarchi della “quinta colonna” fingono che le leggi passate della Chiesa siano antiquate e inapplicabili alle circostanze odierne, perciò cerchiamo noi di essere attenti ai trucchi secolari dei marrani, dei “nemici di tutti gli uomini”, della razza di vipere, dei ciechi che guidano altri ciechi, e consapevoli del tradimento rivoltante che stanno mettendo in atto, a detrimento delle nostre anime.

QUATTRO CARATTERISTICHE FONDAMENTALI

    Riprendiamo la riesamina di “Execrabilis”: essa possiede quattro caratteristiche importanti: -1 la natura vincolante delle decisioni della Chiesa; -2 l’ampio coinvolgimento di persone sulle quali ricade la condanna; -3 i requisiti richiesti per la rimozione dell’anatema; -4 l’effetto delle leggi della Chiesa sui comitati ed istituzioni erroneamente convocati ed utilizzati.

A). La nozione di “decisione”, così come utilizzata in “Execrabilis”, amplificata e riaffermata dal Concilio Vaticano I, abbraccia radicalmente dogma, dottrina, insegnamento e culto. “Execrabilis” copre non solo le sentenze della Chiesa esistenti allora, al tempo di Papa Pio II, ma anche le sentenze di Papi successivi contro eventuali attacchi da parte di un Concilio illegale o di un Pontefice illegittimamente usurpante (come ai nostri tempi, ad iniziare dal 1958). Così è coinvolto ogni giudizio della Chiesa che riguardi la fede e la morale. Condannate perciò sono tutte le soppressioni, innovazioni, modifiche e false dottrine introdotte dal Concilio cosiddetto Vaticano II° (v-2), che attua il tentativo di cambiare il pensiero e l’atteggiamento dei cattolici sulla fede e sulla morale. Questa legge, perla del Magistero della Chiesa, è una difesa contro chi tenta di modificare le decisioni della stessa Chiesa contro l’ebraismo rabbinico, il naturalismo, la Massoneria, il comunismo, l’umanesimo, il supernaturalismo, l’ecumenismo massonico e tutte le altre aberrazioni eretiche attualmente in voga.

B). La successiva nota da sottolineare è l’ampio coinvolgimento delle persone su cui ricade la condanna di “Execrabilis”: tutti coloro – incluso un Papa (che a quel punto non sarebbe più da ritenersi un Papa “vero”) – che violano la legge prevista da “Execrabilis” sono ritenuti colpevoli. Così, per cominciare, tutti coloro che tramino e convochino un Concilio illegale, si insediano in commissioni e progetti agli schemi … anti-cattolici, o prendano parte nella sua causa contro la Chiesa… o implementino o promuovano tali Concili con sentenze di rottura (compresi gli inventori, per gli allocchi, ed i propugnatori della “idiota per idioti”, “ermeneutica della continuità”), violano tutti l’intento e lo spirito di “Execrabilis” ed automaticamente (ipso facto!) vengono posti fuori dalla Chiesa di Cristo, l’unica vera, con l’ “anatema” finale, espressione che si compendia in un’unica parola: “dannazione”!

Di conseguenza, ecco la fine del neo-antipapa, il sedicente Giovanni XXIII, emulo dell’altro antipapa suo predecessore ed omonimo, che ha convocato il cosiddetto concilio Vaticano II° per chiedere di eludere ed “aggiornare” le sentenze della Chiesa, e l’omosessuale “illuminato” Montini, colui che indossava l’efod al posto del Crocifisso, il sedicente Paolo VI, che si è accuratamente applicato nel promuovere ed implementare il “concilio” illegale e, completandone i lavori, nel rilasciarne tutti i suoi “falsi” obbrobriosi documenti: essi si sono posti al di fuori dalla Chiesa con l’indignazione di Dio sulle loro anime! … altro che santi! Santi sì, ma della sinagoga di satana!

Allo stesso modo scomunicati, con l’ira di Dio, sono tutti i sacerdoti e i religiosi che hanno lavorato nelle varie commissioni preparatorie degli schemi “ribaltanti” e anche i prelati, consultori, consulenti, esperti che hanno partecipato, condividendole coscientemente e consapevolmente, alle attività anti-cattoliche del concilio c.d. v-2 in qualsiasi modo e sotto tutti gli aspetti, in quanto i loro sforzi costituivano l’adesione e l’elargizione in favori, nonché l’assistenza ai nemici di Cristo, che avevano fatto appello ad un “concilio”. Allo stesso modo banditi dalla Chiesa sono tutti i Vescovi diocesani che hanno consentito l’apertura dell’ovile del Salvatore, permettendo così in esso, l’ingresso di lupi voraci. Gli insegnanti, i professori, i rettori e presidi di facoltà, di seminari, collegi, università che hanno promosso e promuovono tuttora il lavoro del falso concilio v-2, rientrano nella condanna di “Execrabilis”, poiché ivi si diffondono le false dottrine dei nemici della Croce, opposte alle sentenze della Chiesa di Cristo.

Così estesa è la copertura dei colpevoli che persino giornalisti, scrittori e testimoni e, in generale, tutti coloro che consapevolmente abbiano fornito consigli, aiuto, o favoriscano tuttora quelli che hanno fatto appello al concilio c.d. v-2 (cioè ebrei e massoni in primis, ma anche tutti i “novatori” modernisti e progressisti) sono puniti con la stessa drastica pena. Colpevoli sono tutti coloro che intenzionalmente accettano l’eretico “concilio” v-2 e i suoi pessimo frutti, tutti i sacerdoti che, in violazione del loro giuramento di difendere la Chiesa contro l’eresia, abbracciano i nuovi e strambi insegnamenti del v-2, sapendo che si oppongono alle decisioni della Chiesa Cattolica Apostolica di sempre, sottostando all’illegale soppressione del Sacrificio della Messa (offerto oltretutto, come un rituale rosa+crociano al “signore dell’universo”, cioè al baphomet-lucifero della massoneria!) e tollerano l’anti-cattolico “novus Ordo” che si allontana in modo impressionante dal Catechismo del Sacrosanto Concilio di Trento, per insegnare le false dottrine della “setta vaticano-2”, o in qualsiasi modo favoriscano l’attecchimento dell’esecrabile ed illegale “concilio” v-2: “Tutti sono scomunicati dalla Chiesa Apostolica con l’indignazione di Dio sul loro capo!”

C). Il terzo notevole aspetto della bolla “Execrabilis” è l’assoluzione riservata al Sommo Pontefice che unicamente ha quindi il potere di revocare la sentenza di scomunica rimettendo ai colpevoli questo peccato particolarmente grave.

Questa riserva di assoluzione naturalmente presuppone un legittimo Pontefice in grado di rimuovere la terribile scomunica. Ma, dal 1958, nessun legittimo rappresentante di Cristo occupa la Sede Apostolica terrena che possa emettere sentenza. Usurpatori, uomini che sopprimono il primato della Chiesa di Cristo e la sua sovranità, uomini indegni che “giustamente” rifiutano il triregno incoronato e tutto ciò che esso sta a significare: tali “impostori” non possono né scomunicare né tantomeno sollevare dalla sentenza di scomunica, essendo essi stessi scomunicati. Questi impostori, nonostante la loro forzata “elezione”, hanno, con le loro eresie, spinto se stessi fuori dalla Chiesa e pertanto non possono revocare la scomunica, perché colui che si mette fuori della Chiesa non può legittimamente esercitare il potere papale (Vedi p. Saenz, La sede vacante, Veritas, dicembre 1975). Coloro che sono fuori della Chiesa non sono ovviamente all’interno della Chiesa né, a maggior ragione, possono esserne i capi!

Poiché la Sede di Pietro è in questo momento “impedita”, e quindi vacante per ciò che riguarda l’adozione di provvedimenti efficaci, coloro che sono caduti nell’anatema di “Execrabilis” sono in gravissima difficoltà perché, come ci dice il Concilio di Trento, “I sacerdoti non hanno alcun potere di assoluzione in casi riservati alla Sede Apostolica, eccetto che in punto di morte.” Il tridentino ci dice anche: “… che debba essere di nessun valore quell’assoluzione che il sacerdote pronuncia su colui sul quale non abbia giurisdizione, ordinaria o delegata (dottrina sul sacramento della penitenza, capitolo VII).

Per un sacerdote che assolva un peccato riservato, in punto di morte, è fondamentale che ci sia un riconoscimento di colpa. È essenziale quindi in questo caso, che il peccatore abiuri il concilio v-2. Egli deve cioè pentirsi di aver partecipato al concilio v-2 illegale, o di averlo anche solamente promosso, sostenuto o attuato, così come pure l’aver favorito coloro che hanno partecipato al suddetto illegale concilio c.d. v-2. Senza pentimento non può esserci alcuna assoluzione del peccato riservato, che rimane così non confessato. In tale stato peccaminoso, impenitente ed insolvente, il peccatore va incontro al suo “caloroso” destino, al giudizio del Creatore!

Il mondo ha assistito così alla sorte dei presunti “papi” del v-2 che sono andati incontro alla loro morte impenitenti ed insolventi rispetto ai loro crimini, perpetrati nel corso del c.d. v-2, contro Dio e la sua Chiesa, così come definito in “Execrabilis” e dal Concilio Vaticano I.

Al capezzale di Angelo Roncalli (c.d. Giovanni XXIII) si trovavano molti prelati della Chiesa, tra i quali due suoi confessori, ma nessuno di loro si è premurato nell’aiutarlo a riconciliarsi e pacificarsi con il Creatore, perché essi stessi non volevano ammettere l’inesattezza dell’illegale Concilio v-2 che ha emesso sentenze di rottura con la dottrina della Chiesa, e non volevano ugualmente ammettere che l’alterare, il soppiantare ed il sopprimere le sentenze infallibili della Chiesa, costituisse un peccato mortale, oppure che sia peccaminoso convocare un Concilio per raggiungere questi malvagi obiettivi, o che la Chiesa possa infliggere sanzioni, estese nell’eternità, su coloro che infrangono le sue leggi. Ciò che è legato sulla terra è legato anche in cielo, sotto il potere delle chiavi!

  1. Battista Montini (il sedicente antipapa Paolo VI), l’immediato successore di Giovanni XXIII, si è particolarmente distinto oltre che nell’illegale concilio c.d. v-2, anche nel momento della morte. Anticipando infatti la sua morte, già nel 1963 all’età di 66 anni, nell’anno della sua elezione, l’antipapa Paolo VI nelle sua ultime volontà e nel Testamento aggiunto nel 1972 e nel 1973, sembrava essere molto consapevole del fatto che egli non fosse un vero rappresentante di Cristo, al punto da chiedere che non gli venisse fatto né un funerale, come per i veri Pontefici, né avere una sepoltura simile.

Nel suo tipico caustico ostinato rifiuto delle genuine pratiche cattoliche e della Santa tradizione dichiarava: “… per quanto riguarda il mio funerale: che sia semplice e animato dalla pietà religiosa. Non vorrei avere il catafalco, come è consuetudine per i funerali dei Papi; invece lasciate che le cose si svolgano in modo umile.” Per quanto riguarda la sua tomba, non ne voleva alcuna: “Nessun monumento per me”. Il V-2 doveva essere il suo monumento, il sepolcro dell’empietà!

Nelle sue ultime volontà e Testamenti, il c.d. Paolo VI ha scritto del suo desiderio principale: “l’attuazione dell’eretico concilio c.d. v-2.”… Lasciate che le sue prescrizioni siano messe in atto.” Per quanto riguarda l’eretico ecumenismo di matrice massonica, ha dichiarato: “l’approccio con i fratelli separati deve procedere spedito …” Ha aggiunto, con la sua solita ingannevole doppiezza modernista, “ma senza deviare dalla vera dottrina cattolica” (sic!). Le false idee tenute dal marrano Montini, per quanto riguarda “la vera dottrina cattolica” erano lontane, come il cielo dista dalla terra, dalle verità divine proclamate alla Santa Chiesa cattolica nei fondamenti della rivelazione soprannaturale.

Nel suo testamento finale il Montini, l’antipapa Paolo VI ha contraddetto tutti gli avvertimenti della Chiesa contro il mondo, la carne e il diavolo. Tutti i veri Pontefici hanno raffigurato il mondo come la città di Satana opposta alla città di Dio (Chi ama il mondo odia Dio – lett. di S. Giacomo). Si è sempre consigliato ai fedeli di servire Dio, non il mondo. Ma Paolo VI, il papa fasullo, diceva “si deve osservare il mondo, amarlo e servirlo” (da “Il testamento di Paolo VI” – L’Osservatore Romano 24 agosto 1978, pagine 1, 2).

Considerando che i suoi giorni fossero contati – come indicato dal suo frequente riferimento alla morte – Montini aveva fretta di procedere nell’inculcare più profondamente il concilio c.d. v-2. Gli ultimi mesi della vita del “pontefice degli Illuminati di Baviera”, hanno visto un programma intensificato nell’attuazione del programma del c.d. v-2, che comprendeva tra l’altro, la sua funesta dedizione nel rendere il Vaticano un luogo d’incontro particolarmente cordiale ed il rifugio per gli ebrei, massoni, comunisti, cioè tutti i nemici dichiarati dell’unica “vera” Fede e dell’unica “vera” Chiesa.B. Montini, da buon marrano, principe degli eresiarchi, indossatore inverecondo dell’efod, il paramento tenuto da Caifa quando condannò Gesù a morte, ha sempre cercato di rinsaldare sempre più i legami tra Cattolici ed ebrei favorendo questi ultimi. Notizie e fotografie giornalistiche hanno ripetutamente registrato i suoi ostentati decreti papali in contraddizione con le leggi della Chiesa, onde fraternizzare e sostenere attivamente i nemici della Croce e dell’Ordine Cristiano. Nelle udienze private ha sempre detto falsamente che ebrei e musulmani, i quali notoriamente rigettano la Trinità, disprezzano e disconoscono Gesù Cristo, adorano lo stesso Dio dei Cattolici. Quando egli non poteva ospitare il nemico presso il Vaticano, mandava rappresentanti all’ONU, l’organizzazione mondialista ateo-massonica, onde sottolineare “la pace”, cosa che significava che la Chiesa non si sarebbe opposta al suo nemico, e rassicurando continuamente in questa promessa che egli stesso aveva fatto pubblicamente per primo all’ONU nell’ottobre del 1965.

Quest'”uomo del peccato”, G.B. Montini, l’antipapa sedicente Paolo VI, devastò il cuore e l’anima della famiglia cattolica nel sollecitare la libera interpretazione delle leggi del matrimonio, in modo da distruggere i matrimoni più cattolici.

Nelle sue udienze generali vi erano continue sollecitazioni a “seguire il concilio [v2].” Questa è solo una breve lista dei molti crimini mostruosi del falso “papa” Paolo VI contro la fede in Cristo e la sua Chiesa durante i suoi ultimi giorni di vita. Fino al giorno della sua morte Montini, tra un amante e l’altro, aveva occupato tutto se stesso nel lavorare per l’ulteriore avanzamento dell’illegale concilio c.d. v-2.

