L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XI)

L’APOCALISSE INTERPRETATA DAL BEATO B. HOLZHAUSER (XI)

INTERPRETAZIONE DELL’APOCALISSE

Che comprende LA STORIA DELLE SETTE ETÁ DELLA CHIESA CATTOLICA. DEL VENERABILE SERVO DI DIO BARTHÉLEMY HOLZHAUSER

RESTAURATORE DELLA DISCIPLINA ECCLESIASTICA IN GERMANIA,

OPERA TRADOTTA DAL LATINO E CONTINUATA DAL CANONICO DE WUILLERET,

PARIS, LIBRAIRIE DE LOUIS VIVÈS, ÉDITEUR RUE CASSETTE, 23 – 1856

LIBRO TERZO

SEZIONE II.

SUL CAPITOLO VII.

LA CONSOLAZIONE DELLA CHIESA MILITANTE E DELLA CHIESA TRIONFANTE PER LE TRIBOLAZIONI PASSATE.

I. Vers. 1. – Poi vidi quattro angeli in piedi ai quattro angoli della terra, che trattenevano i quattro venti, per impedire che soffiassero sulla terra e sul mare e su qualsiasi albero. L’Apostolo, dopo aver descritto la persecuzione di Diocleziano, parla della consolazione che fu concessa alla Chiesa di Dio al tempo di Costantino il Grande, figlio di S. Elena. Questo capitolo deve essere considerato sotto due rapporti, e contiene due parti: in primo luogo, vediamo descritta la consolazione concessa alla Chiesa militante, come si può vedere nel versetto seguente:

Vers. 2. E vidi un altro Angelo che saliva da oriente, portando il segno del Dio vivente, ecc. In secondo luogo, questo capitolo descrive la consolazione della Chiesa trionfante, come segue:

Vers. 9. Dopo questo vidi una grande moltitudine, ecc. …. con le palme in mano.

§ I.

Della consolazione e della liberazione della Chiesa militante dal giogo e dalle persecuzioni dei tiranni.

CAPITOLO VII. VERSETTI 1-8 .

Post hæc vidi quatuor angelos stantes super quatuor angulos terræ, tenentes quatuor ventos terræ, ne flarent super terram, neque super mare, neque in ullam arborem. Et vidi alterum angelum ascendentem ab ortu solis, habentem signum Dei vivi: et clamavit voce magna quatuor angelis, quibus datum est nocere terrae et mari, dicens: Nolite nocere terræ, et mari, neque arboribus, quoadusque signemus servos Dei nostri in frontibus eorum. Et audivi numerum signatorum, centum quadraginta quatuor millia signati, ex omni tribu filiorum Israel. Ex tribu Juda duodecim millia signati: ex tribu Ruben duodecim millia signati: ex tribu Gad duodecim millia signati: ex tribu Aser duodecim millia signati: ex tribu Nephthali duodecim millia signati: ex tribu Manasse duodecim millia signati: ex tribu Simeon duodecim millia signati: ex tribu Levi duodecim millia signati: ex tribu Issachar duodecim millia signati: ex tribu Zabulon duodecim millia signati: ex tribu Joseph duodecim millia signati: ex tribu Benjamin duodecim millia signati.

[Dopo queste cose vidi quattro Angeli che stavano sui quattro angoli della terra, e ritenevano i quattro venti della terra, affinché non soffiassero sopra la terra, né sopra il mare, né sopra alcuna pianta. E vidi un altro Angelo che saliva da levante, e aveva il sigillo di Dio vivo: e gridò ad alta voce ai quattro Angeli, ai quali fu dato di far del male alla terra e al mare, dicendo: Non fate male alla terra e al mare, né alle piante, fino a tanto che abbiamo segnati nella loro fronte i servi del nostro Dio. E udii il numero dei segnati, cento quarantaquattro mila segnati, di tutte le tribù dei figliuoli d’Israele. Della tribù dì Giuda dodici mila segnati: della tribù di Ruben dodici mila segnati: della tribù di Gad dodici mila segnati: della tribù di Aser dodici mila segnati: della tribù di Neftali dodici mila segnati: della tribù di Manasse dodicimila segnati: della tribù di Simeone dodici mila segnati: della tribù di Levi dodici mila segnati: della tribù di Issacar dodicimila segnati: Mella tribù di Zàbulon dodici mila segnati: della tribù di Giuseppe dodici mila segnati: della tribù di Beniamino dodici mila segnati.]

