NOVENA PER LA NATIVITÀ DI MARIA

NOVENA PER LA NATIVITÀ DI MARIA

(Inizio 30 agosto, festa l’8 settembre).

(Manuale di Filotea, XXX Ed. – Milano, 1888)

La festa fu ordinata da Sergio I nel 688 per ottenere, come ottenne, coll’intercessione di Maria:

1) di essere liberato dalle inique vessazioni dell’imperatore Giustiniano II, il quale voleva sostenere come ecumenico il Concilio Trullano o Quinisesto, tenuto dai Greci in Costantinopoli, malgrado la costante disapprovazione del Papa, il quale perciò né vi spedì i propri legati, né volle mai approvarne i canoni;

2) di riconciliare con la Chiesa romana il Patriarcato di Aquileia in Istria, che si ostinava a non riconoscere come legittimo il V Concilio Ecumenico, in cui si erano condannati e tre eretici libri di Teodoreto, Teodoro di Mopouesta ed Iba, denominati i Tre Capitoli.

I. Vergine singolarissima, che, nascendo a questa vita, la pace annunciaste agli afflitti mortali, ottenete la vera pace ai nostri cuori, alla Chiesa e a tutto il mondo. Ave

II. Vergine invitta, che sin dal vostro nascimento cominciaste ad abbattere il regno del demonio, impetrate anche a noi tutti di distruggere in noi le opere sue e di resistergli sempre con viva fede, affinché possa in noie con noi regnare Gesù Cristo. Ave

III. Vergine intatta, che nasceste e viveste sempre più pura de’ cieli e degli Angeli, fate che anche noi da qui in avanti conduciamo sempre una vita tutta illibata e propria del Cristiano. Ave

IV. Vergine celestiale, che veniste al mondo non per essere del mondo, ma per trionfarne compitamente: impetrate anche a noi di viverne affatto staccati, conformandoci sempre alle massime del sacrosanto Vangelo. Ave …

V. Vergine gloriosa, che nasceste per essere trionfatrice di tutte le eresie che fossero insorte nel mondo, dissipate col vostro potere tutti gli errori contrari alla nostra SS. Religione, e conservate viva in noi quella fede che opera per mezzo della carità. Ave

VI. Vergine Santissima, che non altro appariste al mondo che per essere specchio tersissimo d’ogni virtù, , fate che a Voi teniamo sempre rivolti gli occhi nostri per poter imitare le virtuose vostre operazioni, e divenire santi ancora noi. Ave

VII. Vergine felicissima, cui Dio fece nascere al solo fine di diventare la nostra Corredentrice, dando alla luce il comune Riparatore, fate che per esso siamo salvati da ogni male, e conseguiamo con sicurezza la nostra eterna salute. Ave … Gloria

Oremus

Adjuvet nos quæsumus Domine, sanctæ Mariæ intercessio veneranda; cujus etiam diem quo mundo exorta est annua festivitate celebramus. Per Dominum ….

(Aiutaci a Signore, te ne preghiamo, per la veneranda intercessione di Santa Maria, di cui pure celebriamo, con festività annuale, il giorno in cui Ella è apparsa al mondo. … Per il Signore Nostro … etc.).

LA DOTTRNA SPIRITUALE TRINITARIA (17)

M. M. PHILIPPON

LA DOTTRINA SPIRITUALE DI SUOR ELISABETTA DELLA TRINITÀ (17)

Prefazione del P. Garrigou-Lagrange

SESTA RISTAMPA

Morcelliana ed. Brescia, 1957.