Senza rimpianto o rimorso, l’ignobile, senza temere neanche per un attimo l’ira di quel Dio da lui tanto disprezzato, si è allontanato da questa vita lasciando dietro di sé il caos in tutto il mondo spirituale: milioni di anime che languono per la divina Messa ed i Sacramenti, Messa che egli, avvalendosi della sua falsa autorità, ha soppresso sostituendola con un rito blasfemo, in stile rosa+croce, una liturgia che offre culto all’uomo e al “signore di questo mondo” (il luciferino baphomet, adorato dalla massoneria come “signore dell’universo”). Senza contare la devastante formula della consacrazione dei Vescovi, studiata meticolosamente a tavolino con il suo degno compare, il massone Annibale Bugnini, [Buan 1375/65] formula sacrilega ed eretica che non consacra affatto validamente nessun vescovo, che a sua volta quindi non consacra nessun sacerdote, il tutto ridotto perciò ad un grottesco e funesto carnevale satanico! Tanta è la devastazione del c.d. v-2, abbattutasi sulla sede di Pietro e sull’episcopato ( … quello che resta), e che vede dappertutto conventi, monasteri, seminari, pressoché completamente svuotati, ed una società totalmente secolarizzata, scristianizzata e massonizzata! La Sposa di Cristo è disorientata, confusa, dispersa, recisa come grano dalla falce. I sacerdoti di Cristo si sono allontanati da Lui, non volendo capire cosa sia successo per mano dell’ “l’uomo della perdizione”. Ecco come quest’uomo scellerato è andato incontro al suo Giudice, a Colui che dice: “A me la vendetta, sono io che ricambierò”,(Rom. XII, 19 – citando dal “Cantico a Dio Roccia di Israele” in Deuter. Cap. XXXII).

Poi venne Albino Luciani (c.d. Giovanni Paolo I), occupante la sede Papale per soli 33 giorni, che volontariamente preferì calcare le orme tracciate dai suoi due immediati predecessori, anche nell’assunzione dei loro nomi. Offrendo il suo pieno sostegno al concilio illegale, c.d. v-2, Giovanni Paolo I rifiutò la Tiara e l’intronizzazione, designando se stesso come “il primo ministro” della setta della Contro-Chiesa conciliare fondata dagli antipapi c.d. Giovanni XXIII e Paolo VI, i due burattini principali della sinagoga, ai quali era stata illegittimamente dato il trono di Pietro per attuare il complotto contro la Chiesa di Cristo. Giovanni Paolo I non aveva alcun desiderio di essere un vero Pontefice; non volendo essere riconosciuto o accettato come il Sommo Pontefice della Chiesa di Cristo, cosa che in effetti non era, e di cui era ben consapevole nell’accusarsi tale.

Due dei suoi più scandalosi testamenti sono: 1) la raccolta di lettere e: 2) le sue dichiarazioni per quanto riguarda la propria mancanza di fede.

In una «lettera» mal concepita a Cristo, egli osò presumere giudicare in Gesù Cristo, autore della carità: la parola di Dio, i suoi detti e la promessa. Circa la sua incredulità, ha dichiarato pubblicamente che non accettava la Religione divina, affidata alla Chiesa Cattolica, per salvaguardare ed insegnare, come l’ “unica vera religione” con i diritti che le altre non hanno, e che egli non credeva che solo la verità avesse il diritto di esistere. Alla fine, ha detto, “mi sono convinto che ci si era sbagliati” (Vedi Veritas, agosto-settembre 1978, pagine 14, 19). Infine è stato ripagato con una buona bevanda tossica, che lo ha rispedito dopo 33 giorni, a colui di cui era servo!

Il quadro è chiaro: nessuno di questi tre v-2 falsi “Papi”, infelici e lugubri titolari usurpanti della cattedra papale, ha rigettato o rivisto gli atti anticristiani contro la Chiesa e la Fede, alterati dal v-2. E il giudizio di “associazione a delinquere contro la Chiesa” di “Execrabilis”, cade come un macigno su tutti e tre. Tale era il loro “status” quando l’angelo della morte ha trasportato le loro anime nell’aldilà per il giudizio divino! Dice infatti il Salmo XXXVI: “Dominus autem irridebit eum, quoniam prospicit quod veniet dies ejus” [Ma il Signore ride dell’empio, perché vede arrivare il suo giorno].

Tutti: laici, Vescovi, sacerdoti, religiosi e cardinali che hanno collaborato al v-2 stanno passando inesorabilmente all’altra vita nello stato di impenitenza e di insolvenza del loro colpevole coinvolgimento nel famigerato Consiglio v-2: senza perdono sacramentale, a causa del loro deciso rifiuto di riconoscere l’erranza del v-2, ed ostinati nella loro negazione nell’ammettere le conseguenze che le azioni sataniche del v-2 hanno prodotto sulla terra, onde il mondo è in estrema difficoltà. Essere implicati quindi in qualsiasi modo e ad un qualsiasi titolo in un “concilio” come il v-2, è certamente cosa da non essere respinta con leggerezza … “Dominus autem irridebit eos …

Ed anche gli ultimi finti “papi”, senza tiara e senza giuramento, dal sedicente Giovanni Paolo II agli attuali, si sono ingegnati per attuare le direttive del v-2 e peggiorarle, se possibile, fino a stravolgere totalmente il volto della Santa Sposa di Cristo ed infangare il potere del Papato, e ricadendo, per colmare la misura, tra l’altro, come vedremo poi, nell’altra maledizione comminata agli eretici usurpanti da Paolo IV in “cum ex Apostolatus officio”. Karol Wojtyɫa, marrano teosofo-comunista, non si crogiolava forse nel chiamare Paolo VI suo “padre” e “mentore”? Venendo a Roma dalla Polonia, oltre la Cortina di ferro, ha dichiarato più e più volte che egli si impegnava ad attuare tutti i desideri di Paolo VI per quanto riguardava il Concilio v-2. In altre parole che egli avrebbe espresso la volontà ed il testamento dell’anti-cristiano Paolo VI, piuttosto che eseguire la volontà ed il testamento di Gesù Cristo, il cui sangue ha sigillato per sempre l’Alleanza del Santuario, nel sacrificio della Croce, che ogni sacerdote ha il dovere di offrire “in memoria di Me.” Così il divino patto del Santuario, abbandonato da Paolo VI, continuerà ad essere abbandonato, sostituito e soppiantato dal patto satanico dello stesso, ed il suo nuovo ordine sotto il “ministero” (si fa per dire …) di Giovanni Paolo II e successori, che hanno tanta fretta di finire il turpe lavoro iniziato da tempo, prima che vengano scoperti, denunciati, e buttati come pula nel fuoco, dove li attende soddisfatto il loro “puparo”! Il “In memoria di Paolo VI”, in luogo di “In memoria di ME” – è la linea guida della attuale “sinagoga di satana” dilagata nella Chiesa. Tutti i falsi ed ingannevoli successori nella linea del v-2 hanno sul capo la terribile condanna dell’anatema di “Execrabilis” e di “Ex cum apostolatus officio”!

D). La quarta caratteristica essenziale di “Execrabilis” è il suo effetto demolitivo sul v-2 e su qualsiasi Concilio chiamato a modificare e ad eludere le sentenze della Chiesa.

Execrabilis” pronuncia, dichiara e decreta che tutti questi concili – non importa in quale epoca o territorio, e con quale modalità vengano convocati – sono condannati in anticipo, riprovati, annullati, respinti! In effetti, con questo decreto di nullità del v-2, tutti i relativi documenti, decreti e le sue operazioni sono stati completamente svuotati del loro lordume, sono stati spogliati di ogni legittimità e resi totalmente nulli ed inoperanti! È come se il V-2 non fosse mai stato mai convocato, e per questo non vincola all’obbedienza né la Chiesa, né qualsiasi fedele, né oggi né mai!

Ed ancora, il Concilio di v-2, convocato su richiesta dei nemici di Cristo, è spazzato via come sterco putrido, e nessun Cattolico è da esso vincolato in alcun modo, tanto più che l’adesione intenzionale o l’obbedienza al condannato e nullo concilio v-2, fa ricadere “ipso facto” sul suo capo la scomunica e l’ira di Dio. Scomunica ed ira che non sono immagini astratte, eventi occultabili, bensì, come dichiara Pio VI in “Auctorem fidei”, condanne che imprimono un carattere indelebile nell’anima che viene così proiettata, in eterno, lì dove è “pianto e stridore di denti”. In questo modo, oltretutto, la Chiesa Apostolica salvaguarda e mantiene il rispetto per i suoi Concili validi.

IL (FALSO) CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

   Sono trascorsi oltre 90 anni dal Concilio Vaticano I al conciliabolo c.s. Vaticano II: per i Giudei il tempo non significa nulla quando si tratta di ottenere il risultato cercato. Questo spiega perché il mondo giudaico può attendere pazientemente da un secolo all’altro, tramare da un Concilio ad un altro, aspettando l’opportunità di raggiungere il suo obiettivo. Dopo tutto, i giudei hanno organizzato il tutto aspettando 2.000 anni per ottenere ciò che volevano dal concilio v-2. Questo enorme successo dell’ebraismo nel guadagnare il controllo della Chiesa doveva passare in pratica, attraverso un semplice grimaldello, cioè quello di ottenere un “concilio”, più o meno falso ed artificioso, ma apparentemente accettato, in grado di raggiungere quello che i Giudei non erano riusciti ad imporre nel Concilio precedente.

Così è stato, e quel che questi nemici di Cristo e della sua Chiesa non erano riusciti ad ottenere dal Vaticano I, col passare del tempo, giocando sulla loro astuzia, l’infiltrazione subdola della “quinta colonna” ed il tradimento della gerarchia corrotta, è stato dai Giudei guadagnato nel corso del concilio vaticano 2° il cui intento dichiarato in partenza era quello di offrire l’opportunità di eludere, vanificare ed annullare le sentenze passate della Chiesa.

Il concilio v-2 era stato preceduto da un “concilio ebraico”, al gran Kahal, che aveva pianificato le molte richieste scandalose poi fatte e concesse da questo “concilio” illegale così manipolato dall’ebraismo internazionale. Le sue decisioni distruttive hanno prodotto un rimpasto profondo ed una destrutturazione della Fede Cattolica e della Chiesa, come è evidente nelle diocesi e parrocchie in tutto il mondo, che costituiscono il risultato diretto della riapertura della totalità delle sentenze irreformabili della Chiesa. Di conseguenza, tutto – dottrina, insegnamento, culto, pensiero ed atteggiamento – è stato intaccato e danneggiato dai nemici di Cristo attraverso il concilio V- 2.

Il motto dei Marrani: – I marrani hanno utilizzato una trovata truffaldina, l’”aggiornamento della Chiesa” come loro trucco ingannevole per influenzare i Vescovi del concilio a modificare le sentenze della Chiesa. Questo “mantra” progressista è tuttora utilizzato per convincere e tenere a bada i cattolici legati al v-2. Questo slogan è un astuto richiamo alla vanità dei cattolici giovani e degli anziani che non desiderano essere etichettati come “non al passo coi tempi” in modo da convincerli a non cambiare atteggiamento. Questo trucco dell’ebraismo ha avuto un notevole successo, come dimostra il fatto che la maggior parte dei Cattolici, pur sapendo che il v-2 si sia allontanato in modo impressionante dalla fede millenaria della Chiesa, rimane tuttavia aderente alle sue nuove imposizioni.

Alcuni dimostrano addirittura una ottusità ed una ignoranza tale da razionalizzare i cambiamenti radicali della “contro-Chiesa” dicendo: “questo è il modo in cui ho sempre pensato che la Chiesa dovesse essere. Le vecchie modalità erano troppo limitative, troppo legalistiche, antiliberali. Ora tutto ciò è stato cambiato; si trattava solo di leggi artificiali che dovevano essere modificate o abrogate!”

Il problema qui è il non riuscire a distinguere tra regole amministrative o disciplinari, e leggi e sentenze della Chiesa. È vero che i Papi sono esseri umani, ma poiché agiscono come Vicari di Cristo, le leggi e le sentenze della Chiesa diventano disposizioni divine, e le sentenze di Dio, per loro natura, sono infallibili, come il potere delle Chiavi affidate alla sua Chiesa, e pertanto non sono soggette a modifiche o abrogazioni, e nessuno può legittimamente giudicare o cambiare i decreti e le sentenze della Chiesa, costanti ed infallibili!

Come è possibile poi “aggiornare la Chiesa”, ripristinando pratiche tralasciate del passato, per esempio facendo rivivere il diaconato laico che si è rivelato inutile e molto pericoloso per il sacerdozio celibatario e pertanto giustamente messo fuorilegge. La confusione delle distinzioni è il veicolo usato per l’”aggiornamento”, per cui i cattolici sono ripiombati in antiche pratiche già respinte, scartando quelle che si sono da sempre rivelate sane e giuste, e sono stati indotti ad accettare la sostituzione, con false pratiche e teologie perverse, della verità di Dio. Le solite “dissotterrate” tradizioni umane in luogo della legge divina, come denunciato già da Gesù nel Vangelo …. nulla di nuovo sotto il sole … della sinagoga! Negli “aggiornamenti” il disordine diventa la regola principale. Basta osservare ciò che succede nei cosiddetti “movimenti” introdotti nella Chiesa cattolica, ove vengono sdoganate pratiche profane, irriverenti verso Dio e le autorità, in scenari da stadi deliranti, in una confusione paganeggiante, introducendo, come cristiane, ideologie eretiche, filosofie nichiliste, neuro-psichismi orientaleggianti, presunti e fasulli carismi millantati da neuropatici demenziali, assurde stramberie dal sapore gnostico e kabbalistico, ove si confonde amore con passionalità, carità con vizio, impudicizia, passionalità carnale, addirittura contro-natura …. bolge degne di gironi infernali dove si idolatrano falsi profeti o personaggi di estrazione chiaramente anticristiana e luciferina, il tutto autorizzato e sostenuto da false gerarchie e da carnevaleschi prelati. Tutto questo è oggi possibile grazie all’aggiornamento, al rinnovamento satanico avviato dai marrani nel concilio v-2 per il trionfo della “contro-Chiesa” che prepara l’avvento dell’anticristo.

Il PREZZO DELL’AGGIORNAMENTO

   I sostenitori del v-2, in aperta ribellione contro Dio, hanno contratto la stessa malattia spirituale degli ebrei: la cecità e la durezza di cuore, incorrendo così nell’ira di Dio. Occorre che essi considerino ora se vale la pena di aderire all’esecrabile concilio, rispettarne le decisioni, per poi perdere l’anima in eterno!