I. Vers. 1. – Poi vidi quattro angeli in piedi ai quattro angoli della terra, che trattenevano i quattro venti, per impedire che soffiassero sulla terra e sul mare e su qualsiasi albero. Queste parole suggeriscono una breve continuazione della persecuzione precedente, da parte dei quattro imperatori che allora regnavano nelle quattro parti dell’Impero Romano, e che erano: Galerio, Massenzio, Massimino e Licinio. Perciò l’Apostolo dice: “Dopo questo, cioè dopo la persecuzione di Diocleziano e Massimiano, che deposero le redini dell’impero, vidi quattro angeli, cioè i quattro imperatori e persecutori della Chiesa sopra menzionati, in piedi e che governavano o regnavano ai quattro angoli della terra, nelle quattro parti dell’Impero Romano, che si estendeva fin quasi alle estremità del mondo. Li ho visti trattenere i quattro venti, per impedire che soffiassero sulla terra, cioè impedissero a tutti i dottori della Chiesa di predicare il Vangelo e la parola di Dio. Di questo vento si parla nel libro del Cantico dei Cantici (IV, 16): « Aquilone, alzati; vieni, vento del sud, soffia nel mio giardino, esalta tutti i suoi profumi. » Infatti come la terra è resa feconda dai venti, così il giardino della Chiesa militante è reso fecondo dal soffio della predicazione. Li ho visti trattenere i quattro venti, per impedire che soffiassero sulla terra e sul mare e su qualsiasi albero. Qui l’Apostolo scambia il contenitore per il contenuto. Infatti alcuni Cristiani vivevano nei deserti, altri nelle isole, altri ancora nelle foreste, per paura delle persecuzioni. Ora tutti questi luoghi sono designati dalle parole mare, terra e alberi.

II. Vers. 2E vidi un altro Angelo che saliva da est. San Giovanni descrive ora la soppressione di questi quattro tiranni da parte dell’imperatore Costantino il Grande, nell’anno di Cristo 312. E vidi un altro Angelo, che è cioè un Angelo opposto ai primi; questo fu Costantino il Grande, che salì dall’Oriente; che salì all’Impero per disposizione di Cristo, che è il Sole di giustizia, per riportare la pace nella Chiesa. Infatti, mentre Massenzio, che aveva ucciso Severo, esercitava la sua tirannia a Roma, la nobiltà chiese a Costantino, figlio di Costanzo Cloro, allora governatore nelle Gallie, di liberare la città dalla servitù di Massenzio. Questo Angelo, che stava salendo dall’Oriente, portava il segno del Dio vivente, cioè il segno di Cristo. È infatti riportato (Hist. ecc. 1. IX), che Costantino, venendo a Roma per opporsi alla tirannia di Massenzio, meditava spesso sulle disposizioni da prendere in questa guerra; e, sebbene non avesse ancora ricevuto il Battesimo, stava tuttavia pregando Dio per ottenere la vittoria, quando, alzando gli occhi al cielo, vide lo stendardo della croce brillare nell’aria. E mentre questa straordinaria visione lo colpiva con stupore, sentì gli Angeli che circondavano la croce che gli dicevano: « Con questo segno tu vincerai ». Rassicurato della vittoria, fece mettere il segno della croce sulle bandiere dei suoi soldati, proprio come gli era apparso; ed essendosi mosso contro Massenzio, egli lo sconfisse e ne risultò trionfante.