CAPITOLO OTTAVO

I doni dello Spirito Santo (1)

« Tutti gli atti dell’anima sono suoi e sono insieme di Dio »

1) L’azione dei doni dello Spirito Santo – 2) Spirito di timore – 3) Spirito di fortezza – 4) Spirito di pietà – 5) Spirito di consiglio – 6) Spirito di scienza – 7) Spirito d’intelletto – 8) Spirito di sapienza

.1) Lo studio dei doni dello Spirito Santo tratta delle operazioni più sublimi della vita spirituale e tocca i punti culminanti della teologia mistica. – Questa attività alla maniera deiforme che riveste le anime della « mores Trinitas » è il trionfo supremo della grazia e non si manifesta in tutta la sua magnificenza che nella luminosa sera della vita dei santi quando, essendo il loro proprio io, per dire, scomparso, pare che Dio solo si riserbi le iniziative tutte del loro agire. L’anima, introdotta in modo permanente nell’intimità delle divine Persone, partecipa alla vita trinitaria; e, secondo l’espressione di S. Giovanni, vive in « società » (S. Giov. I, 3) col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo « nell’unità » (S. Giov. XVII, 21). È la grazia del Battesimo nel suo pieno fiorire. – All’inizio non è così. Il Cristiano si muove  « in Dio » un po’ come un figlio adottivo che non ha preso ancora tutte le abitudini della sua nuova famiglia: il battezzato non possiede che imperfettamente questa vita essenzialmente deiforme e non sa ancora come condursi per vivere « alla maniera di Dio ». Bisogna dunque che le Persone divine gli insegnino a vivere in seno alla famiglia trinitaria come Dio stesso e, più specialmente « modo del Verbo », poiché la conformità al Figlio segna il culmine supremo della nostra predestinazione nel Cristo. – Il passaggio da questa maniera umana delle virtù cristiane alla maniera divina costituisce propriamente l’oggetto dell’attività dei doni dello Spirito Santo. Man mano che il battezzato procede nella vita divina e si sviluppa in lui la grazia del suo Battesimo, deve rendersi sempre più consapevole del mistero della sua filiazione divina che lo rende « estraneo » a tutto ciò che non è Dio; perché egli è divenuto veramente, secondo l’espressione di San Pietro, « partecipe della divina natura » (II Piet. I, 4) quale sussiste nella unità della Trinità. I predestinati dunque ricevono, per grazia di partecipazione, proprio la natura divina comunicata dal Padre al Verbo e da entrambi allo Spirito Santo. Il Cristiano è un altro Cristo la cui vita profonda è nascosta col Figlio primogenito nel seno del Padre per essere ivi « consumata nell’unità » di uno stesso Amore. – È di altissima, assoluta importanza, essere profondamente compresi in questa verità fondamentale. La definizione della grazia contiene, per via di rigorosa conseguenza, tutto il senso soprannaturale dell’attività delle virtù e dei doni dello Spirito Santo, che dalla grazia stessa derivano, come dall’essere la proprietà. In che modo renderci conto che la fede ci fa « partecipi del Verbo » (cfr. S. Tomm., I, q. 38, a. 1), se non si è compreso che, per la grazia della divina adozione, l’anima è divenuta, nella sua più intima essenza, conforme alla Trinità? Soltanto questa concezione della grazia, la più tradizionale ed insieme la più profonda, spiega come sotto la mozione speciale delle divine Persone, si possa vivere già sulla terra « con un’anima di eternità », « alla maniera del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo » almeno quanto lo consentono le oscurità della fede e le difficoltà della presente vita, ostacolo, questo, insormontabile all’esercizio pieno e sempre attuale della carità. La parola « partecipazione » (partecipazione formale, analogica, inadeguata) include e definisce tutte le sfumature che la vita deiforme può assumere nelle anime, dai primi passi del neobattezzato, fino agli atti più divini dei « rari perfetti della terra » (S. Tomm. III, q. 61, a. 5). Stabiliti definitivamente sulle vette dell’unione trasformante, preludio normale della