Lasciamo che la gerarchia, i sacerdoti, i religiosi, le suore e i laici, che incautamente pensano che partecipando ai peccati del v-2 siano impegnati nella mentalità moderna nell’”aggiornamento” e “rinnovamento” della Chiesa, facendo notare chiaramente il pericolo spirituale in cui sono sprofondati dal “concilio” esecrabile v-2 ed inducendoli ad obbedire all’ingiunzione celeste di tirarsi fuori dalla “contro-Chiesa” del v-2, la “prostituta”, per non partecipare dei suoi peccati e riceverne le piaghe (Apoc. XVIII:4).

Unica via d’uscita, per essere in pace con Dio, è quella di rinunciare completamente al v-2, “uscirne fuori” in qualsiasi modo, con ogni mezzo, senza mai tornare indietro. Se non si riesce a trovare un sacerdote “non v-2” per confessare la colpa passata, si può fare come la Chiesa insegna circa coloro che non hanno nessun sacerdote disponibile: fare un atto di contrizione perfetta:

“Deus meus, ex toto corde paenitet me omnium meorum peccatorum, eaque detestor, quia peccandi, non solum paenas a Te juste statutas promeritus sum, sed presertim quia offendi Te, summum bonum, ac dignum qui super omnia diligaris. Ideo fermiter propono, adiuvante gratia tua, de cetero me non peccaturum, peccandique occasiones proximas fugiturum. Misere nostri, Domine, miserere nostri!”

Davanti a Dio, bisogna rinunciare al v-2, a tutte le sue opere e alle sue pompe, risolversi saldamente di non partecipare mai più ad una qualsiasi delle sue attività. Quindi dobbiamo metterci nelle mani di Dio misericordioso ed attendere il giorno in cui possiamo ricevere l’assoluzione da un sacerdote cattolico apostolico veramente fedele. Molti di noi probabilmente dovranno morire senza incontrare un vero sacerdote, ma bisogna confidare in Dio… mantenere i suoi comandamenti… mantenere saldamente la Fede… rispettare le leggi e le sentenze della Chiesa Apostolica, senza lasciarsi ingannare o confondere dalla “contro-Chiesa” v-2.

CANONE 58, del 4 ° CONCILIO DI TOLEDO

   Oltre ad “Execrabilis” e al Concilio Vaticano I, come possiamo essere ulteriormente sicuri che un falso concilio abbia favorito i Giudei nei confronti della Chiesa Cattolica, ricevendone anticipatamente la disapprovazione e la condanna? A questa certezza siamo guidati dal Canone LVIII del quarto Concilio di Toledo, tenutosi in Spagna per controllare l’influenza giudaica, così forte in quel periodo storico, in quella nazione (Vedi Veritas, luglio-ottobre 1975, pp. 33-34). Questo grande Canone dichiara:

Canone LVIII. “Di coloro che prestano aiuto e favore agli ebrei contro la fede del Cristo. La cupidigia di taluno è tale che a ragion di questa si separano dalla Fede, come disse l’Apostolo, molti anche tra i sacerdoti, ed altri, ricevendo doni dagli ebrei fomentano la loro perfidia patrocinandoli; questi vengono, non senza ragione, qualificati come membri dell’Anticristo, poiché contro Cristo operano.

   Qualsiasi Vescovo, Sacerdote o Secolare che continui a prestar loro appoggio contro la Fede Cristiana, sia perché fatto a regali, sia per puro e semplice favore, verrà considerato come un vero e proprio profano e sacrilego, privato della Santa Comunione e ritenuto straniero nel regno di Dio; perché è giusto che si separi dal corpo di Cristo, colui che si fa patrono dei nemici del Signore” (J. T. y Ramiro, Collecion de Canones de todos los Concilios de la Iglesia, tomo II, pag. 305).

Questo canone, sferra un colpo mortale sul v-2, anche se è solo uno di una lunga serie di leggi contro gli ebrei, a protezione e difesa della Chiesa, emanate dai diversi Concili di Toledo. Questo Canone “spazzatutto” è importante e decisivo contro il concilio v-2 per due motivi:

.1) – In primo luogo, i canoni del Concilio di Toledo sono stati dichiarati essere “in eterno” vincolanti e costanti. Significativo è che questo canone, come gli altri di questo e degli altri Concili toledani contro i Giudei, non può essere giammai modificato o abrogato o dichiarato inoperante o inapplicabile ai nostri tempi!

.2) – In secondo luogo, ai concili di Toledo era presente il delegato del Sommo Pontefice incaricato di offrire consigli e dare assenso ai provvedimenti adottati. Così i Canoni del Concilio di Toledo contro gli Ebrei e contro coloro che nella Chiesa danno loro aiuto, sostegno e protezione nella loro guerra contro la Chiesa e la Fede, sono delle sentenze eternamente vincolanti della Santa Sede. Queste sentenze sono particolarmente applicabili alla campagna sovversiva odierna dell’ebraismo condotta con l’assurda affermazione che la Sacra Scrittura e la Fede cattolica sono “antisemite” ed “offensive per gli Ebrei”, per cui devono essere modificate onde conformarsi alla mentalità anticristiana della sinagoga!

Di conseguenza, nel momento in cui Roncalli (l’antipapa Giovanni XXIII) convocava il concilio v-2 in favore della comunità ebraica ed a sostegno della sua guerra contro Cristo e la sua Chiesa, era automaticamente separato dal Corpo di Cristo (cioè la Chiesa Cattolica), sulla terra e in cielo, come giudicato dal Canone LVIII del 4° Concilio di Toledo. Così pure ha fatto il marrano Montini (l’antipapa sedicente Paolo VI) separandosi dal Regno di Dio e dalla Chiesa cattolica nel suo continuo recare, nell’illegale e esecrabile v-2, il sostegno alla comunità ebraica contro la Fede Cristiana. Non ci può essere nulla di più chiaro, di più certo del Canone LVIII del IV Concilio di Toledo nel comprendere e rigettare la truffa perpetrata da marrani e traditori, sciogliendo così, caso mai ancora ve ne fossero, ogni dubbio residuo.

IL V-2 AGISCE FAVORENDO I GIUDEI

   Quali sono che le azioni che costituisce favore e sostegno ai Giudei contro la Fede dei Cristiani? Se ne elencano alcuni tra le più ovvie.

Partecipare ai loro banchetti di falsa filantropia, è un atto che favorisce i Giudei contro la Fede Cristiana… prendere parte alle riunioni “interconfessionali” in sinagoga favorisce e supporta i Giudei … permettere agli Ebrei di eliminare libri cattolici o riscrivere libri sulla dottrina cattolica alterata, è favorire e sostenere gli appartenenti al corpo dell’anticristo… permettere agli Ebrei conferenze o insegnamenti in scuole cattoliche, nei seminari, in collegi, Università, è dare sostegno e favore ai Giudei contro la Chiesa cattolica e la fede…; invitare permettendo agli Ebrei di parlare da pulpiti Cattolici, è favorire e sostenere la guerra dei Giudei contro Cristo…; dare ascolto agli insegnamenti erronei dello gnostico talmud ebraico ed alle loro pretese di interpretare la Sacra Scrittura meglio dell’insegnamento cattolico, è contribuire a rafforzare la falsa religione ebraica, favorire e sostenere la comunità ebraica contro la fede cattolica e la Chiesa di Cristo…; il rimuovere immagini sacre sostituendole con l’arte iconoclasta ebraica nelle chiese per soddisfare i Giudei, costituisce un insulto a Cristo… sostenere la falsa accusa di «antisemitismo» favorendo e aizzando l’animosità dei Giudei verso Cristo … promuovere relazioni fra Cattolici ed Ebrei, un dialogo che è impossibile, promuovere legami più stretti tra Cristiani ed Ebrei è favorire i Giudei … proteggere ed aiutare un incredulo, gnostico-talmudico, massone ebreo che siede sulla cattedra di Pietro, è favorire e sostenere la guerra dei Giudei contro Gesù Cristo, il figlio di Dio, che è diventato uomo per amor nostro…; seguire e supportare gli usurpanti della Santa Cattedra Apostolica, che si impegnano a proseguire e ad implementare il “concilio” illegale v-2 è porgere aiuto e sostegno alla guerra dei Giudei contro la Fede e la Chiesa divina.

L’elenco potrebbe andare ancora avanti. È impossibile per chiunque partecipi ai lavori del concilio pro-Ebrei v-2 non aiutare la guerra dei Giudei contro Cristo e la sua Chiesa. La punizione per il sostegno ed i favori ai nemici della fede, è la separazione dal Regno di Dio, dal Corpo di Cristo, sia sulla terra che in cielo, come il Canone LVIII sancisce.

V-2 AL CONTRATTACCO

     Presi sotto il fuoco pesante delle armi del potente arsenale della Chiesa, con i suoi molteplici canoni e sentenze (non dimentichiamo pure Innocenzo III ed il Sacro Concilio Laterano IV, del quale ci occuperemo in altra sede!), i propugnatori del V-2 procedevano, ed ancora procedono, con fretta frenetica per mettere in campo la loro contro-forza, consistente essenzialmente in forme propagandistiche di critiche e sarcasmi, sia da parte di Paolo VI, sia da tutti gli altri traditori della Fede ed altri agenti, diretti contro coloro che si opponevano e tuttora si oppongono al v-2 illegale ed ai “papi” fasulli.

Ecco allora che gli scomunicati Giovanni XXIII e Paolo VI, obbligano con forza all’”obbedienza” a se stessi e al loro “concilio” v-2, impegnati ed impegnando chiaramente alla disobbedienza a Dio Onnipotente, dal momento che si contrappongono alle fonti della Rivelazione soprannaturale e alle sentenze infallibili della Chiesa di Cristo divinamente fondata. Il marrano Montini, c.d. Paolo VI andava così lontano da etichettare (nel 1973) come “tralci distaccati” coloro che osavano sottolineare le sue palesi eresie, al punto tale da sembrare che coloro che volessero mantenersi obbedienti a Dio, cadevano sotto scomunica. Tanto sapientemente ingannevole, invertita nei valori e completamente assurda, era la sporca tattica dei “papi” fasulli e dei loro lacchè. In verità, i “tralci recisi” sono proprio i “papi” fasulli ed i loro seguaci, tagliatisi fuori dall’ortodossia e dalla Tradizione Apostolica. Come predetto nelle sacre Scritture, oggi quei fedeli Cattolici che si oppongono ai “papi” fasulli ed al loro malvagio concilio v-2, sono tacciati di eresia e combattono sui bastioni della resistenza della Fede contro religiosi mascalzoni e traditori!

Il vegliardo padre Saenz era uno di questi combattenti sui bastioni della Fede. Nella sua opera “La sede vacante” ha tenuto a sottolineare che i titolari della Santa sede che si comportano come Roncalli, Montini ed eventuali successori, sono deposti da Dio stesso. Questa non è una semplice opinione personale o teologica, ma una sentenza inappellabile contenuta in una famosa bolla di Paolo IV del 1558, “Cum ex apostolatus officio”, già in precedenza ricordata, bolla totalmente confermata da un’analoga bolla di S. Pio V del 21.12.1566, la “Inter multiplices curas”. In un opuscolo del 1975: “Paolo IV ha anticipato Paolo VI”, diffuso largamente in varie parti del mondo, Hugh McGovern ricordava appunto questa bolla, la qual cosa procurò grande apprensione e sgomento negli ambienti della “chiesa dell’uomo” e tuttora ne procura, al punto che molti, anche tra gli infiltrati in ambienti falsamente “tradizionalisti”, (in realtà una quinta “colonnetta” a sostegno della setta v-2, per riportare nella rete i “pesciolini” eventualmente sfuggiti alla pesca e alle trappole progressiste), si affannano a rigettarla, o almeno occultarla per non cadere in un imbarazzo smascherante e senza via d’uscita.

BOLLA DI PAOLO IV APPROVATA E CONFERMATA DA S. PIO V

Ci ha provato ad esempio l’Abbé des Graviers, scrivendo nel Corriere de Roma (n. 156, pp 9-12) che, avendo appreso del problema per cui qualcuno volesse applicare a Montini (il falso Paolo VI) la bolla di Paolo IV, si meravigliava di questo, perché secondo lui i cattolici comuni non hanno alcuna conoscenza del diritto canonico, per cui non possono ragionevolmente dedurre dalla bolla, che il cardinale Montini (c.d. Paolo VI) fosse stato invalidamente eletto alla Sede romana, e fingendosi inorridito nello scoprire che i cattolici sensibili, che hanno cioè la capacità di leggere e comprendere uno scritto elementare, andassero dicendo che la Sede Apostolica è vacante (almeno in apparenza!) dal 1958, dalla morte del Santo Padre, Papa Pio XII.

L’Abbé des Graviers pensava che poiché non vi è una sentenza di applicazione della Bolla nel passato, è in dubbio il fatto che possa essere applicata in questo momento. Si tratta di un argomento veramente stupido e demenziale, anche perché nel passato non c’è stato nessun Papa che si sia discostato ereticamente dal deposito della Fede cattolica in materia di morale e di costume. A questa obiezione, manifestando ancor più il suo pensiero già tanto traballante, per non dire in malafede, dichiarava che: “In ogni caso, questo poco importa, perché nel 1918 abbiamo avuto il codice di diritto canonico con Papa Benedetto XV con la costituzione Providentissima Mater Ecclesia. Secondo il Graviers questa è diventata la legge della Chiesa ed è essa che definisce che cosa sia un eretico, e quindi, sempre a suo dire, “è indispensabile sapere quale sia la definizione di un eretico”. Inoltre egli adduce il fatto che Montini non abbia mai riportato condanne canoniche. Egli dimentica intanto che il non essere dichiarato eretico ufficialmente non significhi molto, perché l’eresia “ipso facto”, come precisa Pio VI in “Auctorem fidei” è soggetta ad anatema senza bisogno di sentenza formale di un’autorità: Nell’artic. XLVI infatti leggiamo: Condanna … la proposizione la quale asserisce che “l’effetto della scomunica è solamente esteriore, perché solo di sua natura esclude dall’esteriore comunicazione della Chiesa“; Quasi che la scomunica non sia pena spirituale, che lega nel cielo ed obbliga le anime (S. Agostino, Epist. 250, Auxilio Episcopo; Tract. 50 In Johann., n. 12); come FALSA, PERNICIOSA, CONDANNATA NELL’ARTICOLO 23 DI LUTERO, PER LO MENO ERRONEA].

L’Abbé ha pure detto che sarebbe stato impossibile a Montini (c. d. Paolo VI) insegnare eresie Ex Cathedra, visto che egli non aveva mai pubblicato nulla Ex Cathedra. … e bla, bla, bla … ovviamente usando argomenti evasivi ed inconsistenti intorno alla Bolla del Papa Paolo IV che invece automaticamente giudica una persona essere un eretico senza un giudizio formale, qualora il colpevole sia decaduto dalla fede prima della elevazione ad un Ufficio della Chiesa.