Vers. 3E gridò ad alta voce ai quattro Angeli ai quali era stato dato di danneggiare la terra e il mare. Dicendo: “Non fate del male alla terra, al mare e agli alberi, finché non abbiamo segnato sulla fronte i servi del nostro Dio”. Queste parole descrivono la potenza, la grande pietà e l’ardente zelo di Costantino il Grande per la Religione cristiana. E gridò ad alta voce ai quattro Angeli, cioè a quei quattro persecutori e ai loro ministri stabiliti nelle quattro parti dell’impero. E comandò a loro e a tutti i sudditi dell’impero di chiudere i templi del paganesimo, di rinunciare agli idoli, e di abbracciare la fede dei Cristiani. Ordinò anche la costruzione di chiese in tutto la terra, ed egli stesso costruì a Roma la basilica di San Giovanni in Laterano e molti altri edifici sacri, che adornò con grandi spese e riempì di immense ricchezze. Egli emanò delle leggi contro il culto degli idoli, mise a tacere i falsi oracoli, impedì l’erezione di nuovi simulacri e mise fine ai sacrifici occulti. Proibì i combattimenti tra gladiatori nelle città, …e non permise che esse fossero contaminate con sangue umano. Il culto del Nilo da parte di uomini effeminati non fu più tollerato. Ecco perché proibì la morte degli ermafroditi come colpevoli di adulterio. Diede anche delle leggi ai governatori delle province, per la santificazione della domenica, e per far rispettare le feste dei martiri. (Hist. Eccl., 1. IV. De vita Constantini.). Riservò certi diritti in tutte le città, sul tributo che dovevano pagare; e ne assegnò le entrate alle chiese e al clero di ogni località, assicurandone il possesso in perpetuo. La decisione delle difficoltà sollevate dai tribunali civili contro la Chiesa, fu devoluta ai Vescovi, e volle che tutte le loro sentenze avessero forza di legge. Egli diede anche ai Vescovi piena giurisdizione sui loro chierici. Stabilì dappertutto le immunità ecclesiastiche, favorì le belle lettere, istituì numerose scuole e fondò delle biblioteche. Accordò ai professori molti privilegi ed immunità, e dotò le loro cattedre di considerevoli ritenute. È così che questo imperatore gridò ad alta voce, dicendo: “Non danneggiate la terra, il mare o gli alberi, impedendo e rovinando la fede e la religione di Cristo; … e così soppresse il potere dei quattro tiranni e dei loro ministri, in modo che non fosse più possibile per loro danneggiare i Cristiani. Perché combatté contro Massenzio e lo uccise. La stessa sorte toccò a Licinio, che maltrattò crudelmente i fedeli ad Alessandria e in Egitto; gli altri due tiranni dovettero cedere al suo potere. Così che, per quanto la Chiesa di Gesù Cristo fosse stata precedentemente nell’abiezione, nella desolazione e nelle avversità, allo stesso modo fu onorata, esaltata e consolata dal grande Costantino, principe tanto pio quanto potente, il cui regno durò trentatré anni. Non danneggiate la terra, etc. … , finché non avremo segnato sulla fronte i servi del nostro Dio. Queste parole significano la pratica pubblica del santo Battesimo che Costantino stesso ricevette da San Silvestro, e che introdusse in tutto l’impero con i suoi decreti, così come con il suo esempio. Infine relegò all’inferno ed ebbe completamente rovinato gli idoli insudiciati da tanti orrori e falsità. – Si deve osservare qui che queste parole, finora citate nel testo, non sono da prendere in un ristretto ma illimitato, come quando si dice: quest’uomo non si è pentito mentre viveva, si intende dire che è morto senza fare penitenza, poiché non ci si può più pentire dopo la morte. Così questo passaggio, fino a quando abbiamo segnato sulla fronte, ecc., deve essere inteso in questo senso: che questi quattro tiranni non debbano mai più nuocere ai Cristiani.

III. Vers. 4E sentii che il numero di coloro che erano stati segnati era di centoquarantaquattromila, da tutte le tribù dei figli d’Israele. Vediamo qui il risultato di questa repressione dei tiranni, che fu la moltiplicazione dei Cristiani sotto il regno di Costantino il Grande. E sentii (in immaginazione e in spirito) che il numero di coloro che furono segnati, cioè il numero di coloro che furono battezzati e credettero, era di centoquarantaquattromila. L’Apostolo cita un numero finito per un numero infinito, come spesso accade nella Sacra Scrittura. Perché il numero di Battesimi in tutto l’impero superò di gran lunga questa cifra a quel tempo della Chiesa. Di tutte le tribù dei figli d’Israele. Il nome d’Israele appartiene ora, nel suo vero senso, a tutte le nazioni rigenerate in Gesù Cristo mediante il Battesimo, secondo questa parola di Osea (II, 24): « E io dirò a colui che è stato chiamato, non mio popolo, Tu sei il mio popolo. » Possiamo anche citare qui quest’altro passo di Isaia, (XLIV, 3): « Farò scendere il mio spirito sulla tua razza e la mia benedizione sui tuoi discendenti. I vostri figli cresceranno tra le piante, come salici presso i ruscelli. Uno dirà: Io sono del Signore; un altro si glorierà nel nome di Giacobbe; un altro scriverà con la sua mano: Io sono del Signore; e si glorierà nel nome d’Israele. » Ora questo passaggio si applica alle nazioni convertite a Gesù Cristo. Allo stesso modo l’Apostolo dice (Rom. II, 28): « Il Giudeo non è colui che lo è esteriormente, né la circoncisione è quella che si fa nella carne, e che è solo esteriore; ma Giudeo è colui che è Giudeo interiormente », attraverso la fede di Gesù Cristo e la circoncisione spirituale del cuore. Ce n’erano dodicimila della tribù di Giuda. In conseguenza di ciò che è stato appena detto, queste dodici tribù devono essere intese letteralmente come i dodici Apostoli del Nuovo Testamento, che corrispondono e sono assimilati ai dodici Patriarchi del Vecchio Testamento. Infatti, come attraverso questi, tutte le generazioni d’Israele discendono da Giacobbe secondo la carne, così attraverso gli Apostoli, tutte le generazioni dei Cristiani discendono da Gesù Cristo, secondo la seconda promessa e secondo lo Spirito. – E invece della tribù di Dan dalla quale si dice che nascerà l’Anticristo, l’Apostolo pone qui la tribù di Giuseppe, come San Mattia ottenne il posto di Giuda il prevaricatore.