vita del Cielo. La grazia, infatti, essendo, per sua legge più essenziale, ordinata alla maniera deiforme della gloria, avvia i predestinati con un progresso continuo, verso la vita perfetta ad immagine di Dio, vita della quale la Trinità beata costituisce, per ogni battezzato senza eccezione, il principio ed il modello. « Siate perfetti come il Padre » (Matt. V, 48), diceva Gesù; cioè vivete alla maniera di una Persona divina. Tutto il progresso della vita spirituale consiste nello spogliarsi sempre più di questa maniera umana di vivere virtuosamente, al fine di avvicinarsi, per via di imitazione, al movimento più intimo, più segreto, più divino, della vita trinitaria. È giungere a non più vedere le cose alla maniera umana e neppure nella luce della fede, ma solo nel lume del Verbo, e «  come Lui le vede »; è giungere ad amare divinamente senza potersi rivolgere ad un bene qualsiasi creato o increato, se non per Dio innanzitutto, per la sola sua gloria, un po’ come le Persone divine si amano tra loro e amano l’universo in uno stesso movimento d’amore. – Richiamare questi principii della più alta teologia mistica significa delineare l’azione dei doni dello Spirito Santo, il cui effetto proprio è di avviare le anime alla unione trasformante on di custodirlo in essa, rivestite dei « mores Trinitatis ». – Lo Spirito agisce dapprima lentamente, in crescendo e con delle pause; poi, se l’anima corrispomde fedelmente. Esso procede con una frequenza che si fa via via più rapida e viene a costituire alfine uno stato permanente. È il regime predominante dei doni dello Spirito Santo che trionfa nell’anime dei santi. Il modello perfetto lo abbiamo in Cristo Gesù, che in ciascuna delle sue azioni si muoveva a suo piacimento, sotto la mozione e l’influenza dello Spirito. Dopo di Lui, la « Virgo fidelis » ne costituisce il tipo ideale più accessibile alla nostra debolezza, poiché Cristo è Dio, e per questa ragione ci sorpasserà sempre all’infinito. – Questa vita mistica che è il normale sviluppo della grazia battesimale, diviene l’immediata preparazione alla vita deiforme dei beati. Anzi, la teologia osa definirla una « vita eterna incominciata ». L’anima, rivestita dai divinis moribus quanto può esserne capace una creatura della terra, se ne fa fin d’ora – come diceva suor Elisabetta –  « immobile e in pace, come se già fosse nell’eternità », vivendo in « società » col Padre, col suo Verbo e con il loro reciproco Amore. – Nella luce deiforme che le viene comunicata, l’anima vede Dio e le cose tutte « alla maniera del Verbo », come Dio, in quella Luce unica in cui il Padre contempla il Figlio e il suo Spirito, e in cui la creatura appare a ciascuna delle Persona della Trinità. Ama le Persone divine e il suo prossimo, come Dio ama Se stesso e tutto l’universo in un medesimo Spirito di Amore. Quindi, sotto l’attività deiforme delle virtù teologali, sotto la mozione dei doni, l’anima, secondo l’ardita espressione di San Tommaso, diviene « partecipe del Verbo e dell’Amore », « particeps Verbi, particeps Amoris » (S. Tomm. I, q. 38, a. 1). Si comporta veramente, fra le vicende della vita, « alla maniera di Dio » (S. Tomm., 3 Sent., d., q. 1, a. 3  « ut jam non humanitus, sed quasi Deus factus participatione operetur »), come Cristo Gesù, suoi modello, che sempre, anche nei minimi atti, era diretto dal soffio dello Spirito. – Questa « maniera deiforme », è l’effetto proprio dei doni dello Spirito Santo. Per l’anima, è la vita con Dio nell’unione trasformante, « non facendo che un medesimo spirito con Lui » (I Cor., VI, 17), non avendo né altra Luce, né altro Amore. Ma in partecipazione, bene inteso, con tutte le distinzioni che comporta la nostra individualità irriducibile di fronte all’increato. Nella coscienza del suo nulla, in cui tiene lo Spirito di Amore e di scienza, l’anima si riposa fidente nel soccorso onnipotente e salvatore che custodisce sicura la sua eterna eredità. – Le virtù cardinali, a loro