Inoltre l’Abbé Graviers asserisce “che per quanto di sinistro possa esserci in questa Bolla, i Canoni 2.264, 2.228, 2.232, 2.242 e 2.265, hanno “assorbito” in se stessi la questione dell’eresia”, e così la conclusione è abbastanza semplice: “non è possibile ricorrere alla costituzione di Paolo IV come arma contro Paolo VI (Montini).” Egli ignora che la Chiesa Apostolica ha già giudicato e definito come giusto, onesto, corretto, il doversi applicare, nella forma più completa, tutte le precedenti sentenze della Chiesa insieme alle loro sanzioni più severe, contro coloro che attaccano la Sposa Immacolata di Cristo col tentativo di ucciderla.

Ma c’è ancora un’altra risposta molto più semplice agli argomenti farfuglianti dell’Abbé Graviers e dei suoi epigoni: “Evidentemente, le sentenze della Chiesa, come le Bolle di Papa Paolo IV e di S. Pio V, diventano operative senza necessità di ulteriori approvazioni ufficiali. La Bolle, da se stesse, costituiscono il rimprovero e la sanzione canonica essenziale, senza alcun’altra autorizzazione! Di conseguenza, colui che, prima della sua elezione alla cattedra papale, fosse stato un eretico pertinace, manifesto, pubblico, come è contemplato nelle bolle summenzionate, non può essere il legittimo successore di Pietro. Se egli occupa la Santa Sede, lo fa da usurpatore!” Punto!

IL CODICE CANONICO

     Per quanto riguarda il Codice (C.J.C.), siamo ben consapevoli che i nemici della Chiesa hanno tentato di attenuare la portata di tutte le leggi e sentenze della Chiesa mediante una raccolta di canoni che diventavano sempre più deboli e più ambigui ad ogni successiva manomissione. Il marrano Montini (l’antipapa c.d. Paolo VI) aveva istituito una Commissione per rinnovare i canoni della Chiesa Apostolica. Quest’opera distruttiva è continuata infatti sotto la direzione dei successivi “papi” e marrani, fasulli “papocchi”. Il processo di annacquamento, tuttavia, era già cominciato ai tempi di Papa Pio X, che chiese, per la compilazione di un nuovo Codice, l’ausilio del Cardinale Gasparri, all’epoca incaricato, che purtroppo accettò l’aiuto di un marrano della “quinta colonna” come il cardinale Rampolla. Per i marrani, che sono sempre alla ricerca di qualche scappatoia dalla vera dottrina della Chiesa apostolica per ciò che riguarda la questione degli Ebrei, l’invito a collaborare alla stesura di un Codice, era un evento entusiasmante, un’innovazione, una ghiotta opportunità per spazzare via qualsiasi legge della Chiesa che limitasse ed ostacolasse l’azione della “sinagoga di satana”.

Finché le leggi della Chiesa sono state prontamente disponibili ed applicate tal quali erano, hanno sempre rappresentato una grave minaccia per i nemici della Croce, per cui essi avevano finalmente l’opportunità di eliminare o attenuare le scomuniche e le altre sanzioni previste nei Canoni della Santa Chiesa. Ed infatti. che la “quinta colonna” dei nemici infiltrati all’interno della Chiesa, aveva come principale preoccupazione il rimuovere questi ostacoli fastidiosi: ma com’era possibile abolire con un solo colpo secoli di antiche leggi e sentenze della Chiesa, Bolle papali ed insegnamenti di Cristo, dei suoi Apostoli e dei Padri della Chiesa primitiva? Come era possibile rimuovere il tutto modificandolo in modo che il clero ebraico segreto potesse servire il “padrone” ebreo senza timore di essere deposto e scomunicato, e come fare per poter falsificare anche la dottrina chiara e ferma della Chiesa nei confronti degli Ebrei, al fine di promuovere il loro vero obiettivo: la sconfitta del Cristianesimo e la vendetta sul suo nemico capitale di sempre, Gesù Cristo?

Nel corso dei secoli gli Ebrei e la loro “quinta colonna” del clero corrotto, ripetutamente hanno fatto tentativi per sopprimere le leggi che tutelano la Chiesa contro gli Ebrei: per raggiungere questo obiettivo quindi, le Bolle papali con la loro tutela normativa in materia di Giudei, non dovevano ricadere sotto la categoria delle disposizioni immutabili, per sempre vincolanti, ed infallibili. Per questo scopo, essi hanno sempre cercato di sfruttare ogni possibilità che veniva loro offerta, adottando di volta in volta i percorsi più disparati. La compilazione di un Codice andava ben oltre quello che essi avessero potuto sperare. Durante il periodo turbolento della prima guerra mondiale (1914-18), quando tutta l’attenzione era ovviamente focalizzata sugli eventi bellici, il lavoro sul Codice, nella carenza di una stretta ed attenta sorveglianza, poteva offrire un’ampia ed insperata opportunità al nemico interno, ai traditori della “quinta colonna”. Di conseguenza, dal voluminoso corpo di leggi e sentenze che rappresentava la difesa più efficace della Santa Chiesa contro la segreta infiltrazione ebraica, con le sue attività distruttive nel seno di questa istituzione divina e nelle società cristiane, sono state soppresse, escluse, stralciate, tutte quelle disposizioni che potessero ostacolare il trionfo del giudaismo talmudico gnostico-kabbalistico sul Cattolicesimo divinamente istituito.

Ovviamente questa subdola azione dei marrani dimostra, qualora ancora ce ne fosse bisogno, che la legislazione della Chiesa per quanto riguardava gli Ebrei, li aveva tenuti in scacco per secoli e fu uno dei principali ostacoli alla prevaricazione sul Cattolicesimo. E’ stato il Cardinale Gasparri che ha approvato il tutto asserendo che nel Codice la legislazione passata della Chiesa non era stata alterata e che rimaneva pertanto in vigore. Ma in pratica le leggi di tutela della Chiesa contro la sinagoga di satana, come pure le sue molte leggi contro le eresie, erano state accuratamente lasciate fuori dal Codice. Questa omissione dolosa e mirata doveva essere stata intrapresa da una persona molto interessata nella vicenda, una persona che si trovava al servizio di un’organizzazione che voleva le leggi ecclesiastiche sugli Ebrei e sulle eresie meticolosamente modificate, eliminando così l’inghippo esistente (Complotto contro la Chiesa, pp. 430 – 433.) Oggi sotto il blasfemo v-2, questa operazione di espurgo, nelle nuove edizioni, delle sentenze di difesa della Chiesa nella lotta con l’ebraismo, è stata estesa anche ai libri che si pretendono cattolici.

Nel libro “Complotto contro la Chiesa”, i cui autori (M. Pinay era uno pseudonimo) hanno affermato di aver avuto la benedizione finale del Cardinale Ottaviani, è menzionato che le leggi che riguardano gli Ebrei sono una parte della “dottrina della Chiesa e della fonte della verità rivelata da Dio” (p. 434), fonte che ci giunge attraverso le due sorgenti della rivelazione soprannaturale. “Complotto” aggiunge: i nemici all’interno dell’azione demolitiva, portano il loro attacco contro la Tradizione Apostolica con argomenti lusinghieri, apparentemente giusti, che non consentono di rendere individuabile il veleno delle loro manovre. “Tra le altre cose, dicono, la Chiesa deve adattarsi ai nuovi tempi e combattere, con il progresso, per l’unità dei cristiani.” Tuttavia, la loro ambizione non è certamente la vera unità cristiana: essi cercano di “distruggere la miglior difesa della Santa Chiesa, quella che l’ha preservata attraverso i secoli dall’astuzia del suo nemico ostinatamente più famigerato e di dura cervice” (ibidem).

Questo trucco non può però funzionare perché, anche se una Commissione per il Codice Canonico adotta una politica di disuso o di esclusione per quanto riguarda leggi e sentenze costanti, questo equivarrebbe in pratica alla riapertura peccaminosa ed anatemizzata delle sentenze dei passati Pontefici e dei Concili dogmatici. Un Codice che ricorresse al disuso, all’elusione, all’esclusione (in tutto o in parte) o all’occultamento di leggi e sentenze contro gli Ebrei e contro le eresie, come le Bolle di Papa Paolo IV e Pio V, per esempio, sarebbe un Codice incompleto, ma in nessun modo potrebbe servire (come quello ridicolo del 1983!) come base per rendere inesistente la costante e permanente Legge Divina, operando automaticamente attraverso leggi e sentenze omesse od occultate dal nemico interno con l’inganno dei membri della Commissione del Codice stesso. Tali leggi e sentenze rimangono quindi, sia ben chiaro, costanti ed in vigore “in eterno”, anche quando sono fraudolentemente ignorate o si pensa che siano cadute in disuso; disuso o ignoranza non le ripulisce a distanza, non certo più di quanto la negligenza dei dieci comandamenti possa rendere le leggi di Dio inoperanti o inapplicabili!

Così un Codice che nasconda o escluda dal contesto completo dell’associazione di leggi e sentenze, permettendo loro di cadere in disuso, assolutamente non può distruggere la forza giuridica e l’effetto di tali leggi e sentenze. Si tratta in modo assiomatico dell’esercizio del Potere legante affidato da Cristo a Pietro ed alla sua Chiesa Apostolica. Il disuso o la esclusione non può separare ciò che è stato legato in terra ed in cielo. Di conseguenza, è impossibile per qualsiasi Codice, rendere inoperanti le leggi e le sentenze infallibili della Chiesa, operanti in perpetuo, con eterna validità. Argomenti alla moda che si oppongono a questo assioma sono futili e pretestuosi. Dio non potrà mai essere raggirato!

Per chiunque, allora, dire che il Canone LVIII del IV Concilio di Toledo, la Bolla “Execrabilis” di Pio II, “Cum ex apostolatus officio” di Paolo IV, o “Inter multiplices curas” di Pio V, la costituzione “Pastor Aeternus” del Concilio Vaticano I, e tutte le altre sentenze della Chiesa che definiscono l’illegalità del v-2, nonché l’impossibilità per un pubblico eretico ostinato di occupare legittimamente la cattedra di Pietro, non possono essere usati contro il v-2 o i titolari fraudolenti di un Sacro Uffizio, non è né accettabile né veritiero, è semplicemente luciferino! E non è un argomento valido il dire che la Chiesa militante non possa utilizzare tutte le armi atemporali ed eterne che la Chiesa ha approntato contro i suoi nemici in qualunque tempo, né dire che queste armi non si applichino alla presente situazione infernale: il dirlo è appoggiarsi a menzogne sataniche a fronte di verità divine!

Lasciate dunque che non ci sia più alcun inganno: i fedeli della Chiesa militante devono, come una battaglia all’ultimo sangue, tassativamente utilizzare, senza alcun falso rispetto e timidezze codarde, tutto l’arsenale di cui si è dotata la Chiesa: leggi, sentenze, encicliche, bolle, catechismi e dottrine divine contro il blasfemo e sacrilego v-2, contro i “papi” fasulli, che hanno architettato il luciferino v-2, contro i suoi documenti e tutti i mali che ne sono derivati. Spetta alla Chiesa militante far sapere al mondo che tali armi esistono e vanno utilizzate efficacemente. Abbiamo, quindi, tutti l’obbligo di far conoscere l’esistenza e l’effetto del colpo mortale di “Execrabilis”, della dichiarazione affermata dal Consiglio Vaticano I, così come del Canone LVIII (del IV Concilio di Toledo), il canone VIII del XVII Concilio di Toledo, i canoni contro la quinta colonna della Chiesa (già all’epoca operante in modo apparentemente devoto, ma pugnalando sistematicamente alle spalle ogni vero cattolico che lavorasse rettamente per la Chiesa di Cristo), cioè i cripto giudei, dei Concili XII (Can. IX), XIII (Can. IX), e XVI (Can.I) di Toledo, il canone XXV del III Concilio lateranense, i Canoni finali del IV Concilio Lateranense (67-70), delle Bolle di Papa Paolo IV e di S. Pio V contro eretici e Giudei (oltre a quelle citate ne esistono ancora numerose altre), della citata autorità di p. Saenz. La loro diffusione deve essere un imperativo categorico ed assoluto per i veri Cattolici romani, una corazza ed uno scudo per gli odierni, più che mai, “soldati di Cristo”! Il rovesciare il nemico ed il suo malvagio “concilio” spetta a Dio, naturalmente, ma alla Chiesa militante spetta l’agire in modo che le sentenze della Chiesa possano essere applicate, utilizzando così le armi provvidamente fornite.

La nostra condizione

   Per criticare ed abbattere coloro che giustamente affermano che il Concilio v-2 sia illegale e pertanto non degno di considerazione ed obbedienza, i novatori eretici non si astengono dal diffamarli e calunniarli come disonesti. Chi stupidamente e sconsideratamente segue il v-2, rifiutando di ascoltare quelli che dicono loro che è una nefandezza, indulge nella ipocrita accettazione di un concilio anti-cattolico e, fingendosi cattolico, obbedisce nello stesso tempo ad un “concilio” messo in atto da coloro che odiavano ed odiano il Cattolicesimo, con l’intento di attaccare e distruggere (si fieri potest!) la Religione divina.

Anche se la nasconde deliberatamente ai Cattolici, la “quinta colonna” dei chierici, il nemico-interno, la “bestia della terra” dell’Apocalisse, quella che induce ad adorare la prima bestia (quella “del mare”, il giudaismo farisaico), conosce molto bene la Tradizione Apostolica e scritturale, nonché la base canonica sulla quale le affermazioni della Chiesa militante sono saldamente fondate, e nello stesso tempo sono proprio questi i punti centrali sui quali il “nemico” porta i suoi attacchi.

Noi Cattolici apostolici poggiamo i piedi stabilmente sopra le due Fonti della rivelazione soprannaturale, proprio le due sorgenti combattute così aspramente da quella “quinta colonna” dei marrani all’interno della Chiesa, durante gli anni del concilio v-2.

Noi Cattolici abbiamo i piedi sopra la Roccia di Pietro ed il potere vincolante delle chiavi, esplicitato infallibilmente ed IRREFORMABILMENTE dalle leggi e dalle sentenze di Cristo e del suo Vicario, Pietra inamovibile ed infrangibile della sua Chiesa.

Ci troviamo nel momento della vigilanza Apostolica contro il nemico della Croce: le “bestie” descritte da S. Giovanni nell’Apocalisse! Ci leviamo allora in piedi con gli Apostoli che avevano continue vessazioni dai Giudei testardi ostinati, spiritualmente ciechi, ciechi alla guida di altri ciechi, alcuni dei quali penetrati furtivamente nella Santa Chiesa millantando una finta-conversione, in realtà con il motivo più recondito e tenace di abbattere la Chiesa fin dall’inizio e con il tentativo di acquistare le proprietà spirituali e terapeutiche degli Apostoli. La divina Religione cattolica è sempre stata “offensiva” o “anti-semitica” per gli Ebrei, che si dichiarano da sempre e in ogni luogo, perseguitati, volendo suscitare pietà e compassione per farsi accogliere dalle loro ignare vittime, lacerati dal loro rifiuto di Cristo e dal sangue che essi stessi hanno invocato che ricadesse su di loro e sui loro figli, tentando illusoriamente di essere “liberati” dall’obbligo della conversione e dell’accettazione della società costruita sull’Ordine Cristiano.