§ II.

Della consolazione della Chiesa trionfante per le passate tribolazioni, e delle vittorie ottenute dai santi martiri nelle persecuzioni.

CAPITOLO VII. VERSETTI 9-17.

Post hæc vidi turbam magnam, quam dinumerare nemo poterat, ex omnibus gentibus, et tribubus, et populis, et linguis: stantes ante thronum, et in conspectu Agni, amicti stolis albis, et palmae in manibus eorum: et clamabant voce magna, dicentes: Salus Deo nostro, qui sedet super thronum, et Agno. Et omnes angeli stabant in circuitu throni, et seniorum, et quatuor animalium: et ceciderunt in conspectu throni in facies suas, et adoraverunt Deum, dicentes: Amen. Benedictio, et claritas, et sapientia, et gratiarum actio, honor, et virtus, et fortitudo Deo nostro in saecula saeculorum. Amen. Et respondit unus de senioribus et dixit mihi: Hi, qui amicti sunt stolis albis, qui sunt? et unde venerunt? Et dixi illi: Domine mi, tu scis. Et dixit mihi: Hi sunt, qui venerunt de tribulatione magna, et laverunt stolas suas, et dealbaverunt eas in sanguine Agni. Ideo sunt ante thronum Dei, et serviunt ei die ac nocte in templo ejus: et qui sedet in throno, habitabit super illos: non esurient, neque sitient amplius, nec cadet super illos sol, neque ullus æstus: quoniam Agnus, qui in medio throni est, reget illos et deducet eos ad vitæ fontes aquarum, et absterget Deus omnem lacrimam ab oculis eorum.

[Dopo questo vidi una turba grande che ninno poteva noverare, di tutte le genti, e tribù, e popoli, e lingue, che stavano dinanzi al trono e dinanzi all’Agnello, vestiti di bianche stole con palme nelle loro mani: e gridavano ad alta voce, dicendo: La salute al nostro Dio, che siede sul trono, e all’Agnello. E tutti gli Angeli stavano d’intorno al trono, e ai seniori, e ai quattro animali: e si prostrarono bocconi dinanzi al trono, e adorarono Dìo, dicendo: Amen. Benedizione, e gloria, e sapienza, e rendimento di grazie, e onore, e virtù, e fortezza al nostro Dio pei secoli dei secoli, così sia. E uno dei seniori mi disse: Questi, che sono vestiti di bianche stole, chi sono? e donde vennero? E io gli risposi: Signor mio, tu lo sai. Ed egli mi disse: Questi sono quelli che sono venuti dalla grande tribolazione, e hanno lavato le loro stole, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello. Perciò sono dinnanzi al trono di Dio, e lo servono dì e notte nel suo tempio: e colui che siede sul trono abiterà sopra di essi: non avranno più fame, né sete, né darà loro addosso il sole, né calore alcuno: poiché l’Agnello, che è nel mezzo del trono, li governerà, e li guiderà alle fontane delle acque della vita, e Dio asciugherà tutte le lacrime dagli occhi loro.]