volta, entrano in questa fase di trasformazione divina nella misura in cui si può scoprire in Dio il loro prototipo ideale. In Dio, la prudenza è quella provvidenza universale e tutelare che dirige il mondo, anche nei minimi avvenimenti, « con forza e con soavità » (Sap. VIII, 1). La temperanza non può esservi in Dio, perché le passioni sensitive sono assenti dalla divinità; vi è però una beata concentrazione nell’unità. Ed una misteriosa circumcessione delle Persone divine che riposano l’una nell’altra: il Padre nel Figlio, ed entrambi nel loro unico Amore, e gioiscono in comune della loro propria felicità. La forza di Dio è la tranquillità immutabile che mantiene la beata Trinità in una pace inalterabile, al di sopra delle nostre umane agitazioni. La giustizia poi, in Dio, consiste nell’osservanza benevola ma fedele delle leggi liberamente stabilite per la sua propria gloria e per il vero bene dei predestinati. – L’anima, indotta in questi « divini costumi », partecipa più o meno a questa vita deiforme che la rende così cara alle Persone divine. La « Trinità si compiace tanto di ritrovare nelle sue creature la propria immagine! ». (Lettera al canonico A … – Agosto 1902). E il Maestro che lo sapeva, ammoniva: « Siate perfetti come il Padre celeste ». – Tutte queste virtù « alla maniera deiforme » imprimono nell’anima la somiglianza con la vita stessa di Dio, mediante la grazia e le sue proprietà, l’anima entra veramente in partecipazione della Natura Increata e degli attributi divini. – La sua prudenza, disprezzando tutte le contingenze e le vanità di questo mondo, si rifugia nella contemplazione delle sole cose divine. La sua temperanza, nella misura in cui il corpo lo consente, lascia da parte tutte le gioie sensibili, anzi, non le conosce neppure più; è il « nescivi » (Cfr. « Ultimo ritiro » II) dell’anima che ha trovato il suo Dio e il cui possesso la tiene in un ardente e felice oblio di tutto il resto. La sua forza ha una certa somiglianza con l’immutabilità divina: più nulla ha il potere di distrarla o di agitarla, e tanto meno di allontanarla da Dio. la lotta non esiste più, per lei; è, nella sua vita, il trionfo pieno di Dio. tutte le sue potenze sono tese verso di Lui, per servirlo, ed adorarlo; ed essa rende a Dio, in tutte le cose, onore e gloria, vivendo con Lui nell’unità di un medesimo Spirito. L’anima, giunta a questa sommità entra definitivamente nell ciclo della vita trinitaria e sembra vivere, come Dio, « in eterno presente » (Ultimo ritiro, X). Suor Elisabetta della Trinità, lettrice assidua del « Cantico » e della « Viva fiamma », si è fermata a descrivere soltanto questi stati superiori. Non già che essa ignori o disprezzi il duro sentiero della salita del Monte Carmelo; al contrario, un ascetismo implacabile accompagna sempre, in lei, la descrizione degli stati mistici più elevati: l’anima che non è morta a tutto, che « asseconda un pensiero inutile, un desiderio qualsiasi » (Ultimo ritiro II), si preclude da se stessa la via delle alte cime, all’unione trasformante non giungono che « le anime risolute a partecipare effettivamente alla passione del loro Maestro e a rendersi conformi alla sua morte » (Ultimo ritiro, V). Bisogna tuttavia riconoscere che la tendenza del suo spirito rimane prevalentemente mistica. La sua dottrina dell’unione trasformante è quanto mai personale; e ne abbiamo l’espressione più evoluta nelle ultime sue lettere e nei due ritiri, proprio quando la sua vita era dominata da questa maniera deiforme dell’attività dei doni dello Spirito Santo. Questo carattere originale, assolutamente inconfondibile della dottrina mistica di suor Elisabetta della Trinità non deve sorprenderci; lo Spirito è essenzialmente multiforme e vi sono numerose dimore nell’unione trasformante; si potrebbe dire, anzi, di una varietà infinita, la quale costituisce una più stupenda manifestazione della gloria di Dio. ne fanno prova le descrizioni così varie che ce ne hanno lasciato