Ci ritroviamo nella dottrina della Chiesa contro i perfidi Giudei; dottrina che risale a Cristo stesso, che espresse questo giudizio divino contro un popolo indurito, contro i Giudei increduli: “Voi avete per padre il diavolo e volete sod­disfare i desideri del padre vostro; egli fu o­micida fin da principio, e non perseverò nella verità; perché in lui non c’è verità; quando men­tisce parla di quel che gli è proprio, perché è bugiardo e padre della menzogna. A me in­vece, perché vi dico la verità, non credete. Ma se dico la verità, voi non mi credete.” (Giovanni VIII, 44-45).

Noi Cattolici della “vera” Chiesa di Cristo lanciamo l’accusa contro il concilio v-2 e contro l’ingerenza della “sinagoga di satana” (Apoc. II, 9) con l’affermazione precisa di illegalità e di rapina perpetrata nel “concilio” stesso, e opponendoci all’interferenza dominante del mondo Giudaico negli affari della Chiesa divina; ma non lo facciamo per conto nostro o per nostra iniziativa: è la stessa Chiesa Apostolica, attraverso il potere legante delle Chiavi affidate a Pietro ed ai suoi Successori, che pregiudica il concilio v-2 riconoscendolo esecrabile, illegale, non vincolante, e che condanna coloro che lo hanno attuato e coloro che fedelmente lo seguono, all’anatema e all’ira di Dio sul proprio capo. A loro la Chiesa fa sentire la sua voce “con la campana, il libro e le candele.” Suona una campana… un libro si chiude… una candela si spegne. Suona la campana per la morte spirituale di un’anima… la chiusura del libro indica la cancellazione di un nome dal libro della vita… lo spegnimento della candela figura l’oscurità spirituale alla quale un’anima condannata è destinata. “Campana, libro, candela …”

Il pensiero di DIO

   Dio è contro il concilio v-2! È Dio stesso, attraverso la sua Chiesa, che è contro il concilio v-2 con le sue sentenze invertite e di rottura, esecrabile, denunciando la sua vile contro-religione che è quella della “prostituta biblica”. Il buon senso ci dice che Dio è dalla parte della sua Chiesa, la divina Chiesa che Egli stesso ha fondato, quella Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana in vigorosa opposizione alla prostituta del v-2 che si maschera come sua Chiesa ed ingannevolmente parla a suo nome. Questa prostituta del v-2 con cui i Vescovi e i religiosi della terra commettono fornicazioni, contaminando se stessi con il falso ecumenismo e collaborando diabolicamente con il nemico della Croce. Questa “prostituta” del v-2 ha fatto sì che “gli abitanti della terra si siano ubriacati con il vino della sua prostituzione (Apoc. XVII, 2). Già Naum aveva profetizzato al riguardo (Na. III, 4-6): “ … Propter multitudinem fornicationum meretricis speciosae, et gratae, et habentis maleficia, quae vendidit gentes in fornicationibus suis, et familias in maleficiis suis. Ecce ego ad te, dicit Dominus exercituum, et revelabo pudenda tua in facie tua; et ostendam gentibus nuditatem tuam, et regnis ignominiam tuam. Et projiciam super te abominationes, et contumeliis te afficiam, et ponam te in exemplum …. [ “Per le tante seduzioni della prostituta, della bella maliarda, della maestra d’incanti, che faceva mercato dei popoli con le sue tresche e delle nazioni con le sue malìe. Eccomi a te, oracolo del Signore degli eserciti. Alzerò le tue vesti fin sulla faccia e mostrerò alle genti la tua nudità, ai regni le tue vergogne. Ti getterò addosso immondezze, ti svergognerò, ti esporrò al ludibrio …].

Cristo stesso infligge il colpo mortale ai peccatori dell’illegale v-2. La sua Chiesa Apostolica condanna e annulla il concilio v-2, perché rende i cattolici nemici di Cristo e della sua Chiesa … rende coloro che promuovono o supportano le blasfemie del concilio illegale, traditori della loro eredità cristiana, distruttori del Deposito della Fede. Non avremo più nessuna religione, nessuna Chiesa Cattolica, nessuna civiltà cristiana finché i cattolici ignoreranno colpevolmente le leggi e le sentenze della Chiesa accettando illegalmente i “papi” fasulli ed il loro concilio v-2, illegale e detestabile.

Nessun cattolico sincero può desiderare associarsi agli atti traditori del v-2 o ai “papi” fasulli e marrani. In particolare i chierici incorrerebbero tra l’altro nella condanna del Canone XXVII del Concilio lateranense III, ove si legge, nelle ultime righe: “I vescovi o i sacerdoti che non si oppongono con forza a tali cose (alle eresie del tempo, ma naturalmente anche a quelle di ogni tempo -n.d.r.-) siano puniti con la privazione del loro ufficio, fino a che non ottengano il perdono della Sede Apostolica”. È ridicolo d’altra parte obbedire a ciò che dice l’eretica “chiesa dell’uomo”, e non è certo per onorarla che la Chiesa di Cristo ha dato il suo Colpo di grazia; “et portæ inferi non prævalebunt adversum eam”!!! (Matteo XVI,18.), ha sentenziato Nostro Signore Gesù Cristo! Tocca a noi difenderla e difenderci!

Con l’aiuto di Dio ce la faremo!

 

 

APPENDICE

BOLLA DI PAOLO IV

( Cum ex Apostolatus Officio)

 (….)

5. Et insuper qui ipsos sic deprehensos aut confessos vel convictos scienter quomodolibet receptare vel defendere aut eis favere vel credere seu eorum dogmata dogmatizzare praesumpserit, sententiam excommunicationis eo ipso incurrant, efficianturque infames, nec voce, persona, scriptis vel nuncio aut procuratore aliquo et publica seu privata officia aut consilia seu synodum vel concilium, generale vel provinciale, nec conclave cardinalium aut aliquam fidelium congregationem seu electionem alicuius, aut testimonium perhibendum admittantur, nec admitti possint; sint etiam intestabiles, nec ad haereditatis successionem accedant; nullus praeterea cogatur eis super aliquo negotio rispondere. Quod si forsan iudices extiterint, eorumsententiae nullam obtineant firmitatem, nec aliquae causae ad eorum audientiam deducantur; et, si fuerint advocati, eorum patrocinium nullatenus recipiatur; si vero tabelliones extiterint, in strumenta confecta per eos nullius sint penitus roboris vel momenti. Et insuper clerici omnibus et singulis ecclesiis, etiam cathedralibus, metropolitanis, patriarcali bus et primatialibus, ac dignitatibus, monasteriis, beneficiis et officiis ecclesiasticis, etiam, ut praefertur, qualificatis, per eos quomodolibet ostenti, et tam ipsi quam laici, etiam, ut praemittitur, qualificati et dignitatibus praedictis praediti, quibuscumque regnis, ducatibus dominiis, feudi set bonis temporali bus per eos possessis privati existant eo ipso; regnaque, ducatus, dominia, feuda et bona huiusmodi publicentur et publicata sint, efficianturque iuris et proprietatis eorum, qui illa primo occupaverint, se in sinceritate fidei et unitate sanctae Romanae Ecclesiae, ac sub nostra et successorem nostro rum Romanorum Pontificum canonicae intrantium obedientia fuerint.

  • 6. Adiicientes quod si ullo umquam tempore apparuerit aliquem episcopum, etiam pro archiepiscopo seu patriarcha vel primate se gerentem aut praedictae Romanae Ecclesiae cardinalem, etiam, ut praefertur, legatm, sed etiam Romanun Pontificem assumptionem, a fide catholica deviasse aut in aliquam haeresim incidisset, promotio seu assunptio de eo, etiam in concordiam et de unanimi omniun cardinalium assensu facta, nulla, irrita et inanis esista, nec per susceptionem muneris, consecrationis, aut subsecutam regiminis et administrationis, possessionem, seu quasi, vel ipsius Romani Pontificis inthronizationem aut adorationem, seu ei praestitam ab omnibus obedientiam, et euiusvis temporis in praemissis cursus, convaluisse dici aut convalescere possit, nec pro legitima in aliqua sui parte habeatur, nullamque talibus in episcopos seu archiepiscopos vel patriarchas aut primates promotis, seu in cardinales vel Romanum Pontificem assumptis, in spirituali bus vel temporalibus administrandi facultatem tribuisse aut tribuere censeatur, sed omnia et singula per eos quomodolibet dicta, facta, gesta et administrata ac inde secuta quaecumque viribus careant, et nullam prorsus firmitatem nec ius alicui tribuant; sintque ipsi sic promoto et assumpti eo ipso, absque aliqua desuper facienda declaratione, omni dignitate, loco, honore, titulo, auctoritate, officio et potestate privati; liceatque omnibus et singulis sic promotis et assumpsit, si a fide antea non deviassent nec haeretici fuissent, neque schisma incurrissent aut excitassent vel commissent. (….)
  • 10. Nulli ergo omnino hominum liceat hanc paginam nostrae approbationis, innovationes, sanctionis, statuti, derogationis voluntatum, decretorum infrimgere vel ei ausu temerario contraire. Si quis autem hoc attentare praesumpserit, indignationem omnipotens Dei ac beato rum Petri et Pauli apostolo rum eius se noverit incursurum.

   Datu Romae, apud S. Petrum, anno Incarnationis dominicae millesimo quingentesimo quinquagesimo nono, XV Kadas martii, pontificatus nostri anno IV.

[5-Pene per il delitto di favoreggiamento delle eresie]

Inoltre, incorreranno nella sentenza di scomunica «ipso facto», tutti quelli che scientemente (scienter) si assumeranno la responsabilità d’accogliere (receptare) e difendere, o favorire (eis favere) coloro che, come già detto, siano colti sul fatto, o confessino o siano convinti in giudizio, oppure diano loro attendibilità (credere) o insegnino i loro dogmi (eorum dogmata dogmatizare); e siano tenuti come infami; né siano ammessi, né possano esserlo (nec admitti possint) con voce, sia di persona, sia per iscritto o a mezzo delegato o di procuratore per cariche pubbliche o private, consigli, o sinodi o concilio generale o provinciale, né conclave di cardinali, né alcuna congregazione di fedeli od elezione di qualcuno, né potranno testimoniare; non saranno intestabili, né chiamati a successione ereditaria, e nessuno sarà tenuto a rispondere ad essi in alcun affare; se poi abbiano la funzione di giudici, le loro sentenze non avranno alcun valore e nessuna causa andrà portata alle loro udienze; se avvocati il loro patrocinio sia totalmente rifiutato; se notai, i rogiti da loro redatti siano senza forza o validità.

Oltre a ciò, siano i chierici privati di tutte e ciascuna delle loro chiese, anche cattedrali, metropolitane, patriarcali e primaziali, delle loro dignità, monasteri, benefici e cariche ecclesiastiche (et officiis ecclesiasticis) in qualsivoglia modo, come sopra riferito, dalle qualifiche ottenute anche regolarmente, da loro come dai laici, anche se rivestiti, come si è detto, regolarmente delle suddette dignità, siano privati «ipso facto», anche se in possesso regolare, di ogni regno, ducato, dominio, feudo e di ogni bene temporale posseduto; i loro regni, ducati, domini, feudi e gli altri beni di questo tipo, diverranno per diritto, di pubblica proprietà o anche proprietà di quei primi occupanti che siano nella sincerità della fede e nell’unità con la Santa Romana Chiesa sotto la nostra obbedienza o quella dei nostri successori, i Romani Pontefici canonicamente eletti.

6 – Nullità della giurisdizione ordinaria e pontificale in tutti gli eretici.

Aggiungiamo che, se mai dovesse accadere in qualche tempo che un vescovo, anche se agisce in qualità di arcivescovo o di patriarca o primate od un cardinale di Romana Chiesa, come detto, od un legato, oppure lo stesso Romano Pontefice, che prima della sua promozione a cardinale od alla sua elevazione a Romano Pontefice, avesse deviato dalla fede cattolica o fosse caduto in qualche eresia (o fosse incorso in uno scisma o abbia questo suscitato), sia nulla, non valida e senza alcun valore (nulla, irrita et inanis existat), la sua promozione od elevazione, anche se avvenuta con la concordanza e l’unanime consenso di tutti i cardinali; neppure si potrà dire che essa è convalidata col ricevimento della carica, della consacrazione o del possesso o quasi possesso susseguente del governo e dell’amministrazione, ovvero per l’intronizzazione o adorazione (adoratio) dello stesso Romano Pontefice o per l’obbedienza lui prestata da tutti e per il decorso di qualsiasi durata di tempo nel detto esercizio della sua carica, né essa potrebbe in alcuna sua parte essere ritenuta legittima, e si giudichi aver attribuito od attribuire una facoltà nulla, per amministrare (nullam … facultatem) a tali persone promosse come vescovi od arcivescovi o patriarchi o primati od assunte come cardinali o come Romano Pontefice, in cose spirituali o temporali; ma difettino di qualsiasi forza (viribus careant) tutte e ciascuna (omnia et singula) di qualsivoglia loro parola, azione, opera di amministrazione o ad esse conseguenti, non possano conferire nessuna fermezza di diritto (nullam prorsus firmitatem nec ius), e le persone stesse che fossero state così promosse od elevate, siano per il fatto stesso (eo ipso) e senza bisogno di una ulteriore dichiarazione (absque aliqua desuper facienda declaratione), private (sint privati) di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, carica e potere (auctoritate, officio et potestate).]

 

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Bolla “Inter multiplices curas” di S. Pio V

(che conferma la precedente)

 

Bolla XXXIII (-21.12.1566-)

(Boll. Rom. Ed. Taur. VII)

 

     Declaratio quod sententiae in favorem reorum de haeresi inquisitorum a quibuscumque iudicibir contra stilum vel dispositionem iurisdictionis Offici sanctissimae Inquisitionis latae et ferendae, non transierint nec transeant in rem judicatam; et jurisdictio cardinalium inquisitorum ipsas causas revidendi; et confirmatio constitutionis Pauli quarti editae contra haereticos (1).

.(1)- [Haec bulla Pauli IV, cum ex. Est in tom. VI, pag. 551.]

Pius Papa V, motu proprio, etc.

   Inter multiplices curas, quae animum nostrum assidue pulsant, illi in primis est, prout esse debet, … ( …)

  • 3. Et insuper, vestigiis felicis recordationis Pauli Papae IV, praedecessoris nostri, inhaerendo, constitutionem alias contra haereticos et schismaticos per eumdem Paulum praedecessorem, sub data vide licet Romaese apud Sanctum Petrum, anno incarnationis dominicae millesimo quingentesimo quinquagesimo octavo, quinto decimo kalendas martii, pontificatus sui anno IV, editam, tenore praesentium renovamus et etiam confirmamus, illamque inviolabiter et ad unguem observari volumus et mandamus, iuxta illius seriem atque tenorem. (….)