Vers. 9. Poi vidi una grande moltitudine che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua, in piedi davanti al trono, ecc. In queste e nelle seguenti parole, l’Apostolo descrive e rivela lo stato beato di tutti i santi martiri esistenti nella Chiesa trionfante, che, al tempo di Diocleziano e dei tiranni che lo precedettero, passarono alla vita eterna attraverso molte tribolazioni e una morte crudele. Lo scopo di questa descrizione di San Giovanni è di confortare e consolare i soldati cristiani che dovranno ancora soffrire fino alla consumazione dei secoli, per la fede, per la giustizia e per la gloria di Dio nella Chiesa militante, ecc. Dopo questo: queste due parole devono essere intese, secondo l’ordine delle cose rivelate, ho visto una grande moltitudine di martiri e santi che, nei primi tre secoli della Chiesa, sono arrivati alla gloria celeste. Che nessuno poteva contare. L’apostolo non specifica il numero di questi martiri, per far capire che era immenso, come si può vedere da quanto detto sopra. Da ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Egli cita questi quattro diversi tipi di moltitudini per dire che una moltitudine di uomini di tutte le nazioni della terra, nelle quattro parti del mondo, è giunta alla vita eterna attraverso il martirio, e anche per farci capire che nessuna classe di uomini è esclusa dalla gloria celeste. Ho visto questa moltitudine in piedi davanti al trono. Queste parole esprimono lo stato di quei Santi che godono della visione beatifica di Dio e della stabilità del riposo eterno. – E davanti all’Agnello, cioè godendo della presenza dell’umanità di Gesù Cristo, che potranno contemplare in tutta la misura dei loro desideri. Essi saranno anche rivestiti di vesti bianche, ecc., cioè arricchiti della gloria, delle ricompense e delle aureole speciali proporzionate alle loro lotte, alle loro opere e ai loro meriti. Infine, staranno davanti al trono, … con le palme delle mani, come segno della loro completa vittoria, che non potrà mai essere raggiunta nella vita presente, poiché i più grandi Santi devono sempre combattere quaggiù, in qualsiasi situazione si trovino. Si vede quindi, da quanto appena detto, che questa descrizione non può che riferirsi allo stato della Chiesa trionfante in cielo.

Vers. 10. – E gridarono a gran voce. Queste parole indicano l’ufficio speciale dei Santi in cielo, insieme alla veemenza e all’ardore dell’amore con cui lodano e glorificano Dio e l’Agnello, per gratitudine della loro salvezza, di cui sono sicuri per tutta l’eternità, dicendo: La salvezza è del nostro Dio seduto sul trono e dell’Agnello, cioè che la salvezza, la felicità e tutte le cose buone di cui godono vengono da Dio e dall’Agnello.

II. Vers. 11. – E tutti gli Angeli stavano intorno al trono, i vegliardi ed i quattro animali, e si prostravano con la faccia davanti al trono e adoravano Dio. E seguì un applauso generale di tutti i santi Angeli per la salvezza di questi gloriosi martiri. E tutti gli Angeli stavano in piedi, pronti ad eseguire ogni volontà divina, intorno al trono, agli anziani e ai quattro animali. Questi Angeli della Chiesa trionfante formano tre gerarchie, divise in nove cori. Erano in piedi intorno al trono di Dio e ai Vegliardi, cioè i Profeti, gli Apostoli, i quattro animali, i quattro Evangelisti e i dottori, dove essi sono continuamente pronti a servire Dio loro Creatore, come indica l’espressione “in piedi”. Si prostrarono con la faccia davanti al trono e adorarono Dio. Queste parole esprimono la più perfetta sottomissione, il rispetto e l’umiltà con cui questi spiriti angelici adorano, per tutta l’eternità, Gesù Cristo, vero Dio e uomo allo stesso tempo, dandogli ogni lode e gloria per lo stato della loro beatitudine, ed esprimendo la loro gratitudine a Lui per il trionfo dei santi martiri, dicendo: “Amen“.

Vers. 12. – Benedizione, gloria, sapienza, azioni di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Così sia. Ciò significa che questi Angeli benedicono Dio, lo lodano e glorificano la sua potenza, il suo Nome e la sua sapienza, in ciò che concerne i suoi attributi eterni. Essi gli rendono azioni di grazie per le tribolazioni che questi santi martiri hanno sopportato e che hanno dato loro una così grande gloria. Onore, nelle chiese pubbliche e sugli altari che furono costruiti in tutto l’universo dopo l’ultima persecuzione di Diocleziano. Potenza, nei miracoli compiuti come testimonianza della fede. Forza, nella resistenza ai tiranni e ai persecutori della Chiesa. Infine, l’ammirevole costanza dei santi martiri, il cui numero quasi infinito di entrambi i sessi ha trionfato su tutti i tormenti e ha raggiunto il regno celeste. Ora, questi santi Angeli dichiarano che tutti questi vantaggi devono essere attribuiti al Signore, unica fonte e oceano di ogni bene; poi finiscono con la parola Amen. Così sia, per esprimere il loro ardente desiderio che sia così.