i Padri e i Dottori della Chiesa, i quali hanno trattato soggetti mistici in modo diversissimi gli uni dagli altri, a seconda della propria indole, dei propri gusti, dell’educazione ricevuta, dell’ambiente. San Giovanni della Croce e santa Teresa ce ne hanno lasciato delle analisi in cui, malgrado un accordo fondamentale, si riscontrano notevoli differenze. San Tommaso d’Aquino, secondo la forma del proprio genio didattico per eccellenza, e utilizzando il pensiero di Plotino che era stato il più grande genio mistico dell’antichità, ha saputo concentrare in un articolo interessantissimo, tutto uno studio breve, ma profondo sulla somiglianza « cum divinis moribus », somiglianza che egli dice accessibile soltanto  « a qualche raro perfetto sulla terra »; in tale articolo, quasi piccola summa mistica, troviamo espresso con riassuntiva concisione il punto più elevato dell’unione trasformante. – Anche in questo punto, anzi qui soprattutto, sarebbe puerile voler chiedere a suor Elisabetta della Trinità, un insegnamento sistematico sull’esistenza, la necessità, la natura, le proprietà dei doni dello Spirito Santo, nella luce dell’unione trasformante. Compito della Carmelitana non è di insegnare in maniera dotta le vie dello spirito, ma di seguirle nel silenzio di una vita « tutta nascosta in Dio con Cristo » (Colos. III, 3). Al teologo poi, discernere il valore dottrinale di questa testimonianza e scoprirvi la realizzazione concreta dei principii della scienza mistica. . In suor Elisabetta della Trinità si verifica, sopra un fondo di anima Carmelitana, l’incarnazione vivente della dottrina classica sui doni dello Spirito Santo. – Troppo spesso ci si immagina, e a torto, che le mozioni dello Spirito Santo non siano che per i soli atti eroici e accompagnate da grazie straordinarie: puri carismi concessi talora da Dio ai suoi servi per l’utilità della Chiesa, e che importa grandemente distinguere dall’attività dei doni. Per sé, possono essere disgiunti. La Madre di Dio, che è il tipo ideale, assolutamente perfetto, dell’anima fedele, sempre docile allo Spirito Santo, non si legge che abbia mai avuto estasi, e probabilmente, durante la sua vita terrena, non compì alcun miracolo; passava, inavvertita tra le donne di Nazareth; eppure, il più semplice gesto, il minimo sguardo della Madre di Dio aveva un valore, un’importanza corredentrice superiore a tutte le sofferenze dei martiri unite insieme, superiore anche a tutti i meriti della Chiesa militante, sino alla fine del mondo. Le operazioni della grazia santificante appartengono ad un ordine infinitamente superiore, essenzialmente trinitario. Quanto più deiforme è il principio dell’agire, tanto più meritoria è l’attività; ecco perché il minimo atto di Cristo, emanando dalla Persona di un Dio, possedeva un valore meritorio, impetratorio e soddisfattorio infinito. In un sorriso e come trastullandosi, Gesù avrebbe potuto riscattare migliaia di mondi. – Questa dottrina è della massima importanza; ed è consolante vedere come i santi stessi vi insistano. Suor Elisabetta della Trinità, come già santa Teresa di Gesù Bambino, dichiara che la più elevata santità non consiste nelle rivelazioni e nei miracoli e nemmeno in una condotta straordinaria; ma nella pura fede, in una carità per quanto possibile divina ed insieme attuale, manifestata nella pratica costante e coraggiosa del dovere quotidiano. « Tutto consiste nell’intenzione; con essa, possiamo santificare le minime cose, trasformare le azioni più ordinarie della vita in azioni divine ». Non sogniamo né estasi né martirio: « Un’anima che vive unita a Dio, non può agire che soprannaturalmente e le azioni più ordinarie, invece di separarla da Lui, non fanno che avvicinarvela sempre più  » (Lettera alla mamma – 10 settembre 1906). – Parlando della Madonna, suor Elisabetta della Trinità ci ha lasciato una frase profonda che mostra fino a qual punto abbia intuita questa verità: « Le cose più ordinarie – scrive – erano da Lei divinizzate » (« il Paradiso sulla terra » – 12° orazione). E nell’atteggiamento della Vergine dell’Incarnazione, silenziosa e fedele, adoratrice del Verbo celato nel suo seno, Ella sapeva riconoscere il vero modello delle anime interiori che vogliono vivere in semplicità, docili sempre ai più lievi impulsi dello Spirito. Questo è, per lei, la santità autentica. Ma « quale raccoglimento, quale sguardo amoroso e costante a Dio, reclama quest’opera sublime! San Giovanni della Croce dice che l’anima deve starsene nel silenzio e in una solitudine assoluta, perché l’Altissimo possa realizzare i suoi disegni sopra di lei. Allora Egli la porta, per così dire, fra le braccia, come una madre porta la sua creaturina, e incaricandosi Egli stesso della sua intima direzione, regna in lei inondandola di pace serena » (Lettera a Don Ch… Primavera 1905). – « Tutti i suoi atti, pur derivando sa lei, vengono nello stesso tempo da Dio » (« Il paradiso sulla terra » 3° orazione). Essa è insieme passiva ed attiva: passava sotto la mozione divina, attiva in virtù del suo libero arbitrio. Dio non sopprime la sua attività personale, ma la dirige, la soprannaturalizza, in maniera tutta divina. Sono queste, ev0identemente, le note caratteristiche del regime mistico dei doni. – « L’anima che penetra e dimora nelle profondità di Dio cantate dal Re Profeta, e che tutto compie in Lui, con Lui e per Lui, con quella limpidezza di sguardo che le conferisce una certa somiglianza con l’Essere semplicissimo, quest’anima, con ciascuna delle sue azioni, per quanto ordinarie siano, si radica sempre più profondamente in Colui che ama. Tutta, in lei, rende omaggio a Dio tre volte santo; essa è, per così dire, un Sanctus ininterrotto, un’incessante lode di gloria ». (Ultimo ritiro, VIII). È la vita perfetta, nella docilità di tutti gli istanti al minimo soffio dello Spirito. – Un’osservazione ancora, di carattere generico. La grazia santificante reca nell’anima simultaneamente tutto l’organismo spirituale delle virtù e dei doni; ma la loro libera attività non prende lo stesso rilievo in tutti, in modo uniforme. Alcune anime sono eminenti in questo o in quella virtù particolare, mentre le altre virtù, che tuttavia sono presenti in esse ed attive non appena lo esigano le circostanze, restano di solito in seconda linea. Così, ad esempio, la forza si manifesta stupendamente nei martiri, la purità nelle vergini, la fede luminosa nella vita dei dottori, il puro amore di Dio nel silenzio contemplativo. Allo stesso modo, alcuni doni dello Spirito Santo predominano con particolare evidenza nella vita di alcuni santi: il dono del consiglio è più rilevante negli uomini di governo; il dono della scienza, accompagnato spesso dal dono delle lacrime, è più visibile negli Apostoli chiamati ad operare grandi conversioni e che si sentono profondamente commossi dallo spettacolo della miseria morale dei loro fratelli in Cristo; il dono della sapienza risplende nei grandi contemplativi i quali, elevandosi al di sopra di tutte le create cose, non vivono che per Dio solo, nella compagnia abituale delle Persone divine. Non deve sorprenderci, dunque, se nella vita e nella dottrina spirituale di suor Elisabetta della Trinità, i sette doni dello Spirito Santo non si presentano tutti con uguale rilievo: il dono del timore, ad esempio, sembra come attenuato; altrettanto il dono del consiglio; al contrario, il dono della fortezza si manifesta luminosamente in mezzo alle sofferenze che resero gli ultimi suoi giorni terreni uno straziante calvario. Sono in lei palesi soprattutto i grandi doni contemplativi della intelligenza e della sapienza, in virtù dei quali il movimento dell’anima sua è fortemente attratto verso gli abissi della vita trinitaria. – questa analisi dei doni dello Spirito Santo ci introdurrà nelle più segrete operazioni d’amore che la Trinità svolge in quest’anima così divinamente amata.

LA DOTTRINA SPIRITUALE TRINITARIA (18)