 

[Dichiarazione che le sentenze degli inquisitori in favore dei colpevoli di eresia, inquisiti da qualunque giudice contro quanto disposto dalla giurisdizione dell’Ufficio della Santissima Inquisizione, già pronunciate o da pronunciare non passino in sentenza, e diritto dei cardinali inquisitori di riesaminare quelle stesse cause, conferma dell’editto di Paolo IV, pubblicato contro gli eretici.]

 [3) … Ed inoltre rifacendosi al felice esempio del nostro predecessore Papa Paolo IV rinnoviamo e confermiamo ancora una volta il decreto contro gli eretici e gli scismatici, pubblicato a Roma presso S. Pietro dallo stesso Paolo, nostro predecessore, nell’anno 1558 dell’Incarnazione del Signore il 15 febbraio, anno quarto del suo pontificato. Tale decreto rinnoviamo e confermiamo e vogliamo e comandiamo che sia osservato in maniera precisa e inviolabile.]

Esorcismo breve di Leone XIII

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In questo nostro tempo, così spiritualmente funesto, è bene proteggersi dal male con ogni mezzo che la Santa Chiesa ha messo a nostra disposizione. Tra questi c’è l’“Esorcismo breve” di S.S. Papa Leone XIII, preghiera cui è annessa: l’indulgenza parziale di giorni 500 o.v., e plenaria se recitata per un mese s. c. Si raccomanda la recita in stato di grazia! Da evitare se si è in peccato mortale!

ESORCISMO BREVE

COMPOSTO DAL PAPA LEONE XIII

Si consiglia di iniziare, anche se non fa parte del rito, con l’incipit del Vangelo di San Giovanni!

In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum. Hoc erat in principio apud Deum. Omnia per ipsum facta sunt: et sine ipso factum est nihil, quod factum est. In ipso vita erat, et vita erat lux hominum: et lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt.  Fuit homo missus a Deo, cui nomen erat Joannes. Hic venit in testimonium ut testimonium perhiberet de lumine, ut omnes crederent per illum. Non erat ille lux, sed ut testimonium perhiberet de lumine. Erat lux vera, quae illuminat omnem hominem venientem in hunc mundum. In mundo erat, et mundus per ipsum factus est, et mundus eum non cognovit.  In propria venit, et sui eum non receperunt. Quotquot autem receperunt eum, dedit eis potestatem filios Dei fieri, his qui credunt in nomine ejus: qui non ex sanguinibus, neque ex voluntate carnis, neque ex voluntate viri, sed ex Deo nati sunt. Et Verbum caro factum est, et habitavit in nobis: et vidimus gloriam ejus, gloriam quasi unigeniti a Patre plenum gratiae et veritatis.

Jussu Leonis Pp. Leo XIII

(Acta Sanctæ Sedis, vol. XXIII)

 In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.

 Psalmus LXVII

Exsurgat Deus, et dissipentur inimici ejus; et fugiant qui oderunt eum a facie ejus. Sicut deficit fumus, deficiant; sicut fluit cera a facie ignis, sic pereant peccatores a facie Dei.

Psalmus XXXIV

 Judica, Domine, nocentes me; expugna impugnantes me. Apprehende arma et scutum, et exsurge in adjutorium mihi. Confundantur et revereantur quaerentes animam meam; avertantur retrorsum et confundantur cogitantes mihi mala. Fiant tamquam pulvis ante faciem venti, et angelus Domini coarctans eos.  Fiat via illorum tenebrae, et lubricum; et angelus Domini persequens eos. Quoniam gratis absconderunt mihi interitum laquei sui: supervacue exprobraverunt animam meam. Veniat illi laqueus quem ignorat, et captio quam abscondit apprehendat eum, et in laqueum cadat in ipsum. Anima autem mea exsultabit in Domino, et delectabitur super salutari suo.

 Gloria Patri, et Filio et Spiritui Sancto.

Ad Sanctum Michaëlem Archangelum. Precatio.

PRINCEPS gloriosissime caelestis militiae, sancte Michael Archangele, defende nos in proelio et colluctatione, quae nobis adversus principes et potestates, adversus mundi rectores tenebrarum harum, contra spiritualia nequitiae, in caelestibus. Veni in auxilium hominum, quos Deus creavit inexterminabiles, et ad imaginem similitudinis suae fecit, et a tyrannide diaboli emit pretio magno. Proeliare hodie cum beatorum Angelorum exercitu proelia Domini, sicut pugnasti contra ducem superbiae luciferum, et angelos eius apostaticos: et non valuerunt, neque locus inventus est eorum amplius in coelo. Sed proiectus est draco ille magnus, serpens antiquus, qui vocatur diabolus et satanas, qui seducit universum orbem; et proiectus est in terram, et angeli eius cum illo missi sunt. En antiquus inimicus et homicida vehementer erectus est. Transfiguratus in angelum lucis, cum tota malignorum spirituum caterva late circuit et invadit terram, ut in ea deleat nomen Dei et Christi eius, animasque ad aeternae gloriae coronam destinatas furetur, mactet ac perdat in sempiternum interitum. Virus nequitiae suae, tamquam flumen immundissimum, draco maleficus transfundit in homines depravatos mente et corruptos corde; spiritum mendacii, impietatis et blasphemiae; halitumque mortiferum luxuriae, vitiorum omnium et iniquitatum. Ecclesiam, Agni immaculati sponsam, faverrimi hostes repleverunt amaritudinibus, inebriarunt absinthio; ad omnia desiderabilia eius impias miserunt manus. Ubi sedes beatissimi Petri et Cathedra veritatis ad lucem gentium constituta est, ibi thronum posuerunt abominationis et impietatis suae; ut percusso Pastore, et gregem disperdere valeant. Adesto itaque, Dux invictissime, populo Dei contra irrumpentes spirituales nequitias, et fac victoriam. Te custodem et patronum sancta veneratur Ecclesia; te gloriatur defensore adversus terrestrium et infernorum nefarias potestates; tibi tradidit Dominus animas redemptorum in superna felicitate locandas. Deprecare Deum pacis, ut conterat satanam sub pedibus nostris, ne ultra valeat captivos tenere homines, et Ecclesiae nocere. Offer nostras preces in conspectu Altissimi, ut cito anticipent nos misericordiae Domini, et apprehendas draconem, serpentem antiquum, qui est diabolus et satanas, ac ligatum mittas in abyssum, ut non seducat amplius gentes. Hinc tuo confisi praesidio ac tutela, sacra sanctae Matris Ecclesiae auctoritate, ad infestationes diabolicae fraudis repellendas in nomine Jesu Christi Dei et Domini nostri fidentes et sicuri aggredimur. 

Ecce Crucem Domini, fugite partes adversae.

Vicit Leo de tribu Juda, radix David.

Fiat misericordia tua, Domine, super nos.

Quemadmodum speravimus in te.

Domine, exaudi orationem meam.

Et clamor meus ad te veniat.

 Oremus.

Deus, et Pater Domini nostri Jesu Christi, invocamus nomen sanctum tuum, et clementiam tuam supplices exposcimus ut, per intercessionem Immaculatae semper Virginis Dei Genitricis Mariae, beati Michaëlis Archangeli, beati Joseph ejusdem beatae Virginis Sponsi, beatorum Apostolorum Petri et Pauli et omnium Sanctorum, adversus satanam, omnesque alios immondos spiritus, qui ad nocendum humano generi animasque perdendas pervagatur in mundo, nobis auxilium praestare digneris. Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.

Exorcismus

 Exorcizamus te, omnis immundus spiritus, omnis satanica potestas, omnis incursio infernalis adversarii, omnis legio, omnis congregatio et secta diabolica, in nomine et virtute Domini Nostri Jesu (╬) Christi, eradicare et affugare a Dei Ecclesia, ab animabus ad imaginem Dei conditis ac pretioso divini Agni sanguine redemptis (╬). Non ultra audeas, serpens callidissime, decipere humanum genus, Dei Ecclesiam persequi, ac Dei electos excutere et cribare sicut triticum (╬).  – Imperat tibi Deus altissimus (╬), cui in magna tua superbia te similem haberi adhuc praesumis; qui omnes Homines vult salvos fieri et ad agnitionem veritatis venire. 

Imperat tibi Deus Pater (╬);

Imperat tibi Deus Filius (╬);

Imperat tibi Deus Spiritus Sanctus (╬);

Imperat tibi majestas Christi, aeternum Dei Verbum, caro factum (╬), qui pro salute generis nostri tua invidia perditi, humiliavit semetipsum facfus hobediens usque ad mortem; qui Ecclesiam suam aedificavit supra firmam petram, et portas inferi adversus eam numquam esse praevalituras edixit, cum ea ipse permansurus omnibus diebus usque ad consummationem saeculi. Imperat tibi sacramentum Crucis (╬), omiumque christianae fidei Mysteriorum virtus(╬).  Imperat tibi excelsi Dei Genitrix Virgo Maria (╬), quae superbissimum caput tuum a primo istanti immaculatae suae conceptionis in sua humilitate contrivit. Imperat tibi fides sanctorum Apostolorum Petri et Pauli, et ceterorum Apostolorum (╬). Imperat tibi Martyrum sanguis, ac pia Sanctorum et Sanctarum omnium intercessio (╬). Ergo, draco maledicte et omnis legio diabolica, adjuramus te per Deum (╬) vivum, per Deum (╬) verum, per Deum (╬) sanctum, per Deum qui sic dilexit mundum, ut Filium suum unigenitum daret, ut omnes qui credit in eum non pereat, sed habeat vitam aeternam. Cessa decipere humanas creaturas, eisque aeternae perditionis venenum propinare: desine Ecclesiae nocere, et ejus libertati laqueos injicere. Vade, satana, inventor et magister omnis fallaciae, hostis hamanae salutis. Da locum Christo, in quo nihil invenisti de operibus tuis; da locum Ecclesiae uni, santae, catholicae, et apostolicae, quam Christus ipse acquisivit sanguine suo. Humiliare sub potenti manu Dei; contremisce et effuge, invocato a nobis sancto et terribili nomine Jesu, quem inferi tremunt, cui Virtutes caelorum et Potestates et Dominationes subjectae sunt; quem Cherubim et Seraphim indefessis vocibus laudant, dicentes: Sanctus, Sanctus, Sanctus, Dominus Deus Sabaoth.

Domine, exaudi orationem meam.

Et clamor meus ad te veniat.

Oremus

     Deus coeli, Deus terrae, Deus Angelorum. Deus Archangelorum, Deus Patriarcharum, Deus Prophetarum, Deus Apostolorum, Deus Martyrum, Deus Confessorum, Deus Virginum, Deus qui potestatem he vitam post mortem, requiem post laborem; quis non est Deus praeter te, nec esse posset esse nisi tu Creator visibilium et invisibilium, cujus regni non erit finis: humiliter majestati gloriae tuae supplicamus, ut ab omni infernalium spirituum potestate, laqueo, deceptione et nequitia nos potenter liberare, et incolumes custodire digneris. Per Christum Dominum nostrum. Amen.

Ab insidiis diaboli,

Libera nos Domine.

Ut Ecclesiam tuam secura tibi facias libertate servire;

Te rogamus, audi nos.

   Ne reminiscaris Domine delicta nostra, vel parentum nostrarum: neque vindictum sumas de peccatis nostris. Pater noster, qui es in caelis, sanctificetur nomen tuum, adveniat regnum tuum, fiat voluta tua sicut in caelo et in terra; panem nostrum quotidianum da nobis hodie, et dimitte nobis debita nostra sicut et nos dimittimus debitoribus nostris, et ne non inducas in tentationem, sed libera nos a malo. Amen.

(Et aspergantur locus aqua benedicta). 

Indulg. 500 giorni (Leo XIII, motu prop., 25 sett. 1888, S. Pœn. Ap. 4 magg. 1934)

(╬) Segno della croce.

Omelia della Domenica delle Palme

OMELIA DELLA DOMENICA DELLE PALME

[del Canonico G.B. Musso -1851-]

-Gesù conosciuto e sconosciuto-

Dopo lo stupendo miracolo operato da Gesù Cristo in richiamare a vita Lazzaro già da quattro giorni putrido, e fetente nel suo sepolcro, miracolo di tanta evidenza e di tanta fama in Gerosolima, che non potea né mettersi in dubbio, né tenersi occulto, si presenta Gesù alle porte di questa città, sedente sopra un giumento, in aria, come già predisse un dei suoi profeti, ed in contegno di re pacifico e mansueto. Ed ecco tutto il popolo uscirgli incontro, memore di tanti altri veduti prodigi, ed accoglierlo colle più vive rimostranze di applauso, di ossequio e di trionfo. Con palme alla mano, con ispiegar lungo la via le proprie vesti, con giulive acclamazioni Lo festeggiano, Lo riconoscono figliuol di Davide, re d’Israele, e come da Dio mandato Lo colmano di benedizioni: “Hosanna filio David: benedictus qui venit in nomine Domini”. Ma oh dell’umana incostanza condizion deplorabile! Dopo tre giorni si cangia la scena. Gesù non è più conosciuto, che sotto le nere sembianze di malfattore, e reo di morte. Questo tragico avvenimento volesse il cielo che non si rinnovasse anche al presente. Da tutte le creature è stato riconosciuto Gesù per Figlio di Dio, come son per dimostrarvi; si riconosce tuttavia per tale da’ suoi cristiano, e pure in pratica viene sconosciuto ed oltraggiato da molto, massime in quel sacramento, ove dimora realmente presente. Gesù dunque riconosciuto in sua vita da tutte le sue creature per vero Dio, sarà la prima parte della nostra spiegazione, diretta a ravvivare la nostra fede. Gesù nella SS. Eucaristia non conosciuto, ed oltraggiato da molti suoi cristiani, sarà la seconda, diretta a compungere il nostro cuore, e a riformare la nostra condotta in un punto di tanta importanza. Incominciamo.