III. VERSETTO 13. – Allora uno degli anziani rispose e disse: “Chi sono questi che appaiono in vesti bianche e da dove vengono? È con la più grande saggezza che uno degli anziani qui fa una domanda su queste persone, su ciò che sono e come sono pervenute allo stato di beatitudine. Egli pone questa domanda per la consolazione, la gioia e la speranza dei giusti, in mezzo a tutte le avversità che soffriranno sulla terra, per mano degli empi, per permesso di Dio. Lo fa anche per farci capire che il martirio e la morte dei giusti non sono una disgrazia per loro, ma piuttosto il passaggio ad uno stato che è la riunione di ogni bene e di ogni gloria. (Sap. III, 1): « Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e il tormento della morte non le toccherà. Apparivano morti agli occhi degli stolti, la loro partenza dal mondo era considerata un colmo di afflizioni e la loro partenza dal mondo come un grande dolore, e la loro separazione da noi come una completa rovina; eppure, essi sono in pace. » Questo è ciò che gli empi saranno costretti a confessare e a deplorare loro stessi all’ultimo giudizio, per la loro vergogna eterna; ma sarà troppo tardi. (Sap. V, 1): «Allora i giusti insorgeranno con grande fermezza contro coloro che li hanno tormentati ed hanno tolti loro il frutto del loro lavoro. A questa vista gli empi saranno turbati e avranno grande paura; saranno stupiti quando vedranno improvvisamente i giusti salvati contro le loro aspettative. Diranno dentro di sé nel loro cuore, presi dal rimpianto e sospirando: Questi sono coloro che un tempo venivano derisi da noi e che noi additavamo come esempi di persone degne di ogni tipo di oppressione. Insensati com’eravamo, la loro vita ci sembrava una  follia e la loro morte un’onta. Eppure eccoli elevati al rango di figli di Dio, e la loro porzione è con i santi. » Allora uno dei vegliardi prendendo la parola mi disse, etc. Questo vegliardo è San Pietro, il primo dei prelati della Chiesa. Chi sono questi che appaiono vestiti di bianco e da dove vengono?

Vers. 14. – Io gli risposi: Signore, voi lo sapete. San Giovanni ricevette immediatamente dalla Verità Eterna una risposta piena di istruzioni per noi.  Ed egli mi disse: Questi sono coloro che sono venuti qui dopo grandi afflizioni; cioè, sono coloro che sono stati il rimprovero degli uomini sulla terra, e che hanno sopportato ogni sorta di tormento: le ruote, il fuoco, le bestie, la spada, la prigione e l’esilio; ed anche coloro che sono usciti da questo mondo per il martirio, al tempo delle terribili tribolazioni di Diocleziano, Massimiano e degli altri tiranni loro predecessori, e che hanno lavato e rese bianche le loro vesti nel sangue dell’Agnello. Queste parole esprimono l’aureola del martirio che fu loro conferito a causa della testimonianza che diedero alla fede di Gesù Cristo. Perché il sangue dei martiri è moralmente preso per il sangue dell’Agnello, perché quel sangue è il sangue delle sue membra, nelle quali Egli soffre la persecuzione, come Egli stesso dice (Atti, IX, 4): – « Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? » Si dice anche che hanno lavato e rese bianche le loro vesti nel sangue dell’Agnello, perché tutti i meriti e la morte dei Santi sono fondati sui meriti, la morte ed il sangue dell’Agnello Gesù Cristo, nel quale sono radicati, come il tralcio nella vite, e al quale sono uniti come il frutto all’albero, e come la pianta alla semenza, etc.

Vers. 15. – Perciò essi sono davanti al trono di Dio e lo servono giorno e notte, ecc. Qui segue la degna e piena ricompensa che è data loro in proporzione alle loro tribolazioni, e che è espressa da queste parole: … è per questo. Queste parole specificano ulteriormente le otto beatitudini che corrispondono agli otto gradi di virtù che sono difficili da raggiungere, e le otto vittorie principali che i Cristiani devono vincere per raggiungere il regno celeste. Queste sono le otto ricompense o beatitudini che Gesù Cristo ha promesso ai suoi soldati in Matteo V. Questo numero otto designa anche l’universalità e la sazietà di tutti i beni del cielo, come vedremo.