I. Sta Gesù ancora nascosto nell’utero materno, ed è riconosciuto da Giovanni, racchiuso anch’esso nel seno materno. Lo conosce Elisabetta, e se congratula con Maria, sua Vergine Madre. Lo conosce Zaccaria, e lo benedice per la sua discesa dall’alto a visitare e a redimere il popolo suo, e tutta l’umana generazione, come già fu predetto per bocca dei suoi santi profeti. Nasce Gesù in Betlemme, e discendono gli angeli a cantarne le glorie, ed accorrono i pastori ad adorarLo bambino. Una stalla, che stella chiamasi di Giacobbe secondo il linguaggio delle divine scritture, lo da a conoscere ai re dell’oriente, che sotto la sua scorta vengono a prostrarsi ai suoi piedi, e coi misteriosi loro doni Lo riconoscono vero Dio, vero uomo, re d’Israele, re del cielo e della terra. Erode, Erode anch’egli colla crudelissima strage di tant’innocenti fanciulli, promulga la fama del suo regal nascimento in tutto l’impero romano, ed in tutte le più remote nazioni. Fa così servire l’Altissimo l’empietà dei suoi nemici alla manifestazione di sua gloria. Che dirò di Simeone?questo santo vecchio, assicurato dallo Spirito Santo che non avrebbe la morte, se prima non vedeva con gli occhi propri l’unto del Signore, Lo prende tra le sue braccia, se lo stringe al seno, e lo chiama Salvatore, da Dio mandato per la salute dei popoli, lume a diradare gli errori del gentil esimo, e la gloria di Israele. Si aggiunse a Simeone Anna la profetessa, e anch’essa ne parla a tutti gli astanti, che aspettavano la redenzione di Israele, come già cominciata nel fanciulletto Gesù. Cresce Egli in età, e fin dai dodici anni cominciano a vedere in lampo di sua divina sapienza gli stupefatti dottori. Ammirano in seguito, i sacerdoti e scribi, e i saggi dell’ebraismo l’incomparabile dottrina, in chi non mai apprese lettere, o veduto maestro, e come sapea leggere nella loro mente i pensieri, e scoprire nel loro cuore l’invidio, l’ipocrisia, ed ogni più maliziosa intenzione. Così a questi lumi non avessero chiusi gli occhi con ribelle superba volontà!

Sentono la virtù dell’uomo-Dio le creature insensate, “quae faciunt verbum ejus”. Nelle nozze di Cana in Galilea l’acqua si cangia in vino. Si fa solido sotto i suoi piedi il mare. Ubbidiscono al suo comando il mare, i venti e le procelle. Ad una sua imprecazione inaridisce sull’istante la sterile ficaia. Al tocco delle sue mani vedono i ciechi, parlano i muti. Ad un atto di sua, ed esaltano la sua beneficenza. volontà son raddrizzati gli storpi, son mondati i lebbrosi, sono prosciolti gli ossessi. Gli infermi di ogni genere, di ogni età, di ogni sesso, ravvisano in Lui un potere sovrumano ed esaltano la sua beneficenza. Per la moltitudine dei pani nel deserto, le turbe saziate s’invogliano di farlo re. Che più? Lo conoscono, Lo temono gli stessi demoni, e usciti da’ i corpi invasati ad alta voce Lo confessano Figliuol di Dio. Lo conosce la morte, e vivi Gli abbandona il figlio della vedova di Naim, la figlia del principe della Sinagoga, e Lazzaro quatriduano.

Più chiara ancor risplende la luce, e la cognizione del divin Salvatore nelle tetre e dolorose vicende della sua passione e della sua morte. Sentirono pure le turbe, ad arrestarLo nell’orto, la forza di una sua parola, che le gettò rovesciate a terra; sentì pure l’iniquo discepolo Giuda il pungente rimorso, e confessò traditore se stesso, e Gesù sangue innocente. Provvidenza superna guida la man di Pilato a scrivere l’elogio di Lui crocifisso, Lo chiama re dei Giudei e per conseguenza Lo da a conoscere pel Messia da noi aspettato, e da tutte le genti. L’invoca dalla sua croce Disma il buon ladro col nome di suo Signore, e Lo prega di aver memoria di sé, all’entrar nel suo regno. Sente quella gran voce il Centurione, impossibile a tramandarsi da un Crocifisso nell’atto del suo spirare, e Lo dichiara altamente vero Figliuol di Dio, “vere filius Dei erat iste”. Il sole che nel suo morire si oscura per un non naturale eclisse, le tenebre che si spargono sulla faccia dell’universo, il gran tremuoto che scuote orribilmente la terra, le pietre che si spezzano, il velo del Tempio che si squarcia, i sepolcri che si sprono, i morti che risorgono, e si fan vedere nella santa città, non dan forse manifeste prove di conoscere e di compiangere il loro Creatore? Lo conoscon le turbe che discendono dal Calvario battendosi il petto. E Nicodemo, che Lo conobbe vivente, Lo riconosce defunto. Si aggiunge ad esso Giuseppe d’Arimatea (l’un principe, l’altro senatore) e con santo ardimento chiede a Pilato il corpo di Gesù Nazareno, ed entrambi rendono segnalata la loro fede con deporLo di croce, e darGli onorevolissima sepoltura.

A finirla, tutte le nazioni dell’uno e dell’altro emisfero han piegato la fronte al Figliuol di Dio crocifisso. Tutti i fedeli han detto, e dicono tuttora con Pietro, “Tu es Christus filius Dei vivi”, tutti L’adorano, e Lo riconoscono vivo e vero nell’augustissimo Sacramento, ove Egli volle restar con noi fino alla consumazione dei secoli. Si avverò quel che predisse Malachia Profeta, che dall’oriente all’occaso grande è il suo nome, ed ad onor del suo nome si offre in ogni luogo sacrificio ed oblazione immacolata. “Ab ortu solis, usque ad occasum, magnum est nomen meum in gentibus, et in omni loco sacrificatur et offertur nomini meo oblation munda” (Malac. I, 11).

II. Ora chi il crederebbe? Quest’Uomo-Dio così palese, così manifesto è un Dio ignoto ad una gran parte dei suoi cristiani. Vide S. Paolo ne’ contorni di Atene un altare, in fronte al quale leggevasi questa iscrizione, Ignoto Deo: ed entrato nell’Areopago alla presenza di quei sapienti, quel Dio, cominciò il suo discorso, quel Dio che onorate senza conoscerLo, son qui ad annunziarvi. “Quod ignorantes colitis, hoc ego annuntio vobis” (Att. XVII, 23). Oh per quanti e quanti cristiani si potrebbe scrivere la stessa epigrafe sui tabernacoli, ove Gesù Cristo realmente dimora! Questo dio, questo gran Dio, è un Dio ad essi affatto conosciuto, Ignoto Deo. Dio sconosciuto, perché entrano in Chiesa per tutt’altro fine che per adorarLo. Dio sconosciuto, perché della sua casa fan meno conto, che di una sala profana, perché quel luogo santo alle preghiere, sostituiscono le ciarle, alla devozione lo svagamento, alla pietà il libertinaggio, alla modestia l’inverecondia e lo scandalo: perché lasciano correre gli anni e le Pasque senza accostarsi a riceverLo; perché assistono al Sacrificio tremendo o con i piedi, come i Giudei sul Calvario, insultando Gesù sulla croce, o con piegar un ginocchio, come i soldati nel Pretorio, disprezzatori di Gesù coronato di spine. A rivederci al suo tribunale. Questo Dio ignoto si farà ben conoscere nel finale giudizio a chi noL conobbe, e a chi non volle conoscerLo, “cognoscetur Dominus iudicia facies” (Ps. IX).

Ma per noi, diran taluni, per noi non è un Dio ignoto. Noi Lo crediamo realmente presente nell’adorabile Sacramento, e ci disponiamo a riceverLo alla sacra mensa nella prossima Pasqua.

Vi risponde l’evangelista Giovanni: voi dite di conoscere Dio, ma se non osservate i suoi comandi, siete mentitori, siete bugiardi. “Qui dicit se nosse eum, et mandata eius non custodit, mendax est” (I Giov. II, 4). Dite di conoscere Dio, e volete disporvi a riceverlo nella pasquale comunione; conoscerete ancora la dignità, la grandezza, il merito di un tanto ospite. Or bene, qual luogo Gli preparate? Il vostro cuore? Ma se il vostro cuore non è retto con Dio, se il vostro cuore per l’ingiustizia è una spelonca di ladri, se per la disonestà una cloaca di immondezze, se per l’odio è un covile di serpenti, se vi abita il peccato mortale, se lo possiede il demonio, vorrete in questo albergare l’agnello di Dio senza macchia, il Santo dei santi, l’autore di ogni santità?dirò che conoscete Dio, quando a Lui vi appresserete con un cuore mondo per l’innocenza, o mondato e lavato con lagrime di contrizione sincera. Quando un sincero dolore delle vostre colpe sarà accompagnato da ferma, stabile ed efficace risoluzione di non più peccare, e per più non peccare, porrete in pratica i mezzi necessari che vi allontanino dal peccato, quali sono la custodia dei sensi, la fuga delle occasioni, l’uso della preghiera, la lettura dei libri divoti, la frequenza dei Sacramenti, la memoria de’ novissimi e delle massime eterne. Dirò che conoscete Dio quando, oltre le indicate disposizioni, prima di accostarvi all’altare di Dio, vi sarete riconciliati con i vostri fratelli, quando avrete dato la pace ai vostri nemici, quando avrete restituito la fama, e, potendo, la roba altrui; quando una fede viva, un’umiltà profonda, un amore, un desiderio ardente di unirvi a dio, vi accompagneranno all’eucaristico divino convito. Questo sì che sarà conoscere Dio in spirito e verità! Sarà questo un segno, fedeli miei, un segno di gran consolazione per voi, segno che vi caratterizzerà pecorelle del gregge di Gesù Cristo. Io, dice Egli, conosco le mie pecore, ed esse conoscono me, loro buon Pastore: “Ego cognosco oves meas, et cognoscunt me meae” (S. Giov. X, 14); e siccome io veggo che da esse veramente sono conosciuto, così ora do loro in pegno, e darò poi il premio dell’eterna vita, “et Ego vitam aeternam do eis” (S. Giov. X, 28): ove la sua grazia ci conduca.

La strana sindrome di nonno Basilio -10-

Egregio direttore eccomi come al solito a parlarle delle mie piccole avventure, o meglio disavventure, casalinghe. Le racconto gli ultimi fatti: ero intento come spesso, nell’ora tarda dei vespri, alla preghiera salmodica, e nello specifico mi ero soffermato sul salmo LXXIX , “Qui regis Israel, intende”, il salmo cosiddetto “della vigna”, come ci ricordava sempre lo zio Tommaso, santo prete cattolico. Se non le dispiace ne fo’ un accenno dal versetto 8 in poi: “Deus virtutum … Dio degli eserciti, volgiti, guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato, il germoglio che ti sei coltivato. Quelli che l’arsero col fuoco e la recisero, periranno alla minaccia del tuo volto. Sia la tua mano sull’uomo della tua destra, sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte. Da te più non ci allontaneremo, ci farai vivere e invocheremo il tuo nome”. Ma non è la prima volta che l’autore sacro si ispira alla vigna, in vari profeti viene ripresa l’immagine, a cominciare da quella di Naboth, ai tempi di Davide. In particolare è Isaia che si dilunga con particolari illuminanti sulla vicenda, che avrà uno svolgimento lineare nei vari secoli, coinvolgendo il Vecchio ed il Nuovo testamento, avendo come apice Gesù, il Messia, fino a giungere ai giorni nostri. Nel Libro del profeta Isaia al capitolo V si legge la predizione sull’abbandono d’Israele da parte di Dio, che avverrà circa 700 anni dopo, con l’Incarnazione del Verbo e la sua Crocifissione: «Canterò al mio diletto l’inno del mio padrone alla sua vigna: “Il mio diletto aveva una vigna in un poggio fertile. La cinse con una siepe, tolse tutte le pietre che vi si trovavano e vi piantò viti ottime. Fabbricò in mezzo ad essa una torre ed un torchio. Aspettò con pazienza che facesse uva, ma produsse spine”. Ed ora siate giudici voi stessi, abitanti della Giudea, tra me e la mia vigna. Che cosa avrei dovuto fare per essa che non abbia fatto? Ma ora vi mostrerò ciò che farò alla mia vigna: toglierò la sua siepe e sarà calpestata; distruggerò il suo muro e sarà invasa. La renderò deserta e ordinerò alle nubi di non versare pioggia su di essa. Perché la vigna del Signore è la casa di Israele e i giudei la sua piantagione prediletta. Mi aspettavo che facessero opere buone, ed ecco invece l’iniquità; giustizia, ed ecco invece malvagità» (Is. V, 1-7). San Giovanni Crisostomo nel commento ad Isaia dà un’interpretazione moralmente unanime (e quindi infallibile) con quella dei Padri della Chiesa su Isaia, e commenta: «Isaia sta per accusare Israele di tradire Dio e di misconoscere il Messia venturo. Tuttavia il Profeta scrive che la sua accusa è un “cantico” o un “inno”. Non sarebbe stato più esatto chiamarla un’invettiva? In realtà Isaia dà prova di una grande saggezza spirituale. Infatti egli voleva il bene delle anime degli israeliti: voleva aiutarli a ritornare a Dio e a non rinnegare il Messia venturo, Gesù Cristo. Quindi ha scritto sotto forma di cantico le sue accuse affinché Israele le cantasse continuamente, non le dimenticasse e non si scoraggiasse. Inoltre il Profeta chiama il popolo d’Israele, che si è allontanato da Dio e rinnegherà il Messia, “la vigna amata del Signore”. Infatti Israele era la vigna amata da Dio e beneficata da Lui, ma non aveva corrisposto, già prima dei tempi di Isaia, all’amore di Dio ed avrebbe aggravato la sua infedeltà sino a giungere alla Crocifissione del Verbo Incarnato. Dio ha fatto tutto per Israele per pura bontà sua e non per i meriti di questo popolo, ma invece di essere grato a Dio, Israele Gli ha mostrato molta ingratitudine. Isaia enumera i benefici di cui Dio ha riempito Israele. Innanzitutto lo chiama “vigna” per mostrare quanto Dio lo abbia curato. Poi dice che l’ha posta “in un luogo fertile” come fosse una “fortezza” inespugnabile. Inoltre Dio ha circondato Israele, la sua vigna, con una “siepe” e con una “staccionata”. La siepe è la Legge di Dio,  che protegge chi la osserva e lo mantiene puro; la staccionata è la cura con cui la Provvidenza di Dio si occupa del suo popolo per mantenerlo al riparo da ogni nemico spirituale e temporale. Ma non basta! Il Signore ha costruito una “torre” ed un “torchio” al centro della sua vigna. La torre figura il Tempio di Gerusalemme ed inoltre vuol farci capire che Dio stesso ha costruito torre e torchio per non affaticare eccessivamente Israele. La bontà divina non si è fermata lì. Egli “ha aspettato” con molta pazienza che la sua vigna facesse “frutti”, producesse uva, ma Israele ha prodotto “spine” e non frutti, ossia una vita priva di fede, di grazia soprannaturale, di virtù e di buone opere. La misericordia divina arriva a nominare “giudici” su Israele gli israeliti stessi, mostrando una gran compassione ed una assoluta certezza sulla colpevolezza di Israele, che non potrebbe essere assolto neppure dai Giudei. Il Signore esclama: “cosa avrei dovuto far di più per Israele che Io non abbia fatto?”. Ma Israele “ha prodotto spine e non frutti”. Il significato – scrive il Crisostomo – è il seguente: “ quale motivo ho dato ad Israele di comportarsi così? Può forse pretendere che non abbia fatto abbastanza per lui e che l’abbia spinto, così, alla rivolta? Giudicatemi voi stessi, abitanti della Giudea”! Non avendo ricevuto accuse né scuse, Dio passa ad enumerare i castighi che riserva ad Israele per aver peccato e non aver voluto pentirsi. Tuttavia la sentenza di condanna è accompagnata dalla speranza che il timore dei castighi faccia tornare a Dio Israele, ma invano! “Sradicherò la siepe, distruggerò la staccionata” e Israele sarà depredato dai ladri, ossia lo  priverò del mio aiuto speciale, del mio soccorso e della mia difesa e così sarà depredato dei beni che gli avevo concesso. Di più: “abbandonerò la mia vigna”. Come ho spiegato sopra, “siepe, staccionata, muro” significano la Rivelazione divina e la Legge che Dio aveva dato ad Israele affinché le custodisse e le facesse conoscere a tutti i popoli quando sarebbe venuto il Messia, ma la sua infedeltà, la sua mancanza di fede e di buone opere obbligano Dio ad abbandonare Israele che per primo ha abbandonato il Signore, il Quale non abbandona se prima non sia stato abbandonato. Così la vigna d’Israele sarà senza vignaiuoli, ossia non avrà più sacerdote, profeta, re, neppure il Tempio e sarà disperso in una terra straniera. I “rovi” ricopriranno Israele e la “pioggia” non lo bagnerà più, ossia la grazia non irrorerà Israele infedele, che sarà ricoperto di male e peccato, tranne il piccolo resto che ha creduto al Messia e che assieme ai pagani è diventato la nuova vigna di Dio, ossia la Nuova Alleanza. “Ho atteso che Israele facesse opere giuste, ma ha commesso altre iniquità e la sua malizia grida al Cielo!”, ossia la malvagità di Giuda è talmente grande che Dio non può non punirla». Gesù nei Sacri Vangeli non giudica il comportamento dei vignaiuoli, ma con colpo da vero Maestro, lascia che essi si giudichino da soli. Lei, direttore certamente ricorderà l’episodio: “C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?”. (S. Matteo, XXI, 33-40). Ed i Giudei, con risposta baldanzosa e tracotante, risposero subito: “Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo“(idem XXI, 41), accorgendosi solo dopo che Egli parlava di loro, e subito il Signore cita i versetti del salmo CXVII: “La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri?”(vv.22-23), …Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare. Chi cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato; e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà“. Scrive a proposito S. Giovanni Crisostomo: «chi inciamperà su di essa si ferirà, e stritolerà colui sul quale cade», vale a dire «non è la pietra o Cristo che fa cadere, ma chi, non credendo in Lui si scandalizzerà, cadrà per sua colpa». Mi rivolgo a Mimmo e gli impongo di prendere dal suo “paccotto” le copie del documento iper-modernista, secondo le premesse di San Pio X, che è la Dichiarazione “Nostra Aetate” (del 28 ottobre 1965) su “Le relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane” che al n. 4, § h, insegna (beh … si fa per dire …) pastoralmente (come se il pastore possa prescindere dai dogmi nel suo insegnamento, onde ingannare ben bene le pecorelle!): «Gli ebrei non debbono essere presentati come rigettati da Dio, quasi che ciò scaturisse dalla S. Scrittura». Ora, occorre distinguere: gli ebrei infedeli a Cristo da quelli fedeli a Lui e al Padre. I primi sono stati rigettati da Dio, come insegna (… altroché se lo insegna la Scrittura … ma al Concilio com’è che erano così distratti ed infingardi?, forse erano intenti alle parole crociate? E pensare che non c’era ancora face-book! … chissà cosa sarebbe successo!), mentre gli ebrei fedeli a Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo sono entrati nella Chiesa di Cristo assieme a tutti i popoli che hanno la fede nella SS. Trinità e nella divinità di Gesù. I coloni, «coloro che avrebbero dovuto e potuto conoscere il Figlio di Dio, avendo la Rivelazione, Lo rinnegarono odiandoLo» (Origene, in Comm. a Matt.); infatti dicono: «costui è l’erede»; quindi «non per ignoranza invincibile e non colpevole, ma per invidia e gelosia, odiandolo, Lo crocifissero; e anche coloro che odiano il Vangelo e perseguitano i suoi apostoli tentano per quanto è possibile di dare la morte a Gesù» (Rabano Mauro). Così – dicevano tra sé – «avremo la sua eredità», vale a dire «non volevano perdere il retaggio delle cerimonie estrinseche della Legge antica (perché cedesse il passo a quella nuova), della quale non sarebbero stati più i beneficiari e non avrebbero più potuto trarne lucri ed autorità, come invece continuavano a fare» (in Crisostomo e Rabano Mauro, ut supra). Lo buttarono fuori «di Gerusalemme, ove fu crocifisso, come straniero alla vigna, ossia scomunicato dalla sua Chiesa dell’Antica Alleanza che loro mal coltivavano» (Origene, ut supra). Ne consegue: l’ermeneutica della continuità tra Concilio Vaticano II (magistero pastorale … per confondere gli allocchi, che non ha voluto definire né obbligare a credere e quindi non infallibile, perché organizzato contro le precise direttive di “Execrabilis”, una bolla di Pio II, che scomunica “latae sententiae” coloro che vogliono ribaltare le decisioni Apostoliche già definite irreformabilmente e quindi un “conciliabolo” inutile, anche perché il tutto era gestito in modo illecito da un falso papa, già scomunicato e destituito secondo Paolo IV Carafa e S. Pio V, con “Cum ex apostolatus officio”, [per giunta un ebreo marrano, agente del b’nai b’rith – ci ricorda Caterina … direttore, ma chissà che vuole dire?!-]), e la Rivelazione divina (Tradizione e S. Scrittura) non è provata, anzi è confutata senza ombra di dubbio. Più che di ermeneutica ci vuole veramente una bella faccia tosta ed una fantasia funambolica e luciferina per giustificare l’alto tradimento operato dalla gerarchia della “quinta colonna” (quella del Vat’inganno –n.d.Bas. -) che avrebbe dovuto vigilare sull’ortodossia del Depositus fidei, ma … i pastori sono conniventi con i lupi e allora … povere pecore in mano ai pastori e ai lupi … e poveri pastori in mano a Gesù cristo ….!! “… ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”(S. Matteo XXVI,24). E questa è poi la teologia della Sostituzione della“Sinagoga bendata con la Chiesa vedente”, interviene vispa Caterina! Ora, cari nipoti – assumo l’aria un po’ alla “zio Tommaso”, vi ricordo, giusto per schiarirvi le idee e senza bisogno di ricorre ad ingannevoli ermeneutiche (ma che pagliacciata modernista!) qualcuno dei documenti magisteriali infallibili e perciò irreformabili, stilati da Papi veri e Concili ecumenici legittimi, iniziando proprio da un documento che, guarda caso, cita proprio la vigna, il “Vineam Sorec” di Papa Orsini, S.S. Nicola III, quello citato dall’anticlericale in odore di rosa+croce: Dante, gnosticheggiante cattolico (così diceva sempre lo zio Pierre, … ma guai a dire queste cose a scuola … non le dica in giro, per carità direttore!): ascoltate, ho qui un quaderno di appunti che il grande zio Tommaso ci dettava durante i pomeriggi di settembre, giusto per tirar via la ruggine dai nostri cervelli, onde farci riprendere l’abitudine allo studio in vista del successivo anno scolastico: “La destra di Dio Padre piantò in Sorec una vigna eletta; in questa vigna seminò tutti i semi buoni, la protesse con la custodia degli Angeli e gettò lontano le pietre dannose”. È una bolla molto ben fatta, che riprendendo una precedente bolla di Innocenzo IV, aggiunge che Israele è la vigna “una volta” scelta da Dio, da cui ci si aspettava uva dolce, ma che invece ha dato aceto; essa è simile al fico secco del Vangelo, che Cristo ordinò fosse bruciato, dacché non portava frutti di buone opere. Essa, infatti, non ha voluto ricevere la grazia portata da Cristo, anzi Lo ha ingiustamente ucciso, non il solo Sinedrio, ma la vigna tutta (tranne il “piccolo resto” di coloro che si son convertiti al Vangelo), il popolo tutto. Caterina, ti consiglio poi di leggerla tutta, insieme pure a questi altri documenti, che trattano tutte lo stesso argomento: la riprovazione del popolo giudaico sostituito, nella sua primitiva elezione, dal popolo dei Cristiani. Te ne voglio ricordare solo alcune qui presenti nel quadernone estivo degli appunti: Papa Innocenzo IV “Impia judeorum perfidia” (1244), Papa Giovanni XXII “Dudum felicis” (1320), ove, citando Geremia si afferma che quel popolo è diventato errante, vagabondo e fuggiasco per tutta la terra, come Caino il fratricida. Sempre quel popolo ha ucciso con empietà Gesù, invocando il Suo sangue sopra di sé e i loro discendenti. Come si vede per il Papa la colpa del deicidio è collettiva, anche del popolo, in quanto ha rifiutato la Legge, i Profeti e Cristo e continua a gravare sui suoi discendenti, che condividono la sua incredulità e il suo rifiuto di Mosè e di Cristo, per seguire l’empio Talmud, col quale indottrinano i loro figli sin dalla più tenera età. Il Papa scrive che ha fatto esaminare il Talmud da esperti in materia e che, siccome esso contiene errori, abusi e bestemmie, non può essere tollerato, ma deve essere condannato. Ecco poi il mio conterraneo Paolo IV (quello di “Cum ex apostolatus officio”, tanto per intenderci! …) “Nimis Absurdum” del 1555 in cui si insegna che la Chiesa tollera il popolo e la religione giudaica talmudica al solo scopo che riconoscano i loro errori e pervengano alla verità della Fede cattolica. E poteva mai mancare il Santo Pio V? abbiamo infatti ben due bolle:Romanus pontifex (1556) che stabilisce, riafferma e conferma tutti i precedenti documenti, statuti e disposizioni dei Papi sul giudaismo … tutto inutile! È qui evidente la volontà di insegnare e perpetuare ciò che è stato sempre insegnato e non di innovare alcunché. E qui, caro Mimmo, non si riesce a capire ove si possa trovare “ermeneutica della continuità” tra la Tradizione cattolica e l’insegnamento che tu mi fai leggere da questo documento conciliare (ma sarà poi vero?) riguardo ai rapporti tra cristianesimo ed ebraismo. Pensa che ancora san Pio V nel 1569 nel documento “Haebraeorum Gens” riafferma che il popolo ebraico, “una volta” eletto da Dio, tanto prima superò tutti gli altri in grazia e valore, quanto poi è stato abbandonato e disprezzato a causa della sua incredulità. Esso è senza sacerdozio, senza Legge mosaica e cacciato via dal proprio Paese. Come conciliare ciò con quanto scrive questa … come la chiami, … Nostra aetate? O ancora peggio, interviene Caterina, con l’Antica Alleanza mai revocata? Con i Fratelli maggiori e prediletti nella Fede? Fermi, ragazzi, non è finita ancora, giriamo la paginona e leggiamo: nel 1581 papa Gregorio XIII (quello del calendario!) con la Costituzione “Tempore Suo” approva, conferma e riafferma tutte le costituzioni dei suoi predecessori in perpetuo (ascoltate bene!, ripeto, in perpetuo!), ed ordina che debbano essere osservate integralmente. Ancora Gregorio XIII sempre nel 1581 nella Costituzione Antiqua Judaeorum insegna che l’antica iniquità giudaica durante la Vecchia Alleanza, per la quale sempre resistettero allo Spirito Santo, è ancora maggiore nei figli che ripudiarono Gesù e continua ancora oggi. E poi Papa Clemente VIII in “Caeca et Obturata” (1593) spiega che la perfidia giudaica non si è arrestata a Cristo, ma continua contro la Chiesa da Lui fondata, la quale pazientemente attende la loro conversione. Ancora Clemente VIII nel medesimo anno scrive in Cum Haebraeorum che è pericoloso e funesto per i cristiani chiudere gli occhi davanti alla malvagità del popolo ebraico, che perdura ancora adesso … (e non sapeva ancora del Comunismo e della Massoneria prossimi a venire, sogghigna Caterina … ma che vorrà mai dire, direttore … boh!?). Onde il Papa riprende e conferma le Costituzioni dei suoi predecessori, ricondanna il Talmud e condanna la cabala spuria, in quanto contengono errori contro l’Antico e il Nuovo Testamento, la SS. Trinità e Dio Creatore. E allora Mimmo, come la mettiamo? E senti ancora questa:… nel 1704 papa Clemente XI promulga la Costituzione Propagandae in cui riprende gli insegnamenti pontifici a partire dal 1244, e nel 1751 papa Benedetto XIV (il grande “già” Cardinal Lambertini) in “A Quo Primum” riprende il magistero antecedente e condanna l’usura esercitata dal popolo ebraico a scapito dei cristiani. Nel 1937 (e qui siamo giunti quasi ai miei tempi) Pio XI in Mit brennender Sorge, l’enciclica tedesca, parla di deicidio ad opera del popolo di religione giudaico-rabbinica o talmudica. E poi ci sarebbe da parlare ancora dei concili Laterano III e IV, di Firenze, dei concili di Toledo – il IV il XVI e XVII in particolare – , ma oramai sono stanco, qui finiamo fra una settimana … Direttore, glielo dico a lei, per non farmi sentire ai ragazzi: io sono arciconvinto che questo documento sia solo una “patacca”, una burla di Mimmo, così si spiegano le assurdità ivi riportate, totalmente inconciliabili con la fede cattolica, e che nessun uomo, per quanto pazzo, o demente, o affetto da amnesia di grado elevato, come la mia, poteva stilare spacciandolo addirittura come documento conciliare. C’è solo da ridere per la trovata burlesca di Mimmo, che come già le accennavo in una lettera precedente, ama molto il cabaret, l’operetta e la “macchietta” napoletana, … e questa, direttore, non le sembra proprio una macchietta napoletana? Chissà l’avrà forse scopiazzata da uno dei fratelli De Filippo, o forse da Totò, o dal grande Nino Taranto! Boh?). Riprendo il mio tono serio e dico: “Allora ragazzi, restiamo fedeli alla dottrina cattolica genuina (sperando di poter dire un giorno anche noi: “… ho conservato la fede”, come San Paolo nel fare a Timoteo un breve resoconto della sua vita oramai alla fine della corsa … come la mia oramai!), contenuta nelle fonti della divina Rivelazione: la Tradizione dei Padri, la S. Scrittura, ed il Magistero infallibile della Chiesa Cattolica, la quale insegna che Dio ha rigettato Israele infedele ed ha stretto un Nuovo ed Eterno patto con l’Israele fedele a Cristo e con i Gentili convertitisi a Dio Trino Creatore: i Cristiani cattolici!”. E a proposito di vigna, anche per rinfrancare il povero Mimmo, inumidire la gola secca, e farci così una bella e grassa risata su queste trovate da “macchiettista”, su questo testo ridicolo da “gnostica commedia”, abbiamo qui un bel boccale di vinello fresco che accompagnerà la cena ormai pronta della Genoveffa, la mia cara mogliettina. Grazie per l’attenzione, e buona cena a tutti!