IV. Il primo grado delle virtù cristiane è la povertà di spirito di cui il Cristiano deve essere armato, in modo che sia disposto a perdere tutti i beni temporali piuttosto che negare la fede.  Deve anche essere pronto, in mezzo alla persecuzione, a distribuire i suoi beni ai poveri, come fecero San Lorenzo e tutti gli altri martiri quando i tiranni perseguitavano i fedeli nei loro beni temporali. Ora è a questo generoso sacrificio di tutti i beni temporali che Gesù Cristo promette il regno dei cieli, che è la stabilità eterna nella gloria e nella felicità. Anche San Giovanni aggiunge in questa occasione: Perciò essi sono davanti al trono di Dio, durante l’eternità, e lo vedono faccia a faccia, così com’è. Il secondo grado è la mitezza, la dolcezza e la pazienza con cui i santi martiri sopportarono il giogo e soffrirono la tirannia dei re della terra, seguendo l’esempio di Gesù Cristo loro maestro. Si sono lasciati immolare come agnelli senza lamentarsi, vincendo così il male con il bene. Ora, è come ricompensa per questa virtù che viene loro promessa la seconda beatitudine che consiste nel possesso della terra, cioè nella perfetta libertà e nel godimento eterno del sovrano Bene; poiché essi regneranno con Gesù Cristo loro Capo per tutti i secoli dei secoli, così come regnano con Lui sulla terra, poiché è per regnare che servono Dio. Per questo San Giovanni aggiunge: E lo servono giorno e notte nel suo tempio, cioè lo servono giorno e notte nel riposo, nella libertà e nella beatitudine eterna, lodando il loro Creatore, senza avere mai nulla da temere. (Ps. LXXX, 5): « Beati coloro che abitano nella la tua casa, o Signore, essi ti loderanno per sempre. » Per “tempio” intendiamo qui l’Empireo, il palazzo del Re eterno, il tabernacolo incorruttibile, in cui Dio abita con i Santi e con gli Angeli, come vedremo nel capitolo XXI. Il terzo grado è il pianto dei giusti ed il loro gemito nelle avversità, nell’instabilità, nei tormenti, nelle tentazioni e nelle innumerevoli miserie e calamità di questo mondo. Ma, d’altra parte, viene loro promessa la piena consolazione e la perfetta felicità, che consisterà nell’essere con Gesù Cristo, e di regnare con questo Monarca infinitamente giusto, santo e potente, la cui bontà, potenza e regno rimarranno fissi ed immutabili per tutta l’eternità. Ecco perché San Giovanni dice: E colui che siede sul trono regnerà su di loro. Poiché non saranno più soggetti a nessun re della terra per servirlo, né il loro felice stato cambierà più nei secoli dei secoli, perché il nostro Signore Gesù Cristo, il Re dei re, il Signore dei signori, il cui giogo è facile e il cui fardello è leggero, sarà il loro re. Egli regnerà su di loro per tutta l’eternità ed essi non saranno mai più separati da Lui. – Il quarto grado è lo zelo della giustizia, al quale è promessa la perfetta soddisfazione di tutti i desideri e la sazietà di tutti i beni. Perché i giusti ed i santi di Dio sulla terra, vedendo che questo mondo è pieno di mali, provano una tale afflizione di spirito nel non potervi porre rimedio, che può essere paragonata agli ardori della fame e della sete. Perché quale grande dolore provano quando vedono l’oppressione dei poveri, degli orfani e delle vedove, e quando vedono gli empi prevalere sui giusti! Sono testimoni delle follie dei malvagi e del disprezzo dei saggi; contemplano con dolore tutti i beni che sono impediti di realizzarsi: tante anime che periscono, tante guerre e processi ingiusti; infine, essi sono costretti a riconoscere, senza potervi porre rimedio, che non c’è né giustizia, né verità, né timore di Dio, né carità, né buona fede nella maggior parte degli uomini! Ora è a queste persone giuste che San Giovanni applica queste parole consolanti:

Vers. 16. – Non avranno più fame né sete, perché saranno pienamente soddisfatti e contenti in tutti i loro desideri, conoscendo dall’alto i decreti della volontà divina. (Sal. XVI, 17): « Quanto a me, o Signore, rivestito di giustizia, vedrò il tuo volto; sarò soddisfatto quando la tua immagine mi apparirà. »  Questi giusti non saranno più soggetti alle infermità del corpo per tutta l’eternità. Il quinto grado delle virtù cristiane è essere misericordiosi amando i poveri, i miserabili, gli afflitti, le vedove e gli orfani; aiutando i bisognosi, ed essendo mite, gentile, benevolo e compassionevole verso il prossimo, nella carità di Gesù Cristo. Per questa virtù l’Apostolo promette a coloro che la praticano la misericordia di Dio, che li preserverà dalle pene dell’inferno e li rassicurerà contro ogni tribolazione nei secoli dei secoli. Infatti aggiunge: E il calore del sole e di nessun altro fuoco li disturberà più; cioè, Gesù Cristo, il Sole di Giustizia, tormenterà nell’inferno solo gli empi, i tiranni e gli uomini senza pietà; e nessuna delle grandi e numerose tribolazioni di questo mondo disturberà coloro che hanno mostrato misericordia. Il sesto grado è una vita santa, immacolata, casta, sobria e pia in questo mondo. Questo virtù sarà ricompensata con la visione eterna di Dio nel suo regno, dove nulla di contaminato può entrare.

Vers. 17. – Perché l’Agnello, che è in mezzo al trono, sarà il loro pastore. Per Agnello si intende qui l’umanità di Cristo, nella quale e attraverso la quale, come in una luce ardente, i beati vedranno eternamente lo splendore della Divinità. Perché l’Agnello che è in mezzo al trono, cioè al cielo, (Matth. V), nel quale il Signore nostro Gesù Cristo si manifesterà glorioso e mirabile a tutti i Santi. L’Agnello ….. sarà il loro pastore, perché è attraverso l’umanità di Cristo, posta tra la Divinità e le creature, che i beati godranno della visione beatifica; e anche perché i giusti saranno diretti dalla volontà ineffabile di Gesù Cristo, da cui dipenderanno assolutamente. E il Signore non permetterà più loro di sbagliare o di peccare durante tutta l’eternità. Ma rimarranno perfettamente uniti al loro Creatore nel perfetto riposo, e saranno come assorbiti in lui in modo ineffabile. Ora, è attraverso l’aiuto dell’umanità di Cristo che essi godranno eternamente di questa felicità infinita. Per questo non dovranno più temere di perdere la visione beatifica di cui godranno  con un piacere sempre nuovo, perché non c’è nulla che possano ancor più possedere. – Il settimo grado è una certa libertà e una santa pace sulla terra, per mezzo della quale i giusti domineranno i loro affetti malvagi e conterranno le loro passioni nella calma e nella sottomissione. È da questo che essi resteranno saldi nelle calamità, nelle avversità e nelle persecuzioni, non perdendo mai la calma e la pace del cuore, e riposando in Dio, sulla testimonianza della loro buona coscienza. L’Apostolo promette loro la figliolanza di Dio, con la quale i desideri dei Santi saranno pienamente realizzati e soddisfatti, poiché non c’è nulla di più grande che essi possano possedere, niente di più degno che possano desiderare, niente di più dolce di cui si possa godere, niente di più meraviglioso che possano contemplare, questo loro Dio con tutte le sue perfezioni! E li condurrà alle fonti delle acque vive, cioè all’immortalità e alla sazietà di tutti i beni e di tutti i desideri possibili. È per esprimere questa varietà e molteplicità di beni che San Giovanni dice al plurale: Li condurrà alle fonti di acque vive. Di conseguenza, otterremo questa pienezza di felicità e questa filiazione divina dopo la resurrezione universale dei corpi, quando saremo chiamati figli di Dio, e vedremo il nostro Creatore faccia a faccia e così come Egli è. Infine, l’ottavo grado delle virtù consiste nel soffrire con pazienza e con umiltà le persecuzioni, le avversità, le catene, il carcere, la perdita dei beni temporali e persino la morte, per amore della giustizia e della fede di Gesù Cristo. È di quest’ultimo grado che San Giovanni dice: E Dio asciugherà dai loro occhi ogni lacrima, cioè Dio non permetterà più alcun motivo di afflizione contro di essi, ma concederà loro una consolazione piena e perfetta. Per quanto hanno sofferto, di tanto saranno consolati; così che nessuno di loro si lamenterà delle loro passate tribolazioni ed avversità, poiché godranno dei beni eterni che avranno ottenuto in proporzione ai dolori che hanno sopportato ed ai sacrifici che hanno dovuto fare.

FINE DEL TERZO LIBRO